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UNO
SCUDO DI DIFESA PER L'OCCIDENTE
Organizzata
dall'Associazione per l'Amicizia Italia/Turchia si è
svolto un dibattito dell'ingresso della
Turchia nell'UE..
Interventi dell'ambasciatore Ugur
Ziyal e dell'ordinaria universitaria Meliha Altinsik. |
Organizzata
dall'Associazione per l'Amicizia Italia/Germania si è svolto
ultimamente a palazzo Marini in Roma un interessante dibattito
sul tema "L'ingresso della Turchia nell'UE: scudo di
difesa per l'Occidente" che ha visto presenti, tra gli
altri, S.E Ugur Ziyal ambasciatore di Turchia presso lo Stato
italiano, la prof.ssa Meliha Altinsik ordinario del
Dipartimento relazioni internazionali presso l'Università
tecnica del Medio Oriente ad Ankara ed il giornalista Gino
Ragno (moderatore). Riportiamo di seguito gli interventi di
Ziyal e Altisinik.
INTERVENTO
ZIYAL
Egregio
Segretario Generale Ragno,
Onorevoli
deputati,
Pregiati
ospiti,
innanzitutto
desidero ringraziare l'Associazione per l'Amicizia Italia-Germanica ed il Segretario
dott.Gino Ragno per aver
organizzato questa riunione ed averci dato l'opportunità di
parteciparvi. Inoltre, non
posso non esprimere il piacere che provo nel rivolgermi ad
un pubblico così scelto per un argomento di tale attualità.
L'Italia e la Germania sono due Paesi
amici ed alleati della Turchia con rapporti profondi basati su
un lungo passato. Di conseguenza, il sostegno dato al nostro
paese durante il processo d'adesione all'Unione Europea,
da parte dell'Italia e della Germania, che sono presenti sin
dall'inizio nell'integrazione europea e sono tra i membri
fondatori dell'Unione, è sempre stato prezioso per noi.
Osserviamo con piacere che l'appoggio
datoci dall'Italia in questo campo procede indipendentemente
dai cambiamenti di potere e che quest'appoggio è stato
manifestato in modo corale in diverse tribune. Apprezziamo il
fatto che la Germania rimanga fedele alle promesse fatte.
Per contro, abbiamo visto che in alcuni
paesi membri, l'adesione della Turchia all'Unione Europea,
è stata motivo di un intenso dibattito, a volte fuori dal
reale, e che tale dibattito si è addirittura trasformato in
argomento di attualità durante le elezioni generali.
Penso che sia salutare discutere,
considerando gli effetti che creerà l'adesione all'Unione
Europea di un paese grande e con importanza strategica come la
Turchia. In un sistema democratico, i dissensi si superano con
dibattiti e con scambi di vedute. Solo che qui dobbiamo fare
attenzione ad un punto. E' stata data alla Turchia la
promessa di diventare membro. La Turchia sta procedendo nel
realizzare le condizioni richieste per l'adesione. La
tendenza di alcuni ambienti politici europei di "cambiare le regole", è incoerente e nello
stesso tempo ingiusta. Suppongo che nessuno possa contestare
questa valutazione. D'altro canto, visto che alla fine sarà
il popolo a decidere, il dibattito riguardo l'adesione della
Turchia all' Unione Europea deve essere
chiaro, franco, lontano da pregiudizi, basato su dati
ed equo. Voglio che sappiate che noi non siamo restii a simili
dibattiti. Anche noi Turchi discutiamo sullo stesso argomento.
Ecco,
in quest'occasione desidero condividere con voi in modo
chiaro e con tutta la mia franchezza le mie opinioni riguardo
il percorso di adesione della Turchia all'Unione Europea.
Prima
di tutto mi oppongo all'idea che la Turchia non fa parte
dell'Europa da un punto di vista storico e geografico. Idea
che si sta diffondendo soprattutto in questi ultimi tempi
nell'Unione Europea i cui rapporti con la Turchia sono
iniziati nel 1959 e proseguiti con alti e bassi.
Secondo me la Turchia è sempre stata parte dell'Europa
sia dal punto di vista storico che geografico.
Modernizzazione
della società
Pur non volendo usare
il tempo che mi è stato concesso per dilungarmi nella storia
remota, non posso fare a meno di soffermarmi su alcuni punti.
Non sento neanche l'esigenza di ricordare il fatto che le
civiltà anatoliche sono la culla della civiltà Europea.
Potete constatarlo subito nella nostra piccola mostra al
Quirinale. Per altro vorrei farvi notare che la
modernizzazione dello Stato e della società turca si basa su
un passato di 2-3
secoli e che l'Impero Ottomano è stato una delle potenze
che ha modellato la storia dell'Europa
in tempi di pace e di guerra, di
vittoria e di sconfitta.
Nello stesso modo, la Turchia, subito
dopo l'Istituzione della Repubblica divenne membro di
organizzazioni quali
il Consiglio Europeo, Nato ed Aagit di
matrice Europea/ Occidentale. Mentre allora nessuno
sentì l'esigenza di chiedersi se la Turchia poteva o no diventare membro di tali
organizzazioni, a cui peraltro diede grandi contributi, oggi
proprio nell'ultimo anello di questo lungo processo di
adesione all'Unione Europea, non solo io, ma anche il mio
governo e tutti i miei connazionali ci troviamo in difficoltà
a capire che ci siano ancora degli interrogativi a tale
proposito. Vorrei che sappiate che tale difficoltà nel capire
è condivisa anche da paesi del Caucaso, del Centro Asia e
Medio Oriente e dai paesi
membri dell'IKO.
La Turchia e L'Unione Europea non
sono legate solo nel loro passato, ma anche nel loro futuro.
Inoltre, considerando che nei paesi Europei, alcuni peraltro
membri dell'Unione, vivono più di tre milioni di Turchi,
che nella sola Germania ve ne sono due milioni, e che essi
contribuiscono alla vita politica, sociale, economica e
culturale di tali paesi, non so come si possa asserire
obiettivamente che la Turchia sia estranea
all'Europa...lascio a voi tale valutazione.
Nell'attuale
complessa congiuntura politica, l'Unione Europea, che
ambisce a diventare "una potenza globale", al fine di
mantenere la propria posizione ed il proprio livello di
sviluppo, guarda con interesse ai Balcani, al Mar Nero, al
Mediterraneo, al Medio Oriente, al Caucaso, al Centro Asia.
Non riesco ad immaginare come potrebbe diventare una
"potenza globale" in tali regioni senza la Turchia.
Globalizzazione e
realtà - Nell'ambito
delle difficoltà generate dalla globalizzazione e delle realtà
che ci troviamo a fronteggiare nel 21° secolo, le scelte che
l'Unione Europea farà riguardo al proprio futuro, saranno
determinanti anche per noi. Di conseguenza, la Turchia e
l'Europa, come era già stato nel passato, oggi e nel futuro
avranno un destino comune. Mentre si sta valutando
l'adesione della Turchia all'Unione Europea con tutti i
suoi pro ed i suoi contro, ritengo che ciò sia da considerare
una realtà imprescindibile.
Ecco, a proposito di tutto ciò, la
decisione presa al Vertice dei Capi di Stato e Governo
dell'Unione Europea il 14 Dicembre 2006, ha deluso
l'opinione pubblica turca. Prima di tutto questa decisione
non è compatibile con l'anima e lo spirito dei nostri
rapporti multi-direzionali, considerando la mole che oggi hanno
raggiunto. Oggi i nostri negoziati con l'Unione Europea
rischiano di congelarsi, addirittura di trasformarsi in un
processo virtuale grazie all'Amministrazione Greca che
sfrutta questo processo per avanzare le proprie ambizioni con
l'ingresso di Cipro nell'Unione Europea e grazie a
politici europei di vedute strette. Tutto ciò adombra i
comuni obiettivi che avevamo stabilito.
Nonostante
tutto, noi siamo decisi a proseguire nel nostro
cammino. Il nostro governo lo esprime
in modo chiaro e deciso. Nonostante tutto, considerando
il punto a cui siamo giunti, il processo di indagine che si è
concluso il 13 ottobre è stato un lavoro utilissimo. Ha dato
la possibilità di stabilire le nostre manchevolezze e di
definire un percorso per il periodo successivo. Alla luce di
tale percorso, indipendentemente dagli ostacoli che sono
venuti fuori durante il processo di negoziazione, la maggior
parte dei quali non ha alcun collegamento con il processo
stesso, siamo decisi ad andare avanti senza tregua, sia in
accordo al diritto acquisito conforme al processo, sia per le
riforme a cui abbiamo dato inizio . Queste riforme sono
necessarie per prima cosa alla Turchia ed al popolo turco.
Continua l'impegno per le riforme, il Consiglio e le
istituzioni sono impegnati su questa linea, la società si sta
organizzando meglio e la cosa più importante è che si sta
consolidando l'abitudine di discutere ogni argomento.
Nessun
minimo tentennamento
In breve, anche se nell'ultimo
periodo che si è concluso con la decisione del
14 Dicembre l'atteggiamento equivoco mostrato da
alcuni membri e gl'impegni dell'Amministrazione greca di
Cipro nello sfruttare la propria adesione andando contro tutti
i principi dell'Unione Europea, hanno causato delusione e
sfiducia nei riguardi dell'Unione Europea nell'ambito
dell'opinione turca -
questa situazione
è evidente nei sondaggi d'opinione - vorrei che sappiate
che non si è creato un minimo tentennamento nella volontà di
realizzare condizioni di vita migliore nella vita quotidiana
dei nostri connazionali. Prima di tutto vi è la necessità di
raggiungere l'obiettivo del livello delle "civiltà
contemporanee" di Ataturk, che è la filosofia della
Repubblica turca. Se sarà necessario noi siamo decisi a
proseguire da soli in questo percorso. Ma senza dubbio,
guardando le condizioni dei nostri pressi si potrà facilmente
dedurre che l'appoggio dell'Unione Europea e dei Paesi
membri faciliterà il nostro avanzare verso l'obiettivo.
In
ultimo, vorrei condividere con voi le mie opinioni riguardo
"La Turchia scudo a difesa dell'Occidente" che
rappresenta il tema della nostra riunione.
Come
ben sapete, nel periodo della Guerra Fredda la Turchia
rappresentava la spina dorsale dell'ala sud-orientale della
Nato, nel senso che ha costituito lo scudo di difesa
dell'occidente contro il blocco orientale. Vorrei ricordare
che in quel periodo nessuno s'è posto la domanda se la
Repubblica Turca fosse o non fosse parte dell'Europa.
Inoltre non va dimenticato che tale compito ha reso più
difficile lo sviluppo sociale ed economico della Turchia.
Subito dopo la Guerra Fredda vennero
fatte delle dichiarazioni sul fatto che sarebbe diminuita
l'importanza della Turchia nell'ambito della stabilità e
della sicurezza dell'Occidente. Solo dopo l'11 Settembre
si è capito in modo ancora più netto, in particolare in
concomitanza ai cambiamenti nella regione critica che si
trova in Turchia, che tali previsioni erano inesatte. Nei
giorni attuali in cui vanno aumentando gli elementi del
pericolo (asimmetrico), la posizione centrale della Turchia,
dal punto di vista della sicurezza dell'Unione Europea,
forse è aumentata ancora di più. Addirittura se si considera
che la sicurezza, oramai al di là della dimensione militare,
comprende concetti ancora più estesi e di diverse dimensioni
come la sicurezza energetica e come la concorrenza economica;
Se solo serve dare un esempio, la Turchia si trova in una
posizione chiave nel trasportare in Europa le fonti di energia
provenienti dal Caucaso e dal Centro Asia, e ciò incrementa
l'importanza della Turchia presso l'Europa.
Benessere
e stabilità
Di conseguenza, la prospettiva
dell'adesione della Turchia all'Unione Europea, è
importante non solo per provvedere al benessere ed alla
stabilità in quella regione Turca, ma anche per la continuità
del benessere e della sicurezza in Unione Europea. Se i paesi
dell'Unione Europea hanno raggiunto l'attuale livello di
benessere, non si può rinnegare il contributo della Turchia
che ha provveduto alla sicurezza per quanto riguarda la difesa
dell'Europa, e della nostra gente laboriosa che ha migrato
in Europa negli Anni 60 e che oggi una parte di essi oramai ha
raggiunto posizioni dirigenziali.
Con ciò, sarebbe un'utopia, che la
Turchia possa provvedere a lungo termine questa sicurezza
all'Unione Europea e dare questo contributo senza esserne
membro, ad esempio nella posizione di socio privilegiato.
Vorrei evidenziare che si sbagliano coloro che pensano che
porteremo avanti il compito di "scudo a difesa" di
un'organizzazione in cui non partecipiamo ai meccanismi
decisionali e che osserveremo le necessità delle politiche
dell'Unione Europea. Di conseguenza è necessario valutare
anche da questo punto di vista le scelte fatte e le decisioni
prese riguardo
l'andamento del processo di adesione della Turchia
all'Unione Europea. Annebbiare la prospettiva
dell'adesione della Turchia all'Unione Europea e cercare
di produrre delle alternative all'adesione effettiva,
racchiude in sé il pericolo di creare tensione in quella
regione già fragile che si trova in Turchia. La Turchia oggi
in quella sua regione non è consumatore di sicurezza ma ne è
produttore. La Turchia avanza velocemente sulla strada nel
diventare un produttore di benessere. Man mano che si evolve,
la Turchia, possiede il potenziale per realizzare nella sua
regione lo sviluppo sociale e la democrazia. Tutto ciò va
appoggiato e non incagliato!
Infine sarebbe conveniente considerare
un'altra faccenda dell'Unione Europea: L'Unione Europea,
che è il progetto più importante di pace e benessere della
nostra epoca, vuole essere un'unione composta da un po' più
di due dozzine di Paesi cristiani e basata sui valori
Cristiani, oppure vuole aggiungere a quelle
più di due dozzine di paesi Cristiani la Turchia che
non è un Paese Cristiano? Nel caso in cui ci fosse questo
desiderio l'Unione Europea andando oltre all'eredità
religiosa comune, con la democrazia, la superiorità del
diritto, il
rispetto dei diritti umani e con
la tolleranza alle civiltà diverse, dimostrerà di
essere basata sul "consensus", dimostrerà di aver assimilato i valori universali al punto
di accettare "l'altro" e raggiungerà una posizione
idonea a diffondere il suo moderato potere
molto oltre il suo continente.
Riforma
necessaria
A causa di tutti questi motivi, penso
che sia nell'interesse di tutti
appoggiare la Turchia con l'obbiettivo di farla
diventare una società più democratica e più prospera senza
annebbiare in questa fase il processo e l'obiettivo stesso.
Ma, considerando lo scenario di oggigiorno, vediamo che
l'Unione Europea è focalizzata
nelle sue questioni interiori
con "la stanchezza dell'allargamento" e purtroppo
vediamo che non si muove con la consapevolezza e la consueta
sensibilità.
Una riforma dell'Unione Europea è
senza dubbio necessaria sia per la continuazione delle
dinamiche che hanno costituito la base del successo
dell'Unione Europea sino ad oggi, sia per una sana
integrazione dei nuovi membri a questo meccanismo .. Pertanto
i disagi che si vivono oggi in questo campo limitano
l'Unione Europea ad una visuale che si basa su argomenti di
attualità a breve termine, che non sono compatibili con
l'identità globale a medio e lungo termine che l'Unione
stessa aveva cercato di stabilire.
In quest'atmosfera, alla luce delle
realtà attuali, l'importanza dei rapporti Turchia-Unione
Europea si deve cercare in una visione più ampia. La Turchia
sia per l'ampiezza del proprio potenziale economico e
sociale sia per
la sfera d'influenza a livello regionale dei valori
democratici e laici che ha comprovato, è
parte di
questa visione.
In
ultimo mi voglio rivolgere a coloro che guardano con riserbo
l'adesione della Turchia all'Unione Europea: Tutte le tesi
portate avanti contro l'adesione della Turchia in Unione
Europea, compreso l'elemento religioso, possono essere usate
anche a vantaggio dell'adesione della Turchia.
Inoltre
queste, con diverse discussioni, nelle precedenti ondate di
allargamento, a suo tempo, divennero argomento d'attualità
per altri paesi candidati. Peraltro non si è realizzato
nessuno degli scenari catastrofici, l'Unione Europea è
uscita più forte e più ricca dopo ogni ondata di
allargamento. Guardate, la Turchia, che alla fine dei
negoziati diverrà membro dell'Unione Europea, non sarà più
la Turchia di oggi. Sarà, con i suoi standart democratici,
economici e sociali e con la sua legislazione, una Turchia
diversa. In realtà è questo il significato del processo dei
negoziati.
Per questo motivo, bloccare in questa
fase il processo con valutazioni a breve termine, pregiudizi e
riserve non serve né alla Turchia né all'Unione Europea.
Come lo era stato nel passato, anche nel futuro, gli
obiettivi, le aree d'interesse ed i relativi benefici
dell'Europa e della Turchia s'intersecano. Un'unione
Europea, di cui farà parte la Turchia che condivide dalla sua
fondazione ad oggi valori come la democrazia, diritti umani e
la supremazia del diritto che costituiscono la base
dell'Unione Europea, sarà più potente e più rispettabile.
(intervento dell'ambasciatore Ugur
Ziyal)
INTERVENTO
ALTISINIK
L'impatto sullo sviluppo dei rapporti tra la Turchia e
l'UE in relazione al Medio Oriente si può analizzare sotto
un duplice punto di vista. Cominciamo dal primo, soffermandoci
per un attimo sulle conseguenze della politica estera di
Ankara nei confronti del MO, sugli effetti di questa politica
e più specificamente se ci sia stata o meno una "
europeizzazione" della politica estera turca. Ora, quando
usiamo questo termine "europeizzazione", occorre fare
subito una distinzione: da un lato una sorta di sincronia tra
le politiche, sempre più vicine, di Ankara e Bruxelles verso
il Medio Oriente; dall'altro la convinzione che a muovere la
politica estera con le sue norme e con i suoi metodi debba
essere sempre e comunque l'Unione dei 27. E' la cosiddetta
internazionalizzazione del sistema. Fatto sta però che in
quanto ad armonizzazione si è ancora molto lontani, pur se a
partire dagli anni '70 si è vista una maggiore cooperazione
specie in termini di sicurezza.
In quanto al secondo punto di vista, è un dato accertato che
i Paesi arabi fanno molta attenzione più di quel che si creda
ai rapporti Turchia-Unione Europea. E se ancora fino a qualche
anno fa erano scettici circa una possibile adesione di Ankara
in seno all'Unione, convinti che Bruxelles non avrebbe mai
accettato come membro una nazione musulmana, questi si sono
dovuti ricredere; maggiormente allorché il trattato di
Helsinki aprì la strada al processo di adesione anche per la
Turchia.
Ma analizziamo, ora, quali sono state le conseguenze di una
politica comune Turchia-UE nei confronti del Medio Oriente.
Aspetti di una riforma politico-economica
Una volta
che il processo di adesione aveva preso il via, portandosi
dietro le riforme imposte quale conditio sine qua non,
veniva da sé che a Bruxelles si guardasse alla Turchia come
ad una forza emergente, pur sempre moderata, da utilizzare
nella regione mediorientale. Più di uno i motivi, a
cominciare da quello più contingente secondo il quale il
riformismo degli Arabi - soggetti questi ultimi a crisi di
governo e di legittimità (si veda il rapporto Undp) - è
particolarmente attratto dal modello turco, cioè da un Paese
dal quale avere l'input per proiettarsi verso la
modernizzazione nonché per aprirsi alla democrazia senza per
questo tradire le proprie tradizioni. Del resto basta rifarsi
a quanto dichiarato da Fares Braizatù del Centro Studi
Strategici dell'Università di Amman, in Giordania, per non
avere dubbi in proposito. A detta di Braizatù, infatti, se
gli arabi introdurranno le riforme necessarie in tema di
democrazia saranno poi essi stessi i migliori interlocutori
con l'Unione Europea.
Ma un altro motivo per il quale la Turchia viene vista con
simpatia nella regione è la salita al governo di un partito
- quello dello Sviluppo e della Giustizia (Akp) - che, pur
non rinnegando il secolarismo (ataturkiano, ndr), si è
riportato alle radici islamiche. Una linea di condotta che
certo non è dispiaciuta al mondo arabo, consapevole che la
Turchia - come potenza - stia portando avanti una politica
moderata e che pertanto sia decisamente credibile.
Maggiormente adesso che si sta avviando sulla strada
dell'adesione all'UE. D'altra parte Ankara - sensibile
alle sollecitazioni di Bruxelles - si viene a trovare nella
invidiabile posizione di baricentro di un nuovo sistema
politico-economico nel bacino del Mediterraneo allontanando da
se anche quei sospetti da parte di una certa componente araba
la quale non ha mai creduto ad una Turchia membro
dell'Unione, e solo per il fatto che ha una popolazione
musulmana. Al contrario, sarà proprio grazie all'entrata di
Ankara nell'UE che si potrà dimostrare come i rapporti tra
mondo occidentale e mondo arabo saranno equilibrati. Ciò
soprattutto in un momento in cui si è assistito ad una
incrinatura di questi rapporti, causa anche la storia delle
famose vignette su Maometto, che aveva alimentato una sorta di
crisi di civiltà. Va a merito del Primo Ministro turco Recep
Tayyip Erdogan e del premier spagnolo Josè Luis Zapatero
avere cercato di ricucire tale frattura promuovendo - con il
progetto "Alleanza delle civiltà" - il rispetto ed il
dialogo tra le società islamiche ed occidentali.
Politica estera e sua dimensione
Partendo dal
presupposto che la politica estera della Turchia e dell'UE
verso il MO negli anni passati non abbia avuto sempre punti
convergenti, va sottolineato che passi in avanti ne sono stati
fatti. Ankara e Bruxelles, non a caso entrambe con il ruolo
del cosiddetto committed to pursuing, hanno infatti gli
stessi obiettivi che sono la risoluzione del conflitto
israelo-palestinese, le riforme nell'area mediorientale, la
stabilizzazione e la ricostruzione dell'Iraq. Obbiettivi,
aggiungiamo, che non devono rimanere semplicemente sulla carta
ma trasformarsi in qualcosa di concreto. Per far questo però
- proprio perché la Turchia è un Paese negoziatore con
Bruxelles - l'UE non deve far finta di nulla di fronte
alle preoccupazioni di Ankara che vuole non solo un Iraq
unificato, stabile, democratico e secolare ma punta in
particolare ad eliminare le tensioni nella zona multi-etnica
di Kirkuk. In altri termini UE e Turchia devono lavorare
insieme alla ricostruzione dell'Iraq senza dimenticare i
principi base della sua identità. A maggior ragione, quindi,
Bruxelles deve fare da garante circa l'integrità
territoriale del Paese, la risoluzione pacifica delle dispute,
i meccanismi giusti per portare avanti questi progetti. Dal
canto suo la Turchia, in Medio Oriente, dovrà proseguire
sulla strada del dialogo più di quanto abbia fatto in
passato. D'altra parte, se Ankara negli anni '90 aveva
adottato una strategia a dir poco rigida con i vicini di casa
minacciando la Siria con azioni militari, lanciando incursioni
in Iraq e al tempo stesso alleandosi con Israele, dal 2000 in
poi la politica è sensibilmente cambiata ed i rapporti con i
vicini sono diventati più distesi. Non va dimenticato poi un
maggiore pragmatismo della Turchia nella risoluzione del
conflitto israelo-palestinese portato avanti con tutta una
serie di contatti e di colloqui con le parti interessate. Gli
esempi di questo generale cambiamento di rotta sono
ravvisabili negli accordi di sicurezza con Damasco nonché
nella presenza di delegazioni turche alla <Temporary
Presence > di Hebron e all'Unifil II in Libano, senza
dimenticare la parte attiva avuta in questo contesto dalla
Tobb (Unione delle Camere di Commercio, Industrie e Borse) che
ha avviato sponte sua iniziative di pace proprio per
trovare una soluzione al conflitto israelo-palestinese. Nella
fattispecie l'iniziativa della Tobb ha puntato, da un lato
ad un dialogo cooperativo e di joint venture a tre -
tra la stessa Tobb, l'Associazione dei Fornitori di Israele
e la Federazione delle Camere di Commercio, Industria ed
Agricoltura della Palestina - vitalizzato da cadenzate
riunioni; dall'altro addirittura alla creazione di un
sistema industriale nella zona di Gaza. Questo processo
innovativo ha dimostrato in effetti come la Turchia sappia
muoversi bene e come abbia tutti i presupposti validi
per entrare in Europa, guardata in questo percorso anche con
simpatia dai Paesi arabi.
Più delicata, forse, la questione irakena. Il diniego di
Ankara ad una sua partecipazione nella guerra contro Saddam
Hussein (che aveva provocato all'epoca la reazione degli
Stati Uniti, ndr), in definitiva ha dimostrato che non sempre
le opzioni militari sono utili per una soluzioni dei problemi.
Ankara aveva visto giusto preferendo portare avanti una
diversa strategia, diplomatica in primo luogo e poi
economico-commerciale senza trascurare i contatti con tutti i
gruppi etnici e al tempo stesso contraria ad una federazione
che potrebbe ricreare tensioni tra Turchia ed Iraq.
Economia e sue dimensioni
Il processo di adesione
della Turchia all'Unione Europea ha avuto conseguenze anche
dal punto di vista economico dal momento che gli investitori
arabi, hanno cominciato a guardare al Paese della Mezzaluna
con un sempre più crescente interesse. Non è un caso che già
nel 2004 erano ben 200 le ditte arabe ad operare in Turchia.
Nel merito, va messo in evidenza come - in linea di principio
- queste joint venture non siano sempre viste con
simpatia dall'UE a causa degli interessi di quest'ultima.
Come che sia, il ruolo di stato-cuscinetto di Ankara tra
l'Europa e il Medio Oriente è indubbiamente più positivo
che negativo, soprattutto se il discorso viene allargato al
petrolio e alle fonti energetiche in generale.
Per concludere, in un'Europa la cui popolazione musulmana si
aggira sui 15 milioni di persone e in cui il dibattito
sull'Islam è piuttosto intenso, la funzione mediatrice di
Ankara diventa la chiave di volta per arrivare ad una
integrazione tra vecchio mondo e mondo arabo là dove il
futuro di quest'ultimo rivestirà una importanza
fondamentale per l'Europa. Che, peraltro, Bruxelles non può
permettersi di ignorare. Come evidenziato da Xavier Solana nel
"Secure Europe in a Better World: European Security Strategy"
(12 dicembre 2003), sono molteplici gli interessi messi in
pericolo dall'area mediorientale, quali terrorismo,
proliferazione di WMDs, conflitti regionali, crimine
organizzato: un insieme di minacce che potrebbero ritardare il
ruolo dell'Europa come grande potenza mondiale qualora non
dovesse avvalersi della collaborazione di Ankara, con il suo
ingresso nell'UE. Potenza militare e contemporaneamente
potenza diplomatica, la Turchia è infatti l'unico Paese
affidabile (self-confident); non solo, ma in grado di
svolgere un ruolo costruttivo nella stabilità del Medio
Oriente. Cosa irrealizzabile se il processo di adesione fosse
ancora ritardato. Come sosteneva un editoriale del <Daily
Star>, pubblicato a Beirut "dieci anni possono sembrare
lunghi ma la sfera del tempo - dopo un'attesa
quarantennale - sta rotolando verso la parte
dell'adesione". I cambiamenti operati in Turchia, e le
riforme che si stanno attuando, inevitabilmente si
ripercuoteranno in Siria e in Iraq. I vicini di casa dovranno
però collaborare. E' il miglior modo anche per questi Paesi
di trarne benefici, sia economicamente sia politicamente che
socialmente. Benefici di cui godrà la stessa Unione Europa se
farà di Ankara la sua leva per manovrare liberamente in MO. (Intervento
Meliha
Altinsik)
IL
TESTO ORIGINALE
__________________________________
The
impact of developing Turkey-EU relations on the Middle East
can be analyzed in two levels: First, in terms of its impact
on Turkey's foreign policy behavior towards the Middle East,
specifically whether 'Europeanization' of Turkish foreign
policy is taking place or not. The Europeanization here is
defined in two aspects; increasing harmonization of Turkey's
policies towards the region with the EU and internalization of
EU foreign policy norms, methods, and practices. This is
however with the caveat that the development of EU's foreign
and security policy is still quite limited. Although the
expansion of European foreign and security policy cooperation
since the 1970s increasingly imposes unique requirements on EU
member states and candidate countries, common positions evolve
slowly.
