Arretrati 

Anno 8° N.12

<TURCHIA OGGI> - A PARTE LA DOCUMENTAZIONE DELL'AMBASCIATA DI ITALIA AD ANKARA E DELL'ICE DI ISTANBUL - SI  AVVALE PER LE NOTIZIE E GLI ARTICOLI RIPORTATI SUL SUO WEB, E NATURALMENTE RELATIVE ALLA TURCHIA, DELLE NEWS GIA' APPARSE  IN ALTRI SITI O GIA' PUBBLICATE SU QUOTIDIANI E RIVISTE. NON FA ALTRO CHE ASSEMBLARLE, NELLA CONVINZIONE CHE SIANO DI MAGGIORE UTILITA' PER QUANTI HANNO UN QUALCHE INTERESSE PER QUESTO PAESE. <TURCHIA OGGI>, AD OGNI MODO, E' SEMPRE A VOSTRA DISPOSIZIONE.

 

PRIMO PIANO

Il Capo dello Stato
italiano ha fatto
presente che è in corso
un difficile confronto
con la Francia di
Nicolas Sarkozy

Giorgio Napolitano
e la Turchia nell'UE
"CI VOGLIONO ISTITUZIONI FORTI"

L'allargamento dell'Unione Europea e in particolare l'ingresso della Turchia nell'Unione, richiedono che la UE si doti di istituzioni forti che garantiscano che questa "possa essere governata e possa decidere". Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano riferendo ai giornalisti sui colloqui avuti a fine giugno con i vertici istituzionali austriaci nel corso della sua visita di stato a Vienna. Napolitano ha ribadito che Italia e Austria guardano alla prospettiva di una integrazione europea dei Paesi dei Balcani: al momento solo la Slovenia è membro sia della UE che dell'area della moneta unica, mentre la Croazia è candidata all'ingresso. "Vogliamo procedere - ha spiegato il Capo dello Stato - sulla via di accordi di associazione e stabilizzazione con altri paesi dell'ex Jugoslavia e tenere aperta la prospettiva, non sappiamo quanto vicina, di una piena integrazione di quest'area". Napolitano infine, riferendosi alla Turchia, ha fatto presente che è in corso "un difficile confronto con la Francia" dopo la presa di posizione del nuovo presidente francese, Nicolas Sarkozy. "Ma se vogliamo tenere in piedi - ha concluso - una Unione a 27 e anzi la vogliamo più larga che comprenda un grande, popolosissimo e diversissimo Paese come la Turchia, abbiamo bisogno di istituzioni europee più forti che garantiscano che l'Unione possa essere governata, possa decidere e svolgere il suo ruolo senza degradare a semplice area di libero scambio". (Agi)

 

 

 

 

IL VIALIBERA

UNIONE EUROPEA
Estesi i colloqui per l'ingresso
della Turchia a due nuove
aree politiche. No ad una
terza

L'Unione Europea ha dato il via libera  per estendere i colloqui per l'ingresso della Turchia in Europa a due nuove aree politiche opponendosi però a una terza. 
La decisione giunge dopo che la Francia ha ostacolato i 27 Paesi del blocco nell'aprire il capitolo delle negoziazioni sulla politica economica e monetaria per sottolineare l'opposizione del neo presidente Nicolas Sarkozy all'eventuale ingresso della Turchia in Europa.
"Abbiamo trovato un accordo su due capitoli: statistiche e controllo finanziario", ha spiegato il diplomatico che è coinvolto nei colloqui preparatori.
Lo scorso anno, l'UE ha sospeso le negoziazioni su otto dei 35 capitoli in cui è suddivisa la legge UE dopo che la Turchia non si è detta disponibile ad aprire i suoi porti e aeroporti al traffico proveniente da Cipro. (Reuters)

 

Parla Ali Babacan

"IL NOSTRO OBIETTIVO"

La Turchia "non è soddisfatta" della decisione di Bruxelles di aprire soltanto due dei tre capitoli negoziali per l'adesione all'Unione Europea ma continuerà a perseguire il suo principale obiettivo che è quello della piena adesione. Questo il messaggio lanciato dal ministro dell'Economia turco che guida le trattative con i Ventisette, Ali Babacan.
"Ci sembra di capire - ha detto il negoziatore turco - che delle difficoltà non attinenti al tema siano emerse nel dibattito al Consiglio dell'UE. Per quanto riguarda il terzo capitolo, non siamo soddisfatti delle spiegazioni e delle giustificazioni tecniche che ci sono state fornite. Speriamo che ci 
saranno dei progressi su questo tema sotto

 la presidenza portoghese".
"Per quanto riguarda le politiche economiche e monetarie - ha aggiunto 
Babacan - la Turchia ha avviato delle
riforme molto significative. Ha già soddisfatto due dei tre criteri necessari: il deficit di bilancio inferiore al 3%, il debito pubblico che scende (siamo anche più avanti ad alcuni Paesi nell'Unione monetaria) e per quanto riguarda i tassi di interesse e inflazione siamo determinati a fare progressi".
Babacan ha anche osservato che uno "stop" ai negoziati con la Turchia sarebbe un rischio per l'Europa. "E' necessario mantenere tra le due parti una certa fiducia. Abbiamo un obiettivo condiviso, dobbiamo anche avere una volontà condivisa altrimenti la situazione  sarà negativa non solo per la Turchia ma anche per l'UE", ha concluso il rappresentante del Governo di Ankara ipotizzando che l'Unione "resterà forte solo se continuerà a mantenere le sue promesse" e se "sarà capace di mettere insieme diverse culture intorno a valori comuni". (da Adnkronos/Aki)

 

 

 

 

 

 

UE, ATTENTA!
" C'E'
IL RISCHIO

DI DELUDERCI"

UGUR ZIYAL   L'AMBASCIATORE TURCO IN ITALIA RIASSUME IN UNA INTERVISTA I MOTIVI PER I QUALI GLI OSTACOLI CHE PONE BRUXELLES POTREBBERO RITORCERSI CONTRO

Avrebbe dovuto essere un segnale positivo nelle complicate trattative tra Europa e Turchia. Ed invece l'apertura di due soli capitoli negoziali rispetto ai tre promessi rischia di diventare "una grande delusione del popolo turco", ha ammonito a'ambasciatore di Ankara a Roma, ugur Ziyal. "L'Unione Europea sarà messa in cattiva luce agli occhi dei turchi", ha sottolineato il diplomatico in un colloquio con <Apcom>.
Ankara in fondo lo sapeva che A Bruxelles avrebbe vinto alla fine la Francia di Sarkozy. "Non mi pare che quella francese sia una posizione euro-costruttiva", ha commentato il rappresentante turco. "Posso dirvi che porre altri limiti rischia di avere conseguenze sull'opinione pubblica".
Proiettata verso le elezioni anticipate del 22 luglio, con i negoziati per l'adesione all'UE parzialmente sospesi e il timore di big bang a fine anno, la Turchia oggi cerca di evidenziare l'effetto boomerang che il cambio di regole in corsa potrebbe avere. "Il nostro Paese si sviluppa e va avanti, e questo è un bene per tutti. Perché dovremmo fermare qualcosa che è un bene per tutti", ha argomentato l'ambasciatore. Osservando che, comunque vada, alla fine del lunghissimo negoziato, la Turchia la sua parte l'avrà fatta. "Alla fine la Turchia sarà pronta, e lo sarà in base ai traguardi raggiunti: E allora dovrà decidere: sappiamo che ci sarà più di un referendum".
Se l'uomo del divorzio potrebbe chiamarsi Nicolas Sarkozy, Ugur Ziyal lascia intendere che il "turcoscetticismo" del nuovo inquilino dell'Eliseo non è, non può diventare un ostacolo decisivo. "Sin dall'inizio diversi elementi si sono affiancati ai negoziati, sono emerse preoccupazioni politiche che hanno rallentato molto il processo - ha argomentato - noi abbiamo allora fatto due cose: primo, chiesto di essere trattati alla pari con gli altri Paesi in negoziato. Per questo aspettavamo l'avvio di negoziati su altri tre capitoli. Per la nostra gente, invece una grande delusione mentre l'UE viene messa in cattiva luce agli occhi dei turchi. Seconda cosa, a fronte dei problemi da risolvere, abbiamo stilato programmi e piani sino al 2012-13: sappiamo cosa dobbiamo fare, e lo faremo con le nostre forze".
Il messaggio di Ankara è chiaro: non ha senso chiudere la porta, aperta alla Turchia nel 204 con l'avvio dei negoziati. Si aspettino i risultati. "Fino al momento delle decisioni, fino alle consultazioni popolari, a nostro avviso non c'è motivo di fermarsi - così Ziyal - o tantomeno cambiare la prospettiva di traguardo. E' molto semplice. Abbiamo in corso negoziati per la piena adesione, non per altro, perché per noi non ha senso negoziare per qualcosa di diverso".
Chi vorrebbe "qualcosa di diverso", in primis, il Capo di Stato francese con la sua idea di un'Unione mediterranea su cui reindirizzare la Turchia, sostiene l'incompatibilità della Mezzaluna con l'UE. Ankara non ci sta. "Tutto questo dibattito, fin dall'inizio, per stabilire se la Turchia è un Paese  europeo. Penso che la risposta sia stata data dal Consiglio europeo quando ha deciso di aprire negoziati per l'adesione. Cioè, la Turchia è un Paese europeo. E' una realtà, facciamo parte di quasi tutte le organizzazioni europee e il nostro ruolo al loro interno non certo negativo né tanto meno distruttivo. Anzi!".
La Turchia che rivendica la propria identità europea, ha spiegato il diplomatico, lo fa innanzitutto perché "per noi l'Europa è un concetto" diventato modello e meta. Anche oggi che l'Europa litiga e gioca al ribasso. "Un'idea che si declina in modernizzazione, sicurezza, democrazia. Un'area di libertà, di giustizia, di cui  vogliamo far parte. Vogliamo progredire. Vogliamo far progredire l'economia, vogliamo leggi migliori, migliore governance. Ma l'atteggiamento europeo sta dimostrando che le cose forse non stanno proprio così, che l'Europa reale non corrisponde a questa idea, è qualcos'altro e allora dei dubbi si stanno insinuando nella gente in Turchia". Questi dubbi potrebbero rovesciare la partita Ankara-Bruxelles, in caso le autorità turche decidessero di indire un referendum sulla prospettiva di ingresso nell'UE. "Un referendum? Non abbiamo ancora deciso", questa la risposta cauta del rappresentante turco.
"Vedremo. In democrazia funziona così. Ma per noi il punto è: sino al momento delle decisioni andiamo avanti, che senso ha fermarsi prima".
Negli ultimi mesi in Europa è cresciuta anche la preoccupazione per le tensioni interne alla Turchia, Paese che appare sempre più diviso tra sostenitori del fronte laico e dell'Islam. Ultimo episodio, ancora da chiudere, lo scontro per la nuova presidenza, che il premier Recep Taiiyp Erdogan vorrebbe affidare al suo delfino Abdullah Gul , ed il presidente (ancora in carica, ndr) Ahmet Necdet Sezer, contrario, in nome dello Stato secolare.
"E' tutto normale, abbiamo un ordine costituzionale e tutto è stato fatto in base al quadro della Costituzione - ha contestato Ugur Ziyal - Il Parlamento non è riuscito ad eleggere il Capo dello Stato e quanto è accaduto dopo non ha infranto in alcun modo le regole costituzionali. Quello che voglio sottolineare è che si tratta di un processo del tutto legale. Ci saranno elezioni, c'è una campagna elettorale in corso, molto vivace, la situazione è assolutamente normale, non così tesa come si percepisce, come si riferisce in Europa. Quello che vi arriva è la tensione che circonda la Turchia: Palestina e Nord Iraq.
Per il Nord Iraq, dove secondo Ankara viene dato asilo ai ribelli curdi attivi in Turchia, l'esercito turco medita un'azione militare. "Dobbiamo dire che nell'Iraq settentrionale abbiamo un problema molto grave, è un problema di terrorismo dall'Iraq verso la Turchia. Che cercheremo di risolvere in modo pacifico", ha assicurato l'ambasciatore. "Ma credo che la tensione che viene percepita non sia dalla Turchia di per sè, ma dalle condizioni nell'area".
Di Nord Iraq i vertici turchi hanno discusso di recente con il capo della diplomazia italiana, massimo D'Alema, che alcune settimane fa è stato in visita ufficiale in Turchia. "Della questione settentrionale si è parlato in modo molto franco con il ministro D'Alema. Capiamo le preoccupazioni riguardo la situazione attuale. Siamo pronti ad ascoltare ancora".
Altro che Parigi, altro che Berlino o Bruxelles. A Roma si appoggia il cammino europeo della Turchia con grande continuità, oggi con il centro-sinistra come ieri con il centro-destra. Poco da eccepire, dunque, su questo fronte: "Noi speriamo di continuare così, con il sostegno dell'Italia, per noi prezioso", ha osservato il diplomatico turco. Si può fare di più. invece, ha esortato, in termini di collaborazione economica.
"Abbiamo un interscambio da 15 miliardi di euro. Possiamo migliorarlo. Possono aumentare gli investimenti italiani in Turchia, e certo quelli turchi in Italia, che stanno cominciando, pur lentamente. Insomma: in campo economico c'è spazio per crescere. L'Italia oggi è il terzo partner commerciale con la Turchia. Io spero che possa diventare il numero uno. Gli italiani ora hanno cominciato a conoscere davvero il mio Paese e si stanno espandendo, il business procede con benefici da entrambe le parti". Su che cosa si punta? "Le Piccole Medie Imprese. Sono la spina dorsale della vostra e della nostra economia. credo che ci sano davvero buone prospettive in questo senso", ha suggerito Ziyal. Che ha concluso: "In generale, prevedo un futuro decisamente luminoso per la cooperazione turco-italiana". (Orm-Apcom)

 

 

 

 

Quattro membri del Pkk,
fuggiti dalle proprie basi,
avrebbero parlato

VOCIDI UN RITIRO
DEI GUERRIGLIERI


Questa ipotesi, se 
confermata,
potrebbe evitare lo sconfinamento
dell'esercito turco 
nel Nord Iraq

Il timore di un’incursione armata dell’esercito turco avrebbe spinto migliaia di ribelli del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) a evacuare le proprie basi dell’Iraq settentrionale. A sostenerlo sono quattro membri della stessa organizzazione, che lo scorso fine settimana sono fuggiti da una delle basi irachene del Pkk e si sono consegnati alle autorità turche.
"
Ipotesi di intervento"
La Turchia, che nel corso degli anni novanta è penetrata diverse volte in territorio iracheno con le proprie truppe, sostiene che nel nord dell’Iraq si trovano le basi della guerriglia curda, da cui partirebbero gli attacchi in territorio turco contro esercito e civili. Per questo, lo scorso aprile, il Capo di Stato Maggiore Yasar Buyukanit ha chiesto al Governo di approvare un’incursione militare in territorio iracheno.
Le pressioni dei militari sull’Esecutivo sono aumentate negli ultimi giorni, quando Buyukanit ha chiesto al governo guidato dal Parito di giustizia e sviluppo (Akp) di fissare le linee guida per un possibile raid. "C’è bisogno di conoscere gli obbiettivi politici di questa lotta", ha detto il generale in tv, precisando che in questo modo l’esercito potrebbe decidere “che tipo di forza è necessaria per farlo e cercare un approvazione formale”.
Proprio questo affollarsi di indiscrezioni avrebbe portato il Pkk all’inattesa decisione di sgomberare le proprie basi irachene. "Nelle ultime settimane, le voci di un intervento oltre-confine dell’esercito turco hanno seminato la paura all’interno dell’organizzazione. Tutti i campi sono stati sgomberati", hanno spiegato i quattro militanti, tra cui una donna, in una conferenza stampa convocata in una sede della gendarmeria nella provincia di Sirnak, nel sud-est della Turchia.

Escalation militare
Secondo il comandante delle forze in campo, il generale Ilker Basbug, nell’ultimo anno gli attacchi della guerriglia kurda in Turchia sono aumentati del 65 per cento rispetto all’anno precedente.
Responsabili di tale escalation – ha sostenuto Basbug – sarebbero i circa 3 mila guerriglieri del Pkk stanziati in nord Iraq, sostenuti dai quasi 2 mila concentrati all’interno della Turchia stessa.
In tutta risposta , l’esercito turco ha dispiegato un numero crescente di truppe al confine con l’Iraq. Per ora sono otto le compagnie aggiuntive inviate al confine, ma tra i piani dell’esercito c’è quello di ristrutturare altre sei brigate , rimpiazzandole con soldati professionisti.
Collaborazione Usa-Pkk?
Fino a questo momento, e nonostante gli appelli ripetuti di Ankara, gli Stati Uniti si sono detti contrari a ogni ipotesi di intervento in nord Iraq, capace di destabilizzare una delle poche aree relativamente tranquille del nord Iraq e indispettire l’alleato kurdo.
Tanto da meritarsi – da parte degli ambienti nazionalisti della Turchia – l’accusa di favorire la creazione di uno Stato kurdo indipendente nel nord Iraq, capace di riattizzare anche le passioni separatiste dei 14 milioni di kurdi residenti in territorio turco.
Il sostegno di Washington all’alleato kurdo, tuttavia, potrebbe essere andato oltre la semplice inerzia. Almeno stando alle dichiarazioni dei quattro transfughi del Pkk che nel proprio intervento davanti ai giornalisti hanno anche assicurato di aver visto dei mezzi blindati dell’esercito Usa consegnare delle armi al Pkk all’interno del campo.


UCCISI 8 RIBELLI

Otto ribelli curdi del pkk sono rimasti uccisi nel corso di un lungo scontro a fuoco con i militari turchi nella provincia di Sirnak al confine con l'Iraq. Lo hanno reso noto fonti militari turche.

L’informazione - che non ha ricevuto conferme indipendenti, ma che è stata rilanciata con forza dai media turchi - è bastata turbare le già difficili relazioni tra Ankara e Washington. Tanto da spingere l’ambasciata statunitense ad Ankara, ad una pronta smentita. Washington – ha ricordato l’ambasciatore Usa - considera il Pkk un’organizzazione terroristica e, pertanto, non coltiva alcun legame con essa.
Ankara stringe i tempi
Fino ad ora il primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, aveva fatto da freno di fronte alle richieste dell’esercito, escludendo di fatto ogni ipotesi di intervento armato e limitandosi chiedere un intervento del governo iracheno e di quello statunitense contro i ribelli kurdi stanziati in territorio iracheno.
Qualcosa è cambiato nelle ultime ore. Egemen Bagis, consigliere del primo ministro per gli Affari esteri, ha fatto sapere che per intervenire in territorio iracheno la Turchia non avrà bisogno dell’approvazione di chicchessia (leggi Usa).
Toni analoghi sono stati utilizzati nelle stesse ore dal ministro degli Esteri e vice-premier, Abdullah Gul, che durante un suo intervento nella città di Kayseri ha reso noto che i piani per una possibile operazione militare del nord dell’Iraq sono stati già preparati e approvati dal Governo e che quindi, d’ora in poi, “tutto è possibile". (Carlo M. Miele/OsservatorioIraq)

 

 

 

 

 
 

AVUTO DAGLI  ISRAELIANI

AEREO SPIAPER COMBATTERE IL PKK

La durata della consegna
di un anno. Sarà di stanza
a Batman nel sud-est 

The Turkish military has leased an Israeli-made unmanned aerial vehicle (UAV) mainly to combat increasing terror attacks in the country's southeast. The lease period is one year.The UAV, manufactured by Israeli Aerospace Industries (IAI) will be delivered to Ankara next week. It will be stationed in Batman and operated by an Israeli squad, defense officials in Ankara said. Turkish military personnel will only perform the sensor operation duty for the Uav.
Turkish military officials have gone for the lease option to meet their urgent operational requirements in the southeast. Pkk attacks have killed nearly 50 Turkish troops this year.“This is a non-standard aircraft and to operate it we would have to spend a lot of time for training,” a military official said. “The Israelis will operate the aircraft to meet our urgent operational requirements in the southeast.”The Turkish military has been operating one Uav in the southeast for the past 15 years. That one, delivered by U.S. General Atomics, fails to meet the increasing operational need in the face of the latest wave of PKK attacks against Turkish targets.
In 2005, IAI won a separate Turkish contract for the supply of three Uav systems and 10 aircraft in a $180 million deal. But the deliveries of these critical systems, originally scheduled for April 2007, are now facing delays for about one year. (Turkish Daily News)

 

 

 

 

 

 

 
 

Erdogan e i curdi

MANO TESAAL DIALOGO

"Se il vostro problema è la libertà, il posto per risolverlo è il Parlamento". Sono state queste le parole di Recep Tayyip Erdogan nell'Est della Turchia, dove il premier sta conducendo una parte della campagna elettorale dell'Akp, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, di orientamento islamico-moderato.
"Molti Paesi - ha continuato il Primo Ministro - hanno problemi legati al terrorismo. Ma nessuno ha il diritto di rovinare la pace di una nazione. E la soluzione per il popolo curdo non può essere l'adesione al Pkk".
Il discorso del premier sembrerebbe confermare un'ulteriore apertura alla minoranza curda nel Paese.

 

 

 

 

 

 

ARMENIA/TURCHIA

 

L'INVITO

Erevan ha chiesto ad Ankara di aprire i confini come
1° passo per normalizzare le relazioni tra i due Paesi

L'Armenia ha invitato la Turchia ad aprire i confini, come primo passo necessario al fine di normalizzare le relazioni tra i due Paesi divisi dal contenzioso per l'occupazione armena del Nagorno Karabakh e dalla aspra polemica storica sui massacri degli armeni di Anatolia del 1915-16, che gli armeni definiscono "un genocidio", definizione che la Turchia respinge con energia.
"Innanzitutto abbiamo bisogno come minima condizione di un confine aperto tra i nostri due Paesi per affrontare le questioni problematiche tra noi", ha affermato il ministro degli Esteri armeno Vardan Oskanyan, intervenendo al vertice dei 12 Paesi rivieraschi del Mar Nero in corso a Istanbul. Turchia ed Armenia non hanno relazioni diplomatiche ed il confine tra i due Paesi è chiuso dal 1992. (Corriere del Ticino)

 

 

 

 

 

UNA SINISTRA CHE NON C'E'

INTERVISTA
A ZULFU LIVANELI

 

 

Un musicista leggendario, una vera icona della sinistra e della cultura turca, ex parlamentare del CHP. Si chiama Zülfü Livaneli e in questa intervista, raccolta dal corrispondente di <Osservatorio Balcani>, spiega i problemi della Turchia odierna e la grande assenza di un vero partito di sinistra

 

