Arretrati 

Anno 8° N.11

<TURCHIA OGGI> - A PARTE LA DOCUMENTAZIONE DELL'AMBASCIATA DI ITALIA AD ANKARA E DELL'ICE DI ISTANBUL - SI  AVVALE PER LE NOTIZIE E GLI ARTICOLI RIPORTATI SUL SUO WEB, E NATURALMENTE RELATIVE ALLA TURCHIA, DELLE NEWS GIA' APPARSE  IN ALTRI SITI O GIA' PUBBLICATE SU QUOTIDIANI E RIVISTE. NON FA ALTRO CHE ASSEMBLARLE, NELLA CONVINZIONE CHE SIANO DI MAGGIORE UTILITA' PER QUANTI HANNO UN QUALCHE INTERESSE PER QUESTO PAESE. <TURCHIA OGGI>, AD OGNI MODO, E' SEMPRE A VOSTRA DISPOSIZIONE.

 

PRIMO PIANO

 

C'E' IL SOSTEGNO DELL'ITALIA

MASSIMO D'ALEMA IN TURCHIA  IL CAPO DELLA FARNESINA SI E' DETTO CONVINTO CHE ALLA FINE DI UN
LUNGO PROCESSO ANKARA DIVENTERA' MEMBRO A
PIENO TITOLO DELL'UNIONE EUROPEA.

L'Italia conferma il suo sostegno alla Turchia sulla strada di avvicinamento all'Europa. Con questa posizione il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, ha compiuto la sua visita ad Ankara, nel corso della quale ha incontrato i massimi dirigenti turchi. Al centro dei colloqui ci sono stati i temi di carattere bilaterale, i temi regionali con particolare attenzione alla situazione in Iraq e il punto sul processo di avvicinamento della Turchia all'Unione Europea, da sempre sostenuto con forza dall'Italia, nel pieno rispetto dei criteri stabiliti dalla Commissione. In una intervista concessa all'agenzia Turca <Anadolu>, il titolare della Farnesina si è detto convinto che "alla fine di un lungo processo la Turchia diventerà membro a pieno titolo dell'Unione Europea".
D'Alema ha anche detto però con chiarezza di ritenere che la Turchia debba "rispettare pienamente" gli impegni assunti con l'UE sulla questione cipriota e che allo stesso tempo l'Europa debba "incoraggiare l'Onu al lancio di una iniziativa" per risolvere il problema che si trascina da molto tempo. I rapporti fra politici economici e culturali tra i due Paesi sono stati definiti "perfetti" dal capo della diplomazia italiana, che ad Ankara ha incontrato il presidente della Repubblica Ahmet Necdet Sezer, il Primo Ministro Recep Tayip Erdogan, il ministro degli Esteri e numero due del partito della Giustizia e dello Sviluppo (Akp) al potere Abdullah Gul, il presidente del Parlamento Bulent Arinc ed il leader del principale partito turco di opposizione, il partito Repubblicano del popolo (Chp), Deniz Baykal.
La visita di D'Alema è caduta in un momento particolarmente delicato per la situazione politica interna del Paese, anche in vista delle elezioni del prossimo 22 luglio. Negli scorsi mesi, e continua tuttora, si è registrato uno scontro tra la Turchia laica e il Governo filo-islamico del premier Erdogan, soprattutto sulla riforma del metodo di elezione del capo dello stato. Lo scorso 31 maggio il Parlamento aveva nuovamente approvato, con una maggioranza di oltre i due terzi, il pacchetto governativo di emendamenti costituzionali per l'elezione diretta del Capo dello Stato in sostituzione dell'elezione parlamentare attualmente in vigore. La risposta di quest'ultimo è stata la convocazione di un referendum popolare. Come è noto,Il nuovo pacchetto prevede un mandato di cinque anni rinnovabile, al posto dell'attuale settennato non rinnovabile e la riduzione della durata della legislatura a quattro anni dagli attuali cinque. (Denaro.it)

 

 

 

 

 

 

 

...MA 
LA DOCCIA FREDDA ARRIVA
DA SARKOZY

 

NESSUN DIALOGO   SECONDO QUANTO HA SCRITTO IL <FINANCIAL TIMES>, IL PRESIDENTE FRANCESE E' CONVINTO CHE LA TURCHIA DEBBA RIMANERE A RISPETTOSA DISTANZA DALL'UE

Dalla Francia di Nicolas Sarkozy viene una doccia fredda sulle speranze della Turchia di entrare a far parte dell'Unione europea. Lo ha scritto in apertura della prima pagina il <Financial Times>, secondo il quale è il primo segnale concreto dalla nuova leadership di Parigi che la Turchia deve rimanere "a rispettosa distanza dall'Europa". Funzionari francesi a Bruxelles, ha sottolineato il giornale, "hanno manifestato preoccupazione di fronte alla possibilità che la Turchia avvii negoziati preparatori all'entrata nell'euro, possibilità che il presidente francese non è disposto a contemplare". Tale blocco sarà un colpo per coloro che in Turchia puntano a una modernizzazione del Paese, ma coerente col messaggio dato da Sarkozy a Bruxelles il mese scorso: "Non penso che la Turchia abbia posto nell'Unione europea". Sarkozy, ha aggiunto il quotidiano, eviterà di scendere in campo aperto contro l'ingresso della Turchia in UE sino al prossimo autunno, per evitare di complicare i colloqui per una nuova costituzione europea che cominciano la settimana prossima a Bruxelles. In una implicita differenza rispetto a Parigi, il Cancelliere tedesco Angela Merkel aveva detto di voler aprire tre nuove pagine negoziali con la Turchia dopo il vertice UE, per dare un segnale che Ankara è ancora impegnata sul fronte europeo nonostante problemi politici e riforme non attuate. Ma chi sostiene l'opportunità di accogliere Ankara nell'UE, ha riportato sempre il giornale, "è già entrato nello spirito di chi punta a limitare i danni". In particolare, di tre capitoli oggetto di negoziati e considerati cruciali la Francia si oppone con particolare decisione a quello riguardante l'unione economico-monetaria. Gli altri due sono la statistica e i controlli finanziari UE. "Se la Francia porta avanti la sua minaccia sarà un chiaro segnale che sta spostando la direzione dei negoziati sulla Turchia da una piena adesione all'UE a quella di una partnership privilegiata". 
A far scendere le quotazioni della Turchia in seno all'Europa è stato l'anno scorso il rifiuto di Ankara di aprire i suoi porti marittimi al traffico navale da Cipro, un Paese membro dell'UE che è tra gli oppositori più accesi all'ingresso della Turchia. A sua volta, ha concluso il <Financial Times>, "per la frustrazione la Turchia ha bloccato la cooperazione, in fase crescente, tra UE e Nato in Kosovo e Afghanistan, due regioni in cui l'UE vorrebbe aumentare la propria presenza". (Denaro.it)

 

 

 

 

 

 

 

 

CON UNA MOZIONE

IL DISSENSODI MARONI

''Abbiamo presentato una mozione per chiedere al Governo italiano di esprimere dissenso qualora la Turchia entri nell'Unione Europea fino a quando tutti i capitoli del negoziato non siano soddisfatti, innanzitutto quelli che riguardano i diritti civili''. Lo ha annunciato Roberto Maroni, capogruppo della Lega Nord a Montecitorio. ''Non possiamo accettare - ha sottolineato Maroni - che entri in Europa chi calpesta costantemente i diritti civili e chi discrimina coloro che non abbracciano la religione musulmana. Queste cose le dice anche Sarkozy, non solo un becero leghista. E noi - ha concluso Maroni - siamo d'accordo con lio". (Milano Finanza)

 

 

 

 

NICOSIA NON CI STA

IL POSSIBILEVETO

Il Governo della Repubblica di Cipro potrebbe porre il proprio veto a qualsiasi tentativo dell'unione Europea di aprire il capitolo riguardante l'energia nei negoziati sull'adesione della Turchia. Loha rivelato, come riferisce la stampa di Nicosia, il ministro degli Esteri cipriota George Lillikas riferendo dei recenti colloqui avuti a Parigi con il collega francese Bernard Kouchner.
"Parlando a carte scoperte e con tutto il rispetto per le procedure europee e per le decisioni del Consiglio europeo, noi abbiamo avvertito che se vi sarà qualsiasi tentativo di aprire il capitolo sull'energia - in Commissione qualcuno lo ha pensato - il Governo di Cipro opporrà il suo veto", ha detto Lillikas. (da Ansa)

 

 

 

 

 

 

TRA TURCHIA E GRECIA

UN INCERTO FUTURO

 

Da circa dieci anni, la diplomazia greca basa la propria strategia rispetto alla Turchia sulla speranza che la prospettiva europea possa aprire, prima o poi, una via per la soluzione delle dispute dell’Egeo e di Cipro o, almeno, permetta un modus vivendi pacifico nelle reciproche relazioni. Ora, lo scontro tra il Governo di Recep Tayyip Erdoğan e i militari riporta alla mente la tradizione degli interventi dell’esercito negli affari della Repubblica Turca, e offre  parallelamente facile appiglio ai "turco-scettici" europei e a chi - come il nuovo presidente della Francia, Nicolas Sarkozy - sostengono che la Turchia non è Europa. La combinazione di questi sviluppi non poteva non creare preoccupazione al ministero degli Esteri. Il capo della diplomazia, Dora Bakoyianis, infatti, ha lanciato un segnale quando il 7 maggio (il giorno successivo delle elezioni francesi), pur ribadendo la politica per l’inclusione dei Balcani e della Turchia nell’Unione Europea, ha dichiarato: "Naturalmente, non sottovalutiamo minimamente gli interrogativi delle cancellerie, come anche nelle società europee rispetto alla Turchia. Tale tema però non troverà una risposta oggi. Il tempo ci darà una risposta". La dichiarazione potrebbe essere interpretata nel senso che la Grecia segue con attenzione la situazione, ma è consapevole che la Francia non può aprire subito il dibattito sulla Turchia. Sarkozy non vorrà creare problemi alla presidenza tedesca che, nel Consiglio Europeo di giugno, intende concentrare l’attenzione alla necessaria riforma del trattato per la Costituzione Europea, per cui date le circostanze, la Francia e l’Europa dovranno aspettare l’esito delle elezioni di luglio in Turchia e il risultato finale della crisi turca. 
Come ha sottolineato, in un suo articolo pubblicato dal giornale "I Kathimerinì" (6 maggio) Thanos Ntokos, direttore dell’<Eliamep> (uno dei migliori centri di ricerca in materia di politica estera e di sicurezza), la Grecia avrebbe bisogno di un piano alternativo: un piano B pronto di entrare in azione nel caso di "deragliamento intempestivo" della politica del piano A (prospettiva europea della Turchia). Quale potrebbe però essere questo piano alternativo?
Thanos Ntokos sembra suggerire un piano basato su una collaborazione economica (ed energetica) più stretta con la Turchia, accompagnata da misure di Costruzione di Fiducia (CBM’s), come anche da previsioni per il mantenimento del bilancio di potere tra i due Paesi, in un tentativo d’assorbimento degli scossoni in caso di fallimento del piano A. Si potrebbe commentare qui che tutti questi elementi sono utili anche nel caso di proseguimento del piano A e che, se considerati fuori dalla prospettiva europea della Turchia, essi sembrano prediligere più un modus vivendi senza necessaria soluzione dei problemi che la vera ricerca di soluzione dei problemi stessi. Per esserci, insomma, una risoluzione finale serve un condizionamento internazionale delle relazioni greco-turche.
Come abbiamo avuto occasione di presentare altrove, il piano A fu concepito nel 1997. In un periodo critico, cioè, per la Turchia, poco dissimile a quello di oggi. Basta ricordare il cosiddetto colpo di Stato di velluto contro l’allora Primo Ministro islamico Necmettin Erbakan. Bisogna inoltre ricordare che contestualmente alla crisi politica in Turchia, l’Europa stava meditando sul futuro delle relazioni euro-turche. Nessuno pensava al tempo alla piena adesione, ma c’erano scenari per vari livelli della formula di rapporto con la Turchia che andavano dall’instaurazione di una relazione sul modello della Zona di Libero Scambio sino alla concessione dello status di paese in fase di pre-adesione, vale a dire qualcosa di più dell’Unione Doganale con una promessa di piena adesione, imprecisata nel tempo. 
Il dibattito era, così, su una relazione speciale che a seconda dei casi precludeva o lasciava aperta la prospettiva della piena adesione per la Turchia. Era in questo contesto che la Grecia pensò di collegare i problemi ellino-turchi con la prospettiva europea dalla Turchia, comprendendo che il grado del collegamento sarebbe dipeso dalla forma finale della relazione speciale. In un importante documento del Ministero degli Esteri, preparato nel mese di marzo, si leggeva: "In caso di semplice rafforzamento dell’Unione doganale (modello tedesco) possiamo avanzare come condizione la risoluzione delle rivendicazioni territoriali tramite il ricorso alla Corte internazionale dell’Aja. In caso di un modello rafforzato, come quello che promuove il Regno Unito o la sua variante rappresentata dall’idea francese, che lascia aperta la prospettiva d’adesione, la concessione di tale regime potrebbe essere collegato […] anche con il processo di risoluzione passo dopo passo della totalità delle dispute greco-turche, sulla base di un definito meccanismo e di un ordine del giorno". 
Questo era quindi il piano A alla sua nascita; concerneva, cioè, la prospettiva di un rapporto speciale per la Turchia, anche se la diplomazia ellenica aveva capito come nel caso di una promessa d’adesione, la Grecia avrebbe eventualmente potuto risolvere le dispute greco-turche, compresa la questione cipriota, entro un preciso calendario. Tale collegamento fu riuscito due anni e mezzo dopo, nel Consiglio Europeo di Helsinki (dicembre 1999), quando la Turchia assunse l’obbligo politico ad impegnarsi a ricorrere alla Corte Internazionale per le dispute territoriali e di agevolare una soluzione della questione cipriota sulla base delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu, entro la fine del 2004. Si sa che la strategia di Helsinki fu lasciata cadere a causa del "no"greco-cipriota al referendum per il piano di pace redatto dall’allora segretario Onu Kofi Annan. Cosa impedisce però alla Grecia di riprendere il filo della relazione speciale eventualmente riproposto? 
A nostro avviso, infatti, Atene avrebbe solo da guadagnare se riuscisse a prendere vantaggio dalla riapertura della "questione turca" in Europa per condizionare qualsiasi formula di rapporto euro-turco con la risoluzione dei problemi bilaterali. Non ci sarebbe in questo modo bisogno di un vero piano alternativo, ma di un aggiustamento alle nuove circostanze che potrebbero presentarsi nel prossimo futuro. (
Vincenzo Greco)

 

 

 

 

 

 

 

ANKARA
AMMESSA AL 7PQ

I VANTAGGI   IN QUESTO MODO HA OTTENUTO
LO STATUS DI PAESE ASSOCIATO E POTRA' QUINDI
PARTECIPARE A TUTTI GLI INVITI

Croazia, Serbia ed ex Repubblica iugoslava di Macedonia hanno sottoscritto i protocolli d'intesa con la Commissione europea ed ora sono ammessi a partecipare al 7PQ alle medesime condizioni degli Stati membri. Un'intesa analoga è stata conclusa di recente anche tra la Turchia e la Commissione.
I Paesi firmatari hanno ottenuto in tal modo lo status di "Paesi associati" e pertanto potranno partecipare a tutti gli inviti a presentare proposte indetti nell'ambito del 7PQ, ivi inclusi quelli indetti dall'inizio dell'anno. L'accordo conferisce ai ricercatori di questi Paesi gli stessi diritti degli Stati membri dell'UE per quanto riguarda la partecipazione alle azioni di cooperazione e sostegno alla ricerca finanziate dal 7PQ.
Il commissario per la Scienza e la ricerca Janez Potocnik, che ha firmato l'accordo in nome e per conto della Commissione europea, si è detto felice di "aprire le porte dello Spazio europeo della ricerca (Ser) ai Paesi dei Balcani occidentali".
Il Commissario ha inoltre sottolineato l'importanza dell'accordo nell'ottica della domanda di adesione all'UE di questi paesi. "La cooperazione nell'ambito della ricerca con la comunità scientifica europea è uno strumento che può facilitare il processo di adesione all'Unione europea dei paesi candidati o potenziali candidati", ha affermato.
Non è la prima volta che questi paesi sono stati associati al programma quadro di ricerca dell'UE: nel 2006 lo status di paese associato è stato conferito alla Croazia che ha così potuto partecipare all'ultimo anno del 6PQ.
Anche il Montenegro ha richiesto di essere associato al 7PQ e probabilmente la decisione verrà adottata quando si concluderanno i negoziati relativi all'accordo di stabilizzazione e di associazione. Si prevede anche una prossima partecipazione di Albania, Bosnia-Erzegovina, Israele e Svizzera.
Per ulteriori informazioni sulla cooperazione internazionale nell'ambito del 7PQ visitare:
http://cordis.europa.eu/fp7/capacities/international-cooperation_en.html
http://ec.europa.eu/research/iscp/index.cfm

 

 

 

 

 

 

PER L'ELEZIONE
DEL CAPO DELLO STATO

SEZERCONVOCA  
IL REFERENDUM

Il presidente della Turchia, Ahmet Necdet Sezer, ha deciso di convocare un referendum sulla riforma per l'elezione diretta del Capo dello Stato fatta approvare dalla maggioranza che sostiene il premier filo-islamico Recep Tayyp Erdogan. Sezer, un laico, poteva convocare il referendum confermativo oppure limitarsi a controfirmare la riforma approvata in seconda lettura dal Parlamento, il 31 maggio, che attraverso l'elezione a suffragio universale del Capo dello Stato punta a sottrarla al potere di interdizione dei vertici militari. In base alla Costituzione il referendum confermativo non si potrebbe tenere prima di ottobre, ma il governo sta tentando di accorparlo alle elezioni politiche del 22 luglio. (Agi)

 

 

 

 

 

 

LE POLITICHE DEL 22 LUGLIO

UN SONDAGGIOVEDE ERDOGAN VINCITORE

Nelle elezioni anticipate del 22 luglio prossimo in Turchia l'Akp, il filo-islamico Partito per la Giustizia e il Benessere del premier Recep Tayyip Erdogan, si avvia verso una nuova vittoria che lo confermerebbe saldamente al potere: è quanto emerge da un sondaggio condotto dall'istituto demoscopico <Konda>, secondo cui l'Akp appare destinato a conquistare ben 307 dei 550 seggi in palio al Parlamento di Ankara. Riuscirebbero a superare la soglia di sbarramento del 10 per cento soltanto altre due formazioni politiche: il Chp, o Partito Popolare Repubblicano, di centro-sinistra; e l'ultra-nazionalista Mhp, il Partito di Azione Nazionale cui sono vicini gli estremisti di destra dei Lupi Grigi. Dovrebbero inoltre assicurarsi un posto nella futura assemblea una quarantina di candidati indipendenti, per lo più esponenti della minoranza di etnia curda. (la Repubblica.it)
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La campagna elettorale si scalda ed il premier Recep Tayyip Erdogan, consapevole di giocarsi il tutto per tutto con le legislative del 22 luglio, dà indicazione di voto e se la prende con i candidati indipendenti, particolarmente numerosi in questa edizione. 
parlando durante un comizio, Erdogan ha chiamato tutta la nazione a non scegliere i candidati indipendenti e a non disperdere voti preziosi per il futuro assetto del Paese.
"per favore - ha detto il Primo Ministro uscente - non disperdiamo i nostri voti. Infatti è sbagliato votare solo in base a convincimenti ideologici. Si deve pensare ai progetti e a quanto le province al momento più arretrate possono trarne beneficio". (Apcom)
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In vista delle elezioni del 22 luglio, il Premier turco Recep Tayyip Erdogan si gioca iltutto e per tutto. Anche una coalizione con il partito del Dtp, Partito della società democratica, a cui fanno riferimento i candidati curdi.
la notizia è segnalata da tutti i principali media locali e sta facendo considerevole scalpore nel Paese. Sembrerebbe che il premier, in caso di vittoria elettorale schiacciante, ma non sufficiente a fare un Governo da solo, abbia intenzione di proporre una "coalizione condizionata" al partito curdo.
La cosa è trapelata da una domanda che il direttore di <Hurriyet<, Ertugrul Ozkol, ha fatto al Primo Ministro durante una trasmissione televisiva. Erdogan ha detto che una coalizione di Governo con il Dtp potrebbe garantire alla Turchia una maggior stabilità nella lotta contrp il terrorismo. (Apcom)

 

 

 

 

 

 

PUTIN LO VORREBBE
IN TURCHIA

ALTER EGO
PER LO SCUDO ANTIMISSILE

Lo scudo antimissile potrebbe essere installato in Turchia o anche in Iraq. Lo ha suggerito Vladimir Putin, che nel corso di una conferenza stampa al G8 ha suggerito una proposta alternativa a quella statunitense che prevede di dislocare lo scudo nella Repubblica ceca e in Polonia. "Si potrebbe mettere al sud", ha detto il capo del Cremlino, "in Paesi alleati degli Stati Uniti, o in Turchia, o anche in Iraq, su piattaforme mobili o vicino al mare". Il presidente russo aveva sorpreso Washington, proponendo la realizzazione congiunta di una stazione radar in Azerbaijan. Bush aveva definito "interessante" la proposta. (la.Repubblica.it)

 

 

 

 

LINEA
  DURA

 

ERDOGAN   "Ankara non esiterà a condurre un'azione
militare indipendente contro i ribelli curdi che si
rifugiano nel Nord dell'Iraq se quest'ultimo e gli Usa non si occuperanno del problema".

