Arretrati 

Anno 8° N.5

 

 

PRIMO PIANO

 

Sistema_missilistico_di_difesa Un_sistema_di_scudo_spaziale

 

UNO SCUDO DI DIFESA PER L'OCCIDENTE

Organizzata dall'Associazione per l'Amicizia Italia/Turchia si è svolto un dibattito dell'ingresso della Turchia  nell'UE.. Interventi dell'ambasciatore Ugur Ziyal e dell'ordinaria universitaria Meliha Altinsik.

Organizzata dall'Associazione per l'Amicizia Italia/Germania si è svolto ultimamente a palazzo Marini in Roma un interessante dibattito sul tema "L'ingresso della Turchia nell'UE: scudo di difesa per l'Occidente" che ha visto presenti, tra gli altri, S.E Ugur Ziyal ambasciatore di Turchia presso lo Stato italiano, la prof.ssa Meliha Altinsik ordinario del Dipartimento relazioni internazionali presso l'Università tecnica del Medio Oriente ad Ankara ed il giornalista Gino Ragno (moderatore). Riportiamo di seguito gli interventi di Ziyal e Altisinik.

INTERVENTO ZIYAL
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Egregio Segretario Generale Ragno, Onorevoli  deputati, Pregiati ospiti,
innanzitutto desidero ringraziare l'Associazione per l'Amicizia Italia-Germanica ed il Segretario dott.Gino Ragno per aver organizzato questa riunione ed averci dato l'opportunità di parteciparvi. Inoltre,  non posso non esprimere il piacere che provo nel rivolgermi ad un pubblico così scelto per un argomento di tale attualità.
L'Italia e la Germania sono due Paesi amici ed alleati della Turchia con rapporti profondi basati su un lungo passato. Di conseguenza, il sostegno dato al nostro paese durante il processo d'adesione all'Unione Europea, da parte dell'Italia e della Germania, che sono presenti sin dall'inizio nell'integrazione europea e sono tra i membri fondatori dell'Unione, è sempre stato prezioso per noi.
Osserviamo con piacere che l'appoggio datoci dall'Italia in questo campo procede indipendentemente dai cambiamenti di potere e che quest'appoggio è stato manifestato in modo corale in diverse tribune. Apprezziamo il fatto che la Germania rimanga fedele alle promesse fatte.
Per contro, abbiamo visto che in alcuni paesi membri, l'adesione della Turchia all'Unione Europea, è stata motivo di un intenso dibattito, a volte fuori dal reale, e che tale dibattito si è addirittura trasformato in argomento di attualità durante le elezioni generali.
Penso che sia salutare discutere, considerando gli effetti che creerà l'adesione all'Unione Europea di un paese grande e con importanza strategica come la Turchia. In un sistema democratico, i dissensi si superano con dibattiti e con scambi di vedute. Solo che qui dobbiamo fare attenzione ad un punto. E' stata data alla Turchia la promessa di diventare membro. La Turchia sta procedendo nel realizzare le condizioni richieste per l'adesione. La tendenza di alcuni ambienti politici  europei di "cambiare le regole", è incoerente e nello stesso tempo ingiusta. Suppongo che nessuno possa contestare questa valutazione. D'altro canto, visto che alla fine sarà il popolo a decidere, il dibattito riguardo l'adesione della Turchia all' Unione Europea deve essere  chiaro, franco, lontano da pregiudizi, basato su dati ed equo. Voglio che sappiate che noi non siamo restii a simili dibattiti. Anche noi Turchi discutiamo sullo stesso argomento.
Ecco, in quest'occasione desidero condividere con voi in modo chiaro e con tutta la mia franchezza le mie opinioni riguardo il percorso di adesione della Turchia all'Unione Europea.
Prima di tutto mi oppongo all'idea che la Turchia non fa parte dell'Europa da un punto di vista storico e geografico. Idea che si sta diffondendo soprattutto in questi ultimi tempi nell'Unione Europea i cui rapporti con la Turchia sono iniziati nel 1959 e proseguiti con alti e bassi. Secondo me la Turchia è sempre stata parte dell'Europa sia dal punto di vista storico che geografico.
 

Modernizzazione della società
Pur non volendo  usare il tempo che mi è stato concesso per dilungarmi nella storia remota, non posso fare a meno di soffermarmi su alcuni punti. Non sento neanche l'esigenza di ricordare il fatto che le civiltà anatoliche sono la culla della civiltà Europea. Potete constatarlo subito nella nostra piccola mostra al Quirinale. Per altro vorrei farvi notare che la modernizzazione dello Stato e della società turca si basa su un  passato di 2-3 secoli e che l'Impero Ottomano è stato una delle potenze che ha modellato la storia dell'Europa  in tempi di pace e di guerra, di  vittoria e di  sconfitta.
Nello stesso modo, la Turchia, subito dopo l'Istituzione della Repubblica divenne membro di organizzazioni  quali il Consiglio Europeo, Nato ed Aagit di  matrice Europea/ Occidentale. Mentre allora nessuno sentì l'esigenza di chiedersi se  la Turchia poteva o no diventare membro di tali organizzazioni, a cui peraltro diede grandi contributi, oggi proprio nell'ultimo anello di questo lungo processo di adesione all'Unione Europea, non solo io, ma anche il mio governo e tutti i miei connazionali ci troviamo in difficoltà a capire che ci siano ancora degli interrogativi a tale proposito. Vorrei che sappiate che tale difficoltà nel capire è condivisa anche da paesi del Caucaso, del Centro Asia e Medio Oriente e dai  paesi membri dell'IKO. La Turchia e L'Unione Europea non sono legate solo nel loro passato, ma anche nel loro futuro. Inoltre, considerando che nei paesi Europei, alcuni peraltro membri dell'Unione, vivono più di tre milioni di Turchi, che nella sola Germania ve ne sono due milioni, e che essi contribuiscono alla vita politica, sociale, economica e culturale di tali paesi, non so come si possa asserire obiettivamente  che la Turchia sia  estranea all'Europa...lascio a voi tale valutazione. 
Nell'attuale complessa congiuntura politica, l'Unione Europea, che ambisce a diventare "una potenza globale", al fine di mantenere la propria posizione ed il proprio livello di sviluppo, guarda con interesse ai Balcani, al Mar Nero, al Mediterraneo, al Medio Oriente, al Caucaso, al Centro Asia. Non riesco ad immaginare come potrebbe diventare una "potenza globale" in tali regioni senza la Turchia.  

Globalizzazione e realtà - Nell'ambito delle difficoltà generate dalla globalizzazione e delle realtà che ci troviamo a fronteggiare nel 21° secolo, le scelte che l'Unione Europea farà riguardo al proprio futuro, saranno determinanti anche per noi. Di conseguenza, la Turchia e l'Europa, come era già stato nel passato, oggi e nel futuro avranno un destino comune. Mentre si sta valutando l'adesione della Turchia all'Unione Europea con tutti i suoi pro ed i suoi contro, ritengo che ciò sia da considerare una realtà imprescindibile.
Ecco, a proposito di tutto ciò, la decisione presa al Vertice dei Capi di Stato e Governo dell'Unione Europea il 14 Dicembre 2006, ha deluso l'opinione pubblica turca. Prima di tutto questa decisione non è compatibile con l'anima e lo spirito dei nostri rapporti multi-direzionali, considerando la mole che oggi hanno raggiunto. Oggi i nostri negoziati con l'Unione Europea rischiano di congelarsi, addirittura di trasformarsi in un processo virtuale grazie all'Amministrazione Greca che sfrutta questo processo per avanzare le proprie ambizioni con l'ingresso di Cipro nell'Unione Europea e grazie a politici europei di vedute strette. Tutto ciò adombra i comuni obiettivi che avevamo stabilito.
Nonostante  tutto, noi siamo decisi a proseguire nel nostro cammino. Il nostro governo lo esprime  in modo chiaro e deciso. Nonostante tutto, considerando il punto a cui siamo giunti, il processo di indagine che si è concluso il 13 ottobre è stato un lavoro utilissimo. Ha dato la possibilità di stabilire le nostre manchevolezze e di definire un percorso per il periodo successivo. Alla luce di tale percorso, indipendentemente dagli ostacoli che sono venuti fuori durante il processo di negoziazione, la maggior parte dei quali non ha alcun collegamento con il processo stesso, siamo decisi ad andare avanti senza tregua, sia in accordo al diritto acquisito conforme al processo, sia per le  riforme a cui abbiamo dato inizio . Queste riforme sono necessarie per prima cosa alla Turchia ed al popolo turco. Continua l'impegno per le riforme, il Consiglio e le istituzioni sono impegnati su questa linea, la società si sta organizzando meglio e la cosa più importante è che si sta consolidando l'abitudine di discutere ogni argomento.
 

Nessun minimo tentennamento

In breve, anche se nell'ultimo periodo che si è concluso con la decisione del  14 Dicembre l'atteggiamento equivoco mostrato da alcuni membri e gl'impegni dell'Amministrazione greca di Cipro nello sfruttare la propria adesione andando contro tutti i principi dell'Unione Europea, hanno causato delusione e sfiducia nei riguardi dell'Unione Europea nell'ambito dell'opinione turca  - questa  situazione è evidente nei sondaggi d'opinione - vorrei che sappiate che non si è creato un minimo tentennamento nella volontà di realizzare condizioni di vita migliore nella vita quotidiana dei nostri connazionali. Prima di tutto vi è la necessità di raggiungere l'obiettivo del livello delle "civiltà contemporanee" di Ataturk, che è la filosofia della Repubblica turca. Se sarà necessario noi siamo decisi a proseguire da soli in questo percorso. Ma senza dubbio, guardando le condizioni dei nostri pressi si potrà facilmente dedurre che l'appoggio dell'Unione Europea e dei Paesi membri  faciliterà il nostro avanzare verso l'obiettivo.
In ultimo, vorrei condividere con voi le mie opinioni riguardo "La Turchia scudo a difesa dell'Occidente" che rappresenta il tema della nostra riunione.
Come ben sapete, nel periodo della Guerra Fredda la Turchia rappresentava la spina dorsale dell'ala sud-orientale della Nato, nel senso che ha costituito lo scudo di difesa dell'occidente contro il blocco orientale. Vorrei ricordare che in quel periodo nessuno s'è posto la domanda se la Repubblica Turca fosse o non fosse parte dell'Europa. Inoltre non va dimenticato che tale compito ha reso più difficile lo sviluppo sociale ed economico della Turchia.
Subito dopo la Guerra Fredda vennero fatte delle dichiarazioni sul fatto che sarebbe diminuita l'importanza della Turchia nell'ambito della stabilità e della sicurezza dell'Occidente. Solo dopo l'11 Settembre si è capito in modo ancora più netto, in particolare in concomitanza ai cambiamenti nella regione critica che si trova in Turchia, che tali previsioni erano inesatte. Nei giorni attuali in cui vanno aumentando gli elementi del pericolo (asimmetrico), la posizione centrale della Turchia, dal punto di vista della sicurezza dell'Unione Europea, forse è aumentata ancora di più. Addirittura se si considera che la sicurezza, oramai al di là della dimensione militare, comprende concetti ancora più estesi e di diverse dimensioni come la sicurezza energetica e come la concorrenza economica; Se solo serve dare un esempio, la Turchia si trova in una posizione chiave nel trasportare in Europa le fonti di energia provenienti dal Caucaso e dal Centro Asia, e ciò incrementa l'importanza della Turchia presso l'Europa.
 

Benessere e stabilità  
Di conseguenza, la prospettiva dell'adesione della Turchia all'Unione Europea, è importante non solo per provvedere al benessere ed alla stabilità in quella regione Turca, ma anche per la continuità del benessere e della sicurezza in Unione Europea. Se i paesi dell'Unione Europea hanno raggiunto l'attuale livello di benessere, non si può rinnegare il contributo della Turchia che ha provveduto alla sicurezza per quanto riguarda la difesa dell'Europa, e della nostra gente laboriosa che ha migrato in Europa negli Anni 60 e che oggi una parte di essi oramai ha raggiunto posizioni dirigenziali.
Con ciò, sarebbe un'utopia, che la Turchia possa provvedere a lungo termine questa sicurezza all'Unione Europea e dare questo contributo senza esserne membro, ad esempio nella posizione di socio privilegiato. Vorrei evidenziare che si sbagliano coloro che pensano che porteremo avanti il compito di "scudo a difesa" di un'organizzazione in cui non partecipiamo ai meccanismi decisionali e che osserveremo le necessità delle politiche dell'Unione Europea. Di conseguenza è necessario valutare anche da questo punto di vista le scelte fatte e le decisioni prese  riguardo l'andamento del processo di adesione della Turchia all'Unione Europea. Annebbiare la prospettiva dell'adesione della Turchia all'Unione Europea e cercare di produrre delle alternative all'adesione effettiva, racchiude in sé il pericolo di creare tensione in quella regione già fragile che si trova in Turchia. La Turchia oggi in quella sua regione non è consumatore di sicurezza ma ne è produttore. La Turchia avanza velocemente sulla strada nel diventare un produttore di benessere. Man mano che si evolve, la Turchia, possiede il potenziale per realizzare nella sua regione lo sviluppo sociale e la democrazia. Tutto ciò va appoggiato e non incagliato!
Infine sarebbe conveniente considerare un'altra faccenda dell'Unione Europea: L'Unione Europea, che è il progetto più importante di pace e benessere della nostra epoca, vuole essere un'unione composta da un po' più di due dozzine di Paesi cristiani e basata sui valori Cristiani, oppure vuole aggiungere a quelle  più di due dozzine di paesi Cristiani la Turchia che non è un Paese Cristiano? Nel caso in cui ci fosse questo desiderio l'Unione Europea andando oltre all'eredità religiosa comune, con la democrazia, la superiorità del diritto,  il rispetto dei diritti umani e con  la tolleranza alle civiltà diverse, dimostrerà di essere basata sul "consensus",  dimostrerà di aver assimilato i valori universali al punto di accettare "l'altro" e raggiungerà una posizione idonea a diffondere il suo moderato potere  molto oltre il suo continente.
 

Riforma necessaria
A causa di tutti questi motivi, penso che sia nell'interesse di tutti  appoggiare la Turchia con l'obbiettivo di farla diventare una società più democratica e più prospera senza annebbiare in questa fase il processo e l'obiettivo stesso. Ma, considerando lo scenario di oggigiorno, vediamo che l'Unione Europea è  focalizzata  nelle sue questioni interiori  con "la stanchezza dell'allargamento
" e purtroppo vediamo che non si muove con la consapevolezza e la consueta sensibilità.
Una riforma dell'Unione Europea è senza dubbio necessaria sia per la continuazione delle dinamiche che hanno costituito la base del successo dell'Unione Europea sino ad oggi, sia per una sana integrazione dei nuovi membri a questo meccanismo .. Pertanto i disagi che si vivono oggi in questo campo limitano l'Unione Europea ad una visuale che si basa su argomenti di attualità a breve termine, che non sono compatibili con l'identità globale a medio e lungo termine che l'Unione stessa aveva cercato di stabilire.
In quest'atmosfera, alla luce delle realtà attuali, l'importanza dei rapporti Turchia-Unione Europea si deve cercare in una visione più ampia. La Turchia sia per l'ampiezza del proprio potenziale economico e sociale  sia per la sfera d'influenza a livello regionale dei valori democratici e laici che ha comprovato, è  parte  di questa visione.
In ultimo mi voglio rivolgere a coloro che guardano con riserbo l'adesione della Turchia all'Unione Europea: Tutte le tesi portate avanti contro l'adesione della Turchia in Unione Europea, compreso l'elemento religioso, possono essere usate anche a vantaggio dell'adesione della Turchia.
Inoltre queste, con diverse discussioni, nelle precedenti ondate di allargamento, a suo tempo, divennero argomento d'attualità per altri paesi candidati. Peraltro non si è realizzato nessuno degli scenari catastrofici, l'Unione Europea è uscita più forte e più ricca dopo ogni ondata di allargamento. Guardate, la Turchia, che alla fine dei negoziati diverrà membro dell'Unione Europea, non sarà più la Turchia di oggi. Sarà, con i suoi standart democratici, economici e sociali e con la sua legislazione, una Turchia diversa. In realtà è questo il significato del processo dei negoziati.
Per questo motivo, bloccare in questa fase il processo con valutazioni a breve termine, pregiudizi e riserve non serve né alla Turchia né all'Unione Europea. Come lo era stato nel passato, anche nel futuro, gli obiettivi, le aree d'interesse ed i relativi benefici dell'Europa e della Turchia s'intersecano. Un'unione Europea, di cui farà parte la Turchia che condivide dalla sua fondazione ad oggi valori come la democrazia, diritti umani e la supremazia del diritto che costituiscono la base dell'Unione Europea, sarà più potente e più rispettabile. (intervento dell'ambasciatore Ugur Ziyal)

INTERVENTO ALTISINIK
L'impatto sullo sviluppo dei rapporti tra la Turchia e l'UE in relazione al Medio Oriente si può analizzare sotto un duplice punto di vista. Cominciamo dal primo, soffermandoci per un attimo sulle conseguenze della politica estera di Ankara nei confronti del MO, sugli effetti di questa politica e più specificamente se ci sia stata o meno una " europeizzazione" della politica estera turca. Ora, quando usiamo questo termine "europeizzazione", occorre fare subito una distinzione: da un lato una sorta di sincronia tra le politiche, sempre più vicine, di Ankara e Bruxelles verso il Medio Oriente; dall'altro la convinzione che a muovere la politica estera con le sue norme e con i suoi metodi debba essere sempre e comunque l'Unione dei 27. E' la cosiddetta internazionalizzazione del sistema. Fatto sta però che in quanto ad armonizzazione si è ancora molto lontani, pur se a partire dagli anni '70 si è vista una maggiore cooperazione specie in termini di sicurezza.
In quanto al secondo punto di vista, è un dato accertato che i Paesi arabi fanno molta attenzione più di quel che si creda ai rapporti Turchia-Unione Europea. E se ancora fino a qualche anno fa erano scettici circa una possibile adesione di Ankara in seno all'Unione, convinti che Bruxelles non avrebbe mai accettato come membro una nazione musulmana, questi si sono dovuti ricredere; maggiormente allorché il trattato di Helsinki aprì la strada al processo di adesione anche per la Turchia.
Ma analizziamo, ora, quali sono state le conseguenze di una politica comune Turchia-UE nei confronti del Medio Oriente.

Aspetti di una riforma politico-economica
Una volta che il processo di adesione aveva preso il via, portandosi dietro le riforme imposte quale conditio sine qua non, veniva da sé che a Bruxelles si guardasse alla Turchia come ad una forza emergente, pur sempre moderata, da utilizzare nella regione mediorientale. Più di uno i motivi, a cominciare da quello più contingente secondo il quale il riformismo degli Arabi - soggetti questi ultimi a crisi di governo e di legittimità (si veda il rapporto Undp) - è particolarmente attratto dal modello turco, cioè da un Paese dal quale avere l'input per proiettarsi verso la modernizzazione nonché per aprirsi alla democrazia senza per questo tradire le proprie tradizioni. Del resto basta rifarsi a quanto dichiarato da Fares Braizatù del Centro Studi Strategici dell'Università di Amman, in Giordania, per non avere dubbi in proposito. A detta di Braizatù, infatti, se gli arabi introdurranno le riforme necessarie in tema di democrazia saranno poi essi stessi i migliori interlocutori con l'Unione Europea.
Ma un altro motivo per il quale la Turchia viene vista con simpatia nella regione è la salita al governo di un partito - quello dello Sviluppo e della Giustizia (Akp) - che, pur non rinnegando il secolarismo (ataturkiano, ndr), si è riportato alle radici islamiche. Una linea di condotta che certo non è dispiaciuta al mondo arabo, consapevole che la Turchia - come potenza - stia portando avanti una politica moderata e che pertanto sia decisamente credibile. Maggiormente adesso che si sta avviando sulla strada dell'adesione all'UE. D'altra parte Ankara - sensibile alle sollecitazioni di Bruxelles - si viene a trovare nella invidiabile posizione di baricentro di un nuovo sistema politico-economico nel bacino del Mediterraneo allontanando da se anche quei sospetti da parte di una certa componente araba la quale non ha mai creduto ad una Turchia membro dell'Unione, e solo per il fatto che ha una popolazione musulmana. Al contrario, sarà proprio grazie all'entrata di Ankara nell'UE che si potrà dimostrare come i rapporti tra mondo occidentale e mondo arabo saranno equilibrati. Ciò soprattutto in un momento in cui si è assistito ad una incrinatura di questi rapporti, causa anche la storia delle famose vignette su Maometto, che aveva alimentato una sorta di crisi di civiltà. Va a merito del Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan e del premier spagnolo Josè Luis Zapatero avere cercato di ricucire tale frattura promuovendo - con il progetto "Alleanza delle civiltà" - il rispetto ed il dialogo tra le società islamiche ed occidentali.

Politica estera e sua dimensione
Partendo dal presupposto che la politica estera della Turchia e dell'UE verso il MO negli anni passati non abbia avuto sempre punti convergenti, va sottolineato che passi in avanti ne sono stati fatti. Ankara e Bruxelles, non a caso entrambe con il ruolo del cosiddetto committed to pursuing, hanno infatti gli stessi obiettivi che sono la risoluzione del conflitto israelo-palestinese, le riforme nell'area mediorientale, la stabilizzazione e la ricostruzione dell'Iraq. Obbiettivi, aggiungiamo, che non devono rimanere semplicemente sulla carta ma trasformarsi in qualcosa di concreto. Per far questo però - proprio perché la Turchia è un Paese negoziatore con Bruxelles - l'UE non deve far finta di nulla di fronte alle preoccupazioni di Ankara che vuole non solo un Iraq unificato, stabile, democratico e secolare ma punta in particolare ad eliminare le tensioni nella zona multi-etnica di Kirkuk. In altri termini UE e Turchia devono lavorare insieme alla ricostruzione dell'Iraq senza dimenticare i principi base della sua identità. A maggior ragione, quindi, Bruxelles deve fare da garante circa l'integrità territoriale del Paese, la risoluzione pacifica delle dispute, i meccanismi giusti per portare avanti questi progetti. Dal canto suo la Turchia, in Medio Oriente, dovrà proseguire sulla strada del dialogo più di quanto abbia fatto in passato. D'altra parte, se Ankara negli anni '90 aveva adottato una strategia a dir poco rigida con i vicini di casa minacciando la Siria con azioni militari, lanciando incursioni in Iraq e al tempo stesso alleandosi con Israele, dal 2000 in poi la politica è sensibilmente cambiata ed i rapporti con i vicini sono diventati più distesi. Non va dimenticato poi un maggiore pragmatismo della Turchia nella risoluzione del conflitto israelo-palestinese portato avanti con tutta una serie di contatti e di colloqui con le parti interessate. Gli esempi di questo generale cambiamento di rotta sono ravvisabili negli accordi di sicurezza con Damasco nonché nella presenza di delegazioni turche alla <Temporary Presence > di Hebron e all'Unifil II in Libano, senza dimenticare la parte attiva avuta in questo contesto dalla Tobb (Unione delle Camere di Commercio, Industrie e Borse) che ha avviato sponte sua iniziative di pace proprio per trovare una soluzione al conflitto israelo-palestinese. Nella fattispecie l'iniziativa della Tobb ha puntato, da un lato ad un dialogo cooperativo e di joint venture a tre - tra la stessa Tobb, l'Associazione dei Fornitori di Israele e la Federazione delle Camere di Commercio, Industria ed Agricoltura della Palestina - vitalizzato da cadenzate riunioni; dall'altro addirittura alla creazione di un sistema industriale nella zona di Gaza. Questo processo innovativo ha dimostrato in effetti come la Turchia sappia  muoversi bene e come abbia tutti i presupposti validi per entrare in Europa, guardata in questo percorso anche con simpatia dai Paesi arabi.
Più delicata, forse, la questione irakena. Il diniego di Ankara ad una sua partecipazione nella guerra contro Saddam Hussein (che aveva provocato all'epoca la reazione degli Stati Uniti, ndr), in definitiva ha dimostrato che non sempre le opzioni militari sono utili per una soluzioni dei problemi. Ankara aveva visto giusto preferendo portare avanti una diversa strategia, diplomatica in primo luogo e poi economico-commerciale senza trascurare i contatti con tutti i gruppi etnici e al tempo stesso contraria ad una federazione che potrebbe ricreare tensioni tra Turchia ed Iraq.

