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PRIMO
PIANO
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POCHI
LO VOGLIONO CAPO DELLO STATO
Va
male per il premier Recep Tayyip Erdogan che non ha nascosto
la sua intenzione di volersi candidare per la corsa alla carica di
nuovo presidente della Repubblica. Sondaggio vede i <Lupi
grigi> al 14% alle prossime elezioni. |
 Va male per Recep Tayyip
Erdogan. Per la seconda volta in poche settimane un sondaggio mostra
che la maggior parte della popolazione turca non lo vuole come
presidente della Repubblica. La ricerca è stata condotta dalla
Selcuk University di Konya su un campione di oltre 7.000 persone
diviso in 43 città.
Stando ai risultati, il 56% si dichiara sfavorevole alla nomina di
Erdogan a Capo dello Stato, il 39% a favore. Nella classifica dei
partiti l'Akp tiene ancora la prima posizione ma con un vistoso calo
e scivola al 31%. Il principale partito di opposizione, il Chp si
attesta al 15.5% mentre bisogna segnalare un preoccupante aumento
del Mhpi, il Partito nazionalisti dei <Lupi grigi>, che si
attesta al 14%, quindi ben superiore alla soglia del 10% necessaria
per essere ammessi alla Tbmm, il Parlamento turco.
Il 35% del campione si è detto favorevole ad elezioni politiche
anticipate al voto presidenziale, il 40% sfavorevole. Fra questi il
17% appoggerebbe la candidatura di Erdogan, il 16% vorrebbe
presidente della Repubblica l'attuale capo dell'Assemblea Nazionale
Bulent Arinc, il 6% è per la riconferma di Sezer, mentre il 6%
preferirebbe il ministro degli Esteri Abdullah Gul.
Alla domanda su chi dovrebbe essere il prossimo Primo Ministro, nel
caso in cui Erdogan venisse eletto presidente, le preferenze sono
tutte catalizzate su Gul che raccoglie un buon 52%. ma il sondaggio
ha riservato un altro dato negativo, in parte inaspettato. Il
campione si è rivelato ultra conservatore per quanto riguarda
l'articolo 301 del nuovo codice penale. Nonostante i numerosi
processi, la fuga del premio Nobel Irhan Pamuk e l'assassinio del
giornalista di origine armena Hrant Dink, solo il 39% crede che
debba essere abolito, il 55% crede che debba rimanere al suo posto.
il resto non ha una opinione in proposito. (Apcom)
14.02.2007
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....E NON LO VUOLE
NEPPURE BULENT ARINC
Colpo di scena
a tre mesi dalle elezioni in Turchia per l'elezione del nuovo Capo
dello Stato che vede in corsa anche Recep Tayyip Erdogan. Il
responsabile dell'Assemblea Nazionale lo preferirebbe premier per
altri 5 anni. |
Colpo di
scena a tre mesi dalle elezioni per il nuovo presidente della
Repubblica turco, previste per la fine di aprile. Contro la
candidatura del premier Recep Tayyip Erdogan ci si è messo anche
uno dei suoi uomini più fedeli. Bulent Arinc, presidente del
Parlamento, ha dichiarato infatti di ritenere meglio che Erdogan
resti premier piuttosto che diventare Capo dello Stato.
"Credo sia meglio che Erdogan rimanga Primo Ministro per altri
cinque anni", ha dichiarato Arinc, aggiungendo che "il suo
carisma serve all'Akp (Giustizia e Sviluppo) per i prossimi
appuntamenti elettorali".
Arinc ha anche aggiunto che, se Erdogan dovesse diventare presidente
della Repubblica, allora Gul potrebbe essere eletto nuovo capo dell'Akp.
Nonostante il carisma, per il momento in Turchia l'eventualità di
un Erdogan Capo dello Stato non è stata accolta da molti come una
buona notizia. Già nei mesi scorsi Omer e Guler Sabanci avevano
indirettamente fatto sapere di non essere favorevoli alla
candidatura del Pimo Ministro a prossimo inquilino del Kok.
In dicembre l'attuale presidente della Repubblica Ahmet Necdet Sezer
aveva chiesto le elezioni anticipate per fare in modo che il nuovo
Capo dello Stato possa essere eletto "con una maggioranza
nuova". Cioè non con un Parlamento completamente in mano all'Akp,
il partito di Erdogan. (Apcom)
14.02.2007 |
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Il
premier israeliano da oggi in Turchia per 2 giorni. Gli
incontri con Erdogan e con Gul.
LA
VISITA DI EHUD OLMERT AD ANKARA
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Il premier israeliano,
Ehud Olmert, sarà in Turchia per due giorni a partire da oggi 14
febbraio.
Olmert incontrerà il premier turco, Recep Tayyip Erdogan, e il
ministro degli Esteri, Abdullah Gul. In agenda i rapporti
bilaterali, la situazione fra Israele, Siria e Libano, e le
prospettive di dialogo con i palestinesi. (Agr)
14.02.2007
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La
questione dei giacimenti sottomarini al largo di Cipro
ulteriore motivo di duro scontro tra Ankara e Nicosia. Il
rischio che la situazione precipiti anche per la presenza di
navi da guerra turche. Le compagnie però indifferenti.
TENSIONI
NEL MEDITERRANEO PER IL PETROLIO |
Una ridda di voci non
confermate ma nemmeno smentite circa asseriti movimenti di navi da
guerra turche al largo dell'isola di Cipro continua a fare da poco
rassicurante sfondo alla guerra di parole che Ankara ha sferrato
contro Nicosia già da due settimane, quando il Governo della
Repubblica di Cipro ha annunciato che lancerà offerte di appalto a
livello internazionale per l'esplorazione e lo sfruttamento di
giacimenti di greggio e di gas naturale di recente individuati tra
la costa Sud di quest'isola mediterranea e le coste di Egitto e
Libano. Ankara sostiene che il Governo della Repubblica di Cipro -
greco-cipriota, l'unico riconosciuto a livello internazionale - non
rappresenta tutta l'isola, ragion per cui considera nulli gli
accordi firmati da Nicosia con il Cairo e Beirut per lo sfruttamento
dei giacimenti.
Cipro è divisa dal 1974 in seguito ad un'invasione militare della
Turchia che ancora ne occupa il 38 per cento dell'area Nord con
circa 40.000 soldati e nella parte sotto occupazione militare nel
1983 venne auto-proclamata una "Repubblica turca di Cipro del
Nord" che è riconosciuta solo da Ankara. Paradossalmente la
Turchia, che ha avviato negoziati di adesione all'Unione Europea,
mantiene una forza d'occupazione militare in un Paese che fa parte
dell'UE da ormai tre anni.
Dettaglio che anche a Brussels sembra sia considerato irrilevante.
Recentemente il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate turche,
generale Tashar Buyukanit, si era affrettato a smentire l'invio di
navi da guerra turche al largo di Cipro oltre a quelle che di solito
pattugliano la zona di mare attorno all'isola dopo che la rete turca
<Ntv> aveva dato la notizia mettendo in relazione la presenza
di unità turche al largo dell'isola con il monito lanciato due
giorni prima da Ankara a tutti i Paesi del Mediterraneo orientale a
non concludere accordi con la Repubblica di Cipro per la ricerca di
greggio in mare come hanno fatto L'Egitto, due anni or sono, ed il
Libano, poche settimane fa.
La smentita del gen. Buyukanit, naturalmente, non aveva convinto
nessuno.
Secondo quanto scritto dal diffuso quotidiano ateniese <To Vima>
(La Tribuna), se i calcoli ufficiali delle compagnie specializzate
del campo degli idrocarburi sono esatti, nel tratto di mare fra la
costa Sud di Cipro, l'Egitto ed il Libano esistono giacimenti
sottomarini con una capacità tra i 6.000 e gli 8.000 milioni di
barili di greggio, per un valore stimato di 400 miliardi di dollari.
L'unico problema è costituito dal fatto che, trovandosi i
giacimenti in profondità, ogni perforazione di un pozzo potrebbe
costare tra i 20 e i 50 milioni di dollari. Nonostante ciò, oltre
40 compagnie petrolifere - tra cui la <Shell> - hanno già
manifestato il loro interesse per il nuovo eldorado.
Sinora le compagnie petrolifere non sembrano impressionate più di
tanto dalle minacciose rivendicazioni di Ankara, già definite da
Nicosia "provocazioni risibili" e "inaccettabili.
Diplomatici occidentali ad Atene ritengono comunque che se il Governo turco crede di poter indurre con le minacce Nicosia a fare
marcia indietro (come in passato fece con Atene sempre per una
questione di giacimenti sottomarini), probabilmente non tiene nella
dovuta considerazione il fatto che adesso la Repubblica di Cipro è
a tutti gli effetti un Paese membro dell'UE e che un'azione militare
contro di essa significherebbe per la Turchia la fine dei negoziati
per l'adesione all'UE. (Denaro.it)
14.02.2007
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Il
presidente della Repubblica Lech Kacynski - recatosi recentemente in visita ad
Ankara - si è espresso a favore dell'ingresso della Turchia
nell'Unione Europea. "Se fosse dentro - ha dichiarato - l'UE ne
uscirebbe rafforzata".
L'APPOGGIO
DELLA POLONIA SULL'ADESIONE |
Il presidente
della Polonia ha offerto un forte appoggio alla candidatura per
l'entrata nella UE della Turchia, dicendo che il grande Paese
musulmano contribuirebbe ad arricchire ulteriormente il club delle
27 nazioni.
"Se la Turchia diventasse membro della UE, la UE ne uscirebbe
rafforzata economicamente ... anche da un punto di vista militare,
la UE risulterebbe rinforzata", ha detto il presidente Lech
Kaczynski ai giornalisti all'inizio di una visita ufficiale di due
giorni al Paese musulmano.
Coi suoi 73 milioni di abitanti, la Turchia offre un vasto mercato
in rapido sviluppo per i commerci europei.
Ankara possiede anche il secondo esercito della Nato per dimensione,
dopo gli Stati Uniti.
"Al momento, noi (i favorevoli all'ingresso della Turchia)
siamo una minoranza, ma sono sicuro che nel prossimo futuro
dimostreremo di avere ragione", ha aggiunto Kaczynski.
Alcuni governi dei Paesi membri della UE, tra cui la Francia, la
Germania e l'Austria, si sono detti dubbiosi sulla candidatura della
Turchia.
Molte nazioni europee considerano la Turchia troppo grande, povera e
culturalmente diversa per poter entrare nell'Unione.
La Gran Bretagna, l'Italia e la Spagna, invece, sono gli sponsor più
convinti di Ankara.
Le dimostrazioni di supporto di Italia e Polonia arrivano a circa un
mese dalla sospensione di otto dei 35 "capitoli" in cui
sono divisi i negoziati sulla candidatura della Turchia, a causa del
rifiuto di Ankara di di aprire i suoi porti e i suoi aeroporti
all'ingresso di navi e aerei provenienti da un Paese già divenuto
membro della UE, Cipro. (Reuters)
14.02.2007
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Il Commissario
UE all'Allargamento ha criticato il ministro dell'Interno
francese Nicolas Sarkozy per la sua opposizione ad Ankara
dentro l'Unione. "La migliore posizione deve essere e
comunque quella dell'equilibrio".
