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<TURCHIA
OGGI> - A PARTE LA DOCUMENTAZIONE DELL'AMBASCIATA DI ITALIA AD
ANKARA E DELL'ICE DI ISTANBUL - SI AVVALE PER LE NOTIZIE E GLI
ARTICOLI RIPORTATI SUL SUO WEB, E NATURALMENTE RELATIVE ALLA TURCHIA,
DELLE NEWS
GIA' APPARSE IN ALTRI SITI O GIA' PUBBLICATE SU QUOTIDIANI E
RIVISTE. NON FA ALTRO CHE ASSEMBLARLE, NELLA CONVINZIONE CHE SIANO
DI MAGGIORE UTILITA' PER QUANTI HANNO UN QUALCHE INTERESSE PER
QUESTO PAESE. <TURCHIA OGGI>, AD
OGNI MODO, E' SEMPRE A VOSTRA DISPOSIZIONE.
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PRIMO
PIANO
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C'E'
IL SOSTEGNO DELL'ITALIA
MASSIMO D'ALEMA
IN TURCHIA IL CAPO DELLA FARNESINA SI
E' DETTO CONVINTO CHE ALLA FINE DI UN
LUNGO PROCESSO ANKARA DIVENTERA' MEMBRO A
PIENO TITOLO DELL'UNIONE EUROPEA.
L'Italia conferma
il suo sostegno alla Turchia
sulla strada di avvicinamento all'Europa. Con questa
posizione il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, ha
compiuto la sua visita ad Ankara, nel corso
della quale ha incontrato i massimi dirigenti turchi.
Al centro dei colloqui ci sono stati i temi di carattere
bilaterale, i temi regionali con particolare attenzione
alla situazione in Iraq e il punto sul processo di
avvicinamento della Turchia all'Unione Europea, da
sempre sostenuto con forza dall'Italia, nel pieno
rispetto dei criteri stabiliti dalla Commissione. In una
intervista concessa all'agenzia Turca <Anadolu>, il
titolare della Farnesina si è detto convinto che "alla fine di un lungo processo la Turchia diventerà
membro a pieno titolo dell'Unione Europea".
D'Alema ha anche detto però con chiarezza di ritenere
che la Turchia debba "rispettare pienamente" gli
impegni assunti con l'UE sulla questione cipriota e che
allo stesso tempo l'Europa debba "incoraggiare l'Onu
al lancio di una iniziativa" per risolvere il problema
che si trascina da molto tempo. I rapporti fra politici
economici e culturali tra i due Paesi sono stati
definiti "perfetti" dal capo della diplomazia
italiana, che ad Ankara ha incontrato il presidente della
Repubblica Ahmet Necdet Sezer, il Primo Ministro Recep
Tayip Erdogan, il ministro degli Esteri e numero due del
partito della Giustizia e dello Sviluppo (Akp) al potere
Abdullah Gul, il presidente del Parlamento Bulent Arinc
ed il leader del principale partito turco di
opposizione, il partito Repubblicano del popolo (Chp),
Deniz Baykal.
La visita di D'Alema è caduta in un momento particolarmente
delicato per la situazione politica interna del Paese,
anche in vista delle elezioni del prossimo 22 luglio.
Negli scorsi mesi, e continua tuttora, si è registrato
uno scontro tra la Turchia laica e il Governo filo-islamico del premier Erdogan, soprattutto sulla
riforma del metodo di elezione del capo dello stato. Lo
scorso 31 maggio il Parlamento aveva nuovamente approvato,
con una maggioranza di oltre i due terzi, il pacchetto
governativo di emendamenti costituzionali per l'elezione
diretta del Capo dello Stato in sostituzione dell'elezione parlamentare attualmente in vigore.
La risposta di quest'ultimo è stata la convocazione di
un referendum popolare. Come è noto,Il nuovo pacchetto prevede un mandato di cinque anni
rinnovabile, al posto dell'attuale settennato non
rinnovabile e la riduzione della durata della
legislatura a quattro anni dagli attuali cinque. (Denaro.it)
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...MA
LA
DOCCIA FREDDA
ARRIVA
DA
SARKOZY
NESSUN
DIALOGO
SECONDO QUANTO HA SCRITTO IL
<FINANCIAL TIMES>, IL PRESIDENTE FRANCESE E' CONVINTO CHE LA TURCHIA
DEBBA RIMANERE A RISPETTOSA DISTANZA DALL'UE
Dalla
Francia di Nicolas Sarkozy viene una doccia
fredda sulle speranze della Turchia di entrare a
far parte dell'Unione europea. Lo ha scritto in
apertura della prima pagina il <Financial
Times>, secondo il quale è il primo segnale
concreto dalla nuova leadership di Parigi che la
Turchia deve rimanere "a rispettosa
distanza dall'Europa". Funzionari francesi
a Bruxelles, ha sottolineato il giornale, "hanno
manifestato preoccupazione di fronte alla
possibilità che la Turchia avvii negoziati
preparatori all'entrata nell'euro, possibilità
che il presidente francese non è disposto a
contemplare". Tale blocco sarà un colpo
per coloro che in Turchia puntano a una
modernizzazione del Paese, ma coerente col
messaggio dato da Sarkozy a Bruxelles il mese
scorso: "Non penso che la Turchia abbia
posto nell'Unione europea". Sarkozy, ha
aggiunto il quotidiano, eviterà di scendere in
campo aperto contro l'ingresso della Turchia in
UE sino al prossimo autunno, per evitare di
complicare i colloqui per una nuova costituzione
europea che cominciano la settimana prossima a
Bruxelles. In una implicita differenza rispetto
a Parigi, il Cancelliere tedesco Angela Merkel
aveva detto di voler aprire tre nuove pagine
negoziali con la Turchia dopo il vertice UE, per
dare un segnale che Ankara è ancora impegnata
sul fronte europeo nonostante problemi politici
e riforme non attuate. Ma chi sostiene
l'opportunità di accogliere Ankara nell'UE, ha
riportato sempre il giornale, "è già
entrato nello spirito di chi punta a limitare i
danni". In particolare, di tre capitoli
oggetto di negoziati e considerati cruciali la
Francia si oppone con particolare decisione a
quello riguardante l'unione economico-monetaria.
Gli altri due sono la statistica e i controlli
finanziari UE. "Se la Francia porta avanti
la sua minaccia sarà un chiaro segnale che sta
spostando la direzione dei negoziati sulla
Turchia da una piena adesione all'UE a quella di
una partnership privilegiata".
A far scendere le quotazioni della Turchia in
seno all'Europa è stato l'anno scorso il
rifiuto di Ankara di aprire i suoi porti
marittimi al traffico navale da Cipro, un Paese
membro dell'UE che è tra gli oppositori più
accesi all'ingresso della Turchia. A sua volta,
ha concluso il <Financial Times>, "per
la frustrazione la Turchia ha bloccato la
cooperazione, in fase crescente, tra UE e Nato
in Kosovo e Afghanistan, due regioni in cui l'UE
vorrebbe aumentare la propria presenza". (Denaro.it) |
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CON UNA
MOZIONE
IL DISSENSODI
MARONI
''Abbiamo
presentato una mozione per chiedere al Governo italiano
di esprimere dissenso qualora la Turchia entri
nell'Unione Europea fino a quando tutti i capitoli del
negoziato non siano soddisfatti, innanzitutto quelli che
riguardano i diritti civili''. Lo ha annunciato Roberto
Maroni, capogruppo della Lega Nord a Montecitorio. ''Non
possiamo accettare - ha sottolineato Maroni - che entri in
Europa chi calpesta costantemente i diritti civili e chi
discrimina coloro che non abbracciano la religione
musulmana. Queste cose le dice anche Sarkozy, non solo
un becero leghista. E noi - ha concluso Maroni - siamo
d'accordo con lio". (Milano
Finanza)
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NICOSIA
NON CI STA IL
POSSIBILEVETO
Il
Governo della Repubblica di Cipro potrebbe porre il
proprio veto a qualsiasi tentativo dell'unione Europea
di aprire il capitolo riguardante l'energia nei
negoziati sull'adesione della Turchia. Loha rivelato,
come riferisce la stampa di Nicosia, il ministro degli
Esteri cipriota George Lillikas riferendo dei recenti
colloqui avuti a Parigi con il collega francese Bernard
Kouchner.
"Parlando a carte scoperte e con tutto il rispetto
per le procedure europee e per le decisioni del
Consiglio europeo, noi abbiamo avvertito che se vi sarà
qualsiasi tentativo di aprire il capitolo sull'energia -
in Commissione qualcuno lo ha pensato - il Governo di
Cipro opporrà il suo veto", ha detto Lillikas. (da
Ansa) |
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TRA
TURCHIA E GRECIA
UN
INCERTO FUTURO
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Da
circa dieci anni, la diplomazia greca basa la
propria strategia rispetto alla Turchia sulla
speranza che la prospettiva europea possa
aprire, prima o poi, una via per la soluzione
delle dispute dell’Egeo e di Cipro o, almeno,
permetta un modus vivendi pacifico nelle
reciproche relazioni. Ora, lo scontro tra il Governo
di Recep
Tayyip Erdoğan e i militari riporta alla
mente la tradizione degli interventi
dell’esercito negli affari della Repubblica
Turca, e offre
parallelamente facile appiglio ai "turco-scettici"
europei e a chi - come il nuovo presidente della
Francia, Nicolas Sarkozy - sostengono che la
Turchia non è Europa. La
combinazione di questi sviluppi non poteva non
creare preoccupazione
al ministero degli Esteri. Il capo della
diplomazia, Dora Bakoyianis, infatti, ha
lanciato un segnale quando il 7 maggio (il
giorno successivo delle elezioni francesi), pur
ribadendo la politica per l’inclusione dei
Balcani e della Turchia nell’Unione Europea,
ha dichiarato: "Naturalmente, non
sottovalutiamo minimamente gli interrogativi
delle cancellerie, come anche nelle società
europee rispetto alla Turchia. Tale tema però
non troverà una risposta oggi. Il tempo ci darà
una risposta". La dichiarazione potrebbe
essere interpretata nel senso che la Grecia
segue con attenzione la situazione, ma è
consapevole che la Francia non può aprire
subito il dibattito sulla Turchia. Sarkozy non
vorrà creare problemi alla presidenza tedesca
che, nel Consiglio Europeo di giugno, intende
concentrare l’attenzione alla necessaria
riforma del trattato per la Costituzione
Europea, per cui date le circostanze, la Francia
e l’Europa dovranno aspettare l’esito delle
elezioni di luglio in Turchia e il risultato
finale della crisi turca.
Come ha sottolineato, in un suo articolo
pubblicato dal giornale "I Kathimerinì"
(6 maggio) Thanos Ntokos, direttore dell’<Eliamep>
(uno dei migliori centri di ricerca in materia
di politica estera e di sicurezza), la Grecia
avrebbe bisogno di un piano alternativo: un
piano B pronto di entrare in azione nel caso di
"deragliamento intempestivo" della
politica del piano A (prospettiva europea della
Turchia). Quale potrebbe però essere questo
piano alternativo?
Thanos
Ntokos sembra suggerire un piano basato su una
collaborazione economica (ed energetica) più
stretta con la Turchia, accompagnata da misure
di Costruzione di Fiducia (CBM’s), come anche
da previsioni per il mantenimento del bilancio
di potere tra i due Paesi, in un tentativo
d’assorbimento degli scossoni in caso di
fallimento del piano A. Si potrebbe commentare
qui che tutti questi elementi sono utili anche
nel caso di proseguimento del piano A e che, se
considerati fuori dalla prospettiva europea
della Turchia, essi sembrano prediligere più un
modus vivendi senza necessaria soluzione
dei problemi che la vera ricerca di soluzione
dei problemi stessi. Per esserci, insomma, una
risoluzione finale serve un condizionamento
internazionale delle relazioni greco-turche.
Come abbiamo avuto occasione di presentare
altrove, il piano A fu concepito nel 1997. In un
periodo critico, cioè, per la Turchia, poco
dissimile a quello di oggi. Basta ricordare il
cosiddetto colpo di Stato di velluto contro
l’allora Primo Ministro islamico Necmettin
Erbakan. Bisogna inoltre ricordare che
contestualmente alla crisi politica in Turchia,
l’Europa stava meditando sul futuro delle
relazioni euro-turche. Nessuno pensava al tempo
alla piena adesione, ma c’erano scenari per
vari livelli della formula di rapporto con la
Turchia che andavano dall’instaurazione di una
relazione sul modello della Zona di Libero
Scambio sino alla concessione dello status
di paese in fase di pre-adesione, vale a dire
qualcosa di più dell’Unione Doganale con una
promessa di piena adesione, imprecisata nel
tempo.
Il dibattito era, così, su una relazione
speciale che a seconda dei casi precludeva o
lasciava aperta la prospettiva della piena
adesione per la Turchia. Era in questo contesto
che la Grecia pensò di collegare i problemi
ellino-turchi con la prospettiva europea dalla
Turchia, comprendendo che il grado del
collegamento sarebbe dipeso dalla forma finale
della relazione speciale. In un importante
documento del Ministero degli Esteri, preparato
nel mese di marzo, si leggeva: "In caso di
semplice rafforzamento dell’Unione doganale
(modello tedesco) possiamo avanzare come
condizione la risoluzione delle rivendicazioni
territoriali tramite il ricorso alla Corte
internazionale dell’Aja. In caso di un modello
rafforzato, come quello che promuove il Regno
Unito o la sua variante rappresentata
dall’idea francese, che lascia aperta la
prospettiva d’adesione, la concessione di tale
regime potrebbe essere collegato […] anche con
il processo di risoluzione passo dopo passo
della totalità delle dispute greco-turche,
sulla base di un definito meccanismo e di un
ordine del giorno".
Questo era quindi il piano A alla sua nascita;
concerneva, cioè, la prospettiva di un rapporto
speciale per la Turchia, anche se la diplomazia
ellenica aveva capito come nel caso di una
promessa d’adesione, la Grecia avrebbe
eventualmente potuto risolvere le dispute
greco-turche, compresa la questione cipriota,
entro un preciso calendario. Tale collegamento
fu riuscito due anni e mezzo dopo, nel Consiglio
Europeo di Helsinki (dicembre 1999), quando la
Turchia assunse l’obbligo politico ad
impegnarsi a ricorrere alla Corte Internazionale
per le dispute territoriali e di agevolare una
soluzione della questione cipriota sulla base
delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza
dell’Onu, entro la fine del 2004. Si sa che la
strategia di Helsinki fu lasciata cadere a causa
del "no"greco-cipriota al
referendum per il piano di pace redatto
dall’allora segretario Onu Kofi Annan. Cosa
impedisce però alla Grecia di riprendere il
filo della relazione speciale eventualmente
riproposto?
A nostro avviso, infatti, Atene avrebbe solo da
guadagnare se riuscisse a prendere vantaggio
dalla riapertura della "questione turca"
in Europa per condizionare qualsiasi formula di
rapporto euro-turco con la risoluzione dei
problemi bilaterali. Non ci sarebbe in questo
modo bisogno di un vero piano alternativo, ma di
un aggiustamento alle nuove circostanze che
potrebbero presentarsi nel prossimo futuro. (Vincenzo
Greco) |
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ANKARA
AMMESSA AL 7PQ
I VANTAGGI
IN QUESTO MODO HA OTTENUTO
LO STATUS DI PAESE ASSOCIATO E POTRA' QUINDI
PARTECIPARE A TUTTI GLI INVITI
Croazia,
Serbia ed ex Repubblica iugoslava di Macedonia hanno
sottoscritto i protocolli d'intesa con la Commissione
europea ed ora sono ammessi a partecipare al 7PQ alle
medesime condizioni degli Stati membri. Un'intesa
analoga è stata conclusa di recente anche tra la
Turchia e la Commissione.
I Paesi firmatari hanno ottenuto in tal modo lo status
di "Paesi associati" e pertanto potranno
partecipare a tutti gli inviti a presentare proposte
indetti nell'ambito del 7PQ, ivi inclusi quelli indetti
dall'inizio dell'anno. L'accordo conferisce ai
ricercatori di questi Paesi gli stessi diritti degli
Stati membri dell'UE per quanto riguarda la
partecipazione alle azioni di cooperazione e sostegno
alla ricerca finanziate dal 7PQ.
Il commissario per la Scienza e la ricerca Janez
Potocnik, che ha firmato l'accordo in nome e per conto
della Commissione europea, si è detto felice di "aprire
le porte dello Spazio europeo della ricerca (Ser) ai Paesi
dei Balcani occidentali".
Il Commissario ha inoltre sottolineato l'importanza
dell'accordo nell'ottica della domanda di adesione
all'UE di questi paesi. "La cooperazione
nell'ambito della ricerca con la comunità scientifica
europea è uno strumento che può facilitare il processo
di adesione all'Unione europea dei paesi candidati o
potenziali candidati", ha affermato.
Non è la prima volta che questi paesi sono stati
associati al programma quadro di ricerca dell'UE: nel
2006 lo status di paese associato è stato conferito
alla Croazia che ha così potuto partecipare all'ultimo
anno del 6PQ.
Anche il Montenegro ha richiesto di essere associato al
7PQ e probabilmente la decisione verrà adottata quando
si concluderanno i negoziati relativi all'accordo di
stabilizzazione e di associazione. Si prevede anche una
prossima partecipazione di Albania, Bosnia-Erzegovina,
Israele e Svizzera.
Per ulteriori informazioni sulla cooperazione
internazionale nell'ambito del 7PQ visitare:
http://cordis.europa.eu/fp7/capacities/international-cooperation_en.html
http://ec.europa.eu/research/iscp/index.cfm |
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PER
L'ELEZIONE
DEL CAPO DELLO STATO
SEZERCONVOCA
IL REFERENDUM
Il presidente
della Turchia, Ahmet Necdet Sezer, ha deciso di
convocare un referendum sulla riforma per l'elezione
diretta del Capo dello Stato fatta approvare dalla
maggioranza che sostiene il premier filo-islamico Recep
Tayyp Erdogan. Sezer, un laico, poteva convocare il
referendum confermativo oppure limitarsi a controfirmare
la riforma approvata in seconda lettura dal Parlamento,
il 31 maggio, che attraverso l'elezione a suffragio
universale del Capo dello Stato punta a sottrarla al
potere di interdizione dei vertici militari. In base
alla Costituzione il referendum confermativo non si
potrebbe tenere prima di ottobre, ma il governo sta
tentando di accorparlo alle elezioni politiche del 22
luglio. (Agi) |
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LE
POLITICHE DEL 22 LUGLIO
UN
SONDAGGIOVEDE
ERDOGAN
VINCITORE
Nelle elezioni
anticipate del 22 luglio prossimo in Turchia l'Akp, il
filo-islamico Partito per la Giustizia e il Benessere
del premier Recep Tayyip Erdogan, si avvia verso una
nuova vittoria che lo confermerebbe saldamente al
potere: è quanto emerge da un sondaggio condotto
dall'istituto demoscopico <Konda>, secondo cui l'Akp
appare destinato a conquistare ben 307 dei 550 seggi in
palio al Parlamento di Ankara. Riuscirebbero a superare
la soglia di sbarramento del 10 per cento soltanto altre
due formazioni politiche: il Chp, o Partito Popolare
Repubblicano, di centro-sinistra; e l'ultra-nazionalista
Mhp, il Partito di Azione Nazionale cui sono vicini gli
estremisti di destra dei Lupi Grigi. Dovrebbero inoltre
assicurarsi un posto nella futura assemblea una
quarantina di candidati indipendenti, per lo più
esponenti della minoranza di etnia curda. (la
Repubblica.it)
___________________________ La
campagna elettorale si scalda ed il premier Recep Tayyip
Erdogan, consapevole di giocarsi il tutto per tutto con
le legislative del 22 luglio, dà indicazione di voto e
se la prende con i candidati indipendenti,
particolarmente numerosi in questa edizione.
parlando durante un comizio, Erdogan ha chiamato tutta
la nazione a non scegliere i candidati indipendenti e a
non disperdere voti preziosi per il futuro assetto del
Paese.
"per favore - ha detto il Primo Ministro uscente -
non disperdiamo i nostri voti. Infatti è sbagliato
votare solo in base a convincimenti ideologici. Si deve
pensare ai progetti e a quanto le province al momento
più arretrate possono trarne beneficio". (Apcom)
___________________________
In vista delle elezioni del 22 luglio, il Premier turco
Recep Tayyip Erdogan si gioca iltutto e per tutto. Anche
una coalizione con il partito del Dtp, Partito della
società democratica, a cui fanno riferimento i
candidati curdi.
la notizia è segnalata da tutti i principali media
locali e sta facendo considerevole scalpore nel Paese.
Sembrerebbe che il premier, in caso di vittoria
elettorale schiacciante, ma non sufficiente a fare un
Governo da solo, abbia intenzione di proporre una
"coalizione condizionata" al partito curdo.
La cosa è trapelata da una domanda che il direttore di
<Hurriyet<, Ertugrul Ozkol, ha fatto al Primo
Ministro durante una trasmissione televisiva. Erdogan ha
detto che una coalizione di Governo con il Dtp potrebbe
garantire alla Turchia una maggior stabilità nella
lotta contrp il terrorismo. (Apcom) |
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PUTIN
LO VORREBBE
IN TURCHIA
ALTER EGO
PER
LO SCUDO ANTIMISSILE
Lo scudo
antimissile potrebbe essere installato in Turchia o
anche in Iraq. Lo ha suggerito Vladimir Putin, che nel
corso di una conferenza stampa al G8 ha suggerito una
proposta alternativa a quella statunitense che prevede
di dislocare lo scudo nella Repubblica ceca e in
Polonia. "Si potrebbe mettere al sud", ha
detto il capo del Cremlino, "in Paesi alleati degli
Stati Uniti, o in Turchia, o anche in Iraq, su
piattaforme mobili o vicino al mare". Il
presidente russo aveva sorpreso Washington, proponendo
la realizzazione congiunta di una stazione radar in
Azerbaijan. Bush aveva definito "interessante"
la proposta. (la.Repubblica.it)
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LINEA
DURA |
ERDOGAN
"Ankara non esiterà a condurre un'azione
militare indipendente contro i ribelli curdi che si
rifugiano nel Nord dell'Iraq se quest'ultimo e gli Usa
non si occuperanno del problema".
Linea
dura del premier turco Recep Tayyp Erdogan. Ankara,
dice, non esiterà a condurre un'azione militare
indipendente contro i ribelli curdi che si rifugiano nel
Nord dell'Iraq, se quest'ultimo e gli Stati Uniti non si
occuperanno del problema.
Il Governo turco è sempre più sotto pressione per via
dei continui attacchi da parte del Pkk. I militanti del
Partito dei Lavoratori curdo, che punta alla formazione
di uno stato indipendente nella Turchia sudorientale, si
rifugiano nelle zone montagnose del nord dell'Iraq. Da
qui sferrano attacchi contro obiettivi turchi. Decine di
civili e soldati sono stati uccisi nelle ultime
settimane. Dal 1984, cioè da quando i ribelli del Pkk
hanno iniziato a combattere il governo turco, sono morte
decine di migliaia di persone.
"Se la Turchia volesse trovare un compromesso con
il Pkk- dice un leader del partito - dovrebbe
riconoscere la questione curda. La soluzione non è
combattere i curdi".
Per gli Stati Uniti e per l'Unione europea, il Pkk è
un'organizzazione terroristica. (EuroNews)
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CONTRO IL
TERRORISMO
IL MONITODELLO
STATO MAGGIORE
Con un comunicato
pubblicato sul proprio sito in Internet, lo Stato Maggiore turco
ha recentemente messo in guardia sulla sua volontà di
combattere il terrorismo senza quartiere, e ha
rivendicato il
diritto inalienabile di rispondere sempre e comunque
agli attacchi dei ribelli: un avvertimento che cade nel
mezzo di crescenti illazioni circa l'imminente lancio,
da parte dell'Esercito di Ankara, di un'operazione su
vasta scala al di là del confine orientale, con
penetrazione in Iraq per smantellare le basi installate
nel Paese vicino dai guerriglieri separatisti curdi.
