Sinan,
conosciuto anche in Occidente come Mimar Koca Sinan (il grande architetto
Sinan), vide realizzati gran parte dei suoi innumerevoli progetti nel
corso della seconda metà del XVI secolo, in quello che potrebbe essere
definito come il secolo d’oro dell’Impero Ottomano.
Nessuno prima di lui – e forse neanche dopo – ebbe una tale notorietà
in vita sia come abile costruttore sia come sapiente architetto. La sua
fama è legata indissolubilmente alla sua attività lavorativa, ai suoi
capolavori, che nacquero e presero forma nell’arco di soli cinquant’anni,
sparsi ovunque in quell’enorme impero.
Al massimo del suo splendore, sotto Solimano il Magnifico (1522-1566), la
potenza ottomana abbracciava tutta la parte meridionale del bacino
mediterraneo, cingeva la vecchia Europa da est e si estendeva, dalla parte
opposta, sino alla Persia Saffavide; da Algeri alle porte di Vienna, dal
Cairo alla Mecca, dalle regioni caucasiche ai Carpazi, includendo il
bacino del Mar Nero, tutto era assoggettato alla Sublime Porta.
Dell’infanzia di Sinan, nato probabilmente intorno al 1490, poco si
conosce; una fonte autorevole sulla sua vita è la biografia scritta dal
suo amico poeta Mustafà – Saî Çelebi, che raccontò in diversi libri
la vita e le opere di Sinan, attribuendogliene più di quattrocento, anche
se non sempre i riscontri sulle opere sono stati oggettivi.
Forse di origini albanesi o serbo-austriache, se non addirittura
proveniente dall’Armenia, Sinan visse certamente in gioventù nella
regione di Kayseri, in Anatolia centrale, in una zona prevalentemente
abitata da Armeni. Fu presto introdotto alla vita militare, per diventare
giannizzero, attraverso il reclutamento obbligatorio, il devşirme,
imposto a molti bambini non musulmani delle province dell’impero,
selezionati tra i migliori.
I giannizzeri erano un corpo di fanteria scelto, temuto in battaglia dagli
avversari, posto a difesa del Sultano stesso, al quale dovevano assoluta
obbedienza. Riuscire ad entrare in questo corpo d’elite era ambito anche
dai musulmani poiché, malgrado la ferrea e dura disciplina imposta,
rendeva possibile la scalata al potere; nell’ordinamento ottomano era
infatti possibile, per meriti, salire la scala gerarchica sino ad arrivare
a ricoprire le più alte cariche dello stato.
Sinan arrivò ventenne ad Istanbul, la Sublime Porta, e da lì, come
giannizzero, iniziò la sua lunga carriera militare; partecipò a svariate
campagne, in uno dei periodi di forte espansione dell’impero, guidato da
uno dei suoi più grandi sultani: Selim I.
Per l’audacia e la ferocia delle sue imprese militari, il sultano fu
appellato "Yavuz", lo spietato. Tra le imprese alle quali
Sinan partecipò, principalmente legato al genio militare, vi furono la
campagna di Rodi, di Belgrado, di Mohács presso Budapest, di Baghdad, di
Corfù e di Baila.
All’interno del suddetto corpo, per le sue qualità, Sinan fece presto
carriera e nel giro di pochi anni passo dalla semplice fanteria ai
cacciatori a cavallo, per tornare in fanteria con il grado di capitano,
successivamente come capo dei meccanici ed infine divenne colonnello della
Guardia del Corpo del Sultano.
In tutte queste campagne militari, verosimilmente in seguito alle
esperienze accumulate dapprima come operaio o carpentiere, poi come
costruttore di ponti, di macchinari e opere di fortificazione, fu ben
presto in grado di diventare architetto. Il passaggio da soldato ad
architetto fu quasi certamente determinato dal fatto che per lui
probabilmente erano finiti gli obblighi di leva e dalla competenza che
egli aveva acquisito in campo architettonico. È probabile che Sinan, nei
lunghi anni trascorsi tra le varie province imperiali, abbia avuto modo di
conoscere e di confrontare, magari anche di restaurare, architetture
davvero differenti fra loro, passando da quelle cristiane dei Balcani o
della Grecia a quelle di altre popolazioni islamiche, arabe o persiane,
viste in Africa o in Asia.
Il primo incarico da architetto gli fu affidato nel 1536 da Hüsrev Paşa,
governatore della Siria, che volle, ad Aleppo, fondare una külliye,
ossia un complesso che comprende, oltre alla moschea, una medrese
– o scuola coranica – ed altri edifici pubblici come imaret, o
mensa, bagni, ospedali e ricoveri.