DURA PRESA DI POSIZIONE DI OLLI REHN |
 Il
Commissario per l'Allargamento dell'Unione Europea Olli Rehn ha
criticato il ministro dell'Interno e candidato alle presidenziali
francesi Nicholas Sarkozy per la sua manifesta opposizione
all'ingresso della Turchia in Europa.
A Rehn, che recentemente si trovava a Roma per un incontro con il ministro degli Esteri
Massimo D'Alema, i giornalisti avevano chiesto come un'eventuale
vittoria di Sarkozy alle prossime elezioni presidenziali potrebbe
influenzare il processo di allargamento della UE, soprattutto nei
confronti della Turchia.
"Posso solo dire che la costante messa in discussione della
possibilità di accesso della Turchia sta erodendo la credibilità
della UE in Turchia, riducendo la capacità di Ankara di andare avanti
con le riforme", ha detto Rehn. "Secondo me, la miglior
posizione che può avere la UE nei confronti della Turchia è di
essere equilibrata e salda. Equilibrata, mantenendo il nostro impegno
riguardo alle prospettive di accesso nel caso in cui la Turchia
dovesse soddisfare tutte le condizioni poste, e salda, sottolineando
la rigorosa condizionamento (del suo ingresso) ai nostri
obiettivi", ha aggiunto il Commissario.
Da quando ha acquisito lo status di Paese candidato nel 1999, la
Turchia ha riformato molte leggi per migliorare il rispetto dei
diritti umani e cambiare il suo sistema giuridico ed economico .
Alcuni critici, però, dicono che l'implementazione delle riforme è
stata fino ad ora insoddisfacente.
Sarkozy aveva recentemente ribadito la sua ferma opposizione all'ingresso
della Turchia in Europa, dicendo che i negoziati fra la UE e Ankara
dovrebbero portare solo ad una alleanza strategica.
Alla Turchia membro della UE si oppongono anche la Germania e
l'Austria, insieme ad una buona parte di cittadini francesi che dicono
che l'ingresso di Ankara creerebbe gravi pressioni sul sistema
economico del blocco dei 27 paesi, oltre a mettere in evidenza marcate
differenze culturali (Reuters)
14.02.2007
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NESSUN
RICONOSCIMENTO SE SMEMBRATO
La
precisazione, a proposito dell'Iraq e del suo territorio, è arrivata a Davos (Svizzera)
dal ministro degli Esteri turco Abdullah Gul. |
Parlando al Forum economico
mondiale, il capo della diplomazia turca Abdullah Gul ha affermato che
"se l'Iraq verrà diviso, ci sarà un'autentica guerra civile
nel Paese e tutti i Paesi confinanti verranno coinvolti ..., se
questo succede, sarà un'altra epoca buia della storia
irachena".
Gul ha poi messo in chiaro "se ci sarà una divisione, noi
non riconosceremo nessun nuovo Governo che dovesse essere formato
nella regione, abbiamo tutti un unico obiettivo: tenere l'Iraq
unito". Una precisazione importante indirizzata ai curdi
dell'Iraq settentrionale.
Gul ha anche detto che la Turchia si aspetta che gli Stati Uniti si
occupino della questione dei guerriglieri del Pkk con base nel nord
dell'Iraq, aggiungendo che se gli Usa lo vogliono e lo possono
fare, bene, altrimenti sarà la Turchia ad affrontare la questione. (Arab
Monitor)
14.02.2007
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I
CINQUE PUNTI DELL'ACCORDO SULL'IRAQ
Interessano
la stabilità del Paese sono stati fissati nel vertice di Ankara
tra il ministro egli Esteri siriano Walid al-Muallim ed il premier
turco Recep Erdogan. Prossima una conferenza a Damasco con i
rappresentanti di 7 nazioni. |
Sarebbero
cinque i punti dell'accordo sull'Iraq raggiunto da Siria e Turchia nel
corso della visita del ministro degli Esteri di Damasco, Walid al-Muallim,
ad Ankara. Lo ha riferito il quotidiano panarabo <al Hayat> citando
fonti coperte da anonimato.
Il
giornale ha spiegato che - durante l'incontro tra Muallim, il premier
turco Recep Tayyip Erdogan e il ministro degli Esteri Abdullah Gul -
"le due parti hanno definito un piano d'azione per l'Iraq fondato su
cinque punti: proteggere l'unità del Paese, salvaguardare la sua
sovranità ed indipendenza, respingere ogni scenario di guerra civile,
sostenere il Governo iraniano in vista della conferenza dei Paesi
confinanti, impiegare ogni sforzo per arrivare allo smantellamento delle
milizie che operano in Iraq e al ritiro delle forze militari
straniere". Alla conferenza da tenere a Baghdad entro marzo - oltre a
Siria, Turchia, Iran, Giordania, Kuwait e Arabia Saudita - dovrebbero
partecipare anche egitto e rappresentanti della Lega Araba. (Ansa)
14.02.2007
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Il
fondatore del Pkk ha chiesto che il suo partito non sia più
iscritto nella lista nera delle organizzazioni terroristiche.
IL
RICORSO
DI OSMAN OCALAN ALL'UE |
Il Tribunale di primo grado
dell'UE dovrà riesaminare il ricorso
presentato dal fondatore del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk),
Osman Ocalan, contro l'iscrizione del partito, dal 2002, nella lista
delle organizzazioni terroriste dell'Unione Europea. La decisione è
stata presa dalla Corte europea di giustizia del Lussemburgo. Con
un'ordinanza del 15 febbraio 2005, il Tribunale UE aveva dichiarato
il ricorso non ricevibile perché "il Pkk non esisterebbe più".
Uno stesso provvedimento era stato preso nei confronti del ricorso
presentato anche dal Congresso nazionale del Kurdistan (Knk). Ma i
ricorrenti hanno impugnato l'ordinanza davanti alla Corte che ha annullato il provvedimento dichiarando
"parzialmente
ricevibile il ricorso proposto".
Secondo la Corte, infatti, Ocalan "agisce validamente per conto del
Pkk e può conferire agli avvocati il mandato di rappresentarlo".
Quindi, il Tribunale deve pronunciarsi in merito al ricorso
presentato da quest'ultimo. Già nel 1993 il Pkk aveva stabilito che
una soluzione del conflitto in Turchia non doveva essere perseguita
con la violenza e aveva rinunciato a chiedere un proprio Stato,
richiesta sostituita dall'aspirazione di "poter esprimere
liberamente la propria identità come curdi" all'interno dei
confini della Turchia. Nel '98, poi, venne deciso che l'idea di
liberazione nazionale attraverso il conflitto armato era stata
"storicamente superata" e sostituita dai metodi
dell'azione civile. E, infine, il 10 aprile 2002 l'ottavo congresso
del Pkk sciolse il partito e riorganizzò il suo lavoro adoperando
metodi pacifici e democratici sotto il nome di "Congresso per
la Libertà e la Democrazia del Kurdistan". Nonostante ciò, il
3 maggio 2002 l'UE incluse il nome del Pkk nella lista delle
organizzazioni terroristiche.
La Corte non ha accolto, invece, il ricorso proposto da Serif Vanly
per conto del Congresso nazionale del Kurdistan. In questo caso la
Corte «ritiene che il Tribunale abbia agito correttamente in quanto
non ricevibile» perché il Knk "non possiede i requisiti per
presentare un ricorso di annullamento". Nel dicembre scorso la
Corte di giustizia europea del Lussemburgo aveva annullato anche la
decisione del Consiglio UE di bloccare i fondi dei Mujahedin del
Popolo, principale forza di opposizione iraniana, sempre nel quadro
della lotta contro il terrorismo. (L'Unità)
14.02.2007
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CI
VUOLE UN'ALLEANZA STRATEGICA
Questo quanto
ha chiesto l'ex leader del Pkk Abdullah Ocalan, tuttora in carcere,
al Governo di Ankara se si vuole porre fine ad anni
di conflitti nel sud-est anatolico che hanno causato migliaia di
vittime su entrambi i fronti. |
Se vuole
porre fine ai conflitti che da 22 anni insanguinano la Turchia, Ankara
conceda l'autonomia regionale al Kurdistan turco . E' quanto
suggerisce il leader ribelle curdo Abdullah Ocalan, a detta del quale
''per la Turchia è di vitale importanza avere un'alleanza strategica
con i curdi''. ''Ciò significa - scrive Ocalan in una nota - che la
Turchia dovrebbe fare pace con i curdi che vivono nei loro territori e
riconoscere loro l'autonomia''. Dal carcere dell'isola di Imrali, il
leader del partito dei lavoratori curdo (Pkk) avverte che i curdi
reclamano soltanto una reale autonomia, ma potrebbero spingere per
l'indipendenza se Turchia, Iran e Siria insisteranno nella loro
politica di oppressione: ''Lasciate che i curdi abbiano un Governo e
un Parlamento regionali, altrimenti la Turchia si trasformerà in un
altro Iraq''. (Asca-Afp)
14.02.2007 |
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Il
no del tribunale federale elvetico. L'uomo è accusato di aver partecipato all'uccisione di un poliziotto. Il caso di
tredici arrestati.
MILITANTE
CURDO NON SARA' ESTRADATO
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Il
Tribunale federale ha accettato il ricorso e ordinato la
scarcerazione di un esule curdo, accusato dalle autorità turche di
aver partecipato all'uccisione di un poliziotto.
La detenzione e le minacce di estradizione verso la Turchia avevano
sollevato, l'anno scorso, una vasta campagna di sostegno nei suoi
confronti.
Arrestato nel febbraio dell'anno scorso e detenuto nel canton
Turgovia, il profugo curdo Erdogan E. sarà scarcerato e potrà
restare in Svizzera. Il Tribunale federale ha annullato
l'estradizione verso la Turchia decisa l'anno scorso dall'Ufficio
federale di giustizia (Ufg).
Giunto in Svizzera nel 1996 all'età di 17 anni, Erdogan E. è
accusato dalla Turchia di aver partecipato all'uccisione di un
poliziotto, reato che avrebbe commesso all'età di 15-16 anni in un
contesto di guerra civile tra le forze armate turche e i militanti
curdi.
Le autorità di Ankara avevano chiesto l'estradizione del giovane
nell'aprile 2003, ma l'Ufg ha predisposto il suo arresto soltanto
nel gennaio 2006. Nell'agosto successivo, ha ordinato la sua
estradizione.
Nell'accettare il ricorso del curdo, il TF ha spiegato in un
comunicato di aver tenuto conto della durata particolarmente lunga
della procedura, nonchè dei "difetti e delle
contraddizioni" figuranti nella domanda d'estradizione, che non
dimostrerebbe in modo sufficientemente plausibile il coinvolgimento
del giovane.
La Corte ha pure preso in considerazione l'età di Erdogan E.,
minorenne quando avrebbe commesso il reato rimproveratogli da
Ankara, dell'epoca e delle condizioni in cui era stato ammesso
provvisoriamente in Svizzera nel 1999.