"Le Forze Armate turche hanno un'incrollabile
determinazione a combattere il terrorismo, ed è una
realtà incontrovertibile che risponderemo a tutti gli
attacchi di quel tipo", ha recitato la nota, alludendo a
una serie di recenti assalti sferrati dai miliziani
curdi in Turchia, contro obiettivi tanto civili quanto
militari. (Agi)
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ANKARA E
IL PKK
POI PERO'E'
PRONTA
AL
DIALOGO
La Turchia
è
pronta al dialogo con i dirigenti della regione autonoma
curda dell'Iraq se quest'ultimi si impegneranno a
prendere delle misure contro i ribelli separatisti curdi
di Turchia. E' stato il ministero degli Esteri a divulgare
nei giorni scorsi questa posizione, e secondo il suo portavoce quello che
Ankara ora si attende ''sono dei segnali positivi e
delle serie azioni contro i terroristi del Partito dei
lavoratori del Kurdistan (Pkk)''. ''Se non accadrà
questo, è senza alcun interesse iniziare un dialogo
solo per il piacere di farlo'', ha dichiarato il
portavoce del ministero . Il Pkk, considerato dalla
Turchia e in gran parte dalla comunità internazionale
come un'organizzazione terrorista, si batte dal 1984 per
l'indipendenza del sud dell'Anatolia, regione a
maggioranza curda. Il conflitto ha fatto sinora più di
37.000 vittime. Per la Turchia sono un numero
imprecisato i ribelli
del Pkk stabilitisi nei campi del nord dell'Iraq, da
dove riescono a procurarsi armi e esplosivi per
effettuare attacchi e attentati verso l'altro lato della
frontiera. Ankara accusa i curdi iracheni di tollerare e
sostenere questi ribelli, e già da molto tempo ha
esercitato delle pressioni sugli Stati Uniti e l'Iraq
affinché intervengano contro il Pkk. Il dibattito su un
rapido intervento si e' intensificato in Turchia con la
recrudescenza delle attività del Pkk nel sud est del Paese e dopo l'attentato bomba che ha mietuto sei morti
e 121 feriti il mese scorso ad Ankara. L'ultimo appello
del premier iracheno Nuri al-Maliki e del capo della rergione autonoma curda Massoud Barzani rivolto ad Ankara
chiedeva di risolvere per via diplomatica i problemi. (Asca-Afp)
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DIETRO
LE TENSIONI
LA
QUESTIONE KURDISTAN LA SPIA
DELL'ALLARME
SI E' ACCESA QUANDO LA TURCHIA HA COMINCIATO A
SUBIRE ATTACCHI SIMULTANEI DA PARTE DELLA GUERRIGLIA
DEL PKK IN ZONE A PREDOMINANZA CURDA.
Nelle ultime
settimane i
network globali si sono affannati a coniare
neologismi per descrivere l’insolita tensione tra
Turchia e Kurdistan iracheno (scontri di confine,
invasione, incursione, spedizione punitiva…). Questa
difficoltà lessicale esprime la difficoltà di
focalizzare questa crisi in un’inquadratura
geopolitica. I grandi della terra tacciono di fronte
agli effetti disastrosi di un conflitto che potrebbe
polverizzare la precaria unità irachena, scuotendo
Caucaso e Medioriente. Ma seguire solo la pista
internazionale potrebbe far scivolare il ragionamento
nelle secche dei sofismi geopolitici. Per completare la
visuale è necessario accostare la tensione al confine
con la crisi interna alla Turchia e all’Iraq. Oltre
alle montagne curde, contano anche i palazzi del potere
ad Ankara e Baghdad.
La spia dell’allarme si è accesa quando la Turchia ha
iniziato a subire attacchi simultanei, sia ad Ankara sia
nelle regioni sud-orientali a predominanza curda. Nella
capitale una carica di A-4 (esplosivo al plastico) è
stata azionata da un attentatore suicida di fronte a un
centro commerciale di quattro piani nello storico
distretto di Ulus. Era l’ora di punta quando
l’esplosione ha squarciato lo stabile per dare la
morte a sei civili ferendone oltre un centinaio. Nelle
impervie regioni del Kurdistan turco invece le vittime
erano poliziotti e militari.
L’obiettivo è uccidere uomini piuttosto che sabotare
installazioni. Al centro e alla periferia la strategia
sembra architettata per inoculare il panico
nell’inconscio collettivo e sospingere verso una
chiara lettura dei fatti: la mente dietro agli attentati
è quella dei separatisti curdi. L’induzione dai fatti
alla teoria, quindi all’accusa, si interrompe però
davanti all’assenza di una rivendicazione credibili
che avrebbe sottoscritto questo ragionamento. Le vittime
ci sono, ma il loro peso specifico è troppo leggero per
giustificare una campagna mediatica e militare contro
l’irredentismo curdo.
L’arco teorico che punta dritto contro il Pkk è
sotteso dalla robustezza del Governo regionale curdo (Grc)
in Iraq, la prima forma di autogoverno istituzionale del
popolo curdo, al quale la costituzione democratica
dell’Iraq riconosce la sovranità sulle province di
Arbil, Dohuk e Suleimaniya. Col riparo dell’alleanza
tra curdi e sciiti che regge il Governo nazionale,
l’egemonia politica dei curdi ha preservato il
Kurdistan iracheno dalle tempeste che flagellano
l’Iraq. Il teorema accusatorio della Turchia è che il
brusco salto evolutivo della guerriglia curda sia
ottenuto utilizzando il Kurdistan iracheno come
retroterra a cui il Pkk si appoggia per intensificare la
guerriglia in Turchia. Insomma l’Iraq starebbe
offrendo risorse e impunità ai separatisti curdi.
Ma altre variabili rilevanti si trovano dietro la linea
di confine che sta dividendo Turchia e Iraq. I confini
del Grc sono in procinto di espandersi con il referendum
popolare, previsto nell’autunno di quest’anno, per
l’annessione dei grandi centri urbani di Kirkuk e
Mosul. Si è quindi scatenato un nugolo di polemiche su
due epicentri: petrolio e demografia. Kirkuk possiede un
giacimento che da solo copre metà della esportazione
irachena di petrolio, che scorre lungo la pipeline che
arriva fino al porto turco di Ceyhan sul Mediterraneo.
Il centro portuale si trova nella provincia di Adana
dove, nei giorni dell’attentato al centro commerciale
di Ankara, la polizia ha arrestato un uomo e una donna
in possesso di undici libbre di esplosivo.
Kirkuk e Mosul sono anche un instabile incrocio
demografico dove l’invidiabile stabilità e il
relativo benessere economico hanno attratto flussi
migratori dalle martoriate aree centrali dell’Iraq. La
tensione tra curdi e minoranze sunnite, turkmene e
assire, contrarie all’annessione al Kurdistan, è
sfociata in conflitto aperto, inoculando il virus dei
conflitti inter-comunitari che divorano l’Iraq.
L’equilibrio demografico è scosso anche dalle
agitazioni della minoranza turkmena raccolta nel Fronte
turkmeno iracheno che, foraggiato dalla Turchia, si
oppone all’annessione di Mosul e Kirkuk al Grc.
Il lato oscuro della nascente potenza curda ha messo in
allarme Baghdad. L’allarme intorno al nuovo
raggruppamento formato dall’ex premier Allawi si sta
spargendo anche sui rapporti coi curdi. Il Fronte
starebbe reclutando elementi appartenenti all’esercito
baathista e ai partiti curdi che furono suoi alleati
nella politica di arabizzazione del Kurdistan. Sarebbe
una curvatura essenziale della strategia per rimescolare
gli equilibri e sostituire al-Maliki, magari con il
silenzio-assenso di al-Sadr – un’operazione
denunciata da al-Maliki come complotto di ex-baathisti
foraggiati da stranieri per sovvertire la democrazia.
E’ quindi naturale che il referendum a Mosul e Kirkuk
stia polarizzando il consenso iracheno, specialmente tra
i sunniti abbarbicati ai due centri del nord come
simbolo dell’unità irachena. Se il Grc controllerà
Kirkuk e Mosul, controllerà anche ingenti risorse
economiche, ma si preparerà ad amputare la sfilacciata
unità irachena.
Anche dalla prospettiva interna alla Turchia il
Kurdistan acquista un significato che oltrepassa la
tensione di confine. In Turchia si sta sfogando una
pesante crisi politica camuffata da trasformazione
costituzionale. Il cielo sopra ad Ankara è plumbeo: in
un giorno solo, il prossimo 22 luglio, gli elettori
turchi si pronunceranno su un referendum costituzionale
per l’elezione popolare del capo dello Stato e
voteranno per nuove elezioni parlamentari. All’interno
di questo imbuto elettorale scorre il conflitto tra
difensori della secolarizzazione pubblica e fautori di
un avanzamento islamico nello Stato.
Ma non sembra questo il conflitto in cui si inserisce la
questione curda. La tensione col Kurdistan ha sottratto
consenso al partito repubblicano laico Chp per dirigerlo
sull’altro, più ridotto, partito d’opposizione, i
nazionalisti del Mhp. La lotta contro il Pkk è uno dei
pochi temi su cui il partito filo-islamico al governo,
l’Akp, soffre un consistente drenaggio di consensi.
E’ l’unico tema che può intralciare la vittoria
elettorale dei filo-islamici. A fianco del conflitto tra
laici e islamisti si sta scavando un nuovo solco tra
islamisti e nazionalisti. Una spedizione militare in
Kurdistan farebbe eccitare gli ormoni nazionalisti
logorando Erdogan nel suo punto debole a ridosso di
elezioni decisive. Allo stesso tempo la naturale
condanna internazionale si abbatterebbe su un nuovo
parlamento spaccato in tre grandi partiti (Akp, Chp e
Mhp).
L’indecisione della leadership militare turca mette in
conto, oltre all’inevitabile condanna internazionale,
anche il prezzo salato di un’ingovernabilità interna
dopo cinque anni di crescita e stabilità. Finora la
Turchia si sta preparando a un atto di forza che
consiste essenzialmente nell’esercitare un’influenza
deterrente piuttosto che un’effettiva incursione. La
Turchia è pronta a gettarsi in una guerra pur di
evirare gli istinti egemonici degli islamisti?
La tensione militare tra Turchia e Kurdistan non si
sfoga soltanto sul loro confine. E’ la superficie di
una crisi politica bicefala che converge sul Kurdistan
scaturendo però da questioni che non appartengono
soltanto al Kurdistan. L’iniziativa militare continua
a essere posticipata perché i suoi effetti, anche nella
ipotesi ottimista di un successo turco senza eccessive
ripercussioni internazionali, non sarebbero comunque in
grado di sciogliere i veri nodi interni alla Turchia e
all’Iraq. I protagonisti di primo piano, l’esercito
turco e il Pkk, restano nei camerini. Sul palco ci sono
altri attori. (Gabriele Cazzulini/Pagine
di Difesa)
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PAROLA
D'ORDINE: LAICITA'
E UNITA' NAZIONALE
L'INTERVISTA
DI FABIO SALOMONI
Nur Serter,
economista, è la vice-presidente dell’Associazione
per il pensiero di Atatürk (Add) che ha promosso le
manifestazioni delle scorse settimane in difesa della
laicità e contro la candidatura alla presidenza della
Repubblica del ministro degli Esteri Abdullah Gül
Perché la
decisioni di organizzare le manifestazioni in difesa
della laicità?
In realtà è stata la gente a sentire l’esigenza di
queste manifestazioni, noi l’abbiamo semplicemente
sostenuta. E’ la situazione in cui si trova
attualmente la Turchia ad aver creato le condizioni per
queste manifestazioni, ed in particolare il partito al
potere Akp, che minaccia sia la laicità della Repubblica
che l’egemonia nazionale. Di fronte a queste minacce
la gente ha reagito..
E qual è
il ruolo delle Forze Armate in questa crisi?
Le forze armate non hanno avuto nessun ruolo nelle
manifestazioni. Per quanto riguarda il comunicato
comparso nel loro sito internet io non lo chiamo muhtira
(parola che indica il documento che segna la presa dei
potere dei militari, nda) ma avvertimento. Un
avvertimento che non rappresenta nessuna minaccia per la
democrazia. Al contrario, le Forze Armate lanciano di
tanto in tanto questi avvertimenti per rafforzare la
democrazia. Il 27 febbraio 1997 lo hanno fatto per la
democrazia (l’avvertimento dei militari provocò le
dimissioni del capo del Governo Erbakan, leader del
partito islamico, nda). Se non l’avessero fatto
allora, adesso non vivremmo nello stesso sistema
democratico. Quando la laicità o l’unità nazionale
sono in pericolo, le forze armate turche di tanto in
tanto lanciano avvertimenti. In Turchia non esiste più
nessuna possibilità che i militari prendano il potere,
non è possibile. Invece di dare ascolto a chi grida
alla minaccia per la democrazia, si dovrebbe chiedere
conto a chi governa il Paese, a chi non ha cercato
nessun compromesso. E adesso la gente si è fatta
consapevole e quindi non c’è più bisogno
dell’intervento dei militari. Per la prima volta si è
detto che esiste la società civile.
Secondo lei
è realistico il pericolo dell’irtica (la reazione
religiosa, nda.)?
Certo bisogna precisare quali sono i confini dell’irtica,
discutere cosa s’intende per irtica. In Turchia
attualmente irtica è un movimento che vuole portare
indietro il paese dal punto di vista della civiltà, dei
diritti umani e della democrazia. Ci stiamo avvicinando
a questa situazione. Lei mi potrà contestare dicendo
che l’Akp ha fatto nuove leggi per i diritti umani,
per la democrazia, in accordo con la legislazione
dell’Unione Europea. Io le rispondo che il partito Akp
non è sincero nell’applicare queste riforme perché
il premier Erdoğan ha detto tempo fa che la
democrazia non è un fine ma un mezzo per raggiungere i
suoi obbiettivi. Questa persona usa la democrazia per
distruggere la laicità, per rifondarla utilizzando una
società neo-religiosa. Soprattutto l’infiltrazione
degli elementi vicini al partito nell’amministrazione
pubblica, in particolare nel ministero dell’Educazione
Nazionale. Oppure le scuole private che sono nelle mani
delle confraternite religiose.
Passo per passo la Turchia utilizzando la democrazia
scivola indietro.
Il secondo pericolo è rappresentato dall’egemonia
nazionale che, con le leggi fatte firmare dall’Unione
Europea, sta scappando dalle mani del Paese. In Turchia
ci sono due argomenti molto sensibili: la laicità e
l’unità nazionale. A questo proposito
l’atteggiamento del governo rappresenta una minaccia.
Ad esempio lei mi parlerà dei diritti culturali, dei
diritti delle minoranze. Bene, le leggi fatte firmare
alla Turchia hanno lo scopo di frantumare e smembrare
l’unità nazionale. Ad esempio gli aleviti non sono
mai stati una minoranza. Io ad esempio ho scoperto che
il portiere del mio palazzo e la donna di servizio erano
aleviti solamente dopo vent’anni di conoscenza. Noi
viviamo come una famiglia. A scuola abbiamo avuto
compagni di banco dei quali non conoscevano l’origine
etnica o religiosa, tutti quelli che vivono in Turchia,
qualunque sia la loro appartenenza etnica, vivono
insieme senza discriminazioni.
Adesso si sta costringendo la Turchia, con la scusa dei
diritti culturali, attraverso le leggi che ha firmato a
riconoscere queste discriminazioni.
Gli aleviti
tradizionalmente sono una componente importante
dell’elettorato del Chp. Il partito prevede di venire
incontro alle loro numerose rivendicazioni?
Certo hanno richieste diverse. Dalla riforma del
Direttorato per gli Affari Religiosi al riconoscimento
delle cemevi (edificio in cui pregano gli aleviti,
nda) come luoghi di culto, rivendicazioni legittime. Il
problema della Turchia è che non si riconosce l’Alevismo
come una confessione diversa all’interno dell’Islam
ma come un gruppo culturale musulmano, questa è la
posizione ufficiale del Direttorato. Per risolvere i
problemi degli aleviti c’è bisogno di un Paese
veramente laico, che elimini ogni discriminazione.
Il Direttorato deve rimanere ma deve essere ripensato in
modo che rispetti tutte le religioni e le confessioni
del Paese.
Bisogna
ridefinire il concetto di laicità?
Assolutamente no, è chiaro, lo stato deve essere
totalmente indipendente dalle religioni.
Ma in
Turchia lo stato controlla la religione...
Sì, sì, ma se in Turchia introducete la regola per cui
lo Stato non si deve immischiare nelle questioni
religiose, in breve tempo il paese si trasformerà
nell’Iran.
Spesso si
porta ad esempio l’Iran, è una possibilità
realistica?
Certo, la Turchia è un Paese diverso ma l’Iran è un
grande Paese, con una grande tradizione statuale, una
cultura ricca, è uno dei Paesi più importanti del
Medio Oriente. Cosa è successo all’Iran?
Perché all’improvviso tutto è cambiato ed è venuta
alla ribalta la religione?
Per queste ragioni la Turchia non può stare tranquilla.
La Turchia, soprattutto negli ultimi quattro anni sta
scivolando verso uno stile di vita "islamico
illuminato". Guardate i programmi televisivi, i
telespettatori chiedono ad un imam se il trapianto di
organi o la chirurgia estetica sono ammessi dalla
religione, è l’imam che decide.
Ma non è
normale che anche la religione sia un riferimento per la
vita degli individui?
Ma esiste una cosa chiamata scienza, la ragione, io
posso pianificare la mia vita secondo le mie convinzioni
ma se, quando mi rivolgo alla società, faccio
riferimento alla religione, io rendo di nuovo la società
una società religiosa. Esiste la scienza, ci sono
professori e scienziati che parlano. Invece è la
religione che rappresenta il principale riferimento
nella società, ad esempio nel dibattito sui trapianti
d’organi. Vent’anni fa non era così. L’Islam è
una religione che si mescola alle cose della politica,
che fonda il diritto, che si immischia nelle questioni
familiari, diversamente da quanto accade nel
cristianesimo. In questo Paese Atatürk ha fatto una
riforma religiosa, ha introdotto leggi moderne al posto
di alcuni riferimenti religiosi. Ma il Corano non
permette questi cambiamenti. E neanche i fanatici
religiosi, questo è il problema della Turchia. Quello
che l’Occidente non vuole capire è che in Turchia la
laicità è il fondamento della democrazia, senza laicità
non c’è democrazia.
E della
questione del velo, le studentesse per lei possono
entrare all’università velate?
No, non possono. Le donne con il velo non possono
lavorare nell’amministrazione pubblica e non possono
studiare all’università.
Ci sono delle decisioni della Corte costituzionale a
questo proposito. Nel passato c’erano alcune
studentesse velate ma con il tempo si sono moltiplicate
politicizzando la questione. Abbiamo visto studentesse
cominciare l’università a capo scoperto e poi
laurearsi con il capo coperto. Il velo è un simbolo
dell’Islam politico come in Iran e Algeria.
Alcune ragazze con cui ho parlato mi hanno raccontato
che quando hanno deciso di togliersi il velo hanno perso
le borse di studio, perché molte studentesse hanno un
sostegno economico se si mettono il velo. Ed i politici
hanno utilizzato questo simbolo ed anche le ragazze che
lo portano.
Credo quindi che non si debbano usare simboli religiosi
nelle università ed a questo proposito c’è anche una
decisione della Corte Europea per i Diritti Umani.
E
la moglie del presidente della Repubblica può portare
il velo?
Dal punto di vista legislativo, la presidenza della
repubblica rappresenta la Turchia e la Turchia è una
repubblica laica, non un paese della sharia. Non
si può rappresentare la donna turca con il velo. I
valori moderni, non il velo, sono un simbolo per la
donna turca. La Repubblica ha riconosciuto i diritti
alle donne e non il velo. Per queste ragioni le persone,
comprese i loro coniugi, che rappresentano la Turchia
devono avere un’immagine che rappresenti la nostra Repubblica.
Certo, non esiste una legge che lo imponga, è solo il
mio punto di vista.
L’attualità
propone l’attentato di Ankara. Nell’ultimo anno sono
stati molti gli episodi di violenza, qual è la sua
valutazione?
Certo il terrorismo è sempre una minaccia per il Paese
perché è fomentato dall’esterno. Ci saranno altri
episodi simili, non bisogna esagerare, pensare che il
paese sia in balia del terrorismo, no. Due-tre persone
se vogliono possono compiere azioni simili, succede in
tutto il mondo. Ma per poter colpire il terrorismo il
paese ha bisogno di seri programmi economici rivolti al
Sud-Est del Paese per seccare le radici economiche del
terrorismo.
Secondo lei
esiste una questione curda?
In Turchia non si deve fare la distinzione tra turchi e
curdi. Noi non abbiamo mai fatto discriminazioni
rispetto alle origini etniche. Siamo tutti turchi, siamo
tutti cittadini della repubblica turca. Gli squilibri
regionali però fomentano le discriminazioni etniche.
Anche nell’Anatolia centrale ci sono persone molto
povere ma non ci sono rivendicazioni di tipo etnico
mentre nel sud-est sono fomentate dall’esterno. La
Turchia deve risolvere questo problema. L’Unione
Europea parla di diritti culturali, ma lei ha mai visto
un folclore ricco come quello turco?
Le ricchezze culturali finora hanno potuto vivere in
Turchia, esistono, e invece si presenta il paese come se
queste cose non ci fossero, come se fossero represse. Le
persone di là hanno sempre parlato la loro lingua,
altrimenti la loro lingua non esisterebbe ora. Se oggi
ci sono milioni di persone che parlano curdo significa
che non c’è stata questa repressione. Dire il
contrario, ingannare le persone e metterle contro lo
stato, è la cosa peggiore che si possa fare a questo Paese. Turco, curdo, circasso, siamo tutte persone che
vivono e hanno vissuto liberamente in questo Paese,
abbiamo potuto beneficiare dei vantaggi
dell’istruzione, siamo arrivati in parlamento.
Se è stato eletto come presidente della Repubblica un
curdo (Turgut Özal rivendicava origini curde da parte
materna, nda) di quale discriminazione parliamo? Le
persone con l’amore reciproco, sostenendosi a vicenda
devono superare queste difficoltà, noi ci vogliamo
bene. Hanno introdotto nel Paese il terrorismo come
elemento di destabilizzazione ma noi lo cacceremo fuori.
Lei è
candidata alle prossime elezioni per il Partito
Repubblicano del Popolo (Chp). Secondo lei cosa si deve
fare per aumentare il ruolo delle donne nella politica?
In realtà io non ho mai guardato alla politica nei
termini donne-uomini. Forse le donne me ne vorranno ma
secondo me chi è più bravo deve fare politica, uomo o
donna che sia. L’importante è non tagliare la strada
alle donne, se sono loro ad essere le più brave. Prendo
molto sul serio il ruolo della donna in politica ma non
credo che abbia un ruolo diverso da quello dell’uomo.
Devono partecipare con uguali diritti. Non mi piace per
niente l’idea di avere in politica una quota riservata
alle donne nelle liste elettorali. Non vorrei che si
accettassero donne in politica solo per il fatto che
sono donne ma perché possono dare un contributo reale.
Secondo lei
il Chp è un partito socialdemocratico?
Sì lo è ma viviamo in un periodo, in Turchia e nel
mondo, in cui ogni cosa deve essere ripensata.
Socialdemocratico, sinistra, centro. La politica del Chp
mira a rigenerare lo stato sociale, la lotta alla povertà,
l’eguaglianza nella ridistribuzione della ricchezza, a
riformare il sistema scolastico. Sono progetti
nell’ottica socialdemocratica e quindi si tratta di un
partito socialdemocratico.
Per quanto
riguarda il processo di democratizzazione?
Certo, sostiene la democratizzazione ma soprattutto il
partito è molto sensibile al tema della laicità e
dell’unità nazionale. Personalmente però credo che
in Turchia si debba rivedere seriamente la questione
della democratizzazione. Che cos’è questa
democratizzazione? Dietro questo concetto ci sono altri
obbiettivi? È un mezzo per consolidare il liberismo?
