ATTUALITA'
DIALOGO

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Le
parole di rinnovata amicizia del nostro presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano all'omologo turco Ahmet Necdet
Sezer sono la testimonanza che Ankara può farcela ad
entrare in Europa. |
La visita di Ahmet Necdt
Sezer a Roma - la prima fatta da questo presidente della
Repubblica turco e la seconda dopo quella di Suleyman Demirel
tanti anni fa (Turgur Ozal vi era venuto infatti come Primo
Ministro) è tanto più significativa non solo perché l'ospite ha
incassato dal nostro Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, la
piena solidarietà dell'Italia all'alleato Nato nel proseguimento
dei negoziati di adesione di Ankara all'Europa, quanto e
soprattutto perché si è toccato con mano come i rapporti
di amicizia tra i due Paesi, al di qua e al di là del
Mediterraneo, siano molti stretti e non vincolati certo da
mutamenti ai vertici delle istituzioni.
L'apertura, nelle Sala delle Bandiere del Quirinale, della mostra
"Turchia 7000 anni di storia" è la testimonianza
diretta - come faceva rilevare la giornalista di <Sabah> Yasemin
Taskin - che l'ex Impero ottomano ha tutti i diritti di entrare
nell'UE in quanto è proprio nell'Anatolia, in epoca neolitica,
che si è formata la civiltà, quella stessa, che greci prima e
romani poi porteranno al grado più alto di perfezione. Del resto
come non riflettere sulle parole del ministro della Cultura e del
Turismo turco, Atilla Koc, che nel corso di una conferenza stampa
annunciava proprio qualche giorno fa le ultime scoperte di una
missione archeologica italiana in Turchia secondo la quale i
fondatori di Napoli provenivano da zone vicino ad Izmir. Come dire
che Virgilio, nell' "Eneide" non si era inventato un bel
nulla con il suo Enea approdato nelle terre del Lazio. Sì, la
Turchia ha tutti i titoli per sentirsi Occidente senza per questo
rinnegare, come popolo, le sue origini asiatiche e quindi
orientali. Titoli, peraltro, dei quali l'Europa - e nella
fattispecie Bruxelles - non può disconoscere con
"teoremi" assolutamente privi di sostanza. E' anche vero
però che Ankara deve portare avanti tutte le riforme che le sono
state chieste, adoperandosi in particolare per superare gli
ostacoli che si frappongono e che sono più all'interno del Paese.
Ostacoli, lasciatecelo dire con tutta franchezza che molto spesso
non hanno il loro denominatore comune in una economia ancora
ferraginosa (nonostante in tanti successi ottenuti) o in una
scarsa comprensione dei diritti umani (pur se sono stati fatti
molti passi avanti), o nella irrisolta questione di Cipro od
ancora nella frizione palese tra Forze Armate e Governo, quanto
piuttosto nella mentalità di un popolo rigidamente orgoglioso se
non addirittura eccessivamente nazionalista. Alle volte - come
diceva Talleyrand - le ragioni di un Paese vanno messe da parte
quando
è in discussione l'interesse dello stesso. Questo, è
ovvio, non significa calarsi i calzoni altrimenti la Turchia si
troverebbe a subire i soprusi ed i diktat di chi, o per un motivo
o per un altro, con mille scuse grida ai quattro venti che
l'adesione di Ankara porterebbe solo conseguenze negative. Le
parole di Napolitano ("L'ingresso della Turchia darà un
contributo essenziale all'ampliamento e al consolidamento di
quello spazio comune di democrazia fondato sul rispetto della
dignità della persona, delle libertà fondamentali e dello Stato
di diritto...") siano dunque foriere di momenti di un dialogo
più disteso, ma soprattutto più sincero, tra un Paese che ha
tutti i diritti di varcare una porta e chi al contrario questa
porta la tiene chiusa. (Turchia Oggi)
12.01.2007
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INTERESSE
STRATEGICO

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Lo
è certamente l'adesione della Turchia all'UE anche
se poi questa - come ha osservato il nostro Capo dello Stato
- deve proseguire sulla strada delle riforme. |
E' interesse strategico
dell'Europa l'ingresso della Turchia nell'UE ma al tempo stesso
Ankara deve adoperarsi per rispondere pienamente alle richieste
avanzate da Bruxelles e che condizionano l'adesione alla comunità
del Paese euro-asiatico. Il presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano ha ribadito la posizione italiana ricevendo al
Quirinale il presidente turco Ahmet Necdet Sezer, in visita
ufficiale nel nostro Paese. ''L'Italia sostiene da sempre
con convinzione il percorso di avvicinamento della Turchia
all'Europa - ha confermato il Capo dello Stato - nella certezza
che l'ingresso di Ankara nella UE darà un contributo essenziale
all'ampliamento e al consolidamento di quello spazio comune di
democrazia fondato sul rispetto della dignità della
persona, delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto, nel
quale si è espressa l'unità dell'Europa. La positiva
prosecuzione del negoziato di adesione fra UE e Turchia
rappresenta quindi un interesse strategico per l'Unione europea''.
Al tempo stesso, ha sottolineato Napolitano, ''essa costituisce uno
stimolo per Ankara a consolidare le riforme già avviate e a mettere
in atto tutte le misure necessarie al pieno rispetto delle regole
comunitarie, così da adempiere integralmente alle
condizioni richieste per l'adesione; e costituisce in pari tempo -
ha osservato ancora il Capo dello Stato - un motivo ulteriore di
impegno per l'Europa a riformare e rafforzare le proprie
istituzioni affinché l'UE più larga di oggi e di domani possa
raccogliere pienamente le sfide e le missioni cui è chiamata''.
Ricevendo Sezer al Quirinale (martedì 9 gennaio u.s, ndr) Napolitano
ha confermato con
soddisfazione ''la perdurante concordanza di Turchia e Italia su
tutti i temi affrontati''. Temi che vanno appunto
dall'allargamento dell'Unione europea al dialogo tra le due sponde
del Mediterraneo, dalla missione in Libano al più vasto processo
di pace in Medio Oriente e ai rapporti fra Israele e il futuro
Stato palestinese. ''I nostri Paesi - ha rimarcato il presidente
della Repubblica italiana - sono uniti nella convinzione che sia
indispensabile favorire la
collaborazione fra le due sponde del Mediterraneo per
promuovere efficacemente la crescita economica, il progresso
sociale, la tutela della democrazia e dei diritti umani: elementi
- ha ricordato - tutti connessi e interdipendenti tra loro''.
Napolitano ha poi rilevato come due Paesi siano impegnati fianco a fianco
nella missione Unifil in
Libano, alla quale forniscono entrambi un contributo di
grande rilievo. "Sono certo - ha detto - che la collaborazione fra le nostre
truppe, nel quadro di un'azione politica multilaterale concordata,
potrà fornire un contributo determinante alla tutela della
stabilità in Libano e della sua piena sovranità e indipendenza''.
Analogamente, ''Turchia e Italia condividono una visione del
processo di pace in Medio
Oriente, in cui la ripresa del dialogo diretto fra le parti
costituisce il necessario presupposto per una soluzione equa,
giusta e duratura, basata - ha ribadito infine Napolitano - sulla garanzia
della sicurezza di Israele e sulla creazione di uno Stato
palestinese indipendente entro confini certi e riconosciuti".
(Adnkronos)
____________________________
IL TESTO DI NAPOLITANO
Ho accolto con particolare
piacere la visita a Roma del presidente Sezer, che a poco più di
un anno dalla visita in Turchia del mio predecessore, e a pochi
giorni dalla prevista visita in Turchia del presidente del
Consiglio, On. Prodi, conferma l'eccellente livello delle
relazioni esistenti tra Turchia e Italia.
Sul piano politico, i nostri due Paesi hanno costruito un solido
rapporto di collaborazione articolato intorno ad alcuni strumenti
di particolare rilievo: il Protocollo di collaborazione
rafforzata, l'Accordo di cooperazione fra i due Parlamenti
nazionali, il Foro di Dialogo delle Società Civili.
In campo economico, l'Italia è oggi il terzo partner commerciale
della Turchia, con un interscambio che nel 2006 ha superato i 15
miliardi di dollari. Oltre 500 imprese italiane sono attive in
Turchia, con importanti investimenti in settori di primaria
importanza come le banche, l'energia, le alte tecnologie e i
servizi.
Anche sul piano culturale, Turchia e Italia intrattengono delle
relazioni eccellenti, come dimostra l'interesse per la lingua e la
cultura italiana in Turchia, la cooperazione fra le nostre
università in campo scientifico e tecnologico e quella volta alla
valorizzazione dello straordinario patrimonio storico e artistico
della Turchia. La mostra che verrà inaugurata domani al Quirinale
costituisce un sintetico esempio di questo patrimonio.
Turchia e Italia condividono una piena sintonia di vedute sulle
principali questioni internazionali. Ne è testimonianza la comune
scelta atlantica, rafforzata oggi dal condiviso impegno per
mantenere la Nato all'altezza delle sfide che la complessità del
mondo moderno ci pone. Ne è testimonianza altresì lo sforzo
congiunto, all'interno delle Nazioni Unite, in favore delle
riforme necessarie per accentuarne la democraticità, la
rappresentatività e l'efficacia.
Turchia e Italia possiedono una sensibilità comune, che vede il
dialogo fra diverse culture come fonte di crescita ed
arricchimento reciproci. Per tale motivo, i nostri Paesi sono
uniti nella convinzione che sia indispensabile favorire la
collaborazione fra le due sponde del Mediterraneo per promuovere
efficacemente la crescita economica, il progresso sociale, la
tutela della democrazia e dei diritti umani: elementi tutti
connessi ed interdipendenti fra loro.
In tale contesto, i nostri Paesi sono impegnati fianco a fianco
nella missione Unifil in Libano, alla quale forniscono entrambi un
contributo di grande rilievo. Sono certo che la collaborazione fra
le nostre truppe, nel quadro di un'azione politica multilaterale
concordata, potrà fornire un contributo determinante alla tutela
della stabilità del Libano e della sua piena sovranità e
indipendenza.
Analogamente, Turchia e Italia condividono una visione del
processo di pace in Medio Oriente in cui la ripresa del dialogo
diretto fra le parti costituisce il necessario presupposto per una
soluzione equa, giusta e duratura, basata sulla garanzia della
sicurezza di Israele e sulla creazione di uno Stato palestinese
indipendente entro confini certi e riconosciuti.
L'Italia sostiene da sempre con convinzione il percorso di
avvicinamento della Turchia all'Europa, nella certezza che
l'ingresso di Ankara nell'Unione Europea darà un contributo
essenziale all'ampliamento e al consolidamento di quello spazio
comune di democrazia - fondato sul rispetto della dignità della
persona, delle libertà fondamentali e dello stato di diritto -
nel quale si è espressa l'unità dell'Europa.
La positiva prosecuzione del negoziato di adesione fra Unione
Europea e Turchia rappresenta quindi un interesse strategico per
l'Unione. Essa costituisce uno stimolo per Ankara a consolidare le
riforme già avviate e a mettere in atto tutte le misure
necessarie al pieno rispetto delle regole comunitarie, così da
adempiere integralmente alle condizioni richieste per l'adesione.
E costituisce in pari tempo un motivo ulteriore di impegno per
l'Europa a riformare e rafforzare le proprie istituzioni affinché
l'Unione più larga di oggi e di domani possa raccogliere
pienamente le sfide e le missioni a cui è chiamata.
Sono lieto di aver potuto riscontrare, nel corso del colloquio con
il presidente Sezer, la perdurante concordanza di Turchia e Italia
su tutti i temi affrontati. Desidero dunque rinnovargli il mio
benvenuto a Roma, nella convinzione che la sua visita in Italia
contribuirà a rafforzare ancora l'antica amicizia fra i nostri
Paesi.
E QUELLO DI
SEZER
Illustri Rappresentanti della Stampa, siamo particolarmente felici
di trovarci nell'amica ed alleata Italia. Desidero ringraziare per
la calorosa ospitalità dimostrataci dal momen to del nostro
arrivo a Roma.
La Turchia e l'Italia sono due Paesi amici con forti legami
radicati che risalgono nella storia del Mediterraneo e
dell'Europa. Recentemente lo scambio reciproco di visite ad alto
livello è un importante testimonianza della collaborazione
consolidata tra i nostri Paesi.
Durante gli incontri che ho avuto con il presidente Napolitano
abbiamo esaminato le possibilità di sviluppare ulteriormente in
tutti i settori le nostre relazioni bilaterali già ad ottimo
livello. Abbiamo constatato con piacere di condividere la stessa
forte volontà di incrementare ad un livello superiore la nostra
collaborazione esistente nei settori dell'economia, commercio,
cultura, turismo e militare.
E' ulteriormente motivo di soddisfazione che il commercio
bilaterale tra la Turchia e l'Italia abbia superato 10 miliardi di
euro l'anno scorso e ci siano ancora delle enormi possibilità per
aumentare ancora questa cifra.
Nei colloqui con il presidente Napolitano abbiamo avuto uno
scambio di idee sui temi regionali ed internazionali di interesse
comune dei nostri Paesi. La Turchia e l'Italia conducono una
radicata cooperazione nell'ambito di molte organizzazioni
internazionali, a cominciare dalla Nato. Siamo decisi di procedere
a collaborare con la stessa determinazione anche in futuro.
Apprezziamo profondamente il forte appoggio che l'Italia fornisce
al nostro Paese per l'adesione all'Unione Europea. Siamo convinti
che l'adesione della Turchia all'Unione Europea apporterà
un'ulteriore contributo all'identità politica dell'Europa,
rafforzerà la sua economia e sicurezza e svilupperà la
comprensione globale e la collaborazione.
Durante questa mia visita sono altresì felice di inaugurare con
il presidente Napolitano una mostra che illuminerà il patrimonio
culturale della storia della Turchia che risale a periodi molto
antichi. Sono convinto che questa mostra contribuirà ad una
maggiore conoscenza della nazione turca da parte della nazione
italiana con la quale ha condiviso molti elementi comuni nel corso
della storia.
Con l'augurio che questa visita contribuisca al consolidamento
dell'amicizia e della collaborazione turco-italiana, vi saluto
vivamente. Grazie.
12.01.2007
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REALIZZAZIONE DI UN CAMMINO

