Arretrati 

Anno 8° N.10

<TURCHIA OGGI> - A PARTE LA DOCUMENTAZIONE DELL'AMBASCIATA DI ITALIA AD ANKARA E DELL'ICE DI ISTANBUL - SI  AVVALE PER LE NOTIZIE E GLI ARTICOLI RIPORTATI SUL SUO WEB, E NATURALMENTE RELATIVE ALLA TURCHIA, DELLE NEWS GIA' APPARSE  IN ALTRI SITI O GIA' PUBBLICATE SU QUOTIDIANI E RIVISTE. NON FA ALTRO CHE ASSEMBLARLE, NELLA CONVINZIONE CHE SIANO DI MAGGIORE UTILITA' PER QUANTI HANNO UN QUALCHE INTERESSE PER QUESTO PAESE. <TURCHIA OGGI>, AD OGNI MODO, E' SEMPRE A VOSTRA DISPOSIZIONE.

 

PRIMO PIANO

 

Si fanno sempre più tesi i rapporti tra il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan e il presidente della Repubblica uscente Ahmet Necdet Sezer, dopo che il premier ha annullato l'incontro settimanale con il Capo dello Stato. La volontà di partecipare alla seconda votazione parlamentare per l'approvazione definitiva della riforma della Costituzione è la motivazione addotta dal Primo Ministro, che ha comunicato a Sezer le sue scuse. Erdogan ha così potuto partecipare alla votazione con cui il Parlamento ha approvato in seconda lettura il pacchetto di emendamenti che introduce, tra l'altro, l'elezione diretta del Capo dello Stato. I deputati turchi avevano già votato in prima lettura la riforma, rinviata alla Camera proprio da Sezer.
Per il presidente, la profonda modifica del sistema in vigore voluta dalla maggioranza non è sostenuta da motivazioni "giustificabili e accettabili". A questo punto, Sezer non può opporre un secondo veto, ma dovrà scegliere tra promulgare il provvedimento o, come sembra più probabile, indire un referendum popolare. I tempi però sono molto stretti, visto che le elezioni anticipate per il rinnovo del parlamento e l'eventuale elezione presidenziale a suffragio universale sono fissate per il 22 luglio. Intanto l'opposizione ha già annunciato il ricorso alla 

 

RAPPORTI
SEMPRE
PIU' TESI

 

Ormai è scontro aperto tra il presidente della
Repubblica turca, Ahmet Necdet Sezer, ed il premier Recep Tayyip Erdogan

Corte Costituzionale contro l'ultimo voto per vizi di procedura. Uno degli articoli
della riforma non avrebbe ricevuto infatti il numero di voti necessari per passare all'approvazione finale.
La riforma della Costituzione è stata proposta in tempi record dal partito di Erdogan, il Partito della Giustizia e dello Sviluppo (Akp), dopo che per due volte in Parlamento non si è raggiunto il numero legale per l'elezione a presidente dell'unico candidato, Abdullah Gul, attuale ministro degli Esteri e compagno di partito di Erdogan. Oltre all'elezione diretta del Capo dello Stato, la riforma riduce da sette a cinque anni la durata della carica e introduce la possibilità di un secondo mandato. Un'altra novità introdotta riguarda la durata della legislatura, che si riduce da 5 a 4 anni. Viene inoltre abbassato il numero legale necessario perché le votazioni in Parlamento siano valide, che passa da 367 a 184 deputati. Questo emendamento ha un grande significato, se si pensa che proprio la mancanza del numero legale ha impedito per due volte l'elezione di Gul. La riforma introduce anche novità per quanto riguarda la legge elettorale. Finora infatti i candidati indipendenti erano eletti con una scheda diversa da quella delle liste. Questo rendeva più facile la loro elezione, soprattutto nelle aree con un alto tasso di analfabetismo, come quelle a maggioranza curda, in cui molti elettori, avendo difficoltà a scegliere un nome in una lunga lista, preferivano utilizzare la scheda più semplice dei candidati indipendenti, in cui spesso era indicato un solo nome. (Adnkronos-Aki)

 

 

 

 

 


 
 

"SIAMO
PRONTI"

 

 

IL CAPO DI STATO MAGGIORE DELLA DIFESA TURCA, GEN. YASAR BUYUKANIT, ASPETTA SOLO L'ORDINE DI ANKARA PER DARE LA CACCIA AL PKK NEL NORD IRAQ.

"Come Forze Armate, siamo pronti": il Capo di Stato Maggiore della Difesa turca, generale Yasar Buyukanit, ha ribadito che basta l'ordine del Governo di Ankara per condurre la prima oprerazione su larga scala in territorio iracheno da un decennio a questa parte.
Come allora, l'obiettivo sono le basi della guerriglia indipendentista curda del pkk. le ripercussioni politiche sarebbero tuttavia molto gravi e metterebbero Ankara, pur Paese membro della Nato, in urto sia con Washington che con l'Unione Europea senza contare la destabilizzazione che un'eventuale offensiva provocherebbe in Iraq.
Nonostante la prudenza del Governo, l'opinione pubblica sembra premere per una iniziativa autonoma, visto che gli appelli lanciati dal premier Recep tayyip Erdogan per una operazione di rastrellamento da parte delle forze irachene e statunitense nel Nord dell'Iraq sembra essere rimasta senza risposta.
Sullo sfondo, l'eterno timore di Ankara che il Kurdistan iracheno possa - approfittando delle ricchezze petrolifere della regione di Kirkuk, che non a caso Saddam Hussein tentò di arabizzare a forza - ergersi a Stato indipendente scatenando di nuovo la guerriglia del Pkk che negli ultimi tempi sembra essere aumentata di intensità facendo decine di morti tra civili e militari.
Di fatto, proprio l'opposizione di Ankara rende per ora vano il piano statunitense di un Iraq completamente federale che ha come pre-condizione la legge per la condivisione di tutte le risorse naturali del Paese (di cui le province centrali, a maggioranza sunnita, sono povere), in discussione in Parlamento. Un intervento turco rischia però di portare il caso nell'unica regione essenzialmente stabile del
Paese, appunto il Kurdistan iracheno, e di alienare l'appoggio dei curdi iracheni a Washington ma anche allo stesso Governo di Baghdad.



 

UN DOSSIER ALL'ONU

La Turchia cerca la via diplomatica. Davanti ad una situazione nel Nord Iraq che potrebbe degenerare da un momento all'altro, prima di passare all'azione ed invadere il territorio oltre confine, Ankara ha pensato bene di avvisare le Nazioni unite.
Secondo il quotidiano <Sabah>, che riporta la notizia, fonti del ministero degli Esteri di Ankara hanno reso noto che Baki Ilkin, rappresentante permanente della Turchia, incontrerà il Segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon per descrivergli la situazione di crescente tensione che il paese della Mezzaluna sta sopportando sul confine sud-orientale in seguito alla guerriglia dei combattenti del pkk.
Ilkin avrebbe già pronto un dossier da presentare. Sarebbe l'ultimo atto diplomatico prima di un intervento armato sul suolo iracheno, pur se di attacco non si è parlato esplicitamente. (Apcom)


Dal punto di vista militare, i precedenti non sono molto favorevoli per Ankara: le incursioni hanno prodotto pochi risultati, con la guerriglia sostanzialmente al sicuro nelle proprie basi: l'intenzione delle Forze armate sarebbe quella di creare una "zona cuscinetto" per impedire l'infiltrazione di miliziani, uno dei motivi per cui ogni estate l'esercito rafforza il proprio dispositivo di sicurezza lungo la frontiera.
Per tale soluzione occorrerebbe tuttavia un'improbabile assenso sia degli Usa che delle atorità irachene: probabile però che il dispiegamento serva piuttosto a fare pressione su entrambi perché prendano qualche iniziativa, ancorché dimostrativa, contro la guerriglia. (Ap)
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Dobbiamo aggiungere qualche parole al testo dell'agenzia. L'ipocrisia degli Stati Uniti - ed in parte anche dell'Unione Europea che ha sempre simpatizzato per il Pkk pur essendo una organizzazione terroristica messa la bando dalla stessa Bruxelles - non ha limiti. La Turchia - secondo la protervia di Washington - dovrebbe starsene buona a contare i morti delle incursioni nel proprio territorio dei guerriglieri curdi senza una benché minima reazione. Eppure sempre il Dipartimento di Stato Usa non alza un dito né dice parola quando l'esercito israeliano sconfina nei territori palestinesi per dare la caccia agli uomini di Hamas o peggio ancora fa incursioni nel Libano. Lì, sì, per destabilizzare il territorio! La verità è che gli Stati Uniti non hanno mai abbandonato l'idea di mettere le mani sul petrolio del Nord Iraq e non vogliono intrusi. la guerra a Saddam, in fondo, l'hanno voluta proprio per questo. Senza contare poi che l'invasione dell'Afghanistan, conseguenza dell'11 settembre, non era certo finalizzata a catturare bin Laden e gli uomini di al Qaeda quanto ad invadere un Paese che - pur essendo in mani ai Talebani - non aveva mai fatto terrorismo contro gli States.  (Turchia Oggi)
 

