Arretrati 

Anno 8° N.3

 

PRIMO PIANO

POCHI LO VOGLIONO CAPO DELLO STATO

Va male per il premier Recep Tayyip Erdogan che non ha nascosto la sua intenzione di volersi candidare per la corsa alla carica di nuovo presidente della Repubblica. Sondaggio vede i <Lupi grigi> al 14% alle prossime elezioni.

Manifestazione_di_sostegno_ad_erdogan_E.Recep_Tayyip_Erdogan,_pochi_lo_voglionoVa male per Recep Tayyip Erdogan. Per la seconda volta in poche settimane un sondaggio mostra che la maggior parte della popolazione turca non lo  vuole come presidente della Repubblica. La ricerca è stata condotta dalla Selcuk University di Konya su un campione di oltre 7.000 persone diviso in 43 città.
Stando ai risultati, il 56% si dichiara sfavorevole alla nomina di Erdogan a Capo dello Stato, il 39% a favore. Nella classifica dei partiti l'Akp tiene ancora la prima posizione ma con un vistoso calo e scivola al 31%. Il principale partito di opposizione, il Chp si attesta al 15.5% mentre bisogna segnalare un preoccupante aumento del Mhpi, il Partito nazionalisti dei <Lupi grigi>, che si attesta al 14%, quindi ben superiore alla soglia del 10% necessaria per essere ammessi alla Tbmm, il Parlamento turco.
Un_gruppo_di_Lupi_grigiIl 35% del campione si è detto favorevole ad elezioni politiche anticipate al voto presidenziale, il 40% sfavorevole. Fra questi il 17% appoggerebbe la candidatura di Erdogan, il 16% vorrebbe presidente della Repubblica l'attuale capo dell'Assemblea Nazionale Bulent Arinc, il 6% è per la riconferma di Sezer, mentre il 6% preferirebbe il ministro degli Esteri Abdullah Gul.
Alla domanda su chi dovrebbe essere il prossimo Primo Ministro, nel caso in cui Erdogan venisse eletto presidente, le preferenze sono tutte catalizzate su Gul che raccoglie un buon 52%. ma il sondaggio ha riservato un altro dato negativo, in parte inaspettato. Il campione si è rivelato ultra conservatore per quanto riguarda l'articolo 301 del nuovo codice penale. Nonostante i numerosi processi, la fuga del premio Nobel Irhan Pamuk e l'assassinio del giornalista di origine armena Hrant Dink, solo il 39% crede che debba essere abolito, il 55% crede che debba rimanere al suo posto. il resto non ha una opinione in proposito. (Apcom)
14.02.2007

 

....E NON LO VUOLE NEPPURE BULENT ARINC 

Colpo di scena a tre mesi dalle elezioni in Turchia per l'elezione del nuovo Capo dello Stato che vede in corsa anche Recep Tayyip Erdogan. Il responsabile dell'Assemblea Nazionale lo preferirebbe premier per altri 5 anni.

Bulent_ArincColpo di scena a tre mesi dalle elezioni per il nuovo presidente della Repubblica turco, previste per la fine di aprile. Contro la candidatura del premier Recep Tayyip Erdogan ci si è messo anche uno dei suoi uomini più fedeli. Bulent Arinc, presidente del Parlamento, ha dichiarato infatti di ritenere meglio che Erdogan resti premier piuttosto che diventare Capo dello Stato.
"Credo sia meglio che Erdogan rimanga Primo Ministro per altri cinque anni", ha dichiarato Arinc, aggiungendo che "il suo carisma serve all'Akp (Giustizia e Sviluppo) per i prossimi appuntamenti elettorali".
Arinc ha anche aggiunto che, se Erdogan dovesse diventare presidente della Repubblica, allora Gul potrebbe essere eletto nuovo capo dell'Akp.
Nonostante il carisma, per il momento in Turchia l'eventualità di un Erdogan Capo dello Stato non è stata accolta da molti come una buona notizia. Già nei mesi scorsi Omer e Guler Sabanci avevano indirettamente fatto sapere di non essere favorevoli alla candidatura del Pimo Ministro a prossimo inquilino del Kok.
In dicembre l'attuale presidente della Repubblica Ahmet Necdet Sezer aveva chiesto le elezioni anticipate per fare in modo che il nuovo Capo dello Stato possa essere eletto "con una maggioranza nuova". Cioè non con un Parlamento completamente in mano all'Akp, il partito di Erdogan. (
Apcom)
14.02.2007

 

Il premier israeliano da oggi in Turchia per 2 giorni.  Gli incontri con Erdogan e con Gul.

LA VISITA
 DI EHUD OLMERT
AD ANKARA

 

Il premier israeliano, Ehud Olmert, sarà in Turchia per due giorni a partire da oggi 14 febbraio. Olmert incontrerà il premier turco, Recep Tayyip Erdogan, e il ministro degli Esteri, Abdullah Gul. In agenda i rapporti bilaterali, la situazione fra Israele, Siria e Libano, e le prospettive di dialogo con i palestinesi. (Agr)
14.02.2007

 

La questione dei giacimenti sottomarini al largo di Cipro ulteriore motivo di duro scontro tra Ankara e Nicosia. Il rischio che la situazione precipiti anche per la presenza di navi da guerra turche. Le compagnie però indifferenti.

TENSIONI NEL MEDITERRANEO PER IL PETROLIO

Yazar_BuyukanitUna ridda di voci non confermate ma nemmeno smentite circa asseriti movimenti di navi da guerra turche al largo dell'isola di Cipro continua a fare da poco rassicurante sfondo alla guerra di parole che Ankara ha sferrato contro Nicosia già da due settimane, quando il Governo della Repubblica di Cipro ha annunciato che lancerà offerte di appalto a livello internazionale per l'esplorazione e lo sfruttamento di giacimenti di greggio e di gas naturale di recente individuati tra la costa Sud di quest'isola mediterranea e le coste di Egitto e Libano. Ankara sostiene che il Governo della Repubblica di Cipro - greco-cipriota, l'unico riconosciuto a livello internazionale - non rappresenta tutta l'isola, ragion per cui considera nulli gli accordi firmati da Nicosia con il Cairo e Beirut per lo sfruttamento dei giacimenti.
Cipro è divisa dal 1974 in seguito ad un'invasione militare della Turchia che ancora ne occupa il 38 per cento dell'area Nord con circa 40.000 soldati e nella parte sotto occupazione militare nel 1983 venne auto-proclamata una "Repubblica turca di Cipro del Nord" che è riconosciuta solo da Ankara. Paradossalmente la Turchia, che ha avviato negoziati di adesione all'Unione Europea, mantiene una forza d'occupazione militare in un Paese che fa parte dell'UE da ormai tre anni.
Dettaglio che anche a Brussels sembra sia considerato irrilevante. Recentemente il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate turche, generale Tashar Buyukanit, si era affrettato a smentire l'invio di navi da guerra turche al largo di Cipro oltre a quelle che di solito pattugliano la zona di mare attorno all'isola dopo che la rete turca <Ntv> aveva dato la notizia mettendo in relazione la presenza di unità turche al largo dell'isola con il monito lanciato due giorni prima da Ankara a tutti i Paesi del Mediterraneo orientale a non concludere accordi con la Repubblica di Cipro per la ricerca di greggio in mare come hanno fatto L'Egitto, due anni or sono, ed il Libano, poche settimane fa.
La smentita del gen. Buyukanit, naturalmente, non aveva convinto nessuno.
Secondo quanto scritto dal diffuso quotidiano ateniese <To Vima> (La Tribuna), se i calcoli ufficiali delle compagnie specializzate del campo degli idrocarburi sono esatti, nel tratto di mare fra la costa Sud di Cipro, l'Egitto ed il Libano esistono giacimenti sottomarini con una capacità tra i 6.000 e gli 8.000 milioni di barili di greggio, per un valore stimato di 400 miliardi di dollari. L'unico problema è costituito dal fatto che, trovandosi i giacimenti in profondità, ogni perforazione di un pozzo potrebbe costare tra i 20 e i 50 milioni di dollari. Nonostante ciò, oltre 40 compagnie petrolifere - tra cui la <Shell> - hanno già manifestato il loro interesse per il nuovo eldorado.
Sinora le compagnie petrolifere non sembrano impressionate più di tanto dalle minacciose rivendicazioni di Ankara, già definite da Nicosia "provocazioni risibili" e "inaccettabili. Diplomatici occidentali ad Atene ritengono comunque che se il Governo turco crede di poter indurre con le minacce Nicosia a fare marcia indietro (come in passato fece con Atene sempre per una questione di giacimenti sottomarini), probabilmente non tiene nella dovuta considerazione il fatto che adesso la Repubblica di Cipro è a tutti gli effetti un Paese membro dell'UE e che un'azione militare contro di essa significherebbe per la Turchia la fine dei negoziati per l'adesione all'UE. (Denaro.it)
14.02.2007

 
Il presidente della Repubblica Lech Kacynski - recatosi recentemente in visita ad Ankara - si è espresso a favore dell'ingresso della Turchia nell'Unione Europea. "Se fosse dentro - ha dichiarato - l'UE ne uscirebbe rafforzata".

L'APPOGGIO DELLA POLONIA SULL'ADESIONE

Lech_KaczynskiIl presidente della Polonia ha offerto un forte appoggio alla candidatura per l'entrata nella UE della Turchia, dicendo che il grande Paese musulmano contribuirebbe ad arricchire ulteriormente il club delle 27 nazioni.
"Se la Turchia diventasse membro della UE, la UE ne uscirebbe rafforzata economicamente ... anche da un punto di vista militare, la UE risulterebbe rinforzata", ha detto il presidente Lech Kaczynski ai giornalisti all'inizio di una visita ufficiale di due giorni al Paese musulmano.
Coi suoi 73 milioni di abitanti, la Turchia offre un vasto mercato in rapido sviluppo per i commerci europei.
Ankara possiede anche il secondo esercito della Nato per dimensione, dopo gli Stati Uniti.
"Al momento, noi (i favorevoli all'ingresso della Turchia) siamo una minoranza, ma sono sicuro che nel prossimo futuro dimostreremo di avere ragione", ha aggiunto Kaczynski.
Alcuni governi dei Paesi membri della UE, tra cui la Francia, la Germania e l'Austria, si sono detti dubbiosi sulla candidatura della Turchia.
Molte nazioni europee considerano la Turchia troppo grande, povera e culturalmente diversa per poter entrare nell'Unione.
La Gran Bretagna, l'Italia e la Spagna, invece, sono gli sponsor più convinti di Ankara.
Le dimostrazioni di supporto di Italia e Polonia arrivano a circa un mese dalla sospensione di otto dei 35 "capitoli" in cui sono divisi i negoziati sulla candidatura della Turchia, a causa del rifiuto di Ankara di di aprire i suoi porti e i suoi aeroporti all'ingresso di navi e aerei provenienti da un Paese già divenuto membro della UE, Cipro. (Reuters)
14.02.2007

Il Commissario UE all'Allargamento ha criticato il ministro dell'Interno francese Nicolas Sarkozy per la sua opposizione ad Ankara dentro l'Unione. "La migliore posizione deve essere e comunque quella dell'equilibrio".

