Arretrati 

Anno 8° N.7

<TURCHIA OGGI> - A PARTE LA DOCUMENTAZIONE DELL'AMBASCIATA DI ITALIA AD ANKARA E DELL'ICE DI ISTANBUL - SI  AVVALE PER LE NOTIZIE E GLI ARTICOLI RIPORTATI SUL SUO WEB, E NATURALMENTE RELATIVE ALLA TURCHIA, DELLE NEWS GIA' APPARSE  IN ALTRI SITI O GIA' PUBBLICATE SU QUOTIDIANI E RIVISTE. NON FA ALTRO CHE ASSEMBLARLE, NELLA CONVINZIONE CHE SIANO DI MAGGIORE UTILITA' PER QUANTI HANNO UN QUALCHE INTERESSE PER QUESTO PAESE. <TURCHIA OGGI>, AD OGNI MODO, E' SEMPRE A VOSTRA DISPOSIZIONE.

 

 

PRIMO PIANO

 

 

 

ALLA RICERCA
DELLA PACE

 

CIPRO AL CENTRO DEGLI EQUILIBRI STRATEGICI NEL MEDITERRANEO ORIENTALE, L'ISOLA DI VENERE - SPACCATA IN DUE E CON DUE COMUNITA' - CERCA DI USCIRNE FUORI. OCCORRE PERO' VINCERE LE RESISTENZE

''Cipro alla ricerca della pace''. Alla situazione nell'isola - che è al centro degli equilibri strategici nel Mediterraneo orientale - alle sue implicazioni e prospettive, è dedicato il Forum che si svolge nella giornata di oggi venerdi' 20 aprile prossimo a Roma, alle h.10.00, presso la Sala Stampa Estera di via dell'Umiltà 83/c. Un'occasione senza precedenti di confronto tra esponenti turco-ciprioti, greci ed italiani, alla luce dell'aspirazione, largamente condivisa, ad una soluzione negoziata che ponga fine ad una crisi che si prolunga da quasi cinque decenni.
Promosso dai Giornalisti Riuniti, il Forum sarà introdotto da Piero Incagliati, della Sala Stampa italiana,  e moderato da Mario Nordio, vice direttore di <Aki-Adnkronos Internationa>l. Interverranno: il senatore a vita Giulio Andreotti; Turgay Avci, vice premier e ministro degli Esteri della Repubblica turca di Cipro Nord; Teo Andreabis, giornalista della radiotelevisione greca Alfa; il prof. Ahmet Sozen, del dipartimento Relazioni internazionali della Facoltà di Scienze politiche dell'Università Mediterranea orientale di Famagosta; il prof. Marios Evriviades, del Dipartimento studi europei ed internazionali della Panteion University di Atene; il prof. Antonello Biagini, ordinario di Storia orientale e moderna dell'Università' di Roma- La Sapienza; il prof. Vincenzo Greco, ricercatore in storia delle relazioni internazionali; l'on. avv. Franco Coccia, presidente dell'Associazione parlamentari della Repubblica; il prof. Carlo Jean, ordinario di Studi Strategici all'Università Luiss- Roma, il dott. Rosario Priore, consigliere della Corte di Cassazione; l'on. Antonio Rubbi, vicepresidente dell'Associazione parlamentari della Repubblica.
L'iniziativa è sostenuta dalla convinzione che soltanto il dialogo tra tutte le parti interessate possa condurre ad un'intesa suscettibile di produrre una duratura pacificazione a Cipro, nel rispetto dei diritti delle due comunità che risiedono da secoli nell'isola.

Alla_ricerca_della_pace

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L'iniziativa di aprire un dialogo su Cipro, qui in Italia ma in una sede internazionale quale è la Stampa Estera, non pretende certo - nell'intenzione degli organizzatori - di risolvere problemi là dove finora non sono riusciti né le Nazioni Unite né l'Unione Europea né tanto meno Nicosia e Lefkosa. Fuori da sterili polemiche, soprattutto da parte di chi pretende di avere ragione a tutti i costi, può servire comunque a smuovere le acque. Alle volte basta infatti un piccolo puntello per aprire la falla del muro contro muro.  Segno tangibile di come il confronto delle idee sia fondamentale per il raggiungimento effettivo della pace. Di qualunque pace. (Turchia Oggi)

 
Quattro_venti


 

 

 

 

 

ATTACCO AD UNA CASA EDITRICE CRISTIANA: TRE SGOZZATI

 

Una strage contro chi pubblica la Bibbia. In Turchia, a quasi tre mesi dall’omicidio di Hrant Dink, si torna a respirare un clima di dolore e terrore. A Malatya, città nel nordest dell’Anatolia, tre persone sono state sgozzate nella casa editrice <Zirve>, che stampa la Bibbia e altri testi legati al Cristianesimo. I tre avevano le mani e i piedi legati e la gola tagliata. Le modalità dell’esecuzione fanno pensare ai fondamentalisti Hezbollah turchi, che sono soliti incaprettare e sgozzare le loro vittime.
Queste ultime sono due turchi, Necati Aydin e Uur Yuksel, e un tedesco, Tilnman Geske, che viveva in Turchia dal 2003, tutti presbiteriani.
Uno dei presunti killer, uno studente di 22 anni, è in fin di vita dopo essere caduto (o essersi buttato) da una finestra. Le forze dell’ordine hanno fermato quattro persone, ancora sotto interrogatorio: Salih Güler, Cuma Özdemir, Hamit Çeker e Abuzer Yildirim, di età compresa tra i 19 e i 20 anni. I quattro (così come lo studente in fin di vita) avevano in tasca una lettera che diceva: "Siamo cinque fratelli. Andiamo verso la morte. Forse non torneremo più", e si concludeva con la frase musulmana dei morituri: "Condona i miei debiti".
Ibrahim Dasoz, governatore della città di Malatya, ha detto che le indagini sono appena iniziate e che tutte le ipotesi rimangono aperte. "Non escludo lo scontro interno. Potrebbe non essersi trattato di un attacco. Stiamo cercando di capire. Le indagini proseguono", ha detto ai giornalisti, senza aggiungere altri particolari.
Il direttore della casa editrice, Hamza Ozant, ha ammesso che negli ultimi tempi i redattori erano stati oggetto di minacce e pressioni, e che lui aveva deciso di chiedere aiuto alla polizia. Non ha però voluto specificare chi fosse l’autore delle intimidazioni e, soprattutto, la motivazione.
Chi ha parlato decisamente più chiaro è la stampa turca, che ha raccontato di tentativi di violenze da parte dei Lupi grigi, un gruppo ultranazionalista vicino al Mhp, il Partito nazionalista, di cui faceva parte anche Ali Acga, che nel 1981 attentò alla vita di Papa Giovanni Paolo II. Il gruppo è ormai considerato contiguo agli integralisti islamici.