IL DIRITTO

La Turchia ha il diritto di colpire le basi dei ribelli nell'Iraq settentrionale, per stroncare attentati terroristici sferrati sul proprio territorio da oltre confine. Lo ha affermato il ministro degli Esteri Abdullah Gul.
Le dichiarazioni sono state rilasciate in coincidenza con una nuova offensiva dei guerriglieri curdi contro un posto di blocco che nel sud-est dell'Anatolia ha provocato la morte di tre militari.
"Abbiamo tutto il diritto di adottare misure contro le attività terroristiche dirette contro di noi dall'Iraq del Nord", ha dichiarato Gul nel corso di una conferenza stampa (Ap)

 

 

 

 

 

Il Vaticano non è contrario all'ingresso della Turchia in Europa. Lo ha affermato il Segretario di Stato Tarcisio Bertone, al Convegno sulla secolarizzazione del Vecchio Continente promosso dall'Università Regina Apostolorum. "La Turchia - ha spiegato - sarebbe definibile come un Paese laico, è un Paese di frontiera che sta facendo passi avanti". Il Segretario di Stato ha ripetuto poi il si della Santa Sede all'ingresso della Turchia con un argomento piuttosto inedito, sottolineando cioè il contributo che essa, con la sua specificità può dare alla costruzione di un'Unione che non sia mera alleanza di mercato. Secondo il porporato, infatti, "in un contesto di Governi che rispettano regole comuni e dialogano si può costruire insieme un bene comune". (la Repubblica.it)

 

"Non credo che la Turchia sia ancora pronta per entrare nell'Unione Europea", ha detto il vicepresidente della Commissione Europea Franco Frattini.
A suo avviso comunque "sarebbe stato un grave errore chiudere la porta in faccia alla Turchia . Ma quando sarà pronta, sul piano dei diritti umani che saranno cresciuti a livello compatibile con l'UE, servirà anche per dare l'idea che questa non e' l'Europa dei Crociati, come dicono i terroristi, che chiude la porta in faccia ad 80 milioni di musulmani". (Ansa)

 

La Francia, almeno per il momento, non intende mettersi di traverso ai negoziati tra la Turchia e l'Unione Europea: con questo spirito, Nicolas Sarkozy ha inviato un proprio emissario ad Ankara. Secondo quanto ha scritto il quotidiano <Le Figaro>, il consigliere diplomatico di Sarkozy, ex ambasciatore a Washington, Jean-David Levitte, è stato nella capitale turca per una serie di incontri che hanno tra l'altro l'obiettivo di salvaguardare le relazioni tra Parigi ed Ankara.
Ai suoi interlocutori, l'inviato avrebbe spiegato che la Francia non intende porre il veto all'apertura, fissata per il 26 giugno, di tre nuovi capitoli negoziali tra l'UE e la Turchia. Ma, in cambio, al Consiglio Europeo di dicembre, al termine della presidenza portoghese dell'Unione, Sarkozy porrebbe la questione dei confini dell'Europa.
In particolare, il presidente chiederebbe la creazione di un gruppo di lavoro incaricato di definire le frontiere dell'UE e una riflessione profonda sulla politica di vicinato, avendo già in mente quella che dovrà essere la risposta: la Turchia non fa e non farà mai parte dell'Europa.
Intanto, però, Sarkozy cerca di non calcare la mano: a questo scopo, ricorda <Le Figaro>, il 24 maggio scorso ha telefonato al premier turco Recep Tayyip Erdogan e inviato ad Ankara l'ambasciatore Levitte.
"Si tratta di trovare un percorso che non spezzi l'Europa in due, né i rapporti franco-turchi - ha spiegato al quotidiano
francese una fonte dell'Eliseo - Noi siamo alla ricerca di questo percorso".
Secondo il quotidiano, sono due le ragioni alla base della decisione del presidente - che ha fatto del "no" all'ingresso della Turchia in Europa uno dei pilastri della sua campagna elettorale - di non forzare, almeno per il momento, i toni sulla questione. Sarkozy vuole evitare uno scontro con gli altri Paesi mentre tenta di arrivare ad un compromesso su un nuovo Trattato che permetta il funzionamento delle istituzioni nell'Europa a 27". "Il Trattato semplificato è la priorità. Non si può mescolare la questione delle frontiere con quella del Trattato semplificato", fanno sapere dall'Eliseo.
E poi c'è il problema delle elezioni anticipate in Turchia, fissate per il 22 luglio: un veto francese ai negoziati con Ankara potrebbe essere interpretato come una ingerenza potenzialmente destabilizzante nel dibattito interno in Turchia. (Adnkronos)

IL VATICANO
NON E'
CONTRARIO

ALL'INGRESSO


POSIZIONI 
La dichiarazione
del Segretario
di Stato, cardinal
Tarcisio Bertone.
Lo scetticimo
del Commissario
UE, Franco 
Frattini. La Francia, 

con Sarkozy, vuole
evitare lo scontro
con Ankara

 

 

 

 

L'ANNUNCIO

TRE NUOVI
CAPITOLI
A FINE GIUGNO

Il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, ha annunciato ad Ankara che l'apertura di tre nuovi capitoli negoziali d'adesione della Turchia all'UE è prevista per fine giugno, ma ha esortato i turchi a fare più riforme. ''Voglio sottolineare che è nei nostri piani aprire tre capitoli negoziali per il 26 giugno'', ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa Steinmeier, il cui Paese è l'attuale presidente dell'Unione Europea. ''Spero che non ci sia alternativa al proseguimento del processo di riforme democratiche e all'avanzamento della Turchia sulla via dell'UE'', ha aggiunto, prima di elencare le riforme attese da Bruxelles. Il capo della diplomazia tedesca ha esortato in particolare a riformare l'articolo 301 del codice penale, che reprime ''l'oltraggio all'identità nazionale'', a causa del quale numerosi intellettiali sono stati perseguiti penalmente. ''Sul tema di Cipro, il fatto che i gesti attesi non siano stati compiuti è veramente triste'', ha sottolineato il ministro tedesco, spiegando che ''è molto triste che il protocollo di Ankara non sia stato ratificato e che non sia stato registrato alcun progresso per quanto riguarda il commercio diretto con Cipro Sud'' . (Asca-Afp)

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KISSINGER:
E' CRUCIALE 
CHE DIVENTI
MEMBRO

One of the most important figures in international politics in the past century, Henry Kissinger, said that Turkey's memnership in the European Union was of extraordinary strategic and political importance.
Former US Secretary of State Henry Kissinger delivered a keynote address to an audience gathered at Sabancı Center in downtown İstanbul for a conference organized by Akbank on Thursday. The conference was part of a series of annual conferences organized by Akbank, where the most important political figures of the century participate and share their opinions.
Introducing their guest, Akbank General Manager Zafer Üskül referred to him as “one of the most important political scientists in the world.”
In an introductory speech, former Ambassador İlter Turan, who also ran the question and answer section of yesterday’s conference, referred to Dr. Kissinger as an expert on international politics and highlighted his keen sense of humor. Turan also recalled that Kissinger was familiar to the Turkish public as a professor of the late former Prime Minister Bülent Ecevit.
Following Turan’s introduction Dr. Kissinger greeted the audience with praise for the Turkish troops who fought in the Korean War, since they were the only prisoners of war at the hands of the North Koreans who did not break down during interrogations. “I would like to thank Turkey for what you have done for us,” Dr. Kissinger said.
Sharing his observations and experience about the effects of international relations on the economy and the security of nations, Dr. Kissinger expressed his opinion that the European nation-state as the world knew it at the end of World War II was changing, since European nations gave up their sovereignty to a certain extent under the EU. However, he maintained that the structure of the nation-state in the US and Turkey were closer to the post-World War II notion of a nation-state, something which is at the heart of some of the problems both countries encounter in dealing with EU member states today. Kissinger said this structural difference also “means that the EU state cannot demand sacrifices from its citizens,” adding that this was one of the reasons why passing reform legislation in the union has so far been difficult for most member states.
Kissinger stated that today the EU needs a political identity of what it is going to do in the world and stressed that Turkey was of “extraordinary strategic and political importance” for the union; however, he also underlined that this would require European intervention in domestic affairs, a big challenge for Turkey. He said Turkey would have to undergo a tougher and more drastic transformation than the changes European member states had to go through.
In an anecdote used to highlight his opinion that international affairs are an ongoing process with every learned experience shaping the policy-maker’s attitude, Dr. Kissinger recalled having asked Chinese leader Zhou Enlai what he thought of the French Revolution when the two met in 1972 for talks. “It is too early to decide,” Zhou replied.
However, Kissinger said certain learned experiences unquestionably showed that “war between major powers is a catastrophe and entirely out of proportion to anything two major powers might gain from each other.” (Da Zaman)