DURA PRESA DI POSIZIONE DI OLLI REHN

Massimo_D%27AlemaOlli_RehnIl Commissario per l'Allargamento dell'Unione Europea Olli Rehn ha criticato il ministro dell'Interno e candidato alle presidenziali francesi Nicholas Sarkozy per la sua manifesta opposizione all'ingresso della Turchia in Europa.
A Rehn, che recentemente si trovava a Roma per un incontro con il ministro degli Esteri Massimo D'Alema, i giornalisti avevano chiesto come un'eventuale vittoria di Sarkozy alle prossime elezioni presidenziali potrebbe influenzare il processo di allargamento della UE, soprattutto nei confronti della Turchia.
"Posso solo dire che la costante messa in discussione della possibilità di accesso della Turchia sta erodendo la credibilità della UE in Turchia, riducendo la capacità di Ankara di andare avanti con le riforme", ha detto Rehn. "Secondo me, la miglior posizione che può avere la UE nei confronti della Turchia è di essere equilibrata e salda. Equilibrata, mantenendo il nostro impegno riguardo alle prospettive di accesso nel caso in cui la Turchia dovesse soddisfare tutte le condizioni poste, e salda, sottolineando la rigorosa condizionamento (del suo ingresso) ai nostri obiettivi", ha aggiunto il Commissario.
Da quando ha acquisito lo status di Paese candidato nel 1999, la Turchia ha riformato molte leggi per migliorare il rispetto dei diritti umani e cambiare il suo sistema giuridico ed economico . Alcuni critici, però, dicono che l'implementazione delle riforme è stata fino ad ora insoddisfacente.
Sarkozy aveva recentemente ribadito la sua ferma opposizione all'ingresso della Turchia in Europa, dicendo che i negoziati fra la UE e Ankara dovrebbero portare solo ad una alleanza strategica.
Alla Turchia membro della UE si oppongono anche la Germania e l'Austria, insieme ad una buona parte di cittadini francesi che dicono che l'ingresso di Ankara creerebbe gravi pressioni sul sistema economico del blocco dei 27 paesi, oltre a mettere in evidenza marcate differenze culturali (Reuters)
14.02.2007

 

NESSUN RICONOSCIMENTO SE SMEMBRATO

La precisazione, a proposito dell'Iraq e del suo territorio, è arrivata a Davos (Svizzera) dal ministro degli Esteri turco Abdullah Gul.

Abdullah_GulParlando al Forum economico mondiale, il capo della diplomazia turca Abdullah Gul ha affermato che "se l'Iraq verrà diviso, ci sarà un'autentica guerra civile nel Paese e tutti i Paesi confinanti verranno coinvolti ..., se questo succede, sarà un'altra epoca buia della storia irachena".
Gul ha poi messo in chiaro "se ci sarà una divisione, noi non riconosceremo nessun nuovo Governo che dovesse essere formato nella regione, abbiamo tutti un unico obiettivo: tenere l'Iraq unito". Una precisazione importante indirizzata ai curdi dell'Iraq settentrionale.   
Gul ha anche detto che la Turchia si aspetta che gli Stati Uniti si occupino della questione dei guerriglieri del Pkk con base nel nord dell'Iraq, aggiungendo che se gli Usa lo vogliono e lo possono fare, bene, altrimenti sarà la Turchia ad affrontare la questione. (Arab Monitor)
14.02.2007

 

I CINQUE PUNTI DELL'ACCORDO SULL'IRAQ

Interessano la stabilità del Paese sono stati fissati nel vertice di Ankara tra il ministro egli Esteri siriano Walid al-Muallim ed il premier turco Recep  Erdogan. Prossima una conferenza a Damasco con i rappresentanti di 7 nazioni. 


Sarebbero cinque i punti dell'accordo sull'Iraq raggiunto da Siria e Turchia nel corso della visita del ministro degli Esteri di Damasco, Walid al-Muallim, ad Ankara. Lo ha riferito il quotidiano panarabo <al Hayat> citando fonti coperte da anonimato.

Il giornale ha spiegato che - durante l'incontro tra Muallim, il premier turco Recep Tayyip Erdogan e il ministro degli Esteri Abdullah Gul - "le due parti hanno definito un piano d'azione per l'Iraq fondato su cinque punti: proteggere l'unità del Paese, salvaguardare la sua sovranità ed indipendenza, respingere ogni scenario di guerra civile, sostenere il Governo iraniano in vista della conferenza dei Paesi confinanti, impiegare ogni sforzo per arrivare allo smantellamento delle milizie che operano in Iraq e al ritiro delle forze militari straniere". Alla conferenza da tenere a Baghdad entro marzo - oltre a Siria, Turchia, Iran, Giordania, Kuwait e Arabia Saudita - dovrebbero partecipare anche egitto e rappresentanti della Lega Araba. (Ansa)
14.02.2007

 

Il fondatore del Pkk ha chiesto che il suo partito non sia più iscritto nella lista nera delle organizzazioni terroristiche. 

IL RICORSO DI OSMAN OCALAN ALL'UE

Abdullah_OcalanIl Tribunale di primo grado dell'UE dovrà riesaminare il ricorso presentato dal fondatore del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), Osman Ocalan, contro l'iscrizione del partito, dal 2002, nella lista delle organizzazioni terroriste dell'Unione Europea. La decisione è stata presa dalla Corte europea di giustizia del Lussemburgo. Con un'ordinanza del 15 febbraio 2005, il Tribunale UE aveva dichiarato il ricorso non ricevibile perché "il Pkk non esisterebbe più". Uno stesso provvedimento era stato preso nei confronti del ricorso presentato anche dal Congresso nazionale del Kurdistan (Knk). Ma i ricorrenti hanno impugnato l'ordinanza davanti alla Corte che  ha annullato il provvedimento dichiarando "parzialmente ricevibile il ricorso proposto".
Secondo la Corte, infatti, Ocalan "agisce validamente per conto del Pkk e può conferire agli avvocati il mandato di rappresentarlo". Quindi, il Tribunale deve pronunciarsi in merito al ricorso presentato da quest'ultimo. Già nel 1993 il Pkk aveva stabilito che una soluzione del conflitto in Turchia non doveva essere perseguita con la violenza e aveva rinunciato a chiedere un proprio Stato, richiesta sostituita dall'aspirazione di "poter esprimere liberamente la propria identità come curdi" all'interno dei confini della Turchia. Nel '98, poi, venne deciso che l'idea di liberazione nazionale attraverso il conflitto armato era stata "storicamente superata" e sostituita dai metodi dell'azione civile. E, infine, il 10 aprile 2002 l'ottavo congresso del Pkk sciolse il partito e riorganizzò il suo lavoro adoperando metodi pacifici e democratici sotto il nome di "Congresso per la Libertà e la Democrazia del Kurdistan". Nonostante ciò, il 3 maggio 2002 l'UE incluse il nome del Pkk nella lista delle organizzazioni terroristiche.
La Corte non ha accolto, invece, il ricorso proposto da Serif Vanly per conto del Congresso nazionale del Kurdistan. In questo caso la Corte «ritiene che il Tribunale abbia agito correttamente in quanto non ricevibile» perché il Knk "non possiede i requisiti per presentare un ricorso di annullamento". Nel dicembre scorso la Corte di giustizia europea del Lussemburgo aveva annullato anche la decisione del Consiglio UE di bloccare i fondi dei Mujahedin del Popolo, principale forza di opposizione iraniana, sempre nel quadro della lotta contro il terrorismo. (L'Unità)
14.02.2007

 

CI VUOLE UN'ALLEANZA STRATEGICA

Questo quanto ha chiesto l'ex leader del Pkk Abdullah Ocalan, tuttora in carcere, al Governo di  Ankara se si vuole porre fine ad anni di conflitti nel sud-est anatolico che hanno causato migliaia di vittime su entrambi i fronti.

Se vuole porre fine ai conflitti che da 22 anni insanguinano la Turchia, Ankara conceda l'autonomia regionale al Kurdistan turco . E' quanto suggerisce il leader ribelle curdo Abdullah Ocalan, a detta del quale ''per la Turchia è di vitale importanza avere un'alleanza strategica con i curdi''. ''Ciò significa - scrive Ocalan in una nota - che la Turchia dovrebbe fare pace con i curdi che vivono nei loro territori e riconoscere loro l'autonomia''. Dal carcere dell'isola di Imrali, il leader del partito dei lavoratori curdo (Pkk) avverte che i curdi reclamano soltanto una reale autonomia, ma potrebbero spingere per l'indipendenza se Turchia, Iran e Siria insisteranno nella loro politica di oppressione: ''Lasciate che i curdi abbiano un Governo e un Parlamento regionali, altrimenti la Turchia si trasformerà in un altro Iraq''. (Asca-Afp)
14.02.2007

 

Il no del tribunale federale elvetico. L'uomo è accusato di aver partecipato all'uccisione di un poliziotto. Il caso di tredici arrestati.

MILITANTE CURDO NON SARA' ESTRADATO

 

