|
(Turchia
Oggi) – Gli yali sono costruzioni in legno che stanno al
pelo dell’acqua. Ad Istanbul ce ne sono a decine lungo il Bosforo. Le
più antiche risalgono al XVII secolo, hanno facciate che in origine erano
scure ma che poi, mano a mano, hanno ravvivato i colori, soprattutto con i
bianchi e con i rossi. Hanno grandi balconi e finestre decorate in legno
finemente cesellato. Se ne trovano di tutti i tipi in una alternanza di
attracchi, passerelle e giardini. Quei giardini che un tempo erano anche
ricchi di frutteti giacché ogni villaggio all’interno di Costantinopoli
produceva frutta. Ad esempio Ortakoy e Rumeni Kavak erano famosi per le
ciliegie, Beykoz per le noci, Megidiyekoy per le more di gelso. C’è un
motivo sul perché di tanti yali e konak (le case più
grandi) che divennero tra il ‘600 e il ‘700 elemento essenziale della
vita della capitale dell’Impero ottomano, quando invece a Parigi erano
state vietate essendo il legno più facile a prendere fuoco e a provocare
incendi. A parte il fatto che la Turchia è sempre stata ricca di foreste,
e quindi dell’elemento primo, e a parte anche il fatto che per tirare su
una casa di legno ci volevano al massimo cinque mesi, gli abitanti di
Costantinopoli si sentivano più sicuri negli yali che non nelle
abitazioni di mattoni a causa dei terremoti. Devastante quello del 1509,
ma ugualmente brutti quelli del 1648 e del 1719. Delle antiche costruzioni
le testimonianze sono poche. Tra quelli ancora esistenti il Kavafyan Evi a
Bebek sulla sponda europea, lo Yalisi Koprulu e lo Yalisi Sadullah Pascià
a Cegelkoy sulla sponda asiatica. Peccato che non ci siano i 12 yali
di proprietà di Melek Ahmet Pascià che nel seicento allietava i suoi
ospiti facendoli abbuffare nei giardini di "ciliegie rosse come
rubini". Peccato davvero! Secondo quanto ci riferisce Philip Mansel,
cristiani ed ebrei avevano, ma solo in teoria, l’obbligo di tenere le
loro costruzioni più basse di una sessantina di centimetri rispetto a
quelle dei musulmani. Ancora oggi gli yali, all’esterno molto
semplici, sono all’interno lussuosi e magnificenti. Certo, non come li
aveva visti un diplomatico russo abbagliato da ori, ricchi tessuti, perle
e pietre preziose. Ancora oggi la stanza più grande dello yali è
formata da una grande sala, il cosiddetto sofa, dove –
volendo – si possono sempre fare i ricevimenti. Il soffitto, le
finestre, le intelaiature e le pareti - che fino ai primi dell’800 erano
scolpiti e decorati con motivi floreali multicolori o dorati e con rosette
e arabeschi – sono decisamente lisci. Naturalmente tante cose sono
cambiate. Difficile, infatti, vedere spuntare un chiosco da uno yali.
Ecco come ce li presenta sempre Mansel in <Costantinopoli>:
"Gli yali di Costantinopoli erano letteralmente sull’acqua:
poiché non c’è marea, le stanze potevano essere costruite allo stesso
livello del mare. La vista e il suono dell’acqua, e i suoi riflessi sul
soffitto, davano in alcuni yali la sensazione di galleggiare sulle
onde. A volte a pianterreno venivano ricavati piccoli canali in cui fluiva
l’acqua del mare. Fontanelle di marmo innalzavano i loro getti nelle
stanze a volta del sofa. Altre fontanelle, ricavate nelle pareti,
producevano un senso di frescura e un allegro gorgoglio mentre l’acqua
ricadeva da una coppa di marmo all’altra. Cascatelle di marmo, laghetti
e ramoscelli sinuosi decoravano i giardini. Imitati fin nelle più remote
città di provincia, come Castoria, Safranbolu e Damasco, riprodotti in
tutto l’Impero negli affreschi e persino nei documenti – e fra l’altro
nei contratti di matrimonio degli ebrei -, gli yali di
Costantinopoli divennero uno dei simboli più noti dello <stile di vita
ottomano>". Ancora agli inizi del ‘900 i più belli
appartenevano alla nobiltà di Costantinopoli. A Tarabya, tanto per fare
un esempio, una serie di verdi giardini degradava fino alle bianche
costruzioni degli ambasciatori e al braccio di mare in cui erano
ormeggiate le navi delle sedi diplomatiche, le stationnaires:
ciascuna di esse era autorizzata e tenerne una nel Bosforo. E oggi, voi
dite? Come è oggi? Ebbene, affermare che sia come sotto l’impero
sarebbe alterare la realtà. Ciò non toglie che tutta la riva asiatica
del Bosforo sia un susseguirsi di stupende ville di legno a cominciare da
Beylerbeyi fino a Kanlica. Naturalmente per poterle individuare occorre
fare una gita in battello e magari riprenderle con una cinepresa. La
bellezza del Bosforo, la bellezza di Istanbul è anche questa.
(Veronica Incagliati)
10.02.2006
|