 

 

 

 

 

LAMBERTO DINI 
SULLA TURCHIA

 

 

UN'EUROPA PIU' FORTESAPRA' INTEGRARLA

 

CONFERENZA NELLA SALA DELLA COMMISSIONE DIFESA
DEL SENATO, PRESENTE L'AMBASCIATORE UGUR ZIYAL

 

 

Il mondo, si sa, è bello perché è vario. Altrimenti diventerebbe monotono. Non che la conferenza - indetta nella Sala Commissione Difesa del Senato sul tema "la Turchia e le frontiere dell'Europa" - desse questa impressione o fosse  stata impostata su questa premessa, ma certo che a "ravvivare" l'ambiente incardinato su un dibattito, come dire, "rassicurante" per la moderazione degli interventi, ci ha pensato l'ambasciatrice di Cipro Athena Mavronicole. La rappresentante diplomatica di Nicosia è una signora simpatica oltre che molto graziosa. Qualità che sono sempre apprezzate. Ad essere stato poco gradito è stato invece il modo con il quale si è rivolta ai relatori - in particolare all'ambasciatore della Turchia in Italia, Ugur Ziyal, e al docente della facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Famagosta, Ahmet Sozen - con domande che nulla avevano a che vedere direttamente con il tema in questione. Una situazione imbarazzante che è durata quel tanto da non andare oltre i limiti, ma che intanto è la  riprova come sia più difficile di quanto si possa immaginare risolvere ad esempio l'altro problema, ovvero la riunificazione dell'isola di Cipro.
La presenza ai lavori del presidente della Commissione, Lamberto Dini, e del vicepresidente Alfredo Mantica, ha dato alla conferenza un crisma decisamente politico. Quello in fondo che richiedeva un argomento - quale l'adesione di Ankara all'Unione Europea - che necessita dell'appoggio, anche se formale, soprattutto di esponenti parlamentari per uscire dall'empasse in cui si trova il Paese della Mezzaluna. Dopo aver ricordato che, certo, specie nel momento attuale la Turchia ha i suoi affanni (e quale nazione non ne ha!), Dini si è augurato che qualsiasi siano i cambiamenti nella terra dell'Impero ottomano, questi non abbiano a scalfire le riforme di Ataturk. Riforme - ha aggiunto - che hanno garantito lo sviluppo di istituzioni laiche e perché coerenti con i principi fondamentali ispiratori dell'Unione Europea.
Un altro augurio - sempre per Dini, convinto peraltro che la Turchia oggi come oggi appartenga più all'Europa che all'Asia Minore - è che il presidente francese  Nicolas Sarkozy non ostacoli il processo delle trattative. "E' interesse di tutti che il negoziato possa chiudersi con la definizione nel prossimo Consiglio europeo - ha detto Dini - di un accordo che dia mandato ad una Conferenza intergovernativa di salvaguardare tutti i progressi istituzionali previsti dal Trattato costituzionale". Ed in quanto a progressi, Ankara ne ha fatti moltissimi ,specie in campo economico. Nessun dubbio su questo per Dini che, comunque, ha sollecitato il Governo turco - tra le "molte sue contraddizioni" - ad avanzare nel processo della democratizzazione e a risolvere la questione di Cipro. Il cammino per l'adesione - ha poi continuato - è lungo e l'obiettivo potrebbe anche passare per un "partenariato privilegiato" che prepari "senza traumi" la meta finale.
Circa i cosiddetti "criteri", non altro che le condizioni poste da Bruxelles ad Ankara, l'ambasciatore Ziyal ha ricordato che finora sono stati sempre rispettati, come stati rispettati - ha voluto sottolineare ancora il diplomatico - le multiculturalità e le fedi religiose (vedi il cristianesimo) di altri popoli ed etnie.
E' un fatto però che non si può tirare il filo all'infinito senza dare una scadenza al negoziato. Ma questo è un discorso di rapporti e di fiducia reciproca circa i quali l'excursus di Sozen è stato più che mai chiaro al fine di  comprendere l'impegno e il sacrificio di un Paese costretto da anni, suo malgrado, a convivere con il terrorismo del Pkk e a sopportare con serenità le ambiguità di alcuni Paesi europei.
Di notevole interesse  l'intervento di Mantica (stabilità dell'area mediorientale e ruolo della Turchia nell'Asia centrale) nonché quello del direttore della rivista <Imperi>, Aldo Di Lello, che aveva aperto i lavori. A moderare questi ultimi, Paolo Quercia analista  di relazioni internazionali. (Turchia Oggi)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

INIZIATIVE

PRENDE FORMA L'UNIONE
MEDITERRANEA

L'idea è venuta a Nicolas Sarkozy,
nuovo presidente francese. Nel
nuovo futuro dovranno entrare
anche Turchia e Israele.

Una nuova organizzazione internazionale, dotata di istituzioni autonome e aperta a tutti i paesi del bacino mediterraneo. E' questa l'idea di Nicolas Sarkozy, emersa durante la campagna presidenziale e ribadita nel corso del primo discorso pronunciato all'indomani delle elezioni.
Il rilancio dell'idea di una"Unione mediterranea" è arrivato durante il recente incontro tra il premier francese e Romano Prodi, nel corso del quale è stato annunciato un vertice tra i sei Paesi mediterranei dell'UE (Italia, Francia, Spagna, Grecia, Cipro, Malta), ai quali si è aggiunto anche il Portogallo.
Secondo il nuovo inquilino dell'Eliseo, il futuro dell'Europa si giocherà nell'area mediterranea: "È arrivato il tempo - ha dichiarato il presidente francese - per un'unione mediterranea che farà da ponte tra Europa e Africa".
A far parte del nuovo organismo sarebbero i Paesi mediterranei dell'Unione, il Portogallo, la maggior parte degli Stati del Maghreb (Algeria, Egitto, Libia, Marocco, Tunisia), alcuni Paesi mediorientali (Libano, Siria e Giordania), Israele e Turchia. Potrebbero entrarvi, inoltre, l'Autorità Palestinese e i paesi dell'Ex Jugoslavia che si affacciano sull'Adriatico. Tra le organizzazioni internazionali interessate, oltre all'Unione Europea, ci sarebbero la Lega Araba, l'Unione Africana e l'Unione del Maghreb arabo.
La diplomazia è già al lavoro per verificare la disponibilità degli Stati coinvolti alla messa in pratica del progetto. Per molti analisti, la nuova organizzazione internazionale costituirebbe un'alternativa all'ingresso a pieno titolo della Turchia nell'Unione, che vede Sarkozy notoriamente contrario. Non a caso le prime critiche al progetto di Parigi arrivano proprio da Ankara. Al contrario, alcuni Paesi, come la Spagna, hanno già espresso parere favorevole.
A differenza del cosiddetto "processo di Barcellona", che prevede la creazione di un'area di libero scambio mediterranea, e che finora ha dato scarsi risultati, il piano francese non prevede una semplice cooperazione, ma la costituzione di un'organizzazione modellata sullo stile dell'Unione europea, dotata anche di una Banca per gli investimenti per la promozione dello sviluppo nelle aree più povere. (Tiscali Europa)

 

 

 

 

 

 

 

 

LA
METAMORFOSI
TURCA


DENTRO IL SISTEMA  “E’ in atto una trasformazione sociale che sta modificando le tradizionali relazioni tra Stato e società, il loro carattere autoritario". A colloquio con Ahmet Insel, economista e politologo dell’Università di Galatasaray

Da alcuni anni il Paese vive un processo di trasformazione che incontra da almeno un anno a questa parte forti resistenze...
E’in atto una trasformazione sociale che sta modificando le tradizionali relazioni tra Stato e società, il loro carattere autoritario. Ci sono settori della società che temono di perdere potere da queste trasformazioni. Il processo di democratizzazione inevitabilmente porta questi settori a perdere il loro status, che trova la sua origine in queste relazioni autoritarie.
Burocrati ed alcuni settori della classe media, che hanno paura della concorrenza delle classi emergenti di origine provinciale. Questi gruppi sociali fanno riferimento ad un nazionalismo chiuso in se stesso, diffidente verso il resto del mondo, che ha paura di una società aperta, più competitiva, fondata sul merito e sulla conoscenza. Di fatto temono di venire marginalizzati dai processi in corso. Sono questi elementi a formare il fronte della conservazione, quello degli statukocu (difensori dello status quo, n.d.a)