The second impact is on how the Arab Middle East
countries perceive Turkey, or specifically whether developing
Turkey's relations between Ankara and Brussels are having
any impact on the perception of Turkey in the region. Up until
recently Turkey's pursuing EU membership was considered as a
'dream', largely because many in the Arab world believed
that the EU would never accept a Muslim nation as a member.
The Helsinki decision and the developments since then
particularly the decision to start accession negotiations
began to change that perception.
The actual and potential impact of Turkey-EU relations
on the Middle East can be discussed through three aspects:
1) The Political
and Economic Reform Dimension
The Turkish reform process
hastened by the developments in Turkey-EU relations has had an
impact on particularly how Turkey has been perceived in the
region and opened up possibilities for Turkey to emerge as a
soft power. First of all, at a time
when almost all Arab governments are facing a crisis of
governance and legitimacy, which is well documented by
successive Arab Human Development Reports of the Undp,
Turkey's recent reform experiences are largely seen as a
source of inspiration especially by the reformers in the Arab
world. As Fares Braizat of the Center of Strategic Studies of
the University of Jordan explains "Turkey is seen by Muslim
countries as a role model that has successfully balanced
tradition and modernization. The Arabs looked up to Turkey as
a model for bringing modernization and democracy...This could
inspire Arab countries that if you introduce democratic
reforms, it would mean you have the advantage of being
considered for a better partnership with the European Union."
AKP's coming to power has also become an asset for the
Turkish model as it demonstrated the reconciliation of a party
with Islamist roots with democracy and secularism. Thus the
Turkish experience seems to lend support to the argument that
the Islamic movements can be moderated through democracy. Ths
is an important lesseon for advocates of reform in the Arab
world as the Islamists constitute the main opposition in
almost all Arab countries today.
Therefore,
Turkey is emerging as a soft power in relation to the
democratization debate in the Middle East. Turkey has the
assets and increasingly credibility in this regard.
Turkey on the road to membership will have more appeal as a
soft power and contribute positively to the EU's image and
role in the region. Within that context Turkey could increasingly
contribute to the EU initiatives as regards to political and
economic reform in the Mediterranean. Finally, Turkey's
membership will clearly refute the belief that is highly
prevalent in the Muslim world that Turkey could not become a
member of the EU because it has a Muslim population. Thus
Turkey's membership would undermine the argument for
'clash of civilizations'. Turkey's
membership will prove that an equal relationship with the West
is possible for the Muslims. This becomes particularly
important as the relationship between the West and the Muslim
world deteriorates amid series of crises. The events involved
in what has been called the caricature crisis once again
underlined the urgency of dealing with the self-fulfilling
prophecy of clash of civilizations. The 'Alliance of
Civilizations' project, jointly launched by Turkish Prime
Minister Recep Tayyip Erdogan and Spanish Prime Minister Jose
Luis Rodriguez Zapatero, to foster respect and dialogue
between Islamic and Western societies in the wake of the
caricature crisis is an example that demonstrates Turkey's
eagerness to bridge these gaps.
2)
The Foreign Policy Dimension
The impact of the EU anchor on
Turkey's Middle East policy can be discerned in several
aspects. First, in the last few years Turkey's foreign
policy has slowly moved towards that of the EU over Middle
East policy. There is already an important degree of
convergence between the EU and Turkey as regards to their
approach to the Middle East issues. Both are committed to
pursuing a resolution of the Arab-Israeli conflict; to
promoting political and economic reform in the region and to
working toward peaceful stabilization and reconstruction in
Iraq. This convergence has to be operationalized, however. The
EU and Turkey should start working together in some of these
issues without forgetting that Turkey is a country negotiating
accession to the Union. The EU should understand Turkey's
concerns about Iraq within the framework that they both work
for a similar objective: unified, stable, democratic and
secular Iraq. First issue to start with could be working to
diffuse the tensions in the multi-ethnic Kirkuk.
As the recent ICG report concluded the EU needs to do
more to resolve the Kirkuk question and help Ankara protect
its vital interests without resort to force which could be
destabilizing.
The EU and Turkey can also work together in building a limited
multilateral security regime around
Iraq issue. Agreement on a collective set of basic principles,
such as respect for territorial integrity, peaceful resolution
of disputes, on minimal confidence building measures, and on
mechanisms for dialogue can be a start.
The external actors, like the EU could act as
guarantors of the system and work to create a conducive
environment and incentives for such a system without being
part of it.
Similarly,
Turkey has been adopting a more consensual, less
confrontational approach to the Middle East. In the 1990s,
Turkey acted as a hard power in the region, threatening Syria
to use military force, forging open military alignment with
Israel and launching military incursions into northern Iraq.
In the 2000s, Turkey's change of style was observable in its
dealings with regional countries and issues.
Turkey has become more of a soft power, becoming an
object of attraction with its political and economic
transformation and achievements. Turkey has also begun to
favor engagement as a form of dealing with challenges it faced
in the region. As a result, unlike the 1990s Turkey has been
able to normalize its relations with all its Middle Eastern
neighbors. Turkey also got engaged more in coalition building
activities. Turkey is more eager to play a constructive role
in the Arab/Palestinian-Israeli conflict through utilizing its
relations with both parties. Turkey has also successfully
transformed its conflictual relations with Syria and took the
leadership to establish a forum for Iraq's neighbors which
could turn into a seed of a sub-regional cooperative security
framework. Turkey's participation in Temporary Presence in
Hebron as well as Unifil II in Lebanon can be considered
examples of Turkey's active engagement in conflict
management activities in the region.
The
process of desecuritization in Turkish foreign policy towards
the region allowed the active participation of non-state
actors in regional issues. For instance, the
Union of Chambers
and Commodity Exchanges of Turkey (Tobb) initiated the
Industry for Peace Initiative as regards to the
Palestinian-Israeli conflict. The initiative consists of two
elements. The first is the creation of a mechanism for
tripartite business dialogue that involves Tobb, the
Manufacturers' Association of Israel, and the Federation of
Palestinian Chambers of Commerce, Industry and Agriculture.
These three actors now hold regular trilateral meetings
in the framework of what is known as the Ankara Forum for
Economic Cooperation between Palestine, Turkey and Israel. The
second element is the project to create Gaza Industrial zone
to be managed by Tobb.
Turkey
thus moved from narrowly-defined security focus in its foreign
policy to a multi-dimensional and multi-actor foreign policy
in the region. This
process looks set to intensify if Turkey gets its feet firmly
on the EU membership road. The Arab countries are also
expecting the membership to make contribution to regional
stability and integrity. Turkey's
non-involvement in Iraq militarily paved the way for
increasing emphasis on non-military means even in its Iraq
policy. Turkey's
relations with the EU limit possibilities of military option
in Iraq. In the last few years Turkey
has been emphasizing diplomatic and economic means in its
policy towards Iraq. Ankara is also cultivating relations with
all the groups in Iraq in support of the political process.
The
EU anchor will be of particular importance in this regard.
Turkey on a clear road to membership and further transforming
itself would be less wary of the nature of federalism in Iraq.
Whereas in the case of problems in the accession process or
possibility of non-membership, Turkey would be more uneasy
about a loose federation. Such a position may lead to
escalation of tensions between the two countries.
3)
The Economic
dimension
The process of accession talks is also being
seen from an economic point of view. The developments in
Turkey-EU relations have led the Arab states and investors to
be more interested in Turkey as this perspective makes Turkey
a door for Arab countries to open on the EU.
Turkey became a popular spot for foreign capital
flowing from Middle Eastern countries in 2004 exhibiting a
jump compared to the previous year, with 200 firms operating
in Turkey while in 2003 there was no new Arab investment.
It is clear that Turkey starting accession negotiations with
the EU acted as a strong boost for Arab investment.
The debate as regards to the impact of Turkey's
membership (or non membership) to the EU within the context of
the Middle East has revolved around two stylized positions. On
the one hand the argument has been made that Turkish
membership would extend EU's borders to the volatile Middle
East and thus would be detrimental to EU's interests. A more
sophisticated version of this argument emphasized Turkey could
better provide security stability through its role as an
insulator between two regional security complexes, that of
Europe and the Middle East
On the other hand, it has also been argued that
"Turkey's geo-strategic position can be considered more as
an asset than a liability, bringing new horizons onto the EU
doorstep." Although the former argument may resonate with the
public opinion in the EU countries it has serous limitations.
Due to its geographical proximity and dependence on Middle
East oil the EU is in fact deeply involved in the Middle East.
Europe has a large and growing Muslim population of about 15
million
and the debate over the role of Islam in Europe's emerging
identity is intense. A key challenge is to how to integrate
this immigrant population into Europe's secular political
structures. If one looks ahead a decade or so, the problem is
likely to become even more critical.
Thus the future of the Middle East is of immense
importance for Europe, which Brussels cannot afford to ignore.
Furthermore most of the new security threats to
European interests identified in A
Secure Europe in a Better World: European Security Strategy
prepared by the EU High Representative Xavier Solana (12
December 2003) such as terrorism, proliferation of WMDs,
regional conflicts, organized crime, emanate from the area.
Finally if the EU wants to be a world power it has to be a
major player in this strategic neighborhood. Membership of
Turkey could provide the EU the incentives and capabilities to
do so. In fact,
the prospect of Turkey's membership "is already forcing
the EU to devote more resources and develop more coherent
policies towards the Middle East. Turkey's accession will
increase the salience of the Middle East, and accelerate the
Union's already deepening involvement in the region."
Membership in the EU may also enhance Turkey's capabilities
and opportunities in the Middle East. In addition to being an
important regional military power, Turkey's status as a soft
power may increase. Turkey may become more self-confident and
this may result in Turkey's further constructive role in the
region. On the other hand, Turkey's non-membership will not
provide immunity to the EU from the instabilities of the
Middle East. Furthermore, in such as case the instability that
those developments could create in Turkey may in fact bring
the problems of the Middle East to EU's doorstep.
In
short, the presence of a stable and
prosperous Muslim country inside the EU is bound to have an
enormous effect - both on Europe itself and on Europe's
Arab and Muslim neighbors. As the editorial in Daily Star
published in Beirut put it right after European Council's
decision to start accession negotiations with Turkey: "A
decade may sound a long time, but the ball is finally rolling
on Turkey's EU membership after forty years of wavering
talks. . . . Turkey will now be undergoing major changes,
which will eventually, inevitably, affect the region, Syria
and Iraq in particular. Besides help from Europe, Turkey will
also need help from the region, and the best way the Arab and
Islamic worlds can help-and benefit themselves-is to
participate in Turkey's economic, social, and political
transformation. How Turkey develops as an incubator of Islam
in the modern Western world will be one of the most
fascinating aspects of the ten-year transition period to full
EU membership-presuming the accession process is carried
through to a successful conclusion."
15.03.2007
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Una
interessante analisi di Carlo Jean, docente di Studi
strategici all'Università Luiss/Guido Carli a Roma,
sul processo di adesione della Turchia nell'Unione
Europea. Il ruolo geo-politico di questo paese,
completamente mutato.
MEGLIO
CON NOI CHE CONTRO DI NOI |
Durante
la guerra fredda la Turchia ha giocato un ruolo essenziale
per la sicurezza dell'Occidente. Ha costituito il fianco
Sud della Nato, impedendo la penetrazione sovietica verso
il Mediterraneo e, assieme all'Iran dello Shah, allora
alleato degli Stati Uniti, verso il Golfo. Ha costituito
anche un avamposto occidentale verso Est.
Dopo il crollo del muro, il ruolo geopolitico della
Turchia è completamente mutato. È divenuto più
importante, ma si è differenziato a seconda che venga
considerato con un'ottica americana o una europea. Muterà
ancora a seconda che i legami di Ankara con Bruxelles
divengano più organici e che la Turchia entri a far parte
dell'UE, oppure che il processo di ammissione
nell'Unione si rallenti o si interrompa e che la Turchia
decida di assumere un ruolo geo-politico autonomo, in cui
prevarrebbero le sue radici islamiche.
L'entrata della Turchia nell'Unione Europea
modificherebbe poi profondamente la natura stessa di
quest'ultima, mentre la sua esclusione muterebbe molto
probabilmente gli attuali assetti interni della Turchia,
di Stato secolare, caratterizzato da un islamismo
moderato. Va da sé che la re-islamizzazione della Turchia
- finora efficacemente contrastata dalla borghesia
imprenditoriale turca e soprattutto dalle forze armate,
eredi della tradizione kemalista - allontanerebbe la
Turchia dall'Europa e dagli Stati Uniti, trasformandola
in un avamposto dell'Islam. Si tratta di uno scenario
preoccupante soprattutto in relazione all'influsso che
una Turchia, frustrata e offesa nelle sue aspirazioni di
entrare a far parte integrante del club europeo, potrebbe
avere sui musulmani balcanici e soprattutto sui milioni di
immigrati islamici in Europa. Ankara si sentirebbe
tradita. È infatti consapevole del ruolo cruciale che ha
giocato a favore dell'Occidente nei quarantacinque anni
della guerra fredda. L'esclusione avrebbe ripercussioni
molto rilevanti.
Tra l'altro confermerebbe - non solo in Turchia ma
nell'intero mondo islamico - lo scenario dello
"scontro di civiltà" descritto da Samuel Huntington.
Secondo il politologo americano, attualmente la Turchia si
trova nelle condizioni di un torn country, diviso fra il
secolarismo istituzionale imposto da Kemal Ataturk, con la
trasformazione dell'impero ottomano in uno Stato-nazione
di tipo europeo, e il populismo islamico. L'esclusione
dall'Unione - unita alle sue pressioni per Cipro, per
il rispetto dei diritti dei curdi e, alquanto
contraddittoriamente, per l'aumento del controllo civile
sulle forze armate, vere garanti del secolarismo -
creerebbe un forte risentimento, le cui conseguenze sono
facilmente prevedibili.
Asia centrale e Azerbaigian
Un anticipo degli scenari che potrebbero prospettarsi è
dato dalle recenti intese fra Ankara e Teheran sul
problema delle irrequiete minoranze curde nei due Paesi.
Esso potrebbe preludere ad intese più ampie fra i due
paesi islamici che etnicamente non sono arabi - ma,
anzi, sono storicamente contrapposti agli arabi - e che
sono fra i più avanzati sia culturalmente che
tecnologicamente di tutto il mondo musulmano. Ciò farebbe
cadere i rapporti di collaborazione della Turchia con
Israele. Tali rapporti hanno rappresentato un elemento di
stabilità in un Medio Oriente i cui equilibri sono
attualmente modificati dai successi conseguiti dagli
sciiti: in Iran, con l'eliminazione da parte degli Stati
Uniti dei suoi due nemici tradizionali, i talebani in
Afghanistan e Saddam Hussein in Iraq; con l'aumento del
potere dei partiti sciiti non solo in Iraq, ma anche negli
Stati del Golfo, dove gli sciiti costituiscono consistenti
minoranze; e infine con il successo dell'Hezbollah in
Libano. Particolare attenzione va poi rivolta a quanto
accade politicamente nelle correnti - collegate almeno
indirettamente allo sciismo - degli alawiti siriani e
degli alevi turchi. Finora sottomessi al potere sunnita,
gli sciiti dell'Iraq, del Golfo e del Libano hanno
dimostrato negli ultimi anni un accentuato dinamismo. Una
collaborazione fra la Turchia e l'Iran potrebbe dare
vigore alle fantasie dell'unità dell'umma, cioè
dell'intero mondo islamico, progetto geo-politico che si
è da sempre contrapposto a quello dell'unità del mondo
arabo.
Dal collasso dell'Impero ottomano in poi, la Turchia si
è astenuta da interventi e da ingerenze esterne, eccetto
nei casi di Cipro, dove è intervenuta nel 1962 e nel
1974, di qualche incursione nella regione curda
dell'Iraq e di pressioni sulla Siria, per far cessare il
sostegno di Damasco ai guerriglieri curdi del Pkk. Tale
politica rispetta il programma kemalista ed è fortemente
sostenuta dall'esercito. Lo si è visto nelle due guerre
del Golfo, a cui la Turchia non ha partecipato. In quella
del 2003 non ha poi consentito neppure il transito della
quarta Divisione americana, destinata ad attaccare
l'Iraq dal Nord.
Diverso è stato il comportamento nei confronti
dell'Asia Centrale e dell'Azerbaigian. Soprattutto il
presidente Turgut Ozal - quello stesso che nel 1987
aveva presentato domanda di ammissione all'Unione
Europea (già nel 1959 la Turchia aveva però chiesto di
entrare a far parte della Comunità Economica Europea) -
e il presidente Demirel avevano appoggiato una politica di
forte presenza turca in tutta l'immensa regione che va
dal Caspio alla Cina, abitata prevalentemente da
popolazioni turchiche, le quali avevano sempre mantenuto
qualche legame con la Turchia. Basti ricordare come il
colonnello Enver Pascià, che aveva diretto la resistenza
turca in Libia contro gli italiani, sia diventato un eroe
dell'indipendenza del Turkestan negli anni Venti contro
la riconquista dell'Armata Rossa. Il prestigio della
Turchia nella regione - pur limitato dalle sue ridotte
risorse finanziarie e dalle satrapie politiche dominanti
in Asia Centrale - non è trascurabile. È stato
utilizzato soprattutto dagli Stati Uniti e dalla Germania
e potrebbe costituire un vero e proprio asset per
l'intera Unione Europea, soprattutto nel suo tentativo
di differenziare le sue fonti di riferimento energetico.
Ciò implica però la necessità da un lato che le vie di
trasporto del gas e del petrolio non vengano controllate
da Mosca e, dall'altro lato, che l'Asia Centrale non
cada nell'orbita cinese.
Il ruolo della Cina
Anche in questo caso, il riavvicinamento fra la Turchia e
l'Iran potrà avere impatti geo-politici molto
importanti, data la tradizionale presenza della brillante
cultura persiana in tutta l'Asia Centrale. Ciò, da un
lato, aumenta l'importanza geopolitica della Turchia per
il futuro dell'Europa e, dall'altro lato, sottolinea
la necessità di un accordo - di solito
ricondotto solo alle difficoltà incontrate in Iraq -
fra gli Stati Uniti e l'Iran. Qualora ciò non
avvenisse, Teheran - che già partecipa come osservatore
allo Sco (Shanghai Cooperation Organization) e che ha
ricevuto cospicui investimenti cinesi e indiani nel
settore petrolifero - verrebbe inevitabilmente attirata
nell'orbita geopolitica di Pechino. La Cina sta
costruendo una moderna rete infrastrutturale sia verso
l'Asia Centrale sia attraverso il Pakistan, che la
potrebbe collegare con il Golfo, anche per via terrestre.
La linea di confronto fra l'Occidente e la Cina non si
situerebbe solo sul Pacifico, ma anche ad Ovest, sul
Golfo. La sicurezza energetica dell'Europa verrebbe così
a dipendere dalla Cina, mentre le teocrazie petrolifere
sunnite, che finora hanno sostenuto gli interessi
occidentali, correrebbero un nuovo pericolo, molto più
serio di quello rappresentato dal fondamentalismo safarita
o dall'aumento del potere sciita.
Per inciso, ciò sottolinea anche l'importanza sempre più
vitale del corridoio Baku-Tbilisi-Ceylan per la sicurezza
energetica dell'Europa e di quella del corridoio Europa
Centrale-Mar Nero-Caucaso-Asia Centrale (traceca), per lo
sviluppo di una nuova "via della seta".
Da quanto sopra detto appare evidente l'importanza
geopolitica non solo regionale ma globale della Turchia e
l'impatto che essa avrà sugli equilibri dell'intera
Eurasia.
Avamposto,
ponte o barriera: i ruoli geo-politici della Turchia
Il primo ruolo geo-politico che può giocare la Turchia è
quello di avamposto dell'Europa verso il Medio Oriente,
il Golfo e il Caucaso. La possibilità di svolgere tale
ruolo è subordinata a diverse condizioni. Innanzitutto,
all'entrata della Turchia nell'Unione Europea. Poi, al
fatto che l'Europa si risvegli dal suo attuale
"torpore" o "paralisi geopolitica" e si metta in
condizioni di avere una politica estera veramente comune,
dotandosi anche dei mezzi necessari - militari e non -
per realizzarla. Di fatto, queste due prime condizioni
sono contraddittorie. L'ammissione della Turchia all'ue
consente un'esportazione della stabilità istituzionale,
sociale ed economica europea, ma comporta l'importazione
di instabilità o, quanto meno, una maggiore disomogeneità
in Europa. Essa renderebbe ancora più difficile una
politica comune. Perché tale pericolo non si materializzi
occorre un rafforzamento dei legami transatlantici.
L'esperienza del passato ha dimostrato come non solo
contro, ma anche senza gli Stati Uniti, l'Unione Europea
tenda a dividersi. Quindi, perché la Turchia possa
giocare appieno il ruolo di avamposto occorre che
l'Occidente sia in grado di conciliare percezioni ed
interessi europei ed americani, che nel Medio Oriente e
nel Golfo sono oggi spesso contrapposti. Evidentemente la
Turchia si presterà a giocare tale ruolo solo se avrà
benefici politici ed economici tali da indurla a
proseguire nel processo di modernizzazione del paese e a
consolidare il secolarismo istituzionale interno rispetto
all'islamismo. Come già accennato, qualora la Turchia
non dovesse essere ammessa all'Unione e si determinasse
il prevalere di tendenze nazional-islamiste, essa potrebbe
giocare un ruolo inverso: quello di avamposto dell'Islam
verso l'Europa.
Il secondo ruolo che gioca la Turchia è quello di
barriera, cioè di Stato cuscinetto fra l'Europa e il
Medio Oriente. Sarebbe un ruolo analogo a quello che ha
svolto durante la guerra fredda nei confronti dell'Urss.
Beninteso, Ankara potrebbe accettare di svolgere tale
ruolo, solo in cambio di benefici adeguati. Essi
dovrebbero essere soprattutto economici, con forti
sostegni europei anche finanziari che configurerebbero
quella sorta di special partnership che taluni politici
europei hanno proposto in alternativa alla membership
turca nell'Unione. Si tratta di un'eventualità che
ritengo alquanto improbabile, anche in relazione
all'orgoglio e al nazionalismo turco. La loro azione
potrebbe travolgere la difesa delle componenti più
occidentalizzate della società turca, dalla borghesia
imprenditoriale alle forze armate. L'islamismo populista
avrebbe quindi grandi probabilità di prevalere. Il
tentativo di strumentalizzare la Turchia come barriera a
protezione dell'Europa finirebbe quindi per trasformarne
il ruolo geo-politico turco in quello di avamposto
dell'Islam verso l'Europa. Ciò comporterebbe fra
l'altro la fine di ogni progetto o speranza di
democratizzare l'Islam. Inevitabilmente la Turchia
sarebbe risucchiata verso l'Iran e, tramite esso, verso
la Cina. La linea di contatto fra Cina e Occidente
potrebbe spostarsi addirittura al Mediterraneo Orientale.
Un terzo ruolo geo-politico che gioca la Turchia è quello
di ponte. Tale ruolo di collegamento - che potrebbe
essere sia cooperativo che competitivo - è proteiforme.
In primo luogo, la funzione di ponte sarebbe fra
l'Europa, il Medio Oriente, il Golfo, il Caucaso e
l'Asia Centrale. In secondo luogo, tale ruolo si
esplicherebbe fra gli islamismi moderati, almeno in parte
secolarizzati, compatibili con i principi di democrazia e
di libertà occidentali. In terzo luogo, il territorio
turco servirebbe da ponte per i rifornimenti energetici
dell'Europa. L'Europa potrebbe affrancarsi almeno
parzialmente dalla dipendenza dall'instabile area del
Golfo da un lato e da quella della Federazione Russa
dall'altro, contenendo anche le tendenze di
quest'ultima di utilizzare petrolio e gas come strumenti
di pressione politica. Il Blue Stream fra Baku, Tbilisi e
Ceylan potrebbe essere ulteriormente potenziato per
consentire l'accesso al petrolio del Kazakstan e al gas
del Turkmenistan. Con la stabilizzazione dell'Iraq,
potrebbe essere ripristinato l'oleodotto fra Kirkuk e
Ceylan. Esso sarebbe analogo per il Sud al Baltic Stream
di Putin e Schröder per il Nord Europa. Le royalties che
riceverebbe la Turchia faciliterebbero il rafforzamento
della sua economia, già peraltro uscita negli ultimi
cinque anni dalla crisi che aveva conosciuto nel decennio
precedente.
Tali tre ruoli della Turchia coesistono nella politica
estera di Ankara, con importanza variabile a seconda del
contesto interno ed esterno. Il fattore fondamentale al
riguardo sarà costituito dall'ammissione o no della
Turchia nell'UE.
Conseguenze
dell'ammissione della Turchia nell'Unione Europea
È superfluo ricordare come l'entrata della Turchia
nell'ue incontri notevoli difficoltà, soprattutto per
la progressiva chiusura dell'Europa su se stessa, i
ritorni dei nazionalismi e dei protezionismi, le reazioni
contro l'immigrazione extracomunitaria, la mancata
ratifica del trattato costituzionale europeo, le difficoltà
dei rapporti fra l'Europa e gli Stati Uniti per la crisi
dell'Iraq, e così via. Eppure i vantaggi che ne
riceverebbe l'Europa e la stessa possibilità dell'UE
di essere un attore geo-politico globale o almeno un
partner efficiente e quindi rispettato dagli Usa,
dipendono principalmente dalla capacità dell'UE di
accogliere la Turchia come membro.
L'esclusione avrebbe ripercussioni ben più estese del
fatto in se stesso. L'UE si configurerebbe come un club
cristiano necessariamente incompatibile e contrapposto
all'Islam. Gli scenari prefigurati da Huntington
diventerebbero una realtà, in particolare quello, che
finora veniva giudicato del tutto fantasioso, di
un'alleanza confuciano-islamica.
Nel contempo, a parte le difficoltà di ammissione nell'ue
come attualmente configurata, la membership della
Turchia muterebbe profondamente sia la geopolitica sia le
strutture dell'attuale Unione. L'UE verrebbe a
contatto con la regione più turbolenta del pianeta e le
sue responsabilità anche geo-strategiche aumenterebbero
notevolmente, obbligandola tra l'altro - come già
accennato - ad un rafforzamento dei legami con gli Stati
Uniti, oltre che a dotarsi degli strumenti militari ed
economici necessari. Dall'altro lato, l'ammissione
della Turchia comporterebbe formalmente o di fatto la
costituzione di un'Unione a cerchi concentrici, con
livelli d'integrazione decrescente da un centro - il
"nucleo duro" o il "direttorio europeo", capace di
esprimere una pesc comune e una pesd
efficace - ad una periferica con caratteristiche
sostanzialmente di zona di libero scambio o di unione
doganale. I confini fra i vari cerchi dovrebbero essere
aperti e resi flessibili e dinamici con i meccanismi delle
cooperazioni rafforzate o strutturate che unirebbero i
paesi della fascia intermedia.
All'interno dell'UE vivono già una quindicina di
milioni di immigrati musulmani. Nel tentativo di
integrarli, vari Stati europei manifestavano una crescente
tendenza a concedere loro la cittadinanza. Molti temono
che l'entrata della Turchia nell'Unione possa
stimolare la costituzione di partiti islamici e che questi
ultimi divengano l'ago della bilancia fra le tendenze
conservatrici e quelle riformiste esistenti in Europa.
