|
<TURCHIA
OGGI> - A PARTE LA DOCUMENTAZIONE DELL'AMBASCIATA DI ITALIA AD
ANKARA E DELL'ICE DI ISTANBUL - SI AVVALE PER LE NOTIZIE E GLI
ARTICOLI RIPORTATI SUL SUO WEB, E NATURALMENTE RELATIVE ALLA TURCHIA,
DELLE NEWS
GIA' APPARSE IN ALTRI SITI O GIA' PUBBLICATE SU QUOTIDIANI E
RIVISTE. NON FA ALTRO CHE ASSEMBLARLE, NELLA CONVINZIONE CHE SIANO
DI MAGGIORE UTILITA' PER QUANTI HANNO UN QUALCHE INTERESSE PER
QUESTO PAESE. <TURCHIA OGGI>, AD
OGNI MODO, E' SEMPRE A VOSTRA DISPOSIZIONE.
|
PRIMO
PIANO
|
Si fanno sempre più tesi i rapporti
tra il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan e il presidente della
Repubblica uscente Ahmet Necdet Sezer, dopo che il premier ha
annullato l'incontro settimanale con il Capo dello Stato. La volontà di partecipare alla seconda votazione
parlamentare per l'approvazione definitiva della riforma della
Costituzione è la motivazione addotta dal Primo Ministro, che ha
comunicato a Sezer le sue scuse. Erdogan ha così potuto partecipare alla
votazione con cui il Parlamento ha approvato in seconda lettura il
pacchetto di emendamenti che introduce, tra l'altro, l'elezione diretta
del Capo dello Stato. I deputati turchi avevano già votato in
prima lettura la riforma, rinviata alla Camera proprio
da Sezer.
Per il presidente, la profonda modifica del sistema in vigore
voluta dalla maggioranza non è sostenuta da motivazioni
"giustificabili e accettabili". A questo punto, Sezer non può
opporre un secondo veto, ma dovrà scegliere tra promulgare il
provvedimento o, come sembra più probabile, indire un referendum
popolare. I tempi però sono molto stretti, visto che le elezioni
anticipate per il rinnovo del parlamento e l'eventuale elezione
presidenziale a suffragio universale sono fissate per il 22 luglio.
Intanto l'opposizione ha già annunciato il ricorso alla |
 |
|
RAPPORTI
SEMPRE
PIU' TESI
Ormai
è scontro aperto tra il presidente della
Repubblica turca, Ahmet Necdet Sezer, ed il
premier Recep Tayyip Erdogan |
 |
|
|
Corte
Costituzionale contro l'ultimo voto per vizi di procedura. Uno degli
articoli
della riforma non avrebbe ricevuto infatti il numero di voti
necessari per passare all'approvazione finale.
La riforma della Costituzione è stata proposta in tempi record dal
partito di Erdogan, il Partito della Giustizia e dello Sviluppo (Akp),
dopo che per due volte in Parlamento non si è raggiunto il numero legale
per l'elezione a presidente dell'unico candidato, Abdullah Gul, attuale
ministro degli Esteri e compagno di partito di Erdogan. Oltre all'elezione
diretta del Capo dello Stato, la riforma riduce da sette a cinque anni la
durata della carica e introduce la possibilità di un secondo mandato.
Un'altra novità introdotta riguarda la durata della legislatura, che si
riduce da 5 a 4 anni. Viene inoltre abbassato il numero legale necessario
perché le votazioni in Parlamento siano valide, che passa da 367 a 184
deputati. Questo emendamento ha un grande significato, se si pensa che
proprio la mancanza del numero legale ha impedito per due volte l'elezione
di Gul. La riforma introduce anche novità per quanto riguarda la legge
elettorale. Finora infatti i candidati indipendenti erano eletti con una
scheda diversa da quella delle liste. Questo rendeva più facile la loro
elezione, soprattutto nelle aree con un alto tasso di analfabetismo, come
quelle a maggioranza curda, in cui molti elettori, avendo difficoltà a
scegliere un nome in una lunga lista, preferivano utilizzare la scheda più
semplice dei candidati indipendenti, in cui spesso era indicato un solo
nome. (Adnkronos-Aki) |
|
|
"SIAMO
PRONTI"
|
IL CAPO DI STATO
MAGGIORE DELLA DIFESA TURCA, GEN. YASAR BUYUKANIT, ASPETTA
SOLO L'ORDINE DI ANKARA PER DARE LA CACCIA AL PKK NEL NORD
IRAQ. |
"Come
Forze Armate, siamo pronti": il Capo di Stato Maggiore
della Difesa turca, generale Yasar Buyukanit, ha ribadito che
basta l'ordine del Governo di Ankara per condurre la prima
oprerazione su larga scala in territorio iracheno da un
decennio a questa parte.
Come allora, l'obiettivo sono le basi della guerriglia
indipendentista curda del pkk. le ripercussioni politiche
sarebbero tuttavia molto gravi e metterebbero Ankara, pur
Paese membro della Nato, in urto sia con Washington che con
l'Unione Europea senza contare la destabilizzazione che
un'eventuale offensiva provocherebbe in Iraq.
Nonostante la prudenza del Governo, l'opinione pubblica sembra
premere per una iniziativa autonoma, visto che gli appelli
lanciati dal premier Recep tayyip Erdogan per una operazione
di rastrellamento da parte delle forze irachene e statunitense
nel Nord dell'Iraq sembra essere rimasta senza risposta.
Sullo sfondo, l'eterno timore di Ankara che il Kurdistan
iracheno possa - approfittando delle ricchezze petrolifere
della regione di Kirkuk, che non a caso Saddam Hussein tentò
di arabizzare a forza - ergersi a Stato indipendente
scatenando di nuovo la guerriglia del Pkk che negli ultimi
tempi sembra essere aumentata di intensità facendo decine di
morti tra civili e militari.
Di fatto, proprio l'opposizione di Ankara rende per ora vano
il piano statunitense di un Iraq completamente federale che ha
come pre-condizione la legge per la condivisione di tutte le
risorse naturali del Paese (di cui le province centrali, a
maggioranza sunnita, sono povere), in discussione in
Parlamento. Un intervento turco rischia però di portare il
caso nell'unica regione essenzialmente stabile del
Paese, appunto il Kurdistan iracheno, e di alienare l'appoggio
dei curdi iracheni a Washington ma anche allo stesso Governo
di Baghdad.
|
UN DOSSIER
ALL'ONU
La
Turchia cerca la via diplomatica. Davanti ad una
situazione nel Nord Iraq che potrebbe degenerare da un
momento all'altro, prima di passare all'azione ed
invadere il territorio oltre confine, Ankara ha pensato
bene di avvisare le Nazioni unite.
Secondo il quotidiano <Sabah>, che riporta la
notizia, fonti del ministero degli Esteri di Ankara
hanno reso noto che Baki Ilkin, rappresentante
permanente della Turchia, incontrerà il Segretario
generale dell'Onu Ban Ki-moon per descrivergli la
situazione di crescente tensione che il paese della
Mezzaluna sta sopportando sul confine sud-orientale in
seguito alla guerriglia dei combattenti del pkk.
Ilkin avrebbe già pronto un dossier da presentare.
Sarebbe l'ultimo atto diplomatico prima di un intervento
armato sul suolo iracheno, pur se di attacco non si è
parlato esplicitamente. (Apcom) |
|
Dal punto di vista militare, i precedenti non sono molto
favorevoli per Ankara: le incursioni hanno prodotto pochi
risultati, con la guerriglia sostanzialmente al sicuro nelle
proprie basi: l'intenzione delle Forze armate sarebbe quella
di creare una "zona cuscinetto" per impedire
l'infiltrazione di miliziani, uno dei motivi per cui ogni
estate l'esercito rafforza il proprio dispositivo di sicurezza
lungo la frontiera.
Per tale soluzione occorrerebbe tuttavia un'improbabile
assenso sia degli Usa che delle atorità irachene: probabile
però che il dispiegamento serva piuttosto a fare pressione su
entrambi perché prendano qualche iniziativa, ancorché
dimostrativa, contro la guerriglia. (Ap)
_______________________
Dobbiamo aggiungere qualche parole al testo dell'agenzia.
L'ipocrisia degli Stati Uniti - ed in parte anche dell'Unione
Europea che ha sempre simpatizzato per il Pkk pur essendo una
organizzazione terroristica messa la bando dalla stessa
Bruxelles - non ha limiti. La Turchia - secondo la protervia
di Washington - dovrebbe starsene buona a contare i morti
delle incursioni nel proprio territorio dei guerriglieri curdi
senza una benché minima reazione. Eppure sempre il
Dipartimento di Stato Usa non alza un dito né dice parola
quando l'esercito israeliano sconfina nei territori
palestinesi per dare la caccia agli uomini di Hamas o peggio
ancora fa incursioni nel Libano. Lì, sì, per destabilizzare
il territorio! La verità è che gli Stati Uniti non hanno mai
abbandonato l'idea di mettere le mani sul petrolio del Nord
Iraq e non vogliono intrusi. la guerra a Saddam, in fondo,
l'hanno voluta proprio per questo. Senza contare poi che
l'invasione dell'Afghanistan, conseguenza dell'11 settembre,
non era certo finalizzata a catturare bin Laden e gli uomini
di al Qaeda quanto ad invadere un Paese che - pur essendo in
mani ai Talebani - non aveva mai fatto terrorismo contro gli
States. (Turchia Oggi)
 |
|
IL
DIRITTO
La Turchia ha il
diritto di colpire le basi dei ribelli nell'Iraq
settentrionale, per stroncare attentati terroristici
sferrati sul proprio territorio da oltre confine. Lo ha
affermato il ministro degli Esteri Abdullah Gul.
