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 (Turchia
Oggi) – Se ce lo consentite, lasciamo per un po’ da
parte le grandi mete, e fermiamoci ad Istanbul che, mai come in questo
periodo, appare al turista ricca di attrattive. La tappa odierna è Istiklal Caddesi che, tradotto, significa viale dell’Indipendenza. E’
una strada leggermente in discesa, piuttosto commerciale, che collega la
piazza di Taksim con Tunel. Per percorrerla a piedi, da un capo all’altro,
ci si può impiegare al massimo un quarto d’ora o poco più, sempre
però che non si sia attratti dai numerosissimi negozi che si affacciano
su entrambi i lati. Volendo far prima, si può anche approfittare di un
tramvetto su rotaia, tra l’altro simpaticissimo giacché ci ricorda
quelli che ancora quarant’anni fa circolavano a Roma e a Napoli quando i
ragazzini a due o a tre si aggrappano ai finestrini nella parte posteriore
per lasciarsi trasportare dove volevano. Eh, sì! Istikal Caddesi ha un
suo particolare fascino, perché è piena di giovani, perché brulica di
vita e perché ci sono tante belle cose da vedere specie se si ha l’accortezza
di volgere lo sguardo in alto per vedere come era fatta l’architettura
di un tempo. Ed è fascino soprattutto il momento in cui si decide di
addentrarsi nei dedali delle stradine che le stanno a ridosso (< via
porta del pollice>, <via del pino di gomma>, <via del figlio
dello schiavo>), per ritrovarsi di colpo trasferiti in un mondo a noi
occidentali del tutto scomparso. Qui ancora si respira l’atmosfera della
vecchia Costantinopoli. Attenzione, però. Di sera è meglio evitare –
specie nella parte alta che spinge verso la piazza di Takism - di
frequentare alcuni parti, è vero piene di locali notturni, di discoteche
e di fascinose donne molto invitanti, ma anche quasi tutte controllate da
gente equivoca originaria della Russia. Per tornare a Istiklal Caddesi
vale la pena, magari nel tardo pomeriggio, entrare in quello che è <il
mercato del pesce>, in turco Balik Pazar. Si tratta di una
galleria piuttosto ampia con cinque ingressi dentro la quale i banchetti
del pesce si alternano con quelli della frutta e delle verdure. Vi si
trova di tutto, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Qualcuno ha
definito il Balik Pazar un posto interessante da esplorare. Proprio
così. E’ difficile descrivere quello che c’è dentro: negozi,
negozietti, rivendite di formaggi e di salumi, di spezie, di vini e
liquori, di cianfrusaglie le più disperate. E se pure nulla a che vedere
con il Gran Bazar o con il Mercato egiziano, il chiasso è indescrivibile,
la confusione inimmaginabile. Mentre carretti trainati a mano entrano ed
escono dalla galleria come se si fosse in mezzo alla strada, in ogni
angolo si è apostrofati a parole e a cenni. C’è quello che chiama a
gran voce e gesticola in atto quasi imperioso; quell’altro che sollecita
il potenziale acquirente con maniere più ossequiose; quell’altro ancora
che sussurra le offerte all’orecchio. E non manca neppure chi accasciato
su una sedia non invita che con gli occhi e si rimette al destino. Il
<mercato del pesce> equivale a tre o quattro piccolissimi bazar che
immettono l’uno nell’altro, ciascuno dei quali è nello stesso tempo
un piccolo museo, un passeggio, un mercato, un teatro nel quale si può
vedere tutto senza comprare nulla. Come se non bastasse alle grida dei
venditori che reclamizzano la propria merce, si unisce l’invito ad alta
voce dei ristoratori che quasi ti prendono per un braccio per invitarti a
sederti nel loro locale. Il <mercato del pesce> è infatti sinonimo
di ristoranti. E’ difficile dire quanti ce ne siano dentro il Balik
Pazar. Per la verità sono ristorantini, friggitorie, tavole calde ma
dove anche si può mangiare qualsiasi cosa. Se manca un pesce lo si compra
lì per lì, idem per la frutta, idem per tutto il resto. Il Balik
Pazar è infatti una grande famiglia dove all’apparenza i
proprietari di questi localini sembrano pronti scannarsi tra di loro per
rubarsi un cliente ma dove in realtà sono tutti grandi amici. E poi
quando mai mancano i clienti al <mercato del pesce>? Date retta, vi
conviene restare a cena. Prima però fatevi un giro per galleria, se non
altro per ammirare una parte di questa che da alcuni anni è stata
dedicata all’antiquariato e alla gioielleria. E’ veramente molto bella
e vi si possono acquistare anche cose di pregio. Ugualmente – di fronte
ai banchetti del pesce, a destra entrando dall’ingresso di Istiklal
Caddesi – se trovate una portoncino socchiuso aperto non perdete l’occasione
di spingerlo e di varcare un ingresso che porta in un cortile dal quale si
accede poi in una chiesa armena. C’è il caso che possiate assistere ad
un matrimonio nel rito di questa religione, che non è cosa di tutti i
giorni. Tornando indietro, se avete voglia a questo punto di mangiare un
boccone, non dimenticatevi di comprare prima un chilo di pistacchi. E ne
capirete il motivo. Con il pacco in mano entrate a questo punto nell’ala
più riservata della galleria e, una volta che abbiate scelto il meyhane
(letteralmente, taverna), sedetevi e mettete il pacco dei pistacchi ben
aperto sul bordo del tavolo. Qui inviterete il proprietario ed i camerieri
a servirsi, cosa che gradiranno moltissimo in quanto vi considereranno,
più che un avventore, una persona amica. Non vi resta che ordinare, a
cominciare da mezza bottiglia di raki (indispensabile per
assaporare i pistacchi), al pesce e alla carne. Non fa differenza. E
quando la testa comincerà a girarvi, niente paura. Significa che il
chiasso è aumentato e che sono arrivati suonatori di baklava e di tamburo
e che forse, se chiudete per un attimo gli occhi e poi gli riaprite, c’è
anche la ballerina. E lì sul vostro tavolo, che sta ballando una
frenetica danza del ventre.
(Veronica Incagliati)
14.04.2006
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