 


Linea dura del premier turco Recep Tayyp Erdogan. Ankara, dice, non esiterà a condurre un'azione militare indipendente contro i ribelli curdi che si rifugiano nel Nord dell'Iraq, se quest'ultimo e gli Stati Uniti non si occuperanno del problema.
Il Governo turco è sempre più sotto pressione per via dei continui attacchi da parte del Pkk. I militanti del Partito dei Lavoratori curdo, che punta alla formazione di uno stato indipendente nella Turchia sudorientale, si rifugiano nelle zone montagnose del nord dell'Iraq. Da qui sferrano attacchi contro obiettivi turchi. Decine di civili e soldati sono stati uccisi nelle ultime settimane. Dal 1984, cioè da quando i ribelli del Pkk hanno iniziato a combattere il governo turco, sono morte decine di migliaia di persone.
"Se la Turchia volesse trovare un compromesso con il Pkk- dice un leader del partito - dovrebbe riconoscere la questione curda. La soluzione non è combattere i curdi".
Per gli Stati Uniti e per l'Unione europea, il Pkk è un'organizzazione terroristica. (EuroNews)

 

 

 

 

 

 

CONTRO IL TERRORISMO

IL MONITODELLO
STATO MAGGIORE

Con un comunicato pubblicato sul proprio sito in Internet, lo Stato Maggiore turco ha recentemente messo in guardia sulla sua volontà di combattere il terrorismo senza quartiere, e ha rivendicato il diritto inalienabile di rispondere sempre e comunque agli attacchi dei ribelli: un avvertimento che cade nel mezzo di crescenti illazioni circa l'imminente lancio, da parte dell'Esercito di Ankara, di un'operazione su vasta scala al di là del confine orientale, con penetrazione in Iraq per smantellare le basi installate nel Paese vicino dai guerriglieri separatisti curdi. "Le Forze Armate turche hanno un'incrollabile determinazione a combattere il terrorismo, ed è una realtà incontrovertibile che risponderemo a tutti gli attacchi di quel tipo", ha recitato la nota, alludendo a una serie di recenti assalti sferrati dai miliziani curdi in Turchia, contro obiettivi tanto civili quanto militari. (Agi)

 

 

 

 

 

 

ANKARA E IL PKK


POI PERO'E' PRONTA AL DIALOGO 

La Turchia è pronta al dialogo con i dirigenti della regione autonoma curda dell'Iraq se quest'ultimi si impegneranno a prendere delle misure contro i ribelli separatisti curdi di Turchia. E' stato il ministero degli Esteri a divulgare nei giorni scorsi questa posizione, e secondo il suo portavoce quello che Ankara ora si attende ''sono dei segnali positivi e delle serie azioni contro i terroristi del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk)''. ''Se non accadrà questo, è senza alcun interesse iniziare un dialogo solo per il piacere di farlo'', ha dichiarato il portavoce del ministero . Il Pkk, considerato dalla Turchia e in gran parte dalla comunità internazionale come un'organizzazione terrorista, si batte dal 1984 per l'indipendenza del sud dell'Anatolia, regione a maggioranza curda. Il conflitto ha fatto sinora più di 37.000 vittime. Per la Turchia sono un numero imprecisato i ribelli del Pkk stabilitisi nei campi del nord dell'Iraq, da dove riescono a procurarsi armi e esplosivi per effettuare attacchi e attentati verso l'altro lato della frontiera. Ankara accusa i curdi iracheni di tollerare e sostenere questi ribelli, e già da molto tempo ha esercitato delle pressioni sugli Stati Uniti e l'Iraq affinché intervengano contro il Pkk. Il dibattito su un rapido intervento si e' intensificato in Turchia con la recrudescenza delle attività del Pkk nel sud est del Paese e dopo l'attentato bomba che ha mietuto sei morti e 121 feriti il mese scorso ad Ankara. L'ultimo appello del premier iracheno Nuri al-Maliki e del capo della rergione autonoma curda Massoud Barzani rivolto ad Ankara chiedeva di risolvere per via diplomatica i problemi. (Asca-Afp)

 

 

 

 

 

 

 

 

DIETRO LE TENSIONI

 

LA QUESTIONE KURDISTAN   LA SPIA DELL'ALLARME
SI E' ACCESA QUANDO LA TURCHIA HA COMINCIATO A
SUBIRE ATTACCHI SIMULTANEI DA PARTE DELLA GUERRIGLIA
DEL PKK IN ZONE A PREDOMINANZA CURDA.

 

Nelle ultime settimane i network globali si sono affannati a coniare neologismi per descrivere l’insolita tensione tra Turchia e Kurdistan iracheno (scontri di confine, invasione, incursione, spedizione punitiva…). Questa difficoltà lessicale esprime la difficoltà di focalizzare questa crisi in un’inquadratura geopolitica. I grandi della terra tacciono di fronte agli effetti disastrosi di un conflitto che potrebbe polverizzare la precaria unità irachena, scuotendo Caucaso e Medioriente. Ma seguire solo la pista internazionale potrebbe far scivolare il ragionamento nelle secche dei sofismi geopolitici. Per completare la visuale è necessario accostare la tensione al confine con la crisi interna alla Turchia e all’Iraq. Oltre alle montagne curde, contano anche i palazzi del potere ad Ankara e Baghdad.
La spia dell’allarme si è accesa quando la Turchia ha iniziato a subire attacchi simultanei, sia ad Ankara sia nelle regioni sud-orientali a predominanza curda. Nella capitale una carica di A-4 (esplosivo al plastico) è stata azionata da un attentatore suicida di fronte a un centro commerciale di quattro piani nello storico distretto di Ulus. Era l’ora di punta quando l’esplosione ha squarciato lo stabile per dare la morte a sei civili ferendone oltre un centinaio. Nelle impervie regioni del Kurdistan turco invece le vittime erano poliziotti e militari.
L’obiettivo è uccidere uomini piuttosto che sabotare installazioni. Al centro e alla periferia la strategia sembra architettata per inoculare il panico nell’inconscio collettivo e sospingere verso una chiara lettura dei fatti: la mente dietro agli attentati è quella dei separatisti curdi. L’induzione dai fatti alla teoria, quindi all’accusa, si interrompe però davanti all’assenza di una rivendicazione credibili che avrebbe sottoscritto questo ragionamento. Le vittime ci sono, ma il loro peso specifico è troppo leggero per giustificare una campagna mediatica e militare contro l’irredentismo curdo.
L’arco teorico che punta dritto contro il Pkk è sotteso dalla robustezza del Governo regionale curdo (Grc) in Iraq, la prima forma di autogoverno istituzionale del popolo curdo, al quale la costituzione democratica dell’Iraq riconosce la sovranità sulle province di Arbil, Dohuk e Suleimaniya. Col riparo dell’alleanza tra curdi e sciiti che regge il Governo nazionale, l’egemonia politica dei curdi ha preservato il Kurdistan iracheno dalle tempeste che flagellano l’Iraq. Il teorema accusatorio della Turchia è che il brusco salto evolutivo della guerriglia curda sia ottenuto utilizzando il Kurdistan iracheno come retroterra a cui il Pkk si appoggia per intensificare la guerriglia in Turchia. Insomma l’Iraq starebbe offrendo risorse e impunità ai separatisti curdi.
Ma altre variabili rilevanti si trovano dietro la linea di confine che sta dividendo Turchia e Iraq. I confini del Grc sono in procinto di espandersi con il referendum popolare, previsto nell’autunno di quest’anno, per l’annessione dei grandi centri urbani di Kirkuk e Mosul. Si è quindi scatenato un nugolo di polemiche su due epicentri: petrolio e demografia. Kirkuk possiede un giacimento che da solo copre metà della esportazione irachena di petrolio, che scorre lungo la pipeline che arriva fino al porto turco di Ceyhan sul Mediterraneo. Il centro portuale si trova nella provincia di Adana dove, nei giorni dell’attentato al centro commerciale di Ankara, la polizia ha arrestato un uomo e una donna in possesso di undici libbre di esplosivo.
Kirkuk e Mosul sono anche un instabile incrocio demografico dove l’invidiabile stabilità e il relativo benessere economico hanno attratto flussi migratori dalle martoriate aree centrali dell’Iraq. La tensione tra curdi e minoranze sunnite, turkmene e assire, contrarie all’annessione al Kurdistan, è sfociata in conflitto aperto, inoculando il virus dei conflitti inter-comunitari che divorano l’Iraq. L’equilibrio demografico è scosso anche dalle agitazioni della minoranza turkmena raccolta nel Fronte turkmeno iracheno che, foraggiato dalla Turchia, si oppone all’annessione di Mosul e Kirkuk al Grc.
Il lato oscuro della nascente potenza curda ha messo in allarme Baghdad. L’allarme intorno al nuovo raggruppamento formato dall’ex premier Allawi si sta spargendo anche sui rapporti coi curdi. Il Fronte starebbe reclutando elementi appartenenti all’esercito baathista e ai partiti curdi che furono suoi alleati nella politica di arabizzazione del Kurdistan. Sarebbe una curvatura essenziale della strategia per rimescolare gli equilibri e sostituire al-Maliki, magari con il silenzio-assenso di al-Sadr – un’operazione denunciata da al-Maliki come complotto di ex-baathisti foraggiati da stranieri per sovvertire la democrazia.
E’ quindi naturale che il referendum a Mosul e Kirkuk stia polarizzando il consenso iracheno, specialmente tra i sunniti abbarbicati ai due centri del nord come simbolo dell’unità irachena. Se il Grc controllerà Kirkuk e Mosul, controllerà anche ingenti risorse economiche, ma si preparerà ad amputare la sfilacciata unità irachena.
Anche dalla prospettiva interna alla Turchia il Kurdistan acquista un significato che oltrepassa la tensione di confine. In Turchia si sta sfogando una pesante crisi politica camuffata da trasformazione costituzionale. Il cielo sopra ad Ankara è plumbeo: in un giorno solo, il prossimo 22 luglio, gli elettori turchi si pronunceranno su un referendum costituzionale per l’elezione popolare del capo dello Stato e voteranno per nuove elezioni parlamentari. All’interno di questo imbuto elettorale scorre il conflitto tra difensori della secolarizzazione pubblica e fautori di un avanzamento islamico nello Stato.
Ma non sembra questo il conflitto in cui si inserisce la questione curda. La tensione col Kurdistan ha sottratto consenso al partito repubblicano laico Chp per dirigerlo sull’altro, più ridotto, partito d’opposizione, i nazionalisti del Mhp. La lotta contro il Pkk è uno dei pochi temi su cui il partito filo-islamico al governo, l’Akp, soffre un consistente drenaggio di consensi. E’ l’unico tema che può intralciare la vittoria elettorale dei filo-islamici. A fianco del conflitto tra laici e islamisti si sta scavando un nuovo solco tra islamisti e nazionalisti. Una spedizione militare in Kurdistan farebbe eccitare gli ormoni nazionalisti logorando Erdogan nel suo punto debole a ridosso di elezioni decisive. Allo stesso tempo la naturale condanna internazionale si abbatterebbe su un nuovo parlamento spaccato in tre grandi partiti (Akp, Chp e Mhp).
L’indecisione della leadership militare turca mette in conto, oltre all’inevitabile condanna internazionale, anche il prezzo salato di un’ingovernabilità interna dopo cinque anni di crescita e stabilità. Finora la Turchia si sta preparando a un atto di forza che consiste essenzialmente nell’esercitare un’influenza deterrente piuttosto che un’effettiva incursione. La Turchia è pronta a gettarsi in una guerra pur di evirare gli istinti egemonici degli islamisti?
La tensione militare tra Turchia e Kurdistan non si sfoga soltanto sul loro confine. E’ la superficie di una crisi politica bicefala che converge sul Kurdistan scaturendo però da questioni che non appartengono soltanto al Kurdistan. L’iniziativa militare continua a essere posticipata perché i suoi effetti, anche nella ipotesi ottimista di un successo turco senza eccessive ripercussioni internazionali, non sarebbero comunque in grado di sciogliere i veri nodi interni alla Turchia e all’Iraq. I protagonisti di primo piano, l’esercito turco e il Pkk, restano nei camerini. Sul palco ci sono altri attori. (Gabriele Cazzulini/Pagine di Difesa)

 

 

 

 

 

 

 

 

PAROLA D'ORDINE: LAICITA' 
E UNITA' NAZIONALE

 

 

L'INTERVISTA
DI FABIO SALOMONI

Nur Serter, economista, è la vice-presidente dell’Associazione per il pensiero di Atatürk (Add) che ha promosso le manifestazioni delle scorse settimane in difesa della laicità e contro la candidatura alla presidenza della Repubblica del ministro degli Esteri Abdullah Gül

Perché la decisioni di organizzare le manifestazioni in difesa della laicità?
In realtà è stata la gente a sentire l’esigenza di queste manifestazioni, noi l’abbiamo semplicemente sostenuta. E’ la situazione in cui si trova attualmente la Turchia ad aver creato le condizioni per queste manifestazioni, ed in particolare il partito al potere Akp, che minaccia sia la laicità della Repubblica che l’egemonia nazionale. Di fronte a queste minacce la gente ha reagito..
E qual è il ruolo delle Forze Armate in questa crisi?
Le forze armate non hanno avuto nessun ruolo nelle manifestazioni. Per quanto riguarda il comunicato comparso nel loro sito internet io non lo chiamo muhtira (parola che indica il documento che segna la presa dei potere dei militari, nda) ma avvertimento. Un avvertimento che non rappresenta nessuna minaccia per la democrazia. Al contrario, le Forze Armate lanciano di tanto in tanto questi avvertimenti per rafforzare la democrazia. Il 27 febbraio 1997 lo hanno fatto per la democrazia (l’avvertimento dei militari provocò le dimissioni del capo del Governo Erbakan, leader del partito islamico, nda). Se non l’avessero fatto allora, adesso non vivremmo nello stesso sistema democratico. Quando la laicità o l’unità nazionale sono in pericolo, le forze armate turche di tanto in tanto lanciano avvertimenti. In Turchia non esiste più nessuna possibilità che i militari prendano il potere, non è possibile. Invece di dare ascolto a chi grida alla minaccia per la democrazia, si dovrebbe chiedere conto a chi governa il Paese, a chi non ha cercato nessun compromesso. E adesso la gente si è fatta consapevole e quindi non c’è più bisogno dell’intervento dei militari. Per la prima volta si è detto che esiste la società civile.
Secondo lei è realistico il pericolo dell’irtica (la reazione religiosa, nda.)?
Certo bisogna precisare quali sono i confini dell’irtica, discutere cosa s’intende per irtica. In Turchia attualmente irtica è un movimento che vuole portare indietro il paese dal punto di vista della civiltà, dei diritti umani e della democrazia. Ci stiamo avvicinando a questa situazione. Lei mi potrà contestare dicendo che l’Akp ha fatto nuove leggi per i diritti umani, per la democrazia, in accordo con la legislazione dell’Unione Europea. Io le rispondo che il partito Akp non è sincero nell’applicare queste riforme perché il premier Erdoğan ha detto tempo fa che la democrazia non è un fine ma un mezzo per raggiungere i suoi obbiettivi. Questa persona usa la democrazia per distruggere la laicità, per rifondarla utilizzando una società neo-religiosa. Soprattutto l’infiltrazione degli elementi vicini al partito nell’amministrazione pubblica, in particolare nel ministero dell’Educazione Nazionale. Oppure le scuole private che sono nelle mani delle confraternite religiose.
Passo per passo la Turchia utilizzando la democrazia scivola indietro.
Il secondo pericolo è rappresentato dall’egemonia nazionale che, con le leggi fatte firmare dall’Unione Europea, sta scappando dalle mani del Paese. In Turchia ci sono due argomenti molto sensibili: la laicità e l’unità nazionale. A questo proposito l’atteggiamento del governo rappresenta una minaccia. Ad esempio lei mi parlerà dei diritti culturali, dei diritti delle minoranze. Bene, le leggi fatte firmare alla Turchia hanno lo scopo di frantumare e smembrare l’unità nazionale. Ad esempio gli aleviti non sono mai stati una minoranza. Io ad esempio ho scoperto che il portiere del mio palazzo e la donna di servizio erano aleviti solamente dopo vent’anni di conoscenza. Noi viviamo come una famiglia. A scuola abbiamo avuto compagni di banco dei quali non conoscevano l’origine etnica o religiosa, tutti quelli che vivono in Turchia, qualunque sia la loro appartenenza etnica, vivono insieme senza discriminazioni.
Adesso si sta costringendo la Turchia, con la scusa dei diritti culturali, attraverso le leggi che ha firmato a riconoscere queste discriminazioni.
Gli aleviti tradizionalmente sono una componente importante dell’elettorato del Chp. Il partito prevede di venire incontro alle loro numerose rivendicazioni?
Certo hanno richieste diverse. Dalla riforma del Direttorato per gli Affari Religiosi al riconoscimento delle cemevi (edificio in cui pregano gli aleviti, nda) come luoghi di culto, rivendicazioni legittime. Il problema della Turchia è che non si riconosce l’Alevismo come una confessione diversa all’interno dell’Islam ma come un gruppo culturale musulmano, questa è la posizione ufficiale del Direttorato. Per risolvere i problemi degli aleviti c’è bisogno di un Paese veramente laico, che elimini ogni discriminazione.
Il Direttorato deve rimanere ma deve essere ripensato in modo che rispetti tutte le religioni e le confessioni del Paese.
Bisogna ridefinire il concetto di laicità?
Assolutamente no, è chiaro, lo stato deve essere totalmente indipendente dalle religioni.
Ma in Turchia lo stato controlla la religione...
Sì, sì, ma se in Turchia introducete la regola per cui lo Stato non si deve immischiare nelle questioni religiose, in breve tempo il paese si trasformerà nell’Iran.
Spesso si porta ad esempio l’Iran, è una possibilità realistica?
Certo, la Turchia è un Paese diverso ma l’Iran è un grande Paese, con una grande tradizione statuale, una cultura ricca, è uno dei Paesi più importanti del Medio Oriente. Cosa è successo all’Iran?
Perché all’improvviso tutto è cambiato ed è venuta alla ribalta la religione?
Per queste ragioni la Turchia non può stare tranquilla. La Turchia, soprattutto negli ultimi quattro anni sta scivolando verso uno stile di vita "islamico illuminato". Guardate i programmi televisivi, i telespettatori chiedono ad un imam se il trapianto di organi o la chirurgia estetica sono ammessi dalla religione, è l’imam che decide.
Ma non è normale che anche la religione sia un riferimento per la vita degli individui?
Ma esiste una cosa chiamata scienza, la ragione, io posso pianificare la mia vita secondo le mie convinzioni ma se, quando mi rivolgo alla società, faccio riferimento alla religione, io rendo di nuovo la società una società religiosa. Esiste la scienza, ci sono professori e scienziati che parlano. Invece è la religione che rappresenta il principale riferimento nella società, ad esempio nel dibattito sui trapianti d’organi. Vent’anni fa non era così. L’Islam è una religione che si mescola alle cose della politica, che fonda il diritto, che si immischia nelle questioni familiari, diversamente da quanto accade nel cristianesimo. In questo Paese Atatürk ha fatto una riforma religiosa, ha introdotto leggi moderne al posto di alcuni riferimenti religiosi. Ma il Corano non permette questi cambiamenti. E neanche i fanatici religiosi, questo è il problema della Turchia. Quello che l’Occidente non vuole capire è che in Turchia la laicità è il fondamento della democrazia, senza laicità non c’è democrazia.
E della questione del velo, le studentesse per lei possono entrare all’università velate?
No, non possono. Le donne con il velo non possono lavorare nell’amministrazione pubblica e non possono studiare all’università.
Ci sono delle decisioni della Corte costituzionale a questo proposito. Nel passato c’erano alcune studentesse velate ma con il tempo si sono moltiplicate politicizzando la questione. Abbiamo visto studentesse cominciare l’università a capo scoperto e poi laurearsi con il capo coperto. Il velo è un simbolo dell’Islam politico come in Iran e Algeria.
Alcune ragazze con cui ho parlato mi hanno raccontato che quando hanno deciso di togliersi il velo hanno perso le borse di studio, perché molte studentesse hanno un sostegno economico se si mettono il velo. Ed i politici hanno utilizzato questo simbolo ed anche le ragazze che lo portano.
Credo quindi che non si debbano usare simboli religiosi nelle università ed a questo proposito c’è anche una decisione della Corte Europea per i Diritti Umani.

E la moglie del presidente della Repubblica può portare il velo?
Dal punto di vista legislativo, la presidenza della repubblica rappresenta la Turchia e la Turchia è una repubblica laica, non un paese della sharia. Non si può rappresentare la donna turca con il velo. I valori moderni, non il velo, sono un simbolo per la donna turca. La Repubblica ha riconosciuto i diritti alle donne e non il velo. Per queste ragioni le persone, comprese i loro coniugi, che rappresentano la Turchia devono avere un’immagine che rappresenti la nostra Repubblica. Certo, non esiste una legge che lo imponga, è solo il mio punto di vista.
L’attualità propone l’attentato di Ankara. Nell’ultimo anno sono stati molti gli episodi di violenza, qual è la sua valutazione?
Certo il terrorismo è sempre una minaccia per il Paese perché è fomentato dall’esterno. Ci saranno altri episodi simili, non bisogna esagerare, pensare che il paese sia in balia del terrorismo, no. Due-tre persone se vogliono possono compiere azioni simili, succede in tutto il mondo. Ma per poter colpire il terrorismo il paese ha bisogno di seri programmi economici rivolti al Sud-Est del Paese per seccare le radici economiche del terrorismo.
Secondo lei esiste una questione curda?
In Turchia non si deve fare la distinzione tra turchi e curdi. Noi non abbiamo mai fatto discriminazioni rispetto alle origini etniche. Siamo tutti turchi, siamo tutti cittadini della repubblica turca. Gli squilibri regionali però fomentano le discriminazioni etniche. Anche nell’Anatolia centrale ci sono persone molto povere ma non ci sono rivendicazioni di tipo etnico mentre nel sud-est sono fomentate dall’esterno. La Turchia deve risolvere questo problema. L’Unione Europea parla di diritti culturali, ma lei ha mai visto un folclore ricco come quello turco?
Le ricchezze culturali finora hanno potuto vivere in Turchia, esistono, e invece si presenta il paese come se queste cose non ci fossero, come se fossero represse. Le persone di là hanno sempre parlato la loro lingua, altrimenti la loro lingua non esisterebbe ora. Se oggi ci sono milioni di persone che parlano curdo significa che non c’è stata questa repressione. Dire il contrario, ingannare le persone e metterle contro lo stato, è la cosa peggiore che si possa fare a questo Paese. Turco, curdo, circasso, siamo tutte persone che vivono e hanno vissuto liberamente in questo Paese, abbiamo potuto beneficiare dei vantaggi dell’istruzione, siamo arrivati in parlamento.
Se è stato eletto come presidente della Repubblica un curdo (Turgut Özal rivendicava origini curde da parte materna, nda) di quale discriminazione parliamo? Le persone con l’amore reciproco, sostenendosi a vicenda devono superare queste difficoltà, noi ci vogliamo bene. Hanno introdotto nel Paese il terrorismo come elemento di destabilizzazione ma noi lo cacceremo fuori.
Lei è candidata alle prossime elezioni per il Partito Repubblicano del Popolo (Chp). Secondo lei cosa si deve fare per aumentare il ruolo delle donne nella politica?
In realtà io non ho mai guardato alla politica nei termini donne-uomini. Forse le donne me ne vorranno ma secondo me chi è più bravo deve fare politica, uomo o donna che sia. L’importante è non tagliare la strada alle donne, se sono loro ad essere le più brave. Prendo molto sul serio il ruolo della donna in politica ma non credo che abbia un ruolo diverso da quello dell’uomo. Devono partecipare con uguali diritti. Non mi piace per niente l’idea di avere in politica una quota riservata alle donne nelle liste elettorali. Non vorrei che si accettassero donne in politica solo per il fatto che sono donne ma perché possono dare un contributo reale.
Secondo lei il Chp è un partito socialdemocratico?
Sì lo è ma viviamo in un periodo, in Turchia e nel mondo, in cui ogni cosa deve essere ripensata. Socialdemocratico, sinistra, centro. La politica del Chp mira a rigenerare lo stato sociale, la lotta alla povertà, l’eguaglianza nella ridistribuzione della ricchezza, a riformare il sistema scolastico. Sono progetti nell’ottica socialdemocratica e quindi si tratta di un partito socialdemocratico.
Per quanto riguarda il processo di democratizzazione?
Certo, sostiene la democratizzazione ma soprattutto il partito è molto sensibile al tema della laicità e dell’unità nazionale. Personalmente però credo che in Turchia si debba rivedere seriamente la questione della democratizzazione. Che cos’è questa democratizzazione? Dietro questo concetto ci sono altri obbiettivi? È un mezzo per consolidare il liberismo? Uno strumento per diffondere la globalizzazione? Io credo che siano tutte cose da discutere. Secondo me viviamo in un mondo in cui è il capitale globale a trarre i maggiori vantaggi dalla democrazia, dai diritti, dalle libertà.
Quale sarà secondo lei il problema più urgente che dovrà affrontare il nuovo Parlamento?
A parte l’elezione del nuovo presidente della Repubblica, la disoccupazione credo sia molto importante. Potrebbe portare ad una esplosione sociale, e poi ha legami con il terrorismo, la criminalità urbana. Bisogna fare passi concreti contro la disoccupazione.
Possiamo fare previsioni sui risultati delle elezioni?
Ci sono molti sondaggi che danno risultati contrastanti. Personalmente non credo che l’Akp avrà la possibilità di essere di nuovo il solo partito al Governo. Credo che avrà il 25% dei voti al massimo. Il Chp-Dsp (Partito Democratico di Sinistra, i cui candidati si presenteranno sotto il simbolo del Chp, nda) prenderanno più voti, credo che questa alleanza possa anche superare i voti dell’Akp, arrivare anche al 30%, tutte le sorprese sono possibili. Certo anche in questo caso non potrà essere l’unico partito di Governo e penso che sia il Mhp (Movimento di Azione Nazionale) il partito con il quale potrebbe più facilmente formare una coalizione.
Il quarto partito che entrerà in parlamento sarà il Partito Democratico (Dp) che vedo più disponibile ad un’eventuale coalizione con l’Akp. Saranno quattro i partiti che supereranno lo sbarramento del 10%. Poi c’è l’incognita del Partito Giovane (Gp), si dice che ce la farà ma io non ci credo.
Ed i candidati indipendenti del Dtp (Partito della Società Democratica, filocurdo, nda)?
Certo, penso che otterranno una ventina di deputati e potranno creare un loro gruppo parlamentare. (Fabio Salomoni/Osservatoriobalcani)

