|
<TURCHIA
OGGI> - A PARTE LA DOCUMENTAZIONE DELL'AMBASCIATA DI ITALIA AD
ANKARA E DELL'ICE DI ISTANBUL - SI AVVALE PER LE NOTIZIE E GLI
ARTICOLI RIPORTATI SUL SUO WEB, E NATURALMENTE RELATIVE ALLA TURCHIA,
DELLE NEWS
GIA' APPARSE IN ALTRI SITI O GIA' PUBBLICATE SU QUOTIDIANI E
RIVISTE. NON FA ALTRO CHE ASSEMBLARLE, NELLA CONVINZIONE CHE SIANO
DI MAGGIORE UTILITA' PER QUANTI HANNO UN QUALCHE INTERESSE PER
QUESTO PAESE. <TURCHIA OGGI>, AD
OGNI MODO, E' SEMPRE A VOSTRA DISPOSIZIONE.
|
PRIMO
PIANO
|
C'E'
IL SOSTEGNO DELL'ITALIA
MASSIMO D'ALEMA
IN TURCHIA IL CAPO DELLA FARNESINA SI
E' DETTO CONVINTO CHE ALLA FINE DI UN
LUNGO PROCESSO ANKARA DIVENTERA' MEMBRO A
PIENO TITOLO DELL'UNIONE EUROPEA.
L'Italia conferma
il suo sostegno alla Turchia
sulla strada di avvicinamento all'Europa. Con questa
posizione il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, ha
compiuto la sua visita ad Ankara, nel corso
della quale ha incontrato i massimi dirigenti turchi.
Al centro dei colloqui ci sono stati i temi di carattere
bilaterale, i temi regionali con particolare attenzione
alla situazione in Iraq e il punto sul processo di
avvicinamento della Turchia all'Unione Europea, da
sempre sostenuto con forza dall'Italia, nel pieno
rispetto dei criteri stabiliti dalla Commissione. In una
intervista concessa all'agenzia Turca <Anadolu>, il
titolare della Farnesina si è detto convinto che "alla fine di un lungo processo la Turchia diventerà
membro a pieno titolo dell'Unione Europea".
D'Alema ha anche detto però con chiarezza di ritenere
che la Turchia debba "rispettare pienamente" gli
impegni assunti con l'UE sulla questione cipriota e che
allo stesso tempo l'Europa debba "incoraggiare l'Onu
al lancio di una iniziativa" per risolvere il problema
che si trascina da molto tempo. I rapporti fra politici
economici e culturali tra i due Paesi sono stati
definiti "perfetti" dal capo della diplomazia
italiana, che ad Ankara ha incontrato il presidente della
Repubblica Ahmet Necdet Sezer, il Primo Ministro Recep
Tayip Erdogan, il ministro degli Esteri e numero due del
partito della Giustizia e dello Sviluppo (Akp) al potere
Abdullah Gul, il presidente del Parlamento Bulent Arinc
ed il leader del principale partito turco di
opposizione, il partito Repubblicano del popolo (Chp),
Deniz Baykal.
La visita di D'Alema è caduta in un momento particolarmente
delicato per la situazione politica interna del Paese,
anche in vista delle elezioni del prossimo 22 luglio.
Negli scorsi mesi, e continua tuttora, si è registrato
uno scontro tra la Turchia laica e il Governo filo-islamico del premier Erdogan, soprattutto sulla
riforma del metodo di elezione del capo dello stato. Lo
scorso 31 maggio il Parlamento aveva nuovamente approvato,
con una maggioranza di oltre i due terzi, il pacchetto
governativo di emendamenti costituzionali per l'elezione
diretta del Capo dello Stato in sostituzione dell'elezione parlamentare attualmente in vigore.
La risposta di quest'ultimo è stata la convocazione di
un referendum popolare. Come è noto,Il nuovo pacchetto prevede un mandato di cinque anni
rinnovabile, al posto dell'attuale settennato non
rinnovabile e la riduzione della durata della
legislatura a quattro anni dagli attuali cinque. (Denaro.it)
|
|
...MA
LA
DOCCIA FREDDA
ARRIVA
DA
SARKOZY
NESSUN
DIALOGO
SECONDO QUANTO HA SCRITTO IL
<FINANCIAL TIMES>, IL PRESIDENTE FRANCESE E' CONVINTO CHE LA TURCHIA
DEBBA RIMANERE A RISPETTOSA DISTANZA DALL'UE
Dalla
Francia di Nicolas Sarkozy viene una doccia
fredda sulle speranze della Turchia di entrare a
far parte dell'Unione europea. Lo ha scritto in
apertura della prima pagina il <Financial
Times>, secondo il quale è il primo segnale
concreto dalla nuova leadership di Parigi che la
Turchia deve rimanere "a rispettosa
distanza dall'Europa". Funzionari francesi
a Bruxelles, ha sottolineato il giornale, "hanno
manifestato preoccupazione di fronte alla
possibilità che la Turchia avvii negoziati
preparatori all'entrata nell'euro, possibilità
che il presidente francese non è disposto a
contemplare". Tale blocco sarà un colpo
per coloro che in Turchia puntano a una
modernizzazione del Paese, ma coerente col
messaggio dato da Sarkozy a Bruxelles il mese
scorso: "Non penso che la Turchia abbia
posto nell'Unione europea". Sarkozy, ha
aggiunto il quotidiano, eviterà di scendere in
campo aperto contro l'ingresso della Turchia in
UE sino al prossimo autunno, per evitare di
complicare i colloqui per una nuova costituzione
europea che cominciano la settimana prossima a
Bruxelles. In una implicita differenza rispetto
a Parigi, il Cancelliere tedesco Angela Merkel
aveva detto di voler aprire tre nuove pagine
negoziali con la Turchia dopo il vertice UE, per
dare un segnale che Ankara è ancora impegnata
sul fronte europeo nonostante problemi politici
e riforme non attuate. Ma chi sostiene
l'opportunità di accogliere Ankara nell'UE, ha
riportato sempre il giornale, "è già
entrato nello spirito di chi punta a limitare i
danni". In particolare, di tre capitoli
oggetto di negoziati e considerati cruciali la
Francia si oppone con particolare decisione a
quello riguardante l'unione economico-monetaria.
Gli altri due sono la statistica e i controlli
finanziari UE. "Se la Francia porta avanti
la sua minaccia sarà un chiaro segnale che sta
spostando la direzione dei negoziati sulla
Turchia da una piena adesione all'UE a quella di
una partnership privilegiata".
A far scendere le quotazioni della Turchia in
seno all'Europa è stato l'anno scorso il
rifiuto di Ankara di aprire i suoi porti
marittimi al traffico navale da Cipro, un Paese
membro dell'UE che è tra gli oppositori più
accesi all'ingresso della Turchia. A sua volta,
ha concluso il <Financial Times>, "per
la frustrazione la Turchia ha bloccato la
cooperazione, in fase crescente, tra UE e Nato
in Kosovo e Afghanistan, due regioni in cui l'UE
vorrebbe aumentare la propria presenza". (Denaro.it) |
|
|
CON UNA
MOZIONE
IL DISSENSODI
MARONI
''Abbiamo
presentato una mozione per chiedere al Governo italiano
di esprimere dissenso qualora la Turchia entri
nell'Unione Europea fino a quando tutti i capitoli del
negoziato non siano soddisfatti, innanzitutto quelli che
riguardano i diritti civili''. Lo ha annunciato Roberto
Maroni, capogruppo della Lega Nord a Montecitorio. ''Non
possiamo accettare - ha sottolineato Maroni - che entri in
Europa chi calpesta costantemente i diritti civili e chi
discrimina coloro che non abbracciano la religione
musulmana. Queste cose le dice anche Sarkozy, non solo
un becero leghista. E noi - ha concluso Maroni - siamo
d'accordo con lio". (Milano
Finanza)
|
|
NICOSIA
NON CI STA IL
POSSIBILEVETO
Il
Governo della Repubblica di Cipro potrebbe porre il
proprio veto a qualsiasi tentativo dell'unione Europea
di aprire il capitolo riguardante l'energia nei
negoziati sull'adesione della Turchia. Loha rivelato,
come riferisce la stampa di Nicosia, il ministro degli
Esteri cipriota George Lillikas riferendo dei recenti
colloqui avuti a Parigi con il collega francese Bernard
Kouchner.