Le dichiarazioni sono state rilasciate in coincidenza
con una nuova offensiva dei guerriglieri curdi contro un
posto di blocco che nel sud-est dell'Anatolia ha
provocato la morte di tre militari.
"Abbiamo tutto il diritto di adottare misure contro
le attività terroristiche dirette contro di noi
dall'Iraq del Nord", ha dichiarato Gul nel corso di
una conferenza stampa (Ap) |
|
|
|
Il Vaticano non
è contrario
all'ingresso della Turchia in Europa. Lo ha affermato il Segretario
di Stato Tarcisio Bertone, al Convegno sulla secolarizzazione del
Vecchio Continente promosso dall'Università Regina Apostolorum.
"La Turchia - ha spiegato - sarebbe definibile come un Paese
laico, è un Paese di frontiera che sta facendo passi avanti".
Il Segretario di Stato ha ripetuto poi il si della Santa Sede
all'ingresso della Turchia con un argomento piuttosto inedito,
sottolineando cioè il contributo che essa, con la sua specificità
può dare alla costruzione di un'Unione che non sia mera alleanza di
mercato. Secondo il porporato, infatti, "in un contesto di Governi che rispettano regole comuni e dialogano si
può costruire
insieme un bene comune". (la
Repubblica.it) |
|
 |
|
"Non credo che la Turchia sia
ancora pronta per entrare nell'Unione Europea", ha detto il
vicepresidente della Commissione Europea Franco Frattini.
A suo avviso comunque "sarebbe stato un grave errore chiudere la
porta in faccia alla Turchia . Ma quando sarà pronta, sul piano dei
diritti umani che saranno cresciuti a livello compatibile con l'UE,
servirà anche per dare l'idea che questa non e' l'Europa dei
Crociati, come dicono i terroristi, che chiude la porta in faccia ad
80 milioni di musulmani". (Ansa)
|
|
 |
|
La Francia, almeno per il
momento, non intende mettersi di traverso ai negoziati tra la
Turchia e l'Unione Europea: con questo spirito, Nicolas Sarkozy ha
inviato un proprio emissario ad Ankara. Secondo quanto ha scritto il quotidiano
<Le Figaro>, il consigliere diplomatico di
Sarkozy, ex ambasciatore a Washington, Jean-David Levitte, è stato nella capitale turca per una serie di incontri che hanno
tra l'altro l'obiettivo di salvaguardare le relazioni tra Parigi ed
Ankara.
Ai suoi interlocutori, l'inviato avrebbe spiegato che la Francia non
intende porre il veto all'apertura, fissata per il 26 giugno, di tre
nuovi capitoli negoziali tra l'UE e la Turchia. Ma, in cambio, al
Consiglio Europeo di dicembre, al termine della presidenza
portoghese dell'Unione, Sarkozy porrebbe la questione dei confini
dell'Europa.
In particolare, il presidente chiederebbe la creazione di un gruppo
di lavoro incaricato di definire le frontiere dell'UE e una
riflessione profonda sulla politica di vicinato, avendo già in
mente quella che dovrà essere la risposta: la Turchia non fa e non
farà mai parte dell'Europa.
Intanto, però, Sarkozy cerca di non calcare la mano: a questo
scopo, ricorda <Le Figaro>, il 24 maggio scorso ha
telefonato al premier turco Recep Tayyip Erdogan e inviato ad Ankara l'ambasciatore Levitte.
"Si tratta di trovare un percorso che non spezzi l'Europa in due,
né i rapporti franco-turchi - ha spiegato al quotidiano
francese
una fonte dell'Eliseo - Noi siamo alla ricerca di questo
percorso".
Secondo il quotidiano, sono due le ragioni alla base della decisione
del presidente - che ha fatto del "no" all'ingresso della Turchia in
Europa uno dei pilastri della sua campagna elettorale - di non
forzare, almeno per il momento, i toni sulla questione. Sarkozy
vuole evitare uno scontro con gli altri Paesi mentre tenta di
arrivare ad un compromesso su un nuovo Trattato che permetta il
funzionamento delle istituzioni nell'Europa a 27". "Il
Trattato semplificato è la priorità. Non si può mescolare la
questione delle frontiere con quella del Trattato
semplificato", fanno sapere dall'Eliseo.
E poi c'è il problema delle elezioni anticipate in Turchia, fissate
per il 22 luglio: un veto francese ai negoziati con Ankara potrebbe
essere interpretato come una ingerenza potenzialmente
destabilizzante nel dibattito interno in Turchia. (Adnkronos) |
|
IL
VATICANO
NON E'
CONTRARIO
ALL'INGRESSO
POSIZIONI
La dichiarazione
del Segretario
di Stato, cardinal
Tarcisio Bertone.
Lo scetticimo
del Commissario
UE, Franco
Frattini.
La Francia,
con Sarkozy, vuole
evitare lo scontro
con Ankara
|
L'ANNUNCIO
TRE NUOVI
CAPITOLI
A FINE GIUGNO
Il
ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier,
ha annunciato ad Ankara che l'apertura di tre nuovi
capitoli negoziali d'adesione della Turchia all'UE è
prevista per fine giugno, ma ha esortato i turchi a fare
più riforme. ''Voglio sottolineare che è nei nostri
piani aprire tre capitoli negoziali per il 26 giugno'',
ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa
Steinmeier, il cui Paese è l'attuale presidente
dell'Unione Europea. ''Spero che non ci sia alternativa
al proseguimento del processo di riforme democratiche e
all'avanzamento della Turchia sulla via dell'UE'', ha
aggiunto, prima di elencare le riforme attese da
Bruxelles. Il capo della diplomazia tedesca ha esortato
in particolare a riformare l'articolo 301 del codice
penale, che reprime ''l'oltraggio all'identità
nazionale'', a causa del quale numerosi intellettiali
sono stati perseguiti penalmente. ''Sul tema di Cipro,
il fatto che i gesti attesi non siano stati compiuti è
veramente triste'', ha sottolineato il ministro tedesco,
spiegando che ''è molto triste che il protocollo di
Ankara non sia stato ratificato e che non sia stato
registrato alcun progresso per quanto riguarda il
commercio diretto con Cipro Sud'' . (Asca-Afp)
___________________________________________
___________________________________________
KISSINGER:
E' CRUCIALE
CHE
DIVENTI
MEMBRO
One
of the most important figures in international politics
in the past century, Henry Kissinger, said that Turkey's
memnership in the European Union was of extraordinary
strategic and political importance.
Former
US Secretary of State Henry Kissinger delivered a keynote address to
an audience gathered at Sabancı Center in downtown İstanbul
for a conference organized by Akbank on Thursday. The conference was
part of a series of annual conferences organized by Akbank, where
the most important political figures of the century participate and
share their opinions.
Introducing their guest, Akbank General Manager Zafer Üskül
referred to him as “one of the most important political scientists
in the world.”
In an introductory speech, former Ambassador İlter Turan, who
also ran the question and answer section of yesterday’s conference,
referred to Dr. Kissinger as an expert on international politics and
highlighted his keen sense of humor. Turan also recalled that
Kissinger was familiar to the Turkish public as a professor of the
late former Prime Minister Bülent Ecevit.
Following Turan’s introduction Dr. Kissinger greeted the audience
with praise for the Turkish troops who fought in the Korean War,
since they were the only prisoners of war at the hands of the North
Koreans who did not break down during interrogations. “I would
like to thank Turkey for what you have done for us,” Dr. Kissinger
said.
Sharing his observations and experience about the effects of
international relations on the economy and the security of nations,
Dr. Kissinger expressed his opinion that the European nation-state
as the world knew it at the end of World War II was changing, since
European nations gave up their sovereignty to a certain extent under
the EU. However, he maintained that the structure of the
nation-state in the US and Turkey were closer to the post-World War
II notion of a nation-state, something which is at the heart of some
of the problems both countries encounter in dealing with EU member
states today. Kissinger said this structural difference also
“means that the EU state cannot demand sacrifices from its
citizens,” adding that this was one of the reasons why passing
reform legislation in the union has so far been difficult for most
member states.
