Arretrati 

Anno 8° N.4

PRIMO PIANO

A RILENTO L'ADESIONE ALL'UNIONE EUROPEA 

Un'altra battuta di arresto a Bruxelles per la Turchia e più precisamente per quanto riguarda il capitolo sulla libera circolazione dei capitali. I Ventisette hanno chiesto ad Ankara un piano dettagliato sulle normative comunitarie. Gli incontri.

Europa_e_TurchiaDopo lo stop formale di Bruxelles al processo di adesione della Turchia all'Unione Europea, le trattative sui singoli capitoli del dossier Ankara-UE vanno avanti a singhiozzi.
Se Ali Babacan, ministro dell'Economia e capo negoziatore con la UE è in visita a Bruxelles per riprendere il dialogo su diversi settori, la UE risponde con un'altra battuta d'arresto, quella che riguarda il capitolo sulla libera circolazione dei capitali. Nell'ultimo Coreper - coordinamento degli ambasciatori UE - i Ventisette hanno chiesto ad Ankara di presentare un piano dettagliato sull'adeguamento alle normative comunitarie in materia di movimento di capitali e hanno invitato all'abolizione delle restrizioni sugli investimenti esteri. Nell'occasione Babacan ha visto il responsabile degli Affari monetari Joaquin Almunia e quella dell'agricoltura Mariann Fisher Boel.
Nell'incontro con Danuta Hubner, commissaria alle Politiche regionali, il ministro aveva parlato del riassetto territoriale necessario per avere accesso ai fondi strutturali. Con Andris Piebalgs, commissario per l'energia, ha invece affrontato  il tema dell'energia. La Turchia, Paese chiave dal punto di vista energetico per il gas e il petrolio che transitano sul suo territorio, possiede diverse infrastrutture su cui l'Europa ha gli occhi puntati, tra cui la Btc (Baku-Tbilisi-Ceyhan) che porta il petrolio dal Mar Caspio al Mediterraneo e il Nabucco - per ora solo un progetto - che dovrebbe portare l'oro nero dal Mar Caspio al centro Europa.
Dopo l'incontro con Babacan, il commissario all'Allargamento Olli Rehn si è detto "soddisfatto" per la determinazione del capo negoziatore a mettere in atto il piano di riforme e si è augurato una maggiore cooperazione nel settore dell'energia. Per quanto riguarda il processo di adesione, Rehn ha ribadito che condizione necessaria per la ripresa delle trattative è la revisione dell'articolo 301 del codice penale, considerato dalla UE eccessivamente restrittivo della libertà d'espressione. (Denaro.it)
26.02.2007

Avviata dalla Repubblica di Cipro la procedura per permessi di esplorazione e delle licenze dopo la scoperta di giacimenti nel Mediterraneo orientale, tra la costa sud dell'isola e quelle di Egitto e Libano.  Ciò, nonostante la recente protesta di Ankara

SFRUTTAMENTO IDROCARBURI E APPALTI

IdrocarburiLa Repubblica di Cipro ha avviato la procedura di appalto dei permessi di esplorazione e delle licenze di sfruttamento degli idrocarburi che si trovano in vasti giacimenti individuati nel Mediterraneo orientale, tra la costa meridionale dell'isola e le coste di Egitto e Libano.
Alla cerimonia ufficiale della prima tornata di offerte d'appalto, che si concluderà il 16 luglio, hanno preso parte il ministro cipriota dell'Industria Antoni Michaelides, quello degli esteri George Lillikas e il ministro egiziano del Petrolio Amin Fahmy oltre ai rappresentanti di decine di aziende petrolifere interessate.
Secondo i calcoli effettuati dalle compagnie specializzate del campo degli idrocarburi incaricate dal Governo di Cipro, nel tratto di mare fra la costa Sud di Cipro, l'Egitto ed il Libano esistono giacimenti sottomarini con una capacità tra i 6.000 e gli 8.000 milioni di barili di greggio, per un valore stimato di 400 miliardi di dollari.
L'intenzione di Nicosia di procedere allo sfruttamento dei giacimenti nelle scorse settimane ha provocato la risentita reazione di Ankara secondo cui Nicosia non ha diritto di sfruttare quei giacimenti insieme con Egitto e Libano perché il Governo della Repubblica di Cipro - greco-cipriota, l'unico riconosciuto a livello internazionale - non rappresenterebbe tutta l'isola. Cipro è divisa dal 1974 in seguito ad un'invasione militare della Turchia che ancora ne occupa il 38% dell'area Nord con circa 40.000 soldati e nella parte sotto occupazione militare nel 1983 venne auto-proclamata una Repubblica turca di Cipro del Nord che è riconosciuta solo da Ankara.(Ansa)
26.02.2007

PAPADOPOULOS AD ATENE PER CIPRO

Il presidente greco-cipriota si è visto ad Atene con il premier greco Costas Karamanlis, con il ministro degli esteri Dora Nakoyannis ed alcuni leader dell'opposizione per dicutere della disputa con Ankara sulle esplorazioni di riserve offhore nel Mar Mediterraneo.

Tassos_PapadopoulosCipro non ha bisogno del consenso della Grecia, suo tradizionale alleato, per sfruttare i vasti giacimenti di gas naturale e petrolio individuati nel Mediterraneo orientale, tra la costa meridionale dell'isola e le coste di Egitto e Libano. E' quanto ha detto il presidente cipriota Tassos Papadopoulos al termine di un incontro ad Atene con il premier greco Costas Karamanlis nel corso del quale è stata discussa la spinosa questione che ha suscitato notevoli proteste ma anche poco velate minacce da parte del Governo di Ankara. "Io non ritengo che sia necessario, e sottolineo la parola 'necessario' - ha detto Papadopoulos - avere il consenso. Le nostre relazioni sono talmente buone che non abbiamo bisogno di un altro accordo che potrebbe avere altre ripercussioni". L'intenzione del governo cipriota di procedere allo sfruttamento dei giacimenti ha provocato nelle ultime settimane la risentita reazione di Ankara, secondo cui Nicosia non ha diritto di sfruttare quei giacimenti insieme con Egitto e Libano perché il Governo della Repubblica di Cipro - l'unico riconosciuto a livello internazionale - non rappresenterebbe tutta l'isola. 
Secondo le relazioni preliminari effettuate da compagnie specializzate del campo degli idrocarburi incaricate dal governo di Cipro, nel tratto di mare fra la costa Sud dell'isola, l'Egitto ed il Libano esistono giacimenti sottomarini con una capacità tra i 6.000 e gli 8.000 milioni di barili di greggio, per un valore stimato di 400 miliardi di dollari. Il Governo di Nicosia ha avviato lo scorso 15 febbraio la procedura di appalto dei permessi di esplorazione e delle licenze di sfruttamento dei giacimenti alla cui apertura hanno partecipato, incuranti delle proteste turche, i rappresentanti di decine di aziende petrolifere internazionali.
Karamanlis, da parte sua, ha dichiarato che Cipro "ha il diritto sovrano" di fare prospezioni petrolifere ed ha esortato la Turchia a ricordare gli obblighi che si è assunta nel processo di adesione all'Unione Europea, processo già parzialmente congelato dall'UE proprio per l'atteggiamento di Ankara nei confronti di Nicosia. (Denaro.it)
26.02.2007

 

LA PAZIENZA HA SEMPRE UN LIMITE

Quella del Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate turche, gen. Yasar Buyukanit, si sta esaurendo a proposito dell'appoggio dei curdi iracheni al Pkk. A frenare sull'acceleratore è però il ministro degli Esteri Abdullah Gul  che cerca ancora la via diplomatica.

Guerriglieri_del_PkkIl_gen._Yasar_BuyukanitTutto lascia indicare che la pazienza della Turchia nei confronti dei sogni indipendentisti curdi si sta rapidamente esaurendo. Il Capo di Stato Maggiore turco, generale Yasar Buyukanit, in visita recentemente negli Stati Uniti, ha detto, citato dalla <Reuters>: "Ci sono al momento due gruppi che sostengono il Pkk (gli indipendentisti curdi della Turchia) nel nord dell'Iraq", con un riferimento evidente alle maggiori forze politiche curde irachene alleate degli Usa, il Partito democratico curdo di Massoud Barzani e l'Unione patriottica di Jalal Talabani. "Il versante iracheno del nostro confine comune è completamente privo di sorveglianza. L'Iraq ha abbandonato l'intera area di confine al Pkk. Molti terroristi armati sono sul lato iracheno del confine", ha aggiunto Buyukanit.
Citato da <Anadolu>, il generale in congedo Edip Baser, incaricato dal Governo di Ankara per la lotta contro il terrorismo, ha dichiarato "I terroristi all'interno dei campi del Pkk ricevono ogni tipo di sostegno logistico e rifornimento dalla regione che è sotto il controllo dell'amministrazione dell'Iraq settentrionale (cioè il Governo regionale curdo iracheno presieduto da Massoud Barzani)".
A sua volta il ministro della Giustizia turco Cemil Cicek ha affermato che "forze esterne, grandi potenze" sono dietro alla crescita del terrorismo (che è essenzialmente di matrice curda) in Turchia,  forze che sarebbero preoccupate dallo sviluppo e dal ruolo di Ankara a livello medio orientale. Come riferito dal sito online di <Hurriyet>, il Capo di Stato Maggiore turco in una cena organizzata all'Ambasciata turca a Washington, a cui hanno partecipato i rappresentanti della comunità turca degli Stati Uniti, ha criticato l'inazione della comunità nel difendere gli interessi della Turchia, facendo un parallelo con le iniziative della diaspora armena che agisce energicamente per ottenere il riconoscimento a livello internazionale del cosiddetto genocidio armeno. (Arab Monitor)
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Il Governo turco ha indicato l'intenzione di avviare colloqui con il Kurdistan iracheno sulla sicurezza alla frontiera, malgrado l'opposizione dell'esercito che accusa i gruppi iracheni di sostenere i combattenti separatisti.
"Dobbiamo intavolare negoziati faccia a faccia per indurli a fare le cose giuste", ha dichiarato ai giornalisti il ministro degli Esteri di Ankara, Abdullah Gul. "Dovremmo spiegare loro quali sono i pericoli". Il capo ella diplomazia turca non ha indicato piani concreti o possibili date per i colloqui. L'inviato Usa aveva recentemente incontrato funzionari del Governo e dell'Esercito di Ankara. In quell'occasione era stato chiesto che le due parti lanciassero negoziati sulle questioni della sicurezza.
Per parte sua il Primo Ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, ha accusato gli Stati Uniti di non onorare la promessa di aiutare la Turchia a contrastare i ribelli separatisti curdi, malgrado la nomina di un inviato speciale per risolvere la minaccia che i guerriglieri rappresentano per il Paese. Erdogan ha affermato che non è stata intrapresa alcuna iniziativa per espellere il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) dalle sue basi nel nord del paese o per tagliare gli aiuti finanziari al gruppo ribelle.
Gli Usa, pressati dalla Turchia, ad agosto avevano nominato il generale in pensione Joseph Ralston, ex comandante supremo della nato, inviato speciale per contrastare il Pkk. Erdogan ha sottolineato che gli uffici del Pkk sono ancora operativi lungo la frontiera, malgrado le rassicurazioni sulla loro chiusura giunte dall'Iraq. E ha aggiunto che non è stato ripagato il sostegno di Ankara nella lotta al terrorismo. (da Ap)
26.02.2007



A dichiararlo il vicepresidente dell'Iraq Adil Abdul Mahdi in visita nella capitale turca dove si è visto con il ministro degli Esteri turco Abdullah Gul. Una frase ambigua in arabo che poi è stata subito corretta. Il possibile per scongiurare attacchi contro la Turchia.