Economia e sue dimensioni
Il processo di adesione della Turchia all'Unione Europea ha avuto conseguenze anche dal punto di vista economico dal momento che gli investitori arabi, hanno cominciato a guardare al Paese della Mezzaluna con un sempre più crescente interesse. Non è un caso che già nel 2004 erano ben 200 le ditte arabe ad operare in Turchia. Nel merito, va messo in evidenza come - in linea di principio - queste joint venture non siano sempre viste con simpatia dall'UE a causa degli interessi di quest'ultima. Come che sia, il ruolo di stato-cuscinetto di Ankara tra l'Europa e il Medio Oriente è indubbiamente più positivo che negativo, soprattutto se il discorso viene allargato al petrolio e alle fonti energetiche in generale.
Per concludere, in un'Europa la cui popolazione musulmana si aggira sui 15 milioni di persone e in cui il dibattito sull'Islam è piuttosto intenso, la funzione mediatrice di Ankara diventa la chiave di volta per arrivare ad una integrazione tra vecchio mondo e mondo arabo là dove il futuro di quest'ultimo rivestirà una importanza fondamentale per l'Europa. Che, peraltro, Bruxelles non può permettersi di ignorare. Come evidenziato da Xavier Solana nel "Secure Europe in a Better World: European Security Strategy" (12 dicembre 2003), sono molteplici gli interessi messi in pericolo dall'area mediorientale, quali terrorismo, proliferazione di WMDs, conflitti regionali, crimine organizzato: un insieme di minacce che potrebbero ritardare il ruolo dell'Europa come grande potenza mondiale qualora non dovesse avvalersi della collaborazione di Ankara, con il suo ingresso nell'UE. Potenza militare e contemporaneamente potenza diplomatica, la Turchia è infatti l'unico Paese affidabile (self-confident); non solo, ma in grado di svolgere un ruolo costruttivo nella stabilità del Medio Oriente. Cosa irrealizzabile se il processo di adesione fosse ancora ritardato. Come sosteneva un editoriale del <Daily Star>, pubblicato a Beirut "dieci anni possono sembrare lunghi ma la sfera del tempo - dopo un'attesa quarantennale - sta rotolando verso la parte dell'adesione". I cambiamenti operati in Turchia, e le riforme che si stanno attuando, inevitabilmente si ripercuoteranno in Siria e in Iraq. I vicini di casa dovranno però collaborare. E' il miglior modo anche per questi Paesi di trarne benefici, sia economicamente sia politicamente che socialmente. Benefici di cui godrà la stessa Unione Europa se farà di Ankara la sua leva per manovrare liberamente in MO. (Intervento Meliha Altinsik)

IL TESTO ORIGINALE
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The impact of developing Turkey-EU relations on the Middle East can be analyzed in two levels: First, in terms of its impact on Turkey's foreign policy behavior towards the Middle East, specifically whether 'Europeanization' of Turkish foreign policy is taking place or not. The Europeanization here is defined in two aspects; increasing harmonization of Turkey's policies towards the region with the EU and internalization of EU foreign policy norms, methods, and practices. This is however with the caveat that the development of EU's foreign and security policy is still quite limited. Although the expansion of European foreign and security policy cooperation since the 1970s increasingly imposes unique requirements on EU member states and candidate countries, common positions evolve slowly.
The second impact is on how the Arab Middle East countries perceive Turkey, or specifically whether developing Turkey's relations between Ankara and Brussels are having any impact on the perception of Turkey in the region. Up until recently Turkey's pursuing EU membership was considered as a 'dream', largely because many in the Arab world believed that the EU would never accept a Muslim nation as a member. The Helsinki decision and the developments since then particularly the decision to start accession negotiations began to change that perception.
The actual and potential impact of Turkey-EU relations on the Middle East can be discussed through three aspects:

1)
The Political and Economic Reform Dimension 
The Turkish reform process hastened by the developments in Turkey-EU relations has had an impact on particularly how Turkey has been perceived in the region and opened up possibilities for Turkey to emerge as a soft power.
First of all, at a time when almost all Arab governments are facing a crisis of governance and legitimacy, which is well documented by successive Arab Human Development Reports of the Undp, Turkey's recent reform experiences are largely seen as a source of inspiration especially by the reformers in the Arab world. As Fares Braizat of the Center of Strategic Studies of the University of Jordan explains "Turkey is seen by Muslim countries as a role model that has successfully balanced tradition and modernization. The Arabs looked up to Turkey as a model for bringing modernization and democracy...This could inspire Arab countries that if you introduce democratic reforms, it would mean you have the advantage of being considered for a better partnership with the European Union." AKP's coming to power has also become an asset for the Turkish model as it demonstrated the reconciliation of a party with Islamist roots with democracy and secularism. Thus the Turkish experience seems to lend support to the argument that the Islamic movements can be moderated through democracy. Ths is an important lesseon for advocates of reform in the Arab world as the Islamists constitute the main opposition in almost all Arab countries today.
Therefore, Turkey is emerging as a soft power in relation to the democratization debate in the Middle East. Turkey has the assets and increasingly credibility in this regard. Turkey on the road to membership will have more appeal as a soft power and contribute positively to the EU's image and role in the region. Within that context Turkey could
increasingly contribute to the EU initiatives as regards to political and economic reform in the Mediterranean. Finally, Turkey's membership will clearly refute the belief that is highly prevalent in the Muslim world that Turkey could not become a member of the EU because it has a Muslim population. Thus Turkey's membership would undermine the argument for 'clash of civilizations'. Turkey's membership will prove that an equal relationship with the West is possible for the Muslims. This becomes particularly important as the relationship between the West and the Muslim world deteriorates amid series of crises. The events involved in what has been called the caricature crisis once again underlined the urgency of dealing with the self-fulfilling prophecy of clash of civilizations. The 'Alliance of Civilizations' project, jointly launched by Turkish Prime Minister Recep Tayyip Erdogan and Spanish Prime Minister Jose Luis Rodriguez Zapatero, to foster respect and dialogue between Islamic and Western societies in the wake of the caricature crisis is an example that demonstrates Turkey's eagerness to bridge these gaps.

2)
The Foreign Policy Dimension

The impact of the EU anchor on Turkey's Middle East policy can be discerned in several aspects. First, in the last few years Turkey's foreign policy has slowly moved towards that of the EU over Middle East policy. There is already an important degree of convergence between the EU and Turkey as regards to their approach to the Middle East issues. Both are committed to pursuing a resolution of the Arab-Israeli conflict; to promoting political and economic reform in the region and to working toward peaceful stabilization and reconstruction in Iraq. This convergence has to be operationalized, however. The EU and Turkey should start working together in some of these issues without forgetting that Turkey is a country negotiating accession to the Union. The EU should understand Turkey's concerns about Iraq within the framework that they both work for a similar objective: unified, stable, democratic and secular Iraq. First issue to start with could be working to diffuse the tensions in the multi-ethnic Kirkuk.  As the recent ICG report concluded the EU needs to do more to resolve the Kirkuk question and help Ankara protect its vital interests without resort to force which could be destabilizing. The EU and Turkey can also work together in building a limited multilateral security regime around Iraq issue. Agreement on a collective set of basic principles, such as respect for territorial integrity, peaceful resolution of disputes, on minimal confidence building measures, and on mechanisms for dialogue can be a start.  The external actors, like the EU could act as guarantors of the system and work to create a conducive environment and incentives for such a system without being part of it.
Similarly, Turkey has been adopting a more consensual, less confrontational approach to the Middle East. In the 1990s, Turkey acted as a hard power in the region, threatening Syria to use military force, forging open military alignment with Israel and launching military incursions into northern Iraq. In the 2000s, Turkey's change of style was observable in its dealings with regional countries and issues.  Turkey has become more of a soft power, becoming an object of attraction with its political and economic transformation and achievements. Turkey has also begun to favor engagement as a form of dealing with challenges it faced in the region. As a result, unlike the 1990s Turkey has been able to normalize its relations with all its Middle Eastern neighbors. Turkey also got engaged more in coalition building activities. Turkey is more eager to play a constructive role in the Arab/Palestinian-Israeli conflict through utilizing its relations with both parties. Turkey has also successfully transformed its conflictual relations with Syria and took the leadership to establish a forum for Iraq's neighbors which could turn into a seed of a sub-regional cooperative security framework. Turkey's participation in Temporary Presence in Hebron as well as Unifil II in Lebanon can be considered examples of Turkey's active engagement in conflict management activities in the region.
The process of desecuritization in Turkish foreign policy towards the region allowed the active participation of non-state actors in regional issues. For instance, the Union of Chambers and Commodity Exchanges of Turkey (Tobb) initiated the Industry for Peace Initiative as regards to the Palestinian-Israeli conflict. The initiative consists of two elements. The first is the creation of a mechanism for tripartite business dialogue that involves Tobb, the Manufacturers' Association of Israel, and the Federation of Palestinian Chambers of Commerce, Industry and Agriculture.  These three actors now hold regular trilateral meetings in the framework of what is known as the Ankara Forum for Economic Cooperation between Palestine, Turkey and Israel. The second element is the project to create Gaza Industrial zone to be managed by Tobb.
Turkey thus moved from narrowly-defined security focus in its foreign policy to a multi-dimensional and multi-actor foreign policy in the region. This process looks set to intensify if Turkey gets its feet firmly on the EU membership road. The Arab countries are also expecting the membership to make contribution to regional stability and integrity. Turkey's non-involvement in Iraq militarily paved the way for increasing emphasis on non-military means even in its Iraq policy.  Turkey's relations with the EU limit possibilities of military option in Iraq. In the last few years Turkey has been emphasizing diplomatic and economic means in its policy towards Iraq. Ankara is also cultivating relations with all the groups in Iraq in support of the political process.  The EU anchor will be of particular importance in this regard. Turkey on a clear road to membership and further transforming itself would be less wary of the nature of federalism in Iraq. Whereas in the case of problems in the accession process or possibility of non-membership, Turkey would be more uneasy about a loose federation. Such a position may lead to escalation of tensions between the two countries.

3) The Economic dimension
The process of accession talks is also being seen from an economic point of view. The developments in Turkey-EU relations have led the Arab states and investors to be more interested in Turkey as this perspective makes Turkey a door for Arab countries to open on the EU.  Turkey became a popular spot for foreign capital flowing from Middle Eastern countries in 2004 exhibiting a jump compared to the previous year, with 200 firms operating in Turkey while in 2003 there was no new Arab investment. It is clear that Turkey starting accession negotiations with the EU acted as a strong boost for Arab investment.
The debate as regards to the impact of Turkey's membership (or non membership) to the EU within the context of the Middle East has revolved around two stylized positions. On the one hand the argument has been made that Turkish membership would extend EU's borders to the volatile Middle East and thus would be detrimental to EU's interests. A more sophisticated version of this argument emphasized Turkey could better provide security stability through its role as an insulator between two regional security complexes, that of Europe and the Middle East]  On the other hand, it has also been argued that "Turkey's geo-strategic position can be considered more as an asset than a liability, bringing new horizons onto the EU doorstep."  Although the former argument may resonate with the public opinion in the EU countries it has serous limitations. Due to its geographical proximity and dependence on Middle East oil the EU is in fact deeply involved in the Middle East. Europe has a large and growing Muslim population of about 15 million and the debate over the role of Islam in Europe's emerging identity is intense. A key challenge is to how to integrate this immigrant population into Europe's secular political structures. If one looks ahead a decade or so, the problem is likely to become even more critical.  Thus the future of the Middle East is of immense importance for Europe, which Brussels cannot afford to ignore.  Furthermore most of the new security threats to European interests identified in A Secure Europe in a Better World: European Security Strategy prepared by the EU High Representative Xavier Solana (12 December 2003) such as terrorism, proliferation of WMDs, regional conflicts, organized crime, emanate from the area. Finally if the EU wants to be a world power it has to be a major player in this strategic neighborhood. Membership of Turkey could provide the EU the incentives and capabilities to do so.  In fact, the prospect of Turkey's membership "is already forcing the EU to devote more resources and develop more coherent policies towards the Middle East. Turkey's accession will increase the salience of the Middle East, and accelerate the Union's already deepening involvement in the region." Membership in the EU may also enhance Turkey's capabilities and opportunities in the Middle East. In addition to being an important regional military power, Turkey's status as a soft power may increase. Turkey may become more self-confident and this may result in Turkey's further constructive role in the region. On the other hand, Turkey's non-membership will not provide immunity to the EU from the instabilities of the Middle East. Furthermore, in such as case the instability that those developments could create in Turkey may in fact bring the problems of the Middle East to EU's doorstep.
In short, the presence of a stable and prosperous Muslim country inside the EU is bound to have an enormous effect - both on Europe itself and on Europe's Arab and Muslim neighbors. As the editorial in Daily Star published in Beirut put it right after European Council's decision to start accession negotiations with Turkey: "A decade may sound a long time, but the ball is finally rolling on Turkey's EU membership after forty years of wavering talks. . . . Turkey will now be undergoing major changes, which will eventually, inevitably, affect the region, Syria and Iraq in particular. Besides help from Europe, Turkey will also need help from the region, and the best way the Arab and Islamic worlds can help-and benefit themselves-is to participate in Turkey's economic, social, and political transformation. How Turkey develops as an incubator of Islam in the modern Western world will be one of the most fascinating aspects of the ten-year transition period to full EU membership-presuming the accession process is carried through to a successful conclusion."
(Intervento Meliha Altisinik)
15.03.2007
 

Una interessante analisi di Carlo Jean, docente di Studi strategici all'Università Luiss/Guido Carli a Roma, sul processo di adesione della Turchia nell'Unione Europea. Il ruolo geo-politico di questo paese, completamente mutato.

MEGLIO CON NOI CHE CONTRO DI NOI

Il_prof._Carlo_JeanDurante la guerra fredda la Turchia ha giocato un ruolo essenziale per la sicurezza dell'Occidente. Ha costituito il fianco Sud della Nato, impedendo la penetrazione sovietica verso il Mediterraneo e, assieme all'Iran dello Shah, allora alleato degli Stati Uniti, verso il Golfo. Ha costituito anche un avamposto occidentale verso Est.
Dopo il crollo del muro, il ruolo geopolitico della Turchia è completamente mutato. È divenuto più importante, ma si è differenziato a seconda che venga considerato con un'ottica americana o una europea. Muterà ancora a seconda che i legami di Ankara con Bruxelles divengano più organici e che la Turchia entri a far parte dell'UE, oppure che il processo di ammissione nell'Unione si rallenti o si interrompa e che la Turchia decida di assumere un ruolo geo-politico autonomo, in cui prevarrebbero le sue radici islamiche.
L'entrata della Turchia nell'Unione Europea modificherebbe poi profondamente la natura stessa di quest'ultima, mentre la sua esclusione muterebbe molto probabilmente gli attuali assetti interni della Turchia, di Stato secolare, caratterizzato da un islamismo moderato. Va da sé che la re-islamizzazione della Turchia - finora efficacemente contrastata dalla borghesia imprenditoriale turca e soprattutto dalle forze armate, eredi della tradizione kemalista - allontanerebbe la Turchia dall'Europa e dagli Stati Uniti, trasformandola in un avamposto dell'Islam. Si tratta di uno scenario preoccupante soprattutto in relazione all'influsso che una Turchia, frustrata e offesa nelle sue aspirazioni di entrare a far parte integrante del club europeo, potrebbe avere sui musulmani balcanici e soprattutto sui milioni di immigrati islamici in Europa. Ankara si sentirebbe tradita. È infatti consapevole del ruolo cruciale che ha giocato a favore dell'Occidente nei quarantacinque anni della guerra fredda. L'esclusione avrebbe ripercussioni molto rilevanti.
Tra l'altro confermerebbe - non solo in Turchia ma nell'intero mondo islamico - lo scenario dello "scontro di civiltà" descritto da Samuel Huntington. Secondo il politologo americano, attualmente la Turchia si trova nelle condizioni di un torn country, diviso fra il secolarismo istituzionale imposto da Kemal Ataturk, con la trasformazione dell'impero ottomano in uno Stato-nazione di tipo europeo, e il populismo islamico. L'esclusione dall'Unione - unita alle sue pressioni per Cipro, per il rispetto dei diritti dei curdi e, alquanto contraddittoriamente, per l'aumento del controllo civile sulle forze armate, vere garanti del secolarismo - creerebbe un forte risentimento, le cui conseguenze sono facilmente prevedibili.

Asia centrale e Azerbaigian

Un anticipo degli scenari che potrebbero prospettarsi è dato dalle recenti intese fra Ankara e Teheran sul problema delle irrequiete minoranze curde nei due Paesi. Esso potrebbe preludere ad intese più ampie fra i due paesi islamici che etnicamente non sono arabi - ma, anzi, sono storicamente contrapposti agli arabi - e che sono fra i più avanzati sia culturalmente che tecnologicamente di tutto il mondo musulmano. Ciò farebbe cadere i rapporti di collaborazione della Turchia con Israele. Tali rapporti hanno rappresentato un elemento di stabilità in un Medio Oriente i cui equilibri sono attualmente modificati dai successi conseguiti dagli sciiti: in Iran, con l'eliminazione da parte degli Stati Uniti dei suoi due nemici tradizionali, i talebani in Afghanistan e Saddam Hussein in Iraq; con l'aumento del potere dei partiti sciiti non solo in Iraq, ma anche negli Stati del Golfo, dove gli sciiti costituiscono consistenti minoranze; e infine con il successo dell'Hezbollah in Libano. Particolare attenzione va poi rivolta a quanto accade politicamente nelle correnti - collegate almeno indirettamente allo sciismo - degli alawiti siriani e degli alevi turchi. Finora sottomessi al potere sunnita, gli sciiti dell'Iraq, del Golfo e del Libano hanno dimostrato negli ultimi anni un accentuato dinamismo. Una collaborazione fra la Turchia e l'Iran potrebbe dare vigore alle fantasie dell'unità dell'umma, cioè dell'intero mondo islamico, progetto geo-politico che si è da sempre contrapposto a quello dell'unità del mondo arabo.
Dal collasso dell'Impero ottomano in poi, la Turchia si è astenuta da interventi e da ingerenze esterne, eccetto nei casi di Cipro, dove è intervenuta nel 1962 e nel 1974, di qualche incursione nella regione curda dell'Iraq e di pressioni sulla Siria, per far cessare il sostegno di Damasco ai guerriglieri curdi del Pkk. Tale politica rispetta il programma kemalista ed è fortemente sostenuta dall'esercito. Lo si è visto nelle due guerre del Golfo, a cui la Turchia non ha partecipato. In quella del 2003 non ha poi consentito neppure il transito della quarta Divisione americana, destinata ad attaccare l'Iraq dal Nord.
Diverso è stato il comportamento nei confronti dell'Asia Centrale e dell'Azerbaigian. Soprattutto il presidente Turgut Ozal - quello stesso che nel 1987 aveva presentato domanda di ammissione all'Unione Europea (già nel 1959 la Turchia aveva però chiesto di entrare a far parte della Comunità Economica Europea) - e il presidente Demirel avevano appoggiato una politica di forte presenza turca in tutta l'immensa regione che va dal Caspio alla Cina, abitata prevalentemente da popolazioni turchiche, le quali avevano sempre mantenuto qualche legame con la Turchia. Basti ricordare come il colonnello Enver Pascià, che aveva diretto la resistenza turca in Libia contro gli italiani, sia diventato un eroe dell'indipendenza del Turkestan negli anni Venti contro la riconquista dell'Armata Rossa. Il prestigio della Turchia nella regione - pur limitato dalle sue ridotte risorse finanziarie e dalle satrapie politiche dominanti in Asia Centrale - non è trascurabile. È stato utilizzato soprattutto dagli Stati Uniti e dalla Germania e potrebbe costituire un vero e proprio asset per l'intera Unione Europea, soprattutto nel suo tentativo di differenziare le sue fonti di riferimento energetico. Ciò implica però la necessità da un lato che le vie di trasporto del gas e del petrolio non vengano controllate da Mosca e, dall'altro lato, che l'Asia Centrale non cada nell'orbita cinese.

Il ruolo della Cina

Anche in questo caso, il riavvicinamento fra la Turchia e l'Iran potrà avere impatti geo-politici molto importanti, data la tradizionale presenza della brillante cultura persiana in tutta l'Asia Centrale. Ciò, da un lato, aumenta l'importanza geopolitica della Turchia per il futuro dell'Europa e, dall'altro lato, sottolinea la necessità di un accordo   - di solito ricondotto solo alle difficoltà incontrate in Iraq - fra gli Stati Uniti e l'Iran. Qualora ciò non avvenisse, Teheran - che già partecipa come osservatore allo Sco (Shanghai Cooperation Organization) e che ha ricevuto cospicui investimenti cinesi e indiani nel settore petrolifero - verrebbe inevitabilmente attirata nell'orbita geopolitica di Pechino. La Cina sta costruendo una moderna rete infrastrutturale sia verso l'Asia Centrale sia attraverso il Pakistan, che la potrebbe collegare con il Golfo, anche per via terrestre. La linea di confronto fra l'Occidente e la Cina non si situerebbe solo sul Pacifico, ma anche ad Ovest, sul Golfo. La sicurezza energetica dell'Europa verrebbe così a dipendere dalla Cina, mentre le teocrazie petrolifere sunnite, che finora hanno sostenuto gli interessi occidentali, correrebbero un nuovo pericolo, molto più serio di quello rappresentato dal fondamentalismo safarita o dall'aumento del potere sciita.
Per inciso, ciò sottolinea anche l'importanza sempre più vitale del corridoio Baku-Tbilisi-Ceylan per la sicurezza energetica dell'Europa e di quella del corridoio Europa Centrale-Mar Nero-Caucaso-Asia Centrale (traceca), per lo sviluppo di una nuova "via della seta".
Da quanto sopra detto appare evidente l'importanza geopolitica non solo regionale ma globale della Turchia e l'impatto che essa avrà sugli equilibri dell'intera Eurasia.

Avamposto, ponte o barriera: i ruoli geo-politici della Turchia

Medio_Oriente_e_ruolo_della_TurchiaIl primo ruolo geo-politico che può giocare la Turchia è quello di avamposto dell'Europa verso il Medio Oriente, il Golfo e il Caucaso. La possibilità di svolgere tale ruolo è subordinata a diverse condizioni. Innanzitutto, all'entrata della Turchia nell'Unione Europea. Poi, al fatto che l'Europa si risvegli dal suo attuale "torpore" o "paralisi geopolitica" e si metta in condizioni di avere una politica estera veramente comune, dotandosi anche dei mezzi necessari - militari e non - per realizzarla. Di fatto, queste due prime condizioni sono contraddittorie. L'ammissione della Turchia all'ue consente un'esportazione della stabilità istituzionale, sociale ed economica europea, ma comporta l'importazione di instabilità o, quanto meno, una maggiore disomogeneità in Europa. Essa renderebbe ancora più difficile una politica comune. Perché tale pericolo non si materializzi occorre un rafforzamento dei legami transatlantici. L'esperienza del passato ha dimostrato come non solo contro, ma anche senza gli Stati Uniti, l'Unione Europea tenda a dividersi. Quindi, perché la Turchia possa giocare appieno il ruolo di avamposto occorre che l'Occidente sia in grado di conciliare percezioni ed interessi europei ed americani, che nel Medio Oriente e nel Golfo sono oggi spesso contrapposti. Evidentemente la Turchia si presterà a giocare tale ruolo solo se avrà benefici politici ed economici tali da indurla a proseguire nel processo di modernizzazione del paese e a consolidare il secolarismo istituzionale interno rispetto all'islamismo. Come già accennato, qualora la Turchia non dovesse essere ammessa all'Unione e si determinasse il prevalere di tendenze nazional-islamiste, essa potrebbe giocare un ruolo inverso: quello di avamposto dell'Islam verso l'Europa.
Il secondo ruolo che gioca la Turchia è quello di barriera, cioè di Stato cuscinetto fra l'Europa e il Medio Oriente. Sarebbe un ruolo analogo a quello che ha svolto durante la guerra fredda nei confronti dell'Urss. Beninteso, Ankara potrebbe accettare di svolgere tale ruolo, solo in cambio di benefici adeguati. Essi dovrebbero essere soprattutto economici, con forti sostegni europei anche finanziari che configurerebbero quella sorta di special partnership che taluni politici europei hanno proposto in alternativa alla membership turca nell'Unione. Si tratta di un'eventualità che ritengo alquanto improbabile, anche in relazione all'orgoglio e al nazionalismo turco. La loro azione potrebbe travolgere la difesa delle componenti più occidentalizzate della società turca, dalla borghesia imprenditoriale alle forze armate. L'islamismo populista avrebbe quindi grandi probabilità di prevalere. Il tentativo di strumentalizzare la Turchia come barriera a protezione dell'Europa finirebbe quindi per trasformarne il ruolo geo-politico turco in quello di avamposto dell'Islam verso l'Europa. Ciò comporterebbe fra l'altro la fine di ogni progetto o speranza di democratizzare l'Islam. Inevitabilmente la Turchia sarebbe risucchiata verso l'Iran e, tramite esso, verso la Cina. La linea di contatto fra Cina e Occidente potrebbe spostarsi addirittura al Mediterraneo Orientale.
Un terzo ruolo geo-politico che gioca la Turchia è quello di ponte. Tale ruolo di collegamento - che potrebbe essere sia cooperativo che competitivo - è proteiforme. In primo luogo, la funzione di ponte sarebbe fra l'Europa, il Medio Oriente, il Golfo, il Caucaso e l'Asia Centrale. In secondo luogo, tale ruolo si esplicherebbe fra gli islamismi moderati, almeno in parte secolarizzati, compatibili con i principi di democrazia e di libertà occidentali. In terzo luogo, il territorio turco servirebbe da ponte per i rifornimenti energetici dell'Europa. L'Europa potrebbe affrancarsi almeno parzialmente dalla dipendenza dall'instabile area del Golfo da un lato e da quella della Federazione Russa dall'altro, contenendo anche le tendenze di quest'ultima di utilizzare petrolio e gas come strumenti di pressione politica. Il Blue Stream fra Baku, Tbilisi e Ceylan potrebbe essere ulteriormente potenziato per consentire l'accesso al petrolio del Kazakstan e al gas del Turkmenistan. Con la stabilizzazione dell'Iraq, potrebbe essere ripristinato l'oleodotto fra Kirkuk e Ceylan. Esso sarebbe analogo per il Sud al Baltic Stream di Putin e Schröder per il Nord Europa. Le royalties che riceverebbe la Turchia faciliterebbero il rafforzamento della sua economia, già peraltro uscita negli ultimi cinque anni dalla crisi che aveva conosciuto nel decennio precedente.
Tali tre ruoli della Turchia coesistono nella politica estera di Ankara, con importanza variabile a seconda del contesto interno ed esterno. Il fattore fondamentale al riguardo sarà costituito dall'ammissione o no della Turchia nell'UE. 

Conseguenze dell'ammissione della Turchia nell'Unione Europea

È superfluo ricordare come l'entrata della Turchia nell'ue incontri notevoli difficoltà, soprattutto per la progressiva chiusura dell'Europa su se stessa, i ritorni dei nazionalismi e dei protezionismi, le reazioni contro l'immigrazione extracomunitaria, la mancata ratifica del trattato costituzionale europeo, le difficoltà dei rapporti fra l'Europa e gli Stati Uniti per la crisi dell'Iraq, e così via. Eppure i vantaggi che ne riceverebbe l'Europa e la stessa possibilità dell'UE di essere un attore geo-politico globale o almeno un partner efficiente e quindi rispettato dagli Usa, dipendono principalmente dalla capacità dell'UE di accogliere la Turchia come membro.
L'esclusione avrebbe ripercussioni ben più estese del fatto in se stesso. L'UE si configurerebbe come un club cristiano necessariamente incompatibile e contrapposto all'Islam. Gli scenari prefigurati da Huntington diventerebbero una realtà, in particolare quello, che finora veniva giudicato del tutto fantasioso, di un'alleanza confuciano-islamica.
Nel contempo, a parte le difficoltà di ammissione nell'ue come attualmente configurata, la membership della Turchia muterebbe profondamente sia la geopolitica sia le strutture dell'attuale Unione. L'UE verrebbe a contatto con la regione più turbolenta del pianeta e le sue responsabilità anche geo-strategiche aumenterebbero notevolmente, obbligandola tra l'altro - come già accennato - ad un rafforzamento dei legami con gli Stati Uniti, oltre che a dotarsi degli strumenti militari ed economici necessari. Dall'altro lato, l'ammissione della Turchia comporterebbe formalmente o di fatto la costituzione di un'Unione a cerchi concentrici, con livelli d'integrazione decrescente da un centro - il "nucleo duro" o il "direttorio europeo", capace di esprimere una pesc comune e una pesd efficace - ad una periferica con caratteristiche sostanzialmente di zona di libero scambio o di unione doganale. I confini fra i vari cerchi dovrebbero essere aperti e resi flessibili e dinamici con i meccanismi delle cooperazioni rafforzate o strutturate che unirebbero i paesi della fascia intermedia.
All'interno dell'UE vivono già una quindicina di milioni di immigrati musulmani. Nel tentativo di integrarli, vari Stati europei manifestavano una crescente tendenza a concedere loro la cittadinanza. Molti temono che l'entrata della Turchia nell'Unione possa stimolare la costituzione di partiti islamici e che questi ultimi divengano l'ago della bilancia fra le tendenze conservatrici e quelle riformiste esistenti in Europa. Personalmente ritengo che tale pericolo non esista, ma che, anzi, l'ammissione della Turchia e il conseguente rafforzamento del suo secolarismo interno possano costituire un fattore di stabilità per l'Europa, facilitando l'integrazione degli immigrati in un'Unione che non deve costituire un progetto culturale, ma uno politico, economico e sociale; un progetto aperto, non uno chiuso. Ciò avrebbe importanti conseguenze positive, dato che - a differenza degli Stati Uniti, dove il terrorismo è esterno e il melting pot funziona anche per gli immigrati islamici - in Europa il terrorismo di matrice islamica è soprattutto interno e viene alimentato dagli appartenenti alla seconda o terza generazione di immigrati. La percezione della trasformazione dell'Unione Europea in un'Unione Cristiana avrebbe effetti sconvolgenti sulla stabilità e la sicurezza interna degli Stati europei. Gli immigrati verrebbero considerati una "quinta colonna", minacciosa per la sicurezza e per la stessa identità europea.