"Parlando a carte scoperte e con tutto il rispetto
per le procedure europee e per le decisioni del
Consiglio europeo, noi abbiamo avvertito che se vi sarà
qualsiasi tentativo di aprire il capitolo sull'energia -
in Commissione qualcuno lo ha pensato - il Governo di
Cipro opporrà il suo veto", ha detto Lillikas. (da
Ansa) |
|
TRA
TURCHIA E GRECIA
UN
INCERTO FUTURO
|
Da
circa dieci anni, la diplomazia greca basa la
propria strategia rispetto alla Turchia sulla
speranza che la prospettiva europea possa
aprire, prima o poi, una via per la soluzione
delle dispute dell’Egeo e di Cipro o, almeno,
permetta un modus vivendi pacifico nelle
reciproche relazioni. Ora, lo scontro tra il Governo
di Recep
Tayyip Erdoğan e i militari riporta alla
mente la tradizione degli interventi
dell’esercito negli affari della Repubblica
Turca, e offre
parallelamente facile appiglio ai "turco-scettici"
europei e a chi - come il nuovo presidente della
Francia, Nicolas Sarkozy - sostengono che la
Turchia non è Europa. La
combinazione di questi sviluppi non poteva non
creare preoccupazione
al ministero degli Esteri. Il capo della
diplomazia, Dora Bakoyianis, infatti, ha
lanciato un segnale quando il 7 maggio (il
giorno successivo delle elezioni francesi), pur
ribadendo la politica per l’inclusione dei
Balcani e della Turchia nell’Unione Europea,
ha dichiarato: "Naturalmente, non
sottovalutiamo minimamente gli interrogativi
delle cancellerie, come anche nelle società
europee rispetto alla Turchia. Tale tema però
non troverà una risposta oggi. Il tempo ci darà
una risposta". La dichiarazione potrebbe
essere interpretata nel senso che la Grecia
segue con attenzione la situazione, ma è
consapevole che la Francia non può aprire
subito il dibattito sulla Turchia. Sarkozy non
vorrà creare problemi alla presidenza tedesca
che, nel Consiglio Europeo di giugno, intende
concentrare l’attenzione alla necessaria
riforma del trattato per la Costituzione
Europea, per cui date le circostanze, la Francia
e l’Europa dovranno aspettare l’esito delle
elezioni di luglio in Turchia e il risultato
finale della crisi turca.
Come ha sottolineato, in un suo articolo
pubblicato dal giornale "I Kathimerinì"
(6 maggio) Thanos Ntokos, direttore dell’<Eliamep>
(uno dei migliori centri di ricerca in materia
di politica estera e di sicurezza), la Grecia
avrebbe bisogno di un piano alternativo: un
piano B pronto di entrare in azione nel caso di
"deragliamento intempestivo" della
politica del piano A (prospettiva europea della
Turchia). Quale potrebbe però essere questo
piano alternativo?
Thanos
Ntokos sembra suggerire un piano basato su una
collaborazione economica (ed energetica) più
stretta con la Turchia, accompagnata da misure
di Costruzione di Fiducia (CBM’s), come anche
da previsioni per il mantenimento del bilancio
di potere tra i due Paesi, in un tentativo
d’assorbimento degli scossoni in caso di
fallimento del piano A. Si potrebbe commentare
qui che tutti questi elementi sono utili anche
nel caso di proseguimento del piano A e che, se
considerati fuori dalla prospettiva europea
della Turchia, essi sembrano prediligere più un
modus vivendi senza necessaria soluzione
dei problemi che la vera ricerca di soluzione
dei problemi stessi. Per esserci, insomma, una
risoluzione finale serve un condizionamento
internazionale delle relazioni greco-turche.
Come abbiamo avuto occasione di presentare
altrove, il piano A fu concepito nel 1997. In un
periodo critico, cioè, per la Turchia, poco
dissimile a quello di oggi. Basta ricordare il
cosiddetto colpo di Stato di velluto contro
l’allora Primo Ministro islamico Necmettin
Erbakan. Bisogna inoltre ricordare che
contestualmente alla crisi politica in Turchia,
l’Europa stava meditando sul futuro delle
relazioni euro-turche. Nessuno pensava al tempo
alla piena adesione, ma c’erano scenari per
vari livelli della formula di rapporto con la
Turchia che andavano dall’instaurazione di una
relazione sul modello della Zona di Libero
Scambio sino alla concessione dello status
di paese in fase di pre-adesione, vale a dire
qualcosa di più dell’Unione Doganale con una
promessa di piena adesione, imprecisata nel
tempo.
Il dibattito era, così, su una relazione
speciale che a seconda dei casi precludeva o
lasciava aperta la prospettiva della piena
adesione per la Turchia. Era in questo contesto
che la Grecia pensò di collegare i problemi
ellino-turchi con la prospettiva europea dalla
Turchia, comprendendo che il grado del
collegamento sarebbe dipeso dalla forma finale
della relazione speciale. In un importante
documento del Ministero degli Esteri, preparato
nel mese di marzo, si leggeva: "In caso di
semplice rafforzamento dell’Unione doganale
(modello tedesco) possiamo avanzare come
condizione la risoluzione delle rivendicazioni
territoriali tramite il ricorso alla Corte
internazionale dell’Aja. In caso di un modello
rafforzato, come quello che promuove il Regno
Unito o la sua variante rappresentata
dall’idea francese, che lascia aperta la
prospettiva d’adesione, la concessione di tale
regime potrebbe essere collegato […] anche con
il processo di risoluzione passo dopo passo
della totalità delle dispute greco-turche,
sulla base di un definito meccanismo e di un
ordine del giorno".
Questo era quindi il piano A alla sua nascita;
concerneva, cioè, la prospettiva di un rapporto
speciale per la Turchia, anche se la diplomazia
ellenica aveva capito come nel caso di una
promessa d’adesione, la Grecia avrebbe
eventualmente potuto risolvere le dispute
greco-turche, compresa la questione cipriota,
entro un preciso calendario. Tale collegamento
fu riuscito due anni e mezzo dopo, nel Consiglio
Europeo di Helsinki (dicembre 1999), quando la
Turchia assunse l’obbligo politico ad
impegnarsi a ricorrere alla Corte Internazionale
per le dispute territoriali e di agevolare una
soluzione della questione cipriota sulla base
delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza
dell’Onu, entro la fine del 2004. Si sa che la
strategia di Helsinki fu lasciata cadere a causa
del "no"greco-cipriota al
referendum per il piano di pace redatto
dall’allora segretario Onu Kofi Annan. Cosa
impedisce però alla Grecia di riprendere il
filo della relazione speciale eventualmente
riproposto?
A nostro avviso, infatti, Atene avrebbe solo da
guadagnare se riuscisse a prendere vantaggio
dalla riapertura della "questione turca"
in Europa per condizionare qualsiasi formula di
rapporto euro-turco con la risoluzione dei
problemi bilaterali. Non ci sarebbe in questo
modo bisogno di un vero piano alternativo, ma di
un aggiustamento alle nuove circostanze che
potrebbero presentarsi nel prossimo futuro. (Vincenzo
Greco) |
|
|
ANKARA
AMMESSA AL 7PQ
I VANTAGGI
IN QUESTO MODO HA OTTENUTO
LO STATUS DI PAESE ASSOCIATO E POTRA' QUINDI
PARTECIPARE A TUTTI GLI INVITI
Croazia,
Serbia ed ex Repubblica iugoslava di Macedonia hanno
sottoscritto i protocolli d'intesa con la Commissione
europea ed ora sono ammessi a partecipare al 7PQ alle
medesime condizioni degli Stati membri. Un'intesa
analoga è stata conclusa di recente anche tra la
Turchia e la Commissione.
I Paesi firmatari hanno ottenuto in tal modo lo status
di "Paesi associati" e pertanto potranno
partecipare a tutti gli inviti a presentare proposte
indetti nell'ambito del 7PQ, ivi inclusi quelli indetti
dall'inizio dell'anno. L'accordo conferisce ai
ricercatori di questi Paesi gli stessi diritti degli
Stati membri dell'UE per quanto riguarda la
partecipazione alle azioni di cooperazione e sostegno
alla ricerca finanziate dal 7PQ.
Il commissario per la Scienza e la ricerca Janez
Potocnik, che ha firmato l'accordo in nome e per conto
della Commissione europea, si è detto felice di "aprire
le porte dello Spazio europeo della ricerca (Ser) ai Paesi
dei Balcani occidentali".
Il Commissario ha inoltre sottolineato l'importanza
dell'accordo nell'ottica della domanda di adesione
all'UE di questi paesi. "La cooperazione
nell'ambito della ricerca con la comunità scientifica
europea è uno strumento che può facilitare il processo
di adesione all'Unione europea dei paesi candidati o
potenziali candidati", ha affermato.