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Grande
sintonia di pensiero e di intenti nel corso del pranzo
offerto da Giorgio Napolitano al Capo dello Stato turco. |
"I principi e i valori
che fanno dell'Europa un territorio dei diritti non sono solo i
fondamenti del nostro spazio giuridico ma anche i pilastri
dell'agire comune". Lo ha detto il presidente della
Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione del pranzo di Stato
offerto al presidente della Turchia, Sezer.
"La volontà del suo Paese di aderire all'Unione Europa - ha
dichiarato Napolitano rivolgendosi al suo omologo di Ankara - e
l'impegno che sta profondendo per realizzare questo cammino, sono
una ulteriore conferma della sua aspirazione a integrarsi nello
spazio di valori e di principi comuni al nostro continente.
Principi e valori che fanno dell'Europa un territorio di diritti,
in cui la più ampia tutela della libertà di espressione, delle
minoranze quanto di ogni cittadino indipendentemente dal sesso,
dalla confessione religiosa o dall'appartenenza etnica, sono non
solo i fondamenti del nostro spazio giuridico, ma anche i pilastri
dell'agire comune".(Apcom)
12.01.2007
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NEL SEGNO
DELL'AMICIZIA

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Incontro
in Campidoglio tra il sindaco di Roma Walter Veltroni ed il
presidente della Repubblica turco Ahmet Necdet Sezer.
Centocinquant'anni di rapporti diplomatici tra due Paesi. La
visita all'Altare della Patria. |
Breve incontro in Campidoglio tra il sindaco di
Roma Walter Veltroni ed il presidente della Repubblica turca Ahmet
Necdet Sezer, alla presenza delle rispettive consorti. Il primo
cittadino e Sezer si sono trattenuti per un quarto d'ora nello
studio privato del sindaco, un'occasione per discutere sulla
necessità dell'ingresso della Turchia nell'Unione Europea.
"Quello tra Italia e Turchia - ha detto Sezer - è un
rapporto che si basa su centocinquant'anni di rapporti
diplomatici. Già quarant'anni fa avanzammo la richiesta per
entrare in Europa, ma in molti Paesi è stata forte l'opposizione.
L'iter per l'ingresso della Turchia in Europa - ha continuato il
presidente turco concludendo - non porta vantaggi unilaterali, ma
anche per l'Europa stessa per quanto riguarda la politica, la
sicurezza e l'economia".
Per Veltroni è stato un incontro "nel segno dell'amicizia
tra due Paesi dalla storia e dalla cultura antica. È interesse
della Turchia, e credo anche dell'Europa, che questo Paese entri
nella Comunità europea. L'amicizia e il sostegno che ci sono in
Italia per la Turchia non sono solo nell'interesse di questa ma
dell'Europa intera: non si può chiedere di più alla Turchia di
quanto si chiede agli altri".
Il sindaco di Roma ha infine salutato Sezer ricordando il grande
spirito di accoglienza del popolo turco manifestato in particolare
in occasione della visita di Benedetto XVI in quel Paese.
_____________________________
In precedenza il nostro ministro della Difesa
Arturo Parisi aveva ricevuto all'Altare della Patria a
Roma il presidente turco Ahmet Necdet Sezer. Parisi e Sezer avevano deposto una corona di fiori alla
tomba del Milite Ignoto.
La cerimonia aveva avuto inizio alle 9.15. Ad attendere il Capo di
Stato turco, accanto al ministro, c'era anche il Capo di Stato
Maggiore della Difesa, ammiraglio Giampaolo Di Paola.
Dopo gli inni nazionali e gli onori alla bandiera di guerra del
Secondo Reggimento Granatieri di Sardegna, Parisi e Sezer avevano
passato in rassegna uno schieramento interforze e si erano
indirizzati verso il sacrario del Milite Ignoto, dove avevano
deposto una corona.
Il Capo dello Stato turco si era poi visto con il presidente
del Consiglio Romano Prodi a Villa Doria Phampili. (Apcom)
12.01.2007
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LA STRATEGIA DI KOC

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Il
ministro della Cultura turco ha illustrato - nel corso di una
conferenza stampa - le nuove linee del Governo per riportare
la Turchia all'avanguardia per quanto riguarda le presenze
turistiche nel Paese della Mezzaluna. |
Se si pensa che sono ancora
più di 2500 le città da scavare in Anatolia e che le missioni
archeologiche - da quelle italiane (20 al momento) a quelle
tedesche, da quelle francesi a quelle inglesi ed americane - sono un numero
assai ridotto, è facile dedurne che ci vorranno anni ed anni prima
che l'intero patrimonio culturale di questa terra meravigliosa -
l'Asia Minore dei romani - possa venire completamente alla luce.
Ma la Turchia già adesso ha tanto da offrire. Le sue ricchezze
sono tali e tante che non basterebbe una vita - ci riferiamo ai
novelli Schliemann che desiderino arricchire la propria conoscenza
- per vedere tutto. Ma la Turchia non è solo questo. Ai ruderi,
ai reperti antichissimi, agli scavi e a tante altre belle cose
ancora - come ad esempio le moschee ed i palazzi di epoca ottomana
-
il Paese della Mezzaluna offre la sua natura con il suo mare
e le sue spiagge, le sue montagne, le foreste, i laghi. Un immenso
tesoro che è alla base poi del richiamo turistico.
Non v'è dubbio che la Turchia - quando si parla di turismo - è
molto sensibile a questo argomento, né potrebbe essere altrimenti
essendo questa una voce determinante per la sua economia e di
conseguenza per quanto riguarda la bilancia dei pagamenti. Tanto
sensibile che - se una stagione va male come lo è stata nell'anno
appena trascorso (vuoi per i casi di aviaria, vuoi per una serie
di attentati, vuoi per forme incontrollate di fanatismo religioso
culminate nell'assassinio di una sacerdote italiano) - il Governo
non poteva certo rimanere inerte. Specie quando la concorrenza -
sia di Italia, Grecia e Spagna, sia di altri Paesi che affacciano
nel Mediterraneo - è piuttosto forte. Ecco allora che la strategia
per attirare potenziali turisti non poteva essere più quella
dell'attesa, come già in passato visto che le cose fino al 2005
andavano bene. Ce lo ha spiegato - nel corso di una conferenza
stampa - il ministro Atilla Koc, consapevole che se la Turchia
vuole uscire dall'impasse deve rimboccarsi le maniche e
mettercela tutta per ridare fiducia ad una clientela, specie
quella europea, che troppo facilmente si è lasciata prendere dal
panico mandando a rotoli l'ambizione di un Paese che ambiva a
toccare il vertice delle presenze turistiche. "Turchia,
7000
anni di storia"
L'esposizione di Koc
- che era assistito dalla ambasciatrice del ministero degli Esteri
turco, signora Aysenur Alpasan, e dalla direttrice dell'Ufficio
del Turismo turco in Italia, signora Serra Aytun - ha toccato vari
temi sia per quanto riguarda il turismo di massa (sole e mare),
sia per quanto riguarda quello termale, religioso e
naturalmente culturale. Peccato solo che il ministro -
venuto a Roma tra l'altro per assistere alla inaugurazione della
mostra "Turchia 7000 anni storia" - si sia dimenticato
di parlare di un altro turismo, e più precisamente di quello
invernale. In un'epoca in cui in Europa è sempre meno freddo e
nevica sempre meno, con le Alpi che lasciano ormai trasparire il
brullo delle rocce, il Paese della Mezzaluna potrebbe sviluppare
maggiormente le sue risorse in zone che spaziano da un lato
all'altro dell'Anatolia, da Uludag ai monti di Erzurum. Si tratta
solo di rendere le strutture, se non proprio paragonabili a
quelle delle Dolomiti, comunque moderne ed accoglienti. E state
certi, allora - qualora venissero incrementati voli charter da e
per l'Europa - che sarebbero a migliaia gli aspiranti sciatori
desiderosi di provare le piste turche.
L'impressione che ci fatto il ministro Koc è stata quella di un
uomo capace, desideroso di rimettere la Turchia al passo con gli
altri Paesi. Lo sforzo suo e dell'intero Governo di Ankara nella
creazione di un efficiente settore turistico con un alto livello
di competitività internazionale - specie ora che Istanbul si fa
bella per diventare capitale cultura nel 2010 ed Izmir è in gara
con Milano per ospitare l'Expo 2015 - sarà tanto più encomiabile
se alle parole seguiranno fatti concreti. Molte volte infatti, in
altre occasioni, si è sentito dire che le autorità competenti
avrebbero preso provvedimenti per frenare la speculazione edilizia
che deturpa sia le coste dell'Egeo e del Mediterraneo sia
l'entroterra, molte volte si è sentire dire che le sovrintendenze
artistiche sarebbero intervenute con loro iniziative per
risollevare alcuni siti archeologici dallo stato di abbandono in
cui si trovano. Il turismo, non a caso, è fatto anche di impatto
visivo. Non c'è niente di peggio infatti (questo vale anche per
l'Italia) che vedere monumenti e natura trascurati.
L'incontro che Koc ha avuto con il nostro vice-premier Francesco
Rutelli - il quale peraltro ha accettato l'invito
rivoltogli di recarsi in Turchia a primavera - potrebbe essere
l'inizio di una più stretta collaborazione tra Roma ed Ankara. Si
sottolineava poc'anzi che turismo è "sinonimo" di
economia. Bene! Come si creano in economia joint venture
tra società ed imprese (e sono tantissime quelle italo-turche),ugualmente
si potrebbero creare joint venture nel turismo tra
operatori ed agenzie del settore. I vantaggi sarebbero enormi
giacché per un gruppo di italiani che parte per la
Turchia ce ne sarebbe uno eguale in partenza per il nostro Paese.
Questa è un'idea. La giriamo al ministro. (Veronica
Incagliati)
12.01.2007
|
L'AUSPICIO
DI MARINI