Bilanciamento tra tre ruoli

La fine della guerra fredda ha conferito maggiore importanza geopolitica alla Turchia. Essa dipenderà dalle decisioni che verranno prese. Il bilanciamento tra i tre ruoli geo-politici del paese - di avamposto, di barriera e di ponte - sarà grandemente influenzato dall'ammissione nell'ue. Le conseguenze di quest'ultima supereranno di gran lunga il quadro regionale. Influirebbero non solo sulle prospettive della stabilità interna europea e sulla natura stessa dell'Unione, ma anche sugli assetti geo-politici mondiali. In caso di esclusione della Turchia potrebbe avverarsi la tesi di Huntington - che, come si è detto, finora sembrava fantasiosa - di un'alleanza confuciano-islamica. La linea del confronto fra Cina e Occidente non si sposterebbe solo al Golfo, come Pechino tenta di fare ammettendo Teheran come osservatore permanente alla <Shanghai Cooperation Organization>, ma addirittura al Mediterraneo orientale, possibilità questa che è stata sicuramente considerata dagli strateghi cinesi nella loro decisione di inviare un contingente militare in Libano. (Carlo Jean, docente di Studi strategici all'Università Luiss-Guido Carli di Roma/Ideazione)
15.03.2007

NESSUN ATTACCO DALLE BASI TURCHE

La richiesta della Nato di aprire sia lo spazio aereo sia i confini di terra con l'Iran - qualora si dovesse attaccare il Paese vicino - è stata respinta dal ministro degli Esteri Abdullah Gul. Un no anche dai Paesi arabi.

Nessun_attacco_dalle_basi_turcheLa Nato ha richiesto ufficialmente alla Turchia di aprire sia il proprio spazio aereo che i confini di terra con l'Iran in caso di imminente attacco nei confronti della Repubblica Islamica. Ankara - pur essendo membro dell'Alleanza atlantica - ha già detto no per bocca del suo ministro degli esteri Abdullah Gul. Del resto la maggior parte degli esperti aveva ritenuto che ben difficilmente la Turchia avrebbe sostenuto sia la Nato che Washington, nel caso in cui quest'ultima dovesse prendere la definitiva decisione di intraprendere un'azione militare nei confronti dell'Iran al fine di liquidarne gli obiettivi strategici, primi fra tutti quelli nucleari.
Negli ultimi tempi infatti i rapporti fra la Turchia e l'Iran stanno attraversando un'importante fase di sviluppo per entrambi i Paesi, tant'è che recentemente il ministro degli Esteri turco Abdullah Gul ha dichiarato che attualmente i rapporti col Governo di Teheran sono buoni e che Ankara "non teme più l'export della rivoluzione islamica". A questo proposito ricordiamo inoltre che nel 2003 l'attuale Governo turco si rifiutò di partecipare alla campagna irachena, limitandosi a definirla "un'avventura ingiustificata".
Da parte sua, il Segretario generale della Lega araba, Amr Musa, ha dichiarato che i Paesi arabi non permetteranno ad Israele di utilizzare il proprio spazio aereo al fine di attaccare l'Iran, nel caso in cui gli Stati Uniti decidano a favore dell'opzione militare nei confronti della Repubblica Islamica. Tale dichiarazione è stata fatta in relazione a quanto pubblicato sul quotidiano israeliano <Ha'aretz>, secondo il quale sia il Katar che l'Oman così come l'Arabia Saudita avrebbero già dato il proprio assenso in quest'ottica.
A questo proposito, Musa ha affermato che i leader di questi tre Paesi avrebbero smentito tale notizia nel corso di colloqui telefonici tenuti personalmente con lui, aggiungendo inoltre che si tratterebbe di un qualcosa di impossibile "sia adesso che in futuro", dal momento che l'Iran rappresenta "una vicina nazione sorella". (Pravda)
15.03.2007
 


E' intenzione del Governo Erdogan di organizzarla ad aprile in Istanbul. L'obiettivo prioritario di Ankara è quello di evitare la spartizione del Paese vicino e delle istanze autonomiste.

CONFERENZA ALLARGATA SUL FUTURO DELL'IRAQ

Il_premier_turco_assieme_al_gen._Buyukanit_Capo_delle_Forze_ArmateSecondo quanto riportato dal quotidiano <Turkish Daily News>, fonti diplomatiche turche e fonti del Governo di Baghdad hanno annunciato l'intenzione di Ankara di  organizzare ad Istanbul, ad aprile, una conferenza allargata sul futuro dell'Iraq. L'iniziativa diplomatica si colloca in linea di continuità con l'attiva politica regionale perseguita dal Governo Erdogan nel corso degli ultimi quattro anni. Da quando cioè, all'indomani del rifiuto di concedere il territorio nazionale per l'apertura di un fronte settentrionale nell'operazione Iraqi Freedom, la Turchia è andata intessendo una rete sempre più stretta di rapporti con i più influenti attori regionali, con Iran, Siria ed Arabia Saudita in testa. Una rete funzionale al tentativo di sopperire alla diminuzione della propria influenza nello scacchiere iracheno, conseguenza diretta delle crescenti incomprensioni con il tradizionale alleato statunitense in relazione al futuro assetto istituzionale dell'Iraq ed alle istanze autonomiste ed indipendentiste della popolazione curdo-irachena.
Prioritario, nel quadro della politica irachena della Turchia, resta infatti l'obiettivo di scongiurare quella partizione del Paese secondo linee etniche che comporterebbe la nascita di uno stato curdo nel nord - potenziale polo d'attrazione per l'ampia popolazione curdo-turca stanziata nell'Anatolia sud-orientale. A questo obiettivo si affianca, da un lato, la necessità di contrastare l'azione della formazione terroristica del Pkk eliminandone le basi logistiche in territorio nord-iracheno e, dall'altro, la volontà di garantire alla regione petrolifera di Kirkuk un'amministrazione multi-etnica che garantisca i diritti della minoranza turcomanna ivi stanziata.
E' dunque su questo sfondo che va inquadrata l'attuale iniziativa diplomatica di Ankara, che mira significativamente ad allargare le basi del dialogo regionale sin qui perseguito. Forte delle nuove opportunità diplomatiche offerte dalla sempre più urgente necessità statunitense di definire una exit strategy per l'Iraq e dai segnali di apertura della Casa Bianca al coinvolgimento in essa degli attori regionali, il Governo Erdogan ha esteso gli inviti alla partecipazione al prossimo meeting di Istanbul ben oltre gli stati confinanti con l'Iraq - già coinvolti in una serie di sette conferenze successive svoltesi tra il 2003 ed il 2006. Alla conferenza di Istanbul sarebbero infatti stati invitati anche i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, assieme all'Italia, la Germania ed il Giappone.
Una "conferenza allargata" in grado dunque di fare della Turchia, nelle intenzioni di Erdogan, il vertice diplomatico nello sforzo di ricostruzione dell'Iraq. In grado, soprattutto, di ridare coerenza ad una politica estera, quella turca, i cui vettori "regionale" ed "euro-atlantico" sono finiti troppo spesso e pericolosamente in conflitto nel corso del recente passato. (La Voce d'Italia)
15.03.2007

 

RINVIATO IL REFERENDUM SULLO STATUS DI KIRKUK

Se ne riparlerà tra due anni. La decisione è stata presa da Baghdad in accordo con la Turchia che nella regione è la principale oppositrice al voto. Le forti tensioni Ankara-Kurdistan.

Lo_status_di_KirkukMassoud_BarzaniIl referendum sullo status di Kirkuk, che doveva tenersi entro al fine del 2007, è stato rinviato di due anni. La notizia, che ancora non trova conferme ufficiali, è stata diffusa  dal quotidiano iracheno <Azzaman>. Secondo il giornale, la decisione è stata presa da Baghdad in accordo con la Turchia, che nella regione è la principale oppositrice al voto.
Il prossimo luglio i cittadini di Kirkuk, erano chiamati a scegliere se annettere la città alla regione semi-autonoma del Kurdistan oppure se rientrare in una provincia che sarà sunnita. Il posticipo sembra sia stata concordato durante la visita ad Ankara del vice presidente iracheno, Adel Abdulmahdi, lo scorso 21 febbraio. Dopo il sofferto assenso alla bozza di legge sulle risorse petrolifere, approvata dal Gabinetto iracheno il 26 febbraio, i curdi avrebbero così ceduto su un altro fronte; con probabilità pressati dagli alleati statunitensi, interessati a non creare ulteriori scontri interni e con i vicini.
Negli ultimi tempi le relazioni tra Kurdistan e Turchia hanno registrato forti tensioni. Le autorità turche hanno avvertito che potrebbero ricorrere all'uso della forza militare se il Kurdistan andrà avanti con il "suo piano di annettere Kirkuk". Il problema è legato alle risorse energetiche. Kirkuk si sviluppa sul secondo giacimento petrolifero del Paese e possiede il 70 per cento dei depositi di gas naturale. Il rischio è che se il referendum affiderà ai curdi l'amministrazione della città, questi disporrebbero di una risorsa vitale e sufficiente a garantire una loro eventuale indipendenza dal resto dell'Iraq. Prospettiva che non piace alla Turchia, timorosa di conseguenti possibili spinte nazionalistiche delle popolazioni curde all'interno dei suoi confini. Il voto è osteggiato inoltre anche dalle comunità arabe che popolano la città; i turcomanni hanno di recente denunciato campagne intimidatorie per costringerli a lasciare le loro case.
Fonti di <AsiaNews> a Kirkuk rivelano che conferme ufficiali al rinvio del voto potrebbero giungere nel corso di un imminente incontro tra leader curdi e turchi. Il presidente del Kurdistan, Massoud Barzani, aveva chiesto un faccia a faccia con le autorità di Ankara per discutere dell'annosa accusa di coprire i ribelli del <Kurdistan Workers' Party> (Pkk) nel nord Iraq; di Kirkuk e dell'esplorazione e sfruttamento delle risorse petrolifere nella regione semi autonoma. Il premier Recep Tayyip Erdogan si è detto "aperto" al dialogo. (AsiaNews.it)
15.03.2007

 

UNA DELIBERATA PROVOCAZIONE O IRRESPONSABILITA'

Così si è espresso il vice-premier e ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul, a proposito delle dichiarazioni di Massoud Barzani ad <Anadolu> a proposito di un Kurdistan indipendente.

Dirigenti irrazionali e sogni in Medio Oriente hanno creato complicazioni per i popoli della regione. Così il ministro degli Esteri turco Abdullah Gul ha commentato, riferito dall'agenzia <Anadolu>, la dichiarazione del presidente della regione curda irachena Massoud Barzani, il quale ha dichiarato all'emittente <Ntv> che i Paesi della regione devono accettare che i curdi che abitano tra Iraq, Iran, Turchia e Siria hanno il diritto all'indipendenza.
Per Gul le parole di Barzani costituiscono una deliberata provocazione oppure sono un esempio di irresponsabilità, in modo particolare nel momento in cui sale rapidamente la tensione attorno all'appartenenza di Kirkuk, rivendicata da curdi, arabi e turcomanni, la cui sopravvivenza è garantita solo se resterà irachena e non legata a nessuna regione autonoma. In proposito il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha detto "Kirkuk assomiglia a un Iraq in piccolo e non è la proprietà registrata di alcun gruppo etnico". (Arab Monitor)
15.03.2007


In caso di un conflitto con l'Iran il sistema di difesa antimissile che gli Stati Uniti stanno progettando lascerebbe scoperti questi tre Paesi. A dirlo il Segretario generale della Nato, Jaap de Hoop Scheffer.

ITALIA, GRECIA E TURCHIA SENZA PROTEZIONE

Il_Segretario_della_Nato_Hoop_ScefferA parlare è il Segretario generale della Nato, Jaaap de Hoop Scheffer, che in un articolo-intervista pubblicato sul <Financial Times> lunedì 12 marzo mette in guardia contro divisioni ed esclusioni in Europa rispetto ai programmi di difesa anti-missile: Italia, Grecia e Turchia non sarebbero coperte dal nuovo sistema di difesa che gli Stati Uniti stanno progettando e per il quale vogliono installare basi radar e intercettori in Polonia e Repubblica Ceca.
"Quando si tratta di difesa missilistica, non dovrebbero esserci Paesi di serie A e di serie B - afferma de Hoop Scheffer, che però insiste sul fatto di "non credere che arriveremo a questo punto" e che "l'indivisibilità della sicurezza è la chiave". Scheffer non ha voluto indicare quali Paesi resterebbero al di fuori del raggio di protezione dello scudo Usa, ma secondo funzionari Nato anonimi citati dal quotidiano britannico, si tratterebbe di Paesi dell'Europa meridionale ed orientale, "principalmente di Grecia, Italia e Turchia", troppo vicini all'Iran e che avrebbero bisogno di un sistema aggiuntivo a corto raggio in caso di attacco dalla Repubblica islamica.
Secondo le fonti interpellate dal giornale britannico, "sarebbe sia tecnicamente che economicamente fattibile un'estensione della protezione ai Paesi non coperti entro l'inizio del prossimo decennio". Scheffer ha ricordato che la Nato ha "uno studio di fattibilità che dice che è ben possibile in teoria usare la difesa missilistica per proteggere l'Europa nel suo insieme, ma ciò richiede discussione politica, e su chi pagherà cosa". Secondo Scheffer, il punto cruciale è ammettere l'esistenza di una minaccia, e questa discussione continuerà nella riunione dei ministri della Difesa Nato in programma a giungo a Bruxelles.
In sostanza, si tratterebbe di capire se affiancare il sistema Usa (dagli alti costi, più di 10 miliardi di dollari all'anno, e la cui efficacia è stata messa in dubbio da alcuni analisti) con un sistema Nato che potrebbe costare meno di 10 miliardi e coprire tutta l'Europa. In questo caso, una delle soluzioni tecniche per colmare il gap di protezione nell'Europa meridionale ed Orientale potrebbe essere fornito da missili Patriot e da un radar Aegis. De Hoop Scheffer è convinto che anche l'Europa debba dotarsi di un sistema di difesa missilistica: "C'è ogni motivo per crederlo (che i Paesi Nato possano essere bersaglio di un attacco missilistico, ndr), stanti i test missilistici nord-coreani e il potenziale iraniano e quello che gli iraniani vengono predicando", ha commentato il segretario generale Nato, che ha liquidato la netta opposizione russa al sistema americano osservando che i dieci missili intercettori di cui è prevista l'installazione in Polonia "non diminuiscono la capacità della Russia di colpire per prima". (
Il Sole24Ore.com)
15.03.2007


Il_muro_smantallato

 

NICOSIA: SMANTELLATO IL MURO DAI GRECO-CIPRIOTI

La demolizione della barriera di cemento a Ledra Street - sostituita da lastre di alluminio - accolta con soddisfazione anche dal Governo della Trnc. La notizia data da Papadopoluls ad summit dell'UE.

Accordo_tra_Trancia_e_CiproIl_check_point_di_NicosiaI greco-ciprioti hanno abbattuto il simbolo di decenni di divisione a Cipro, il muro che attraversava il cuore della capitale Nicosia, e hanno sfidato i turchi a rispondere ritirando le loro truppe dalla zona.
La demolizione della barriera di cemento a Ledra Street a Nicosia è terminata dopo avere lavorato tutta una notte.
Il muro è stato rimpiazzato subito da fogli di alluminio ed è sotto lo stretto controllo della polizia.
Le autorità dicono che per motivi di sicurezza l'area resterà off limits ai civili finché la Turchia non avrà rimosso le truppe.
Gli abitanti di Nicosia hanno accolto la demolizione del muro come un passo importante, e c'è chi l'ha paragonata alla caduta del Muro di Berlino nel 1989.
"Questo è estremamente simbolico.. . Il dinamismo creato da questa decisione porterà a un'apertura", ha detto Rasit Pertev, capo consigliere del leader turco-cipriota Mehmet Ali Talat.
Non è chiaro cos'abbia provocato l'azione greco-cipriota, ma entrambe le parti nell'isola divisa del Mediterraneo fanno i conti da anni con le pressioni della comunità internazionale perché si arrivi a un accordo di pace.
"Stanotte abbiamo demolito il checkpoint dalla nostra parte", ha detto ai giornalisti il premier greco-cipriota Tassos Papadopoulos a un summit dell'UE a Bruxelles.
"Così ora vedremo se le truppe turche verranno ritirate... Perché se le truppe non vengono ritirate... non può esserci un passaggio", ha aggiunto. (Reuters)
15.03.2007

 

Respinte le condizioni poste da quelle di Nicosia, la prima delle quale è quella che ankara debba ritirare il suo contingente militare dall'isola. La spiegazione del sottosegretario Pertev della Trnc.

NO TURCO-CIPRIOTA ALL'APERTURA DI LEDRA STREET

Le autorità turco-cipriote hanno respinto le condizioni poste da quelle greco-cipriote per aprire un nuovo punto di passaggio nella parte storica di Nicosia dove, giovedì 8 ultimo scorso, è stato abbattuto un muro che da 33 anni divideva in due la centralissima Ledra Street. Lo ha riferito la radio statale cipriota <Rik1> citando dichiarazioni rese da Rasit Pertev, sottosegretario alla presidenza della Repubblica Turca di Cipro Nord (Rtcn, riconosciuta solo da Ankara). Giovedì sera, poco prima di mezzanotte, soldati della Guardia nazionale cipriota avevano abbattuto parte del muro che tuttora divide la capitale cipriota in due parti, una "libera" a Sud e una a Nord occupata militarmente dalla Turchia dal 1974. Però, come subito sottolineato dal presidente cipriota Tassos Papadopoulos che aveva dato l'ordine dell'abbattimento, nessun civile potrà attraversare il nuovo varco sin quando i turchi non ritireranno i loro soldati dall'area. Ma oggi Pertev ha detto senza termini che le autorità turco-cipriote "non accettano alcuna precondizione". "Nella zona non esiste alcuna minaccia militare".
"I greco-ciprioti non hanno rimosso il loro posto d'osservazione né le postazioni delle loro armi. Li invitiamo a farlo al più presto possibile", ha detto ancora Pertev, che è consigliere del leader turco-cipriota Mehmet Ali Talat. Il punto dove il varco è stato aperto è estremamente simbolico: si tratta infatti di una strada - oggi solo pedonale - piena di negozi e caffé che 40 anni fa era considerata la "Via Veneto" di Nicosia. (Denaro.it)
15.03.2007

 

Le motivazioni di Parigi: "Si tratta di una cooperazione standard tra i Paesi dell'UE che prevede addestramento militare congiunto e scambio di informazioni": Ma la Turchia è di altro avviso e teme per la stabilità dello status quo.

ANKARA PROTESTA PER L'ACCORDO FRANCO-CIPRIOTA

La Turchia ha protestato per l'accordo di cooperazione militare firmato dalla Francia e Cipro affermando che minaccia la stabilità del Mediterraneo orientale ed i tentativi di giungere ad una soluzione della questione cipriota.
L'accordo firmato a fine febbraio, secondo quanto ha riferito il ministero della Difesa di Parigi, è "standars" tra i Paesi dell'Unione europea e prevede addestramento militare congiunto e scambio di informazioni.
"La firma francese di un accordo militare con l'Amministrazione greco-cipriota del sud è uno sviluppo preoccupante", si legge in un comunicato del ministero degli Esteri di Ankara. L'accordo, continua, contraddice i precedenti accordi sullo status dell'isola e "rappresenta una minaccia alla stabilità e sicurezza nel Mediterraneo orientale".
la turchia difende gli interessi della parte turco-cipriota e ha nel nord dell'isola 40 mila soldati. proprio la questione cipriota rappresenta uno dei principali ostacoli all'adesione di Ankara all'Unione Europea. (Ap)
15.03.2007

 
 

SOCIETA'

COME INTEGRARSI CON LE SOCIETA' EUROPEE

Incontro ad Ankara del ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul, con 23 giuristi di origini turche che vivono nel vecchio continente. Obiettivo dei lavori: ricevere suggerimenti. La notizia data da <The New Anatolian>.

Il ministro degli Esteri di Ankara, Abdullah Gul, ha convocato ad Ankara 23 giuristi europei di origini turche. Lo riporta il quotidiano <The New Anatolian>. Gul ha voluto incontrare questi esponenti della giustizia che provengono soprattutto da Germania, Austria, Belgio, Danimarca e Svezia, per ricevere suggerimenti su come la Turchia e turchi possano meglio integrarsi con le società europee.
"C'è una mancanza di comprensione da parte dell'Europa sulla Turchia, bisogna che li superino", ha spiegato il capo della diplomazia turca.
Gul non ha voluto specificare ulteriormente di che pregiudizi si trattasse, ma il quotidiano fa aperto riferimento alle lamentele del ministro che ha dichiarato più volte che l'Europa considera la Turchia in modo negativo perché in questo momento si tratta del Paese più popoloso del vecchio continente. Oltre ad essere l'unico a maggioranza musulmana. (Apcom)
15.03.2007

 

LA PACE DOPO SOLE 48 ORE"

La guerra virtuale contro il sito greco  <YouTube> - che in due video aveva definito Ataturk un omosessuale e aveva denigrato la battaglia di Canakkale - alla fine è rientrata.

Chiuso_YouTubeYouTubeIl blocco di <YouTube> in Turchia è già stato eliminato. La decisione del Governo turco di impedire i collegamenti al sito è rientrata e il blocco, causato dalle offese comparse in rete al fondatore della Repubblica Turca Mustafa Kemal Ataturk, è durato solo 48 ore. <YouTube> aveva tempestivamente provveduto al blocco dei contenuti incriminati e <Reporters senza Frontiere> era intervenuta contro la censura del sito.
La Turchia con questa mossa rischiava di veder compromessa la propria immagine nei confronti dell'Unione europea. "Il blocco dell'integralità di un sito di scambio di video per la comparsa di un documento giudicato offensivo è stata una misura radicale e inappropriata", ha sottolineato <Reporters senza Frontiere>. (Quo M@dia)
15.03.2007

 

 

74 MILIONI,
POPOLAZIONE
IN CRESCITA

I dati dell'Ufficio Statistico turco (Tuik) per il prossimo settembre. La città che ha più abitanti è Istanbul dove l'inurbamento cresce di 400 mila unità l'anno.

Secondo l'Ufficio Statistico urco (Tuik) la popolazione del paese entro il settembre di quest'anno raggiungerà i 74 milioni di abitanti. La città più popolata del Paese continuerà ad essere Istanbul, con 12 milioni di abitanti: secondo fonti locali il dato relativo alla città, capitale economica del paese, potrebbe però essere molto più ampio poiché i "non registrati" sarebbero almeno 2 milioni. Altre fonti segnalano che l'inurbamento annuale a Istanbul raggiunge un tasso fra le 300 e le 400 mila persone all'anno. Ciò - anche secondo le autorità della Grande Municipalità di Istanbul -  sta rendendo molto complessa la garanzia di servizi pubblici efficienti (acqua, luce, gas, trasporti pubblici, raccolta rifiuti, ecc.) e soprattutto in linea con le aspettative dei nuovi immigrati. (Ice Istanbul)
15.03.2007



 

PROGETTO
DI UN CUORE
ARTIFICIALE

E' stato lanciato da un equipe della <Ege University Hospital's> in Turchia. Lo scopo è quello di tenere in vita la persona in attesa di un organo umano.

L%27equipe_che_lavora_al_cuore_artificialeThe Ege University Hospital's heart transplant team is making the final touches for its new project called "Artificial Heart," which is expected to open a new era in transplantation.
The heart transplant team's leader, doctor Mustafa Özbaran, declared that the new "artificial heart" project is being launched in May. Despite being the most successful hospital in Turkey in heart transplants, with 88 transplant operations including last week's three transplants in 21 hours, Özbaran underlined that this numbers still needed to improve.
"Since the number of donors is not enough, there are patients who have to wait a long time. We aim to prolong the lives of the patients waiting for a donor with this project. The Artificial Heart project will be a bridge between the patient's heart and the heart to be donated. This method will be used on the patients who don't have more time to spend on waiting."
Özbaran stated that various methods were being used for artificial hearts in the world as this was a method that has been being worked on for 15 years. Still, the world is not sure if the artificial heart is the absolute solution.
"There are different approaches to the method. Some doctors send the patient home after transplanting an artificial heart. However, we will not act that way."
The artificial transplant is likely to have a price of around 40,000 euros. (Turkish Daily News)
15.03.2007

 

DEGRADANTE L'USO DELLE MANETTE

Condannata la Turchia. Il caso di un medico di 53 anni nei confronti del quale la polizia aveva ricorso a questo sistema solo perché indiziato in seguito ad una denuncia. Il risarcimento.

Degradante_l%27uso_delle_manetteCostringere una persona fermata per indagini a portare le manette in pubblico e davanti alla propria famiglia è un "trattamento degradante" secondo una sentenza emessa dalla Corte europea dei diritti umani che ha sede a Strasburgo.
I giudici hanno condannato la Turchia, su denuncia di un medico di 53 anni, ammanettato dagli agenti in un parcheggio pubblico davanti a decine di persone a seguito di una denuncia, portato quindi nel suo ufficio e nella propria abitazione per seguire delle perquisizioni, sempre con le manette ai polsi. Un mese dopo è stato prosciolto ma in conseguenza del trauma psicologico subito per alcuni mesi era stato incapace di riprendere il suo lavoro.
Per la Corte UE il comportamento dell'indagato non richiedeva il ricorso alle manette che, a parere di giudici, sono state utilizzate "per provocargli un sentimento di paura, angoscia, inferiorità ed umiliazione per ridurne la resistenza morale".
La sentenza ha stabilito che la Turchia ha violato la norma sulla proibizione di infliggere trattamenti degradanti contenuta nella convenzione europea dei diritti umani ed è stata condannata a versare al medico duemila euro per danno morale e mille per le spese di giudizio. (Ansa)
15.03.2007


 

SACCHETTI
PER SCARPE
DEI TURISTI

Saranno lasciati fuori delle moschee. In questo modo i visitatori saranno sicuri e potranno entrare all'interno a piedi scalzi secondo la legge islamica.

