UNA META AL GIORNO 

SAFRANBOLU

SAFRAMBOLU

Safranbolu : casaSAFRANBOLU: interno di una casa(Turchia Oggi) –  Ogni promessa è debito. Vi avevamo detto che vi avremmo parlato di Safranbolu ed eccoci qui a farlo. Ci si arriva dopo avere superato il gigantesco bacino siderurgico di Karabuk, sul Mar Nero, uno dei maggiori poli industriali della Turchia. La storia ci riporta indietro almeno al 1.500 a.C. con il solito avvicendamento di Ittiti, Paflagoni, Persiani, Lidi. E poi molto più vicino a noi, Romani, Bizantini, Selgiuchidi, Cobanoglu, Candaroglu, Ottomani. Nel XVII il tragitto commerciale principale che collegava Gerede con la costa passava non per nulla da Safranbolu, portandovi commerci e ricchezza, moschee stupende e bagni turchi. Ma leggiamo cosa dice <Guide edt>: <A Safranbolu nacquero e vissero uomini e donne che ebbero grandi fortune nel commercio e nella politica e che condivisero i loro successi con la loro città natale istituendovi fondazioni filantropiche. Nel corso del XVIII e del XIX secolo le famiglie più agiate di Safranbolu fecero erigere spaziose residenze costruite con mattoni di fango essiccati al sole, legno e stucco. Le famiglie degli artigiani benestanti, molto numerosi, fecero costruire case meno appariscenti ma ugualmente robuste e armoniose e ne è sopravvissuto un numero sorprendente…".
Adesso che il fascino di Safranbolu è stato scoperto e, per fortuna, non eccessivamente sfruttato, è giusto che chi si reca in Turchia per un viaggio di piacere o di studio dedichi almeno una giornata a questa splendida città di 50 mila abitanti allineata lungo il crinale di una collina. Sarà una opportunità in più per gli amanti della fotografia di riprendere la <Havazlu Konagi> (<casa con vasca>), la <Kaymakamlar Evi>, il grande <Cinci Hani>, il <Cinci Hamami>, la deliziosa <Koprulu Mehmet Pasa Camii>, il <Hukumet Konagi> e via dicendo. Il carattere tradizionale di Safranbolu è protetto da norme severe. Si cerca anche di conservare i negozi e le attività degli artigiani. Per una descrizione più approfondita di questo sito vale la pena però affidarsi a quello che riporta <ClupGuide>: "La città vecchia, che si visita solo a piedi, riveste la lunga e sinuosa cornice di un vallone invadendo talora il fondo, mai il terrazzo soprastante battuto dai venti freddi del nord. Il centro è in pendio, attorno alle due moschee, al vecchio han – bello nel suo decaduto aspetto - , all’hamman, al singolare bazar fato di capannucce di legno tenute da deliziosi rigattieri, artigiani (l’orologiaio possiede ancora dei magnifici pezzi da parete in marmo), pizzicagnoli che vi faranno assaggiare un ottimo formaggio e certi lahmacun che sono riconosciuti specialità locali. Ma il colore di Safranbolu è sottolineato soprattutto dalle case che sono il campionario forse più completo, nei suoi tipi e nelle sue varianti, dell’architettura tradizionale anatolica. Di questo aspetto caratteristico, gli abitanti sono ora consapevoli e cercano di mantenerlo. Sparse nella verzura, con mille viottoli (çikmaz) che portano al bazar, o più raggruppate attorno al centro, presentano tutte, sebbene meno in vista che non sulla costa del Mar Nero, una solida intelaiatura in legno. Alcune sono vecchie più di due secoli. E’ importante poterne vedere gli interni, ma non è facile poiché la gente è gelosa della propria intimità che materialmente si rispecchia nella forma stessa delle case, con l’alto muto di cinta che cela il giardino (bahçe), e con l’appartamento vero e proprio sempre sopraelevato e, nonostante le molte finestre, sempre invisibile dall’esterno a mezzo di grate e tramezzi traforati. Potrete farlo se con il dovuto garbo, fatta la conoscenza con qualche giovane del luogo, ne chiedete il permesso e, meglio ancora, aspettate che sia questi ad invitarvi.
"Entrando noterete come il pianoterra risulti quasi un corpo estraneo all’edificio, nonostante ne sorregga il peso. Spesso il suo impianto segue le irregolarità del terreno e del lotto, ed è differente dal volume più regolare, tendente al quadrato o al rettangolo, del corpo che vi poggia sopra. Gli sporti pensili angolari che si vedono dalla strada ne sono la dimostrazione più evidente. Ma anche le funzioni sono differenti: il pianoterra è un ricovero, una sorta di ripostiglio, l’anticamera del giardino; la pavimentazione e le pareti sono in ciottoli o in pietra. Una scala in legno, dove bisogna lasciare le scarpe, mette al piano nobile di cui notate già le complesse travature di sostegno. L’ambiente che vi accoglie è chiamato sofa, oppure hayat nelle dimore aperte a loggiato dell’Anatolia meridionale (a Birgi stessa ne avrete viste più di una), di grande importanza poiché è lo spazio centrale che fa da tramite con tutte le stanze, tra loro non comunicanti. E’ una ambiente di passaggio dunque, ma svolge talvolta la funzione di soggiorno se da qualche parte, specie verso le finestre, ne viene ricavato un palco o una pedana, un gradiono più alto, tramezzato o diviso da una balaustra, chiamato eyvan o divan. Vedrete per terra, dappertutto, tappeti che coprono le tramezze di legno.
"Dagli angoli del sofa si accede alle stanze (oda) che formano unità autonome riservate a ciascun componente della famiglia, ma solitamente vi sono stanze per le donne (harem), dove si mangia, si lavora, si dorme, e per il capofamiglia (selamlik). Il fatto che non abbiano altro accesso se non quello dal sofa ha indotto alcuni a trovare delle affinità con la tradizione nomade dei popoli turchi che vivono così ogni stanza come se fosse una tenda, autosufficiente a aperta verso il centro dell’accampamento. E così come nelle tende ogni suppellettile, ogni accessorio è trasportabile, così anche in queste stanze noterete un’apparente povertà di arredi e di mobilia; al massimo, sotto le finestre, un lungo divano (sedir) che corre su più lati. Tutto il resto, dal lavandino (gusulhane) al materasso per la notte (yukluk), al posto per il narghilè (çubukluk), per il turbante (kavukluk), per il faz (feslik), alle brocche (testilik), alle tazze (fincanlik), alle trovaglie (peskirlik), alle lampade (lambalik) è riposto negli armadi a muro, le cui ante compongono il lussuoso fodero della stanza.
"Il soffitto è spesso molto lavorato con travetti, assicelle, grate che servono da intercapedine per la ventilazione. Non manca certo l’illuminazione che è data dalle finestre in serie, in qualche caso replicate da una seconda, più acconcia, fascia superiore di finestrine decorate, e dal fatto che di solito sporgono verso l’esterno con parte del vano in modo che la stanza prenda luce anche dai lati chiusi. Nei serramenti poi esiste un numero tale di accorgimenti (gelosie, finestrini, mezze-lune) da consentire ogni possibile grado di climatizzazione al locale. La cucina è un ambiente piccolo, che in origine non era neppure contemplato nell’appartamento; lì vi si preparerà il çay che berrete discorrendo delle differenze tra la vostra casa e la loro…..".
Volendo, da Safranbolu si può fare una escursione a Yorukkoy (<villaggio dei nomadi>) che ha ugualmente case antiche. Sono appena 11 km. Finora questo piccolo sito è stato appena sfiorato dal turismo.(Veronica Incagliati)
04.05.2006