Uno strumento per diffondere la globalizzazione? Io
credo che siano tutte cose da discutere. Secondo me
viviamo in un mondo in cui è il capitale globale a
trarre i maggiori vantaggi dalla democrazia, dai
diritti, dalle libertà.
Quale sarà
secondo lei il problema più urgente che dovrà
affrontare il nuovo Parlamento?
A parte l’elezione del nuovo presidente della
Repubblica, la disoccupazione credo sia molto
importante. Potrebbe portare ad una esplosione sociale,
e poi ha legami con il terrorismo, la criminalità
urbana. Bisogna fare passi concreti contro la
disoccupazione.
Possiamo
fare previsioni sui risultati delle elezioni?
Ci sono molti sondaggi che danno risultati contrastanti.
Personalmente non credo che l’Akp avrà la possibilità
di essere di nuovo il solo partito al Governo. Credo che
avrà il 25% dei voti al massimo. Il Chp-Dsp (Partito
Democratico di Sinistra, i cui candidati si
presenteranno sotto il simbolo del Chp, nda) prenderanno
più voti, credo che questa alleanza possa anche
superare i voti dell’Akp, arrivare anche al 30%, tutte
le sorprese sono possibili. Certo anche in questo caso
non potrà essere l’unico partito di Governo e penso
che sia il Mhp (Movimento di Azione Nazionale) il
partito con il quale potrebbe più facilmente formare
una coalizione.
Il quarto partito che entrerà in parlamento sarà il
Partito Democratico (Dp) che vedo più disponibile ad
un’eventuale coalizione con l’Akp. Saranno quattro i
partiti che supereranno lo sbarramento del 10%. Poi c’è
l’incognita del Partito Giovane (Gp), si dice che ce
la farà ma io non ci credo.
Ed i
candidati indipendenti del Dtp (Partito della Società
Democratica, filocurdo, nda)?
Certo, penso che otterranno una ventina di deputati e
potranno creare un loro gruppo parlamentare. (Fabio
Salomoni/Osservatoriobalcani) |
LE
ELEZIONI
DEL
22 LUGLIO
LE TENTAZIONI
DELLA POLITICAIl seggio
parlamentare tenta un po' tutti. Nomi importanti
dell’economia cercano, infatti, il loro posto al sole
in Parlamento. La gara di chi ha reclutato nelle sue
file il maggior numero di addetti ai lavori dal punto di
vista economico e finanziario la vince di sicuro il
partito al Governo, l’Akp, il partito per la Giustizia
e lo Sviluppo. Fra questi Zafer Caglayan, vicepresidente
dell’Unione delle Camere di Commercio e della Borsa
delle Merci, nonché Mehmet Simsek, economista della
<Merrill Lynch>, nominato capolista del collegio di
Gaziantep e già "regno" del ministro al Commercio
Estero, Kursad Tuzmen, che questa volta correrà nella
vicina Mersin. Il Chp "risponde" con Faik Oztrak,
esperto di finanza e già sottosegretario al Tesoro nel
Governo Erdogan e soprattutto con Kemal Kisacikoglu,
dirigente della <Turkish Eximbank> e noto anche per essere
il genero del presidente della Repubblica Ahmet Necdet
Sezer. (Denaro.it)
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SOCIETA'
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FOTO Donne del
Centro studi Kasaum
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ESSEREDONNE
IN TURCHIA |
REALTA'
CONTRASTANTI UNA
RIFLESSIONE
SULLA POLARIZZAZIONE DELLO SCONTRO RISPETTO
ALLA CONDIZIONE FEMMINILE MA ANCHE RISPETTO AL CAMMINO DEMOCRATICO VERSO L'INTEGRAZIONE
NELL'UNIONE EUROPEA
Nella primavera
del 2007 ci sono state quattro grandi manifestazioni ad
Ankara, Istanbul, Smirne e Samsun. I gruppi che hanno
organizzato queste manifestazioni volevano protestare,
com’è noto, contro un possibile presidente Abdullah Gül,
l'attuale ministro degli Affari Esteri. Anche i militari
hanno protestato con una lettera sul loro sito Internet,
dicendo di essere preparati a "difendere il
secolarismo".
In Turchia c'è la paura diffusa di un'islamizzazione
del sistema politico e della società e un presidente
del partito conservatore-islamico Akp con una moglie che
porta il velo canalizzano questa paura. Fra i
partecipanti alle manifestazioni, c'erano molte donne
del campo kemalista o secolare, il che ha spinto il
giornale liberale <Radikal> a titolare dopo i
cortei: La forza delle donne.
Per il campo laicista la liberazione delle donne era già
cosa fatta nei primi anni della Repubblica tra il 1924 e
il 1934: con l'abolizione della poligamia,
l'introduzione del Codice Civile (modello svizzero) e
del Codice Penale (traduzione in gran parte del Codice
Penale italiano del 1889) e il suffragio per le donne.
Nella loro opinione la Turchia era legalmente moderna
anche se la società restava troppo conservatrice e
legata alla religiosa per poter avanzare di più.
Quest'interpretazione è molto popolare in Turchia, però
ha poco a che fare con la realtà effettiva.
Le responsabilità del fronte laico
Negli ultimi anni del Novecento la Turchia era
in realtà l'unico Paese in Europa che legalmente
trattava le donne come inferiori rispetto agli uomini
sia nel codice civile sia nel penale. Il capo della
famiglia era il marito, la moglie necessitava il suo
permesso se voleva lavorare e un omicidio nel nome del
onore era punito meno di un omicidio
"normale". Uno stupratore non veniva punito se
si fosse sposato con la sua vittima e lo stupro era un
crimine contro la società e non contro un individuo e
non esisteva tra sposati. Il problema dunque erano anche
le leggi.
Questa situazione è però cambiata completamente con
l'introduzione di un nuovo, moderno codice civile nel
2001 e con un codice penale nel 2004 che dimostra
l'importanza di un passo verso un sistema
post-patriarcale che va via affrancandosi dalle ombre
della tradizione, della sharia o i costumi
dell'Ottocento. Non solo le leggi sono importanti, ma lo
è anche il modo in cui sono state fatte: un grande
processo di consenso con l'opposizione coinvolgendo
anche la stampa e molte Ong. Una nuova qualità di
democrazia in Turchia. Una vittoria per le donne e per
il Paese.
In effetti però se le leggi sono cambiate, i fatti
parlano ancora un vecchio linguaggio. In un ampio studio
del Foro Economico Mondiale del 2006 la Turchia era al
105esimo posto su 115 paesi riguardo all'eguaglianza fra
uomini e donne. In Europa la Turchia è il Paese con la
percentuale più bassa di donne nel Parlamento e nel
mercato di lavoro e ha il tasso più alto di donne
analfabete.
Polarizzazione
Il paradosso delle riforme recenti è, che sono
fatte in gran parte durante il Governo del Akp che i
secolari accusano di voler introdurre la sharia,
chiudere le donne nelle case e costringerle a portare il
velo ecc.. La paura dell'islamizzazione è rimasta forte
in una parte della società secolare che non si fida nel
cambiamento verso un partito musulmano-democratico che
si impegna per riforme democratiche e con un cammino
chiaro verso l'UE di un'organizzazioni che ha radici nel
movimento islamista. Con queste accuse però il campo
secolare dimentica di non aver fatto molto per i diritti
umani, i diritti delle donne, la democratizzazione del
sistema politico e la modernizzazione delle leggi quando
toccò a loro dirigere il Governo.
La soluzione alla polarizzazione non è certo quella di
chiamare l'esercito ad intervenire, ma quella di
confrontarsi democraticamente e di abituarsi a una
situazione più pluralista: orientarsi ai fatti e non ai
sentimenti. La trasposizione delle leggi nella realtà e
il miglioramento della situazione attuale delle donne
nel campo educativo, nel mercato di lavoro e nella
politica dipende infatti dalla prosecuzione del processo
democratico. Se questo processo potrà continuare anche
dopo delle elezioni del 22 di luglio, al momento è solo
probabile. Non per forza garantito. (Eddy Guzzeldere/OsservatorioIraq)
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PARCHEGGI:
COME
OPTARE
PER LE TECNOLOGIE
ISTANBUL
E IL PARCO VEICOLI
Uno dei
distretti della megalopoli turca ha puntato su
una soluzione messa a punto
da <STS Technology> e <Alien
Technology>
Istanbul opta per
le tecnologie di identificazione a radiofrequenza per
gestire il suo parco veicoli. In particolare, Pendik,
uno dei distretti della maggiore città turca, ha
puntato su una soluzione messa a punto da < STS Technology>
e < Alien Technology>. I tag verranno piazzati sui
finestrini dei veicoli pubblici e letti da dei reader
che invece verranno messi all'ingresso (o all'uscita)
dei parcheggi. Una soluzione che presto – dicono i
responsabili del progetto – potrebbe essere estesa
anche ai cittadini per il pagamento dei parcheggi.
"I benefici per il distretto", ha spiegato Tanhu
Dizgec,
presidente della filiate turca di < STS Technology>,
"saranno molteplici. La soluzione, infatti, è uno
strumento per ottenere una completa tracciabilità delle
vetture, per assicurare sicurezza ai dipendenti pubblici
e, in futuro, pagare il parcheggio. Visto il successo di
questa applicazione siamo ora coinvolti in un'altra
mezza dozzina di progetti in tutta la Turchia con altre
municipalità e università".
"Tutto il sistema", ha detto Stephen
Crocker, direttore
di <Alien Technology Channel/Sales> per l'Emea e l'India,
"si basa sul protocollo Epc. Ciò che stiamo cercando
di fare è diventare un punto di riferimento per la
tracciabilità dei veicoli, bansandoci sulla nostra
possibilità di offrire tag a prezzi competitivi" (Rfid
Italia)
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CRONACA
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14 FERITI
BOMBAAD
ISTANBUL
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Una bomba è
esplosa qualche giorno fa fuori da un negozio a Istanbul, ferendo 14
persone. Lo ha riferito la polizia turca, mentre
crescono le preoccupazioni per la violenza dei
separatisti curdi.
L'agenzia di stampa ufficiale <Anatolian> ha detto che
l'esplosione sembra essere stata provocata da una bomba
a percussione, spesso usata dai militanti curdi e altri
gruppi radicali attivi in Turchia.
Le autorità hanno avvertito di possibili attacchi da
parte del Pkk a obiettivi civili e militari nelle città,
in vista delle elezioni politiche del 22 luglio.
L'esplosione, che ha mandato in frantumi i vetri di
molti negozi e uffici, è avvenuta nel quartiere di
Bakirkoi della più grande città della Turchia, vicino
all'aeroporto dove i militanti curdi hanno già colpito
in passato.
La Cnn turca ha mostrato ambulanze che accorrevano sulla
scena e caricavano dei feriti e passanti in fuga. (Reuters)
___________________________
La polizia turca
ha arrestato due militanti di estrema sinistra mentre
stavano per piazzare una bomba sotto un ponte a Smirne.
Indagando sulla possibile preparazione di attentati che
mirano a perturbare le elezioni legislative del 22
luglio, la polizia è arrivata ai due, studenti di 21
anni,mentre trasportavano in una borsa una bomba di
fabbricazione rudimentale.Gli agenti hanno perquisito i
locali di un'associazione giovanile, dove hanno scoperto
2 Kg di esplosivo. (Ansa)
____________________________
Un allarme bomba per un aereo diretto a Istanbul e
partito da Diyarbakir, nella Turchia sudorientale, si è
rivelato infondato e il velivolo è atterrato come
previsto nell'aeroporto di Istanbul.
Lo hanno riferito funzionari di <Onur Air>, dopo che la
<Cnn> turca aveva annunciato che in seguito all'allarme
l'aereo era stato dirottato su Ankara.
Le autorità turche sono in allerta dopo una serie di
attacchi da parte dei separatisti curdi nella Turchia
sudorientale. (Reuters)
___________________________
Ancora scontri tra soldati dell'esercito turco e ribelli
curdi in Turchia . Nella provincia orientale di Erzincan,
3 guerriglieri del Pkk sono morti nel corso di scontri a
fuoco seguiti all'attacco degli uomini del partito dei
lavoratori del Kurdistan. Questi hanno attaccato una
pattuglia militare, che ha aperto il fuoco per
rispondere all'attacco. Scontri tra curdi e turchi anche
nella provincia di Gumushane, nel nord della Turchia,
dove un soldato dell'esercito turco è stato ucciso in
un agguato dei separatisti curdi. (Asca-Afp)
____________________________
Ha provocato almeno un morto e sei feriti un'esplosione
avvenuta in una sottostazione dell'energia elettrica nel
settore occidentale di Istanbul, quello situato sul
continente europeo. Lo ha riferito l'agenzia di stampa
<Anadolu> secondo cui a perdere la vita è stato
un dipendente dell'impianto, parzialmente raso al suolo
dall'onda d'urto. non sono state ancora accertate le
cause della deflagrazione ma non è escluso che possa
essersi trattato di un atto terroristico: Il numero
degli attentati è andando aumentando in Turchia
nell'ultimo periodo. (Agi) |
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AD ANKARA
ATTENTATORIPRONTI A COLPIRE
Nuovi attentatori
suicidi sono pronti a colpire nella capitale Ankara: è
l'allarme lanciato dal Comando nazionale della
Gendarmeria turca in un rapporto segreto inviato alcuni
giorni fa alla Direzione generale per la Sicurezza e
pubblicato dal quotidiano <Zaman>. Secondo il
documento, due esponenti del Partito dei Lavoratori del
Kurdistan (Pkk), Akif Ozdemir e Orhan Basutcu, sarebbero
arrivati nel distretto di Izmir (Smirne), sulla costa
mediterranea, la scorsa settimana. I due sarebbero
tuttora nascosti nella zona e attenderebbero indicazioni
per compiere un attentato suicida nella capitale. Altri
tre attentatori suicidi, conosciuti come Aziz, Zeynel e
Selim, sarebbero invece già giunti ad Ankara e si
starebbero preparando per un attentato. Secondo il
rapporto della Gendarmeria, i tre apparterrebbero a un
gruppo vicino a Guven Akkus, il 28enne attentatore
suicida che il 22 maggio ha provocato la morte di sei
persone e il ferimento di altre cento nei pressi di un
affollato centro commerciale ad Ankara. Secondo una
fonte militare citata da <Zaman>, finora molti
attentati del Pkk perpetrati in Turchia sono stati
tenuti nascosti o sminuiti per evitare ripercussioni sul
turismo. Ma ora l'Ufficio del Capo di Stato Maggiore ha
deciso di cambiare strategia e rendere noti tutti i
dettagli su ogni attacco.
Dopo aver ricevuto il rapporto della Gendarmeria, la
Direzione generale per la Sicurezza e la Polizia di
Ankara hanno innalzato il livello di allarme e
rafforzato i controlli nelle piazze, negli edifici
giudiziari, nei siti militari e della polizia e nei
centri commerciali. (Aki-Adnkronos) |
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ABDULLAH
GUL
INDAGATO
PER IL VELO DELLA FIGLIA
Brutte
notizie per Abdullah Gul. Il ministro degli Esteri turco
e già candidato alla presidenza della repubblica per il
Partito islamico-moderato, è sotto inchiesta da parte
dello Yok, L'Alto Istituto per l'Istruzione turca. La
colpa di Gul è quella di aver partecipato ad una
cerimonia universitaria con sua figlia Kubra che
indossava il turban, il velo islamico della
tradizione turca.
Il fatto risale a qualche giorno fa quando
all'Università di Bilkent, Kubra Gul ha preso parte
alla consegna dei diplomi con un vistoso turban
che le copriva la testa.
A rimetterci potrebbero essere gli stessi dirigenti
dell'università, rei di avere permesso l'utilizzo del
velo islamico in un edificio pubblico, nonostante una
sentenza della Corte Costituzionale lo vieti. (Apcom) |
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DUE
CONIUGI TURCHI
DIVORZIANOPER
DIFFERENZE POLITICHE
La
coppia scoppia e la colpa è tutta della politica.
Nurdan Akkin e suo marito Oczan Erdikler,
rispettivamente candidati del Partito Democratico e del
Genc Partisi, hanno deciso di porre fine al loro
matrimonio che durava da sette anni per
"irriducibili differenze politiche".
A dare il colpo di grazia alla loro unione e farli
finire prima davanti al giudice che alle urne è stata
la scelta di entrambi di entrare in politica e
candidarsi in partiti differenti alle prossime elezioni.
la separazione è stata consensuale ma a prendere la
decisione sarebbe stato l'uomo ormai stanco delle
continue liti ed anche della voglia di affermazione
politica della consorte.
"Mia moglie - ha detto Erdikler - è stata
influenzata negativamente dai suoi amici e compagni di
partito. Le auguro di arrivare in Parlamento". (Apcom) |
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DALL'IRAN
ARMIPER
I RIBELLI DEL LIBANO
Sulla base
d’informazioni dei Servizi Segreti, un
carico d’armi è stato recentemente scoperto in Turchia.
Era
inviato dall'Iran alla milizia Fatah Al-Islam in Libano
per combattere il governo libanese. Il 29
maggio, un treno proveniente da Iran e con la
destinazione Siria, è stato deragliato in
Turchia. L'esercito turco ha scoperto armi ed i missili
nascosti in modo professionale nel treno per essere
passato clandestinamente in Siria. Secondo le fonti
interne del regime, un agente della forza Qods di nome
Aljouri avrebbe dovuto ricevere le armi in Siria per
inviarle all’Hezbollah ed alla milizia del Fatah
Al-Islam in Libano.
Fatah Al-Islam è il gruppo che si batte contro il Governo libanese nel campo di Nahr el-Bared. Il
dirigente di questo gruppo sostenuto dal regime iraniano
è un uomo chiamato Al-Abbasi. Sulla base d’ordini
dati dalla forza terroristica Qods del corpo dei
Guardiani della rivoluzione d’Iran (la CGR), questo
gruppo ha recentemente aumentato le sue attività
terroristiche in Libano:
- Un attacco armato contro la banca Albahr Almotevaset
di Tripoli in cui hanno rapinato 125.000 dollari.
- Infiltrarsi nei dintorni di Tripoli nel nord del
Libano e spiegamento di milizie nei settori
residenziali.
- Attacco delle forze armate libanesi.
È dunque chiaro che i combattimenti che si svolgono ora
in Libano e che hanno provocato morti, feriti ed un
esodo, sono alimentati dal regime iraniano che cerca di
creare nuove crisi. (Cnri)
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DALLA
POLIZIA
BLOCCATI
23 UOMINI DI AL QAEDA
La
polizia turca ha arrestato nella provincia
nord-occidentale di Bursa 23 persone sospettate di avere
contatti con la rete terroristica di al Qaeda. Lo ha
reso noto l'agenzia turca <Anadolu>.
Nelle settimane scorso la stessa polizia aveva arrestato
con la la medesima accusa altre persone, tra cui, alla
fine di maggio, 13 uomini che erano stati in Afghanistan
probabilmente per addestrarsi. (da Ansa) |
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AI SENSI
DELL'ART. 301 C.P
ARRESTATOIL
FIGLIO DI HRANT DINK
Arat
Dink, figlio del giornalista armeno Hrant Dink ucciso a
colpi di pistola il 19 gennaio ad Istambul, è
incredibilmente sotto processo in Turchia.
Il Procuratore turco ha infatti richiesto per lui una
condanna a sei mesi di prigione, ai sensi del famigerato
art. 301 del codice penale turco, con l’accusa di
"insulto all’identità turca".
A motivo dell’imputazione, la pubblicazione sul
settimanale Agos (il cui editore è diventato
Arat dopo l’assassinio del padre) di un’intervista
rilasciata da Hrant nel luglio 2006 all’agenzia <Reuters>
e nella quale si faceva espresso riferimento al genocidio del popolo armeno del 1915, genocidio che la
Turchia continua a disconoscere al punto da considerare
reato il solo pronunciare tale parola.
Anche l’associazione <Reporters senza frontiere>
ha condannato l’azione giudiziaria considerata come un
attacco alla libertà di informazione.
Il processo alle diciotto persone accusate di aver
partecipato all’assassinio di Hrant Dink si aprirà il
prossimo 2 luglio a Istanbul.
Il "Consiglio per la Comunità armena di Roma"”,
che il 26 gennaio organizzò, insieme alle comunità
armene italiane, con il patrocinio del Comune di Roma
una manifestazione in piazza del Campidoglio a ricordo
del giornalista armeno ucciso la settimana prima,
esprime la più viva preoccupazione per tale iniziativa
giudiziaria ed invita gli organi di informazione
italiani a manifestare la loro solidarietà al collega
Arat Dink e a sostenere la causa della libertà di
stampa in un paese, la Turchia, che non riesce ancora a
fare i conti con il proprio passato. (Agenzia
Radicale) |
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ECONOMIA
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L'OPERAZIONE
CON GLI USA
L'acquisizione
della commessa di <Finmeccanica> per la
fornitura all'esercito e all'aviazione militare
statunitense dei velivoli di trasporto tattico
<C-27J Spartan> è ''una bella notizia''
che, ''al di là dell'orgoglio nazionale, dimostra
come la strada percorsa da tempo dall'Aeronautica
sia quella giusta''. Lo ha sottolineato all'<Adn-Kronos>
il generale Vincenzo Camporini, Capo di Stato Maggiore
dell'Aeronautica militare. ''E' la prova - ha
detto Camporini - della riuscita sinergia tra
mondo industriale e mondo militare, il risultato
della genialità dei progettisti e dei
suggerimenti giunti dai militari nel corso dello
sviluppo del progetto''.
Il primo <C-27J> è stato consegnato
all’Aeronautica militare lo scorso 11 gennaio
alla 46^ brigata aerea di Pisa. I due esemplari
attualmente in dotazione all'Arma azzurra saranno
operativi nella seconda metà di quest'anno. ''E'
un aereo agile e versatile, può essere impiegato
in qualsiasi ambiente. E' la macchina ideale - ha
concluso il generale Camporini - per operare in
ambiti che risultano proibiti ad altri velivoli''.
La scelta del velivolo da trasporto medio <C27J>
quale mezzo per equipaggiare l'Esercito e
l'Aeronautica Usa ''premia un prodotto ad alta
tecnologia già in servizio nella nostra
Aeronautica e in acquisizione da parte di altri
Paesi europei''. Lo ha affermato all<Ansa>
il ministro della Difesa, Arturo Parisi,
esprimendo il suo ''compiacimento per questo
risultato dell'industria nazionale''. ''Questo
conferma - ha aggiunto il ministro - la validità
delle scelte fatte dal nostro Paese nel dotare le
nostre Forze Armate di un velivolo con prestazioni
e caratteristiche di assoluta eccellenza''.
Il <C-27J Spartan>, unico aereo della sua
categoria specificamente progettato come velivolo
da trasporto tattico, è un bimotore a turbina in
grado di decollare e atterrare su |
piste
brevi (entro 500 metri), con fondo in erba,
argilla e ghiaia, di volare giorno e notte, in
condizioni atmosferiche avverse. E' adatto per
trasporto truppe, merci e materiale sanitario,
lancio di materiali e paracadutisti, ricerca e
soccorso, antincendio e supporto alle operazioni
di protezione civile, evacuazione feriti,
assistenza umanitaria, supporto alla sicurezza
nazionale. Ha un'estrema flessibilità d'impiego e
possibilità di interoperatività con gli aerei da
trasporto di classe superiore.
Certificato nel 2001, lo <Spartan>, ha
elevata capacità di combustibile e può
completare più missioni con un numero minore di
voli rispetto alla concorrenza, il che lo rende più
efficiente ed economico come piattaforma da
trasporto. Per fare un esempio, il numero di aerei
necessario per trasportare 240 tonnellate di
carico a 500 miglia nautiche entro 12 ore è di 9
<C-27J> e 17 <C-295>.