Una_moschea_di_istanbulNelle moschee con le scarpe non si entra e questo è quasi universalmente noto. Soprattutto ai turisti, che vuoi per pigrizia, vuoi per insicurezza, preferiscono osservare i capolavori dell'arte islamica da fuori, calzando le loro scarpe, piuttosto che entrare lasciandole fuori. Per questo motivo il Direttorato per gli Affari Religiosi ha annunciato che doterà le moschee più famose ed artisticamente interessanti di dispenser con sacchetti di plastica.
"Con questa nuova procedura - ha detto Yusuf Kavakli, portavoce del Gran Mufti di Istanbul - i visitatori potranno entrare scalzi in moschea ma portare con sè le proprie calzature. All'uscita depositeranno il sacchetto in un'apposita scatola e questo potrà essere riutilizzato anche decine di volte". E ha aggiunto che a breve saranno introdotti accorgimenti pensati per persone senza calze e che vogliono entrare in moschea piedi nudi. (
Apcom)
15.03.2007

 

 

CRONACA

BASI DEL PKK,
PRONTI
A COLPIRLE

Lo ha ribadito il generale turco Ilter Basbug da Diyarbakir. I guerriglieri infatti portano i loro attacchi partendo dal Nord dell'Iraq.

La Turchia ha ribadito il proprio diritto ad effettuare incursioni militari nel Kurdistan iracheno per colpire le basi dei ribelli indipendentisti del Pkk.
"Se la situazione militare dovesse richiederlo, la Turchia può sempre prendere le misure appropriate contro le organizzazioni terroristiche e separatiste nel nord dell'Iraq", ha dichiarato il comandante delle Forze di terra turche, generale Ilter Basbug, nel corso di una conferenza stampa tenuta a Diyarbakir, città a maggioranza curda.
Tuttavia, l'alto ufficiale ha aggiunto che all'ipotesi di una azione militare "non dovrebbe essere data più importanza della necessaria", un segno della volontà di ankara di non voler creare tensioni con il governo iracheno. Stando alle fonti militari turche sarebbero circa 3.800 i militanti del pkk presenti nel Kurdistan iracheno. (Ap)
15.03.2007

 

"TURISTI, STATE ALLA LARGA DALLA TURCHIA"

La minaccia, da non trascurare, lanciata dal gruppo terroristico curdo Falchi per la libertà del Kurdistan (Tak) attraverso l'agenzia <Firat>. A risentire di eventuali attentati, sarebbe senz'altro il turismo.

Un gruppo terroristico curdo ha avvertito i turisti europei di tenersi alla larga dalla Turchia perché saranno i prossimi obiettivi dei loro attacchi.
L'agenzia di stampa filo-curda <Firat> ha diffuso un nota dei Falchi per la libertà del Kurdistan (Tak) che accusano Francia e Belgio di aver arrestato 15 presunti ribelli curdi per difendere gli interessi economici europei in Turchia. "Il rifiuto di Ankara di porre fine al negazionismo del genocidio dei curdi e la partecipazione di Paesi europei a questa politica fanno sì che i turisti europei e le strutture turistiche in Turchia siano nel mirino", si legge nel comunicato. Secondo funzionari turchi, il Tak è il braccio armato del Pkk, anche se il Partito curdo dei lavoratori ha sempre negato di aver alcun controllo sul gruppo. "Quando prendiamo di mira il turismo turco" si legge ancora nella nota", "colpiamo soprattutto i turisti europei. Per questo sono avvertiti: non venite in Turchia". Il settore turistico, che ogni anno porta in Turchia 12.7 miliardi di euro, è una delle fonti di reddito più importanti del Paese. In passato il Tak ha rivendicato numerosi attentati in centri urbani e aree turistiche turche, il più grave dei quali, nel 2005, costò la vita a cinque persone - tra cui un britannico e un'irlandese - nella località balneare di Kusadasi. (Agi)

15.03.2007


OCALAN: FALSA LA TESI DELL'AVVELENAMENTO

L'avevano sostenuta gli avvocati della difesa per il perdurare del prigioniero, rinchiuso in carcere di massima sicurezza turco, di sintomi di affaticamento delle vie respiratorie. Arrestate donne che manifestavano a suo favore.

Abdullah_OcalanSmontata la tesi secondo cui Abdullah Ocalan, il capo dei ribelli curdi e leader del Pkk, il partito dei lavoratori del Kurdistan, sarebbe stato avvelenato . Secondo quanto sostenuto dai suoi avvocati Ocalan, in stato di isolamento dal 1999 sull'isola di Imrali, si e' intossicato con il sospetto di avvelenamento indotto da elementi chimico-metallici quali il cromio e lo stronzio. Queste sostanze, secondo la difesa, sarebbero state introdotte nell'acqua o nel cibo consumato in carcere da Ocalan. A far sorgere tale ipotesi, il perdurare per il prigioniero di sintomi di affaticamento delle vie respiratorie e irritazione di pelle e occhi. Ma le analisi effettuate da esperti turchi determinano con certezza che le accuse di avvelenamento sono totalmente senza fondamenta. Lo ha reso noto un rapporto dell'Istituto di medicina legale d'Istanbul, che ha proceduto con dei prelievi su Ocalan. Degli specilisti si erano recati all'inizio della scorsa settimana a Imrali, conducendo il test dell'urina, del sangue, delle feci e dei capelli. Tutti risultati negativi. Cemil cicek, il ministro della Giustizia, aveva imputato ai difensori di Ocalan di ricorrere a delle ''menzogne''. Nel frattempo due rappresentanti del Consiglio d'Europa hanno a piu' riprese fatto visita a Ocalan e trovato il suo stato di salute ''soddisfacente'', raccomandando solo un ''alleggerimento del suo stato di isolamento''. (Asca-Afp)
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Sono circa un centinaio le donne arrestate nei giorni scorsi in Turchia con l'accusa di aver gridato slogan a favore dei curdi, e specialmente del leader Abdullah Ocalan, ora in prigione. Il fatto è avvenuto nel corso di una manifestazione indetta per la giornata internazionale delle donne. Il tribunale di Cizre, nella provincia a maggioranza curda di Sirnak, ha incolpato 92 donne, di cui 31 sono state incarcerate. Il folto gruppo femminista, tra cui vi sono dei membri del principale partito curdo, il Partito per una Societa' Democratica, aveva bloccato la via principale di Cizre e si era rifiutato di allontanarsi dal resto del corteo nonostante l'ordine della polizia. (Asca-Afp)
15.03.2007


 

SCONTRI 
MANIFESTANTI/
POLIZIA

Simpatizzanti dei ribelli curdi del Pkk hanno affrontato le forze dell'ordine in diverse città della Turchia. Gli incidenti più gravi a Mersin e Sanliurfa.

Gruppi si simpatizzanti dei ribelli separatisti curdi del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) hanno affrontato la polizia in diverse città della Turchia. Lo riporta l'agenzia <Anadolu>.
Nella città portuale di Mersin (sud), i manifestanti hanno cercato di bloccare alcune strade di un quartiere periferico con dei cassonetti e pneumatici in fiamme per protesta contro il supposto lento avvelenamento di cui sarebbe vittima in carcere il leader del Pkk Abdullah Ocalan. Numerosi manifestanti sono stati fermati, aggiunge l'<Anadolu> senza precisarne il numero.
Incidenti anche a Sanliurfa, nel sud-est del Paese, dove gruppi di manifestanti hanno gettato bottiglie incendiarie contro un'escavatrice. La polizia ha fatto tre arresti.
A Istanbul un centinaio di individui con il volto coperto hanno manifestato nelle strade del quartiere periferico di Enseler, sulla riva europea della città. Gettate bottiglie Molotov su alcune auto parcheggiate che sono andate a fuoco. (Swissinfo)
15.03.2007

 

LA MINA,
E MORIRE
A 8 ANNI

Il piccolo, ennesima vittima,  aveva scoperto l'ordigno in campo vicino alla sua abitazione di un piccolo centro del sud-est anatolico. Scoperti sette cadaveri.

Stavolta è stato un bambino di otto anni a morire nel turbolenta zona del sud-est della Turchia, l'Anatolia, dal 1984 teatro di un sanguinoso conflitto che tuttora vede opporsi le forze della sicurezza turche e i ribelli secessionisti curdi del partito laburista del Kurdistan . Yusuf Aydinalp ha scoperto inavvertitamente un oggetto non identificato in un campo vicino alla sua abitazione, quando improvvisamente è esploso, uccidendolo sul colpo. Il bambino abitava nella cittadina di Belenoluk. In 23 anni sono oltre 37.000 le vittime delle violenze settarie di questa porzione del Paese. (Asca-Afp)
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L'esercito turco ha scoperto nel sud-est anatolico i corpi privi di vita di sette ribelli curdi del pkk. Lo hanno affermato fonti locali della sicurezza, aggiungendo che i miliziani non sono stati uccisi in combattimenti con le forze di sicurezza turche.
Dietro il ritrovamento dei corpi di sarebbe un regolamento di conti o una esecuzione nell'abito del gruppo separatista armato. (da Apcom)
15.03.2007

 

L'imputato - accusato di negazionismo in merito  alla tragica fine degli armeni sotto l'Impero ottomano -  si era sempre detto convinto che non si può parlare di genocidio. I rapporti tra Berna ed Ankara.

APERTO IL PROCESSO CONTRO IL NAZIONALISTA PERINCEK

Dogu_PerinçekI rapporti tra Svizzera e Turchia potrebbero essere messi in prova in seguito al processo intentato a Losanna al nazionalista turco Dogu Perinçek, accusato di discriminazione razziale per aver deliberatamente negato in diverse occasioni il genocidio armeno.
Secondo la volontà del procuratore pubblico vodese Eric Cottier, il procedimento penale dovrebbe affrontare la questione armena esclusivamente dal profilo giuridico e non da quello storico. La pubblica accusa considera infatti il genocidio armeno come un fatto stabilito, dal momento che è stato riconosciuto dal Consiglio nazionale e pure dal Parlamento vodese.
Ciò nonostante sembra inevitabile che il processo debba assumere anche un valore storico e politico. Le autorità turche, che ammettono unicamente l'esistenza di massacri, hanno già manifestato più volte il loro disappunto in passato, quando la tragedia del popolo armeno era stata evocata e riconosciuta in Svizzera come genocidio.
In difesa della "Turchia calunniata", circa 150 nazionalisti turchi si erano subito radunati  nella Piazza della Riponne a Losanna per esprimere il loro sostegno a Perinçek.
Denunce in vari cantoni

Giunto in Svizzera nel luglio 2005 in occasione delle celebrazioni dell'82esimo anniversario del Trattato di Losanna, Dogu Perinçek, capo del Partito turco dei lavoratori, aveva negato pubblicamente in un discorso a Glattbrugg, nel Canton Zurigo, il genocidio armeno del 1915-18, definendolo "una bugia internazionale".
Il canton Zurigo aveva immediatamente aperto una procedura in base all'articolo 261bis del Codice penale. Il leader turco aveva poi ripetuto le sue affermazioni in altri cantoni, fra i quali Vaud, facendo scattare altrettante denunce.
Il cantone romando è stato quindi incaricato di occuparsi di tutti i procedimenti aperti nei suoi confronti in Svizzera, una procedura che il negazionista ha tentato di ostacolare davanti al Tribunale penale federale, per poi rinunciarvi.
Prima mondiale

Per l'Associazione Svizzera-Armenia (Asa), che si è costituita parte civile in questo processo, l'eventuale condanna per discriminazione razziale di Perinçek sarebbe una "prima mondiale".
Gli armeni lottano da decenni in tutto il mondo, e anche in Svizzera, per far riconoscere come genocidio dalla comunità internazionale e dalle autorità turche l'uccisione di almeno 1 milione di persone di origine armena tra il 1915 e il 1918.
Il vice-presidente dell'<Asa>, Sarkis Shahinian ha sottolineato che l'associazione "si farà discreta durante il procedimento", ma qualifica di "inaccettabile" e di "tentativo d'intimidazione" la mobilitazione promossa dal Comitato Talat Pasha a favore del leader turco.
Processo seguito in Turchia

In un documento diffuso su internet, il Comitato Talat Pacha (dal nome del ministro turco degli interni dell'epoca) ha affermato che il processo di Dogu Perinçek "è quello della Turchia".
Il movimento nazionalista ha lanciato un appello "alla solidarietà" per difendersi contro "le pressioni dell'organizzazione Super-Nato diretta dagli Stati Uniti", che avrebbero spinto la magistratura vodese ad incriminare il leader nazionalista.
Il Comitato si è rallegrato pure di essere riuscito, con la sua lotta, a "rovesciare l'opinione pubblica europea".
Critiche a Christoph Blocher

I nazionalisti turchi hanno citato l'esempio del ministro svizzero della gGustizia Christoph Blocher, il quale, durante una visita in Turchia nell'ottobre scorso, aveva dichiarato di voler modificare la legge svizzera sul razzismo.
Questa proposta, respinta in seguito dal Consiglio federale, aveva sollevato numerose critiche in Svizzera. Pure al centro di critiche nei giorni scorsi l'incontro avvenuto a Berna  tra Cristoph Blocher e il ministro della Giustizia turco Cemil Cicek.
Secondo la stampa, il capo del Dipartimento di Giustizia e Polizia avrebbe dovuto rinunciare a tenere questo incontro pochi giorni prima dell'apertura del processo di Losanna. Da parte sua, Blocher ha dichiarato di non aver parlato con il suo interlocutore turco di questo procedimento penale. (SwissInfo)
15.03.2007

 

SPARA E FUGGE ALLA MESSA PER DINK

Un uomo, che poi è riuscito a dileguarsi, ha esploso un colpo di pistola davanti all'ingresso del tempio armeno nel quartiere di Kumkapi ad Istanbul. Celebrava il patriarca Mesrob II. Cresce il fanatismo nazionalista

Un uomo ha esploso un colpo di pistola in aria all'esterno della chiesa armena di Istanbul in cui si stava celebrando una messa in memoria di Hrant Dink, il giornalista turco-armeno assassinato 40 giorni fa. L'uomo che ha sparato è fuggito insieme a un compagno. La messa nella chiesa del quartiere di Kumkapi è stata celebrata dal patriarca Mesrob II, capo spirituale degli 80mila armeni che vivono in Turchia, alla presenza dei familiari di Dink e di numerosi intellettuali turchi. Per l'omicidio del giornalista di 52 anni che aveva denunciato il genocidio degli armeni durante la Prima guerra mondiale sono state arrestate nove persone. La polizia ritiene che a premere il grilletto sia stato un ultranazionalista. (la Repubblica.it)
__________________
A due mesi dall'omicidio di Hrant Dink e a otto dal prossimo voto politico la Turchia si scopre più nazionalista di prima. A renderlo noto è il quotidiano <Milliyet> che ha pubblicato un sondaggio con un titolo che non lascia dubbi: "Siamo diventati più nazionalisti".
La ricerca è stata condotta dalla società <A&G> a meta febbraio su 2392 persone, divise in 31 province. Secondo i risultati, il 50.1% degli intervistati pensa di essere diventato nazionaliste nelle ultime settimane. solo il 30% pensa che il nazionalismo nel Paese sia rimasto stabile.
I più fanatici sono i giovani di sesso maschile con età compresa fra i 18 e i 28 anni dove la percentuale di chi si è recentemente riscoperto nazionalista sale al 22.9%. Per quanto riguarda la domanda su quali partiti incarnino meglio le aspettative dei nazionalisti, testa a testa fra Akp, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo del premier Recep Tayyip Erdogan, e il Mhp, il Partito nazionalista dei Lupi grigi guidato dal professor Devlet Bahceli, rispettivamente con il 21% e il 17%. Il Chp, principale partito di opposizione, segue a distanza con il 7%. (Apcom)
15.03.2007


Inchiesta aperta contro Atilla Yayla dal procuratore Ahmet Guven. Potrebbe rischiare fino a tre anni di carcere qualora fosse giudicato colpevole. Il fermento dei nazionalisti e l'articolo 310.

PROFESSORE SOTTO ACCUSA PER INSULTI AD ATATURK

Il procuratore Ahemt Guven ha intentato causa contro il professore universitario Atilla Yayla con l'accusa di aver insultato la memoria e la tradizione di Mustafa Kemal Ataturk.
I nazionalisti hanno già lanciato contro il docente di Scienze politiche l'accusa di tradimento. Yayla è stato sospeso dall'insegnamento per aver offeso il leader e fondatore della Repubblica turca.
Per il procuratore, Yayla ha "insultato la tradizione di Ataturk" e potrebbe rischiare fino a tre anni di carcere se giudicato colpevole. Il professore aveva dichiarato durante un discorso tenuto il 18 novembre scorso che l'era del governo monopartitico di Ataturk (1925-45) non è stata così progressista come l'ideologia ufficiale vuole fare credere, ma "in alcuni casi ha fatto fare anche dei passi indietro". Yayla avrebbe anche criticato le statue e i dipinti che ritraggono il leader turco.
Si tratta dell'ultimo episodio in ordine di tempo che riporta alla luce la mancanza di libertà di espressione in Turchia, dove il famigerato articolo 310 del Codice penale ha portato alla sbarra molti intellettuali, storici e docenti. La modifica di questo articolo è una delle richieste dell'Unione europea, che ha sospeso i negoziati di adesione della Turchia. (
Apcom)
15.03.2007

 

FORSE RAPITO DAI SERVIZI SEGRETI OCCIDENTALI

Ex funzionario del ministero della Difesa iraniano - Ali Reza Asgari di 63 anni - scomparso misteriosamente in Turchia. Sarebbe stato nel programma nucleare di Teheran.

Un ex funzionario del ministero della Difesa iraniano scomparso in Turchia potrebbe essere stato rapito dai servizi segreti di un Paese occidentale, avrebbe detto oggi il capo della polizia iraniana a un'agenzia stampa locale.
L'Iran aveva detto che si stava muovendo per risolvere il caso di Ali Reza Asgari, 63 anni, che secondo i media turchi era scomparso dopo essere stato in un hotel di Istanbul.
L'Iran ha chiesto alla Turchia di investigare sulla sua scomparsa.
"E' possibile che l'ex vice ministro della Difesa (Ali Reza) Asgari sia stato rapito dai servizi segreti occidentali per le sue conoscenze dei sistemi di difesa iraniani" avrebbe detto il capo della polizia Ismail Ahmadi-Moghaddam all'agenzia <Ilna>.
L'agenzia non ha dato altri dettagli, ma il quotidiano turco <Hurriyet< aveva detto in un articolo in cui non precisava le fonti che Asgari era coinvolto nel programma nucleare di Tehran.
L'Iran si trova al centro di una disputa internazionale sul suo programma nucleare, che secondo l'Occidente avrebbe come fine la costruzione della bomba atomica, un'accusa più volte respinta da Tehran.
"L'ex vice ministro era andato, in un viaggio personale, prima a Damasco e poi a in Turchia . E' scomparso dopo tre giorni di permanenza a Istanbul. Secondo la polizia locale non ha lasciato la il paese", ha detto Moghammad aggiungendo che non ci sono notizie di un suo ricovero in ospedale o della sua morte. (Reuters)
15.03.2007

 

 
 

ECONOMIA

 

Come ha spiegato molto francamente Mustafa Koç (Tusiad-Yik) nel corso di un meeting, questo deve essere l'obiettivo primario della Turchia. Un momento cruciale che va superato portando l'economia del Paese a livelli sempre più alti.

ADESIONE ALL'UE NEL 2014: UNA DATA INDEROGABILE

Mustafa_KocTurkish Industrialists and Businessmen's Association (Tusiad) Supreme Assessment Board (Yik) President Mustafa Koç said Turkey should set Jan. 1, 2014 as the day when Turkey will become a member of the European Union, arguing that this would mobilize all to reach the objective by that day.
Speaking at the YİK meeting, Koç said the biggest force for change in Turkey was EU membership ambition, adding, "At this point in time, Turkey needs to set its own deadline for membership and in light of the new EU budget and the elections for the European Parliament, this should be Jan. 1, 2014."
He said arguments against setting a date were based on static analysis, noting that neither Turkey nor EU would remain the same in the future. "The analysis should be dynamic," he said.
Koç also said 2007 was of crucial importance for the country's future, arguing that Turkey should have a reform program to increase its competitiveness and economic and social structure by the end of the year.
He said Turkey had faced periods of slowdown or retreat from time to time and that he feared it was entering another such period right now. "Turkey needs to revitalize the belief in itself. We are a country that can implement serious reforms due to the EU membership objective. Such huge reforms could not have taken place at a constant pace. Some retreats were normal. We feel we are entering such a retreat."
He said Turkey did not have the luxury to succumb to the problems it faces, noting that the population of the country was above 70 million and the economy had to generate 5-6 million jobs in the next decade.
He said a stronger and healthier Turkey would have the power to neutralize those against its EU membership, noting that the EU itself was also evolving. "If the EU evolves in the right direction, Turkey will benefit from it. For the Turkish people, EU membership means improved lives. We already need that." (Turkish Daily News)
15.03.2007

 

IL GOVERNO ERDOGAN PRONTO A LASCIARE IL FONDO

L'idillio starebbe per finire. A dare la notizia il quotidiano economico <Referans> (esperto nel gossip finanziario, ripreso poi dal <Turkish Daly News>. I pareri di due banchieri e di un noto economista.

Fondo_Monetario_InternazionaleReferansPrima si sono amati e adesso si starebbero per lasciare. L'idillio che sta per finire sarebbe quello fra il Governo dell'Akp, partito di ispirazione islamico-moderata guidato da Recep Tayyip Erdogan ed il Fondo Monetario Internazionale che alla Turchia ha accordato un maxi-prestito di 10 miliardi di dollari.
A scriverlo è stato il quotidiano economico <Referans>, esperto nel "gossip finanziario", ripreso subito dal <Turkish Daily News>. In un articolo a firma di Kenan Sanli, si spiega come il Fmi sia stato un punto di riferimento assoluto per la Turchia e  l'Akp subito dopo la vittoria elettorale del 2002 e come, da quel momento, nonostante 10 miliardi di buoni motivi, il rapporto fra l'Esecutivo di Ankara e l'organizzazione di Washington si sia rapidamente affievolito.
Fino all'epilogo che, secondo il quotidiano <Referans>, potrebbe avvenire entro novembre di quest'anno, ossia entro la data delle prossime consultazioni elettorali. A confermare questa tesi al quotidiano economico c'è stata una fonte illustre, un banchiere, che però ha chiesto di rimanere anonimo e che ha detto che la Turchia potrebbe solo guadagnarci nello smarcarsi dall'importante associazione.
Un altro banchiere, anche lui protetto dall'anonimato, ha dichiarato: "Nel 2008, con il nuovo corso elettorale, sfumeranno tutte le condizioni per qualsiasi accordo. Credo che la Turchia mon avrà più bisogno dell'Fmi. Il Governo lo sa bene, ma sa anche che i rapporti devono essere tagliati dopo le elezioni". Insomma, avanti da sola.
in questo momento il Paese della Mezzaluna ha percepito 8.5 dei 10 miliardi di dollari che l'Fmi ha deciso di prestarle. se dovesse decidere di voltare le spalle a Washington, andrebbe a fare parte di quella schiera di Paesi, tra cui anche Brasile ed Argentina, che hanno deciso di "divorziare" dal Fondo con largo anticipo. Chiaramente dal Governo di Ankara non è arrivato alcun accenno all'operazione. E c'è chi, pur considerando questa eventualità positiva per il Paese, non crede che ci saranno colpi di scena. Mustafa Sonmez, noto economista turco, interpellato dal <Turkish Daily News>, ha detto: "In questo momento il Fmi funziona come una specie di tappo per i mercati. Ma non penso che il Governo deciderà di tagliare i rapporti con il Fondo. Hanno stabilito insieme un piano di sviluppo per cinque anni e immagino lo porteranno avanti". (Apcom)
15.03.2007

 

<ASTALDI> TRA I PRE-QUALIFICATI PER IL TUNNEL SOTTO IL BOSFORO

La società italiana se la deve vedere con le turche <Gama>, <Nurol>, <Tekfen>, <Guris>, <Dogus>, <Kolin, <IC> e con le estere <Vinci>, <Ohl>, <Strabag>, <Marubeni> e <Mitsubishi>. Quest'ultima è la favorita.

Gruppo_AstaldiDopo il tunnel ferroviario realizzato da imprese giapponesi, il secondo tunnel sotto il Bosforo - questa volta ad uso automobilistico, con due piani e due carreggiate - è prossimo a partire. Tredici imprese fra locali ed estere hanno acquisito sino ad ora i documenti per partecipare all'importante gara internazionale, che sarà bandita il prossimo 12 giugno dal Dlhi, Direttorato per le Ferrovie, i porti e gli aeroporti turco. Le imprese locali sono: <Gama>, <Nurol>, <Tekfen>, <Guris>, <Dogus>, <Kolin> ed <IC>. Le imprese estere sono: <Vinci>, <Astaldi>, <Ohl>, <Strabag>, <Mitsubishi> e <Marubeni>. Secondo fonti locali l'impresa più accreditata per l'aggiudicazione sarebbe la giapponese <Mitsubishi. Il modello utilizzato per la costruzione è quello <Build, Operate & Transfer> (Bot) già utilizzato con successo per la costruzione dei ponti sul Bosforo negli scorsi anni. (Ice Istanbul)
15.03.2007


Moody%27s

 

Nel suo rapporto l'agenzia di rating <Moody's ha promosso la Turchia che così ha ottenuto un outlook stabile grazie anche alla sua economia.

UNA GRANDE
CAPACITA'
DI RECUPERO

Fluttuazioni_del_cambio_in_TurchiaL'agenzia di rating <Moody's> nel suo rapporto annuale ha promosso la Turchia che così ha ottenuto un outlook stabile, grazie alla capacità della sua economia di recuperare dopo le batoste dello scorso anno, con le fluttuazioni di mercato di maggio-giugno. Il rating del debito è ora "Ba3".
Questa capacità è collegata, secondo <Moody's>, al consolidamento fiscale, alla stabilità monetaria e al tasso di cambio flottante. 
"L'economia turca ha subito una trasformazione positiva negli ultimi sei anni grazie alla decisa politica di riforme", ha sottolineato Kristin Lindow autrice del rapporto. Rimangono delle preoccupazioni a causa "di un rinnovato aumento ell'inflazione che ha portato a sconfinare dall'obiettivo" che il Governo si era preposto. (da Apcom)
15.03.2007

 

COSTERA' CARO PER L'INDUSTRIA L'ADEGUAMENTO ALL'UE

Secondo la <Sedefed>, ci sono in Turchia 4 settori che dovranno mettere mano al portafoglio. Si tratta dei settori chimico, automobilistico, ferro e acciaio, trasporti. Costi più elevati per il manifatturiero.

SedefedL'adeguamento agli standard europei costerà caro ad alcuni settori produttivi turchi. A dirlo è la <Sedefed>, la Confederazione delle associazioni di settore.
Secondo <Sedefed>, ci sono soprattutto quattro settori che dovranno mettere pesantemente mano al portafogli. In particolare si tratta dei settori chimico, automobilistico, ferro e acciaio e trasporti via terra.
Bulent Akerman, presidente della <Sedefed>, ha reso noto che è ferma l'intenzione di uniformarsi a tutti gli standard richiesti anche se "le nostre categorie devono tenere conto di quanto questi standard influiranno sul loro business".
A pesare sono soprattutto le regolamentazioni in materia ambientale, dove la Turchia sarebbe spaventosamente indietro e dovrebbe sborsare qualcosa come 60 miliardi di euro.
Oltre al problema economico ce n'è anche uno di tempo. Adeguarsi, infatti, oltre che costoro potrebbe essere lungo. Ma, almeno su questo, la <Sedefed> è ottimista: "Se riusciamo a giustificare il nostro ritardo con motivazioni ragionevoli - ha detto Akerman - allora probabilmente otterremo delle proroghe. Dobbiamo agire nel modo meno brutale per le nostre imprese". (
Apcom)
15.03.2007


 

ENERGIA.
INVESTIMENTI,
CRESCITA

Potrebbe essere uno slogan ma è invece l'avvertimento lanciato da presidente della Musiad, Omer Bolat, circa il futuro della Turchia. Come vincere la sfida.

