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<TURCHIA
OGGI> - A PARTE LA DOCUMENTAZIONE DELL'AMBASCIATA DI ITALIA AD
ANKARA E DELL'ICE DI ISTANBUL - SI AVVALE PER LE NOTIZIE E GLI
ARTICOLI RIPORTATI SUL SUO WEB, E NATURALMENTE RELATIVE ALLA TURCHIA,
DELLE NEWS
GIA' APPARSE IN ALTRI SITI O GIA' PUBBLICATE SU QUOTIDIANI E
RIVISTE. NON FA ALTRO CHE ASSEMBLARLE, NELLA CONVINZIONE CHE SIANO
DI MAGGIORE UTILITA' PER QUANTI HANNO UN QUALCHE INTERESSE PER
QUESTO PAESE. <TURCHIA OGGI>, AD
OGNI MODO, E' SEMPRE A VOSTRA DISPOSIZIONE.
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PRIMO
PIANO
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Il
Capo dello Stato
italiano ha fatto
presente che è in corso
un difficile confronto
con la Francia di
Nicolas Sarkozy |
Giorgio
Napolitano
e la Turchia nell'UE
"CI
VOGLIONO ISTITUZIONI
FORTI"
L'allargamento
dell'Unione Europea e in particolare l'ingresso della
Turchia nell'Unione, richiedono che la UE si doti di
istituzioni forti che garantiscano che questa
"possa essere governata e possa decidere". Lo
ha detto il presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano riferendo ai giornalisti sui colloqui avuti a
fine giugno con i vertici istituzionali austriaci nel
corso della sua visita di stato a Vienna. Napolitano ha
ribadito che Italia e Austria guardano alla prospettiva
di una integrazione europea dei Paesi dei Balcani: al
momento solo la Slovenia è membro sia della UE che
dell'area della moneta unica, mentre la Croazia è
candidata all'ingresso. "Vogliamo procedere - ha
spiegato il Capo dello Stato - sulla via di accordi di
associazione e stabilizzazione con altri paesi dell'ex
Jugoslavia e tenere aperta la prospettiva, non sappiamo
quanto vicina, di una piena integrazione di
quest'area". Napolitano infine, riferendosi alla
Turchia, ha fatto presente che è in corso "un
difficile confronto con la Francia" dopo la presa
di posizione del nuovo presidente francese, Nicolas
Sarkozy. "Ma se vogliamo tenere in piedi - ha
concluso - una Unione a 27 e anzi la vogliamo più larga
che comprenda un grande, popolosissimo e diversissimo Paese
come la Turchia, abbiamo bisogno di istituzioni europee
più forti che garantiscano che l'Unione possa essere
governata, possa decidere e svolgere il suo ruolo senza
degradare a semplice area di libero scambio". (Agi) |
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IL
VIALIBERA
UNIONE
EUROPEA
Estesi
i colloqui per l'ingresso
della Turchia a due nuove
aree politiche. No ad una
terza
L'Unione
Europea
ha dato il via libera per estendere i colloqui per
l'ingresso della Turchia in Europa a due nuove aree
politiche opponendosi però a una terza.
La decisione giunge dopo che la Francia ha ostacolato i
27 Paesi del blocco nell'aprire il capitolo delle
negoziazioni sulla politica economica e monetaria per
sottolineare l'opposizione del neo presidente Nicolas
Sarkozy all'eventuale ingresso della Turchia in Europa.
"Abbiamo trovato un accordo su due capitoli:
statistiche e controllo finanziario", ha spiegato
il diplomatico che è coinvolto nei colloqui
preparatori.
Lo scorso anno, l'UE ha sospeso le negoziazioni su otto
dei 35 capitoli in cui è suddivisa la legge UE dopo che
la Turchia non si è detta disponibile ad aprire i suoi
porti e aeroporti al traffico proveniente da Cipro. (Reuters)
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Parla
Ali Babacan
"IL
NOSTRO OBIETTIVO"
La
Turchia "non è soddisfatta" della
decisione di Bruxelles di aprire soltanto due dei
tre capitoli negoziali per l'adesione all'Unione
Europea ma continuerà a perseguire il suo
principale obiettivo che è quello della piena
adesione. Questo il messaggio lanciato dal
ministro dell'Economia turco che guida le
trattative con i Ventisette, Ali Babacan.
"Ci sembra di capire - ha detto il
negoziatore turco - che delle difficoltà non
attinenti al tema siano emerse nel dibattito al
Consiglio dell'UE. Per quanto riguarda il terzo
capitolo, non siamo soddisfatti delle spiegazioni
e delle giustificazioni tecniche che ci sono state
fornite. Speriamo che ci
saranno dei progressi su questo tema sotto |
la
presidenza portoghese".
"Per quanto riguarda le politiche economiche
e monetarie - ha aggiunto
Babacan - la Turchia ha avviato delle
riforme molto significative. Ha già soddisfatto
due dei tre criteri necessari: il deficit di
bilancio inferiore al 3%, il debito pubblico che
scende (siamo anche più avanti ad alcuni Paesi
nell'Unione monetaria) e per quanto riguarda i
tassi di interesse e inflazione siamo determinati
a fare progressi".
Babacan ha anche osservato che uno
"stop" ai negoziati con la Turchia
sarebbe un rischio per l'Europa. "E'
necessario mantenere tra le due parti una certa
fiducia. Abbiamo un obiettivo condiviso, dobbiamo
anche avere una volontà condivisa altrimenti la
situazione sarà negativa non solo per la
Turchia ma anche per l'UE", ha concluso il
rappresentante del Governo di Ankara ipotizzando
che l'Unione "resterà forte solo se
continuerà a mantenere le sue promesse" e se
"sarà capace di mettere insieme diverse
culture intorno a valori comuni". (da Adnkronos/Aki) |
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UE, ATTENTA!
" C'E'
IL RISCHIO
DI DELUDERCI"
UGUR
ZIYAL L'AMBASCIATORE
TURCO IN ITALIA RIASSUME IN UNA INTERVISTA I MOTIVI PER
I QUALI GLI OSTACOLI CHE PONE BRUXELLES POTREBBERO
RITORCERSI CONTRO
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Avrebbe
dovuto essere un segnale positivo nelle complicate
trattative tra Europa e Turchia. Ed invece l'apertura di
due soli capitoli negoziali rispetto ai tre promessi
rischia di diventare "una grande delusione del
popolo turco", ha ammonito a'ambasciatore di Ankara
a Roma, ugur Ziyal. "L'Unione Europea sarà messa
in cattiva luce agli occhi dei turchi", ha
sottolineato il diplomatico in un colloquio con <Apcom>.
Ankara in fondo lo sapeva che A Bruxelles avrebbe vinto
alla fine la Francia di Sarkozy. "Non mi pare che
quella francese sia una posizione
euro-costruttiva", ha commentato il rappresentante
turco. "Posso dirvi che porre altri limiti rischia
di avere conseguenze sull'opinione pubblica".
Proiettata
verso le elezioni anticipate del 22 luglio, con i
negoziati per l'adesione all'UE parzialmente sospesi e
il timore di big bang a fine anno, la Turchia
oggi cerca di evidenziare l'effetto boomerang che
il cambio di regole in corsa potrebbe avere. "Il
nostro Paese si sviluppa e va avanti, e questo è un
bene per tutti. Perché dovremmo fermare qualcosa che è
un bene per tutti", ha argomentato l'ambasciatore.
Osservando che, comunque vada, alla fine del lunghissimo
negoziato, la Turchia la sua parte l'avrà fatta.
"Alla fine la Turchia sarà pronta, e lo sarà in
base ai traguardi raggiunti: E allora dovrà decidere:
sappiamo che ci sarà più di un referendum".
Se l'uomo del divorzio potrebbe chiamarsi Nicolas
Sarkozy, Ugur Ziyal lascia intendere che il "turcoscetticismo"
del nuovo inquilino dell'Eliseo non è, non può
diventare un ostacolo decisivo. "Sin dall'inizio
diversi elementi si sono affiancati ai negoziati, sono
emerse preoccupazioni politiche che hanno rallentato
molto il processo - ha argomentato - noi abbiamo allora
fatto due cose: primo, chiesto di essere trattati alla
pari con gli altri Paesi in negoziato. Per questo
aspettavamo l'avvio di negoziati su altri tre capitoli.
Per la nostra gente, invece una grande delusione mentre
l'UE viene messa in cattiva luce agli occhi dei turchi.
Seconda cosa, a fronte dei problemi da risolvere,
abbiamo stilato programmi e piani sino al 2012-13:
sappiamo cosa dobbiamo fare, e lo faremo con le nostre
forze".
Il messaggio di Ankara è chiaro: non ha senso chiudere
la porta, aperta alla Turchia nel 204 con l'avvio dei
negoziati. Si aspettino i risultati. "Fino al
momento delle decisioni, fino alle consultazioni
popolari, a nostro avviso non c'è motivo di fermarsi -
così Ziyal - o tantomeno cambiare la prospettiva di
traguardo. E' molto semplice. Abbiamo in corso negoziati
per la piena adesione, non per altro, perché per noi
non ha senso negoziare per qualcosa di diverso".
Chi vorrebbe "qualcosa di diverso", in
primis, il Capo di Stato francese con la sua idea di
un'Unione mediterranea su cui reindirizzare la Turchia,
sostiene l'incompatibilità della Mezzaluna con l'UE.
Ankara non ci sta. "Tutto questo dibattito, fin
dall'inizio, per stabilire se la Turchia è un
Paese europeo. Penso che la risposta sia stata
data dal Consiglio europeo quando ha deciso di aprire
negoziati per l'adesione. Cioè, la Turchia è un Paese
europeo. E' una realtà, facciamo parte di quasi tutte
le organizzazioni europee e il nostro ruolo al loro
interno non certo negativo né tanto meno distruttivo.
Anzi!".
La Turchia che rivendica la propria identità europea, ha
spiegato il diplomatico, lo fa innanzitutto perché
"per noi l'Europa è un concetto" diventato
modello e meta. Anche oggi che l'Europa litiga e gioca
al ribasso. "Un'idea che si declina in
modernizzazione, sicurezza, democrazia. Un'area di
libertà, di giustizia, di cui vogliamo far parte.
Vogliamo progredire. Vogliamo far progredire l'economia,
vogliamo leggi migliori, migliore governance. Ma
l'atteggiamento europeo sta dimostrando che le cose
forse non stanno proprio così, che l'Europa reale non
corrisponde a questa idea, è qualcos'altro e allora dei
dubbi si stanno insinuando nella gente in Turchia".
Questi dubbi potrebbero rovesciare la partita
Ankara-Bruxelles, in caso le autorità turche
decidessero di indire un referendum sulla prospettiva di
ingresso nell'UE. "Un referendum? Non abbiamo
ancora deciso", questa la risposta cauta del
rappresentante turco.
"Vedremo. In democrazia funziona così. Ma per noi
il punto è: sino al momento delle decisioni andiamo
avanti, che senso ha fermarsi prima".
Negli ultimi mesi in Europa è cresciuta anche la
preoccupazione per le tensioni interne alla Turchia,
Paese che appare sempre più diviso tra sostenitori del
fronte laico e dell'Islam. Ultimo episodio, ancora da
chiudere, lo scontro per la nuova presidenza, che il
premier Recep Taiiyp Erdogan vorrebbe affidare al suo
delfino Abdullah Gul , ed il presidente (ancora in
carica, ndr) Ahmet Necdet Sezer, contrario, in nome
dello Stato secolare.
"E' tutto normale, abbiamo un ordine costituzionale
e tutto è stato fatto in base al quadro della
Costituzione - ha contestato Ugur Ziyal - Il Parlamento
non è riuscito ad eleggere il Capo dello Stato e quanto
è accaduto dopo non ha infranto in alcun modo le regole
costituzionali. Quello che voglio sottolineare è che si
tratta di un processo del tutto legale. Ci saranno
elezioni, c'è una campagna elettorale in corso, molto
vivace, la situazione è assolutamente normale, non
così tesa come si percepisce, come si riferisce in
Europa. Quello che vi arriva è la tensione che circonda
la Turchia: Palestina e Nord Iraq.
Per il Nord Iraq, dove secondo Ankara viene dato asilo
ai ribelli curdi attivi in Turchia, l'esercito turco
medita un'azione militare. "Dobbiamo dire che
nell'Iraq settentrionale abbiamo un problema molto
grave, è un problema di terrorismo dall'Iraq verso la
Turchia. Che cercheremo di risolvere in modo
pacifico", ha assicurato l'ambasciatore. "Ma
credo che la tensione che viene percepita non sia dalla
Turchia di per sè, ma dalle condizioni nell'area".
Di Nord Iraq i vertici turchi hanno discusso di recente
con il capo della diplomazia italiana, massimo D'Alema,
che alcune settimane fa è stato in visita ufficiale in
Turchia. "Della questione settentrionale si è
parlato in modo molto franco con il ministro D'Alema.
Capiamo le preoccupazioni riguardo la situazione
attuale. Siamo pronti ad ascoltare ancora".
Altro che Parigi, altro che Berlino o Bruxelles. A Roma
si appoggia il cammino europeo della Turchia con grande
continuità, oggi con il centro-sinistra come ieri con
il centro-destra. Poco da eccepire, dunque, su questo
fronte: "Noi speriamo di continuare così, con il
sostegno dell'Italia, per noi prezioso", ha
osservato il diplomatico turco. Si può fare di più.
invece, ha esortato, in termini di collaborazione
economica.
"Abbiamo un interscambio da 15 miliardi di euro.
Possiamo migliorarlo. Possono aumentare gli investimenti
italiani in Turchia, e certo quelli turchi in Italia,
che stanno cominciando, pur lentamente. Insomma: in
campo economico c'è spazio per crescere. L'Italia oggi
è il terzo partner commerciale con la Turchia. Io spero
che possa diventare il numero uno. Gli italiani ora
hanno cominciato a conoscere davvero il mio Paese e si
stanno espandendo, il business procede con benefici da
entrambe le parti". Su che cosa si punta? "Le
Piccole Medie Imprese. Sono la spina dorsale della
vostra e della nostra economia. credo che ci sano
davvero buone prospettive in questo senso", ha
suggerito Ziyal. Che ha concluso: "In generale,
prevedo un futuro decisamente luminoso per la
cooperazione turco-italiana". (Orm-Apcom) |
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Quattro
membri del Pkk,
fuggiti dalle proprie basi,
avrebbero parlato
VOCIDI
UN RITIRO
DEI GUERRIGLIERI
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Questa ipotesi, se
confermata,
potrebbe evitare lo
sconfinamento
dell'esercito turco
nel Nord Iraq
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Il
timore di un’incursione armata dell’esercito turco
avrebbe spinto migliaia di ribelli del Partito dei
lavoratori del Kurdistan (Pkk) a evacuare le proprie
basi dell’Iraq settentrionale. A sostenerlo sono
quattro membri della stessa organizzazione, che lo
scorso fine settimana sono fuggiti da una delle basi
irachene del Pkk e si sono consegnati alle autorità
turche.
"Ipotesi
di intervento"
La
Turchia, che nel corso degli anni novanta è penetrata
diverse volte in territorio iracheno con le proprie
truppe, sostiene che nel nord dell’Iraq si trovano le
basi della guerriglia curda, da cui partirebbero gli
attacchi in territorio turco contro esercito e civili.
Per questo, lo scorso aprile, il Capo di Stato Maggiore
Yasar Buyukanit ha chiesto al Governo di approvare
un’incursione militare in territorio iracheno.
Le pressioni dei militari sull’Esecutivo sono
aumentate negli ultimi giorni, quando Buyukanit ha
chiesto al governo guidato dal Parito di giustizia e
sviluppo (Akp) di fissare le linee guida per un
possibile raid. "C’è bisogno di conoscere gli
obbiettivi politici di questa lotta", ha detto il
generale in tv, precisando che in questo modo
l’esercito potrebbe decidere “che tipo di forza è
necessaria per farlo e cercare un approvazione
formale”.
Proprio questo affollarsi di indiscrezioni avrebbe
portato il Pkk all’inattesa decisione di sgomberare le
proprie basi irachene. "Nelle ultime settimane, le
voci di un intervento oltre-confine dell’esercito
turco hanno seminato la paura all’interno
dell’organizzazione. Tutti i campi sono stati
sgomberati", hanno spiegato i quattro militanti,
tra cui una donna, in una conferenza stampa convocata in una sede della gendarmeria nella provincia
di Sirnak, nel sud-est della Turchia.
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Escalation
militare
Secondo
il comandante delle forze in campo, il generale Ilker
Basbug, nell’ultimo anno gli attacchi della guerriglia
kurda in Turchia sono aumentati del 65 per cento
rispetto all’anno precedente.
Responsabili di tale escalation – ha sostenuto Basbug
– sarebbero i circa 3 mila guerriglieri del Pkk
stanziati in nord Iraq, sostenuti dai quasi 2 mila
concentrati all’interno della Turchia stessa.
In tutta risposta , l’esercito turco ha dispiegato un
numero crescente di truppe al confine con l’Iraq. Per
ora sono otto le compagnie aggiuntive inviate al
confine, ma tra i piani dell’esercito c’è quello di
ristrutturare altre sei brigate , rimpiazzandole con
soldati professionisti.
Collaborazione
Usa-Pkk?
Fino a questo momento, e nonostante gli appelli
ripetuti di Ankara, gli Stati Uniti si sono detti
contrari a ogni ipotesi di intervento in nord Iraq,
capace di destabilizzare una delle poche aree
relativamente tranquille del nord Iraq e indispettire
l’alleato kurdo.
Tanto da meritarsi – da parte degli ambienti
nazionalisti della Turchia – l’accusa di favorire la
creazione di uno Stato kurdo indipendente nel nord Iraq,
capace di riattizzare anche le passioni separatiste dei
14 milioni di kurdi residenti in territorio turco.
Il sostegno di Washington all’alleato kurdo, tuttavia,
potrebbe essere andato oltre la semplice inerzia. Almeno
stando alle dichiarazioni dei quattro transfughi del Pkk
che nel proprio intervento davanti ai giornalisti hanno
anche assicurato di aver visto dei mezzi blindati
dell’esercito Usa consegnare delle armi al Pkk
all’interno del campo.
UCCISI
8 RIBELLI
Otto
ribelli curdi del pkk sono rimasti uccisi nel corso di un lungo scontro a
fuoco con i militari turchi nella provincia di
Sirnak al confine con l'Iraq. Lo hanno reso noto
fonti militari turche. |
L’informazione
- che non ha ricevuto conferme indipendenti, ma che è
stata rilanciata con forza dai media turchi - è bastata
turbare le già difficili relazioni tra Ankara e
Washington. Tanto da spingere l’ambasciata
statunitense ad Ankara, ad una pronta smentita.
Washington – ha ricordato l’ambasciatore Usa -
considera il Pkk un’organizzazione terroristica e,
pertanto, non coltiva alcun legame con essa.
Ankara
stringe i tempi
Fino ad
ora il primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, aveva
fatto da freno di fronte alle richieste dell’esercito,
escludendo di fatto ogni ipotesi di intervento armato e
limitandosi chiedere un intervento del governo iracheno
e di quello statunitense contro i ribelli kurdi
stanziati in territorio iracheno.
Qualcosa è cambiato nelle ultime ore. Egemen Bagis,
consigliere del primo ministro per gli Affari esteri, ha
fatto sapere che per intervenire in territorio
iracheno la Turchia non avrà bisogno
dell’approvazione di chicchessia (leggi Usa).
Toni analoghi sono stati utilizzati nelle stesse ore dal
ministro degli Esteri e vice-premier, Abdullah Gul, che
durante un suo intervento nella città di Kayseri ha
reso noto che i piani per una possibile operazione
militare del nord dell’Iraq sono stati già preparati
e approvati dal Governo e che quindi, d’ora in poi,
“tutto è possibile". (Carlo M. Miele/OsservatorioIraq) |
| AVUTO
DAGLI ISRAELIANI
AEREO
SPIAPER
COMBATTERE IL PKK
La durata della consegna
di un anno. Sarà di stanza
a Batman nel sud-est
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The Turkish
military has leased an Israeli-made unmanned aerial
vehicle (UAV) mainly to combat increasing terror attacks
in the country's southeast. The lease period is one year.The
UAV, manufactured by Israeli Aerospace Industries (IAI)
will be delivered to Ankara
next week. It will be stationed in Batman and operated
by an Israeli squad, defense officials in Ankara said.
Turkish military personnel will only perform the sensor
operation duty for the Uav.
Turkish military officials have gone for the lease
option to meet their urgent operational requirements in
the southeast. Pkk attacks have killed nearly 50 Turkish
troops this year.“This is a non-standard aircraft and
to operate it we would have to spend a lot of time for
training,” a military
official said. “The Israelis will operate the aircraft
to meet our urgent operational requirements in the
southeast.”The Turkish military has been operating one
Uav in the southeast for the past 15 years. That one,
delivered by U.S. General Atomics, fails to meet the
increasing operational need in the face of the latest
wave of PKK attacks against Turkish targets.
In 2005, IAI won a separate Turkish contract for the
supply of three Uav systems and 10 aircraft in a $180
million deal. But the deliveries of these critical
systems, originally scheduled for April 2007, are now
facing delays for about one year. (Turkish
Daily News)
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Erdogan e
i curdi
MANO TESAAL
DIALOGO
"Se
il vostro problema è la libertà, il posto per
risolverlo è il Parlamento". Sono state queste le
parole di Recep Tayyip Erdogan nell'Est della Turchia,
dove il premier sta conducendo una parte della campagna
elettorale dell'Akp, il Partito per la Giustizia e lo
Sviluppo, di orientamento islamico-moderato.
"Molti Paesi - ha continuato il Primo Ministro -
hanno problemi legati al terrorismo. Ma nessuno ha il
diritto di rovinare la pace di una nazione. E la
soluzione per il popolo curdo non può essere l'adesione
al Pkk".
Il discorso del premier sembrerebbe confermare
un'ulteriore apertura alla minoranza curda nel Paese. |
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ARMENIA/TURCHIA
L'INVITO
Erevan ha
chiesto ad Ankara di aprire i confini come
1° passo per normalizzare le relazioni tra i due Paesi
L'Armenia
ha invitato la Turchia ad aprire i confini, come primo
passo necessario al fine di normalizzare le relazioni
tra i due Paesi divisi dal contenzioso per l'occupazione
armena del Nagorno Karabakh e dalla aspra polemica
storica sui massacri degli armeni di Anatolia del
1915-16, che gli armeni definiscono "un
genocidio", definizione che la Turchia respinge con
energia.
"Innanzitutto abbiamo bisogno come minima
condizione di un confine aperto tra i nostri due Paesi
per affrontare le questioni problematiche tra noi",
ha affermato il ministro degli Esteri armeno Vardan
Oskanyan, intervenendo al vertice dei 12 Paesi
rivieraschi del Mar Nero in corso a Istanbul. Turchia ed
Armenia non hanno relazioni diplomatiche ed il confine
tra i due Paesi è chiuso dal 1992. (Corriere
del Ticino)
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| UNA SINISTRA CHE NON
C'E' INTERVISTA
A ZULFU LIVANELI
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Un musicista leggendario, una vera icona della
sinistra e della cultura turca, ex parlamentare
del CHP. Si chiama Zülfü Livaneli e in questa
intervista, raccolta dal corrispondente di
<Osservatorio Balcani>, spiega i problemi della Turchia odierna e la
grande assenza di un vero partito di sinistra
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Musicista quasi
leggendario - un suo concerto ad Ankara nel 1997 ha
raccolto più di mezzo milione di persone - e
pluripremiato, tra gli altri anche il premio Tenco,
autore di racconti e romanzi (uno dei quali Felicità
pubblicato in Italia da Gremese), regista, attivista dei
diritti umani e parlamentare."Zülfü Livaneli è una
presenza insostituibile nella scena letteraria, musicale
e politica del Paese" forse niente meglio di questa
frase di Orhan Pamuk sintetizza la figura di Zulfu
Livaneli.
"Non sono un politico di professione ma sono stato un
artista interessato alla politica. Sono stato in carcere
dopo il colpo di stato del 1971, in seguito sono stato
in esilio in Svezia, Francia e Grecia. Con le mie
canzoni sono sempre stato una figura politica, con loro
in qualche modo sono cresciute generazioni di turchi.
Mai all’interno di un partito ma a fianco dei diritti
umani, della democrazia, contro i colpi di Stato e le Forze
Armate, un umanista".
E poi l’esperienza in parlamento nell’attuale
legislatura nelle file del CHP (Partito Repubblicano del
Popolo)
Sì, purtroppo poi ho deciso di entrare in parlamento. Lì
ho potuto constatare come i partiti in Turchia non
servano a niente, i leader dei partiti si comportano
come dei sovrani, controllano 500-600 delegati
all’interno del partito, da loro si fanno eleggere e
poi rompono ogni legame con la gente. Gli elettori
votano persone che non conoscono, sono i leader di
partito a formare le liste elettorali, viene a mancare
la rappresentatività. Io sono entrato nel Chp perché
è il partito fondato da Atatürk, il partito che ha
creato la Turchia. Negli anni ’60 si è aperto alla
sinistra per trasformarsi in un partito
socialdemocratico, per questo ho accettato la
candidatura del partito. Con altri amici ci siamo detti
che avremmo potuto ottenere alcune conquiste
democratiche, avvicinarci all’Europa, riforme, diritti
per i curdi, trasformare il partito in un partito
progressista. Immediatamente dopo le elezioni abbiamo
però capito che noi eravamo solo uno specchietto per le
allodole da mostrare alla gente.
Infatti il partito dopo le elezioni ha fatto
un’inversione di 180 gradi, ha abbracciato una
politica di destra, nazionalista. Abbiamo avuto molte
discussione sulle questioni più diverse, il problema
curdo, l’Unione Europea, e lì ho capito che il
partito non faceva per me e mi sono dimesso entrando nel
gruppo indipendente. Da indipendente però non è
possibile combinare nulla, non avete nemmeno il diritto
di parola. Il nostro Parlamento non è un luogo di
discussione, è un ruolo di ratifica di decisioni prese
altrove. Soprattutto in questa legislatura con un solo
partito al potere ed uno all’opposizione. Quello che
il Governo ordina viene immediatamente approvato dal Parlamento. I deputati non sono autonomi perché hanno
paura dei leader, vogliono essere candidati anche nelle
prossime lezioni e quindi evitano di entrare in
contrasto con il segretario, altrimenti verrebbero
immediatamente depennati.
Le faccio un esempio concreto: tempo fa una cinquantina
di deputati del Chp ha sostenuto la mia candidatura a
segretario del partito in opposizione a Baikal, una
lotta a cui poi ho rinunciato. E per le prossime
elezioni questi 50 deputati sono stati eliminati dalle
liste elettorali. Baikal controlla 500-600 delegati e
con loro il partito. In Turchia è impossibile fare
qualcosa contro la volontà del segretario di partito, e
questa cosa vale per tutti e non solamente per il Chp.