Lo <Spartan> ha una velocità di crociera
massima 315 nodi, massima capacità di carico
11.500 chilogrammi, range di 3.200 miglia
nautiche. L'autonomia con 6 tonnellate di carico
è di 2.000 miglia nautiche. Può decollare con un
peso massimo di 30.500 chilogrammi e trasportare
fino a 60 soldati equipaggiati o fino a 46
paracadutisti e, nella versione aeroambulanza, 36
barelle e 6 assistenti sanitari. Le dimensioni del
vano cargo (2,60 metri di altezza e 3,33 metri di
larghezza) insieme al robusto piano di carico
(capacità di 4.900 kg/m) del velivolo consentono
il trasporto di equipaggiamenti militari completi
di grandi dimensioni.
Il <C-27J> può, per esempio, trasportare
motori di velivoli come il <C-130>, l'<Eurofighter>,
l'<F-16> e il <Mirage 2000>,
direttamente sui rispettivi carrelli di sostegno e
senza l'apporto di ulteriori equipaggiamenti. Il
C-27J è interoperabile con gli altri velivoli
della Nato e può facilmente trasportare i
container standard Nato con peso massimo di 4.6
tonnellate e alti 2,20 metri. E' dotato di
avionica e motori avanzati <Rolls Royce
Ae2100-D2>, che garantiscono una potenza di
4.650 Shp. (Aeronautica
Militare) |
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FINMECCANICA
ALLA GRANDE ATR,
ESORDIO
A
LE BOURGET
CON 12 NUOVI ORDINI
Si è
presentata con dodici nuovi ordini e cinque
opzioni per aerei regionali turboprop da 50-70
posti per un incremento del valore di 280 milioni
di dollari, Atr, la joint venture
paritetica tra <Alenia Aeronautica>
(controllata di <Finmeccanica>) ed <Eads>,
al salone dell'aeronautica e dello spazio del
Bourget che si è aperto oggi. Ma il costruttore
di Tolosa sta per mettere a segno un'ulteriore
commessa per dieci velivoli con altre dieci
opzioni entro giugno portando a 63 il livello di
nuovi ordini e a 25 quello delle opzioni
dall'inizio dell'anno. A illustrare i dati che da
tre anni a questa parte hanno rilanciato Atr nel
mercato dell'aviazione regionale è stato l'ex
amministratore delegato e ora presidente del
consiglio dei direttori, Filippo Bagnato, che dal
primo giugno ha lasciato il timone di Ad a
Stephane Mayer.
Dai 700 milioni di dollari di ricavi dell'anno
scorso, la previsione per il 2007 è di un
miliardo di dollari, che dovrebbero salire ancora
a 1.3 miliardi nel 2008 e a 1.5 miliardi nel 2009.
Tra il gennaio 2005 e maggio 2007, Atr ha venduto
200 aerei e ne ha messi in portafoglio 150. Il
''green player'' del mercato aeronautico
regionale, l'unico che costruisce aerei con il 20%
di materiali compositi che quindi generano meno
inquinamento di altri della stessa portata, che ha
la leadership nel settore con il 65% del mercato,
conta di consegnare 44 Atr in quest'anno (+80%
rispetto al 2006. Se negli ultimi 30 mesi sono
stati ordinati 370 nuovi aerei turboprop (56% Atr)
superando per il terzo anno consecutivo quelli dei
regional jet, nei prossimi dieci anni, Atr prevede
che il mercato richiederà 1.400 aerei turboelica.
Sono Europa e Asia i mercati maggiori per questi
aerei con rispettivamente il 28% e il 38% del
totale, ha spiegato il nuovo amministratore
delegato Mayer. (Ansa)
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SPAZIO <THALES
E
<FINMECCANICA>
PIU' VICINE
Fra
il gruppo francese <Thales< e <Finmeccanica>
esistono "evidenti sinergie" nel settore
spaziale, secondo il presidente del gruppo elettronico
europeo, Denis Ranque. In una conferenza stampa al
salone aeronautico parigino Ranque ha anche detto di
essere pronto ad approfondire la sua collaborazione con
il gruppo italiano in questo settore, a condizione di
poter contare sul sostegno politico.
Nella stessa conferenza stampa il numero uno di <Finmeccanica>,
Pier Francesco Guarguaglini, si è dichiarato favorevole
a una integrazione globale tra i due gruppi che hanno già
tre joint venture. "Io e Denis lavoriamo
assieme, ma c'è ancora molta strada da fare. Abbiamo
iniziato a lavorare assieme su un'alleanza globale due
anni e mezzo fa, ma per ragioni politiche ci siamo
fermati, c'è stato uno stop. I colloqui proseguono su
tutto", ha spiegato.
Ad aprile Ranque aveva escluso sul <Financial Times<
una fusione tra i settori della elettronica per la
difesa dei due gruppi, aggiungendo però di essere
favorevole a un aumento della cooperazione con <Finmeccanica>.
Dopo le frenate dei mesi scorsi, alla conferenza stampa
di ieri si è notata una maggiore disponibilità a una
trattativa globale nell'elettronica per la difesa fra i
due gruppi per costruire un gruppo europeo in grado di
competere nel settore a livello mondiale, soprattutto da
parte francese, anche se entrambi i partner accusano il
mondo politico di avere finora posto ostacoli.
Ranque ha detto che, "per andare avanti, occorre
avere un chiaro sostegno politico nella difesa".
Sempre presidente del gruppo elettronico francese
sottolinea che fra <Thales> e <Finmeccanica>
c'è una lunga storia di buona collaborazione", poi
si focalizza soprattutto sulle recenti alleanze nello
spazio (con l'acquisizione delle attività di Alcatel e
le preesistenti joint venture con <Alenia
Spazio>), dicendo che "per <Thales>
rientrare nel settore dei satelliti è molto
importante".
Entrambi i presidenti si sono detti favorevoli al nuovo
sviluppo della galassia di satelliti per Galileo, il
sistema di navigazione satellitare europeo e Ranque ha
aggiunto che è importante poter affrontare la sfida
globale sui satelliti da parte dell'Europa con gli Stati
Uniti sui nuovi mercati di India, Cina e Russia. Ma,
secondo quanto dice all’agenzia <Reuters< una
fonte dell'azienda italiana, le distanze fra i due
gruppi restano: "Noi parliamo di strategie, loro di
piattaforme e programmi specifici. Non c'è ancora una
identità d'onda".
Il ministro dello Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani,
in una conferenza stampa sulla sicurezza energetica con
il vice premier russo, Dmitry Medvedev, ha spiegato che
non c'è in corso alcun contatto tra il Governo italiano
e quello parigino per un approfondimento dei rapporti
tra <Finmeccanica> e il gruppo francese <Thales>.
"No, non c'è in corso niente", ha detto
Bersani.
Sempre sul fronte spaziale, l'Agenzia spaziale italiana
(Asi) ha affidato all'<Elv> (società al 70 per
cento di Avio, partecipata di Finmeccanica e al 30 per
cento dell'Asi stessa) il contratto per l'avvio della
seconda fase di definizione del programma Lyra sulle
evoluzioni del lanciatore europeo Vega. Lo hanno
annunciato <Avio> e l'<Asi> nel corso dell'Airshow
parigino di Le Bourget. Il valore del contratto è di
oltre 35 milioni.
Intanto Atr, joint venture paritetica fra <Eads>
e <Alenia Aeronautica> (gruppo <Finmeccanica>),
ha reso noto un ordine di tredici aerei da trasporto
regionale Atr 72-500 da parte della compagnia aerea
indiana <Jet Airways>. L'annuncio è stato fatto
sempre nel corso dell'airshow parigino di Le Bourget.
Con ultimi annunci, gli ordini di Atr dall'inizio
dell'anno salgono così a 66.
Infine <AgustaWestland>, società sempre del
gruppo <Finmeccanica>, ha annunciato la firma di
un contratto per la vendita all'americana <Aero Toy
Store> di dodici elicotteri. Secondo una fonte della
compagnia, il contratto ha un valore compreso fra i 70 e
gli 80 milioni di dollari, "dipenderà
dall'allestimento finale di ogni macchina".
L'ordine comprende quattro Aw 119, quattro Grand e
quattro AW 139. Due giorni fa è stata annunciata la
vendita di un Grand alla danese <Avion Aps>.
L'azienda ha annunciato una previsione di introiti al
2010 di 3,392 miliardi di euro raggiungibili per il 60
per cento dal militare (32 per cento Regno Unito, 8 per
cento Italia, 20 per cento resto del mondo, compresi gli
Usa) e per il 40 per cento dal civile (di questa parte
ben il 52 per cento è dato dalle vendite dell'Aw 139).
(Denaro.it)
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PRIVATIZZAZIONI
UN PRIMATONON
DA POCO
Nell'ambito di un
seminario ad Adana - nel sud del Paese - il vice presidente
dell'Autorità Statale per la Privatizzazione
(OIB) ,Osman Demirci, ha fatto presente che - secondo i
dati ufficiali della <World Bank> - la Turchia - negli
ultimi quattro anni - essere risulta il primo Paese al
mondo in quanto a privatizzazioni."...Nei venti
anni precedenti il 2003, il totale delle privatizzazioni
in Turchia era stato pari ad 8 miliardi di dollari,
mentre negli ultimi quattro anni il totale è stato pari
ad oltre 18 miliardi di dollari, un vero e proprio
record mondiale, secondo i dati della Banca
Mondiale..." ha dichiarato Demirci, ribadendo che
la Turchia sta procedendo molto rapidamente nel processo
di "dimagrimento" della presenza dello Stato
nell'economia. "...Nel settore energia stiamo
assistendo ad un notevolissimo interesse delle imprese
estere... e per i prossimi mesi stiamo predisponendo una
nuova ondata di privatizzazioni che riguarderà
principalmente il settore delle infrastrutture connesse
ai trasporti (autostrade, ponti,ecc.)..." ha
aggiunto Il VP della OIB, precisando peraltro che i
capitali esteri sono ben accetti in Turchia in tutti i
settori.(Ice Istanbul)
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|
Da
parte di <Mediobanca> e <Tskb>
PRIVATIZZAZIONEAUTOSTRADE
<Mediobanca>
(MDBI.MI: Quotazione,
Profilo)
e la turca <Tskb> (TSKB.IS: Quotazione,
Profilo)
si sono aggiudicate l'incarico di consulenza finanziaria
per il processo di privatizzazione di alcune autostrade,
ponti e infrastrutture di trasporto del Paese.
L'incarico è promosso dalla <Prime Ministry
Privatization Administration> della Turchia e
riguarda oltre 2.000 chilometri tra cui il collegamento
autostradale Edirne-Istanbul-Ankara, dice una nota.
<Mediobanca> e <Tskb>, insieme ad altri
consulenti tecnici e legali, forniranno attività di
consulenza per gli aspetti strategici, finanziari,
legali e tecnici all'interno del processo di
privatizzazione. (Reuters) |
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LE
OPERAZIONI NEL 2006
FUZIONI &
ACQUISIZIONI
Secondo l'ultimo
studio <DealWatch Report> sponsorizzato dalla
multinazionale della consulenza <Deloitte> e
dall'intermediario finanziario Raymond James, nel corso
del 2006 le operazioni di fusione e acquisizione
(M&A) in Turchia sono ammontate a 18.9 miliardi di
dollari, contro i 38 miliardi di dollari del 2005. Nel
2006 le prime dieci operazioni di M&A sono ammontate
a circa 13 miliardi di dollari ed hanno riguardato tutte
operazioni di acquisizione. L'attività di M&A
peraltro è aumentata di numero, da 155 del 2005 a 165
nel 2006 (133 acquisizioni, 28 privatizzazioni e 4
fusioni) anche a dimostrazione di un attivismo molto
concreto da parte degli investitori stranieri. Si
precisa peraltro che le azioni di M&A hanno
interessato principalmente imprese locali, anche se il
totale delle imprese estere che hanno effettuato
operazioni in questo Paese è salito nel 2006 a 76 (+90%
'06/'05). Oltre 30 paesi hanno partecipato a operazioni
di fusione ed acquisizione in Turchia, con in testa
nettamente i Paesi UE: il 52% del totale. (Ice
Istanbul)
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IL
RAPPORTO
FARMACEUTICA:LA GRANDE CRESCITA
Secondo
un rapporto della <Pricewaterhouse Coopers>
recentemente presentato e riportato dal quotidiano
finanziario <Referans>, il settore farmaceutico
della Turchia nei prossimi anni registrerà una crescita
notevole. Il Paese sarà tra i primi dieci mercati del
panorama farmaceutico mondiale entro il 2020, con
vendite di prodotti per un totale di $1.3 trilioni.
Nell’arco dei prossimi quindici anni le sette economie
emergenti che oltre la Turchia includono la Cina, il
Brasile, l’India, l’Indonesia, il Messico e la
Russia, produrranno un quinto dei profitti mondiali in
tale settore. Con queste dinamiche prospettive è facile
immaginare il crescente interesse degli investitori
nazionali ed esteri, anche se, come sottolinea il
rapporto, la Turchia dovrà affrontare alcuni importanti
compiti quali la revisione dei diritti di proprietà
intellettuale e la trasparenza delle pratiche di
rimborso per le ricette mediche, oltre che quello
relativo alle lunghezze burocratiche per il rilascio di
licenze. Quest’ultimo in effetti è l’ostacolo che
causa maggiore preoccupazione tra i possibili
investitori; infatti al momento occorrono circa tre anni
per ottenere una licenza (contro i sei mesi
dell’Europa); ciò contribuisce al rallentamento degli
investimenti farmaceutici nel Paese che, con un mercato
pari attualmente a $9.9 miliardi, costituisce un punto
focale per le società del settore che si aspettano una
rapida revisione delle politiche farmaceutiche per poter
ricoprire un ruolo più attivo nel mercato turco. (fonte
Ambasciata d'Italia) |
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JOINT
VENTUREIN
LAW
INAUGURATA
UFFICIALMENTE LA PRESENZA DELLO STUDIO LEGALE
<PADOVAN> IN TURCHIA IN COOPERAZIONE CON LO STUDIO
<GUR> DI ISTANBUL. OBIETTIVO, OFFRIRE ALLE
IMPRESE ITALIANE UN SUPPORTO PROFESSIONALE DI LINGUA
E CULTURA GIURIDICA ITALIANA
Il
15 giugno è stata ufficialmente inaugurata la presenza
dello Studio Legale <Padovan> in Turchia. In
cooperazione con lo Studio <Gür> di Istanbul,
opererà stabilmente Rosario Sapuppo, già da un anno
associate
dello Studio Padovan a Milano. Il desk turco a Milano
sarà guidato dall’avvocato Daniele Carminati e sarà
composto anche di un professionista turco, specializzato
in diritto societario. L’attività dello Studio Legale
<Padovan> in Turchia, che mira a servire tutte le
esigenze delle imprese italiane in Turchia, si avvarrà
anche di dottori commercialisti turchi
di lingua italiana e di provata affidabilità. Lo
Studio <Gür>, fondato dall’avvocato Tevfik
Gür, vanta una consolidata esperienza in materia
societaria, marittima, bancaria, finanziaria e
giuslavoristica, oltre che nel contenzioso domestico ed
internazionale, anche arbitrale. Presso lo studio di Istanbul operano 25 professionisti; tutti
lavorano in turco e in inglese oltre al francese, allo spagnolo e al russo. Lo Studio <Gür>,
non potendo aprire proprie sedi in altre città, in
ossequio alla legislazione turca, ha però sviluppato
una rete di corrispondenti locali in tutte le maggiori
piazze del Paese.
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La
presenza dello Studio Legale <Padovan> in Turchia
mira ad offrire alle imprese italiane che investono o
commerciano con la Turchia un supporto professionale di
lingua e cultura giuridica italiana inserito in una
struttura turca di altissimo livello professionale, così
come alle imprese turche interessate al mercato italiano
un “ponte” per gestire il rapporto con l’Italia,
sia questo di mera relazione commerciale sia di
investimento diretto. A ciò si aggiunga pure che la
posizione strategica e la collaborazione di qualificati
professionisti locali, consentirà allo Studio Legale
<Padovan> di svolgere un ruolo pivotale per le
imprese intenzionate ad affacciarsi sui mercati dei
territori del Caucaso e dell’Asia Centrale,
approfittando delle consolidate relazioni esistenti tra
la Turchia e quei Paesi. (fonte Ambasciata
d'Italia) |
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<PROGRAMMA
KADEM>
PIANOPER
SCONFIGGERE L'ECONOMIA SOMMERSA
Il ministero delle
Finanze della Turchia ha predisposto in questi giorni
-alla vigilia delle elezioni politiche generali- un
piano, il <Programma Kadem>, per contrastare
l'economia sommersa del Paese, una vera piaga sociale ed
economica che genera, secondo alcuni analisti locali,
una mancata emersione di oltre 200 miliardi di dollari
l'anno di PIL (nel 2006 il PIL turco ha sfiorato i 400
miliardi di dollari). Secondo il Ministero, l'economia
cosiddetta "informale" rappresenta oggi il
25,5% del totale e dovrà essere ridotta di almeno due
punti percentuali l'anno per il prossimo quinquennio.
Per tale motivo il <Programma Kadem> prevede 15
punti, basati essenzialmente su efficienza fiscale,
riduzione della fiscalità (che invoglierebbe i
contribuenti a pagare più facilmente il dovuto),
limitazione dei pagamenti in contanti, aumento del
numero di controlli fiscali, controlli più stringenti
sulle assunzioni irregolari e una maggiore efficacia
nell'opera di esazione delle sanzioni fiscali. (Ice
Istanbul) |
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ECONOMIA
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4°
INCONTRO
DELL'<IAC-INVESTMENT
ADVISORY COUNCIL>
ISTANBUL
SUGGERIMENTI ED INDICAZIONI
OPERATIVE AL GOVERNO E ALLE AUTORITA'
TURCHE IN MATERIA DI INVESTIMENTI ESTERI
E POLITICHE INDUSTRIALI
Si
è svolto ad Istanbul il quarto incontro dell'<Iac-Investment
Advisory Council>, comitato che raggruppa 21 CEO e Top
Manager delle principali imprese investitrici in Turchia
e fornisce suggerimenti ed indicazioni operative al Governo e alle autorità turche in materia di
investimenti esteri e politiche industriali (per
l'Italia hanno partecipato: il CEO del <Gruppo Benetton>
Gerolamo Caccia Dominioni, il CEO della <Fiat> Sergio
Marchionne, il CEO di <Finmeccanica> Pier Francesco
Guarguaglini, il CEO della <Indesit> Marco Milani, e il
presidente di <Unicredit Dieter Rampl>). I CEO provenienti
da tutto il mondo si sono espressi molto positivamente
sul processo di riforme in atto in Turchia e soprattutto
sul clima favorevole agli investimenti esteri creatosi
negli ultimi 3-4 anni, anche sulla base delle
indicazioni provenienti dal Comitato, mentre hanno
suggerito al governo di rafforzare le politiche di
formazione scolastica e universitaria, di emanare nuove
leggi in materia di marchi e brevetti e di sostenere una
riduzione della fiscalità per combattere l'economia
sommersa. In occasione dell'incontro è intervenuto il premier turco
Recep Tayyip Erdogan, il quale nell'evidenziare ancora
una volta i successi ottenuti dal suo governo in materia
di investimenti esteri (20 miliardi di dollari lo scorso
anno e record mondiale negli ultimi 4 anni, secondo la
Banca Mondiale) ha sottolineato che "l'economia
turca è cresciuta ininterrottamente per 20 trimestri e
il Pil del Paese è cresciuto del 120% negli ultimi 4
anni, sorpassando la cifra record di 400 miliardi di
dollari. Inoltre è importante sottolineare che fra il
2003 ed il 2007 la Turchia ha attratto circa 35 miliardi
di dollari di investimenti provenienti dall'estero. Solo
lo scorso anno, vi sono stati proventi da
privatizzazioni pari ad 8 miliardi di dollari".
Molti dei top manager presenti all'incontro si sono
espressi positivamente sui risultati ottenuti dalla
Turchia negli ultimi anni ed hanno sottolineato che il
particolare momento congiunturale vissuto dal Paese non
scoraggerà gli imprenditori dall'investire ancora in
questo strategico e fondamentale mercato. (Ice
Istanbul)
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POLITICAE
COINVOLGIMENTI
UNA STORIA
INFINITA LA SOCIETA'
CITATA DALLA CORTE SUPREMA DI NEW YORK A
PROPOSITO DELL'ACQUISIZIONE DI <TELSIM>
Il
torbido clima politico della Turchia sembra avere fatto
un’altra vittima, che si chiama <Vodafone>. La
società è stata citata dalla Corte Suprema di New York
a proposito dell’acquisizione di <Telsim>.
A trascinare <Vodafone> nel processo è stato Cem
Uzan, figlio di Kemal Uzan. La famiglia Uzan era a capo
di circa 200 società prese di mira e confiscate dal
governo turco nel 2004.
Tra quelle società c’era <Telsim>, il secondo
operatore di telefonia mobile in Turchia dopo <Turkcell>,
di proprietà dello stato. <Vodafone> acquisì
<Telsim> a un’asta per 4.55 miliardi di dollari
(circa 3.40 miliardi di euro) nel dicembre del 2005.
Cem Uzan reclama che l’operatore di telefonia mobile
valeva molti più soldi e che la sua famiglia è stata
ingiustamente messa sotto accusa dal Governo turco a
causa del prezzo pagato da <Vodafone>.
Cosa veramente curiosa in quanto a quel tempo Inquirer
attraverso un suo osservatore diceva che <Vodafone>
probabilmente aveva pagato un prezzo eccessivo per
Telsim.
Secondo il <Mail on Sunday>, <Vodafone>
ritiene che il caso giudiziario sia infondato. Sarà
difficile per Cem Uzan testimoniare perché secondo il
giornale Cem Uzan sarebbe ricercato dall’Interpol.
Veramente anche dalla polizia del Regno Unito.
La famiglia Uzan considera che la ragione per cui il
governo turco ce l’ha con il suo impero finanziario è
che Cem è alla testa di un partito giovanile di destra
che sta avendo successo. (Tony Dennis/The
Inquirer) |
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PER
IMPORTO DI 2,673 MLD DI $
L'OLANDESE
<ING> ACQUISTA
<OYAK BANK>
Il gruppo bancario
e assicurativo olandese <Ing> ha raggiunto un
accordo per l'acquisizione della banca turca <Oyak
Bnk> che controlla il 3% del mercato nel Paese della
Mezzaluna, per un importo di 2,673 miliardi di dollari.
L'acquisizione sarà finanziata tramite risorse proprie.
<Ing> prevede di concludere l'operazione entro la
fine del 2007>.
"<Oyak> è una banca molto solida sulla quale
investiamo (...), possiede una delle reti bancarie al
dettaglio più estese in Turchia", ha dichiarato in
una conferenza stampa il presidente del gruppo,<Michel
Tilmant>. che stima che <Oyak Bank> possa
raggiungere "relativamente presto" il 5% del
mercato. "Nei prossimi 10 ani, la Turchia dovrebbe
piazzarsi al 12mo posto nella classifica delle economie
mondiali. E' una economia molto importante ed in forte
crescita", ha aggiunto. "Quest'acquisizione fa
parte dunque della nostra strategia".
Nei prossimi anni <Ing> ha intenzione di aprire
nuove filiali di <Oyak> che è presente nelle
grandi città come Istanbul, Ankara ed Izmir. Le sedi
attualmente sono 360. Timart ha ammesso che per
realizzare questa crescita sono necessari investimenti e
"<Ing> fornirà finanziamenti a basso costo a
<Oyak> che in "questi ultimi anni ha avuto
difficoltà a svilupparsi per mancanza di fondi".
La transazione, che sarà sottoposta all'approvazione
delle autorità garanti, aumenterà gli utili per azioni
a partire dal 2008, ma Tilmant non ha voluto
quantificare quest'aumento. <Oyak> ha 5.581
dipendenti, 1.2 milioni di clienti nel retail e
10 mila clienti nel settore delle piccole e medie
imprese. Nel 2006 la banca turca ha registrato utili
pari a 126.91 milioni di dollari (94.71 milioni di
euro). (Apcom/fonte Afp)
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NUOVOCOMPLESSO
PER VEICOLI INDUSTRIALI
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CLIENTI DA
TUTTO IL MONDO
LO
STABILIMENTO DI MONTAGGIO DI AKSARAY IN TURCHIA
STA DIVENTANDO IL FIORE ALL'OCCHIELLO DEL SISTEMA
PRODUTTIVO MONDIALE DELLA CASA <MERCEDES-DAIMLER>
Aksaray sta
diventando sempre più un vero e proprio fiore
all’occhiello del sistema produttivo mondiale della
<Daimler>.