"In simili circostanze, accettare la sua estradizione sarebbe
contrario alla Convenzione europea d'estradizione", nota la
prima Corte di diritto pubblico.
La scarcerazione di Erdogan E. era stata fra l'altro combattuta da
una petizione consegnata alla Cancelleria federale lo scorso
ottobre. Fra i 3600 firmatari figuravano 14 consiglieri nazionali.
La comunità curda residente in Svizzera aveva inoltre inscenato
manifestazioni e altre azioni di solidarietà nei confronti del
giovane esule.
Sarà invece estradato verso la Turchia il cittadino turco M.E., che
Ankara accusa di aver partecipato, in quanto leader del Pkk, a
numerosi attentati commessi fra l'aprile 1990 e l'agosto 2001 e che
hanno provocato numerose vittime civili.
La Turchia lo sospetta in particolare di essere il protagonista
dell'uccisione di un "capo di villaggio", commesso
nell'aprile 1994.
Il TF ha respinto l'argomento del ricorrente, secondo cui si sarebbe
trattato di un atto "puramente politico", e autorizzato la
sua estradizione.
L'esecuzione sarà tuttavia condizionata alla presentazione, da
parte della Turchia, di sufficienti garanzie di rispetto dei diritti
umani. (Swissinfo)
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Ankara "sta già
preparando i documenti" per chiedere l'estradizione in Turchia
di 13 sospetti alti dirigenti del Pkk, arrestati in Belgio e Francia
nei giorni scorsi, "sulla base di informazioni fornite dalla
Cia americana". Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri turco
Abdullah Gul aggiungendo che gli arresti sono stati un chiaro
segnale positivo di Washington ad Ankara, dato che sono avvenuti -
come ha osservato lo stesso Gul - proprio mentre incontrava Dick
Cheney e Condoleezza Rice nella capitale Usa.
Tra gli arrestati vi sono Riza Altun e nedim Seven, considerati i
due "tesorieri" del Pkk organizzazione considerata
terroristica dagli Usa ed anche dall'UE. I 13 erano compresi in una
lista di 16 dirigenti del Pkk, consegnata dalla Turchia agli Stati
Uniti. Secondo i giornali turchi "solo grazie agli Usa" si
sono avuti - dopo anni di pressioni turco-americane e di "vane
promesse e misure cosmetiche da parte degli europei", risultati
positivi in Europa nella lotta al Pkk, il quale ora "avrà
difficoltà nei finanziamenti e nel reclutamento di nuovi
membri". (da Ansa)
14.02.2007
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INDIZI DI UNA MATRICE COMUNE
L'assassinio del giornalista di origine armena, Hrant Dink, e quello
di don Andrea Santoro pianificati a tavolino dagli ultra
nazionalisti dei <Lupi grigi>. In una foto Erhan Tuncel ritratto
assieme al leader del Bbp, Yazin Yazicioglu. |
 Sono
emersi nuovi indizi che sembrano dimostrare una matrice comune tra
l'omicidio del giornalista turco-armeno Hrant Dink del 19 gennaio scorso
ad Istanbul, e quello del sacerdote cattolico don Andrea Santoro,
avvenuto un anno fa a Trabzon , la stessa città in cui vivevano tutti
gli arrestati per il delitto Dink.
Uno di questi ultimi, Yasin Hayal, hainfatti affermato alla polizia
(secondo quanto hanno riportato i giornali <Sabah> e <Radikal>) che il
"cervello" dell'assassinio di Dink, lo studente universitario Erhan
Tuncel (anch'egli arrestato) lo spinse nel 2002 ad attaccare il prete
della chiesa di Maria di Trabzon. Il giornale <Radical> ha precisato poi
che nel 2002 Yasin Hayal in effetti "picchiò" una persona nella chiesa
di Santa Maria con il manico di un'ascia, ma Hayal non fu né fermato né
punito per quel rato.
Hayal ha anche affermato di avere conosciuto Tuncel come capo dei
"Focolari di Alperen" di Trabzon, l'organizzazione giovanile degli ultra
"Lupi grigi" del partito islamo-nazionalista Bbp (della Grande unione).
da parenti del capo del partito Bbp di Trabzon, Yasar Cihan, Hayal ha
anche affermato di avere ricevuto una somma di danaro mentre scontava in
carcere la pena di 11 mesi per il suo attentato del 2004 al <MacDonald's>
di Trabzob, per il quale egli avrebbe usato "una bomba preparata da
Tuncel".
Sarebbe stato quest'ultimo, secondo Hayal, ad organizzare l'omicidio di
Dink e a convincere il minorenne Ogun Samast ad eseguire il delitto,
come è poi avvenuto.
Nei giorni scorsi i giornali turchi hanno pubblicato foto di Tuncel in
compagnia del leader del Bbp, Yazon Yazicioglu, un ultra "Lupo grigio"
già fatto condannare dai militari turchi dopo il loro colpo di Stato del
1980 a sette anni e mezzo per delitti commessi negli scontri con i
giovani di estrema sinistra alla fine degli anni settanta.
Don Andrea Santoro fu ucciso il 5 febbraio 2006 con due colpi di pistola
mentre pregava nella chiesa di Santa Maria a Trabzon di cui era parroco
da tre anni. (Ansa)
14.02.2007
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IL
NOBEL
PAMUK
RIPARATO NEGLI USA
La
notizia è stata data dal direttore del quotidiano <Sabah>.
"Preoccupato per le minacce, è partito in segreto per gli
Usa". |
Oran Pamuk, Nobel per la letteratura nel 2006, avrebbe deciso di lasciare
definitivamente la Turchia, suo Paese natale, per stabilirsi negli Stati
Uniti, dove già da qualche mese insegna presso la Columbia University a
New York. A esser certo che l'ennesimo viaggio dello scrittore negli Usa
sia un trasferimento è Fatih Altaly, direttore del quotidiano turco <Sabah>.
"E' scappato, per lungo tempo, portando con sé i suoi beni"
afferma aggiungendo di essere venuto a conoscenza della notizia già ieri,
ma di non averla pubblicata "per evitare che all'aeroporto di
Istanbul vi fossero proteste" contro Pamuk. "Valutate voi -
scrive Altaly rivolgendosi ai lettori - il danno che questa decisione
arreca all'immagine della Turchia".
Uno dei più importanti scrittori turchi, perseguitato per le sue prese di
posizione sui massacri di armeni e curdi (alcune sue dichiarazioni gli
costarono, nel 2005, un'incriminazione e un processo, poi sospeso e
annullato), Pamuk fu il primo intellettuale del mondo musulmano a
condannare la fatwa iraniana contro Salman Rushdie. Fra i suoi romanzi,
sono stati tradotti in italiano "Roccalba", "La casa del
silenzio", "Il libro nero", "La nuova vita",
"Il mio nome è rosso".
Altaly riferisce che lo scrittore "era molto preoccupato per gli
ultimi avvenimenti in Turchia, e aveva deciso di andarsene
definitivamente", soprattutto dopo l'omicidio, lo scorso 19 gennaio,
di Hrant Dink, giornalista e scrittore di origini armene. Da allora, Pamuk
era stato oggetto di ripetute minacce, tanto da cancellare una serie di
conferenze previste in questo periodo in Germania e in Belgio.
Uno degli autori dell'omicidio di Dink, catturato dalla polizia, durante
il trasferimento dal tribunale in prigione aveva urlato, davanti alle
telecamere: "Pamuk, ora attento a te. Sii intelligente". Le
forze di sicurezza turche hanno preso sul serio la minaccia e, da allora,
hanno messo sotto scorta il premio Nobel e altri diciassette fra scrittori
e giornalisti turchi, noti per non essere allineati con le opinioni dei
nazionalisti turchi.
"Avevo anche saputo che Pamuk aveva ritirato dal suo conto 400 mila
dollari - continua Altaly - e che partiva dalla Turchia con l'intenzione
di non ritornarci per un lungo periodo. E abbiamo accertato l'esistenza di
una prenotazione a suo nome su un aereo delle 12.30". Il direttore di
<Sabah> spiega che, appreso della presunta decisione dello
scrittore, si è trovato di fronte a una scelta, "combattuto fra il
dovere giornalistico e le considerazioni umane". Per questo avrebbe
deciso di non pubblicare la notizia, che avrebbe potuto mettere a rischio
la partenza dello stesso Pamuk. (la Repubblica.it)
14.02.2007
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NON
C'E' PACE NEMMENO... PER LORO
In
Turchia - secondo l'articolo 2 della Legge sulla stampa - può
essere messo sotto accusa anche chi traduce articoli o testi
considerati "illegali". La vibrata protesta di Hasan
Anamiur, che è presidente dell'organizzazione traduttori. |
In
Turchia non c'è più pace nemmeno per i traduttori, secondo
l'articolo 2 della Legge sulla Stampa può essere messo sotto
processo chi traduce articoli considerati "illegali"; la
legge, come del resto anche il celebre articolo 301 del Codice Penale,
che punisce l'offesa all'identità turca, rimane molto generico e non
spiega nel dettaglio cosa si intenda per articoli illegali.
Quindi ci sono decine di traduttori che rischiano di finire alla
sbarra solo per aver fatto il loro lavoro. Per questo organizzazioni
di autori e traduttori hanno parlato con il quotidiano <Referans,>
pubblicizzando la loro protesta, che ha preso il via a novembre e che
si intitola: "Un traduttore non può essere punito per il lavoro
che fa".
Hasan Anamur, che di mestiere fa il traduttore e che è anche
il presidente dell'Organizzazione dei Traduttori turchi ha
sottolineato come l'articolo 2 del Codice della Stampa possa anche
essere utilizzato come forma di censura preventiva. Anamur ha
ricordato anche che l'attitudine a censurare i traduttori era propria
anche del recente passato della Turchia. Per questo motivo, nel 1999,
era stata creata l'Organizzazione dei Traduttori. Il suo obiettivo era
quello di creare una nuova sinergia con l'Unione Editori e proteggere
la categoria.
Anamur ha anche sottolineato che alcune case editrici afferenti alla
destra islamica e alla destra radicale turca hanno tradotto circa un
centinaio di libri, senza che nessuno, nemmeno il ministero per
l'Educazione, gli dicesse nulla. In questo momento i traduttori hanno
chiesto l'intervento del ministro della Giustizia. Se Cemil Cicek
non prenderà i provvedimenti dovuti si appelleranno direttamente alla
Corte Europea per i diritti umani.
"Nessuno deve dimenticare - ha detto Anamur - che il nostro primo
dovere è quello di trasferire informazioni. Il primo problema da
affrontare è quello dell'incompatibilità fra il codice della stampa
e quello che riguarda il codice delle opinioni e delle
produzioni letterarie". La protesta dei traduttori è supportata
anche dall'Unione degli Autori turca e dall'Unione professionale dei
traduttori di libri. (Apcom)
14.02.2007
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Strumento
per facilitare il dialogo tra culture e religioni, sarà inaugurato
nel maggio prossimo e sarà dedicato a don Andrea Santoro ucciso nel
febbraio 2006. La Giunta regionale del Lazio finanzia il progetto
con 250 mila euro.
