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<TURCHIA
OGGI> - A PARTE LA DOCUMENTAZIONE DELL'AMBASCIATA DI ITALIA AD
ANKARA E DELL'ICE DI ISTANBUL - SI AVVALE PER LE NOTIZIE E GLI
ARTICOLI RIPORTATI SUL SUO WEB, E NATURALMENTE RELATIVE ALLA TURCHIA,
DELLE NEWS
GIA' APPARSE IN ALTRI SITI O GIA' PUBBLICATE SU QUOTIDIANI E
RIVISTE. NON FA ALTRO CHE ASSEMBLARLE, NELLA CONVINZIONE CHE SIANO
DI MAGGIORE UTILITA' PER QUANTI HANNO UN QUALCHE INTERESSE PER
QUESTO PAESE. <TURCHIA OGGI>, AD
OGNI MODO, E' SEMPRE A VOSTRA DISPOSIZIONE.
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PRIMO
PIANO
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ALLA
RICERCA
DELLA PACE
CIPRO
AL CENTRO
DEGLI EQUILIBRI STRATEGICI NEL MEDITERRANEO
ORIENTALE, L'ISOLA DI VENERE - SPACCATA IN DUE E
CON DUE COMUNITA' - CERCA DI USCIRNE FUORI.
OCCORRE PERO' VINCERE LE RESISTENZE
''Cipro
alla ricerca della pace''. Alla situazione
nell'isola - che è al centro degli equilibri
strategici nel Mediterraneo orientale - alle sue
implicazioni e prospettive, è dedicato il Forum
che si svolge nella giornata di oggi venerdi' 20
aprile prossimo a Roma, alle h.10.00, presso la
Sala Stampa Estera di via dell'Umiltà 83/c. Un'occasione senza precedenti di confronto tra
esponenti turco-ciprioti, greci ed italiani,
alla luce dell'aspirazione, largamente
condivisa, ad una soluzione negoziata che ponga
fine ad una crisi che si prolunga da quasi
cinque decenni.
Promosso dai Giornalisti Riuniti, il Forum sarà
introdotto da Piero Incagliati, della Sala
Stampa italiana, e moderato da Mario
Nordio, vice direttore di <Aki-Adnkronos
Internationa>l. Interverranno: il senatore a vita
Giulio Andreotti; Turgay Avci, vice premier e
ministro degli Esteri della Repubblica turca di
Cipro Nord; Teo Andreabis, giornalista della
radiotelevisione greca Alfa; il prof. Ahmet
Sozen, del dipartimento Relazioni internazionali
della Facoltà di Scienze politiche
dell'Università Mediterranea orientale di
Famagosta; il prof. Marios Evriviades, del
Dipartimento studi europei ed internazionali
della Panteion University di Atene; il prof.
Antonello Biagini, ordinario di Storia orientale
e moderna dell'Università' di Roma- La
Sapienza; il prof. Vincenzo Greco, ricercatore
in storia delle relazioni internazionali; l'on.
avv. Franco Coccia, presidente dell'Associazione
parlamentari della Repubblica; il prof. Carlo
Jean, ordinario di Studi Strategici
all'Università Luiss- Roma, il dott. Rosario
Priore, consigliere della Corte di Cassazione;
l'on. Antonio Rubbi, vicepresidente
dell'Associazione parlamentari della Repubblica.
L'iniziativa è sostenuta dalla convinzione che
soltanto il dialogo tra tutte le parti
interessate possa condurre ad un'intesa
suscettibile di produrre una duratura
pacificazione a Cipro, nel rispetto dei diritti
delle due comunità che risiedono da secoli
nell'isola.
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L'iniziativa di aprire un
dialogo su Cipro, qui in Italia ma in una sede
internazionale quale è la Stampa Estera, non
pretende certo - nell'intenzione degli
organizzatori - di risolvere problemi là dove
finora non sono riusciti né le Nazioni Unite
né l'Unione Europea né tanto meno Nicosia e
Lefkosa. Fuori da sterili polemiche, soprattutto
da parte di chi pretende di avere ragione a
tutti i costi, può servire comunque a smuovere
le acque. Alle volte basta infatti un piccolo
puntello per aprire la falla del muro contro
muro. Segno tangibile di come il confronto
delle idee sia fondamentale per il
raggiungimento effettivo della pace. Di
qualunque pace. (Turchia
Oggi)
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ATTACCO AD UNA
CASA EDITRICE
CRISTIANA:
TRE SGOZZATI
Una strage contro
chi pubblica la Bibbia. In Turchia, a quasi tre mesi
dall’omicidio di Hrant Dink, si torna a respirare un
clima di dolore e terrore. A Malatya, città nel nordest
dell’Anatolia, tre persone sono state sgozzate nella
casa editrice <Zirve>, che stampa la Bibbia e
altri testi legati al Cristianesimo. I tre avevano le
mani e i piedi legati e la gola tagliata. Le modalità
dell’esecuzione fanno pensare ai fondamentalisti
Hezbollah turchi, che sono soliti incaprettare e
sgozzare le loro vittime.
Queste ultime sono due turchi, Necati Aydin e Uur Yuksel,
e un tedesco, Tilnman Geske, che viveva in Turchia dal
2003, tutti presbiteriani.
Uno dei presunti killer, uno studente di 22 anni, è in
fin di vita dopo essere caduto (o essersi buttato) da
una finestra. Le forze dell’ordine hanno fermato
quattro persone, ancora sotto interrogatorio: Salih Güler,
Cuma Özdemir, Hamit Çeker e Abuzer Yildirim, di età
compresa tra i 19 e i 20 anni. I quattro (così come lo
studente in fin di vita) avevano in tasca una lettera
che diceva: "Siamo cinque fratelli. Andiamo verso
la morte. Forse non torneremo più", e si
concludeva con la frase musulmana dei morituri: "Condona
i miei debiti".
Ibrahim Dasoz, governatore della città di Malatya, ha
detto che le indagini sono appena iniziate e che tutte
le ipotesi rimangono aperte. "Non escludo lo
scontro interno. Potrebbe non essersi trattato di un
attacco. Stiamo cercando di capire. Le indagini
proseguono", ha detto ai giornalisti, senza
aggiungere altri particolari.
Il direttore della casa editrice, Hamza Ozant, ha
ammesso che negli ultimi tempi i redattori erano stati
oggetto di minacce e pressioni, e che lui aveva deciso
di chiedere aiuto alla polizia. Non ha però voluto
specificare chi fosse l’autore delle intimidazioni e,
soprattutto, la motivazione.
