Arretrati 

Anno 8° N.9

<TURCHIA OGGI> - A PARTE LA DOCUMENTAZIONE DELL'AMBASCIATA DI ITALIA AD ANKARA E DELL'ICE DI ISTANBUL - SI  AVVALE PER LE NOTIZIE E GLI ARTICOLI RIPORTATI SUL SUO WEB, E NATURALMENTE RELATIVE ALLA TURCHIA, DELLE NEWS GIA' APPARSE  IN ALTRI SITI O GIA' PUBBLICATE SU QUOTIDIANI E RIVISTE. NON FA ALTRO CHE ASSEMBLARLE, NELLA CONVINZIONE CHE SIANO DI MAGGIORE UTILITA' PER QUANTI HANNO UN QUALCHE INTERESSE PER QUESTO PAESE. <TURCHIA OGGI>, AD OGNI MODO, E' SEMPRE A VOSTRA DISPOSIZIONE.

 

PRIMO PIANO

 

OLTRE IL VUOTO

L'ATTENTATO DI ANKARA  LA TURCHIA DEVE REAGIRE
ALLE BOMBE PER EVITARE CHE IL PAESE - A DUE MESI DALLE CONSULTAZIONI ELETTORALI - POSSA DIVENTARE PREDA DEI DISORDINI E DELLA PIAZZA. IL NUMERO DELLE VITTIME

Ci risiamo. Proprio quando il turismo in Turchia dava segni di una ripresa a dir poco sorprendente rispetto alla stagione negativa dell'anno scorso, ecco che l'attentato di Ankara riporta ancora una volta il Paese in quel clima di insicurezza che è proprio quello che vogliono i terroristi. Quale sigla abbia firmato la strage - costata la vita a 7 persone mentre altre 120 sono rimaste ferite - ha in fondo una importanza relativa. Che a mettere la bomba al plastico sia stato un guerrigliero del Pkk invece che un fanatico islamico di al Qaeda , o viceversa, non fa ritornare certo in vita i morti. Semmai ci si chiede come mai i servizi di sicurezza turchi che - a detta di alcuni sarebbero efficientissimi - non sapessero nulla circa la preparazione di un piano eversivo così cruento portato a termine contro un affollato centro commerciale della capitale ed in pieno centro. Eppure a due mesi esatti dalle consultazioni elettorali di luglio l'intelligence locale avrebbe dovuto prevedere che una qualche organizzazione terroristica si sarebbe prima o poi fatta sentire. E, purtroppo, prima che poi. Mai la situazione, nel Paese della Mezzaluna, è stato così delicata e ci vuole poco - se l'allerta non è alta - perché questa possa precipitare facendo ricordare ai turchi momenti storici che invece si vogliono dimenticare. Sarebbe bene, quindi, che il Governo Erdogan, i laici, e  - perché no  - anche i militari si rendessero conto che la Turchia può andare avanti verso la strada che porta all'Unione Europea solo stringendo un patto di solidarietà contro il comune nemico: che poi è quello che vuole, oggi come ieri, la disgregazione del Paese. Una nazione ingovernabile e sotto i colpi degli attentati, non invoglia nessuno: né i turisti che vogliono trascorrervi le loro vacanze, né tanto meno Bruxelles, di per sè già poco propensa a far entrare Ankara nel <Club dei Ventisette>. In quanto a quest'ultima - sempre così ammiccante nei confronti delle formazioni eversive, sempre così solerte a richiamare Ankara all'ordine circa i diritti civili e le rivendicazioni etniche e quant'altro, sempre così solerte a a gridare la sua avversione per le Forze Amate turche - dovrebbe farla finita di appoggiare direttamente ed indirettamente i terroristi camuffati con sigle sedicenti. Una Turchia destabilizzata diventerebbe infatti a sua volta destabilizzante anche per il Vecchio Continente. E nessuno, credete, vuole questo. (Turchia Oggi)


FERMATI CON 11 KG di A-4

Un uomo ed una donna che preparavano un attentato terroristico con 11.3 chili di esplosivo A-4 sono stati arrestati ieri nella città meridionale mediterranea di Adana. Lo ha reso noto l'agenzia turca <Anadolu> precisando, che i due sono stati fermati in un taxi. La donna aveva in una borsa anche due bombe a mano e 12 detonatori. (Swisspolitics.org)

 

 

 

 

 

 

AL GOVERNO

LE CRITICHEDEL PRESIDENTE OZ

Lunedì scorso, 21 maggio, è stato l'ultimo giorno di lavoro di Nuri Oz da presidente della Corte Suprema di Appello ma prima di farlo ha voluto lanciare un messaggio ben preciso al Governo Erdogan, al quale non ha risparmiato qualche pesante critica.
Sottolineando l'importanza della magistratura nel tutelare la forma democratica dello Stato, Oz ha detto che il più grosso problema della Turchia è l'indipendenza della magistratura al potere politico, la presenza di partiti anti-democratici e la corruzione generale del sistema. Oz ha poi aggiunto che l'attuale Governo in carica non ha fatto assolutamente nulla per cercare di correggerli.
Quando si è toccato il tasto della riforma costituzionale, fatta passare recentemente dal Governo islamico-moderato di Recep Tayyip Erdogan, Oz ha affermato: "Le regole contenute nella Costituzione sono ancora valide e scegliere di cambiarle per cercare di risolvere una crisi causa tensione in politica e nella società si rischia di limitare l'imparzialità e la garanzia di equidistanza che dovrebbe essere propria del presidente della Repubblica". (Apcom)

 

LA BACCHETTATA

L'Associazione dei giovani industriali turchi (Tugik) ha bacchettato i partiti politici. Hasim Sesli, presidente della Tugik, ha accusato le varie formazioni politiche di aver presentato programmi poco chiari in vista del voto del prossimo 22 luglio. Sesli ha anche detto che l'Akp, il partito islamico-moderato, che ha guidato il Paese negli ultimi 5 anni, ha operato sostanziali cambiamenti nel mondo economico nazionale. 
Da segnalare che il  il Capo del Governo incontrerà la Tusiad  (Confindustria turca) per fare il punto della situazione e soprattutto per cercare il suo appoggio in vista del voto del 22 luglio. (Apcom)

 


I MILITARIE LE ELEZIONI

Il prossimo 22 luglio in Turchia si vota ed anche l'esercito si prepara a questo importante appuntamento, seguito con sempre maggiore attenzione da media e opinione pubblica.
Il personale militare non potrà andare in ferie in quel periodo o usufruire delle licenze. Il provvedimento è stato adottato per favorire l'adesione al voto da parte dei componenti delle Forze Armate e riguarda direttamente e indirettamente circa mezzo milione di persone. (Apcom)

 

 

 

 





INTERVISTA DI FABIO SALOMONI, PROFESSORE DI CULTURA ITALIANA AD ISTANBUL, AL GIORNALISTA DEL <CUMHURIYET>, GURAY OZ
 
 

I motivi per i quali centinaia di
migliaia di persone sono
scese in piazza per manifestare contro
Governo e nazionalisti

 

RISCHIO  DI UNA ISLAMIZZAZIONE

 

 

 

A SAMSUN

LA 4° MARCIA PER LA LAICITA'

Decine di migliaia di turchi hanno partecipato a una manifestazione in difesa della laicità dello Stato a Samsun, sul Mar Nero. Dopo quelle tenutesi a Istanbul, Ankara e Smirne nelle settimane scorse, si tratta della quarta protesta popolare di massa contro il Governo guidato dal premier filo-islamico Recep Tayyip Erdogan, leader dell'Akp, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo. Intonando slogan quali "No alla sharia!" (la legge coranica, ndr) e "La Turchia è laica e rimarrà laica!", la folla ha invaso la piazza principale della città. La manifestazione è stata indetta sulla scia dell'accordo stretto tra i due principali gruppi di opposizione: il Chp, o Partito Repubblicano del Popolo, e il più piccolo Dsp. Le due formazioni politiche si sono impegnate a lanciare una battaglia comune contro la decisione del premier di tenere nuove elezioni il 22 luglio. La crisi, ormai istituzionale, va avanti da diverse settimane e vede coinvolti da un lato la formazione islamica guidata da Erdogan, dall'altro le opposizioni e le forze laiche, di cui come di consueto si sono voluti fare interpreti i vertici delle Forze Armate, preoccupati del crescente dominio dell'Akp in diversi e sempre maggiori ambiti della vita pubblica. A scatenare la scintilla era stata in particolar modo la designazione del ministro degli Esteri, Abdullah Gul, come candidato del partito di Erdogan alla Presidenza della Repubblica; Gul si è poi ritirato, non avendo raggiunto per due volte di seguito il prescritto quorum in Parlamento, cui spetta l'elezione del capo dello Stato. (Agi)

 

Güray Öz è uno dei direttori responsabili del quotidiano <Cumhuriyet> (La Repubblica), dal 1924 bastione della Turchia kemalista e laica, organizzatore delle manifestazioni di queste settimane. <Panorama.it> lo ha intervistato per capire quali sono le ragioni che hanno indotto centinaia di migliaia di persone a scendere in piazza contro l’ipotesi di un presidente della Repubblica filoislamico eletto dal partito di Governo Akp.
Il suo giornale è stato promotore mesi fa della campagna "Siete coscienti del pericolo?", contro il rischio di una deriva fondamentalista nel Paese…
Il giornale ha voluto lanciare un avvertimento al Paese rispetto alla situazione politica. Negli ultimi cinque anni è in atto un tentativo di islamizzare il Paese. C’è il pericolo di trasformare il nostro paese in un Paese confessionale, di minare la laicità conquistata con la repubblica nel 1923. Quando si mina la laicità si mina anche la democrazia. Nei Paesi in cui vige la sharia la democrazia è impensabile, la laicità è una condizione indispensabile per la democrazia e questi due elementi sono inseparabili, vanno di pari passo. Il nostro appello ha trovato via via consensi crescenti che sono sfociati nelle manifestazioni delle ultime settimane, organizzate dalle associazioni della società civile.
Chi sono le persone che hanno partecipato alle manifestazioni ?
La classe media. Le persone che hanno partecipato sono la colonna portante del paese, non settori marginali della società. Si parla di tre-quattro milioni di presenze.
Le manifestazioni sono state criticate perché organizzate dall’esercito
Non c’è niente di più democratico di una manifestazione, l’esercito non ha partecipato, non credo si sia trattato di manifestazioni antidemocratiche. La prima 
manifestazione è stata il 14 aprile, prima
che arrivasse il comunicato dello Stato Maggiore.
Qual è la sua opinione rispetto al ruolo delle Forze Armate?

Io non vorrei che i militari si occupassero di politica. Personalmente ho molto sofferto nei due precedenti colpi di stato, del 1971 e del 1980, ho dovuto vivere per anni in esilio all’estero. In passato la gente si è trovata di fronte all’alternativa tra sharia e colpo di stato. E’ un aut aut che la gente scesa in piazza di fatto ha rifiutato. Lo slogan era né sharia né golpe.
Nelle manifestazioni si respirava un clima di ostilità nei confronti dell’Europa…
Nei confronti della UE e degli Stati Uniti. Contro l’America per i suoi giochi nel Medio Oriente che possono produrre seri pericoli per la Turchia. Contro la UE perché l’Unione non vede di buon occhio il nostro Paese, in qualche modo lo sta ingannando. Si comporta come se volesse l’adesione turca e nello stesso momento cercasse di allontanarne la sua specificità. Tutto questo provoca nelle persone una profonda diffidenza che si è ritrovata anche nelle manifestazioni.
Cosa pensa delle riforme realizzate negli ultimi cinque anni?
I cittadini di questo paese cercano di realizzare queste riforme da almeno quarant’anni e non hanno lasciato nulla di intentato. Sono finiti in carcere, sono stati torturati, hanno fatto di tutto per le riforme. Adesso si pensa che le riforme attuate siano state fatte grazie all’Unione Europea. Per le persone come me, dire ora che l’Europa ha reso possibili queste riforme suona come una grande ingiustizia.
Quale sarà il problema più urgente per il nuovo Parlamento?
La laicità e poi l’elezione del nuovo presidente della repubblica perché, nonostante gli sforzi dell’Akp, è tecnicamente impossibile eleggerlo prima delle elezioni politiche di luglio. (Fabio Salomoni/Panorama.it)

 

 

 

 

 

 

 

 

LAICISTA
ED
INTRANSIGENTE

PALAZZO CANKAYA IL SETTENNATO
DEL PRESIDENTE USCENTE, AHMET NECDET
SEZER, SECONDO ALCUNI AVREBBE DELUSO

Indipendente, incorruttibile, libero pensatore: Ahmet Necdet Sezer, la cui autorità non derivava né dai circoli della politica, né dal potere dei militari, si è proposto come garante della democrazia e dello stato di diritto. Giurista imparziale e di professione, la sua scelta per la più alta carica dello stato alimentò molte speranze, prima fra tutte che la strada verso l’Europa fosse spianata. Se paragonato al suo predecessore, il vecchio Süleyman Demirel, autentico dinosauro della politica, il 59enne homo novus ispirava sentimenti di apertura e rinnovamento.


L'homo novus 
Già presidente della Corte Costituzionale Sezer era un outsider nel campo della politica. In verità, l’allora Primo Ministro Bülent Ecevit avrebbe preferito una seconda candidatura dell’uscente Demirel. Ma la sua maggioranza in Parlamento si rifiutò di votare un emendamento costituzionale necessario per permetterne la rielezione e di conseguenza la scelta cadde su Sezer. In quanto neutrale, era un candidato che incontrava i favori sia dei nazionalisti che degli islamisti. L’elezione del 6 maggio 2000 fu così raggiunta con l’accordo di tutti i partiti e con la benedizione della stampa occidentale.
Oggi che è giunta l’ora di scegliere il successore, il bilancio della presidenza Sezer è in chiaroscuro. Molti osservatori sono critici circa il suo impegno sull’integrazione con l’Unione Europea. "In ultima analisi, si può dire che non ha soddisfatto le aspettative" sostiene Jan Senkyr, della Fondazione <Konrad Adenauer> di Ankara. "In principio si è espresso per le riforme economiche e la libertà di pensiero ma, alla fine, più che un motore del cambiamento è diventato un freno per le riforme". Le ragioni sono da ricercare più che in un cambiamento delle opinioni di Sezer, nel mutato quadro politico della Turchia.
Quando lasciò a casa la moglie di Erdogan perché velata
Il 3 novembre 2002 il Governo conservatore di Bülent Ecevit fu sciolto in seguito alla vittoria elettorale del Partito per la Giustizia e per lo Sviluppo (Akp nella sigla turca) guidato da Tayyip Erdogan. Sezer vide in questo partito di orientamento islamico moderato una minaccia per il laicismo. Più volte si rifiutò di apporre la sua firma sulle leggi del Governo e si oppose alla nomina di nuovi giudici e funzionari pubblici. "Sezer ha respinto ogni tentativo di riforma che potesse minare la natura laicista della repubblica», dice Senkyr. «Inoltre ha bloccato il progetto di avvicinamento all’Europa così come le riforme per equiparare i diritti delle minoranze religiose".
Nei confronti di Erdogan i rapporti sono stati tesi non solo su un piano squisitamente politico. Dato che sua moglie, la Signora Emine, indossa abitualmente il velo islamico, Sezer invitò il premier da solo ai ricevimenti di Stato. Anche alle altre mogli dei ministri dell'Akp che indossano il velo negò l’ingresso nel palazzo presidenziale. "Erdogan e Sezer hanno idee politiche completamente differenti", sostiene Senkyr, "e non si fidano l’uno dell’altro". Con ogni probabilità Sezer credeva, come molti kemalisti, che l'Akp avesse un piano segreto per islamizzare lo Stato turco.
Sebbene non fosse nei poteri del presidente opporsi alla legittimità del nuovo Governo, non ha perso occasione per intralciargli il cammino. "Secondo la Costituzione, il presidente non ha diretti compiti di Governo", spiega Senkyr "ma gode di grande prestigio in quanto successore di Atatürk, fondatore dello stato". È comandante in capo delle Forze Armate, una carica importante in uno stato fortemente influenzato dall’esercito, anche se, fin dall’inizio del mandato, le relazioni con i militari sono state difficili.
Dalla parte dei kemalisti
Il clima è teso fin dal 2000, quando Sezer rischiò un contrasto aperto con i militari, perché negò di apporre la sua firma ad un decreto che permetteva al Governo di allontanare dagli uffici pubblici gli impiegati di origine curda o gli islamici praticanti. Ha sostenuto l’abolizione della pena di morte, la limitazione del potere dell’esercito e appoggiato la lotta alla corruzione. Dopo la vittoria dell'Akp si avvicinò ai circoli kemalisti e mise il laico intransigente Yasar Büyükanit alla guida delle Forze Armate.
Anche in altre circostanze Sezer si schierò dalla parte dei kemalisti. Come quando non tributò i dovuti onori a Orhan Pamuk – lo scrittore turco che vinse il nobel della letteratura nell’ottobre 2006 – perché reo di aver riaperto la questione del massacro degli armeni. Oppure quando non partecipò ai funerali di Hrant Dink, giornalista armeno ucciso da un giovane nazionalista. In definitiva, nonostante alcuni impulsi positivi, Sezer sì è erto a difesa dei vecchi concetti kemalisti, dove prima viene lo Stato e poi, a volte, il cittadino. (Ulrich Schwerin/Cafebabel.com)

 

GIORGIO GIRELLI CAVALIERE DI GRAN CROCE

L’ambasciatore della Repubblica di San Marino presso la Repubblica di Turchia Giorgio Girelli è stato insignito da parte del presidente Giorgio Napolitano della onorificenza di Cavaliere di Gran Croce, la più elevata al merito della Repubblica Italiana. La nomina è stata concessa “in considerazione di particolari benemerenze”, su proposta del presidente del Consiglio, Romano Prodi e sentita la Giunta dell’Ordine “Al merito della Repubblica Italiana”.
Giorgio Girelli è stato ufficiale di complemento dell’arma aeronautica, direttore generale del Senato Italiano, consigliere al Quirinale dei presidenti Francesco Cossiga e Oscar Luigi Scalfaro nonché Consigliere Regionale. Attualmente, oltre a ricoprire l’incarico di presidente del Conservatorio “Rossini” di Pesaro, l’ambasciatore Girelli a corredo dei suoi compiti di istituto è compartecipe di iniziative che promuovono in Italia l’approfondimento della conoscenza delle specificità della Repubblica di San Marino nonché della articolata realtà economica e culturale presente nella repubblica di Turchia, come recentemente ha avuto modo di fare in conferenze a Fermo, Campobasso e Roma.

 

 

 

 

 

 

 

 

IL "NO" ALIMENTERA' UN SENTIMENTO
ANTI-EUROPEO
 

 

 

 

 

LA RISPOSTA  L'AVVERTIMENTO DEL PRIMO
MINISTRO TURCO RECEP TAYYIP ERDOGAN AL NUOVO
PRESIDENTE FRANCESE NICOLAS SARKOZY. LA
TELEFONATA PER "CONTATTI DIRETTI" SULLA QUESTIONE

Il Primo Ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, ha telefonato al neopresidente francese Nicolas Sarkopzy proponendo "contatti diretti" sull'adesione di Ankara all'UE. Secondo fonti dell'Ufficio del premier, è la prima volta che i due si sono parlati da quando Sarkozy è arrivato all'Eliseo. Nei giorni scorsi Erdogan aveva avvertito che una opposizione della Francia all'ingresso della Turchia nell'Unione Europea non farà che alimentare il sentimento anti-europeo presso i turchi, danneggiando ulteriormente i legami bilaterali. ''Sarkozy deve superare i suoi pregiudizi . Se vogliamo unire delle civiltà all'interno dell'UE, se diciamo che l'UE non è un club cristiano, allora Sarkozy dovrebbe rivedere le sue opinioni'', aveva detto Erdogan a Istanbul nel corso dell'assemblea annuale dell'Istituto internazionale della stampa. Sarkozy si è più volte detto contrario all'entrata della 
Turchia nell'Unione Europea, affermando che la maggior parte del territorio turco si trova in Asia e che il progetto di un'Europa politica unita sarebbe reso impossibile da un eccessiva estensione delle frontiere
dell'Unione. 
Anche recentemente il presidente francese aveva ribadito il suo "no" al presidente della Commissione europea, Josè Manuel Durao Barroso. Rispondendo alle domande dei giornalisti al termine dell'incontro con il vertice dell'UE a Bruxelles, Sarkozy infatti ribadito: "Non ho cambiato idea e non vedo come io possa essere un candidato con un'opinione e un presidente con un'altra, non penso che per la Turchia vi sia posto in Europa". Per il Capo dell'Eliseo, "l'Europa deve avere delle frontiere e deve dare maggiore precisione al principio della capacità di assorbimento". Barroso era intervenuto sul tema pochi minuti dopo ribadendo da parte sua di essere "per il proseguimento dei negoziati" con Ankara. Ora per il presidente della Commissione "non bisogna sovraccaricare l'agenda del 

Consiglio europeo di giugno sospendendo i negoziati con i Paesi candidati".
La risposta del Primo Ministro turco non si era fatta attendere.
''Il mio popolo ha delle preoccupazioni nei confronti dell'Unione Europea. La posizione
negativa di un Paese (sull'entrata della Turchia) porta qui (in Turchia) a una posizione negativa nei confronti di questo Paese'', aveva spiegato Erdogan, aggiungendo che ''un messaggio mal compreso su questo tema cambierà l'atteggiamento dei turchi verso la Francia, perciò Sarkozy probabilmente deve prendere in considerazione ciò''. 
Da segnare, su questo tema,un intervento di Romano Prodi a margine di un convegno. Il presidente del Consiglio italiano si era detto "convinto che la Turchia appartenga all'Europa", ma "non posso nascondere - aveva aggiunto - che il negoziato di adesione è lungo e complesso e che occorre avere pazienza e perseveranza per portarlo a buon fine". 
(ASCA-AFP)

 

 

LA FRANCIA SPINGE VERSO IL PARTENARIATO

Come anticipato in campagna elettorale da Nicolas Sarkozy, il nuovo segretario agli Affari Europei Jean-Pierre Jouyet ha auspicato ai microfoni di <Rtl> la creazione di "un partenariato privilegiato" fra Turchia e UE.
Pressato dai giornalisti a Bruxelles, Jouyet è restato più vago quando gli è stato chiesto della volontà del nuovo governo francese di bloccare o meno già a giugno i negoziati in corso per l'adesione della Turchia all'UE. "La posizione del presidente su questo punto è perfettamente chiara", si è limitato a dire Jouyet.
"Quello che è più urgente, è fare uscire l'Unione Europea dall'empasse istituzionale".  L'aperto riferimento alla questione istituzionale, in realtà, lascia pensare che per il momento Parigi non compirà passi eclatanti. Entro il 30 giugno prossimo, quando scade la presidenza tedesca dell'UE, in effetti, i 27 devono decidere se aprire tre nuovi capitoli negoziali con la Turchia. Sarkozy, secondo molti osservatori, non ha interesse a creare una crisi con Ankara proprio in un momento in cui la Cancelliera tedesca Angela Merkel sta cercando uno sblocco alla questione istituzionale, al Consiglio Europeo che riunirà a Bruxelles i Capi di Stato e di Governo dei 27 il 21 e 22 giugno prossimo.

 

JOHN NEGROPONTE: "SARKOZY, RIFLETTI"

Gli Usa hanno chiesto al neo presidente francese, Nicolas Sarkozy, di riflettere prima di chiudere la porta dell'UE ad Ankara. Sarkozy aveva detto chiaramente in campagna elettorale che la Francia si opporrà all'ingresso della Turchia nell'UE. Nel giorno del suo insediamento all'Eliseo, il numero due del Dipartimento di Stato Usa, Joh Negroponte, lo ha pregato ha chiesto di "riflettere a quelle che sarebbero le conseguenze in Turchia e nella regione se la porta fosse totalmente chiusa". (Ansa)

 

 

 

 

 

 

TURCHIA: INCONTRO IN SENATO 

LE FRONTIEREDELL'EUROPA

"La Turchia e le frontiere dell'Europa": questo il tema di un incontro che si terrà mercoledì 6 giugno alle h 18.00 presso la Sala Commissione Difesa del Senato della Repubblica. Introdurrà Aldo Di Lello, direttore di <Imperi>. Moderatore Paolo Quercia, analista di relazioni internazionali. Ai lavori prenderanno parte l'ambasciatore della repubblica turca Ugur Ziyal, il presidente della Commissione Affari Esteri di palazzo Madama, sen. Lamberto Dini, la prof.ssa Meliha Altinisik rappresentante del Centro Studi Strategici del ministero degli Esteri turco, il vice-presidente del Groppo di An in Senato, sen. Alfredo Mantica.
Per qualsiasi informazione questi i punti di riferimento: fax. 06-67063587, tel. 06-67065475 e-mail. annarita.mariano@senato.it

 

 

 


 

 

POLITICA ESTERA E SICUREZZA

 

 