Non è la prima volta che questi paesi sono stati
associati al programma quadro di ricerca dell'UE: nel
2006 lo status di paese associato è stato conferito
alla Croazia che ha così potuto partecipare all'ultimo
anno del 6PQ.
Anche il Montenegro ha richiesto di essere associato al
7PQ e probabilmente la decisione verrà adottata quando
si concluderanno i negoziati relativi all'accordo di
stabilizzazione e di associazione. Si prevede anche una
prossima partecipazione di Albania, Bosnia-Erzegovina,
Israele e Svizzera.
Per ulteriori informazioni sulla cooperazione
internazionale nell'ambito del 7PQ visitare:
http://cordis.europa.eu/fp7/capacities/international-cooperation_en.html
http://ec.europa.eu/research/iscp/index.cfm |
|
PER
L'ELEZIONE
DEL CAPO DELLO STATO
SEZERCONVOCA
IL REFERENDUM
Il presidente
della Turchia, Ahmet Necdet Sezer, ha deciso di
convocare un referendum sulla riforma per l'elezione
diretta del Capo dello Stato fatta approvare dalla
maggioranza che sostiene il premier filo-islamico Recep
Tayyp Erdogan. Sezer, un laico, poteva convocare il
referendum confermativo oppure limitarsi a controfirmare
la riforma approvata in seconda lettura dal Parlamento,
il 31 maggio, che attraverso l'elezione a suffragio
universale del Capo dello Stato punta a sottrarla al
potere di interdizione dei vertici militari. In base
alla Costituzione il referendum confermativo non si
potrebbe tenere prima di ottobre, ma il governo sta
tentando di accorparlo alle elezioni politiche del 22
luglio. (Agi) |
|
LE
POLITICHE DEL 22 LUGLIO
UN
SONDAGGIOVEDE
ERDOGAN
VINCITORE
Nelle elezioni
anticipate del 22 luglio prossimo in Turchia l'Akp, il
filo-islamico Partito per la Giustizia e il Benessere
del premier Recep Tayyip Erdogan, si avvia verso una
nuova vittoria che lo confermerebbe saldamente al
potere: è quanto emerge da un sondaggio condotto
dall'istituto demoscopico <Konda>, secondo cui l'Akp
appare destinato a conquistare ben 307 dei 550 seggi in
palio al Parlamento di Ankara. Riuscirebbero a superare
la soglia di sbarramento del 10 per cento soltanto altre
due formazioni politiche: il Chp, o Partito Popolare
Repubblicano, di centro-sinistra; e l'ultra-nazionalista
Mhp, il Partito di Azione Nazionale cui sono vicini gli
estremisti di destra dei Lupi Grigi. Dovrebbero inoltre
assicurarsi un posto nella futura assemblea una
quarantina di candidati indipendenti, per lo più
esponenti della minoranza di etnia curda. (la
Repubblica.it)
___________________________ La
campagna elettorale si scalda ed il premier Recep Tayyip
Erdogan, consapevole di giocarsi il tutto per tutto con
le legislative del 22 luglio, dà indicazione di voto e
se la prende con i candidati indipendenti,
particolarmente numerosi in questa edizione.
parlando durante un comizio, Erdogan ha chiamato tutta
la nazione a non scegliere i candidati indipendenti e a
non disperdere voti preziosi per il futuro assetto del
Paese.
"per favore - ha detto il Primo Ministro uscente -
non disperdiamo i nostri voti. Infatti è sbagliato
votare solo in base a convincimenti ideologici. Si deve
pensare ai progetti e a quanto le province al momento
più arretrate possono trarne beneficio". (Apcom)
___________________________
In vista delle elezioni del 22 luglio, il Premier turco
Recep Tayyip Erdogan si gioca iltutto e per tutto. Anche
una coalizione con il partito del Dtp, Partito della
società democratica, a cui fanno riferimento i
candidati curdi.
la notizia è segnalata da tutti i principali media
locali e sta facendo considerevole scalpore nel Paese.
Sembrerebbe che il premier, in caso di vittoria
elettorale schiacciante, ma non sufficiente a fare un
Governo da solo, abbia intenzione di proporre una
"coalizione condizionata" al partito curdo.
La cosa è trapelata da una domanda che il direttore di
<Hurriyet<, Ertugrul Ozkol, ha fatto al Primo
Ministro durante una trasmissione televisiva. Erdogan ha
detto che una coalizione di Governo con il Dtp potrebbe
garantire alla Turchia una maggior stabilità nella
lotta contrp il terrorismo. (Apcom) |
|
PUTIN
LO VORREBBE
IN TURCHIA
ALTER EGO
PER
LO SCUDO ANTIMISSILE
Lo scudo
antimissile potrebbe essere installato in Turchia o
anche in Iraq. Lo ha suggerito Vladimir Putin, che nel
corso di una conferenza stampa al G8 ha suggerito una
proposta alternativa a quella statunitense che prevede
di dislocare lo scudo nella Repubblica ceca e in
Polonia. "Si potrebbe mettere al sud", ha
detto il capo del Cremlino, "in Paesi alleati degli
Stati Uniti, o in Turchia, o anche in Iraq, su
piattaforme mobili o vicino al mare". Il
presidente russo aveva sorpreso Washington, proponendo
la realizzazione congiunta di una stazione radar in
Azerbaijan. Bush aveva definito "interessante"
la proposta. (la.Repubblica.it)
|
 |
LINEA
DURA |
ERDOGAN
"Ankara non esiterà a condurre un'azione
militare indipendente contro i ribelli curdi che si
rifugiano nel Nord dell'Iraq se quest'ultimo e gli Usa
non si occuperanno del problema".
Linea
dura del premier turco Recep Tayyp Erdogan. Ankara,
dice, non esiterà a condurre un'azione militare
indipendente contro i ribelli curdi che si rifugiano nel
Nord dell'Iraq, se quest'ultimo e gli Stati Uniti non si
occuperanno del problema.
Il Governo turco è sempre più sotto pressione per via
dei continui attacchi da parte del Pkk. I militanti del
Partito dei Lavoratori curdo, che punta alla formazione
di uno stato indipendente nella Turchia sudorientale, si
rifugiano nelle zone montagnose del nord dell'Iraq. Da
qui sferrano attacchi contro obiettivi turchi. Decine di
civili e soldati sono stati uccisi nelle ultime
settimane. Dal 1984, cioè da quando i ribelli del Pkk
hanno iniziato a combattere il governo turco, sono morte
decine di migliaia di persone.
"Se la Turchia volesse trovare un compromesso con
il Pkk- dice un leader del partito - dovrebbe
riconoscere la questione curda. La soluzione non è
combattere i curdi".
Per gli Stati Uniti e per l'Unione europea, il Pkk è
un'organizzazione terroristica. (EuroNews)
|
|
CONTRO IL
TERRORISMO
IL MONITODELLO
STATO MAGGIORE
Con un comunicato
pubblicato sul proprio sito in Internet, lo Stato Maggiore turco
ha recentemente messo in guardia sulla sua volontà di
combattere il terrorismo senza quartiere, e ha
rivendicato il
diritto inalienabile di rispondere sempre e comunque
agli attacchi dei ribelli: un avvertimento che cade nel
mezzo di crescenti illazioni circa l'imminente lancio,
da parte dell'Esercito di Ankara, di un'operazione su
vasta scala al di là del confine orientale, con
penetrazione in Iraq per smantellare le basi installate
nel Paese vicino dai guerriglieri separatisti curdi.