Chi ha parlato decisamente più chiaro è la stampa
turca, che ha raccontato di tentativi di violenze da
parte dei Lupi grigi, un gruppo ultranazionalista vicino
al Mhp, il Partito nazionalista, di cui faceva parte
anche Ali Acga, che nel 1981 attentò alla vita di Papa
Giovanni Paolo II. Il gruppo è ormai considerato
contiguo agli integralisti islamici.
| Il
fatto criminoso, ad opera dei Lupi grigi, è
avvenuto a Malatya (la città natale di Ali Agca)
nella Turchia orientale. Qauattro persone
fermate dalla polizia. |
Autorevoli
quotidiani come <Hurriyet> hanno scritto che la
casa editrice era stata minacciata perché pubblicava la
Bibbia ed era stata accusata di fare proselitismo. Una
«colpa» che in alcune parti della Turchia si paga con
la vita.
La strage di Malatya conferma anche una triste costante.
Questa città, infatti, è destinata a tornare di
continuo nella storia turca, e sempre per motivazioni
legate a fatti di sangue. A Malatya è nato proprio Ali
Agca, e sempre da questa città veniva anche Hrant Dink.
Sul massacro è intervenuto con forza anche monsignor
Luigi Padovese, vicario apostolico per l’Anatolia:
"Si tratta di fanatici che continuano a essere
presenti in Turchia, e che ogni tanto emergono con
questi atti di violenza assurda".
Monsignor Padovese ha anche definito la situazione
"difficile e pericolosa", aggiungendo che «la
chiesa cristiana continua a lavorare come sempre». E
monsignor Ruggero Franceschini, presidente delle
Conferenza episcopale turca, non usa mezzi termini:
"Sono sconcertato. Non so come definire un tale
atto. È l’ennesimo attacco alla minoranza cristiana
ed è la sconfitta del dialogo". (Il
Giornale.it)
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Quello che è successo mercoledì scorso a Malatya è di
una gravità che va al di là di ogni limite, e non solo
e non tanto perché ormai il connubio
integralismo-nazionalismo in Turchia sta dimostrando
quanto radicata sia la sua forza e penetrazione nel
Paese, quanto soprattutto perché il Governo Erdogan
ancora una volta ha dimostrato la propria debolezza. Ed
è questo che impensierisce maggiormente. Senza voler
fare dietrologie di sorta, che lasciamo agli analisti e
agli esperti di terrorismo e destabilizzazione, viene
comunque da pensare come mai apparati di polizia e
servizi segreti non avessero avuto il benché minimo
sentore di quello che sarebbe successo. Eppure il
direttore della casa editrice aveva più di una volta
lamentato di essere stato oggetto di minacce. A pochi
giorni dalle elezioni presidenziali la strage di Malatya
è un avvertimento circa quello che potrebbe accadere un
domani se a palazzo Cankaya salisse un religioso. Noi ci
auguriamo che questo non avvenga. Ci auguriamo in
particolare che la Turchia - quella sana, quella
responsabile e che vuole entrare in Europa - sappia
reagire e uscire dal tunnel delle incertezze. (Turchia
Oggi)
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NUOVE
MISURE PER FERMARE LE INFILTRAZIONI
DI
GUERRIGLIERI CURDI NEL NORD IRAQ.
LE
MINACCE DEL LEADER MASSUD BARZANI.
LA
TELEFONATA DI JALAL TALABANI AL PREMIER
TURCO RECEP TAYYIP ERDOGAN.
LE CONTRARIETA' DEL DIPARTIMENTO DI STATO
AMERICANO
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Il
Governo di Ankara ha ribadito la possibilità di
intervenire militarmente nel nord dell’Iraq per
combattere i guerriglieri del Partito dei lavoratori curdi (Pkk). Il
National Security
Council (Mgk), il massimo organismo di sicurezza
nazionale, ha discusso nuove misure per
fermare le infiltrazioni di guerriglieri dal confine
iracheno. Secondo le accuse di Ankara, in Iraq - al
confine con la Turchia - ci sarebbero cinque campi di
addestramento della guerriglia curda capaci di ospitare
4.500 terroristi.
Stati
Uniti e Unione Europea, che hanno inserito il Pkk nella
lista nera delle organizzazioni terroristiche, si
oppongono con forza a una possibile operazione militare
turca oltre confine, sostenendo che avrebbe un effetto
destabilizzante sull’intera regione.
Un
alto funzionario turco, citato dal <Turkish Daly
News>, ha dichiarato che Ankara "non ha
intenzione di violare il diritto internazionale ma le
recenti minacce di Barzani e del Pkk hanno limitato le
nostre alternative".
Nei
giorni scorsi il leader curdo iracheno Massud Barzani
aveva minacciato di interessarsi degli affari turchi se
Ankara avesse fatto altrettanto con l'Iraq, facendo
salire la tensione
tra i due Paesi.
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Il
presidente iracheno, Jalal Talabani, dal canto suo aveva
chiamato telefonicamente il Primo Ministro turco, Recep
Tayyip Erdogan, per rassicurarlo sulle buone intenzioni
delle Governo di Baghdad nella lotta al terrorismo.
"Diamo grande importanza alle nostre relazioni con
la Turchia. Vogliamo avere buone relazioni e ci stiamo
impegnando per garantirle", aveva detto Talabani,
aggiungendo che il suo Paese è "pronto per
combattere il Pkk all’interno di un piano coordinato
(con la Turchia)".
Il
Dipartimento di Stato Usa ha comunque esortato la
Turchia ad astenersi dal lanciare operazioni armate, al
di là della frontiera con l'Iraq.
Tuttavia,
il portavoce Sean McCormack ha anche ammesso che
l'attività dei curdi costituisce un problema che
non può essere ignorato.
"Riteniamo che ci si debba concentrare su una
cooperazione tra i Governi della Turchia e
dell'Iraq", ha sottolineatoo McCormack.
"L'ideale è non ricorrere ad operazioni che
attraversano la frontiera".
McCormack
ha poi definito "totalmente inaccettabili le
attività terroriste del Pkk". "Sono un
gruppo di terroristi e bisogna occuparsene",
ha aggiunto il portavoce del Dipartimento di
Stato.
(OsservatorioIraq/fonte Turkish
daily News) |
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MISSILI
ISRAELIANI
PER
ANKARA
Il quotidiano
israeliano <Yedioth Ahronoth> ha rivelato che, secondo le
sue fonti, lo Stato ebraico starebbe conducendo un
negoziato segreto con la Turchia per la cessione di un
sistema missilistico israeliano, molto avanzato, del
tipo Hits (freccia, in ebraico). Si tratta di un sistema
prodotto dall'industria militare israeliana, ma gli
Stati Uniti sarebbero contrari a questa vendita. (Peace
Reporter) |
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Per
la Turchia sono gli ultimi sei
giorni con il fiato sospeso. Il 26
aprile, a meno che non intervenga
qualche sorpresa, sarà il giorno
della prima votazione in Parlamento
per eleggere l‘undicesimo
presidente della Repubblica turca.