L'INTERVISTA  COLLOQUIO
PER LA <VOCE D'ITALIA> DI CARLO
FRAPPI CON L'AMBASCIATORE
TURCO IN ITALIA, UGUR ZIYAL

La Turchia attraversa oggi uno dei più delicati momenti di transizione della propria storia repubblicana. Il vivace dibattito politico e l’ampia partecipazione popolare mostrano un paese in fermento, attento alle direttrici che la Turchia va perseguendo sul piano interno ed internazionale. 
La crescente instabilità irachena, legata a doppio filo all’intensificarsi delle attività terroristiche del Pkk, rappresenta su questo sfondo una delle principali sfide che la politica estera di Ankara si trova a fronteggiare. Una sfida tanto più significativa in ragione dei riflessi diretti che essa ha tanto sulla politica di sicurezza, quanto sui rapporti con i tradizionali alleati occidentali e partner regionali del Paese. Ne abbiamo parlato con l’Ambasciatore della Repubblica di Turchia in Italia, S.E. Sitki Ugur Ziyal.
In che modo è cambiata la politica estera e di sicurezza turca  in relazione al lancio dell’operazione Iraqi Freedom nel 2003?
Il conflitto in Iraq ha influenzato notevolmente la politica estera turca. L’intervento americano ha finito per destabilizzare l’Iraq che rappresenta oggi non, come ci si aspettava, una fonte di democrazia e di futuri cambiamenti nella regione, ma piuttosto una fonte di instabilità e di preoccupazione per tutti gli attori e le organizzazioni internazionali.
Tutti cerchiamo di ricompattare l’Iraq, ma ciò non sarà possibile sino a quando non saranno gli iracheni stessi a volerlo. Quello che stiamo facendo oggi è dunque tentare di contenere l’instabilità sino a che essi non riusciranno a trovare tra loro una forma stabile di compromesso, poiché il vuoto di potere generato dalla caduta del passato regime è oggi riempito da attori diversi e non statali. Si sta generando una scenario da incubo al quale la comunità internazionale deve dare primaria importanza.
Rispetto alla Turchia, non essendo noi stati parte delle operazioni militari, per un certo periodo non siamo stati neanche coinvolti in Iraq sul piano politico. La nostre relazioni economiche con il nord Iraq e con il resto del paese tuttavia continuano: la Turchia ha circa 3 miliardi di dollari di scambi con l’Iraq, il che la rende uno dei più importanti partner iracheni per il commercio. Allo stesso tempo, la stabilità politica della regione, l’integrità territoriale e la stabilizzazione dell’Iraq hanno per la Turchia un’importanza primaria. Per perseguire questi obiettivi, abbiamo preso l’iniziativa dell’organizzazione di conferenze periodiche tra gli stati confinanti con l’Iraq, adesso allargate anche ai membri del G8 ed ai restanti membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Quali sono gli obiettivi della Turchia rispetto al futuro assetto istituzionale iracheno?
La Turchia rappresenta l’unico stato democratico della regione: per quanto possa apparire utopistico, vorremmo che l’Iraq diventasse uno stato democratico e stabile. Dunque per prima cosa che, all’interno del territorio nazionale, gli iracheni riuscissero a trovare un accordo su come organizzare il loro Paese.
Vorremmo inoltre che si procedesse verso l’unità del paese, non verso il suo smembramento. Tutti i gruppi etnici presenti in Iraq sono responsabili e si devono impegnare in tal senso: essi devono dimostrare di essere iracheni prima di tutto.
In terzo luogo  la situazione di sicurezza deve essere migliorata.Questi sono i tre aspetti più importanti sui quali stiamo lavorando tanto con i paesi confinanti, quanto con tutti i gruppi  interni all’Iraq, non solo turcomanni o sunniti.
Ritiene che le forze della coalizione oggi presenti in Iraq condividano gli stessi obiettivi?
Si, certamente. Gli obiettivi sono gli stessi, sono i metodi che differiscono. Da parte nostra, avevamo chiarito, all’inizio dell’operazione, che tali metodi non avrebbero funzionato, così come si è verificato. C’è bisogno di un cambiamento di strategia e ritengo che il percorso tracciato dalle conferenze rappresenti un’iniziativa in tal senso.
L’avvio delle operazioni militari in Iraq è coinciso con la unilaterale rottura del cessate-il-fuoco proclamato, nel 2000, dalla formazione terroristica del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk). Qual è la relazione tra le due problematiche?
L’Iraq è molto importante per la Turchia sotto diversi aspetti. Uno di questi è quello della sicurezza. In passato il Pkk ha goduto di safe heavens in un altro paese confinante [la Siria, ndr.] con il quale la Turchia ha oggi ottime relazioni. Ciò è molto importante e va tenuto in considerazione.
Oggi il Pkk beneficia di zone franche in nord Iraq, da dove conduce attacchi terroristici in territorio turco. La responsabilità di bloccare questi attacchi ricade sugli Sati Uniti come potenza occupante, sugli iracheni in quanto governo centrale e sui curdi in quanto governo locale. Essi debbono riprendere il controllo dei santuari del Pkk, evitare che i terroristi possano organizzarsi ed onorare gli impegni che hanno assunto nei confronti della comunità internazionale in generale e della Turchia in particolare.
Con i leader curdi Barzani e Talabani abbiamo avuto in passato ampie relazioni ed abbiamo cooperato nel tentativo di combattere il terrorismo. Se oggi l’Iraq del nord è stabile, lo si deve all’operazione Provide Comfort [1991–1996, ndr.], attivamente sostenuta dalla Turchia. Nel futuro dell’Iraq non ci dovrà essere spazio per alcun tipo di terrorismo.
Innanzi alla incapacità delle forze della coalizione e di quelle irachene di reprimere le attività terroristiche del PKK in territorio nord-iracheno, esponenti di primo piano dell’esercito e dell’esecutivo turco hanno ripetutamente minacciato di intraprendere direttamente iniziative militari oltre confine. Come bisogna interpretare questo tipo di dichiarazioni?
Ogni Stato ha il diritto di difendersi dalla minaccia del terrorismo, anzitutto attraverso la via diplomatica. Se questa non dovesse funzionare, bisogna tuttavia usare la forza, in via legittima e condivisa.
Questo è esattamente il punto in cui ci troviamo. Stiamo tentando di risolvere il problema attraverso la via diplomatica, attraverso la persuasione, chiedendo ai leader statunitensi, iracheni e curdi di assumersi le rispettive responsabilità. Ma alla fine non potremo stare a guardare mentre si continuano ad ignorare gli attacchi del Pkk che colpiscono la Turchia e che stanno danneggiando il Paese. Dobbiamo interromperli.
Barzani e Talabani rappresentano in questa prospettiva interlocutori credibili?
Al di là delle azioni concrete od intenzioni, le loro dichiarazioni non sembrano rispondere allo spirito di quello che dovrebbe essere un buon rapporto di vicinato tra le due nazioni. Dichiarano di voler respingere e di non accettare minacce terroristiche provenienti dai loro territori e dirette verso la Turchia, ma non fanno nulla per fermarle. In questo caso dovrebbero dunque lasciare questa responsabilità a chi è in grado di assumerla direttamente. E’ stato fatto in passato, d’altro canto.
In una recente intervista, l’ambasciatore statunitense in Turchia ha accusato gli alleati di Ankara – con l’eccezione degli Usa – di non sostenere sufficientemente la lotta della Turchia al terrorismo di matrice curda. E’ d’accordo?
Si. Il Pkk è un’organizzazione terroristica riconosciuta come tale dall’Unione europea. I mezzi impiegati nei confronti di altre organizzazioni terroristiche, non sono tuttavia utilizzati nel caso del Pkk. Potrà forse andare contro le loro convinzioni ideologiche, le loro simpatie o contro lo stesso ordine costituito, ma gli stati europei devono necessariamente confrontarsi con le rispettive responsabilità e fare di più nella lotta al Pkk, se sono sinceri nella dichiarata volontà di contrastare il terrorismo su scala globale.
Il futuro della regione di Kirkuk è un ulteriore motivo di preoccupazione turca rispetto al futuro assetto istituzionale iracheno. Potrebbe spiegare il punto di vista turco a riguardo?
La regione di Kirkuk è un microcosmo della realtà irachena. Vi sono stanziati tutti i gruppi etnici presenti nel paese ed è un’area di rilevante produzione petrolifera. Ciò che accadrà a Kirkuk sarà un esempio di ciò che potrà accadere nell’intero paese. Se i curdi, rovesciando la politica del passato regime, ne utilizzeranno gli stessi metodi, forniranno un pessimo esempio. Essi hanno sofferto in prima persona ed ora stanno facendo soffrire altre popolazioni. Arabi, turcomanni, curdi e gli altri gruppi etnici presenti nella regione dovrebbero trovare invece un compromesso, dimostrando quale futuro potrà avere l’intero Iraq. Allo stesso modo le risorse energetiche irachene appartengono a tutto il Paese e non ad un singolo gruppo etnico e dovrebbero essere gestite dal governo centrale a beneficio di tutti.
La stampa internazionale tende a rappresentare uno scontro di potere tra civili e militari sulla gestione della lotta al Pkk. E’ una visione corretta?
Tutto in Turchia può apparire uno scontro di potere. Certamente, differenti istituzioni hanno differenti punti di vista e ciò può essere visto in un molteplicità di problematiche, non solo nel caso della lotta al Pkk. I militari o i diplomatici hanno uno specifico punto di vista, ma è al governo che spetta l’onere delle decisioni. Ed è questa la situazione attuale in Turchia.
Ritiene che un prossimo probabile governo di coalizione avrà la forza necessaria per fronteggiare efficacemente la problematica irachena?
Dovrà esserlo, altrimenti sarà fallimentare. Il prossimo governo, quale che sarà la sua composizione, dovrà confrontarsi con i problemi del Paese, cercando di risolverli con metodi moderni – non arcaici – e guardando al futuro ed alla prosperità del popolo turco. Se non ci dovesse riuscire, sarà l’elettorato turco, come nelle ultime elezioni, a sconfessare i partiti di governo. Il processo democratico in Turchia gode oggi di ottima salute, come dimostrano le recenti pacifiche manifestazioni di massa. (Carlo Frappi/La Voce d'Italia)

 

 

 

APPOGGIO
DI ERDOGAN
AI MILITARI


AUTORIZZATI
GLI ATTACCHI AL LA' DEL CONFINE

Il Primo Ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, ha fatto sapere che appoggerà i generali qualora essi decidano di vendicare l’attentato suicida che giorni fa ha insanguinato Ankara. Il premier sarebbe quindi disposto a sostenere un’incursione dell’esercito turco nella zona settentrionale dell’Iraq, dove sono presenti numerose basi del Pkk, il movimento clandestino di guerriglia che da anni chiede l’indipendenza della parte sud-orientale della Turchia, caratterizzata da una forte presenza curda e confinante con l’Iraq settentrionale. In un’intervista televisiva, Erdogan ha dichiarato che "è fuori discussione che si possa avere un disaccordo su questo punto con i nostri militari". Il Capo del Governo ha invitato gli Stati Uniti ad intensificare i controlli sui separatisti curdi che agiscono dall’Iraq, sostenendo che se l’organizzazione terroristica ha la propria base nell’Iraq settentrionale gli Usa devono assumersi le proprie responsabilità. Anche gli Stati Uniti ritengono il Pkk un’organizzazione terroristica, ma temono che un’intensificazione dei controlli sui ribelli possa aggravare la situazione irachena, ritardando il processo di stabilizzazione del paese.
"Noi annunciamo che non abbiamo alcun legame con questo attacco e che noi non approviamo questo tipo di azioni” è stata la smentita del Pkk, che nega ogni coinvolgimento nell’attentato che martedì ha colpito un centro commerciale della capitale turca, provocando la morte di 7 persone (tra cui l’attentatore) e il ferimento di altre 121. Le indagini si sono indirizzate sui separatisti curdi dal momento che sul luogo dell’esplosione sono state trovate tracce di plastico A-4, spesso sequestrato in passato al Pkk. Secondo la polizia locale, l’esplosivo sarebbe entrato in Turchia attraverso il confine con l’Iraq. Le autorità di Ankara hanno fatto sapere che l’attentatore è stato identificato come Guven Akkus, un ventottenne proveniente dal sud-est del Paese che in passato era stato in carcere per aver appeso manifesti illegali (anche se non è stato specificato di quali manifesti si trattasse) e per resistenza alla polizia.
Gli episodi di violenza nel sud-est anatolico sono aumentati da quando qualche settimana fa l’esercito ha potenziato le azioni contro la guerriglia. Intanto il ministero degli Esteri turco ha chiesto alle autorità irachene di intervenire contro il Pkk, dal momento che i curdi iracheni ospitano migliaia di ribelli e li aiutano attivamente.
I ribelli combattono per l’autonomia della regione sud-orientale del Paese da Ankara. I guerriglieri accusano l’esercito di cercare l’aiuto degli Stati Uniti e dei curdi iracheni per portare avanti le operazioni oltre confine che da molto tempo le forze armate stanno tentando di compiere. Secondo fonti militari turche, più di 3800 ribelli si trovano oltre il confine con l’Iraq, mentre almeno 2300 sono attivi all’interno del Paese. Da quando il conflitto è iniziato, nel 1984, si calcola che siano morte decine di migliaia di persone. (da un articolo di Simone Storti/
La Voce d'Italia)


 

 

 

 

CYPRUS

A MARGINE DI TEKFESTIVAL
UN INTERESSANTE CORTOMETRAGGIO
DEL GIOVANE REGISTA GIORGIO CURZI
SULLA REALTA' DELL'ISOLA DI VENERE
E SUL DESIDERIO DI UNA QUALCHE
RICONCILIAZIONE. MOLTE TESTIMONIANZE

"Dicono che le persone dovrebbero amare il proprio Paese. Questo è quello che mio padre spesso mi dice. Il mio Paese è stato diviso in due parti. Quale parte dovrei amare io?".
Ci piacciono queste parole di Nese Yasin. Ci piacciono soprattutto perché danno un'idea di quello che provano turco-ciprioti e greco-ciprioti nel vedere la loro isola spaccata. Giorgio Curzi, giovane regista poco più che trentenne, nel suo cortometraggio "Cyprus" presentato di recente a Roma al <Tekfestivak> ha giustamente voluto evidenziare questo sentimento che è poi quello di tutti gli uomini e e di tutte le donne donne che si trovano nelle condizioni di Nese Yasin.
L'idea  di Curzi e dell'Associazione culturale <Tulkim Radio>, di cui fa parte, di realizzare un cortometraggio su Cipro - parte di una trilogia che comprende la Bosnia-Erzegovina e Belfast - nasce dal desiderio di offrire un reportage sui conflitti etnico-religiosi che ancora purtroppo affliggono zone dell'Europa. Curzi la chiama "Country Europa".
Per realizzare il suo servizio audivisivo - arricchito da una serie di interviste - il regista ha girato per oltre un mese, tra luglio ed agosto 2006, in lungo ed in largo per l'isola di Venere. Ne è uscito fuori uno spaccato insolito, racchiuso in appena 43' di proiezione, non solo e non tanto per l'incisività delle immagini e per la raccolta delle testimonianze, quanto e soprattutto perché sia i turco-ciprioti che i greco-ciprioti hanno dimostrato la loro grande volontà di riconciliazione. Salvo, naturalmente, casi isolati. Molto, naturalmente, dipende dagli sforzi che dovrà metterci l'Unione Europea, più disposta alle volte a creare difficoltà che non a sanarle. Eppure sarebbe così facile risolvere i problemi ascoltando, ad esempio, quella voce fuori campo che lamenta di vedere la sua città, Nicosia, ferita perché divisa in due. "E' come amare una persona a metà".
Il cortometraggio di Curzi si avvale di una serie di interviste - a cominciare da quella del nostro ambasciatore a Cipro Luigi Napolitano a quelle del portavoce UN Brian Kelly, dell'andropologo Yiannis Papadakis, del sociologo Nihazi Kizilyurek, dell'archeologa Anna Marangou, dello studente Euren Maner, del giornalista Ali Osman, del segretario generale per la conservazione della Trnc Seyyen Uzanoglu, della stilista Lina Hamali, del volontario per la pace Nicos Anastasiou e di altri ancora. Difficoltà nel realizzarle? "Nessuna", ci ha risposto il regista che ha poi confessato di aver svolto il suo lavoro senza il minimo intralcio burocratico anche nella zonaturco-cipriota dell'isola dove si è mosso senza chiedere alcuna autorizzazione governativa. Di un certo effetto i reportage di archivio, tanto quelli in cui si vedono nel 1925 i soldati della Corona britannica subentrare ai turchi dopo 300 anni di dominio ottomano, quanto quelli che ci proiettano le immagini dell'insurrezione dei greci-ciprioti contro gli inglesi (1955-1959), la nascita della Repubblica di Cipro (1960), l'elezione dell'arcivescovo Makarios e di Fazil Kucuk a presidente e vice presidente del giovane Stato, le persecuzioni contro le enclave turco-cipriote e la conseguente ghettizzazione (1967), la destituzione di Makarios e la proclamazione di Nicos Sampson a nuovo presidente (15 luglio 1974), l''invasione delle Forze Armate nell'isola (20 luglio), la proclamazione della Repubblica di Cipro Nord (1983).
Per parlare della questione cipriota dobbiamo guardare al passato delle origini del conflitto e ritrovare quel fenomeno - che non è sconosciuto all'Europa, ai Balcani e ad altre zone di guerra - che è il nazionalismo. Il turco-cipriota Kizilyurek ne è convinto più che mai quando rilascia l'intervista a Curzi. "A Cipro, le due comunità non hanno sviluppato un nazionalismo comune, né una comune idea nazionale. I greci hanno sviluppato un nazionalismo greco, con lo scopo di unire Cipro alla Grecia. In reazione a questo, i turco-ciprioti hanno sviluppato un proprio nazionalismo chiedendo la separazione dell'isola. Quindi nel XX secolo vediamo la comunità greco-cipriota lottare per l'unificazione con la Grecia e la comunità turco-cipriota reagire a questa idea, suggerendo la separazione di Cipro come alternativa alla unificazione con la Grecia. Ecco come le due comunità hanno combattuto per due ideali nazionali opposti".
Quando si parla di nazionalismo, va da sè  che quello greco-cipriota è un nazionalismo religioso. Molto chiaro in proposito il greco-cipriota Papadakis: "Il nazionalismo religioso è espresso nella frase I valori greco-cristiani. E' una sorta di epiteto della grecità. Greco significa la Grecia antica, mentre cristiano significa Chiesa ortodossa, Bisanzio. Ovviamente questa è una contraddizione perché la Grecia antica è molto diversa dalla cristianità ed i cristiani non possono essere pagani. Tuttavia, così si è formata l'identità greca e la religione fa parte di questa. Per questa ragione è possibile avere un sacerdote come leader. Invece, dalla parte turco-cipriota ed in Turchia la religione è fuori dal nazionalismo. Il nazionalismo è contro la religione. Quindi i leader religiosi non influenzano la politica dei turco-ciprioti".
Come fare allora? Forse la risposta l'ha data lo studente Maner, turco-cipriota: "Per essere in grado di creare una identità cipriota, si deve lottare nella propria comunità. Solo così potremo diventare uniti. Ma la volontà è poca. Per creare nuovamente una identità cipriota, dobbiamo sederci insieme a tavolino - turco-ciprioti da una parte e greco-ciprioti dall'altra, e dire: <Lavoriamo insieme. Siamo ciprioti che vivono in questo territorio figli della stessa madrepatria>". (Veronica Incagliati)

 

 

OK
PER IL COMMERCIO
DEL MIELE


Via libera al commercio di miele e pesce oltre la "Green Line" di Cipro, ovvero il confine che divide in due il Paese e la comunità greca da quella turca. La Commissione UE ha adottato una decisione che consentirà la libera circolazione di alcuni prodotti animali finora vietati a causa delle restrizioni applicate alle merci provenienti da Cipro nord su cui Nicosia non ha il controllo. Per il commissario alla Salute Markos Kyprianou tale decisione "offre a Cipro l'opportunità di incrementare gli scambi commerciali con beneficio di entrambe le comunità". Il cosiddetto "regolamento della Green Line", adottato nel 2004 - ovvero da quando Cipro è diventata membro della UE - stabiliva le regole per la circolazione di beni e persone nelle due aree. In linea con le norme che si applicano ai Paesi terzi, la UE aveva vietato il passaggio di animali e prodotti derivati da essi finché il Governo di Cipro, che non ha accesso alla parte settentrionale dell'isola, non avesse potuto effettuare dei controlli approfonditi sulla loro provenienza. Con questa decisione, a sostituire il controllo sanitario di Nicosia, assicurando che gli standard sanitari rispettino quelli della UE, vi sarà una commissione indipendente di esperti. (Denaro.it)

 

 

 

VIA LIBERA
PER MALTA
E CIPRO

 

L'Ok della Banca Centrale Europea
permetterà a questi due Paesi di adoperare l'euro dal 1 gennaio 2008

 

 

 

La Banca Centrale Europea ha dato a Malta e Cipro il via libera per l'adozione dell'euro, che le due isole del Mediterraneo potrebbero iniziare a fare circolare sul proprio territorio dal gennaio 2008.
I Governi dell'Unione europea saranno chiamati a dare la propria approvazione alla terza espansione della zona euro entro l'inizio di luglio.
Nel report della Bce si legge che entrambi i paesi hanno superato tutti i test economici per l'adozione della moneta unica, già usata in 13 nazioni per un totale di 318 milioni di abitanti.
Malta e Cipro, entrate nell'Unione nel 2004, avranno comunque un impatto limitato sul blocco monetario europeo . Insieme contano 1.5 milioni di cittadini e 0.2 punti percentuale dell'economia della zona euro, stimata in 8.000 miliardi di euro.
Cipro è diviso in due metà, con il sud di lingua greca unito all'Unione e la parte turco-cipriota a nord riconosciuta solo dalla Turchia.
Il report della Bce ha confermato che Malta e Cipro sono riusciti a mantenere le loro valute in un trading range stabile contro l'euro dal 2005, anno di adozione del meccanismo ERM-2, provando che le economie sono pronte per l'adozione dell'euro.
L'inflazione dei due Paesi è inoltre inferiore al 3%, soglia che spesso rappresenta un problema per le economie in rapido sviluppo, tanto che la Lituania per questo motivo è stata rifiutata lo scorso anno.

 

 

 

 

 


 

UN CALENDARIO
PER IL RITIRO DELLE TRUPPE

Il Primo Ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, ha chiesto che venga stilato un calendario per il ritiro delle forze di coalizione dall'Iraq . Un provvedimento che, a detta del premier turco, aiuterebbe a porre fine a ''quella che è quasi una guerra civile'' in atto nel Paese dell'ex rais e a riportare la stabilità nell'area limitrofa della Turchia. ''Trovo che un ritiro immediato sarebbe sbagliato - ha detto Erdogan - ma ritengo che l'annuncio di un calendario e il ritiro delle forze di coalizione sulla base di un calendario fermerebbe quella che è quasi una guerra civile in Iraq''. Erdogan ha poi aggiunto che ad ogni modo le forze di coalizione dovranno ritirarsi dopo che l'Iraq avrà ''un Governo duraturo e forze di sicurezza proprie''. (Asca-Afp)

LA GUERRA IN IRAQ 
Lo ha chiesto Il Capo dell'Esecutivo turco a detta
del quale solo così si potrà evitare una guerra
civile nel già tanto martoriato Paese mediorientale

 

 

 

 

 

 

IL PAPA
ED IL PATRIARCA
BARTOLOMEO

Ipotizzata la partecipazione dei
due all'apertura della X riunione
plenaria della Commissione mista
per il dialogo teologico tra la
Chiesa cattolica e quella
ortodossa in programma dal
7 al 15 ottobre prossimi

 

Sempre più concreta la possibilità di un nuovo incontro di Benedetto XVI e il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I. Nei giorni del viaggio del Papa in Turchia era stata ipotizzata la partecipazione dei due all'apertura della decima riunione plenaria della Commissione mista per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa, in programma a Ravenna, dal 7 al 15 ottobre prossimi. L'inviato del patriarca, l'arcivescovo Ioannis Zizioulas, recentemente a Roma per incontrare il Papa in occasione del suo 80mo compleanno, ha spiegato all'agenzia francese <I.Media> di essere ottimista. "Sembra che il Papa abbia accettato – ha detto - noi abbiamo trasmesso l'invito ufficiale, ora spetta a lui la decisione".
Del resto, già a margine dell'incontro con il Papa a Istanbul, Bartolomeo I fece sapere di aver lanciato all'ospite una proposta: assoluto riserbo sul contenuto, ma subito molti osservatori avevano pensato all'appuntamento di Ravenna. La notizia, se confermata, avrebbe una portata enorme nel dialogo tra cattolici e ortodossi, anche perché certificherebbe in modo solenne la ripresa spedita del confronto. La Commissione mista, infatti, era tornata a riunirsi a settembre a Belgrado, dopo quasi sei anni di sospensione, a causa dei contrasti nati in Ucraina, dove è ancora difficile una normalizzazione dei rapporti tra ortodossi e greco-cattolici, tra accuse di ingerenza e di proselitismo.
Con l'elezione di Benedetto
XVI, tuttavia, si è aperta una nuova stagione di dialogo. Al centro della 
riflessione (prendendo spunto da quanto aveva 
indicato lo stesso Giovanni Paolo II) lo scoglio più grande nel cammino verso l'unità: il primato petrino, ovvero il capitolo dei poteri del vescovo di Roma. A Belgrado, le parti avevano
esposto le rispettive posizioni, ma il lavoro da compiere è ancora molto ed è proprio in questa direzione che si è inserita la dichiarazione firmata a Istanbul dal papa e dal patriarca Bartolomeo I, con l'intenzione di sostenere i lavori della commissione mista.
"E' un momento cruciale per il dialogo cattolico-ortodosso”, ha ammesso il metropolita Ioannis in un'intervista a <Repubblica>, convinto che "e ci fermiamo adesso, rischiamo di entrare in una stagione di stagnazione". Del resto, le sfumature e le differenze sono consistenti, specie in campo ortodosso. Perché discutere di primato petrino, significa andare al cuore dell'organizzazione stessa delle Chiese, ragionando non solo su aspetti teologici, ma anche sulla giurisdizione. Un tema difficile perché, da una parte, il ruolo del papa nell’ultimo millennio ha assunto una forma che prima non aveva; dall’altra, la Chiesa ortodossa ha sviluppato una pluralità (16 chiese autocefale) che sul primato petrino registra sensibilità e opinioni variegate. Se il patriarcato ecumenico di Costantinopoli appare più disponibile ad un compromesso ("E' un primato universale che agisce sempre in comunione
con il Sinodo", spiega il metropolita Ioannis), il patriarcato di Mosca ha più problemi.
In sostanza, tutto si gioca su una formula, già espressa in un interessante simposio accademico sul ministero petrino, svoltosi in Vaticano nel maggio del 2003, in base alla quale un 
 

PIU'
VICINO

L'INCONTRO
A
RAVENNA

Papa riconosciuto da tutti, possa guidare una Chiesa più collegiale (con piena giurisdizione per l’Est, ma con tratti più sfumati come primate della Chiesa universale e riferimento per le chiese di Oriente). Da parte loro, invece, le chiese ortodosse (Mosca in primis) dovrebbero sforzarsi di riconoscere anche al loro interno una qualche forma di giurisdizione, che superi l'attuale frammentazione. "D'altronde – spiega Ioannis – il patriarcato di Mosca non vuole riconoscere il primato del patriarca ecumenico di Costantinopoli. Secondo loro, un primato non serve. 
Ma a Belgrado tutte le altre Chiese ortodosse hanno votato che la sede di Costantinopoli esprime l'unità degli Ortodossi".
Un concetto ribadito in modo secco anche dal vescovo Mark, vice-responsabile per le relazioni esterne del patriarcato di Mosca, che, pur esprimendo la speranza di un incontro tra Benedetto XVI e il patriarca di Mosca, Alessio II, chiarisce che "nessuna Chiesa ortodossa accetterà mai il primato del papa". Più importante "una comune testimonianza dei valori cristiani e tradizionali nel contesto della società secolarizzata e relativista". Qual è dunque la via di uscita? Impossibile dirlo. Certo è che a Ravenna i nodi da sciogliere potrebbero pesare ancora come macigni. (Matteo Spicuglia/www.korazym.it)

 

 

 

 

 

 

CENTRO DIALOGO
INAUGURATO AD ISKENDERUN

UN GRANDE PROGETTO  E' stato dedicato a don Andrea
Santoro, il sacerdote romano ucciso nella sua chiesa di
Trebisonda il 5 febbraio 2006 da un giovane fanatico. Il finanziamento della Regione Lazio

E' stato inaugurato  a Iskenderun, nella Turchia meridionale, il "Centro di dialogo interculturale e interreligioso" dedicato a don Andrea Santoro, il sacerdote romano Fidei Donum ucciso a colpi di arma da fuoco il 5 febbraio del 2006 nella sua chiesa a Trebisonda. Come riferisce l’agenzia del Pime, <AsiaNews>, è un progetto che lo stesso don Santoro aveva presentato alla Regione Lazio "per superare le distanze, pregiudizi e ignoranze e, quindi, gettare le basi di una convivenza dove la diversità non sia divisione o, peggio, ostilità, ma ricchezza disponibile e in libera circolazione". La costruzione del Centro, finanziata dalla stessa Regione Lazio, è stata promossa dall’associazione "Don Andrea Santoro Onlus", fondata dalla sorella del sacerdote, Maddalena, in sintonia con la diocesi di

 

 

Roma, il vicariato apostolico dell’Anatolia e l’associazione Finestra per il Medio Oriente. Presenti al simposio inaugurale, mons. Luigi Padovese, vicario apostolico di Anatolia, e mons. Antonio Lucibello, nunzio apostolico in Turchia e in Turkmenistan, insieme a personalità cristiane e musulmane, che si sono ritrovate a riflettere attorno alla figura e all’importanza della "Parola Rivelata" nel Cristianesimo e nell’Islam. "Questa è l’eredità e il frutto più bello e prezioso di mio fratello – ha commentato Maddalena Santoro – che con tutta la sua vita non ha voluto altro, se non comunicare la propria fede e identità nel rispetto dell’altro, per trovare insieme strade comuni di amicizia e di stima". (R.M/Radio Vaticana)

 

 

 

 

 

 

SOCIETA'

 

 

 

COME CAMBIALA QUALITA'
DELLA VITA IN TURCHIA: 
PUBBLICATO IL RAPPORTO
DI <EUROFOUND>

Per un Paese che si candida a entrare nell'Unione Europea, il benessere sociale dei cittadini è un principio fondamentale per la sua valutazione come gli standard politici ed economici stabiliti dai criteri di Copenhagen. Proprio in questa ottica, il rapporto sulla "Qualità della vita in Turchia" redatto da <Eurofound> evidenzia i punti di contatto e le differenze con gli altri Stati membri dell'UE.

La ricerca ha preso in considerazione diversi parametri come l'inclusione e l'esclusione sociale, il livello di istruzione, la situazione economica, la possibilità di accedere ai servizi sanitari e il ruolo delle donne all'interno della società. Non è da sottovalutare poi il considerevole aumento della popolazione che non ha conosciuto uguali negli altri paesi europei. Secondo il primo censimento effettuato nel 1927, la popolazione contava circa 13.648.000 turchi ma le stime attuali parlano di quasi 74 milioni di persone.

La popolazione è aumentata nei centri urbani ma soprattutto nelle zone rurali, così molti giovani sono stati costretti a emigrare in città come Istanbul o trasferirsi in altri paesi d'Europa, a causa della mancanza di lavoro. Secondo i dati, sono circa 3 milioni i turchi che risiedono all'estero e attualmente rappresentano la maggior parte dei residenti nell'UE di nazionalità diversa da quella europea.

La rapida crescita ha comportato vantaggi e svantaggi. Il governo turco ha infatti dimostrato di aver adottato misure valide per assicurare alti standard di vita, per esempio incrementando le spese per l'istruzione e la sanità. Nello stesso tempo però le autorità devono fronteggiare nuove situazioni derivanti dall'acquisito benessere come la riforma del sistema pensionistico.



