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Vi chiederete quanti siano i film di produzione occidentale che sono stati girati in Turchia o, comunque, che fanno riferimento alla terra di Ataturk. Tanti, al punto che - per ricordarseli tutti – sarebbe necessario far ricorso ad una enciclopedia del cinema. Se dal numero si tolgono però sia le pellicole dove l’eroe lavora di scimitarra, sempre a suo agio negli harem tra le braccia di affascinanti odalische (vedi "Le avventure del barone di Munchausen" di Joseph von Baky), sia quelle di scarso interesse artistico, ecco che i film da tenere presente sono una decina. Intanto non va dimenticato "Amori di una spia" (1934) di Sam Wood che riuscì a trasformare con grande maestria una svampita Myrna Loy nella più credibile Fraulein Doktor. Ne va dimenticato, altresì, "Intrighi ad Oriente" girato dall’inglese Androw Marton nel 1936. Nel cast, nientemeno, che un James Mason giovanissimo. Al suo fianco Velerie Hobson e Frank Vosper. E’ la storia di Destine, giovane ex ufficiale inglese, che viene coinvolto in un complotto per rovesciare il governo turco. La cosa bella di questo film è che si vede una Istanbul totalmente scomparsa. Pensate che quando Joseph L, Mankiewicz realizzò nel 1952 – sempre con James Mason che aveva al suo fianco Danielle Darrieux – "Operazione Cicero", gli esterni di Istanbul non erano già più quelli di sedici anni prima. Potreste obiettare: ma il film non era stato ambientato ad Ankara? Vero, solo che il regista preferì tenere la troupe fissa sulle rive del Bosforo indubbiamente più affascinanti. Fa lo stesso. Siamo nel 1944. Un cameriere dell’ambasciata inglese (Mason) passa ai tedeschi i piani segreti sullo sbarco in Normandia che però a Berlino sono creduti falsi. Alla fine della guerra il traditore riuscirà a farla franca riparando in Argentina. Scoprirà poi di essere stato a sua volta ingannato. I nazisti, infatti, gli avevano rifilato sterline false. Uno scherzo del genere, naturalmente, non si sarebbe potuto fare a "007". Eccolo il mitico agente segreto dell’<Intelligence> di Sua Maestà britannica muoversi a suo agio tra i minareti dell’antica Costantinopoli inseguito dai nemici della <Spectre> che vogliono impossessarsi di un decifratore russo. James Bond è l’eroe, interpretato in quella occasione da un Sean Connery nella sua forma più smagliante e che certo non avrebbe fatto rimpiangere né John Saxon in "Istanbul Express" né Norman Foster in "Terrore sul Mar Nero" né Daniel Mann in "La via della paura". Nel film "Dalla Russia con amore" (1963) di Terence Young, Istanbul si vede a sprazzi, appena qualche moschea, un rapido colpo d’occhio sul Grand Bazar e strade adiacenti percorse da vecchie Citroen nere diventate famose con Jean Gabin. Sullo sfondo Topkapi. E a proposito di questa meraviglia dell’architettura che racchiude uno dei tesori più ricchi e splendidi del mondo, è appena di un anno dopo il film di Jules Dassin ("Topkapi") girato nel 1964 con Melina Mercouri, Peter Ustinov e Maximillian Schell; storia di pura fantasia su un tentativo di furto, da parte di una simpatica combriccola di avventurieri, del famoso pugnale con relativo smeraldo. Prima ancora che Peter Clinson diresse "Al soldo di tutte le bandiere" e "Sole rosso sul Bosforo", è ancora Terence Young nel 1966 a puntare l’obiettivo sulla Turchia. Ne "Il papavero è anche un fiore" il regista volle cimentarsi con un film-denuncia sul traffico dell’oppio. Molta banalità. Eppure del cast facevano parte attori di tutto rispetto quali Yul Brynner, Senta Berger, Rita Hayworth, Omar Sharif, Marcello Mastroianni e Amedeo Nazzari. Di interessante è che a fare da sfondo, sia pure ricostruita in interno, ancora una volta è Istanbul. Un espediente al quale ricorse nel 1977 l’americano Alan Parker allorché nel film "Fuga di mezzanotte" volle denunciare le crudeltà inflitte ai detenuti nel carcere di Kartal Maltepe. Ah, dimenticavamo! Ci sarebbe ancora da dire qualche cosa su "Assassinio sull’Orient Express" tratto dall’omonimo romanzo di Agata Christie. Pochissime e ricostruite le immagini, in controluce la stazione di Sirkeci a Costantinopoli. Splendidi al contrario gli scenari della Turchia ripresi da Pier Paolo Pasolini per la "Medea", da David Lean per "Lawrence d’Arabia" e da Peter Weir per "Gli anni spezzati".
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