Personalmente ritengo che tale pericolo non esista, ma
che, anzi, l'ammissione della Turchia e il conseguente
rafforzamento del suo secolarismo interno possano
costituire un fattore di stabilità per l'Europa,
facilitando l'integrazione degli immigrati in
un'Unione che non deve costituire un progetto culturale,
ma uno politico, economico e sociale; un progetto aperto,
non uno chiuso. Ciò avrebbe importanti conseguenze
positive, dato che - a differenza degli Stati Uniti,
dove il terrorismo è esterno e il melting pot
funziona anche per gli immigrati islamici - in Europa il
terrorismo di matrice islamica è soprattutto interno e
viene alimentato dagli appartenenti alla seconda o terza
generazione di immigrati. La percezione della
trasformazione dell'Unione Europea in un'Unione
Cristiana avrebbe effetti sconvolgenti sulla stabilità e
la sicurezza interna degli Stati europei. Gli immigrati
verrebbero considerati una "quinta colonna",
minacciosa per la sicurezza e per la stessa identità
europea.
Bilanciamento
tra tre ruoli
La fine della guerra fredda ha conferito maggiore
importanza geopolitica alla Turchia. Essa dipenderà dalle
decisioni che verranno prese. Il bilanciamento tra i tre
ruoli geo-politici del paese - di avamposto, di barriera
e di ponte - sarà grandemente influenzato
dall'ammissione nell'ue. Le conseguenze di
quest'ultima supereranno di gran lunga il quadro
regionale. Influirebbero non solo sulle prospettive della
stabilità interna europea e sulla natura stessa
dell'Unione, ma anche sugli assetti geo-politici
mondiali. In caso di esclusione della Turchia potrebbe
avverarsi la tesi di Huntington - che, come si è detto,
finora sembrava fantasiosa - di un'alleanza
confuciano-islamica. La linea del confronto fra Cina e
Occidente non si sposterebbe solo al Golfo, come Pechino
tenta di fare ammettendo Teheran come osservatore
permanente alla <Shanghai Cooperation Organization>,
ma addirittura al Mediterraneo orientale, possibilità
questa che è stata sicuramente considerata dagli
strateghi cinesi nella loro decisione di inviare un
contingente militare in Libano. (Carlo
Jean, docente di
Studi strategici all'Università Luiss-Guido Carli di
Roma/Ideazione)
15.03.2007
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NESSUN
ATTACCO DALLE BASI TURCHE
La richiesta della
Nato di aprire sia lo spazio aereo sia i confini di
terra con l'Iran - qualora si dovesse attaccare il Paese
vicino - è stata respinta dal ministro degli Esteri
Abdullah Gul. Un no anche dai Paesi arabi. |
La Nato ha richiesto
ufficialmente alla Turchia di aprire sia il proprio spazio
aereo che i confini di terra con l'Iran in caso di imminente
attacco nei confronti della Repubblica Islamica. Ankara - pur
essendo membro dell'Alleanza atlantica - ha già detto no per
bocca del suo ministro degli esteri Abdullah Gul. Del resto la maggior parte degli esperti
aveva ritenuto che ben
difficilmente la Turchia avrebbe sostenuto sia la Nato che Washington,
nel caso in cui quest'ultima dovesse prendere la definitiva
decisione di intraprendere un'azione militare nei confronti
dell'Iran al fine di liquidarne gli obiettivi strategici,
primi fra tutti quelli nucleari.
Negli ultimi tempi infatti i rapporti fra la Turchia e l'Iran
stanno attraversando un'importante fase di sviluppo per
entrambi i Paesi, tant'è che recentemente il ministro degli
Esteri turco Abdullah Gul ha dichiarato che attualmente i
rapporti col Governo di Teheran sono buoni e che Ankara
"non teme più l'export della rivoluzione islamica".
A questo proposito ricordiamo inoltre che nel 2003 l'attuale Governo turco si
rifiutò di partecipare alla campagna
irachena, limitandosi a definirla "un'avventura
ingiustificata".
Da parte
sua, il Segretario generale della Lega araba, Amr Musa, ha
dichiarato che i Paesi arabi non permetteranno ad Israele
di utilizzare il proprio spazio aereo al fine di attaccare
l'Iran, nel caso in cui gli Stati Uniti decidano a favore
dell'opzione militare nei confronti della Repubblica Islamica.
Tale dichiarazione è stata fatta in relazione a quanto
pubblicato sul quotidiano israeliano <Ha'aretz>, secondo il
quale sia il Katar che l'Oman così come l'Arabia Saudita
avrebbero già dato il proprio assenso in quest'ottica.
A questo
proposito, Musa ha affermato che i leader di questi tre Paesi
avrebbero smentito tale notizia nel corso di colloqui
telefonici tenuti personalmente con lui, aggiungendo inoltre
che si tratterebbe di un qualcosa di impossibile "sia
adesso che
in futuro", dal momento che l'Iran rappresenta "una
vicina nazione sorella". (Pravda)
15.03.2007
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E'
intenzione del Governo Erdogan di organizzarla ad aprile
in Istanbul. L'obiettivo prioritario
di Ankara è quello di evitare la spartizione del Paese
vicino e delle istanze autonomiste.
CONFERENZA
ALLARGATA SUL FUTURO DELL'IRAQ |
Secondo quanto riportato
dal quotidiano <Turkish Daily News>, fonti diplomatiche
turche e fonti del Governo di Baghdad hanno annunciato l'intenzione di Ankara di
organizzare ad Istanbul, ad aprile,
una conferenza allargata sul futuro dell'Iraq. L'iniziativa
diplomatica si colloca in linea di continuità con l'attiva
politica regionale perseguita dal Governo Erdogan nel corso
degli ultimi quattro anni. Da quando cioè, all'indomani del
rifiuto di concedere il territorio nazionale per l'apertura
di un fronte settentrionale nell'operazione Iraqi Freedom,
la Turchia è andata intessendo una rete sempre più stretta
di rapporti con i più influenti attori regionali, con Iran,
Siria ed Arabia Saudita in testa. Una rete funzionale al
tentativo di sopperire alla diminuzione della propria
influenza nello scacchiere iracheno, conseguenza diretta delle
crescenti incomprensioni con il tradizionale alleato
statunitense in relazione al futuro assetto istituzionale dell'Iraq
ed alle istanze autonomiste ed indipendentiste della
popolazione curdo-irachena.
Prioritario, nel quadro della politica irachena della Turchia,
resta infatti l'obiettivo di scongiurare quella partizione
del Paese secondo linee etniche che comporterebbe la nascita
di uno stato curdo nel nord - potenziale polo d'attrazione
per l'ampia popolazione curdo-turca stanziata nell'Anatolia
sud-orientale. A questo obiettivo si affianca, da un lato, la
necessità di contrastare l'azione della formazione
terroristica del Pkk eliminandone le basi logistiche in
territorio nord-iracheno e, dall'altro, la volontà di
garantire alla regione petrolifera di Kirkuk un'amministrazione
multi-etnica che garantisca i diritti della minoranza
turcomanna ivi stanziata.
E' dunque su questo sfondo che va inquadrata l'attuale
iniziativa diplomatica di Ankara, che mira significativamente
ad allargare le basi del dialogo regionale sin qui perseguito.
Forte delle nuove opportunità diplomatiche offerte dalla
sempre più urgente necessità statunitense di definire una
exit strategy per l'Iraq e dai segnali di apertura
della Casa Bianca al coinvolgimento in essa degli attori
regionali, il Governo Erdogan ha esteso gli inviti alla
partecipazione al prossimo meeting di Istanbul ben oltre gli
stati confinanti con l'Iraq - già coinvolti in una serie
di sette conferenze successive svoltesi tra il 2003 ed il
2006. Alla conferenza di Istanbul sarebbero infatti stati
invitati anche i cinque membri permanenti del Consiglio di
Sicurezza dell'Onu, assieme all'Italia, la Germania ed il
Giappone.
Una "conferenza allargata" in grado dunque di fare
della Turchia, nelle intenzioni di Erdogan, il vertice
diplomatico nello sforzo di ricostruzione dell'Iraq. In
grado, soprattutto, di ridare coerenza ad una politica estera,
quella turca, i cui vettori "regionale" ed
"euro-atlantico" sono finiti troppo spesso e
pericolosamente in conflitto nel corso del recente passato. (La
Voce d'Italia)
15.03.2007
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RINVIATO
IL REFERENDUM SULLO STATUS DI KIRKUK
Se
ne riparlerà tra due anni. La decisione è stata presa
da Baghdad in accordo con la Turchia che nella regione
è la principale oppositrice al voto. Le forti tensioni
Ankara-Kurdistan. |
 Il referendum sullo
status di Kirkuk, che doveva tenersi entro al fine del 2007,
è stato rinviato di due anni. La notizia, che ancora non
trova conferme ufficiali, è stata diffusa dal
quotidiano iracheno <Azzaman>. Secondo il giornale, la
decisione è stata presa da Baghdad in accordo con la Turchia,
che nella regione è la principale oppositrice al voto.
Il prossimo luglio i cittadini di Kirkuk, erano chiamati a
scegliere se annettere la città alla regione semi-autonoma
del Kurdistan oppure se rientrare in una provincia che sarà
sunnita. Il posticipo sembra sia stata concordato durante la
visita ad Ankara del vice presidente iracheno, Adel Abdulmahdi,
lo scorso 21 febbraio. Dopo il sofferto assenso alla bozza di
legge sulle risorse petrolifere, approvata dal Gabinetto
iracheno il 26 febbraio, i curdi avrebbero così ceduto su un
altro fronte; con probabilità pressati dagli alleati
statunitensi, interessati a non creare ulteriori scontri
interni e con i vicini.
Negli ultimi tempi le relazioni tra Kurdistan e Turchia hanno
registrato forti tensioni. Le autorità turche hanno avvertito
che potrebbero ricorrere all'uso della forza militare se il
Kurdistan andrà avanti con il "suo piano di annettere
Kirkuk". Il problema è legato alle risorse energetiche.
Kirkuk si sviluppa sul secondo giacimento petrolifero del
Paese e possiede il 70 per cento dei depositi di gas naturale.
Il rischio è che se il referendum affiderà ai curdi l'amministrazione
della città, questi disporrebbero di una risorsa vitale e
sufficiente a garantire una loro eventuale indipendenza dal
resto dell'Iraq. Prospettiva che non piace alla Turchia,
timorosa di conseguenti possibili spinte nazionalistiche delle
popolazioni curde all'interno dei suoi confini. Il voto è
osteggiato inoltre anche dalle comunità arabe che popolano la
città; i turcomanni hanno di recente denunciato campagne
intimidatorie per costringerli a lasciare le loro case.
Fonti di <AsiaNews> a Kirkuk rivelano che conferme
ufficiali al rinvio del voto potrebbero giungere nel corso di
un imminente incontro tra leader curdi e turchi. Il presidente
del Kurdistan, Massoud Barzani, aveva chiesto un faccia a
faccia con le autorità di Ankara per discutere dell'annosa
accusa di coprire i ribelli del <Kurdistan Workers'
Party> (Pkk) nel nord Iraq; di Kirkuk e dell'esplorazione
e sfruttamento delle risorse petrolifere nella regione semi
autonoma. Il premier Recep Tayyip Erdogan si è detto
"aperto" al dialogo. (AsiaNews.it)
15.03.2007
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UNA
DELIBERATA PROVOCAZIONE O IRRESPONSABILITA'
Così
si è espresso il vice-premier e ministro degli Esteri
turco, Abdullah Gul, a proposito delle dichiarazioni di
Massoud Barzani ad <Anadolu> a proposito di un
Kurdistan indipendente. |
Dirigenti irrazionali e
sogni in Medio Oriente hanno creato complicazioni per
i popoli della regione. Così il ministro degli Esteri
turco Abdullah Gul ha commentato, riferito dall'agenzia <Anadolu>,
la dichiarazione del presidente della regione curda irachena
Massoud Barzani, il quale ha dichiarato all'emittente
<Ntv> che i Paesi della regione devono accettare che i
curdi che abitano tra Iraq, Iran, Turchia e Siria hanno il
diritto all'indipendenza.
Per Gul le parole di Barzani costituiscono una deliberata
provocazione oppure sono un esempio di irresponsabilità, in
modo particolare nel momento in cui sale rapidamente la
tensione attorno all'appartenenza di Kirkuk, rivendicata da
curdi, arabi e turcomanni, la cui sopravvivenza è
garantita solo se resterà irachena e non legata a nessuna
regione autonoma. In proposito il premier turco Recep
Tayyip Erdogan ha detto "Kirkuk assomiglia a un Iraq in
piccolo e non è la proprietà registrata di alcun gruppo
etnico". (Arab Monitor)
15.03.2007
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In
caso di un conflitto con l'Iran il sistema di difesa
antimissile che gli Stati Uniti stanno progettando
lascerebbe scoperti questi tre Paesi. A dirlo il
Segretario generale della Nato, Jaap de Hoop Scheffer.
ITALIA,
GRECIA E TURCHIA SENZA PROTEZIONE |
A
parlare è il Segretario generale della Nato, Jaaap de Hoop
Scheffer, che in un articolo-intervista pubblicato sul <Financial
Times> lunedì 12 marzo mette in guardia contro divisioni
ed esclusioni in Europa rispetto ai programmi di difesa
anti-missile: Italia, Grecia e Turchia non sarebbero coperte
dal nuovo sistema di difesa che gli Stati Uniti stanno
progettando e per il quale vogliono installare basi radar e
intercettori in Polonia e Repubblica Ceca.
"Quando si tratta di difesa missilistica, non dovrebbero
esserci Paesi di serie A e di serie B - afferma de Hoop
Scheffer, che però insiste sul fatto di "non credere che
arriveremo a questo punto" e che "l'indivisibilità
della sicurezza è la chiave". Scheffer non ha voluto
indicare quali Paesi resterebbero al di fuori del raggio di
protezione dello scudo Usa, ma secondo funzionari Nato anonimi
citati dal quotidiano britannico, si tratterebbe di Paesi
dell'Europa meridionale ed orientale, "principalmente di
Grecia, Italia e Turchia", troppo vicini all'Iran e che
avrebbero bisogno di un sistema aggiuntivo a corto raggio in
caso di attacco dalla Repubblica islamica.
Secondo le fonti interpellate dal giornale britannico, "sarebbe
sia tecnicamente che economicamente fattibile un'estensione
della protezione ai Paesi non coperti entro l'inizio del
prossimo decennio". Scheffer ha ricordato che la Nato ha
"uno studio di fattibilità che dice che è ben possibile in
teoria usare la difesa missilistica per proteggere l'Europa
nel suo insieme, ma ciò richiede discussione politica, e su
chi pagherà cosa". Secondo Scheffer, il punto cruciale è
ammettere l'esistenza di una minaccia, e questa discussione
continuerà nella riunione dei ministri della Difesa Nato in
programma a giungo a Bruxelles.
In sostanza, si tratterebbe di capire se affiancare il sistema
Usa (dagli alti costi, più di 10 miliardi di dollari
all'anno, e la cui efficacia è stata messa in dubbio da
alcuni analisti) con un sistema Nato che potrebbe costare meno
di 10 miliardi e coprire tutta l'Europa. In questo caso, una
delle soluzioni tecniche per colmare il gap di protezione
nell'Europa meridionale ed Orientale potrebbe essere fornito
da missili Patriot e da un radar Aegis. De Hoop Scheffer è
convinto che anche l'Europa debba dotarsi di un sistema di
difesa missilistica: "C'è ogni motivo per crederlo (che
i Paesi Nato possano essere bersaglio di un attacco
missilistico, ndr), stanti i test missilistici nord-coreani e
il potenziale iraniano e quello che gli iraniani vengono
predicando", ha commentato il segretario generale Nato,
che ha liquidato la netta opposizione russa al sistema
americano osservando che i dieci missili intercettori di cui
è prevista l'installazione in Polonia "non diminuiscono
la capacità della Russia di colpire per prima". (Il
Sole24Ore.com)
15.03.2007
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NICOSIA:
SMANTELLATO IL MURO DAI GRECO-CIPRIOTI
La
demolizione della barriera di cemento a Ledra Street -
sostituita da lastre di alluminio - accolta con
soddisfazione anche dal Governo della Trnc. La notizia data da
Papadopoluls ad summit dell'UE. |
 I greco-ciprioti hanno
abbattuto il simbolo di decenni di divisione a Cipro, il muro
che attraversava il cuore della capitale Nicosia, e hanno
sfidato i turchi a rispondere ritirando le loro truppe dalla
zona.
La demolizione della barriera di cemento a Ledra Street a
Nicosia è terminata dopo avere lavorato tutta una notte.
Il muro è stato rimpiazzato subito da fogli di alluminio ed
è sotto lo stretto controllo della polizia.
Le autorità dicono che per motivi di sicurezza l'area resterà
off limits ai civili finché la Turchia non avrà
rimosso le truppe.
Gli abitanti di Nicosia hanno accolto la demolizione del muro
come un passo importante, e c'è chi l'ha paragonata alla
caduta del Muro di Berlino nel 1989.
"Questo è estremamente simbolico.. . Il dinamismo creato
da questa decisione porterà a un'apertura", ha detto
Rasit Pertev, capo consigliere del leader turco-cipriota
Mehmet Ali Talat.
Non è chiaro cos'abbia provocato l'azione greco-cipriota, ma
entrambe le parti nell'isola divisa del Mediterraneo fanno i
conti da anni con le pressioni della comunità internazionale
perché si arrivi a un accordo di pace.
"Stanotte abbiamo demolito il checkpoint dalla nostra
parte", ha detto ai giornalisti il premier greco-cipriota
Tassos Papadopoulos a un summit dell'UE a Bruxelles.
"Così ora vedremo se le truppe turche verranno
ritirate... Perché se le truppe non vengono ritirate... non
può esserci un passaggio", ha aggiunto. (Reuters)
15.03.2007
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Respinte
le condizioni poste da quelle di Nicosia, la prima delle
quale è quella che ankara debba ritirare il suo
contingente militare dall'isola. La spiegazione del
sottosegretario Pertev della Trnc.
NO
TURCO-CIPRIOTA ALL'APERTURA DI LEDRA STREET |
Le autorità
turco-cipriote hanno respinto le condizioni poste da quelle
greco-cipriote per aprire un nuovo punto di passaggio nella
parte storica di Nicosia dove, giovedì 8 ultimo scorso, è
stato abbattuto un muro che da 33 anni divideva in due la
centralissima Ledra Street. Lo ha riferito la radio statale
cipriota <Rik1> citando dichiarazioni rese da Rasit
Pertev, sottosegretario alla presidenza della Repubblica Turca
di Cipro Nord (Rtcn, riconosciuta solo da Ankara). Giovedì
sera, poco prima di mezzanotte, soldati della Guardia
nazionale cipriota avevano abbattuto parte del muro che
tuttora divide la capitale cipriota in due parti, una
"libera" a Sud e una a Nord occupata militarmente
dalla Turchia dal 1974. Però, come subito sottolineato dal
presidente cipriota Tassos Papadopoulos che aveva dato
l'ordine dell'abbattimento, nessun civile potrà attraversare
il nuovo varco sin quando i turchi non ritireranno i loro
soldati dall'area. Ma oggi Pertev ha detto senza termini che
le autorità turco-cipriote "non accettano alcuna
precondizione". "Nella zona non esiste alcuna
minaccia militare".
"I greco-ciprioti non hanno rimosso il loro posto
d'osservazione né le postazioni delle loro armi. Li invitiamo
a farlo al più presto possibile", ha detto ancora Pertev,
che è consigliere del leader turco-cipriota Mehmet Ali Talat.
Il punto dove il varco è stato aperto è estremamente
simbolico: si tratta infatti di una strada - oggi solo
pedonale - piena di negozi e caffé che 40 anni fa era
considerata la "Via Veneto" di Nicosia. (Denaro.it)
15.03.2007
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Le
motivazioni di Parigi: "Si tratta di una
cooperazione standard tra i Paesi dell'UE che prevede
addestramento militare congiunto e scambio di
informazioni": Ma la Turchia è di altro avviso e
teme per la stabilità dello status quo.
ANKARA
PROTESTA PER L'ACCORDO FRANCO-CIPRIOTA |
La Turchia ha protestato
per l'accordo di cooperazione militare firmato dalla Francia e
Cipro affermando che minaccia la stabilità del Mediterraneo
orientale ed i tentativi di giungere ad una soluzione della
questione cipriota.
L'accordo firmato a fine febbraio, secondo quanto ha riferito
il ministero della Difesa di Parigi, è "standars"
tra i Paesi dell'Unione europea e prevede addestramento
militare congiunto e scambio di informazioni.
"La firma francese di un accordo militare con
l'Amministrazione greco-cipriota del sud è uno sviluppo
preoccupante", si legge in un comunicato del ministero
degli Esteri di Ankara. L'accordo, continua, contraddice i
precedenti accordi sullo status dell'isola e
"rappresenta una minaccia alla stabilità e sicurezza nel
Mediterraneo orientale".
la turchia difende gli interessi della parte turco-cipriota e
ha nel nord dell'isola 40 mila soldati. proprio la questione
cipriota rappresenta uno dei principali ostacoli all'adesione
di Ankara all'Unione Europea. (Ap)
15.03.2007
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SOCIETA'
COME
INTEGRARSI CON LE SOCIETA' EUROPEE
Incontro
ad Ankara del ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul, con 23
giuristi di origini turche che vivono nel vecchio continente.
Obiettivo dei lavori: ricevere suggerimenti. La notizia data da
<The New Anatolian>. |
Il ministro degli
Esteri di Ankara, Abdullah Gul, ha convocato ad Ankara 23 giuristi europei
di origini turche. Lo riporta il quotidiano <The New Anatolian>. Gul
ha voluto incontrare questi esponenti della giustizia che provengono
soprattutto da Germania, Austria, Belgio, Danimarca e Svezia, per ricevere
suggerimenti su come la Turchia e turchi possano meglio integrarsi con le
società europee.
"C'è una mancanza di comprensione da parte dell'Europa sulla
Turchia, bisogna che li superino", ha spiegato il capo della
diplomazia turca.
Gul non ha voluto specificare ulteriormente di che pregiudizi si
trattasse, ma il quotidiano fa aperto riferimento alle lamentele del
ministro che ha dichiarato più volte che l'Europa considera la Turchia in
modo negativo perché in questo momento si tratta del Paese più popoloso
del vecchio continente. Oltre ad essere l'unico a maggioranza musulmana. (Apcom)
15.03.2007
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LA
PACE DOPO SOLE 48 ORE"
La
guerra
virtuale contro il sito greco <YouTube> - che in due video aveva definito
Ataturk un omosessuale e aveva denigrato la battaglia di Canakkale -
alla fine è rientrata. |
 Il blocco
di <YouTube> in Turchia è già stato eliminato. La decisione
del Governo turco di impedire i collegamenti al sito è rientrata e il
blocco, causato dalle offese comparse in rete al fondatore della
Repubblica Turca Mustafa Kemal Ataturk, è durato solo 48 ore. <YouTube>
aveva tempestivamente provveduto al blocco dei contenuti incriminati e
<Reporters senza Frontiere> era intervenuta contro la censura del
sito.
La Turchia con questa mossa rischiava di veder compromessa la propria
immagine nei confronti dell'Unione europea. "Il blocco
dell'integralità di un sito di scambio di video per la comparsa di un
documento giudicato offensivo è stata una misura radicale e
inappropriata", ha sottolineato <Reporters senza Frontiere>. (Quo
M@dia)
15.03.2007
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74
MILIONI,
POPOLAZIONE
IN CRESCITA
I dati dell'Ufficio
Statistico turco (Tuik) per il prossimo settembre. La città che ha
più abitanti è Istanbul dove l'inurbamento cresce di
400 mila unità l'anno.
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Secondo l'Ufficio
Statistico urco (Tuik) la popolazione del paese entro il settembre di
quest'anno raggiungerà i 74 milioni di abitanti. La città più popolata
del Paese continuerà ad essere Istanbul, con 12 milioni di abitanti:
secondo fonti locali il dato relativo alla città, capitale economica del
paese, potrebbe però essere molto più ampio poiché i "non
registrati" sarebbero almeno 2 milioni. Altre fonti segnalano che
l'inurbamento annuale a Istanbul raggiunge un tasso fra le 300 e le 400
mila persone all'anno. Ciò - anche secondo le autorità della Grande
Municipalità di Istanbul - sta rendendo molto complessa la garanzia
di servizi pubblici efficienti (acqua, luce, gas, trasporti pubblici,
raccolta rifiuti, ecc.) e soprattutto in linea con le aspettative dei
nuovi immigrati. (Ice Istanbul)
15.03.2007
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PROGETTO
DI UN CUORE
ARTIFICIALE
E'
stato lanciato da un equipe della <Ege University Hospital's>
in Turchia. Lo scopo è quello di tenere in vita la persona in
attesa di un organo umano. |
The Ege University
Hospital's heart transplant team is making the final
touches for its new
project called "Artificial Heart," which is expected
to open a new era in transplantation.
The heart transplant team's leader, doctor Mustafa Özbaran, declared that
the new "artificial heart" project is being launched in May. Despite
being the most successful hospital
in Turkey in heart transplants, with 88 transplant operations including
last week's three transplants in 21 hours, Özbaran underlined that this
numbers still needed to improve.
"Since the number of donors is not enough, there are patients who have
to wait a long time. We aim
to prolong the lives of the patients waiting for a donor with this project.
The Artificial Heart project will be a bridge between the patient's heart
and the heart to be donated. This method will be used on the patients who
don't have more time to spend on waiting."
Özbaran stated that various methods were being used for artificial
hearts in the world as this was a method that has been
being worked on for 15 years. Still, the world is not sure if the
artificial heart is the absolute solution.
"There are different approaches to the method. Some doctors send the
patient home after transplanting an artificial heart. However, we will not
act that way."
The artificial transplant is likely to have a price of around 40,000 euros.
(Turkish Daily News)
15.03.2007
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DEGRADANTE
L'USO DELLE MANETTE
Condannata
la Turchia. Il caso di un medico di 53 anni nei confronti del quale
la polizia aveva ricorso a questo sistema solo perché indiziato in
seguito ad una denuncia. Il risarcimento. |
Costringere una persona fermata per
indagini a portare le manette in pubblico e davanti alla propria famiglia
è un "trattamento degradante" secondo una sentenza emessa dalla
Corte europea dei diritti umani che ha sede a Strasburgo.
I giudici hanno condannato la Turchia, su denuncia di un medico di 53
anni, ammanettato dagli agenti in un parcheggio pubblico davanti a decine
di persone a seguito di una denuncia, portato quindi nel suo ufficio e
nella propria abitazione per seguire delle perquisizioni, sempre con le
manette ai polsi. Un mese dopo è stato prosciolto ma in conseguenza del
trauma psicologico subito per alcuni mesi era stato incapace di riprendere
il suo lavoro.
Per la Corte UE il comportamento dell'indagato non richiedeva il ricorso
alle manette che, a parere di giudici, sono state utilizzate "per
provocargli un sentimento di paura, angoscia, inferiorità ed umiliazione
per ridurne la resistenza morale".
La sentenza ha stabilito che la Turchia ha violato la norma sulla
proibizione di infliggere trattamenti degradanti contenuta nella
convenzione europea dei diritti umani ed è stata condannata a versare al
medico duemila euro per danno morale e mille per le spese di giudizio. (Ansa)
15.03.2007
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SACCHETTI
PER SCARPE
DEI TURISTI
Saranno
lasciati fuori delle moschee. In questo modo i visitatori saranno
sicuri e potranno entrare all'interno a piedi scalzi secondo la
legge islamica. |
Nelle
moschee con le scarpe non si entra e questo è quasi universalmente noto.
Soprattutto ai turisti, che vuoi per pigrizia, vuoi per insicurezza,
preferiscono osservare i capolavori dell'arte islamica da fuori, calzando
le loro scarpe, piuttosto che entrare lasciandole fuori. Per questo motivo
il Direttorato per gli Affari Religiosi ha annunciato che doterà le
moschee più famose ed artisticamente interessanti di dispenser con
sacchetti di plastica.