CENTRO
INTERCULTURALE AD ISKENDERUN |
Una sala convegni multimediale con
traduzione simultanea, schermo per proiezioni e collegamento a Internet,
"uno strumento per facilitare il dialogo tra le culture e le
religioni, in un Paese, la Turchia, che rappresenta il Mediterraneo con
tutte le sue ricchezze e le sue contraddizioni". La struttura, rende
noto un comunicato, sorgerà per iniziativa della Regione Lazio a
Iskenderun, sede del vicariato apostolico dell'Anatolia: lì, e
precisamente a Trazbon, dove fu ucciso il 5 febbraio 2006 da un giovane
fanatico, don Andrea Santoro svolgeva la sua attività pastorale.
"L'inaugurazione della sala è prevista per metà maggio - si legge
nella nota - mentre a breve inizieranno i lavori per la creazione di una
biblioteca che sia in grado di ospitare i testi delle tre grandi religioni
monoteiste, che saranno consultabili sia in lingua turca sia in inglese.
La lista dei volumi era per la gran parte già stata compilata da don
Santoro prima della sua uccisione, e oggi al suo completamento stanno
lavorando rappresentanti delle tre religioni".
"Il progetto nasce perché si possano superare le distanze e le
incomprensioni tra le diverse culture che si sviluppano nel bacino del
Mediterraneo, per fare anche delle differenze un patrimonio e una
ricchezza comune a tutte le popolazioni", prosegue il comunicato, che
ricorda come "poco prima di morire, il 25 gennaio 2006, don Andrea
Santoro aveva indirizzato una lettera al presidente Marrazzo, in cui
chiedeva l'interessamento della Regione Lazio per questa iniziativa":
"Il centro - scriveva il sacerdote - potrebbe contribuire ad
avvicinare mondi distanti, a colmare vuoti culturali". A coordinare
la realizzazione del centro è Maddalena Santoro, sorella del sacerdote
scomparso, partita nei giorni scorsi per la Turchia insieme al cardinale
Camillo Ruini per prendere parte alla commemorazione che si è tenuta a
Trabzon. (Apcom)
14.02.2007
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ESPERIENZA
DI DIALOGO E DI INCONTRO
Giovedì
15 febbraio presso la Parrocchia di San Saturnino Martire nella
piazza omonima a Roma sarà ricordato don Andrea Santoro nel primo
anniversario della sua morte avvenuta nel febbraio 2006 a Trabzon,
l'antica Trebisonda. |
 Domani giovedì 15 febbraio, alle ore 18.30
presso la Parrocchia di San Saturnino Martire (Piazza San Saturnino,
Roma), il Centro Comunicazione e Cultura Paoline e l’Associazione
Finestra per il Medioriente, in collaborazione col Circolo Ozanam,
organizzano un incontro nel ricordo di don Andrea Santoro, nel primo
anniversario della morte, per illustrare la difficile situazione dei
cattolici in Turchia e l’impegno di dialogo fortemente voluto e
promosso da Papa Benedetto XVI. L’incontro prevede la
presentazione del "Diario di viaggio nella Turchia di Bartolomeo I
e del piccolo gregge cristiano", scritto dal giornalista Aldo
Maria Valli, riportato nel libro "La porta accanto" (Paoline
Editoriale Libri). Verrà quindi illustrata l’esperienza di
dialogo e di incontro tra il Medio Oriente e il mondo occidentale
dell’<Associazione Finestra per il Medioriente>, voluta da don
Andrea per favorire la conoscenza reciproca e lo scambio di doni
spirituali tra ebrei, cristiani e musulmani, attraverso un dialogo
sincero e rispettoso e la testimonianza della ricchezza spirituale
racchiusa nelle sue Lettere dalla Turchia. Parteciperanno alla
tavola rotonda: Aldo Maria Valli, giornalista <Rai TG3>, che ha
seguito Giovanni Paolo II in più di 30 viaggi internazionali e
Benedetto XVI nel suo viaggio in Turchia; Giulia Pezone, vicepresidente dell’Associazione
<Finestra per il Medioriente>
e collaboratrice diretta di don Andrea Santoro. Per ulteriori
informazioni: Centro Comunicazione e Cultura Paoline, Tel.
06.49.40.484. e-mail: teresa.braccio@tiscali.it (S.L.)
14.02.2007
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Intervista
con padre Claudio Santangelo, missionario vincenziano in
Turchia tornato a Roma per un anno di studi e soprattutto per approfondire la
conoscenza dell'Islam e le modalità di inculturazione
cristiana in ambiente islamica.
GUARDA AD
OCCIDENTE..MA REMA AD ORIENTE
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La Turchia è un
Paese dai mille volti. Oltre ad essere il ponte geografico tra
Oriente e Occidente, è un intreccio di laicità e società
religiosa. Di recente è stata lo scenario di grandi progressi nel
dialogo tra cristianesimo e islam e di dialogo interreligioso tra
cattolici ed ortodossi, ma è stata anche la scena di crimini contro
la libertà di religione e di pensiero.
Per dare uno sguardo da vicino alle diverse realtà della
piattaforma turca, abbiamo intervistato padre Claudio Santangelo,
missionario vincenziano in Turchia. Tornato a Roma per un anno di
studi, frequenta l’Istituto di Studi su Religioni e Culture presso
la Pontificia Università Gregoriana, per approfondire la conoscenza
dell’islam e le modalità di inculturazione cristiana in ambiente
islamico.
- Come è la realtà dei missionari vincenziani in Turchia?
"La nostra congregazione, il cui nome ufficiale è
Congregazione della Missione (CM = Congregatio Missionis),
ha due case a Istanbul appartenenti rispettivamente alle province
dell’Austria e di Parigi. Entrambe sono state fondate verso la
fine del diciannovesimo secolo per contribuire all'istruzione e
all’educazione degli europei e all’aiuto dei poveri a Istanbul.
La missione era nata come un convitto, ma negli ultimi decenni,
calata la presenza cristiana a Istanbul, il convitto è stato
trasformato in scuola superiore. La percentuale degli studenti
musulmani nella nostra scuola è del 95%".
- Lo scenario turco suscita molta curiosità per il fatto che
lo Stato è laico, ma la grande maggioranza dei cittadini è di
religione musulmana. Come si prospetta questa realtà per un
occidentale che vive in Turchia?
"In Turchia vige una laicità stretta nelle costituzioni e
nelle istituzioni. Nel 1924 il Padre della Patria, Mustafa Kemal
Atatürk, ha adottato il modello di laicità francese. E nella vita
sociale ha assunto tanti paradigmi occidentali per modernizzare la
Turchia. Così, in Turchia, è vietato per qualsiasi pubblica
impiegata portare il velo; il calendario è quello gregoriano; il
giorno festivo è la domenica e non il venerdì. I musulmani che
frequentano la moschea prendono regolarmente permessi.
La Turchia, però, ha diversi volti. Istanbul è molto particolare
perché è piena di microcosmi. Nello spostamento in città si passa
da un quartiere dove le donne mettono il velo a un’altra in cui
tutto è occidentale. Un giorno ho visto una ragazza che portava il
velo e aveva il piercing. Nel nostro immaginario, il velo è
tradizionalismo, il piercing è modernismo all'oltranza. E
queste due realtà coesistono in Turchia".
- Dove si colloca Turchia nel risveglio generale
dell’estremismo islamico?
"Nell’ultimo decennio c'è stato un risveglio religioso
musulmano anche in Turchia. Si scorge una maggiore presenza e
visibilità dell'elemento religioso nella vita sociale e pubblica.
La generazione di mezza età è generalmente rimasta molto fedele ad
Atatürk, quindi è musulmana ma non particolarmente praticante. Per
i giovani, questo risveglio religioso dipende molto dalla fascia
sociale. I ricchi guardano molto all'Occidente, ne assumono lo stile
di vita e si interessano poco della religione, mentre chi viene da
realtà rurali spesso povere ha nella moschea l’unico punto di
riferimento.
Qualcuno ha detto che la Turchia è una barca il cui equipaggio
guarda a Occidente ma rema verso Oriente".
- Come vive la popolazione turca i negoziati ufficiali per
l’ingresso della Turchia nell’Unione Europea?
"Fino all'anno scorso, secondo i sondaggi, i favorevoli
erano 70%. Ma il numero è calato drasticamente, e adesso sono poco
più della metà. Tante persone hanno paura di perdere la propria
identità. L’opinione pubblica in merito varia molto a partire
dalla situazione geopolitica circostante, come la guerra di Israele
contro il Libano dell’estate scorsa. In quel periodo c’erano
immensi manifesti su alcuni edifici con foto della distruzione in
Libano che dicevano così: “Israele ha bruciato il Libano e il
mondo è stato a guardare”. Queste guerre sono percepite da tante
persone come guerra dell’Occidente cristiano contro l’islam
perché, in genere, nella mens islamica lo Stato e la religione
coincidono.
Come noi in Occidente temiamo l'invasione turca e di perdere la
nostra identità europea, così tanti di loro temono che
l’Occidente fagociti la loro identità turca e musulmana.
Si aggiunga il fatto che i mass-media sono molto parziali e che
alcuni mezzi di comunicazione nutrono nell’immaginario della gente
una paura dell’Occidente che vuole fagocitare i Turchi e
sopprimere la loro identità. Quando fu ucciso don Andrea Santoro,
alcuni giornali (come Vakit), considerando inconcepibile che sia
stato ucciso senza ragione, hanno scritto che il sacerdote faceva
proselitismo con i musulmani pagando la gente per venire in Chiesa"
- Come è stata la reazione locale turca all’uccisione di
don Andrea Santoro e del giornalista Hrant Dink?
"Le due uccisioni avvenute nella stessa area di Trabzon sono
state di diverso peso per la Turchia. Don Andrea Santoro, infatti,
era straniero e sconosciuto, e la sua uccisione non ha avuto la
stessa risonanza di quella di Dink e non ci sono state
manifestazioni.
L’uccisione del fondatore e direttore del giornale <Agos>, invece,
è stata percepita come un attacco alla libertà religiosa, e
l'opinione pubblica è rimasta scandalizzata a questo assassinio a
sangue freddo e sono state fatte tante manifestazioni di
indignazione.
Come cristiani, dopo questi attacchi abbiamo vissuto la paura che la
situazione precipitasse e si perdesse la stabilità che si vive in
Turchia"
- Dopo lo storico incontro del Papa Benedetto XVI e il
Patriarca Ecumenico Bartolomeo I ad Al Fanar, cosa spetta ai
cristiani fare nel cammino verso il ristabilimento della piena unità
tra i cristiani?
"Era necessario che il Papa andasse in Turchia per far
vedere l’orientamento che la Chiesa prende nel cammino verso
l’unità. Ad Al-Fanar sono stati ribaditi elementi importanti per
il cammino verso l’unità. I cambiamenti e i passi, però, non
devono rimanere ai vertici ma devono penetrare nella profondità del
vissuto delle diverse confessioni cristiane.
‘Vincenzianamente’ parlerei di gesti di concreta carità, questi
sarebbero il segno dell’ecumenismo vissuto. Impegnarsi insieme,
come comunità ecclesiali, per costruire una casa di carità
interconfessionale.