 

 

 

 

 

LE ELEZIONI
DEL 22 LUGLIO

LE TENTAZIONI
DELLA POLITICA

Il seggio parlamentare tenta un po' tutti. Nomi importanti dell’economia cercano, infatti, il loro posto al sole in Parlamento. La gara di chi ha reclutato nelle sue file il maggior numero di addetti ai lavori dal punto di vista economico e finanziario la vince di sicuro il partito al Governo, l’Akp, il partito per la Giustizia e lo Sviluppo. Fra questi Zafer Caglayan, vicepresidente dell’Unione delle Camere di Commercio e della Borsa delle Merci, nonché Mehmet Simsek, economista della <Merrill Lynch>, nominato capolista del collegio di Gaziantep e già "regno" del ministro al Commercio Estero, Kursad Tuzmen, che questa volta correrà nella vicina Mersin. Il Chp "risponde" con Faik Oztrak, esperto di finanza e già sottosegretario al Tesoro nel Governo Erdogan e soprattutto con Kemal Kisacikoglu, dirigente della <Turkish Eximbank> e noto anche per essere il genero del presidente della Repubblica Ahmet Necdet Sezer. (Denaro.it)

 

 

 

 

 

 

SOCIETA'

 

 

 

 

 

 

FOTO  Donne del Centro studi  Kasaum

 

 

ESSEREDONNE IN TURCHIA

 

REALTA' CONTRASTANTI  UNA RIFLESSIONE
SULLA POLARIZZAZIONE DELLO SCONTRO RISPETTO
ALLA CONDIZIONE FEMMINILE MA ANCHE RISPETTO AL CAMMINO DEMOCRATICO VERSO L'INTEGRAZIONE
NELL'UNIONE EUROPEA

Nella primavera del 2007 ci sono state quattro grandi manifestazioni ad Ankara, Istanbul, Smirne e Samsun. I gruppi che hanno organizzato queste manifestazioni volevano protestare, com’è noto, contro un possibile presidente Abdullah Gül, l'attuale ministro degli Affari Esteri. Anche i militari hanno protestato con una lettera sul loro sito Internet, dicendo di essere preparati a "difendere il secolarismo".
In Turchia c'è la paura diffusa di un'islamizzazione del sistema politico e della società e un presidente del partito conservatore-islamico Akp con una moglie che porta il velo canalizzano questa paura. Fra i partecipanti alle manifestazioni, c'erano molte donne del campo kemalista o secolare, il che ha spinto il giornale liberale <Radikal> a titolare dopo i cortei: La forza delle donne.
Per il campo laicista la liberazione delle donne era già cosa fatta nei primi anni della Repubblica tra il 1924 e il 1934: con l'abolizione della poligamia, l'introduzione del Codice Civile (modello svizzero) e del Codice Penale (traduzione in gran parte del Codice Penale italiano del 1889) e il suffragio per le donne.
Nella loro opinione la Turchia era legalmente moderna anche se la società restava troppo conservatrice e legata alla religiosa per poter avanzare di più. Quest'interpretazione è molto popolare in Turchia, però ha poco a che fare con la realtà effettiva.
Le responsabilità del fronte laico
Negli ultimi anni del Novecento la Turchia era in realtà l'unico Paese in Europa che legalmente trattava le donne come inferiori rispetto agli uomini sia nel codice civile sia nel penale. Il capo della famiglia era il marito, la moglie necessitava il suo permesso se voleva lavorare e un omicidio nel nome del onore era punito meno di un omicidio "normale". Uno stupratore non veniva punito se si fosse sposato con la sua vittima e lo stupro era un crimine contro la società e non contro un individuo e non esisteva tra sposati. Il problema dunque erano anche le leggi.
Questa situazione è però cambiata completamente con l'introduzione di un nuovo, moderno codice civile nel 2001 e con un codice penale nel 2004 che dimostra l'importanza di un passo verso un sistema post-patriarcale che va via affrancandosi dalle ombre della tradizione, della sharia o i costumi dell'Ottocento. Non solo le leggi sono importanti, ma lo è anche il modo in cui sono state fatte: un grande processo di consenso con l'opposizione coinvolgendo anche la stampa e molte Ong. Una nuova qualità di democrazia in Turchia. Una vittoria per le donne e per il Paese.
In effetti però se le leggi sono cambiate, i fatti parlano ancora un vecchio linguaggio. In un ampio studio del Foro Economico Mondiale del 2006 la Turchia era al 105esimo posto su 115 paesi riguardo all'eguaglianza fra uomini e donne. In Europa la Turchia è il Paese con la percentuale più bassa di donne nel Parlamento e nel mercato di lavoro e ha il tasso più alto di donne analfabete.
Polarizzazione
Il paradosso delle riforme recenti è, che sono fatte in gran parte durante il Governo del Akp che i secolari accusano di voler introdurre la sharia, chiudere le donne nelle case e costringerle a portare il velo ecc.. La paura dell'islamizzazione è rimasta forte in una parte della società secolare che non si fida nel cambiamento verso un partito musulmano-democratico che si impegna per riforme democratiche e con un cammino chiaro verso l'UE di un'organizzazioni che ha radici nel movimento islamista. Con queste accuse però il campo secolare dimentica di non aver fatto molto per i diritti umani, i diritti delle donne, la democratizzazione del sistema politico e la modernizzazione delle leggi quando toccò a loro dirigere il Governo.
La soluzione alla polarizzazione non è certo quella di chiamare l'esercito ad intervenire, ma quella di confrontarsi democraticamente e di abituarsi a una situazione più pluralista: orientarsi ai fatti e non ai sentimenti. La trasposizione delle leggi nella realtà e il miglioramento della situazione attuale delle donne nel campo educativo, nel mercato di lavoro e nella politica dipende infatti dalla prosecuzione del processo democratico. Se questo processo potrà continuare anche dopo delle elezioni del 22 di luglio, al momento è solo probabile. Non per forza garantito. (Eddy Guzzeldere/OsservatorioIraq)

 

 

 

 

 

 

 

 

PARCHEGGI: COME
OPTARE
PER LE TECNOLOGIE

ISTANBUL E IL PARCO VEICOLI
Uno dei distretti della megalopoli turca ha puntato su una soluzione messa a punto
da <STS Technology> e <Alien Technology>

Istanbul opta per le tecnologie di identificazione a radiofrequenza per gestire il suo parco veicoli. In particolare, Pendik, uno dei distretti della maggiore città turca, ha puntato su una soluzione messa a punto da < STS Technology> e < Alien Technology>. I tag verranno piazzati sui finestrini dei veicoli pubblici e letti da dei reader che invece verranno messi all'ingresso (o all'uscita) dei parcheggi. Una soluzione che presto – dicono i responsabili del progetto – potrebbe essere estesa anche ai cittadini per il pagamento dei parcheggi.
"I benefici per il distretto", ha spiegato Tanhu Dizgec, presidente della filiate turca di < STS Technology>, "saranno molteplici. La soluzione, infatti, è uno strumento per ottenere una completa tracciabilità delle vetture, per assicurare sicurezza ai dipendenti pubblici e, in futuro, pagare il parcheggio. Visto il successo di questa applicazione siamo ora coinvolti in un'altra mezza dozzina di progetti in tutta la Turchia con altre municipalità e università".
"Tutto il sistema", ha detto Stephen Crocker, direttore di <Alien Technology Channel/Sales> per l'Emea e l'India, "si basa sul protocollo Epc. Ciò che stiamo cercando di fare è diventare un punto di riferimento per la tracciabilità dei veicoli, bansandoci sulla nostra possibilità di offrire tag a prezzi competitivi" (Rfid Italia)


 

 

 

 

 

 

CRONACA

 

 

14 FERITI

BOMBAAD ISTANBUL

Una bomba è esplosa qualche giorno fa fuori da un negozio a Istanbul, ferendo 14 persone. Lo ha riferito la polizia turca, mentre crescono le preoccupazioni per la violenza dei separatisti curdi.
L'agenzia di stampa ufficiale <Anatolian> ha detto che l'esplosione sembra essere stata provocata da una bomba a percussione, spesso usata dai militanti curdi e altri gruppi radicali attivi in Turchia.
Le autorità hanno avvertito di possibili attacchi da parte del Pkk a obiettivi civili e militari nelle città, in vista delle elezioni politiche del 22 luglio.
L'esplosione, che ha mandato in frantumi i vetri di molti negozi e uffici, è avvenuta nel quartiere di Bakirkoi della più grande città della Turchia, vicino all'aeroporto dove i militanti curdi hanno già colpito in passato.  
La Cnn turca ha mostrato ambulanze che accorrevano sulla scena e caricavano dei feriti e passanti in fuga. (Reuters)
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La polizia turca ha arrestato due militanti di estrema sinistra mentre stavano per piazzare una bomba sotto un ponte a Smirne. Indagando sulla possibile preparazione di attentati che mirano a perturbare le elezioni legislative del 22 luglio, la polizia è arrivata ai due, studenti di 21 anni,mentre trasportavano in una borsa una bomba di fabbricazione rudimentale.Gli agenti hanno perquisito i locali di un'associazione giovanile, dove hanno scoperto 2 Kg di esplosivo. (Ansa)
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Un allarme bomba per un aereo diretto a Istanbul e partito da Diyarbakir, nella Turchia sudorientale, si è rivelato infondato e il velivolo è atterrato come previsto nell'aeroporto di Istanbul.
Lo hanno riferito funzionari di <Onur Air>, dopo che la <Cnn> turca aveva annunciato che in seguito all'allarme l'aereo era stato dirottato su Ankara.
Le autorità turche sono in allerta dopo una serie di attacchi da parte dei separatisti curdi nella Turchia sudorientale. (Reuters)
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Ancora scontri tra soldati dell'esercito turco e ribelli curdi in Turchia . Nella provincia orientale di Erzincan, 3 guerriglieri del Pkk sono morti nel corso di scontri a fuoco seguiti all'attacco degli uomini del partito dei lavoratori del Kurdistan. Questi hanno attaccato una pattuglia militare, che ha aperto il fuoco per rispondere all'attacco. Scontri tra curdi e turchi anche nella provincia di Gumushane, nel nord della Turchia, dove un soldato dell'esercito turco è stato ucciso in un agguato dei separatisti curdi. (Asca-Afp)
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Ha provocato almeno un morto e sei feriti un'esplosione avvenuta in una sottostazione dell'energia elettrica nel settore occidentale di Istanbul, quello situato sul continente europeo. Lo ha riferito l'agenzia di stampa <Anadolu> secondo cui a perdere la vita è stato un dipendente dell'impianto, parzialmente raso al suolo dall'onda d'urto. non sono state ancora accertate le cause della deflagrazione ma non è escluso che possa essersi trattato di un atto terroristico: Il numero degli attentati è andando aumentando in Turchia nell'ultimo periodo. (Agi)

 

 

 

 

 

 

AD ANKARA

ATTENTATORIPRONTI A COLPIRE

Nuovi attentatori suicidi sono pronti a colpire nella capitale Ankara: è l'allarme lanciato dal Comando nazionale della Gendarmeria turca in un rapporto segreto inviato alcuni giorni fa alla Direzione generale per la Sicurezza e pubblicato dal quotidiano <Zaman>. Secondo il documento, due esponenti del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk), Akif Ozdemir e Orhan Basutcu, sarebbero arrivati nel distretto di Izmir (Smirne), sulla costa mediterranea, la scorsa settimana. I due sarebbero tuttora nascosti nella zona e attenderebbero indicazioni per compiere un attentato suicida nella capitale. Altri tre attentatori suicidi, conosciuti come Aziz, Zeynel e Selim, sarebbero invece già giunti ad Ankara e si starebbero preparando per un attentato. Secondo il rapporto della Gendarmeria, i tre apparterrebbero a un gruppo vicino a Guven Akkus, il 28enne attentatore suicida che il 22 maggio ha provocato la morte di sei persone e il ferimento di altre cento nei pressi di un affollato centro commerciale ad Ankara. Secondo una fonte militare citata da <Zaman>, finora molti attentati del Pkk perpetrati in Turchia sono stati tenuti nascosti o sminuiti per evitare ripercussioni sul turismo. Ma ora l'Ufficio del Capo di Stato Maggiore ha deciso di cambiare strategia e rendere noti tutti i dettagli su ogni attacco.
Dopo aver ricevuto il rapporto della Gendarmeria, la Direzione generale per la Sicurezza e la Polizia di Ankara hanno innalzato il livello di allarme e rafforzato i controlli nelle piazze, negli edifici giudiziari, nei siti militari e della polizia e nei centri commerciali. (Aki-Adnkronos)

 

 

 

 

 

 

ABDULLAH GUL

INDAGATO PER IL VELO DELLA FIGLIA

Brutte notizie per Abdullah Gul. Il ministro degli Esteri turco e già candidato alla presidenza della repubblica per il Partito islamico-moderato, è sotto inchiesta da parte dello Yok, L'Alto Istituto per l'Istruzione turca. La colpa di Gul è quella di aver partecipato ad una cerimonia universitaria con sua figlia Kubra che indossava il turban, il velo islamico della tradizione turca.
Il fatto risale a qualche giorno fa quando all'Università di Bilkent, Kubra Gul ha preso parte alla consegna dei diplomi con un vistoso turban che le copriva la testa.
A rimetterci potrebbero essere gli stessi dirigenti dell'università, rei di avere permesso l'utilizzo del velo islamico in un edificio pubblico, nonostante una sentenza della Corte Costituzionale lo vieti. (
Apcom)

 

 

 

 

 

 

DUE CONIUGI TURCHI

DIVORZIANOPER DIFFERENZE POLITICHE

La coppia scoppia e la colpa è tutta della politica. Nurdan Akkin e suo marito Oczan Erdikler, rispettivamente candidati del Partito Democratico e del Genc Partisi, hanno deciso di porre fine al loro matrimonio che durava da sette anni per "irriducibili differenze politiche".
A dare il colpo di grazia alla loro unione e farli finire prima davanti al giudice che alle urne è stata la scelta di entrambi di entrare in politica e candidarsi in partiti differenti alle prossime elezioni. la separazione è stata consensuale ma a prendere la decisione sarebbe stato l'uomo ormai stanco delle continue liti ed anche della voglia di affermazione politica della consorte.
"Mia moglie - ha detto Erdikler - è stata influenzata negativamente dai suoi amici e compagni di partito. Le auguro di arrivare in Parlamento". (Apcom)

 

 

 

 

 

 

DALL'IRAN

ARMIPER I RIBELLI DEL LIBANO

Sulla base d’informazioni dei Servizi Segreti, un carico d’armi è stato recentemente scoperto in Turchia. Era inviato dall'Iran alla milizia Fatah Al-Islam in Libano per  combattere il governo  libanese. Il 29 maggio, un treno proveniente da Iran e con la destinazione  Siria, è stato deragliato in Turchia. L'esercito turco ha scoperto armi ed i missili nascosti in modo professionale nel treno per essere passato clandestinamente in Siria. Secondo le fonti interne del regime, un agente della forza Qods di nome Aljouri avrebbe dovuto ricevere le armi in Siria per inviarle all’Hezbollah ed alla milizia del Fatah Al-Islam in Libano.
Fatah Al-Islam è il gruppo che si batte contro il Governo libanese nel campo di Nahr el-Bared. Il dirigente di questo gruppo sostenuto dal regime iraniano è un uomo chiamato Al-Abbasi. Sulla base d’ordini dati dalla forza terroristica Qods del corpo dei Guardiani della rivoluzione d’Iran (la CGR), questo gruppo ha recentemente aumentato le sue attività terroristiche in Libano:
- Un attacco armato contro la banca Albahr Almotevaset di Tripoli in cui hanno rapinato 125.000 dollari.
- Infiltrarsi nei dintorni di Tripoli nel nord del Libano e spiegamento di milizie nei settori residenziali.
- Attacco delle forze armate libanesi.
È dunque chiaro che i combattimenti che si svolgono ora in Libano e che hanno provocato morti, feriti ed un esodo, sono alimentati dal regime iraniano che cerca di creare nuove crisi. (Cnri)

 

 

 

 

 

 

DALLA POLIZIA

BLOCCATI 23 UOMINI DI AL QAEDA

La polizia turca ha arrestato nella provincia nord-occidentale di Bursa 23 persone sospettate di avere contatti con la rete terroristica di al Qaeda. Lo ha reso noto l'agenzia turca <Anadolu>.
Nelle settimane scorso la stessa polizia aveva arrestato con la la medesima accusa altre persone, tra cui, alla fine di maggio, 13 uomini che erano stati in Afghanistan probabilmente per addestrarsi. (da Ansa)

 

 

 

 

 

 

AI SENSI DELL'ART. 301 C.P

ARRESTATOIL FIGLIO DI HRANT DINK

Arat Dink, figlio del giornalista armeno Hrant Dink ucciso a colpi di pistola il 19 gennaio ad Istambul, è incredibilmente sotto processo in Turchia.
Il Procuratore turco ha infatti richiesto per lui una condanna a sei mesi di prigione, ai sensi del famigerato art. 301 del codice penale turco, con l’accusa di "insulto all’identità turca".
A motivo dell’imputazione, la pubblicazione sul settimanale Agos (il cui editore è diventato Arat dopo l’assassinio del padre) di un’intervista rilasciata da Hrant nel luglio 2006 all’agenzia <Reuters> e nella quale si faceva espresso riferimento al genocidio del popolo armeno del 1915, genocidio che la Turchia continua a disconoscere al punto da considerare reato il solo pronunciare tale parola.
Anche l’associazione <Reporters senza frontiere> ha condannato l’azione giudiziaria considerata come un attacco alla libertà di informazione.
Il processo alle diciotto persone accusate di aver partecipato all’assassinio di Hrant Dink si aprirà il prossimo 2 luglio a Istanbul.
Il "Consiglio per la Comunità armena di Roma"”, che il 26 gennaio organizzò, insieme alle comunità armene italiane, con il patrocinio del Comune di Roma una manifestazione in piazza del Campidoglio a ricordo del giornalista armeno ucciso la settimana prima, esprime la più viva preoccupazione per tale iniziativa giudiziaria ed invita gli organi di informazione italiani a manifestare la loro solidarietà al collega Arat Dink e a sostenere la causa della libertà di stampa in un paese, la Turchia, che non riesce ancora a fare i conti con il proprio passato. (Agenzia Radicale)

 

 

 

 

 

 

ECONOMIA

 

PIU'DIUNA VITTORIA

 

 

L'OPERAZIONE
CON GLI USA

L'acquisizione della commessa di <Finmeccanica> per la fornitura all'esercito e all'aviazione militare statunitense dei velivoli di trasporto tattico <C-27J Spartan> è ''una bella notizia'' che, ''al di là dell'orgoglio nazionale, dimostra come la strada percorsa da tempo dall'Aeronautica sia quella giusta''. Lo ha sottolineato all'<Adn-Kronos> il generale Vincenzo Camporini, Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica militare. ''E' la prova - ha detto Camporini - della riuscita sinergia tra mondo industriale e mondo militare, il risultato della genialità dei progettisti e dei suggerimenti giunti dai militari nel corso dello sviluppo del progetto''.
Il primo <C-27J> è stato consegnato all’Aeronautica militare lo scorso 11 gennaio alla 46^ brigata aerea di Pisa. I due esemplari attualmente in dotazione all'Arma azzurra saranno operativi nella seconda metà di quest'anno. ''E' un aereo agile e versatile, può essere impiegato in qualsiasi ambiente. E' la macchina ideale - ha concluso il generale Camporini - per operare in ambiti che risultano proibiti ad altri velivoli''.
La scelta del velivolo da trasporto medio <C27J> quale mezzo per equipaggiare l'Esercito e l'Aeronautica Usa ''premia un prodotto ad alta tecnologia già in servizio nella nostra Aeronautica e in acquisizione da parte di altri Paesi europei''. Lo ha affermato all<Ansa> il ministro della Difesa, Arturo Parisi, esprimendo il suo ''compiacimento per questo risultato dell'industria nazionale''. ''Questo conferma - ha aggiunto il ministro - la validità delle scelte fatte dal nostro Paese nel dotare le nostre Forze Armate di un velivolo con prestazioni e caratteristiche di assoluta eccellenza''.
Il <C-27J Spartan>, unico aereo della sua categoria specificamente progettato come velivolo da trasporto tattico, è un bimotore a turbina in grado di decollare e atterrare su 

piste brevi (entro 500 metri), con fondo in erba, argilla e ghiaia, di volare giorno e notte, in condizioni atmosferiche avverse. E' adatto per trasporto truppe, merci e materiale sanitario, lancio di materiali e paracadutisti, ricerca e soccorso, antincendio e supporto alle operazioni di protezione civile, evacuazione feriti, assistenza umanitaria, supporto alla sicurezza nazionale. Ha un'estrema flessibilità d'impiego e possibilità di interoperatività con gli aerei da trasporto di classe superiore.
Certificato nel 2001, lo <Spartan>, ha elevata capacità di combustibile e può completare più missioni con un numero minore di voli rispetto alla concorrenza, il che lo rende più efficiente ed economico come piattaforma da trasporto. Per fare un esempio, il numero di aerei necessario per trasportare 240 tonnellate di carico a 500 miglia nautiche entro 12 ore è di 9 <C-27J> e 17 <C-295>.
Lo <Spartan> ha una velocità di crociera massima 315 nodi, massima capacità di carico 11.500 chilogrammi, range di 3.200 miglia nautiche. L'autonomia con 6 tonnellate di carico è di 2.000 miglia nautiche. Può decollare con un peso massimo di 30.500 chilogrammi e trasportare fino a 60 soldati equipaggiati o fino a 46 paracadutisti e, nella versione aeroambulanza, 36 barelle e 6 assistenti sanitari. Le dimensioni del vano cargo (2,60 metri di altezza e 3,33 metri di larghezza) insieme al robusto piano di carico (capacità di 4.900 kg/m) del velivolo consentono il trasporto di equipaggiamenti militari completi di grandi dimensioni.
Il <C-27J> può, per esempio, trasportare motori di velivoli come il <C-130>, l'<Eurofighter>, l'<F-16> e il <Mirage 2000>, direttamente sui rispettivi carrelli di sostegno e senza l'apporto di ulteriori equipaggiamenti. Il C-27J è interoperabile con gli altri velivoli della Nato e può facilmente trasportare i container standard Nato con peso massimo di 4.6 tonnellate e alti 2,20 metri. E' dotato di avionica e motori avanzati <Rolls Royce Ae2100-D2>, che garantiscono una potenza di 4.650 Shp. (Aeronautica Militare)
  FINMECCANICA ALLA GRANDE