Il Tribunale federale ha accettato il ricorso e ordinato la scarcerazione di un esule curdo, accusato dalle autorità turche di aver partecipato all'uccisione di un poliziotto.
La detenzione e le minacce di estradizione verso la Turchia avevano sollevato, l'anno scorso, una vasta campagna di sostegno nei suoi confronti.
Arrestato nel febbraio dell'anno scorso e detenuto nel canton Turgovia, il profugo curdo Erdogan E. sarà scarcerato e potrà restare in Svizzera. Il Tribunale federale ha annullato l'estradizione verso la Turchia decisa l'anno scorso dall'Ufficio federale di giustizia (Ufg).
Giunto in Svizzera nel 1996 all'età di 17 anni, Erdogan E. è accusato dalla Turchia di aver partecipato all'uccisione di un poliziotto, reato che avrebbe commesso all'età di 15-16 anni in un contesto di guerra civile tra le forze armate turche e i militanti curdi.
Le autorità di Ankara avevano chiesto l'estradizione del giovane nell'aprile 2003, ma l'Ufg ha predisposto il suo arresto soltanto nel gennaio 2006. Nell'agosto successivo, ha ordinato la sua estradizione.
Nell'accettare il ricorso del curdo, il TF ha spiegato in un comunicato di aver tenuto conto della durata particolarmente lunga della procedura, nonchè dei "difetti e delle contraddizioni" figuranti nella domanda d'estradizione, che non dimostrerebbe in modo sufficientemente plausibile il coinvolgimento del giovane.
La Corte ha pure preso in considerazione l'età di Erdogan E., minorenne quando avrebbe commesso il reato rimproveratogli da Ankara, dell'epoca e delle condizioni in cui era stato ammesso provvisoriamente in Svizzera nel 1999.
"In simili circostanze, accettare la sua estradizione sarebbe contrario alla Convenzione europea d'estradizione", nota la prima Corte di diritto pubblico.
La scarcerazione di Erdogan E. era stata fra l'altro combattuta da una petizione consegnata alla Cancelleria federale lo scorso ottobre. Fra i 3600 firmatari figuravano 14 consiglieri nazionali. La comunità curda residente in Svizzera aveva inoltre inscenato manifestazioni e altre azioni di solidarietà nei confronti del giovane esule.
Sarà invece estradato verso la Turchia il cittadino turco M.E., che Ankara accusa di aver partecipato, in quanto leader del Pkk, a numerosi attentati commessi fra l'aprile 1990 e l'agosto 2001 e che hanno provocato numerose vittime civili.
La Turchia lo sospetta in particolare di essere il protagonista dell'uccisione di un "capo di villaggio", commesso nell'aprile 1994.
Il TF ha respinto l'argomento del ricorrente, secondo cui si sarebbe trattato di un atto "puramente politico", e autorizzato la sua estradizione.
L'esecuzione sarà tuttavia condizionata alla presentazione, da parte della Turchia, di sufficienti garanzie di rispetto dei diritti umani. (Swissinfo)
________________________
I_presunti_terroristi_arrestatiAnkara "sta già preparando i documenti" per chiedere l'estradizione in Turchia di 13 sospetti alti dirigenti del Pkk, arrestati in Belgio e Francia nei giorni scorsi, "sulla base di informazioni fornite dalla Cia americana". Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri turco Abdullah Gul aggiungendo che gli arresti sono stati un chiaro segnale positivo di Washington ad Ankara, dato che sono avvenuti - come ha osservato lo stesso Gul - proprio mentre incontrava Dick Cheney e Condoleezza Rice nella capitale Usa.
Tra gli arrestati vi sono Riza Altun e nedim Seven, considerati i due "tesorieri" del Pkk organizzazione considerata terroristica dagli Usa ed anche dall'UE. I 13 erano compresi in una lista di 16 dirigenti del Pkk, consegnata dalla Turchia agli Stati Uniti. Secondo i giornali turchi "solo grazie agli Usa" si sono avuti - dopo anni di pressioni turco-americane e di "vane promesse e misure cosmetiche da parte degli europei", risultati positivi in Europa nella lotta al Pkk, il quale ora "avrà difficoltà nei finanziamenti e nel reclutamento di nuovi membri". (da Ansa)
14.02.2007

 

INDIZI DI UNA MATRICE COMUNE

L'assassinio del giornalista di origine armena, Hrant Dink, e quello di don Andrea Santoro pianificati a tavolino dagli ultra nazionalisti dei <Lupi grigi>. In una foto Erhan Tuncel ritratto assieme al leader del Bbp, Yazin Yazicioglu.

Don_Andrea_SantoroHrant_DinkSono emersi nuovi indizi che sembrano dimostrare una matrice comune tra l'omicidio del giornalista turco-armeno Hrant Dink del 19 gennaio scorso ad Istanbul, e quello del sacerdote cattolico don Andrea Santoro, avvenuto un anno fa a Trabzon , la stessa città in cui vivevano tutti gli arrestati per il delitto Dink.
Uno di questi ultimi, Yasin Hayal, hainfatti affermato alla polizia (secondo quanto hanno riportato i giornali <Sabah> e <Radikal>) che il "cervello" dell'assassinio di Dink, lo studente universitario Erhan Tuncel (anch'egli arrestato) lo spinse nel 2002 ad attaccare il prete della chiesa di Maria di Trabzon. Il giornale <Radical> ha precisato poi che nel 2002 Yasin Hayal in effetti "picchiò" una persona nella chiesa di Santa Maria con il manico di un'ascia, ma Hayal non fu né fermato né punito per quel rato.
Hayal ha anche affermato di avere conosciuto Tuncel come capo dei "Focolari di Alperen" di Trabzon, l'organizzazione giovanile degli ultra "Lupi grigi" del partito islamo-nazionalista Bbp (della Grande unione). da parenti del capo del partito Bbp di Trabzon, Yasar Cihan, Hayal ha anche affermato di avere ricevuto una somma di danaro mentre scontava in carcere la pena di 11 mesi per il suo attentato del 2004 al <MacDonald's> di Trabzob, per il quale egli avrebbe usato "una bomba preparata da Tuncel".
Sarebbe stato quest'ultimo, secondo Hayal, ad organizzare l'omicidio di Dink e a convincere il minorenne Ogun Samast ad eseguire il delitto, come è poi avvenuto.
Nei giorni scorsi i giornali turchi hanno pubblicato foto di Tuncel in compagnia del leader del Bbp, Yazon Yazicioglu, un ultra "Lupo grigio" già fatto condannare dai militari turchi dopo il loro colpo di Stato del 1980 a sette anni e mezzo per delitti commessi negli scontri con i giovani di estrema sinistra alla fine degli anni settanta.
Don Andrea Santoro fu ucciso il 5 febbraio 2006 con due colpi di pistola mentre pregava nella chiesa di Santa Maria a Trabzon di cui era parroco da tre anni. (Ansa)
14.02.2007

 

IL NOBEL 
PAMUK RIPARATO NEGLI USA

La notizia è stata data dal direttore del quotidiano <Sabah>. "Preoccupato per le minacce, è partito in segreto per gli Usa". 

Il_Nobel_PamukOran Pamuk, Nobel per la letteratura nel 2006, avrebbe deciso di lasciare definitivamente la Turchia, suo Paese natale, per stabilirsi negli Stati Uniti, dove già da qualche mese insegna presso la Columbia University a New York. A esser certo che l'ennesimo viaggio dello scrittore negli Usa sia un trasferimento è Fatih Altaly, direttore del quotidiano turco <Sabah>. "E' scappato, per lungo tempo, portando con sé i suoi beni" afferma aggiungendo di essere venuto a conoscenza della notizia già ieri, ma di non averla pubblicata "per evitare che all'aeroporto di Istanbul vi fossero proteste" contro Pamuk. "Valutate voi - scrive Altaly rivolgendosi ai lettori - il danno che questa decisione arreca all'immagine della Turchia".
Uno dei più importanti scrittori turchi, perseguitato per le sue prese di posizione sui massacri di armeni e curdi (alcune sue dichiarazioni gli costarono, nel 2005, un'incriminazione e un processo, poi sospeso e annullato), Pamuk fu il primo intellettuale del mondo musulmano a condannare la fatwa iraniana contro Salman Rushdie. Fra i suoi romanzi, sono stati tradotti in italiano "Roccalba", "La casa del silenzio", "Il libro nero", "La nuova vita", "Il mio nome è rosso".
Altaly riferisce che lo scrittore "era molto preoccupato per gli ultimi avvenimenti in Turchia, e aveva deciso di andarsene definitivamente", soprattutto dopo l'omicidio, lo scorso 19 gennaio, di Hrant Dink, giornalista e scrittore di origini armene. Da allora, Pamuk era stato oggetto di ripetute minacce, tanto da cancellare una serie di conferenze previste in questo periodo in Germania e in Belgio.
Uno degli autori dell'omicidio di Dink, catturato dalla polizia, durante il trasferimento dal tribunale in prigione aveva urlato, davanti alle telecamere: "Pamuk, ora attento a te. Sii intelligente". Le forze di sicurezza turche hanno preso sul serio la minaccia e, da allora, hanno messo sotto scorta il premio Nobel e altri diciassette fra scrittori e giornalisti turchi, noti per non essere allineati con le opinioni dei nazionalisti turchi.
"Avevo anche saputo che Pamuk aveva ritirato dal suo conto 400 mila dollari - continua Altaly - e che partiva dalla Turchia con l'intenzione di non ritornarci per un lungo periodo. E abbiamo accertato l'esistenza di una prenotazione a suo nome su un aereo delle 12.30". Il direttore di <Sabah> spiega che, appreso della presunta decisione dello scrittore, si è trovato di fronte a una scelta, "combattuto fra il dovere giornalistico e le considerazioni umane". Per questo avrebbe deciso di non pubblicare la notizia, che avrebbe potuto mettere a rischio la partenza dello stesso Pamuk. (la Repubblica.it)
14.02.2007

 

NON C'E' PACE NEMMENO... PER LORO

In Turchia - secondo l'articolo 2 della Legge sulla stampa - può essere messo sotto accusa anche chi traduce articoli o testi considerati "illegali". La vibrata protesta di Hasan Anamiur, che è presidente dell'organizzazione traduttori.

Hasan_AnamurIn Turchia non c'è più pace nemmeno per i traduttori, secondo l'articolo 2 della Legge sulla Stampa può essere messo sotto processo chi traduce articoli considerati "illegali"; la legge, come del resto anche il celebre articolo 301 del Codice Penale, che punisce l'offesa all'identità turca, rimane molto generico e non spiega nel dettaglio cosa si intenda per articoli illegali.
Quindi ci sono decine di traduttori che rischiano di finire alla sbarra solo per aver fatto il loro lavoro. Per questo organizzazioni di autori e traduttori hanno parlato con il quotidiano <Referans,> pubblicizzando la loro protesta, che ha preso il via a novembre e che si intitola: "Un traduttore non può essere punito per il lavoro che fa".
Hasan Anamur, che di mestiere fa il traduttore e che è anche il presidente dell'Organizzazione dei Traduttori turchi ha sottolineato come l'articolo 2 del Codice della Stampa possa anche essere utilizzato come forma di censura preventiva. Anamur ha ricordato anche che l'attitudine a censurare i traduttori era propria anche del recente passato della Turchia. Per questo motivo, nel 1999, era stata creata l'Organizzazione dei Traduttori. Il suo obiettivo era quello di creare una nuova sinergia con l'Unione Editori e proteggere la categoria.
Anamur ha anche sottolineato che alcune case editrici afferenti alla destra islamica e alla destra radicale turca hanno tradotto circa un centinaio di libri, senza che nessuno, nemmeno il ministero per l'Educazione, gli dicesse nulla. In questo momento i traduttori hanno chiesto l'intervento del ministro della Giustizia. Se Cemil Cicek non prenderà i provvedimenti dovuti si appelleranno direttamente alla Corte Europea per i diritti umani.
"Nessuno deve dimenticare - ha detto Anamur - che il nostro primo dovere è quello di trasferire informazioni. Il primo problema da affrontare è quello dell'incompatibilità fra il codice della stampa e quello che riguarda il codice delle opinioni e delle produzioni letterarie". La protesta dei traduttori è supportata anche dall'Unione degli Autori turca e dall'Unione professionale dei traduttori di libri. (Apcom)
14.02.2007

 

Strumento per facilitare il dialogo tra culture e religioni, sarà inaugurato nel maggio prossimo e sarà dedicato a don Andrea Santoro ucciso nel febbraio 2006. La Giunta regionale del Lazio finanzia il progetto con 250 mila euro.