Kissinger stated that today the EU needs a political identity of
what it is going to do in the world and stressed that Turkey was of
“extraordinary strategic and political importance” for the
union; however, he also underlined that this would require European
intervention in domestic affairs, a big challenge for Turkey. He
said Turkey would have to undergo a tougher and more drastic
transformation than the changes European member states had to go
through.
In an anecdote used to highlight his opinion that international
affairs are an ongoing process with every learned experience shaping
the policy-maker’s attitude, Dr. Kissinger recalled having asked
Chinese leader Zhou Enlai what he thought of the French Revolution
when the two met in 1972 for talks. “It is too early to decide,”
Zhou replied.
However, Kissinger said certain learned experiences unquestionably
showed that “war between major powers is a catastrophe and
entirely out of proportion to anything two major powers might gain
from each other.” (Da Zaman) |
|
|
|
LAMBERTO
DINI
SULLA TURCHIA
UN'EUROPA
PIU' FORTESAPRA'
INTEGRARLA
CONFERENZA NELLA SALA DELLA COMMISSIONE
DIFESA
DEL SENATO, PRESENTE L'AMBASCIATORE UGUR ZIYAL
|
Il
mondo, si sa, è bello perché è vario. Altrimenti
diventerebbe monotono. Non che la conferenza - indetta nella
Sala Commissione Difesa del Senato sul tema "la Turchia
e le frontiere dell'Europa" - desse questa impressione
o fosse stata impostata su questa premessa, ma certo
che a "ravvivare" l'ambiente incardinato su un
dibattito, come dire, "rassicurante" per la
moderazione degli interventi, ci ha pensato l'ambasciatrice
di Cipro Athena Mavronicole. La rappresentante diplomatica
di Nicosia è una signora simpatica oltre che molto
graziosa. Qualità che sono sempre apprezzate. Ad essere
stato poco gradito è stato invece il modo con il quale si
è rivolta ai relatori - in particolare all'ambasciatore
della Turchia in Italia, Ugur Ziyal, e al docente della
facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Famagosta,
Ahmet Sozen - con domande che nulla avevano a che vedere
direttamente con il tema in questione. Una situazione
imbarazzante che è durata quel tanto da non andare oltre i
limiti, ma che intanto è la riprova come sia più
difficile di quanto si possa immaginare risolvere ad esempio
l'altro problema, ovvero la riunificazione dell'isola di
Cipro.
La presenza ai lavori del presidente della Commissione,
Lamberto Dini, e del vicepresidente Alfredo Mantica, ha dato
alla conferenza un crisma decisamente politico. Quello in
fondo che richiedeva un argomento - quale l'adesione di
Ankara all'Unione Europea - che necessita dell'appoggio,
anche se formale, soprattutto di esponenti parlamentari per
uscire dall'empasse in cui si trova il Paese della
Mezzaluna. Dopo aver ricordato che, certo, specie nel
momento attuale la Turchia ha i suoi affanni (e quale
nazione non ne ha!), Dini si è augurato che qualsiasi siano
i cambiamenti nella terra dell'Impero ottomano, questi non
abbiano a scalfire le riforme di Ataturk. Riforme - ha
aggiunto - che hanno garantito lo sviluppo di istituzioni
laiche e perché coerenti con i principi fondamentali
ispiratori dell'Unione Europea.
Un altro augurio - sempre per Dini, convinto peraltro che la
Turchia oggi come oggi appartenga più all'Europa che
all'Asia Minore - è che il presidente francese
Nicolas Sarkozy non ostacoli il processo delle trattative.
"E' interesse di tutti che il negoziato possa chiudersi
con la definizione nel prossimo Consiglio europeo - ha detto
Dini - di un accordo che dia mandato ad una Conferenza
intergovernativa di salvaguardare tutti i progressi
istituzionali previsti dal Trattato costituzionale". Ed
in quanto a progressi, Ankara ne ha fatti moltissimi ,specie
in campo economico. Nessun dubbio su questo per Dini che,
comunque, ha sollecitato il Governo turco - tra le
"molte sue contraddizioni" - ad avanzare nel
processo della democratizzazione e a risolvere la questione
di Cipro. Il cammino per l'adesione - ha poi continuato - è
lungo e l'obiettivo potrebbe anche passare per un "partenariato
privilegiato" che prepari "senza traumi" la
meta finale.
Circa i cosiddetti "criteri", non altro che le
condizioni poste da Bruxelles ad Ankara, l'ambasciatore
Ziyal ha ricordato che finora sono stati sempre rispettati,
come stati rispettati - ha voluto sottolineare ancora il
diplomatico - le multiculturalità e le fedi religiose (vedi
il cristianesimo) di altri popoli ed etnie.
E' un fatto però che non si può tirare il filo
all'infinito senza dare una scadenza al negoziato. Ma questo
è un discorso di rapporti e di fiducia reciproca circa i
quali l'excursus di Sozen è stato più che mai
chiaro al fine di comprendere l'impegno e il
sacrificio di un Paese costretto da anni, suo malgrado, a
convivere con il terrorismo del Pkk e a sopportare con
serenità le ambiguità di alcuni Paesi europei.
Di notevole interesse l'intervento di Mantica
(stabilità dell'area mediorientale e ruolo della Turchia
nell'Asia centrale) nonché quello del direttore della
rivista <Imperi>, Aldo Di Lello, che aveva aperto i
lavori. A moderare questi ultimi, Paolo Quercia
analista di relazioni internazionali. (Turchia
Oggi) |
|
|
|
INIZIATIVE
PRENDE FORMA L'UNIONE
MEDITERRANEA
L'idea è
venuta a Nicolas Sarkozy,
nuovo presidente francese. Nel
nuovo futuro dovranno entrare
anche Turchia e Israele.
Una nuova organizzazione internazionale, dotata di istituzioni
autonome e aperta a tutti i paesi del bacino mediterraneo. E' questa
l'idea di Nicolas Sarkozy, emersa durante la campagna presidenziale
e ribadita nel corso del primo discorso pronunciato all'indomani
delle elezioni.
Il rilancio dell'idea di una"Unione mediterranea" è
arrivato durante il recente incontro tra il premier francese e
Romano Prodi, nel corso del quale è stato annunciato un vertice tra
i sei Paesi mediterranei dell'UE (Italia, Francia, Spagna, Grecia,
Cipro, Malta), ai quali si è aggiunto anche il Portogallo.
Secondo il nuovo inquilino dell'Eliseo, il futuro dell'Europa si
giocherà nell'area mediterranea: "È arrivato il tempo - ha
dichiarato il presidente francese - per un'unione mediterranea che
farà da ponte tra Europa e Africa".
A far parte del nuovo organismo sarebbero i Paesi mediterranei
dell'Unione, il Portogallo, la maggior parte degli Stati del Maghreb
(Algeria, Egitto, Libia, Marocco, Tunisia), alcuni Paesi
mediorientali (Libano, Siria e Giordania), Israele e Turchia.
Potrebbero entrarvi, inoltre, l'Autorità Palestinese e i paesi
dell'Ex Jugoslavia che si affacciano sull'Adriatico. Tra le
organizzazioni internazionali interessate, oltre all'Unione Europea,
ci sarebbero la Lega Araba, l'Unione Africana e l'Unione del Maghreb
arabo.
La diplomazia è già al lavoro per verificare la disponibilità
degli Stati coinvolti alla messa in pratica del progetto. Per molti
analisti, la nuova organizzazione internazionale costituirebbe
un'alternativa all'ingresso a pieno titolo della Turchia
nell'Unione, che vede Sarkozy notoriamente contrario. Non a caso le
prime critiche al progetto di Parigi arrivano proprio da Ankara. Al
contrario, alcuni Paesi, come la Spagna, hanno già espresso parere
favorevole.
A differenza del cosiddetto "processo di Barcellona", che
prevede la creazione di un'area di libero scambio mediterranea, e
che finora ha dato scarsi risultati, il piano francese non prevede
una semplice cooperazione, ma la costituzione di un'organizzazione
modellata sullo stile dell'Unione europea, dotata anche di una Banca
per gli investimenti per la promozione dello sviluppo nelle aree più
povere. (Tiscali Europa) |
|
|
LA
METAMORFOSI
TURCA
DENTRO
IL SISTEMA “E’ in atto una
trasformazione sociale che sta modificando le tradizionali relazioni
tra Stato e società, il loro carattere autoritario". A colloquio con
Ahmet Insel, economista
e politologo dell’Università di Galatasaray
Da alcuni anni il
Paese
vive un processo di trasformazione che incontra da almeno un anno a
questa parte forti resistenze...
E’in atto una trasformazione sociale che sta modificando le
tradizionali relazioni tra Stato e società, il loro carattere
autoritario. Ci sono settori della società che temono di perdere
potere da queste trasformazioni. Il processo di democratizzazione
inevitabilmente porta questi settori a perdere il loro status, che
trova la sua origine in queste relazioni autoritarie.
Burocrati ed alcuni settori della classe media, che hanno paura
della concorrenza delle classi emergenti di origine provinciale.