"SOSTENIAMO ANKARA IN UN CONFLITTO CON IL PKK"

Abdul_Mahdi_assieme_al_ministro_degli_Esteri_turco_Abdullah_GulL'Iraq è dalla parte della Turchia nel conflitto con i ribelli separatisti curdi. Lo ha assicurato il vice presidente del Paese, Adil Abdul Mahdi, in visita ad Ankara dove ha incontrato il ministro degli Esteri Abdullah Gul.
La Turchia sta sollecitando l'Iraq ed il suo alleato statunitense ad usare la mano pesante contro i ribelli del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan) che lanciano attacchi in territorio turco dalle loro basi nel nord dell'Iraq.
Il gruppo ha ingaggiato una sanguinosa guerra nel sudest della Turchia dal 1984, un conflitto costato la vita ad oltre 37mila persone. Ankara non ha escluso incursioni militari in territorio iracheno per scovare separatisti curdi malgrado gli avvertimenti di Washington che teme che una simile decisione possa portare ad ulteriori tensioni con i gruppi curdi in Iraq, alleati strategici degli Usa nel Paese.
"Non possiamo combattere contro organizzazioni straniere", ha dichiarato Abdula Mahdi, uno dei due vice presidenti dell'Iraq, secondo quanto riferito da un interprete. Ma la dichiarazione di Mahdi in arabo ha stupito Gul che ha chiesto se ci fosse un errore di traduzione. Il vice presidente iracheno ha in seguito corretto la sua affermazione: "Per noi è fuori questione non combattere contro organizzazioni straniere". Mahdi ha detto che le forze irachene faranno del loro meglio per scongiurare attacchi contro la Turchia dal territorio iracheno. (da
Ap)

26.02.2007

SQUADRA DI TECNICI TURCHI A GERUSALEMME

Dovrà verificare se gli scavi nel recinto della Moschea al-Aqsa hanno danneggiato il luogo santo degli arabi. La decisione presa dopo l'incontro tra i premier Recep Tayyip Erdogan e Ehud Olmert. Ancora divergenze sulle questioni iraniane. Nessun appoggio contro Teheran.

La_moschea_al-Aqsa_a_GerusalemmeEpremier_turco_e_israeliano_Erdogan_e_OlmertLa Turchia negli ultimi anni ha ha cercato di affermare il suo peso nel Medio Oriente per ristabilire il suo ruolo di leader, ma anche per tamponare le numerose crisi innescate dagli Stati Uniti e per favorire le proprie esportazioni nell'area. Se, da un lato, la visita di Ehud Olmert ad Ankara ha probabilmente mostrato che la Turchia manca ancora del peso politico sufficiente per poter mediare tra israeliani e palestinesi - peso che possiedono solo gli Stati Uniti - Erdogan, mandando una delegazione per verificare eventuali danni alla Moschea al-Aqsa, ha imposto il Paese come possibile nuovo mediatore. Ad Ankara, Olmert non ha trovato nessun appoggio contro Teheran. La Turchia si è riavvicinata all'Iran grazie alle comuni paure sullo status dell'Iraq settentrionale e per la comune volontà di prevenire un ulteriore escalation militare. Se a livello politico la diffidenza domina tra i due Governi, Israele rimane un buon cliente della Turchia. Tel Aviv ha importato, nel 2006, dalla Turchia beni per 1.2 milioni di dollari (di poco inferiore alle importazioni dalla Francia) e più di quattrocentomila turisti israeliani hanno visitato il Paese.
Gli scavi nel recinto della Moschea al-Aqsa hanno creato tensioni all'inizio della visita ad Ankara del Primo ministro israeliano Olmert, ma hanno poi aperto la via a positivi sviluppi. Si è deciso, infatti, che la Turchia invierà una squadra di tecnici nella zona per stabilire se i lavori a Gerusalemme danneggiano i luoghi sacri. A presiedere la squadra sarà l'ambasciatore a Tel Aviv, Namik Tan, che dovrà esaminare i lavori di scavo e preparare un rapporto. L'incontro tra il Primo Ministro Tayyip Erdogan e Olmert, che era arrivato la sera prima, sono stati dominati dai lavori di costruzioni di un percorso all'interno del recinto della Moschea al-Aqsa . I due leader ne hanno spiegato i dettagli nella conferenza stampa. Erdogan ha specificato che Olmert gli ha mostrato alcune fotografie ma ha precisato:
"Sono stato nell'area una sola volta. Una sola volta non basta. Le fotografie non mi hanno permesso di comprendere chiaramente". Erdogan ha poi chiesto ad Olmert: "Se mandassimo una squadra tecnica nella regione così che tutti si rendano conto che non si sta danneggiando la Moschea al-Aqsa?", ed ha specificato che la sua proposta è stata accettata. Olmert ha poi detto che "i media esagerano. Non c'è niente da nascondere", ed ha poi sostenuto che non si vuole danneggiare nulla che sia sensibile per i musulmani.
Ehud Olmert in visita ufficiale in Turchia era stato ricevuto secondo il protocollo da Erdogan. I due Primi Ministri, in un fuori programma, si erano incontrati due ore da soli. Secondo un diplomatico "si è trattato veramente un incontro privato. Non è rimasto tempo per l'incontro tra delegazioni". Nell'incontro, oltre alla questione palestinese, si era discusso dell'acquisizione del nucleare da parte dell'Iran, degli sviluppi in Libano e Siria. Tayyip Erdogan ha anche manifestato al suo interlocutore le proprie preoccupazioni. Il Primo Ministro, prima della visita, parlando al gruppo parlamentare del suo partito, aveva avvertito: "Adesso che si è raggiunta un'intesa, non create tensioni. Ogni iniziativa a Gerusalemme deve avere il sostegno dei musulmani".
Ehud Olmert si è difeso sostenendo che gli scavi non danneggiano i luoghi sacri, e ha mostrato ad Erdogan fotografie dell'area interessata dai lavori. Olmert ha inoltre detto: "Non abbiamo nulla da nascondere. Questi lavori sono importanti per le centinaia di migliaia di visitatori. Non arrechiamo alcun danno alla moschea". Il Primo Ministro Erdogan, invece, ha precisato: "Le fotografie non mi hanno permesso di comprendere chiaramente. Sono stato nell'area una sola volta, i luoghi non mi sono abbastanza familiari. Guardando le fotografie non posso dire nulla, non posso affermare che non viene fatto alcun danno ai luoghi sacri". Per questo Erdogan ha chiesto di decidere per una delegazione di tecnici dalla Turchia. Olmert ha appoggiato la proposta. È stato deciso inoltre che a condurre la delegazione sarà l'ambasciatore turco a Tel Aviv, Namik Tan, e che nelle prossime settimane la delegazione si recherà a Gerusalemme per esaminare gli scavi.
Nell'incontro è stata anche esaminata la nuova situazione che si è venuta a creare negli ultimi giorni a Mecca, dove Fath e Hamas si sono accordati nel creare in Palestina un "Governo di riappacificazione". Erdogan ha affermato che bisogna ristabilire relazioni con il governo per assicurare la pace nell'area. Erdogan ha poi ricordato che dopo le elezioni è emersa una nuova entità e che non è possibile costruire relazioni con la Palestina discutendo solo con il Presidente Mahmud Abbas. Ehud Olmert, da parte sua, vuole che il nuovo governo, nel quale siederà anche Hamas, accetti la "Road map" e i principi stabiliti dal "quartetto" Onu, UE, Usa e Russia. Olmert ha affermato: "Se Hamas riconoscerà Israele ci siederemo al tavolo". Importati primi passi saranno il fermare le violenze, creare uno Stato palestinese indipendente e il riconoscimento tra le parti (Israele e Palestina). Il Governo di Tel Aviv vuole che Hamas lo riconosca apertamente.
Il Primo Ministro Erdogan, infine, ha preannunciato che dopo la formazione del Governo di riconciliazione inviterà in Turchia Mahmud Abbas e Ismail Haniye. Il Primo Ministro ha anche detto di "nutrire speranze" per la pace nell'area. Erdogan ha aggiunto: "Il Governo di riconciliazione che si formerà è una speranza". Il Primo Ministro israeliano, dopo aver incontrato il presidente della Repubblica Ahmet Necdet Sezer, si era anche visto con il ministro degli Esteri Abdullah Gül e con il presidente dell'Unione industriali (Tobb). (tradotto per Aljazira da Michelangelo Guida)
26.02.2007


COME ROVINARE L'IMMAGINE DI UN PAESE

Per il ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul, è necessario rivedere l'art. 301 che punisce le "offese alla turchità". Quasi certamente - come ha fatto intendere il presidente del Parlamento, Bulent Arinc, se ne riparlerà a dopo le elezioni politiche di novembre.

Il_ministro_Abdullah_GulL'articolo 301 del codice penale che punisce le "offese alla turchità" dovrà essere cambiato perché danneggia l'immagine all'estero della Turchia e del suo processo di riforme pro-Europa. Lo ha affermato ancora una  volta il ministro degli Esteri turco Abdullah Gul un una breve intervista televisiva:
"Fuori della Turchia si pensa che qui si getta in galera la gente per avere aperto la bocca e che ci sono centinaia di giornalisti ed intellettuali in galera. Ciò è falso. Nessuno in Turchia viene imprigionato per le sue opinioni" - ha affermato Gul aggiungendo, tuttavia, che bisogna cambiare quell'articolo "Perché sta gettando un'ombra sul processo di riforme pro-Europa".
Vari giornalisti e scrittori sono stati incriminati in base a quell'articolo, tra cui il giornalista turco armeno Hrant Dink ucciso il 19 gennaio scorso e  lo scrittore premio Novel Orhan Pamuk che però su sub ito prosciolto.
Gul ha affermato più volte che quell'articolo deve essere cambiato, ma il premier Recep Tayyip Erdogan ha demandato alle varie e discordanti organizzazioni non governative turche il compito di trovare fra loro un difficile consenso, mentre il presidente del Parlamento, Bulent Arinc, ha affermato nei giorni scorsi che l'emendamento "non è una priorità" per l'attuale Assemblea Nazionale, lasciando intendere che se ne potrà parlare probabilmente dopo le elezioni politiche di novembre.
Un recente sondaggio ha mostrato che la maggioranza dei turchi si oppone a cambiamenti in quell'articolo come pure sono contrari i nazionalisti ed anche il maggior partito di opposizione Chp, laico e socialdemocratico. (Ansa)
26.02.2007


"Se il Governo turco - ha detto - abrogasse l'articolo 301 del codice penale, che punisce le offese alla identità turca, potrebbero nascere nel Paese gruppi paralimitari ultranazionalisti". "E' auspicabile - ha soggiunto - una modifica dello stesso articolo".