Omer_BolatO la Turchia cresce dal punto di vista energetico e si dimostra in grado di produrre autonomamente il proprio fabbisogno, oppure l'economia nazionale è destinata a fermarsi. Il messaggio è venuto dalla <Musiad>, l'Associazione degli industriali indipendenti, ossia quelli appartenenti alle sfere più religiose del Paese.
La <Musiad> aveva aperto aperto il suo congresso ad Istanbul proprio mentre la delegazione del Fondo Monetario Internazionale si trovava in Turchia.
Nel discorso inaugurale il presidente Omer Bolat aveva dichiarato che la sfida economica del XXI secolo sarà vinta da chi riuscirà a garantire con maggiore stabilità l'autosufficienza energetica. Bòlat aveva anche sottolineato come il 48% dei 52 miliardi di dollari di deficit nel commercio estero turco derivino proprio dalle importazioni energetiche. (Apcom)
15.03.2007


 

NON CI SONO
GLI ESTREMI
DELLA CRISI

A sostenerlo il presidente dell'Associazione turca dei giovani industriali, Murat Sarayli, in incontro con il Fondo monetario Internazionale.

Murat_SarayliLa Tugiad, Associazione turca dei giovani industriali, ha incontrato la delegazione del Fmi guidata da Lorenzo Giorgianni.
Il presidente della Tugiad, Murat Sarayli, si è detto ottimista sulla situazione economica del Paese, sottolineando che non ci sono gli estremi per parlare di crisi economica. parlando con Giorgianni, Sarayli ha sottolineato come i giovani industriali stiano cercando di attuare politiche per incrementare le esportazioni nonostante la svalutazione subita dalla moneta nazionale. (Apcom)
15.03.2007

 

La flessione, sia pure lieve, ha portato la percentuale in Turchia sotto il 10%. Il settore agricolo è quello che attira sempre meno posti di lavoro. Bene invece il terziario e l'industria.

DIMINUISCE IL NUMERO DEI DISOCCUPATI

E' solo una piccola buona notizia ma fa morale. La disoccupazione turca è scesa dello 0.4% nel 2006 rispetto alla fine del 2005 arrivando al 9.9% e scendendo sotto la soglia del 10%. Il dato è stato reso noto dal Tuik, l'Istituto di statistica turco.
Il numero di disoccupati da anno in anno è diminuito di 74mila unità mentre le persone che hanno trovato lavoro sono state in tutto 284mila. Il settore agricolo attira sempre meno posti di lavoro e fa registrare un calo di 405mila addetti. Bene invece il terziario e l'industria che segnano un aumento di oltre 600mila addetti rispetto al 2005. Secondo il report del Tuik, la disoccupazione nelle aree urbane è scesa del 12.1%. la percentuale più alta di disoccupati è ad Adana e Mersin dove si tocca il 16%. Sorpresa per la regione del Mar Nero nella zona di Kastamonu e Sinop: i senza lavoro sono appena il 5%. (Apcom)
15.03.2007

 

INVERNO MITE: SCENDE IL CONSUMO DI GAS

Una bella notizia se si pensa che l'import di questa voce in Turchia rappresenta una delle maggiori per quanto riguarda lo scompenso dell'economia. Il lato positivo, invece, è il rischio siccità.

Almeno un lato positivo lo hanno trovato. In un inverno anomalo, dove ad Istanbul non è caduto nemmeno un fiocco di neve e ad Antalya le temperature fanno pensare alla primavera inoltrata, se ad Ankara si rischia il taglio dell'acqua per il rischio siccità, dall'altra parte si fanno anche due calcoli. Il caldo record infatti ha fatto diminuire considerevolmente il consumo di energia nazionale che, secondo l'agenzia di stampa <Anadolu>, è sceso di circa il 15% e che tradotto in termini pratici significa 20 milioni di metri cubi di gas in meno al giorno. Una bella notizia se si pensa che l'import di gas rappresenta una delle maggiori voci di scompenso per l'economia turca. (da Apcom)
15.03.2007

 

 

<PASTARITO>,
COME ANDARE
ALLA GRANDE

La controllata del gruppo <Cir food> ha intenzione di aprire in Turchia altri 14 locali tra Istanbul, Antalya, Mersin e Bursa.

PastaritoLa catena <Pastarito>, controllata dal gruppo <Cir food>, dopo aver inaugurato i suoi primi locali ad Izmir nell'ottobre 2006 e ad Istanbul all'inizio di quest'anno, ha annunciato che sta accingendosi ad aprirne altri ad Istanbul Nonché ad Antalya, Mersin e Bursa. Il programma è rilevante: prevede l'apertura di 14 locali presidiati da cuochi italiani e con un'offerta di vini di qualità. L'obiettivo è di differenziarsi nettamente dai "lokantasi locali". <Cir food> è caratterizzata da un approccio flessibile ai diversi mercati (tipologia dei prodotti e del servizio offerti) e in Turchia - con <Pastarito> - punta a conquistare un publlico di fascia media e medio alta. Partner locale è il gruppo <Mavi>, un'azienda tessile emergente (produzione di jeans) con una rete di negozi diffusa in tutto il Paese e una crescecnte presenza anche all'estero. Opera come main franchisee,  ma è in corso anche la selezione di altri subfranchisee, in prevalenza tour operator locali. <Cid food> sta valutando anche l'avvio, in una prossima fase, di un'attività di trading di prodotti alimentari e di produzione in loco per il segmento catering, analogamente in quanto sta facendo in altri Paesi emergenti. (il Sole 24 Ore-Radiocor)
15.03.2007

 

La decisione presa dal Governo turco. Si attende l'assegnazione per la gestione del totalizzatore. Nessun allarme per gli operatori internazionali al momento presenti in Turchia.

SCOMMESSE: STOP TEMPORANEO ALLE GIOCATE

Una_sala_scommesseStop alle scommesse in Turchia. E' quanto ha stabilito il Governo di Ankara. In attesa dell'assegnazione di un appalto per la gestione del rischio, per il totalizzatore nazionale turco, <SportToto>, sono state temporaneamente sospese le accettazioni delle giocate. Nessun allarme per gli operatori internazionali al momento presenti in Turchia che considerano l'appalto un'occasione per migliorare il settore e renderlo più proficuo, per operatori e giocatori. I greci di <Intralot> confidano in una assegnazione del totalizzatore, alla propria società controllata <Inteltek>, in tempi brevi. Bwin, che dal settore scommesse turco raccoglie circa il 6% dei propri ricavi lordi, e che al momento ha sospeso la raccolta dalla Turchia, confida in un proprio reingresso, tramite regolare licenza, una volta assegnato il sistema di gestione. (Apcom)
15.03.2007

 

 

PROPRIETA' IMMOBILIARI E STRANIERI

La Turchia si appresta a rendere più chiari e trasparenti i criteri con il varo di una nuova legge. I limiti per acquistare un bene. Chi è più interessato.

Il_turismo_va_beneLa Turchia si appresta a rendere più chiari e trasparenti i criteri su cui si baseranno d'ora in poi le vendite di proprietà immobiliari a cittadini stranieri. Sarà ciascuna provincia del Paese a stabilirei limiti delle proprietà che potranno essere vendute a cittadini non turchi, per una quota che comunque non dovrebbe eccedere lo 0.05% del totale disponibile nell'area. Saranno presi in considerazione anche fattori quali la posizione strategica ed il retaggio storico e culturale delle aree coinvolte. In base ai dati resi disponibili dalla direzione generale del catasto, a gennaio 2007 le proprietà vendute a cittadini stranieri ammontano a 180 milioni di m2, di cui l'88% (corrispondente a 63.484 unità immobiliari) è concentrato in 10 province del Paese. Il primo posto spetta alla località mediterranea di Antalya (14.610 unità), seguita da Istanbul (10.696), Mugla (8.251) e Smirne (4.572). Tra gli acquirenti, i tedeschi sono quelli che hanno finora dimostrato l'interesse maggiore, possedendo un quarto del totale delle proprietà (15.278), seguiti dai britannici (12.749). Seguono i cittadini greci (12.183 unità di cui 11.166 appartenenti a greci di origine turca. (Apcom)
15.03.2007

 

 

 

IN PILLOLE

 

SALITA L'INFLAZIONE A FEBBRAIO
 - Brutte notizie per l'inflazione che è tornata a due cifre. nel mese di febbraio l'aumento dei prezzi è lievitato dello 0.43% arrivando al 10.16%. Qusto per quanto riguarda l'indice dei prezzi al consumo. Per l'indice dei prezzi di produzione le cose vanno anche peggio. la percentuale è salita dello 0.95 toccando il 10.13% (da Apcom)
AUMENTATO IL COMMERCIO CON LA RUSSIA
 
- Grande amore tra Turchia e Russia almeno dal punto di vista commerciale. A renderlo noto è stato Tuncer Kayalar, sottosegretario al Commercio estero, in occasione di un viaggio nel sud del Paese, fra Rostov e Krasnodar. Kayalar ha detto che nel giro di sei anni l'interscambio è cresciuto del 400%. (da Apcom)
 
MAR NERO: <LUKOIL> CI RIPENSA
Lukoil
 - <Lukoil> vci ripensa. Il colosso petrolifero russo non costruirà più una raffineria a Zonguldak come aveva dichiarato un mese fa, prospettando anche un investimento di 2.5 mld di euro. Lo ha detto il numero 1 di <Lukoil>, Vagit Alekperov, all'agenzia <Itar-Tass>. Notizia immediatamente rilanciata dai media turchi. (da Apcom)

BUONE NOTIZIE PER GAS NATURALE
 - I consumatori turchi riceveranno presto buone notizie. A dirlo è Mehmet Kazanci, proprietario di <Aksa Energy>, una delle compagnie di distribuzione di gas turco. Kazanci ha dichiarato che dai prossimi mesi i clienti domestici cominceranno ad usare il gas ottenuto dal deposito di Akcakoca, nel Mar Nero, con conseguente risparmio sulle tariffe. (da Apcom)
IL FUTURO DELLA HOLDING
- Rimane cauta Guler Sabanci ma una cosa l'ammette: la decisione del Governo turco di bloccare la privatizzazione delle linee energetiche e di rimandarla a dopo le elezioni l'ha colta di sorpresa.
"Ci occuperemo di molte cose ma non di tutto", ha dichiarato l'amministratrice delegata del gruppo. Che tradotto in termini pratici significa che si concentrerà su quelli che sono i campi su cui ha maggiormente investito fino a questo momento. (da Apcom)
<IS BANKASI>: PORTE CHIUSE AGLI STRANIERI
 - Le porte di <Is Bankasi>, la più grande banca privata turca, rimangono chiuse agli stranieri. Loha detto ai giornalisti l'amministratore delegato, Ersin Ozince. La notizia è stata riportata da tutti i principali quotidiani economici: "Al momento non pensiamo a nessun tipo di fusione con altri istituti stranieri - ha dichiarato apertamente Ozinnce - Non siamo contrari alla partecipazione di capitale straniero all'interno delle realtà turche, ma al momento non ci interessa. La nostra banca esiste dai tempi della Guerra di Indipendenza (combattuta dal 1919 al 1923, ndr), il suo compito è da sempre quello di operare nel settore bancario nazionale. E' una delle realtà  più importanti in tutto il Medio oriente e vogliamo mantenerla tale". (da Apcom)
<BANCA HAPOALIM> COMPRA <POLZITIF>
 - <Banca Hapoalim, l'sitituto di credito più importante di israele, ha comprato il 57.55% della turca <Pozitif>. lo ha riferito la stessa banca. I vertici del gruppo hanno reso noto che l'investimento è stato di 100 milioni di dollari e che sono state acquistate 643 milioni di azioni. (da Apcom)
CRITICHE SUGLI INVESTIMENTI DIRETTI
 - Brutte notizie per la Turchia. Il Paese della mezzaluna nei prossimi anni potrebbe attrarre meno investimenti diretti del previsto. A dirlo niente meno  che Rodrigo Chaves, responsabile per la Banca Mondiale dell'Europa e del Medio Oriente. Chaves ha affermato infatti che gli investimenti diretti nei prossimi 4/5 anni si riverseranno su Russia ed India. (da Apcom)
L'UTILE DELLA <ZIRAAT BANK>
 - Dopo <Halkbank>, adesso anche la <Ziraat Bankasi> sta diventando una realtà importante all'interno dell'economia turca. L'istituto di credito ha fatto segnare un utile di 2.1 miliardi di nuove Lire turche, oltre un miliardo di euro. (da Apcom)
... E QUELLO DI <AKBANK>
 - L'istituto di credito turco <Akbank> ha fatto segnare utili da 1.6 miliardi di nuove Lire turche, oltre 800 milioni di euro nel 2006. Lo ha reso noto la stessa banca. Zafer Kurtul, direttore generale di <Alkbank>, ha dichiarato che il successo dell'istituto di credito dipende soprattutto dalle strategie che l'azienda ha deciso di mettere in piedi per il 2006, in particolare nel settore del prestito di denaro. Questo da solo è cresciuto del 26.7% totalizzando 28.3 miliardi di nuove Lire turche. (da Apcom)
IN VENDITA AZIONI DI <IS-BANKASI>
 - La banca di investimenti internazionali <Morgan Stanley> ha venduto 31  milioni di azioni di <Is-bankasi>, equivalenti all'1.1% . Le azioni sono state vendute al prezzo di 7.35 Lire turche. Per questa vendita inattesa il titolo ha perso 1.172 punti; la borsa di Istanbul 42,888 (Apcom)
IL GRANDE SUCCESSO DI <DEXIA>
 - Era entrata sul  mercato turco meno di un anno fa, nel magio 2006, ma i primi risultati si può dire che li ha già visti. La banca franco-belga <Dexia> ha infatti reso noto un amento dei suoi utili del 35% pari a 2.75 miliardi di euro. Per festeggiare questo traguardo di tutto rispetto i vertici aziendali hanno deciso di fare uno strappo alla regola e hanno tenuto il consiglio di amministrazione ad Istanbul nella sede di <Denizbank>, la banca turca di cui <Dexia> ha comprato il 75% nel maggio scorso per i.9 miliardi di euro. (Apcom)
BOCCIATA LA VENDITA DI <TEKFENBANK>
 - L'Agenzia per la supervisione delle banche (Bddk) ha bocciato la vendita di <Tekfenbank> alla greca <Eurobank>.
L'Agenzia si riserva di rimettere in votazione la mozione in futuro ma per il momento nulla da fare. la mozione non è passata perché due membri del board hanno votato in modo contrario. un terzo ha chiesto che la mozione fosse rimandata a data da destinarsi. Secondo la legge che regola l'attività della Bddk i voti a favore devono essere almeno cinque. (da Apcom)
AUMENTO DELL'EXPORT
 - Buone notizie per l'export turco che ha iniziato il 2007 in maniera positiva, facendo registrare un incremento nelle esportazioni di gennaio di ben il 26.5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Che tradotto in termini monetari significa 9.6 miliardi di euro. (da Apcom)
PRIVATIZZAZIONE <PETKIM>
 - L'Amministrazione turca per le privatizzazioni (Oib) ha annunciato che, non appena concluse le procedure di approvazione da parte del consiglio per la concorrenza e di quello per il mercato dei capitali, procederà ad annunciare la privatizzazione in blocco del 51% della società petrolchimica statale <Petkim>, unico gruppo di rilevanti dimensioni perante in Turchia in questo settore. <Petkim> copre attualmente circa il 30% della domanda interna. (da Ambasciata d'Italia ad Ankara)
COMPLETATO L'OLEODOTTO
 - L'oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan è stato completato. Ad annunciarlo è stato Sakir Ariken, vicedirettore generale della <Botas>, la compagnia petrolifera di Stato turca, che ha sottolineato come l'impianto - quando entrerà a pieno regime - trasporterà 8.6 milioni metri cubi di gas al giorno.
L'Azerbaijan diventa così il quinto Paese da cui la Turchia importa gas naturale dopo Iran, Russia, Algeria e Nigeria. l'oleodotto potrà raggiungere facilmente anche il gas naturale di Tukmenistan e Kazakhistan. (Apcom)
LA DIFFIDA DI TEHERAN  
- Il ministro iraniano del Petrolio Kazem Vaziri-Hamaneh ha avvertito il Governo turco di non riesportare il gas naturale proveniente dalla Repubblica islamica in Paesi terzi. E' quanto ha scritto l'agenzia <Irna> che ha specificato come l'Iran esporti gas naturale in Turchia dal 2001 in base ad un acordo da 23 miliardi di dollari firmato nel 1996. "In base agli accordi, la Turchia non ha il diritto legale di esportare il gas iraniano in altri Paesi", ha detto il ministro del Petrolio. A scatenare le proteste del governo di Teheran, secondo gli osservatori, sarebbe stata la visiya in Turchia del Primo Ministro israeliano Ehud Olmert. (da Adnkronos)
IN PENSIONE L'AD DI <KOC HOLDING>
 
- La sua decisione ha colto tutti di sorpresa. Bulent Ozaydinli, 58 anni, smetterà di lavorare il prossimo primo maggio, lasciando la prestigiosa carica di amministratore delegato di <Koc Holding>.
Un annuncio che ha lasciato di stucco i vertici aziendali anche per la giovane età dell'interessato che, per rispettare la tradizione della holding, avrebbe dovuto arrivare a 60 anni. Nella lettera di dimissioni, Ozaydinli ha scritto che lascia perché ha fatto raggiungere alla holding tutti gli obiettivi che si era prefissato: "Adesso - ha aggiunto - voglio poter dedicare più tempo alla mia vita privata". Il suo posto verrà preso da Bulent Bulgurlu. (Apcom)
15.03.2007

 

 
 

ECONOMIA


C'è tempo fino al 31 marzo per le imprese italiane interessate a partecipare ad Istanbul, il 9 e 10 maggio prossimi, al workshop industriale promosso dall'Ice in collaborazione con l'Ambasciata d'Italia ad Ankara. 

PMI, MISSIONE IN TURCHIA:  OPPORTUNITA' PER JOINT VENTURE

PmiLa partecipazione al seminario è riservata esclusivamente agli imprenditori interessati a realizzare in Turchia investimenti diretti, joint-venture e azioni di collaborazione industriale. Sono infatti esclusi progetti di export-import. L'obiettivo dell'iniziativa è promuovere un radicamento stabile e produttivo delle aziende italiane sul territorio turco nei settori merceologici più forti. Il nostro Paese rappresenta il terzo partner commerciale della Turchia con un interscambio che nel 2006 ha superato i 15 miliardi di dollari. Da considerare soprattutto le agevolazioni che oggi esistono per gli investimenti diretti esteri. Numerose facilitazioni fiscali sono state infatti introdotte dalla legge n. 4875 del 2003 e hanno favorito gli investimenti dall'estero che sono in costante crescita non solo per il buon andamento macro-economico, ma soprattutto dalla stabilità socio-politica raggiunta dal paese. Nel 2006 il flusso di esportazioni ha superato la quota dei 18 miliardi di dollari Usa. In Turchia sono presenti aziende e multinazionali dei principali paesi industrializzati, in particolare, secondo gli ultimi dati al settembre 2006, forniti dal Sottosegretariato al Tesoro turco, sono più di 14mila le imprese a capitale estero. Lo stock dei flussi diretti italiani, effettuati da oltre 500 imprese, è stato pari a 4.4 miliardi di dollari. I progetti turchi, presentati per il workshop, hanno interessato i seguenti settori: agroalimentare, macchine agricole e bevande; tessile e calzature; chimica; minerario; mobili; costruzioni; automobilistico; meccanica; imballaggio, editoria e carta; turismo e imbarcazioni; refrigerazione. Ma possono partecipare anche aziende interessate a progetti diversi da quelli presentati dagli operatori turchi, a condizione che i progetti italiani vertano su opportunità di investimento o di joint venture, da realizzarsi in Turchia. Il Programma del Workshop prevede nella prima giornata gli interventi dei rappresentanti istituzionali dei due paesi a cui faranno seguito gli incontri bilaterali organizzati fra le imprese italiane e le imprese locali. Il 10 maggio si concluderà il seminario con le visite aziendali ai principali distretti turchi. La partecipazione all'iniziativa è gratuita, mentre le spese di missione dei partecipanti (viaggio, vitto e alloggio) restano a carico delle singole imprese. L'Ice si farà carico dell'organizzazione del seminario, e metterà a disposizione dei partecipanti i trasporti in loco e il servizio di interpretariato durante le visite del 10 maggio. Le imprese interessate sono invitate a far pervenire entro il 31 marzo la scheda di adesione (disponibile sul sito www.ice.it), da compilare in lingua Inglese, all'indirizzo di posta elettronica: turchia2007@ice.it (J.G/Denaro.it)
15.03.2007

 

PETROLIO E PERFORAZIONI: LA PIATTAFORMA CONTINENTALE

La ricerca nel fondale marino nel Mediterraneo al largo di Cipro, che ha inasprito ancora di più i rapporti tra Ankara e Nicosia, è un altro dei punti di rottura di un lungo scontro sullo sfruttamento delle acque mediterranee.

Tassos_PapadopoulosIl petrolio è un elemento prezioso per ogni società moderna, ma è anche una risorsa naturale che spesso porta con sé molti guai. Poiché oggi tale fonte di energia inizia a scarseggiare, persino la sola ipotesi della sua esistenza può creare attriti pericolosi nei rapporti fra Stati. Una situazione simile si presenta attualmente a Cipro dove, a partire dal 15 febbraio 2007, è stato indetto un bando per la concessione di licenze per la ricerca di petrolio nel fondale marino. I problemi sorgono dalle obiezioni della Turchia, paese aspirante all'adesione alla Unione Europea, che mira ad avere una parte delle eventuali ricchezze del Mediterraneo orientale, senza particolare riguardo per il diritto internazionale.
Tutto ciò si collega con la questione cipriota, che esiste come problema internazionale sin dagli anni Cinquanta. In breve, Ankara non riconosce la Repubblica di Cipro (membro dell'Onu e della UE) e continua a occupare militarmente la parte nord dell'isola, appoggiando la  Repubblica Turca di Cipro del Nord (entità statale che esiste de facto dal 1983, ma che è riconosciuta oggi solo dalla Turchia). Nella presente circostanza, così, Ankara sostiene che anche i turco-ciprioti dovrebbero avere parte del petrolio, mettendo in dubbio il diritto della Repubblica di Cipro a procedere a ricerche petrolifere.
In risposta alla determinazione mostrata dal presidente cipriota Tassos Papadopoulos a difendere i diritti legittimi del proprio Stato, il ministro per l'Energia turco Hilmi Guler ha dichiarato che anche la Turchia effettuerà ricerche per petrolio e gas naturale nel Mediterraneo orientale, non escludendo ricerche anche in Egeo. L'ultimo riferimento non è stato casuale e riporta in mente la più vasta controversia greco-turca per la delimitazione della piattaforma continentale del Mar Egeo: un'altra disputa che rimane aperta sino ai nostri giorni e che bisogna ricordare per capire meglio la pericolosità dell'atteggiamento turco.
La disputa per la delimitazione della piattaforma continentale del Mar Egeo ebbe inizio nel 1973, in seguito alla scoperta di idrocarburi nella zona dell'isola greca di Thassos (circa 15mila barili al giorno, provenienti da due piattaforme di nome Prinos I e Prinos II). Ankara decise di procedere a ricerche, coprendo anche zone dell'Egeo nelle quali la Grecia aveva concesso licenze e considerava parte della sua piattaforma continentale. La controversia non fu risolta subito. Al contrario, la tensione fra Atene e Ankara si inasprì in seguito alla invasione turca di Cipro nell'estate del 1974, che portò alla divisione dell'isola.
Dopo la caduta dei Colonnelli in Grecia (luglio 1974), il Governo democratico di Costantino Karamanlis decise di risolvere pacificamente la crisi, lasciando all'Onu il compito di cercare una soluzione al problema cipriota e proponendo alla Turchia il ricorso alla Corte internazionale di giustizia per la delimitazione della piattaforma continentale. Il Governo turco respinse l'idea del ricorso, chiedendo un negoziato bilaterale e rivendicando diritti sulla metà dell'Egeo che, secondo i turchi, non poteva essere solo "un lago greco". A sostegno di tale posizione, i turchi allargarono la disputa ad altri temi.
Ankara rivendicò il controllo dell'aviazione civile dell'Egeo orientale, concesso dall'Icao ad Atene sin dagli anni Cinquanta, mettendo in dubbio la legittimità del limite delle dieci miglia di spazio aereo greco, in vigore fin dal 1936. Il Governo turco contestò pure il diritto greco all'estensione delle acque territoriali greche sino a 12 miglia, stabilito in sede Onu dal trattato di Montego Bay per il Diritto Mare del 1982 (non firmato dalla Turchia). Dopo la crisi di Imia del 1996, la Turchia avanzò la teoria delle "zone grigie" nell'Egeo, secondo la quale ogni isolotto o scoglio presente in tale arcipelago, che non fosse espressamente attribuito dai trattati internazionali alla Grecia, appartiene alla Turchia quale erede dell'Impero Ottomano.

Le pressioni americane

La_crisi_per_kardakDopo l'occupazione di Cipro, le mosse turche in Egeo furono interpretate dai greci come una richiesta di un Lebens Raum in Egeo e per estensione nel Mediterraneo orientale. Nessun Governo ellenico avrebbe potuto accettare l'inclusione delle isole greche in una piattaforma continentale controllata dalla Turchia. Per tale motivo, il dialogo tra le due parti fu molto difficile e non mancarono anche pericolosi momenti di crisi, due in particolare assai gravi.
Nel 1976 la nave turca "Hora" procedette a ricerche sismiche (necessarie per l'individuazione di giacimenti petroliferi) a ovest dell'isola greca di Lesbo. Undici anni dopo, nel 1987, la stessa nave (ribattezzata "Sismik") comparve nelle acque dell'Egeo, accompagnata da naviglio militare turco. In ambedue i casi la crisi si risolse grazie all'intervento esterno. Nell'agosto 1976, il presidente del Consiglio dei ministri europeo, l'olandese Max van der Stoel, si recò ad Atene e convinse Karamanlis a non attuare la minaccia di affondare la nave turca per non compromettere la prospettiva europea del Paese. Nel marzo 1987 il Primo Ministro greco Andreas Papandreou mostrò maggiore risoluzione e gli americani esercitarono pressioni su Ankara, così che le navi turche non entrarono nelle acque territoriali della Grecia.
A ciascuna crisi fece sempre seguito una pressione esterna, americana ed europea, per esortare le parti al dialogo al fine di ricercare una risoluzione della disputa dell'Egeo. Il dialogo si verificò senza reale prospettiva di risoluzione dei problemi, portando comunque a un impegno di moratoria di ricerche per il petrolio in Egeo.
Uno scenario simile si sviluppò all'inizio del 1996 durante la crisi degli isolotti Imia (Kardak in turco), due grandi scogli situati tra le coste dell'Asia Minore e l'isola di Calimnos. Forse in modo non del tutto fortuito, la nave mercantile turca "Figen Akad" si trovò incagliata nelle acque basse di quelle rocce gemelle. La guardia costiera greca corse velocemente in soccorso ma, appena arrivata in loco, il capitano della nave rifiutò l'aiuto, sostenendo che gli isolotti appartenevano alla Turchia. In un primo momento, greci e turchi collaborarono e portarono in salvo la nave. Subito dopo, però, il ministero degli Esteri turco appoggiò ufficialmente la posizione del capitano e presto la situazione degenerò, coinvolgendo pure i privati cittadini e i media di ambedue le parti.