Musicista quasi leggendario - un suo concerto ad Ankara nel 1997 ha raccolto più di mezzo milione di persone - e pluripremiato, tra gli altri anche il premio Tenco, autore di racconti e romanzi (uno dei quali Felicità pubblicato in Italia da Gremese), regista, attivista dei diritti umani e parlamentare."Zülfü Livaneli è una presenza insostituibile nella scena letteraria, musicale e politica del Paese" forse niente meglio di questa frase di Orhan Pamuk sintetizza la figura di Zulfu Livaneli.
"Non sono un politico di professione ma sono stato un artista interessato alla politica. Sono stato in carcere dopo il colpo di stato del 1971, in seguito sono stato in esilio in Svezia, Francia e Grecia. Con le mie canzoni sono sempre stato una figura politica, con loro in qualche modo sono cresciute generazioni di turchi. Mai all’interno di un partito ma a fianco dei diritti umani, della democrazia, contro i colpi di Stato e le Forze Armate, un umanista".
E poi l’esperienza in parlamento nell’attuale legislatura nelle file del CHP (Partito Repubblicano del Popolo)
Sì, purtroppo poi ho deciso di entrare in parlamento. Lì ho potuto constatare come i partiti in Turchia non servano a niente, i leader dei partiti si comportano come dei sovrani, controllano 500-600 delegati all’interno del partito, da loro si fanno eleggere e poi rompono ogni legame con la gente. Gli elettori votano persone che non conoscono, sono i leader di partito a formare le liste elettorali, viene a mancare la rappresentatività. Io sono entrato nel Chp perché è il partito fondato da Atatürk, il partito che ha creato la Turchia. Negli anni ’60 si è aperto alla sinistra per trasformarsi in un partito socialdemocratico, per questo ho accettato la candidatura del partito. Con altri amici ci siamo detti che avremmo potuto ottenere alcune conquiste democratiche, avvicinarci all’Europa, riforme, diritti per i curdi, trasformare il partito in un partito progressista. Immediatamente dopo le elezioni abbiamo però capito che noi eravamo solo uno specchietto per le allodole da mostrare alla gente.
Infatti il partito dopo le elezioni ha fatto un’inversione di 180 gradi, ha abbracciato una politica di destra, nazionalista. Abbiamo avuto molte discussione sulle questioni più diverse, il problema curdo, l’Unione Europea, e lì ho capito che il partito non faceva per me e mi sono dimesso entrando nel gruppo indipendente. Da indipendente però non è possibile combinare nulla, non avete nemmeno il diritto di parola. Il nostro Parlamento non è un luogo di discussione, è un ruolo di ratifica di decisioni prese altrove. Soprattutto in questa legislatura con un solo partito al potere ed uno all’opposizione. Quello che il Governo ordina viene immediatamente approvato dal Parlamento. I deputati non sono autonomi perché hanno paura dei leader, vogliono essere candidati anche nelle prossime lezioni e quindi evitano di entrare in contrasto con il segretario, altrimenti verrebbero immediatamente depennati.
Le faccio un esempio concreto: tempo fa una cinquantina di deputati del Chp ha sostenuto la mia candidatura a segretario del partito in opposizione a Baikal, una lotta a cui poi ho rinunciato. E per le prossime elezioni questi 50 deputati sono stati eliminati dalle liste elettorali. Baikal controlla 500-600 delegati e con loro il partito. In Turchia è impossibile fare qualcosa contro la volontà del segretario di partito, e questa cosa vale per tutti e non solamente per il Chp.
Un deficit di democrazia...
Sì, e poi non dimentichiamo lo sbarramento del 10% fatto per non fare entrare i curdi in parlamento, così alle ultime elezioni la metà dei voti sono finiti nella spazzatura, l’attuale parlamento rappresenta la metà dell’elettorato. Questo sistema così com’è non può risolvere i problemi della Turchia. E’un sistema che ha bisogno di una riforma radicale, seria, il sistema così com’è è un sistema bloccato, ed i risultati delle elezioni non cambieranno la situazione. Non si è riusciti nemmeno a eleggere il presidente della Repubblica.
Il Paese si trova profondamente spaccato, i curdi, i nazionalisti turchi e i religiosi. Io non sono molto ottimista per il futuro prossimo. La Turchia è esposta ad ogni tipo di provocazioni, c’è un clima di violenza. Io avevo proposto la costituzione di una commissione di inchiesta sulla violenza dopo l’omicidio di padre Santoro, per indagare questa violenza nazionalista. E subito dopo è stato ucciso Hran Dink, e poi gli omicidi di Malatya. Poi mi sono impegnato anche sul fronte dell’articolo 301, l’eliminazione del riferimento alla turchità, ho parlato anche col ministro della Giustizia mettendolo in guardia contro il pericolo rappresentato da questo articolo ma non è servito a niente, nessun partito mi ha sostenuto perché hanno avuto paura delle reazioni della gente.
Il problema è che la Turchia non ha conosciuto la 2° Guerra Mondiale e la gente non è consapevole del pericolo che può arrivare da queste parole. Bandiera, patria, sono cose positive, ma non sono consapevoli del potenziale distruttivo che contengono. Noi cerchiamo di spiegare quanto sia pericolosa l’ideologia nazionalista.
In conclusione credo che le elezioni siano la punta dell’iceberg, io guardo a quello che c’è sotto e ci vedo un Paese profondamente spaccato e la crescita del nazionalismo fanatico che ha creato una cultura che fa paura. Qualsiasi scusa è buon per scatenare la violenza, la patria, l’onore o la squadra di calcio.
Nessun partito sembra essere interessato ad una riforma radicale però, ad esempio una nuova Costituzione...
Certo la nuova Costituzione, civile, è un aspetto fondamentale. Non è importante come si scrive la Costituzione, basterebbe dare l’incarico a qualche professore. Ma la Costituzione è un contratto sociale, è importante come e chi la scrive. Io avevo proposto l’istituzione di un Parlamento parallelo, composto da persone che poi non avrebbero più avuto incarichi politici, con il compito di scrivere una nuova Costituzione, e poi sottoporre il testo ad un referendum popolare. Ma anche in questo caso nessuno ha appoggiato la mia proposta.
In politica da dove può arrivare la speranza?
In tutto il mondo la politica scorre lungo due fiumi principali, la destra e la sinistra. In Turchia i colpi di Stato hanno annientato la sinistra e senza sinistra sono nati i partiti etnici o quelli religiosi, mancano questi due riferimenti principali, destra e sinistra, per sostenere la democrazia. I militari che hanno ridisegnato la politica del paese non hanno capito e hanno pensato che annientando la sinistra avrebbero salvato il paese. Il risultato è una vera catastrofe.
In questa fase i militari si comportano come un vero attore politico...
Certo, ma non bisogna dimenticare che il loro intervento nasce come prodotto di una reazione. I militari non potrebbero fare nulla contro un Governo amato dalla gente ma i riferimenti religiosi di questo governo hanno spaventato la parte laica del Paese. Poi c’è il ruolo dei neo-con americani che ritengono che la laicità nel paese sia un affare di pochi, garantita solo dai militari, e credono alla necessità che il Paese torni alle sue radici islamiche, ad un Islam illuminato. Il kemalismo ha creato in 80 anni le sue generazioni e la sua tradizione e queste persone hanno voluto scendere in piazza per testimoniare la loro presenza. A questo punto però gli organizzatori delle manifestazioni hanno cercato di manipolare la gente e spingerla verso il militarismo. In questo modo la componente laica finisce con l’esercito. Sono le persone come noi, che non vogliono uno stato religioso né un colpo di Stato ma è la democrazia a trovarsi nella situazione peggiore. Siamo isolati in un Paese che si polarizza.
Come giudica il periodo di governo dell’Akp?
Io credo che il più grande errore del Chp sia stato questo. Io ho cercato invano di spiegare a Baikal che doveva essere il Chp a guidare il processo di adesione europea, è l’obbiettivo naturale del processo di modernizzazione iniziato da Atatürk. Invece il Chp è scivolato nel nazionalismo e l’Akp si è impossessato del tema dell’Unione Europea. In Turchia si è così prodotto un cambiamento storico: i vecchi reazionari sono diventati progressisti e viceversa. L’Akp ha fatto molte cose positive in campo economico, nel campo delle riforme ma le hanno poi rovinate con una serie di stupidaggini: il tentativo di inserire il reato di adulterio nel codice penale o la guerra del velo. Intendiamoci, io credo che ognuno debba potersi vestire come vuole ma fare dell’abolizione del divieto di portare il velo il punto principale del loro programma è troppo. Così hanno spaventato la gente e non era necessario.
E la sinistra?
Non c’è più la sinistra in Turchia. Chp-Ddp non hanno niente a che vedere con la sinistra, sono patiti nazionalisti. Attualmente in Turchia non c’è un partito di sinistra, eccetto alcune piccole eccezioni. Baikal ha trascinato il partito a destra, sono ormai come il Mhp (Movimento di Azione Nazionale, nda), anzi a volte anche più a destra del Mhp. Il suo elettorato ha paura, non ama Baikal, a lui nessuno darebbe il voto ma adesso hanno paura dell’Akp e non vedono altre alternative che il Chp o l’Mhp. E Baikal sfrutta questo sentimento di paura. Si tratta di elezioni all’insegna della paura: nessuno parla di programmi, di istruzione, di economia, di terrorismo e di violenza. Solo la paura.
Io darò il voto ai candidati indipendenti di sinistra, anche se so che non servirà a molto. La gente non sa a chi dare il voto. Come dicevo ci sono partiti nazionalisti, rappresentanti curdi e partiti religiosi. Niente che assomigli alla sinistra.
La questione curda ed il possibile intervento in Iraq monopolizzano il dibattito delle ultime settimane...
Non credo ci sarà un’operazione militare in grande stile. Solo il riposizionamento della frontiera di una decina di chilometri perché così come è adesso è incontrollabile. Io non capisco poi perché gli Stati Uniti stiano mettendo contro due dei loro alleati, la Turchia e Barzani (presidente del Kurdistan iracheno, nda) Veramente non capisco.
Per quanto riguarda i curdi della Turchia non credo che lo Stato farà delle aperture, non lo ha fatto finora. Io credo che la questione curda sia il problema più importante del Paese. Credo però che dovrà succedere qualcosa. Perché non prendere esempio dai Paesi europei, concedere diritti culturali, l’uso della lingua, la televisione, mostrare rispetto per la loro cultura? Noi lo chiediamo da anni. Se continui a sostenere che la mia lingua, la mia cultura non esistono, come è possibile non ribellarsi?
Certo negli ultimi anni alcuni passi in avanti sono stati fatti, le trasmissioni in lingua curda alla televisione di stato, alcuni diritti, ma la cosa negativa è che attualmente monta un ostilità tra curdi e turchi che non c’era stata nemmeno durante gli anni più duri della guerra con il Pkk.
Il problema principale del nuovo Parlamento?
La questione dell’adesione europea. C’è un verso di Nazim Hikmet che mi piace ricordare " Diamo il mondo ai bambini".
Se i bambini guidassero il Paese sarebbe tutto più facile: democratizzazione, diritti umani, adesione europea, loro capiscono queste cose semplici ma purtroppo non i nostri politici (Fabio Salomoni/Osservatorio Balcani)

 

 

 

 

 

 

ANKARA

AYLA PERKTASPRESIDENTE
DELLA CORTE COSTITUZIONALE

Per la seconda volta consecutiva la Turchia ha un presidente della Corte Costituzionale donna. Zehra Ayla Perktas è stata designata dal presidente Ahmet Necdet Sezer e prende il posto della pensionata Tulay Tugcu. La Perktas è stata procuratore del Consiglio di Stato

 

 

 

 

 

 

 

ATTACCO (NUOVO)
AL PATRIARCATO
DI COSTANTINOPOLI

RELIGIONE E STORIA   La Corte di Cassazione ha 
stabilito che Bartolomeo I è semplicemente una guida dei
greco-ortodossi e non può avanzare il titolo di "ecumenico"

 

Continua a non essere facile la vita delle minoranze religiose in Turchia, a cominciare dagli ortodossi del patriarcato ecumenico di Costantinopoli, che si è visto al centro di una sentenza della Corte di Cassazione piuttosto insolita. I giudici di Ankara hanno stabilito che il Patriarca Bartolomeo I è semplicemente la guida dei greco-ortodossi e non può avanzare il titolo di "patriarca ecumenico". Assurdo quindi che il mondo ortodosso continui a riconoscergli una sorta di primato spirituale. È noto infatti, che nell'ortodossia ogni Chiesa è "autocefala", ossia autonoma per giurisdizione, ma da sempre il Patriarcato di Costantinopoli ricopre un ruolo di primus inter pares, in forza del valore storico della Chiesa dell'antica capitale cristiana di Oriente.
Eppure, la corte precisa che, pur avendo diritto di rimanere sul suolo turco, il Patriarcato "è soggetto alla legislazione turca", mentre la Turchia non può dare "status speciale" alle minoranze che vi abitano. Tesi sostenuta anche dai media turchi che, commentando la sentenza, hanno spiegato che il Trattato di Losanna del 1923, classifica il patriarcato di Costantinopoli come minoranza religiosa e non come "ecumenico".
La decisione della Corte non ha effetti giuridici al di fuori del Paese anatolico, ma aggiunge nuovi elementi di preoccupazione in uno scenario in cui i cristiani continuano ad essere discriminati. La comunità ortodossa come quella cattolica continua a non avere personalità giuridica, i ministri di culto e i vescovi non sono riconosciuti, i seminari sono chiusi, mentre il Patriarca di Costantinopoli deve essere per forza un cittadino turco. Per non parlare dell'irritazione delle autorità turche per la qualifica "ecumenico" (ossia universale) legata a Bartolomeo I e al patriarcato, con le accuse piuttosto frequenti di settori dell'opinione pubblica di voler costruire enclavi straniere nel Paese o comunque pretendere una sorta di extraterritorialità, sulla falsariga della Città del Vaticano.
Teorie sempre smentite dal patriarcato che pretende semplicemente di veder riconosciuti i propri diritti in un Paese che da decenni interpreta la laicità come forma di controllo statale sul culto e non come separazione di ambiti diversi. È anche per questo che dal patriarcato arrivano commenti fermi, perché – dicono fonti diplomatiche - "non è certo una sentenza della Corte di uno Stato che può modificare l'importanza storica di una istituzione universalmente riconosciuta da tutto il mondo come il patriarcato ecumenico".
La sentenza rischia di creare una nuova frattura nei rapporti fra il Patriarcato greco ortodosso di Fener e il Governo di Ankara, anche per quanto riguarda la questione della riapertura della scuola teologica sull'isola di Heybeliada. Proprio su questi due punti nel mese di novembre, l'arcivescovo Demetrio, raggiunto dall'agenzia <Apcom>, si era detto ottimista, annunciando tuttavia conseguenze serie, in caso di risposte negative. L'arcivescovo aveva sottolineato la condizione in cui vivono gli ortodossi a Istanbul e delle trattative in corso con il Governo.
"Nella vita di tutti i giorni non ci sono problemi. Con il Governo abbiamo buoni rapporti. Ma esistono alcune questioni da affrontare davanti alle quali il Patriarcato non intende assolutamente arretrare: l'uso dell'aggettivo ecumenico, la restituzione delle proprietà confiscate alle minoranze religiose negli anni '70 e la riapertura della scuola teologica sull'isola di Heybeliada". Il premier Erdogan, aveva concluso, "negli ultimi tempi ha dato segnali positivi. Aspettiamo fiduciosi". "La sensazione - aveva detto ancora l'arcivescovo - è che la nostra religione venga immediatamente ricollegata alla Grecia da una parte e al passato dall'altra. Molte volte abbiamo l'impressione di essere trattati come un'entità estranea, mentre siamo radicati nel tessuto di questa città da secoli". (Mattia Bianchi/www.korazym.org)

 

 

 

 

 

 

 

 

IL PAPA E LA TURCHIA

UN VIAGGIO FONDAMENTALE

Intervista a Jean-Louis Tauran nuovo capo del Consiglio per il dialogo
tra le religioni

The Vatican's new point man for relations with the Muslim world has said Pope Benedict XVI decided to upgrade its office for inter-religious dialogue during his visit to Turkey last November.
Cardinal Jean-Louis Tauran, the Vatican's foreign minister from 1990 to 2003, said after being named to head its Council for Inter-religious Dialogue that the pope chose him because of his long experience in the Middle East. His nomination marked a rare about-face for the pope, who downgraded the Council in 2005. The uproar in the Muslim world after his speech last year in Regensburg, Germany prompted him to reconsider, Tauran told the Vatican Radio's French service.
"This decision expresses the importance the pope gives to dialogue among religions, especially Islam," the French-born prelate said. "It's a decision that matured during the pope's voyage to Turkey." The pope's trip last November, which included prayers with an imam at İstanbul's Blue Mosque, focused on repairing relations with Muslims after his Regensburg speech in September implied he thought Islam was a violent and irrational faith. Since Regensburg the pope has thought a lot about the importance of knowing each other, said Tauran, a career Vatican diplomat who has been the Vatican's chief librarian since 2003.
In an analysis, the French Catholic daily La Croix said Tauran's appointment marked a shift in the Vatican from a theological to a diplomatic approach to the Muslim world. "When he speaks, the pope uses diplomatic concepts for Muslims, not theological ones, such as his strong calls for reciprocity," it wrote. Reciprocity is the Vatican codeword for equal rights for Christian minorities in Muslim countries. (Zaman)

 

 

 

 

 

SOCIETA'

 

 

L'ULTIMO CASO AD ANKARA

VELO ISLAMICOE POLEMICHE

Ancora polemiche in Turchia sull'utilizzo del velo islamico. I giornali turchi si sono scatenati, con posizioni differenti, sull'ultima polemica che ha tenuto banco recentemente, cioè la mancata ammissione di alcune studentesse agli esami di fine anno perché indossavano il veli islamico. Stando a quanto reso noto dal quotidiano <Milliyet>, il ministro dell'Istruzione Huseyn Celik - già al centro delle critiche per i suoi atteggiamenti conservatori - non avrebbe vigilato con la dovuta attenzione sul fatto che molte ragazze con il velo islamico si erano recate in università per sostenere l'esame di fine anno.
Si trattava di un test particolare, perché riservato a quelle scuole per corrispondenza organizzate dal governo per le persone che non possono permettersi di frequentare la scuola e fra queste le ragazze che portano il velo. Stando al <Milliyet>, teoricamente, queste ragazze non sarebbero potute entrare, mentre si sa con certezza che il divieto è stato applicato con coerenza solo ad Istanbul, Erzurum, sinop e Manisa.

 

 

 

 

 

 

ESSERE
IN TURCHIA,
UNA CONTINUA
SORPRESA

A COLLOQUIO CON L'AMBASCIATRICE AUSTRALIANA AD
ANKARA, SIGNORA JEAN DUNN. DUE POPOLI UNITI
DAL FATTO CHE ENTRAMBI AMANO LAVORARE DURO

Jean Dunn, the Australian ambassador to Turkey, thinks that Turks and Australians have a lot in common: they work hard, they play hard; they like barbecues, of course; and they are both very deeply attached to their history.
The two nations' histories crossed paths at Gallipoli, the famous heroic battle of World War I. She says that the younger generation of her country finds its identity in the commemoration of the Australian and New Zealand Army Corps (Anzac) -- Anzac Day -- the anniversary of the first major battle fought by her homeland, remembered, as it is in Turkey, for the heavy loss of lives in 1915. Ambassador Dunn, as a mother of three, does not miss that much from her country because Ankara is very much like their capital, Canberra. During the interview she also points out that Australia is a country of immigrants, but she underlines the fact that everybody has intermarried and diluted their ethnic roots. She takes the topic of bilateral relations very seriously, but when it comes to her personal life she prefers to enjoy herself. She says this is one of the main characteristics of Australians: work hard, play hard.
"There are always constant surprises, and I enjoy it very much for that reason," says Ambassador Dunn, explaining her three years of experience in Turkey. When I ask what the biggest surprise was, she stops for a second and says, "rather than a surprise, something really, really pleasant," and continues: "After I came I understood the deep attachment the Turkish people have to the Battle of Gallipoli. I met many people who said 'my grandfather was injured in that war.' That was my biggest surprise -- I really valued it."


This battle is also very important for the Turkish people as it is one of the bravest moments in their history. It was fought in order to protect the homeland when the Ottoman Empire was on the verge of collapse. About 90,000 Turks died and twice that number injured. Many intellectuals, engineers, doctors and other professions were lost, causing the Republic of Turkey that rose out of the ashes of the Ottoman Empire to embark on an extensive program of education and training.
Ambassador Dunn explains the importance of Anzac Day, April 25, the day their soldiers landed on the Gallipoli peninsula in 1915: "Anzac Day is very, very important to Australia. April 25 is the landing of the Anzacs. And it happened not long after Australia gained its independence from the United Kingdom. It's the very beginning of our nation. Australians like to commemorate the sacrifice of their soldiers there -- their hardship, their bravery, their courage. It has become a very important place in our nation's identity. So 10-15,000 Australians came for the commemoration in April. They like to be exactly where things happened, to go to the cemeteries, to mix with Turkish people."
She says that this event keeps their embassy busy for at least two months every year: "So we have to prepare for that; we always have high-ranking visitors. Prime ministers and ministers come from Australia, and VIP representatives from the military. It is a very big event. It has to be organized in close cooperation with the Turkish government; the Turkish government is incredibly helpful. The event is televised live. School children and veterans are coming. To prepare for it is an enormous exercise," she says.
Maybe it is a surprise for the ambassador to discover the deep attachment of the Turkish people to this heroic battle. However for most Turks it will be a surprise to hear that not only the veterans of the war but also the young generation of Australia feels a deep attachment to Anzac Day.
"Every year more and more people come to the Anzac Day commemoration on April 25. There will be the 100th anniversary in the not too distant future. We know that we will have huge crowds. The great majority of them will be young people. It is a fact that young people can travel much more easily, but they are looking for an identity and looking for commemorating their soldiers who were so much a part of Australian history. It's really quite a remarkable phenomenon and young Turkish people go to Anzac Day commemorations, too. It is a shared experience," she says.
More commonalities, including water shortages
Between Turkey and Australia there is an eight-hour time difference and it takes 20 hours to fly from one to the other. For some Turks Australia might be the place for a new beginning, because of its immigration policy.
But, according to Ambassador Dunn, there are many common factors between the two nations, to the extent that she doesn't miss that much from her country: "Ankara is very much like Canberra. We have lots of sunshine, beautiful summers and springs, and Ankara has that. And in Australia the geography looks a lot like Turkey too. So I feel at home. If I would like to go skiing, hiking, I can do that in Ankara. I don't miss these things. Australia has many citizens of Turkish origin. We have very high-quality Turkish food in Australia, and two of the very best restaurants in Australia are Turkish restaurants. We are very interested in food. However we don't have your very interesting caravanserais and bazaars. What I love in Turkey is the old archeology, the old Seljuk, Ottoman, Byzantium, Hittite and Roman heritage; we don't have them in Australia," she says and laughs, and turns into the ambassador again: "So I met that richness here. I like Turkish culture, I love Turkey. So there is nothing I miss from Australia, probably because it is interesting here," she says.
When we are talking about things shared by the two countries, Ambassador Dunn laughs and points out that both nations have a special liking for barbecues: "That is something that Australia and Turkey share: going outside and having a barbecue and picnics. Australians do it all the time."
Despite the geographical distance and apart from the historical connections, the ambassador underlines that Turkey is an important country for her homeland. "As a reflection, their embassy is quite big," she says.
"We think Turkey is a big country with a big population that is dynamic, becoming wealthy, absolutely modern. We think also that it is strategically important, because it is a crossroad to the Middle East and Europe and it has important relations with the US, as Australia has."
Ambassador Dunn also explains a feeling which might be shared by many diplomats serving in Turkey: "I read about Turkey before I came here. And I knew it was important to Australia because of the Gallipoli and Anzac connection. I knew a little bit about Turkey from the Turkish community in Australia. But when I came here I learned a whole lot more; about the rich academic life, rich media, very interesting politics, the challenges Turkey has. Its foreign policy is conducted very well. So that was all that I didn't know and I learned about Turkey," she states.
The ambassador points out that Turkish immigrants to Australia have assimilated to Australian society very easily, "with no problems, no issues, and this shows that there is a communality between our cultures. Australia is a multicultural country, with 80 countries and 200 languages represented. I think Turkish people in Australia have a good sense of humor, like we do. Australians, like Turkish people, like sports -- you like football, we like cricket and rugby," she says.
I mention to her that I once read somewhere it would not be easy to live in Australia without a sense of humor. Ambassador Dunn laughs a lot: "I am sure there are some people who don't have a sense of humor. Generally Australians like to laugh, they like irony and jokes. We work hard and we play hard. I think it is true for Turkish people too." But, she adds: "I am not good at jokes. Australians often joke about themselves and sort of make fun of themselves. I don't know why do we do that, but we do."
While we are talking about similarities between the two countries, the subject of water scarcity comes onto the agenda. Ambassador Dunn says that her country is a dry country, and there are measures against wasting water: "First of all Australia is a dry country. We have civil water restrictions and everybody obeys them. For example you can wash your car once a week or [sometimes] never. When I went to Australia recently and rented a car, they gave me a dirty car and said, 'I'm sorry, we are not allowed to wash cars.' Showers, we have to have very short showers. It's limited to three minutes. The authorities can monitor it; they control how much water you use in a day. They cut it off in cases where the limit is passed," she says.
For some Turkish children Australia means the country of kangaroos and the home of the Tasmanian Devil -- a cartoon character, very naughty but at the same time extremely cute, with lots of brown hair, tiny legs and arms and very big eyes. When I ask Ms. Ambassador what Tasmanian Devil means for her, she is really surprised and thinks for a while, and she says that she did not know that it was a cartoon character: "Tasmania means an island which has a unique flora and fauna,
and there is an animal called the Tasmanian Devil which is not a devil. It is an animal you don't see very often. Australia is very unusual for the animals it has. Like kangaroos, you see huge colorful birds," she says.
When I mention to her that on the Internet some young Turks are talking about Australia as a "land of hope," that they are saying "one day I will be there," the ambassador says she can understand that: "I'm sure immigrants think that. Twenty-five percent of Australians are immigrants. If you work hard you have good job opportunities. You can give your children a good education. So I can understand why people think that."
Even before I finish the question "are there neighborhoods based on ethnicity?" she says "no" several times: "When we started our immigration program after World War II we were looking for people to work in our factories because Australia had a small labor force. So to make immigrating to Australia attractive we encouraged people to take Australian citizenship. That was a positive step towards becoming an Australian. Integration for us means everybody just mixes up. My daughter's best friend is half Indian, my son's best friend is Chinese, my stepfather is from the Czech Republic and my stepmother is from Indonesia … It is just common practice for these cultures to mix. It mostly happens with second generations. The first generation obviously has to learn the new language. Their culture has adapted … it is not a pressure on you [to be Australian], you wouldn't be just an immigrant and stay Turkish; you would be proud to be an Australian," she says.
Ambassador Dunn's family was one of the first newcomers to Australia in the 19th century. She has English, Irish and German origins. Her husband has German roots, too. They have three children; a 25-year-old son attending drama school, a 21-year-old daughter studying economics and a 17-year-old son who recently graduated from Bilkent University Preparatory School (Bups), in Ankara.
Throughout the interview, as I talk to the ambassador, I find she is very serious and all my efforts to make her relax a little and take off the ambassador hat do not work, until it comes to personal matters. When we start to talk about Jean Dunn as a mother and an Australian, she makes one joke after another about herself: "Having three children doesn't keep me young, but I do a lot of exercise by running after them so I can stay energetic," or, "I like to ski but I am very bad at it," or, "You have to be an aborigine to use a boomerang, because it needs a special skill. You have to learn it when you are a child. We love it. We like the paintings on it. But if I throw it, it will hit you in the face."
Finally I realize what she means when she says, "we work hard and we play hard." (Ayse Karabat/Zaman)

 

 

 

 

 

 

 


Alle autorità turche

LE ACCUSEDI AMNESTY INTERNATIONAL

Polemica fra le autorità turche e l'Organizzazione per i Diritti Umani Amnesty International che le accusa di avere chiuso i loro conti bancari per boicottare il loro lavoro. La vicenda risale a gennaio, quando i conti furono congelati con la motivazione che erano stati aperti con fondi raccolti illegalmente.
Levent Korkut, presidente dell'organizzazione in Turchia, ha detto che il provvedimento potrebbe essere un modo per tarpare le attività di Amnesty International ed impedire che continui la sua azione di denuncia.

