Il Libro
Tamburi
Un
presagio lugubre, la sensazione che la vita stia per sfuggirgli tra le mani,
mentre il rullare dei tamburi della pioggia si perde nella notte. Nel romanzo di
Imail Kadaré, l’assedio dei turchi ottomani alla cittadella albanese
di Kruja – uno dei tanti capitoli della guerra sanguinosa del XV secolo – è
quasi un pretesto. Al lettore, più che dei soldati che cercano di conquistare
una fortezza, più della tattica dell’assedio, più dei topi appestati
riversati a frotte dai turchi al di là delle mura albanesi, più delle loro
crudeltà, non sfugge che il romanzo è la storia di un declino, quello del
pascià Tursun, avviato inesorabilmente verso la morte. Straordinariamente
avvincente e moderna la struttura dell’opera, per il cambio continuo di
prospettiva. Un montaggio prettamente cinematografico, ottenuto facendo
precedere a ogni capitolo – ambientato nell’accampamento turco che si
estende a perdita d’occhio attorno alla tenda rosa del pascià – brevi
introduzioni che riportano all’interno della cittadella. E così, vediamo
sopraffatto dai dubbi, dal senso di impotenza il comandante turco Tursun
Tungiaslan, che agli occhi degli assediati diventa un "guerriero abile
quanto crudele". Ma lui, al contrario, sa che la cittadella di Kruja è la
sua ultima occasione prima di cadere o – più improbabilmente – di
risollevarsi. "Negli ultimi tempi aveva sentito che la sua situazione
personale si era un po’ indebolita. Un indebolimento senza causa apparente, ma
sono questi i più pericolosi: per essi, come per certe malattie di cui non si
conosce l’origine, non c’è rimedio". Finché Scanderberg, il sultano,
gli aveva teso ancora la mano per l’ultima volta. Sarà questo senso di
amarezza, sarà la pioggia battente, saranno quella fortezza e quei monti che lo
opprimono, sarà quel rullare di tamburi, ma Tursun è consapevole che quelli
sono gli ultimi suoi giorni. Di lui, nel ventre di Egiera, donna del suo harem,
resterà un figlio, concepito la prima notte dell’assedio.Kadarè, albanese che da tempo vive in Francia, è stato candidato più volte al premio Nobel. Tra le altre sue opere già pubblicate in Italia, "La città di pietra", "Il palazzo dei sogni", "Aprile spezzato". |
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D
all’impero islamico alla nuova Turchia. Si snoda attraverso mille e cinquecento anni la storia il volume "I Turchi nel Mediterraneo", di Giacomo E. Carretto, pubblicato dagli Editori Riuniti. Le crociate, l’Islam, gli harem, il potere del Grand Visir, fino via via all’ultimo secolo, il ‘900, scosso dalle guerre mondiali, dalle lotte politiche degli <anni settanta>, dal susseguirsi di colpi di Stato per mano dei militari ma attraversato anche dalla grande avventura del comandante Mustafa Kemal Ataturk. Un breve ma dettagliato viaggio, utile per avvicinarsi ad un popolo che si affaccia sul Mediterraneo, che è membro della Nato come l’Italia, ma che è stato nel passato uno dei maggiori avversari dell’Europa cristiana nonché il fondatore dell’Impero ottomano. Un popolo che oggi, agli inizi del Duemila, si batte tra la nostalgia per il ritorno alle antiche tradizioni locali e la voglia di occidente.| (8 dicembre 2007) |
(Veronica Incagliati) |