UNA META AL GIORNO 

Kayseri

KAYSERI

KayseriKayseri: Doner Kumbet(Turchia Oggi) –  Kayseri. Il nome è già tutto un programma perché evoca quello romano di Cesarea o meglio di Cesarea Cappadociae nome datole nel 17 d. C. allorché l’imperatore Tiberio – dopo aver invaso e conquistato questa regione – decise di cambiare quello di Eusebia. In origine, ma molto indietro nel tempo, Kayseri era stata la capitale degli ittiti. Si chiamava Kanesh. Ancor prima era la città principale del popolo degli Hatti (Protoittiti). Di più non si sa. Sotto l’impero romano godette di grande splendore ma subì anche una serie di persecuzioni, prima sotto Diocleziano e poi sotto Giuliano l’Apostata. Situata all’ombra del monte Erciyes Dagi (Monte Argeo, 3916 m), lei stessa dislocata ad una altezza niente male (1.070 m), Kayseri è diventata famosa per avere dato i natali a S. Basilio il Grande, uno dei padri della Chiesa, elaboratore della dottrina della Trinità. La sua storia cristiana fu interrotta dalle invasioni arabe, da quelle dei Selgiuchidi e mongoli, dei Crociati e dei Mamelucchi fino a che nel 1515 il sultano Selim I non la incorporò definitivamente nell’impero ottomano. Città antica e moderna, città di commercianti e tappeti (tra i più belli della Turchia, seconda in assoluta per quelli di seta), Kayseri ha di che essere ammirata. Punto di partenza è la Cittadella, voluta dall’imperatore Giustiniano, con i suoi vicoli tortuosi e pittoreschi, il centro artigianale, il mercato, la piccola Fatih Camii eretta da Maometto II il Conquistatore. La Cittadella fu riedificata dal sultano selgiuchide Kaykavus che ne fece uno dei più interessanti esempi dell’architettura militare medioevale turca. Costituiva l’ultimo baluardo difensivo della città ed era protetta da una cinta in blocchi di lava, munita di 19 torri che segnavano il percorso di ronda. Per visitare Kayseri ci vuole per lo meno una giornata per la magnificenza dei complessi alcuni dei quali fatti costruire da regine e principesse selgiuchidi. Il giro che si intende fare non richiede quindi fretta, specie se si vuole visitare con una certa attenzione la Huant Medresesi (antica scuola coranica), la Honat Hatun Camii, il Vizir Hani (caravanserraglio), la Gulluk Camii, il Museo archeologico. Un discorso a parte merita il Doner Kumbet (Mausoleo rotante), il più interessante tra i mausolei di Kayseri, costruito nel 1275 in onore di Sah Cihan Hatun, una principessa sconosciuta. Sopra uno zoccolo quadrangolare si innalza un corpo a dodici facce (dodecaedro) con tetto conico, donde il suo nome. Le pareti sono scandite da arcate cieche, con vani riempiti da fregi a stalattite e decorati con arabeschi e palmette. Questo comunque non è l’unico Kumbert di Kayseri. In vicinanza si trova infatti il Sircali - che un tempo doveva essere completamente rivestito da maioliche smaltate, dato che il suo nome significa <cupola delle maioliche> - ed il Kasbek del 1281, il più antico di tutti. Proseguendo il tour ci si imbatte nella Grande Moschea o Ulu Camii, sorta nella prima metà del XIII secolo sotto la signoria dei Danismendiyya, la Kursunlu Camii o moschea dalla cupola di piombo costruita dall’Egira per conto di Ahmet Pasa, e la Cifte Medresesi (Giyasiye Sifahiye Medresesi) che fu la prima scuola turca di medicina (1205). Si tratta di due edifici collegati con un paesaggio interno e forniti di portali finemente decorati. Sui Seminari gemelli una bella descrizione è quella che ne fa <Guide edt>. "Furono il dono – si legge – lasciato alla città dal sultano Giyasettin I Keyhusrev e dalla sorella Gevher Nesibe Sultan, figlia del grande sultano Kiliçaslan. Sopra il portale sinistro c’è una copia del fregio originale che raffigura i serpenti (sin dall’antichità simboli della medicina) e la çark-i felek (ruota della fortuna) selgiuchide, che determinava il destino degli uomini e presumibilmente le loro possibilità di guarire da una malattia. La maggior parte delle spiegazioni riguardanti le pratiche mediche selgiuchidi è solo in turco ma va bene così perché in questo modo nulla vi distrarrà dall’ammirare questi bellissimi edifici. La tomba della principessa Gevher Nesibe Sultan è in una camera che trovate sul lato destro del cortile entrando; sopra questa c’è una mescit (camera delle preghiere) che ha una cupola in stile selgiuchide con una iscrizione in caratteri arabi che esorta l’amministrazione della madresa ad accettare nel seminario studenti e pazienti di qualsiasi religione. Sul lato sinistro del cortile c’è una porta che conduce alla sezione medica. L’Ameliyathane (sala operatoria) ha un buco nel soffitto che serviva a far luce sul paziente nel corso dell’intervento….". (Veronica Incagliati)
26.05.2006