Arretrati 

Anno 8° N.10

<TURCHIA OGGI> - A PARTE LA DOCUMENTAZIONE DELL'AMBASCIATA DI ITALIA AD ANKARA E DELL'ICE DI ISTANBUL - SI  AVVALE PER LE NOTIZIE E GLI ARTICOLI RIPORTATI SUL SUO WEB, E NATURALMENTE RELATIVE ALLA TURCHIA, DELLE NEWS GIA' APPARSE  IN ALTRI SITI O GIA' PUBBLICATE SU QUOTIDIANI E RIVISTE. NON FA ALTRO CHE ASSEMBLARLE, NELLA CONVINZIONE CHE SIANO DI MAGGIORE UTILITA' PER QUANTI HANNO UN QUALCHE INTERESSE PER QUESTO PAESE. <TURCHIA OGGI>, AD OGNI MODO, E' SEMPRE A VOSTRA DISPOSIZIONE.

 

PRIMO PIANO

 

Si fanno sempre più tesi i rapporti tra il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan e il presidente della Repubblica uscente Ahmet Necdet Sezer, dopo che il premier ha annullato l'incontro settimanale con il Capo dello Stato. La volontà di partecipare alla seconda votazione parlamentare per l'approvazione definitiva della riforma della Costituzione è la motivazione addotta dal Primo Ministro, che ha comunicato a Sezer le sue scuse. Erdogan ha così potuto partecipare alla votazione con cui il Parlamento ha approvato in seconda lettura il pacchetto di emendamenti che introduce, tra l'altro, l'elezione diretta del Capo dello Stato. I deputati turchi avevano già votato in prima lettura la riforma, rinviata alla Camera proprio da Sezer.
Per il presidente, la profonda modifica del sistema in vigore voluta dalla maggioranza non è sostenuta da motivazioni "giustificabili e accettabili". A questo punto, Sezer non può opporre un secondo veto, ma dovrà scegliere tra promulgare il provvedimento o, come sembra più probabile, indire un referendum popolare. I tempi però sono molto stretti, visto che le elezioni anticipate per il rinnovo del parlamento e l'eventuale elezione presidenziale a suffragio universale sono fissate per il 22 luglio. Intanto l'opposizione ha già annunciato il ricorso alla 

 

RAPPORTI
SEMPRE
PIU' TESI

 

Ormai è scontro aperto tra il presidente della
Repubblica turca, Ahmet Necdet Sezer, ed il premier Recep Tayyip Erdogan

Corte Costituzionale contro l'ultimo voto per vizi di procedura. Uno degli articoli
della riforma non avrebbe ricevuto infatti il numero di voti necessari per passare all'approvazione finale.
La riforma della Costituzione è stata proposta in tempi record dal partito di Erdogan, il Partito della Giustizia e dello Sviluppo (Akp), dopo che per due volte in Parlamento non si è raggiunto il numero legale per l'elezione a presidente dell'unico candidato, Abdullah Gul, attuale ministro degli Esteri e compagno di partito di Erdogan. Oltre all'elezione diretta del Capo dello Stato, la riforma riduce da sette a cinque anni la durata della carica e introduce la possibilità di un secondo mandato. Un'altra novità introdotta riguarda la durata della legislatura, che si riduce da 5 a 4 anni. Viene inoltre abbassato il numero legale necessario perché le votazioni in Parlamento siano valide, che passa da 367 a 184 deputati. Questo emendamento ha un grande significato, se si pensa che proprio la mancanza del numero legale ha impedito per due volte l'elezione di Gul. La riforma introduce anche novità per quanto riguarda la legge elettorale. Finora infatti i candidati indipendenti erano eletti con una scheda diversa da quella delle liste. Questo rendeva più facile la loro elezione, soprattutto nelle aree con un alto tasso di analfabetismo, come quelle a maggioranza curda, in cui molti elettori, avendo difficoltà a scegliere un nome in una lunga lista, preferivano utilizzare la scheda più semplice dei candidati indipendenti, in cui spesso era indicato un solo nome. (Adnkronos-Aki)

 

 

 

 

 


 
 

"SIAMO
PRONTI"

 

 

IL CAPO DI STATO MAGGIORE DELLA DIFESA TURCA, GEN. YASAR BUYUKANIT, ASPETTA SOLO L'ORDINE DI ANKARA PER DARE LA CACCIA AL PKK NEL NORD IRAQ.

"Come Forze Armate, siamo pronti": il Capo di Stato Maggiore della Difesa turca, generale Yasar Buyukanit, ha ribadito che basta l'ordine del Governo di Ankara per condurre la prima oprerazione su larga scala in territorio iracheno da un decennio a questa parte.
Come allora, l'obiettivo sono le basi della guerriglia indipendentista curda del pkk. le ripercussioni politiche sarebbero tuttavia molto gravi e metterebbero Ankara, pur Paese membro della Nato, in urto sia con Washington che con l'Unione Europea senza contare la destabilizzazione che un'eventuale offensiva provocherebbe in Iraq.
Nonostante la prudenza del Governo, l'opinione pubblica sembra premere per una iniziativa autonoma, visto che gli appelli lanciati dal premier Recep tayyip Erdogan per una operazione di rastrellamento da parte delle forze irachene e statunitense nel Nord dell'Iraq sembra essere rimasta senza risposta.
Sullo sfondo, l'eterno timore di Ankara che il Kurdistan iracheno possa - approfittando delle ricchezze petrolifere della regione di Kirkuk, che non a caso Saddam Hussein tentò di arabizzare a forza - ergersi a Stato indipendente scatenando di nuovo la guerriglia del Pkk che negli ultimi tempi sembra essere aumentata di intensità facendo decine di morti tra civili e militari.
Di fatto, proprio l'opposizione di Ankara rende per ora vano il piano statunitense di un Iraq completamente federale che ha come pre-condizione la legge per la condivisione di tutte le risorse naturali del Paese (di cui le province centrali, a maggioranza sunnita, sono povere), in discussione in Parlamento. Un intervento turco rischia però di portare il caso nell'unica regione essenzialmente stabile del
Paese, appunto il Kurdistan iracheno, e di alienare l'appoggio dei curdi iracheni a Washington ma anche allo stesso Governo di Baghdad.



 

UN DOSSIER ALL'ONU

La Turchia cerca la via diplomatica. Davanti ad una situazione nel Nord Iraq che potrebbe degenerare da un momento all'altro, prima di passare all'azione ed invadere il territorio oltre confine, Ankara ha pensato bene di avvisare le Nazioni unite.
Secondo il quotidiano <Sabah>, che riporta la notizia, fonti del ministero degli Esteri di Ankara hanno reso noto che Baki Ilkin, rappresentante permanente della Turchia, incontrerà il Segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon per descrivergli la situazione di crescente tensione che il paese della Mezzaluna sta sopportando sul confine sud-orientale in seguito alla guerriglia dei combattenti del pkk.
Ilkin avrebbe già pronto un dossier da presentare. Sarebbe l'ultimo atto diplomatico prima di un intervento armato sul suolo iracheno, pur se di attacco non si è parlato esplicitamente. (Apcom)


Dal punto di vista militare, i precedenti non sono molto favorevoli per Ankara: le incursioni hanno prodotto pochi risultati, con la guerriglia sostanzialmente al sicuro nelle proprie basi: l'intenzione delle Forze armate sarebbe quella di creare una "zona cuscinetto" per impedire l'infiltrazione di miliziani, uno dei motivi per cui ogni estate l'esercito rafforza il proprio dispositivo di sicurezza lungo la frontiera.
Per tale soluzione occorrerebbe tuttavia un'improbabile assenso sia degli Usa che delle atorità irachene: probabile però che il dispiegamento serva piuttosto a fare pressione su entrambi perché prendano qualche iniziativa, ancorché dimostrativa, contro la guerriglia. (Ap)
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Dobbiamo aggiungere qualche parole al testo dell'agenzia. L'ipocrisia degli Stati Uniti - ed in parte anche dell'Unione Europea che ha sempre simpatizzato per il Pkk pur essendo una organizzazione terroristica messa la bando dalla stessa Bruxelles - non ha limiti. La Turchia - secondo la protervia di Washington - dovrebbe starsene buona a contare i morti delle incursioni nel proprio territorio dei guerriglieri curdi senza una benché minima reazione. Eppure sempre il Dipartimento di Stato Usa non alza un dito né dice parola quando l'esercito israeliano sconfina nei territori palestinesi per dare la caccia agli uomini di Hamas o peggio ancora fa incursioni nel Libano. Lì, sì, per destabilizzare il territorio! La verità è che gli Stati Uniti non hanno mai abbandonato l'idea di mettere le mani sul petrolio del Nord Iraq e non vogliono intrusi. la guerra a Saddam, in fondo, l'hanno voluta proprio per questo. Senza contare poi che l'invasione dell'Afghanistan, conseguenza dell'11 settembre, non era certo finalizzata a catturare bin Laden e gli uomini di al Qaeda quanto ad invadere un Paese che - pur essendo in mani ai Talebani - non aveva mai fatto terrorismo contro gli States.  (Turchia Oggi)
 

IL DIRITTO

La Turchia ha il diritto di colpire le basi dei ribelli nell'Iraq settentrionale, per stroncare attentati terroristici sferrati sul proprio territorio da oltre confine. Lo ha affermato il ministro degli Esteri Abdullah Gul.
Le dichiarazioni sono state rilasciate in coincidenza con una nuova offensiva dei guerriglieri curdi contro un posto di blocco che nel sud-est dell'Anatolia ha provocato la morte di tre militari.
"Abbiamo tutto il diritto di adottare misure contro le attività terroristiche dirette contro di noi dall'Iraq del Nord", ha dichiarato Gul nel corso di una conferenza stampa (Ap)

 

 

 

 

 

Il Vaticano non è contrario all'ingresso della Turchia in Europa. Lo ha affermato il Segretario di Stato Tarcisio Bertone, al Convegno sulla secolarizzazione del Vecchio Continente promosso dall'Università Regina Apostolorum. "La Turchia - ha spiegato - sarebbe definibile come un Paese laico, è un Paese di frontiera che sta facendo passi avanti". Il Segretario di Stato ha ripetuto poi il si della Santa Sede all'ingresso della Turchia con un argomento piuttosto inedito, sottolineando cioè il contributo che essa, con la sua specificità può dare alla costruzione di un'Unione che non sia mera alleanza di mercato. Secondo il porporato, infatti, "in un contesto di Governi che rispettano regole comuni e dialogano si può costruire insieme un bene comune". (la Repubblica.it)

 

"Non credo che la Turchia sia ancora pronta per entrare nell'Unione Europea", ha detto il vicepresidente della Commissione Europea Franco Frattini.
A suo avviso comunque "sarebbe stato un grave errore chiudere la porta in faccia alla Turchia . Ma quando sarà pronta, sul piano dei diritti umani che saranno cresciuti a livello compatibile con l'UE, servirà anche per dare l'idea che questa non e' l'Europa dei Crociati, come dicono i terroristi, che chiude la porta in faccia ad 80 milioni di musulmani". (Ansa)

 

La Francia, almeno per il momento, non intende mettersi di traverso ai negoziati tra la Turchia e l'Unione Europea: con questo spirito, Nicolas Sarkozy ha inviato un proprio emissario ad Ankara. Secondo quanto ha scritto il quotidiano <Le Figaro>, il consigliere diplomatico di Sarkozy, ex ambasciatore a Washington, Jean-David Levitte, è stato nella capitale turca per una serie di incontri che hanno tra l'altro l'obiettivo di salvaguardare le relazioni tra Parigi ed Ankara.
Ai suoi interlocutori, l'inviato avrebbe spiegato che la Francia non intende porre il veto all'apertura, fissata per il 26 giugno, di tre nuovi capitoli negoziali tra l'UE e la Turchia. Ma, in cambio, al Consiglio Europeo di dicembre, al termine della presidenza portoghese dell'Unione, Sarkozy porrebbe la questione dei confini dell'Europa.
In particolare, il presidente chiederebbe la creazione di un gruppo di lavoro incaricato di definire le frontiere dell'UE e una riflessione profonda sulla politica di vicinato, avendo già in mente quella che dovrà essere la risposta: la Turchia non fa e non farà mai parte dell'Europa.
Intanto, però, Sarkozy cerca di non calcare la mano: a questo scopo, ricorda <Le Figaro>, il 24 maggio scorso ha telefonato al premier turco Recep Tayyip Erdogan e inviato ad Ankara l'ambasciatore Levitte.
"Si tratta di trovare un percorso che non spezzi l'Europa in due, né i rapporti franco-turchi - ha spiegato al quotidiano
francese una fonte dell'Eliseo - Noi siamo alla ricerca di questo percorso".
Secondo il quotidiano, sono due le ragioni alla base della decisione del presidente - che ha fatto del "no" all'ingresso della Turchia in Europa uno dei pilastri della sua campagna elettorale - di non forzare, almeno per il momento, i toni sulla questione. Sarkozy vuole evitare uno scontro con gli altri Paesi mentre tenta di arrivare ad un compromesso su un nuovo Trattato che permetta il funzionamento delle istituzioni nell'Europa a 27". "Il Trattato semplificato è la priorità. Non si può mescolare la questione delle frontiere con quella del Trattato semplificato", fanno sapere dall'Eliseo.
E poi c'è il problema delle elezioni anticipate in Turchia, fissate per il 22 luglio: un veto francese ai negoziati con Ankara potrebbe essere interpretato come una ingerenza potenzialmente destabilizzante nel dibattito interno in Turchia. (Adnkronos)

IL VATICANO
NON E'
CONTRARIO

ALL'INGRESSO


POSIZIONI 
La dichiarazione
del Segretario
di Stato, cardinal
Tarcisio Bertone.
Lo scetticimo
del Commissario
UE, Franco 
Frattini. La Francia, 

con Sarkozy, vuole
evitare lo scontro
con Ankara

 

 

 

 

L'ANNUNCIO

TRE NUOVI
CAPITOLI
A FINE GIUGNO

Il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, ha annunciato ad Ankara che l'apertura di tre nuovi capitoli negoziali d'adesione della Turchia all'UE è prevista per fine giugno, ma ha esortato i turchi a fare più riforme. ''Voglio sottolineare che è nei nostri piani aprire tre capitoli negoziali per il 26 giugno'', ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa Steinmeier, il cui Paese è l'attuale presidente dell'Unione Europea. ''Spero che non ci sia alternativa al proseguimento del processo di riforme democratiche e all'avanzamento della Turchia sulla via dell'UE'', ha aggiunto, prima di elencare le riforme attese da Bruxelles. Il capo della diplomazia tedesca ha esortato in particolare a riformare l'articolo 301 del codice penale, che reprime ''l'oltraggio all'identità nazionale'', a causa del quale numerosi intellettiali sono stati perseguiti penalmente. ''Sul tema di Cipro, il fatto che i gesti attesi non siano stati compiuti è veramente triste'', ha sottolineato il ministro tedesco, spiegando che ''è molto triste che il protocollo di Ankara non sia stato ratificato e che non sia stato registrato alcun progresso per quanto riguarda il commercio diretto con Cipro Sud'' . (Asca-Afp)

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KISSINGER:
E' CRUCIALE 
CHE DIVENTI
MEMBRO

One of the most important figures in international politics in the past century, Henry Kissinger, said that Turkey's memnership in the European Union was of extraordinary strategic and political importance.
Former US Secretary of State Henry Kissinger delivered a keynote address to an audience gathered at Sabancı Center in downtown İstanbul for a conference organized by Akbank on Thursday. The conference was part of a series of annual conferences organized by Akbank, where the most important political figures of the century participate and share their opinions.
Introducing their guest, Akbank General Manager Zafer Üskül referred to him as “one of the most important political scientists in the world.”
In an introductory speech, former Ambassador İlter Turan, who also ran the question and answer section of yesterday’s conference, referred to Dr. Kissinger as an expert on international politics and highlighted his keen sense of humor. Turan also recalled that Kissinger was familiar to the Turkish public as a professor of the late former Prime Minister Bülent Ecevit.
Following Turan’s introduction Dr. Kissinger greeted the audience with praise for the Turkish troops who fought in the Korean War, since they were the only prisoners of war at the hands of the North Koreans who did not break down during interrogations. “I would like to thank Turkey for what you have done for us,” Dr. Kissinger said.
Sharing his observations and experience about the effects of international relations on the economy and the security of nations, Dr. Kissinger expressed his opinion that the European nation-state as the world knew it at the end of World War II was changing, since European nations gave up their sovereignty to a certain extent under the EU. However, he maintained that the structure of the nation-state in the US and Turkey were closer to the post-World War II notion of a nation-state, something which is at the heart of some of the problems both countries encounter in dealing with EU member states today. Kissinger said this structural difference also “means that the EU state cannot demand sacrifices from its citizens,” adding that this was one of the reasons why passing reform legislation in the union has so far been difficult for most member states.
Kissinger stated that today the EU needs a political identity of what it is going to do in the world and stressed that Turkey was of “extraordinary strategic and political importance” for the union; however, he also underlined that this would require European intervention in domestic affairs, a big challenge for Turkey. He said Turkey would have to undergo a tougher and more drastic transformation than the changes European member states had to go through.
In an anecdote used to highlight his opinion that international affairs are an ongoing process with every learned experience shaping the policy-maker’s attitude, Dr. Kissinger recalled having asked Chinese leader Zhou Enlai what he thought of the French Revolution when the two met in 1972 for talks. “It is too early to decide,” Zhou replied.
However, Kissinger said certain learned experiences unquestionably showed that “war between major powers is a catastrophe and entirely out of proportion to anything two major powers might gain from each other.” (Da Zaman)

 

 

 

 

 

LAMBERTO DINI 
SULLA TURCHIA

 

 

UN'EUROPA PIU' FORTESAPRA' INTEGRARLA

 

CONFERENZA NELLA SALA DELLA COMMISSIONE DIFESA
DEL SENATO, PRESENTE L'AMBASCIATORE UGUR ZIYAL

 

 

Il mondo, si sa, è bello perché è vario. Altrimenti diventerebbe monotono. Non che la conferenza - indetta nella Sala Commissione Difesa del Senato sul tema "la Turchia e le frontiere dell'Europa" - desse questa impressione o fosse  stata impostata su questa premessa, ma certo che a "ravvivare" l'ambiente incardinato su un dibattito, come dire, "rassicurante" per la moderazione degli interventi, ci ha pensato l'ambasciatrice di Cipro Athena Mavronicole. La rappresentante diplomatica di Nicosia è una signora simpatica oltre che molto graziosa. Qualità che sono sempre apprezzate. Ad essere stato poco gradito è stato invece il modo con il quale si è rivolta ai relatori - in particolare all'ambasciatore della Turchia in Italia, Ugur Ziyal, e al docente della facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Famagosta, Ahmet Sozen - con domande che nulla avevano a che vedere direttamente con il tema in questione. Una situazione imbarazzante che è durata quel tanto da non andare oltre i limiti, ma che intanto è la  riprova come sia più difficile di quanto si possa immaginare risolvere ad esempio l'altro problema, ovvero la riunificazione dell'isola di Cipro.
La presenza ai lavori del presidente della Commissione, Lamberto Dini, e del vicepresidente Alfredo Mantica, ha dato alla conferenza un crisma decisamente politico. Quello in fondo che richiedeva un argomento - quale l'adesione di Ankara all'Unione Europea - che necessita dell'appoggio, anche se formale, soprattutto di esponenti parlamentari per uscire dall'empasse in cui si trova il Paese della Mezzaluna. Dopo aver ricordato che, certo, specie nel momento attuale la Turchia ha i suoi affanni (e quale nazione non ne ha!), Dini si è augurato che qualsiasi siano i cambiamenti nella terra dell'Impero ottomano, questi non abbiano a scalfire le riforme di Ataturk. Riforme - ha aggiunto - che hanno garantito lo sviluppo di istituzioni laiche e perché coerenti con i principi fondamentali ispiratori dell'Unione Europea.
Un altro augurio - sempre per Dini, convinto peraltro che la Turchia oggi come oggi appartenga più all'Europa che all'Asia Minore - è che il presidente francese  Nicolas Sarkozy non ostacoli il processo delle trattative. "E' interesse di tutti che il negoziato possa chiudersi con la definizione nel prossimo Consiglio europeo - ha detto Dini - di un accordo che dia mandato ad una Conferenza intergovernativa di salvaguardare tutti i progressi istituzionali previsti dal Trattato costituzionale". Ed in quanto a progressi, Ankara ne ha fatti moltissimi ,specie in campo economico. Nessun dubbio su questo per Dini che, comunque, ha sollecitato il Governo turco - tra le "molte sue contraddizioni" - ad avanzare nel processo della democratizzazione e a risolvere la questione di Cipro. Il cammino per l'adesione - ha poi continuato - è lungo e l'obiettivo potrebbe anche passare per un "partenariato privilegiato" che prepari "senza traumi" la meta finale.
Circa i cosiddetti "criteri", non altro che le condizioni poste da Bruxelles ad Ankara, l'ambasciatore Ziyal ha ricordato che finora sono stati sempre rispettati, come stati rispettati - ha voluto sottolineare ancora il diplomatico - le multiculturalità e le fedi religiose (vedi il cristianesimo) di altri popoli ed etnie.
E' un fatto però che non si può tirare il filo all'infinito senza dare una scadenza al negoziato. Ma questo è un discorso di rapporti e di fiducia reciproca circa i quali l'excursus di Sozen è stato più che mai chiaro al fine di  comprendere l'impegno e il sacrificio di un Paese costretto da anni, suo malgrado, a convivere con il terrorismo del Pkk e a sopportare con serenità le ambiguità di alcuni Paesi europei.
Di notevole interesse  l'intervento di Mantica (stabilità dell'area mediorientale e ruolo della Turchia nell'Asia centrale) nonché quello del direttore della rivista <Imperi>, Aldo Di Lello, che aveva aperto i lavori. A moderare questi ultimi, Paolo Quercia analista  di relazioni internazionali. (Turchia Oggi)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

INIZIATIVE

PRENDE FORMA L'UNIONE
MEDITERRANEA

L'idea è venuta a Nicolas Sarkozy,
nuovo presidente francese. Nel
nuovo futuro dovranno entrare
anche Turchia e Israele.

Una nuova organizzazione internazionale, dotata di istituzioni autonome e aperta a tutti i paesi del bacino mediterraneo. E' questa l'idea di Nicolas Sarkozy, emersa durante la campagna presidenziale e ribadita nel corso del primo discorso pronunciato all'indomani delle elezioni.
Il rilancio dell'idea di una"Unione mediterranea" è arrivato durante il recente incontro tra il premier francese e Romano Prodi, nel corso del quale è stato annunciato un vertice tra i sei Paesi mediterranei dell'UE (Italia, Francia, Spagna, Grecia, Cipro, Malta), ai quali si è aggiunto anche il Portogallo.
Secondo il nuovo inquilino dell'Eliseo, il futuro dell'Europa si giocherà nell'area mediterranea: "È arrivato il tempo - ha dichiarato il presidente francese - per un'unione mediterranea che farà da ponte tra Europa e Africa".
A far parte del nuovo organismo sarebbero i Paesi mediterranei dell'Unione, il Portogallo, la maggior parte degli Stati del Maghreb (Algeria, Egitto, Libia, Marocco, Tunisia), alcuni Paesi mediorientali (Libano, Siria e Giordania), Israele e Turchia. Potrebbero entrarvi, inoltre, l'Autorità Palestinese e i paesi dell'Ex Jugoslavia che si affacciano sull'Adriatico. Tra le organizzazioni internazionali interessate, oltre all'Unione Europea, ci sarebbero la Lega Araba, l'Unione Africana e l'Unione del Maghreb arabo.
La diplomazia è già al lavoro per verificare la disponibilità degli Stati coinvolti alla messa in pratica del progetto. Per molti analisti, la nuova organizzazione internazionale costituirebbe un'alternativa all'ingresso a pieno titolo della Turchia nell'Unione, che vede Sarkozy notoriamente contrario. Non a caso le prime critiche al progetto di Parigi arrivano proprio da Ankara. Al contrario, alcuni Paesi, come la Spagna, hanno già espresso parere favorevole.
A differenza del cosiddetto "processo di Barcellona", che prevede la creazione di un'area di libero scambio mediterranea, e che finora ha dato scarsi risultati, il piano francese non prevede una semplice cooperazione, ma la costituzione di un'organizzazione modellata sullo stile dell'Unione europea, dotata anche di una Banca per gli investimenti per la promozione dello sviluppo nelle aree più povere. (Tiscali Europa)

 

 

 

 

 

 

 

 

LA
METAMORFOSI
TURCA


DENTRO IL SISTEMA  “E’ in atto una trasformazione sociale che sta modificando le tradizionali relazioni tra Stato e società, il loro carattere autoritario". A colloquio con Ahmet Insel, economista e politologo dell’Università di Galatasaray

Da alcuni anni il Paese vive un processo di trasformazione che incontra da almeno un anno a questa parte forti resistenze...
E’in atto una trasformazione sociale che sta modificando le tradizionali relazioni tra Stato e società, il loro carattere autoritario. Ci sono settori della società che temono di perdere potere da queste trasformazioni. Il processo di democratizzazione inevitabilmente porta questi settori a perdere il loro status, che trova la sua origine in queste relazioni autoritarie.
Burocrati ed alcuni settori della classe media, che hanno paura della concorrenza delle classi emergenti di origine provinciale. Questi gruppi sociali fanno riferimento ad un nazionalismo chiuso in se stesso, diffidente verso il resto del mondo, che ha paura di una società aperta, più competitiva, fondata sul merito e sulla conoscenza. Di fatto temono di venire marginalizzati dai processi in corso. Sono questi elementi a formare il fronte della conservazione, quello degli statukocu (difensori dello status quo, n.d.a)

Si parla spesso dei militari come se si trattasse di un’entità separata dal resto della società ma in realtà godono di un forte consenso in molti settori della società, non è vero?
Certo c’è una dimensione sociale fondamentale nel potere dei militari, e questi settori della società mettendo l’accento sulla dimensione religiosa dell’Akp (Partito della Giustizia e dello sviluppo) legittimano la loro resistenza denunciando la perdita della laicità. Certo anche l’Akp ha le sue responsabilità, è un partito conservatore, dalle fragili radici democratiche, anche questi elementi sono reali, non sono delle fantasie.
Per alcuni versi l’Akp assomiglia all’attuale partito repubblicano americano, ai neo-con, conservatore sul piano culturale ma estremamente liberista in economia.
La debolezza della tradizione democratica dell’Akp deriva dalla storia del partito. Difficile aspettarsi che non facciamo errori sul piano della democrazia e questo elemento rende gli altri più sensibili. Ma l’altra parte non è più democratica. Ha un aspetto più moderno ma non più democratico, alcune parti del Chp (Partito Repubblicano del Popolo) rappresentano la più classica tradizione autoritaria repubblicana.