Un deficit di democrazia...
Sì, e poi non dimentichiamo lo sbarramento del 10%
fatto per non fare entrare i curdi in parlamento, così
alle ultime elezioni la metà dei voti sono finiti nella
spazzatura, l’attuale parlamento rappresenta la metà
dell’elettorato. Questo sistema così com’è non può
risolvere i problemi della Turchia. E’un sistema che
ha bisogno di una riforma radicale, seria, il sistema
così com’è è un sistema bloccato, ed i risultati
delle elezioni non cambieranno la situazione. Non si è
riusciti nemmeno a eleggere il presidente della
Repubblica.
Il Paese si trova profondamente spaccato, i curdi, i
nazionalisti turchi e i religiosi. Io non sono molto
ottimista per il futuro prossimo. La Turchia è esposta
ad ogni tipo di provocazioni, c’è un clima di
violenza. Io avevo proposto la costituzione di una
commissione di inchiesta sulla violenza dopo
l’omicidio di padre Santoro, per indagare questa
violenza nazionalista. E subito dopo è stato ucciso
Hran Dink, e poi gli omicidi di Malatya. Poi mi sono
impegnato anche sul fronte dell’articolo 301,
l’eliminazione del riferimento alla turchità, ho
parlato anche col ministro della Giustizia mettendolo in
guardia contro il pericolo rappresentato da questo
articolo ma non è servito a niente, nessun partito mi
ha sostenuto perché hanno avuto paura delle reazioni
della gente.
Il problema è che la Turchia non ha conosciuto la 2° Guerra
Mondiale e la gente non è consapevole
del pericolo che può arrivare da queste parole.
Bandiera, patria, sono cose positive, ma non sono
consapevoli del potenziale distruttivo che contengono.
Noi cerchiamo di spiegare quanto sia pericolosa
l’ideologia nazionalista.
In conclusione credo che le elezioni siano la punta
dell’iceberg, io guardo a quello che c’è sotto e ci
vedo un Paese profondamente spaccato e la crescita del
nazionalismo fanatico che ha creato una cultura che fa
paura. Qualsiasi scusa è buon per scatenare la
violenza, la patria, l’onore o la squadra di calcio.
Nessun partito sembra essere interessato ad una
riforma radicale però, ad esempio una nuova Costituzione...
Certo la nuova Costituzione, civile, è un aspetto
fondamentale. Non è importante come si scrive la Costituzione, basterebbe dare l’incarico a qualche
professore. Ma la Costituzione è un contratto sociale,
è importante come e chi la scrive. Io avevo proposto
l’istituzione di un Parlamento parallelo, composto da
persone che poi non avrebbero più avuto incarichi
politici, con il compito di scrivere una nuova Costituzione, e poi sottoporre il testo ad un referendum
popolare. Ma anche in questo caso nessuno ha appoggiato
la mia proposta.
In politica da dove può arrivare la speranza?
In tutto il mondo la politica scorre lungo due fiumi
principali, la destra e la sinistra. In Turchia i colpi
di Stato hanno annientato la sinistra e senza sinistra
sono nati i partiti etnici o quelli religiosi, mancano
questi due riferimenti principali, destra e sinistra,
per sostenere la democrazia. I militari che hanno
ridisegnato la politica del paese non hanno capito e
hanno pensato che annientando la sinistra avrebbero
salvato il paese. Il risultato è una vera catastrofe.
In questa fase i militari si comportano come un vero
attore politico...
Certo, ma non bisogna dimenticare che il loro intervento
nasce come prodotto di una reazione. I militari non
potrebbero fare nulla contro un Governo amato dalla
gente ma i riferimenti religiosi di questo governo hanno
spaventato la parte laica del Paese. Poi c’è il ruolo
dei neo-con americani che ritengono che la laicità nel
paese sia un affare di pochi, garantita solo dai
militari, e credono alla necessità che il Paese torni
alle sue radici islamiche, ad un Islam illuminato. Il kemalismo ha creato in 80 anni le sue generazioni e la
sua tradizione e queste persone hanno voluto scendere in
piazza per testimoniare la loro presenza. A questo punto
però gli organizzatori delle manifestazioni hanno
cercato di manipolare la gente e spingerla verso il
militarismo. In questo modo la componente laica finisce
con l’esercito. Sono le persone come noi, che non
vogliono uno stato religioso né un colpo di Stato ma è
la democrazia a trovarsi nella situazione peggiore.
Siamo isolati in un Paese che si polarizza.
Come giudica il periodo di governo dell’Akp?
Io credo che il più grande errore del Chp sia stato
questo. Io ho cercato invano di spiegare a Baikal che
doveva essere il Chp a guidare il processo di adesione
europea, è l’obbiettivo naturale del processo di
modernizzazione iniziato da Atatürk. Invece il Chp è
scivolato nel nazionalismo e l’Akp si è impossessato
del tema dell’Unione Europea. In Turchia si è così
prodotto un cambiamento storico: i vecchi reazionari
sono diventati progressisti e viceversa. L’Akp ha
fatto molte cose positive in campo economico, nel campo
delle riforme ma le hanno poi rovinate con una serie di
stupidaggini: il tentativo di inserire il reato di
adulterio nel codice penale o la guerra del velo.
Intendiamoci, io credo che ognuno debba potersi vestire
come vuole ma fare dell’abolizione del divieto di
portare il velo il punto principale del loro programma
è troppo. Così hanno spaventato la gente e non era
necessario.
E la sinistra?
Non c’è più la sinistra in Turchia. Chp-Ddp non
hanno niente a che vedere con la sinistra, sono patiti
nazionalisti. Attualmente in Turchia non c’è un
partito di sinistra, eccetto alcune piccole eccezioni.
Baikal ha trascinato il partito a destra, sono ormai
come il Mhp (Movimento di Azione Nazionale, nda), anzi a
volte anche più a destra del Mhp. Il suo elettorato ha
paura, non ama Baikal, a lui nessuno darebbe il voto ma
adesso hanno paura dell’Akp e non vedono altre
alternative che il Chp o l’Mhp. E Baikal sfrutta
questo sentimento di paura. Si tratta di elezioni
all’insegna della paura: nessuno parla di programmi,
di istruzione, di economia, di terrorismo e di violenza.
Solo la paura.
Io darò il voto ai candidati indipendenti di sinistra,
anche se so che non servirà a molto. La gente non sa a
chi dare il voto. Come dicevo ci sono partiti
nazionalisti, rappresentanti curdi e partiti religiosi.
Niente che assomigli alla sinistra.
La questione curda ed il possibile intervento in Iraq
monopolizzano il dibattito delle ultime settimane...
Non credo ci sarà un’operazione militare in grande
stile. Solo il riposizionamento della frontiera di una
decina di chilometri perché così come è adesso è
incontrollabile. Io non capisco poi perché gli Stati
Uniti stiano mettendo contro due dei loro alleati, la
Turchia e Barzani (presidente del Kurdistan iracheno,
nda) Veramente non capisco.
Per quanto riguarda i curdi della Turchia non credo che
lo Stato farà delle aperture, non lo ha fatto finora.
Io credo che la questione curda sia il problema più
importante del Paese. Credo però che dovrà succedere
qualcosa. Perché non prendere esempio dai Paesi
europei, concedere diritti culturali, l’uso della
lingua, la televisione, mostrare rispetto per la loro
cultura? Noi lo chiediamo da anni. Se continui a
sostenere che la mia lingua, la mia cultura non
esistono, come è possibile non ribellarsi?
Certo negli ultimi anni alcuni passi in avanti sono
stati fatti, le trasmissioni in lingua curda alla
televisione di stato, alcuni diritti, ma la cosa
negativa è che attualmente monta un ostilità tra curdi
e turchi che non c’era stata nemmeno durante gli anni
più duri della guerra con il Pkk.
Il problema principale del nuovo
Parlamento?
La questione dell’adesione europea. C’è un verso di
Nazim Hikmet che mi piace ricordare " Diamo il mondo
ai bambini".
Se i bambini guidassero il Paese sarebbe tutto più
facile: democratizzazione, diritti umani, adesione
europea, loro capiscono queste cose semplici ma
purtroppo non i nostri politici (Fabio Salomoni/Osservatorio
Balcani)
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ANKARA
AYLA
PERKTASPRESIDENTE
DELLA CORTE COSTITUZIONALE
Per
la seconda volta consecutiva la Turchia ha un presidente
della Corte Costituzionale donna. Zehra Ayla Perktas è
stata designata dal presidente Ahmet Necdet Sezer e
prende il posto della pensionata Tulay Tugcu. La Perktas
è stata procuratore del Consiglio di Stato |
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ATTACCO
(NUOVO)
AL
PATRIARCATO
DI COSTANTINOPOLI
RELIGIONE
E STORIA La
Corte di Cassazione ha
stabilito che Bartolomeo I è semplicemente una guida dei
greco-ortodossi e non può avanzare il titolo di
"ecumenico"
Continua
a non essere facile la vita delle minoranze
religiose in Turchia, a cominciare dagli
ortodossi del patriarcato ecumenico di
Costantinopoli, che si è visto al centro di una
sentenza della Corte di Cassazione piuttosto
insolita. I giudici di Ankara hanno stabilito
che il Patriarca Bartolomeo I è semplicemente
la guida dei greco-ortodossi e non può avanzare
il titolo di "patriarca ecumenico".
Assurdo quindi che il mondo ortodosso continui a
riconoscergli una sorta di primato spirituale.
È noto infatti, che nell'ortodossia ogni Chiesa
è "autocefala", ossia autonoma per
giurisdizione, ma da sempre il Patriarcato di
Costantinopoli ricopre un ruolo di primus
inter pares, in forza del valore storico
della Chiesa dell'antica capitale cristiana di
Oriente.
Eppure, la corte precisa che, pur avendo diritto
di rimanere sul suolo turco, il Patriarcato
"è soggetto alla legislazione turca",
mentre la Turchia non può dare "status
speciale" alle minoranze che vi abitano.
Tesi sostenuta anche dai media turchi che,
commentando la sentenza, hanno spiegato che il
Trattato di Losanna del 1923, classifica il
patriarcato di Costantinopoli come minoranza
religiosa e non come "ecumenico".
La decisione della Corte non ha effetti
giuridici al di fuori del Paese anatolico, ma
aggiunge nuovi elementi di preoccupazione in uno
scenario in cui i cristiani continuano ad essere
discriminati. La comunità ortodossa come quella
cattolica continua a non avere personalità
giuridica, i ministri di culto e i vescovi non
sono riconosciuti, i seminari sono chiusi,
mentre il Patriarca di Costantinopoli deve
essere per forza un cittadino turco. Per non
parlare dell'irritazione delle autorità turche
per la qualifica "ecumenico" (ossia
universale) legata a Bartolomeo I e al
patriarcato, con le accuse piuttosto frequenti
di settori dell'opinione pubblica di voler
costruire enclavi straniere nel Paese o comunque
pretendere una sorta di extraterritorialità,
sulla falsariga della Città del Vaticano.
Teorie sempre smentite dal patriarcato che
pretende semplicemente di veder riconosciuti i
propri diritti in un Paese che da decenni
interpreta la laicità come forma di controllo
statale sul culto e non come separazione di
ambiti diversi. È anche per questo che dal
patriarcato arrivano commenti fermi, perché –
dicono fonti diplomatiche - "non è certo
una sentenza della Corte di uno Stato che può
modificare l'importanza storica di una
istituzione universalmente riconosciuta da tutto
il mondo come il patriarcato ecumenico".
La sentenza rischia di creare una nuova frattura
nei rapporti fra il Patriarcato greco ortodosso
di Fener e il Governo di Ankara, anche per
quanto riguarda la questione della riapertura
della scuola teologica sull'isola di Heybeliada.
Proprio su questi due punti nel mese di
novembre, l'arcivescovo Demetrio, raggiunto
dall'agenzia <Apcom>, si era detto
ottimista, annunciando tuttavia conseguenze
serie, in caso di risposte negative.
L'arcivescovo aveva sottolineato la condizione
in cui vivono gli ortodossi a Istanbul e delle
trattative in corso con il Governo.
"Nella vita di tutti i giorni non ci sono
problemi. Con il Governo abbiamo buoni rapporti.
Ma esistono alcune questioni da affrontare
davanti alle quali il Patriarcato non intende
assolutamente arretrare: l'uso dell'aggettivo
ecumenico, la restituzione delle proprietà
confiscate alle minoranze religiose negli anni
'70 e la riapertura della scuola teologica
sull'isola di Heybeliada". Il premier
Erdogan, aveva concluso, "negli ultimi
tempi ha dato segnali positivi. Aspettiamo
fiduciosi". "La sensazione - aveva
detto ancora l'arcivescovo - è che la nostra
religione venga immediatamente ricollegata alla
Grecia da una parte e al passato dall'altra.
Molte volte abbiamo l'impressione di essere
trattati come un'entità estranea, mentre siamo
radicati nel tessuto di questa città da
secoli". (Mattia Bianchi/www.korazym.org) |
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IL PAPA E
LA TURCHIA
UN VIAGGIO
FONDAMENTALE
Intervista a
Jean-Louis Tauran nuovo capo del Consiglio per il
dialogo
tra le religioni
The
Vatican's new point man for relations with the Muslim
world has said Pope Benedict XVI decided to upgrade its
office for inter-religious dialogue during his visit to
Turkey last November.
Cardinal
Jean-Louis Tauran, the Vatican's foreign minister from
1990 to 2003, said after being named to head its Council
for Inter-religious Dialogue that the pope
chose him because of his long experience in the Middle
East. His nomination marked a rare about-face for the
pope, who downgraded the Council in 2005. The uproar in
the Muslim world after his speech last year in
Regensburg, Germany prompted him to reconsider, Tauran
told the Vatican Radio's French service.
"This decision expresses the importance the pope
gives to dialogue among religions, especially
Islam," the French-born prelate said. "It's a decision that matured during the
pope's voyage to Turkey." The pope's trip last
November, which included prayers with an imam at İstanbul's
Blue Mosque, focused on repairing relations with Muslims
after his Regensburg speech in September implied he
thought Islam was a violent and irrational faith. Since
Regensburg the pope has thought a lot about the
importance of knowing each other, said Tauran, a career
Vatican diplomat who has been the Vatican's chief
librarian since 2003.
In an analysis, the French Catholic daily La Croix said
Tauran's appointment marked a shift in the Vatican from
a theological to a diplomatic approach to the Muslim
world. "When he speaks, the pope uses diplomatic
concepts for Muslims, not theological ones, such as his
strong calls for reciprocity," it wrote.
Reciprocity is the Vatican codeword for equal rights for
Christian minorities in Muslim countries. (Zaman)
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SOCIETA'
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L'ULTIMO
CASO AD ANKARA
VELO ISLAMICOE
POLEMICHE
Ancora
polemiche in Turchia sull'utilizzo del velo islamico. I
giornali turchi si sono scatenati, con posizioni
differenti, sull'ultima polemica che ha tenuto banco
recentemente, cioè la mancata ammissione di alcune
studentesse agli esami di fine anno perché indossavano
il veli islamico. Stando a quanto reso noto dal
quotidiano <Milliyet>, il ministro dell'Istruzione
Huseyn Celik - già al centro delle critiche per i suoi
atteggiamenti conservatori - non avrebbe vigilato con la
dovuta attenzione sul fatto che molte ragazze con il
velo islamico si erano recate in università per
sostenere l'esame di fine anno.
Si trattava di un test particolare, perché riservato a
quelle scuole per corrispondenza organizzate dal governo
per le persone che non possono permettersi di
frequentare la scuola e fra queste le ragazze che
portano il velo. Stando al <Milliyet>,
teoricamente, queste ragazze non sarebbero potute
entrare, mentre si sa con certezza che il divieto è
stato applicato con coerenza solo ad Istanbul, Erzurum,
sinop e Manisa. |
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ESSERE
IN TURCHIA,
UNA
CONTINUA
SORPRESA
A COLLOQUIO CON L'AMBASCIATRICE
AUSTRALIANA AD
ANKARA, SIGNORA JEAN DUNN. DUE POPOLI UNITI
DAL FATTO CHE ENTRAMBI AMANO LAVORARE DURO
Jean
Dunn, the Australian ambassador to Turkey, thinks that
Turks and Australians have a lot in common: they work
hard, they play hard; they like barbecues, of course;
and they are both very deeply attached to their history.
The two nations' histories crossed paths at Gallipoli,
the famous heroic battle of World War I. She says that
the younger generation of her country finds its identity
in the commemoration of the Australian and New Zealand
Army Corps (Anzac) -- Anzac Day -- the anniversary of
the first major battle fought by her homeland,
remembered, as it is in Turkey, for the heavy loss of
lives in 1915. Ambassador Dunn, as a mother of three,
does not miss that much from her country because Ankara
is very much like their capital, Canberra. During the
interview she also points out that Australia is a
country of immigrants, but she underlines the fact that
everybody has intermarried and diluted their ethnic
roots. She takes the topic of bilateral relations very
seriously, but when it comes to her personal life she
prefers to enjoy herself. She says this is one of the
main characteristics of Australians: work hard, play
hard.
"There are always constant surprises, and I enjoy
it very much for that reason," says Ambassador Dunn,
explaining her three years of experience in Turkey. When
I ask what the biggest surprise was, she stops for a
second and says, "rather than a surprise, something
really, really pleasant," and continues:
"After I came I understood the deep attachment the
Turkish people have to the Battle of Gallipoli. I met
many people who said 'my grandfather was injured in that
war.' That was my biggest surprise -- I really valued
it."
This battle is also very important for the Turkish
people as it is one of the bravest moments in their
history. It was fought in order to protect the homeland
when the Ottoman Empire was on the verge of collapse.
About 90,000 Turks died and twice that number injured.
Many intellectuals, engineers, doctors and other
professions were lost, causing the Republic of Turkey
that rose out of the ashes of the Ottoman Empire to
embark on an extensive program of education and
training.
Ambassador Dunn explains the importance of Anzac Day,
April 25, the day their soldiers landed on the Gallipoli
peninsula in 1915: "Anzac Day is very, very
important to Australia. April 25 is the landing of the Anzacs. And it happened not long after Australia gained
its independence from the United Kingdom. It's the very
beginning of our nation. Australians like to commemorate
the sacrifice of their soldiers there -- their hardship,
their bravery, their courage. It has become a very
important place in our nation's identity. So 10-15,000
Australians came for the commemoration in April. They
like to be exactly where things happened, to go to the
cemeteries, to mix with Turkish people."
She says that this event keeps their embassy busy for at
least two months every year: "So we have to prepare
for that; we always have high-ranking visitors. Prime
ministers and ministers come from Australia, and VIP
representatives from the military. It is a very big
event. It has to be organized in close cooperation with
the Turkish government; the Turkish government is
incredibly helpful. The event is televised live. School
children and veterans are coming. To prepare for it is
an enormous exercise," she says.
Maybe it is a surprise for the ambassador to discover
the deep attachment of the Turkish people to this heroic
battle. However for most Turks it will be a surprise to
hear that not only the veterans of the war but also the
young generation of Australia feels a deep attachment to
Anzac Day.
"Every year more and more people come to the Anzac
Day commemoration on April 25. There will be the 100th
anniversary in the not too distant future. We know that
we will have huge crowds. The great majority of them
will be young people. It is a fact that young people can
travel much more easily, but they are looking for an
identity and looking for commemorating their soldiers
who were so much a part of Australian history. It's
really quite a remarkable phenomenon and young Turkish
people go to Anzac Day commemorations, too. It is a
shared experience," she says.
More
commonalities, including water shortages
Between Turkey and Australia there is an
eight-hour time difference and it takes 20 hours to fly
from one to the other. For some Turks Australia might be
the place for a new beginning, because of its
immigration policy.
But, according to Ambassador Dunn, there are many common
factors between the two nations, to the extent that she
doesn't miss that much from her country: "Ankara is
very much like Canberra. We have lots of sunshine,
beautiful summers and springs, and Ankara has that. And
in Australia the geography looks a lot like Turkey too.
So I feel at home. If I would like to go skiing, hiking,
I can do that in Ankara. I don't miss these things.
Australia has many citizens of Turkish origin. We have
very high-quality Turkish food in Australia, and two of
the very best restaurants in Australia are Turkish
restaurants. We are very interested in food. However we
don't have your very interesting caravanserais and
bazaars. What I love in Turkey is the old archeology,
the old Seljuk, Ottoman, Byzantium, Hittite and Roman
heritage; we don't have them in Australia," she
says and laughs, and turns into the ambassador again:
"So I met that richness here. I like Turkish
culture, I love Turkey. So there is nothing I miss from
Australia, probably because it is interesting here,"
she says.
When we are talking about things shared by the two
countries, Ambassador Dunn laughs and points out that
both nations have a special liking for barbecues: "That
is something that Australia and Turkey share: going
outside and having a barbecue and picnics. Australians
do it all the time."
Despite the geographical distance and apart from the
historical connections, the ambassador underlines that
Turkey is an important country for her homeland. "As
a reflection, their embassy is quite big," she says.
"We think Turkey is a big country with a big
population that is dynamic, becoming wealthy, absolutely
modern. We think also that it is strategically important,
because it is a crossroad to the Middle East and Europe
and it has important relations with the US, as Australia
has."
Ambassador Dunn also explains a feeling which might be
shared by many diplomats serving in Turkey: "I read
about Turkey before I came here. And I knew it was
important to Australia because of the Gallipoli and Anzac connection. I knew a little bit about Turkey from
the Turkish community in Australia. But when I came here
I learned a whole lot more; about the rich academic
life, rich media, very interesting politics, the
challenges Turkey has. Its foreign policy is conducted
very well. So that was all that I didn't know and I
learned about Turkey," she states.
The ambassador points out that Turkish immigrants to
Australia have assimilated to Australian society very
easily, "with no problems, no issues, and this
shows that there is a communality between our cultures.
Australia is a multicultural country, with 80 countries
and 200 languages represented. I think Turkish people in
Australia have a good sense of humor, like we do.
Australians, like Turkish people, like sports -- you
like football, we like cricket and rugby," she says.
I mention to her that I once read somewhere it would not
be easy to live in Australia without a sense of humor.
Ambassador Dunn laughs a lot: "I am sure there are
some people who don't have a sense of humor. Generally
Australians like to laugh, they like irony and jokes. We
work hard and we play hard. I think it is true for
Turkish people too." But, she adds: "I am not
good at jokes. Australians often joke about themselves
and sort of make fun of themselves. I don't know why do
we do that, but we do."
While we are talking about similarities between the two
countries, the subject of water scarcity comes onto the
agenda. Ambassador Dunn says that her country is a dry
country, and there are measures against wasting water:
"First of all Australia is a dry country. We have
civil water restrictions and everybody obeys them. For
example you can wash your car once a week or [sometimes]
never. When I went to Australia recently and rented a
car, they gave me a dirty car and said, 'I'm sorry, we
are not allowed to wash cars.' Showers, we have to have
very short showers. It's limited to three minutes. The
authorities can monitor it; they control how much water
you use in a day. They cut it off in cases where the
limit is passed," she says.
For some Turkish children Australia means the country of
kangaroos and the home of the Tasmanian Devil -- a
cartoon character, very naughty but at the same time
extremely cute, with lots of brown hair, tiny legs and
arms and very big eyes. When I ask Ms. Ambassador what
Tasmanian Devil means for her, she is really surprised
and thinks for a while, and she says that she did not
know that it was a cartoon character: "Tasmania
means an island which has a unique flora and fauna,
and there is an animal called the Tasmanian Devil which
is not a devil. It is an animal you don't see very often.
Australia is very unusual for the animals it has. Like
kangaroos, you see huge colorful birds," she says.
When I mention to her that on the Internet some young
Turks are talking about Australia as a "land of
hope," that they are saying "one day I will be
there," the ambassador says she can understand that:
"I'm sure immigrants think that. Twenty-five
percent of Australians are immigrants. If you work hard
you have good job opportunities. You can give your
children a good education. So I can understand why
people think that."
Even before I finish the question "are there
neighborhoods based on ethnicity?" she says
"no" several times: "When we started our
immigration program after World War II we were looking
for people to work in our factories because Australia
had a small labor force. So to make immigrating to
Australia attractive we encouraged people to take
Australian citizenship. That was a positive step towards
becoming an Australian. Integration for us means
everybody just mixes up. My daughter's best friend is
half Indian, my son's best friend is Chinese, my
stepfather is from the Czech Republic and my stepmother
is from Indonesia … It is just common practice for
these cultures to mix. It mostly happens with second
generations. The first generation obviously has to learn
the new language. Their culture has adapted … it is
not a pressure on you [to be Australian], you wouldn't
be just an immigrant and stay Turkish; you would be
proud to be an Australian," she says.
Ambassador Dunn's family was one of the first newcomers
to Australia in the 19th century. She has English, Irish
and German origins. Her husband has German roots, too.
They have three children; a 25-year-old son attending
drama school, a 21-year-old daughter studying economics
and a 17-year-old son who recently graduated from
Bilkent University Preparatory School (Bups), in Ankara.
Throughout the interview, as I talk to the ambassador, I
find she is very serious and all my efforts to make her
relax a little and take off the ambassador hat do not
work, until it comes to personal matters. When we start
to talk about Jean Dunn as a mother and an Australian,
she makes one joke after another about herself: "Having
three children doesn't keep me young, but I do a lot of
exercise by running after them so I can stay energetic,"
or, "I like to ski but I am very bad at it,"
or, "You have to be an aborigine to use a
boomerang, because it needs a special skill. You have to
learn it when you are a child. We love it. We like the
paintings on it. But if I throw it, it will hit you in
the face."
Finally I realize what she means when she says, "we
work hard and we play hard." (Ayse Karabat/Zaman)
|
Alle
autorità turche
LE ACCUSEDI
AMNESTY INTERNATIONAL
Polemica
fra le autorità turche e l'Organizzazione per i Diritti
Umani Amnesty International che le accusa di avere
chiuso i loro conti bancari per boicottare il loro
lavoro. La vicenda risale a gennaio, quando i conti
furono congelati con la motivazione che erano stati
aperti con fondi raccolti illegalmente.