|
E'
durato circa 40 minuti il colloquio a palazzo Giustiniani
tra il presidente del Senato ed il Capo dello Stato turco. |
"I negoziati ci sono,
ci sono difficoltà e spero siano presto superate". Questo
l'auspicio del presidente del Senato Franco Marini al termine
dell'incontro, a palazzo Giustiniani, con il presidente della
Repubblica turca Ahmet Necdet Sezer, circa il possibile ingresso
di questo Paese nell'Unione Europea. "Noi siamo un Paese - ha
sostenuto Marini dopo 40 minuti di colloquio con il Capo dello
Stato turco - dove sia la politica, maggioranza ed opposizione,
sia l'opinione pubblica vedono con simpatia l'ingresso di Ankara
nell'UE". Questo - ha spiegato Marini - "per ragioni
economiche perché la Turchia è un grande Paese che può
rafforzare fortemente i rapporti di interscambio tra Italia e il
Paese anatolico, sia per il ruolo che, dentro l'Europa, potrà
avere in futuro nel Mediterraneo, sia per ragioni strategiche. E'
un Paese musulmano e laico, con qualche problema, come abbiamo
tutti, però è un Paese solido". "Noi dobbiamo
continuare con serietà - ha sottolineato ancora il presidente del
Senato - chiedendo il rispetto delle condizioni che l'Unione pone,
ma senza ambiguità a favorire il negoziato per arrivare
all'integrazione della Turchia".
"La Turchia è un Paese importante. Importantissimo nell'area
del Mediterraneo e dell'Europa", ha ribadito Marini che
riguardo al colloquio con Sezer ha riferito di una volontà
forte di raggiungere questa "ntegrazione" da parte dei
turchi.
"L'auguro - ha concluso sempre Marini - è che si riesca a
fare superando le difficoltà che ancora ci sono nel
negoziato". (Ansa)
12.01.2007
|
"CONTINUEREMO
SULLA STRADA DELLE RIFORME"
|
L'assicurazione
venuta dal ministro degli Esteri turco,
Abdullah Gul. |
La Turchia
ha assicurato che non sprecherà quest'anno, ma intende
andare avanti sulla strada dell'avvicinamento all'Unione Europea
nonostante il congelamento di parte dei capitoli del negoziato.
"Il Governo continuerà nel cammino delle riforme e
presenterà queste ultime al Parlamento entro l'anno", ha
detto il ministro degli Esteri Abdullah Gul. "Il 2007 non
sarà un anno sprecato per la Turchia", ha aggiunto. (Agi)
12.01.2007
|
IN
AUMENTO GLI EUROSCETTICI

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Solo
il 21.1% in Turchia ritiene che il Paese entrerà in Europa.
Il 52.6% non ci crede e ben un 13.6% vorrebbe addirittura
lasciare perdere. |
Aumentano
gli euro-scettici in Turchia. Secondo un sondaggio condotto
dall'autorevole quotidiano <Milliyet>, di opposizione
moderata, il 52.6% dei turchi non crede nell'ingresso nell'Unione
Europea. Solo il 21.1% è convinto che i negoziati si
concluderanno positivamente ed il 13.6% pensa che il Paese della
Mezzaluna dovrebbe addirittura lasciare perdere.
Scarso ottimismo anche per quanto riguarda l'anno appena iniziato.
Solo il 31% dei turchi si aspetta miglioramenti nella situazione
economica. Il 69% è convinto che le cose rimarranno allo stato
attuale o che peggioreranno. (Apcom)
12.01.2007
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L'OSTILITA'
DELLA MUSSOLINI
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L'euro-parlamentare
di Alternativa Sociale non ha gradito le parole del
presidente Napolitano a proposito della sua apertura nei
confronti di Ankara. |
Rivolgo un sommesso richiamo
al presidente Napolitano poiché, come egli ben sa, non tutti gli
italiani e non tutti i partiti politici sostengono l'ingresso
nell'UE della Turchia". Lo ha afferma Alessandra Mussolini,
euro-parlamentare di Alternativa Sociale, a proposito delle
dichiarazioni del Capo dello Stato il quale ha definito
"strategico" il rapporto del nostro Paese con Ankara. (TgCom)
12.01.2007
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BAYKAL
INVITA SEZER NEL CHP

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La
proposta avanzata al Capo dello Stato dal leader del partito
di opposizione al Governo in Turchia non è molto piaciuta
al premier Recep Tayyip Erdogan. |
Le elezioni
turche per il nuovo Capo dello Stato ed il rinnovo del Parlamento
sono alle porte, sale l'attesa e c'è qualcuno che tenta anche il
colpo di scena. Ne sa qualcosa Deniz Baykal, leader del Chp, il
Partito repubblicano del Popolo e principale voce dell'opposizione
del Paese, che ha invitato il presidente della Repubblica Ahmet
Necdet Sezer - una volta finito il suo andato a palazzo Cankaya -
ad entrare nel Chp e a fare politica attiva.
Baykal ha sottolineato con forza come una personalità apprezzata
in tutto il Paese come quella di Sezer, potrebbe essere
un'occasione di rafforzamento per l'opposizione. L'idea è
piaciuta poco al premier Recep Tayyip Erdogan che in Sezer
vede il suo più temibile nemico e non vorrebbe trovarselo anche
come avversario. Erdogan ha detto che Sezer "dovrebbe
rifiutare l'offerta grazie alla sua posizione istituzionale".
E Sezer? Il Capo dello Stato, noto a tutti per la sua
integrità morale e serietà, ha fatto sapere che dopo la fine del
suo mandato tornerà a casa. Ma al 4 di novembre, data del voto
politico, mancano ancora 10 mesi. E c'è chi è pronto a
scommettere che i colpi di scena non mancheranno. (Apcom)
12.01.2007
|
I
BUSINESSMEN TEMONO IL CAOS ELETTORALE
|
"E'
difficile essere ottimisti se si guarda all'anno
passato", ha detto per tutti Erdal Karamercan, Ceo di
<Eczacibasi>. |
L'anno che
si è appena aperto sarà molto importante per la Turchia,
soprattutto a causa del doppio appuntamento elettorale. E c'è chi
teme rivolgimenti sull'economia. I principali uomini di affari
turchi hanno espresso molto scetticismo e se tanti si sono
trincerati dietro un diplomatico "stiamo a vedere",
altri non hanno voluto nascondere i loro dubbi.
Uno per tutti Erdal Karamercan, Ceo di <Eczacibasi>, che ha
detto. "E' difficile essere ottimisti se si guarda all'anno
passato e alla situazione economica e politica in generale".
Sono in molti a ricordare il peso negativo che le polemiche hanno
avuto sul periodo di incertezza dei mercati in aprile e maggio.
Difficoltà che hanno portato la Banca Centrale turca ad aumentare
i tassi di interesse. (Apcom)
12.01.2007
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IL PONTE
DELLA DISCORDIA E' CADUTO

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Il
presidente di Cipro Nord, Mehmet Ali Talat, ha dato l'ordine
di abbattere il "Lokmaci Bridge" che sovrasta a
Nicosia Ledra Street. L'ira del gen. Yasar Buyukanit, Capo
di Stato Maggiore delle Forze Armate turche. |
Se non è un segnale di
distensione gli assomiglia molto. Mehmet Ali Talat, presidente
della Kktc, la Repubblica turca di Cipro Nord, ha dato l'ordine di
abbattere il "Lokmaci Bridge", il ponte che sovrasta
Ledra Street, asse commerciale che divide la parte greca di
Nicosia da quella turca e che sconfina nella zona sotto protezione
dell'Onu.
Un particolare che aveva creato grande disappunto da parte dei
greco-ciprioti dell'isola e che aveva generato non poche tensioni
fra i due Governi. Il ponte era stato eretto nel 2005. Lo scorso
28 dicembre Talat aveva anticipato la decisione di abbattere la
costruzione. Un annuncio arrivato come una bomba nel mondo
politico turco, soprattutto per le profonde implicazioni
politiche. Talat ha reso noto che questa decisione deve essere
accolta dal Governo greco come un atto di "buona
volontà" in vista della riunificazione dell'isola. La
demolizione del ponte è stata seguita in diretta dai principali
media turchi. La vicenda ha infatti riportato in primo piano la
difficile situazione dell'isola, spaccata n due dal 1974.
Il Governo Ecevit decise di invadere l'isola in seguito ai segnali
annessione di Cipro alla Grecia. Sul suo territorio vivono circa
200 mila turchi. La Repubblica di Cipro Nord è riconosciuta a
livello internazionale solo da Ankara che in compenso si rifiuta
di riconoscere la parte greca dell'isola. Proprio la mancata
apertura degli scali turchi a Cipro Sud è stata causa, lo scorso
dicembre, del congelamento di 8 su 35 capitoli negoziali per
l'ingresso del Paese della Mezzaluna nell'Unione Europea.
Se con il gesto Talat sperava di distendere i rapporti con il
Governo di Tassos Papadopoulos, presidente della Repubblica di
Cipro, un risultato concreto lo ha già portato a casa, anche se
non proprio positivo: le ire dell'establishment militare turco. Il
Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate turche, generale Yasar
Buyukanit, ha fatto sapere di essere contrario a gesti un
unilaterali. C'è stato anche un incontro a tre fra Talat,
Buyukanit ed il ministro deegli Esteri turco Abdullah Gul che ha
cercato di mediare ma con scarsissimi risultati. Se il presidente
Talat aveva fatto sapere di non essere disposto a tornare sulle
sue decisioni, Buyukanit dichiarava l'indomani al quotidiano <Milliyet>:
"Non siamo contrari alla demolizione del ponte in sè e per
sè ma vogliamo che siano fatti passi anche dall'altra
parte".
C'è qualcosa che forse irrita di più il Capo di Stato Maggiore.
E' la seconda volta nel giro di un mese che sulla questione Cipro
il parere dei militari non viene tenuto in considerazione. In
dicembre Buyukanit aveva rilasciato al quotidiano <Hurriyet>
parole di fuoco riguardo alla proposta turca fatta a Bruxelles di
aprire alla parte turca un porto ed un aeroporto, in cambio della
fine dell'isolamento di Cipro Nord. Lo sforzo diplomatico di
Ankara però non era bastato ai 25 Paesi membri che decidevano lo
stesso il congelamento degli otto capitoli negoziali. E l'esercito
aveva detto la sua, lamentandosi di non essere stato avvertito e
che seppur non aveva potere decisionale "andava comunque
consultato". (Apcom)
12.01.2007
|
INCONTRO
ANNULLATO
| Il
direttore degli Affari Religiosi della comunità
turco-cipriota, il mufti Ahmet Yunluer, avrebbe dovuto
vedersi con l'arcivescovo ortodosso greco-ciprota
Chrysostomos II. |
Il direttore degli Affari Religiosi della comunità turco-cipriota, il mufti Ahmet Yunluer,
ha deciso di annullare un incontro, che era già stato definito
"storico", previsto nell'arcivescovado di
Nicosia, nella parte libera dell'isola, con il neo-eletto
arcivescovo ortodosso greco-cipriota Chrysostomos II. Lo ha reso
noto l'agenzia cipriota <Cna< citando un comunicato diffuso
dall'ufficio dello stesso Yunluer in cui si afferma che la
decisione di cancellare l'incontro è arrivata in seguito alla
constatazione del mufti che "il clima non è
favorevole". Secondo quanto riferito dalla Tv statale
cipriota <Rik1>, recenti dichiarazioni rese alla stampa greca e
greco-cipriota dall'arcivescovo sono state giudicate dal mufti
"offensive per i turco-ciprioti". Da qui la sua
decisione di cancellare l'incontro nel quale i due leader
religiosi avrebbero dovuto discutere di riavvicinamento tra le due
comunità etniche e di riunificazione dell'isola, divisa dal 1974
dopo un'invasione militare della Turchia che tutt'ora occupa il 38
per cento del territorio settentrionale di Cipro. In effetti,
parlando alla stampa, Chrysostomos II aveva dichiarato che,
nell'incontro con il mufti, avrebbe inviato un messaggio di
riconciliazione ma anche "ribadito l'illegale occupazione del
nostro territorio da parte della Turchia. Il nostro nemico è
Ankara, non i turco-ciprioti", aveva detto, aggiungendo che
avrebbe anche "sollevato la questione delle chiese
greco-ortodosse nella parte Nord occupata dai turchi" e ne
avrebbe chiesto "la restituzione al suo legittimo
proprietario, la Chiesa di Cipro". Da parte sua, Frixos
Kleanthous, responsabile della segreteria dell'arcivescovo, ha
reso noto che Chrysostomos II è pronto ad incontrare Yunluer
"in ogni momento, nonostante il mufti consideri il clima non
favorevole". A questo punto anche il secondo incontro
previsto per il 22 gennaio, giorno in cui Chrysostomos II si
sarebbe dovuto recare nella parte occupata, probabilmente non avrà
luogo in quanto - ha spiegato Kleanthous - "l'arcivescovo non
può ricambiare una visita che non è avvenuta". (18.01.2007)
12.01.2007
|
LA
DISTRUZIONE
DEI SITI
RELIGIOSI