Si parla spesso dei militari come se si trattasse di un’entità separata dal resto della società ma in realtà godono di un forte consenso in molti settori della società, non è vero?
Certo c’è una dimensione sociale fondamentale nel potere dei militari, e questi settori della società mettendo l’accento sulla dimensione religiosa dell’Akp (Partito della Giustizia e dello sviluppo) legittimano la loro resistenza denunciando la perdita della laicità. Certo anche l’Akp ha le sue responsabilità, è un partito conservatore, dalle fragili radici democratiche, anche questi elementi sono reali, non sono delle fantasie.
Per alcuni versi l’Akp assomiglia all’attuale partito repubblicano americano, ai neo-con, conservatore sul piano culturale ma estremamente liberista in economia.
La debolezza della tradizione democratica dell’Akp deriva dalla storia del partito. Difficile aspettarsi che non facciamo errori sul piano della democrazia e questo elemento rende gli altri più sensibili. Ma l’altra parte non è più democratica. Ha un aspetto più moderno ma non più democratico, alcune parti del Chp (Partito Repubblicano del Popolo) rappresentano la più classica tradizione autoritaria repubblicana.

Veniamo alla cronaca recente. Lei ha scritto che la crisi attuale è la crisi strutturale del sistema così come è stato ridisegnato dopo il colpo di stato del 1980. Può precisare?
E’ la crisi delle istituzioni politiche create dopo il 12 settembre. La crisi della situazione che è stata voluta e creata dallo stesso regime, del suo modello di relazioni tra lo Stato e l’arena politica.
Il 12 settembre ha frenato l’ascesa di una democrazia pluralista che si stava consolidando. L’obbiettivo dei golpisti era quella di creare un sistema politico che, attraverso un nuovo sistema elettorale, permettesse ad un partito centrale di accaparrarsi la maggioranza marginalizzando le minoranze. In questo senso si sono attribuiti al presidente della Repubblica poteri difficilmente riscontrabili in un sistema parlamentare puro. Il potere di nomina di alcune cariche importanti ed il diritto di veto.

Un sistema quasi semi-presidenziale
Sì gli si avvicina molto. Di fronte alla candidatura di Gül si è detto: Non è possibile una cosa simile, non possiamo accettare che lo stesso partito abbia il presidente del Parlamento, il Primo Ministro ed il presidente della repubblica. Ma nel 1989 con il partito Anap (Partito della madrepatria) e Turgut Özal, in realtà si era avuta la stessa concentrazione di potere. Questi sono gli equilibri creati dal 12 settembre, il controllo da parte di un partito centrale di tutte le cariche più importanti. Lo scopo era quello di garantire la stabilità. Ora il problema non è che un partito controlli le cariche istituzionali più importanti ma che questo partito sia l’Akp.

Quali sono le altre caratteristiche del regime uscito dal 12 settembre?
La legge elettorale che prevede uno sbarramento del 10% per l’ingresso in Parlamento, il divieto di formare coalizioni elettorali, il monopolio dato ai segretari di partito di nominare tutti i deputati. E poi la Costituzione prodotta dal golpe. Certo una buona parte, almeno un terzo, è cambiata dopo le riforme del 1995 e degli anni 2000 ma lo spirito è rimasto lo stesso.
Queste riforme non hanno intaccato molto il potere dei militari. Non è più un militare il segretario del Consiglio per la Sicurezza Nazionale (Mgk) ma adesso lo Stato Maggiore interviene direttamente nel dibattito politico, è diventato un attore politico a pieno titolo.

Si va alle elezioni del 22 luglio senza che nessun partito mostri di volere riformare il sistema?
Sì, perché in fondo lo stato di crisi serve ad entrambi, Akp, Chp. Una polarizzazione che permette di conquistare consensi maggiori tra gli elettori rispetto a quanto in realtà potrebbero avere in condizioni normali. Altrimenti non avrebbero molto da dire, soprattutto il Chp. Anche l’Akp ne trae vantaggio, non ha interesse a modificare la costituzione o la legge elettorale perché in fondo rappresentano per il partito un vantaggio, potrebbero essere una opportunità per limitare l’interferenza dei militari.

La crisi attuale però viene presentata nei termini di una contrapposizione tra laici e fondamentalisti…
Sì ma in realtà non è così, si tratta di una copertura, soprattutto da parte dei laici. Il regime repubblicano lo definisco un regime pretoriano che ha necessità di produrre in continuazione la paura, la minaccia per garantirsi legittimazione. Anche lo scontro attuale tra laici e religiosi è in questa ottica, di produrre un pericolo dal quale il regime si deve difendere. In passato questo pericolo è stato il comunismo e poi è stata la volta del separatismo curdo.
Si stanno confrontando gruppi sociali diversi in competizione. Dal punto di vista sociale nonostante le apparenze hanno punti di contatto, il loro nocciolo è composto dalla classe media, dalla borghesia turca. Certo con l’Akp ci sono anche contadini ed operai ma il nocciolo duro che sostiene il partito è la nuova borghesia. Per capire questo aspetto dobbiamo rifarci alla società ottomana, alla divisione tra havas, l’élite, e havam, il popolino. Una contrapposizione fondata su differenze economiche ma soprattutto su differenze culturali e sulle diverse relazioni con lo stato. Da noi non c’era una classe aristocratica di proprietari terrieri, la terra era di proprietà dello Stato, essere havas significava essere con lo Stato. E questa distinzione vale tuttora, da una parte c’è chi si ritiene havas e chi si ritiene havam. Ed è curioso che quando l’havam arriva al potere, cioè il Akp, continua a sentirsi una vittima ed a comportarsi come tale.

Il confronto quindi tra questi diversi schieramenti, simili dal punto di vista sociale si sposta su di un livello simbolico, il velo contro l’immagine del moderno kemalista...
Certo, c’è sicuramente una dimensione economica ma la questione simbolica è fondamentale, lo scontrasi e il differenziarsi sul piano dei simboli. Chi usa il velo ed i simboli e chi, e dall’altra parte, usa un discorso contro la religione ed in difesa della laicità. Un discorso che si trasforma in un fondamentalismo secolare. Si è trasformata la laicità in una sorta di religione. Un insieme di simboli e rituali che trasformano il kemalismo in una religione laica.

Le elezioni risolveranno la crisi?
No, non credo la risolveranno. Al momento possiamo ipotizzare molti scenari possibili.
Se dal voto del 22 luglio uscisse di nuovo un Parlamento con due soli partiti, il regime si bloccherà e allora non so cosa potrebbe succedere, forse si tornerà a nuove elezioni e modificare la costituzione, non lo so.
Quello che è certo è che l’Akp sarà ancora il primo partito ma se anche altri partiti riuscissero a superare lo sbarramento, allora probabilmente l’Akp sarà costretto ad un governo di coalizione.
Ma anche in questa situazione non si eleggerà un nuovo presidente della Repubblica, o comunque renderà più difficile la sua elezione. In ogni caso sarà un Parlamento che non sarà in grado di compiere riforme importanti, sarà un periodo di glaciazione, che si limiterà a gestire l’ordinaria amministrazione.

Lei ha scritto molto sul ruolo che potrebbero avere i candidati indipendenti per la sinistra. Come giudica la riforma approvata dal Parlamento che mette i nomi di questi candidati nella stessa scheda elettorale con gli altri?
Si tratta di un’iniziativa contro i candidati indipendenti curdi. In realtà la nuova legge favorisce i candidati dei centri urbani, i loro elettori sanno a chi dare il voto, si tratta di elettori che sanno leggere e scrivere. Per loro il fatto che il nome del candidato indipendente sia con gli altri non cambia la situazione. Invece diventa più difficile per gli elettori curdi, tra i quali sono alti i tassi di analfabetismo. Sarà più difficile trovare il nome o il simbolo del loro candidato. Per approvare questa riforma tutti i partiti si sono trovati d’accordo.