Nessun accordo su un compromesso

Atene ricordò ad Ankara l'esistenza di accordi internazionali che espressamente le attribuiscono gli isolotti: gli accordi italo-turchi del 1932 e il trattato di Pace con l'Italia del 1947, con il quale tutto il Dodecanneso italiano fu riconosciuto alla Grecia. Il Governo ellenico cercò di difendere anche militarmente il proprio territorio. Il 31 gennaio i due Paesi si trovarono ancora una volta a un passo dalla guerra. Su richiesta del Primo Ministro greco Costas Simitis, il sottosegretario di Stato americano Richard Holbrooke intervenne nella crisi riuscendo a trovare un compromesso.
Nessuna delle due parti avrebbe potuto svolgere attività economica o esercitare controllo politico sugli isolotti (presenza di bandiera o di esercito nazionali). Nello stesso momento la Turchia allargava la disputa con la summenzionata teoria delle "zone grigie" e non a caso. Secondo il Diritto del mare, infatti, anche gli isolotti hanno una propria piattaforma continentale. Il riconoscimento di un certo numero di essi come turchi offrirebbe alla Turchia più ampi diritti in Egeo. Quindi anche la crisi del 1996 era collegata alla probabile presenza di ricchezze petrolifere nel Mediterraneo orientale.
Il coinvolgimento delle istituzioni internazionali, in particolare l'Unione Europea, fu importante. Nel contesto della prospettiva europea della Turchia, l'UE mostrò un atteggiamento mirante non solo alla prevenzione delle crisi, ma anche alla risoluzione della disputa greco-turca nell'Egeo. Gli organi dell'Unione ricordarono alla Turchia che ogni Paese candidato all'adesione doveva rispettare i trattati internazionali, arrivando sino a fissare un meccanismo di risoluzione della disputa dell'Egeo. Sotto la spinta della diplomazia greca, il Consiglio Europeo di Helsinki (10-11 dicembre 1999) esortò la Turchia a fare ogni possibile sforzo per la risoluzione di controversie di frontiera. Qualora ciò non fosse possibile tramite negoziati diretti, si doveva sottoporre la questione al giudizio alla Corte internazionale entro la fine del 2004. Grecia e Turchia proseguirono a questo dialogo, ma fino a oggi non è stato mai possibile trovare un accordo su un compromesso, necessario per il ricorso all'Aia.
A questo punto possiamo riprendere l'esame del nuovo contenzioso per il petrolio di Cipro. Le radici di tale questione risalgono a quattro anni fa. Più precisamente, essa nacque il 17 febbraio 2003, quando il legittimo Governo di Cipro firmò con l'Egitto un accordo per la definizione dei limiti delle rispettive Zone economiche esclusive (Zee), in piena applicazione delle più moderne interpretazioni in tema di Diritto del mare. La Repubblica di Cipro si assicurò in questo modo i diritti esclusivi di sfruttamento in una zona che arriva a 177 miglia a sud-ovest delle sue coste. Sullo stesso modello, Nicosia intraprese negoziati per la conclusione di un simile accordo con Beirut, commissionando parallelamente a una società norvegese il compito di attuare ricerche sismiche nella sua zona esclusiva verso l'Egitto.

Una moratoria come obiettivo

La Turchia non reagì finché i risultati delle ricerche non diedero un risultato promettente, rivelando la probabile esistenza di otto miliardi barili di petrolio, di un valore stimato a 450 miliardi di dollari. La posizione di Ankara si è ulteriormente irrigidita dopo la conclusione dell'intesa per la definizione della <Zee> tra Cipro e Libano, concluso il 17 gennaio 2007. Tale accordo ha, infatti, aperto la strada per l'erogazione di licenze per ricerche petrolifere da parte di Cipro su una più vasta area del Mediterraneo orientale. Sulla base degli studi di una società norvegese, il 15 febbraio Nicosia ha avviato una procedura di concorso per erogazione di permessi a grandi compagnie petrolifere.
Tre giorni dopo la firma dell'ultimo accordo, il ministero degli Esteri turco ha contestato all'Egitto e al Libano la conclusione di accordi con "l'amministrazione greco-cipriota che non rappresenta tutta la popolazione di Cipro". Secondo Ankara, i due Paesi dovrebbero considerare che esiste anche una parte turca di Cipro e perciò dovrebbero astenersi da atti che potrebbero ledere il tentativo di risoluzione della questione cipriota. Subito dopo circolò la notizia di manovre della Marina turca a nord di Cipro, peraltro smentite da Ankara. Si trattava probabilmente di una mossa del cosiddetto "Stato profondo" turco, vale a dire dell'apparato militare di Ankara, intesa ad intimidire Nicosia.
Il presidente Tassos Papadopoulos difese invece il diritto sovrano della Repubblica di Cipro a firmare trattati internazionali, sostenendo che le risorse naturali appartengono allo Stato e non a un particolare gruppo o comunità. Una volta risolta la questione cipriota, disse il presidente, anche i turco-ciprioti potranno beneficiare delle risorse dello Stato. Al momento, tuttavia, il Governo di Nicosia non può discutere formule di distribuzione del petrolio. Dalla posizione di Papadopoulos si intravede la volontà non solo di resistere alle pressioni di Ankara, ma anche di offrire ai turco-ciprioti un ulteriore incentivo per il loro ritorno allo Stato comune (l'altro è la loro automatica adesione nell'UE). Come risposta, abbiamo avuto le dichiarazioni del ministro dell'Energia turco per parallele ricerche della Compagnia Petrolifera della Turchia (Tpao).
Tutto ciò riporta alla memoria lo scenario delle crisi precedenti, secondo una pratica ben nota, utile sul piano interno in vista delle imminenti elezioni in Turchia, ma anche per esercitare pressioni su Atene affinché possa dissuadere Nicosia dall'effettuare le ricerche. In assenza di un accordo, l'obiettivo sembra essere anche questa volta una moratoria e il clima di tensione serve a tale fine. Le moratorie però, per definizione, non eliminano i problemi. In ogni modo, questa volta un'escalation è ritenuta poco probabile per dell'ambizione turca a far parte dell'Europa.

Il diritto del mare

Senza dubbio, anche la Turchia dovrà avere una parte dalle ricchezze mediterranee, come del resto tutti gli altri Paesi rivieraschi. Per la definizione dei rispettivi diritti è però necessario il rispetto delle regole internazionali, condizione ovvia per ogni Stato europeo. La Grecia è ancora convinta che, nel contesto della prospettiva europea, Ankara cambierà atteggiamento e si renderà disponibile a un accordo di compromesso per Cipro e l'Egeo. Nel caso del petrolio, il Diritto del mare offre le regole di riferimento per la determinazione dei rispettivi diritti, in modo che tutti possano beneficiare in maniera equa delle risorse naturali, che oggi rimangono inutilizzate a causa dei problemi politici.
Se la Turchia vuole veramente diventare un Paese europeo, deve riconoscere tale dato di fatto. L'Unione Europea, da parte sua, deve ricordare costantemente ad Ankara le regole del gioco. Solo così l'intervento esterno può essere provvidenziale per la risoluzione finale delle dispute greco-turche, le quali in ultima istanza sono anche problematiche euro-turche. (Vincenzo Greco/Pagine di Difesa)
15.03.2007

 

Impianti_Gazprom

 

I preliminari di questa nuova "alleanza " energetica  -  riportato da <Interfax> - prevedono la fornitura alla Turchia di 250 milioni di m3 all'anno di gas fino al 2021.

 ACCORDO 
 <GAZPROM>/
<SHELL>

GazpromIl gigante del gas russo <Gazprom> ha firmato un contratto con la <Shell Enerji> per la fornitura di gas alla Turchia fino al 2021. Lo scrive l'agenzia di stampa russa <Interfax>, attribuendo la notizia alla stessa <Gazprom>.
Il comunicato di <Gazprom> spiega che l'accordo è stato firmato con la <Shell Enerji<, una controllata locale del gruppo anglo-olandese <Royal Dutch Shell>. <Gazprom> fornirà 250 milioni di metri cubi di gas alla <Shell Enerji> in Turchia fino al 2021. L'accordo viene sull'onda della liberalizzazione del mercato del gas in Turchia, che ha portato a un bando per il trasferimento di parte dei contratti della compagnia del gas turco <Botas> con altre compagnia.
A vincere la gara è stato il gruppo anglo-olandese. <Shell Enerji> intende far partire la fornitura ai clienti turchi dal secondo trimestre di quest'anno. Il gruppo anglo-olandese sarà responsabile delle forniture rispetto a <Botas>.
E l'Antitrust russo è contrario alla conclusione della fusione tra <Gazprom> e <Suek>, società siberiana del carbone, perché potrebbe mettere a rischio la riforma del settore dell'energia elettrica, secondo quanto ha dichiarato a Interfax il presidente dell'Authority, Igor Artemyev. "Si tratta del secondo tentativo di monopolizzare il settore elettrico attraverso il controllo del ciclo dei carburanti. Non è chiaro perché si avvia la riforma del settore se Gazprom diventerà uno dei soggetti principali dell'Ues", colosso elettroenergetico russo. La legge russa sulla concorrenza prevede di differenziare i settori del mercato in cui le compagnie operano, per esempio gas e carbone, quindi "anche se <Gazprom> non ha asset carboniferi, avrebbe comunque il monopolio del mercato energetico siberiano e dell'estremo oriente e controllerebbe l'intera industria dell'energia", ha spiegato Artemyev. Il capo dell'Antitrust ha espresso, poi, il suo personale disaccordo con la fusione e ha annunciato che "farà tutto quanto è in suo potere per impedirla", nell'attesa di avere maggiori chiarimenti sull'accordo tra <Gazprom> e <Suek>. (Denaro.it)
15.03.2007

 

 

ENERGIA: TARIFFE PIU' BASSE 

Ad esserne convinta l'Autorità per la regolazione del mercato turco (Epdk) dopo il trasferimento delle importazioni di gas dalla <Botas> ai privati.

L'Autorità per la regolazione del mercato energetico (Epdk) è sicura: il trasferimento delle importazioni di gas naturale dalla compagnia di distribuzione nazionale <Botas> ai privati favorirà una naturale competizione, che porterà all'abbassamento delle tariffe. Yusuf Gunay, presidente dell'autorithy per l'energia, ha spiegato che la <Botas> sta pianificando il trasferimento di contratti per circa 4 miliardi di metri cubi di gas l'anno. Il che equivale a dire che nel 2007 l'11 delle importazioni potrebbe essere effettuato da aziende private.
Parlando con i giornalisti dei quotidiani <Dunya> e <Sabah>, Gunay ha anche posto l'accento sulla privatizzazione delle grandi compagnie locali di distribuzione, come la <Igdas>, la <Ego> e la <Izgaz> che operano rispettivamente ad Istanbul, Ankara ed Izmir. "La loro privatizzazione non ci tocca direttamente - ha detto il numero uno della Epdk - anzi stiamo preparando tutta una serie di documentazioni che possano facilitare questi processi. Il nostro obiettivo è creare un mercato libero, ma governato da regole". (Apcom)
15.03.2007


 

 NUCLEARE E CENTRALI:
RASSICURAZIONI

Il ministro dell'Energia turco Hilmi Guler ha dichiarato: "Penseremo ai nostri figli che dovranno abitare in questo Paese nei decenni a venire".

NucleareIl ministro dell'Energia Hilmi Guler rassicura: nessun problema per la costruzione della prima centrale nucleare.
"Nel costruirla - ha detto Guler - penseremo anche ai nostri figli che dovranno abitare in questo Paese nei decenni a venire".
Prendendo la parola durante il meeting degli architetti e degli ingegneri che si sta tenendo ad Istanbul, Guler ha detto che il cardine fondamentale per la costruzione del primo impianto è la sicurezza, che sarà regolata da apposite leggi, soprattutto quando la centrale entrerà a pieno regime.
il ministro ha anche aggiunto che il paese sta lavorando per diventare un serbatoio energetico. "Non ci sarà equilibrio energetico senza la Turchia", ha chiosato. (Apcom)
15.03.2007


MANCA ANCORA IL GRANDE SALTO DI QUALITA'

Pur essendo eccellenti i risultati ottenuti dall'economia turca negli ultimi anni - come ha evidenziato il presidente della Tobb, Rifat Hisarciklioglu - occorre aumentare il flusso degli investimenti all'estero.

In occasione del Convegno organizzato a Istanbul dalla Associazione degli Investitori esteri <Yased>, il presidente della Tobb-Unione turca delle Camere di commercio, Rifat Hisarciklioglu, ha evidenziato ancora una volta gli eccellenti risultati ottenuti dall'economia turca negli ultimi anni sul fronte della raggiunta stabilità macro-economica e dell'attrazione degli investimenti dall'estero - circa 20 miliardi di dollari nel 2006 - e ha però stigmatizzato il fatto che il Paese ha bisogno di un flusso di investimenti dall'estero ancor maggiore, e soprattutto prolungato nel tempo, per compiere un vero salto di qualità.
"La Turchia deve disporre di un efficiente sistema giudiziario per rassicurare gli investitori esteri e soprattutto dotarsi di una politica industriale che privilegi l'innovazione e i settori a maggior redditività prospettica", ha dichiarato, evidenziando che alcuni settori -come per esempio quelli connessi alla produzione di energia idroelettrica, solare, nucleare ed eolica- rappresentano delle concrete opportunità per gli imprenditori esteri interessati al mercato turco. Altri interventi nel corso del convegno hanno posto in risalto i fondamentali investimenti che saranno necessari in alcuni settori come i la protezione ambientale -si valutano in 35/40 miliardi di euro gli investimenti necessari per mettere a norma la Turchia- e le privatizzazioni delle aziende municipalizzate per acqua, elettricità, gas, trasporti urbani, raccolta e gestione dei rifiuti. (Denaro.it)
15.03.2007

 

 

L'OFFICINA
DELL'EUROPA:
LA TURCHIA

L'Italia è sbarcata nel Paese della Mezzaluna con i propri prodotti rinomati nel settore dei macchinari, elettronica ed automazione. Gli investimenti.

Fiera_WinL'Italia è sbarcata in Turchia con i propri prodotti e marchi rinomati nel settore dei macchinari, elettronica e automazione, per partecipare come Paese partner alla <Fiera WIN 2007> (World of Industry), che si è svolta a Istanbul in due fasi: la prima, dal 26 al 28 febbraio, dedicata al settore dei macchinari; la seconda, dall'8 all'11 marzo, dedicata all'automazione, elettricità ed elettronica e oleoidraulica e pneumatica. Nell'occasione, l'Istituto per il Commercio Estero (Ice) aveva organizzato una partecipazione collettiva italiana alla seconda parte dell'evento (l'Istituto si presenterà per la prima volta alla manifestazione) con l'obiettivo di accrescere tra gli operatori turchi la conoscenza delle tecnologie italiane nel settore oleoidraulica e pneumatica, organi di trasmissione e ingranaggi e di favorire lo sviluppo graduale di rapporti di collaborazione industriale e commerciale tra aziende italiane e locali. La Turchia, riferisce l'Ice, è attualmente considerata "l'officina dell'Europa in quanto la più utilizzata dai Paesi avanzati dell'UE". Gli investimenti esteri hanno raggiunto e superato la somma di 30 miliardi di dollari e si rivolgono a tutto il comparto industriale per migliorare le tecnologie e la produttività delle fabbriche turche. L'Italia è il fornitore privilegiato per tutti i macchinari e svolge un ruolo sempre più aggressivo sul mercato locale. (Denaro.it)
15.03.2007

 

<CEMENTIR> RADDOPPIERA' LO STABILIMENTO DI EDIRNE

Il gruppo investirà nel prossimo triennio 140 milioni di euro per potenziare la propria capacità produttiva in Paesi, come la Turchia, di interesse strategico. Il piano industriale.

CementirIl Gruppo <Cementir> investirà nel prossimo triennio 140 milioni di euro per potenziare la propria capacità produttiva nei Paesi di interesse strategico. E' quanto prevede il piano industriale 2007-2009, che verrà presentato domani presso Borsa Italiana. Il piano - si legge in una nota - prevede, fra l'altro, come obiettivi 1.2 miliardi di ricavi, un margine operativo lordo oltre i 300 milioni di euro, un debito netto intorno a 100 milioni di euro, vendite di cemento per 12 milioni di tonnellate e vendite di calcestruzzo per 5 milioni di metri cubi.
"Tali obiettivi - precisa la nota - sono stati elaborati sull'ipotesi di permanenza dell'attuale scenario congiunturale ed in assenza di acquisizioni". Entro il 2008 "verrà completato l'ampliamento dello stabilimento in Egitto, che porterà a triplicare la capacità produttiva di cemento bianco dell'impianto". Al contempo - conclude la nota - sarà anche completato il raddoppio della capacità dello stabilimento di Edirne in Turchia".(Ansa)
15.03.2007

 

 

La Compagnia si è assicurata per la prima volta la leadership nel settore della telefonia mobile e ha anche conquistato la fiducia delle banche.

<TURKCELL>
OLTRE
OGNI LIMITE

Turkcell<Turkcell> oltre ogni limite. Non solo si è assicurata la leadership incondizionata nel settore della telefonia mobile in Turchia, ottenendo anche molti riconoscimenti internazionali, adesso ha conquistato anche la fiducia incondizionata delle banche. Una cordata formata da ben 34 istituti di credito di 16 Paesi diversi ha garantito al colosso turco un prestito per 3 miliardi di dollari. E' la prima volta che un'azienda turca riesce in un'impresa simile. I vertici aziendali hanno fatto sapere che il denaro verrà investito per conquistare i mercati vicini, con ogni probabilità quelli sauditi. "Vogliamo crescere all'estero - ha detto l'amministratore delegato di <Turkcell>, Sureyya Ciliv - Faremo i nostri investimenti ma saremo molto cauti". (Aduc)
15.03.2007

 

 

AL 3°POSTO
PER LE CARTE
DI CREDITO

In Turchia ben 32 milioni di tessere. Nel 2006 acquisti con questo sistema per un valore di 1.2 miliardi di Lire (oltre 600 milioni di euro).

MastercardLa <Interbank Card Center> (Bkm) ha annunciato che la Turchia ha raggiunto il terzo posto in Europa per numero di carte di credito, con oltre 32 milioni di tessere.
Nel 2006 solo per shopping sono stati pagati con carta di credito acquisti per un valore di 1.2 miliardi di lire turche (oltre 600 milioni di euro). Le transazioni totali sono state di 100 miliardi di lire turche (53 miliardi di euro). Stando al report annuale per il 2006 i proprietari di carte di credito sono aumentati dallo scorso anno dell'8 per cento e la Turchia ha raggiunto il quinto posto in classifica per volume di transazioni con un incremento del 69 per cento rispetto al 2006. (Denaro.it)
15.03.2007

 

<TURKISH AIRLINES> HA BATTUTO OGNI RECORD

La compagnia di bandiera turca nei primi due mesi del 2007 ha dichiarato di aver trasportato 1.4 milioni passeggeri, un risultato senza precedenti. La soddisfazione del direttore generale. Previsioni per il futuro.

<Turkish Ailines> oltre ogni record per numero di passeggeri. La compagnia di bandiera turca nei primi due mesi del 2007 ha dichiarato di aver trasportato 1.4 milioni di passeggeri. un risultato senza precedenti per la storia della <Turk Hava Yollari>, superiore anche ai traguardi della stagione di punta, quella estiva, e che fa segnare un incremento rispetto allo stesso periodo del 2006 del 20%.
Fra le città turche che guidano la classifica ci sono Istanbul con un aumento del 25%, Samsun (+35%) e la sorprendente Gaziantep con l'aumento del 133%. Fra le rotte straniere, il primato spetta a Bankok con un amento del 45%, seguito da Bruxelles con il 40% e Mosca con il 35%. L'annuncio è stato dato da un trionfante Temel Kotil, direttore generale della Thy che ha deto di essere stato il primo a meravigliarsi per il boom di passeggeri e ha aggiunto come per la fine del 2007 la <Turkish Airlines> conti di arrivare a 20 milioni. (Apcom)
15.03.2007

 

 

 

<ECZACIBASI>
PASSA ALLA <ZENTIVA>

Investimento estero record per la società farmaceutica ceca che ha acquistato il produttore turco per 460 milioni di euro. Un ambizioso progetto.

"L'Ice comunica che la società farmaceutica ceca <Zentiva> ha effettuato un investimento estero record, acquistando in Turchia per 460 milioni di euro il produttore di farmaci <Eczacibasi>.
Si tratta di un´operazione che supera per valore quella compiuta dall'ente energetico ceco Cez: lo scorso anno la società elettrica comprò due centrali polacche per 392 milioni di euro.
La <Zentiva> ha l´ambizioso obiettivo di diventare la principale azienda centroeuropea del settore farmaceutico ed è di pochi giorni fa l´annuncio che in Ungheria ha rilevato una divisione produttiva dalla multinazionale <Sanofi Aventis>. (Roberto Rais/Portalino)
15.03.2007

 

 

 

ECONOMIA

Ambasciata_d%27Italia_ad_Ankara

NOTIZIARIO DI AMBASCIATA

LA MISSIONE DEL FONDO
 - Una missione del Fondo Monetario Internazionale, guidata dal Desk Chief Lorenzo Giorgianni, è arrivata nei giorni scorsi ad Istanbul. Si tratterrà nel Paese fino ad oggi al fine di condurre la sesta revisione dell'Accordo economico di stand-by. Gli esperti del Fondo hanno avuto una serie di colloqui con i rappresentanti della società civile ed imprenditoriale ed alcuni analisti economici, con i quali hanno discusso dei recenti sviluppi del programma di riforme in corso. Gli argomenti principali, che sono stati affrontati anche con rappresentanti del Governo ad Ankara nel corso della seconda settimana, sono stati i seguenti: slittamento del programma di privatizzazioni delle reti di distribuzione elettrica recentemente deciso dal Governo, la privatizzazione della <Halkbank>, la sospensione dell'attuazione del nuovo testo di legge sulla sicurezza sociale, la riduzione dell'Ivaper alcuni beni alimentari di base così come nel settore del turismo. Attualmente la Turchia è il più grande Paese debitore del Fondo Monetario Internazionale avendo accumulato negli ultimi otto anni la somma di $37.3 miliardi di prestito, di cui $35.1 miliardi già ripagati; una stima di $11.3 miliardi, interessi inclusi, dovranno invece essere ripagati entro il 2011. Tale cifra potrebbe comunque incrementare a causa dell'accordo ancora in vigore e di ulteriori prestiti che nel suo ambito saranno concessi al Paese.
ACCORDO <POLIMERI EUROPA>/<TUPRAS>
- Polimeri Europa>, la società chimica dell'<Eni>, ha siglato con la società<Tupras> un contratto di fornitura di materie prime per la produzione di gomme sintetiche presso lo stabilimento di Korfez, nelle vicinanze di Izmit. L'accordo ha validità annuale ed ha un valore complessivo di circa 30 milioni di euro.  
ANCORA SUL NUCLEARE
 - In base alle dichiarazioni rilasciate dal presidente del Consiglio Nazionale per l'Energia Atomica, Okay Cakiroglu, la costruzione della prima centrale nucleare del Paese potrebbe iniziare il prossimo 7 luglio. Cakiroglu ha ricordato inoltre che il Parlamento ha recentemente approvato un testo di legge in base al quale lo Stato garantisce l'acquisto di energia elettrica prodotta nella centrale nucleare.
INTORNO AL TASSO DI INFLAZIONE
 - Il Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan, in un recente incontro con la stampa, ha affermato che il tasso inflazionistico è strettamente legato ai tassi d'interesse applicati al momento dalla Banca Centrale; un eventuale prossimo taglio di questi ultimi comporterebbe, secondo Erdogan, una sensibile diminuzione del livello dei prezzi al consumo. Il Governo, ha tuttavia assicurato il Primo Ministro a conclusione dell'intervento, non eserciterà alcuna pressione sulle politiche adottate dall'Istituto di credito nazionale.  
SIGLA CONTRATTO  
- La società russa <Gazprom> ha siglato di recente un contratto con la <Shell Enerji A.S.> e con la <Botas> per la fornitura annua alla Turchia di 250 milioni di metri cubi di gas fino al 2021. La <Botas>, che fino a qualche mese fa deteneva il monopolio della distribuzione di gas nel Paese, lo scorso novembre ha trasferito ad altre quattro società - <Enerco>, <Shell>, <Avrasygaz> e <Bosphorus> - i diritti di importazione in applicazione di quanto disposto dalla Legge sul Mercato del gas naturale; nel rispetto di tale normativa, la <Botas> ha ceduto i diritti di importazione in suo possesso e dovrà gradualmente diminuire la sua quota di importazioni fino ad arrivare al 20% del consumo nazionale entro il 2009. In base a questo nuovo contratto, la <Shell> inizierà a fornire gas russo ai suoi clienti turchi a partire dal secondo trimestre di quest'anno.
INTERSCAMBIO
 - Nel primo mese del 2007 il valore dell'interscambio della Turchia ha raggiunto quota US$ 16.1 miliardi, con le esportazioni pari a circa US$ 6.5 miliardi (+26.5% rispetto allo stesso mese del 2006) e le importazioni a quota US$ 9.6 miliardi (+18.3% rispetto allo stesso mese del 2006). Il deficit commerciale si e' quindi attestato a US$ 3.1 miliardi, con un incremento del 4.3% rispetto allo stesso mese del 2006.I dati relativi ai Paesi fornitori confermano il primo posto della Russia (US$ 1.4 miliardi), seguita dalla Germania (US$ 910 milioni), dalla Cina (US$ 753 milioni) e dall'Iran (US$ 560 milioni). L'Italia occupa pertanto la quinta posizione, con un valore di esportazioni verso la Turchia pari a US$ 538 milioni. Quanto ai mercati di sbocco, il mese di gennaio 2007 ha visto una situazione sostanzialmente immutata rispetto all'anno precedente, con la Germania che si conferma al primo posto (US$ 765 milioni), seguita dal Regno Unito (US$ 530 milioni) e dall'Italia (US$ 493 milioni).
RISCHIO RALLENTAMENTO
 - Il Comitato per le Politiche monetarie della Banca Centrale turca ha reso noto che la crescita del Paese potrebbe subire un rallentamento nel secondo trimestre dell'anno, con una sensibile diminuzione della domanda aggregata da parte del settore privato. Il mancato rispetto del target prefissato da parte delle previsioni inflazionistiche nel medio termine costringeranno infine l'Istituto di credito nazionale a proseguire l'attuazione   di una stretta politica monetaria.
PERCENTUALE DI CREDITO ALLE PMI
 
