PRIMO
PIANO
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A
RILENTO L'ADESIONE ALL'UNIONE EUROPEA
Un'altra
battuta di arresto a Bruxelles per la Turchia e più precisamente
per quanto riguarda il capitolo sulla libera circolazione dei
capitali. I Ventisette hanno chiesto ad Ankara un
piano dettagliato sulle normative comunitarie. Gli incontri. |
Dopo lo stop formale di Bruxelles al processo di adesione della Turchia
all'Unione Europea, le trattative sui singoli capitoli del dossier
Ankara-UE vanno avanti a singhiozzi.
Se Ali Babacan, ministro dell'Economia e capo negoziatore con la UE è in
visita a Bruxelles per riprendere il dialogo su diversi settori, la UE
risponde con un'altra battuta d'arresto, quella che riguarda il capitolo
sulla libera circolazione dei capitali. Nell'ultimo Coreper -
coordinamento degli ambasciatori UE - i Ventisette hanno chiesto ad Ankara
di presentare un piano dettagliato sull'adeguamento alle normative
comunitarie in materia di movimento di capitali e hanno invitato
all'abolizione delle restrizioni sugli investimenti esteri. Nell'occasione
Babacan ha visto il responsabile degli Affari monetari Joaquin
Almunia e quella dell'agricoltura Mariann Fisher Boel.
Nell'incontro con Danuta Hubner, commissaria alle Politiche
regionali, il ministro aveva parlato del riassetto territoriale necessario
per avere accesso ai fondi strutturali. Con Andris Piebalgs, commissario
per l'energia, ha invece affrontato il tema dell'energia. La Turchia,
Paese chiave dal punto di vista energetico per il gas e il petrolio che
transitano sul suo territorio, possiede diverse infrastrutture su cui
l'Europa ha gli occhi puntati, tra cui la Btc (Baku-Tbilisi-Ceyhan) che
porta il petrolio dal Mar Caspio al Mediterraneo e il Nabucco - per ora
solo un progetto - che dovrebbe portare l'oro nero dal Mar Caspio al
centro Europa.
Dopo l'incontro con Babacan, il commissario all'Allargamento Olli Rehn si
è detto "soddisfatto" per la determinazione del capo
negoziatore a mettere in atto il piano di riforme e si è augurato una
maggiore cooperazione nel settore dell'energia. Per quanto riguarda il
processo di adesione, Rehn ha ribadito che condizione necessaria per la
ripresa delle trattative è la revisione dell'articolo 301 del codice
penale, considerato dalla UE eccessivamente restrittivo della libertà
d'espressione. (Denaro.it)
26.02.2007
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Avviata
dalla Repubblica di Cipro la procedura per permessi di
esplorazione e delle licenze dopo la scoperta di giacimenti
nel Mediterraneo orientale, tra la costa sud dell'isola e quelle di
Egitto e Libano. Ciò, nonostante la recente protesta di
Ankara
SFRUTTAMENTO
IDROCARBURI E APPALTI |
La Repubblica di Cipro ha avviato la
procedura di appalto dei permessi di esplorazione e delle licenze di
sfruttamento degli idrocarburi che si trovano in vasti giacimenti
individuati nel Mediterraneo orientale, tra la costa meridionale
dell'isola e le coste di Egitto e Libano.
Alla cerimonia ufficiale della prima tornata di offerte d'appalto, che si
concluderà il 16 luglio, hanno preso parte il ministro cipriota dell'Industria Antoni Michaelides, quello degli esteri George Lillikas e
il ministro egiziano del Petrolio Amin Fahmy oltre ai rappresentanti di
decine di aziende petrolifere interessate.
Secondo i calcoli effettuati dalle compagnie specializzate del campo degli
idrocarburi incaricate dal Governo di Cipro, nel tratto di mare fra la
costa Sud di Cipro, l'Egitto ed il Libano esistono giacimenti sottomarini
con una capacità tra i 6.000 e gli 8.000 milioni di barili di greggio,
per un valore stimato di 400 miliardi di dollari.
L'intenzione di Nicosia di procedere allo sfruttamento dei giacimenti
nelle scorse settimane ha provocato la risentita reazione di Ankara
secondo cui Nicosia non ha diritto di sfruttare quei giacimenti insieme
con Egitto e Libano perché il Governo della Repubblica di Cipro -
greco-cipriota, l'unico riconosciuto a livello internazionale - non
rappresenterebbe tutta l'isola. Cipro è divisa dal 1974 in seguito ad
un'invasione militare della Turchia che ancora ne occupa il 38% dell'area
Nord con circa 40.000 soldati e nella parte sotto occupazione militare nel
1983 venne auto-proclamata una Repubblica turca di Cipro del Nord che è
riconosciuta solo da Ankara.(Ansa)
26.02.2007
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PAPADOPOULOS
AD ATENE PER CIPRO
Il
presidente greco-cipriota si è visto ad Atene con il premier greco
Costas Karamanlis, con il ministro degli esteri Dora Nakoyannis ed
alcuni leader dell'opposizione per dicutere della disputa con Ankara
sulle esplorazioni di riserve offhore nel Mar Mediterraneo. |
Cipro non ha bisogno del consenso
della Grecia, suo tradizionale alleato, per sfruttare i vasti giacimenti
di gas naturale e petrolio individuati nel Mediterraneo orientale, tra la
costa meridionale dell'isola e le coste di Egitto e Libano. E' quanto ha
detto il presidente cipriota Tassos Papadopoulos al termine di un incontro
ad Atene con il premier greco Costas Karamanlis nel corso del quale è
stata discussa la spinosa questione che ha suscitato notevoli proteste ma
anche poco velate minacce da parte del Governo di Ankara. "Io non
ritengo che sia necessario, e sottolineo la parola 'necessario' - ha detto
Papadopoulos - avere il consenso. Le nostre relazioni sono talmente buone
che non abbiamo bisogno di un altro accordo che potrebbe avere altre
ripercussioni". L'intenzione del governo cipriota di procedere allo
sfruttamento dei giacimenti ha provocato nelle ultime settimane la
risentita reazione di Ankara, secondo cui Nicosia non ha diritto di
sfruttare quei giacimenti insieme con Egitto e Libano perché il Governo
della Repubblica di Cipro - l'unico riconosciuto a livello internazionale
- non rappresenterebbe tutta l'isola.
Secondo le relazioni
preliminari effettuate da compagnie specializzate del campo degli
idrocarburi incaricate dal governo di Cipro, nel tratto di mare fra la
costa Sud dell'isola, l'Egitto ed il Libano esistono giacimenti
sottomarini con una capacità tra i 6.000 e gli 8.000 milioni di barili di
greggio, per un valore stimato di 400 miliardi di dollari. Il Governo di
Nicosia ha avviato lo scorso 15 febbraio la procedura di appalto dei
permessi di esplorazione e delle licenze di sfruttamento dei giacimenti
alla cui apertura hanno partecipato, incuranti delle proteste turche, i
rappresentanti di decine di aziende petrolifere internazionali.
Karamanlis, da parte sua, ha dichiarato che Cipro "ha il diritto
sovrano" di fare prospezioni petrolifere ed ha esortato la Turchia a
ricordare gli obblighi che si è assunta nel processo di adesione
all'Unione Europea, processo già parzialmente congelato dall'UE proprio
per l'atteggiamento di Ankara nei confronti di Nicosia. (Denaro.it)
26.02.2007
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LA
PAZIENZA HA SEMPRE UN LIMITE
Quella del Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate turche, gen.
Yasar Buyukanit, si sta esaurendo a proposito dell'appoggio dei
curdi iracheni al Pkk. A frenare sull'acceleratore è però il
ministro degli Esteri Abdullah Gul che cerca ancora la via
diplomatica. |
 Tutto lascia indicare che la
pazienza della Turchia nei confronti dei sogni indipendentisti curdi si
sta rapidamente esaurendo. Il Capo di Stato Maggiore turco, generale Yasar Buyukanit,
in visita recentemente negli Stati Uniti, ha detto, citato dalla <Reuters>: "Ci
sono al momento due gruppi che sostengono il Pkk (gli indipendentisti
curdi della Turchia) nel nord dell'Iraq", con un riferimento evidente
alle maggiori forze politiche curde irachene alleate degli Usa, il
Partito democratico curdo di Massoud Barzani e l'Unione patriottica di
Jalal Talabani. "Il versante iracheno del nostro confine comune è
completamente privo di sorveglianza. L'Iraq ha abbandonato l'intera area
di confine al Pkk. Molti terroristi armati sono sul lato iracheno del
confine", ha aggiunto Buyukanit.
Citato da <Anadolu>, il generale in congedo Edip Baser, incaricato dal
Governo di Ankara per la lotta contro il terrorismo, ha dichiarato "I
terroristi all'interno dei campi del Pkk ricevono ogni tipo di sostegno
logistico e rifornimento dalla regione che è sotto il controllo
dell'amministrazione dell'Iraq settentrionale (cioè il Governo regionale
curdo iracheno presieduto da Massoud Barzani)".
A sua volta il ministro della Giustizia turco Cemil Cicek ha affermato che
"forze esterne, grandi potenze" sono dietro alla crescita del
terrorismo (che è essenzialmente di matrice curda) in Turchia,
forze che sarebbero preoccupate dallo sviluppo e dal ruolo di Ankara a
livello medio orientale. Come riferito dal sito online di <Hurriyet>,
il Capo di Stato Maggiore turco in una cena organizzata all'Ambasciata
turca a Washington, a cui hanno partecipato i rappresentanti della comunità
turca degli Stati Uniti, ha criticato l'inazione della comunità nel
difendere gli interessi della Turchia, facendo un parallelo con le iniziative
della diaspora armena che agisce energicamente per ottenere il
riconoscimento a livello internazionale del cosiddetto genocidio armeno. (Arab
Monitor)
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Il Governo turco ha indicato l'intenzione di avviare colloqui con il
Kurdistan iracheno sulla sicurezza alla frontiera, malgrado l'opposizione
dell'esercito che accusa i gruppi iracheni di sostenere i combattenti
separatisti.
"Dobbiamo intavolare negoziati faccia a faccia per indurli a fare le
cose giuste", ha dichiarato ai giornalisti il ministro degli Esteri
di Ankara, Abdullah Gul. "Dovremmo spiegare loro quali sono i
pericoli". Il capo ella diplomazia turca non ha indicato piani
concreti o possibili date per i colloqui. L'inviato Usa aveva recentemente
incontrato funzionari del Governo e dell'Esercito di Ankara. In
quell'occasione era stato chiesto che le due parti lanciassero negoziati
sulle questioni della sicurezza.
Per parte sua il Primo Ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, ha accusato
gli Stati Uniti di non onorare la promessa di aiutare la Turchia a
contrastare i ribelli separatisti curdi, malgrado la nomina di un inviato
speciale per risolvere la minaccia che i guerriglieri rappresentano per il
Paese. Erdogan ha affermato che non è stata intrapresa alcuna iniziativa
per espellere il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) dalle sue basi
nel nord del paese o per tagliare gli aiuti finanziari al gruppo ribelle.