L'EX  PRESIDENTE DEMIREL DICE NO

Suleynab_DemirelL'ex premier ed ex presidente turco, Suleyman Demirel, ha dichiarato in una intervista pubblicata nei giorni scorsi, che se il Governo turco abrogasse l'articolo 301 del codice penale (che punisce le offese all'identità turca) potrebbero nascere in Turchia "gruppi paramilitari" ultranazionalisti.
"E' invece consigliabile una modifica dello stesso articolo accettabile da tutti", ha proseguito Demirel nella sua intervista concessa al quotidiano <Turkish Daily News>.
Demirel ha criticato poi il premier Recep Tayyip Erdogan per avere ammesso nei giorni seguenti all'omicidio del giornalista turco-armeno Hrant Dink che "lo Stato profondo esiste" e cioè quelle bande di ultranazionalisti, di ex militari, 007 deviati e mafiosi che commettono crimini finalizzati - a loro dire - alla "salvezza dello Stato".
Demirel ha proseguito poi affermando che se Erdogan è convinto che lo Stato profondo esiste, deve produrre le prove e o dovrebbe "sgominare" con i mezzi a sua disposizione. (
Ansa)
26.02.2007

 



La svolta di Robert Kotcharian circa la Turchia in Europa. Ankara, però, dovrebbe sia diventare più tollerante nei confronti delle minoranze sia riesaminare il suo passato. 

FAVOREVOLE
IL PRESIDENTE
ARMENO

Il_presidente_armeno_KotcharianIl presidente armeno Robert Kotcharian si è espresso in favore dell'ingresso della Turchia nell'Unione europea, nella speranza che Ankara diventi più tollerante nei confronti nelle minoranze e sia disposta a riesaminare il suo passato. "Gli imperi hanno sempre avuto difficoltà a chiedere scusa e soprattutto quando si tratta di un impero orientale", ha sottolineato Kotcharian in un'intervista al quotidiano francese <Le Figaro>, ricordando il genocidio armeno durante la Prima guerra mondiale mai ammesso dalla Turchia.
L'Armenia, ha poi assicurato, è pronta ad avviare relazioni diplomatiche con la Turchia e a formare una commissione intergovernativa "che discuta tutte le questioni, comprese le più delicate", ma finora Ankara ha respinto ogni apertura. (Agi)
26.02.2007


 

<GOOGLE>
ATTACCATO
DA DYP

Il gruppo giovanile, formazione politica di centro-destra ha promosso una campagna virtuale contro il motore di ricerca per la questione armena. 

Ci mancavano solo le persecuzioni virtuali. Il gruppo giovanile del Dyp, Il Dogru Uol Partisi, formazione politica di centro-destra, ha promosso una campagna contro il motore di ricerca <Google>. Il motivo dell'attacco è digitando "Armenian Genocide" sulla maschera di ricerca del portuale dove i primi 100 risultati che escono confermano il massacro compiuto nel 1915 dalle truppe ottomane. Il gruppo ha fatto sapere che i siti in questione sarebbero stati creati dagli armeni per screditare la versione turca e occupare uno spazio maggiore sulla rete. (Apcom)
26.02.2007


ERDOGAN AVVERTE GLI USA SU GENOCIDIO

Il Primo Ministro turco è intervenuto in persona per far sapere all'alleato che il popolo della Mezzaluna è stanco delle iniziative organizzate dalle lobby armene. L'approvazione di una legge ad hoc potrebbe gettare ombre nelle relazioni strategiche tra Ankara e Washington.

Il_premier_ErdoganNon bastavano le visite del ministro degli Esteri turco AbduCapollah Gul e del Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate, generale Yasar Buyukanit. Adesso a mettere in guardia gli Stati Uniti ci si è messo Recep Tayyip Erdogan in persona. Il premier turco ha inviato un messaggio ai rappresentanti del Congresso americano. Il motivo è la legge sul genocidio armeno che il Senato Usa dovrebbe approvare tra breve.
"Non ci aspettiamo decisioni negative da parte del Congresso - ha detto Erdogan e siamo sicuri che alla fine la mozione non passerà. Ma se dovesse essere approvata, allora questa decisione potrebbe gettare ombre pesanti sulle relazioni strategiche fra la Turchia e gli Stati Uniti. Il popolo turco è esausto di tutte queste iniziative organizzate dalle lobby che fanno riferimento alla diaspora armena, sembra quasi che si divertano. Quello che noi affermiamo è che è compito degli storici affermare se si sia trattato di genocidio o meno. Nessuno ha il diritto di diffamare lo Stato turco in questa maniera. Non abbiamo avuto mai vissuto con alcuna macchia durante la nostra storia e non siamo disposti a farlo adesso". (Apcom)
26.02.2007

 

PING-PONG 
SULLA MOSTRA 
DEL QUIRINALE

Diplomazia turca e comunità armena - con lettere alla <Stampa> di Torino> - cercano di far valere le proprie ragioni sui motivi dell'assenza nelle sala delle Bandiere di specifici pezzi artistici.

Turchia_7000_anni_di_storiaPing-pong tra la diplomazia turca e la comunità armena. Dopo le proteste di quest'ultima - con una lettera a <La Stampa>  - che contestava agli organizzatori della mostra "Turchia 7000 anni di storia" di non avere inserito anche pezzi della loro civiltà, pronta era stata in data 15 febbraio ultimo scorso la risposta dell'ambasciatore turco in Italia Ugur Ziyal che di fatto sottolineava quello che noi di <Turchia Oggi> avevamo scritto nel nostro ultimo numero; e cioè che di fatto, nel poco spazio della Sala delle Bandiere in Quirinale, sono stati messi solo gli oggetti più preziosi. La querelle sembrava a questo punto chiusa. Sembrava perché la comunità armena ha inviato una ulteriore lettera al quotidiano di Torino, dai toni piuttosto forti e con riferimenti (invasione di Cipro da parte dei militari) a dir poco provocatori.
Al di là di chi possa avere ragione, ci viene da riflettere su una cosa: se tanto un evento culturale come quello del Quirinale spinge le parti a confrontarsi duramente per far risaltare la validità delle proprie argomentazioni, figuriamoci se il tema diventa quello del genocidio o del presunto genocidio. La mostra di Roma era una occasione unica per aprire una breccia nel muro dell'ostilità. Peccato! Peccato in particolare che una parte dei due fronti - qualunque siano i motivi che spingono una comunità ad essere refrattaria a qualsiasi tipo di dialogo - si lasci trascinare da polemiche a volte artificiose. Se è vero infatti che forse sarebbe stato meglio intitolare la mostra "Anatolia" dal momento che i turchi sono arrivati nell'Asia Minore per la prima volta nel 1071 con la vittoria nella battaglia di Manzikert dei Selgiuchichi contro i Bizantini, è altrettanto vero che qualunque manifestazione - sia essa culturale o più semplicemente storica - si rifà alla nazione che porta il nome. Sarebbe a dir poco assurdo, tanto per fare un esempio, non dire "Spagna 2000 o 3000 anni di storia" solo perché prima c'erano stati i Mori e prima ancora i Goti e ancor prima i romani.
Riportiamo di seguito le due lettere:
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Gentile Direttore,
Ho appreso con sorpresa la reazione dimostrata dalla comunità armena di Roma riferita con un articolo sul sito Internet del Suo giornale il 9 febbraio sotto il titolo "Turchia:settemila anni di storia? E anche il Quirinale fece arrabbiare gli armeni" .
L'Anatolia che oggi appartiene alla Repubblica di Turchia contiene un patrimonio culturale unico che dai primi insediamenti in Anatolia risale fino ai giorni nostri.. Questo patrimonio nato in Anatolia, costituisce un tesoro per tutta l'umanità, in altre parole tutte le civiltà, inclusa quella Armena vengono accolte con orgoglio da parte nostra, mantenute, curate e condivise in diverse occasioni e modalità con persone che abitano in altri paesi. Inserire in una mostra esemplari di tutte queste civiltà, addirittura un esempio di ognuna di esse sarebbe impossibile, come d'altronde ogni persona che riesce a valutare questo argomento in modo normale, lo confermerebbe. Lascio a Lei valutare quale stato d'animo oppure punto di vista sano può essere quello che trae un simile significato da una mostra, e addirittura lancia delle accuse.
Utilizzare questa iniziativa culturale di ridotte dimensioni, organizzata sotto l'alto patronato della presidenza della Repubblica Italiana nella quale non sono state inserite neanche le opere della Repubblica di Turchia e che ha suscitato apprezzamento negli ambienti culturali nonché interesse della popolazione, per fini propagandistici, capricciosi e fuori luogo, e per dimostrazioni di ostilità e di intolleranza, oltre ad essere spiacevole, è anche motivo di pessimismo per il futuro.
Infine si vede che i firmatari della lettera non sono a conoscenza di un altro fatto. Il restauro di una delle opere armene più importanti che si trova nel nostro Paese, la storica Chiesa di Akdamar nella provincia di Van è stato completato da parte del Ministero della Cultura. Prossimamente ci sarà l'inaugurazione ufficiale a livello internazionale. Consiglierei ai firmatari della lettera di partecipare all'inaugurazione e quindi di vedere con i propri occhi che nessuna cultura in Anatolia viene trascurata. Durante la loro presenza in Turchia dove andranno per questa occasione, gli proporrei di riservare un po' del loro tempo per andare a guardare dal colle di "göbekli tepe" i grattacieli di Ýstanbul.
Cordiali saluti, Ugur Ziyal
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L'intervento dell'Ambasciatore turco non può che confermare la bontà delle osservazioni e precisazioni avanzate dalla Comunità armena di Roma: ossia che  sarebbe stato più corretto, dedicare la Mostra del Quirinale ("Turchia: 7000 anni di storia") all'Anatolia, culla di civiltà, piuttosto che all'attuale soggetto politico ed amministrativo qual è appunto la Turchia, che, per inciso, non possiede una storia di 7000 anni.
E, pur comprendendo le necessità organizzative legate al poco spazio a disposizione, è fuori discussione che l'assenza di reperti "non politicamente corretti" abbia privato l'avvenimento culturale di quello spirito conciliante e propositivo che sarebbe stato auspicabile e pienamente condivisibile.
Non può che generare sorriso l'affermazione dell'ambasciatore Ziyal riguardante il sentimento di "accoglienza turca": ne sanno qualcosa quelle civiltà, armeni, greci, siriaci e per finire i curdi, che hanno saggiato il caldo abbraccio dell'Impero ottomano e della successiva repubblica. Ne sa qualcosa il povero giornalista Hrant Dink assassinato un mese fa, ne sanno sicuramente qualcosa i vari Pamuk, Shafak, Akcam....
Se in tempo così recente come due anni or sono l'Accademia delle Scienze turca ha imposto di modificare il nome di talune specie animali perché nella loro accezione scientifica latina ricordavano gli armeni (sic...); se a Cipro, invasa militarmente nel 1974 dai militari turchi, vi sono lamentele fondate circa la salvaguardia dei luoghi di culto cristiani; se - è notizia di questi ultimi giorni - è stato addirittura proposto di cambiare nome, dopo migliaia di anni,  all'antica città armena di Anì (con reperti archeologici armeni inestimabili abbandonati al degrado assoluto); se dal 1994 i confini con la Repubblica Armena sono chiusi unilateralmente da parte Turca; se non vi è un solo museo civico in tutta la Turchia dove si possano trovare tracce della cultura e della civiltà armena; se dopo 90 anni la Turchia non vuole fare i conti con la propria storia,  è facilmente immaginabile quale possa essere per Ankara il concetto di "orgogliosa cura, mantenimento e condivisione".
E non è, purtroppo, un caso leggere sul sito di informazioni turistiche curato proprio dall'ambasciata turca in Italia  il seguente passaggio:
"L'eredità delle molte culture fanno della Turchia un paradiso di ricchezza storica e culturale inestimabile. Hattis, Ittiti, Frigi, Urartici, Lici, Lidi, Ioni, Persiani, Macedoni, Romani, Bizantini, Selgiuchidi e Ottomani hanno lasciato dei contributi importanti alla storia della Turchia e gli antichi siti e rovine sparse lungo tutto il Paese sono le prove distinte di ogni singola civiltà"
E gli armeni?  "fini propagandistici, capricciosi e fuori luogo"? "la dimostrazione di ostilità e di intolleranza"? O "motivo di pessimismo per il futuro"? Perché non viene fatta alcuna menzione della civiltà armena che pure, ancor prima dell'arrivo dei turchi nell'XI secolo d.C, prosperava  in Anatolia?
Quanto al restauro della chiesa di Akhtamar sul lago di Van (che solo pochi anni or sono era vergognosamente  oggetto di tiro al bersaglio...) spiace constatare che esso è dovuto soprattutto alla caparbietà dell'Unesco e della Comunità Europea  alle quali il Governo di Ankara si è dovuto piegare per non lasciare andare in rovina una delle rarissime testimonianze dell'arte armena scampate alla distruzione ed al vandalismo.
Siamo fermamente convinti, che la via per la conciliazione ed il dialogo passi, in primo luogo, attraverso il rispetto per gli altri: anche per quelle civiltà e culture che una politica ancora troppo nazionalista cerca di nascondere dietro lo sky line dei "grattacieli" visibili dal colle di "Gobekli tepe" e cerca, con ogni mezzo a propria disposizione, di cancellare anche dai libri di storia.Con il dovuto rispetto. Consiglio per la comunità armena di Roma
_________________________________
L'Ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica rende noto che la mostra: ''Turchia, 7000 anni di storia'' allestita al Palazzo del Quirinale, a partire da domani 22 febbraio rimarra' chiusa nel corso delle consultazioni per la crisi di Governo.
26.02.2007


