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<TURCHIA
OGGI> - A PARTE LA DOCUMENTAZIONE DELL'AMBASCIATA DI ITALIA AD
ANKARA E DELL'ICE DI ISTANBUL - SI AVVALE PER LE NOTIZIE E GLI
ARTICOLI RIPORTATI SUL SUO WEB, E NATURALMENTE RELATIVE ALLA TURCHIA,
DELLE NEWS
GIA' APPARSE IN ALTRI SITI O GIA' PUBBLICATE SU QUOTIDIANI E
RIVISTE. NON FA ALTRO CHE ASSEMBLARLE, NELLA CONVINZIONE CHE SIANO
DI MAGGIORE UTILITA' PER QUANTI HANNO UN QUALCHE INTERESSE PER
QUESTO PAESE. <TURCHIA OGGI>, AD
OGNI MODO, E' SEMPRE A VOSTRA DISPOSIZIONE.
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PRIMO
PIANO
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OLTRE
IL VUOTO
L'ATTENTATO DI
ANKARA
LA TURCHIA DEVE
REAGIRE
ALLE BOMBE PER EVITARE CHE IL PAESE - A DUE MESI DALLE
CONSULTAZIONI ELETTORALI - POSSA DIVENTARE PREDA DEI DISORDINI
E DELLA PIAZZA. IL NUMERO DELLE VITTIME
Ci
risiamo. Proprio quando il turismo in Turchia dava segni di
una ripresa a dir poco sorprendente rispetto alla stagione
negativa dell'anno scorso, ecco che l'attentato di Ankara
riporta ancora una volta il Paese in quel clima di insicurezza
che è proprio quello che vogliono i terroristi. Quale sigla
abbia firmato la strage - costata la vita a 7 persone mentre
altre 120 sono rimaste ferite - ha in fondo una importanza
relativa. Che a mettere la bomba al plastico sia stato un
guerrigliero del Pkk invece che un fanatico islamico di al
Qaeda , o viceversa, non fa ritornare certo in vita i morti.
Semmai ci si chiede come mai i servizi di sicurezza turchi che
- a detta di alcuni sarebbero efficientissimi - non sapessero
nulla circa la preparazione di un piano eversivo così cruento
portato a termine contro un affollato centro commerciale della
capitale ed in pieno centro. Eppure a due mesi esatti dalle
consultazioni elettorali di luglio l'intelligence locale
avrebbe dovuto prevedere che una qualche organizzazione
terroristica si sarebbe prima o poi fatta sentire. E,
purtroppo, prima che poi. Mai la situazione, nel Paese della
Mezzaluna, è stato così delicata e ci vuole poco - se
l'allerta non è alta - perché questa possa precipitare
facendo ricordare ai turchi momenti storici che invece si vogliono dimenticare. Sarebbe bene, quindi, che il Governo
Erdogan, i laici, e - perché no - anche i
militari si rendessero conto che la Turchia può andare avanti
verso la strada che porta all'Unione Europea solo stringendo
un patto di solidarietà contro il comune nemico: che poi è
quello che vuole, oggi come ieri, la disgregazione del Paese.
Una nazione ingovernabile e sotto i colpi degli attentati, non
invoglia nessuno: né i turisti che vogliono trascorrervi le
loro vacanze, né tanto meno Bruxelles, di per sè già poco
propensa a far entrare Ankara nel <Club dei Ventisette>.
In quanto a quest'ultima - sempre così ammiccante nei
confronti delle formazioni eversive, sempre così solerte a
richiamare Ankara all'ordine circa i diritti civili e le
rivendicazioni etniche e quant'altro, sempre così solerte a a
gridare la sua avversione per le Forze Amate turche - dovrebbe
farla finita di appoggiare direttamente ed indirettamente i
terroristi camuffati con sigle sedicenti. Una Turchia
destabilizzata diventerebbe infatti a sua volta
destabilizzante anche per il Vecchio Continente. E nessuno,
credete, vuole questo. (Turchia
Oggi)
FERMATI
CON 11 KG di A-4
Un uomo ed una donna che preparavano un attentato
terroristico con 11.3 chili di esplosivo A-4 sono
stati arrestati ieri nella città meridionale
mediterranea di Adana. Lo ha reso noto l'agenzia turca
<Anadolu> precisando, che i due sono stati
fermati in un taxi. La donna aveva in una borsa anche
due bombe a mano e 12 detonatori. (Swisspolitics.org) |
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AL GOVERNO
LE CRITICHEDEL
PRESIDENTE OZ
Lunedì scorso, 21
maggio, è stato l'ultimo giorno di lavoro di Nuri Oz da
presidente della Corte Suprema di Appello ma prima di farlo ha
voluto lanciare un messaggio ben preciso al Governo Erdogan,
al quale non ha risparmiato qualche pesante critica.
Sottolineando l'importanza della magistratura nel tutelare la
forma democratica dello Stato, Oz ha detto che il più grosso
problema della Turchia è l'indipendenza della magistratura al
potere politico, la presenza di partiti anti-democratici e la
corruzione generale del sistema. Oz ha poi aggiunto che
l'attuale Governo in carica non ha fatto assolutamente nulla
per cercare di correggerli.
Quando si è toccato il tasto della riforma costituzionale,
fatta passare recentemente dal Governo islamico-moderato di
Recep Tayyip Erdogan, Oz ha affermato: "Le regole
contenute nella Costituzione sono ancora valide e scegliere di
cambiarle per cercare di risolvere una crisi causa tensione in
politica e nella società si rischia di limitare
l'imparzialità e la garanzia di equidistanza che dovrebbe
essere propria del presidente della Repubblica". (Apcom)
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LA
BACCHETTATA
L'Associazione dei giovani industriali turchi (Tugik)
ha bacchettato i partiti politici. Hasim Sesli,
presidente della Tugik, ha accusato le varie
formazioni politiche di aver presentato programmi poco
chiari in vista del voto del prossimo 22 luglio. Sesli
ha anche detto che l'Akp, il partito islamico-moderato,
che ha guidato il Paese negli ultimi 5 anni, ha
operato sostanziali cambiamenti nel mondo economico
nazionale.
Da segnalare che il il Capo del Governo
incontrerà la Tusiad (Confindustria turca) per
fare il punto della situazione e soprattutto per
cercare il suo appoggio in vista del voto del 22
luglio. (Apcom) |
I
MILITARIE LE
ELEZIONI
Il
prossimo 22 luglio in Turchia si vota ed anche
l'esercito si prepara a questo importante appuntamento,
seguito con sempre maggiore attenzione da media e
opinione pubblica.
Il personale militare non potrà andare in ferie in quel
periodo o usufruire delle licenze. Il provvedimento è
stato adottato per favorire l'adesione al voto da parte
dei componenti delle Forze Armate e riguarda
direttamente e indirettamente circa mezzo milione di
persone. (Apcom) |
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INTERVISTA DI FABIO
SALOMONI, PROFESSORE DI CULTURA ITALIANA AD ISTANBUL, AL
GIORNALISTA DEL <CUMHURIYET>, GURAY OZ
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I
motivi per i quali centinaia di
migliaia di persone sono
scese in piazza per manifestare contro
Governo e nazionalisti
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RISCHIO
DI UNA ISLAMIZZAZIONE
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A
SAMSUN
LA
4° MARCIA PER LA LAICITA'
Decine
di migliaia di turchi hanno partecipato a una
manifestazione in difesa della laicità dello Stato a
Samsun, sul Mar Nero. Dopo quelle tenutesi a Istanbul,
Ankara e Smirne nelle settimane scorse, si tratta
della quarta protesta popolare di massa contro il Governo guidato dal premier filo-islamico Recep Tayyip
Erdogan, leader dell'Akp, il Partito per la Giustizia
e lo Sviluppo. Intonando slogan quali "No alla
sharia!" (la legge coranica, ndr) e "La
Turchia è laica e rimarrà laica!", la folla ha
invaso la piazza principale della città. La
manifestazione è stata indetta sulla scia
dell'accordo stretto tra i due principali gruppi di
opposizione: il Chp, o Partito Repubblicano del
Popolo, e il più piccolo Dsp. Le due formazioni
politiche si sono impegnate a lanciare una battaglia
comune contro la decisione del premier di tenere nuove
elezioni il 22 luglio. La crisi, ormai istituzionale,
va avanti da diverse settimane e vede coinvolti da un
lato la formazione islamica guidata da Erdogan,
dall'altro le opposizioni e le forze laiche, di cui
come di consueto si sono voluti fare interpreti i
vertici delle Forze Armate, preoccupati del crescente
dominio dell'Akp in diversi e sempre maggiori ambiti
della vita pubblica. A scatenare la scintilla era
stata in particolar modo la designazione del ministro
degli Esteri, Abdullah Gul, come candidato del partito
di Erdogan alla Presidenza della Repubblica; Gul si è
poi ritirato, non avendo raggiunto per due volte di
seguito il prescritto quorum in Parlamento, cui spetta
l'elezione del capo dello Stato. (Agi) |
Güray
Öz è uno dei direttori responsabili del quotidiano
<Cumhuriyet>
(La Repubblica), dal 1924 bastione della Turchia
kemalista e laica, organizzatore delle manifestazioni di
queste settimane. <Panorama.it> lo ha
intervistato per capire quali sono le ragioni che hanno
indotto
centinaia di migliaia di persone a scendere in
piazza contro l’ipotesi di un presidente della
Repubblica filoislamico eletto dal partito di Governo
Akp.
Il suo giornale è stato promotore mesi fa della
campagna "Siete coscienti del pericolo?",
contro il rischio di una deriva fondamentalista nel Paese…
Il giornale ha voluto lanciare un avvertimento al Paese
rispetto alla situazione politica. Negli ultimi cinque
anni è in atto un tentativo di islamizzare il Paese.
C’è il pericolo di trasformare il nostro paese in un
Paese confessionale, di minare la laicità conquistata
con la repubblica nel 1923. Quando si mina la laicità
si mina anche la democrazia. Nei Paesi in cui vige la
sharia la democrazia è impensabile, la laicità è una
condizione indispensabile per la democrazia e questi due
elementi sono inseparabili, vanno di pari passo. Il
nostro appello ha trovato via via consensi crescenti che
sono sfociati nelle manifestazioni delle ultime
settimane, organizzate dalle associazioni della società
civile.
Chi sono le persone che hanno partecipato alle
manifestazioni ?
La classe media. Le persone che hanno partecipato sono
la colonna portante del paese, non settori marginali
della società. Si parla di tre-quattro milioni di
presenze.
Le manifestazioni sono state criticate perché
organizzate dall’esercito
Non c’è niente di più democratico di una
manifestazione, l’esercito non ha partecipato, non
credo si sia trattato di manifestazioni
antidemocratiche. La prima
manifestazione
è stata il 14 aprile, prima |
che
arrivasse il comunicato dello Stato Maggiore.
Qual è la sua opinione rispetto al ruolo delle Forze Armate?
Io non vorrei che i militari si occupassero di politica.
Personalmente ho molto sofferto nei due precedenti colpi
di stato, del 1971 e del 1980, ho dovuto vivere per anni
in esilio all’estero. In passato la gente si è
trovata di fronte all’alternativa tra sharia e colpo
di stato. E’ un aut aut che la gente scesa in piazza
di fatto ha rifiutato. Lo slogan era né sharia né
golpe.
Nelle manifestazioni si respirava un clima di
ostilità nei confronti dell’Europa…
Nei confronti della UE e degli Stati Uniti. Contro
l’America per i suoi giochi nel Medio Oriente che
possono produrre seri pericoli per la Turchia. Contro la
UE perché l’Unione non vede di buon occhio il nostro
Paese, in qualche modo lo sta ingannando. Si comporta
come se volesse l’adesione turca e nello stesso
momento cercasse di allontanarne la sua specificità.
Tutto questo provoca nelle persone una profonda
diffidenza che si è ritrovata anche nelle
manifestazioni.
Cosa pensa delle riforme realizzate negli ultimi
cinque anni?
I cittadini di questo paese cercano di realizzare queste
riforme da almeno quarant’anni e non hanno lasciato
nulla di intentato. Sono finiti in carcere, sono stati
torturati, hanno fatto di tutto per le riforme. Adesso
si pensa che le riforme attuate siano state fatte grazie
all’Unione Europea. Per le persone come me, dire ora
che l’Europa ha reso possibili queste riforme suona
come una grande ingiustizia.
Quale sarà il problema più urgente per il
nuovo Parlamento?
La laicità e poi l’elezione del nuovo presidente
della repubblica perché, nonostante gli sforzi dell’Akp,
è tecnicamente impossibile eleggerlo prima delle
elezioni politiche di luglio. (Fabio Salomoni/Panorama.it) |
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LAICISTA
ED
INTRANSIGENTE
PALAZZO
CANKAYA IL SETTENNATO
DEL PRESIDENTE USCENTE, AHMET NECDET
SEZER, SECONDO ALCUNI AVREBBE DELUSO
Indipendente,
incorruttibile, libero pensatore: Ahmet Necdet Sezer, la cui
autorità non derivava né dai circoli della politica, né dal
potere dei militari, si è proposto come garante della
democrazia e dello stato di diritto. Giurista imparziale e di
professione, la sua scelta per la più alta carica dello stato
alimentò molte speranze, prima fra tutte che la strada verso
l’Europa fosse spianata. Se paragonato al suo predecessore,
il vecchio Süleyman Demirel, autentico dinosauro della
politica, il 59enne homo novus ispirava sentimenti di
apertura e rinnovamento.
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L'homo novus
Già presidente della Corte Costituzionale Sezer era un
outsider nel campo della politica. In verità, l’allora
Primo Ministro Bülent Ecevit avrebbe preferito una seconda
candidatura dell’uscente Demirel. Ma la sua maggioranza in
Parlamento si rifiutò di votare un emendamento costituzionale
necessario per permetterne la rielezione e di conseguenza la
scelta cadde su Sezer. In quanto neutrale, era un candidato
che incontrava i favori sia dei nazionalisti che degli
islamisti. L’elezione del 6 maggio 2000 fu così raggiunta
con l’accordo di tutti i partiti e con la benedizione della
stampa occidentale.
Oggi che è giunta l’ora di scegliere il successore, il
bilancio della presidenza Sezer è in chiaroscuro. Molti
osservatori sono critici circa il suo impegno
sull’integrazione con l’Unione Europea. "In ultima
analisi, si può dire che non ha soddisfatto le aspettative"
sostiene Jan Senkyr, della Fondazione <Konrad Adenauer> di
Ankara. "In principio si è espresso per le riforme
economiche e la libertà di pensiero ma, alla fine, più che
un motore del cambiamento è diventato un freno per le riforme". Le ragioni sono da ricercare più che in un
cambiamento delle opinioni di Sezer, nel mutato quadro
politico della Turchia.
Quando lasciò a casa la moglie di Erdogan perché velata
Il 3 novembre 2002 il Governo conservatore di Bülent Ecevit
fu sciolto in seguito alla vittoria elettorale del Partito per
la Giustizia e per lo Sviluppo (Akp nella sigla turca) guidato
da Tayyip Erdogan. Sezer vide in questo partito di
orientamento islamico moderato una minaccia per il laicismo.
Più volte si rifiutò di apporre la sua firma sulle leggi del
Governo e si oppose alla nomina di nuovi giudici e funzionari
pubblici. "Sezer ha respinto ogni tentativo di riforma che
potesse minare la natura laicista della repubblica», dice
Senkyr. «Inoltre ha bloccato il progetto di avvicinamento
all’Europa così come le riforme per equiparare i diritti
delle minoranze religiose".
Nei confronti di Erdogan i rapporti sono stati tesi non solo
su un piano squisitamente politico. Dato che sua moglie, la
Signora Emine, indossa abitualmente il velo islamico, Sezer
invitò il premier da solo ai ricevimenti di Stato. Anche alle
altre mogli dei ministri dell'Akp che indossano il velo negò
l’ingresso nel palazzo presidenziale. "Erdogan e Sezer
hanno idee politiche completamente differenti", sostiene
Senkyr, "e non si fidano l’uno dell’altro". Con ogni
probabilità Sezer credeva, come molti kemalisti, che l'Akp
avesse un piano segreto per islamizzare lo Stato turco.
Sebbene non fosse nei poteri del presidente opporsi alla
legittimità del nuovo Governo, non ha perso occasione per
intralciargli il cammino. "Secondo la Costituzione, il
presidente non ha diretti compiti di Governo", spiega Senkyr
"ma gode di grande prestigio in quanto successore di
Atatürk,
fondatore dello stato". È comandante in capo delle Forze
Armate, una carica importante in uno stato fortemente
influenzato dall’esercito, anche se, fin dall’inizio del
mandato, le relazioni con i militari sono state difficili.
Dalla parte dei kemalisti
Il clima è teso fin dal 2000, quando Sezer rischiò un
contrasto aperto con i militari, perché negò di apporre la
sua firma ad un decreto che permetteva al Governo di
allontanare dagli uffici pubblici gli impiegati di origine
curda o gli islamici praticanti. Ha sostenuto l’abolizione
della pena di morte, la limitazione del potere dell’esercito
e appoggiato la lotta alla corruzione. Dopo la vittoria dell'Akp
si avvicinò ai circoli kemalisti e mise il laico
intransigente Yasar Büyükanit alla guida delle Forze Armate.
Anche in altre circostanze Sezer si schierò dalla parte dei
kemalisti. Come quando non tributò i dovuti onori a Orhan
Pamuk – lo scrittore turco che vinse il nobel della
letteratura nell’ottobre 2006 – perché reo di aver
riaperto la questione del massacro degli armeni. Oppure quando
non partecipò ai funerali di Hrant Dink, giornalista armeno
ucciso da un giovane nazionalista. In definitiva, nonostante
alcuni impulsi positivi, Sezer sì è erto a difesa dei vecchi
concetti kemalisti, dove prima viene lo Stato e poi, a volte,
il cittadino. (Ulrich Schwerin/Cafebabel.com)
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| GIORGIO
GIRELLI CAVALIERE
DI GRAN CROCE
L’ambasciatore
della Repubblica di San Marino presso la Repubblica di
Turchia Giorgio Girelli è stato insignito da parte del
presidente Giorgio Napolitano della onorificenza di
Cavaliere di Gran Croce, la più elevata al merito della
Repubblica Italiana. La nomina è stata concessa “in
considerazione di particolari benemerenze”, su
proposta del presidente del Consiglio, Romano Prodi e
sentita la Giunta dell’Ordine “Al merito della
Repubblica Italiana”.
Giorgio
Girelli è stato ufficiale di complemento dell’arma
aeronautica, direttore generale del Senato Italiano,
consigliere al Quirinale dei presidenti Francesco
Cossiga e Oscar Luigi Scalfaro nonché Consigliere
Regionale. Attualmente, oltre a ricoprire l’incarico
di presidente del Conservatorio “Rossini” di Pesaro,
l’ambasciatore Girelli a corredo dei suoi compiti di
istituto è compartecipe di iniziative che promuovono in
Italia l’approfondimento della conoscenza delle
specificità della Repubblica di San Marino nonché
della articolata realtà economica e culturale presente
nella repubblica di Turchia, come recentemente ha avuto
modo di fare in conferenze a Fermo, Campobasso e Roma.
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IL
"NO" ALIMENTERA' UN
SENTIMENTO
ANTI-EUROPEO
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LA RISPOSTA
L'AVVERTIMENTO
DEL PRIMO
MINISTRO TURCO RECEP TAYYIP ERDOGAN AL NUOVO
PRESIDENTE FRANCESE NICOLAS SARKOZY. LA
TELEFONATA PER "CONTATTI DIRETTI" SULLA QUESTIONE
Il
Primo Ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, ha
telefonato al neopresidente francese Nicolas Sarkopzy
proponendo "contatti diretti" sull'adesione di
Ankara all'UE. Secondo fonti dell'Ufficio del premier,
è la prima volta che i due si sono parlati da quando
Sarkozy è arrivato all'Eliseo. Nei giorni scorsi
Erdogan aveva avvertito che una
opposizione della Francia all'ingresso della Turchia nell'Unione Europea
non farà che alimentare il sentimento anti-europeo presso i turchi,
danneggiando ulteriormente i legami bilaterali. ''Sarkozy deve superare
i suoi pregiudizi . Se vogliamo unire delle civiltà
all'interno dell'UE, se diciamo che l'UE non è un club
cristiano, allora Sarkozy dovrebbe rivedere le sue
opinioni'', aveva detto Erdogan a Istanbul nel corso
dell'assemblea annuale dell'Istituto internazionale
della stampa. Sarkozy si è più volte detto contrario
all'entrata della
Turchia nell'Unione Europea, affermando che la maggior
parte del territorio turco si trova in Asia e che il
progetto di un'Europa politica unita sarebbe reso
impossibile da un eccessiva estensione delle frontiere
dell'Unione.
Anche recentemente il presidente francese aveva ribadito il suo
"no" al presidente della Commissione europea,
Josè Manuel Durao Barroso. Rispondendo alle domande dei
giornalisti al termine dell'incontro con il vertice
dell'UE a Bruxelles, Sarkozy infatti ribadito:
"Non ho cambiato idea e non vedo come io possa
essere un candidato con un'opinione e un presidente con
un'altra, non penso che per la Turchia vi sia posto in
Europa". Per il Capo dell'Eliseo, "l'Europa
deve avere delle frontiere e deve dare maggiore
precisione al principio della capacità di
assorbimento". Barroso era intervenuto sul tema
pochi minuti dopo ribadendo da parte sua di essere
"per il proseguimento dei negoziati" con
Ankara. Ora per il presidente della Commissione
"non bisogna sovraccaricare l'agenda del |
Consiglio
europeo di giugno sospendendo i negoziati con i Paesi
candidati".
La risposta del Primo Ministro turco non si era fatta
attendere.
''Il mio popolo ha delle
preoccupazioni nei confronti dell'Unione Europea. La
posizione
negativa di un Paese (sull'entrata della
Turchia) porta qui (in Turchia) a una posizione negativa
nei confronti di questo Paese'', aveva spiegato Erdogan,
aggiungendo che ''un messaggio mal compreso su questo
tema cambierà l'atteggiamento dei turchi verso la
Francia, perciò Sarkozy probabilmente deve prendere in
considerazione ciò''.
Da segnare, su questo tema,un intervento di Romano Prodi a margine di un
convegno. Il presidente del Consiglio italiano si
era detto "convinto che la Turchia appartenga
all'Europa", ma "non posso nascondere - aveva
aggiunto - che il negoziato di adesione è lungo e
complesso e che occorre avere pazienza e perseveranza
per portarlo a buon fine".
(ASCA-AFP) |
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LA FRANCIA
SPINGE
VERSO
IL PARTENARIATO
Come anticipato in
campagna elettorale da Nicolas Sarkozy, il nuovo
segretario agli Affari Europei Jean-Pierre Jouyet
ha auspicato ai microfoni di <Rtl> la creazione di
"un partenariato privilegiato" fra Turchia
e UE.
Pressato dai giornalisti a Bruxelles, Jouyet
è restato più vago quando gli è stato chiesto della
volontà del nuovo governo francese di bloccare o meno già
a giugno i negoziati in corso per l'adesione della
Turchia all'UE. "La posizione del presidente su
questo punto è perfettamente chiara", si è
limitato a dire Jouyet.
"Quello che è più urgente, è fare
uscire l'Unione Europea dall'empasse
istituzionale". L'aperto riferimento alla
questione istituzionale, in realtà, lascia pensare che
per il momento Parigi non compirà passi eclatanti.
Entro il 30 giugno prossimo, quando scade la presidenza
tedesca dell'UE, in effetti, i 27 devono decidere se
aprire tre nuovi capitoli negoziali con la Turchia.
Sarkozy, secondo molti osservatori, non ha interesse a
creare una crisi con Ankara proprio in un momento in cui
la Cancelliera tedesca Angela Merkel sta cercando uno
sblocco alla questione istituzionale, al Consiglio
Europeo che riunirà a Bruxelles i Capi di Stato e di Governo
dei 27 il 21 e 22 giugno prossimo. |
JOHN
NEGROPONTE:
"SARKOZY, RIFLETTI"
Gli Usa hanno chiesto
al neo presidente francese, Nicolas Sarkozy, di
riflettere prima di chiudere la porta dell'UE ad Ankara.
Sarkozy aveva detto chiaramente in campagna elettorale
che la Francia si opporrà all'ingresso della Turchia
nell'UE. Nel giorno del suo insediamento all'Eliseo, il
numero due del Dipartimento di Stato Usa, Joh Negroponte,
lo ha pregato ha chiesto di "riflettere a quelle
che sarebbero le conseguenze in Turchia e nella regione
se la porta fosse totalmente chiusa". (Ansa) |
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TURCHIA:
INCONTRO IN SENATO
LE
FRONTIEREDELL'EUROPA
"La
Turchia e le frontiere dell'Europa": questo il tema di un
incontro che si terrà mercoledì 6 giugno alle h 18.00 presso
la Sala Commissione Difesa del Senato della Repubblica.
Introdurrà Aldo Di Lello, direttore di <Imperi>.
Moderatore Paolo Quercia, analista di relazioni
internazionali. Ai lavori prenderanno parte l'ambasciatore
della repubblica turca Ugur Ziyal, il presidente della
Commissione Affari Esteri di palazzo Madama, sen. Lamberto
Dini, la prof.ssa Meliha Altinisik rappresentante del Centro
Studi Strategici del ministero degli Esteri turco, il
vice-presidente del Groppo di An in Senato, sen. Alfredo
Mantica.
Per qualsiasi informazione questi i punti di riferimento: fax.
06-67063587, tel. 06-67065475 e-mail.
annarita.mariano@senato.it |
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POLITICA ESTERA
E
SICUREZZA
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L'INTERVISTA
COLLOQUIO
PER LA <VOCE D'ITALIA> DI CARLO
FRAPPI CON L'AMBASCIATORE
TURCO IN ITALIA, UGUR ZIYAL
La
Turchia attraversa oggi uno dei più delicati momenti
di transizione della propria storia repubblicana. Il
vivace dibattito politico e l’ampia partecipazione
popolare mostrano un paese in fermento, attento alle
direttrici che la Turchia va perseguendo sul piano
interno ed internazionale.
La crescente instabilità irachena, legata a doppio
filo all’intensificarsi delle attività
terroristiche del Pkk, rappresenta su questo sfondo
una delle principali sfide che la politica estera di
Ankara si trova a fronteggiare. Una sfida tanto più
significativa in ragione dei riflessi diretti che essa
ha tanto sulla politica di sicurezza, quanto sui
rapporti con i tradizionali alleati occidentali e
partner regionali del Paese. Ne abbiamo parlato con
l’Ambasciatore della Repubblica di Turchia in
Italia, S.E. Sitki Ugur Ziyal.
In che modo è cambiata la politica estera e
di sicurezza turca in relazione al lancio
dell’operazione Iraqi Freedom nel 2003?
Il conflitto in Iraq ha influenzato notevolmente la
politica estera turca. L’intervento americano ha
finito per destabilizzare l’Iraq che rappresenta
oggi non, come ci si aspettava, una fonte di
democrazia e di futuri cambiamenti nella regione, ma
piuttosto una fonte di instabilità e di
preoccupazione per tutti gli attori e le
organizzazioni internazionali.
Tutti cerchiamo di ricompattare l’Iraq, ma ciò non
sarà possibile sino a quando non saranno gli iracheni
stessi a volerlo. Quello che stiamo facendo oggi è
dunque tentare di contenere l’instabilità sino a
che essi non riusciranno a trovare tra loro una forma
stabile di compromesso, poiché il vuoto di potere
generato dalla caduta del passato regime è oggi
riempito da attori diversi e non statali. Si sta
generando una scenario da incubo al quale la comunità
internazionale deve dare primaria importanza.
Rispetto alla Turchia, non essendo noi stati parte
delle operazioni militari, per un certo periodo non
siamo stati neanche coinvolti in Iraq sul piano
politico. La nostre relazioni economiche con il nord
Iraq e con il resto del paese tuttavia continuano: la
Turchia ha circa 3 miliardi di dollari di scambi con
l’Iraq, il che la rende uno dei più importanti
partner iracheni per il commercio. Allo stesso tempo,
la stabilità politica della regione, l’integrità
territoriale e la stabilizzazione dell’Iraq hanno
per la Turchia un’importanza primaria. Per
perseguire questi obiettivi, abbiamo preso
l’iniziativa dell’organizzazione di conferenze
periodiche tra gli stati confinanti con l’Iraq,
adesso allargate anche ai membri del G8 ed ai restanti
membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Quali sono gli obiettivi della Turchia
rispetto al futuro assetto istituzionale iracheno?
La Turchia rappresenta l’unico stato democratico
della regione: per quanto possa apparire utopistico,
vorremmo che l’Iraq diventasse uno stato democratico
e stabile. Dunque per prima cosa che, all’interno
del territorio nazionale, gli iracheni riuscissero a
trovare un accordo su come organizzare il loro Paese.
Vorremmo inoltre che si procedesse verso l’unità
del paese, non verso il suo smembramento. Tutti i
gruppi etnici presenti in Iraq sono responsabili e si
devono impegnare in tal senso: essi devono dimostrare
di essere iracheni prima di tutto.
In terzo luogo la situazione di sicurezza deve
essere migliorata.Questi sono i tre aspetti più
importanti sui quali stiamo lavorando tanto con i
paesi confinanti, quanto con tutti i gruppi
interni all’Iraq, non solo turcomanni o sunniti.
Ritiene che le forze della coalizione oggi
presenti in Iraq condividano gli stessi obiettivi?