Il clima è rovente e, soprattutto,
l’Akp, il Partito per la Giustizia
e lo Sviluppo, che detiene i due
terzi della maggioranza
parlamentare, non ha ancora reso
noto chi sarà il suo candidato.
L’intero Paese si chiede da oltre
un anno se l’attuale premier Recep
Tayyip Erdogan, 53 anni e un passato
da militante nel partito islamico
del Refah con Necmettin Erbakan,
vorrà tentare la scalata alla
presidenza. Lo
stesso Erodgan ha fatto sapere che
il suo partito potrebbe decidere di
renderlo noto anche all’ultimo
momento, cioè il 25 aprile, a
ridosso della prima votazione.
Intanto, tutti i giornali turchi sono occupati dalle
dichiarazioni rilasciate dal Primo Ministro
e dal ministro dell’Economia, Ali
Babacan. Il responsabile
dell’Economia, che è anche
caponegoziatore con l’UE, ha detto
ai giornalisti che il nuovo
presidente della Repubblica dovrà
essere una persona in buoni rapporti
con l’attuale Governo (che, fra
l’altro, scadrà il 4 novembre
prossimo). Ben più significative le
parole di Erdogan, che per la prima
volta sembra aver dato un segnale
concreto della sua candidatura a
Capo dello Stato. Durante la sua
visita in Germania il
premier ha dichiarato che il
presidente della Repubblica deve
abbandonare la sua identità
politica e il suo partito lo deve
considerare come morto. Parole che a
molti sono parse come una vera e
propria dichiarazione di intenti,
tanto che Ismet Berkan, direttore
del quotidiano di opposizione <Radikal>, ha commentato ironicamente:
“Congratulazioni all’undicesimo
presidente”. In questo clima di
attesa c’è chi comincia a sperare
che il tormentone sull’undicesimo
presidente della Repubblica turca
finisca e al più presto possibile.
Da tempo la Tusiad e la Tobb, (la
Confindustria turca e l’Unione
della Camere del commercio e della
Borsa delle Merci) hanno fatto
appello perché l’elezione del
Capo dello Stato avvenga in un clima
di conciliazione e molti analisti
temono che un presidente della
Repubblica come Erdogan posa solo
destabilizzare negativamente la
situazione economica del Paese.
Ci sono poi problemi di ordine
politico. Piaccia o no all’Akp, il
partito del premier deve fare i
conti con una serie di segnali che
sono arrivati negli ultimi giorni.
Recentemente l’establishment
militare ha tenuto una lunga
conferenza stampa a sorpresa, nella
quale ha detto di volere un
presidente della Repubblica "laico, fedele alle leggi della
Costituzione e della Repubblica".
Il Capo di Stato maggiore, generale
Yasar Buyukanit, ha aggiunto che il
primo dovere dei militari è
difendere i principi dello Stato
democratico e che nel Paese erano in
atto tentativi di offuscare la loro
immagine. Che, tradotto in termini
pratici, significa basso gradimento
non solo per Recep Tayyip Erdogan e
tutti i componenti del suo partito
di orientamento islamico moderato,
ma anche un sottile avvertimento
che, pur senza ricorrere a un golpe
come quelli che la Turchia ha già
sperimentato nel 1960, 1971 e 1980,
l’esercito non è disposto ad
arretrare di un solo metro davanti a
una minaccia per lo Stato
repubblicano. La scorsa settimana il presidente
della Repubblica uscente Ahmet
Necdet Sezer, laico e gradito ai
militari, aveva tenuto uno dei suoi
ultimi discorsi ufficiali e aveva detto
che la democrazia del Paese non è
mai stata così in pericolo dal
1923, anno di nascita della Turchia
moderna. Un attacco pesante, rivolto
contro un Governo con cui non è mai
andato d’accordo. (Denaro.it) |
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TURCHIA
CON
IL FIATO
SOSPESO
IL
26 APRILE
IL GIORNO
DELLA PRIMA
VOTAZIONE
ELEZIONI
L'intero
Paese della Mezzaluna, spaccato in due, si chiede
cosa succederà. Appelli della Tusiad e della Tobb
perché il clima possa essere quello della
conciliazione. I principi dello Stato democratico.
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La
manifestazione indetta per indurre il premier turco a
rinunciare alla sua candidatura come presidente della
Repubblica.
Almeno
trecentomila persone, espressione della Turchia laica,
hanno manifestato ad Ankara contro un eventuale
candidatura del Primo ministro Recep Tayyip Erdogan, di
formazione islamica, alle presidenziali del mese
prossimo. Un'ipotesi su cui dovrà decidere il partito
del premier, Giustizia e Sviluppo (Akp), e che allarma
quanti - sia nella società civile sia nell'apparato
militare- temono un'islamizzazione di un Paese che,
sebbene musulmano, non vuole rinunciare all'identità
secolare ereditata dal padre della patria, Mustafa Kemal
Ataturk. "La Turchia è laica e lo sarà per
sempre", gridavano i dimostranti tra sventolii di
bandiere nazionali e di manifesti con l'immagine di
Ataturk. Per la manifestazione, organizzata
dall'"Associazione per il pensiero di Ataturk"
erano arrivati in pullman da tutto il Paese. E' stata la
stessa polizia, nelle comunicazioni interne via radio, a
parlare di centinaia di migliaia di partecipanti. Molti
gli oratori che si sono avvicendati sul palco allestito
a piazza Tandogan e non sono mancati afflati
nazionalistici con interventi contro Stati Uniti e
l'Unione europea. Il Partito Akp ha una maggioranza
talmente solida in Parlamento da potere eleggere da sè
Erdogan o qualsiasi altro candidato. La scelta è stata
annunciata il 18 aprile e il Parlamento voterà in
maggio. Erdogan non ha ancora detto se intende
candidarsi, ma assicura di non avere un'agenda islamica
e di avere rotto con il passato e optato per un
conservatorismo democratico. Sebbene il premier possa
vantare il merito di avere favorito una forte crescita
economica e dell'avvio dei colloqui di adesione
all'Unione europea, la maggioranza dell'opinione
pubblica, stando ai sondaggi, non lo vuole presidente. (Agi) |
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CON
UE SCONFITTI
INTEGRALISMO
E NAZIONALISMO |
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"La
Turchia è molto diversa da come viene
immaginata in Europa", ha dichiarato la
prima donna a giungere alla presidenza della
Tusiad. |
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Il
nazionalismo e l'integralismo religioso passeranno se ci
permetteranno di entrare in Europa. Li combatteremo
insieme, se non ci volterete le spalle". E' quanto
afferma Arzuhan Dogan Yalcindag, prima donna a giungere
alla presidenza della Confindustria turca, la Tusiad, in
una intervista esclusivo sul numero di <Grazia>,
il settimanale diretto da Vera Montanari. "La
Turchia è molto diversa da come viene immaginata in
Europa. Le donne turche sono molto più emancipate di
quanto vengano dipinte. Non si deve scordare che abbiamo
avuto una donna premier", sottolinea. "Una
Turchia europea sarebbe perfetta. Migliorerebbero la
qualità della vita, il traffico, l'ambiente,
aumenterebbero i diritti civili e la libertà di
espressione. La società turca è molto dinamica.