L'ARRESTO DEL KILLER: IL TERZO VIDEO

Nelle immagini si vedrebbe una serie di poliziotti molto compiacenti che - dopo l'omicidio del giornalista turco di origini armene Hrant Dink, avvenuto ad Istanbul un mese fa - si congratulano con l'assassinio Ogun Samast. A darne la notizia i quotidiani <Hurriyet> e <Milliyet>.

Il_giornaista_ucciso_Hrant_DinkE' spuntato un terzo video, secondo i quotidiani turchi <Hurriyet> e <Milliyet,> girato durante l'arresto di Ogun Samast, l'assassino del giornalista di origini armene Hrant Dink, avvenuto a Istanbul un mese fa. Nelle immagini si vedrebbe una serie di poliziotti turchi che, subito dopo l'arresto, si congratulano con Samast per il suo gesto. Samsat, nel video, mostra fiero una bandiera turca, con la compiacenza degli agenti e nella stanza dove sono avvenute le riprese, probabilmente nella stazione della polizia alla fermata degli autobus di Samsun, c'erano anche Mustafa Ilhan, capo della sicurezza di Samsun, e un magistrato di cui non è stata ancora resa nota l'identità. (Alice News)
26.02.2007


 

UN NESSO
TRA I DUE
OMICIDI

Le autorità giudiziarie turche di Trabzon stanno cercando di appurare se a tirare le fila degli omicidio di Don Andrea Santoro e del giornalista Hrant Dink sia stata una stessa organizzazione.

Ouzan Akdil, il giovane che il 5 febbraio 2006 uccise Don Andrea Santoro è ancora sotto torchio da parte dell'autorità giudiziaria. Il pubblico ministero di Trebisonda Fatih Genç, sta cercando di appurare quale sia il nesso fra l'assassinio del prete italiano e quello del giornalista armeno Hrant Dink, freddato nel centro di Ýstanbul da Ogun Samast lo scorso 19 gennaio.
Entrambi i killer venivano da Trebisonda e le indagini condotte fino a questo momento hanno messo in risalto nuovi elementi di collegamento fra i due fatti di sangue. Una testimonianza di Akdil sarebbe vitale per il proseguimento dell'inchiesta e Genç lo sa fin troppo bene. Per questo sembra che, durante uno dei due incontri che si sono svolti di recente, abbia promesso all'assassino uno sconto sulla pena se collaborerà con la giustizia. La notizia è riportata in prima pagina dal quotidiano <Milliyet>. Ouzan Akdil lo scorso ottobre è stato condannato a 18 anni di carcere per omicidio volontario. Alle autorità giudiziarie ha sempre detto di aver agito da solo. Se si scoprisse che è stato in qualche modo manovrato da qualcuno, la sua posizione giudiziaria andrebbe rivista. Ma fino a questo momento sembra che il giovane non abbia fatto il nome di alcun complice nè chiarito se vi siano dei collegamenti fra il suo gesto e quello di Ogun Samast. (Apcom)
26.02.2007


"ANKARA RICONOSCA LE MINORANZE"

E' quanto ribadito in una intervista al <Sir> (l'agenzia stampa promossa dalla Cei) da mons. Luigi Padovese vicario apostolico per l'Anatolia. "La Turchia è un ponte tra mondo islamico e mondo occidentale", ha spiegato il prelato. Il sì dei vescovi all'ingresso del Paese nell'UE.

Mons._Luigi_Padovese"Contro le spinte nazionalistiche, la Turchia deve proseguire il percorso verso un processo democratico che ammetta il pluralismo e riconosca le minoranze. Solo così può dimostrare all'Europa che è pronta all'ingresso nell'Unione". E' quanto ribadito in un intervista rilasciata al <Sir>, l'agenzia stampa promossa dalla Cei, da mons. Luigi Padovese, vicario apostolico per l'Anatolia.
"La Turchia è un ponte tra mondo islamico e mondo occidentale - ha spiegato - e gli avvenimenti di questi mesi hanno acceso un interesse che fino a prima non c'era: dall'assassinio di don Andrea Santoro al viaggio del Papa, dalla richiesta di entrare in Europa fino all'uccisione del giornalista Hrant Dink.
"Il viaggio del Pontefice - ha sottolineato mons. Padovese - ha modificato positivamente il modo di vedere la Chiesa del popolo turco. La campagna denigratoria nei confronti di Benedetto XVI e della Chiesa, avviata in particolare dopo il discorso di Ratisbona, è stata pesante e ha influito molto sull'opinione pubblica. Da tempo non si segnalano le aggressioni denigratorie, prima quotidiane".
Quanto all'ingresso della Turchia nell'UE, "la posizione dei vescovi, non solo cattolici è di un sì condizionato. I Paesi europei hanno orti interessi economici ma riteniamo che sia da tenere vivo il raccordo culturale: la questione della laicità e del riconoscimento delle minoranze etniche non può ndare in secondo piano". (Adnkronos)
26.02.2007


 

SOCIETA'

NANOTECNOLOGIE: MOBILITAZIONE DEGLI SCIENZIATI

Nuovo centro di ricerche in Turchia grazie al patrocinio dell'Università di Bilkent. L'équipe iniziale è formata da 25 luminari e 40 assistenti molti dei quali provengono dall'estero.

Università_di_Bilkent_in_TurchiaIn Turchia, un nuovo istituto di ricerca sulle nanotecnologie sta richiamando in patria alcuni scienziati che si erano trasferiti all'estero per i loro studi.
La costruzione del nuovo edificio di sei piani è patrocinata dall'Università di Bilkent. L'Organizzazione per la pianificazione statale turca ha erogato 6.1 Mio EUR a favore del progetto, mentre il contributo dell'Università di Bilkent è stato pari a 2.3 Mio Eur.
Per contrassegnare il lancio del Centro di ricerca nazionale turco sulle nanotecnologie (Unam), un gruppo di scienziati dell'Università di Bilkent ha presentato al Primo Ministro del Paese, Recep Tayyip Erdogan, la bandiera turca più piccola del mondo. Le righe che la compongono hanno uno spessore di 100 nm (circa un cinquantamillesimo di un capello umano) e un'altezza di 2 nm.
L'équipe iniziale del centro è costituita da 25 scienziati e 40 assistenti diversi dei quali provengono dall'estero, come, ad esempio, il professore aggiunto Mehmet Bayindir, che ha condotto ricerche sulle fibre laser presso il Massachusetts Institute of Technology (Mit).
Il quotidiano <Today's Zaman> afferma che, al suo rientro in Turchia, il professor Bayindir è rimasto sorpreso nel constatare l'entità delle risorse disponibili per la ricerca e ritiene che molti altri giovani scienziati torneranno in Turchia.
Un altro ricercatore ad avere fatto ritorno in patria è il professore aggiunto Ömer Ilday, noto nel suo campo per avere sviluppato il <laser autosimilare> (similariton) presso l'Università di Cornell. Questo laser permette di tagliare e lavorare qualsiasi materiale, da acciaio, vetro e ceramica a tessuti vivi, su nanoscala.
Il centro pubblicherà periodicamente inviti a presentare proposte e incoraggerà la partecipazione internazionale ai progetti che ne scaturiranno. Il centro, oltre a dedicarsi ad attività di ricerca e sviluppo, estenderà il proprio ruolo anche all'istruzione degli studenti di nanoscienze e nanotecnologie.
Si auspica che le tecnologie e le competenze generate dal Centro possano essere applicate e commercializzate a livello industriale da imprese start-up. (Veneto Nanotech)
26.02.2007


Nel suo secondo rapporto - che aveva come oggetto la Turchia e adottato con 522 voti a favore, 15 contrari e 53 astensioni - l'Europarlamento ha condannato i diritti d'onore, la violenza domestica, le unioni forzate. Dati Unicef e educazione scolastica.