Gli effetti degli investimenti sono già evidenti nella disparità di istruzioni tra le generazioni: il 72% dei turchi di età superiore ai 59 anni ha un livello di educazione primaria mentre i giovani tra i 18 e i 29 anni hanno un diploma secondario. Inoltre si calcola che oltre 1.89 milioni di studenti partecipano al test di ingresso universitario ogni anno e chi lo supera può scegliere tra le 83 università della Turchia, 30 delle quali sono private.

Il 34% dei turchi sono regolarmente impiegati e in questi ultimi anni si è registrata una crescita dell'occupazione anche se non è ancora proporzionata al numero di persone in età da lavoro. Tra il 1998 e il 2004, le statistiche ufficiali parlano di un aumento di cinque milioni di lavoratori, con una significativa riduzione degli impieghi part-time o stagionali. Nonostante ciò, un terzo della popolazione - soprattutto le donne - non hanno lavoro, un dato significativo se paragonato all'11% dei cittadini dell'UE a 15.

Il 53% della popolazione non ha un contratto scritto (solo 10% nell'UE a 15) e l'impiego pubblico offre una maggiore sicurezza sociale rispetto al settore privato. La Turchia differisce dai paesi dell'Unione europea soprattutto perché sono pochi i cittadini che ricevono una pensione o un sostegno economico dallo Stato.

La sicurezza sociale e i servizi sanitari sono fattori fondamentali per assicurare una buona qualità della vita. Gli investimenti nella sanità della Turchia sono ancora inferiori rispetto agli standard europei ma, grazie a una serie di riforme adottate all'inizio del 2007, sono in atto cambiamenti significativi. Le difficoltà principali riguardano per il 33% dei cittadini le spese mediche, per il 30% i lunghi tempi di attesa e per il 28% la distanza dai centri ospedalieri e la mancanza di collegamenti.

Infine il rapporto ha valutato la partecipazione alla vita sociale dei turchi e la condizione femminile. Le donne ricevono una maggiore istruzione rispetto al passato e così hanno maggiori possibilità di entrare nel mondo del lavoro, mentre negli anni '90 solo il 67% delle donne riceveva un'educazione contro il 90% degli uomini. (http://europa.tiscali.it/società)

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA SALUTE  L'HA MESSA
IN VENDITA ANCHE IN TURCHIA UNA SOCIETA' CINESE, LA <GOLDEN DRAGON
GROUP>. E' DOTATA DI BATTERIA
E DI UN DISPOSITIVO ELETTRONICO. GROSSE VENDITE

 

 

"RUYAN"
LA
SIGARETTA
CHE  FA
MENO MALE

 

Sembra una sigaretta ma fa meno male alla salute. La società cinese che ha immesso sul mercato la prima sigaretta "elettronica" al mondo spera di raddoppiare le vendite quest'anno e di espandersi all'estero, mentre legioni di fumatori in Cina tentano di smettere.
Le sigarette " Ruyan" del < Golden Dragon Group> sono dotate di batteria e di un dispositivo che invia nicotina a chi le usa emulando il gesto di fumare.
"La nicotina arriva ai polmoni entro 7-10 secondi", spiega Scott Fraser, vice presidente della <Sbt>, la società con sede a Pechino che per prima ha sviluppato questa tecnologia nel 2003 e che ora è controllata da Golden Dragon.
"Sembra una sigaretta, emette anche vapori . In molti sensi, è come fumare, ed è questo che fa la differenza", ha detto a <Reuters>.
Le sigarette vengono vendute per circa 1.600 yuan (208 dollari) al pezzo e sono già disponibili in Cina, Israele,
Turchia ed un certo numero di Paesi europei, ma non ancora negli Usa.
I concorrenti di Golden Dragon includono i giganti farmaceutici < Pfizer> e < Novartis AG>, che vendo prodotti sostitutivi alla nicotina come chewing gum, cerotti e inalatori.
La Cina - dove ci sono circa 400 milioni di fumatori e un'industria del tabacco da circa 160 miliardi di dollari - rappresenta anche il 65% delle vendite di "Ruyan" . L'azienda stima che circa il 10% dei fumatori cinesi stia tentando di smettere, con il 2% di successo. (Reuters)


 

 

 

 


BUFERA AD ISTANBUL

NO AL BIKININEI CARTELLI PUBBLICITARI

Braccio di ferro fra alcune case produttrici di costumi da bagno ed il sindaco di Istanbul, l'architetto Kadir Topbas. Le società hanno infatti accusato l'amministrazione centrale della megalopoli sul Bosforo di avere vietato la pubblicazione delle loro collezioni di costumi da bagno, tra i quali i bikini, perché ritenute un'offesa al pudore.
Una motivazione degna di una Repubblica islamica più che di uno Stato laico come la Turchia e che in periodo di campagna elettorale non può fare altro che accendere la polemica. Se fa una parte, infatti, le aziende "bocciate" affermano di avere prenotato da tempo gli spazi per l'affissione e di avere visto i permessi megati all'ultimo momento, dall'altra il sindaco di Istanbul si difende.
Parlando con alcuni giornalisti Kadir Topbas ha detto: "Abbiamo riaperto le spiagge pubbliche di Istanbul facendo ingenti investimenti. Vi pare logico che possiamo avere impedito l'affissione di foto che ritraggono bikini? Respingo questa accusa con forza. Stiamo lavorando molto per quando Istanbul diventerà la capitale europea della cultura, nel 2010, e ci stiamo adoperando in ogni modo per dare a tutti l'immagine di una città moderna e cosmopolita come quella in cui abitiamo":
Fatto sta che, per ora, affissioni con ragazze in bikini per le strade della città non se ne vedono. E molti si chiedono se adesso il Comune di Istanbul concederà i famosi permessi. (Apcom)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'ULTIMA NOVITA'  ANDARE
IN TURCHIA ED IN UNGHERIA PER LE
CURE  ODONTOIATRICHE. VERI E PROPRI
VIAGGI ORGANIZZATI (DENTAL TRIPS)
DA AGENZIE SPECIALIZZATE

 

IL TURISMO
DEL
DENTE

 

 

Viaggiare per sistemarsi i denti a prezzi ragionevoli è l'ultima frontiere dei tour operator che propongono viaggi organizzati per bocche disastrate e tasche bucate in tutta Europa. Si tratta dell'equivalente stomatologico del turismo estetico nei Paesi dell'Est e propone viaggi in Ungheria e Turchia per ottenere un interessante vantaggio in parcella.
Stiamo parlando dei "Dental Trips", dei veri e propri viaggi organizzati in Paesi in cui la cura dei denti non ha i prezzi proibitivi che ha nel nostro paese. La Società che propone questo particolare servizio su Internet si chiama "Dental Trips" e ha sede nella ridente Olanda da dove propone un interessante pacchetto viaggio: viaggio, pernotto e prenotazione dei dentisti.
Oltre all'organizzazione tutto-compreso la società vi metterà a disposizione un assistente che rimarrà con voi durante tutto il viaggio per darvi una mano con la lingua straniera. Con una formula all inclusive, che esclude solamente i lavori materiali, come capsule, denti finti etc, vi togliete il dente di questa preoccupazione. E non è solamente una metafora. Potete scegliere tra Turchia e Ungheria. Qui i costi della cura dentaria sono davvero competitivi. E non ci sono lunghe liste di attesa. La sicurezza è garantita: i dottori sono degli stimati professionisti.
Il pagamento di questi viaggi organizzati per la cura dei denti, che stanno diventando una vera e propria tendenza sempre più diffusa, avviene alla fine: e pare solamente se siete soddisfatti del risultato finale. (Business on line)

 

 

 

 

 

 

CRONACA


IN TURCHIA

ARRESTATONUOVO CAPO DI AL QAEDA

''Avevamo inviato in Iraq un nuovo leader per al-Qaeda ma è stato arrestato in Turchia”. E’ quanto ha rivelato Mustafa Abu al-Yazid, nuovo leader di al-Qaeda in Afghanistan in un video diffuso poco fa dalla Tv araba <al-Jazeera>. ''Si chiamava Abdel Hadi e lo avevamo scelto per divenire il nuovo capo in Iraq - ha rivelato - ma è stato arrestato e consegnato dalle autorità turche agli americani''. Abu al-Yazid ha poi aggiunto che la morte di un dirigente della rete terroristica non incide in alcun modo sul programma jihadista del gruppo. (Adnkronos International)

 


NEL-SUD ANATOLICO  Uccisi dalle forze di sicurezza
turche sei guerriglieri. Morti anche 5 soldati per una mina

SCONTRI ESERCITORIBELLI

Le forze della sicurezza turche confermano l'uccisione di sei ribelli separatisti curdi appartenenti al partito laburista del Kurdistan. In un documento diffuso sul sito Internet dello Stato Maggiore, viene indicato che ''i terroristi sono stati colpiti durante i combattimenti'', senza tuttavia precisare il luogo esatto degli scontri. In questi ultimi giorni sono gli stessi media ad aver descritto e fatto rapporto di una intensificazione delle operazioni dell'esercito nel sud-est dell'Anatolia, regione a maggioranza curda. Lo Stato Maggiore menziona ugualmente l'arresto di 14 ribelli e la resa di altri sette.
Da segnalare che 5 soldati turchi sono morti giovedì scorso, e cinque sono rimasti feriti, per l'esplosione di una mina nella provincia di Sirnak, nel sud-est della Turchia, vicino al confine con l'Iraq. Lo hanno reso noto fonti dell'esercito, precisando che la mina è stata fatta esplodere con un comando a distanza.
La cronaca registra anche l'esplosione di un ordigno, sempre nel sud-est anatolico, che ha fatto deragliare un treno merci nei pressi della città di Genc nella provincia di Bingol
Il Pkk, il partito dei lavoratori del Kurdistan, è considerato come un'organizzazione terrorista da Ankara, Stati Uniti e Unione Europea, e il primo ottobre scorso aveva annunciato un cessate il fuoco unilaterale, proposta rifiutata dalle autorità turche. Sono oltre 37.000 le persone che hanno trovato la morte dopo che il Pkk ha iniziato la sua ribellione armata nel 1984 contro le forze di Ankara. (Asca-Afp)

 

 

 

 

 

UNA JAHAD SUL WEB

SITO CATTOLICO COLPITO
DA PRESUNTI
HACKER MUSULMANI

Una Jihad sul web? Una burla all'indirizzo dei paladini del tradizionalismo cattolico e degli esercizi spirituali? Varie ipotesi vengono alla mente per spiegare l'ultimo atto di guerriglia delle fedi su internet. Giovedì notte un portale cattolico conservatore vicino ad Alleanza Cristiana sarebbe stato 'scassinato' da hacker musulmani residenti in Turchia. Il sito www.totustuus.net, che prende il nome dal motto papale di Giovanni Paolo II, è rimasto bloccato per molte ore in seguito all'incursione degli hacker. "La notte tra lo scorso giovedì e venerdì - ha raccontato il presidente di <Totus tuus network>, David Botti - abbiamo per la prima volta subito un attacco a uno strato di software, chiamato Apache, molto vicino al sistema operativo: questa è la ragione per la quale non abbiamo ancora ultimato le attività di ripristino". Le incursioni dei pirati informatici non sono però una novità per <Totus tuus>: "Negli ultimi due mesi - ha aggiunto Botti - abbiamo subito circa 70 attacchi. Per tutti i grandi siti cattolici basati su un 'Gestore automatico dei contenuti', gli attacchi degli hacker sono normali. Infatti, la maggioranza dei Portali cattolici non possono permettersi gli efficaci firewall di protezione che sono stati donati, ad esempio, al sito della Santa Sede". Per quanto riguarda il recente arrembaggio al portale ultracattolico, Botti ha puntatp il dito contro gli hacker musulmani, in prevalenza turchi: "Gli hacker, come tutti i terroristi, si 'firmano': ad esempio con un messaggio propagandistico che va a sostituire quello originale. Il più frequente è una mezzaluna islamica corredata da parole offensive nei confronti del Santo Padre. Nel caso dei siti del nostro network gli attacchi di hacker islamici sono l'80% e, di questi, ben un 25% sono i turchi di <Turkhacks.com>".
La dinamica degli attacchi avviene, ha raccontato Botti, con la tecnica del cavallo di Troia: "Solitamente, l'hacker lancia il suo programma di violazione, chiamato significativamente exploit, in ore notturne, quando le 'Server farm' non sono presidiate. Se, come prima o poi accade, l'exploit riesce a inserirsi come amministratore del sito, interviene l'hacker che inserisce una pagina di propaganda al posto della pagina originale".


Obiettivo dei corsari del web sarebbe, in questo caso, colpire un bersaglio noto: "Riteniamo che più che ai contenuti, decisamente pro Benedetto XVI e pro Mons. Bagnasco, noi si venga colpiti perché più visibili di altri. Nella psicologia dello hacker, più il sito è importante più fa bella figura con i suoi correligionari o compagni". Antidoto agli attacchi, su qualsiasi fronte essi siano, è, ha sostenuto Botti, non un potente firewall ma la più tradizionale attività di preghiera: "I visitatori del nostro sito non possono fermare quella che per un musulmano è una normale attività di diffusione della propria religione. Possono però pregare: e più che pregare perché i nostri tecnici sistemino presto i danni provocatici, è bene preghino per la nostra Europa". (Adnkronos)

 

 

 


FIUMICINO Arrestato un polacco che proveniva da
Istanbul con due chili di droga. Il fiuto del cane Ray.

COCAINANELLE SCARPE

Camminava con due chilogrammi di cocaina nascosti nelle scarpe da ginnastica, ma è stato scoperto dal fiuto di Ray, cane antidroga. E' avvenuto a Fiumicino dove era appena sbarcato un polacco di 33 anni proveniente da Istanbul. Ray, ultimo arrivato al Comando GdF ha puntato deciso sulle scarpe calzate dal polacco: in un doppiofondo ricavato tra la gomma e la parte superiore delle scarpe, due involucri sigillati, con 2 kg di cocaina "eccezionalmente pura". (Ansa)

 

 

 

 


CONSEGNATO A CUBA

UN PREMIOPER FIDEL CASTRO

Il Premio d’Onore 2006, assegnato al Presidente cubano Fidel Castro dalla Associazione dei Giornalisti Contemporanei della Turchia, è stato consegnato a Cuba, dai dirigenti di questa organizzazione, nelle mani del ministro del Turismo Manuel Marrero.
I giornalisti  e membri di questa associazione giornalistica Orkun Oz y Mehmet Alan, della catena televisiva nazionale <Kanal D y Gulcyn Ustum> e del quotidiano <Milliyet>, hanno incontrato il ministro Marrero e gli hanno consegnato il premio per Fidel.
Questo Premio, che consiste in una statuetta sulla quale è scritto: "Per la sua lotta antiimperialista", riassume con questa dedica la nota diffusa dalla Associazione nel momento della consegna, con queste parole: "Perchè è portatore della bandiera dell’antimperialismo, per la sua lotta permanente e decisa contro il colonialismo e l’imperialismo e per il suo sforzo a favore della democrazia e dell’indipendenza".
Il Premio era stato annunciato lo scorso 15 gennaio dal presidente della Associazione, Ahmet Abakay, all’ambasciatore cubano in Turchia, Ernesto Gómez Abascal, in una cerimonia nella capitale turca. 
Questa organizzazione è una delle principali tra i giornalisti della Turchia e la decisione di concedere il Premio Speciale d’Onore 2006 a Fidel Castro è stata decisa unanimemente dai 42 membri del comitato esecutivo, tutti appartenenti a una trentina di importanti mezzi di comunicazione nazionali della stampa scritta, di emittenti radio e TV. (Digital Granma.International/Fonte Cubaminrex)

 

 

 

 

 

 

ECONOMIA

UN INVITO
CHE E'
TUTTO

UN PROGRAMMA
 

AERONAUTICA  LA TURCHIA POTREBBE PRENDERE
PARTE AL PROGETTO EUROFIGHTER. DICHIARAZIONE
DEL PRESIDENTE DI <FINMECCANICA>, GIORGIO ZAPPA

The Eurofighter consortium, maker of the Eurofighter Typhoon aircraft, is forging ahead with plans to launch a new development phase in the upcoming six to eight months as part of a program aimed at producing multi-functional aircraft with innovative capabilities. The consortium is interested in including Turkey in the project, said Giorgio Zappa, CEO of Italy's leading industrial group Finmeccanica.
"This creates the possibility to negotiate with Turkish companies. If the Turkish government decides to join the program, it could start a very important phase for aircraft production," he told a group of journalists here on the sidelines of an event "Industry Day" arranged to present the Finmeccanica group. 
Earlier in the day, Murad Bayar, head of the Undersecretariat for Defense Industries, said Eurofighter is a sustainable model that will integrate Turkey more closely into European partnership programs.  "The feasibility of these programs will be open to question if Turkey is excluded and bringing the country into the picture will make these programs more viable. We will continue to seek the support and assistance of Italy to involve Turkey in the beginning," he added.
Until recently, Europe's Eurofighter Typhoon was competing with the US-led F-35 fighter aircraft, also known as the Joint Strike Fighter and Lightening II, for the Turkish market. In January, the Defense Industry Executive Committee, Turkey's top decision-making body on defense procurement, announced that Ankara would join the F-35's production phase.
The four-nation Eurofighter group (Italy, Germany, Spain and Britain) is now proposing a partnership to Turkey in the next program.

LO SBARCODIAGUSTA

Giorgio Zappa, central operating officer of Augusta parent company Finmeccanica, announced yesterday during the “Finmeccanica Industry Day” held in Ankara that their company will decide in a year to produce a new model of middle-class helicopter in a plant in Turkey.
Agusta won the helicopter tender with a $2.7 billion bid and will supply Turkey with combat helicopters as part of Ankara’s military modernization program. The project envisaged the purchase of 50 helicopters, under the condition that they would be produced in Turkey. Turkish Defense Minister Vecdi Gönül had declared after the tender that the company would produce T-129 model helicopters. Turkey has the second largest army in Nato after the US, and has an annual procurement budget of more than $4 billion.
The negotiations are still continuing over the production project, for which the Turkish Tusas Aerospace Industries (Tai) will be the main contractor. Zappa told reporters that Finmeccanica is in a crucial transformation process due to international collaborations, noting that they have now started to earn 60 percent of their annual revenues from foreign markets. Zappa advised Turkey to open up to markets abroad. “We don’t see your country as just a customer,” he said, claiming that they were ready to increase the level of cooperation with Turkish defense industry initiatives.
Undersecretary for the Defense Industry Murad Bayar also gave information about their recent activities and projections. The ministry is expecting defense ministers from 22 countries to participate in the eighth International Defense Fair (Idef 07), which will take place in Ankara between May 22 and 25. Bayar, who noted that Azeri, Kazakh and Kyrgyz ministers will also attend the fair, called on Finmeccanica to expand into the Central and Middle Asian countries that were once under the influence of the Soviet Russia. “Turkey may be your partner in these countries which want to turn toward the West,” he said. (Zaman)

....E L'ATTERRAGGIO AD ANKARA

Ad Ankara ha aperto i battenti il salone della difesa turco Idef, giunto alla ottava edizione, e, nonostante la situazione politica tesa ed elezioni politiche alle porte, non si prevede alcun rallentamento degli ambiziosi programmi di ammodernamento delle forze armate, a prescindere da quale partito o coalizione uscirà vincente. E con un bilancio della difesa cresciuto quest’anno del 10.6%, a 9.5 miliardi di dollari, pari al 2% del Pil e al 6.2% del bilancio statale, e con investimenti per nuovi equipaggiamenti ben oltre 2,5 miliardi all’anno grazie a fondi speciali, la Turchia continua ad attrarre le attenzioni delle principali aziende del settore, comprese le italiane <Finmeccanica> e <Fincantieri>. Ecco perché a Idef sono presenti oltre 400 società di 45 Paesi, che spalleggiano le rispettive industrie. L’Italia è rappresentata dal sottosegretario alla Difesa Lorenzo Forcieri e dal vicesegretario generale della Difesa, generale Carmine Pollice, che hanno incontrato il ministro della Difesa turco e il segretario generale del potente SSM, l’ente per gli acquisti militari, nonché i vertici delle forze armate.
Il ministro turco della Difesa, Vecdi Gonul, ha detto che «l’Italia è un nostro partner privilegiato». Ed, in effetti, il made in Italy è molto apprezzato: il programma più importante è quello relativo alla produzione dell’elicottero tattico A-129T, una versione ampiamente modificata del Mangusta di <AgustaWestland>. Per ora si parla di 50 elicotteri, da consegnare dal 2013, con un valore di circa 1.2 miliardi di euro per la quota italiana. Si tratta infatti di uno sviluppo congiunto che vede prime contractor la Tai turca. E la Turchia vuole altri 40 elicotteri di questo tipo. L’amministratore delegato di <AgustaWestland,> Giuseppe Orsi, dice che quello con Tai è un accordo di collaborazione strategica che va oltre il pur importante programma A-129T. E ci sono infatti molti altri progetti elicotteristici in ballo, militari e paramilitari.
Quasi tutte le società del gruppo <Finmeccanica> hanno in corso o sono in gara per aggiudicarsi commesse: ad esempio tra poche settimane si saprà se <Telespazio> fornirà all’Aeronautica un satellite da osservazione militare, una gara che vale quasi 400 milioni di euro. <Fincantieri> invece è stata scelta come partner di un cantiere locale per la realizzazione di quattro pattugliatori da oltre 1.000 tonnellate ed è in corsa per la realizzazione di una nave da assalto anfibio. Le opportunità non mancano, ma vendere in Turchia è difficile: qui sono fortissime le aziende tedesche, americane, israeliane e per aver successo, oltre a prodotti validi, bisogna essere pronti a trasferire tecnologia e a cooperare con le aziende di casa: l’ambizione di Ankara è di elevare dal 25% al 50% il contenuto locale negli acquisti militari e di aumentare la propria capacità export. (Andrea Nativi/il Giornale.it)


"This is an important phase for the evolution and growth of technology. It is important for us to continue investing in Turkey after our success in this market before," Zappa said, referring to the selection of AgustaWestland as winner of Turkey's multibillion attack-helicopter tender.
In late March, the Defense Industry Executive Committee, whose members include the prime minister, the chief of General Staff and the national defense minister, opted for AgustaWestland, maker of the A-129 Mangusta International, over South Africa's Denel, maker of the CSH-2 Rooivalk. AgustaWestland was created in 2000 with the merger of the helicopter subsidiaries of Italy's Finmeccanica and Britain's GKN.
AgustaWestland to produce commercial helicopters:
Zappa said the proposal of his group in the attack-helicopter bid was to create an important capability in the helicopter field in Turkey through shared technology. "This is our main objective. We want not only to produce A-129 helicopters but also to open the way for creating new models of helicopters with ne capabilities in Turkey."
In the next 12 months, he continued, AgustaWestland will decide on a new investment in producing commercial helicopters in Turkey. "They will be medium-class new types of helicopters." (Fulya Ozerkan/Turkish Daily News)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

VIA
      COSI'

Secondo uno studio della Musiad, Associazione degli imprenditori indipendenti turchi, la Turchia si posizione fra i primi produttori al mondo in campo ortofrutticolo, impiegando oltre l'11% della forza lavoro dell'intero Paese e risultando primo produttore al mondo per: -nocciole (350 mila tonnellate); -albicocche (320 mila tonn); -fichi (275 mila tonn.); -ciliege (245 mila tonn.); -cotogne (80 mila tonn.) ; -melograni (73 mila tonn.). La Turchia è inoltre secondo produttore al mondo per : -ceci (650 mila tonn.); -cetrioli (1 milione e 750 mila tonn.); -cocomeri (4 milioni di tonn.). Terzo posto invece per: -pomodori (8 milioni tonn.); - lenticchie (560 mila tonn.); -melanzane (870 mila tonn.); -peperoni verdi (1 milione 760 tonn.). Quarto posto mondiale per cipolle e olive; quinto posto per le barbabietole da zucchero; sesto posto per mele, tabacco e the; settimo posto per orzo e cotone; ottavo posto per le mandorle; nono posto per frumento, segale ed uva; decimo posto per i limoni. (Ice Istanbul)

INDAGINE MUSIAD
LA TURCHIA SI COLLOCA TRA I PRIMI
PRODUTTORI AL MONDO IN CAMPO
ORTOFRUTTICOLO, IMPIEGANDO OLTRE
L'11% DELLA FORZA LAVORO DEL PAESE

 
 

 

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<MASTERCARD>
LANCIA SUL
MERCATO TURCO

IL PRIMO
OROLOGIO
CON 
TECNOLOGIA PAYPASS

 

 

NOVITA' L'EDIZIONE LIMITATA E' STATA IMMESSA
SUL MERCATO DA <GARANTI BANK>. COME USARLA

 

<MasterCard Worldwide> ha annunciato il lancio del primo orologio dotato di tecnologia contactless <MasterCard PayPass> in partnership con la banca turca <Garanti Bank>. La moderna tecnologia PayPass debutta in Turchia segnando l’avvento di una nuova era per i pagamenti con carta di credito in Europa: i pagamenti di piccolo importo diventano più veloci e convenienti, evitando così di dover frugare nelle proprie tasche alla ricerca di contante.
I consumatori possono semplicemente avvicinare il nuovo orologio al lettore PayPass – un gesto che equivale ad un pagamento per mezzo di carta di credito – in oltre 600 esercizi commerciali in Turchia, compresi nomi di spicco come <Burger King>, <Starbucks>, <Cinebonus>, <Tav> (Istanbul Atatürk Airport Otopark) ed <Istanbul Ferry Corporation>. L’orologio PayPass permette ai suoi utilizzatori di effettuare pagamenti al di sotto dei 15 Euro senza più la necessità di firma o di utilizzo del Pin. Pagamenti di importo maggiore continueranno a richiedere la firma.
Lo sviluppo di questo nuovo prodotto è un’estensione del primo programma di credito <MasterCard PayPass> che è stato inaugurato in Turchia a giugno 2006, in occasione del lancio della carta <Garanti Bonus Trink<. L’introduzione nel mercato europeo degli orologi PayPass è successiva al lancio, avvenuto a giugno 2006, del primo orologio al mondo dotato di tecnologia asterCard PayPass> in Asia, in coincidenza con i Campionati mondiali di calcio 2006 in Germania. Anche a Taiwan è stata creata un’edizione limitata di orologi, in collaborazione con <Chinatrust>, <Laks GmbH> e <On Track Innovations> ed è stata messa sul mercato come strumento complementare
alle carte di credito 
< MasterCard>.
Cathleen Conforti, Global
PayPass Product Manager di 
<MasterCard Worldwide> ha dichiarato: "I pagamenti tramite tecnologia 
contactless hanno un ruolo primario nelle transazioni europee al fine di sostituire il contante.
Il lancio di uno strumento di pagamento altamente innovativo qual è appunto questo orologio, in partnership con < Garanti Bank>, è soltanto una delle molte soluzioni che stiamo implementando e che rappresentano alternative sicure al contante”:
Conforti ha aggiunto: "La tecnologia contactless di < MasterCard> è davvero rivoluzionaria in quanto è in grado di cambiare le abitudini di pagamento del consumatore. In diversi paesi del mondo la nostra tecnologia PayPass è attualmente in uso attraverso strumenti diversi dalla carta, come ad esempio chiavette tascabili, cinturini e telefoni cellulari, offrendo ai consumatori un’ampia gamma di strumenti di pagamento alternativi, dei quali velocità, flessibilità e convenienza sono i tratti distintivi essenziali.
I giorni del contante sono agli sgoccioli.
In occasione di Cardist, la prima conferenza internazionale sulla tecnologia delle carte di credito tenutasi la scorsa settimana ad Istanbul, Toni Merschen, responsabile chip di < MasterCard Worlwide>, ha dichiarato: "<Garanti Bank> è la prima banca in Europa a lanciare il programma di credito <MasterCard PayPass> e siamo orgogliosi del successo che è nato da questa partnership. Ancora una volta i riflettori sono puntati sulla Turchia. Questo sarà il terreno che permetterà di vedere come gli orologi PayPass si inseriranno negli scenari tradizionalmente appannaggio dei pagamenti tramite contante. La nostra indagine dimostra che PayPass è esattamente ciò che i consumatori chiedono 
di avere e di utilizzare e  possiamo dire a ragione che < MasterCard> e <Garanti Bank> sono ancora una 
volta l’avanguardia dell’innovazione".
Mehmet Sezgin, General Manager <Garanti Payment Systems>, ha dichiarato: 
"Dopo il successo del lancio del primo programma di credito PayPass in Europa con < MasterCard>, avvenuto lo scorso anno, siamo molto lieti di poter arricchire la nostra 
partnership attraverso uno strumento che è una valida alternativa alle tradizionali carte di pagamento. La Turchia è un mercato in cui c’è una forte domanda da parte dei consumatori di strumenti di pagamento innovativi e Garanti Bank vuole seguire questa tendenza offrendo ai propri clienti soluzioni in grado di semplificare la loro vita".
Forte domanda del consumatore
I dati < MasterCard> dimostrano che, dal lancio della tecnologia contactless, il valore medio della transazione PayPass, di credito o debito, è intorno ai 20 dollari (14,76 Euro). Inoltre, i consumatori utilizzano più frequentemente le loro carte di credito una volta che queste sono state abilitate alla tecnologia PayPass – l’incremento è approssimativamente del 18% sulla media. In linea di massima il 75% di tutte le transazioni PayPass riguarda pagamenti al di sotto dei 25 dollari (18.46 Euro) e circa il 45% pagamenti al di sotto dei 10 dollari (7.38 Euro).
Nel primo trimestre 2007, ci sono state sul mercato più di 14 milioni di carte e diversi strumenti di pagamento < MasterCard PayPass>, accettati da oltre 51 mila esercenti in tutto il mondo, inclusi < McDonald's>, < Starbucks>, < 7 Eleven>, < CVS>, < Duane Reade>, < Sheetz> e < Regal Entertainment Group>. L’interesse per PayPass non è limitato all’ambito retail. La tecnologia ha avuto un grande successo in molte strutture sportive e < MasterCard PayPass> è oggi accettato nella gran parte degli stadi dei principali club di football e calcio, come pure all’interno di numerosi eventi golfistici.
Per maggiori informazioni su < MasterCard PayPass > si può visitare il sito www.mastercard.com/paypass. (Datamanager)

 

 

 

 

 

 

 

 

La Turchia
e la fornitura
di gas. Il Paese della Mezzaluna si
trova anche
a metà
percorso

tra un fornitore
potente
e un utilizzatore
potente

 

A META'STRADA

ENERGIA  UNA DICHIARAZIONE DI CORNELIA MEYER
CAPO DELLA CAMERA DI COMMERCIO ANGLO-SVIZZERA
SUI RAPPORTI TRA ANKARA, MOSCA E BRUXELLES

Turkey can be an oil and gas gate to the South, but a gate for whom? For Russia or for Central Asian countries?” Konstantin Simonev, Director General of the Russia Energy Security Fund, asked a panel of experts at ForumIstanbul.
He also expressed an interest in the upcoming liberalization of the Turkish gas market, which would give Russian companies the opportunity to sell gas directly downstream to final consumers.
Simonov called for Turkey and Russia to cooperate. “Russia can be number one in the upstream and Turkey can be number one in transit,” he said, painting the two countries as refuseniks of the European Union. “It is more logical we get together,” he said.
He also blamed EU interference for the abandonment of a project for an oil pipeline that was to run parallel to the Bosporus route in 2004 by Russian oil giant Transneft. “The EU exaggerates energy security,” he said, “Russia used to be a very reliable energy supplier to Europe.”

