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(Turchia
Oggi) – Quando si cita il nome di Hattusas, si parla
della capitale dell’antico regno ittita, una delle più importanti aree
geografiche della Turchia. Dire Ittiti poi significa identificare questo
popolo in una grandissima civiltà i cui primi insediamenti nell’Asia
Minore risalgono nientemeno che al XX secolo a. C. Il loro fu un impero
che lasciò testimonianze ovunque tanto è vero che se ne trova una
citazione pure bel Vecchio Testamento dove vengono annoverati con il nome
di Hittim. Una delle mogli di Salomone, ad esempio, era ittita e lo
stesso re riforniva di cavalli gli ittiti. La vedova del faraone
Tutankamen chiese in matrimonio il figlio di un re ittita. Insomma, l’aneddotica
è ricca. Quale fosse la loro origine, se provenienti dalla Siria, dalla
Babilonia o dal Causaso, non è stato ancora chiarito. Probabile però che
la migrazione fosse partita dalle steppe eurasiatiche. Impero
potentissimo, fece lo sbaglio di volersi allargare troppo a sud andando a
cozzare contro gli interessi dei faraoni. Il conflitto tra gli ittiti e
gli egiziani, guidati questi ultimi da Ramsete II, culminò bel 1286 a. C
nella battaglia di Kades, sul fiume Oronte. L’esito fu incerto, ciò non
toglie che sul campo di battaglia venisse interamente decapitata la forza
dei due eserciti. A nulla valse stipulare in seguito un patto di amicizia.
A Kades di fatto i due imperi avevano dato inizio al loro tramonto; gli
egiziani per questioni interne, gli ittiti perché non si erano accorti di
un pericolo incombente. Si erano fatti avanti, infatti, i cosiddetti
<Popoli del mare>, ovvero i Frigi descritti da Omero nell’<Iliade>.
Famosi per i tipi di scrittura – una in carattere cuneiforme ed un’altra
in geroglifici ancor oggi enigmatici – gli ittiti erano stati guerrieri
valorosi e coraggiosi, amanti dei piaceri, tolleranti in fatto di
religioni, grandi costruttori di templi, fortificazioni, palazzi, maestri
nel campo della oreficeria, della ceramica e della scultura. Il museo di
Ankara è una gigantesca raccolta della loro civiltà. I siti
archeologici, che ci forniscono una documentazione sulla loro storia in
Anatolia sono numerosi, ma il centro rimane sicuramente Hattusas,
grandioso scenario di pietra. Per arrivarci si parte da Ankara. Sono all’incirca
200 km. Il giro attraverso le rovine ittite può risultare stancante per
cui si consiglia di dedicare l’attenzione ai monumenti più importanti;
a cominciare naturalmente dalla <Porta dei Leoni> (Aslanlikapi), una
delle opere meglio conservate. La strada che gira attorno al sito di
Hattusas è lunga 5 km. La prima rovina è quella di <Buyuk Mabed>,
il grande tempio del dio della tempesta, vasto complesso che è quasi una
città a sè con tanto di rete idrica e fognaria. Dispense ed altari per i
riti. Resti importanti sono pure quelli di <Nisantas>,
<Sarikale> e <Yenicekale>. Proseguendo ancora nel cammino si
arriva alla <Yerkapi>, la cosiddetta <Porta della terra>, in
passato difesa da due grandi sfingi che ora sono custodite nei musei di
Istanbul e Berlino. C’è poi il <Tunnel>, 70 metri che conducono
dalle mura ad <Porta secondaria>. Ed ecco che ad un tratto compare
la <Porta del re> (Kralkapi) fino ad arrivare alle rovine della
<Grande Fortezza> (Buyuk Kale) che ospitava il palazzo reale e gli
archivi. Il centro religioso più importante della civiltà ittita non si
trovava però ad Hattusas bensì a due km di distanza dove si può
ammirare il tempio rupestre di <Yazilikaya>. Risale al periodo
compreso tra il 1275 e il 12220 a. C. quando fu costruito per ordine degli
imperatori. Le due gallerie principali sono scavate nella roccia e le
pareti sono decorate da una processione di antiche divinità che indossano
lunghi copricapo conici. Gli dei rappresentati nei bassorilievi sono 63 ma
in realtà gli zittitivi veneravano più di 1000 divinità. Percorrendo un
tragitto di altri 20 Km si giunge a Alaçahoyuk dove, negli anni ’30,
furono rinvenuti i più famosi tra gli antichi disegni anatolici, la renna
e il sole assurti a simbolo della Turchia moderna.
(Veronica Incagliati)
03.08.2006
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