Il fatto criminoso, ad opera dei Lupi grigi, è avvenuto a Malatya (la città natale di Ali Agca) nella Turchia orientale. Qauattro persone fermate dalla polizia.

Autorevoli quotidiani come <Hurriyet> hanno scritto che la casa editrice era stata minacciata perché pubblicava la Bibbia ed era stata accusata di fare proselitismo. Una «colpa» che in alcune parti della Turchia si paga con la vita.
La strage di Malatya conferma anche una triste costante. Questa città, infatti, è destinata a tornare di continuo nella storia turca, e sempre per motivazioni legate a fatti di sangue. A Malatya è nato proprio Ali Agca, e sempre da questa città veniva anche Hrant Dink.
Sul massacro è intervenuto con forza anche monsignor Luigi Padovese, vicario apostolico per l’Anatolia: "Si tratta di fanatici che continuano a essere presenti in Turchia, e che ogni tanto emergono con questi atti di violenza assurda".
Monsignor Padovese ha anche definito la situazione "difficile e pericolosa", aggiungendo che «la chiesa cristiana continua a lavorare come sempre». E monsignor Ruggero Franceschini, presidente delle Conferenza episcopale turca, non usa mezzi termini: "Sono sconcertato. Non so come definire un tale atto. È l’ennesimo attacco alla minoranza cristiana ed è la sconfitta del dialogo". (Il Giornale.it)

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Quello che è successo mercoledì scorso a Malatya è di una gravità che va al di là di ogni limite, e non solo e non tanto perché ormai il connubio integralismo-nazionalismo in Turchia sta dimostrando quanto radicata sia la sua forza e penetrazione nel Paese, quanto soprattutto perché il Governo Erdogan ancora una volta ha dimostrato la propria debolezza. Ed è questo che impensierisce maggiormente. Senza voler fare dietrologie di sorta, che lasciamo agli analisti e agli esperti di terrorismo e destabilizzazione, viene comunque da pensare come mai apparati di polizia e servizi segreti non avessero avuto il benché minimo sentore di quello che sarebbe successo. Eppure il direttore della casa editrice aveva più di una volta lamentato di essere stato oggetto di minacce. A pochi giorni dalle elezioni presidenziali la strage di Malatya è un avvertimento circa quello che potrebbe accadere un domani se a palazzo Cankaya salisse un religioso. Noi ci auguriamo che questo non avvenga. Ci auguriamo in particolare che la Turchia - quella sana, quella responsabile e che vuole entrare in Europa - sappia reagire e uscire dal tunnel delle incertezze. (Turchia Oggi)

 

 

 

National_Security_Council

NUOVE MISURE PER FERMARE LE INFILTRAZIONI
DI GUERRIGLIERI CURDI NEL NORD IRAQ.

 LE MINACCE DEL LEADER MASSUD BARZANI.

 LA TELEFONATA DI  JALAL TALABANI AL PREMIER
TURCO RECEP TAYYIP ERDOGAN.
LE CONTRARIETA' DEL DIPARTIMENTO DI STATO
AMERICANO

Il Governo di Ankara ha ribadito la possibilità di intervenire militarmente nel nord dell’Iraq per combattere i guerriglieri del Partito dei lavoratori curdi (Pkk).

Il National Security Council (Mgk), il massimo organismo di sicurezza nazionale, ha discusso   nuove misure per fermare le infiltrazioni di guerriglieri dal confine iracheno. Secondo le accuse di Ankara, in Iraq - al confine con la Turchia - ci sarebbero cinque campi di addestramento della guerriglia curda capaci di ospitare 4.500 terroristi. 

Stati Uniti e Unione Europea, che hanno inserito il Pkk nella lista nera delle organizzazioni terroristiche, si oppongono con forza a una possibile operazione militare turca oltre confine, sostenendo che avrebbe un effetto destabilizzante sull’intera regione.

Un alto funzionario turco, citato dal <Turkish Daly News>, ha dichiarato che Ankara "non ha intenzione di violare il diritto internazionale ma le recenti minacce di Barzani e del Pkk hanno limitato le nostre alternative". 
Nei giorni scorsi il leader curdo iracheno Massud Barzani aveva minacciato di interessarsi degli affari turchi se Ankara avesse fatto altrettanto con l'Iraq, facendo salire la tensione tra i due Paesi

Il presidente iracheno, Jalal Talabani, dal canto suo aveva chiamato telefonicamente il Primo Ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, per rassicurarlo sulle buone intenzioni delle Governo di Baghdad nella lotta al terrorismo. "Diamo grande importanza alle nostre relazioni con la Turchia. Vogliamo avere buone relazioni e ci stiamo impegnando per garantirle", aveva detto Talabani, aggiungendo che il suo Paese è "pronto per combattere il Pkk all’interno di un piano coordinato (con la Turchia)".
Il Dipartimento di Stato Usa ha comunque esortato  la Turchia ad astenersi dal lanciare operazioni armate, al di là della frontiera con l'Iraq.

Tuttavia, il portavoce Sean McCormack ha anche ammesso che l'attività dei curdi costituisce un problema che non può essere ignorato.
"Riteniamo che ci si debba concentrare su una cooperazione tra i Governi della Turchia e dell'Iraq", ha sottolineatoo McCormack. "L'ideale è non ricorrere ad operazioni che attraversano la frontiera". 

McCormack ha poi definito "totalmente inaccettabili le attività terroriste del Pkk". "Sono un gruppo di terroristi e bisogna occuparsene", ha aggiunto il portavoce del Dipartimento di Stato.
(OsservatorioIraq/fonte Turkish daily News)

 

 

 

 

MISSILI ISRAELIANI
PER ANKARA

Il quotidiano israeliano <Yedioth Ahronoth> ha rivelato che, secondo le sue fonti, lo Stato ebraico starebbe conducendo un negoziato segreto con la Turchia per la cessione di un sistema missilistico israeliano, molto avanzato, del tipo Hits (freccia, in ebraico). Si tratta di un sistema prodotto dall'industria militare israeliana, ma gli Stati Uniti sarebbero contrari a questa vendita. (Peace Reporter)

 

 

 

 

 

 

 

 