Levent Korkut, presidente dell'organizzazione in
Turchia, ha detto che il provvedimento potrebbe essere
un modo per tarpare le attività di Amnesty
International ed impedire che continui la sua azione di
denuncia.
|
|
L'UE
E LE CONSEGUENZE
SUI MIGRANTI
L'INTERVISTA
COSA NE PENSA
UNA LAUREANDA IN
SOCIOLOGIA, CEREN OZTUK, CHE STA SCRIVENDO UNA
TESI SU QUESTA MATERIA. IL FENOMENO IN TURCHIA
Ceren Ozturk abita
ad Istanbul. Dottoranda in sociologia, sta
scrivendo una tesi sull’immigrazione sub-sahariana in
Turchia. Nell’ultimo anno ha cominciato a lavorare
sulla questione dell’immigrazione anche collaborando
come stagista presso l’<Helsinki Citizen’s Assembly>,
una Ong che lavora in Turchia e che ha un ufficio legale
per i richiedenti asilo. Le abbiamo chiesto di
raccontarci dell’immigrazione nel suo Paese e di come
la situazione si sia evoluta a seguito delle pressioni
che il Governo turco ha subito da parte dell’Unione
europea lungo il difficile percorso di adesione la cui
conclusione appare ancora lontana.
- Quale
immigrazione in Turchia?
Cercherò di rispondere alle domande che mi farai su
questo tema a partire dalle cose che ho potuto osservare
personalmente e dalle discussioni che ho avuto con i
migranti. Ciò che ti dirò non è pertanto nulla di
esaustivo.Ci sono ancora tantissime cose che non
conosco. Ma ti racconterò tutto quello che sono
riuscita ad imparare sui migranti in un anno circa di
lavoro ad Istanbul.
-
Ma chi sono i migranti
in Turchia?
E' una domanda molto
ampia e a cui è molto difficile rispondere perché la
Turchia, nonostante sia sempre stata conosciuta
dall’Europa come un Paese di emigrazione verso i Paesi
europei, è un paese che in realtà
ha anche ricevuto moltissimi migranti negli ultimi anni
e che è un punto di passaggio tra mondo ricco e mondo
povero. I migranti arrivano praticamente da
tutti i Paesi con cui la Turchia ha una frontiera in
comune. Dagli anni ’90 arrivano i migranti dell’ex
Unione Sovietica, ad esempio i moldavi, poi ci sono gli
armeni che emigrano anch’essi verso la Turchia, ma
c’è anche un’immigrazione che potremmo definire
"tournante" , composta da tanta gente che viene a
lavorare in Turchia, che viene a commerciare, e poi
ritorna indietro. Ci sono diverse maniere di immigrare,
diversi tipi di immigrazione in Turchia, ci sono anche
molti richiedenti asilo che vengono dall’Iran,
dall’Iraq, dall’ Afghanistan, dalla Somalia, dal
Sudan. Ci sono moltissime nazionalità differenti, penso
più di una ventina, e si tratta di persone che venendo
in Turchia possono avere obiettivi molto diversi tra
loro: passare in Europa, chiedere asilo, fermarsi a
lavorare.
Rotte
e percorsi
-
E ad esempio gli africani, che hai detto che arrivano in
Turchia, attraverso quale tragitto la raggiungono? e una
volta arrivati in Turchia, se vogliono proseguire il
viaggio, lo fanno attraverso quale percorso?
Mi è capitato di
parlare di questo soprattutto con africani francofoni
dell’Africa dell’Ovest, che venivano dalla
Mauritania o dal Senegal e con alcuni congolesi, - c’è
una comunità non troppo numerosa ma comunque importante
di congolesi ad Istanbul - e loro mi raccontavano che c’è
tanta gente che parte dalla Libia tramite i passeurs,
con le barche che si avvicinano alle coste italiane e
cercano di fare sbarcare i migranti. Ma quando
si accorgono che ci sono troppi controlli, cambiano
rotta e cercano di arrivare in Grecia e se neppure
questo funziona li portano fino in Turchia. Durante
tutto questo tempo i migranti restano nelle barche in un
luogo completamente chiuso da cui non vedono niente. Può
passare così anche un mese, il tempo dipende dalle
barche, senza che loro vedano dove si trovano, se vicino
alle coste italiane e greche o turche a in nessuno di
questi luoghi, e poi si ritrovano in Turchia. Esistono
anche tragitti via terra che in generale vanno dalla
Libia alla frontiera tra Turchia e Siria, fino al sud
della Turchia. Ma questi percorsi riguardano solo alcuni
africani come i somali o i sudanesi. Ci sono anche
moltissimi rifugiati iraniani che arrivano in Turchia,
degli iracheni e degli Afgani che arrivano dalla
frontiera est. La Turchia ha una frontiera con l’Iran
e così…
-
Ma una volta arrivati
in Turchia questi migranti vogliono partire ancora? E se
vogliono raggiungere l’Europa che viaggio
intraprendono, cosa succede?
La Turchia ha una
facilitazione nel regime dei visti rispetto a molti Paesi. Ad esempio gli iraniani non hanno bisogno di un
visto per entrare. Possono chiederlo direttamente quando
arrivano alla frontiera. Ma molti migranti non vogliono
restare in Turchia, e desiderano solo attraversarla per
raggiungere l’Europa. Allora devono entrare in
contatto con le reti dei passeurs per raggiungerla sia
attraverso le isole greche sia attraverso la frontiera
greca a nordovest della Turchia. C’è anche un altro
tragitto che parte dalla regione della Turchia vicino
alla Siria con lo scopo di raggiungere dalla parte greca
l’isola di Cipro. Come vedi i tragitti sono molto
differenti. Le persone che invece hanno fatto ingresso
legale in Turchia, ma il cui visto di ingresso è
scaduto, diventano "illegali", e a quel punto
possono succedere anche a loro cose diverse, ad esempio
possono finire in detenzione. Alcuni fanno richiesta di
asilo e per loro inizia una procedura molto complicata.
-
E cosa succede alla
frontiera con la Bulgaria e la Grecia? Cosa accade a chi
cerca di attraversare "illegalmente" la frontiera
con l’Unione europea?
Mi è capitato di
parlare con alcuni migranti che hanno cercato di
attraversare la frontiera con la Bulgaria. Non si sa
molto di ciò che accada esattamente. Quel che so è che
in una città molto vicina alla frontiera greca, Edirne,
e in un’altra città molto vicina alla frontiera
bulgara, Kiklareli, ci sono due campi di detenzione.
Quindi in generale i migranti che cercano di
attraversare quella frontiera e vengono arrestati sono
portati in questi centri e lì vengono detenuti senza
neppure una convalida del trattenimento. In Turchia
infatti non esiste una legislazione
che tratti direttamente dell’entrata e del soggiorno
dei migranti, ci sono degli articoli dispersi
tra diverse leggi: c’è la legge sul passaporto, ad
esempio, che prevede che ad uscire dalla Turchia senza
passaporto si possa essere punti con una multa e con un
mese di prigione, mentre entrare senza visto e senza
passaporto in Turchia può comportare da uno a sei mesi
di carcere seguito dall’espulsione. Dunque il
migrante che cerca di uscire dalla Turchia può venire
imprigionato fino a sei mesi ma di solito la detenzione
oltrepassa di molto questo limite.
L’UE
e le politiche turche su immigrazione e asilo
-
Come sono cambiate, se sono cambiate, le politiche
sull’immigrazione e sull’asilo da quando si è
cominciato a parlare dell’adesione della Turchia
all’Unione Europea?
Si, sono cambiate. La
Turchia negli anni ’90 ha avuto un Governo di destra
con un Primo Ministro che si chiamava Turgut Ozal e che
è poi divenuto presidente della Repubblica, e sotto di
lui ha avviato politiche liberiste, molte
privatizzazioni, sovvenzioni all’esportazione e cose
simili. Era il Governo che ha introdotto e difeso il
liberalismo in Turchia, e rispetto all’immigrazione è
avvenuta la stessa cosa: visto che si sviluppavano
relazioni commerciali tra la Turchia e i paesi
frontalieri, si aveva un regime di visti molto
semplificato. Tanti Paesi, come il Marocco, la Tunisia
l’Iran e credo anche la Moldavia avevano parecchie
facilitazioni, grazie a quel sistema cui ho accennato
prima di "Visa banderole" che permetteva di ottenere
i visti direttamente alla frontiera o all’aeroporto di
Istanbul. Ciò avveniva nella prospettiva di uno
sviluppo delle relazioni commerciali attraverso la
mobilità delle persone . Al livello dell’asilo,
stando ai dati ufficiali, tra gli anni ’80 e il 2000
la Turchia ha accolto circa un milione di richiedenti
asilo, ma queste sono solo le cifre ufficiali. Bisogna
aggiungere che, ad esempio, nel 1993 ci sono stati 300.000 turchi della Bulgaria arrivati a installarsi in
Turchia, e queste persone fanno parte di quel milione di
richiedenti conteggiati nelle cifre date dalle autorità.
Molti rifugiati sono arrivati anche a seguito della Guerra del
Golfo. Ma nonostante tutti questi rifugiati,
la Turchia non ha avuto una legge sull’asilo fin o al
1996, quando è stato emanato un regolamento sulla
materia. La Turchia ha comunque firmato la Convenzione
di Ginevra e al livello dell’asilo aveva delle
obbligazioni internazionali ma, a causa di una clausola
di limitazione geografica, allora come oggi, era tenuta
ad accettare solo le richieste d’asilo provenienti
dall’Europa. Ovviamente nessun europeo viene in
Turchia a chiedere asilo e così la realtà è che la
Turchia non ha vere responsabilità giuridiche in
materia di asilo. Ufficialmente, infatti, non accetta i
rifugiati provenienti da paesi non europei e non
consente a coloro che fanno richiesta all’Unhcr della
Turchia di risiedere legalmente sul suolo turco durante
il tempo della procedura. Allo stesso tempo però viene
chiesto a questi ultimi di registrarsi anche presso le
autorità turche e di avviare così anche una procedura
parallela. Per l’asilo in Turchia esistono allora di
fatto due procedure: una si avvia con l’Unchr e
l’altra con lo Stato turco.
-
A quando risale la
restrizione geografica della Convenzione di Ginevra?
In realtà questa
clausola esiste ancora. La Turchia continua a rifiutare
di accordare lo statuto di rifugiato a persone che
provengono da paesi non europei. Quel milione di
rifugiati di cui ho parlato sono stati accolti in
Turchia ma poi inviati presso paesi terzi rientrando
nella procedura di re- installazione dell’ Uncr. In
realtà è tutto molto complicato. Un esempio ancora: ci
sono dei ceceni in Turchia, che vivono ad Istanbul, e
il Governo turco non accorda loro lo statuto di
rifugiati nonostante sarebbe tenuto a farlo perché si
tratta di europei. Quindi la limitazione geografica non
funziona per i ceceni e la loro presenza viene
semplicemente "tollerata", si dà loro dei permessi
di soggiorno di sei mesi, ma questo crea una situazione
molto precaria. Ad esempio queste persone non hanno
diritti sociali.
-
Sostanzialmente esiste
da una parte una grande difficoltà ad ottenere
l’asilo ma al contempo una grande facilità
nell’entrare in Turchia e di abitarci grazie al regime
dei visti…
Esattamente. È molto
facile arrivare in Turchia sia a causa del sistema dei
visti di cui abbiamo parlato sia perché il Paese ha
delle frontiere molto vaste
-
Ma come si coniuga
questo con il fatto che nell’ultimo periodo la Turchia
e l’Ue stanno trattando l’adesione della Turchia?
Infatti le
cose sono molto cambiate dal 2000, cioè dal momento in
cui l’adesione della Turchia all’Unione Europea
diventa un po' più concreta. Con l’inizio
ufficiali delle negoziazioni nel 2003, la Turchia ha
messo in atto nuove politiche di immigrazione e asilo in
base alle due esigenze principali dell’Europa: la
prima è la lotta contro l’immigrazione illegale
attraverso il rafforzamento dei controlli di frontiera e
l’armonizzazione del sistema dei visti turco con
quello Schengen adottando la stessa lista dei paesi
"buoni" e "cattivi", e infine con la creazione
dei centri di detenzione. La seconda esigenza
dell’Europa è al livello dell’asilo. L’Europa
chiede alla Turchia di sopprimere la clausola della
limitazione geografica e diventare un Paese di asilo.
Tutte queste richieste non sono state ancora accettate
dalla Turchia perché questa non è ancora sicura della
propria adesione, e non sa a quali condizioni verrà
ammessa a far parte dell’UE: con un partenariato
privilegiato o senza, se sarà per intero un Paese
membro oppure no, ect. Allo stesso tempo non arrivano i
fondi europei per il rafforzamento dei controlli alle
frontiere e per tutte le altre spese che sarebbero
necessarie tanto per creare i meccanismi di controllo
dell’immigrazione quanto per avviare le procedure di
asilo in maniera conforme all’UE e alla comunità
internazionale. La Turchia è dunque reticente rispetto
ad alcuni argomenti, ma di contro vuole dimostrare di
fare comunque degli sforzi per conformarsi alle esigenze
dell’Europa in materia di asilo e immigrazione, ed è
per questo che nel 2005 ha adottato un Piano d’Azione
Nazionale in materia, un testo di circa 30 pagine che
definisce in maniera molto dettagliata tutte le riforme
legislative e istituzionali che la Turchia deve
promuovere per conformarsi, e anche ciò di cui la
Turchia ha bisogno a livello finanziario per formazione
del personale e della polizia . è questo piano
d’azione che ci mostra quale sarà la politica
dell’asilo e dell’immigrazione negli anni a venire.
Ci sono già state delle riforme avviate in Turchia
sotto la pressione dell’Unione europea, come ad
esempio l’abolizione della pena di morte o il
riconoscimento dei diritti delle minoranze. Ma queste
cose sono state accolte molto velocemente. Ciò che
l’Europa ha domandato la Turchia ha fatto, perché
esistevano già delle dinamiche in Turchia che si
muovevano in queste direzioni, dei movimenti sociali che
rivendicavano questi cambiamenti. Sull’asilo e
sull’immigrazione, invece, la Turchia non esegue
immediatamente ciò che l’Europa chiede perché su
questi argomenti le implicazioni e i pericoli sono molto
maggiori. La Turchia non vuole
diventare una
"“zona tampone" dell’Europa, dove i
migranti si installano. L’Europa vuole "proteggersi", ma anche la Turchia vuole la stessa
cosa, e per questo attende.
Detenzione
e “città satelliti”
-
Hai parlato di centri di detenzione in Turchia. Quando
sono stati creati?
Francamente non so
esattamente quando sono stati aperti. Ma la
creazione dei centri di detenzione è una delle modalità
per conformarsi alle esigenze manifestate dall’Unione
Europea. È per questo che sono stati creati:
per potere controllare i migranti. La Turchia vuole fare
come fanno gli altri Stati: rinchiuderli e "assegnarli
a residenza" è oggi il principale metodo di controllo
dei migranti in quasi tutti i paesi, e la Turchia,
purtroppo si è adeguata.
-
E questo accade anche
con i richiedenti asilo?
In linea di principio i
richiedenti asilo non dovrebbero essere detenuti, ma
nella realtà a volte lo sono. Avevo citato
l’esistenza di una procedura parallela inoltrata con
l’ Unhcr; ecco, in questo caso si impone ai
richiedenti asilo di alloggiare in delle specifiche città
che sono molto piccole e lontane dalle frontiere. I
richiedenti asilo non sono autorizzati a risiedere nelle
grandi metropoli, ma possono solo abitare in queste città
chiamate "città satellite" e devono recarsi dalla
polizia molte volte a settimana, in alcuni casi tutti i
giorni, e devono chiedere autorizzazione per spostarsi
ad esempio per andare a parlare con qualcuno dell’Unhcr.
-
Si tratta di città
create espressamente per loro?
No, per fortuna non si
è ancora arrivati a questo punto. Si tratta di città
normali, come Venezia o Firenze, ma in queste città
sono costretti a vivere.
-
Qual è la reazione della
popolazione di queste città satellite nel rapporto con
i rifugiati?
Io sono stata in una città satellite
solo due volte e ho parlato coi migranti che vi
abitavano anche della reazione della popolazione. È
variabile. Ma i migranti con cui ho parlato si
lamentavano molto, dicevano che la gente reagiva in
maniera molto razzista. Mi hanno raccontato di essere di
continuo sospettati di avere rubato qualcosa, di essere
guardati male, di venire insultati e cose simili. Si
tratta di pratiche di esclusione di una popolazione
turca che non capisce da dove vengano queste persone,
perché arrivano, perché vi rimangono, ecc. come ti ho
detto ho lavorato con una Ong ed è con questa
associazione che sono stata in queste città. Quando
dicevamo che eravamo lì per fare orientamento giuridico
per i richiedenti asilo, le persone ci rispondevano: ma
con tutta la gente che ha bisogno di aiuto, con tutte le
cose che ci sarebbero da fare, perché aiutate degli
stranieri? In Turchia non siamo già abbastanza poveri?
Perché dobbiamo aiutare i poveri degli altri?
Gli
accordi di riammissione:
- In Italia è ormai fenomeno riconosciuto che lo
sfruttamento della forza lavoro dei migranti avviene
anche attraverso la loro clandestinizzazione, che esista
cioè una relazione tra il fatto che vengano costretti
in uno stato di illegalità e il fatto che in questa
condizione siano più facilmente sfruttabili. Questo
accade anche in Turchia? Vi sono molti immigrati, ad
esempio, impiegati nel mercato del lavoro a nero?
Non credo che la
questione si ponga nella stessa maniera in Turchia e in
Italia. Perché quando tu parli di questo parti dal
fatto che in Italia esistano anche migranti
“legali”. In Turchia invece diventare regolari è
molto difficile, non esiste una tradizione di
immigrazione legale che in Italia credo ci sia stata un
po' di più. A Istanbul nel mercato del lavoro
informale rientra più del 40% degli impieghi e in
Turchia in generale raggiunge il 60%. Moltissimi turchi
pertanto lavorano a nero. Questo non esclude il fatto
che le forme di sfruttamento dei migranti siano molto più
dure che quelle dei turchi. Anche se i turchi vengono
impiegati nel settore informale, infatti, pur non avendo
contratti regolari di impiego, sono tutelati da un altro
tipo di legami, come ad esempio quelli familiari o della
comunità. Quando si tratta di migranti, invece, e della
loro introduzione nel mercato informale in Turchia,
manca non solo la protezione della legge, ma mancano
anche tutti queste relazioni familiari, di amicizia, di
vicinato, che regolano i rapporti. Per questo motivo
sono molto più soggetti allo sfruttamento e accade
spesso che i migranti che lavorano non vengano poi
pagati da chi li ha impiegati anche per un mese di
lavoro. Un migrante africano, solo, senza alcuna
protezione giuridica, senza nessuno che lo sostenga, può
essere soggetto a queste vessazioni.
Xenofobia
e razzismo in Turchia
- Credi che esista un livello di razzismo e di xenofobia
in Turchia contro gli immigrati, e se esiste, ha subito
l’influenza della nuova prospettiva europea
dell’adesione?
Se domandi a qualcuno
per strada se pensa che i turchi siano in qualche modo
razzisti, ti verrà risposto che no, assolutamente no.
La concezione del razzismo in Turchia è molto
particolare. Siccome non abbiamo un passato coloniale,
non abbiamo mai colonizzato un Paese, non abbiamo
conosciuto i rapporti di dominazione installati altrove,
ad esempio in Francia. Ma, nonostante ciò. Credo che in
Turchia ci siano moltissimi pregiudizi contro gli
stranieri, come avviene in tutti gli stati- nazione
forti. Ma è difficile parlare di razzismo in un modo
così generale…
-
E ci sono ad esempio
delle reazioni di fronte allo sfruttamento o alla
violazione dei diritti dei migranti nei centri di
detenzione? Esiste un’opposizione politica alle
politiche migratorie turche?
E’ proprio questo il
problema. In Turchia l’immigrazione non è mai stata
una priorità dello Stato, non è mai stato un argomento
di dibattito. Anche per questo è difficile che dei
momenti di opposizione si creino attorno ad una
questione che non si conosce. Ci sono africani o moldavi
a Istanbul? Questo non interessa a nessuno. Ci sono
pochissime Associazioni che lavorano sul campo, i
politici ne parlano poco, le leggi e i regolamenti
vengono creati, ma è un soggetto ancora poco
mediatizzato e che preoccupa poco la società turca. Ci
sono alcuni articoli di giornale che criminalizzano i
migranti, ad esempio i nigeriani legandoli al traffico
della droga di Istanbul. Tutti i migranti sono
indistintamente chiamati clandestini e questo ha
certamente delle conseguenze nella loro stigmatizzazione.
Ma la popolazione migrante è sempre presentata come una
popolazione di passaggio, destinata a partire verso
l’Europa, ed è solo per questo che la reazione ella
gente è ancora non troppo dura: "Sono clandestini,
non è bello che siano qui illegalmente, ma tanto stanno
per andarsene". Questa è la differenza di approccio
rispetto ad esempio all'Italia. (Ceren Ozturk/Melting
Pot Europa-a cura di Alessandra Sciurba
e Marco Visintin)
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CRONACA
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A DIFESA
DEI TRANS
LUXURIAAL
PRIDE DI ISTANBUL
"Si è svolta
in maniera pacifica e colorata la manifestazione del
Pride ad Istanbul dove sono stata alla testa del
corteo". Lo ha affermato Vladimir Luxuria, di Prc,
annunciando che chiederà un incontro con il ministro
dell'Interno turco, per affrontare l'emergenza della
transfobia, "ovvero gli attacchi violenti che le
trans subiscono per le strade e nelle loro abitazioni
anche da parte delle forze dell'ordine".
"Il rispetto per i diritti umani è un requisito
fondamentale per l'ingresso della Turchia nell'UE.
Durante la manifestazione ho conosciuto l'unico
candidato della sinistra indipendente che appoggerà la
nostra causa, Baskin Oran", ha concluso. (Ansa) |
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UN
PIANO
PER UCCIDERE
IL
PREMIER
ERDOGAN
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I
piani di una banda legata
ad un ex ufficiale dell'esercito.
Il ritrovamento di un arsenale
nella zona di Umraniye. I legali con gli
ultranazionalisti |
Ci
sarebbe stato anche
l'omicidio del Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan nei
piani della banda armata legata a un ex ufficiale
dell'esercito e oggetto di recenti indagini dell'unità
anti-terrorismo della polizia turca. Il fenomeno delle
organizzazioni ultranazionaliste organizzate e
addestrate da ex ufficiali non è nuovo ed è emerso in
un'indagine del 2006 relativa a un attentato al
Consiglio di Stato, in cui ha perso la vita un giudice.
Nuove indagini, però, rese note dal quotidiano <Zaman>,
avrebbero fatto emergere aspetti sconosciuti e inquietanti
del fenomeno: arsenali idonei ad armare un piccolo
esercito, coinvolgimento delle bande in altri attentati,
piani dettagliati per nuovi delitti. Tutto sarebbe cominciato
qualche settimana con il ritrovamento in un casolare
di Umraniye, vicino a Istanbul, di un grosso
quantitativo di armi ed esplosivo. Il ritrovamento ha
portato all'arresto di otto persone, tra cui il capitano
in pensione Muzaffer Tekin, coinvolto nell'attentato al
Consiglio di Stato. Le confessioni di alcuni degli
arrestati avrebbero consentito di scoprire un secondo
arsenale a Eskisehir, città dell'Anatolia centrale, in
un'edifico di proprietà di un altro ex ufficiale,
conosciuto solo come maggiore F.E., di 44 anni.
Nell'abitazione la polizia avrebbe trovato, tra l'altro,
Kalashnikov, granate, esplosivi A4 e C4, TNT, pistole,
silenziatori e un gran numero di documenti riservati.
Altre indagini sarebbero in corso per individuare nascondigli
di armi riconducibili a F.E. Ma non basta: gli
inquirenti avrebbero scoperto legami tra il capitano
Muzaffer Tekin e Semih Tufan Gulaltay, la mente di un
attentato del 1998 contro Akin Birdal, allora direttore
dell'organizzazione umanitaria < Human Right Association>
(Ihd),
salvatosi dalla morte nonostante le ferite gravissime.
Ci sarebbero registrazioni di conversazioni e testimoni
che renderebbero inequivocabile il legame tra l'ex
ufficiale e Gulaltay, fondatore e presidente
dell'ultranazionalista Partito dell'Unità nazionale (Ubp).
E ancora un'altra scoperta, la più eclatante: Gulaltay
pianificava l'omicidio di Erdogan. L'attacco, poi
fallito, sarebbe stato programmato per giugno 2006 nel corso
di una cerimonia ufficiale a Istanbul. Esisterebbe la
prova di un piano dettagliato dell'omicidio, inclusi i
nomi degli esecutori, tutti membri di un'altra banda
armata guidata da Gulaltay, le Brigate turche per la
vendetta (Aki-Adnkronos) |
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POLIZIA
COINVOLTA
OMICIDIO
DINK:
NUOVE
INDAGINI
Si
allarga in Turchia l'indagine sull'omicidio del
giornalista di origine armena, Hrant Dink. Il tribunale
che ha avviato il processo per la sua uccisione ha
ordinato un'inchiesta supplementare, per tentare di far
luce sulle accuse di implicazione di funzionari di
polizia nel caso.
Dopo 12 ore di udienza ad Istanbul, la Corte ha deciso
il rilascio di quattro dei 18 sospettati per l'uccisione
del reporter lo scorso 19 gennaio. Dink era nel mirino
degli ultranazionalisti per aver osato parlato e scritto
del genocidio degli armeni.
Il processo - che si tiene a porte chiuse perché uno
dei presunti killer, Ogun Samast, è minorenne - è
stato aggiornato al primo ottobre. Il legale della
famiglia Dink ha poi riferito che il tribunale aveva
accettato di ampliare l'indagine. Alla base della
richiesta, e della decisione della corte, le
dichiarazioni di due dei sospetti, Yasin Hayal ed Erhan
Tuncel, che sostengono di avere agito su ordine delle
forze di sicurezza. (L'Unità.it) |
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ECONOMIA
|
ANKARA
TIENE
TESTA AL TEMPORALE
ECONOMIA
LA FORTE INSTABILITA' POLITICA NON
HA COMPROMESSO I BUONI RISULTATI CONSEGUITI
La
forte instabilità politica non compromette i buoni
risultati conseguiti dalla Turchia sul fronte economico.
L’economia turca continua a vivere una fase di
consolidamento. Le previsioni indicano che nel 2007 la
crescita del Pil si attesterà al 5% con un tasso di
inflazione sotto controllo e buone chance di
trasformarsi in uno dei Paesi capaci di calamitare
elevati flussi di investimento dall’estero. Una
stabilità che ha retto a margine dell’incertezza sul
fronte politico, ma che gli Organismi internazionali
hanno collegato alla speranza della rielezione dell’Akp,
la formazione politica al governo.
Il Fondo Monetario Internazionale e l’Organizzazione
per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico enfatizzano
il buon momento turco e i progressi realizzati negli
ultimi cinque anni. Secondo il Fmi, l’economia del Paese eurasiatico dovrebbe crescere del 5%, mentre per
l’Oecd la variazione del Pil sarà del 5.7%.