ATR, ESORDIO 
A LE BOURGET
CON 12 NUOVI ORDINI

Si è presentata con dodici nuovi ordini e cinque opzioni per aerei regionali turboprop da 50-70 posti per un incremento del valore di 280 milioni di dollari, Atr, la joint venture paritetica tra <Alenia Aeronautica> (controllata di <Finmeccanica>) ed <Eads>, al salone dell'aeronautica e dello spazio del Bourget che si è aperto oggi. Ma il costruttore di Tolosa sta per mettere a segno un'ulteriore commessa per dieci velivoli con altre dieci opzioni entro giugno portando a 63 il livello di nuovi ordini e a 25 quello delle opzioni dall'inizio dell'anno. A illustrare i dati che da tre anni a questa parte hanno rilanciato Atr nel mercato dell'aviazione regionale è stato l'ex amministratore delegato e ora presidente del consiglio dei direttori, Filippo Bagnato, che dal primo giugno ha lasciato il timone di Ad a Stephane Mayer.
Dai 700 milioni di dollari di ricavi dell'anno scorso, la previsione per il 2007 è di un miliardo di dollari, che dovrebbero salire ancora a 1.3 miliardi nel 2008 e a 1.5 miliardi nel 2009. Tra il gennaio 2005 e maggio 2007, Atr ha venduto 200 aerei e ne ha messi in portafoglio 150. Il ''green player'' del mercato aeronautico regionale, l'unico che costruisce aerei con il 20% di materiali compositi che quindi generano meno inquinamento di altri della stessa portata, che ha la leadership nel settore con il 65% del mercato, conta di consegnare 44 Atr in quest'anno (+80% rispetto al 2006. Se negli ultimi 30 mesi sono stati ordinati 370 nuovi aerei turboprop (56% Atr) superando per il terzo anno consecutivo quelli dei regional jet, nei prossimi dieci anni, Atr prevede che il mercato richiederà 1.400 aerei turboelica. Sono Europa e Asia i mercati maggiori per questi aerei con rispettivamente il 28% e il 38% del totale, ha spiegato il nuovo amministratore delegato Mayer. (Ansa)

 

 

 

 

 

 

  SPAZIO

<THALES E
  <FINMECCANICA>
 PIU' VICINE

Fra il gruppo francese <Thales< e <Finmeccanica> esistono "evidenti sinergie" nel settore spaziale, secondo il presidente del gruppo elettronico europeo, Denis Ranque. In una conferenza stampa al salone aeronautico parigino Ranque ha anche detto di essere pronto ad approfondire la sua collaborazione con il gruppo italiano in questo settore, a condizione di poter contare sul sostegno politico.
Nella stessa conferenza stampa il numero uno di <Finmeccanica>, Pier Francesco Guarguaglini, si è dichiarato favorevole a una integrazione globale tra i due gruppi che hanno già tre joint venture. "Io e Denis lavoriamo assieme, ma c'è ancora molta strada da fare. Abbiamo iniziato a lavorare assieme su un'alleanza globale due anni e mezzo fa, ma per ragioni politiche ci siamo fermati, c'è stato uno stop. I colloqui proseguono su tutto", ha spiegato.
Ad aprile Ranque aveva escluso sul <Financial Times< una fusione tra i settori della elettronica per la difesa dei due gruppi, aggiungendo però di essere favorevole a un aumento della cooperazione con <Finmeccanica>. Dopo le frenate dei mesi scorsi, alla conferenza stampa di ieri si è notata una maggiore disponibilità a una trattativa globale nell'elettronica per la difesa fra i due gruppi per costruire un gruppo europeo in grado di competere nel settore a livello mondiale, soprattutto da parte francese, anche se entrambi i partner accusano il mondo politico di avere finora posto ostacoli.
Ranque ha detto che, "per andare avanti, occorre avere un chiaro sostegno politico nella difesa". Sempre presidente del gruppo elettronico francese sottolinea che fra <Thales> e <Finmeccanica> c'è una lunga storia di buona collaborazione", poi si focalizza soprattutto sulle recenti alleanze nello spazio (con l'acquisizione delle attività di Alcatel e le preesistenti joint venture con <Alenia Spazio>), dicendo che "per <Thales> rientrare nel settore dei satelliti è molto importante".
Entrambi i presidenti si sono detti favorevoli al nuovo sviluppo della galassia di satelliti per Galileo, il sistema di navigazione satellitare europeo e Ranque ha aggiunto che è importante poter affrontare la sfida globale sui satelliti da parte dell'Europa con gli Stati Uniti sui nuovi mercati di India, Cina e Russia. Ma, secondo quanto dice all’agenzia <Reuters< una fonte dell'azienda italiana, le distanze fra i due gruppi restano: "Noi parliamo di strategie, loro di piattaforme e programmi specifici. Non c'è ancora una identità d'onda".
Il ministro dello Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, in una conferenza stampa sulla sicurezza energetica con il vice premier russo, Dmitry Medvedev, ha spiegato che non c'è in corso alcun contatto tra il Governo italiano e quello parigino per un approfondimento dei rapporti tra <Finmeccanica> e il gruppo francese <Thales>. "No, non c'è in corso niente", ha detto Bersani.
Sempre sul fronte spaziale, l'Agenzia spaziale italiana (Asi) ha affidato all'<Elv> (società al 70 per cento di Avio, partecipata di Finmeccanica e al 30 per cento dell'Asi stessa) il contratto per l'avvio della seconda fase di definizione del programma Lyra sulle evoluzioni del lanciatore europeo Vega. Lo hanno annunciato <Avio> e l'<Asi> nel corso dell'Airshow parigino di Le Bourget. Il valore del contratto è di oltre 35 milioni.
Intanto Atr, joint venture paritetica fra <Eads> e <Alenia Aeronautica> (gruppo <Finmeccanica>), ha reso noto un ordine di tredici aerei da trasporto regionale Atr 72-500 da parte della compagnia aerea indiana <Jet Airways>. L'annuncio è stato fatto sempre nel corso dell'airshow parigino di Le Bourget. Con ultimi annunci, gli ordini di Atr dall'inizio dell'anno salgono così a 66.
Infine <AgustaWestland>, società sempre del gruppo <Finmeccanica>, ha annunciato la firma di un contratto per la vendita all'americana <Aero Toy Store> di dodici elicotteri. Secondo una fonte della compagnia, il contratto ha un valore compreso fra i 70 e gli 80 milioni di dollari, "dipenderà dall'allestimento finale di ogni macchina". L'ordine comprende quattro Aw 119, quattro Grand e quattro AW 139. Due giorni fa è stata annunciata la vendita di un Grand alla danese <Avion Aps>. L'azienda ha annunciato una previsione di introiti al 2010 di 3,392 miliardi di euro raggiungibili per il 60 per cento dal militare (32 per cento Regno Unito, 8 per cento Italia, 20 per cento resto del mondo, compresi gli Usa) e per il 40 per cento dal civile (di questa parte ben il 52 per cento è dato dalle vendite dell'Aw 139). (Denaro.it)

 

 

 

 

 

 

PRIVATIZZAZIONI

UN PRIMATONON DA POCO

Nell'ambito di un seminario ad Adana - nel sud del Paese - il vice presidente dell'Autorità Statale per la Privatizzazione (OIB) ,Osman Demirci, ha fatto presente che - secondo i dati ufficiali della <World Bank> - la Turchia - negli ultimi quattro anni - essere risulta il primo Paese al mondo in quanto a privatizzazioni."...Nei venti anni precedenti il 2003, il totale delle privatizzazioni in Turchia era stato pari ad 8 miliardi di dollari, mentre negli ultimi quattro anni il totale è stato pari ad oltre 18 miliardi di dollari, un vero e proprio record mondiale, secondo i dati della Banca Mondiale..." ha dichiarato Demirci, ribadendo che la Turchia sta procedendo molto rapidamente nel processo di "dimagrimento" della presenza dello Stato nell'economia. "...Nel settore energia stiamo assistendo ad un notevolissimo interesse delle imprese estere... e per i prossimi mesi stiamo predisponendo una nuova ondata di privatizzazioni che riguarderà principalmente il settore delle infrastrutture connesse ai trasporti (autostrade, ponti,ecc.)..." ha aggiunto Il VP della OIB, precisando peraltro che i capitali esteri sono ben accetti in Turchia in tutti i settori.(Ice Istanbul)

 

 

 

 

 

 

Da parte di <Mediobanca> e <Tskb>

 

PRIVATIZZAZIONEAUTOSTRADE

<Mediobanca> (MDBI.MI: Quotazione, Profilo) e la turca <Tskb> (TSKB.IS: Quotazione, Profilo) si sono aggiudicate l'incarico di consulenza finanziaria per il processo di privatizzazione di alcune autostrade, ponti e infrastrutture di trasporto del Paese.
L'incarico è promosso dalla <Prime Ministry Privatization Administration> della Turchia e riguarda oltre 2.000 chilometri tra cui il collegamento autostradale Edirne-Istanbul-Ankara, dice una nota.
<Mediobanca> e <Tskb>, insieme ad altri consulenti tecnici e legali, forniranno attività di consulenza per gli aspetti strategici, finanziari, legali e tecnici all'interno del processo di privatizzazione. (Reuters)

 

 

 

 

 

 

LE OPERAZIONI NEL 2006

 

FUZIONI & ACQUISIZIONI

Secondo l'ultimo studio <DealWatch Report> sponsorizzato dalla multinazionale della consulenza <Deloitte> e dall'intermediario finanziario Raymond James, nel corso del 2006 le operazioni di fusione e acquisizione (M&A) in Turchia sono ammontate a 18.9 miliardi di dollari, contro i 38 miliardi di dollari del 2005. Nel 2006 le prime dieci operazioni di M&A sono ammontate a circa 13 miliardi di dollari ed hanno riguardato tutte operazioni di acquisizione. L'attività di M&A peraltro è aumentata di numero, da 155 del 2005 a 165 nel 2006 (133 acquisizioni, 28 privatizzazioni e 4 fusioni) anche a dimostrazione di un attivismo molto concreto da parte degli investitori stranieri. Si precisa peraltro che le azioni di M&A hanno interessato principalmente imprese locali, anche se il totale delle imprese estere che hanno effettuato operazioni in questo Paese è salito nel 2006 a 76 (+90% '06/'05). Oltre 30 paesi hanno partecipato a operazioni di fusione ed acquisizione in Turchia, con in testa nettamente i Paesi UE: il 52% del totale. (Ice Istanbul)

 

 

 

 

 

 

IL RAPPORTO

FARMACEUTICA:LA GRANDE CRESCITA

Secondo un rapporto della <Pricewaterhouse Coopers> recentemente presentato e riportato dal quotidiano finanziario <Referans>, il settore farmaceutico della Turchia nei prossimi anni registrerà una crescita notevole. Il Paese sarà tra i primi dieci mercati del panorama farmaceutico mondiale entro il 2020, con vendite di prodotti per un totale di $1.3 trilioni. Nell’arco dei prossimi quindici anni le sette economie emergenti che oltre la Turchia includono la Cina, il Brasile, l’India, l’Indonesia, il Messico e la Russia, produrranno un quinto dei profitti mondiali in tale settore. Con queste dinamiche prospettive è facile immaginare il crescente interesse degli investitori nazionali ed esteri, anche se, come sottolinea il rapporto, la Turchia dovrà affrontare alcuni importanti compiti quali la revisione dei diritti di proprietà intellettuale e la trasparenza delle pratiche di rimborso per le ricette mediche, oltre che quello relativo alle lunghezze burocratiche per il rilascio di licenze. Quest’ultimo in effetti è l’ostacolo che causa maggiore preoccupazione tra i possibili investitori; infatti al momento occorrono circa tre anni per ottenere una licenza (contro i sei mesi dell’Europa); ciò contribuisce al rallentamento degli investimenti farmaceutici nel Paese che, con un mercato pari attualmente a $9.9 miliardi, costituisce un punto focale per le società del settore che si aspettano una rapida revisione delle politiche farmaceutiche per poter ricoprire un ruolo più attivo nel mercato turco. (fonte Ambasciata d'Italia)

 

 

 

 

 

JOINT VENTUREIN LAW

INAUGURATA UFFICIALMENTE LA PRESENZA DELLO STUDIO LEGALE <PADOVAN> IN TURCHIA IN COOPERAZIONE CON LO STUDIO <GUR> DI ISTANBUL. OBIETTIVO, OFFRIRE ALLE IMPRESE ITALIANE UN SUPPORTO PROFESSIONALE DI LINGUA
E CULTURA GIURIDICA ITALIANA

Il 15 giugno è stata ufficialmente inaugurata la presenza dello Studio Legale <Padovan> in Turchia. In cooperazione con lo Studio <Gür> di Istanbul, opererà stabilmente Rosario Sapuppo, già da un anno  associate dello Studio Padovan a Milano. Il desk turco a Milano sarà guidato dall’avvocato Daniele Carminati e sarà composto anche di un professionista turco, specializzato in diritto societario. L’attività dello Studio Legale <Padovan> in Turchia, che mira a servire tutte le esigenze delle imprese italiane in Turchia, si avvarrà anche di dottori commercialisti turchi  di lingua italiana e di provata affidabilità. Lo Studio <Gür>, fondato dall’avvocato Tevfik Gür, vanta una consolidata esperienza in materia societaria, marittima, bancaria, finanziaria e giuslavoristica, oltre che nel contenzioso domestico ed internazionale, anche arbitrale. Presso lo studio di Istanbul operano 25 professionisti; tutti lavorano in turco e in inglese oltre  al francese, allo spagnolo e al russo. Lo Studio <Gür>, non potendo aprire proprie sedi in altre città, in ossequio alla legislazione turca, ha però sviluppato una rete di corrispondenti locali in tutte le maggiori piazze del Paese.

La presenza dello Studio Legale <Padovan> in Turchia mira ad offrire alle imprese italiane che investono o commerciano con la Turchia un supporto professionale di lingua e cultura giuridica italiana inserito in una struttura turca di altissimo livello professionale, così come alle imprese turche interessate al mercato italiano un “ponte” per gestire il rapporto con l’Italia, sia questo di mera relazione commerciale sia di investimento diretto. A ciò si aggiunga pure che la posizione strategica e la collaborazione di qualificati professionisti locali, consentirà allo Studio Legale <Padovan> di svolgere un ruolo pivotale per le imprese intenzionate ad affacciarsi sui mercati dei territori del Caucaso e dell’Asia Centrale, approfittando delle consolidate relazioni esistenti tra la Turchia e quei Paesi. (fonte Ambasciata d'Italia)

 

 

 

 

 

 

<PROGRAMMA KADEM>

PIANOPER SCONFIGGERE L'ECONOMIA SOMMERSA

Il ministero delle Finanze della Turchia ha predisposto in questi giorni -alla vigilia delle elezioni politiche generali- un piano, il <Programma Kadem>, per contrastare l'economia sommersa del Paese, una vera piaga sociale ed economica che genera, secondo alcuni analisti locali, una mancata emersione di oltre 200 miliardi di dollari l'anno di PIL (nel 2006 il PIL turco ha sfiorato i 400 miliardi di dollari). Secondo il Ministero, l'economia cosiddetta "informale" rappresenta oggi il 25,5% del totale e dovrà essere ridotta di almeno due punti percentuali l'anno per il prossimo quinquennio. Per tale motivo il <Programma Kadem> prevede 15 punti, basati essenzialmente su efficienza fiscale, riduzione della fiscalità (che invoglierebbe i contribuenti a pagare più facilmente il dovuto), limitazione dei pagamenti in contanti, aumento del numero di controlli fiscali, controlli più stringenti sulle assunzioni irregolari e una maggiore efficacia nell'opera di esazione delle sanzioni fiscali. (Ice Istanbul)

 

 

 

 

 

 

ECONOMIA

 

 

4° INCONTRO
DELL'<IAC-INVESTMENT
ADVISORY COUNCIL>

 

ISTANBUL SUGGERIMENTI ED INDICAZIONI
OPERATIVE AL GOVERNO E ALLE AUTORITA'
TURCHE IN MATERIA DI INVESTIMENTI ESTERI
E POLITICHE INDUSTRIALI

Si è svolto ad Istanbul il quarto incontro dell'<Iac-Investment Advisory Council>, comitato che raggruppa 21 CEO e Top Manager delle principali imprese investitrici in Turchia e fornisce suggerimenti ed indicazioni operative al Governo e alle autorità turche in materia di investimenti esteri e politiche industriali (per l'Italia hanno partecipato: il CEO del <Gruppo Benetton> Gerolamo Caccia Dominioni, il CEO della <Fiat> Sergio Marchionne, il CEO di <Finmeccanica> Pier Francesco Guarguaglini, il CEO della <Indesit> Marco Milani, e il presidente di <Unicredit Dieter Rampl>). I CEO provenienti da tutto il mondo si sono espressi molto positivamente sul processo di riforme in atto in Turchia e soprattutto sul clima favorevole agli investimenti esteri creatosi negli ultimi 3-4 anni, anche sulla base delle indicazioni provenienti dal Comitato, mentre hanno suggerito al governo di rafforzare le politiche di formazione scolastica e universitaria, di emanare nuove leggi in materia di marchi e brevetti e di sostenere una riduzione della fiscalità per combattere l'economia sommersa. In occasione dell'incontro è intervenuto il premier turco Recep Tayyip Erdogan, il quale nell'evidenziare ancora una volta i successi ottenuti dal suo governo in materia di investimenti esteri (20 miliardi di dollari lo scorso anno e record mondiale negli ultimi 4 anni, secondo la Banca Mondiale) ha sottolineato che "l'economia turca è cresciuta ininterrottamente per 20 trimestri e il Pil del Paese è cresciuto del 120% negli ultimi 4 anni, sorpassando la cifra record di 400 miliardi di dollari. Inoltre è importante sottolineare che fra il 2003 ed il 2007 la Turchia ha attratto circa 35 miliardi di dollari di investimenti provenienti dall'estero. Solo lo scorso anno, vi sono stati proventi da privatizzazioni pari ad 8 miliardi di dollari". Molti dei top manager presenti all'incontro si sono espressi positivamente sui risultati ottenuti dalla Turchia negli ultimi anni ed hanno sottolineato che il particolare momento congiunturale vissuto dal Paese non scoraggerà gli imprenditori dall'investire ancora in questo strategico e fondamentale mercato. (Ice Istanbul)

 

 

 

 

 

 

 

POLITICAE COINVOLGIMENTI

 

UNA STORIA INFINITA  LA SOCIETA' 
CITATA DALLA CORTE SUPREMA DI NEW YORK A
PROPOSITO DELL'ACQUISIZIONE DI <TELSIM>

Il torbido clima politico della Turchia sembra avere fatto un’altra vittima, che si chiama <Vodafone>. La società è stata citata dalla Corte Suprema di New York a proposito dell’acquisizione di <Telsim>.
A trascinare <Vodafone> nel processo è stato Cem Uzan, figlio di Kemal Uzan. La famiglia Uzan era a capo di circa 200 società prese di mira e confiscate dal governo turco nel 2004.
Tra quelle società c’era <Telsim>, il secondo operatore di telefonia mobile in Turchia dopo <Turkcell>, di proprietà dello stato. <Vodafone> acquisì <Telsim> a un’asta per 4.55 miliardi di dollari (circa 3.40 miliardi di euro) nel dicembre del 2005.
Cem Uzan reclama che l’operatore di telefonia mobile valeva molti più soldi e che la sua famiglia è stata ingiustamente messa sotto accusa dal Governo turco a causa del prezzo pagato da <Vodafone>.
Cosa veramente curiosa in quanto a quel tempo Inquirer attraverso un suo osservatore diceva che <Vodafone> probabilmente aveva pagato un prezzo eccessivo per Telsim.
Secondo il <Mail on Sunday>, <Vodafone> ritiene che il caso giudiziario sia infondato. Sarà difficile per Cem Uzan testimoniare perché secondo il giornale Cem Uzan sarebbe ricercato dall’Interpol. Veramente anche dalla polizia del Regno Unito.
La famiglia Uzan considera che la ragione per cui il governo turco ce l’ha con il suo impero finanziario è che Cem è alla testa di un partito giovanile di destra che sta avendo successo. (Tony Dennis/The Inquirer)

 

 

 

 

 

 

PER IMPORTO DI 2,673 MLD DI $

L'OLANDESE <ING> ACQUISTA <OYAK BANK>

Il gruppo bancario e assicurativo olandese <Ing> ha raggiunto un accordo per l'acquisizione della banca turca <Oyak Bnk> che controlla il 3% del mercato nel Paese della Mezzaluna, per un importo di 2,673 miliardi di dollari.
L'acquisizione sarà finanziata tramite risorse proprie. <Ing> prevede di concludere l'operazione entro la fine del 2007>.
"<Oyak> è una banca molto solida sulla quale investiamo (...), possiede una delle reti bancarie al dettaglio più estese in Turchia", ha dichiarato in una conferenza stampa il presidente del gruppo,<Michel Tilmant>. che stima che <Oyak Bank> possa raggiungere "relativamente presto" il 5% del mercato. "Nei prossimi 10 ani, la Turchia dovrebbe piazzarsi al 12mo posto nella classifica delle economie mondiali. E' una economia molto importante ed in forte crescita", ha aggiunto. "Quest'acquisizione fa parte dunque della nostra strategia".