"Con questa nuova procedura - ha detto Yusuf Kavakli, portavoce del
Gran Mufti di Istanbul - i visitatori potranno entrare scalzi in moschea
ma portare con sè le proprie calzature. All'uscita depositeranno il
sacchetto in un'apposita scatola e questo potrà essere riutilizzato anche
decine di volte". E ha aggiunto che a breve saranno introdotti
accorgimenti pensati per persone senza calze e che vogliono entrare in
moschea piedi nudi. (Apcom)
15.03.2007
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CRONACA
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BASI
DEL PKK,
PRONTI
A COLPIRLE
Lo
ha ribadito il generale turco Ilter Basbug da Diyarbakir.
I guerriglieri infatti portano i loro attacchi partendo
dal Nord dell'Iraq. |
La Turchia ha ribadito
il proprio diritto ad effettuare incursioni militari nel
Kurdistan iracheno per colpire le basi dei ribelli
indipendentisti del Pkk.
"Se la situazione militare dovesse richiederlo, la
Turchia può sempre prendere le misure appropriate contro le
organizzazioni terroristiche e separatiste nel nord
dell'Iraq", ha dichiarato il comandante delle Forze di
terra turche, generale Ilter Basbug, nel corso di una
conferenza stampa tenuta a Diyarbakir, città a maggioranza
curda.
Tuttavia, l'alto ufficiale ha aggiunto che all'ipotesi di una
azione militare "non dovrebbe essere data più importanza
della necessaria", un segno della volontà di ankara di
non voler creare tensioni con il governo iracheno. Stando alle
fonti militari turche sarebbero circa 3.800 i militanti del
pkk presenti nel Kurdistan iracheno. (Ap)
15.03.2007
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"TURISTI,
STATE ALLA LARGA DALLA TURCHIA"
La
minaccia, da non trascurare, lanciata dal gruppo
terroristico curdo Falchi per la libertà del Kurdistan
(Tak) attraverso l'agenzia <Firat>. A risentire di
eventuali attentati, sarebbe senz'altro il turismo. |
Un
gruppo terroristico curdo ha avvertito i turisti europei di
tenersi alla larga dalla Turchia perché saranno i prossimi
obiettivi dei loro attacchi.
L'agenzia di stampa filo-curda <Firat> ha diffuso un nota
dei Falchi per la libertà del Kurdistan (Tak) che accusano
Francia e Belgio di aver arrestato 15 presunti ribelli curdi
per difendere gli interessi economici europei in Turchia.
"Il rifiuto di Ankara di porre fine al negazionismo del
genocidio dei curdi e la partecipazione di Paesi europei a
questa politica fanno sì che i turisti europei e le strutture
turistiche in Turchia siano nel mirino", si legge nel
comunicato. Secondo funzionari turchi, il Tak è il braccio
armato del Pkk, anche se il Partito curdo dei lavoratori ha
sempre negato di aver alcun controllo sul gruppo. "Quando
prendiamo di mira il turismo turco" si legge ancora nella
nota", "colpiamo soprattutto i turisti europei. Per
questo sono avvertiti: non venite in Turchia". Il settore
turistico, che ogni anno porta in Turchia 12.7 miliardi di
euro, è una delle fonti di reddito più importanti del Paese.
In passato il Tak ha rivendicato numerosi attentati in centri
urbani e aree turistiche turche, il più grave dei quali, nel
2005, costò la vita a cinque persone - tra cui un britannico
e un'irlandese - nella località balneare di Kusadasi. (Agi)
15.03.2007
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OCALAN:
FALSA LA TESI DELL'AVVELENAMENTO
L'avevano
sostenuta gli avvocati della difesa per il perdurare del
prigioniero, rinchiuso in carcere di massima sicurezza
turco, di sintomi di affaticamento
delle vie respiratorie. Arrestate donne che manifestavano a suo favore. |
Smontata la tesi secondo
cui Abdullah Ocalan, il capo dei ribelli curdi e leader del
Pkk, il partito dei lavoratori del Kurdistan, sarebbe stato
avvelenato . Secondo quanto sostenuto dai suoi avvocati Ocalan,
in stato di isolamento dal 1999 sull'isola di Imrali, si e'
intossicato con il sospetto di avvelenamento indotto da
elementi chimico-metallici quali il cromio e lo stronzio.
Queste sostanze, secondo la difesa, sarebbero state introdotte
nell'acqua o nel cibo consumato in carcere da Ocalan. A far
sorgere tale ipotesi, il perdurare per il prigioniero di
sintomi di affaticamento delle vie respiratorie e irritazione
di pelle e occhi. Ma le analisi effettuate da esperti turchi
determinano con certezza che le accuse di avvelenamento sono
totalmente senza fondamenta. Lo ha reso noto un rapporto
dell'Istituto di medicina legale d'Istanbul, che ha proceduto
con dei prelievi su Ocalan. Degli specilisti si erano recati
all'inizio della scorsa settimana a Imrali, conducendo il test
dell'urina, del sangue, delle feci e dei capelli. Tutti
risultati negativi. Cemil cicek, il ministro della Giustizia,
aveva imputato ai difensori di Ocalan di ricorrere a delle ''menzogne''.
Nel frattempo due rappresentanti del Consiglio d'Europa hanno
a piu' riprese fatto visita a Ocalan e trovato il suo stato di
salute ''soddisfacente'', raccomandando solo un
''alleggerimento del suo stato di isolamento''. (Asca-Afp)
_____________________
Sono circa un centinaio le
donne arrestate nei giorni scorsi in Turchia con l'accusa di aver gridato
slogan a favore dei curdi, e specialmente del leader Abdullah
Ocalan, ora in prigione. Il fatto è avvenuto nel corso di
una manifestazione indetta per la giornata internazionale
delle donne. Il tribunale di Cizre, nella provincia a
maggioranza curda di Sirnak, ha incolpato 92 donne, di cui 31
sono state incarcerate. Il folto gruppo femminista, tra cui vi
sono dei membri del principale partito curdo, il Partito per
una Societa' Democratica, aveva bloccato la via principale di
Cizre e si era rifiutato di allontanarsi dal resto del corteo
nonostante l'ordine della polizia. (Asca-Afp)
15.03.2007
|
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SCONTRI
MANIFESTANTI/
POLIZIA
Simpatizzanti
dei ribelli curdi del Pkk hanno affrontato le forze
dell'ordine in diverse città della Turchia. Gli
incidenti più gravi a Mersin e Sanliurfa. |
Gruppi si simpatizzanti
dei ribelli separatisti curdi del Partito dei lavoratori del
Kurdistan (Pkk) hanno affrontato la polizia in diverse città
della Turchia. Lo riporta l'agenzia <Anadolu>.
Nella città portuale di Mersin (sud), i manifestanti hanno
cercato di bloccare alcune strade di un quartiere periferico
con dei cassonetti e pneumatici in fiamme per protesta contro
il supposto lento avvelenamento di cui sarebbe vittima in
carcere il leader del Pkk Abdullah Ocalan. Numerosi
manifestanti sono stati fermati, aggiunge l'<Anadolu>
senza precisarne il numero.
Incidenti anche a Sanliurfa, nel sud-est del Paese, dove
gruppi di manifestanti hanno gettato bottiglie incendiarie
contro un'escavatrice. La polizia ha fatto tre arresti.
A Istanbul un centinaio di individui con il volto coperto
hanno manifestato nelle strade del quartiere periferico di
Enseler, sulla riva europea della città. Gettate bottiglie
Molotov su alcune auto parcheggiate che sono andate a fuoco. (Swissinfo)
15.03.2007
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LA
MINA,
E MORIRE
A 8 ANNI
Il
piccolo, ennesima vittima, aveva scoperto
l'ordigno in campo vicino alla sua abitazione di un
piccolo centro del sud-est anatolico. Scoperti sette
cadaveri. |
Stavolta è stato un bambino
di otto anni a morire nel turbolenta zona del sud-est della
Turchia, l'Anatolia, dal 1984 teatro di un sanguinoso
conflitto che tuttora vede opporsi le forze della sicurezza
turche e i ribelli secessionisti curdi del partito laburista
del Kurdistan . Yusuf Aydinalp ha scoperto inavvertitamente un
oggetto non identificato in un campo vicino alla sua
abitazione, quando improvvisamente è esploso, uccidendolo sul
colpo. Il bambino abitava nella cittadina di Belenoluk. In 23
anni sono oltre 37.000 le vittime delle violenze settarie di
questa porzione del Paese. (Asca-Afp)
________________________
L'esercito turco ha scoperto nel sud-est anatolico i corpi
privi di vita di sette ribelli curdi del pkk. Lo hanno
affermato fonti locali della sicurezza, aggiungendo che i
miliziani non sono stati uccisi in combattimenti con le forze
di sicurezza turche.
Dietro il ritrovamento dei corpi di sarebbe un regolamento di
conti o una esecuzione nell'abito del gruppo separatista
armato. (da Apcom)
15.03.2007
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L'imputato
- accusato di negazionismo in merito alla
tragica fine degli armeni sotto l'Impero ottomano
- si era sempre detto convinto che non si può
parlare di genocidio. I rapporti tra Berna ed Ankara.
APERTO
IL PROCESSO CONTRO IL NAZIONALISTA PERINCEK |
I
rapporti tra Svizzera e Turchia potrebbero essere messi in
prova in seguito al processo intentato a
Losanna al nazionalista turco Dogu Perinçek, accusato di
discriminazione razziale per aver deliberatamente negato in
diverse occasioni il genocidio armeno.
Secondo la volontà del procuratore pubblico vodese Eric
Cottier, il procedimento penale dovrebbe affrontare la
questione armena esclusivamente dal profilo giuridico e non da
quello storico. La pubblica accusa considera infatti il
genocidio armeno come un fatto stabilito, dal momento che è
stato riconosciuto dal Consiglio nazionale e pure dal
Parlamento vodese.
Ciò nonostante sembra inevitabile che il processo debba
assumere anche un valore storico e politico. Le autorità
turche, che ammettono unicamente l'esistenza di massacri,
hanno già manifestato più volte il loro disappunto in
passato, quando la tragedia del popolo armeno era stata
evocata e riconosciuta in Svizzera come genocidio.
In difesa della "Turchia calunniata", circa 150
nazionalisti turchi si erano subito radunati nella
Piazza della Riponne a Losanna per esprimere il loro sostegno
a Perinçek.
Denunce in vari
cantoni
Giunto in Svizzera nel luglio 2005 in occasione delle
celebrazioni dell'82esimo anniversario del Trattato di
Losanna, Dogu Perinçek, capo del Partito turco dei
lavoratori, aveva negato pubblicamente in un discorso a
Glattbrugg, nel Canton Zurigo, il genocidio armeno del
1915-18, definendolo "una bugia internazionale".
Il canton Zurigo aveva immediatamente aperto una procedura in
base all'articolo 261bis del Codice penale. Il leader turco
aveva poi ripetuto le sue affermazioni in altri cantoni, fra i
quali Vaud, facendo scattare altrettante denunce.
Il cantone romando è stato quindi incaricato di occuparsi di
tutti i procedimenti aperti nei suoi confronti in Svizzera,
una procedura che il negazionista ha tentato di ostacolare
davanti al Tribunale penale federale, per poi rinunciarvi.
Prima mondiale
Per l'Associazione Svizzera-Armenia (Asa), che si è
costituita parte civile in questo processo, l'eventuale
condanna per discriminazione razziale di Perinçek sarebbe una
"prima mondiale".
Gli armeni lottano da decenni in tutto il mondo, e anche in
Svizzera, per far riconoscere come genocidio dalla comunità
internazionale e dalle autorità turche l'uccisione di almeno
1 milione di persone di origine armena tra il 1915 e il 1918.
Il vice-presidente dell'<Asa>, Sarkis Shahinian ha
sottolineato che l'associazione "si farà discreta
durante il procedimento", ma qualifica di
"inaccettabile" e di "tentativo
d'intimidazione" la mobilitazione promossa dal Comitato
Talat Pasha a favore del leader turco.
Processo seguito
in Turchia
In un documento diffuso su internet, il Comitato Talat Pacha
(dal nome del ministro turco degli interni dell'epoca) ha
affermato che il processo di Dogu Perinçek "è quello
della Turchia".
Il movimento nazionalista ha lanciato un appello "alla
solidarietà" per difendersi contro "le pressioni
dell'organizzazione Super-Nato diretta dagli Stati
Uniti", che avrebbero spinto la magistratura vodese ad
incriminare il leader nazionalista.
Il Comitato si è rallegrato pure di essere riuscito, con la
sua lotta, a "rovesciare l'opinione pubblica
europea".
Critiche a
Christoph Blocher
I nazionalisti turchi hanno citato l'esempio del ministro
svizzero della gGustizia Christoph Blocher, il quale, durante
una visita in Turchia nell'ottobre scorso, aveva dichiarato di
voler modificare la legge svizzera sul razzismo.
Questa proposta, respinta in seguito dal Consiglio federale,
aveva sollevato numerose critiche in Svizzera. Pure al centro
di critiche nei giorni scorsi l'incontro avvenuto a
Berna tra Cristoph Blocher e il ministro della Giustizia
turco Cemil Cicek.
Secondo la stampa, il capo del Dipartimento di Giustizia e Polizia
avrebbe dovuto rinunciare a tenere questo incontro pochi
giorni prima dell'apertura del processo di Losanna. Da parte
sua, Blocher ha dichiarato di non aver parlato con il suo
interlocutore turco di questo procedimento penale. (SwissInfo)
15.03.2007
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SPARA
E FUGGE ALLA MESSA PER DINK
Un
uomo, che poi è riuscito a dileguarsi, ha esploso un
colpo di pistola davanti all'ingresso del tempio armeno
nel quartiere di Kumkapi ad Istanbul. Celebrava il
patriarca Mesrob II. Cresce il fanatismo nazionalista
|
Un uomo ha esploso un
colpo di pistola in aria all'esterno della chiesa armena di
Istanbul in cui si stava celebrando una messa in memoria di
Hrant Dink, il giornalista turco-armeno assassinato 40 giorni
fa. L'uomo che ha sparato è fuggito insieme a un compagno. La
messa nella chiesa del quartiere di Kumkapi è stata celebrata
dal patriarca Mesrob II, capo spirituale degli 80mila armeni
che vivono in Turchia, alla presenza dei familiari di Dink e
di numerosi intellettuali turchi. Per l'omicidio del
giornalista di 52 anni che aveva denunciato il genocidio degli
armeni durante la Prima guerra mondiale sono state arrestate
nove persone. La polizia ritiene che a premere il grilletto
sia stato un ultranazionalista. (la
Repubblica.it)
__________________
A due
mesi dall'omicidio di Hrant Dink e a otto dal prossimo voto
politico la Turchia si scopre più nazionalista di prima. A
renderlo noto è il quotidiano <Milliyet> che ha
pubblicato un sondaggio con un titolo che non lascia dubbi:
"Siamo diventati più nazionalisti".
La ricerca è stata condotta dalla società <A&G> a
meta febbraio su 2392 persone, divise in 31 province. Secondo
i risultati, il 50.1% degli intervistati pensa di essere
diventato nazionaliste nelle ultime settimane. solo il 30%
pensa che il nazionalismo nel Paese sia rimasto stabile.
I più fanatici sono i giovani di sesso maschile con età
compresa fra i 18 e i 28 anni dove la percentuale di chi si è
recentemente riscoperto nazionalista sale al 22.9%. Per quanto
riguarda la domanda su quali partiti incarnino meglio le
aspettative dei nazionalisti, testa a testa fra Akp, il
Partito per la Giustizia e lo Sviluppo del premier Recep
Tayyip Erdogan, e il Mhp, il Partito nazionalista dei Lupi
grigi guidato dal professor Devlet Bahceli, rispettivamente
con il 21% e il 17%. Il Chp, principale partito di
opposizione, segue a distanza con il 7%. (Apcom)
15.03.2007
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Inchiesta
aperta contro Atilla Yayla dal procuratore Ahmet Guven.
Potrebbe rischiare fino a tre anni di carcere qualora
fosse giudicato colpevole. Il fermento dei nazionalisti
e l'articolo 310.
PROFESSORE
SOTTO ACCUSA PER INSULTI AD ATATURK |
Il
procuratore Ahemt Guven ha intentato causa contro il
professore universitario Atilla Yayla con l'accusa di aver
insultato la memoria e la tradizione di Mustafa Kemal Ataturk.
I nazionalisti hanno già lanciato contro il docente di
Scienze politiche l'accusa di tradimento. Yayla è stato
sospeso dall'insegnamento per aver offeso il leader e
fondatore della Repubblica turca.
Per il procuratore, Yayla ha "insultato la tradizione di
Ataturk" e potrebbe rischiare fino a tre anni di carcere
se giudicato colpevole. Il professore aveva dichiarato durante
un discorso tenuto il 18 novembre scorso che l'era del governo
monopartitico di Ataturk (1925-45) non è stata così
progressista come l'ideologia ufficiale vuole fare credere, ma
"in alcuni casi ha fatto fare anche dei passi
indietro". Yayla avrebbe anche criticato le statue e i
dipinti che ritraggono il leader turco.
Si tratta dell'ultimo episodio in ordine di tempo che riporta
alla luce la mancanza di libertà di espressione in Turchia,
dove il famigerato articolo 310 del Codice penale ha portato
alla sbarra molti intellettuali, storici e docenti. La
modifica di questo articolo è una delle richieste dell'Unione
europea, che ha sospeso i negoziati di adesione della Turchia.
(Apcom)
15.03.2007
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FORSE
RAPITO DAI SERVIZI SEGRETI OCCIDENTALI
Ex
funzionario del ministero della Difesa iraniano - Ali
Reza Asgari di 63 anni - scomparso misteriosamente in
Turchia. Sarebbe stato nel programma nucleare di Teheran. |
Un ex funzionario del
ministero della Difesa iraniano scomparso in Turchia potrebbe
essere stato rapito dai servizi segreti di un Paese
occidentale, avrebbe detto oggi il capo della polizia iraniana
a un'agenzia stampa locale.
L'Iran aveva detto che si stava muovendo per risolvere il caso
di Ali Reza Asgari, 63 anni, che secondo i media turchi era
scomparso dopo essere stato in un hotel di Istanbul.
L'Iran ha chiesto alla Turchia di investigare sulla sua
scomparsa.
"E' possibile che l'ex vice ministro della Difesa (Ali
Reza) Asgari sia stato rapito dai servizi segreti occidentali
per le sue conoscenze dei sistemi di difesa iraniani"
avrebbe detto il capo della polizia Ismail Ahmadi-Moghaddam
all'agenzia <Ilna>.
L'agenzia non ha dato altri dettagli, ma il quotidiano turco
<Hurriyet< aveva detto in un articolo in cui non precisava le
fonti che Asgari era coinvolto nel programma nucleare di
Tehran.
L'Iran si trova al centro di una disputa internazionale sul
suo programma nucleare, che secondo l'Occidente avrebbe come
fine la costruzione della bomba atomica, un'accusa più volte
respinta da Tehran.
"L'ex vice ministro era andato, in un viaggio personale,
prima a Damasco e poi a in Turchia . E' scomparso dopo tre
giorni di permanenza a Istanbul. Secondo la polizia locale non
ha lasciato la il paese", ha detto Moghammad aggiungendo
che non ci sono notizie di un suo ricovero in ospedale o della
sua morte. (Reuters)
15.03.2007
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ECONOMIA
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Come
ha spiegato molto francamente Mustafa Koç (Tusiad-Yik)
nel corso di un meeting, questo deve essere l'obiettivo
primario della Turchia. Un momento cruciale che va
superato portando l'economia del Paese a livelli sempre
più alti.
ADESIONE
ALL'UE NEL 2014: UNA DATA INDEROGABILE |
Turkish Industrialists
and Businessmen's Association (Tusiad) Supreme
Assessment Board (Yik) President Mustafa Koç said Turkey should set Jan. 1, 2014 as the day when
Turkey will become a member of the European Union, arguing
that this would mobilize all to reach the objective by that
day.
Speaking at the YİK meeting, Koç said the biggest force
for change in Turkey was EU membership ambition, adding, "At
this point in time, Turkey needs to set its own deadline for
membership and in light of the new EU budget
and the elections for the European Parliament, this should be
Jan. 1, 2014."
He said arguments against setting a date were based on static
analysis, noting that neither Turkey nor EU would remain the
same in the future. "The analysis should be dynamic," he
said.
Koç also said 2007 was of crucial importance for the country's
future, arguing that Turkey should have a reform program to
increase its competitiveness and economic and social structure
by the end of the year.
He said Turkey had faced periods of slowdown or retreat from
time to time and that he feared it was entering another such
period right now. "Turkey needs to revitalize the belief in
itself. We are a country that can implement serious reforms
due to the EU membership objective. Such huge reforms could
not have taken place at a constant pace. Some retreats were
normal. We feel we are entering such a retreat."
He said Turkey did not have the luxury to succumb to the
problems it faces, noting that the population of the country
was above 70 million and the economy had to generate 5-6
million jobs in the next decade.
He said a stronger and healthier Turkey would have the power
to neutralize those against its EU membership, noting that the
EU itself was also evolving. "If the EU evolves in the right
direction, Turkey will benefit from it. For the Turkish
people, EU membership means improved lives. We already need
that." (Turkish Daily News)
15.03.2007
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IL
GOVERNO ERDOGAN PRONTO A LASCIARE IL FONDO
L'idillio
starebbe per finire. A dare la notizia il quotidiano
economico <Referans> (esperto nel gossip
finanziario, ripreso poi dal <Turkish Daly News>.
I pareri di due banchieri e di un noto economista. |
 Prima si sono amati e
adesso si starebbero per lasciare. L'idillio che sta per
finire sarebbe quello fra il Governo dell'Akp, partito di
ispirazione islamico-moderata guidato da Recep Tayyip Erdogan
ed il Fondo Monetario Internazionale che alla Turchia ha
accordato un maxi-prestito di 10 miliardi di dollari.
A scriverlo è stato il quotidiano economico <Referans>,
esperto nel "gossip finanziario", ripreso subito dal
<Turkish Daily News>. In un articolo a firma di Kenan
Sanli, si spiega come il Fmi sia stato un punto di riferimento
assoluto per la Turchia e l'Akp subito dopo la vittoria
elettorale del 2002 e come, da quel momento, nonostante 10
miliardi di buoni motivi, il rapporto fra l'Esecutivo di
Ankara e l'organizzazione di Washington si sia rapidamente
affievolito.
Fino all'epilogo che, secondo il quotidiano <Referans>,
potrebbe avvenire entro novembre di quest'anno, ossia entro la
data delle prossime consultazioni elettorali. A confermare
questa tesi al quotidiano economico c'è stata una fonte
illustre, un banchiere, che però ha chiesto di rimanere
anonimo e che ha detto che la Turchia potrebbe solo
guadagnarci nello smarcarsi dall'importante associazione.
Un altro banchiere, anche lui protetto dall'anonimato, ha
dichiarato: "Nel 2008, con il nuovo corso elettorale,
sfumeranno tutte le condizioni per qualsiasi accordo. Credo
che la Turchia mon avrà più bisogno dell'Fmi. Il Governo lo
sa bene, ma sa anche che i rapporti devono essere tagliati
dopo le elezioni". Insomma, avanti da sola.
in questo momento il Paese della Mezzaluna ha percepito 8.5
dei 10 miliardi di dollari che l'Fmi ha deciso di prestarle.
se dovesse decidere di voltare le spalle a Washington,
andrebbe a fare parte di quella schiera di Paesi, tra cui
anche Brasile ed Argentina, che hanno deciso di
"divorziare" dal Fondo con largo anticipo.
Chiaramente dal Governo di Ankara non è arrivato alcun
accenno all'operazione. E c'è chi, pur considerando questa
eventualità positiva per il Paese, non crede che ci saranno
colpi di scena. Mustafa Sonmez, noto economista turco,
interpellato dal <Turkish Daily News>, ha detto:
"In questo momento il Fmi funziona come una specie di
tappo per i mercati. Ma non penso che il Governo deciderà di
tagliare i rapporti con il Fondo. Hanno stabilito insieme un
piano di sviluppo per cinque anni e immagino lo porteranno
avanti". (Apcom)
15.03.2007
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<ASTALDI>
TRA I PRE-QUALIFICATI PER IL TUNNEL SOTTO IL BOSFORO
La
società italiana se la deve vedere con le turche <Gama>,
<Nurol>, <Tekfen>, <Guris>, <Dogus>,
<Kolin, <IC> e con le estere <Vinci>,
<Ohl>, <Strabag>, <Marubeni> e <Mitsubishi>.
Quest'ultima è la favorita. |
Dopo il tunnel
ferroviario realizzato da imprese giapponesi, il secondo
tunnel sotto il Bosforo - questa volta ad uso automobilistico,
con due piani e due carreggiate - è prossimo a partire.
Tredici imprese fra locali ed estere hanno acquisito sino ad
ora i documenti per partecipare all'importante gara
internazionale, che sarà bandita il prossimo 12 giugno dal Dlhi,
Direttorato per le Ferrovie, i porti e gli aeroporti turco. Le
imprese locali sono: <Gama>, <Nurol>, <Tekfen>,
<Guris>, <Dogus>, <Kolin> ed <IC>. Le
imprese estere sono: <Vinci>, <Astaldi>, <Ohl>,
<Strabag>, <Mitsubishi> e <Marubeni>.
Secondo fonti locali l'impresa più accreditata per
l'aggiudicazione sarebbe la giapponese <Mitsubishi. Il
modello utilizzato per la costruzione è quello <Build,
Operate & Transfer> (Bot) già utilizzato con successo
per la costruzione dei ponti sul Bosforo negli scorsi anni. (Ice
Istanbul)
15.03.2007
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Nel
suo rapporto l'agenzia di rating <Moody's ha promosso
la Turchia che così ha ottenuto un outlook stabile
grazie anche alla sua economia.
UNA
GRANDE
CAPACITA'
DI RECUPERO |
L'agenzia di rating
<Moody's> nel
suo rapporto annuale ha promosso la Turchia che così ha
ottenuto un outlook stabile, grazie alla capacità
della sua economia di recuperare dopo le batoste dello scorso
anno, con le fluttuazioni di mercato di maggio-giugno. Il rating
del debito è ora "Ba3".
Questa capacità è collegata, secondo <Moody's>, al
consolidamento fiscale, alla stabilità monetaria e al tasso
di cambio flottante.
"L'economia turca ha subito una trasformazione positiva
negli ultimi sei anni grazie alla decisa politica di
riforme", ha sottolineato Kristin Lindow autrice del
rapporto. Rimangono delle preoccupazioni a causa "di un
rinnovato aumento ell'inflazione che ha portato a sconfinare
dall'obiettivo" che il Governo si era preposto. (da Apcom)
15.03.2007
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COSTERA'
CARO PER L'INDUSTRIA L'ADEGUAMENTO ALL'UE
Secondo
la <Sedefed>, ci sono in Turchia 4 settori che
dovranno mettere mano al portafoglio. Si tratta dei
settori chimico, automobilistico, ferro e acciaio,
trasporti. Costi più elevati per il manifatturiero. |
L'adeguamento
agli standard europei costerà caro ad alcuni settori
produttivi turchi. A dirlo è la <Sedefed>, la
Confederazione delle associazioni di settore.
Secondo <Sedefed>, ci sono soprattutto quattro settori
che dovranno mettere pesantemente mano al portafogli. In
particolare si tratta dei settori chimico, automobilistico,
ferro e acciaio e trasporti via terra.
Bulent Akerman, presidente della <Sedefed>, ha reso noto
che è ferma l'intenzione di uniformarsi a tutti gli standard
richiesti anche se "le nostre categorie devono tenere
conto di quanto questi standard influiranno sul loro
business".