Ricordiamo che il Pil turco è cresciuto ad una media
annua del 7.5% dal 2002, chiudendo il 2006 in progresso
del 6%.
Una parte della crescita si deve ai consumi privati
– che hanno archiviato un +5.2% nel 2006 - e ai nuovi
investimenti, oltre al ridimensionamento dei tassi di
interesse reali, alla rapida espansione del credito e
dei flussi di investimenti esteri che si è tradotta in
una crescita della formazione del capitale fisso del 7.3%
nel 2006. Una congiuntura che ha favorito la moderazione
dell’inflazione fino a posizionarla su livelli
inferiori alle due cifre.
Fino a questo momento, la fase positiva non è stata
influenzata dall’instabilità politico- economica,
anche se gli analisti sostengono che gran parte del
credito internazionale e finanziario di cui gode il
paese sarà messo in discussione nella prossima tornata
elettorale. Gli Organismi internazionali, l’Unione
Europea e il Governo statunitense hanno fornito un
appoggio pubblico al premier Recep Tayyip Erdogán,
definendolo l’artefice della riattivazione economica
del Paese.
I principali effetti dell’incertezza sull’origine
politica del futuro esecutivo si sono materializzati in
una retromarcia del mercato finanziario turco e in un
sensibile incremento della volatilità sui titoli di
rischio. In un’economia che produce circa 400.000
milioni di Usd annui, il tasso di crescita delle
esportazioni nel 2006 è stato dell’8.3% e quello
delle importazioni del 7.1%, confermando la vitalità
del sistema produttivo. (Finanza@nline)
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PROGRAMMIDI
ESPANSIONE
PER L'INDUSTRIA
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DIFESA
TURCA
IL PAESE DELLA MEZZALUNA STA ATTRAVERSANDO UNA FASE DI
PROFONDA TRASFORMAZIONE
CHE TENDE A RENDERE PIU' COMPETITIVI I PRODUTTORI
LOCALI
Secondo
un articolo apparso ieri sul quotidiano turco <Zaman>,
che riprende uno studio del Sottosegretariato per
l'Industria della Difesa (SSM), il comparto industriale
della difesa sta attraversando in Turchia una fase di
profonda ristrutturazione che tende a rendere più
competitivi i produttori locali, sostituendo così le
importazioni e soprattutto incrementando sensibilmente
le esportazioni. Uno degli obiettivi principali è
proprio quello di aumentare la percentuale del
fabbisogno totale di sistemi per la difesa prodotti
localmente, dall'attuale 25% al 50% entro il 2010.
Inoltre, entro il 2011, le esportazioni di materiali per
la difesa dovrebbero raggiungere la quota di 1 miliardo
di dollari, dagli attuali 200/300 milioni, mentre negli
anni a venire il target dell'export dovrebbe essere di
1,8 miliardi di dollari. Attualmente la Turchia è
quarta al mondo per import di sistemi per la difesa,
mentre si posiziona solo ventottesima nella graduatoria
dei Paesi esportatori. Lo stesso SSM, nel suo "Strategic
Plan 2007-11", evidenzia che negli ultimi anni il
sistema produttivo locale, le Università e i centri
ricerca non sempre si sono ben raccordati con le Forze
Armate (Tsk) e con lo stesso SSM per definire programmi
e progetti di comune interesse, lavorando spesso
disarmonicamente. Il Sottosegretariato peraltro ha
identificato le aree in cui il sistema industriale turco
è chiamato ad operare specificando soprattutto i
programmi internazionali Nato: almeno quattro, di cui
almeno uno guidato dalla Turchia.
L'industria locale della difesa composta da 67 imprese
(di cui 15 sotto la diretta responsabilità delle forze
armate raggruppate nell'ambito dell'associazione di
categoria Sasad), negli ultimi anni soprattutto, si è
giovata degli ampi programmi offset posti in essere dai
vari accordi (da quest'anno per legge l'offset -per ogni
singolo progetto in ambito difesa- è del 50% ed esclude
in genere prodotti/attrezzature di carattere non
militare). Ciò sta contribuendo a sviluppare
ulteriormente l'industria locale, principalmente per
componentistica elettronica ,software, avionica , ecc.
Secondo lo SSM dal 1985 ad oggi oltre 6 miliardi di
dollari di produzione offset sono stati sviluppati in
Turchia (2.8 miliardi devono essere però ancora
completati) e circa il 70% dell'export locale deriva da
questo tipo di programmi. Nei programmi da poco avviati
o in fase di definizione (missili tattici, aeroplani da
addestramento, elicotteri da attacco, carri armati,
ecc.) la componente locale diviene sempre più
importante, tecnicamente rilevante e determinante nelle
scelte finali effettuate dallo SSM. Il budget del
Ministero della Difesa turco per il 2007 -comprensivo
delle varie Forze Armate- è pari a 13 miliardi di YTL
(oltre 9.5 miliardi di dollari +10.6% '07/'06) che
rappresenta il 6.3% del budget totale e corrisponde al
2% del PIL turco. Inoltre, a queste cifre, si debbono
aggiungere quelle "extra budget" dell' "SSM
Support Fund" pari a circa 2 miliardi YTL (cifra
non confermata dalle fonti locali) per progetti
attinenti i sistemi di difesa, 3.3 miliardi $ per la
Gendarmeria e 230 milioni YTL per la Guardia Costiera.
Si deve infine evidenziare che dovrebbe implementarsi al
più presto un programma pluriennale -del valore di 3.5
miliardi di dollari- teso a sviluppare un concetto
integrato di "Homeland Security" sul modello
americano, che coinvolga in maniera integrata:
Gendarmeria , Forze Armate e forse la Polizia. (Ice
Istanbul) |
|
IL
SETTORE BANCARIO TURCO
"CONQUISTATO"
DAGLI ISTITUTI STRANIERI
UN REPORT
DEL TDN NUMEROSE
BANCHE ESTERE
DETENGONO OGGI UNA QUOTA DEL MERCATO LOCALE
DEL CREDITO OSCILLANTE INTORNO AL al 30% - 40%
Secondo un report
predisposto dal Tdn, il settore bancario turco - negli
ultimi due anni e mezzo - è stato
"conquistato" da numerose banche estere che
oggi detengono una quota del mercato locale del credito
oscillante intorno al 30% (alcuni analisti però
indicano oltre il 40%). L'ultima operazione in ordine di
tempo è stata l'acquisizione, il 21 giugno scorso, del
100% della <Oyak Bank> -da parte dell'olandese
<ING>- per un
ammontare di 2.7 miliardi di dollari Usa (si ricorda in
proposito che la <Oyak Bank> era stata - secondo la stampa
italiana e locale - nel mirino anche di <Intesa-SanPaolo>),
ma sin dal settembre 2001, con l'acquisto del 100% della
<Demirbank> da parte di <Hsbc> per un controvalore di 350
milioni di dollari, si erano dipanate le strategie
delle princiapali imprese bancarie mondiali in Turchia.
Si riepilogano di seguito le principali operazioni di
investimento estero in campo bancario: <Demirbank>
acquisita al 100% nel settembre 2001 dalla <Hsbc> per 350
milioni di dollari; <Koc Fin. Serv.> acquisita
nell'ottobre 2002 al 50% da <Unicredit> per 240 milioni di
dollari. Nel 2005 <Yapikredi> è stata acquisita da
<Koc-Unicredit> al 57.4% per un ammontare di 1.4 miliardi
di dollari circa. <Teb> nel 2004 è stata acquisita al 50%
da <Bnp Paribas> per 217 milioni di dollari. <Sekerbank>
acquisita al 36.5% nel 2005 da <Rabobank> per 90 milioni
di dollari e poi ceduta nel giugno del 2006 alla <Bank
TuranAlem> (Kaz) (34%) per 260 milioni di dollari.
<Disbank> acquisita nell'agosto del 2005 da <Fortis>
(89.3%)
per 1 miliardo di dollari. <Garanti> ha ricevuto un
investimento di 1.6 miliardi di dollari nell'agosto 2005
per il controllo del 25.5% del pacchetto azionario da
parte di <General Electric CF>. <C Bank> nel dicembre 2005
è stata acquisita dalla <Bank Hapoalim> (Isr) al
57.5%
per un ammontare di 113 milioni di dollari. <Mng Bank> nel
gennaio 2006 è stata ceduta al 100% alla <Dubai Islamic
Bank> per 160 milioni di dollari, nell'aprile di
quest'anno è stata riceduta per il 91%alla <Arab Bank
& Bank Med< per 160 milioni di dollari. <Finans Bank>
è stata acquisita nel marzo 2006 al 46% dalla <National
Bank of Greece> (Nbg) per un controvalore di 2.8 miliardi
di dollari circa. <Tekfenbank> nel maggio 2006 è stata
ceduta per il 70% alla <Efg Eurobank> (Grecia) per 185
milioni di dollari. <Denizbank> nel maggio 2006 è stata
acquisita da <Dexia> al 75% per un ammontare di 2.4
miliardi di dollari. <Akbank> nell'ottobre 2006 ha ceduto
il 20% del proprio pacchetto azionario alla <Citigroup>
per un ammontare di 3.1 miliardi di dollari. <Alternatifbank> nel novembre del 2006 è stata ceduta
alla <Alpha Bank> (Grecia) al 50% per un controvalore di
205 milioni di dollari. La Turchia quest'anno supererài 100 miliardi di dollari di export. 11 comparti hanno
già superato la performance di un miliardi di dollari Usa. (Ice Istanbul)
|
.....E
ULTERIORIRIVOLUZIONI
La Turchia nel
corso del 2006 ha attratto capitali esteri per 20.2
miliardi di dollari, salendo al quinto posto nella
graduatoria dei Paesi emergenti, con una percentuale
dell'1.6 per cento sul totale mondiale di 1.2 trilioni
di dollari. E' quanto risulta da un Rapporto sugli
Investimenti Esteri Diretti effettuati in Turchia
pubblicato dal Sottosegretariato al Tesoro. Il Paese è
passato dalla 53/a posizione del 2002 (1.1 miliardi di
dollari) e del 2003 (1.8 miliardi), alla 37/a posizione
nel 2004 (2.8 miliardi) fino alla 22/a nel 2005 (9.7
miliardi). L'investimento più consistente del 2006 è
stato quello effettuato dalla < Vodafone> (4.7 miliardi),
seguito da quello realizzato con la vendita delle azioni
della < Denizbank> (3.7 miliardi), della < Finansbank>
(2.7
miliardi), della < Turk Telekom> (1.5 miliardi) ed infine
dalla < Petrol Ofisi> (1 miliardo). Secondo le proiezioni
del Congresso delle Nazioni Unite sul Commercio e lo
Sviluppo (Unctad), i Paesi che precedono la Turchia
nella graduatoria dell'attrazione di investimenti
stranieri sono la Cina, con 70 miliardi di dollari,
seguita da Hong Kong (41.4 miliardi), da Singapore (31.9
miliardi) e dalla Russia (28.4 miliardi). Gli Stati
Uniti figurano in assoluto primi al mondo per
investimenti diretti all'estero, con 177.3 miliardi di
dollari, seguiti dal Regno Unito con 169.8 miliardi e
dalla Francia con 88.4 miliardi. (Denaro.it) |
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DELL'1.8%
SCENDE ILDISAVANZO
NELL'EXPORT-IMPORT
Secondo
l'Ufficio Statistico Turco (Tuik), nel periodo
gennaio-maggio di quest'anno l'import turco è cresciuto
del 16.2% rispetto allo stesso periodo del 2006,
raggiungendo quota 62.6 miliardi di dollari.
Corrispondentemente l'export è cresciuto del 26.1%,raggiungendo quota 40.5 miliardi di dollari. Il
disavanzo risulta essere pari a 22.1 miliardi di dollari
(+1.8% '07/'06). L'Italia è il terzo partner
commerciale della Turchia con un interscambio di 6.7
miliardi di dollari (+10.3% '7/'06). L'export nazionale
è risultato pari a 3.7 miliardi di dollari (+13.3%) ,
mentre l'import è cresciuto del 7.4% raggiungendo la
cifra di 3 miliardi di dollari. Il saldo è attivo per
l'Italia per 712 milioni di dollari. La quota di mercato
dell'Italia sul totale delle importazioni della Turchia
dal mondo è del 5.9%. La Germania resta il primo
partner commerciale del paese con un interscambio di 10.9
miliardi di dollari ed un saldo attivo di 1.7 miliardi
di dollari (da segnalare però l'incremento delle
esportazioni turche pari a circa il 20% rispetto allo
stesso periodo del 2006). La Russia è il primo Paese
fornitore della Turchia (8.7 miliardi di dollari dovuti
essenzialmente alle forniture di gas naturale) ed il
secondo partner commerciale (sono però da porre in
risalto le esportazioni turche verso quel Paese
cresciute del 60.6% e frutto di un'intensa azione di
politica commerciale ed economica). Continuano invece ad
essere interessanti le performance esportative
della Cina (+25%) terzo Paese esportatore, ma nel
contempo deve essere evidenziato soprattutto
l'incremento veramente sensazionale delle esportazioni
turche verso il "gigante asiatico" (+54.7%).
Ottimi andamenti hanno fatto registrare le esportazioni
statunitensi (+30.4%), iraniane (+34.5%) ed olandesi
(+21.9%). Andamento positivo infine per le esportazioni
turche in :Iran (+30% circa),Spagna (+32.3%) e Belgio
(+38%). (Ice Istanbul) |
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ACCORDO
<FIAT-TOFAS>
120 MILA
VEICOLICOMMERCIALI
La
<Fiat> sigla un
accordo con la sua joint venture turca <Tofas> per
produrre 120 mila veicoli commerciali l'anno in Turchia.
Lo comunica <Tofas> e Torino conferma. Nel comunicato di
<Tofas> non si specifica il tipo di veicoli che verranno
prodotti ma, secondo quanto riportato questa settimana
dalla stampa, <Fiat> (Milano: F.MI
- notizie)
e <Tofas> investiranno 350 milioni di euro per costruire
il nuovo van <Doblo> in Turchia. (Agi)
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IL
RAPPORTO DELLA BC TURCA
SEMPRE IN CRESCITAGLI INVESTIMENTI DIRETTI ESTERI
Secondo
gli ultimi rapporti del Tesoro e della Banca Centrale
della Turchia, erano presenti nel Paese, al 30 aprile di
quest'anno, 16.087 imprese a capitale estero, contro
14.955 al 31 dicembre '06. Lo stock degli investimenti
esteri al 31/12/06 era di 83.5 miliardi di dollari,
corroborato da un flusso in entrata di 20.2 miliardi di
dollari solo nell'anno 2006 (anno in cui la Turchia è
risultata quinta fra i principali recettori di
investimenti esteri, mentre era 53° nel 2002). Dei 20.2
miliardi di dollari di investimenti esteri, il 39.3% e'
stato destinato al settore bancario/finanziari e il 37.2% ai trasporti e comunicazioni. I principali paesi
investitori in Turchia al 31 dicembre 2006 risultavano
essere: - Paesi Bassi (1.189 imprese e uno stock di 19.2
miliardi di dollari); - Francia (558 imprese ed 8
miliardi di dollari ); - Germania (2.627 imprese e 7
miliardi di dollari); - Belgio (265 imprese e 6.6
miliardi di dollari); - Regno Unito (1.420 imprese e 6.5
miliardi di dollari);- Usa (733 imprese e 5.3 miliardi
di dollari; - Italia (513 imprese e 4.3 miliardi di
dollari). L'Italia - peraltro - nei primi quattro mesi del
2007 ha investito in Turchia ulteriori 34 milioni di
dollari raggiungendo la cifra totale di 4.374 milioni di
dollari. Delle 14.955 imprese a capitale estero
costituite in Turchia dal 1954 al 2006, ben 8.334 (55.7%) sono presenti nell'area di Istanbul, 1.764
(11.8%) nell'area di Antalya, 1.039 (6.9%) nell'area di
Ankara, 926 (6.2%) nell'area di Izmir, 860 (5.8%)
nell'area di Mugla (Regione Egea), 307 (2.1%) nell'area
di Bursa (Regione di Marmara), 283 (1.9%) nell'area di
Mersin (Regione Mediterranea del Sud), 227 (1.5%)
nell'area di Aydin (Regione Egea), 186 (1.2%) nell'area
di Kocaeli (Regione di Marmara) e 120 (0.8%) nell'area
di Adana (Regione Mediterranea del Sud). In complesso,
l'area di Istanbul/Marmara raccoglie il 60.8% del totale
delle imprese a capitale estero, seguita dall' Area
Mediterranea (15.2%) e da quella Egea (14.3%). (Ice
Istanbul)
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L'ANNUNCIO
DI <TELECOM ITALIA>
ACCORDO
PER LA CESSIONEDEL
10.3% DI <OGER TELEKOM>
La
<Telecom Italia>
di Pasquale Pistorio ha effettuato la prima grande
dismissione, dando seguito a una delle ultime decisioni
della <Telecom> di Guido Rossi. Il gruppo di tlc ha
comunicato che è stato firmato l’accordo per la
cessione al gruppo saudita-libanese <Saudi Oger> del
10.3%
di <Oger Telecom> (la joint venture siglata a suo tempo
con <Saudi Oger> per partecipare al capitale di <Turk
Telecom>), per 477 milioni di dollari. Ma l’operazione
alleggerisce di ulteriori 150 milioni di dollari gli
impegni di <Telecom>. Il closing è previsto per luglio e
la cessione determinerà una riduzione del debito <Telecom> di 470 milioni di euro ed un impatto positivo
sul bilancio per 90 milioni.
La partecipazione in <Oger> è uno dei «pezzi grossi»
del piano di cessioni annunciato da Rossi in occasione
del piano industriale del marzo scorso, che prevedeva un
miliardo di ricavi dalle partecipazioni industriali (<Oger>
e <Brasil Telecom>) e quelle finanziarie (<Mediobanca> e
<Capitalia>). E questo è il primo atto di quel piano.
Il debito, che a fine marzo era di 37.3 miliardi, e che
da allora ha subito l’impatto dello stacco del
dividendo per 2.8 miliardi, nel semestre chiuso ieri si
dovrebbe attestare in linea con gli obiettivi, che
prevedono un’esposizione finanziaria minore di tre
volte l’Ebitda (atteso sui 12.6 miliardi a fine anno).
L’appuntamento è per il cda del 24 luglio, che
approverà la semestrale.
Intanto il presidente di <Agcom>, Corrado Calabrò,
ha detto che per parlare di scorporo della rete "bisognaaspettare
che si completi il passaggio di proprietà". (Il
Giornale.it)
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PRIMA ERA
IL GATTO,
ADESSO
L'IMPRENDITORIA
RAPPORTO
<REFERANS>
L'importante città di Van, nel sud-est anatolico, ai
confini con l'Iran e non distante dall'Iraq, sta
cercando di superare le ataviche difficoltà di sviluppo
utilizzando i fondi UE al meglio (30 milioni di euro)
Secondo
un rapporto del quotidiano economico <Referans>,
l'importante città di Van, nel Sud-Est della Turchia,
ai confini con l'Iran e non distante dall'Iraq, sta
cercando di superare le ataviche difficoltà di sviluppo
utilizzando al meglio i fondi dell'UE (30 milioni di
euro) dell' Eastern Anatolian Development Project (Eadp).
I principali progetti che le autorità locali (in primis
il vice Governatore, Osman Ahsen) - in collegamento con le
associazioni imprenditoriali della regione (guidate da
Feridun Irak) - stanno sviluppando sono: - Produzione di
foraggio ed alimenti per bestiame; - Creazione di uno
stabilimento di latte vaccino con una capacità di
produzione di 80 milioni di tonnellate al giorno (da
2.000 mucche) con marchio <Votas>; - Creazione di meleti
(11.000 alberi sono in fase di impianto); - Creazione di
un castagneto; - Costituzione di una società di
produzione eco-elettrica (400 Kw al giorno) utilizzando
il letame prodotto dalle 2.000 mucche presenti nella
fattoria; - Progetto <Blue Voyage> per
sviluppare il turismo nell'area dell'ampio lago di Van,
ora negletto dai circuiti turistici nazionali ed
internazionali soprattutto per motivi di sicurezza; -
Costituzione di un centro per lo sviluppo della razza
del famoso gatto di Van, molto richiesto sui mercati
internazionali, ma non lontano dall'estinzione. (Ice
Istanbul)
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I tessuti
di
BuldanMODA ED
ALTRO GIA' FAMOSI
PERCHE' UTILIZZATI PER
L'ABBIGLIAMENTO DEI SULTANI, SONO DIVENTATI DI MODA
TRA I PRESIDENTI ED I PRIMI MINISTRI IN TUTTO IL MONDO
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I
tessuti
di Buldan, già famosi perché utilizzati per
l’abbigliamento dei sultani, sono diventati di
moda fra i presidenti e i Primi Ministri in
tutto il mondo: dal presidente statunitense
George W.Bush all’ex premier italiano Silvio
Berlusconi, l’ex premier inglese Tony Blair,
il governatore della California Arnold
Schwarzenegger, il premier australiano John
Howard e quello della Nuova Zelanda Helen Clark.
I tessuti sono del tutto naturali, così come le
loro colorazioni. E sebbene a Buldan (città da
cui le stoffe prendono il nome) vi siano molte
moderne industrie, la tradizionale
tessitura a mano è sopravvissuta fino ai nostri
giorni. E il prodotto finito viene esportato in
almeno una dozzina di Paesi, fra cui gli Usa, il
Canada, l’Italia, Israele e il Giappone.
Buldan si trova nella provincia turca di Denizil
e due cartelli danno il benvenuto ai visitatori.
Uno recita: "La terra delle fabbriche senza
comignoli", riferendosi ai telai e alle
macchine per cucire; sull’altro si legge:
"L’abito nuziale della figlia di Yldirim
Bayesid, le camicie di Genc Osman e lo scialle
di Hayrettin Pasha sono stati fatti a Buldan".
Infatti, la storia dei tessuti di questa città
è molto antica: si crede che risalga
all’industria del cucito in quel di
Tripoli durante il periodo romano (II
secolo a.C.). Un gruppo di archeologi
dell’Accademia Turca di Scienze ha condotto
studi a Buldan e nelle zone circostanti, e ha
scoperto alcuni telai primitivi. Durante il
periodo Ottomano i tessuti di Buldan erano
estremamente di moda e apprezzati anche dai
sultani. Alcune specie di tessuti erano usate
per fare le sottovesti delle donne che vivevano
negli harem.
Oltre al mercato locale, oggi l’industria di
Buldan arricchisce, come detto, anche i
guardaroba di molti personaggi famosi, comprese
numerose stelle di Hollywood. Il presidente
della locale Camera di commercio, Halil
Basturkmen, afferma che ogni anno vengono
esportati tessuti per un valore di circa 5
milioni di dollari.
La tessitura delle stoffe di Buldan richiede
duro lavoro e pazienza. Ci sono procedure
particolari per filare il tessuto che, prima,
deve essere lavato, tinto e
asciugato. Mentre le tinture chimiche
hanno sostituito quelle naturali, le ghiande
sono ancora utilizzate per dare al cotone un
colore dorato. Il metodo con cui le ghiande
vengono usate per la tintura cambia da tessitore
a tessitore, in più è segreto. I filati, tinti
e asciugati, vengono avvolti intorno a un
rocchetto con tradizionali telai fatti a mano. I
tessuti realizzati con quei telai sono di gran
lungo migliori di quelli fatti con i moderni
telai automatizzati.
Con il metodo tradizionale vengono realizzati
tovaglie, lenzuola, tovaglioli, grembiuli e top
femminili; questi ultimi sono molto importanti
per la moda delle donne della regione e delle
aree circostanti. I colori più richiesti sono
il giallo, l’arancione e il marrone con i
motivi tradizionali raffiguranti margherite,
magnolie, lillà, rose, garofani, tulipani e
fiori di campo. Il completo tradizionale
di Denizli, chiamato ucetek, è tra gli
indumenti più prodotti. Nelle fabbriche ognuno
ha il proprio compito: gli uomini tessono, le
donne lavorano al telaio e decorano gli orli, i
bambini confezionano tovaglie e asciugamani.
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Ahmet Ufuk Hascakal, governatore di Buldan, ha
voluto ricordare che i tessuti della città sono
di ottima qualità anche perché, dopo secoli,
mantengono le loro caratteristiche originali. E
per promuovere l’importanza di questo
importante settore dell’artigianato, il
governatore ha inaugurato il Buldan Handmade
Arts Center. (Sara
Basilici)
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Directions to Buldan:
For guests traveling by car, there are two routes --
the Izmir-Aydın-Denizli and the Salihli-Alaşehir-Denizli
highways. Buldan is 45 kilometers from Denizli, and the
roads are smooth. For those wishing to come by bus,
there are minibuses between Denizli and Buldan.
What to eat
There are several restaurants in Buldan
offering a variety of delicious meals. Herbed pita
breads (pide) are Buldan's specialty. In addition to
restaurants in the city, there are also places near the
Kestane River, Yayla Lake and Büyük Vakıf.
While there are many dishes unique to the district, the
balcan-soğan is most popular. Guests must try this
dish before leaving Buldan.
What to see
Tripolis is an ancient settlement situated east
of the village of Yenice in the Buldan district, on the
slopes between Yenicekent and the Büyük Menderes
riverbed and about 40 kilometers from Denizli. Tripolis
was one of the pioneer centers of commerce and
agriculture in the Lydia region, supplying
transportation between Caria, Phrygia and Tripolis. It
was one of the richest cities of the region because of
its strategic location and is believed to have been
founded by the king of Bergama. The best monuments date
from the first to third centuries. According to Plinius,
another of the city's names was Apollonia. The names of
the goddess Leto, the Letoia Phthia Games and the
Menderes River appear on their coins The city suffered
many earthquakes and wars during t
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the course of its
history, and Tripolis is mentioned on the list of
participants at the Council of Nicaea in A.D. 325,
indicating the city was an important religious center at
the time.
Traditional Buldan homes: Traditional
Buldan homes are of better quality than those in
Safranbolu, though there are fewer of them. The homes
are wooden, have bay windows and are rendered unique by
the decorative woodwork, chimneys and penthouses. The
houses were also built so that each has a splendid view.
Lake
Yayla: Located west of the city,
Lake Yayla, is also known as Süleymanlı. In June
2000 it was declared a protected zone as the lake and
its environment are home to an abundance of wildlife and
flowers. There are picnic areas around the lake.
Mt.
Sazak: Also known as Mt. Kumralıpaşa,
it is located in the southeast of the city and is 1,117
meters high.
Yenice Thermal
Springs:
On the border
of Yenicekent about 16 kilometers from Buldan, these
springs are on the outskirts of the Menderes River and
accessible by passing the Tripolis ancient city ruins.
The temperature of the water is 44 degrees Centigrade
and contains hydrocarbonate, sulfate, sodium, calcium
ions and some radioactive elements. The thermal water is
beneficial in treating rheumatism, heart ailments,
hardening of the arteries and skin and swelling from
hemorrhoids.