Russia also seeks cooperation with Baltic countries and Germany to the North for pipeline projects.
A risky, unprofitable and inevitable game:
“The midstream game of transport economies is much more tricky than the upstream game [producers] and than the down-stream game [consumers],” said Cornelia Meyer, chairman of the British-Swiss Chamber of Commerce.
“Pipelines only provide utility returns for mid-stream investment,” she said, citing the 3.5 billion costs and 11 years construction time of the Baku-Tbilisi-Ceyhan.
“Transit nations put themselves in the bull's eye of risk,” said Meyer, which may take the form of military intervention, terrorist attacks, or environmental catastrophe. “Pipelines are about power,” she said, adding that assuring compensation for the risks taken by transit countries is pivotal.
“Building a pipeline does not automatically entail prosperity for the region,” said Necdet Pamir, General Coordinator of think tank ASAM (Eurasia Strategic Research Center). The Kirkuk-Yamurtalık pipeline had been working at half capacity under Saddam Hussein, and since the U.S.-led invasion of Iraq it had not been working at all, he said.
“If you are a transit country you must get the right money for the risk and investment needed,” said André Mernier, Secretary General of the Energy Charter Secretariat.
He argued that high pricing attracts investment, and favors a better energy mix through competition, and energy saving.
“Turkey is vital for producers and consumers,” he said, adding, “it has a geographical advantage, but it must play this game.”

C. Asian unreliable, says Russia:
“It is logical that Turkey wants to gamble on the development of energy transit routes,” said Simonov. But he warned that Central Asia entailed big question marks about politics and supply.
“The region is politically difficult,” he said. “The leaders of these countries have a very interesting hobby: to sign as many contracts as possible with as many countries as possible.”  
Turkmenistan has contracts with Russia, Ukraine, Iran and also, as of 2006, with China. “Are you sure there really is so much gas to export through Turkey in Central Asia?” asked Simonov. “Nobody knows the resource base.”

President Putin was visiting Turkmenistan's capital Astana on that same day.
Transparency
Transparency about who you are paying, what you are paying for, how you are paying it, as well as predictability of supply, are pivotal for transport economies, argued Meyer.
“Not all gas that Russia exports is Russian,” said Pamir, adding that Russia buys cheap and sells expensive. “Turkmenistan's declared price is $100,” he said, but Russia sells the same gas at three times the price. Russia also fixes prices and sways its influence in exchange of controlling shares of foreign companies, said Pamir.
Mernier pointed out that Russia's price policy was “a political decision to get away from political prices, not a decision to punish someone.” He hailed the disappearance of subsidized prices even in South America.
Energy Charter looks East
Mernier said Pakistan had applied for membership of the Energy Charter.
“Their entry will create a strong Central Asian entity not limited to the Caspian states,” he said. Pakistan wants to be a transit economy to the East. “Pakistan and Turkey will both become important transit countries tomorrow,” he said. “Iran and Iraq will come into play eventually. This is something we have very much in mind." (Turkish Daily News)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BAKU AUMENTA
IL PROPRIO PESO

NEGLI EQUILIBRI
EUASIATICI. LA 
PIPELINE PER CEYHAN
LUNGO LA LINEA

TBILISI. I VANTAGGI
ANCHE PER LA
TURCHIA ED IL RUOLO
DEGLI STATI UNITI

Sia nel 2005 sia nel 2006 l’Azerbaijan ha registrato dei tassi crescita del PIL reale straordinari (pari al 25% e al 26%, rispetto al 10.2% nel 2004, secondo il Fondo Monetario Internazionale). L’<Economist Intelligence Unit< (Eiu) stima una crescita superiore al 30% nel 2006, a causa del forte aumento nella produzione e nell’esportazione di greggio seguito all’inaugurazione dell’oleodotto Btc (Baku-Tbilisi-Ceyhan). Per il 2007 l’Eiu si aspetta un incremento delle esportazioni di greggio del 50% circa, tanto che entro il 2008 la produzione dovrebbe raggiungere circa il milione di barili al giorno. Nella seconda metà del 2007, i volumi delle esportazioni dovrebbero subire un aumento ulteriore con lo sfruttamento del giacimento di gas naturale di Shah Deniz. Anche il 2007 dovrebbe registrare un tasso di crescita pari al 25%, grazie all’effetto di spillover negli altri settori non-tradable (come costruzioni, trasporti e telecomunicazioni) e alla robusta domanda interna.
Prima che l’Azerbaijan cominciasse a sfruttare intensivamente i propri giacimenti e ad esportare il greggio nei mercati occidentali, la sua economia era decisamente povera e principalmente concentrata nel settore agricolo. L’estrazione del petrolio ha migliorato quasi tutti i fondamentali dell’economia azera (PIL pro-capite, ammontare delle riserve valutarie, rapporto debito/Pil, bilancia commerciale e delle partite correnti). Tuttavia una crescita basata esclusivamente sulle esportazioni di idrocarburi implica un’estrema vulnerabilità dell’economia al variare dei prezzi internazionali di queste risorse: ciò può portare il Paese a soffrire di ciò che gli economisti chiamano Dutch Disease (male olandese). L’esportazione di risorse naturali molto richieste sul mercato internazionale, come il petrolio e il gas naturale, comporta ingenti afflussi di valute forti nel paese esportatore. Tali afflussi generano l’apprezzamento della moneta locale e la conseguente riduzione di competitività degli altri prodotti esportati. Il rischio è che gli altri settori tradable (ad es. il manifatturiero) vengano soffocati dall’esportazione delle risorse naturali.
I settori tradable azeri hanno progressivamente diminuito la propria incidenza sulla formazione del Pil e hanno registrato una costante perdita di competitività. Tutti i fondamentali macro-economici sono “dopati” dall’esportazione di idrocarburi e gli ampi surplus di bilancio permettono una politica fiscale rilassata. Per minimizzare e sterilizzare gli effetti negativi causati da tali afflussi di capitali, le Autorità hanno creato un fondo di stabilizzazione (State Oil Fund of Azerbaijan - Sofaz) dove accantonare parte delle entrate petrolifere. In caso d’improvvisa diminuzione dei prezzi, il Paese potrebbe contenere le ripercussioni sulla propria economia attingendo da tale fondo. Tuttavia quasi un 1/3 del Sofaz, in cui sono stati accantonati 623 milioni di dollari nel 2005, è già stato utilizzato nel corso dell’anno per le spese correnti.
L’Azerbaijan accresce
il suo peso politico
grazie all’oil&gas

Secondo le stime fatte ad inizio del 2006, l’Azerbaijan possiede circa 7.000 milioni di barili ed è al 18° posto per dotazione di riserve (l’Arabia Saudita ne possiede circa 38 volte di più). Agli attuali ritmi di produzione (circa 450 mila di barili al giorno nel 2005) tali riserve dovrebbero esaurirsi in circa 42 anni. Dal 2001 al 2004 le esportazioni sono state più o meno costanti, intorno ai 210 mila di barili al giorno, superando notevolmente l’esiguo consumo interno (circa 96 mila barili al giorno). Tuttavia l’apertura del Btc (a metà 2006) ha accresciuto notevolmente i flussi esportativi di idrocarburi, come già sottolineato sopra, e si prevede che aumentino ulteriormente nel corso del 2007 e del 2008: le riserve così potrebbero esaurirsi in 20 anni. Sul fronte del gas, l’Azerbaijan non è ancora in grado di soddisfare la propria domanda interna: 5.8 miliardi di metri cubo l’anno a fronte di una produzione di 4.7 miliardi di metri cubi. Tuttavia le stime fatte attribuiscono al paese circa 1.370 miliardi di metri cubi (la Russia ne ha circa 35 volte di più). Con il completamento del gasdotto Bte (Baku-Tbilisi- Erzurum) e lo sfruttamento dei giacimenti di tutta l’area caspica (si prevede la costruzione di una bretella che metta in collegamento la rete azera con il Turkemistan) il paese oltre ad essere indipendente dalle importazioni di gas russo potrebbe diventare un attore, piccolo ma rilevante, anche nel mercato del gas naturale.
La produzione ed esportazione di idrocarburi ha dato una nuova centralità geopolitica all’Azerbaijan. Gli Usa guardano al paese con attenzione, per la vicinanza con l’Iran, mentre la Russia, che continua a considerarlo parte del cosiddetto “estero vicino”. Inoltre le sue riserve e la posizione di passaggio tra gli stati dell’Asia centrale (come Kazakhstan e Turkmenistan, ricchi di petrolio e gas) e i mercati occidentali aumentano la sua rilevanza anche per la Turchia e l’UE. Per questa serie di motivi, Baku ha visto crescere la sua indipendenza e il suo potere contrattuale in modo sproporzionato rispetto agli altri due stati caucasici, Georgia e Armenia.
Firmato
un memorandum
per la sicurezza

L’interesse degli Usa verso la regione caucasica e, in particolare, verso questo stato è aumentato negli ultimi anni. La realizzazione del BTC è stato fortemente voluto dagli Usa (e finanziato da molte imprese statunitensi). Si voleva, da una parte, garantire una via sicura per l’esportazione delle risorse azere che evitasse le instabili regioni del Caucaso settentrionale (Abkhazia, Ossezia meridionale e settentrionale, Cecenia e Daghestan) e, dall’altra, diminuire l’influenza russa sulla regione. Il 23 marzo 2007, il Segretario di Stato statunitense e la sua controparte azera hanno firmato un memorandum per la sicurezza energetica nella regione caspica: lo scopo del documento è quello di assistere il trasporto (e la difesa) degli idrocarburi azeri verso i mercati occidentali. Anche se per ora si tratta soltanto di una dichiarazione di intenti, il risultato diplomatico non è sottovalutare (anche perché si prevede una sempre più intensa collaborazione per quanto riguarda l’addestramento delle forze armate nella protezione delle pipeline da attacchi stranieri o terroristici). Inoltre, gli Usa stanno supportando la realizzazione sia della pipeline Nabucco (Turchia, Bulgaria, Romania, Ungheria ed Austria), che dovrebbe porsi in competizione con <Blue Stream>, sia della pipeline che dovrebbe congiungere la Turchia all’Italia attraverso la Grecia.
Tuttavia gli Usa non sono interessati soltanto alle riserve energetiche, ma anche a specifici interessi geostrategici. La strategia Usa, dal 1989 in poi, ha previsto l’allargamento della propria comunità di sicurezza (la Nato) verso est nel continente eurasiatico. Washington è principalmente interessato ad aumentare la propria influenza nella regione del Caucaso meridionale in funzione anti-iraniana: in particolare, sarebbe interessato a costruire una base in Azerbaijan ovvero avere almeno la possibilità di utilizzo dell’aeroporto militare azero (come dichiarato recentemente dal Vice Segretario di Stato. Matthew Bryza). Tuttavia il ministro della Difesa azero ha negato la propria disponibilità a cedere il proprio territorio per attaccare un Paese vicino. Il ministro infatti teme che, in caso di guerra, il proprio Paese possa diventare un obiettivo degli attacchi iraniani. A ciò si aggiunge che la presenza di una base statunitense nel Caucaso indispettirebbe notevolmente Mosca. Anche se l’ipotesi di un'installazione militare è da tenere in scarsa considerazione, almeno per ora, non è escluso che un Paese come l’Azerbaijan non possa esser coinvolto nel progetto dello scudo missilistico (soprattutto per l’installazione dei radar).


L’allargamento della comunità di sicurezza occidentale a Paesi come Georgia ed Azerbaijan, nel medio periodo, potrebbe tornare utile anche in funzione anti-russa, in quanto impedirebbe a Mosca di restaurare la sua influenza su territori che, dalla caduta dell’Impero ottomano, le sono sempre appartenuti. Per ora tale eventualità è frenata dall’ancora scarso livello di democrazia dei Paesi caucasici e dai conflitti congelati che rendono l’area ancora troppo instabile (la questione dell’Abkhazia e dell’Ossezia meridionale oppure la disputa per il Nagorno Karabakh). Per questo motivo sembra ragionevole pensare che se da un parte gli Usa sono interessati a stabilizzare la regione, dall’altra la Russia è più propensa a mantenere i conflitti in uno stato di bassa intensità, in modo da ritardare l’inclusione dei Paesi caucasici nel campo occidentale.
La Russia è preoccupata di perdere la sua influenza nella ragione caucasica e soprattutto di essere esclusa nel vantaggioso affare dell’esportazione di idrocarburi verso il mercato europeo (in particolare attraverso la costruzione delle bretelle transcaspiche). Per tale motivo Mosca ha messo in cantiere alcuni in nuovi progetti per l’esportazione del gas in Europa (ad es. il gasdotto Blue Stream II, l’oleodotto Burgas-Alexandroupolis per evitare gli stretti turchi oppure l’oleodotto Transanatolico Samsun-Ceyhan). La messa in opera di tali progetti potrebbe rendere economicamente poco vantaggiosa la costruzione del <Nabucco> o delle pipeline transcaspiche e quindi bloccarne la costruzione.
Conclusioni
Nonostante le manovre russe, l’Azerbaijan ha un discreto margine di manovra che gli permette di non subire direttamente le decisioni di Mosca. Per esempio, ad inizio anno, <Gazprom> ha alzato i prezzi del gas pagati dal paese e ha promesso uno sconto nel caso in cui l’Azerbaijan vendesse al colosso russo parte del possesso della propria rete. Baku, forte del proprio successo economico e certo che entro il 2007 il giacimento di Shah Deniz diventi operativo, ha deciso di pagare il gas russo al prezzo di mercato ($235 per 1.000 mc) senza cedere la proprietà della rete (come invece ha fatto l’Armenia). Il Paese è rilevante per l’area sa per le riserve possedute sia per il transito degli idrocarburi dall’Asia centrale verso i mercati europei. Date tali premesse, è prevedibile che l’Azerbaijan in futuro veda crescere ancora più la propria centralità nella regione. Tuttavia per mantenere questo nuovo ruolo, dal lato economico, dovrà cercare di ridurre la propria dipendenza dall’esportazione degli idrocarburi per evitare il cosiddetto Dutch Disease (anche se è difficile prevedere, nel breve periodo, una forte riduzione dei prezzi internazionali di tali risorse). Sul piano politico, dovrà investire nel miglioramento delle relazioni con i Paesi dell’Asia centrale (in particolare, Turkmenistan e Kazakhstan) oltre che mantenere buoni rapporti e una crescente collaborazione con gli Usa. (Marco Minoretti/Equilibri.net)

 

Washington non è interessata
 soltanto alle riserve energetiche
 ma anche a specifici interessi geo-strategici. Il ruolo di Mosca

 

 

 

 

 

 

 

INCREMENTO RECORD NELL'INTERSCAMBIO CON L'AFRICA


LO SGUARDO DI ANKARA  L'ottimo andamento delle relazioni sottolineato dal ministro turco per il Commercio
Estero, Kurzat Tuzmen, nel corso di un Forum ad Istanbul.
In occasione dell'inaugurazione del secondo Forum turco-africano, in corso a Istanbul, il ministro di Stato per il Commercio Estero Kurzat Tuzmen ha sottolineato l'ottimo andamento delle relazioni fra la Turchia e i Paesi africani sulla base del progetto: "The African Strategy" posto in essere dal Sottosegretariato al Commercio Estero sin dal 2003, che si basa sullo sviluppo continuo delle relazioni commerciali ed economiche fra la Turchia, gli Stati del Nord Africa e quelli Sub-Sahariani. In effetti dal 2003 al 2006 l'interscambio è cresciuto di oltre il 138% passando dai 5 miliardi di dollari agli 11.9 miliardi di dollari (la quota di mercato turca sul totale del commercio estero dell'Africa è pari al 2.1% nel 2006). Peraltro questa cifra dovrebbe crescere di un ulteriore 20%, raggiungendo la quota di 14 miliardi di dollari nel 2007. "La Turchia è il Paese che può aiutare maggiormente i Paesi di quel Continente a spezzare il circolo vizioso della povertà e ad accelerare lo sviluppo economico, anche utilizzando al meglio gli strumenti del libero scambio" ha evidenziato il ministro Tuzmen, segnalando che anche gli investimenti diretti turchi in quei paesi (nel 2003 praticamente assenti) hanno raggiunto un livello "soddisfacente", con 600 milioni di dollari, mentre sarebbe in crescita -anche se non ancora a un livello ottimale- l'aggiudicazione da parte dei contractor locali dei progetti infrastrutturali. (Ice Istanbul)

 

 

 

 

 

 

IL FATTURATO TURCO

IMPRESE ESPORTATRICI: 44 MILA NEL 2006

Secondo un report del Sottosegretariato al Commercio Estero turco (Dtm), nel 2006 le imprese esportatrici turche hanno raggiunto la cifra di 44.082 (si ricorda in proposito che l'export turco nel 2006 era stato pari a 85.3 miliardi di dollari). Delle oltre 40.000 imprese dedite all'export circa il 90% hanno un fatturato sui mercati internazionali che non supera i 2 milioni di dollari, e ben 23.000 hanno un fatturato all'export massimo di 100 mila euro. Le imprese con un fatturato export fra i 500 milioni di dollari ed un miliardo di dollari risultano 15 (fatturato all'export 21 miliardi di dollari pari al 24.6% del totale). (Ice Istanbul)

 

 

 

 

 
 

AD ISTANBUL

SEMPRE PIU'CARE LE CASE

La parte europea del Bosforo è uno dei luoghi più ambiti dagli abitanti di Istanbul in fatto immobiliare. E rischia di diventare proibitiva: i prezzi stanno lievitando costantemente e adesso chi vuole comprare casa da quelle parti deve mettere in preventivo una spesa non inferiore a 2000 mila Lire turche (oltre 100 mila euro)per un appartamento inferiore agli 80 metri quadrati.
Se poi i quartieri sono Ciragan e Besiktas, allora le cose vanno ancora peggio. Un appartamento da quelle parti non costa meno di 270 mila Lire turche. valori che possono sembrare accessibili secondo gli standard europei ma che diventano irraggiungibili in Turchia se si considera che lo stipendio medio di un impiegato supera di poco le 90 Lire turche mensili. (Apcom)

 

 

 

 

 

 

ECONOMIA

 

 

 

 

 

LA TURCHIAMENO CONOSCIUTA 

REALTA' SOCIALE  LE DONNE ALLA CONQUISTA
DEL PAESE DELLA MEZZALUNA. CHI E' GULER HANIM
SABANCI, TRA LE DIECI POWER LADIES DEL MONDO

Si fa tanto un parlare in questi giorni di quote rose e della differenza tra il nuovo Governo francese, dentro il quale il presidente Nicolas Sarkozy ha voluto più donne, ed il nostro Esecutivo che ne avrebbe poche. A nostro avviso una polemica sterile perché anche nel nostro Paese l'elemento femminile è ben rappresentato, per lo meno rispetto ad altri. E' pur vero, però, che le massime cariche, sia politico-istituzionali che imprenditoriali, non hanno avuto mai al vertice una donna. Ciò dovuto, probabilmente, più che ad una diffidenza verso il cosiddetto gentil sesso, ad un sistema sclerotizzato che  vede solamente negli uomini la specie più affidabile. Non è così. Un esempio ci viene dalla vicina Turchia, un Paese dal doppio volto - quello che vorrebbe ritornare all'ancien regime dei Sultani e quello legato invece rigidamente ai principi ataturkiani - e che comunque riesce a dare anche qualche lezione a quell'Europa dei Ventisette che non la vogliono al suo interno. Senza dimenticare che non molti anni fa la Turchia aveva eletto suo premier una donna nella persona di Tansu Ciller - primo caso nel Vecchio Continente dopo quello di Margaret Thatcher - sono donne nell'attuale Paese della Mezzaluna il presidente della Corte Costituzionale, Tulay Tugcu, e il presidente della Tusiad (Confindustria turca), Arzuhan Yalcindag Dogan. Entrambe, qualcuno ricorderà, hanno avuto il coraggio - con fare autorevole - di criticare nientemeno che il Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan.
In questo mondo femminile tutto particolare - che si avvale peraltro di decine e decine  di figure emergenti - fa ugualmente spicco Guler Hanim Sabanci, considerata la donna più potente della Turchia e tra le dieci più potenti del mondo, a capo di un impero di settanta società che vanno - come ha riportato in un interessante reportage Marzio Mian (<Io Donna> magazine del <Corriere della Sera>) - dalla banche alle automobili, dai pneumatici  al cemento, alla grande distribuzione, al tessile, all'energia. Il suo impero si calcola che abbia 40 mila dipendenti con un fatturato di 13 miliardi di euro. Scusate se è poco!
Imparentata al più noto (almeno in Italia) Omer Sabanci, che è stato fino a poco tempo fa a capo della Tusiad, Guler Hanim è una bella signora di mezza età che già a 22 anni aveva preso un mano il settore pneumatici arrivando alla formula 1 con la <Bridgestone> e la <Toyota>. Questo per sottolineare quanto già allora il carattere fosse deciso nel portare avanti i suoi programmi. L'attuale è quello di fare della Turchia, entro cinque anni, la Cina dell'Europa, facendola uscire dal suo complesso di Peter Pan. Convinta che la laicità in Turchia non potrà mai essere modificata e che i radicali islamici in Turchia non siano più dell'8 per cento, Guler Hanim non sembra molto preoccupata dai propositi di revanscismo islamico palesati dal Governo Erdogan tipo l'introduzione del turban. Con o senza turban, saranno proprio le donne a cambiare il volto della Turchia. Saranno loro a guidare l'emancipazione civile. Saranno sempre loto infine a portare avanti il progetto in sei città per trasformarle in "woman friendly" con l'introduzione di quote rosa. Capofila, naturalmente, lei, Guler Hanim. La tenacia è femmina. Potrebbe essere uno slogan. La signora Guler l'ha fatto suo per arrivare non certo al potere ma al successo determinato dalle capacità e dai risultati. Capacità e risultati quindi. Un po' quelli che hanno interessato la storia di un centinaio di imprenditrici di Adana che - travolte da un momento di crisi economica - hanno saputo reagire, rimboccandosi le maniche, riconvertendo l'impianto industriale della città e scavalcando i vertici dell'associazione industriali. Insomma guidando il cambiamento. "Dove le donne hanno accesso all'istruzione e al lavoro la democrazia avanza", così Guler Hanim nell'intervista al giornalista Mian. (Vera. Inca)


Un impero di settanta società che vanno dalle banche alle automobili, dai pneumatici al cemento, alla grande distribuzione, all'alimentare, al tessile, all'energia. 40 mila dipendenti per un fatturato di 13 miliardi di euro

 

 

 

 

 

 

MERAVIGLIE
DELL'INGEGNO
ITALIANO

 

IMPRESE ALL'ESTERO  APERTA LA SECONDA
CARREGGIATA DELL'AUTOSTRADA ANATOLICA TRA
ISTANBUL ED ANKARA. GLI SFORZI PER PORTARE A
COMPIMENTO L'OPERA. IL RINGRAZIAMENTO <ASTALDI>

 


Nei giorni scorsi, contrariamente ad ogni più ottimistica previsione, è stata aperta al traffico anche la seconda carreggiata dell’Autostrada Anatolica tra Istanbul e Ankara.

In gennaio (vedi precedente articolo) era stata inaugurata la prima carreggiata con l’intervento congiunto dei Primi Ministri Recep Tayyip Erdogan e Romano Prodi.

Proprio in quella occasione le autorità turche chiesero di fare ogni sforzo possibile per cercare di poter aprire al traffico anche la seconda carreggiata, prima della data del 6 luglio prossimo, fissata per la fine dei lavori.

L’<Astaldi>, aderendo a quella pressante richiesta delle autorità governative, metteva in atto un programma lavori di indubbia efficacia, dando fondo a tutte le risorse per aderire a tale richiesta e grazie anche ad un mite inverno che non ha dato problemi di sospensione dei lavori per neve e pioggia, se non limitate a poche giornate, si è riusciti ad aprire definitivamente anche l’ultimo lotto dopo tanti anni di lavoro.

E’ chiaro che in questa occasione è doveroso il ringraziamento a tutte le maestranze aziendali, ai subappaltatori, ai fornitori di materiale locali, nazionali e internazionali, alle autorità che hanno seguito il lavoro, alle banche che hanno finanziato il progetto, alle assicurazioni che hanno garantito la copertura assicurativa, alla <Sace> e alla <Simest> per il loro supporto e tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di quest’opera in maniera più o meno rilevante e che sarebbe un elenco interminabile citare qui e inoltre noioso per il lettore. Grazie veramente a tutti. (Mario Mancini)

 

 

Dati del progetto :

Client: MINISTRY OF PUBLIC WORKS AND SETTLEMENT  

   GENERAL DIRECTORATE HIGHWAYS

Engineer: YUKSEL PROJE AS – Ankara (TR)

Main Contractor: ASTALDI Spa - ROMA


Per ogni  informazione si può contattare:

Ing. Mario MANCINI
   ASTALDI Spa
   Via G.V. Bona, 65
   00156 ROMA
Tel.
+39 06 41766347
Fax +39 06 41766859
Cell. +39 335 8334612
E-mail:
m.mancini@astaldi.com
Web site: www.astaldi.com

 

 

 

 

 

OUTLOOKPOSITIVO

LA CRESCITA  TURCA  LE VALUTAZIONI DELLE
PRINCIPALI AGENZIE  DI RATING, <MOODY'S> e <FITCH
>.