Nei prossimi anni <Ing> ha intenzione di aprire nuove filiali di <Oyak> che è presente nelle grandi città come Istanbul, Ankara ed Izmir. Le sedi attualmente sono 360. Timart ha ammesso che per realizzare questa crescita sono necessari investimenti e "<Ing> fornirà finanziamenti a basso costo a <Oyak> che in "questi ultimi anni ha avuto difficoltà a svilupparsi per mancanza di fondi".
La transazione, che sarà sottoposta all'approvazione delle autorità garanti, aumenterà gli utili per azioni a partire dal 2008, ma Tilmant non ha voluto quantificare quest'aumento. <Oyak> ha 5.581 dipendenti, 1.2 milioni di clienti nel retail e 10 mila clienti nel settore delle piccole e medie imprese. Nel 2006 la banca turca ha registrato utili pari a 126.91 milioni di dollari (94.71 milioni di euro). (Apcom/fonte Afp)

 

 

 

 

 

 

 

 

NUOVOCOMPLESSO
PER VEICOLI INDUSTRIALI

 

CLIENTI DA TUTTO IL MONDO

LO STABILIMENTO DI MONTAGGIO DI AKSARAY IN TURCHIA
STA DIVENTANDO IL FIORE ALL'OCCHIELLO DEL SISTEMA PRODUTTIVO MONDIALE DELLA CASA <MERCEDES-DAIMLER>

Aksaray sta diventando sempre più un vero e proprio fiore all’occhiello del sistema produttivo mondiale della <Daimler>.
Lo stabilimento di montaggio in Anatolia centrale rappresenta un anello di congiunzione con l’Europa ed una testa di ponte per il Medio Oriente.
La clientela giunge dall’Europa occidentale ed orientale, dalla Bielorussia, dall’Ucraina, dal Kazakistan, dall’Africa settentrionale e dall’Arabia Saudita. Qui vengono prodotti veicoli industriali leggeri e pesanti delle Serie <Atego> e <Axor Mercedes-Benz>, trattori stradali, veicoli da cantiere e l’<Unimog U 4000>, oltre a componenti di veicoli industriali.
Aksaray, situata a circa 250 km a sud di Ankara, è la porta della Cappadocia. Questa città, che conta attualmente circa 200.000 abitanti, fu un tempo uno dei più importanti centri commerciali sulla leggenderia Via della Seta. La storia di questo crogiolo di culture e civiltà diverse risale all’8000 a. C. Al giorno d’oggi invece il fattore economico più importante di Aksaray è l’industria produttiva ed in particolare il settore automobilistico. Lo stabilimento di Aksaray venne progettato da <Mercedes-Benz> nel 1984 per la produzione di veicoli industriali e Unimog e per il montaggio di motori ed assali. La produzione in serie di autocarri iniziò nel 1986. Il 1° Maggio 1995, davanti all’esultanza dei dipendenti, venne prodotto l’autocarro n° 10.000, un <MB 2521> a tre assi con trazione posteriore, motore da 155 kW (210 CV) e peso totale a terra di 25 tonnellate. L’8 giugno 2006 è stato prodotto l’autocarro n° 75.000, un <Axor 3240 C> e presto verrà prodotto il n° 100.000. Se un tempo la produzione annuale ammontava a 7.000 unità, oggi si è giunti ormai a 12.300 veicoli industriali e 600 <Unimog> all’anno con cifre in costante aumento.
Su una superficie totale di 558.117 mq, di cui 80.000 coperti, Aksaray si presenta come uno stabilimento modernissimo. Nel 1999 e nel 2003 <DaimlerChrysler> ha investito oltre 75 milioni di euro nello stabilimento, in particolare in impianti di verniciatura cataforetica per immersione che operano secondo le tecniche ed il know-how più moderni. Gli impianti produttivi sono al livello di quelli tedeschi. Nel 2005 e 2006 è stato creato un nuovo centro per i clienti, sono stati ampliati i magazzini ed è stato costruito un nuovo capannone di finitura.
Spazi comuni, formazione professionale
Sono stati creati anche degli spazi comuni. La moderna mensa dello stabilimento, il centro sanitario, il fitness center, la piscina, il campo di calcio, i locali per il ping-pong ed il biliardo sono solo alcune delle strutture che offrono ai dipendenti migliori ed interessanti condizioni lavorative e per il tempo libero. Inoltre, sono stati allestiti anche degli alloggi aziendali per i dipendenti.
Presso lo stabilimento di Aksaray è attribuita una notevole importanza alla formazione, un investimento per il futuro. Tutti i dipendenti hanno l’opportunità, nell’ambito di piani di sviluppo annuali, di partecipare a seminari e corsi di formazione. 60 alunni possono seguire corsi intensivi di formazione professionale, mentre 80 studenti all’anno sono ammessi ad un tirocinio. Inoltre, nel 2006 è stato ampliato il centro di formazione.
Miracolo economico in Asia Minore
Grazie all’elevato volume delle esportazioni, lo stabilimento riveste un’enorme importanza non solo per l’economia della città, ma per quella di tutto il Paese. Negli ultimi sette anni la Turchia ha registrato una crescita economica impressionante. Mentre alla fine del secolo scorso correva quasi il pericolo della bancarotta, nel 2004 secondo il Fmi (Fondo Monetario Internazionale) ha registrato una crescita del 10%. Oggi, come è stato annunciato alla Fiera di Hannover, la crescita è pari al 6%. Questo boom economico attira gli investitori stranieri. I motori di questa fiorente congiuntura sono Istanbul e Ankara. La Germania è il maggior partner commerciale della Turchia, che ha attualmente un’estrema necessità di costruire strade, edifici, impianti di irrigazione, dighe, oleodotti e gasdotti. Pertanto <Axor< e <Unimog> si prestano perfettamente a questi compiti.
Richiesta di trattori stradali, veicoli cargo e da cantiere
L’<Axor>, in qualità di "fratello minore" dell’<Actros2>, è sotto molti punti di vista un veicolo da cantiere insuperabile. Sensibile al carico utile, redditizio e robusto, deve lasciare il posto all’<Actros> solo quando si tratta di trasportare carichi estremamente pesanti. Grazie al nuovo <PowerShift Mercedes>, il nuovo cambio automatizzato a presa continua a 12 rapporti, oggi montato anche ad Aksaray, è maneggevole come una vettura con cambio automatico. <Unimog U 4000>, prodotto ad Aksaray, si presta alla marcia su ogni terreno, con una idoneità esemplare alla marcia fuoristrada.
Ad Aksaray non sono costruiti tutti i veicoli della gamma <Daimler>. In Anatolia vengono prodotti gli <Atego>, da 12 e 15 t, sei modelli di <Axor>, dal trattore al pesante ribaltabile a trazione integrale, delle betoniere e l’U 4000. Il maneggevole <Atego>per il servizio di distribuzione in città con molte possibilità di sovrastrutture, anche con predisposizione per gruppi refrigeranti, viene prodotto ad Aksaray dal 2000, l’<Axor> dal 2002, prevalentemente nelle versioni trattore stradale, veicolo cargo e da cantiere.
Grande prova di fiducia e quota di mercato stabile
Gli autocarri e gli <Unimog> di Aksaray godono di ottima fiducia da parte dei clienti. In Turchia, anche lo scorso anno, i veicoli industriali <Mercedes-Benz> hanno confermato la loro posizione di leader con una quota di mercato stabile pari al 24.3%. Il Settore Operativo prevede un impulso positivo per le vendite anche per l’anno 2007.
Prendendo in considerazione solo la superficie, lo stabilimento di Aksaray è grande circa un quarto di quello di Worth. Ma ciò che offre Aksaray è sotto gli occhi di tutti, soprattutto per quanto riguarda gli spazi ricreativi. La struttura e gli impianti del moderno stabilimento di Aksaray quasi non si distinguono da quelli di Worth. I processi produttivi sono altrettanto buoni e precisi quanto quelli realizzati in Germania, nel Palatinato meridionale. Aksaray è stato il primo stabilimento automobilistico della Turchia ad ottenere nel 1994 la certificazione secondo la norma <ISO 9000 f proprio dal T†V Sudwest> tedesco, che gestisce una filiale ad Istanbul.
L’allineamento della qualità del prodotto e della produzione dello stabilimento di Aksaray a quello di Worth consente, tra l’altro, ai subfornitori di <Mercedes-Benz Turk> di fornire parti e componenti agli stabilimenti tedeschi di veicoli industriali. (DueMotori.com)

 

 

 

 

 

 

LA TURCHIA DAL 2000 

SCAMBICON IL BELPAESE: +120 IN CINQUE ANNI

Negli ultimi cinque anni, dal 2000 al 2006, il volume dell'import-export italo-turco è aumentato di oltre il 120 per cento, passando da sei a 13 miliardi di dollari l'anno: il dato è emerso stamani, a Trieste, durante la riunione della Commissione mista Italia-Turchia per l'autotrasporto, i cui lavori proseguiranno sino a domani. Sempre dal 2000 al 2006, il numero degli autotrasporti abilitati è aumentato dell'80 per cento (dai 20.500 permessi del 2000 ai 38.500 nel 2006). Il dato - è stato spiegato durante la riunione della Commissione - si riferisce ai mezzi turchi che hanno operato in Italia nel rispetto delle regole di reciprocità. In pratica, ogni anno anche l'Italia ha un eguale numero di permessi per l'interscambio con la Turchia, che però - è stato ricordato - vengono utilizzati solo in minima parte, a seguito della diversa struttura di costi delle imprese di autotrasporto nei due Paesi. Alla riunione della Commissione mista partecipano i due capi delegazione, Camillo Lobina per il ministero dei Trasporti italiano, e Talat Aydin per l'omologa amministrazione turca, il console Onorario di Turchia a Trieste, Enrico Samer, e osservatori delle principali associazioni imprenditoriali del settore trasporti.
Il settore farmaceutico della Turchia invece, nei prossimi anni, registrerà una crescita notevole, attestandosi tra i primi dieci mercati del panorama farmaceutico mondiale entro il 2020, con vendite di prodotti per un totale di 1,3 trilioni di dollari. Secondo un recente rapporto della <Pricewaterhouse Coopers>, riportato dal quotidiano finanziario turco <Referans>, nell'arco dei prossimi quindici anni le sette economie emergenti (Turchia, Cina, Brasile, India, Indonesia, Messico e Russia) produrranno un quinto dei profitti mondiali in tale settore. Secondo il rapporto, la Turchia dovrà, però, affrontare alcuni importanti problemi che frenano gli investimenti, come la revisione dei diritti di proprietà intellettuale e la trasparenza delle pratiche di rimborso per le ricette mediche, oltre che quello relativo alle lunghezze burocratiche per il rilascio di licenze. (Denaro.it)

 

 

 

 

 

 

 

<ITWAY>

ACQUISIZIONIIN TURCHIA ENTRO L'ANNO

<Itway> punta ad acquisire entro l'anno una o due aziende in Turchia, con un occhio alla Svizzera e alle Repubbliche della ex Jugoslavia. A spiegarlo è il presidente del gruppo informatico ravennate, Andrea Farina, che ha incontrato gli analisti finanziari a Milano. In Turchia, afferma, "abbiamo trattative molto avanzate riguardo due gruppi. Speriamo di concludere entro fine anno". Il gruppo, continua Farina, guarda anche alla Svizzera, inclusa quella tedesca, "un mercato estremamente interessante per la sicurezza informatica", che è una delle principali aree di attività di <Itway>. Inoltre, prosegue Farina, "guardiamo anche all'area balcanica, dove siamo supportati dalle istituzioni, la Provincia di Ravenna e la Regione Emilia-Romagna, che sono molto ben presenti in Croazia, Bosnia Erzegovina e Serbia". Il gruppo, continua, "sta valutando importanti partnership in Medio Oriente, un'area ad alto tasso di crescita". In Italia, prosegue il presidente di Itway, "abbiamo almeno 15 dossier", tutti relativi a società non quotate in Borsa. Farina chiarisce che <Itway> non è interessata a <Data Service>: "Non abbiamo avuto neanche un abbocco", dice. Per quanto riguarda la taglia delle possibili acquisizioni, il direttore finanziario Andrea De Marchi spiega infine che "le operazioni piccole le possiamo auto-finanziare, per quelle grandi la fantasia non ha limiti". (Adnkronos)

 

 

 

 


 

SISTEMI DI PRODUZIONE
INDUSTRIALE AGGIORNATI
E LOTTA ALLA INSTABILITA'

 

 

 

Hi-tech

PARTE LA SFIDA
A CINA ED
INDIA

Parla Daron Acemoglu, uno
dei massimi economisti 
mondiali, turco di nascita

Hi-tech, sistemi di produzione industriale aggiornati e lotta all'instabilità politica. E' questa la via per lo sviluppo dei Paesi del Mediterraneo secondo Daron Acemoglu, uno dei massimi economisti mondiali, turco di nascita e di prima formazione, insegnante al Massachusetts Institute of Technology (Mit).
"Solo così si vince la sfida con India e Cina", afferma Acemoglu. "I Paesi del Mediterraneo hanno molte potenzialità - prosegue il docente, che da più di quindici anni studia i modelli di crescita e il ruolo delle istituzioni nelle economie mondiali - ma sono anche carichi di difetti, a partire dai sistemi politici ballerini dei Paesi del Nord Africa e dall'incapacità di essere competitivi con le economie emergenti dell'Asia". "I Paesi del Nord del Mediterraneo come Portogallo, Spagna, Italia e Grecia, che negli anni '50 e '70 hanno fatto un grande sforzo per raggiungere le nazioni ricche, - aggiunge Acemoglu, a Milano per una lezione all'Università cattolica - hanno puntato su settori come quello agricolo e industriale a bassa intensità tecnologica, che oggi sono sotto la pressione di Cina e India. Per tornare a crescere, dovrebbero fare quello che fanno i loro vicini europei, cioé migliorare la produzione di articoli ad alto contenuto tecnologico". Diversa è la situazione dei Paesi del Nord Africa, "un altro tassello del puzzle mediterraneo", secondo l'economista laureato a Istanbul e Londra, che oggi vive negli Stati Uniti. "I Paesi del Maghreb potrebbero avere un migliore accesso alla tecnologia, sfruttando il fatto che si affacciano sul Mediterraneo e sono prossimi all'Europa - dice Acemoglu 

- ma le cattive performance dipendono soprattutto da problemi politici. Anche Paesi come l'Egitto che fino a poco tempo andavano bene, sono nuovamente molto instabili".
Infine la Turchia "che sta andando meglio: oggi è un Paese che cresce - assicura l'economista - e negli ultimi anni ha davvero fatto dei progressi. Anche lì ci sono problemi politici, soprattutto ora, ma se si guarda il prodotto interno lordo pro capite non è molto diverso dal Portogallo di pochi anni fa. E' un Paese che esporta molto e sorprendentemente alcuni settori sono molto efficienti. Anche questa situazione dimostra che non si può adottare ovunque un unico modello di crescita: il cosiddetto 'Washington consensus', che impose un tipo di sviluppo a una serie di Paesi tra cui quelli dell'America Latina, è stato contestato da molti analisti e politici locali, spesso a ragione.

Non dobbiamo però dimenticare che esistono alcune caratteristiche che ogni Paese deve avere: la pianificazione del sistema pensionistico può essere diversa a seconda delle condizioni, ma ogni nazione deve poter contare su istituzioni che regolano in modo efficiente e affidabile il mercato. Alcune volte la teoria della differenziazione è una scusa per non fare riforme", afferma Acemoglu. Le organizzazioni internazionali possono avere un ruolo per favorire lo sviluppo e l'integrazione? "No: per la crescita economica non possono fare molto - risponde il docente - a parte in alcune situazioni di emergenza, dove talvolta hanno dato un contributo importante, com’è stato il caso della crisi turca. Per il resto non hanno un grande potere di intervento. In periodi normali possono al limite influenzare le politiche, favorire lo scambio di informazioni e la cooperazione tecnologica. Ma alla fine sono sempre le istituzioni locali a determinare le politiche locali", conclude Acemoglu. (Denaro.it)

 

 

 

 

LA RUSSIAIN VANTAGGIO 
NELLA PARTITA ENERGETICA

RIVALITA' GEOPOLITICA  IN ASIA CENTRALE MOSCA HA
RECENTEMENTE ASSESTATO UNA SERIE DI COLPI MICIDIALI E
PER IL MOMENTO DECISIVI. IL RUOLO DELLA TURCHIA DOVE
DOVREBBE PASSARE L' OLEODOTTO <BLUE STREAM 2>

La rivalità geopolitica tra la Russia e l’Occidente sta acquisendo una rinnovata virulenza. E se la lotta per conquistare posizioni d’influenza negli ex domini europei dell’Urss si è risolta a favore della Nato e dell’UE, se la partita in Ucraina e nel Caucaso sembra ancora aperta ma con gli occidentali in vantaggio, in Asia centrale il presidente Putin ha recentemente assestato una serie ravvicinata di colpi micidiali e per il momento decisivi, ai quali la stampa italiana non ha riservato un’attenzione adeguata.
Innanzitutto, nel vertice trilaterale di Turkmenbashi (in Turkmenistan, dal 12 al 14 maggio) tra Putin, il presidente kazako Nazarbayev e il presidente turkmeno Berdymukhammedov, è stata decisa la costruzione di un nuovo gasdotto (oltre all’ampliamento della pipeline già esistente di Prikaspiiski) per il trasporto del gas turkmeno attraverso il Kazakistan e la Russia verso l’Occidente; inoltre, l’accordo di Astana col Kazakistan ha sancito un’espansione dell’oleodotto del <Caspian Pipeline Consortium> (sempre attraverso la Russia, fino al porto sul Mar Nero di Novorossiysk) e una fornitura in esclusiva di petrolio kazako per l’oleodotto che la Russia ha deciso di costruire dal porto bulgaro di Burgas sul mar Nero a quello greco di Alexandroupolis; infine, gli accordi siglati da Putin a Vienna il 23 e 24 maggio hanno posto le basi per un maggior radicamento del colosso <Gazprom> in Austria e soprattutto per la trasformazione del territorio austriaco in corridoio per la commercializzazione del gas di provenienza russa e centro-asiatica in Europa occidentale.
Nel nuovo grande gioco dell’Asia l’obiettivo strategico primario è il controllo delle petrolio e del gas naturale del mar Caspio: e le mosse di Putin, oltre a rafforzare sensibilmente le posizioni russe, finiscono con lo sbaragliare i disegni alternativi dell’Europa e degli Stati Uniti. Dopo la disgregazione dell’Unione sovietica e la scoperta di ingenti giacimenti attorno al mar Caspio, infatti, l’approccio occidentale è stato improntato alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento: cioè, alla creazione di oleodotti e gasdotti per collegare gli stati dell’Asia centrale ai mercati europei e americani (oltre a quelli giapponesi), spezzando la doppia dipendenza dalla Russia (soprattutto per l’Europa) e dal Medio oriente.
I principali progetti occidentali, tutti esterni al territorio russo, sono a questo riguardo cinque: l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan, dalla sponda del Mar Nero in Azerbaigian alle rive turche del Mediterraneo, attivo dal 2006; il recentemente completato gasdotto Baku-Tbilisi-Ezrum, sempre in Turchia; il gasdotto transcaspico, sul fondo del Caspio dal Turkmenistan all’Azerbaigian (per il trasporto anche del gas kazako); il gasdotto <Nabucco>, dall’Asia centrale e dall’Iran verso l’Europa centrale (attraverso Turchia, Bulgaria, Romania, Ungheria e Austria), con prolungamento dalla Turchia verso la Grecia e l’Italia grazie all’interconnettore Poseidon; il gasdotto transafgano, dal Turkmenistan e dal Kazakistan, attraverso l’Afghanistan, fino al nuovo porto pachistano di Gwadar sull’Oceano indiano.


L’accordo trilaterale di Turkmenbashi e le intese russo-kazaka e russo austriaca mettono però in forse la realizzazione – e la viabilità economica, nel caso delle pipeline già realizzate – di tutti questi progetti. Perché è ovvio che se il gas naturale e il petrolio del Caspio verranno commercializzati dalle compagnie statali russe attraverso il territorio russo, non ne rimarrà abbastanza per riempire i condotti energetici su cui puntano gli occidentali (le uniche forniture assicurate sono quelle dell’Azerbaigian), che verrebbero con ogni probabilità accantonati – lasciando il campo libero per quello che è già stato definito "Single Export Channel". Di conseguenza, la Russia sarebbe nelle condizioni di ricattare in modo devastante i propri clienti: com’è già accaduto in Ucraina – e di conseguenza in Europa – nell’inverno 2006, con il blocco delle forniture. In questo modo, grazie al controllo delle risorse energetiche dell’Asia centrale, la Russia fa un passo in avanti verso la realizzazione di quel cartello dei paesi esportatori di gas che, in virtù della partecipazione dell’Iran e del Venezuela (oltre al Qatar, all’Algeria ed altri minori) si preannuncia come un clone dell’Opec, ancora più aggressivo nella politica dei prezzi e nell’influenza diplomatica.
Il gruppo di Cracovia, costituito da sei stati (Polonia, Ucraina, Georgia, Lituania, Azerbaigian e con l’aggiunta poco convinta del Kazakistan) proprio in parallelo con il vertice di Turkmenbashi per studiare la realizzazione congiunta dell’oleodotto Odessa-Brody-Danzica (dal mar Nero alla Polonia) e di altri possibili progetti energetici, è pertanto un avversario nato sconfitto. L’Unione europea, incapace di presentarsi con una posizione energetica comune al vertice con la Russia di Samara il 18 maggio, nonostante le dichiarazioni propositive del commissario lituano Andris Piebalgs, vede seriamente minacciati il progetto Nabucco e i sogni d’indipendenza energetica (tra l’altro, la Russia ha proposto la costruzione di un nuovo gasdotto attraverso la Turchia e verso l’Europa meridionale: il <Blue Stream 2>, sul fondale del Mar Nero, in aggiunta al già esistente <Blue Stream>). Solo gli Stati Uniti hanno avviato le contromosse, con le visite ad alto livello della scorsa settimana in Turkmenistan, Azerbaigian e Kazakistan. Le intese di Turkmenbashi e Astana verranno perfezionate a settembre: il tempo per rimediare a questa débâcle c’è, ma il compito appare davvero improbo. (Giuseppe Mancini/L'Occidentale)

 

 

 

 

 


CARRAMARMO
TEC

 


WORKSHOP
CON LA DELEGAZIONE
TURCA

In occasione della <Fiera Carramarmotec> è stato organizzato un workshop all’interno della Fiera su uno spazio di 120 m2 dedicato e allestito per la delegazione turca composta da 12 operatori. Il primo giorno della Fiera sono stati realizzati 59 incontri bilaterali tra 12 aziende turche produttrici di marmo e 13 aziende italiane produttrici di macchine per la lavorazione del marmo. Il secondo giorno invece la delegazione si è divisa in due: il primo gruppo ha visitato 4 aziende che fanno mosaici sulla famosa Pietra Santa e il secondo gruppo ha visitato la Fiera. Il terzo giorno è stata visitata l’azienda che produce un nuovo sistema di resinatura per i blocchi, molto richiesto dalle aziende turche ed il pomeriggio dello stesso giorno si è organizzata una visita presso le cave di Carrrara. I 4 delegati della Camera di Commercio di Afyon hanno visitato la Camera di Commercio di Carrara per il progetto di gemellaggio tra camere. Si è inoltre  svolto un incontro con i responsabili della <IMM Carrara> per il progetto di twinning tra le aziende che verrà realizzata a fine anno ad Afyon.            
Delegazione turca
Ornamar Taş San. ve Gıda Tic. Ltd. Şti.             presidente dell’Unione degli         Esportatori del Marmo
Özgür Yapı İnşaat Ltd. Şti.                                 Afyo
Kur Mermer ve Granit A.Ş.                                     Ankara      
Set Makine Tic. Ltd. Şti.                                     Ankara 
Alimoğlu Madencilik San. Tic. A.Ş.                      Afyo
Umut İnşaat Mermer Ltd. Şti.                             Afyon
Devrek Mermer San. Tic. A.Ş.                              Bilecik
Bilmertaş Bilecik Mermercilik San. Tic. İhr. A.Ş.   Bilecik
Karatmermer Madencilik Ltd. Şti.                      Camera di Commercio e Industria Afyo
Gürel Mermer San. Tic. A.Ş.                              Camera di Commercio e Industria Afyo
Gürmas Gürel Makina San. Tic. A.Ş.                  Camera di Commercio e Industria Afyo
Tiryakioğlu Marble Ind. Ltd.                               Camera di Commercio e Industria Afyo (fonte Ambasciata d'Italia)