Kestane
River: Located about one
kilometer from the city in a natural and green
environment, there are many cafes and restaurants
available for guests.
İçme River: Five kilometers south
of the city, this river is believed to have healing
powers, particularly for gastric problems.
Where to
stay:
Guests in Buldan can
stay at either the Pamukkale or Karahayıt hotels. (da
Resul Cengiz/Zaman)
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ECONOMIA
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UNA
OPPORTUNITA' PER
L'EUROPA
OLEODOTTI
TURCHI
IL MINISTRO DELL'ENERGIA
E' INTERVENUTO SUL CORRIDOIO CHE CORRERA' PER
TUTTA L'AREA CAUCASICA. ECOSISTEMA E BOSFORO
Gli
oleodotti turchi? Una grande opportunità non solo per
la Turchia, ma anche per l'Europa. Lo ha detto il
ministro dell'Energia turco Hilmi Guler in una lunga
intervista al quotidiano <Zaman>. Guler ha parlato
del corridoio energetico che correrà per tutta l'area
caucasica, partendo dalla connessione fra Turchia e
Azerbaigian e del suo prolungamento fino al Tukmenistan,
oltre il Mar caspio.
Alla domanda se l'accordo raggiunto tra <Eni> e
<Gazprom> per il nuovo gasdotto <South
Stream> possa in qualche modo compromettere i
progetti energetici turchi, Guler ha risposto:
"Ogni progetto ha la sua strada da percorrere e i
nostri non saranno un ostacolo per gli altri. Tutti
hanno un reale grado di fattibilità".
Quanto al corridoio energetico per il Caucaso,
"quando questo progetto verrà ultimato - ha detto
Guler - non solo la Turchia, ma anche l'Europa ne
trarrà benefici. Molti si lamentano sull'impatto
ambientale che la costruzione dell'oleodotto potrà
determinare. Ma sono sciocchezze perché in questo
momento ci sono già condotti sotto la superficie del
Mar Caspio e non hanno mai dato problemi".
Guler ha spiegato che gli equilibri energetici nel mondo
stanno cambiando rapidamente e che la Turchia sta
cercando di mettersi in condizione di giocare un ruolo
di primo piano in questo nuovo contesto. Un esempio
della nuova politica intavolata dal Paese sono gli
oleodotti Baku-Tbilisi-Ceyhan, il progetto per il <Nabucco>
e il <Samsun-Ceyhan>. Quest'ultimo, ha assicurato
Guler, sarà terminato secondo secondo la tempistica
prevista. I vantaggi saranno preservare il Bosforo dal
transito delle petroliere e abbreviare i tempi di
trasporto versi i mercati orientali da 50 a 19 giorni.
Parlando del progetto <Shahdeniz>, con il quale il
gas azero verrà inviato in Europa tramite la Turchia,
Guler ha detto che le prime consegne verso la Grecia
partiranno dal prossimo 10 agosto. (Apcom) |
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Unione Europea: l’area del “Mar Nero allargato”
è ormai un asse strategico
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La svolta decisiva è
arrivata nel corso degli ultimi due anni, e ancor più
degli ultimi sei mesi. Il vecchio continente prende così coscienza
della regione, in una eccezione che va
oltre la semplice condivisione geografica del bacino ma
abbraccia le dinamiche che si intrecciano attraverso ed
attorno ad esso. Sarà sempre più
difficile però, e sarebbe comunque ingenuo e sbagliato,
ignorarne bisogni e rivendicazioni nel prossimo futuro.
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Ciò che sorprende
nel tentativo di tracciare le origini e l’evoluzione
del concetto di "Wider Black Sea" è la sua scarsa
presenza nel dibattito geopolitico fino a un tempo
relativamente recente. Documenti di varia origine ne
parlano, ancora a metà del 2005, quasi solo per
lamentare l’assenza di una strategia europea
propriamente diretta verso questa regione. Mentre
infatti la UE si impegnava a disegnare specifiche
dimensioni regionali rivolte alle altre aree poste nelle
sue immediate vicinanze (la "dimensione nordica" del
Baltico, il Processo di Associazione e Stabilizzazione
nei Balcani, la partnership euro-mediterranea con il
nord-Africa), intratteneva con i paesi della regione del
Mar Nero solo relazioni bilaterali, motori di iniziative
molto specifiche nei settori considerati di volta in
volta prioritari.
Il rapporto
tra l'Europa e la regione del Mar Nero
"allargato"
Dire che la UE fosse completamente assente sarebbe
falso: programmi e accordi multilaterali quali <Inogate> (INterstate
Oil and GAs Transport to Europe) nel settore energetico,
<Traceca> (Transport Corridor Europe-Caucasus-Asia) nel
settore trasporti e <Danblas> (Danube-Black Sea
Environmental Task Force) in quello ambientale
dimostrano il tentativo europeo di intuire settori e
linee chiave di azione prima della creazione di una vera
e propria strategia regionale. Questo è avvenuto solo
al verificarsi di alcuni processi fondamentali che,
mettendo in discussione il concetto tradizionale di
sicurezza dell’Europa, le hanno imposto una sua
rivisitazione su nuove basi.
Il primo di questi è il processo di allargamento della
UE stessa, che nel 2007, con l’ingresso di Romania e
Bulgaria, ha causato lo spostamento del proprio
baricentro verso sud-est. Diventando membri UE, Bucarest
e Sofia non smettono di condividere priorità e
interessi legati alla propria appartenenza a
quest’area, geograficamente vicina all’Europa ma
ancora molto distante da essa in termini di sviluppo
economico, politico e sociale. Ciò chiama l’Europa a
nuove sfide in termini di lotta contro traffici illegali
e criminalità organizzata, controllo delle frontiere e
gestione dell’immigrazione. La pone anche a stretto
contatto con paesi in cui restano irrisolte contese
territoriali di eredità sovietica (Transnistria in
Moldova, Abkhazia e Sud Ossezia in Georgia,
Nagorno-Karabakh tra Armenia e Azerbaijan), nella cui
soluzione la Russia non può essere lasciata ad agire
come solo mediatore.
Un secondo fenomeno di rilievo è legato proprio ai
recenti sviluppi politici ed economici di alcuni di
questi paesi. Le promettenti “rivoluzioni colorate”
pro-occidentali di Ucraina e Georgia, nonostante gli
esiti incerti che ne sono seguiti, hanno dimostrato la
forza di attrazione dell’Europa. Il cosiddetto soft
power, ossia la sua capacità di indurre riforme e
trasformazioni politico-economiche nei paesi vicini
anche in assenza di una concreta prospettiva di
integrazione a breve termine, facilita il compito della
UE di mantenere questi paesi entro la propria orbita e
di promuovere democrazia e stato di diritto quali
garanzie della futura stabilità e sicurezza della
regione. Un terzo e ancor più fondamentale elemento è
legato alla crescente consapevolezza europea della
propria dipendenza energetica dalla Russia e della
necessità di diversificare la proprie fonti di
approvvigionamento. In questo quadro, il Mar Nero si
pone come snodo assolutamente centrale per l’accesso
alla regione del Mar Caspio e alle sue vaste risorse
energetiche e come chiave per la sicurezza energetica
dell’Unione Europea.
La sicurezza energetica
L'aggettivo "Wider" sta appunto ad indicare che
l’importanza dell’area del Mar Nero va al di là
della semplice condivisione di un bacino marittimo. Essa
conta in quanto punto di congiunzione tra mondi diversi,
origine e soprattutto centro di transito delle
principali fonti energetiche dirette dalla vicina
regione del Mar Caspio verso l’Europa. I giacimenti di
Turkmenistan, Kazakistan e Azerbaigian promettono di
restare abbondanti anche in futuro, grazie al vasto
potenziale non ancora esplorato. Inoltre, Baku resta
ancora un attore regionale capace di mantenere un
equilibrio fra Russia e Occidente in politica estera.
Kazakistan e Turkmenistan rischiano invece di ritornare
sotto il sostanziale controllo del Cremlino – e di
Gazprom – soprattutto dopo i recenti accordi fra
Mosca, Astana e Ashgabat. Tuttavia, qualche margine di
manovra per sbloccare verso ovest parte delle vaste
risorse dei due Paesi centro-asiatici potrebbe restare a
disposizione, a patto che l'UE sappia agire con rapidità
e intelligenza strategica. La Russia è fornitore quasi
esclusivo e intermediario inaggirabile per il gas
naturale proveniente non solo dal suo territorio, ma
anche dalle vicine repubbliche centro-asiatiche, le
quali trovano difficilmente sbocchi alternativi alle
proprie esportazioni. Il Mar Nero rappresenterebbe per
l’Europa la via attraverso cui aggirare
l’intermediazione russa e così riaprire il mercato
alla concorrenza, dare impulso agli investimenti nel
settore e beneficiare di prezzi più bassi,
riacquistando nel frattempo anche la capacità di
influire su Mosca in diversi ambiti, tanto di politica
interna (democrazia e diritti dell’uomo) quanto
estera. Per arrivare a questo, due sono i passi
obbligati: 1) collegare tra loro le due rive del Mar
Caspio e 2) mettere in comunicazione il network turco
con l’Europa. Il primo di questi obiettivi porterebbe,
nei piani europei, alla costruzione di un gasdotto ("Trans-caspico"
appunto), che permetterebbe di incanalare il gas
naturale Kazako e Turkmeno verso l’Azerbaigian e da
qui verso occidente. Il secondo passo sarebbe poi la
costruzione di un ulteriore gasdotto, ribattezzato
Nabucco, che dalla Turchia permetterebbe, grazie a una
terza pipeline di collegamento attraverso il sud-Caucaso,
di incanalare il gas centro-asiatico fino all’Austria
passando attraverso Bulgaria, Romania e Ungheria. In
fase di progettazione da ormai parecchi anni, i lavori
di costruzione del Nabucco dovrebbero cominciare nel
2008 e terminare entro il 2011; i suoi 3.300 km
permetterebbero di incanalare entro il 2020 circa 30
miliardi di metri cubi annui di gas naturale verso il
cuore dell’Europa. Tale progetto sarebbe complementare
al ruolo che l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan ha per il
petrolio. Il Mar Nero diventerebbe il punto di snodo
principale di questo traffico.
Tuttavia, senza il gasdotto Trans-caspico, la vera
ragione d’esistere del gasdotto Nabucco rischia di
scomparire. L’accordo firmato il 12 maggio scorso tra
i Presidenti di Russia, Kazakhstan e Turkmenistan ha
fatto crollare all’improvviso le speranze europee, in
quanto stabilisce che il gas turkmeno e kazako sarà
avviato verso l’Europa attraverso la già esistente
(per quanto malmessa) rete centro-asiatica che transita
in territorio russo. La Russia ha anche offerto di
impegnarsi nella realizzazione di un progetto
alternativo al Nabucco, duplicando il già esistente
gasodotto <Blue Stream> che oggi porta il gas dalla Russia
in Turchia attraverso il Mar Nero ed estendendo la sua
portata fino all’Ungheria, attraverso Bulgaria, Serbia
e Croazia. Tale proposta volutamente ignora però la
principale esigenza europea. Anche in questo caso il Mar
Nero riconferma il suo ruolo di primo piano.
Ulteriormente rafforzata è anche la posizione della
Turchia, che è punto di transito per tutti questi
progetti, indipendentemente dalla loro paternitá.
L’attuale instabilità interna e lo scetticismo
europeo nei suoi confronti non aiutano in questo senso.
Con un Turchia lontana dall’Europa, Bruxelles perde il
proprio ascendente su Ankara e Mosca può sfruttare
questo disincanto in suo favore. Il ruolo della <Bsec>
(Black Sea Economic Cooperation).
In tale situazione , l’Europa non può rinunciare a
una cooperazione attiva con e per la regione, nel
tentativo di legarla a sé entro un quadro di regole e
principi stabili, nonostante i successi siano stati di
recente alquanto scarsi. Il tentativo di rinegoziare la
partnership strategica con la Russia, che scade proprio
nel 2007, è in fase di stallo. Le trattative per
l’avanzamento del processo di adesione della Turchia
non registrano progressi, a causa sia della sua
situazione politica interna che della velata ostilità
di tanta parte dell’opinione pubblica europea.
Maggiori successi sono attesi dalla nuova politica di
vicinato e dal suo nuovo strumento finanziario (Enpi,
European Neighborhood and Partnership Instrument), che
nel periodo 2007-2013 promette di destinare alla regione
ingenti risorse. Alla confluenza di queste iniziative si
colloca la tanto attesa Comunicazione della Commissione
Europea dell’11 Aprile 2007 che definisce una "Sinergia del Mar Nero" come dimensione regionale
compatta che farà da direttrice alle iniziative della
UE negli anni a venire. Questo documento arriva a
coronazione di un lungo processo di dialogo
intensificato che la <Bsec> (Black Sea Economic
Cooperation) si è tanto impegnata a promuovere negli
ultimi anni, ottenendo solo di recente qualche successo.
La <Bsec> è sicuramente l’organizzazione regionale che
meglio rappresenta l’area e i suoi molteplici
interessi e priorità. Fondata nel 1992 su iniziativa
turca, essa ha festeggiato lo scorso 25 giugno a Istanbul il 15mo compleanno, con la partecipazione dei
leader di tutti i suoi paesi membri. La sua stessa
membership la lega a doppio filo con l’Europa: accanto
a Paesi membri UE (Grecia, Romania e Bulgaria) ne fanno
parte altri impegnati con essa a diversi livelli nel
processo di Pre-Adesione (Albania, Serbia, Turchia) e
altri per cui l’ingresso nella UE appare ancora
lontana (Ucraina, Moldova) se non impossibile (Armenia,
Georgia, Azerbaigian, Russia). Agli Stati europei è
invece riconosciuto il ruolo di osservatori. E’ solo
negli ultimi anni e in particolare negli ultimi sei mesi
tuttavia che alla <Bsec> è stato riconosciuto un ruolo di
rilievo come attore e interlocutore internazionale. La
sua attività abbraccia praticamente tutti i settori di
cooperazione possibili e dal 2 all’8 luglio organizzerà
la prima edizione dei Giochi del Mar Nero, un evento
esclusivamente sportivo ma caricato di un grande valore
simbolico. La Turchia, che ne detiene la Presidenza fino
al novembre 2007, farà di tutto per dare il massimo
risalto al summit di Istambul, così come sta facendo di
tutto per affermare il proprio ruolo di attore
strategico grazie alla sua posizione chiave nel cuore
della regione. Già nel corso di una conferenza con i
Commissari Europei per l’Allargamento Olli Rehn e per
l’Energia Andris Piebalgs svoltasi a Istanbul il 5
giugno scorso, Ankara aveva voluto proporsi come "ponte
energetico naturale" tra alcuni tra i maggiori
produttori di riserve energetiche del pianeta, posti ai
suoi confini orientali, e il maggiore consumatore di
energia, l’Unione Europea appunto, al capo opposto.
Conclusioni
Anche se con ritardo, l’Europa ha compreso
l’importanza della regione del Mar Nero. L’emergere
del "Wider Black Sea" come attore di rilievo non è
quindi separabile dall’interesse crescente che la UE
ha cominciato a nutrire nei suoi confronti. La sua
strategia nei confronti della Turchia, così come verso
il resto dell’area, sarà costruita nei prossimi mesi
e anni attorno in base alle nuove esigenze nei diversi
ambiti della sicurezza. Prima tra tutte, quella
energetica. La futura sicurezza energetica dell’Europa
dipenderà in modo cruciale dalla sua capacità di
costruire oggi una politica adeguata in questa regione,
prima che sia troppo tardi. (Elisabetta Sartorel/Equilibri.net)
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TRA
TURCHIA E IRAN
COOPERAZIONE
ENERGETICA
E'
in fase di negoziato un < Memorandum of Understanding> (MoU)
fra Turchia ed Iran in tema di cooperazione energetica.
L'accordo dovrebbe vertere essenzialmente sull'energia
elettrica ed in particolare sulla costruzione congiunta di
una centrale in territorio iraniano che rifornirebbe anche
il mercato turco. Fra i rispettivi ministri dell’Energia
Hilmi
Guler e Fettah sarebbe stata raggiunta anche un'intesa
sulle reti di trasmissione che dovrebbero essere
potenziate su entrambi i versanti. Un altro tema toccato
durante i colloqui, ritenuti molto importanti e fruttuosi
da entrambi i politici, è stato quello relativo alle
energie rinnovabili su cui principalmente la Turchia sta
avviando una incisiva politica di investimenti. "Al
momento", ha dichiarato
Guler, "sono numerose le proposte avanzate da entrambi i
Paesi in tema di cooperazione energetica; abbiamo inoltre
discusso di una nuova centrale elettrica cogestita, della
costruzione di una diga e dello scambio di energia
elettrica". Da parte sua, il ministro Fettah ha
replicato che l’Iran, è nelle condizioni di fornire
alla Turchia energia elettrica più facilmente rispetto
al gas naturale; il titolare del dicastero dell’energia
iracheno, nel sottolineare che sono attualmente
funzionanti due linee di trasmissione fra Iran e Turchia,
infrastrutture che tuttavia necessitano
di un ulteriore potenziamento, ha concluso affermando che
l’Iran è pronto a costruire ulteriori linee di
trasmissione di energia elettrica anche attraverso
investimenti congiunti. Il < Memorandum of Understanding> in
campo energetico andrebbe a rafforzare ulteriormente la
cooperazione economica e commerciale fra i due Paesi che
ha raggiunto negli ultimi anni livelli particolarmente
elevati. (fonte Ambasciata
d'Italia ad Ankara)
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A
CONVEGNO AD ISTANBUL
LE CAMERE DI COMMERCIO
OLTRE 1400
DELEGATI
PROVENIENTI DA 110
PAESI. LE PROSSIME
SFIDE DELLA TURCHIA
Oltre
1.400 delegati da 110 Paesi si sono ritrovati ad
Istanbul al quinto Congresso Mondiale delle
Camere di Commercio presente Rifat
Hisarciklioglu, presidente dell'Unione delle
Camere di commercio della Turchia (Tobb).
Il congresso, è stato aperto da discorso del
premier turco Recep Tayyip Erdogan, ed era stato
organizzato dalla Tobb insieme al Dipartimento
turco per le Relazioni Economiche con l'estero.
"Vogliamo contare di più nel commercio
mondiale. La Turchia è una potenza economica
nella regione e deve essere un attore della
globalizzazione", aveva detto
Hisarciklioglu nella conferenza stampa di
presentazione dell'evento. Il dirigente aveva
anche esortato gli imprenditori turchi a seguire
le opportunità di sviluppi all'estero,
ammonendoli su quanto sia grave perdere le
opportunità di internazionalizzazione
concentrandosi solo sul mercato interno. Tra i
partecipanti al Congresso c'erano anche l'ex Segretario
di Stato americano, Madeleine Albright, ed il
presidente della <Graamen Bank> del
Bangladesh Muhammad Yunus.
Tra i temi al centro del congresso, come riporta
l'agenzia Anadolu, la gestione dei rischi
globali, la necessità di azione da parte del
settore privato e dei governi, il futuro
energetico dell'impresa, le migrazioni, le
partnership per lo sviluppo delle piccole e
medie imprese.
L'economia turca negli ultimi anni è stata
contraddistinta da una notevole ripresa
economica (crescita media annua dell'economia
del 7.5 per cento a partire dal 2002), ottenuta
grazie ad accorte politiche monetarie e fiscali
condotte dal Governo di Ankara e dalla Banca
Centrale, nonché dal rispetto dell'accordo di stand-by
siglato con il Fondo Monetario Internazionale
nel maggio 2005.
Lo afferma un rapporto sulla Turchia del
Consiglio Esecutivo del Fondo Monetario
Internazionale secondo cui negli ultimi cinque
anni tale crescita è stata alimentata da
molteplici fattori, quali l'incremento dei
consumi interni e degli investimenti, la
diminuzione dei tassi di interesse reali, una
rapida espansione nella concessione di crediti,
l'incremento della produttività e una
eccezionale diminuzione della pressione
inflazionistica.
Inoltre - prosegue il rapporto - l'economia
reale ha attraversato un significativo processo
di modernizzazione attraverso una costante
apertura al commercio internazionale ed agli
investimenti stranieri.
Le prossime sfide che la Turchia si troverà ad
affrontare negli anni a venire saranno
soprattutto rappresentate dal contenimento del
livello dei prezzi e da una necessaria riduzione
della dipendenza dall'afflusso di investimenti
esteri, che rendono il Paese eccessivamente
esposto al mercato internazionale dei capitali,
e dalla disoccupazione.
La recente ripresa dell'inflazione è derivata
da fattori esogeni, in primis
l'inaspettato incremento dei prezzi del petrolio
che hanno superato i 75 dollari a barile (Denaro.it) |
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AUTOTRASPORTO
A
PIU' DI MILLE
TRA ITALIA
E TURCHIA
I DATI EMERSI DALLA
RIUNIONE DELLA COMMISSIONE MISTA A TRIESTE
EVIDENZIANO
CHE IL MOVIMENTO DAL 2000 AL 2006
E' AUMENTATO DELL'80%. IL NUMERO DEI PERMESSI
Negli ultimi
cinque anni, dal 2000 al 2006, il volume
dell'import-export italo-turco è aumentato di oltre il
120 per cento, passando da sei a 13 miliardi di dollari
l'anno: il dato è emerso, a Trieste, durante la
riunione della Commissione mista Italia-Turchia per
l'autotrasporto. Sempre dal 2000 al 2006, il numero degli
autotrasporti abilitati è aumentato dell'80 per cento
(dai 20.500 permessi del 2000 ai 38.500 nel 2006). Il
dato - è stato spiegato durante la riunione della
Commissione - si riferisce ai mezzi turchi che hanno
operato in Italia nel rispetto delle regole di
reciprocità.
In pratica, ogni anno anche l'Italia ha un eguale numero
di permessi per l'interscambio con la Turchia, che però
- è stato ricordato - vengono utilizzati solo in minima
parte, a seguito della diversa struttura di costi delle
imprese di autotrasporto nei due Paesi.
Alla riunione della Commissione mista hanno partecipato i due
capi delegazione, Camillo Lobina per il ministero dei
Trasporti italiano, e Talat Aydin per l'omologa
amministrazione turca, il console onorario di Turchia a
Trieste, Enrico Samer, e osservatori delle principali
associazioni imprenditoriali del settore trasporti. Il
settore farmaceutico della Turchia nei prossimi anni
registrerà una crescita notevole, attestandosi tra i
primi dieci mercati del panorama farmaceutico mondiale
entro il 2020, con vendite di prodotti per un totale di
1,3 trilioni di dollari. Secondo un recente rapporto
della <Pricewaterhouse Coopers>, riportato dal quotidiano
finanziario turco <Referans>, nell'arco dei prossimi
quindici anni le sette economie emergenti (Turchia,
Cina, Brasile, India, Indonesia, Messico e Russia)
produrranno un quinto dei profitti mondiali in tale
settore. Secondo il rapporto, la Turchia dovrà, però,
affrontare alcuni importanti problemi che frenano gli
investimenti, come la revisione dei diritti di proprietà
intellettuale e la trasparenza delle pratiche di
rimborso per le ricette mediche, oltre che quello
relativo alle lunghezze burocratiche per il rilascio di
licenze. Al momento in Turchia occorrono circa tre anni
per ottenere una licenza (contro i sei mesi
dell'Europa). (Denaro.it)
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ANCORA
POCO SENTITO
LAVOROFEMMINILE
La partecipazione femminile nel mondo del lavoro
è
attualmente pari al 26%, mentre il 66% delle donne lavora in
nero; questo è quanto rivelato dal ministro di Stato per le
pari opportunità e la famiglia Nimet Cubukcu, nel corso di
un simposio organizzato dalla Confederazione delle Imprese e
degli Affari (Tunkofed). Nel corso dell’intervento la
rappresentante del Governo ha poi
aggiunto che il fenomeno dell’economia sommersa è una
delle cause principali del mancato incremento della presenza
femminile nel mercato del lavoro. Cubukcu ha poi aggiunto che
un aumento dell’istruzione femminile, il miglioramento dei
servizi sociali e l’autorizzazione anche per i padri a
prendere un periodo di aspettativa dopo la nascita di un
figlio, sono tra i provvedimenti che il Governo ha proposto
nel corso di questa legislatura al fine di favorire ed
agevolare l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro
garantendo pari opportunità. (fonte Ambasciata
d'Italia ad Ankara) |
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AGRONOMI
DELL'ANATOLIA
ALL'ICEA DI BARI
<ISTANBUL
HALK EKMEK>
Il programma valido per
tutta l'estate. La delegazione
composta da 13 giovani
L’<Icea>,
in collaborazione con <Ci.Bi>, <Aiab
Emilia Romagna> e <Iamb>, per tutta
l’estate ospita un gruppo di laureati in
scienze agronomiche della regione anatolica (Turchia),
per formarli sulle tecniche dell’agricoltura e
zootecnia biologica.
L’iniziativa rientra in un più ampio progetto
gestito dall’<Istanbul Halk Ekmek>,
l’organizzazione di trasformatori di prodotti
da forno biologici che ha tra i suoi promotori
la municipalità di Istanbul, che mira a
contrastare lo spopolamento delle campagne
dell’Anatolia, migliorando e valorizzandone le
produzioni agricole e creando nuove possibilità
di accesso ai mercati attraverso la
certificazione biologica.
La delegazione turca, composta da 13 giovani
agronomi, dopo un primo mese ospite in diverse
strutture dell’Emilia Romagna, trascorrerà i
mesi di luglio e agosto presso l’Istituto
Agronomico del Mediterraneo di Bari, continuando
il percorso di formazione con i tecnici <Icea>
e cogliendo l’occasione per visitare le più
interessanti esperienze aziendali del mondo del
biologico. (Teatro
Naturale) |
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LA
CANTIERISTICA TURCA
OTTAVAAL MONDO E IN FORTE CRESCITA
Secondo i dati del
locale Sottosegretariato alla Marina Mercantile, la
Turchia è l'ottavo Paese costruttore al mondo di
imbarcazioni, dai grandi yacht ai tanker che
trasportano prodotti chimici pericolosi. Lo scorso anno
la Turchia ha ricevuto ordini per 1.8 milioni di Dwt
("deadweight tons"), mentre nel 2002 il paese
era solo al 23° posto al mondo con 135.000 Dwt
completate. Il paese dispone di 59 cantieri (+59,5%
2006/2001) che in pochi anni è previsto che
aumenteranno a 120, con una capacità produttiva di 9.2
milioni di Dwt per anno. Negli ultimi tre anni -
soprattutto nell'area di Marmara (Tuzla) ed in quella
del Mar Nero - si è particolarmente incrementata
l'attività cantieristica, con investimenti di oltre 500
milioni di dollari in nuove tecnologie. (Ice
Istanbul)
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Comuni a
18 Paesi musulmani
ACCORDICOMMERCIALI
I lavori
preliminari sono finiti: Kursad Tuzmen, ministro
al Commercio Estero del Governo Erdogan ha dato vita ad
accordi commerciali comuni a 18 Paesi musulmani.