Veniamo alla cronaca recente. Lei ha scritto che la crisi attuale è la crisi strutturale del sistema così come è stato ridisegnato dopo il colpo di stato del 1980. Può precisare?
E’ la crisi delle istituzioni politiche create dopo il 12 settembre. La crisi della situazione che è stata voluta e creata dallo stesso regime, del suo modello di relazioni tra lo Stato e l’arena politica.
Il 12 settembre ha frenato l’ascesa di una democrazia pluralista che si stava consolidando. L’obbiettivo dei golpisti era quella di creare un sistema politico che, attraverso un nuovo sistema elettorale, permettesse ad un partito centrale di accaparrarsi la maggioranza marginalizzando le minoranze. In questo senso si sono attribuiti al presidente della Repubblica poteri difficilmente riscontrabili in un sistema parlamentare puro. Il potere di nomina di alcune cariche importanti ed il diritto di veto.

Un sistema quasi semi-presidenziale
Sì gli si avvicina molto. Di fronte alla candidatura di Gül si è detto: Non è possibile una cosa simile, non possiamo accettare che lo stesso partito abbia il presidente del Parlamento, il Primo Ministro ed il presidente della repubblica. Ma nel 1989 con il partito Anap (Partito della madrepatria) e Turgut Özal, in realtà si era avuta la stessa concentrazione di potere. Questi sono gli equilibri creati dal 12 settembre, il controllo da parte di un partito centrale di tutte le cariche più importanti. Lo scopo era quello di garantire la stabilità. Ora il problema non è che un partito controlli le cariche istituzionali più importanti ma che questo partito sia l’Akp.

Quali sono le altre caratteristiche del regime uscito dal 12 settembre?
La legge elettorale che prevede uno sbarramento del 10% per l’ingresso in Parlamento, il divieto di formare coalizioni elettorali, il monopolio dato ai segretari di partito di nominare tutti i deputati. E poi la Costituzione prodotta dal golpe. Certo una buona parte, almeno un terzo, è cambiata dopo le riforme del 1995 e degli anni 2000 ma lo spirito è rimasto lo stesso.
Queste riforme non hanno intaccato molto il potere dei militari. Non è più un militare il segretario del Consiglio per la Sicurezza Nazionale (Mgk) ma adesso lo Stato Maggiore interviene direttamente nel dibattito politico, è diventato un attore politico a pieno titolo.

Si va alle elezioni del 22 luglio senza che nessun partito mostri di volere riformare il sistema?
Sì, perché in fondo lo stato di crisi serve ad entrambi, Akp, Chp. Una polarizzazione che permette di conquistare consensi maggiori tra gli elettori rispetto a quanto in realtà potrebbero avere in condizioni normali. Altrimenti non avrebbero molto da dire, soprattutto il Chp. Anche l’Akp ne trae vantaggio, non ha interesse a modificare la costituzione o la legge elettorale perché in fondo rappresentano per il partito un vantaggio, potrebbero essere una opportunità per limitare l’interferenza dei militari.

La crisi attuale però viene presentata nei termini di una contrapposizione tra laici e fondamentalisti…
Sì ma in realtà non è così, si tratta di una copertura, soprattutto da parte dei laici. Il regime repubblicano lo definisco un regime pretoriano che ha necessità di produrre in continuazione la paura, la minaccia per garantirsi legittimazione. Anche lo scontro attuale tra laici e religiosi è in questa ottica, di produrre un pericolo dal quale il regime si deve difendere. In passato questo pericolo è stato il comunismo e poi è stata la volta del separatismo curdo.
Si stanno confrontando gruppi sociali diversi in competizione. Dal punto di vista sociale nonostante le apparenze hanno punti di contatto, il loro nocciolo è composto dalla classe media, dalla borghesia turca. Certo con l’Akp ci sono anche contadini ed operai ma il nocciolo duro che sostiene il partito è la nuova borghesia. Per capire questo aspetto dobbiamo rifarci alla società ottomana, alla divisione tra havas, l’élite, e havam, il popolino. Una contrapposizione fondata su differenze economiche ma soprattutto su differenze culturali e sulle diverse relazioni con lo stato. Da noi non c’era una classe aristocratica di proprietari terrieri, la terra era di proprietà dello Stato, essere havas significava essere con lo Stato. E questa distinzione vale tuttora, da una parte c’è chi si ritiene havas e chi si ritiene havam. Ed è curioso che quando l’havam arriva al potere, cioè il Akp, continua a sentirsi una vittima ed a comportarsi come tale.

Il confronto quindi tra questi diversi schieramenti, simili dal punto di vista sociale si sposta su di un livello simbolico, il velo contro l’immagine del moderno kemalista...
Certo, c’è sicuramente una dimensione economica ma la questione simbolica è fondamentale, lo scontrasi e il differenziarsi sul piano dei simboli. Chi usa il velo ed i simboli e chi, e dall’altra parte, usa un discorso contro la religione ed in difesa della laicità. Un discorso che si trasforma in un fondamentalismo secolare. Si è trasformata la laicità in una sorta di religione. Un insieme di simboli e rituali che trasformano il kemalismo in una religione laica.

Le elezioni risolveranno la crisi?
No, non credo la risolveranno. Al momento possiamo ipotizzare molti scenari possibili.
Se dal voto del 22 luglio uscisse di nuovo un Parlamento con due soli partiti, il regime si bloccherà e allora non so cosa potrebbe succedere, forse si tornerà a nuove elezioni e modificare la costituzione, non lo so.
Quello che è certo è che l’Akp sarà ancora il primo partito ma se anche altri partiti riuscissero a superare lo sbarramento, allora probabilmente l’Akp sarà costretto ad un governo di coalizione.
Ma anche in questa situazione non si eleggerà un nuovo presidente della Repubblica, o comunque renderà più difficile la sua elezione. In ogni caso sarà un Parlamento che non sarà in grado di compiere riforme importanti, sarà un periodo di glaciazione, che si limiterà a gestire l’ordinaria amministrazione.

Lei ha scritto molto sul ruolo che potrebbero avere i candidati indipendenti per la sinistra. Come giudica la riforma approvata dal Parlamento che mette i nomi di questi candidati nella stessa scheda elettorale con gli altri?
Si tratta di un’iniziativa contro i candidati indipendenti curdi. In realtà la nuova legge favorisce i candidati dei centri urbani, i loro elettori sanno a chi dare il voto, si tratta di elettori che sanno leggere e scrivere. Per loro il fatto che il nome del candidato indipendente sia con gli altri non cambia la situazione. Invece diventa più difficile per gli elettori curdi, tra i quali sono alti i tassi di analfabetismo. Sarà più difficile trovare il nome o il simbolo del loro candidato. Per approvare questa riforma tutti i partiti si sono trovati d’accordo.

Cosa sarà delle riforme e della democratizzazione, con il nuovo Parlamento?
Se l’Akp riuscisse ad avere la maggioranza potrà garantire la continuità delle riforme. Perché il successo del partito dipende solo dai suoi riferimenti alla religione ma soprattutto dal fatto che sul piano politico ed economico spinge per il cambiamento. Un problema importante è che nel processo riformatore il partito trovava forza e combustile nella prospettiva di adesione all’Unione Europea. Questa prospettiva non dipende solo dall’Akp, ed è attualmente in fase di stallo anche per la freddezza europea. Questo significa che le riforme del prossimo futuro dovranno fondarsi sulle dinamiche interne del paese. Ed in questa prospettiva la questione curda assume un particolare rilievo. Sarà necessario che emergano risposte per la questione curda. Secondo me una simile possibilità è legata alla eventualità che il Dtp (Partito della società democratica) riesca a far entrare in Parlamento 20-30 deputati come candidati indipendenti. In questo caso forse potrebbero arrivare ad una qualche forma di coalizione con l’AKP spingendolo a fare le riforme.

Quali forze possono sostenere il processo di democratizzazione?
Certamente c’è una società civile forte e dinamica ma se ci riferiamo ai partiti che hanno la possibilità di entrare in Parlamento beh allora, ci sono partiti che sostengono una democrazia limitata, il Dyp (Partito della Giusta Via) e Anap ad esempio, liberali conservatori. Nel Chp non c’è nemmeno questa possibilità. Una volta sì, negli anni ’90, ai tempi della coalizione con il Shp (Partito popolare socialdemocratico) ma poi dopo il 1999 il partito velocemente s è trasformato. Favorendo la divisione tra laici e religiosi si è trasformato in un difensore del regime, sfruttando le paure della classe media. Non ha nessuna proposta per il futuro e quindi nemmeno per la democratizzazione. Pur con tutte le sue mancanze l’unico partito in grado di portare avanti le riforme è l’Akp. (Fabio Salomoni/Osservatorio Balcani)

 

 

 

 

 

 

L'APPELLO

VIA LE SANZIONIDALLA TRNC

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
TURCA E' INTERVENTO ALLA
CONFERENZA ISLAMICA (OIC)

President Ahmet Necdet Sezer called on the Organization of the Islamic Conference (Oic) to contribute to the easing of ongoing sanctions imposed on Turkish Cypriots in the north of the divided island.
 “Despite Oic calls for an end to the isolation of northern Cyprus, no results have been obtained so far to help Turkish Cypriots integrate with the world in an effective manner,” Sezer said in a written message sent to a meeting of the economic and commercial commission of the Oic.
“We expect member countries to take steps in this direction without delay and become a model for the world for the easing of sanctions. The opening of Turkish Cypriot representation offices in the member states will facilitate and accelerate this process,” he added.
Commenting on the ongoing violence in Iraq, the president said Turkey wished its neighbor would leave its difficult days behind and reach stability and a democratic structure without any harm to its national unity and territorial integrity.
“We support the Iraqi government to take steps that will establish a necessary structure for an Iraq whose borders are secure and which is at peace with its neighbors. Iraq is vitally positioned for the stability of the entire region,” Sezer said. (Turkish Daily News)

 

 

 

 

 

 

IN LIBANO

MISSIONEPROLUNGATA

IL PARLAMENTO TURCO HA
VOTATO A FAVORE DELLA
ESTENSIONE DEL MANDATO

La Turchia ha prolungato di un anno la missione militare in Libano. Il Parlamento turco ha infatti votato a favore dell'estensione del mandato dei propri soldati all'interno della forza multinazionale dell'Onu. La Turchia è' il primo Paese islamico ad aver dato il contributo alla forza di interposizione della Nazioni Unite in Libano (Unifil), mettendo a disposizione dei caschi blu 261 contingenti di uomini, principalmente ingegneri militari, dispiegati nel sud del Libano, e una fregata con 234 marinai assegnata al reparto navale della forza Isaf. (Asca-Afp)

 

 

 

 

 

 

 

 

E' ORA CHE SI RICONOSCANOI  DIRITTI DELLE MINORANZE

IL PATRIARCA BARTOLOMEO "Non è 
soltanto la liberta di celebrare i nostri
culti all'interno delle nostre chiese quella
che vogliamo"

I cristiani turchi abbiano gli stessi diritti che i loro compatrioti musulmani  hanno in patria e che sono loro riconosciuti in Europa: il patriarca  ecumenico Bartolomeo è tornato così a rivolgere alle autorità di Ankara la richiesta del riconoscimento dei diritti delle minoranze. "Non vogliamo soltanto la libertà di celebrare i nostri culti all'interno delle nostre chiese, ma il riconoscimento di tutti i diritti civili, come sono riconosciuti ai nostri fratelli e connazionali musulmani in Turchia. Gli stessi diritti civili che godono, giustamente, i nostri fratelli musulmani in Europa".
Prendendo spunto dalla presenza - in occasione della festività della Pentecoste celebrata nella centralissima chiesa SS Trinità in piazza Taksim di Istanbul – di un gruppo di europarlamentari tedesco del gruppo verde, accompagnati dal Console generale di Germania, "non è veramente bello - ha osservato il Patriarca - vedere i nostri fratelli musulmani partecipare attivamente nella vita civile nei Paesi europei, come testimonia la presenza qui del parlamentare tedesco di origine turca Cem Oz Demir?".
Riferendosi poi al fatto che la Turchia pretende che per essere eletto il Patriarca ecumenico debba avere cittadinanza turca – il che limita grandemente la possibilità di scelta del primo tra i patriarchi della Chiesa ortodossa – Bartolomeo ha ricordato di aver chiesto varie volte ai governati di Ankara, "senza mai avere una risposta positiva o negativa, che possa essere eletto al soglio patriarcale un prelato che non abbia la cittadinanza turca, la quale gli verrà concessa subito dopo la sua  elezione, come d' altronde avviene per gli antichi patriarcati di Alessandria e Antiochia".
"Il nostro Paese - ha continuato il Patriarca - va verso elezioni politiche generali il 22 luglio  e speriamo che il nuovo Governo e Parlamento porteranno avanti delle riforme radicali per il bene del nostro Paese”. E proprio per la prima volta, le autorità municipali di Istanbul, che sono vicine al partito islamico del Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan, hanno indetto grandi festeggiamenti al Corno d'oro per il 554mo anniversario della conquista di Costantinopoli da parte di Maometto il conquistatore. Il che dimostra che siamo in piena ricorsa di qualsiasi voto utile per le prossime elezioni politiche.
Sul fronte dei rapporti tra cristiani, nessuna reazione ufficiale ha provocato nel Patriarcato l’inattesa presa di posizione del vescovo Ilarion di Vienna, del patriarcato di Mosca, che ha contestato la composizione della rappresentanza ortodossa ai colloqui con la Chiesa cattolica. In un’intervista a <Interfax> egli ha sostenuto che il Patriarcato di Mosca non ha la rappresentanza che gli spetta e che Costantinopoli ne ha troppa. Ilarion ha anche sostenuto che l’incontro che a Ravenna dovrebbe vedere insieme Benedetto XVI e Bartolomeo I "non è un vertice tra cattolici ed ortodossi", perché Bartolomeo non rappresenta l’intera ortodossia. Tra gli addetti, ci si limita a sottolineare il valore della visita del metropolita di Kalingrad, Kyrill Smolensky, e del suo pellegrinaggio in Cappadocia e  in modo particolare  la sua presa di posizione sull'iniziativa di Ravenna. Ha detto a proposito che tale iniziativa va accolta con gioia  e sostenuta fortemente, perché il mondo oggi ha bisogno più di  gesti simbolici e significativi come questi che di discorsi eruditi. (N.T/AsiaNews.it)

 

LA MISSIONE CATTOLICA


UN WEBPER LA CHIESA DI ANTIOCHIA

E' stato lanciato dal tempio di San Pietro e Paolo.
Questo il riferimento:
htpp://www.anadolukatolikkilisesi.org.antakya

La missione della Chiesa cattolica in Antiochia, città nel Sudest della Tirchia, approda su web: è stato lanciato dalla Chiesa di San Pietro e Paolo il nuovo sito Internet http://www.anadolukatolikkilisesi.org/antakya che racconta la storia, le attività lo spirito della piccola comunità cristiana locale.

Il sito illustra l’architettura della chiesa ma soprattutto permette di "entrare" nella comunità dei frati cappuccini che la abitano, lasciando a disposizione dei lettori una “Cronaca” che annota, passo dopo passo, mese dopo mese, la vita quotidiana della comunità locale.
Una parte del sito è dedicata anche al martire p. Basilio da Novara OfmCap (+1851), definito “fondatore moderno della Chiesa cattolica di Antiochia”. P. Basilio fu un frate cappuccino assassinato da estremisti islamici in odio al cristianesimo.
Antiochia sull’Oronte è la città culla delle prime comunità cristiane di cui parlano gli Atti degli Apostoli. Proprio qui per la prima volta i discepoli di Gesù furono chiamati "cristiani". Oggi la piccola comunità cristiana, composta da una decina di famiglie cattoliche e un consistente numero di greco ortodossi di lingua araba, si raduna per condividere la fede e crescere spiritualmente, nutrendosi della Parola e del Pane di Vita. Nei primi secoli del cristianesimo Antiochia, capitale della provincia romana di Siria, era la terza città dell’impero romano dopo Roma e Alessandria, con quasi mezzo milione di abitanti. Oggi è una cittadina di 200mila abitanti. Grazie agli aiuti provenienti dall’estero e in particolare dal Centro di Cooperazione dei Cappuccini Emiliani di San Martino in Rio (RE), la comunità cristiana locale realizza iniziative sociali e pastorali, per impedire che i cristiani, come già sta avvenendo, siano costretti ad emigrare in altre città o paesi, per motivi economici.
Ad Antiochia sull’Oronte è particolarmente sentita la festa dei Santi Pietro e Paolo, che rappresenta sempre una grande occasione di dialogo e preghiera ecumenica, utile a rafforzare i profondi legami fra tutte le confessioni cristiane in Turchia. (P.A/Agenzia Fides)

 

 

 

 

 

 

 

SOCIETA'

 

 

 

INTERNET,
RETE 
DI LIBERTA':
IL CASO
DELLA TURCHIA

INFORMAZIONE  AL TEMPO DEL WEB, SPAZIO
PUBBLICO TRASPARENTE E LUOGO SORVEGLIATO,
DIVENTA INTERESSANTE STUDIARE  QUESTO PAESE,
CERNIERA TRA ORIENTE ED OCCIDENTE. LA TESI DI
LAUREA DI ANNA LISA RATTA

Cosa fa di uno Stato un Paese libero? Come si conciliano vecchie e nuove tecnologie a supporto di uno sviluppo democratico? Questo progetto di ricerca parte da questi interrogativi e dal presupposto che la vera democrazia si sostanzia di libero accesso agli strumenti di comunicazione e l’uguaglianza si sorregge su prerogative ineludibili: la comunanza di diritti e doveri nell’ambito dell’informazione.
Al tempo di Internet, spazio pubblico trasparente e luogo sorvegliato, diventa interessante studiare il caso della Turchia, un Paese cerniera, tra Oriente ed Occidente. L’analisi del caso affonda le mani nelle dinamiche storico-politiche della Turchia, indispensabili per comprendere i limiti di uno Stato nel quale la rigorosa difesa della laicità si scontra con le spinte estremistiche; la prospettiva europea con un assetto di potere che vede alternarsi mondo politico ed esercito; l’identità turca con un sistema che di fatto ostacola le libertà fondamentali.
Si è scelto poi di ricostruire il grado di sviluppo di Internet, attraverso i dati forniti da Recep Çakal – capo del Dipartimento di Informazione e Comunicazione presso il Ministero Turco – applicando il modello formulato da Peter Wolcott. Secondo il teorico americano a guidare lo sviluppo di Internet in un dato Paese sarebbe la combinazione di Dimensions (variabili come la pervasività, la diffusione geografica, il grado di sofisticazione d’uso, ecc.) e di Determinants, prime fra tutte le politiche di governo e il framework legale e giuridico che regolamenta l’ambiente web.
Cercare di comprendere come la Rete in Turchia possa essere al tempo stesso luogo aperto e libero e anche quello spazio nel quale il potere del governo non si arresta e dà luogo a nuove forme di censura. Da qui la scelta di analizzare la blogosfera turca rispetto a due fatti di cronaca che hanno tenuto banco nei mesi scorsi e fatto ripiombare nuovamente il Paese nell’occhio del ciclone – la visita di Benedetto XVI, lo scorso novembre, e l’omicidio del giornalista armeno Hrant Dink, avvenuto nel gennaio 2007.
Il dibattito on line, estremamente vivace – che dà modo ai blogger turchi di protestare contro l’arrivo del pontefice e che trova in Rete, attraverso il Saadet Partisi, un ulteriore via di espressione – cozza, tuttavia, con episodi di censura (ultimo in ordine cronologico il caso <You Tube>) e con le misure restrittive della libertà in uno spazio potenzialmente democratico e aperto come Internet. Un handicap quest’ultimo che spinge l’Europa dei Ventisette a rimandare a data da destinarsi la decisione in merito all’adesione di questo Paese, il primo musulmano nel “club cristiano” e che ne farebbe di essa un unicuum nell’Unione Europea. (A cura di Anna Lisa Ratta/Osservatorio Balcani)
Scarica il testo completo della tesi (pdf)

 

 

 

 

 

 

CRONACA

IL GRUPPO AL QAEDA

RETATADI PRESUNTI TERRORISTI

Undici persone sospettate di legami con al Qaeda sono state arrestate  in Turchia, ha detto l'agenzia stampa <Anadolu>. Gli 11 sono stati arrestati in una serie di raid condotti in quattro quartieri della città dalle forze anti-terrorismo della polizia turca. E' stato sequestrato anche un grande quantitativo di passaporti e documenti falsi. Secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa, si sospetta che il gruppo stesse preparando un attentato ad Istanbul. (Adnkronos)

 

 

 

 

 

 

PER I RAGAZZI

CIRCONCISIONEGRATUITA

La pratica della circoncisione verrà resa gratuita per tutti i ragazzi in Turchia. E' un nuovo provvedimento del Governo turco, annunciato nella <Gazzetta Ufficiale> e che dovrebbe entrare in vigore già questo mese.
La circoncisione è considerata una tappa importante per i giovani musulmani e che solitamente si celebra anche con grandi feste. La decisione del Governo la renderà gratuita per tutti in quanto parte degli interventi coperti dall'assistenza sanitaria nazionale che fino ad ora comprendeva solo le circoncisioni necessarie per motivi medici. 
Alcuni analisti ritengono che la decisione, come quelle di agevolazioni fiscali a favore dei settori turistico e alimentare, faccia parte di una serie di "mosse elettorali" da parte del governo in vista delle prossime elezioni a luglio. (Ansa-Reuters)

 

 

 

 

 

 

INONDAZIONI

LA STRAGEDEI BAMBINI

E' di dieci persone il bilancio delle vittime, la maggioranza bambini, morte a causa di una violenta inondazione che ha colpito nei giorni scorsi le province di Agri e Van, nella zona orientale della Turchia. Secondo un comunicato dei servizi di stampa del Premier Recep Tayyip Erdogan, otto delle vittime sono decedute in quattro villaggi di Agri, la zona più toccata dai diluvi . Altre due persone, un bambino di due anni e la madre, sono invece morti a Van, una provincia vicina a Agri, dove le forti inondazioni hanno distrutto una quindicina di abitazioni. La Croce Rossa si è subito mobilizzata nel tentativo di coprire altre zone a rischio. Il sud-est dell'Anatolia era già stato colpito a novembre scorso da precedenti simili, lasciando all'epoca senza vita oltre 46 persone. (Asca-Afp)

 

 

 

 

 

 

A TRIESTE

MAXISEQUESTRODI EROINA

Maxi sequestro di eroina a Trieste: oltre 175 kg, per un valore di oltre 10 milioni di euro. Era nascosta in un tir turco proveniente da Istanbul e diretto in Germania. Sequestrata dalla Guardia di Finanza e dall'Agenzia Dogane nel porto di Trieste. L'eroina era divisa in 340 pani sistemati in 8 cartoni collocati in mezzo ad altri cartoni contenenti televisori. Si tratta del più grosso sequestro di eroina degli ultimi mesi. Il carico era destinato al mercato tedesco, dove sono attive organizzazioni turche e curde. (Prima)

 

 

 

 

 

 

ESENZIONE DALLA LEVA

 

MILITARISOTTO ACCUSA PER FAVORI

Facevano saltare il servizio di leva falsificando le cartelle mediche. Adesso potrebbero passare seri guai. Il colonnello Murat A. e il colonnello in pensione Gurbuz A. sono accusati di aver fatto saltare il militare a decine di persone. Il costo del "favore" variava da 35 mila a 60 mila Lire turche, ossia da 19.400 a 33.400 euro. Fra i beneficiari ci sono anche persone che militano nel Pkk, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan. Il fattaccio è avvenuto nel centro reclutamento Mamak di Ankara e in questo momento ci sarebbero 54 persone sotto inchiesta.
La 5° Corte Criminale della capitale ha chiesto l'arresto dei due militari per "falsificazione di atti di ufficio". Ma potrebbe andare loro molto peggio. Il fatto che alcuni membri del Pkk abbiamo saltato il militare grazie a favori concessi da appartenenti alle Forze Armate, potrebbe fare accusare i due di avere cercato di formare volontariamente una organizzazione per commettere crimini. (Apcom)

 

 

 

 

 

 

ECONOMIA

 


UNO SGUARDO
DAL
PONTE

 

LUNCHEON MEETING  INCONTRO ORGANIZZATO AD
ISTANBUL DAL CCIM PER DELINEARE LE PECULIARITA'
DELL'ATTUALE SITUAZIONE POLITICO-ECONOMICA TURCA

La Ciim, la Confederazione degli Imprenditori Italiani nel Mondo, sede di Istanbul, ha organizzato nel trascorso 29 maggio, un luncheon meeting degli imprenditori italiani, presente il Console Generale, Massimo Rustico, ed il Console, Stefano Canzio.