"Le Forze Armate turche hanno un'incrollabile
determinazione a combattere il terrorismo, ed è una
realtà incontrovertibile che risponderemo a tutti gli
attacchi di quel tipo", ha recitato la nota, alludendo a
una serie di recenti assalti sferrati dai miliziani
curdi in Turchia, contro obiettivi tanto civili quanto
militari. (Agi)
|
|
ANKARA E
IL PKK
POI PERO'E'
PRONTA
AL
DIALOGO
La Turchia
è
pronta al dialogo con i dirigenti della regione autonoma
curda dell'Iraq se quest'ultimi si impegneranno a
prendere delle misure contro i ribelli separatisti curdi
di Turchia. E' stato il ministero degli Esteri a divulgare
nei giorni scorsi questa posizione, e secondo il suo portavoce quello che
Ankara ora si attende ''sono dei segnali positivi e
delle serie azioni contro i terroristi del Partito dei
lavoratori del Kurdistan (Pkk)''. ''Se non accadrà
questo, è senza alcun interesse iniziare un dialogo
solo per il piacere di farlo'', ha dichiarato il
portavoce del ministero . Il Pkk, considerato dalla
Turchia e in gran parte dalla comunità internazionale
come un'organizzazione terrorista, si batte dal 1984 per
l'indipendenza del sud dell'Anatolia, regione a
maggioranza curda. Il conflitto ha fatto sinora più di
37.000 vittime. Per la Turchia sono un numero
imprecisato i ribelli
del Pkk stabilitisi nei campi del nord dell'Iraq, da
dove riescono a procurarsi armi e esplosivi per
effettuare attacchi e attentati verso l'altro lato della
frontiera. Ankara accusa i curdi iracheni di tollerare e
sostenere questi ribelli, e già da molto tempo ha
esercitato delle pressioni sugli Stati Uniti e l'Iraq
affinché intervengano contro il Pkk. Il dibattito su un
rapido intervento si e' intensificato in Turchia con la
recrudescenza delle attività del Pkk nel sud est del Paese e dopo l'attentato bomba che ha mietuto sei morti
e 121 feriti il mese scorso ad Ankara. L'ultimo appello
del premier iracheno Nuri al-Maliki e del capo della rergione autonoma curda Massoud Barzani rivolto ad Ankara
chiedeva di risolvere per via diplomatica i problemi. (Asca-Afp)
 |
|
|
DIETRO
LE TENSIONI
LA
QUESTIONE KURDISTAN LA SPIA
DELL'ALLARME
SI E' ACCESA QUANDO LA TURCHIA HA COMINCIATO A
SUBIRE ATTACCHI SIMULTANEI DA PARTE DELLA GUERRIGLIA
DEL PKK IN ZONE A PREDOMINANZA CURDA.
Nelle ultime
settimane i
network globali si sono affannati a coniare
neologismi per descrivere l’insolita tensione tra
Turchia e Kurdistan iracheno (scontri di confine,
invasione, incursione, spedizione punitiva…). Questa
difficoltà lessicale esprime la difficoltà di
focalizzare questa crisi in un’inquadratura
geopolitica. I grandi della terra tacciono di fronte
agli effetti disastrosi di un conflitto che potrebbe
polverizzare la precaria unità irachena, scuotendo
Caucaso e Medioriente. Ma seguire solo la pista
internazionale potrebbe far scivolare il ragionamento
nelle secche dei sofismi geopolitici. Per completare la
visuale è necessario accostare la tensione al confine
con la crisi interna alla Turchia e all’Iraq. Oltre
alle montagne curde, contano anche i palazzi del potere
ad Ankara e Baghdad.
La spia dell’allarme si è accesa quando la Turchia ha
iniziato a subire attacchi simultanei, sia ad Ankara sia
nelle regioni sud-orientali a predominanza curda. Nella
capitale una carica di A-4 (esplosivo al plastico) è
stata azionata da un attentatore suicida di fronte a un
centro commerciale di quattro piani nello storico
distretto di Ulus. Era l’ora di punta quando
l’esplosione ha squarciato lo stabile per dare la
morte a sei civili ferendone oltre un centinaio. Nelle
impervie regioni del Kurdistan turco invece le vittime
erano poliziotti e militari.
L’obiettivo è uccidere uomini piuttosto che sabotare
installazioni. Al centro e alla periferia la strategia
sembra architettata per inoculare il panico
nell’inconscio collettivo e sospingere verso una
chiara lettura dei fatti: la mente dietro agli attentati
è quella dei separatisti curdi. L’induzione dai fatti
alla teoria, quindi all’accusa, si interrompe però
davanti all’assenza di una rivendicazione credibili
che avrebbe sottoscritto questo ragionamento. Le vittime
ci sono, ma il loro peso specifico è troppo leggero per
giustificare una campagna mediatica e militare contro
l’irredentismo curdo.
L’arco teorico che punta dritto contro il Pkk è
sotteso dalla robustezza del Governo regionale curdo (Grc)
in Iraq, la prima forma di autogoverno istituzionale del
popolo curdo, al quale la costituzione democratica
dell’Iraq riconosce la sovranità sulle province di
Arbil, Dohuk e Suleimaniya. Col riparo dell’alleanza
tra curdi e sciiti che regge il Governo nazionale,
l’egemonia politica dei curdi ha preservato il
Kurdistan iracheno dalle tempeste che flagellano
l’Iraq. Il teorema accusatorio della Turchia è che il
brusco salto evolutivo della guerriglia curda sia
ottenuto utilizzando il Kurdistan iracheno come
retroterra a cui il Pkk si appoggia per intensificare la
guerriglia in Turchia. Insomma l’Iraq starebbe
offrendo risorse e impunità ai separatisti curdi.
Ma altre variabili rilevanti si trovano dietro la linea
di confine che sta dividendo Turchia e Iraq. I confini
del Grc sono in procinto di espandersi con il referendum
popolare, previsto nell’autunno di quest’anno, per
l’annessione dei grandi centri urbani di Kirkuk e
Mosul. Si è quindi scatenato un nugolo di polemiche su
due epicentri: petrolio e demografia. Kirkuk possiede un
giacimento che da solo copre metà della esportazione
irachena di petrolio, che scorre lungo la pipeline che
arriva fino al porto turco di Ceyhan sul Mediterraneo.
Il centro portuale si trova nella provincia di Adana
dove, nei giorni dell’attentato al centro commerciale
di Ankara, la polizia ha arrestato un uomo e una donna
in possesso di undici libbre di esplosivo.
Kirkuk e Mosul sono anche un instabile incrocio
demografico dove l’invidiabile stabilità e il
relativo benessere economico hanno attratto flussi
migratori dalle martoriate aree centrali dell’Iraq. La
tensione tra curdi e minoranze sunnite, turkmene e
assire, contrarie all’annessione al Kurdistan, è
sfociata in conflitto aperto, inoculando il virus dei
conflitti inter-comunitari che divorano l’Iraq.
L’equilibrio demografico è scosso anche dalle
agitazioni della minoranza turkmena raccolta nel Fronte
turkmeno iracheno che, foraggiato dalla Turchia, si
oppone all’annessione di Mosul e Kirkuk al Grc.
Il lato oscuro della nascente potenza curda ha messo in
allarme Baghdad. L’allarme intorno al nuovo
raggruppamento formato dall’ex premier Allawi si sta
spargendo anche sui rapporti coi curdi. Il Fronte
starebbe reclutando elementi appartenenti all’esercito
baathista e ai partiti curdi che furono suoi alleati
nella politica di arabizzazione del Kurdistan. Sarebbe
una curvatura essenziale della strategia per rimescolare
gli equilibri e sostituire al-Maliki, magari con il
silenzio-assenso di al-Sadr – un’operazione
denunciata da al-Maliki come complotto di ex-baathisti
foraggiati da stranieri per sovvertire la democrazia.
E’ quindi naturale che il referendum a Mosul e Kirkuk
stia polarizzando il consenso iracheno, specialmente tra
i sunniti abbarbicati ai due centri del nord come
simbolo dell’unità irachena. Se il Grc controllerà
Kirkuk e Mosul, controllerà anche ingenti risorse
economiche, ma si preparerà ad amputare la sfilacciata
unità irachena.
Anche dalla prospettiva interna alla Turchia il
Kurdistan acquista un significato che oltrepassa la
tensione di confine. In Turchia si sta sfogando una
pesante crisi politica camuffata da trasformazione
costituzionale. Il cielo sopra ad Ankara è plumbeo: in
un giorno solo, il prossimo 22 luglio, gli elettori
turchi si pronunceranno su un referendum costituzionale
per l’elezione popolare del capo dello Stato e
voteranno per nuove elezioni parlamentari. All’interno
di questo imbuto elettorale scorre il conflitto tra
difensori della secolarizzazione pubblica e fautori di
un avanzamento islamico nello Stato.
Ma non sembra questo il conflitto in cui si inserisce la
questione curda. La tensione col Kurdistan ha sottratto
consenso al partito repubblicano laico Chp per dirigerlo
sull’altro, più ridotto, partito d’opposizione, i
nazionalisti del Mhp. La lotta contro il Pkk è uno dei
pochi temi su cui il partito filo-islamico al governo,
l’Akp, soffre un consistente drenaggio di consensi.
E’ l’unico tema che può intralciare la vittoria
elettorale dei filo-islamici. A fianco del conflitto tra
laici e islamisti si sta scavando un nuovo solco tra
islamisti e nazionalisti. Una spedizione militare in
Kurdistan farebbe eccitare gli ormoni nazionalisti
logorando Erdogan nel suo punto debole a ridosso di
elezioni decisive. Allo stesso tempo la naturale
condanna internazionale si abbatterebbe su un nuovo
parlamento spaccato in tre grandi partiti (Akp, Chp e
Mhp).