I DIRITTI DELLE DONNE SOTTO LA LENTE UE

I_diritti_delle_donneTurchia_e_diritti_delle_donneI diritti delle donne in Turchia sono stati oggetto di analisi da parte dell'Europarlamento, con la conclusione che il profilo legislativo - a seguito delle recenti modifiche al codice penale - è in genere "soddisfacente, ma la sua esecuzione sostanziale rimane carente".
Nel suo secondo rapporto sul ruolo delle donne nella vita sociale, economica e politica in Turchia - adottato con 522 voti a favore, 15 contrari e 53 astensioni - l'Europarlamento ha ricordato che il rispetto dei diritti dell'uomo, compresi i diritti delle donne, è una condizione indispensabile per l'adesione della Turchia alla UE.
Gli europarlamentari condannano i casi di violenza contro le donne, compresi i delitti d'onore, la violenza domestica, le unione forzate e l poligamia e parla della lotta a tali abusi come di priorità. Inoltre il rapporto chiede alla Turchia un impegno nella punizione dei delitti di genere, con adeguata preparazione in materia per funzionari e polizia.
I membri del Parlamento Europeo deplorano fra l'altro il fatto che nelle zone della Turchia sud-orientale le ragazze non siano registrate alla nascita, dato che ciò impedisce la lotta alle unioni forzate e i crimini d'onore poiché le vittime non hanno identità ufficiale.
Il rapporto punta anche il dito sulla mancanza di dati esatti sulla situazione delle donne in Turchia e palude all'iniziativa lanciata all'inizio del 2007 da Ankara di chiedere all'istituto di statistica di fornire "statistiche di genere" per quanto riguarda vita sociale, culturale ed economica. L'Unicef valuta che ogni anno fra 600.000 e 800.000 ragazze turche non siano mandate a scuola dalle famiglie, mentre il tasso di occupazione delle donne nel Paese è molto più basso di quello medio europeo.
Si chiede quindi un impegno di Ankara per le pari opportunità. Infine gli europarlamentari notano come la partecipazione politica dalle donne in Turchia sia troppo bassa, mentre c'è un'esigenza assoluta di modelli femminili nelle posizioni di potere e decisione. (Osservatorio sulla legalità)
26.02.2007


VIOLENZA IN CASA: LEGATA ALLA MIGRAZIONE

L'<Izmir Bar> ha rivelato che il 67% delle denunce ricevute nel 2006 sono state fatte nella città di Smirne da persone venuta da altri distretti. Le altre percentuali vedono il 5% a Konya, il 4% a Aydin e Ankara, il 3% a Kars e Agri. Una dichiarazione di Pinar Tatli. 

Le_violenze_in_famigliaLa_violenza_in_casaThe İzmir Bar revealed that 67 percent of the complaints of domestic violence received by the the legal association in 2006, were made by individuals who have emigrated to İzmir from other cities.
According to the information received from the Center for Human Rights Law and Legal Research of the İzmir Bar, 627 domestic violence victims submitted complaints to the İzmir Bar during the past year. Of these cases, 220 were found to be noteworthy and were investigated, the Anatolian news agency reported. 
The bar announced that 33 percent of the victims were born in İzmir while 67 percent were born in other provinces but have moved to İzmir with their families or when they got married.
Among the domestic violence victims 5 percent come from Konya, 4 percent each from Aydın and Ankara, 3 percent each from Kars and Ağrı, and the rest come from various provinces in Turkey.
It was seen that among the victimized women 64 percent did not work, while 10 percent worked as cleaning women, 6 percent as workers in the textile industry and 5 percent as accountants. It was stated that nutritional engineers, bankers and teachers were among the women subjected to domestic violence.
Some give birth to becoming pregnant: 
According to the İzmir Bar Center for Human Rights Law and Legal Research data, 18 percent of domestic violence victims tried to solve the problem by communicating with the abuser, 16 percent complained to the police or public prosecutor and 15 percent asked for help from friends and family. On the other hand, 5 percent sued for divorce, alimony and criminal action. Two percent tried to avoid violence by becoming pregnant.
While conducting detailed interviews with the victims, the authorized personnel at the center assigned lawyers to them and took measures to protect them according to the Law Pertaining to the Preservation of Family.
'When they cannot find work...':

While evaluating the results of the study, President of the İzmir Bar Women's Commission Pınar Tatlı said people immigrate to bigger cities with the hope of finding work. "When they cannot find work, their trouble escalates and turns into domestic violence. This is why the majority of violence victims are not born in İzmir."
Saying that most men who use violence are primary school graduates, Tatlı added, "Not only immigrants from other cities, but also women who have emigrated from other countries are among the victims of domestic violence. We see that mostly men who have only graduated from primary schools attack women. But this is not to say, "Immigrants in İzmir are uneducated." Domestic violence arises mostly from unemployment."
Stating there are university graduates among both the victims and culprits of violence, Pınar Tatlı added, "It does not suffice that individuals get a university education. We teach people about the causes of violence in our seminars." (Turkish Daily News)
26.02.2007

 

Il direttore dei Servizi Sociali della provincia ha reso noto i dati di una ricerca. I risultati sono sconfortanti. Giovanissimi che non hanno le forze o il tempo per proseguire gli studi e che si fermano alle prime classi elementari. I compensi poi sono irrisori.

DIYARBAKIR "CAPITALE" DEL LAVORO MINORILE

Bambini_a_DiyarbakirIl direttore dei Servizi Sociali della provincia di Diyarbakir in Turchia, Zulfu Toman, ha reso noti i dati di una ricerca recentemente condotta sulla situazione del lavoro minorile nella città a maggioranza curda.
I risultati sono sconfortanti. Oltre 3.000 lavorano per strada, occupandosi di mansioni umili, spesso anche dannose per la salute. Di questi, il 70% passa per strada circa 4 ore al giorno, il resto ci rimane dalle 6 alle 10 ore. Spesso i giovanissimi non hanno le forze o il tempo per proseguire i loro studi che si fermano alle prime classi elementari. "Il nostro impegno principale - ha dichiarato Toman - è quello di impedire almeno l'abbandono scolastico. Stiamo cercando di raggiungere le famiglie di questi ragazzi per convincerli a far continuare loro almeno la scuola dell'obbligo".
I compensi percepiti per il lavoro sono esigui. il 60% guadagna da 1 a 4 Lire turche al giorno (meno di 3 euro), il 32% da 5 a 9 Lire turche al giorno (circa euro). Solo il 7.2% sfonda iltetto delle dieci Lire turche al giorno. (Apcom)
26.02.2007



SCUOLE PRIVATE: ACCORDO APPROVATO

La firma a palazzo Cankaya (Ankara) del presidente della Repubblica turco Ahmet Necdet Sezer. Il testo comunque è stato modificato. Non possono infatti  frequentare questi istituti gli stranieri ma solo gli appartenenti alle minoranze. L'esempio del seminario di Heybeliada.

La_scuola_di_HeybeliadaPresident Ahmet Necdet Sezer has approved a bill broadening opportunities for minority schools, yet the bill -- known as the private schools bill -- doesn't allow foreign students to attend minority schools in Turkey as it was once proposed by the government.
The parliament was able to pass the bill and sent it to Çankaya Palace for Sezer's approval in late September only after removing a key passage that would have allowed foreign students to attend minority schools as the passage encountered strong resistance from the main opposition Republican People's Party (CHP), which argued that allowing foreign students to attend minority schools in Turkey could lead to the reopening of a Greek Orthodox seminary on an island off Istanbul.
Before passing the bill, the parliament felt the need to suspend debates for weeks for further consideration -- apparently under the influence of the opposition's argument that the bill would open the way for the reopening of the Heybeliada seminary, which was closed to new students in 1971.
Since the bill. which was eventually sent to Çankaya lacked the key passage -- which was widely considered as part of non-Muslim rights issue in Turkey -- it's still unclear whether the president, known for his staunch pro-establishment stance, would also object the passage.
Nevertheless, Sezer, in early October, returned the bill anyway, asserting that the provision of education was a responsibility of the state. An article of the bill that said that the education ministry could be able to purchase services from private institutions was considered by the president as contradicting the state's main responsibility. That article was eventually withdrawn from the bill and the bill was once more passed by the parliament earlier this month before being sent to Sezer.
The approved bill defines minority schools as "pre-schools, elementary and secondary schools that have been founded by Greek, Armenian and Jewish minorities; that have been under the assurance of the Lausanne Treaty of 1923," and specifies that they must be attended by "students originating from the Turkish Republic."
During those fierce debates on the bill, the government had submitted a proposal to change its definition of "minority schools." The proposal, approved by votes from the ruling Justice and Development Party (AK Party), defined a minority school as a school established by "citizens of Turkey belonging to non-Muslim minorities" instead of those established by "Greek, Armenian and Jewish minorities."
Nevertheless, the CHP insisted that changes would mean a revision in the definition of minorities provided in the Lausanne Treaty, the founding accord of the Turkish Republic, by extending the definition to include those groups such as Pontus Greeks and Syriacs. The bill's passage, which would have allowed foreign students to attend minority schools, was originally put in the bill at the time upon request by the foreign ministry, which said this would allow children of foreign families residing in Turkey to attend minority schools. (Emine Kart/Zaman)
26.02.2007


 

PROGETTO
UNIVERSITA'
TEDESCA

L'intenzione del "Centro per gli Studi sulla Turchia"  - che ha sede da Essen nell'ovest della Germania - di aprire un ateneo nel Paese della Mezzaluna.

L%27annuncio_da_EssenLa Turchia valuta la creazione della prima Università tedesca del Paese. La fondazione "Centro per gli Studi sulla Turchia" (Zendrum Fuer Tuerkeistudien, ZfT) ha annunciato da Essen, nell'ovest della Germania, dove ha sede, l'intenzione di aprire nel 2008 un ateneo che abbia come materie base economia, scienze politiche e comunicazione.
Detto ateneo turco-tedesco collaborerà con l'Università di Muenster, nel Nord-Reno Westfalia. Una delegazione del Zft e del ministero della Cultura di Duesseldorf, capitale del Land, si recherà per l'occasione nel Paese anatolico. In programma incontri con il presidente della Repubblica turco Ahmet Necdet Sezer ed esponenti del ministero dell'Istruzione. La richiesta di insegnanti bilingue sarà notevole. (
Ap)
26.02.2007

 

Le elezioni si avvicinano ed anche Huseyin Celik vi partecipa assicurando interventi sull'istruzione. Progetti per dieci sedi universitarie in più.