Nel mezzo di una complessa situazione politica che vedrà una tappa importante nelle elezioni politiche generali il prossimo 22 luglio, le valutazioni delle principali agenzie internazionali di rating come <Moody's> o <Fitch> confermano - pur se con qualche lieve incertezza rispetto al passato - l' outlook positivo sulla Turchia. In particolare, la vice presidente di <Moody's Kristin>, Lindow ha sottolineato il fatto che la Turchia non subirà contraccolpi particolari da questa fase congiunturale, se l'azione del prossimo governo continuerà ad insistere sulle privatizzazioni e sulle riforme strutturali di cui il Paese necessita: "La Turchia ha mostrato in questi ultimi 5-6 anni una forte capacità di crescita economica, che certamente potrà assorbire la volatilità dell'attuale fase" - ha dichiarato. Altre istituzioni finanziarie internazionali ed agenzie di rating hanno confermato le valutazioni positive sul futuro economico della Turchia, sottolineando particolarmente la capacità del Paese di attrarre notevoli investimenti diretti dall'estero: nei primi tre mesi del 2007, già, 10 miliardi di dollari. (Ice Istanbul)

 

 

 

 

 

 

 

IMMOBILI

 

 

 

 

One of the arenas to be hardest hit by the 2001 economic crisis in Turkey, the real estate market, is bouncing back with speed, as it experiences a series of economic developments.
Last month’s bidding for General Directorate of Highways (Kgm) and İstanbul Transportation Authority (İett) plots are just one example of renewed energy in real estate. The Zorlu Group bought the KGM property for $800 million, while the Dubai-based Sama Dubai company, owned by Dubai Sheik Maktoum, bought the Levent İett garage property for $705 million. In the wake of these significant purchases, there is curiosity on the market as to whether or not this type of sale will continue.
Cansel Turgut Yazıcı, general manager of the Real Estate Evaluation Department at Turkey Industrial Development Bank (Tskb), says that the most important reason for these recent developments in Turkey’s real estate market is the general state of economic stability. Yazıcı said: “At this moment, the future of real estate in Turkey looks very bright. These sorts of open bidding sales should continue. Economic development and stability are pulling real estate investors into Turkey. Good years lie ahead for our country’s real estate market, and those who are aware of this are on the right track. … If we compare the general situation to a train, those who are buying property are getting on board the train and going, but those who don’t will be very sorry in the future that they missed the train.”
 

STRANIAFFITTI

Il ministero delle Finanze turco ha fatto sapere di avere aperto una inchiesta per verificare lo strano fenomeno che si sta verificando in questo periodo ad Istanbul.
Gli immobili in affitto sono aumentati del 29% ma d'altra parte i locatori che offrono alloggio sono diminuiti, facendo pensare che adesso buona parte del mercato immobiliare sia in nero. Un affare dalle proporzioni notevoli se si pensa che su ogni 100 Lire turche ben 57 sono pagate ad Istanbul. (
Apcom)


Foreigners investing in İstanbul real estate are generally purchasing shopping centers, offices, and luxurious housing. At the forefront of foreign companies investing in Turkish real estate are British, German and Arab companies. Yazıcı also noted that the relatively cheap price of Turkish real estate in comparison with other developing countries is another reason for its favored status among foreign investors. She said: “The Spanish are looking at property near city centers in the south. Arabs tend to look for places to build apartment buildings and shopping centers. European investors are interested in shopping centers, apartments and office space. With the current economic situation continuing in a positive manner, we will see foreign property purchases continue in Turkey for another 10 years.”
She underlined the advantages inherent in having foreign investors buying into Turkish real estate, noting that foreigners also bring an increase in employment opportunities with them when they buy property. “Foreign companies do not work on their own these days; when they come to Turkey they work with Turkish companies on their investments. They work out contracts with Turkish companies during their investments. Or you might have a situation where the company is itself Turkish, but the financial backing is from abroad. Foreigners are busy building shopping centers and office buildings. At some of these office buildings, there might be jobs opened for between 2,000 and 2,500 people, and all of the employees will be Turkish.”
Yazıcı also touched on the fact that since 2001 there has been a 100 percent increase in the number of companies investing in the Turkish real estate market. “In 2003 our company was working with two foreign companies. This has now gone up to 25 companies. In the past six months the number of foreign companies on the Turkish real estate market has continued to increase. These are investors who are putting very large amounts of money into the market. For example, there are investments made by foreign firms that reach the level of several billion dollars.”
Talking about the shopping centers and luxury housing projects currently being invested in by foreign companies, Yazıcı noted that over the next few years these large-scale investments will start to spread outside of İstanbul. Within this framework, Yazıcı asserted that very soon there will be foreign-backed shopping center projects under way in Eskişehir, Denizli, Kayseri, Mersin, Diyarbakır, Gaziantep, Samsun, Adana and Trabzon. She said: “Investors interested in building housing are looking into Kuşadası, Didim, and Fethiye -- all tourist regions. Then there is also the office building market. Foreign investors are looking at İstanbul for this type of investment. There are foreign companies interested in all three of these sectors -- shopping centers, housing, and office space -- that are active in Turkey right now. There are Turkish managers involved in some of these projects, but the bulk of the people involved in many of these projects are foreigners.”
Yazıcı noted that it is “completely normal” that the prices of housing around the recently sold İett property in Levent would climb after the highly publicized sale. “The Dubai Tower project is a great one. On the real estate market there is a saying: The value of property near good property goes up, and near bad property goes down. And if we apply this to the Dubai project, it is only natural that the value of the buildings near the coming Dubai Towers would also rise.”
She also asserted that the infrastructure of the Turkish real estate market is in place now, and that as a result, foreign companies investing here now work with Turkish service, project, development, and financial backing companies to bring about their investments.

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RISING STAR 

Turkey in top 5 countries for foreign real estate investment
Research carried out by the British real estate investment firm Assetz pointed to Poland as being the number one country these days attracting foreign investors. The research, which was also published in the Sunday Times, then listed Turkey, England, Bulgaria and France after Poland, as the next four on the list. According to the research, the profit based on money invested in these countries in real estate is 64 percent in England, 54 percent in Bulgaria, 51 percent in France, and 45 percent in Turkey. Meanwhile the Assetz research also noted that an estimated 400,000 British citizens now own property outside of Britain. A full 56 percent of these investments, which are estimated at around 52 billion pounds ($103 billion), are in Spain and France. (Yasin Kiliç/Zaman)


 

LA CORSA
GLI STRANIERI - SPECIE TEDESCHI, INGLESI E ARABI -  CONTINUERANNO A COMPRARE IN TURCHIA NEI PROSSIMI DIECI ANNI

 

 

 

 

 

 
 

LA <SEAT-PAGINE GIALLE>

NESSUNINVESTIMENTO SPECIFICO

L'approdo in Turchia non richiederà investimenti specifici nel periodo del piano (2008-2010). Lo ha affermato Luca Majocchi, amministratore delegato del gruppo <Seat Pagine Gialle> (Milano: PG.MI - notizie) , a margine della presentazione del nuovo piano industriale del gruppo. "Stiamo preparando una joint venture in Turchia dando vita a un'azienda mista partecipata al 50% da noi, con flussi di cassa previsti nell'ordine dei 15-20 milioni di euro", detto Malocchi aggiungendo che "non sono previsti investimenti in Turchia nei prossimi anni. Non occorre molto denaro per svilupparsi in questo mercato ma occorrono soprattutto conoscenze per aggredirlo al meglio". (Yahoo Finanza)

 

 

 

 

 
 
 

SULLE ORME
DI <
IKEA>

 

LA FABBRICA <MODOCO>
Fondata nel 1969, vuole produrre
mobilio e venderlo in proprio

Approximately 350 stores located in the Modoko furniture manufacturers' complex united to found a factory recently. Manufacturers hope to create a strong Modoko brand in order to compete with the Swiss furniture giant Ikea, located across the street Modoko will follow the footsteps of Ikea. Experts will produce chairs, sofas, beds and tables. Then retail stores under the brand Modoko will sell those products, all of which will also carry the Modoko brand. Founded in 1969 on the Anatolian side of Istanbul, Modoko currently employs 25,000 people -- 5,000 working inside the complex and 20,000 working outside of it.
Modoko so far invested $13 billion, said Ethem Özçelik, the company's chief executive. “Ikea's 2005 arrival in Turkey sabotaged us. But customers will come back to us. We have applied to all official units including the Ministry of Industry for the factory. We have requested land to build the factory on,” he said.
“We want to construct the factory in a city that is easy to reach by sea, railroad and highway, just like İzmit. We have the approval of all 350 stores located in the complex on the investment, ” said Özçelik.
Modoko's doors are open to all furniture companies that are looking to invest, said Özçelik, adding, the number of partners can climb to 700.
World's largest factory
"Our target is to make Turkey a world brand in furniture,” he said, adding, “ As the factory begins operating, the consumer prices will also drop.”

"The biggest advantage of this factory compared to its competitors is that many exports will gather to manufacture products under one label. The companies will manufacture products depending on their expertise,” said Özçelik. 
Competition is getting harder due to single floor limitations:Although Modoko is already a brand name in the furniture sector, they
have an added challenge that their building

is restricted to being one-level, Özçelik said. Further, the biggest room in Modoko is 360 square meters, compared to the 700 square meter rooms allowed at two-level neighboring industrial zones. 
Modoko received authorization to build a single-level building in 1969 when was being founded as an industrial zone. However, today they need two levels and more room space in order to accommodate their businesses.  “We have already been damaged by the chain shops. We have begun negotiations in order to solve the floor permissions problem,” said Özçelik. 
Modoko visited by 10 million in two years: 
Since its entry into the Turkish market in 2005, Ikea has drawn much attention from consumers due to its user-friendly, high quality, cheap products. The company is producing modular furniture for a modern casual way of living. With its 6,500 different choices, it provides its customers with smart solutions. The most important characteristic of the Ikea products is that they are all designed by world famous experts.
Eliminating the staff and transportation costs, Ikea's popularity is increasing due to its convenient pricing. By using the remaining raw materials of furniture in the production of other products, Ikea is also economizing its raw materials. This is creating a price advantage for the consumers.Working in a worldwide franchise organization, Ikea is preparing to open two new branches in Istanbul Bayrampaşa and Ankara in addition to the ones in Istanbul Ümraniye and İzmir Bornova. Ten million people have visited Ikea Istanbul and Ikea İzmir since their respective openings.KUTU (Nazli Topçuoglu.
Modoko kept alive by classic and rich furnitureOwner of Kavsar Mobilya, Mehmet Kavsar is one of the founding members of Modoko. He is one of the initiators of the idea to establish a factory site. Working out of Modoko for the past 40 years, Kavsar believes the clients that were lost in recent years will be won back with the new action plan. Modoko is a leader in boutique furniture manufacturing in Turkey, Kavsar said. Ikea's target clientele is the young and single people, whereas they target a much wider profile, he added. (Nazli Topçuoglu/Turkisk Daily News)

 

 

 

 

 
OCCHI PUNTATISULLA <TURKISH BANK>

GRANDI OPERAZIONI LA <NATIONAL BANK OF KUWAIT> NE
ACQUISTEREBBE IL 30% DELLE AZIONI. SAREBBE UNA 1° "FINESTRA"

Secondo fonti finanziarie locali, la <National Bank of Kuwait> (Nbk) - una delle principali banche del Golfo Arabico - sarebbe pronta ad acquistare il 30% delle azioni della <Turkish Bank>, una istituzione finanziaria locale di media dimensione (17 sportelli) che ha chiuso il 2005 con asset di circa 500 milioni di dollari. L'operazione della <Nbk> sarebbe soltanto una prima "finestra" operativa del Kuwait in Turchia, in attesa della privatizzazione del colosso finanziario locale <Halkbank< già entrato nel mirino della <Kuwait Investment Authority> (Kia). Gli analisti locali segnalano che l'offensiva dei Paesi del Golfo, sul fronte degli investimenti diretti e di portafoglio (in particolare da parte di Emirati Arabi, Kuwait, Arabia Saudita e Qatar) in Turchia potrebbe far convergere nel paese oltre 10-15 miliardi di dollari nei prossimi 3-4 anni soprattutto nei settori immobiliare, petrolchimico, delle telecomunicazioni e finanziario. (Ice Istanbul)

 

 

 

 

 
 

 

 

ACCORDO <TEKSID> PER LA VENDITA ASSET


www.teksidaluminium.com  UNA NOTA DELLA
SOCIETA' IMPEGNATA IN TURCHIA IN UNA CONSISTENTE
OPERA DI RISTRUTTURAZIONE PER TORNARE IN ATTIVO

<Teksid Aluminum> ha raggiunto un accordo per la vendita di alcuni asset detenuti in Turchia che le frutteranno un introito di circa 3 milioni di euro.
Lo dice una nota della società, uscita dall'orbita di <Fiat> (FIA.MI: Quotazione, Profilo) nel 2002 e che ha ancora stabilimenti nei dintorni di Torino, sul suo sito web www.teksidaluminum.com.
La società, impegnata in una consistente opera di ristrutturazione per tornare in attivo, é anche riuscita ad avviare la cessione del 70% della joint venture in Cina.
"Siamo riusciti a sbloccare la situazione e siamo in attesa dell'autorizzazione da parte delle attività di controllo cinesi per le quali prevediamo un tempo di risposta tra le 3 e e 5 settimane da ora" ha detto a <Reuter>s una fonte finanziaria della società ricordando che da quest'ultima cessione <Teksid> dovrebbe incassare altro 15.5 milioni di dollari.
Il bond <Teksid> <IT017216686=>, emesso nel 2003, è indicato oggi in calo di 2.5 punti a 55.00, dopo aver toccato i minimi a inizio di febbraio a 50. Tra novembre e dicembre il titolo trattava sopra 105. Il bond, dicono fonti di mercato, è stato emesso per lo più sul mercato Usa e sottoscritto da investitori istituzionali.
All'inizio di maggio la società di rating <Moody's> ha portato l'outlook sul bond a stabile da negativo, confermando il livello di 'Ca', mentre per la società ha confermato il rating di 'Caa3'.
<Standard & Poor's> aveva ridotto il rating di <Teksid> a 'SD' (selective default), da 'CCC-' in gennaio, in occasione del mancato pagamento della cedola del bond.
Dall'inizio dell'anno <Teksid> ha concluso la programmata vendita dei suoi impianti e attività oltre Atlantico alla messicana <Tenedora Nemak>, controllata da <Alfa> (ALFAA.MX: Quotazione, Profilo) e la dismissione delle sedi in Polonia.
La società grazie agli incassi di tali vendite è riuscita a metà marzo a scongiurare il default pagando la cedola del suo bond 2011 che era scaduta lo scorso gennaio. Inoltre <Teksid> all'inizio del mese ha anche rimborsato anticipatamente 35.15 milioni di euro dell'ammontare totale del bond do 240 milioni.
Sono previste altre due/tre aste di riacquisto, la prima delle quali verso fine giugno.
La porzione rimanente verrà poi coperta dalla liquidazione della <sinthetic equity> in <Nemak>, che avverrà tra tre anni.
Sono inoltre ancora in corso le trattative per la vendita degli asset in Francia, Italia, oltre all'ufficio commerciale in Germania.
Tra le altre ci sono trattative in corso con il gruppo tedesco <Bavaria IndustrieKapital>. (
Reuters)

 

 

 

 

 
 

PORTE APERTEPER I LAVORATORI

MANODOPERA LA BULGARIA, TRA I PAESI PIU' POVERI DELLA
UNIONE EUROPEA, APRIRA' LE PORTE AI TURCHI. UNA NUOVA NORMA

La Bulgaria, il Paese più povero dell'Unione Europea, aprirà le porte ai lavoratori della Turchia e di altri Stati contigui, per far fronte alla propria carenza di manodopera, legata all'accelerato sviluppo economico e all'esodo dei propri cittadini verso l'estero. Lo ha rivelato <Bloomberg News>.
La Bulgaria modificherà la propria normativa per consentire alle aziende di fare venire dall'estero lavoratori da inserire nell'attività edilizia, turismo e cantieristica. Lo ha annunciato il vice ministro delle Finanze, Lyubomir Datsov. Il settore delle costruzioni è cresciuto di circa il 30 per cento l'anno scorso, mentre il turismo è aumentato del 10 percento. "Il mercato del lavoro rappresenta la principale sfida che la Bulgaria si trova ad affrontare nei prossimi anni", ha affermato Datsov, intervistato da <Bloomberg News> a Sofia a margine di una conferenza.
"L'unico modo di ridurre la pressione sul mercato del lavoro è quello di rimuovere le barriere legali e consentire alle imprese di assumere lavoratori dai Paesi vicini e da altri Paesi", ha dichiarato. La manodopera qualificata disponibile risulta ridotta in presenza una crescita economica pari al 6,1 per cento l'anno scorso, che ha consentito di ridurre il numero di disoccupati. Il tasso di disoccupazione si è dimezzato rispetto ai massimi del 18 per cento riportato nel 2002.
L'ingresso nell'Unione europea, avvenuto nello scorso mese di gennaio, ha conferito ai cittadini bulgari il diritto di cercare lavoro in alcuni Paesi comunitari, tra cui Italia e Spagna.
Si valuta che a lasciare il proprio Paese quest'anno per cercare lavoro altrove saranno 20mila bulgari, su una forza lavoro complessiva di 3.5 milioni, secondo un'indagine del ministero del Lavoro. Il numero effettivo degli emigranti potrebbe risultare molto superiore, in quanto la maggior parte non si registra alle liste di collocamento prima di lasciare il Paese. (Denaro.It)

 

 

 

 

 

 

NOTIZIARIO DI AMBASCIATA

 


III SEZIONE COMITATO MONITORAGGIO
Si è tenuta ad Istanbul  la III Sessione del "Comitato di Monitoraggio" per la cooperazione economica tra Italia e Turchia, previsto dal Protocollo d’intesa sottoscritto ad Ankara il 15 dicembre 2004. Ai lavori del Comitato hanno partecipato da parte italiana il ministero del Commercio Internazionale, il ministero degli Affari Esteri, il ministero per lo Sviluppo Economico (Ufficio italiano Brevetti e Marchi), il Dipartimento del Turismo presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, l’Agenzia delle Dogane, l’Ice, la Confindustria, Unioncamere, la Simest, l’Ipi e la Regione Puglia, oltre a rappresentanti di questa Ambasciata e del Consolato Generale di Istanbul. Per la controparte turca erano presenti il ministero dell’Industria e Commercio, gli Istituti turchi per i brevetti e per la standardizzazione, il Kosgeb (Small and Medium Industry Development Organization), la Tobb (Unione delle Camere e Borse della Turchia), il DEIK (Consiglio per le Relazioni Economiche con l’Estero), la Tusiad (Associazione degli Imprenditori e degli Industriali Turchi) e la Teskomb (Associazione degli Artigiani turchi) e la <Turkish Eximbank>. I lavori della Sessione si sono articolati in due momenti: una sessione plenaria ed incontri bilaterali tra le Istituzioni italiane e le omologhe turche per approfondire particolare aspetti della collaborazione bilaterale. 
I settori in cui entrambe le delegazioni hanno manifestato un vivo interesse, soprattutto in merito a possibili attività di cooperazione, sono stati i trasporti marittimi, la cantieristica, i parchi tecnologici e le  Università, l'artigianato. L’attenzione si è inoltre concentrata sull’opportunità di rafforzare la collaborazione tra le diverse associazioni di categoria nel campo delle piccole e medie imprese. Di non minore rilevanza la questione relativa alla tutela della proprietà industriale, ai brevetti, alle patenti ed al processo di standardizzazione. Entrambe le delegazioni hanno inoltre posto l’accento sulla necessità di scambio di informazioni sull’utilizzo dei Fondi U.E. (Ipa) riservati ai Paesi candidati all’UE, punto su cui la controparte turca ha manifestato un vivo interesse. Per quanto riguarda infine l’attività promozionale, il Ministero del Commercio Internazionale ha sottolineato come, nel corso dell’ultimo biennio, la Turchia è stata destinataria di rilevanti risorse finanziarie per iniziative promozionali realizzate dall’Ice, aumentate, da 42 nel 2005, a 60 nel 2006 (con un incremento del 43%). 
A cinque mesi dall’inaugurazione del primo tunnel del tratto autostradale che collega Ankara ad Istanbul, realizzato ad opera della Società <Astaldi>,  avvenuta in occasione della visita del Primo Ministro Romano Prodi, il tunnel parallelo nel senso opposto di marcia è stato ufficialmente aperto all’inizio del mese di maggio alla presenza del Sottosegretario dei Lavori Pubblici e dell’Edilizia, Ozkan Erbakan. Con l’apertura del nuovo tunnel sarà ora possibile raggiungere Istanbul dalla capitale in circa quattro ore.

COOPERAZIONE ECONOMICA
Il Governo turco ha deciso di firmare un nuovo accordo di cooperazione economica con la Banca Mondiale denominato "Collaborazione sul Programma Paese" che avrà decorrenza a partire dal 2008 fino al 2011; il finanziamento complessivo dovrebbe ammontare a $6.6 miliardi. L’accordo relativo al programma in corso, siglato nel 2003 e la cui chiusura era prevista per il 2006, era stato prolungato fino al 2007, cos^ come il prestito iniziale concesso, pari inizialmente a $4.5 miliardi, era stato a sua volta innalzato a $6.6 miliardi. Le attività della Banca in questi ultimi quattro anni si sono concentrate su attività volte al miglioramento degli indicatori macro-economici, alla riduzione della povertà, allo sviluppo sociale ed alla gestione delle risorse naturali ed ambientali.

SETTORE ENERGETICO
Il settore energetico in Turchia riveste una notevole importanza geo-politica oltre a costituire uno dei capitoli negoziali che il Paese dovrà discutere con la Commissione di Bruxelles nel processo di adesione. Quest’ultima ha recentemente elencato i punti principali che ritiene siano particolarmente sensibili per il mercato energetico della Turchia. Tra questi, l’Unione Europea attribuisce un’importanza fondamentale al processo di liberalizzazione del settore della distribuzione di energia elettrica, sottolineando che le limitazioni poste alle quote di partecipazione di capitali stranieri non sono attualmente compatibili con le norme comunitarie in vigore in ambito europeo relative a fusioni ed acquisizioni. La Commissione ha anche rilevato che i ritardi nella ristrutturazione dell’’Ente Nazionale Turco competente per il trasporto delle Risorse Naturali (<Botas>) stanno sensibilmente rallentando il processo di liberalizzazione della distribuzione di gas; anche in questo mercato la quota del 20% destinata dalla Turchia ai possibili acquirenti stranieri non rispecchia i criteri previsti dall’acquis comunitario. Infine, con riferimento all’intenzione di costruire delle centrali nucleari nel Paese, la Commissione ha sottolineato che l’attuazione della legge che regola tale attività dovrà essere delegata all’Istituto di Energia Atomica (Taek), che sarà pertanto responsabile della sicurezza delle centrali. Al riguardo va menzionato che proprio in questi giorni il Parlamento ha approvato il controverso testo normativo che regola la costruzione delle centrali nucleari e, in base allo stesso, il Ministero dell’Energia sceglierà le società appaltatrici dei lavori in base ai criteri stabiliti dall’Istituto di Energia Atomica.
Il Governo ha ufficialmente inviato al Fondo Monetario Internazionale la Lettera di Intenti elaborata al termine della sesta revisione lo scorso marzo. Se il Consiglio Esecutivo, nella prossima riunione prevista nel mese di maggio, approverà tale documento, saranno versati nelle casse dello Stato $1.1 miliardi. Nel frattempo il Parlamento ha deciso di posticipare l’applicazione delle legge sulla sicurezza sociale al 1 gennaio 2008 slittando così di un anno rispetto alla data originaria fissata in sede di consultazioni con il Fondo Monetario. Come noto la legge è stata fortemente auspicata dal Fondo per ridurre drasticamente la spesa sociale e condurre ad una gestione della spesa pubblica di successo in ambito al programma di stand-by firmato tra il Governo di Ankara e l’Istituzione di Washington che considera l’eccessiva spesa sociale il fardello più pesante del bilancio dello Stato. 

     SOSTENIBILITA' DEL CEMENTO-CALCESTRUTTO
La città di Istanbul ospiterà a breve il "terzo Simposio Internazionale sulla Sostenibilità del Cemento e del Calcestruzzo" evento organizzato dall’Associazione dei produttori di cemento della Turchia in occasione del 50mo anniversario dalla sua fondazione. Nel corso della manifestazione saranno affrontate varie tematiche quali la produzione di cemento e la salvaguardia dell’ambiente, saranno presentati nuovi tipi di cemento e calcestruzzo così come prodotti grezzi alternativi per la produzione di cemento;  saranno infine discussi gli sviluppi più recenti nell’utilizzo di nano-tecnologie volte ad assicurare la sostenibilità del cemento e del calcestruzzo nonché le tematiche relative alle certificazioni, standard e gestione della qualità in base alle normative dell’Unione Europea. Al simposio è prevista la partecipazione di rappresentanti delle più grandi aziende del settore della Turchia, del Giappone, della Svizzera, degli Stati Uniti, della Germania, del Belgio e di Israele.

BILANCIA DEI PAGAMENTI
Secondo gli ultimi dati pubblicati dalla Banca Centrale turca, la bilancia dei pagamenti        nel primo trimestre del 2007 il deficit della bilancia dei pagamenti è aumentato del      3.%, passando da $8.7 miliardi a $ 9 miliardi. Nonostante tale deficit, la Banca Centrale ha reso noto che il consistente aumento degli investimenti esteri diretti, cresciuto di ben sette volte nel periodo in questione, da $1.3 miliardi del 2006 agli attuali $7.9 miliardi, ha fatto diminuire di ben $2 miliardi il fabbisogno finanziario del Paese. Nello stesso periodo il deficit commerciale è diminuito dello 0,4% attestandosi a $ 8,6 miliardi; le entrate nette derivanti dal settore del turismo sono anch’esse aumentate del 3.9% ($1.4 miliardi) mentre nel complesso il settore dei servizi, che oltre al turismo include i trasporti e le costruzioni, ha registrato nel trimestre considerato un surplus di $1.18 miliardi con un leggero miglioramento rispetto allo stesso periodo del 2006 ($1.16 miliardi). 

TASSO DI INFLAZIONE
Il tasso d’inflazione in Turchia ha registrato nel mese di aprile un aumento dell’1.21% portando il tasso su base annua al 10,72%. Il maggiore aumento dei prezzi al consumo è stato registrato nel comparto alimentari e bevande non alcoliche (13.31%), seguito da quello del settore immobiliare (12.97%), da quello alberghiero e della ristorazione (12.40%) e da quello dell’arredamento (10.87%). Per quanto concerne i prezzi di produzione l’aumento registrato nel mese di aprile è stato pari allo 0.80%, tradottosi nel 9.68% su base annua. Secondo le stime bimestrali condotte dalla Banca Centrale, tale trend farebbe prevedere un tasso d’inflazione di fine anno pari al 7.78%, il doppio rispetto al target del 4% prefissato in fase di bilancio. 

TURISMO POLLICE SU'
Nel primo trimestre dell’anno in corso il settore del turismo turco ha realizzato un aumento dell’8% nel volume delle entrate per un totale di $2.1 miliardi ($2 miliardi nello stesso periodo del 2006), di cui $1.5 miliardi derivanti dal turismo estero e oltre $600 milioni dal turismo domestico. I turisti stranieri hanno raggiunto nei primi tre mesi del 2007 i 3 milioni, con una spesa media pro-capite di $677; poco più di un milione invece i turisti di nazionalità turca, che hanno speso mediamente $572 a persona. Sottolineando che dall’inizio dell’anno nel comparto del turismo si registra un trend in netta crescita, il Presidente dell’Associazione dei gestori alberghieri del Mediterraneo, Osman Ayik, ha affermato che il target di affluenza di visitatori nella rinomata città di Antalya è stato fissato in 8 milioni, puntando su una maggiore affluenza di cittadini russi, delle Repubbliche turche e dei Paesi del Medio Oriente.