 

 

 

 

 

 

 

 

L'UE
E LE CONSEGUENZE
SUI MIGRANTI

 

 

L'INTERVISTA  COSA NE PENSA UNA LAUREANDA IN
SOCIOLOGIA, CEREN OZTUK, CHE STA SCRIVENDO UNA
TESI SU QUESTA MATERIA. IL FENOMENO IN TURCHIA

Ceren Ozturk abita ad Istanbul. Dottoranda in sociologia, sta scrivendo una tesi sull’immigrazione sub-sahariana in Turchia. Nell’ultimo anno ha cominciato a lavorare sulla questione dell’immigrazione anche collaborando come stagista presso l’<Helsinki Citizen’s Assembly>, una Ong che lavora in Turchia e che ha un ufficio legale per i richiedenti asilo. Le abbiamo chiesto di raccontarci dell’immigrazione nel suo Paese e di come la situazione si sia evoluta a seguito delle pressioni che il Governo turco ha subito da parte dell’Unione europea lungo il difficile percorso di adesione la cui conclusione appare ancora lontana.
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Quale immigrazione in Turchia?
Cercherò di rispondere alle domande che mi farai su questo tema a partire dalle cose che ho potuto osservare personalmente e dalle discussioni che ho avuto con i migranti. Ciò che ti dirò non è pertanto nulla di esaustivo.Ci sono ancora tantissime cose che non conosco. Ma ti racconterò tutto quello che sono riuscita ad imparare sui migranti in un anno circa di lavoro ad Istanbul.
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Ma chi sono i migranti in Turchia?
E' una domanda molto ampia e a cui è molto difficile rispondere perché la Turchia, nonostante sia sempre stata conosciuta dall’Europa come un Paese di emigrazione verso i Paesi europei, è un paese che in realtà ha anche ricevuto moltissimi migranti negli ultimi anni e che è un punto di passaggio tra mondo ricco e mondo povero. I migranti arrivano praticamente da tutti i Paesi con cui la Turchia ha una frontiera in comune. Dagli anni ’90 arrivano i migranti dell’ex Unione Sovietica, ad esempio i moldavi, poi ci sono gli armeni che emigrano anch’essi verso la Turchia, ma c’è anche un’immigrazione che potremmo definire "tournante" , composta da tanta gente che viene a lavorare in Turchia, che viene a commerciare, e poi ritorna indietro. Ci sono diverse maniere di immigrare, diversi tipi di immigrazione in Turchia, ci sono anche molti richiedenti asilo che vengono dall’Iran, dall’Iraq, dall’ Afghanistan, dalla Somalia, dal Sudan. Ci sono moltissime nazionalità differenti, penso più di una ventina, e si tratta di persone che venendo in Turchia possono avere obiettivi molto diversi tra loro: passare in Europa, chiedere asilo, fermarsi a lavorare.
Rotte e percorsi
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E ad esempio gli africani, che hai detto che arrivano in Turchia, attraverso quale tragitto la raggiungono? e una volta arrivati in Turchia, se vogliono proseguire il viaggio, lo fanno attraverso quale percorso?
Mi è capitato di parlare di questo soprattutto con africani francofoni dell’Africa dell’Ovest, che venivano dalla Mauritania o dal Senegal e con alcuni congolesi, - c’è una comunità non troppo numerosa ma comunque importante di congolesi ad Istanbul - e loro mi raccontavano che c’è tanta gente che parte dalla Libia tramite i passeurs, con le barche che si avvicinano alle coste italiane e cercano di fare sbarcare i migranti. Ma quando si accorgono che ci sono troppi controlli, cambiano rotta e cercano di arrivare in Grecia e se neppure questo funziona li portano fino in Turchia. Durante tutto questo tempo i migranti restano nelle barche in un luogo completamente chiuso da cui non vedono niente. Può passare così anche un mese, il tempo dipende dalle barche, senza che loro vedano dove si trovano, se vicino alle coste italiane e greche o turche a in nessuno di questi luoghi, e poi si ritrovano in Turchia. Esistono anche tragitti via terra che in generale vanno dalla Libia alla frontiera tra Turchia e Siria, fino al sud della Turchia. Ma questi percorsi riguardano solo alcuni africani come i somali o i sudanesi. Ci sono anche moltissimi rifugiati iraniani che arrivano in Turchia, degli iracheni e degli Afgani che arrivano dalla frontiera est. La Turchia ha una frontiera con l’Iran e così…
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Ma una volta arrivati in Turchia questi migranti vogliono partire ancora? E se vogliono raggiungere l’Europa che viaggio intraprendono, cosa succede?
La Turchia ha una facilitazione nel regime dei visti rispetto a molti Paesi. Ad esempio gli iraniani non hanno bisogno di un visto per entrare. Possono chiederlo direttamente quando arrivano alla frontiera. Ma molti migranti non vogliono restare in Turchia, e desiderano solo attraversarla per raggiungere l’Europa. Allora devono entrare in contatto con le reti dei passeurs per raggiungerla sia attraverso le isole greche sia attraverso la frontiera greca a nordovest della Turchia. C’è anche un altro tragitto che parte dalla regione della Turchia vicino alla Siria con lo scopo di raggiungere dalla parte greca l’isola di Cipro. Come vedi i tragitti sono molto differenti. Le persone che invece hanno fatto ingresso legale in Turchia, ma il cui visto di ingresso è scaduto, diventano "illegali", e a quel punto possono succedere anche a loro cose diverse, ad esempio possono finire in detenzione. Alcuni fanno richiesta di asilo e per loro inizia una procedura molto complicata.
 
- E cosa succede alla frontiera con la Bulgaria e la Grecia? Cosa accade a chi cerca di attraversare "illegalmente" la frontiera con l’Unione europea?
Mi è capitato di parlare con alcuni migranti che hanno cercato di attraversare la frontiera con la Bulgaria. Non si sa molto di ciò che accada esattamente. Quel che so è che in una città molto vicina alla frontiera greca, Edirne, e in un’altra città molto vicina alla frontiera bulgara, Kiklareli, ci sono due campi di detenzione. Quindi in generale i migranti che cercano di attraversare quella frontiera e vengono arrestati sono portati in questi centri e lì vengono detenuti senza neppure una convalida del trattenimento. In Turchia infatti non esiste una legislazione che tratti direttamente dell’entrata e del soggiorno dei migranti, ci sono degli articoli dispersi tra diverse leggi: c’è la legge sul passaporto, ad esempio, che prevede che ad uscire dalla Turchia senza passaporto si possa essere punti con una multa e con un mese di prigione, mentre entrare senza visto e senza passaporto in Turchia può comportare da uno a sei mesi di carcere seguito dall’espulsione. Dunque il migrante che cerca di uscire dalla Turchia può venire imprigionato fino a sei mesi ma di solito la detenzione oltrepassa di molto questo limite.
L’UE e le politiche turche su immigrazione e asilo
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Come sono cambiate, se sono cambiate, le politiche sull’immigrazione e sull’asilo da quando si è cominciato a parlare dell’adesione della Turchia all’Unione Europea?
Si, sono cambiate. La Turchia negli anni ’90 ha avuto un Governo di destra con un Primo Ministro che si chiamava Turgut Ozal e che è poi divenuto presidente della Repubblica, e sotto di lui ha avviato politiche liberiste, molte privatizzazioni, sovvenzioni all’esportazione e cose simili. Era il Governo che ha introdotto e difeso il liberalismo in Turchia, e rispetto all’immigrazione è avvenuta la stessa cosa: visto che si sviluppavano relazioni commerciali tra la Turchia e i paesi frontalieri, si aveva un regime di visti molto semplificato. Tanti Paesi, come il Marocco, la Tunisia l’Iran e credo anche la Moldavia avevano parecchie facilitazioni, grazie a quel sistema cui ho accennato prima di "Visa banderole" che permetteva di ottenere i visti direttamente alla frontiera o all’aeroporto di Istanbul. Ciò avveniva nella prospettiva di uno sviluppo delle relazioni commerciali attraverso la mobilità delle persone . Al livello dell’asilo, stando ai dati ufficiali, tra gli anni ’80 e il 2000 la Turchia ha accolto circa un milione di richiedenti asilo, ma queste sono solo le cifre ufficiali. Bisogna aggiungere che, ad esempio, nel 1993 ci sono stati 300.000 turchi della Bulgaria arrivati a installarsi in Turchia, e queste persone fanno parte di quel milione di richiedenti conteggiati nelle cifre date dalle autorità. Molti rifugiati sono arrivati anche a seguito della Guerra del Golfo. Ma nonostante tutti questi rifugiati, la Turchia non ha avuto una legge sull’asilo fin o al 1996, quando è stato emanato un regolamento sulla materia. La Turchia ha comunque firmato la Convenzione di Ginevra e al livello dell’asilo aveva delle obbligazioni internazionali ma, a causa di una clausola di limitazione geografica, allora come oggi, era tenuta ad accettare solo le richieste d’asilo provenienti dall’Europa. Ovviamente nessun europeo viene in Turchia a chiedere asilo e così la realtà è che la Turchia non ha vere responsabilità giuridiche in materia di asilo. Ufficialmente, infatti, non accetta i rifugiati provenienti da paesi non europei e non consente a coloro che fanno richiesta all’Unhcr della Turchia di risiedere legalmente sul suolo turco durante il tempo della procedura. Allo stesso tempo però viene chiesto a questi ultimi di registrarsi anche presso le autorità turche e di avviare così anche una procedura parallela. Per l’asilo in Turchia esistono allora di fatto due procedure: una si avvia con l’Unchr e l’altra con lo Stato turco.
 
- A quando risale la restrizione geografica della Convenzione di Ginevra?
In realtà questa clausola esiste ancora. La Turchia continua a rifiutare di accordare lo statuto di rifugiato a persone che provengono da paesi non europei. Quel milione di rifugiati di cui ho parlato sono stati accolti in Turchia ma poi inviati presso paesi terzi rientrando nella procedura di re- installazione dell’ Uncr. In realtà è tutto molto complicato. Un esempio ancora: ci sono dei ceceni in Turchia, che vivono ad Istanbul, e il Governo turco non accorda loro lo statuto di rifugiati nonostante sarebbe tenuto a farlo perché si tratta di europei. Quindi la limitazione geografica non funziona per i ceceni e la loro presenza viene semplicemente "tollerata", si dà loro dei permessi di soggiorno di sei mesi, ma questo crea una situazione molto precaria. Ad esempio queste persone non hanno diritti sociali.
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Sostanzialmente esiste da una parte una grande difficoltà ad ottenere l’asilo ma al contempo una grande facilità nell’entrare in Turchia e di abitarci grazie al regime dei visti…
Esattamente. È molto facile arrivare in Turchia sia a causa del sistema dei visti di cui abbiamo parlato sia perché il Paese ha delle frontiere molto vaste
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Ma come si coniuga questo con il fatto che nell’ultimo periodo la Turchia e l’Ue stanno trattando l’adesione della Turchia?
Infatti le cose sono molto cambiate dal 2000, cioè dal momento in cui l’adesione della Turchia all’Unione Europea diventa un po' più concreta. Con l’inizio ufficiali delle negoziazioni nel 2003, la Turchia ha messo in atto nuove politiche di immigrazione e asilo in base alle due esigenze principali dell’Europa: la prima è la lotta contro l’immigrazione illegale attraverso il rafforzamento dei controlli di frontiera e l’armonizzazione del sistema dei visti turco con quello Schengen adottando la stessa lista dei paesi "buoni" e "cattivi", e infine con la creazione dei centri di detenzione. La seconda esigenza dell’Europa è al livello dell’asilo. L’Europa chiede alla Turchia di sopprimere la clausola della limitazione geografica e diventare un Paese di asilo. Tutte queste richieste non sono state ancora accettate dalla Turchia perché questa non è ancora sicura della propria adesione, e non sa a quali condizioni verrà ammessa a far parte dell’UE: con un partenariato privilegiato o senza, se sarà per intero un Paese membro oppure no, ect. Allo stesso tempo non arrivano i fondi europei per il rafforzamento dei controlli alle frontiere e per tutte le altre spese che sarebbero necessarie tanto per creare i meccanismi di controllo dell’immigrazione quanto per avviare le procedure di asilo in maniera conforme all’UE e alla comunità internazionale. La Turchia è dunque reticente rispetto ad alcuni argomenti, ma di contro vuole dimostrare di fare comunque degli sforzi per conformarsi alle esigenze dell’Europa in materia di asilo e immigrazione, ed è per questo che nel 2005 ha adottato un Piano d’Azione Nazionale in materia, un testo di circa 30 pagine che definisce in maniera molto dettagliata tutte le riforme legislative e istituzionali che la Turchia deve promuovere per conformarsi, e anche ciò di cui la Turchia ha bisogno a livello finanziario per formazione del personale e della polizia . è questo piano d’azione che ci mostra quale sarà la politica dell’asilo e dell’immigrazione negli anni a venire. Ci sono già state delle riforme avviate in Turchia sotto la pressione dell’Unione europea, come ad esempio l’abolizione della pena di morte o il riconoscimento dei diritti delle minoranze. Ma queste cose sono state accolte molto velocemente. Ciò che l’Europa ha domandato la Turchia ha fatto, perché esistevano già delle dinamiche in Turchia che si muovevano in queste direzioni, dei movimenti sociali che rivendicavano questi cambiamenti. Sull’asilo e sull’immigrazione, invece, la Turchia non esegue immediatamente ciò che l’Europa chiede perché su questi argomenti le implicazioni e i pericoli sono molto maggiori. La Turchia non vuole diventare una
"“zona tampone" dell’Europa, dove i migranti si installano. L’Europa vuole "proteggersi", ma anche la Turchia vuole la stessa cosa, e per questo attende.
Detenzione e “città satelliti”
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Hai parlato di centri di detenzione in Turchia. Quando sono stati creati?
Francamente non so esattamente quando sono stati aperti. Ma la creazione dei centri di detenzione è una delle modalità per conformarsi alle esigenze manifestate dall’Unione Europea. È per questo che sono stati creati: per potere controllare i migranti. La Turchia vuole fare come fanno gli altri Stati: rinchiuderli e "assegnarli a residenza
" è oggi il principale metodo di controllo dei migranti in quasi tutti i paesi, e la Turchia, purtroppo si è adeguata.
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E questo accade anche con i richiedenti asilo?
In linea di principio i richiedenti asilo non dovrebbero essere detenuti, ma nella realtà a volte lo sono. Avevo citato l’esistenza di una procedura parallela inoltrata con l’ Unhcr; ecco, in questo caso si impone ai richiedenti asilo di alloggiare in delle specifiche città che sono molto piccole e lontane dalle frontiere. I richiedenti asilo non sono autorizzati a risiedere nelle grandi metropoli, ma possono solo abitare in queste città chiamate "città satellite" e devono recarsi dalla polizia molte volte a settimana, in alcuni casi tutti i giorni, e devono chiedere autorizzazione per spostarsi ad esempio per andare a parlare con qualcuno dell’Unhcr.
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Si tratta di città create espressamente per loro?
No, per fortuna non si è ancora arrivati a questo punto. Si tratta di città normali, come Venezia o Firenze, ma in queste città sono costretti a vivere.
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Qual è la reazione della popolazione di queste città satellite nel rapporto con i rifugiati? 
Io sono stata in una città satellite solo due volte e ho parlato coi migranti che vi abitavano anche della reazione della popolazione. È variabile. Ma i migranti con cui ho parlato si lamentavano molto, dicevano che la gente reagiva in maniera molto razzista. Mi hanno raccontato di essere di continuo sospettati di avere rubato qualcosa, di essere guardati male, di venire insultati e cose simili. Si tratta di pratiche di esclusione di una popolazione turca che non capisce da dove vengano queste persone, perché arrivano, perché vi rimangono, ecc. come ti ho detto ho lavorato con una Ong ed è con questa associazione che sono stata in queste città. Quando dicevamo che eravamo lì per fare orientamento giuridico per i richiedenti asilo, le persone ci rispondevano: ma con tutta la gente che ha bisogno di aiuto, con tutte le cose che ci sarebbero da fare, perché aiutate degli stranieri? In Turchia non siamo già abbastanza poveri? Perché dobbiamo aiutare i poveri degli altri?
Gli accordi di riammissione:
 
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In Italia è ormai fenomeno riconosciuto che lo sfruttamento della forza lavoro dei migranti avviene anche attraverso la loro clandestinizzazione, che esista cioè una relazione tra il fatto che vengano costretti in uno stato di illegalità e il fatto che in questa condizione siano più facilmente sfruttabili. Questo accade anche in Turchia? Vi sono molti immigrati, ad esempio, impiegati nel mercato del lavoro a nero?
Non credo che la questione si ponga nella stessa maniera in Turchia e in Italia. Perché quando tu parli di questo parti dal fatto che in Italia esistano anche migranti “legali”. In Turchia invece diventare regolari è molto difficile, non esiste una tradizione di immigrazione legale che in Italia credo ci sia stata un po' di più. A Istanbul nel mercato del lavoro informale rientra più del 40% degli impieghi e in Turchia in generale raggiunge il 60%. Moltissimi turchi pertanto lavorano a nero. Questo non esclude il fatto che le forme di sfruttamento dei migranti siano molto più dure che quelle dei turchi. Anche se i turchi vengono impiegati nel settore informale, infatti, pur non avendo contratti regolari di impiego, sono tutelati da un altro tipo di legami, come ad esempio quelli familiari o della comunità. Quando si tratta di migranti, invece, e della loro introduzione nel mercato informale in Turchia, manca non solo la protezione della legge, ma mancano anche tutti queste relazioni familiari, di amicizia, di vicinato, che regolano i rapporti. Per questo motivo sono molto più soggetti allo sfruttamento e accade spesso che i migranti che lavorano non vengano poi pagati da chi li ha impiegati anche per un mese di lavoro. Un migrante africano, solo, senza alcuna protezione giuridica, senza nessuno che lo sostenga, può essere soggetto a queste vessazioni.
Xenofobia e razzismo in Turchia
 
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Credi che esista un livello di razzismo e di xenofobia in Turchia contro gli immigrati, e se esiste, ha subito l’influenza della nuova prospettiva europea dell’adesione?
Se domandi a qualcuno per strada se pensa che i turchi siano in qualche modo razzisti, ti verrà risposto che no, assolutamente no. La concezione del razzismo in Turchia è molto particolare. Siccome non abbiamo un passato coloniale, non abbiamo mai colonizzato un Paese, non abbiamo conosciuto i rapporti di dominazione installati altrove, ad esempio in Francia. Ma, nonostante ciò. Credo che in Turchia ci siano moltissimi pregiudizi contro gli stranieri, come avviene in tutti gli stati- nazione forti. Ma è difficile parlare di razzismo in un modo così generale…
 
- E ci sono ad esempio delle reazioni di fronte allo sfruttamento o alla violazione dei diritti dei migranti nei centri di detenzione? Esiste un’opposizione politica alle politiche migratorie turche?
E’ proprio questo il problema. In Turchia l’immigrazione non è mai stata una priorità dello Stato, non è mai stato un argomento di dibattito. Anche per questo è difficile che dei momenti di opposizione si creino attorno ad una questione che non si conosce. Ci sono africani o moldavi a Istanbul? Questo non interessa a nessuno. Ci sono pochissime Associazioni che lavorano sul campo, i politici ne parlano poco, le leggi e i regolamenti vengono creati, ma è un soggetto ancora poco mediatizzato e che preoccupa poco la società turca. Ci sono alcuni articoli di giornale che criminalizzano i migranti, ad esempio i nigeriani legandoli al traffico della droga di Istanbul. Tutti i migranti sono indistintamente chiamati clandestini e questo ha certamente delle conseguenze nella loro stigmatizzazione. Ma la popolazione migrante è sempre presentata come una popolazione di passaggio, destinata a partire verso l’Europa, ed è solo per questo che la reazione ella gente è ancora non troppo dura: "Sono clandestini, non è bello che siano qui illegalmente, ma tanto stanno per andarsene". Questa è la differenza di approccio rispetto ad esempio all'Italia. (Ceren Ozturk/Melting Pot Europa-a cura di Alessandra Sciurba e Marco Visintin)

 

 

 

 

 

 

CRONACA

 

A DIFESA DEI TRANS

LUXURIAAL PRIDE DI ISTANBUL

"Si è svolta in maniera pacifica e colorata la manifestazione del Pride ad Istanbul dove sono stata alla testa del corteo". Lo ha affermato Vladimir Luxuria, di Prc, annunciando che chiederà un incontro con il ministro dell'Interno turco, per affrontare l'emergenza della transfobia, "ovvero gli attacchi violenti che le trans subiscono per le strade e nelle loro abitazioni anche da parte delle forze dell'ordine".
"Il rispetto per i diritti umani è un requisito fondamentale per l'ingresso della Turchia nell'UE. Durante la manifestazione ho conosciuto l'unico candidato della sinistra indipendente che appoggerà la nostra causa, Baskin Oran", ha concluso. (Ansa)

 

 

 

 

 

 

UN PIANO
PER UCCIDERE
IL PREMIER
ERDOGAN

 

 

I piani di una banda legata
ad un ex ufficiale dell'esercito.
Il ritrovamento di un arsenale
nella zona di Umraniye. I legali con gli ultranazionalisti

Ci sarebbe stato anche l'omicidio del Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan nei piani della banda armata legata a un ex ufficiale dell'esercito e oggetto di recenti indagini dell'unità anti-terrorismo della polizia turca. Il fenomeno delle organizzazioni ultranazionaliste organizzate e addestrate da ex ufficiali non è nuovo ed è emerso in un'indagine del 2006 relativa a un attentato al Consiglio di Stato, in cui ha perso la vita un giudice. Nuove indagini, però, rese note dal quotidiano <Zaman>, avrebbero fatto emergere aspetti sconosciuti e inquietanti del fenomeno: arsenali idonei ad armare un piccolo esercito, coinvolgimento delle bande in altri attentati, piani dettagliati per nuovi delitti. Tutto sarebbe cominciato qualche settimana con il ritrovamento in un casolare di Umraniye, vicino a Istanbul, di un grosso quantitativo di armi ed esplosivo. Il ritrovamento ha portato all'arresto di otto persone, tra cui il capitano in pensione Muzaffer Tekin, coinvolto nell'attentato al Consiglio di Stato. Le confessioni di alcuni degli arrestati avrebbero consentito di scoprire un secondo arsenale a Eskisehir, città dell'Anatolia centrale, in un'edifico di proprietà di un altro ex ufficiale, conosciuto solo come maggiore F.E., di 44 anni. Nell'abitazione la polizia avrebbe trovato, tra l'altro, Kalashnikov, granate, esplosivi A4 e C4, TNT, pistole, silenziatori e un gran numero di documenti riservati. Altre indagini sarebbero in corso per individuare nascondigli di armi riconducibili a F.E. Ma non basta: gli inquirenti avrebbero scoperto legami tra il capitano Muzaffer Tekin e Semih Tufan Gulaltay, la mente di un attentato del 1998 contro Akin Birdal, allora direttore dell'organizzazione umanitaria < Human Right Association> (Ihd), salvatosi dalla morte nonostante le ferite gravissime. Ci sarebbero registrazioni di conversazioni e testimoni che renderebbero inequivocabile il legame tra l'ex ufficiale e Gulaltay, fondatore e presidente dell'ultranazionalista Partito dell'Unità nazionale (Ubp). E ancora un'altra scoperta, la più eclatante: Gulaltay pianificava l'omicidio di Erdogan. L'attacco, poi fallito, sarebbe stato programmato per giugno 2006 nel corso di una cerimonia ufficiale a Istanbul. Esisterebbe la prova di un piano dettagliato dell'omicidio, inclusi i nomi degli esecutori, tutti membri di un'altra banda armata guidata da Gulaltay, le Brigate turche per la vendetta (Aki-Adnkronos)

 

 

 

 

 

 

POLIZIA COINVOLTA

OMICIDIO DINK: NUOVE INDAGINI

Si allarga in Turchia l'indagine sull'omicidio del giornalista di origine armena, Hrant Dink. Il tribunale che ha avviato il processo per la sua uccisione ha ordinato un'inchiesta supplementare, per tentare di far luce sulle accuse di implicazione di funzionari di polizia nel caso.
Dopo 12 ore di udienza ad Istanbul, la Corte ha deciso il rilascio di quattro dei 18 sospettati per l'uccisione del reporter lo scorso 19 gennaio. Dink era nel mirino degli ultranazionalisti per aver osato parlato e scritto del genocidio degli armeni.
Il processo - che si tiene a porte chiuse perché uno dei presunti killer, Ogun Samast, è minorenne - è stato aggiornato al primo ottobre. Il legale della famiglia Dink ha poi riferito che il tribunale aveva accettato di ampliare l'indagine. Alla base della richiesta, e della decisione della corte, le dichiarazioni di due dei sospetti, Yasin Hayal ed Erhan Tuncel, che sostengono di avere agito su ordine delle forze di sicurezza. (L'Unità.it)

 

 

 

 

 

 

ECONOMIA

 

 

ANKARA TIENE TESTA AL TEMPORALE

ECONOMIA   LA FORTE INSTABILITA' POLITICA NON
HA COMPROMESSO I BUONI RISULTATI CONSEGUITI

La forte instabilità politica non compromette i buoni risultati conseguiti dalla Turchia sul fronte economico.
L’economia turca continua a vivere una fase di consolidamento. Le previsioni indicano che nel 2007 la crescita del Pil si attesterà al 5% con un tasso di inflazione sotto controllo e buone chance di trasformarsi in uno dei Paesi capaci di calamitare elevati flussi di investimento dall’estero. Una stabilità che ha retto a margine dell’incertezza sul fronte politico, ma che gli Organismi internazionali hanno collegato alla speranza della rielezione dell’Akp, la formazione politica al governo.
Il Fondo Monetario Internazionale e l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico enfatizzano il buon momento turco e i progressi realizzati negli ultimi cinque anni. Secondo il Fmi, l’economia del Paese eurasiatico dovrebbe crescere del 5%, mentre per l’Oecd la variazione del Pil sarà del 5.7%. Ricordiamo che il Pil turco è cresciuto ad una media annua del 7.5% dal 2002, chiudendo il 2006 in progresso del 6%.
Una parte della crescita si deve ai consumi privati – che hanno archiviato un +5.2% nel 2006 - e ai nuovi investimenti, oltre al ridimensionamento dei tassi di interesse reali, alla rapida espansione del credito e dei flussi di investimenti esteri che si è tradotta in una crescita della formazione del capitale fisso del 7.3% nel 2006. Una congiuntura che ha favorito la moderazione dell’inflazione fino a posizionarla su livelli inferiori alle due cifre.
Fino a questo momento, la fase positiva non è stata influenzata dall’instabilità politico- economica, anche se gli analisti sostengono che gran parte del credito internazionale e finanziario di cui gode il paese sarà messo in discussione nella prossima tornata elettorale. Gli Organismi internazionali, l’Unione Europea e il Governo statunitense hanno fornito un appoggio pubblico al premier Recep Tayyip Erdogán, definendolo l’artefice della riattivazione economica del Paese.
I principali effetti dell’incertezza sull’origine politica del futuro esecutivo si sono materializzati in una retromarcia del mercato finanziario turco e in un sensibile incremento della volatilità sui titoli di rischio. In un’economia che produce circa 400.000 milioni di Usd annui, il tasso di crescita delle esportazioni nel 2006 è stato dell’8.3% e quello delle importazioni del 7.1%, confermando la vitalità del sistema produttivo. (Finanza@nline)