L’enciclica del Papa Giovanni Paolo II Ut unum sint parlava
dell’ecumenismo della carità che sarebbe segno visibile per i non
cristiani.
L’ecumenismo, inoltre, consiste anche nella mutua condivisione
delle ricchezze delle diverse tradizioni. L'anno scorso, come
sacerdoti cattolici, abbiamo avuto un giorno di ritiro sulla
quaresima predicato da un sacerdote del rito armeno apostolico. È
stata una grande ricchezza per noi scoprire il senso della quaresima
come lo esprime la liturgia, che, per le Chiese d’Oriente è il
fondamento su cui costruisce la fede (Lex orandi statuit legem
credendi).
Non possiamo andare avanti per stereotipi, è necessario che ci
conosciamo da vicino come cristiani, e il fatto che la presenza
cristiana sia così ridotta è uno stimolo per lavorare insieme".
- Come concepisce il suo essere missionario in Turchia?
"Il senso della mia missione in Turchia è di essere un
semplice segno per rendere più presente Cristo. Un motto di San
Vincenzo de’ Paoli, nostro fondatore è: "Fare tutto ciò che
Gesù Cristo ha fatto: infiammare il mondo". Non è mio dovere
convertire la gente, ma di essere presente della presenza di amore
ed ascolto di Cristo ed essere pronto a dare ragione della speranza
che è in me (1 Pt 3, 15). Quando celebriamo l'Eucaristia, sento che
Gesù è presente pure lì.
Anche i Turchi hanno diritto di conoscere il vero volto di Gesù
Cristo. L'esperienza fa vedere che oltre a persone indifferenti alla
religione, ci sono persone molto interessate a conoscere. È
capitato che un invito a pranzo sia passato insieme a parlare di
fede e di religione e delle questioni di fondo della vita secondo la
prospettiva cristiana.
Io appartengo a una congregazione missionaria il cui carisma è di
evangelizzare i poveri, di farci prossimi ai poveri. I poveri sono
di diversi tipi: poveri sono quelli che mancano di qualcosa, i senza
tetto, gli afflitti da diversi tipi di malattia o dipendenze, ma
sono anche i senza diritti, le minoranze, le persone abbandonate
nella solitudine. Siamo chiamati ad amare i poveri, di un amore
affettivo ed effettivo. Un amore di sentimento, cioè di vicinanza
umana ma anche di concretezza, dove l’amore è promozione reale.
La nostra missione è di vedere il povero nella sua completezza. In
Turchia, ci sono poveri che cercano Dio, il senso della vita, della
morte, del dolore, e hanno bisogno di ascolto, di presenza e di
testimonianza, e noi come cristiani siamo lì per ascoltare nella
gratuità e per testimoniare". (Zenit)
14.02.2007
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CONVERTITI
AL CRISTIANESIMO RISCHIANO
Si
tratta di una famiglia turca, discendente nientemeno che da Maometto, che vive in
Germania e che per paura di ritorsioni ha chiesto asilo politico
e la protezione del Governo tedesco. I "traditori", una coppia e la loro figlia. |
In Turchia di storie strane se ne
sentono spesso, ma questa ha tutti i numeri per sbaragliare la
concorrenza. la notizia è riportata dal quotidiano <Sabah>. la
famiglia D. (per motivi di sicurezza è stata scritta solo la prima
iniziale), che da dieci anni vive in Germania, si è convertita al
Cristianesimo e ha chiesto asilo politico.
Questo perché il nucleo familiare, che originario di Elazig, nell'est
della Turchia, si è dichiarato discendente diretto nientemeno che del
profeta Maometto. Temendo che una famiglia con natali così illustri in
Turchia rischiasse grosso, i suoi componenti hanno fatto appello allo
Stato tedesco chiedendo asilo politico, "altrimenti i Turchi ci
uccideranno per la nostra nuova fede".
I "traditori" dell'islam sono una coppia e la loro figlia.
parlando con alcuni giornalisti hanno detto che i primi a vendicarsi
per il loro gesto potrebbero essere proprio i loro parenti rimasti in
Turchia. "Non accetteranno mai il nostro gesto - hanno detto - per
loro il fatto che noi ci siamo convertiti al Cristianesimo è na vergogna.
Abbiamo ricevuto già minacce di morte a distanza". La famiglia
afferma di discendere direttamente da Fatma, la figlia di Mometto, e da
suo marito Ali, genero e cugino del Profeta. (Apcom)
14.02.2007
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"IMPORTANTE"
IL VIAGGIO DEL PONTEFICE
La Chiesa
ortodossa auspica che la visita di Benedetto XVI a fine novembre in
Turchia contribuisca ad un "dialogo sincero" tra
cristiani; "buone le intenzioni espresse nella Dichiarazione
comune firmata dal Papa e da Bartolomeo I. |
Il Patriarcato di Mosca
definisce "importante" il recente viaggio di Benedetto XVI
in Turchia, e si augura che possa contribuire a promuovere un
dialogo sincero tra le due Chiese sorelle. Secondo l’arciprete
Vsevolod Chaplin, a capo del Dipartimento del Patriarcato di Mosca
per le relazioni esterne della Chiesa, "la visita del Papa in
Turchia (28 novembre – 1 dicembre), è indiscutibilmente
importante per una comprensione reciproca tra cristiani e musulmani,
per lo sviluppo dei rapporti della Turchia con l’Europa e per il
dialogo tra cattolici e ortodossi". In un’intervista alla
stampa russa, Chaplin nota poi che nonostante le azioni di alcuni
estremisti, la maggioranza dei musulmani turchi e dei loro leader
spirituali ha guardato con favore alla visita del Papa.
Egli si è poi soffermato sul valore dell’incontro tra Benedetto
XVI e Bartolomeo I, Patriarca ecumenico di Costantinopoli, "una
delle Chiese ortodosse più esigue, ma anche una delle più famose e
storicamente importanti". Riguardo alla Dichiarazione comune,
firmata il 30 novembre dai due leader religiosi, l’arciprete
Chaplin ha dichiarato che il documento contiene "molti pensieri
corretti sullo sviluppo del dialogo e della collaborazione tra
cristiani ortodossi e cattolici". "Spero – ha concluso
– che queste intenzioni siano definite in modo specifico nel
quadro del processo di relazioni tra il Vaticano e le singole Chiese
ortodosse locali". (AsiaNews.it)
14.02.2007
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E'
stato siglato dal ministro algerino della Giustizia Tayeb Balaiz e
dal suo omologo turco Cemil Cicek. Scambio di
informazioni.
ACCORDO
DI COOPERAZIONE GIUDIZIARIA |
L'Algeria
e la Turchia
hanno siglato ad Algeri un accordo di cooperazione giudiziaria che
prevede lo scambio di informazioni e di esperienze tra i due Paesi.
L'accordo, firmato dal ministro algerino della Giustizia Tayeb Belaiz
e dal suo omologo turco Cemil Cicek, è il secondo concluso tra Ankara
e Algeri dopo quello relativo agli affari civili e al diritto
commerciale. Nei prossimi giorni è prevista anche la firma di altri
protocolli di cooperazione in materia penale e per l'estradizione.
L'Algeria ha già siglato 53 convezioni internazionali in materia
giudiziaria e, secondo il ministro Belaiz, dovrebbe concluderne altri
43. (Denaro.it)
14.02.2007
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SOCIETA'
|
E'
stato firmato dal nostro ambasciatore Carlo Marsili e dal
direttore generale degli Affari consolari del ministero Esteri
turco, Derya Kanbay.
VISTI:
MEMORANDUM
DI INTESA |
Procedure più semplici per gli italiani che vogliono entrare in
Turchia per un soggiorno breve. L'ambasciatore italiano Carlo Marsilli
e il direttore generale degli Affari consolari del ministero degli
Esteri turco, Derya Kanbay, hanno firmato ad Ankara un memorandum
di intesa sul rilascio dei visti, destinato a snellire l'iter
burocratico per l'ingresso degli italiani in Turchia e dei turchi in
Italia. In particolare, sarà eliminato del tutto l'obbligo del visto
per gli italiani che si recano in Turchia per turismo per un periodo
inferiore ai 90 giorni. Già oggi l'iter burocratico imposto ai nostri
connazionali si limita all'apposizione di un timbro sul passaporto
presso lo scalo di arrivo e al pagamento di una tassa di dieci euro.
Con la firma del nuovo memorandum, il visto di breve durata per
l'ingresso degli italiani in Turchia viene eliminato del tutto, come
già avvenuto per i cittadini di altri Paesi europei come la Francia e
la Germania.
Anche per i cittadini turchi che entrano in Italia sono previste
alcune agevolazioni, soprattutto per i viaggi con finalità di affari
o turismo. La normativa Schengen, che regola la circolazione dei
cittadini in Europa, impedisce la completa eliminazione dell'onere del
visto per chi proviene da un Paese non sottoscrittore. (Aki)
14.02.2007
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RIFORMA
SULLA SICUREZZA SOCIALE
La
legge entrerà in vigore dal prossimo luglio però ci saranno alcune
sorprese giacché alcune parti del testo potrebbero essere
cancellate. La precisazione è venuta direttamente dal ministro
dell'Economia Ali Babacan. |
A
luglio entrerà in vigore la legge sulla Riforma della Sicurezza Sociale
che in Turchia ha fatto molto discutere. Soprattutto il presidente della
Repubblica Ahmet Necdet Sezer e la Corte costituzionale ma che dall'altra
parte dovrebbe fare felice il Fondo Monetario Internazionale che ha
prestato ad Ankara qualcosa come 10 miliardi di dollari e che ha premuto
più volte sul Parlamento perché venisse approvata.
Adesso ci sono sorprese. Il ministro dell'Economia Ali Babacan ha fatto
sapere che alcune parti della riforma potrebbero essere cancellate.
"Gli studi tecnici sono ancora in corso - ha detto Babacan ai
giornalisti - ma alcune parti potrebbero essere soppresse se vedessimo di
non essere in grado di metterle in pratica". Uno dei principi cardine
della legge è quella di unificare tre diverse istituzioni che si occupano
di sicurezza sociale in uno solo e per la precisione quello dei lavoratori
dipendenti, dei liberi professionisti ed impiegati statali. Tra gli altri
provvedimenti c'è anche l'innalzamento dell'età della pensione: dal 2048
ci si potrà ritirare dal lavoro a 65 anni. (Apcom)
14.02.2007
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La
strana richiesta è stata fatta da Binasi Iktem, presidente della
sezione di Istanbul del partito di opposizione Chp. A suo dire
queste "campagne", come quella per il raki, sono deleterie
perché offendono il Padre della Patria.
ATATURK
: VIA L'IMMAGINE DALLA PUBBLICITA' |
Sarà il clima della campagna
elettorale, sarà che su certi argomenti in Turchia non si scherza, ma
stavolta il Chp, principale partito di opposizione, ne ha tirata fuori una
da fare invidia ad un esponente del Mhp, il partito nazionalista.
