UNA META AL GIORNO 

Yali [ foto di David George - CORNUCOPIA]

ISTANBUL (YALI)

Yali [ foto di David George - CORNUCOPIA](Turchia Oggi) – Gli yali sono costruzioni in legno che stanno al pelo dell’acqua. Ad Istanbul ce ne sono a decine lungo il Bosforo. Le più antiche risalgono al XVII secolo, hanno facciate che in origine erano scure ma che poi, mano a mano, hanno ravvivato i colori, soprattutto con i bianchi e con i rossi. Hanno grandi balconi e finestre decorate in legno finemente cesellato. Se ne trovano di tutti i tipi in una alternanza di attracchi, passerelle e giardini. Quei giardini che un tempo erano anche ricchi di frutteti giacché ogni villaggio all’interno di Costantinopoli produceva frutta. Ad esempio Ortakoy e Rumeni Kavak erano famosi per le ciliegie, Beykoz per le noci, Megidiyekoy per le more di gelso. C’è un motivo sul perché di tanti yali e konak (le case più grandi) che divennero tra il ‘600 e il ‘700 elemento essenziale della vita della capitale dell’Impero ottomano, quando invece a Parigi erano state vietate essendo il legno più facile a prendere fuoco e a provocare incendi. A parte il fatto che la Turchia è sempre stata ricca di foreste, e quindi dell’elemento primo, e a parte anche il fatto che per tirare su una casa di legno ci volevano al massimo cinque mesi, gli abitanti di Costantinopoli si sentivano più sicuri negli yali che non nelle abitazioni di mattoni a causa dei terremoti. Devastante quello del 1509, ma ugualmente brutti quelli del 1648 e del 1719. Delle antiche costruzioni le testimonianze sono poche. Tra quelli ancora esistenti il Kavafyan Evi a Bebek sulla sponda europea, lo Yalisi Koprulu e lo Yalisi Sadullah Pascià a Cegelkoy sulla sponda asiatica. Peccato che non ci siano i 12 yali di proprietà di Melek Ahmet Pascià che nel seicento allietava i suoi ospiti facendoli abbuffare nei giardini di "ciliegie rosse come rubini". Peccato davvero! Secondo quanto ci riferisce Philip Mansel, cristiani ed ebrei avevano, ma solo in teoria, l’obbligo di tenere le loro costruzioni più basse di una sessantina di centimetri rispetto a quelle dei musulmani. Ancora oggi gli yali, all’esterno molto semplici, sono all’interno lussuosi e magnificenti. Certo, non come li aveva visti un diplomatico russo abbagliato da ori, ricchi tessuti, perle e pietre preziose. Ancora oggi la stanza più grande dello yali è formata da una grande sala, il cosiddetto sofa, dove – volendo – si possono sempre fare i ricevimenti. Il soffitto, le finestre, le intelaiature e le pareti - che fino ai primi dell’800 erano scolpiti e decorati con motivi floreali multicolori o dorati e con rosette e arabeschi – sono decisamente lisci. Naturalmente tante cose sono cambiate. Difficile, infatti, vedere spuntare un chiosco da uno yali. Ecco come ce li presenta sempre Mansel in <Costantinopoli>: "Gli yali di Costantinopoli erano letteralmente sull’acqua: poiché non c’è marea, le stanze potevano essere costruite allo stesso livello del mare. La vista e il suono dell’acqua, e i suoi riflessi sul soffitto, davano in alcuni yali la sensazione di galleggiare sulle onde. A volte a pianterreno venivano ricavati piccoli canali in cui fluiva l’acqua del mare. Fontanelle di marmo innalzavano i loro getti nelle stanze a volta del sofa. Altre fontanelle, ricavate nelle pareti, producevano un senso di frescura e un allegro gorgoglio mentre l’acqua ricadeva da una coppa di marmo all’altra. Cascatelle di marmo, laghetti e ramoscelli sinuosi decoravano i giardini. Imitati fin nelle più remote città di provincia, come Castoria, Safranbolu e Damasco, riprodotti in tutto l’Impero negli affreschi e persino nei documenti – e fra l’altro nei contratti di matrimonio degli ebrei -, gli yali di Costantinopoli divennero uno dei simboli più noti dello <stile di vita ottomano>". Ancora agli inizi del ‘900 i più belli appartenevano alla nobiltà di Costantinopoli. A Tarabya, tanto per fare un esempio, una serie di verdi giardini degradava fino alle bianche costruzioni degli ambasciatori e al braccio di mare in cui erano ormeggiate le navi delle sedi diplomatiche, le stationnaires: ciascuna di esse era autorizzata e tenerne una nel Bosforo. E oggi, voi dite? Come è oggi? Ebbene, affermare che sia come sotto l’impero sarebbe alterare la realtà. Ciò non toglie che tutta la riva asiatica del Bosforo sia un susseguirsi di stupende ville di legno a cominciare da Beylerbeyi fino a Kanlica. Naturalmente per poterle individuare occorre fare una gita in battello e magari riprenderle con una cinepresa. La bellezza del Bosforo, la bellezza di Istanbul è anche questa. (Veronica Incagliati)
10.02.2006