A pesare sono soprattutto le regolamentazioni in materia
ambientale, dove la Turchia sarebbe spaventosamente indietro e
dovrebbe sborsare qualcosa come 60 miliardi di euro.
Oltre al problema economico ce n'è anche uno di tempo.
Adeguarsi, infatti, oltre che costoro potrebbe essere lungo.
Ma, almeno su questo, la <Sedefed> è ottimista:
"Se riusciamo a giustificare il nostro ritardo con
motivazioni ragionevoli - ha detto Akerman - allora
probabilmente otterremo delle proroghe. Dobbiamo agire nel
modo meno brutale per le nostre imprese". (Apcom)
15.03.2007
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ENERGIA.
INVESTIMENTI,
CRESCITA
Potrebbe
essere uno slogan ma è invece l'avvertimento lanciato
da presidente della Musiad, Omer Bolat, circa il futuro
della Turchia. Come vincere la sfida. |
O la Turchia cresce dal
punto di vista energetico e si dimostra in grado di produrre
autonomamente il proprio fabbisogno, oppure l'economia
nazionale è destinata a fermarsi. Il messaggio è venuto
dalla <Musiad>, l'Associazione degli industriali
indipendenti, ossia quelli appartenenti alle sfere più
religiose del Paese.
La <Musiad> aveva aperto aperto il suo congresso ad
Istanbul proprio mentre la delegazione del Fondo Monetario
Internazionale si trovava in Turchia.
Nel discorso inaugurale il presidente Omer Bolat aveva
dichiarato che la sfida economica del XXI secolo sarà vinta
da chi riuscirà a garantire con maggiore stabilità
l'autosufficienza energetica. Bòlat aveva anche sottolineato
come il 48% dei 52 miliardi di dollari di deficit nel
commercio estero turco derivino proprio dalle importazioni
energetiche. (Apcom)
15.03.2007
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NON
CI SONO
GLI ESTREMI
DELLA CRISI
A
sostenerlo il presidente dell'Associazione turca dei
giovani industriali, Murat Sarayli, in incontro con il
Fondo monetario Internazionale. |
La Tugiad, Associazione
turca dei giovani industriali, ha incontrato la delegazione del
Fmi guidata da Lorenzo Giorgianni.
Il presidente della Tugiad, Murat Sarayli, si è detto
ottimista sulla situazione economica del Paese, sottolineando
che non ci sono gli estremi per parlare di crisi economica.
parlando con Giorgianni, Sarayli ha sottolineato come i
giovani industriali stiano cercando di attuare politiche per
incrementare le esportazioni nonostante la svalutazione subita
dalla moneta nazionale. (Apcom)
15.03.2007
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La
flessione, sia pure lieve, ha portato la percentuale in
Turchia sotto il 10%. Il settore agricolo è quello che
attira sempre meno posti di lavoro. Bene invece il
terziario e l'industria.
DIMINUISCE
IL NUMERO DEI DISOCCUPATI |
E' solo una piccola
buona notizia ma fa morale. La disoccupazione turca è scesa
dello 0.4% nel 2006 rispetto alla fine del 2005 arrivando al
9.9% e scendendo sotto la soglia del 10%. Il dato è stato
reso noto dal Tuik, l'Istituto di statistica turco.
Il numero di disoccupati da anno in anno è diminuito di
74mila unità mentre le persone che hanno trovato lavoro sono
state in tutto 284mila. Il settore agricolo attira sempre meno
posti di lavoro e fa registrare un calo di 405mila addetti.
Bene invece il terziario e l'industria che segnano un aumento
di oltre 600mila addetti rispetto al 2005. Secondo il report
del Tuik, la disoccupazione nelle aree urbane è scesa del
12.1%. la percentuale più alta di disoccupati è ad Adana e
Mersin dove si tocca il 16%. Sorpresa per la regione del Mar
Nero nella zona di Kastamonu e Sinop: i senza lavoro sono
appena il 5%. (Apcom)
15.03.2007
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INVERNO
MITE: SCENDE IL CONSUMO DI GAS
Una
bella notizia se si pensa che l'import di questa voce in
Turchia rappresenta una delle maggiori per quanto
riguarda lo scompenso dell'economia. Il lato positivo,
invece, è il rischio siccità. |
Almeno
un lato positivo lo hanno trovato. In un inverno anomalo, dove
ad Istanbul non è caduto nemmeno un fiocco di neve e ad
Antalya le temperature fanno pensare alla primavera inoltrata,
se ad Ankara si rischia il taglio dell'acqua per il rischio
siccità, dall'altra parte si fanno anche due calcoli. Il
caldo record infatti ha fatto diminuire considerevolmente il
consumo di energia nazionale che, secondo l'agenzia di stampa
<Anadolu>, è sceso di circa il 15% e che tradotto in
termini pratici significa 20 milioni di metri cubi di gas in
meno al giorno. Una bella notizia se si pensa che l'import di
gas rappresenta una delle maggiori voci di scompenso per
l'economia turca. (da Apcom)
15.03.2007
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<PASTARITO>,
COME ANDARE
ALLA GRANDE
La
controllata del gruppo <Cir food> ha intenzione di
aprire in Turchia altri 14 locali tra Istanbul, Antalya,
Mersin e Bursa. |
La catena <Pastarito>,
controllata dal gruppo <Cir food>, dopo aver inaugurato
i suoi primi locali ad Izmir nell'ottobre 2006 e ad Istanbul
all'inizio di quest'anno, ha annunciato che sta accingendosi
ad aprirne altri ad Istanbul Nonché ad Antalya, Mersin e
Bursa. Il programma è rilevante: prevede l'apertura di 14
locali presidiati da cuochi italiani e con un'offerta di vini
di qualità. L'obiettivo è di differenziarsi nettamente dai
"lokantasi locali". <Cir food> è
caratterizzata da un approccio flessibile ai diversi mercati
(tipologia dei prodotti e del servizio offerti) e in Turchia -
con <Pastarito> - punta a conquistare un publlico di
fascia media e medio alta. Partner locale è il gruppo <Mavi>,
un'azienda tessile emergente (produzione di jeans) con una
rete di negozi diffusa in tutto il Paese e una crescecnte
presenza anche all'estero. Opera come main franchisee,
ma è in corso anche la selezione di altri subfranchisee,
in prevalenza tour operator locali. <Cid food> sta
valutando anche l'avvio, in una prossima fase, di un'attività
di trading di prodotti alimentari e di produzione in
loco per il segmento catering, analogamente in quanto sta
facendo in altri Paesi emergenti. (il
Sole 24 Ore-Radiocor)
15.03.2007
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|
La
decisione presa dal Governo turco. Si attende
l'assegnazione per la gestione del totalizzatore. Nessun
allarme per gli operatori internazionali al momento
presenti in Turchia.
SCOMMESSE:
STOP TEMPORANEO ALLE GIOCATE |
Stop alle scommesse in
Turchia. E' quanto ha stabilito il Governo di Ankara. In
attesa dell'assegnazione di un appalto per la gestione del
rischio, per il totalizzatore nazionale turco, <SportToto>,
sono state temporaneamente sospese le accettazioni delle
giocate. Nessun allarme per gli operatori internazionali al
momento presenti in Turchia che considerano l'appalto
un'occasione per migliorare il settore e renderlo più
proficuo, per operatori e giocatori. I greci di <Intralot>
confidano in una assegnazione del totalizzatore, alla propria
società controllata <Inteltek>, in tempi brevi. Bwin,
che dal settore scommesse turco raccoglie circa il 6% dei
propri ricavi lordi, e che al momento ha sospeso la raccolta
dalla Turchia, confida in un proprio reingresso, tramite
regolare licenza, una volta assegnato il sistema di gestione.
(Apcom)
15.03.2007
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PROPRIETA'
IMMOBILIARI E STRANIERI
La
Turchia si appresta a rendere più chiari e trasparenti
i criteri con il varo di una nuova legge. I limiti per
acquistare un bene. Chi è più interessato. |
La Turchia si appresta a
rendere più chiari e trasparenti i criteri su cui si
baseranno d'ora in poi le vendite di proprietà immobiliari a
cittadini stranieri. Sarà ciascuna provincia del Paese a
stabilirei limiti delle proprietà che potranno essere vendute
a cittadini non turchi, per una quota che comunque non
dovrebbe eccedere lo 0.05% del totale disponibile nell'area.
Saranno presi in considerazione anche fattori quali la
posizione strategica ed il retaggio storico e culturale delle
aree coinvolte. In base ai dati resi disponibili dalla
direzione generale del catasto, a gennaio 2007 le proprietà
vendute a cittadini stranieri ammontano a 180 milioni di m2,
di cui l'88% (corrispondente a 63.484 unità immobiliari) è
concentrato in 10 province del Paese. Il primo posto spetta
alla località mediterranea di Antalya (14.610 unità),
seguita da Istanbul (10.696), Mugla (8.251) e Smirne (4.572).
Tra gli acquirenti, i tedeschi sono quelli che hanno finora
dimostrato l'interesse maggiore, possedendo un quarto del
totale delle proprietà (15.278), seguiti dai britannici
(12.749). Seguono i cittadini greci (12.183 unità di cui
11.166 appartenenti a greci di origine turca. (Apcom)
15.03.2007
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SALITA L'INFLAZIONE A
FEBBRAIO
- Brutte notizie per l'inflazione che è tornata
a due cifre. nel mese di febbraio l'aumento dei prezzi è
lievitato dello 0.43% arrivando al 10.16%. Qusto per quanto
riguarda l'indice dei prezzi al consumo. Per l'indice dei
prezzi di produzione le cose vanno anche peggio. la
percentuale è salita dello 0.95 toccando il 10.13% (da Apcom)
AUMENTATO IL COMMERCIO CON LA RUSSIA
- Grande amore tra
Turchia e Russia almeno dal punto di vista commerciale. A
renderlo noto è stato Tuncer Kayalar, sottosegretario al
Commercio estero, in occasione di un viaggio nel sud del
Paese, fra Rostov e Krasnodar. Kayalar ha detto che nel giro
di sei anni l'interscambio è cresciuto del 400%. (da Apcom)
MAR NERO: <LUKOIL> CI RIPENSA
- <Lukoil>
vci ripensa. Il colosso petrolifero russo non costruirà più
una raffineria a Zonguldak come aveva dichiarato un mese fa,
prospettando anche un investimento di 2.5 mld di euro. Lo ha
detto il numero 1 di <Lukoil>, Vagit Alekperov,
all'agenzia <Itar-Tass>. Notizia immediatamente
rilanciata dai media turchi. (da Apcom) |
BUONE NOTIZIE PER GAS NATURALE
- I consumatori turchi
riceveranno presto buone notizie. A dirlo è Mehmet Kazanci,
proprietario di <Aksa Energy>, una delle compagnie di
distribuzione di gas turco. Kazanci ha dichiarato che dai
prossimi mesi i clienti domestici cominceranno ad usare il gas
ottenuto dal deposito di Akcakoca, nel Mar Nero, con
conseguente risparmio sulle tariffe. (da Apcom)
IL FUTURO DELLA HOLDING
- Rimane cauta Guler Sabanci ma
una cosa l'ammette: la decisione del Governo turco di bloccare
la privatizzazione delle linee energetiche e di rimandarla a
dopo le elezioni l'ha colta di sorpresa.
"Ci occuperemo di molte cose ma non di tutto", ha
dichiarato l'amministratrice delegata del gruppo. Che tradotto
in termini pratici significa che si concentrerà su quelli che
sono i campi su cui ha maggiormente investito fino a questo
momento. (da Apcom)
<IS BANKASI>: PORTE CHIUSE AGLI STRANIERI
- Le
porte di <Is Bankasi>, la più grande banca privata
turca, rimangono chiuse agli stranieri. Loha detto ai
giornalisti l'amministratore delegato, Ersin Ozince. La
notizia è stata riportata da tutti i principali quotidiani
economici: "Al momento non pensiamo a nessun tipo di
fusione con altri istituti stranieri - ha dichiarato
apertamente Ozinnce - Non siamo contrari alla partecipazione
di capitale straniero all'interno delle realtà turche, ma al
momento non ci interessa. La nostra banca esiste dai tempi
della Guerra di Indipendenza (combattuta dal 1919 al 1923, ndr),
il suo compito è da sempre quello di operare nel settore
bancario nazionale. E' una delle realtà più importanti
in tutto il Medio oriente e vogliamo mantenerla tale".
(da Apcom)
<BANCA HAPOALIM> COMPRA <POLZITIF>
-
<Banca Hapoalim, l'sitituto di credito più importante di
israele, ha comprato il 57.55% della turca <Pozitif>. lo
ha riferito la stessa banca. I vertici del gruppo hanno reso
noto che l'investimento è stato di 100 milioni di dollari e
che sono state acquistate 643 milioni di azioni. (da Apcom)
CRITICHE SUGLI INVESTIMENTI DIRETTI
- Brutte notizie
per la Turchia. Il Paese della mezzaluna nei prossimi anni
potrebbe attrarre meno investimenti diretti del previsto. A
dirlo niente meno che Rodrigo Chaves, responsabile per
la Banca Mondiale dell'Europa e del Medio Oriente. Chaves ha
affermato infatti che gli investimenti diretti nei prossimi
4/5 anni si riverseranno su Russia ed India. (da Apcom)
L'UTILE DELLA <ZIRAAT BANK>
- Dopo <Halkbank>,
adesso anche la <Ziraat Bankasi> sta diventando una
realtà importante all'interno dell'economia turca. L'istituto
di credito ha fatto segnare un utile di 2.1 miliardi di nuove
Lire turche, oltre un miliardo di euro. (da Apcom)
... E QUELLO DI <AKBANK>
- L'istituto di credito
turco <Akbank> ha fatto segnare utili da 1.6 miliardi di
nuove Lire turche, oltre 800 milioni di euro nel 2006. Lo ha
reso noto la stessa banca. Zafer Kurtul, direttore generale di
<Alkbank>, ha dichiarato che il successo dell'istituto
di credito dipende soprattutto dalle strategie che l'azienda
ha deciso di mettere in piedi per il 2006, in particolare nel
settore del prestito di denaro. Questo da solo è cresciuto
del 26.7% totalizzando 28.3 miliardi di nuove Lire turche. (da
Apcom)
IN VENDITA AZIONI DI <IS-BANKASI>
- La banca di
investimenti internazionali <Morgan Stanley> ha venduto
31 milioni di azioni di <Is-bankasi>, equivalenti
all'1.1% . Le azioni sono state vendute al prezzo di 7.35 Lire
turche. Per questa vendita inattesa il titolo ha perso 1.172
punti; la borsa di Istanbul 42,888 (Apcom)
IL GRANDE SUCCESSO DI <DEXIA>
- Era entrata
sul mercato turco meno di un anno fa, nel magio 2006, ma
i primi risultati si può dire che li ha già visti. La banca
franco-belga <Dexia> ha infatti reso noto un amento dei
suoi utili del 35% pari a 2.75 miliardi di euro. Per
festeggiare questo traguardo di tutto rispetto i vertici
aziendali hanno deciso di fare uno strappo alla regola e hanno
tenuto il consiglio di amministrazione ad Istanbul nella sede
di <Denizbank>, la banca turca di cui <Dexia> ha
comprato il 75% nel maggio scorso per i.9 miliardi di euro. (Apcom)
BOCCIATA LA VENDITA DI <TEKFENBANK>
- L'Agenzia
per la supervisione delle banche (Bddk) ha bocciato la vendita
di <Tekfenbank> alla greca <Eurobank>.
L'Agenzia si riserva di rimettere in votazione la mozione in
futuro ma per il momento nulla da fare. la mozione non è
passata perché due membri del board hanno votato in modo
contrario. un terzo ha chiesto che la mozione fosse rimandata
a data da destinarsi. Secondo la legge che regola l'attività
della Bddk i voti a favore devono essere almeno cinque. (da Apcom)
AUMENTO DELL'EXPORT
- Buone notizie per l'export turco
che ha iniziato il 2007 in maniera positiva, facendo
registrare un incremento nelle esportazioni di gennaio di ben
il 26.5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Che
tradotto in termini monetari significa 9.6 miliardi di euro.
(da Apcom)
PRIVATIZZAZIONE <PETKIM>
- L'Amministrazione
turca per le privatizzazioni (Oib) ha annunciato che, non
appena concluse le procedure di approvazione da parte del
consiglio per la concorrenza e di quello per il mercato dei
capitali, procederà ad annunciare la privatizzazione in
blocco del 51% della società petrolchimica statale <Petkim>,
unico gruppo di rilevanti dimensioni perante in Turchia in
questo settore. <Petkim> copre attualmente circa il 30%
della domanda interna. (da Ambasciata
d'Italia ad Ankara)
COMPLETATO L'OLEODOTTO
- L'oleodotto
Baku-Tbilisi-Ceyhan è stato completato. Ad annunciarlo è
stato Sakir Ariken, vicedirettore generale della <Botas>,
la compagnia petrolifera di Stato turca, che ha sottolineato
come l'impianto - quando entrerà a pieno regime -
trasporterà 8.6 milioni metri cubi di gas al giorno.
L'Azerbaijan diventa così il quinto Paese da cui la Turchia
importa gas naturale dopo Iran, Russia, Algeria e Nigeria.
l'oleodotto potrà raggiungere facilmente anche il gas
naturale di Tukmenistan e Kazakhistan. (Apcom)
LA DIFFIDA DI TEHERAN
- Il ministro iraniano del
Petrolio Kazem Vaziri-Hamaneh ha avvertito il Governo turco di
non riesportare il gas naturale proveniente dalla Repubblica
islamica in Paesi terzi. E' quanto ha scritto l'agenzia <Irna>
che ha specificato come l'Iran esporti gas naturale in Turchia
dal 2001 in base ad un acordo da 23 miliardi di dollari
firmato nel 1996. "In base agli accordi, la Turchia non
ha il diritto legale di esportare il gas iraniano in altri
Paesi", ha detto il ministro del Petrolio. A scatenare le
proteste del governo di Teheran, secondo gli osservatori,
sarebbe stata la visiya in Turchia del Primo Ministro
israeliano Ehud Olmert. (da Adnkronos)
IN PENSIONE L'AD DI <KOC HOLDING>
- La sua
decisione ha colto tutti di sorpresa. Bulent Ozaydinli, 58
anni, smetterà di lavorare il prossimo primo maggio,
lasciando la prestigiosa carica di amministratore delegato di
<Koc Holding>.
Un annuncio che ha lasciato di stucco i vertici aziendali
anche per la giovane età dell'interessato che, per rispettare
la tradizione della holding, avrebbe dovuto arrivare a 60
anni. Nella lettera di dimissioni, Ozaydinli ha scritto che
lascia perché ha fatto raggiungere alla holding tutti gli
obiettivi che si era prefissato: "Adesso - ha aggiunto -
voglio poter dedicare più tempo alla mia vita privata".
Il suo posto verrà preso da Bulent Bulgurlu. (Apcom)
15.03.2007
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ECONOMIA
C'è
tempo fino al 31 marzo per le imprese italiane
interessate a partecipare ad Istanbul, il 9 e 10
maggio prossimi, al workshop industriale promosso
dall'Ice in collaborazione con l'Ambasciata
d'Italia ad Ankara.
PMI,
MISSIONE IN TURCHIA: OPPORTUNITA' PER JOINT
VENTURE |
La
partecipazione al seminario è riservata esclusivamente agli
imprenditori interessati a realizzare in Turchia investimenti
diretti, joint-venture e azioni di collaborazione
industriale. Sono infatti esclusi progetti di export-import.
L'obiettivo dell'iniziativa è promuovere un radicamento
stabile e produttivo delle aziende italiane sul territorio
turco nei settori merceologici più forti. Il nostro Paese
rappresenta il terzo partner commerciale della Turchia con un
interscambio che nel 2006 ha superato i 15 miliardi di
dollari. Da considerare soprattutto le agevolazioni che oggi
esistono per gli investimenti diretti esteri. Numerose
facilitazioni fiscali sono state infatti introdotte dalla
legge n. 4875 del 2003 e hanno favorito gli investimenti
dall'estero che sono in costante crescita non solo per il
buon andamento macro-economico, ma soprattutto dalla stabilità
socio-politica raggiunta dal paese. Nel 2006 il flusso di
esportazioni ha superato la quota dei 18 miliardi di dollari
Usa. In Turchia sono presenti aziende e multinazionali dei
principali paesi industrializzati, in particolare, secondo gli
ultimi dati al settembre 2006, forniti dal Sottosegretariato
al Tesoro turco, sono più di 14mila le imprese a capitale
estero. Lo stock dei flussi diretti italiani, effettuati da
oltre 500 imprese, è stato pari a 4.4 miliardi di dollari. I
progetti turchi, presentati per il workshop, hanno interessato
i seguenti settori: agroalimentare, macchine agricole e
bevande; tessile e calzature; chimica; minerario; mobili;
costruzioni; automobilistico; meccanica; imballaggio, editoria
e carta; turismo e imbarcazioni; refrigerazione. Ma possono
partecipare anche aziende interessate a progetti diversi da
quelli presentati dagli operatori turchi, a condizione che i
progetti italiani vertano su opportunità di investimento o di
joint venture, da realizzarsi in Turchia. Il Programma
del Workshop prevede nella prima giornata gli interventi dei
rappresentanti istituzionali dei due paesi a cui faranno
seguito gli incontri bilaterali organizzati fra le imprese
italiane e le imprese locali. Il 10 maggio si concluderà il
seminario con le visite aziendali ai principali distretti
turchi. La partecipazione all'iniziativa è gratuita, mentre
le spese di missione dei partecipanti (viaggio, vitto e
alloggio) restano a carico delle singole imprese. L'Ice si
farà carico dell'organizzazione del seminario, e metterà a
disposizione dei partecipanti i trasporti in loco e il
servizio di interpretariato durante le visite del 10 maggio.
Le imprese interessate sono invitate a far pervenire entro il
31 marzo la scheda di adesione (disponibile sul sito
www.ice.it), da compilare in lingua Inglese, all'indirizzo
di posta elettronica: turchia2007@ice.it
(J.G/Denaro.it)
15.03.2007
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PETROLIO
E PERFORAZIONI: LA PIATTAFORMA CONTINENTALE
La
ricerca nel fondale marino nel Mediterraneo al largo di
Cipro, che ha inasprito ancora di più i rapporti tra
Ankara e Nicosia, è un altro dei punti di rottura di un
lungo scontro sullo sfruttamento delle acque
mediterranee. |
Il petrolio è un
elemento prezioso per ogni società moderna, ma è anche una
risorsa naturale che spesso porta con sé molti guai. Poiché
oggi tale fonte di energia inizia a scarseggiare, persino la
sola ipotesi della sua esistenza può creare attriti
pericolosi nei rapporti fra Stati. Una situazione simile si
presenta attualmente a Cipro dove, a partire dal 15 febbraio
2007, è stato indetto un bando per la concessione di licenze
per la ricerca di petrolio nel fondale marino. I problemi
sorgono dalle obiezioni della Turchia, paese aspirante
all'adesione alla Unione Europea, che mira ad avere una
parte delle eventuali ricchezze del Mediterraneo orientale,
senza particolare riguardo per il diritto internazionale.
Tutto ciò si collega con la questione cipriota, che esiste
come problema internazionale sin dagli anni Cinquanta. In
breve, Ankara non riconosce la Repubblica di Cipro (membro
dell'Onu e della UE) e continua a occupare militarmente la
parte nord dell'isola, appoggiando la Repubblica Turca di Cipro del Nord (entità statale che
esiste de facto dal 1983, ma che è riconosciuta oggi solo
dalla Turchia). Nella presente circostanza, così, Ankara
sostiene che anche i turco-ciprioti dovrebbero avere parte del
petrolio, mettendo in dubbio il diritto della Repubblica di
Cipro a procedere a ricerche petrolifere.
In risposta alla determinazione mostrata dal presidente
cipriota Tassos Papadopoulos a difendere i diritti legittimi
del proprio Stato, il ministro per l'Energia turco Hilmi
Guler ha dichiarato che anche la Turchia effettuerà ricerche
per petrolio e gas naturale nel Mediterraneo orientale, non
escludendo ricerche anche in Egeo. L'ultimo riferimento non
è stato casuale e riporta in mente la più vasta controversia
greco-turca per la delimitazione della piattaforma
continentale del Mar Egeo: un'altra disputa che rimane
aperta sino ai nostri giorni e che bisogna ricordare per
capire meglio la pericolosità dell'atteggiamento turco.
La disputa per la delimitazione della piattaforma continentale
del Mar Egeo ebbe inizio nel 1973, in seguito alla scoperta di
idrocarburi nella zona dell'isola greca di Thassos (circa
15mila barili al giorno, provenienti da due piattaforme di
nome Prinos I e Prinos II). Ankara decise di procedere a
ricerche, coprendo anche zone dell'Egeo nelle quali la
Grecia aveva concesso licenze e considerava parte della sua
piattaforma continentale. La controversia non fu risolta
subito. Al contrario, la tensione fra Atene e Ankara si inasprì
in seguito alla invasione turca di Cipro nell'estate del
1974, che portò alla divisione dell'isola.
Dopo la caduta dei Colonnelli in Grecia (luglio 1974), il Governo democratico di Costantino Karamanlis decise di
risolvere pacificamente la crisi, lasciando all'Onu il
compito di cercare una soluzione al problema cipriota e
proponendo alla Turchia il ricorso alla Corte internazionale
di giustizia per la delimitazione della piattaforma
continentale. Il Governo turco respinse l'idea del ricorso,
chiedendo un negoziato bilaterale e rivendicando diritti sulla
metà dell'Egeo che, secondo i turchi, non poteva essere
solo "un lago greco". A sostegno di tale posizione, i
turchi allargarono la disputa ad altri temi.
Ankara rivendicò il controllo dell'aviazione civile
dell'Egeo orientale, concesso dall'Icao ad Atene sin dagli
anni Cinquanta, mettendo in dubbio la legittimità del limite
delle dieci miglia di spazio aereo greco, in vigore fin dal
1936. Il Governo turco contestò pure il diritto greco
all'estensione delle acque territoriali greche sino a 12
miglia, stabilito in sede Onu dal trattato di Montego Bay per
il Diritto Mare del 1982 (non firmato dalla Turchia). Dopo la
crisi di Imia del 1996, la Turchia avanzò la teoria delle
"zone grigie" nell'Egeo, secondo la quale ogni isolotto
o scoglio presente in tale arcipelago, che non fosse
espressamente attribuito dai trattati internazionali alla
Grecia, appartiene alla Turchia quale erede dell'Impero
Ottomano.
Le pressioni americane
Dopo l'occupazione di Cipro, le mosse turche in Egeo furono
interpretate dai greci come una richiesta di un Lebens
Raum in Egeo e per estensione nel Mediterraneo orientale.
Nessun Governo ellenico avrebbe potuto accettare
l'inclusione delle isole greche in una piattaforma
continentale controllata dalla Turchia. Per tale motivo, il
dialogo tra le due parti fu molto difficile e non mancarono
anche pericolosi momenti di crisi, due in particolare assai
gravi.
Nel 1976 la nave turca "Hora" procedette a ricerche sismiche
(necessarie per l'individuazione di giacimenti petroliferi)
a ovest dell'isola greca di Lesbo. Undici anni dopo, nel
1987, la stessa nave (ribattezzata "Sismik") comparve nelle
acque dell'Egeo, accompagnata da naviglio militare turco. In
ambedue i casi la crisi si risolse grazie all'intervento
esterno. Nell'agosto 1976, il presidente del Consiglio dei
ministri europeo, l'olandese Max van der Stoel, si recò ad
Atene e convinse Karamanlis a non attuare la minaccia di
affondare la nave turca per non compromettere la prospettiva
europea del Paese. Nel marzo 1987 il Primo Ministro greco
Andreas Papandreou mostrò maggiore risoluzione e gli
americani esercitarono pressioni su Ankara, così che le navi
turche non entrarono nelle acque territoriali della Grecia.