Lo stabilimento di montaggio in Anatolia centrale
rappresenta un anello di congiunzione con l’Europa ed
una testa di ponte per il Medio Oriente.
La clientela giunge dall’Europa occidentale ed
orientale, dalla Bielorussia, dall’Ucraina, dal
Kazakistan, dall’Africa settentrionale e dall’Arabia
Saudita. Qui vengono prodotti veicoli industriali
leggeri e pesanti delle Serie <Atego> e <Axor
Mercedes-Benz>, trattori stradali, veicoli da
cantiere e l’<Unimog U 4000>, oltre a componenti
di veicoli industriali.
Aksaray, situata a circa 250 km a sud di Ankara, è la
porta della Cappadocia. Questa città, che conta
attualmente circa 200.000 abitanti, fu un tempo uno dei
più importanti centri commerciali sulla leggenderia Via
della Seta. La storia di questo crogiolo di culture e
civiltà diverse risale all’8000 a. C. Al giorno
d’oggi invece il fattore economico più importante di
Aksaray è l’industria produttiva ed in particolare il
settore automobilistico. Lo stabilimento di Aksaray
venne progettato da <Mercedes-Benz> nel 1984 per
la produzione di veicoli industriali e Unimog e per il
montaggio di motori ed assali. La produzione in serie di
autocarri iniziò nel 1986. Il 1° Maggio 1995, davanti
all’esultanza dei dipendenti, venne prodotto
l’autocarro n° 10.000, un <MB 2521> a tre assi
con trazione posteriore, motore da 155 kW (210 CV) e
peso totale a terra di 25 tonnellate. L’8 giugno 2006
è stato prodotto l’autocarro n° 75.000, un <Axor
3240 C> e presto verrà prodotto il n° 100.000. Se
un tempo la produzione annuale ammontava a 7.000 unità,
oggi si è giunti ormai a 12.300 veicoli industriali e
600 <Unimog> all’anno con cifre in costante
aumento.
Su una superficie totale di 558.117 mq, di cui 80.000
coperti, Aksaray si presenta come uno stabilimento
modernissimo. Nel 1999 e nel 2003 <DaimlerChrysler>
ha investito oltre 75 milioni di euro nello
stabilimento, in particolare in impianti di verniciatura
cataforetica per immersione che operano secondo le
tecniche ed il know-how più moderni. Gli impianti
produttivi sono al livello di quelli tedeschi. Nel 2005
e 2006 è stato creato un nuovo centro per i clienti,
sono stati ampliati i magazzini ed è stato costruito un
nuovo capannone di finitura.
Spazi
comuni, formazione professionale
Sono stati creati anche degli spazi comuni. La moderna
mensa dello stabilimento, il centro sanitario, il
fitness center, la piscina, il campo di calcio, i locali
per il ping-pong ed il biliardo sono solo alcune delle
strutture che offrono ai dipendenti migliori ed
interessanti condizioni lavorative e per il tempo
libero. Inoltre, sono stati allestiti anche degli
alloggi aziendali per i dipendenti.
Presso lo stabilimento di Aksaray è attribuita una
notevole importanza alla formazione, un investimento per
il futuro. Tutti i dipendenti hanno l’opportunità,
nell’ambito di piani di sviluppo annuali, di
partecipare a seminari e corsi di formazione. 60 alunni
possono seguire corsi intensivi di formazione
professionale, mentre 80 studenti all’anno sono
ammessi ad un tirocinio. Inoltre, nel 2006 è stato
ampliato il centro di formazione.
Miracolo
economico in Asia Minore
Grazie all’elevato volume delle esportazioni, lo
stabilimento riveste un’enorme importanza non solo per
l’economia della città, ma per quella di tutto il
Paese. Negli ultimi sette anni la Turchia ha registrato
una crescita economica impressionante. Mentre alla fine
del secolo scorso correva quasi il pericolo della
bancarotta, nel 2004 secondo il Fmi (Fondo Monetario
Internazionale) ha registrato una crescita del 10%.
Oggi, come è stato annunciato alla Fiera di Hannover,
la crescita è pari al 6%. Questo boom economico attira
gli investitori stranieri. I motori di questa fiorente
congiuntura sono Istanbul e Ankara. La Germania è il
maggior partner commerciale della Turchia, che ha
attualmente un’estrema necessità di costruire strade,
edifici, impianti di irrigazione, dighe, oleodotti e
gasdotti. Pertanto <Axor< e <Unimog> si
prestano perfettamente a questi compiti.
Richiesta
di trattori stradali, veicoli cargo e da cantiere
L’<Axor>, in qualità di "fratello minore"
dell’<Actros2>, è sotto molti punti di vista un
veicolo da cantiere insuperabile. Sensibile al carico
utile, redditizio e robusto, deve lasciare il posto
all’<Actros> solo quando si tratta di
trasportare carichi estremamente pesanti. Grazie al
nuovo <PowerShift Mercedes>, il nuovo cambio
automatizzato a presa continua a 12 rapporti, oggi
montato anche ad Aksaray, è maneggevole come una
vettura con cambio automatico. <Unimog U 4000>,
prodotto ad Aksaray, si presta alla marcia su ogni
terreno, con una idoneità esemplare alla marcia
fuoristrada.
Ad Aksaray non sono costruiti tutti i veicoli della
gamma <Daimler>. In Anatolia vengono prodotti gli
<Atego>, da 12 e 15 t, sei modelli di <Axor>,
dal trattore al pesante ribaltabile a trazione
integrale, delle betoniere e l’U 4000. Il maneggevole
<Atego>per il servizio di distribuzione in città
con molte possibilità di sovrastrutture, anche con
predisposizione per gruppi refrigeranti, viene prodotto
ad Aksaray dal 2000, l’<Axor> dal 2002,
prevalentemente nelle versioni trattore stradale,
veicolo cargo e da cantiere.
Grande
prova di fiducia e quota di mercato stabile
Gli autocarri e gli <Unimog> di Aksaray godono di
ottima fiducia da parte dei clienti. In Turchia, anche
lo scorso anno, i veicoli industriali <Mercedes-Benz>
hanno confermato la loro posizione di leader con una
quota di mercato stabile pari al 24.3%. Il Settore
Operativo prevede un impulso positivo per le vendite
anche per l’anno 2007.
Prendendo in considerazione solo la superficie, lo
stabilimento di Aksaray è grande circa un quarto di
quello di Worth. Ma ciò che offre Aksaray è sotto gli
occhi di tutti, soprattutto per quanto riguarda gli
spazi ricreativi. La struttura e gli impianti del
moderno stabilimento di Aksaray quasi non si distinguono
da quelli di Worth. I processi produttivi sono
altrettanto buoni e precisi quanto quelli realizzati in
Germania, nel Palatinato meridionale. Aksaray è stato
il primo stabilimento automobilistico della Turchia ad
ottenere nel 1994 la certificazione secondo la norma
<ISO 9000 f proprio dal T†V Sudwest> tedesco,
che gestisce una filiale ad Istanbul.
L’allineamento della qualità del prodotto e della
produzione dello stabilimento di Aksaray a quello di
Worth consente, tra l’altro, ai subfornitori di <Mercedes-Benz
Turk> di fornire parti e componenti agli stabilimenti
tedeschi di veicoli industriali. (DueMotori.com)
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LA TURCHIA
DAL 2000
SCAMBICON
IL BELPAESE: +120 IN CINQUE ANNI
Negli
ultimi cinque anni, dal 2000 al 2006, il volume
dell'import-export italo-turco è aumentato di oltre il
120 per cento, passando da sei a 13 miliardi di dollari
l'anno: il dato è emerso stamani, a Trieste, durante la
riunione della Commissione mista Italia-Turchia per
l'autotrasporto, i cui lavori proseguiranno sino a
domani. Sempre dal 2000 al 2006, il numero degli
autotrasporti abilitati è aumentato dell'80 per cento
(dai 20.500 permessi del 2000 ai 38.500 nel 2006). Il
dato - è stato spiegato durante la riunione della
Commissione - si riferisce ai mezzi turchi che hanno
operato in Italia nel rispetto delle regole di
reciprocità. In pratica, ogni anno anche l'Italia ha un
eguale numero di permessi per l'interscambio con la
Turchia, che però - è stato ricordato - vengono
utilizzati solo in minima parte, a seguito della diversa
struttura di costi delle imprese di autotrasporto nei
due Paesi. Alla riunione della Commissione mista
partecipano i due capi delegazione, Camillo Lobina per
il ministero dei Trasporti italiano, e Talat Aydin per
l'omologa amministrazione turca, il console Onorario di
Turchia a Trieste, Enrico Samer, e osservatori delle
principali associazioni imprenditoriali del settore
trasporti.
Il settore farmaceutico della Turchia invece, nei
prossimi anni, registrerà una crescita notevole,
attestandosi tra i primi dieci mercati del panorama
farmaceutico mondiale entro il 2020, con vendite di
prodotti per un totale di 1,3 trilioni di dollari.
Secondo un recente rapporto della <Pricewaterhouse
Coopers>, riportato dal quotidiano finanziario turco
<Referans>, nell'arco dei prossimi quindici anni
le sette economie emergenti (Turchia, Cina, Brasile,
India, Indonesia, Messico e Russia) produrranno un
quinto dei profitti mondiali in tale settore. Secondo il
rapporto, la Turchia dovrà, però, affrontare alcuni
importanti problemi che frenano gli investimenti, come
la revisione dei diritti di proprietà intellettuale e
la trasparenza delle pratiche di rimborso per le ricette
mediche, oltre che quello relativo alle lunghezze
burocratiche per il rilascio di licenze. (Denaro.it)
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<ITWAY>
ACQUISIZIONIIN
TURCHIA ENTRO L'ANNO
<Itway>
punta ad acquisire entro l'anno una o due aziende in
Turchia, con un occhio alla Svizzera e alle Repubbliche
della ex Jugoslavia. A spiegarlo è il presidente del
gruppo informatico ravennate, Andrea Farina, che ha
incontrato gli analisti finanziari a Milano. In Turchia,
afferma, "abbiamo trattative molto avanzate
riguardo due gruppi. Speriamo di concludere entro fine
anno". Il gruppo, continua Farina, guarda anche
alla Svizzera, inclusa quella tedesca, "un mercato
estremamente interessante per la sicurezza
informatica", che è una delle principali aree di
attività di <Itway>. Inoltre, prosegue Farina,
"guardiamo anche all'area balcanica, dove siamo
supportati dalle istituzioni, la Provincia di Ravenna e
la Regione Emilia-Romagna, che sono molto ben presenti
in Croazia, Bosnia Erzegovina e Serbia". Il gruppo,
continua, "sta valutando importanti partnership in
Medio Oriente, un'area ad alto tasso di crescita".
In Italia, prosegue il presidente di Itway,
"abbiamo almeno 15 dossier", tutti relativi a
società non quotate in Borsa. Farina chiarisce che <Itway>
non è interessata a <Data Service>: "Non
abbiamo avuto neanche un abbocco", dice. Per quanto
riguarda la taglia delle possibili acquisizioni, il
direttore finanziario Andrea De Marchi spiega infine che
"le operazioni piccole le possiamo auto-finanziare,
per quelle grandi la fantasia non ha limiti". (Adnkronos) |
| SISTEMI
DI PRODUZIONE
INDUSTRIALE AGGIORNATI
E LOTTA ALLA INSTABILITA'
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Hi-tech
PARTE LA SFIDA
A CINA ED INDIA
Parla
Daron Acemoglu, uno
dei massimi economisti
mondiali, turco di nascita
Hi-tech,
sistemi di produzione industriale aggiornati e
lotta all'instabilità politica. E' questa la via
per lo sviluppo dei Paesi del Mediterraneo secondo
Daron Acemoglu, uno dei massimi economisti
mondiali, turco di nascita e di prima formazione,
insegnante al Massachusetts Institute of
Technology (Mit).
"Solo così si vince la sfida con India e
Cina", afferma Acemoglu. "I Paesi del
Mediterraneo hanno molte potenzialità - prosegue
il docente, che da più di quindici anni studia i
modelli di crescita e il ruolo delle istituzioni
nelle economie mondiali - ma sono anche carichi di
difetti, a partire dai sistemi politici ballerini
dei Paesi del Nord Africa e dall'incapacità di
essere competitivi con le economie emergenti
dell'Asia". "I Paesi del Nord del Mediterraneo
come Portogallo, Spagna, Italia e Grecia, che
negli anni '50 e '70 hanno fatto un grande sforzo
per raggiungere le nazioni ricche, - aggiunge
Acemoglu, a Milano per una lezione all'Università
cattolica - hanno puntato su settori come quello
agricolo e industriale a bassa intensità
tecnologica, che oggi sono sotto la pressione di
Cina e India. Per tornare a crescere, dovrebbero
fare quello che fanno i loro vicini europei, cioé
migliorare la produzione di articoli ad alto
contenuto tecnologico". Diversa è la situazione
dei Paesi del Nord Africa, "un altro tassello
del puzzle mediterraneo", secondo l'economista
laureato a Istanbul e Londra, che oggi vive negli
Stati Uniti. "I Paesi del Maghreb potrebbero
avere un migliore accesso alla tecnologia,
sfruttando il fatto che si affacciano sul
Mediterraneo e sono prossimi all'Europa - dice
Acemoglu |
-
ma le cattive performance dipendono soprattutto da
problemi politici. Anche Paesi come l'Egitto che
fino a poco tempo andavano bene, sono nuovamente
molto instabili".
Infine la Turchia "che sta andando meglio: oggi
è un Paese che cresce - assicura l'economista - e
negli ultimi anni ha davvero fatto dei progressi.
Anche lì ci sono problemi politici, soprattutto
ora, ma se si guarda il prodotto interno lordo pro
capite non è molto diverso dal Portogallo di
pochi anni fa. E' un Paese che esporta molto e
sorprendentemente alcuni settori sono molto
efficienti. Anche questa situazione dimostra che
non si può adottare ovunque un unico modello di
crescita: il cosiddetto 'Washington consensus',
che impose un tipo di sviluppo a una serie di
Paesi tra cui quelli dell'America Latina, è stato
contestato da molti analisti e politici locali,
spesso a ragione.
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Non dobbiamo però
dimenticare che esistono alcune caratteristiche
che ogni Paese deve avere: la pianificazione del
sistema pensionistico può essere diversa a
seconda delle condizioni, ma ogni nazione deve
poter contare su istituzioni che regolano in modo
efficiente e affidabile il mercato. Alcune volte
la teoria della differenziazione è una scusa per
non fare riforme", afferma Acemoglu. Le
organizzazioni internazionali possono avere un
ruolo per favorire lo sviluppo e l'integrazione?
"No: per la crescita economica non possono fare
molto - risponde il docente - a parte in alcune
situazioni di emergenza, dove talvolta hanno dato
un contributo importante, com’è stato il caso
della crisi turca. Per il resto non hanno un
grande potere di intervento. In periodi normali
possono al limite influenzare le politiche,
favorire lo scambio di informazioni e la
cooperazione tecnologica. Ma alla fine sono sempre
le istituzioni locali a determinare le politiche
locali", conclude Acemoglu. (Denaro.it) |
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LA RUSSIAIN
VANTAGGIO
NELLA
PARTITA ENERGETICA
RIVALITA'
GEOPOLITICA
IN ASIA CENTRALE MOSCA HA
RECENTEMENTE ASSESTATO UNA SERIE DI COLPI MICIDIALI E
PER IL MOMENTO DECISIVI. IL RUOLO DELLA TURCHIA DOVE
DOVREBBE PASSARE L' OLEODOTTO <BLUE STREAM
2>
La
rivalità geopolitica tra la Russia e l’Occidente sta
acquisendo una rinnovata virulenza. E se la lotta per
conquistare posizioni d’influenza negli ex domini
europei dell’Urss si è risolta a favore della Nato e
dell’UE, se la partita in Ucraina e nel Caucaso sembra
ancora aperta ma con gli occidentali in vantaggio, in
Asia centrale il presidente Putin ha recentemente
assestato una serie ravvicinata di colpi micidiali e per
il momento decisivi, ai quali la stampa italiana non ha
riservato un’attenzione adeguata.
Innanzitutto, nel vertice trilaterale di Turkmenbashi
(in Turkmenistan, dal 12 al 14 maggio) tra Putin, il
presidente kazako Nazarbayev e il presidente turkmeno
Berdymukhammedov, è stata decisa la costruzione di un
nuovo gasdotto (oltre all’ampliamento della pipeline
già esistente di Prikaspiiski) per il trasporto del gas
turkmeno attraverso il Kazakistan e la Russia verso
l’Occidente; inoltre, l’accordo di Astana col
Kazakistan ha sancito un’espansione dell’oleodotto
del <Caspian Pipeline Consortium> (sempre
attraverso la Russia, fino al porto sul Mar Nero di
Novorossiysk) e una fornitura in esclusiva di petrolio
kazako per l’oleodotto che la Russia ha deciso di
costruire dal porto bulgaro di Burgas sul mar Nero a
quello greco di Alexandroupolis; infine, gli accordi
siglati da Putin a Vienna il 23 e 24 maggio hanno posto
le basi per un maggior radicamento del colosso <Gazprom>
in Austria e soprattutto per la trasformazione del
territorio austriaco in corridoio per la
commercializzazione del gas di provenienza russa e centro-asiatica
in Europa occidentale.
Nel nuovo grande gioco dell’Asia l’obiettivo
strategico primario è il controllo delle petrolio e del
gas naturale del mar Caspio: e le mosse di Putin, oltre
a rafforzare sensibilmente le posizioni russe, finiscono
con lo sbaragliare i disegni alternativi dell’Europa e
degli Stati Uniti. Dopo la disgregazione dell’Unione
sovietica e la scoperta di ingenti giacimenti attorno al
mar Caspio, infatti, l’approccio occidentale è stato
improntato alla diversificazione delle fonti di
approvvigionamento: cioè, alla creazione di oleodotti e
gasdotti per collegare gli stati dell’Asia centrale ai
mercati europei e americani (oltre a quelli giapponesi),
spezzando la doppia dipendenza dalla Russia (soprattutto
per l’Europa) e dal Medio oriente.
I principali progetti occidentali, tutti esterni al
territorio russo, sono a questo riguardo cinque:
l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan, dalla sponda del Mar
Nero in Azerbaigian alle rive turche del Mediterraneo,
attivo dal 2006; il recentemente completato gasdotto
Baku-Tbilisi-Ezrum, sempre in Turchia; il gasdotto
transcaspico, sul fondo del Caspio dal Turkmenistan
all’Azerbaigian (per il trasporto anche del gas kazako);
il gasdotto <Nabucco>, dall’Asia centrale e
dall’Iran verso l’Europa centrale (attraverso
Turchia, Bulgaria, Romania, Ungheria e Austria), con
prolungamento dalla Turchia verso la Grecia e l’Italia
grazie all’interconnettore Poseidon; il gasdotto
transafgano, dal Turkmenistan e dal Kazakistan,
attraverso l’Afghanistan, fino al nuovo porto
pachistano di Gwadar sull’Oceano indiano.
L’accordo trilaterale di Turkmenbashi e le intese
russo-kazaka e russo austriaca mettono però in forse la
realizzazione – e la viabilità economica, nel caso
delle pipeline già realizzate – di tutti questi
progetti. Perché è ovvio che se il gas naturale e il
petrolio del Caspio verranno commercializzati dalle
compagnie statali russe attraverso il territorio russo,
non ne rimarrà abbastanza per riempire i condotti
energetici su cui puntano gli occidentali (le uniche
forniture assicurate sono quelle dell’Azerbaigian),
che verrebbero con ogni probabilità accantonati –
lasciando il campo libero per quello che è già stato
definito "Single Export Channel". Di
conseguenza, la Russia sarebbe nelle condizioni di
ricattare in modo devastante i propri clienti: com’è
già accaduto in Ucraina – e di conseguenza in Europa
– nell’inverno 2006, con il blocco delle forniture.
In questo modo, grazie al controllo delle risorse
energetiche dell’Asia centrale, la Russia fa un passo
in avanti verso la realizzazione di quel cartello dei
paesi esportatori di gas che, in virtù della
partecipazione dell’Iran e del Venezuela (oltre al
Qatar, all’Algeria ed altri minori) si preannuncia
come un clone dell’Opec, ancora più aggressivo nella
politica dei prezzi e nell’influenza diplomatica.
Il gruppo di Cracovia, costituito da sei stati (Polonia,
Ucraina, Georgia, Lituania, Azerbaigian e con
l’aggiunta poco convinta del Kazakistan) proprio in
parallelo con il vertice di Turkmenbashi per studiare la
realizzazione congiunta dell’oleodotto
Odessa-Brody-Danzica (dal mar Nero alla Polonia) e di
altri possibili progetti energetici, è pertanto un
avversario nato sconfitto. L’Unione europea, incapace
di presentarsi con una posizione energetica comune al
vertice con la Russia di Samara il 18 maggio, nonostante
le dichiarazioni propositive del commissario lituano
Andris Piebalgs, vede seriamente minacciati il progetto
Nabucco e i sogni d’indipendenza energetica (tra
l’altro, la Russia ha proposto la costruzione di un
nuovo gasdotto attraverso la Turchia e verso l’Europa
meridionale: il <Blue Stream 2>, sul fondale del Mar Nero, in aggiunta al già esistente <Blue Stream>).
Solo gli Stati Uniti hanno avviato le contromosse, con
le visite ad alto livello della scorsa settimana in
Turkmenistan, Azerbaigian e Kazakistan. Le intese di
Turkmenbashi e Astana verranno perfezionate a settembre:
il tempo per rimediare a questa débâcle c’è,
ma il compito appare davvero improbo. (Giuseppe
Mancini/L'Occidentale)
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CARRAMARMOTEC
WORKSHOP
CON
LA DELEGAZIONE
TURCA
In
occasione della <Fiera Carramarmotec> è stato
organizzato un workshop all’interno della Fiera
su uno spazio di 120 m2 dedicato e allestito per la
delegazione turca composta da 12 operatori. Il primo
giorno della Fiera sono stati realizzati 59 incontri
bilaterali tra 12 aziende turche produttrici di marmo e
13 aziende italiane produttrici di macchine per la
lavorazione del marmo. Il secondo giorno invece la
delegazione si è divisa in due: il primo gruppo ha
visitato 4 aziende che fanno mosaici sulla famosa Pietra
Santa e il secondo gruppo ha visitato la Fiera. Il terzo
giorno è stata visitata l’azienda che produce un
nuovo sistema di resinatura per i blocchi, molto
richiesto dalle aziende turche ed il pomeriggio dello
stesso giorno si è organizzata una visita presso le
cave di Carrrara. I 4 delegati della Camera di Commercio
di Afyon hanno visitato la Camera di Commercio di
Carrara per il progetto di gemellaggio tra camere. Si è
inoltre svolto
un incontro con i responsabili della <IMM Carrara>
per il progetto di twinning tra le aziende che verrà
realizzata a fine anno ad Afyon.
Delegazione
turca
Ornamar
Taş San. ve Gıda Tic. Ltd. Şti. presidente
dell’Unione degli Esportatori del Marmo
Özgür
Yapı İnşaat Ltd. Şti.
Afyo
Kur Mermer ve Granit A.Ş. Ankara
Set
Makine Tic. Ltd. Şti.
Ankara
Alimoğlu
Madencilik San. Tic. A.Ş.
Afyo
Umut İnşaat Mermer Ltd. Şti.
Afyon
Devrek Mermer San. Tic. A.Ş.
Bilecik
Bilmertaş Bilecik Mermercilik San. Tic. İhr.