- La percentuale di credito fornito dalle banche alle Pmi del Paese è cresciuta negli ultimi cinque anni dal 5% al 14% a conferma del riconoscimento del ruolo dinamico che queste hanno svolto e svolgeranno negli anni a venire nello sviluppo dell'economia nazionale. L'incremento è dovuto anche alla più attenta selezione che gli istituti di credito nazionali hanno posto nella individuazione delle aziende che non ponevano rischi per il recupero del credito.
INTERESSE VERSO <YAPI KREDI>
 - L'amministratore delegato della <Yapi Kredi>, K. Kaya, ha recentemente affermato che a seguito dell'acquisizione del 57.4%  dell'Istituto da parte della <Koc Finans>,  l'interesse verso la banca è sensibilmente aumentato; a conferma di ciò, è stato sottolineato che nel prossimo futuro la <Yapi Kredi> intende aprire 70 nuove filiali, assumere altri 1900 impiegati ed installare 600 nuovi bancomat nel Paese.
FIERA INTERNAZIONALE IDEF
 - Come recentemente annunciato dagli organizzatori (la Fondazione delle Forze Armate della Turchia), l'ottava edizione della Fiera Internazionale dell'Industria della Difesa - Idef si svolgerà quest'anno ad Ankara dal 22 al 25 maggio.
NUOVO TESTO SULL'IPOTECA
 - Il nuovo testo di legge sull'ipoteca appena approvato in Parlamento introduce importanti novità nella compravendita di immobili, a cominciare dalla possibilità di scegliere di ripagare il prestito a tasso fisso o variabile, a differenza del passato in cui il tasso era soltanto fisso. In base alla nuova legge è stata poi introdotta la possibilità di estinzione del debito in anticipo senza incorrere in alcun costo aggiuntivo, viene limitata la responsabilità delle banche nelle dispute tra costruttori ed erogatori del credito e sono stati inseriti alcuni emendamenti secondo i quali, in caso di bancarotta del costruttore, viene agevolato il recupero del credito per gli istituti erogatori.
TURCHIA, CAPITALE DEGLI ALBERGHI
 - Cresce sempre più l'interesse estero nei confronti delle proprietà immobiliari turche. Secondo i dati del ministero del Turismo, entro l'anno 2008 oltre 70 nuovi alberghi saranno costruiti a Istanbul in vista soprattutto della manifestazione "Istanbul Capitale della Cultura 2010"; è prevista inoltre la creazione di 20 nuovi centri commerciali, fino a raggiungere un numero complessivo nel Paese pari a 200. Si attendono poi ulteriori investimenti per oltre €4 miliardi nel campo immobiliare. I principali Paesi che hanno effettuato investimenti in tale comparto risultano essere la Germania, il Regno Unito, l'Olanda e gli USA. Gli investimenti che attirano maggiormente l'interesse degli stranieri sono quelli relativi ad abitazioni per uso residenziale, principalmente nelle zone di Antalya ed Istanbul, e soprattutto i centri commerciali, su cui i grandi investitori internazionali (gruppi immobiliari o fondi di investimento) hanno manifestato un particolare interesse.
EXPORT AUTO
 - Nel 2006 il valore delle esportazioni di automobili ha raggiunto quota $15 miliardi, secondo quanto reso noto dall'Associazione degli Esportatori di Uludag (Taysib). Il settore, ha affermato il Presidente dell'Associazione Erkut Ozerman, può definirsi come uno dei principali motori dell'economia turca; le stime per il 2007 prevedono introiti per $17 miliardi.
NIENTE ALTA VELOCITA'
 - Il ministro turco dei Trasporti Yildirim ha recentemente annunciato che i lavori della linea ferroviaria ad alta velocità che collega Ankara ad Izmir non potranno iniziare finché non saranno reperiti i fondi necessari;  attualmente infatti la disponibilità finanziaria permette di proseguire il completamento delle linee Ankara-Istanbul e Baku-Tblisi-Ankara.
IL DEBITO DEL GOVERNO
 - Il ministero turco del Tesoro ha reso noto che il debito totale del Governo nel mese di gennaio è stato pari a YTL 352.5 miliardi (circa €194.3 miliardi), di cui il 52.7% costituito dal debito del mercato interno, il 20.3% da debito del settore privato ed il 27% da debito estero.
UTILIZZO FONDI STATALI PER LE PMI  
- Il Sottosegretariato per il Commercio Estero turco avvierà a breve una serie di iniziative volte alla promozione dell'utilizzo di fondi statali per le piccole e medie imprese turche. Attualmente solo il 4% delle Pmi turche, stimate in almeno un milione, svolgono attività di esportazione, secondo quanto affermato dal Sottosegretario Tuncer Kayalar. Tra le attività dell'istituzione rientrano attualmente il sostegno, anche in termini economici, a progetti di ricerca e sviluppo, partecipazione ad eventi fieristici, pubblicità ed allestimento degli stand. Quest'anno è previsto che almeno 650 società beneficieranno della formazione del proprio personale oltre che del sostegno all'attività di sviluppo del commercio con l'estero. Le aziende già presenti sul mercato internazionale che intendono incrementare la loro quota di mercato potranno inoltre ricevere direttamente un contributo pari al 50% delle spese sostenute a tale scopo. Il Sottosegretariato per il Commercio Estero prevede che almeno 200 società si avvarranno di tale supporto finanziario, mentre almeno 75 società riceveranno fondi volti alla promozione e protezione del proprio marchio, nell'ambito del programma "Turquality". Infine, 600 aziende e 850 progetti beneficieranno del sostegno del Consiglio Nazionale della Ricerca Scentifica e Tecnologica della Turchia (Tubitak).
PENSIONI E RIFORME
 - Secondo il ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale turco Basesioglu non sarebbe giusto differenziare il trattamento pensionistico tra il settore pubblico e quello privato. La recente decisione della Corte Costituzionale ha decretato che alcune riforme previste dalla nuova legge erano anticostituzionali, causando la proroga di alcune di esse. Il ministro ha sottolineato che il nuovo testo di legge deve essere attuato nella sua interezza, annunciando che ogni ritardo e frazionamento nella realizzazione della legge causerà solamente pesanti oneri sulle generazioni attuali e future di lavoratori.
CRESCITA ECONOMICA
 - Secondo alcuni analisti economici la rapida crescita economica sarebbe alla base dell'aumento costante del deficit della bilancia dei pagamenti della Turchia; la crescita del deficit, attualmente pari a $31.3 miliardi, supererà molto probabilmente l'incremento del Pnl entro la fine del 2007; in altri termini, per ogni aumento di $100 del Pnl, il deficit incrementa di circa $108.
AUMENTO PERSONALE BANCHE
 - Nel corso del 2006 il numero totale del personale impiegato nel settore bancario turco è aumentato dell'8.2% rispetto al 2005, per un totale di 143.168 unità. Altri dati riguardanti il settore, rilasciati dall'Associazione Bancaria della Turchia (Tbb), mostrano che nello stesso periodo sono state aperte 488 nuove filiali di banche, portando così a 6735 il numero totale delle filiali nel Paese.
IL PROFITTO DELLA <ZIRAAT BANKASI>
 - L'Istituto di credito <Ziraat Bankasi>, ha realizzato il profitto più alto nel proprio comparto in Turchia nel corso dell'intero 2006, pari a circa €1.1 miliardi. Gli assets della Banca sono più che raddoppiati passando da circa €20.1 miliardi del 2002 a €38.4 miliardi del 2006; nello stesso periodo il volume di credito fornito è aumentato di ben dieci volte da circa €750 milioni a €7,5 miliardi. La Banca ha inoltre fornito credito a mezzo milione di agricoltori negli ultimi tre anni per un totale di €2.9 miliardi.
AZIONI <TAV AIRPORTS HOLDING COMPANY>
 - L'offerta pubblica delle azioni della <Tav Airports Holding Company>, la società che gestisce gli aeroporti in Turchia, presentate sul mercato con un valore unitario di YTL10 pari a circa $7.2 ha attratto l'interesse di almeno 150 investitori con la conseguenza che il prezzo è divenuto ben 18 volte superiore a quello iniziale realizzando un'offerta totale pari a $5 miliardi.

"TURCHIA: DOVE ABBONDANO LE OPPORTUNITA'
 
- L'Associazione degli Investitori Internazionali in Turchia (Yased) ha recentemente organizzato una conferenza ad Istanbul dal titolo "Turchia: dove abbondano le opportunità", cui hanno preso parte gli amministratori delegati delle principali aziende turche e  delle maggiori multinazionali straniere. Il Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan ha assicurato il sostegno del suo Governo al fine di favorire lo sviluppo di politiche che facilitino le attività di investimento nel Paese, fornendo pertanto ai partecipanti un'immagine di stabilità della Turchia, economicamente forte e soprattutto consapevole delle proprie capacità, elementi che contribuiscono alla creazione di un clima particolarmente adatto ad attirare gli investimenti dall'estero. Senza dubbio - ha proseguito il Primo Ministro - la Turchia, che in questi ultimi anni ha superato molti ostacoli, è finalmente entrata in un periodo di notevole crescita economica ed industriale. Alcuni nodi restano tuttavia da sciogliere; in primis quello delle lungaggini burocratiche, una vera e propria barriera posta di fronte ai numerosi investitori interni e stranieri. Una realtà - ha specificato Erdogan - che deve essere in ogni modo modificata, alla luce dell'ingente afflusso di capitali che stanno affluendo nel Paese  (circa $20 milardi nell'ultimo anno). La recente istituzione della Tispa, un'agenzia direttamente legata all'Ufficio del Primo Ministro istituita per la promozione degli investimenti, giocherà in questo ambito un ruolo essenziale, agevolando l'accesso di nuovi capitali nell'economia del Paese e garantendo un valido supporto a tutti quegli imprenditori desiderosi di investire in Turchia. Nel corso della conferenza alcuni esperti economisti, nel sottolineare quanto una riduzione dell'attuale tasso d'inflazione e della  pressione fiscale possono aumentare in modo ancora maggiore l'afflusso di capitali stranieri, hanno suggerito al Governo di investire più incisivamente nella promozione dell'immagine del Paese all'estero.
RIDOTTO COSTO DEL LAVORO
 - La Banca Internazionale di Investimenti <Morgan Stanley> in una sua recente pubblicazione afferma che l'aumento della produzione pro-capite negli ultimi cinque anni ha ridotto il costo del lavoro del 40%; il rafforzamento dell'Euro ha consentito invece alle aziende turche di guadagnare sempre maggiori fette di mercato nonostante le avverse vicissitudini della moneta nazionale. Inoltre, continua il rapporto, il fatto che il 58.8% dell'import turco è pagato in dollari Usa, costituisce senza dubbio un fattore di vantaggio per l'economia del Paese, così come le entrate derivanti dal turismo, sostanzialmente in Euro.
AL COMPLETO LA ZONA INDUSTRIALE DI ADIYAMAN 
- Il Presidente della Camera di Commercio ed Industria di Adiyaman, Zafer Ersoy, ha affermato che la Zona Industriale Organizzata di Adiyaman è al completo e che almeno 32 aziende sono al momento in lista d'attesa per entrare a farvi parte. Il settore maggiormente rappresentato è quello tessile, anche se sono in via di forte sviluppo altre produzioni, tra cui prodotti in plastica, macchinari e parti elettriche etc. Ersoy attribuisce il successo della Zona Industriale non solo alle infrastrutture offerte agli investitori ma anche al sostegno volto alla ricerca di partner affidabili e sicuri. Infine, citando alcuni dati recenti, il Presidente della Camera di Commercio ha affermato che la Zona Industriale, che garantirà un impiego sicuro ad almeno 14.000, ha avuto un grande impatto sul fenomeno della disoccupazione nell'area, contribuendo a far scendere la percentuale dei senza lavoro tra il 4% ed il 5% rispetto al 27,5%; solo lo scorso anno sono state assunte 6.000 unità di cui il 75% sono donne.
"LEONARDO: GENIO UNIVERSALE"
 
- La mostra "Leonardo: Genio Universale" sarà ad Ankara presso la <Middle East Technical University> (Metu) dal 24 febbraio al 24 marzo. L'esposizione ha già riscosso un enorme successo a Istanbul, dove nell'arco di due mesi ha attratto oltre 140.000 persone.
CONCORSO PER MASTER 
- L'<Eni Corporate University,> come per gli anni passati, ha bandito un concorso per l'ammissione al Master in Management ed Economia dell'Energia e dell'Ambiente (Medea) della scuola Enrico Mattei. Informazioni sui corsi e sulle modalità di partecipazione potranno essere reperiti al sito www.enicorporateuniversity.it/scuolamattei attraverso il quale è inoltre possibile compilare le domande di ammissione entro il 31 marzo 2007.
INDICATORI MACROECONOMICI
- Crescita del PNL nel 2005: 7.7%; gennaio - aprile 2006: 6.3%
- Inflazione  annua (prezzi al consumo): 7,72% (2005); 9,86% (2006)
- Interscambio con l'Italia a gennaio 2007 : $1.030,5 milioni con esportazioni verso l'Italia pari a  $492,7 milioni (-2,37% rispetto a gennaio 2006) ed importazioni dall'Italia pari a $537,8 milioni (+16,22% rispetto a gennaio 2006).  (Ice Istanbul su dati dell'Istituto Turco di Statistica- Tuik) -

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A cura di : Simona De Martino - Capo dell'Ufficio Economico e Commerciale dell'Ambasciata d'Italia in Turchia
              : Ganmarco Macchia - vice capo dell'Ufficio Economico e Commerciale
              : Roberto Luongo - Direttore dell'Ufficio Ice di Istanbul
Redazione: Tiziana Staffolani - Collaboratore Economico e Finanziario
15.03.2007

 

 

TURISMO/CURIOSITA'

 

IN AUMENTO
IL NUMERO
DEI TURISTI

La Turchia tira un sospiro di sollievo dopo i dati negati dell'anno scorso dovuti ad aviaria, vignette su Maometto e attentati. Il caso eccezionale dei visitatori tedeschi.

In_aumento_il_numero_dei_turistiIl turismo turco tira un sospiro di sollievo. Lasciati alle spalle i brutti ricordi ell'influenza aviaria, delle vignette su Maometto e, per il momento, anche gli attentati ad opera dei separatisti curdi del Pkk, nel Paese della Mezzaluna torna a farsi sentire la presenza straniera. Rispetto a gennaio 2006, l'afflusso di visitatori è aumentato del 7%. Lo ha reso noto il Tuik, l'Istituto di Statistica turco. Sorprendentemente sono aumentate le persone che scelgono la nave per raggiungere il Paese della Mezzaluna. Bene anche le ferrovie, in amento del 22.4%. A guidare la classifica dei "turcofili" - per quanto riguarda il solo mese di gennaio, la Germania (vedi notizia sotto. ndr), seguita da Bulgaria, Russia, Georgia, Iran, Siria e Francia. I turisti di questi dati rappresentano il 61% del totale. (Apcom)
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Turchia avanti tutta per quanto riguarda il numero dei turisti tedeschi. Il rappresentante dell'Unione Turistica Internazionale (Tui) nel Paese della Mezzaluna ha detto all'agenzia di stampa <Anatolia> che la Turchia sta tornando ad essere la meta preferita del popolo tedesco, ancor più di prima, visto che questo revival ha assunto proporzioni che il Tui ha definito "fenomenali".
Volker Boettcher, direttore del Tui, ha affermato infatti che le vendite di pacchetti turistici per la Turchia sono aumentate del 50% (il 10% per l'Italia). (da Apcom)
15.03.2007


<SOREM> VINCE LA GARA ANTINCENDIO

La società italiana - come ha annunciato il presidente del <Gruppo Aeroservices>, Giuseppe Spadaccini - avrà il compito di controllare l'area dello stretto del Bosforo anche per quanto riguarda il pattugliamento antinquinamento.

Sorem_Protezione_civileLa <Sorem> si è aggiudicata la gara per il servizio antincendio ed il pattugliamento antinquinamento dell'area dello stretto del Bosforo per il biennio 2007-2008. Lo ha annunciato Giuseppe Spadaccini, presidente del <Gruppo Aeroservices>, secondo cui il successo "può essere visto anche come il riconoscimento per la gestione corretta ed efficiente di un servizio di emergenza, che peraltro ha garantito costi estremamente contenuti sia per l'amministrazione che per la collettività".
<Sorem>, che già gestisce per conto del governo italiano la flotta di Canadair CL-415 della Protezione Civile, fornirà alla municipalità di Istanbul tre CL-215 di proprietà <Sorem>, che opereranno con piloti, ingegneri e tecnici italiani da un aeroporto minore in prossimità dell'Istanbul International Airport. Per il 2007 il calendario di attività si estenderà da maggio a ottobre, con possibilità di proroga fino a novembre; il calendario 2008 non è stato anticipato. <Sorem> ha già operato in Turchia in passato, in particolare contribuendo il 24 maggio 2006 a spegnere un grande incendio sull'aeroporto di Istanbul.
Nel dicembre 2006 - si apprende dalla nota dell'azienda - <Sorem>si è aggiudicata per la seconda volta la gara d'appalto per la gestione dei 16 Canadair CL-415 della Protezione Civile italiana per un periodo di nove anni che decorre dal 22 gennaio 2006 al 21 gennaio 2015. Dal 1° gennaio al 12 dicembre 2006 la società ha effettuato 4198 ore di volo, di cui 2649 solo di volo operativo per protezione civile, realizzando 18.100 sganci di liquido estinguente per 111 milioni e 500 mila litri di liquido estinguente. (Dedalonews)
15.03.2007

 

CUCINA, 
CHE DELIZIA
SE E' TURCA

Ecco - a portata di tutte le tasche - un prezioso vademecum su come affrontare i piatti del Paese della Mezzaluna, da quelli nazionali a quelli regionali. 

Comprendere_il_menu_all%27esteroSplendido ed immenso paese, la Turchia: prezioso ponte tra Oriente e Occidente, ricco di straordinarie bellezze artistiche e naturali, carico di secoli di storia testimoniati da numerosi siti archeologici, abitato da un popolo orgoglioso delle proprie origini e del proprio presente. Un paese sempre più aperto ai flussi turistici internazionali e sempre più apprezzato dagli italiani. Molti di questi ultimi, però, al di là dei soliti luoghi comuni (fumare come un turco, bestemmiare come un turco, mamma li turchi) e di qualche altra bagattella del genere, ben poco sanno della Turchia.
Ignorano, ad esempio, che scegliere il luogo in cui andare a mangiare non è cosa facile perché ci sono i kebapçi, i donerci, i kofetci, i pideci, gli ocakbasi, i lokanta, i restoran, gl et restorani, i balik restorani, le taverna, i koi restorani, gli iskembeci, i gazino, i gece kulubu, i meyhane, i gozlemeci, i kumpirici, i midyeci. Ognuno di essi ha una peculiarità: c'è quello dove si serve carne alla griglia, quello dedicato alle polpette, quello dove si mangia alla turca con accompagnamento musicale, quello specializzato nei piatti di pesce e quello nella zuppa di trippa, né mancano le pizzerie.
Se invece si opta per un bar-pasticceria la scelta non è meno difficile, perché il ventaglio di offerte comprende i cafè, i pastane, i kahve o kahvehane, i kafeterya, i cay bahçesi e i birahane. I bar ci sono, ma attenzione: si tratta di locali notturni.
Di tutto e di più, dunque. Allora, come orientarsi in questa giungla di diverse specie di ristoranti e bar? Semplice: acquistare e tenere sempre a portata di mano il preziosissimo volumetto (piccolo nel formato e anche nel prezzo: 7.75 euro, ma ricco di pagine: 206) edito da L'Airone e intitolato <Comprendere il menu all'estero - Turchia>, che fa parte di un'apposita collana rivolta a chi decide di fare le vacanze fuori dal proprio paese. E infatti il sottotitolo è <Dizionario dei termini gastronomici e frasi di uso corrente per i turisti>. E' pocket indispensabile, utile da avere in tasca,
pronto all'uso, mentre si cammina nelle vie di Istanbul o di qualsiasi altra località turca.
Dopo una breve introduzione, ecco il capitolo dedicato a <Dove
mangiare> con la lunga sfilza di termini turchi che indicano i vari generi di ristorante e di bar. C'è pure una frase che vi farà sentire dei Paperon de' Paperoni: <Orientativamente un pasto completo si paga intorno agli 8/10 milioni di lire turche>. Vale a dire: appena 20 euro.
Subito dopo, segue l'elenco di 37 antipasti con annessa composizioni gastronomica. Ce ne sono per tutti i gusti. Però, se avete lo stomaco delicato, è meglio che lasciate perdere il Beyin haslama e il Beyin salatasi, entrambi a base di cervello di montone lessato, nonché il Paça, a base di zampe di capra lessate.
Passiamo alle bevande. La lista ne elenca 17: la più famosa è il çiai (il tè), la meno allettante è l'Ayran (la bevanda turca più popolare: yogurt diluito con acqua e con un pizzico di sale). I dolci enumerati sono 51, compresi gli ormai notissimi Lokum. I formaggi si fermano a quota 33 (se volete la ricotta, chiedete il Kasar loru). Seguono, nell'ordine, 143 piatti nazionali e 71 piatti regionali.
E poi le ricette (15) dei piatti più caratteristici, i salumi (7 e tutti rigorosamente non di maiale), le spezie (21, alcune a noi sconosciute, ma facilmente reperibili nei variopinti e profumatissimi bazar delle spezie), i vini (29) e 63 termini gastronomici relativi al menu, alla cucina in generale, ai modi di cuocere e ai nomi dei piatti.
Quindi si passa alla parte <linguistica> del libricino, quella in cui sono elencate le frasi (con annessa pronuncia) da usare in varie occasioni: acquisti gastronomici, prenotazione di un albergo, che cosa dire alla reception dello stesso, argomenti relativi ai bambini, consumazioni al bar, normale conversazione, divertimenti , dolciumi, domande generiche, emergenze, forme di cortesia,
fumo, informazioni stradali, mance, mangiare fuori (domande e richieste, informazioni, prenotazione, a tavola, bevande). Di più: soldi, pagamenti, reclami, taxi, telefono, problemi (ho bisogno di aiuto, non capisco, mi sono perso, etc.). Non mancano sezioni dedicate a: alfabeto, mesi, festività, misure, numeri, ore, grammatica, pronuncia. Dulcis in fundo: un ricco dizionario gastronomico. Insomma, il viaggio è servito. (Sara Basilici)
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Elcun Kumru: "Comprendere il menu all'estero- Turchia"
L'Airone Editrice - Pagine 206 euro 7.75
15.03.2007

 

ABRAMOVICH E LA "CASA DEI LEONI"

Il miliardario russo, proprietario della squadra di calcio  Chelsea, ha offerto 150 milioni di dollari per acquistare una delle più esclusive ville al mondo che si affacci sul Bosforo ad Istanbul dove vuole trasferirsi.

BosforoIl miliardario russo Roman Abramovich, patron della squadra di calcio Chelsea, sta cercando casa ad Istanbul. Lo rivela il quotidiano tureco <Sabah>. In particolare Abramovith avrebbe puntato gli occhi sulla "Arslandi Kosk" (la Casa dei Leoni), una delle più esclusive dimore sul Bosforo che in questo momento appartiene ad haris Toprak, amministratore delegato di <Torpak Holding>, leader del settore delle costruzioni. Sembra che Abramovich abbia pffetto la cifra record di 150 milioni di dollari.
La "Casa dei Leoni" figura nella top ten delle residenze più care del mondo. L'affare, secondo <Sabah>, dovrebbe essere concluso a giorni. Se dovesse andare male, c'è già pronta la dimora alternativa: la casa Erbilgin che costa "solo" 100 milioni di dollari. (Apcom)
15.03.2007


 

CULTURA

DA HIKMET 
A  YASHAR 
 A... PAMUK

L'Auser di Varese sta organizzando 4 incontri sul tema della letteratura turca. Punto di vista europeo visto da scrittori come Gautier, De Amicis.

Nazim_HikmetL'Auser di Varese (piazza P.zza De Salvo 9) sta organizzando in questo mese di marzo quattro incontri, con cadenza settimanale (il ciclo è già partito martedì 6 marzo con orario 18-19.30) che proseguiranno sul tema : La letteratura turca.
Nazim Hikmet (Salonicco 1902- Mosca 1963)- è  il poeta, (conosciuto in Italia quasi esclusivamente per la sua lirica amorosa), che ha praticato la poesia come comunicazione e come missione etica e politica, e che rappresenta la voce più nuova e meno tradizionale, nella varietà e libertà delle sue forme poetiche, nella esemplarità delle sue scelte di vita, della letteratura turca del primo Novecento;
Kemal Yashar.  (Semite,- Anatolia,  Turchia, 1922), il bardo, lo sciamano, l'aedo  della letteratura turca: ci presenta con i suoi romanzi la vita, i costumi, la tradizione e i miti della Turchia rurale, anatolica, che non si è ancora integrata con la modernizzazione e le nuove disposizioni statali, facendo emergere la difficile realtà del mondo contadino ed il conflitto città-campagna, natura-ordine che domina la problematica sociale;
Orhan Pamuk (1952 - Istanbul), il primo scrittore turco ad aver ricevuto un riconoscimento ufficiale internazionale con il  Premio Nobel 2006. Esprime la sua complessità con numerosi romanzi impegnativi, - scrive dal 1974- da Il castello bianco, a Istanbul - tradotti da Einaudi - romanzi che si muovono tra storia,saggio e autobiografia, pieni di domande urgentissime sul nostro secolo e rivolte al nostro secolo, mescolando con maestria i ricordi di infanzia con la storia della città, ed esplorando il difficile rapporto  tra islamismo e occidentalismo nella Turchia moderna
Un incontro sarà dedicato ai Viaggiatori europei in Turchia nell'Ottocento.  Personaggi come Cristina di Belgioioso, Nerval, Gautier, De Amicis... ci presenteranno il punto di vista europeo su un mondo esotico ed affascinante e sveleranno anche gli stereotipi dell'occhio occidentale che incontra usi e costumi diversi rispetto alla loro quotidianità, talvolta ammirandoli, spesso sforzandosi di comprenderli, talvolta invece dubbiosi e restii, come sempre avviene quando mondi diversi, che riflettono storia e ideologie distanti, si mettono in comunicazione.
Gli incontri saranno condotti, con letture scelte dei testi più importanti, dalla professoressa Maria Grazia Ferraris. (VareseNews)
15.03.2007

 

 

Pubblicato dalla <Ciner Media Group> e con Ergun Babahan direttore, uscirà in primavera. Se prevede una tiratura di quattro milioni di copie a numero. 