|
Duro
j'accuse del Patriarcato greco-ortodosso della Repubblica di
Cipro che denuncia all'opinione pubblica internazionale lo
stato di abbandono ed i furti in 550 chiese che si
trovano nella Trnc. |
Centinaia di chiese
profanate, ridotte in macerie o trasformate in moschee, caserme,
magazzini, locali notturni o addirittura obitori. Migliaia di
preziosi mosaici, antiche icone, decorazioni d'oro e d'argento
strappati dalle pareti dei luoghi di culto e rivenduti
clandestinamente a collezionisti privati e musei di mezzo mondo.
E' quanto succede da oltre 30 anni nella parte Nord dell'isola di
Cipro, occupata militarmente dalla Turchia nell'estate del 1974 in
seguito al fallito colpo di Stato di nazionalisti greco-ciprioti
che intendevano unire Ciro alla Grecia.
I fatti non sono nuovi ma è questa la prima volta che la potente
Chiesa greco-ortodossa di Cipro ha deciso di scendere in campo per
denunciare con forza a livello internazionale le distruzioni ed i
saccheggi dei siti religiosi e, con essi, del patrimonio culturale
cipriota. Secondo dati aggiornati, negli ultimi tre decenni sono
stati circa 550 i luoghi di culto profanati e tra le 15 e le 20
mila le icone, spesso molto antiche e di inestimabile valore che
si sono volatilizzate.
Della grave situazione il presidente cipriota Tassos Papadopoulos
informò il 10 novembre, durante una visita in Vaticano, anche
Papa Benedetto XVI donandogli un album di fotografie delle chiese
vandalizzate. "Una situazione incredibile..." fu -
secondo i giornalisti presenti - il commento che il Pontefice
profferì a mezzabocca.
"Ci siamo imbarcati in una vera e propria crociata per
informare l'opinione pubblica mondiale attraverso qualsiasi mezzo
disponibile - pubblicazioni, contatti personali, canali
diplomatici, conferenze - presentando prove inconfutabili
corroborate da ricerche professionali svolte sull'argomento",
ha dichiarato l'archeologo ed esperto d'arte bizantina Charalambos
Hotzakoglu, citato dall'agenzia cipriota <Cna>.
Secondo Hotzakoglu, che lavora per il museo del monastero di Kykko,
il più importante dell'arcivescovado di Cipro, l'obiettivo di
tale campagna "è quello di salvare i siti religiosi, un
compito al quale si oppongono con forza le autorità turche le
quali sostengono ora che quei luoghi appartengono alla Fondazione
islamica Evkaf.
Documentazione
schiacciante
Ma la documentazione prodotta dagli esperti del museo Kykko è
schiacciante. Dopo avere visitato e fotografato circa 550 chiese
nella parte occupata, hanno accertato - tra l'altro - che 50 di
esse sono desso usate come caserme per altrettanti campi militari;
la chiesa e l'annesso monastero di Santa Anastasia, nel
villaggio di Lapitos, sono stati trasformati in un complesso
alberghiero di lusso; il monastero di San Panteleimonas viene
utilizzato come deposito di carburante; la chiesa di San Giorgio a
Famagosta è adesso teatro e quella del Cristo Salvatore, nel
villaggio di Chrysiliou, è usata come obitorio.
Dieci chiese sono state demolite, cinque sono riservate alle
visite dei turisti mentre le atre sono diventate ristoranti,
musei, locali notturni, cinema, scuole di danza o gabinetti
pubblici.
"stando così i fatti, e dopo aver accertato senza ombra di
dubbio l'estensione dei danni, occorre intervenire al più presto
per cominciare a restaurare queste nostre chiese e per far questo
abbiamo già chiesto l'aiuto di molti esperti
internazionali", ha aggiunto Hotzakoglu. "Ma prima - ha
soggiunto l'esperto - è necessario che le autorità
turco-cipriote riconoscano la proprietà e la sovranità della
Chiesa di Cipro si tutte quei templi religiosi. Non abbiamo alcuna
intenzione di incanalare milioni di euro verso la zona occupata
soltanto per poi sentirci dire dal regime di occupazione che
essi gli appartengono". (Furio Morroni/Ansa)
__________________________
Non abbiamo motivo di dubitare di quanto
scrive il collega Morroni anche perché durante un breve soggiorno
compiuto nell'estate scorsa a Cipro Nord ci siamo resi conto
dello stato di abbandono - nella Nicosia turco-cipriota e a Famagosta
- delle antiche chiese normanne, veri gioielli di architettura che
farebbero la gioia in Europa di qualsiasi città. Sarebbe
opportuno a questo proposito che il presidente Talat - di fronte a
tali accuse - rispondesse con delle valide spiegazioni anche
perché, quando si afferma che il turismo nella Trnc è boicottato
da embarghi e cose del genere (e di fatto lo è), bisogna anche
meritarselo, questo turismo. (Turchia
Oggi)
12.01.2007
|
LA NATO E
LA LOTTA
AL TERRORISMO
INTERNAZIONALE

|
L'obiettivo
ambizioso della Conferenza "Nato and Gulf Countries:
Facing Common Challenges Through the Istanbul
Cooperation Initiative" che si è svolta a Kuwait City
con oltre 100 delegati di 32 Paesi e che partiva dal
documento sottoscritto in riva al Bosforo il 28
giugno 2004 per avviare accordi bilaterali di cooperazione
concreta. |
 Lotta al terrorismo
internazionale, sicurezza, stabilità politica e pace in una delle
Regioni più calde del mondo, sia dal punto di vista geo-politico
sia da quello economico, il Golfo Persico. La Nato ed il <Gulf
Cooperation Council> fanno il punto e uniscono le loro forze per
realizzare una cooperazione non solo militare e politica, ma anche
civile ed economica. Il Gcc è un'organizzazione i cui sei Stati
aderenti da soli sono in grado di coprire la metà del fabbisogno
mondiale di petrolio. Costituita a Riyadh nel 1981, ne sono
fondatori e membri Arabia Saudita, Bahrain, Emirati Arabi Uniti,
Kuwait, Oman, Qatar, per "l'integrazione in tutti i campi",
da quello sociale a quello amministrativo, da quello delle risorse
agricole e idriche a quello del progresso tecnologico e
scientifico. Ambizioso risulta, quindi, l'obiettivo della
Conferenza internazionale "Nato and Gulf Countries: Facing
Common Challenges Through the Istanbul Cooperation Initiative",
che ha visto riuniti non è molto a Kuwait City oltre cento
delegati provenienti da trentadue nazioni.
Il vertice partiva dal documento, l'"Istanbul Cooperation
Iniziative", che gli Stati aderenti all'Alleanza Atlantica hanno
sottoscritto in riva al Bosforo il 28 giugno 2004 per avviare
"accordi bilaterali di cooperazione concreta", e non solo di
natura militare, che coinvolgano quanti più Paesi del "Grande
Medio Oriente"(Broader Middle East). Per quanto riguarda i
membri del Gcc, nel 2005 hanno aderito all'Ici Bahrain
(gennaio), Kuwait (febbraio) e Qatar (marzo), mentre nel giugno
dello stesso anno è stata la volta degli Emirati Arabi Uniti. Gli
unici a non averlo ancora fatto sono Arabia Saudita e Oman. "Affrontare le sfide comuni". Il titolo del summit rendeva
chiaramente l'idea di quanto si proponeva quello che è stato
definito come 'momento di riferimento' per i rapporti
bilaterali tra le nazioni appartenenti alla Nato e al Gcc. È
quanto ha dichiarato alla vigilia Sami Muhammad Khaled Al-Faraj,
presidente del Centro di studi strategici del Kuwait, paese
padrone di casa e grande alleato nella Regione degli Stati Uniti.
Sulla portata dell'evento e su quanto siano 'comuni' le
sfide che in futuro i due organismi dovranno affrontare insieme è
stato concorde anche il Segretario generale della Nato, Jaap de
Hoop Scheffer. Il generale olandese ha dichiarato, in
un'intervista alla televisione di Stato kuwatiana, che "la
Regione del Golfo ha un'importanza sia politica che economica e
le sfide che i Paesi Gcc devono affrontare sono le stesse di
quelli della Nato"
Il
buon
proposito
Le aspettative intorno a questo vertice erano molte, visto che è
arrivato in un momento particolarmente delicato. Negli ultimi mesi
c'è, in tutto il Medio Oriente, un risveglio e un interesse
sempre più forte per il nucleare. A settembre l'Egitto aveva
annunciato la costruzione della prima centrale a El-Dabaa (sul
delta del Nilo), e lo stesso Mubarak, nel suo discorso di novembre
per l'apertura dei lavori del parlamento, ha rincarato
affermando che il suo Paese "non ha bisogno di chiedere a nessuno
il permesso per sviluppare un programma nucleare civile". È di
pochi giorni fa l'intenzione, da parte del Gcc, di avviare un
programma di sviluppo di tecnologie nucleari a scopo pacifico e
civile. La dichiarazione, accolta con entusiasmo dall'Iran, è
arrivata al termine del XXVII Summit annuale del <Gulf Cooperation
Council>, che si è svolto a Riyadh, in Arabia Saudita, il 9 e 10
dicembre. Il "buon proposito" di allentare le tensioni con
Tehran rischia, invece, di creare un effetto domino nell'area,
considerato che anche Pakistan e India, non molto distanti dal
Golfo Persico, sono già dotati della bomba atomica. L'incontro
di Kuwait City è il secondo faccia a faccia tra le due
organizzazioni. Il primo summit organizzato sulla scia
dell'<Istanbul Cooperation Initiative> è stata la conferenza
intitolata Nato's role in Gulf security, che si è svolta a Doha,
in Qatar, il 1 dicembre del 2005. I propositi della vigilia, i
temi affrontati durante i lavori e le dichiarazioni finali erano
molto simili a quelli di quest'anno. La vera sfida comune sarà
proprio quella di riuscire a coniugare due realtà così diverse
come la <North atlantic treaty organization> e il <Gulf Cooperation
Council>.
La Nato è un'organizzazione internazionale creata nel 1949
affinché gli Stati membri collaborino nella difesa e in cui
"un
attacco armato contro una o più di esse, in Europa o Nord
America, deve essere considerato come un attacco contro tutte"
(art. 5). Le Nazioni che ne fanno oggi parte sono ventisei, tra
cui Bulgaria, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Ungheria e
Slovacchia (in passato aderenti al 'Patto di Varsavia'), la
Slovenia (unica rappresentate dell'ex-Yugoslavia di Tito) e la
Turchia (la sola a maggioranza islamica). Il Mediterraneo e il
Golfo Persico sono sempre stati, soprattutto dopo la caduta
definitiva del comunismo, tra i temi cruciali della sua azione.
L'obiettivo vorrebbe essere quello di portare stabilità
politica e, di conseguenza, sicurezza militare in un'area che
parte dall'Oceano Atlantico e arriva fino a quello Indiano, alle
porte del Pakistan. È questo il progetto, che ancora non si è
realizzato, del "Grande Medio Oriente", comprendente, in
Africa, tutto il Maghreb (Marocco, Algeria Tunisia), la Libia e
l'Egitto, per poi saltare nel Mashreq (Siria, Libano, Giordania,
Iraq e la biblica Palestina), le monarchie del Golfo della
Penisola Arabica, lo Yemen, le repubbliche caucasiche (Armenia,
Azerbaijan e Georgia), l'Iran e l'Afghanistan. Geograficamente
parlando la zona interessata è quella indicata dal G8 nella <Broader Middle East and North Africa Initiative>. Un territorio
immenso, forse troppo. Per una cooperazione più "mirata e
realizzabile" rispetto alla Bmenai e portare avanti i propri
interessi, la Nato ha sottoscritto l'Istanbul Cooperation
Iniziative, che prevede accordi bilaterali dei propri membri con i
Paesi del Gcc e con quelli delle sponde meridionale e orientale
del Mediterraneo.
Problema
economico
Entro quest'anno il <Gulf Cooperation Council> avvierà il proprio Mercato
comune e nel 2010 è prevista l'Unione monetaria, con la
creazione di una singola valuta, quello che è stato definito
"Euro del Golfo". Una forte battuta d'arresto, tuttavia, è
stata data l'11 dicembre, quando l'Oman ha ufficialmente
dichiarato di non avere intenzione di aderire, al momento,
all'Unione monetaria prevista tra tre anni. I tempi, pertanto,
sono inevitabilmente destinati ad allungarsi. Previsti, ma anche
in questo caso non così a breve termine, nuovi allargamenti,
prima a sette, successivamente a otto Stati. L'entrata
dell'Iraq, ormai libero della presenza di Saddam Hussein,
dovrebbe avvenire appena le condizioni di stabilità politica lo
consentiranno. Baghdad era andata molto vicina ad entrare
nell'Organizzazione prima del 1990, quando fu invaso il Kuwait.
Allora le trattative furono immediatamente interrotte per
l'aggressione a uno dei membri. Diverso è il discorso dello
Yemen, in cui è il governo di Sana'a a spingere per
un'adesione sempre rifiutata (anche se le trattative
proseguono), dal 1996 al giugno di quest'anno. Il problema in
questo caso è economico, in quanto la Terra della regina di Saba
è tra le economie più povere della regione e con gravi problemi
di immigrazione dal Corno d'Africa. Sempre in ambito economico
il <Gulf Cooperation Council> ha siglato Accordi di Libero Scambio (Free
trade agreement) sia con singole nazioni sia con realtà regionali
come l'Unione Europea, l'<Apec< (Asia-Pacific economic
cooperation), il <Mercosur> (Mercado común del sur) e l'<Asean< (Association
of southeast asian nations).
La Nato, un'organizzazione cui aderiscono Stati distribuiti tra
Nord America ed Europa creata per la difesa militare. Il Gcc,
l'unione di sei Paesi che da soli producono oltre la metà del
petrolio necessario al fabbisogno mondiale, con Pil tra i più
alti del mondo, ma dove l'ordinamento giuridico prevede una
religione di Stato, l'Islam, e la legge coranica, la shari'a
come fonte del diritto. Di sfide comuni da affrontare in futuro ve
ne sarebbero tante, vista la cronica instabilità politica di cui
il Medio Oriente, dal secondo dopoguerra, soffre. L'ideale
sarebbe anche avere delle basi comuni con cui partire, che poi
sono la garanzia di interventi concreti per realizzare quella
lotta al terrorismo internazionale, sicurezza, stabilità politica
e pace di cui la regione ha bisogno. Al di là dei propositi
iniziali e delle dichiarazioni finali rappresenta, se non un punto
di riferimento, un evento a cui rimandare nel lento cammino della
stabilizzazione politica del Medio Oriente. (Simona Terrazzo/La
Voce d'Italia)
12.01.2007
|
PAMUK:
COME PERDERE IL PELO MA NON IL VIZIO