Gli Usa, pressati dalla Turchia, ad agosto avevano nominato il generale in
pensione Joseph Ralston, ex comandante supremo della nato, inviato
speciale per contrastare il Pkk. Erdogan ha sottolineato che gli uffici
del Pkk sono ancora operativi lungo la frontiera, malgrado le
rassicurazioni sulla loro chiusura giunte dall'Iraq. E ha aggiunto che non
è stato ripagato il sostegno di Ankara nella lotta al terrorismo. (da
Ap)
26.02.2007
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A
dichiararlo il vicepresidente dell'Iraq Adil Abdul Mahdi in visita
nella capitale turca dove si è visto con il ministro degli Esteri
turco Abdullah Gul. Una frase ambigua in arabo che poi è stata
subito corretta. Il possibile per scongiurare attacchi contro la
Turchia.
"SOSTENIAMO
ANKARA IN UN CONFLITTO CON IL PKK" |
L'Iraq è dalla
parte della Turchia nel conflitto con i ribelli separatisti curdi. Lo ha
assicurato il vice presidente del Paese, Adil Abdul Mahdi, in visita ad
Ankara dove ha incontrato il ministro degli Esteri Abdullah Gul.
La Turchia sta sollecitando l'Iraq ed il suo alleato statunitense ad usare
la mano pesante contro i ribelli del Pkk (Partito dei lavoratori del
Kurdistan) che lanciano attacchi in territorio turco dalle loro basi nel
nord dell'Iraq.
Il gruppo ha ingaggiato una sanguinosa guerra nel sudest della Turchia dal
1984, un conflitto costato la vita ad oltre 37mila persone. Ankara non ha
escluso incursioni militari in territorio iracheno per scovare separatisti
curdi malgrado gli avvertimenti di Washington che teme che una simile
decisione possa portare ad ulteriori tensioni con i gruppi curdi in Iraq,
alleati strategici degli Usa nel Paese.
"Non possiamo combattere contro organizzazioni straniere", ha
dichiarato Abdula Mahdi, uno dei due vice presidenti dell'Iraq, secondo
quanto riferito da un interprete. Ma la dichiarazione di Mahdi in arabo ha
stupito Gul che ha chiesto se ci fosse un errore di traduzione. Il vice
presidente iracheno ha in seguito corretto la sua affermazione: "Per
noi è fuori questione non combattere contro organizzazioni
straniere". Mahdi ha detto che le forze irachene faranno del loro
meglio per scongiurare attacchi contro la Turchia dal territorio iracheno.
(da Ap)
26.02.2007
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SQUADRA
DI TECNICI TURCHI A GERUSALEMME
Dovrà
verificare se gli scavi nel recinto della Moschea al-Aqsa hanno
danneggiato il luogo santo degli arabi. La decisione presa dopo
l'incontro tra i premier Recep Tayyip Erdogan e Ehud Olmert. Ancora
divergenze sulle questioni iraniane. Nessun appoggio contro Teheran. |
 La Turchia negli ultimi anni ha ha
cercato di affermare il suo peso nel Medio Oriente per ristabilire il suo
ruolo di leader, ma anche per tamponare le numerose crisi innescate dagli
Stati Uniti e per favorire le proprie esportazioni nell'area. Se, da un
lato, la visita di Ehud Olmert ad Ankara ha probabilmente mostrato che la
Turchia manca ancora del peso politico sufficiente per poter mediare tra
israeliani e palestinesi - peso che possiedono solo gli Stati Uniti -
Erdogan, mandando una delegazione per verificare eventuali danni alla
Moschea al-Aqsa, ha imposto il Paese come possibile nuovo mediatore. Ad
Ankara, Olmert non ha trovato nessun appoggio contro Teheran. La Turchia si
è riavvicinata all'Iran grazie alle comuni paure sullo status
dell'Iraq settentrionale e per la comune volontà di prevenire un
ulteriore escalation militare. Se a livello politico la diffidenza domina
tra i due Governi, Israele rimane un buon cliente della Turchia. Tel Aviv
ha importato, nel 2006, dalla Turchia beni per 1.2 milioni di dollari (di
poco inferiore alle importazioni dalla Francia) e più di quattrocentomila
turisti israeliani hanno visitato il Paese.
Gli
scavi nel recinto della Moschea al-Aqsa hanno creato tensioni
all'inizio della visita ad Ankara del Primo ministro israeliano Olmert, ma hanno poi aperto la via a positivi sviluppi. Si è deciso,
infatti, che la Turchia invierà una squadra di tecnici nella zona per
stabilire se i lavori a Gerusalemme danneggiano i luoghi sacri. A
presiedere la squadra sarà l'ambasciatore a Tel Aviv, Namik Tan, che
dovrà esaminare i lavori di scavo e preparare un rapporto. L'incontro
tra il Primo Ministro Tayyip Erdogan e Olmert, che era arrivato la sera
prima, sono stati dominati dai lavori di costruzioni di un percorso
all'interno del recinto della Moschea al-Aqsa . I due leader ne hanno
spiegato i dettagli nella conferenza stampa. Erdogan ha specificato che
Olmert gli ha mostrato alcune fotografie ma ha precisato:
"Sono stato
nell'area una sola volta. Una sola volta non basta. Le fotografie non mi
hanno permesso di comprendere chiaramente". Erdogan ha poi chiesto ad
Olmert: "Se mandassimo una squadra tecnica nella regione così che tutti
si rendano conto che non si sta danneggiando la Moschea al-Aqsa?", ed ha
specificato che la sua proposta è stata accettata. Olmert ha poi detto
che "i media esagerano. Non c'è niente da nascondere", ed ha poi
sostenuto che non si vuole danneggiare nulla che sia sensibile per i
musulmani.
Ehud Olmert in visita ufficiale in Turchia era
stato ricevuto secondo il protocollo da Erdogan. I due Primi Ministri, in
un fuori programma, si erano incontrati due ore da soli. Secondo un
diplomatico "si è trattato veramente un incontro privato. Non è
rimasto tempo per l'incontro tra delegazioni". Nell'incontro, oltre
alla questione palestinese, si era discusso dell'acquisizione del
nucleare da parte dell'Iran, degli sviluppi in Libano e Siria. Tayyip
Erdogan ha anche manifestato al suo interlocutore le proprie
preoccupazioni. Il Primo Ministro, prima della visita, parlando
al gruppo parlamentare del suo partito, aveva avvertito: "Adesso che si
è raggiunta un'intesa, non create tensioni. Ogni iniziativa a
Gerusalemme deve avere il sostegno dei musulmani".
Ehud Olmert si è difeso
sostenendo che gli scavi non danneggiano i luoghi sacri, e ha mostrato ad
Erdogan fotografie dell'area interessata dai lavori. Olmert ha inoltre
detto: "Non abbiamo nulla da nascondere. Questi lavori sono importanti
per le centinaia di migliaia di visitatori. Non arrechiamo alcun danno
alla moschea". Il Primo Ministro Erdogan, invece, ha precisato:
"Le
fotografie non mi hanno permesso di comprendere chiaramente. Sono stato
nell'area una sola volta, i luoghi non mi sono abbastanza familiari.
Guardando le fotografie non posso dire nulla, non posso affermare che non
viene fatto alcun danno ai luoghi sacri". Per questo Erdogan ha chiesto
di decidere per una delegazione di tecnici dalla Turchia. Olmert ha
appoggiato la proposta. È stato deciso inoltre che a condurre la
delegazione sarà l'ambasciatore turco a Tel Aviv, Namik Tan, e che
nelle prossime settimane la delegazione si recherà a Gerusalemme per
esaminare gli scavi.
Nell'incontro è stata anche esaminata la nuova situazione che si è
venuta a creare negli ultimi giorni a Mecca, dove Fath e Hamas si sono
accordati nel creare in Palestina un "Governo di riappacificazione".
Erdogan ha affermato che bisogna ristabilire relazioni con il governo per
assicurare la pace nell'area. Erdogan ha poi ricordato che dopo le
elezioni è emersa una nuova entità e che non è possibile costruire
relazioni con la Palestina discutendo solo con il Presidente Mahmud Abbas.
Ehud Olmert, da parte sua, vuole che il nuovo governo, nel quale siederà
anche Hamas, accetti la "Road map" e i principi stabiliti dal
"quartetto" Onu, UE, Usa e Russia. Olmert ha affermato: "Se
Hamas riconoscerà Israele ci siederemo al tavolo". Importati primi
passi saranno il fermare le violenze, creare uno Stato palestinese
indipendente e il riconoscimento tra le parti (Israele e Palestina). Il Governo di Tel Aviv vuole che Hamas lo riconosca apertamente.
Il Primo Ministro Erdogan, infine, ha preannunciato che dopo la formazione
del Governo di riconciliazione inviterà in Turchia Mahmud Abbas e Ismail
Haniye. Il Primo Ministro ha anche detto di "nutrire speranze" per la
pace nell'area. Erdogan ha aggiunto: "Il Governo di riconciliazione
che si formerà è una speranza". Il Primo Ministro israeliano,
dopo aver incontrato il presidente della Repubblica Ahmet Necdet Sezer, si
era anche visto con il ministro degli Esteri Abdullah Gül e con il presidente dell'Unione industriali (Tobb). (tradotto
per Aljazira da Michelangelo Guida)
26.02.2007
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COME
ROVINARE L'IMMAGINE DI UN PAESE
Per il
ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul, è necessario rivedere
l'art. 301 che punisce le "offese alla turchità". Quasi
certamente - come ha fatto intendere il presidente del Parlamento,
Bulent Arinc, se ne riparlerà a dopo le elezioni politiche di
novembre. |
L'articolo 301 del codice penale che
punisce le "offese alla turchità" dovrà essere cambiato perché
danneggia l'immagine all'estero della Turchia e del suo processo di
riforme pro-Europa. Lo ha affermato ancora una volta il ministro
degli Esteri turco Abdullah Gul un una breve intervista televisiva:
"Fuori della Turchia si pensa che qui si getta in galera la gente per
avere aperto la bocca e che ci sono centinaia di giornalisti ed
intellettuali in galera. Ciò è falso. Nessuno in Turchia viene
imprigionato per le sue opinioni" - ha affermato Gul aggiungendo,
tuttavia, che bisogna cambiare quell'articolo "Perché sta gettando
un'ombra sul processo di riforme pro-Europa".
Vari giornalisti e scrittori sono stati incriminati in base a
quell'articolo, tra cui il giornalista turco armeno Hrant Dink ucciso il
19 gennaio scorso e lo scrittore premio Novel Orhan Pamuk che però
su sub ito prosciolto.