Cosa sarà delle riforme e della democratizzazione, con il nuovo Parlamento?
Se l’Akp riuscisse ad avere la maggioranza potrà garantire la continuità delle riforme. Perché il successo del partito dipende solo dai suoi riferimenti alla religione ma soprattutto dal fatto che sul piano politico ed economico spinge per il cambiamento. Un problema importante è che nel processo riformatore il partito trovava forza e combustile nella prospettiva di adesione all’Unione Europea. Questa prospettiva non dipende solo dall’Akp, ed è attualmente in fase di stallo anche per la freddezza europea. Questo significa che le riforme del prossimo futuro dovranno fondarsi sulle dinamiche interne del paese. Ed in questa prospettiva la questione curda assume un particolare rilievo. Sarà necessario che emergano risposte per la questione curda. Secondo me una simile possibilità è legata alla eventualità che il Dtp (Partito della società democratica) riesca a far entrare in Parlamento 20-30 deputati come candidati indipendenti. In questo caso forse potrebbero arrivare ad una qualche forma di coalizione con l’AKP spingendolo a fare le riforme.

Quali forze possono sostenere il processo di democratizzazione?
Certamente c’è una società civile forte e dinamica ma se ci riferiamo ai partiti che hanno la possibilità di entrare in Parlamento beh allora, ci sono partiti che sostengono una democrazia limitata, il Dyp (Partito della Giusta Via) e Anap ad esempio, liberali conservatori. Nel Chp non c’è nemmeno questa possibilità. Una volta sì, negli anni ’90, ai tempi della coalizione con il Shp (Partito popolare socialdemocratico) ma poi dopo il 1999 il partito velocemente s è trasformato. Favorendo la divisione tra laici e religiosi si è trasformato in un difensore del regime, sfruttando le paure della classe media. Non ha nessuna proposta per il futuro e quindi nemmeno per la democratizzazione. Pur con tutte le sue mancanze l’unico partito in grado di portare avanti le riforme è l’Akp. (Fabio Salomoni/Osservatorio Balcani)

 

 

 

 

 

 

L'APPELLO

VIA LE SANZIONIDALLA TRNC

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
TURCA E' INTERVENTO ALLA
CONFERENZA ISLAMICA (OIC)

President Ahmet Necdet Sezer called on the Organization of the Islamic Conference (Oic) to contribute to the easing of ongoing sanctions imposed on Turkish Cypriots in the north of the divided island.
 “Despite Oic calls for an end to the isolation of northern Cyprus, no results have been obtained so far to help Turkish Cypriots integrate with the world in an effective manner,” Sezer said in a written message sent to a meeting of the economic and commercial commission of the Oic.
“We expect member countries to take steps in this direction without delay and become a model for the world for the easing of sanctions. The opening of Turkish Cypriot representation offices in the member states will facilitate and accelerate this process,” he added.
Commenting on the ongoing violence in Iraq, the president said Turkey wished its neighbor would leave its difficult days behind and reach stability and a democratic structure without any harm to its national unity and territorial integrity.
“We support the Iraqi government to take steps that will establish a necessary structure for an Iraq whose borders are secure and which is at peace with its neighbors. Iraq is vitally positioned for the stability of the entire region,” Sezer said. (Turkish Daily News)

 

 

 

 

 

 

IN LIBANO

MISSIONEPROLUNGATA

IL PARLAMENTO TURCO HA
VOTATO A FAVORE DELLA
ESTENSIONE DEL MANDATO

La Turchia ha prolungato di un anno la missione militare in Libano. Il Parlamento turco ha infatti votato a favore dell'estensione del mandato dei propri soldati all'interno della forza multinazionale dell'Onu. La Turchia è' il primo Paese islamico ad aver dato il contributo alla forza di interposizione della Nazioni Unite in Libano (Unifil), mettendo a disposizione dei caschi blu 261 contingenti di uomini, principalmente ingegneri militari, dispiegati nel sud del Libano, e una fregata con 234 marinai assegnata al reparto navale della forza Isaf. (Asca-Afp)

 

 

 

 

 

 

 

 

E' ORA CHE SI RICONOSCANOI  DIRITTI DELLE MINORANZE

IL PATRIARCA BARTOLOMEO "Non è 
soltanto la liberta di celebrare i nostri
culti all'interno delle nostre chiese quella
che vogliamo"

I cristiani turchi abbiano gli stessi diritti che i loro compatrioti musulmani  hanno in patria e che sono loro riconosciuti in Europa: il patriarca  ecumenico Bartolomeo è tornato così a rivolgere alle autorità di Ankara la richiesta del riconoscimento dei diritti delle minoranze. "Non vogliamo soltanto la libertà di celebrare i nostri culti all'interno delle nostre chiese, ma il riconoscimento di tutti i diritti civili, come sono riconosciuti ai nostri fratelli e connazionali musulmani in Turchia. Gli stessi diritti civili che godono, giustamente, i nostri fratelli musulmani in Europa".
Prendendo spunto dalla presenza - in occasione della festività della Pentecoste celebrata nella centralissima chiesa SS Trinità in piazza Taksim di Istanbul – di un gruppo di europarlamentari tedesco del gruppo verde, accompagnati dal Console generale di Germania, "non è veramente bello - ha osservato il Patriarca - vedere i nostri fratelli musulmani partecipare attivamente nella vita civile nei Paesi europei, come testimonia la presenza qui del parlamentare tedesco di origine turca Cem Oz Demir?".
Riferendosi poi al fatto che la Turchia pretende che per essere eletto il Patriarca ecumenico debba avere cittadinanza turca – il che limita grandemente la possibilità di scelta del primo tra i patriarchi della Chiesa ortodossa – Bartolomeo ha ricordato di aver chiesto varie volte ai governati di Ankara, "senza mai avere una risposta positiva o negativa, che possa essere eletto al soglio patriarcale un prelato che non abbia la cittadinanza turca, la quale gli verrà concessa subito dopo la sua  elezione, come d' altronde avviene per gli antichi patriarcati di Alessandria e Antiochia".
"Il nostro Paese - ha continuato il Patriarca - va verso elezioni politiche generali il 22 luglio  e speriamo che il nuovo Governo e Parlamento porteranno avanti delle riforme radicali per il bene del nostro Paese”. E proprio per la prima volta, le autorità municipali di Istanbul, che sono vicine al partito islamico del Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan, hanno indetto grandi festeggiamenti al Corno d'oro per il 554mo anniversario della conquista di Costantinopoli da parte di Maometto il conquistatore. Il che dimostra che siamo in piena ricorsa di qualsiasi voto utile per le prossime elezioni politiche.
Sul fronte dei rapporti tra cristiani, nessuna reazione ufficiale ha provocato nel Patriarcato l’inattesa presa di posizione del vescovo Ilarion di Vienna, del patriarcato di Mosca, che ha contestato la composizione della rappresentanza ortodossa ai colloqui con la Chiesa cattolica. In un’intervista a <Interfax> egli ha sostenuto che il Patriarcato di Mosca non ha la rappresentanza che gli spetta e che Costantinopoli ne ha troppa. Ilarion ha anche sostenuto che l’incontro che a Ravenna dovrebbe vedere insieme Benedetto XVI e Bartolomeo I "non è un vertice tra cattolici ed ortodossi", perché Bartolomeo non rappresenta l’intera ortodossia. Tra gli addetti, ci si limita a sottolineare il valore della visita del metropolita di Kalingrad, Kyrill Smolensky, e del suo pellegrinaggio in Cappadocia e  in modo particolare  la sua presa di posizione sull'iniziativa di Ravenna. Ha detto a proposito che tale iniziativa va accolta con gioia  e sostenuta fortemente, perché il mondo oggi ha bisogno più di  gesti simbolici e significativi come questi che di discorsi eruditi. (N.T/AsiaNews.it)

 

LA MISSIONE CATTOLICA


UN WEBPER LA CHIESA DI ANTIOCHIA

E' stato lanciato dal tempio di San Pietro e Paolo.
Questo il riferimento:
htpp://www.anadolukatolikkilisesi.org.antakya

La missione della Chiesa cattolica in Antiochia, città nel Sudest della Tirchia, approda su web: è stato lanciato dalla Chiesa di San Pietro e Paolo il nuovo sito Internet http://www.anadolukatolikkilisesi.org/antakya che racconta la storia, le attività lo spirito della piccola comunità cristiana locale.