I lavori per produrre questo risultato sono durati oltre
tre mesi. Oltre alle agevolazioni doganali, l'accordo
prevede una "nuova filosofia commerciale" per
dirla con le parole di Tuzmen.
Questo nuovo pensiero dovrebbe portare nel giro di poco
tempo alla creazione di una grande area di scambio fra
Paesi.
"Il volume di commercio fra la Turchia e i Paesi
appartenenti all'Organizzazione della Conferenza
Islamica - ha detto Tuzmen - è aumentato del 28% fra il
2004 e il 2006. Le nostre compagnie hanno venduto 15
miliardi di dollari fra merci e servizi. Quando questo
sistema commerciale diventerà pienamente operativo, i
dati potranno raddoppiare in un breve periodo di
tempo". (Notizie radicali-fonte Apcom)
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SUL
MERCATO TURCO
FONDI DI INVESTIMENTO
INTERNAZIONALI SEMPRE PIU' ATTIVI
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Secondo
un report predisposto dalla <Deloitte Turkey>, i fondi di
investimento - principalmente internazionali - si stanno
sempre più rendendo conto dell'importanza ed
attrattività del mercato turco. Dal 1995 ad oggi, 51
operazioni sono state effettuate da <Investments
Funds>,
per un totale di 2.8 miliardi di dollari Usa. Di queste
51 operazioni, 15 sono state poste in essere - dal 2006
al 31 maggio 2007 - per un ammontare di oltre 2.5
miliardi di dollari. Nel prosieguo del 2007 e nel 2008,
le operazioni dei fondi di investimento dovrebbero
ulteriormente ampliarsi per raggiungere una media
annuale - secondo gli analisti locali - non inferiore ai
2/2.5 miliardi di dollari. I fondi più attivi sul
mercato locale risultano essere: <Providence>,
<TPG>, <Citigroup>, <Advent>, <Gem>,
<The Blackstone Group>,<The National Bank of Kuwait
Capital<, <Turkven> e <Is Venture> (Tur).
Sono invece pronti
ad operare sin dai prossimi mesi: <Carlyle>, <Istithmar>,
<Abraj Capital>, <The Kuwait Investment Authority>
(Kia). (Ice
Istanbul)
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SARA'
OPERATIVO DAL 2008
IL NUOVOAEROPORTO
DI PAPHOS
Secondo quanto
annunciato recentemente dal ministro cipriota delle
Comunicazioni, il nuovo aeroporto di Paphos a Cipro sarà
operativo a fine 2008. Il nuovo terminal coprirà
un'area di circa 2000 metri quadri con 760 posti auto,
36 autobus e 84 taxi. Una volta ultimato, questo nuovo
aeroporto di Paphos potrà competere con gli altri scali
europei. Al momento, anche l'aeroporto di Larnaca è in
fase di ristrutturazione al fine di migliorare strutture
e servizi. I lavori dovrebbero essere ultimati per la
fine del 2009.(Ice Beirut)
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NOTIZIARIO
DI AMBASCIATA
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LOTTA
ALL'ECONOMIA SOMMERSA
Il
ministero delle Finanze turco ha predisposto in questi giorni
il piano quinquennale "Lotta
all’Economia Sommersa" (Kadem),
per contrastare il fenomeno che è diventato una vera piaga
sociale ed economica del Paese e che genera, secondo alcuni
analisti locali, una perdita di oltre $200 miliardi l'anno di
PIL (il Pil turco nel 2006 ha sfiorato i $400 miliardi).
Secondo il Ministero, l'economia sommersa ammonta oggi al 25.5% e
dovrà essere ridotta di almeno due punti percentuali
all'anno per i prossimi cinque anni. Il piano Kadem si basa su
una serie di 15 punti miranti sostanzialmente all’efficienza
fiscale, alla riduzione della pressione fiscale che
"invoglierebbe" i contribuenti a pagare più
facilmente le somme dovute, alla limitazione dei pagamenti in
contanti, all'aumento dei controlli fiscali, a stringenti
controlli sulle assunzioni irregolari e ad una maggiore
efficacia nell'esecuzione delle sanzioni fiscali.
LE PRIME 10
OPERAZIONI <M&A>
Secondo uno studio <The Deal Watch Report>
sponsorizzato dalla < Deloitte> e dall'intermediario finanziario
Raymond James, nel corso del 2006 le operazioni di < Mergers and
Acquisitions> (M&A) in Turchia sono ammontate a $18.9
miliardi, contro i $38 miliardi del 2005. Nel 2006 le prime
dieci operazioni di < M&A> sono ammontate a circa $13
miliardi ed hanno riguardato tutte operazioni di acquisizione.
L'attività di a M&A> è invece
aumentata in termini numerici passando da 155 operazioni nel
2005 a 165 nel 2006 (di cui 133 acquisizioni, 28
privatizzazioni e 4 fusioni) anche a dimostrazione di un
concreto attivismo da parte degli investitori stranieri. Dallo
studio risulta inoltre che le azioni di < M&A> hanno
interessato principalmente le imprese locali, anche se il
totale di quelle estere che hanno effettuato operazioni in
Turchia è salito nel 2006 a 76 (+90% rispetto al dato del
2005) e che oltre 30 Paesi hanno partecipato ad operazioni di
fusione ed acquisizione, con i Paesi dell'UE nettamente in
testa (52% del totale).
<MAX
MARA> GUARDA ALLA TURCHIA
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Le grandi aziende tessili e di abbigliamento
internazionali, tra cui < Max Mara>, stanno rivolgendo un’
attenzione crescente alla Turchia per l’acquisto di
materiali grezzi, soprattutto in considerazione del fatto che
la Cina già da tempo non garantisce pià un livello di
prezzi competitivi. Nel corso di un recente evento
internazionale dal titolo "Industrial matchmaking"
organizzato a Istanbul dal Consiglio
Internazionale dell’Industria del Cotone, gli
amministratori delegati di 28 marchi internazionali, il doppio
rispetto a quelli che hanno partecipato alla scorsa edizione,
hanno effettuato un tour delle principali aree industriali del
tessile di Istanbul, Corlu, Bursa e Kahramanmaras. Alcune
aziende internazionali stanno ritornando ad acquistare in
Turchia dove il comparto, che attrae i compratori stranieri
grazie anche alla varietà dei prodotti offerti ed alla loro
qualità, sta registrando un notevole incremento dell’attività
. Attualmente l’industria tessile
contribuisce per circa l’8% al Pil nazionale e rappresenta
il 20% della produzione industriale del Paese. Nel corso del
2006 le esportazioni del comparto in questione hanno raggiunto
un valore di circa $20 miliardi,
pari al 23% del totale delle esportazioni della Turchia. I
principali mercati di destinazione di tali prodotti risultano
essere l’Italia, che occupa il primo posto, seguita da
Russia, Germania, Romania e Stati Uniti.
4°
INVESTORS ADVISORY COUNCIL
In occasione del quarto
< Investors Advisory Council>,
svoltosi a Istanbul , il vice direttore del
Fondo Monetario Internazionale, John Lipsky, ha tracciato un
quadro sostanzialmente positivo dell’economia turca.
Un’impressione che trova conferma in un rapporto sul Paese
del Consiglio Esecutivo della stessa Istituzione. L’economia
turca negli ultimi anni è stata infatti contraddistinta da
una notevole ripresa economica (crescita media annua
dell’economia del 7.5% a partire dal 2002), ottenuta grazie
ad accorte politiche monetarie e fiscali condotte dal Governo
di Ankara e dalla Banca Centrale, nonché dal rispetto
dell’accordo di stand-by
siglato con il Fondo nel maggio 2005.
Negli ultimi cinque anni
tale crescita è stata alimentata da molteplici fattori,
quali l’incremento dei consumi interni e degli investimenti,
la diminuzione dei tassi di interesse reali, una rapida
espansione nella concessione di crediti, l’incremento della
produttività e una eccezionale diminuzione della pressione
inflazionistica. Inoltre - prosegue il rapporto - l’economia
reale ha attraversato un significativo processo di
modernizzazione attraverso una costante apertura al commercio
internazionale ed agli investimenti stranieri. Nessuna
sorpresa quindi che il volume delle esportazioni sia aumentato
in modo sensibile, permettendo al Paese di occupare crescenti
porzioni del mercato mondiale.
Le prossime sfide che la
Turchia si troverà ad affrontare negli anni a venire
saranno soprattutto rappresentate dal contenimento del livello
dei prezzi, da una elevata dipendenza dall’afflusso di
investimenti esteri, che rendono il Paese eccessivamente
esposto al mercato internazionale dei capitali, e dalla
disoccupazione. Un’analisi condivisa dallo stesso Lipsky,
secondo il quale la Turchia non dovrebbe modificare gli
obiettivi di contenimento della pressione inflazionistica di
breve e medio periodo. L’attuale aumento dei prezzi al
consumo, che ha determinato il distaccamento dal target
prefissato in fase di programmazione di bilancio, non
deriverebbe infatti da una disattenta gestione della leva
monetaria da parte delle Autorità competenti, bensì da
fattori esogeni, in
primis l’inaspettato incremento dei prezzi del petrolio
che hanno superato i 75 dollari a barile. Quanto alle prossime
elezioni politiche, Lipsky ha affermato che il Fondo si
aspetta dal nuovo esecutivo lo stesso impegno profuso
dall’attuale Governo, da svilupparsi attraverso il rispetto
dei fondamentali macro-economici
e la garanzia di proseguire con decisione il
programma di riforme strutturali che tanto ha giovato
alla ripresa economica del Paese negli ultimi anni.
QUOTA EXPORT
La quota dell’export della Turchia nella
composizione del Pil è salita dal 15.9% al 30.7% tra il
1992 ed il 2005, segnando un incremento del 193%. Il dato,
reso noto dall’Ocse, indica inoltre che i principali mercati
di destinazione dei prodotti turchi sono i Paesi dell’Ocse e
quelli dell’Unione Europea, in particolare la Germania, il
Regno Unito, l’Italia e gli Stati Uniti.
TURISMO: 20% IN
PIU'
Nel mese di maggio il numero dei turisti arrivati in
Turchia è aumentato del 20% circa per un totale di oltre
due milioni di persone e l’aumento più consistente
riguarda i visitatori provenienti dagli Stati del Commonwealth
(+31.8%). Per ciò che concerne il periodo gennaio-maggio
invece, l’incremento si è attestato al 16.4% con la
maggioranza degli arrivi di provenienza dei paesi dell’Ocse
extra europei e dagli Stati del Commonwealth. La graduatoria
per numero di arrivi vede in prima posizione la Germania
seguita dalla Russia, dal Regno Unito, dall’Olanda, dalla
Bulgaria, dall’Iran, dagli Stati Uniti, dall’Ucraina,
dalla Georgia e dalla Francia, la cui quota ammonta al 66.9%
del totale dei turisti in entrata nel Paese.
100 MLD E
PIU' DI ESPORTAZIONI
Secondo un rapporto del Sottosegretariato turco al Commercio
Estero il target fissato di raggiungere entro la fine
dell’anno i 100 miliardi di dollari di esportazioni verrà
facilmente superato, anche alla luce del fatto che a metà
giugno il valore delle esportazioni ha già superato quota
45 miliardi di dollari. Il ministro di Stato Kurzat Tuzmen ha inoltre evidenziato che i settori più brillanti sul versante export
risultano essere l’automobilistico (9.2 miliardi di
dollari), l’abbigliamento (7 miliardi di dollari), i
prodotti in ferro e acciaio (5.2 miliardi di dollari), i
prodotti chimici (4.3 miliardi di dollari), le apparecchiature
elettriche ed elettroniche (3.7 miliardi di dollari), i
macchinari (2.4 miliardi di dollari), i prodotti metallici (2.3 miliardi di dollari), grani e semi oleosi
(1.1 miliardi
di dollari) ed il cemento (1.1 miliardi di dollari).
ACCORDO
GRUPPI <OYAK/ING>
Il Gruppo
< Oyak> ha recentemente raggiunto un accordo con
l’olandese < ING Group> per la cessione totale della
< Oyak Bank>,
una delle più grandi istituzioni finanziarie della Turchia,
operazione che ammonta ad un totale di $2.6 miliardi.
L’amministratore delegato del <Gruppo Oyak>, Ulusoy, ha
affermato che l’acquisizione da parte del < Gruppo ING>
rappresenta un valido contributo al benessere del Paese e che
la decisione di avventurarsi nel mercato della Turchia
conferma la considerazione per le istituzioni e la fiducia nel
Paese da parte dell’investitore olandese. Ulusoy ha quindi
aggiunto che con il ricavato di tale vendita il < Gruppo Oyak> si
orienterà verso nuovi investimenti in settori diversi da
quelli di attività citando al riguardo quello
dell’energia.
LA
GOLA DELLE BANCHE STRANIERE
Secondo un rapporto predisposto dal quotidiano
<
Turkish Daily News>, negli ultimi due anni e mezzo il settore
bancario turco è stato oggetto di particolare interesse da
parte di numerose banche straniere che oggi detengono in
Turchia una quota di mercato per la fornitura del credito
oscillante intorno al 30%. Tredici istituti internazionali
sono finora entrati nel mercato turco sia attraverso
acquisizioni sia per il tramite di partecipazioni in istituti
locali. A seguito di tali operazioni 11 banche turche hanno
aperto 539 nuove filiali, creando circa 10.000 nuovi posti di
lavoro. Nel corso del 2006 e nei primi mesi di quest’anno si
sono manifestati significativi ed incoraggianti segnali di una
forte crescita nel settore sia in termini di disponibilità
di credito che a livello di occupazione. La <Turkish Economi
Bank> (Teb), che nel 2004 è stata acquisita al 50% da <Bnp
Paribas>, ha registrato un incremento del 168% nel volume dei
crediti concessi, con un aumento dell’82% dei depositi e
dell’84% degli asset. Simile crescita per la < Yapi Kredi>,
dopo l’acquisizione da parte della < Koc-Unicredit>, che ha
visto raddoppiare il proprio portafoglio crediti, con un
incremento dei depositi e degli asset intorno al 90%. La
< Yapi
Kredi> ha inoltre aperto 208 nuove filiali, aumentando il
numero dei suoi impiegati di 3.012 unità in soli 18
mesi.
MODELLO
<DOBLO>
La <Fiat> ha scelto gli stabilimenti della
<Tofas> per la
produzione del nuovo modello < Doblo> che sarà lanciato sul
mercato tra il 2009 ed il 2010. La Turchia era in lizza con
l’India e la Polonia per aggiudicarsi questo nuovo
investimento che prevede il versamento di una somma pari a
circa €350 milioni nei prossimi tre anni. Il famoso modello
della <Fiat> è prodotto già da sei anni e si è
guadagnato una share di mercato pari al 30% divenendo leader
nel suo segmento.
PROGETTO
<NABUCCO>: IL "NO" ALLA RUSSIA
La stampa turca riporta la notizia secondo cui gli
Stati Uniti non si opporrebbero alla partecipazione della
Russia al progetto < Nabucco> che
prevede la costruzione di un gasdotto lungo 3.300 km che
consentirà di trasportare circa 30 milioni di metri cubi di
gas all’anno dall’Iran e dall’Azerbaijan all’Europa
centrale. Il gasdotto, studiato per ridurre la dipendenza
dell’Europa dal gas di provenienza russa vedrebbe quindi ora
coinvolta anche la società < Gazprom>. Il costo del gasdotto
è stato stimato intorno a €6 miliardi circa e sarà completato
entro il 2011.
ENERGIE
RINNOVABILI
Nell’ambito
del Programma Straordinario di Promozione del Made in
Italy in Turchia l’Ice organizzerà ad Istanbul il 6 ed
il 7 dicembre 2007 un workshop dedicato alle energie
rinnovabili. Il tema è di particolare attualità nel
Paese, che anche a fronte di un rischio concreto di shock
energetico di notevole portata nei prossimi anni sta
ponendo le basi per una nuova politica energetica. Gli
obiettivi sono molteplici: non solo un utilizzo più
massiccio delle risorse carbonifere del Paese ma anche il
rafforzamento delle relazioni con i principali produttori
dei Paesi limitrofi, lo sviluppo del nucleare e
l’intensificazione dell’utilizzo delle fonti
energetiche alternative (geotermico/fotovoltaico, eolico,
biomasse). Per quanto riguarda i rapporti con i Paesi
dell’area basti pensare alla recente inaugurazione del
terminale petrolifero di Ceyhan, tappa finale
dell’oleodotto Baku-Tiblisi-Ceyhan (Btc), nella cui la
gestione anche l’italiana <Eni> ha una partecipazione del
5%. Come pure la realizzazione da parte dell’<Eni> di un
oleodotto tra il porto turco di Samsun, sul Mar Nero, e
Ceyhan, destinato a far arrivare nel Mediterraneo gas e
petrolio dalla Russia e dal Turkmenistan e che dovrebbe
essere completato entro il 2010.
In merito allo sviluppo del nucleare, il governo
turco prevede l’entrata in funzione di tre centrali
nucleari dotate di reattori dalla potenza di 5.000 Mw per
il 2015. In questo scenario si prospettano delle
opportunità di investimento per gli istituti di ricerca e
imprese italiane che si occupano della progettazione e
messa a punto di sistemi di sicurezza per le centrali
nucleari e smaltimento delle scorie radioattive. Ampio
spazio può trovare la formazione e il training del
personale impiegato nelle centrali.
Nel corso degli anni ’90 la Turchia ha iniziato a
prendere in considerazione la produzione di energia da
fonti alternative principalmente per due motivi:
l’aumento delle importazioni di minerali, gas naturale e
petrolio per soddisfare la domanda interna legata
all’energia e l’aumento dell’inquinamento ambientale
legato alla combustione delle sostanze utilizzate per la
produzione di energia elettrica. L’utilizzo delle
energie alternative rappresenta tuttora uno scenario
inesplorato e ricco di opportunità commerciali per le
aziende italiane. Per ciò che concerne il geotermico ed
il fotovoltaico, la Turchia occupa l’ottavo posto nel
mondo come quantità di energia geotermica utilizzabile e
sta attualmente disponendo solo del 2,7% di quella
sfruttabile. Il Paese possiede inoltre un enorme
potenziale solare; tra il 2001 ed il 2004 la vendita
mondiale di pannelli solari e’ aumentata di una
percentuale annua che si colloca tra il 10% ed il 15%, con
la Turchia che ha assorbito il 5.5% della produzione
mondiale. Le industrie italiane potrebbero inserirsi sul
mercato turco diffondendo la tecnologia fotovoltaica
integrata agli edifici e connessa alla rete elettrica
nazionale al fine di cedere l’energia prodotta alla rete
elettrica nazionale e ottenere in cambio una tariffa per
compensare il costo della bolletta elettrica. Offrendo
soluzioni progettuali in cui il fotovoltaico è parte
integrante dei progetti edilizi e introducendo sistemi per
l’erogazione di energia in luoghi isolati, si avrebbe
una riduzione dei costi d’allacciamento alla rete
elettrica.
In Turchia, Paese che dipende in maniera
consistente dall’importazione di gas, la generazione di
energia elettrica avviene prevalentemente attraverso
impianti che utilizzano combustibili fossili. Per questo
motivo, la Turchia inizia a ricorrere a nuove forme di
energia, come quella eolica. La legge sulle Energie
Rinnovabili emanata in Turchia nel maggio del 2005 ha
introdotto una feed-in-tariff che riconosce un prezzo medio per l’energia
all’ingrosso pari a quello dell’anno precedente e
valido per i primi sette anni di vita dell’impianto.
Attualmente sono in atto due progetti riguardanti la
produzione di energia eolica nel Paese: quello di Sabenova
nascerà nella regione di Antakya, una delle aree più
ricche di vento del Paese. Il nuovo parco eolico sarà in
grado di produrre 112 GWh all’anno, che corrispondono ad
una riduzione di emissione nell’aria pari a 61.000
tonnellate di CO2. Il secondo parco eolico di Karakurt,
invece, avrà una produttività media di 41 GWh
all’anno, e farà risparmiare l’emissione in ambiente
di circa 20.000 tonnellate di CO2 per anno.
Questo settore
rappresenta delle ottime opportunità di inserimento per i
produttori di impianti eolici, di componentistica, di
parti di ricambio, di semilavorati e di olii lubrificanti.
Dal 1995 è in attività a Istanbul un impianto per la
creazione di elettricità dal gas prodotto dai rifiuti
solidi. Da questo impianto si producono annualmente
8.000.000 kWh di energia elettrica che riforniscono in
media 1.500 case. Interessante sarebbe fornire il know-how
per la produzione di energia da bio-massa e biocarburanti
liquidi in alternativa ai derivati del petrolio. Le
aziende interessate sono invitate a far pervenire la
domanda di ammissione e relativa scheda tecnica, compilata
e firmata al numero di fax 0039 06 59926225 Area Beni
strumentali – Ambiente / Energia / Pulizia industriale,
entro il 27 luglio 2007 e per maggiori informazioni,
potranno rivolgersi all’Area Beni strumentali –
Ambiente / Energia / Pulizia industriale 0039 06 59926782.
LOCALIZZAZIONE
FONTI DI ENERGIA
Prendendo
parte ad una conferenza dal titolo "Unione Europea e
Turchia: insieme per la Politica Energetica
dell’Europa", il ministro Hilmi Guler ha affermato che il
Paese non solo utilizza già da tempo fonti di energia
rinnovabile, ma possiede anche un notevole potenziale
energetico con possibilità di investimenti per almeno
$128 miliardi. Nel sottolineare che in Turchia i progetti
del settore avvengono già nel rispetto dell’ambiente,
Guler ha posto particolare enfasi sulla strategica
posizione geografica del Paese. Soffermandosi poi sul
progetto Nabucco, il ministro ha
affermato che la Turchia è determinata a portare a
termine l’iniziativa, aggiungendo che sarà comunque
in grado di fornire gas all’Europa per almeno dieci anni
attraverso il network nazionale già esistente. La
questione ora più cruciale da risolvere è quella
riguardante la localizzazione della fonte di energia.
Inizialmente erano state prese in considerazione la
regione del Mar Caspio, l’Iran, l’Iraq e l’Egitto;
tuttavia i recenti accordi relativi al trasporto di gas
siglati tra Russia, Turkmenistan e
Kazakhstan tendono a creare problemi di un certo
rilievo in merito alla questione delle fonti di
rifornimenti del Nabucco dalla zona del Mar Caspio. Da non
sottovalutare, secondo Guler, il più ampio problema
inerente la sicurezza in Iraq. Tra i possibili partner
della Turchia nel progetto Nabucco, che come noto include
già Austria, Ungheria e Romania, appaiono ora, tra gli
altri, la Francia, la Germania e
forse anche la Russia. Alla
fine della conferenza è stato rilasciato un comunicato
congiunto in cui le parti hanno sottolineato che la
fornitura di energia sostenibile, affidabile ed economica
è di fondamentale importanza. Nel rilevare che con il
processo di globalizzazione la competizione nel settore si
è fatta più agguerrita ed i prezzi
hanno iniziato a fluttuare, il comunicato prosegue
indicando che la Turchia è stato il Paese che ha
registrato la più alta crescita nel settore energetico
con un aumento delle forniture del 5%. L’Europa e la
Turchia, secondo l’auspicio dei partecipanti, dovrebbero
pertanto proseguire nel processo di diversificazione
delle proprie fonti energetich, continuando ad effettuare
consistenti investimenti nel settore. Nel documento infine
si fa riferimento anche al progetto Nabucco, che
garantirebbe una certa "sicurezza" in termini di
rifornimento di gas naturale e che farebbe della Turchia
il quarto fornitore dell’UE.
CITTA' PER
MAGGIORI INVESTIMENTI
Secondo
un rapporto dello < State Planning Organization> (Dpt), la
maggior parte degli investimenti statali destinati alla
pianificazione
strategica del territorio e veicolati attraverso le
municipalità (per un totale di 12.6 miliardi di lire
turche pari a circa €7 miliardi), è destinato ad
Istanbul ed Ankara mentre Izmir, terza città del Paese,
ha visto diminuire sensibilmente gli stanziamenti
previsti. Nel 2007 ad Istanbul sono stati assegnati 2.9
miliardi di lire turche (pari a circa €1.6 miliardi),
mentre Ankara dovrebbe ricevere una somma pari ad 1
miliardo di lire turche (circa €600 milioni), con
incrementi rispettivamente del 21.5% e dell’11.3%. Izmir
invece quest'anno riceverà 429 milioni di lire turche
(€240 milioni), con una flessione dell’11.8% rispetto
al 2006.
TESSILE:
IL SUMMIT DI DENIZLI
Il
settore tessile della Turchia esporta attualmente per un
totale di $20 miliardi e presenta potenzialità di
sviluppo tali da poter raggiungere quota $50 miliardi nei
prossimi tre anni, ovvero il 10% del volume mondiale delle
esportazioni di prodotti tessili. E' quanto emerso nel
corso del primo summit internazionale del settore
tessile-abbigliamento svoltosi di recente a Denizli,
situata nei pressi di Izmir. Secondo Bulent Baser, vice presidente dell’Organizzazione Europea del settore
tessile-abbigliamento, se la Turchia supererà gli
ostacoli posti dagli alti costi di produzione, avrà la
possibilità di incidere sensibilmente sull’industria
mondiale del settore. Non è un caso che l’evento si
sia svolto a Denizli, città da sempre importante centro
dell’industria tessile ed in continua espansione, come
confermato dal dato relativo alle esportazioni, passato
dai $10 milioni del
1990 ai circa $2.2 miliardi attuali con un volume del
fatturato pari al 2% del totale dell’export del Paese,
come affermato dal sindaco di Denizli, Nihat Zeybekci.
TESSILE:
AUMENTO DELLA PRODUZIONE
Sempre
per lo stesso settore, il Centro Nazionale di Ricerca
Tessile ha reso noto che il comparto ha mostrato un
significativo aumento della produzione toccando nel mese
di maggio livelli massimi dopo oltre un anno e mezzo,
principalmente a causa di un’accelerazione del volume di
affari in particolar modo con l’estero, che a loro volta
hanno influito sulle performance generali del settore. La
forte domanda esterna, dovuta
alle buone condizioni dell’economia globale, ha
inoltre causato a maggio e per il secondo mese consecutivo
un aumento degli stock di magazzino.
BOOM AUTO
Nei
primi cinque mesi dell’anno in corso l’industria
automobilistica del Paese ha esportato verso 162 Paesi per
un totale di $7.8 miliardi. Circa l’80% delle
esportazioni, pari a $6.2 miliardi, hanno avuto come
destinazione il mercato dell’Unione Europea.