Questi gruppi sociali fanno riferimento ad un nazionalismo chiuso in
se stesso, diffidente verso il resto del mondo, che ha paura di una
società aperta, più competitiva, fondata sul merito e sulla
conoscenza. Di fatto temono di venire marginalizzati dai processi in
corso. Sono questi elementi a formare il fronte della conservazione,
quello degli statukocu (difensori dello status quo, n.d.a)
Si parla spesso dei militari come se si trattasse di un’entità
separata dal resto della società ma in realtà godono di un forte
consenso in molti settori della società, non è vero?
Certo c’è una dimensione sociale fondamentale nel potere dei
militari, e questi settori della società mettendo l’accento sulla
dimensione religiosa dell’Akp (Partito della Giustizia e dello
sviluppo) legittimano la loro resistenza denunciando la perdita
della laicità. Certo anche l’Akp ha le sue responsabilità, è un
partito conservatore, dalle fragili radici democratiche, anche
questi elementi sono reali, non sono delle fantasie.
Per alcuni versi l’Akp assomiglia all’attuale partito
repubblicano americano, ai neo-con, conservatore sul piano culturale
ma estremamente liberista in economia.
La debolezza della tradizione democratica dell’Akp deriva dalla
storia del partito. Difficile aspettarsi che non facciamo errori sul
piano della democrazia e questo elemento rende gli altri più
sensibili. Ma l’altra parte non è più democratica. Ha un aspetto
più moderno ma non più democratico, alcune parti del Chp (Partito
Repubblicano del Popolo) rappresentano la più classica tradizione
autoritaria repubblicana.
Veniamo alla cronaca recente. Lei ha scritto che la crisi attuale
è la crisi strutturale del sistema così come è stato ridisegnato
dopo il colpo di stato del 1980. Può precisare?
E’ la crisi delle istituzioni politiche create dopo il 12
settembre. La crisi della situazione che è stata voluta e creata
dallo stesso regime, del suo modello di relazioni tra lo Stato e
l’arena politica.
Il 12 settembre ha frenato l’ascesa di una democrazia pluralista
che si stava consolidando. L’obbiettivo dei golpisti era quella di
creare un sistema politico che, attraverso un nuovo sistema
elettorale, permettesse ad un partito centrale di accaparrarsi la
maggioranza marginalizzando le minoranze. In questo senso si sono
attribuiti al presidente della Repubblica poteri difficilmente
riscontrabili in un sistema parlamentare puro. Il potere di nomina
di alcune cariche importanti ed il diritto di veto.
Un sistema quasi
semi-presidenziale
Sì gli si avvicina molto. Di fronte alla candidatura di Gül si è
detto: Non è possibile una cosa simile, non possiamo accettare che
lo stesso partito abbia il presidente del Parlamento, il Primo Ministro ed il presidente della repubblica. Ma nel 1989 con il
partito Anap (Partito della madrepatria) e Turgut Özal, in realtà
si era avuta la stessa concentrazione di potere. Questi sono gli
equilibri creati dal 12 settembre, il controllo da parte di un
partito centrale di tutte le cariche più importanti. Lo scopo era
quello di garantire la stabilità. Ora il problema non è che un
partito controlli le cariche istituzionali più importanti ma che
questo partito sia l’Akp.
Quali sono le altre caratteristiche del regime uscito dal 12
settembre?
La legge elettorale che prevede uno sbarramento del 10% per
l’ingresso in Parlamento, il divieto di formare coalizioni
elettorali, il monopolio dato ai segretari di partito di nominare
tutti i deputati. E poi la Costituzione prodotta dal golpe. Certo
una buona parte, almeno un terzo, è cambiata dopo le riforme del
1995 e degli anni 2000 ma lo spirito è rimasto lo stesso.
Queste riforme non hanno intaccato molto il potere dei militari. Non
è più un militare il segretario del Consiglio per la Sicurezza
Nazionale (Mgk) ma adesso lo Stato Maggiore interviene direttamente
nel dibattito politico, è diventato un attore politico a pieno
titolo.
Si va alle elezioni del 22 luglio senza che nessun partito mostri
di volere riformare il sistema?
Sì, perché in fondo lo stato di crisi serve ad entrambi, Akp, Chp.
Una polarizzazione che permette di conquistare consensi maggiori tra
gli elettori rispetto a quanto in realtà potrebbero avere in
condizioni normali. Altrimenti non avrebbero molto da dire,
soprattutto il Chp. Anche l’Akp ne trae vantaggio, non ha
interesse a modificare la costituzione o la legge elettorale perché
in fondo rappresentano per il partito un vantaggio, potrebbero
essere una opportunità per limitare l’interferenza dei militari.
La crisi attuale però viene presentata nei termini di una
contrapposizione tra laici e fondamentalisti…
Sì ma in realtà non è così, si tratta di una copertura,
soprattutto da parte dei laici. Il regime repubblicano lo definisco
un regime pretoriano che ha necessità di produrre in continuazione
la paura, la minaccia per garantirsi legittimazione. Anche lo
scontro attuale tra laici e religiosi è in questa ottica, di
produrre un pericolo dal quale il regime si deve difendere. In
passato questo pericolo è stato il comunismo e poi è stata la
volta del separatismo curdo.
Si stanno confrontando gruppi sociali diversi in competizione. Dal
punto di vista sociale nonostante le apparenze hanno punti di
contatto, il loro nocciolo è composto dalla classe media, dalla
borghesia turca. Certo con l’Akp ci sono anche contadini ed operai
ma il nocciolo duro che sostiene il partito è la nuova borghesia.
Per capire questo aspetto dobbiamo rifarci alla società ottomana,
alla divisione tra havas, l’élite, e havam, il
popolino. Una contrapposizione fondata su differenze economiche ma
soprattutto su differenze culturali e sulle diverse relazioni con lo
stato. Da noi non c’era una classe aristocratica di proprietari
terrieri, la terra era di proprietà dello Stato, essere havas
significava essere con lo Stato. E questa distinzione vale tuttora,
da una parte c’è chi si ritiene havas e chi si ritiene havam. Ed
è curioso che quando l’havam arriva al potere, cioè il Akp,
continua a sentirsi una vittima ed a comportarsi come tale.
Il confronto quindi tra questi diversi schieramenti, simili dal
punto di vista sociale si sposta su di un livello simbolico, il velo
contro l’immagine del moderno kemalista...
Certo, c’è sicuramente una dimensione economica ma la questione
simbolica è fondamentale, lo scontrasi e il differenziarsi sul
piano dei simboli. Chi usa il velo ed i simboli e chi, e
dall’altra parte, usa un discorso contro la religione ed in difesa
della laicità. Un discorso che si trasforma in un fondamentalismo
secolare. Si è trasformata la laicità in una sorta di religione.
Un insieme di simboli e rituali che trasformano il kemalismo in una
religione laica.
Le elezioni risolveranno la crisi?
No, non credo la risolveranno. Al momento possiamo ipotizzare molti
scenari possibili.
Se dal voto del 22 luglio uscisse di nuovo un Parlamento con due
soli partiti, il regime si bloccherà e allora non so cosa potrebbe
succedere, forse si tornerà a nuove elezioni e modificare la
costituzione, non lo so.
Quello che è certo è che l’Akp sarà ancora il primo partito ma
se anche altri partiti riuscissero a superare lo sbarramento, allora
probabilmente l’Akp sarà costretto ad un governo di coalizione.
Ma anche in questa situazione non si eleggerà un nuovo presidente
della Repubblica, o comunque renderà più difficile la sua
elezione. In ogni caso sarà un Parlamento che non sarà in grado di
compiere riforme importanti, sarà un periodo di glaciazione, che si
limiterà a gestire l’ordinaria amministrazione.
Lei ha scritto molto sul ruolo che potrebbero avere i candidati
indipendenti per la sinistra. Come giudica la riforma approvata dal
Parlamento che mette i nomi di questi candidati nella stessa scheda
elettorale con gli altri?
Si tratta di un’iniziativa contro i candidati indipendenti curdi.
In realtà la nuova legge favorisce i candidati dei centri urbani, i
loro elettori sanno a chi dare il voto, si tratta di elettori che
sanno leggere e scrivere. Per loro il fatto che il nome del
candidato indipendente sia con gli altri non cambia la situazione.
Invece diventa più difficile per gli elettori curdi, tra i quali
sono alti i tassi di analfabetismo. Sarà più difficile trovare il
nome o il simbolo del loro candidato. Per approvare questa riforma
tutti i partiti si sono trovati d’accordo.
Cosa sarà delle riforme e della democratizzazione, con il nuovo
Parlamento?
Se l’Akp riuscisse ad avere la maggioranza potrà garantire la
continuità delle riforme. Perché il successo del partito dipende
solo dai suoi riferimenti alla religione ma soprattutto dal fatto
che sul piano politico ed economico spinge per il cambiamento. Un
problema importante è che nel processo riformatore il partito
trovava forza e combustile nella prospettiva di adesione
all’Unione Europea. Questa prospettiva non dipende solo dall’Akp,
ed è attualmente in fase di stallo anche per la freddezza europea.