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Il
premio Nobel per la Letteratura ha approfittato della sua
veste, per un giorno, di direttore del quotidiano <Radical>
sul ritornare sul tema della libertà di espressione
partendo dal vecchio caso dello scrittore Nazim Hikmet. |
Dal premio Nobel alla
direzione di un giornale, sia pur soltanto per un giorno: sono
mesi di grande soddisfazione per Orhan Pamuk, dopo le
vicissitudini causate dall'incriminazione per vilipendio alla
patria turca, fortunatamente risoltasi con l'archiviazione. Pamuk,
che ha una laurea in giornalismo ma non ha mai esercitato la
professione, ha curato l'edizione domenicale del quotidiano turco
<Radikal>, uscita la scorsa settimana.
L'apertura del giornale è
stata dedicata alla questione della libertà di espressione in
Turchia: Pamuk ha ripreso un vecchio articolo del 1951 sullo
scrittore e poeta Nazim Hikmet che invitava i lettori dell'epoca a
"sputargli in faccia" per aver sposato l'ideologia
comunista. Hikmet è morto in esilio a Mosca nel 1963.
"Quest'espressione, pubblicata accanto alla foto di Nazim
Hikmet, riassume l'immutata condizione degli scrittori e degli
attori agli occhi dello Stato e della stampa", ha scritto
Pamuk nel suo editoriale.
Lo stesso Premio Nobel per
la Letteratura 2006, insieme a decine di giornalisti, scrittori,
editori e accademici, è caduto vittima nel 2005 dell'articolo 301 del codice penale turco, che criminalizza il
vilipendio della nazione turca per aver parlato del genocidio
armeno in un'intervista ad un quotidiano svizzero. Nonostante il
suo caso sia stato archiviato - così come quello contro la
scrittrice Elik Shafak - la Commissione europea ritiene che
l'articolo debba essere abrogato, ma finora il Governo di Recep
Tayyp Erdogan si è dimostrato riluttante ad agire al riguardo.
Il resto della prima pagina
odierna di <Radikal> conteneva un racconto in prima persona di
Pamuk sulla sua esperienza di giornalista per un giorno, e un
servizio sulla celebrazione del Natale ortodosso a Istanbul,
intitolato "Una croce, mille poliziotti", nonché
articoli sulla bassa percentuale di donne in politica e sulla
reazioni al video dell'impiccagione di Saddam Hussein. (Ap-ApCom)
12.01.2007
|
E' TUTTO PRONTO
PER L'ACQUISTO
DEGLI ELICOTTERI

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Serviranno
alla difesa militare turca ed in azioni di antiguerriglia.
Il costo - secondo le cifre fornite - si aggira sui
cinquecento milioni di dollari. |
After delays that kept
potential bidders waiting, Turkey has officially launched a
bidding processto acquire a batch of 10 heavy lift
helicopters for its armed forces.
The Undersecretariat for the Defense Industry (Ssm) has said that
it expects potential bidders to respond to a Request for
Information (RfI) no later than Jan. 15.
The heavy lift platforms will be the first such aircraft the
Turkish military will operate. Industry sources say the program
may cost Turkey around $500 million and expect a mostly
U.S.-Russian rivalry in the competition. Potential bidders include
U.S. Boeing, maker of the U.S. Army's CH-47 Chinook; Sikorsky,
maker of the U.S. Marine Corps and Navy's CH-53 Super Stallion;
and Russia's Mil Helicopter Company, maker of the Mi-26
Halo.Boeing's Chinooks have been sold to 16 countries, and one of
the largest users is Britain's Royal Air Force. Boeing had made
initial contacts with Turkish authorities for a potential sale of
10 CH-47s even before the competition officially began. Sikorsky's
CH-53 is the largest military helicopter in the United States and
the Western world. It is also used in Germany and Israel.
Sikorsky's latest version, the CH-53E, is no longer produced, and
Sikorsky is now developing a more advanced model, the CH-53K. The
first production CH-53K aircraft is planned to be delivered to the
U.S. military in 2014, and it is not clear if this manufacture
scheme willfit into Turkey's procurement plans.Russia's
Mi-26 Halo is the world's largest helicopter in production. But
analysts say that the limited nature of defense industry relations
between Russia and Nato-member Turkey, whose weapons and defense
equipment are almost exclusively of Western design, will likely
reduce the Russian option's chances.The program aims to boost the
Turkish military's mobility, according to defense analysts. Air
mobility is one of the stronger points of Turkey's Army which
operates hundreds of utility helicopters. A former deputy chief of
the Turkish General Staff boasted as early as 1997 that the
Turkish Army was one of the few land forces in the world that
could deploy a brigade by air overnight. (Turkish
Daily News)
12.01.2007
|
STRATEGIA O UNA GRANDE
ILLUSIONE