     EXPORT-IMPORT
Secondo l'Ufficio Statistico Turco (Tuik) e le elaborazioni predisposte dall’Ufficio Ice di Istanbul, nel periodo gennaio-marzo 2007 l'import turco è cresciuto del 17.6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, raggiungendo quota 34,8 miliardi di dollari; parallelamente l'export è aumentato del 24.2%, per un valore totale di 23.1 miliardi di dollari. Il disavanzo risulta quindi pari a 11.7 miliardi di dollari (+7.3% rispetto al 2006). L'Italia continua ad essere il terzo partner commerciale della Turchia, con un interscambio di 3.8 miliardi di dollari (+8.6% rispetto al 2006). L'export dell'Italia è stato pari a 2 miliardi di dollari (+12.1% rispetto al 2006), mentre l'import dalla Turchia è stato pari a 1.8 miliardi di dollari (+3.6% rispetto al 2006). Il saldo permane positivo per il Made in Italy per un ammontare di 200 milioni di dollari (lo scorso anno era stato nello stesso periodo di 100 milioni di dollari). La quota di mercato dell'Italia sul totale importato dalla Turchia dal mondo è pari al 5,8%. La Germania rappresenta sempre il primo partner commerciale del Paese, con un interscambio di 6.1 miliardi di dollari (+1.7% rispetto al 2006) ed un saldo attivo di 700 milioni di dollari. La Russia resta invece il primo Paese esportatore con circa 5 miliardi di dollari di dollari (+36.4% rispetto al 2006) in considerazione delle ampie forniture energetiche (gas naturale) ed il secondo Paese partner. Interessanti ancora una volta, seppur più contenute rispetto al recente passato, le performance dell’export cinese (+22.2% rispetto al 2006), mentre in forte espansione risulta l'interscambio con l'Iran (+41,6% rispetto al 2006).  Sempre nei primi tre mesi del 2007, le esportazioni della Turchia verso l’Unione Europea sono state pari al 57.9% del totale per un totale di $13.3 miliardi con un incremento percentuale del 25.4%. Per quanto concerne i settori merceologici, i principali prodotti esportati sono stati i seguenti: autoveicoli, che hanno realizzato il valore più alto ($3.4 miliardi), seguiti da macchinari, apparecchiature meccaniche, riscaldamenti, equipaggiamenti ($1.8 miliardi), vestiti ed accessori per l’abbigliamento ($1.8 miliardi); per quanto riguarda le importazioni al primo posto i combustibili ed olii minerali ($6.9 miliardi) seguiti da macchinari, apparecchiature meccaniche, riscaldamenti, equipaggiamenti ($4.5 miliardi).

NUOVO INCARICO PER FEDERICO GUIZZONI
Federico Ghizzoni è stato nominato membro del <Management Board di Unicredit> e sarà responsabile della <Divisione Poland Markets>. Inoltre è stato nominato membro del <Management Board di Bank of Austria> (BA-CA), controllata da Unicredit, con responsabilità per il business dell’Europa Centro-Orientale. Federico Ghizzoni succederà ad Andrea Moneta, vice-Direttore Generale di <Unicredit>. Alessandro Decio prenderà il posto di Ghizzoni in Turchia nella carica di <Chief Operating Officer di Koc Financial Services> e di <Yapi ve Kredi Bankasi A.S.> Le nuove nomine avranno effetto dal 1 luglio 2007. 

INVESTIMENTI 
Secondo quanto riportato da un rapporto elaborato dal ministero del Tesoro turco, gli   investimenti diretti esteri effettuati da società turche  nel corso del 2006 sono             ammontati a $9.1 miliardi; i primi nove Paesi di destinazione sono stati l’Olanda,       l’Azerbaijan, il Regno Unito, la Germania, il Kazakhstan, il Lussemburgo, gli Stati Uniti, la     Russia e la Romania. Nello stesso periodo le sussidiarie di società turche hanno     raggiunto le 1.964 unità.

INTERESSE DI <SANPAOLO-INTESA>
La stampa turca ha di recente riportato quanto appreso dai quotidiani italiani circa l’interesse di Intesa <Sanpaolo< a partecipare alla gara per la privatizzazione della <Oyak Bank>, per la quale sarebbe pronta ad offrire €1.1 miliardi. <Intesa Sanpaolo> sarebbe intenzionata ad aggiungere la Turchia ai suoi attuali Paesi di attività situati sia in Europa centrale che orientale. La <Oyak Bank> rappresenta una delle ultime opportunità’ di entrare nel mercato bancario della Turchia, segnato negli ultimi due anni da una serie di acquisizioni straniere che hanno contribuito al forte rilancio del settore.

<HALKBANK> E PRIVATIZZAZIONE
Il ministro delle Finanze turco Kemal Unakitan ha recentemente reso noto che l’interesse degli investitori stranieri per la privatizzazione del capitale azionario pari al 24.98% della <Halkbank> è stato tale da aver ricevuto offerte superiori di circa 9 volte rispetto a quella presentata dal Governo; da parte degli investitori locali l’offerta massima è stata di tre volte superiore. La domanda totale da parte del mercato ha raggiunto invece la somma di $12.9 miliardi. Il prezzo delle azioni è stato fissato in 8 YTL (€ 4.5 circa) corrispondente ad un valore di mercato della Banca pari a $7.5 miliardi ed il 70% dello stock disponibile sarà destinato agli investitori stranieri ed il restante 30% a quelli domestici. Si tratta della più grande offerta pubblica nella storia della Borsa di Istanbul, valutata in $1.9 miliardi, cui parteciperanno oltre 230 tra grandi investitori e fondi di investimento.

AVIAZIONE CIVILE E INVESTIMENTI STRANIERI
Gli investitori stranieri hanno recentemente iniziato a valutare la possibilità di operare nel settore dell’aviazione civile in Turchia specialmente a seguito dell’espansione che stanno avendo le compagnie aeree private. Per l’anno in corso si prevedono numerose acquisizioni e fusioni; la prima è stata quella recentemente conclusa tra la <Pegasus> e la <Izmir Airlines>, in cui la prima ha acquisito il 20% del capitale azionario della seconda per circa €4 milioni. Il settore si presenta particolarmente attraente per possibili partner grazie alle favorevoli politiche governative oltre che all’aumento dei passeggeri che decidono di affidarsi alle compagnie aeree private piuttosto che al tradizionale pullman quale mezzo di trasporto, grazie anche alla concorrenza tra le compagnie private che ha contribuito alla diminuzione di prezzi dei biglietti.

<ASTALDI> IN CORSA PER IL TUNNEL
 Si avvicina il termine per la presentazione delle offerte relative alla costruzione del secondo tunnel sottomarino del Bosforo, fissato per il prossimo 12 giugno, cui, tra gli altri, figura la società <Astaldi>. I lavori consisteranno nella costruzione di un tunnel parallelo a quello attualmente in fase di costruzione, che collegherà la parte asiatica ed europea e che, a differenza del precedente - che sarà utilizzato solo per il trasporto su rotaia - verrà  destinato agli autoveicoli. Si rammenta che tra i partecipanti stranieri oltre alla <Astaldi> figurano la francese <Vinci>, la spagnola <Ohl>, l’austro-tedesca <Straback>, le giapponesi <Mistubishi> e <Marubeni>, mentre da parte turca prenderanno parte alla gara le società <Gama>, <Nurol>, <Enka>, <Tekfen>, <Calik>, <Yapi Merkezi Yuksel>, <Limak>, <Alarko>, Guris>, <Dogus>, <Kolin> e  la <Ibrahim Cecen Holding>.

PORTO DI MERSIN E DIRITTI
I diritti di gestione del Porto di Mersin in Turchia sono stati ufficialmente trasferiti per i prossimi 36 anni alla <Mersin International Port Corporation>, il consorzio che nell’agosto del 2005 ha vinto il tender con un’offerta pari a $755 milioni, e che è formato dall’operatore portuale singaporeano <Psa> e dalle società turche <Akfen> e <Ogg>. La gara per la cessione dei diritti di gestione del porto, di appartenenza delle Ferrovie della Turchia, è stata ostacolata dai sindacati che però non sono riusciti ad opporsi all’operazione.

ACCORDO APPROVATO
Il Consiglio turco per la Concorrenza (Spk) ha ufficialmente approvato l’accordo per la cessione dei contratti di importazione tra la l’Ente Nazionale Turco competente per il trasporto delle Risorse Naturali (<Botas>) e la compagnia anglo-olandese <Shell> che fa seguito al processo di cessione dei diritti di importazione alle società private. Da ora in poi, quindi, la <Shell> potrà regolarmente importare prodotti petroliferi richiedendo la sola autorizzazione all’Autorità per la regolamentazione del settore energetico (Epdk).

LE MIRE DELLA <NBK>
Secondo fonti finanziarie locali, the <National Bank of Kuwait> (Nbk), una delle principali banche del Golfo Arabico, sarebbe pronta ad acquistare il 30% delle azioni della <Turkish Bank>, istituzione finanziaria locale di media dimensione (17 sportelli), che ha chiuso il 2005 con asset di circa $500 milioni. L'operazione della Nbk sarebbe soltanto una prima "finestra" operativa del Kuwait in Turchia, in attesa della privatizzazione del colosso finanziario locale <Halkbank> già entrato nel mirino della <Kuwait
Investment Authority> (Kia). Gli analisti locali segnalano che l'offensiva dei Paesi del Golfo sul fronte degli investimenti diretti e di portafoglio in Turchia, in particolare da parte di Emirati Arabi, Kuwait, Arabia Saudita e Qatar- potrebbero far convogliare nel  Paese oltre $10/15 miliardi nei prossimi 3-4 anni soprattutto nei settori immobiliare, petrolchimico, delle telecomunicazioni e finanziario.

INDICATORI MACROECONOMICI
 - Crescita del Pnl nel 2005: 7.7%; nel 2006: 6.0%
 - Inflazione  annua (prezzi al consumo): 9.6% (2006); 10.8% (marzo 2007)
 - Interscambio con l’Italia nel primo trimestre del 2007 : $3.8 miliardi con esportazioni verso l’Italia pari a  $1.8 miliardi (+3.64% rispetto al primo trimestre 2006) ed importazioni dall’Italia pari a $2 miliardi (+12.08% rispetto al primo trimestre 2006). (Ice Istanbul su dati dell’Istituto Turco di Statistica - Tuik)
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A cura di: Simona De Martino - Capo dell'Ufficio Economico e Commerciale dell'Ambasciata d'Italia ad Ankara
               Giammarco Macchia - vice Capo dell'Ufficio Economico e Commerciale
               Roberto Luongo - Direttore dell'Ufficio Ice di Istanbul
Redazione: Tiziana Staffolani - CollaboratoreEconomico e Finanziario

 

 

 

 

 

 

NEWS IN PILLOLE

 

 


RASSICURAZIONI DI SENER
Il vice premier turco con delega all'Economia, Abdullatif Sener, ha rassicurato il popolo turco e ha dichiarato che - nonostante le elezioni anticipate e le turbolenze politiche attraversate dalla Turchia negli ultimi tempi - non ci saranno variazioni sui piani economici del Governo. Sener ha confermato che l'attività del Parlamento proseguirà come prima, ossia con la nuova legge sull'agricoltura e la creazione di 17 nuovi atenei. (Apcom)

PRIVATIZZAZIONE PONTI
Il processo per la privatizzazione dei ponti e delle autostrade turche è entrato nel vivo. Il board per le privatizzazioni ha annunciato che tra tre mesi partiranno le gare di appalto per quanto riguarda i due ponti sul Bosforo ad Istanbul, rispettivamente il Bogazci Korpusu e il Fatih Sultan Mehmet Koprusu.
Metin Kilci, presidente dell'Authority per le Comunicazioni ha sottolineato come nel 2007 lo Stato abbia ricavato oltre 7 miliardi di dollari dalle cessioni ai privati, buona parte provenienti dalla privatizzazione di <Turk Telekom> e della recente offerta di pubblico su <Halkbank>. (Apcom)

LAVORO NERO
L'82% dei ragazzi di età tra i 15 e i 19 anni lavora in nero in Turchia. A rendere nota questa situazione, che da anni non accenna a migliorare, è stata una ricerca condotta dalla Camera di Commercio di Ankara.
Lo studio mette in evidenza come le condizioni lavorative rimangano senza tutele fino ai 25 anni di età. Anche il 54% dei giovami tra i 20 e i 25 anni, infatti, lavora in nero.

DONNE IMPIEGATE A STAGIONE
Stanno piegate per ore e ore nei campi, molte non vanno a scuola in questo periodo. Sono le donne del Mar Nero che in questa stagione vengono impiegate per raccogliere i frutti delle piantagioni locali e poi dimenticate per il resto dell'anno.
Gli uomini in questo periodo si spostano nelle altre località della regione, più industrializzate, e lasciano le loro donne, "padrone" delle piantagioni e delle operazioni di raccolta che riguardano soprattutto the, tabacco e nocciole.
Spesso di tratta di aziende a conduzione familiare. (Apcom)

IL CAMMINO DELL'ECCELLENZA
Il Consiglio turco per la ricerca scientifica e tecnologica (Tubitax) sta organizzando una manifestazione speciale del Consiglio europeo della ricerca (Cer) dal titolo «The Pathway of Excellence: Ideas Specific Programme» (Il cammino dell'eccellenza: il programma specifico «Idee») che si terrà il 1° giugno a Istanbul (Turchia).
Interverranno all'iniziativa il segretario generale del Cer, prof. Ernst-Ludwig Winnacker, e il presidente in carica del Tubitax, prof. Nuket Yetis e saranno invitati oratori della Commissione europea.
Tra i temi trattati dagli esperti del Cer figureranno i seguenti:
- modello di convenzione di sovvenzione del Cer;
- gestione delle sovvenzioni del Cer;
- opportunità per i ricercatori turchi;
- 2° invito a presentare proposte del Cer (Erc Advanced Grant).
L'iniziativa è aperta a ricercatori dei settori accademico e industriale.
Per ulteriori informazioni visitare:
http://www.fp7.org.tr/erclaunch/

IDE TURCHI VICINI AI 10 MLD DI $
Secondo uno studio predisposto dal Ministero del Tesoro turco, al 31 dicembre 2006 lo stock degli investimenti diretti esteri (IDE) era pari a 9,1 miliardi di dollari USA. Il numero totale delle imprese turche investitrici era di 1.964. I principali paesi recettori degli investimenti turchi sono risultati: Olanda (101 investimenti per 2,7 miliardi di dollari); Azerbaijan (123 per 2,6 miliardi di dollari); Germania (160); Kazakhstan (99); Regno Unito (68); Lussemburgo (21); USA (94); Romania (166) e Russia (21). (Ice Istanbul)

<CEMENTERIE BARBETTI> SI ESPANDE IN TURCHIA
<Cementerie Aldo Barbetti> di Gubbio si espande in Turchia. La società guidata da Maria Antonella Barbetti ha concluso un accordo di joint venture nel settore del cemento con <Sanko Holding>, uno dei principali gruppi industriali del paese.
L'operazione, si legge in una nota, garantisce ai due soci poteri paritetici di governance e valorizza il 100% delle attività della <JV Cimko> 925 mln. La <Cimko>, che dispone nel sud-est della Turchia di una moderna cementeria e di alcune centrali di calcestruzzo, sta per avviare la produzione nella più grande cementeria monoforno del Paese (<Kahraman Maras> - 8.000 tonnellate di clinker al giorno), raggiungendo una capacita' complessiva annua di oltre 4 milioni di tonnellate di cemento ed una quota del mercato domestico pari all'8%.
Il fatturato annuo a regime si attesterà intorno a 300 milioni di dollari circa. Com/glm

PRODUZIONE LATTE
La Turchia, che ha una produzione di latte simile a quella italiana, punta al mercato europeo e apre nuove possibilità di business agli operatori italiani. La Turchia registra una produzione di latte di 10,6 milioni di tonnellate, che la pone tra i primi 15 produttori al mondo, e sta velocemente adeguandosi agli standard europei. Proviene così dalla Turchia una delle principali novità della prossima edizione della Fiera del bovino da latte di Cremona, in programma dal 25 al 28 ottobre. Probabilmente anche in vista di un possibile ingresso nell'Unione europea, la Turchia si sta muovendo molto velocemente in un settore - spiegano gli organizzatori della rassegna - nel quale vanta oltre 1,7 milioni di allevamenti. (Denaro.it)

 

 

 

 

 

 

TURISMO/AMBIENTE

 

EMERGENZA

ACQUA CONTATA AD ANKARA

L'emergenza acqua ha toccato livelli mai visti in Turchia ed adesso alcune città devono fare i conti con il fenomeno. Prima fra tutte la capitale, Ankara, che è già soggetta ad una serie di restrizioni. I primi tagli riguardano il lavaggio delle macchine e l'inaffiamento dei giardini con acqua proveniente dalle sorgenti pubbliche. Il sindaco della città ha definito la misura necessaria per prevenire tagli drastici durante l'estate prossima. (Apcom)

 

 

 

 

 

 

LA GRANDE ATTRAZIONE

UZUNGOL E SUMELA  MENTRE IL PRIMO
MONASTERO ATTIRA DI PIU' I TURISTI
STRANIERI, IL SECONDO HA UN MAGGIOR
NUMERO DI VISITATORI TURCHI

Visitors will now have to take the new Black Sea highway rather than the coastal road to reach the monasteries. Though tourists might miss the view, Trabzon expects to lure them in with its attractions, both natural and spiritual. Uzungöl has become a popular destination for tourists from all over the world, and the Sümela Monastery is considered the most popular spiritual tourist attraction in the Black Sea region. The popularity of these monasteries is paving the way for more investment with hotel construction booming in recent years.
Tourists can visit the Hagia Sophia Museum, Atatürk Palace, mosques, hans and Turkish baths located in the city center near Uzungöl and Sümela as well as nearby inland towns. Trabzon is one of the biggest business centers in the Black Sea region thanks to its fortuitous location, international airport, port, university and modern sports centers. Investors have plans to build roads between the uplands in Ordu and Atvin to attract more tourists for longer periods.
Uzungöl for Turks, Sümela for foreign tourists
The number of tourists to visit Uzungöl increased in the last year and while overall visitor levels to the Sümela Monastery dropped, the proportion of foreign tourists visiting it increased. Most visitors to Uzungöl, Sümela and the Hagia Sophia Museum are from Germany, Austria, England, Greece, Japan, New Zealand, Holland, France, Italy, Switzerland, Russia and the Commonwealth of Independent States (CIS).
History of Sümela Monastery 
The Sümela Monastery, also known as “Meryem Ana” (The Virgin Mary), stands on the foot of a steep cliff facing the Coşandere valley in the region of Maçka in Trabzon, Turkey. It is nearly 300 meters high and was built in the tradition of monasteries located in forests outside the cities, near caves and water. The monastery was built in honor of the Virgin Mary. It took the name “Sümela,” which derives from “Melas,” meaning black. Although some believe that it has taken this name from the Karadağlar (Black Mountains) on which it stands, it is also associated with the black color of the icon of the Virgin Mary. This was also the view of eminent historian J. P. Fallmerayer (1790-1861), who visited the monastery in 1840. It is known that many icons of the Virgin Mary were produced in the l2th century by Georgian artists. These icons, known as Black Madonnas, found their way into a number of monasteries.
The icon of the Virgin Mary, which is believed by many to possess miraculous properties, is the main source of income for the monastery. According to legend the icon was built by Saint Luke, one of the disciples of Jesus Christ, and sent to Athens after Luke’s death. However, during the reign of Eastern Roman Emperor Theodosius I in the fourth century, the icon declared its desire to leave Athens and was borne to a hollow in the  mountains around Trabzon by angels and placed upon a stone. It was at that time that two hermits by the name of Barnabus and Sophronius, who were then traveling from Athens to Trabzon, happened to find the icon in this deserted spot and built the Rockface Church (Anakaya). It is believed that the monastery was rebuilt in the sixth century, during the reign of Emperor Justinian I, by Commander Belisarios.

 

Where to stay, what to eat?

There are several hotels in the Maçka district, a popular tourist center. Enjoy the view and fresh seafood at one of the restaurants that line the coast. Tourists should definitely try hamsi (anchovy) and Akçaabat meatballs for lunch or dinner and enjoy a dish of sütlaç (rice pudding) at Hamsiköy. On your way back you can buy Trabzon bread for your friends and family -- this delicious village-style bread stays fresh for several days.
Directions
Transportation to Uzungöl and Sümela has significantly improved in recent years. There are about 20 different flights each week to Trabzon during the low season and more in the high season. Tourists can also use the new Black Sea highway to travel to the region. Travelers from the Commonwealth of Independent States (CIS) can reach Trabzon by ferry; there is two or three a week.
Uzungöl is 99 kilometers away from Trabzon, Sümela 43. The distance to Trabzon from İstanbul by car is 1,080 kilometers, 765 from Ankara and 1,340 from Izmir.


According to another legend, Alexios III, saved from death in a storm by the Virgin Mary, had the monastery rebuilt. After its restoration, Alexios endowed it with rich foundations, the conditions of which were set out in a Krysobullos, or decree. Until around 1650 there was a verse consisting of five lines inscribed on a tablet dated 1360 over the monastery gates. The verse stated “Alexios III, founder (ktetor) of this place, is emperor of East and West (Iberia).” In 1361 Alexios witnessed an eclipse of the sun at Sümela and the sun depicted on coins that Alexios minted refers to this event. In the Deed of Foundation, dated 1365 there are references to the administration, land and income of the monastery. There is also a warning about the “danger of a Turkish invasion of Trabzon” and the monks are urged to be “always on the alert.”
The monastery buildings that have survived until today suggest that the Sümela monastery was built some time after the 13th century. It could be said that Alexios III (1349-1390) from the Kommenos dynasty, which was founded in Trabzon in 1204, revitalized the importance of the monastery and maintained its monetary support. After Turkish forces invaded the eastern Black Sea region, Ottoman Sultan Selim I (1512-1520) presented two candlesticks to the monastery, earlier Sultan Mehmet II, conqueror of Trabzon (and of Constantinople), acknowledged the rights of the monastery with legal decrees. Similarly the decrees of sultans Bayezid II, Selim II, Selim III, Murad I, İbrahim I, Süleyman the Magnificent, Mustafa I and Ahmet III were also said to be kept in the monastery.
Sümela was expanded and improved in the l8th century and many parts of it were rebuilt. The golden age of this monastery was the l9th century, when rebuilding and magnificent decorative works were carried out. During this period several important writers visited the monastery including Ghikas (1755), Stephan (1764), Hysilantes (1775), and G. Palgrave (1826-1888). After the Russian invasion of Trabzon between 1916 and 1918, the monastery was completely closed in 1923.
Sümela Monastery includes the Anakaya, kitchen, guest rooms, a library, courtyard and small chapels. An aqueduct that brought water to the monastery fell into ruin through disuse, but large portions of the structure, which had several arches, have been restored.
The monastery can be reached by way of a steep path through the forest. Its entrance was clearly designed with security in mind; the building is accessed via a long, narrow flight of steps. As you pass through the main entrance, where there is a room for the gatekeeper, you descend a flight of steps into an inner courtyard. To the left there are a number of monastery buildings and to the right is the library. Sixty-six of the primarily l7th and l8th century manuscripts from this library, which had been previously catalogued, are now in the Ankara Museum. Some further 1,000 Byzantine-era manuscripts, adorned with miniatures, are kept in the Hagia Sophia Museum in İstanbul. There are also 150 printed books.
The silver candlesticks presented by Sultan Selim I were stolen in 1877. Another icon belonging to the monastery is in a private collection in Oxford. In the Benaki Museum in Athens there is a silver medallion on which the Holy Trinity is depicted and another ornate medallion dated 1438, together with an altar cloth (epitaphios) dated 1438 from the monastery. Also on the right side of the courtyard are a number of rooms, known to have been built circa 1860, and rooms for guest and monks. There are traces of Turkish art in some of the buildings around the courtyard. For example the details of the cupboards, nooks and fireplaces are extremely reminiscent of the Turkish style. The inside and outside walls of the Anakaya and chapels are covered with frescoes. The wall in the Anakaya that is adorned with frescos is said to be from the time of Alexios III. The inside and outside walls of the chapel that are adorned with layers of frescoes date back to at least the l8th century. In some areas of the chapel the walls have three layers of frescos. The bottom layer is superior to the others in terms of color and quality. The change in subject-matter discernable in each layer is interesting.
Inscriptions have been discovered that tell the viewer that these frescoes were made in 1710 and 1732. However, on the courtyard-facing wall of the Anakaya there were once frescoes dating from the reign of Alexios III. There are, however, no traces of these today.
Outside there are parts of a huge Apocalyptic scene on the rock. However only the upper bands remain and underneath its flaking plaster other scenes are visible. On the wall of the small chapel, visitors can see the image of a dragon and two mounted figures: St. George and St. Demetrios. Beneath this top layer, there are also two additional layers of paintings.
Atop the first layer, where the figure of an emperor wearing a diadem is depicted, is yet another figure of the same kind also wearing a diadem, and on top of  this a Transfiguration scene. In the older parts of the monastery there are correspondingly valuable paintings in places where the plaster has not flaked off completely in the lower layers.
The pointed arches of the fountain where the water of the sacred spring accumulates are also Turkish in style. In contrast to the extremely dilapidated chapels about 100 meters north of the Sümela monastery that contains frescoes, the walls in the monastery have been under protection by the Culture and Tourism Ministry since 1998. The frescoes in the Anakaya have been cleaned and placed under special care.
And finally, the pathway to the monastery has been restored and widened without touching its natural structure. (Fahi Oztoprak/Zaman

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ricostruita l'arca di Noè
Sul Monte Ararat da un gruppo di Greenpeace a 2.500 mt.
Grande dieci mt per quattro, è stata realizzata da volontari

 


Sul Monte Ararat, a 2.500 metri sopra il livello del mare, nascerà una nuova Arca di Noè, di 10 metri per 4, realizzata dai volontari di Greenpeace. L'opera - spiega una nota dell'associazione ambientalista - viene fatta "per richiamare l'attenzione dei Grandi del mondo sui cambiamenti climatici e stimolarli ad intervenire subito per arrestare quella che rappresenta la prima minaccia globale dei nostri tempi". Una carovana di 40 cavalli ha trainato fin sul Monte Ararat 12 metri cubi di assi di legno prefabbricato per iniziare la costruzione di supporti, chiglia e scheletro della barca. Nelle prossime settimane, una squadra di 20 carpentieri di nazionalità turca e tedesca completeranno la costruzione dell'imbarcazione, che verrà presentata ufficialmente al pubblico il 31 maggio 
prossimo, nel corso di una cerimonia
prossimo, nel corso di una cerimonia durante la quale gli scalatori di Greenpeace saliranno sulla vetta alta 5.137 metri del Monte Ararat. "I cambiamenti climatici sono una realtà. Se nel prossimo G8 i Grandi del pianeta non prenderanno misure urgenti, radicali e a lungo termine, i prossimi decenni saranno anni di una devastazione tale come l'umanità non ne ha mai vissuta in epoca moderna" ha affermato Hilal Atici, di Greenpeace Turchia. "Tutto il mondo chiede ai leader di oggi di affrontare il problema e agire ora per ridurre fortemente le emissioni di gas serra". "Chiediamo ai leader del G8 di adottare gli obiettivi di riduzione indicati dall'Ipcc - ha dichiaro Francesco Tedesco, Responsabile Campagne Clima di Greenpeace Italia - e non buttare al vento l'ennesima opportunità". (Agi)

 

 

 

 

 

 

 

 

I SAPORI
DOLCI-PICCANTI
DELLA
TRADIZIONE
TURCA

 

GOLOSITA'
Alla scoperta delle
spezie, frutta secca
e dolciumi nel
bazar egiziano 
di Istanbul nella
zona di Eminonu