CENTRO INTERCULTURALE AD ISKENDERUN

Una sala convegni multimediale con traduzione simultanea, schermo per proiezioni e collegamento a Internet, "uno strumento per facilitare il dialogo tra le culture e le religioni, in un Paese, la Turchia, che rappresenta il Mediterraneo con tutte le sue ricchezze e le sue contraddizioni". La struttura, rende noto un comunicato, sorgerà per iniziativa della Regione Lazio a Iskenderun, sede del vicariato apostolico dell'Anatolia: lì, e precisamente a Trazbon, dove fu ucciso il 5 febbraio 2006 da un giovane fanatico, don Andrea Santoro svolgeva la sua attività pastorale.
"L'inaugurazione della sala è prevista per metà maggio - si legge nella nota - mentre a breve inizieranno i lavori per la creazione di una biblioteca che sia in grado di ospitare i testi delle tre grandi religioni monoteiste, che saranno consultabili sia in lingua turca sia in inglese. La lista dei volumi era per la gran parte già stata compilata da don Santoro prima della sua uccisione, e oggi al suo completamento stanno lavorando rappresentanti delle tre religioni".
"Il progetto nasce perché si possano superare le distanze e le incomprensioni tra le diverse culture che si sviluppano nel bacino del Mediterraneo, per fare anche delle differenze un patrimonio e una ricchezza comune a tutte le popolazioni", prosegue il comunicato, che ricorda come "poco prima di morire, il 25 gennaio 2006, don Andrea Santoro aveva indirizzato una lettera al presidente Marrazzo, in cui chiedeva l'interessamento della Regione Lazio per questa iniziativa": "Il centro - scriveva il sacerdote - potrebbe contribuire ad avvicinare mondi distanti, a colmare vuoti culturali". A coordinare la realizzazione del centro è Maddalena Santoro, sorella del sacerdote scomparso, partita nei giorni scorsi per la Turchia insieme al cardinale Camillo Ruini per prendere parte alla commemorazione che si è tenuta a Trabzon. (Apcom)
14.02.2007

 

ESPERIENZA DI DIALOGO E DI INCONTRO

Giovedì 15 febbraio presso la Parrocchia di San Saturnino Martire nella piazza omonima a Roma sarà ricordato don Andrea Santoro nel primo anniversario della sua morte avvenuta nel febbraio 2006 a Trabzon, l'antica Trebisonda.

Benedetto_XVILa_porta_accantoDomani giovedì 15 febbraio, alle ore 18.30 presso la Parrocchia di San Saturnino Martire (Piazza San Saturnino, Roma), il Centro Comunicazione e Cultura Paoline e l’Associazione Finestra per il Medioriente, in collaborazione col Circolo Ozanam, organizzano un incontro nel ricordo di don Andrea Santoro, nel primo anniversario della morte, per illustrare la difficile situazione dei cattolici in Turchia e l’impegno di dialogo fortemente voluto e promosso da Papa Benedetto XVI. L’incontro prevede la presentazione del "Diario di viaggio nella Turchia di Bartolomeo I e del piccolo gregge cristiano", scritto dal giornalista Aldo Maria Valli, riportato nel libro "La porta accanto" (Paoline Editoriale Libri). Verrà quindi illustrata l’esperienza di dialogo e di incontro tra il Medio Oriente e il mondo occidentale dell’<Associazione Finestra per il Medioriente>, voluta da don Andrea per favorire la conoscenza reciproca e lo scambio di doni spirituali tra ebrei, cristiani e musulmani, attraverso un dialogo sincero e rispettoso e la testimonianza della ricchezza spirituale racchiusa nelle sue Lettere dalla Turchia. Parteciperanno alla tavola rotonda: Aldo Maria Valli, giornalista <Rai TG3>, che ha seguito Giovanni Paolo II in più di 30 viaggi internazionali e Benedetto XVI nel suo viaggio in Turchia; Giulia Pezone, vicepresidente dell’Associazione <Finestra per il Medioriente> e collaboratrice diretta di don Andrea Santoro. Per ulteriori informazioni: Centro Comunicazione e Cultura Paoline, Tel. 06.49.40.484. e-mail: teresa.braccio@tiscali.it (S.L.)
14.02.2007

 

Intervista con padre Claudio Santangelo, missionario vincenziano in Turchia tornato a Roma per un anno di studi e soprattutto per approfondire la conoscenza dell'Islam e le modalità di inculturazione cristiana in ambiente islamica. 

GUARDA AD OCCIDENTE..MA REMA AD ORIENTE

Missionari_vincenzianiLa Turchia è un Paese dai mille volti. Oltre ad essere il ponte geografico tra Oriente e Occidente, è un intreccio di laicità e società religiosa. Di recente è stata lo scenario di grandi progressi nel dialogo tra cristianesimo e islam e di dialogo interreligioso tra cattolici ed ortodossi, ma è stata anche la scena di crimini contro la libertà di religione e di pensiero.
Per dare uno sguardo da vicino alle diverse realtà della piattaforma turca, abbiamo intervistato padre Claudio Santangelo, missionario vincenziano in Turchia. Tornato a Roma per un anno di studi, frequenta l’Istituto di Studi su Religioni e Culture presso la Pontificia Università Gregoriana, per approfondire la conoscenza dell’islam e le modalità di inculturazione cristiana in ambiente islamico.
 - Come è la realtà dei missionari vincenziani in Turchia?
"La nostra congregazione, il cui nome ufficiale è Congregazione della Missione (CM = Congregatio Missionis), ha due case a Istanbul appartenenti rispettivamente alle province dell’Austria e di Parigi. Entrambe sono state fondate verso la fine del diciannovesimo secolo per contribuire all'istruzione e all’educazione degli europei e all’aiuto dei poveri a Istanbul.
La missione era nata come un convitto, ma negli ultimi decenni, calata la presenza cristiana a Istanbul, il convitto è stato trasformato in scuola superiore. La percentuale degli studenti musulmani nella nostra scuola è del 95%".
 - Lo scenario turco suscita molta curiosità per il fatto che lo Stato è laico, ma la grande maggioranza dei cittadini è di religione musulmana. Come si prospetta questa realtà per un occidentale che vive in Turchia?
"In Turchia vige una laicità stretta nelle costituzioni e nelle istituzioni. Nel 1924 il Padre della Patria, Mustafa Kemal Atatürk, ha adottato il modello di laicità francese. E nella vita sociale ha assunto tanti paradigmi occidentali per modernizzare la Turchia. Così, in Turchia, è vietato per qualsiasi pubblica impiegata portare il velo; il calendario è quello gregoriano; il giorno festivo è la domenica e non il venerdì. I musulmani che frequentano la moschea prendono regolarmente permessi.
La Turchia, però, ha diversi volti. Istanbul è molto particolare perché è piena di microcosmi. Nello spostamento in città si passa da un quartiere dove le donne mettono il velo a un’altra in cui tutto è occidentale. Un giorno ho visto una ragazza che portava il velo e aveva il piercing. Nel nostro immaginario, il velo è tradizionalismo, il piercing è modernismo all'oltranza. E queste due realtà coesistono in Turchia".
 - Dove si colloca Turchia nel risveglio generale dell’estremismo islamico?
"Nell’ultimo decennio c'è stato un risveglio religioso musulmano anche in Turchia. Si scorge una maggiore presenza e visibilità dell'elemento religioso nella vita sociale e pubblica.
La generazione di mezza età è generalmente rimasta molto fedele ad Atatürk, quindi è musulmana ma non particolarmente praticante. Per i giovani, questo risveglio religioso dipende molto dalla fascia sociale. I ricchi guardano molto all'Occidente, ne assumono lo stile di vita e si interessano poco della religione, mentre chi viene da realtà rurali spesso povere ha nella moschea l’unico punto di riferimento.
Qualcuno ha detto che la Turchia è una barca il cui equipaggio guarda a Occidente ma rema verso Oriente".
 - Come vive la popolazione turca i negoziati ufficiali per l’ingresso della Turchia nell’Unione Europea?
"Fino all'anno scorso, secondo i sondaggi, i favorevoli erano 70%. Ma il numero è calato drasticamente, e adesso sono poco più della metà. Tante persone hanno paura di perdere la propria identità. L’opinione pubblica in merito varia molto a partire dalla situazione geopolitica circostante, come la guerra di Israele contro il Libano dell’estate scorsa. In quel periodo c’erano immensi manifesti su alcuni edifici con foto della distruzione in Libano che dicevano così: “Israele ha bruciato il Libano e il mondo è stato a guardare”. Queste guerre sono percepite da tante persone come guerra dell’Occidente cristiano contro l’islam perché, in genere, nella mens islamica lo Stato e la religione coincidono.
Come noi in Occidente temiamo l'invasione turca e di perdere la nostra identità europea, così tanti di loro temono che l’Occidente fagociti la loro identità turca e musulmana.
Si aggiunga il fatto che i mass-media sono molto parziali e che alcuni mezzi di comunicazione nutrono nell’immaginario della gente una paura dell’Occidente che vuole fagocitare i Turchi e sopprimere la loro identità. Quando fu ucciso don Andrea Santoro, alcuni giornali (come Vakit), considerando inconcepibile che sia stato ucciso senza ragione, hanno scritto che il sacerdote faceva proselitismo con i musulmani pagando la gente per venire in Chiesa"
 - Come è stata la reazione locale turca all’uccisione di don Andrea Santoro e del giornalista Hrant Dink?
"Le due uccisioni avvenute nella stessa area di Trabzon sono state di diverso peso per la Turchia. Don Andrea Santoro, infatti, era straniero e sconosciuto, e la sua uccisione non ha avuto la stessa risonanza di quella di Dink e non ci sono state manifestazioni.
L’uccisione del fondatore e direttore del giornale <Agos>, invece, è stata percepita come un attacco alla libertà religiosa, e l'opinione pubblica è rimasta scandalizzata a questo assassinio a sangue freddo e sono state fatte tante manifestazioni di indignazione.
Come cristiani, dopo questi attacchi abbiamo vissuto la paura che la situazione precipitasse e si perdesse la stabilità che si vive in Turchia"
 - Dopo lo storico incontro del Papa Benedetto XVI e il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I ad Al Fanar, cosa spetta ai cristiani fare nel cammino verso il ristabilimento della piena unità tra i cristiani?
"Era necessario che il Papa andasse in Turchia per far vedere l’orientamento che la Chiesa prende nel cammino verso l’unità. Ad Al-Fanar sono stati ribaditi elementi importanti per il cammino verso l’unità. I cambiamenti e i passi, però, non devono rimanere ai vertici ma devono penetrare nella profondità del vissuto delle diverse confessioni cristiane.
‘Vincenzianamente’ parlerei di gesti di concreta carità, questi sarebbero il segno dell’ecumenismo vissuto. Impegnarsi insieme, come comunità ecclesiali, per costruire una casa di carità interconfessionale.
L’enciclica del Papa Giovanni Paolo II Ut unum sint parlava dell’ecumenismo della carità che sarebbe segno visibile per i non cristiani.
L’ecumenismo, inoltre, consiste anche nella mutua condivisione delle ricchezze delle diverse tradizioni. L'anno scorso, come sacerdoti cattolici, abbiamo avuto un giorno di ritiro sulla quaresima predicato da un sacerdote del rito armeno apostolico. È stata una grande ricchezza per noi scoprire il senso della quaresima come lo esprime la liturgia, che, per le Chiese d’Oriente è il fondamento su cui costruisce la fede (Lex orandi statuit legem credendi).
Non possiamo andare avanti per stereotipi, è necessario che ci conosciamo da vicino come cristiani, e il fatto che la presenza cristiana sia così ridotta è uno stimolo per lavorare insieme".
 - Come concepisce il suo essere missionario in Turchia?
"Il senso della mia missione in Turchia è di essere un semplice segno per rendere più presente Cristo. Un motto di San Vincenzo de’ Paoli, nostro fondatore è: "Fare tutto ciò che Gesù Cristo ha fatto: infiammare il mondo". Non è mio dovere convertire la gente, ma di essere presente della presenza di amore ed ascolto di Cristo ed essere pronto a dare ragione della speranza che è in me (1 Pt 3, 15). Quando celebriamo l'Eucaristia, sento che Gesù è presente pure lì.
Anche i Turchi hanno diritto di conoscere il vero volto di Gesù Cristo. L'esperienza fa vedere che oltre a persone indifferenti alla religione, ci sono persone molto interessate a conoscere. È capitato che un invito a pranzo sia passato insieme a parlare di fede e di religione e delle questioni di fondo della vita secondo la prospettiva cristiana.
Io appartengo a una congregazione missionaria il cui carisma è di evangelizzare i poveri, di farci prossimi ai poveri. I poveri sono di diversi tipi: poveri sono quelli che mancano di qualcosa, i senza tetto, gli afflitti da diversi tipi di malattia o dipendenze, ma sono anche i senza diritti, le minoranze, le persone abbandonate nella solitudine. Siamo chiamati ad amare i poveri, di un amore affettivo ed effettivo. Un amore di sentimento, cioè di vicinanza umana ma anche di concretezza, dove l’amore è promozione reale. La nostra missione è di vedere il povero nella sua completezza. In Turchia, ci sono poveri che cercano Dio, il senso della vita, della morte, del dolore, e hanno bisogno di ascolto, di presenza e di testimonianza, e noi come cristiani siamo lì per ascoltare nella gratuità e per testimoniare". (Zenit)
14.02.2007