Gul ha affermato più volte che quell'articolo deve essere cambiato, ma il
premier Recep Tayyip Erdogan ha demandato alle varie e discordanti
organizzazioni non governative turche il compito di trovare fra loro un
difficile consenso, mentre il presidente del Parlamento, Bulent Arinc, ha
affermato nei giorni scorsi che l'emendamento "non è una priorità"
per l'attuale Assemblea Nazionale, lasciando intendere che se ne potrà
parlare probabilmente dopo le elezioni politiche di novembre.
Un recente sondaggio ha mostrato che la maggioranza dei turchi si oppone a
cambiamenti in quell'articolo come pure sono contrari i nazionalisti ed
anche il maggior partito di opposizione Chp, laico e socialdemocratico. (Ansa)
26.02.2007
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"Se
il Governo turco - ha detto - abrogasse l'articolo 301 del codice
penale, che punisce le offese alla identità turca, potrebbero
nascere nel Paese gruppi paralimitari ultranazionalisti".
"E' auspicabile - ha soggiunto - una modifica dello stesso
articolo".
L'EX
PRESIDENTE DEMIREL DICE NO |
L'ex premier ed ex
presidente turco, Suleyman Demirel, ha dichiarato in una intervista
pubblicata nei giorni scorsi, che se il Governo turco abrogasse l'articolo
301 del codice penale (che punisce le offese all'identità turca)
potrebbero nascere in Turchia "gruppi paramilitari"
ultranazionalisti.
"E' invece consigliabile una modifica dello stesso articolo
accettabile da tutti", ha proseguito Demirel nella sua intervista
concessa al quotidiano <Turkish Daily News>.
Demirel ha criticato poi il premier Recep Tayyip Erdogan per avere ammesso
nei giorni seguenti all'omicidio del giornalista turco-armeno Hrant Dink
che "lo Stato profondo esiste" e cioè quelle bande di
ultranazionalisti, di ex militari, 007 deviati e mafiosi che commettono
crimini finalizzati - a loro dire - alla "salvezza dello Stato".
Demirel ha proseguito poi affermando che se Erdogan è convinto che lo
Stato profondo esiste, deve produrre le prove e o dovrebbe
"sgominare" con i mezzi a sua disposizione. (Ansa)
26.02.2007
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La
svolta di Robert Kotcharian circa la Turchia in Europa. Ankara,
però, dovrebbe sia diventare più tollerante nei confronti delle
minoranze sia riesaminare il suo passato.
FAVOREVOLE
IL PRESIDENTE
ARMENO |
Il presidente armeno Robert
Kotcharian si è espresso in favore dell'ingresso della Turchia
nell'Unione europea, nella speranza che Ankara diventi più tollerante nei
confronti nelle minoranze e sia disposta a riesaminare il suo passato.
"Gli imperi hanno sempre avuto difficoltà a chiedere scusa e
soprattutto quando si tratta di un impero orientale", ha sottolineato
Kotcharian in un'intervista al quotidiano francese <Le Figaro>, ricordando
il genocidio armeno durante la Prima guerra mondiale mai ammesso dalla
Turchia.
L'Armenia, ha poi assicurato, è pronta ad avviare relazioni
diplomatiche con la Turchia e a formare una commissione intergovernativa
"che discuta tutte le questioni, comprese le più delicate", ma
finora Ankara ha respinto ogni apertura. (Agi)
26.02.2007
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<GOOGLE>
ATTACCATO
DA DYP
Il
gruppo giovanile, formazione politica di centro-destra ha promosso
una campagna virtuale contro il motore di ricerca per la questione
armena. |
Ci mancavano solo le
persecuzioni virtuali. Il gruppo giovanile del Dyp, Il Dogru Uol Partisi,
formazione politica di centro-destra, ha promosso una campagna contro il
motore di ricerca <Google>. Il motivo dell'attacco è digitando
"Armenian Genocide" sulla maschera di ricerca del portuale dove
i primi 100 risultati che escono confermano il massacro compiuto nel 1915
dalle truppe ottomane. Il gruppo ha fatto sapere che i siti in questione
sarebbero stati creati dagli armeni per screditare la versione turca e
occupare uno spazio maggiore sulla rete. (Apcom)
26.02.2007
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ERDOGAN
AVVERTE GLI USA SU GENOCIDIO
Il
Primo Ministro turco è intervenuto in persona per far sapere
all'alleato che il popolo della Mezzaluna è stanco delle iniziative
organizzate dalle lobby armene. L'approvazione di una legge ad
hoc potrebbe gettare ombre nelle relazioni strategiche tra
Ankara e Washington. |
Non bastavano le
visite del ministro degli Esteri turco AbduCapollah Gul e del Capo di
Stato Maggiore delle Forze Armate, generale Yasar Buyukanit. Adesso a
mettere in guardia gli Stati Uniti ci si è messo Recep Tayyip Erdogan in
persona. Il premier turco ha inviato un messaggio ai rappresentanti del
Congresso americano. Il motivo è la legge sul genocidio armeno che il
Senato Usa dovrebbe approvare tra breve.
"Non ci aspettiamo decisioni negative da parte del Congresso - ha
detto Erdogan e siamo sicuri che alla fine la mozione non passerà. Ma se
dovesse essere approvata, allora questa decisione potrebbe gettare ombre
pesanti sulle relazioni strategiche fra la Turchia e gli Stati Uniti. Il
popolo turco è esausto di tutte queste iniziative organizzate dalle lobby
che fanno riferimento alla diaspora armena, sembra quasi che si divertano.
Quello che noi affermiamo è che è compito degli storici affermare se si
sia trattato di genocidio o meno. Nessuno ha il diritto di diffamare lo
Stato turco in questa maniera. Non abbiamo avuto mai vissuto con alcuna
macchia durante la nostra storia e non siamo disposti a farlo
adesso". (Apcom)
26.02.2007
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PING-PONG
SULLA MOSTRA
DEL QUIRINALE
Diplomazia
turca e comunità armena - con lettere alla <Stampa> di
Torino> - cercano di far valere le proprie ragioni sui motivi
dell'assenza nelle sala delle Bandiere di specifici pezzi artistici. |
Ping-pong tra la diplomazia turca e
la comunità armena. Dopo le proteste di quest'ultima - con una lettera a
<La Stampa> - che contestava agli organizzatori della mostra
"Turchia 7000 anni di storia" di non avere inserito anche pezzi
della loro civiltà, pronta era stata in data 15 febbraio ultimo scorso la
risposta dell'ambasciatore turco in Italia Ugur Ziyal che di fatto
sottolineava quello che noi di <Turchia Oggi> avevamo scritto nel
nostro ultimo numero; e cioè che di fatto, nel poco spazio della Sala
delle Bandiere in Quirinale, sono stati messi solo gli oggetti più
preziosi. La querelle sembrava a questo punto chiusa. Sembrava
perché la comunità armena ha inviato una ulteriore lettera al quotidiano
di Torino, dai toni piuttosto forti e con riferimenti (invasione di Cipro
da parte dei militari) a dir poco provocatori.
Al di là di chi possa avere ragione, ci viene da riflettere su una cosa:
se tanto un evento culturale come quello del Quirinale spinge le parti a
confrontarsi duramente per far risaltare la validità delle proprie
argomentazioni, figuriamoci se il tema diventa quello del genocidio o del
presunto genocidio. La mostra di Roma era una occasione unica per aprire
una breccia nel muro dell'ostilità. Peccato! Peccato in particolare che
una parte dei due fronti - qualunque siano i motivi che spingono una comunità
ad essere refrattaria a qualsiasi tipo di dialogo - si lasci trascinare da
polemiche a volte artificiose. Se è vero infatti che forse sarebbe stato
meglio intitolare la mostra "Anatolia" dal momento che i turchi
sono arrivati nell'Asia Minore per la prima volta nel 1071 con la vittoria
nella battaglia di Manzikert dei Selgiuchichi contro i Bizantini, è
altrettanto vero che qualunque manifestazione - sia essa culturale o più
semplicemente storica - si rifà alla nazione che porta il nome. Sarebbe a
dir poco assurdo, tanto per fare un esempio, non dire "Spagna 2000 o
3000 anni di storia" solo perché prima c'erano stati i Mori e prima
ancora i Goti e ancor prima i romani.
Riportiamo di seguito le due lettere:
_______________________
Gentile Direttore,
Ho appreso con sorpresa la reazione dimostrata dalla comunità armena di
Roma riferita con un articolo sul sito Internet del Suo giornale il 9
febbraio sotto il titolo "Turchia:settemila anni di storia? E anche il
Quirinale fece arrabbiare gli armeni" .
L'Anatolia che oggi appartiene alla Repubblica di Turchia contiene un
patrimonio culturale unico che dai primi insediamenti in Anatolia risale
fino ai giorni nostri.. Questo patrimonio nato in Anatolia, costituisce un
tesoro per tutta l'umanità, in altre parole tutte le civiltà, inclusa
quella Armena vengono accolte con orgoglio da parte nostra, mantenute,
curate e condivise in diverse occasioni e modalità con persone che
abitano in altri paesi. Inserire in una mostra esemplari di tutte queste
civiltà, addirittura un esempio di ognuna di esse sarebbe impossibile,
come d'altronde ogni persona che riesce a valutare questo argomento in
modo normale, lo confermerebbe. Lascio a Lei valutare quale stato
d'animo oppure punto di vista sano può essere quello che trae un simile
significato da una mostra, e addirittura lancia delle accuse.
Utilizzare questa iniziativa culturale di ridotte dimensioni, organizzata
sotto l'alto patronato della presidenza della Repubblica Italiana nella
quale non sono state inserite neanche le opere della Repubblica di Turchia
e che ha suscitato apprezzamento negli ambienti culturali nonché
interesse della popolazione, per fini propagandistici, capricciosi e fuori
luogo, e per dimostrazioni di ostilità e di intolleranza, oltre ad essere
spiacevole, è anche motivo di pessimismo per il futuro.
Infine si vede che i firmatari della lettera non sono a conoscenza di un
altro fatto. Il restauro di una delle opere armene più importanti che si
trova nel nostro Paese, la storica Chiesa di Akdamar nella provincia di
Van è stato completato da parte del Ministero della Cultura.
Prossimamente ci sarà l'inaugurazione ufficiale a livello
internazionale. Consiglierei ai firmatari della lettera di partecipare
all'inaugurazione e quindi di vedere con i propri occhi che nessuna
cultura in Anatolia viene trascurata. Durante la loro presenza in Turchia
dove andranno per questa occasione, gli proporrei di riservare un po'
del loro tempo per andare a guardare dal colle di "göbekli tepe" i
grattacieli di Ýstanbul.
Cordiali saluti, Ugur Ziyal
________________________________
L'intervento
dell'Ambasciatore turco non può che confermare la bontà delle
osservazioni e precisazioni avanzate dalla Comunità armena di Roma: ossia
che sarebbe stato più corretto, dedicare la Mostra del Quirinale
("Turchia: 7000 anni di storia") all'Anatolia, culla di civiltà,
piuttosto che all'attuale soggetto politico ed amministrativo qual è
appunto la Turchia, che, per inciso, non possiede una storia di 7000 anni.