620 MLN DI
$ DI PROFITTI
Ad
un anno dalla sua inaugurazione, l’oleodotto Baku-Cehyan
ha generato per la Turchia profitti pari a $620 milioni.
Ad affermarlo è stato il Direttore Can Suphi, il quale
ha aggiunto che l’importante infrastruttura costituisce
notoriamente un ponte energetico molto significativo che
in quest’anno di attività ha rifornito 172
petroliere, esportando il 60% del greggio verso il mercato
europeo.
MERSIN E I
GIOCHI DEL MEDITERRANEO
La città di Mersin si è candidata ad ospitare la 17ma
edizione dei Giochi del Mediterraneo e concorrerà
insieme alla città greca di Valos e a quella croata di
Rijeka.
La
nuova nave da crociera "Orchestra" appartenente alla
compagnia marittima Mediterranean Shipping Company
effettuerà traversate regolari dall’Adriatico
all’Egeo fino al prossimo novembre. L’Orchestra è
la più grande nave da crociera con i suoi 14 ponti ed
una capacità di 3000 passeggeri.
3°
CONGRESSO ECONOMICO TURCO-TEDESCO
Ha avuto luogo a Istanbul presso
l’Hotel Grand Cevahir, il terzo Congresso Economico
turco-tedesco. L’evento è stato organizzato dalla
Camera di Commercio turco-tedesca, dall’Associazione
delle Camere di Commercio tedesche, dalla Camera di
Commercio ed Industria turco-tedesca e dall’Associazione
delle Camera di Commercio, dell’Industria e
delle Borse (Tobb). Il presidente di quest’ultima
Hisarciklioglu, nel suo discorso d’apertura, ha
ricordato che la Germania rappresenta il primo partner
commerciale della Turchia oltre che una delle più
grandi economie mondiali. Facendo riferimento al recente
accordo in materia di visti per affari concluso con
l’Italia, ha aggiunto che le competenti autorità
stanno lavorando alla definizione di una simile intesa con
la Germania.
BILANCIA
DEI PAGAMENTI
Secondo gli ultimi dati
pubblicati dalla Banca Centrale turca, la bilancia dei
pagamenti ad aprile 2007 ha riportato un deficit di $3.130
milioni, con una diminuzione del 20.4% rispetto allo stesso
periodo del 2006 ($3.933). Tale
risultato viene attribuito al fatto che il deficit commerciale
($3.417 milioni) è diminuito del 18% rispetto ad aprile
2006. Nel quadrimestre in questione, il deficit della bilancia
dei pagamenti è diminuito del 3% da $12.643 milioni a
$12.258 milioni, mentre il deficit commerciale si è ridotto
del 5.5%, ($12.152 milioni). Per quanto concerne gli
investimenti esteri diretti, si registra invece la somma
record di $10.040 milioni rispetto ai $1.713 milioni dello
stesso quadrimestre 2006. I primi cinque Paesi investitori
risultano essere: Stati Uniti ($3.255 milioni), Grecia ($2.437
milioni), Portogallo ($701 milioni), Olanda ($532 milioni) e
Regno Unito ($276 milioni), mentre per ciò che concerne i
settori di maggior interesse quello finanziario è al primo
posto ($6.206 milioni) seguito da quello manifatturiero
($1.661), dai trasporti e comunicazioni ($382 milioni), dalle
costruzioni ($195 milioni) e dal comparo immobiliare ($125
milioni).
INDICE DEI
PREZZI AL DETTAGLIO E ALL'INGROSSO
L’Istituto
Nazionale di Statistica turco ha reso noto che nel mese di
maggio l’indice dei prezzi al consumo è salito dello 0.5% mentre quello dei prezzi alla produzione ha
registrato un aumento dello 0.39%. Il dato annuo
sull’inflazione si è attestato al 9.23% e quello dei
prezzi all’ingrosso al 7.14%. Secondo la < Morgan Stanley>
il ritorno dell’inflazione ad un tasso di una sola cifra
è dovuto principalmente alla discesa dei prezzi dei
generi alimentari e delle bevande non alcoliche (-1.66%).
Da parte sua, la Banca Centrale ritiene che il trend in
discesa continuerà anche nei prossimi mesi, sostenuto
dal rafforzamento della valuta nazionale sui mercati
finanziari. La Tuik ha inoltre informato che gli
incrementi più significativi dei prezzi al consumo nel
mese in questione sono stati i seguenti: abbigliamento e
calzature (11.35%), arredamento e casalinghi (1.85%),
alberghi, caffè e ristoranti (0.86%), istruzione (0.41%), abitazioni
(0.37%), trasporti (0.11%) sanità (0.08%), bevande alcoliche e tabacchi
(0.01%). Quanto
invece agli aumenti dei prezzi alla produzione, quello più alto
è riferito ai minerali metalliferi (5.50%),
petrolio greggio e gas naturale (3.78%), contabilità e
strumenti informatici (3.56%), carbon fossile e petrolio
raffinato (2.15%), abbigliamento e pellame (1.32%)
alimentari e bevande (1.28%) prodotti in legno (1.19%) e
per arredamento (1.13%).
AL 2°
POSTO PER VOLUME DI CAPITALI
In
base a quanto riferisce la Banca Mondiale, negli ultimi
quattro anni la Turchia ha raggiunto, nel settore delle
privatizzazioni risultati notevoli ed assoluti rispetto ad
altri Paesi posizionandosi al secondo posto per volume di
capitali attratti in particolare negli anni 2004 e 2005.
Il vice Presidente dell’Amministrazione per le
Privatizzazioni (Oib) Osman Demirci ha riferito infatti
che la Turchia ha incassato oltre $18 miliardi nel periodo
in questione e che l’interesse degli investitori esteri
non accenna a diminuire, attratti anche dalle prossime
opportunità offerte dalle privatizzazioni in campo
energetico e nel settore dei trasporti. Un enorme successo
- ha aggiunto Demirci – se solo si pensa che nel
ventennio precedente al 2003 nel Paese erano affluiti a
seguito del processo di privatizzazione
$8 miliardi.
PROGETTO
MARMARAY
Il ministero dei Trasporti turco riceverà entro il prossimo 12
luglio le offerte di società e consorzi interessati a
partecipare alla costruzione dell’ultimo tratto del
progetto <Marmaray>. Come noto il progetto in questione
consiste nel posizionamento di un tunnel ferroviario
sottomarino lungo 76 km che collegherà le parti
asiatica ed europea della città di Istanbul
contribuendo al decongestionamento del traffico urbano.
L’iniziativa è attualmente considerata come uno dei
principali progetti infrastrutturali in corso in tutto il
mondo ed includerà, oltre al tunnel sottomarino, una
moderna rete di collegamento e 37 nuove stazioni
ferroviarie.
INDICATORI
MACROECONOMICI
Crescita
del Pnl nel 2005: 7.7%; gennaio – aprile 2006: 6.3%
Inflazione
annua (prezzi al consumo): 9.6% (2006); 9.23%
(maggio 2007)
Interscambio
con l’Italia nel primo quadrimestre del 2007 : $5.1
miliardi con esportazioni verso
l’Italia pari
a $2.3
miliardi (+4.82% rispetto al primo quadrimestre 2006) ed
importazioni dall’Italia pari a $2.8 miliardi (+13.69%
rispetto al primo quadrimestre 2006). (Ice Istanbul
su dati dell’Istituto Turco di Statistica- Tuik)
________________________________
A cura di
: Simona De Martino - Capo dell'Ufficio Economico e
Commerciale dell'Ambasciata d'Italia in Turchia
Gianmarco Macchia - Vice Capo dell'Ufficio Economico e
Commerciale
Roberto Luongo - Direttore dell'Ufficio Ice di Istanbul
Redazione: Tiziana Staffolani - Collaboratore Economico
Finanziario
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TURISMO/AMBIENTE
| I
DATI TUTTOO.K
Nei
primi cinque mesi di quest'anno i visitatori esteri
sono cresciuti del 16.4% rispetto allo stesso periodo
del 2006. I testa i tedeschi, seguiti da russi e
britannici
Secondo
un comunicato dell'Ufficio Statistico Turco (Tuik, nei
primi cinque mesi dell'anno in corso i visitatori esteri
sono cresciuti del 16.4% rispetto allo stesso periodo
del 2006 (6.4 milioni 2007/5.5 milioni 2006). V'è
peraltro da evidenziare che nel solo mese di maggio, la
crescita è stata del 19.2% rispetto allo stesso mese
dello scorso anno. I turisti che con maggior affezione
visitano la Turchia risultano ancora una volta i
tedeschi (17.9% del totale), seguiti dai russi (12.4%),
britannici (9.7%),olandesi (6.1%), bulgari (4,7%),
iraniani (4%), americani (3.4%),ucraini (3.1%), georgiani
(2.9%)e francesi (2.7%). L'Italia essendo fuori dalla
graduatoria dei primi dieci Paesi, non è conteggiata
singolarmente, ma - secondo gli analisti locali -
quest'anno si potrebbe verificare un lieve miglioramento
(+2/3%) del dato complessivo raggiunto nel 2006 (oltre
400 mila turisti nazionali). Gli incrementi percentuali
più significativi sono quelli relativi agli arrivi dai
Paesi Ocse extra Europa (+31.1%), CIS (+26.5%) e Paesi
asiatici (+20.6%). Va peraltro precisato che quest'anno
la Turchia - ove si dovesse confermare il positivo
andamento dei primi 5 mesi - potrebbe scalare 1 o 2
posizioni nella classifica mondiale dei Paesi a maggiore
ricettività turistica (attualmente la Turchia è
ottava) superando così i 22 milioni di turisti esteri (Ice
Istanbul)
TURCHIA
IN RIPRESA
Turchia
in ripresa anche per <Entour>. "Dopo il calo della
destinazione registrato l'anno scorso, abbiamo avuto un
buon recupero durante la primavera - annuncia Enzo
Martino, direttore commerciale del t.o. di Roma - la
richiesta più forte riguarda i gruppi e punta
soprattutto sui circuiti classici, come Istanbul e
Cappadocia. Siamo su un aumento intorno al 30%, che ci
fa ben sperare per la stagione estiva, anche perché
possiamo contare su un'offerta sia di charter sia di
voli di linea, da Roma, Milano, Bologna e Verona".
(TTG Italia) |
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BANDIERABLU
POSIZIONI
LA
TURCHIA HA OTTENUTO LA QUARTA.
SONO 235 LE SPIAGGE CON QUESTO RICONOSCIMENTO.
TRA LE QUALITA', LA LIMPIDEZZA DELLA ACQUE,
IL FATTORE AMBIENTALE, LA SICUREZZA E I SERVIZI
Turkey's 235
beaches and 14 marinas were awarded the Blue Flag, an
international eco-label and a symbol of trustworthy
waters over five continents. The awards have been
announced by the International Blue Flag Jury in 2007.
The Blue Flags are given depending on cleanliness of the
water, environmental concerns, security, safety and
services at beaches and marinas.
The first Blue Flag was unveiled by the Environmental
Education Foundation of Turkey (TÜRÇEV) in the Aegean tourism
spot of Aydın's Kuşadası district with a
ceremony attended by the local authorities of Aydın
and Kuşadası.
Speaking at the event TÜRÇEV President Ali Rendan said
the Blue Flag will be waved at Turkey's 235 beaches
and 14 marinas in 2007. He said 2,579 beaches and 631
marinas across the world had a Blue Flag. “Turkey
ranks fourth after Spain
with 499 Blue Flags, Greece with 430 and
|
France with 238
Blue Flag for their beaches. An increase
of 20 percent
was provided when compared to the 2006 figures.”
Flag:
International indicator:
Noting that
the Blue Flag implementation had particular
significance in terms of tourism due to its
international recognition, he said tourists
could plan their destination easier, with beaches and
marinas that have international guarantee and
they know the features. “Blue Flag is an important
indicator and instrument.”
The Blue Flag awards were given for a period of one year
and applications are renewed every year. Blue Flag
beaches thus mean a maritime or freshwater recreational
beach that has met stringent quality standards during
the whole of the previous bathing season.
Rendan said the awards addressed beaches as well as the
district where the awarded beach was located and that
the quality of infrastructure
in the region was also taken into consideration and
examined
|
in
identifyng the
destinations to be awarded.
He also said a legal process will be launched against
institutions which unveiled blue flags although they did
not have such a right.
Aydın Governor Mustafa Malay said the Blue Flag was
important within the international platform. “It is
important because you make worldwide registration of
your product by fulfilling the criterions at the world
standards. Aydın region, for instance, is world
renowned for its figs,
but it can't be promoted to the world due to the fact
that it cant fully register it. For this reason it is
important to register a product, especially in the
international arena.”
Kuşadası:
Noting that Kuşadası ranked first last year
among the blue flagged beaches, he said it fell to second
in 2007. He said while the municipality beaches
maintained their qualities on the issue, the decrease
occurred in the beaches of private-run tourism
institutions. He thus invited all tourism institutions
to become more sensitive to the issue and complete their
investments
in this sence. (Turkish Daily
News)
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IATA: AD
ISTANBUL
L'ASSEMBLEA
MONDIALE 2008
STRATEGIE E
PROGRAMMI IL
DIRETTORE GENERALE GIOVANNI BISIGNANI HA ACCETTATO CON
CALORE
L'OFFERTA DI TEMIL KOTIL DELLA <TURKISH AIRLINES>
"La
<Iata> (International Air Transport Association)
ha annunciato che l’amministratore delegato della <Tap
Air Portugal>, Fernando Pinto, ha iniziato il suo
mandato annuale quale presidente del consiglio di
amministrazione dell’associazione. Pinto ha subito
auspicato che nei prossimi dodici mesi la difesa
dell’ambiente e la sicurezza, intesa come Safety
(sicurezza dei voli) e Security (misure antiterrorismo),
siano al primo posto nella lista delle priorità della
<Iata>.
Pinto porterà un contributo unico con il suo incarico,
dopo essere stato alla guida di compagnie aeree in due
regioni diverse, l’America latina (Varig) e l’Europa
(Tap). Il suo mandato è iniziato con la chiusura della
63a assemblea generale, svoltasi ieri a Vancouver, in
Canada. Pinto succede a Chew Choon Seng, amministratore
delegato della Singapore Airlines.
"Davanti alle straordinarie sfide che ci pone
l’anno che ci aspetta, è fondamentale una leadership
che rappresenti tutto il settore", ha detto Pinto.
"Perché l’industria diventi più sicura ed
efficiente, i nostri 250 membri dovranno affrontare nel
prossimo anno delle scadenze decisive che non potremo
mancare. Dobbiamo lasciare che il nostro slancio
continui a muoversi nella giusta direzione, lavorando
con determinazione con le nostre compagnie aeree <Iata>
per sostenere gli obiettivi del settore nelle aree
chiave, dall’ambiente alla sicurezza e al biglietto
elettronico".
"Anche se le compagnie aeree e i loro mercati
cambiano in funzione delle regioni, sono stato testimone
dei benefici prodotti da una progressiva
liberalizzazione e da una maggiore efficienza. Dobbiamo
ricordare ai nostri partner e agli azionisti del nostro
settore che bisogna stare al passo con il cambiamento
industriale. Sono impaziente di lavorare in stretto
contatto con il team della <Iata> – e di urlare
educatamente per realizzare dei cambiamenti", ha
continuato Pinto.
Giovanni Bisignani, direttore generale e amministratore
delegato della Iata, ha precisato a sua volta: "Innanzi
tutto, dobbiamo ringraziare Choon Seng Chew per
l’ottimo lavoro svolto. La sua presidenza, lo scorso
anno, soprattutto sui problemi dell’ambiente, ha
contribuito a definire un ruolo fondamentale di
leadership della Iata su questo importante argomento.
Sono sicuro che Fernando ci porterà ancora più in là
e ci farà raggiungere dei risultati ancora più grandi.
Gli impegni sono tanti ma sono sicuro che continueremo a
realizzare gli importanti risultati di cui l’industria
ha bisogno".
L’assemblea generale annuale della <Iata> e il
vertice mondiale del trasporto aereo (World Air
Transport Summit) si sono chiusi ieri a Vancouver. I 650
delegati riunitisi per l’evento hanno discusso sui
problemi più importanti del settore. Si sono svolti
degli executive briefing sull’ambiente e la sicurezza,
ai quali hanno partecipato dirigenti del settore come CS
Chew (amministratore delegato della <Singapore
Airlines>), Leo Van Wijk (amministratore delegato
della Klm), Steve Ridgeway, amministratore delegato
della <Virgin Atlantic>), Maurice Flanigan
(vice-presidente e amministratore delegato dell’<Emirates
Airline Group>), Samar Majali (amministratore
delegato della <Royal Jordanian>), Marion Blakey
(responsabile della <Federal Aviation Administration>
statunitense), e Michael Jackson (vice-segretario del
Dipartimento per la sicurezza interna americano).
In uno degli ultimi ordini del giorno dell’assemblea
generale 2007, si è approvata la celebrazione del
prossimo vertice mondiale del trasporto aereo e
dell’assemblea generale annuale della <Iata> a
Istanbul, in Turchia, nel mese di giugno del 2008.
"Apprezziamo la gentile proposta di Temil Kotil,
amministratore delegato della <Turkish Airlines>,
di incontrarci a Istanbul, l’anno prossimo, perché è
un centro vibrante dell’economia e della cultura con
un settore aereo in rapida espansione", ha
sottolineato Bisignani. (Avionews)
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|
I
COMMERCIANTI
RICHIAMATI
A RISPETTARE
I TURISTI
|
CAMPAGNA
PROMOZIONALE
AD ALANYA LANCIATA
DALLA CAMERA DI
COMMERCIO. DISTRIBUITE 10
MILA BROCHURE E
AFFISSI MILLE POSTER
__________________________________

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An interesting
initiative is taking place in the Mediterranean resort
of Alanya, a district in Antalya.
A campaign called “Respect for Our Guests” was
launched by the trade chambers with an aim to create a
more secure environment for tourists in the district.
The campaign initiated by the trade chambers led by
Alanya Chamber and Commerce (ALTSO) included 10,000
brochures and 1,000 posters.
ALTSO Chairman Kerim Taç said on Thursday that Alanya
had 805 tourist
establishments approved by the ministry and municipality
as of the end of 2006 together with a 157,000-bed
capacity.
He said tourism
was the most important source of income in the district
that stood at $1.4 billion annually and that the
campaign aimed to develop regional tourism and create a
safe environment for tourists in Alanya. He said as the
Alanya-based trade chambers they believed that providing
a safe atmosphere for shopping was inevitable in Alanya
in order to combat the problems faced by the tourism
sector as well as develop regional and country tourism.
“For this reason, we decided to provide this
atmosphere especially in Alanya's shopping centers and
streets. We launched such a campaign to eliminate the
problems arising from commercial establishments as well
as to create a safe and peaceful atmosphere so that
tourists can shop and walk around in every corner of the
district without being disturbed and forced to buy
things.”
Noting that surveys
indicated that the most disturbing thing for tourists
coming to the district was verbal and physical
harassment as well as being forced to buy things, he
said the complaints included being insulted when they
didn't buy.
“These kinds of attitudes discouraged tourists from
coming to Alanya. The tourist establishments in Alanya
are also very old. The quality of service is vital for
competition. This should be provided,” he added. The
10,000 brochures will be handed out to the tradesmen
while posters will be displayed in visible places, he
said and added that the campaign aimed to increase
public awareness on the issue and increase the respect
for tourists.
The brochures explain how to behave toward tourists and
warn against variation in prices. A Web site is also
planned to support the campaign. (Turkish
Daily News)
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LA CITTA'SOTTERRANEA
GUZELYURT
APRE
AI TURISTI
One of Cappadocia's
important underground cities, Gaziemir in Güzelyurt,
was opened to tourists
on Sunday. Aksaray Governor Sebati Buyuran, Garrison
Commander Ali İnlek, Chief of Police Department
Sabri Yakar and many guests attended the opening
ceremony of the underground city.
Excavation Chairman Güzin Karaköy, who brought the
underground city into tourism,
said they unearthed the city, which could not have been
uncovered for many years, in six months with a 25-person
excavation team.
Karaköy said they had started working in four cave
entrances and reached new sections as they had cleared
out the soil.
Gaziemir underground city dates back to the Byzantine
period. Karaköy said it is larger than similar cities
in Aksaray and made up of a bath, two churches, animal
shelters, depots, small and big cookers and living
spaces.
“While other underground cities are high enough just
for a normal person to walk through, the ceiling of this
city is higher. During our excavation work, we found
camel bones. This proves the city's big size. The width
of joint use areas and the height of the corridor
opening to big rooms, is appropriate for big size
animals like camels,” said Karaköy.
Governor Buyuran said the Cappadocia region had an
important richness. “We have work from the Neolithic
period, Roman, Byzantium, Seljuk and Ottoman
periods. But we have a lot of work to do to present this
richness to tourists. One of them was to open Gaziemir
underground city to tourists and we did it today.”
The first visitors of the underground city were a
10-person tourist group including German, French,
Hungarian, Chinese and Japanese tourists. Karaköy
introduced the underground city to the tourist group. (Turkish
Daily News)
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ANTALYA,
PORTA
DEI
TESORI
SUBACQUEI
Non
ci saranno tesori sommersi, ma il fascino è assicurato.
Uno dei nuovi paradisi per gli amanti delle vacanze con
bombole e muta è la regione di Antalya, con il suo
ampio golfo che fa da "porta" al braccio di
mare compreso tra la Turchia e l'isola di Cipro. Una
regione già amata dai turisti internazionali scopre ora
i suoi tesori sommersi adagiati sul fondo del mare dopo
essere stati sconfitti da tempeste e guerre.
L'itinerario subaqueo diventa ben presto un viaggio nel
tempo che parte dal 1942, dalle cannonate della Seconda
Guerra Mondiale che colarono a picco una nave da guerra
francese proprio al largo della costa di Antalya. Il
relitto giace a 20-30 metri di profondità ed è stato
scoperto in due diversi scavi sottomarini, il primo nel
1946 e il secondo nel 1974 che hanno portato alla luce
il relitto e hanno consentito il recupero della maggior
parte degli armamenti che erano a bordo della nave.
Molti anche gli apparecchi medici per uno scafo che
lavorava anche da ospedale galleggiante e supporto
medico per la flotta.
Per gli abitanti della zona è nota come "la nave
sommersa dell'alta società", perché si racconta
che i marinai francesi vestissero abiti borghesi per non
farsi riconoscere e sbarcarono sulle coste dopo aver
salvato i loro beni personali. Grande interesse anche
per i fondali della zona di Lara e Konyaalti che offrono
formazioni rocciose di grande fasicno e una fauna marina
ricchissima. Meta di immersioni anche la caverna
sommersa al largo dell'isolotto di Sican. A est di
Antalya, al largo della località di Manavgat, il
turista subaqueo si può invece imbattere in un B-24 i
bombardieri dell'aeronautica americana durante il
secondo conflitto mondiale.
L'aereo inabissato si chiama Hadley's Harem e giace sui
fondali a 200 metri dalla costa dal 1944: dopo aver
bombardato la Romania atterrò a Cipro, ma precipitò al
primo decollo dall'isola.
L'equipaggio sopravvisse (tre dei soldati americani sono
vivi tutt'ora) e venne salvato dagli abitanti del
villaggio di Cengel Koy, mentre l'abitacolo è stato
recuperato ed esposto in un museo di Istanbul. Ma i
relitti sui fondali della regione sono anche molto più
antichi: ad ovest di Antalya, nella baia di Gelidonya,
ci sono infatti i resti sommersi di una nave mercantile
che naufragò dopo aver sbattuto contro le rocce della
località oggi nota come Taslik. Durante le ricerche
portate avanti negli anni '60 fu stabilito che la nave
risaliva al XIII secolo d.C. e veniva da popolazioni
mediorientali.
Un secolo dopo, un'altra nave di mercanti si inabissò a
60 metri dalla costa di Uluburun, cittadina a sudest di
Kas. I reperti a bordo sono stati recuperati da una
spedizione del 1984, ma lo scafo, costruito con legno di
cedro e lungo 15 metri, giace ancora sul fondo, in mezzo
alle tartarughe che popolano le acque della zona.
E il viaggio nel tempo tra le tragedie custodite dal
mare riporta il sub alla seconda guerra mondiale quando
nuota nelle acque di Meis, isolotto greco a un tiro di
schioppo dalla costa turca di Kas. Lì giace infatti un
aereo da guerra italiano abbattuto: a 57 metri di
profondità diventa visibile il motore del velivolo
mentre osservare l'intera carlinga, che conserva ancora
armamenti inesplosi, bisogna scendere a 70 metri di
profondità.
Ma intorno ai reperti di guerra fioriscono la flora
marina e la fauna, così come nelle splendide grotte di
Gok, vicino Finike, una delle caverne più profonde
dell'Asia. Al loro interno, al di sotto dei quindici
metri di profondità, si mescola l'acqua dolce delle
sorgenti sulla terraferma con l'acqua salata del mare,
il tutto in mezzo a stalattiti che testimoniano come una
volta la caverna fosse all'asciutto. (Denaro.it)
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Un
viaggio che ripercorre, al contrario, le tappe
compiute dal mitico eroe virgiliano, dal
porto di Nettuno a Canakkale in Turchia dove si
trovano
le rovine dell'antica Troia. |
SULLA
ROTTADI
ENEA
Sulla rotta di
Enea in barca a vela. Un viaggio che ripercorre, al
contrario, le tappe compiute dal mitico eroe virgiliano,
dal porto di Nettuno a Canakkale in Turchia, dove si
trovano le rovine dell’antica Troia. Questo il
contenuto dell’edizione 2007 di "L’Italia dei
porti", una trasmissione di <Raidue> che ha fatto tappa
a Reggio Calabria. "Per compiere l’impresa - si
legge in una nota - è stato selezionato un catamarano
d’altura, non cabinato, progettato dall’architetto
francese Erik Lerouge". Il <Progetto Aenea> ha attrezzati
altri tre natanti per la navigazione d’altomare.
Insieme a "Lady Hawke 20"”, di 20 metri, quindi, una
piccola flotta formata da tre catamarani deriva della
Lega Navale Italiana, da 6.5 metri, che costituiscono la
parte prettamente sportiva e agonistica dell’impresa,
navigherà per oltre 2.000 miglia, toccando i più
suggestivi porti del Mediterraneo di Italia, Grecia,
Tunisia e Turchia". Partiti da Nettuno il 20 maggio e
dopo aver fatto tappa a Gaeta, gli skipper di "L’Italia dei porti" sono approdati a Salerno,
Palermo, Trapani, Tunisi, Ragusa, Siracusa, per giungere a Reggio Calabria, dove è
stato allestito, sul lungomare Falcomatà, il Villaggio
del Mare, con stand, giochi e kermesse eno-gastronomiche.