Slowly but gradually people all over the world and especially in Western Europe, are going back to the roots of nature and simplicity. Ecologically grown organic foods are making a striking come back as awareness increases on side effects of pesticides, reactions to chemically and artificially produced goods and obesity.
Nevertheless many will still crave sugary zesty junk food and continue to have a sweet tooth despite trying to “eat healthy”. A custom unique to the Ottomans and to the fertile Anatolian soil provides a wonderful example of how to return to old-fashioned ways and benefit from better health, while satisfying the yearning for sweets at the same time!
The colorful and exciting institution of Malatya Pazarı established in Eminönü's Spice Market dates back 140 years. Specializing in dried fruits, nuts, spices as well as other creative “Turkish delights,” it demonstrates how an old Turkish company has became a successful medium sized family business and expanded internationally with its simplicity and mysticism while remaining true to nature and regional tradition.
Tourists flock in daily by the hundreds to Istanbul's historic Spice Bazaar (also known as the Egyptian Bazaar), drawn to the exotic dried fruits and vegetables hanging on strings and barrels of colorful spices. Located at an extensive and flashy corner of the Bazaar, Malatya Pazarı also imports its nuts and dried fruits from all around Turkey and supplies supermarkets like Pigro domestically. In addition, they export to Western Europe, Russia, Azerbaijan, Kazakhstan and Bosnia.
So what are the delightful specialties of this vibrant establishment in addition to the dried fruits and nuts? One of these is a so-called sweet “Sucuk”: walnuts or pistachios are attached to a piece of string and dipped into boiled thickened grape or mulberry juice and then hung up to dry. Depending on the nuts used in the ‘sweet sausage' the product is called either Adana Sucuk or Antep Sucuk. Not only 

are 
these peculiar looking brown sweet snacks surprisingly tasty, but they are also healthy and full of nutrients. The Maras Sucuk (16 YTL per kilogram), for example, is powdery white, made from pistachios and the cream of boiled grape juice  
(in the old days only bureaucrats and high ranking officials were served 
this luxurious product). Although many Turks love sweet Sucuks, others may need to acquire a taste for them.
The so-called “atom” is a round ball made of condensed carrot juice and again rolled in pistachios, walnuts or peanuts. Another interesting creation is the “Kayısı Döneri”, a block of apricot paste and walnuts sliced thinly with a huge knife similar to that used for a Döner kebab. Grape and mulberry pastes are famous in eastern Turkey in cities like Erzurum, Erzincan and Elazığ. When natives of these cities faced food shortages and deprivation in the past they used paste and dried fruits as sweeteners for their tea instead of refined sugar. They would pop a paste or dried grapes into their mouth and sip their teas. Then gradually they began combining walnuts and making a sweet “dürüm” and voila! - That's how the idea of the sweet Sucuks and Kayısı Döner came about.
The famous spices of the Spice Bazaar cannot go unnoticed and certainly do not at Malatya Pazarı either. Although spices were previously used for preserving food and making medicine, they are currently used more for adding flavor and seasoning to dishes. Spices can be a bit tricky, so one needs to be creative. “Saffron is the most popular item among tourists, as in Turkey the price of it is right and the quality good,” suggest the staff. Saffron adds color and taste to traditional dishes like rice. Colorful mixed peppers (40 YTL) are also popular to use for seasoning, with the red and pink giving a sweet flavor while the green and white pepper balls have a bitter taste. Dried lavender (12 YTL), dried tomatoes (20 YTL) and Melissa leafs (30 YTL) catch the eye along with hundreds of other seasoning. The mixed dried vegetable spice that combines dried celery root, carrots, tomatoes, leek and peppers can be used to cooking rice, soups and all sorts of meat dishes. “One has to use the imagination, be artistic and courageous with these amusing spices” they recommend.   
The staff of Malatya Pazarı 
is extremely helpful and 
informative and full of
enthusiasm. “What is this?” one might point and immediately be offered the selection. Surprisingly the 
boys working at Malatya Pazarı have extensive knowledge about the business, production of goods and the significanti and origins of each product that span various regions in Turkey and the Middle East. Dates from Iran, for
example, are imported only during the Ramadan as they can be preserved only for 10 days. This is because dates from Iran are packaged while still moist whereas dates from Medina last up to a year.
A countless range of Turkish delights and creative combinations of deserts at Malatya Pazarı could satisfy any sweet lover. “Bülbül Yuvası” (birds nest) and pistachio Dolma are examples of the imaginative goods they have created that resemble Turkish desserts. Their newly introduced sballava has double the nuts and half the thickened dough than baklava usually. It is full of flavor and contains lots and lots of calories! 
The owner of Malatya Pazarı is a kind and sweet gentleman called Metin Palancı - a man true to tradition and with a love for the Anatolian soil and its history.  “What about competition?” I ask him, gas there are so many other similar stores in the Bazaar. “If you really focus on quality and getting the job right it all goes well. One day I don't have one product, I send the customer to my neighbor and vice versa, no need for all this greed and rivalry,” he replies and smiles patiently.
According to the Muslim calendar, the tenth day of Muharrem is the Aşure day. According to legend, Noah's ark came to rest on Mount Ararat in northeastern Turkey and a feast of celebration was called for. Yet supplies were limited. People searched the ark to collect all available food, putting it into the pudding and calling it Aşure. It is commonly believed that cooking Aşure brings blessings. And sharing with neighbors and friends spreads this joy. This year the traditional Aşure Day was February 10.  On that particular day - as the indigents of Aşure like chickpeas, dried fruits and spices are the essence of the products of Malatya Pazarı - 87 huge trays were prepared. The Aşure was than served to all by passers and children as an act of charity and service to the community.
There is no need to go all the way to the Spice Market to enjoy to delights of Malatya Pazarı; the shop has a branch also on Istiklal Street in Istanbul's Beyoğlu. (Mina Ercel/Turkish Daily News)

 

 

 

 

 

UN SALTO 
DI QUATTROMILA ANNI.
I PROFUMI DI AFRODITE
 

ED IL SEGRETO DELL’OLIO

MOSTRE  Dopo un terremoto, una scoperta archeologica che ha portato alla luce oggetti e non solo. A Pyrgos esisteva un vero polo industriale dove si producevano olio di oliva, vino, tinture, rame, ceramiche e profumi, ottenuti con l’onfacium, cioè olio ottenuto con le olive acerbe
Poco più di una stanza, quattro bicchierini di profumo ed un centinaio di piccoli oggetti sconosciuti, questa l’estrema e superficiale sintesi della mostra "I profumi di Afrodite e il segreto dell’olio. Scoperte archeologiche a Cipro" che viene ospitata nelle sale di Palazzo Caffarelli, ai Musei Capitolini di Roma fino al 2 settembre 2007.
Sbaglia il visitatore distratto che quasi inconsapevolmente si ritrova nell’area dedicata alla mostra, se pensa di poter usare solo la vista per imprimere nella sua mente ricordi indelebili. Qui non troveremo bauletti colmi di pietre preziose come nella stanza adiacente, qui bisogna impegnarsi a fare un salto di quattromila anni, ed ecco che quei profumi annusati distrattamente prima, belli, ma quasi insignificanti, diventano memoria tangibile di un passato così lontano.
I quattro profumi preistorici sono stati ricreati appositamente per la mostra sulla base dei reperti trovati nel sito archeologico di Pyrgos nell’isola di Cipro. Qui la missione archeologica dell’<Itabc-Cnr ha portato alla luce la più antica fabbrica di profumi, ad oggi nota, del Mediterraneo. Il complesso fa parte di un grande edificio di circa 4000 mq., distrutto da un terremoto nel 1900-1850 a.c. e, come per Pompei, anche a Pyrgos è bastato scavare sotto un sottile strato di terra per trovare un vero e proprio mondo sigillato.
Si è così scoperto un vero e proprio “polo industriale” dove si produceva olio di oliva, vino, profumi, tinture per tessili, rame e ceramiche.
L’olio di oliva era certamente la produzione più importante e lo dimostra la disposizione degli altri ambienti di lavoro distribuiti intorno ad un grande frantoio.
Si è scoperto che Cipro possedeva grandi conoscenze tecnologiche ed utilizzava un sistema di molitura molto simile a quello che si è tramandato praticamente fino ai nostri giorni, il corredo di utensili di cui era provvisto il frantoio comprendeva grandi macine e mortai per lo schiacciamento delle olive, lastre di calcare su cui impilare i cesti contenenti la pasta delle olive ed una incredibile quantità di ciotole, bacili e attingitoi.
L’olio che se ne ricavava aveva molteplici usi: veniva usato come combustile nelle piccole fornaci per la fusione del metallo, nelle forge per la tempra e la martellatura degli oggetti, nella lavorazione della lana ed, infine, nella fabbrica dei profumi, ricavata nell’angolo nord orientale della grande sala del frantoio stesso.
Attraverso le due tecniche "a caldo" e "“della distillazione", a distanza di quattromila anni, sono stati riprodotti i procedimenti di estrazione degli oli profumati, così com’era in uso nella fabbrica dei profumi di Pyrgos.
Attraverso le tecniche dell’archeologia sperimentale, non è stato un problema riuscire a scoprire quali essenze si stavano lavorando al momento del terremoto, le 14 fosse per la macerazione degli aromi in olio di oliva ospitavano ancora le brocche per l’estrazione dei profumi e intorno c’era tutta l’attrezzatura per preparare gli aromi e per travasare i profumi.
Dai residui organici dei vasi e della terra sono emersi resti di coriandolo, mandorle, bergamotto, pino, alloro, salvia, lavanda ed altri ancora.
Con essi al Centro di Archeologia Sperimentale Antiquares hanno riprodotto i quattro profumi preistorici:
Hera, nato dalla macerazione delle essenze di bergamotto, coriandolo e pino nell’ olio di oliva; Artenide, creato con le essenze dell’ alloro, del coriandolo e del pino; Athena, creato con quelle della lavanda, del pino e del coriandolo; infine Afrodite che ho eletto quale mio personale profumo preferito ed i cui ingredienti manterrò segreti.
La qualità dell’olio d’oliva, invece, rimane un punto interrogativo. Plinio il Vecchio, quando nella sua Naturalis Historia descrive dettagliatamente ricette per fabbricare i profumi con l’olio di oliva, raccomanda l’uso dell’onfacium, cioè dell’olio ottenuto con le olive acerbe del mese di agosto-settembre, ma vi sono forti dubbi che i Ciprioti del 2000 a.c. conoscessero già la differenza tra l’olio estratto dall’oliva matura e quello estratto dall’oliva acerba. (Mena Aloia)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 

IL CUORE
DI ISTANBUL,
BEYOGLU

 

 

QUARTIERI
Nuovi locali, alberghi,
turisti: questa è la
zona tra Taksim e
Galatasay. Distrutta
da un incendio, fu
ricostruita alla fine
del 19° sec.

Beyoğlu is the heart of Istanbul and Istiklal Caddesi is the heart of Beyoğlu. The street is filled with history, extraordinary stories, love, death, modern architecture and fusty old buildings - fusty because many of them were built in the end of the 19th century after a fire swept the area bare in 1870.
Long before plans to build a city were drafted, the hills on the northern side of Golden Horn were all forest inhabited by animals whose skins were used for trading or making garments. Istanbul's first settlement was where Kadıköy is today. The second settlement is where Topkapı Palace stands - on the first of the seven hills of the city.
Fruit and flower gardens flourished on the northern shore of the city. The woods, which were full of wild animals, soon became the place where Roman and Byzantine nobility would hunt. Small villas and hunting lodges with beautiful views of the Bosphorus and the Sea of Marmara sprang up.
When Ottoman Turks conquered the city in 1453, they continued to follow the same life style. The term Beyoğlu, which means son of the bey (leader) in Turkish refers to the Turkish owner of the land where a village had grown up.
Ships from overseas stopped to loan and unload cargo at the base of Beyoğlu at today's Karaköy. There are numerous traces of taverns and wine shops that catered especially to foreigners. The Ottomans did their best to keep foreigners outside the “old” city and therefore Beyoğlu (or Galata) was a good place to accommodate them. In fact, the Ottomans were merely following the Byzantine practice of granting residence permission at Beyoğlu to the Genoese and other foreigners.
Beyoğlu: from past to present:
Beyoğlu was a magnet for foreigners despite its muddy streets and dilapidated houses. Foreigners could live there relatively cheaply and spend their time running their businesses and gossiping. 
Beyoğlu soon started attracting also foreign envoys and diplomats, who had their own reasons for not wanting to be too close to the sultan and Topkapi Palace; that, in fact, could be very dangerous.
The first step that gradually made Beyoğlu a special place for Europeans started with locating the first foreign embassy there. The earliest surviving embassy building in the area is the Palazzo di Venezia which dates back to 1695. Several other embassies followed. Around the embassies sprang up a whole colony of foreigners as well as locals who provided them with services. As time passed numerous small businesses and shops that catered for foreign tastes sprang up. Rooms and flats were rented out and pensions and even hotels began to be built. The grand old lady of Beyoğlu, the Pera Palas Hotel, was built to accommodate people traveling on the legendary Orient Express to Istanbul. Porters used to carry the luggage of arriving guests all the way from Sirkeci train station to the hotel on their backs.
The fire of 1870 that destroyed more than 3,000 buildings in Beyoğlu was a city planner's dream. The areas from Taksim to Galatasaray and from Istiklal Caddesi to Tarlabaşı were entirely rebuilt. In the process streets were widened and straightened.
Foreign architects had begun arriving in Istanbul, eager to make a fortune, or at least a respectable amount of money. By 

the 
mid-19th century it was apparent that the
Ottomans were very interested in emulating Western fashions - the attraction ran the gamut from democratic institutions to theatre, clothing, literature, painting and 
even music.
New buildings constructed in European style began to line Istiklal Caddesi. Shopping and stopping to have a tea break became a fashionable pastime. And after World War II one could expect to meet friends anywhere along the street without making a prior arrangement. Istanbul was still a small town.
If a passenger came to Istanbul from the east the city looked like a European city. But if he came from as near as Vienna, he quickly noticed how eastern Istanbul appeared – except Beyoğlu. The embassies were European in style; afterall European architects had designed them. The buildings around the embassies reflected the same styles: empire, baroque, rococo, classical, neo-classical, Byzantine, neo-Byzantine and Art Noveau.
19th century Ottoman sultans began appointing foreigners or Turks trained abroad as their chief architects. Wealthy and successful businessmen imitated their rulers, of course. Names such as the Fossati brothers, d'Aronco, Barborini, Vallaury and Berry are prominent among these. For example, there are the Şişmanoğlu Han, Tokatliyan Han, the Palais de Hollande, Pera Palas Hotel, Camondo House, the old American consulate and many more, all of which deserve to examined one by one.
Restoring Beyoğlu:
In the beginning of the 1960s people began pouring into Istanbul in search of better life. The decline in the social structure of Beyoğlu was to a great extent the result of the large, unmanaged migration. Gangs and thieves began to drive respectable people away from Istiklal Caddesi. Although two of the most popular stores, Vakko and Beymen, had stores on the street it had become popular to shop elsewhere, especially after shopping centers like Ataköy opened.
The owner of Vakko among others began trying to combat the problems of the area with Beyoğlu Development and Beautification Organization. The ambitious program called for the restoration of buildings, the elimination of ugly plastic colorful signs, painting facades and closing the street to traffic.
This coincided with a reevaluation of the Ottoman period and a gradual introduction of the idea that tearing old buildings down to make way for modern ones was not necessarily a good idea from the financial perspective. In fact it has been shown elsewhere that it is less expensive to renovate an existing building than it is to tear one down and rebuild.
The rehabilitation of Beyoğlu is still continuing but Vakko has abandoned the fight as have several other large stores. Today there are smaller clothing stores, shoe shops, stores with books and music, restauranti, and coffee houses on the street. Istiklal Caddesi has become more modern in appearance although the reintroduction of the tramway with its old-fashioned cars lends a certain nostalgic atmosphere to the street.
The previous mayor of Beyoğlu, Kadir Topbaş, is an architect by training and was very enthusiastic about refurbishing the area. Now that he is the metropolitan mayor of Istanbul he has a larger space to work on. His goal is to make Istanbul even more worthy of having been chosen to be one of Europe's cultural capitals in 2010.
Beyoğlu's current mayor, Ahmet Misbah Demircan, is also enthusiastic about the renovation and restoration of the area. He has already been responsible for the reclamation of the Talimhane area, just off Taksim Square, that is now closed to traffic and houses approximately 30 hotels.  He plans to extend this concept to other places within his jurisdiction, renovating buildings and making them more suitable to tourism.(Gul Demir a Niki Gamm/Turkish daily News)

 

 

 

 

 

 

UNA SERATA ORIGINALE, DA HIKMET

CUCINA  UN AMBIENTE SEMPLICE ED ACCOGLIENTE
PER ASSAPORARE I PIATTI DELLA TRADIZIONE TURCA, 
CURATI DA UNO CHEF D'ECCEZIONE. UNA DOLCE MUSICA

Voilà! Anche Roma finalmente ha la cucina turca. Se ne sentiva la mancanza anche perché - in mezzo a tanti ristoranti cinesi, indiani, messicani e arabi che pullulano nella capitale - era davvero imperdonabile non poter invitare un amico dicendogli "Questa sera ti porto a mangiare turco". Ebbene a rimediare a questo vuoto è stato Hikmet, da 11 anni chef dell'ambasciata di Turchia. Hikmet ci aveva riflettuto parecchio prima di decidersi al grande passo poi - con il conforto della moglie e di qualche conoscente - ha approfittato del fatto che un locale agli inizi della via Nomentana si era liberato per mettere su anche lui il suo bravo ristorante. Siamo andati a trovarlo e dobbiamo dire che ne siamo usciti soddisfatti.
Un_momento_del_rinfresco_al_ristorante_turcoOra per apprezzare questo tipo di cucina, è necessario sapere che la disciplina della tavola è una cosa molto importante per i turchi ai quali ogni cultura - da quella Licia a quella Ittita, da quella greca a quella romana, da quella bizantina a quella ottomana - ha dato il suo contributo. Insomma la cucina è una vera e propria arte. Essa comprende una grande varietà di piatti a cominciare dagli antipasti (meze), alle sfoglie formaggio e carne, ai legumi ripieni di carne o riso (dolma), alle griglie arrosto e alle polpette (kebap e Kofye), alle diverse varietà di riso (pilav), al pesce ed infine alla frutta e ai dolci. Come in tutte le cucine, anche in quella turca esistono degli alimenti onnipresenti quale la melanzana che non può mancare nella preparazione di più di 40 tipi di piatti, lo yogurt, i sottaceti, il formaggio bianco, le olive, la cipolla, le insalate di qualunque tipo, la zucca. Tra i piatti forti si trovano le minestre: c'è quella di yogurt (Yayla çorbasi), quella di lenticchie rosse con il riso (Pirinçli mercimek çorbasi), quella di pomodoro con riso (Pirinçli domates çorbasi) ed anche quella di trippa (Iskembe çorbasi). Una delle pietanze più note è l'insalata di melanzana (Patlican salatasi). Ma non si può certo dimenticare lo yogurt diluito con i cetrioli (Cacik), il pollo alla circassa (Cerkes tavugu), i tortellini riempiti con carne tritata (Manti), il ripieno di spinaci (Ispanakli borek), il pasticcio di struccioli di carne (Talas boregi), le cozze ripiene (Midye dolmasi), la frittata d'agnello alla ankariota (Kuzu Annkara tavasi), i peperoni verdi con ripieno di carne macinata (Etli biber dolmasi). Questi, naturelement, non sono che una minima parte dei piatti turchi alcuni dei quali si possono gustare nel locale di Hikmet sorseggiando dei buoni vini Kavaklidere o Doluca o buttandosi direttamente sul raki dopo averlo preventivamente allungato con acqua. Lui, Hikmet, sarà lì a consigliarvi il menu. Lasciatevi dunque andare al piacere epicureo. Alla fine non potrete che ringraziare il vostro anfitrione. Anche perché i prezzi sono contenuti. (Ve.Inc)
__________________________-
Antichi Sapori della Turchia
via Nomentana,81 (Porta Pia) 00161 Roma
Tel. 06-44251310

 

 

 

 

 

 

CULTURA

 

 

"IL MUSEO DELL'INNOCENZA"

ORHAN PAMUK  Prossima
pubblicazione di un nuovo
romanzo dello scrittore turco
al quale recentemente è stata
conferita una laurea honoris
causa
  dalla Università del
Bosforo di Istanbul

Lo scrittore turco Orhan Pamuk, 54 anni, premio Nobel della letteratura 2006, ha annunciato la pubblicazione di un nuovo romanzo dopo cinque anni di lavoro. Il romanzo sarà intitolato ''Il museo dell'innocenza'' e sarà edito in Turchia nel prossimo autunno. Alla fine del 2007 cominceranno ad uscire le prime traduzioni in lingua straniera. La trama racconta una storia d'amore ambientata nella classe sociale agiata turca ed è contrassegnata, come ha spiegato Pamuk, da un doppio registro di lettura, da una parte impregnato di profonda melanconia e dall'altro da una ironia giocosa.
Pamuk continua, intanto, a vivere una fase di grande notorietà. Dopo i riconoscimenti già ottenuti dagli atenei di Berlino e Bruxelles, il premio Nobel ha ricevuto una laurea honoris causa anche dall'Università del Bosforo di Istanbul. Minacciato dai nazionalisti turchi dopo l'omicidio del giornalista turco-armeno Hrant Dink, nello scorso inverno Pamuk era stato costretto a posticipare i suoi viaggi in Germania e Belgio, dove era atteso per la consegna dei diplomi dell'Università libera di Berlino e dell'università' Cattolica di Bruxelles.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL CENTRO CULTURALE
DI ISTANBUL

UN ATATURKNUOVO

Il Centro Culturale Ataturk di Istanbul, uno dei posti dove ruota la vita culturale della città e che con la sua mole delinea il profilo di piazza Taksim, sarà demolito e ricostruito ex-novo. Un grande progetto, per il quale verranno impiegati 150 milioni di Lire turche, oltre 70 milioni di euro.
Per costruirlo sarà indetta una grande gara internazionale. Il vecchio edificio deve essere demolito per forza in quanto recenti rilievi hanno messo in evidenza come, in caso di terremoto, non sopravviverebbe alla scossa.
Il nuovo palazzo dovrà contenere cinema, teatro, una sala per i balletti e le rappresentazioni liriche. Al progetto tiene molto il ministro per il Turismo e la Cultura, Atilla Koc, che ha sottolineato come Il Centro culturale Ataturk sia vitale per una città come Istanbul. Ed il tempo non è molto. Il nuovo centro, infati, dovrà essere completato entro il 2010, anno in cui Istanbul sarà Capitale Europea della Cultura. (Apcom)

 

 

 

 

 

LA CITTA'
E' SERVITA

 

 

SPECIALE MONOGRAFICO 
DELLA RIVISTA <ABITARE>
SU ISTANBUL PRESENTATO  DI RECENTE ALLA TRIENNALE DI MILANO

LA NOVITA' EDITORIALE  UN NUMERO CHE SI OFFRE COME UNA MISCELLANEA DI VARI ARGOMENTI, UN VERO BAZAR DI COLORI, FORME ED IMMAGINI. LE SPLENDIDE YALI

 

La rivista <Abitare>, importante testata mensile italiana che si occupa da decenni di architettura, design ed arte, ogni anno pubblica un numero speciale monografico su di un Paese o su una città del mondo. Quest’anno è toccato ad Istanbul, e in questo mese di maggio in edicola e nelle librerie specializzate si può trovare una rivista dedicata interamente a questa città.
L’interesse e la curiosità per Istanbul e per la Turchia si fa sempre più crescente in questi ultimi tempi ed il lancio di questa rivista lo scorso 11 maggio alla Triennale di Milano ne è la constatazione più evidente.
L’evento, organizzato dalla redazione di <Abitare>, l’arch. Italo Lupi, la dott.ssa Silvia Latis e l’arch. Fulvio Irace, ha visto la partecipazione di moltissima gente, oltre che la presenza dell’ambasciatore turco in Italia, Uğur Ziyal, di Betul Duman, responsabile dell’Ufficio di Cultura e Informazione dell’Ambasciata Turca in Italia, del giornalista Antonio Ferrari, di molti turchi intervenuti per l’occasione e di altre personalità del mondo dell’architettura e delle riviste. La serata si è svolta con la presentazione della rivista, seguita poi da un rinfresco a base di börek, di köfte, sulle note di musiche turche, e si è conclusa con la proiezione dell’ultimo film di Nuri Bilge Ceylan, Il Piacere e l’Amore, presentato al Festival di Cannes del 2006, che si inserisce in una serie di film contemporanei turchi, nella rassegna Festa dell’Architettura, attualmente in corso alla Triennale di Milano.
Il numero speciale di <Abitare> si presenta come una miscellanea di vari argomenti, un vero bazar di colori, forme ed immagini, che va dalla scoperta dei locali più ‘in’ e particolari presenti in città, al cinema turco contemporaneo; dalla cultura alla fotografia; dalla storia alla letteratura; dalla grafica alle storie su Istanbul e, naturalmente, si occupa della città intesa come fabbrica e officina di design, di arte e di architettura contemporanea.
Gli spunti non mancano di certo in una delle megalopoli più grandi ed interessanti del mondo, dove si trovano sullo stesso piano culture e religioni diverse, mondo contadino e finanza, ricchezza e degrado, nuovo ed antico, fatiscenza dei quartieri poveri affiancata dal lusso delle residenze dei nuovi ricchi. Un luogo affascinante proprio per queste sue intrinseche contraddizioni, dove Oriente ed Occidente si mescolano e si contaminano vicendevolmente, come le acque del Bosforo che continuamente lambiscono i due continenti a cui la città appartiene.
Si scopre così, sfogliando le pagine della rivista nella rubrica <Istanbullive>, quali sono le novità, i locali, i ristoranti ed i negozi più interessanti del momento, dove cenare o dove fare shopping, dove passare momenti di relax e dove ballare e ascoltare musica; andando avanti nelle letture si può avere un’idea dell’Istanbul letteraria, attraverso le impressioni di viaggiatori, architetti ed attraverso le voci di quanti la città la hanno interiorizzata, vivendoci, o lasciandosi trasportare da un fascino fatto spesso di amore e odio per la città. Dalle raffigurazioni del Melling alle descrizioni di Pamuk, dai panorami della città ai ponti, anche concettuali, che tengono saldamente Istanbul – mai più ormai Bisanzio o Costantinopoli! - ancorata all’Europa, pur non facendone completamente parte.
Inoltre non mancano i riferimenti alla città  

storica, all’immagine che di essa ne abbiamo, attraverso le architetture lasciate 
dal maestro Sinan nel periodo di massimo splendore dell’Impero ottomano o nei quartieri ‘franchi’ di Galata e Pera. 
Attraverso gli splendidi yalı sulle acque del Bosforo o quelli presenti sulle Isole dei Principi. E neppure mancano i riferimenti a tutti quegli architetti voluti da Atatürk, in fuga dalla Germania nazista, che questi volle in Turchia per rendere il suo paese una reale democrazia moderna, come nel caso di Bruno Taut, che ad Istanbul vi abitò, vi insegnò e vi morì durante gli anni 30.
E l’architettura continua ad essere presente e protagonista tra le pagine della rivista, mostrando quanto ricca di contemporaneità e di qualità architettonica sia la città, anche se spesso, vivendoci dentro, difficilmente se ne riesce a rendere conto, nella caotica e non regolata urbanizzazione, nel traffico e nella frenetica vita quotidiana. Architettura quindi assolutamente contemporanea, come nei lavori dello studio dei Tabanlıoğlu o di Nevzat Sayın, di GAD o di H. Tümertekin, di Emre Arolat o di T. Alton, nei grandi progetti realizzati come Canyon o in quelli ancora in cantiere come Santralistanbul, nella riscoperta dei waterfront di Galata e del Corno d’Oro, nei piani urbanistici e nei grandi progetti a scala urbana proposti dalle super star internazionali dell’architettura, Frank O. Ghery, Zaha Hadid e Massimiliano Fuksas in testa.
Ma la rivista si occupa molto anche di design e di architettura d’interni, mostrandoci come la città viva perfettamente inserita nel contesto internazionale, con proprie ed autoctone mode, come si può vedere dai lavori del gruppo Autoban, di Gaia&Gino e di firme internazionali come quella di Vitra o di Aziz Sarıyer. Niente orientalismo o facili luoghi comuni sullo stile di vita istanbuliota, niente odalische e case da pascià, ma interni e spazi che fanno piuttosto pensare a Parigi, Londra, New York ed ai loro stili di vita.
Altre architetture, questa volta in scala ridotta, nella sezione di portfolio dedicata a Miniatürk, un parco davvero per grandi e piccini, situato in cima al Corno d’Oro, dove si possono ammirare in un paio di ore, le principali architetture che hanno caratterizzato la storia di tutta la Turchia, dall’antichità dei templi greco-romani fino alle grandi opere ingegneristiche moderne.
Interessante è vedere inoltre come anche la gente comune di Istanbul si industri nel cercare di migliorare la propria esistenza attraverso un ‘design senza designer’, auto-prodotto e spontaneo, che può far sorridere per come è mostrato dalle belle fotografie, ma che deve far riflettere sulle reali esigenze dei cittadini, che a milioni, affollano ogni angolo della metropoli. 
E poi il cinema turco, che con Nuri Bilge Ceylan e Fatih Akın è tornato ad essere un cinema d’autore come da decenni non si vedeva in Turchia. Ed ancora il mondo della grafica e delle Biennali di Arte, dei musei di arte contemporanea e degli spazi espositivi che continuamente aprono e si aprono ad un panorama sempre più internazionale, anche in vista del 2010, quando Istanbul sarà Capitale europea della Cultura.
Un numero di <Abitare> in definitiva ben amalgamato e costruito, che spero provochi il piacere e susciti la curiosità nei lettori di immergersi realmente, e non solo attraverso la carta stampata, nelle strade della città cosmopolita, che da più di duemila anni traghetta idee e culture differenti tra Est e Ovest. (Arch. Luca Orlandi)
 

IL CONFRONTO

Siamo grati all'architetto Orlandi di averci segnalato
questo numero di <Abitare>
che ci offre uno spaccato di Istanbul fuori  dell'ordinario.
Ci fa piacere in particolar modo perché - attraverso una attenta lettura si questa rivista - ci dà anche l'opportunità di poter fare un  confronto tra l'ex  capitale dell'Impero ottomano e Roma. Fermo restando che i paragoni sono sempre spiacevoli,  rimane il fatto che mentre Istanbul è una fucina di idee e di iniziative, Roma ha ben poco da dire. Sporca oltre il verosimile, disseminata nei suoi angoli più belli di accattoni e ubriachi, si compiace unicamente di far contenti i suoi abitanti (una parte) con ripetute iniziative goderecce a base  di salcicce, panini e quant'altro. Di capitale di un Paese, Roma, ormai ha ben poco. (Turchia Oggi)

 

 

 

 

LE FAVOLE

UNA FIABA
 POI...

a nanna

 

UN ESOPO IN GONNA CI AIUTA
A RIFLETTERE

 

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In un'epoca
 fatta di violenza e di volgarità, meraviglia questo libro scritto da Beatrice Melissari per i più piccini

di Veronica Incagliati

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Cani, gatti, rondini, talpe, acquile, orsetti,ippopotami, formiche, granchi, galline, papere: ecco il mondo descritto e disegnato dalla nostra B. Melissari.