  Recep_Erdogan

Per la Turchia sono gli ultimi sei giorni con il fiato sospeso. Il 26 aprile, a meno che non intervenga qualche sorpresa, sarà il giorno della prima votazione in Parlamento per eleggere l‘undicesimo presidente della Repubblica turca. Il clima è rovente e, soprattutto, l’Akp, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, che detiene i due terzi della maggioranza parlamentare, non ha ancora reso noto chi sarà il suo candidato. L’intero Paese si chiede da oltre un anno se l’attuale premier Recep Tayyip Erdogan, 53 anni e un passato da militante nel partito islamico del Refah con Necmettin Erbakan, vorrà tentare la scalata alla presidenza. Lo stesso Erodgan ha fatto sapere che il suo partito potrebbe decidere di renderlo noto anche all’ultimo momento, cioè il 25 aprile, a ridosso della prima votazione.
Intanto, tutti i giornali turchi sono occupati dalle dichiarazioni rilasciate dal Primo Ministro e dal ministro dell’Economia, Ali Babacan. Il responsabile dell’Economia, che è anche caponegoziatore con l’UE, ha detto ai giornalisti che il nuovo presidente della Repubblica dovrà essere una persona in buoni rapporti con l’attuale Governo (che, fra l’altro, scadrà il 4 novembre prossimo). Ben più significative le parole di Erdogan, che per la prima volta sembra aver dato un segnale concreto della sua candidatura a Capo dello Stato. Durante la sua visita in Germania il premier ha dichiarato che il presidente della Repubblica deve abbandonare la sua identità politica e il suo partito lo deve considerare come morto. Parole che a molti sono parse come una vera e propria dichiarazione di intenti, tanto che Ismet Berkan, direttore del quotidiano di opposizione <Radikal>, ha commentato ironicamente: “Congratulazioni all’undicesimo presidente”. In questo clima di attesa c’è chi comincia a sperare che il tormentone sull’undicesimo presidente della Repubblica turca finisca e al più presto possibile. Da tempo la Tusiad e la Tobb, (la Confindustria turca e l’Unione della Camere del commercio e della Borsa delle Merci) hanno fatto appello perché l’elezione del Capo dello Stato avvenga in un clima di conciliazione e molti analisti temono che un presidente della Repubblica come Erdogan posa solo destabilizzare negativamente la situazione economica del Paese.
Ci sono poi problemi di ordine politico. Piaccia o no all’Akp, il partito del premier deve fare i conti con una serie di segnali che sono arrivati negli ultimi giorni. Recentemente l’establishment militare ha tenuto una lunga conferenza stampa a sorpresa, nella quale ha detto di volere un presidente della Repubblica "laico, fedele alle leggi della Costituzione e della Repubblica". Il Capo di Stato maggiore, generale Yasar Buyukanit, ha aggiunto che il primo dovere dei militari è difendere i principi dello Stato democratico e che nel Paese erano in atto tentativi di offuscare la loro immagine. Che, tradotto in termini pratici, significa basso gradimento non solo per Recep Tayyip Erdogan e tutti i componenti del suo partito di orientamento islamico moderato, ma anche un sottile avvertimento che, pur senza ricorrere a un golpe come quelli che la Turchia ha già sperimentato nel 1960, 1971 e 1980, l’esercito non è disposto ad arretrare di un solo metro davanti a una minaccia per lo Stato repubblicano. La scorsa settimana il presidente della Repubblica uscente Ahmet Necdet Sezer, laico e gradito ai militari, aveva tenuto uno dei suoi ultimi discorsi ufficiali e aveva detto che la democrazia del Paese non è mai stata così in pericolo dal 1923, anno di nascita della Turchia moderna. Un attacco pesante, rivolto contro un Governo con cui non è mai andato d’accordo.  (Denaro.it)

TURCHIA
CON
IL FIATO
SOSPESO
IL 26 APRILE
IL GIORNO
DELLA PRIMA
VOTAZIONE

 

 

ELEZIONI L'intero Paese della Mezzaluna, spaccato in due, si chiede cosa succederà. Appelli della Tusiad e della Tobb perché il clima possa essere quello della conciliazione. I principi dello Stato democratico.

 

 

 

 

 

IN PIAZZA
CONTRO ERDOGAN
In_piazza_contro_Erdogan

La manifestazione indetta per indurre il premier turco a rinunciare alla sua candidatura come presidente della Repubblica.

Almeno trecentomila persone, espressione della Turchia laica, hanno manifestato ad Ankara contro un eventuale candidatura del Primo ministro Recep Tayyip Erdogan, di formazione islamica, alle presidenziali del mese prossimo. Un'ipotesi su cui dovrà decidere il partito del premier, Giustizia e Sviluppo (Akp), e che allarma quanti - sia nella società civile sia nell'apparato militare- temono un'islamizzazione di un Paese che, sebbene musulmano, non vuole rinunciare all'identità secolare ereditata dal padre della patria, Mustafa Kemal Ataturk. "La Turchia è laica e lo sarà per sempre", gridavano i dimostranti tra sventolii di bandiere nazionali e di manifesti con l'immagine di Ataturk. Per la manifestazione, organizzata dall'"Associazione per il pensiero di Ataturk" erano arrivati in pullman da tutto il Paese. E' stata la stessa polizia, nelle comunicazioni interne via radio, a parlare di centinaia di migliaia di partecipanti. Molti gli oratori che si sono avvicendati sul palco allestito a piazza Tandogan e non sono mancati afflati nazionalistici con interventi contro Stati Uniti e l'Unione europea. Il Partito Akp ha una maggioranza talmente solida in Parlamento da potere eleggere da sè Erdogan o qualsiasi altro candidato. La scelta è stata annunciata il 18 aprile e il Parlamento voterà in maggio. Erdogan non ha ancora detto se intende candidarsi, ma assicura di non avere un'agenda islamica e di avere rotto con il passato e optato per un conservatorismo democratico. Sebbene il premier possa vantare il merito di avere favorito una forte crescita economica e dell'avvio dei colloqui di adesione all'Unione europea, la maggioranza dell'opinione pubblica, stando ai sondaggi, non lo vuole presidente. (Agi)

 

 

 

 
 

 

 

 

ARZUHAN DOGAN YALCINDAG

Arzuhan_Dogan_Yalcindag

CON UE SCONFITTI
INTEGRALISMO
E NAZIONALISMO
 

"La Turchia è molto diversa da come viene immaginata in Europa", ha dichiarato la prima donna a giungere alla presidenza della Tusiad.