Il sito illustra l’architettura della chiesa ma soprattutto permette di "entrare" nella comunità dei frati cappuccini che la abitano, lasciando a disposizione dei lettori una “Cronaca” che annota, passo dopo passo, mese dopo mese, la vita quotidiana della comunità locale.
Una parte del sito è dedicata anche al martire p. Basilio da Novara OfmCap (+1851), definito “fondatore moderno della Chiesa cattolica di Antiochia”. P. Basilio fu un frate cappuccino assassinato da estremisti islamici in odio al cristianesimo.
Antiochia sull’Oronte è la città culla delle prime comunità cristiane di cui parlano gli Atti degli Apostoli. Proprio qui per la prima volta i discepoli di Gesù furono chiamati "cristiani". Oggi la piccola comunità cristiana, composta da una decina di famiglie cattoliche e un consistente numero di greco ortodossi di lingua araba, si raduna per condividere la fede e crescere spiritualmente, nutrendosi della Parola e del Pane di Vita. Nei primi secoli del cristianesimo Antiochia, capitale della provincia romana di Siria, era la terza città dell’impero romano dopo Roma e Alessandria, con quasi mezzo milione di abitanti. Oggi è una cittadina di 200mila abitanti. Grazie agli aiuti provenienti dall’estero e in particolare dal Centro di Cooperazione dei Cappuccini Emiliani di San Martino in Rio (RE), la comunità cristiana locale realizza iniziative sociali e pastorali, per impedire che i cristiani, come già sta avvenendo, siano costretti ad emigrare in altre città o paesi, per motivi economici.
Ad Antiochia sull’Oronte è particolarmente sentita la festa dei Santi Pietro e Paolo, che rappresenta sempre una grande occasione di dialogo e preghiera ecumenica, utile a rafforzare i profondi legami fra tutte le confessioni cristiane in Turchia. (P.A/Agenzia Fides)

 

 

 

 

 

 

 

SOCIETA'

 

 

 

INTERNET,
RETE 
DI LIBERTA':
IL CASO
DELLA TURCHIA

INFORMAZIONE  AL TEMPO DEL WEB, SPAZIO
PUBBLICO TRASPARENTE E LUOGO SORVEGLIATO,
DIVENTA INTERESSANTE STUDIARE  QUESTO PAESE,
CERNIERA TRA ORIENTE ED OCCIDENTE. LA TESI DI
LAUREA DI ANNA LISA RATTA

Cosa fa di uno Stato un Paese libero? Come si conciliano vecchie e nuove tecnologie a supporto di uno sviluppo democratico? Questo progetto di ricerca parte da questi interrogativi e dal presupposto che la vera democrazia si sostanzia di libero accesso agli strumenti di comunicazione e l’uguaglianza si sorregge su prerogative ineludibili: la comunanza di diritti e doveri nell’ambito dell’informazione.
Al tempo di Internet, spazio pubblico trasparente e luogo sorvegliato, diventa interessante studiare il caso della Turchia, un Paese cerniera, tra Oriente ed Occidente. L’analisi del caso affonda le mani nelle dinamiche storico-politiche della Turchia, indispensabili per comprendere i limiti di uno Stato nel quale la rigorosa difesa della laicità si scontra con le spinte estremistiche; la prospettiva europea con un assetto di potere che vede alternarsi mondo politico ed esercito; l’identità turca con un sistema che di fatto ostacola le libertà fondamentali.
Si è scelto poi di ricostruire il grado di sviluppo di Internet, attraverso i dati forniti da Recep Çakal – capo del Dipartimento di Informazione e Comunicazione presso il Ministero Turco – applicando il modello formulato da Peter Wolcott. Secondo il teorico americano a guidare lo sviluppo di Internet in un dato Paese sarebbe la combinazione di Dimensions (variabili come la pervasività, la diffusione geografica, il grado di sofisticazione d’uso, ecc.) e di Determinants, prime fra tutte le politiche di governo e il framework legale e giuridico che regolamenta l’ambiente web.
Cercare di comprendere come la Rete in Turchia possa essere al tempo stesso luogo aperto e libero e anche quello spazio nel quale il potere del governo non si arresta e dà luogo a nuove forme di censura. Da qui la scelta di analizzare la blogosfera turca rispetto a due fatti di cronaca che hanno tenuto banco nei mesi scorsi e fatto ripiombare nuovamente il Paese nell’occhio del ciclone – la visita di Benedetto XVI, lo scorso novembre, e l’omicidio del giornalista armeno Hrant Dink, avvenuto nel gennaio 2007.
Il dibattito on line, estremamente vivace – che dà modo ai blogger turchi di protestare contro l’arrivo del pontefice e che trova in Rete, attraverso il Saadet Partisi, un ulteriore via di espressione – cozza, tuttavia, con episodi di censura (ultimo in ordine cronologico il caso <You Tube>) e con le misure restrittive della libertà in uno spazio potenzialmente democratico e aperto come Internet. Un handicap quest’ultimo che spinge l’Europa dei Ventisette a rimandare a data da destinarsi la decisione in merito all’adesione di questo Paese, il primo musulmano nel “club cristiano” e che ne farebbe di essa un unicuum nell’Unione Europea. (A cura di Anna Lisa Ratta/Osservatorio Balcani)
Scarica il testo completo della tesi (pdf)

 

 

 

 

 

 

CRONACA

IL GRUPPO AL QAEDA

RETATADI PRESUNTI TERRORISTI

Undici persone sospettate di legami con al Qaeda sono state arrestate  in Turchia, ha detto l'agenzia stampa <Anadolu>. Gli 11 sono stati arrestati in una serie di raid condotti in quattro quartieri della città dalle forze anti-terrorismo della polizia turca. E' stato sequestrato anche un grande quantitativo di passaporti e documenti falsi. Secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa, si sospetta che il gruppo stesse preparando un attentato ad Istanbul. (Adnkronos)

 

 

 

 

 

 

PER I RAGAZZI

CIRCONCISIONEGRATUITA

La pratica della circoncisione verrà resa gratuita per tutti i ragazzi in Turchia. E' un nuovo provvedimento del Governo turco, annunciato nella <Gazzetta Ufficiale> e che dovrebbe entrare in vigore già questo mese.
La circoncisione è considerata una tappa importante per i giovani musulmani e che solitamente si celebra anche con grandi feste. La decisione del Governo la renderà gratuita per tutti in quanto parte degli interventi coperti dall'assistenza sanitaria nazionale che fino ad ora comprendeva solo le circoncisioni necessarie per motivi medici. 
Alcuni analisti ritengono che la decisione, come quelle di agevolazioni fiscali a favore dei settori turistico e alimentare, faccia parte di una serie di "mosse elettorali" da parte del governo in vista delle prossime elezioni a luglio. (Ansa-Reuters)

 

 

 

 

 

 

INONDAZIONI

LA STRAGEDEI BAMBINI

E' di dieci persone il bilancio delle vittime, la maggioranza bambini, morte a causa di una violenta inondazione che ha colpito nei giorni scorsi le province di Agri e Van, nella zona orientale della Turchia. Secondo un comunicato dei servizi di stampa del Premier Recep Tayyip Erdogan, otto delle vittime sono decedute in quattro villaggi di Agri, la zona più toccata dai diluvi . Altre due persone, un bambino di due anni e la madre, sono invece morti a Van, una provincia vicina a Agri, dove le forti inondazioni hanno distrutto una quindicina di abitazioni. La Croce Rossa si è subito mobilizzata nel tentativo di coprire altre zone a rischio. Il sud-est dell'Anatolia era già stato colpito a novembre scorso da precedenti simili, lasciando all'epoca senza vita oltre 46 persone. (Asca-Afp)

 

 

 

 

 

 

A TRIESTE

MAXISEQUESTRODI EROINA

Maxi sequestro di eroina a Trieste: oltre 175 kg, per un valore di oltre 10 milioni di euro. Era nascosta in un tir turco proveniente da Istanbul e diretto in Germania. Sequestrata dalla Guardia di Finanza e dall'Agenzia Dogane nel porto di Trieste. L'eroina era divisa in 340 pani sistemati in 8 cartoni collocati in mezzo ad altri cartoni contenenti televisori. Si tratta del più grosso sequestro di eroina degli ultimi mesi. Il carico era destinato al mercato tedesco, dove sono attive organizzazioni turche e curde. (Prima)

 

 

 

 

 

 

ESENZIONE DALLA LEVA

 

MILITARISOTTO ACCUSA PER FAVORI

Facevano saltare il servizio di leva falsificando le cartelle mediche. Adesso potrebbero passare seri guai. Il colonnello Murat A. e il colonnello in pensione Gurbuz A. sono accusati di aver fatto saltare il militare a decine di persone. Il costo del "favore" variava da 35 mila a 60 mila Lire turche, ossia da 19.400 a 33.400 euro. Fra i beneficiari ci sono anche persone che militano nel Pkk, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan. Il fattaccio è avvenuto nel centro reclutamento Mamak di Ankara e in questo momento ci sarebbero 54 persone sotto inchiesta.
La 5° Corte Criminale della capitale ha chiesto l'arresto dei due militari per "falsificazione di atti di ufficio". Ma potrebbe andare loro molto peggio. Il fatto che alcuni membri del Pkk abbiamo saltato il militare grazie a favori concessi da appartenenti alle Forze Armate, potrebbe fare accusare i due di avere cercato di formare volontariamente una organizzazione per commettere crimini. (Apcom)

 

 

 

 

 

 

ECONOMIA

 


UNO SGUARDO
DAL
PONTE

 

LUNCHEON MEETING  INCONTRO ORGANIZZATO AD
ISTANBUL DAL CCIM PER DELINEARE LE PECULIARITA'
DELL'ATTUALE SITUAZIONE POLITICO-ECONOMICA TURCA

La Ciim, la Confederazione degli Imprenditori Italiani nel Mondo, sede di Istanbul, ha organizzato nel trascorso 29 maggio, un luncheon meeting degli imprenditori italiani, presente il Console Generale, Massimo Rustico, ed il Console, Stefano Canzio.