 

CONVERTITI  AL CRISTIANESIMO RISCHIANO 

Si tratta di una famiglia turca, discendente nientemeno che da Maometto, che vive in Germania e che per paura di ritorsioni ha chiesto asilo politico e la protezione del Governo tedesco. I "traditori", una coppia e la loro figlia.

In Turchia di storie strane se ne sentono spesso, ma questa ha tutti i numeri per sbaragliare la concorrenza. la notizia è riportata dal quotidiano <Sabah>. la famiglia D. (per motivi di sicurezza è stata scritta solo la prima iniziale), che da dieci anni vive in Germania, si è convertita al Cristianesimo e ha chiesto asilo politico.
Questo perché il nucleo familiare, che originario di Elazig, nell'est della Turchia, si è dichiarato discendente diretto nientemeno che del profeta Maometto. Temendo che una famiglia con natali così illustri in Turchia rischiasse grosso, i suoi componenti hanno fatto appello allo Stato tedesco chiedendo asilo politico, "altrimenti i Turchi ci uccideranno per la nostra nuova fede".
I "traditori" dell'islam sono una coppia e la loro figlia. parlando con  alcuni giornalisti hanno detto che i primi a vendicarsi per il loro gesto potrebbero essere proprio i loro parenti rimasti in Turchia. "Non accetteranno mai il nostro gesto - hanno detto - per loro il fatto che noi ci siamo convertiti al Cristianesimo è na vergogna. Abbiamo ricevuto già minacce di morte a distanza". La famiglia afferma di discendere direttamente da Fatma, la figlia di Mometto, e da suo marito Ali, genero e cugino del Profeta. (Apcom)
14.02.2007

 

"IMPORTANTE" IL VIAGGIO DEL PONTEFICE

La Chiesa ortodossa auspica che la visita di Benedetto XVI a fine novembre in Turchia contribuisca ad un "dialogo sincero" tra cristiani; "buone le intenzioni espresse nella Dichiarazione comune firmata dal Papa e da Bartolomeo I.

Il_viaggio_del_PonteficeIl Patriarcato di Mosca definisce "importante" il recente viaggio di Benedetto XVI in Turchia, e si augura che possa contribuire a promuovere un dialogo sincero tra le due Chiese sorelle. Secondo l’arciprete Vsevolod Chaplin, a capo del Dipartimento del Patriarcato di Mosca per le relazioni esterne della Chiesa, "la visita del Papa in Turchia (28 novembre – 1 dicembre), è indiscutibilmente importante per una comprensione reciproca tra cristiani e musulmani, per lo sviluppo dei rapporti della Turchia con l’Europa e per il dialogo tra cattolici e ortodossi". In un’intervista alla stampa russa, Chaplin nota poi che nonostante le azioni di alcuni estremisti, la maggioranza dei musulmani turchi e dei loro leader spirituali ha guardato con favore alla visita del Papa.
Egli si è poi soffermato sul valore dell’incontro tra Benedetto XVI e Bartolomeo I, Patriarca ecumenico di Costantinopoli, "una delle Chiese ortodosse più esigue, ma anche una delle più famose e storicamente importanti". Riguardo alla Dichiarazione comune, firmata il 30 novembre dai due leader religiosi, l’arciprete Chaplin ha dichiarato che il documento contiene "molti pensieri corretti sullo sviluppo del dialogo e della collaborazione tra cristiani ortodossi e cattolici". "Spero – ha concluso – che queste intenzioni siano definite in modo specifico nel quadro del processo di relazioni tra il Vaticano e le singole Chiese ortodosse locali". (AsiaNews.it)
14.02.2007

 

E' stato siglato dal ministro algerino della Giustizia Tayeb Balaiz e dal suo omologo turco Cemil Cicek. Scambio di informazioni.

ACCORDO DI COOPERAZIONE GIUDIZIARIA

L'Algeria e la Turchia hanno siglato ad Algeri un accordo di cooperazione giudiziaria che prevede lo scambio di informazioni e di esperienze tra i due Paesi. L'accordo, firmato dal ministro algerino della Giustizia Tayeb Belaiz e dal suo omologo turco Cemil Cicek, è il secondo concluso tra Ankara e Algeri dopo quello relativo agli affari civili e al diritto commerciale. Nei prossimi giorni è prevista anche la firma di altri protocolli di cooperazione in materia penale e per l'estradizione. L'Algeria ha già siglato 53 convezioni internazionali in materia giudiziaria e, secondo il ministro Belaiz, dovrebbe concluderne altri 43. (Denaro.it)
14.02.2007

 

 

SOCIETA'

E' stato firmato dal nostro ambasciatore Carlo Marsili e dal direttore generale degli Affari consolari del ministero Esteri turco, Derya Kanbay. 

VISTI:
MEMORANDUM
DI INTESA

Carlo_MarsiliProcedure più semplici per gli italiani che vogliono entrare in Turchia per un soggiorno breve. L'ambasciatore italiano Carlo Marsilli e il direttore generale degli Affari consolari del ministero degli Esteri turco, Derya Kanbay, hanno firmato ad Ankara un memorandum di intesa sul rilascio dei visti, destinato a snellire l'iter burocratico per l'ingresso degli italiani in Turchia e dei turchi in Italia. In particolare, sarà eliminato del tutto l'obbligo del visto per gli italiani che si recano in Turchia per turismo per un periodo inferiore ai 90 giorni. Già oggi l'iter burocratico imposto ai nostri connazionali si limita all'apposizione di un timbro sul passaporto presso lo scalo di arrivo e al pagamento di una tassa di dieci euro. Con la firma del nuovo memorandum, il visto di breve durata per l'ingresso degli italiani in Turchia viene eliminato del tutto, come già avvenuto per i cittadini di altri Paesi europei come la Francia e la Germania.
Anche per i cittadini turchi che entrano in Italia sono previste alcune agevolazioni, soprattutto per i viaggi con finalità di affari o turismo. La normativa Schengen, che regola la circolazione dei cittadini in Europa, impedisce la completa eliminazione dell'onere del visto per chi proviene da un Paese non sottoscrittore. (Aki)
14.02.2007

 

RIFORMA SULLA SICUREZZA SOCIALE

La legge entrerà in vigore dal prossimo luglio però ci saranno alcune sorprese giacché alcune parti del testo potrebbero essere cancellate. La precisazione è venuta direttamente dal ministro dell'Economia Ali Babacan.

A luglio entrerà in vigore la legge sulla Riforma della Sicurezza Sociale che in Turchia ha fatto molto discutere. Soprattutto il presidente della Repubblica Ahmet Necdet Sezer e la Corte costituzionale ma che dall'altra parte dovrebbe fare felice il Fondo Monetario Internazionale che ha prestato ad Ankara qualcosa come 10 miliardi di dollari e che ha premuto più volte sul Parlamento perché venisse approvata.
Adesso ci sono sorprese. Il ministro dell'Economia Ali Babacan ha fatto sapere che alcune parti della riforma potrebbero essere cancellate. "Gli studi tecnici sono ancora in corso - ha detto Babacan ai giornalisti - ma alcune parti potrebbero essere soppresse se vedessimo di non essere in grado di metterle in pratica". Uno dei principi cardine della legge è quella di unificare tre diverse istituzioni che si occupano di sicurezza sociale in uno solo e per la precisione quello dei lavoratori dipendenti, dei liberi professionisti ed impiegati statali. Tra gli altri provvedimenti c'è anche l'innalzamento dell'età della pensione: dal 2048 ci si potrà ritirare dal lavoro a 65 anni. (
Apcom)
14.02.2007

 

La strana richiesta è stata fatta da Binasi Iktem, presidente della sezione di Istanbul del partito di opposizione Chp. A suo dire queste "campagne", come quella per il raki, sono deleterie perché offendono il Padre della Patria. 