 

 

 

 

 

 

 

 

PROGRAMMIDI ESPANSIONE PER L'INDUSTRIA

DIFESA TURCA   IL PAESE DELLA MEZZALUNA STA ATTRAVERSANDO UNA FASE DI PROFONDA TRASFORMAZIONE
CHE TENDE A RENDERE PIU' COMPETITIVI  I PRODUTTORI
LOCALI
Secondo un articolo apparso ieri sul quotidiano turco <Zaman>, che riprende uno studio del Sottosegretariato per l'Industria della Difesa (SSM), il comparto industriale della difesa sta attraversando in Turchia una fase di profonda ristrutturazione che tende a rendere più competitivi i produttori locali, sostituendo così le importazioni e soprattutto incrementando sensibilmente le esportazioni. Uno degli obiettivi principali è proprio quello di aumentare la percentuale del fabbisogno totale di sistemi per la difesa prodotti localmente, dall'attuale 25% al 50% entro il 2010. Inoltre, entro il 2011, le esportazioni di materiali per la difesa dovrebbero raggiungere la quota di 1 miliardo di dollari, dagli attuali 200/300 milioni, mentre negli anni a venire il target dell'export dovrebbe essere di 1,8 miliardi di dollari. Attualmente la Turchia è quarta al mondo per import di sistemi per la difesa, mentre si posiziona solo ventottesima nella graduatoria dei Paesi esportatori. Lo stesso SSM, nel suo "Strategic Plan 2007-11", evidenzia che negli ultimi anni il sistema produttivo locale, le Università e i centri ricerca non sempre si sono ben raccordati con le Forze Armate (Tsk) e con lo stesso SSM per definire programmi e progetti di comune interesse, lavorando spesso disarmonicamente. Il Sottosegretariato peraltro ha identificato le aree in cui il sistema industriale turco è chiamato ad operare specificando soprattutto i programmi internazionali Nato: almeno quattro, di cui almeno uno guidato dalla Turchia.
L'industria locale della difesa composta da 67 imprese (di cui 15 sotto la diretta responsabilità delle forze armate raggruppate nell'ambito dell'associazione di categoria Sasad), negli ultimi anni soprattutto, si è giovata degli ampi programmi offset posti in essere dai vari accordi (da quest'anno per legge l'offset -per ogni singolo progetto in ambito difesa- è del 50% ed esclude in genere prodotti/attrezzature di carattere non militare). Ciò sta contribuendo a sviluppare ulteriormente l'industria locale, principalmente per componentistica elettronica ,software, avionica , ecc. Secondo lo SSM dal 1985 ad oggi oltre 6 miliardi di dollari di produzione offset sono stati sviluppati in Turchia (2.8 miliardi devono essere però ancora completati) e circa il 70% dell'export locale deriva da questo tipo di programmi. Nei programmi da poco avviati o in fase di definizione (missili tattici, aeroplani da addestramento, elicotteri da attacco, carri armati, ecc.) la componente locale diviene sempre più importante, tecnicamente rilevante e determinante nelle scelte finali effettuate dallo SSM. Il budget del Ministero della Difesa turco per il 2007 -comprensivo delle varie Forze Armate- è pari a 13 miliardi di YTL (oltre 9.5 miliardi di dollari +10.6% '07/'06) che rappresenta il 6.3% del budget totale e corrisponde al 2% del PIL turco. Inoltre, a queste cifre, si debbono aggiungere quelle "extra budget" dell' "SSM Support Fund" pari a circa 2 miliardi YTL (cifra non confermata dalle fonti locali) per progetti attinenti i sistemi di difesa, 3.3 miliardi $ per la Gendarmeria e 230 milioni YTL per la Guardia Costiera. Si deve infine evidenziare che dovrebbe implementarsi al più presto un programma pluriennale -del valore di 3.5 miliardi di dollari- teso a sviluppare un concetto integrato di "Homeland Security" sul modello americano, che coinvolga in maniera integrata: Gendarmeria , Forze Armate e forse la Polizia. (Ice Istanbul)

 

 

 

 

 

IL SETTORE BANCARIO TURCO
"CONQUISTATO"
DAGLI ISTITUTI STRANIERI

 

UN REPORT DEL TDN  NUMEROSE BANCHE ESTERE
DETENGONO OGGI UNA QUOTA DEL MERCATO LOCALE
DEL CREDITO OSCILLANTE INTORNO AL al 30% - 40%

Secondo un report predisposto dal Tdn, il settore bancario turco - negli ultimi due anni e mezzo - è stato "conquistato" da numerose banche estere che oggi detengono una quota del mercato locale del credito oscillante intorno al 30% (alcuni analisti però indicano oltre il 40%). L'ultima operazione in ordine di tempo è stata l'acquisizione, il 21 giugno scorso, del 100% della <Oyak Bank> -da parte dell'olandese <ING>- per un ammontare di 2.7 miliardi di dollari Usa (si ricorda in proposito che la <Oyak Bank> era stata - secondo la stampa italiana e locale - nel mirino anche di <Intesa-SanPaolo>), ma sin dal settembre 2001, con l'acquisto del 100% della <Demirbank> da parte di <Hsbc> per un controvalore di 350 milioni di dollari, si erano dipanate le strategie delle princiapali imprese bancarie mondiali in Turchia. Si riepilogano di seguito le principali operazioni di investimento estero in campo bancario: <Demirbank> acquisita al 100% nel settembre 2001 dalla <Hsbc> per 350 milioni di dollari; <Koc Fin. Serv.> acquisita nell'ottobre 2002 al 50% da <Unicredit> per 240 milioni di dollari. Nel 2005 <Yapikredi> è stata acquisita da <Koc-Unicredit> al 57.4% per un ammontare di 1.4 miliardi di dollari circa. <Teb> nel 2004 è stata acquisita al 50% da <Bnp Paribas> per 217 milioni di dollari. <Sekerbank> acquisita al 36.5% nel 2005 da <Rabobank> per 90 milioni di dollari e poi ceduta nel giugno del 2006 alla <Bank TuranAlem> (Kaz) (34%) per 260 milioni di dollari. <Disbank> acquisita nell'agosto del 2005 da <Fortis> (89.3%) per 1 miliardo di dollari. <Garanti> ha ricevuto un investimento di 1.6 miliardi di dollari nell'agosto 2005 per il controllo del 25.5% del pacchetto azionario da parte di <General Electric CF>. <C Bank> nel dicembre 2005 è stata acquisita dalla <Bank Hapoalim> (Isr) al 57.5% per un ammontare di 113 milioni di dollari. <Mng Bank> nel gennaio 2006 è stata ceduta al 100% alla <Dubai Islamic Bank> per 160 milioni di dollari, nell'aprile di quest'anno è stata riceduta per il 91%alla <Arab Bank & Bank Med< per 160 milioni di dollari. <Finans Bank> è stata acquisita nel marzo 2006 al 46% dalla <National Bank of Greece> (Nbg) per un controvalore di 2.8 miliardi di dollari circa. <Tekfenbank> nel maggio 2006 è stata ceduta per il 70% alla <Efg Eurobank> (Grecia) per 185 milioni di dollari. <Denizbank> nel maggio 2006 è stata acquisita da <Dexia> al 75% per un ammontare di 2.4 miliardi di dollari. <Akbank> nell'ottobre 2006 ha ceduto il 20% del proprio pacchetto azionario alla <Citigroup> per un ammontare di 3.1 miliardi di dollari. <Alternatifbank> nel novembre del 2006 è stata ceduta alla <Alpha Bank> (Grecia) al 50% per un controvalore di 205 milioni di dollari. La Turchia quest'anno supererài 100 miliardi di dollari di export. 11 comparti hanno già superato la performance di un miliardi di dollari Usa. (Ice Istanbul)

 

.....E ULTERIORIRIVOLUZIONI

La Turchia nel corso del 2006 ha attratto capitali esteri per 20.2 miliardi di dollari, salendo al quinto posto nella graduatoria dei Paesi emergenti, con una percentuale dell'1.6 per cento sul totale mondiale di 1.2 trilioni di dollari. E' quanto risulta da un Rapporto sugli Investimenti Esteri Diretti effettuati in Turchia pubblicato dal Sottosegretariato al Tesoro. Il Paese è passato dalla 53/a posizione del 2002 (1.1 miliardi di dollari) e del 2003 (1.8 miliardi), alla 37/a posizione nel 2004 (2.8 miliardi) fino alla 22/a nel 2005 (9.7 miliardi). L'investimento più consistente del 2006 è stato quello effettuato dalla < Vodafone> (4.7 miliardi), seguito da quello realizzato con la vendita delle azioni della < Denizbank> (3.7 miliardi), della < Finansbank> (2.7 miliardi), della < Turk Telekom> (1.5 miliardi) ed infine dalla < Petrol Ofisi> (1 miliardo). Secondo le proiezioni del Congresso delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (Unctad), i Paesi che precedono la Turchia nella graduatoria dell'attrazione di investimenti stranieri sono la Cina, con 70 miliardi di dollari, seguita da Hong Kong (41.4 miliardi), da Singapore (31.9 miliardi) e dalla Russia (28.4 miliardi). Gli Stati Uniti figurano in assoluto primi al mondo per investimenti diretti all'estero, con 177.3 miliardi di dollari, seguiti dal Regno Unito con 169.8 miliardi e dalla Francia con 88.4 miliardi. (Denaro.it)

 

 

 

 

 

 

DELL'1.8%

SCENDE ILDISAVANZO
NELL'EXPORT-IMPORT

Secondo l'Ufficio Statistico Turco (Tuik), nel periodo gennaio-maggio di quest'anno l'import turco è cresciuto del 16.2% rispetto allo stesso periodo del 2006, raggiungendo quota 62.6 miliardi di dollari. Corrispondentemente l'export è cresciuto del 26.1%,raggiungendo quota 40.5 miliardi di dollari. Il disavanzo risulta essere pari a 22.1 miliardi di dollari (+1.8% '07/'06). L'Italia è il terzo partner commerciale della Turchia con un interscambio di 6.7 miliardi di dollari (+10.3% '7/'06). L'export nazionale è risultato pari a 3.7 miliardi di dollari (+13.3%) , mentre l'import è cresciuto del 7.4% raggiungendo la cifra di 3 miliardi di dollari. Il saldo è attivo per l'Italia per 712 milioni di dollari. La quota di mercato dell'Italia sul totale delle importazioni della Turchia dal mondo è del 5.9%. La Germania resta il primo partner commerciale del paese con un interscambio di 10.9 miliardi di dollari ed un saldo attivo di 1.7 miliardi di dollari (da segnalare però l'incremento delle esportazioni turche pari a circa il 20% rispetto allo stesso periodo del 2006). La Russia è il primo Paese fornitore della Turchia (8.7 miliardi di dollari dovuti essenzialmente alle forniture di gas naturale) ed il secondo partner commerciale (sono però da porre in risalto le esportazioni turche verso quel Paese cresciute del 60.6% e frutto di un'intensa azione di politica commerciale ed economica). Continuano invece ad essere interessanti le performance esportative della Cina (+25%) terzo Paese esportatore, ma nel contempo deve essere evidenziato soprattutto l'incremento veramente sensazionale delle esportazioni turche verso il "gigante asiatico" (+54.7%). Ottimi andamenti hanno fatto registrare le esportazioni statunitensi (+30.4%), iraniane (+34.5%) ed olandesi (+21.9%). Andamento positivo infine per le esportazioni turche in :Iran (+30% circa),Spagna (+32.3%) e Belgio (+38%). (Ice Istanbul)

 

 

 

 

 

 

ACCORDO <FIAT-TOFAS>

120 MILA VEICOLICOMMERCIALI

La <Fiat> sigla un accordo con la sua joint venture turca <Tofas> per produrre 120 mila veicoli commerciali l'anno in Turchia. Lo comunica <Tofas> e Torino conferma. Nel comunicato di <Tofas> non si specifica il tipo di veicoli che verranno prodotti ma, secondo quanto riportato questa settimana dalla stampa, <Fiat> (Milano: F.MI - notizie) e <Tofas> investiranno 350 milioni di euro per costruire il nuovo van <Doblo> in Turchia. (Agi)

 

 

 

 

 

 

IL RAPPORTO DELLA BC TURCA

SEMPRE IN CRESCITAGLI INVESTIMENTI DIRETTI ESTERI

Secondo gli ultimi rapporti del Tesoro e della Banca Centrale della Turchia, erano presenti nel Paese, al 30 aprile di quest'anno, 16.087 imprese a capitale estero, contro 14.955 al 31 dicembre '06. Lo stock degli investimenti esteri al 31/12/06 era di 83.5 miliardi di dollari, corroborato da un flusso in entrata di 20.2 miliardi di dollari solo nell'anno 2006 (anno in cui la Turchia è risultata quinta fra i principali recettori di investimenti esteri, mentre era 53° nel 2002). Dei 20.2 miliardi di dollari di investimenti esteri, il 39.3% e' stato destinato al settore bancario/finanziari e il 37.2% ai trasporti e comunicazioni. I principali paesi investitori in Turchia al 31 dicembre 2006 risultavano essere: - Paesi Bassi (1.189 imprese e uno stock di 19.2 miliardi di dollari); - Francia (558 imprese ed 8 miliardi di dollari ); - Germania (2.627 imprese e 7 miliardi di dollari); - Belgio (265 imprese e 6.6 miliardi di dollari); - Regno Unito (1.420 imprese e 6.5 miliardi di dollari);- Usa (733 imprese e 5.3 miliardi di dollari; - Italia (513 imprese e 4.3 miliardi di dollari). L'Italia - peraltro - nei primi quattro mesi del 2007 ha investito in Turchia ulteriori 34 milioni di dollari raggiungendo la cifra totale di 4.374 milioni di dollari. Delle 14.955 imprese a capitale estero costituite in Turchia dal 1954 al 2006, ben 8.334 (55.7%) sono presenti nell'area di Istanbul, 1.764 (11.8%) nell'area di Antalya, 1.039 (6.9%) nell'area di Ankara, 926 (6.2%) nell'area di Izmir, 860 (5.8%) nell'area di Mugla (Regione Egea), 307 (2.1%) nell'area di Bursa (Regione di Marmara), 283 (1.9%) nell'area di Mersin (Regione Mediterranea del Sud), 227 (1.5%) nell'area di Aydin (Regione Egea), 186 (1.2%) nell'area di Kocaeli (Regione di Marmara) e 120 (0.8%) nell'area di Adana (Regione Mediterranea del Sud). In complesso, l'area di Istanbul/Marmara raccoglie il 60.8% del totale delle imprese a capitale estero, seguita dall' Area Mediterranea (15.2%) e da quella Egea (14.3%). (Ice Istanbul)

 

 

 

 

 

L'ANNUNCIO DI <TELECOM ITALIA>

ACCORDO PER LA CESSIONEDEL 10.3% DI <OGER TELEKOM>

La <Telecom Italia> di Pasquale Pistorio ha effettuato la prima grande dismissione, dando seguito a una delle ultime decisioni della <Telecom> di Guido Rossi. Il gruppo di tlc ha comunicato che è stato firmato l’accordo per la cessione al gruppo saudita-libanese <Saudi Oger> del 10.3% di <Oger Telecom> (la joint venture siglata a suo tempo con <Saudi Oger> per partecipare al capitale di <Turk Telecom>), per 477 milioni di dollari. Ma l’operazione alleggerisce di ulteriori 150 milioni di dollari gli impegni di <Telecom>. Il closing è previsto per luglio e la cessione determinerà una riduzione del debito <Telecom> di 470 milioni di euro ed un impatto positivo sul bilancio per 90 milioni.
La partecipazione in <Oger> è uno dei «pezzi grossi» del piano di cessioni annunciato da Rossi in occasione del piano industriale del marzo scorso, che prevedeva un miliardo di ricavi dalle partecipazioni industriali (<Oger> e <Brasil Telecom>) e quelle finanziarie (<Mediobanca> e <Capitalia>). E questo è il primo atto di quel piano.
Il debito, che a fine marzo era di 37.3 miliardi, e che da allora ha subito l’impatto dello stacco del dividendo per 2.8 miliardi, nel semestre chiuso ieri si dovrebbe attestare in linea con gli obiettivi, che prevedono un’esposizione finanziaria minore di tre volte l’Ebitda (atteso sui 12.6 miliardi a fine anno). L’appuntamento è per il cda del 24 luglio, che approverà la semestrale.
Intanto il presidente di <Agcom>, Corrado Calabrò, ha detto che per parlare di scorporo della rete "bisognaaspettare che si completi il passaggio di proprietà". (Il Giornale.it)

 

 

 

 

 

PRIMA ERA IL GATTO, ADESSO L'IMPRENDITORIA

 

RAPPORTO <REFERANS>   L'importante città di Van, nel sud-est anatolico, ai confini con l'Iran e non distante dall'Iraq, sta cercando di superare le ataviche difficoltà di sviluppo utilizzando i fondi UE al meglio (30 milioni di euro)
Secondo un rapporto del quotidiano economico <Referans>, l'importante città di Van, nel Sud-Est della Turchia, ai confini con l'Iran e non distante dall'Iraq, sta cercando di superare le ataviche difficoltà di sviluppo utilizzando al meglio i fondi dell'UE (30 milioni di euro) dell' Eastern Anatolian Development Project (Eadp). I principali progetti che le autorità locali (in primis il vice Governatore, Osman Ahsen) - in collegamento con le associazioni imprenditoriali della regione (guidate da Feridun Irak) - stanno sviluppando sono: - Produzione di foraggio ed alimenti per bestiame; - Creazione di uno stabilimento di latte vaccino con una capacità di produzione di 80 milioni di tonnellate al giorno (da 2.000 mucche) con marchio <Votas>; - Creazione di meleti (11.000 alberi sono in fase di impianto); - Creazione di un castagneto; - Costituzione di una società di produzione eco-elettrica (400 Kw al giorno) utilizzando il letame prodotto dalle 2.000 mucche presenti nella fattoria; - Progetto <Blue Voyage> per sviluppare il turismo nell'area dell'ampio lago di Van, ora negletto dai circuiti turistici nazionali ed internazionali soprattutto per motivi di sicurezza; - Costituzione di un centro per lo sviluppo della razza del famoso gatto di Van, molto richiesto sui mercati internazionali, ma non lontano dall'estinzione. (Ice Istanbul)

 

 

 

 

 

I tessuti
di Buldan

MODA ED ALTRO  GIA' FAMOSI PERCHE' UTILIZZATI PER
L'ABBIGLIAMENTO DEI SULTANI, SONO DIVENTATI DI MODA
TRA I PRESIDENTI ED I PRIMI MINISTRI IN TUTTO IL MONDO

I tessuti di Buldan, già famosi perché utilizzati per l’abbigliamento dei sultani, sono diventati di moda fra i presidenti e i Primi Ministri in tutto il mondo: dal presidente statunitense George W.Bush all’ex premier italiano Silvio Berlusconi, l’ex premier inglese Tony Blair, il governatore della California Arnold Schwarzenegger, il premier australiano John Howard e quello della Nuova Zelanda Helen Clark. I tessuti sono del tutto naturali, così come le loro colorazioni. E sebbene a Buldan (città da cui le stoffe prendono il nome) vi siano molte moderne industrie, la  tradizionale tessitura a mano è sopravvissuta fino ai nostri giorni. E il prodotto finito viene esportato in almeno una dozzina di Paesi, fra cui gli Usa, il Canada, l’Italia, Israele e il Giappone.
Buldan si trova nella provincia turca di Denizil e due cartelli danno il benvenuto ai visitatori. Uno recita: "La terra delle fabbriche senza comignoli", riferendosi ai telai e alle macchine per cucire; sull’altro si legge: "L’abito nuziale della figlia di Yldirim Bayesid, le camicie di Genc Osman e lo scialle di Hayrettin Pasha sono stati fatti a Buldan". Infatti, la storia dei tessuti di questa città è molto antica: si crede che  risalga all’industria del cucito in quel di  Tripoli durante il periodo romano  (II secolo a.C.). Un gruppo di archeologi dell’Accademia Turca di Scienze ha condotto studi a Buldan e nelle zone circostanti, e ha scoperto alcuni telai primitivi. Durante il periodo Ottomano i tessuti di Buldan erano estremamente di moda e apprezzati anche dai sultani. Alcune specie di tessuti erano usate per fare le sottovesti delle donne che vivevano negli harem.      
Oltre al mercato locale, oggi l’industria di Buldan arricchisce, come detto,  anche i guardaroba di molti personaggi famosi, comprese numerose stelle di Hollywood. Il presidente della locale Camera di commercio, Halil Basturkmen, afferma che ogni anno vengono esportati tessuti per un valore di circa 5 milioni di dollari.
La tessitura delle stoffe di Buldan richiede  duro lavoro e pazienza. Ci sono procedure particolari per filare il tessuto che, prima, deve essere lavato, tinto   e asciugato. Mentre le tinture  chimiche hanno sostituito quelle naturali, le ghiande sono ancora utilizzate per dare al cotone un colore dorato. Il metodo con cui le ghiande vengono usate per la tintura cambia da tessitore a tessitore, in più è segreto. I filati, tinti e asciugati, vengono avvolti intorno a un rocchetto con tradizionali telai fatti a mano. I tessuti realizzati con quei telai sono di gran lungo migliori di quelli fatti con i moderni telai automatizzati.  
Con il metodo tradizionale vengono realizzati tovaglie, lenzuola, tovaglioli, grembiuli e top femminili; questi ultimi sono molto importanti per la moda delle donne della regione e delle aree circostanti. I colori più richiesti sono il giallo, l’arancione e il marrone con i motivi tradizionali raffiguranti margherite, magnolie, lillà, rose, garofani, tulipani e fiori di campo.  Il completo tradizionale di Denizli, chiamato ucetek, è tra gli indumenti più prodotti. Nelle fabbriche ognuno ha il proprio compito: gli uomini tessono, le donne lavorano al telaio e decorano gli orli, i bambini confezionano tovaglie e asciugamani.