A ciascuna crisi fece sempre seguito una pressione esterna,
americana ed europea, per esortare le parti al dialogo al fine
di ricercare una risoluzione della disputa dell'Egeo. Il
dialogo si verificò senza reale prospettiva di risoluzione
dei problemi, portando comunque a un impegno di moratoria di
ricerche per il petrolio in Egeo.
Uno scenario simile si sviluppò all'inizio del 1996 durante
la crisi degli isolotti Imia (Kardak in turco), due grandi
scogli situati tra le coste dell'Asia Minore e l'isola di
Calimnos. Forse in modo non del tutto fortuito, la nave
mercantile turca "Figen Akad" si trovò incagliata nelle acque
basse di quelle rocce gemelle. La guardia costiera greca corse
velocemente in soccorso ma, appena arrivata in loco, il
capitano della nave rifiutò l'aiuto, sostenendo che gli
isolotti appartenevano alla Turchia. In un primo momento,
greci e turchi collaborarono e portarono in salvo la nave.
Subito dopo, però, il ministero degli Esteri turco appoggiò
ufficialmente la posizione del capitano e presto la situazione
degenerò, coinvolgendo pure i privati cittadini e i media di
ambedue le parti.
Nessun accordo su un
compromesso
Atene ricordò ad Ankara l'esistenza di accordi
internazionali che espressamente le attribuiscono gli
isolotti: gli accordi italo-turchi del 1932 e il trattato di
Pace con l'Italia del 1947, con il quale tutto il
Dodecanneso italiano fu riconosciuto alla Grecia. Il Governo
ellenico cercò di difendere anche militarmente il proprio
territorio. Il 31 gennaio i due Paesi si trovarono ancora una
volta a un passo dalla guerra. Su richiesta del Primo Ministro
greco Costas Simitis, il sottosegretario di Stato americano
Richard Holbrooke intervenne nella crisi riuscendo a trovare
un compromesso.
Nessuna delle due parti avrebbe potuto svolgere attività
economica o esercitare controllo politico sugli isolotti
(presenza di bandiera o di esercito nazionali). Nello stesso
momento la Turchia allargava la disputa con la summenzionata
teoria delle "zone grigie" e non a caso. Secondo il
Diritto del mare, infatti, anche gli isolotti hanno una
propria piattaforma continentale. Il riconoscimento di un
certo numero di essi come turchi offrirebbe alla Turchia più
ampi diritti in Egeo. Quindi anche la crisi del 1996 era
collegata alla probabile presenza di ricchezze petrolifere nel
Mediterraneo orientale.
Il coinvolgimento delle istituzioni internazionali, in
particolare l'Unione Europea, fu importante. Nel contesto
della prospettiva europea della Turchia, l'UE mostrò un
atteggiamento mirante non solo alla prevenzione delle crisi,
ma anche alla risoluzione della disputa greco-turca
nell'Egeo. Gli organi dell'Unione ricordarono alla Turchia
che ogni Paese candidato all'adesione doveva rispettare i
trattati internazionali, arrivando sino a fissare un
meccanismo di risoluzione della disputa dell'Egeo. Sotto la
spinta della diplomazia greca, il Consiglio Europeo di
Helsinki (10-11 dicembre 1999) esortò la Turchia a fare ogni
possibile sforzo per la risoluzione di controversie di
frontiera. Qualora ciò non fosse possibile tramite negoziati
diretti, si doveva sottoporre la questione al giudizio alla
Corte internazionale entro la fine del 2004. Grecia e Turchia
proseguirono a questo dialogo, ma fino a oggi non è stato mai
possibile trovare un accordo su un compromesso, necessario per
il ricorso all'Aia.
A questo punto possiamo riprendere l'esame del nuovo
contenzioso per il petrolio di Cipro. Le radici di tale
questione risalgono a quattro anni fa. Più precisamente, essa
nacque il 17 febbraio 2003, quando il legittimo Governo di
Cipro firmò con l'Egitto un accordo per la definizione dei
limiti delle rispettive Zone economiche esclusive (Zee), in
piena applicazione delle più moderne interpretazioni in tema
di Diritto del mare. La Repubblica di Cipro si assicurò in
questo modo i diritti esclusivi di sfruttamento in una zona
che arriva a 177 miglia a sud-ovest delle sue coste. Sullo
stesso modello, Nicosia intraprese negoziati per la
conclusione di un simile accordo con Beirut, commissionando
parallelamente a una società norvegese il compito di attuare
ricerche sismiche nella sua zona esclusiva verso l'Egitto.
Una moratoria come
obiettivo
La Turchia non reagì finché i risultati delle ricerche non
diedero un risultato promettente, rivelando la probabile
esistenza di otto miliardi barili di petrolio, di un valore
stimato a 450 miliardi di dollari. La posizione di Ankara si
è ulteriormente irrigidita dopo la conclusione dell'intesa
per la definizione della <Zee> tra Cipro e Libano, concluso il
17 gennaio 2007. Tale accordo ha, infatti, aperto la strada
per l'erogazione di licenze per ricerche petrolifere da
parte di Cipro su una più vasta area del Mediterraneo
orientale. Sulla base degli studi di una società norvegese,
il 15 febbraio Nicosia ha avviato una procedura di concorso
per erogazione di permessi a grandi compagnie petrolifere.
Tre giorni dopo la firma dell'ultimo accordo, il ministero
degli Esteri turco ha contestato all'Egitto e al Libano la
conclusione di accordi con "l'amministrazione
greco-cipriota che non rappresenta tutta la popolazione di
Cipro". Secondo Ankara, i due Paesi dovrebbero considerare
che esiste anche una parte turca di Cipro e perciò dovrebbero
astenersi da atti che potrebbero ledere il tentativo di
risoluzione della questione cipriota. Subito dopo circolò la
notizia di manovre della Marina turca a nord di Cipro,
peraltro smentite da Ankara. Si trattava probabilmente di una
mossa del cosiddetto "Stato profondo" turco, vale a dire
dell'apparato militare di Ankara, intesa ad intimidire
Nicosia.
Il presidente Tassos Papadopoulos difese invece il diritto
sovrano della Repubblica di Cipro a firmare trattati
internazionali, sostenendo che le risorse naturali
appartengono allo Stato e non a un particolare gruppo o
comunità. Una volta risolta la questione cipriota, disse il
presidente, anche i turco-ciprioti potranno beneficiare delle
risorse dello Stato. Al momento, tuttavia, il Governo di
Nicosia non può discutere formule di distribuzione del
petrolio. Dalla posizione di Papadopoulos si intravede la
volontà non solo di resistere alle pressioni di Ankara, ma
anche di offrire ai turco-ciprioti un ulteriore incentivo per
il loro ritorno allo Stato comune (l'altro è la loro
automatica adesione nell'UE). Come risposta, abbiamo avuto
le dichiarazioni del ministro dell'Energia turco per
parallele ricerche della Compagnia Petrolifera della Turchia (Tpao).
Tutto ciò riporta alla memoria lo scenario delle crisi
precedenti, secondo una pratica ben nota, utile sul piano
interno in vista delle imminenti elezioni in Turchia, ma anche
per esercitare pressioni su Atene affinché possa dissuadere
Nicosia dall'effettuare le ricerche. In assenza di un
accordo, l'obiettivo sembra essere anche questa volta una
moratoria e il clima di tensione serve a tale fine. Le
moratorie però, per definizione, non eliminano i problemi. In
ogni modo, questa volta un'escalation è ritenuta poco
probabile per dell'ambizione turca a far parte
dell'Europa.
Il diritto del mare
Senza dubbio, anche la Turchia dovrà avere una parte dalle
ricchezze mediterranee, come del resto tutti gli altri Paesi
rivieraschi. Per la definizione dei rispettivi diritti è però
necessario il rispetto delle regole internazionali, condizione
ovvia per ogni Stato europeo. La Grecia è ancora convinta
che, nel contesto della prospettiva europea, Ankara cambierà
atteggiamento e si renderà disponibile a un accordo di
compromesso per Cipro e l'Egeo. Nel caso del petrolio, il
Diritto del mare offre le regole di riferimento per la
determinazione dei rispettivi diritti, in modo che tutti
possano beneficiare in maniera equa delle risorse naturali,
che oggi rimangono inutilizzate a causa dei problemi politici.
Se la Turchia vuole veramente diventare un Paese europeo, deve
riconoscere tale dato di fatto. L'Unione Europea, da parte
sua, deve ricordare costantemente ad Ankara le regole del
gioco. Solo così l'intervento esterno può essere
provvidenziale per la risoluzione finale delle dispute
greco-turche, le quali in ultima istanza sono anche
problematiche euro-turche. (Vincenzo Greco/Pagine di
Difesa)
15.03.2007
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I
preliminari di questa nuova "alleanza "
energetica - riportato da
<Interfax> - prevedono la fornitura alla Turchia
di 250 milioni di m3 all'anno di gas fino al 2021.
ACCORDO
<GAZPROM>/
<SHELL> |
Il gigante del gas russo
<Gazprom> ha firmato un contratto con la <Shell
Enerji> per la fornitura
di gas alla Turchia fino al 2021. Lo scrive l'agenzia di
stampa russa <Interfax>, attribuendo la notizia alla stessa
<Gazprom>.
Il comunicato di <Gazprom> spiega che l'accordo è stato firmato
con la <Shell Enerji<, una controllata locale del gruppo
anglo-olandese <Royal Dutch Shell>. <Gazprom> fornirà 250 milioni
di metri cubi di gas alla <Shell Enerji> in Turchia fino al
2021. L'accordo viene sull'onda della liberalizzazione del
mercato del gas in Turchia, che ha portato a un bando per il
trasferimento di parte dei contratti della compagnia del gas
turco <Botas> con altre compagnia.
A vincere la gara è stato il gruppo anglo-olandese. <Shell
Enerji> intende far partire la fornitura ai clienti turchi dal
secondo trimestre di quest'anno. Il gruppo anglo-olandese sarà
responsabile delle forniture rispetto a <Botas>.
E l'Antitrust russo è contrario alla conclusione della
fusione tra <Gazprom> e <Suek>, società siberiana del carbone,
perché potrebbe mettere a rischio la riforma del settore
dell'energia elettrica, secondo quanto ha dichiarato a
Interfax il presidente dell'Authority, Igor Artemyev. "Si
tratta del secondo tentativo di monopolizzare il settore
elettrico attraverso il controllo del ciclo dei carburanti.
Non è chiaro perché si avvia la riforma del settore se
Gazprom diventerà uno dei soggetti principali dell'Ues",
colosso elettroenergetico russo. La legge russa sulla
concorrenza prevede di differenziare i settori del mercato in
cui le compagnie operano, per esempio gas e carbone, quindi
"anche se <Gazprom> non ha asset carboniferi, avrebbe
comunque il monopolio del mercato energetico siberiano e
dell'estremo oriente e controllerebbe l'intera industria
dell'energia", ha spiegato Artemyev. Il capo
dell'Antitrust ha espresso, poi, il suo personale disaccordo
con la fusione e ha annunciato che "farà tutto quanto è
in suo potere per impedirla", nell'attesa di avere
maggiori chiarimenti sull'accordo tra <Gazprom> e <Suek>.
(Denaro.it)
15.03.2007
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ENERGIA:
TARIFFE PIU' BASSE
Ad
esserne convinta l'Autorità per la regolazione del
mercato turco (Epdk) dopo il trasferimento delle
importazioni di gas dalla <Botas> ai privati. |
L'Autorità per la
regolazione del mercato energetico (Epdk) è sicura: il
trasferimento delle importazioni di gas naturale dalla
compagnia di distribuzione nazionale <Botas> ai privati
favorirà una naturale competizione, che porterà
all'abbassamento delle tariffe. Yusuf Gunay, presidente dell'autorithy
per l'energia, ha spiegato che la <Botas> sta
pianificando il trasferimento di contratti per circa 4
miliardi di metri cubi di gas l'anno. Il che equivale a dire
che nel 2007 l'11 delle importazioni potrebbe essere
effettuato da aziende private.
Parlando con i giornalisti dei quotidiani <Dunya> e
<Sabah>, Gunay ha anche posto l'accento sulla
privatizzazione delle grandi compagnie locali di
distribuzione, come la <Igdas>, la <Ego> e la <Izgaz>
che operano rispettivamente ad Istanbul, Ankara ed Izmir.
"La loro privatizzazione non ci tocca direttamente - ha
detto il numero uno della Epdk - anzi stiamo preparando tutta
una serie di documentazioni che possano facilitare questi
processi. Il nostro obiettivo è creare un mercato libero, ma
governato da regole". (Apcom)
15.03.2007
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NUCLEARE
E CENTRALI:
RASSICURAZIONI
Il
ministro dell'Energia turco Hilmi Guler ha dichiarato:
"Penseremo ai nostri figli che dovranno abitare in
questo Paese nei decenni a venire". |
Il ministro dell'Energia
Hilmi Guler rassicura: nessun problema per la costruzione
della prima centrale nucleare.
"Nel costruirla - ha detto Guler - penseremo anche ai
nostri figli che dovranno abitare in questo Paese nei decenni
a venire".
Prendendo la parola durante il meeting degli architetti e
degli ingegneri che si sta tenendo ad Istanbul, Guler ha detto
che il cardine fondamentale per la costruzione del primo
impianto è la sicurezza, che sarà regolata da apposite
leggi, soprattutto quando la centrale entrerà a pieno regime.
il ministro ha anche aggiunto che il paese sta lavorando per
diventare un serbatoio energetico. "Non ci sarà
equilibrio energetico senza la Turchia", ha chiosato. (Apcom)
15.03.2007
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MANCA
ANCORA IL GRANDE SALTO DI QUALITA'
Pur
essendo eccellenti i risultati ottenuti dall'economia
turca negli ultimi anni - come ha evidenziato il
presidente della Tobb, Rifat Hisarciklioglu - occorre
aumentare il flusso degli investimenti all'estero. |
In occasione del
Convegno organizzato a Istanbul dalla Associazione degli
Investitori esteri <Yased>, il presidente della Tobb-Unione
turca delle Camere di commercio, Rifat Hisarciklioglu, ha
evidenziato ancora una volta gli eccellenti risultati ottenuti
dall'economia turca negli ultimi anni sul fronte della
raggiunta stabilità macro-economica e dell'attrazione degli
investimenti dall'estero - circa 20 miliardi di dollari nel
2006 - e ha però stigmatizzato il fatto che il Paese ha
bisogno di un flusso di investimenti dall'estero ancor
maggiore, e soprattutto prolungato nel tempo, per compiere un
vero salto di qualità.
"La Turchia deve disporre di un efficiente sistema
giudiziario per rassicurare gli investitori esteri e
soprattutto dotarsi di una politica industriale che privilegi
l'innovazione e i settori a maggior redditività
prospettica", ha dichiarato, evidenziando che alcuni
settori -come per esempio quelli connessi alla produzione di
energia idroelettrica, solare, nucleare ed eolica-
rappresentano delle concrete opportunità per gli imprenditori
esteri interessati al mercato turco. Altri interventi nel
corso del convegno hanno posto in risalto i fondamentali
investimenti che saranno necessari in alcuni settori come i la
protezione ambientale -si valutano in 35/40 miliardi di euro
gli investimenti necessari per mettere a norma la Turchia- e
le privatizzazioni delle aziende municipalizzate per acqua,
elettricità, gas, trasporti urbani, raccolta e gestione dei
rifiuti. (Denaro.it)
15.03.2007
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L'OFFICINA
DELL'EUROPA:
LA TURCHIA
L'Italia
è sbarcata nel Paese della Mezzaluna con i propri
prodotti rinomati nel settore dei macchinari,
elettronica ed automazione. Gli investimenti. |
L'Italia è sbarcata in
Turchia con i propri prodotti e marchi rinomati nel settore
dei macchinari, elettronica e automazione, per partecipare
come Paese partner alla <Fiera WIN 2007> (World of Industry),
che si è svolta a Istanbul in due fasi: la prima, dal 26 al
28 febbraio, dedicata al settore dei macchinari; la seconda,
dall'8 all'11 marzo, dedicata all'automazione, elettricità ed
elettronica e oleoidraulica e pneumatica. Nell'occasione,
l'Istituto per il Commercio Estero (Ice) aveva organizzato una
partecipazione collettiva italiana alla seconda parte
dell'evento (l'Istituto si presenterà per la prima volta alla
manifestazione) con l'obiettivo di accrescere tra gli
operatori turchi la conoscenza delle tecnologie italiane nel
settore oleoidraulica e pneumatica, organi di trasmissione e
ingranaggi e di favorire lo sviluppo graduale di rapporti di
collaborazione industriale e commerciale tra aziende italiane
e locali. La Turchia, riferisce l'Ice, è attualmente
considerata "l'officina dell'Europa in quanto la più
utilizzata dai Paesi avanzati dell'UE". Gli investimenti esteri
hanno raggiunto e superato la somma di 30 miliardi di dollari
e si rivolgono a tutto il comparto industriale per migliorare
le tecnologie e la produttività delle fabbriche turche.
L'Italia è il fornitore privilegiato per tutti i macchinari e
svolge un ruolo sempre più aggressivo sul mercato locale. (Denaro.it)
15.03.2007
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<CEMENTIR>
RADDOPPIERA' LO STABILIMENTO DI EDIRNE
Il
gruppo investirà nel prossimo triennio 140 milioni di
euro per potenziare la propria capacità produttiva in
Paesi, come la Turchia, di interesse strategico. Il
piano industriale. |
Il Gruppo <Cementir>
investirà nel prossimo triennio 140 milioni di euro per
potenziare la propria capacità produttiva nei Paesi di
interesse strategico. E' quanto prevede il piano industriale
2007-2009, che verrà presentato domani presso Borsa Italiana.
Il piano - si legge in una nota - prevede, fra l'altro, come
obiettivi 1.2 miliardi di ricavi, un margine operativo lordo
oltre i 300 milioni di euro, un debito netto intorno a 100
milioni di euro, vendite di cemento per 12 milioni di
tonnellate e vendite di calcestruzzo per 5 milioni di metri
cubi.
"Tali obiettivi - precisa la nota - sono stati elaborati
sull'ipotesi di permanenza dell'attuale scenario congiunturale
ed in assenza di acquisizioni". Entro il 2008 "verrà
completato l'ampliamento dello stabilimento in Egitto, che
porterà a triplicare la capacità produttiva di cemento
bianco dell'impianto". Al contempo - conclude la nota -
sarà anche completato il raddoppio della capacità dello
stabilimento di Edirne in Turchia".(Ansa)
15.03.2007
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La
Compagnia si è assicurata per la prima volta la leadership nel settore
della telefonia mobile e ha anche conquistato la fiducia
delle banche.
<TURKCELL>
OLTRE
OGNI LIMITE |
<Turkcell> oltre ogni
limite. Non solo si è assicurata la leadership incondizionata
nel settore della telefonia mobile in Turchia, ottenendo anche
molti riconoscimenti internazionali, adesso ha conquistato
anche la fiducia incondizionata delle banche. Una cordata
formata da ben 34 istituti di credito di 16 Paesi diversi ha
garantito al colosso turco un prestito per 3 miliardi di
dollari. E' la prima volta che un'azienda turca riesce in
un'impresa simile. I vertici aziendali hanno fatto sapere che
il denaro verrà investito per conquistare i mercati vicini,
con ogni probabilità quelli sauditi. "Vogliamo crescere
all'estero - ha detto l'amministratore delegato di <Turkcell>,
Sureyya Ciliv - Faremo i nostri investimenti ma saremo molto
cauti". (Aduc)
15.03.2007
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AL
3°POSTO
PER LE CARTE
DI CREDITO
In
Turchia ben 32 milioni di tessere. Nel 2006 acquisti con
questo sistema per un valore di 1.2 miliardi di Lire
(oltre 600 milioni di euro). |
La <Interbank Card Center>
(Bkm) ha annunciato che la Turchia ha raggiunto il terzo posto
in Europa per numero di carte di credito, con oltre 32 milioni
di tessere.
Nel 2006 solo per shopping sono stati pagati con carta di
credito acquisti per un valore di 1.2 miliardi di lire turche
(oltre 600 milioni di euro). Le transazioni totali sono state
di 100 miliardi di lire turche (53 miliardi di euro). Stando
al report annuale per il 2006 i proprietari di carte di
credito sono aumentati dallo scorso anno dell'8 per cento e la
Turchia ha raggiunto il quinto posto in classifica per volume
di transazioni con un incremento del 69 per cento rispetto al
2006. (Denaro.it)
15.03.2007
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<TURKISH
AIRLINES> HA BATTUTO OGNI RECORD
La
compagnia di bandiera turca nei primi due mesi del 2007
ha dichiarato di aver trasportato 1.4 milioni
passeggeri, un risultato senza precedenti. La
soddisfazione del direttore generale. Previsioni per il
futuro. |
<Turkish Ailines>
oltre ogni record per numero di passeggeri. La compagnia di
bandiera turca nei primi due mesi del 2007 ha dichiarato di
aver trasportato 1.4 milioni di passeggeri. un risultato senza
precedenti per la storia della <Turk Hava Yollari>,
superiore anche ai traguardi della stagione di punta, quella
estiva, e che fa segnare un incremento rispetto allo stesso
periodo del 2006 del 20%.
Fra le città turche che guidano la classifica ci sono
Istanbul con un aumento del 25%, Samsun (+35%) e la
sorprendente Gaziantep con l'aumento del 133%. Fra le rotte
straniere, il primato spetta a Bankok con un amento del 45%,
seguito da Bruxelles con il 40% e Mosca con il 35%. L'annuncio
è stato dato da un trionfante Temel Kotil, direttore generale
della Thy che ha deto di essere stato il primo a meravigliarsi
per il boom di passeggeri e ha aggiunto come per la fine del
2007 la <Turkish Airlines> conti di arrivare a 20
milioni. (Apcom)
15.03.2007
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<ECZACIBASI>
PASSA ALLA <ZENTIVA>
Investimento
estero record per la società farmaceutica ceca che ha
acquistato il produttore turco per 460 milioni di euro.
Un ambizioso progetto. |
"L'Ice comunica che
la società farmaceutica ceca <Zentiva> ha effettuato un
investimento estero record, acquistando in Turchia per 460
milioni di euro il produttore di farmaci <Eczacibasi>.
Si tratta di un´operazione che supera per valore quella
compiuta dall'ente energetico ceco Cez: lo scorso anno la
società elettrica comprò due centrali polacche per 392
milioni di euro.
La <Zentiva> ha l´ambizioso obiettivo di diventare la
principale azienda centroeuropea del settore farmaceutico ed
è di pochi giorni fa l´annuncio che in Ungheria ha rilevato
una divisione produttiva dalla multinazionale <Sanofi
Aventis>. (Roberto Rais/Portalino)
15.03.2007
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ECONOMIA

LA
MISSIONE DEL FONDO
- Una missione del Fondo Monetario
Internazionale, guidata dal Desk Chief Lorenzo Giorgianni,
è arrivata nei giorni scorsi ad Istanbul. Si tratterrà nel
Paese fino ad oggi al fine di condurre la sesta revisione
dell'Accordo economico di stand-by. Gli esperti del
Fondo hanno avuto una serie di colloqui con i rappresentanti
della società civile ed imprenditoriale ed alcuni analisti
economici, con i quali hanno discusso dei recenti sviluppi
del programma di riforme in corso. Gli argomenti principali,
che sono stati affrontati anche con rappresentanti del
Governo ad Ankara nel corso della seconda settimana, sono
stati i seguenti: slittamento del programma di
privatizzazioni delle reti di distribuzione elettrica
recentemente deciso dal Governo, la privatizzazione della
<Halkbank>, la sospensione dell'attuazione del nuovo
testo di legge sulla sicurezza sociale, la riduzione dell'Ivaper
alcuni beni alimentari di base così come nel settore del
turismo. Attualmente la Turchia è il più grande Paese
debitore del Fondo Monetario Internazionale avendo
accumulato negli ultimi otto anni la somma di $37.3 miliardi
di prestito, di cui $35.1 miliardi già ripagati; una stima
di $11.3 miliardi, interessi inclusi, dovranno invece essere
ripagati entro il 2011. Tale cifra potrebbe comunque
incrementare a causa dell'accordo ancora in vigore e di
ulteriori prestiti che nel suo ambito saranno concessi al
Paese.
ACCORDO <POLIMERI EUROPA>/<TUPRAS>
-
Polimeri Europa>, la società chimica dell'<Eni>,
ha siglato con la società<Tupras> un contratto di
fornitura di materie prime per la produzione di gomme
sintetiche presso lo stabilimento di Korfez, nelle vicinanze
di Izmit. L'accordo ha validità annuale ed ha un valore
complessivo di circa 30 milioni di euro.
ANCORA SUL NUCLEARE
- In base alle dichiarazioni
rilasciate dal presidente del Consiglio Nazionale per
l'Energia Atomica, Okay Cakiroglu, la costruzione della
prima centrale nucleare del Paese potrebbe iniziare il
prossimo 7 luglio. Cakiroglu ha ricordato inoltre che il
Parlamento ha recentemente approvato un testo di legge in
base al quale lo Stato garantisce l'acquisto di energia
elettrica prodotta nella centrale nucleare.
INTORNO AL TASSO DI INFLAZIONE
- Il Primo Ministro
Recep Tayyip Erdogan, in un recente incontro con la stampa,
ha affermato che il tasso inflazionistico è strettamente
legato ai tassi d'interesse applicati al momento dalla
Banca Centrale; un eventuale prossimo taglio di questi
ultimi comporterebbe, secondo Erdogan, una sensibile
diminuzione del livello dei prezzi al consumo. Il Governo,
ha tuttavia assicurato il Primo Ministro a conclusione
dell'intervento, non eserciterà alcuna pressione sulle
politiche adottate dall'Istituto di credito nazionale.
SIGLA
CONTRATTO
- La società russa <Gazprom> ha siglato
di recente un contratto con la <Shell Enerji A.S.> e
con la <Botas> per
la fornitura annua alla Turchia di 250 milioni di metri cubi
di gas fino al 2021. La <Botas>, che fino a qualche
mese fa deteneva il monopolio della distribuzione di gas nel
Paese, lo scorso novembre ha trasferito ad altre quattro
società - <Enerco>, <Shell>, <Avrasygaz>
e <Bosphorus> - i diritti di importazione in
applicazione di quanto disposto dalla Legge sul Mercato del
gas naturale; nel rispetto di tale normativa, la
<Botas> ha ceduto i diritti di importazione in suo
possesso e dovrà gradualmente diminuire la sua quota di
importazioni fino ad arrivare al 20% del consumo nazionale
entro il 2009. In base a questo nuovo contratto, la
<Shell> inizierà a fornire gas russo ai suoi clienti
turchi a partire dal secondo trimestre di quest'anno.
INTERSCAMBIO
- Nel primo mese del 2007 il valore
dell'interscambio della Turchia ha raggiunto quota US$
16.1 miliardi, con le esportazioni pari a circa US$ 6.5
miliardi (+26.5% rispetto allo stesso mese del 2006) e le
importazioni a quota US$ 9.6 miliardi (+18.3% rispetto allo
stesso mese del 2006). Il deficit commerciale si e' quindi
attestato a US$ 3.1 miliardi, con un incremento del 4.3%
rispetto allo stesso mese del 2006.I dati relativi ai Paesi
fornitori confermano il primo posto della Russia (US$ 1.4
miliardi), seguita dalla Germania (US$ 910 milioni), dalla
Cina (US$ 753 milioni) e dall'Iran (US$ 560 milioni).
L'Italia occupa pertanto la quinta posizione, con un
valore di esportazioni verso la Turchia pari a US$ 538
milioni. Quanto ai mercati di sbocco, il mese di gennaio
2007 ha visto una situazione sostanzialmente immutata
rispetto all'anno precedente, con la Germania che si
conferma al primo posto (US$ 765 milioni), seguita dal Regno
Unito (US$ 530 milioni) e dall'Italia (US$ 493 milioni).