L'incontro aveva lo scopo di delineare le peculiarità dell' attuale situazione politica ed economica della Turchia, che andrà alle elezioni politiche il prossimo 22 di luglio e di esaminare quali potranno essere i possibili risvolti, a seguito di tali elezioni, sull'evoluzione economica del paese e quindi sugli investimenti operati dagli imprenditori italiani in Turchia.

Possibili risposte a tali quesiti sono state offerte da un ospite di rilievo, Zekerya Yıldırım, ex Vice Governatore della Banca Centrale Turca, attuale membro della Tusiad, la Confindustria turca, nonché membro del Consiglio Superiore della stessa Tusiad.

L'interessante presentazione di Zekerya Yıldırım ha rilevato la differente posizione tra la Turchia alla vigilia delle elezioni del 2007 e la Turchia  delle elezioni precedenti, quando si mirava soprattutto al raggiungimento di una stabilità economica, indispensabile dopo anni in cui i parametri macro-economici erano stati inaffidabili, l'inflazione aveva raggiunto il 30% e, con la crisi del 2001,   era arrivata all'80%, oltre a valori di crescita industriale negativi.

Le elezioni politiche del 2007  vedono una Turchia che ha raggiunto ormai una certa stabilità economica, garantita da una crescita ormai costante del 7.5% in media negli ultimi 5 anni, con un'inflazione 

controllata al sotto del 10% , ed una bilancia commerciale di 300 miliardi di dollari, di un
Paese oramai integrato con il resto del mondo secondo gli attuali parametri della globalizzazione.

Secondo Zekerya Yıldırım il nuovo governo dopo le elezioni dovrà puntare su una ulteriore crescita e sull'export, mentre una ulteriore riduzione delle tasse e della burocrazia attirerà un numero ancora maggiore di investimenti stranieri. 
In particolare dall'Italia si assiste  ad un sempre crescente interesse e presenza in Turchia, che distante solo 2 ore d'aereo e che è già uniformata da molti anni alle tariffe doganali europee, presenta un serbatoio di risorse umane qualificate e dinamiche, rappresenta il "Paese emergente" più vicino all'Italia, culturalmente e geograficamente e dove quindi gli imprenditori italiani si sentono a casa e difficilmente sono traditi da grosse sorprese o da forti difficoltà di integrazione. 

Il vice presidente Ciim, Aldo Kaslowski, responsabile anche della Ciim Turchia e dei 22 Paesi limitrofi, ha sottolineato l'importanza di condividere le "success stories" degli imprenditori italiani già all'estero da alcuni o da molti anni, con gli imprenditori italiani che  invece  si avvicinano per la prima volta ad un paese straniero, in Turchia come altrove, in tutti i Paesi in cui è presente la Ciim all'estero; poiché questa è la giusta sinergia secondo la quale  gli innumerevoli italiani investitori all'estero  da svariati decenni,  possano offrire un valore aggiunto agli italiani intenzionati a spingersi ora oltre confine.

All'incontro erano infatti presenti anche professionisti italiani pronti ad aprire uffici o rappresentanze in Turchia e per i quali l'intervento di Zekerya Yıldırım è risultato un ottimo contributo per una loro maggiore comprensione del paese e delle prospettive della propria azienda. (Confederazione Imprenditori Italiani nel Mondo)

 

 

 

 

 

 


 

CRESCITA
DEL SEI
PER CENTO

RAPPORTO OCSE 
"La Turchia ha nettamente migliorato ma occorre fare
ancora di più", si legge


La crescita dell'economia turca resterà vicina al 6 per cento nel 2007 e nel 2008, sempre che non si verifichino choc imprevisti. Lo afferma l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), che ha appena pubblicato il "Rapporto sulle previsioni economiche mondiali". L'Ocse spiega nel rapporto che "dopo le due elezioni (per il presidente e per il parlamento) nel 2007, ulteriori riforme strutturali e istituzionali potrebbero migliorare la competitività e gli equilibri esterni, e anche migliorare la capacità di reagire alle scosse". "La Turchia ha nettamente migliorato i suoi fondamentali economici ed è sopravvissuta ad alcune forti tensioni politiche in aprile", si legge nel rapporto, che tuttavia aggiunge: "Ma l'economia non è ancora completamente reattiva alla turbolenza interna e internazionale". Secondo il rapporto, "l'esigenza chiave per una rapida crescita sostenibile è la riduzione dell'informalità nel settore commerciale".
"Taglieremo il prezzo dell'elettricità del 25 per cento nelle zone di libero scambio". Lo ha annunciato il ministro turco Kursad Tuzmen. In un'intervista all'agenzia < Anadolu>, Tuzmen ha detto che "terremo una serie di colloqui con il Consiglio regolatorio del mercato elettrico (Epdk) e l'Ente turco per la distribuzione elettrica (Tedas), dopo i quali decideremo di applicare tariffe industriali per l'elettricità usate nelle zone di libero scambio. Quando la decisione sarà entrata in vigore, il prezzo dell'elettricità nelle zone franche scenderà del 25 per cento".
"Questa decisione - aggiunge - verrà incontro alle aziende che operano in queste zone. Ci siamo resi conto che le zone di libero scambio rappresentano una quota significativa nel commercio estero della Turchia. Se facciamo i miglioramenti necessari, gli investimenti interni ed esteri nelle zone di libero scambio aumenteranno ulteriormente". (Denaro.it)


 

 

 

 

 

 

 

 

DA <EDISON>
UN
NUOVO
CICLO

DI
INVESTIMENTI

 

REALTA'  LA TURCHIA  - COME HA SPIEGATO
ROBERTO POTI' VICE PRESIDENTE DELLA SOCIETA'
- SARA' "UNO DEI PAESI PRINCIPALI" DOVE POTER
CONCENTRARE GLI INVESTIMENTI

La Turchia sarà "uno dei Paesi principali" su cui <Edison> concentrerà i propri investimenti, insieme alla Grecia, la Romania e i Paesi dell’area Sud-Est europea. Lo ha detto il vicepresidente della società Roberto Potì, a margine di una conferenza sull’energia organizzata a Istanbul dal Governo turco e dalla Commissione europea, durante la quale Potì ha illustrato il progetto del gasdotto Turchia-Grecia-Italia che sarà operativo a partire dal 2011-2012. "Edison ha terminato il ciclo di investimenti in Italia, o l’ha quasi completato, e quindi si affaccia a un nuovo ciclo di sviluppo che sarà prevalentemente all’estero, nell’area del Sud-Est Europa", ha affermato il vicepresidente, aggiungendo che sul territorio nazionale l’azienda si concentrerà sulla commercializzazione e la distribuzione del gas, in vista della liberalizzazione del mercato, e sulla vendita di energia elettrica prodotta dalle centrali Edison costruite negli ultimi anni. "Ripartiamo con un ciclo di investimenti all’estero che sarà prodromico alla fase commerciale anche in Turchia, stiamo investendo molto in Grecia e poi investiremo anche, penso, in Romania e nell’area del Sud-Est europeo", ha aggiunto. In particolare, l’azienda italiana è interessata alle energie rinnovabili, come quella eolica e idroelettrica che in Turchia hanno "un grosso potenziale" e anche "all’importante programma di costruzione di nuove centrali a gas o a carbone" annunciato dalle autorità di Ankara.
 Da parte sua il ministro dell’Energia turco, Mehmet Guler, ha invitato gli investitori stranieri "ad avviare progetti in partnership" con soggetti locali. Potì, snocciolando i dati elaborati da Edison, durante la conferenza ha spiegato che il fabbisogno di gas in Turchia crescerà dai 33 miliardi di metri cubi del 2005 a 39 nel 2010 e a 42 nel 2015. Allo stesso tempo il consumo di energia elettrica quasi raddoppierà dagli 1.8 megawatt del 2005 a 3.5 megawatt nel 2015. Per coprire la domanda, la Turchia "avrà bisogno di 22-25 gigawatt di riserve in più entro il 2015" e di investimenti da "25-28 miliardi di euro nella generazione, trasmissione e distribuzione". Per questo, in vista della liberalizzazione del mercato che dovrebbe essere completata nel 2012, e della "sincronizzazione" della rete elettrica turca nel sistema europeo Ucte oggi il Paese della Mezzaluna "è uno dei mercati più attraenti per gli investimenti" nel settore energetico.
A creare qualche ombra, forse, resta solo la riluttanza turca a entrare nella "Comunità dell’Energia", progetto lanciato nel 2006 sotto gli auspici dell’UE per unificare e adattare agli standard comunitari i mercati energetici dell’area Sud-Est europea. Potì si è unito agli appelli lanciati dai commissari UE all’Allargamento, Olli Rehn, all’Energia, Andris Piebalgs, e dal leader degli industriali turchi, Arzuhan Dogan Yalcindag, affinché Ankara sciolga le proprie riserve. "Per un investitore - ha spiegato - avere un’omogeneità di regole di mercato, pur nella differenziazione che abbiamo in Europa, dove ogni Stato si organizza per sé, è una garanzia per l’investimento. Il fatto che la Turchia aderisca a queste regole comuni europee dà all’investimento un profilo di rischio molto più basso; per noi questo ha grande valenza".
Per quanto riguarda l’interconnessione Turchia-Grecia-Italia, progetto che Edison sta sviluppando in partenariato con il gruppo greco Depa, Potì ha dichiarato che la tratta tra Turchia e Grecia "è molto vicina all’inaugurazione" mentre il collegamento Igi sarà realizzato in due sezioni, entrambe operative dal "2011-12". (Denaro.it)

 

 

 

 

<SEAT PAGINE GIALLE>
RIESCE
A CONTENERE

 

Ha perduto meno del mercato
dopo che la società ha siglato un accordo preliminare con <Dogan Yayin Holding>, primo gruppo media della Turchia. Entro luglio
la firma.

 

<Seat Pagine Gaille> perde meno del mercato dopo che la società ha siglato un accordo preliminare con < Dogan Yayin Holding>, primo gruppo media della Turchia, per la costituzione di una joint venture paritetica con l'obiettivo di sviluppare il business delle directory multimediali (carta ed on-line) in Turchia. La firma dell'accordo definitivo è prevista entro il mese di luglio, a seguito del completamento delle verifiche preliminari.
Intanto però il titolo a piazza Affari arretra solo dello 0.56% a quota 0.473 euro contro un indice S&P/Mib in calo dell'1%, complici anche  continue speculazioni sulla possibile vendita del gruppo dopo che i fondi azionisti (<Permira>, <Cvc>, < Bc Partners> e < Investitori Associati>) hanno dato mandato (in via esclusiva e per sei mesi) a < Lehman Brothers> di valutare una serie di opzioni finanziarie e strategiche per la società.
In realtà, sottolineano gli analisti di < Euromobiliare sim> (buy e target price a 0.51 euro su Seat), l'intenzione da parte della società di procedere a tale progetto in Turchia era già stata annunciata in passato. "I capex (spese per investimenti, ndr) per questo progetto sarebbero abbastanza contenuti, nell'ordine dei 30 milioni di euro annui per la joint venture (50% <Seat>) dal 2008", spiegano alla sim, "e gli impatti di conto economico non sono previsti prima del 2011".
Quindi la notizia, pur positiva, "non è nuova e al momento non ci sono target", conferma un altro analista ricordando che nel corso della presentazione del piano al 2010 il Ceo di < Seat Majocchi> ha evidenziato che la Turchia è un mercato interessante per l'elevata concentrazione della popolazione e l'elevato numero di SMEs, "ma ha anche chiarito che l'impatto delle nuove iniziative estere non si vedrà nell'orizzonte del piano e quindi post 2010. Outperform (farà meglio del mercato, ndr) e target price a 0.51 euro confermati sul titolo". (Francesco Gerosa/Milano Finanza)

 

 

 

 

 

 NUOVO
SERVIZIO
"MOBILEOFFICE":
è
stato lanciato
da <Avea>, fornitore

leader di servizi Gsm
in Turchia, e da
<mail2web.com>

 
La <Avea>, il fornitore leader di servizi Gsm in Turchia, e <mail2web.com> hanno lanciato oggi un nuovo servizio chiamato "MobileOffice". Il servizio consente ai telefoni intelligenti compatibili quali < BlackBerry> e < Microsoft ActiveSync> di sincronizzare in maniera wireless messaggi di posta elettronica, calendari, attività, contatti e documenti tramite la tecnologia Push della <Microsoft>.
Grazie al fatto che la tecnologia Push sviluppata dalla Microsoft è supportata da marchi quali <Nokia>, <SonyEricsson>, < Samsung> e <Motorola>, gli utenti possono scegliere tra un'ampia gamma di cellulari compatibili da usare per questo nuovo servizio.
Trattasi della prima volta in Turchia che un fornitore di servizi Gsm offre un servizio a valore aggiunto che colmi il divario tra gli utenti di normali cellulari e le applicazioni per ufficio quali < Microsoft Exchange> e < Microsoft SharePoint Services>.
Ilker Kocak, vice presidente della divisione Vendite e Marketing della <Avea>, ha espresso il seguente commento: "Abbiamo scelto <mail2web.com>, leader mondiale quanto a soluzioni per la messaggistica e la collaborazione, per il nostro servizio "MobileOffice". Tra le due imprese regna una sinergia perfetta poiché entrambe sono impegnate nell'offerta ai propri clienti di soluzioni tecnologiche d'avanguardia. Grazie a questo nuovo servizio consentiremo ai nostri clienti di raggiungere i loro uffici a prescindere dalla loro ubicazione. Ambiamo ad affermarci quale il fornitore leader di servizi per la collaborazione mobile in questo mercato."
Michael R. von Filski, direttore della < mail2web International AG>, licenziataria e rappresentante di <mail2web.com> per le regioni Europa, Medioriente ed Africa, ha aggiunto: "Consideriamo la Turchia un mercato molto importante per via della sua popolazione giovane e dinamica, dell'elevata penetrazione dei servizi Gsm e della vicinanza geografica e dei legami politici con numerosi Paesi confinanti. Per accedere a questo importante mercato ci siamo rivolti alla <Avea", che è il fornitore di servizi Gsm più giovane e competitivo della Turchia."
Tony Yustein, presidente esecutivo della <SoftCom>, l'impresa madre di <mail2web.com>, ha affermato: "Siamo lieti del fatto che la <mail2web International AG> stia espandendo la nostra presenza nella regione dell'Emoa. La nostra visione consiste nel fornire soluzioni tecnologiche specializzate nella mobilità che, a nostro parere, costituisce la prossima grande tendenza per quanto concerne Internet. La selezione da parte della <Avea> dei nostri prodotti dimostra che siamo in grado di sviluppare servizi a valore aggiunto ad alta disponibilità per fornitori di servizi Gsm in qualsiasi parte del mondo."
Informazioni di carattere generale sulla <Avea>
La <Avea> è il fornitore di servizi Gsm di più recente costituzione in Turchia. La società vanta 8 milioni di abbonati, impiega 1.900 dipendenti e fornisce servizi di roaming internazionale in 165 Paesi tramite 371 reti Gsm. Nel 2005 la <Turkish Telecom> è stata privatizzata e la <Oger Telecom> detiene una quota di compartecipazione del 55%. Nel settembre del 2006 la <Turk Telecom> ha acquisito la quota di compartecipazione della < Telecom Italia> del 40.6% nella <Avea>, mentre il restante 19% appartiene alla < Turkish Is Bank>. La <Oger Telecom> è quindi l'azionista di maggioranza della <Avea>.
Informazioni di carattere generale su <mail2web.com> e < mail2web AG International>.
Sin dal 1997 la <mail2web.com> è il fornitore leader di vari servizi Internet destinati a 16 milioni di utenti in 220 Paesi, e supporta 26 lingue. Quale < Micrtosoft Golden Partner for Mobility Solutions> a livello mondiale, mail2web.com sviluppa servizi facili da usare basati su tecnologie d'avanguardia. La < mail2web International AG> è la società licenziataria e rappresentante di <mail2web.com> per l'Europa, il Medioriente e l'Africa.
Contatta
Per la <Avea> Burcin Uzunhasan, +90-555-255-2587 burcin.uzunhasan@avea.com.tr oppure per la < mail2web International AG Sinan Oymaci>, +90-532-283-9131 sinano@mail2webint.com oppure per la <SoftCom John Carthy>, +1 (416) 957 7419 johnc@softcom.biz
Consente ai telefoni intelligenti
di sincronizzare in maniera wireless
messaggi di posta elettronica,
calendari, attività, contatti e 
documenti tramite la tecnologia
Push della <Microsoft>

 

 

 

 

 
 

DA <INTESA SAN PAOLO>

OFFERTAPER<OYAK BANK>

 

Il consiglio di sorveglianza di <Intesa Sanpaolo> ha approvato la proposta del consiglio di gestione di dare mandato al Ceo in merito alla presentazione di un’offerta vincolante per l’acquisizione del controllo della turca <Oyak Bank>. (Finanza.com)
_______________________
Il Governo turco metterà in vendita parte del capitale di <Tc Ziraat Bankasi As> già il prossimo anno, mantenendo l’impegno preso con il Fondo Monetario internazionale per ridurre la presenza dello stato nell’economia. Lo ha detto il ministro delle Finanze, Kemal Unakitan, a Bloomberg News. La vendita della partecipazione in <Ziraat>, la maggiore banca pubblica, consentirà di raccogliere "notevoli" capitali, ha detto Unakitan in un’intervista, senza ulteriori precisazioni. (Denaro.it)

 

 

 

 

 
 

<HALKBANK>

LA FIDUCIADEGLI INVESTITORI

Il successo riscontrato nel corso dell'Offerta pubblica iniziale (ipo) lanciata sul 25% della seconda banca nazionale turca, <Halkbank>, dimostra la fiducia degli investitori nel mercato turco, secondo il direttore generale dell'istituto, Huseyin Aydin, a <Today's Zaman>.
La privatizzazione è stata lanciata sulla Borsa di Istanbul, alla fine di aprile e <Halkbank> ha raccolto circa 12.9 miliardi di dollari, sei volte l'ammontare dell'offerta. Aydin ha sottolineato che attualmente "non si attendono cambiamenti nei mercati esterni e la stabilità continuerà", migliorando le condizioni per fare business in Turchia.
Secondo le previsioni del Governo, la parte più sostanziosa della privatizzazione avverrà, però, nel 2008, quando sarà venduto il restante 75% in mano allo Stato, ma a detta di Aydin la decisione dovrà essere presa dall'Agenzia e dalla direzione generale per le privatizzazioni. <Halkbank> è uno degli asset più prestigiosi e vantaggiosi presenti in Turchia. L'istituto è stato fondato nel 1938, anno della morte di Ataturk. (da
Apcom)

 

 

 

 

 
 

ITALIA, ATTENTA!

 

PASTA ALIMENTARE

LA TURCHIA NEL 2006 E' 
RISULTATA SECONDA
NELL'EXPORT DOPO IL
NOSTRO PAESE. 
ESPORTATI 193.6 TONN.TE
DI QUESTO PRODOTTO,
UN LIVELLO MAI RAGGIUNTO

Secondo un comunicato dell'Associazione dei Produttori Turchi di Pasta Alimentare (Tmsd), nel 2006 la Turchia ha esportato 193.6 mila tonnellate di pasta; un livello mai raggiunto dai produttori locali. La Turchia - secondo la Tmsd - è risultata nel 2006 al secondo posto dopo l'Italia sul versante dell'export. La Turchia è il quinto produttore al mondo, con 570 mila tonnellate, e 19ma al mondo in quanto a consumi con oltre 5.7 kg pro-capite (l'Italia è prima con oltre 28 kg pro-capite). I pastai locali esportano in oltre 123 paesi con una concentrazione in Asia, ed America. I paesi dove la Turchia sta maggiormente concentrando gli sforzi di penetrazione commerciale sono: il Giappone, gli Usa, l'Australia ed i Paesi del Golfo Arabico. Il Presidente della Tmsd, Can Balin, ha peraltro evidenziato le difficoltà di penetrazione commerciale sui mercati dell'UE dove è in vigore una quota di 7.000 tonnellate a cui si aggiunge un dazio doganale del 10.67%. "...Ove non vi fossero questi limiti, l'industria turca incrementerebbe ancor più sensibilmente le esportazioni e gli impianti produrrebbero quasi a piena capacità..." ha sottolineato Balin. (Ice istanbul)

 

FESTA TUTTA ITALIANA

MA NOI,
INTANTO...

 

Are you ready to become more acquainted with Italy's fabulous cuisine and culture, which has proved its deliciousness to the world through its spaghettis, cakes and sauces?
Swissôtel The Bosphorus in Istanbul will introduce Italy's traditional foods and culture during the “Festival of Italian Tastes,” organized from May 30 to June 6 with the contribution of Italian Consulate, the Italian Trade Center, Alitalia Airways, Trussardi, Banfi/Babil Wines, Poltrona Frau, Techno Gym, Fiat, Unicredito and Barilla.  
During the festival Swissôtel The Bosphorus will offer foods prepared by Ignazio Mondin, one of the most famous chefs of Italy. The festival will take place at the hotel's Cafe Swiss Restaurant. Two famous Italian musicians, pianist Guiseppe Molino and guitarist Paolo Coruzzi, will also perform during the festival.
 In addition, Cesera Botto, one of Italia's famous painters, will give a different touch to the festival with his works. (Turkish Daily News)

 

________________

 

 

 

 

 
 

NUOVA STRATEGIA TURCA

COME RIDURRE L'EVASIONE, SUGLI AFFITTI

Per molti cittadini turchi, proprietari di immobili in affitto, sta per arrivare un nuovo metodo di tassazione delle entrate. Il ministero delle Finanze turco sta studiando una strategia per ridurre l'evasione del settore e per rendere la raccolta molto più efficiente, scrive <Today's Zaman>.
Secondo le stime, molti proprietari denunciano meno immobili o meno entrate rispetto a quelle reali e questo provoca una perdita per le casse del Tesoro. il nuovo metodo invece risolverà il problema costruendo una struttura difficilmente eludibile. Chiunque abbia intenzione di affittare un immobile dovrà aprire un conto corrente direttamente collegato sul quale saranno effettuate le transazioni tra affittuario e proprietario.
A detta del ministero delle Finanze turco, l'incentivo ad aprire questi conti sarà legato al valore legale del contratto: qualsiasi controversia su un affitto che non abbia come prove anche gli estratti conto delle transazioni che sarà impugnabile in tribunale. (Apcom)

 

 

 

 

 
 

I 5 OBIETTIVI

AL VIA LA MISSIONEDELLE PMI VENETE

Una missione istituzionale in Turchia per ampliare le reti commerciali e cercare nuove opportunità di mercato per le imprese, in uno scenario emergente e competitivo sotto il profilo economico. E’ legata a questi fini l’iniziativa organizzata da Confartigianato di Venezia che da oggi fino a domani porta in visita sei aziende venete nei maggiori centri economici turchi. Il progetto, finanziato dalla Regione Veneto, ha cinque obiettivi specifici per altrettanti settori quali quello del restauro, aziendale, credito, pubblicazioni-editoria e agroindustria. “La missione - dice Giuseppe Molin, presidente della Confartigianato di Venezia - è innanzitutto un viaggio esplorativo per le potenzialità che il mercato turco sta esprimendo negli ultimi anni". (Denaro.it)

 

 

 

 

 

 

ECONOMIA

 

TRA TURCHIA E IRAN

MEMORANDUMD'INTESA

Riguarda la cooperazione energetica.
Il colloquio tra i ministri Hilmi Guler
e Perviz Fettah. Una nuova centrale
cogestita. Il discorso relativo alla diga

E' in fase di negoziato un Memorandum d'intesa (MoU) fra Turchia ed Iran in tema di cooperazione energetica. L'accordo dovrebbe vertere essenzialmente sull'energia elettrica, e in particolare sulla costruzione di una centrale elettrica congiunta in territorio iraniano che dovrebbe rifornire anche il mercato turco. Tra l'altro fra i due ministri Hilmi Guler e Perviz Fettah si è raggiunta un' intesa anche sulle reti di trasmissione, che dovrebbero essere potenziate su entrambi i versanti. Un altro tema toccato durante i colloqui - ritenuti molto importanti e fruttuosi da entrambi i politici - è stato quello relativo alle energie rinnovabili, su cui soprattutto la Turchia sta avviando una decisa politica di investimenti. "Ci sono numerose proposte fra noi e l'Iran in tema di cooperazione energetica, ma si è discusso principalmente di una nuova centrale elettrica cogestita, della costruzione di una diga e dello scambio di elettricità fra i due Paesi" ha dichiarato il turco Guler, mentre il ministro Fettah ha replicato: "Noi possiamo fornire ancor più facilmente elettricità che gas naturale alla Turchia; sono presenti già due linee elettriche di trasmissione fra i due paesi, che però debbono essere potenziate di almeno 2 - 2.5 volte rispetto ad oggi. Siamo pronti inoltre a costruire anche altre 1 o 2 linee di collegamento elettrico fra i due paesi -anche attraverso investimenti congiunti". Il MoU energetico andrebbe a rafforzare ulteriormente la cooperazione economica e commerciale fra i due Paesi. (Ice Istanbul)