L'incontro aveva lo scopo di delineare le peculiarità dell' attuale situazione politica ed economica della Turchia, che andrà alle elezioni politiche il prossimo 22 di luglio e di esaminare quali potranno essere i possibili risvolti, a seguito di tali elezioni, sull'evoluzione economica del paese e quindi sugli investimenti operati dagli imprenditori italiani in Turchia.

Possibili risposte a tali quesiti sono state offerte da un ospite di rilievo, Zekerya Yıldırım, ex Vice Governatore della Banca Centrale Turca, attuale membro della Tusiad, la Confindustria turca, nonché membro del Consiglio Superiore della stessa Tusiad.

L'interessante presentazione di Zekerya Yıldırım ha rilevato la differente posizione tra la Turchia alla vigilia delle elezioni del 2007 e la Turchia  delle elezioni precedenti, quando si mirava soprattutto al raggiungimento di una stabilità economica, indispensabile dopo anni in cui i parametri macro-economici erano stati inaffidabili, l'inflazione aveva raggiunto il 30% e, con la crisi del 2001,   era arrivata all'80%, oltre a valori di crescita industriale negativi.

Le elezioni politiche del 2007  vedono una Turchia che ha raggiunto ormai una certa stabilità economica, garantita da una crescita ormai costante del 7.5% in media negli ultimi 5 anni, con un'inflazione 

controllata al sotto del 10% , ed una bilancia commerciale di 300 miliardi di dollari, di un
Paese oramai integrato con il resto del mondo secondo gli attuali parametri della globalizzazione.

Secondo Zekerya Yıldırım il nuovo governo dopo le elezioni dovrà puntare su una ulteriore crescita e sull'export, mentre una ulteriore riduzione delle tasse e della burocrazia attirerà un numero ancora maggiore di investimenti stranieri. 
In particolare dall'Italia si assiste  ad un sempre crescente interesse e presenza in Turchia, che distante solo 2 ore d'aereo e che è già uniformata da molti anni alle tariffe doganali europee, presenta un serbatoio di risorse umane qualificate e dinamiche, rappresenta il "Paese emergente" più vicino all'Italia, culturalmente e geograficamente e dove quindi gli imprenditori italiani si sentono a casa e difficilmente sono traditi da grosse sorprese o da forti difficoltà di integrazione. 

Il vice presidente Ciim, Aldo Kaslowski, responsabile anche della Ciim Turchia e dei 22 Paesi limitrofi, ha sottolineato l'importanza di condividere le "success stories" degli imprenditori italiani già all'estero da alcuni o da molti anni, con gli imprenditori italiani che  invece  si avvicinano per la prima volta ad un paese straniero, in Turchia come altrove, in tutti i Paesi in cui è presente la Ciim all'estero; poiché questa è la giusta sinergia secondo la quale  gli innumerevoli italiani investitori all'estero  da svariati decenni,  possano offrire un valore aggiunto agli italiani intenzionati a spingersi ora oltre confine.

All'incontro erano infatti presenti anche professionisti italiani pronti ad aprire uffici o rappresentanze in Turchia e per i quali l'intervento di Zekerya Yıldırım è risultato un ottimo contributo per una loro maggiore comprensione del paese e delle prospettive della propria azienda. (Confederazione Imprenditori Italiani nel Mondo)

 

 

 

 

 

 


 

CRESCITA
DEL SEI
PER CENTO

RAPPORTO OCSE 
"La Turchia ha nettamente migliorato ma occorre fare
ancora di più", si legge


La crescita dell'economia turca resterà vicina al 6 per cento nel 2007 e nel 2008, sempre che non si verifichino choc imprevisti. Lo afferma l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), che ha appena pubblicato il "Rapporto sulle previsioni economiche mondiali". L'Ocse spiega nel rapporto che "dopo le due elezioni (per il presidente e per il parlamento) nel 2007, ulteriori riforme strutturali e istituzionali potrebbero migliorare la competitività e gli equilibri esterni, e anche migliorare la capacità di reagire alle scosse". "La Turchia ha nettamente migliorato i suoi fondamentali economici ed è sopravvissuta ad alcune forti tensioni politiche in aprile", si legge nel rapporto, che tuttavia aggiunge: "Ma l'economia non è ancora completamente reattiva alla turbolenza interna e internazionale". Secondo il rapporto, "l'esigenza chiave per una rapida crescita sostenibile è la riduzione dell'informalità nel settore commerciale".
"Taglieremo il prezzo dell'elettricità del 25 per cento nelle zone di libero scambio". Lo ha annunciato il ministro turco Kursad Tuzmen. In un'intervista all'agenzia < Anadolu>, Tuzmen ha detto che "terremo una serie di colloqui con il Consiglio regolatorio del mercato elettrico (Epdk) e l'Ente turco per la distribuzione elettrica (Tedas), dopo i quali decideremo di applicare tariffe industriali per l'elettricità usate nelle zone di libero scambio. Quando la decisione sarà entrata in vigore, il prezzo dell'elettricità nelle zone franche scenderà del 25 per cento".
"Questa decisione - aggiunge - verrà incontro alle aziende che operano in queste zone. Ci siamo resi conto che le zone di libero scambio rappresentano una quota significativa nel commercio estero della Turchia. Se facciamo i miglioramenti necessari, gli investimenti interni ed esteri nelle zone di libero scambio aumenteranno ulteriormente". (Denaro.it)


 

 

 

 

 

 

 

 

DA <EDISON>
UN
NUOVO
CICLO

DI
INVESTIMENTI

 

REALTA'  LA TURCHIA  - COME HA SPIEGATO
ROBERTO POTI' VICE PRESIDENTE DELLA SOCIETA'
- SARA' "UNO DEI PAESI PRINCIPALI" DOVE POTER
CONCENTRARE GLI INVESTIMENTI

La Turchia sarà "uno dei Paesi principali" su cui <Edison> concentrerà i propri investimenti, insieme alla Grecia, la Romania e i Paesi dell’area Sud-Est europea. Lo ha detto il vicepresidente della società Roberto Potì, a margine di una conferenza sull’energia organizzata a Istanbul dal Governo turco e dalla Commissione europea, durante la quale Potì ha illustrato il progetto del gasdotto Turchia-Grecia-Italia che sarà operativo a partire dal 2011-2012. "Edison ha terminato il ciclo di investimenti in Italia, o l’ha quasi completato, e quindi si affaccia a un nuovo ciclo di sviluppo che sarà prevalentemente all’estero, nell’area del Sud-Est Europa", ha affermato il vicepresidente, aggiungendo che sul territorio nazionale l’azienda si concentrerà sulla commercializzazione e la distribuzione del gas, in vista della liberalizzazione del mercato, e sulla vendita di energia elettrica prodotta dalle centrali Edison costruite negli ultimi anni. "Ripartiamo con un ciclo di investimenti all’estero che sarà prodromico alla fase commerciale anche in Turchia, stiamo investendo molto in Grecia e poi investiremo anche, penso, in Romania e nell’area del Sud-Est europeo", ha aggiunto. In particolare, l’azienda italiana è interessata alle energie rinnovabili, come quella eolica e idroelettrica che in Turchia hanno "un grosso potenziale" e anche "all’importante programma di costruzione di nuove centrali a gas o a carbone" annunciato dalle autorità di Ankara.
 Da parte sua il ministro dell’Energia turco, Mehmet Guler, ha invitato gli investitori stranieri "ad avviare progetti in partnership" con soggetti locali. Potì, snocciolando i dati elaborati da Edison, durante la conferenza ha spiegato che il fabbisogno di gas in Turchia crescerà dai 33 miliardi di metri cubi del 2005 a 39 nel 2010 e a 42 nel 2015. Allo stesso tempo il consumo di energia elettrica quasi raddoppierà dagli 1.8 megawatt del 2005 a 3.5 megawatt nel 2015. Per coprire la domanda, la Turchia "avrà bisogno di 22-25 gigawatt di riserve in più entro il 2015" e di investimenti da "25-28 miliardi di euro nella generazione, trasmissione e distribuzione". Per questo, in vista della liberalizzazione del mercato che dovrebbe essere completata nel 2012, e della "sincronizzazione" della rete elettrica turca nel sistema europeo Ucte oggi il Paese della Mezzaluna "è uno dei mercati più attraenti per gli investimenti" nel settore energetico.
A creare qualche ombra, forse, resta solo la riluttanza turca a entrare nella "Comunità dell’Energia", progetto lanciato nel 2006 sotto gli auspici dell’UE per unificare e adattare agli standard comunitari i mercati energetici dell’area Sud-Est europea. Potì si è unito agli appelli lanciati dai commissari UE all’Allargamento, Olli Rehn, all’Energia, Andris Piebalgs, e dal leader degli industriali turchi, Arzuhan Dogan Yalcindag, affinché Ankara sciolga le proprie riserve. "Per un investitore - ha spiegato - avere un’omogeneità di regole di mercato, pur nella differenziazione che abbiamo in Europa, dove ogni Stato si organizza per sé, è una garanzia per l’investimento. Il fatto che la Turchia aderisca a queste regole comuni europee dà all’investimento un profilo di rischio molto più basso; per noi questo ha grande valenza".
Per quanto riguarda l’interconnessione Turchia-Grecia-Italia, progetto che Edison sta sviluppando in partenariato con il gruppo greco Depa, Potì ha dichiarato che la tratta tra Turchia e Grecia "è molto vicina all’inaugurazione" mentre il collegamento Igi sarà realizzato in due sezioni, entrambe operative dal "2011-12". (Denaro.it)