RISCHIO RALLENTAMENTO
- Il Comitato per le Politiche
monetarie della Banca Centrale turca ha reso noto che la
crescita del Paese potrebbe subire un rallentamento nel
secondo trimestre dell'anno, con una sensibile diminuzione
della domanda aggregata da parte del settore privato. Il
mancato rispetto del target prefissato da parte delle
previsioni inflazionistiche nel medio termine costringeranno
infine l'Istituto di credito nazionale a proseguire
l'attuazione di
una stretta politica monetaria.
PERCENTUALE
DI CREDITO ALLE PMI
- La percentuale di credito fornito
dalle banche alle Pmi del Paese è cresciuta negli ultimi
cinque anni dal 5% al 14% a conferma del riconoscimento del
ruolo dinamico che queste hanno svolto e svolgeranno negli
anni a venire nello sviluppo dell'economia nazionale.
L'incremento è dovuto anche alla più attenta selezione
che gli istituti di credito nazionali hanno posto nella
individuazione delle aziende che non ponevano rischi per il
recupero del credito.
INTERESSE VERSO <YAPI KREDI>
-
L'amministratore delegato della <Yapi Kredi>, K.
Kaya, ha recentemente affermato che a seguito
dell'acquisizione del 57.4% dell'Istituto
da parte della <Koc Finans>, l'interesse
verso la banca è sensibilmente aumentato; a conferma di ciò,
è stato sottolineato che nel prossimo futuro la <Yapi
Kredi> intende aprire 70 nuove filiali, assumere altri
1900 impiegati ed installare 600 nuovi bancomat nel Paese.
FIERA INTERNAZIONALE IDEF
- Come recentemente
annunciato dagli organizzatori (la Fondazione delle Forze
Armate della Turchia), l'ottava edizione della Fiera
Internazionale dell'Industria
della Difesa - Idef si svolgerà quest'anno ad
Ankara dal 22 al 25 maggio.
NUOVO TESTO SULL'IPOTECA
- Il nuovo testo di legge
sull'ipoteca appena approvato in Parlamento introduce
importanti novità nella compravendita di immobili, a
cominciare dalla possibilità di scegliere di ripagare il
prestito a tasso fisso o variabile, a differenza del passato
in cui il tasso era soltanto fisso. In base alla nuova legge
è stata poi introdotta la possibilità di estinzione del
debito in anticipo senza incorrere in alcun costo
aggiuntivo, viene limitata la responsabilità delle banche
nelle dispute tra costruttori ed erogatori del credito e
sono stati inseriti alcuni emendamenti secondo i quali, in
caso di bancarotta del costruttore, viene agevolato il
recupero del credito per gli istituti erogatori.
TURCHIA, CAPITALE DEGLI ALBERGHI
- Cresce sempre
più l'interesse estero nei confronti delle proprietà
immobiliari turche. Secondo i dati del ministero del
Turismo, entro l'anno 2008 oltre 70 nuovi alberghi saranno
costruiti a Istanbul in vista soprattutto della
manifestazione "Istanbul Capitale della Cultura
2010"; è prevista inoltre la creazione di 20 nuovi
centri commerciali, fino a raggiungere un numero complessivo
nel Paese pari a 200. Si attendono poi ulteriori
investimenti per oltre €4 miliardi nel campo immobiliare.
I principali Paesi che hanno effettuato investimenti in tale
comparto risultano essere la Germania, il Regno Unito,
l'Olanda e gli USA. Gli investimenti che attirano
maggiormente l'interesse degli stranieri sono quelli
relativi ad abitazioni per uso residenziale, principalmente
nelle zone di Antalya ed Istanbul, e soprattutto i centri
commerciali, su cui i grandi investitori internazionali
(gruppi immobiliari o fondi di investimento) hanno
manifestato un particolare interesse.
EXPORT AUTO
- Nel 2006 il valore delle esportazioni
di automobili ha raggiunto quota $15 miliardi, secondo
quanto reso noto dall'Associazione degli Esportatori di
Uludag (Taysib). Il settore, ha affermato il Presidente
dell'Associazione Erkut Ozerman, può definirsi come uno
dei principali motori dell'economia turca; le stime per il
2007 prevedono introiti per $17 miliardi.
NIENTE ALTA VELOCITA'
- Il ministro turco dei
Trasporti Yildirim ha recentemente annunciato che i lavori
della linea ferroviaria ad alta velocità che collega Ankara
ad Izmir non potranno iniziare finché non saranno reperiti
i fondi necessari; attualmente
infatti la disponibilità finanziaria permette di proseguire
il completamento delle linee Ankara-Istanbul e
Baku-Tblisi-Ankara.
IL DEBITO DEL GOVERNO
- Il ministero turco del Tesoro
ha reso noto che il debito totale del Governo nel mese di
gennaio è stato pari a YTL 352.5 miliardi (circa €194.3
miliardi), di cui il 52.7% costituito dal debito del mercato
interno, il 20.3% da debito del settore privato ed il 27% da
debito estero.
UTILIZZO FONDI STATALI PER LE PMI
- Il
Sottosegretariato per il Commercio Estero turco avvierà a
breve una serie di iniziative volte alla promozione
dell'utilizzo di fondi statali per le piccole e medie
imprese turche. Attualmente solo il 4% delle Pmi turche,
stimate in almeno un milione, svolgono attività di
esportazione, secondo quanto affermato dal Sottosegretario
Tuncer Kayalar. Tra le attività dell'istituzione
rientrano attualmente il sostegno, anche in termini
economici, a progetti di ricerca e sviluppo, partecipazione
ad eventi fieristici, pubblicità ed allestimento degli
stand. Quest'anno è previsto che almeno 650 società
beneficieranno della formazione del proprio personale oltre
che del sostegno all'attività di sviluppo del commercio
con l'estero. Le aziende già presenti sul mercato
internazionale che intendono incrementare la loro quota di
mercato potranno inoltre ricevere direttamente un contributo
pari al 50% delle spese sostenute a tale scopo. Il
Sottosegretariato per il Commercio Estero prevede che almeno
200 società si avvarranno di tale supporto finanziario,
mentre almeno 75 società riceveranno fondi volti alla
promozione e protezione del proprio marchio, nell'ambito
del programma "Turquality". Infine, 600 aziende e
850 progetti beneficieranno del sostegno del Consiglio
Nazionale della Ricerca Scentifica e Tecnologica della
Turchia (Tubitak).
PENSIONI E RIFORME
- Secondo il ministro del Lavoro e
della Previdenza Sociale turco Basesioglu non sarebbe giusto
differenziare il trattamento pensionistico tra il settore
pubblico e quello privato. La recente decisione della Corte
Costituzionale ha decretato che alcune riforme previste
dalla nuova legge erano anticostituzionali, causando la
proroga di alcune di esse. Il ministro ha sottolineato che
il nuovo testo di legge deve essere attuato nella sua
interezza, annunciando che ogni ritardo e frazionamento
nella realizzazione della legge causerà solamente pesanti
oneri sulle generazioni attuali e future di lavoratori.
CRESCITA ECONOMICA
- Secondo alcuni analisti
economici la rapida crescita economica sarebbe alla base
dell'aumento costante del deficit della bilancia dei
pagamenti della Turchia; la crescita del deficit,
attualmente pari a $31.3 miliardi, supererà molto
probabilmente l'incremento del Pnl entro la fine del 2007;
in altri termini, per ogni aumento di $100 del Pnl, il
deficit incrementa di circa $108.
AUMENTO PERSONALE BANCHE
- Nel corso del 2006 il
numero totale del personale impiegato nel settore bancario
turco è aumentato dell'8.2% rispetto al 2005, per un
totale di 143.168 unità. Altri dati riguardanti il settore,
rilasciati dall'Associazione Bancaria della Turchia (Tbb),
mostrano che nello stesso periodo sono state aperte 488
nuove filiali di banche, portando così a 6735 il numero
totale delle filiali nel Paese.
IL PROFITTO DELLA <ZIRAAT BANKASI>
-
L'Istituto di credito <Ziraat Bankasi>, ha
realizzato il profitto più alto nel proprio comparto in
Turchia nel corso dell'intero 2006, pari a circa €1.1
miliardi. Gli assets della Banca sono più che raddoppiati
passando da circa €20.1 miliardi del 2002 a €38.4
miliardi del 2006; nello stesso periodo il volume di credito
fornito è aumentato di ben dieci volte da circa €750
milioni a €7,5 miliardi. La Banca ha inoltre fornito
credito a mezzo milione di agricoltori negli ultimi tre anni
per un totale di €2.9 miliardi.
AZIONI
<TAV AIRPORTS HOLDING COMPANY>
- L'offerta
pubblica delle azioni della <Tav Airports Holding
Company>, la società che gestisce gli aeroporti in
Turchia, presentate sul mercato con un valore unitario di
YTL10 pari a circa $7.2 ha attratto l'interesse di almeno
150 investitori con la conseguenza che il prezzo è divenuto
ben 18 volte superiore a quello iniziale realizzando
un'offerta totale pari a $5 miliardi.
"TURCHIA:
DOVE ABBONDANO LE OPPORTUNITA'
- L'Associazione degli
Investitori Internazionali in Turchia (Yased) ha
recentemente organizzato una conferenza ad Istanbul dal
titolo "Turchia: dove abbondano le opportunità",
cui hanno preso parte gli amministratori delegati delle
principali aziende turche e
delle maggiori multinazionali straniere. Il Primo
Ministro Recep Tayyip Erdogan ha assicurato il sostegno del
suo Governo al fine di favorire lo sviluppo di politiche che
facilitino le attività di investimento nel Paese, fornendo
pertanto ai partecipanti un'immagine di stabilità della
Turchia, economicamente forte e soprattutto consapevole
delle proprie capacità, elementi che contribuiscono alla
creazione di un clima particolarmente adatto ad attirare gli
investimenti dall'estero. Senza dubbio - ha proseguito
il Primo Ministro - la Turchia, che in questi ultimi anni ha
superato molti ostacoli, è finalmente entrata in un periodo
di notevole crescita economica ed industriale. Alcuni nodi
restano tuttavia da sciogliere; in primis quello delle
lungaggini burocratiche, una vera e propria barriera posta
di fronte ai numerosi investitori interni e stranieri. Una
realtà - ha specificato Erdogan - che deve essere in
ogni modo modificata, alla luce dell'ingente afflusso di
capitali che stanno affluendo nel Paese
(circa $20 milardi nell'ultimo anno). La recente
istituzione della Tispa, un'agenzia direttamente legata
all'Ufficio del Primo Ministro istituita per la promozione
degli investimenti, giocherà in questo ambito un ruolo
essenziale, agevolando l'accesso di nuovi capitali
nell'economia del Paese e garantendo un valido supporto a
tutti quegli imprenditori desiderosi di investire in
Turchia. Nel corso della conferenza alcuni esperti
economisti, nel sottolineare quanto una riduzione
dell'attuale tasso d'inflazione e della
pressione fiscale possono aumentare in modo ancora
maggiore l'afflusso di capitali stranieri, hanno suggerito
al Governo di investire più incisivamente nella promozione
dell'immagine del Paese all'estero.
RIDOTTO COSTO DEL LAVORO
- La Banca Internazionale di
Investimenti <Morgan Stanley> in una sua recente
pubblicazione afferma che l'aumento della produzione
pro-capite negli ultimi cinque anni ha ridotto il costo del
lavoro del 40%; il rafforzamento dell'Euro ha consentito
invece alle aziende turche di guadagnare sempre maggiori
fette di mercato nonostante le avverse vicissitudini della
moneta nazionale. Inoltre, continua il rapporto, il fatto
che il 58.8% dell'import turco è pagato in dollari Usa,
costituisce senza dubbio un fattore di vantaggio per
l'economia del Paese, così come le entrate derivanti dal
turismo, sostanzialmente in Euro.
AL COMPLETO
LA ZONA INDUSTRIALE DI ADIYAMAN
- Il Presidente della
Camera di Commercio ed Industria di Adiyaman, Zafer Ersoy,
ha affermato che la Zona Industriale Organizzata di Adiyaman
è al completo e che almeno 32 aziende sono al momento in
lista d'attesa per entrare a farvi parte. Il settore
maggiormente rappresentato è quello tessile, anche se sono
in via di forte sviluppo altre produzioni, tra cui prodotti
in plastica, macchinari e parti elettriche etc. Ersoy
attribuisce il successo della Zona Industriale non solo alle
infrastrutture offerte agli investitori ma anche al sostegno
volto alla ricerca di partner affidabili e sicuri. Infine,
citando alcuni dati recenti, il Presidente della Camera di
Commercio ha affermato che la Zona Industriale, che garantirà
un impiego sicuro ad almeno 14.000, ha avuto un grande
impatto sul fenomeno della disoccupazione nell'area,
contribuendo a far scendere la percentuale dei senza lavoro
tra il 4% ed il 5% rispetto al 27,5%; solo lo scorso anno
sono state assunte 6.000 unità di cui il 75% sono donne.
"LEONARDO: GENIO UNIVERSALE"
-
La mostra "Leonardo:
Genio Universale" sarà ad Ankara presso la <Middle
East Technical University> (Metu) dal 24 febbraio al 24
marzo. L'esposizione ha già riscosso un enorme successo a
Istanbul, dove nell'arco di due mesi ha attratto oltre
140.000 persone.
CONCORSO PER MASTER
- L'<Eni Corporate
University,> come per gli anni passati, ha bandito un
concorso per l'ammissione al Master in Management ed
Economia dell'Energia e dell'Ambiente (Medea) della
scuola Enrico Mattei. Informazioni sui corsi e sulle modalità
di partecipazione potranno essere reperiti al sito www.enicorporateuniversity.it/scuolamattei
attraverso il quale è inoltre possibile compilare le
domande di ammissione entro il 31 marzo 2007.
INDICATORI
MACROECONOMICI
- Crescita del
PNL nel 2005: 7.7%; gennaio - aprile 2006: 6.3%
- Inflazione
annua (prezzi al consumo): 7,72% (2005); 9,86%
(2006)
- Interscambio con
l'Italia a gennaio 2007 : $1.030,5 milioni con
esportazioni verso
l'Italia pari
a $492,7
milioni (-2,37% rispetto a gennaio 2006) ed importazioni
dall'Italia pari a $537,8 milioni (+16,22% rispetto a
gennaio 2006). (Ice
Istanbul su dati dell'Istituto Turco di Statistica- Tuik)
-
___________________________
A cura di : Simona De Martino - Capo dell'Ufficio Economico
e Commerciale dell'Ambasciata d'Italia in Turchia
: Ganmarco Macchia - vice capo dell'Ufficio Economico e
Commerciale
: Roberto Luongo - Direttore dell'Ufficio Ice di Istanbul
Redazione: Tiziana Staffolani - Collaboratore Economico e
Finanziario
15.03.2007
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TURISMO/CURIOSITA'
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IN
AUMENTO
IL NUMERO
DEI TURISTI
La
Turchia tira un sospiro di sollievo dopo i dati negati dell'anno
scorso dovuti ad aviaria, vignette su Maometto e attentati. Il caso
eccezionale dei visitatori tedeschi. |
Il turismo turco tira un sospiro di
sollievo. Lasciati alle spalle i brutti ricordi ell'influenza aviaria,
delle vignette su Maometto e, per il momento, anche gli attentati ad opera
dei separatisti curdi del Pkk, nel Paese della Mezzaluna torna a farsi
sentire la presenza straniera. Rispetto a gennaio 2006, l'afflusso di
visitatori è aumentato del 7%. Lo ha reso noto il Tuik, l'Istituto di
Statistica turco. Sorprendentemente sono aumentate le persone che scelgono
la nave per raggiungere il Paese della Mezzaluna. Bene anche le ferrovie,
in amento del 22.4%. A guidare la classifica dei "turcofili" -
per quanto riguarda il solo mese di gennaio, la Germania (vedi notizia
sotto. ndr), seguita da Bulgaria, Russia, Georgia, Iran, Siria e Francia.
I turisti di questi dati rappresentano il 61% del totale. (Apcom)
____________________________
Turchia avanti tutta per quanto riguarda il numero dei turisti tedeschi.
Il rappresentante dell'Unione Turistica Internazionale (Tui) nel Paese
della Mezzaluna ha detto all'agenzia di stampa <Anatolia> che la
Turchia sta tornando ad essere la meta preferita del popolo tedesco, ancor
più di prima, visto che questo revival ha assunto proporzioni che
il Tui ha definito "fenomenali".
Volker Boettcher, direttore del Tui, ha affermato infatti che le vendite
di pacchetti turistici per la Turchia sono aumentate del 50% (il 10% per
l'Italia). (da Apcom)
15.03.2007
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<SOREM>
VINCE LA GARA ANTINCENDIO
La
società italiana - come ha annunciato il presidente del <Gruppo
Aeroservices>, Giuseppe Spadaccini - avrà il compito di
controllare l'area dello stretto del Bosforo anche per quanto
riguarda il pattugliamento antinquinamento. |
La <Sorem> si è aggiudicata
la gara per il servizio antincendio ed il pattugliamento antinquinamento
dell'area dello stretto del Bosforo per il biennio 2007-2008. Lo ha
annunciato Giuseppe Spadaccini, presidente del <Gruppo
Aeroservices>, secondo cui il successo "può
essere visto anche come il riconoscimento per la gestione corretta ed
efficiente di un servizio di emergenza, che peraltro ha garantito costi
estremamente contenuti sia per l'amministrazione che per la collettività".
<Sorem>, che già gestisce per conto del governo italiano la flotta
di Canadair CL-415 della Protezione Civile, fornirà alla municipalità di
Istanbul tre CL-215 di proprietà <Sorem>, che opereranno con
piloti, ingegneri e tecnici italiani da un aeroporto minore in prossimità
dell'Istanbul International Airport. Per il 2007 il calendario di
attività si estenderà da maggio a ottobre, con possibilità di proroga
fino a novembre; il calendario 2008 non è stato anticipato. <Sorem>
ha già operato in Turchia in passato, in particolare contribuendo il 24
maggio 2006 a spegnere un grande incendio sull'aeroporto di Istanbul.
Nel dicembre 2006 - si apprende dalla nota dell'azienda - <Sorem>si
è aggiudicata per la seconda volta la gara d'appalto per la gestione
dei 16 Canadair CL-415 della Protezione Civile italiana per un periodo di
nove anni che decorre dal 22 gennaio 2006 al 21 gennaio 2015. Dal 1°
gennaio al 12 dicembre 2006 la società ha effettuato 4198 ore di volo, di
cui 2649 solo di volo operativo per protezione civile, realizzando 18.100
sganci di liquido estinguente per 111 milioni e 500 mila litri di liquido
estinguente. (Dedalonews)
15.03.2007
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CUCINA,
CHE DELIZIA
SE E' TURCA
Ecco
- a portata di tutte le tasche - un prezioso vademecum su come affrontare i piatti del Paese
della Mezzaluna, da quelli nazionali a quelli regionali. |
Splendido
ed immenso paese, la Turchia: prezioso ponte tra Oriente e
Occidente, ricco di straordinarie bellezze artistiche e
naturali, carico di secoli di storia testimoniati da numerosi
siti archeologici, abitato da un popolo orgoglioso delle
proprie origini e del proprio presente. Un paese sempre più
aperto ai flussi turistici internazionali e sempre più
apprezzato dagli italiani. Molti di questi ultimi, però, al
di là dei soliti luoghi comuni (fumare come un turco,
bestemmiare come un turco, mamma li turchi) e di qualche altra
bagattella del genere, ben poco sanno della Turchia.
Ignorano, ad esempio, che scegliere il luogo in cui andare a
mangiare non è cosa facile perché ci sono i kebapçi, i
donerci, i kofetci, i pideci, gli ocakbasi, i lokanta, i
restoran, gl et restorani, i balik restorani, le taverna, i
koi restorani, gli iskembeci, i gazino, i gece kulubu, i
meyhane, i gozlemeci, i kumpirici, i midyeci. Ognuno di essi
ha una peculiarità: c'è quello dove si serve carne alla
griglia, quello dedicato alle polpette, quello dove si mangia
alla turca con accompagnamento musicale, quello specializzato
nei piatti di pesce e quello nella zuppa di trippa, né
mancano le pizzerie.
Se invece si opta per un bar-pasticceria la scelta non è meno
difficile, perché il ventaglio di offerte comprende i cafè,
i pastane, i kahve o kahvehane, i kafeterya, i cay bahçesi e
i birahane. I bar ci sono, ma attenzione: si tratta di locali
notturni.
Di tutto e di più, dunque. Allora, come orientarsi in questa
giungla di diverse specie di ristoranti e bar? Semplice:
acquistare e tenere sempre a portata di mano il preziosissimo
volumetto (piccolo nel formato e anche nel prezzo: 7.75 euro,
ma ricco di pagine: 206) edito da L'Airone e intitolato
<Comprendere il menu all'estero - Turchia>, che fa
parte di un'apposita collana rivolta a chi decide di fare le
vacanze fuori dal proprio paese. E infatti il sottotitolo è
<Dizionario dei termini gastronomici e frasi di uso
corrente per i turisti>. E' pocket indispensabile, utile da
avere in tasca, pronto
all'uso, mentre si cammina nelle vie di Istanbul o di
qualsiasi altra località turca.
Dopo una breve introduzione, ecco il capitolo dedicato a
<Dove mangiare>
con la lunga sfilza di termini turchi che indicano i vari
generi di ristorante e di bar. C'è pure una frase che vi farà
sentire dei Paperon de' Paperoni: <Orientativamente un
pasto completo si paga intorno agli 8/10 milioni di lire
turche>. Vale a dire: appena 20 euro.
Subito dopo, segue l'elenco di 37 antipasti con annessa
composizioni gastronomica. Ce ne sono per tutti i gusti. Però,
se avete lo stomaco delicato, è meglio che lasciate perdere
il Beyin haslama e il Beyin salatasi, entrambi a base di
cervello di montone lessato, nonché il Paça, a base di zampe
di capra lessate.
Passiamo alle bevande. La lista ne elenca 17: la più famosa
è il çiai (il tè), la meno allettante è l'Ayran (la
bevanda turca più popolare: yogurt diluito con acqua e con un
pizzico di sale). I dolci enumerati sono 51, compresi gli
ormai notissimi Lokum. I formaggi si fermano a quota 33 (se
volete la ricotta, chiedete il Kasar loru). Seguono,
nell'ordine, 143 piatti nazionali e 71 piatti regionali.
E poi le ricette (15) dei piatti più caratteristici, i salumi
(7 e tutti rigorosamente non di maiale), le spezie (21, alcune
a noi sconosciute, ma facilmente reperibili nei variopinti e
profumatissimi bazar delle spezie), i vini (29) e 63 termini
gastronomici relativi al menu, alla cucina in generale, ai
modi di cuocere e ai nomi dei piatti.
Quindi si passa alla parte <linguistica> del libricino,
quella in cui sono elencate le frasi (con annessa pronuncia)
da usare in varie occasioni: acquisti gastronomici,
prenotazione di un albergo, che cosa dire alla reception dello
stesso, argomenti relativi ai bambini, consumazioni al bar,
normale conversazione, divertimenti , dolciumi, domande
generiche, emergenze, forme di cortesia, fumo,
informazioni stradali, mance, mangiare fuori (domande e
richieste, informazioni,
prenotazione, a tavola, bevande). Di più: soldi, pagamenti,
reclami, taxi, telefono, problemi (ho bisogno di aiuto, non
capisco, mi sono perso, etc.). Non mancano sezioni dedicate
a: alfabeto, mesi, festività, misure, numeri, ore, grammatica,
pronuncia. Dulcis in fundo: un ricco dizionario
gastronomico. Insomma, il viaggio è servito. (Sara
Basilici)
___________________________
Elcun Kumru: "Comprendere il menu all'estero-
Turchia"
L'Airone Editrice - Pagine 206 euro 7.75
15.03.2007
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ABRAMOVICH
E LA "CASA DEI LEONI"
Il
miliardario russo, proprietario della squadra di calcio
Chelsea, ha offerto 150 milioni di dollari per acquistare una delle
più esclusive ville al mondo che si affacci sul Bosforo ad Istanbul
dove vuole trasferirsi. |
Il miliardario russo Roman
Abramovich, patron della squadra di calcio Chelsea, sta cercando casa ad
Istanbul. Lo rivela il quotidiano tureco <Sabah>. In particolare
Abramovith avrebbe puntato gli occhi sulla "Arslandi Kosk" (la
Casa dei Leoni), una delle più esclusive dimore sul Bosforo che in questo
momento appartiene ad haris Toprak, amministratore delegato di <Torpak
Holding>, leader del settore delle costruzioni. Sembra che Abramovich
abbia pffetto la cifra record di 150 milioni di dollari.
La "Casa dei Leoni" figura nella top ten delle residenze
più care del mondo. L'affare, secondo <Sabah>, dovrebbe essere
concluso a giorni. Se dovesse andare male, c'è già pronta la dimora
alternativa: la casa Erbilgin che costa "solo" 100 milioni di
dollari. (Apcom)
15.03.2007
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| CULTURA
|
DA
HIKMET
A YASHAR
A... PAMUK
L'Auser
di Varese sta organizzando 4 incontri sul tema
della letteratura turca. Punto di vista europeo visto
da scrittori come Gautier, De Amicis. |
L'Auser
di Varese (piazza P.zza De Salvo 9) sta organizzando in
questo mese di
marzo quattro incontri, con cadenza settimanale (il ciclo
è già partito martedì 6 marzo con orario 18-19.30) che
proseguiranno sul tema : La letteratura turca.
Nazim Hikmet (Salonicco 1902- Mosca 1963)- è
il poeta, (conosciuto in Italia quasi esclusivamente
per la sua lirica amorosa), che ha praticato la poesia come
comunicazione e come missione etica e politica, e che
rappresenta la voce più nuova e meno tradizionale, nella
varietà e libertà delle sue forme poetiche, nella esemplarità
delle sue scelte di vita, della letteratura turca del primo
Novecento;
Kemal Yashar. (Semite,- Anatolia,
Turchia, 1922), il bardo, lo sciamano, l'aedo
della letteratura turca: ci presenta con i suoi romanzi
la vita, i costumi, la tradizione e i miti della Turchia
rurale, anatolica, che non si è ancora integrata con la
modernizzazione e le nuove disposizioni statali, facendo
emergere la difficile realtà del mondo contadino ed il
conflitto città-campagna, natura-ordine che domina la
problematica sociale;
Orhan Pamuk (1952 - Istanbul), il primo scrittore turco ad
aver ricevuto un riconoscimento ufficiale internazionale con
il Premio Nobel
2006. Esprime la sua complessità con numerosi romanzi
impegnativi, - scrive dal 1974- da Il castello bianco, a
Istanbul - tradotti da Einaudi - romanzi che si muovono tra
storia,saggio e autobiografia, pieni di domande urgentissime
sul nostro secolo e rivolte al nostro secolo, mescolando con
maestria i ricordi di infanzia con la storia della città, ed
esplorando il difficile rapporto
tra islamismo e occidentalismo nella Turchia moderna
Un incontro sarà dedicato ai Viaggiatori europei in Turchia
nell'Ottocento. Personaggi come Cristina di Belgioioso,
Nerval, Gautier, De Amicis... ci presenteranno il punto di
vista europeo su un mondo esotico ed affascinante e sveleranno
anche gli stereotipi dell'occhio occidentale che incontra
usi e costumi diversi rispetto alla loro quotidianità,
talvolta ammirandoli, spesso sforzandosi di comprenderli,
talvolta invece dubbiosi e restii, come sempre avviene quando
mondi diversi, che riflettono storia e ideologie distanti, si
mettono in comunicazione.
Gli incontri saranno condotti, con letture scelte dei testi più
importanti, dalla professoressa Maria Grazia Ferraris. (VareseNews)
15.03.2007
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Pubblicato
dalla <Ciner Media Group> e con Ergun Babahan
direttore, uscirà
in primavera. Se prevede una tiratura di quattro milioni di
copie a numero.