E,
pur comprendendo le necessità organizzative legate al poco spazio a
disposizione, è fuori discussione che l'assenza di reperti "non
politicamente corretti" abbia privato l'avvenimento culturale di
quello spirito conciliante e propositivo che sarebbe stato auspicabile e
pienamente condivisibile.
Non
può che generare sorriso l'affermazione dell'ambasciatore Ziyal
riguardante il sentimento di "accoglienza turca": ne sanno
qualcosa quelle civiltà, armeni, greci, siriaci e per finire i curdi, che
hanno saggiato il caldo abbraccio dell'Impero ottomano e della
successiva repubblica. Ne sa qualcosa il povero giornalista Hrant Dink
assassinato un mese fa, ne sanno sicuramente qualcosa i vari Pamuk, Shafak,
Akcam....
Se
in tempo così recente come due anni or sono l'Accademia delle Scienze
turca ha imposto di modificare il nome di talune specie animali perché
nella loro accezione scientifica latina ricordavano gli armeni (sic...);
se a Cipro, invasa militarmente nel 1974 dai militari turchi, vi sono
lamentele fondate circa la salvaguardia dei luoghi di culto cristiani; se
- è notizia di questi ultimi giorni - è stato addirittura proposto
di cambiare nome, dopo migliaia di anni, all'antica città armena
di Anì (con reperti archeologici armeni inestimabili abbandonati al
degrado assoluto); se dal 1994 i confini con la Repubblica Armena sono
chiusi unilateralmente da parte Turca; se non vi è un solo museo civico
in tutta la Turchia dove si possano trovare tracce della cultura e della
civiltà armena; se dopo 90 anni la Turchia non vuole fare i conti con la
propria storia, è facilmente immaginabile quale possa essere per
Ankara il concetto di "orgogliosa cura, mantenimento e
condivisione".
E
non è, purtroppo, un caso leggere sul sito di informazioni turistiche
curato proprio dall'ambasciata turca in Italia il seguente
passaggio:
"L'eredità
delle molte culture fanno della Turchia un paradiso di ricchezza storica e
culturale inestimabile. Hattis, Ittiti, Frigi, Urartici, Lici,
Lidi, Ioni, Persiani, Macedoni, Romani, Bizantini, Selgiuchidi e Ottomani
hanno lasciato dei contributi importanti alla storia della Turchia e gli
antichi siti e rovine sparse lungo tutto il Paese sono le prove distinte
di ogni singola civiltà"
E
gli armeni? "fini propagandistici, capricciosi e fuori luogo"?
"la dimostrazione di ostilità e di intolleranza"? O "motivo di
pessimismo per il futuro"? Perché non viene fatta alcuna menzione della
civiltà armena che pure, ancor prima dell'arrivo dei turchi nell'XI
secolo d.C, prosperava in Anatolia?
Quanto
al restauro della chiesa di Akhtamar sul lago di Van (che solo pochi anni
or sono era vergognosamente oggetto di tiro al bersaglio...) spiace
constatare che esso è dovuto soprattutto alla caparbietà dell'Unesco e
della Comunità Europea alle quali il Governo di Ankara si è dovuto
piegare per non lasciare andare in rovina una delle rarissime
testimonianze dell'arte armena scampate alla distruzione ed al
vandalismo.
Siamo
fermamente convinti, che la via per la conciliazione ed il dialogo passi,
in primo luogo, attraverso il rispetto per gli altri:
anche per quelle civiltà e culture che una politica ancora troppo
nazionalista cerca di nascondere dietro lo sky line dei "grattacieli"
visibili dal colle di "Gobekli tepe" e cerca, con ogni mezzo a propria
disposizione, di cancellare anche dai libri di storia.Con
il dovuto rispetto. Consiglio per la comunità armena di Roma
_________________________________
L'Ufficio
Stampa della Presidenza della Repubblica rende noto che la mostra:
''Turchia, 7000 anni di storia'' allestita al Palazzo del Quirinale, a
partire da domani 22 febbraio rimarra' chiusa nel corso delle
consultazioni per la crisi di Governo.
26.02.2007
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L'ARRESTO
DEL KILLER: IL TERZO VIDEO
Nelle
immagini si vedrebbe una serie di poliziotti molto compiacenti che -
dopo l'omicidio del giornalista turco di origini armene Hrant Dink,
avvenuto ad Istanbul un mese fa - si congratulano con l'assassinio Ogun Samast. A darne la notizia i quotidiani <Hurriyet> e <Milliyet>.
|
E' spuntato un terzo video, secondo i
quotidiani turchi <Hurriyet> e <Milliyet,> girato durante l'arresto di Ogun
Samast, l'assassino del giornalista di origini armene Hrant Dink, avvenuto a Istanbul
un mese fa. Nelle immagini si vedrebbe una serie di poliziotti turchi
che, subito dopo l'arresto, si congratulano con Samast per il suo gesto.
Samsat, nel video, mostra fiero una bandiera turca, con la compiacenza
degli agenti e nella stanza dove sono avvenute le riprese, probabilmente
nella stazione della polizia alla fermata degli autobus di Samsun, c'erano
anche Mustafa Ilhan, capo della sicurezza di Samsun, e un magistrato di cui
non è stata ancora resa nota l'identità. (Alice
News)
26.02.2007
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UN
NESSO
TRA I DUE
OMICIDI
Le
autorità giudiziarie turche di Trabzon stanno cercando di appurare
se a tirare le fila degli omicidio di Don Andrea Santoro e del
giornalista Hrant Dink sia stata una stessa organizzazione. |
Ouzan Akdil, il giovane che il 5
febbraio 2006 uccise Don Andrea Santoro è ancora sotto torchio da parte
dell'autorità giudiziaria. Il pubblico ministero di Trebisonda Fatih Genç,
sta cercando di appurare quale sia il nesso fra l'assassinio del prete
italiano e quello del giornalista armeno Hrant Dink, freddato nel centro
di Ýstanbul da Ogun Samast lo scorso 19 gennaio.
Entrambi i killer venivano da Trebisonda e le indagini condotte fino a
questo momento hanno messo in risalto nuovi elementi di collegamento fra i
due fatti di sangue. Una testimonianza di Akdil sarebbe vitale per il
proseguimento dell'inchiesta e Genç lo sa fin troppo bene. Per questo
sembra che, durante uno dei due incontri che si sono svolti di recente,
abbia promesso all'assassino uno sconto sulla pena se collaborerà con la
giustizia. La notizia è riportata in prima pagina dal quotidiano <Milliyet>. Ouzan Akdil lo scorso ottobre è stato condannato a 18 anni di
carcere per omicidio volontario. Alle autorità giudiziarie ha sempre detto
di aver agito da solo. Se si scoprisse che è stato in qualche
modo manovrato da qualcuno, la sua posizione giudiziaria andrebbe rivista.
Ma fino a questo momento sembra che il giovane non abbia fatto il nome di
alcun complice nè chiarito se vi siano dei collegamenti fra il suo gesto
e quello di Ogun Samast. (Apcom)
26.02.2007
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"ANKARA
RICONOSCA LE MINORANZE"
E'
quanto ribadito in una intervista al <Sir> (l'agenzia stampa
promossa dalla Cei) da mons. Luigi Padovese vicario apostolico per
l'Anatolia. "La Turchia è un ponte tra mondo islamico e mondo
occidentale", ha spiegato il prelato. Il sì dei vescovi
all'ingresso del Paese nell'UE. |
"Contro le spinte
nazionalistiche, la Turchia deve proseguire il percorso verso un processo
democratico che ammetta il pluralismo e riconosca le minoranze. Solo così
può dimostrare all'Europa che è pronta all'ingresso nell'Unione".
E' quanto ribadito in un intervista rilasciata al <Sir>, l'agenzia
stampa promossa dalla Cei, da mons. Luigi Padovese, vicario apostolico per
l'Anatolia.
"La Turchia è un ponte tra mondo islamico e mondo occidentale - ha
spiegato - e gli avvenimenti di questi mesi hanno acceso un interesse che
fino a prima non c'era: dall'assassinio di don Andrea Santoro al viaggio
del Papa, dalla richiesta di entrare in Europa fino all'uccisione del
giornalista Hrant Dink.
"Il viaggio del Pontefice - ha sottolineato mons. Padovese - ha
modificato positivamente il modo di vedere la Chiesa del popolo turco. La
campagna denigratoria nei confronti di Benedetto XVI e della Chiesa,
avviata in particolare dopo il discorso di Ratisbona, è stata pesante e
ha influito molto sull'opinione pubblica. Da tempo non si segnalano le
aggressioni denigratorie, prima quotidiane".
Quanto all'ingresso della Turchia nell'UE, "la posizione dei vescovi,
non solo cattolici è di un sì condizionato. I Paesi europei hanno orti
interessi economici ma riteniamo che sia da tenere vivo il raccordo
culturale: la questione della laicità e del riconoscimento delle
minoranze etniche non può ndare in secondo piano". (Adnkronos)
26.02.2007
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SOCIETA'
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NANOTECNOLOGIE:
MOBILITAZIONE DEGLI SCIENZIATI
Nuovo
centro di ricerche in Turchia grazie al patrocinio dell'Università
di Bilkent. L'équipe iniziale è formata da 25 luminari e 40
assistenti molti dei quali provengono dall'estero. |
In Turchia, un nuovo istituto di
ricerca sulle nanotecnologie sta richiamando in patria alcuni scienziati
che si erano trasferiti all'estero per i loro studi.
La costruzione del nuovo edificio di sei piani è patrocinata
dall'Università di Bilkent. L'Organizzazione per la pianificazione
statale turca ha erogato 6.1 Mio EUR a favore del progetto, mentre il
contributo dell'Università di Bilkent è stato pari a 2.3 Mio Eur.
Per contrassegnare il lancio del Centro di ricerca nazionale turco sulle
nanotecnologie (Unam), un gruppo di scienziati dell'Università di Bilkent
ha presentato al Primo Ministro del Paese, Recep Tayyip Erdogan, la
bandiera turca più piccola del mondo. Le righe che la compongono hanno
uno spessore di 100 nm (circa un cinquantamillesimo di un capello umano) e
un'altezza di 2 nm.
L'équipe iniziale del centro è costituita da 25 scienziati e 40
assistenti diversi dei quali provengono dall'estero, come, ad esempio, il
professore aggiunto Mehmet Bayindir, che ha condotto ricerche sulle fibre
laser presso il Massachusetts Institute of Technology (Mit).
Il quotidiano <Today's Zaman> afferma che, al suo rientro in Turchia, il
professor Bayindir è rimasto sorpreso nel constatare l'entità delle
risorse disponibili per la ricerca e ritiene che molti altri giovani
scienziati torneranno in Turchia.