L’indecisione della leadership militare turca mette in
conto, oltre all’inevitabile condanna internazionale,
anche il prezzo salato di un’ingovernabilità interna
dopo cinque anni di crescita e stabilità. Finora la
Turchia si sta preparando a un atto di forza che
consiste essenzialmente nell’esercitare un’influenza
deterrente piuttosto che un’effettiva incursione. La
Turchia è pronta a gettarsi in una guerra pur di
evirare gli istinti egemonici degli islamisti?
La tensione militare tra Turchia e Kurdistan non si
sfoga soltanto sul loro confine. E’ la superficie di
una crisi politica bicefala che converge sul Kurdistan
scaturendo però da questioni che non appartengono
soltanto al Kurdistan. L’iniziativa militare continua
a essere posticipata perché i suoi effetti, anche nella
ipotesi ottimista di un successo turco senza eccessive
ripercussioni internazionali, non sarebbero comunque in
grado di sciogliere i veri nodi interni alla Turchia e
all’Iraq. I protagonisti di primo piano, l’esercito
turco e il Pkk, restano nei camerini. Sul palco ci sono
altri attori. (Gabriele Cazzulini/Pagine
di Difesa)
 |
|
|
|
PAROLA
D'ORDINE: LAICITA'
E UNITA' NAZIONALE
L'INTERVISTA
DI FABIO SALOMONI
Nur Serter,
economista, è la vice-presidente dell’Associazione
per il pensiero di Atatürk (Add) che ha promosso le
manifestazioni delle scorse settimane in difesa della
laicità e contro la candidatura alla presidenza della
Repubblica del ministro degli Esteri Abdullah Gül
Perché la
decisioni di organizzare le manifestazioni in difesa
della laicità?
In realtà è stata la gente a sentire l’esigenza di
queste manifestazioni, noi l’abbiamo semplicemente
sostenuta. E’ la situazione in cui si trova
attualmente la Turchia ad aver creato le condizioni per
queste manifestazioni, ed in particolare il partito al
potere Akp, che minaccia sia la laicità della Repubblica
che l’egemonia nazionale. Di fronte a queste minacce
la gente ha reagito..
E qual è
il ruolo delle Forze Armate in questa crisi?
Le forze armate non hanno avuto nessun ruolo nelle
manifestazioni. Per quanto riguarda il comunicato
comparso nel loro sito internet io non lo chiamo muhtira
(parola che indica il documento che segna la presa dei
potere dei militari, nda) ma avvertimento. Un
avvertimento che non rappresenta nessuna minaccia per la
democrazia. Al contrario, le Forze Armate lanciano di
tanto in tanto questi avvertimenti per rafforzare la
democrazia. Il 27 febbraio 1997 lo hanno fatto per la
democrazia (l’avvertimento dei militari provocò le
dimissioni del capo del Governo Erbakan, leader del
partito islamico, nda). Se non l’avessero fatto
allora, adesso non vivremmo nello stesso sistema
democratico. Quando la laicità o l’unità nazionale
sono in pericolo, le forze armate turche di tanto in
tanto lanciano avvertimenti. In Turchia non esiste più
nessuna possibilità che i militari prendano il potere,
non è possibile. Invece di dare ascolto a chi grida
alla minaccia per la democrazia, si dovrebbe chiedere
conto a chi governa il Paese, a chi non ha cercato
nessun compromesso. E adesso la gente si è fatta
consapevole e quindi non c’è più bisogno
dell’intervento dei militari. Per la prima volta si è
detto che esiste la società civile.
Secondo lei
è realistico il pericolo dell’irtica (la reazione
religiosa, nda.)?
Certo bisogna precisare quali sono i confini dell’irtica,
discutere cosa s’intende per irtica. In Turchia
attualmente irtica è un movimento che vuole portare
indietro il paese dal punto di vista della civiltà, dei
diritti umani e della democrazia. Ci stiamo avvicinando
a questa situazione. Lei mi potrà contestare dicendo
che l’Akp ha fatto nuove leggi per i diritti umani,
per la democrazia, in accordo con la legislazione
dell’Unione Europea. Io le rispondo che il partito Akp
non è sincero nell’applicare queste riforme perché
il premier Erdoğan ha detto tempo fa che la
democrazia non è un fine ma un mezzo per raggiungere i
suoi obbiettivi. Questa persona usa la democrazia per
distruggere la laicità, per rifondarla utilizzando una
società neo-religiosa. Soprattutto l’infiltrazione
degli elementi vicini al partito nell’amministrazione
pubblica, in particolare nel ministero dell’Educazione
Nazionale. Oppure le scuole private che sono nelle mani
delle confraternite religiose.
Passo per passo la Turchia utilizzando la democrazia
scivola indietro.
Il secondo pericolo è rappresentato dall’egemonia
nazionale che, con le leggi fatte firmare dall’Unione
Europea, sta scappando dalle mani del Paese. In Turchia
ci sono due argomenti molto sensibili: la laicità e
l’unità nazionale. A questo proposito
l’atteggiamento del governo rappresenta una minaccia.
Ad esempio lei mi parlerà dei diritti culturali, dei
diritti delle minoranze. Bene, le leggi fatte firmare
alla Turchia hanno lo scopo di frantumare e smembrare
l’unità nazionale. Ad esempio gli aleviti non sono
mai stati una minoranza. Io ad esempio ho scoperto che
il portiere del mio palazzo e la donna di servizio erano
aleviti solamente dopo vent’anni di conoscenza. Noi
viviamo come una famiglia. A scuola abbiamo avuto
compagni di banco dei quali non conoscevano l’origine
etnica o religiosa, tutti quelli che vivono in Turchia,
qualunque sia la loro appartenenza etnica, vivono
insieme senza discriminazioni.
Adesso si sta costringendo la Turchia, con la scusa dei
diritti culturali, attraverso le leggi che ha firmato a
riconoscere queste discriminazioni.
Gli aleviti
tradizionalmente sono una componente importante
dell’elettorato del Chp. Il partito prevede di venire
incontro alle loro numerose rivendicazioni?
Certo hanno richieste diverse. Dalla riforma del
Direttorato per gli Affari Religiosi al riconoscimento
delle cemevi (edificio in cui pregano gli aleviti,
nda) come luoghi di culto, rivendicazioni legittime. Il
problema della Turchia è che non si riconosce l’Alevismo
come una confessione diversa all’interno dell’Islam
ma come un gruppo culturale musulmano, questa è la
posizione ufficiale del Direttorato. Per risolvere i
problemi degli aleviti c’è bisogno di un Paese
veramente laico, che elimini ogni discriminazione.
Il Direttorato deve rimanere ma deve essere ripensato in
modo che rispetti tutte le religioni e le confessioni
del Paese.
Bisogna
ridefinire il concetto di laicità?
Assolutamente no, è chiaro, lo stato deve essere
totalmente indipendente dalle religioni.
Ma in
Turchia lo stato controlla la religione...
Sì, sì, ma se in Turchia introducete la regola per cui
lo Stato non si deve immischiare nelle questioni
religiose, in breve tempo il paese si trasformerà
nell’Iran.
Spesso si
porta ad esempio l’Iran, è una possibilità
realistica?
Certo, la Turchia è un Paese diverso ma l’Iran è un
grande Paese, con una grande tradizione statuale, una
cultura ricca, è uno dei Paesi più importanti del
Medio Oriente. Cosa è successo all’Iran?
Perché all’improvviso tutto è cambiato ed è venuta
alla ribalta la religione?
Per queste ragioni la Turchia non può stare tranquilla.
La Turchia, soprattutto negli ultimi quattro anni sta
scivolando verso uno stile di vita "islamico
illuminato". Guardate i programmi televisivi, i
telespettatori chiedono ad un imam se il trapianto di
organi o la chirurgia estetica sono ammessi dalla
religione, è l’imam che decide.
Ma non è
normale che anche la religione sia un riferimento per la
vita degli individui?
Ma esiste una cosa chiamata scienza, la ragione, io
posso pianificare la mia vita secondo le mie convinzioni
ma se, quando mi rivolgo alla società, faccio
riferimento alla religione, io rendo di nuovo la società
una società religiosa. Esiste la scienza, ci sono
professori e scienziati che parlano. Invece è la
religione che rappresenta il principale riferimento
nella società, ad esempio nel dibattito sui trapianti
d’organi. Vent’anni fa non era così. L’Islam è
una religione che si mescola alle cose della politica,
che fonda il diritto, che si immischia nelle questioni
familiari, diversamente da quanto accade nel
cristianesimo. In questo Paese Atatürk ha fatto una
riforma religiosa, ha introdotto leggi moderne al posto
di alcuni riferimenti religiosi. Ma il Corano non
permette questi cambiamenti. E neanche i fanatici
religiosi, questo è il problema della Turchia. Quello
che l’Occidente non vuole capire è che in Turchia la
laicità è il fondamento della democrazia, senza laicità
non c’è democrazia.