 

 

 

 

 

SI FARA'

IL GASDOTTO "NABUCCO"

LO HA CONFERMATO IL MINISTRO DELL'ENERGIA TURCO,
HILMI GULER: "NIENTE POTRA' IMPEDIRNE LA REALIZZAZIONE",
HA DETTO. UNA PIPELINE DA 6 MILIARDI DI DOLLARI

Il gasdotto "Nabucco" si farà: lo ha confermato il ministro dell'Energia turco, Hilmi Guler, nel corso di un conferenza internazionale sul petrolio e gas ad Ankara. ''Niente potrà impedirne la realizzazione'', ha assicurato Guler. La pipeline da 6 miliardi di dollari collegherà Turchia, Bulgaria, Romania, Ungheria ed Austria, così da portare in Europa il gas del Mar Caspio. I lavori dovrebbero cominciare nel 2008 in modo da rendere funzionante la pipeline entro il 2011. Se la capacità iniziale si aggirerà fra gli 8-13 miliardi di metri cubici di gas all'anno, a pieno regime (entro il 2020) dovrebbe raggiungere i 31 miliardi di metri cubici all'anno.
La condotta, lunga 3.400 chilometri, si collegherà alla rete europea attraverso il terminal austriaco di Baumgarte, e prevedibilmente anche a quella italiana, bypassando completamente la Russia. Il progetto è gestito dal consorzio <Nabucco Gas Pipeline International'> creato appositamente dai cinque operatori nazionali coinvolti: l'ungherese <Mol>, la turca <Botas>, l'austriaca <Omv>, la bulgara <Bulgargaz> e la rumena <Transgas>.
Sostegno al progetto è stato assicurato dall'Unione Europea (che fornirà anche parte dei capitali necessari), che lo ritiene fondamentale per diversificare le forniture di gas e ridurre quindi la forte dipendenza energetica da Mosca. (Adnkronos International)

 

 

 

 

LA GARA

<ALENIA>IN DIRITTURA DI ARRIVO

IN GIOCO C'E' UN APPALTO
DA 6 MILIARDI. L'ITALIA
PARTECIPA CON IL <C-27J
SPARTAN>

La decisione è stata presa, manca solo l'annuncio ufficiale. Entro questa settimana il <Defense acquisition board,> formato dall'Aeronautica militare e dall'Esercito statunitensi, dovrebbe rendere noto l'esito della gara d'appalto per il rinnovo della flotta di aerei da trasporto vecchia di trent'anni. L'Italia partecipa con il <C-27J Spartan>, velivolo realizzato da <Alenia>, società di <Finmeccanica>, insieme alle americane <L-3 Communications> e <Boeing>. In ballo c'è una commessa per 145 aerei del valore di 6 miliardi di dollari ma l'eventuale vittoria italiana nella gara Jca (Joint cargo aircraft) costituirebbe soprattutto un importante trampolino di lancio per altri affari. (Denaro.it)

 

 

 

 

 

 

INTERSCAMBIO

SEMPRE TERZOPARTNER

Secondo l'Ufficio Statistico Turco (Tuik e le elaborazioni predisposte dall'Ufficio Ice di Istanbul, nel periodo gennaio-aprile 2007 l'import turco è cresciuto del 15,9% rispetto allo stesso periodo dell'anno 2006, raggiungendo quota 47.6 miliardi di dollari. Corrispondentemente l'export locale è cresciuto del 25,3%, raggiungendo la somma di 31.3 miliardi di dollari. Il disavanzo risulta pari a 16.2 miliardi di dollari (+0.6% '07/'06). L'Italia risulta ancora il terzo partner commerciale della Turchia, con un interscambio di 5.2 miliardi dollari (+10.6% rispetto al 2006). L'export nazionale è risultato pari a 2.8 miliardi di dollari (+13.7%), mentre l'import dalla Turchia è stato pari a 2.4 miliardi di dollari (+4.8%). Il saldo resta positivo per il Made in Italy per 400 milioni di dollari (lo scorso anno era stato di 100 milioni di dollari nello stesso periodo). La quota di mercato dell'Italia è pari al 5.9% del totale delle importazioni turche dal mondo. (News Italia Press)

 

 

 

 

 

Nel corso di una riunione tenutasi di recente a Denizli (Regione Egea), uno dei distretti tessili più importanti e storicamente rilevanti della Turchia sin dai tempi degli antichi Greci e poi dei Romani, gli industriali del comparto tessile-abbigliamento hanno da una parte evidenziato le difficoltà congiunturali - dovute essenzialmente alla concorrenza cinese e che neanche le barriere, tariffarie e non, istituite negli ultimi due anni hanno contribuito a contenere - ma dall'altra e soprattutto sottolineato le potenzialità di crescita insite nel sistema produttivo locale. Attualmente l'export turco di tessili-abbigliamento è pari a 20 miliardi di dollari annui, con un potenziale di crescita - secondo l'ufficio studi dell'associazione dei produttori tessili turchi - sino a 50 miliardi di dollari nei prossimi tre anni. Il tema centrale dei vari interventi è stato quello di passare da una fase di mera copia e/o lavorazione in conto terzi, che ha caratterizzato sinora il comparto locale, ad un'affermazione sui mercati mondiali attraverso rinomati brand, sul modello italiano sorto negli Anni Ottanta. In merito a ciò, diversi oratori hanno evidenziato che negli ultimi due anni molto è stato fatto dalle aziende per supportare la loro presenza sui mercati mondiali (in primis Cina, Giappone ed Usa), ma anche che la "brandizzazione" è un obbligo a cui nessuno si deve sottrarre o in caso contrario sarà travolto dall' "onda cinese". Altro tema che ha riscosso notevole interesse è stato quello relativo allo sviluppo e crescita di una nuova generazione di stilisti locali che possa concorrere a livello mondiale, ovvero dalla capacità delle aziende turche di attrarre giovani stilisti esteri in Turchia per lavorare con case locali su progetti di lunga durata. Infine numerosi imprenditori dell'area hanno posto in evidenza che Denizli dovrebbe farsi conoscere di più a livello mondiale come distretto tessile, raccontandosi e promuovendosi sui mercati internazionali attraverso le proprie industrie, esportazioni, storia e tradizioni: come hanno saputo fare gli Italiani negli ultimi decenni. (Ice Istanbul)

 

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TESSILE,
CRISI
SUPERATA

Il comparto in Turchia può
crescere ancora puntando
sul brand. Un export pari a
20 miliardi di dollari l'anno

 

 

 

 


 

 

DIFESA TURCA

LE SPERANZE DELLA <LOCKHEED>

 

LA SOCIETA' AMERICANA SPINGE PER
INSTALLARE IL SISTEMA MISSILISTICO,
TRA I PIU' SOFISTICATI

Lockheed Martin aspires to take part in Turkey’s long-range regional air and missile defense system project, said Lockheed Martin Vice President John Ward, according to the Anatolia news agency. He noted that the project will be conducted in accordance with the US’s Foreign Military Sales (Fms) program.
The Fms program coordinates intergovernmental purchases of weapons, defense technology and services as well as military training. The Defense Department serves as a liaison, usually handling procurement, logistics and delivery and often providing product support and training.
Ward and other officials from Lockheed Martin were in Ankara to participate in the International Defense Industry Fair, Idef’07. Ward emphasized that Turkey is in vital need of a quality and comprehensive aerospace and missile defense system since it is located in a strategically critical location. “We have supplied Turkish officials with detailed information about our long-range aerospace defense systems. They were pleased with the performance of our products,” he said.
Lockheed Martin hopes to sell their latest Patriot missile system to Turkey, specifically the Patriot Advanced Capability-3 (Pac-3). Patriot missiles are the most effective system available for intercepting enemy missiles.
Ward says what they are offering to sell is capable of meeting Turkey’s self-defense needs. “We hope Turkey becomes a part of this system -- with maximum participation by Turkish industry, of course. We have held discussions with Turkish companies including Roketsan and Alp Havacılık. We want to establish a strong collaboration in missile and air defense systems with them.”

 


PAC-3 is the latest offering in the Patriot defense series, which started in 1986. In its newest incarnation, the system introduces an upgraded An/Mpq-65 radar to increase detection in congested environments and to improve detection of closely spaced objects for better decoy recognition. The most important feature of this new Patriot system, however, will be a completely new missile, a variant of the Lockheed Martin Extended Range Interceptor (Erint). The Pac-3 missile is highly optimized as a defense missile -- employing a high hit-to-kill ratio enhanced by a fragmentation warhead, meaning operational Pac-3 Patriot units will be equipped eventually with both Mim-104 and PAC-3 missiles. The latter is significantly smaller than an Mim-104 -- 16 missiles instead of four can be carried in a single launch station.
Erint was first tested in 1992 and selected as the Pac-3 missile in 1994. The Pac-3/Erint integration tests took place from 1995 to 1997, and the missile is currently in Low Rate Initial Production (Lrip) status. The Pac-3 missile was also selected as the missile component of the joint US/European Medium Extended Air Defense System (Meads).
The PAC-3 system is the most effective defense system to counter tactical missiles armed for mass destruction.
Lockheed’s vice president for the Middle East and Africa region, James Jamerson, said the F-35 model jet fighters will be produced in cooperation with the Turkish defense industry. “The mainframe of the plane will be [completed] by Tusas Aerospace Industries (TAİ),” he added.
Jamerson noted that 19 test flights have been completed so far with the first-produced F-35, and they are currently ahead of schedule. “This is for Turkey’s benefit,” he said. “This fifth-generation F-35 model will render the Turkish defense industry without match and unrivalled.” Lockheed will most probably submit the first-party F-35 jets by 2014 at the latest. Until then, Turkey will use 30 F-16 Block 50 fighters, which “will make Turkey stronger because these F-16s have the latest systems,” he noted.
Jamerson also touched on the capabilities of Tai regarding the F-16 model fighters, Lockheed Martin’s most renowned fighter jet. Tai has the capacity to undertake any maintenance and repair work for all F-16s across the world, Jamerson said, adding that Tai is now producing in accordance with the needs of the market.
Tai has completed the production of 278 F-16 jets so far in its manufacturing plants near Ankara. American F-16s are being used by 24 countries and more than 4,300 F-16s have been produced in five different countries. Lockheed Martin’s total sales in 2006 were worth $39.6 billion. (
Zaman)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NUOVA POLITICA
DEL CONTRAPPESO
PER SOSTENERE

LE ESPORTAZIONI
DELLA DIFESA

 

 

 

IL RAPPORTO  SECONDO L'ULTIMO DATO TURCO,
ANKARA E' AL 4° POSTO NELLE IMPORTAZIONI 
E AL 4° PER L'EXPORT. UN CONTRATTO DI 23 MLN PER LA
<ASELSAN>

As stated by the Turkish Undersecretariat for the Defense Industry (SSM) in 2005, Turkey ranks as the fourth-biggest country in defense imports while standing at 28th in defense industry products exports. That statistic alone is a sign of the current outlook of Turkey in the defense industry sector which continues to be a burden on the economy rather than contribute to the recovery of the country's still-fragile economy.
But policies since 2004, when Turkey announced it would minimize production under license to be replaced with a capacity to produce high technology through indigenous design and manufacture, have started to yield some results. Local Aselsan, for example, in 2005 signed a 23 million euro deal for the sale of 18 Stinger weapon platforms (pedestal mounted air defense system, Pmads) to the Dutch Royal Army, marking the first time that Aselsan had sold an advanced weapon system to a Western country. The system ensures important benefits for the protection of strategic facilities like dams, military bases and ports.
Turkish defense industry companies number around 70, including around 15 military-owned companies. To survive they have so far relied on offset commitments that foreign contractors have made.
During a day-long conference organized by the SSM in Ankara on new offset policies, Havelsan Contracts Manager Mustafa Egeli said that offsets as a facilitator introduced indigenous defense industry to exports and the new challenge should be making exports without necessarily relying purely on offsets. He, however, also clarified that offset policies would continue to be a catalyst in boosting Turkish defense industry exports and in developing a sound defense industry base.
"The SSM's mission under the industrial participation and offset directive 2007 is clear -- continued promotion and enhancement of the Turkish defense industry through quality, win-win offset programs. Prospective contractors will be required to guarantee work share, technology transfer and/or strategic partnership with eligible Turkish companies under future defense programs as part of their offset commitments," Egeli said during the conference.
Egeli also said that the importance of offsets as a key opening the doors to high technology, know-how and exports could not be ignored.Offsets are effective means in launching investments in the defense industry and in other industry branches that requires high technology while developing a technological infrastructure that contributes to an increase in local employment.
Turkey has been applying offset policies since 1984 as a means to create a local defense industry base that does not rely on sources abroad for every product. They also help to reduce the balance of payments that occur as a result of foreign currency-based defense deals.
But Turkey’s current reliance on foreign sources, around 80 percent, for main systems exports indicates its failure in creating a sound defense industry base.
New offset policies unveiled 
On the sidelines of the 8th International Defense Industry fair (IDEF’07) held in Ankara last week, the SSM organized a conference titled “Offsets in Turkish Defense Procurements” during which Turkish participants, including Undersecretary for the Defense Industry Murat Bayar, outlined the new offset directive adopted on Feb. 14, 2007.
Under the offset policies, mainly foreign companies should make an offset pledge of around 50 percent of the supply contract value. The offsets, thus, should bring back work that will boost the local industry as well as exports equal to around 50 percent of the contract value.
As stated by Bayar, the category for indirect offset obligations was removed from the new offset directive. Thus foreign companies signing a defense contract with Turkey will not be able to make offset pledges of non-defense industry products in return for their offset pledges of around 50 percent of supply contract value.
The SSM has encouraged Turkish defense industry companies to market their defense industry products in world markets through the concentration of offset commitments on local defense industries by excluding the exports of civilian products and services from the new offset directive, Bayar said.
Those foreign contractors should now be offering local content, defense and aerospace exports as well as technological cooperation, investment, research and development (R&D) in defense and aerospace, and high technology in return for contracts that they will sign with the SSM, which has been overseeing around 110 defense industry projects.
Defense Minister Vecdi Gönül, taking the floor during the offset conference, stated that Turkey’s offset practices had not only offered additional business opportunities to Turkish defense companies but also were being used as an important instrument for the establishment of new investments in the defense industry field.
Gönül cited the $12 million investment to be made by Dutch Fokker Elmo in İzmir on aerospace and defense platforms as well as on electrical systems as an important example of offset policies. Almost all the production at the İzmir plant will be export-oriented, he added.
“We see the offset policies as a means for the establishment of long-term cooperation between Turkish and foreign defense industry companies. This partnership should also continue following the completion of the offset commitments,” Gönül said.
$3 billion worth of offset commitments
The SSM’s Bayar said since the establishment of the SSM 22 years ago in 1985, a total of $6.1 billion of offset pledges had been made. A $3.3 billion portion of this amount has so far been completed while the remaining $2.8 billion waits to be fulfilled.
Almost 70 percent of exports realized by the leading Turkish defense industry firms are realized through offsets, Bayar recalled. He also recalled that the new offset guidelines for 2007 had been published in an attempt to increase exports of defense products and services as well as the share of local content in defense products by over 50 percent, Bayar stated. Turkish defense industries’ share in defense products stays at around 25 percent as it has been relying on around 80 percent foreign content for main systems exports.
Take the army tactical missile system (Atacms) project for example, said Bayar, in which US Lockheed Martin, the missile maker, exported certain missile pieces produced by local Kalekalıp which made a cost-effective offer. As a result the US company has continued placing orders with the same local company, though its offset pledge was realized.
“Offset conditions by all the leading countries in the world is an indispensable practice for our country, which has been forging big efforts to develop its defense industry. We have been trying to turn offset practices into an instrument of cost-effective cooperation between local and foreign firms,” Bayar said. (
Lale Sariibrahimoglu/Zaman)

 

 

Companies
with offset
obligation

GERMANY: Abeking & Rasmussen, EADS-LFK, LÜRSSEN, RENK AG, MTU, EADS-DS
ITALY: AGUSTA S.p.A., Alenia Aeronautica, Oerlikon Contraves S.p.A.
UK: EADS-ASTRIUM, Thales Underwater Systems.
SPAIN: EADS - CASA
USA: Boeing, Raytheon Company, Sikorsky, General Electric, Lockheed Martin.
ISRAEL: Elta Electronics Ind. Ltd., ELBIT Systems Ltd. /Israel, Israel Aircraft Ind. Ltd. (IAI), Israel ilitary Industries (IMI), IUP.
FRANCE: EADS-Eurocopter, Thales Airborne Systems.
HOLLAND: Thales Nederland
Successful offset applications
SIKORSKY-MILSOFT: Software development for Sea-Hawk S-92 and S-76 helicopters and related export.
SIKORSKY-ALP AVIATION: Investment and export of helicopters’ parts (drive shaft assembly, critical flight safety parts).
AGUSTA-TAI: Investment and export of AB139 fuselages.
RAYTHEON-BARIŞ ELEKTRONİK: Export of high-pressure gas coolant tubes.
LOCKHEED MARTIN-KALEKALIP: Preferred supplier for launcher parts.
FNSS SAV. SİS. A.Ş.: Export of armored combat vehicles to UAE and Malaysia.
BOEING-KALEKALIP: Manufacturing of various fuselage and wing parts for Boeing B-737-747-767-777 aircrafts.
GIAT-MKEK: Investments of eight workbenches to modernize the production line for 20 mm. cartridges.
GE-TEI: Assembly and test of T-700 and F110 motors, manufacturing related motor parts.
SIKORSKY-TAI: Export of empennage parts for UH-60M, MH-60R and MH-60S helicopters (approx 900).
Current offset status
63 offset agreements signed (1985-2007)
20 out of 60 offset programs have been successfully completed.
43 offset programs are still effective.
Total offset commitments: $6.1 billion
Total offset fulfilled: $3.3 billion
Source: SSM  

 

 

 

 

 

 

 

AUTO

I CINESI PUNTANOSUL MERCATO TURCO

La compagnia automobilistica cinese <Great Wall Motor Company> ha annunciato di voler puntare sulla Turchia, un mercato con grandi potenzialità di crescita, come si legge sul quotidiano online <Today's Zaman>.
La compagnia cinese sta negoziando con un partner turco per trovare un punto d'appoggio ed avviare la produzione delle due linee più famose, la jeep e i pick-up Deer e Wingle, come ha dichiarato Parker Shi, direttore generale per il Medio Oriente della società. (Apcom)

 

 

 

 

 

 

CON IL 23.2% 

LA CITTA'
PIU'
SPENDACCIONA

Istanbul è la città più spendacciona. Occupa il primo posto nella classifica dell'Istituto di Statistica del Paese sulla spesa dell'istruzione, sanità, alimenti e mobilia. la città sul Bosforo, che da sola ospita il 20% della popolazione turca, è al primo posto nella spesa con il 23.2% del totale della Turchia a partire dal 2003, come riporta il quotidiano online <Today's Zaman>.
Secondo i dati diffusi dall'istituto di Statistica (Tuik) che ha preso in considerazione 12 tra città e regioni, la zona del Marmara in cui si trova Istanbul, è la prima, mentre la seconda è la regione dell'Egeo con il 15.6% della spesa. L'Anatolia nord-orientale invece raccoglie soltanto il 2.1%. Tutte le regioni spendono l 50% del totale in beni alimentari, bevande analcoliche, affitti o spese di gestione della casa. (Apcom)


L'ex Costantinopoli occupa il primo posto per istruzione, sanità, alimenti e mobilia

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TELEFONIA
Il Governo albanese,
che voleva privatizzare
già nove anni fa,
sarebbe ora a buon fine. Questione di
poco
 
<CALIK ENERJI>
PUNTA SU
<ALBTELECOM>
 

LE INDISCREZIONI
Sembra che la società 
turca debba però
trovare un partner
strategico con esperienza
nel settore.

 

 

Il Governo albanese vuol privatizzare < Albtelecom> da 9 anni. Il primo annuncio di vendita risale al 1998. Ora un'azienda turca ha espresso interesse per l'azienda albanese. Progressi tangibili sono stati lenti, e la vendita è stata posposta diverse volte. A bloccare il processo di privatizzazione sono state diverse ragioni, in primo luogo le ostilità nel vicino Kosovo e il crollo del mercato delle telecomunicazioni mondiali.
Entro i prossimi giorni 2007 devono essere completati e presentati i documenti necessari per l´acquisto, da parte dell'azienda turca Calik Enerji, dell'albanese < Albtelecom>. Secondo fonti non specificate del team albanese per i negoziati, riprese da <Telegeography.com>, Calik Enerji dovrà trovare un partner strategico, con esperienza nel mercato delle telecomunicazioni, prima di poter completare l'acquisizione.
Calik Enerji aveva detto di aver trovato un partner strategico nella < Turk Telecom>, ma finora non ha presentato documenti comprovanti. Il processo era stato rilanciato in luglio 2004, quando lo Stato albanese ha rivelato piani per la vendita del 76 percento di < Albtelecom> ad investitori internazionali qualificati, mentre intende vendere un numero di azioni minore all'azienda postale nazionale, < Albpost>, e allo staff di < Albtelecom>. Per rendere l'azienda maggiormente attraente, all'inizio del 2004 lo Stato ha concesso ad Albtelecom la licenza per i Gsm, che la compagnia detiene attraverso la filiale < Eagle>.
Secondo i termini del bando internazionale, i potenziali acquirenti (che, tra l´altro, devono possedere una rete del valore di almeno 300  milioni di dollari) dovevano presentare un´espressione d´interesse al ministero dell'Economia entro il 3 dicembre 2004. Il ministero afferma che sei richiedenti – provenienti da Slovenia, Corea del Sud, Usa, Kuwait e Irlanda – hanno acquistato copia dei documenti di vendita, ma solo un´azienda ha presentato una proposta formale.


Nel giugno 2005 era stato annunciato il vincitore: il consorzio < Calik Eneriji Telekom>, una joint venture tra l´azienda energetica turca < Calik Eneriji>, la <Ebrd>, la < Black Sea Trade and Development Bank> e l'American Bank of Albania>. La < Turk Telekom> avrebbe dovuto gestire < Albtelecom>, secondo un accordo intersocietario.
< Calik Enerji> ha offerto 120 milioni di euro per il 76 percento delle azioni di < Albtelecom>, e l'accordo doveva essere completato e approvato dal Parlamento albanese in luglio 2005, ma in seguito alle elezioni generali tenutesi in Albania e al conseguente cambio di Governo, in ottobre la nuova Amministrazione Berisha ha rifiutato di ratificare la vendita, affermando che l´accordo non soddisfaceva gli interessi del Paese.
Il Governo albanese ha chiesto l'appoggio di un´istituto di consulenza internazionale, la < Deloitte Czech Republic>, per rivedere l´accordo e la procedura di bando.
In settembre 2006, l'<International Herald Tribune> riportava che l´Albania avrebbe negoziato nuovamente la privatizzazione con il consorzio < Calik>. Secondo il Primo Ministro, Sali Berisha, i l principale azionista dell'azienda turca, Ahmet Calik, ha espresso una chiara volontà di negoziare nuovamente l´accordo. Dall´inizio del 2007, secondo la stampa turca, Berisha è sotto pressione per completare l´accordo < Calik>. (Euregion.net)

 

 

 

 

 

 

AMBASCIATA D'ITALIA

 

APPROVATA LA NUOVA LETTERA DI INTENTI
Il Consiglio Esecutivo del Fondo Monetario Internazionale ha approvato la nuova Lettera d’Intenti presentata dal Governo di Ankara e relativa alla sesta revisione condotta lo scorso marzo. Nel documento, che farà entrare nelle casse dello Stato $1.1 miliardi, il Governo si è impegnato ad apportare delle modifiche in ambito alla politica della spesa pubblica per circa € 2.6 miliardi. Il Consiglio Esecutivo da parte sua ha sottolineato che la crescita economica del Paese non è stata ostacolata né dalle recenti turbolenze dei mercati finanziari né dalla riduzione della domanda interna;  la rapida diminuzione delle importazioni è stata inoltre controbilanciata da un aumento delle esportazioni e dal costante afflusso di investimenti esteri, fondamentali per il riequilibrio della bilancia dei pagamenti. Il vice direttore generale del Fondo, John Lipsky, pur affermando che il Governo può considerarsi più che soddisfatto per i lusinghieri risultati conseguiti in campo economico grazie ad un’ottima performance degli indicatori macro-economici ed al sensibile aumento delle riserve in valuta estera, ha comunque formulato una serie di raccomandazioni per il Governo di Ankara. Secondo Lipsky la necessaria disciplina della spesa pubblica dovrà essere accompagnata da una attenta politica monetaria ai fini di un contenimento della pressione inflazionistica. Ciò contribuirà a salvaguardare i risultati macro-economici conseguiti fino ad oggi, a contenere le vulnerabilità del sistema economico nazionale ed a gettare le basi per una crescita elevata e stabile. Nell’immediato futuro, ha proseguito Lipsky, la Turchia sarà chiamata a proseguire con estrema attenzione il percorso delle riforme strutturali, con un’attenzione particolare alla sicurezza sociale, al contenimento della spesa sanitaria, al settore energetico e quello bancario. 