Dell'Europa amo l'eancipazione femminile, la tolleranza
multisecolare, il benessere sociale, la libertà, la
modernità. E Giorgio Armani, ovviamente".
La Dogan Yalcindag, che si definisce musulmana ma
"non praticante al 100% ed è contraria all'uso del
velo, non può non ammettere come la condizione delle
donne in Turchia sia ancora di sudditanza rispetto
all'uomo: "Le donne velate da capo a piedi sono
infelici, ma le rispetto. Mi spiace per loro, ma viviamo
in una società pluralista, dove l'anima laica e
religiosa devono saper coesistere, non c'è alternativa.
Sono convinta che la cultura sia l'unica strada per
l'emancipazione. Le donne che studiano non rimangono a
lungo prigioniere delle mura domestiche".
In una Turchia con un indice di crescita del 7% la
strada che porta all'ingresso dell'UE è ancora lunga.
"C'è ancora molto da fare", dice a <Grazia>
Arzuhan Dogan Yalcindag. "Combattere il deficit,
globalizzare la nostra economia".
Grandi passi tuttavia sono stati già fatti, se è vero
che mai prima d'ora gli industriali avevano accettato
una donna alla guida della loro confederazione:
"Ora però - sottolinea - dovrò dimostrare di
essere all'altezza del compito. Il mio sogno, oggi, è
entrare in Europa". (Agi)
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Intervista
al settimanale <Grazia> del presidente
della Tusiad. "Il mio compito, oggi, è
entrare in Europa".
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| Le
proteste ufficiali della Turchia per la
citazione del genocidio armeno. |
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BLOCCATA
MOSTRA SUL RUANDA
La celebrazione
del ricordo del genocidio del Ruanda non ha potuto coincidere con l'inaugurazione di una mostra da parte
del segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, a causa
delle proteste ufficiali della Turchia per la citazione
del genocidio degli Armeni.
L'inaugurazione della mostra sui tragici eventi del 1994,
che doveva essere aperta nei giorni scorsi, era stata infatti
posposta a causa delle obiezioni turche ad un
riferimento all'omicidio degli armeni in Turchia durante
la prima guerra mondiale. Un diplomatico turco ha
protestato per il riferimento al genocidio armeno e
l'ambasciatore armeno alle Nazioni Unite ha incontrato
il nuovo sottosegretario per le informazioni pubbliche
Kiyotaka Akasaka ed i due si sono accordati per
rimuovere le parole "in Turchia".
L'ambasciatore Armin Martirosyan ha detto che Akasaka lo
aveva invitato all'apertura della mostra ma di
avere appreso in seguito che l'apertura sarebbe stata posposta
ed ha incolpato "la censura" turca e il
rifiuto del Paese "di fare i conti con la propria
storia". Si spera ancora in una soluzione
diplomatica della disputa.
Il portavoce aggiunto dell'Onu, Farhan Haq, ha
confermato che la Turchia ha protestato circa la mostra,
ma ha detto che "la preoccupazione di base"
era che non fosse stato applicato il procedimento di
revisione adottato per le mostre |
delle Nazioni Unite che
considera "tutte le posizioni", oltre ad altre
preoccupazioni che ha rifiutato di chiarire: "la
mostra è stata posposta fino al termine del
procedimento normale di revisione", ha spiegato.
Gli storici valutano che fino ad un milione e mezzo di armeni siano stati uccisi dai turchi ottomani agli inizi
della prima guerra mondiale, un evento considerato dagli
esperti di genocidi il primo genocidio del ventesimo
secolo. La Turchia, tuttavia, nega che si sia trattato
di genocidio, ridimensionando il numero dei morti ed
attribuendo a cause naturali (gli stenti patiti durante
lo spostamento imposto alla popolazione armena) ed alla
guerra civile il gran numero di vittime.
I curatori della mostra hanno fatto sapere che questa si
riferisce al massacro armeno per contribuire a spiegare
la parola "genocidio" coniata da Raphael
Lemkin, un avvocato ebreo polacco spinto da quanto
accaduto agli armeni e da altri massacri etnici a fare
una campagna presso la Lega delle Nazioni - il
precursore delle Nazioni Unite - contro questo segno di
barbarie.
Secondo i curatori, impedire di parlare del genocidio
armeno in una mostra sul genocidio è una
contraddizione, perché significa voler parlare di
storia nascondendo la storia. E tale censura metterebbe
in crisi l'idea stessa di Nazioni. (Bollettino
Osservatorio sulla Legalità) |
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IN BREVE
4/5%
PER ROTTURA CON USA
Ankara avverte Washingron: una fortissima
maggioranza di turchi si oppone alle due mozioni
parlamentari sugli armeni approdate al senato e
alla camera usa e pensa che, in caso di adozione,
sarebbe il caso di sospendere i rapporti
diplomatici con l'America. oltre alla
collaborazione in Iraq.
Questo il messaggio che parte dalla Turchia con un
sondaggio condotto dall'associazione <Terror
Free Tomorrow>. (da Apcom)
PREMI
NOBEL PER RIAPPACIFICAZIONE
Cinquantatrè Premi Nobel hanno esortato turchi ed
armeni ad aprire le rispettive frontiere,
aumentare i contatti ufficiali e trovare una
soluzione alla disputa sulle uccisioni di massa di
armeni da parte dei turchi, all'inizio del secolo
scorso.
In una lettera diffusa dalla fondazione <Elie
Wiesel> per l'umanità, I Premi Nobel hanno
esortato la Turchia a porre termine alla
discriminazione contro le minoranze etniche e
religiose e ad abolire l'articolo 301 del suo
codice penale che definisce
reato la denigrazione della turchicità. (da Ap) |
EMIGRATI E VOTO
Pur lontani da casa e in Paesi con una cultura
diversa dalla loro, non oslo i Turchi residenti
all'estero seguono con attenzione la vita politica
ma esprimono anche le preferenze politiche in
linea con la madre patria. Secondo una ricerca
condotta dal Centro per gli Studi turchi (Tam), il
31.1% dei turchi che risiedono in Germania dà il
suo voto all'Akp, il 18.3% all'Chp, l'11.3% al Dyp
e il 10.5 all'Mhp.