E della
questione del velo, le studentesse per lei possono
entrare all’università velate?
No, non possono. Le donne con il velo non possono
lavorare nell’amministrazione pubblica e non possono
studiare all’università.
Ci sono delle decisioni della Corte costituzionale a
questo proposito. Nel passato c’erano alcune
studentesse velate ma con il tempo si sono moltiplicate
politicizzando la questione. Abbiamo visto studentesse
cominciare l’università a capo scoperto e poi
laurearsi con il capo coperto. Il velo è un simbolo
dell’Islam politico come in Iran e Algeria.
Alcune ragazze con cui ho parlato mi hanno raccontato
che quando hanno deciso di togliersi il velo hanno perso
le borse di studio, perché molte studentesse hanno un
sostegno economico se si mettono il velo. Ed i politici
hanno utilizzato questo simbolo ed anche le ragazze che
lo portano.
Credo quindi che non si debbano usare simboli religiosi
nelle università ed a questo proposito c’è anche una
decisione della Corte Europea per i Diritti Umani.
E
la moglie del presidente della Repubblica può portare
il velo?
Dal punto di vista legislativo, la presidenza della
repubblica rappresenta la Turchia e la Turchia è una
repubblica laica, non un paese della sharia. Non
si può rappresentare la donna turca con il velo. I
valori moderni, non il velo, sono un simbolo per la
donna turca. La Repubblica ha riconosciuto i diritti
alle donne e non il velo. Per queste ragioni le persone,
comprese i loro coniugi, che rappresentano la Turchia
devono avere un’immagine che rappresenti la nostra Repubblica.
Certo, non esiste una legge che lo imponga, è solo il
mio punto di vista.
L’attualità
propone l’attentato di Ankara. Nell’ultimo anno sono
stati molti gli episodi di violenza, qual è la sua
valutazione?
Certo il terrorismo è sempre una minaccia per il Paese
perché è fomentato dall’esterno. Ci saranno altri
episodi simili, non bisogna esagerare, pensare che il
paese sia in balia del terrorismo, no. Due-tre persone
se vogliono possono compiere azioni simili, succede in
tutto il mondo. Ma per poter colpire il terrorismo il
paese ha bisogno di seri programmi economici rivolti al
Sud-Est del Paese per seccare le radici economiche del
terrorismo.
Secondo lei
esiste una questione curda?
In Turchia non si deve fare la distinzione tra turchi e
curdi. Noi non abbiamo mai fatto discriminazioni
rispetto alle origini etniche. Siamo tutti turchi, siamo
tutti cittadini della repubblica turca. Gli squilibri
regionali però fomentano le discriminazioni etniche.
Anche nell’Anatolia centrale ci sono persone molto
povere ma non ci sono rivendicazioni di tipo etnico
mentre nel sud-est sono fomentate dall’esterno. La
Turchia deve risolvere questo problema. L’Unione
Europea parla di diritti culturali, ma lei ha mai visto
un folclore ricco come quello turco?
Le ricchezze culturali finora hanno potuto vivere in
Turchia, esistono, e invece si presenta il paese come se
queste cose non ci fossero, come se fossero represse. Le
persone di là hanno sempre parlato la loro lingua,
altrimenti la loro lingua non esisterebbe ora. Se oggi
ci sono milioni di persone che parlano curdo significa
che non c’è stata questa repressione. Dire il
contrario, ingannare le persone e metterle contro lo
stato, è la cosa peggiore che si possa fare a questo Paese. Turco, curdo, circasso, siamo tutte persone che
vivono e hanno vissuto liberamente in questo Paese,
abbiamo potuto beneficiare dei vantaggi
dell’istruzione, siamo arrivati in parlamento.
Se è stato eletto come presidente della Repubblica un
curdo (Turgut Özal rivendicava origini curde da parte
materna, nda) di quale discriminazione parliamo? Le
persone con l’amore reciproco, sostenendosi a vicenda
devono superare queste difficoltà, noi ci vogliamo
bene. Hanno introdotto nel Paese il terrorismo come
elemento di destabilizzazione ma noi lo cacceremo fuori.
Lei è
candidata alle prossime elezioni per il Partito
Repubblicano del Popolo (Chp). Secondo lei cosa si deve
fare per aumentare il ruolo delle donne nella politica?
In realtà io non ho mai guardato alla politica nei
termini donne-uomini. Forse le donne me ne vorranno ma
secondo me chi è più bravo deve fare politica, uomo o
donna che sia. L’importante è non tagliare la strada
alle donne, se sono loro ad essere le più brave. Prendo
molto sul serio il ruolo della donna in politica ma non
credo che abbia un ruolo diverso da quello dell’uomo.
Devono partecipare con uguali diritti. Non mi piace per
niente l’idea di avere in politica una quota riservata
alle donne nelle liste elettorali. Non vorrei che si
accettassero donne in politica solo per il fatto che
sono donne ma perché possono dare un contributo reale.
Secondo lei
il Chp è un partito socialdemocratico?
Sì lo è ma viviamo in un periodo, in Turchia e nel
mondo, in cui ogni cosa deve essere ripensata.
Socialdemocratico, sinistra, centro. La politica del Chp
mira a rigenerare lo stato sociale, la lotta alla povertà,
l’eguaglianza nella ridistribuzione della ricchezza, a
riformare il sistema scolastico. Sono progetti
nell’ottica socialdemocratica e quindi si tratta di un
partito socialdemocratico.
Per quanto
riguarda il processo di democratizzazione?
Certo, sostiene la democratizzazione ma soprattutto il
partito è molto sensibile al tema della laicità e
dell’unità nazionale. Personalmente però credo che
in Turchia si debba rivedere seriamente la questione
della democratizzazione. Che cos’è questa
democratizzazione? Dietro questo concetto ci sono altri
obbiettivi? È un mezzo per consolidare il liberismo?
Uno strumento per diffondere la globalizzazione? Io
credo che siano tutte cose da discutere. Secondo me
viviamo in un mondo in cui è il capitale globale a
trarre i maggiori vantaggi dalla democrazia, dai
diritti, dalle libertà.
Quale sarà
secondo lei il problema più urgente che dovrà
affrontare il nuovo Parlamento?
A parte l’elezione del nuovo presidente della
Repubblica, la disoccupazione credo sia molto
importante. Potrebbe portare ad una esplosione sociale,
e poi ha legami con il terrorismo, la criminalità
urbana. Bisogna fare passi concreti contro la
disoccupazione.
Possiamo
fare previsioni sui risultati delle elezioni?
Ci sono molti sondaggi che danno risultati contrastanti.
Personalmente non credo che l’Akp avrà la possibilità
di essere di nuovo il solo partito al Governo. Credo che
avrà il 25% dei voti al massimo. Il Chp-Dsp (Partito
Democratico di Sinistra, i cui candidati si
presenteranno sotto il simbolo del Chp, nda) prenderanno
più voti, credo che questa alleanza possa anche
superare i voti dell’Akp, arrivare anche al 30%, tutte
le sorprese sono possibili. Certo anche in questo caso
non potrà essere l’unico partito di Governo e penso
che sia il Mhp (Movimento di Azione Nazionale) il
partito con il quale potrebbe più facilmente formare
una coalizione.
Il quarto partito che entrerà in parlamento sarà il
Partito Democratico (Dp) che vedo più disponibile ad
un’eventuale coalizione con l’Akp. Saranno quattro i
partiti che supereranno lo sbarramento del 10%. Poi c’è
l’incognita del Partito Giovane (Gp), si dice che ce
la farà ma io non ci credo.
Ed i
candidati indipendenti del Dtp (Partito della Società
Democratica, filocurdo, nda)?
