UNA META AL GIORNO 

Sardi: Tempio di Artemide

SARDI (SARDES)

Sardi(Turchia Oggi) –  Tre grandi siti archeologici: Efeso, Pergamo e Sardi. I primi due sono conosciutissimi (ne parleremo in altra occasione), il terzo molto meno. Eppure quando si nomina Sardi (Sardes in turco), la storia è un tutt’uno con la leggenda e la mitologia. Già capitale della Lidia, diventata famosa per la sua tolleranza nei confronti dei giovani che si davano alla prostituzione per farsi la dote, il nome di Sardi è legato al torrente Pattolo le cui acque si tramutarono in oro non appena il re Mida vi si tuffò dentro. Dire Sardi è dire anche Creso, ultimo sovrano della dinastia dei lidii che, secondo Erodoto, sprecò oltre dieci tonnellate d’oro per la costruzione e la decorazione del Tempio di Artemide. Da qui l’espressione <ricco come un Creso>. Nonostante le sue ricchezze, Creso fu sconfitto e catturato da Ciro re dei Persiani che lo condannò a morte mediante il rogo. Mentre si avviava al suo triste destino pare che Creso si fosse ricordato delle parole del legislatore ateniese Solone al quale aveva una volta mostrato i suoi tesori (questi gli aveva fatto osservare che nessuno può dichiararsi felice fino al momento della morte) e che avesse esclamato: "Ah! Solone, Solone!". E del resto questa era stata per il re la profezia dell’oracolo di Delfi che lo aveva ammonito dall’attraversare l’Halis. Il sito di Sardi si trova a circa 90 km da Izmir. Sarebbe stato fondato dalla regina Onfale che aveva comprato Eracle da Ermes per farne uno schiavo; salvo poi innamorarsene perdutamente ed avere da lui una serie di figli che dettero inizio alla dinastia degli Eraclidi. Per tornare ad Erodoto, lo scrittore-giornalista in fatto di aneddoti era insuperabile. Come questo, di cui ci dà notizia <Fodor’s>: "L’ultimo re della dinastia degli Eraclidi fu Cancaude che aveva una bellissima moglie di nome Nissia. Il re era talmente orgoglioso della sua bellezza che arrivò al punto di far nascondere il ministro Gige nella sua camera da letto per dargli modo di ammirare le fattezze della moglie tutta nuda. Venuta a saperlo, essa si adirò e costrinse Gige a vendicare il suo onore uccidendo il re. Gige si sposò la vedova ed ascese al trono, fondando la dinasti dei Mermnadi". Lo scrittore tedesco Ghebbel nel 1956 prese lo spunto dalla leggende per trarne il dramma Guges e il suo anello. Al di là di queste storielle – quale quella ad esempio secondo la quale in questo luogo si sarebbe dato fiato alle trombe per far circolare il racconto del Vello d’oro – è cosa assodata che a Sardi fossero stati inventati tutti i giochi, compreso quello dei dadi. Sempre a Sardi l’invenzione, attribuita ad Aliatte, padre di Creso – delle prime monete della storia realizzate con l’elettro (una lega di argento e di oro) recanti l’emblema reale della testa di leone. Conquistata da Alessandro Magno e poi dai re di Pergamo, nel 133 a. C, Sardi fu annessa alle province romane dell’Asia Minore. Nel 17 d. C, un violento terremoto la rase la suolo ma l’imperatore Tiberio la ricostruì da capo arricchendola di nuovi monumenti. Fu però sotto Adriano che ebbe il massimo splendore. Da questo imperatore – come ci riferisce il Gregorovius – ricevette la prima neocoria; forse fu il 129 e il 130, quando Adriano passò in questa città buona parte dell’ inverno. Sardi, oggi come oggi, consiste di due Paesi immersi in una valle ricca di vigneti, uliveti, alberi di fichi e piantagioni di tabacco: Sartmustafa e Sartmahmut. Le rovine, cominciate ad affiorare nel 1958 con i primi scavi archeologici, sono disseminate un po’ ovunque. Per poterle vedere tutte occorrono non meno di tre ore. Si comincia dal Tempio di Artemide, il monumento più spettacolare che – a causa delle sue enormi dimensioni (è più grande del Partenone) – rivaleggia con i templi ioni di Efeso, Didime e Samo. I lavori per la sua edificazione ebbero inizio nel 200 a. C. Dal tempio si passa a vedere l’Acropoli, la Tomba piramidale, la Sinagoga, la Casa dei Bronzi, il Ginnasio. Dall’alto del Monte Tmolo lo spettacolo è stupendo. Non caso il Boz Dagi aveva influenzato tutta la letteratura, sia quella greca (a cominciare da Omero, che nell’Iliade fa riferimento al lago di Gige, ad Euripide che nelle Baccanti parla della montagna che dette i natali a Dioniso e Zeuz), sia quella romana. Quest’ultima ebbe in Ovidio (Metamorfosi) il suo massimo esegeta. Per arrivare a Sardi, se non si ha un mezzo proprio, si può prendere il pullman all’otogar di Izmir. Oppure in stazione il treno, ma è decisamente più lento. (Veronica Incagliati)
22.07.2006