|
Le
provocazioni del presidente iraniano Ahmadinejad sul
programma nucleare e la risposta di Washington non fanno
altro che tenere alta la febbre nelle zone caucasiche che
tutto vorrebbero fuorché una guerra. Il ruolo di mediazione
della Turchia e la rotta del petrolio attraverso il
Baku-Tbilisi-Ceyhan. Gli schieramenti. |
Le provocazioni del
presidente Ahmadinejad non riusciranno a dissuadere gli Stati
Uniti dal distruggere l'Iran. La guerra è stata programmata a
Washington, sia per conquistare i giacimenti petroliferi che per
rinforzare la presidenza Bush e soddisfare Israele.
Non c'è più nulla che possa fermarla e Teheran ha torto a
credere nella protezione dei suoi amici, che siano musulmani,
russi o cinesi. In simili circostanze, la saggezza sarebbe la
discrezione. Molto dopo che gli Usa avranno lasciato il suolo
iracheno, che avremo scoperto fonti d'energia alternativa e che le
risorse in idrocarburi del Medio Oriente saranno finite, le
conseguenze dell'intervento statunitense in Iraq nel marzo 2006
continueranno a farsi sentire nella regione. L'accordo Sykes-Picot
(tra Francia e UK, 1916, n.d.t.), firmato dopo la Prima Guerra
mondiale, ha modellato la storia e la geografia del Medio Oriente.
Le sue conseguenze si fanno sentire ancora oggi. Gli effetti delle
politiche condotte dagli Usa nella regione durante questo primo
decennio del 21° secolo saranno certamente visibili alla fine del
secolo.
L'agitazione in Iraq si espanderà fino a quando il mondo Arabo
precipiterà, dal Golfo persico al Mediterraneo. Si tende spesso a
concentrarsi sulle conseguenze immediate di un cataclisma;
purtroppo gli effetti a lungo termine sono spesso insospettati al
momento della catastrofe.
Tale è la situazione in Iraq nel 2006. L'Iran, Israele e gli
Stati Uniti sono stati inghiottiti in questo pantano, in modo tale
che gli sarà difficile adoperare dei cambiamenti significativi
nelle loro politiche regionali e nazionali senza toccare altri
paesi. Poiché un'offensiva terrestre per destituire il regime
iraniano non è più intraprendibile, in ragione dell'impegno
degli Stati Uniti in Iraq e in Afghanistan, i raid aerei sembrano
essere divenuti la sola alternativa possibile.
Gli attacchi aerei da parte delle forze israeliane o statunitensi,
che mirano a distruggere sistematicamente i centri di ricerca, di
sviluppo, di mantenimento e di formazione in materia nucleare così
come di fabbricazione di missili, potrebbero ritardare di parecchi
anni il programma nucleare iraniano. Un attacco statunitense
avrebbe anche per obiettivo una distruzione sistematica delle
capacità di risposta iraniana. In effetti la maggior parte dei
ricercatori pensa che l'Iran risponderebbe violentemente, con
tutti i mezzi a disposizione per attaccare gli interessi
statunitensi e il rifornimento di petrolio del Medio Oriente.
Le
risorse energetiche
come arma politica
Dopo lo sferzante discorso anti-russo pronunciato dal
vicepresidente Dick Cheney durante una conferenza a Vilnius in
Lituania, la questione posta dai politici e ricercatori russi è
la seguente: gli Stati Uniti hanno dichiarato una nuova guerra
fredda alla Russia? Potrebbe darsi che il cambiamento di punto di
vista di Washington sulla Russia sia stato provocato dalle
politiche estere assertive di Mosca. Si è molto lontani dalle
relazioni di routine mantenute dal presidente Bush e Putin durante
il loro primo incontro, sei anni fa. Mosca ha sfidato Washington
riguardo l'Iran, ha rifiutato le sue proposte di sanzioni contro
Teheran, permettendo la costruzione della prima centrale nucleare
iraniana e non volendo ritornare sulla sua decisione di vendere
all'Iran missili antiaerei per la somma di 700 milioni di dollari.
A causa della domanda mondiale di petrolio e gas, sempre più
consistente, la Russia utilizza le risorse energetiche come
un'arma politica che le permette di affermare il proprio dominio
sui paesi dell'ex-Urss ed installarsi nei mercati europei.
Ugualmente, la Russia ha fermamente rigettato la domanda
dell'Occidente di rinunciare al monopolio del Governo sugli
oleodotti ed aprire ai mercati stranieri le proprie risorse
energetiche.
Mantenere l'Iran sotto la sua ala protettrice è un'azione chiave
per la Russia. Nonostante l'amministrazione Bush non si sia
mostrata particolarmente critica riguardo alla vendita di missili
dalla Russia all'Iran, i pianificatori del Pentagono e dell'US
Centcom (Comando Centrale Militare Statunitense) ne avrebbe preso
nota. Malgrado la pressione internazionale, concernente il loro
programma nucleare, gli Iraniani si mostrano sempre più
aggressivi, principalmente sul piano verbale, contro Israele ed
Usa. Poiché né la Cina né la Russia si sono voluti
compromettere, gli Usa si preparano inesorabilmente alla prova di
forza finale. Senza alcun dubbio, il dispiegamento dei missili
aerei TOR-M1 aiuterà considerevolmente la protezione delle
istallazioni nucleari iraniane.
Potenziale
propagandistico
Il trasporto del petrolio del Mar Caspio verso gli Usa, Israele ed
i mercati europei aveva come obiettivo ridurre la dipendenza
rispetto ai produttori di petrolio dell'Opec, situati in Medio
Oriente. La presenza intensificata delle forze statunitensi nella
regione si spiega con due fattori: il fatto che questa regione sia
presa come un sandwich tra due dei più grossi fornitori di
petrolio al mondo - l'Iran che è membro dell'Opec e la Russia che
non lo è - ed il fatto che l'oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan
attraversi regioni di alta instabilità politica. Questi fattori
hanno aumentato il sentimento di vulnerabilità sia in Iran che in
Russia. La politica di Washington è stata criticata perché
avrebbe incoraggiato la polarizzazione delle politiche regionali.
L'impegno crescente degli Stati Uniti nella regione caspica così
come l'importanza geopolitica del progetto Baku-Tbilisi-Ceyhan
hanno condotto ad un riavvicinamento tra Russia, Iran e Armenia -
implicando ugualmente un consolidamento dell'alleanza strategica
tra l'Azerbaïdjan, la Georgia, la Turchia e gli Stati Uniti. Per
questi ultimi, la questione non riguarderebbe la viabilità
commerciale del percorso dell'oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan.
L'idea sarebbe di costruire un corridoio percorribile tra Est ed
Ovest, che potrebbe svilupparsi in futuro con dei binari, delle
reti di comunicazione, così come delle autostrade, conducenti in
seguito all'unione delle economie di certi paesi del sud dell'ex
Urss con i mercati mondiali. Poiché dal punto di vista di
Washington il progetto Baku-Tbilisi-Ceyhan sarebbe un problema di
portata ben più geo-strategica che economica, la Turchia ne ha
beneficiato al spese dell'Iran, nonostante quest'ultima proponesse
il tragitto più corto e meno costoso, per portare il petrolio
verso i mercati globali, dalle repubbliche caspiche.
L'amministrazione iraniana continua ad aderire all'eredità
dell'ayatollah Khomeini basata sulla supremazia del clero sciita
attraverso l'esercizio del potere, così come a una posizione
fermamente anti-statunitense ed anti-israeliana. Khomeini si era
espresso, in modo quasi premonitorio, sull'inevitabilità di un
confronto tra Occidente ed Islam. La presenza di forze militari
statunitensi nella regione potrebbe ripercuotersi, se non è già
successo, sulla sicurezza delle future autostrade di
approvvigionamento energetico. Un nuovo elemento è anche entrato
nei calcoli previsionali. Dall'Afghanistan all'Asia centrale e dal
Caucaso al Nord del Medio-Oriente, dal punto di vista di
Washington, l'Iran resta il Paese che ha il più grosso potenziale
per propagare l'Islam radicale e le sue armi nucleari. E' per
questo che a dispetto della pressione delle compagnie petrolifere
statunitensi per togliere l'embargo su Teheran, che vuole divenire
il corridoio principale d'esportazione di petrolio e benzina
d'Asia centrale, l'amministrazione Bush non vuole ammorbidire la
sua posizione sul ruolo iraniano nella regione. La costruzione
dell'oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan, destinato all'esportazione
del petrolio dall' Azerbaidjan e dall'Asia centrale, aveva per
obiettivo principale di escludere l'Iran e di fare della Turchia
un attore con più importanza sulla scena.
Teheran teme che l' Azerbaidjan prospera ed indipendente sia un
modello malvisto per la grande comunità degli azeri d'Iran. Il
conflitto riguardo lo statuto legale della regione caspica ed il
fatto che l'Iran si sia aggiunto alla Russia per sostenere
l'Armenia nel conflitto con l' Azerbaidjan riguardo il
Nagorno-Karabakh, sono ragioni che contribuiscono alla crisi delle
relazioni. Di conseguenza, l'Iran non è riuscita a proteggere una
parte del petrolio dell' Azerbaidjan. Questo ha servito la
propaganda turca, che mirava a costruire la linea tra Bakou e il
terminale mediterraneo turco a Ceyhan. Mosca e Teheran sembrano
aver stabilito un'alleanza strategica per resistere all'egemonia
statunitense nella regione caspica. Le vendite di materiale
militare dalla Russia all'Iran fanno parte della cooperazione
strategica e militare crescente tra i due Paesi.
L'impasse
Iran-Usa
Non lasciandosi nessuno spazio libero di manovra, l'Iran e gli Usa
si sono infilati in un'impasse. Gli interessi comuni che avrebbero
potuto essere alla base di una negoziazione spariscono ad una
notevole velocità. Emergono opinioni inconciliabili. I principali
decisionisti dei due paesi si attivano ad esacerbare i loro
avversari. Il presidente iraniano Ahmadinejad ha teso a mostrare
una retorica dal tono quasi febbricitante, nonostante le decisioni
dell'ayatollah Khamenei prevalgano sulle sue. Che il suo discorso
sia stato mal tradotto o che i suoi propositi siano stati
deformati, ciò non impedisce che lui sia percepito come chi ha
invocato pubblicamente l'annientamento d'Israele. Nonostante che
la sua lettera indirizzata al presidente G. W. Bush sia una
domanda d'introspezione degna d'attenzione e potrebbe essere
interpretata da alcuni come un tentativo serio per ridurre le
divergenze, essa non offre alcuna proposta concreta al governo
statunitense. Le sue dichiarazioni mostrano che sceglie in modo
deliberato di andare di provocazione in provocazione, esagerando
spesso le capacità (militari n.d.t.) dell'Iran.
E' possibile che il presidente iraniano cerchi di far scattare un
conflitto provocando gli Usa e gli Israeliani, affinché
attacchino. Ciò è poco probabile: M. Ahmadinejad sa che nel caso
di un confronto militare incondizionato, l'Iran sarebbe facilmente
battuto e le sue capacità nucleari e militari subirebbero ritardi
di parecchi anni, se non decenni. Il presidente Ahmadinejad sembra
pertanto pronto ad accettare un rovesciamento di situazione, non
solo nella speranza che questo processo unifichi tutti gli
Iraniani dietro di lui, ma anche che ciò lo proietti come leader
incontestato del mondo musulmano nella sua guerra contro gli Usa.
Così sostituirebbe i più grandi leaders arabi, tutti sunniti,
che si battono per ottenere questo titolo, in particolare
personalità come Abdel Gamal Nasser o Saddam Hussein.
Dealing
with Global
Terrorism
In larga misura, Bagdad è già controllata dall'Iran; ciò
nonostante gli iraniani esitano a scoprirsi prematuramente
prendendo apertamente l'iniziativa. La possibilità che la
capitale irachena sia presto nelle loro mani permette agli
Iraniani, ed in particolare a M. Ahmadinejad di accarezzare il
sogno di un'ascendenza morale su tutti i musulmani, ristabilendo
il grande califfato di Bagdad com'era una volta, sotto
Harun-al-Rashid (Califfato Abbaside, n.d.t.). Al momento non
sarebbe che una questione di tempo che la Mecca cada ugualmente
sotto i loro colpi. Grande strategia e Grande illusione: solo il
tempo lo dirà.
Dall'altro lato, George W. Bush ha le redini del potere. Gli
Iraniani hanno palesemente fallito nel loro calcolo, sottostimando
il presidente statunitense, così come le forze che gli hanno
permesso di accedere alla Casa Bianca nel gennaio 2001 ed una
seconda volta nel gennaio 2005. Attizzando la crisi fino alla sua
esplosione nel 2006, sarebbero stati chiaramente influenzati dai
rovesci degli Usa in Iraq così come dalle loro difficoltà
crescenti di fronte alla riemergenza dei talebani in Afghanistan.
Indubbiamente la tigre statunitense è stata ferita in Iraq al
punto di non poter consolidare i suoi profitti nel Paese.
Tuttavia, come è stato detto durante un altro forum nel novembre
2005, le sconfitte statunitensi sono state esagerate dagli
avversari di George W. Bush. In realtà, adottando un punto di
vista a lungo termine sulla loro impresa geo-strategica in
Medio-Oriente, gli Usa hanno conosciuto notevoli successi. Come
minimo, i principali sostenitori della seconda invasione in Iraq
nel marzo 2003 hanno tratto dei generosi profitti dal progetto e
potrebbero continuare a farlo ancora per molto tempo. In alcuni
scritti precedenti, ( Dealing with Global Terrorism ,
dell'autore dell'articolo, n.d.t) era stato notato che l'invasione
statunitense dell'Iraq era stata decisa poco tempo dopo che George
W.Bush si fosse installato sulla poltrona presidenziale. Più o
meno nello stesso momento, l'Iran fu incluso nella lista dei paesi
dell' "l'asse del male". Da quel momento, l'Iran sarebbe
dovuta cadere. L'Iran, secondo ogni probabilità, cadrà. Gli Usa
cercano un casus belli plausibile. Gli Iraniani ne hanno fornito
uno a .Bush, quasi su un piatto d'argento. M. Ahmadinejad ed i
suoi sostenitori commetterebbero un grave errore supponendo che la
debole popolarità del presidente statunitense lo forzi a cambiare
rotta. Il presidente Bush non è uno che molla la presa. Si è già
espresso sulla Terza Guerra Mondiale e la lunga guerra aperta
contro il terrorismo nel mondo. George W.Bush farà cadere l'Iran
prima che il suo secondo mandato finisca. Salvo un terremoto
politico negli Usa, l'attacco all'Iran da parte degli Usa è una
quasi certezza. Stavolta Bush e la sua squadra sperano di
cavarsela meglio. Avranno tratto delle lezioni dagli errori
commessi in Iraq. Questa volta vogliono uscirne da vincitori
indiscutibili. La nazione iraniana sarà polverizzata sulla scia
(dell'irachena n.d.t), affinché non esistano più dubbi nella
mente di chiunque, sull'esito di un confronto. Se il presidente
degli Usa decidesse, contro tutte le opinioni provenienti da
diverse direzioni, di colpire l'Iran, il partito repubblicano a
cui appartiene, così come i democratici, si serrerebbero dietro
di lui, come già fecero dopo l'11 settembre. In quel momento, il
tasso di popolarità del presidente statunitense potrebbe di nuovo
oltrepassare la soglia del 50%. George Bush ambisce ad uscire
dalla Casa Bianca da vincitore. Può salvare la propria gloria già
sminuita, unicamente ottenendo un successo in Iran. Gli Iraniani
non devono offrirgli una tale occasione. Nel nome della
sopravvivenza della loro nazione, i dirigenti iraniani dovranno
fare marcia indietro davanti alla determinazione statunitense di
non lasciargli ottenere una nuclearizzazione, ufficiale o no.
Tornare sulle proprie posizioni non è un prezzo troppo importante
da pagare a questo stadio della storia iraniana, considerando il
colpo mortale sferrato alla civiltà babilonese di cui l'Iran
faceva, pure, parte nel passato. La civiltà iraniana è un'eredità
preziosa per l'umanità. Non spetta che ai dirigenti iraniani
salvarla dalla forza bruta che può essere scatenata contro di lei
dalla superpotenza statunitense. (...) (Vinod
Saighal- Voltairenet.org traduzione di CristinaFalzone/MegaChip)
12.01.2007
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SOCIETA'
LUXURIA
AMBASCIATRICE
DEI GAY