Un altro ricercatore ad avere fatto ritorno in patria è il professore
aggiunto Ömer Ilday, noto nel suo campo per avere sviluppato il <laser
autosimilare> (similariton) presso l'Università di Cornell. Questo laser
permette di tagliare e lavorare qualsiasi materiale, da acciaio, vetro e
ceramica a tessuti vivi, su nanoscala.
Il centro pubblicherà periodicamente inviti a presentare proposte e
incoraggerà la partecipazione internazionale ai progetti che ne
scaturiranno. Il centro, oltre a dedicarsi ad attività di ricerca e
sviluppo, estenderà il proprio ruolo anche all'istruzione degli studenti
di nanoscienze e nanotecnologie.
Si auspica che le tecnologie e le competenze generate dal Centro possano
essere applicate e commercializzate a livello industriale da imprese
start-up. (Veneto Nanotech)
26.02.2007
|
|
Nel
suo secondo rapporto - che aveva come oggetto la Turchia e adottato
con 522 voti a favore, 15 contrari e 53 astensioni -
l'Europarlamento ha condannato i diritti d'onore, la violenza
domestica, le unioni forzate. Dati Unicef e
educazione scolastica.
I DIRITTI
DELLE DONNE SOTTO LA LENTE UE |
 I diritti delle donne in Turchia
sono stati oggetto di analisi da parte dell'Europarlamento, con la
conclusione che il profilo legislativo - a seguito delle recenti modifiche
al codice penale - è in genere "soddisfacente, ma la sua esecuzione
sostanziale rimane carente".
Nel suo secondo rapporto sul ruolo delle donne nella vita sociale,
economica e politica in Turchia - adottato con 522 voti a favore, 15
contrari e 53 astensioni - l'Europarlamento ha ricordato che il rispetto dei
diritti dell'uomo, compresi i diritti delle donne, è una condizione
indispensabile per l'adesione della Turchia alla UE.
Gli europarlamentari condannano i casi di violenza contro le donne,
compresi i delitti d'onore, la violenza domestica, le unione forzate e l
poligamia e parla della lotta a tali abusi come di priorità. Inoltre il
rapporto chiede alla Turchia un impegno nella punizione dei delitti di
genere, con adeguata preparazione in materia per funzionari e polizia.
I membri del Parlamento Europeo deplorano fra l'altro il fatto che nelle
zone della Turchia sud-orientale le ragazze non siano registrate alla
nascita, dato che ciò impedisce la lotta alle unioni forzate e i crimini
d'onore poiché le vittime non hanno identità ufficiale.
Il rapporto punta anche il dito sulla mancanza di dati esatti sulla
situazione delle donne in Turchia e palude all'iniziativa lanciata
all'inizio del 2007 da Ankara di chiedere all'istituto di statistica di
fornire "statistiche di genere" per quanto riguarda vita
sociale, culturale ed economica. L'Unicef valuta che ogni anno fra 600.000
e 800.000 ragazze turche non siano mandate a scuola dalle famiglie, mentre
il tasso di occupazione delle donne nel Paese è molto più basso di
quello medio europeo.
Si chiede quindi un impegno di Ankara per le pari opportunità. Infine gli
europarlamentari notano come la partecipazione politica dalle donne in
Turchia sia troppo bassa, mentre c'è un'esigenza assoluta di modelli
femminili nelle posizioni di potere e decisione. (Osservatorio
sulla legalità)
26.02.2007
|
|
VIOLENZA
IN CASA: LEGATA ALLA MIGRAZIONE
L'<Izmir
Bar> ha rivelato che il 67% delle denunce ricevute nel 2006 sono
state fatte nella città di Smirne da persone venuta da altri
distretti. Le altre percentuali vedono il 5% a Konya, il 4% a Aydin
e Ankara, il 3% a Kars e Agri. Una dichiarazione di Pinar Tatli. |
 The İzmir
Bar revealed that 67 percent of the complaints of domestic violence
received by the the legal association in 2006, were made by individuals
who have emigrated to İzmir from other cities.
According to the information received from the Center for Human Rights Law
and Legal Research of the İzmir Bar, 627 domestic violence victims
submitted complaints to the İzmir Bar during the past year. Of these
cases, 220 were found to be noteworthy and were investigated, the
Anatolian news agency reported.
The bar announced that 33 percent of the victims were born in İzmir
while 67 percent were born in other provinces but have moved to İzmir
with their families or when they got married.
Among the domestic violence victims 5 percent come from Konya, 4 percent
each from Aydın and Ankara, 3 percent each from Kars and Ağrı,
and the rest come from various provinces in Turkey.
It was seen that among the victimized women 64 percent did not work, while
10 percent worked as cleaning women, 6 percent as workers in the textile
industry and 5 percent as accountants. It was stated that nutritional
engineers, bankers and teachers were among the women subjected to domestic
violence.
Some give birth to becoming pregnant:
According to the İzmir Bar Center for Human Rights Law and Legal
Research data, 18 percent of domestic violence victims tried to solve the
problem by communicating with the abuser, 16 percent complained to the
police or public prosecutor and 15 percent asked for help from friends and
family. On the other hand, 5 percent sued for divorce, alimony and
criminal action. Two percent tried to avoid violence by becoming pregnant.
While conducting detailed interviews with the victims, the authorized
personnel at the center assigned lawyers to them and took measures to
protect them according to the Law Pertaining to the Preservation of
Family.
'When they cannot find
work...':
While evaluating the results of
the study, President of the İzmir Bar Women's Commission Pınar
Tatlı said people immigrate to bigger cities with the hope of finding
work. "When they cannot find work, their trouble escalates and turns
into domestic violence. This is why the majority of violence victims are
not born in İzmir."
Saying that most men who use violence are primary school graduates, Tatlı
added, "Not only immigrants from other cities, but also women who have
emigrated from other countries are among the victims of domestic violence.
We see that mostly men who have only graduated from primary schools attack
women. But this is not to say, "Immigrants in İzmir are uneducated."
Domestic violence arises mostly from unemployment."
Stating there are university graduates among both the victims and culprits
of violence, Pınar Tatlı added, "It does not suffice that
individuals get a university education. We teach people about the causes
of violence in our seminars." (Turkish Daily
News)
26.02.2007
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|
Il
direttore dei Servizi Sociali della provincia ha reso noto i dati di
una ricerca. I risultati sono sconfortanti. Giovanissimi che non
hanno le forze o il tempo per proseguire gli studi e che si fermano
alle prime classi elementari. I compensi poi sono irrisori.
DIYARBAKIR
"CAPITALE" DEL LAVORO MINORILE |
Il direttore dei Servizi Sociali della provincia di Diyarbakir in Turchia,
Zulfu Toman, ha reso noti i dati di una ricerca recentemente condotta
sulla situazione del lavoro minorile nella città a maggioranza curda.
I risultati sono sconfortanti. Oltre 3.000 lavorano per strada,
occupandosi di mansioni umili, spesso anche dannose per la salute. Di
questi, il 70% passa per strada circa 4 ore al giorno, il resto ci rimane
dalle 6 alle 10 ore. Spesso i giovanissimi non hanno le forze o il tempo
per proseguire i loro studi che si fermano alle prime classi elementari.
"Il nostro impegno principale - ha dichiarato Toman - è quello di
impedire almeno l'abbandono scolastico. Stiamo cercando di raggiungere le
famiglie di questi ragazzi per convincerli a far continuare loro almeno la
scuola dell'obbligo".
I compensi percepiti per il lavoro sono esigui. il 60% guadagna da 1 a 4
Lire turche al giorno (meno di 3 euro), il 32% da 5 a 9 Lire turche al
giorno (circa euro). Solo il 7.2% sfonda iltetto delle dieci Lire turche
al giorno. (Apcom)
26.02.2007
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|
SCUOLE
PRIVATE: ACCORDO APPROVATO
La
firma a palazzo Cankaya (Ankara) del presidente della Repubblica
turco Ahmet Necdet Sezer. Il testo comunque è stato modificato. Non
possono infatti frequentare questi istituti gli stranieri ma
solo gli appartenenti alle minoranze. L'esempio del seminario di
Heybeliada. |
President
Ahmet Necdet Sezer has approved a bill broadening opportunities for
minority schools, yet the bill -- known as the private schools bill --
doesn't allow foreign students to attend minority schools in Turkey as it
was once proposed by the government.
The parliament was able to pass the bill and sent it to Çankaya Palace
for Sezer's approval in late September only after removing a key passage
that would have allowed foreign students to attend minority schools as the
passage encountered strong resistance from the main opposition Republican
People's Party (CHP), which argued that allowing foreign students to
attend minority schools in Turkey could lead to the reopening of a Greek
Orthodox seminary on an island off Istanbul.
Before passing the bill, the parliament felt the need to suspend debates
for weeks for further consideration -- apparently under the influence of
the opposition's argument that the bill would open the way for the
reopening of the Heybeliada seminary, which was closed to new students in
1971.
Since the bill. which was eventually sent to Çankaya lacked the key
passage -- which was widely considered as part of non-Muslim rights issue
in Turkey -- it's still unclear whether the president, known for his
staunch pro-establishment stance, would also object the passage.
Nevertheless, Sezer, in early October, returned the bill anyway, asserting
that the provision of education was a responsibility of the state. An
article of the bill that said that the education ministry could be able to
purchase services from private institutions was considered by the
president as contradicting the state's main responsibility. That article
was eventually withdrawn from the bill and the bill was once more passed
by the parliament earlier this month before being sent to Sezer.
The approved bill defines minority schools as "pre-schools,
elementary and secondary schools that have been founded by Greek, Armenian
and Jewish minorities; that have been under the assurance of the Lausanne
Treaty of 1923," and specifies that they must be attended by "students
originating from the Turkish Republic."
During those fierce debates on the bill, the government had submitted a
proposal to change its definition of "minority schools." The
proposal, approved by votes from the ruling Justice and Development Party
(AK Party), defined a minority school as a school established by "citizens
of Turkey belonging to non-Muslim minorities" instead of those
established by "Greek, Armenian and Jewish minorities."
Nevertheless, the CHP insisted that changes would mean a revision in the
definition of minorities provided in the Lausanne Treaty, the founding
accord of the Turkish Republic, by extending the definition to include
those groups such as Pontus Greeks and Syriacs. The bill's passage, which
would have allowed foreign students to attend minority schools, was
originally put in the bill at the time upon request by the foreign
ministry, which said this would allow children of foreign families
residing in Turkey to attend minority schools. (Emine
Kart/Zaman)
26.02.2007
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PROGETTO
UNIVERSITA'
TEDESCA
L'intenzione
del "Centro per gli Studi sulla Turchia" - che ha
sede da Essen nell'ovest della Germania - di aprire un ateneo nel
Paese della Mezzaluna. |
La Turchia valuta la creazione della prima Università tedesca del Paese.
La fondazione "Centro per gli Studi sulla Turchia" (Zendrum Fuer
Tuerkeistudien, ZfT) ha annunciato da Essen, nell'ovest della Germania,
dove ha sede, l'intenzione di aprire nel 2008 un ateneo che abbia come
materie base economia, scienze politiche e comunicazione.