Questo significa che le riforme del prossimo futuro dovranno
fondarsi sulle dinamiche interne del paese. Ed in questa prospettiva
la questione curda assume un particolare rilievo. Sarà necessario
che emergano risposte per la questione curda. Secondo me una simile
possibilità è legata alla eventualità che il Dtp (Partito della
società democratica) riesca a far entrare in Parlamento 20-30
deputati come candidati indipendenti. In questo caso forse
potrebbero arrivare ad una qualche forma di coalizione con l’AKP
spingendolo a fare le riforme.
Quali forze possono sostenere il processo di democratizzazione?
Certamente c’è una società civile forte e dinamica ma se ci
riferiamo ai partiti che hanno la possibilità di entrare in Parlamento beh allora, ci sono partiti che sostengono una democrazia
limitata, il Dyp (Partito della Giusta Via) e Anap ad esempio,
liberali conservatori. Nel Chp non c’è nemmeno questa possibilità.
Una volta sì, negli anni ’90, ai tempi della coalizione con il Shp (Partito popolare socialdemocratico) ma poi dopo il 1999 il
partito velocemente s è trasformato. Favorendo la divisione tra
laici e religiosi si è trasformato in un difensore del regime,
sfruttando le paure della classe media. Non ha nessuna proposta per
il futuro e quindi nemmeno per la democratizzazione. Pur con tutte
le sue mancanze l’unico partito in grado di portare avanti le
riforme è l’Akp. (Fabio Salomoni/Osservatorio Balcani)
|
|
L'APPELLO
VIA LE SANZIONIDALLA
TRNC
IL PRESIDENTE DELLA
REPUBBLICA
TURCA E' INTERVENTO ALLA
CONFERENZA ISLAMICA (OIC)
President Ahmet Necdet Sezer
called on the Organization of the Islamic Conference (Oic)
to contribute to the easing of ongoing sanctions imposed on Turkish
Cypriots in the north of the divided island.
“Despite Oic calls for an end to the isolation of northern
Cyprus, no results have been obtained so far to help Turkish
Cypriots integrate with the world in an effective manner,” Sezer
said in a written message sent to a meeting of the economic
and commercial commission of the Oic.
“We expect member countries to take steps in this direction
without delay and become a model for the world for the easing of
sanctions. The opening of Turkish Cypriot representation offices in
the member states will facilitate and accelerate this process,” he
added.
Commenting on the ongoing violence in Iraq, the president said Turkey
wished its neighbor would leave its difficult days
behind and reach stability and a democratic structure without any
harm to its national unity and territorial integrity.
“We support the Iraqi government to take steps that will establish
a necessary structure for an Iraq whose borders are secure and which
is at peace with its neighbors. Iraq is vitally positioned for the
stability of the entire region,” Sezer said. (Turkish Daily
News)
|
|
IN LIBANO
MISSIONEPROLUNGATA
IL PARLAMENTO TURCO HA
VOTATO A FAVORE DELLA
ESTENSIONE DEL MANDATO
La Turchia ha prolungato di un
anno la missione militare in Libano. Il Parlamento turco ha infatti
votato a favore dell'estensione del mandato dei propri soldati
all'interno della forza multinazionale dell'Onu. La Turchia è' il
primo Paese islamico ad aver dato il contributo alla forza di
interposizione della Nazioni Unite in Libano (Unifil), mettendo a
disposizione dei caschi blu 261 contingenti di uomini,
principalmente ingegneri militari, dispiegati nel sud del Libano, e
una fregata con 234 marinai assegnata al reparto navale della forza
Isaf. (Asca-Afp)
|
|
E' ORA CHE SI
RICONOSCANOI DIRITTI DELLE MINORANZE
IL PATRIARCA BARTOLOMEO
"Non è
soltanto la liberta di celebrare i nostri
culti all'interno delle nostre chiese quella
che vogliamo"
I cristiani turchi abbiano gli
stessi diritti che i loro compatrioti musulmani hanno
in patria e che sono loro riconosciuti in Europa: il patriarca
ecumenico Bartolomeo è tornato così a rivolgere alle autorità di
Ankara la richiesta del riconoscimento dei diritti delle minoranze.
"Non vogliamo soltanto la libertà di celebrare i nostri culti
all'interno delle nostre chiese, ma il riconoscimento di tutti
i diritti civili, come sono riconosciuti ai nostri fratelli e
connazionali musulmani in Turchia. Gli stessi diritti civili che
godono, giustamente, i nostri fratelli musulmani in Europa".
Prendendo spunto dalla presenza - in occasione della festività
della Pentecoste celebrata nella centralissima chiesa SS Trinità in
piazza Taksim di Istanbul – di un gruppo di europarlamentari
tedesco del gruppo verde, accompagnati dal Console generale di
Germania, "non è veramente bello - ha osservato il Patriarca -
vedere i nostri fratelli musulmani partecipare attivamente nella
vita civile nei Paesi europei, come testimonia la presenza qui del
parlamentare tedesco di origine turca Cem Oz Demir?".
Riferendosi poi al fatto che la Turchia pretende che per essere
eletto il Patriarca ecumenico debba avere cittadinanza turca – il
che limita grandemente la possibilità di scelta del primo tra i
patriarchi della Chiesa ortodossa – Bartolomeo ha ricordato di
aver chiesto varie volte ai governati di Ankara, "senza mai avere
una risposta positiva o negativa, che possa essere eletto al soglio
patriarcale un prelato che non abbia la cittadinanza turca, la quale
gli verrà concessa subito dopo la sua elezione, come d'
altronde avviene per gli antichi patriarcati di Alessandria e
Antiochia".
"Il nostro Paese - ha continuato il Patriarca - va
verso elezioni politiche generali il 22 luglio e speriamo che il
nuovo Governo e Parlamento porteranno avanti delle riforme radicali
per il bene del nostro Paese”. E proprio per la prima volta,
le autorità municipali di Istanbul, che sono vicine al partito
islamico del Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan, hanno indetto grandi
festeggiamenti al Corno d'oro per il 554mo anniversario della
conquista di Costantinopoli da parte di Maometto il conquistatore.
Il che dimostra che siamo in piena ricorsa di qualsiasi voto
utile per le prossime elezioni politiche.
Sul fronte dei rapporti tra cristiani, nessuna reazione ufficiale ha
provocato nel Patriarcato l’inattesa presa di posizione del
vescovo Ilarion di Vienna, del patriarcato di Mosca, che ha
contestato la composizione della rappresentanza ortodossa ai
colloqui con la Chiesa cattolica. In un’intervista a <Interfax>
egli ha sostenuto che il Patriarcato di Mosca non ha la
rappresentanza che gli spetta e che Costantinopoli ne ha troppa.
Ilarion ha anche sostenuto che l’incontro che a Ravenna dovrebbe
vedere insieme Benedetto XVI e Bartolomeo I "non è un vertice tra
cattolici ed ortodossi", perché Bartolomeo non rappresenta
l’intera ortodossia. Tra gli addetti, ci si limita a
sottolineare il valore della visita del metropolita di
Kalingrad, Kyrill Smolensky, e del suo pellegrinaggio in Cappadocia e
in modo particolare la sua presa di posizione sull'iniziativa
di Ravenna. Ha detto a proposito che tale iniziativa va accolta
con gioia e sostenuta fortemente, perché il mondo oggi ha
bisogno più di gesti simbolici e significativi come questi
che di discorsi eruditi. (N.T/AsiaNews.it)
|
LA
MISSIONE CATTOLICA
UN WEBPER
LA CHIESA DI ANTIOCHIA
E' stato
lanciato dal tempio di San Pietro e Paolo.
Questo il riferimento:
htpp://www.anadolukatolikkilisesi.org.antakya
La missione della Chiesa
cattolica in Antiochia, città nel Sudest della Tirchia, approda su
web: è stato lanciato dalla Chiesa di San Pietro e Paolo il nuovo
sito Internet http://www.anadolukatolikkilisesi.org/antakya che
racconta la storia, le attività lo spirito della piccola comunità
cristiana locale.
Il sito illustra l’architettura della chiesa ma soprattutto
permette di "entrare" nella comunità dei frati cappuccini che
la abitano, lasciando a disposizione dei lettori una “Cronaca”
che annota, passo dopo passo, mese dopo mese, la vita quotidiana
della comunità locale.
Una parte del sito è dedicata anche al martire p. Basilio da Novara
OfmCap (+1851), definito “fondatore moderno della Chiesa cattolica
di Antiochia”. P. Basilio fu un frate cappuccino assassinato da
estremisti islamici in odio al cristianesimo.
Antiochia sull’Oronte è la città culla delle prime comunità
cristiane di cui parlano gli Atti degli Apostoli. Proprio qui per la
prima volta i discepoli di Gesù furono chiamati "cristiani".