Si, certamente. Gli obiettivi sono gli stessi, sono i
metodi che differiscono. Da parte nostra, avevamo
chiarito, all’inizio dell’operazione, che tali
metodi non avrebbero funzionato, così come si è
verificato. C’è bisogno di un cambiamento di
strategia e ritengo che il percorso tracciato dalle
conferenze rappresenti un’iniziativa in tal senso.
L’avvio delle operazioni militari in Iraq è
coinciso con la unilaterale rottura del
cessate-il-fuoco proclamato, nel 2000, dalla
formazione terroristica del Partito dei Lavoratori del
Kurdistan (Pkk). Qual è la relazione
tra le due problematiche?
L’Iraq è molto importante per la Turchia sotto
diversi aspetti. Uno di questi è quello della
sicurezza. In passato il Pkk ha goduto di safe heavens
in un altro paese confinante [la Siria, ndr.]
con il quale la Turchia ha oggi ottime relazioni. Ciò
è molto importante e va tenuto in considerazione.
Oggi il Pkk beneficia di zone franche in nord Iraq, da
dove conduce attacchi terroristici in territorio
turco. La responsabilità di bloccare questi attacchi
ricade sugli Sati Uniti come potenza occupante, sugli
iracheni in quanto governo centrale e sui curdi in
quanto governo locale. Essi debbono riprendere il
controllo dei santuari del Pkk, evitare che i
terroristi possano organizzarsi ed onorare gli impegni
che hanno assunto nei confronti della comunità
internazionale in generale e della Turchia in
particolare.
Con i leader curdi Barzani e Talabani abbiamo avuto in
passato ampie relazioni ed abbiamo cooperato nel
tentativo di combattere il terrorismo. Se oggi
l’Iraq del nord è stabile, lo si deve
all’operazione Provide Comfort [1991–1996, ndr.],
attivamente sostenuta dalla Turchia. Nel futuro
dell’Iraq non ci dovrà essere spazio per alcun tipo
di terrorismo.
Innanzi alla incapacità delle forze della
coalizione e di quelle irachene di reprimere le
attività terroristiche del PKK in territorio
nord-iracheno, esponenti di primo piano
dell’esercito e dell’esecutivo turco hanno
ripetutamente minacciato di intraprendere direttamente
iniziative militari oltre confine. Come bisogna
interpretare questo tipo di dichiarazioni?
Ogni Stato ha il diritto di difendersi dalla
minaccia del terrorismo, anzitutto attraverso la via
diplomatica. Se questa non dovesse funzionare, bisogna
tuttavia usare la forza, in via legittima e condivisa.
Questo è esattamente il punto in cui ci troviamo.
Stiamo tentando di risolvere il problema attraverso la
via diplomatica, attraverso la persuasione, chiedendo
ai leader statunitensi, iracheni e curdi di assumersi
le rispettive responsabilità. Ma alla fine non
potremo stare a guardare mentre si continuano ad
ignorare gli attacchi del Pkk che colpiscono la
Turchia e che stanno danneggiando il Paese. Dobbiamo
interromperli.
Barzani e Talabani rappresentano in questa
prospettiva interlocutori credibili?
Al di là delle azioni concrete od intenzioni, le loro
dichiarazioni non sembrano rispondere allo spirito di
quello che dovrebbe essere un buon rapporto di
vicinato tra le due nazioni. Dichiarano di voler
respingere e di non accettare minacce terroristiche
provenienti dai loro territori e dirette verso la
Turchia, ma non fanno nulla per fermarle. In questo
caso dovrebbero dunque lasciare questa responsabilità
a chi è in grado di assumerla direttamente. E’
stato fatto in passato, d’altro canto.
In una recente intervista, l’ambasciatore
statunitense in Turchia ha accusato gli alleati di
Ankara – con l’eccezione degli Usa – di non
sostenere sufficientemente la lotta della Turchia al
terrorismo di matrice curda. E’ d’accordo?
Si. Il Pkk è un’organizzazione terroristica
riconosciuta come tale dall’Unione europea. I mezzi
impiegati nei confronti di altre organizzazioni
terroristiche, non sono tuttavia utilizzati nel caso
del Pkk. Potrà forse andare contro le loro
convinzioni ideologiche, le loro simpatie o contro lo
stesso ordine costituito, ma gli stati europei devono
necessariamente confrontarsi con le rispettive
responsabilità e fare di più nella lotta al Pkk, se
sono sinceri nella dichiarata volontà di contrastare
il terrorismo su scala globale.
Il futuro della regione di Kirkuk è un
ulteriore motivo di preoccupazione turca rispetto al
futuro assetto istituzionale iracheno. Potrebbe
spiegare il punto di vista turco a riguardo?
La regione di Kirkuk è un microcosmo della realtà
irachena. Vi sono stanziati tutti i gruppi etnici
presenti nel paese ed è un’area di rilevante
produzione petrolifera. Ciò che accadrà a Kirkuk sarà
un esempio di ciò che potrà accadere nell’intero
paese. Se i curdi, rovesciando la politica del passato
regime, ne utilizzeranno gli stessi metodi, forniranno
un pessimo esempio. Essi hanno sofferto in prima
persona ed ora stanno facendo soffrire altre
popolazioni. Arabi, turcomanni, curdi e gli altri
gruppi etnici presenti nella regione dovrebbero
trovare invece un compromesso, dimostrando quale
futuro potrà avere l’intero Iraq. Allo stesso modo
le risorse energetiche irachene appartengono a tutto
il Paese e non ad un singolo gruppo etnico e
dovrebbero essere gestite dal governo centrale a
beneficio di tutti.
La stampa internazionale tende a rappresentare
uno scontro di potere tra civili e militari sulla
gestione della lotta al Pkk. E’ una visione
corretta?
Tutto in Turchia può apparire uno scontro di potere.
Certamente, differenti istituzioni hanno differenti
punti di vista e ciò può essere visto in un
molteplicità di problematiche, non solo nel caso
della lotta al Pkk. I militari o i diplomatici hanno
uno specifico punto di vista, ma è al governo che
spetta l’onere delle decisioni. Ed è questa la
situazione attuale in Turchia.
Ritiene che un prossimo probabile governo di
coalizione avrà la forza necessaria per fronteggiare
efficacemente la problematica irachena?
Dovrà esserlo, altrimenti sarà fallimentare. Il
prossimo governo, quale che sarà la sua composizione,
dovrà confrontarsi con i problemi del Paese, cercando
di risolverli con metodi moderni – non arcaici – e
guardando al futuro ed alla prosperità del popolo
turco. Se non ci dovesse riuscire, sarà
l’elettorato turco, come nelle ultime elezioni, a
sconfessare i partiti di governo. Il processo
democratico in Turchia gode oggi di ottima salute,
come dimostrano le recenti pacifiche manifestazioni di
massa. (Carlo Frappi/La
Voce d'Italia) |
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APPOGGIO
DI ERDOGAN
AI MILITARI
AUTORIZZATIGLI
ATTACCHI AL LA' DEL CONFINE
Il
Primo Ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, ha fatto
sapere che appoggerà i generali qualora essi decidano
di vendicare l’attentato suicida che giorni fa ha
insanguinato Ankara. Il premier sarebbe quindi
disposto a sostenere un’incursione dell’esercito
turco nella zona settentrionale dell’Iraq, dove sono
presenti numerose basi del Pkk, il movimento
clandestino di guerriglia che da anni chiede
l’indipendenza della parte sud-orientale della
Turchia, caratterizzata da una forte presenza curda e
confinante con l’Iraq settentrionale. In
un’intervista televisiva, Erdogan ha dichiarato che
"è fuori discussione che si possa avere un
disaccordo su questo punto con i nostri militari".
Il Capo del Governo ha invitato gli Stati Uniti ad
intensificare i controlli sui separatisti curdi che
agiscono dall’Iraq, sostenendo che se
l’organizzazione terroristica ha la propria base
nell’Iraq settentrionale gli Usa devono assumersi le
proprie responsabilità. Anche gli Stati Uniti
ritengono il Pkk un’organizzazione terroristica, ma
temono che un’intensificazione dei controlli sui
ribelli possa aggravare la situazione irachena,
ritardando il processo di stabilizzazione del paese.
"Noi annunciamo che non abbiamo alcun legame con
questo attacco e che noi non approviamo questo tipo di
azioni” è stata la smentita del Pkk, che nega ogni
coinvolgimento nell’attentato che martedì ha
colpito un centro commerciale della capitale turca,
provocando la morte di 7 persone (tra cui
l’attentatore) e il ferimento di altre 121. Le
indagini si sono indirizzate sui separatisti curdi dal
momento che sul luogo dell’esplosione sono state
trovate tracce di plastico A-4, spesso sequestrato in
passato al Pkk. Secondo la polizia locale,
l’esplosivo sarebbe entrato in Turchia attraverso il
confine con l’Iraq. Le autorità di Ankara hanno
fatto sapere che l’attentatore è stato identificato
come Guven Akkus, un ventottenne proveniente dal
sud-est del Paese che in passato era stato in carcere
per aver appeso manifesti illegali (anche se non è
stato specificato di quali manifesti si trattasse) e
per resistenza alla polizia.
Gli episodi di violenza nel sud-est anatolico sono
aumentati da quando qualche settimana fa l’esercito
ha potenziato le azioni contro la guerriglia. Intanto
il ministero degli Esteri turco ha chiesto alle
autorità irachene di intervenire contro il Pkk, dal
momento che i curdi iracheni ospitano migliaia di
ribelli e li aiutano attivamente.
I ribelli combattono per l’autonomia della regione
sud-orientale del Paese da Ankara. I guerriglieri
accusano l’esercito di cercare l’aiuto degli Stati
Uniti e dei curdi iracheni per portare avanti le
operazioni oltre confine che da molto tempo le forze
armate stanno tentando di compiere. Secondo fonti
militari turche, più di 3800 ribelli si trovano oltre
il confine con l’Iraq, mentre almeno 2300 sono
attivi all’interno del Paese. Da quando il conflitto
è iniziato, nel 1984, si calcola che siano morte
decine di migliaia di persone. (da un articolo di Simone
Storti/La
Voce d'Italia) |
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CYPRUS
A
MARGINE DI TEKFESTIVAL
UN INTERESSANTE CORTOMETRAGGIO
DEL GIOVANE REGISTA GIORGIO CURZI
SULLA
REALTA' DELL'ISOLA DI VENERE
E SUL DESIDERIO DI UNA QUALCHE
RICONCILIAZIONE. MOLTE TESTIMONIANZE
"Dicono
che le persone dovrebbero amare il proprio Paese.
Questo è quello che mio padre spesso mi dice. Il
mio Paese è stato diviso in due parti. Quale
parte dovrei amare io?".
Ci piacciono queste parole di Nese Yasin. Ci
piacciono soprattutto perché danno un'idea di
quello che provano turco-ciprioti e greco-ciprioti
nel vedere la loro isola spaccata. Giorgio Curzi,
giovane regista poco più che trentenne, nel suo
cortometraggio "Cyprus" presentato di
recente a Roma al <Tekfestivak> ha
giustamente voluto evidenziare questo sentimento
che è poi quello di tutti gli uomini e e di tutte
le donne donne che
si trovano nelle condizioni di Nese Yasin.
L'idea di Curzi e dell'Associazione
culturale <Tulkim Radio>, di cui fa parte,
di realizzare un cortometraggio su Cipro - parte
di una trilogia che comprende la Bosnia-Erzegovina
e Belfast - nasce dal desiderio di offrire un
reportage sui conflitti etnico-religiosi che
ancora purtroppo affliggono zone dell'Europa.
Curzi la chiama "Country Europa".
Per realizzare il suo servizio audivisivo -
arricchito da una serie di interviste - il regista
ha girato per oltre un mese, tra luglio ed agosto
2006, in lungo ed in largo per l'isola di Venere.
Ne è uscito fuori uno spaccato insolito,
racchiuso in appena 43' di proiezione, non solo e
non tanto per l'incisività delle immagini e per
la raccolta delle testimonianze, quanto e
soprattutto perché sia i turco-ciprioti che i
greco-ciprioti hanno dimostrato la loro grande
volontà di riconciliazione. Salvo, naturalmente,
casi isolati. Molto, naturalmente, dipende dagli
sforzi che dovrà metterci l'Unione Europea, più
disposta alle volte a creare difficoltà che non a
sanarle. Eppure sarebbe così facile risolvere i
problemi ascoltando, ad esempio, quella voce fuori
campo che lamenta di vedere la sua città, Nicosia,
ferita perché divisa in due. "E' come amare
una persona a metà".
Il cortometraggio di Curzi si avvale di una serie
di interviste - a cominciare da quella del nostro
ambasciatore a Cipro Luigi Napolitano a quelle del
portavoce UN Brian Kelly, dell'andropologo Yiannis
Papadakis, del sociologo Nihazi Kizilyurek,
dell'archeologa Anna Marangou, dello studente
Euren Maner, del giornalista Ali Osman, del
segretario generale per la conservazione della
Trnc Seyyen Uzanoglu, della stilista Lina Hamali, del volontario
per la pace Nicos Anastasiou e di altri ancora.
Difficoltà nel realizzarle? "Nessuna",
ci ha risposto il regista che ha poi confessato di
aver svolto il suo lavoro senza il minimo
intralcio burocratico anche nella zonaturco-cipriota
dell'isola dove si è mosso senza chiedere alcuna
autorizzazione governativa. Di un certo effetto i
reportage di archivio, tanto quelli in cui si
vedono nel 1925 i soldati della Corona britannica
subentrare ai turchi dopo 300 anni di dominio
ottomano, quanto quelli che ci proiettano le
immagini dell'insurrezione dei greci-ciprioti
contro gli inglesi (1955-1959), la nascita della
Repubblica di Cipro (1960), l'elezione
dell'arcivescovo Makarios e di Fazil Kucuk a
presidente e vice presidente del giovane Stato, le
persecuzioni contro le enclave turco-cipriote e la
conseguente ghettizzazione (1967), la destituzione
di Makarios e la proclamazione di Nicos Sampson a
nuovo presidente (15 luglio 1974), l''invasione
delle Forze Armate nell'isola (20 luglio), la
proclamazione della Repubblica di Cipro Nord
(1983).
Per parlare della questione cipriota dobbiamo
guardare al passato delle origini del conflitto e
ritrovare quel fenomeno - che non è sconosciuto
all'Europa, ai Balcani e ad altre zone di guerra -
che è il nazionalismo. Il turco-cipriota Kizilyurek
ne è convinto più che mai quando rilascia
l'intervista a Curzi. "A
Cipro, le due comunità non hanno sviluppato un
nazionalismo comune, né una comune idea
nazionale. I greci hanno sviluppato un
nazionalismo greco, con lo scopo di unire Cipro
alla Grecia. In reazione a questo, i
turco-ciprioti hanno sviluppato un proprio
nazionalismo chiedendo la separazione dell'isola.
Quindi nel XX secolo vediamo la comunità
greco-cipriota lottare per l'unificazione con la
Grecia e la comunità turco-cipriota reagire a
questa idea, suggerendo la separazione di Cipro
come alternativa alla unificazione con la Grecia.
Ecco come le due comunità hanno combattuto per
due ideali nazionali opposti".
Quando
si parla di nazionalismo, va da sè che
quello greco-cipriota è un nazionalismo
religioso. Molto chiaro in proposito il
greco-cipriota Papadakis: "Il nazionalismo
religioso è espresso nella frase I valori
greco-cristiani. E' una sorta di epiteto della
grecità. Greco significa la Grecia antica,
mentre cristiano significa Chiesa
ortodossa, Bisanzio. Ovviamente questa è una
contraddizione perché la Grecia antica è molto
diversa dalla cristianità ed i cristiani non
possono essere pagani. Tuttavia, così si è
formata l'identità greca e la religione fa parte
di questa. Per questa ragione è possibile avere
un sacerdote come leader. Invece, dalla parte
turco-cipriota ed in Turchia la religione è fuori
dal nazionalismo. Il nazionalismo è contro la
religione. Quindi i leader religiosi non
influenzano la politica dei turco-ciprioti".
Come fare allora? Forse la risposta l'ha data lo
studente Maner, turco-cipriota: "Per essere
in grado di creare una identità cipriota, si deve
lottare nella propria comunità. Solo così
potremo diventare uniti. Ma la volontà è poca.
Per creare nuovamente una identità cipriota,
dobbiamo sederci insieme a tavolino -
turco-ciprioti da una parte e greco-ciprioti
dall'altra, e dire: <Lavoriamo insieme. Siamo
ciprioti che vivono in questo territorio figli
della stessa madrepatria>". (Veronica
Incagliati)
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OK
PER
IL COMMERCIO
DEL MIELE
Via libera al commercio
di miele e pesce oltre la "Green Line" di Cipro, ovvero il
confine che divide in due il Paese e la comunità greca da quella
turca. La Commissione UE ha adottato una decisione che consentirà
la libera circolazione di alcuni prodotti animali finora vietati a
causa delle restrizioni applicate alle merci provenienti da Cipro
nord su cui Nicosia non ha il controllo. Per il commissario alla Salute Markos Kyprianou tale decisione
"offre a Cipro l'opportunità
di incrementare gli scambi commerciali con beneficio di entrambe le
comunità". Il cosiddetto "regolamento della Green Line",
adottato nel 2004 - ovvero da quando Cipro è diventata membro della
UE - stabiliva le regole per la circolazione di beni e persone nelle
due aree. In linea con le norme che si applicano ai Paesi terzi, la
UE aveva vietato il passaggio di animali e prodotti derivati da essi
finché il Governo di Cipro, che non ha accesso alla parte
settentrionale dell'isola, non avesse potuto effettuare dei
controlli approfonditi sulla loro provenienza. Con questa decisione,
a sostituire il controllo sanitario di Nicosia, assicurando che gli
standard sanitari rispettino quelli della UE, vi sarà una
commissione indipendente di esperti. (Denaro.it)
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VIA
LIBERA
PER MALTA
E CIPRO
L'Ok
della Banca Centrale Europea
permetterà a questi due Paesi di adoperare l'euro
dal 1 gennaio 2008
La
Banca Centrale Europea ha dato a Malta e Cipro il
via libera per l'adozione dell'euro, che le due
isole del Mediterraneo potrebbero iniziare a fare
circolare sul proprio territorio dal gennaio 2008.
I Governi dell'Unione europea saranno chiamati a
dare la propria approvazione alla terza espansione
della zona euro entro l'inizio di luglio.
Nel report della Bce si legge che entrambi
i paesi hanno superato tutti i test economici per
l'adozione della moneta unica, già usata in 13
nazioni per un totale di 318 milioni di abitanti.
Malta e Cipro, entrate nell'Unione nel 2004,
avranno comunque un impatto limitato sul blocco
monetario europeo . Insieme contano 1.5 milioni di
cittadini e 0.2 punti percentuale dell'economia
della zona euro, stimata in 8.000 miliardi di
euro.
Cipro è diviso in due metà, con il sud di lingua
greca unito all'Unione e la parte turco-cipriota a
nord riconosciuta solo dalla Turchia.
Il report della Bce ha confermato che Malta
e Cipro sono riusciti a mantenere le loro valute
in un trading range stabile contro l'euro
dal 2005, anno di adozione del meccanismo ERM-2,
provando che le economie sono pronte per
l'adozione dell'euro.
L'inflazione dei due Paesi è inoltre inferiore al
3%, soglia che spesso rappresenta un problema per
le economie in rapido sviluppo, tanto che la
Lituania per questo motivo è stata rifiutata lo
scorso anno. |
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UN
CALENDARIO
PER IL RITIRO DELLE
TRUPPE
Il
Primo Ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, ha chiesto
che venga stilato un calendario per il ritiro delle
forze di coalizione dall'Iraq . Un provvedimento che, a
detta del premier turco, aiuterebbe a porre fine a
''quella che è quasi una guerra civile'' in atto nel
Paese dell'ex rais e a riportare la stabilità nell'area
limitrofa della Turchia. ''Trovo che un ritiro immediato
sarebbe sbagliato - ha detto Erdogan - ma ritengo che
l'annuncio di un calendario e il ritiro delle forze di
coalizione sulla base di un calendario fermerebbe quella
che è quasi una guerra civile in Iraq''. Erdogan ha poi
aggiunto che ad ogni modo le forze di coalizione
dovranno ritirarsi dopo che l'Iraq avrà ''un Governo
duraturo e forze di sicurezza proprie''. (Asca-Afp) |
LA
GUERRA IN IRAQ
Lo ha chiesto Il Capo dell'Esecutivo turco a detta
del quale solo così si potrà evitare una guerra
civile nel già tanto martoriato Paese mediorientale
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IL
PAPA
ED IL PATRIARCA
BARTOLOMEO
Ipotizzata la partecipazione dei
due all'apertura della X riunione
plenaria della Commissione mista
per il dialogo teologico tra la
Chiesa cattolica e quella
ortodossa in programma dal
7 al 15 ottobre prossimi |
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Sempre
più concreta la possibilità di un nuovo incontro di
Benedetto XVI e il patriarca ecumenico di Costantinopoli,
Bartolomeo I. Nei giorni del viaggio
del Papa in Turchia era stata ipotizzata la partecipazione
dei due all'apertura della decima riunione plenaria della
Commissione mista per il dialogo teologico tra la Chiesa
cattolica e quella ortodossa, in programma a Ravenna, dal 7 al
15 ottobre prossimi. L'inviato del patriarca,
l'arcivescovo Ioannis Zizioulas, recentemente a Roma per incontrare il
Papa
in occasione del suo 80mo compleanno, ha spiegato all'agenzia
francese <I.Media> di essere ottimista. "Sembra che il
Papa
abbia accettato – ha detto - noi abbiamo trasmesso l'invito
ufficiale, ora spetta a lui la decisione".
Del resto, già a margine dell'incontro con il Papa a
Istanbul, Bartolomeo I fece sapere di aver lanciato all'ospite
una proposta: assoluto riserbo sul contenuto, ma subito molti
osservatori avevano pensato all'appuntamento di Ravenna. La
notizia, se confermata, avrebbe una portata enorme nel dialogo
tra cattolici e ortodossi, anche perché certificherebbe in
modo solenne la ripresa spedita del confronto. La Commissione
mista, infatti, era tornata a riunirsi a settembre a Belgrado,
dopo quasi sei anni di sospensione, a causa dei contrasti nati
in Ucraina, dove è ancora difficile una normalizzazione dei
rapporti tra ortodossi e greco-cattolici, tra accuse di
ingerenza e di proselitismo.
Con l'elezione di Benedetto
XVI, tuttavia, si è aperta una
nuova stagione di dialogo. Al centro della
|
riflessione
(prendendo spunto da quanto aveva
indicato lo stesso Giovanni
Paolo II) lo scoglio più grande nel cammino verso l'unità:
il primato petrino, ovvero il capitolo dei poteri del vescovo
di Roma. A Belgrado, le parti avevano esposto le rispettive
posizioni, ma il lavoro da compiere è ancora molto ed è
proprio in questa direzione che si è inserita la
dichiarazione firmata a Istanbul dal papa e dal patriarca
Bartolomeo I, con l'intenzione di sostenere i lavori della
commissione mista.
"E' un momento cruciale per il dialogo
cattolico-ortodosso”, ha ammesso il metropolita Ioannis
in un'intervista a <Repubblica>, convinto che "e ci fermiamo
adesso, rischiamo di entrare in una stagione di
stagnazione". Del resto, le sfumature e le differenze sono
consistenti, specie in campo ortodosso. Perché discutere di
primato petrino, significa andare al cuore dell'organizzazione
stessa delle Chiese, ragionando non solo su aspetti teologici,
ma anche sulla giurisdizione. Un tema difficile perché, da
una parte, il ruolo del papa nell’ultimo millennio ha
assunto una forma che prima non aveva; dall’altra, la Chiesa
ortodossa ha sviluppato una pluralità (16 chiese autocefale)
che sul primato petrino registra sensibilità e opinioni
variegate. Se il patriarcato ecumenico di Costantinopoli
appare più disponibile ad un compromesso ("E' un primato
universale che agisce sempre in comunione
con il Sinodo",
spiega il metropolita Ioannis), il patriarcato di Mosca ha più
problemi.
In sostanza, tutto si gioca su una formula, già espressa in
un interessante simposio accademico sul ministero petrino,
svoltosi in Vaticano nel maggio del 2003, in base
alla quale un |
PIU'
VICINO
L'INCONTRO
A
RAVENNA
Papa
riconosciuto da tutti, possa guidare una Chiesa
più collegiale (con piena giurisdizione per l’Est, ma con
tratti più sfumati come primate della Chiesa universale e
riferimento per le chiese di Oriente). Da parte loro, invece,
le chiese ortodosse (Mosca in primis) dovrebbero sforzarsi di
riconoscere anche al loro interno una qualche forma di
giurisdizione, che superi l'attuale frammentazione. "D'altronde – spiega Ioannis – il patriarcato di Mosca
non vuole riconoscere il primato del patriarca ecumenico di
Costantinopoli. Secondo loro, un primato non serve.
Ma a
Belgrado tutte le altre Chiese ortodosse hanno votato che la
sede di Costantinopoli esprime l'unità degli Ortodossi".
Un concetto ribadito in modo secco anche dal vescovo Mark,
vice-responsabile per le relazioni esterne del patriarcato di
Mosca, che, pur esprimendo la speranza di un incontro tra Benedetto
XVI e il patriarca di Mosca, Alessio II, chiarisce
che "nessuna Chiesa ortodossa accetterà mai il
primato del papa". Più importante "una comune
testimonianza dei valori cristiani e tradizionali nel contesto
della società secolarizzata e relativista". Qual è
dunque la via di uscita? Impossibile dirlo. Certo è che a
Ravenna i nodi da sciogliere potrebbero pesare ancora
come macigni. (Matteo Spicuglia/www.korazym.it)
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CENTRO DIALOGO
INAUGURATO AD ISKENDERUN
UN GRANDE PROGETTO
E' stato dedicato a don Andrea
Santoro, il sacerdote romano ucciso nella sua chiesa di
Trebisonda il 5 febbraio 2006 da un giovane fanatico. Il
finanziamento della Regione Lazio
E' stato inaugurato
a Iskenderun, nella Turchia meridionale, il "Centro di dialogo
interculturale e interreligioso" dedicato a don Andrea Santoro, il
sacerdote romano Fidei Donum ucciso a colpi di arma da fuoco il 5
febbraio del 2006 nella sua chiesa a Trebisonda. Come riferisce
l’agenzia del Pime, <AsiaNews>, è un progetto che lo stesso don
Santoro aveva presentato alla Regione Lazio "per superare le
distanze, pregiudizi e ignoranze e, quindi, gettare le basi di una
convivenza dove la diversità non sia divisione o, peggio, ostilità,
ma ricchezza disponibile e in libera circolazione". La costruzione
del Centro, finanziata dalla stessa Regione Lazio, è stata promossa
dall’associazione "Don Andrea Santoro Onlus", fondata dalla
sorella del sacerdote, Maddalena, in sintonia con la diocesi di
Roma, il vicariato apostolico dell’Anatolia e l’associazione
Finestra per il Medio Oriente. Presenti al simposio inaugurale,
mons. Luigi Padovese, vicario apostolico di Anatolia, e mons.
Antonio Lucibello, nunzio apostolico in Turchia e in Turkmenistan,
insieme a personalità cristiane e musulmane, che si sono ritrovate
a riflettere attorno alla figura e all’importanza della "Parola
Rivelata" nel Cristianesimo e nell’Islam. "Questa è
l’eredità e il frutto più bello e prezioso di mio fratello –
ha commentato Maddalena Santoro – che con tutta la sua vita non ha
voluto altro, se non comunicare la propria fede e identità nel
rispetto dell’altro, per trovare insieme strade comuni di amicizia
e di stima". (R.M/Radio Vaticana) |
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SOCIETA'
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COME
CAMBIALA QUALITA'
DELLA VITA IN TURCHIA:
PUBBLICATO IL RAPPORTO
DI <EUROFOUND>
Per
un Paese che si candida a entrare nell'Unione Europea, il benessere
sociale dei cittadini è un principio fondamentale per la sua
valutazione come gli standard politici ed economici stabiliti dai
criteri di Copenhagen. Proprio in questa ottica, il rapporto sulla
"Qualità della vita in Turchia" redatto da <Eurofound>
evidenzia i punti di contatto e le differenze con gli altri Stati
membri dell'UE.
La
ricerca ha preso in considerazione diversi parametri come
l'inclusione e l'esclusione sociale, il livello di istruzione, la
situazione economica, la possibilità di accedere ai servizi
sanitari e il ruolo delle donne all'interno della società. Non è
da sottovalutare poi il considerevole aumento della popolazione che
non ha conosciuto uguali negli altri paesi europei. Secondo il primo
censimento effettuato nel 1927, la popolazione contava circa
13.648.000 turchi ma le stime attuali parlano di quasi 74 milioni di
persone.
La
popolazione è aumentata nei centri urbani ma soprattutto nelle zone
rurali, così molti giovani sono stati costretti a emigrare in città
come Istanbul o trasferirsi in altri paesi d'Europa, a causa della
mancanza di lavoro. Secondo i dati, sono circa 3 milioni i turchi
che risiedono all'estero e attualmente rappresentano la maggior
parte dei residenti nell'UE di nazionalità diversa da quella
europea.
La
rapida crescita ha comportato vantaggi e svantaggi. Il governo turco
ha infatti dimostrato di aver adottato misure valide per assicurare
alti standard di vita, per esempio incrementando le spese per
l'istruzione e la sanità. Nello stesso tempo però le autorità
devono fronteggiare nuove situazioni derivanti dall'acquisito
benessere come la riforma del sistema pensionistico.