ENTRO IL 2009 GAS IN TUTTE LE PROVINCE
Il ministro dell'Energia turco Hilmi Guler ha recentemente dichiarato che entro il 2009 il gas naturale sarà distribuito in tutte le 81 province del Paese. Attualmente il gas naturale rappresenta il 23% del consumo energetico della Turchia e si posiziona al terzo posto come fonte di energia dopo il petrolio ed il carbone, rispettivamente al primo e al secondo posto. Guler ha precisato che saranno necessari almeno $30 miliardi per raggiungere l'obiettivo di portare in ogni casa turca il gas naturale. Il fabbisogno calcolato dagli esperti di Ankara sarà di 55 miliardi di m3 nel 2010 e di 82 miliardi nel 2020. Il ministro ha anche sottolineato l'importanza di alcune fonti energetiche alternative su cui il Paese dovrà investire nei prossimi anni, ovvero l'energia eolica, che genererà nei prossimi anni circa 3.000 MW e di cui 39 progetti sono già stati approvati; l'energia solare, che potrà coprire l'equivalente di 87 Ton Equivalent Oil (Teo); l'energia geotermica, che dispone di un potenziale di 31.500 MW, mentre le biomasse potrebbero potenzialmente sostituire 15 milioni di Teo.

NUCLEARE: IL VETO DI SEZER SU ALCUNI PUNTI
Il presidente della Repubblica turca, Ahmet Necdet Sezer, ha posto il veto su alcuni articoli della nuova legge che riguarda la costruzione delle centrali nucleari, la loro gestione e la vendita  di energia.  In particolare il presidente ha chiesto al Parlamento di chiarire i metodi di privatizzazione delle centrali nucleari che a suo parere attualmente lasciano al settore privato una eccessiva libertà decisionale.

 

DEBITO DELLO STATO
Il debito complessivo dello Stato turco a fine aprile ha raggiunto la somma di YTL 352 miliardi (circa €195 miliardi), di cui YTL 230 miliardi (circa €127 miliardi) in moneta nazionale, YTL 120.4 miliardi (circa €66.8 miliardi) in valuta estera ed i restanti YTL 1.7 miliardi (circa €944 milioni) in debiti indicizzati in valuta estera. La quota di debito estero ammonta al 25.5%.

 

RIDUZIONE TASSE
Il ministro delle Finanze turco Kemal Unakitan ha annunciato che a partire dal 1 gennaio 2008 sarà applicata una riduzione di 10 punti percentuali dal 18% all'8% delle tasse previste per il settore del turismo e per alcuni generi alimentari. Il provvedimento, già pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, interesserà i gestori di hotel, di motel, di pensioni, di villaggi turistici e di ristoranti. Tale intervento era stato richiesto più volte nel passato dagli operatori del settore allo scopo di sostenere il comparto del turismo  durante la crisi del 2006. Secondo Unakitan il provvedimento si rende ora necessario al fine di adeguare il sistema fiscale turco a quello dell'Unione Europea e principalmente a quello dei Paesi del Mediterraneo dove il regime fiscale e' sensibilmente inferiore a quello applicato in Turchia. Si auspica ora che con la riduzione del  gettito fiscale gli operatori turchi diventeranno più competitivi sul mercato offrendo le stesse condizioni degli altri Paesi concorrenti. 

137 GLI SHOPPING MALL
L'Associazione turca dei centri commerciali e della vendita al dettaglio  (Ampd) ha comunicato che il settore lo scorso anno ha raggiunto la quota di 137 miliardi di dollari, con un'aspettativa di incremento entro il 2010 del 45.2% (199 miliardi di dollari). Attualmente in Turchia sono presenti 137 shopping mall; si prevede nei prossimi cinque anni la costruzione di  ulteriori 182 centri. Il presidente dell'Ampd, Nusin Oral, ha evidenziato peraltro che l'intero settore e' una fonte enorme di occupazione in un Paese come la Turchia che lotta quotidianamente contro la disoccupazione. "...Ogni centro commerciale impiega da un minimo di 1.000 ad un massimo di 4.000 dipendenti; gli attuali 2.5 milioni di impiegati nel settore vendite al dettaglio potranno aumentare di ulteriori 200/500 mila unità".


INSISTERE SULLA STRETTA FISCALE
Secondo un rapporto della Banca Mondiale, Ankara deve continuare con tenacia nell'applicazione di una stretta politica fiscale al fine di contenere il tasso d'inflazione al di sotto del 10%; previsioni al ribasso relativamente alla crescita nel 2007 che, a detta degli analisti di Washington, non dovrebbe superare  il 4.5% ed attestarsi al 5,5% nei prossimi due anni; un rallentamento dovuto essenzialmente all’aumento dei tassi di interesse dovuto alla turbolenza finanziaria che ha caratterizzato la primavera del 2006.

ENERGIA ED INFRASTRUTTURE
L'Unione Europea, attraverso una rappresentante della Delegazione UE in Turchia, ha reso noti i criteri che debbono essere soddisfatti dai Paesi candidati all'adesione all'UE in materia di energia. In particolare è stato posto l’accento sulla necessità di dotarsi di una riserva di petrolio sufficiente per almeno 90 giorni, l’incremento dell'uso di fonti energetiche alternative e la riduzione degli sprechi di energia. L'obiettivo generale dell'UE è quello di migliorare la competitività economica, la sicurezza e la diversificazione. Con riferimento alla Turchia, la rappresentante della Delegazione UE ad Ankara ha auspicato il miglioramento delle condizioni generali del mercato interno dell’energia e un collegamento effettivo delle relative infrastrutture al network europeo, facendo l’esempio della Comunità energetica dei Balcani occidentali per l'elettricità. Inoltre, l'allineamento alle politiche energetiche dell'UE aiuteranno la Turchia a sfruttare al meglio la propria posizione geografica ed a consolidare il suo ruolo di hub energetico regionale. La questione dell’approvvigionamento energetico e' estremamente importante per un’Unione Europea che punta ad avere il 20% delle forniture di energia attraverso fonti rinnovabili. Al riguardo la Turchia, con le sue centrali idroelettriche e le potenzialità in campo eolico, è seguita con particolare interesse. Commentando la nuova legge sull'energia la rappresentante della Delegazione UE ha aggiunto che con la sua entrata in vigore sarà garantito un notevole incremento dello sviluppo e dell’utilizzo delle fonti di energia rinnovabili. Ulteriori interventi sono invece necessari nel settore del gas, mentre in merito alla questione dell’energia nucleare la Commissione mantiene un atteggiamento neutrale, fatte salve le disposizioni comunitarie che riguardano la gestione dei rifiuti nucleari. Infine, con riferimento alle recenti dichiarazioni del ministro dell'Energia, Hilmi  Guler, secondo cui la Turchia avrebbe bisogno di investimenti nel settore delle infrastrutture energetiche per $128 miliardi, la Commissione ha fatto presente che Bruxelles non può impegnarsi sul fronte dei finanziamenti, un compito che dovrà essere demandato al settore privato. 

CONTRATTO <BOTAS-BOSPHORUS>
La società russa <Gazprom> ha siglato di recente un contratto con la <Bosphorus>, una azienda fondata nel 2003 e posseduta al 60% dalla <Tur Enerji> ed al 40% dalla stessa <Gazprom>. In base alla nuova intesa la <Gazprom> avrà ora la possibilità di fornire 750 milioni di metri cubi di gas naturale all’anno direttamente ai consumatori turchi. Tale  intesa fa seguito all’accordo siglato nel 2004 con la <Botas>, che fino a qualche mese fa deteneva il monopolio della distribuzione di gas nel Paese ma che dallo scorso novembre ha trasferito ad altre quattro società - <Enerco>, <Shell>, <Avrasygaz> e <Bosphorus> - i diritti di importazione in applicazione di quanto disposto dalla Legge sul Mercato del gas naturale. Nel rispetto di tale normativa, la <Botas> ha ceduto i diritti di importazione in suo possesso e sta procedendo alla graduale diminuzione della sua quota di importazioni fino ad arrivare al 20% del consumo nazionale entro il 2009. Nel 2006 la <Gazprom> ha esportato 20 miliardi di metri cubi di gas in Turchia quasi tutti venduti attraverso intermediari. 

GARA PER FORNITURA DI ELETTRICITA'
Il ministero turco dell’Energia e delle Risorse Naturali ha recentemente indetto una gara per la fornitura di elettricità da parte di produttori privati con l’intento di evitare una crisi energetica prima della scadenza elettorale del prossimo 22 luglio. Tale decisione si è resa necessaria a causa della perdurante incapacità della <Euas>, l’Ente di Stato per l’Energia Elettrica e della <Tedas> (la compagnia statale che produce energia elettrica) di far fronte agli impegni presi con la <Tedas> (la compagnia di distribuzione di energia elettrica) con cui le predette stabiliscono ogni inizio d’anno il fabbisogno energetico nonché il prezzo che la <Tedas> dovrà pagare. La diminuzione della produzione di energia elettrica da parte della <Euas> e della <Tedas> ha indotto la <Tedas> a ricorrere ai produttori privati con il conseguente aumento dei prezzi di acquisto dell’energia e con l’impossibilità di far ricadere tali aumenti sui consumatori finali. La <Tedas> è pertanto incorsa in grosse perdite che spera di recuperare con il lancio delle predette gare attraverso le quali dovrebbe poter essere in grado di acquistare energia elettrica a prezzi decisamente  inferiori a quelli che ha dovuto pagare finora.  Il fabbisogno di energia stimato dal Ministero dell’Energia e delle Risorse Naturali ammonterebbe a circa 7 miliardi di kilowatt e saranno quindi indette diverse gare per far fronte a tale necessità. Intanto i produttori privati di energia elettrica interessati a partecipare hanno chiesto che venga data loro la possibilità di poter aumentare i prezzi dell’energia qualora si verifichino degli incrementi nel prezzo del gas naturale per non incorrere in forti perdite economiche causate dalla vendita sottocosto dell’energia prodotta.

RAFFINERIA A CEHYAN
Secondo fonti stampa locali, l'Autorità per la regolamentazione del settore energetico (Epdk) ha approvato ufficialmente la richiesta presentata dalla <Calik Holding> e dalla <Indian Oil Corporation>, per avviare la costruzione di una raffineria a Cehyan, l’importante sbocco sul Mediterraneo dell’oleodotto Samsun-Cehyan, cui partecipa anche l’<Eni>. La raffineria, del valore di $4.9 miliardi, avrà una capacità di 15 milioni di tonnellate e la sua costruzione fa parte del progetto di più ampia portata programmato dal Governo di costruire tre raffinerie a Cehyan per raddoppiarne la capacità fino a 62 milioni di tonnellate e farne un centro di esportazione. Altre due richieste dello stesso tipo sono state di recente avanzate dalla azera <Socar> insieme alla <Turcas Petrolculuk> e dalla <Petrol Ofisi> insieme alla viennese <Omv>, entrambe per una capacità di 10 milioni di tonnellate,  e sono in corso di valutazione da parte dello stesso ente. 

PERFORMANCE ECONOMICHE
La Banca Centrale turca ha recentemente reso noti alcuni dati emersi da uno studio sulle performance economiche del Paese in materia di importazioni ed in particolare di quelle del settore energetico. In base ai dati pubblicati, il consumo di energia della Turchia nel primo trimestre di quest’anno è aumentato del 12.6% e di conseguenza le importazioni di greggio, di gas naturale, di carbone e di  gas di petrolio liquefatto, sono incrementate del 20% fino a raggiungere quota $7 miliardi. La maggior parte delle importazioni energetiche, che nel periodo in questione hanno rappresentato il 20% del totale importato in Turchia, proviene dagli Stati Uniti, dalla Russia e dalla Cina.

COME ELIMINARE IL GAP
La Banca Mondiale nel suo recente studio intitolato "Eliminare il gap tra la fornitura e la richiesta di elettricità", ha apertamente criticato il livello dei prezzi di distribuzione dell'energia elettrica in Turchia. Nel documento si afferma che il prezzo dell'energia industriale nel Paese risulta essere il più elevato tra quelli praticati negli altri Paesi Ocse. Secondo l’Istituzione di Washington, l'aumento dell'inflazione ed il cambio valutario avvenuto nel passaggio alla Nuova Lira Turca sarebbero alla base dell’aumento dei prezzi di distribuzione dell'energia elettrica a partire dal 1998, livello stabilizzatosi a quota 8,5 centesimi di dollaro per kilovattore solamente a partire dal 2003. Lo studio rileva infine che il Paese necessita nel prossimo futuro di investimenti pari a $3 miliardi all'anno, con $500 milioni necessari nel settore della distribuzione e $200 milioni in quello della trasmissione.

VALUTA ESTERA
Fonti ufficiali hanno recentemente reso noto che al 18 maggio le riserve in valuta estera della Turchia ammontavano alla somma record di $114.047 miliardi. Alla data del 25 maggio invece, le riserve in moneta estera della Banca Centrale, registrando un incremento di $1.34 miliardi, hanno raggiunto la cifra di $65.8 miliardi, mentre le riserve valutarie delle banche locali sono anch’esse notevolmente aumentate fino a raggiungere la somma di $47.1 miliardi.

RINVIO SULLA TELEFONIA
Secondo quanto riportato dalla <Reuters>, l'ente regolatore del settore delle telecomunicazioni in Turchia ha rimandato al prossimo 7 settembre la pubblicazione delle gare per il rilascio delle licenze agli operatori di telefonia di terza generazione. Tale decisione sarebbe riconducibile alle prossime elezioni generali di fine luglio. La Turchia rimane uno degli ultimi Paesi a vendere le licenze di telefonia di terza generazione, una tecnologia che consentirà agli operatori di offrire servizi più avanzati quali ad esempio la videofonia. 

 

 

 

 

 

 

 

INVESTIMENTI DIRETTI
Secondo uno studio predisposto dal ministero del Tesoro turco al 31 dicembre 2006 lo stock degli investimenti diretti è stato  pari a $9.1 miliardi, mentre il numero totale delle imprese turche investitrici ha raggiunto quota 1.964. I principali Paesi che hanno attratto gli investimenti turchi sono stati l’Olanda (101 investimenti  per 2.7 miliardi di dollari), l’Azerbaijan (123 per 2.6 milairdi di dollari), la Germania (160), il Kazakhstan (99), il Regno Unito (68), il Lussemburgo (21), gli Usa (94), la Romania (166) e la Russia (21).

ATTIVITA' DIVERSIFICATE <SABANCI>
Il <Gruppo Sabanci>, uno dei principali conglomerati della Turchia, sarebbe intenzionato a diversificare le proprie attività riducendo quelle in campo finanziario e concentrando gli investimenti futuri nei settori della produzione di energia, della vendita al dettaglio e della produzione di cemento, comparti che offrirebbero maggiori opportunità di affari nel prossimo decennio.

 

IL BOOM DELLA <TOFAS>
Come indicato dall’Amministratore Delegato della <Tofas>, Ali Pandir, nel primo trimestre dell’anno l’azienda ha incrementato le vendite del 18.5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno; il volume delle esportazioni è aumentato a sua volta del 36.7%, un vero e proprio record storico per la joint venture italo-turca, che ha tuttavia visto diminuire del 5.2% le vendite sul mercato nazionale. Pandir prevede inoltre un boom di richieste per la nuova <Fiat Linea>, per la quale sono state già ricevute 2000 richieste di ordinazioni. Il nuovo modello e’ prodotto negli stabilimenti della <Tofas> a Bursa, la terza fabbrica della FIAT per volume di produzione, che ha una media annua di 360.000 autovetture e per la quale, ha affermato Pandir, quest’anno si prevedono almeno 2700 assunzioni di nuovo personale a dimostrazione del continuo incremento delle attività degli stabilimenti.

STRATEGIA <SEAT PAGINE GIALLE>
La <Seat Pagine Gialle
S.p.A.>, una società italiana attiva nel settore dell’editoria, conta di espandere la propria attività del 5% entro il 2010 grazie agli investimenti che sta per concludere in Germania ed in Turchia. La <Seat> sarebbe infatti in procinto di concludere un accordo con il Gruppo editoriale turco <Dogan> per la pubblicazione degli elenchi telefonici del Paese.

ACCORDO A TRE PER IL GAS
La Russia, il Turkmenistan ed il Kazakhstan hanno siglato un importante accordo che prevede la riabilitazione di una struttura pre-esistente per il trasporto di gas e la costruzione di un nuovo gasdotto dal Turkmenistan alla Russia attraversando il territorio kazako. Con la firma di tale accordo la Russia, che con il Turkmenistan ed il Kazakhstan rientra nel gruppo dei principali Paesi esportatori di gas naturale nell’area, controllerà la maggior parte delle esportazioni energetiche provenienti dall’Asia centrale, rafforzando così il proprio ruolo di fornitore principale di petrolio e gas verso il mercato europeo. In effetti l’accordo rappresenta un vero successo per Mosca, che ha a lungo osteggiato il progetto denominato Nabucco, un gasdotto la cui costruzione è stata concordata dai Ministri dell’Energia di Austria, Ungheria, Romania, Bulgaria e Turchia e che consentirebbe di trasportare entro il 2011 circa 30 milioni di metri cubi all’anno di gas iraniano ed azero verso l’Europa centrale, riducendo così sostanzialmente la domanda di gas russo. Segnali preoccupanti sono stati manifestati da diversi esponenti del settore che vedono così aumentare la dipendenza energetica dell’Unione Europea dalla Russia la quale, oltre a veder incrementare le proprie scorte energetiche, potrà anche gestire il controllo delle infrastrutture. Diverso invece il commento del Commissario UE per l’Energia, Andris Pielbalgs, il quale ha affermato che oltre a non vedere minate le possibilità di portare a conclusione il progetto Nabucco prevede che con questo accordo vi sarà più gas naturale a disposizione del mercato europeo. Toni negativi emersi invece sulla stampa locale, secondo la quale l’accesso diretto della Russia al gas turkmeno attraverso il Kazakhstan vanifica gli sforzi volti a costruire vie di trasporto alternative che dall’Asia centrale, attraversando il Mar Caspio e la Turchia, trasportano gas verso l’Europa.

FATTURATO IMPRESE
Secondo un rapporto del Sottosegretariato al Commercio Estero (Dtm), le imprese esportatrici turche nel 2006 hanno raggiunto la cifra di 44.082 (si ricorda in proposito che l'export turco nel 2006 era stato pari a 85.3 miliardi di dollari). Delle oltre 40.000 imprese dedite all’export circa  il 90% hanno un fatturato sui mercati internazionali che non supera i $2 milioni, mentre ben 23.000 hanno un fatturato all’export massimo di €100.000. Le imprese con un fatturato tra i $500 milioni ed un miliardo di dollari risultano essere 15 (fatturato all'export $21 miliardi pari al 24.6% del totale).

OTTIME RELAZIONI TURCHIA-PAESI AFRICANI
In occasione dell’inaugurazione del secondo forum turco-africano svoltosi di recente ad Istanbul, il ministro di Stato turco per il Commercio Estero Kurzat Tuzmen ha sottolineato l’ottimo andamento delle relazioni fra la Turchia ed i Paesi africani in seno al progetto "The African Strategy", posto in essere dal Sottosegretariato al Commercio Estero sin dal 2003 e che si basa sullo sviluppo costante delle relazioni commerciali ed economiche fra la Turchia, gli Stati del Nord Africa e quelli Sub-Sahariani. In effetti dal 2003 al
2006 l'interscambio è cresciuto di oltre il 138%, passando dai $5 miliardi agli $11.9 miliardi (la quota di mercato turca sul totale del commercio estero dell'Africa nel 2006 è stata pari al 2.1%). Peraltro questa cifra dovrebbe crescere di un ulteriore 20% raggiungendo quota $14 miliardi nel 2007. Tuzmen ha inoltre evidenziato che gli investimenti diretti turchi nel continente africano (nel 2003 praticamente assenti) hanno raggiunto un livello soddisfacente ($600 milioni), mentre sarebbero in crescita, anche se non ancora a livelli ottimali, le aggiudicazioni da parte dei contractor turchi di progetti infrastrutturali.

 

DISOCCUPAZIONE: LEGGERA FLESSIONE
L’Istituto Nazionale di Statistica turco (Tuik) ha reso noto che il tasso di disoccupazione annua nel Paese nel mese di febbraio si è attestato all’11.4%, lo 0.5% in meno rispetto allo stesso periodo del 2006, con una concentrazione del 13% nelle aree metropolitane, mentre quello delle aree rurali è rimasto invariato all’8.8%. Nel periodo in questione il numero dei disoccupati è sceso di 36.000 unità, raggiungendo quota 2.760.000. La disoccupazione femminile nella fascia d’età compresa tra i 15 ed i 24 anni mostra ancora la preoccupante cifra a due numeri del 29.1%, così come restano pessimistiche le previsioni di lavoro anche per i giovani.


TRA I PRIMI NEL CAMPO ORTOFRUTTICOLO
Secondo uno studio della Musiad (Associazione degli imprenditori indipendenti), la Turchia si posiziona fra i primi produttori al mondo in campo ortofrutticolo, impiegando oltre l'11% della forza lavoro dell'intero Paese. Nello specifico, la Turchia risulta primo produttore al mondo di nocciole (350 mila tonnellate); fichi (275 mila tonn.); ciliege (245 mila tonn.); mele cotogne (80 mila tonn.); melograni (73 mila tonn.) e albicocche (320 mila tonn), mentre risulta essere il secondo produttore al mondo di ceci (650 mila tonn.); cetrioli (1 milione e 750 mila tonn.) e cocomeri (4 milioni di tonn.). Si posiziona invece al terzo posto per pomodori (8 milioni tonn.); lenticchie (560 mila tonn.); melanzane (870 mila tonn.) e peperoni verdi (1 milione 760 tonn.). Si posiziona invece al quarto posto per cipolle ed olive, al quinto posto per barbabietole da zucchero, al sesto posto per mele, tabacco e tè, al  settimo posto per orzo e cotone, all’ottavo posto per le mandorle, al nono posto per frumento, segale ed uva e al decimo posto per i limoni.

TASSI DI INTERESSE INVARIATI

Il Comitato turco per le Politiche Monetarie della Banca Centrale ha deciso di lasciare invariati i tassi interbancari per la ricezione dei depositi a breve termine al 17.50% e quelli per la cessione dei depositi al 22.50% rimasti tali dal luglio 2006. Tale decisione è stata presa in un’ottica di medio termine nonostante alcuni rischi concreti quali il gap tra le aspettative inflazionistiche e gli obiettivi fissati, l’osservazione dell’andamento dei prezzi, gli elevati prezzi dei prodotti petroliferi. La stretta politica monetaria in atto dal giugno 2006 sta influenzando la domanda interna come previsto; quella estera resta tuttavia relativamente forte.

TREND POSITIVO DELLE BANCHE
Anche nel primo trimestre di quest’anno il settore bancario turco ha continuato a mantenere il trend positivo che ha caratterizzato gli ultimi anni, generando un crescente interesse da parte degli investitori stranieri. Tra gli istituti di credito quotati in Borsa la <Sekerbank> è quella che ha registrato la crescita più alta nella concessione di crediti (32.84%), seguita dalla <Turkish Economi Bank> (Teb), posseduta al 50% da <BNP Pariba>s (10.73%). La <Akbank> ha invece annunciato di aver registrato il volume più alto di profitti nonostante abbia invece subito una perdita del 26.91% rispetto allo stesso periodo del 2006. La Garanti (49,78%) segue infine la <Sekerbank> (103.60%) nella graduatoria degli Istituti con il più alto volume di profitti rispetto al primo trimestre del 2006.

IN CORSA PER LA <PETKIM>
Diciannove società turche prenderanno parte alla gara per la vendita del 51% del capitale della <Petkim> la società petrolchimica di Stato. Le qualificazioni preliminari sono avvenute il 14 maggio mentre la presentazione delle offerte è stata fissata al 15 giugno. Al momento tra le società turche partecipanti figurano la <Sanko>, la <Dinckok> e il <Gruppo Calik>.

INDICATORI MACROECONOMICI
 - Crescita del Pnl nel 2005: 7.7%; gennaio – aprile 2006: 6.3%
 - Inflazione  annua (prezzi al consumo): 9.6% (2006); 10.72% (aprile 2007)
 - Interscambio con l’Italia nel primo trimestre del 2007 : $3.8 miliardi con esportazioni verso l’Italia pari a  $1.8 miliardi (+3.64% rispetto al primo trimestre 2006) ed importazioni dall’Italia pari a $2 miliardi (+12.08% rispetto al primo trimestre 2006). (ICE Istanbul su dati dell’Istituto Turco di Statistica- Tuik.