EDIZIONE
TURCA DI
<NEWSWEEK> |
E adesso la Turchia ha
anche la sua edizione del <Newsweek>. L'autorevole
settimanale americano sarà pubblicato in lingua turca dalla
<Ciner Media Group>. la tiratura iniziale è fissata per
4 milioni copie. Il nuovo <Newsweek< turco uscirà in
primavera. il settimanale è hià tradotto in otto lingue. la
notizia è stata resa nota dalla stessa editrice americana. il
direttore del <Newsweek< turco sarà Ergun Bahahan>.
I vertici americani hanno definito lo sbarco nel Paese della
Mezzaluna una opportunità "prioritaria e
strategica". (Apcom)
15.03.2007
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LO
SPETTACOLO DELLA VALLE DI IHLARA
Tesori storici, chiese, bellezze di ogni genere
fanno di questo luogo, nella Cappadocia, una delle zone
più ricche di tutta l'Anatolia. Un canyon di 16
chilometri formatosi dalle eruzioni del monte Erciyes.
Era l'ideale per la meditazione dei monaci.
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The
Cappadocia region offers visitors a distinctly extraordinary
landscape and stunning natural beauty stretching over an area
of 15,000 square miles. The Ihlara Valley is one of those
unique spots located in the region, luring a great deal of
tourists from all over the world with its natural and
historical legacy.
Aksaray Provincial Culture and Tourism director Hamza
Zengin told the Anatolia news agency that the valley was one
of the major tourist attractions in the region with its
natural beauty, historical treasures and many churches.
Noting that the valley was home to 105 churches as well as
rock houses and temples constructed by early Christians, he
said the valley was an ideal place for monks and priests for
worship and seclusion at the time.
"The formation of the valley, underground cities with
connecting tunnels and churches that date back to A.D. 400 are
all very popular with tourists. The Ihlara Valley is beautiful
throughout the year and remains among the most popular spots
in the Cappadocia region," said Zengin.
The Ihlara Valley, formed after several eruptions of Mount
Erciyes, is a 16-kilometer long canyon in the southern part of
Cappadocia.
Cracking and collapsing, which occurred as a result of basalt
and andesite lava from Mt. Hasandag's eruption, created the
Ihlara Gorge and running through they valley is the Melendiz
River.
What is unique about this valley is the ancient
history of its inhabitants. The whole canyon
is honeycombed with underground dwellings cut into the rock,
churches from the Byzantine period and graves built into the
valley's walls, some of which are connected by tunnels and
corridors. The valley proved to be an ideal place for the
seclusion and worship of monks along with a hideaway and
secure area for people during invasion.
The decoration of some churches can be dated back to the 6th
and13th centuries and can be classified in to two groups.
Churches close to the Ihlara Canyon have frescoes with
oriental influence and those nearer to Belisirma possess
Byzantine style decorations. Very few Byzantine inscriptions
in this area can be read but a 13th century fresco in the
church of St. George (Kırkdamaltı), the names of
Seljuk Sultan Mesud and the Byzantine Emperor Andronicos are
inscribed. The construction of new churches slows down
after the Seljuk Turks' conquered the area, however, church
life continued until the population exchange between Greece
and Turkey in 1923.
Some of the best-preserved frescoes in the Ihlara Valley can
be found at the Ağacaltı, Purenliseki, Kokar, Yılanlı
and St. George churches. (Turkish Daily
News)
15.03.2007
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Ricordata
tanto da Omero nella sua "Iliade" quanto da
Platone e Socrate, si identifica al giorno d'oggi con il
centro di Samsum, sul Mar Nero, luogo da dove nel
1919 ebbe luogo con Kemal Ataturk la riscossa nella
guerra di Indipendenza turca.
LA
LEGGENDARIA CITTA' DELLE AMAZZONI |
The
legendary female warriors, the Amazons, often mentioned in
Homer's "Iliad" and almost all documents written by
ancient Greek writers such as Plato and Socrates, are known
throughout the world as powerful symbols of female virility
and the ancient goddess sects. The Black Sea coastal city of
Samsun, known as the city where Mustafa Kemal Atatürk began
the Turkey's 1919 War of Independence, also happens to be the
home of the extraordinary Amazons, who were a nucleus of fear
and fascination in ancient texts.
Work has begun in Samsun to highlight the Amazons as yet
another of Turkey's ancient cultural assets. The Samsun
Metropolitan Municipality plans to construct a miniature
city reflecting the time of the Amazons in the city's Batı
Park, reported the Anatolia news agency.
The Samsun Metropolitan Municipality Governor Kenan Şara
said they would be building a miniature Amazon city on a
40,000 square meter area in Batı Park. He said they were
currently working on the project and that a 12-meter tall
Amazon statue that will be erected in the park was under
construction.
Noting that they aimed to make Samsun a tourist city by
highlighting its cultural and historical heritage, Şara
said, "It is acknowledged that the Amazons lived in an area
between the Kızılırmak and Yeşilırmak
deltas
around Çorum. That is why we will create an area in Batı
Park representing the geography they lived in and including
streams symbolizing Yeşilırmak and Kızılırmak
on both sides of the city. We will build a miniature
Amazon city and people visiting the park will be able to see
Amazon statues and relief work."
Şara said they believed that the miniature city would
attract the interest of tourists, adding that the project
would gradually be developed and all things related to the
Amazons would be included.
Şara also said that Samsun was the city of Atatürk and
work would always continue in order to develop the city in
that regard as well.
The Amazons:
The Amazons were an ancient nation of women warriors who lived
in the city of Themiskyra, located near the Terme (Thermedon)
River in modern day Samsun. Tales of these fierce warriors
abound in ancient Greek literature and mythology, even though
the Amazon tribes indeed existed. Amazons were thought to
remove one of their breasts in order to use their bow and
arrow more effectively, however visual data from paintings
and carvings demonstrate otherwise. The Amazons are known to
have settled in the Black Sea region in 1200 B.C. and each
year a festival is held in their honor in the Terme district
of Samsun. (Turkish Daily News)
15.03.2007
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LA
TURCHIA
CHE RIDE:
KOMIKAZEN
L'ultimo
appuntamento della rassegna del fumetto turco. Da
15 anni vengono distribuite, da
Diyarbakir ad Istanbul, 150 mila copie della rivista
<Le Man>. |
Ultimo grande
appuntamento della rassegna di fumetto di realtà Komikazen
nella quale presentano il loro lavoro i disegnatori turchi
della rivista <Le Man>, una
vera e propria istituzione della satira in Turchia. Da 15 anni
ogni settimana 150.000 copie di < Le Man> vengono distribuite in
maniera capillare da Diyarbakir a Istanbul. I due fondatori
della rivista, che sono ospiti di Komikazen, sono molto amati
dalla gente, considerati dei veri e propri beniamini. Pur
essendo stati in passato molto invisi al potere, tanto da non
potere ottenere il passaporto per diversi anni, i disegnatori
di < Le Man> non hanno mai smesso di essere sarcastici, ironici,
iconoclasti. La loro rivista ogni settimana attacca con il suo
humour caustico i vizi e le ipocrisie della società turca con
incredibile libertà espressiva.
<Le Man> è un vero e
proprio settimanale di attualità politica, ma è
completamente a fumetti. I suoi personaggi sono ormai punti
di riferimento per tutta la società turca. Del resto, la
Turchia conosce una tradizione vignettistica, satirica, ma
anche narrativa, di grande qualità e ampiezza. Le Man è
una casa editrice, una rivista settimanale, una libreria bar
nel centro di Istanbul e un fenomeno di costume.
Incontrare gli autori di <Le Man> significa conoscere qualcosa
di più del dibattito politico in Turchia in modo del tutto
inedito in Europa, abituata a ricevere un'immagine statica e
carica di luoghi comuni. Un passo avanti quindi per
trasformare la nostra visione di questo Paese e riflettere
ancora sulla sua controversa candidatura europea.
Moltissimi sono gli spunti di riflessione regalatici dai
personaggi dei fumetti di <Le Man> legati al problema della
modernità, alla politica, allo scontro religioso e al
conflitto tra uomini e donne. Protagonisti di queste strisce
sono una serie di personaggi divertentissimi e davvero
emblematici dei cambiamenti in atto nella società turca: da
Killanan Adam disegnato da Ahmet Yilmaz (il tipico padre
turco sempre scettico verso i tempi moderni e che rimpiange
continuamente le antiche tradizioni, pur sognando di vedere
i Turchi nello spazio) a Kolazak creato da Mehmet Çagçag
(un tassista rude, immorale, ma al contempo moralista, con
una ragazza costretta a portare il velo e un amante
travestito). Di particolare interesse, in quest'occasione è
anche la presentazione del lavoro di una disegnatrice turca
che fa parte dello staff di <Le Man>: Ramize Erer. Questa
artista, infatti, ha realizzato un intero libro di grande
interesse perché tutto dedicato al tema dei matrimoni:
Evlilik
(trad. it. Matrimoni - in
corso di edizione in italiano dalla casa editrice Fernandel)
raccoglie, infatti, una serie di strisce ironiche e
disincantate sui matrimoni turchi, laici e non: una sorta di
spaccato sociale dell'odierna Turchia osservata dal punto di
vista della camera da letto.
L'ultimo appuntamento di Komikazen è quindi un'occasione
unica non solo per capire meglio cosa bolle in pentola in
Turchia, ma anche per entrare in contatto con l'anima vivace
e combattiva degli artisti di questo paese: dal 3 marzo al 6
marzo gli autori presenti incontreranno il pubblico e gli
addetti ai lavori in un fitto calendario di appuntamenti.
Testo in catalogo di Elettra Stamboulis.
La rivista, diretta da
Mehmet Çagçag e Tuncay Akgün, è settimanale ed è
stampata in un formato simile a quello di un quotidiano
italiano. In essa trovano spazio sia le serie a fumetti che
articoli veri e propri che commentano e raccontano sia gli
eventi politici che le tematiche sociali del momento. Ogni
serie possiede personaggi ben definiti e molto conosciuti
dai lettori, tanto che si potrebbe paragonare la loro
ideazione a quella dei personaggi Disney. Ideologicamente
però sono molto diversi: il loro scopo è mettere in
discussione le abitudini comportamentali e politiche della
popolazione turca. Particolarità della rivista è quella di
essere sempre pronta alla collaborazione con giovani autori
e questo fa sì che diventi una vera fucina creativa e un
laboratorio aperto a contributi di nuove leve. Ad essi è
dedicata sempre una sezione della rivista: in questo modo
autori giovani e giovanissimi possono vedere stampate le
proprie storie pur vivendo in località remote dell'Anatolia
o in piccoli villaggi dell'entroterra. Elemento fondamentale
per la comprensione del successo della rivista è la
diffusione distributiva: avendo un prezzo veramente popolare
(circa 0,50 centesimi di euro), si può acquistare in tutte
le edicole turche. (Tiscali Arte)
15.03.2007
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ARTE
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UN
4°POSTO
MOLTO
ONOREVOLE
Istanbul
dietro Firenze, Roma e Venezia ma davanti a Parigi,
Barcellona e Siena per la città più attraenti. I Top
Awards della rivista <Traveler> del gruppo
<Condè> |
Il Presidente della
Provincia di Firenze, Matteo Renzi, ha presentato,
presso la sede Enit di Los Angeles, l'edizione 2007 del "Genio
Fiorentino". L'anteprima della kermesse è avvenuta proprio
nel momento in cui Firenze risulta la città europea più
attraente per i turisti americani. Questo è quanto emerge
dall'annuale attribuzione dei Top Awards della rivista <Traveler>
del gruppo <Condè Nast>, la più importante rivista di turismo
americana e la più diffusa al mondo. Il giornale ha fatto la
sua annuale indagine fra i lettori chiedendo quali siano i
posti più attraenti in questo momento fra città, isole,
crociere, alberghi, aerolinee, resort e trasporti.
Firenze è risultata la prima in Europa con il punteggio di 86.8 risposte positive su 100; al secondo e al terzo posto
altre due città italiane (Roma con il punteggio di 85.0) e
Venezia (con il punteggio 82.). Seguono Istanbul, Parigi,
Barcellona, Siena, Bruges, Londra e Vienna. ''E' motivo di
grande soddisfazione - ha commentato Matteo Renzi - registrare
questo risultato, che ci ripaga degli sforzi compiuti per
ridare smalto alla nostra città e al nostro territorio. Sia
con il Genio Fiorentino, sia con le innumerevoli iniziative
che abbiamo intrapreso in questi due anni abbiamo tentato di
dare un volto nuovo alla nostra provincia. Siamo felici che si
trovino dei riscontri nel mercato turistico più importante
per noi''. (da Adnkronos)
15.03.2007
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VEDE
LA LUCE L'ANTICA CITTA' DI CNIDO
Dislocato
all'estremità della penisola di Datça vicino Bodrum,
il sito può considerarsi uno dei più ricchi per
memorie storiche. Dai suoi resti (vedi, per tutti, il
meraviglioso anfiteatro), emana un fascino che non ha
eguali. |
 Knidos,
located at the extremity of the long Datça peninsula near
Bodrum, was built partly on the Anatolian mainland and partly
on the Island of Triopion, connected by means of a causeway
that became two grand harbors remaining more or less intact
even today. Knidos was a city of high antiquity featuring a
number of ancient worshipping sites, including mostly intact
statues of Demeter and temple complexes for Aphrodite and
Dionysus among others.
Tekir, Knidos' modern handle, is awaiting sponsors for plans
to restore the area. Speaking to the Anatolia news agency,
Datça local authority Mustafa Kaya said the Corinth temple
and the ancient fountain in the ancient city needed some
restoration work, which required financial support along with
a supply of electricity. "As you know, there is no
electricity in the ancient city of Knidos and it is highly
costly to bring such a facility to the city. We are in search
of a sponsor to carry out restoration works," he said,
adding that the ancient city and the excavation site have been
lit via generator
power.
"The area where Knidos is situated is also a small
port in which the anchored boats need electricity and a
generator can't fulfill all the need. When we find a sponsor,
both the ancient city and the boats at the port will have
electricity and their problems will be solved," Kaya noted.
Noting that they gave great importance to the promotion of
Knidos, he said, "We prepared around 2,000 CDs for Knidos,
with some promotional information and photographs. Another of
our plans is also to release a book about our ancient city."
The ancient city of Knidos lies 35 kilometers from Datça and
used to be an advanced city in terms of science, architecture
and arts as well as home to the famous astrologist and
mathematician Eudoxus, the Persian historian Ctesias, as well
as Sostratus, the builder of the celebrated Pharos at
Alexandria. Euryphon's students founded the second most famous
medical
school of their time in Knidos. Also, the
sundial, developed by Eudoxus, a great inventor of his time,
has attracted numerous domestic and international tourists
including boat owners. The ancient city of Knidos had its fair
share of remarkable denizens throughout its history.
Knidos also has some of the most impressive ruins on the
peninsula. The agora (marketplace), two ancient theaters with
the capacity of 20,000 and 5,000, an odeum (a theater),
a temple of Dionysus, a temple of the Muses, a temple of
Aphrodite and a great number of minor buildings are the major
attractions in the area. (Turkish Daily
News)
15.03.2007
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CINEMA/SPETTACOLI
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OH
L'ORRORE! QUELLO TURCO ESCE DALLA BARA
Partendo
da "Okul" dei fratelli Taylan, sono tanti i film che in
questi anni sono stati programmati nelle sale. Tanto per fare alcuni
esempi: dai mitici "Istanbul'da" e "Seytan" a
"Buyu", "Dabbe", "Araf", "Gen",
"Kuçut Kiyamet". |
 For the
past few years, Turkish cinema has been enthusiastically screening horror
movies. If you haven't noticed that, you must not have gone to the cinema
for at least three days, nor have read anything about movies.
The Taylan brothers started everything with the movie "Okul" (School)
in 2004. With the support of Plato Films behind them, at a time when
indigenous cinema flirted nicely with the viewer, these two brothers
finally released the Turkish genre of horror from its coffin. Despite
striking examples in the 1950s and 1970s such as "Drakula İstanbul'da"
[Dracula in İstanbul] or "Şeytan" [the Devil], horror
really first reached Turkish cinema-goers with "Okul." However,
the Taylan brothers probably didn't know that the fuse they ignited would
advance so quickly toward an explosion.
Before taking a look at Turkish horror films made in the last three years,
it is essential to mention "Gomeda," which was released this
week across Turkey. It's the directing debut of Tan Tolga Demirci, who
found a fan-base for his short movies -- horror film makers in Turkey are
ironically usually first-time directors -- which featured the adventures
of a group of young men who go to Capadoccia for a holiday and find
themselves in the other world [dead] after some strange adventures. The
difference between "Gomeda" and the typical '80s' horror film in
which a group of young people are murdered is that "Gomeda"
handles it in a very surrealistic atmosphere. In fact, the murder scenes
seemed to be filmed in a rush, but one can readily understand by looking
at other examples that the Turkish horror movie industry still has a long
way to go. Right now, the approach leans toward a few movies blended with
a bit of horror and unintended comic details. In other words, there is
still a lot to do!
OKUL (2004)
"Why
didn't Turks already have an established tradition of horror movies?"
This question has been asked over the last few years. The first answer may
be that we haven't had an established genre of horror literature up until
now. From this perspective, it's difficult to say how much "Hayalet
Kitabı" [the Ghost Book] by Doğa Yücel belongs to horror
literature or how similar the Taylan brothers' movie is to a pure horror
movie. Their film was about the adventures of a group of young students
locked up in a school, we cannot say it is pure comedy, with scenes like
where one of the students sees an ugly image of himself in the mirror, or
another scene where a spider-like creature crawls on his face. Despite its
relative lack of success, "Okul" still impresses by being the
first in its field.
***
BÜYÜ (2004)
Expectations
should have been kept very low for Orhan Oğuz, a director who makes a
point out of saying "I don't watch horror movies" in his
statements to the press, however, he must have thought that he could
tackle the difficult task of shooting a horror movie. Unfortunately, all
one cay say after watching the movie is that he failed miserably. While
you are preoccupied with how a horror movie can possibly be shot without
having any exposure to the genre, we'll also take a look at the state that
actors such as İpek Tuzcuoğlu, Ece Uslu, Özgü Namal, Nihat
İleri and Okan Yalabık were in when attending the movie's
premiere.
The movie takes place in Turkey's southeast. A team of archaeologists
finds trouble instead of a book they are searching for belonging to the
Sultan Salih of Aruk. I suppose it's not necessary to say that a bloody
and scary demise awaits this team. Close to the end of the movie, an
escalating Islamic theme enters in that is reminiscent of movies of the
West that have waves of Christian doctrine running through them.
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DABBE (2005)
Similar
to "Büyü," "Dabbe" used the Holy Quran as a
reference also combining elements of horror films of the Fareast. Director
Hasan Karacadağ, who we have apparently imported from Japan, created
a low-budget flick whose main problem was that the cast were acting as if
their audience and co-stars were Japanese. And much to our surprise, when
we discovered that the movie had been influenced by a Japanese production
"Kairo," the whole thing left a bad taste in our mouths.
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ARAF (2006)
Biray
Dalkıran, another first time director, comes from a background in the
commercial industry. His movie "Araf" was unanimously cited as
the worst movie of 2006 by critics. (Maybe first time directors taking on
a genre that is as difficult as horror is the reason for all these
unfortunate movies). "Araf" tells the story of a young woman who
is forced to have an abortion after she finds out she is pregnant as a
result of an illicit relationship. The component of horror in the movie
begins when the aborted fetus comes back to find its mother.
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GEN (2006)
Twenty
one-year-old Togan Gökbakar's Hollywood-inspired movie "Gene,"
(Gen) borrowed a little from Kubrick's "The Shining" in terms of
its exploitative storyline, which can be applied well as we see in movies
like "Identity" (Kimlik). In the storyline, two homicide
detectives and a new resident doctor are stranded in a mental institution
and try to find their way out of this mystery. "Gen" resembled a
bad episode of the "X-Files," and although when compared to its
former two counterparts had a "Citizen Kane" feel to it; with
its bad acting and unconvincing story line, fell short of expectations.
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KÜÇÜK KIYAMET (2006)
The
Taylan siblings, leaving their first movie attempt "Okul" (School)
and the accompanying teenage spirit behind them, presentedus with "Küçük
Kıyamet." (Minor Judge-ment Day) The movie that premiered at the
end of 2006 deals with a family that lives in Turkey's south who suffers
from multiple earthquakes and decides to move to a desolate town's even
more desolate home. (Burçin S. Yalcin/Zaman)
15.03.2007
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SPORT

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ANNULLATA
LA GARA DI ISTANBUL
La
settimana tappa del campionato Fia Wtcc 2007 - in
programma il 28 e il 29 luglio ad Istanbul - sarà
disputata nel circuito di Anderstop in Svezia nello
stesso fine settimana. Le modifiche apportate. |
La 7a tappa del
Campionato Fia Wtcc 2007, in programma il 28 e il 29 luglio
a Istanbul, l'<Istanbulpark>, verrà disputata
invece ad Anderstorp, in Svezia, nello stesso fine
settimana.
Il circuito di Anderstorp, un totale di 4.0 km, non è
sconosciuto al campionato FIA: nel 2002 e nel 2003 infatti
si disputarono due tappe del Tour europeo.
Da allora sono state apportate delle modifiche anche nelle
zone limitrofe al circuito, comprese delle zone
"garage", uffici amministrativi nonché media
centre; dal 2005 inoltre Anderstorp è stato reinserito nel
calendario del Touring Car Championship svedese.
Per quanto riguarda i numeri, 3 dei piloti che sono riusciti
ad aggiudicarsi il podio tra il 2002 e il 2003 ad Anderstorp
nel campionato Etcc, gareggeranno quest'anno per il Fia:
Nicola Larini (due successi, uno all'anno), Roberto Colciago
(successo nel 2003) e Jörg Müller (successo nel 2002). (EuroSport.it)
15.03.2007
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UEFA
2009:
LE CANDIDATE
DI FUTSAL
Belgio,
Bosnia-Erzegovina, Ungheria e Turchia vorrebbero
ospitare il Campionato europeo. Nel Paese della
Mezzaluna la manifestazione si terrebbe ad Istanbul. |
Belgio,
Bosnia-Erzegovina, Ungheria e Turchia hanno presentato la
candidatura per ospitare il Campionato europeo Uefa di Futsal
2009, la prima fase finale di una competizione di futsal con
la partecipazione di 12 squadre.
Decisione ad
ottobre
Le candidature di queste nazioni sono state accettate
dalla Commissione Futsal Uefa. Ora si procederà con le
valutazioni e le ispezioni in loco, mentre la decisione finale
sulla sede sarà presa ad ottobre dalla Commissione Esecutiva
Uefa. Se la scelta dovesse cadere sul Belgio, le partite
verranno disputate a Charleroi e Anversa; la Bosnia Erzegovina
ha proposto la capitale Sarajevo; l'Ungheria utilizzerebbe
gli impianti di Budapest e Debrecen; in Turchia, invece, la
manifestazione si terrebbe a Istanbul.
Edizione del 2007
Il Portogallo ospiterà la fase finale 2007, che avrà luogo
dal 16 al 25 novembre a Oporto. A questo appuntamento
parteciperanno solo otto squadre: oltre alla nazionale di
casa, Spagna, Italia, Ucraina, Russia, Repubblica ceca, Serbia
e Romania, qualificatesi nelle fasi precedenti. (Uefa.com)
15.03.2007
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Alcuni
organi di stampa, peraltro smentiti dallo stesso
interessato, avevano accennato al fatto che l'ucraino
potrebbe lasciare la sua nazionale..
SE
O. LISOGOR
SCEGLIESSE
LA TURCHIA |
Oleg Lisogor è stato il
protagonista di una conferenza stampa tenutasi a Kiev in cui è
stata presentata la selezione ucraina per gli ormai prossimi
mondiali di Melbourne. Di ritorno da Lione, dove aveva preso
parte ad una tappa della Coppa di Francia, Lisogor ha
dichiarato: "Le gare di Lione hanno proposto la
partecipazione di atleti importanti; lì ho conseguito un
successo in una delle due gare disputate, mentre nella
distanza più lunga ho conquistato il terzo gradino del podio.
Io ritengo di essermi espresso su riscontri cronometrici non
da disprezzare. In Francia, poi, le condizioni del tempo erano
totalmente differenti rispetto a qui e ho preso il
raffreddore. Questa leggera influenza ha scombinato i nostri
piani; ora, comunque, ci aspetta il Giappone (ndr Lisogor
insieme ad altri atleti ucraini parteciperà ai Campionati
nipponici open in vasca corta nel fine settimana), e poi mi
aspetto di raggiungere il top della condizione. Io credo che i
Campionati del mondo proporranno grandi gare un po' in tutte
le distanze; per quanto riguarda nello specifico la rana, ai
mondiali saranno presenti una decina di atleti che possono
nuotare tempi tra loro assai vicini, nell'ordine di
centesimi di secondo. Il mio obiettivo rimane una medaglia
d'oro e se per ottenerla è necessario stabilire un record
del mondo, bene allora sono pronto a farlo". Queste le
dichiarazioni di Lisogor, un chiaro ammonimento ai rivali che
andranno a caccia di un posto sul podio per il quale il
possente ucraino si candida soprattutto sui prediletti 50
metri.
L'incontro di Lisogor con i giornalisti ha proposto poi un
intenso dibattito al riguardo delle indiscrezioni, apparse
alcuni giorni or sono su alcuni media locali, secondo cui il
campione ucraino starebbe considerando la possibilità di
gareggiare in futuro per un'altra nazione. E' stato
accertato che un'offerta in tal senso è stata fatta a
Lisogor da parte della Turchia. Secondo lo stesso Lisogor,
l'offerta non ha nulla di concreto e pertanto è stato
creato molto rumore per nulla. Queste le sue parole al
riguardo: "Queste indiscrezioni hanno suscitato
un'attenzione e ingiustificata. Qui si sono radunati
un sacco di giornalisti, tanti quanti non ne avevo visti
neppure quando ho conquistato medaglie in competizioni
internazionali. In primo luogo, desidero dire che tutto questo
scalpore è stato suscitato dall'incompetenza dei mezzi di
informazione di massa. Il tutto è nato da una intervista che
io ho rilasciato ad un giornale, in cui ho dichiarato che mi
era stata fatta un'offerta da parte di un Paese straniero
per gareggiare sotto la sua bandiera. Poi è iniziato qualcosa
di strano, le mie parole sono state travisate e riformulate in
modo autonomo dai giornalisti sulla base di loro opinioni e
congetture. E' stato per me piuttosto spiacevole seguire
tutto questo can can dall'estero; poi, quando sono stato
contattato con richieste di commentare tali notizie, ho subito
negato tutto". Secondo Lisogor, tutta questa polemica su un
suo possibile cambio di nazionalità ha avuto comunque dei
risvolti positivi, nel senso che ha attirato l'attenzione
del pubblico su quanto accade nel mondo del nuoto ucraino e
creato un certo clamore su quali potessero essere le ragioni
di una simile decisione (che peraltro non è mai stata in
discussione). Di questo si è occupato, nella medesima
conferenza stampa, anche il ministro dello Sport ucraino
Viktor Korzh, il quale ha dichiarato: "Ritengo che quanto è
occorso non sia affatto normale e sono felice che tutto si sia
ricomposto. Mi sono confrontato con Oleg e abbiamo scambiato
le nostre opinioni al riguardo. Esiste un problema di fondo,
di cui ho messo al corrente anche il primo vice-presidente
della Federazione nuoto ucraina, che è stato informato anche
dei provvedimenti che il Ministero intende adottare. Posso
dire che le questioni relative al sostegno finanziario per
sostenere la preparazione della nostra nazionale di nuoto sono
state risolte. E' stato risolto anche il nodo afferente il
finanziamento delle delegazioni che prenderanno parte a
competizioni internazionali nel corso di quest'anno. Una
decisione al riguardo è stata raggiunta con la partecipazione
del Comitato Olimpico Ucraino". (Nuotopunto.it)
15.03.2007
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