Tusiad

 

Il nazionalismo e l'integralismo religioso passeranno se ci permetteranno di entrare in Europa. Li combatteremo insieme, se non ci volterete le spalle". E' quanto afferma Arzuhan Dogan Yalcindag, prima donna a giungere alla presidenza della Confindustria turca, la Tusiad, in una intervista esclusivo sul numero di <Grazia>, il settimanale diretto da Vera Montanari. "La Turchia è molto diversa da come viene immaginata in Europa. Le donne turche sono molto più emancipate di quanto vengano dipinte. Non si deve scordare che abbiamo avuto una donna premier", sottolinea. "Una Turchia europea sarebbe perfetta. Migliorerebbero la qualità della vita, il traffico, l'ambiente, aumenterebbero i diritti civili e la libertà di espressione. La società turca è molto dinamica. Dell'Europa amo l'eancipazione femminile, la tolleranza multisecolare, il benessere sociale, la libertà, la modernità. E Giorgio Armani, ovviamente".
La Dogan Yalcindag, che si definisce musulmana ma "non praticante al 100% ed è contraria all'uso del velo, non può non ammettere come la condizione delle donne in Turchia sia ancora di sudditanza rispetto all'uomo: "Le donne velate da capo a piedi sono infelici, ma le rispetto. Mi spiace per loro, ma viviamo in una società pluralista, dove l'anima laica e religiosa devono saper coesistere, non c'è alternativa. Sono convinta che la cultura sia l'unica strada per l'emancipazione. Le donne che studiano non rimangono a lungo prigioniere delle mura domestiche".
In una Turchia con un indice di crescita del 7% la strada che porta all'ingresso dell'UE è ancora lunga. "C'è ancora molto da fare", dice a <Grazia> Arzuhan Dogan Yalcindag. "Combattere il deficit, globalizzare la nostra economia".
Grandi passi tuttavia sono stati già fatti, se è vero che mai prima d'ora gli industriali avevano accettato una donna alla guida della loro confederazione: "Ora però - sottolinea - dovrò dimostrare di essere all'altezza del compito. Il mio sogno, oggi, è entrare in Europa". (
Agi)

 

Intervista al settimanale <Grazia> del presidente della Tusiad. "Il mio compito, oggi, è entrare in Europa".

 


 

 

 
Le proteste ufficiali della Turchia per la citazione  del genocidio armeno. genocidio_in_Ruanda

BLOCCATA
MOSTRA SUL RUANDA

La celebrazione del ricordo del genocidio del Ruanda non ha potuto coincidere con l'inaugurazione di una mostra da parte del segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, a causa delle proteste ufficiali della Turchia per la citazione del genocidio degli Armeni.
L'inaugurazione della mostra sui tragici eventi del 1994, che doveva essere aperta nei giorni scorsi, era stata infatti posposta a causa delle obiezioni turche ad un riferimento all'omicidio degli armeni in Turchia durante la prima guerra mondiale. Un diplomatico turco ha protestato per il riferimento al genocidio armeno e l'ambasciatore armeno alle Nazioni Unite ha incontrato il nuovo sottosegretario per le informazioni pubbliche Kiyotaka Akasaka ed i due si sono accordati per rimuovere le parole "in Turchia".
L'ambasciatore Armin Martirosyan ha detto che Akasaka lo aveva invitato all'apertura della mostra ma di avere appreso in seguito che l'apertura sarebbe stata posposta ed ha incolpato "la censura" turca e il rifiuto del Paese "di fare i conti con la propria storia". Si spera ancora in una soluzione diplomatica della disputa.
Il portavoce aggiunto dell'Onu, Farhan Haq, ha confermato che la Turchia ha protestato circa la mostra, ma ha detto che "la preoccupazione di base" era che non fosse stato applicato il procedimento di revisione adottato per le mostre 
delle Nazioni Unite che considera "tutte le posizioni", oltre ad altre preoccupazioni che ha rifiutato di chiarire: "la mostra è stata posposta fino al termine del procedimento normale di revisione", ha spiegato.
Gli storici valutano che fino ad un milione e mezzo di armeni siano stati uccisi dai turchi ottomani agli inizi della prima guerra mondiale, un evento considerato dagli esperti di genocidi il primo genocidio del ventesimo secolo. La Turchia, tuttavia, nega che si sia trattato di genocidio, ridimensionando il numero dei morti ed attribuendo a cause naturali (gli stenti patiti durante lo spostamento imposto alla popolazione armena) ed alla guerra civile il gran numero di vittime.
I curatori della mostra hanno fatto sapere che questa si riferisce al massacro armeno per contribuire a spiegare la parola "genocidio" coniata da Raphael Lemkin, un avvocato ebreo polacco spinto da quanto accaduto agli armeni e da altri massacri etnici a fare una campagna presso la Lega delle Nazioni - il precursore delle Nazioni Unite - contro questo segno di barbarie.
Secondo i curatori, impedire di parlare del genocidio armeno in una mostra sul genocidio è una contraddizione, perché significa voler parlare di storia nascondendo la storia. E tale censura metterebbe in crisi l'idea stessa di Nazioni. (Bollettino Osservatorio sulla Legalità)

 

 

 

 
 

IN BREVE

4/5% PER ROTTURA CON USA
Ankara avverte Washingron: una fortissima maggioranza di turchi si oppone alle due mozioni parlamentari sugli armeni approdate al senato e alla camera usa e pensa che, in caso di adozione, sarebbe il caso di sospendere i rapporti diplomatici con l'America. oltre alla collaborazione in Iraq.
Questo il messaggio che parte dalla Turchia con un sondaggio condotto dall'associazione <Terror Free Tomorrow>. (da Apcom)

PREMI NOBEL PER RIAPPACIFICAZIONE
Cinquantatrè Premi Nobel hanno esortato turchi ed armeni ad aprire le rispettive frontiere, aumentare i contatti ufficiali e trovare una soluzione alla disputa sulle uccisioni di massa di armeni da parte dei turchi, all'inizio del secolo scorso.
In una lettera diffusa dalla fondazione <Elie Wiesel> per l'umanità, I Premi Nobel hanno esortato la Turchia a porre termine alla discriminazione contro le minoranze etniche e religiose e ad abolire l'articolo 301 del suo codice penale che definisce 
reato la denigrazione della turchicità. (da Ap)


EMIGRATI E VOTO

Pur lontani da casa e in Paesi con una cultura diversa dalla loro, non oslo i Turchi residenti all'estero seguono con attenzione la vita politica ma esprimono anche le preferenze politiche in linea con la madre patria. Secondo una ricerca condotta dal Centro per gli Studi turchi (Tam), il 31.1% dei turchi che risiedono in Germania dà il suo voto all'Akp, il 18.3% all'Chp, l'11.3% al Dyp e il 10.5 all'Mhp.