Detto ateneo turco-tedesco collaborerà con l'Università di Muenster, nel
Nord-Reno Westfalia. Una delegazione del Zft e del ministero della Cultura
di Duesseldorf, capitale del Land, si recherà per l'occasione nel Paese
anatolico. In programma incontri con il presidente della Repubblica turco
Ahmet Necdet Sezer ed esponenti del ministero dell'Istruzione. La
richiesta di insegnanti bilingue sarà notevole. (Ap)
26.02.2007
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Le
elezioni si avvicinano ed anche Huseyin Celik vi partecipa
assicurando interventi sull'istruzione. Progetti per dieci sedi
universitarie in più.
IL
MINISTRO
PROMETTE
NUOVI ATENEI |
Le elezioni si avvicinano ed anche il ministro dell'Istruzione Huseyin Celik
partecipa alle promesse da campagna elettorale. Celik ha promesso che prima
delle elezioni per il rinnovo del Parlamento che si dovrebbero tenere
teoricamente il 4 novembre prossimo, il Governo esaminerà i progetti per
l'apertura di 10 nuove sedi universitarie. Non solo. Celik ha anche voluto
sbilanciarsi dice ndo che uno dei nuovi atenei sarà dedicato a Targut Ozal,
fondatore del partito di centro destra "Anavatan" ed ex presidente
della Repubblica turca.
Il ministro ha anche aggiunto che considererà l'ipotesi di dedicare un
ateneo al leader storico della sinistra turca Bulent Ecevit, scomparso a
novembre. Celik ha sottolineato che il questo momento ci sono 26 province
turche che non contano nemmeno una università. (Apcom)
26.02.2007
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Il
ritorno alle origini, dalle antiche thermae dei romani ai luoghi di svago e
di salute dei turchi ovvero l'apertura nella capitale italiana in
via di Sant'Ambrogio al Ghetto di "Acquamadre". Un viaggio
nel bagno antico, dal tiepidarium al calidarium, al frigidarium.
Vari massaggi.
HAMMAN E
RISCOPERTA DELL'ACQUA CALDA |
In
fondo è un ritorno alle origini. Una vera e propria riscoperta
dell'acqua calda. Furono i Romani, infatti, a concepire l'acqua come
occasione di relax, di purificazione, di socialità inventando le thermae.
Poi l'abitudine delle abluzioni qui da noi un po' si è persa,
restando confinata alle località termali e perdendo quella valenza di uso
quotidiano. E si è diffusa in Turchia, in seguito ai contatti con le
terre mediorientali dove i Romani avevano esportato la pratica. E oggi a
Istanbul, Ankara e nelle altre città turche l'hammam è quanto di più
vicino alle thermae romane, luogo di svago e di igiene in ogni quartiere.
Da questa triangolazione storica nasce "Acquamadre", il più grande hammam
di Roma, aperto pochi mesi fa in via di Sant'Ambrogio al Ghetto e
inaugurato dopo una prima fase di rodaggio con un aperitivo mondano.
In "Acquamadre" ci sono venti secoli di storia e due culture che si
incontrano tra vapori e fumi. L'hammam "Acquamadre" è concepito per far
sentire i clienti come in un liquido amniotico, in un susseguirsi di
ambienti che descrivono un percorso tutto improntato alla distanza fisica
e psicologica dai grattacapi della quotidianità. Dopo essersi spogliati
nell'apodyterim, si entra nel tepidarium, dove la temperatura è di 36°.
Qui, dopo una doccia calda, ci si stende su panche di marmo riscaldate e
si viene dapprima detersi da acqua calda e quindi cosparsi di un
aromaticissimo sapone all'olio d'oliva. Quindi si ha accesso al
calidarium, il bagno turco vero e proprio, dove la temperatura più alta
(45°) e soprattutto l'umidità al cento per cento dilata i vasi
sanguigni e favorisce la circolazione e la traspirazione, agendo anche
come una sorta di aerosol naturale. È consigliabile fare soste brevi in
questo ambiente, alternandole con riposi nel calidarium e frequenti bevute
di acqua. Il viaggio prosegue con un gommage eseguito da mani esperte, che
libera la pelle dalle impurità, e si conclude con l'immersione nel
frigidarium, una vasca di acqua a 28° con idromassaggio, e, per chi lo
desideri, con massaggi di ogni genere (rilassante, tonificante,
linfodrenante, shiatsu e anche quello golosissimo al cioccolato). Infine,
prima di tornare ai ritmi del tutto diversi della città, una sosta nella
sala relax, dove sarà possibile farsi servire un tè e leggere un
giornale. In tutto il "viaggio" dura un paio d'ore, ed è una perfetta
coccola per il dopo-lavoro, ad annunciare una serata davvero rilassata.
"Acquamadre" è aperto tutti i giorni (tranne il lunedì) dalle 11 alle 21,
il mercoledì, il venerdì e la domenica solo alle donne, il martedì solo
agli uomini (solo dalle 14) e il giovedì e il sabato a tutti. Il primo
martedì del mese i bambini possono entrare con i papà e il primo
mercoledì del mese le bimbe di tutte le età e i maschietti fino a 4 anni
possono entrare con le mamme. Il costo di un hammam è di 40 euro, 10 euro
costa il kit base femminile e 20 quello maschile (entrambi
riutilizzabili), 20 euro il gommage al corpo. I massaggi costano dai 30 ai
60 euro e sono su prenotazione. Su internet www.acquamadre.it.
(Andrea Cuomo/il
Giornale.it)
26.02.2007
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CRONACA
ERGASTOLO
PER 7
DI AL QAEDA
La
sentenza emessa dal Tribunale di Istanbul per il coinvolgimento
della cellula negli attentati del 16 e del 20 novembre di quattro
anni fa.
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Sette presunti membri della cellula
turca di Al Qaeda sono stati condannati all'ergastolo da un tribunale
di Istanbul per il loro coinvolgimento negli attentati del 16 e del 20
novembre del 2003, nei quali rimasero uccise oltre 60 persone. Dei sette
condannati, sei sono di nazionalità turca, mentre uno e' siriano, noto
come Luai al-Saqa, con legami con Osama Bin Laden. Negli attentati di tre
anni fa a Istanbul, vennero presi di mira due sinagoghe, il consolato e la
filiale di una banca britannici. (Adnkronos/Dpa)
26.02.2007
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TRASFERITA
IN FRANCIA CANAN KURTYLMAZ
La
presunta terrorista, che ha 33 anni ed è di nazionalità turca, è
una leader del Pkk, è stata messa a disposizione della magistratura
parigina. L'accusa è quella di "associazione per delinquere in
relazione ad impresa eversiva e finanziamento dell'eversione". |
Canan Kurtyilmaz, la presunta leader
del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk, fuorilegge in Turchia)
arrestata in Belgio il 5 febbraio scorso, è stata trasferita in Francia e
posta sotto inchiesta da un giudice antiterrorismo parigino. Lo si è
appreso da fonti vicine al caso.
Kurtyilmaz, 33 anni, è stata sottoposta a controllo giudiziario dal
giudice delle libertà e della detenzione. La procura di Parigi, che aveva
chiesto un mandato di custodia cautelare, ha presentato appello contro la
scarcerazione.
La donna, di nazionalità turca ma residente in Francia, si trovava in
Belgio quando, il 5 febbraio, è stata lanciata una vasta operazione di
polizia nell'Ile-de-France (regione parigina).
Secondo le fonti, Kurtyilmaz si è allora rifugiata presso un'associazione
curda di Bruxelles, prima di essere fermata dalla polizia belga in virtù
di un mandato di arresto europeo.
La polizia belga l'ha consegnata alle autorità francesi venerdì scorso.
E' stata portata davanti al tribunale di Parigi.
Il magistrato Thierry Fragnoli, uno dei tre giudici istruttori che si
occupano del caso, l'ha posta sotto inchiesta per "associazione per
delinquere in relazione a impresa terroristica e finanziamento del
terrorismo".
Tredici curdi sono stati fermati il 5 febbraio nell'Ile-de-France e altri
due in Bretagna (nordovest) il giorno dopo. Sono stati posti tutti sotto
inchiesta per presunte attività terroristiche il 9 febbraio, e per 14 è
stata ordinata la detenzione provvisoria.
Secondo i risultati dell'inchiesta, Canan Kurtyilmaz è succeduta a Riza
Altun, che fa parte delle persone indagate, alla testa del Pkk europeo. (Swisspolitics.org)
26.02.2007
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UN
SUICIDIO
SOSPETTO:
ARRESTATI
Dilber
Ozer,17 anni, nativa dell'Anatolia dell'est, è stata uccisa con la
complicità di tutta la famiglia del marito. Il referto della
perizia ha incastrato il gruppo. |
Prima hanno cercato di far vedere
che si era suicidata. Ma la perizia balistica li ha incastrati e adesso
sono nei guai. Dilber Özer, 17 anni, di Siirt, nel profondo est del
Paese, è morta uccisa da un colpo di pistola alla
tempia. La famiglia del marito ha detto che la giovane si era suicidata.
Ma alcuni particolari non coincidevano. Dilber era mancina, come tutti i
membri della sua famiglia. Il colpo invece era stato sparato con la mano
destra. La perizia balistica aveva poi evidenziato che la pallottola era
partita da una distanza ben superiore a quella della distanza ravvicinata.
Gli inquirenti, quindi, hanno creduto che la giovane fosse stata ammazzata dal
marito Murat Kýzýlkan e dalla sua famiglia, con i quali era costretta a
vivere dopo il matrimonio.