Gli
effetti degli investimenti sono già evidenti nella disparità di
istruzioni tra le generazioni: il 72% dei turchi di età superiore
ai 59 anni ha un livello di educazione primaria mentre i giovani tra
i 18 e i 29 anni hanno un diploma secondario. Inoltre si calcola che
oltre 1.89 milioni di studenti partecipano al test di ingresso
universitario ogni anno e chi lo supera può scegliere tra le 83
università della Turchia, 30 delle quali sono private.
Il
34% dei turchi sono regolarmente impiegati e in questi ultimi anni
si è registrata una crescita dell'occupazione anche se non è
ancora proporzionata al numero di persone in età da lavoro. Tra il
1998 e il 2004, le statistiche ufficiali parlano di un aumento di
cinque milioni di lavoratori, con una significativa riduzione degli
impieghi part-time o stagionali. Nonostante ciò, un terzo della
popolazione - soprattutto le donne - non hanno lavoro, un dato
significativo se paragonato all'11% dei cittadini dell'UE a 15.
Il
53% della popolazione non ha un contratto scritto (solo 10% nell'UE
a 15) e l'impiego pubblico offre una maggiore sicurezza sociale
rispetto al settore privato. La Turchia differisce dai paesi
dell'Unione europea soprattutto perché sono pochi i cittadini che
ricevono una pensione o un sostegno economico dallo Stato.
La
sicurezza sociale e i servizi sanitari sono fattori fondamentali per
assicurare una buona qualità della vita. Gli investimenti nella
sanità della Turchia sono ancora inferiori rispetto agli standard
europei ma, grazie a una serie di riforme adottate all'inizio del
2007, sono in atto cambiamenti significativi. Le difficoltà
principali riguardano per il 33% dei cittadini le spese mediche, per
il 30% i lunghi tempi di attesa e per il 28% la distanza dai centri
ospedalieri e la mancanza di collegamenti.
Infine
il rapporto ha valutato la partecipazione alla vita sociale dei
turchi e la condizione femminile. Le donne ricevono una maggiore
istruzione rispetto al passato e così hanno maggiori possibilità
di entrare nel mondo del lavoro, mentre negli anni '90 solo il 67%
delle donne riceveva un'educazione contro il 90% degli uomini. (http://europa.tiscali.it/società) |
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LA SALUTE
L'HA MESSA
IN VENDITA ANCHE IN TURCHIA UNA SOCIETA' CINESE, LA <GOLDEN DRAGON
GROUP>. E' DOTATA DI BATTERIA
E DI UN DISPOSITIVO ELETTRONICO. GROSSE VENDITE
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"RUYAN"
LA
SIGARETTA
CHE FA
MENO MALE
Sembra una sigaretta ma fa meno male alla
salute.
La società cinese che ha immesso sul mercato la prima sigaretta
"elettronica" al mondo spera di raddoppiare le vendite
quest'anno e di espandersi all'estero, mentre legioni di fumatori in
Cina tentano di smettere.
Le sigarette " Ruyan" del < Golden Dragon Group> sono dotate di batteria e
di un dispositivo che invia nicotina a chi le usa emulando il gesto
di fumare.
"La nicotina arriva ai polmoni entro 7-10 secondi", spiega
Scott Fraser, vice presidente della <Sbt>, la società con sede a
Pechino che per prima ha sviluppato questa tecnologia nel 2003 e che
ora è controllata da Golden Dragon.
"Sembra una sigaretta, emette anche vapori . In molti sensi, è
come fumare, ed è questo che fa la differenza", ha detto a
<Reuters>.
Le sigarette vengono vendute per circa 1.600 yuan (208 dollari) al
pezzo e sono già disponibili in Cina, Israele, Turchia ed un certo
numero di Paesi europei, ma non ancora negli Usa.
I concorrenti di Golden Dragon includono i giganti farmaceutici <
Pfizer> e < Novartis AG>, che vendo prodotti sostitutivi alla nicotina
come chewing gum, cerotti e inalatori.
La Cina - dove ci sono circa 400 milioni di fumatori e un'industria
del tabacco da circa 160 miliardi di dollari - rappresenta anche il
65% delle vendite di "Ruyan" . L'azienda stima che circa il 10% dei
fumatori cinesi stia tentando di smettere, con il 2% di successo. (Reuters)
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BUFERA AD ISTANBUL
NO AL BIKININEI
CARTELLI PUBBLICITARI
Braccio di ferro fra alcune
case produttrici di costumi da bagno ed il sindaco di Istanbul,
l'architetto Kadir Topbas. Le società hanno infatti accusato
l'amministrazione centrale della megalopoli sul Bosforo di avere
vietato la pubblicazione delle loro collezioni di costumi da bagno,
tra i quali i bikini, perché ritenute un'offesa al pudore.
Una motivazione degna di una Repubblica islamica più che di uno
Stato laico come la Turchia e che in periodo di campagna elettorale
non può fare altro che accendere la polemica. Se fa una parte,
infatti, le aziende "bocciate" affermano di avere
prenotato da tempo gli spazi per l'affissione e di avere visto i
permessi megati all'ultimo momento, dall'altra il sindaco di
Istanbul si difende.
Parlando con alcuni giornalisti Kadir Topbas ha detto: "Abbiamo
riaperto le spiagge pubbliche di Istanbul facendo ingenti
investimenti. Vi pare logico che possiamo avere impedito
l'affissione di foto che ritraggono bikini? Respingo questa accusa
con forza. Stiamo lavorando molto per quando Istanbul diventerà la
capitale europea della cultura, nel 2010, e ci stiamo adoperando in
ogni modo per dare a tutti l'immagine di una città moderna e
cosmopolita come quella in cui abitiamo":
Fatto sta che, per ora, affissioni con ragazze in bikini per le
strade della città non se ne vedono. E molti si chiedono se adesso
il Comune di Istanbul concederà i famosi permessi. (Apcom) |
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L'ULTIMA
NOVITA' ANDARE
IN TURCHIA ED IN UNGHERIA PER LE
CURE ODONTOIATRICHE. VERI E
PROPRI
VIAGGI ORGANIZZATI (DENTAL TRIPS)
DA AGENZIE SPECIALIZZATE
IL TURISMO
DEL
DENTE
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Viaggiare
per sistemarsi i denti a prezzi ragionevoli è l'ultima
frontiere dei tour operator che propongono viaggi
organizzati per bocche disastrate e tasche bucate in
tutta Europa. Si tratta dell'equivalente stomatologico
del turismo estetico nei Paesi dell'Est e propone viaggi
in Ungheria e Turchia per ottenere un interessante
vantaggio in parcella.
Stiamo parlando dei "Dental Trips", dei veri e
propri viaggi organizzati in Paesi in cui la cura dei
denti non ha i prezzi proibitivi che ha nel nostro
paese. La Società che propone questo particolare
servizio su Internet si chiama "Dental
Trips" e ha sede nella ridente Olanda da dove
propone un interessante pacchetto viaggio: viaggio,
pernotto e prenotazione dei dentisti.
Oltre all'organizzazione tutto-compreso la società vi
metterà a disposizione un assistente che rimarrà con
voi durante tutto il viaggio per darvi una mano con la
lingua straniera. Con una formula all inclusive,
che esclude solamente i lavori materiali, come capsule,
denti finti etc, vi togliete il dente di questa
preoccupazione. E non è solamente una metafora. Potete
scegliere tra Turchia e Ungheria. Qui i costi della cura
dentaria sono davvero competitivi. E non ci sono lunghe
liste di attesa. La sicurezza è garantita: i dottori
sono degli stimati professionisti.
Il pagamento di questi viaggi organizzati per la cura
dei denti, che stanno diventando una vera e propria
tendenza sempre più diffusa, avviene alla fine: e pare
solamente se siete soddisfatti del risultato finale. (Business
on line) |
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CRONACA
IN TURCHIA
ARRESTATONUOVO
CAPO DI AL QAEDA
''Avevamo inviato in Iraq un
nuovo leader per al-Qaeda ma è stato arrestato in Turchia”. E’
quanto ha rivelato Mustafa Abu al-Yazid, nuovo leader di al-Qaeda in
Afghanistan in un video diffuso poco fa dalla Tv araba <al-Jazeera>.
''Si chiamava Abdel Hadi e lo avevamo scelto per divenire il nuovo
capo in Iraq - ha rivelato - ma è stato arrestato e consegnato
dalle autorità turche agli americani''. Abu al-Yazid ha poi
aggiunto che la morte di un dirigente della rete terroristica non
incide in alcun modo sul programma jihadista del gruppo. (Adnkronos
International) |
NEL-SUD ANATOLICO
Uccisi dalle forze di sicurezza
turche sei guerriglieri. Morti anche 5 soldati per una minaSCONTRI
ESERCITORIBELLI
Le forze della sicurezza
turche confermano l'uccisione di sei ribelli separatisti curdi
appartenenti al partito laburista del Kurdistan. In un documento
diffuso sul sito Internet dello Stato Maggiore, viene indicato che
''i terroristi sono stati colpiti durante i combattimenti'', senza tuttavia precisare il luogo
esatto degli scontri. In questi ultimi giorni sono gli stessi media
ad aver descritto e fatto rapporto di una intensificazione delle
operazioni dell'esercito nel sud-est dell'Anatolia, regione a
maggioranza curda. Lo Stato Maggiore menziona ugualmente l'arresto
di 14 ribelli e la resa di altri sette.
Da segnalare che 5 soldati turchi sono morti giovedì scorso, e
cinque sono rimasti feriti, per l'esplosione di una mina nella
provincia di Sirnak, nel sud-est della Turchia, vicino al confine
con l'Iraq. Lo hanno reso noto fonti dell'esercito, precisando che
la mina è stata fatta esplodere con un comando a distanza.
La cronaca registra anche l'esplosione di un ordigno, sempre nel
sud-est anatolico, che ha fatto deragliare un treno merci nei pressi
della città di Genc nella provincia di Bingol
Il Pkk, il partito dei
lavoratori del Kurdistan, è considerato come un'organizzazione
terrorista da Ankara, Stati Uniti e Unione Europea, e il primo
ottobre scorso aveva annunciato un cessate il fuoco unilaterale,
proposta rifiutata dalle autorità turche. Sono oltre 37.000 le
persone che hanno trovato la morte dopo che il Pkk ha iniziato la
sua ribellione armata nel 1984 contro le forze di Ankara. (Asca-Afp)
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UNA JAHAD SUL WEB
SITO CATTOLICO COLPITO
DA PRESUNTI
HACKER MUSULMANI
Una Jihad sul web? Una burla
all'indirizzo dei paladini del tradizionalismo cattolico e degli
esercizi spirituali? Varie ipotesi vengono alla mente per spiegare
l'ultimo atto di guerriglia delle fedi su internet. Giovedì notte
un portale cattolico conservatore vicino ad Alleanza Cristiana
sarebbe stato 'scassinato' da hacker musulmani residenti in Turchia.
Il sito www.totustuus.net, che prende il nome dal motto papale di
Giovanni Paolo II, è rimasto bloccato per molte ore in seguito
all'incursione degli hacker. "La notte tra lo scorso giovedì e
venerdì - ha raccontato il presidente di <Totus tuus network>,
David Botti - abbiamo per la prima volta subito un attacco a uno
strato di software, chiamato Apache, molto vicino al sistema
operativo: questa è la ragione per la quale non abbiamo ancora
ultimato le attività di ripristino". Le incursioni dei pirati
informatici non sono però una novità per <Totus tuus>:
"Negli ultimi due mesi - ha aggiunto Botti - abbiamo subito
circa 70 attacchi. Per tutti i grandi siti cattolici basati su un
'Gestore automatico dei contenuti', gli attacchi degli hacker sono
normali. Infatti, la maggioranza dei Portali cattolici non possono
permettersi gli efficaci firewall di protezione che sono stati
donati, ad esempio, al sito della Santa Sede". Per quanto
riguarda il recente arrembaggio al portale ultracattolico, Botti ha
puntatp il dito contro gli hacker musulmani, in prevalenza turchi:
"Gli hacker, come tutti i terroristi, si 'firmano': ad esempio
con un messaggio propagandistico che va a sostituire quello
originale. Il più frequente è una mezzaluna islamica corredata da
parole offensive nei confronti del Santo Padre. Nel caso dei siti
del nostro network gli attacchi di hacker islamici sono l'80% e, di
questi, ben un 25% sono i turchi di <Turkhacks.com>".
La dinamica degli attacchi avviene, ha raccontato Botti, con la
tecnica del cavallo di Troia: "Solitamente, l'hacker lancia il
suo programma di violazione, chiamato significativamente exploit, in
ore notturne, quando le 'Server farm' non sono presidiate. Se, come
prima o poi accade, l'exploit riesce a inserirsi come amministratore
del sito, interviene l'hacker che inserisce una pagina di propaganda
al posto della pagina originale".
Obiettivo dei corsari del web sarebbe, in questo caso, colpire un
bersaglio noto: "Riteniamo che più che ai contenuti,
decisamente pro Benedetto XVI e pro Mons. Bagnasco, noi si venga
colpiti perché più visibili di altri. Nella psicologia dello
hacker, più il sito è importante più fa bella figura con i suoi
correligionari o compagni". Antidoto agli attacchi, su
qualsiasi fronte essi siano, è, ha sostenuto Botti, non un potente
firewall ma la più tradizionale attività di preghiera: "I
visitatori del nostro sito non possono fermare quella che per un
musulmano è una normale attività di diffusione della propria
religione. Possono però pregare: e più che pregare perché i
nostri tecnici sistemino presto i danni provocatici, è bene
preghino per la nostra Europa". (Adnkronos)
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FIUMICINO
Arrestato un polacco che proveniva da
Istanbul con due chili di droga. Il fiuto del cane Ray.
COCAINANELLE
SCARPE
Camminava con due chilogrammi
di cocaina nascosti nelle scarpe da ginnastica, ma è stato scoperto
dal fiuto di Ray, cane antidroga. E' avvenuto a Fiumicino
dove era appena sbarcato un polacco di 33 anni proveniente da
Istanbul. Ray, ultimo arrivato al Comando GdF ha puntato deciso
sulle scarpe calzate dal polacco: in un doppiofondo ricavato tra la
gomma e la parte superiore delle scarpe, due involucri sigillati,
con 2 kg di cocaina "eccezionalmente pura". (Ansa)
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CONSEGNATO A CUBA
UN PREMIOPER
FIDEL CASTRO
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Il
Premio d’Onore 2006, assegnato al Presidente cubano Fidel Castro
dalla Associazione dei Giornalisti Contemporanei della Turchia, è
stato consegnato a Cuba, dai dirigenti di questa organizzazione,
nelle mani del ministro del Turismo Manuel Marrero.
I giornalisti e membri di questa associazione giornalistica
Orkun Oz y Mehmet Alan, della catena televisiva nazionale <Kanal
D y Gulcyn Ustum> e del quotidiano <Milliyet>, hanno
incontrato il ministro Marrero e gli hanno consegnato il premio per
Fidel.
Questo Premio, che consiste in una statuetta sulla quale è scritto:
"Per la sua lotta antiimperialista", riassume con questa
dedica la nota diffusa dalla Associazione nel momento della
consegna, con queste parole: "Perchè è portatore della
bandiera dell’antimperialismo, per la sua lotta permanente e
decisa contro il colonialismo e l’imperialismo e per il suo sforzo
a favore della democrazia e dell’indipendenza".
Il Premio era stato annunciato lo scorso 15 gennaio dal presidente
della Associazione, Ahmet Abakay, all’ambasciatore cubano in
Turchia, Ernesto Gómez Abascal, in una cerimonia nella capitale
turca. Questa
organizzazione è una delle principali tra i giornalisti della
Turchia e la decisione di concedere il Premio Speciale d’Onore
2006 a Fidel Castro è stata decisa unanimemente dai 42 membri del
comitato esecutivo, tutti appartenenti a una trentina di importanti
mezzi di comunicazione nazionali della stampa scritta, di emittenti
radio e TV. (Digital Granma.International/Fonte
Cubaminrex) |
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ECONOMIA
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UN
INVITO
CHE
E'
TUTTO
UN PROGRAMMA |
AERONAUTICA
LA TURCHIA POTREBBE PRENDERE
PARTE AL PROGETTO EUROFIGHTER. DICHIARAZIONE
DEL PRESIDENTE DI <FINMECCANICA>, GIORGIO ZAPPA
The Eurofighter consortium, maker of the Eurofighter Typhoon
aircraft, is forging ahead with plans to launch a new development
phase in the upcoming six to eight months as part of a program aimed
at producing multi-functional aircraft with innovative capabilities.
The consortium is interested in including Turkey in the project,
said Giorgio Zappa, CEO of Italy's
leading industrial group Finmeccanica.
"This creates the possibility to negotiate with
Turkish companies. If the Turkish government decides to join the
program, it could start a very important phase for aircraft
production," he told a group of journalists here on the
sidelines of an event "Industry Day" arranged to
present the Finmeccanica group.
Earlier in the day, Murad
Bayar, head of the Undersecretariat for Defense Industries, said
Eurofighter is a sustainable model that will integrate Turkey more
closely into European partnership programs. "The
feasibility of these programs will be open to question if Turkey is
excluded and bringing the country into the picture will make these
programs more viable. We will continue to seek the support and
assistance of Italy to involve Turkey in the beginning," he
added.
Until recently, Europe's Eurofighter Typhoon was
competing with the US-led F-35 fighter aircraft, also known as the Joint
Strike Fighter and Lightening II, for the Turkish
market. In January, the Defense Industry Executive Committee,
Turkey's top decision-making body on defense procurement, announced
that Ankara
would join the F-35's production phase.
The four-nation Eurofighter group (Italy, Germany,
Spain and Britain) is now proposing a partnership to Turkey in the
next program.
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LO
SBARCODIAGUSTA
Giorgio Zappa, central operating
officer of Augusta parent company Finmeccanica, announced
yesterday during the “Finmeccanica Industry Day” held in
Ankara that their company will decide in a year to produce a
new model of middle-class helicopter in a plant in Turkey.
Agusta won the helicopter tender with a $2.7 billion bid and
will supply Turkey with combat helicopters as part of
Ankara’s military modernization program. The project
envisaged the purchase of 50 helicopters, under the
condition that they would be produced in Turkey. Turkish
Defense Minister Vecdi Gönül had declared after the tender
that the company would produce T-129 model helicopters.
Turkey has the second largest army in Nato after the US, and
has an annual procurement budget of more than $4 billion.
The negotiations are still continuing over the production
project, for which the Turkish Tusas Aerospace Industries (Tai)
will be the main contractor. Zappa told reporters that
Finmeccanica is in a crucial transformation process due to
international collaborations, noting that they have now
started to earn 60 percent of their annual revenues from
foreign markets. Zappa advised Turkey to open up to markets
abroad. “We don’t see your country as just a customer,”
he said, claiming that they were ready to increase the level
of cooperation with Turkish defense industry initiatives.
Undersecretary for the Defense Industry Murad Bayar also
gave information about their recent activities and
projections. The ministry is expecting defense ministers
from 22 countries to participate in the eighth International
Defense Fair (Idef 07), which will take place in Ankara
between May 22 and 25. Bayar, who noted that Azeri, Kazakh
and Kyrgyz ministers will also attend the fair, called on
Finmeccanica to expand into the Central and Middle Asian
countries that were once under the influence of the Soviet
Russia. “Turkey may be your partner in these countries
which want to turn toward the West,” he said. (Zaman)
....E
L'ATTERRAGGIO AD
ANKARA
Ad
Ankara ha aperto i battenti il salone della difesa turco
Idef, giunto alla ottava edizione, e, nonostante la
situazione politica tesa ed elezioni politiche alle porte,
non si prevede alcun rallentamento degli ambiziosi programmi
di ammodernamento delle forze armate, a prescindere da quale
partito o coalizione uscirà vincente. E con un bilancio
della difesa cresciuto quest’anno del 10.6%, a 9.5
miliardi di dollari, pari al 2% del Pil e al 6.2% del
bilancio statale, e con investimenti per nuovi
equipaggiamenti ben oltre 2,5 miliardi all’anno grazie a
fondi speciali, la Turchia continua ad attrarre le
attenzioni delle principali aziende del settore, comprese le
italiane <Finmeccanica> e <Fincantieri>. Ecco
perché a Idef sono presenti oltre 400 società di 45 Paesi,
che spalleggiano le rispettive industrie. L’Italia è
rappresentata dal sottosegretario alla Difesa Lorenzo
Forcieri e dal vicesegretario generale della Difesa,
generale Carmine Pollice, che hanno incontrato il ministro
della Difesa turco e il segretario generale del potente SSM,
l’ente per gli acquisti militari, nonché i vertici delle
forze armate.
Il ministro turco della Difesa, Vecdi Gonul, ha detto che «l’Italia
è un nostro partner privilegiato». Ed, in effetti, il made
in Italy è molto apprezzato: il programma più
importante è quello relativo alla produzione
dell’elicottero tattico A-129T, una versione ampiamente
modificata del Mangusta di <AgustaWestland>. Per ora
si parla di 50 elicotteri, da consegnare dal 2013, con un
valore di circa 1.2 miliardi di euro per la quota italiana.
Si tratta infatti di uno sviluppo congiunto che vede prime
contractor la Tai turca. E la Turchia vuole altri 40
elicotteri di questo tipo. L’amministratore delegato di
<AgustaWestland,> Giuseppe Orsi, dice che quello con
Tai è un accordo di collaborazione strategica che va oltre
il pur importante programma A-129T. E ci sono infatti molti
altri progetti elicotteristici in ballo, militari e
paramilitari.
Quasi tutte le società del gruppo <Finmeccanica>
hanno in corso o sono in gara per aggiudicarsi commesse: ad
esempio tra poche settimane si saprà se <Telespazio>
fornirà all’Aeronautica un satellite da osservazione
militare, una gara che vale quasi 400 milioni di euro.
<Fincantieri> invece è stata scelta come partner di
un cantiere locale per la realizzazione di quattro
pattugliatori da oltre 1.000 tonnellate ed è in corsa per
la realizzazione di una nave da assalto anfibio. Le
opportunità non mancano, ma vendere in Turchia è
difficile: qui sono fortissime le aziende tedesche,
americane, israeliane e per aver successo, oltre a prodotti
validi, bisogna essere pronti a trasferire tecnologia e a
cooperare con le aziende di casa: l’ambizione di Ankara è
di elevare dal 25% al 50% il contenuto locale negli acquisti
militari e di aumentare la propria capacità export. (Andrea
Nativi/il Giornale.it)
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"This is an important phase for the evolution
and growth of technology.
It is important for us to continue investing in Turkey after our
success in this market before," Zappa said, referring to the
selection of AgustaWestland as winner of Turkey's multibillion
attack-helicopter tender.
In late March, the Defense Industry Executive Committee, whose members include the prime
minister, the chief of
General Staff and the national defense minister, opted for
AgustaWestland, maker of the A-129 Mangusta International, over
South Africa's Denel, maker of the CSH-2 Rooivalk. AgustaWestland
was created in 2000 with the merger of the helicopter subsidiaries
of Italy's Finmeccanica and Britain's GKN.
AgustaWestland to produce commercial helicopters:
Zappa said the proposal
of his group in the attack-helicopter bid was to create an important
capability in the helicopter field in Turkey through shared
technology. "This is our main objective. We want not only to
produce A-129 helicopters but also to open the way for creating
new models of helicopters with ne capabilities in Turkey."
In the next 12 months, he continued, AgustaWestland
will decide on a new investment in producing commercial helicopters
in Turkey. "They will be medium-class new types of helicopters."
(Fulya Ozerkan/Turkish Daily News)
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VIA
COSI'
Secondo
uno studio della Musiad, Associazione degli imprenditori
indipendenti turchi, la Turchia si posizione fra i primi
produttori al mondo in campo ortofrutticolo, impiegando
oltre l'11% della forza lavoro dell'intero Paese e
risultando primo produttore al mondo per: -nocciole (350
mila tonnellate); -albicocche (320 mila tonn); -fichi
(275 mila tonn.); -ciliege (245 mila tonn.); -cotogne
(80 mila tonn.) ; -melograni (73 mila tonn.). La Turchia
è inoltre secondo produttore al mondo per : -ceci (650
mila tonn.); -cetrioli (1 milione e 750 mila tonn.);
-cocomeri (4 milioni di tonn.). Terzo posto invece per:
-pomodori (8 milioni tonn.); - lenticchie (560 mila
tonn.); -melanzane (870 mila tonn.); -peperoni verdi (1
milione 760 tonn.). Quarto posto mondiale per cipolle e
olive; quinto posto per le barbabietole da zucchero;
sesto posto per mele, tabacco e the; settimo posto per
orzo e cotone; ottavo posto per le mandorle; nono posto
per frumento, segale ed uva; decimo posto per i limoni.
(Ice
Istanbul)
INDAGINE
MUSIAD
LA
TURCHIA SI COLLOCA TRA I PRIMI
PRODUTTORI AL MONDO IN CAMPO
ORTOFRUTTICOLO, IMPIEGANDO OLTRE
L'11% DELLA FORZA LAVORO DEL PAESE |
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<MASTERCARD>
LANCIA SUL
MERCATO TURCO
IL PRIMO
OROLOGIO
CON
TECNOLOGIA PAYPASS
NOVITA' L'EDIZIONE
LIMITATA E' STATA IMMESSA
SUL MERCATO DA <GARANTI BANK>. COME USARLA
<MasterCard Worldwide> ha annunciato il lancio del primo orologio dotato di tecnologia
contactless <MasterCard PayPass> in partnership con la
banca turca <Garanti Bank>. La moderna tecnologia PayPass debutta in
Turchia segnando l’avvento di una nuova era per i pagamenti con
carta di credito in Europa: i pagamenti di piccolo importo diventano
più veloci e convenienti, evitando così di dover frugare nelle
proprie tasche alla ricerca di contante.
I consumatori possono semplicemente
avvicinare il nuovo orologio al lettore PayPass – un gesto che
equivale ad un pagamento per mezzo di carta di credito – in oltre
600 esercizi commerciali in Turchia, compresi nomi di spicco come
<Burger King>, <Starbucks>, <Cinebonus>, <Tav> (Istanbul Atatürk Airport
Otopark) ed <Istanbul Ferry Corporation>. L’orologio PayPass
permette ai suoi utilizzatori di effettuare pagamenti al di sotto
dei 15 Euro senza più la necessità di firma o di utilizzo del Pin.
Pagamenti di importo maggiore continueranno a richiedere la firma.
Lo sviluppo di questo nuovo
prodotto è un’estensione del primo programma di credito <MasterCard PayPass> che è stato inaugurato in Turchia a giugno 2006,
in occasione del lancio della carta <Garanti Bonus Trink<.
L’introduzione nel mercato europeo degli orologi PayPass è
successiva al lancio, avvenuto a giugno 2006, del primo orologio al
mondo dotato di tecnologia asterCard PayPass> in Asia, in
coincidenza con i Campionati mondiali di calcio 2006 in Germania.
Anche a Taiwan è stata creata un’edizione limitata di orologi, in
collaborazione con <Chinatrust>, <Laks GmbH> e <On Track Innovations> ed
è stata messa sul mercato come strumento complementare
alle carte
di credito
< MasterCard>.
Cathleen Conforti, Global |
PayPass
Product Manager di
<MasterCard Worldwide> ha dichiarato: "I
pagamenti tramite tecnologia
contactless hanno un ruolo
primario nelle transazioni europee al fine di sostituire il
contante.
Il lancio di uno strumento di pagamento altamente
innovativo qual è appunto questo orologio, in partnership con <
Garanti Bank>, è soltanto una delle molte soluzioni che stiamo
implementando e che rappresentano alternative sicure al contante”:
Conforti ha aggiunto: "La
tecnologia contactless di < MasterCard> è davvero rivoluzionaria
in quanto è in grado di cambiare le abitudini di pagamento del
consumatore. In diversi paesi del mondo la nostra tecnologia PayPass
è attualmente in uso attraverso strumenti diversi dalla carta, come
ad esempio chiavette tascabili, cinturini e telefoni cellulari,
offrendo ai consumatori un’ampia gamma di strumenti di pagamento
alternativi, dei quali velocità, flessibilità e convenienza sono i
tratti distintivi essenziali.
I giorni del contante sono agli sgoccioli.
In occasione di Cardist, la prima conferenza internazionale
sulla tecnologia delle carte di credito tenutasi la scorsa settimana
ad Istanbul, Toni Merschen, responsabile chip di < MasterCard
Worlwide>, ha dichiarato: "<Garanti Bank> è la prima banca in Europa
a lanciare il programma di credito <MasterCard PayPass> e siamo
orgogliosi del successo che è nato da questa partnership. Ancora
una volta i riflettori sono puntati sulla Turchia. Questo sarà il terreno che permetterà di vedere come gli orologi PayPass si
inseriranno negli scenari tradizionalmente appannaggio dei pagamenti
tramite contante. La nostra indagine dimostra che PayPass è
esattamente ciò che i consumatori chiedono
di avere e di utilizzare
e possiamo dire a ragione che < MasterCard> e <Garanti Bank> sono ancora
una |
volta l’avanguardia dell’innovazione".