ATATURK : VIA L'IMMAGINE  DALLA PUBBLICITA' 

Una_marca_di_rakiSarà il clima della campagna elettorale, sarà che su certi argomenti in Turchia non si scherza, ma stavolta il Chp, principale partito di opposizione, ne ha tirata fuori una da fare invidia ad un esponente del Mhp, il partito nazionalista.
Binasi Iktem, presidente della sezione di Istanbul, ha denunciato i titolari di due tipi di raki (il popolare liquore turco a base di anice) e  chiesto la cancellazione di questi ultimi. Il motivo? L'<Ata> e il <Sari Zeybek>, questi i nomi dei marchi incriminati, utilizzavano l'immagine di Ataturk durante le loro campagne pubblicitarie. Un'offesa al padre della patria che Binasi Iktem non poteva tollerare e ha chiesto all'autorità giudiziaria di procedere. In realtà le due aziende non potevano trovare un testimonial più adatto.
"Queste campagne pubblicitarie - ha detto il dirigente del Chp - sono deleterie perché danno una cattiva immagine di Ataturk e nel contempo invogliano al consumo di bevande alcoliche. E' una campagna contro la personalità spirituale di un leader  e contro i valori della nazione". Come prove inconfutabili della sua tesi ha portato alcune immagini delle campagne pubblicitarie durante le quali, secondo lui, il padre della patria sarebbe stato diffamato. Brutti tempi per chi vuole bere in Turchia. Le tasse sulla produzione ed il consumo di alcolici continuano ad aumentare e con loro anche gli episodi di intolleranza. Uno per tutti quello del sindaco di uskudar, nella parte asiatica di istanbul, che l'anno scorso ha proibito il consumo di bevande alcoliche per strada perché "offendeva la tradizione religiosa turca". (da Apcom)
14.02.2007

 
La decisione - che è stata presa dalla tredicesima sezione del Consiglio di Stato turco - vale anche per le sigarette. Gli acquirenti informatici però dovranno registrare una serie di dati personali e in ogni modo non essere minorenni.

INTERNET: SI' ALLA VENDITA DI ALCOOL 

In una Turchia che negli ultimi tempi si è fatta notare più che altro per il suo aspetto più conservatore è caduto un ultimo tabù. La tredicesima sezione del Consiglio di Stato ha infatti autorizzato l'acquisto di alcool e sigarette su Internet, cosa che fino a ieri era severamente vietata perché con il commercio elettronico l'acquirente non veniva direttamente messo a conoscenza dei rischi per la salute che comporta l'assunzione di alcool e il fumare sigarette.
Come giustificazione, il Consiglio di Stato ha detto che la vendita a distanza non toglie nulla alla campagna informativa operata per dissuadere le persone dall'utilizzare queste sostanze. Il Consiglio di Stato ha anche stabilito che chi vorrà acquistare sigarette e alcool via Internet dovrà registrare una serie di dati personali e dimostrare soprattutto di non essere minorenne. (Apcom)
14.02.2007

 

RECORD DI LAVORATORI POCO ISTRUITI

Brutte notizie per la Turchia dove il grado di istruzione è ai livelli più bassi tra i Paesi dell'Ocse. I ragazzi di 15 anni in possesso una cultura di ceto medio sono appena il 3% contro il 20%, ad esempio, dell'Olanda e del  Belgio.

Brutte notizie per la Turchia. Oltre al problema della disoccupazione che affligge il Paese in maniera pressoché cronica, adesso c'è anche quello della qualità dei lavoratori. Secondo una ricerca condotta dall'Organizzazione per la Cooperazione economica e lo Sviluppo (Ocse), ha condotto uno studio sul grado di istruzione dei lavoratori nel Paesi membri dell'organizzazione.
La Turchia occupa il gradino più basso. I suoi lavoratori vanno a scuola meno rispetto a quelli degli altri Paesi. Per esempio, negli altri Stati oltre il 70% dei bambini va già agli asili all'età di 3-4 anni. In Turchia sono solo il 2.6%. Mediamente, fra i Pesi dell'Ocse, i ragazzi di 15 anni sono già in possesso di una cultura di medio livello. la percentuale è ancora più apprezzabile in Paesi come Olanda e Belgio dove tocca il 20% degli studenti. in Turchia siamo fermi al 3%.
Gli studenti nel Paese della Mezzaluna a 15 anni possono dire di avere un grado di istruzione solo elementare. Brutte notizie anche per gli studi superiori e universitari. Sono pochi e di livello non paragonabili agli altri Paesi Ocse. A guidare la classifica dei "bravi ed istruiti" c'è la Svizzera dove le persone impiegate con un alto grado di istruzione sono il 91%, seguita dalla Norvegia con l'87%, Danimarca con il 79%, Giappone e Olanda con il 75%. L'Italia si trova a metà classifica. Al Paese della Mezzaluna tocca anche il poco onorevole primato della maggior sproporzione fra uomini e donne istruiti ed impiegati. i primi sono il 78%, le seconde appena il 26%. (Apcom)
14.02.2007

 

COME TORNARE VERGINI E SALVARE L'ONORE

I portali di medicina e bellezza turchi sono tempestati dalle domande da parte di aspiranti pazienti. Confessioni di un pentito.

La_verginità_perdutaIn Turchia si torna vergini per non morire. Oppure per salvare il proprio onore e quello della propria famiglia. La chiamano Kizlik zari dikimi, letteralmente "cucitura della membrana della verginità". In Italia si chiama imenoplastica: consiste nella suturazione dei residui dell'imene. Lo scopo è quello di provocare una perdita di sangue al momento del primo rapporto sessuale dopo l'intervento. In Turchia, negli ospedali statali non viene eseguita, in compenso negli studi privati di alcuni ginecologi e chirurghi estetici, per quanto ai confini della legalità, è la norma. Tutti sanno che esiste, ma nessuno ne parla. Nessuna struttura pubblicizza apertamente questo servizio, ma chi vuole (o deve) fare questa operazione sa benissimo a chi si può rivolgere.
I portali di medicina e bellezza turchi sono tempestati dalle domande da parte di aspiranti pazienti. I medici rispondono a tutto, ma sottolineano sempre che presso la loro struttura la Kizlik zari dikimi non viene praticata. I quesiti più frequenti sono: quanto costa, quanto dura, quanto è dolorosa. Qualcuna, per eccesso di prudenza o di paura, chiede anche se l'operazione sia sicura al 100%, cioè se il futuro marito si possa accorgere che si tratta di una verginità artificiale. Venire scoperte è pressoché impossibile, perché solo un chirurgo o medico legale sono in grado di capire che l'imene è stato suturato. I costi variano da 500 a 2000 euro e l'intervento è indolore.
Y.C. è un pentito. Fino a quattro anni fa faceva il "medico delle vergini" anche lui, poi ha cambiato idea e ha smesso di praticare l'imenoplastica. Oggi è un affermato ginecologo, con uno studio in uno dei quartieri più esclusivi di Istanbul. Al <Giornale> ha raccontato la sua esperienza, umana e professionale e di come la sua vita sia cambiata. Tutto tranne una cosa: quanto ci ha guadagnato.
 - Dottor Y.C. lei fino a quattro anni fa faceva tornare vergini anche chi aveva avuto più di un partner. Poi ha cambiato idea e adesso dice di voler dimenticare questa parte della sua vita. Ma allora prima perché praticava la Kizlik zari dikimi?
"Lo facevo perché pensavo di aiutarle. La verginità in Turchia è un
valore ancora molto importante, e spesso la si deve mantenere fino al matrimonio".
 - Quindi molte donne venivano da lei perché avevano paura di essere uccise o escluse dalla società?
"Sì. La stragrande maggioranza veniva qui perché non era più vergine e stava per sposarsi con un uomo che la pensava ancora illibata. E ovviamente non poteva dirgli la verità. Ma c'era anche una minoranza di donne che aveva perso la verginità e affrontava questa cosa con un senso di colpa".
 - Lei per quanto tempo ha fatto il «medico delle vergini»?
"Quasi sette anni".
 - Quante donne ha operato in tutto questo tempo?
"Non lo ricordo di preciso, comunque moltissime. E sono parecchie quelle che cercano ancora di farla".
 - Che tipo di ragazze si rivolgevano al suo studio?
"Le mie pazienti erano piuttosto varie. C'erano persone provenienti da ambienti umili, certo, ma anche numerose ragazze benestanti, figlie di avvocati e professionisti, appartenenti all'alta società".
 - Venivano a farsi operare da sole?
"Il più delle volte sì. Ma spesso erano accompagnate dai genitori. Talvolta anche in compagnia del futuro sposo".
 - Quanto durava l'operazione e quando era meglio farla?
"L'operazione dura da 10 minuti a mezz'ora, dipende dalla donna. Per la tempistica da una settimana a tre giorni prima del primo rapporto".
 - Che cosa le ha fatto cambiare idea?
"La mia fede religiosa".
 - Non crede che anche questa ricerca ossessiva della verginità artificiale parta proprio da una motivazione religiosa?
"È più una pressione sociale e culturale".
 - Mi vuole dire che la religione non ha nessun peso?
"Il problema sta nello stile di vita di noi turchi. La maggior parte ritiene che la vita religiosa e sessuale di una donna debbano ancora andare di pari passo, quando invece dovrebbe vivere la propria sessualità liberamente. È la società che deve cambiare".
 - Secondo lei che cosa dovrebbero fare le donne turche?
"Cercare la propria identità e imparare a camminare con le loro gambe".
 - A volte temo che non sia così semplice. Per esempio che cosa pensa quando legge di delitti di onore e violenze varie ai danni di persone che hanno avuto rapporti prima del matrimonio?
"Non riesco nemmeno a leggerli da tanto mi addolorano. Ma mi lasci dire una cosa: se una donna accetta di fare la Kizlik zari dikimi ha perso in partenza e vuol dire che non è sicura della sua identità. E soprattutto metterà al mondo figlie che cresceranno nello stesso modo. Spesso la verginità diventa uno strumento di controllo da parte del sesso maschile".
 - Le è capitato, dopo aver cambiato la sua opinione, di dover respingere le richieste di qualche paziente?
"Sì e non è stato facile. Ma ero forte delle mie idee". (Marta Ottaviani/Il Giornale.it)
14.02.2007

 

DELITTO D'ONORE: ISTANBUL 
E' LA CAPITALE

I dati sulla megalopoli turca forniti dal Dipartimento per la Sicurezza. Le donne uccise nel 2006. La violenza in famiglia.

 

Altro che est del Paese. La vera "capitale" del delitto di onore turca è la moderna a cosmopolita Istanbul. I dati sono stati resi noti dal Dipartimento per la Sicurezza della megalopoli sul Bosforo, su richiesta della Commissione parlamentare che da qualche mese si occupa specificamente di questo problema. Li ha pubblicati il quotidiano <Milliyet>.
In particolare solo nel 2006 le donne uccise a Istanbul per motivi riguardanti l'onore sono state 25. Il dato è in costante ascesa dal 2000, quando le vittime erano state "solo" 18.
A queste vanno aggiunte le donne che subiscono violenza all'interno delle mura domestiche e non sporgono denuncia. (Apcom)
14.02.2007

 

I PIU' COOL IN TUTTO IL MONDO

Secondo <Wallpaper, Italia e Turchia  meritano l'oscar dello chic. L'una per un edificio pubblico (Renzo Piano) e per la collezione invernale (Prada), l'altra per la miglior città dell'anno (Istanbul) e miglior ristorante (Muzede Changa).