Certo, penso che otterranno una ventina di deputati e
potranno creare un loro gruppo parlamentare. (Fabio
Salomoni/Osservatoriobalcani) |
LE
ELEZIONI
DEL
22 LUGLIO
LE TENTAZIONI
DELLA POLITICAIl seggio
parlamentare tenta un po' tutti. Nomi importanti
dell’economia cercano, infatti, il loro posto al sole
in Parlamento. La gara di chi ha reclutato nelle sue
file il maggior numero di addetti ai lavori dal punto di
vista economico e finanziario la vince di sicuro il
partito al Governo, l’Akp, il partito per la Giustizia
e lo Sviluppo. Fra questi Zafer Caglayan, vicepresidente
dell’Unione delle Camere di Commercio e della Borsa
delle Merci, nonché Mehmet Simsek, economista della
<Merrill Lynch>, nominato capolista del collegio di
Gaziantep e già "regno" del ministro al Commercio
Estero, Kursad Tuzmen, che questa volta correrà nella
vicina Mersin. Il Chp "risponde" con Faik Oztrak,
esperto di finanza e già sottosegretario al Tesoro nel
Governo Erdogan e soprattutto con Kemal Kisacikoglu,
dirigente della <Turkish Eximbank> e noto anche per essere
il genero del presidente della Repubblica Ahmet Necdet
Sezer. (Denaro.it)
|
|
|
SOCIETA'
|
FOTO Donne del
Centro studi Kasaum
|
ESSEREDONNE
IN TURCHIA |
REALTA'
CONTRASTANTI UNA
RIFLESSIONE
SULLA POLARIZZAZIONE DELLO SCONTRO RISPETTO
ALLA CONDIZIONE FEMMINILE MA ANCHE RISPETTO AL CAMMINO DEMOCRATICO VERSO L'INTEGRAZIONE
NELL'UNIONE EUROPEA
Nella primavera
del 2007 ci sono state quattro grandi manifestazioni ad
Ankara, Istanbul, Smirne e Samsun. I gruppi che hanno
organizzato queste manifestazioni volevano protestare,
com’è noto, contro un possibile presidente Abdullah Gül,
l'attuale ministro degli Affari Esteri. Anche i militari
hanno protestato con una lettera sul loro sito Internet,
dicendo di essere preparati a "difendere il
secolarismo".
In Turchia c'è la paura diffusa di un'islamizzazione
del sistema politico e della società e un presidente
del partito conservatore-islamico Akp con una moglie che
porta il velo canalizzano questa paura. Fra i
partecipanti alle manifestazioni, c'erano molte donne
del campo kemalista o secolare, il che ha spinto il
giornale liberale <Radikal> a titolare dopo i
cortei: La forza delle donne.
Per il campo laicista la liberazione delle donne era già
cosa fatta nei primi anni della Repubblica tra il 1924 e
il 1934: con l'abolizione della poligamia,
l'introduzione del Codice Civile (modello svizzero) e
del Codice Penale (traduzione in gran parte del Codice
Penale italiano del 1889) e il suffragio per le donne.
Nella loro opinione la Turchia era legalmente moderna
anche se la società restava troppo conservatrice e
legata alla religiosa per poter avanzare di più.
Quest'interpretazione è molto popolare in Turchia, però
ha poco a che fare con la realtà effettiva.
Le responsabilità del fronte laico
Negli ultimi anni del Novecento la Turchia era
in realtà l'unico Paese in Europa che legalmente
trattava le donne come inferiori rispetto agli uomini
sia nel codice civile sia nel penale. Il capo della
famiglia era il marito, la moglie necessitava il suo
permesso se voleva lavorare e un omicidio nel nome del
onore era punito meno di un omicidio
"normale". Uno stupratore non veniva punito se
si fosse sposato con la sua vittima e lo stupro era un
crimine contro la società e non contro un individuo e
non esisteva tra sposati. Il problema dunque erano anche
le leggi.
Questa situazione è però cambiata completamente con
l'introduzione di un nuovo, moderno codice civile nel
2001 e con un codice penale nel 2004 che dimostra
l'importanza di un passo verso un sistema
post-patriarcale che va via affrancandosi dalle ombre
della tradizione, della sharia o i costumi
dell'Ottocento. Non solo le leggi sono importanti, ma lo
è anche il modo in cui sono state fatte: un grande
processo di consenso con l'opposizione coinvolgendo
anche la stampa e molte Ong. Una nuova qualità di
democrazia in Turchia. Una vittoria per le donne e per
il Paese.
In effetti però se le leggi sono cambiate, i fatti
parlano ancora un vecchio linguaggio. In un ampio studio
del Foro Economico Mondiale del 2006 la Turchia era al
105esimo posto su 115 paesi riguardo all'eguaglianza fra
uomini e donne. In Europa la Turchia è il Paese con la
percentuale più bassa di donne nel Parlamento e nel
mercato di lavoro e ha il tasso più alto di donne
analfabete.
Polarizzazione
Il paradosso delle riforme recenti è, che sono
fatte in gran parte durante il Governo del Akp che i
secolari accusano di voler introdurre la sharia,
chiudere le donne nelle case e costringerle a portare il
velo ecc.. La paura dell'islamizzazione è rimasta forte
in una parte della società secolare che non si fida nel
cambiamento verso un partito musulmano-democratico che
si impegna per riforme democratiche e con un cammino
chiaro verso l'UE di un'organizzazioni che ha radici nel
movimento islamista. Con queste accuse però il campo
secolare dimentica di non aver fatto molto per i diritti
umani, i diritti delle donne, la democratizzazione del
sistema politico e la modernizzazione delle leggi quando
toccò a loro dirigere il Governo.
La soluzione alla polarizzazione non è certo quella di
chiamare l'esercito ad intervenire, ma quella di
confrontarsi democraticamente e di abituarsi a una
situazione più pluralista: orientarsi ai fatti e non ai
sentimenti. La trasposizione delle leggi nella realtà e
il miglioramento della situazione attuale delle donne
nel campo educativo, nel mercato di lavoro e nella
politica dipende infatti dalla prosecuzione del processo
democratico. Se questo processo potrà continuare anche
dopo delle elezioni del 22 di luglio, al momento è solo
probabile. Non per forza garantito. (Eddy Guzzeldere/OsservatorioIraq)
|
|
|
PARCHEGGI:
COME
OPTARE
PER LE TECNOLOGIE
ISTANBUL
E IL PARCO VEICOLI
Uno dei
distretti della megalopoli turca ha puntato su
una soluzione messa a punto
da <STS Technology> e <Alien
Technology>
Istanbul opta per
le tecnologie di identificazione a radiofrequenza per
gestire il suo parco veicoli. In particolare, Pendik,
uno dei distretti della maggiore città turca, ha
puntato su una soluzione messa a punto da < STS Technology>
e < Alien Technology>. I tag verranno piazzati sui
finestrini dei veicoli pubblici e letti da dei reader
che invece verranno messi all'ingresso (o all'uscita)
dei parcheggi. Una soluzione che presto – dicono i
responsabili del progetto – potrebbe essere estesa
anche ai cittadini per il pagamento dei parcheggi.
"I benefici per il distretto", ha spiegato Tanhu
Dizgec,
presidente della filiate turca di < STS Technology>,
"saranno molteplici. La soluzione, infatti, è uno
strumento per ottenere una completa tracciabilità delle
vetture, per assicurare sicurezza ai dipendenti pubblici
e, in futuro, pagare il parcheggio. Visto il successo di
questa applicazione siamo ora coinvolti in un'altra
mezza dozzina di progetti in tutta la Turchia con altre
municipalità e università".
"Tutto il sistema", ha detto Stephen
Crocker, direttore
di <Alien Technology Channel/Sales> per l'Emea e l'India,
"si basa sul protocollo Epc. Ciò che stiamo cercando
di fare è diventare un punto di riferimento per la
tracciabilità dei veicoli, bansandoci sulla nostra
possibilità di offrire tag a prezzi competitivi" (Rfid
Italia)
|
|
|
|
CRONACA
|
14 FERITI
BOMBAAD
ISTANBUL
 |
Una bomba è
esplosa qualche giorno fa fuori da un negozio a Istanbul, ferendo 14
persone. Lo ha riferito la polizia turca, mentre
crescono le preoccupazioni per la violenza dei
separatisti curdi.
L'agenzia di stampa ufficiale <Anatolian> ha detto che
l'esplosione sembra essere stata provocata da una bomba
a percussione, spesso usata dai militanti curdi e altri
gruppi radicali attivi in Turchia.
Le autorità hanno avvertito di possibili attacchi da
parte del Pkk a obiettivi civili e militari nelle città,
in vista delle elezioni politiche del 22 luglio.
L'esplosione, che ha mandato in frantumi i vetri di
molti negozi e uffici, è avvenuta nel quartiere di
Bakirkoi della più grande città della Turchia, vicino
all'aeroporto dove i militanti curdi hanno già colpito
in passato.