Mehmet Sezgin, General Manager <Garanti Payment Systems>, ha dichiarato:
"Dopo il successo del
lancio del primo programma di credito PayPass in Europa con <
MasterCard>, avvenuto lo scorso anno, siamo molto lieti di poter
arricchire la nostra
partnership attraverso uno strumento che è una
valida alternativa alle tradizionali carte di pagamento. La Turchia
è un mercato in cui c’è una forte domanda da parte dei
consumatori di strumenti di pagamento innovativi e Garanti Bank
vuole seguire questa tendenza offrendo ai propri clienti soluzioni
in grado di semplificare la loro vita".
Forte domanda del
consumatore
I dati < MasterCard> dimostrano che, dal lancio della tecnologia
contactless,
il valore medio della transazione PayPass, di credito o debito, è
intorno ai 20 dollari (14,76 Euro). Inoltre, i consumatori
utilizzano più frequentemente le loro carte di credito una volta
che queste sono state abilitate alla tecnologia PayPass –
l’incremento è approssimativamente del 18% sulla media. In linea
di massima il 75% di tutte le transazioni PayPass riguarda pagamenti
al di sotto dei 25 dollari (18.46 Euro) e circa il 45% pagamenti al
di sotto dei 10 dollari (7.38 Euro).
Nel primo trimestre 2007, ci sono
state sul mercato più di 14 milioni di carte e diversi strumenti di
pagamento < MasterCard PayPass>, accettati da oltre 51 mila esercenti
in tutto il mondo, inclusi < McDonald's>, < Starbucks>,
< 7 Eleven>, < CVS>, <
Duane Reade>, < Sheetz> e < Regal Entertainment Group>. L’interesse per
PayPass non è limitato all’ambito retail. La tecnologia ha avuto
un grande successo in molte strutture sportive e < MasterCard PayPass>
è oggi accettato nella gran parte degli stadi dei principali club
di football e calcio, come pure all’interno di numerosi eventi
golfistici.
Per maggiori informazioni su <
MasterCard PayPass > si può visitare il sito www.mastercard.com/paypass.
(Datamanager) |
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La
Turchia
e la fornitura
di gas. Il Paese della Mezzaluna si
trova anche
a metà
percorso
tra un fornitore
potente
e un utilizzatore
potente
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A META'STRADA
ENERGIA
UNA DICHIARAZIONE DI
CORNELIA MEYER
CAPO DELLA CAMERA DI COMMERCIO ANGLO-SVIZZERA
SUI RAPPORTI TRA ANKARA, MOSCA E BRUXELLES
“Turkey can be an oil and
gas gate to the South, but a gate for whom? For Russia
or for Central Asian countries?” Konstantin Simonev, Director
General of the Russia Energy Security
Fund, asked a panel of experts at ForumIstanbul.
He also expressed
an interest in the upcoming liberalization of the Turkish gas
market, which would give Russian companies the opportunity to sell
gas directly downstream to final consumers.
Simonov called for
Turkey and Russia to cooperate. “Russia can be number one in the
upstream and Turkey can be number one in transit,” he said, painting
the two countries as refuseniks of the European Union. “It is more
logical we get
together,” he said.
He also blamed EU
interference for the abandonment of a project for an oil pipeline
that was to run parallel to the Bosporus route in 2004 by Russian
oil giant Transneft. “The EU exaggerates energy
security,” he said, “Russia used to be a very reliable energy
supplier to Europe.”
Russia also seeks
cooperation with Baltic countries and Germany to the North for
pipeline projects.
A risky, unprofitable and inevitable game:
“The midstream
game of transport economies is much more tricky than the upstream
game [producers] and than the down-stream game [consumers],” said
Cornelia Meyer, chairman of the British-Swiss Chamber of Commerce.
“Pipelines only
provide utility returns for mid-stream investment,”
she said, citing the 3.5 billion costs and 11 years construction
time of the Baku-Tbilisi-Ceyhan.
“Transit nations
put themselves in the bull's eye of risk,” said Meyer, which may
take the form of military
intervention, terrorist attacks, or environmental catastrophe.
“Pipelines are about power,” she said, adding that assuring compensation
for the risks taken by transit countries is pivotal.
“Building a
pipeline does not automatically entail prosperity for the region,”
said Necdet Pamir, General Coordinator of think tank ASAM (Eurasia
Strategic Research Center). The Kirkuk-Yamurtalık pipeline had
been working at half capacity under Saddam Hussein, and since the
U.S.-led invasion of Iraq it had not been working at all, he said.
“If you are a
transit country you must get the right money for the risk and
investment needed,” said André Mernier, Secretary General of the
Energy Charter Secretariat.
He argued that
high pricing attracts investment, and favors a better energy mix
through competition, and energy saving.
“Turkey is vital
for producers and consumers,” he said, adding, “it has a
geographical advantage, but it must play this game.”
C.
Asian unreliable, says Russia:
“It is logical
that Turkey wants to gamble on the development of energy transit
routes,” said Simonov. But he warned that Central Asia entailed
big question marks about politics and supply.
“The region is
politically difficult,” he said. “The leaders of these countries
have a very interesting hobby: to sign as many contracts as possible
with as many countries as possible.”
Turkmenistan has
contracts with Russia, Ukraine, Iran and also, as of 2006, with China.
“Are you sure there really is so much gas to export through Turkey
in Central Asia?” asked Simonov. “Nobody knows the resource
base.”
President Putin
was visiting Turkmenistan's capital Astana on that same day.
Transparency
Transparency about
who you are paying, what you are paying for, how you are paying it,
as well as predictability of supply, are pivotal for transport
economies, argued Meyer.
“Not all gas
that Russia exports is Russian,” said Pamir, adding that Russia
buys cheap and sells expensive. “Turkmenistan's declared
price is $100,” he said, but Russia sells the same gas at three
times the price. Russia also fixes prices and sways its
influence in exchange of controlling shares of foreign companies,
said Pamir.
Mernier pointed
out that Russia's price policy was “a political decision to get
away from political prices, not a decision to
punish someone.” He hailed the disappearance of subsidized prices
even in South America.
Energy
Charter looks East
Mernier said
Pakistan had applied for membership of the Energy Charter.
“Their entry
will create a strong Central Asian entity not limited to the Caspian
states,” he said. Pakistan wants to be a transit economy to the
East. “Pakistan and Turkey will both become important transit
countries tomorrow,” he said. “Iran and Iraq will come into play
eventually. This is something we have very much in mind."
(Turkish
Daily News) |
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BAKU
AUMENTA
IL PROPRIO PESO
NEGLI EQUILIBRI
EUASIATICI. LA
PIPELINE PER CEYHAN
LUNGO LA LINEA
TBILISI. I VANTAGGI
ANCHE PER LA
TURCHIA ED IL RUOLO
DEGLI STATI UNITI
Sia nel 2005 sia nel 2006 l’Azerbaijan ha registrato dei tassi crescita
del PIL reale straordinari (pari al 25% e al 26%, rispetto al 10.2% nel
2004, secondo il Fondo Monetario Internazionale). L’<Economist
Intelligence Unit< (Eiu) stima una crescita superiore al 30% nel 2006,
a causa del forte aumento nella produzione e nell’esportazione di
greggio seguito all’inaugurazione dell’oleodotto Btc (Baku-Tbilisi-Ceyhan).
Per il 2007 l’Eiu si aspetta un incremento delle esportazioni di greggio
del 50% circa, tanto che entro il 2008 la produzione dovrebbe raggiungere
circa il milione di barili al giorno. Nella seconda metà del 2007, i
volumi delle esportazioni dovrebbero subire un aumento ulteriore con lo
sfruttamento del giacimento di gas naturale di Shah Deniz. Anche il 2007
dovrebbe registrare un tasso di crescita pari al 25%, grazie all’effetto
di spillover negli altri settori non-tradable (come
costruzioni, trasporti e telecomunicazioni) e alla robusta domanda
interna.
Prima che l’Azerbaijan cominciasse a sfruttare intensivamente i propri
giacimenti e ad esportare il greggio nei mercati occidentali, la sua
economia era decisamente povera e principalmente concentrata nel settore
agricolo. L’estrazione del petrolio ha migliorato quasi tutti i
fondamentali dell’economia azera (PIL pro-capite, ammontare delle
riserve valutarie, rapporto debito/Pil, bilancia commerciale e delle
partite correnti). Tuttavia una crescita basata esclusivamente sulle
esportazioni di idrocarburi implica un’estrema vulnerabilità
dell’economia al variare dei prezzi internazionali di queste risorse:
ciò può portare il Paese a soffrire di ciò che gli economisti chiamano Dutch
Disease (male olandese). L’esportazione di risorse naturali molto
richieste sul mercato internazionale, come il petrolio e il gas naturale,
comporta ingenti afflussi di valute forti nel paese esportatore. Tali
afflussi generano l’apprezzamento della moneta locale e la conseguente
riduzione di competitività degli altri prodotti esportati. Il rischio è
che gli altri settori tradable (ad es. il manifatturiero) vengano
soffocati dall’esportazione delle risorse naturali.
I settori tradable azeri hanno progressivamente diminuito la
propria incidenza sulla formazione del Pil e hanno registrato una costante
perdita di competitività. Tutti i fondamentali macro-economici sono
“dopati” dall’esportazione di idrocarburi e gli ampi surplus di
bilancio permettono una politica fiscale rilassata. Per minimizzare e
sterilizzare gli effetti negativi causati da tali afflussi di capitali, le
Autorità hanno creato un fondo di stabilizzazione (State Oil Fund of
Azerbaijan - Sofaz) dove accantonare parte delle entrate petrolifere.
In caso d’improvvisa diminuzione dei prezzi, il Paese potrebbe contenere
le ripercussioni sulla propria economia attingendo da tale fondo. Tuttavia
quasi un 1/3 del Sofaz, in cui sono stati accantonati 623 milioni di
dollari nel 2005, è già stato utilizzato nel corso dell’anno per le
spese correnti.
L’Azerbaijan accresce
il suo peso politico
grazie
all’oil&gas
Secondo le stime fatte ad inizio del 2006, l’Azerbaijan possiede
circa 7.000 milioni di barili ed è al 18° posto per dotazione di riserve
(l’Arabia Saudita ne possiede circa 38 volte di più). Agli attuali
ritmi di produzione (circa 450 mila di barili al giorno nel 2005) tali
riserve dovrebbero esaurirsi in circa 42 anni. Dal 2001 al 2004 le
esportazioni sono state più o meno costanti, intorno ai 210 mila di
barili al giorno, superando notevolmente l’esiguo consumo interno (circa
96 mila barili al giorno). Tuttavia l’apertura del Btc (a metà 2006) ha
accresciuto notevolmente i flussi esportativi di idrocarburi, come già
sottolineato sopra, e si prevede che aumentino ulteriormente nel corso del
2007 e del 2008: le riserve così potrebbero esaurirsi in 20 anni. Sul
fronte del gas, l’Azerbaijan non è ancora in grado di soddisfare la
propria domanda interna: 5.8 miliardi di metri cubo l’anno a fronte di
una produzione di 4.7 miliardi di metri cubi. Tuttavia le stime fatte
attribuiscono al paese circa 1.370 miliardi di metri cubi (la Russia ne ha
circa 35 volte di più). Con il completamento del gasdotto Bte (Baku-Tbilisi-
Erzurum) e lo sfruttamento dei giacimenti di tutta l’area caspica (si
prevede la costruzione di una bretella che metta in collegamento la rete
azera con il Turkemistan) il paese oltre ad essere indipendente dalle
importazioni di gas russo potrebbe diventare un attore, piccolo ma
rilevante, anche nel mercato del gas naturale.
La produzione ed esportazione di idrocarburi ha dato una nuova centralità
geopolitica all’Azerbaijan. Gli Usa guardano al paese con attenzione,
per la vicinanza con l’Iran, mentre la Russia, che continua a
considerarlo parte del cosiddetto “estero vicino”. Inoltre le sue
riserve e la posizione di passaggio tra gli stati dell’Asia centrale
(come Kazakhstan e Turkmenistan, ricchi di petrolio e gas) e i mercati
occidentali aumentano la sua rilevanza anche per la Turchia e l’UE. Per
questa serie di motivi, Baku ha visto crescere la sua indipendenza e il
suo potere contrattuale in modo sproporzionato rispetto agli altri due
stati caucasici, Georgia e Armenia.
Firmato
un memorandum
per la sicurezza
L’interesse degli
Usa verso la regione caucasica e, in particolare,
verso questo stato è aumentato negli ultimi anni. La realizzazione del
BTC è stato fortemente voluto dagli Usa (e finanziato da molte imprese
statunitensi). Si voleva, da una parte, garantire una via sicura per
l’esportazione delle risorse azere che evitasse le instabili regioni del
Caucaso settentrionale (Abkhazia, Ossezia meridionale e settentrionale,
Cecenia e Daghestan) e, dall’altra, diminuire l’influenza russa sulla
regione. Il 23 marzo 2007, il Segretario di Stato statunitense e la sua
controparte azera hanno firmato un memorandum per la sicurezza energetica
nella regione caspica: lo scopo del documento è quello di assistere il
trasporto (e la difesa) degli idrocarburi azeri verso i mercati
occidentali. Anche se per ora si tratta soltanto di una dichiarazione di
intenti, il risultato diplomatico non è sottovalutare (anche perché si
prevede una sempre più intensa collaborazione per quanto riguarda
l’addestramento delle forze armate nella protezione delle pipeline
da attacchi stranieri o terroristici). Inoltre, gli Usa stanno supportando
la realizzazione sia della pipeline Nabucco (Turchia, Bulgaria,
Romania, Ungheria ed Austria), che dovrebbe porsi in competizione con <Blue
Stream>, sia della pipeline che dovrebbe congiungere la Turchia
all’Italia attraverso la Grecia.
Tuttavia gli Usa non sono interessati soltanto alle riserve energetiche,
ma anche a specifici interessi geostrategici. La strategia Usa, dal 1989
in poi, ha previsto l’allargamento della propria comunità di sicurezza
(la Nato) verso est nel continente eurasiatico. Washington è
principalmente interessato ad aumentare la propria influenza nella regione
del Caucaso meridionale in funzione anti-iraniana: in particolare, sarebbe
interessato a costruire una base in Azerbaijan ovvero avere almeno la
possibilità di utilizzo dell’aeroporto militare azero (come dichiarato
recentemente dal Vice Segretario di Stato. Matthew Bryza). Tuttavia il
ministro della Difesa azero ha negato la propria disponibilità a cedere
il proprio territorio per attaccare un Paese vicino. Il ministro infatti
teme che, in caso di guerra, il proprio Paese possa diventare un obiettivo
degli attacchi iraniani. A ciò si aggiunge che la presenza di una base
statunitense nel Caucaso indispettirebbe notevolmente Mosca. Anche se
l’ipotesi di un'installazione militare è da tenere in scarsa
considerazione, almeno per ora, non è escluso che un Paese come l’Azerbaijan
non possa esser coinvolto nel progetto dello scudo missilistico
(soprattutto per l’installazione dei radar).
L’allargamento della comunità di sicurezza occidentale a Paesi come
Georgia ed Azerbaijan, nel medio periodo, potrebbe tornare utile anche in
funzione anti-russa, in quanto impedirebbe a Mosca di restaurare la sua
influenza su territori che, dalla caduta dell’Impero ottomano, le sono
sempre appartenuti. Per ora tale eventualità è frenata dall’ancora
scarso livello di democrazia dei Paesi caucasici e dai conflitti congelati
che rendono l’area ancora troppo instabile (la questione dell’Abkhazia
e dell’Ossezia meridionale oppure la disputa per il Nagorno Karabakh).
Per questo motivo sembra ragionevole pensare che se da un parte gli Usa
sono interessati a stabilizzare la regione, dall’altra la Russia è più
propensa a mantenere i conflitti in uno stato di bassa intensità, in modo
da ritardare l’inclusione dei Paesi caucasici nel campo occidentale.
La Russia è preoccupata di perdere la sua influenza nella ragione
caucasica e soprattutto di essere esclusa nel vantaggioso affare
dell’esportazione di idrocarburi verso il mercato europeo (in
particolare attraverso la costruzione delle bretelle transcaspiche). Per
tale motivo Mosca ha messo in cantiere alcuni in nuovi progetti per
l’esportazione del gas in Europa (ad es. il gasdotto Blue Stream II,
l’oleodotto Burgas-Alexandroupolis per evitare gli stretti turchi oppure
l’oleodotto Transanatolico Samsun-Ceyhan). La messa in opera di tali
progetti potrebbe rendere economicamente poco vantaggiosa la costruzione
del <Nabucco> o delle pipeline transcaspiche e quindi bloccarne la
costruzione.
Conclusioni
Nonostante le manovre russe, l’Azerbaijan ha un discreto
margine di manovra che gli permette di non subire direttamente le
decisioni di Mosca. Per esempio, ad inizio anno, <Gazprom> ha alzato i
prezzi del gas pagati dal paese e ha promesso uno sconto nel caso in cui
l’Azerbaijan vendesse al colosso russo parte del possesso della propria
rete. Baku, forte del proprio successo economico e certo che entro il 2007
il giacimento di Shah Deniz diventi operativo, ha deciso di pagare il gas
russo al prezzo di mercato ($235 per 1.000 mc) senza cedere la proprietà
della rete (come invece ha fatto l’Armenia). Il Paese è rilevante per
l’area sa per le riserve possedute sia per il transito degli idrocarburi
dall’Asia centrale verso i mercati europei. Date tali premesse, è
prevedibile che l’Azerbaijan in futuro veda crescere ancora più la
propria centralità nella regione. Tuttavia per mantenere questo nuovo
ruolo, dal lato economico, dovrà cercare di ridurre la propria dipendenza
dall’esportazione degli idrocarburi per evitare il cosiddetto Dutch
Disease (anche se è difficile prevedere, nel breve periodo, una forte
riduzione dei prezzi internazionali di tali risorse). Sul piano politico,
dovrà investire nel miglioramento delle relazioni con i Paesi dell’Asia
centrale (in particolare, Turkmenistan e Kazakhstan) oltre che mantenere
buoni rapporti e una crescente collaborazione con gli Usa. (Marco
Minoretti/Equilibri.net)
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Washington non
è interessata
soltanto alle riserve energetiche
ma anche a specifici interessi
geo-strategici. Il ruolo di Mosca
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INCREMENTO
RECORD NELL'INTERSCAMBIO CON L'AFRICA
LO SGUARDO DI
ANKARA L'ottimo andamento delle relazioni
sottolineato dal ministro turco per il Commercio
Estero, Kurzat Tuzmen, nel corso di un Forum ad Istanbul.
In
occasione dell'inaugurazione del secondo Forum turco-africano, in
corso a Istanbul, il ministro di Stato per il Commercio Estero
Kurzat Tuzmen ha sottolineato l'ottimo andamento delle relazioni fra
la Turchia e i Paesi africani sulla base del progetto: "The
African Strategy" posto in essere dal Sottosegretariato al
Commercio Estero sin dal 2003, che si basa sullo sviluppo continuo
delle relazioni commerciali ed economiche fra la Turchia, gli Stati
del Nord Africa e quelli Sub-Sahariani. In effetti dal 2003 al 2006
l'interscambio è cresciuto di oltre il 138% passando dai 5 miliardi
di dollari agli 11.9 miliardi di dollari (la quota di mercato turca
sul totale del commercio estero dell'Africa è pari al 2.1% nel
2006). Peraltro questa cifra dovrebbe crescere di un ulteriore 20%,
raggiungendo la quota di 14 miliardi di dollari nel 2007. "La
Turchia è il Paese che può aiutare maggiormente i Paesi di quel
Continente a spezzare il circolo vizioso della povertà e ad
accelerare lo sviluppo economico, anche utilizzando al meglio gli
strumenti del libero scambio" ha evidenziato il ministro Tuzmen,
segnalando che anche gli investimenti diretti turchi in quei paesi
(nel 2003 praticamente assenti) hanno raggiunto un livello
"soddisfacente", con 600 milioni di dollari, mentre
sarebbe in crescita -anche se non ancora a un livello ottimale-
l'aggiudicazione da parte dei contractor locali dei progetti
infrastrutturali. (Ice Istanbul) |
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IL FATTURATO TURCO
IMPRESE ESPORTATRICI:
44
MILA NEL 2006
Secondo
un report del Sottosegretariato al Commercio Estero turco (Dtm),
nel 2006 le imprese esportatrici turche hanno raggiunto la cifra di
44.082 (si ricorda in proposito che l'export turco nel 2006 era
stato pari a 85.3 miliardi di dollari). Delle oltre 40.000 imprese
dedite all'export circa il 90% hanno un fatturato sui mercati
internazionali che non supera i 2 milioni di dollari, e ben 23.000
hanno un fatturato all'export massimo di 100 mila euro. Le imprese
con un fatturato export fra i 500 milioni di dollari ed un miliardo
di dollari risultano 15 (fatturato all'export 21 miliardi di dollari
pari al 24.6% del totale). (Ice Istanbul) |
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AD ISTANBUL
SEMPRE PIU'CARE
LE CASE
La
parte europea del Bosforo è uno dei luoghi più ambiti dagli
abitanti di Istanbul in fatto immobiliare. E rischia di diventare
proibitiva: i prezzi stanno lievitando costantemente e adesso chi
vuole comprare casa da quelle parti deve mettere in preventivo una
spesa non inferiore a 2000 mila Lire turche (oltre 100 mila euro)per
un appartamento inferiore agli 80 metri quadrati.
Se poi i quartieri sono Ciragan e Besiktas, allora le cose vanno
ancora peggio. Un appartamento da quelle parti non costa meno di 270
mila Lire turche. valori che possono sembrare accessibili secondo
gli standard europei ma che diventano irraggiungibili in Turchia se
si considera che lo stipendio medio di un impiegato supera di poco
le 90 Lire turche mensili. (Apcom) |
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ECONOMIA
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LA TURCHIAMENO
CONOSCIUTA
REALTA' SOCIALE
LE DONNE ALLA
CONQUISTA
DEL PAESE DELLA MEZZALUNA. CHI E' GULER HANIM
SABANCI, TRA LE DIECI POWER LADIES DEL MONDO
Si
fa tanto un parlare in questi giorni di quote rose e della
differenza tra il nuovo Governo francese, dentro il quale il
presidente Nicolas Sarkozy ha voluto più donne, ed il nostro
Esecutivo che ne avrebbe poche. A nostro avviso una polemica
sterile perché anche nel nostro Paese l'elemento femminile è
ben rappresentato, per lo meno rispetto ad altri. E' pur vero,
però, che le massime cariche, sia politico-istituzionali che imprenditoriali, non hanno avuto mai al vertice una donna.
Ciò dovuto, probabilmente, più che ad una diffidenza verso
il cosiddetto gentil sesso, ad un sistema sclerotizzato
che vede solamente negli uomini la specie più
affidabile. Non è così. Un esempio ci viene dalla vicina
Turchia, un Paese dal doppio volto - quello che vorrebbe
ritornare all'ancien regime dei Sultani e quello legato
invece rigidamente ai principi ataturkiani - e che comunque riesce a dare
anche qualche lezione a quell'Europa dei Ventisette che non la
vogliono al suo interno. Senza dimenticare che non molti anni
fa la Turchia aveva eletto suo premier una donna nella persona
di Tansu Ciller - primo caso nel Vecchio Continente dopo
quello di Margaret Thatcher - sono donne nell'attuale Paese
della Mezzaluna il presidente della Corte Costituzionale,
Tulay Tugcu, e il presidente della Tusiad (Confindustria
turca), Arzuhan Yalcindag Dogan. Entrambe, qualcuno
ricorderà, hanno avuto il coraggio - con fare autorevole - di
criticare nientemeno che il Primo Ministro Recep Tayyip
Erdogan.
In questo mondo femminile tutto particolare - che si avvale
peraltro di decine e decine di figure emergenti - fa
ugualmente spicco Guler Hanim Sabanci, considerata la donna
più potente della Turchia e tra le dieci più potenti del
mondo, a capo di un impero di settanta società
che vanno - come ha riportato in un interessante reportage
Marzio Mian (<Io Donna> magazine del <Corriere della
Sera>) - dalla banche alle automobili, dai pneumatici
al cemento, alla grande distribuzione, al tessile,
all'energia. Il suo impero si calcola che abbia 40 mila
dipendenti con un fatturato di 13 miliardi di euro. Scusate se
è poco!
Imparentata al più noto (almeno in Italia) Omer Sabanci, che
è stato fino a poco tempo fa a capo della Tusiad, Guler Hanim
è una bella signora di mezza età che già a
22 anni aveva preso
un mano il settore pneumatici arrivando alla formula 1 con la
<Bridgestone> e la <Toyota>. Questo per
sottolineare quanto già allora il carattere fosse deciso nel
portare avanti i suoi programmi. L'attuale è quello di fare
della Turchia, entro cinque anni, la Cina dell'Europa,
facendola uscire dal suo complesso di Peter Pan. Convinta che
la laicità in Turchia non potrà mai essere modificata e che
i radicali islamici in Turchia non siano più dell'8 per
cento, Guler Hanim non sembra molto preoccupata dai propositi
di revanscismo islamico palesati dal Governo Erdogan tipo
l'introduzione del turban. Con o senza turban, saranno proprio
le donne a cambiare il volto della Turchia. Saranno loro a
guidare l'emancipazione civile. Saranno sempre loto infine a
portare avanti il progetto in sei città per trasformarle in
"woman friendly" con l'introduzione di quote rosa.
Capofila, naturalmente, lei, Guler Hanim. La tenacia è
femmina. Potrebbe essere uno slogan. La signora Guler l'ha
fatto suo per arrivare non certo al potere ma al successo
determinato dalle capacità e dai risultati. Capacità e
risultati quindi. Un po' quelli che hanno interessato la
storia di un centinaio di imprenditrici di Adana che -
travolte da un momento di crisi economica - hanno saputo
reagire, rimboccandosi le maniche, riconvertendo l'impianto
industriale della città e scavalcando i vertici
dell'associazione industriali. Insomma guidando il
cambiamento. "Dove le donne hanno accesso all'istruzione
e al lavoro la democrazia avanza", così Guler Hanim
nell'intervista al giornalista Mian. (Vera.
Inca)
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Un impero di settanta società che vanno dalle banche
alle automobili, dai pneumatici al cemento, alla grande
distribuzione, all'alimentare, al tessile, all'energia.
40 mila dipendenti per un fatturato di 13 miliardi di
euro
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MERAVIGLIE
DELL'INGEGNO
ITALIANO
IMPRESE
ALL'ESTERO APERTA LA SECONDA
CARREGGIATA DELL'AUTOSTRADA ANATOLICA TRA
ISTANBUL ED ANKARA. GLI SFORZI PER PORTARE A
COMPIMENTO L'OPERA. IL RINGRAZIAMENTO <ASTALDI>
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Nei giorni scorsi,
contrariamente ad ogni più ottimistica previsione, è stata aperta
al traffico anche la seconda carreggiata dell’Autostrada Anatolica
tra Istanbul e Ankara.
In
gennaio (vedi precedente articolo) era stata inaugurata la prima
carreggiata con l’intervento congiunto dei Primi Ministri Recep
Tayyip Erdogan e Romano Prodi.
Proprio
in quella occasione le autorità turche chiesero di fare ogni sforzo
possibile per cercare di poter aprire al traffico anche la seconda
carreggiata, prima della data del 6 luglio prossimo, fissata per la
fine dei lavori.
L’<Astaldi>,
aderendo a quella pressante richiesta delle autorità governative,
metteva in atto un programma lavori di indubbia efficacia, dando
fondo a tutte le risorse per aderire a tale richiesta e grazie anche
ad un mite inverno che non ha dato problemi di sospensione dei
lavori per neve e pioggia, se non limitate a poche giornate, si è
riusciti ad aprire definitivamente anche l’ultimo lotto dopo tanti
anni di lavoro.
E’
chiaro che in questa occasione è doveroso il ringraziamento a tutte
le maestranze aziendali, ai subappaltatori, ai fornitori di
materiale locali, nazionali e internazionali, alle autorità che
hanno seguito il lavoro, alle banche che hanno finanziato il
progetto, alle assicurazioni che hanno garantito la copertura
assicurativa, alla <Sace> e alla <Simest> per il loro
supporto e tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di
quest’opera in maniera più o meno rilevante e che sarebbe un
elenco interminabile citare qui e inoltre noioso per il lettore.
Grazie veramente a tutti. (Mario
Mancini)
|
Dati del
progetto :
Client: MINISTRY OF PUBLIC
WORKS AND SETTLEMENT
GENERAL
DIRECTORATE
HIGHWAYS
Engineer: YUKSEL PROJE AS –
Ankara (TR)
Main
Contractor: ASTALDI Spa - ROMA |
Per ogni informazione si può contattare:
Ing.
Mario MANCINI
ASTALDI Spa
Via G.V. Bona, 65
00156 ROMA
Tel. +39
06 41766347
Fax +39 06 41766859
Cell. +39 335 8334612
E-mail: m.mancini@astaldi.com
Web site: www.astaldi.com |
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OUTLOOKPOSITIVO
LA CRESCITA TURCA
LE VALUTAZIONI DELLE
PRINCIPALI AGENZIE DI RATING, <MOODY'S> e <FITCH>.