Sono l'Italia e la Turchia i Paesi più cool. Il verdetto, forse un po' a sorpresa, arriva dalla bibbia del life style: la rivista <Wallpaper>, da sempre icona di riferimento degli appassionati della qualità della vita.
L'osannato mensile ha recentemente assegnato i dieci <Wallpaper Design Awards> per il 2007, una sorta di oscar dello chic, il meglio del cibo, dello stile, dell'architettura nell'anno passato. E l'Italia, pari merito con la Turchia, si porta a casa ben due riconoscimenti: quello per il miglior edificio pubblico e per la più riuscita collezione invernale, rispettivamente a Renzo Piano e alla maison <Prada>. La scelta della stilista Miuccia, spiegano dalla giuria, non è così scontata come si potrebbe pensare. Il merito della signora è di avere stupito ancora una volta. Ha infatti ideato uno stile da "guerriera urbana" che vive in perenne movimento ma è anche sofisticata. Insomma, il meglio per la donna d'oggi. La virtù di Piano, invece, sta nell'aver saputo ampliare la biblioteca e il museo Morgan di New York. La moderna costruzione, con tanto di sala lettura, auditorium e corte interna, ha rispettato perfettamente il contesto storico.
La migliore città dell'anno, invece, è Istanbul. La capitale turca sta vivendo una sorta di seconda giovinezza che la vede regina dell'arte, con gallerie contemporanee e musei, ma anche dello shopping e della vita notturna. E la stessa Istanbul, non a caso, si è meritata un secondo riconoscimento, quello per il miglior ristorante. Si tratta del Muzede Changa, una sorta di cubo di vetro arredato in stile '60 e '70, ideato dall'architetto Aysen Savas e capitanato dal talentuoso chef Peter Gordon.
"Eccitante e inquietante al tempo stesso" è la singolare definizione con cui la giuria ha motivato la premiazione di <Google Earth>, quella sorta di zoom che consente di spiare spiagge, vie e città e migliorare il rapporto delle persone con quell'illustre sconosciuto che è il pianeta Terra. Ancora ad una donna, l'olandese Hella Jongerius, va l'oscar per il design. Nata come progettista per pochi si è imposta per la sua capacità di raffigurare i volumi ed è amatissima da aziende come <Vitra> e <Ikea>. Un premio atipico, quello per il più geniale apparecchio per uso domestico, è andato invece agli altoparlanti di ceramica di due giovani laureati dell'università di Stoccolma: Mats Broberg e Johan Ridderstrale. Forse a dimostrazione del fatto che, per entrare nella ristretta cerchia dei premiati, non bisogna essere dei nomi arcinoti. La migliore casa privata è invece quella progettata dall'inglese John Pawson per il guru creativo Fabien Baron. Per soddisfare i capricci dell'art director (curatore di mostri sacri come <Vogue> e il calendario <Pirelli>) è nata una dimora armonicamente inserita nel paesaggio naturale. Sempre parlando di costruzioni il riconoscimento per l'albergo ideale va all'Home di Buenos Aires: 17 camere, ciascuna diversa dall'altra, tutte dotate delle migliori tecnologie. E, infine, l'onore per aver inventato i migliori cosmetici spetta al francese Serge Lutens che ha saputo combinare il fascino antico con formule tecniche e confezioni di design.
Questi i dieci verdetti, senza appello. Anche se i giurati, dalle pagine internet del giornale, lasciano un democratico spiraglio: "Forse la vostra opinione è diversa, in tal caso segnalateci nel sito cosa ne pensate". (Irene Maria Scalise - La Repubblica.it)
14.02.2007

 

 

CRONACA

CONFERMATO IL VIRUS DEI POLLI

Secondo quanto rilevato dal ministero dell'Agricoltura turco. Trovati morti 170 volatici  nel villaggio di Bogaskoy, provincia di Batman. A detta degli organismi preposti alla salute al momento non c'è comunque da allarmarsi.

Virus_dei_polliDopo la conferma della presenza di focolai di influenza aviaria nella parte sud-orientale del Paese, le autorità' della Turchia hanno deciso di mettere in quarantena 4 villaggi della provincia di Diyarbakir . Si tratta del villaggio di Akcay e altri piccoli centri urbani della provincia. Mustafa Kayhan, responsabile del dipartimento agricoltura della regione, fa sapere che la decisione è stata presa a titolo precauzionale, in quanto ''si sospetta ci sia influenza aviaria'' anche in quest'area. Dopo i casi di virus H5N1 confermati nella provincia di Batman, si teme ora il contagio nella provincia limitrofa di Diyarbakir. La quarantena dei 4 villaggi di Diyarbakir si aggiunge a quella già decretata a Bogazkoy, centro dove era esploso il focolaio di aviaria. Il ministro della Salute intanto rassicura, facendo sapere che 3 persone ricoverate perché ritenute affette dal virus sono risultate negative ai test, e ''al momento in ospedale non c'e' alcun caso sospetto di contagio da influenza aviaria''. (Asca-Afp)
14.02.2007

 

IL REGALO DI DODICI PAIA DI.....PEDALINI 

Insolito cadeau dell'Associazione dei produttori di calze della Turchia al presidente della Banca Mondiale, Paul Wolfowitz, che era stato fotografato "impietosamente" davanti alla moschea di Edirne con un capo bucato.

12_paia_di_calzePaul_WolfowitzL'Associazione dei produttori di calze della Turchia ha inviato 12 paia di calzini, naturalmente nuovi di zecca, al presidente della Banca Mondiale Paul Wolfowitz che era stato immortalato dall'impietoso obiettivo dei fotografi con ai piedi un paio di calze bucate, mentre si toglieva le scarpe durante una visita nella moschea di Edirne. La <Confindustria> delle calze turca ha immediatamente raccolto l'assist, opportunità per farsi pubblicità gratis con la divertente gaffe in cui era scivolato il capo della Banca Mondiale. (Adnkronos)
14.02.2007

 

FACEVA SEMPRE E SOLO LA PASTA: UCCISA

Donna massacrata dal marito a colpi di martello. Il fatto è avvenuto nei pressi di Trabzon. Il cadavere scoperto dai vicini.

"Da un mese cucinava soltanto e sempre pasta. Ormai era insopportabile e io l'ho uccisa''. E' stata la confessione resa alla polizia a Trabzon (l'antica Trebisonda), nella regione nord-orientale della Turchia, da un uomo di 53 anni. La donna è stata massacrata a colpi di martello.
Secondo l'agenzia di stampa turca <Anatolia>, il cadavere della donna è stato scoperto dai vicini di casa che hanno dato l'allarme, chiamando la polizia. L'omicida è stato arrestato alcune ore dopo. (Adnkronos/Ign)
14.02.2007

 

VAN: ERGASTOLO PER TUTTA LA FAMIGLIA

La pena del carcere a vita è stata chiesta dal pubblico ministero della città turca (sud-est anatolico) per tutti i componenti che avevano deciso di uccidere una loro congiunta che era rimasta incinta prima del matrimonio.

Potrebbero pagare molto caro tutto il male che hanno fatto. Il pubblico ministero di Van ha chiesto l'ergastolo per tutti i componenti della famiglia Erdas, in totale 5 persone: padre, madre, fratello e due zii. Nel mese di ottobre la famiglia Erdas si era riunita e aveva dichiarato la condanna a morte della giovane Naile Erdas, di 15 anni. La sua colpa era quella di essere rimasta incinta prima del matrimonio, forse in seguito a una violenza sessuale. Madre, padre e zii si erano riuniti per decidere come punirla e avevano deciso di ucciderla. La sentenza era stata eseguita dal fratello maggiore di Naile, che l'aveva freddata in mezzo alla strada. Ora sono tutti in prigione e ne usciranno solo per la sentenza. Un altro zio, che aveva cercato di salvarla, in questo momento è sotto la protezione della polizia.
14.02.2007

 

MAXI SEQUESTRO DI EROINA A DUNKERQUE

La droga - 365 chili nascosti dentro un camion  - immatricolato in Turchia. Fermato il conducente. 110 chili di polvere bianca trovati nel porto di Trieste. Arrestate 25 persone in una operazione denominata "Many Problems".

L%27eroina_sequestrataMaxi sequestro di eroina da parte della polizia di frontiera francese: 365 chili. Erano in un camion immatricolato in Turchia, in attesa nel porto di Dunkerque per andare in Gran Bretagna. Il conducente del camion, un turco di 54 anni, è in stato di fermo. (Agr)
_______________
Oltre 110 kg di eroina, del valore di oltre 60 milioni di euro, sono stati sequestrati dalla GdF nel Punto Franco Nuovo del porto di Trieste. La droga era nascosta nel doppio fondo della cabina di guida di un autoarticolato appena sbarcato da un traghetto proveniente dalla Turchia e - secondo i primi accertamenti - era destinata al mercato tedesco. L'autista - un cittadino turco - è stato arrestato e il Tir è stato sequestrato. (Ansa)
_______________
Sono in tutto 25 le persone, molte delle quali di origine sarda, coinvolte in questa operazione chiamata "Many Problems", divisa in due tranche. L'inchiesta della Guardia di Finanza si era conclusa l'estate scorsa fermandosi in Sardegna con 10 indagati sottoposti a misure cautelare con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico, anche internazionale, di sostanze stupefacenti. Tra questi M.I., la moglie R.F. e il loro figlio R., tutti quartesi, ritenuti a capo dell'organizzazione criminale.
Sulla scia dell'inchiesta internazionale delle Fiamme Gialle romane si sono attivati gli uomini del commissariato di Quartu Sant'Elena, diretti da Gianfranco Murgia, che con l'operazione "Many Problems II" hanno portato a termine l'indagine scoprendo chi agiva tra l'Emilia Romagna e la Sardegna e ricostruendone nel dettaglio il modus operandi e l'organigramma. Così oggi sono finiti in manette, in esecuzione di ordinanze di custodia cautelare in carcere, anche A.L., F.L., G.L., S.M., P.C., A.A., F.T., G.R., A.C. e A.I. Obbligo di dimora, poi, per G.D.(moglie di F.L.) e per M.E.,
originaria di Benin City.
Secondo la ricostruzione della polizia, la droga giungeva in Sardegna all'interno di bombole del gas confezionate dai fratelli G. e A. A., sardi residenti in Emilia Romagna. Giunte nell'isola attraverso un ditta di import-export creata ad hoc da A.A., le bombole venivano prese in consegna da M.P. che le trasportava in un container sulla strada statale 554, la circonvallazione di Cagliari. Lì le stesse bombole venivano smantellate e la droga, una volta tagliata, smerciata al minuto da una fitta rete di spacciatori guidata da M. e R.I. Di piazzare la droga a Cagliari e a Quartu si sarebbero poi occupati, a seconda appunto della città, gli arrestati. M. e R.I. sono inoltre indagati per porto e detenzione illegale di arma alterata e clandestina e ricettazione della stessa. La polizia di Quartu, infatti, nel container ha ritrovato anche un fucile a canne mozze con il quale P.C. (anche lui indagato per lo stesso reato) avrebbe pagato provvisoriamente una piccola partita di droga. (Sardegna Oggi)
14.02.2007

 

 

NOTIZIARIO DI AMBASCIATA

Ambasciata_d%27Italia_ad_Ankara

GASDOTTO ITALIA-GRECIA, VIA TURCHIA

L'Italia e la Grecia hanno recentemente siglato un accordo volto alla costruzione di un gasdotto di interconnessione  tra i due Paesi (Igi). Una volta concluso, tale tratto si collegherà operativamente a quello greco – turco i cui lavori dovrebbero concludersi entro il 2007. I diritti di sfruttamento del gasdotto avranno la durata di 25 anni, l’8% della produzione andrà all’italiana Edison mentre la Depa avrà il controllo del 20%. L’intero gasdotto, una volta operativo, assicurerà il trasporto verso l’Europa del gas naturale proveniente dai ricchi bacini del Caspio e dell’Asia Centrale nel quadro della più ampia iniziativa nota come "Southern Europe Gas Ring". Con tale progetto si allenta ulteriormente la dipendenza europea dalle forniture di gas proveniente dalla Russia dando al tempo stesso la possibilità alla Grecia di competere con la predetta in qualità di Paese esportatore, in quanto solo il 10% della quota della Depa sarà utilizzata per uso domestico.

