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(Turchia
Oggi) – Facciamo conto che anche noi si abbia un
Virgilio come guida. Dove ci porterà oggi? Se il maestro di Dante ci
volesse dare un buon consiglio ci porterebbe senz’altro ad Antakya,
ribattezzata dai turchi Hatay. Il nome però che a noi latini è più
famigliare è quello di Antiochia. Ma perché Antakya? Intanto perché fu
la città santa dove i membri della comunità fondata da S. Barbana,
guidata in seguito dagli apostoli Pietro e Paolo, furono chiamati per la
prima volta cristiani. Secondariamente perché in questo sito – che nell’antichità,
dapprima rivaleggiò con Alessandria d’Egitto, e poi con la stessa Roma
per fama e grandezza – si trova il ricchissimo Museo dei mosaici
considerato il più bello in assoluto al mondo. Ad Antakya per la verità
(museo a parte) non ci sono eccezionali opere da vedere. Se si eccettua la
caratteristica cittadella, e magari anche il ponte sull’Oronte (fu
costruito dall’imperatore Diocleziano), ci si trova davanti ad una
città dall’aspetto medio-orientale che le proviene dai curiosi edifici
in stile coloniale e dal fatto che nulla sembra finito. Eppure che storia
che ha! Fu fondata attorno al 307 a. C da un generale di Alessandro Magno,
Antigono, che le dette per l’appunto il nome di Antigonia. Sei anni
dopo, sconfitto Antioco da Seleuco, la città cambiava nome in Antiochia
in onore della moglie del vincitore. Greci ed ebrei ne fecero in breve
tempo un grande centro di affari, tanto che in breve tempo raggiunse i 500
mila abitanti. Poi arrivarono i romani che ne fecero la capitale della
neonata provincia della Siria. Purtroppo le disgrazie di Antiochia sono
state sempre i terremoti. Nel 526 d. C ce ne fu uno che la rase al suolo
provocando duecentocinquantamila morti. Come se non bastasse ci si misero,
molti secoli dopo, i Mamelucchi egiziani che la misero a ferro e fuoco
uccidendo 16 mila soldati e catturando gli altri 100 mila abitanti per
venderli al mercato degli schiavi del Cairo. Sconfitto l’Impero ottomano
nella I° Guerra Mondiale, Antakya passava sotto la tutela francese.
Tornava alla Turchia con il referendum popolare del 1939. E parliamo del
museo (Hatay muzesi). I mosaici, rimossi dalle ville romane di Harbiye,
risalgono al I e al II secolo. Provengono da Antiochia, Daphne, Seleucia
Pieria, Alessandretta, Samandag ed altre località. "Tra i pezzi
più celebri – si legge in <Guide Apa> - vanno ricordati
<Oceano e Teti>, raffigurati a grandezza naturale in mezzo a
numerose creature degli abissi; <Il gobbo felice>, che ride e danza
mentre ostenta una vistosa erezione; <Il Dioniso ebbro>, che vaga di
taverna in taverna con l’assistenza di un piccolo satiro. Effettivamente
si tratta di una collezione talmente preziosa che spesso l’Istituto
Nazionale delle Antichità viene criticato per non averla trasferita in un
museo di Istanbul o di Ankara dove sarebbe più facilmente accessibile ai
turisti". Naturalmente il tesoro non è solo questo. Ma è
inutile farne un elenco. Occorre solo vederlo dal vivo ed ammirare, ad
esempio, in tutto il loro splendore <Dioniso ed Arianna>, <Giove
e Ganimede>, <Orfeo che incanta le fiere>, <Ganimede che dà
da bere all’aquila>, <la violenza dei Centauri sulle donne>;
senza contare naturalmente i manufatti vari, ordinati cronologicamente dal
periodo calcolitico alla disgregazione dei piccoli regni ittiti della
Siria settentrionale e della catena del Tauro. Eh, sì! Antiochia merita
una visita. Maggiormente poi, se si è credenti cattolici. Allora non si
può certo trascurare di risalire verso la grotta di San Pietro. Fu
scoperta durante l’XI secolo, nello stesso periodo in cui avvenne il
ritrovamento della <lancia sacra>, utilizzata da un soldato romano
per trafiggere il costato di Gesù. "Antiochia – citazione di
<Guide Apa> - fu la sede del Patriarcato d’Asia e rivaleggiò con
la stessa Costantinopoli per l’importanza dei dibattiti teologici che vi
si tenevano. Fu anche la città dove nacquero le più importanti eresie in
opposizione alle decisioni prese durante i Concili di Calcedonia e di
Nicea riguardo alla natura di Cristo. Inoltre Antiochia fu il polo di
attrazione di un grande numero di asceti, eremiti e altri <acrobati
dello spirito> che esprimevano la propria devozione attraverso un
drastico rifiuto del mondo materiale. Il più famoso in assoluto fu San
Simeone il Vecchio…."
(Veronica Incagliati)
24.06.2006
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