A.Ş. Bilecik
Karatmermer Madencilik Ltd. Şti. Camera
di Commercio e Industria Afyo
Gürel
Mermer San. Tic. A.Ş.
Camera di Commercio e Industria Afyo
Gürmas Gürel Makina San. Tic. A.Ş. Camera
di Commercio e Industria Afyo
Tiryakioğlu Marble Ind. Ltd.
Camera di Commercio e Industria Afyo (fonte Ambasciata
d'Italia) |
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TRA
TURCHIA E CINA
INTERSCAMBIOCHE
VOLA
L'interscambio
commerciale tra la Turchia e la Cina è cresciuto del
50% ed entro l'anno raggiungerà il miliardo di dollari.
Lo ha dichiarato un soddisfatto ministro al Commercio
Estero turco, Kursad Tuzmen, dicendo che una parte del
successo ottenuto è sicuramente da riferire agli
accordi commerciali stipulati tra i due Paesi negli
ultimi tempi.
Tuzmen ha anche aggiunto che adesso nuove notizie
potrebbero arrivare dal settore turistico. Sembra
infatti che i viaggiatori provenienti dal Celeste Impero
siano in sensibile aumento, anche grazie alle nuove
rotte aperte della compagnia di bandiera nazionale
<Turkish Airlines>. (Apcom) |
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UN RECORD
100MILIARDI
DI EXPORT
Secondo
un report del Sottosegretariato al Commercio
Estero turco , il target fissato quest'anno di
raggiungere i 100 miliardi di dollari Usa sarà
facilmente superato (2006, 85.1 miliardi di dollari),
anche perché sino al 16 giugno le esportazioni sono
ammontate ad oltre 45 miliardi di dollari. Il ministro
di Stato Kursat Tuzmen ha anche evidenziato che i
settori più brillanti sul versante export risultano
essere: 1. automobilistico (9.2 miliardi di dollari); 2.
abbigliamento (7 miliardi di dollari); 3. prodotti in
ferro e acciaio (5.2 miliardi di dollari); 4. prodotti
Chimici (4.3 miliardi di dollari); 5. apparecchiature
elettriche ed elettroniche (3.7 miliardi di dollari); 6.
macchinari (2.4 miliardi di dollari); 7. prodotti
metallici (2.3 miliardi di dollari); 8. grani e semi
oleosi (1.1 miliardi di dollari); 9. cemento (1.1
miliardi di dollari). (Ice
Istanbul) |
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LO
<SHAHBA MALL>
ANCHE
ALEPPOAVRA'
IL SUO GRANDE CENTRO
Il più grande
centro commerciale siriano, denominato <Shahba Mall>, con
spazi commerciali e per il tempo libero di oltre 125.000
mq, aprirà per Aprile 2008 a Nord di Aleppo. Il
progetto, varato grazie a un investimento siro-giordano
di circa 50 milioni di dollari, comprende: un Hotel a 4
stelle di 250 stanze, un centro commerciale di 7 piani
su oltre 5.000 mq di superficie; 8 cinema; una zona di
intrattenimento; 36 tra ristoranti e caffè. Secondo
quanto dichiarato dal Vice Presidente della società
investitrice SJC, ad oggi il 65% dei lavori di
costruzione è già stato completato. (Ice
Istanbul) |
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AD ANCONA
WORKSHOPNEL
SETTORE STAMPAGGIO
Un
workshop organizzato ad Ancona in collaborazione con
"Ancona Promuove" nel settore stampaggio (per
plastica e metallo per settori automobilistico ed
elettrodomestico) si è svolto dal 3 al 6 giugno.
L'iniziativa
ha fatto seguito al workshop sulla meccanica che aveva
avuto luogo ad Izmir in Turchia nel 2005. A giugno di
quell'anno infatti "Ancona Promuove" aveva
realizzato una missione commerciale ed istituzionale nella
città turca in occasione del quale era stato firmato un
accordo di gemellaggio tra il Comune di Izmir ed il Comune di
Ancona. La delegazione turca composta dalle 9 aziende più
importanti della Turchia operanti nei settori
elettrodomestico, automotivo e della plastica, ha
incontrato 18 aziende italiane produttrici di stampi. Sono
stati realizzati complessivamente 92 incontri bilaterali. Il
secondo giorno del programma la delegazione turca ha hanno avuto
l’occasione di visitare le aziende.
Delegazione
turca
<Arçelik
A.Ş.>
Istanbu
<Bosch A.Ş.>
Tekirda
<Demirdöküm>
Bilecik
<Vestel
A.Ş.>
Manisa
<Form Plastik A.Ş.>
Manisa
<Alarko Carrier A.Ş.<
Kocaeli
<Galsan Plastik A.Ş.>
Kocaeli
<Tümser A.Ş.>
Izmir
<BMC A.Ş.>
Izmir |
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NOTIZIARIO
DI AMBASCIATA
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LA MISSIONE
DI GULER
Il
ministro dell’Energia turco Hilmi Guler si è recato
in visita in Kazakistan ed Uzbekistan al fine di
discutere di questioni energetiche con i suoi rispettivi
omologhi. Tale missione segue la firma dell’ accordo
firmato dai due Paesi con la Russia per la fornitura di
gas naturale, al fine di verificare la disponibilità di
rifornire la Turchia sia di petrolio che di gas naturale
nei progetti previsti nel settore energetico.
BOOM DEL
TURISMO
Nei primi cinque mesi dell’anno in corso la Turchia ha
avuto un totale di 6.41 milioni di visitatori stranieri
con un incremento del 16.39% rispetto allo stesso
periodo del 2006. In base alla provenienza, i turisti
arrivati dai Paesi Ocse sono aumentati del 14.9%; simile
trend anche per quelli provenienti dall’Est europeo,
la cui presenza è aumentata di circa il 19%. Quanti ai
principali Paesi da cui arriva il flusso turistico, la
Germania continua ad occupare la prima posizione,
seguita dalla Russia.
UN MILIONE
DI PASSEGGERI
L’aeroporto Internazionale di Dalaman, aperto al
pubblico circa un anno fa, ha registrato il suo primo
milione di passeggeri e secondo le previsioni entro due
anni gli
arrivi ammonteranno a ben cinque milioni. La rapida
crescita dell’aeroporto in questione, che serve le
zone turistiche dell’Egeo meridionale e del
Mediterraneo occidentale tra cui Kas, Kalkan, Fethiye,
Marmaris, Gocak e Dalyan, sta ad indicare che le aree più
sviluppate del Mediterraneo possono essere sostituite da
quelle dell’Egeo meridionale come mete di attrazione
turistica della Turchia.
IN
CRESCITA IL CONSUMO DELLA COCA COLA
Secondo un articolo apparso sul quotidiano <Zaman>,
il mercato locale delle bevande non alcoliche (soft
drinks) è in continua crescita. In particolare dal 2002
il mercato della cola è aumentato del 52%. Il consumo
annuo pro-capite nel 2006 è pari a 30 litri, mentre
quello totale è stato di 1,2 miliardi di litri. Nello
specifico, il marchio più venduto è quella della <Coca
Cola>, con il 64.9%, seguito da quello locale della
<Cola Turka>, prodotto dalla società Ulker, che
iniziò a distribuire con successo il prodotto nel
2003 immediatamente dopo una piccola crisi politica con
gli americani e sfruttando quindi il sentimento
nazionalistico. Decisamente inferiore invece il consumo
di <Pepsi Cola> che, con una percentuale dell'8.7%,
si posiziona al terzo posto.
PRODUZIONE
INDUSTRIALE
Secondo quanto reso noto dall’Istituto di Statistica
della Turchia, la produzione industriale nel mese di
aprile aumentata dell’1.4%, ben al di sotto
della media dei mesi passati. Lo stesso Istituto ha
informato che la crescita maggiore si è avuta nel
settore dell’industria mineraria (17.4%), mentre in
quello dei servizi (gas, elettricità ed acqua)
l’aumento è stato pari al 10.5%.
I
DEPOSITI DEGLI ISTITUTI DI CREDITO
Un
rapporto della Banca Centrale turca afferma che gli
istituti di credito operanti in Turchia, di cui il 40%
è controllato da investitori esteri, detenevano a fine
2006 depositi per un ammontare totale di 311.5 miliardi
di lire turche (€176 miliardi circa). Di questo
ammontare, il 41.6% (129,5 miliardi di lire turche, pari
a €73 miliardi) è rappresentato da depositi presenti
ad Istanbul. La seconda città risulta essere Ankara con
48.8 miliardi di lire turche, seguita da Izmir (17.9
miliardi di lire turche), Bursa (7.7 miliardi di lire
turche), Antalya (6.7 miliardi di lire turche), Mersin
(6.6 miliardi di lire turche), Adana (5 miliardi di lire
turche), Kocaeli (4 miliardi di lire turche), Mugla (3.4
miliardi di lire turche) e Balikesir (2.8 miliardi di
lire turche). E' interessante notare che l'area di
Istanbul/Marmara e quella egea dispongono di oltre
il 62% di tutti i depositi della Turchia. Nel contempo,
e' sempre Istanbul con 80.6 miliardi di lire turche
(€45.5 miliardi ovvero il 37% del totale nazionale) in
cima alla classifica delle città col più alto volume
di impieghi creditizi, seguita da Ankara (23.1 miliardi
di lire turche) ed Izmir (9.9 miliardi di lire turche).
TASSI
D'INTERESSE INVARIATI
La sesta riunione periodica del Comitato per le
Politiche monetarie della Banca Centrale turca si è
conclusa senza apportare alcuna modifica ai tassi
d’interesse interbancari per la ricezione dei depositi
a breve termine al 17.50% e quelli per la cessione dei
depositi al 22.50%, che si ricorda sono tali dal luglio
2006. L’Istituto ha informato che i recenti sviluppi
in campo economico sono in linea con le previsioni e
tali da non rendere necessaria l’adozione di nuovi
tassi. Ha infine assicurato che continuerà l’azione
di monitoraggio
dei prezzi petroliferi al fine di garantire la
continuazione di tale trend positivo.
BUDGET
INVESTIMENTI
Secondo il quotidiano di economia e politica <Referans>,
il budget
per gli investimenti messo a disposizione quest’anno
dal Governo ammonta a $16.1 miliardi, di cui $4.8
miliardi saranno destinati al settore dei trasporti e
comunicazioni, principalmente nelle città di Istanbul,
Adana, Bursa, Kayseri e Trabzon. Altri settori
strategici saranno infine l’istruzione con $2.2
miliardi e l’energia con $1.9 miliardi.
CAPITALI
ESTERI
La Turchia nel corso del 2006 ha attratto capitali
esteri per un totale di $20.2 miliardi salendo al quinto
posto nella graduatoria dei Paesi emergenti, con una
share dell’1.6% sul totale mondiale di $1.2 trilioni.
E’ quanto risulta da un Rapporto sugli Investimenti
Esteri Diretti effettuati in Turchia e recentemente
pubblicato dal Sottosegretariato al Tesoro che ha
fornito inoltre un quadro generale degli investimenti
effettuati negli anni passati da cui emerge un
favorevole trend in ascesa. Il Paese è infatti passato
dalla 53ma posizione del 2002 ($1.1 miliardi) e del 2003
($1.8 miliardi), alla 37ma posizione
nel 2004 ($2.8 miliardi) fino alla 22ma nel 2005
($9.7 miliardi). L’investimento più consistente del
2006 è stato quello effettuato dalla <Vodafone>
($4.7 miliardi), seguito da quello realizzato con la
vendita delle azioni della <Denizbank> ($3.7
miliardi), della <Finansbank> ($2.7 miliardi),
della <Turk Telekom> ($1.5 miliardi) ed infine
dalla <Petrol Ofisi> ($1 miliardo). Secondo le
proiezioni del Congresso
delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (Unctad),
i Paesi che precedono la Turchia nella graduatoria sono
la Cina con $70
miliardi, seguita da Hong Kong ($41.4 miliardi), da
Singapore ($31.9 miliardi) e dalla Russia ($28.4
miliardi), mentre gli Stati Uniti figurano in assoluto
primi al mondo con investimenti diretti per $177.3
miliardi, seguiti dal Regno Unito con $169.8 miliardi e
dalla Francia con $88.4 miliardi.
SOCIETA'
A CAPITALE ESTERO
Secondo una rilevazione del Sottosegretariato al Tesoro
turco il numero complessivo delle società a capitale
estero operanti in Turchia ad aprile 2007 ammonta a
16.087; di queste 13.218 sono state istituite ex-novo
mentre per le restanti
2.869 si è trattato di immissione di capitali
esteri in società già esistenti. La maggior parte dei
capitali esteri è di provenienza europea (8.874 societa),
con la Germania al comando (2.808 società), seguita dal
Regno Unito (1.572 società) e Olanda (1.279 società).
INDICATORI
MACROECONOMICI
-
Crescita
del Pnl nel 2005: 7.7%; gennaio – aprile 2006: 6.3%
- Inflazione
annua (prezzi al consumo): 9.6% (2006); 9.23%
(maggio 2007)
- Interscambio
con l’Italia nel primo trimestre del 2007 : $3.8
miliardi con esportazioni verso
l’Italia pari
a $1.8
miliardi (+3,64% rispetto al primo trimestre 2006) ed
importazioni dall’Italia pari a $2 miliardi (+12,08%
rispetto al primo trimestre 2006). (Ice Istanbul
su dati dell’Istituto Turco di Statistica- Tuik)
_________________________
A cura di: Simona De Martino -
Capo dell'Ufficio Economico e Commerciale
dell'Ambasciata d'Italia in Turchia
Gianmarco Macchia - vice Capo dell'Ufficio Economico
Commerciale
Roberto Luongo - Direttore dell'Ufficio Ice di Istanbul
Redazione: Tiziana Staffolari, collaboratore Economico e
Finanziario |
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TURISMO/AMBIENTE

Tra Italia e Turchia
ABOLITOIL
VISTO |
|
E'stato
abolito per i cittadini italiani l'obbligo del
visto per entrare in Turchia. La decisione è
stata presa durante l'incontro D'Alema-Gul.
Pertanto non sarà più necessario, per i nostri
connazionali che vogliono recarsi in Turchia,
l'acquisto del visto del valore di 10 euro. Rimane
invece l'obbligo per i cittadini turchi di dotarsi
del visto Shengen secondo le norme UE. Sebbene non
abbia un grande rilievo economico, questa misura
costituisce un'ulteriore passo avanti di Ankara
per dimostrare il suo impegno nel voler aderire
all'Unione europea. (Marco Rogna/La
Voce d'Italia) |
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SCUOLA
STORICA
RICONVERTITAIN
ALBERGO
|
NUOVI
PROGETTI
IL DIRETTORIO DI EDUCAZIONE NAZIONALE DI
ISTANBUL STA FACENDO L'INVENTARIO DEI
PALAZZI STORICI DELLA CITTA'. AL MOMENTO
SONO 154 E DI QUESTI LA META' SONO SCUOLE. RICONVERSIONE
PER SALVARE GLI EDIFICI.
MA C'E' CHI NON LA PENSA COSI'
Istanbul College,
Kabataş, Vefa, Çapa Anatolia high
schools, Sultanahmet Vocational
School, Fatih Primary School – each
of these schools are symbols of Istanbul's history, and
might be converted into hotels
or social facilities in the future.
The Istanbul Directorate of National Education has
initiated action to create an inventory
of historical buildings in the city. The goal is to make
use of the resources in hand. The most important part of
the project is to open the historical buildings to the
public in the shape of hotels and social facilities
under the build-operate-transfer model. An inventory of
154 historical buildings in Istanbul has been made. Half
of these buildings are schools.
The Istanbul
Director of National Education Ata Özer says they
initiated such a project as part of preparations for
Istanbul – European Capital of Culture 2010. “The
project consists of a few stages. Resource allocation
from cultural funds of municipalities for historical
artifacts, education of personnel for restoration of
buildings, ground survey
of buildings are among these stages,” Özer said.
Inventory
to be presented to the ministry
A six-person committee formed by the Istanbul
Directorate of National Education has made the inventory
of historical buildings. The report, which includes 156
buildings, will be presented to the Ministry of
Education. When the ministry approves it, the project
will be put into effect.
Noting that historical buildings are not preserved
properly, Özer says as part of the project, school
directors will be informed about the history of
buildings. He adds, “We will also prepare books on 20
buildings which are the most important ones among these
154 buildings.”
Özer said they have also prepared a project to
transform the building in which the Istanbul Directorate
of National Education is located in Cağaloğlu
and consists of four buildings, into a museum or a
hotel.
School
directors are ill at ease
Directors of
schools in historical buildings are uneasy about the
latest development. Istanbul College
Graduates Union Chairman Şahin Yılmaz
says he is not pleased with the project. “A similar
project was undertaken four years ago. We publicly
announced the project with Kabataş and Vefa high
schools and it was stopped because of a lack of
financial resources. But we are always on the watch. We
know the historical significance of our building and
preserve it very well. We won't let it be used for any
other purpose,” Yılmaz said.
The project by the Istanbul Directorate of National
Education receives negative reaction not only from
school directors but also architects.
Prof. İhsan Bilgin from Istanbul Bilgi University
says it is not correct to evaluate all of the154
buildings with the same approach. “Each of the
buildings should be evaluated alone. It makes one feel
ill at ease that a commission – members of which are
not known – will implement the same project for all
buildings." (Sevda
Yuzbasioglu/Turkish
Daily News)
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|
LA
GUIDA PIU' COMPLETA AL PAESE
CHE DA SECOLI COSTITUISCE
IL PONTE TRA ORIENTE E OCCIDENTE
|
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THE
ROUGH GUIDE
di
Rosie Ayliffe, Marc Dubin, John Gawthrop e Terry
Richardson con il contributo di John Gorvett,
Paul Sentobe, Martin Stokes e Lizzie Williams.
Titolo
originale
"The Rough Guide to Turkey".
Traduzione
di Ornella Ciarcià, Emanuele Contu, Francesco
Riva ed Elisa Romagnoli
PRIMA
EDIZIONE
Antonio Vallardi Ed. – Milano – 2004 – pp.
XVIII-1053 – ISBN
88-8062-154-8 – Euro 27,00
|
|
Descrizioni
dettagliate dei principali luoghi d’interesse:
Istanbul, le spiagge della costa egea con le
rovine di Troia ed Efeso, le chiese rupestri e
gli scenari naturali della Cappadocia, i
monumenti degli antichi armeni, i remoti
paesaggi del Kurdistan.
Segnalazioni
aggiornate di alloggi e ristoranti di ogni
categoria, con suggerimenti sui locali più
interessanti e vivaci.
Informazioni pratiche su tutte le attività
possibili nel Paese, dal noleggio di
un’imbarcazione per le escursioni marine a
come districarsi negli acquisti ai bazar.
Notizie
approfondite sulla storia, la letteratura e le
arti della Turchia.
Cento cartine con le indicazioni di vie, strade
e principali siti e monumenti. |
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AD ANTALYA
68°
CONGRESSO MONDIALEDI SKAL
INTERNATIONAL
Il
68° Congresso Mondiale di Skål International si riunirà
ad Antalya, in Turchia, dal 4 al 9 novembre prossimi.
La novità di questa edizione è il "Talent show",
un’occasione unica per gli Skålleghi di dare prova
del proprio talento artistico.
"Per il 2007 abbiamo scelto Antalya, la capitale
della Riviera turca – commenta Hulya Aslantas, vice
presidente di Skål International – che accoglie sei
milioni di turisti all’anno, provenienti da tutto il
mondo. E’ una regione unica, con una ricettività
all’avanguardia, hotel di recente costruzione”.
Questo è il terzo Congresso che si tiene in Turchia,
dopo quelli del 1970 e del 1993 ad Istanbul. Gli
alberghi di Antalya che ospiteranno i congressisti sono
il <Gloria Golf Resort> e il <Maritime Pine
Beach Resort>. Per i partecipanti al Congresso è
prevista la possibilità di effettuare dei tour ad
Ankara, Istanbul, Izmir e Pamukkale. (Guidaviaggi.it) |
|
LE
IMPLICAZIONI MORALI
DELL'ECOLOGIA
INCONTRO
GORE-BARTOLOMEO
L'EX VICE-
PRESIDENTE USA SI E' ESPRESSO NEI CONFRONTI DEL CAPO ECUMENICO
ORTODOSSO COME DEL "PATRIARCA VERDE".'
CIO' GRAZIE ALL'IMPORTANTE RUOLO CHE QUESTI SVOLGE
Le implicazioni
morali legate alla tutela ecologica e l’importanza
della prossima 7ma conferenza del Patriarcato ecumenico
sull’ambiente, che avrà luogo in settembre in
Groenlandia sono state evidenziate dal patriarca
Bartolomeo nel corso di un incontro con l’ex
vicepresidente degli Stati Uniti, Al Gore, recatosi ad
Istanbul in occasione di un convegno organizzato dalla
Banca turca <Garanti>, per celebrare i 30 anni
dalla fondazione del Wwf.
L’iniziativa non è insolita negli ultimi anni in
Turchia, visto il rapido sviluppo economico di questo
Paese, che ha provocato un grave impatto ambientale con
conseguenze gia evidenti nelle zone di maggior sviluppo
industriale, come la regione di Istanbul, Izmir ed
altre. Avvenimenti che stanno sensibilizzando
soprattutto le nuove generazioni della società turca.
Al convegno era presente anche il Patriarca ecumenico di
Costantinopoli che è stato il primo capo religioso ad
avere intentato dal 1991 varie iniziative a favore
dell’ambiente. Un ruolo sottolineato da Gore, recatosi
in visita al Fanar, che ha parlato di Bartolomeo come
del "patriarca verde, grazie all’importante ruolo
che svolge sia nel mondo cristiano sia nel resto del
pianeta".
Gore ha poi fatto sue le parole del Patriarca, secondo
il quale”l’imposizione della civiltà moderna la
quale si disinteressa delle conseguenze degli atti umani
sull’ambiente, non soltanto non contribuisce allo
sviluppo sostenibile, ma è anche ingiusta". (N.T/AsiaNews.it) |
|
Sinop sul
Mar Nero
LA NEW ENTRY
DI <MEDCRUISE>
Il
porto turco di Sinop, sul Mar Nero, è entrato a far
parte dell'associazione portuale <MedCruise>. Lo
scorso anno otto navi da crociera hanno scalato nella
località, tra cui la Prinsendam di Holland America Line
e la tedesca Peter Deilmann. Nel 2006 MedCruise aveva
chiuso il suo decimo anno di attività con 66 porti
appartenenti a 20 Paesi. Sinop è famosa storicamente
per essere stata la città natale del filosofo Diogene.
(TTG Italia) |
|
IL CAICCO
MADE IN ITALY
|
TECNOLOGIE
Sul
mercato dal prossimo
autunno. il gioiello -
targato <Air Naval Yacht>
- nasce dall'unione di due tecnologie:
abbina la
sontuosità dei tessuti
della Turchia, ad impianti
e design campani
|
 |
E’ appena nato ed
è già richiestissimo. A volere il nuovo caicco Made in
Italy, che andrà sul mercato solo dal prossimo autunno,
sono soprattutto imprenditori italiani e facoltosi,
appassionati di mare. Il gioiello, targato < Air Naval
Yacht>, nasce dall'unione di due culture: abbina la
sontuosità dei tessuti, dai colori caldi, della Turchia
ad impianti, design e tecnologie innovative
rigorosamente campane. Il G&G, progettato da
Giovanni Morace, è stato arredato con cura e classe
dalla moglie Gigliola, diventando argomento di tesi di
laurea del figlio Ferdinando, per le particolarità
tecniche dell’imbarcazione, rifinita in stile e design
nel cantiere < Air Naval Yacht> di Torre Annunziata.
Si tratta di un caicco, al 90 per cento in legno mogano
massello, lungo 30 metri, con scafo tradizionale,
sovrastrutture occidentali ed interni creati unendo lo
stile turco al design italiano. "Gli impianti sono
tutti italiani - spiega Morace, proprietario del caicco
-. Ogni pezzo è stato pensato e realizzato in famiglia.
L’imbarcazione è infatti destinata ad uso personale.