Nel mezzo di una complessa
situazione politica che vedrà una tappa importante nelle elezioni
politiche generali il prossimo 22 luglio, le valutazioni delle
principali agenzie internazionali di rating come <Moody's> o
<Fitch>
confermano - pur se con qualche lieve incertezza rispetto al passato
-
l' outlook positivo sulla Turchia. In particolare, la vice presidente di
<Moody's Kristin>, Lindow ha sottolineato il fatto che la
Turchia non subirà contraccolpi particolari da questa fase
congiunturale, se l'azione del prossimo governo continuerà ad
insistere sulle privatizzazioni e sulle riforme strutturali di cui
il Paese necessita: "La Turchia ha mostrato in questi ultimi
5-6 anni una forte capacità di crescita economica, che certamente
potrà assorbire la volatilità dell'attuale fase" - ha
dichiarato. Altre istituzioni finanziarie internazionali ed agenzie
di rating hanno confermato le valutazioni positive sul futuro
economico della Turchia, sottolineando particolarmente la capacità
del Paese di attrarre notevoli investimenti diretti dall'estero: nei
primi tre mesi del 2007, già, 10 miliardi di dollari. (Ice
Istanbul) |
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One of the
arenas to be hardest hit by the 2001 economic crisis in Turkey, the
real estate market, is bouncing back with speed, as it experiences a
series of economic developments.
Last month’s bidding for General Directorate of Highways
(Kgm)
and İstanbul Transportation Authority (İett) plots are
just one example of renewed energy in real estate. The Zorlu Group
bought the KGM property for $800 million, while the Dubai-based Sama
Dubai company, owned by Dubai Sheik Maktoum, bought the Levent
İett garage property for $705 million. In the wake of these
significant purchases, there is curiosity on the market as to
whether or not this type of sale will continue.
Cansel Turgut Yazıcı, general manager of the Real
Estate Evaluation Department at Turkey Industrial Development Bank (Tskb),
says that the most important reason for these recent developments in
Turkey’s real estate market is the general state of economic
stability. Yazıcı said: “At this moment, the future of
real estate in Turkey looks very bright. These sorts of open bidding
sales should continue. Economic development and stability are
pulling real estate investors into Turkey. Good years lie ahead for
our country’s real estate market, and those who are aware of this
are on the right track. … If we compare the general situation to a
train, those who are buying property are getting on board the train
and going, but those who don’t will be very sorry in the future
that they missed the train.”
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STRANIAFFITTI
Il
ministero delle Finanze turco ha fatto sapere di avere
aperto una inchiesta per verificare lo strano fenomeno che
si sta verificando in questo periodo ad Istanbul.
Gli immobili in affitto sono aumentati del 29% ma d'altra
parte i locatori che offrono alloggio sono diminuiti,
facendo pensare che adesso buona parte del mercato
immobiliare sia in nero. Un affare dalle proporzioni
notevoli se si pensa che su ogni 100 Lire turche ben 57 sono
pagate ad Istanbul. (Apcom) |
Foreigners investing in İstanbul real estate are generally
purchasing shopping centers, offices, and luxurious housing. At the
forefront of foreign companies investing in Turkish real estate are
British, German and Arab companies. Yazıcı also noted that
the relatively cheap price of Turkish real estate in comparison with
other developing countries is another reason for its favored status
among foreign investors. She said: “The Spanish are looking at
property near city centers in the south. Arabs tend to look for
places to build apartment buildings and shopping centers. European
investors are interested in shopping centers, apartments and office
space. With the current economic situation continuing in a positive
manner, we will see foreign property purchases continue in Turkey
for another 10 years.”
She underlined the advantages inherent in having foreign
investors buying into Turkish real estate, noting that foreigners
also bring an increase in employment opportunities with them when
they buy property. “Foreign companies do not work on their own
these days; when they come to Turkey they work with Turkish
companies on their investments. They work out contracts with Turkish
companies during their investments. Or you might have a situation
where the company is itself Turkish, but the financial backing is
from abroad. Foreigners are busy building shopping centers and
office buildings. At some of these office buildings, there might be
jobs opened for between 2,000 and 2,500 people, and all of the
employees will be Turkish.”
Yazıcı also touched on the fact that since 2001 there
has been a 100 percent increase in the number of companies investing
in the Turkish real estate market. “In 2003 our company was
working with two foreign companies. This has now gone up to 25
companies. In the past six months the number of foreign companies on
the Turkish real estate market has continued to increase. These are
investors who are putting very large amounts of money into the
market. For example, there are investments made by foreign firms
that reach the level of several billion dollars.”
Talking about the shopping centers and luxury housing projects
currently being invested in by foreign companies, Yazıcı
noted that over the next few years these large-scale investments
will start to spread outside of İstanbul. Within this framework,
Yazıcı asserted that very soon there will be
foreign-backed shopping center projects under way in Eskişehir,
Denizli, Kayseri, Mersin, Diyarbakır, Gaziantep, Samsun, Adana
and Trabzon. She said: “Investors interested in building housing
are looking into Kuşadası, Didim, and Fethiye -- all
tourist regions. Then there is also the office building market.
Foreign investors are looking at İstanbul for this type of
investment. There are foreign companies interested in all three of
these sectors -- shopping centers, housing, and office space -- that
are active in Turkey right now. There are Turkish managers involved
in some of these projects, but the bulk of the people involved in
many of these projects are foreigners.”
Yazıcı noted that it is “completely normal” that
the prices of housing around the recently sold İett property in
Levent would climb after the highly publicized sale. “The Dubai
Tower project is a great one. On the real estate market there is a
saying: The value of property near good property goes up, and near
bad property goes down. And if we apply this to the Dubai project,
it is only natural that the value of the buildings near the coming
Dubai Towers would also rise.”
She also asserted that the infrastructure of the Turkish real
estate market is in place now, and that as a result, foreign
companies investing here now work with Turkish service, project,
development, and financial backing companies to bring about their
investments.
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RISING STAR
Turkey in top 5 countries for foreign real estate
investment
Research carried out by the British real estate investment firm
Assetz pointed to Poland as being the number one country these days
attracting foreign investors. The research, which was also published
in the Sunday Times, then listed Turkey, England, Bulgaria and
France after Poland, as the next four on the list. According to the
research, the profit based on money invested in these countries in
real estate is 64 percent in England, 54 percent in Bulgaria, 51
percent in France, and 45 percent in Turkey. Meanwhile the Assetz
research also noted that an estimated 400,000 British citizens now
own property outside of Britain. A full 56 percent of these
investments, which are estimated at around 52 billion pounds ($103
billion), are in Spain and France. (Yasin Kiliç/Zaman)
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LA
CORSA
GLI STRANIERI - SPECIE TEDESCHI, INGLESI E ARABI -
CONTINUERANNO A COMPRARE IN TURCHIA NEI PROSSIMI DIECI
ANNI
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| LA
<SEAT-PAGINE GIALLE>
NESSUNINVESTIMENTO
SPECIFICO
L'approdo in Turchia non
richiederà investimenti specifici nel periodo del piano
(2008-2010). Lo ha affermato Luca Majocchi, amministratore
delegato del gruppo <Seat Pagine Gialle> (Milano: PG.MI
- notizie) , a
margine della presentazione del nuovo piano industriale del gruppo.
"Stiamo preparando una joint venture in Turchia dando vita a
un'azienda mista partecipata al 50% da noi, con flussi di cassa
previsti nell'ordine dei 15-20 milioni di euro", detto Malocchi
aggiungendo che "non sono previsti investimenti in Turchia nei
prossimi anni. Non occorre molto denaro per svilupparsi in questo
mercato ma occorrono soprattutto conoscenze per aggredirlo al
meglio". (Yahoo Finanza)
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SULLE ORME
DI <IKEA>
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LA
FABBRICA <MODOCO>
Fondata nel 1969,
vuole produrre
mobilio e venderlo in proprio
Approximately 350 stores
located in the Modoko furniture
manufacturers' complex united to found a factory
recently. Manufacturers hope to create a strong Modoko brand in
order to compete with the Swiss furniture giant Ikea,
located across the street Modoko will follow
the footsteps of Ikea. Experts will produce chairs, sofas, beds
and tables. Then retail stores under the brand Modoko will sell
those products, all of which will also carry the Modoko brand.
Founded in 1969 on
the Anatolian side of Istanbul,
Modoko currently employs 25,000 people -- 5,000 working inside the
complex and 20,000 working outside of it.
Modoko so far
invested $13 billion, said Ethem Özçelik, the company's chief
executive. “Ikea's 2005 arrival in Turkey sabotaged us. But
customers will come back to us. We have applied to all official
units including the Ministry of Industry for the factory. We have
requested land
to build the factory on,” he said.
“We want to
construct the factory in a city that is easy to reach by sea, railroad
and highway, just like İzmit. We have the approval of all 350
stores located in the complex on the investment,
” said Özçelik.
Modoko's doors are
open to all furniture companies that are looking to invest,
said Özçelik, adding, the number of partners can climb to 700.
World's
largest factory
"Our
target is to make Turkey a world brand in furniture,” he said,
adding, “ As the factory begins operating, the consumer
prices will also drop.”
"The biggest
advantage of this factory compared to its competitors is that many
exports will gather to manufacture products under one label. The
companies will manufacture products depending on their expertise,”
said Özçelik.
Competition
is getting harder due to single floor limitations:Although Modoko is
already a brand name in the furniture sector, they
have an added
challenge that their building
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is restricted to being one-level, Özçelik
said. Further, the biggest room in Modoko is 360 square meters,
compared to the 700 square meter rooms allowed at two-level
neighboring industrial zones.
Modoko received
authorization to build a single-level building in 1969 when was
being founded as an industrial zone. However, today they need two
levels and more room space in order to accommodate their businesses.
“We have already been damaged by the chain shops. We have
begun negotiations in order to solve the floor permissions problem,”
said Özçelik.
Modoko
visited by 10 million in two years:
Since its entry
into the Turkish
market in 2005, Ikea has drawn much attention from consumers due to
its user-friendly, high quality, cheap products. The company is
producing modular furniture for a modern casual way of living. With
its 6,500 different choices, it provides its customers with smart
solutions. The most important characteristic of the Ikea products is
that they are all designed by world famous experts.
Eliminating the
staff and transportation costs, Ikea's popularity is increasing due
to its convenient pricing. By using the remaining raw materials of
furniture in the production of other products, Ikea is also
economizing its raw materials. This is creating a price advantage
for the consumers.Working in a worldwide franchise organization,
Ikea is preparing to open two new branches in Istanbul Bayrampaşa
and Ankara in addition to the ones in Istanbul Ümraniye and İzmir
Bornova. Ten million people have visited Ikea Istanbul and Ikea
İzmir since their respective openings.KUTU (Nazli Topçuoglu.
Modoko
kept alive by classic and rich furnitureOwner of Kavsar Mobilya,
Mehmet Kavsar is one of the founding members of Modoko. He is one of
the initiators of the idea to establish a factory site. Working out
of Modoko for the past 40 years, Kavsar believes the clients that
were lost in recent years will be won back with the new action plan.
Modoko is a leader in boutique furniture manufacturing in Turkey,
Kavsar said. Ikea's target clientele is the young and single people,
whereas they target a much wider profile, he added. (Nazli Topçuoglu/Turkisk Daily News)
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| OCCHI
PUNTATISULLA
<TURKISH BANK> GRANDI OPERAZIONI
LA <NATIONAL BANK
OF KUWAIT> NE
ACQUISTEREBBE IL 30% DELLE AZIONI. SAREBBE UNA 1°
"FINESTRA"
Secondo fonti finanziarie
locali, la <National Bank of Kuwait> (Nbk) - una delle principali
banche del Golfo Arabico - sarebbe pronta ad acquistare il 30% delle
azioni della <Turkish Bank>, una istituzione finanziaria locale di
media dimensione (17 sportelli) che ha chiuso il 2005 con asset di
circa 500 milioni di dollari. L'operazione della <Nbk> sarebbe
soltanto una prima "finestra" operativa del Kuwait in
Turchia, in attesa della privatizzazione del colosso finanziario
locale <Halkbank< già entrato nel mirino della <Kuwait Investment
Authority> (Kia). Gli analisti locali segnalano che l'offensiva dei
Paesi del Golfo, sul fronte degli investimenti diretti e di
portafoglio (in particolare da parte di Emirati Arabi, Kuwait,
Arabia Saudita e Qatar) in Turchia potrebbe far convergere nel paese
oltre 10-15 miliardi di dollari nei prossimi 3-4 anni soprattutto
nei settori immobiliare, petrolchimico, delle telecomunicazioni e
finanziario. (Ice Istanbul)
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ACCORDO <TEKSID>
PER LA VENDITA ASSET
www.teksidaluminium.com
UNA NOTA DELLA
SOCIETA' IMPEGNATA IN TURCHIA IN UNA CONSISTENTE
OPERA DI RISTRUTTURAZIONE PER TORNARE IN ATTIVO
<Teksid Aluminum> ha raggiunto un
accordo per la vendita di alcuni asset detenuti in Turchia
che le frutteranno un introito di circa 3 milioni di euro.
Lo dice una nota della società, uscita dall'orbita di <Fiat>
(FIA.MI: Quotazione,
Profilo)
nel 2002 e che ha ancora stabilimenti nei dintorni di Torino, sul
suo sito web www.teksidaluminum.com.
La società, impegnata in una consistente opera di ristrutturazione
per tornare in attivo, é anche riuscita ad avviare la cessione del
70% della joint venture in Cina.
"Siamo riusciti a sbloccare la situazione e siamo in attesa
dell'autorizzazione da parte delle attività di controllo cinesi per
le quali prevediamo un tempo di risposta tra le 3 e e 5 settimane da
ora" ha detto a <Reuter>s una fonte finanziaria della
società ricordando che da quest'ultima cessione <Teksid>
dovrebbe incassare altro 15.5 milioni di dollari.
Il bond <Teksid> <IT017216686=>, emesso nel 2003, è
indicato oggi in calo di 2.5 punti a 55.00, dopo aver toccato i
minimi a inizio di febbraio a 50. Tra novembre e dicembre il titolo
trattava sopra 105. Il bond, dicono fonti di mercato, è stato
emesso per lo più sul mercato Usa e sottoscritto da investitori
istituzionali.
All'inizio di maggio la società di rating <Moody's> ha
portato l'outlook sul bond a stabile da negativo, confermando il
livello di 'Ca', mentre per la società ha confermato il rating di
'Caa3'.
<Standard & Poor's> aveva ridotto il rating di <Teksid>
a 'SD' (selective default), da 'CCC-' in gennaio, in occasione del
mancato pagamento della cedola del bond.
Dall'inizio dell'anno <Teksid> ha concluso la programmata
vendita dei suoi impianti e attività oltre Atlantico alla messicana
<Tenedora Nemak>, controllata da <Alfa> (ALFAA.MX: Quotazione,
Profilo)
e la dismissione delle sedi in Polonia.
La società grazie agli incassi di tali vendite è riuscita a metà
marzo a scongiurare il default pagando la cedola del suo bond
2011 che era scaduta lo scorso gennaio. Inoltre <Teksid>
all'inizio del mese ha anche rimborsato anticipatamente 35.15
milioni di euro dell'ammontare totale del bond do 240 milioni.
Sono previste altre due/tre aste di riacquisto, la prima delle quali
verso fine giugno.
La porzione rimanente verrà poi coperta dalla liquidazione della
<sinthetic equity> in <Nemak>, che avverrà tra tre
anni.
Sono inoltre ancora in corso le trattative per la vendita degli
asset in Francia, Italia, oltre all'ufficio commerciale in Germania.
Tra le altre ci sono trattative in corso con il gruppo tedesco <Bavaria
IndustrieKapital>. (Reuters) |
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PORTE APERTEPER I LAVORATORI
MANODOPERA
LA BULGARIA, TRA I PAESI PIU' POVERI DELLA
UNIONE EUROPEA, APRIRA' LE PORTE AI TURCHI. UNA NUOVA NORMA
La Bulgaria, il Paese più
povero dell'Unione Europea, aprirà le porte ai lavoratori della
Turchia e di altri Stati contigui, per far fronte alla propria
carenza di manodopera, legata all'accelerato sviluppo economico e
all'esodo dei propri cittadini verso l'estero. Lo ha rivelato <Bloomberg
News>.
La Bulgaria modificherà la propria normativa per consentire alle
aziende di fare venire dall'estero lavoratori da inserire
nell'attività edilizia, turismo e cantieristica. Lo ha annunciato il
vice ministro delle Finanze, Lyubomir Datsov. Il settore delle
costruzioni è cresciuto di circa il 30 per cento l'anno scorso,
mentre il turismo è aumentato del 10 percento. "Il mercato del
lavoro rappresenta la principale sfida che la Bulgaria si trova ad
affrontare nei prossimi anni", ha affermato Datsov, intervistato
da <Bloomberg News> a Sofia a margine di una
conferenza.
"L'unico modo di ridurre la pressione sul mercato del lavoro è
quello di rimuovere le barriere legali e consentire alle imprese di
assumere lavoratori dai Paesi vicini e da altri Paesi", ha
dichiarato. La manodopera qualificata disponibile risulta ridotta in
presenza una crescita economica pari al 6,1 per cento l'anno scorso,
che ha consentito di ridurre il numero di disoccupati. Il tasso di
disoccupazione si è dimezzato rispetto ai massimi del 18 per cento
riportato nel 2002.
L'ingresso nell'Unione europea, avvenuto nello scorso mese di
gennaio, ha conferito ai cittadini bulgari il diritto di cercare
lavoro in alcuni Paesi comunitari, tra cui Italia e Spagna.
Si valuta che a lasciare il proprio Paese quest'anno per cercare
lavoro altrove saranno 20mila bulgari, su una forza lavoro
complessiva di 3.5 milioni, secondo un'indagine del ministero del
Lavoro. Il numero effettivo degli emigranti potrebbe risultare molto
superiore, in quanto la maggior parte non si registra alle liste di
collocamento prima di lasciare il Paese. (Denaro.It)
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NOTIZIARIO
DI AMBASCIATA
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III SEZIONE COMITATO
MONITORAGGIO
Si è tenuta ad Istanbul la III Sessione del "Comitato di
Monitoraggio" per la cooperazione economica tra Italia e
Turchia, previsto dal Protocollo
d’intesa sottoscritto ad Ankara il 15 dicembre 2004. Ai
lavori del Comitato hanno partecipato da parte italiana il ministero
del Commercio Internazionale, il ministero degli Affari Esteri, il ministero
per lo Sviluppo Economico (Ufficio italiano Brevetti e Marchi), il
Dipartimento del Turismo presso la Presidenza del Consiglio dei
Ministri, l’Agenzia delle Dogane, l’Ice, la Confindustria, Unioncamere,
la Simest, l’Ipi e la Regione Puglia, oltre a rappresentanti di
questa Ambasciata e del Consolato Generale di Istanbul. Per la
controparte turca erano presenti il ministero dell’Industria e
Commercio, gli
Istituti turchi per i brevetti e per la standardizzazione, il Kosgeb
(Small and Medium Industry Development Organization), la Tobb
(Unione delle Camere e Borse della Turchia), il DEIK (Consiglio per
le Relazioni Economiche con l’Estero), la Tusiad (Associazione
degli Imprenditori e degli Industriali Turchi) e la Teskomb
(Associazione degli Artigiani turchi) e la <Turkish Eximbank>.
I lavori della Sessione si sono articolati in due momenti:
una sessione plenaria ed incontri bilaterali tra le Istituzioni
italiane e le omologhe turche per approfondire particolare aspetti
della collaborazione bilaterale.
I settori in cui entrambe le delegazioni hanno manifestato un vivo
interesse, soprattutto in merito a possibili attività di
cooperazione, sono stati i trasporti
marittimi, la cantieristica, i parchi tecnologici e le
Università, l'artigianato. L’attenzione si
è inoltre concentrata sull’opportunità di rafforzare la
collaborazione tra le diverse associazioni di categoria nel campo
delle piccole e medie imprese. Di non minore rilevanza la questione
relativa alla tutela della proprietà industriale, ai brevetti, alle
patenti ed al processo di standardizzazione. Entrambe le delegazioni
hanno inoltre posto l’accento sulla necessità di scambio di
informazioni sull’utilizzo dei Fondi U.E. (Ipa) riservati ai Paesi
candidati all’UE, punto su cui la controparte turca ha manifestato
un vivo interesse. Per quanto riguarda infine l’attività
promozionale, il Ministero del Commercio Internazionale ha
sottolineato come, nel corso dell’ultimo biennio, la Turchia è
stata destinataria di rilevanti risorse finanziarie per iniziative
promozionali realizzate dall’Ice, aumentate, da 42 nel 2005, a 60
nel 2006 (con un incremento del 43%).
A cinque mesi
dall’inaugurazione del primo tunnel del tratto autostradale
che collega Ankara ad Istanbul, realizzato ad opera della Società
<Astaldi>, avvenuta
in occasione della visita del Primo Ministro Romano Prodi, il tunnel
parallelo nel senso opposto di marcia è stato ufficialmente aperto
all’inizio del mese di maggio alla presenza del Sottosegretario
dei Lavori Pubblici e dell’Edilizia, Ozkan Erbakan. Con
l’apertura del nuovo tunnel sarà ora possibile raggiungere
Istanbul dalla capitale in circa quattro ore.
COOPERAZIONE
ECONOMICA
Il Governo turco ha deciso di firmare un nuovo accordo di
cooperazione economica con la Banca Mondiale denominato "Collaborazione
sul Programma Paese" che avrà decorrenza a partire dal 2008
fino al 2011; il finanziamento complessivo dovrebbe ammontare a $6.6
miliardi. L’accordo relativo al programma in corso, siglato nel
2003 e la cui chiusura era prevista per il 2006, era stato
prolungato fino al 2007, cos^ come il prestito iniziale concesso,
pari inizialmente a $4.5 miliardi, era stato a sua volta innalzato a
$6.6 miliardi. Le attività della Banca in questi ultimi quattro
anni si sono concentrate su attività volte al miglioramento degli
indicatori macro-economici, alla riduzione della povertà, allo
sviluppo sociale ed alla gestione delle risorse naturali ed
ambientali.
SETTORE
ENERGETICO
Il settore energetico in Turchia riveste una notevole
importanza geo-politica oltre a costituire uno dei capitoli
negoziali che il Paese dovrà discutere con la Commissione di
Bruxelles nel processo di adesione. Quest’ultima ha recentemente
elencato i punti principali che ritiene siano particolarmente
sensibili per il mercato energetico della Turchia. Tra questi,
l’Unione Europea attribuisce un’importanza fondamentale al
processo di liberalizzazione del settore della distribuzione di
energia elettrica, sottolineando che le limitazioni poste alle quote
di partecipazione di capitali stranieri non sono attualmente
compatibili con le norme comunitarie in vigore in ambito europeo
relative a fusioni ed acquisizioni. La Commissione ha anche rilevato
che i ritardi nella ristrutturazione dell’’Ente
Nazionale Turco competente per il trasporto delle Risorse Naturali (<Botas>)
stanno sensibilmente rallentando il processo di
liberalizzazione della distribuzione di gas; anche in questo mercato
la quota del 20% destinata dalla Turchia ai possibili acquirenti
stranieri non rispecchia i criteri previsti dall’acquis
comunitario. Infine, con riferimento all’intenzione di costruire
delle centrali nucleari nel Paese, la Commissione ha sottolineato
che l’attuazione della legge che regola tale attività dovrà
essere delegata all’Istituto di Energia Atomica (Taek), che sarà
pertanto responsabile della sicurezza delle centrali. Al riguardo va
menzionato che proprio in questi giorni il Parlamento ha approvato
il controverso testo normativo che regola la costruzione delle
centrali nucleari e, in base allo stesso, il Ministero
dell’Energia sceglierà le società appaltatrici dei lavori in
base ai criteri stabiliti dall’Istituto di Energia Atomica.
Il Governo ha ufficialmente inviato al Fondo Monetario
Internazionale la Lettera di Intenti elaborata al termine della
sesta revisione lo scorso marzo. Se il Consiglio Esecutivo, nella
prossima riunione prevista nel mese di maggio, approverà tale
documento, saranno versati nelle casse dello Stato $1.1 miliardi.
Nel frattempo il Parlamento ha deciso di posticipare
l’applicazione delle legge sulla sicurezza sociale al 1 gennaio
2008 slittando così di un anno rispetto alla data originaria
fissata in sede di consultazioni con il Fondo Monetario. Come noto
la legge è stata fortemente auspicata dal Fondo per ridurre
drasticamente la spesa sociale e condurre ad una gestione della
spesa pubblica di successo in ambito al programma di stand-by
firmato tra il Governo di Ankara e l’Istituzione di Washington che
considera l’eccessiva spesa sociale il fardello più pesante del
bilancio dello Stato.
SOSTENIBILITA' DEL CEMENTO-CALCESTRUTTO
La città di Istanbul ospiterà a
breve il "terzo Simposio Internazionale sulla Sostenibilità
del Cemento e del Calcestruzzo" evento organizzato
dall’Associazione dei produttori di cemento della Turchia in
occasione del 50mo anniversario dalla sua fondazione. Nel corso
della manifestazione saranno affrontate varie tematiche quali la
produzione di cemento e la salvaguardia dell’ambiente, saranno
presentati nuovi tipi di cemento e calcestruzzo così come prodotti
grezzi alternativi per la produzione di cemento; saranno infine discussi gli sviluppi più recenti
nell’utilizzo di nano-tecnologie volte ad assicurare la
sostenibilità del cemento e del calcestruzzo nonché le tematiche
relative alle certificazioni, standard e gestione della qualità in
base alle normative dell’Unione Europea. Al simposio è prevista
la partecipazione di rappresentanti delle più grandi aziende del
settore della Turchia, del Giappone, della Svizzera, degli Stati
Uniti, della Germania, del Belgio e di Israele.
BILANCIA DEI PAGAMENTI
Secondo gli ultimi dati pubblicati dalla Banca Centrale turca, la
bilancia dei pagamenti nel
primo trimestre del 2007 il deficit della bilancia dei pagamenti è
aumentato del 3.%, passando da $8.7
miliardi a $ 9 miliardi. Nonostante tale deficit, la Banca Centrale
ha reso noto che il consistente aumento degli investimenti esteri
diretti, cresciuto di ben sette volte nel periodo in questione, da
$1.3 miliardi del 2006 agli attuali $7.9 miliardi, ha fatto
diminuire di ben $2 miliardi il fabbisogno finanziario del Paese.
Nello stesso periodo il deficit commerciale è diminuito dello 0,4%
attestandosi a $ 8,6 miliardi; le entrate nette derivanti dal
settore del turismo sono anch’esse aumentate del 3.9% ($1.4
miliardi) mentre nel complesso il settore dei servizi, che oltre al
turismo include i trasporti e le costruzioni, ha registrato nel
trimestre considerato un surplus di $1.18 miliardi con un leggero
miglioramento rispetto allo stesso periodo del 2006 ($1.16
miliardi).
TASSO DI INFLAZIONE
Il tasso d’inflazione in Turchia ha registrato nel mese di aprile
un aumento dell’1.21% portando il tasso su base annua al 10,72%.
Il maggiore aumento dei prezzi al consumo è stato registrato nel
comparto alimentari e bevande non alcoliche (13.31%), seguito da
quello del settore immobiliare (12.97%), da quello alberghiero e
della ristorazione (12.40%) e da quello dell’arredamento (10.87%).
Per quanto concerne i prezzi di produzione l’aumento registrato
nel mese di aprile è stato pari allo 0.80%, tradottosi nel 9.68% su
base annua. Secondo le stime bimestrali condotte dalla Banca
Centrale, tale trend farebbe prevedere un tasso d’inflazione di
fine anno pari al 7.78%, il doppio rispetto al target del 4%
prefissato in fase di bilancio.
TURISMO
POLLICE SU'
Nel primo trimestre dell’anno in corso il settore del turismo
turco ha realizzato un aumento dell’8% nel volume delle entrate
per un totale di $2.1 miliardi ($2 miliardi nello stesso periodo del
2006), di cui $1.5 miliardi derivanti dal turismo estero e oltre
$600 milioni dal turismo domestico. I turisti stranieri hanno
raggiunto nei primi tre mesi del 2007 i 3 milioni, con una spesa
media pro-capite di $677; poco più di un milione invece i turisti
di nazionalità turca, che hanno speso mediamente $572 a persona.
Sottolineando che dall’inizio dell’anno nel comparto del turismo
si registra un trend in netta crescita, il Presidente
dell’Associazione dei gestori alberghieri del Mediterraneo, Osman
Ayik, ha affermato che il target di affluenza di visitatori nella
rinomata città di Antalya è stato fissato in 8 milioni, puntando
su una maggiore affluenza di cittadini russi, delle Repubbliche
turche e dei Paesi del Medio Oriente.
EXPORT-IMPORT
Secondo l'Ufficio Statistico Turco (Tuik) e le elaborazioni
predisposte dall’Ufficio Ice di Istanbul, nel periodo
gennaio-marzo 2007 l'import turco è cresciuto del 17.6% rispetto
allo stesso periodo dello scorso anno, raggiungendo quota 34,8
miliardi di dollari; parallelamente l'export è aumentato del 24.2%,
per un valore totale di 23.1 miliardi di dollari. Il disavanzo
risulta quindi pari a 11.7 miliardi di dollari (+7.3% rispetto al
2006). L'Italia continua ad essere il terzo partner commerciale
della Turchia, con un interscambio di 3.8 miliardi di dollari (+8.6%
rispetto al 2006). L'export dell'Italia è stato pari a 2 miliardi
di dollari (+12.1% rispetto al 2006), mentre l'import dalla Turchia
è stato pari a 1.8 miliardi di dollari (+3.6% rispetto al 2006). Il
saldo permane positivo per il Made in Italy per un ammontare
di 200 milioni di dollari (lo scorso anno era stato nello stesso
periodo di 100 milioni di dollari). La quota di mercato dell'Italia
sul totale importato dalla Turchia dal mondo è pari al 5,8%. La
Germania rappresenta sempre il primo partner commerciale del Paese,
con un interscambio di 6.1 miliardi di dollari (+1.7% rispetto al
2006) ed un saldo attivo di 700 milioni di dollari. La Russia resta
invece il primo Paese esportatore con circa 5 miliardi di dollari di
dollari (+36.4% rispetto al 2006) in considerazione delle ampie
forniture energetiche (gas naturale) ed il secondo Paese partner.