A questo poi si devono aggiungere i risultati dell'autopsia e i commenti
della madre della giovane. I medici legali hanno infatti scoperto che
Dilber era nata con l'imene lacerato fin dalla nascita e che quindi non
era anatomicamente vergine. Un'eventualità che secondo gli specialisti
può capitare a ben 1 donna su 4. La madre, poi, ha denunciato alla
polizia che dopo il matrimonio, avvenuto 5 mesi fa e con il solo rito
islamico, la figlia andava spesso a farle visita, mostrandole i segni
delle percosse ricevute dal marito, ma raccomandandosi di non dire nulla
al padre e al fratello. Se lo avesse fatto, diceva la giovane, il marito
Murat l'avrebbe sicuramente uccisa. (Apcom)
26.02.2007
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NOTIZIARIO
DI AMBASCIATA

Il presidente del dipartimento turco di ricerca macro-economica per
l'Europa, il Medio Oriente e l'Africa della Banca d'Investimenti
<Merrill Lynch>, Mehmet Simsek, ritiene che eventuali prossime
turbolenze dei mercati finanziari a livello internazionale non avranno
sulla Turchia le stesse ripercussioni riscontrate lo scorso anno,
soprattutto alla luce di una stabilità presente sia a livello politico
che sul piano economico. Sul piano finanziario, inoltre, l'analista
internazionale rileva che al momento i titoli trattati nella Borsa di
Istanbul sono sottovalutati di circa il 25% rispetto ai concorrenti di
altri Paesi emergenti. Infine, in merito agli investimenti stranieri,
viene stimato un afflusso totale di circa $10 miliardi nel solo primo
semestre del 2007.
| VENDITE
PROPRIETA' IMMOBILIARI |
Un Comitato formato da
rappresentanti turchi dei principali ministeri interessati e di varie
associazioni di settore è al lavoro per stabilire i criteri su cui si
baseranno d'ora in poi le vendite di proprietà immobiliari a cittadini
stranieri. Tra le prime indiscrezioni risulta che sarà stabilito per
ciascuna provincia del Paese il numero totale di beni che potranno essere
venduti a cittadini non turchi, quota che non dovrebbe eccedere lo 0.05%
del totale delle proprietà disponibili nell'area; è previsto inoltre
che si prenderanno in considerazione anche criteri quali la posizione
strategica della regione ed il suo retaggio storico e culturale. In base
ai dati resi disponibili dalla Direzione Generale del catasto, a gennaio
2007 le proprietà vendute a cittadini stranieri ammontano a 180
chilometri quadrati, di cui l'88% (pari a 63.484 unità immobiliari)
sono concentrate in 10 province del Paese. Il primo posto spetta alla
località mediterranea di Antalya (14.610 unità), seguita da Istanbul
(10.696 unità), Mugla, cittadina dell'Egeo (8.251 unità) e Smirne
(4.572 unità). Tra gli acquirenti i tedeschi sono quelli che hanno finora
dimostrato l'interesse maggiore, possedendo un quarto del totale delle
proprietà (15.278 unità), seguiti dai britannici (12.749 unità) e dai
greci (12.183 unità, anche se 11.166 di queste appartengono a cittadini
greci di origine turca).
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Rilasciando un'intervista ad un
settimanale locale, la nuova presidente della Tusiad turca, Arzuhan Dogan
Yalcindag, ha tracciato il ruolo che a suo avviso la Turchia dovrà
svolgere nei prossimi anni. L'obiettivo più importante è che il Paese
divenga sempre più forte ed autorevole, che si imponga nei campi
dell'industria ed in quello tecnologico, che incrementi il reddito
pro-capite e che diminuisca il proprio debito. Secondo la Yalcindag,
l'Unione Europea permetterà l'ingresso della Turchia anche se
dovessero sorgere problemi in merito alla questione armena o alla tutela
delle minoranze, a patto che Ankara riesca a dimostrare affidabilità, e
non solo in campo economico. Secondo il presidente della Tusiad, inoltre,
uno dei limiti della Turchia odierna consiste nella scarsa partecipazione
femminile alla vita politica del Paese (attualmente appena il 4% dei
parlamentari è di sesso femminile), L'introduzione delle "quote
rosa" in occasione delle prossime elezioni politiche - ha concluso la
Yalcindag - rappresenterebbe senza dubbio un notevole passo avanti.
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| TESTO
DI LEGGE SULL'IPOTECA |
In via di conclusione nel Parlamento
turco il dibattito sul nuovo testo di legge sull'ipoteca che, una volta
approvata, dovrebbe garantire un afflusso nelle casse dello Stato di circa
$3 miliardi in capitali stranieri. In base a quanto affermato da analisti
del settore, per il funzionamento efficace del sistema ipotecario nel
Paese saranno necessari almeno $80 miliardi entro il 2015, di cui $20
miliardi molto probabilmente di origine estera. Per gli stessi, anche se
approvata in tempi brevi, la nuova legge non sarà completamente effettiva
prima del 2008.
A seguito del crescente interesse
verso il consumo di pasta (incremento pro-capite da 4.5 kg a 6 kg negli
ultimi due anni), aumenta il numero di ristoranti italiani in franchising
nel Paese. Uno di questi, Pastarito, che ha inaugurato il suo primo locale
a Smirne nell'ottobre 2006, si sta accingendo ad aprirne altri a
Istanbul, Antalya, Mersin e Bursa. Secondo quanto riportato dalla stampa
locale, Pastarito inizierà a rilasciare licenze di franchising
alla fine di quest'anno.
L'Istituto Nazionale di Statistica
turco (Tuik) ha reso noto che il tasso di disoccupazione nel Paese a fine
novembre si è attestato al 9.6%, con una concentrazione dell'11.7% dei
disoccupati nelle aree urbane e del 6.5% in quelle rurali. Nello stesso
periodo e con riferimento al 2005, il numero dei disoccupati è sceso di
196.000 unità, raggiungendo quota 2 milioni 415 mila, mentre quello degli
impiegati è aumentato di 713.000 unità per un totale di 22 milioni e 641
mila persone. I dati annuali sulla disoccupazione mostrano inoltre che i
disoccupati di sesso maschile rappresentano il 70.3%, il 54.4% non è
diplomato ed il 78.7% (pari a
circa 1.9 milioni) ha già lavorato in passato.
| IDROCARBURI
E TEST DI LEGGE |
Il Parlamento turco si appresta a rivedere alcuni articoli del testo di
legge riguardante gli idrocarburi, su cui il presidente della Repubblica
Ahmet Necdet Sezer ha recentemente posto il veto; parallelamente si è
acceso il dibattito tra i rappresentanti del settore ed alcuni esperti in
materia. La questione principale sollevata dal presidente della Repubblica
è la salvaguardia degli interessi nazionali; secondo Soner Aksoy, a capo
della Commissione Parlamentare dell'energia, tuttavia, la salvaguardia
degli interessi della nazione, pur se non esplicitamente menzionata nel
nuovo testo di legge, rientra già tra i doveri delle istituzioni
pubbliche. Di diverso parere uno tra i maggiori esperti di politiche
energetiche, Necdet Pamir, secondo cui tra le nuove disposizioni previste
dalla legge la quota di partecipazione del Governo, che scenderebbe
dall'attuale 12.5% ad un tasso variabile previsto tra il 12% e l'1%,
costituirebbe un fattore di forte rischio in alcuni investimenti congiunti
di esplorazione in aree geografiche 'sensibili' come la Repubblica di
Cipro Nord o nell'area di Kirkuk, situata in territorio iracheno, al
confine con la Turchia. L'abbassamento della quota di Governo inoltre,
secondo Pamir, avrebbe ripercussioni finanziarie sugli introiti derivanti
dalla produzione petrolifera. Inoltre il periodo di validità delle
licenze, che in base al nuovo testo sarebbe pari a 30 anni con possibilità
di due estensioni decennali, rispetto agli attuali 20 anni con simile
proroga ventennale, è secondo l'esperto, eccessivamente elevato.
L'Ente
di Pianificazione Nazionale turco ha recentemente elaborato un rapporto
secondo cui la Turchia sarà tra le prime cinque economie emergenti nel
biennio 2007-2008 con una crescita rispettivamente del 6.4%
(9.5% per l'Estonia, 8.9% per la Lettonia, 7,2% per la Slovacchia
e 7% per la Lituania) e del 6,3% (8.4% per l'Estonia, 8% per la
Lettonia, 6,5% per la Lituania), laddove per l'intera Unione Europea si
prevede una crescita media del 2.4% per l'intero biennio. Quanto ai
criteri di Maastricht, la Turchia risulta essere ancora lontana dal
raggiungimento degli obiettivi in materia di contenimento
dell'inflazione, di interessi a lungo termine e di debito complessivo.
| PESSIMISMO
TRA GLI INDUSTRIALI |
Un recente sondaggio condotto dalla Camera dell'Industria di Istanbul (Iso)
ha rivelato il crescente pessimismo tra gli industriali sia per quanto
riguarda la crescita della produzione del settore, sia in merito alla
creazione di nuovi posti di lavoro nel corso del primo semestre del 2007.
Secondo i risultati del sondaggio, cui hanno partecipato 433 società, il
14.8% delle industrie nazionali si aspetta un declino del tasso di
produttività del settore industriale rispetto alla performance registrata
nel 2006. Commentando i risultati Tanil Kucuk, Presidente dell'Iso, ha
affermato che l'importazione di beni di consumo intermediari da parte
delle industrie manifatturiere provocherà un aumento del tasso di
disoccupazione nel Paese; nello stesso momento le industrie nazionali
continuerebbero ad effettuare investimenti all'estero contribuendo così
a creare nuove opportunità di lavoro in altri Paesi.
Per il
settimo mese consecutivo il Comitato per la Politica Monetaria della Banca
Centrale Turca ha lasciato invariati il tasso d'interesse per la
ricezione dei depositi a breve termine al 17.50% e quello per la cessione
dei depositi al 22.50%.
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La Borsa
di Istanbul, nonostante le performance
negative registrate nel 2006 anche a seguito delle turbolenze dei mercati
finanziari con perdite dell'1.7%, ha iniziato il 2007 recuperando e
superando la predetta percentuale fino a conseguire un'aumento dell'11.55%
dall'inizio dell'anno, assicurandosi così l'ottavo posto nella
lista delle migliori Borse del mondo. Tra le ragioni di tale incremento vi
sarebbe il costante interesse degli investitori verso mercati emergenti
quali appunto la Turchia, nonché le affermazioni rilasciate dal Ministro
delle Finanze Kemal Unakitan, circa un tranquillo svolgimento delle
prossime elezioni nel Paese, volte a rassicurare gli investitori
stranieri. Sta di fatto che nel solo mese di gennaio le trattazioni hanno
raggiunto la quota record mai avuta sin d'ora, pari a ben $2
miliardi.