La Cnn turca ha mostrato ambulanze che accorrevano sulla
scena e caricavano dei feriti e passanti in fuga. (Reuters)
___________________________
La polizia turca
ha arrestato due militanti di estrema sinistra mentre
stavano per piazzare una bomba sotto un ponte a Smirne.
Indagando sulla possibile preparazione di attentati che
mirano a perturbare le elezioni legislative del 22
luglio, la polizia è arrivata ai due, studenti di 21
anni,mentre trasportavano in una borsa una bomba di
fabbricazione rudimentale.Gli agenti hanno perquisito i
locali di un'associazione giovanile, dove hanno scoperto
2 Kg di esplosivo. (Ansa)
____________________________
Un allarme bomba per un aereo diretto a Istanbul e
partito da Diyarbakir, nella Turchia sudorientale, si è
rivelato infondato e il velivolo è atterrato come
previsto nell'aeroporto di Istanbul.
Lo hanno riferito funzionari di <Onur Air>, dopo che la
<Cnn> turca aveva annunciato che in seguito all'allarme
l'aereo era stato dirottato su Ankara.
Le autorità turche sono in allerta dopo una serie di
attacchi da parte dei separatisti curdi nella Turchia
sudorientale. (Reuters)
___________________________
Ancora scontri tra soldati dell'esercito turco e ribelli
curdi in Turchia . Nella provincia orientale di Erzincan,
3 guerriglieri del Pkk sono morti nel corso di scontri a
fuoco seguiti all'attacco degli uomini del partito dei
lavoratori del Kurdistan. Questi hanno attaccato una
pattuglia militare, che ha aperto il fuoco per
rispondere all'attacco. Scontri tra curdi e turchi anche
nella provincia di Gumushane, nel nord della Turchia,
dove un soldato dell'esercito turco è stato ucciso in
un agguato dei separatisti curdi. (Asca-Afp)
____________________________
Ha provocato almeno un morto e sei feriti un'esplosione
avvenuta in una sottostazione dell'energia elettrica nel
settore occidentale di Istanbul, quello situato sul
continente europeo. Lo ha riferito l'agenzia di stampa
<Anadolu> secondo cui a perdere la vita è stato
un dipendente dell'impianto, parzialmente raso al suolo
dall'onda d'urto. non sono state ancora accertate le
cause della deflagrazione ma non è escluso che possa
essersi trattato di un atto terroristico: Il numero
degli attentati è andando aumentando in Turchia
nell'ultimo periodo. (Agi) |
|
AD ANKARA
ATTENTATORIPRONTI A COLPIRE
Nuovi attentatori
suicidi sono pronti a colpire nella capitale Ankara: è
l'allarme lanciato dal Comando nazionale della
Gendarmeria turca in un rapporto segreto inviato alcuni
giorni fa alla Direzione generale per la Sicurezza e
pubblicato dal quotidiano <Zaman>. Secondo il
documento, due esponenti del Partito dei Lavoratori del
Kurdistan (Pkk), Akif Ozdemir e Orhan Basutcu, sarebbero
arrivati nel distretto di Izmir (Smirne), sulla costa
mediterranea, la scorsa settimana. I due sarebbero
tuttora nascosti nella zona e attenderebbero indicazioni
per compiere un attentato suicida nella capitale. Altri
tre attentatori suicidi, conosciuti come Aziz, Zeynel e
Selim, sarebbero invece già giunti ad Ankara e si
starebbero preparando per un attentato. Secondo il
rapporto della Gendarmeria, i tre apparterrebbero a un
gruppo vicino a Guven Akkus, il 28enne attentatore
suicida che il 22 maggio ha provocato la morte di sei
persone e il ferimento di altre cento nei pressi di un
affollato centro commerciale ad Ankara. Secondo una
fonte militare citata da <Zaman>, finora molti
attentati del Pkk perpetrati in Turchia sono stati
tenuti nascosti o sminuiti per evitare ripercussioni sul
turismo. Ma ora l'Ufficio del Capo di Stato Maggiore ha
deciso di cambiare strategia e rendere noti tutti i
dettagli su ogni attacco.
Dopo aver ricevuto il rapporto della Gendarmeria, la
Direzione generale per la Sicurezza e la Polizia di
Ankara hanno innalzato il livello di allarme e
rafforzato i controlli nelle piazze, negli edifici
giudiziari, nei siti militari e della polizia e nei
centri commerciali. (Aki-Adnkronos) |
|
ABDULLAH
GUL
INDAGATO
PER IL VELO DELLA FIGLIA
Brutte
notizie per Abdullah Gul. Il ministro degli Esteri turco
e già candidato alla presidenza della repubblica per il
Partito islamico-moderato, è sotto inchiesta da parte
dello Yok, L'Alto Istituto per l'Istruzione turca. La
colpa di Gul è quella di aver partecipato ad una
cerimonia universitaria con sua figlia Kubra che
indossava il turban, il velo islamico della
tradizione turca.
Il fatto risale a qualche giorno fa quando
all'Università di Bilkent, Kubra Gul ha preso parte
alla consegna dei diplomi con un vistoso turban
che le copriva la testa.
A rimetterci potrebbero essere gli stessi dirigenti
dell'università, rei di avere permesso l'utilizzo del
velo islamico in un edificio pubblico, nonostante una
sentenza della Corte Costituzionale lo vieti. (Apcom) |
|
DUE
CONIUGI TURCHI
DIVORZIANOPER
DIFFERENZE POLITICHE
La
coppia scoppia e la colpa è tutta della politica.
Nurdan Akkin e suo marito Oczan Erdikler,
rispettivamente candidati del Partito Democratico e del
Genc Partisi, hanno deciso di porre fine al loro
matrimonio che durava da sette anni per
"irriducibili differenze politiche".
A dare il colpo di grazia alla loro unione e farli
finire prima davanti al giudice che alle urne è stata
la scelta di entrambi di entrare in politica e
candidarsi in partiti differenti alle prossime elezioni.
la separazione è stata consensuale ma a prendere la
decisione sarebbe stato l'uomo ormai stanco delle
continue liti ed anche della voglia di affermazione
politica della consorte.
"Mia moglie - ha detto Erdikler - è stata
influenzata negativamente dai suoi amici e compagni di
partito. Le auguro di arrivare in Parlamento". (Apcom) |
|
DALL'IRAN
ARMIPER
I RIBELLI DEL LIBANO
Sulla base
d’informazioni dei Servizi Segreti, un
carico d’armi è stato recentemente scoperto in Turchia.
Era
inviato dall'Iran alla milizia Fatah Al-Islam in Libano
per combattere il governo libanese. Il 29
maggio, un treno proveniente da Iran e con la
destinazione Siria, è stato deragliato in
Turchia. L'esercito turco ha scoperto armi ed i missili
nascosti in modo professionale nel treno per essere
passato clandestinamente in Siria. Secondo le fonti
interne del regime, un agente della forza Qods di nome
Aljouri avrebbe dovuto ricevere le armi in Siria per
inviarle all’Hezbollah ed alla milizia del Fatah
Al-Islam in Libano.
Fatah Al-Islam è il gruppo che si batte contro il Governo libanese nel campo di Nahr el-Bared. Il
dirigente di questo gruppo sostenuto dal regime iraniano
è un uomo chiamato Al-Abbasi. Sulla base d’ordini
dati dalla forza terroristica Qods del corpo dei
Guardiani della rivoluzione d’Iran (la CGR), questo
gruppo ha recentemente aumentato le sue attività
terroristiche in Libano:
- Un attacco armato contro la banca Albahr Almotevaset
di Tripoli in cui hanno rapinato 125.000 dollari.
- Infiltrarsi nei dintorni di Tripoli nel nord del
Libano e spiegamento di milizie nei settori
residenziali.
- Attacco delle forze armate libanesi.
È dunque chiaro che i combattimenti che si svolgono ora
in Libano e che hanno provocato morti, feriti ed un
esodo, sono alimentati dal regime iraniano che cerca di
creare nuove crisi. (Cnri)
|
|
DALLA
POLIZIA
BLOCCATI
23 UOMINI DI AL QAEDA
La
polizia turca ha arrestato nella provincia
nord-occidentale di Bursa 23 persone sospettate di avere
contatti con la rete terroristica di al Qaeda. Lo ha
reso noto l'agenzia turca <Anadolu>.
Nelle settimane scorso la stessa polizia aveva arrestato
con la la medesima accusa altre persone, tra cui, alla
fine di maggio, 13 uomini che erano stati in Afghanistan
probabilmente per addestrarsi. (da Ansa) |
|
AI SENSI
DELL'ART. 301 C.P
ARRESTATOIL
FIGLIO DI HRANT DINK
A | | |