Binasi Iktem, presidente della sezione di Istanbul, ha denunciato i
titolari di due tipi di raki (il popolare liquore turco a base di anice)
e chiesto la cancellazione di questi ultimi. Il motivo? L'<Ata>
e il <Sari Zeybek>, questi i nomi dei marchi incriminati,
utilizzavano l'immagine di Ataturk durante le loro campagne pubblicitarie.
Un'offesa al padre della patria che Binasi Iktem non poteva tollerare e ha
chiesto all'autorità giudiziaria di procedere. In realtà le due aziende
non potevano trovare un testimonial più adatto.
"Queste campagne pubblicitarie - ha detto il dirigente del Chp - sono
deleterie perché danno una cattiva immagine di Ataturk e nel contempo
invogliano al consumo di bevande alcoliche. E' una campagna contro la
personalità spirituale di un leader e contro i valori della
nazione". Come prove inconfutabili della sua tesi ha portato alcune
immagini delle campagne pubblicitarie durante le quali, secondo lui, il
padre della patria sarebbe stato diffamato. Brutti tempi per chi vuole
bere in Turchia. Le tasse sulla produzione ed il consumo di alcolici
continuano ad aumentare e con loro anche gli episodi di intolleranza. Uno
per tutti quello del sindaco di uskudar, nella parte asiatica di istanbul,
che l'anno scorso ha proibito il consumo di bevande alcoliche per strada
perché "offendeva la tradizione religiosa turca". (da Apcom)
14.02.2007
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La
decisione - che è stata presa dalla tredicesima sezione del Consiglio di Stato
turco - vale
anche per le sigarette. Gli acquirenti informatici però dovranno
registrare una serie di dati personali e in ogni modo non essere minorenni.
INTERNET:
SI' ALLA VENDITA DI ALCOOL |
In una Turchia che negli ultimi
tempi si è fatta notare più che altro per il suo aspetto più
conservatore è caduto un ultimo tabù. La tredicesima sezione del
Consiglio di Stato ha infatti autorizzato l'acquisto di alcool e sigarette
su Internet, cosa che fino a ieri era severamente vietata perché con il
commercio elettronico l'acquirente non veniva direttamente messo a
conoscenza dei rischi per la salute che comporta l'assunzione di alcool e
il fumare sigarette.
Come giustificazione, il Consiglio di Stato ha detto che la vendita a
distanza non toglie nulla alla campagna informativa operata per dissuadere
le persone dall'utilizzare queste sostanze. Il Consiglio di Stato ha anche
stabilito che chi vorrà acquistare sigarette e alcool via Internet dovrà
registrare una serie di dati personali e dimostrare soprattutto di non
essere minorenne. (Apcom)
14.02.2007
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RECORD
DI LAVORATORI POCO ISTRUITI
Brutte
notizie per la Turchia dove il grado di istruzione è ai livelli
più bassi tra i Paesi dell'Ocse. I ragazzi di 15 anni in possesso
una cultura di ceto medio sono appena il 3% contro il 20%, ad
esempio, dell'Olanda e del Belgio. |
Brutte notizie per
la Turchia. Oltre al problema della disoccupazione che affligge il Paese
in maniera pressoché cronica, adesso c'è anche quello della qualità dei
lavoratori. Secondo una ricerca condotta dall'Organizzazione per la
Cooperazione economica e lo Sviluppo (Ocse), ha condotto uno studio sul
grado di istruzione dei lavoratori nel Paesi membri dell'organizzazione.
La Turchia occupa il gradino più basso. I suoi lavoratori vanno a scuola
meno rispetto a quelli degli altri Paesi. Per esempio, negli altri Stati
oltre il 70% dei bambini va già agli asili all'età di 3-4 anni. In
Turchia sono solo il 2.6%. Mediamente, fra i Pesi dell'Ocse, i ragazzi di
15 anni sono già in possesso di una cultura di medio livello. la
percentuale è ancora più apprezzabile in Paesi come Olanda e Belgio dove
tocca il 20% degli studenti. in Turchia siamo fermi al 3%.
Gli studenti nel Paese della Mezzaluna a 15 anni possono dire di avere un
grado di istruzione solo elementare. Brutte notizie anche per gli studi
superiori e universitari. Sono pochi e di livello non paragonabili agli
altri Paesi Ocse. A guidare la classifica dei "bravi ed
istruiti" c'è la Svizzera dove le persone impiegate con un alto
grado di istruzione sono il 91%, seguita dalla Norvegia con l'87%,
Danimarca con il 79%, Giappone e Olanda con il 75%. L'Italia si trova a
metà classifica. Al Paese della Mezzaluna tocca anche il poco onorevole
primato della maggior sproporzione fra uomini e donne istruiti ed
impiegati. i primi sono il 78%, le seconde appena il 26%. (Apcom)
14.02.2007
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COME TORNARE
VERGINI E SALVARE L'ONORE
I
portali di medicina e bellezza turchi sono tempestati dalle domande
da parte di aspiranti pazienti. Confessioni di un pentito. |
In
Turchia si torna vergini per non morire. Oppure per salvare il proprio
onore e quello della propria famiglia. La chiamano Kizlik zari dikimi,
letteralmente "cucitura della membrana della verginità". In Italia
si chiama imenoplastica: consiste nella suturazione dei residui
dell'imene. Lo scopo è quello di provocare una perdita di sangue al
momento del primo rapporto sessuale dopo l'intervento. In Turchia,
negli ospedali statali non viene eseguita, in compenso negli studi
privati di alcuni ginecologi e chirurghi estetici, per quanto ai
confini della legalità, è la norma. Tutti sanno che esiste, ma
nessuno ne parla. Nessuna struttura pubblicizza apertamente questo
servizio, ma chi vuole (o deve) fare questa operazione sa benissimo a
chi si può rivolgere.
I portali di medicina e bellezza turchi sono tempestati dalle domande
da parte di aspiranti pazienti. I medici rispondono a tutto, ma
sottolineano sempre che presso la loro struttura la Kizlik zari dikimi
non viene praticata. I quesiti più frequenti sono: quanto costa,
quanto dura, quanto è dolorosa. Qualcuna, per eccesso di prudenza o
di paura, chiede anche se l'operazione sia sicura al 100%, cioè se il
futuro marito si possa accorgere che si tratta di una verginità
artificiale. Venire scoperte è pressoché impossibile, perché solo
un chirurgo o medico legale sono in grado di capire che l'imene è
stato suturato. I costi variano da 500 a 2000 euro e l'intervento è
indolore.
Y.C. è un pentito. Fino a quattro anni fa faceva il "medico delle
vergini" anche lui, poi ha cambiato idea e ha smesso di praticare
l'imenoplastica.
Oggi è un affermato ginecologo, con uno studio in uno dei quartieri
più esclusivi di Istanbul. Al <Giornale> ha raccontato la sua
esperienza, umana e professionale e di come la sua vita sia cambiata.
Tutto tranne una cosa: quanto ci ha guadagnato.
- Dottor Y.C. lei fino a quattro anni fa faceva tornare vergini anche
chi aveva avuto più di un partner. Poi ha cambiato idea e adesso dice
di voler dimenticare questa parte della sua vita. Ma allora prima
perché praticava la Kizlik zari dikimi?
"Lo facevo perché pensavo di aiutarle. La verginità in Turchia è
un valore ancora
molto importante, e spesso la si deve mantenere fino al matrimonio".
- Quindi molte donne venivano da lei perché avevano paura di essere
uccise o escluse dalla società?
"Sì. La stragrande maggioranza veniva qui perché non era più
vergine e stava per sposarsi con un uomo che la pensava ancora
illibata. E ovviamente non poteva dirgli la verità. Ma c'era anche
una minoranza di donne che aveva perso la verginità e affrontava
questa cosa con un senso di colpa".
- Lei per quanto tempo ha fatto il «medico delle vergini»?
"Quasi sette anni".
- Quante donne ha operato in tutto questo tempo?
"Non lo ricordo di preciso, comunque moltissime. E sono parecchie
quelle che cercano ancora di farla".
- Che tipo di ragazze si rivolgevano al suo studio?
"Le mie pazienti erano piuttosto varie. C'erano persone provenienti
da ambienti umili, certo, ma anche numerose ragazze benestanti, figlie
di avvocati e professionisti, appartenenti all'alta società".
- Venivano a farsi operare da sole?
"Il più delle volte sì. Ma spesso erano accompagnate dai genitori.
Talvolta anche in compagnia del futuro sposo".
- Quanto durava l'operazione e quando era meglio farla?
"L'operazione dura da 10 minuti a mezz'ora, dipende dalla donna. Per
la tempistica da una settimana a tre giorni prima del primo rapporto".
- Che cosa le ha fatto cambiare idea?
"La mia fede religiosa".
- Non crede che anche questa ricerca ossessiva della verginità
artificiale parta proprio da una motivazione religiosa?
"È più una pressione sociale e culturale".
- Mi vuole dire che la religione non ha nessun peso?
"Il problema sta nello stile di vita di noi turchi. La maggior parte
ritiene che la vita religiosa e sessuale di una donna debbano ancora
andare di pari passo, quando invece dovrebbe vivere la propria
sessualità liberamente. È la società che deve cambiare".
- Secondo lei che cosa dovrebbero fare le donne turche?
"Cercare la propria identità e imparare a camminare con le loro
gambe".
- A volte temo che non sia così semplice. Per esempio che cosa pensa
quando legge di delitti di onore e violenze varie ai danni di persone
che hanno avuto rapporti prima del matrimonio?
"Non riesco nemmeno a leggerli da tanto mi addolorano. Ma mi lasci
dire una cosa: se una donna accetta di fare la Kizlik zari dikimi ha
perso in partenza e vuol dire che non è sicura della sua identità. E
soprattutto metterà al mondo figlie che cresceranno nello stesso
modo. Spesso la verginità diventa uno strumento di controllo da parte
del sesso maschile".
- Le è capitato, dopo aver cambiato la sua opinione, di dover
respingere le richieste di qualche paziente?
"Sì e non è stato facile. Ma ero forte delle mie idee". (Marta
Ottaviani/Il Giornale.it)
14.02.2007
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DELITTO
D'ONORE: ISTANBUL
E' LA CAPITALE
I
dati sulla megalopoli turca forniti dal Dipartimento per la
Sicurezza. Le donne uccise nel 2006. La violenza in
famiglia.
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Altro che est del Paese. La vera "capitale" del delitto
di onore turca è la moderna a cosmopolita Istanbul. I dati sono stati
resi noti dal Dipartimento per la Sicurezza della megalopoli sul
Bosforo, su richiesta della Commissione parlamentare che da qualche
mese si occupa specificamente di questo problema. Li ha pubblicati il
quotidiano <Milliyet>.
In particolare solo nel 2006 le donne uccise a Istanbul per motivi
riguardanti l'onore sono state 25. Il dato è in costante ascesa dal
2000, quando le vittime erano state "solo" 18.
A queste vanno aggiunte le donne che subiscono violenza all'interno
delle mura domestiche e non sporgono denuncia. (Apcom)
14.02.2007
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I
PIU' COOL IN TUTTO IL MONDO
Secondo
<Wallpaper, Italia e Turchia meritano l'oscar dello chic.