EDIZIONE
TURCA DI
 <NEWSWEEK>

NewsweekE adesso la Turchia ha anche la sua edizione del <Newsweek>. L'autorevole settimanale americano sarà pubblicato in lingua turca dalla <Ciner Media Group>. la tiratura iniziale è fissata per 4 milioni copie. Il nuovo <Newsweek< turco uscirà in primavera. il settimanale è hià tradotto in otto lingue. la notizia è stata resa nota dalla stessa editrice americana. il direttore del <Newsweek< turco sarà Ergun Bahahan>. I vertici americani hanno definito lo sbarco nel Paese della Mezzaluna una opportunità "prioritaria e strategica". (Apcom)
15.03.2007

 

LO SPETTACOLO DELLA VALLE DI IHLARA

Tesori storici, chiese, bellezze di ogni genere fanno di questo luogo, nella Cappadocia, una delle zone più ricche di tutta l'Anatolia. Un canyon di 16 chilometri formatosi dalle eruzioni del monte Erciyes. Era l'ideale per la meditazione dei monaci.

Valle_di_ihlaraThe Cappadocia region offers visitors a distinctly extraordinary landscape and stunning natural beauty stretching over an area of 15,000 square miles. The Ihlara Valley is one of those unique spots located in the region, luring a great deal of tourists from all over the world with its natural and historical legacy.
Aksaray Provincial Culture and Tourism director Hamza Zengin told the Anatolia news agency that the valley was one of the major tourist attractions in the region with its natural beauty, historical treasures and many churches. 
Noting that the valley was home to 105 churches as well as rock houses and temples constructed by early Christians, he said the valley was an ideal place for monks and priests for worship and seclusion at the time.
"The formation of the valley, underground cities with connecting tunnels and churches that date back to A.D. 400 are all very popular with tourists. The Ihlara Valley is beautiful throughout the year and remains among the most popular spots in the Cappadocia region," said Zengin.
The Ihlara Valley, formed after several eruptions of Mount Erciyes, is a 16-kilometer long canyon in the southern part of Cappadocia.
Cracking and collapsing, which occurred as a result of basalt and andesite lava from Mt. Hasandag's eruption, created the Ihlara Gorge and running through they valley is the Melendiz River. 
What is unique about this valley is the ancient history of its inhabitants. The whole canyon is honeycombed with underground dwellings cut into the rock, churches from the Byzantine period and graves built into the valley's walls, some of which are connected by tunnels and corridors. The valley proved to be an ideal place for the seclusion and worship of monks along with a hideaway and secure area for people during invasion.
The decoration of some churches can be dated back to the 6th and13th centuries and can be classified in to two groups. Churches close to the Ihlara Canyon have frescoes with oriental influence and those nearer to Belisirma possess Byzantine style decorations. Very few Byzantine inscriptions in this area can be read but a 13th century fresco in the church of St. George (Kırkdamaltı), the names of Seljuk Sultan Mesud and the Byzantine Emperor Andronicos are inscribed. The construction of new churches slows down after the Seljuk Turks' conquered the area, however, church life continued until the population exchange between Greece and Turkey in 1923.
Some of the best-preserved frescoes in the Ihlara Valley can be found at the Ağacaltı, Purenliseki, Kokar, Yılanlı and St. George churches. (Turkish Daily News)
15.03.2007

 

Ricordata tanto da Omero nella sua "Iliade" quanto da Platone e Socrate, si identifica al giorno d'oggi con il centro di Samsum, sul  Mar Nero, luogo da dove nel 1919 ebbe luogo con Kemal Ataturk la riscossa nella guerra di Indipendenza turca.

 LA LEGGENDARIA CITTA' DELLE AMAZZONI

AmazzoniThe legendary female warriors, the Amazons, often mentioned in Homer's "Iliad" and almost all documents written by ancient Greek writers such as Plato and Socrates, are known throughout the world as powerful symbols of female virility and the ancient goddess sects. The Black Sea coastal city of Samsun, known as the city where Mustafa Kemal Atatürk began the Turkey's 1919 War of Independence, also happens to be the home of the extraordinary Amazons, who were a nucleus of fear and fascination in ancient texts.
Work has begun in Samsun to highlight the Amazons as yet another of Turkey's ancient cultural assets. The Samsun Metropolitan Municipality plans to construct a miniature city reflecting the time of the Amazons in the city's Batı Park, reported the Anatolia news agency. 
The Samsun Metropolitan Municipality Governor Kenan Şara said they would be building a miniature Amazon city on a 40,000 square meter area in Batı Park. He said they were currently working on the project and that a 12-meter tall Amazon statue that will be erected in the park was under construction. 
Noting that they aimed to make Samsun a tourist city by highlighting its cultural and historical heritage, Şara said, "It is acknowledged that the Amazons lived in an area between the Kızılırmak and Yeşilırmak deltas around Çorum. That is why we will create an area in Batı Park representing the geography they lived in and including streams symbolizing Yeşilırmak and Kızılırmak on both sides of the city. We will build a miniature Amazon city and people visiting the park will be able to see Amazon statues and relief work." 
Şara said they believed that the miniature city would attract the interest of tourists, adding that the project would gradually be developed and all things related to the Amazons would be included. 
Şara also said that Samsun was the city of Atatürk and work would always continue in order to develop the city in that regard as well. 
The Amazons: 
The Amazons were an ancient nation of women warriors who lived in the city of Themiskyra, located near the Terme (Thermedon) River in modern day Samsun. Tales of these fierce warriors abound in ancient Greek literature and mythology, even though the Amazon tribes indeed existed. Amazons were thought to remove one of their breasts in order to use their bow and arrow more effectively, however visual data from paintings and carvings demonstrate otherwise. The Amazons are known to have settled in the Black Sea region in 1200 B.C. and each year a festival is held in their honor in the Terme district of Samsun. (Turkish Daily News)
15.03.2007
 

 

La_Turchia_ride

 

LA TURCHIA
 CHE RIDE:
KOMIKAZEN


L'ultimo  appuntamento della rassegna del fumetto turco. Da 15 anni  vengono distribuite, da Diyarbakir ad Istanbul, 150 mila copie della rivista <Le Man>.

KomikazenUltimo grande appuntamento della rassegna di fumetto di realtà Komikazen nella quale presentano il loro lavoro i disegnatori turchi della rivista <Le Man>, una vera e propria istituzione della satira in Turchia. Da 15 anni ogni settimana 150.000 copie di < Le Man> vengono distribuite in maniera capillare da Diyarbakir a Istanbul. I due fondatori della rivista, che sono ospiti di Komikazen, sono molto amati dalla gente, considerati dei veri e propri beniamini. Pur essendo stati in passato molto invisi al potere, tanto da non potere ottenere il passaporto per diversi anni, i disegnatori di < Le Man> non hanno mai smesso di essere sarcastici, ironici, iconoclasti. La loro rivista ogni settimana attacca con il suo humour caustico i vizi e le ipocrisie della società turca con incredibile libertà espressiva.
<Le Man> è un vero e proprio settimanale di attualità politica, ma è completamente a fumetti. I suoi personaggi sono ormai punti di riferimento per tutta la società turca. Del resto, la Turchia conosce una tradizione vignettistica, satirica, ma anche narrativa, di grande qualità e ampiezza. Le Man è una casa editrice, una rivista settimanale, una libreria bar nel centro di Istanbul e un fenomeno di costume.

Incontrare gli autori di <Le Man> significa conoscere qualcosa di più del dibattito politico in Turchia in modo del tutto inedito in Europa, abituata a ricevere un'immagine statica e carica di luoghi comuni. Un passo avanti quindi per trasformare la nostra visione di questo Paese e riflettere ancora sulla sua controversa candidatura europea.
Moltissimi sono gli spunti di riflessione regalatici dai personaggi dei fumetti di <Le Man> legati al problema della modernità, alla politica, allo scontro religioso e al conflitto tra uomini e donne. Protagonisti di queste strisce sono una serie di personaggi divertentissimi e davvero emblematici dei cambiamenti in atto nella società turca: da Killanan Adam disegnato da Ahmet Yilmaz (il tipico padre turco sempre scettico verso i tempi moderni e che rimpiange continuamente le antiche tradizioni, pur sognando di vedere i Turchi nello spazio) a Kolazak creato da Mehmet Çagçag (un tassista rude, immorale, ma al contempo moralista, con una ragazza costretta a portare il velo e un amante travestito). Di particolare interesse, in quest'occasione è anche la presentazione del lavoro di una disegnatrice turca che fa parte dello staff di <Le Man>: Ramize Erer. Questa artista, infatti, ha realizzato un intero libro di grande interesse perché tutto dedicato al tema dei matrimoni: Evlilik (trad. it. Matrimoni - in corso di edizione in italiano dalla casa editrice Fernandel) raccoglie, infatti, una serie di strisce ironiche e disincantate sui matrimoni turchi, laici e non: una sorta di spaccato sociale dell'odierna Turchia osservata dal punto di vista della camera da letto.
L'ultimo appuntamento di Komikazen è quindi un'occasione unica non solo per capire meglio cosa bolle in pentola in Turchia, ma anche per entrare in contatto con l'anima vivace e combattiva degli artisti di questo paese: dal 3 marzo al 6 marzo gli autori presenti incontreranno il pubblico e gli addetti ai lavori in un fitto calendario di appuntamenti.
Testo in catalogo di Elettra Stamboulis.
La rivista, diretta da Mehmet Çagçag e Tuncay Akgün, è settimanale ed è stampata in un formato simile a quello di un quotidiano italiano. In essa trovano spazio sia le serie a fumetti che articoli veri e propri che commentano e raccontano sia gli eventi politici che le tematiche sociali del momento. Ogni serie possiede personaggi ben definiti e molto conosciuti dai lettori, tanto che si potrebbe paragonare la loro ideazione a quella dei personaggi Disney. Ideologicamente però sono molto diversi: il loro scopo è mettere in discussione le abitudini comportamentali e politiche della popolazione turca. Particolarità della rivista è quella di essere sempre pronta alla collaborazione con giovani autori e questo fa sì che diventi una vera fucina creativa e un laboratorio aperto a contributi di nuove leve. Ad essi è dedicata sempre una sezione della rivista: in questo modo autori giovani e giovanissimi possono vedere stampate le proprie storie pur vivendo in località remote dell'Anatolia o in piccoli villaggi dell'entroterra. Elemento fondamentale per la comprensione del successo della rivista è la diffusione distributiva: avendo un prezzo veramente popolare (circa 0,50 centesimi di euro), si può acquistare in tutte le edicole turche. (Tiscali Arte)
15.03.2007

 

 
 

ARTE

UN 4°POSTO
MOLTO
ONOREVOLE

Istanbul dietro Firenze, Roma e Venezia ma davanti a Parigi, Barcellona e Siena per la città più attraenti. I Top Awards della rivista <Traveler> del gruppo <Condè>

Il Presidente della Provincia di Firenze, Matteo Renzi, ha presentato, presso la sede Enit di Los Angeles, l'edizione 2007 del "Genio Fiorentino". L'anteprima della kermesse è avvenuta proprio nel momento in cui Firenze risulta la città europea più attraente per i turisti americani. Questo è quanto emerge dall'annuale attribuzione dei Top Awards della rivista <Traveler> del gruppo <Condè Nast>, la più importante rivista di turismo americana e la più diffusa al mondo. Il giornale ha fatto la sua annuale indagine fra i lettori chiedendo quali siano i posti più attraenti in questo momento fra città, isole, crociere, alberghi, aerolinee, resort e trasporti.
Firenze è risultata la prima in Europa con il punteggio di 86.8 risposte positive su 100; al secondo e al terzo posto altre due città italiane (Roma con il punteggio di 85.0) e Venezia (con il punteggio 82.). Seguono Istanbul, Parigi, Barcellona, Siena, Bruges, Londra e Vienna. ''E' motivo di grande soddisfazione - ha commentato Matteo Renzi - registrare questo risultato, che ci ripaga degli sforzi compiuti per ridare smalto alla nostra città e al nostro territorio. Sia con il Genio Fiorentino, sia con le innumerevoli iniziative che abbiamo intrapreso in questi due anni abbiamo tentato di dare un volto nuovo alla nostra provincia. Siamo felici che si trovino dei riscontri nel mercato turistico più importante per noi''. (da Adnkronos)
15.03.2007

 

VEDE LA LUCE L'ANTICA CITTA' DI CNIDO

Dislocato all'estremità della penisola di Datça vicino Bodrum, il sito può considerarsi uno dei più ricchi per memorie storiche. Dai suoi resti (vedi, per tutti, il meraviglioso anfiteatro), emana un fascino che non ha eguali.

CnidoIl_teatro_di_CnidoKnidos, located at the extremity of the long Datça peninsula near Bodrum, was built partly on the Anatolian mainland and partly on the Island of Triopion, connected by means of a causeway that became two grand harbors remaining more or less intact even today. Knidos was a city of high antiquity featuring a number of ancient worshipping sites, including mostly intact statues of Demeter and temple complexes for Aphrodite and Dionysus among others.
Tekir, Knidos' modern handle, is awaiting sponsors for plans to restore the area. Speaking to the Anatolia news agency, Datça local authority Mustafa Kaya said the Corinth temple and the ancient fountain in the ancient city needed some restoration work, which required financial support along with a supply of electricity. "As you know, there is no electricity in the ancient city of Knidos and it is highly costly to bring such a facility to the city. We are in search of a sponsor to carry out restoration works," he said, adding that the ancient city and the excavation site have been lit via generator power.
 "The area where Knidos is situated is also a small port in which the anchored boats need electricity and a generator can't fulfill all the need. When we find a sponsor, both the ancient city and the boats at the port will have electricity and their problems will be solved," Kaya noted.  
Noting that they gave great importance to the promotion of Knidos, he said, "We prepared around 2,000 CDs for Knidos, with some promotional information and photographs. Another of our plans is also to release a book about our ancient city."
The ancient city of Knidos lies 35 kilometers from Datça and used to be an advanced city in terms of science, architecture and arts as well as home to the famous astrologist and mathematician Eudoxus, the Persian historian Ctesias, as well as Sostratus, the builder of the celebrated Pharos at Alexandria. Euryphon's students founded the second most famous medical school of their time in Knidos. Also, the sundial, developed by Eudoxus, a great inventor of his time, has attracted numerous domestic and international tourists including boat owners. The ancient city of Knidos had its fair share of remarkable denizens throughout its history.
Knidos also has some of the most impressive ruins on the peninsula. The agora (marketplace), two ancient theaters with the capacity of 20,000 and 5,000, an odeum (a theater), a temple of Dionysus, a temple of the Muses, a temple of Aphrodite and a great number of minor buildings are the major attractions in the area. (Turkish Daily News)
15.03.2007

 

 

CINEMA/SPETTACOLI

OH L'ORRORE! QUELLO TURCO ESCE DALLA BARA

Partendo da "Okul" dei fratelli Taylan, sono tanti i film che in questi anni sono stati programmati nelle sale. Tanto per fare alcuni esempi: dai mitici "Istanbul'da" e "Seytan" a "Buyu", "Dabbe", "Araf", "Gen", "Kuçut Kiyamet".

Cinema_horror_turcoOkulFor the past few years, Turkish cinema has been enthusiastically screening horror movies. If you haven't noticed that, you must not have gone to the cinema for at least three days, nor have read anything about movies.
The Taylan brothers started everything with the movie "Okul" (School) in 2004. With the support of Plato Films behind them, at a time when indigenous cinema flirted nicely with the viewer, these two brothers finally released the Turkish genre of horror from its coffin. Despite striking examples in the 1950s and 1970s such as "Drakula İstanbul'da" [Dracula in İstanbul] or "Şeytan" [the Devil], horror really first reached Turkish cinema-goers with "Okul." However, the Taylan brothers probably didn't know that the fuse they ignited would advance so quickly toward an explosion.
Before taking a look at Turkish horror films made in the last three years, it is essential to mention "Gomeda," which was released this week across Turkey. It's the directing debut of Tan Tolga Demirci, who found a fan-base for his short movies -- horror film makers in Turkey are ironically usually first-time directors -- which featured the adventures of a group of young men who go to Capadoccia for a holiday and find themselves in the other world [dead] after some strange adventures. The difference between "Gomeda" and the typical '80s' horror film in which a group of young people are murdered is that "Gomeda" handles it in a very surrealistic atmosphere. In fact, the murder scenes seemed to be filmed in a rush, but one can readily understand by looking at other examples that the Turkish horror movie industry still has a long way to go. Right now, the approach leans toward a few movies blended with a bit of horror and unintended comic details. In other words, there is still a lot to do!


OKUL (2004)
http://medya.todayszaman.com/todayszaman/2007/03/03/okul.jpg"Why didn't Turks already have an established tradition of horror movies?" This question has been asked over the last few years. The first answer may be that we haven't had an established genre of horror literature up until now. From this perspective, it's difficult to say how much "Hayalet Kitabı" [the Ghost Book] by Doğa Yücel belongs to horror literature or how similar the Taylan brothers' movie is to a pure horror movie. Their film was about the adventures of a group of young students locked up in a school, we cannot say it is pure comedy, with scenes like where one of the students sees an ugly image of himself in the mirror, or another scene where a spider-like creature crawls on his face. Despite its relative lack of success, "Okul" still impresses by being the first in its field.
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BÜYÜ (2004)
BuyuExpectations should have been kept very low for Orhan Oğuz, a director who makes a point out of saying "I don't watch horror movies" in his statements to the press, however, he must have thought that he could tackle the difficult task of shooting a horror movie. Unfortunately, all one cay say after watching the movie is that he failed miserably. While you are preoccupied with how a horror movie can possibly be shot without having any exposure to the genre, we'll also take a look at the state that actors such as İpek Tuzcuoğlu, Ece Uslu, Özgü Namal, Nihat İleri and Okan Yalabık were in when attending the movie's premiere.
The movie takes place in Turkey's southeast. A team of archaeologists finds trouble instead of a book they are searching for belonging to the Sultan Salih of Aruk. I suppose it's not necessary to say that a bloody and scary demise awaits this team. Close to the end of the movie, an escalating Islamic theme enters in that is reminiscent of movies of the West that have waves of Christian doctrine running through them.
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DABBE (2005)
DabbeSimilar to "Büyü," "Dabbe" used the Holy Quran as a reference also combining elements of horror films of the Fareast. Director Hasan Karacadağ, who we have apparently imported from Japan, created a low-budget flick whose main problem was that the cast were acting as if their audience and co-stars were Japanese. And much to our surprise, when we discovered that the movie had been influenced by a Japanese production "Kairo," the whole thing left a bad taste in our mouths.
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ARAF (2006)
ArafBiray Dalkıran, another first time director, comes from a background in the commercial industry. His movie "Araf" was unanimously cited as the worst movie of 2006 by critics. (Maybe first time directors taking on a genre that is as difficult as horror is the reason for all these unfortunate movies). "Araf" tells the story of a young woman who is forced to have an abortion after she finds out she is pregnant as a result of an illicit relationship. The component of horror in the movie begins when the aborted fetus comes back to find its mother.
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GEN (2006)
GenTwenty one-year-old Togan Gökbakar's Hollywood-inspired movie "Gene," (Gen) borrowed a little from Kubrick's "The Shining" in terms of its exploitative storyline, which can be applied well as we see in movies like "Identity" (Kimlik). In the storyline, two homicide detectives and a new resident doctor are stranded in a mental institution and try to find their way out of this mystery. "Gen" resembled a bad episode of the "X-Files," and although when compared to its former two counterparts had a "Citizen Kane" feel to it; with its bad acting and unconvincing story line, fell short of expectations.
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KÜÇÜK KIYAMET (2006)
KiyametThe Taylan siblings, leaving their first movie attempt "Okul" (School) and the accompanying teenage spirit behind them, presentedus with "Küçük Kıyamet." (Minor Judge-ment Day) The movie that premiered at the end of 2006 deals with a family that lives in Turkey's south who suffers from multiple earthquakes and decides to move to a desolate town's even more desolate home. (Burçin S. Yalcin/Zaman)
15.03.2007


 


SPORT

Fia_Wtcc

ANNULLATA LA GARA DI ISTANBUL

La settimana tappa del campionato Fia Wtcc 2007 - in programma il 28 e il 29 luglio ad Istanbul - sarà disputata nel circuito di Anderstop in Svezia nello stesso fine settimana. Le modifiche apportate.

 

Campionato_Fia_WtccLa 7a tappa del Campionato Fia Wtcc 2007, in programma il 28 e il 29 luglio a Istanbul,  l'<Istanbulpark>, verrà disputata invece ad Anderstorp, in Svezia, nello stesso fine settimana.
Il circuito di Anderstorp, un totale di 4.0 km, non è sconosciuto al campionato FIA: nel 2002 e nel 2003 infatti si disputarono due tappe del Tour europeo.
Da allora sono state apportate delle modifiche anche nelle zone limitrofe al circuito, comprese delle zone "garage", uffici amministrativi nonché media centre; dal 2005 inoltre Anderstorp è stato reinserito nel calendario del Touring Car Championship svedese.
Per quanto riguarda i numeri, 3 dei piloti che sono riusciti ad aggiudicarsi il podio tra il 2002 e il 2003 ad Anderstorp nel campionato Etcc, gareggeranno quest'anno per il Fia: Nicola Larini (due successi, uno all'anno), Roberto Colciago (successo nel 2003) e Jörg Müller (successo nel 2002). (EuroSport.it)
15.03.2007

 

Championship_Futsal

 

UEFA 2009:
LE CANDIDATE
DI FUTSAL


Belgio, Bosnia-Erzegovina, Ungheria e Turchia vorrebbero ospitare il Campionato europeo. Nel Paese della Mezzaluna la manifestazione si terrebbe ad Istanbul.

Uefa_2009Belgio, Bosnia-Erzegovina, Ungheria e Turchia hanno presentato la candidatura per ospitare il Campionato europeo Uefa di Futsal 2009, la prima fase finale di una competizione di futsal con la partecipazione di 12 squadre.
Decisione ad ottobre

Le candidature di queste nazioni sono state accettate dalla Commissione Futsal Uefa. Ora si procederà con le valutazioni e le ispezioni in loco, mentre la decisione finale sulla sede sarà presa ad ottobre dalla Commissione Esecutiva Uefa. Se la scelta dovesse cadere sul Belgio, le partite verranno disputate a Charleroi e Anversa; la Bosnia Erzegovina ha proposto la capitale Sarajevo; l'Ungheria utilizzerebbe gli impianti di Budapest e Debrecen; in Turchia, invece, la manifestazione si terrebbe a Istanbul.
Edizione del 2007

Il Portogallo ospiterà la fase finale 2007, che avrà luogo dal 16 al 25 novembre a Oporto. A questo appuntamento parteciperanno solo otto squadre: oltre alla nazionale di casa, Spagna, Italia, Ucraina, Russia, Repubblica ceca, Serbia e Romania, qualificatesi nelle fasi precedenti. (Uefa.com)
15.03.2007

 

 

Alcuni organi di stampa, peraltro smentiti dallo stesso interessato, avevano accennato al fatto che l'ucraino potrebbe lasciare la sua nazionale..

SE O. LISOGOR
SCEGLIESSE
LA TURCHIA

Oleg_LisogorOleg Lisogor è stato il protagonista di una conferenza stampa tenutasi a Kiev in cui è stata presentata la selezione ucraina per gli ormai prossimi mondiali di Melbourne. Di ritorno da Lione, dove aveva preso parte ad una tappa della Coppa di Francia, Lisogor ha dichiarato: "Le gare di Lione hanno proposto la partecipazione di atleti importanti; lì ho conseguito un successo in una delle due gare disputate, mentre nella distanza più lunga ho conquistato il terzo gradino del podio. Io ritengo di essermi espresso su riscontri cronometrici non da disprezzare. In Francia, poi, le condizioni del tempo erano totalmente differenti rispetto a qui e ho preso il raffreddore. Questa leggera influenza ha scombinato i nostri piani; ora, comunque, ci aspetta il Giappone (ndr Lisogor insieme ad altri atleti ucraini parteciperà ai Campionati nipponici open in vasca corta nel fine settimana), e poi mi aspetto di raggiungere il top della condizione. Io credo che i Campionati del mondo proporranno grandi gare un po' in tutte le distanze; per quanto riguarda nello specifico la rana, ai mondiali saranno presenti una decina di atleti che possono nuotare tempi tra loro assai vicini, nell'ordine di centesimi di secondo. Il mio obiettivo rimane una medaglia d'oro e se per ottenerla è necessario stabilire un record del mondo, bene allora sono pronto a farlo". Queste le dichiarazioni di Lisogor, un chiaro ammonimento ai rivali che andranno a caccia di un posto sul podio per il quale il possente ucraino si candida soprattutto sui prediletti 50 metri.
L'incontro di Lisogor con i giornalisti ha proposto poi un intenso dibattito al riguardo delle indiscrezioni, apparse alcuni giorni or sono su alcuni media locali, secondo cui il campione ucraino starebbe considerando la possibilità di gareggiare in futuro per un'altra nazione. E' stato accertato che un'offerta in tal senso è stata fatta a Lisogor da parte della Turchia. Secondo lo stesso Lisogor, l'offerta non ha nulla di concreto e pertanto è stato creato molto rumore per nulla. Queste le sue parole al riguardo: "Queste indiscrezioni hanno suscitato un'attenzione e ingiustificata. Qui si sono radunati un sacco di giornalisti, tanti quanti non ne avevo visti neppure quando ho conquistato medaglie in competizioni internazionali. In primo luogo, desidero dire che tutto questo scalpore è stato suscitato dall'incompetenza dei mezzi di informazione di massa. Il tutto è nato da una intervista che io ho rilasciato ad un giornale, in cui ho dichiarato che mi era stata fatta un'offerta da parte di un Paese straniero per gareggiare sotto la sua bandiera. Poi è iniziato qualcosa di strano, le mie parole sono state travisate e riformulate in modo autonomo dai giornalisti sulla base di loro opinioni e congetture. E' stato per me piuttosto spiacevole seguire tutto questo can can dall'estero; poi, quando sono stato contattato con richieste di commentare tali notizie, ho subito negato tutto". Secondo Lisogor, tutta questa polemica su un suo possibile cambio di nazionalità ha avuto comunque dei risvolti positivi, nel senso che ha attirato l'attenzione del pubblico su quanto accade nel mondo del nuoto ucraino e creato un certo clamore su quali potessero essere le ragioni di una simile decisione (che peraltro non è mai stata in discussione). Di questo si è occupato, nella medesima conferenza stampa, anche il ministro dello Sport ucraino Viktor Korzh, il quale ha dichiarato: "Ritengo che quanto è occorso non sia affatto normale e sono felice che tutto si sia ricomposto. Mi sono confrontato con Oleg e abbiamo scambiato le nostre opinioni al riguardo. Esiste un problema di fondo, di cui ho messo al corrente anche il primo vice-presidente della Federazione nuoto ucraina, che è stato informato anche dei provvedimenti che il Ministero intende adottare. Posso dire che le questioni relative al sostegno finanziario per sostenere la preparazione della nostra nazionale di nuoto sono state risolte. E' stato risolto anche il nodo afferente il finanziamento delle delegazioni che prenderanno parte a competizioni internazionali nel corso di quest'anno. Una decisione al riguardo è stata raggiunta con la partecipazione del Comitato Olimpico Ucraino". (Nuotopunto.it)
15.03.2007

 

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