FORSE
ELEZIONI ANTICIPATE
Il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (Akp)
che detiene la maggioranza in Parlamento e che è
guidato dal premier turco Recep Tayyip Erdogan
apre la strada alle elezioni anticipate. Sia il
ministro degli Esteri Abdullah Gul sia il ministro
dell'Economia Ali Babacan, parlando con i
giornalisti hanno fatto capire che il popolo turco
potrebbe essere chiamato alle urne il prossimo 1
ottobre anziché il 4 novembre, come previsto dal
calendario elettorale. (Apcom)
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SOCIETA'
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BLOCCO
DEI SITI
CHE INSULTANO
ATATURK
Una commissione
parlamentare turca ha approvato la proposta che
permetterebbe il blocco dei siti che insultano il
fondatore della Turchia moderna, Mustafa Kemal Ataturk.
La proposta è arrivata dopo
l’esplosione del caso
<YouTube>, il sito di condivisione video aveva proposto un
contenuto offensivo dei confronti di Ataturk. Il Parlamento dovrà votare il disegno di legge e decidere
se adottarlo o meno in una data che non è stata ancora
resa nota.
L’adozione della proposta andrebbe contro la libertà
d’espressione della UE, in cui la Turchia mira ad
entrare. (Quo@media) |
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AL BANDO
I CELLURARI
DALLE MOSCHEE
E' scontro
aperto in Turchia sul diritto a tenere il
cellulare in funzione anche in moschea. Nonostante
i ripetuti appelli a spegnere i telefonini al
momento dell'ingresso in moschea, le suonerie e le
musichette dei cellulari continuano infatti a
disturbare i fedeli durante le funzioni religiose.
Così molti imam hanno cercato di risolvere il
problema installando un apparecchio che disturba
il segnale Gsm, impedendo al cellulare di
squillare. Il diritto a pregare in pace è però
entrato ora in conflitto con il diritto a
comunicare, garantito dalla Costituzione, e gli
ostacoli normativi potrebbero portare alla
rimozione di questi apparecchi. La Moschea 17
Agosto, una delle più grandi nella città turca
occidentale di Adapazari, ha speso circa 500
dollari per installare l'apparecchio
blocca-segnale. Ahmet Kobal, l'imam della moschea,
ha spiegato di essere riuscito a evitare le
interferenze con la preghiera bloccando la
connessione tra telefonini e l'antenna che copre
la sua 'cella'. "Durante le preghiere era
davvero fastidioso sentire squillare suonerie con
musiche di Mozart o brani di danza del ventre: mi
faceva perdere la concentrazione. Ma dopo
l'installazione dell'apparecchio c'è molta più
pace", ha ammesso Galip Sabir, un fedele
frequentatore della moschea. Nebi Serin, che a
Konya vende un modello di <Gsm Blocker>, ha
affermato che le vendite dell'oggetto stanno
aumentando rapidamente dal momento che molti sono
favorevoli a una soluzione tecnologica per un
problema che è di natura tecnologica. "Spero
che l'apparecchio venga installato in tutte le
moschee, così potremo pregare più
pacificamente", spiega ad <Aki Adnkronos
International> un fedele di Istanbul, Ozgur Dokmen.
Tuttavia l'ufficio pubblico per le
Telecomunicazioni non si è dimostrato altrettanto
entusiasta nei confronti di questa trovata e ha
inviato una circolare al potente Direttorato per
gli Affari Religiosi - responsabile di tutte le
moschee - avvertendolo che il dispositivo viola il
22esimo articolo della Costituzione turca che
garantisce la 'libertà di comunicazione'.
"Ostacolare il diritto e la libertà di
comunicare senza la decisione di una corte
significa ostacolare un servizio pubblico di base,
fatto questo contrario alle leggi. Produrre o
usare questi dispositivi è vietato anche dalla
legge sulla radio", afferma la circolare.
L'ufficio chiede quindi a tutte le moschee di
rimuovere al più presto gli apparecchi blocca-Gsm,
ma non è ancora chiaro se questo ordine verrà
eseguito. (Aki Adnkronos)
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| Molti
iman hanno cercato di risolvere il problema
installando un apparecchio che disturba il segnale
Gsm. "Durante le preghiere - ha detto un
fedele frequentatore - era davvero fastidioso
sentire squillare suonerie con musiche di Mozart o
brani di danza del ventre. Ora c'è molta più
pace".
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| Presto
partirà in Turchia una campagna dei
ministeri dell'Agricoltura, della Salute
e dell'Educazione perché venga aumentato il
consumo di questa ricca fonte di proteine.
La differenza con gli altri Paesi. |
MANGIATE
PIU' UOVA
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Una campagna
per spingere i turchi a mangiare più uova partirà
presto in Turchia, dove il consumo di questa ricca
fonte di proteine è sotto gli standard europei.
Sostenuta dall’Associazione turca dei produttori
di uova e dai ministeri dell’Agricoltura, della
Salute e dell’Educazione, la campagna punta ad
aumentare il consumo annuo di uova dei turchi,
dalle 130 annuali allo standard dell’Unione Europea di 240-250 all’anno (negli Usa si arriva
a 270, in Israele a 300). L’Associazione dei
produttori, che raccoglie circa l’80 per cento
della produzione nazionale, è pronta a rispondere
ad un aumento dei consumi. Il presidente
dell’associazione, Derya Pala, dice: "L’uovo
è la fonte più economica delle proteine animali.
In questa campagna, oltre alla dimensione
economica, c’è anche quella sociale". |
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Si
dovrebbe passare dalle 130 annuali
pro-capite allo standard dell'Unione Europea
di 240-250 all'anno (negli Usa si arriva a
270, in Israele a 300)
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65 MILIONIDI
ABITANTI
Calo
della popolazione in Turchia ma la clamorosa diminuzione
in realtà potrebbe essere attribuita a conteggi errati
durante il censimento del 2000.
Se si eccettua la
provincia di Sirnak, i rimanenti distretti turchi hanno
registrato un calo della popolazione. A dirlo è il
censimento compiuto dal Governo turco nei mesi scorsi e
del quale cominciano ad arrivare i primi risultati.
Stando alle prime proiezioni rese note dal Tuik,
l'Istituto di Statistica turco, in questo momento i
conteggi sono ultimati all'81%. Il dato più
interessante che trapela è che i turchi sono molti di
meno di quanto si pensasse. La popolazione nel Paese
della Mezzaluna, che si supponeva essere attorno ai 73
milioni, invece sarebbe "appena" di 65. la
popolazione (ufficiale) di Istanbul si avvicina ai 12
milioni e quasi il 20% dei turchi con il passare del
tempo si è è trasferito nelle grandi città.
La clamorosa diminuzione della popolazione turca in
realtà potrebbe essere attribuita a conteggi errati
durante il censimento del 2000. (Apcom) |
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NATIONAL
SOVEREIGNTY AND
CHILDREN'S DAY
ATTIVITA': Teatro
Karagot
LABORATORIO DI INCISIONE
AQUILONI IN GIARDINO
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Via dalla
Turchia,
per protesta
IL GIOCO
LA <PARTY GAMING PLC> HA
AFFERMATO DI AVERE AGITO COSI' PER ASSICURARSI CHE I
CLIENTI TURCHI NON POSSANO OTTENERE L'ACCESSO AL ALCUNO
DEI LORO SITI A SEGUITO DELLE MODIFICHE LEGISLATIVE
APPROVATE RECENTEMENTE DALLO STATO.