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L'esponente
di Rifondazione, Vladimiro Guadagno, ha manifestato la sua
intenzione di difendere gli omosessuali visitando Turchia e Paesi
arabi. |
Vladimir Luxuria vuole fare
l'ambasciatore. La causa che intende rappresentare all'estero non è
quella dell'Italia ma quella degli omosessuali che in 80 Paesi del mondo,
in larga maggioranza musulmani, vengono denunciati, condannati, a volte
persino uccisi. In nome della legge
L'impegno l'aveva preso in campagna elettorale: "Voglio difendere gli
omosessuali nei Paesi arabi", aveva detto ai giornalisti della stampa
estera accorsi numerosi a conoscere il fenomeno Vlamidiro Guadagno, primo
deputato transgender d'Italia. Per poi aggiungere, beandosi al primo
applauso della giornata, "naturalmente senza l'uso delle bombe". Adesso
parte la fase operativa. La prima missione è già decisa: Turchia (turchi
permettendo). "Non perché ci è andato il Papa - ha spiegato da Città del
Capo, in Sud Africa, dove si trovava in vacanza - ma perché entrerà in Europa
e in Europa certe discriminazioni non possono essere accettate. Si parla
tanto di diritti umani, si parla tanto di pena di morte. Giusto, ma anche
la vita e la libertà degli omosessuali appartengono ai diritti umani. O
no?".
Attenzione: nella lista degli 80 Paesi che hanno messo al bando
l'omosessualità la Turchia non c'è. I gay magari non vengono considerati
troppo bene ma non c'è alcuna legge specifica. "Bisogna procedere per
gradi - ha rimarcato la deputata di Rifondazione - non possiamo mica fare
subito il botto e andare a Teheran. Ma forse un giorno arriveremo anche
lì".
Del resto è vero che in Iran per i gay c'è la pena di morte. Ma è anche
vero che a Teheran si trova l'unica clinica del mondo musulmano dove è
possibile cambiare sesso. "L'aveva aperta Khomeini, commosso dalla storia
di una donna che voleva diventare uomo. Ahmadinejad non ha il coraggio di
chiuderla. Con tutti i soldi che gli porta...".
L'intervista
a <Haaretz>
Cosa farà esattamente l'ambasciatore Luxuria? Il senso l'ha spiegato in
un'intervista al giornale israeliano <Haaretz<: "Mi piacerebbe diventare
una sorta di diplomatico italiano nel mondo islamico. Cosa succederà
quando chiederò un incontro con i ministri della Cultura dei Paesi arabi?
Sarà interessante sapere chi accetterà di incontrarmi e chi no".
Qualche risposta l'avrà presto. Perché dopo l'esperimento Turchia l'idea
è di andare in Egitto, Tunisia e Libano, Paesi dove l'omosessualità, a
volte di fatto tollerata, è però punita con il carcere fino a cinque
anni. Più del furto da noi. Perché i ministri della Cultura? "Sono
quelli più aperti sul tema". E se le rispondono che in caso riceveranno
Rutelli, loro pari grado? "Benissimo, lo accompagnerò. È molto attento
al tema".
Ai ministri, Luxuria "senza pennacchi e costume di scena ma da
parlamentare" chiederà informazioni su come gli omosessuali vivono nel
loro Paese. Anche perché Islam e gay sono legati da un paradosso: "In
questi Paesi l'omosessualità è vietata ma nella pratica è molto diffusa
perché a scuola, nel lavoro, persino nei luoghi di culto, gli uomini
stanno con gli uomini e le donne stanno con le donne. Le occasioni sono
anche più che da noi. Ma non se ne parla, si fa finta di nulla come da
noi ai tempi della Dc". Luxuria non teme che sollevare il caso possa
peggiorare le cose: "Non vado mica in Mauritania a chiedere il
riconoscimento delle coppie gay, ci sono già tanti problemi da noi. Non
vado mica in Arabia Saudita a proporre un gay pride, ci sono stati già
tanti problemi in Israele. Imporre a loro il nostro modello sarebbe
colonialismo gay. L'importante è che gli omosessuali di questi Paesi
abbiano un minimo di sicurezza e libertà. Poi saranno loro a decidere
come combattere".
Però. Luxuria, portata alla Camera da Rifondazione, parla sempre di mondo
arabo. Ma l'omosessualità è al bando anche nella comunista Cuba
(reclusione o lavori forzati fino ad un anno) e viene punita anche nella
comunista Cina, dove non c'è un articolo preciso ma di fatto può portare
a cinque anni di carcere: "E che problema c'è? - risponde - Vorrà
dire che andremo pure lì" Del resto nei giorni del ricovero di Fidel
Castro, Luxuria aveva indicato il suo personale candidato alla
successione: "Altro che il fratello Fidel, meglio la nipote Mariela. Fa
la sessuologa e ha proposto una legge che consentirebbe a tutti i cubani
di cambiare sesso. Naturalmente con un'operazione a spese dello
Stato". (Lorenzo Salvia/TamLes)
12.01.2007 |
PIPE
"OSCENE"
BLOCCATE
ALLA DOGANA
|
Il
fatto, piuttosto insolito, è avvenuto nello scalo aeroportuale di
Istanbul in Turchia. I titolari della merce sequestrata rischiano da
2 a 5 anni di carcere. |
Si dice "fumare come un
turco", ma adesso nel Paese della Mezzaluna bisogna stare attenti a
che cosa si utilizza. Lo sanno bene i titolari di un'impresa di Antalya,
che si sono visti bloccare alla dogana dalla polizia una partita di pipe
molto particolare. Sono in vetro, vengono dal Sudamerica e la loro
particolarità consiste nel fatto che riportano scene erotiche, che sono
state considerate oscene dalla censura turca e pertanto fermate. Non solo.
I titolari dell'impresa di Antalya sono stati messi sotto accusa per
oscenità e rischiano da due a cinque anni di carcere.
Gli interessati hanno cercato di difendersi come potevano, dicendo che in
Turchia ci sono ben altri esempi di articoli osceni, esposti senza
problemi nelle vetrine dei negozi, ma alla procura di Bakirkoy (quartiere
di Istanbul dove sorge l'aeroporto) non è bastato per
"graziarli". Anzi, la commissione che ha esaminato i manufatti
ha scritto che si tratta di "merce inutilizzabile perché in vetro e
che non mostra alcun tratto originale ed esteticamente attraente. Mettono
solo in mostra organi genitali, con chiari riferimenti sessuali".(Apcom)
12.01.2007
|
GUIDATE
UBRIACHI?
STATE ATTENTI
SE SIETE IN TURCHIA
|
Da
una lettera inviata al giornalista Beppe Severigni ci si rende conto
come si comporta la polizia locale quando ferma un automobilista non
proprio sobrio. |
Caro
Beppe, immagina la scena: dopo avere probabilmente ecceduto nelle libagioni, vi
mettete alla guida e venite fermati dalle forze dell'ordine. Dopo i
controlli di routine venite sottoposti alla verifica del tasso alcolico:
risultate oltre i limiti di legge. Come si comportano i verificatori? Vi
fanno scendere, vi ritirano la patente, vi accompagnano a 20 km dal luogo
in cui avete lasciato la vostra automobile, e vi costringono a ritornare a
piedi, per smaltire la sbornia. Se foste i protagonisti di un'esperienza
del genere, non ritenete che prima di rimettervi al volante in stato di
non perfetta lucidità dopo una ripetuta degustazione di chardonnay e
torcolato e dopo aver discettato di retrogusto e barrique ci pensereste
due volte? Fantalegge? Forse sì sul suolo italico, ma quello che potrebbe
sembrare la trama di un film comico è esattamente ciò che avviene in un
Paese non proprio all'avanguardia in materia giuridica, la Turchia, dove
la scena sopra descritta è proprio la sanzione accessoria prevista per
gli automobilisti trovati alticci. Io la ritengo un ottimo deterrente
contro la guida in stato d'ebbrezza. (da una lettera di Mauro Luglio a
Beppe Severigni /Corriere della
sera.it)
12.01.2007
|
E ALLA FINE
A PAGARE E' LUI,
L'ANIMALE

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Come
si passa dalla notte dell'ultimo dell'anno alla festa del
Sacrificio, meglio conosciuta nel Paese della Mezzaluna come Kurban
Bayram. |
La notte del 31 dicembre in piazza
tra fuochi d'artificio e berretti di Babbo Natale, magari dopo una cena
abbondantemente innaffiata di birra o raki, e la mattina successiva
all'alba a pregare in moschea e poi, a casa, sacrificare un montone dopo
aver recitato una preghiera in arabo. Sincretismo post moderno,
pluralizzazione del Senso o società multiculturale? Forse un po' di tutto
questo ma soprattutto una concreta realtà per molti turchi. Complici le
bizzarrie del calendario che hanno fatto coincidere l'inizio del Kurban
Bayram - la Festa del Sacrificio - con il primo gennaio, questa fine
d'anno ha ribadito con rara efficacia come, al di là dei luoghi comuni
e degli slogan da dépliant turistici, la quotidianità turca rappresenti
realmente un laboratorio, il luogo dove incontrare l'Oriente e
l'Occidente, il sacro e il profano, la religione e la secolarizzazione,
in una sintesi sempre in divenire e difficile da catturare.
Affievolite le tradizionali polemiche fondate sulla sua confusione con la
tradizione del Natale, i festeggiamenti per la fine dell'anno stanno
ormai diventando una consuetudine nel paese.
Anche il Direttorato per gli Affari Religiosi quest'anno si è
apertamente pronunciato dando la sua benedizione ai festeggiamenti
profani. Sì, è un diritto di tutti festeggiare l'arrivo dell'anno
nuovo e farlo non svalorizza le celebrazioni religiose. Migliaia di
persone nelle piazze, musica, alcool ed anche l'immancabile bilancio di
vittime e feriti - quest'anno tre persone sono morte colpite da
proiettili vaganti. E l'indomani le moschee del paese si sono riempite
di fedeli per la preghiera che sanciva l'inizio del Bayram, poi tutti a
casa per il rituale del sacrificio.
Vitelli, mucche, pecore, montoni, tori, in alcuni casi anche cammelli,
acquistati negli appositi spazi allestiti in tutto il paese dove
allevatori e compratori si sono impegnati in estenuanti trattative. E poi
ognuno si è ingegnato nel risolvere il problema di come ritornare a casa
con la propria vittima designata, spesso facendo ricorso alla creatività,
come quel signore fotografato sorridente accanto al suo perplesso vitello,
entrambi accomodati sul sedile posteriore di un taxi.
Certo, non è possibile improvvisarsi esperti macellai ed inevitabile
anche quest'anno è stata la lunga sequenza di maldestri sacrificatori
finiti in ospedale per l'imperizia nel maneggiare coltelli ed ogni
genere di arma da taglio. Così come immancabili le situazioni curiose o
divertenti documentate dalle fotografie dei giornali: un toro inferocito
che sfugge ai suoi carnefici inseguito da una folla affannata, oppure un
vitello che nella disperata ricerca di libertà atterra nella finestra di
un'ignara famigliola. E sempre i giornali non hanno rinunciato alla loro
funzione pedagogica rimarcando con disappunto il fatto che, nonostante le
precauzioni e gli avvertimenti della vigilia, anche quest'anno il rito
del sacrificio avesse prodotto situazioni "che non avremmo mai voluto
vedere".
Per chi non se l'è sentita di cimentarsi personalmente nel sacrificio
dell'animale, oppure per chi volesse dire addio alle tradizioni della
cultura rurale, vi era sempre la possibilità di versare soldi ad una
fondazione che avrebbe provveduto al sacrificio in un ambiente asettico,
per poi distribuire le carni alle famiglie più povere.
Incetta
di dolci
E dopo il sacrificio ed il primo pasto a base di interiora, kavurma,
per tutti è cominciato il carosello delle visite ai parenti. Flussi
incessanti di persone che si spostano da una casa all'altra, da una città
all'altra, da un capo all'altro del Paese, secondo uno schema regolato
dall'anzianità: i figli più giovani prima rendono visita ai genitori e
poi ai fratelli maggiori, senza venire meno al rito del bacio della mano
mentre i bambini suonano i campanelli dei vicini per fare incetta di
dolci.
Per tre giorni gran parte del paese si siede in salotto tra teglie di
baklava maison e fiumi di the, in realtà per rendere omaggio a ciò
che costituisce il vero pilastro della società turca, la famiglia
allargata, akraba, dimenticando temporaneamente i non pochi
problemi che assillano la vita quotidiana. L'ultimo è arrivato
dall'Iran, che ha deciso di interrompere improvvisamente le forniture di
metano, giustificandosi con un inaspettato aumento della domanda interna.
Una tradizione a quanto pare, visto che la stessa cosa si era verificata
anche nel gennaio scorso.
E mentre la società turca si prendeva una pausa per celebrare se stessa,
i giornali ricordavano come nel resto del mondo, ed un mondo molto vicino,
qualcosa di importante continuava ad accadere.
Le fotografie della gioia nelle strade di Sofia e Bucarest campeggiavano
con grande evidenza sulle prime pagine. Il tono dei commenti lasciava
trasparire un insieme di sentimenti contrastanti. Il disappunto che, nel
sottolineare come i due paesi avessero raggiunto l'obbiettivo
dell'adesione senza avere pienamente rispettato i criteri richiesti,
lanciava una frecciata all'Europa. La malcelata soddisfazione
nell'evidenziare le dichiarazioni degli esponenti della UE che
ricordavano ai due nuovi membri che comunque saranno sotto osservazione
particolare.
Solamente alcuni commentatori hanno invece apertamente pronunciato la
parola invidia, senza mancare di ricordare con rimpianto le occasioni
perdute nel passato più o meno recente.
Unica consolazione il fatto che alcuni turchi comunque entreranno in
Europa, si tratta della minoranza presente in Bulgaria. Le interviste ai
suoi rappresentanti politici hanno rappresentato anche l'occasione per
ricordare i molti passi in avanti che il cammino europeo ha permesso,
dalle repressioni nazionaliste dell'era Zhivkov all'integrazione.
Le fotografie dell'esecuzione di Saddam Hussein hanno poi ricordato alla
Turchia i suoi confini e le sue preoccupazioni mediorientali. Mentre le
dichiarazioni ufficiali erano all'insegna della massima prudenza,
eccessiva per alcuni commentatori che hanno parlato di silenzio del
Ministero degli Esteri, e gran parte del mondo politico e intellettuale
criticava la condanna a morte, il primo ministro Erdogan tracciava la
linea politica del futuro prossimo: "Attualmente per la Turchia l'Irak
ha assunto la priorità anche rispetto al processo di adesione
europeo". (Fabio Salomoni/http://osservatoriobalcani.org/article/articleview/6602/1/51/)
12.01.2007
|
CRONACA
PRECIPITA AEREO:
MUOIONO 30 LAVORATORI TURCHI