A cura: di Simona De Martino - Capo dell'Ufficio Economico e Commerciale dell'Ambasciata d'Italia in Turchia
                Gianmarco Macchia - vice Capo dell'Ufficio Economico e Commerciale
                 Roberto luongo - Direttore dell'Ufficio Ice di Istanbul
Redazione: Tiziana Staffolani - Collaboratore Economico e Finanziario

 

 

 

 

 

 

INPILLOLE

ASTA MONOPOLIO DOPO LE ELEZIONI
Il monopolista del tabacco turco <Tekel> sarà messo all'asta dopo le elezioni politiche anticipate previste per il 22 luglio. Lo ha annunciato il ministro delle Finanze, Kemal Unakitam, parlando nel corso della Conferenza economica dei Paesi islamici che si è tenuta a Kuala Lumpur. Lo ha riportato <Turkish Daily News>. (Apcom)

PETROLIO, BARILI ED INCASSI
Il Tesoro turco ha raccolto 620 milioni di dollari nel primo anno delle attività dell'oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan che trasporta il greggio del Mar caspio fino al Mediterraneo e da qui ai mercati di tutto il mondo. Secondo le stime del direttore del <Btc>, Can Suphi, la Turchia è diventata un hub energetico di primaria importanza. Lo ha detto <Today's Zaman.
Dallo scorso 4 giugno, primo giorno di attività del <Btc>, sono state riempite 172 petroliere per un totale di 137.9 miliardi di barili di greggio. Il 60% è stato trasportato verso i Paesi europei ed in particolare verso l'Italia. Suphi ha dichiarato che la capacità annuale del <Btc> è di 50 milioni di tonnellate, l'equivalente di un milione di barili di greggio al giorno da pompare lungo i 1.768 chilometri di oleodotti che collegano Baku al Mediterraneo. (Apcom)

SODDISFAZIONE ALLA <MERCEDES>
La compagnia automobilistica tedesca <Mercedes> ha accolto con favore la decisione di indire elezioni anticipate in Turchia perché permetteranno alla società si fruttare al meglio la stabilità economica e sociale del Paese nella seconda metà dell'anno. (da Apcom)

INFLAZIONE AD UNA SOLA CIFRA
La Turchia torna lentamente a respirare. Come aveva previsto il Governatore della Banca Centrale, Durmus Yilmaz, l'inflazione ha cominciato a diminuire dopo circa un anno di passione per i consumatori del Paese della Mezzaluna e a maggio ha raggiunto il 9.3%. A risentirne in modo particolarmente positivo, sono stati i prezzi riferiti ai prodotti alimentari, scesi dell'1.66%. si tratta del livello più basso da un anno a questa parte. (Apcom)

MUNICIPALITA' CON PIU' FINANZIAMENTI
Secondo un rapporto della Dpt, Organizzazione per la pianificazione statale turca, la maggior parte degli investimenti statali verso le municipalità per la pianificazione strategica del territorio è destinata ad Istanbul ed Ankara, mentre Izmir che è la terza città del Paese vede diminuire gli stanziamenti. Nel 2007 ad Istanbul (su un totale nazionale di 12.6 miliardi di YTL, pari a circa 7 miliardi di euro) sono stati assegnati 2.9 miliardi di YTL (1.6 miliardi € circa), mentre ad Ankara il budget pubblico ha previsto 1 miliardo di YTL (circa 600 milioni €). Ambedue le città hanno visto incrementare lo stanziamento da parte governativa (+21.5% Istanbul e +11.3% Ankara). Izmir invece ha ricevuto quest'anno 429 milioni di YTL (240 milioni €) -11.8% rispetto al 2006. La città di Artvin (ai confini con la Georgia) è al quarto posto, con uno stanziamento di 420 milioni di YTL (237 milioni di YTL); seguono Bursa (la capitale dell'industria automobilistica della Turchia nell'area di Marmara, dove peraltro è presente il gruppo <Fiat>) con 338 milioni di YTL (191 milioni €) e Kahramanmaras (Area Sud Anatolica) con 306 milioni di YTL (173 milioni €). Altre città che hanno ottenuto significativi investimenti statali sono Hatay (ai confini con la Siria) ed Aksaray (Anatolia meridionale). (Ice Istanbul)

SEMPRE PIU' DIVORZI PER NECESSITA' ECONOMICA
La coppia scoppia, ma non sempre per mancanza di amore. Ne sanno qualcosa i coniugi turchi che sempre più spesso sono costretti a ricorrere al divorzio solo per salvare la loro condizione patrimoniale. Vi ricorre chi non riesce a pagare mutui ed altri tipo di finanziamenti. Un fenomeno inquietante che dà una idea di come dietro ad una solida crescita economica ci siano strati di popolazione di impoverimento progressivo.
Molti divorziano per evitare che le loro proprietà vengano confiscay. L'avvocato Mustafa Tekkin, di Izmir, ha raccontato al <Turkish Daily News> che la percentuale dei divorzi per necessità è aumentata del 60% ad Istanbul, Ankara ed Izmir nel giro di pochi anni. La procedura è questa: la coppia divorzia davanti al giudice dicendo di non amarsi più, per continuare poi a vivere più o meno clandestinamente sotto lo stesso tetto.
il fenomeno riguarda tristemente le coppie giovani. (Apcom)

 

 

 

 

 

 

TURISMO

 

 

 

 

TRE ANNIDI GROSSI INVESTIMENTI

TURISMO  L'obiettivo strategico degli operatori settoriali e del Governo turco:
far convergere nel Paese 15 mld di dollari

Secondo un report della < Tourism Investors Association> (TYD), l'obiettivo strategico degli operatori settoriali e del Governo è quello di far convergere sulla Turchia un ammontare almeno di 15 miliardi di dollari - nei prossimi tre anni - per rendere ancor più attrattivo il paese sul fronte del turismo internazionale e recepire, quanto meno, il 3.5% del flusso turistico mondiale, consentendo così alla Turchia di raggiungere - entro massimo 6 anni - la quinta posizione al mondo e la terza nel Mediterraneo. I turisti che hanno visitato la Turchia lo scorso anno sono stati circa 20 milioni con un calo del 5% rispetto al 2005, mentre nei primi tre mesi dell'anno in corso si sta assistendo ad una clamorosa ripresa con una crescita di oltre il 9% rispetto al 2006. Secondo il presidente della Tyd, Murat Dedeman, soprattutto gli investimenti esteri potranno aiutare la Turchia ad affermarsi ancor pi sui mercati internazionali poiché la costruzione di nuovi alberghi, campi da golf, agriturismo, porti turistici, ecc. - nel pieno rispetto dell'ambiente - è la via per ottenere risultati duraturi in questo comparto. (Ice Istanbul)


IlRECUPERO

Turchia in ripresa per <Entour>. "Dopo il calo della destinazione registrato l'anno scorso, abbiamo avuto un buon recupero durante la primavera - annuncia Enzo Martino, direttore commerciale del t.o. di Roma -. La richiesta più forte riguarda i gruppi e punta soprattutto sui circuiti classici, come Istanbul e Cappadocia. Siamo su un aumento intorno al 30%, che ci fa ben sperare per la stagione estiva, anche perché possiamo contare su un'offerta sia di charter sia di voli di linea, da Roma, Milano, Bologna e Verona". (TTG Italia)

 

 

 

 

 

 

 

 

ESTATE A BELEK

SOLO PER BAMBINI...E GENITORI

In estate sono ammesse solo le famiglie con bambini. E' questa la politica del nuovo hotel inaugurato a Belek, nei pressi della città turca di Antalya. L'<Ela Quality resort> non accetta le prenotazioni che non corrispondono ai requisiti richiesti nella stagione estiva e per l'inverno, invece, si dedica soltanto alle cure del corpo e al turismo sportivo, secondo il quotidiano turco <Today's Zaman>.
Silo le coppie tra i 30 ed i 55 anni con figli potranno godere delle strutture e dell'ospitalità dell'hotel, completamente studiato nel nome delle tradizioni e dei valori del Paese della mezzaluna, sottolineano gli ideatori. la novità riguarda soprattutto i più piccoli, che avranno strutture interamente dedicate ai giochi: saranno registrati a parte all'arrivo in albergo e nel corso della giornata potranno essere controllati minuto per minuto dai genitori attraverso i monitor distribuiti in tutto l'hotel. (Apcom)

 

 

 

 

 

 

NAVIGAZIONE

NUOVE ROTTENEL MEDITERRANEO

<Evergreen Line> ha modificato il servizio Gts (Greece-Turkey), col fine di potenziarlo. La compagnia cinese ha duplicato il collegamento, su cui operano tre portacontainer. In pratica, il servizio viene sdoppiato, con due diverse denominazioni: Gts-1 e GTS-2. Il primo viene svolto da una nave da 698 teu sulla rotazione Taranto, Pireo, Izmir, Taranto, mentre il secondo è svolto da due navi da 1152 e 1028 teu sulla rotazione Taranto, Salonicco, Istanbul, Haydarpasa, Gemlik, Taranto.
Anche il consorzio Grand Alliance - formato dalle compagnie marittime Hapag-Lloyd, Misc, Nyk e Oocl - ha potenziato i collegamenti che interessano il Mediterraneo e in questo caso per l'Italia è coinvolto il porto di Genova. Il collegamento tra Asia ed Europa EUM sarà arricchito da giugno con un nuovo scalo (Busan) ed una nuova portacontainer. Il servizio EUM segue la rotta: Busan, Shanghai, Ningbo, Shekou, Hong Kong, Singapore, Port Kelang, Damietta, Genova, Barcellona, Fos, Damietta, Singapore, Hong Kong. (TE Trasporto Europa)

 

 

 

 

 

 

ANTALYANELLA TERRA DI FELLINI

 

LA VISITA  UNA DELEGAZIONE DI 7 RAPPRESENTANTI DELLA
CAMERA DI COMMERCIO ED INDUSTRIA DELLA CITTA'
TURCA OSPITE DI RIMINI. UN TOUR DURATO UNA SETTIMANA

 

Una delegazione di 7 rappresentanti della Camera di Commercio ed Industria di Antalya ha visitato nei giorni scorsi la Camera di Commercio di Rimini spostandosi poi nel territorio della provincia di Rimini. Ciò all’interno di un progetto pilota che vede coinvolte l’ente camerale turco come capofila, quello riminese, e la Camera di Commercio di Nizza. L’obiettivo del progetto è stato quello dello scambio di know-how e di buone prassi, relative alla gestione, organizzazione, promozione della filiera legata al segmento turistico.

Infatti, sia la regione di Antalya che Rimini e Nizza sono tre zone a forte vocazione turistica, seppur diverse tra di loro per tipo di turismo: proprio per questo l’incontro, lo studio e l’approfondimento delle rispettive realtà, può risultare utile, per lo scambio di know-how e buone prassi.

La visita nel territorio riminese, infatti, ha preso in esame gli aspetti caratterizzanti del nostro sistema turistico, ed in particolare: il sistema turistico ricettivo, il sistema dei parchi, il sistema del business-affari, il sistema eco-compatibile legato al turismo sostenibile, il sistema di promozione dell’entroterra. 

Durante la settimana di permanenza nel territorio riminese, i delegati della Camera di Commercio ed Industria di Antalya hanno visitato i parchi tematici (Oltremare, Italia in Miniatura, Aquafan, etc.), ed hanno incontrato, fra gli altri, i delegati del Consorzio della Strada dei Vini e dei Sapori, i rappresentanti dell’Apt regionale, dell’Oasi, di Convention Bureau; i rappresentanti dell’Assessorato all’Ambiente della Provincia di Rimini; visiteranno la Fiera di Rimini; si sono quindi recati alla scoperta dell’entroterra tra Verucchio e Santarcangelo.

Questo progetto pilota, per lo scambio di buone prassi, fa seguito all’accordo bilaterale per la promozione della cooperazione e lo sviluppo dinamico di commercio e relazioni economiche tra la Regione di Antalya (Turchia) e la provincia di Rimini sottoscritto l’8 maggio del 2006 tra la Camera di Commercio di Rimini e quella di Antalya. L’accordo di cooperazione era stato sancito ufficialmente in quell’occasione da Kemal Özgen, presidente della Camera di Commercio ed Industria di Antalya e da Manlio Maggioli, presidente dalla Camera di Commercio di Rimini. (Romagna Oggi.it)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
UN ALBERGO
IN ESCLUSIVA
PER.... LORO

VACANZE   A KEMER, SULLA COSTA MEDITERRANEA
DELLA TURCHIA, DA LUGLIO GAY E LESBICHE POTRANNO
USUFRUIRE DI UN ALBERGO : IL <PLANET VICTORYA>

Sarà inaugurato a luglio il primo albergo riservato a gay e lesbiche in Turchia.
Il <Planet Victorya> sorge a Kemer, nota località' balneare sul Mediterraneo, nella provincia di Antalya.
"Vi sono molti alberghi in Turchia che ospitano volentieri gay, ma il nostro e' il primo riservato esclusivamente a omosessuali.
Non accetteremo ospiti al di fuori di questo concetto", ha spiegato Faruk Ok, direttore dell'hotel a quattro stelle. "Parte del personale sarà gay o lesbico", ha aggiunto nel sottolineare che gli ospiti saranno affrancati da qualsiasi noia burocratica. Le prenotazioni per questa estate sono arrivate soprattutto da Belgio, Francia, Olanda e Spagna.
I pregiudizi verso l'omosessualità' sono radicati in Turchia, sebbene le relazioni tra persone dello stesso sesso non siano mai state criminalizzate come in altri Paesi musulmani. Negli ultimi anni il movimento gay ha acquisito maggiore visibilità, avvantaggiandosi in parte delle pressioni dell'Unione europea su Ankara affinché desse prova del pieno rispetto dei diritti umani. (Agi)

 

 

 

 

 

 

 

UN

 

 

GIGANTESCO
MUSEO

 

KONYA  RICCA PER I SUOI INNUMEREVOLI SITI STORICI,
LA CITTA' DEI DERVISCI E' ANCHE IMPORTANTE CROCEVIA
DEL SISTEMA DEI TRASPORTI DELLA TURCHIA CON SETTE
AUTOSTRADA E UN AEROPORTO. VASTA SCELTA DI HOTEL

 

Konya, uno dei primi insediamenti umani e miniera di tutte le civiltà che l’hanno abitata nel corso dei secoli, rappresenta oggi il centro della tolleranza islamica che si irradia in tutto il mondo come le increspature create da una goccia d’acqua. Konia, inoltre, racchiude un tesoro tale da farla sembrare un gigantesco museo.
Il nome Konya sembrerebbe derivare dalla parola "icona", sebbene ci siano diverse interpretazioni circa la sua vera origine. Una di queste racconta di un monumento, costruito in onore dell’uccisore di un drago che  terrorizzava la città, e di una immagine raffigurante la scena scolpita su di esso. Il monumento era chiamato Ikonion, che nel tempo cambiò in Icconium. Nei secoli successivi la città prese i nomi degli imperatori romani diventando così Claudiconium, Colonia Selia e Icona Augusta. In alcune fonti bizantine essa è menzionata come Tokonion, ma adottò anche molti altri nomi (Ycconium, Coniu, Stancona, Conia, Cogne, Cogna, Konien e Konia) prima di ricevere l’attuale Konya.
Ricca di innumerevoli siti storici, Konya è anche famosa per i suoi santi e i suoi letterati. La città risale al 7000 a.C. ed è uno dei più antichi insediamenti turchi. Raggiungerla non è difficile, in quanto Konya è sempre stata una tappa di molti traffici commerciali, oltre ad essere uno dei principali centri lungo la Via della Seta. Non avendo montagne che la circondano, Konya è anche un importante crocevia del sistema dei trasporti della Turchia, con sette autostrade e un aeroporto.
I turisti che decidono di visitare Konya hanno una vasta scelta di alberghi dove soggiornare, da quelli economici a quelli a 4 e 5 stelle. Ad esempio, il Rixos Konya che dista 13 km. dall’aeroporto, 15 km. dal centro della città, 6 km. dalla stazione degli autobus e pochissimo da quella dei tram. Ci sono poi il Dedeman Hotel & Convention Center, in pieno centro,  il Bera Hotel e il Selcuklu Hotel nell’omonimo distretto.
Molti turisti vanno a Konya per la prima volta allo scopo di rendere omaggio alla reliquia del santo musulmano sufi Mevlana Jelaluddin Rumi. Va però aggiunto che l’ottima gastronomia locale offre un valido motivo per tornare: la cucina di Konya, infatti, è considerata la culla di quella turca.
L’incredibile cultura culinaria di Konya comprende pietanze, metodi per cucinare, istruzioni su come ordinare e servire il cibo ai tavoli,   pietanze di stagione. Il primo chef della storia, al quale fu dedicato addirittura un monumento, era proprio di Konya, a testimonianza della superiorità della cucina della città in questione. La cui cultura culinaria cominciò a svilupparsi nel XIV secolo, grazie soprattutto all’influenza dell’ordine Mevlevi dei dervishi che faceva un uso particolare della cucina nel convento, oltre a particolari preghiere recitate durante la cottura delle pietanze.
A stomaco pieno, i turisti sono pronti per visitare la città. La prima tappa è l’elegante santuario di Rumi, con la famosa iscrizione "Vieni, chiunque tu sia: un ateo, un pagano, un adoratore di dei, anche se hai inframnto la tua promessa un migliaio di volte. Pentiti: la nostra porta non è di disperazione...".
La tomba del santo musulmano sufi fu sigillata circa un anno dopo la chiusura dei conventi dei dervisci e in seguito alla messa al bando, nel novembre del 1925, di ogni attività religiosa nello Stato. L’anno seguente essa venne riaperta come museo e attualmente è la seconda località più visitata in Turchia dopo il Topkapi ad Istanbul.
Chi visita la tomba di Mevlana Rumi può ascoltare la storia del flauto rosso che narra (si suppone)  di come il santo fu cacciato dalla sua madrepatria. Inoltre, si può ammirare il sarcofago di Rumi, che risale al 1273, e altri 65 sarcofagi molti dei quali appartenuti agli sceicchi che nel tempo  sono succeduti  a Mevlana. Ci sono  anche una sala (sema-khana) in cui hanno luogo le evoluzioni dei dervisci, una moschea (masjid) in cui si recitano la 5 preghiere quotidiane e le cellette dei dervisci. Per consentire di visitare virtualmente ogni parte del Mevlana Musem sono stati creati due siti Internet  : www.360tr.com e www.konya.bel.tr.
Molti visitatori del museo provengono dagli Usa e dal Giappone. L’anno scorso Konya è 
stata meta di un milione e 400 mila persone, ma questa città non attira soltanto turisti 
stranieri poiché molta gente che decide di visitarla giunge da Istanbul, Ankara, Izmir, Bursa e Antalya. La maggior parte degli arrivi si concentra a dicembre, mese in cui cade 
l’anniversario della morte di Mevlana avvenuta il 17 dicembre 1273. Nelle due settimane che precedono quella data si svolgono le Celebrazioni per la Riunione; per l’occasione gli alberghi  vengono prenotati molto tempo prima.
Altri musei di Konya sono l’Incre Minare Medresesi, che espone opere in pietra e legno; il Sircali Medrese, con le sue tombe in pietra; il Karatay Museum, che contiene oggetti di manifattura cimese; il Museo Etnografico. Ma Konya ospita anche numerosi edifici storici come locande, caravanserragli, moschee ed è la capitale del Sultanato Seljuk del Rum. Un’altra attrazione turistica sono le rovine di Catalhoyuk, nel distretto di Cumra: risalgono a 9000 anni fa e sono considerate le prime abitazioni della storia dell’umanità.
Una ulteriore testimonianza della diversità culturale di Konya è la chiesa Aya Elana, a 7 km. dal centro della città. La storia di questa chiesa comincia 327 anni dopo la nascita di Gesù. Elena, madre dell’imperatore Costantino, visitò Konya mentre si recava in pellegrinaggio a Gerusalemme, rimase colpita dalle sue chiese, alcune delle quali risalenti al I e II secolo d.C., e decise di costruirne una a Sille. La fece erigere, la dedicò a Mihail Arhonkolas e presenziò all’inaugurazione. Attualmente la chiesa è in ristrutturazione e i lavori sono diretti dal Direttivo Regionale delle Fondazioni di Careità.
Altre attrazioni a Konya sono il Parco Eflatunpinar e il monumento degli Ittiti, entrambi nel distretto di Beysehir, e il Palazzo Seljuk Kubad-Abad, costruito nel 1236 dal Sultano Alaeddin Keykubad I. Nel distretto Halkapinar c’è l’Ivriz Kaya Relief,  ritenuto il primo monumento agricolo al mondo: risale all’800 a.C. durante il regno di Tuvana e si trova alla sorgente dell’Ivriz.
Oltre alla  ricchezza storica e monumentale, a Konya ci sono anche i laghi: il lago Meke e il lago Beysehir, quest’ultimo tra i più grandi della turchia. Il Meke è un lago vulcanico che si è formato in seguito a un’esplosione avvenuta 5 milioni di anni fa; purtroppo rischia di prosciugarsi a causa del surriscaldamento della Terra. Il Beysehir è una importante zona di caccia e contiene più di 30 isolotti: si organizzano visite al tramonto perchè è il momento in cui si crea un’atmosfera particolare, grazie anche alla presenza intorno al lago delle montagne Anamas e di una folta foresta. 
Ma non è tutto. Konya è anche il luogo di nascita del famoso Nasreddin Hodja, una figura popolare il cui leggendiario genio ha divertito milioni di persone.
Va poi detto che Konya sta cercando di sviluppare il mercato della speleologia poichè è vicina a numerose cave. Quella del Balatini, nel distretto Derebucak, è profonda 1830 metri, e la cava Korukini 1250. Inoltre, ci sono le cave Suluin, Sakaltutan, Susuz, Tinaztepe, nel distretto  Seydisehir, e Pinarbasi a sud del lago Beysehir.
Sille, Akyokus, Hatip, Bulumije, Dutlukin, Apa, i dintorni di Altinapa Dan e di Kiziloren sono i luoghi migliori per organizzare pic nic. Anche le Promenades di Konya sono luoghi incantevoli in cui vengoino organizzati congressi, seminari, conferenze e attività sociali, culturali e scolastiche.
Impossibile, a questo punto, non parlare della moschea di Aladino, la prima creazione artistica di Seljuk, risalente al XII secolo: è un edificio unico, ristrutturato e completato nel tempo creando in questo modo un eccezionale patchwork architettonico. Sul magnifico pulpito della prima moschea, realizzato in ebano nel 1155, ci sono epitaffi del Sultano Mesut e di Kilicaslan II, e i nomi di Master Mengumberti. Nella moschea sono rappresentati due diversi periodi architettonici, e si pensa che siano stati realizzati appositamente per essere conformi al pulpito e all’arte di Seljuk.
Il modo migliore di concludere la visita a Konya è arrivare in cima alla collina dove si trova la moschea per ammirare lo stupendo panorama e per promettere di tornare una seconda volta.
(
Sara Basilici)

 

 

 

 

 

L'8 MERAVIGLIA
DEL MONDO


MONTE NEMRUT  ERA  STATO ANTIOCO I°, DISCENDENTE
DI ALESSANDRO MAGNO E DARIO IL GRANDE, A FARE
COSTRUIRE L'ENORME COMPLESSO MONUMENTALE

Because of this, great dangers did I unexpectedly escape, and unhoped-for deeds did I skillfully accomplish, and a life of many years did I fill out in blessed fashion.’
These immodest words belong to one Antiochus I Epiphanes, ruler of the remote kingdom of Commagene between 69 and 31 B.C. They form part of a cult inscription, written in Greek, on the base of the stone thrones of a series of magnificent statues atop the 2,150-meter Mt. Nemrut in the southeast of Turkey. Antiochus’ vainglory knew no bounds. Not content with claiming descent from Alexander the Great on his mother’s side and Darius the Great on his father’s side, he declared himself the equal of the gods.
Determined to keep his subjects in awe Antiochus ordered the construction of a monumental cult worship and funerary complex on the highest peak in his kingdom. Even today, despite losing a third of its original height over the centuries, the massive tumulus built to house Antiochus’ body can be seen from over 100 kilometers away. It has even made the Guinness Book of Records as the world’s largest man-made mound -- a shade under 60m high and covering an area of 7.5 acres. Comprised of stone shards (left over from the carving of the statues) the tumulus has, so far, resisted the attempts of archaeologists to find the grave chamber of Antiochus assumed to lie at its heart.
Around the base of the tumulus are three terraces. The most important of these was the on the east. Here Antiochus I had his minions build a temple, which contained an altar. On Antiochus’ birthday and again on the anniversary of his accession to the throne, libations were poured and sacrifices were made in honor of the gods (which included of course Antiochus I himself!). Thousands of the inhabitants of his kingdom would have paid homage to both their gods and their ruler on these two days, toiling along the processional way leading up to the mountain-top sanctuary. The temple itself has gone, as has the altar, but the sandstone ceremonial plinth on which they stood remains -- large enough to be used as a helicopter landing-pad for visiting dignitaries.
For those of us who are neither priests of old, nor dignitaries, the best use of the plinth today (or rather the steps leading up to it) is as a seat from which to contemplate the massive statuary at the foot of the tumulus. Despite the fact that all the heads of the statues have toppled from their monumental bodies, they are still one of the world’s most awe-inspiring ancient remains. Befitting a tiny kingdom straddling the ancient borders between the Greek-Roman world of the west and the oriental Persian world to the east, the gods portrayed are a fusion of the two civilizations.
On the right is the Greek demigod Heracles with his trusty club, but he is wearing a Persian-style hat and diadem, and also represents his Persian equivalent, Artagnes. To his left is the Greek god Apollo. Like Heracles, he sports a diadem, and is also meant to represent the Persian god of light, Mithras. Even the largest statue, that of the overlord of the Greek pantheon of gods, Zeus (seated in the centre of the row) has been fused with the most important Zoroastrian (Persian) god, Ahura-Mazda. The sole female figure, the goddess Commagene/Tyche, symbolizes the fertility of the kingdom with her hands full of fruit. Last but not least, on the extreme left of the line-up, comes Antiochus I. In an attempt at modesty, he at least had the grace to allow Zeus to take centre-stage. The row of statues on the sunrise facing west terrace exactly mirrors that of the east, and on both terraces the gods are flanked by an imperious eagle and a disconcertingly cuddly lion. The fusion of Eastern and Western dress and beliefs exhibited in these statues is known as syncretism, and was propounded by Alexander the Great and his successors to help bind the peoples of the former Persian Empire with their Greek conquerors.
In the end though syncretism was not enough to save the independence of Antiochus I and his successors, who were eventually absorbed into the empire of that most pragmatic of races, the Romans. Over the centuries the Commagene kingdom was forgotten, and it was not until the 19th century that anyone showed any interest in the funerary-complex of the Commagene king, Antiochus. The first written record was by a German military official called Moltke, reconnoitering the area in 1835. He used the summit of Nemrut as a reference point while mapping the region, but never actually reached it. That honor was left to fellow countryman Karl Sester. An engineer employed by the Ottomans to find new communication routes across Anatolia in 1881, he sent a letter home informing them (wrongly as it turned out) that he had come across some Assyrian remains. A joint Turkish/German team worked at the site for a couple of years, but it was not until 1938 that more research on the site took place.
As late as the early 1960s the normally comprehensive Blue Guide failed to even mention Mt. Nemrut in its guide to Turkey. It is hard today to envisage just how remote this site was until quite recently. Early visitors had to walk or ride miles to the summit from remote villages on the mountain, and the nearest big towns (Gaziantep and Malatya) were themselves relatively isolated and lacking in a tourist infrastructure. Even today the site remains very difficult to access in the winter, as snow and ice soon block or make impassable the steep road leading to the summit area.
Of course it is this very remoteness that gives Nemrut its unique appeal. Where else in the world can statues of Greek/Persian gods up to eight meters in height and weighing up to 105 tons be found at the very summit of a 2,150-meter peak? Add to this the mystery of the whereabouts of Antiochus’ final resting place, the stunning sunrises and sunsets which bathe the statues in a soft, warm light, and you can begin to see why Nemrut is now the most visited site in southeast Anatolia -- despite the hassle of getting there.
A final word. Most people visit Nemrut at either sunset or sunrise. Of course it is at its most atmospheric then, and a photographer’s dream. But it can be freezing cold (particularly at sunrise), crowded, and your visit hurried. If possible pay a visit during the daytime, when you’ll have the site more or less to yourself and can enjoy this wonderful folly at leisure. (Terry Richardson/
Zaman)