 

 

 

 

 

 

TRA TURCHIA E CINA

INTERSCAMBIOCHE VOLA

L'interscambio commerciale tra la Turchia e la Cina è cresciuto del 50% ed entro l'anno raggiungerà il miliardo di dollari. Lo ha dichiarato un soddisfatto ministro al Commercio Estero turco, Kursad Tuzmen, dicendo che una parte del successo ottenuto è sicuramente da riferire agli accordi commerciali stipulati tra i due Paesi negli ultimi tempi.
Tuzmen ha anche aggiunto che adesso nuove notizie potrebbero arrivare dal settore turistico. Sembra infatti che i viaggiatori provenienti dal Celeste Impero siano in sensibile aumento, anche grazie alle nuove rotte aperte della compagnia di bandiera nazionale <Turkish Airlines>. (Apcom)

 

 

 

 

 

 

UN RECORD

100MILIARDI DI EXPORT

Secondo un report del Sottosegretariato al Commercio Estero turco , il target fissato quest'anno di raggiungere i 100 miliardi di dollari Usa sarà facilmente superato (2006, 85.1 miliardi di dollari), anche perché sino al 16 giugno le esportazioni sono ammontate ad oltre 45 miliardi di dollari. Il ministro di Stato Kursat Tuzmen ha anche evidenziato che i settori più brillanti sul versante export risultano essere: 1. automobilistico (9.2 miliardi di dollari); 2. abbigliamento (7 miliardi di dollari); 3. prodotti in ferro e acciaio (5.2 miliardi di dollari); 4. prodotti Chimici (4.3 miliardi di dollari); 5. apparecchiature elettriche ed elettroniche (3.7 miliardi di dollari); 6. macchinari (2.4 miliardi di dollari); 7. prodotti metallici (2.3 miliardi di dollari); 8. grani e semi oleosi (1.1 miliardi di dollari); 9. cemento (1.1 miliardi di dollari). (Ice Istanbul)

 

 

 

 

 

 

LO <SHAHBA MALL>

ANCHE ALEPPOAVRA' IL  SUO GRANDE CENTRO

Il più grande centro commerciale siriano, denominato <Shahba Mall>, con spazi commerciali e per il tempo libero di oltre 125.000 mq, aprirà per Aprile 2008 a Nord di Aleppo. Il progetto, varato grazie a un investimento siro-giordano di circa 50 milioni di dollari, comprende: un Hotel a 4 stelle di 250 stanze, un centro commerciale di 7 piani su oltre 5.000 mq di superficie; 8 cinema; una zona di intrattenimento; 36 tra ristoranti e caffè. Secondo quanto dichiarato dal Vice Presidente della società investitrice SJC, ad oggi il 65% dei lavori di costruzione è già stato completato. (Ice Istanbul)

 

 

 

 

 

 

AD ANCONA

WORKSHOPNEL SETTORE STAMPAGGIO

Un workshop organizzato ad Ancona in collaborazione con "Ancona Promuove" nel settore stampaggio (per plastica e metallo per settori automobilistico ed elettrodomestico) si è svolto dal  3 al 6 giugno.
L'iniziativa ha fatto seguito al workshop sulla meccanica che aveva avuto luogo ad Izmir in Turchia nel 2005. A giugno di quell'anno infatti "Ancona Promuove" aveva realizzato una missione commerciale ed istituzionale nella città turca in occasione del quale era stato firmato un accordo di gemellaggio tra il Comune di Izmir ed il Comune di Ancona. La delegazione turca composta dalle 9 aziende più importanti della Turchia operanti nei settori elettrodomestico, automotivo e della plastica, ha incontrato 18 aziende italiane produttrici di stampi. Sono stati realizzati complessivamente 92 incontri bilaterali. Il secondo giorno del programma la delegazione turca ha hanno avuto l’occasione di visitare le aziende.
Delegazione turca
<Arçelik A.Ş.>                  Istanbu
<Bosch A.Ş.>                    Tekirda

<Demirdöküm>                 Bilecik            
<Vestel A.Ş.>                    Manisa
<Form Plastik A.Ş.>          Manisa
<Alarko Carrier A.Ş.<        Kocaeli
<Galsan Plastik A.Ş.>        Kocaeli
<Tümser A.Ş.>                  Izmir
<BMC A.Ş.>                       Izmir

 

 

 

 

 

 

NOTIZIARIO DI AMBASCIATA

 

 

LA MISSIONE DI GULER
Il ministro dell’Energia turco Hilmi Guler si è recato in visita in Kazakistan ed Uzbekistan al fine di discutere di questioni energetiche con i suoi rispettivi omologhi. Tale missione segue la firma dell’ accordo firmato dai due Paesi con la Russia per la fornitura di gas naturale, al fine di verificare la disponibilità di rifornire la Turchia sia di petrolio che di gas naturale nei progetti previsti nel settore energetico.

BOOM DEL TURISMO
Nei primi cinque mesi dell’anno in corso la Turchia ha avuto un totale di 6.41 milioni di visitatori stranieri con un incremento del 16.39% rispetto allo stesso periodo del 2006. In base alla provenienza, i turisti arrivati dai Paesi Ocse sono aumentati del 14.9%; simile trend anche per quelli provenienti dall’Est europeo, la cui presenza è aumentata di circa il 19%. Quanti ai principali Paesi da cui arriva il flusso turistico, la Germania continua ad occupare la prima posizione, seguita dalla Russia.

UN MILIONE DI PASSEGGERI
L’aeroporto Internazionale di Dalaman, aperto al pubblico circa un anno fa, ha registrato il suo primo milione di passeggeri e secondo le previsioni entro due anni  gli arrivi ammonteranno a ben cinque milioni. La rapida crescita dell’aeroporto in questione, che serve le zone turistiche dell’Egeo meridionale e del Mediterraneo occidentale tra cui Kas, Kalkan, Fethiye, Marmaris, Gocak e Dalyan, sta ad indicare che le aree più sviluppate del Mediterraneo possono essere sostituite da quelle dell’Egeo meridionale come mete di attrazione turistica della Turchia.

IN CRESCITA IL CONSUMO DELLA COCA COLA
Secondo un articolo apparso sul quotidiano <Zaman>, il mercato locale delle bevande non alcoliche (soft drinks) è in continua crescita. In particolare dal 2002 il mercato della cola è aumentato del 52%. Il consumo annuo pro-capite nel 2006 è pari a 30 litri, mentre quello totale è stato di 1,2 miliardi di litri. Nello specifico, il marchio più venduto è quella della <Coca Cola>, con il 64.9%, seguito da quello locale della <Cola Turka>, prodotto dalla società Ulker, che iniziò a distribuire con successo  il prodotto nel 2003 immediatamente dopo una piccola crisi politica con gli americani e sfruttando quindi il sentimento nazionalistico. Decisamente inferiore invece il consumo di <Pepsi Cola> che, con una percentuale dell'8.7%, si posiziona al terzo posto.

 

PRODUZIONE INDUSTRIALE
Secondo quanto reso noto dall’Istituto di Statistica della Turchia, la produzione industriale nel mese di aprile  aumentata dell’1.4%, ben al di sotto della media dei mesi passati. Lo stesso Istituto ha informato che la crescita maggiore si è avuta nel settore dell’industria mineraria (17.4%), mentre in quello dei servizi (gas, elettricità ed acqua) l’aumento è stato pari al 10.5%.


I DEPOSITI DEGLI ISTITUTI DI CREDITO
Un rapporto della Banca Centrale turca afferma che gli istituti di credito operanti in Turchia, di cui il 40% è controllato da investitori esteri, detenevano a fine 2006 depositi per un ammontare totale di 311.5 miliardi di lire turche (€176 miliardi circa). Di questo  ammontare, il 41.6% (129,5 miliardi di lire turche, pari a €73 miliardi) è rappresentato da depositi presenti ad Istanbul. La seconda città risulta essere Ankara con 48.8 miliardi di lire turche, seguita da Izmir (17.9 miliardi di lire turche), Bursa (7.7 miliardi di lire turche), Antalya (6.7 miliardi di lire turche), Mersin (6.6 miliardi di lire turche), Adana (5 miliardi di lire turche), Kocaeli (4 miliardi di lire turche), Mugla (3.4 miliardi di lire turche) e Balikesir (2.8 miliardi di lire turche). E' interessante notare che l'area di Istanbul/Marmara e quella egea dispongono di  oltre il 62% di tutti i depositi della Turchia. Nel contempo, e' sempre Istanbul con 80.6 miliardi di lire turche (€45.5 miliardi ovvero il 37% del totale nazionale) in cima alla classifica delle città col più alto volume di impieghi creditizi, seguita da Ankara (23.1 miliardi di lire turche) ed Izmir (9.9 miliardi di lire turche).

TASSI D'INTERESSE INVARIATI
La sesta riunione periodica del Comitato per le Politiche monetarie della Banca Centrale turca si è conclusa senza apportare alcuna modifica ai tassi d’interesse interbancari per la ricezione dei depositi a breve termine al 17.50% e quelli per la cessione dei depositi al 22.50%, che si ricorda sono tali dal luglio 2006. L’Istituto ha informato che i recenti sviluppi in campo economico sono in linea con le previsioni e tali da non rendere necessaria l’adozione di nuovi tassi. Ha infine assicurato che continuerà l’azione di  monitoraggio dei prezzi petroliferi al fine di garantire la continuazione di tale trend positivo.

BUDGET INVESTIMENTI
Secondo il quotidiano di economia e politica <Referans>, il budget per gli investimenti messo a disposizione quest’anno dal Governo ammonta a $16.1 miliardi, di cui $4.8 miliardi saranno destinati al settore dei trasporti e comunicazioni, principalmente nelle città di Istanbul, Adana, Bursa, Kayseri e Trabzon. Altri settori strategici saranno infine l’istruzione con $2.2 miliardi e l’energia con $1.9 miliardi. 

CAPITALI ESTERI
La Turchia nel corso del 2006 ha attratto capitali esteri per un totale di $20.2 miliardi salendo al quinto posto nella graduatoria dei Paesi emergenti, con una share dell’1.6% sul totale mondiale di $1.2 trilioni. E’ quanto risulta da un Rapporto sugli Investimenti Esteri Diretti effettuati in Turchia e recentemente pubblicato dal Sottosegretariato al Tesoro che ha fornito inoltre un quadro generale degli investimenti effettuati negli anni passati da cui emerge un favorevole trend in ascesa. Il Paese è infatti passato dalla 53ma posizione del 2002 ($1.1 miliardi) e del 2003 ($1.8 miliardi), alla 37ma posizione  nel 2004 ($2.8 miliardi) fino alla 22ma nel 2005 ($9.7 miliardi). L’investimento più consistente del 2006 è stato quello effettuato dalla <Vodafone> ($4.7 miliardi), seguito da quello realizzato con la vendita delle azioni della <Denizbank> ($3.7 miliardi), della <Finansbank> ($2.7 miliardi), della <Turk Telekom> ($1.5 miliardi) ed infine dalla <Petrol Ofisi> ($1 miliardo). Secondo le proiezioni del
Congresso delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (Unctad), i Paesi che precedono la Turchia nella graduatoria sono la Cina con  $70 miliardi, seguita da Hong Kong ($41.4 miliardi), da Singapore ($31.9 miliardi) e dalla Russia ($28.4 miliardi), mentre gli Stati Uniti figurano in assoluto primi al mondo con investimenti diretti per $177.3 miliardi, seguiti dal Regno Unito con $169.8 miliardi e dalla Francia con $88.4 miliardi.

SOCIETA' A CAPITALE ESTERO
Secondo una rilevazione del Sottosegretariato al Tesoro turco il numero complessivo delle società a capitale estero operanti in Turchia ad aprile 2007 ammonta a 16.087; di queste 13.218 sono state istituite ex-novo mentre per le restanti  2.869 si è trattato di immissione di capitali esteri in società già esistenti. La maggior parte dei capitali esteri è di provenienza europea (8.874 societa), con la Germania al comando (2.808 società), seguita dal Regno Unito (1.572 società) e Olanda (1.279 società).

INDICATORI MACROECONOMICI
 - Crescita del Pnl nel 2005: 7.7%; gennaio – aprile 2006: 6.3%
 - Inflazione  annua (prezzi al consumo): 9.6% (2006); 9.23% (maggio 2007)
 - Interscambio con l’Italia nel primo trimestre del 2007 : $3.8 miliardi con esportazioni verso l’Italia pari a  $1.8 miliardi (+3,64% rispetto al primo trimestre 2006) ed importazioni dall’Italia pari a $2 miliardi (+12,08% rispetto al primo trimestre 2006). (Ice Istanbul su dati dell’Istituto Turco di Statistica- Tuik)
_________________________
A cura di: Simona De Martino - Capo dell'Ufficio Economico e Commerciale dell'Ambasciata d'Italia in Turchia
                Gianmarco Macchia - vice Capo dell'Ufficio Economico Commerciale
                Roberto Luongo - Direttore dell'Ufficio Ice di Istanbul
Redazione: Tiziana Staffolari, collaboratore Economico e Finanziario

 

 

 

 

 

 

TURISMO/AMBIENTE


Tra Italia e Turchia

ABOLITO
IL VISTO
E'stato abolito per i cittadini italiani l'obbligo del visto per entrare in Turchia. La decisione è stata presa durante l'incontro D'Alema-Gul. Pertanto non sarà più necessario, per i nostri connazionali che vogliono recarsi in Turchia, l'acquisto del visto del valore di 10 euro. Rimane invece l'obbligo per i cittadini turchi di dotarsi del visto Shengen secondo le norme UE. Sebbene non abbia un grande rilievo economico, questa misura costituisce un'ulteriore passo avanti di Ankara per dimostrare il suo impegno nel voler aderire all'Unione europea. (Marco Rogna/La Voce d'Italia)

 

 

 
 

SCUOLA STORICA
RICONVERTITAIN ALBERGO

 

NUOVI PROGETTI
IL DIRETTORIO DI EDUCAZIONE NAZIONALE DI
ISTANBUL STA FACENDO L'INVENTARIO DEI
PALAZZI STORICI DELLA CITTA'. AL MOMENTO
SONO 154 E DI QUESTI LA META' SONO SCUOLE. RICONVERSIONE PER SALVARE GLI EDIFICI.
MA C'E' CHI NON LA PENSA COSI'

Istanbul College, Kabataş, Vefa, Çapa Anatolia high schools, Sultanahmet Vocational School, Fatih Primary School – each of these schools are symbols of Istanbul's history, and might be converted into hotels or social facilities in the future.
The Istanbul Directorate of National Education has initiated action to create an inventory of historical buildings in the city. The goal is to make use of the resources in hand. The most important part of the project is to open the historical buildings to the public in the shape of hotels and social facilities under the build-operate-transfer model. An inventory of 154 historical buildings in Istanbul has been made. Half of these buildings are schools.
The Istanbul Director of National Education Ata Özer says they initiated such a project as part of preparations for Istanbul – European Capital of Culture 2010. “The project consists of a few stages. Resource allocation from cultural funds of municipalities for historical artifacts, education of personnel for restoration of buildings, ground survey of buildings are among these stages,” Özer said.
Inventory to be presented to the ministry 
A six-person committee formed by the Istanbul Directorate of National Education has made the inventory of historical buildings. The report, which includes 156 buildings, will be presented to the Ministry of Education. When the ministry approves it, the project will be put into effect.
Noting that historical buildings are not preserved properly, Özer says as part of the project, school directors will be informed about the history of buildings. He adds, “We will also prepare books on 20 buildings which are the most important ones among these 154 buildings.”
Özer said they have also prepared a project to transform the building in which the Istanbul Directorate of National Education is located in Cağaloğlu and consists of four buildings, into a museum or a hotel.
School directors are ill at ease
Directors of schools in historical buildings are uneasy about the latest development. Istanbul College Graduates Union Chairman Şahin Yılmaz says he is not pleased with the project. “A similar project was undertaken four years ago. We publicly announced the project with Kabataş and Vefa high schools and it was stopped because of a lack of financial resources. But we are always on the watch. We know the historical significance of our building and preserve it very well. We won't let it be used for any other purpose,” Yılmaz said.
The project by the Istanbul Directorate of National Education receives negative reaction not only from school directors but also architects. Prof. İhsan Bilgin from Istanbul Bilgi University says it is not correct to evaluate all of the154 buildings with the same approach. “Each of the buildings should be evaluated alone. It makes one feel ill at ease that a commission – members of which are not known – will implement the same project for all buildings." (Sevda Yuzbasioglu/Turkish Daily News)

 

 

 

 

 

LA GUIDA PIU' COMPLETA AL PAESE
 CHE DA SECOLI COSTITUISCE

 IL PONTE TRA ORIENTE E OCCIDENTE


 

THE ROUGH GUIDE

 

di Rosie Ayliffe, Marc Dubin, John Gawthrop e Terry Richardson con il contributo di John Gorvett, Paul Sentobe, Martin Stokes e Lizzie Williams.
Titolo originale "The Rough Guide to Turkey".
Traduzione di Ornella Ciarcià, Emanuele Contu, Francesco Riva ed Elisa Romagnoli

PRIMA EDIZIONE
Antonio Vallardi Ed. – Milano – 2004 – pp. XVIII-1053 – ISBN  88-8062-154-8 – Euro 27,00


 

 
Descrizioni dettagliate dei principali luoghi d’interesse: Istanbul, le spiagge della costa egea con le rovine di Troia ed Efeso, le chiese rupestri e gli scenari naturali della Cappadocia, i monumenti degli antichi armeni, i remoti paesaggi del Kurdistan.
Segnalazioni aggiornate di alloggi e ristoranti di ogni categoria, con suggerimenti sui locali più interessanti e vivaci.
Informazioni pratiche su tutte le attività possibili nel Paese, dal noleggio di un’imbarcazione per le escursioni marine a come districarsi negli acquisti ai bazar.
Notizie approfondite sulla storia, la letteratura e le arti della Turchia.
Cento cartine con le indicazioni di vie, strade e principali siti e monumenti.

 

 

 

 

 

 

AD ANTALYA

68° CONGRESSO MONDIALEDI SKAL INTERNATIONAL
Il 68° Congresso Mondiale di Skål International si riunirà ad Antalya, in Turchia, dal 4 al 9 novembre prossimi.
La novità di questa edizione è il "Talent show", un’occasione unica per gli Skålleghi di dare prova del proprio talento artistico.
"Per il 2007 abbiamo scelto Antalya, la capitale della Riviera turca – commenta Hulya Aslantas, vice presidente di Skål International – che accoglie sei milioni di turisti all’anno, provenienti da tutto il mondo. E’ una regione unica, con una ricettività all’avanguardia, hotel di recente costruzione”.
Questo è il terzo Congresso che si tiene in Turchia, dopo quelli del 1970 e del 1993 ad Istanbul. Gli alberghi di Antalya che ospiteranno i congressisti sono il <Gloria Golf Resort> e il <Maritime Pine Beach Resort>. Per i partecipanti al Congresso è prevista la possibilità di effettuare dei tour ad Ankara, Istanbul, Izmir e Pamukkale. (Guidaviaggi.it)

 

 

 

 

 

LE IMPLICAZIONI MORALI DELL'ECOLOGIA

INCONTRO GORE-BARTOLOMEO  L'EX VICE-
PRESIDENTE USA SI E' ESPRESSO NEI CONFRONTI DEL CAPO ECUMENICO ORTODOSSO COME DEL "PATRIARCA VERDE".'
CIO' GRAZIE ALL'IMPORTANTE RUOLO CHE QUESTI SVOLGE

Le implicazioni morali legate alla tutela ecologica e l’importanza della prossima 7ma conferenza del Patriarcato ecumenico sull’ambiente, che avrà luogo in settembre in Groenlandia sono state evidenziate dal patriarca Bartolomeo nel corso di un incontro con l’ex vicepresidente degli Stati Uniti, Al Gore, recatosi ad Istanbul in occasione di un convegno organizzato dalla Banca turca <Garanti>, per celebrare i 30 anni dalla fondazione del Wwf.
L’iniziativa non è insolita negli ultimi anni in Turchia, visto il rapido sviluppo economico di questo Paese, che ha provocato un grave impatto ambientale con conseguenze gia evidenti nelle zone di maggior sviluppo industriale, come la regione di Istanbul, Izmir ed altre. Avvenimenti che stanno sensibilizzando soprattutto le nuove generazioni della società turca.
Al convegno era presente anche il Patriarca ecumenico di Costantinopoli che è stato il primo capo religioso ad avere intentato dal 1991 varie iniziative a favore dell’ambiente. Un ruolo sottolineato da Gore, recatosi in visita al Fanar, che ha parlato di Bartolomeo come del "patriarca verde, grazie all’importante ruolo che svolge sia nel mondo cristiano sia nel resto del pianeta".
Gore ha poi fatto sue le parole del Patriarca, secondo il quale”l’imposizione della civiltà moderna la quale si disinteressa delle conseguenze degli atti umani sull’ambiente, non soltanto non contribuisce allo sviluppo sostenibile, ma è anche ingiusta". (N.T/AsiaNews.it)

 

 

 

 

 

 

Sinop sul Mar Nero

LA NEW ENTRY
DI <MEDCRUISE>

Il porto turco di Sinop, sul Mar Nero, è entrato a far parte dell'associazione portuale <MedCruise>. Lo scorso anno otto navi da crociera hanno scalato nella località, tra cui la Prinsendam di Holland America Line e la tedesca Peter Deilmann. Nel 2006 MedCruise aveva chiuso il suo decimo anno di attività con 66 porti appartenenti a 20 Paesi. Sinop è famosa storicamente per essere stata la città natale del filosofo Diogene. (TTG Italia)

 

 

 

 

 

 

IL CAICCO
MADE IN ITALY

 

 

 

 

 

TECNOLOGIE
Sul mercato dal prossimo
autunno. il gioiello -
targato <Air Naval Yacht>
-  nasce dall'unione di due tecnologie: abbina la
sontuosità dei tessuti
della Turchia, ad impianti
e design campani

 

 

 

 

 