Oggi la piccola comunità cristiana, composta da una decina di
famiglie cattoliche e un consistente numero di greco ortodossi di
lingua araba, si raduna per condividere la fede e crescere
spiritualmente, nutrendosi della Parola e del Pane di Vita. Nei
primi secoli del cristianesimo Antiochia, capitale della provincia
romana di Siria, era la terza città dell’impero romano dopo Roma
e Alessandria, con quasi mezzo milione di abitanti. Oggi è una
cittadina di 200mila abitanti. Grazie agli aiuti provenienti
dall’estero e in particolare dal Centro di Cooperazione dei
Cappuccini Emiliani di San Martino in Rio (RE), la comunità
cristiana locale realizza iniziative sociali e pastorali, per
impedire che i cristiani, come già sta avvenendo, siano costretti
ad emigrare in altre città o paesi, per motivi economici.
Ad Antiochia sull’Oronte è particolarmente sentita la festa dei
Santi Pietro e Paolo, che rappresenta sempre una grande occasione di
dialogo e preghiera ecumenica, utile a rafforzare i profondi legami
fra tutte le confessioni cristiane in Turchia. (P.A/Agenzia
Fides) |
|
|
|
|
|
SOCIETA'
|
INTERNET,
RETE
DI LIBERTA':
IL CASO
DELLA TURCHIA
INFORMAZIONE
AL TEMPO
DEL WEB, SPAZIO
PUBBLICO TRASPARENTE E LUOGO SORVEGLIATO,
DIVENTA INTERESSANTE STUDIARE QUESTO PAESE,
CERNIERA TRA ORIENTE ED OCCIDENTE. LA TESI DI
LAUREA DI ANNA LISA RATTA
Cosa fa di uno
Stato un Paese libero? Come si conciliano vecchie e
nuove tecnologie a supporto di uno sviluppo democratico?
Questo progetto di ricerca parte da questi interrogativi
e dal presupposto che la vera democrazia si sostanzia di
libero accesso agli strumenti di comunicazione e
l’uguaglianza si sorregge su prerogative ineludibili:
la comunanza di diritti e doveri nell’ambito
dell’informazione.
Al tempo di Internet, spazio pubblico trasparente e
luogo sorvegliato, diventa interessante studiare il caso
della Turchia, un Paese cerniera, tra Oriente ed
Occidente. L’analisi del caso affonda le mani nelle
dinamiche storico-politiche della Turchia,
indispensabili per comprendere i limiti di uno Stato nel
quale la rigorosa difesa della laicità si scontra con
le spinte estremistiche; la prospettiva europea con un
assetto di potere che vede alternarsi mondo politico ed
esercito; l’identità turca con un sistema che di
fatto ostacola le libertà fondamentali.
Si è scelto poi di ricostruire il grado di sviluppo di
Internet, attraverso i dati forniti da Recep Çakal –
capo del Dipartimento di Informazione e Comunicazione
presso il Ministero Turco – applicando il modello
formulato da Peter Wolcott. Secondo il teorico americano
a guidare lo sviluppo di Internet in un dato Paese
sarebbe la combinazione di Dimensions (variabili
come la pervasività, la diffusione geografica, il grado
di sofisticazione d’uso, ecc.) e di Determinants,
prime fra tutte le politiche di governo e il framework
legale e giuridico che regolamenta l’ambiente web.
Cercare di comprendere come la Rete in Turchia possa
essere al tempo stesso luogo aperto e libero e anche
quello spazio nel quale il potere del governo non si
arresta e dà luogo a nuove forme di censura. Da qui la
scelta di analizzare la blogosfera turca rispetto a due
fatti di cronaca che hanno tenuto banco nei mesi scorsi
e fatto ripiombare nuovamente il Paese nell’occhio del
ciclone – la visita di Benedetto XVI, lo scorso
novembre, e l’omicidio del giornalista armeno Hrant
Dink, avvenuto nel gennaio 2007.
Il dibattito on line, estremamente vivace – che dà
modo ai blogger turchi di protestare contro l’arrivo
del pontefice e che trova in Rete, attraverso il Saadet
Partisi, un ulteriore via di espressione – cozza,
tuttavia, con episodi di censura (ultimo in ordine
cronologico il caso <You Tube>) e con le misure
restrittive della libertà in uno spazio potenzialmente
democratico e aperto come Internet. Un handicap
quest’ultimo che spinge l’Europa dei Ventisette a
rimandare a data da destinarsi la decisione in merito
all’adesione di questo Paese, il primo musulmano nel
“club cristiano” e che ne farebbe di essa un unicuum
nell’Unione Europea. (A cura di Anna Lisa Ratta/Osservatorio Balcani)
Scarica
il testo completo della tesi (pdf)
|
|
|
CRONACA
|
IL GRUPPO AL QAEDA RETATADI
PRESUNTI TERRORISTI
Undici persone sospettate di
legami con al Qaeda sono state arrestate in Turchia, ha detto l'agenzia stampa
<Anadolu>. Gli 11 sono stati arrestati in una
serie di raid condotti in quattro quartieri della città dalle forze
anti-terrorismo della polizia turca. E' stato sequestrato anche un
grande quantitativo di passaporti e documenti falsi. Secondo quanto
riportato dall'agenzia di stampa, si sospetta che il gruppo stesse
preparando un attentato ad Istanbul. (Adnkronos)
|
|
PER I RAGAZZI
CIRCONCISIONEGRATUITA
La
pratica della circoncisione verrà resa gratuita per tutti i ragazzi
in Turchia. E' un nuovo provvedimento del Governo turco, annunciato
nella <Gazzetta Ufficiale> e che dovrebbe entrare in vigore
già questo mese.
La circoncisione è considerata una tappa importante per i giovani
musulmani e che solitamente si celebra anche con grandi feste. La
decisione del Governo la renderà gratuita per tutti in quanto parte
degli interventi coperti dall'assistenza sanitaria nazionale che
fino ad ora comprendeva solo le circoncisioni necessarie per motivi
medici.
Alcuni analisti ritengono che la decisione, come quelle di
agevolazioni fiscali a favore dei settori turistico e alimentare,
faccia parte di una serie di "mosse elettorali" da parte
del governo in vista delle prossime elezioni a luglio. (Ansa-Reuters) |
|
INONDAZIONI
LA STRAGEDEI
BAMBINI
E' di dieci persone il
bilancio delle vittime, la maggioranza bambini, morte a causa di una
violenta inondazione che ha colpito nei giorni scorsi le province di Agri e
Van, nella zona orientale della Turchia. Secondo un comunicato dei
servizi di stampa del Premier Recep Tayyip Erdogan, otto delle
vittime sono decedute in quattro villaggi di Agri, la zona più
toccata dai diluvi . Altre due persone, un bambino di due anni e la
madre, sono invece morti a Van, una provincia vicina a Agri, dove le
forti inondazioni hanno distrutto una quindicina di abitazioni. La
Croce Rossa si è subito mobilizzata nel tentativo di coprire altre
zone a rischio. Il sud-est dell'Anatolia era già stato colpito a
novembre scorso da precedenti simili, lasciando all'epoca senza vita
oltre 46 persone. (Asca-Afp)
|
|
A TRIESTE
MAXISEQUESTRODI
EROINA
Maxi sequestro di eroina a
Trieste: oltre 175 kg, per un valore di oltre 10 milioni di euro.
Era nascosta in un tir turco proveniente da Istanbul e diretto in
Germania. Sequestrata dalla Guardia di Finanza e dall'Agenzia
Dogane nel porto di Trieste. L'eroina era divisa in 340 pani
sistemati in 8 cartoni collocati in mezzo ad altri cartoni
contenenti televisori. Si tratta del più grosso sequestro di eroina
degli ultimi mesi. Il carico era destinato al mercato tedesco, dove
sono attive organizzazioni turche e curde. (Prima)
|
|
|
ESENZIONE DALLA
LEVA
MILITARISOTTO
ACCUSA PER FAVORI
Facevano
saltare il servizio di leva falsificando le cartelle mediche.
Adesso potrebbero passare seri guai. Il colonnello Murat A. e
il colonnello in pensione Gurbuz A. sono accusati di aver
fatto saltare il militare a decine di persone. Il costo del
"favore" variava da 35 mila a 60 mila Lire turche,
ossia da 19.400 a 33.400 euro. Fra i beneficiari ci sono anche
persone che militano nel Pkk, il Partito dei Lavoratori del
Kurdistan. Il fattaccio è avvenuto nel centro reclutamento
Mamak di Ankara e in questo momento ci sarebbero 54 persone
sotto inchiesta.