IL MINISTRO 
PROMETTE
NUOVI ATENEI

Il_ministro_Huseyn_CelikLe elezioni si avvicinano ed anche il ministro dell'Istruzione Huseyin Celik partecipa alle promesse da campagna elettorale. Celik ha promesso che prima delle elezioni per il rinnovo del Parlamento che si dovrebbero tenere teoricamente il 4 novembre prossimo, il Governo esaminerà i progetti per l'apertura di 10 nuove sedi universitarie. Non solo. Celik ha anche voluto sbilanciarsi dice ndo che uno dei nuovi atenei sarà dedicato a Targut Ozal, fondatore del partito di centro destra "Anavatan" ed ex presidente della Repubblica turca.
Il ministro ha anche aggiunto che considererà l'ipotesi di dedicare un ateneo al leader storico della sinistra turca Bulent Ecevit, scomparso a novembre. Celik ha sottolineato che il questo momento ci sono 26 province turche che non contano nemmeno una università. (Apcom)
26.02.2007

 

 

Il ritorno alle origini, dalle antiche thermae dei romani ai luoghi di svago e di salute dei turchi ovvero l'apertura nella capitale italiana in via di Sant'Ambrogio al Ghetto di "Acquamadre". Un viaggio nel bagno antico, dal tiepidarium al calidarium, al frigidarium. Vari massaggi.

HAMMAN E RISCOPERTA DELL'ACQUA CALDA

Un_bagno_turco_modernoIn fondo è un ritorno alle origini. Una vera e propria riscoperta dell'acqua calda. Furono i Romani, infatti, a concepire l'acqua come occasione di relax, di purificazione, di socialità inventando le thermae. Poi l'abitudine delle abluzioni qui da noi un po' si è persa, restando confinata alle località termali e perdendo quella valenza di uso quotidiano. E si è diffusa in Turchia, in seguito ai contatti con le terre mediorientali dove i Romani avevano esportato la pratica. E oggi a Istanbul, Ankara e nelle altre città turche l'hammam è quanto di più vicino alle thermae romane, luogo di svago e di igiene in ogni quartiere. Da questa triangolazione storica nasce "Acquamadre", il più grande hammam di Roma, aperto pochi mesi fa in via di Sant'Ambrogio al Ghetto e inaugurato dopo una prima fase di rodaggio con un aperitivo mondano.
In "Acquamadre" ci sono venti secoli di storia e due culture che si incontrano tra vapori e fumi. L'hammam "Acquamadre" è concepito per far sentire i clienti come in un liquido amniotico, in un susseguirsi di ambienti che descrivono un percorso tutto improntato alla distanza fisica e psicologica dai grattacapi della quotidianità. Dopo essersi spogliati nell'apodyterim, si entra nel tepidarium, dove la temperatura è di 36°. Qui, dopo una doccia calda, ci si stende su panche di marmo riscaldate e si viene dapprima detersi da acqua calda e quindi cosparsi di un aromaticissimo sapone all'olio d'oliva. Quindi si ha accesso al calidarium, il bagno turco vero e proprio, dove la temperatura più alta (45°) e soprattutto l'umidità al cento per cento dilata i vasi sanguigni e favorisce la circolazione e la traspirazione, agendo anche come una sorta di aerosol naturale. È consigliabile fare soste brevi in questo ambiente, alternandole con riposi nel calidarium e frequenti bevute di acqua. Il viaggio prosegue con un gommage eseguito da mani esperte, che libera la pelle dalle impurità, e si conclude con l'immersione nel frigidarium, una vasca di acqua a 28° con idromassaggio, e, per chi lo desideri, con massaggi di ogni genere (rilassante, tonificante, linfodrenante, shiatsu e anche quello golosissimo al cioccolato). Infine, prima di tornare ai ritmi del tutto diversi della città, una sosta nella sala relax, dove sarà possibile farsi servire un tè e leggere un giornale. In tutto il "viaggio" dura un paio d'ore, ed è una perfetta coccola per il dopo-lavoro, ad annunciare una serata davvero rilassata.
"Acquamadre" è aperto tutti i giorni (tranne il lunedì) dalle 11 alle 21, il mercoledì, il venerdì e la domenica solo alle donne, il martedì solo agli uomini (solo dalle 14) e il giovedì e il sabato a tutti. Il primo martedì del mese i bambini possono entrare con i papà e il primo mercoledì del mese le bimbe di tutte le età e i maschietti fino a 4 anni possono entrare con le mamme. Il costo di un hammam è di 40 euro, 10 euro costa il kit base femminile e 20 quello maschile (entrambi riutilizzabili), 20 euro il gommage al corpo. I massaggi costano dai 30 ai 60 euro e sono su prenotazione. Su internet www.acquamadre.it. (Andrea Cuomo/il Giornale.it)
26.02.2007

 

 

CRONACA

ERGASTOLO
PER 7
DI AL QAEDA

La sentenza emessa dal Tribunale di Istanbul per il coinvolgimento della cellula negli attentati del 16 e del 20 novembre di quattro anni fa.

 

Gli_attentati_del_2003Sette presunti membri della cellula turca di Al Qaeda sono stati condannati  all'ergastolo da un tribunale di Istanbul per il loro coinvolgimento negli attentati del 16 e del 20 novembre del 2003, nei quali rimasero uccise oltre 60 persone. Dei sette condannati, sei sono di nazionalità turca, mentre uno e' siriano, noto come Luai al-Saqa, con legami con Osama Bin Laden. Negli attentati di tre anni fa a Istanbul, vennero presi di mira due sinagoghe, il consolato e la filiale di una banca britannici. (Adnkronos/Dpa)
26.02.2007

TRASFERITA IN FRANCIA  CANAN KURTYLMAZ

La presunta terrorista, che ha 33 anni ed è di nazionalità turca, è una leader del Pkk, è stata messa a disposizione della magistratura parigina. L'accusa è quella di "associazione per delinquere in relazione ad impresa eversiva e finanziamento dell'eversione".

Canan Kurtyilmaz, la presunta leader del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk, fuorilegge in Turchia) arrestata in Belgio il 5 febbraio scorso, è stata trasferita in Francia e posta sotto inchiesta da un giudice antiterrorismo parigino. Lo si è appreso da fonti vicine al caso.
Kurtyilmaz, 33 anni, è stata  sottoposta a controllo giudiziario dal giudice delle libertà e della detenzione. La procura di Parigi, che aveva chiesto un mandato di custodia cautelare, ha presentato appello contro la scarcerazione.
La donna, di nazionalità turca ma residente in Francia, si trovava in Belgio quando, il 5 febbraio, è stata lanciata una vasta operazione di polizia nell'Ile-de-France (regione parigina).
Secondo le fonti, Kurtyilmaz si è allora rifugiata presso un'associazione curda di Bruxelles, prima di essere fermata dalla polizia belga in virtù di un mandato di arresto europeo.
La polizia belga l'ha consegnata alle autorità francesi venerdì scorso. E' stata portata davanti al tribunale di Parigi.
Il magistrato Thierry Fragnoli, uno dei tre giudici istruttori che si occupano del caso, l'ha posta sotto inchiesta per "associazione per delinquere in relazione a impresa terroristica e finanziamento del terrorismo".
Tredici curdi sono stati fermati il 5 febbraio nell'Ile-de-France e altri due in Bretagna (nordovest) il giorno dopo. Sono stati posti tutti sotto inchiesta per presunte attività terroristiche il 9 febbraio, e per 14 è stata ordinata la detenzione provvisoria.
Secondo i risultati dell'inchiesta, Canan Kurtyilmaz è succeduta a Riza Altun, che fa parte delle persone indagate, alla testa del Pkk europeo. (Swisspolitics.org)
26.02.2007

 

UN SUICIDIO
SOSPETTO:
ARRESTATI

Dilber Ozer,17 anni, nativa dell'Anatolia dell'est, è stata uccisa con la complicità di tutta la famiglia del marito. Il referto della perizia ha incastrato il gruppo.

Prima hanno cercato di far vedere che si era suicidata. Ma la perizia balistica li ha incastrati e adesso sono nei guai. Dilber Özer, 17 anni, di Siirt, nel profondo est del Paese, è morta  uccisa da un colpo di pistola alla tempia. La famiglia del marito ha detto che la giovane si era suicidata.
Ma alcuni particolari non coincidevano. Dilber era mancina, come tutti i membri della sua famiglia. Il colpo invece era stato sparato con la mano destra. La perizia balistica aveva poi evidenziato che la pallottola era partita da una distanza ben superiore a quella della distanza ravvicinata. Gli inquirenti, quindi, hanno creduto che la giovane fosse stata ammazzata dal marito Murat Kýzýlkan e dalla sua famiglia, con i quali era costretta a vivere dopo il matrimonio.
A questo poi si devono aggiungere i risultati dell'autopsia e i commenti della madre della giovane. I medici legali hanno infatti scoperto che Dilber era nata con l'imene lacerato fin dalla nascita e che quindi non era anatomicamente vergine. Un'eventualità che secondo gli specialisti può capitare a ben 1 donna su 4. La madre, poi, ha denunciato alla polizia che dopo il matrimonio, avvenuto 5 mesi fa e con il solo rito islamico, la figlia andava spesso a farle visita, mostrandole i segni delle percosse ricevute dal marito, ma raccomandandosi di non dire nulla al padre e al fratello. Se lo avesse fatto, diceva la giovane, il marito Murat l'avrebbe sicuramente uccisa. (Apcom)
26.02.2007

 

NOTIZIARIO DI AMBASCIATA

Ambasciata_d%27Italia_ad_Ankara

POCHE RIPERCUSSIONI

Il presidente del dipartimento turco di ricerca macro-economica per l'Europa, il Medio Oriente e l'Africa della Banca d'Investimenti <Merrill Lynch>, Mehmet Simsek, ritiene che eventuali prossime turbolenze dei mercati finanziari a livello internazionale non avranno sulla Turchia le stesse ripercussioni riscontrate lo scorso anno, soprattutto alla luce di una stabilità presente sia a livello politico che sul piano economico. Sul piano finanziario, inoltre, l'analista internazionale rileva che al momento i titoli trattati nella Borsa di Istanbul sono sottovalutati di circa il 25% rispetto ai concorrenti di altri Paesi emergenti. Infine, in merito agli investimenti stranieri, viene stimato un afflusso totale di circa $10 miliardi nel solo primo semestre del 2007.