Ahmet Ufuk Hascakal, governatore di Buldan, ha voluto ricordare che i tessuti della città sono di ottima qualità anche perché, dopo secoli, mantengono le loro caratteristiche originali. E per promuovere l’importanza di questo importante settore dell’artigianato, il governatore ha inaugurato il Buldan Handmade Arts Center. (
Sara Basilici)


 

Directions to Buldan:

For guests traveling by car, there are two routes -- the Izmir-Aydın-Denizli and the Salihli-Alaşehir-Denizli highways. Buldan is 45 kilometers from Denizli, and the roads are smooth. For those wishing to come by bus, there are minibuses between Denizli and Buldan.
What to eat
There are several restaurants in Buldan offering a variety of delicious meals. Herbed pita breads (pide) are Buldan's specialty. In addition to restaurants in the city, there are also places near the Kestane River, Yayla Lake and Büyük Vakıf.
While there are many dishes unique to the district, the balcan-soğan is most popular. Guests must try this dish before leaving Buldan.
What to see
Tripolis is an ancient settlement situated east of the village of Yenice in the Buldan district, on the slopes between Yenicekent and the Büyük Menderes riverbed and about 40 kilometers from Denizli. Tripolis was one of the pioneer centers of commerce and agriculture in the Lydia region, supplying transportation between Caria, Phrygia and Tripolis. It was one of the richest cities of the region because of its strategic location and is believed to have been founded by the king of Bergama. The best monuments date from the first to third centuries. According to Plinius, another of the city's names was Apollonia. The names of the goddess Leto, the Letoia Phthia Games and the Menderes River appear on their coins The city suffered many earthquakes and wars during t

the course of its history, and Tripolis is mentioned on the list of participants at the Council of Nicaea in A.D. 325, indicating the city was an important religious center at the time.
Traditional Buldan homes:
Traditional Buldan homes are of better quality than those in Safranbolu, though there are fewer of them. The homes are wooden, have bay windows and are rendered unique by the decorative woodwork, chimneys and penthouses. The houses were also built so that each has a splendid view.
Lake Yayla: Located west of the city, Lake Yayla, is also known as Süleymanlı. In June 2000 it was declared a protected zone as the lake and its environment are home to an abundance of wildlife and flowers. There are picnic areas around the lake.
Mt. Sazak: Also known as Mt. Kumralıpaşa, it is located in the southeast of the city and is 1,117 meters high.
Yenice Thermal Springs: On the border of Yenicekent about 16 kilometers from Buldan, these springs are on the outskirts of the Menderes River and accessible by passing the Tripolis ancient city ruins. The temperature of the water is 44 degrees Centigrade and contains hydrocarbonate, sulfate, sodium, calcium ions and some radioactive elements. The thermal water is beneficial in treating rheumatism, heart ailments, hardening of the arteries and skin and swelling from hemorrhoids.
Kestane River: Located about one kilometer from the city in a natural and green environment, there are many cafes and restaurants available for guests.
İçme River: Five kilometers south of the city, this river is believed to have healing powers, particularly for gastric problems.
Where to stay: Guests in Buldan can stay at either the Pamukkale or Karahayıt hotels. (da Resul Cengiz/Zaman)

 

 

 

 

 

 

ECONOMIA

 

 

UNA OPPORTUNITA' PER L'EUROPA

OLEODOTTI TURCHI  IL MINISTRO DELL'ENERGIA
E' INTERVENUTO SUL CORRIDOIO CHE CORRERA' PER
TUTTA L'AREA CAUCASICA. ECOSISTEMA E BOSFORO

Gli oleodotti turchi? Una grande opportunità non solo per la Turchia, ma anche per l'Europa. Lo ha detto il ministro dell'Energia turco Hilmi Guler in una lunga intervista al quotidiano <Zaman>. Guler ha parlato del corridoio energetico che correrà per tutta l'area caucasica, partendo dalla connessione fra Turchia e Azerbaigian e del suo prolungamento fino al Tukmenistan, oltre il Mar caspio.
Alla domanda se l'accordo raggiunto tra <Eni> e <Gazprom> per il nuovo gasdotto <South Stream> possa in qualche modo compromettere i progetti energetici turchi, Guler ha risposto: "Ogni progetto ha la sua strada da percorrere e i nostri non saranno un ostacolo per gli altri. Tutti hanno un reale grado di fattibilità".
Quanto al corridoio energetico per il Caucaso, "quando questo progetto verrà ultimato - ha detto Guler - non solo la Turchia, ma anche l'Europa ne trarrà benefici. Molti si lamentano sull'impatto ambientale che la costruzione dell'oleodotto potrà determinare. Ma sono sciocchezze perché in questo momento ci sono già condotti sotto la superficie del Mar Caspio e non hanno mai dato problemi".
Guler ha spiegato che gli equilibri energetici nel mondo stanno cambiando rapidamente e che la Turchia sta cercando di mettersi in condizione di giocare un ruolo di primo piano in questo nuovo contesto. Un esempio della nuova politica intavolata dal Paese sono gli oleodotti Baku-Tbilisi-Ceyhan, il progetto per il <Nabucco> e il <Samsun-Ceyhan>. Quest'ultimo, ha assicurato Guler, sarà terminato secondo secondo la tempistica prevista. I vantaggi saranno preservare il Bosforo dal transito delle petroliere e abbreviare i tempi di trasporto versi i mercati orientali da 50 a 19 giorni.
Parlando del progetto <Shahdeniz>, con il quale il gas azero verrà inviato in Europa tramite la Turchia, Guler ha detto che le prime consegne verso la Grecia partiranno dal prossimo 10 agosto. (Apcom)

 

 

 

 

 

 

 

Unione Europea: l’area del “Mar Nero allargato” è ormai un asse strategico

 

 

 

 

La svolta decisiva è arrivata nel corso degli ultimi due anni, e ancor più degli ultimi sei mesi. Il vecchio continente prende così coscienza della regione, in una eccezione che va oltre la semplice condivisione geografica del bacino ma abbraccia le dinamiche che si intrecciano attraverso ed attorno ad esso. Sarà sempre più difficile però, e sarebbe comunque ingenuo e sbagliato, ignorarne bisogni e rivendicazioni nel prossimo futuro.

 

Ciò che sorprende nel tentativo di tracciare le origini e l’evoluzione del concetto di "Wider Black Sea" è la sua scarsa presenza nel dibattito geopolitico fino a un tempo relativamente recente. Documenti di varia origine ne parlano, ancora a metà del 2005, quasi solo per lamentare l’assenza di una strategia europea propriamente diretta verso questa regione. Mentre infatti la UE si impegnava a disegnare specifiche dimensioni regionali rivolte alle altre aree poste nelle sue immediate vicinanze (la "dimensione nordica" del Baltico, il Processo di Associazione e Stabilizzazione nei Balcani, la partnership euro-mediterranea con il nord-Africa), intratteneva con i paesi della regione del Mar Nero solo relazioni bilaterali, motori di iniziative molto specifiche nei settori considerati di volta in volta prioritari.
Il rapporto tra l'Europa e la regione del Mar Nero "allargato"
Dire che la UE fosse completamente assente sarebbe falso: programmi e accordi multilaterali quali <Inogate> (INterstate Oil and GAs Transport to Europe) nel settore energetico, <Traceca> (Transport Corridor Europe-Caucasus-Asia) nel settore trasporti e <Danblas> (Danube-Black Sea Environmental Task Force) in quello ambientale dimostrano il tentativo europeo di intuire settori e linee chiave di azione prima della creazione di una vera e propria strategia regionale. Questo è avvenuto solo al verificarsi di alcuni processi fondamentali che, mettendo in discussione il concetto tradizionale di sicurezza dell’Europa, le hanno imposto una sua rivisitazione su nuove basi.
Il primo di questi è il processo di allargamento della UE stessa, che nel 2007, con l’ingresso di Romania e Bulgaria, ha causato lo spostamento del proprio baricentro verso sud-est. Diventando membri UE, Bucarest e Sofia non smettono di condividere priorità e interessi legati alla propria appartenenza a quest’area, geograficamente vicina all’Europa ma ancora molto distante da essa in termini di sviluppo economico, politico e sociale. Ciò chiama l’Europa a nuove sfide in termini di lotta contro traffici illegali e criminalità organizzata, controllo delle frontiere e gestione dell’immigrazione. La pone anche a stretto contatto con paesi in cui restano irrisolte contese territoriali di eredità sovietica (Transnistria in Moldova, Abkhazia e Sud Ossezia in Georgia, Nagorno-Karabakh tra Armenia e Azerbaijan), nella cui soluzione la Russia non può essere lasciata ad agire come solo mediatore.
Un secondo fenomeno di rilievo è legato proprio ai recenti sviluppi politici ed economici di alcuni di questi paesi. Le promettenti “rivoluzioni colorate” pro-occidentali di Ucraina e Georgia, nonostante gli esiti incerti che ne sono seguiti, hanno dimostrato la forza di attrazione dell’Europa. Il cosiddetto soft power, ossia la sua capacità di indurre riforme e trasformazioni politico-economiche nei paesi vicini anche in assenza di una concreta prospettiva di integrazione a breve termine, facilita il compito della UE di mantenere questi paesi entro la propria orbita e di promuovere democrazia e stato di diritto quali garanzie della futura stabilità e sicurezza della regione. Un terzo e ancor più fondamentale elemento è legato alla crescente consapevolezza europea della propria dipendenza energetica dalla Russia e della necessità di diversificare la proprie fonti di approvvigionamento. In questo quadro, il Mar Nero si pone come snodo assolutamente centrale per l’accesso alla regione del Mar Caspio e alle sue vaste risorse energetiche e come chiave per la sicurezza energetica dell’Unione Europea.
La sicurezza energetica
L'aggettivo "Wider" sta appunto ad indicare che l’importanza dell’area del Mar Nero va al di là della semplice condivisione di un bacino marittimo. Essa conta in quanto punto di congiunzione tra mondi diversi, origine e soprattutto centro di transito delle principali fonti energetiche dirette dalla vicina regione del Mar Caspio verso l’Europa. I giacimenti di Turkmenistan, Kazakistan e Azerbaigian promettono di restare abbondanti anche in futuro, grazie al vasto potenziale non ancora esplorato. Inoltre, Baku resta ancora un attore regionale capace di mantenere un equilibrio fra Russia e Occidente in politica estera. Kazakistan e Turkmenistan rischiano invece di ritornare sotto il sostanziale controllo del Cremlino – e di Gazprom – soprattutto dopo i recenti accordi fra Mosca, Astana e Ashgabat. Tuttavia, qualche margine di manovra per sbloccare verso ovest parte delle vaste risorse dei due Paesi centro-asiatici potrebbe restare a disposizione, a patto che l'UE sappia agire con rapidità e intelligenza strategica. La Russia è fornitore quasi esclusivo e intermediario inaggirabile per il gas naturale proveniente non solo dal suo territorio, ma anche dalle vicine repubbliche centro-asiatiche, le quali trovano difficilmente sbocchi alternativi alle proprie esportazioni. Il Mar Nero rappresenterebbe per l’Europa la via attraverso cui aggirare l’intermediazione russa e così riaprire il mercato alla concorrenza, dare impulso agli investimenti nel settore e beneficiare di prezzi più bassi, riacquistando nel frattempo anche la capacità di influire su Mosca in diversi ambiti, tanto di politica interna (democrazia e diritti dell’uomo) quanto estera. Per arrivare a questo, due sono i passi obbligati: 1) collegare tra loro le due rive del Mar Caspio e 2) mettere in comunicazione il network turco con l’Europa. Il primo di questi obiettivi porterebbe, nei piani europei, alla costruzione di un gasdotto ("Trans-caspico" appunto), che permetterebbe di incanalare il gas naturale Kazako e Turkmeno verso l’Azerbaigian e da qui verso occidente. Il secondo passo sarebbe poi la costruzione di un ulteriore gasdotto, ribattezzato Nabucco, che dalla Turchia permetterebbe, grazie a una terza pipeline di collegamento attraverso il sud-Caucaso, di incanalare il gas centro-asiatico fino all’Austria passando attraverso Bulgaria, Romania e Ungheria. In fase di progettazione da ormai parecchi anni, i lavori di costruzione del Nabucco dovrebbero cominciare nel 2008 e terminare entro il 2011; i suoi 3.300 km permetterebbero di incanalare entro il 2020 circa 30 miliardi di metri cubi annui di gas naturale verso il cuore dell’Europa. Tale progetto sarebbe complementare al ruolo che l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan ha per il petrolio. Il Mar Nero diventerebbe il punto di snodo principale di questo traffico.
Tuttavia, senza il gasdotto Trans-caspico, la vera ragione d’esistere del gasdotto Nabucco rischia di scomparire. L’accordo firmato il 12 maggio scorso tra i Presidenti di Russia, Kazakhstan e Turkmenistan ha fatto crollare all’improvviso le speranze europee, in quanto stabilisce che il gas turkmeno e kazako sarà avviato verso l’Europa attraverso la già esistente (per quanto malmessa) rete centro-asiatica che transita in territorio russo. La Russia ha anche offerto di impegnarsi nella realizzazione di un progetto alternativo al Nabucco, duplicando il già esistente gasodotto <Blue Stream> che oggi porta il gas dalla Russia in Turchia attraverso il Mar Nero ed estendendo la sua portata fino all’Ungheria, attraverso Bulgaria, Serbia e Croazia. Tale proposta volutamente ignora però la principale esigenza europea. Anche in questo caso il Mar Nero riconferma il suo ruolo di primo piano. Ulteriormente rafforzata è anche la posizione della Turchia, che è punto di transito per tutti questi progetti, indipendentemente dalla loro paternitá. L’attuale instabilità interna e lo scetticismo europeo nei suoi confronti non aiutano in questo senso. Con un Turchia lontana dall’Europa, Bruxelles perde il proprio ascendente su Ankara e Mosca può sfruttare questo disincanto in suo favore. Il ruolo della <Bsec> (Black Sea Economic Cooperation).
In tale situazione , l’Europa non può rinunciare a una cooperazione attiva con e per la regione, nel tentativo di legarla a sé entro un quadro di regole e principi stabili, nonostante i successi siano stati di recente alquanto scarsi. Il tentativo di rinegoziare la partnership strategica con la Russia, che scade proprio nel 2007, è in fase di stallo. Le trattative per l’avanzamento del processo di adesione della Turchia non registrano progressi, a causa sia della sua situazione politica interna che della velata ostilità di tanta parte dell’opinione pubblica europea. Maggiori successi sono attesi dalla nuova politica di vicinato e dal suo nuovo strumento finanziario (Enpi, European Neighborhood and Partnership Instrument), che nel periodo 2007-2013 promette di destinare alla regione ingenti risorse. Alla confluenza di queste iniziative si colloca la tanto attesa Comunicazione della Commissione Europea dell’11 Aprile 2007 che definisce una "Sinergia del Mar Nero" come dimensione regionale compatta che farà da direttrice alle iniziative della UE negli anni a venire. Questo documento arriva a coronazione di un lungo processo di dialogo intensificato che la <Bsec> (Black Sea Economic Cooperation) si è tanto impegnata a promuovere negli ultimi anni, ottenendo solo di recente qualche successo.
La <Bsec> è sicuramente l’organizzazione regionale che meglio rappresenta l’area e i suoi molteplici interessi e priorità. Fondata nel 1992 su iniziativa turca, essa ha festeggiato lo scorso 25 giugno a Istanbul il 15mo compleanno, con la partecipazione dei leader di tutti i suoi paesi membri. La sua stessa membership la lega a doppio filo con l’Europa: accanto a Paesi membri UE (Grecia, Romania e Bulgaria) ne fanno parte altri impegnati con essa a diversi livelli nel processo di Pre-Adesione (Albania, Serbia, Turchia) e altri per cui l’ingresso nella UE appare ancora lontana (Ucraina, Moldova) se non impossibile (Armenia, Georgia, Azerbaigian, Russia). Agli Stati europei è invece riconosciuto il ruolo di osservatori. E’ solo negli ultimi anni e in particolare negli ultimi sei mesi tuttavia che alla <Bsec> è stato riconosciuto un ruolo di rilievo come attore e interlocutore internazionale. La sua attività abbraccia praticamente tutti i settori di cooperazione possibili e dal 2 all’8 luglio organizzerà la prima edizione dei Giochi del Mar Nero, un evento esclusivamente sportivo ma caricato di un grande valore simbolico. La Turchia, che ne detiene la Presidenza fino al novembre 2007, farà di tutto per dare il massimo risalto al summit di Istambul, così come sta facendo di tutto per affermare il proprio ruolo di attore strategico grazie alla sua posizione chiave nel cuore della regione. Già nel corso di una conferenza con i Commissari Europei per l’Allargamento Olli Rehn e per l’Energia Andris Piebalgs svoltasi a Istanbul il 5 giugno scorso, Ankara aveva voluto proporsi come "ponte energetico naturale" tra alcuni tra i maggiori produttori di riserve energetiche del pianeta, posti ai suoi confini orientali, e il maggiore consumatore di energia, l’Unione Europea appunto, al capo opposto.
Conclusioni
Anche se con ritardo, l’Europa ha compreso l’importanza della regione del Mar Nero. L’emergere del "Wider Black Sea" come attore di rilievo non è quindi separabile dall’interesse crescente che la UE ha cominciato a nutrire nei suoi confronti. La sua strategia nei confronti della Turchia, così come verso il resto dell’area, sarà costruita nei prossimi mesi e anni attorno in base alle nuove esigenze nei diversi ambiti della sicurezza. Prima tra tutte, quella energetica. La futura sicurezza energetica dell’Europa dipenderà in modo cruciale dalla sua capacità di costruire oggi una politica adeguata in questa regione, prima che sia troppo tardi. (Elisabetta Sartorel/Equilibri.net)

 

 

 

 

 

 

TRA TURCHIA E IRAN

COOPERAZIONE ENERGETICA 

E' in fase di negoziato un < Memorandum of Understanding> (MoU) fra Turchia ed Iran in tema di cooperazione energetica. L'accordo dovrebbe vertere essenzialmente sull'energia elettrica ed in particolare sulla costruzione congiunta di una centrale in territorio iraniano che rifornirebbe anche il mercato turco. Fra i rispettivi ministri dell’Energia Hilmi Guler e Fettah sarebbe stata raggiunta anche un'intesa sulle reti di trasmissione che dovrebbero essere potenziate su entrambi i versanti. Un altro tema toccato durante i colloqui, ritenuti molto importanti e fruttuosi da entrambi i politici, è stato quello relativo alle energie rinnovabili su cui principalmente la Turchia sta avviando una incisiva politica di investimenti. "Al momento", ha  dichiarato  Guler, "sono numerose le proposte avanzate da entrambi i Paesi in tema di cooperazione energetica; abbiamo inoltre discusso di una nuova centrale elettrica cogestita, della costruzione di una diga e dello scambio di energia elettrica". Da parte sua, il ministro Fettah ha replicato che l’Iran, è nelle condizioni di fornire alla Turchia energia elettrica più facilmente rispetto al gas naturale; il titolare del dicastero dell’energia iracheno, nel sottolineare che sono attualmente funzionanti due linee di trasmissione fra Iran e Turchia, infrastrutture che tuttavia  necessitano di un ulteriore potenziamento, ha concluso affermando che l’Iran è pronto a costruire ulteriori linee di trasmissione di energia elettrica anche attraverso investimenti congiunti. Il < Memorandum of Understanding> in campo energetico andrebbe a rafforzare ulteriormente la cooperazione economica e commerciale fra i due Paesi che ha raggiunto negli ultimi anni livelli particolarmente elevati. (fonte Ambasciata d'Italia ad Ankara)

 

 

 

 

 

 

 

A CONVEGNO AD ISTANBUL
 LE CAMERE DI
COMMERCIO

OLTRE 1400 DELEGATI
PROVENIENTI DA 110
PAESI. LE PROSSIME 

SFIDE DELLA TURCHIA

 

Oltre 1.400 delegati da 110 Paesi si sono ritrovati ad Istanbul al quinto Congresso Mondiale delle Camere di Commercio presente Rifat Hisarciklioglu, presidente dell'Unione delle Camere di commercio della Turchia (Tobb).
Il congresso, è stato aperto da discorso del premier turco Recep Tayyip Erdogan, ed era stato organizzato dalla Tobb insieme al Dipartimento turco per le Relazioni Economiche con l'estero. "Vogliamo contare di più nel commercio mondiale. La Turchia è una potenza economica nella regione e deve essere un attore della globalizzazione", aveva detto Hisarciklioglu nella conferenza stampa di presentazione dell'evento. Il dirigente aveva anche esortato gli imprenditori turchi a seguire le opportunità di sviluppi all'estero, ammonendoli su quanto sia grave perdere le opportunità di internazionalizzazione concentrandosi solo sul mercato interno. Tra i partecipanti al Congresso c'erano anche l'ex Segretario di Stato americano, Madeleine Albright, ed il presidente della <Graamen Bank> del Bangladesh Muhammad Yunus.
Tra i temi al centro del congresso, come riporta l'agenzia Anadolu, la gestione dei rischi globali, la necessità di azione da parte del settore privato e dei governi, il futuro energetico dell'impresa, le migrazioni, le partnership per lo sviluppo delle piccole e medie imprese.
L'economia turca negli ultimi anni è stata contraddistinta da una notevole ripresa economica (crescita media annua dell'economia del 7.5 per cento a partire dal 2002), ottenuta grazie ad accorte politiche monetarie e fiscali condotte dal Governo di Ankara e dalla Banca Centrale, nonché dal rispetto dell'accordo di stand-by siglato con il Fondo Monetario Internazionale nel maggio 2005.
Lo afferma un rapporto sulla Turchia del Consiglio Esecutivo del Fondo Monetario Internazionale secondo cui negli ultimi cinque anni tale crescita è stata alimentata da molteplici fattori, quali l'incremento dei consumi interni e degli investimenti, la diminuzione dei tassi di interesse reali, una rapida espansione nella concessione di crediti, l'incremento della produttività e una eccezionale diminuzione della pressione inflazionistica.
Inoltre - prosegue il rapporto - l'economia reale ha attraversato un significativo processo di modernizzazione attraverso una costante apertura al commercio internazionale ed agli investimenti stranieri.
Le prossime sfide che la Turchia si troverà ad affrontare negli anni a venire saranno soprattutto rappresentate dal contenimento del livello dei prezzi e da una necessaria riduzione della dipendenza dall'afflusso di investimenti esteri, che rendono il Paese eccessivamente esposto al mercato internazionale dei capitali, e dalla disoccupazione.
La recente ripresa dell'inflazione è derivata da fattori esogeni, in primis l'inaspettato incremento dei prezzi del petrolio che hanno superato i 75 dollari a barile (Denaro.it)

 

 

 

 

 

 

 

AUTOTRASPORTO
 A PIU' DI MILLE

 

TRA ITALIA E TURCHIA   I DATI EMERSI DALLA
RIUNIONE DELLA COMMISSIONE MISTA A TRIESTE
EVIDENZIANO CHE IL MOVIMENTO DAL 2000 AL 2006
E' AUMENTATO DELL'80%. IL NUMERO DEI PERMESSI

Negli ultimi cinque anni, dal 2000 al 2006, il volume dell'import-export italo-turco è aumentato di oltre il 120 per cento, passando da sei a 13 miliardi di dollari l'anno: il dato è emerso, a Trieste, durante la riunione della Commissione mista Italia-Turchia per l'autotrasporto. Sempre dal 2000 al 2006, il numero degli autotrasporti abilitati è aumentato dell'80 per cento (dai 20.500 permessi del 2000 ai 38.500 nel 2006). Il dato - è stato spiegato durante la riunione della Commissione - si riferisce ai mezzi turchi che hanno operato in Italia nel rispetto delle regole di reciprocità.
In pratica, ogni anno anche l'Italia ha un eguale numero di permessi per l'interscambio con la Turchia, che però - è stato ricordato - vengono utilizzati solo in minima parte, a seguito della diversa struttura di costi delle imprese di autotrasporto nei due Paesi.
Alla riunione della Commissione mista hanno partecipato i due capi delegazione, Camillo Lobina per il ministero dei Trasporti italiano, e Talat Aydin per l'omologa amministrazione turca, il console onorario di Turchia a Trieste, Enrico Samer, e osservatori delle principali associazioni imprenditoriali del settore trasporti. Il settore farmaceutico della Turchia nei prossimi anni registrerà una crescita notevole, attestandosi tra i primi dieci mercati del panorama farmaceutico mondiale entro il 2020, con vendite di prodotti per un totale di 1,3 trilioni di dollari. Secondo un recente rapporto della <Pricewaterhouse Coopers>, riportato dal quotidiano finanziario turco <Referans>, nell'arco dei prossimi quindici anni le sette economie emergenti (Turchia, Cina, Brasile, India, Indonesia, Messico e Russia) produrranno un quinto dei profitti mondiali in tale settore. Secondo il rapporto, la Turchia dovrà, però, affrontare alcuni importanti problemi che frenano gli investimenti, come la revisione dei diritti di proprietà intellettuale e la trasparenza delle pratiche di rimborso per le ricette mediche, oltre che quello relativo alle lunghezze burocratiche per il rilascio di licenze. Al momento in Turchia occorrono circa tre anni per ottenere una licenza (contro i sei mesi dell'Europa). (Denaro.it)

 

 

 

 

 

 

ANCORA POCO SENTITO

LAVOROFEMMINILE

La partecipazione femminile nel mondo del lavoro è attualmente pari al 26%, mentre il 66% delle donne lavora in nero; questo è quanto rivelato dal ministro di Stato per le pari opportunità e la famiglia Nimet Cubukcu, nel corso di un simposio organizzato dalla Confederazione delle Imprese e degli Affari (Tunkofed). Nel corso dell’intervento la rappresentante del Governo ha  poi aggiunto che il fenomeno dell’economia sommersa è una delle cause principali del mancato incremento della presenza femminile nel mercato del lavoro. Cubukcu ha poi aggiunto che un aumento dell’istruzione femminile, il miglioramento dei servizi sociali e l’autorizzazione anche per i padri a prendere un periodo di aspettativa dopo la nascita di un figlio, sono tra i provvedimenti che il Governo ha proposto nel corso di questa legislatura al fine di favorire ed agevolare l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro garantendo pari opportunità. (fonte Ambasciata d'Italia ad Ankara)

 

 

 

 


AGRONOMI
DELL'ANATOLIA
ALL'ICEA DI BARI

<ISTANBUL HALK EKMEK>
Il programma valido per
tutta l'estate. La delegazione
composta da 13 giovani

L’<Icea>, in collaborazione con <Ci.Bi>, <Aiab Emilia Romagna> e <Iamb>, per tutta l’estate ospita un gruppo di laureati in scienze agronomiche della regione anatolica (Turchia), per formarli sulle tecniche dell’agricoltura e zootecnia biologica.
L’iniziativa rientra in un più ampio progetto gestito dall’<Istanbul Halk Ekmek>, l’organizzazione di trasformatori di prodotti da forno biologici che ha tra i suoi promotori la municipalità di Istanbul, che mira a contrastare lo spopolamento delle campagne dell’Anatolia, migliorando e valorizzandone le produzioni agricole e creando nuove possibilità di accesso ai mercati attraverso la certificazione biologica.
La delegazione turca, composta da 13 giovani agronomi, dopo un primo mese ospite in diverse strutture dell’Emilia Romagna, trascorrerà i mesi di luglio e agosto presso l’Istituto Agronomico del Mediterraneo di Bari, continuando il percorso di formazione con i tecnici <Icea> e cogliendo l’occasione per visitare le più interessanti esperienze aziendali del mondo del biologico. (Teatro Naturale)

 

 

 

 

 

LA CANTIERISTICA TURCA

OTTAVAAL MONDO E IN FORTE CRESCITA

Secondo i dati del locale Sottosegretariato alla Marina Mercantile, la Turchia è l'ottavo Paese costruttore al mondo di imbarcazioni, dai grandi yacht ai tanker che trasportano prodotti chimici pericolosi. Lo scorso anno la Turchia ha ricevuto ordini per 1.8 milioni di Dwt ("deadweight tons"), mentre nel 2002 il paese era solo al 23° posto al mondo con 135.000 Dwt completate. Il paese dispone di 59 cantieri (+59,5% 2006/2001) che in pochi anni è previsto che aumenteranno a 120, con una capacità produttiva di 9.2 milioni di Dwt per anno. Negli ultimi tre anni - soprattutto nell'area di Marmara (Tuzla) ed in quella del Mar Nero - si è particolarmente incrementata l'attività cantieristica, con investimenti di oltre 500 milioni di dollari in nuove tecnologie. (Ice Istanbul)

 

 

 

 

 

 