Interessanti ancora una volta, seppur più contenute rispetto al
recente passato, le performance dell’export cinese (+22.2%
rispetto al 2006), mentre in forte espansione risulta l'interscambio
con l'Iran (+41,6% rispetto al 2006). Sempre
nei primi tre mesi del 2007, le esportazioni della Turchia verso
l’Unione Europea sono state pari al 57.9% del totale per un totale
di $13.3 miliardi con un incremento percentuale del 25.4%. Per
quanto concerne i settori merceologici, i principali prodotti
esportati sono stati i seguenti: autoveicoli, che hanno realizzato
il valore più alto ($3.4 miliardi), seguiti da macchinari,
apparecchiature meccaniche, riscaldamenti, equipaggiamenti ($1.8
miliardi), vestiti ed accessori per l’abbigliamento ($1.8
miliardi); per quanto riguarda le importazioni al primo posto i
combustibili ed olii minerali ($6.9 miliardi) seguiti da macchinari,
apparecchiature meccaniche, riscaldamenti, equipaggiamenti ($4.5
miliardi).
NUOVO INCARICO PER FEDERICO GUIZZONI
Federico Ghizzoni è stato nominato membro del <Management
Board di Unicredit> e sarà responsabile della <Divisione
Poland Markets>. Inoltre è stato nominato membro del <Management
Board di Bank of Austria> (BA-CA), controllata da Unicredit, con
responsabilità per il business dell’Europa Centro-Orientale.
Federico Ghizzoni succederà ad Andrea Moneta, vice-Direttore
Generale di <Unicredit>. Alessandro Decio prenderà il posto
di Ghizzoni in Turchia nella carica di <Chief Operating Officer
di Koc Financial Services> e di <Yapi ve Kredi Bankasi A.S.>
Le nuove nomine avranno effetto dal 1 luglio 2007.
INVESTIMENTI
Secondo quanto riportato da un rapporto elaborato dal ministero
del Tesoro turco, gli investimenti diretti esteri
effettuati da società turche nel
corso del 2006 sono
ammontati a $9.1 miliardi; i primi nove Paesi di destinazione sono
stati l’Olanda, l’Azerbaijan,
il Regno Unito, la Germania, il Kazakhstan, il Lussemburgo, gli
Stati Uniti, la Russia e la Romania. Nello
stesso periodo le sussidiarie di società turche hanno
raggiunto le 1.964 unità.
INTERESSE DI <SANPAOLO-INTESA>
La stampa turca ha di recente riportato quanto appreso dai
quotidiani italiani circa l’interesse di Intesa <Sanpaolo< a
partecipare alla gara per la privatizzazione della <Oyak Bank>,
per la quale sarebbe pronta ad offrire €1.1 miliardi. <Intesa
Sanpaolo> sarebbe intenzionata ad aggiungere la Turchia ai suoi
attuali Paesi di attività situati sia in Europa centrale che
orientale. La <Oyak Bank> rappresenta una delle ultime
opportunità’ di entrare nel mercato bancario della Turchia,
segnato negli ultimi due anni da una serie di acquisizioni straniere
che hanno contribuito al forte rilancio del settore.
<HALKBANK> E PRIVATIZZAZIONE
Il ministro delle Finanze turco Kemal Unakitan ha
recentemente reso noto che l’interesse degli investitori stranieri
per la privatizzazione del capitale azionario pari al 24.98% della
<Halkbank> è stato tale da aver ricevuto offerte superiori di
circa 9 volte rispetto a quella presentata dal Governo; da parte
degli investitori locali l’offerta massima è stata di tre volte
superiore. La domanda totale da parte del mercato ha raggiunto
invece la somma di $12.9 miliardi. Il prezzo delle azioni è stato
fissato in 8 YTL (€ 4.5 circa) corrispondente ad un valore di
mercato della Banca pari a $7.5 miliardi ed il 70% dello stock
disponibile sarà destinato agli investitori stranieri ed il
restante 30% a quelli domestici. Si tratta della più grande offerta
pubblica nella storia della Borsa di Istanbul, valutata in $1.9
miliardi, cui parteciperanno oltre 230 tra grandi investitori e
fondi di investimento.
AVIAZIONE CIVILE E INVESTIMENTI STRANIERI
Gli investitori stranieri hanno recentemente iniziato a valutare la
possibilità di operare nel settore dell’aviazione civile in
Turchia specialmente a seguito dell’espansione che stanno avendo
le compagnie aeree private. Per l’anno in corso si prevedono
numerose acquisizioni e fusioni; la prima è stata quella
recentemente conclusa tra la <Pegasus> e la <Izmir Airlines>,
in cui la prima ha acquisito il 20% del capitale azionario della
seconda per circa €4 milioni. Il settore si presenta
particolarmente attraente per possibili partner grazie alle
favorevoli politiche governative oltre che all’aumento dei
passeggeri che decidono di affidarsi alle compagnie aeree private
piuttosto che al tradizionale pullman quale mezzo di trasporto,
grazie anche alla concorrenza tra le compagnie private che ha
contribuito alla diminuzione di prezzi dei biglietti.
<ASTALDI> IN CORSA PER IL TUNNEL
Si
avvicina il termine per la presentazione delle offerte relative alla
costruzione del secondo tunnel sottomarino del Bosforo, fissato per
il prossimo 12 giugno, cui, tra gli altri, figura la società <Astaldi>.
I lavori consisteranno nella costruzione di un tunnel parallelo a
quello attualmente in fase di costruzione, che collegherà la parte
asiatica ed europea e che, a differenza del precedente - che sarà
utilizzato solo per il trasporto su rotaia - verrà destinato agli autoveicoli. Si rammenta che tra i
partecipanti stranieri oltre alla <Astaldi> figurano la
francese <Vinci>, la spagnola <Ohl>, l’austro-tedesca
<Straback>, le giapponesi <Mistubishi> e <Marubeni>,
mentre da parte turca prenderanno parte alla gara le società <Gama>,
<Nurol>, <Enka>, <Tekfen>, <Calik>, <Yapi
Merkezi Yuksel>, <Limak>, <Alarko>, Guris>, <Dogus>,
<Kolin> e la <Ibrahim Cecen Holding>.
PORTO DI MERSIN E DIRITTI
I diritti di gestione del Porto di Mersin in Turchia sono
stati ufficialmente trasferiti per i prossimi 36 anni alla <Mersin
International Port Corporation>, il consorzio che nell’agosto
del 2005 ha vinto il tender con un’offerta pari a $755 milioni, e
che è formato dall’operatore portuale singaporeano <Psa> e
dalle società turche <Akfen> e <Ogg>. La gara per la
cessione dei diritti di gestione del porto, di appartenenza delle
Ferrovie della Turchia, è stata ostacolata dai sindacati che però
non sono riusciti ad opporsi all’operazione.
ACCORDO APPROVATO
Il Consiglio turco per la Concorrenza (Spk)
ha ufficialmente approvato l’accordo per la cessione dei contratti
di importazione tra la l’Ente
Nazionale Turco competente per il trasporto delle Risorse Naturali (<Botas>)
e la compagnia anglo-olandese <Shell> che fa seguito al
processo di cessione dei diritti di importazione alle società
private. Da ora in poi, quindi, la <Shell> potrà regolarmente
importare prodotti petroliferi richiedendo la sola autorizzazione
all’Autorità
per la regolamentazione del settore energetico (Epdk).
LE MIRE DELLA <NBK>
Secondo fonti
finanziarie locali, the <National Bank of Kuwait> (Nbk), una
delle principali banche del Golfo Arabico, sarebbe pronta ad
acquistare il 30% delle azioni della <Turkish Bank>,
istituzione finanziaria locale di media dimensione (17 sportelli),
che ha chiuso il 2005 con asset di circa $500 milioni. L'operazione della Nbk sarebbe soltanto
una prima "finestra" operativa del Kuwait in Turchia, in
attesa della privatizzazione del colosso finanziario locale <Halkbank>
già entrato nel mirino della <Kuwait
Investment Authority> (Kia). Gli analisti locali segnalano che
l'offensiva dei Paesi del Golfo sul fronte degli investimenti
diretti e di portafoglio in Turchia, in particolare da parte di
Emirati Arabi, Kuwait, Arabia Saudita e Qatar- potrebbero far
convogliare nel Paese oltre $10/15 miliardi nei prossimi 3-4
anni soprattutto nei settori immobiliare, petrolchimico, delle
telecomunicazioni e finanziario.
INDICATORI MACROECONOMICI
- Crescita del Pnl
nel 2005: 7.7%; nel 2006: 6.0%
- Inflazione
annua (prezzi al consumo): 9.6% (2006); 10.8% (marzo
2007)
- Interscambio con
l’Italia nel primo trimestre del 2007 : $3.8 miliardi con
esportazioni verso
l’Italia pari
a $1.8 miliardi (+3.64%
rispetto al primo trimestre 2006) ed importazioni dall’Italia pari
a $2 miliardi (+12.08% rispetto al primo trimestre 2006). (Ice
Istanbul su dati dell’Istituto Turco di Statistica - Tuik)
_________________________________
A
cura di: Simona De Martino - Capo dell'Ufficio Economico e
Commerciale dell'Ambasciata d'Italia ad Ankara
Giammarco Macchia - vice Capo dell'Ufficio Economico e Commerciale
Roberto Luongo - Direttore dell'Ufficio Ice di Istanbul
Redazione: Tiziana Staffolani - CollaboratoreEconomico e Finanziario |
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NEWS IN
PILLOLE
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RASSICURAZIONI DI
SENER
Il vice premier turco con delega all'Economia, Abdullatif Sener, ha
rassicurato il popolo turco e ha dichiarato che - nonostante le
elezioni anticipate e le turbolenze politiche attraversate dalla
Turchia negli ultimi tempi - non ci saranno variazioni sui piani
economici del Governo. Sener ha confermato che l'attività del
Parlamento proseguirà come prima, ossia con la nuova legge
sull'agricoltura e la creazione di 17 nuovi atenei. (Apcom)
PRIVATIZZAZIONE PONTI
Il processo per la privatizzazione dei ponti e delle autostrade
turche è entrato nel vivo. Il board per le privatizzazioni ha
annunciato che tra tre mesi partiranno le gare di appalto per quanto
riguarda i due ponti sul Bosforo ad Istanbul, rispettivamente il
Bogazci Korpusu e il Fatih Sultan Mehmet Koprusu.
Metin Kilci, presidente dell'Authority per le Comunicazioni ha
sottolineato come nel 2007 lo Stato abbia ricavato oltre 7 miliardi
di dollari dalle cessioni ai privati, buona parte provenienti dalla
privatizzazione di <Turk Telekom> e della recente offerta di
pubblico su <Halkbank>. (Apcom)
LAVORO NERO
L'82% dei ragazzi di età tra i 15 e i 19 anni lavora in nero in
Turchia. A rendere nota questa situazione, che da anni non accenna a
migliorare, è stata una ricerca condotta dalla Camera di Commercio
di Ankara.
Lo studio mette in evidenza come le condizioni lavorative rimangano
senza tutele fino ai 25 anni di età. Anche il 54% dei giovami tra i
20 e i 25 anni, infatti, lavora in nero.
DONNE IMPIEGATE A
STAGIONE
Stanno piegate per ore e ore nei
campi, molte non vanno a scuola in questo periodo. Sono le donne del
Mar Nero che in questa stagione vengono impiegate per raccogliere i
frutti delle piantagioni locali e poi dimenticate per il resto
dell'anno.
Gli uomini in questo periodo si spostano nelle altre località della
regione, più industrializzate, e lasciano le loro donne,
"padrone" delle piantagioni e delle operazioni di raccolta
che riguardano soprattutto the, tabacco e nocciole.
Spesso di tratta di aziende a conduzione familiare. (Apcom)
IL
CAMMINO DELL'ECCELLENZA
Il Consiglio turco per la ricerca scientifica e tecnologica (Tubitax)
sta organizzando una manifestazione speciale del Consiglio europeo
della ricerca (Cer) dal titolo «The Pathway of Excellence: Ideas
Specific Programme» (Il cammino dell'eccellenza: il programma
specifico «Idee») che si terrà il 1° giugno a Istanbul
(Turchia).
Interverranno all'iniziativa il segretario generale del Cer, prof.
Ernst-Ludwig Winnacker, e il presidente in carica del Tubitax, prof.
Nuket Yetis e saranno invitati oratori della Commissione europea.
Tra i temi trattati dagli esperti del Cer figureranno i seguenti:
- modello di convenzione di sovvenzione del Cer;
- gestione delle sovvenzioni del Cer;
- opportunità per i ricercatori turchi;
- 2° invito a presentare proposte del Cer (Erc Advanced Grant).
L'iniziativa è aperta a ricercatori dei settori accademico e
industriale.
Per ulteriori informazioni visitare:
http://www.fp7.org.tr/erclaunch/
IDE
TURCHI VICINI AI 10 MLD DI $
Secondo uno studio predisposto dal Ministero del Tesoro turco, al 31
dicembre 2006 lo stock degli investimenti diretti esteri (IDE) era
pari a 9,1 miliardi di dollari USA. Il numero totale delle imprese
turche investitrici era di 1.964. I principali paesi recettori degli
investimenti turchi sono risultati: Olanda (101 investimenti per 2,7
miliardi di dollari); Azerbaijan (123 per 2,6 miliardi di dollari);
Germania (160); Kazakhstan (99); Regno Unito (68); Lussemburgo (21);
USA (94); Romania (166) e Russia (21). (Ice
Istanbul)
<CEMENTERIE
BARBETTI> SI ESPANDE IN TURCHIA
<Cementerie Aldo Barbetti> di Gubbio si espande in Turchia. La
società guidata da Maria Antonella Barbetti ha concluso un accordo
di joint venture nel settore del cemento con <Sanko
Holding>, uno dei principali gruppi industriali del paese.
L'operazione, si legge in una nota, garantisce ai due soci poteri
paritetici di governance e valorizza il 100% delle attività
della <JV Cimko> 925 mln. La <Cimko>, che dispone nel
sud-est della Turchia di una moderna cementeria e di alcune centrali
di calcestruzzo, sta per avviare la produzione nella più grande
cementeria monoforno del Paese (<Kahraman Maras> - 8.000
tonnellate di clinker al giorno), raggiungendo una capacita'
complessiva annua di oltre 4 milioni di tonnellate di cemento ed una
quota del mercato domestico pari all'8%.
Il fatturato annuo a regime si attesterà intorno a 300 milioni di
dollari circa. Com/glm
PRODUZIONE
LATTE
La Turchia, che ha una produzione di latte simile a quella italiana,
punta al mercato europeo e apre nuove possibilità di business agli
operatori italiani. La Turchia registra una produzione di latte di
10,6 milioni di tonnellate, che la pone tra i primi 15 produttori al
mondo, e sta velocemente adeguandosi agli standard europei. Proviene
così dalla Turchia una delle principali novità della prossima
edizione della Fiera del bovino da latte di Cremona, in programma
dal 25 al 28 ottobre. Probabilmente anche in vista di un possibile
ingresso nell'Unione europea, la Turchia si sta muovendo molto
velocemente in un settore - spiegano gli organizzatori della
rassegna - nel quale vanta oltre 1,7 milioni di allevamenti. (Denaro.it) |
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TURISMO/AMBIENTE
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EMERGENZA
ACQUA
CONTATA
AD ANKARA
L'emergenza
acqua ha toccato livelli mai visti in Turchia ed adesso alcune
città devono fare i conti con il fenomeno. Prima fra tutte la
capitale, Ankara, che è già soggetta ad una serie di restrizioni.
I primi tagli riguardano il lavaggio delle macchine e l'inaffiamento
dei giardini con acqua proveniente dalle sorgenti pubbliche. Il
sindaco della città ha definito la misura necessaria per prevenire
tagli drastici durante l'estate prossima. (Apcom) |
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LA GRANDE
ATTRAZIONE
UZUNGOL
E SUMELA MENTRE IL PRIMO
MONASTERO ATTIRA DI PIU' I TURISTI
STRANIERI, IL SECONDO HA UN MAGGIOR
NUMERO DI VISITATORI TURCHI
Visitors
will now have to take the new Black Sea highway rather than
the coastal road to reach the monasteries. Though tourists
might miss the view, Trabzon expects to lure them in with
its attractions, both natural and spiritual. Uzungöl has
become a popular destination for tourists from all over the
world, and the Sümela Monastery is considered the most
popular spiritual tourist attraction in the Black Sea region.
The popularity of these monasteries is paving the way for
more investment with hotel construction booming in recent
years.
Tourists can visit the Hagia Sophia Museum, Atatürk Palace,
mosques, hans and Turkish baths located in the city center
near Uzungöl and Sümela as well as nearby inland towns.
Trabzon is one of the biggest business centers in the Black
Sea region thanks to its fortuitous location, international
airport, port, university and modern sports centers.
Investors have plans to build roads between the uplands in
Ordu and Atvin to attract more tourists for longer periods.
Uzungöl for
Turks, Sümela for foreign tourists
The
number of tourists to visit Uzungöl increased in the last
year and while overall visitor levels to the Sümela
Monastery dropped, the proportion of foreign tourists
visiting it increased. Most visitors to Uzungöl, Sümela
and the Hagia Sophia Museum are from Germany, Austria,
England, Greece, Japan, New Zealand, Holland, France, Italy,
Switzerland, Russia and the Commonwealth of Independent
States (CIS).
History of Sümela
Monastery
The Sümela
Monastery, also known as “Meryem Ana” (The Virgin Mary),
stands on the foot of a steep cliff facing the Coşandere
valley in the region of Maçka in Trabzon, Turkey. It is
nearly 300 meters high and was built in the tradition of
monasteries located in forests outside the cities, near
caves and water. The monastery was built in honor of the
Virgin Mary. It took the name “Sümela,” which derives
from “Melas,” meaning black. Although some believe that
it has taken this name from the Karadağlar (Black
Mountains) on which it stands, it is also associated with
the black color of the icon of the Virgin Mary. This was
also the view of eminent historian J. P. Fallmerayer
(1790-1861), who visited the monastery in 1840. It is known
that many icons of the Virgin Mary were produced in the l2th
century by Georgian artists. These icons, known as Black
Madonnas, found their way into a number of monasteries.
The icon of the Virgin Mary, which is believed by many to
possess miraculous properties, is the main source of income
for the monastery. According to legend the icon was built by
Saint Luke, one of the disciples of Jesus Christ, and sent
to Athens after Luke’s death. However, during the reign of
Eastern Roman Emperor Theodosius I in the fourth century,
the icon declared its desire to leave Athens and was borne
to a hollow in the mountains around Trabzon by angels
and placed upon a stone. It was at that time that two
hermits by the name of Barnabus and Sophronius, who were
then traveling from Athens to Trabzon, happened to find the
icon in this deserted spot and built the Rockface Church (Anakaya).
It is believed that the monastery was rebuilt in the sixth
century, during the reign of Emperor Justinian I, by
Commander Belisarios.
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Where
to stay, what to eat?
There
are several hotels in the Maçka district, a popular
tourist center. Enjoy the view and fresh seafood at
one of the restaurants that line the coast. Tourists
should definitely try hamsi (anchovy) and Akçaabat
meatballs for lunch or dinner and enjoy a dish of sütlaç
(rice pudding) at Hamsiköy. On your way back you
can buy Trabzon bread for your friends and family --
this delicious village-style bread stays fresh for
several days.
Directions
Transportation
to Uzungöl and Sümela has significantly improved
in recent years. There are about 20 different
flights each week to Trabzon during the low season
and more in the high season. Tourists can also use
the new Black Sea highway to travel to the region.
Travelers from the Commonwealth of Independent
States (CIS) can reach Trabzon by ferry; there is
two or three a week.
Uzungöl is 99 kilometers away from Trabzon, Sümela
43. The distance to Trabzon from İstanbul by
car is 1,080 kilometers, 765 from Ankara and 1,340
from Izmir. |
According to another legend, Alexios III, saved from death
in a storm by the Virgin Mary, had the monastery rebuilt.
After its restoration, Alexios endowed it with rich
foundations, the conditions of which were set out in a
Krysobullos, or decree. Until around 1650 there was a verse
consisting of five lines inscribed on a tablet dated 1360
over the monastery gates. The verse stated “Alexios III,
founder (ktetor) of this place, is emperor of East and West
(Iberia).” In 1361 Alexios witnessed an eclipse of the sun
at Sümela and the sun depicted on coins that Alexios minted
refers to this event. In the Deed of Foundation, dated 1365
there are references to the administration, land and income
of the monastery. There is also a warning about the
“danger of a Turkish invasion of Trabzon” and the monks
are urged to be “always on the alert.”
The monastery buildings that have survived until today
suggest that the Sümela monastery was built some time after
the 13th century. It could be said that Alexios III
(1349-1390) from the Kommenos dynasty, which was founded in
Trabzon in 1204, revitalized the importance of the monastery
and maintained its monetary support. After Turkish forces
invaded the eastern Black Sea region, Ottoman Sultan Selim I
(1512-1520) presented two candlesticks to the monastery,
earlier Sultan Mehmet II, conqueror of Trabzon (and of
Constantinople), acknowledged the rights of the monastery
with legal decrees. Similarly the decrees of sultans Bayezid
II, Selim II, Selim III, Murad I, İbrahim I, Süleyman
the Magnificent, Mustafa I and Ahmet III were also said to
be kept in the monastery.
Sümela was expanded and improved in the l8th century and
many parts of it were rebuilt. The golden age of this
monastery was the l9th century, when rebuilding and
magnificent decorative works were carried out. During this
period several important writers visited the monastery
including Ghikas (1755), Stephan (1764), Hysilantes (1775),
and G. Palgrave (1826-1888). After the Russian invasion of
Trabzon between 1916 and 1918, the monastery was completely
closed in 1923.
Sümela Monastery includes the Anakaya, kitchen, guest rooms,
a library, courtyard and small chapels. An aqueduct that
brought water to the monastery fell into ruin through disuse,
but large portions of the structure, which had several
arches, have been restored.
The monastery can be reached by way of a steep path through
the forest. Its entrance was clearly designed with security
in mind; the building is accessed via a long, narrow flight
of steps. As you pass through the main entrance, where there
is a room for the gatekeeper, you descend a flight of steps
into an inner courtyard. To the left there are a number of
monastery buildings and to the right is the library.
Sixty-six of the primarily l7th and l8th century manuscripts
from this library, which had been previously catalogued, are
now in the Ankara Museum. Some further 1,000 Byzantine-era
manuscripts, adorned with miniatures, are kept in the Hagia
Sophia Museum in İstanbul. There are also 150 printed
books.
The silver candlesticks presented by Sultan Selim I were
stolen in 1877. Another icon belonging to the monastery is
in a private collection in Oxford. In the Benaki Museum in
Athens there is a silver medallion on which the Holy Trinity
is depicted and another ornate medallion dated 1438,
together with an altar cloth (epitaphios) dated 1438 from
the monastery. Also on the right side of the courtyard are a
number of rooms, known to have been built circa 1860, and
rooms for guest and monks. There are traces of Turkish art
in some of the buildings around the courtyard. For example
the details of the cupboards, nooks and fireplaces are
extremely reminiscent of the Turkish style. The inside and
outside walls of the Anakaya and chapels are covered with
frescoes. The wall in the Anakaya that is adorned with
frescos is said to be from the time of Alexios III. The
inside and outside walls of the chapel that are adorned with
layers of frescoes date back to at least the l8th century.
In some areas of the chapel the walls have three layers of
frescos. The bottom layer is superior to the others in terms
of color and quality. The change in subject-matter
discernable in each layer is interesting.
Inscriptions have been discovered that tell the viewer that
these frescoes were made in 1710 and 1732. However, on the
courtyard-facing wall of the Anakaya there were once
frescoes dating from the reign of Alexios III. There are,
however, no traces of these today.
Outside there are parts of a huge Apocalyptic scene on the
rock. However only the upper bands remain and underneath its
flaking plaster other scenes are visible. On the wall of the
small chapel, visitors can see the image of a dragon and two
mounted figures: St. George and St. Demetrios. Beneath this
top layer, there are also two additional layers of paintings.
Atop the first layer, where the figure of an emperor wearing
a diadem is depicted, is yet another figure of the same kind
also wearing a diadem, and on top of this a
Transfiguration scene. In the older parts of the monastery
there are correspondingly valuable paintings in places where
the plaster has not flaked off completely in the lower
layers.
The pointed arches of the fountain where the water of the
sacred spring accumulates are also Turkish in style. In
contrast to the extremely dilapidated chapels about 100
meters north of the Sümela monastery that contains frescoes,
the walls in the monastery have been under protection by the
Culture and Tourism Ministry since 1998. The frescoes in the
Anakaya have been cleaned and placed under special care.
And finally, the pathway to the monastery has been restored
and widened without touching its natural structure. (Fahi
Oztoprak/Zaman)
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Ricostruita l'arca di
Noè
Sul Monte Ararat da un gruppo di
Greenpeace a 2.500 mt.
Grande dieci mt per quattro, è stata realizzata da volontari
Sul
Monte Ararat, a 2.500 metri sopra il livello del mare, nascerà
una nuova Arca di Noè, di 10 metri per 4, realizzata dai
volontari di Greenpeace. L'opera - spiega una nota
dell'associazione ambientalista - viene fatta "per
richiamare l'attenzione dei Grandi del mondo sui cambiamenti
climatici e stimolarli ad intervenire subito per arrestare
quella che rappresenta la prima minaccia globale dei nostri
tempi". Una carovana di 40 cavalli ha trainato fin sul
Monte Ararat 12 metri cubi di assi di legno prefabbricato per
iniziare la costruzione di supporti, chiglia e scheletro della
barca. Nelle prossime settimane, una squadra di 20 carpentieri
di nazionalità turca e tedesca completeranno la costruzione
dell'imbarcazione, che verrà presentata ufficialmente al
pubblico il 31 maggio
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prossimo, nel corso
di una cerimonia
prossimo, nel
corso di una cerimonia durante la quale gli scalatori di
Greenpeace saliranno sulla vetta alta 5.137 metri del Monte
Ararat. "I cambiamenti climatici sono una realtà. Se nel
prossimo G8 i Grandi del pianeta non prenderanno misure
urgenti, radicali e a lungo termine, i prossimi decenni
saranno anni di una devastazione tale come l'umanità non ne
ha mai vissuta in epoca moderna" ha affermato Hilal Atici,
di Greenpeace Turchia. "Tutto il mondo chiede ai leader
di oggi di affrontare il problema e agire ora per ridurre
fortemente le emissioni di gas serra". "Chiediamo ai
leader del G8 di adottare gli obiettivi di riduzione indicati
dall'Ipcc - ha dichiaro Francesco Tedesco, Responsabile
Campagne Clima di Greenpeace Italia - e non buttare al vento
l'ennesima opportunità". (Agi)
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I SAPORI
DOLCI-PICCANTI
DELLA
TRADIZIONE
TURCA |
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GOLOSITA'
Alla scoperta delle
spezie, frutta secca
e dolciumi nel
bazar egiziano
di Istanbul nella
zona di Eminonu
Slowly but gradually people all over the world and especially in Western
Europe, are going back to the roots of nature
and simplicity. Ecologically grown organic
foods are making a striking come back as awareness
increases on side effects of pesticides, reactions to chemically and
artificially produced goods and obesity.
Nevertheless many will still crave sugary zesty junk
food and continue to have a sweet tooth despite
trying to “eat healthy”.
A custom unique to the Ottomans
and to the fertile Anatolian soil provides a wonderful example of
how to return to old-fashioned ways and benefit from better health,
while satisfying the yearning for sweets at the same time!
The colorful and exciting institution of Malatya
Pazarı established in Eminönü's Spice Market dates back 140
years. Specializing in dried fruits, nuts, spices as well as other
creative “Turkish delights,” it demonstrates how an old Turkish
company has became a successful medium sized family business and
expanded internationally with its simplicity and mysticism
while remaining true to nature and regional tradition.
Tourists flock in daily by the hundreds to Istanbul's
historic Spice Bazaar (also known as the Egyptian Bazaar), drawn to
the exotic dried fruits
and vegetables hanging on strings and barrels of
colorful spices. Located at an extensive and flashy corner of the
Bazaar, Malatya Pazarı also imports its nuts
and dried fruits from all around Turkey and supplies supermarkets
like Pigro domestically. In addition, they export to Western Europe,
Russia, Azerbaijan, Kazakhstan and Bosnia.
So what are the delightful specialties of this
vibrant establishment in addition to the dried fruits and nuts? One
of these is a so-called sweet “Sucuk”: walnuts or pistachios are
attached to a piece of string and dipped into boiled thickened grape
or mulberry juice
and then hung up to dry. Depending on the nuts used in the ‘sweet
sausage' the product is called either Adana Sucuk or Antep Sucuk.
Not only |
are
these peculiar looking brown sweet snacks surprisingly
tasty, but they are also healthy and full of nutrients. The Maras
Sucuk (16 YTL per kilogram), for example, is powdery white, made
from pistachios and the cream of boiled grape juice
(in the old days
only bureaucrats and high ranking officials were served
this
luxurious product). Although many Turks
love sweet Sucuks, others may need to acquire a taste for them.