L'una per un edificio pubblico (Renzo Piano) e per la collezione
invernale (Prada), l'altra per la miglior città
dell'anno (Istanbul) e miglior ristorante (Muzede Changa). |
Sono l'Italia e la Turchia i Paesi
più cool. Il verdetto, forse un po' a sorpresa, arriva dalla
bibbia del life style: la rivista <Wallpaper>, da sempre icona di
riferimento degli appassionati della qualità della vita.
L'osannato mensile ha recentemente assegnato i dieci <Wallpaper Design
Awards> per il 2007, una sorta di oscar dello chic, il meglio del cibo,
dello stile, dell'architettura nell'anno passato. E l'Italia, pari merito
con la Turchia, si porta a casa ben due riconoscimenti: quello per il
miglior edificio pubblico e per la più riuscita collezione invernale,
rispettivamente a Renzo Piano e alla maison <Prada>. La scelta della
stilista Miuccia, spiegano dalla giuria, non è così scontata come si
potrebbe pensare. Il merito della signora è di avere stupito ancora una
volta. Ha infatti ideato uno stile da "guerriera urbana" che
vive in perenne movimento ma è anche sofisticata. Insomma, il meglio per
la donna d'oggi. La virtù di Piano, invece, sta nell'aver saputo ampliare
la biblioteca e il museo Morgan di New York. La moderna costruzione, con
tanto di sala lettura, auditorium e corte interna, ha rispettato
perfettamente il contesto storico.
La migliore città dell'anno, invece, è Istanbul. La capitale turca sta
vivendo una sorta di seconda giovinezza che la vede regina dell'arte, con
gallerie contemporanee e musei, ma anche dello shopping e della vita
notturna. E la stessa Istanbul, non a caso, si è meritata un secondo
riconoscimento, quello per il miglior ristorante. Si tratta del Muzede
Changa, una sorta di cubo di vetro arredato in stile '60 e '70, ideato
dall'architetto Aysen Savas e capitanato dal talentuoso chef Peter Gordon.
"Eccitante e inquietante al tempo stesso" è la singolare
definizione con cui la giuria ha motivato la premiazione di <Google
Earth>,
quella sorta di zoom che consente di spiare spiagge, vie e città e
migliorare il rapporto delle persone con quell'illustre sconosciuto che è
il pianeta Terra. Ancora ad una donna, l'olandese Hella Jongerius, va
l'oscar per il design. Nata come progettista per pochi si è imposta per
la sua capacità di raffigurare i volumi ed è amatissima da aziende come
<Vitra> e <Ikea>. Un premio atipico, quello per il più
geniale apparecchio per uso domestico, è andato invece agli altoparlanti
di ceramica di due giovani laureati dell'università di Stoccolma: Mats
Broberg e Johan Ridderstrale. Forse a dimostrazione del fatto che, per
entrare nella ristretta cerchia dei premiati, non bisogna essere dei nomi
arcinoti. La migliore casa privata è invece quella progettata
dall'inglese John Pawson per il guru creativo Fabien Baron. Per soddisfare
i capricci dell'art director (curatore di mostri sacri come <Vogue>
e il calendario <Pirelli>) è nata una dimora armonicamente inserita
nel paesaggio naturale. Sempre parlando di costruzioni il riconoscimento
per l'albergo ideale va all'Home di Buenos Aires: 17 camere, ciascuna
diversa dall'altra, tutte dotate delle migliori tecnologie. E, infine,
l'onore per aver inventato i migliori cosmetici spetta al francese Serge
Lutens che ha saputo combinare il fascino antico con formule tecniche e
confezioni di design.
Questi i dieci verdetti, senza appello. Anche se i giurati, dalle pagine
internet del giornale, lasciano un democratico spiraglio: "Forse la
vostra opinione è diversa, in tal caso segnalateci nel sito cosa ne
pensate". (Irene Maria Scalise - La Repubblica.it)
14.02.2007
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CRONACA
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CONFERMATO
IL VIRUS DEI POLLI
Secondo
quanto rilevato dal ministero dell'Agricoltura turco. Trovati morti 170
volatici nel villaggio di Bogaskoy, provincia di Batman. A
detta degli organismi preposti alla salute al momento non c'è
comunque da allarmarsi. |
Dopo la conferma della presenza di
focolai di influenza aviaria nella parte sud-orientale del Paese, le
autorità' della Turchia hanno deciso di mettere in quarantena 4 villaggi
della provincia di Diyarbakir . Si tratta del villaggio di Akcay e altri
piccoli centri urbani della provincia. Mustafa Kayhan, responsabile del
dipartimento agricoltura della regione, fa sapere che la decisione è
stata presa a titolo precauzionale, in quanto ''si sospetta ci sia
influenza aviaria'' anche in quest'area. Dopo i casi di virus H5N1
confermati nella provincia di Batman, si teme ora il contagio nella
provincia limitrofa di Diyarbakir. La quarantena dei 4 villaggi di
Diyarbakir si aggiunge a quella già decretata a Bogazkoy, centro dove era
esploso il focolaio di aviaria. Il ministro della Salute intanto
rassicura, facendo sapere che 3 persone ricoverate perché ritenute
affette dal virus sono risultate negative ai test, e ''al momento in
ospedale non c'e' alcun caso sospetto di contagio da influenza aviaria''.
(Asca-Afp)
14.02.2007
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IL
REGALO DI DODICI
PAIA DI.....PEDALINI
Insolito
cadeau dell'Associazione dei produttori di calze della Turchia al
presidente della Banca Mondiale, Paul Wolfowitz, che era stato
fotografato "impietosamente" davanti alla moschea di Edirne con un capo bucato. |
 L'Associazione dei
produttori di calze della Turchia ha inviato 12 paia di calzini,
naturalmente nuovi di zecca, al presidente della Banca Mondiale Paul
Wolfowitz che era stato immortalato dall'impietoso obiettivo dei fotografi
con ai piedi un paio di calze bucate, mentre si toglieva le scarpe durante
una visita nella moschea di Edirne. La <Confindustria> delle calze
turca ha immediatamente raccolto l'assist, opportunità per farsi
pubblicità gratis con la divertente gaffe in cui era scivolato il capo
della Banca Mondiale. (Adnkronos)
14.02.2007
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FACEVA
SEMPRE E SOLO LA PASTA: UCCISA
Donna
massacrata dal marito a colpi di martello. Il fatto è avvenuto nei pressi
di Trabzon. Il cadavere scoperto dai vicini. |
"Da un
mese cucinava soltanto e sempre pasta. Ormai era insopportabile e io
l'ho uccisa''. E' stata la confessione resa alla polizia a Trabzon
(l'antica Trebisonda), nella regione nord-orientale della Turchia, da
un uomo di 53 anni. La donna è stata massacrata a colpi di martello.
Secondo l'agenzia di stampa turca <Anatolia>, il cadavere della donna
è stato scoperto dai vicini di casa che hanno dato l'allarme,
chiamando la polizia. L'omicida è stato arrestato alcune ore dopo. (Adnkronos/Ign)
14.02.2007
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VAN:
ERGASTOLO PER TUTTA LA FAMIGLIA
La
pena del carcere a vita è stata chiesta dal pubblico ministero della città
turca (sud-est anatolico) per tutti i componenti che avevano deciso di uccidere una loro
congiunta che era rimasta incinta prima del matrimonio. |
Potrebbero pagare molto caro tutto il male che hanno fatto. Il
pubblico ministero di Van ha chiesto l'ergastolo per tutti i
componenti della famiglia Erdas, in totale 5 persone: padre, madre,
fratello e due zii. Nel mese di ottobre la famiglia Erdas si era
riunita e aveva dichiarato la condanna a morte della giovane Naile
Erdas, di 15 anni. La sua colpa era quella di essere rimasta incinta
prima del matrimonio, forse in seguito a una violenza sessuale. Madre,
padre e zii si erano riuniti per decidere come punirla e avevano
deciso di ucciderla. La sentenza era stata eseguita dal fratello
maggiore di Naile, che l'aveva freddata in mezzo alla strada. Ora sono
tutti in prigione e ne usciranno solo per la sentenza. Un altro zio,
che aveva cercato di salvarla, in questo momento è sotto la
protezione della polizia.
14.02.2007
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MAXI
SEQUESTRO DI EROINA A DUNKERQUE
La
droga - 365 chili nascosti dentro un camion - immatricolato in
Turchia. Fermato il conducente. 110 chili di polvere bianca trovati
nel porto di Trieste. Arrestate 25 persone in una operazione denominata "Many
Problems". |
Maxi
sequestro di eroina da parte della polizia di frontiera francese: 365
chili. Erano in un camion immatricolato in Turchia, in attesa nel
porto di Dunkerque per andare in Gran Bretagna. Il conducente del
camion, un turco di 54 anni, è in stato di fermo. (Agr)
_______________
Oltre 110 kg di eroina, del valore
di oltre 60 milioni di euro, sono stati sequestrati dalla GdF nel Punto
Franco Nuovo del porto di Trieste. La droga era nascosta nel doppio fondo
della cabina di guida di un autoarticolato appena sbarcato da un traghetto
proveniente dalla Turchia e - secondo i primi accertamenti - era destinata
al mercato tedesco. L'autista - un cittadino turco - è stato arrestato e
il Tir è stato sequestrato. (Ansa)
_______________
Sono in tutto 25 le persone, molte
delle quali di origine sarda, coinvolte in questa operazione chiamata
"Many Problems", divisa in due tranche. L'inchiesta della
Guardia di Finanza si era conclusa l'estate scorsa fermandosi in Sardegna
con 10 indagati sottoposti a misure cautelare con l'accusa di associazione
a delinquere finalizzata al traffico, anche internazionale, di sostanze
stupefacenti. Tra questi M.I., la moglie R.F. e il loro figlio R., tutti
quartesi, ritenuti a capo dell'organizzazione criminale.
Sulla scia dell'inchiesta internazionale delle Fiamme Gialle romane si
sono attivati gli uomini del commissariato di Quartu Sant'Elena, diretti
da Gianfranco Murgia, che con l'operazione "Many Problems II"
hanno portato a termine l'indagine scoprendo chi agiva tra l'Emilia
Romagna e la Sardegna e ricostruendone nel dettaglio il modus operandi e
l'organigramma. Così oggi sono finiti in manette, in esecuzione di
ordinanze di custodia cautelare in carcere, anche A.L., F.L., G.L., S.M.,
P.C., A.A., F.T., G.R., A.C. e A.I. Obbligo di dimora, poi, per
G.D.(moglie di F.L.) e per M.E.,
originaria di Benin City.