Comuni a 18 Paesi musulmani

ACCORDICOMMERCIALI

I lavori preliminari sono finiti: Kursad Tuzmen, ministro al Commercio Estero del Governo Erdogan ha dato vita ad accordi commerciali comuni a 18 Paesi musulmani.
I lavori per produrre questo risultato sono durati oltre tre mesi. Oltre alle agevolazioni doganali, l'accordo prevede una "nuova filosofia commerciale" per dirla con le parole di Tuzmen.
Questo nuovo pensiero dovrebbe portare nel giro di poco tempo alla creazione di una grande area di scambio fra Paesi.
"Il volume di commercio fra la Turchia e i Paesi appartenenti all'Organizzazione della Conferenza Islamica - ha detto Tuzmen - è aumentato del 28% fra il 2004 e il 2006. Le nostre compagnie hanno venduto 15 miliardi di dollari fra merci e servizi. Quando questo sistema commerciale diventerà pienamente operativo, i dati potranno raddoppiare in un breve periodo di tempo". (Notizie radicali-fonte Apcom)

 

 

 

 

 

 

SUL MERCATO TURCO

FONDI DI INVESTIMENTO INTERNAZIONALI SEMPRE PIU' ATTIVI 

Secondo un report predisposto dalla <Deloitte Turkey>, i fondi di investimento - principalmente internazionali - si stanno sempre più rendendo conto dell'importanza ed attrattività del mercato turco. Dal 1995 ad oggi, 51 operazioni sono state effettuate da <Investments Funds>, per un totale di 2.8 miliardi di dollari Usa. Di queste 51 operazioni, 15 sono state poste in essere - dal 2006 al 31 maggio 2007 - per un ammontare di oltre 2.5 miliardi di dollari. Nel prosieguo del 2007 e nel 2008, le operazioni dei fondi di investimento dovrebbero ulteriormente ampliarsi per raggiungere una media annuale - secondo gli analisti locali - non inferiore ai 2/2.5 miliardi di dollari. I fondi più attivi sul mercato locale risultano essere: <Providence>, <TPG>, <Citigroup>, <Advent>, <Gem>, <The Blackstone Group>,<The National Bank of Kuwait Capital<, <Turkven> e <Is Venture> (Tur). Sono invece pronti ad operare sin dai prossimi mesi: <Carlyle>, <Istithmar>, <Abraj Capital>, <The Kuwait Investment Authority> (Kia). (Ice Istanbul)

 

 

 

 

 

 

SARA' OPERATIVO DAL 2008

IL NUOVOAEROPORTO DI PAPHOS

Secondo quanto annunciato recentemente dal ministro cipriota delle Comunicazioni, il nuovo aeroporto di Paphos a Cipro sarà operativo a fine 2008. Il nuovo terminal coprirà un'area di circa 2000 metri quadri con 760 posti auto, 36 autobus e 84 taxi. Una volta ultimato, questo nuovo aeroporto di Paphos potrà competere con gli altri scali europei. Al momento, anche l'aeroporto di Larnaca è in fase di ristrutturazione al fine di migliorare strutture e servizi. I lavori dovrebbero essere ultimati per la fine del 2009.(Ice Beirut)

 

 

 

 

 

 

NOTIZIARIO DI AMBASCIATA

 

LOTTA ALL'ECONOMIA SOMMERSA
Il ministero delle Finanze turco ha predisposto in questi giorni il piano quinquennale "Lotta
all’Economia Sommersa" (Kadem), per contrastare il fenomeno che è diventato una vera piaga sociale ed economica del Paese e che genera, secondo alcuni analisti locali, una perdita di oltre $200 miliardi l'anno di PIL  (il Pil turco nel 2006 ha sfiorato i $400 miliardi). Secondo il Ministero, l'economia sommersa ammonta oggi al 25.5% e dovrà essere ridotta di almeno due punti percentuali all'anno per i prossimi cinque anni. Il piano Kadem si basa su una serie di 15 punti miranti sostanzialmente all’efficienza fiscale, alla riduzione della pressione fiscale che "invoglierebbe" i contribuenti a pagare più facilmente le somme dovute, alla limitazione dei pagamenti in contanti, all'aumento dei controlli fiscali, a stringenti controlli sulle assunzioni irregolari e ad una maggiore efficacia nell'esecuzione delle sanzioni fiscali.

LE PRIME 10 OPERAZIONI <M&A>

Secondo uno studio <The Deal Watch Report> sponsorizzato dalla < Deloitte> e dall'intermediario finanziario Raymond James, nel corso del 2006 le operazioni di < Mergers and Acquisitions> (M&A) in Turchia sono ammontate a $18.9 miliardi, contro i $38 miliardi del 2005. Nel 2006 le prime dieci operazioni di < M&A> sono ammontate a  circa $13 miliardi ed hanno riguardato tutte operazioni di acquisizione. L'attività di a M&A> è invece aumentata in termini numerici passando da 155 operazioni nel 2005 a 165 nel 2006 (di cui 133 acquisizioni, 28 privatizzazioni e 4 fusioni) anche a dimostrazione di un concreto attivismo da parte degli investitori stranieri. Dallo studio risulta inoltre che le azioni di < M&A> hanno interessato principalmente le imprese locali, anche se il totale di quelle estere che hanno effettuato operazioni in Turchia è salito nel 2006 a 76 (+90% rispetto al dato del 2005) e che oltre 30 Paesi hanno partecipato ad operazioni di fusione ed acquisizione, con i Paesi dell'UE nettamente in testa (52% del totale).


<MAX MARA> GUARDA ALLA TURCHIA


Le grandi aziende tessili e di abbigliamento internazionali, tra cui < Max Mara>, stanno rivolgendo un’ attenzione crescente alla Turchia per l’acquisto di materiali grezzi, soprattutto in considerazione del fatto che la Cina già da tempo non garantisce pià un livello di prezzi competitivi. Nel corso di un recente evento internazionale dal titolo "Industrial matchmaking" organizzato a Istanbul dal Consiglio Internazionale dell’Industria del Cotone, gli amministratori delegati di 28 marchi internazionali, il doppio rispetto a quelli che hanno partecipato alla scorsa edizione, hanno effettuato un tour delle principali aree industriali del tessile di Istanbul, Corlu, Bursa e Kahramanmaras. Alcune aziende internazionali stanno ritornando ad acquistare in Turchia dove il comparto, che attrae i compratori stranieri grazie anche alla varietà dei prodotti offerti ed alla loro qualità, sta registrando un notevole incremento dell’attività . Attualmente l’industria tessile contribuisce per circa l’8% al Pil nazionale e rappresenta il 20% della produzione industriale del Paese. Nel corso del 2006 le esportazioni del comparto in questione hanno raggiunto un valore di circa $20 miliardi, pari al 23% del totale delle esportazioni della Turchia. I principali mercati di destinazione di tali prodotti risultano essere l’Italia, che occupa il primo posto, seguita da Russia, Germania, Romania e Stati Uniti.

4° INVESTORS ADVISORY COUNCIL
In occasione del quarto < Investors Advisory Council>, svoltosi a Istanbul , il vice direttore del Fondo Monetario Internazionale, John Lipsky, ha tracciato un quadro sostanzialmente positivo dell’economia turca. Un’impressione che trova conferma in un rapporto sul Paese del Consiglio Esecutivo della stessa Istituzione. L’economia turca negli ultimi anni è stata infatti contraddistinta da una notevole ripresa economica (crescita media annua dell’economia del 7.5% a partire dal 2002), ottenuta grazie ad accorte politiche monetarie e fiscali condotte dal Governo di Ankara e dalla Banca Centrale, nonché dal rispetto dell’accordo di stand-by siglato con il Fondo nel maggio 2005.
Negli ultimi cinque anni tale crescita è stata alimentata da molteplici fattori, quali l’incremento dei consumi interni e degli investimenti, la diminuzione dei tassi di interesse reali, una rapida espansione nella concessione di crediti, l’incremento della produttività e una eccezionale diminuzione della pressione inflazionistica. Inoltre - prosegue il rapporto - l’economia reale ha attraversato un significativo processo di modernizzazione attraverso una costante apertura al commercio internazionale ed agli investimenti stranieri. Nessuna sorpresa quindi che il volume delle esportazioni sia aumentato in modo sensibile, permettendo al Paese di occupare crescenti porzioni del mercato mondiale.
Le prossime sfide che la Turchia si troverà ad affrontare negli anni a venire saranno soprattutto rappresentate dal contenimento del livello dei prezzi, da una elevata dipendenza dall’afflusso di investimenti esteri, che rendono il Paese eccessivamente esposto al mercato internazionale dei capitali, e dalla disoccupazione. Un’analisi condivisa dallo stesso Lipsky, secondo il quale la Turchia non dovrebbe modificare gli obiettivi di contenimento della pressione inflazionistica di breve e medio periodo. L’attuale aumento dei prezzi al consumo, che ha determinato il distaccamento dal target prefissato in fase di programmazione di bilancio, non deriverebbe infatti da una disattenta gestione della leva monetaria da parte delle Autorità competenti, bensì da fattori esogeni, in primis l’inaspettato incremento dei prezzi del petrolio che hanno superato i 75 dollari a barile. Quanto alle prossime elezioni politiche, Lipsky ha affermato che il Fondo si aspetta dal nuovo esecutivo lo stesso impegno profuso dall’attuale Governo, da svilupparsi attraverso il rispetto dei fondamentali macro-economici  e la garanzia di proseguire con decisione il  programma di riforme strutturali che tanto ha giovato alla ripresa economica del Paese negli ultimi anni.

QUOTA EXPORT
La quota dell’export della Turchia nella composizione del Pil è salita dal 15.9% al 30.7% tra il 1992 ed il 2005, segnando un incremento del 193%. Il dato, reso noto dall’Ocse, indica inoltre che i principali mercati di destinazione dei prodotti turchi sono i Paesi dell’Ocse e quelli dell’Unione Europea, in particolare la Germania, il Regno Unito, l’Italia e gli Stati Uniti. 


TURISMO: 20% IN PIU'
Nel mese di maggio il numero dei turisti arrivati in Turchia è aumentato del 20% circa per un totale di oltre due milioni di persone e l’aumento più consistente riguarda i visitatori provenienti dagli Stati del Commonwealth (+31.8%). Per ciò che concerne il periodo gennaio-maggio invece, l’incremento si è attestato al 16.4% con la maggioranza degli arrivi di provenienza dei paesi dell’Ocse extra europei e dagli Stati del Commonwealth. La graduatoria per numero di arrivi vede in prima posizione la Germania seguita dalla Russia, dal Regno Unito, dall’Olanda, dalla Bulgaria, dall’Iran, dagli Stati Uniti, dall’Ucraina, dalla Georgia e dalla Francia, la cui quota ammonta al 66.9% del totale dei turisti in entrata nel Paese.

100 MLD E PIU' DI ESPORTAZIONI
Secondo un rapporto del Sottosegretariato turco al Commercio Estero il target fissato di raggiungere entro la fine dell’anno i 100 miliardi di dollari di esportazioni verrà facilmente superato, anche alla luce del fatto che a metà giugno il valore delle esportazioni ha già superato quota 45 miliardi di dollari. Il ministro di Stato Kurzat Tuzmen ha inoltre  evidenziato che i settori più brillanti sul versante export risultano essere l’automobilistico (9.2 miliardi di dollari), l’abbigliamento (7 miliardi di dollari), i prodotti in ferro e acciaio (5.2 miliardi di dollari), i prodotti chimici (4.3 miliardi di dollari), le apparecchiature elettriche ed elettroniche (3.7 miliardi di dollari), i macchinari (2.4 miliardi di dollari), i prodotti metallici (2.3 miliardi di dollari), grani e semi oleosi (1.1 miliardi di dollari) ed il cemento (1.1 miliardi di dollari).

 

ACCORDO GRUPPI <OYAK/ING>
Il Gruppo < Oyak> ha recentemente raggiunto un accordo con l’olandese < ING Group> per la cessione totale della < Oyak Bank>, una delle più grandi istituzioni finanziarie della Turchia, operazione che ammonta ad un totale di $2.6 miliardi. L’amministratore delegato del <Gruppo Oyak>, Ulusoy, ha affermato che l’acquisizione da parte del < Gruppo ING> rappresenta un valido contributo al benessere del Paese e che la decisione di avventurarsi nel mercato della Turchia conferma la considerazione per le istituzioni e la fiducia nel Paese da parte dell’investitore olandese. Ulusoy ha quindi aggiunto che con il ricavato di tale vendita il < Gruppo Oyak> si orienterà verso nuovi investimenti in settori diversi da quelli di attività citando al riguardo quello dell’energia.

LA GOLA DELLE BANCHE STRANIERE
Secondo un rapporto predisposto dal quotidiano < Turkish Daily News>, negli ultimi due anni e mezzo il settore bancario turco è stato oggetto di particolare interesse da parte di numerose banche straniere che oggi detengono in Turchia una quota di mercato per la fornitura del credito oscillante intorno al 30%. Tredici istituti internazionali sono finora entrati nel mercato turco sia attraverso acquisizioni sia per il tramite di partecipazioni in istituti locali. A seguito di tali operazioni 11 banche turche hanno aperto 539 nuove filiali, creando circa 10.000 nuovi posti di lavoro. Nel corso del 2006 e nei primi mesi di quest’anno si sono manifestati significativi ed incoraggianti segnali di una forte crescita nel settore sia in termini di disponibilità di credito che a livello di occupazione. La <Turkish Economi Bank> (Teb), che nel 2004 è stata acquisita al 50% da <Bnp Paribas>, ha registrato un incremento del 168% nel volume dei crediti concessi, con un aumento dell’82% dei depositi e dell’84% degli asset. Simile crescita per la < Yapi Kredi>, dopo l’acquisizione da parte della < Koc-Unicredit>, che ha visto raddoppiare il proprio portafoglio crediti, con un incremento dei depositi e degli asset intorno al 90%. La < Yapi Kredi> ha inoltre aperto 208 nuove filiali, aumentando il numero dei suoi impiegati di 3.012 unità in soli 18 mesi. 

MODELLO <DOBLO>
La <Fiat> ha scelto gli stabilimenti della <Tofas> per la produzione del nuovo modello < Doblo> che sarà lanciato sul mercato tra il 2009 ed il 2010. La Turchia era in lizza con l’India e la Polonia per aggiudicarsi questo nuovo investimento che prevede il versamento di una somma pari a circa €350 milioni nei prossimi tre anni. Il famoso modello della <Fiat> è prodotto già da sei anni e si è guadagnato una share di mercato pari al 30% divenendo leader nel suo segmento. 

PROGETTO <NABUCCO>: IL "NO" ALLA RUSSIA
La stampa turca riporta la notizia secondo cui gli Stati Uniti non si opporrebbero alla partecipazione della Russia al progetto < Nabucco
> che prevede la costruzione di un gasdotto lungo 3.300 km che consentirà di trasportare circa 30 milioni di metri cubi di gas all’anno dall’Iran e dall’Azerbaijan all’Europa centrale. Il gasdotto, studiato per ridurre la dipendenza dell’Europa dal gas di provenienza russa vedrebbe quindi ora coinvolta anche la società < Gazprom>. Il costo del gasdotto è stato stimato intorno a €6 miliardi circa e sarà completato entro il 2011.

 

ENERGIE RINNOVABILI
Nell’ambito del Programma Straordinario di Promozione del Made in Italy in Turchia l’Ice organizzerà ad Istanbul il 6 ed il 7 dicembre 2007 un workshop dedicato alle energie rinnovabili. Il tema è di particolare attualità nel Paese, che anche a fronte di un rischio concreto di shock energetico di notevole portata nei prossimi anni sta ponendo le basi per una nuova politica energetica. Gli obiettivi sono molteplici: non solo un utilizzo più massiccio delle risorse carbonifere del Paese ma anche il rafforzamento delle relazioni con i principali produttori dei Paesi limitrofi, lo sviluppo del nucleare e l’intensificazione dell’utilizzo delle fonti energetiche alternative (geotermico/fotovoltaico, eolico, biomasse). Per quanto riguarda i rapporti con i Paesi dell’area basti pensare alla recente inaugurazione del terminale petrolifero di Ceyhan, tappa finale dell’oleodotto Baku-Tiblisi-Ceyhan (Btc), nella cui la gestione anche l’italiana <Eni> ha una partecipazione del 5%. Come pure la realizzazione da parte dell’<Eni> di un oleodotto tra il porto turco di Samsun, sul Mar Nero, e Ceyhan, destinato a far arrivare nel Mediterraneo gas e petrolio dalla Russia e dal Turkmenistan e che dovrebbe essere completato entro il 2010.  In merito allo sviluppo del nucleare, il governo turco prevede l’entrata in funzione di tre centrali nucleari dotate di reattori dalla potenza di 5.000 Mw per il 2015. In questo scenario si prospettano delle opportunità di investimento per gli istituti di ricerca e imprese italiane che si occupano della progettazione e messa a punto di sistemi di sicurezza per le centrali nucleari e smaltimento delle scorie radioattive. Ampio spazio può trovare la formazione e il training del personale impiegato nelle centrali. 
Nel corso degli anni ’90 la Turchia ha iniziato a prendere in considerazione la produzione di energia da fonti alternative principalmente per due motivi: l’aumento delle importazioni di minerali, gas naturale e petrolio per soddisfare la domanda interna legata all’energia e l’aumento dell’inquinamento ambientale legato alla combustione delle sostanze utilizzate per la produzione di energia elettrica. L’utilizzo delle energie alternative rappresenta tuttora uno scenario inesplorato e ricco di opportunità commerciali per le aziende italiane. Per ciò che concerne il geotermico ed il fotovoltaico, la Turchia occupa l’ottavo posto nel mondo come quantità di energia geotermica utilizzabile e sta attualmente disponendo solo del 2,7% di quella sfruttabile. Il Paese possiede inoltre un enorme potenziale solare; tra il 2001 ed il 2004 la vendita mondiale di pannelli solari e’ aumentata di una percentuale annua che si colloca tra il 10% ed il 15%, con la Turchia che ha assorbito il 5.5% della produzione mondiale. Le industrie italiane potrebbero inserirsi sul mercato turco diffondendo la tecnologia fotovoltaica integrata agli edifici e connessa alla rete elettrica nazionale al fine di cedere l’energia prodotta alla rete elettrica nazionale e ottenere in cambio una tariffa per compensare il costo della bolletta elettrica. Offrendo soluzioni progettuali in cui il fotovoltaico è parte integrante dei progetti edilizi e introducendo sistemi per l’erogazione di energia in luoghi isolati, si avrebbe una riduzione dei costi d’allacciamento alla rete elettrica.
In Turchia, Paese che dipende in maniera consistente dall’importazione di gas, la generazione di energia elettrica avviene prevalentemente attraverso impianti che utilizzano combustibili fossili. Per questo motivo, la Turchia inizia a ricorrere a nuove forme di energia, come quella eolica. La legge sulle Energie Rinnovabili emanata in Turchia nel maggio del 2005 ha introdotto una feed-in-tariff che riconosce un prezzo medio per l’energia all’ingrosso pari a quello dell’anno precedente e valido per i primi sette anni di vita dell’impianto. Attualmente sono in atto due progetti riguardanti la produzione di energia eolica nel Paese: quello di Sabenova nascerà nella regione di Antakya, una delle aree più ricche di vento del Paese. Il nuovo parco eolico sarà in grado di produrre 112 GWh all’anno, che corrispondono ad una riduzione di emissione nell’aria pari a 61.000 tonnellate di CO2. Il secondo parco eolico di Karakurt, invece, avrà una produttività media di 41 GWh all’anno, e farà risparmiare l’emissione in ambiente di circa 20.000 tonnellate di CO2 per anno.
Questo settore rappresenta delle ottime opportunità di inserimento per i produttori di impianti eolici, di componentistica, di parti di ricambio, di semilavorati e di olii lubrificanti. Dal 1995 è in attività a Istanbul un impianto per la creazione di elettricità dal gas prodotto dai rifiuti solidi. Da questo impianto si producono annualmente 8.000.000 kWh di energia elettrica che riforniscono in media 1.500 case. Interessante sarebbe fornire il know-how per la produzione di energia da bio-massa e biocarburanti liquidi in alternativa ai derivati del petrolio.
Le aziende interessate sono invitate a far pervenire la domanda di ammissione e relativa scheda tecnica, compilata e firmata al numero di fax 0039 06 59926225 Area Beni strumentali – Ambiente / Energia / Pulizia industriale, entro il 27 luglio 2007 e per maggiori informazioni, potranno rivolgersi all’Area Beni strumentali – Ambiente / Energia / Pulizia industriale 0039 06 59926782.

LOCALIZZAZIONE FONTI DI ENERGIA
Prendendo parte ad una conferenza dal titolo "Unione Europea e Turchia: insieme per la Politica Energetica dell’Europa", il ministro Hilmi Guler ha affermato che il Paese non solo utilizza già da tempo fonti di energia rinnovabile, ma possiede anche un notevole potenziale energetico con possibilità di investimenti per almeno $128 miliardi. Nel sottolineare che in Turchia i progetti del settore avvengono già nel rispetto dell’ambiente, Guler ha posto particolare enfasi sulla strategica posizione geografica del Paese. Soffermandosi poi sul progetto Nabucco, il ministro ha affermato che la Turchia è determinata a portare a termine l’iniziativa, aggiungendo che sarà comunque in grado di fornire gas all’Europa per almeno dieci anni attraverso il network nazionale già esistente. La questione ora più cruciale da risolvere è quella riguardante la localizzazione della fonte di energia. Inizialmente erano state prese in considerazione la regione del Mar Caspio, l’Iran, l’Iraq e l’Egitto; tuttavia i recenti accordi relativi al trasporto di gas siglati tra Russia, Turkmenistan e  Kazakhstan tendono a creare problemi di un certo rilievo in merito alla questione delle fonti di rifornimenti del Nabucco dalla zona del Mar Caspio. Da non sottovalutare, secondo Guler, il più ampio problema inerente la sicurezza in Iraq. Tra i possibili partner della Turchia nel progetto Nabucco, che come noto include già Austria, Ungheria e Romania, appaiono ora, tra gli altri, la Francia, la Germania  e forse anche la Russia.  Alla fine della conferenza è stato rilasciato un comunicato congiunto in cui le parti hanno sottolineato che la fornitura di energia sostenibile, affidabile ed economica è di fondamentale importanza. Nel rilevare che con il processo di globalizzazione la competizione nel settore si è fatta più agguerrita ed i prezzi  hanno iniziato a fluttuare, il comunicato prosegue indicando che la Turchia è stato il Paese che ha registrato la più alta crescita nel settore energetico con un aumento delle forniture del 5%. L’Europa e la Turchia, secondo l’auspicio dei partecipanti, dovrebbero  pertanto proseguire nel processo di diversificazione delle proprie fonti energetich, continuando ad effettuare consistenti investimenti nel settore. Nel documento infine si fa riferimento anche al progetto Nabucco, che garantirebbe una certa "sicurezza" in termini di rifornimento di gas naturale e che farebbe della Turchia il quarto fornitore dell’UE. 

CITTA' PER MAGGIORI INVESTIMENTI
Secondo un rapporto dello < State Planning Organization> (Dpt), la maggior parte degli investimenti statali destinati alla pianificazione strategica del territorio e veicolati attraverso le municipalità (per un totale di 12.6 miliardi di lire turche pari a circa €7 miliardi), è destinato ad Istanbul ed Ankara mentre Izmir, terza città del Paese, ha visto diminuire sensibilmente gli stanziamenti previsti. Nel 2007 ad Istanbul sono stati assegnati 2.9 miliardi di lire turche (pari a circa €1.6 miliardi), mentre Ankara dovrebbe ricevere una somma pari ad 1 miliardo di lire turche (circa €600 milioni), con incrementi rispettivamente del 21.5% e dell’11.3%. Izmir invece quest'anno riceverà 429 milioni di lire turche (€240 milioni), con una flessione dell’11.8% rispetto al 2006. 

TESSILE: IL SUMMIT DI DENIZLI
Il settore tessile della Turchia esporta attualmente per un totale di $20 miliardi e presenta potenzialità di sviluppo tali da poter raggiungere quota $50 miliardi nei prossimi tre anni, ovvero il 10% del volume mondiale delle esportazioni di prodotti tessili. E' quanto emerso nel corso del primo summit internazionale del settore tessile-abbigliamento svoltosi di recente a Denizli, situata nei pressi di Izmir. Secondo Bulent Baser, vice presidente dell’Organizzazione Europea del settore tessile-abbigliamento, se la Turchia supererà gli ostacoli posti dagli alti costi di produzione, avrà la possibilità di incidere sensibilmente sull’industria mondiale del settore. Non è un caso che l’evento si sia svolto a Denizli, città da sempre importante centro dell’industria tessile ed in continua espansione,  come confermato dal dato relativo alle esportazioni, passato dai $10 milioni del 1990 ai circa $2.2 miliardi attuali con un volume del fatturato pari al 2% del totale dell’export del Paese, come affermato dal sindaco di Denizli, Nihat Zeybekci.  

TESSILE: AUMENTO DELLA PRODUZIONE
Sempre per lo stesso settore, il Centro Nazionale di Ricerca Tessile ha reso noto che il comparto ha mostrato un significativo aumento della produzione toccando nel mese di maggio livelli massimi dopo oltre un anno e mezzo, principalmente a causa di un’accelerazione del volume di affari in particolar modo con l’estero, che a loro volta hanno influito sulle performance generali del settore. La forte domanda esterna, dovuta  alle buone condizioni dell’economia globale, ha inoltre causato a maggio e per il secondo mese consecutivo un aumento degli stock di magazzino.

BOOM AUTO
Nei primi cinque mesi dell’anno in corso l’industria automobilistica del Paese ha esportato verso 162 Paesi per un totale di $7.8 miliardi. Circa l’80% delle esportazioni, pari a $6.2 miliardi, hanno avuto come destinazione il mercato dell’Unione Europea.