The so-called “atom” is a round ball made of
condensed carrot juice and again rolled in pistachios, walnuts or
peanuts. Another interesting creation is the “Kayısı Döneri”,
a block of apricot paste and walnuts sliced thinly with a huge knife
similar to that used for a Döner kebab. Grape and mulberry pastes
are famous in eastern Turkey in cities like Erzurum, Erzincan and
Elazığ. When natives of these cities faced food shortages
and deprivation in the past they used paste and dried fruits as
sweeteners for their tea instead of refined sugar. They would pop a
paste or dried grapes into their mouth and sip their teas. Then
gradually they began combining walnuts and making a sweet “dürüm”
and voila! - That's how the idea of the sweet Sucuks and Kayısı
Döner came about.
The famous spices of the Spice Bazaar cannot go
unnoticed and certainly do not at Malatya Pazarı either.
Although spices were previously used for preserving food and making
medicine, they are currently used more for adding flavor and
seasoning to dishes. Spices can be a bit tricky, so one needs to be
creative. “Saffron is the most popular item among tourists, as in
Turkey the price of it is right and the quality good,” suggest the
staff. Saffron adds color and taste to traditional dishes like rice.
Colorful mixed peppers (40 YTL) are also popular to use for
seasoning, with the red and pink giving a sweet flavor while the
green and white pepper balls have a bitter taste. Dried lavender (12
YTL), dried tomatoes (20 YTL) and Melissa leafs (30 YTL) catch the
eye along with hundreds of other seasoning. The mixed dried
vegetable spice that combines dried celery root, carrots, tomatoes,
leek and peppers can be used to cooking rice, soups and all sorts of
meat dishes. “One has to use the imagination, be artistic and
courageous with these amusing spices” they recommend.
The staff of Malatya Pazarı
is extremely helpful
and |
informative and full of
enthusiasm. “What is
this?” one
might point and immediately be offered the selection. Surprisingly
the
boys working at Malatya Pazarı have extensive knowledge
about the business, production of goods and the significanti and
origins of each product that span various regions in Turkey and the
Middle East. Dates from Iran, for
example, are imported only during
the Ramadan as they can be preserved only for 10 days. This is
because dates from Iran are packaged while still moist whereas dates
from Medina last up to a year.
A countless range of Turkish delights and creative
combinations of deserts at Malatya Pazarı could satisfy any
sweet lover. “Bülbül Yuvası” (birds nest) and pistachio
Dolma are examples of the imaginative goods they have created that
resemble Turkish desserts. Their newly introduced sballava has double
the nuts and half the thickened dough than baklava usually. It is
full of flavor and contains lots and lots of calories!
The owner of Malatya Pazarı is a kind and sweet
gentleman called Metin Palancı - a man true to tradition and
with a love for the Anatolian soil and its history. “What
about competition?” I ask him, gas there are so many other similar
stores in the Bazaar. “If you really focus on quality and getting
the job right it all goes well. One day I don't have one product, I
send the customer to my neighbor and vice versa, no need for all
this greed and rivalry,” he replies and smiles patiently.
According to the Muslim calendar, the tenth day of
Muharrem is the Aşure day. According to legend, Noah's ark came
to rest on Mount Ararat in northeastern Turkey and a feast of
celebration was called for. Yet supplies were limited. People
searched the ark to collect all available food, putting it into the
pudding and calling it Aşure. It is commonly believed that
cooking Aşure brings blessings. And sharing with neighbors and
friends spreads this joy. This year the traditional Aşure Day
was February 10. On that particular day - as the indigents of
Aşure like chickpeas, dried fruits and spices are the essence
of the products of Malatya Pazarı - 87 huge trays were prepared.
The Aşure was than served to all by passers and children as an
act of charity and service to the community.
There is no need to go all the way to the Spice
Market to enjoy to delights of Malatya Pazarı; the shop has a
branch also on Istiklal Street in Istanbul's Beyoğlu. (Mina
Ercel/Turkish Daily News) |
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UN SALTO
DI QUATTROMILA ANNI.
I PROFUMI DI AFRODITE
ED IL
SEGRETO DELL’OLIO
MOSTRE
Dopo un terremoto, una scoperta archeologica che ha portato alla
luce oggetti e non solo. A Pyrgos esisteva un vero polo industriale
dove si producevano olio di oliva, vino, tinture, rame, ceramiche e
profumi, ottenuti con l’onfacium, cioè olio ottenuto con le olive
acerbe
Poco più di una stanza,
quattro bicchierini di profumo ed un centinaio di piccoli oggetti
sconosciuti, questa l’estrema e superficiale sintesi della mostra
"I profumi di Afrodite e il segreto dell’olio. Scoperte
archeologiche a Cipro" che viene ospitata nelle sale di Palazzo Caffarelli,
ai Musei Capitolini di Roma fino al 2 settembre 2007.
Sbaglia il visitatore distratto che quasi inconsapevolmente si
ritrova nell’area dedicata alla mostra, se pensa di poter usare
solo la vista per imprimere nella sua mente ricordi indelebili. Qui
non troveremo bauletti colmi di pietre preziose come nella stanza
adiacente, qui bisogna impegnarsi a fare un salto di quattromila
anni, ed ecco che quei profumi annusati distrattamente prima, belli,
ma quasi insignificanti, diventano memoria tangibile di un passato
così lontano.
I quattro profumi preistorici sono stati ricreati appositamente per
la mostra sulla base dei reperti trovati nel sito archeologico di
Pyrgos nell’isola di Cipro. Qui la missione archeologica dell’<Itabc-Cnr
ha portato alla luce la più antica fabbrica di profumi, ad oggi
nota, del Mediterraneo. Il complesso fa parte di un grande edificio
di circa 4000 mq., distrutto da un terremoto nel 1900-1850 a.c. e,
come per Pompei, anche a Pyrgos è bastato scavare sotto un sottile
strato di terra per trovare un vero e proprio mondo sigillato.
Si è così scoperto un vero e proprio “polo industriale” dove
si produceva olio di oliva, vino, profumi, tinture per tessili, rame
e ceramiche.
L’olio di oliva era certamente la produzione più importante e lo
dimostra la disposizione degli altri ambienti di lavoro distribuiti
intorno ad un grande frantoio.
Si è scoperto che Cipro possedeva grandi conoscenze tecnologiche ed
utilizzava un sistema di molitura molto simile a quello che si è
tramandato praticamente fino ai nostri giorni, il corredo di
utensili di cui era provvisto il frantoio comprendeva grandi macine
e mortai per lo schiacciamento delle olive, lastre di calcare su cui
impilare i cesti contenenti la pasta delle olive ed una incredibile
quantità di ciotole, bacili e attingitoi.
L’olio che se ne ricavava aveva molteplici usi: veniva usato come
combustile nelle piccole fornaci per la fusione del metallo, nelle
forge per la tempra e la martellatura degli oggetti, nella
lavorazione della lana ed, infine, nella fabbrica dei profumi,
ricavata nell’angolo nord orientale della grande sala del frantoio
stesso.
Attraverso le due tecniche "a caldo" e "“della
distillazione", a distanza di quattromila anni, sono stati
riprodotti i procedimenti di estrazione degli oli profumati, così
com’era in uso nella fabbrica dei profumi di Pyrgos.
Attraverso le tecniche dell’archeologia sperimentale, non è stato
un problema riuscire a scoprire quali essenze si stavano lavorando
al momento del terremoto, le 14 fosse per la macerazione degli aromi
in olio di oliva ospitavano ancora le brocche per l’estrazione dei
profumi e intorno c’era tutta l’attrezzatura per preparare gli
aromi e per travasare i profumi.
Dai residui organici dei vasi e della terra sono emersi resti di
coriandolo, mandorle, bergamotto, pino, alloro, salvia, lavanda ed
altri ancora.
Con essi al Centro di Archeologia Sperimentale Antiquares hanno
riprodotto i quattro profumi preistorici:
Hera, nato dalla macerazione delle essenze di bergamotto, coriandolo
e pino nell’ olio di oliva; Artenide, creato con le essenze
dell’ alloro, del coriandolo e del pino; Athena, creato con quelle
della lavanda, del pino e del coriandolo; infine Afrodite che ho
eletto quale mio personale profumo preferito ed i cui ingredienti
manterrò segreti.
La qualità dell’olio d’oliva, invece, rimane un punto
interrogativo. Plinio il Vecchio, quando nella sua Naturalis
Historia descrive dettagliatamente ricette per fabbricare i profumi
con l’olio di oliva, raccomanda l’uso dell’onfacium, cioè
dell’olio ottenuto con le olive acerbe del mese di
agosto-settembre, ma vi sono forti dubbi che i Ciprioti del 2000
a.c. conoscessero già la differenza tra l’olio estratto
dall’oliva matura e quello estratto dall’oliva acerba. (Mena
Aloia)
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IL
CUORE
DI
ISTANBUL,
BEYOGLU
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QUARTIERI
Nuovi locali,
alberghi,
turisti: questa è la
zona tra Taksim e
Galatasay. Distrutta
da un incendio, fu
ricostruita alla fine
del 19° sec.
Beyoğlu is the heart of Istanbul and Istiklal Caddesi is the
heart of Beyoğlu. The street is filled with history,
extraordinary stories, love, death, modern architecture and fusty
old buildings - fusty because many of them were built in the
end of the 19th century after a fire swept the area bare
in 1870.
Long before plans to build a city were drafted,
the hills on the northern side of Golden Horn were all forest
inhabited by animals whose skins were used for trading or
making garments. Istanbul's first settlement was where Kadıköy
is today. The second settlement is where Topkapı Palace stands
- on the first of the seven hills of the city.
Fruit
and flower gardens flourished on the northern shore of the city. The
woods, which were full of wild animals, soon became the place where
Roman and Byzantine nobility would hunt. Small villas and hunting
lodges with beautiful views of the Bosphorus and the Sea of Marmara
sprang up.
When Ottoman Turks conquered the city in 1453, they
continued to follow the same life style. The term Beyoğlu,
which means son of the bey (leader) in Turkish refers to the Turkish
owner of the land where a village had grown up.
Ships from overseas stopped to loan and unload cargo at the base
of Beyoğlu at today's Karaköy. There are numerous traces of
taverns and wine shops that catered especially to foreigners. The
Ottomans did their best to keep foreigners outside the “old”
city and therefore Beyoğlu (or Galata) was a good place to
accommodate them. In fact, the Ottomans were merely following the
Byzantine practice of granting residence permission at Beyoğlu
to the Genoese and other foreigners.
Beyoğlu: from past to
present:
Beyoğlu was a magnet for foreigners despite its
muddy streets and dilapidated houses. Foreigners could live there
relatively cheaply and spend their time running their businesses and
gossiping.
Beyoğlu soon started attracting also foreign
envoys and diplomats, who had their own reasons for not wanting to
be too close to the sultan and Topkapi Palace; that, in fact, could
be very dangerous.
The first step that gradually made Beyoğlu a
special place for Europeans started with locating the first foreign
embassy there. The earliest surviving embassy building in the area
is the Palazzo di Venezia which dates back to 1695. Several other
embassies followed. Around the embassies sprang up a whole colony of
foreigners as well as locals who provided them with services. As
time passed numerous small businesses and shops that catered for
foreign tastes sprang up. Rooms and flats were rented out and
pensions and even hotels began to be built. The grand old lady of
Beyoğlu, the Pera Palas Hotel, was built to accommodate people
traveling on the legendary Orient Express to Istanbul. Porters used
to carry the luggage of arriving guests all the way from Sirkeci
train station to the hotel on their backs.
The fire of 1870 that destroyed more than 3,000
buildings in Beyoğlu was a city planner's dream. The areas from
Taksim to Galatasaray and from Istiklal Caddesi to Tarlabaşı
were entirely rebuilt. In the process streets were widened and
straightened.
Foreign architects had begun arriving in Istanbul,
eager to make a fortune, or at least a respectable amount of money.
By |
the
mid-19th century it was apparent that the
Ottomans were very
interested in emulating Western fashions - the attraction ran the
gamut from democratic institutions to theatre, clothing, literature,
painting and
even music.
New buildings constructed in European style began to
line Istiklal Caddesi. Shopping and stopping to have a tea break
became a fashionable pastime. And after World War II one could
expect to meet friends anywhere along the street without making a
prior arrangement. Istanbul was still a small town.
If a passenger came to Istanbul from the east the
city looked like a European city. But if he came from as near as
Vienna, he quickly noticed how eastern Istanbul appeared – except
Beyoğlu. The embassies were European in style; afterall
European architects had designed them. The buildings around the
embassies reflected the same styles: empire, baroque, rococo,
classical, neo-classical, Byzantine, neo-Byzantine and Art
Noveau.
19th century Ottoman sultans began appointing foreigners or Turks
trained abroad as their chief architects. Wealthy and successful
businessmen imitated their rulers, of course. Names such as the
Fossati brothers, d'Aronco, Barborini, Vallaury and Berry are
prominent among these. For example, there are the Şişmanoğlu
Han, Tokatliyan Han, the Palais de Hollande, Pera Palas Hotel,
Camondo House, the old American consulate and many more, all of
which deserve to examined one by one.
Restoring Beyoğlu:
In the beginning of the 1960s people began pouring
into Istanbul in search of better life. The decline in the social
structure of Beyoğlu was to a great extent the result of the
large, unmanaged migration. Gangs and thieves began to drive
respectable people away from Istiklal Caddesi. Although two of the
most popular stores, Vakko and Beymen, had stores on the street it
had become popular to shop elsewhere, especially after shopping
centers like Ataköy opened.
The owner of Vakko among others began trying to
combat the problems of the area with Beyoğlu Development and
Beautification Organization. The ambitious program called for the
restoration of buildings, the elimination of ugly plastic colorful
signs, painting facades and closing the street to traffic.
This coincided with a reevaluation of the Ottoman
period and a gradual introduction of the idea that tearing old
buildings down to make way for modern ones was not necessarily a
good idea from the financial perspective. In fact it has been shown
elsewhere that it is less expensive to renovate an existing building
than it is to tear one down and rebuild.
The rehabilitation of Beyoğlu is still
continuing but Vakko has abandoned the fight as have several other
large stores. Today there are smaller clothing stores, shoe shops,
stores with books and music, restauranti, and coffee houses on the
street. Istiklal Caddesi has become more modern in appearance
although the reintroduction of the tramway with its old-fashioned
cars lends a certain nostalgic atmosphere to the street.
The previous mayor of Beyoğlu, Kadir Topbaş,
is an architect by training and was very enthusiastic about
refurbishing the area. Now that he is the metropolitan mayor of
Istanbul he has a larger space to work on. His goal is to make
Istanbul even more worthy of having been chosen to be one of
Europe's cultural capitals in 2010.
Beyoğlu's current mayor, Ahmet Misbah Demircan,
is also enthusiastic about the renovation and restoration of the
area. He has already been responsible for the reclamation of the
Talimhane area, just off Taksim Square, that is now closed to
traffic and houses approximately 30 hotels. He plans to extend
this concept to other places within his jurisdiction, renovating
buildings and making them more suitable to tourism.(Gul Demir a Niki
Gamm/Turkish daily News) |
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UNA SERATA
ORIGINALE, DA HIKMET
CUCINA
UN AMBIENTE SEMPLICE ED ACCOGLIENTE
PER ASSAPORARE I PIATTI DELLA TRADIZIONE TURCA,
CURATI DA UNO CHEF D'ECCEZIONE. UNA DOLCE MUSICA
Voilà!
Anche Roma finalmente ha la cucina turca. Se ne sentiva la mancanza
anche perché - in mezzo a tanti ristoranti cinesi, indiani,
messicani e arabi che pullulano nella capitale - era davvero
imperdonabile non poter invitare un amico dicendogli "Questa
sera ti porto a mangiare turco". Ebbene a rimediare a questo
vuoto è stato Hikmet, da 11 anni chef dell'ambasciata di Turchia.
Hikmet ci aveva riflettuto parecchio prima di decidersi al grande
passo poi - con il conforto della moglie e di qualche conoscente -
ha approfittato del fatto che un locale agli inizi della via
Nomentana si era liberato per mettere su anche lui il suo bravo
ristorante. Siamo andati a trovarlo e dobbiamo dire che ne siamo
usciti soddisfatti.
Ora
per apprezzare questo tipo di cucina, è necessario sapere che la
disciplina della tavola è una cosa molto importante per i turchi ai
quali ogni cultura - da quella Licia a quella Ittita, da quella
greca a quella romana, da quella bizantina a quella ottomana - ha
dato il suo contributo. Insomma la cucina è una vera e propria
arte. Essa comprende una grande varietà di piatti a cominciare
dagli antipasti (meze), alle sfoglie formaggio e carne, ai legumi
ripieni di carne o riso (dolma), alle griglie arrosto e alle
polpette (kebap e Kofye), alle diverse varietà di riso (pilav), al
pesce ed infine alla frutta e ai dolci. Come in tutte le cucine,
anche in quella turca esistono degli alimenti onnipresenti quale la
melanzana che non può mancare nella preparazione di più di 40 tipi
di piatti, lo yogurt, i sottaceti, il formaggio bianco, le olive, la
cipolla, le insalate di qualunque tipo, la zucca. Tra i piatti forti
si trovano le minestre: c'è quella di yogurt (Yayla çorbasi),
quella di lenticchie rosse con il riso (Pirinçli mercimek çorbasi),
quella di pomodoro con riso (Pirinçli domates çorbasi) ed anche
quella di trippa (Iskembe çorbasi). Una delle pietanze più note è
l'insalata di melanzana (Patlican salatasi). Ma non si può certo
dimenticare lo yogurt diluito con i cetrioli (Cacik), il pollo alla
circassa (Cerkes tavugu), i tortellini riempiti con carne tritata
(Manti), il ripieno di spinaci (Ispanakli borek), il pasticcio di
struccioli di carne (Talas boregi), le cozze ripiene (Midye dolmasi),
la frittata d'agnello alla ankariota (Kuzu Annkara tavasi), i
peperoni verdi con ripieno di carne macinata (Etli biber dolmasi).
Questi, naturelement, non sono che una minima parte dei
piatti turchi alcuni dei quali si possono gustare nel locale di
Hikmet sorseggiando dei buoni vini Kavaklidere o Doluca o buttandosi
direttamente sul raki dopo averlo preventivamente allungato con
acqua. Lui, Hikmet, sarà lì a consigliarvi il menu. Lasciatevi
dunque andare al piacere epicureo. Alla fine non potrete che
ringraziare il vostro anfitrione. Anche perché i prezzi sono
contenuti. (Ve.Inc)
__________________________-
Antichi Sapori
della Turchia
via Nomentana,81 (Porta Pia) 00161 Roma
Tel. 06-44251310
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CULTURA
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"IL MUSEO
DELL'INNOCENZA"
ORHAN
PAMUK Prossima
pubblicazione di un nuovo
romanzo dello scrittore turco
al quale recentemente è stata
conferita una laurea honoris
causa dalla
Università del
Bosforo di Istanbul
Lo scrittore turco Orhan
Pamuk, 54 anni, premio Nobel della letteratura 2006, ha
annunciato la pubblicazione di un nuovo romanzo dopo cinque
anni di lavoro. Il romanzo sarà intitolato ''Il museo
dell'innocenza'' e sarà edito in Turchia nel prossimo
autunno. Alla fine del 2007 cominceranno ad uscire le prime
traduzioni in lingua straniera. La trama racconta una storia
d'amore ambientata nella classe sociale agiata turca ed è
contrassegnata, come ha spiegato Pamuk, da un doppio registro
di lettura, da una parte impregnato di profonda melanconia e
dall'altro da una ironia giocosa.
Pamuk continua, intanto, a vivere una fase di grande notorietà.
Dopo i riconoscimenti già ottenuti dagli atenei di Berlino e
Bruxelles, il premio Nobel ha ricevuto una laurea honoris
causa anche dall'Università del Bosforo di Istanbul.
Minacciato dai nazionalisti turchi dopo l'omicidio del
giornalista turco-armeno Hrant Dink, nello scorso inverno
Pamuk era stato costretto a posticipare i suoi viaggi in
Germania e Belgio, dove era atteso per la consegna dei diplomi
dell'Università libera di Berlino e dell'università'
Cattolica di Bruxelles. |

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IL
CENTRO CULTURALE
DI ISTANBUL
UN
ATATURKNUOVO
Il
Centro Culturale Ataturk di Istanbul, uno dei posti dove ruota la
vita culturale della città e che con la sua mole delinea il profilo
di piazza Taksim, sarà demolito e ricostruito ex-novo. Un grande
progetto, per il quale verranno impiegati 150 milioni di Lire
turche, oltre 70 milioni di euro.
Per costruirlo sarà indetta una grande gara internazionale. Il
vecchio edificio deve essere demolito per forza in quanto recenti
rilievi hanno messo in evidenza come, in caso di terremoto, non
sopravviverebbe alla scossa.
Il nuovo palazzo dovrà contenere cinema, teatro, una sala per i
balletti e le rappresentazioni liriche. Al progetto tiene molto il
ministro per il Turismo e la Cultura, Atilla Koc, che ha
sottolineato come Il Centro culturale Ataturk sia vitale per una
città come Istanbul. Ed il tempo non è molto. Il nuovo centro,
infati, dovrà essere completato entro il 2010, anno in cui Istanbul
sarà Capitale Europea della Cultura. (Apcom) |
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LA
CITTA'
E' SERVITA
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SPECIALE
MONOGRAFICO
DELLA RIVISTA <ABITARE> SU
ISTANBUL PRESENTATO DI RECENTE ALLA
TRIENNALE DI MILANO
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LA NOVITA'
EDITORIALE UN
NUMERO CHE SI OFFRE COME UNA MISCELLANEA DI VARI ARGOMENTI, UN
VERO BAZAR DI COLORI, FORME ED IMMAGINI. LE SPLENDIDE YALI
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La
rivista <Abitare>, importante testata mensile italiana
che si occupa da decenni di architettura, design ed arte, ogni
anno pubblica un numero speciale monografico su di un Paese o
su una città del mondo. Quest’anno è toccato ad Istanbul,
e in questo mese di maggio in edicola e nelle librerie
specializzate si può trovare una rivista dedicata interamente
a questa città.
L’interesse e la curiosità per Istanbul e per la Turchia si
fa sempre più crescente in questi ultimi tempi ed il lancio
di questa rivista lo scorso 11 maggio alla Triennale di Milano
ne è la constatazione più evidente.
L’evento, organizzato dalla redazione di <Abitare>,
l’arch. Italo Lupi, la dott.ssa Silvia Latis e l’arch.
Fulvio Irace, ha visto la partecipazione di moltissima gente,
oltre che la presenza dell’ambasciatore turco in Italia, Uğur
Ziyal, di Betul Duman, responsabile dell’Ufficio di Cultura
e Informazione dell’Ambasciata Turca in Italia, del
giornalista Antonio Ferrari, di molti turchi intervenuti per
l’occasione e di altre personalità del mondo
dell’architettura e delle riviste. La serata si è svolta
con la presentazione della rivista, seguita poi da un
rinfresco a base di börek,
di köfte, sulle
note di musiche turche, e si è conclusa con la proiezione
dell’ultimo film di Nuri Bilge Ceylan, Il
Piacere e l’Amore, presentato al Festival di Cannes del
2006, che si inserisce in una serie di film contemporanei
turchi, nella rassegna Festa dell’Architettura, attualmente
in corso alla Triennale di Milano.
Il numero speciale di <Abitare> si presenta come una
miscellanea di vari argomenti, un vero bazar di colori, forme
ed immagini, che va dalla scoperta dei locali più ‘in’ e
particolari presenti in città, al cinema turco contemporaneo;
dalla cultura alla fotografia; dalla storia alla letteratura;
dalla grafica alle storie su Istanbul e, naturalmente, si
occupa della città intesa come fabbrica e officina di design,
di arte e di architettura contemporanea.
Gli spunti non mancano di certo in una delle megalopoli più
grandi ed interessanti del mondo, dove si trovano sullo stesso
piano culture e religioni diverse, mondo contadino e finanza,
ricchezza e degrado, nuovo ed antico, fatiscenza dei quartieri
poveri affiancata dal lusso delle residenze dei nuovi ricchi.
Un luogo affascinante proprio per queste sue intrinseche
contraddizioni, dove Oriente ed Occidente si mescolano e si
contaminano vicendevolmente, come le acque del Bosforo che
continuamente lambiscono i due continenti a cui la città
appartiene.
Si scopre così, sfogliando le pagine della rivista nella
rubrica <Istanbullive>, quali sono le novità, i locali,
i ristoranti ed i negozi più interessanti del momento, dove
cenare o dove fare shopping, dove passare momenti di relax e
dove ballare e ascoltare musica; andando avanti nelle letture
si può avere un’idea dell’Istanbul letteraria, attraverso
le impressioni di viaggiatori, architetti ed attraverso le
voci di quanti la città la hanno interiorizzata, vivendoci, o
lasciandosi trasportare da un fascino fatto spesso di amore e
odio per la città. Dalle raffigurazioni del Melling alle
descrizioni di Pamuk, dai panorami della città ai ponti,
anche concettuali, che tengono saldamente Istanbul – mai più
ormai Bisanzio o Costantinopoli! - ancorata all’Europa, pur
non facendone completamente parte.
Inoltre non mancano i riferimenti alla città |
storica,
all’immagine che di essa ne abbiamo, attraverso le
architetture lasciate
dal maestro Sinan nel periodo di massimo splendore
dell’Impero ottomano o nei quartieri ‘franchi’ di Galata
e Pera.
Attraverso gli splendidi yalı
sulle acque del Bosforo o quelli presenti sulle Isole dei
Principi. E neppure mancano i riferimenti a tutti quegli
architetti voluti da Atatürk, in fuga dalla Germania nazista,
che questi volle in Turchia per rendere il suo paese una reale
democrazia moderna, come nel caso di Bruno Taut, che ad
Istanbul vi abitò, vi insegnò e vi morì durante gli anni
30.
E l’architettura continua ad essere presente e protagonista
tra le pagine della rivista, mostrando quanto ricca di
contemporaneità e di qualità architettonica sia la città,
anche se spesso, vivendoci dentro, difficilmente se ne riesce
a rendere conto, nella caotica e non regolata urbanizzazione,
nel traffico e nella frenetica vita quotidiana. Architettura
quindi assolutamente contemporanea, come nei lavori dello
studio dei Tabanlıoğlu o di Nevzat Sayın, di
GAD o di H. Tümertekin, di Emre Arolat o di T. Alton, nei
grandi progetti realizzati come Canyon o in quelli ancora in
cantiere come Santralistanbul, nella riscoperta dei waterfront
di Galata e del Corno d’Oro, nei piani urbanistici e nei
grandi progetti a scala urbana proposti dalle super star
internazionali dell’architettura, Frank O. Ghery, Zaha Hadid
e Massimiliano Fuksas in testa.
Ma la rivista si occupa molto anche di design e di
architettura d’interni, mostrandoci come la città viva
perfettamente inserita nel contesto internazionale, con
proprie ed autoctone mode, come si può vedere dai lavori del
gruppo Autoban, di Gaia&Gino e di firme internazionali
come quella di Vitra o di Aziz Sarıyer. Niente
orientalismo o facili luoghi comuni sullo stile di vita
istanbuliota, niente odalische e case da pascià, ma interni e
spazi che fanno piuttosto pensare a Parigi, Londra, New York
ed ai loro stili di vita.
Altre architetture, questa volta in scala ridotta, nella
sezione di portfolio dedicata a Miniatürk, un parco davvero
per grandi e piccini, situato in cima al Corno d’Oro, dove
si possono ammirare in un paio di ore, le principali
architetture che hanno caratterizzato la storia di tutta la
Turchia, dall’antichità dei templi greco-romani fino alle
grandi opere ingegneristiche moderne.
Interessante è vedere inoltre come anche la gente comune di
Istanbul si industri nel cercare di migliorare la propria
esistenza attraverso un ‘design senza designer’,
auto-prodotto e spontaneo, che può far sorridere per come è
mostrato dalle belle fotografie, ma che deve far riflettere
sulle reali esigenze dei cittadini, che a milioni, affollano
ogni angolo della metropoli.
E poi il cinema turco, che con Nuri Bilge Ceylan e Fatih Akın
è tornato ad essere un cinema d’autore come da decenni non
si vedeva in Turchia. Ed ancora il mondo della grafica e delle
Biennali di Arte, dei musei di arte contemporanea e degli
spazi espositivi che continuamente aprono e si aprono ad un
panorama sempre più internazionale, anche in vista del 2010,
quando Istanbul sarà Capitale europea della Cultura.
Un numero di <Abitare> in definitiva ben amalgamato e
costruito, che spero provochi il piacere e susciti la curiosità
nei lettori di immergersi realmente, e non solo attraverso la
carta stampata, nelle strade della città cosmopolita, che da
più di duemila anni traghetta idee e culture differenti tra
Est e Ovest. (Arch. Luca Orlandi) |
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IL CONFRONTO
Siamo
grati all'architetto Orlandi di averci segnalato
questo numero di <Abitare>
che ci offre uno spaccato di Istanbul fuori
dell'ordinario.