 

 

 

Fingertipfacts


Best times to visit: May through October, though sunrise and sunset will be chilly in the spring and autumn months. Snow may close the summit road between November and April, and in the depths of winter the statues are snow covered.
What to bring: Stout shoes for the half-hour walk to the summit, a fleece and windproof for dawn/sunset visits, water and sun cream if you are there during the heat of the day.
Reaching Nemrut (from Kahta): The small town of Kahta is the base most people use for the trip to the site on Nemrut. The nearest town to Kahta with an airport is Adiyaman, a half-hour bus journey away. Turkish Airlines flies from İstanbul to Adiyaman (once daily) and Ankara (twice weekly). From Kahta expect to pay YTL 50 for a tour including the Nemrut summit, the Karakuş tumulus, Cendere Bridge and Arsameia. Sunset trips depart at 1 p.m. and return at 9 p.m.; sunrise trips leave at 3 a.m. and return at 10 a.m.
Reaching Nemrut (from Malatya): Turkish Airlines from İstanbul (three times daily) and Ankara (once daily); Onur Air and Atlas Jet from İstanbul (once daily).
The tourist office is the booking/departure point for minibus tours to Nemrut, which usually depart midday and return to Malatya the following morning at 7 a.m.. Included in the YTL 50 price is an overnight stay (and meals) at a moderate hotel a half-hour’s walk below the summit sanctuary. The entrance fee is extra. The main advantage in reaching the summit from Malatya is that you can see the site at both sunrise and sunset, the major disadvantage is that it misses the subsidiary site.
Guides, maps and Web sites: “Nemrud” by Mustafa Çoban, available at the site. “Rough Guide to Turkey” and “Lonely Planet: Turkey.”
Kartographischen Verlag Reinhard Rybor-sch map series no. 7, www. adiyamanil.org 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

CINQUE LIBRIPER RAVVIVARE LA CUCINA

 

 

NOVITA'  RICETTE CHE MERITANO DI ESSERE
LETTE ATTENTAMENTE PER PREPARARE QUALCHE
COSA DI BUONO. IL PERIODO D'ORO OTTOMANO

Adding to the variety available, interest in Turkish and Ottoman cuisine has grown considerably in recent years and is appearing in both Turkish and English.Whether a cookbook is good or not is a little subjective as each cook looks for different things in a recipe. Some want step-by-step detailed instructions, whereas others are just happy with a general direction allowing some room for freestyle interpretation. Some people cannot imagine cooking without a full glossy image of the finished dish to help them along, while others prefer their directions text-driven and descriptive. Regardless, there are some critical elements that combine to produce a book worthy of the greasy marks, food stains and slightly wrinkled pages of a well-used collection of recipes.
In years gone by, recipes were often rambling accounts of what you might do to achieve the desired result. Antonin Carème -- perhaps the first celebrity chef -- cooked for King George IV, the Romanovs and Napoleon, among others. His recipes cater to the tastes of the time and, whilst perhaps a little rich for our modern palate, they suggest an insider’s expert knowledge of cooking and quantities. In a chestnut pudding he created in the early 1800s, for the Russian minister in Paris, “a glass of maraschino brandy” and a “plateful of cream” are added at various stages.
Türabi Efendi writes for an educated audience in his “Manual for Turkish Cookery” (London, 1864), as for example with his chickpea soup: “Scald a sufficient quantity of chick peas, and remove the pods or skins; then put again into the same water, and boil until quite soft; then drain and mash them with the back of a wooden spoon, and pass through a sieve into a stewpan; then moisten it with as much broth as the quantity of soup wanted; set it to a fire, and let it simmer until reduced to a nice consistency; then pour it in a tureen, sprinkle a little cinnamon over, and serve with toasted or fried bread in small dice.” Without such attention to detail, an inexperienced cook could easily turn this simple dish into a tasteless, bland soup with less substance than dirty dishwater.
From a later period in culinary history, Elizabeth David transformed the way the English cooked. Her writing on Mediterranean, French and Italian food in the mid-1900s earned her the reputation as one of the most influential food writers. Her books read like a diary: Quantities and directions mix easily with personal musings, thoughts and experiences of the meal she is describing. The instructions for a simple grilled chicken from “Summer Cooking” (1955) starts with “A grilled chicken is perhaps one of the nicest foods at any time; everybody likes it. It needs very little preparation, is quickly cooked, and although expensive, there is nothing to be spent on extras, so it could be much less rare than it is.” Several paragraphs later the chicken eventually gets cooked! Only the most dedicated of cooks find this recipe style an enjoyable read these days.
With the modern cookbooks of today, there are clear lists of most ingredients, with only seasoning left to the discretion of the cook. Methods are generally explicit, although many skip over important tips that help make the dish a success. With busy lifestyles and increasingly less time spent in the kitchen, people are looking for quick and easy solutions that involve 30-minute dinners and no washing up.
It amuses me when I look through recipes and note the preparation time is 20 minutes and cooking time another 10. I skim over the ingredients and instructions and read something like “fry onions for two-three minutes until soft.” Softening onions -- or “sweating,” as chefs often refer to it -- takes at least 15 to 20 minutes over a very low heat and in a covered pan. Frying onions for two or three minutes will brown them but they won’t be soft, their sweetness trapped beneath a more bitter flavor and crunchy texture.
To my mind, good cookbooks do not try to fool their reader; Their recipes have been tested and will work when someone without a lifetime of slaving in a hot kitchen follows them. They will offer enough information so that the end product at least has a chance to look like it should. Of course, it may not look quite like the image in the book as food photography convention often has stylists under-preparing and under-cooking just to produce that pretty picture. Don’t be surprised when a dish of tomatoes slowly braised for 30 minutes looks nothing like the fresh and plump vine-ripe ones of in the photo!
A good Ottoman or Turkish cookbook follows these rules but must it should also be true to its purpose and its title, whether classic or contemporary. There is little credibility in a book that suggests the secrets of the Ottoman palace kitchens with ingredients such as tomatoes and artichokes. These were introduced much later to the history of cuisine.
I recommend these five cookbooks precisely because of their authenticity, and yet each offers the cook something different, be it a glimpse into the table manners of 19th century Ottoman elite alongside recipes of the time, a collection of classic recipes typical of modern Turkish kitchens or a culinary journey through the history of the Ottoman Empire. Together, these books give gastronomes and cooks alike an understanding of the history that makes Turkish cuisine what it is, as well as a repertoire of recipes to impress the most skeptical of taste buds. (Sharon Croxford/
Zaman)
'ClassicalTurkish Cookery’ 

 

This is another of the first serious books to bring together the breadth and depth of Turkey’s cuisine, originally printed 10 years ago. This book contains a solid collection of recipes from Anatolia through to the kitchens of the Ottoman sultans. A short introduction to each recipe adds context, and some images make it a little more realistic for a novice.
Ghillie Başan, Taurus Parke Books, ISBN 1860640117
Corn Bread (Mısır Ekmeği): Makes 1 big round loaf
Ingredients
½oz/15g fresh yeast or ¼oz/7g dried yeast
3-4floz/100-125ml lukewarm water
½ teaspoon sugar
8oz/225g corn meal
1lb/450g strong unbleached flour
1 teaspoon salt
12-14floz/350-400ml cold water
Scant teaspoon olive or sunflower oil
Method: Preheat oven to 425F/Mark7/220oC. Cream the yeast with the sugar in the lukewarm water. Leave to froth. Sift the flour and salt into a bowl. Make a well in the centre and pour in the yeast and most of the water. Draw in some of the flour from the sides to make a loose paste, sprinkle a little of the flour over the surface, cover the bowl with a damp cloth, and leave to sponge for 20-25 minutes. Now knead the mixture together, adding extra water or flour if necessary, into a smooth ball. Continue to knead it on a lightly floured surface until smooth and elastic. Pour the oil into a clean bowl. Roll the dough in it, cover the bowl with a damp towel and leave it to prove until doubled in size. Punch the dough down and knead again on a lightly floured board. Mould into a flat circle and place on a floured baking sheet. Cover with a damp towel and leave to double in size. Place it in the oven for 35-40 minutes. If it doesn't sound hollow when you tap the bottom, return it to the oven, upside down, for 5 more minutes. Leave to cool on a wire rack.
“Classical Turkish Cookery” p 93 (
S.C)


'Turkish
Cooking’

As a general introduction to Turkish cuisine with completely appetizing photography, this book is perfect. Classics, favorites and a few interesting variations make up the 80 odd recipe.
Tess Mallos, Lansdowne Publishing, ISBN 184543076X
Beet Salad (Pancar Salatası) (Serves 6-8)
Ingredients
3 medium sized cooked beetroot
2 cups (16floz / 500ml) drained yoghurt
½ teaspoon caraway seeds
Salt
Freshly ground black pepper
1 tablespoon chopped mint
Fresh mint for garnish
Method: Peel and cool beets if freshly cooked. Cut beets into ½ in (12mm) cubes. Reserve about ¼ cup beets and set aside. Mix remaining beets into yoghurt with caraway seeds and salt and pepper to taste. Mix in mint. Cover and refrigerate to chill. Place in a serving bowl and garnish with reserved beets and mint leaves. "Turkish Cooking," p 34

‘ClassicalTurkish Cooking’

Traditional Turkish Food for the American Kitchen.
One of the first books to introduca wide audience to Turkh cuisine, this book is set against a backdrop of Turkish history and culture. Turkish-born Ayla Algar has written 175 recipes with details and anecdotes from her own experiences. This is a must for anyone seriously interested in a good all-round book. Its only drawback, as some may see, is the lack of photography or illustration.
Ayla Algar, Harper Perennial (a division of Harper Collins) ISBN 0060931639
Apricot Ice Cream (Kayısılı Dondurma)
Ingredients: 2 pounds apricots, pitted and peeled 1 cup sugar, 3 to 4 tabelspoons lemon juice
Method: Simmer apricots, covered, in a noncorrodign pan with ¼ cup water until they are soft. Process in a food processor and strain. Dissolve sugar in 1 cup water over low heat, boil 5 minutes and cool. Stir syrup into apricot puree and mix thoroughly. Add lemon juice to taste, refrigerate until very cold, and store in a freezer.         "Classical Turkish Cooking, Traditional Turkish Food for the American Kitchen," p 249 (
S.C)

 

 

'Flavoursof İstanbul’

A selection from original 19th century Ottoman recipes. Published both in Turkish and English, this book focuses on the last days of the Ottoman Empire. Recipes from cookbooks published between 1844 and 1900 were reprinted and these alongside the old recipes, wherever possible, have been included. A significant introduction to the culinary practices of the time sets the scene for the following 59 recipes, all with larger than life accompanying images!
Özge Samancı and Sharon Croxford (yours truly) PMP Publishing Group Inc. ISBN 9759185105
Shrimp Salad (Teke Salatası) (Serve 4)
Ingredients
1kg (2.2lb) raw shrimps
6-8 stems parsley, chopped
60ml (2floz) olive oil
20ml (2/3floz) lemon juice
½ teaspoon salt
Method
1.    Wash shrimps and place in a large pan of water.
2.    Bring to boil and simmer for one or two minutes.
3.    Remove head and shell and place in a bowl.
4.    Add remaining ingredients, mix and serve.
"Flavours of İstanbul a selection from original 19th century Ottoman recipes," p 57 (
S.C)

 

 

 

 

 

FOTO di Un altro piatto turco

 

 

 

‘500 yearsof Ottoman cuisine’ 

The original Turkish publication of this book seemed to make a mockery of its subject with its paper-doll like images of sultans and the palace kitchens.         The English edition thankfully has a much more mature look, equaling its contents. Ninety-nine recipes accompany a good introduction to the major aspects of Ottoman cuisine.
Marianna Yerasimos, Boyut Publishing Group, ISBN 9752301614
Circassian Salad (Cerkez Salatası)
Ingredients
500g fresh greens beans
1 teaspoon thyme
for tarator sauce
150g roasted hazelnuts
3 slices stale bread
6-8 cloves garlic
1/3 cupa olive oil
3 dessertspoons vinegar
½ teaspoon salt
Method:
Clean the beans, boil whole for a few minutes in salted water. Leave whole. To prepare the tarator sauce, first remove the crusts from the bread and soak for 10-15 minutes in water. Remove and squeeze out water. Pound hazelnuts and garlic in a mortar or put them in a blender on a coarse setting. In a fairly wise bowl combine the nuts and garlic with soggy bread and add the olive oil and salt, kneading a little. Then make the mixture thinner by gradually adding the vinegar, continuing until it has taken on a pasty consistency. Spread the sauce over the boiled beans, sprinkle a little thyme on top and serve. “500 years of Ottoman cuisine” p 216
(
S.C)

 

 

 

 

 

 

UNA SERATA ORIGINALE, DA HIKMET

CUCINA  UN AMBIENTE SEMPLICE ED ACCOGLIENTE
PER ASSAPORARE I PIATTI DELLA TRADIZIONE TURCA, 
CURATI DA UNO CHEF D'ECCEZIONE. UNA DOLCE MUSICA

ANTICHI_SAPORIVoilà! Anche Roma finalmente ha la cucina turca. Se ne sentiva la mancanza anche perché - in mezzo a tanti ristoranti cinesi, indiani, messicani e arabi che pullulano nella capitale - era davvero imperdonabile non poter invitare un amico dicendogli "Questa sera ti porto a mangiare turco". Ebbene a rimediare a questo vuoto è stato Hikmet, da 11 anni chef dell'ambasciata di Turchia. Hikmet ci aveva riflettuto parecchio prima di decidersi al grande passo poi - con il conforto della moglie e di qualche conoscente - ha approfittato del fatto che un locale agli inizi della via Nomentana si era liberato per mettere su anche lui il suo bravo ristorante. Siamo andati a trovarlo e dobbiamo dire che ne siamo usciti soddisfatti.
Un_momento_del_rinfresco_al_ristorante_turco_20060526.jpgOra per apprezzare questo tipo di cucina, è necessario sapere che la disciplina della tavola è una cosa molto importante per i turchi ai quali ogni cultura - da quella Licia a quella Ittita, da quella greca a quella romana, da quella bizantina a quella ottomana - ha dato il suo contributo. Insomma la cucina è una vera e propria arte. Essa comprende una grande varietà di piatti a cominciare dagli antipasti (meze), alle sfoglie formaggio e carne, ai legumi ripieni di carne o riso (dolma), alle griglie arrosto e alle polpette (kebap e Kofye), alle diverse varietà di riso (pilav), al pesce ed infine alla frutta e ai dolci. Come in tutte le cucine, anche in quella turca esistono degli alimenti onnipresenti quale la melanzana che non può mancare nella preparazione di più di 40 tipi di piatti, lo yogurt, i sottaceti, il formaggio bianco, le olive, la cipolla, le insalate di qualunque tipo, la zucca. Tra i piatti forti si trovano le minestre: c'è quella di yogurt (Yayla çorbasi), quella di lenticchie rosse con il riso (Pirinçli mercimek çorbasi), quella di pomodoro con riso (Pirinçli domates çorbasi) ed anche quella di trippa (Iskembe çorbasi). Una delle pietanze più note è l'insalata di melanzana (Patlican salatasi). Ma non si può certo dimenticare lo yogurt diluito con i cetrioli (Cacik), il pollo alla circassa (Cerkes tavugu), i tortellini riempiti con carne tritata (Manti), il ripieno di spinaci (Ispanakli borek), il pasticcio di struccioli di carne (Talas boregi), le cozze ripiene (Midye dolmasi), la frittata d'agnello alla ankariota (Kuzu Annkara tavasi), i peperoni verdi con ripieno di carne macinata (Etli biber dolmasi). Questi, naturelement, non sono che una minima parte dei piatti turchi alcuni dei quali si possono gustare nel locale di Hikmet sorseggiando dei buoni vini Kavaklidere o Doluca o buttandosi direttamente sul raki dopo averlo preventivamente allungato con acqua. Lui, Hikmet, sarà lì a consigliarvi il menu. Lasciatevi dunque andare al piacere epicureo. Alla fine non potrete che ringraziare il vostro anfitrione. Anche perché i prezzi sono contenuti. (Ve.Inc)
__________________________-
Antichi Sapori della Turchia
via Nomentana,81 (Porta Pia) 00161 Roma
Tel. 06-44251310

 

 

 

 

 

 

CULTURA/AMBIENTE

 

 

L'ARCA SULL'ARARAT

IL VOLODELLE COLOMBE

Un modello dell'arca di Noè, costruito dagli attivisti di Greenpeace sul monte più alto della Turchia, l' Ararat, è stato inaugurato nei giorni scorsi. L'iniziativa aveva lo scopo di richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica mondiale sui rischi derivanti dai cambiamenti climatici.
Hanno partecipato all'inaugurazione il governatore di Igdir, Saim Saffet Karahisarli, e circa 40 membri appartenenti a varie organizzazioni ambientaliste internazionali.
Nel corso della cerimonia, il popolare attore Okan Bayulgen ha letto la dichiarazione di Greenpeace "Monte Ararat", redatta in turco, inglese, tedesco, russo, fiammingo e arabo. La dichiarazione sottolinea come il riscaldamento del pianeta rischi di produrre fenomeni di siccità, carestia, migrazioni di massa, innalzamento del livello del mare e gravi alluvioni, che potrebbero mettere a repentaglio il futuro del pianeta.
Dopo la lettura della cerimonia, dall'arca sono state liberate in volo 194 colombe che rappresentavano tutti i Paesi del mondo: un ricordo del gesto di Noè che lanciò in volo una colomba per accertarsi che il diluvio fosse cessato.
L'arca, lunga 10 metri ed alta 4, è stata costruita da squadre di falegnami turchi e tedeschi, sul monte Ararat. (AnsaMed)

 

 

 

 



"LA BASTARDA
DI
ISTANBUL"

 

 

 

 

NARRATIVA  L'ULTIMO ROMANZO DELLA SCRITTRICE TURCA ELIF SHAFAK SULLO SFONDO DI UNA TRAGEDIA STORICA

Dobbiamo farvi una piccola confessione. Non abbiamo mai avuto eccessiva simpatia per quella così detta intellighenzia, cui appartengono in genere scrittori e letterati di sinistra, il cui obiettivo – al là della qualità alle volte decisamente notevoli – è dir male del proprio Paese, al limite della denigrazione vera e propria. Ecco perché – nonostante la critica consideri Elif Shafak la migliore scrittrice turca dell’ultimo decennio – ci siamo accostati alla sua ultima fatica, "La bastarda di Istanbul" con una qualche prevenzione ben sapendo che l’autrice nel romanzo non aveva trascurato  di toccare un argomento, quello del genocidio armeno (vero o presunto), che dovrebbe essere per la verità più materia degli storici. Argomento quindi – si rifletteva tra di noi – di certo interpretato secondo la logica di quanti vedono nella Turchia, sia quella di un secolo fa, sia quella odierna, il regime che ha calpestato e che tuttora calpesta i diritti umani, mai disposto a riconoscere gli errori del passato (veri o presunti).
Con questo stato d’animo abbiamo cominciato a leggere il libro, per nulla convinti di andare avanti. Ma siamo andati avanti, una pagina e poi un’altra pagina. Fino alla fine, per una intera notte. Cara Shafak, tu non sei la migliore scrittrice turca dell’ultimo decennio. Tu sei una grandissima scrittrice, non solo in Turchia ma ovunque. Ed il tuo libro è semplicemente straordinario. Se non fosse che un po' in fondo ci vergogniamo, dovremmo dirti che ad un certo punto della lettura di siamo commossi. Ecco, qui potremmo anche chiudere il discorso e lasciare a chi vorrà andare ad acquistare il libro la scoperta di un mondo, o meglio di due mondi, così diversi dalla cultura occidentale: quello tradizionale turco e quello tradizionale armeno. Ma sarebbe troppo riduttivo. Vogliamo invece aggiungere, cara Shafa, che quando parli della tragedia armena tu colpisci nel cuore molto più di quello che ha fatto ad esempio Antonia Arlan nel suo "La masseria delle allodole". Non c'è bisogno infatti di ricorrere alla descrizione di violenze e di efferati crimini per far conoscere il dramma di un popolo, conseguenza di un nazionalismo esasperato che ovunque, ieri come oggi, è la causa di tante atrocità. Bastano poche pennellate, come quella che descrive di Hovhammes Stamboulian portato via nella sua casa di Istanbul dai soldati di Enver Pascià verso un destino già scritto. "Temo che dovrà venire con noi", gli aveva detto il sergente, chissà forse dispiaciuto di dover rispettare un ordine ingrato.