La 5° Corte Criminale della capitale ha chiesto l'arresto dei
due militari per "falsificazione di atti di
ufficio". Ma potrebbe andare loro molto peggio. Il fatto
che alcuni membri del Pkk abbiamo saltato il militare grazie a
favori concessi da appartenenti alle Forze Armate, potrebbe
fare accusare i due di avere cercato di formare
volontariamente una organizzazione per commettere crimini. (Apcom) |
|
ECONOMIA
|
UNO SGUARDO
DALPONTE
LUNCHEON
MEETING INCONTRO
ORGANIZZATO AD
ISTANBUL DAL CCIM PER DELINEARE LE PECULIARITA'
DELL'ATTUALE SITUAZIONE POLITICO-ECONOMICA TURCA
|
La
Ciim, la Confederazione degli Imprenditori Italiani nel
Mondo, sede di Istanbul, ha organizzato nel trascorso 29
maggio, un luncheon meeting degli imprenditori
italiani, presente il Console Generale, Massimo Rustico,
ed il Console, Stefano Canzio.
L'incontro
aveva lo scopo di delineare le peculiarità dell'
attuale situazione politica ed economica della Turchia,
che andrà alle elezioni politiche il prossimo 22 di
luglio e di esaminare quali potranno essere i
possibili risvolti, a seguito di tali elezioni,
sull'evoluzione economica del paese e quindi sugli investimenti
operati dagli imprenditori italiani in Turchia.
Possibili
risposte a tali quesiti sono state offerte da un ospite
di rilievo, Zekerya Yıldırım, ex Vice
Governatore della Banca Centrale Turca, attuale membro
della Tusiad, la Confindustria turca, nonché membro del
Consiglio Superiore della stessa Tusiad.
L'interessante
presentazione di Zekerya Yıldırım ha
rilevato la differente posizione tra la Turchia alla
vigilia delle elezioni del 2007 e la Turchia
delle elezioni precedenti, quando si mirava
soprattutto al raggiungimento di una stabilità
economica, indispensabile dopo anni in cui i parametri
macro-economici erano stati inaffidabili,
l'inflazione aveva raggiunto il 30% e, con la crisi del
2001,
era arrivata all'80%, oltre a valori
di crescita industriale negativi.
Le
elezioni politiche del 2007 vedono una Turchia che
ha raggiunto ormai una certa stabilità economica,
garantita da una crescita ormai costante del 7.5%
in media negli ultimi 5 anni, con un'inflazione
|
controllata al sotto del 10% , ed una bilancia
commerciale di 300 miliardi di dollari, di un
Paese
oramai integrato con il resto del mondo secondo gli
attuali parametri della globalizzazione.
Secondo
Zekerya Yıldırım il nuovo governo dopo le
elezioni dovrà puntare su una ulteriore crescita e
sull'export, mentre una ulteriore riduzione delle tasse
e della burocrazia attirerà un numero ancora
maggiore di investimenti stranieri.
In
particolare dall'Italia si assiste ad un sempre
crescente interesse e presenza in Turchia, che
distante solo 2 ore d'aereo e che è già uniformata da
molti anni alle tariffe doganali europee,
presenta un serbatoio di risorse umane qualificate
e dinamiche, rappresenta il "Paese
emergente" più vicino all'Italia, culturalmente e
geograficamente e dove quindi gli imprenditori italiani
si sentono a casa e difficilmente sono traditi da grosse
sorprese o da forti difficoltà di integrazione.
Il
vice presidente Ciim, Aldo Kaslowski, responsabile anche
della Ciim Turchia e dei 22 Paesi limitrofi, ha
sottolineato l'importanza di condividere le
"success stories" degli imprenditori
italiani già all'estero da alcuni o da molti anni, con
gli imprenditori italiani che invece
si avvicinano per la prima
volta ad un paese straniero, in Turchia come
altrove, in tutti i Paesi in cui è presente la Ciim
all'estero; poiché questa è la giusta sinergia secondo
la quale gli
innumerevoli italiani investitori
all'estero da svariati decenni,
possano offrire un valore aggiunto agli italiani
intenzionati a spingersi ora oltre confine.
All'incontro
erano infatti presenti anche professionisti italiani
pronti ad aprire uffici o rappresentanze in Turchia
e per i quali l'intervento di Zekerya Yıldırım
è risultato un ottimo contributo per una loro maggiore
comprensione del paese e delle prospettive della propria
azienda. (Confederazione Imprenditori Italiani nel
Mondo)
|
|
|
|
CRESCITA
DEL SEI
PER CENTO
RAPPORTO
OCSE
"La Turchia ha nettamente migliorato ma
occorre fare
ancora di più", si legge
La crescita
dell'economia turca resterà vicina al 6 per cento nel
2007 e nel 2008, sempre che non si verifichino choc
imprevisti. Lo afferma l'Organizzazione per la
cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), che ha
appena pubblicato il "Rapporto sulle previsioni
economiche mondiali". L'Ocse spiega nel rapporto che
"dopo le due elezioni (per il presidente e per il
parlamento) nel 2007, ulteriori riforme strutturali e
istituzionali potrebbero migliorare la competitività e
gli equilibri esterni, e anche migliorare la capacità di
reagire alle scosse". "La Turchia ha nettamente
migliorato i suoi fondamentali economici ed è
sopravvissuta ad alcune forti tensioni politiche in
aprile", si legge nel rapporto, che tuttavia aggiunge:
"Ma l'economia non è ancora completamente reattiva
alla turbolenza interna e internazionale". Secondo il
rapporto, "l'esigenza chiave per una rapida crescita
sostenibile è la riduzione dell'informalità nel
settore commerciale".
"Taglieremo il prezzo dell'elettricità del 25 per
cento nelle zone di libero scambio". Lo ha annunciato
il ministro turco Kursad Tuzmen. In un'intervista
all'agenzia < Anadolu>, Tuzmen ha detto che "terremo una
serie di colloqui con il Consiglio regolatorio del
mercato elettrico (Epdk) e l'Ente turco per la
distribuzione elettrica (Tedas), dopo i quali decideremo
di applicare tariffe industriali per l'elettricità
usate nelle zone di libero scambio. Quando la decisione
sarà entrata in vigore, il prezzo dell'elettricità
nelle zone franche scenderà del 25 per cento".
"Questa decisione - aggiunge - verrà incontro alle
aziende che operano in queste zone. Ci siamo resi conto
che le zone di libero scambio rappresentano una quota
significativa nel commercio estero della Turchia. Se
facciamo i miglioramenti necessari, gli investimenti
interni ed esteri nelle zone di libero scambio
aumenteranno ulteriormente". (Denaro.it)
|
|
|
DA
<EDISON>
UN
NUOVO
CICLO
DI
INVESTIMENTI
REALTA'
LA TURCHIA
- COME
HA SPIEGATO
ROBERTO POTI' VICE PRESIDENTE DELLA SOCIETA'
- SARA' "UNO DEI PAESI PRINCIPALI" DOVE POTER
CONCENTRARE GLI INVESTIMENTI
La
Turchia sarà "uno dei Paesi principali" su
cui <Edison> concentrerà i propri investimenti,
insieme alla Grecia, la Romania e i Paesi dell’area
Sud-Est europea. Lo ha detto il vicepresidente della
società Roberto Potì, a margine di una conferenza
sull’energia organizzata a Istanbul dal Governo turco
e dalla Commissione europea, durante la quale Potì ha
illustrato il progetto del gasdotto Turchia-Grecia-Italia
che sarà operativo a partire dal 2011-2012. "Edison
ha terminato il ciclo di investimenti in Italia, o
l’ha quasi completato, e quindi si affaccia a un nuovo
ciclo di sviluppo che sarà prevalentemente
all’estero, nell’area del Sud-Est Europa", ha
affermato il vicepresidente, aggiungendo che sul
territorio nazionale l’azienda si concentrerà sulla
commercializzazione e la distribuzione del gas, in vista
della liberalizzazione del mercato, e sulla vendita di
energia elettrica prodotta dalle centrali Edison
costruite negli ultimi anni. "Ripartiamo con un
ciclo di investimenti all’estero che sarà prodromico
alla fase commerciale anche in Turchia, stiamo
investendo molto in Grecia e poi investiremo anche,
penso, in Romania e nell’area del Sud-Est europeo",
ha aggiunto. In particolare, l’azienda italiana è
interessata alle energie rinnovabili, come quella eolica
e idroelettrica che in Turchia hanno "un grosso
potenziale" e anche "all’importante
programma di costruzione di nuove centrali a gas o a
carbone" annunciato dalle autorità di Ankara.
Da parte sua il ministro dell’Energia turco,
Mehmet Guler, ha invitato gli investitori stranieri
"ad avviare progetti in partnership" con
soggetti locali. Potì, snocciolando i dati elaborati da
Edison, durante la conferenza ha spiegato che il
fabbisogno di gas in Turchia crescerà dai 33 miliardi
di metri cubi del 2005 a 39 nel 2010 e a 42 nel 2015.
Allo stesso tempo il consumo di energia elettrica quasi
raddoppierà dagli 1.8 megawatt del 2005 a 3.5 megawatt
nel 2015. Per coprire la domanda, la Turchia "avrà
bisogno di 22-25 gigawatt di riserve in più entro il
2015" e di investimenti da "25-28 miliardi di
euro nella generazione, trasmissione e distribuzione".