VENDITE PROPRIETA' IMMOBILIARI

Un Comitato formato da rappresentanti turchi dei principali ministeri interessati e di varie associazioni di settore è al lavoro per stabilire i criteri su cui si baseranno d'ora in poi le vendite di proprietà immobiliari a cittadini stranieri. Tra le prime indiscrezioni risulta che sarà stabilito per ciascuna provincia del Paese il numero totale di beni che potranno essere venduti a cittadini non turchi, quota che non dovrebbe eccedere lo 0.05% del totale delle proprietà disponibili nell'area; è previsto inoltre che si prenderanno in considerazione anche criteri quali la posizione strategica della regione ed il suo retaggio storico e culturale. In base ai dati resi disponibili dalla Direzione Generale del catasto, a gennaio 2007 le proprietà vendute a cittadini stranieri ammontano a 180 chilometri quadrati, di cui l'88% (pari a 63.484 unità immobiliari) sono concentrate in 10 province del Paese. Il primo posto spetta alla località mediterranea di Antalya (14.610 unità), seguita da Istanbul (10.696 unità), Mugla, cittadina dell'Egeo (8.251 unità) e Smirne (4.572 unità). Tra gli acquirenti i tedeschi sono quelli che hanno finora dimostrato l'interesse maggiore, possedendo un quarto del totale delle proprietà (15.278 unità), seguiti dai britannici (12.749 unità) e dai greci (12.183 unità, anche se 11.166 di queste appartengono a cittadini greci di origine turca).

L'OBBIETTIVO PRIMARIO

Arzuhan_Dogan_YalcindagRilasciando un'intervista ad un settimanale locale, la nuova presidente della Tusiad turca, Arzuhan Dogan Yalcindag, ha tracciato il ruolo che a suo avviso la Turchia dovrà svolgere nei prossimi anni. L'obiettivo più importante è che il Paese divenga sempre più forte ed autorevole, che si imponga nei campi dell'industria ed in quello tecnologico, che incrementi il reddito pro-capite e che diminuisca il proprio debito. Secondo la Yalcindag,  l'Unione Europea permetterà l'ingresso della Turchia anche se dovessero sorgere problemi in merito alla questione armena o alla tutela delle minoranze, a patto che Ankara riesca a dimostrare affidabilità, e non solo in campo economico. Secondo il presidente della Tusiad, inoltre, uno dei limiti della Turchia odierna consiste nella scarsa partecipazione femminile alla vita politica del Paese (attualmente appena il 4% dei parlamentari è di sesso femminile), L'introduzione delle "quote rosa" in occasione delle prossime elezioni politiche - ha concluso la Yalcindag - rappresenterebbe senza dubbio un notevole passo avanti.

 

TESTO DI LEGGE SULL'IPOTECA

In via di conclusione nel Parlamento turco il dibattito sul nuovo testo di legge sull'ipoteca che, una volta approvata, dovrebbe garantire un afflusso nelle casse dello Stato di circa $3 miliardi in capitali stranieri. In base a quanto affermato da analisti del settore, per il funzionamento efficace del sistema ipotecario nel Paese saranno necessari almeno $80 miliardi entro il 2015, di cui $20 miliardi molto probabilmente di origine estera. Per gli stessi, anche se approvata in tempi brevi, la nuova legge non sarà completamente effettiva prima del 2008.

RISTORANTI ITALIANI

A seguito del crescente interesse verso il consumo di pasta (incremento pro-capite da 4.5 kg a 6 kg negli ultimi due anni), aumenta il numero di ristoranti italiani in franchising nel Paese. Uno di questi, Pastarito, che ha inaugurato il suo primo locale a Smirne nell'ottobre 2006, si sta accingendo ad aprirne altri a Istanbul, Antalya, Mersin e Bursa. Secondo quanto riportato dalla stampa locale, Pastarito inizierà a rilasciare licenze di franchising alla fine di quest'anno.

TASSO DI DISOCCUPAZIONE

L'Istituto Nazionale di Statistica turco (Tuik) ha reso noto che il tasso di disoccupazione nel Paese a fine novembre si è attestato al 9.6%, con una concentrazione dell'11.7% dei disoccupati nelle aree urbane e del 6.5% in quelle rurali. Nello stesso periodo e con riferimento al 2005, il numero dei disoccupati è sceso di 196.000 unità, raggiungendo quota 2 milioni 415 mila, mentre quello degli impiegati è aumentato di 713.000 unità per un totale di 22 milioni e 641 mila persone. I dati annuali sulla disoccupazione mostrano inoltre che i disoccupati di sesso maschile rappresentano il 70.3%, il 54.4% non è diplomato ed il 78.7%  (pari a circa 1.9 milioni) ha già lavorato in passato. 

IDROCARBURI E TEST DI LEGGE

Il Parlamento turco si appresta a rivedere alcuni articoli del testo di legge riguardante gli idrocarburi, su cui il presidente della Repubblica Ahmet Necdet Sezer ha recentemente posto il veto; parallelamente si è acceso il dibattito tra i rappresentanti del settore ed alcuni esperti in materia. La questione principale sollevata dal presidente della Repubblica è la salvaguardia degli interessi nazionali; secondo Soner Aksoy, a capo della Commissione Parlamentare dell'energia, tuttavia, la salvaguardia degli interessi della nazione, pur se non esplicitamente menzionata nel nuovo testo di legge, rientra già tra i doveri delle istituzioni pubbliche. Di diverso parere uno tra i maggiori esperti di politiche energetiche, Necdet Pamir, secondo cui tra le nuove disposizioni previste dalla legge la quota di partecipazione del Governo, che scenderebbe dall'attuale 12.5% ad un tasso variabile previsto tra il 12% e l'1%, costituirebbe un fattore di forte rischio in alcuni investimenti congiunti di esplorazione in aree geografiche 'sensibili' come la Repubblica di Cipro Nord o nell'area di Kirkuk, situata in territorio iracheno, al confine con la Turchia. L'abbassamento della quota di Governo inoltre, secondo Pamir, avrebbe ripercussioni finanziarie sugli introiti derivanti dalla produzione petrolifera. Inoltre il periodo di validità delle licenze, che in base al nuovo testo sarebbe pari a 30 anni con possibilità di due estensioni decennali, rispetto agli attuali 20 anni con simile proroga ventennale, è secondo l'esperto, eccessivamente elevato.

LE ECONOMIE EMERGENTI

L'Ente di Pianificazione Nazionale turco ha recentemente elaborato un rapporto secondo cui la Turchia sarà tra le prime cinque economie emergenti nel biennio 2007-2008 con una crescita rispettivamente del 6.4%  (9.5% per l'Estonia, 8.9% per la Lettonia, 7,2% per la Slovacchia e 7% per la Lituania) e del 6,3% (8.4% per l'Estonia, 8% per la Lettonia, 6,5% per la Lituania), laddove per l'intera Unione Europea si prevede una crescita media del 2.4% per l'intero biennio. Quanto ai criteri di Maastricht, la Turchia risulta essere ancora lontana dal raggiungimento degli obiettivi in materia di contenimento dell'inflazione, di interessi a lungo termine e di debito complessivo.

PESSIMISMO TRA GLI INDUSTRIALI

Un recente sondaggio condotto dalla Camera dell'Industria di Istanbul (Iso) ha rivelato il crescente pessimismo tra gli industriali sia per quanto riguarda la crescita della produzione del settore, sia in merito alla creazione di nuovi posti di lavoro nel corso del primo semestre del 2007. Secondo i risultati del sondaggio, cui hanno partecipato 433 società, il 14.8% delle industrie nazionali si aspetta un declino del tasso di produttività del settore industriale rispetto alla performance registrata nel 2006. Commentando i risultati Tanil Kucuk, Presidente dell'Iso, ha affermato che l'importazione di beni di consumo intermediari da parte delle industrie manifatturiere provocherà un aumento del tasso di disoccupazione nel Paese; nello stesso momento le industrie nazionali continuerebbero ad effettuare investimenti all'estero contribuendo così a creare nuove opportunità di lavoro in altri Paesi.

 

TASSO DI INTERESSE

Per il settimo mese consecutivo il Comitato per la Politica Monetaria della Banca Centrale Turca ha lasciato invariati il tasso d'interesse per la ricezione dei depositi a breve termine al 17.50% e quello per la cessione dei depositi al 22.50%. 

BORSA DI ISTANBUL BENE

La_Borsa_turcaLa Borsa di Istanbul, nonostante le performance negative registrate nel 2006 anche a seguito delle turbolenze dei mercati finanziari con perdite dell'1.7%, ha iniziato il 2007 recuperando e superando la predetta percentuale fino a conseguire un'aumento dell'11.55% dall'inizio dell'anno, assicurandosi così l'ottavo posto nella lista delle migliori Borse del mondo. Tra le ragioni di tale incremento vi sarebbe il costante interesse degli investitori verso mercati emergenti quali appunto la Turchia, nonché le affermazioni rilasciate dal Ministro delle Finanze Kemal Unakitan, circa un tranquillo svolgimento delle prossime elezioni nel Paese, volte a rassicurare gli investitori stranieri. Sta di fatto che nel solo mese di gennaio le trattazioni hanno raggiunto la quota record mai avuta sin d'ora, pari a ben $2 miliardi. 

 

PRIVATIZZAZIONE <PETKIM>

L'Amministrazione per le Privatizzazioni (Oib) ha annunciato che non appena concluse le procedure di approvazione da parte del Consiglio per la Concorrenza  e di quello per il Mercato di Capitali procederà ad annunciare la privatizzazione in blocco del 51% della società petrolchimica statale <Petkim>. Il presidente di <Petrol-Is>, il sindacato dei lavoratori del settore, Mustafa Oztaskin, nel dichiararsi contrario alla vendita, ha sottolineato che la <Petkim> rappresenta l'unico stabilimento petrolchimico in Turchia, facendo fronte al 30% della domanda interna; in tali condizioni il Governo non dovrebbe liberarsi dello stabilimento bensì averne già costruiti altri due per compensare il gap del 70% nelle forniture. Oztaskin ha quindi annunciato che il suo sindacato monitorerà attentamente il processo di privatizzazione, denunciandone eventuali illegalità rilevate.