Ci fa piacere in particolar modo perché - attraverso una
attenta lettura si questa rivista - ci dà anche
l'opportunità di poter fare un confronto tra l'ex
capitale dell'Impero ottomano e Roma. Fermo restando che i
paragoni sono sempre spiacevoli, rimane il fatto che
mentre Istanbul è una fucina di idee e di iniziative, Roma ha
ben poco da dire. Sporca oltre il verosimile, disseminata nei
suoi angoli più belli di accattoni e ubriachi, si compiace
unicamente di far contenti i suoi abitanti (una parte) con
ripetute iniziative goderecce a base di salcicce, panini
e quant'altro. Di capitale di un Paese, Roma, ormai ha ben
poco. (Turchia Oggi) |
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LE
FAVOLE
UNA
FIABA
POI...
a
nanna
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UN
ESOPO IN GONNA CI AIUTA
A RIFLETTERE
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In
un'epoca
fatta di violenza e di volgarità,
meraviglia questo libro scritto da Beatrice
Melissari per i più piccini
di
Veronica
Incagliati
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Cani,
gatti, rondini, talpe, acquile,
orsetti,ippopotami, formiche, granchi,
galline, papere: ecco il mondo descritto e
disegnato dalla nostra B. Melissari.
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Beatrice
Melissari. Chi la conosce ha di fronte una una ragazza
piena di vita, un viso solare, una esuberanza schietta, un
modo di comportasi naturale quanto pulito. Poco più che
ventenne, una laurea in giurisprudenza, come tutte le
persone della sua età e non, anche Beatrice ha un hobby.
Che, badate, non è legato né ad attività sportive, né
a ricerche informatiche né tanto meno a strumenti
musicali. Il suo hobby è scrivere favole. Sì, proprio
favole. Ci è capitato di leggerne alcune, raccolte in una
sorta di quaderno - poi dato alle stampe - dal titolo :
"Una fiaba poi...a nanna". Ebbene, non è
esagerazione nell'affermare che Beatrice Melissari
racchiude nei suoi racconti - buttati giù per tutti i
bambini che ha incontrato sul sentiero della sua giovane
vita - un pizzico di Esopo e di Fedro giacché il
mondo è quello degli animali. Cari amici, vi prego di non
sorridere, ma è proprio così.
In un'epoca fatta di violenza e di volgarità - dove i
crimini più aberranti rappresentano le virtù
dell'odierna generazione - le fiabe, certo, sono un
qualcosa fuori dal coro. Gli editori non le vogliono.
"C'è sesso, ci sono morti ammazzati, ci sono
devianze?" E' la prima cosa che chiedono. No, queste
sono semplici fiabe, è la riposta. Fiabe per i piccini,
perché questi "portino sempre con loro quella
speranza, gioia, spontaneità che a volte noi
dimentichiamo; perché non smettano mai di donarci
gratuitamente quei sorrisi, quelle faccine buffe e
quei baci per noi vitali". Male, male.
Beatrice, amica mia. Se vai avanti con questi sentimenti,
prevedo già che avrai poco fortuna come scrittrice di
favole. Ma tu insisti, continua ad inventarti episodi come
quelli di "Palmiro e Robby", "La soffitta
magica", "Max e l'aquila", "La rondine
e il cane", "Gigy e il pianoforte" e tanti
altri. E, non dimenticarti soprattutto, di illustrare
questi racconti. Lo hai già hai fatto egregiamente, forse
nemmeno pensando di percorrere lo stesso cammino di Jean
de La Fontaine. Disegni semplici, appena tratteggiati,
colori tenui. Eppure, caldi. Abbastanza per capire che
anche lo schizzo di un pesce, di una rana o di un polipo
è sufficiente per corredare un testo di per sé più che
pregevole.
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Per qualsiasi informazione sul libro rivolgersi a pietro.incagliati@fastwebnet.it |
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LA CONQUISTAdi
COSTANTINOPOLI
L'AVVENIMENTO DEL 1453
E' USCITO IN
QUESTI GIORNI, EDITO DA <MONDADORI>, UN LIBRO
DELLO STORICO TURCO TURSUN BEY, CHE FU
CONTEMPORANEO DEL SULTANO MEHMET II.
Tursun
Bey ai più non dice
nulla. Eppure è stato uno dei maggiori scrittori turchi - qualcuno
ha scritto il più grande - contemporaneo di Mehmet II, il sultano
per intenderci al quale si deve la conquista di Costantinopoli nel
1453. Il pregio di Tursun Bey è, tra l'altro, quello di essere
stato uno storico e di avere vissuto in prima persona tutte le
imprese del suo Signore. Potremmo paragonarlo, in questo senso, al
greco Senofonte che nell'"Anabasi" racconta le imprese di
Ciro il Giovane partecipando di persona alla spedizione di questi contro
Artaserse e alla ritirata dei diecimila mercenari. La cronaca,
raccontata per quello che era senza fronzoli ed i soliti "si
dice" che tanto piacciono ai nostri contemporanei, la cronaca
di tutti i giorni con le sue efferatezze, i suoi crimini ma anche
con gli atti di benevolenza e di giustizia tipici di chi sta al
comando. Senofonte ce ne aveva dato un quadro perfetto, ma Tursun
Bey nella sua "La conquista di Costantinopoli" non era
stato da meno non mancando di sottolineare - oltre ai grandi meriti
del sultano - i suoi principali difetti, in particolare gli eccessi
del temperamento, incline alla collera oltre ogni limite.
Come si legge nella prefazione del libro - edito dalla <Mondadori>
e voluta da Pietro Citati che ha affidato questa prima traduzione
italiana a Luca Berardi - "finora si conosceva la caduta di
Costantinopoli con occhi bizantino: i palazzi e le chiese in rovina,
il tesoro vuoto, la terribile eclisse di luna del 24 maggio 1453, la
morte dell'imperatore Costatino in battaglia, Santa Sofia spogliata
delle offerte dei secoli. Nel capolavoro di Tursun bey gli eventi
sono visti con gli guardi avidi e lampeggianti di Maometto II"
il giovane che, è vero, conquista la capitale dell'Impero Romano
d'Oriente ma la ridisegna, la ricostruisce
attraendone i suoi abitanti.
Un Signore che, mentre assale l'Europa massacrando cristiani, riesce
ad affascinare ugualmente il mondo. Tursun Bey gli è sempre vicino
ed è per questo che i suoi racconti non sono testimonianza di
seconda mano là dove la volontà di mantenersi fedele a questo
proposito - scrive Michele Bernardini - risulta confermata dal
resoconto sbrigativo di episodi cui l'autore non aveva partecipato,
come ad esempio la campagna di Crimea o la conquista di Otranto nel
1480. E se poi lo storico turco individua il casus belli
dell'origine delle ostilità in una zuffa per la disputa di alcuni
capi di bestiame, cosa che non ha alcun credito, trova maggior
riscontro quello che riporta Tursun Bey circa la presunta
distruzione di Santa Sofia. Senza dimenticare, a questo proposito,
che il primo vero saccheggio fu quello perpetrato nel 1204 dai
Baroni della IV Crociata, sembra molto più valida la descrizione
fatta dallo storico turco che non quella dei relatori greci (vedi
per tutti Tommaso Eparcos e Giousè Diplotatzes) a detta dei quali
Mehemet II - una volta entrato in città - rapì la figlia del
granduca bizantino, "la fece giacere sull'altare maggiore di
Santa Sofia con un crocifisso sotto la testa e la violentò".
Niente di tutto questo sarebbe avvenuto, niente di quello che
avrebbe fatto poi profferire ad Enea Silvio Piccolomini, il futuro
Papa Pio II, che "i turchi sono gente discendente dagli sciti,
che viene dalla profonda barbarie. Inclini e ravvoltolati nelle
libidine tengono con poca considerazione lo studio delle lettere,
pieni di incredibile superbo disprezzo per esse". Ben diverso
il quadro proposto da Tursun Bey che dice di avere accompagnato il
Sultano, nei giorni successivi alla conquista, in visita a Santa
Sofia: "Mentre il Sultano passeggiando visitava le file di
abitazioni, le strade e i mercati di quell'antica metropoli e vasta
fortezza, fece mostra del suo desiderio di osservare la chiesa
chiamata Aya sofia che è modello del Paradiso:
O sufi, se cerchi il Paradiso,
Aya Sofia del paradiso è sommo cielo
"E' un edificio possente dalla solida struttura: riguardo al limite
della sua costituzione - simile a cielo - bisogna sgomberare il
campo da ogni timore che vi si insinui deterioramento. Un paragone
è impossibile: si deve dire: <Non aveva pari su tutta la
terra>".
Ma inesorabilmente, con il trascorrere dei secoli, gli edifici
annessi e le sue appendici finirono in rovina, con "la casa di chi
invidiava la fortuna altrui":
L'edificio del cuore per l'afflizione ha principiato a decadere
Ahimè! La fortuna che era vegliante si è volta nel sonno.
La verità è che Mehmet II rimase tanto meravigliato da Santa Sofia
al punto che, vedendo un soldato turco intento a spezzare una lastra di marmo,
lo colpì violentemente e lo fece scacciare dall'edificio.
Pur con tutti i limiti di
questo genere di storiografia retorica, il libro di Tursun Bey ha il
merito di offrire notizie consentendo di guardare, per la prima
volta, alla conquista di Costantinopoli con gli occhi del vincitore.
Per riprendere Bernardini "quella che per taluni era stata la 'caduta'
di Costantinopoli, per altri fu la 'conquista di Istanbul', nuova
splendida capitale dell'ecumene islamico". (Veronica
Incagliati)
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Tursun Bey: La conquista di Costantinopoli
Mondadori editore pagg. 297 euro 16 |
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ARTE
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ZEUGMA
E
I MOSAICI
INIZIATIVE
UN SIMPOSIO A GAZIANTEP
PER ATTIRARE L'ATTENZIONE DEL MONDO
SU QUESTE MERAVIGLIE DI EPOCA ROMANA
The
southeastern province of Gaziantep, home to world-renowned Zeugma
mosaics, is preparing to host the fourth Turkish Mosaic Symposium,
scheduled for June 5-10.
“Turkey
is the world's richest country in terms of its mosaic heritage.
Turkey is the country where mosaic art first appeared, developed
into an art form and experienced a ‘golden age',” said Mustafa
Şahin, director of Uludağ University's Mosaic Studies
Center that was founded in 2006.
He
said Anatolia hosted several civilizations including Roman and
Byzantium civilizations during which mosaic art was born in the
eighth century B.C., developed into an art form in third Century
B.C. and experienced its golden age, adding that Turkey thus
possessed all the mosaic samples bearing features of these periods.
“Turkey
has a rich mosaic heritage, however, it is also a country where
mosaic art has been most neglected and its importance was understood
only recently,” said Şahin, adding, “We could not promote
our mosaic culture and heritage. Now, we try to promote them to a
broader audience.”
Gaziantep
meeting:
Noting
that as the center they wanted to take a comprehensive inventory on
Turkey's mosaic heritage as well as promote and protect them. They
would thus hold a symposium in Gaziantep to attract the attention of
mosaic experts to the Zeugma mosaics unearthed in Gaziantep, he said.
“Our
center was established to create a scientific record of Turkey's
rich mosaic cultural heritage, collect them in a data
bank, publish them in volumes as well as develop and implement
international projects aimed at promoting and protecting this wealth.
We plan to conduct comprehensive research and educational activities
for this in cooperation with the concerned domestic and
international institutions,” said Şahin and noted that
through the fourth Turkish Mosaic Symposium they would raise public
awareness on Zeugma mosaics. “We will attract the attention
of world's leading mosaic experts to Zeugma mosaics via the
symposium to be held on June 5-10 in Gaziantep. The mosaics will be
evaluated scientifically at the event.”
Zeugma
mosaics being displayed on Internet:
The
symposium will be held as part of the “Project on development of tourism
potential in Gaziantep, Halfeti and Rumkale” sponsored by
Gaziantep chamber of commerce and a delegation of the European
Commission to Turkey. Turkish and foreign scientists will
participate in the symposium where there will be presentations on
“Mosaics in terms of Archaeology”, Mosaic Conservation,”
“Modern Mosaic Techniques,” “Comparative Approaches to Modern
Mosaic Applications”.
Gaziantep
is home to numerous historic sites such as the ancient city of
Zeugma, the Yesemek Open-air Museum, Rumkale and Gaziantep Castle.
The seals and mosaics unearthed during excavations in the ancient
city of Zeugma, located along the Euphrates River in Gaziantep
province, have been attracting a huge deal of interest from both
local and foreign tourists.
The excavated Zeugma mosaics are currently on display at the
Gaziantep Archaeology Museum, believed to house the most
extensive collection of seals
in the world, and the Web site www.gaziantepmuzesi.gov.tr has
pictures of the Zeugma mosaics on its English page under "Museums,"
"Archeology
Museum," "Zeugma Eserleri." (Turkish
Daily News)
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SPETTACOLI
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OZPETEK
GIRERA'
NEGLI USA
CINEMA
IL REGISTA TURCO, NATURALIZZATO ITALIANO
VUOLE SEGUIRE LE ORME DI GABRIELE MUCCINO.
"NELLA VITA BISOGNA CAMBIARE", HA CONFESSATO
Anche Ferzan Ozpetek dopo
Gabriele Muccino farà un film negli Usa. Il regista italo turco si
è lasciato sfuggire la notizia nel corso di uno stage di cinema a
Salerno dove era ospite della XII edizione di Linea d'Ombra-Festival
delle culture giovani. "E' già qualche mese - sottolinea - che
ci sto lavorando, é la prima volta che lo dico e forse non avrei
dovuto, almeno fino a che tutto sarà definito. Tra telefonate e
videoconferenze con produttori americani però il progetto è buon
punto. Non posso dire di più, solo sarà un film in lingua inglese
con attori in maggioranza anglo-americani. Nella vita bisogna
cambiare e con 'Saturno contro' si è chiuso un ciclo".
Una scelta quella degli Usa che lo separerebbe momentaneamente
anche dai suoi storici produttori Tilde Corsi e Gianni Romoli.
Sembra accantonato per il momento anche il progetto di un piccolo
film turco da lui diretto. "Dopo l'uscita di 'Saturno contro'
avevo pensato di staccare un po' la spina e andare a realizzare
nella mia Turchia un film a basso budget. Poi ho passato un paio di
settimane in giuria al festival di Istambul e ho capito che, a parte
gli affetti , su questo progetto devo riflettere ancora un
po'". (Ansa)
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FATIK AKIN
CI
RIPROVA
CON
"AUF DER ANDEREN SEITE
CINEMA
IL TRENTATREENNE REGISTA TURCO-TEDESCO HA PRESENTATO LA SUA ULTIMA
OPERA AL FESTIVAL DI CANNES: UN FILM NEL QUALE SEMBRA PREVALERE LA
NARRAZIONE.
Si
muove ancora sull’asse Germania/Turchia l’opera di Fatih Akin,
il trentatreenne cineasta nato ad Amburgo che si è messo in luce
con "La sposa turca"
con cui ha vinto l’Orso d’Oro a Berlino. In" Auf der
anderen seite" – che può essere tradotto come "Dall’altra
parte" – si avverte da subito che i confini dei due paesi,
diventati contigui nel controcampo, vengono continuamente
attraversati dai protagonisti. Stavolta il cineasta turco, rispetto
a La sposa turca,
predilige una visione più corale dove le singole storie sono
collegate tra loro, ma i percorsi sono molto simili. Al centro della
vicenda di "Auf der anderen site"
ci sono Aif, un
vedovo che abita in Germania e che decide di convivere con Yeter,
una prostituta di origine turca malgrado le reticenze del figlio
Nejat, un giovane professore universitario che gradualmente si
affeziona alla donna. Yeter ha una figlia, Ayten, che non vede da
tempo e che vive in Turchia. La prostituta manda alla ragazza dei
soldi per gli studi e ignora il fatto che lei è una fervente
attivista politica. Un giorno, dopo una colluttazione con Aif, Yeter
cade a terra e muore. Nejat si reca così ad Istanbul, alla ricerca
della figlia della donna, ma ignora che la giovane, dopo una
manifestazione, è scappata dalla polizia turca partendo verso
Amburgo. Qui conosce Lotte, una ragazza tedesca e le due entrano in
confidenza.
Nel
film di Akin sembra contare solo la narrazione. Il resto è
superfluo."Auf der enderen site"
può rappresentare un altro percorso su figure segnate
dall’instabilità geografica, su personaggi alla continua ricerca
della propria identità, che è come se si trovassero spesso, dal
punto di vista emotivo, dall’altra
parte rispetto al luogo in cui si vivono. Il regista turco ha la
necessità di raccontare troppe cose e il suo sguardo segue
svogliatamente un percorso narrativo incentrato sull’impossibilità
del raggiungimento della felicità. Il film è infatti segnato da
due didascalie che preannunciano il destino dei personaggi: "la
morte di Yeter" e "la morte di Lotte". I destini
sentimentali sono molteplici ma sono senza respiro, non vissuti e in
cui appare assente quella fisicità che comunque traspariva in La
sposa turca. Inoltre, paradossalmente, diventano anonimi anche i
luoghi. Non più viaggio di ricerca, ma indistinto flusso sonoro,
paradossalmente impersonale rispetto al lavoro fatto da Akin con il
documentario "Crossing the bridge - The Sounf of Istanbul"
.
Francamente non si comprende, da parte dei selezionatori, la
scelta del concorso. (Simone Emiliani/Sentieri
Selvaggi)
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CINEMA
Il turco Nuri Bilge Ceylan è ritornato
come regista, sceneggiatore ed interprete sul tema della crisi
della coppia. La storia di Isa, professore universitario, e
di Bahar, direttrice artistica di televisione
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| DOPO
IL FILM "UZAK"
ECCO ADESSO
"IL PIACERE E
L'AMORE"
Il turco Nuri Bilge Ceylan,
che si era già messo in luce con "Uzak", ritorna come
regista, sceneggiatore e interprete di un film sulla crisi di una
coppia, che all'ultimo Festival di Cannes si è aggiudicato il
premio della critica internazionale.
"Il piacere e l'amore" racconta nella Turchia dei nostri
giorni la storia di Isa, professore universitario, e Bahar,
direttrice artistica di serie televisive, la cui relazione è giunta
al capolinea per incomunicabilità e assenza di stimoli. Al termine
di una vacanza estiva, i due decidono di lasciarsi. Lui ritorna ad
Istanbul e va subito alla ricerca di una ex amante, lei si immerge
completamente nel lavoro. Dopo alcuni mesi sarà lui a rifarsi vivo
raggiungendo Bahar su un set televisivo tra le montagne e a tentare
una riconciliazione, ma forse per lei non sarà possibile
ricominciare tutto da capo…
Di questo film, che certamente non sorprende dal punto di vista
contenutistico, emerge già dopo pochi minuti la grande coerenza
stilistica e la capacità di raccontare attraverso la sola forza
delle immagini e la scelta delle inquadrature. L'opera di Nuri Bilge
Ceylan è infatti un bell'esempio di cinema dei silenzi e delle
riprese a camera fissa, dove gli sparuti dialoghi sono l'ultima
delle preoccupazioni del regista, che anzi si prende tutte le pause
e i tempi morti del caso per riflettere con implacabile verità
sull'instabilità dei sentimenti. Qualcuno vi ha visto tracce della
poetica di Antonioni, che è un modello certamente tenuto presente,
ma reinterpretato con una cifra personale, che non disdegna a tratti
un alleggerimento ironico.
Il titolo originale, "Iklimler" ("Climi"),
allude ai cambiamenti climatici che hanno luogo nel corso della
storia, messi in relazione agli stati d'animo dei personaggi. La
vicenda si apre con una vacanza estiva nei pressi di un sito
archeologico e della costa assolata della località balneare di Kaš,
teatro della crisi della coppia. È poi una Istanbul autunnale e
piovosa che vede il professore tornare all'insegnamento e trovare
rifugio tra le braccia di una amante. Con l'arrivo dell'inverno,
sono invece le montagne innevate della zona est della Turchia, quasi
al confine con l'Iran, a fare da sfondo al tentativo di
riavvicinamento da parte di Isa. La ciclicità delle stagioni è
metafora di quella dell'animo umano, con i suoi sussulti, tormenti e
ripensamenti, e questo espediente narrativo, indubbiamente efficace,
consente anche di mostrare la Turchia in tutti i suoi aspetti
geografici.
Il regista e sua moglie Ebru Ceylan sono gli interpreti misurati e
perfetti di questa cronaca di un disamore, che metterà forse a dura
prova chi, abituato a trame fitte di avvenimenti e dense di parole,
non sa lasciarsi affascinare da ritmi lenti dietro a cui c'è un
motivo e da una scarna parata di volti, dettagli e paesaggi, su cui
si indugia con icastica intensità. Tutti gli altri constateranno
che con "Il piacere e l'amore" Nuri Bilge Ceylan si
conferma uno dei cineasti più stilisticamente maturi e ispirati del
cinema turco contemporaneo.
Titolo originale: "Iklimler"; Regia: Nuri Bilge Ceylan;
Sceneggiatura: Nuri Bilge Ceylan; Fotografia: Gökhan Tiryaki;
Montaggio: Ayhan Ergürsel, Nuri Bilge Ceylan; Produzione: Pyramide
Films, Co Production, Imaj, NBC Film; Distribuzione: BIM;
Interpreti: Nuri Bilge Ceylan, Ebru Ceylan, Nazan Kesal, Nazan
Kirilmis, Arif Asçi, Ufuk Bayraktar, Emin Ceylan, Fatma Ceylan;
Origine: Turchia/Francia; Anno: 2006; Durata: 97'. (Michele Ossani/Il
Sole24Ore)
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Il 7 luglio
ad Istanbul
ASPETTANDO
IL "LIVE EARTH"
Una
delle sette città che ospiteranno il "Live Earth" promosso da Al Gore
sarà Istanbul, metropoli turca tra Europa e Asia. Si completa così
il quadro delle località che ospiteranno, il 7 luglio, i concerti
ambientalisti "Live Earth". Gli spettacoli si svolgeranno nei diversi
continenti lungo le 24 ore. A Istanbul saranno di scena artisti
internazionali e locali, mentre la parte del leone per quanto
riguarda le celebrità nel cast la fanno i concerti del Giants
Stadium (New York) e Londra. "Live Earth" avrà luogo anche a Sydney,
Tokyo, Johannesburg, Shangai, Rio De Janeiro e Amburgo. (Fabrizio
Biffi/Extra music magazine)
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Dal 2 al
30 giugno
ISTANBUL
MUSICFESTIVAL
FESTIVAL
Dal 2 al 30 giugno si svolge
l'Istanbul Music Festival, che festeggia quest'anno la sua 35ma
edizione. Organizzata dall'<Istanbul Foundation for Culture and Arts>
e sponsorizzata dalla <Borusan Holding>, la manifestazione ospiterà
più di 1000 artisti provenienti dalla Turchia e dall'estero (tra
cui Angela Gheorghiu, Jordi Savall e John Taverner, che presenta la
sua opera corale "The Beautiful Names", ispirata ai 99
nomi di Dio citati nel Corano), impegnati in un programma che
prevede concerti sinfonici e da camera, recitals e appuntamenti con
la musica tradizionale e non classica. Per info e prenotazioni: www.iksv.org/muzik/english.
(Il giornale della musica) |
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ISTANBUL
E IL SUO FERMENTO ARTISTICO
CINEMA, MUSICA ED
ALTRO BALZATA
AGLI ONORI
DELLA CRONACA CON IL SUCCESSO DEL FILM " CROSSING
THE BRIDGE", LA METROPOLI OFFRE IL MEGLIO DI SE'
Balzata agli onori della
cronaca con il grande successo del film "Crossing the bridge",
la scena musicale di Istanbul sta portando allo scoperto un fermento
artistico covato da anni negli scantinati e nei club della capitale
turca e, ora, pronto a conquistare platee internazionali. Videomaker
che sanno rivisitare in chiave situazionista le icone del proprio
folklore, musicisti che attualizzano le proprie radici sonore
innescandole nella cultura elettronica e artisti che cavalcano
l’onda digitale. Tutti loro stanno contribuendo a elevare Istanbul
a uno dei più fertili centri produttivi votati ai linguaggi futuri.
Sono stati momenti piacevoli quelli che hanno visto quelli che hanno
visto, a metà di questo mese, tutta una serie di proiezioni alcune
delle quali di valore artistico. Questo il programma che si è
tenuto:
Di Hugo Chavez
& Vj Ahmedinejad: "No Exotic, Gegen Die Bridge":
Dj Hugo Chavez & Vj Ahmedinejad lavorano a un progetto
multimediale, nato tra Teheran, Istanbul e Caracas, che investiga i
cliché culturali e i loro effetti sulla situazione politica ed
economica globale in un ri-uso della cultura pop di massa. La loro
ricerca si focalizza sulla lettura del paesaggio mediale
contemporaneo, sul ruolo della pubblicità e sul potere delle
corporation, non trascurando però i paradigmi della proprietà
intellettuale. L’indagine viene svolta decostruendo film turchi
degli anni ’60 e '70 con l’intento di sovvertire gli stereotipi
correnti, centrifugati in un caleidoscopio audiovisivo dal potere
deflagrante. Le loro live performance utilizzano la tecnica del
cut-up per miscelare musica tradizionale, suoni elettronici
sperimentali, campionamenti televisivi e B-movie in uno spettacolo
dadaista che ha già girato festival e club tra Europa, Asia e Nord
America.
Mercan Dede _ dj set
featuring Tanya Evanson:
DJ Arkin Allen, alter ego di Mercan Dede, è la punta di diamante
della scena musicale turca. E' stato protagonista di festival quali
Montreal Jazz, World Roots in Olanda e Rhythm Sticks in Inghilterra.
Con progetti come East Meets the West, Montreal Tribal Trio e Womex,
ha conquistato le platee della world music in Germania, Francia,
Spagna. Al proprio attivo ha collaborazioni con artisti quali Peter
Murphy, Natacha Atlas, Mich Gerber e Omar Sosa. Ha composto le
musiche per lo spettacolo di Pina Bausch intitolato Istanbul (2003).
Al momento è impegnato al progetto dance Orman Sehir (Jungle City).
Il dj set è accompagnato dalla danzatrice canadese Tanya Evanson,
impegnata in una performance quasi ipnotizzante, ispirata dalla
danza sufi dei dervisci rotanti.
Portecho _ mixed
media live: Tan Tunçağ e Deniz
Cuylan fondano il progetto Portecho per interpretare la dance
elettronica in una maniera nuova e inaspettata: un’attitudine
indubbiamente rock si arricchisce di vocalità ipnotiche, calde
melodie e beat futuribili. In concerto la formazione si completa con
la batteria di Ulaş Özbiçer e il basso di Ayça Sarigül. Il
loro 1° album, Undertone, Elec-Trip Records, è uscito nel 2006
richiamando l'attenzione della stampa internazionale specializzata.
Il <New York Times> li ha definiti come una delle band emergenti più
importanti degli ultimi anni. I suoi fondatori si sono fatti
apprezzare in performance live accanto a Plaid, Mouse on Mars, The
Orb e Chemical Brothers. L’elettronica sposa l’acustica, il
groove incontra il jazz: Portecho mescola stili e generi in un
flusso sonoro potente ed elegante, radicato nel suono di una terra
fertile e proiettato in un futuro digitale che suona il meltin-pot
del nostro tempo.
Dj Macit _ dj
set: Macit, conosciuto anche come
Madjeeth, ha iniziato a lavorare come dj nel ‘90 nei principali
club turchi (soprattutto il mitico Crystal Club di Istanbul) e con
frequenti performance nei club di Francoforte, Sofia e Amsterdam.
Negli ultimi 4 anni ha focalizzato la ricerca attorno alla
definizione di un sound personale e inconfondibile attraverso
produzioni originali. Frequenti le collaborazioni con Tony Thomas,
Thugfucker, dj Mouse e Dr Rex su label come New Era, Red Ant e Sub
Sonic. Macit è anche parte del collettivo N.U.G con cui ha prodotto
remix per importanti musicisti turchi. La sua carriera radiofonica
è iniziata sulle frequenze di radio 2019 ed è proseguita in tutte
le più importanti emittenti del Paese.
Vj Blanche _ vj
set: Silvia Bianchi vanta una nutrita
esperienza in fatto di esibizioni live e come curatrice di eventi
dedicati alla cultura audiovisiva. Oltre a essere co-direttrice del
portale italiano Vjcentral.it, collabora con la rivista Digimag e ha
curato la realizzazione del dvd Mixing Identities, nato dalla
collaborazione tra VjCentral.iT ed Elettrowave: una compilation di
vjing testimonianza tangibile dello sviluppo di questa pratica
nell'ambito delle culture visive contemporanee. Negli ultimi
anni ha curato vj-set per i più acclamati dj e producer italiani
tra cui Eclat, Popolous, Ether e per alcuni influenti protagonisti
dell'elettronica internazionale: Richard Dorfmeister, Andy Smith,
Daniel Meteo, Ellen Allien, Apparat…(Saimicadove.it)
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SPORT
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CARIOCACONTRO
ROSSI
CALCIO
Lo stadio di Dortmund in Germania sarà teatro il 6
giugno prossimo di una amichevole tra la nazionale brasiliana e
quella turca. Altro incontro (2 giugno) con la Bosnia-Erzegovina
La Nazionale brasiliana
giocherà un'amichevole contro la Turchia il prossimo 6 giugno in
Germania, a Dortmund. Lo hanno annunciato i padroni di casa del
Borussia che metteranno a disposizione lo stadio Signal Iduna-Park,
ex Westfalenstadion. Quattro giorni prima, la nazionale verde-oro
affronterà nel nuovo stadio di Wembley i padroni di casa
dell'Inghilterra. Per la Turchia invece impegno il 2 giugno contro
la Bosnia-Erzegovina per le qualificazioni ad Euro 2008. (Rai-Sport)
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