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Beatrice Melissari. Chi la conosce ha di fronte una una ragazza piena di vita, un viso solare, una esuberanza schietta, un modo di comportasi naturale quanto pulito. Poco più che ventenne, una laurea in giurisprudenza, come tutte le persone della sua età e non, anche Beatrice ha un hobby. Che, badate, non è legato né ad attività sportive, né a ricerche informatiche né tanto meno a strumenti musicali. Il suo hobby è scrivere favole. Sì, proprio favole. Ci è capitato di leggerne alcune, raccolte in una sorta di quaderno - poi dato alle stampe - dal titolo : "Una fiaba poi...a nanna". Ebbene, non è esagerazione nell'affermare che Beatrice Melissari racchiude nei suoi racconti - buttati giù per tutti i bambini che ha incontrato sul sentiero della sua giovane vita -  un pizzico di Esopo e di Fedro giacché il mondo è quello degli animali. Cari amici, vi prego di non sorridere, ma è proprio così.
In un'epoca fatta di violenza e di volgarità - dove i crimini più aberranti rappresentano le virtù dell'odierna generazione - le fiabe, certo, sono un qualcosa fuori dal coro. Gli editori non le vogliono. "C'è sesso, ci sono morti ammazzati, ci sono devianze?" E' la prima cosa che chiedono. No, queste sono semplici fiabe, è la riposta. Fiabe per i piccini, perché questi "portino sempre con loro quella speranza, gioia, spontaneità che a volte noi dimentichiamo; perché non smettano mai di donarci gratuitamente quei sorrisi, quelle  faccine buffe e quei baci per noi vitali". Male, male.
Beatrice, amica mia. Se vai avanti con questi sentimenti, prevedo già che avrai poco fortuna come scrittrice di favole. Ma tu insisti, continua ad inventarti episodi come quelli di "Palmiro e Robby", "La soffitta magica", "Max e l'aquila", "La rondine e il cane", "Gigy e il pianoforte" e tanti altri. E, non dimenticarti soprattutto, di illustrare questi racconti. Lo hai già hai fatto egregiamente, forse nemmeno pensando di percorrere lo stesso cammino di Jean de La Fontaine. Disegni semplici, appena tratteggiati, colori tenui. Eppure, caldi. Abbastanza per capire che anche lo schizzo di un pesce, di una rana o di un polipo è sufficiente per corredare un testo di per sé più che pregevole. 
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Per qualsiasi informazione sul libro rivolgersi a pietro.incagliati@fastwebnet.it 

 

 

 

 

 

 

LA CONQUISTAdi COSTANTINOPOLI

L'AVVENIMENTO  DEL 1453
   E' USCITO IN 
QUESTI GIORNI, EDITO DA <MONDADORI>, UN LIBRO
DELLO STORICO TURCO TURSUN BEY, CHE FU
CONTEMPORANEO DEL SULTANO MEHMET II.

Tursun Bey ai più non dice nulla. Eppure è stato uno dei maggiori scrittori turchi - qualcuno ha scritto il più grande - contemporaneo di Mehmet II, il sultano per intenderci al quale si deve la conquista di Costantinopoli nel 1453. Il pregio di Tursun Bey è, tra l'altro, quello di essere stato uno storico e di avere vissuto in prima persona tutte le imprese del suo Signore. Potremmo paragonarlo, in questo senso, al greco Senofonte che nell'"Anabasi" racconta le imprese di Ciro il Giovane partecipando di persona alla spedizione di questi contro Artaserse e alla ritirata dei diecimila mercenari. La cronaca, raccontata per quello che era senza fronzoli ed i soliti "si dice" che tanto piacciono ai nostri contemporanei, la cronaca di tutti i giorni con le sue efferatezze, i suoi crimini ma anche con gli atti di benevolenza e di giustizia tipici di chi sta al comando. Senofonte ce ne aveva dato un quadro perfetto, ma Tursun Bey nella sua "La conquista di Costantinopoli" non era stato da meno non mancando di sottolineare - oltre ai grandi meriti del sultano - i suoi principali difetti, in particolare gli eccessi del temperamento, incline alla collera oltre ogni limite.
Come si legge nella prefazione del libro - edito dalla <Mondadori> e voluta da Pietro Citati che ha affidato questa prima traduzione italiana a Luca Berardi - "finora si conosceva la caduta di Costantinopoli con occhi bizantino: i palazzi e le chiese in rovina, il tesoro vuoto, la terribile eclisse di luna del 24 maggio 1453, la morte dell'imperatore Costatino in battaglia, Santa Sofia spogliata delle offerte dei secoli. Nel capolavoro di Tursun bey gli eventi sono visti con gli guardi avidi e lampeggianti di Maometto II" il giovane che, è vero, conquista la capitale dell'Impero Romano d'Oriente ma la ridisegna, la ricostruisce 

 

attraendone i suoi abitanti. Un Signore che, mentre assale l'Europa massacrando cristiani, riesce ad affascinare ugualmente il mondo. Tursun Bey gli è sempre vicino ed è per questo che i suoi racconti non sono testimonianza di seconda mano là dove la volontà di mantenersi fedele a questo proposito - scrive Michele Bernardini - risulta confermata dal resoconto sbrigativo di episodi cui l'autore non aveva partecipato, come ad esempio la campagna di Crimea o la conquista di Otranto nel 1480. E se poi lo storico turco individua il casus belli dell'origine delle ostilità in una zuffa per la disputa di alcuni capi di bestiame, cosa che non ha alcun credito, trova maggior riscontro quello che riporta Tursun Bey circa la presunta distruzione di Santa Sofia. Senza dimenticare, a questo proposito, che il primo vero saccheggio fu quello perpetrato nel 1204 dai Baroni della IV Crociata, sembra molto più valida la descrizione fatta dallo storico turco che non quella dei relatori greci (vedi per tutti Tommaso Eparcos e Giousè Diplotatzes) a detta dei quali Mehemet II - una volta entrato in città - rapì la figlia del granduca bizantino, "la fece giacere sull'altare maggiore di Santa Sofia con un crocifisso sotto la testa e la violentò". Niente di tutto questo sarebbe avvenuto, niente di quello che avrebbe fatto poi profferire ad Enea Silvio Piccolomini, il futuro Papa Pio II, che "i turchi sono gente discendente dagli sciti, che viene dalla profonda barbarie. Inclini e ravvoltolati nelle libidine tengono con poca considerazione lo studio delle lettere, pieni di incredibile superbo disprezzo per esse". Ben diverso il quadro proposto da Tursun Bey che dice di avere accompagnato il Sultano, nei giorni successivi alla conquista, in visita a Santa Sofia: "Mentre il Sultano passeggiando visitava le file di abitazioni, le strade e i mercati di quell'antica metropoli e vasta fortezza, fece mostra del suo desiderio di osservare la chiesa chiamata Aya sofia che è modello del Paradiso:
O sufi, se cerchi il Paradiso, 
Aya Sofia del paradiso è sommo cielo
"E' un edificio possente dalla solida struttura: riguardo al limite della sua costituzione - simile a cielo - bisogna sgomberare il campo da ogni timore che vi si insinui deterioramento. Un paragone è impossibile: si deve dire: <Non aveva pari su tutta la terra>".
Ma inesorabilmente, con il trascorrere dei secoli, gli edifici annessi e le sue appendici finirono in rovina, con "la casa di chi invidiava la fortuna altrui":
L'edificio del cuore per l'afflizione ha principiato a decadere
Ahimè! La fortuna che era vegliante si è volta nel sonno.

La verità è che Mehmet II rimase tanto meravigliato da Santa Sofia al punto che, vedendo un soldato turco intento a spezzare una lastra di marmo, lo colpì violentemente e lo fece scacciare dall'edificio.
Pur con tutti i limiti di questo genere di storiografia retorica, il libro di Tursun Bey ha il merito di offrire notizie consentendo di guardare, per la prima volta, alla conquista di Costantinopoli con gli occhi del vincitore. Per riprendere Bernardini "quella che per taluni era stata la 'caduta' di Costantinopoli, per altri fu la 'conquista di Istanbul', nuova splendida capitale dell'ecumene islamico". (Veronica Incagliati)
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Tursun Bey: La conquista di Costantinopoli
Mondadori editore pagg. 297 euro 16

 

 

 

 

 

 

ARTE

 

 

 

ZEUGMA
E I MOSAICI

INIZIATIVE  UN SIMPOSIO A GAZIANTEP
PER ATTIRARE L'ATTENZIONE DEL MONDO
SU QUESTE MERAVIGLIE DI EPOCA ROMANA

The southeastern province of Gaziantep, home to world-renowned Zeugma mosaics, is preparing to host the fourth Turkish Mosaic Symposium, scheduled for June 5-10.
“Turkey is the world's richest country in terms of its mosaic heritage. Turkey is the country where mosaic art first appeared, developed into an art form and experienced a ‘golden age',” said Mustafa Şahin, director of Uludağ University's Mosaic Studies Center that was founded in 2006.
He said Anatolia hosted several civilizations including Roman and Byzantium civilizations during which mosaic art was born in the eighth century B.C., developed into an art form in third Century B.C. and experienced its golden age, adding that Turkey thus possessed all the mosaic samples bearing features of these periods.
“Turkey has a rich mosaic heritage, however, it is also a country where mosaic art has been most neglected and its importance was understood only recently,” said Şahin, adding, “We could not promote our mosaic culture and heritage. Now, we try to promote them to a broader audience.” 
Gaziantep meeting:
Noting that as the center they wanted to take a comprehensive inventory on Turkey's mosaic heritage as well as promote and protect them. They would thus hold a symposium in Gaziantep to attract the attention of mosaic experts to the Zeugma mosaics unearthed in Gaziantep, he said.

 


“Our center was established to create a scientific record of Turkey's rich mosaic cultural heritage, collect them in a data bank, publish them in volumes as well as develop and implement international projects aimed at promoting and protecting this wealth. We plan to conduct comprehensive research and educational activities for this in cooperation with the concerned domestic and international institutions,” said Şahin and noted that through the fourth Turkish Mosaic Symposium they would raise public awareness on Zeugma mosaics. “We will attract the attention of world's leading mosaic experts to Zeugma mosaics via the symposium to be held on June 5-10 in Gaziantep. The mosaics will be evaluated scientifically at the event.”

Zeugma mosaics being displayed on Internet:
The symposium will be held as part of the “Project on development of tourism potential in Gaziantep, Halfeti and Rumkale” sponsored by Gaziantep chamber of commerce and a delegation of the European Commission to Turkey. Turkish and foreign scientists will participate in the symposium where there will be presentations on “Mosaics in terms of Archaeology”, Mosaic Conservation,” “Modern Mosaic Techniques,” “Comparative Approaches to Modern Mosaic Applications”.
Gaziantep is home to numerous historic sites such as the ancient city of Zeugma, the Yesemek Open-air Museum, Rumkale and Gaziantep Castle. The seals and mosaics unearthed during excavations in the ancient city of Zeugma, located along the Euphrates River in Gaziantep province, have been attracting a huge deal of interest from both local and foreign tourists. The excavated Zeugma mosaics are currently on display at the Gaziantep Archaeology Museum, believed to house the most extensive collection of seals in the world, and the Web site www.gaziantepmuzesi.gov.tr has pictures of the Zeugma mosaics on its English page under "Museums," "Archeology Museum," "Zeugma Eserleri." (Turkish Daily News)

 

 

 

 

 

 

 

 

SPETTACOLI

 

 

OZPETEK
 
GIRERA' NEGLI USA

 

CINEMA  IL REGISTA TURCO, NATURALIZZATO ITALIANO
VUOLE SEGUIRE LE ORME DI GABRIELE MUCCINO.
"NELLA VITA BISOGNA CAMBIARE", HA CONFESSATO


Anche Ferzan Ozpetek dopo Gabriele Muccino farà un film negli Usa. Il regista italo turco si è lasciato sfuggire la notizia nel corso di uno stage di cinema a Salerno dove era ospite della XII edizione di Linea d'Ombra-Festival delle culture giovani. "E' già qualche mese - sottolinea - che ci sto lavorando, é la prima volta che lo dico e forse non avrei dovuto, almeno fino a che tutto sarà definito. Tra telefonate e videoconferenze con produttori americani però il progetto è buon punto. Non posso dire di più, solo sarà un film in lingua inglese con attori in maggioranza anglo-americani. Nella vita bisogna cambiare e con 'Saturno contro' si è chiuso un ciclo".
 Una scelta quella degli Usa che lo separerebbe momentaneamente anche dai suoi storici produttori Tilde Corsi e Gianni Romoli. Sembra accantonato per il momento anche il progetto di un piccolo film turco da lui diretto. "Dopo l'uscita di 'Saturno contro' avevo pensato di staccare un po' la spina e andare a realizzare nella mia Turchia un film a basso budget. Poi ho passato un paio di settimane in giuria al festival di Istambul e ho capito che, a parte gli affetti , su questo progetto devo riflettere ancora un po'". (Ansa)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FATIK AKIN
CI RIPROVA
CON

"AUF DER ANDEREN SEITE

CINEMA  IL TRENTATREENNE REGISTA TURCO-TEDESCO HA PRESENTATO LA SUA ULTIMA OPERA AL FESTIVAL DI CANNES: UN FILM NEL QUALE SEMBRA PREVALERE LA NARRAZIONE.

Si muove ancora sull’asse Germania/Turchia l’opera di Fatih Akin, il trentatreenne cineasta nato ad Amburgo che si è messo in luce con "La sposa turca" con cui ha vinto l’Orso d’Oro a Berlino. In" Auf der anderen seite" – che può essere tradotto come "Dall’altra parte" – si avverte da subito che i confini dei due paesi, diventati contigui nel controcampo, vengono continuamente attraversati dai protagonisti. Stavolta il cineasta turco, rispetto a La sposa turca, predilige una visione più corale dove le singole storie sono collegate tra loro, ma i percorsi sono molto simili. Al centro della vicenda di "Auf der anderen site"  ci sono Aif, un vedovo che abita in Germania e che decide di convivere con Yeter, una prostituta di origine turca malgrado le reticenze del figlio Nejat, un giovane professore universitario che gradualmente si affeziona alla donna. Yeter ha una figlia, Ayten, che non vede da tempo e che vive in Turchia. La prostituta manda alla ragazza dei soldi per gli studi e ignora il fatto che lei è una fervente attivista politica. Un giorno, dopo una colluttazione con Aif, Yeter cade a terra e muore. Nejat si reca così ad Istanbul, alla ricerca della figlia della donna, ma ignora che la giovane, dopo una manifestazione, è scappata dalla polizia turca partendo verso Amburgo. Qui conosce Lotte, una ragazza tedesca e le due entrano in confidenza.

Nel film di Akin sembra contare solo la narrazione. Il resto è superfluo."Auf der enderen site" può rappresentare un altro percorso su figure segnate dall’instabilità geografica, su personaggi alla continua ricerca della propria identità, che è come se si trovassero spesso, dal punto di vista emotivo, dall’altra parte rispetto al luogo in cui si vivono. Il regista turco ha la necessità di raccontare troppe cose e il suo sguardo segue svogliatamente un percorso narrativo incentrato sull’impossibilità del raggiungimento della felicità. Il film è infatti segnato da due didascalie che preannunciano il destino dei personaggi: "la morte di Yeter" e "la morte di Lotte". I destini sentimentali sono molteplici ma sono senza respiro, non vissuti e in cui appare assente quella fisicità che comunque traspariva in La sposa turca. Inoltre, paradossalmente, diventano anonimi anche i luoghi. Non più viaggio di ricerca, ma indistinto flusso sonoro, paradossalmente impersonale rispetto al lavoro fatto da Akin con il documentario "Crossing the bridge - The Sounf of Istanbul" . Francamente non si comprende, da parte dei selezionatori, la scelta del concorso. (Simone Emiliani/Sentieri Selvaggi)

 

 

 


 

 

 

CINEMA  Il turco Nuri Bilge Ceylan è ritornato come regista, sceneggiatore ed interprete sul tema della crisi della coppia. La storia di Isa, professore universitario, e di  Bahar, direttrice artistica di televisione

 

 

DOPO IL FILM "UZAK"
ECCO ADESSO

"IL PIACERE E L'AMORE"

 

Il turco Nuri Bilge Ceylan, che si era già messo in luce con "Uzak", ritorna come regista, sceneggiatore e interprete di un film sulla crisi di una coppia, che all'ultimo Festival di Cannes si è aggiudicato il premio della critica internazionale.
"Il piacere e l'amore" racconta nella Turchia dei nostri giorni la storia di Isa, professore universitario, e Bahar, direttrice artistica di serie televisive, la cui relazione è giunta al capolinea per incomunicabilità e assenza di stimoli. Al termine di una vacanza estiva, i due decidono di lasciarsi. Lui ritorna ad Istanbul e va subito alla ricerca di una ex amante, lei si immerge completamente nel lavoro. Dopo alcuni mesi sarà lui a rifarsi vivo raggiungendo Bahar su un set televisivo tra le montagne e a tentare una riconciliazione, ma forse per lei non sarà possibile ricominciare tutto da capo…
Di questo film, che certamente non sorprende dal punto di vista contenutistico, emerge già dopo pochi minuti la grande coerenza stilistica e la capacità di raccontare attraverso la sola forza delle immagini e la scelta delle inquadrature. L'opera di Nuri Bilge Ceylan è infatti un bell'esempio di cinema dei silenzi e delle riprese a camera fissa, dove gli sparuti dialoghi sono l'ultima delle preoccupazioni del regista, che anzi si prende tutte le pause e i tempi morti del caso per riflettere con implacabile verità sull'instabilità dei sentimenti. Qualcuno vi ha visto tracce della poetica di Antonioni, che è un modello certamente tenuto presente, ma reinterpretato con una cifra personale, che non disdegna a tratti un alleggerimento ironico.
Il titolo originale, "Iklimler" ("Climi"), allude ai cambiamenti climatici che hanno luogo nel corso della storia, messi in relazione agli stati d'animo dei personaggi. La vicenda si apre con una vacanza estiva nei pressi di un sito archeologico e della costa assolata della località balneare di Kaš, teatro della crisi della coppia. È poi una Istanbul autunnale e piovosa che vede il professore tornare all'insegnamento e trovare rifugio tra le braccia di una amante. Con l'arrivo dell'inverno, sono invece le montagne innevate della zona est della Turchia, quasi al confine con l'Iran, a fare da sfondo al tentativo di riavvicinamento da parte di Isa. La ciclicità delle stagioni è metafora di quella dell'animo umano, con i suoi sussulti, tormenti e ripensamenti, e questo espediente narrativo, indubbiamente efficace, consente anche di mostrare la Turchia in tutti i suoi aspetti geografici.
Il regista e sua moglie Ebru Ceylan sono gli interpreti misurati e perfetti di questa cronaca di un disamore, che metterà forse a dura prova chi, abituato a trame fitte di avvenimenti e dense di parole, non sa lasciarsi affascinare da ritmi lenti dietro a cui c'è un motivo e da una scarna parata di volti, dettagli e paesaggi, su cui si indugia con icastica intensità. Tutti gli altri constateranno che con "Il piacere e l'amore" Nuri Bilge Ceylan si conferma uno dei cineasti più stilisticamente maturi e ispirati del cinema turco contemporaneo.
Titolo originale: "Iklimler"; Regia: Nuri Bilge Ceylan; Sceneggiatura: Nuri Bilge Ceylan; Fotografia: Gökhan Tiryaki; Montaggio: Ayhan Ergürsel, Nuri Bilge Ceylan; Produzione: Pyramide Films, Co Production, Imaj, NBC Film; Distribuzione: BIM; Interpreti: Nuri Bilge Ceylan, Ebru Ceylan, Nazan Kesal, Nazan Kirilmis, Arif Asçi, Ufuk Bayraktar, Emin Ceylan, Fatma Ceylan; Origine: Turchia/Francia; Anno: 2006; Durata: 97'. (Michele Ossani/
Il Sole24Ore)

Il 7 luglio ad Istanbul

ASPETTANDO
IL "LIVE EARTH"


Una delle sette città che ospiteranno il "Live Earth" promosso da Al Gore sarà Istanbul, metropoli turca tra Europa e Asia. Si completa così il quadro delle località che ospiteranno, il 7 luglio, i concerti ambientalisti "Live Earth". Gli spettacoli si svolgeranno nei diversi continenti lungo le 24 ore. A Istanbul saranno di scena artisti internazionali e locali, mentre la parte del leone per quanto riguarda le celebrità nel cast la fanno i concerti del Giants Stadium (New York) e Londra. "Live Earth" avrà luogo anche a Sydney, Tokyo, Johannesburg, Shangai, Rio De Janeiro e Amburgo. (Fabrizio Biffi/Extra music magazine)


Dal 2 al 30 giugno

ISTANBUL

MUSICFESTIVAL FESTIVAL

Dal 2 al 30 giugno si svolge l'Istanbul Music Festival, che festeggia quest'anno la sua 35ma edizione. Organizzata dall'<Istanbul Foundation for Culture and Arts> e sponsorizzata dalla <Borusan Holding>, la manifestazione ospiterà più di 1000 artisti provenienti dalla Turchia e dall'estero (tra cui Angela Gheorghiu, Jordi Savall e John Taverner, che presenta la sua opera corale "The Beautiful Names", ispirata ai 99 nomi di Dio citati nel Corano), impegnati in un programma che prevede concerti sinfonici e da camera, recitals e appuntamenti con la musica tradizionale e non classica. Per info e prenotazioni: www.iksv.org/muzik/english. (Il giornale della musica)
 

 

 

 

 

 

ISTANBUL E IL SUO FERMENTO ARTISTICO

CINEMA, MUSICA ED ALTRO BALZATA AGLI ONORI
DELLA CRONACA CON IL SUCCESSO DEL FILM " CROSSING
THE BRIDGE", LA METROPOLI OFFRE IL MEGLIO DI SE'

Balzata agli onori della cronaca con il grande successo del film "Crossing the bridge", la scena musicale di Istanbul sta portando allo scoperto un fermento artistico covato da anni negli scantinati e nei club della capitale turca e, ora, pronto a conquistare platee internazionali. Videomaker che sanno rivisitare in chiave situazionista le icone del proprio folklore, musicisti che attualizzano le proprie radici sonore innescandole nella cultura elettronica e artisti che cavalcano l’onda digitale. Tutti loro stanno contribuendo a elevare Istanbul a uno dei più fertili centri produttivi votati ai linguaggi futuri.
Sono stati momenti piacevoli quelli che hanno visto quelli che hanno visto, a metà di questo mese, tutta una serie di proiezioni alcune delle quali di valore artistico. Questo il programma che si è tenuto:
Di Hugo Chavez & Vj Ahmedinejad: "No Exotic, Gegen Die Bridge": Dj Hugo Chavez & Vj Ahmedinejad lavorano a un progetto multimediale, nato tra Teheran, Istanbul e Caracas, che investiga i cliché culturali e i loro effetti sulla situazione politica ed economica globale in un ri-uso della cultura pop di massa. La loro ricerca si focalizza sulla lettura del paesaggio mediale contemporaneo, sul ruolo della pubblicità e sul potere delle corporation, non trascurando però i paradigmi della proprietà intellettuale. L’indagine viene svolta decostruendo film turchi degli anni ’60 e '70 con l’intento di sovvertire gli stereotipi correnti, centrifugati in un caleidoscopio audiovisivo dal potere deflagrante. Le loro live performance utilizzano la tecnica del cut-up per miscelare musica tradizionale, suoni elettronici sperimentali, campionamenti televisivi e B-movie in uno spettacolo dadaista che ha già girato festival e club tra Europa, Asia e Nord America.
Mercan Dede _ dj set featuring Tanya Evanson: DJ Arkin Allen, alter ego di Mercan Dede, è la punta di diamante della scena musicale turca. E' stato protagonista di festival quali Montreal Jazz, World Roots in Olanda e Rhythm Sticks in Inghilterra. Con progetti come East Meets the West, Montreal Tribal Trio e Womex, ha conquistato le platee della world music in Germania, Francia, Spagna. Al proprio attivo ha collaborazioni con artisti quali Peter Murphy, Natacha Atlas, Mich Gerber e Omar Sosa. Ha composto le musiche per lo spettacolo di Pina Bausch intitolato Istanbul (2003). Al momento è impegnato al progetto dance Orman Sehir (Jungle City). Il dj set è accompagnato dalla danzatrice canadese Tanya Evanson, impegnata in una performance quasi ipnotizzante, ispirata dalla danza sufi dei dervisci rotanti.
Portecho _ mixed media live: Tan Tunçağ e Deniz Cuylan fondano il progetto Portecho per interpretare la dance elettronica in una maniera nuova e inaspettata: un’attitudine indubbiamente rock si arricchisce di vocalità ipnotiche, calde melodie e beat futuribili. In concerto la formazione si completa con la batteria di Ulaş Özbiçer e il basso di Ayça Sarigül. Il loro 1° album, Undertone, Elec-Trip Records, è uscito nel 2006 richiamando l'attenzione della stampa internazionale specializzata. Il <New York Times> li ha definiti come una delle band emergenti più importanti degli ultimi anni. I suoi fondatori si sono fatti apprezzare in performance live accanto a Plaid, Mouse on Mars, The Orb e Chemical Brothers. L’elettronica sposa l’acustica, il groove incontra il jazz: Portecho mescola stili e generi in un flusso sonoro potente ed elegante, radicato nel suono di una terra fertile e proiettato in un futuro digitale che suona il meltin-pot del nostro tempo.
Dj Macit _ dj set: Macit, conosciuto anche come Madjeeth, ha iniziato a lavorare come dj nel ‘90 nei principali club turchi (soprattutto il mitico Crystal Club di Istanbul) e con frequenti performance nei club di Francoforte, Sofia e Amsterdam. Negli ultimi 4 anni ha focalizzato la ricerca attorno alla definizione di un sound personale e inconfondibile attraverso produzioni originali. Frequenti le collaborazioni con Tony Thomas, Thugfucker, dj Mouse e Dr Rex su label come New Era, Red Ant e Sub Sonic. Macit è anche parte del collettivo N.U.G con cui ha prodotto remix per importanti musicisti turchi. La sua carriera radiofonica è iniziata sulle frequenze di radio 2019 ed è proseguita in tutte le più importanti emittenti del Paese.
Vj Blanche _ vj set: Silvia Bianchi vanta una nutrita esperienza in fatto di esibizioni live e come curatrice di eventi dedicati alla cultura audiovisiva. Oltre a essere co-direttrice del portale italiano Vjcentral.it, collabora con la rivista Digimag e ha curato la realizzazione del dvd Mixing Identities, nato dalla collaborazione tra VjCentral.iT ed Elettrowave: una compilation di vjing testimonianza tangibile dello sviluppo di questa pratica nell'ambito delle culture visive contemporanee. Negli ultimi anni ha curato vj-set per i più acclamati dj e producer italiani tra cui Eclat, Popolous, Ether e per alcuni influenti protagonisti dell'elettronica internazionale: Richard Dorfmeister, Andy Smith, Daniel Meteo, Ellen Allien, Apparat…(Saimicadove.it)

 

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CARIOCACONTRO ROSSI

CALCIO  Lo stadio di Dortmund in Germania sarà teatro il 6 giugno prossimo di una amichevole tra la nazionale brasiliana e quella turca. Altro incontro (2 giugno) con la Bosnia-Erzegovina

La Nazionale brasiliana giocherà un'amichevole contro la Turchia il prossimo 6 giugno in Germania, a Dortmund. Lo hanno annunciato i padroni di casa del Borussia che metteranno a disposizione lo stadio Signal Iduna-Park, ex Westfalenstadion. Quattro giorni prima, la nazionale verde-oro affronterà nel nuovo stadio di Wembley i padroni di casa dell'Inghilterra. Per la Turchia invece impegno il 2 giugno contro la Bosnia-Erzegovina per le qualificazioni ad Euro 2008. (Rai-Sport)

 

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