FORSE ELEZIONI ANTICIPATE
Il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (Akp) che detiene la maggioranza in Parlamento e che è guidato dal premier turco Recep Tayyip Erdogan apre la strada alle elezioni anticipate. Sia il ministro degli Esteri Abdullah Gul sia il ministro dell'Economia Ali Babacan, parlando con i giornalisti hanno fatto capire che il popolo turco potrebbe essere chiamato alle urne il prossimo 1 ottobre anziché il 4 novembre, come previsto dal calendario elettorale. (Apcom)

 

 

 

 

 


SOCIETA'

 
Kemal_Ataturk

BLOCCO DEI SITI
    CHE INSULTANO ATATURK

Una commissione parlamentare turca ha approvato la proposta che permetterebbe il blocco dei siti che insultano il fondatore della Turchia moderna, Mustafa Kemal Ataturk. La proposta è arrivata dopo l’esplosione del caso <YouTube>, il sito di condivisione video aveva proposto un contenuto offensivo dei confronti di Ataturk. Il Parlamento dovrà votare il disegno di legge e decidere se adottarlo o meno in una data che non è stata ancora resa nota.
L’adozione della proposta andrebbe contro la libertà d’espressione della UE, in cui la Turchia mira ad entrare. (Quo@media)

 

 

 

 

 

 Fedeli_in_moschea

 

AL BANDO
I CELLURARI
DALLE MOSCHEE

E' scontro aperto in Turchia sul diritto a tenere il cellulare in funzione anche in moschea. Nonostante i ripetuti appelli a spegnere i telefonini al momento dell'ingresso in moschea, le suonerie e le musichette dei cellulari continuano infatti a disturbare i fedeli durante le funzioni religiose. Così molti imam hanno cercato di risolvere il problema installando un apparecchio che disturba il segnale Gsm, impedendo al cellulare di squillare. Il diritto a pregare in pace è però entrato ora in conflitto con il diritto a comunicare, garantito dalla Costituzione, e gli ostacoli normativi potrebbero portare alla rimozione di questi apparecchi. La Moschea 17 Agosto, una delle più grandi nella città turca occidentale di Adapazari, ha speso circa 500 dollari per installare l'apparecchio blocca-segnale. Ahmet Kobal, l'imam della moschea, ha spiegato di essere riuscito a evitare le interferenze con la preghiera bloccando la connessione tra telefonini e l'antenna che copre la sua 'cella'. "Durante le preghiere era davvero fastidioso sentire squillare suonerie con musiche di Mozart o brani di danza del ventre: mi faceva perdere la concentrazione. Ma dopo l'installazione dell'apparecchio c'è molta più pace", ha ammesso Galip Sabir, un fedele frequentatore della moschea. Nebi Serin, che a Konya vende un modello di <Gsm Blocker>, ha affermato che le vendite dell'oggetto stanno aumentando rapidamente dal momento che molti sono favorevoli a una soluzione tecnologica per un problema che è di natura tecnologica. "Spero che l'apparecchio venga installato in tutte le moschee, così potremo pregare più pacificamente", spiega ad <Aki Adnkronos International> un fedele di Istanbul, Ozgur Dokmen. Tuttavia l'ufficio pubblico per le Telecomunicazioni non si è dimostrato altrettanto entusiasta nei confronti di questa trovata e ha inviato una circolare al potente Direttorato per gli Affari Religiosi - responsabile di tutte le moschee - avvertendolo che il dispositivo viola il 22esimo articolo della Costituzione turca che garantisce la 'libertà di comunicazione'. "Ostacolare il diritto e la libertà di comunicare senza la decisione di una corte significa ostacolare un servizio pubblico di base, fatto questo contrario alle leggi. Produrre o usare questi dispositivi è vietato anche dalla legge sulla radio", afferma la circolare. L'ufficio chiede quindi a tutte le moschee di rimuovere al più presto gli apparecchi blocca-Gsm, ma non è ancora chiaro se questo ordine verrà eseguito. (Aki Adnkronos)

 

 

 

 

Fedeli_in_moschea_2

 

 

 

 

 

Molti iman hanno cercato di risolvere il problema installando un apparecchio che disturba il segnale Gsm. "Durante le preghiere - ha detto un fedele frequentatore - era davvero fastidioso sentire squillare suonerie con musiche di Mozart o brani di danza del ventre. Ora c'è molta più pace".

 

 

 

Consumate_più_uova
Presto partirà in Turchia una campagna dei ministeri dell'Agricoltura, della Salute e dell'Educazione perché venga aumentato il consumo di questa ricca fonte di proteine. La differenza con gli altri Paesi.

MANGIATE
PIU' UOVA

 

Una campagna per spingere i turchi a mangiare più uova partirà presto in Turchia, dove il consumo di questa ricca fonte di proteine è sotto gli standard europei. Sostenuta dall’Associazione turca dei produttori di uova e dai ministeri dell’Agricoltura, della Salute e dell’Educazione, la campagna punta ad aumentare il consumo annuo di uova dei turchi, dalle 130 annuali allo standard dell’Unione Europea di 240-250 all’anno (negli Usa si arriva a 270, in Israele a 300). L’Associazione dei produttori, che raccoglie circa l’80 per cento della produzione nazionale, è pronta a rispondere ad un aumento dei consumi. Il presidente dell’associazione, Derya Pala, dice: "L’uovo è la fonte più economica delle proteine animali. In questa campagna, oltre alla dimensione economica, c’è anche quella sociale".

 

 

 

Si dovrebbe passare dalle 130 annuali pro-capite allo standard dell'Unione Europea di 240-250 all'anno (negli Usa si arriva a 270, in Israele a 300)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 

65 MILIONIDI ABITANTI

Calo della popolazione in Turchia ma la clamorosa diminuzione in realtà potrebbe essere attribuita a conteggi errati durante il censimento del 2000.

Se si eccettua la provincia di Sirnak, i rimanenti distretti turchi hanno registrato un calo della popolazione. A dirlo è il censimento compiuto dal Governo turco nei mesi scorsi e del quale cominciano ad arrivare i primi risultati.
Stando alle prime proiezioni rese note dal Tuik, l'Istituto di Statistica turco, in questo momento i conteggi sono ultimati all'81%. Il dato più interessante che trapela è che i turchi sono molti di meno di quanto si pensasse. La popolazione nel Paese della Mezzaluna, che si supponeva essere attorno ai 73 milioni, invece sarebbe "appena" di 65. la popolazione (ufficiale) di Istanbul si avvicina ai 12 milioni e quasi il 20% dei turchi con il passare del tempo si è è trasferito nelle grandi città.
La clamorosa diminuzione della popolazione turca in realtà potrebbe essere attribuita a conteggi errati durante il censimento del 2000. (Apcom)

 

 

 

 
 

NATIONAL SOVEREIGNTY AND CHILDREN'S DAY

ATTIVITA': Teatro Karagot
LABORATORIO DI INCISIONE
AQUILONI IN GIARDINO

turchia_explora.jpg

 

 

 

 

 

 
 

 

Party_Caming

 

Via dalla Turchia,
 per protesta

IL GIOCO  LA <PARTY GAMING PLC> HA AFFERMATO DI AVERE AGITO COSI' PER ASSICURARSI CHE I CLIENTI TURCHI NON POSSANO OTTENERE L'ACCESSO AL ALCUNO DEI LORO SITI A SEGUITO DELLE MODIFICHE LEGISLATIVE APPROVATE RECENTEMENTE DALLO STATO.