La
<Party
Gaming plc>, società dalla quale dipende <Party
Poker>, ha affermato di aver agito così per
assicurarsi che i clienti turchi non possano
ottenere l'accesso ad alcuno dei loro siti
internet dedicate al gioco, a seguito delle
modifiche legislative approvate nello Stato.
La sala da poker leader nel settore del gaming si
è mossa a seguito delle modifiche apportate alla
legge turca che ora proibisce alcune forme di
online gaming che non possono essere offerte ai
cittadini turchi da società estere o locali non
autorizzate. <Party Gaming> afferma pertanto di
"…aver ora compiuto l'unica mossa logica
per assicurarsi il rifiuto di tutti i cittadini
turchi che intendano accedere ai nostri
servizi".
La <Party Gaming> ha anche affermato (come società
quotata in borsa a beneficio degli investitori)
che gli incassi generate dai clienti turchi non
rappresentano una porzione sensibile del bilancio
generale.
Questa mossa compiuta da una delle società leader
del settore del gioco e del poker online è
arrivata subito dopo alle azioni
analoghe dell'e-wallet
e |
processore
di pagamenti online,
<Neteller plc>.
Come per gli Usa nel 2006, si tratta di una legge
molto forte che causa il ritiro di queste grandi
compagnie. Per la Turchia però si tratta anche di
una questione di scarso valore del mercato, valore
tanto marginale da non valere il rischio di
sanzioni. Allora cosa sta succedendo in Turchia?
Secondo le diverse fonti, la diffusione dell'online
gaming è stata ampia in Turchia e una sensibile
parte dei fondi nazionali imboccano la strada che
porta alle casse dei siti di gioco per mezzo di
transazioni con carte di credito e, ovviamente,
<Neteller<.
Sembra che le autorità turche abbiano osservato
ed analizzato in profondità questa situazione in
particolare controllando l'attività elettronica.
Nello specifico, l'Amministrazione Turca delle
Lotterie Nazionali ha indotto ad emettere una
legge in merito alla "Proibizione di
organizzare e offrire sul mercato l'<Online
Gambling>".
Questa è diventata legge il 14 marzo 2007.
Il nome di questa organizzazione include le parole
"Lotteria
Nazionale Gambling>".
Questa è |
diventata legge il 14 marzo 2007.
Forse è un indizio che potrebbe fare intendere il
vero proposito
che sta alle spalle di questi
cambiamenti.
Qualunque sia la verità la legge è
progettata per vietare la realizzazione e la
diffusione sul mercato di giochi di fortuna per
mezzo di media virtuali inclusi computer, TV
interattiva e cellulari. Inoltre, è stata vietata
anche la pubblicità di questi servizi.
Sembra che questa legge permetterà di perseguire
attivamente i trasgressori ed il compito di
sorveglianza è stato assegnato al Dipartimento di
Giochi di Fortuna che esaminerà le fonti di
accesso di persone ed organizzazioni in Turchia e
rimuoverà questi accessi qualora lo ritenesse
necessario.
Resta il fatto che internet sia un settore
estremamente difficile da sorvegliare. La <Party
Gaming> e <Neteller> si sono ritirate
perché società
pubblicamente quotate sul mercato della borsa di
Londra.
(PokerNews)
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| LA
RINASCITA
DI MARKIZ
La
pasticceria - che risale addirittura al 1840 -
rivedrà la luce per la terza volta grazie al nome
del Roberts'Coffee.
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Markiz is
Istanbul's oldest patisserie at 167 years old and it
will be reborn for the third time since 1840 with Finn
Robert's Coffee. Robert's Coffee, which started serving
in Turkey
two years ago and has opened five branches since, added
Markiz among its branches. Markiz will open its doors on
April 7 as “Robert's History Markiz.” Also, all
products including coffee, cookies and mugs will be
labeled “Markiz by Robert” for the brand
“Markiz” to survive. One of the Turkish partners of
Robert's Coffee, İzzet Günaydın, says,
“Markiz is a venue with a historic tissue and ties of
love. We attach great importance to such things and want
to show it to the people of Istanbul. We will keep this
brand alive and won't touch the original tissue of the
patisserie.” Markiz Patisserie and passage, situated
in Istanbul's Beyoğlu district, has a privileged
place in the history of Istanbul.
The patisserie, which was closed down in 1979 and
reopened in 2003 by Aksoy Group, was sold to a British
company in 2006. Günaydın says they hired the
property from the British company and bought the brand,
adding, “We hired Markiz for five years. We own its
property. We will even keep Markiz's special cake alive.
We will always renew the product portfolio of Markiz
Robert's.”
The target
is 30 Robert's Coffee shops in 2009:
Noting that
the Turkish market was very important to Robert's
Coffee, Günaydın says their target is to reach 9
branches by the end of 2007 and 30 branches by the end
of 2009. Günaydın says they have so far invested
$2 million for the opening of five branches, adding that
their investment
will reach $5 million by the end of 2007. “Turkish
people already have a coffee culture. Robert's and
|
other
chains develop various kinds of coffees to endear the
young generation. There is big competition in the
Turkish market at the moment. Successful brands will be
permanent.”
Turkey is a
favorite for foreign coffee chains:
Competition
will increase in the sector with Finn Robert's Coffee.
Starbucks, Gloria Jean's Coffee, Barnie's Coffee, Tchibo,
Schiller and Illy are foreign brands in the sector. Café
Crown and Kahve Dünyası (Coffee World) are among
Turkish brands. On the other hand, many coffee brands
are waiting to enter the sector, as coffee
shops have become a trend. Among them
are British Coffee Republic and Costa Coffee, German
LaMaier, Italian Lavazza and Canadian Blenz Coffee.
Turkey was introduced to coffee shops with Gloria Jeans
in 1999. It is expected that daily coffee consumption,
which is 200 grams in Turkey, will increase in the near
future. This makes brands, which are planning to enter
the market, excited. In particular, it is the interest
of the young population in new tastes that triggers this
interest.
Markiz was
the venue of Istanbul's elite people:
Markiz,
which was opened in 1840 under the name Passage Oriental,
was the frequent place for artists and intellectuals.
Making its mark on a period, Markiz was closed down in
1979. It was restored by Aksoy Group in 2003 and
reopened as a shopping center. Markiz Patisserie,
located in the entrance of the passage, was reopened
without any change but the passage was closed down again
because of the fact that it was not large enough to
become a shopping center. (Mine Tuduk/Turkish
Daily News) |
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Cihan
Kamer of Emaar Properties says that Toscana Valley
is a start and that they would invest 50 billion
dollars on the right project.
