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 (Turchia
Oggi) - Scriveva qualcuno che esistono in ogni Paese
città, che un tempo fiorenti e colte, sono lentamente declinate ai
margini dell’espansione moderna senza perdere tuttavia il loro smalto.
Non meno ricca in monumenti ottomani di altri siti dell’interno rimasti
nel loro rango – e forse, anzi, ancor più dotate – Amasya è quella
di più sottile e persuasivo fascino. Capoluogo della provincia omonima,
in passato fu la capitale di un grande regno pontico. Si trova sulle
sponde del fiume Verde (Yesilirmak) circondata da alti dirupi e questa sua
suggestiva posizione va ad aggiungersi all’interesse suscitato dai suoi
numerosi edifici storici: le tombe rupestri dei re del Ponto, alcune belle
moschee antiche, pittoresche case ottomane in parte di legno ed un museo
piccolo ma interessante. In origine questa città si chiamava Amaseia.
Alle spalle ha una storia piena di eventi. Dapprima ittita, fu conquistata
da Alessandro Magno, poi dai satrapi persiani, quindi da Mitridate ed
infine dai romani. In epoca più recente fu dominio di bizantini, dei
selgiuchidi, dei mongoli e degli ottomani. E’ famosa per aver dato i
natali a Selim I ma, ancora di più, allo storico Strabone a detta del
quale Amasya sarebbe stata fondata dalla regina delle Amazzoni di nome
Amasi. E a Strabone (Strabo, per i latini) bisogna in fondo dar retta. Fu
il primo storico del mondo. Stretto tra le quattro mura della sua città,
un giorno l’insofferente Strabone decise che era venuto il momento di
mettersi in viaggio attraverso quella che lui chiamava oikoumene
(la parte abitata , della terra) vale a dire l’Europa, l’Asia
occidentale e l’Africa settentrionale. Il risultato furono 47 libri di
storia e 17 di geografia, in buona parte perduti ma per nostra fortuna
citati da numerosi scrittori classici. Per tornare ad Amasya, la città fu
una importante base per le campagne militari che i sultani condussero in
Persia. In proposito era nata una tradizione (citazione di Tom Brosnahan
per <Guide Edt>) secondo la quale il principe della corona ottomano
doveva imparare l’arte di governare ad Amasya e mettere alla prova le
sue conoscenze e le sue abilità governando in provincia. La città era
tra l’altro rinomata come centro di studi teologici islamici tanto che
nel XIX secolo aveva ben 18 madrase e 2000 studenti di teologia. Rinomata,
infine, anche per un’altra cosa: il 12 giugno 1919, passando da Samsum,
ad Amasya si fermò Kemal Ataturk per incontrarsi segretamente con alcuni
amici e ed elaborare i piani di riscossa dell’indipendenza turca. Ogni
anno gli abitanti della cittadina ricordano questo avvenimento con un
festival artistico e culturale. La visita di Amasya impiega non più di
una giornata a voler stare molto larghi. Si può iniziare il giro
ammirando le vecchie case ottomane per poi proseguire lungo la sponda
settentrionale del fiume e fermarsi davanti alle 18 tombe poetiche. Nel
frattempo si potrà fare una sosta davanti ai ruderi del palazzo delle
Vergini (Kizlar Sarayi). L’importante è avere buone scarpe e gambe
salde, dopo di che un sepolcro tira l’altro, come le medrese e le
moschee. Di questi monumenti vale la pena indicarne qualcuno: <Torumtay
Turbasi> (mausoleo selgiuchide del 1266), <Gok Medrese> (medersa
blu), <Yorguc Pasa Camii>, <Sehzadeler Turbasi>, <Halifet
Gazi Turbasi>, <Sultan Mesut Turbasi>, <Sultan Beyazit
Camii>, <Tas Hani> (caravanserraglio), <Burmali Minare
Camii>, <Mehmet Pasa Camii>, <Buyuk Aga Medresesi>. Ma qui
ci fermiamo, altrimenti non la finiamo più. Un’ultima cosa: sopra le
tombe c’è la cittadella (kale). I resti delle mura risalgono all’era
pontica. Per arrivarci ci vogliono almeno 15 minuti di una buona camminata
in salita. Se alla fine del tour non siete stanchi, significa allora che
avete ancora le forze per fare una interessante escursione a Kalekoy,
villaggio situato a sud-est di Amasya e rinomato per le rovine del suo
castello.
(Veronica Incagliati)
22.04.2006
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