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(Turchia
Oggi) – Chissà perché ma quando si parla di Cappadocia si pensa
subito alle <mani delle fate>, alle chiese rupestri, alle pitture
bizantine, ai magnifici canyon. La Cappadocia, nella sua estensione più
grande, è molto di più. Cappadocia significa infatti dire anche
caravanserragli. Vicino a Kayseri ce ne sono due, uno più bello dell’altro.
I nomi sono quelli di Karatay Hani e di Sultan Hani. Prima di parlarne,
giova forse però una breve spiegazione sulla origine dei caravanserragli,
Han per i selgiuchidi anatoliici. Presenze costanti lungo le vie
carovaniere, la loro regolare cadenza offriva un sicuro ricovero durante
la notte a uomini e animali. Niente di meglio, dopo una giornata di
viaggio, sapere di poter contare su un dormitorio, un pasto caldo e il
conforto della preghiera all’interno di una moschea. Come riporta <ClupGuide>,
in alcuni han – quelli più sontuosi e costruiti direttamente dal
sultano – ad allietare le serate c’erano addirittura bande di
musicisti che intrattenevano mercanti e i cammellieri. Il Karatay Hani è
un classico esempio di quello che era un caravanserraglio. Il suo nome è
legato a quello del donatore, il visir Celaleddin Karatay. L‘edificio,
costruito nel 1240, è ben conservato. Il modello architettonico è quello
delle abitazioni signorili del periodo del Rum selgiuchide, consistenti in
una parte abitativa e in un cortile, circondato da tutti i lati da stalle
e da altri locali variamente adibiti. Come ci dicono Vera ed Hellmut Hell,
la parte abitativa si trovava di fronte alla torre del cortile. Accanto a
queste c’era un ampio porticato, che serviva da appoggio per le
carovane; era questa la parte più importante dell’han e anche
quella più curata. Nelle stagioni calde, il personale delle carovane
pernottava sopra i tetti a terrazza, sui quali si poteva salire mediante
scale che si trovavano nel cortile. Un robusto muro rafforzato agli angoli
da pilastri e torrette circondava tutto il complesso. Avendo del tempo a
disposizione, vale la pena a questo punto vedere anche i resti del Sultan
Hani (da non confondersi con quello omonimo in provincia di Nidge), che si
trova lungo <la grande strada> (Uzun Yolu), antica pista carovaniera
che metteva in collegamento Konya, capitale di un potente sultanato, con
la Persia, passando per Kayseri e Sivas. L’iscrizione sul portale, che
poteva darci informazioni sull’anno di costruzione, è completamente
scomparsa. Si dà per certo, comunque, che l’edificio fu ultimato nel
1236. Tutte le pareti strutturali sono rivestite di decorazioni in cui si
ripete un unico motivo ornamentale. Visitando l’interno si nota in
particolare l’elegante decorazione con il motivo del serpente sugli
archi della piccola moschea. E adesso, dato che non è molto lontano dai
caravanserragli appena citati, due parole su Kultepe o <collina delle
ceneri> che corrisponde all’antica Kanesh, città ittita che assunse
una certa importanza tra il 2.500 ed il 2.000 a. C. quando Zipani, suo re,
si alleò con i re dell’Anatolia contro Naram Sim, potente sovrano di
Accad. Verso il 1850 a. C. Kanesh era diventata sede del regno più
potente dell’Anatolia mentre il vicino centro commerciale assiro di
Karum – specializzato in metalli - era tra i più ricchi ed antichi
bazar del mondo. Oggi per arrivare a Kultepe è necessario uscire da
Kayseri verso est. Di questo sito colpiscono in particolare le dimensioni
e altezza della collina. Gli scavi operati dai turchi nel 1965 hanno
riportato alla luce fondamenta di edifico della acropoli ittita e quelle
delle abitazioni - strettamente incastrate le une nelle altre - del
quartiere assiro di Karum.
(Veronica Incagliati)
13.05.2006
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