The CEO of Emaar Properties Cihan Kamer said that
Toskana Valley villas, to be built in Büyükçekmece,
is the first step towards an investment in Turkey
and if they find the right project they are ready
to invest 50 billion dollars. Kamer said they plan
to build a Giorgio Armani Hotel and residence in
Istanbul's most beautiful places. Emaar also has a
special agreement with Tom
Cruise regarding Emaar's hotel
and residence projects in metropolitan cities, he
said. “According to this agreement, he receives
an apartment from the Armani residence. So he will
receive one in Istanbul.”
Emaar Properties CEO Cihan Kamer and General
Manager Ozan Balaban were guests in an interview
at CNN Türk.
We
plan on going public:
Kamer
said they are getting ready to prepare new
projects in Turkey jointly with Emaar Dubai.
Kamer owns 32% of the 60% share of Emaar
International in Emaar Turkey. ”There is no East
or America in capital. All investors have a share.
Emaar Turkey needs to be perceived as a Turkish
company. We plan on going public in the future,”
Kamer said. Kamer explained that he was travelling
back and forth to Dubai since 1985 to export gold
jewelery and made an offer to Emaar 6-7 years ago
which was not accepted. He believes Dubai sheikh
Maktum's visit toTurkey 4 years ago encouraged
companies in Dubai to invest in Turkey. He
repeated his offer at that point, and the CEO El
Abbar regretted not accepting the offer back then
as each passing day real estate gains more and
more value.
Having bought a 500 thousand square meter of land,
Emaar expanded its project Toskana Valley with 550
villas in Büyükçekmece. Kamer said this
project reflects the size of Emaar and that it is
only the start in entering a country's market.
Kamer, when reminded of his words “we will
invest 5 billion dollars in investment in 5 years,”
said they could even invest 50 billion dollars in
Istanbul if they find the right project. (Turkish
Daily News) |
"COSTRUIREMO
UN RESIDENCE
AD
ISTANBUL
E
DAREMO UN APPARTAMENTO
A TOM CRUISE"
Cihan
Kamer, Ceo della <Emaar Properties", ha
spiegato come l'insediamento "Valle
Toscana" sia solo l'inizio. Si tratta di
ville costruite a Buyukçekmece. Gli altri
progetti
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CRONACA
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| Sono
dipendenti della <MerpaEngineering>,
subappaltatrice dell'<Agip Petroli>. |
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SEQUESTRATI
DUE INGEGNERI TURCHI
E' avvenuto
nel sud della Nigeria. Chiesto un riscatto per la
loro liberazione. Sono in buone condizioni di
salute.
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I rapitori dei due
ingegneri turchi sequestrati nel sud
della Nigeria hanno chiesto un riscatto al loro datore
di lavoro in cambio della loro liberazione. Lo
riferisce una fonte del ministero degli Esteri turco.
''Si sono messi in contatto con il loro datore di lavoro
turco Merpa e gli hanno chiesto un riscatto'', ha
dichiarato la fonte, chiedendo di restare anonima.
''Sono in corso negoziati per ottenere la loro
liberazione. Siamo mobilitati'', ha aggiunto. I due
ingegneri, Ilker Izci e Murat Orhan, dipendenti della
compagnia <Merpa Engineering>, subappaltatrice dell'<Agip>,
sono stati rapiti da uomini armati nella
zona petrolifera del delta del Niger. Un comunicato del
loro datore di lavoro, ricevuto dall'<Afp>, precisa
che i due sono in buone condizioni di salute, che non
sono stati maltrattati e che Merpa ha avuto la
possibilità di parlare loro direttamente al telefono
''quattro o cinque giorni'' dopo il loro rapimento. La
compagnia si dice ottimista su una soluzione positiva di
questa crisi ''nel più breve tempo possibile'' grazie
all'intervento della Turchia tramite la sua ambasciata
ad Abuja. (Asca-Afp) |
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UCCISI DODICI
RIBELLI ED UN SOLDATO
Dodici ribelli
separatisti curdi del Partito dei lavoratori del
Kurdistan (Pkk) e un soldato turco sono stati uccisi in
violenti scontri nella provincia di Tunceli, nell'est
della Turchia . Lo hanno annunciato fonti di sicurezza
locali. Nei combattimenti, avvenuti nei pressi della
località di Hozat, è rimasto ferito un altro militare.
Questi decessi portano rispettivamente a undici e a
oltre 30 il numero di soldati turchi e ribelli uccisi
nel corso degli ultimi 10 giorni nell'est e nel sud-est
del Paese. (Asca-Afp) |
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CONDANNA
PER SEVIZIE AI DETENUTI
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La Corte europea dei
diritti dell'uomo di Starsburgo ha condannato la
Turchia per maltrattamenti e sevizie inflitti
dagli agenti a dodici detenuti nella prigione
di Buca, ad Izmir. Il Governo di Ankara dovrà
pagare a ciascun ricorrente 8.000 euro, per un
totale di 96.000 euro, più 500 euro ciascuno
per le spese sostenute.
I detenuti avevano denunciato di essere stati
colpiti ripetutamente con bastoni e manganelli
perché avevano rifiutato di farsi perquisire.
Il Governo turco aveva invece detto che si erano
feriti da soli cadendo dalle scale.
Per i giudici
europei, i carcerati sono stati colpiti e
feriti, mentre la giustizia turca ha
"evidenziato gravi lacune"
rifiutandosi di perseguire gli agenti e con la
scomparsa di dossier riferiti al caso.
La Corte ha anche condannato la Turchia per un
altro caso di maltrattamento in carcere, questa
volta ai danni di un simpatizzante del Pkk al
quale dovranno essere versati 15 mila euro per
danni morali. (Ansa) |
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TAKSIM OFF
LIMITS
Il governatore della provincia di Istanbul, Mummar Güler,
ha fatto sapere che per motivi di sicurezza, ha vietato il
transito da piazza Taksim (una delle più frequentate della
città) ai partecipanti al corteo del primo maggio.
In Turchia la festa dei Lavoratori non rientra nel calendario
delle festività nazionali. Le forze dell'estrema sinistra
tutti gli anni organizzano cortei che creano non pochi
problemi al mantenimento della sicurezza urbana e che si
trasformano spesso |
in manifestazioni violente. Molti temono
che i manifestanti potrebbero anche decidere di ignorare il
divieto delle autorità.