   

LA VISITA DELL'AMBASCIATORE
L%27ambasciatore_Carlo_MarsiliL'ambasciatore d'Italia ad Ankara Carlo Marsili si è recato in visita nei giorni scorsi ad Eskisehir, cittè turca di circa 750.000 abitanti situata nell'Anatolia centrale - a circa 200 chilometri da Ankara -  in occasione di un evento celebrativo dell'acquisizione al 99%, da parte dell'italiana <Candy>, di un'importante industria locale nel settore degli elettrodomestici (con particolare riferimento al comparto cottura): la <Susler-Doruk>. L'evento, patrocinato da Aldo e Silvano Fumagalli, rispettivamente Presidente ed Amministratore Delegato di <Candy> - con la partecipazione di tutte le Autorità locali - ha messo in luce l'attività del gruppo, che negli ultimi anni ha effettuato investimenti di rilievo sia in Russia, con l'acquisizione di <Vesta Vyatka> nel settembre 2005, sia in Cina, rilevando la <Jinling> nel luglio 2006. Nelle parole del presidente Aldo Fumagalli, "l'acquisizione permette al gruppo di completare la struttura industriale e l'offerta nel comparto cottura con una gamma di prodotti particolarmente adatti a mercati in fase di forte sviluppo come Russia ed Est Europa: tra questi la Turchia è tra quelli a crescita più elevata". La nuova base produttiva in Turchia, pertanto, si aggiunge ai siti industriali di cui <Candy> dispone in Italia, nel resto d'Europa ed in Cina, diventando lo strumento per lanciare i marchi Hoover e Candy in Turchia, e potrebbe costituire un punto di partenza per ulteriori investimenti del gruppo in questo Paese. Si tratta pertanto di una operazione molto importante, che ci permette di espandere la nostra presenza industriale verso nuove aree del Paese, così come per i recenti investimenti di <Ferroli< a Duzce ed <Imer Group> ad Aksaray. 

 

I PROFITTI FIAT

La <Fiat Auto> ha annunciato di aver ottenuto nel 2006 profitti  per 291 milioni di Euro. Si tratta della prima volta negli ultimi sei anni che la società conclude l'anno registrando un utile. Le attività globali del Gruppo <Fiat> hanno invece avuto utili pari a 1.251 miliardi di Euro.  

IL PROGETTO "MARMARAY"

Il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan è intervenuto in Georgia alla cerimonia per la firma dell'Accordo del progetto ferroviario Baku-Tblisi-Kars (Btk), che sarà realizzato con una spesa di $420 milioni, di cui $220 messi a disposizione dalla Turchia mentre i restanti saranno erogati in forma di prestito alla Georgia dall'Azerbaijan, con un tasso annuale dell'1% ed una durata di 25 anni. Commentando l'iniziativa nel corso della conferenza stampa, Erdogan ha affermato con particolare enfasi che con tale infrastruttura ferroviaria e con il completamento del progetto "Marmaray," che prevede la costruzione di un tunnel ferroviario sottomarino nel Bosforo, sarà possibile trasportare merci dalla Cina e dal bacino del Mar Caspio fino alla più remota parte dell'Europa. 

 

COSTRUZIONE OLEODOTTO

Bulgaria, Grecia e Russia hanno finalizzato un accordo per la costruzione di un oleodotto che trasporterà petrolio dal porto bulgaro di Burgas sul Mar Nero ad Alexandroupolis nella Grecia nord orientale, evitando così il vulnerabile stretto del Bosforo. Il costo del progetto, in ambito al quale sarà costruito un oleodotto lungo 280 km, è stato stimato in circa $1.3 miliardi. Alla Russia dovrebbe spettare la quota del 51% mentre il restante 49% sarà suddiviso tra la Bulgaria e la Grecia. L'oleodotto dovrebbe divenire operativo entro il 2010 e trasportare inizialmente 700.000 barili al giorno con la prospettiva di raggiungere oltre 1 milione di barili al giorno.

DUE LETTERE DI INTENTI PER F35

F35_Joint_Strike_FightersLa Turchia ha ufficialmente aderito alla fase di sviluppo del velivolo F35 Joint Strike Fighters (Jsf) con la firma di due Lettere di Intenti tra il Sottosegretariato alle Industrie della Difesa e la <Lockeed Martin Aeronautics> e tra le industrie aerospaziali della Turchia, <Tai>, e la <Northrop Grumman ISS>, società responsabile del design e della produzione della parte centrale della fusoliera del velivolo militare. La cerimonia si è svolta il 6 febbraio ad Ankara alla presenza del ministro della Difesa Vecdi Gonul, del Sottosegretario alla Difesa Murad Bayar, dell'Ambasciatore degli Stati Uniti in Turchia R. Wilson e di rappresentanti delle società coinvolte nel programma ventennale di cooperazione strategica tra la Turchia e gli Stati Uniti. L'accordo in questione, del valore di $3 miliardi, preceduto a gennaio dalla firma di un "Memordandum of Understanding" tra il ministro Gonul ed il sottosegretario alla Difesa statunitense, prevede la costruzione da parte della <Tai> di 400 parti centrali di fusoliere con inizio delle consegne a partire dal 2012. Gonul, nel presenziare all'evento, ha voluto sottolineare che la firma dell'accordo in questione rappresenta un prestigioso riconoscimento alle industrie aeronautiche della Turchia impegnate a conseguire rilevanza tecnologica ed economica a livello internazionale. Da parte sua, l'ambasciatore Usa Wilson ha aggiunto che tale iniziativa rappresenta un passo importante nella cooperazione tra la Turchia, gli Stati Uniti e gli altri partner  del programma - Regno Unito, l'Italia, l'Olanda, il Canada, l'Australia, la Danimarca e la Norvegia - che vedranno rinnovare le rispettive flotte tra il 2012 ed il 2027 con l'inclusione del caccia di ultima generazione F-35, di cui almeno 100 spetteranno alla Turchia.

AUMENTO DELLA COMPETITIVITA' GLOBALE

L'"American Business Forum in Turkey" (Abft), la Camera di Commercio statunitense nel Paese, ha annunciato che tra le priorità dell'Associazione nel 2007 vi saranno quelle di aumentare la competitività globale della Turchia e di incrementare le relazioni commerciali tra i due Paesi, pur rilevando che queste ultime già nel corso degli ultimi cinque anni hanno registrato un notevole incremento. Tra le principali attività che l'Associazione svolgerà nel corso dell'anno, oltre alle predette, vi sono inoltre quelle di migliorare la cooperazione tra le associazioni commerciali dei due paesi e quelle internazionali, fornire assistenza in specifici settori industriali e garantire un continuo ed ampio sostegno all'intensificazione ed all'accelerazione del processo di armonizzazione agli standard europei.

IL VETO DEL PRESIDENTE SEZER

Il presidente della Repubblica turco Ahmet Necdet Sezer Sezer ha posto il veto su alcuni articoli della nuova legge riguardante gli idrocarburi che a suo avviso non sono compatibili con gli  interessi nazionali. Secondo il Presidente della Turchia, il testo non  specifica le percentuali di petrolio e gas naturale che saranno destinate al consumo interno e quelle invece destinate all'esportazione. Nel testo proposto vengono altresì rimosse alcune restrizioni poste in essere per gli investitori esteri che partecipano a produzioni di interesse strategico e che costituiscono un rischio per la sicurezza  nazionale. Sezer ritiene infine necessario che una parte della produzione venga  immagazzinata per far fronte ai bisogni del Paese in caso di crisi energetiche  internazionali.  

 

TERZA TRA LE SOCIETA' DI APPALTO

Nel 2006 la classifica delle più grandi società di appalto vede la Turchia al terzo posto, dopo gli Stati Uniti e la Cina, con 20 società (14 nel 2005). La <Engineering News Record> ha stimato che le società turche hanno completato finora 3.600 progetti  per un valore complessivo di $85 miliardi, di cui 324 progetti per un valore complessivo di $12.7 miliardi sono stati aggiudicati nel solo 2006.  

PIU' FLESSIBILITA' NEL MERCATO DEL LAVORO

Gli industriali turchi chiedono più flessibilità nel mercato del lavoro e  un'adeguata riforma della legge sulla sicurezza sociale e del regime fiscale. Lo ha affermato Umil Izmen, vice-Segretario Generale della <Tusiad>, la locale Associazione degli Industriali e uomini d'affari, secondo cui la Turchia ha l'obbligo di mantenere un alto tasso di crescita economica ed assicurare contestualmente la creazione di nuovi posti di lavoro per far fronte alla crescente domanda ed alle aspettative della sua giovane popolazione. Secondo Izmen, il debito pubblico ancora molto elevato, gli onerosi tassi d'interesse (17.50% per la ricezione dei depositi a breve termine e 22.50% per la cessione dei depositi) ed il preoccupante deficit delle partite correnti limitano il Governo nelle spese destinate agli investimenti a scapito soprattutto delle fasce di popolazione che si affacciano giornalmente sul mercato del lavoro.


LINEA DI CREDITO

Il ministero dell'Agricoltura turco ha annunciato che l'Unione Europea, in ambito
al programma "Ipard", lo strumento di Assistenza Pre-Adesione nel settore dello Sviluppo Rurale, ha disposto la concessione di una linea di credito pari a 300 milioni di Euro che saranno erogati nel triennio 2007-2010.
  
 

CONTENIMENTO DEFICIT DI BILANCIO

In occasione di una conferenza stampa il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha evidenziato i successi ottenuti nel periodo di amministrazione del suo Governo, citando principalmente il contenimento del deficit di bilancio (2,9 miliardi di  dollari) come il più basso degli ultimi 30 anni e il surplus primario nel 2006 pari a $31.3 miliardi. La differenza tra il previsto deficit di $10 miliardi ed il risultato conseguito di $ 2.9 miliardi, ha proseguito il Primo Ministro, non dovrà comunque far diminuire il livello di attenzione del Governo, ribadendo inoltre che proprio l'attenta politica fiscale adottata ha consentito di raggiungere tali eccellenti risultati passando da un rapporto deficit/Pil del 14.6% nel 2002 allo 0.7% del 2006, il più basso dal 1976. Nel corso della conferenza Erdogan, che era accompagnato dal ministro per l'Economia Ali Babacan e da quello delle Finanze Kemal Unakitan, ha anche voluto porre in evidenza gli ottimi risultati ottenuti nel campo delle infrastrutture con oltre 7.000 km di autostrade completati e della distribuzione dell'acqua potabile  presente ora in altri 11.000 centri abitati. L'obiettivo più ambizioso sarà però quello di raggiungere un Pil pro capite di $10.000 entro il 2013 (contro gli attuali $ 5.000) ed accrescere ancor più e sin dall'anno in corso il volume degli investimenti esteri nel Paese.

 

CRESCIUTA L'INFLAZIONE

L'inflazione nel mese di gennaio in Turchia è cresciuta dell'1%, facendo salire al 9.93% il tasso annuale di aumento dei prezzi al consumo; l'incremento maggiore è stato registrato su base mensile per gli alimentari e gli alcolici, mentre quello più alto su base annua per alimentari e bevande non-alcoliche. 
Quanto ai prezzi alla produzione, questi sono diminuiti dello 0.55% rispetto al mese precedente, per un tasso annuale del 9.37%. In questo caso l'aumento mensile più significativo si è avuto nella produzione di gas naturale e prodotti