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L'Amministrazione
per le Privatizzazioni (Oib) ha annunciato che non appena concluse le
procedure di approvazione da parte del Consiglio per la Concorrenza e
di quello per il Mercato di Capitali procederà ad annunciare la
privatizzazione in blocco del 51% della società petrolchimica statale
<Petkim>. Il presidente di <Petrol-Is>, il sindacato dei
lavoratori del settore, Mustafa Oztaskin, nel dichiararsi contrario alla
vendita, ha sottolineato che la <Petkim> rappresenta l'unico
stabilimento petrolchimico in Turchia, facendo fronte al 30% della domanda
interna; in tali condizioni il Governo non dovrebbe liberarsi dello
stabilimento bensì averne già costruiti altri due per compensare il gap
del 70% nelle forniture. Oztaskin ha quindi annunciato che il suo
sindacato monitorerà attentamente il processo di privatizzazione,
denunciandone eventuali illegalità rilevate.
| LA
VISITA DELL'AMBASCIATORE |
L'ambasciatore
d'Italia ad Ankara Carlo Marsili si è recato in visita nei giorni scorsi ad
Eskisehir, cittè turca di circa 750.000 abitanti situata
nell'Anatolia centrale - a circa 200 chilometri da Ankara -
in occasione di un evento celebrativo dell'acquisizione al
99%, da parte dell'italiana <Candy>, di un'importante industria
locale nel settore degli elettrodomestici (con particolare riferimento
al comparto cottura): la <Susler-Doruk>. L'evento, patrocinato da Aldo
e Silvano Fumagalli, rispettivamente Presidente ed Amministratore
Delegato di <Candy> - con la partecipazione di tutte le
Autorità
locali - ha messo in luce l'attività del gruppo, che negli ultimi
anni ha effettuato investimenti di rilievo sia in Russia, con
l'acquisizione di <Vesta Vyatka> nel settembre 2005, sia in Cina,
rilevando la <Jinling> nel luglio 2006. Nelle parole del presidente Aldo
Fumagalli, "l'acquisizione permette al gruppo di completare la
struttura industriale e l'offerta nel comparto cottura con una gamma
di prodotti particolarmente adatti a mercati in fase di forte sviluppo
come Russia ed Est Europa: tra questi la Turchia è tra quelli a
crescita più elevata". La nuova base produttiva in Turchia,
pertanto, si aggiunge ai siti industriali di cui <Candy> dispone in
Italia, nel resto d'Europa ed in Cina, diventando lo strumento per
lanciare i marchi Hoover e Candy in Turchia, e potrebbe costituire un
punto di partenza per ulteriori investimenti del gruppo in questo
Paese. Si tratta pertanto di una operazione molto importante, che ci
permette di espandere la nostra presenza industriale verso nuove aree
del Paese, così come per i recenti investimenti di <Ferroli< a Duzce
ed <Imer Group> ad Aksaray. |
La <Fiat Auto> ha annunciato di aver ottenuto nel 2006 profitti per
291 milioni di Euro. Si tratta della prima volta negli ultimi sei anni che
la società conclude l'anno registrando un utile. Le attività globali
del Gruppo <Fiat> hanno invece avuto utili pari a 1.251 miliardi di Euro.
Il
Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan è intervenuto in Georgia alla cerimonia per la
firma dell'Accordo del progetto ferroviario Baku-Tblisi-Kars (Btk), che
sarà realizzato con una spesa di $420 milioni, di cui $220 messi a
disposizione dalla Turchia mentre i restanti saranno erogati in forma di
prestito alla Georgia dall'Azerbaijan, con un tasso annuale dell'1% ed
una durata di 25 anni. Commentando l'iniziativa nel corso della
conferenza stampa, Erdogan ha affermato con particolare enfasi che con
tale infrastruttura ferroviaria e con il completamento del progetto "Marmaray,"
che prevede la costruzione di un tunnel ferroviario sottomarino
nel Bosforo, sarà possibile trasportare merci dalla Cina e dal bacino
del Mar Caspio fino alla più remota parte dell'Europa.
Bulgaria,
Grecia e Russia hanno finalizzato un accordo per la costruzione di un
oleodotto che trasporterà petrolio dal porto bulgaro di Burgas sul Mar
Nero ad Alexandroupolis nella Grecia nord orientale, evitando così il vulnerabile stretto del Bosforo. Il costo del progetto, in
ambito al quale sarà costruito un oleodotto lungo 280 km, è stato
stimato in circa $1.3 miliardi. Alla Russia dovrebbe spettare la quota del
51% mentre il restante 49% sarà suddiviso tra la Bulgaria e la Grecia.
L'oleodotto dovrebbe divenire operativo entro il 2010 e trasportare
inizialmente 700.000 barili al giorno con la prospettiva di raggiungere
oltre 1 milione di barili al giorno.
| DUE
LETTERE DI INTENTI PER F35 |
La
Turchia ha ufficialmente aderito alla fase di sviluppo del velivolo F35 Joint Strike Fighters (Jsf) con la firma di due Lettere di Intenti tra il
Sottosegretariato alle Industrie della Difesa e la <Lockeed Martin
Aeronautics> e tra le industrie aerospaziali della Turchia, <Tai>, e la
<Northrop Grumman ISS>, società responsabile del design e della produzione
della parte centrale della fusoliera del velivolo militare. La cerimonia
si è svolta il 6 febbraio ad Ankara alla presenza del ministro della
Difesa Vecdi Gonul, del Sottosegretario alla Difesa Murad Bayar,
dell'Ambasciatore degli Stati Uniti in Turchia R. Wilson e di
rappresentanti delle società coinvolte nel programma ventennale di
cooperazione strategica tra la Turchia e gli Stati Uniti. L'accordo in
questione, del valore di $3 miliardi, preceduto a gennaio dalla firma di
un "Memordandum of Understanding" tra il ministro Gonul ed il sottosegretario alla Difesa statunitense, prevede la costruzione da parte
della <Tai> di 400 parti centrali di fusoliere con inizio delle
consegne a partire dal 2012. Gonul, nel presenziare
all'evento, ha voluto sottolineare che la firma dell'accordo in questione
rappresenta un prestigioso riconoscimento alle industrie aeronautiche
della Turchia impegnate a conseguire rilevanza tecnologica ed economica a
livello internazionale. Da parte sua, l'ambasciatore Usa Wilson ha
aggiunto che tale iniziativa rappresenta un passo importante nella
cooperazione tra la Turchia, gli Stati Uniti e gli altri partner
del programma - Regno Unito, l'Italia, l'Olanda, il Canada, l'Australia,
la Danimarca e la Norvegia - che vedranno rinnovare le rispettive flotte
tra il 2012 ed il 2027 con l'inclusione del caccia di ultima generazione
F-35, di cui almeno 100 spetteranno alla Turchia.
| AUMENTO
DELLA COMPETITIVITA' GLOBALE |
L'"American
Business Forum in Turkey" (Abft), la Camera di Commercio statunitense nel
Paese, ha annunciato che tra le priorità dell'Associazione nel 2007
vi saranno quelle di aumentare la competitività globale della Turchia e
di incrementare le relazioni commerciali tra i due Paesi, pur rilevando
che queste ultime già nel corso degli ultimi cinque anni hanno
registrato un notevole incremento. Tra le principali attività che
l'Associazione svolgerà nel corso dell'anno, oltre alle predette,
vi sono inoltre quelle di migliorare la cooperazione tra le associazioni
commerciali dei due paesi e quelle internazionali, fornire assistenza in
specifici settori industriali e garantire un continuo ed ampio sostegno
all'intensificazione ed all'accelerazione del processo di
armonizzazione agli standard europei.
| IL
VETO DEL PRESIDENTE SEZER |
Il presidente della Repubblica turco
Ahmet Necdet Sezer Sezer ha posto il veto su alcuni articoli della nuova legge
riguardante gli idrocarburi che a suo avviso non sono compatibili con gli
interessi nazionali. Secondo il Presidente della Turchia, il testo
non specifica le percentuali
di petrolio e gas naturale che saranno destinate al consumo interno e quelle invece destinate all'esportazione. Nel testo
proposto vengono altresì rimosse alcune restrizioni poste in essere per
gli investitori esteri che partecipano a produzioni di interesse
strategico e che costituiscono un rischio per la sicurezza
nazionale. Sezer ritiene infine necessario che una parte della
produzione venga immagazzinata
per far fronte ai bisogni del Paese in caso di crisi energetiche
internazionali.
| TERZA
TRA LE SOCIETA' DI APPALTO |
Nel
2006 la classifica delle più grandi società di appalto vede la
Turchia al terzo posto, dopo gli Stati Uniti e la Cina, con 20 società (14
nel 2005). La <Engineering News Record> ha stimato che le società turche hanno completato finora 3.600 progetti per un
valore complessivo di $85 miliardi, di cui 324 progetti per un valore
complessivo di $12.7 miliardi sono stati aggiudicati nel solo 2006.
| PIU'
FLESSIBILITA' NEL MERCATO DEL LAVORO |
Gli
industriali turchi chiedono più flessibilità nel mercato del lavoro e un'adeguata riforma della legge sulla sicurezza sociale e del regime
fiscale. Lo ha affermato Umil Izmen, vice-Segretario Generale della
<Tusiad>, la locale Associazione degli Industriali e uomini d'affari,
secondo cui la Turchia ha l'obbligo di mantenere un alto tasso di
crescita economica ed assicurare contestualmente la creazione di nuovi
posti di lavoro per far fronte alla crescente domanda ed alle
aspettative della sua giovane popolazione. Secondo Izmen, il debito
pubblico ancora molto elevato, gli onerosi tassi d'interesse (17.50%
per la ricezione dei depositi a breve termine e 22.50% per la cessione
dei depositi) ed il preoccupante deficit delle partite correnti
limitano il Governo nelle spese destinate agli investimenti a scapito
soprattutto delle fasce di popolazione che si affacciano giornalmente
sul mercato del lavoro.
Il ministero dell'Agricoltura turco ha annunciato che l'Unione Europea, in ambito
al programma "Ipard", lo strumento di Assistenza Pre-Adesione nel settore
dello Sviluppo Rurale, ha disposto la concessione di una linea di credito
pari a 300 milioni di Euro che saranno erogati nel triennio 2007-2010.
| CONTENIMENTO
DEFICIT DI BILANCIO |
In
occasione di una conferenza stampa il Primo Ministro turco Recep
Tayyip Erdogan ha evidenziato i successi ottenuti nel periodo di amministrazione del suo
Governo, citando principalmente il contenimento del deficit di bilancio (2,9 miliardi di dollari) come il
più basso degli
ultimi 30 anni e il surplus primario nel 2006 pari a $31.3 miliardi. La differenza tra il
previsto deficit di $10 miliardi ed il risultato conseguito di $ 2.9
miliardi, ha proseguito il Primo Ministro, non dovrà comunque far
diminuire il livello di attenzione del Governo, ribadendo inoltre che
proprio l'attenta politica fiscale adottata ha consentito di
raggiungere tali eccellenti risultati passando da un rapporto deficit/Pil del 14.6% nel 2002 allo
0.7% del 2006, il più basso
dal 1976. Nel corso della conferenza Erdogan, che era accompagnato dal
ministro per l'Economia Ali Babacan e da quello delle Finanze Kemal Unakitan,
ha anche voluto porre in evidenza gli ottimi risultati ottenuti nel
campo delle infrastrutture con oltre 7.000 km di autostrade completati
e della distribuzione dell'acqua potabile presente ora in
altri 11.000 centri abitati. L'obiettivo più ambizioso sarà però
quello di raggiungere un Pil pro capite di $10.000 entro il 2013
(contro gli attuali $ 5.000) ed accrescere ancor più e sin dall'anno
in corso il volume degli investimenti esteri nel Paese.
L'inflazione
nel mese di gennaio in Turchia è cresciuta dell'1%, facendo salire al
9.93% il tasso annuale di aumento dei prezzi al consumo; l'incremento maggiore
è stato registrato su base mensile per gli alimentari e
gli alcolici, mentre quello più alto su base annua per alimentari e bevande non-alcoliche.
Quanto ai prezzi alla produzione, questi sono diminuiti dello 0.55%
rispetto al mese precedente, per un tasso annuale del 9.37%. In questo caso
l'aumento mensile più significativo si è avuto nella produzione di
gas naturale e prodotti | |
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