Della Turchia abbiamo privilegiato la lavorazione in
legno. Del resto il lavoro dell’artigiano lì è
ancora dominante, anzi centrale nella produzione del
settore nautico. Negli interni, mia moglie ha
privilegiato i colori caldi dei tessuti turchi, abbinati
però ad un arredamento, in stile e design, italiano".
Laureato in ingegneria navale presso l’università di
Napoli, Federico II, Morace che vive a Messina ha
iniziato di recente a collaborare con Carmine
Sangiovanni, amministratore unico della < Air Naval
Yacht>.
"Ho passato la mia vita in mare, e ho fatto del mio
lavoro la mia passione — afferma Morace -. Il mio
sogno era realizzare questo caicco. Una barca a vela che
mantiene bene il mare, con una buona velocità da
crociera e dotata di ampi spazi".
Il nuovo modello G&G è costato 2,5 milioni di euro.
Ha una portata di 16 persone, con
11 posti letto, due
motori di 290 cavalli ed una velocità di crociera di 10
nodi. Ma la |
grande innovazione di questo prodotto è da
leggere nella posizione dell’albero, sistemato in
coperta, in un’area nascosta, capace di sostenere un
albero di ventisei metri. "Su questa particolarità
del caicco - racconta Morace - mio figlio ha preparato
la sua tesi di laurea. Di solito gli alberi finiscono in
griglia, in questo caso, con un calcolo ad elementi
uniti, l’albero non attraversa l’interno del caicco,
ma è sistemato in un’area nascosta agli occhi,
sottocoperta".
Un modello unico al mondo nel suo genere, modellato e
curato nel design nei cantieri del polo nautico di
Torre. Ed è appunto per rilevare le particolarità di
questa nuova imbarcazione, che le aziende oplontine
hanno voluto presentare il gioiello turco - italiano in
una manifestazione pubblica, alla presenza di forze
dell'ordine e polizia municipale, capitaneria di porto.
Presenti tra gli altri il nuovo sindaco Giosuè Sparita,
i rappresentanti delle professioni e dei mass-media, gli
imprenditori del comprensorio torrese e del napoletano.
"Questa manifestazione - dice Sangiovanni - è stata
organizzata come polo nautico di Torre, perché vuole
essere un segnale forte per la città e la regione. Il
polo non è più un progetto in costruzione, ma una
realtà produttiva a livello internazionale. E se oggi
possiamo brindare a bordo di un caicco dal design Made
in Oplonti, è grazie all’impegno di uomini come
l’imprenditore Carmine Carotenuto e l’ex sindaco
Francesco Cucolo che nel 2002 hanno creduto nel
progetto. Oggi siamo in prima linea a sostenere il
lavoro di queste persone per trasformare la città in
distretto nautico del Mezzogiorno".
_____________________________________
Barca da 2,5 mln
Lunghezza 30 metri
Portata 16 persone
Posti letto 11
Motori 2 di 290 cavalli
Velocità di crociera 10 nodi
Costo di produzione 2,5 mln
Legno utilizzato mogano massello
Provenienza legno Turchia
Equipaggio 2 - 3 persone
Progettista Giovanni Morace
Costo 2,5 milioni di euro
|
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ALLARME
A
DAMASCO
TRAFFICO
IL COMUNE VORREBBE CREARE UNA
AUTOSTRADA NEL VECCHIO QUARTIERE DELLA
CITTA' GIA' MOLTO INTASATO DAI PULLMAN TURISTICI
Pilgrim buses clog
a road just outside the Old City of Damascus. Partly to
solve that nuisance, municipal planners want to carve a
highway through a historic but neglected quarter of the
Syrian capital.
"They
want to knock down 1,200 shops like mine," said
Bassam al-Ayoubi, sitting among the piled shelves of his
hardware store in the labyrinth of alleys known as Souq
al-Manakhliyeh.
In these crumbling, crowded streets outside the Old
City, which Unesco lists as a World Heritage site,
artisans and merchants make and sell anything from farm
tools to copper ornaments,
brassware and carpets, just as in generations past.
The governorate of Damascus envisages expanding the busy
King Faisal Street, which runs parallel to the northern
wall of the Old City, into a highway up to 40 meters
(130 feet) wide.
Traffic in the street is often held up by the parked
buses of Iranian and Lebanese Shiite Muslim pilgrims
entering the modern Saida Ruqqiya Mosque in droves just
inside the Old City.
But critics question whether the plan to widen the
1.5-km (one-mile) road, built in the late 19th century,
is the answer to the congestion problems in the city
center.
"In the rest of the world, they now stop traffic
passing near historic cities because of the
environmental effects of pollution
and vibration," said Mouaffak Doughman, a former
director of the governorate's office that deals with
preservation and development of the Old City.
Protests
force delay
The
project would demolish swathes of workshops, homes and
markets spilling out from the Old City since medieval
times. Residents fear that tower blocks, hotels and restaurants
will rise in their place, irreversibly altering the
area's character.
"If they do this, the history goes, the culture
goes," said Ayoubi. "It's a disaster," he
said, adding that thousands of people would be displaced
or lose their livelihoods.
Protests from residents, archaeologists and
conservationists have forced the authorities to put the
project on hold until a committee has reported on its
impact and the value of the area. The culture minister
is due to receive the report on July 15.
The governor of Damascus has invited Unesco, which had
voiced alarm over the scheme, to join the consultations.
He and the culture minister have also told UNESCO that
no project will be implemented without the U.N. body's
agreement.
"This is good. It is not a guarantee for us, but it
is good enough for the moment," Nada Al Hassan,
program specialist at the Paris headquarters of the U.N.
Educational, Scientific and Cultural Organization, said
in a telephone
interview.
"For UNESCO, this area is part of a buffer zone
around the World Heritage property," she said.
"The urban fabric
itself is valuable, not just the individual buildings.
You can't just erase a neighborhood without affecting
the site nearby."
Some Syrian officials query the value of a buffer zone.
"The work is outside the wall. Anyway, it doesn't
harm the Old City," Tourism Minister Saadallah Agha
al-Qalaa told Reuters.
Ayoubi and many other traders
and artisans rent their premises and would get no
recompense if the urban renewal plan goes ahead. Only
owners are entitled to limited compensation.
"We have whole souqs here. If you wipe out the
souqs and open up the gates, leaving a few stones, the
city will have no meaning. And this is the world's
oldest continuously inhabited city," Ayoubi said,
reiterating a Damascene boast.
Historic
legacy
Roman,
Byzantine, Ottoman
and other empires have left their mark on Damascus,
founded more than 4,000 years ago, but the pace of
change in this rapidly growing city of 3.5 million has
quickened since Syria gained independence 61 years ago.
New roads and buildings have devoured several venerable
neighborhoods – Syrian law protects only the walled
city.
Conservationists advocate restoring rather than razing
buildings near the city wall, whose Roman foundations
are overlaid by Arab defenses dating from the 11th
century onward.
The threatened district, which contains architectural
jewels such as the Ottoman-era Muallaq Mosque, is
undeniably run down.
Shop hoardings, steel shutters,
chaotic cables and centuries of grime hide many of its
weathered stone arches and brickwork.
But much of the Old City itself is dilapidated. Decay is
not a criterion for demolition, UNESCO's Al Hassan
argued.
"There are voids from things that were done in the
past," she acknowledged. "But other parts are
really urban ensembles whose origins date from the 12th
or 13th century. So there is this very valuable heritage
outside the city wall.
"The city inside the walls cannot be dissociated
from the city outside the walls, not only from a
historical point of view but also socially and
economically," Al Hassan said. (Alistair Lyon/Turkish
Daily News)
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Si tratta
dello Yarisli
che si trovava nei
pressi del centro turco
di Burdur
La
desertificazione, sempre più oggetto di allarme da
parte della comunità internazionale, trova un esempio
clamoroso in Turchia dove un lago è letteralmente
scomparso. Si tratta - riferisce il giornale turco <Milliyet>
- del lago di Yarisli che si trovava nei pressi della
cittadina turca sud-occidentale di Burdur. Il lago, che
una volta era un punto di sosta e di ricovero per gli
uccelli di passo e forniva acqua agli agricoltori per
fini irrigui, si è prosciugato per esaurimento delle
fonti d' acqua sorgiva - spiega il quotidiano, creando
ovviamente gravi problemi per gli agricoltori della
zona. Secondo lo stesso giornale anche i livelli del
gigantesco lago di Van (nella Turchia estremo orientale
ai confini con l' Armenia) stanno subendo un grave
abbassamento. (Ansa) |
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CULTURA
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"IL
LIBRONERO"
CAPOLAVORI
RIVEDE LA
LUCE - EDITO DA <EINAUDI> - UNO DEI PIU'
INTERESSANTI LIBRI DELLO SCRITTORE TURCO ORHAN
PAMUK, PREMIO NOBEL 2006 PER LA LETTERATURA.
Edito per la
prima volta in Italia nel 1996 dall'editore <Frassinelli>,
"Il libro nero" (Kara Kitap) di
Orhan Pamuk rivede la luce con <Einaudi> che
ne ha curato una moderna versione grazie anche
alla traduzione di Semsa Gezgin. Undici anni fa
erano pochi quelli che conoscevano lo scrittore
turco per cui il libro si può dire che passò
allora quasi inosservato. Ma state certi che
adesso non sarà così perché - al di là delle
qualità del testo - un Nobel per la Letteratura
è la migliore sponsorizzazione che si possa fare
ad un romanzo. Romanzo che qualcuno ha già
definito giallo, ma erroneamente giacché
del genere giallo "Il libro nero"
ha ben poco se non l'improvvisa scomparsa dalle
prime pagine di due dei tre principali
protagonisti, Ruya e Celal, della affannosa
ricerca di questi da parte di Galip, al
ritrovamento dei cadaveri a fine lettura. Attorno
a questo punto fermo - alla storia di un giovane
avvocato (Galip) lasciato dalla moglie (Ruya) e a
quella di un geniale ed eclettico giornalista del
<Milliyet> (il cognato Celal) - si snoda un
mondo che per Pamuk sarà solo l'anticipazione di
quello poi descritto in "Istanbul". E
già, Istanbul. Perché in fondo quello che è il
comune denominatore è il ricordo continuo
dell'infanzia, degli anni che non torneranno più,
di una città che lentamente ma inesorabilmente si
trasforma perdendo le sue secolari
caratteristiche: il dolce profumo degli alberi di
Giuda e dei caprifogli sulle rive del Bosforo, il
canto tranquillizzante degli uccelli primaverili e
il rumore delle correnti del mare, i venditori
ambulanti di palloncini e di helva, i
tesori bizantini, il richiamo del muezzin.
L'abbiamo già sottolineato in altra occasione:
Pamuk è uno scrittore particolare. Per afferrarne
appieno le sue qualità, bisogna conoscere il
teatro dentro al quale egli muove cose e persone.
Chi non è mai stato, anni addietro, nel quartiere
di Nisantasì o in quello di Beyoglu, chi non ha
fatto mai girare i vecchi tornelli all'imbarco dei
traghetti Karakoy-Kadikoy, chi non ha mai visto la
bottega di un rigattiere come quella di Alaaddin,
chi non ha mai conosciuto una famiglia turca
(padre, madre, figli, nonni, nipoti, zii e gatti
naturalmente), chi è digiuno della storia dei
sultani e non sa nulla della breve esistenza del
principe Oosman Celalettin Effendi, bene è meglio
che si legga un altro romanzo. De "Il
libro nero" capirebbe ben poco. Non
capirebbe, ad esempio, che i cinque anni impiegati
da Pamuk per scrivere il romanzo sono stati la
disperata ricerca di questi del proprio sogno
perduto, in un progressivo ed ambiguo processo di
assimilazione, dove ad un certo punto lo scrittore
si identifica con Galip là dove questi aveva
assunto via via l'identità e la personalità del
cognato, abitando la sua casa, rispondendo al
telefono, componendone gli scritti.
Annota l'autore in una appendice al testo: "Adesso
so molto bene quanto fossi felice di scrivere il
mio libro, fumando a volontà e dando ascolto al
silenzio di Istanbul fino alle quattro di notte
(cani che abbaiavano lontano, alberi fruscianti,
camion della nettezza urbana, ubriachi). In quelle
notti fonde vivevo questa gioia coma una
stanchezza spirituale sconvolgente e come
godimento, insieme alla paura di perdermi nel
mistero del libro che di quando in quando era
inaccessibile anche a me.
Non affronterò la consistenza, l'incertezza e il
significato di questo mistero, perchè so
perfettamente di non essere in grado di capire e
di analizzare quella zona pericolosa su cui molti
mi interrogano tra dubbi e curiosità".
Se è vero che Galip - in una Turchia (quella
degli anni 1979-82) che aveva smarrito la memoria
storica e la capacità di immaginare l'avvenire -
spingerà oltre il suo gioco, fino all'epilogo
amaro ed inevitabile - è altrettanto vero però
che Pamuk saprà alla fine sciogliere i suoi lacci
da quella solitudine e da quella tristezza che nel
giovane avvocato erano diventati una malattia. Se
"io sono diventato uno scrittore perché
non ero in grado di fare ciò che lui ha
fatto". (Veronica
Incagliati)
______________________
Orhan Pamuk - "Il libro nero"
Einaudi editore
pagg. 505 euro 19.50
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GLI
ETRUSCHI
ARRIVANO
DALLA TURCHIA
LA
SCOPERTA
Lo proverebbe
uno studio
di un genetista italiano
dell'Università di Torino
I campioni della specia
di Murlo e Volterra molto
simili a quelli anatolici
Aveva
ragione Erodoto. Gli Etruschi arrivano dall'Anatolia, la
regione meridionale della Turchia. A svelarlo è il Dna.
L'enigma sulle origini di questo popolo, che visse nel
cuore dell'Italia, la cui soluzione è stata inseguita
fino a oggi, vanamente, da archeologi, storici e
linguisti di tutto il mondo, è ora vicina. Grazie alla
genetica. La scoperta è contenuta in uno studio di
Alberto Piazza, genetista dell'Università di Torino,
presentato alla conferenza annuale della Società
europea di genetica umana in corso a Nizza.
Piazza è andato a cercare la chiave del mistero degli
Etruschi, popolo dalla cultura più evoluta rispetto ad
altre etnie italiane, proprio dove stanno scritti i
segreti più remoti della vita: nel Dna. L'equipe del
genetista ha analizzato il campione di molecole del
codice genetico degli abitanti che vivono da almeno tre
generazioni nei centri di Murlo e Volterra, due tra i più
importanti siti archeologici etruschi, e a Casentino,
dove la cultura etrusca è stata ben conservata.
L'equipe di studiosi ha messo a confronto i dati
raccolti con quelli di persone di altre aree
geografiche, in particolare del Nord Italia, della
Sicilia, della Sardegna, della Turchia e dell'isola di
Lemnos in Grecia. Ebbene, proprio il Dna degli abitanti
di quell'area della Toscana è quello che più di tutti
somiglia a quello dei turchi.
"Abbiamo trovato - spiega Piazza - che il Dna degli
individui di Murlo e Volterra è molto più simile a
quello dei turchi. In particolare una precisa variante
genetica è stata trovata nel campione di Murlo e solo
nelle persone provenienti dalla Turchia".
I risultati quindi sarebbero congruenti con la versione
data dallo storico greco Erodoto nelle sue Storie,
in cui narra che il popolo etrusco emigrò
dall'antica regione della Lidia, ora parte meridionale
della Turchia, spinto dagli stenti di una lunga
carestia. La metà della popolazione, sostiene Erodoto,
salpò da Smirne inviata dal sovrano per cercare di
trovare migliori condizioni di vita.
La spiegazione dello storiografo greco venne molto
contrastata dagli storici successivi. Esiste, infatti,
una seconda tesi sull'origine degli Etruschi, secondo la
quale quel popolo avrebbe origini del tutto autoctone.
Infine, un terzo filone storiografico fornisce una
spiegazione in base alla quale gli Etruschi sarebbero
originari del Nord Europa.
"Penso che la nostra ricerca - sottolinea Piazza -
offra prove convincenti che la ragione è dalla parte di
Erodoto, e che gli Etruschi arrivano dalla antica
Lidia." Il professore ha anche annunciato ulteriori
verifiche ai risultati ottenuti fino a oggi. "Ad
ogni modo, per avere la completa certezza di quanto
abbiamo trovato, analizzeremo il Dna di abitanti di
altri centri toscani e valuteremo se c'è una continuità
genetica tra gli antichi Etruschi e i toscani dei nostri
tempi". (la.Repubblica.it) |
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GLI EBREIPIANGONO
LA MEMORIA DEL "MESSIA"
SABBATAI ZEVI
IL CASO
STA PER ESSERE ABBATTUTA AD IZMIR LA CASA
DEL PROFETA CHE NEL 1666 SI CONVERTI' ALL'ISLAM
DANDO ORIGINE ALLA SETTA DEI DUNMEH CRIPTOGIUDEI.
LA PROTESTA DELLA RIVISTA AMERICANA "FORWARD>
Ci
è pervenuta questa e-mail con un articolo del
giornalista Maurizio Blondet. Ci sembra
interessante, se non altro per conoscere una parte
di storia ancora per certi versi oscura.
Il
municipio di Smirne in Turchia sta per abbattere
la casa in cui, secondo la tradizione, visse
Sabbatai Zevi, il falso messia che nel 1666 si
convertì falsamente all'Islam dando origine alla
setta dei dunmeh criptogiudei - e la rivista
ebraica americana Forward eleva una protesta e
un'elegia nostalgica per quel gruppo umano eletto.
(1) Strano. Dopotutto il sabbatismo è un'eresia e
una apostasia per l'ebraismo, e i rabbini, quando
alludono a Sabbatai Zevi, debbono aggiungere
"possa il suo nome essere cancellato".
Ma sono pur sempre ebrei, della razza superiore,
di cui anche le eresie sono sacre e belle. "Il
sabbatismo fu un movimento dinamico, mistico e
progressista" si strugge Forward.
Soprattutto, fu "il precursore del sionismo".
E, rivela il giornale, due presidenti di Israele,
Ytzhak Ben-Zvi e Zalman Shazar, erano "entrambi
savii del movimento"; e gli oppositori
ebraici del padre del sionismo, Theodor Herzl, lo
chiamavano "l nuovo Sabbatai Zevi". Non
è la sola rivelazione dello struggente articolo
rievocativo. Forward offre una serie di
particolari poco noti sulla setta dunmeh, e lascia
intendere che "migliaia" di falsi
islamici criptogiudei vivono ancora nella società
turca. Il silenzio selettivo su certi particolari
è ancora più significativo: non una sola volta
si ricorda il fatto che i criptogiudei furono la
forza radicale dietro la rivoluzione di Ataturk e
il suo regime secolarista (massonico), che da
allora ha sempre retto la Turchia per mano dei
militari (dunmeh l'attuale capo supremo dello
Stato Maggiore, Bukuyanit) in un colpo di Stato
permanente. Il giornale americano giustifica Zevi:
fu "costretto" a convertirsi perché il
sultano lo pose nell'alternativa di "prendere
il turbante o morire". Aggiunge che "quasi
un terzo degli ebrei europei credevano fosse il
messia, e avevano cominciato ad affluire in
Turchia nell'attesa del trionfo d'Israele,
lungamente atteso". Si tace su cosa doveva
consistere tale trionfo: Sabbatai Zevi aveva
promesso ai suoi fanatici seguaci che andava a
Costantinopoli a prendere il potere promesso ad
Israele, cacciando il sultano. Ciò che poi i
dunmeh hanno effettivamente fatto, nel primo del
'900, in forma laica e militarista. Quando
Sabbatai Zevi, per scampare alla decapitazione,
apostatò l'ebraismo, "i suoi seguaci videro
nella conversione un atto eroico di tikkun, o
riparazione, e seguirono il loro messia diventando
musulmani all'esterno, e in segreto mantenendo la
loro fede giudaica messianica". Per cui i
turchi li chiamarono «dunmeh», ossia «voltagabbana».
Molto brevemente ricorda che "il sabbatismo
non si estinse dopo la morte di Zevi"; anzi
che ci furono "altri messia, persone oggi
dimenticate come Baruchya Russo e Jacob Frank".
Il giornale americano sorvola sul fatto che questi
due instaurarono culti sessualmente aberranti:
poiché era arrivato il Messia, conclusero, "non
c'è più divieto di incesto", e praticarono
le mistiche ma carnalissime nozze tra fratelli, e
lo scambio delle mogli in orge notturne. Dice solo
che il movimento sabbateo "ha molto
influenzato l'emergenza, nel 18mo secolo dello
Hassidismo": infatti gli hassidici, fra cui
la setta Lubavitcher tanto amata dai
neocatecumenali, praticano una «mistica»
sessuale orgiastica. Le prodezze sessuali dei
rabbini hassidici fanno parte integrante dei
racconti mistici glorificati da Buber. Fatto è,
dice Forward, che "ci sono dunmeh anche oggi,
che vivono in comunità segrete, all'inizio a
Salonicco ma oggi per tutta la Turchia".
Molti dunmeh «sono stati sterminati
nell'olocausto», dice il giornale ed è una piena
menzogna: come sarebbero stati
sterminati, visto che il Terzo Reich |
non
occupò la Turchia, e per di più essi sono
ufficialmente musulmani? In attesa di lumi su
questa shoah ignorata, proseguiamo la
lettura. "Molti dunmeh fanno parte della
odierna elite turca, ma è tabù dirlo. anche se
la loro identità è un segreto aperto". Per
esempio, "Ismail Cem, il ministro degli
Esteri turco recentemente scomparso, fu rivelato
come un dunmeh da vari giornali turchi, ma lui negò
sempre di essere sabbateo". Segue una
conversazione con "uno dei pochi dunmeh che
dichiarano volontariamente la propria discendenza»,
Barry Kapandji: una dichiarazione non proprio
completa, dato che Kapandji è un nome inventato ("L'uso
nel mio nome reale è fuori questione", dice
il sabbateo). Kapandji, che oggi ha 33 anni,
racconta che suo padre lo iniziò alla setta
quando ne aveva nove, "e da allora è rimasto
affascinato dal suo retaggio"
pseudo-messianico. E' stato "Kapandji"
ad avvertire del pericolo che la casa di Sabbatai
Zevi, nella strada di Smirne chiamata Agora Giri,
al numero civico 920, stava per essere abbattuta
per farne un giardino pubblico. I dunmeh non
vogliono esporsi a difenderla, rivelando la loro
identità; gli ebrei diciamo ortodossi fanno finta
di non sapere nulla della setta. "Ma Sabbatai
Zevi ha, nel bene o nel male, contribuito a
formare la storia del popolo ebraico, e dovremmo
riconoscerglielo", s'indigna il Kapandji. Lui
spera che la casa sia salvata coi soldi della
diaspora americana, e trasformata in museo. Che
quella casa sia l'abitazione di Sabbatai lo
assicura a Forward "il dottor Cenciz Sisman,
un esperto di sabbatismo che ha un dottorato della
Harvard University. Sisman cita una quantità di
prove, fra cui articoli di giornali del 1925 e
1940, in cui la casa è descritta come 'visitata
da credenti', e un libro del 1935 del noto storico
Abraham Galante, nonché un racconto del 1961
dello scrittore John Freely, che ha visto un
gruppo di credenti accendere candele e compiere un
rito al terzo piano dell'edificio". Dal
seguito dell'articolo, risulta che "la
tradizione segreta di credenze, liturgia, rituali
e persino le ricette" dei dunmeh sono
studiati e raccolti con amore da importanti
studiosi ebraici. Così, "il celebre studioso
della Kabbalah Avraham Elqayam ha recentemente
pubblicato un articolo sul significato mistico del
da poco scoperto libro di ricette dunmeh"
(sic). E c'è un giornale online, <Zeek>, di
cui il giornalista di Forward è direttore, "che
pubblica traduzioni degli inni sabbatei e racconti
in prima persona di Zevi durante la preghiera":
prezioso materiale "raccolto da David
Halperin, docente emerito di religione alla
Università del Nord Carolina". (2) Tutta
questa cura e attenzione, da parte di ebrei
(apparentemente) non sabbatisti, supera di molto
la curiosità archeologica per un "retaggio"
scomparso. E' noto che per i rabbini israeliani
qualunque azione compiuta da un ebreo, anche
dichiaratosi falso messia, è comunque santa perché
avvicina il trionfo finale di Israel. Come disse
rabbi Rav Kook, primo rabbino capo di Israele:
"Per far venire l'era messianica, è
necessario passare attraverso il profano nella sua
lotta contro la spiritualità, ed anche attraverso
la profanazione". E' esattamente la "mistica"
di Sabbatai Zevi, con cui giustificò la sua
apostasia come "riscatto". Ancora Rav
Kook: "Questa distruzione in vista della
costruzione (harissa tzarekh binyan) è
l'applicazione dell'insegnamento kabbalistico
sulla distruzione dei mondi in vista della loro
restaurazione. i pionieri empi (sionisti
laburisti) sono dunque, a loro insaputa, gli
agenti zelanti del piano divino il cui obbiettivo
è, radunando gli ebrei nella loro terra, di
realizzare la redenzione di Israele". Dal che
discende il corollario: qualunque mezzo -
l'inganno, la falsa apostasia, la menzogna - è
lecito per accelerare l'avvento del regno. A
leggere queste frasi sorgono spontanee alcune
domande: il primo rabbino di Israele, Kook,
ispiratore del Likud, era un sabbateo? Oppure:
esiste una percettibile differenza fra il
sabbatismo aberrante e apostata e l'ebraismo
maggioritario? Domande di cui è inutile la
risposta. I dunmeh, conclude sibillino il
giornalista di Forward, "segretamente, ancora
resistono". (Maurizio Blondet)
___________________
Note 1) Jay Michaelson, "Shrine of false
messiah in Turkey may be razed", Forward, 18
maggio 2007. 2) Citato da David Banon, "Il
messianismo", Giuntina 1998, pagina 107. |
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AD
EFESO
LA
PICCOLA CASA
(MARYEMANA
EVI)
Nella Bibbia, Gesù
sulla croce affidò sua madre a San Giovanni
l’Evangelista. Intorno all’anno 37, dopo la morte di
Cristo, San Giovanni condusse la Vergine Maria ad Efeso.