La <Party Gaming plc>, società dalla quale dipende <Party Poker>, ha affermato di aver agito così per assicurarsi che i clienti turchi non possano ottenere l'accesso ad alcuno dei loro siti internet dedicate al gioco, a seguito delle modifiche legislative approvate nello Stato.
La sala da poker leader nel settore del gaming si è mossa a seguito delle modifiche apportate alla legge turca che ora proibisce alcune forme di online gaming che non possono essere offerte ai cittadini turchi da società estere o locali non autorizzate. <Party Gaming> afferma pertanto di "…aver ora compiuto l'unica mossa logica per assicurarsi il rifiuto di tutti i cittadini turchi che intendano accedere ai nostri servizi".
La <Party Gaming> ha anche affermato (come società quotata in borsa a beneficio degli investitori) che gli incassi generate dai clienti turchi non rappresentano una porzione sensibile del bilancio generale.
Questa mossa compiuta da una delle società leader del settore del gioco e del poker online è 
arrivata subito dopo alle azioni
analoghe dell'e-wallet
processore di pagamenti online,
<Neteller plc>.
Come per gli Usa nel 2006, si tratta di una legge molto forte che causa il ritiro di queste grandi compagnie. Per la Turchia però si tratta anche di una questione di scarso valore del mercato, valore tanto marginale da non valere il rischio di sanzioni. Allora cosa sta succedendo in Turchia?
Secondo le diverse fonti, la diffusione dell'online gaming è stata ampia in Turchia e una sensibile parte dei fondi nazionali imboccano la strada che porta alle casse dei siti di gioco per mezzo di transazioni con carte di credito e, ovviamente, <Neteller<.
Sembra che le autorità turche abbiano osservato ed analizzato in profondità questa situazione in particolare controllando l'attività elettronica. Nello specifico, l'Amministrazione Turca delle Lotterie Nazionali ha indotto ad emettere una legge in merito alla "Proibizione di organizzare e offrire sul mercato l'<Online 
Gambling>". Questa è diventata legge il 14 marzo 2007.
Il nome di questa organizzazione include le parole "Lotteria 
Nazionale Gambling>". Questa è 
diventata legge il 14 marzo 2007.
Forse è un indizio che potrebbe fare intendere il vero proposito
che sta alle spalle di questi cambiamenti. 
Qualunque sia la verità la legge è progettata per vietare la realizzazione e la diffusione sul mercato di giochi di fortuna per mezzo di media virtuali inclusi computer, TV interattiva e cellulari. Inoltre, è stata vietata anche la pubblicità di questi servizi.
Sembra che questa legge permetterà di perseguire attivamente i trasgressori ed il compito di sorveglianza è stato assegnato al Dipartimento di Giochi di Fortuna che esaminerà le fonti di accesso di persone ed organizzazioni in Turchia e rimuoverà questi accessi qualora lo ritenesse necessario.
Resta il fatto che internet sia un settore estremamente difficile da sorvegliare. La <Party Gaming> e <Neteller> si sono ritirate perché società pubblicamente quotate sul mercato della borsa di Londra.
(PokerNews)

LOTTERIE NAZIONALI

 

 

 

 
 

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LA RINASCITA
DI MARKIZ

La pasticceria - che risale addirittura al 1840 - rivedrà la luce per la terza volta grazie al nome del Roberts'Coffee.

 

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Markiz is Istanbul's oldest patisserie at 167 years old and it will be reborn for the third time since 1840 with Finn Robert's Coffee. Robert's Coffee, which started serving in Turkey two years ago and has opened five branches since, added Markiz among its branches. Markiz will open its doors on April 7 as “Robert's History Markiz.” Also, all products including coffee, cookies and mugs will be labeled “Markiz by Robert” for the brand “Markiz” to survive. One of the Turkish partners of Robert's Coffee, İzzet Günaydın, says, “Markiz is a venue with a historic tissue and ties of love. We attach great importance to such things and want to show it to the people of Istanbul. We will keep this brand alive and won't touch the original tissue of the patisserie.” Markiz Patisserie and passage, situated in Istanbul's Beyoğlu district, has a privileged place in the history of Istanbul. The patisserie, which was closed down in 1979 and reopened in 2003 by Aksoy Group, was sold to a British company in 2006. Günaydın says they hired the property from the British company and bought the brand, adding, “We hired Markiz for five years. We own its property. We will even keep Markiz's special cake alive. We will always renew the product portfolio of Markiz Robert's.”
The target is 30 Robert's Coffee shops in 2009:
Noting that the Turkish market was very important to Robert's Coffee, Günaydın says their target is to reach 9 branches by the end of 2007 and 30 branches by the end of 2009. Günaydın says they have so far invested $2 million for the opening of five branches, adding that their investment will reach $5 million by the end of 2007. “Turkish people already have a coffee culture. Robert's and 
other chains develop various kinds of coffees to endear the young generation. There is big competition in the Turkish market at the moment. Successful brands will be permanent.”
Turkey is a favorite for foreign coffee chains:
Competition will increase in the sector with Finn Robert's Coffee. Starbucks, Gloria Jean's Coffee, Barnie's Coffee, Tchibo, Schiller and Illy are foreign brands in the sector. Café Crown and Kahve Dünyası (Coffee World) are among Turkish brands. On the other hand, many coffee brands are waiting to enter the sector, as coffee shops have become a trend. Among them are British Coffee Republic and Costa Coffee, German LaMaier, Italian Lavazza and Canadian Blenz Coffee. Turkey was introduced to coffee shops with Gloria Jeans in 1999. It is expected that daily coffee consumption, which is 200 grams in Turkey, will increase in the near future. This makes brands, which are planning to enter the market, excited. In particular, it is the interest of the young population in new tastes that triggers this interest.
Markiz was the venue of Istanbul's elite people:
Markiz, which was opened in 1840 under the name Passage Oriental, was the frequent place for artists and intellectuals. Making its mark on a period, Markiz was closed down in 1979. It was restored by Aksoy Group in 2003 and reopened as a shopping center. Markiz Patisserie, located in the entrance of the passage, was reopened without any change but the passage was closed down again because of the fact that it was not large enough to become a shopping center. (Mine Tuduk/Turkish Daily News)