E’ appena nato ed è già richiestissimo. A volere il nuovo caicco Made in Italy, che andrà sul mercato solo dal prossimo autunno, sono soprattutto imprenditori italiani e facoltosi, appassionati di mare. Il gioiello, targato < Air Naval Yacht>, nasce dall'unione di due culture: abbina la sontuosità dei tessuti, dai colori caldi, della Turchia ad impianti, design e tecnologie innovative rigorosamente campane. Il G&G, progettato da Giovanni Morace, è stato arredato con cura e classe dalla moglie Gigliola, diventando argomento di tesi di laurea del figlio Ferdinando, per le particolarità tecniche dell’imbarcazione, rifinita in stile e design nel cantiere < Air Naval Yacht> di Torre Annunziata.
Si tratta di un caicco, al 90 per cento in legno mogano massello, lungo 30 metri, con scafo tradizionale, sovrastrutture occidentali ed interni creati unendo lo stile turco al design italiano. "Gli impianti sono tutti italiani - spiega Morace, proprietario del caicco -. Ogni pezzo è stato pensato e realizzato in famiglia. L’imbarcazione è infatti destinata ad uso personale. Della Turchia abbiamo privilegiato la lavorazione in legno. Del resto il lavoro dell’artigiano lì è ancora dominante, anzi centrale nella produzione del settore nautico. Negli interni, mia moglie ha privilegiato i colori caldi dei tessuti turchi, abbinati però ad un arredamento, in stile e design, italiano". Laureato in ingegneria navale presso l’università di Napoli, Federico II, Morace che vive a Messina ha iniziato di recente a collaborare con Carmine Sangiovanni, amministratore unico della < Air Naval Yacht>.
"Ho passato la mia vita in mare, e ho fatto del mio lavoro la mia passione — afferma Morace -. Il mio sogno era realizzare questo caicco. Una barca a vela che mantiene bene il mare, con una buona velocità da crociera e dotata di ampi spazi".
Il nuovo modello G&G è costato 2,5 milioni di euro. Ha una portata di 16 persone, con
11 posti letto, due motori di 290 cavalli ed una velocità di crociera di 10 nodi. Ma la
grande innovazione di questo prodotto è da leggere nella posizione dell’albero, sistemato in coperta, in un’area nascosta, capace di sostenere un albero di ventisei metri. "Su questa particolarità del caicco - racconta Morace - mio figlio ha preparato la sua tesi di laurea. Di solito gli alberi finiscono in griglia, in questo caso, con un calcolo ad elementi uniti, l’albero non attraversa l’interno del caicco, ma è sistemato in un’area nascosta agli occhi, sottocoperta".
Un modello unico al mondo nel suo genere, modellato e curato nel design nei cantieri del polo nautico di Torre. Ed è appunto per rilevare le particolarità di questa nuova imbarcazione, che le aziende oplontine hanno voluto presentare il gioiello turco - italiano in una manifestazione pubblica, alla presenza di forze dell'ordine e polizia municipale, capitaneria di porto. Presenti tra gli altri il nuovo sindaco Giosuè Sparita, i rappresentanti delle professioni e dei mass-media, gli imprenditori del comprensorio torrese e del napoletano. "Questa manifestazione - dice Sangiovanni - è stata organizzata come polo nautico di Torre, perché vuole essere un segnale forte per la città e la regione. Il polo non è più un progetto in costruzione, ma una realtà produttiva a livello internazionale. E se oggi possiamo brindare a bordo di un caicco dal design Made in Oplonti, è grazie all’impegno di uomini come l’imprenditore Carmine Carotenuto e l’ex sindaco Francesco Cucolo che nel 2002 hanno creduto nel progetto. Oggi siamo in prima linea a sostenere il lavoro di queste persone per trasformare la città in distretto nautico del Mezzogiorno".
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Barca da 2,5 mln
Lunghezza 30 metri
Portata 16 persone
Posti letto 11
Motori 2 di 290 cavalli
Velocità di crociera 10 nodi
Costo di produzione 2,5 mln
Legno utilizzato mogano massello
Provenienza legno Turchia
Equipaggio 2 - 3 persone
Progettista Giovanni Morace
Costo 2,5 milioni di euro

 

 

 

 

 

 

ALLARME
  A DAMASCO

TRAFFICO   IL COMUNE VORREBBE CREARE UNA
AUTOSTRADA NEL VECCHIO QUARTIERE DELLA
CITTA' GIA' MOLTO INTASATO DAI PULLMAN TURISTICI

Pilgrim buses clog a road just outside the Old City of Damascus. Partly to solve that nuisance, municipal planners want to carve a highway through a historic but neglected quarter of the Syrian capital.
"They want to knock down 1,200 shops like mine," said Bassam al-Ayoubi, sitting among the piled shelves of his hardware store in the labyrinth of alleys known as Souq al-Manakhliyeh.

 


In these crumbling, crowded streets outside the Old City, which Unesco lists as a World Heritage site, artisans and merchants make and sell anything from farm tools to copper ornaments, brassware and carpets, just as in generations past.
The governorate of Damascus envisages expanding the busy King Faisal Street, which runs parallel to the northern wall of the Old City, into a highway up to 40 meters (130 feet) wide.
Traffic in the street is often held up by the parked buses of Iranian and Lebanese Shiite Muslim pilgrims entering the modern Saida Ruqqiya Mosque in droves just inside the Old City.
But critics question whether the plan to widen the 1.5-km (one-mile) road, built in the late 19th century, is the answer to the congestion problems in the city center.
"In the rest of the world, they now stop traffic passing near historic cities because of the environmental effects of pollution and vibration," said Mouaffak Doughman, a former director of the governorate's office that deals with preservation and development of the Old City. 
Protests force delay
The project would demolish swathes of workshops, homes and markets spilling out from the Old City since medieval times. Residents fear that tower blocks, hotels and restaurants will rise in their place, irreversibly altering the area's character.
"If they do this, the history goes, the culture goes," said Ayoubi. "It's a disaster," he said, adding that thousands of people would be displaced or lose their livelihoods.
Protests from residents, archaeologists and conservationists have forced the authorities to put the project on hold until a committee has reported on its impact and the value of the area. The culture minister is due to receive the report on July 15.
The governor of Damascus has invited Unesco, which had voiced alarm over the scheme, to join the consultations. He and the culture minister have also told UNESCO that no project will be implemented without the U.N. body's agreement.
"This is good. It is not a guarantee for us, but it is good enough for the moment," Nada Al Hassan, program specialist at the Paris headquarters of the U.N. Educational, Scientific and Cultural Organization, said in a telephone interview.
"For UNESCO, this area is part of a buffer zone around the World Heritage property," she said. "The urban fabric itself is valuable, not just the individual buildings. You can't just erase a neighborhood without affecting the site nearby."
Some Syrian officials query the value of a buffer zone. "The work is outside the wall. Anyway, it doesn't harm the Old City," Tourism Minister Saadallah Agha al-Qalaa told Reuters.
Ayoubi and many other traders and artisans rent their premises and would get no recompense if the urban renewal plan goes ahead. Only owners are entitled to limited compensation.
"We have whole souqs here. If you wipe out the souqs and open up the gates, leaving a few stones, the city will have no meaning. And this is the world's oldest continuously inhabited city," Ayoubi said, reiterating a Damascene boast. 
Historic legacy
Roman, Byzantine, Ottoman and other empires have left their mark on Damascus, founded more than 4,000 years ago, but the pace of change in this rapidly growing city of 3.5 million has quickened since Syria gained independence 61 years ago.
New roads and buildings have devoured several venerable neighborhoods – Syrian law protects only the walled city.
Conservationists advocate restoring rather than razing buildings near the city wall, whose Roman foundations are overlaid by Arab defenses dating from the 11th century onward.
The threatened district, which contains architectural jewels such as the Ottoman-era Muallaq Mosque, is undeniably run down.
Shop hoardings, steel shutters, chaotic cables and centuries of grime hide many of its weathered stone arches and brickwork.
But much of the Old City itself is dilapidated. Decay is not a criterion for demolition, UNESCO's Al Hassan argued.
"There are voids from things that were done in the past," she acknowledged. "But other parts are really urban ensembles whose origins date from the 12th or 13th century. So there is this very valuable heritage outside the city wall.
"The city inside the walls cannot be dissociated from the city outside the walls, not only from a historical point of view but also socially and economically," Al Hassan said. (Alistair Lyon/Turkish Daily News)

 

 

 

 

 

IL LAGOPROSCIUGATO

 

Si tratta dello Yarisli
che si trovava nei
pressi del  centro turco
di Burdur

La desertificazione, sempre più oggetto di allarme da parte della comunità internazionale, trova un esempio clamoroso in Turchia dove un lago è letteralmente scomparso. Si tratta - riferisce il giornale turco <Milliyet> - del lago di Yarisli che si trovava nei pressi della cittadina turca sud-occidentale di Burdur. Il lago, che una volta era un punto di sosta e di ricovero per gli uccelli di passo e forniva acqua agli agricoltori per fini irrigui, si è prosciugato per esaurimento delle fonti d' acqua sorgiva - spiega il quotidiano, creando ovviamente gravi problemi per gli agricoltori della zona. Secondo lo stesso giornale anche i livelli del gigantesco lago di Van (nella Turchia estremo orientale ai confini con l' Armenia) stanno subendo un grave abbassamento. (Ansa)

 

 

 

 

 

 

CULTURA

 

 

 

 

 

 

 

 

"IL LIBRONERO"

CAPOLAVORI  RIVEDE LA LUCE - EDITO DA <EINAUDI> - UNO DEI PIU' INTERESSANTI LIBRI DELLO SCRITTORE TURCO ORHAN PAMUK, PREMIO NOBEL 2006 PER LA LETTERATURA.

Edito per la prima volta in Italia nel 1996 dall'editore <Frassinelli>, "Il libro nero"  (Kara Kitap) di Orhan Pamuk rivede la luce con <Einaudi> che ne ha curato una moderna versione grazie anche alla traduzione di Semsa Gezgin. Undici anni fa erano pochi quelli che conoscevano lo scrittore turco per cui il libro si può dire che passò allora quasi inosservato. Ma state certi che adesso non sarà così perché - al di là delle qualità del testo - un Nobel per la Letteratura è la migliore sponsorizzazione che si possa fare ad un romanzo. Romanzo che qualcuno ha già definito giallo, ma erroneamente giacché del genere giallo "Il libro nero" ha ben poco se non l'improvvisa scomparsa dalle prime pagine di due dei tre principali protagonisti, Ruya e Celal, della affannosa ricerca di questi da parte di Galip, al ritrovamento dei cadaveri a fine lettura. Attorno a questo punto fermo - alla storia di un giovane avvocato (Galip) lasciato dalla moglie (Ruya) e a quella di un geniale ed eclettico giornalista del <Milliyet> (il cognato Celal) - si snoda un mondo che per Pamuk sarà solo l'anticipazione di quello poi descritto in "Istanbul". E già, Istanbul. Perché in fondo quello che è il comune denominatore è il ricordo continuo dell'infanzia, degli anni che non torneranno più, di una città che lentamente ma inesorabilmente si trasforma perdendo le sue secolari caratteristiche: il dolce profumo degli alberi di Giuda e dei caprifogli sulle rive del Bosforo, il canto tranquillizzante degli uccelli primaverili e il rumore delle correnti del mare, i venditori ambulanti di palloncini e di helva, i tesori bizantini, il richiamo del muezzin. L'abbiamo già sottolineato in altra occasione: Pamuk è uno scrittore particolare. Per afferrarne appieno le sue qualità, bisogna conoscere il teatro dentro al quale egli muove cose e persone. Chi non è mai stato, anni addietro, nel quartiere di Nisantasì o in quello di Beyoglu, chi non ha fatto mai girare i vecchi tornelli all'imbarco dei traghetti Karakoy-Kadikoy, chi non ha mai visto la bottega di un rigattiere come quella di Alaaddin, chi non ha mai conosciuto una famiglia turca (padre, madre, figli, nonni, nipoti, zii e gatti naturalmente), chi è digiuno della storia dei sultani e non sa nulla della breve esistenza del principe Oosman Celalettin Effendi, bene è meglio che si legga un altro romanzo. De "Il libro nero" capirebbe ben poco. Non capirebbe, ad esempio, che i cinque anni impiegati da Pamuk per scrivere il romanzo sono stati la disperata ricerca di questi del proprio sogno perduto, in un progressivo ed ambiguo processo di assimilazione, dove ad un certo punto lo scrittore si identifica con Galip là dove questi aveva assunto via via l'identità e la personalità del cognato, abitando la sua casa, rispondendo al telefono, componendone gli scritti.
Annota l'autore in una appendice al testo: "Adesso so molto bene quanto fossi felice di scrivere il mio libro, fumando a volontà e dando ascolto al silenzio di Istanbul fino alle quattro di notte (cani che abbaiavano lontano, alberi fruscianti, camion della nettezza urbana, ubriachi). In quelle notti fonde vivevo questa gioia coma una stanchezza spirituale sconvolgente e come godimento, insieme alla paura di perdermi nel mistero del libro che di quando in quando era inaccessibile anche a me.
Non affronterò la consistenza, l'incertezza e il significato di questo mistero, perchè so perfettamente di non essere in grado di capire e di analizzare quella zona pericolosa su cui molti mi interrogano tra dubbi e curiosità
".
Se è vero che Galip - in una Turchia (quella degli anni 1979-82) che aveva smarrito la memoria storica e la capacità di immaginare l'avvenire - spingerà oltre il suo gioco, fino all'epilogo amaro ed inevitabile - è altrettanto vero però che Pamuk saprà alla fine sciogliere i suoi lacci da quella solitudine e da quella tristezza che nel giovane avvocato erano diventati una malattia. Se "io sono diventato uno scrittore perché non ero in grado di fare ciò che lui ha fatto". (Veronica Incagliati)
______________________
Orhan Pamuk - "Il libro nero"
Einaudi editore
pagg. 505 euro 19.50

 

 

 

 

 

 

GLI ETRUSCHI
ARRIVANO
DALLA TURCHIA

LA SCOPERTA 
Lo proverebbe uno studio
di un genetista italiano
dell'Università di Torino
I campioni della specia
di Murlo e Volterra molto
simili a quelli anatolici

Aveva ragione Erodoto. Gli Etruschi arrivano dall'Anatolia, la regione meridionale della Turchia. A svelarlo è il Dna. L'enigma sulle origini di questo popolo, che visse nel cuore dell'Italia, la cui soluzione è stata inseguita fino a oggi, vanamente, da archeologi, storici e linguisti di tutto il mondo, è ora vicina. Grazie alla genetica. La scoperta è contenuta in uno studio di Alberto Piazza, genetista dell'Università di Torino, presentato alla conferenza annuale della Società europea di genetica umana in corso a Nizza.
Piazza è andato a cercare la chiave del mistero degli Etruschi, popolo dalla cultura più evoluta rispetto ad altre etnie italiane, proprio dove stanno scritti i segreti più remoti della vita: nel Dna. L'equipe del genetista ha analizzato il campione di molecole del codice genetico degli abitanti che vivono da almeno tre generazioni nei centri di Murlo e Volterra, due tra i più importanti siti archeologici etruschi, e a Casentino, dove la cultura etrusca è stata ben conservata.
L'equipe di studiosi ha messo a confronto i dati raccolti con quelli di persone di altre aree geografiche, in particolare del Nord Italia, della Sicilia, della Sardegna, della Turchia e dell'isola di Lemnos in Grecia. Ebbene, proprio il Dna degli abitanti di quell'area della Toscana è quello che più di tutti somiglia a quello dei turchi.
"Abbiamo trovato - spiega Piazza - che il Dna degli individui di Murlo e Volterra è molto più simile a quello dei turchi. In particolare una precisa variante genetica è stata trovata nel campione di Murlo e solo nelle persone provenienti dalla Turchia".
I risultati quindi sarebbero congruenti con la versione data dallo storico greco Erodoto nelle sue Storie, in cui narra che il popolo etrusco emigrò dall'antica regione della Lidia, ora parte meridionale della Turchia, spinto dagli stenti di una lunga carestia. La metà della popolazione, sostiene Erodoto, salpò da Smirne inviata dal sovrano per cercare di trovare migliori condizioni di vita.
La spiegazione dello storiografo greco venne molto contrastata dagli storici successivi. Esiste, infatti, una seconda tesi sull'origine degli Etruschi, secondo la quale quel popolo avrebbe origini del tutto autoctone. Infine, un terzo filone storiografico fornisce una spiegazione in base alla quale gli Etruschi sarebbero originari del Nord Europa.
"Penso che la nostra ricerca - sottolinea Piazza - offra prove convincenti che la ragione è dalla parte di Erodoto, e che gli Etruschi arrivano dalla antica Lidia." Il professore ha anche annunciato ulteriori verifiche ai risultati ottenuti fino a oggi. "Ad ogni modo, per avere la completa certezza di quanto abbiamo trovato, analizzeremo il Dna di abitanti di altri centri toscani e valuteremo se c'è una continuità genetica tra gli antichi Etruschi e i toscani dei nostri tempi". (la.Repubblica.it)

 

 

 

 

 

 

GLI EBREIPIANGONO
LA MEMORIA DEL "MESSIA"

SABBATAI ZEVI

IL CASO STA PER ESSERE ABBATTUTA AD IZMIR LA CASA
DEL PROFETA CHE NEL 1666 SI CONVERTI' ALL'ISLAM 
DANDO ORIGINE ALLA SETTA DEI DUNMEH CRIPTOGIUDEI.
LA PROTESTA DELLA RIVISTA AMERICANA "FORWARD>

 


Ci è pervenuta questa e-mail con un articolo del giornalista Maurizio Blondet. Ci sembra interessante, se non altro per conoscere una parte di storia ancora per certi versi oscura.

Il municipio di Smirne in Turchia sta per abbattere la casa in cui, secondo la tradizione, visse Sabbatai Zevi, il falso messia che nel 1666 si convertì falsamente all'Islam dando origine alla setta dei dunmeh criptogiudei - e la rivista ebraica americana Forward eleva una protesta e un'elegia nostalgica per quel gruppo umano eletto. (1) Strano. Dopotutto il sabbatismo è un'eresia e una apostasia per l'ebraismo, e i rabbini, quando alludono a Sabbatai Zevi, debbono aggiungere "possa il suo nome essere cancellato". Ma sono pur sempre ebrei, della razza superiore, di cui anche le eresie sono sacre e belle. "Il sabbatismo fu un movimento dinamico, mistico e progressista" si strugge Forward. Soprattutto, fu "il precursore del sionismo". E, rivela il giornale, due presidenti di Israele, Ytzhak Ben-Zvi e Zalman Shazar, erano "entrambi savii del movimento"; e gli oppositori ebraici del padre del sionismo, Theodor Herzl, lo chiamavano "l nuovo Sabbatai Zevi". Non è la sola rivelazione dello struggente articolo rievocativo. Forward offre una serie di particolari poco noti sulla setta dunmeh, e lascia intendere che "migliaia" di falsi islamici criptogiudei vivono ancora nella società turca. Il silenzio selettivo su certi particolari è ancora più significativo: non una sola volta si ricorda il fatto che i criptogiudei furono la forza radicale dietro la rivoluzione di Ataturk e il suo regime secolarista (massonico), che da allora ha sempre retto la Turchia per mano dei militari (dunmeh l'attuale capo supremo dello Stato Maggiore, Bukuyanit) in un colpo di Stato permanente. Il giornale americano giustifica Zevi: fu "costretto" a convertirsi perché il sultano lo pose nell'alternativa di "prendere il turbante o morire". Aggiunge che "quasi un terzo degli ebrei europei credevano fosse il messia, e avevano cominciato ad affluire in Turchia nell'attesa del trionfo d'Israele, lungamente atteso". Si tace su cosa doveva consistere tale trionfo: Sabbatai Zevi aveva promesso ai suoi fanatici seguaci che andava a Costantinopoli a prendere il potere promesso ad Israele, cacciando il sultano. Ciò che poi i dunmeh hanno effettivamente fatto, nel primo del '900, in forma laica e militarista. Quando Sabbatai Zevi, per scampare alla decapitazione, apostatò l'ebraismo, "i suoi seguaci videro nella conversione un atto eroico di tikkun, o riparazione, e seguirono il loro messia diventando musulmani all'esterno, e in segreto mantenendo la loro fede giudaica messianica". Per cui i turchi li chiamarono «dunmeh», ossia «voltagabbana». Molto brevemente ricorda che "il sabbatismo non si estinse dopo la morte di Zevi"; anzi che ci furono "altri messia, persone oggi dimenticate come Baruchya Russo e Jacob Frank". Il giornale americano sorvola sul fatto che questi due instaurarono culti sessualmente aberranti: poiché era arrivato il Messia, conclusero, "non c'è più divieto di incesto", e praticarono le mistiche ma carnalissime nozze tra fratelli, e lo scambio delle mogli in orge notturne. Dice solo che il movimento sabbateo "ha molto influenzato l'emergenza, nel 18mo secolo dello Hassidismo": infatti gli hassidici, fra cui la setta Lubavitcher tanto amata dai neocatecumenali, praticano una «mistica» sessuale orgiastica. Le prodezze sessuali dei rabbini hassidici fanno parte integrante dei racconti mistici glorificati da Buber. Fatto è, dice Forward, che "ci sono dunmeh anche oggi, che vivono in comunità segrete, all'inizio a Salonicco ma oggi per tutta la Turchia". Molti dunmeh «sono stati sterminati nell'olocausto», dice il giornale ed è una piena menzogna: come sarebbero stati sterminati, visto che il Terzo Reich

non occupò la Turchia, e per di più essi sono ufficialmente musulmani? In attesa di lumi su questa shoah ignorata, proseguiamo la lettura. "Molti dunmeh fanno parte della odierna elite turca, ma è tabù dirlo. anche se la loro identità è un segreto aperto". Per esempio, "Ismail Cem, il ministro degli Esteri turco recentemente scomparso, fu rivelato come un dunmeh da vari giornali turchi, ma lui negò sempre di essere sabbateo". Segue una conversazione con "uno dei pochi dunmeh che dichiarano volontariamente la propria discendenza», Barry Kapandji: una dichiarazione non proprio completa, dato che Kapandji è un nome inventato ("L'uso nel mio nome reale è fuori questione", dice il sabbateo). Kapandji, che oggi ha 33 anni, racconta che suo padre lo iniziò alla setta quando ne aveva nove, "e da allora è rimasto affascinato dal suo retaggio" pseudo-messianico. E' stato "Kapandji" ad avvertire del pericolo che la casa di Sabbatai Zevi, nella strada di Smirne chiamata Agora Giri, al numero civico 920, stava per essere abbattuta per farne un giardino pubblico. I dunmeh non vogliono esporsi a difenderla, rivelando la loro identità; gli ebrei diciamo ortodossi fanno finta di non sapere nulla della setta. "Ma Sabbatai Zevi ha, nel bene o nel male, contribuito a formare la storia del popolo ebraico, e dovremmo riconoscerglielo", s'indigna il Kapandji. Lui spera che la casa sia salvata coi soldi della diaspora americana, e trasformata in museo. Che quella casa sia l'abitazione di Sabbatai lo assicura a Forward "il dottor Cenciz Sisman, un esperto di sabbatismo che ha un dottorato della Harvard University. Sisman cita una quantità di prove, fra cui articoli di giornali del 1925 e 1940, in cui la casa è descritta come 'visitata da credenti', e un libro del 1935 del noto storico Abraham Galante, nonché un racconto del 1961 dello scrittore John Freely, che ha visto un gruppo di credenti accendere candele e compiere un rito al terzo piano dell'edificio". Dal seguito dell'articolo, risulta che "la tradizione segreta di credenze, liturgia, rituali e persino le ricette" dei dunmeh sono studiati e raccolti con amore da importanti studiosi ebraici. Così, "il celebre studioso della Kabbalah Avraham Elqayam ha recentemente pubblicato un articolo sul significato mistico del da poco scoperto libro di ricette dunmeh" (sic). E c'è un giornale online, <Zeek>, di cui il giornalista di Forward è direttore, "che pubblica traduzioni degli inni sabbatei e racconti in prima persona di Zevi durante la preghiera": prezioso materiale "raccolto da David Halperin, docente emerito di religione alla Università del Nord Carolina". (2) Tutta questa cura e attenzione, da parte di ebrei (apparentemente) non sabbatisti, supera di molto la curiosità archeologica per un "retaggio" scomparso. E' noto che per i rabbini israeliani qualunque azione compiuta da un ebreo, anche dichiaratosi falso messia, è comunque santa perché avvicina il trionfo finale di Israel. Come disse rabbi Rav Kook, primo rabbino capo di Israele: "Per far venire l'era messianica, è necessario passare attraverso il profano nella sua lotta contro la spiritualità, ed anche attraverso la profanazione". E' esattamente la "mistica" di Sabbatai Zevi, con cui giustificò la sua apostasia come "riscatto". Ancora Rav Kook: "Questa distruzione in vista della costruzione (harissa tzarekh binyan) è l'applicazione dell'insegnamento kabbalistico sulla distruzione dei mondi in vista della loro restaurazione. i pionieri empi (sionisti laburisti) sono dunque, a loro insaputa, gli agenti zelanti del piano divino il cui obbiettivo è, radunando gli ebrei nella loro terra, di realizzare la redenzione di Israele". Dal che discende il corollario: qualunque mezzo - l'inganno, la falsa apostasia, la menzogna - è lecito per accelerare l'avvento del regno. A leggere queste frasi sorgono spontanee alcune domande: il primo rabbino di Israele, Kook, ispiratore del Likud, era un sabbateo? Oppure: esiste una percettibile differenza fra il sabbatismo aberrante e apostata e l'ebraismo maggioritario? Domande di cui è inutile la risposta. I dunmeh, conclude sibillino il giornalista di Forward, "segretamente, ancora resistono". (Maurizio Blondet)

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Note 1) Jay Michaelson, "Shrine of false messiah in Turkey may be razed", Forward, 18 maggio 2007. 2) Citato da David Banon, "Il messianismo", Giuntina 1998, pagina 107.