Secondo la ricostruzione della polizia, la droga giungeva in Sardegna
all'interno di bombole del gas confezionate dai fratelli G. e A. A., sardi
residenti in Emilia Romagna. Giunte nell'isola attraverso un ditta di
import-export creata ad hoc da A.A., le bombole venivano prese in consegna
da M.P. che le trasportava in un container sulla strada statale 554, la
circonvallazione di Cagliari. Lì le stesse bombole venivano smantellate e
la droga, una volta tagliata, smerciata al minuto da una fitta rete di
spacciatori guidata da M. e R.I. Di piazzare la droga a Cagliari e a
Quartu si sarebbero poi occupati, a seconda appunto della città, gli
arrestati. M. e R.I. sono inoltre indagati per porto e detenzione illegale
di arma alterata e clandestina e ricettazione della stessa. La polizia di
Quartu, infatti, nel container ha ritrovato anche un fucile a canne mozze
con il quale P.C. (anche lui indagato per lo stesso reato) avrebbe pagato
provvisoriamente una piccola partita di droga. (Sardegna
Oggi)
14.02.2007
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NOTIZIARIO
DI AMBASCIATA

| GASDOTTO
ITALIA-GRECIA, VIA TURCHIA |
L'Italia e la Grecia
hanno recentemente siglato un accordo volto alla costruzione di un
gasdotto di interconnessione tra
i due Paesi (Igi). Una volta concluso, tale tratto si collegherà
operativamente a quello greco – turco i cui lavori dovrebbero
concludersi entro il 2007. I diritti di sfruttamento del gasdotto avranno
la durata di 25 anni, l’8% della produzione andrà all’italiana Edison
mentre la Depa avrà il controllo del 20%. L’intero gasdotto, una volta
operativo, assicurerà il trasporto verso l’Europa del gas naturale
proveniente dai ricchi bacini del Caspio e dell’Asia Centrale nel quadro
della più ampia iniziativa nota come "Southern Europe Gas Ring".
Con tale progetto si allenta ulteriormente la dipendenza europea dalle
forniture di gas proveniente dalla Russia dando al tempo stesso la
possibilità alla Grecia di competere con la predetta in qualità di Paese
esportatore, in quanto solo il 10% della quota della Depa sarà utilizzata
per uso domestico.
Si è conclusa in tempi brevi e con uno
scambio di lettere ufficiali la crisi petrolifera tra l’Iraq e la
Turchia sorta allorché l’Ente Petrolifero di Stato iracheno (Somo)
aveva annunciato di aver trasferito alle autorità curde del nord Iraq la
competenza del rinnovo dei contratti di esportazione di prodotti
petroliferi. Tale decisione aveva suscitato la forte reazione delle
autorità turche. Un colloquio telefonico chiarificatore tra il ministro
dell’Energia iracheno Kerim Vahid ed il ministro per il Commerico Estero
Tuzmen ha preceduto la lettera con cui la <Somo> ha informato che la
procedura per il rilascio del rinnovo dei permessi di esportazione avrebbe
seguito la vecchia procedura.
| FINANZIAMENTO
INFRASTRUTTURE MUNICIPALITA' |
Si è svolto ad Istanbul il
quarto Congresso organizzato dalla Fondazione Finanziaria Europea i cui
lavori hanno interessato il tema del "Finanziamento delle
infrastrutture delle Municipalità e delle Autorità locali”. Nel corso
dell’evento, cui hanno preso parte oltre 400 rappresentanti delle
municipalità, del settore finanziario e di quello privato di oltre 26 Paesi
(area del Mediterraneo, Russia, Commonwealth e Caucaso), è stato
possibile
organizzare incontri con funzionari delle istituzioni finanziarie e
bancarie internazionali ed intessere così proficui contatti e scambi di
idee su futuri progetti di cooperazione. L’appuntamento ha rivestito
inoltre particolare importanza per la Turchia che necessita di
incrementare gli investimenti ed i finanziamenti nel settore delle
infrastrutture pubbliche.
| AUMENTATO
IL NUMERO DELLE SOCIETA' |
Il numero delle società turche
costituite nel corso del 2006 è aumentato del’11.2% rispetto al 2005,
per un totale di 52.699 società (47.401 nel 2005), di cui la maggior
parte svolgono attività nei settori della componentistica di automobili,
assistenza e riparazione di motocicli ed apparecchiature domestiche,
manifatturiero, delle costruzioni e nel comparto immobiliare.
Lo scorso anno la Turchia ha esportato 247.186 tonnellate di
nocciole verso 91 paesi di cui il 91% è stato assorbito da Paesi europei,
per la somma totale di circa $1.5 miliardi. Tra questi l’Italia, che per
il secondo anno consecutivo ha superato la Germania nella classifica dei
paesi importatori, risulta essere il principale acquirente con 71.175
tonnellate di nocciole seguita dalla Germania (60.065), dalla Francia
(20.207) e dal Belgio (12.543).
In occasione della prima visita
ufficiale in Turchia il Presidente della Banca Mondiale Paul Wolfowitz ha
dichiarato che il Paese può considerarsi una storia di successo per
gli ottimi risultati conseguiti negli ultimi anni.
Wolfowitz ha chiaramente evidenziato non solo i traguardi raggiunti
dalle autorità turche nella lotta all'inflazione, per la stabilizzazione
macro-economica, nelle riforme strutturali, negli
investimenti diretti esteri, ma anche alcuni aspetti negativi, quali
il disavanzo cronico nelle partite correnti della bilancia dei
pagamenti e la ancora elevata disoccupazione giovanile e femminile,
ostacoli che limitano ancora lo sviluppo socio-economico del Paese. Il
Presidente della prestigiosa Istituzione Internazionale, che finora ha
concesso crediti alla Turchia per oltre $18.5 miliardi volti a finanziare
importanti progetti strutturali e settoriali, non ha mancato poi di
ricordarne la posizione geo-strategica che la rende particolarmente
importante anche in prospettiva della sua adesione all’Unione Europea.
Wolfowitz ha infine concluso sottolineando la necessità che la Turchia
continui a creare nuove oppurtunita’ di lavoro qualificato, specialmente
per la popolazione femminile e a tale riguardo ha affermato che il settore
privato svolgerà un ruolo sempre piu’ importante ai fini del raggiungimento
di questo obiettivo.
| IL
GRANDE FUTURO DI IZMIR |
Secondo il Presidente della
Camera di Commercio della regione dell’Egeo. Tamer Taskin, nel corso dei
prossimi quattro anni la città di Izmir subirà dei grandi cambiamenti
grazie alle potenzialità offerte sia dalla città che dalla zona
dell’Egeo che continueranno ad attirare il flusso degli investimenti
provenienti dall’estero. Taskin ha quindi aggiunto che le attività
promosse dalla Camera di Commercio mirano a sostenere ed a promuovere
l’immagine della Turchia come un paese economicamente conveniente,
principalmente per gli investitori europei. Nel concludere, Taskin ha evidenziato come la struttura finanziaria del
Paese non è più fragile come in passato; oltre 20 istituti di credito
esteri operano ormai con successo nel settore bancario delle Turchia
suggerendo che forse ora i settori che attireranno i capitali esteri
saranno quelli dei servizi ed assicurativo.
| GEMELLAGGIO
AMMINISTRATIVO |
Il Sottosegretario al ministero
dello Sviluppo Economico, Filippo Bubbico, ha preso parte ad Ankara alla
Conferenza di chiusura ufficiale del gemellaggio comunitario Strengthening the Institutional and Administrative Capacity of State
Planning Organization in Regional Development",
che ha visto coinvolti il Dipartimento di Sviluppo e Coesione
territoriale del Ministero dello Sviluppo Economico e l’amministrazione
turca per la pianificazione statale (Spo). Alla Conferenza hanno
partecipato il Segretario generale dell’Eusg (Segretariato Generale per
l’Unione Europea), ambasciatore Oguz Demiralp, il vice Sottosegretario
di Spo, Lutfi Elvan, ed una rappresentante della locale delegazione della
Commissione Europea. Per la parte italiana, oltre all’ambasciatore Carlo
Marsili, erano presenti alcuni responsabili del ministero dello Sviluppo
Economico nonché alcuni rappresentanti della Regione Emilia Romagna e
Puglia. Il gemellaggio amministrativo, che ha avuto la durata di 18 mesi
con un budget complessivo di €800.000, ha garantito il
rafforzamento di meccanismi integrati per lo sviluppo delle
politiche regionali ed il miglioramento della capacità istituzionale per
la gestione ed il coordinamento di tali politiche, anche agevolando la
creazione di strutture per lo sviluppo regionale (Agenzie di sviluppo) ed
incentivando il coordinamento tra Stato e realtà locali e quello
interministeriale per una più efficace programmazione.
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| L'IMPORTANZA
DI <TOFAS> A BURSA |
Gli stabilimenti produttivi della
<Tofas> a Bursa stanno assumendo sempre più rilevanza a livello
internazionale con la ridefinizione delle strategie di mercato effettuate
dalla <Fiat>, che hanno affidato alla <Tofas> la produzione,
vendita ed assistenza post-vendita delle autovetture destinate
all’Europa dell’Est, all’Asia centrale, al Medio Oriente ed al
Nordafrica. La notizia è stata data dall’amministratore delegato della
<Tofas>, Ali Pandir, secondo cui gli stabilimenti, che dalla loro
fondazione hanno prodotto 2.5 milioni di autoveicoli, con l’aggiunta
quest’anno dei modelli Linea e Mini Cargo, incrementeranno ulteriormente
la loro attività produttiva. A tale riguardo – ha tenuto a sottolineare
l’ad - saranno creati
almeno 2000 nuovi posti di lavoro, facendo così salire a 5500 il numero
totale del personale. Panir ha quindi aggiunto che a partire dal 2006 e
fino al 2008 saranno effettuati nuovi investimenti per la somma totale di
$1 miliardo che interessano sia la produzione che la modernizzazione degli
impianti. La <Tofas> potrà pertanto raggiungere una capacità annua
totale di 400.000 unità con un tasso di esportazione dell’80%. Pandir
ha concluso che per fine 2007 si aspetta un incremento della quota di
mercato pari al 10%, anche se ad inizio anno sarà possibile una flessione
delle vendite che dovrebbero tuttavia risalire nel secondo semestre.
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Il Parlamento turco ha approvato la
normativa che regola lo sviluppo di attività connesse alla costruzione di
centrali nucleari ed alla produzione di energia nucleare nel Paese. Il ministro
dell’Energia Hilmi Guler, rispondendo alle domande della competente
Commissione parlamentare, ha affermato che la produzione di energia
nucleare in Turchia non deve essere considerata come un’opzione bensì
come una necessità e che, se prodotta con i più moderni strumenti
tecnologici, non vi saranno pericoli per l’ambiente. La Turchia ha già
ricevuto proposte per la costruzione di 14 centrali nucleari da parte di
imprese locali che hanno avviato trattative con aziende leader nel settore
energetico a livello mondiale ma, secondo quanto annunciato a suo tempo
dal ministro Guler, la scelta del consorzio cui affidare i lavori non sarà
fatta attraverso lo strumento della gara bensì sulla base di
considerazioni tecniche, economiche ed ambientali, unitamente all’esame
di criteri di economicità e di efficacia operativa degli investimenti
nonché di benefici in termini di trasferimento di know-how
per la Turchia.
| 154
LE OPERAZIONI DI FUSIONE |
Secondo un rapporto della <Ernest
& Young Turchia>, nel 2006 le operazioni di fusione ed acquisizione
effettuate sono state 154 per un valore che ha superato i $18
miliardi, di cui il 90% provenienti da investitori stranieri. La
principale operazione ha riguardato l'acquisizione da parte della <National
Bank of Greece> dell'80% della <F | |