Per questo Guler ha invitato i cittadini al buon senso e a non
partecipare a forme di protesta non autorizzate. Il corteo di
quest'anno rischia di essere più pericoloso perché verrà
commemorato il primo maggio 1977, quando Istanbul fu teatro di
una durissima repressione da parte della polizia. (Apcom) |
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SCONTRO
CAMION-SCUOLABUS
33 VITTIME
STRAGE DI BAMBINI
TRAGICA GITA
Il grave incidente
è avvenuto nella provincia di Aksaray all'ingresso
della Cappadocia. Sembra che il pullman abbia invaso la
corsia opposta e che avesse a bordo più persone dei 46
posti della capacità stabilita.
Trentatre persone,
tra cui 15 bambini, sono morte e 35 sono rimaste ferite
in Turchia in uno scontro tra un pullman di una gita
scolastica e un camion carico di sabbia. Lo hanno reso
noto le autorità locali.
Il pullman stava portando in Cappadocia, regione
turistica nota per le attrazioni naturali e
archeologiche, una scolaresca di Smirne (ovest),
accompagnata da genitori e insegnanti.
Lo scontro è avvenuto, per ragioni non ancora
accertate, alle 6 del mattino (le 5 ora italiana) nella
provincia di Aksaray, all'ingresso della Cappadocia.
Secondo la televisione <Ntv>, il pullman avrebbe
invaso la corsia opposta.
I mezzi di informazione hanno anche evocato un possibile
sovraccarico del mezzo, che secondo l'agenzia <Anadolu>
aveva una capacità di 46 posti, mentre le persone a
bordo erano parecchie di più (68, stando al procuratore
generale di Aksaray, Durmus Akif Ozbek).
"Su ciascuna coppia di sedili c'erano tre bambini,
c'erano troppi passeggeri sul pullman", ha
dichiarato uno dei genitori. "Non c'erano
passeggeri in eccesso, anche se lo si fosse voluto non
sarebbe stato possibile", ha replicato il secondo
autista del pullman, che al momento dell'incidente
dormiva nella parte posteriore.
A Smirne, responsabili della cellula di crisi istituita
dalla scuola hanno detto all'Anadolu che nella sciagura
sono morti i conducenti dei due mezzi, 15 bambini e 16
accompagnatori.
Ozbek ha confermato la morte dei due guidatori e
precisato che, dei 29 feriti curati a Aksaray, 15 sono
bambini, 12 donne e due uomini. Secondo un responsabile
provinciale, cinque feriti, di cui tre bambini, sono
tuttora gravi.
La televisione <Cnn-Turk> ha mostrato immagini del
pullman coricato su un fianco, con il tetto sfondato per
diversi metri nella parte anteriore, e bagagli sparsi
all'intorno; come pure di familiari in lacrime, riuniti
nella scuola da cui provenivano i bambini. (la.
Repubblica.it) |
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LO DANNO ALLA
MADRE MA VUOLE STARE CON IL PADRE
PSICHE
LA VICENDA DI UN RAGAZZINO DI DIECI ANNI CHE SI SENTE
PIU' TURCO CHE UNGHERESE.
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Vuole
rimanere turco e tornare dal padre in Turchia
Carletto Mehmet, un ragazzino di dieci anni
ritornato in Ungheria dopo anni di lotta
giuridica, e il cui caso ha catalizzato
l'attenzione dell'opinione pubblica magiara.
Carletto, nato da madre ungherese e padre turco in
Ungheria, tre anni fa era stato rapito dal padre
che si era frattanto separato dalla moglie ed era
tornato in Turchia.
La madre, Edina Papp, ha lottato disperatamente
per riavere il figlio. Del caso hanno parlato
anche nel loro ultimo incontro i premier Ferenc
Gyurcsany e Recep Tayyip Erdogan. I tribunali, in
Ungheria e in Turchia hanno giudicato a favore
della madre, |
ma
il padre si è rifiutato di consegnare il figlio,
trovato poi alla fine da organizzazioni caritative
in un nascondiglio con l'aiuto di una ricompensa
di 5.000 euro. Carletto però riportato in
Ungheria, si rifiuta di parlare con la madre in
ungherese e continua a parlare turco. Non mangia
carne di maiale e vuole ritornare dal padre. la
madre ha consultato psicologi per bambini e spera
che il figlio si riadatterà all'ambiente.
"Se non sarà capace, lo lascerò
andare", ha detto il lacrime alla Tv. I media
si occupano della vicenda, cosa che forse non
aiuta il bimbo a reintegrarsi. (Ansa) |
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ECONOMIA
PROFILO
SOCIOECONOMICOUN RECENTE
STUDIO I
gruppi familiari, non solo più abbienti ma più istruiti
e più vicini ai modelli di consumo europei, non
superano il 10% del totale.
Un
recente studio sul comportamento dei consumatori
(vedi allegato), condotto su 8.500 gruppi
familiari di 28 province del paese
dall'Associazione turca dei pubblicitari, delinea
un profilo chiaro delle unità familiari e del
loro attuale quadro comportamentale in merito agli
acquisti. I gruppi familiari non solo più
abbienti, ma anche più istruiti e probabilmente
più vicini ai modelli di consumo
"europei", non superano il 10% del
totale, mentre - per molti versi - la maggioranza
dei nuclei familiari con un modello di vita e di
riflesso di consumi ancora fortemente legato
alle
|
Come
oggigiorno si comporta il consumatore medio. |
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tradizioni
del passato, rappresenta ancora il vero volto
dell'attuale Turchia. In sostanza, lo studio
confermerebbe l'assunto che Istanbul -con la sua
ampia area metropolitana e oltre 14 milioni di
abitanti- Smirne, Ankara e alcune altre realtà in
forte espansione socio-economica non rappresentano
lo spaccato più consistente della società turca.
Lo studio - peraltro avvalorato dall'Università
Tecnica di Istanbul - consente certamente agli
analisti un esame più approfondito sui modelli di
consumo locali e soprattutto permette di valutare
con più precisione il differenziale esistente
oggi - sul fronte socioeconomico - fra la Turchia ed
i mercati più avanzati dell'Europa. Leggi
lo studio. (Ice
Istanbul) |
I
DATI DAL SETTEMBRE AL NOVEMBRE 2005
A seguito di un’indagine effettuata
presso 8.500 famiglie in 28 province, è stato
possibile aggiornare il mutato profilo
socioeconomico del consumatore in Turchia. I
risultati sono stati resi noti al mondo
pubblicitario
(Hurriyet)
– 5 Aprile 2007 (Traduzione a cura di ICE
Istanbul)
E’
stato definito
il nuovo profilo socioeconomico (SSE) della
Turchia, mutato a seguito dello sviluppo
economico. I risultati dell’indagine effettuata
nel periodo settembre – novembre 2005 per
intervista diretta presso 8.500
abitazioni/famiglie situate entro i confini urbani
ed extraurbani di 28 province fra le più
rappresentative della Turchia, sono stati resi
noti al mondo della pubblicitario durante una
riunione organizzata due giorni fa presso le
İş Kuleleri (Torri del Lavoro) i | | | |