 

 

 

 

 

AD EFESO

LA PICCOLA CASA
(MARYEMANA EVI)

Nella Bibbia, Gesù sulla croce affidò sua madre a San Giovanni l’Evangelista. Intorno all’anno 37, dopo la morte di Cristo, San Giovanni condusse la Vergine Maria ad Efeso. Visse lì, fino alla fine dei suoi giorni, in una piccola casa (Maryemana evi) costruita per Lei sul Bulbul Dagi (Koressor, Monte Rossignol). Oggigiorno è un luogo di pellegrinaggio popolare per i Cristiani ed i Musulmani. Questa casa è stata riconosciuta dal Vaticano: le celebrazioni vi si svolgono regolarmente il 15 agosto e in altri tempi dell’anno. È una modesta casa di pietra, situata ad 8 km da Selçuk (Efeso) e a 25 km da Kusadasi. Gregorio di Tours (538-597) è stato il primo a parlare di una “venerabile cappella” situata su di una montagna presso Efeso: “In cima ad una montagna vicino ad Efeso, ci sono quattro mura senza tetto. Giovanni abitò all’interno di quelle mura” (Liber Miraculorum I, 30). La casa della Vergine Maria è stata scoperta nel XIX secolo da alcuni archeologi che hanno condotto le loro ricerche a partire dagli scritti della veggente tedesca Anne Catherine Emmerich. La veggente è stata beatificata da Papa Giovanni Paolo II il 3 ottobre 2004.
Nel 1891 i Padri Lazzaristi Poulin e Jung, del Collegio francese di Izmir in Turchia, e Suor Maria di Grancey, vollero verificare l’autenticità delle visioni riguardanti Efeso, a 50 km da Izmir. Ciò che scoprirono era straordinariamente conforme alle descrizioni di Anne Catherine Emmerich. Grazie ad alcune donazioni, la “Casa di Maria” e la proprietà che la circonda, sono state acquistate. C’è ragione di pensare che la cappella bizantina del VII secolo, restaurata dalle fondamenta del I secolo, che portava il nome di “Panaghia-Capulu” (la Porta della Santissima), sia stata edificata effettivamente sui resti della casa di Maria.
Dalla proclamazione del dogma dell’Assunzione nel 1950, il governo turco ha aperto una strada che va da Efeso alla casa di Maria, così milioni di turisti hanno scoperto “Meryemana” (la Madre Maria), come viene chiamato questo Santuario.
Milioni di pellegrini cattolici, ortodossi (da Romania, Grecia, Russia), protestanti (tedeschi, americani) ed anglicani vengono ad Efeso. Ad Efeso San Giovanni avrebbe scritto il suo Vangelo; sull’isola di Patmos, ad alcuni chilometri in linea d’aria, ha ricevuto le rivelazioni dell’Apocalisse. San Paolo ha vissuto tre anni ad Efeso. Le Sette Chiese dell’Apocalisse stanno tutte nella regione di Efeso. È ad Efeso che nel 431 ebbe luogo il Concilio che dichiarò Maria Madre di Dio (“Theotokos”), nella prima chiesa al mondo che le fu dedicata. Quello che si scopre della Madre di Dio nella casa di Efeso, è emblematico della sua Missione Materna di misericordia, di pace, di unità, di cui vuole dar prova al mondo intero, a tutti i suoi figli.
Papa Paolo VI si è recato in pellegrinaggio alla Casa di Maria il 26 luglio 1967. Papa Giovanni Paolo II si fermò in questo Santuario il 30 novembre 1979. Durante il suo viaggio in Turchia, Papa Benedetto XVI ha celebrato la Messa al santuario “Meryemana evi”, mercoledì 29 novembre 2006. (Agenzia Fides)

 

 

 

 

 

 

 

ARTE

 

 

 

 

 

 

CI RISIAMOCON LE PROMESSE

 

VILLA TARABYA  SI RIPARLA DEL RESTAURO DI QUELLA
CHE  E' STATA LA SPLENDIDA RESIDENZA ESTIVA DELLA AMBASCIATA D'ITALIA AD ISTANBUL. MA INTANTO CI SI CHIEDE DOVE IL NOSTRO GOVERNO TROVERA' I SOLDI PER DARE IL
VIA AI LAVORI DI RISANAMENTO

Villa_Tarabya Un_interno_di_Villa_Tarabya

Una cara amica ci ha scritto da Istanbul: "Finalmente ci siamo. Ma i soldi, quando arrivano da Roma?".
A questo interrogativo, pensiamo che non ci sarà mai risposta. Fino ad oggi, infatti, di promesse relative ad un rapido restauro della sede della residenza estiva dell'ambasciata italiana - costruita nel 1905 dal famoso architetto Raimondo D'Aronco - ne sono state fatte tantissime. Eravamo presenti - tanto per citare un esempio - quando l'allora ministro degli Esteri Gianfranco Fini e l'ex Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi rassicurarono di fronte ad una platea di industriali italo-turchi convenuti al Ciragan Palace che quanto prima si sarebbe dato vita ai lavori dell'edificio per salvare il salvabile. Sono trascorsi due anni nel corso dei quali altre voci governative, molto deboli per altro, si sono levate per riaffermare che l'appello lanciato da intellettuali, studiosi ed architetti non era caduto nel vuoto e che, anzi, c'era già la copertura finanziaria per mettere mano all'opera di risanamento della fatiscente struttura. No, noi a questa ulteriore promessa non crediamo. Siamo come San Tommaso. Dobbiamo prima vedere, con i nostri occhi, gli operai sul posto, a Tarabya. E con loro, tecnici ed esperti. Altrimenti sono chiacchiere.
Come si legge in un appello - contenuto nel Manifesto dei 14 - lo stato di abbandono dell'edificio, tuttora di proprietà dell'Italia, è purtroppo tale da paventarne una definitiva perdita. E' l'esempio del disinteresse del Governo nazionale, di questo e di quelli che lo hanno preceduto, a partire dal 1995 quando a denunciare le condizioni precarie della costruzione era stato per prima <Italia Nostra>, avvallata da Bruno Zevi. Ora poi con una Finanziaria che ha tagliato la benzina persino alle autobotti dei Vigili del Fuoco e che ha ridotto le spese a tutti i dicasteri, compreso quello dei Beni Culturali, è quanto mai illusorio pensare che ci siano i soldi per recuperare un tesoro che si trova all'estero e che probabilmente interessa a ben pochi. Comunque noi siamo qua. Se ci sono novità fatecele sapere e saremo pronti a metterle in pagina. (Ve.Inc)

 

CHI HA ADERITO

Carlo Ripa di Meana, pres. naz. di <Italia Nostra>
Teresa Valiante Jesu, pres.Cons. Reg. Friuli-Venezia Giulia di<Italia Nostra>
Renato Bosa, presi. sez. di Udine di <Italia Nostra>
Salvatore Settis, direttore Scuola Normale di Pisa
Furio Honsell, rettore Università di Udine
Maria Amalia d'Aronco, pro Rettore Università di Udine
Caterina Furlan, pres. Fac. Lettere Università di Udine
Giacomo Borruso, pres. Fac, Architettura Unoversità di Trieste
Riccardo Zandonini, pres. Fac. Ingegneria Università di Trento
Iginio Marson, pres. Fac. Ingegneria Università di Trieste
Giorgio Cacciaguerra, pres. Corso laurea Architettura Università di Trento
Donatella Calabi, Iuav Venezia
Guido Zucconi, Iuav Venezia
Ennio Concina, Università ca' Foscari Venezia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

INTEGRAZIONI

VINCEIL MASTERPLAN 
DI ZAHA HADID

Il Kartal-Pendik Masterplan di Zaha Hadid con Patrik Schumacher è la proposta vincitrice del concorso per un nuovo centro urbano nella zona est di Istanbul. Si tratta di convertire un sito industriale abbandonato in una nuova area centrale della città, completa di distretto finanziario, residenze di alto livello, auditorium, teatri, porti turistici e hotel.
Il sito è ubicato alla confluenza di alcune importanti arterie infrastrutturali, incluse le maggiori autostrade che collegano Istanbul con Europa e Asia, l’autostrada litoranea, i terminal marittimi, e le linee ferroviarie per le maggiori aree metropolitane.
Il progetto inizia dal collegare tra loro infrastrutture di base e contesto urbano. Linee laterali cuciono assieme le maggiori strade di connessione tra Kartal (ovest) e Pendik (est).
L’integrazione di queste arterie laterali con gli assi longitudinali principali crea una griglia deformabile che costituisce l’ossatura portante del progetto.
Localmente questa "rete" può restringersi in "fasci" per formare aree a più elevata densità e, quindi, un’intensificazione del tessuto urbano "verticale".
In alcune aree la rete si innalza per formare un insieme di torri in un ambiente aperto, in altre aree la logica si inverte per diventare tessuto più denso tagliato dalle strade, altre volte può completamente svanire per lasciar spazio a parchi e spazi aperti.
Alcune aree si estendono sull’acqua, creando una matrice composta da porticcioli, negozi e ristoranti galleggianti.

UN NUOVO CENTRO URBANO VEDRA' LA LUCE IN UN SITO INDUSTRIALE ABBANDONATO (ZONA EST DI ISTANBUL)


Il tessuto è ulteriormente articolato in un tracciato urbano che genera numerose tipologie di edifici (dalle case isolate agli edifici plurifamiliari) in grado di rispondere alla differente domanda di ogni quartiere.
La morbida griglia incorpora anche una possibilità di sviluppo e crescita, come ad esempio nel caso di un insieme di torri che possono emergere da un’area destinata ad ospitare edifici bassi o comparire all’interno di un parco.
Il masterplan è in tal modo un sistema dinamico che genera una struttura flessibile e adattabile alla forma urbana, bilanciando la necessità di un’immagine riconoscibile e nuove condizioni ambientali con una sensibile integrazione della nuova città con quella esistente.
L’area totale di progetto è di 555 ettari / 6 milioni di mq di area costruita.
Il Project Team è composto anche da DaeWha Kang e Saffet Bekiroglu con Sevil Yazici, Daniel Widrig, Melike Altinisik, Elif Erdine e Miya Ushida. (Cecilia Di Marzio/Edilportale.com)

 

 

 

 

 
IL RITORNODI MIKA

 

 

Il Comune di FONTE NUOVA, in provincia di Roma, organizza dal 26 giugno al 5 luglio 2007 un’esposizione delle opere grafiche del Maestro Incisore
FATIH MIKA.
La mostra, dal titolo “CARTE D’ ORIENTE”,
sarà inaugurata martedì 26 giugno, alla presenza del Sindaco.
(ore 12.00 – Via Machiavelli 1 – Fonte Nuova – Roma )

 

Fatih Mika è nato a Istanbul, studia a Sarajevo e vive a Roma.

Per questo artista migrare è quasi un processo naturale accompagnato da sicuri punti di riferimento. Fatih Mika pare abbia scelto come tali la natura, rappresentata nelle sue semplici ed innumerevoli forme, ancora più varie per effetto delle tecniche diverse, talora personali, con cui la riproduce: pesci soprattutto, muti osservatori dell'ambiente, quasi indifferenti inquilini del mondo, eppure ovunque presenti nelle ampie distese d'acqua che collegano continenti e paesi; spaventati o altrimenti aggressivi, non importa. La fluidità dell'acqua che li ospita si attenua però nelle sue incisioni, la carta si marmorizza, fissa fredda un'immagine, si contrappone al movimento, rimanda a momenti di stasi, a fissi silenzi di tempi che si dilatano, come le macchie delle sue acqueforti e acquetinte, per ascoltare e dare spazio a gesti minuziosi e pazienti.

Così le altre forme di vita o i paesaggi presenti nei suoi lavori.

Gli stessi dervisci, catturati dalla filigrana delle lettere, appaiono sospesi.

Un invito a fermarsi e a ripensare forse, un rimando ai momenti di quiete della sua infanzia, certamente il naturale soccorso alla necessità di dover vivere più luoghi e di confrontarsi con diverse culture.
(Dalla presentazione di Angela Tangianu per il catalogo della mostra realizzata ad Ankara nel 2006 presso la Galleria d’Arte Sevgi.)

 

 

 

 

 

 

SPETTACOLI

 

 

 

 

 

Billy Hayes, dopo
37 anni, ammette pubblicamente di non essere stato mai
torturato e violentato
nella prigione di
Istanbul dove era stato
rinchiuso per
detenzione di droga
e dalla quale era poi
evaso
 

 

 

 

MIDNIGHT EXPRESS

(Usa 1977, col, 121) Alan Parker. Con Brad Davis, Randy Quaid, John Hurt, Irene Miracle, bo Hopkins, Paolo Bonacelli, Gigi Ballista, Franco Diogene.
Due Oscar: migliore sceneggiatura e colonna sonora (Giorgio Moroder)

 

 


 

 

"FUGA DI MEZZANOTTE":
IL BLUFF AMERICANO

 

 

Altro che "Fuga di mezzanotte", in verità si è trattato di una vera e propria «fuga dalla realtà». Un bluff al cento per cento. Parliamo del famoso film di Alan Parker che nel 1978 drammatizzò oltre ogni limite la detenzione in Turchia dell’allora giovane Billy Hayes, arrestato per droga il 6 ottobre 1970 mentre era in coda davanti a un banco del check in all’aeroporto di Istanbul. Il film, che vinse l’Oscar per la sceneggiatura di cui fu autore un Oliver Stone ai suoi esordi cinematografici, fu tratto dal libro "Midnight Express" che Hayes scrisse dopo la rocambolesca evasione, poi raccontata nella pellicola. Ma poiché le bugie hanno le gambe corte, adesso la verità, quella vera, è venuta a galla.
Ci ha pensato lo stesso Billy Hayes a raccontarla: il film che trent’anni fa mostrò al mondo intero il disumano trattamento che sarebbe stato riservato ai detenuti nelle carceri turche, è pieno zeppo di episodi mai accaduti. Falsa la scena in cui, appeso  a testa in giù, il protagonista viene picchiato selvaggiamente. Falsa la 

scena in cui lo stesso 
protagonista viene violentato
dalle guardie 
carcerarie. False, in somma, tutte le torture che il poveretto avrebbe subìto all’interno della prigione di Sagmalcilar restò rinchiuso per cinque anni prima di riuscire a fuggire. E falsa anche la scena in cui il protagonista stacca a morsi la lingua di una guardia. Nella realtà, dunque, non ci furono né stupri né torture, che nella finzione cinematografica furono invece messi in forte evidenza forse in ossequio a una celebre frase di Woody Allen: "Troppa realtà non è quello che  il pubblico vuole". 
Fu dunque hgirato  un film Made in Usa sì, ma taroccato di sana pianta. Perché — ha raccontato a Istanbul lo stesso Hayes, che  vive a Los Angeles e fa il regista, durante un convegno sulla sicurezza  cui è stato invitato dalla polizia turca — quella fu la decisione presa dal regista Alan Parker, secondo il quale "mettere qualche turco buono sarebbe stato come fare vedere un nazista che offre una sigaretta agli ebrei che entrano nella camera a gas: l’impatto sul pubblico sarebbe indebolito".
Ecco perché gli episodi più violenti sono nel film, ma 
non nel libro. Fu però il film, con le sue scene 
sadomasochiste di inaudita crudeltà e di fin troppo 
crudo realismo, a dare della Turchia un’immagine talmente negativa da tenere lontano migliaia di turisti
e da costruire quella pessima fama basata sul mancato rispetto dei diritti umani che ancora oggi è uno degli ostacoli più ardui da superare lungo la strada che conduce il Paese della Mezzaluna verso l’ingresso nell’Unione Europea.
Per anni sia Billy Hayes sia Oliver Stone hanno accuratamente evitato di andare in Turchia, forse per paura di qualche ritorsione da parte di turchi che,  non a torto, si ritenevano diffamati. Tre anni fa, però, Stone si è scusato per avere "esagerato". E il produttore David Putnam ha ammesso che il film era basato su un "libro disonesto".
Di recente è toccato a Hayes, ospite proprio della polizia turca. "Chiedo scusa ai turchi per tutti i problemi che il film ha causato. Molte delle cose viste in quella pellicola in realtà non sono  accadute" ha detto. Aggiungendo: "Non è giusto che in tutto il film non ci sia nemmeno un turco buono. Io ne ho incontrati, anche in carcere". Meglio tardi che mai. (Sara Basilici)

 

 

 

 

 

"UN GIORNO PERFETTO" 
PER FERZAN OZPETEK

E' un periodo decisamente intenso per Ferzan Ozpetek: il regista di orgine turca è in trattative per la regia della Carmen di Bizet al prossimo Maggio Musicale Fiorentino, e nei mesi scorsi ha annunciato di essere intenzionato a dirigere anche un piccolo film in Turchia ed uno negli Stati Uniti; ma il suo prossimo progetto cinematografico - le cui riprese dovrebbero partire da ottobre - sarà un film tratto da "Un giorno perfetto" di Melania Mazzucco.
L'adattamento del romanzo della Mazzucco - che è ambientato a Roma e racconta una giornata nella vita di nove personaggi - è stato firmato da Sandro Petraglia, ma Ozpetek starebbe già apportando alcune modifiche su alcuni personaggi della storia, che potrebbero cambiare sesso. "Mi ha turbato e mi ha fatto passare notti insonni", ha rivelato Ozpetek descrivendo il libro, "Fa riflettere e sconvolge, e con una vena di pessimismo ed un'atmosfera di pesantezza che non sono miei. Ma mi sento attratto proprio da ciò che è lontano da me. Voglio buttarmi e lasciarmi travolgere e lasciare per la prima volta la mia consueta dimensione del "tutto in famiglia". (Castelrock News)

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Tra i prossimi progetti
cinematografici del regista
di origine turca c'è anche
un film tratto dal romanzo
di Melania Mazzucco.
Trattative per la regia
della Carmen di Bizet

 

 

 

 

 

 

 

 

MAGGIO MUSICALE FIORENTINO

FAZIL SAYIN CONCERTO

La serata conclusiva del 70°Maggio Musicale Fiorentino sarà affidata al grande concerto del celebre pianista e compositore turco Fazil Say, che si esibirà sabato 30 giugno alle ore 21.30 nella splendida Piazza della Signoria a Firenze, accompagnato dal Direttore d’orchestra Zubin Metha e dall’orchestra e dal coro del Maggio Musicale Fiorentino.
Il Maggio Musicale Fiorentino rappresenta il più antico festival italiano ed uno dei più importanti a livello internazionale. 

Nato come manifestazione triennale e divenuto già dal 1937 appuntamento annuale, è da allora uno degli appuntamenti imperdibili per gli amanti della musica.
Ogni anno vi partecipano non solo i più grandi interpreti della scena musicale – compositori, direttori e cantanti - ma anche registi, scenografi, scultori e pittori che collaborano alle varie edizioni del festival fiorentino con l’intento di rileggere, in chiave moderna, le partiture delle opere tradizionali.
Il gran finale della manifestazione prevede il concerto per pianoforte di Fazil Say, diretto da Zubin Metha che guiderà il pianista e l’orchestra in Cajkovskij e in Prokof'ev.
Fazil Say è un artista veramente eclettico: pianista, compositore e grande improvvisatore jazz. 
Nato ad Ankara 37 anni fa, si trasferisce all’età di 17 anni in Europa, precisamente a Düsseldorf, per studiare la musica dei classici. A 25 anni vince il  Premio Young Concert Artists International che gli spalanca le porte della carriera internazionale.
Vive e compone anche in Francia e poi ritorna in Turchia, dove gli viene commissionata dal Ministero della Cultura l’Oratorio Nazim, un’opera basata sulle poesie del famoso poeta turco Nazim Hikmet.
Suona regolarmente con la New York Philharmonic, Israel Philharmonic Orchestra, Baltimore Symphony, Concertgebouw Orchestra, le Filarmoniche di San Pietroburgo e della BBC, l'Orchestre National de France e molte altre importanti compagini orchestrali.

Per informazioni:

Ufficio Stampa: Burson-Marsteller
Laura Valentini
tel - 02.721431
mail - laura.valentini@bm.com
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL TEATRO DELL'ASSURDO
Istanbul sta vivendo una stagione
nuova grazie ad un gruppo
di attori denominato "Zeugma"


Un gruppo di attori amatoriali italiani, stabiliti ormai da anni ad Istanbul, ha portato alla vita un nuovo genere nei palchi turchi, chiamato il "teatro dell'assurdo", del quale hanno dato un esempio all'Italian Cultural Centre.
Luigi Barberis, un italiano che vive da 7 anni ad Istanbul, già da tempo aveva deciso di portare il teatro italiano più ad vicino a casa sua, organizzando e coordinando un gruppo di attori, che si chiamano i "Zeugma". La prossima rappresentazione teatrale del bravo gruppo è stata una performance del "Il povero Piero", una piece teatrale piena di umorismo surreale scritta dall'italiano Achille Campanile. "In un certo senso questo è un sogno che si realizza", ha detto Luigi, che per 7 anni ha lavorato in una multinazionale ma ha sempre pensato al teatro.
La prima messa in scena è stata appunto quella dell'Italian Cultural Centre e la speranza è quella di riuscire poi a portarlo anche via via nei campus universitari, in modo da poter avvicinare i giovani, e sperando di poter contare sull'appoggio dell'Italian Language Department. Lo scopo principale sarebbe anche quello di poter agevolare gli studenti di lingua italiana in Turchia per poterli far avvicinare alla lingua vera, non quella imparata nei libri. "Portando loro vicino questa commedia li potremmo aiutare, sarebbe qualcosa di diverso da quanto loro studiano", ha dichiarato Luigi. (News Italia Press)

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