620 MLN DI $ DI PROFITTI
Ad un anno dalla sua inaugurazione, l’oleodotto Baku-Cehyan ha generato per la Turchia profitti pari a $620 milioni. Ad affermarlo è stato il Direttore Can Suphi, il quale ha aggiunto che l’importante infrastruttura costituisce notoriamente un ponte energetico molto significativo che in quest’anno di attività ha rifornito 172 petroliere, esportando il 60% del greggio verso il mercato europeo.

MERSIN E I GIOCHI DEL MEDITERRANEO
La città di Mersin si è candidata ad ospitare la 17ma edizione dei Giochi del Mediterraneo e concorrerà insieme alla città greca di Valos e a quella croata di Rijeka.
La nuova nave da crociera "Orchestra" appartenente alla compagnia marittima Mediterranean Shipping Company effettuerà traversate regolari dall’Adriatico all’Egeo fino al prossimo novembre. L’Orchestra è la più grande nave da crociera con i suoi 14 ponti ed una capacità di 3000 passeggeri. 

3° CONGRESSO ECONOMICO TURCO-TEDESCO
Ha avuto luogo a Istanbul presso l’Hotel Grand Cevahir, il terzo Congresso Economico turco-tedesco. L’evento è stato organizzato dalla Camera di Commercio turco-tedesca, dall’Associazione delle Camere di Commercio tedesche, dalla Camera di Commercio ed Industria turco-tedesca e dall’Associazione delle Camera di Commercio, dell’Industria e  delle Borse (Tobb). Il presidente di quest’ultima Hisarciklioglu, nel suo discorso d’apertura, ha ricordato che la Germania rappresenta il primo partner commerciale della Turchia oltre che una delle più grandi economie mondiali. Facendo riferimento al recente accordo in materia di visti per affari concluso con l’Italia, ha aggiunto che le competenti autorità stanno lavorando alla definizione di una simile intesa con la Germania.

 
BILANCIA DEI PAGAMENTI

Secondo gli ultimi dati pubblicati dalla Banca Centrale turca, la bilancia dei pagamenti ad aprile 2007 ha riportato un deficit di $3.130 milioni, con una diminuzione del 20.4% rispetto allo stesso periodo del 2006 ($3.933). Tale risultato viene attribuito al fatto che il deficit commerciale ($3.417 milioni) è diminuito del 18% rispetto ad aprile 2006. Nel quadrimestre in questione, il deficit della bilancia dei pagamenti è diminuito del 3% da $12.643 milioni a $12.258 milioni, mentre il deficit commerciale si è ridotto del 5.5%, ($12.152 milioni). Per quanto concerne gli investimenti esteri diretti, si registra invece la somma record di $10.040 milioni rispetto ai $1.713 milioni dello stesso quadrimestre 2006. I primi cinque Paesi investitori risultano essere: Stati Uniti ($3.255 milioni), Grecia ($2.437 milioni), Portogallo ($701 milioni), Olanda ($532 milioni) e Regno Unito ($276 milioni), mentre per ciò che concerne i settori di maggior interesse quello finanziario è al primo posto ($6.206 milioni) seguito da quello manifatturiero ($1.661), dai trasporti e comunicazioni ($382 milioni), dalle costruzioni ($195 milioni) e dal comparo immobiliare ($125 milioni).

INDICE DEI PREZZI AL DETTAGLIO E ALL'INGROSSO
L’Istituto Nazionale di Statistica turco ha reso noto che nel mese di maggio l’indice dei prezzi al consumo è salito dello 0.5% mentre quello dei prezzi alla produzione ha registrato un aumento dello 0.39%. Il dato annuo sull’inflazione si è attestato al 9.23% e quello dei prezzi all’ingrosso al 7.14%. Secondo la < Morgan Stanley> il ritorno dell’inflazione ad un tasso di una sola cifra è dovuto principalmente alla discesa dei prezzi dei generi alimentari e delle bevande non alcoliche (-1.66%). Da parte sua, la Banca Centrale ritiene che il trend in discesa continuerà anche nei prossimi mesi, sostenuto dal rafforzamento della valuta nazionale sui mercati finanziari. La Tuik ha inoltre informato che gli incrementi più significativi dei prezzi al consumo nel mese in questione sono stati i seguenti: abbigliamento e calzature (11.35%), arredamento e casalinghi (1.85%), alberghi, caffè e ristoranti (0.86%), istruzione (0.41%), abitazioni (0.37%), trasporti (0.11%) sanità (0.08%), bevande alcoliche e tabacchi (0.01%). Quanto invece agli aumenti dei prezzi alla produzione, quello più alto è riferito ai minerali metalliferi (5.50%), petrolio greggio e gas naturale (3.78%), contabilità e strumenti informatici (3.56%), carbon fossile e petrolio raffinato (2.15%), abbigliamento e pellame (1.32%) alimentari e bevande (1.28%) prodotti in legno (1.19%) e per arredamento (1.13%).

AL 2° POSTO PER VOLUME DI CAPITALI
In base a quanto riferisce la Banca Mondiale, negli ultimi quattro anni la Turchia ha raggiunto, nel settore delle privatizzazioni risultati notevoli ed assoluti rispetto ad altri Paesi posizionandosi al secondo posto per volume di capitali attratti in particolare negli anni 2004 e 2005. Il vice Presidente dell’Amministrazione per le Privatizzazioni (Oib) Osman Demirci ha riferito infatti che la Turchia ha incassato oltre $18 miliardi nel periodo in questione e che l’interesse degli investitori esteri non accenna a diminuire, attratti anche dalle prossime opportunità offerte dalle privatizzazioni in campo energetico e nel settore dei trasporti. Un enorme successo - ha aggiunto Demirci – se solo si pensa che nel ventennio precedente al 2003 nel Paese erano affluiti a seguito del processo di  privatizzazione $8 miliardi. 

PROGETTO MARMARAY
Il ministero dei Trasporti turco riceverà entro il prossimo 12 luglio le offerte di società e consorzi interessati a partecipare alla costruzione dell’ultimo tratto del progetto <Marmaray>. Come noto il progetto in questione consiste nel posizionamento di un tunnel ferroviario sottomarino lungo 76 km che collegherà le parti asiatica ed europea della città di Istanbul contribuendo al decongestionamento del traffico urbano. L’iniziativa è attualmente considerata come uno dei principali progetti infrastrutturali in corso in tutto il mondo ed includerà, oltre al tunnel sottomarino, una moderna rete di collegamento e 37 nuove stazioni ferroviarie. 

INDICATORI MACROECONOMICI
Crescita del Pnl nel 2005: 7.7%; gennaio – aprile 2006: 6.3%
Inflazione  annua (prezzi al consumo): 9.6% (2006); 9.23% (maggio 2007)
Interscambio con l’Italia nel primo quadrimestre del 2007 : $5.1 miliardi con esportazioni verso l’Italia pari a  $2.3 miliardi (+4.82% rispetto al primo quadrimestre 2006) ed importazioni dall’Italia pari a $2.8 miliardi (+13.69% rispetto al primo quadrimestre 2006). (Ice Istanbul su dati dell’Istituto Turco di Statistica- Tuik)
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A cura di : Simona De Martino - Capo dell'Ufficio Economico e Commerciale dell'Ambasciata d'Italia in Turchia
                 Gianmarco Macchia - Vice Capo dell'Ufficio Economico e Commerciale
                 Roberto Luongo - Direttore dell'Ufficio Ice di Istanbul
Redazione: Tiziana Staffolani - Collaboratore Economico Finanziario

 

 

 

 

 

 

TURISMO/AMBIENTE

 

I DATI 

TUTTOO.K

Nei primi cinque mesi di quest'anno i visitatori esteri
sono cresciuti del 16.4% rispetto allo stesso periodo
del 2006. I testa i tedeschi, seguiti da russi e britannici

Secondo un comunicato dell'Ufficio Statistico Turco (Tuik, nei primi cinque mesi dell'anno in corso i visitatori esteri sono cresciuti del 16.4% rispetto allo stesso periodo del 2006 (6.4 milioni 2007/5.5 milioni 2006). V'è peraltro da evidenziare che nel solo mese di maggio, la crescita è stata del 19.2% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. I turisti che con maggior affezione visitano la Turchia risultano ancora una volta i tedeschi (17.9% del totale), seguiti dai russi (12.4%), britannici (9.7%),olandesi (6.1%), bulgari (4,7%), iraniani (4%), americani (3.4%),ucraini (3.1%), georgiani (2.9%)e francesi (2.7%). L'Italia essendo fuori dalla graduatoria dei primi dieci Paesi, non è conteggiata singolarmente, ma - secondo gli analisti locali - quest'anno si potrebbe verificare un lieve miglioramento (+2/3%) del dato complessivo raggiunto nel 2006 (oltre 400 mila turisti nazionali). Gli incrementi percentuali più significativi sono quelli relativi agli arrivi dai Paesi Ocse extra Europa (+31.1%), CIS (+26.5%) e Paesi asiatici (+20.6%). Va peraltro precisato che quest'anno la Turchia - ove si dovesse confermare il positivo andamento dei primi 5 mesi - potrebbe scalare 1 o 2 posizioni nella classifica mondiale dei Paesi a maggiore ricettività turistica (attualmente la Turchia è ottava) superando così i 22 milioni di turisti esteri (Ice Istanbul)


TURCHIA IN RIPRESA

Turchia in ripresa anche  per <Entour>. "Dopo il calo della destinazione registrato l'anno scorso, abbiamo avuto un buon recupero durante la primavera - annuncia Enzo Martino, direttore commerciale del t.o. di Roma - la richiesta più forte riguarda i gruppi e punta soprattutto sui circuiti classici, come Istanbul e Cappadocia. Siamo su un aumento intorno al 30%, che ci fa ben sperare per la stagione estiva, anche perché possiamo contare su un'offerta sia di charter sia di voli di linea, da Roma, Milano, Bologna e Verona". (TTG Italia)

 

 

 

 

 

 
 


BANDIERABLU

 

POSIZIONI   LA TURCHIA HA OTTENUTO LA QUARTA. 
SONO 235 LE SPIAGGE CON QUESTO RICONOSCIMENTO.
TRA LE QUALITA', LA LIMPIDEZZA DELLA ACQUE,
IL FATTORE AMBIENTALE, LA SICUREZZA E I SERVIZI

Turkey's 235 beaches and 14 marinas were awarded the Blue Flag, an international eco-label and a symbol of trustworthy waters over five continents. The awards have been announced by the International Blue Flag Jury in 2007. 
The Blue Flags are given depending on cleanliness of the water, environmental concerns, security, safety and services at beaches and marinas. 
The first Blue Flag was unveiled by the Environmental Education Foundation of Turkey (TÜRÇEV) in the Aegean tourism spot of Aydın's Kuşadası district with a ceremony attended by the local authorities of Aydın and Kuşadası.
Speaking at the event TÜRÇEV President Ali Rendan said the Blue Flag will be waved at Turkey's 235 beaches and 14 marinas in 2007. He said 2,579 beaches and 631 marinas across the world had a Blue Flag. “Turkey ranks fourth after Spain with 499 Blue Flags, Greece with 430 and 
France with 238 Blue Flag for their beaches. An increase 
of 20 percent was provided when compared to the 2006 figures.”
Flag: International indicator:
Noting that the Blue Flag implementation had particular significance in terms of tourism due to its international recognition, he said tourists could plan their destination easier, with beaches and marinas that have international guarantee and they know the features. “Blue Flag is an important indicator and instrument.”
The Blue Flag awards were given for a period of one year and applications are renewed every year. Blue Flag beaches thus mean a maritime or freshwater recreational beach that has met stringent quality standards during the whole of the previous bathing season.
Rendan said the awards addressed beaches as well as the district where the awarded beach was located and that the quality of infrastructure in the region was also taken into consideration and examined 
in identifyng the
destinations to be awarded.
He also said a legal process will be launched against institutions which unveiled blue flags although they did not have such a right.
Aydın Governor Mustafa Malay said the Blue Flag was important within the international platform. “It is important because you make worldwide registration of your product by fulfilling the criterions at the world standards. Aydın region, for instance, is world renowned for its figs, but it can't be promoted to the world due to the fact that it cant fully register it. For this reason it is important to register a product, especially in the international arena.”
Kuşadası:
Noting that Kuşadası ranked first last year among the blue flagged beaches, he said it fell to second in 2007. He said while the municipality beaches maintained their qualities on the issue, the decrease occurred in the beaches of private-run tourism institutions. He thus invited all tourism institutions to become more sensitive to the issue and complete their investments in this sence. (Turkish Daily News)

 

 

 

 

 

 


 

IATA: AD ISTANBUL
L'ASSEMBLEA
MONDIALE 2008


STRATEGIE E PROGRAMMI IL DIRETTORE GENERALE GIOVANNI BISIGNANI HA ACCETTATO CON CALORE
L'OFFERTA DI TEMIL KOTIL DELLA <TURKISH AIRLINES>

"La <Iata> (International Air Transport Association) ha annunciato che l’amministratore delegato della <Tap Air Portugal>, Fernando Pinto, ha iniziato il suo mandato annuale quale presidente del consiglio di amministrazione dell’associazione. Pinto ha subito auspicato che nei prossimi dodici mesi la difesa dell’ambiente e la sicurezza, intesa come Safety (sicurezza dei voli) e Security (misure antiterrorismo), siano al primo posto nella lista delle priorità della <Iata>.
Pinto porterà un contributo unico con il suo incarico, dopo essere stato alla guida di compagnie aeree in due regioni diverse, l’America latina (Varig) e l’Europa (Tap). Il suo mandato è iniziato con la chiusura della 63a assemblea generale, svoltasi ieri a Vancouver, in Canada. Pinto succede a Chew Choon Seng, amministratore delegato della Singapore Airlines.
"Davanti alle straordinarie sfide che ci pone l’anno che ci aspetta, è fondamentale una leadership che rappresenti tutto il settore", ha detto Pinto. "Perché l’industria diventi più sicura ed efficiente, i nostri 250 membri dovranno affrontare nel prossimo anno delle scadenze decisive che non potremo mancare. Dobbiamo lasciare che il nostro slancio continui a muoversi nella giusta direzione, lavorando con determinazione con le nostre compagnie aeree <Iata> per sostenere gli obiettivi del settore nelle aree chiave, dall’ambiente alla sicurezza e al biglietto elettronico".


"Anche se le compagnie aeree e i loro mercati cambiano in funzione delle regioni, sono stato testimone dei benefici prodotti da una progressiva liberalizzazione e da una maggiore efficienza. Dobbiamo ricordare ai nostri partner e agli azionisti del nostro settore che bisogna stare al passo con il cambiamento industriale. Sono impaziente di lavorare in stretto contatto con il team della <Iata> – e di urlare educatamente per realizzare dei cambiamenti", ha continuato Pinto.
Giovanni Bisignani, direttore generale e amministratore delegato della Iata, ha precisato a sua volta: "Innanzi tutto, dobbiamo ringraziare Choon Seng Chew per l’ottimo lavoro svolto. La sua presidenza, lo scorso anno, soprattutto sui problemi dell’ambiente, ha contribuito a definire un ruolo fondamentale di leadership della Iata su questo importante argomento. Sono sicuro che Fernando ci porterà ancora più in là e ci farà raggiungere dei risultati ancora più grandi. Gli impegni sono tanti ma sono sicuro che continueremo a realizzare gli importanti risultati di cui l’industria ha bisogno".
L’assemblea generale annuale della <Iata> e il vertice mondiale del trasporto aereo (World Air Transport Summit) si sono chiusi ieri a Vancouver. I 650 delegati riunitisi per l’evento hanno discusso sui problemi più importanti del settore. Si sono svolti degli executive briefing sull’ambiente e la sicurezza, ai quali hanno partecipato dirigenti del settore come CS Chew (amministratore delegato della <Singapore Airlines>), Leo Van Wijk (amministratore delegato della Klm), Steve Ridgeway, amministratore delegato della <Virgin Atlantic>), Maurice Flanigan (vice-presidente e amministratore delegato dell’<Emirates Airline Group>), Samar Majali (amministratore delegato della <Royal Jordanian>), Marion Blakey (responsabile della <Federal Aviation Administration> statunitense), e Michael Jackson (vice-segretario del Dipartimento per la sicurezza interna americano).
In uno degli ultimi ordini del giorno dell’assemblea generale 2007, si è approvata la celebrazione del prossimo vertice mondiale del trasporto aereo e dell’assemblea generale annuale della <Iata> a Istanbul, in Turchia, nel mese di giugno del 2008. "Apprezziamo la gentile proposta di Temil Kotil, amministratore delegato della <Turkish Airlines>, di incontrarci a Istanbul, l’anno prossimo, perché è un centro vibrante dell’economia e della cultura con un settore aereo in rapida espansione", ha sottolineato Bisignani. (Avionews)

 

 

 

 

 

 

I COMMERCIANTI
RICHIAMATI
A RISPETTARE

I TURISTI

 

 

CAMPAGNA PROMOZIONALE
AD ALANYA LANCIATA
DALLA CAMERA DI COMMERCIO. DISTRIBUITE 10 
MILA BROCHURE E
AFFISSI MILLE POSTER

__________________________________

An interesting initiative is taking place in the Mediterranean resort of Alanya, a district in Antalya. A campaign called “Respect for Our Guests” was launched by the trade chambers with an aim to create a more secure environment for tourists in the district.
The campaign initiated by the trade chambers led by Alanya Chamber and Commerce (ALTSO) included 10,000 brochures and 1,000 posters.
ALTSO Chairman Kerim Taç said on Thursday that Alanya had 805 tourist establishments approved by the ministry and municipality as of the end of 2006 together with a 157,000-bed capacity.
He said tourism was the most important source of income in the district that stood at $1.4 billion annually and that the campaign aimed to develop regional tourism and create a safe environment for tourists in Alanya. He said as the Alanya-based trade chambers they believed that providing a safe atmosphere for shopping was inevitable in Alanya in order to combat the problems faced by the tourism sector as well as develop regional and country tourism. “For this reason, we decided to provide this atmosphere especially in Alanya's shopping centers and streets. We launched such a campaign to eliminate the problems arising from commercial establishments as well as to create a safe and peaceful atmosphere so that tourists can shop and walk around in every corner of the district without being disturbed and forced to buy things.”
Noting that surveys indicated that the most disturbing thing for tourists coming to the district was verbal and physical harassment as well as being forced to buy things, he said the complaints included being insulted when they didn't buy.  
“These kinds of attitudes discouraged tourists from coming to Alanya. The tourist establishments in Alanya are also very old. The quality of service is vital for competition. This should be provided,” he added. The 10,000 brochures will be handed out to the tradesmen while posters will be displayed in visible places, he said and added that the campaign aimed to increase public awareness on the issue and increase the respect for tourists.
The brochures explain how to behave toward tourists and warn against variation in prices. A Web site is also planned to support the campaign. (Turkish Daily News)

 

 

 

 

 
 

LA CITTA'SOTTERRANEA

GUZELYURT APRE
AI TURISTI

One of Cappadocia's important underground cities, Gaziemir in Güzelyurt, was opened to tourists on Sunday. Aksaray Governor Sebati Buyuran, Garrison Commander Ali İnlek, Chief of Police Department Sabri Yakar and many guests attended the opening ceremony of the underground city.
Excavation Chairman Güzin Karaköy, who brought the underground city into tourism, said they unearthed the city, which could not have been uncovered for many years, in six months with a 25-person excavation team.
Karaköy said they had started working in four cave entrances and reached new sections as they had cleared out the soil.
Gaziemir underground city dates back to the Byzantine period. Karaköy said it is larger than similar cities in Aksaray and made up of a bath, two churches, animal shelters, depots, small and big cookers and living spaces.
“While other underground cities are high enough just for a normal person to walk through, the ceiling of this city is higher. During our excavation work, we found camel bones. This proves the city's big size. The width of joint use areas and the height of the corridor opening to big rooms, is appropriate for big size animals like camels,” said Karaköy.
Governor Buyuran said the Cappadocia region had an important richness. “We have work from the Neolithic period, Roman, Byzantium, Seljuk and Ottoman periods. But we have a lot of work to do to present this richness to tourists. One of them was to open Gaziemir underground city to tourists and we did it today.”
The first visitors of the underground city were a 10-person tourist group including German, French, Hungarian, Chinese and Japanese tourists. Karaköy introduced the underground city to the tourist group. (Turkish Daily News)

 

 

 

 

 

 

 
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ANTALYA, PORTA
DEI TESORI
SUBACQUEI

Non ci saranno tesori sommersi, ma il fascino è assicurato. Uno dei nuovi paradisi per gli amanti delle vacanze con bombole e muta è la regione di Antalya, con il suo ampio golfo che fa da "porta" al braccio di mare compreso tra la Turchia e l'isola di Cipro. Una regione già amata dai turisti internazionali scopre ora i suoi tesori sommersi adagiati sul fondo del mare dopo essere stati sconfitti da tempeste e guerre.
L'itinerario subaqueo diventa ben presto un viaggio nel tempo che parte dal 1942, dalle cannonate della Seconda Guerra Mondiale che colarono a picco una nave da guerra francese proprio al largo della costa di Antalya. Il relitto giace a 20-30 metri di profondità ed è stato scoperto in due diversi scavi sottomarini, il primo nel 1946 e il secondo nel 1974 che hanno portato alla luce il relitto e hanno consentito il recupero della maggior parte degli armamenti che erano a bordo della nave.
Molti anche gli apparecchi medici per uno scafo che lavorava anche da ospedale galleggiante e supporto medico per la flotta.
Per gli abitanti della zona è nota come "la nave sommersa dell'alta società", perché si racconta che i marinai francesi vestissero abiti borghesi per non farsi riconoscere e sbarcarono sulle coste dopo aver salvato i loro beni personali. Grande interesse anche per i fondali della zona di Lara e Konyaalti che offrono formazioni rocciose di grande fasicno e una fauna marina ricchissima. Meta di immersioni anche la caverna sommersa al largo dell'isolotto di Sican. A est di Antalya, al largo della località di Manavgat, il turista subaqueo si può invece imbattere in un B-24 i bombardieri dell'aeronautica americana durante il secondo conflitto mondiale.


L'aereo inabissato si chiama Hadley's Harem e giace sui fondali a 200 metri dalla costa dal 1944: dopo aver bombardato la Romania atterrò a Cipro, ma precipitò al primo decollo dall'isola.
L'equipaggio sopravvisse (tre dei soldati americani sono vivi tutt'ora) e venne salvato dagli abitanti del villaggio di Cengel Koy, mentre l'abitacolo è stato recuperato ed esposto in un museo di Istanbul. Ma i relitti sui fondali della regione sono anche molto più antichi: ad ovest di Antalya, nella baia di Gelidonya, ci sono infatti i resti sommersi di una nave mercantile che naufragò dopo aver sbattuto contro le rocce della località oggi nota come Taslik. Durante le ricerche portate avanti negli anni '60 fu stabilito che la nave risaliva al XIII secolo d.C. e veniva da popolazioni mediorientali.
Un secolo dopo, un'altra nave di mercanti si inabissò a 60 metri dalla costa di Uluburun, cittadina a sudest di Kas. I reperti a bordo sono stati recuperati da una spedizione del 1984, ma lo scafo, costruito con legno di cedro e lungo 15 metri, giace ancora sul fondo, in mezzo alle tartarughe che popolano le acque della zona.
E il viaggio nel tempo tra le tragedie custodite dal mare riporta il sub alla seconda guerra mondiale quando nuota nelle acque di Meis, isolotto greco a un tiro di schioppo dalla costa turca di Kas. Lì giace infatti un aereo da guerra italiano abbattuto: a 57 metri di profondità diventa visibile il motore del velivolo mentre osservare l'intera carlinga, che conserva ancora armamenti inesplosi, bisogna scendere a 70 metri di profondità.
Ma intorno ai reperti di guerra fioriscono la flora marina e la fauna, così come nelle splendide grotte di Gok, vicino Finike, una delle caverne più profonde dell'Asia. Al loro interno, al di sotto dei quindici metri di profondità, si mescola l'acqua dolce delle sorgenti sulla terraferma con l'acqua salata del mare, il tutto in mezzo a stalattiti che testimoniano come una volta la caverna fosse all'asciutto. (Denaro.it)

 

 

 

 

 

Un  viaggio che ripercorre, al contrario, le tappe compiute dal mitico eroe virgiliano, dal
porto di Nettuno a Canakkale in Turchia dove si trovano
le rovine dell'antica Troia.


SULLA ROTTA
DI ENEA

Sulla rotta di Enea in barca a vela. Un viaggio che ripercorre, al contrario, le tappe compiute dal mitico eroe virgiliano, dal porto di Nettuno a Canakkale in Turchia, dove si trovano le rovine dell’antica Troia. Questo il contenuto dell’edizione 2007 di "L’Italia dei porti", una trasmissione di <Raidue> che ha fatto tappa a Reggio Calabria. "Per compiere l’impresa - si legge in una nota - è stato selezionato un catamarano d’altura, non cabinato, progettato dall’architetto francese Erik Lerouge". Il <Progetto Aenea> ha attrezzati altri tre natanti per la navigazione d’altomare. Insieme a "Lady Hawke 20"”, di 20 metri, quindi, una piccola flotta formata da tre catamarani deriva della Lega Navale Italiana, da 6.5 metri, che costituiscono la parte prettamente sportiva e agonistica dell’impresa, navigherà per oltre 2.000 miglia, toccando i più suggestivi porti del Mediterraneo di Italia, Grecia, Tunisia e Turchia". Partiti da Nettuno il 20 maggio e dopo aver fatto tappa a Gaeta, gli skipper di "L’Italia dei porti" sono approdati a Salerno, Palermo, Trapani, Tunisi, Ragusa, Siracusa, per giungere a Reggio Calabria, dove è stato allestito, sul lungomare Falcomatà, il Villaggio del Mare, con stand, giochi e kermesse eno-gastronomiche. "Gli eventi territoriali - si legge ancora nella nota - prevedono anche l’organizzazione di conferenze stampa e convegni mirati a promuovere lo sviluppo della nautica e la salvaguardia dell’ambiente marino". Dopo Crotone, le altre tappe sono state Santa Maria di Leuca, Otranto, Corfù, Cefalonia (Fiskardo), Creta, Bodrum. Giungeranno a Canakkale il 10 agosto. Il programma di <Raidue>, se da una parte documenta un’imponente impresa sportiva, dall’altra è un vero e proprio reality dedicato al mondo della vela, perché vede protagonisti 12 ragazzi e ragazze selezionati attraverso un concorso. Una trasmissione, dunque, all’insegna della passione per il mare e della valorizzazione delle tradizioni storiche marinare. La puntata registrata a Reggio Calabria andrà in onda il 23 agosto. (GiornalediCalabria.it)

 

 

 

 

 

LA LEGGENDA
VUOLE CHE 
A PORTARE
LE CILIEGIE IN
ITALIA SIA STATO
IL CONSOLE
ROMANO.