Se non nella forma della moschea vera e propria, ancorata ancora a schemi
precedenti, l’abilità di Sinan come costruttore si rivela da subito
nell’ordinamento e nell’equilibrio di tutte le parti del complesso,
con un’attenzione particolare alle vie di accesso e per i rapporti
pieni-vuoti.
Sarà però nell’anno successivo che Sinan entrerà ufficialmente a
corte, ricevendo l’incarico per la costruzione di una külliye ad
Istanbul da Haseki Hürrem (Roxelana), la moglie russa del sultano. Per
questo importante e prestigioso lavoro, durato grosso modo dal 1539 al
1550, Sinan ricevette la nomina di Mimarbaşi, Architetto Capo
dell’impero. Aveva quasi cinquant’anni quando intraprese la brillante
carriera di architetto, la cui carica gli restò fino al 1588, anno della
sua morte.
 Nel
1543 ebbe il primo incarico ufficiale dal sultano in persona.
Solimano voleva infatti consacrare ad Istanbul una moschea alla
memoria del figlio scomparso Mehmet. La moschea Şehzade (ossia
del principe ereditiero) si pone come inizio di quella ricerca
architettonica che porterà Sinan a sperimentare tutte le possibili
varianti di un grande spazio a pianta centrale cupolato, libero da
ingombri al suo interno.
In questa fase Sinan quindi si avvia a superare concettualmente, ma
anche tecnicamente, lo schema della moschea tradizionale ottomana,
che aveva per altro raggiunto ottimi risultati con gli esempi delle
moschee di Fatih e di Bayezid, traducendo in forme più semplici ed
armoniose il difficile gioco di cupole, semicupole e contrafforti, e
realizzando un grande spazio interno quadrato, con l’utilizzo di
solo quattro pilastri di sostegno all’interno della sala da
preghiera. Forse per volere dello stesso Solimano, in quest’opera,
sicuramente innovativa per molti aspetti, si risente ancora la forte
influenza bizantina di Santa Sofia, chiesa voluta da Giustiniano
mille anni prima, convertita in moschea dopo la conquista ottomana
della capitale.La costruzione venne terminata nell’arco di cinque
anni solamente, un periodo davvero breve, se si considera che oltre
alla grande moschea furono realizzati altri edifici nella külliye,
come una medrese, una foresteria, una cucina pubblica oltre
che un cimitero. |
In questo cimitero sono ospitate il türbe, o mausoleo del principe
Mehmet, datato 1543, e quella di Rüstem Paşa, realizzato da Sinan
successivamente, nel 1561, per volere della moglie di questi, Mihrimah, la
principessa figlia di Solimano.
Da lì in poi Sinan si dedicherà sempre di più alla progettazione ed
alla realizzazione di moschee, specialmente nella capitale ottomana che,
nell’idea di Solimano, doveva tornare a splendere come centro del mondo
d’Oriente, come già era accaduto con Bisanzio ai tempi del suo grande
impero.
 Alcune
tra le più importanti moschee costruite dal grande architetto
ottomano, meritano una descrizione: la külliye di Mihrimah
(1547-48) a Üsküdar, o Scutari e quella di Solimano(1550-57) ad
Istanbul; la moschea di Rüstem Paşa (1561-62), quella di
Mihrimah (1565-70) e quella di Sokollu Mehmet Paşa (1570-72),
tutt’e tre realizzate ad Istanbul e per finire la moschea Selimiye
ad Edirne (1569-75).
La moschea di Mihrimah a Üsküdar, che si trova sulla sponda
asiatica di Istanbul – al di là del Bosforo – fu iniziata da
Sinan nel 1547 per la principessa Mihrimah; denominata anche Iskele
Camii, o moschea della banchina, per la sua vicinanza all’approdo
delle imbarcazioni, essa è maestosamente addossata alla collina
posta dietro la banchina, in una posizione dominante e sopraelevata.