Per questo, in vista della liberalizzazione del mercato
che dovrebbe essere completata nel 2012, e della "sincronizzazione"
della rete elettrica turca nel sistema europeo Ucte oggi
il Paese della Mezzaluna "è uno dei mercati più
attraenti per gli investimenti" nel settore
energetico.
A creare qualche ombra, forse, resta solo la riluttanza
turca a entrare nella "Comunità dell’Energia",
progetto lanciato nel 2006 sotto gli auspici dell’UE
per unificare e adattare agli standard comunitari i
mercati energetici dell’area Sud-Est europea. Potì si
è unito agli appelli lanciati dai commissari UE all’Allargamento, Olli Rehn,
all’Energia, Andris Piebalgs, e dal leader degli
industriali turchi, Arzuhan Dogan Yalcindag, affinché
Ankara sciolga le proprie riserve. "Per un
investitore - ha spiegato - avere un’omogeneità di
regole di mercato, pur nella differenziazione che
abbiamo in Europa, dove ogni Stato si organizza per sé,
è una garanzia per l’investimento. Il fatto che la
Turchia aderisca a queste regole comuni europee dà
all’investimento un profilo di rischio molto più
basso; per noi questo ha grande valenza".
Per quanto riguarda l’interconnessione Turchia-Grecia-Italia,
progetto che Edison sta sviluppando in partenariato con
il gruppo greco Depa, Potì ha dichiarato che la tratta
tra Turchia e Grecia "è molto vicina
all’inaugurazione" mentre il collegamento Igi sarà
realizzato in due sezioni, entrambe operative dal "2011-12".
(Denaro.it) |
<SEAT
PAGINE GIALLE>
RIESCE
A CONTENERE
Ha
perduto meno del mercato
dopo che la società ha siglato un accordo
preliminare con <Dogan
Yayin Holding>, primo gruppo media della
Turchia. Entro luglio
la firma.

|
<Seat Pagine Gaille>
perde meno del mercato dopo che la società ha
siglato un accordo preliminare con < Dogan Yayin
Holding>,
primo gruppo media della Turchia, per la costituzione di
una joint venture paritetica con l'obiettivo di
sviluppare il business delle directory multimediali
(carta ed on-line) in Turchia. La firma dell'accordo
definitivo è prevista entro il mese di luglio, a
seguito del completamento delle verifiche preliminari.
Intanto però il titolo a piazza Affari arretra solo
dello 0.56% a quota 0.473 euro contro un indice
S&P/Mib in calo dell'1%, complici anche
continue speculazioni sulla possibile vendita del gruppo
dopo che i fondi azionisti (<Permira>, <Cvc>,
< Bc Partners> e <
Investitori Associati>) hanno dato mandato (in via
esclusiva e per sei mesi) a < Lehman Brothers> di valutare
una serie di opzioni finanziarie e strategiche per la
società.
In realtà, sottolineano gli analisti di < Euromobiliare
sim> (buy e target price a 0.51 euro su Seat),
l'intenzione da parte della società di procedere a tale
progetto in Turchia era già stata annunciata in
passato. "I capex (spese per investimenti, ndr) per
questo progetto sarebbero abbastanza contenuti,
nell'ordine dei 30 milioni di euro annui per la joint
venture (50% <Seat>) dal 2008", spiegano alla
sim, "e gli impatti di conto economico non sono
previsti prima del 2011".
Quindi la notizia, pur positiva, "non è nuova e al
momento non ci sono target", conferma un altro
analista ricordando che nel corso della presentazione
del piano al 2010 il Ceo di < Seat Majocchi> ha
evidenziato che la Turchia è un mercato interessante
per l'elevata concentrazione della popolazione e
l'elevato numero di SMEs, "ma ha anche chiarito che
l'impatto delle nuove iniziative estere non si vedrà
nell'orizzonte del piano e quindi post 2010. Outperform
(farà meglio del mercato, ndr) e target price a 0.51 euro confermati sul titolo". (Francesco
Gerosa/Milano Finanza) |
|
|
NUOVO
SERVIZIO
"MOBILEOFFICE": è
stato lanciato
da <Avea>, fornitore
leader di servizi Gsm
in Turchia, e da
<mail2web.com>
La
<Avea>, il fornitore
leader di servizi Gsm in Turchia, e <mail2web.com> hanno
lanciato oggi un nuovo servizio chiamato "MobileOffice".
Il servizio consente ai telefoni intelligenti
compatibili quali < BlackBerry> e < Microsoft ActiveSync> di
sincronizzare in maniera wireless messaggi di posta
elettronica, calendari, attività, contatti e documenti
tramite la tecnologia Push della <Microsoft>.
Grazie al fatto che la tecnologia Push sviluppata dalla
Microsoft è supportata da marchi quali <Nokia>,
<SonyEricsson>, < Samsung> e <Motorola>, gli utenti possono
scegliere tra un'ampia gamma di cellulari compatibili da
usare per questo nuovo servizio.
Trattasi della prima volta in Turchia che un fornitore
di servizi Gsm offre un servizio a valore aggiunto che
colmi il divario tra gli utenti di normali cellulari e
le applicazioni per ufficio quali < Microsoft Exchange> e
<
Microsoft SharePoint Services>.
Ilker Kocak, vice presidente della divisione Vendite e
Marketing della <Avea>, ha espresso il seguente commento:
"Abbiamo scelto <mail2web.com>, leader mondiale
quanto a soluzioni per la messaggistica e la
collaborazione, per il nostro servizio "MobileOffice". Tra
le due imprese regna una sinergia perfetta poiché
entrambe sono impegnate nell'offerta ai propri clienti
di soluzioni tecnologiche d'avanguardia. Grazie a questo
nuovo servizio consentiremo ai nostri clienti di
raggiungere i loro uffici a prescindere dalla loro
ubicazione. Ambiamo ad affermarci quale il fornitore
leader di servizi per la collaborazione mobile in questo
mercato."
Michael R. von Filski, direttore della < mail2web
International AG>, licenziataria e rappresentante di
<mail2web.com> per le regioni Europa, Medioriente ed
Africa, ha aggiunto: "Consideriamo la Turchia un
mercato molto importante per via della sua popolazione
giovane e dinamica, dell'elevata penetrazione dei
servizi Gsm e della vicinanza geografica e dei legami
politici con numerosi Paesi confinanti. Per accedere a
questo importante mercato ci siamo rivolti alla <Avea",
che è il fornitore di servizi Gsm più giovane e
competitivo della Turchia."
|
Tony
Yustein, presidente esecutivo della <SoftCom>,
l'impresa madre di <mail2web.com>, ha affermato:
"Siamo lieti del fatto che la <mail2web
International AG> stia espandendo la nostra presenza
nella regione dell'Emoa. La nostra visione consiste nel
fornire soluzioni tecnologiche specializzate nella
mobilità che, a nostro parere, costituisce la prossima
grande tendenza per quanto concerne Internet. La
selezione da parte della <Avea> dei nostri prodotti
dimostra che siamo in grado di sviluppare servizi a
valore aggiunto ad alta disponibilità per fornitori di
servizi Gsm in qualsiasi parte del mondo."
Informazioni di carattere generale sulla <Avea>
La <Avea> è il fornitore di servizi Gsm di più recente
costituzione in Turchia. La società vanta 8 milioni di
abbonati, impiega 1.900 dipendenti e fornisce servizi di
roaming internazionale in 165 Paesi tramite 371 reti
Gsm. Nel 2005 la <Turkish Telecom> è stata privatizzata e
la <Oger Telecom> detiene una quota di compartecipazione
del 55%. Nel settembre del 2006 la <Turk Telecom> ha
acquisito la quota di compartecipazione della < Telecom
Italia> del 40.6% nella <Avea>, mentre il restante 19%
appartiene alla < Turkish Is Bank>. La <Oger Telecom> è
quindi l'azionista di maggioranza della <Avea>.
Informazioni di carattere generale su <mail2web.com> e
<
mail2web AG International>.
Sin dal 1997 la <mail2web.com> è il fornitore leader di
vari servizi Internet destinati a 16 milioni di utenti
in 220 Paesi, e supporta 26 lingue. Quale < Micrtosoft
Golden Partner for Mobility Solutions> a livello
mondiale, mail2web.com sviluppa servizi facili da usare
basati su tecnologie d'avanguardia. La < mail2web
International AG> è la società licenziataria e
rappresentante di <mail2web.com> per l'Europa, il
Medioriente e l'Africa.
Contatta
Per la <Avea> Burcin Uzunhasan, +90-555-255-2587
burcin.uzunhasan@avea.com.tr oppure per la < mail2web
International AG Sinan Oymaci>, +90-532-283-9131
sinano@mail2webint.com
oppure per la <SoftCom John Carthy>, +1 (416) 957 7419
johnc@softcom.biz
|
 |
Consente
ai telefoni intelligenti
di sincronizzare in maniera wireless
messaggi di posta elettronica,
calendari, attività, contatti e
documenti tramite la tecnologia
Push della <Microsoft> |
|
| |