 

 

 

 
Costruttori_turchi_per_Tom_Cruise

 

Cihan Kamer of Emaar Properties says that Toscana Valley is a start and that they would invest 50 billion dollars on the right project.
The CEO of Emaar Properties Cihan Kamer said that Toskana Valley villas, to be built in Büyükçekmece, is the first step towards an investment in Turkey and if they find the right project they are ready to invest 50 billion dollars. Kamer said they plan to build a Giorgio Armani Hotel and residence in Istanbul's most beautiful places. Emaar also has a special agreement with Tom Cruise regarding Emaar's hotel and residence projects in metropolitan cities, he said. “According to this agreement, he receives an apartment from the Armani residence. So he will receive one in Istanbul.”
Emaar Properties CEO Cihan Kamer and General Manager Ozan Balaban were guests in an interview at CNN Türk.
We plan on going public:
Kamer said they are getting ready to prepare new projects in Turkey jointly with Emaar Dubai. Kamer owns 32% of the 60% share of Emaar International in Emaar Turkey. ”There is no East or America in capital. All investors have a share. Emaar Turkey needs to be perceived as a Turkish company. We plan on going public in the future,”  Kamer said. Kamer explained that he was travelling back and forth to Dubai since 1985 to export gold jewelery and made an offer to Emaar 6-7 years ago which was not accepted. He believes Dubai sheikh Maktum's visit toTurkey 4 years ago encouraged companies in Dubai to invest in Turkey. He repeated his offer at that point, and the CEO El Abbar regretted not accepting the offer back then as each passing day real estate gains more and more value.
Having bought a 500 thousand square meter of land, Emaar expanded its project Toskana Valley with 550 villas in Büyükçekmece. Kamer said  this project reflects the size of Emaar and that it is only the start in entering a country's market.
Kamer, when reminded of his words “we will invest 5 billion dollars in investment in 5 years,” said they could even invest 50 billion dollars in Istanbul if they find the right project. (
Turkish Daily News)




"COSTRUIREMO
UN RESIDENCE
AD ISTANBUL
E DAREMO UN APPARTAMENTO
A TOM CRUISE"

 

 

 

Cihan Kamer, Ceo della <Emaar Properties", ha spiegato come l'insediamento "Valle Toscana" sia solo l'inizio. Si tratta di ville costruite a Buyukçekmece. Gli altri progetti

 

 

 

 

 

 

 

CRONACA

 
 

 

 

 

Sono dipendenti della <MerpaEngineering>, subappaltatrice dell'<Agip Petroli>.
Nigeria  

SEQUESTRATI DUE INGEGNERI TURCHI

E' avvenuto nel sud della Nigeria. Chiesto un riscatto per la loro liberazione. Sono in buone condizioni di salute.

 

I rapitori dei due ingegneri turchi sequestrati  nel sud della Nigeria hanno chiesto un riscatto al loro datore di lavoro in cambio della loro liberazione. Lo riferisce una fonte del ministero degli Esteri turco. ''Si sono messi in contatto con il loro datore di lavoro turco Merpa e gli hanno chiesto un riscatto'', ha dichiarato la fonte, chiedendo di restare anonima. ''Sono in corso negoziati per ottenere la loro liberazione. Siamo mobilitati'', ha aggiunto. I due ingegneri, Ilker Izci e Murat Orhan, dipendenti della compagnia <Merpa Engineering>, subappaltatrice dell'<Agip>, sono stati rapiti da uomini armati nella zona petrolifera del delta del Niger. Un comunicato del loro datore di lavoro, ricevuto dall'<Afp>, precisa che i due sono in buone condizioni di salute, che non sono stati maltrattati e che Merpa ha avuto la possibilità di parlare loro direttamente al telefono ''quattro o cinque giorni'' dopo il loro rapimento. La compagnia si dice ottimista su una soluzione positiva di questa crisi ''nel più breve tempo possibile'' grazie all'intervento della Turchia tramite la sua ambasciata ad Abuja. (Asca-Afp)

 

 

 

 
 

UCCISI DODICI RIBELLI ED UN SOLDATO

Dodici ribelli separatisti curdi del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) e un soldato turco sono stati uccisi in violenti scontri nella provincia di Tunceli, nell'est della Turchia . Lo hanno annunciato fonti di sicurezza locali. Nei combattimenti, avvenuti nei pressi della località di Hozat, è rimasto ferito un altro militare. Questi decessi portano rispettivamente a undici e a oltre 30 il numero di soldati turchi e ribelli uccisi nel corso degli ultimi 10 giorni nell'est e nel sud-est del Paese. (Asca-Afp)

 

 

 

 

 

      CONDANNA PER SEVIZIE AI DETENUTI                                  

 

La Corte europea dei diritti dell'uomo di Starsburgo ha condannato la Turchia per maltrattamenti e sevizie inflitti dagli agenti a dodici detenuti nella prigione di Buca, ad Izmir. Il Governo di Ankara dovrà pagare a ciascun ricorrente 8.000 euro, per un totale di 96.000 euro, più 500 euro ciascuno per le spese sostenute.
I detenuti avevano denunciato di essere stati colpiti ripetutamente con bastoni e manganelli perché avevano rifiutato di farsi perquisire. Il Governo turco aveva invece detto che si erano feriti da soli cadendo dalle scale.
Per i giudici europei, i carcerati sono stati colpiti e feriti, mentre la giustizia turca ha "evidenziato gravi lacune" rifiutandosi di perseguire gli agenti e con la scomparsa di dossier riferiti al caso.
La Corte ha anche condannato la Turchia per un altro caso di maltrattamento in carcere, questa volta ai danni di un simpatizzante del Pkk al quale dovranno essere versati 15 mila euro per danni morali. (
Ansa)

 

 

 

 

 

 
 

TAKSIM OFF LIMITS

IL 1 MAGGIO

Il governatore della provincia di Istanbul, Mummar Güler, ha fatto sapere che per motivi di sicurezza, ha vietato il transito da piazza Taksim (una delle più frequentate della città) ai partecipanti al corteo del primo maggio.
In Turchia la festa dei Lavoratori non rientra nel calendario delle festività nazionali. Le forze dell'estrema sinistra tutti gli anni organizzano cortei che creano non pochi problemi al mantenimento della sicurezza urbana e che si trasformano spesso 
in manifestazioni violente. Molti temono che i manifestanti potrebbero anche decidere di ignorare il divieto delle autorità.
Per questo Guler ha invitato i cittadini al buon senso e a non partecipare a forme di protesta non autorizzate. Il corteo di quest'anno rischia di essere più pericoloso perché verrà commemorato il primo maggio 1977, quando Istanbul fu teatro di una durissima repressione da parte della polizia. (Apcom)

 

 

 

 

 

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SCONTRO
CAMION-SCUOLABUS
33 VITTIME
STRAGE DI BAMBINI

 

TRAGICA GITA  Il grave incidente è avvenuto nella provincia di Aksaray all'ingresso della Cappadocia. Sembra che il pullman abbia invaso la corsia opposta e che avesse a bordo più persone dei 46 posti della capacità stabilita.