Sinan mette in pratica la sua abilità riuscendo a costruire in un
sito con forti dislivelli di quote, creando un ampio basamento per
la moschea che, nella sua parte anteriore, funziona da terrazza;
questa terrazza è a sua volta occupata da un doppio enorme portico
in aggetto che la contiene e che permette il raccoglimento dei
fedeli per la preghiera, stando al riparo dalle cattive condizioni
atmosferiche, anche al di fuori dalla moschea stessa. Al centro di
questa terrazza, in asse con l’ingresso principale della moschea
è presente una bellissima e grande fontana per le abluzioni
rituali. L’interno è ancora incerto, morfologicamente parlando;
Sinan adotta il sistema di una cupola contornata da tre semicupole,
al posto delle usuali due o quattro, e con soli due pilastri di
sostegno, interni all’aula, posti però molto lontani fra di loro
e dalle pareti laterali. L’impressione generale che se ha è di
uno spazio vuoto non ancora perfettamente risolto e mancante di
equilibrio fra le parti. Più interessanti sono invece gli spazi
esterni del complesso, che comprendono una medrese verso
nord, a cui si accede proseguendo in quella direzione dalla grande
terrazza o dalle scale sottostanti ed una piccola mekteb,
scuola per bambini, posta invece sul lato opposto, quindi verso sud,
al di fuori del recinto del complesso stesso, in una zona molto
scoscesa. |
 La
külliye di Solimano, o Süleymaniye costruita per il
Sultano tra il 1550 ed il 1557, sul terzo dei Sette Colli di
Istanbul, che ospitava anticamente il Campidoglio di Bisanzio, è un
complesso veramente enorme: il recinto del cortile che comprende la
grande moschea misura infatti 216 metri di lunghezza per 144 di
larghezza. Attorno ad esso, su tre lati, si trovano tutti gli
edifici pubblici ad esso connesso: diverse medrese, un
ospedale, un ospizio, un complesso di cucine, un hamam ed un
caravanserraglio.
Il lato nord, rivolto verso il Corno d’Oro, è fortemente scosceso
e le due medrese ivi costruite sono costituite da una serie
di edifici a gradoni, che seguono la conformità del terreno. L’impianto
della moschea è costruito su un terreno spianato ed è, nell’insieme,
molto simile a quello di Santa Sofia, con l’enorme cupola
affiancata su due dei quattro lati da due semicupole, sorrette
internamente da un sistema di scarico delle forze ottenuto mediante
l’uso di contrafforti e di quattro pilastri interni all’aula d
per la preghiera. L’impatto esterno è reso inoltre maestoso dai
quattro snelli ed alti minareti che segnalano il complesso da grande
distanza.
Anche se la costruzione risulta essere leggermente inferiore – per
dimensione della cupola – a quella di Santa Sofia, è nell’armonia
tra le parti e l’insieme che la Süleimaniye mostra la
perfezione architettonica voluta da Sinan, il quale credeva che l’architettura
ottomana dovesse non solo eguagliare quella bizantina, ma anche
superarla con l’introduzione di tecniche costruttive nuove,
mediate da un proprio bagaglio culturale proveniente dall’architettura
selgiuchide ed islamica in genere.
Oltre la Kıbla, il muro della moschea orientato verso la
Mecca, si trova il cimitero, che costituisce il quarto lato del
complesso; in esso ci sono i türbe che ospitano le spoglie
di Solimano e della moglie Roxelana, rispettivamente costruiti nel
1566-67 e nel 1558. Lo stesso Sinan volle essere inumato nel grande
complesso imperiale e per sé costruì nel 1587, come una piccola
edicola, la tomba che tuttora ospita le sue spoglie; posta fuori dal
recinto del complesso, sull’angolo nord-ovest, essa è preceduta
da una graziosa fontana a base ottagonale e reca un iscrizione
commemorativa di Mustafà – Saî Çelebi, che celebra l’operato
del grande architetto. |
La moschea di Rüstem Paşa, costruita tra il
1561 e il 1562, fu eretta nella zona del mercato di Eminönü, vicino all’approdo
delle merci sul Corno d’Oro. Sinan costruì questa moschea su incarico
della principessa Mirhimah, che volle dedicarla alla memoria del defunto
marito.
L’edificio è rialzato su un basamento voltato che ospita negli spazi
inferiori botteghe e magazzini; attraverso delle rampe si giunge sulla
terrazza porticata dov’è situato l’ingresso principale della moschea.
All’interno della sala da preghiera, lo spazio si presenta in pianta
come un ottagono inscritto in un rettangolo, sormontato da una cupola
sorretta a sua volta da quattro pilastri, anch’essi a pianta ottagonale.
Sinan costruisce la sua idea di spazio interno centrale: il vuoto diviene
qui spazio architettonico. Tutta la moschea è rivestita internamente da
preziose maioliche colorate, che ricoprono il mimber (pulpito), il mirhab,
le colonne, mentre all’esterno ricoprono la facciata della moschea al di
sotto del grande portico.
Altre due importanti moschee edificate ad Istanbul sono quelle di Mirhimah
(1565-70) e di Sokollu Mehmet Paşa (1571-72). La prima è situata
alle porte cittadine sulla strada per Edirne, in posizione dominante sul
Sesto Colle. È un’ opera singolare che comprende una medrese,
ricavata nei muri perimetrali del cortile antistante la moschea ed un
doppio hamam, separato dal complesso da un dislivello accentuato da
diversi terrazzamenti. La pianta della moschea è rettangolare, ma la sala
da preghiera si presenta su di una base quadrata, sovrastata da una grande
cupola centrale appoggiata su quattro enormi archi; tra questi si
sviluppano quattro grandi pennacchi decorati che raccordano il quadrato di
base al cerchio d’imposta della cupola. Pur dando l’impressione, se
guardata dall’esterno, di essere una costruzione massiccia la moschea è
resa leggera mediante l’utilizzo di molteplici ordini di finestre che
permettono alla luce di irraggiare la grande sala; le aperture sono
collocate simmetricamente in ognuno dei quattro timpani ad arcate e tutt’attorno
alla base della cupola.