"Gli eventi territoriali - si legge ancora nella nota
- prevedono anche l’organizzazione di conferenze
stampa e convegni mirati a promuovere lo sviluppo della
nautica e la salvaguardia dell’ambiente marino".
Dopo Crotone, le altre tappe sono state Santa Maria di
Leuca, Otranto, Corfù, Cefalonia (Fiskardo), Creta,
Bodrum. Giungeranno a Canakkale il 10 agosto. Il
programma di <Raidue>, se da una parte documenta
un’imponente impresa sportiva, dall’altra è un vero
e proprio reality dedicato al mondo della vela, perché
vede protagonisti 12 ragazzi e ragazze selezionati
attraverso un concorso. Una trasmissione, dunque,
all’insegna della passione per il mare e della
valorizzazione delle tradizioni storiche marinare. La
puntata registrata a Reggio Calabria andrà in onda il
23 agosto. (GiornalediCalabria.it)
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LA LEGGENDA
VUOLE CHE
A PORTARE
LE CILIEGIE IN
ITALIA SIA STATO
IL CONSOLE
ROMANO.
DALLA CAPPADOCIA
O DAL MAR NERO?
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GRAZIE,
LUCULLO |
Nel linguaggio
poetico "bocca di ciliegia" è usato per descrivere
una ragazza dalle labbra carnose ed invitanti come il
rosso dolce frutto.
Il ciliegio (Prunus Avium L.), originario dell'Asia
Minore, si diffuse in Egitto sin dal VII secolo a.C. e
successivamente in Grecia come cita Teofrasto (III sec.
a.C.). La prima testimonianza della loro presenza in
Italia risale al II secolo a.C. quando Varrone ne
illustrò dettagliatamente l'innesto. Leggenda vuole che
sia stato Lucullo a portare dalla Cappadocia le ciliegie
"migliori"(a noi risulta dal mar Nero, ma
tant'è: ndr). Più tardi, Plinio il Vecchio ne
descrisse dieci varietà nella sua "Naturalis
Historia".Presenti nelle ricche mense rinascimentali, è a partire
dal '500 che abbiamo notizie precise della loro
coltivazione. Rimangono famose le ciliege che nel '600
provenivano dai frutteti di Versailles, dove ampie serre
erano adibite alla coltivazione di frutta per la tavola
e gli studi botanici. L'esegesi biblica le assimilava:
per il colore rosso intenso al sangue del Redentore, per
la dolcezza al buon carattere derivato dalle opere
buone. |
Nell'iconografia cristiana spesso la ciliegia
rappresenta il frutto del Paradiso, l'antidoto della
mela causa del Peccato originale.
Oggi l'Italia, a
livello europeo, rappresenta uno dei principali
produttori di ciliegia con oltre 150 varietà, tutte di
origine spontanea ma incrociate fra loro in modo
casuale.
Dei ricercatori americani affermano che questo frutto ha
anche proprietà quasi taumaturgiche nella cura dei
dolori, perché ricco di sostanze che agiscono come i più
comuni antinfiammatori.
Diverse sono le superstizioni collegate alla ciliegia.
Contando i noccioli rimasti nel piatto alla fine un
pasto, le ragazze possono prevedere quando si
sposeranno, recitando: "quest’anno, l’anno
prossimo, un giorno, mai", l’ultimo nocciolo contato
fornirà la risposta. Se si desidera che un vigneto
produca buon vino, bisogna piantarci in mezzo un
ciliegio.
Frutto ricco di zuccheri semplici, sali minerali e
vitamine, la ciliegia si consuma fresca, ma viene anche
candita, conservata sotto spirito, usata per preparare
marmellate, sciroppi e liquori, o destinata alla
pasticceria per fare gelati e torte. (Tuttoabruzzo.it) |
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CULTURA
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LA
LIBERTA' ASSOLUTA
ORHAN
PAMUK LO
SCRITTORE TURCO OSPITE DELLA
KERMESSE MILANESE CHE HA AFFRONTATO IL TEMA
DELLA LIBERTA' E DEL RAPPORTO CON L'OCCIDENTE
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Una grande folla
ha calorosamente accolto lo scrittore turco Orhan Pamuk,
ospite della serata di ieri della Milanesiana, rassegna
di arte e cultura che quest’anno ha come tema
principale l’Assoluto. Pamuk, premio nobel per la
Letteratura nel 2006, ha intrattenuto l’attenta platea
milanese con un suo saggio dal titolo "Variazioni
sull’Assoluto", opera riferita al complesso pensiero
dello scrittore russo Dostojevskij e al suo difficile
rapporto con gli ideali occidentali.
Appare subito il legame tra lo scrittore russo e il suo
contemporaneo collega turco; in tutte le sue opere,
infatti, Pamuk evoca e cerca una sua singolare forma per
elaborare un rapporto possibile tra Oriente ed
Occidente, una coesistenza basata sul riconoscimento
delle diversità ma, allo stesso tempo, sulla capacità
di comprendersi.
Il presupposto per questo risultato è l’apertura
senza alcuna forma pregiudiziale nei confronti
dell’altro e senza rinnegare se stessi; una simbiosi
identificabile in un essere umano cittadino del mondo ma
orgoglioso della propria identità. Pamuk, la Turchia e
la stessa Istanbul, città natale dello scrittore,
sembrano proprio rappresentare questa immagine appena
evocata: un uomo, una società e una città che tra
paura e contrasti, tra Oriente ed Occidente, sia in
grado di specchiarsi e di ritrovare se stesso.
Il nemico di questa capacità di convivere tra diversi e
di accettarsi risiede nel nazionalismo e nei
fondamentalismi, sentimenti che portano all’assoluto
come rifiuto di tutto quello che è diverso da noi o che
non sposa gli ideali precostituiti.
Lo stesso Pamuk ha subito gli effetti negativi di queste
forze oscure, le minacce ricevute in seguito alle sue
dichiarazioni sul genocidio della popolazione armena
sono l’espressione di come la libertà di essere,
intesa come possibilità di esprimere se stessi, sia
sempre in pericolo.
Il percorso intrapreso da molti anni dall’autore ha
quindi il fine, innegabile per chiunque creda nella
convivenza dei popoli, di trovare un modus vivendi tra
mondi diversi, i quali hanno come unica soluzione reale
la ricerca di una sintesi tra di loro, una necessità
ancora più sentita in Turchia, da sempre terra di mezzo
tra emisferi diversi e non sempre desiderosi di
parlarsi.
Se nelle " Memorie dal Sottosuolo" Dostojeskij, dopo un
iniziale accettazione di tutti gli ideali
dell’Occidente, troverà nel Panslavismo la reazione
all’odio e all’invidia nascente nei confronti dello
stesso mondo prima amato e celebrato; Pamuk, dal canto
suo, vuole descrivere la possibilità per i cittadini
del suo paese di vivere e accettare alcuni valori
dell’Occidente europeo senza rinnegare la propria
cultura musulmana.
E’ in questa difficile ricerca che nasce
l’apprezzamento europeo nei confronti di Pamuk, in
quello sforzo di rielaborazione dell’identità turca
capace di relativizzare le spinte da Occidente e da
Oriente, rigettando le fughe verso un passato dai toni
sempre più sfocati o verso una modernità cancellatrice
di tutte le peculiarità.
Con questo spirito e con questo obiettivo lo scrittore
si è speso con le stesse energie contro il
fondamentalismo islamico e contro le rigidità
dell’Occidente, come nel caso delle accuse
indiscriminate nei confronti del mondo islamico o nel
caso della guerra in Iraq.
Pamuk elabora dunque questo concetto di Turchia
offrendoci una possibile soluzione applicabile anche
nella nostra società; la dimensione turca di Pamuk può
divenire la dimensione da ricercare nelle nostre sempre
più eterogenee città, alla ricerca di dialogo e
moderazione tra coloro che ci vivono.
L’alternativa è piuttosto desolante e l’ha
enunciata il direttore del < Sole 24 Ore>, Ferruccio
De Bortoli, riprendendo ad esempio la città di Istanbul
per riferirsi a tutte le città del mondo, " senza
dialogo il mondo si trasformerà in un Bosforo in secca,
dove al posto dei relitti delle nave affondate
appariranno le nostre secche coscienze".
Il percorso è molto difficile e irto di ostacoli. Pamuk
ci indica una possibile strada da percorrere che non
dovremmo lasciar cadere nel vuoto per il bene di tutti.
(Paolo
Bersan/La Voce
d'Italia)
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Il
premio consegnato
alla scrittrice nel castello
di Grizane: Protagonista
la nonna materna |
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A
YASMINE GHATA
LA
SEZIONE
ESORDIENTI
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La scrittrice
trentaduenne Yasmine Ghata ha esordito nel 2004 con il
romanzo La notte dei calligrafi, pubblicato nel 2006 da
Feltrinelli. Protagonista delle vicende ambientate nel
corso del Novecento è la nonna paterna Rikkat Kunt: è
un’artista ma sposa un dentista che incarna la più
ottusa razionalità, divorzia e lo lascia nella
religiosissima Konya, tornando con il figlio a Istanbul.
In questa grande città ha infatti vinto un posto di
insegnante all’Accademia di Belle Arti, dove incontrerà
i fantasmi dei calligrafi morti che le insegneranno
preziose ricette di inchiostri e segni lievi e
impeccabili.
Qual è stato lo spunto che l’ha indotta a narrare le
vicende di questa donna libera e coraggiosa?
"L’idea di scrivere la storia della nonna è nata
nel 2000, mentre visito una mostra di calligrafia
organizzata dal miliardario Sekip Sabanci. In una
vetrina, casualmente, scopro un’opera della nonna che
sapevo essere un’artista ma non una calligrafa. Sono
cresciuta a Parigi e improvvisamente ho dovuto fare i
conti con il passato della mia famiglia".
Perché sceglie proprio una donna per affrontare il tema
della modernizzazione in Turchia? "Ho scelto una
voce femminile per raccontare come il popolo turco passò
dal dispotismo ottomano alla laicità di Ataturk.
Iniziando a scrivere, a emozionarmi maggiormente è
stata l’immagine di dinastie di uomini calligrafi che
si sono succedute dal XVI al XX secolo e il cui ultimo
erede, secondo tante e diverse fonti storiche, fu mia
nonna, Rikkat Kunt definita “l’ultima calligrafa e
miniatrice del paese”. Per molto tempo insegnò
all’università, facendo da cerniera tra due
generazioni. Pensavo fosse giusto ricordare come una
professione maschile potesse concludersi con una donna.
Non è forse questo il destino di un Islam illuminista?
Il suo romanzo si articola in un momento decisivo per la
Turchia".
Tra le tante misure intraprese che importanza ha il
passaggio, nel 1928, dall’alfabeto arabo a quello
latino?
"A quel tempo i tre quarti della popolazione erano
analfabeti. Imponendo un nuovo alfabeto e inviando dei
comitati linguistici attraverso il paese, Ataturk ha
fatto uscire la Turchia dall’analfabetismo. I
caratteri arabi scomparvero e con essi i calligrafi che
non potevano più praticare la loro arte. In molte
civiltà la calligrafia era il segno
dell’interdipendenza del potere politico e religioso.
E infatti in Cina con la rivoluzione culturale Mao vietò
la pratica della calligrafia".
Nel suo romanzo si legge che i calligrafi muoiono quando
non possono più servire Dio. Qual è il legame tra la
calligrafia e la fede?
"Nell’Islam la calligrafia è un atto di fede
perché il suo compito è infondere il soffio divino nei
fedeli. In un certo senso la calligrafia prende il posto
dell’immagine nelle società occidentali. Nelle
moschee le immagini erano proibite e soltanto la
scrittura poteva decorare l’edificio religioso
evocando la presenza divina nel mihrab, la nicchia
orientata verso la Mecca".
Lei è francese, suo padre turco e sua madre, la
scrittrice Venus Khoury-Ghata molto nota in Francia e
pubblicata in Italia dal Leone Verde, è libanese di
fede cristiano maronita. Dove sente le sue radici?
"Sono cresciuta in un ambiente sincretico e
confesso di avere approfittato di questa ricchezza.
Faccio mie le molte radici che ho. Mio padre era
musulmano di nascita ma non era praticante e quando lui
è scomparso ho rivolto tutta la mia attenzione alla
civiltà islamica. Fin dall’infanzia per me l’Islam
è sinonimo di quell’amore paterno di cui ho tanta
nostalgia. Se dovessi riassumere il mio pensiero, il mio
immaginario è nutrito del sogno estetico che scaturisce
dall’Oriente".
Esiste un legame tra la scrittura e la fede, per
esempio, quando si vive un periodo difficile? "Sì,
la scrittura mi ha aiutato a superare le angosce. E
affrontare il foglio bianco rappresenta una battaglia
contro le mie paure. Quando riesco a metterle nero su
bianco mi sembra di avere vinto a braccio di
ferro…"
Dopo La notte dei calligrafi, cos’altro ha in serbo
per i suoi lettori?
"A settembre sarà in libreria il romanzo
intitolato Il tar di mio padre, pubblicato in Francia
dall’editore Fayard. Il tar è uno strumento a corde,
tipico dell’Anatolia e del mondo iranico". (Farian
Sabahi/La Stampa.it) |
Fascino
di un mondo
scomparsoNon
sempre i premi letterari, tanto per parlare di
romanzi, vengono dati ad autori di belle letture.
Premio qui, premio là, il mondo degli scrittori
sembra fatto solo di premi. Succede spesso, però,
che quando le pagine di qualche libro decantato ci
scorrono sotto gli occhi, solo allora ci si
accorge della solita paccottiglia. Il miglior
premio, in fondo, è quello dell'uomo qualunque che -
se avvinto, o magari affascinato, dall'ultima
novità - subito la raccomanda ad amici e
conoscenti. Il fatto quindi che a "La notte
dei calligrafi" di Yasmine Ghata sia stato
dato il Premio Edoardo Kihlgren, e che recentemente
per la stessa opera abbia vinto la sezione
esordienti al Grizane, tutto sommato non ci aveva
impressionato più di tanto. Ma abbiamo dovuto
ricrederci. Dire che "La notte dei
calligrafi" sia un romanzo di pregio è ben
poco. E questo ci porta ad alcune
considerazioni, la prima delle quali riguarda
l'emozione che ci regalano gli scrittori turchi.
Perché Yasmine Ghata sarà pur nata in Francia ma
è sempre figlia di un padre turco.
Superfluo stare a raccontare la trama del
libro, che del resto è stata accennata
nell'articolo di Farian Sabahi. Quello che
ci interessa sottolineare è la finezza con
la quale l'autrice descrive la vita della
nonna paterna, Rikkat Kunt. Sono pagine di
una dolcezza incredibile, velate di una
malinconia infinita nel ricordo di un Paese,
la Turchia, e di una città, Istanbul, che
dopo l'avvento di di Ataturk e
l'instaurazione della Repubblica non
sarebbero stati più quelli. Era la morte
dei calligrafi e delle loro scuole.
"L'ornato è la mia ragione di vita.
I miei arabeschi descrivono motivi
geometrici, sono l'unica a conoscerne il
segreto. Disegni astratti, gli steli privati
del loro attributo vegetale diventano linea,
talora punto. Dio guida la mia mano, la
composizione acquisisce la propria logica.
gli assi sono molteplici, la la geometria
resiste. I motivi corrispondono con giochi
simmetrici di luce e di ombra, riproducono
il microcosmo, e i misteri della creazione".
Poche parole ma ci fanno comunque
comprendere come ci sia un comune
denominatore tra Yasmine Ghata, Orhan Pamuk
e Elif Shafak: la mancanza di volgarità.
Quando pensiamo a tanti scrittori, italiani
soprattutto, la cui unica bravura è quella
di riempire le loro righe di coiti e
quant'altro, e questo solo per fare effetto
ed essere alla moda, o magari per vendere
più copie, senza offrire il benché minimo
appiglio né alla conoscenza storica né
alle proprie esperienze e sofferenze, beh!ne
vengano ancora e tanti di questi autori come
la Ghata.
Annota <L'Express>, a proposito de
"La notte dei calligrafi" :
"Emozionati, ritroviamo la serenità e
grandezza d'animo che emanano dalle 'Memorie
di Adriano? di Marguerite Yourcenar".
Ci trova pienamente d'accordo. (Ve.
Inca)
Yasmine
Ghata - La notte dei calligrafi Editore
Feltrinelli
euro 11,00 pagine 125
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ARTE
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LA TURCHIA
DI ALPTEKIN
SPECIALE
BIENNALE DI VENEZIA LA MOSTRA, FINANZIATA
DALLA <GARANTI BANK>, PRESENTE
SINO AL 21 NOVEMBRE CON L'INSTALLAZIONE DI "DON'T
COMPLAIN/NON LAMENTARTI".
È l’artista Hüseyin
Bahri Alptekin a rappresentare la Turchia alla 52/ma
Esposizione Internazionale d'Arte - La Biennale di
Venezia, in uno spazio
situato presso le Artiglierie dell'Arsenale. La mostra,
finanziata dalla < Garanti Bank Turchia> con il sostegno di
ministero degli Affari Esteri Turco, la Repubblica della
Turchia e degli Amici del Padiglione Turco, curata da
Vasif Kortun e organizzata dalla < Fondazione Istanbul per
l'Arte e la Cultura> (Iksv), la stessa che organizza la
Biennale di Istanbul, presente sino al 21 novembre con
l’installazione "Don't complain/Non
Lamentarti", realizzata proprio da Alptekin.
Il titolo tautologico dell'installazione di Alptekin
sottolinea un'obiezione e scatena dei dubbi rispetto ai
probabili significati di questa lamentela. Chi si sta
lamentando quando afferma "non lamentarti? (don't
complain)"? È qualcosa che riguarda l'artista, la
nazione o lo spettatore?
L'installazione consiste di una serie di spazi specifici
composti di singole celle situate all'interno di una
struttura dalla forma semi-arcuata. L'ispirazione
proviene da un particolare tipo di luogo di ristoro
dell'Asia occidentale. Qui capita che i ristoranti
possano essere strettamente divisi entro cabine
separate, assemblate attorno ad una corte aperta. Qui
ciascun singolo gruppo di ospiti vede garantita la
propria riservatezza, e il proprio spazio mentale
individuale.
All'interno di ognuna delle cabine che
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compongono
l'installazione appaiono una serie di sequenze di
immagini presentate su schermi Lcd. Le immagini sono
composte dalla sovrapposizione di centinaia di livelli
di singole immagini: registrazioni di momenti casuali o
non essenziali, miti anonimi che non lasciano tracce
storiche, atti fugaci che normalmente eludono la nostra
attenzione.
Alptekin definisce tali momenti "incidenti".
Nel "Bombay incident" ambientato nella
spiaggia di Juhu Tara e nel "Rio de Janeiro
Incident" sulla spiaggia di Ipanema, le differenze
individuali sono racchiuse dentro le silhouettes della
gente. In un altro di questi "incidents",
Alptekin ripercorre le tracce di un uomo muto di colore
lungo quattro stagioni dallo stesso punto di vista.
È un registrare il luogo dell'uomo, sempre all'angolo
di una strada intorno ad un bidone della spazzatura,
vicino ad un'automobile abbandonata. Quest'ultimo
organizza la spazzatura in relazione con le persone
deputate della pulizia della strada e con gli abitanti
dei quartieri entro un contesto di illegalità
tollerata, ma anche di auto-ecologia e di economia
informale. L'attribuzione profondamente empatica al
ventre molle della globalizzazione e la costellazione di
queste presenze dislocate e anonime ha anche a che
vedere con i mezzi di sussistenza ambulanti di Alptekin,
con la "fuga" dal concetto di casa e di
contesto locale. Il suo costante rovistare attorno altri
luoghi mentali lo ha portato ad acquisire conoscenze
specifiche ed un modello di lavoro peculiare. (Aise)
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SPETTACOLI
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IL CONCERTO DI
ISTANBUL
ANNULLATO<LIVE
EARTH>
Il
concerto <Live Earth> di Istanbul è stato annullato. La filiale turca
del mega evento ambientalista del 7 luglio sarà sostituita da
proiezioni su schermi giganti degli altri concerti che si terranno
nel resto del mondo. Le ragioni dell'annullamento sono nel mancato
appoggio del governo turco all'iniziativa e nella mancanza di
sponsor. Ma per fortuna non erano stati ancora firmati contratti con
gli artisti né erano stati messi in vendita i biglietti. Alcuni
osservatori affermano che un evento di massa come <Live Earth>, alla
vigilia delle elezioni turche del 22 luglio, avrebbe potuto
procurare turbative politiche nel Paese. Sempre parlando di <Live
Earth>, si arricchisce il cast del concerto di Amburgo. Si sono
aggiunti i nomi di Shakira ed Enrique Iglesias al cartellone che già
schierava Chris Cornell, Katie Melua, Manà, Sasha e Snoop Dogg. (Fabrizio
Biffi/Extra Music Magazine)
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PESARO:
"FORSAKEN PATHS>
DI RUYA ARZU KOKSAL
STORIADI
TRE DONNE DIVERSESono
scorse a ritmo serrato nella
sala del Teatro Sperimentale di Pesaro le immagini reali della sezione
<Europa Doc>. Dalla Polonia è arrivata "Nasiona" di Wojciech Kasperski con la
storia di una famiglia ai margini del mondo, vittima di un disumano
isolamento. Il documentario si è aggiudicato ben tre
riconoscimenti, nella cornice del "Cracow Film Festival" e
il Premio Special Commendation al "Prix Europa", nella
categoria "Documentando per la TV".
Hanno comunicato altresì gioia e speranza le immagini della reporter turca Ruya
Arzu Köksal, che con "Forsaken Paths", attraverso la storia di tre
donne di età diverse, ha raccontato gli spostamenti della tribù dei Çepni
dai villaggi fino agli alti pascoli "yayla", dove
conducono le mucche durante la stagione estiva. Un'usanza che,
attraverso colori, suoni, giochi e danze, si anima e rende omaggio a
una tradizione che allenta sempre di più la presa.
"È stato molto difficile all'inizio raccontare di queste donne
turche - ha spiegato Köksal nell'incontro con il pubblico - ho trascorso un intero mese a casa loro e solo dopo aver
superato una certa diffidenza mi hanno concesso di girare il film,
proiettato per la prima volta solo per loro su un lenzuolo appeso al
muro. Le persone filmate nel progetto ora mi chiedono sempre del
percorso che sta facendo il film e se ne rallegrano, forse proprio
perché sono riuscita a raccontare lo spaccato di un microcosmo
senza macchia di pregiudizio".
In "Can Tunis" di Josè Gonzàlez Moranti e Paco Toledo si
è statati catapultati invece
in un barrio di Barcellona che fino agli anni '90 è stato uno dei
principali punto di smercio di droga. Il documentario si concentra
sulle proteste degli abitanti del quartiere contro l'esproprio delle
proprie case destinate a diventare abitazioni design.
"Abbiamo voluto realizzare - ha raccontato Gonzàlez Morandi -
una pellicola che non raccontasse solo il mondo della droga,
rappresentato oggi in televisione con sempre maggiore frequenza, ma
che entrasse a fondo nella vita di dei gitani. È passato del tempo
prima di riuscire a conquistare la fiducia con gli abitanti del
posto - ha proseguito il regista - ma è nata una complicità che
rimarrà per tutta la vita perché loro hanno visto in questa storia
una propria autobiografia, coscienti di far parte di una realtà
sociale marginale".
(FilmUp.com)
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SPORT
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LA
PROPOSTA PLATINI AD ISTANBUL
La ricetta Uefa
per Sudafrica 2010
"Gruppi più
piccoli
e meno partite"
L'Uefa propone una modifica al meccanismo di
qualificazione delle squadre europee per i mondiali di
calcio, così da far disputare meno partite ed evitare
intasamenti del calendario internazionale. Le squadre
concorrenti sono 53 per 13 posti.
"È stato raggiunto un accordo - spiega William
Gaillard, il portavoce Uefa, dopo una riunione del
comitato esecutivo ad Heerenven, presieduta da Michel
Platini - i gruppi per la fase di qualificazione saranno
più piccoli di quelli che abbiamo per la qualificazione
agli europei. Questo perché gruppi di sette o otto
squadre producono troppe partite e problemi al
calendario internazionale".
"Ci saranno quindi nove gruppi - spiega Gaillard - otto
di sei squadre e uno di cinque. Le nove prime
classificate saranno automaticamente qualificate al
mondiale e le successive migliori otto faranno i
play-off (con partite di andata e ritorno) per i
rimanenti quattro posti della coppa del mondo".
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La proposta del comitato esecutivo sarà sottoposta ad
approvazione definitiva alla riunione del Comitato
esecutivo che si terrà a settembre ad Istanbul: "È
una buona soluzione di compromesso - ha commentato
Platini - perché non mi piaceva il format dell'ultima
fase di qualificazione, con gruppi di sette e otto
squadre".
L'Uefa ha discusso anche il futuro format delle
competizioni europee per club dal 2009 al 2012, in
particolare la Champions League: "Non ci saranno
cambiamenti nel nocciolo del meccanismo - ha spiegato
Platini riferendosi agli otto gruppi di quattro squadre
ognuno - ma le modalità di accesso vedranno piccole
modifiche". (Corriere.com)
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IL
TRASFERIMENTO
L'AGUERO
VERSO
LA <TUK TELEKOM>
Dopo il
"sì" di
Paola Cardullo la <Sant'Orsola Asystel Novara> si trova di
fronte al "no" di Taimaris Aguero.
La stampa locale rilancia la notizia meno attesa dai
tifosi della società piemontese.
Dopo solo due stagioni in rossoblù la stella cubana
Taimarys Aguero è prossima a cambiare casacca. Per lei
è pronto il trasferimento al <Turk Telekom> di Bahar Mert
e, probabilmente, anche del tecnico Alessandro Chiappini.
(Volleygb@ll.it)
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MTB: dal
12 al 15 luglio
EUROPEIIN
CAPPADOCIA
Per
la prima volta nella storia i Campionati Europei di Mtb
si svolgeranno nel 2010 in Israele. Mai la nazione
medio-orientale aveva ottenuto tale onore, che ora gli
è stato riconosciuto dall'Unione Europea del Ciclismo.
E sarà l'occasione per presentare percorsi di certo
inediti alla grande massa dei bikers.
Quest'anno gli Europei si disputeranno in Cappadocia (Turchia)
dal 12 al 15 luglio, nel 2008 in Germania a St. Wendel e
nel 2009 in Olanda a Zoetermeer.
Presentata anche la nuova maglia, che avranno l'onore di
indossare i neo campioni d'Europa. La maglia, azzurra e
con 12 stelle, sarà fornita da Santini. (Max Alloi/Solobike.it)
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