DALLA CAPPADOCIA
O DAL MAR NERO?

GRAZIE, LUCULLO
Nel linguaggio poetico "bocca di ciliegia" è usato per descrivere una ragazza dalle labbra carnose ed invitanti come il rosso dolce frutto.
Il ciliegio (Prunus Avium L.), originario dell'Asia Minore, si diffuse in Egitto sin dal VII secolo a.C. e successivamente in Grecia come cita Teofrasto (III sec. a.C.). La prima testimonianza della loro presenza in Italia risale al II secolo a.C. quando Varrone ne illustrò dettagliatamente l'innesto. Leggenda vuole che sia stato Lucullo a portare dalla Cappadocia le ciliegie "migliori"(a noi risulta dal mar Nero, ma tant'è: ndr). Più tardi, Plinio il Vecchio ne descrisse dieci varietà nella sua "Naturalis Historia".Presenti nelle ricche mense rinascimentali, è a partire dal '500 che abbiamo notizie precise della loro coltivazione. Rimangono famose le ciliege che nel '600 provenivano dai frutteti di Versailles, dove ampie serre erano adibite alla coltivazione di frutta per la tavola e gli studi botanici. L'esegesi biblica le assimilava: per il colore rosso intenso al sangue del Redentore, per la dolcezza al buon carattere derivato dalle opere buone. 
Nell'iconografia cristiana spesso la ciliegia rappresenta il frutto del Paradiso, l'antidoto della mela causa del Peccato originale.
Oggi l'Italia, a livello europeo, rappresenta uno dei principali produttori di ciliegia con oltre 150 varietà, tutte di origine spontanea ma incrociate fra loro in modo casuale.
Dei ricercatori americani affermano che questo frutto ha anche proprietà quasi taumaturgiche nella cura dei dolori, perché ricco di sostanze che agiscono come i più comuni antinfiammatori.
Diverse sono le superstizioni collegate alla ciliegia. Contando i noccioli rimasti nel piatto alla fine un pasto, le ragazze possono prevedere quando si sposeranno, recitando: "quest’anno, l’anno prossimo, un giorno, mai", l’ultimo nocciolo contato fornirà la risposta. Se si desidera che un vigneto produca buon vino, bisogna piantarci in mezzo un ciliegio.
Frutto ricco di zuccheri semplici, sali minerali e vitamine, la ciliegia si consuma fresca, ma viene anche candita, conservata sotto spirito, usata per preparare marmellate, sciroppi e liquori, o destinata alla pasticceria per fare gelati e torte. (Tuttoabruzzo.it)

 

CULTURA

 

 

LA LIBERTA' ASSOLUTA

ORHAN PAMUK  LO SCRITTORE TURCO OSPITE DELLA
KERMESSE MILANESE CHE HA AFFRONTATO IL TEMA
DELLA LIBERTA' E DEL RAPPORTO CON L'OCCIDENTE

 

Una grande folla ha calorosamente accolto lo scrittore turco Orhan Pamuk, ospite della serata di ieri della Milanesiana, rassegna di arte e cultura che quest’anno ha come tema principale l’Assoluto. Pamuk, premio nobel per la Letteratura nel 2006, ha intrattenuto l’attenta platea milanese con un suo saggio dal titolo "Variazioni sull’Assoluto", opera riferita al complesso pensiero dello scrittore russo Dostojevskij e al suo difficile rapporto con gli ideali occidentali.
Appare subito il legame tra lo scrittore russo e il suo contemporaneo collega turco; in tutte le sue opere, infatti, Pamuk evoca e cerca una sua singolare forma per elaborare un rapporto possibile tra Oriente ed Occidente, una coesistenza basata sul riconoscimento delle diversità ma, allo stesso tempo, sulla capacità di comprendersi.
Il presupposto per questo risultato è l’apertura senza alcuna forma pregiudiziale nei confronti dell’altro e senza rinnegare se stessi; una simbiosi identificabile in un essere umano cittadino del mondo ma orgoglioso della propria identità. Pamuk, la Turchia e la stessa Istanbul, città natale dello scrittore, sembrano proprio rappresentare questa immagine appena evocata: un uomo, una società e una città che tra paura e contrasti, tra Oriente ed Occidente, sia in grado di specchiarsi e di ritrovare se stesso.
Il nemico di questa capacità di convivere tra diversi e di accettarsi risiede nel nazionalismo e nei fondamentalismi, sentimenti che portano all’assoluto come rifiuto di tutto quello che è diverso da noi o che non sposa gli ideali precostituiti.


Lo stesso Pamuk ha subito gli effetti negativi di queste forze oscure, le minacce ricevute in seguito alle sue dichiarazioni sul genocidio della popolazione armena sono l’espressione di come la libertà di essere, intesa come possibilità di esprimere se stessi, sia sempre in pericolo.
Il percorso intrapreso da molti anni dall’autore ha quindi il fine, innegabile per chiunque creda nella convivenza dei popoli, di trovare un modus vivendi tra mondi diversi, i quali hanno come unica soluzione reale la ricerca di una sintesi tra di loro, una necessità ancora più sentita in Turchia, da sempre terra di mezzo tra emisferi diversi e non sempre desiderosi di parlarsi.
Se nelle " Memorie dal Sottosuolo" Dostojeskij, dopo un iniziale accettazione di tutti gli ideali dell’Occidente, troverà nel Panslavismo la reazione all’odio e all’invidia nascente nei confronti dello stesso mondo prima amato e celebrato; Pamuk, dal canto suo, vuole descrivere la possibilità per i cittadini del suo paese di vivere e accettare alcuni valori dell’Occidente europeo senza rinnegare la propria cultura musulmana.
E’ in questa difficile ricerca che nasce l’apprezzamento europeo nei confronti di Pamuk, in quello sforzo di rielaborazione dell’identità turca capace di relativizzare le spinte da Occidente e da Oriente, rigettando le fughe verso un passato dai toni sempre più sfocati o verso una modernità cancellatrice di tutte le peculiarità.
Con questo spirito e con questo obiettivo lo scrittore si è speso con le stesse energie  contro il fondamentalismo islamico e contro le rigidità dell’Occidente, come nel caso delle accuse indiscriminate nei confronti del mondo islamico o nel caso della guerra in Iraq.
Pamuk elabora dunque questo concetto di Turchia offrendoci una possibile soluzione applicabile anche nella nostra società; la dimensione turca di Pamuk può divenire la dimensione da ricercare nelle nostre sempre più eterogenee città, alla ricerca di dialogo e moderazione tra coloro che ci vivono.
L’alternativa è piuttosto desolante e l’ha enunciata  il direttore del < Sole 24 Ore>, Ferruccio De Bortoli, riprendendo ad esempio la città di Istanbul per riferirsi a tutte le città del mondo, " senza dialogo il mondo si trasformerà in un Bosforo in secca, dove al posto dei relitti delle nave affondate appariranno le nostre secche coscienze".
Il percorso è molto difficile e irto di ostacoli. Pamuk ci indica una possibile strada da percorrere che non dovremmo lasciar cadere nel vuoto per il bene di tutti. (
Paolo Bersan/La Voce d'Italia)

 


 

 

 

 

 
Il premio consegnato
alla scrittrice nel castello
di Grizane:
Protagonista
la nonna materna
 
 

A YASMINE GHATA
LA SEZIONE
ESORDIENTI

 

La scrittrice trentaduenne Yasmine Ghata ha esordito nel 2004 con il romanzo La notte dei calligrafi, pubblicato nel 2006 da Feltrinelli. Protagonista delle vicende ambientate nel corso del Novecento è la nonna paterna Rikkat Kunt: è un’artista ma sposa un dentista che incarna la più ottusa razionalità, divorzia e lo lascia nella religiosissima Konya, tornando con il figlio a Istanbul. In questa grande città ha infatti vinto un posto di insegnante all’Accademia di Belle Arti, dove incontrerà i fantasmi dei calligrafi morti che le insegneranno preziose ricette di inchiostri e segni lievi e impeccabili. 
Qual è stato lo spunto che l’ha indotta a narrare le vicende di questa donna libera e coraggiosa? 
"L’idea di scrivere la storia della nonna è nata nel 2000, mentre visito una mostra di calligrafia organizzata dal miliardario Sekip Sabanci. In una vetrina, casualmente, scopro un’opera della nonna che sapevo essere un’artista ma non una calligrafa. Sono cresciuta a Parigi e improvvisamente ho dovuto fare i conti con il passato della mia famiglia". 
Perché sceglie proprio una donna per affrontare il tema della modernizzazione in Turchia? "Ho scelto una voce femminile per raccontare come il popolo turco passò dal dispotismo ottomano alla laicità di Ataturk. Iniziando a scrivere, a emozionarmi maggiormente è stata l’immagine di dinastie di uomini calligrafi che si sono succedute dal XVI al XX secolo e il cui ultimo erede, secondo tante e diverse fonti storiche, fu mia nonna, Rikkat Kunt definita “l’ultima calligrafa e miniatrice del paese”. Per molto tempo insegnò all’università, facendo da cerniera tra due generazioni. Pensavo fosse giusto ricordare come una professione maschile potesse concludersi con una donna. Non è forse questo il destino di un Islam illuminista? Il suo romanzo si articola in un momento decisivo per la Turchia". 
Tra le tante misure intraprese che importanza ha il passaggio, nel 1928, dall’alfabeto arabo a quello latino? 
"A quel tempo i tre quarti della popolazione erano analfabeti. Imponendo un nuovo alfabeto e inviando dei comitati linguistici attraverso il paese, Ataturk ha fatto uscire la Turchia dall’analfabetismo. I caratteri arabi scomparvero e con essi i calligrafi che non potevano più praticare la loro arte. In molte civiltà la calligrafia era il segno dell’interdipendenza del potere politico e religioso. E infatti in Cina con la rivoluzione culturale Mao vietò la pratica della calligrafia". 
Nel suo romanzo si legge che i calligrafi muoiono quando non possono più servire Dio. Qual è il legame tra la calligrafia e la fede? 
"Nell’Islam la calligrafia è un atto di fede perché il suo compito è infondere il soffio divino nei fedeli. In un certo senso la calligrafia prende il posto dell’immagine nelle società occidentali. Nelle moschee le immagini erano proibite e soltanto la scrittura poteva decorare l’edificio religioso evocando la presenza divina nel mihrab, la nicchia orientata verso la Mecca". 
Lei è francese, suo padre turco e sua madre, la scrittrice Venus Khoury-Ghata molto nota in Francia e pubblicata in Italia dal Leone Verde, è libanese di fede cristiano maronita. Dove sente le sue radici? 
"Sono cresciuta in un ambiente sincretico e confesso di avere approfittato di questa ricchezza. Faccio mie le molte radici che ho. Mio padre era musulmano di nascita ma non era praticante e quando lui è scomparso ho rivolto tutta la mia attenzione alla civiltà islamica. Fin dall’infanzia per me l’Islam è sinonimo di quell’amore paterno di cui ho tanta nostalgia. Se dovessi riassumere il mio pensiero, il mio immaginario è nutrito del sogno estetico che scaturisce dall’Oriente". 
Esiste un legame tra la scrittura e la fede, per esempio, quando si vive un periodo difficile? "Sì, la scrittura mi ha aiutato a superare le angosce. E affrontare il foglio bianco rappresenta una battaglia contro le mie paure. Quando riesco a metterle nero su bianco mi sembra di avere vinto a braccio di ferro…" 
Dopo La notte dei calligrafi, cos’altro ha in serbo per i suoi lettori? 
"A settembre sarà in libreria il romanzo intitolato Il tar di mio padre, pubblicato in Francia dall’editore Fayard. Il tar è uno strumento a corde, tipico dell’Anatolia e del mondo iranico". (Farian Sabahi/La Stampa.it)

Fascino
di un mondo
scomparso

Non sempre i premi letterari, tanto per parlare di romanzi, vengono dati ad autori di belle letture. Premio qui, premio là, il mondo degli scrittori sembra fatto solo di premi. Succede spesso, però, che quando le pagine di qualche libro decantato ci scorrono sotto gli occhi, solo allora ci si accorge della solita paccottiglia. Il miglior premio, in fondo, è quello dell'uomo qualunque che - se avvinto, o magari affascinato, dall'ultima novità - subito la raccomanda ad amici e conoscenti. Il fatto quindi che a "La notte dei calligrafi" di Yasmine Ghata sia stato dato il Premio Edoardo Kihlgren, e che recentemente per la stessa opera abbia vinto la sezione esordienti al Grizane, tutto sommato non ci aveva impressionato più di tanto. Ma abbiamo dovuto ricrederci. Dire che "La notte dei calligrafi" sia un romanzo di pregio è ben poco. E questo ci porta  ad alcune considerazioni, la prima delle quali riguarda l'emozione che ci regalano gli scrittori turchi. Perché Yasmine Ghata sarà pur nata in Francia ma è sempre figlia di un padre turco. Superfluo stare a raccontare la trama del libro, che del resto è stata accennata nell'articolo di Farian Sabahi. Quello che ci interessa sottolineare è la finezza con la quale l'autrice descrive la vita della nonna paterna, Rikkat Kunt. Sono pagine di una dolcezza incredibile, velate di una malinconia infinita nel ricordo di un Paese, la Turchia, e di una città, Istanbul, che dopo l'avvento di di Ataturk e l'instaurazione della Repubblica non sarebbero stati più quelli. Era la morte dei calligrafi e delle loro scuole.
"L'ornato è la mia ragione di vita. I miei arabeschi descrivono motivi geometrici, sono l'unica a conoscerne il segreto. Disegni astratti, gli steli privati del loro attributo vegetale diventano linea, talora punto. Dio guida la mia mano, la composizione acquisisce la propria logica. gli assi sono molteplici, la la geometria resiste. I motivi corrispondono con giochi simmetrici di luce e di ombra, riproducono il microcosmo, e i misteri della creazione". Poche parole ma ci fanno comunque comprendere come ci sia un comune denominatore tra Yasmine Ghata, Orhan Pamuk e Elif Shafak: la mancanza di volgarità. Quando pensiamo a tanti scrittori, italiani soprattutto, la cui unica bravura è quella di riempire le loro righe di coiti e quant'altro, e questo solo per fare effetto ed essere alla moda, o magari per vendere più copie, senza offrire il benché minimo appiglio né alla conoscenza storica né alle proprie esperienze e sofferenze, beh!ne vengano ancora e tanti di questi autori come la Ghata.
Annota <L'Express>, a proposito de "La notte dei calligrafi" : "Emozionati, ritroviamo la serenità e grandezza d'animo che emanano dalle 'Memorie di Adriano? di Marguerite Yourcenar". Ci trova pienamente d'accordo. (Ve. Inca)

Yasmine Ghata - La notte dei calligrafi Editore Feltrinelli
euro 11,00 pagine 125

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ARTE

 

 

 

 

LA TURCHIA DI ALPTEKIN

SPECIALE BIENNALE DI VENEZIA  LA MOSTRA, FINANZIATA DALLA <GARANTI BANK>, PRESENTE
SINO AL 21 NOVEMBRE CON L'INSTALLAZIONE DI "DON'T COMPLAIN/NON LAMENTARTI".

 

È l’artista Hüseyin Bahri Alptekin a rappresentare la Turchia alla 52/ma Esposizione Internazionale d'Arte - La Biennale di Venezia, in uno spazio situato presso le Artiglierie dell'Arsenale. La mostra, finanziata dalla < Garanti Bank Turchia> con il sostegno di ministero degli Affari Esteri Turco, la Repubblica della Turchia e degli Amici del Padiglione Turco, curata da Vasif Kortun e organizzata dalla < Fondazione Istanbul per l'Arte e la Cultura> (Iksv), la stessa che organizza la Biennale di Istanbul, presente sino al 21 novembre con l’installazione "Don't complain/Non Lamentarti", realizzata proprio da Alptekin.
Il titolo tautologico dell'installazione di Alptekin sottolinea un'obiezione e scatena dei dubbi rispetto ai probabili significati di questa lamentela. Chi si sta lamentando quando afferma "non lamentarti? (don't complain)"? È qualcosa che riguarda l'artista, la nazione o lo spettatore?
L'installazione consiste di una serie di spazi specifici composti di singole celle situate all'interno di una struttura dalla forma semi-arcuata. L'ispirazione proviene da un particolare tipo di luogo di ristoro dell'Asia occidentale. Qui capita che i ristoranti possano essere strettamente divisi entro cabine separate, assemblate attorno ad una corte aperta. Qui ciascun singolo gruppo di ospiti vede garantita la propria riservatezza, e il proprio spazio mentale individuale.
All'interno di ognuna delle cabine che
compongono l'installazione appaiono una serie di sequenze di immagini presentate su schermi Lcd. Le immagini sono composte dalla sovrapposizione di centinaia di livelli di singole immagini: registrazioni di momenti casuali o non essenziali, miti anonimi che non lasciano tracce storiche, atti fugaci che normalmente eludono la nostra attenzione.
Alptekin definisce tali momenti "incidenti". Nel "Bombay incident" ambientato nella spiaggia di Juhu Tara e nel "Rio de Janeiro Incident" sulla spiaggia di Ipanema, le differenze individuali sono racchiuse dentro le silhouettes della gente. In un altro di questi "incidents", Alptekin ripercorre le tracce di un uomo muto di colore lungo quattro stagioni dallo stesso punto di vista.
È un registrare il luogo dell'uomo, sempre all'angolo di una strada intorno ad un bidone della spazzatura, vicino ad un'automobile abbandonata. Quest'ultimo organizza la spazzatura in relazione con le persone deputate della pulizia della strada e con gli abitanti dei quartieri entro un contesto di illegalità tollerata, ma anche di auto-ecologia e di economia informale. L'attribuzione profondamente empatica al ventre molle della globalizzazione e la costellazione di queste presenze dislocate e anonime ha anche a che vedere con i mezzi di sussistenza ambulanti di Alptekin, con la "fuga" dal concetto di casa e di contesto locale. Il suo costante rovistare attorno altri luoghi mentali lo ha portato ad acquisire conoscenze specifiche ed un modello di lavoro peculiare. (Aise)

 

 

 

 

 

 

SPETTACOLI

IL CONCERTO DI ISTANBUL

ANNULLATO<LIVE EARTH>

Il concerto <Live Earth> di Istanbul è stato annullato. La filiale turca del mega evento ambientalista del 7 luglio sarà sostituita da proiezioni su schermi giganti degli altri concerti che si terranno nel resto del mondo. Le ragioni dell'annullamento sono nel mancato appoggio del governo turco all'iniziativa e nella mancanza di sponsor. Ma per fortuna non erano stati ancora firmati contratti con gli artisti né erano stati messi in vendita i biglietti. Alcuni osservatori affermano che un evento di massa come <Live Earth>, alla vigilia delle elezioni turche del 22 luglio, avrebbe potuto procurare turbative politiche nel Paese. Sempre parlando di <Live Earth>, si arricchisce il cast del concerto di Amburgo. Si sono aggiunti i nomi di Shakira ed Enrique Iglesias al cartellone che già schierava Chris Cornell, Katie Melua, Manà, Sasha e Snoop Dogg. (Fabrizio Biffi/Extra Music Magazine)

 

 

 

 

 

PESARO: "FORSAKEN PATHS> 
DI RUYA ARZU KOKSAL

STORIADI TRE DONNE DIVERSE

Sono scorse a ritmo serrato nella sala del Teatro Sperimentale di Pesaro le immagini reali della sezione <Europa Doc>. Dalla Polonia è arrivata  "Nasiona" di Wojciech Kasperski con la storia di una famiglia ai margini del mondo, vittima di un disumano isolamento. Il documentario si è aggiudicato ben tre riconoscimenti, nella cornice del "Cracow Film Festival" e il Premio Special Commendation al "Prix Europa", nella categoria "Documentando per la TV".
Hanno comunicato altresì gioia e speranza le immagini della reporter turca Ruya Arzu Köksal, che con "Forsaken Paths", attraverso la storia di tre donne di età diverse, ha raccontato gli spostamenti della tribù dei Çepni dai villaggi fino agli alti pascoli "yayla", dove conducono le mucche durante la stagione estiva. Un'usanza che, attraverso colori, suoni, giochi e danze, si anima e rende omaggio a una tradizione che allenta sempre di più la presa.

 


"È stato molto difficile all'inizio raccontare di queste donne turche - ha spiegato Köksal nell'incontro con il pubblico - ho trascorso un intero mese a casa loro e solo dopo aver superato una certa diffidenza mi hanno concesso di girare il film, proiettato per la prima volta solo per loro su un lenzuolo appeso al muro. Le persone filmate nel progetto ora mi chiedono sempre del percorso che sta facendo il film e se ne rallegrano, forse proprio perché sono riuscita a raccontare lo spaccato di un microcosmo senza macchia di pregiudizio".
In "Can Tunis" di Josè Gonzàlez Moranti e Paco Toledo si è statati catapultati invece in un barrio di Barcellona che fino agli anni '90 è stato uno dei principali punto di smercio di droga. Il documentario si concentra sulle proteste degli abitanti del quartiere contro l'esproprio delle proprie case destinate a diventare abitazioni design.
"Abbiamo voluto realizzare - ha raccontato Gonzàlez Morandi - una pellicola che non raccontasse solo il mondo della droga, rappresentato oggi in televisione con sempre maggiore frequenza, ma che entrasse a fondo nella vita di dei gitani. È passato del tempo prima di riuscire a conquistare la fiducia con gli abitanti del posto - ha proseguito il regista - ma è nata una complicità che rimarrà per tutta la vita perché loro hanno visto in questa storia una propria autobiografia, coscienti di far parte di una realtà sociale marginale".
(FilmUp.com)

 

 

 

 

 

 

SPORT

 

LA PROPOSTA PLATINI AD ISTANBUL

 

La ricetta Uefa
per Sudafrica 2010

"Gruppi più piccoli

e meno partite"

L'Uefa propone una modifica al meccanismo di qualificazione delle squadre europee per i mondiali di calcio, così da far disputare meno partite ed evitare intasamenti del calendario internazionale. Le squadre concorrenti sono 53 per 13 posti.
"È stato raggiunto un accordo - spiega William Gaillard, il portavoce Uefa, dopo una riunione del comitato esecutivo ad Heerenven, presieduta da Michel Platini - i gruppi per la fase di qualificazione saranno più piccoli di quelli che abbiamo per la qualificazione agli europei. Questo perché gruppi di sette o otto squadre producono troppe partite e problemi al calendario internazionale".
"Ci saranno quindi nove gruppi - spiega Gaillard - otto di sei squadre e uno di cinque. Le nove prime classificate saranno automaticamente qualificate al mondiale e le successive migliori otto faranno i play-off (con partite di andata e ritorno) per i rimanenti quattro posti della coppa del mondo".


La proposta del comitato esecutivo sarà sottoposta ad approvazione definitiva alla riunione del Comitato esecutivo che si terrà a settembre ad Istanbul: "È una buona soluzione di compromesso - ha commentato Platini - perché non mi piaceva il format dell'ultima fase di qualificazione, con gruppi di sette e otto squadre".
L'Uefa ha discusso anche il futuro format delle competizioni europee per club dal 2009 al 2012, in particolare la Champions League: "Non ci saranno cambiamenti nel nocciolo del meccanismo - ha spiegato Platini riferendosi agli otto gruppi di quattro squadre ognuno - ma le modalità di accesso vedranno piccole modifiche"
. (Corriere.com)

 

 

 

 

 

 

 
 

IL TRASFERIMENTO 

L'AGUERO
VERSO LA <TUK TELEKOM>

Dopo il "sì" di Paola Cardullo la <Sant'Orsola Asystel Novara> si trova di fronte al "no" di Taimaris Aguero.
La stampa locale rilancia la notizia meno attesa dai tifosi della società piemontese.
Dopo solo due stagioni in rossoblù la stella cubana Taimarys Aguero è prossima a cambiare casacca. Per lei è pronto il trasferimento al <Turk Telekom> di Bahar Mert e, probabilmente, anche del tecnico Alessandro Chiappini. (Volleygb@ll.it)

 

 

 

 

 
 

MTB: dal 12 al 15 luglio

EUROPEIIN CAPPADOCIA

Per la prima volta nella storia i Campionati Europei di Mtb si svolgeranno nel 2010 in Israele. Mai la nazione medio-orientale aveva ottenuto tale onore, che ora gli è stato riconosciuto dall'Unione Europea del Ciclismo. E sarà l'occasione per presentare percorsi di certo inediti alla grande massa dei bikers.
Quest'anno gli Europei si disputeranno in Cappadocia (Turchia) dal 12 al 15 luglio, nel 2008 in Germania a St. Wendel e nel 2009 in Olanda a Zoetermeer.
Presentata anche la nuova maglia, che avranno l'onore di indossare i neo campioni d'Europa. La maglia, azzurra e con 12 stelle, sarà fornita da Santini. (Max Alloi/Solobike.it)

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