 

 

 

 

<SEAT PAGINE GIALLE>
RIESCE
A CONTENERE

 

Ha perduto meno del mercato
dopo che la società ha siglato un accordo preliminare con <Dogan Yayin Holding>, primo gruppo media della Turchia. Entro luglio
la firma.

 

<Seat Pagine Gaille> perde meno del mercato dopo che la società ha siglato un accordo preliminare con < Dogan Yayin Holding>, primo gruppo media della Turchia, per la costituzione di una joint venture paritetica con l'obiettivo di sviluppare il business delle directory multimediali (carta ed on-line) in Turchia. La firma dell'accordo definitivo è prevista entro il mese di luglio, a seguito del completamento delle verifiche preliminari.
Intanto però il titolo a piazza Affari arretra solo dello 0.56% a quota 0.473 euro contro un indice S&P/Mib in calo dell'1%, complici anche  continue speculazioni sulla possibile vendita del gruppo dopo che i fondi azionisti (<Permira>, <Cvc>, < Bc Partners> e < Investitori Associati>) hanno dato mandato (in via esclusiva e per sei mesi) a < Lehman Brothers> di valutare una serie di opzioni finanziarie e strategiche per la società.
In realtà, sottolineano gli analisti di < Euromobiliare sim> (buy e target price a 0.51 euro su Seat), l'intenzione da parte della società di procedere a tale progetto in Turchia era già stata annunciata in passato. "I capex (spese per investimenti, ndr) per questo progetto sarebbero abbastanza contenuti, nell'ordine dei 30 milioni di euro annui per la joint venture (50% <Seat>) dal 2008", spiegano alla sim, "e gli impatti di conto economico non sono previsti prima del 2011".
Quindi la notizia, pur positiva, "non è nuova e al momento non ci sono target", conferma un altro analista ricordando che nel corso della presentazione del piano al 2010 il Ceo di < Seat Majocchi> ha evidenziato che la Turchia è un mercato interessante per l'elevata concentrazione della popolazione e l'elevato numero di SMEs, "ma ha anche chiarito che l'impatto delle nuove iniziative estere non si vedrà nell'orizzonte del piano e quindi post 2010. Outperform (farà meglio del mercato, ndr) e target price a 0.51 euro confermati sul titolo". (Francesco Gerosa/Milano Finanza)

 

 

 

 

 

 NUOVO
SERVIZIO
"MOBILEOFFICE":
è
stato lanciato
da <Avea>, fornitore

leader di servizi Gsm
in Turchia, e da
<mail2web.com>

 
La <Avea>, il fornitore leader di servizi Gsm in Turchia, e <mail2web.com> hanno lanciato oggi un nuovo servizio chiamato "MobileOffice". Il servizio consente ai telefoni intelligenti compatibili quali < BlackBerry> e < Microsoft ActiveSync> di sincronizzare in maniera wireless messaggi di posta elettronica, calendari, attività, contatti e documenti tramite la tecnologia Push della <Microsoft>.
Grazie al fatto che la tecnologia Push sviluppata dalla Microsoft è supportata da marchi quali <Nokia>, <SonyEricsson>, < Samsung> e <Motorola>, gli utenti possono scegliere tra un'ampia gamma di cellulari compatibili da usare per questo nuovo servizio.
Trattasi della prima volta in Turchia che un fornitore di servizi Gsm offre un servizio a valore aggiunto che colmi il divario tra gli utenti di normali cellulari e le applicazioni per ufficio quali < Microsoft Exchange> e < Microsoft SharePoint Services>.
Ilker Kocak, vice presidente della divisione Vendite e Marketing della <Avea>, ha espresso il seguente commento: "Abbiamo scelto <mail2web.com>, leader mondiale quanto a soluzioni per la messaggistica e la collaborazione, per il nostro servizio "MobileOffice". Tra le due imprese regna una sinergia perfetta poiché entrambe sono impegnate nell'offerta ai propri clienti di soluzioni tecnologiche d'avanguardia. Grazie a questo nuovo servizio consentiremo ai nostri clienti di raggiungere i loro uffici a prescindere dalla loro ubicazione. Ambiamo ad affermarci quale il fornitore leader di servizi per la collaborazione mobile in questo mercato."
Michael R. von Filski, direttore della < mail2web International AG>, licenziataria e rappresentante di <mail2web.com> per le regioni Europa, Medioriente ed Africa, ha aggiunto: "Consideriamo la Turchia un mercato molto importante per via della sua popolazione giovane e dinamica, dell'elevata penetrazione dei servizi Gsm e della vicinanza geografica e dei legami politici con numerosi Paesi confinanti. Per accedere a questo importante mercato ci siamo rivolti alla <Avea", che è il fornitore di servizi Gsm più giovane e competitivo della Turchia."
Tony Yustein, presidente esecutivo della <SoftCom>, l'impresa madre di <mail2web.com>, ha affermato: "Siamo lieti del fatto che la <mail2web International AG> stia espandendo la nostra presenza nella regione dell'Emoa. La nostra visione consiste nel fornire soluzioni tecnologiche specializzate nella mobilità che, a nostro parere, costituisce la prossima grande tendenza per quanto concerne Internet. La selezione da parte della <Avea> dei nostri prodotti dimostra che siamo in grado di sviluppare servizi a valore aggiunto ad alta disponibilità per fornitori di servizi Gsm in qualsiasi parte del mondo."
Informazioni di carattere generale sulla <Avea>
La <Avea> è il fornitore di servizi Gsm di più recente costituzione in Turchia. La società vanta 8 milioni di abbonati, impiega 1.900 dipendenti e fornisce servizi di roaming internazionale in 165 Paesi tramite 371 reti Gsm. Nel 2005 la <Turkish Telecom> è stata privatizzata e la <Oger Telecom> detiene una quota di compartecipazione del 55%. Nel settembre del 2006 la <Turk Telecom> ha acquisito la quota di compartecipazione della < Telecom Italia> del 40.6% nella <Avea>, mentre il restante 19% appartiene alla < Turkish Is Bank>. La <Oger Telecom> è quindi l'azionista di maggioranza della <Avea>.
Informazioni di carattere generale su <mail2web.com> e < mail2web AG International>.
Sin dal 1997 la <mail2web.com> è il fornitore leader di vari servizi Internet destinati a 16 milioni di utenti in 220 Paesi, e supporta 26 lingue. Quale < Micrtosoft Golden Partner for Mobility Solutions> a livello mondiale, mail2web.com sviluppa servizi facili da usare basati su tecnologie d'avanguardia. La < mail2web International AG> è la società licenziataria e rappresentante di <mail2web.com> per l'Europa, il Medioriente e l'Africa.
Contatta
Per la <Avea> Burcin Uzunhasan, +90-555-255-2587 burcin.uzunhasan@avea.com.tr oppure per la < mail2web International AG Sinan Oymaci>, +90-532-283-9131 sinano@mail2webint.com oppure per la <SoftCom John Carthy>, +1 (416) 957 7419 johnc@softcom.biz
Consente ai telefoni intelligenti
di sincronizzare in maniera wireless
messaggi di posta elettronica,
calendari, attività, contatti e 
documenti tramite la tecnologia
Push della <Microsoft>