La moschea, costruita per Sokollu Mehmet Paşa, Gran Vizir dell’impero
e per sua moglie Esmahan, è posta sotto l’antico Ippodromo bizantino e
si affacciata sul Mar di Marmara. Il forte dislivello del terreno obbliga
Sinan a costruire un terrapieno per poter appoggiare il basamento della
moschea. Attraverso due distinte scalee, una delle quali passante
direttamente dalla strada sottostante al cortile aperto della moschea, si
accede al livello dell’ingresso della moschea stessa e delle celle della
medrese, ricavate nei muri perimetrali del recinto del cortile.
Esattamente sopra la scala di ingresso al cortile si trova la dershane,
o sala di lettura per la scuola teologica, che bilancia, verso nord, la
fontana per le abluzioni collocata al centro del cortile.
Ma è in un’altra opera che Sinan trova ancora il modo di stupire per
invenzione e capacità costruttiva: all’età di circa ottant’anni, tra
il 1569 ed il 1575, egli è infatti incaricato dal sultano Selim II di
erigere una grande moschea alla memoria del nonno Selim I. Il luogo scelto
è Edirne, anticamente chiamata Adrianopoli dal nome dell’imperatore
romano che la fondò e che divenne nel XIV secolo capitale ottomana e
successivamente residenza estiva di corte.
La moschea Selimiye è il capolavoro di una vita tesa a rinnovare,
sperimentare e raffinare le tecniche costruttive di un tema
architettonicamente complesso ossia creare un grande spazio centrale
cupolato. La simmetria di questo complesso, rispetto ad altri lavori, è
maggiormente enfatizzata, tramite l’utilizzo di quattro minareti posti
ai vertici della moschea, alti ben 74 metri e provvisti ciascuno di tre
balconi. La semplicità delle forme è assoluta, con un sistema "a
cascata" di cupole e semicupole che scaricano il notevole peso della
cupola - più di 31 metri di diametro – suddividendolo tra la struttura
muraria esterna e gli otto pilastri interni disposti, in pianta, ad
ottagono. Il cortile esterno porticato presenta le stesse misure della
moschea e lo şardivan per le abluzioni, collocato al suo
centro, bilancia perfettamente la struttura quadrata posto al centro della
moschea. Sia la moschea che la corte sono inclusi in un grande recinto
rettangolare, nei cui angoli sud-est e sud-ovest, si collocano
rispettivamente-simmetricamente: una medrese ed una residenza per i
lettori del Corano. Tra i due edifici si trovano due piccoli cimiteri,
separati fra loro in corrispondenza della kıbla, dall’ideale
prosecuzione dell’asse nord-sud del complesso. L’unico elemento
asimmetrico, datato 1580, è il grande mercato coperto (arasta),
realizzato sul pendio del lato est del grande recinto; fu costruito
probabilmente non per mano di Sinan ma per quella del suo allievo nonché
successore Davud Ağa.
Sinan, come architetto capo della Sublime Porta, oltre alla costruzione di
moschee e di complessi religiosi, si dedicò alla costruzione di ponti; ad
opere di restauro, quali ampliamenti di monumenti antichi e di mercati
coperti; ad opere idrauliche come acquedotti, canali, fontane pubbliche ed
abbeveratoi nonché ad ulteriori opere di pubblico servizio come hamam,
han o carvanseray (caravanserragli) per i commercianti ed i
viandanti in viaggio.
Importanti furono anche i molteplici lavori compiuti per il rifacimento di
alcune parti del Topkapı Saray, la cittadella del Sultano posta all’imbocco
del Corno d’Oro - che anticamente ospitava l’antica acropoli di
Bisanzio - andata in rovina dopo che un incendio nel 1574 ne aveva
distrutto buona parte.
In conclusione la scuola di architettura ottomana, portata all’apice da
Sinan, edificò, sotto la sua direzione, opere di straordinaria bellezza,
sia che si trattasse di ponti militari piuttosto che di piccoli edifici di
culto. Eleganza, semplicità, rigore matematico, uniti alla rinuncia di se
stesso caratterizzarono il pensiero costruttivo dell’architetto-guerriero
definito il Michelangelo d’Oriente. |