Visse lì, fino alla fine dei suoi giorni, in una
piccola casa (Maryemana evi) costruita per Lei sul
Bulbul Dagi (Koressor, Monte Rossignol). Oggigiorno è
un luogo di pellegrinaggio popolare per i Cristiani ed i
Musulmani. Questa casa è stata riconosciuta dal
Vaticano: le celebrazioni vi si svolgono regolarmente il
15 agosto e in altri tempi dell’anno. È una modesta
casa di pietra, situata ad 8 km da Selçuk (Efeso) e a
25 km da Kusadasi. Gregorio di Tours (538-597) è stato
il primo a parlare di una “venerabile cappella”
situata su di una montagna presso Efeso: “In cima ad
una montagna vicino ad Efeso, ci sono quattro mura senza
tetto. Giovanni abitò all’interno di quelle mura” (Liber
Miraculorum I, 30). La casa della Vergine Maria è stata
scoperta nel XIX secolo da alcuni archeologi che hanno
condotto le loro ricerche a partire dagli scritti della
veggente tedesca Anne Catherine Emmerich. La veggente è
stata beatificata da Papa Giovanni Paolo II il 3 ottobre
2004.
Nel 1891 i Padri Lazzaristi Poulin e Jung, del Collegio
francese di Izmir in Turchia, e Suor Maria di Grancey,
vollero verificare l’autenticità delle visioni
riguardanti Efeso, a 50 km da Izmir. Ciò che scoprirono
era straordinariamente conforme alle descrizioni di Anne
Catherine Emmerich. Grazie ad alcune donazioni, la
“Casa di Maria” e la proprietà che la circonda,
sono state acquistate. C’è ragione di pensare che la
cappella bizantina del VII secolo, restaurata dalle
fondamenta del I secolo, che portava il nome di
“Panaghia-Capulu” (la Porta della Santissima), sia
stata edificata effettivamente sui resti della casa di
Maria.
Dalla proclamazione del dogma dell’Assunzione nel
1950, il governo turco ha aperto una strada che va da
Efeso alla casa di Maria, così milioni di turisti hanno
scoperto “Meryemana” (la Madre Maria), come viene
chiamato questo Santuario.
Milioni di pellegrini cattolici, ortodossi (da Romania,
Grecia, Russia), protestanti (tedeschi, americani) ed
anglicani vengono ad Efeso. Ad Efeso San Giovanni
avrebbe scritto il suo Vangelo; sull’isola di Patmos,
ad alcuni chilometri in linea d’aria, ha ricevuto le
rivelazioni dell’Apocalisse. San Paolo ha vissuto tre
anni ad Efeso. Le Sette Chiese dell’Apocalisse stanno
tutte nella regione di Efeso. È ad Efeso che nel 431
ebbe luogo il Concilio che dichiarò Maria Madre di Dio
(“Theotokos”), nella prima chiesa al mondo che le fu
dedicata. Quello che si scopre della Madre di Dio nella
casa di Efeso, è emblematico della sua Missione Materna
di misericordia, di pace, di unità, di cui vuole dar
prova al mondo intero, a tutti i suoi figli.
Papa Paolo VI si è recato in pellegrinaggio alla Casa
di Maria il 26 luglio 1967. Papa Giovanni Paolo II si
fermò in questo Santuario il 30 novembre 1979. Durante
il suo viaggio in Turchia, Papa Benedetto XVI ha
celebrato la Messa al santuario “Meryemana evi”,
mercoledì 29 novembre 2006. (Agenzia
Fides)
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ARTE
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CI RISIAMOCON
LE PROMESSE
VILLA
TARABYA SI RIPARLA DEL RESTAURO DI
QUELLA
CHE E' STATA LA SPLENDIDA RESIDENZA ESTIVA DELLA
AMBASCIATA D'ITALIA AD ISTANBUL. MA INTANTO CI SI CHIEDE
DOVE IL NOSTRO GOVERNO TROVERA' I SOLDI PER DARE IL
VIA AI
LAVORI DI RISANAMENTO
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Una
cara amica ci ha scritto da Istanbul: "Finalmente
ci siamo. Ma i soldi, quando arrivano da Roma?".
A questo interrogativo, pensiamo che non ci sarà mai
risposta. Fino ad oggi, infatti, di promesse relative ad
un rapido restauro della sede della residenza estiva
dell'ambasciata italiana - costruita nel 1905 dal famoso
architetto Raimondo D'Aronco - ne sono state fatte
tantissime. Eravamo presenti - tanto per citare un
esempio - quando l'allora ministro degli Esteri
Gianfranco Fini e l'ex Capo dello Stato Carlo Azeglio
Ciampi rassicurarono di fronte ad una platea di
industriali italo-turchi convenuti al Ciragan Palace che
quanto prima si sarebbe dato vita ai lavori dell'edificio per
salvare il salvabile. Sono trascorsi due anni nel corso
dei quali altre voci governative, molto deboli per
altro, si sono levate per riaffermare che l'appello
lanciato da intellettuali, studiosi ed architetti non
era caduto nel vuoto e che, anzi, c'era già la
copertura finanziaria per mettere mano all'opera di
risanamento della fatiscente struttura. No, noi a questa
ulteriore promessa non crediamo. Siamo come San Tommaso.
Dobbiamo prima vedere, con i nostri occhi, gli operai
sul posto, a Tarabya. E con loro, tecnici ed esperti.
Altrimenti sono chiacchiere.
Come si legge in un appello - contenuto nel Manifesto
dei 14 - lo stato di abbandono dell'edificio, tuttora di
proprietà dell'Italia, è purtroppo tale da paventarne
una definitiva perdita. E' l'esempio del disinteresse
del Governo nazionale, di questo e di quelli che lo
hanno preceduto, a partire dal 1995 quando a denunciare
le condizioni precarie della costruzione era stato per
prima <Italia Nostra>, avvallata da Bruno Zevi.
Ora poi con una Finanziaria che ha tagliato la benzina
persino alle autobotti dei Vigili del Fuoco e che ha
ridotto le spese a tutti i dicasteri, compreso quello
dei Beni Culturali, è quanto mai illusorio pensare che
ci siano i soldi per recuperare un tesoro che si trova
all'estero e che probabilmente interessa a ben pochi.
Comunque noi siamo qua. Se ci sono novità fatecele
sapere e saremo pronti a metterle in pagina. (Ve.Inc)
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CHI
HA ADERITO
Carlo Ripa
di Meana, pres. naz. di <Italia Nostra>
Teresa Valiante Jesu, pres.Cons. Reg.
Friuli-Venezia Giulia di<Italia Nostra>
Renato Bosa, presi. sez. di Udine di <Italia
Nostra>
Salvatore Settis, direttore Scuola Normale di Pisa
Furio Honsell, rettore Università di Udine
Maria Amalia d'Aronco, pro Rettore Università di
Udine
Caterina Furlan, pres. Fac. Lettere Università di
Udine
Giacomo Borruso, pres. Fac, Architettura
Unoversità di Trieste
Riccardo Zandonini, pres. Fac. Ingegneria
Università di Trento
Iginio Marson, pres. Fac. Ingegneria Università
di Trieste
Giorgio Cacciaguerra, pres. Corso laurea
Architettura Università di Trento
Donatella Calabi, Iuav Venezia
Guido Zucconi, Iuav Venezia
Ennio Concina, Università ca' Foscari Venezia |
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INTEGRAZIONI
VINCEIL
MASTERPLAN
DI ZAHA HADID
Il
Kartal-Pendik Masterplan di Zaha Hadid con Patrik
Schumacher è la proposta vincitrice del concorso per un
nuovo centro urbano nella zona est di Istanbul. Si
tratta di convertire un sito industriale abbandonato in
una nuova area centrale della città, completa di
distretto finanziario, residenze di alto livello,
auditorium, teatri, porti turistici e hotel.
Il sito è ubicato alla confluenza di alcune importanti
arterie infrastrutturali, incluse le maggiori autostrade
che collegano Istanbul con Europa e Asia, l’autostrada
litoranea, i terminal marittimi, e le linee ferroviarie
per le maggiori aree metropolitane.
Il progetto inizia dal collegare tra loro infrastrutture
di base e contesto urbano. Linee laterali cuciono
assieme le maggiori strade di connessione tra Kartal
(ovest) e Pendik (est).
L’integrazione di queste arterie laterali con gli assi
longitudinali principali crea una griglia deformabile
che costituisce l’ossatura portante del progetto.
Localmente questa "rete" può restringersi in
"fasci" per formare aree a più elevata densità
e, quindi, un’intensificazione del tessuto urbano
"verticale".
In alcune aree la rete si innalza per formare un insieme
di torri in un ambiente aperto, in altre aree la logica
si inverte per diventare tessuto più denso tagliato
dalle strade, altre volte può completamente svanire per
lasciar spazio a parchi e spazi aperti.
Alcune aree si estendono sull’acqua, creando una
matrice composta da porticcioli, negozi e ristoranti
galleggianti.
|
UN
NUOVO CENTRO URBANO VEDRA' LA LUCE IN UN SITO INDUSTRIALE
ABBANDONATO (ZONA EST DI ISTANBUL)
|
Il tessuto è ulteriormente articolato in un tracciato
urbano che genera numerose tipologie di edifici (dalle
case isolate agli edifici plurifamiliari) in grado di
rispondere alla differente domanda di ogni quartiere.
La morbida griglia incorpora anche una possibilità di
sviluppo e crescita, come ad esempio nel caso di un
insieme di torri che possono emergere da un’area
destinata ad ospitare edifici bassi o comparire
all’interno di un parco.
Il masterplan è in tal modo un sistema dinamico che
genera una struttura flessibile e adattabile alla forma
urbana, bilanciando la necessità di un’immagine
riconoscibile e nuove condizioni ambientali con una
sensibile integrazione della nuova città con quella
esistente.
L’area totale di progetto è di 555 ettari / 6 milioni
di mq di area costruita.
Il Project Team è composto anche da DaeWha Kang e
Saffet Bekiroglu con Sevil Yazici, Daniel Widrig, Melike
Altinisik, Elif Erdine e Miya Ushida. (Cecilia Di
Marzio/Edilportale.com)
|
| IL
RITORNODI
MIKA
|
Il
Comune di FONTE NUOVA, in provincia di Roma,
organizza
dal
26 giugno al 5 luglio 2007 un’esposizione
delle opere grafiche del Maestro Incisore
FATIH
MIKA.
La mostra, dal titolo “CARTE D’ ORIENTE”,
sarà inaugurata martedì 26 giugno, alla presenza
del Sindaco.
(ore 12.00 – Via Machiavelli 1 – Fonte Nuova
– Roma )
|
|

|
Fatih
Mika è nato a Istanbul, studia a Sarajevo e vive
a Roma.
Per
questo artista migrare è quasi un processo
naturale accompagnato da sicuri punti di
riferimento. Fatih Mika pare abbia scelto come
tali la natura, rappresentata nelle sue semplici
ed innumerevoli forme, ancora più varie per
effetto delle tecniche diverse, talora personali,
con cui la riproduce: pesci soprattutto, muti
osservatori dell'ambiente, quasi indifferenti
inquilini del mondo, eppure ovunque presenti nelle
ampie distese d'acqua che collegano continenti e
paesi; spaventati o altrimenti aggressivi, non
importa. La fluidità dell'acqua che li ospita si
attenua però nelle sue incisioni, la carta si
marmorizza, fissa fredda un'immagine, si
contrappone al movimento, rimanda a momenti di
stasi, a fissi silenzi di tempi che si dilatano,
come le macchie delle sue acqueforti e acquetinte,
per ascoltare e dare spazio a gesti minuziosi e
pazienti.
Così
le altre forme di vita o i paesaggi presenti nei
suoi lavori.
Gli
stessi dervisci, catturati dalla filigrana delle
lettere, appaiono sospesi.
Un
invito a fermarsi e a ripensare forse, un rimando
ai momenti di quiete della sua infanzia,
certamente il naturale soccorso alla necessità di
dover vivere più luoghi e di confrontarsi con
diverse culture.
(Dalla
presentazione di Angela Tangianu per il catalogo
della mostra realizzata ad Ankara nel 2006 presso
la Galleria d’Arte Sevgi.) |
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SPETTACOLI
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Billy
Hayes, dopo
37 anni, ammette pubblicamente di non
essere stato mai
torturato e violentato
nella prigione di
Istanbul dove era stato
rinchiuso per
detenzione di droga
e dalla quale era poi
evaso |
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MIDNIGHT EXPRESS
(Usa
1977, col, 121) Alan Parker. Con Brad
Davis, Randy Quaid, John Hurt, Irene
Miracle, bo Hopkins, Paolo Bonacelli, Gigi
Ballista, Franco Diogene.
Due Oscar: migliore sceneggiatura e
colonna sonora (Giorgio Moroder)
|
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"FUGA
DI MEZZANOTTE":
IL
BLUFF AMERICANO
|
Altro
che "Fuga di mezzanotte", in verità si
è trattato di una vera e propria «fuga dalla
realtà». Un bluff al cento per cento. Parliamo
del famoso film di Alan Parker che nel 1978
drammatizzò oltre ogni limite la detenzione in
Turchia dell’allora giovane Billy Hayes,
arrestato per droga il 6 ottobre 1970 mentre era
in coda davanti a un banco del check in
all’aeroporto di Istanbul. Il film, che vinse
l’Oscar per la sceneggiatura di cui fu autore un
Oliver Stone ai suoi esordi cinematografici, fu
tratto dal libro "Midnight Express" che
Hayes scrisse dopo la rocambolesca evasione, poi
raccontata nella pellicola. Ma poiché le bugie
hanno le gambe corte, adesso la verità, quella
vera, è venuta a galla.
Ci ha pensato lo stesso Billy Hayes a raccontarla:
il film che trent’anni fa mostrò al mondo
intero il disumano trattamento che sarebbe stato
riservato ai detenuti nelle carceri turche, è
pieno zeppo di episodi mai accaduti. Falsa la
scena in cui, appeso a testa in giù, il
protagonista viene picchiato selvaggiamente. Falsa
la |
scena
in cui lo stesso
protagonista viene violentato dalle
guardie
carcerarie. False, in somma, tutte le torture che
il poveretto avrebbe subìto all’interno della
prigione di Sagmalcilar restò rinchiuso per
cinque anni prima di riuscire a fuggire. E falsa
anche la scena in cui il protagonista stacca a
morsi la lingua di una guardia. Nella realtà,
dunque, non ci furono né stupri né torture, che
nella finzione cinematografica furono invece messi
in forte evidenza forse in ossequio a una celebre
frase di Woody Allen: "Troppa realtà non è
quello che il pubblico vuole".
Fu dunque hgirato un film Made in Usa
sì, ma taroccato di sana pianta. Perché — ha
raccontato a Istanbul lo stesso Hayes, che
vive a Los Angeles e fa il regista, durante un
convegno sulla sicurezza cui è stato
invitato dalla polizia turca — quella fu la
decisione presa dal regista Alan Parker, secondo
il quale "mettere qualche turco buono sarebbe
stato come fare vedere un nazista che offre una
sigaretta agli ebrei che entrano nella camera a
gas: l’impatto sul pubblico sarebbe indebolito".
Ecco perché gli episodi più violenti sono nel
film, ma |
non
nel libro. Fu però il film, con le sue
scene
sadomasochiste di inaudita crudeltà e di fin
troppo
crudo realismo, a dare della Turchia un’immagine
talmente negativa da tenere lontano migliaia di
turisti e
da costruire quella pessima fama basata sul
mancato rispetto dei diritti umani che ancora oggi
è uno degli ostacoli più ardui da superare lungo
la strada che conduce il Paese della Mezzaluna
verso l’ingresso nell’Unione Europea.
Per anni sia Billy Hayes sia Oliver Stone hanno
accuratamente evitato di andare in Turchia, forse
per paura di qualche ritorsione da parte di turchi
che, non a torto, si ritenevano diffamati.
Tre anni fa, però, Stone si è scusato per avere
"esagerato". E il produttore David
Putnam ha ammesso che il film era basato su un
"libro disonesto".
Di recente è toccato a Hayes, ospite proprio
della polizia turca. "Chiedo scusa ai turchi
per tutti i problemi che il film ha causato. Molte
delle cose viste in quella pellicola in realtà
non sono accadute" ha detto.
Aggiungendo: "Non è giusto che in tutto il
film non ci sia nemmeno un turco buono. Io ne ho
incontrati, anche in carcere". Meglio tardi
che mai. (Sara Basilici) |
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"UN
GIORNO PERFETTO"
PER FERZAN OZPETEK
E'
un
periodo decisamente intenso per Ferzan Ozpetek: il
regista di orgine turca è in trattative per la
regia della Carmen di Bizet al prossimo Maggio
Musicale Fiorentino, e nei mesi scorsi ha
annunciato di essere intenzionato a dirigere anche
un piccolo film in Turchia ed uno negli Stati
Uniti; ma il suo prossimo progetto cinematografico
- le cui riprese dovrebbero partire da ottobre -
sarà un film tratto da "Un giorno
perfetto" di Melania Mazzucco.
L'adattamento del romanzo della Mazzucco - che è
ambientato a Roma e racconta una giornata nella
vita di nove personaggi - è stato firmato da
Sandro Petraglia, ma Ozpetek starebbe già
apportando alcune modifiche su alcuni personaggi
della storia, che potrebbero cambiare sesso. "Mi
ha turbato e mi ha fatto passare notti
insonni", ha rivelato Ozpetek descrivendo
il libro, "Fa riflettere e sconvolge, e
con una vena di pessimismo ed un'atmosfera di
pesantezza che non sono miei. Ma mi sento attratto
proprio da ciò che è lontano da me. Voglio
buttarmi e lasciarmi travolgere e lasciare per la
prima volta la mia consueta dimensione del
"tutto in famiglia". (Castelrock
News) |
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Tra i prossimi
progetti
cinematografici del regista
di origine turca c'è anche
un film tratto dal romanzo
di Melania Mazzucco.
Trattative per la regia
della Carmen di Bizet
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MAGGIO
MUSICALE FIORENTINO
FAZIL SAYIN
CONCERTO
La
serata conclusiva del 70°Maggio Musicale Fiorentino sarà
affidata al grande concerto del celebre pianista e
compositore turco Fazil Say, che si esibirà sabato 30
giugno alle ore 21.30 nella splendida Piazza della
Signoria a Firenze, accompagnato dal Direttore
d’orchestra Zubin Metha e dall’orchestra e dal coro
del Maggio Musicale Fiorentino.
Il Maggio
Musicale Fiorentino rappresenta il più antico festival
italiano ed uno dei più importanti a livello
internazionale.
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Nato
come manifestazione triennale e divenuto già dal 1937
appuntamento annuale, è da allora uno degli
appuntamenti imperdibili per gli amanti della musica.
Ogni anno vi partecipano non solo i più grandi
interpreti della scena musicale – compositori,
direttori e cantanti - ma anche registi, scenografi,
scultori e pittori che collaborano alle varie edizioni
del festival fiorentino con l’intento di rileggere, in
chiave moderna, le partiture delle opere tradizionali.
Il gran finale
della manifestazione prevede il concerto per pianoforte
di Fazil Say, diretto da Zubin Metha che guiderà il
pianista e l’orchestra in Cajkovskij e in Prokof'ev.
Fazil Say è un artista veramente eclettico: pianista,
compositore e grande improvvisatore jazz.
Nato ad Ankara 37 anni fa, si trasferisce all’età di
17 anni in Europa, precisamente a Düsseldorf, per
studiare la musica dei classici. A 25 anni vince il
Premio Young Concert Artists International che
gli spalanca le porte della carriera internazionale.
Vive e compone anche in Francia e poi ritorna in
Turchia, dove gli viene commissionata dal Ministero
della Cultura l’Oratorio Nazim, un’opera basata
sulle poesie del famoso poeta turco Nazim Hikmet.
Suona regolarmente con la New York Philharmonic, Israel
Philharmonic Orchestra, Baltimore Symphony,
Concertgebouw Orchestra, le Filarmoniche di San
Pietroburgo e della BBC, l'Orchestre National de France
e molte altre importanti compagini orchestrali.
Per
informazioni:
Ufficio
Stampa: Burson-Marsteller
Laura Valentini
tel - 02.721431
mail - laura.valentini@bm.com |
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IL
TEATRO DELL'ASSURDO
Istanbul sta vivendo una stagione
nuova grazie ad un gruppo
di attori denominato "Zeugma" |
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Un gruppo di
attori amatoriali italiani, stabiliti ormai da anni ad
Istanbul, ha portato alla vita un nuovo genere nei
palchi turchi, chiamato il "teatro
dell'assurdo", del quale hanno dato un esempio all'Italian
Cultural Centre.
Luigi Barberis, un italiano che vive da 7 anni ad
Istanbul, già da tempo aveva deciso di portare il teatro italiano più
ad vicino a casa sua, organizzando e coordinando un gruppo
di attori, che si chiamano i "Zeugma". La
prossima rappresentazione teatrale del bravo gruppo è
stata
una performance del "Il povero Piero", una
piece teatrale piena di umorismo surreale scritta
dall'italiano Achille Campanile. "In un certo senso
questo è un sogno che si realizza", ha detto
Luigi, che per 7 anni ha lavorato in una multinazionale
ma ha sempre pensato al teatro.
La prima messa in scena è stata appunto quella dell'Italian
Cultural Centre e la speranza è quella di riuscire poi
a portarlo anche via via nei campus universitari, in
modo da poter avvicinare i giovani, e sperando di poter
contare sull'appoggio dell'Italian Language Department.
Lo scopo principale sarebbe anche quello di poter
agevolare gli studenti di lingua italiana in Turchia per
poterli far avvicinare alla lingua vera, non quella
imparata nei libri. "Portando loro vicino questa
commedia li potremmo aiutare, sarebbe qualcosa di
diverso da quanto loro studiano", ha dichiarato
Luigi. (News Italia Press) |
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