Ne "La bastarda di Istanbul" si alternano e di fondono due saghe, una complementare all'altra: quella della famiglia Kazanci attorno alla quale ruotano Petima-Ma, la figlia Gulsum, il nipote Mustafa, le nipote Cevriye, Banu, Feride e Zeliha, la pronipote Asya  che poi è una delle principali protagoniste del romanzo; e quella armena dei Tehakhmaknchain attorno alla quale la figura di Armanoush primeggia su tutti: sulla nonna Shushan, sul padre Barsan, sulle sorelle di questi (Surpun, Varsenig, Zarouhi), sullo zio Dikran Stamboulion, sul cugino Kevork Kazaoglanian, sulla madre Rose (l'americana).
Se Asya è il frutto di un tremendo segreto (è lei "la bastarda") che la madre Zeliha non ha voluto mai rivelare a nessuno e che solo la sorella Banu conosce tanto da convincere il fratello Mustafa abere il veleno dalla ciotola di ashure, il tessuto centrale del romanzo è il tentativo da parte della scrittrice di far comprendere che etnie e religioni non dovrebbero più, al giorno d'oggi, essere ostacolo per le riconciliazioni tra popoli. Attraverso i suoi protagonisti Elif Shafak lancia degli interrogativi.
Da lei non vengono risposte. Queste dobbiamo darle noi e capire che l'amore - come quello tra la turca Zeliha e l'armeno Aram - non ha colore di pelle né razze.
"<Ti ho portato del tè< gli disse lei. La brezza primaverile accarezzò i loro volti, recando con sè da lontano i molteplici profumi del mare, dell'erba nuova e dei mandorli che stavano per fiorire a Istanbul.
<Grazie, amore>, rispose Aram....". (Veronica Incagliati)
_______________________
Elif Shafak - "La bastarda di Istanbul"
Rizzoli editore pagg. 388  euro 18.50

 

 

 

 

 

 

 

UNA MISTICA TRAVOLGENTE

 



I DERVISCI ROTANTI 
GLI 800 ANNI DELLA NASCITA
DI MEVLANA CELALEDDIN RUMI
RICORDATI A PALAZZO DELLA
CANCELLERIA CON UNO SPETTACOLO. INIZIATIVA
DELL'AMBASCIATA DI TURCHIA PRESSO LA SANTA SEDE E DEL 
PONTIFICIO CONSIGLIO DI CULTURA

 

 

Bisogna proprio avere l'animo sgombro da qualsiasi pensiero per comprendere appieno la musica Sufi. Bisogna entrarci dentro e lasciarsi andare, magari chiudendo gli occhi e pensare magari alla splendida Konya; perchè solo così, forse, si possono cogliere i particolari e le sensazioni che vibrano dagli strumenti.
A noi occidentali, per la verità, questa musica filosofico-religiosa riesce difficile, più abituati come siamo ai canti gregoriani e a cori sostenuti. A molti poi le figure dei dervisci - che in assoluto silenzio ed in perfetta sincronia ruotano su se stessi per un tempo che appare infinito - lasciano in fondo indifferenti. Semmai, ci si chiede come riescano a superare quel senso di vertigine che a tutti noi sarebbe naturale dopo quel continuo girare. Eppure si rimane ugualmente incantati, specie quando lo spettacolo è perfetto e non mostra la minima sbavatura. E quello che ci è stato proposto a palazzo della Cancelleria, a Roma, rientra in questo elenco.
Organizzato dall'ambasciata della Turchia presso la Santa Sede - in occasione delle celebrazioni per la ricorrenza della nascita di Mevlana Celaleddin Rumi (800 anni) - e con l'apporto del Pontificio Consiglio della Cultura che ha ospitato la manifestazione nella cinquecentesca sede romana, la danza dei dervisci cui abbiamo assistito martedì scorso non poteva certo non impressionare. Sarà stato per l'ambiente nel suo insieme, sarà stato perché la cornice del Salone dei 100 giorni con gli affreschi del Vasari e dei suoi scolari (Fatti della vita di Paolo III Farnese), sarà stato perché il palazzo tutto gronda di ricordi alcuni dei quali truculenti come l'assassinio di Pellegrino Rossi ministro di Pio IX, per questo ed altro ancora per un'ora circa abbiano messo da parte i nostri problemi ed i nostri affanni e ci siamo abbandonati anche noi al rituale (sama) della danza racchiuso in una sola strofa: "Se tagli un atomo, vi troverai un sole e dei pianeti che vi ruotano intorno".
Per chi non lo sapesse, la cerimonia - che per tradizione secondo il pensiero islamico ha luogo il lunedì sera - vede i dervisci entrare indossando una lunga veste bianca ed una 

gonna che rappresentano il sudario e sopra questi abiti portano un voluminoso mantello nero che simboleggia la loro tomba terrena. L'alto cappello di feltro a forma conica rappresenta invece la pietra tombale.
Lo spettacolo della Cancelleria - presenti l'ambasciatore Dogan Akdur , il cardinal  Paul Paupard ed il cardinal Sergio Sebastiani nonché tutto il jet-set della capitale - voluto tra l'altro per arricchire le relazioni bilaterali  tra Vaticano e Turchia nonché per contribuire ad un maggior dialogo interculturale - era forte di 33 componenti il complesso presieduto dal direttore generale del dipartimento delle Ricerche e dell'Educazione del ministero del Turismo turco, Celik Gungor. La nostra cerimonia - come qualsiasi altra cui si puo assistere in Anatolia - ha iniziato con un canto eseguito dall'hafiz, un officiante che conosce il corano a memoria. Dopo avere intonato una preghiera per Mevlana, ha lasciato prima al suono del timpano e poi a quello del flauto di canna (ney), il compito di introdurre i dervisci nella pista sotto la guida del loro sceicco (Seyh).
Scrive in proposito Tom Brosnahan: "Quando i dervisci passano davanti al punto della sala che corrisponde alla posizione cerimoniale dello sceicco, si fanno inchini reciproci. Dopo tre giri i dervisci lasciano cadere il mantello nero, gesto che sta a simboleggiare la liberazione degli affanni e dai vincoli di questo mondo. Uno dopo l'altro, con le braccia ripiegate sul petto, si avvicinano allo sceicco, si inchinano, gli baciano la mano, ricevono le istruzioni che gli sussurra all'orecchio, poi iniziano a pirorettare sul pavimento per abbandonare la vita terrena e rinascere in unione mistica con Dio....".
Ci fermiamo qui con la descrizione di Brosnahan ed anche con la nostra povera cronaca. L'invito - per chi dovesse andare in Turchia, magari Cappadocia - è di non lasciarsi sfuggire uno spettacolo del genere. Fa bene, purifica. E per carità, non battete le mani fino a quando l'ultimo derviscio si sia ritirato. Alla Cancelleria non è stato così, nonostante che il prof. Ismail Taspinar nella sua prolusione avesse avvertito di non farlo. Ma si sa, a palazzo riecheggiano ancora i clamori di Antonio da Montecavallo, architetto, che quando vedeva il Pontefice lo applaudiva a gran voce per ingraziarselo e per scalzare Bramante. (Veronica Incagliati)

 

 

 

 

 

 

 

ARTE

 

 

52° ESPOSIZIONE
INTERNAZIONALE

GLI "INCIDENT'S"DI ALPTEKIN A VENEZIA

Una visione aperta al mondo e radicata nel locale, che spazia dalle spiegge di Rio e Bombay alla georgiana Tiblisi, quella che Huseyin Alptekin ha portato nella città dei Dogi per rappresentare la Turchia alla 52/a Esposizione Internazionale d'Arte di Venezia.
"Don't complain" (Non lamentarti), è il titolo della struttura in legno composta da singole celle che riproducono un luogo di ristori dell'Asia occidentale. L'opera è stata pensata dall'artista assieme al curatore Vasif Kortun, direttore del <Lapform Garanty Art Center> di Istanbul, durante un viaggio a Tblisi. Al muro, schermi come quadri dove si sovrappongono istantanee in dissolvenza di individui e gruppi di diversi luogo del mondo. In una delle celle, struggenti dissolvenze di africani ed indiani che controluce camminano e giocano sui lungomare di Ipanema e Juhu Tara. Sono incidents, eventi incidentali, storie spezzate, flash di culture diverse che si compenetrano nella globalizzazione, immagini che fanno riflettere sui rapporti tra ecologia ed economia(come la spartizione di immondizie di un nigeriano in una strada di Istanbul), ma anche politica, media, ideologia: con le madri del Kossovo e di Cecenia che stringono al cuore le immagini dei caduti:
"Quando si dice a qualcun'altro di non lamentarsi - spiega Alptekin - si sta già lamentando. Far la morale non serve".
"Contro il neocapitalismo imperiale - aggiunge - possiamo sviluppare modeste proposte che possono indurre lievi mutamenti negli individui e nelle loro anime". (Ansa)

 

 

 

 

 

 

SPETTACOLI/MODA

 


IL FESTIVAL DI CANNES

UN PREMIOA FATIH AKIN

Vincitore del premio per la migliore sceneggiatura al Festival di Cannes è stato il tedesco di origine turca Fatih Akin, autore e regista di "The Edge of Heaven", un film che racconta il destino di sei personaggi tra Germania e Turchia in cerca di riconciliazione e perdono.
Nato ad Amburgo il 25 agosto del 1973, figlio di immigrati turchi, Fatih Akin è il primo regista tedesco ad aver vinto dopo 19 anni l'Orso d'oro al festival di Berlino, con il film "La sposa turca". (Apcom)

 

 

 

 

 

 

 

 

14° FESTIVAL JAZZ
DI ISTANBUL

 

MUSICA  AD APRIRE LA MANIFESTAZIONE, CHE
SI TERRA' DAL 3 AL 18 LUGLIO, SARA' L'ARTISTA
NORAH JONES. IN CALENDARIO I PIU' BEI NOMI

This year the 14th International Istanbul Jazz Festival will take place from July 3-18. With almost 40 concerts at various venues, the Festival embraces both jazz and other styles like pop, classic & alternative rock, world music, Latin and more. Glowing with a program of stars to celebrate the 35th anniversary of the Istanbul Foundation for Culture and Arts (İKSV), the festival will host renowned artists and groups. One of the most important guests at the festival is the young and talented singer Norah Jones. She was expected to perform in Turkey for years and now she will take to the stage in Harbiye Açıkhava Concert Hall on August 1.  The venues for the festival are Istanbul Archaeological Museum, Hagia Eirene Museum, Cemil Topuzlu Open Air Theater, Esma Sultan Yalısı, European Jazz Club Institut Français d'Istanbul, Istanbul Jazz Center, Istanbul Modern Sculpture Garden, Kemer Golf and Country Club, Nardis Jazz Club, Sepetçiler Kasrı, Şan Theater, Foundation of Surp Agop Hospital. The 14th International Istanbul Jazz Festival, a prestigious event on the calendar, is sponsored by Garanti bank. Besides hosting the most important female name in jazz Jones, there will be performances by Robert Plant, the front man for charismatic rock band Led Zeppelin. He will be onstage on July 4, with his new band ‘Robert Plant & The Strange Sensation,' which he founded after the release of his solo album Dreamland in 2002. Robert Plant is among the few rock veterans to have maintained his contemporary approach to music in a career spanning from the 1970s to this day. Bryan Ferry, one of the most innovative, distinctive singers to arrive on the pop scene, will take his place on stage once again at the Istanbul Jazz Festival after seven years. Robin Gibb, one of the soloists of Bee Gees fame, will face audiences with a very special project. The Bee Gees, discovered by the famous Turkish music producer Arif Mardin have become known as one of the five biggest pop acts of all time, with a 40-year musical career and 180 million album sales, under Mardin's expert production. They will perform on July 10.
Frank Sinatra classics: Another concert at the festival this year is Jazz at Lincoln Center Orchestra. Jazz at Lincoln Center Orchestra, is a superb gathering of fifteen major jazz musicians. The band is fronted by Wynton Marsalis, the man who has succeeded through his extraordinary versatility, in projecting the notion of the ‘big band' into the future. A surprise name at the festival is Michael Bolton. His talent helped him sell 53 million albums; eight top ten albums, two number one singles on the Billboard charts, and awards from both the American Music Awards and Grammies. Bolton will take the stage on July 3 in Sepetçiler Kasrı with his project, which he dubs Frank Sinatra classics, titled “Michael Bolton Swings Sinatra.” There will be concerts in Esma Sultan Yalısı starting on July 4 with Sicimoğlu and his band Latin All Stars
Young talents in jazz: As part of the festival, four groups have been selected by the Young Jazz Evaluation Committee to perform at the "Young Jazz" concert series. The groups are ‘3 Sebep,' ‘Evo Trio,' ‘Nuance,' ‘Septafon.'
Finalists were determined by the "Young Jazz Evaluation Committee," which consisted of Cengiz Baysal, Hülya Tunçağ, Kerem Görsev, Önder Focan, Pelin Opcin, Seda Binbaşgil and Sevin Okyay. These groups now have the chance to perform in the European Jazz concert series. Concerts will be free of charge and open to all who want to attend.
There will also be jazz concerts on the festival boat and in Istanbul's streets. Tickets are available at www.biletix.com, tr (Turkish Daily News)
 
 

 

 

 

 

Successo del concerto-meditazione del domenicano Padre Giuseppe Gandolfo, titolare dell’organo della Cattedrale cattolica di Istanbul Turchia, che si è tenuto nella chiesa parrocchiale di Santo Stefano al Mare. Il Maestro ha suonato l’Organo Fratelli Collino 1886, appena restaurato. Le musiche - che erano quelle di grandi compositori -  sono state accompagnate da due artiste turche: la Soprano Bilge Gorlan e la mezzosoprano Isin Guyer.
Il ben noto domenicano ha già dato concerti a Londra e a Praga oltre che in molte città italiane, soprattutto in S.  Petronio a Bologna.
Padre Gandolfo - che dal 1993 vive nel centro di Istanbul - durante la visita del Pontefice in Turchia aveva accompagnato le celebrazioni liturgiche suonando l’organo.
In Turchia è molto conosciuto ed apprezzato come interprete della musica organistica italiana dell’ottocento.
Il concerto organizzato dal Comune e dalla Parrocchia, ha ulteriormentye valorizzato il prezioso patrimonio degli organi della Chiesa e dell’Oratorio di Santo Stefano al Mare, restaurati con il contributo di tutta la popolazione. 

IL CURRICULUM

Fra Giuseppe Gandolfo, sacerdote cattolico e frate dell’Ordine dei Predicatori, è nato a Serole, nelle Langhe (prov. di Asti) il 21/05/1949.
Amante fin da bambino della musica da chiesa e di quella popolare, ha appreso a suonare con maestri privati, cioè da alcuni confratelli. Poi all’età di 28 anni si iscrisse e frequentò il Conservatorio di Stato "Giambattista Martini" di Bologna, ottenendo in soli cinque anni di frequenza e con buoni voti il diploma in organo e composizione organistica.
Ha esercitato la sua attività musicale con una notevole serie di concerti a partire dagli inizi degli anni ’70 fino al presente.
Oltre allo studio del canto gregoriano e della liturgia cattolica moderna, Fra Giuseppe si è dedicato da molto tempo alla ricerca e all’approfondimento della letteratura organistica italiana del secolo XIX. Questa ottima letteratura di stampo operistico è ora più conosciuta di quando, una trentina di anni fa, il nostro organista eseguiva nei concerti, o talora anche in chiesa, musiche ottocentesche festosamente ritmiche e teatrali, destando a volte, sia allora che adesso, un compiaciuto stupore o l’ilarità generale.
Ha dato concerti in molte città d’Italia e alcuni all’estero (Londra, Praga) e, dal ’93 fino ad oggi, a Istanbul in Turchia. Qui sono stati allestiti anche concerti di buon livello per coro e organo, oppure tenore, soprano o mezzosoprano - solisti o insieme - con accompagnamento di organo. Uno di questi concerti, sponsorizzato dalla Banca Yapý Kredi, eseguito nella chiesa dei Frati francescani conventuali di Sant’Antonio nel cuore di Istanbul, ebbe notevole risonanza. Il 29 novembre di quest’anno ha suonato l’organo durante la Santa Messa celebrata a Efeso nel Santuario di Meryem Ana da Papa Benedetto XVI.
Esercita ora la sua professione nella Cattedrale cattolica latina di Istanbul e nella Chiesa dei SS. Apostoli Pietro e Paolo in Galata. Qui è conosciuto ed apprezzato soprattutto come interprete di musica organistica ottocentesca italiana e come improvvisatore estroso e ricco di fantasia. (Don Umberto Toffani/Radio Amicizia)

 

 

 

 

DALLA
PREDICA

ALLA
MUSICA:

IL
CONCERTO
MEDITAZIONE

 

 

 

 

 

 

 

Successo di Padre
Giuseppe Gandolfo,
titolare
dell'organo della
Cattedrale cattolica
di Istanbul, che
ha suonato nella
chiesa di S. Stefano 
al Mare

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA MODA
ITALIANA
NON E'
ACQUA


L'APPUNTAMENTO
IL TRIONFO DI UNA MANIFESTAZIONE CHE
HA VISTO RIUNITI IN TURCHIA LE FIRME PIU' PRESTIGIOSE. LE COLLEZIONI 2007-2008

Era un appuntamento attesissimo. Ed è stato un vero e proprio successo: per l'Italia soprattutto e per la Turchia - Paese che rappresenta una delle economie emergenti tra le più dinamiche nel panorama mondiale - dove è stato ospitato il nuovo evento organizzato da Camera Nazionale della Moda Italiana in collaborazione con l'Istituto per il Commercio Estero per la promozione dei giovani stilisti italiani. L'evento, che ha visto la realizzazione di due differenti sfilate, una nella sede dell'Ambasciata Italiana ad Ankara l'1 giugno e la seconda il giorno seguente nella sede del Consolato Generale di Istanbul, era stato inserito nell'ambito delle attività di promozione straordinaria del Made in Italy in Turchia ed ha avuto lo scopo di richiamare l'attenzione dei consumatori e degli operatori turchi verso il nostro Paese. Hanno sfilato sulla passerella le collezioni a/i 07/08 dei giovani stilisti italiani, che partecipano al progetto " Incubatore della Moda", volto a sostenere i nuovi talenti e le nuove imprese del settore, promosso dal Comune di Milano nonché progettato e coordinato da Camera Nazionale della Moda Italiana. L'iniziativa è stata indirizzata ad un pubblico selezionato di buyer, giornalisti, personalità politiche e vip. All'evento hanno aderito numerose giovani griffe come Andrea Turchi e Oxygène Lumière, i quali hanno già presentato le loro collezioni durante l'iniziativa "Primavera Italiana in Giappone" lo scorso aprile a Tokyo riscuotendo un notevole successo, oltre ai debuttanti Claudio Montias e Cristian Luppi. In concomitanza alla manifestazione, era inoltre allestita la mostra ideata e realizzata da Camera Nazionale della Moda Italiana intitolata "Espressioni di stile sul tema della bandiera italiana" per la realizzazione della quale si erano impegnate importanti maison come Alviero Martini, Alessandro De Benedetti, Debora Sinibaldi, Emilio Pucci, Enrico Coveri, Erreuno, Etro, Gai Mattiolo, Gattinoni, Iceberg, La Perla, Laura Biagiotti, Mariella Burani, Max Mara, Missoni, Roberto Cavalli, Rocco Barocco, Salvatore Ferragamo e Trussardi, che con l'uso di ago e filo hanno reinterpretato il Tricolore. L'allestimento di questa mostra, dopo essere stata inaugurata durante l'edizione di < Milano Moda Donna> del febbraio 2004 ed aver toccato con successo città come Londra, Tokyo ed Amburgo, è approdata ad Ankara ed Istanbul  riscuotendo lo stesso numero di consensi. (ModaOnline.it)

 

MA ANCHEIL MADE IN ISTANBUL NON SCHERZA

E' arrivata dal Bosforo la carica dei nuovi stilisti turchi 
pronti a sferrare la loro offensiva ai colossi dell'italian style

E' arrivato dal Bosforo la carica dei nuovi stilisti turchi pronti a sferrare la loro offensiva ai colossi dell’italian style. Dopo Balizza è approdato a Milano anche Nedo. Il marchio creato e disegnato dalla stilista di Istanbul Nedret Taciroglu ha recentemente esordito a Milano con uno show delle sue creazioni di moda femminile e ora ci riprova con l’obbiettivo di presentare a settembre i suoi capi sulle passerelle ufficiali del Calendario di Milano Moda Donna. Inutile dire che le trattative con la Camera della Moda Italiana, ente organizzatore delle sfilate all’ombra della Madonnina, sono in pieno svolgimento. Milano è infatti per la stilista la vetrina ideale da cui partire per farsi strada in Italia instaurando contatti sempre più diretti con i buyer in vista, perché no? Dell’apertura di nuovi canali distributivi e probabilmente anche di boutique in occidente.
Sicuramente alla fine Nedret la spunterà sia perché Milano è sempre più aperta all’ingresso e al debutto di nuovi talenti "globali" sulla sua pedana e sia anche perché non solo la maggior parte dei suoi fornitori, soprattutto di tessuti, si trova nello stivale e in special modo nel distretto lariano, ma anche perché il suo originale progetto creativo, come dicono i suoi portavoce, è "sospeso fra due mondi, moda e design, rappresentando un ponte ideale, un po’ come la Turchia, fra la cultura occidentale e quella orientale". Il che in sostanza promette bene dato che, racconta la stilista "ho sempre avuto un pubblico internazionale e cosmopolita che è poi il mio target e le mie collezioni rispecchiano questo gusto, trasversale e attento alle origini". E la collezione autunno-inverno 2007/2008, presentata a Milano, riflette pienamente questa linea di pensiero: abiti dai preziosi ricami e dai drappeggi "tridimensionali" in tessuti ricercati virati in colori intensi come il rosso fuoco e il blu oltremare e decorati dai motivi floreali stilizzati delle maioliche del Topkapi, l’antica residenza dei sultani ottomani a Istanbul. Una collezione decisamente ispirata alla forza espressiva delle grafiche astratte della tradizione artistica islamica, a metà fra moda e design, in perfetta sintonia, del resto, con la duplice cifra del marchio.
Non a caso non solo dal 1998 la Nedo è anche sinonimo di accessori per la casa, essenzialmente piatti, bicchieri e recipienti ma Nedret Taciroglu è anche laureata in arte e interior design. "Se nella moda tendo a recuperare l’allure storica della tradizione 
turca — spiega la stilista — di contro nelle collezioni di vasi, piatti e bicchieri che

 


realizzo in vetro e ceramica, tendo a 
estremizzare l’essenzialità privilegiando linee pulite e moderne coerenti con l’estetica del nuovo design turco". Uno stile globale che è piaciuto perfino a Nancy Reagan. Per la first lady americana, conosciuta in un viaggio promozionale del Made in Turkey alla metà degli anni ‘80 
negli Stati Uniti, la Taciroglu ha creato su misura diciotto abiti da sera in pelle ricamati di pietre preziose e ornati da disegni mutuati in parte dalle calligrafie ottomane e in parte ispirati a grafiche a citazione western in colori sgargianti. "Il capo più eclatante? Una guepiere turchese cosparsa di pietre naturali" ricorda la Taciroglu. Inevitabile il ritorno d’immagine oltreoceano e a livello internazionale. Non a caso dal 2000 le collezioni a etichetta Nedo sono in vendita a New York da < Saks Fifth Avenue>, un prestigioso department store d’oltreoceano presidiato dalle griffe più importanti del mondo. E per ribadire il suo legame a doppio filo con il mercato a stelle e strisce, Nedo ha in cantiere una linea di capi in edizione limitata che saranno svelati in occasione della presentazione della collezione per la primavera 2008.
"Il progetto si chiama Nedo first lady — anticipa la stilista — e punterà su tre riedizioni dei modelli più d’impatto a suo tempo disegnati per Nancy Reagan ma comprenderà anche proposte sia da gran sera che per il tempo libero da me studiate pensando alle sempre più numerose donne di potere presenti sulla scena politica internazionale". Che sia un invito rivolto a Madame Sarkozy piuttosto che a Angela Merkel o Flavia Prodi? Una cosa però è certa: se nell’agenda delle sue clienti "di rango" la Taciroglu già può vantare la moglie del presidente turco Semra Sezer che, come la designer tiene a precisare, " veste con grande sobrietà", Nedo sta già pensando ad abiti modellati sulla personalità di Hillary Clinton o di Veronica Lario, amica del primo ministro turco Erdogan. Proprio il Governo turco non solo è un grande promotore dello stile nazionale ma anche un finanziatore dei progetti imprenditoriali delle nuove leve della moda locale. "Da noi in questo momento c’è una grande attenzione alla moda — racconta la designer — il settore del tessile è in crescita anche grazie alle esportazioni di denim e a Istanbul c’è un intero quartiere chiamato Nisantasi, che per offerta di grandi marchi internazionali è paragonabile al quadrilatero milanese". Neanche a farlo apposta i brand più presenti in assoluto sono proprio quelli italiani. (Enrico Maria Albamonte/la Repubblica.it)

 

 

 

 

 

 

SPORT

 

 

BRASILE-TURCHIA

DELUDENTEPAREGGIO (0-0)

Brasile e Turchia hanno pareggiato 0-0 in un match amichevole giocato in Germania, a Dortmund. Tra le file dei verdeoro il milanista Kakà ha giocato solamente nell'ultima mezz'ora subentrando a Elano. Il romanista Doni invece è partito fra i titolari. Fra gli "italiani" in campo anche l'interista Maicon. La stella del Barcellona Ronaldinho è entrato in campo all'inizio del secondo tempo al posto del madridista Robinho. (Rai Sport)
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LA SUPERCOPPA VOLA IN GERMANIA

Per la seconda volta nella sua storia la Supercoppa Turva emigra oltre i confini nazionali. Come già l'anno scorso, anche in questa edizione il trofeo verrà messo in palio in Germania: la gara tra Fenerbahce e Besiktas si giocherà, infatti, il prossimo 5 agosto a Colonia. In Germania esiste la comunità turca più numerosa di tutta Europa, quindi i tifosi allo stadio non mancheranno di certo. (Sportevai.it)
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ROBERTO CARLOS, AVVENTURA AL FENERBAHCE

 
Roberto Carlos lascia il Real Madrid per trasferirsi in Turchia al Fenerbahce. L'esterno della Nazionale brasiliana già dallo scorso anno aveva manifestato la volontà di trasferirsi in Turchia, stanco ormai delle contestazioni cui è oggetto al Bernabeu. "Sono molto felice di giocare con il Fenerbahce dalla prossima stagione". Poi il brasiliano ha pronunciato le sue prime parole in turco: "Fenerbahce, il più grande. Fenerbahce, il campione".
L'agente del giocatore ha rivelato che Roberto Carlos fece una promessa al Fenerbahce lo scorso anno e, svela "Roberto Carlos mantiene sempre le sue promesse". Ovviamente contento dell'acquisto il vicepresidente del club di Istanbul, Murat Ozaydinli, che può vantare l'ingaggio di uno dei giocatori più prestigiosi del mondo: "Abbiamo ingaggiato un grande calciatore che si sposa perfettamente con la tradizione del Fenerbahce. Per questo bisogna ringraziare il presidente".
Roberto Carlos sarà presentato alla stampa turca nei prossimi giorni. L'accordo è stato trovato sulla base di un contratto biennale più l'opzione per una terza stagione. (Dr.Sport)

 

 

 

 

 


TENNIS

IL SOGNOINFRANTO

 

Si è spezzato nel secondo set il sogno della francese Aravane Rezai di conquistare il primo titolo Wta della carriera dopo una settimana nella quale aveva battuto giocatrici del calibro di Venus Williams e Maria Sharapova. Nella finale della Istanbul Cup (200.000 $, tier III, terra battuta) la 20enne franco-iraniana ha dovuto lasciare strada alla n. 2 del seeding Elena Dementieva, a secco di titoli del circuito maggiore dallo scorso mese di agosto quando trionfò sul cemento di Los Angeles.
Purtroppo il sogno della finale per la Rezai si è fermato al terzo gioco del secondo set. La francese già sofferente al braccio nella giornata di venerdì, si è dovuta ritirare quando si trovava sotto 7-6(5),3-0 lasciando via libera alla russa che ha portato così a casa il settimo titolo della carriera. Oltre a Istanbul e a Los Angeles 2006, la Dementieva, n. 14 WTA, aveva vinto il tier I di Tokyo nel 2006, il torneo di Hasselt nel 2004 e tre titoli nel 2003 (Amelia Island, Bali, Shanghai).
Per la Rezai una settimana comunque da ricordare. In precedenza la giocatrice francese non era mai andata oltre i quarti di finale in un torneo WTA. La finale di Istanbul le permette inoltre di fare un balzo nella classifica mondiale di ben 16 posizioni fino a salire al n. 43, a sole 3 piazze del suo best ranking, ottenuto nel gennaio di quest'anno. (
Pianeta Tennis)

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