Trentatre persone, tra cui 15 bambini, sono morte e 35 sono rimaste ferite in Turchia in uno scontro tra un pullman di una gita scolastica e un camion carico di sabbia. Lo hanno reso noto le autorità locali.
Il pullman stava portando in Cappadocia, regione turistica nota per le attrazioni naturali e archeologiche, una scolaresca di Smirne (ovest), accompagnata da genitori e insegnanti.
Lo scontro è avvenuto, per ragioni non ancora accertate, alle 6 del mattino (le 5 ora italiana) nella provincia di Aksaray, all'ingresso della Cappadocia. Secondo la televisione <Ntv>, il pullman avrebbe invaso la corsia opposta.
I mezzi di informazione hanno anche evocato un possibile sovraccarico del mezzo, che secondo l'agenzia <Anadolu> aveva una capacità di 46 posti, mentre le persone a bordo erano parecchie di più (68, stando al procuratore generale di Aksaray, Durmus Akif Ozbek).
"Su ciascuna coppia di sedili c'erano tre bambini, c'erano troppi passeggeri sul pullman", ha dichiarato uno dei genitori. "Non c'erano passeggeri in eccesso, anche se lo si fosse voluto non sarebbe stato possibile", ha replicato il secondo autista del pullman, che al momento dell'incidente dormiva nella parte posteriore.
A Smirne, responsabili della cellula di crisi istituita dalla scuola hanno detto all'Anadolu che nella sciagura sono morti i conducenti dei due mezzi, 15 bambini e 16 accompagnatori.
Ozbek ha confermato la morte dei due guidatori e precisato che, dei 29 feriti curati a Aksaray, 15 sono bambini, 12 donne e due uomini. Secondo un responsabile provinciale, cinque feriti, di cui tre bambini, sono tuttora gravi.
La televisione <Cnn-Turk> ha mostrato immagini del pullman coricato su un fianco, con il tetto sfondato per diversi metri nella parte anteriore, e bagagli sparsi all'intorno; come pure di familiari in lacrime, riuniti nella scuola da cui provenivano i bambini. (la. Repubblica.it)

 

 

 

 
 

LO DANNO ALLA MADRE MA VUOLE STARE CON IL PADRE

PSICHE LA VICENDA DI UN RAGAZZINO DI DIECI ANNI CHE SI SENTE PIU' TURCO CHE UNGHERESE.

 

Vuole rimanere turco e tornare dal padre in Turchia Carletto Mehmet, un ragazzino di dieci anni ritornato in Ungheria dopo anni di lotta giuridica, e il cui caso ha catalizzato l'attenzione dell'opinione pubblica magiara.
Carletto, nato da madre ungherese e padre turco in Ungheria, tre anni fa era stato rapito dal padre che si era frattanto separato dalla moglie ed era tornato in Turchia.
La madre, Edina Papp, ha lottato disperatamente per riavere il figlio. Del caso hanno parlato anche nel loro ultimo incontro i premier Ferenc Gyurcsany e Recep Tayyip Erdogan. I tribunali, in Ungheria e in Turchia hanno giudicato a favore della madre,

ma il padre si è rifiutato di consegnare il figlio, trovato poi alla fine da organizzazioni caritative in un nascondiglio con l'aiuto di una ricompensa di 5.000 euro. Carletto però riportato in Ungheria, si rifiuta di parlare con la madre in ungherese e continua a parlare turco. Non mangia carne di maiale e vuole ritornare dal padre. la madre ha consultato psicologi per bambini e spera che il figlio si riadatterà all'ambiente.
"Se non sarà capace, lo lascerò andare", ha detto il lacrime alla Tv. I media si occupano della vicenda, cosa che forse non aiuta il bimbo a reintegrarsi. (Ansa)

 

 

 

 

 

ECONOMIA

 

PROFILO
SOCIOECONOMICO

UN RECENTE STUDIO I gruppi familiari, non solo più abbienti ma più istruiti e  più vicini ai modelli di consumo europei, non superano il 10% del totale.

Un recente studio sul comportamento dei consumatori (vedi allegato), condotto su 8.500 gruppi familiari di 28 province del paese dall'Associazione turca dei pubblicitari, delinea un profilo chiaro delle unità familiari e del loro attuale quadro comportamentale in merito agli acquisti. I gruppi familiari non solo più abbienti, ma anche più istruiti e probabilmente più vicini ai modelli di consumo "europei", non superano il 10% del totale, mentre - per molti versi - la maggioranza dei nuclei familiari con un modello di vita e di riflesso di consumi ancora fortemente legato alle 

Come oggigiorno si comporta il consumatore medio.

tradizioni del passato, rappresenta ancora il vero volto dell'attuale Turchia. In sostanza, lo studio confermerebbe l'assunto che Istanbul -con la sua ampia area metropolitana e oltre 14 milioni di abitanti- Smirne, Ankara e alcune altre realtà in forte espansione socio-economica non rappresentano lo spaccato più consistente della società turca. Lo studio - peraltro avvalorato dall'Università Tecnica di Istanbul - consente certamente agli analisti un esame più approfondito sui modelli di consumo locali e soprattutto permette di valutare con più precisione il differenziale esistente oggi - sul fronte socioeconomico - fra la Turchia ed i mercati più avanzati dell'Europa. Leggi lo studio. (Ice Istanbul)
 

I DATI DAL SETTEMBRE AL NOVEMBRE 2005

A seguito di un’indagine effettuata presso 8.500 famiglie in 28 province, è stato possibile aggiornare il mutato profilo socioeconomico del consumatore in Turchia. I risultati sono stati resi noti al mondo pubblicitario

(Hurriyet) – 5 Aprile 2007 (Traduzione a cura di ICE Istanbul)
E’ stato  definito il nuovo profilo socioeconomico (SSE) della Turchia, mutato a seguito dello sviluppo economico. I risultati dell’indagine effettuata nel periodo settembre – novembre 2005 per intervista diretta presso 8.500 abitazioni/famiglie situate entro i confini urbani ed extraurbani di 28 province fra le più rappresentative della Turchia, sono stati resi noti al mondo della pubblicitario durante una riunione organizzata due giorni fa presso le İş Kuleleri (Torri del Lavoro) i