Il Libro

LA NUOVA VITA
(Da "Notiziario informazioni letterarie dell’ANSA, a cura di Paolo Petroni)

"Un giorno lessi un libro e tutta la mia vita cambiò. Fin dalle prime pagine ne percepii a tal punto la forza che mi parve quasi che il mio corpo si staccasse dalla sedia e dal tavolo a cui sedevo per allontanarsene". Ed è quello che accade davvero, tra metafora e realtà, al protagonista di questo libro del turco Orhan Pamuk, perché quel che ha scoperto nel libro è un nuovo modo di vivere in un paese molto diverso dal suo.
Come nei suoi precedenti romanzi già pubblicati in italiano da Frassinelli (da"Roccalba" a "Il libro nero"), questo autore ripropone una scrittura che ha le sue radici nell’oralità antica, nelle storie tramandate, nel mondo favolistico e fantastico della tradizione araba e ottomana. Così forse non c’è quella moderna sapienza occidentale di costruzione di una storia, ma vi è in più una capacità di trascinare il lettore appresso alle avventure di due giovani di Istanbul pieni di speranze, di sogni e illusioni su una nuova vita. E questo riscatta la tesi un po’ semplicistica dell’occidente che infetta come una malattia contagiosa e mortale.
Osmani e la sua ragazza Canan, capace di affascinarlo e perderlo, almeno sinché non lo lascia solo, si mettono praticamente <on the road>, ma sulle strade polverose che portano all’interno della Turchia su vecchi autobus scassati. Al centro di questo viaggio fatto di pericoli e morti, di scontri improvvisi tra autobus o di uscite di strada da cui sempre qualcuno non esce vivo, destinazioni misteriose, percorsi in cui l’affidarsi a Dio è la cosa più sicura, c’è l’incontro col dottor Narin, che ha perso il figlio a causa dei sogni e le idee maledette insinuate anche in lui dallo stesso libro letto da Osman. Un po’ come i passeggeri sugli autobus in corsa nella notte che ammutoliscono davanti ad un piccolo televisore che trasmette film (way of life) americani.
Ed è allora, in questa provincia turca, nel confronto tra cultura antica islamica e globalizzazione occidentale che avanza, confronto che facilmente si muta in scontro, il senso del viaggio e la coscienza che si debbano salvare alcuni caratteri e valori, alcuni oggetti e gesti e parole (in Turchia degli anni ’30 l’alfabeto arabo è stato sostituito da quello latino), questo per salvare intelligenza e carattere, per non diventare tutti di plastica senza sapore e suono, per non consumare anche il passato, oggi che tutto viene creato solo per essere consumato in fretta e creare bisogni falsi.
Il viaggio è la ricerca di uno smarrimento e una perdita che invece porta inevitabilmente ad un ritrovamento e ad un recupero, perché solo scendendo agli inferi si può risalire alla luce, in ogni tempo e ogni latitudine, come ci insegna ogni vera storia che sia espressione di un mondo.

(EINAUDI Ed. Pag. 260 lire 32.000)

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