VERTENZA RISOLTA
Si è conclusa in tempi brevi e con uno scambio di lettere ufficiali la crisi petrolifera tra l’Iraq e la Turchia sorta allorché l’Ente Petrolifero di Stato iracheno (Somo) aveva annunciato di aver trasferito alle autorità curde del nord Iraq la competenza del rinnovo dei contratti di esportazione di prodotti petroliferi. Tale decisione aveva suscitato la forte reazione delle autorità turche. Un colloquio telefonico chiarificatore tra il ministro dell’Energia iracheno Kerim Vahid ed il ministro per il Commerico Estero Tuzmen ha preceduto la lettera con cui la <Somo> ha informato che la procedura per il rilascio del rinnovo dei permessi di esportazione avrebbe seguito la vecchia procedura.
FINANZIAMENTO INFRASTRUTTURE MUNICIPALITA'
Si è svolto ad Istanbul  il quarto Congresso organizzato dalla Fondazione Finanziaria Europea i cui lavori hanno interessato il tema del "Finanziamento delle infrastrutture delle Municipalità e delle Autorità locali”. Nel corso dell’evento, cui hanno preso parte oltre 400 rappresentanti delle municipalità, del settore finanziario e di quello privato di oltre 26 Paesi (area del Mediterraneo, Russia, Commonwealth e Caucaso), è stato possibile organizzare incontri con funzionari delle istituzioni finanziarie e bancarie internazionali ed intessere così proficui contatti e scambi di idee su futuri progetti di cooperazione. L’appuntamento ha rivestito inoltre particolare importanza per la Turchia che necessita di incrementare gli investimenti ed i finanziamenti nel settore delle infrastrutture pubbliche.
AUMENTATO IL NUMERO DELLE SOCIETA'
Il numero delle società turche costituite nel corso del 2006 è aumentato del’11.2% rispetto al 2005, per un totale di 52.699 società (47.401 nel 2005), di cui la maggior parte svolgono attività nei settori della componentistica di automobili, assistenza e riparazione di motocicli ed apparecchiature domestiche, manifatturiero, delle costruzioni e nel comparto immobiliare.
Lo scorso anno la Turchia ha esportato 247.186 tonnellate di nocciole verso 91 paesi di cui il 91% è stato assorbito da Paesi europei, per la somma totale di circa $1.5 miliardi. Tra questi l’Italia, che per il secondo anno consecutivo ha superato la Germania nella classifica dei paesi importatori, risulta essere il principale acquirente con 71.175 tonnellate di nocciole seguita dalla Germania (60.065), dalla Francia (20.207) e dal Belgio (12.543).
 
UNA STORIA DI SUCCESSO
In occasione della prima  visita ufficiale in Turchia il Presidente della Banca Mondiale Paul Wolfowitz ha dichiarato che il Paese può considerarsi una storia di successo per gli ottimi risultati conseguiti negli ultimi anni. Wolfowitz ha chiaramente evidenziato non solo i traguardi raggiunti dalle autorità turche nella lotta all'inflazione, per la stabilizzazione macro-economica, nelle riforme strutturali, negli
investimenti diretti esteri, ma anche alcuni aspetti negativi, quali  il disavanzo cronico nelle partite correnti della bilancia dei pagamenti e la ancora elevata disoccupazione giovanile e femminile, ostacoli che limitano ancora lo sviluppo socio-economico del Paese. Il Presidente della prestigiosa Istituzione Internazionale, che finora ha concesso crediti alla Turchia per oltre $18.5 miliardi volti a finanziare importanti progetti strutturali e settoriali, non ha mancato poi di ricordarne la posizione geo-strategica che la rende particolarmente importante anche in prospettiva della sua adesione all’Unione Europea. Wolfowitz ha infine concluso sottolineando la necessità che la Turchia continui a creare nuove oppurtunita’ di lavoro qualificato, specialmente per la popolazione femminile e a tale riguardo ha affermato che il settore privato svolgerà un ruolo sempre piu’ importante ai fini del raggiungimento di questo obiettivo.

IL GRANDE FUTURO DI IZMIR
Secondo il Presidente della Camera di Commercio della regione dell’Egeo. Tamer Taskin, nel corso dei prossimi quattro anni la città di Izmir subirà dei grandi cambiamenti grazie alle potenzialità offerte sia dalla città che dalla zona dell’Egeo che continueranno ad attirare il flusso degli investimenti provenienti dall’estero. Taskin ha quindi aggiunto che le attività promosse dalla Camera di Commercio mirano a sostenere ed a promuovere l’immagine della Turchia come un paese economicamente conveniente, principalmente per gli investitori europei. Nel concludere,  Taskin ha evidenziato come la struttura finanziaria del Paese non è più fragile come in passato; oltre 20 istituti di credito esteri operano ormai con successo nel settore bancario delle Turchia suggerendo che forse ora i settori che attireranno i capitali esteri saranno quelli dei servizi ed assicurativo.
GEMELLAGGIO AMMINISTRATIVO

Filippo_BubbicoIl Sottosegretario al ministero dello Sviluppo Economico, Filippo Bubbico, ha preso parte ad Ankara alla Conferenza di chiusura ufficiale del gemellaggio comunitario Strengthening the Institutional and Administrative Capacity of State Planning Organization in Regional Development", che ha visto coinvolti il Dipartimento di Sviluppo e Coesione territoriale del Ministero dello Sviluppo Economico e l’amministrazione turca per la pianificazione statale (Spo). Alla Conferenza hanno partecipato il Segretario generale dell’Eusg (Segretariato Generale per l’Unione Europea), ambasciatore Oguz Demiralp, il vice Sottosegretario di Spo, Lutfi Elvan, ed una rappresentante della locale delegazione della Commissione Europea. Per la parte italiana, oltre all’ambasciatore Carlo Marsili, erano presenti alcuni responsabili del ministero dello Sviluppo Economico nonché alcuni rappresentanti della Regione Emilia Romagna e Puglia. Il gemellaggio amministrativo, che ha avuto la durata di 18 mesi con un budget complessivo di €800.000, ha garantito il  rafforzamento di meccanismi integrati per lo sviluppo delle politiche regionali ed il miglioramento della capacità istituzionale per la gestione ed il coordinamento di tali politiche, anche agevolando la creazione di strutture per lo sviluppo regionale (Agenzie di sviluppo) ed incentivando il coordinamento tra Stato e realtà locali e quello interministeriale per una più efficace programmazione.

L'IMPORTANZA DI <TOFAS> A BURSA 

Stabilimenti_TofasGli stabilimenti produttivi della <Tofas> a Bursa stanno assumendo sempre più rilevanza a livello internazionale con la ridefinizione delle strategie di mercato effettuate dalla <Fiat>, che hanno affidato alla <Tofas> la produzione, vendita ed assistenza post-vendita delle autovetture destinate all’Europa dell’Est, all’Asia centrale, al Medio Oriente ed al Nordafrica. La notizia è stata data dall’amministratore delegato della <Tofas>, Ali Pandir, secondo cui gli stabilimenti, che dalla loro fondazione hanno prodotto 2.5 milioni di autoveicoli, con l’aggiunta quest’anno dei modelli Linea e Mini Cargo, incrementeranno ulteriormente la loro attività produttiva. A tale riguardo – ha tenuto a sottolineare l’ad -  saranno creati almeno 2000 nuovi posti di lavoro, facendo così salire a 5500 il numero totale del personale. Panir ha quindi aggiunto che a partire dal 2006 e fino al 2008 saranno effettuati nuovi investimenti per la somma totale di $1 miliardo che interessano sia la produzione che la modernizzazione degli impianti. La <Tofas> potrà pertanto raggiungere una capacità annua totale di 400.000 unità con un tasso di esportazione dell’80%. Pandir ha concluso che per fine 2007 si aspetta un incremento della quota di mercato pari al 10%, anche se ad inizio anno sarà possibile una flessione delle vendite che dovrebbero tuttavia risalire nel secondo semestre.

 

CENTRALI NUCLEARI

Il Parlamento turco ha approvato la normativa che regola lo sviluppo di attività connesse alla costruzione di centrali nucleari ed alla produzione di energia nucleare nel Paese. Il ministro dell’Energia Hilmi Guler, rispondendo alle domande della competente Commissione parlamentare, ha affermato che la produzione di energia nucleare in Turchia non deve essere considerata come un’opzione bensì come una necessità e che, se prodotta con i più moderni strumenti tecnologici, non vi saranno pericoli per l’ambiente. La Turchia ha già ricevuto proposte per la costruzione di 14 centrali nucleari da parte di imprese locali che hanno avviato trattative con aziende leader nel settore energetico a livello mondiale ma, secondo quanto annunciato a suo tempo dal ministro Guler, la scelta del consorzio cui affidare i lavori non sarà fatta attraverso lo strumento della gara bensì sulla base di considerazioni tecniche, economiche ed ambientali, unitamente all’esame di criteri di economicità e di efficacia operativa degli investimenti nonché di benefici in termini di trasferimento di know-how per la Turchia.

154 LE OPERAZIONI DI FUSIONE

Secondo un rapporto della <Ernest & Young Turchia>, nel 2006 le operazioni di fusione ed acquisizione effettuate sono state 154 per un valore che ha superato i $18 miliardi, di cui il 90% provenienti da investitori stranieri. La principale operazione ha riguardato l'acquisizione da parte della <National Bank of Greece> dell'80% della <F