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La
sciagura è avvenuta nei pressi dell'aeroporto iracheno di Baghdad.
Le vittime si erano imbarcate ad Adana. Tra le causa, la fitta
nebbia. |
Un aereo che trasportava lavoratori
turchi in arrivo da Adana, in Turchia, si è schiantato poco prima
dell'atterraggio, nei pressi dell'aeroporto di Baghdad. A bordo del
velivolo, un Antonov-26 moldavo, c'erano 29
lavoratori turchi, un
americano e 5 membri dell'equipaggio. Il volo era partito da Adana,
nel sud della Turchia, questa mattina alle 6 ora locale ed è precipitato
poco prima di giungere sulla pista di atterraggio dell'aeroporto della
capitale irachena.
Secondo un comunicato rilasciato dal ministero degli Esteri della Turchia,
la causa più probabile dell'incidente sarebbero stati i fitti banchi di nebbia
incontrati dall'aereo a pochi chilometri da Baghdad. In un primo
tempo l'emittente tv <al Arabiya> aveva detto - per poi smentire la
notizia - che il veivolo era stato abbattuto da un missile sparato da una
vecchia base dell'esercito iracheno nei pressi di Balad, una cittadina
nella regione sunnita di Salaheddin a circa 100 chilometri a nord di
Baghdad. Le autorità
turche hanno confermato che i morti sono una trentina, senza peraltro
specificarne la nazionalità. (Ign Esteri)
12.01.2007
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MESSAGGIO DI
CORDOGLIO DI PRODI

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Il
nostro presidente del Consiglio lo ha inviato al Capo dello Stato
turco per la tragedia dell'Antonov precipitato. |
Il premier Romano Prodi ha inviato
un messaggio di cordoglio al presidente della Repubblica di Turchia Ahmet
Necdet Sezer in seguito all'incidente aereo avvenuto oggi in Iraq.''Desidero
esprimerLe tutto la vicinanza mia e del Governo italiano - ha scritto il
presidente del Consiglio italiano - per la tragedia che ha colpito il Suo
paese in occasione dell'incidente sui cieli dell'Iraq. E' molto
triste sapere che a morire sono stati degli operai che con il loro lavoro
avrebbero contribuito alla rinascita dello stato iracheno in grande
difficolta'''. (Adnkronos)
12.01.2007
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SEZER DI NUOVO
NONNO
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L'annuncio
gli è stato dato da Ankara mentre si trovava a colloquio con
presidente Napolitano |
Il colloquio di Stato al Quirinale
fra Giorgio Napolitano ed il presidente della Repubblica turca Ahmet
Necdet Sezer è stato interrotto da una felice circostanza: una telefonata
da Ankara per comunicare la nascita di un nipotino, il quinto per nonno
Ahmet. Sezer, che era in compagnia della consorte, ha subito comunicato
con entusiasmo la bella notizia a Napolitano che si è calorosamente
felicitato. La signora Clio, a sua volta, si è congratulata con la
signora Sezer. (Ansa)
12.01.2007
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I MILITARI PRONTI
ALL'ATTACCO

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Stando
a quello che riporta <Il Manifesto>, le Forze Armate turche in
primavera dovrebbero sferrare una offensiva nel sud est anatolico. |
L'esercito turco sta preparando
nuove operazioni militari nel sud est della Turchia per primavera. La
notizia è stata fatta trapelare proprio dall'establishment militare turco
e suona più che mai come un sinistro monito. Primavera infatti è
tradizionalmente un periodo di grosse operazioni militari contro i kurdi,
ma quest'anno ci sono almeno due ulteriori motivazioni per cui l'esercito
ha interessare a mostrare i muscoli. Il primo è il referendum che
dovrebbe svolgersi a Kirkuk a maggio e che deciderà il destino della città:
i turchi la rivendicano come cosa loro vista la presenza consistente di
turcomanni, i curdi evidentemente vogliono tenersela stretta visto che lì
c'è il petrolio. Ammassare decine di migliaia di soldati turchi ai
confini con l'Iraq serve ad Ankara per mandare un segnale forte
soprattutto agli Stati uniti. E infatti non è un caso che nei giorni
scorsi il premier Recep Tayyip Erdogan abbia criticato fortemente il ruolo
e l'operato del commissario straordinario americano Joseph Ralston,
nominato per gestire nello specifico la minaccia posta dai guerriglieri curdi del Pkk. Sono mesi ormai che Ankara chiede agli Usa di intervenire
contro i crdi in maniera più decisa attaccando i campi dei guerriglieri
in nord Iraq.
La seconda ragione per cui i militari hanno tutto l'interesse a
distogliere l'attenzione dai problemi interni è che a maggio dovrà
essere eletto il nuovo presidente della repubblica. Anche qui gli ostacoli
sono molti, a partire dal fatto che un presidente islamico equivale ad un
anatema per i militari e i custodi del kemalismo. Lo stesso Erdogan (che
avrebbe voluto candidarsi) si trova in una situazione molto delicata,
ostacolato anche all'interno del suo partito.
486 operazioni
militari
Mentre l'esercito si prepara arriva, da fonte kurda, il bilancio 2006 del
conflitto. Che nonostante il cessate il fuoco proclamato dal Pkk (oggi
Kongra-Gel) ad ottobre, è pesantissimo. Il comando dell'Hpg, i
guerriglieri kurdi, rende noto che lo scorso anno ci sono state 486
operazioni militari, di cui 12 coordinate unitariamente da turchi e
iraniani (nel 2006 l'Iran ha condotto diverse operazioni militari anche
contro i curdi iraniani). Secondo i curdi sono morti 856 militari turchi e
131 guerriglieri. Anche facendo un po' la tara a queste cifre (che
comunque non sono state smentite dall'esercito turco), alla fine i numeri
trovano un equilibrio e rivelano comunque l'intensità del conflitto, che
rimane alta, anche se non se ne parla molto. Un dato questo che il
presidente del consiglio Romano Prodi, che sarà in Turchia il prossimo 22
gennaio, dovrebbe chiaramente tenere presente nei suoi colloqui. Alle
cifre della guerra sul campo vanno aggiunte quelle dell'associazione dei
diritti umani turca (Ihd) che riguardano le violazioni di diritti umani,
dalle torture, agli arresti, agli omicidi per mano di ignoti. E ancora,
basta scorrere i giornali di questi giorni per ritrovare processi contro
giornalisti, scrittori, obiettori di coscienza. Dopo l'incredibile e
drammatica vicenda dell'obiettore gay Mehmet Tahran (detenuto per mesi,
picchiato e torturato), ora Halil Savda, di origine curda, è stato
arrestato al termine dell'udienza del procedimento aperto contro di lui e
rischia diversi anni di carcere.
Così come il sindaco del comune di Sur, Abdullah Demirbas. La municipalità
curda infatti è finita sotto processo dopo l'approvazione in consiglio
della proposta di fornire al pubblico servizi in curdo, armeno, inglese e
arabo, oltre che in turco.
Il 2007 per la Turchia sarà un anno molto difficile. Oltre alle elezioni
per la presidenza della Repubblica, infatti, in autunno i turchi saranno
chiamati alle urne in occasione delle politiche. Sempre che i militari non
decidano di fare la voce grossa prima. L'Unione europea poi ha finalmente,
seppur timidamente, cominciato a mettere dei paletti rispetto
all'ingresso della Turchia in Europa, o meglio rispetto ai negoziati.
Paletti che finora riguardano soprattutto aspetti economici, come la
questione dell'apertura dei porti a Cipro, ma si sta cominciando anche a
parlare di diritti umani. I processi a scrittori, giornalisti, artisti
hanno infatti posto l'accento su quanto sia ancora diffuso il problema
della libertà di pensiero in Turchia. (Orsola Casagrande/Il
Manifesto)
12.01.2007
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ALI AGA
FORSE TORNERA' PRESTO LIBERO

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A
sostenerlo il suo avvocato Mustafa Demirbag. L'ex attentatore di
Giovanni Paolo II sta scontando una pena in un carcere turco per
l'uccisione del giornalista Ipekci. |
Ali
Agca potrebbe uscire ancora di prigione. A dirlo è il suo avvocato
Mustafa Demirbag, che ieri al quotidiano <Milliyet> ha addirittura
anticipato la data del rilascio. Il suo assistito potrebbe lasciare il
penitenziario di Kartal dopo la Festa islamica del Kurban Bayram.
A circa un anno dalla sua clamorosa scarcerazione, durata appena otto
giorni, si torna a parlare dunque di libertà per l'ex terrorista, legato al
gruppo ultra nazionalista dei Lupi Grigi, che nel 1981 attentò alla vita
di Papa Giovanni Paolo II e che nel 1979 aveva ucciso a sangue freddo Abdi
Ipekci, direttore proprio del quotidiano <Milliyet>.
Il fascicolo riguardante la domanda di scarcerazione di Ali Agca si trova
sui tavoli della Corte di Cassazione. In precedenza è stato esaminato
dai Tribunali penali di Kartal e di Üsküdar, entrambi quartieri nella
parte asiatica di Istanbul.
Dopo aver vagliato tutta la documentazione ed essersi confrontati, le
giurie si sono dichiarate autorità "non competenti" a prendere una
decisione del genere, chiedendo alla Yargitay (la Cassazione, ndr) di
esprimersi sulla vicenda.
Se i giudici dell'organo più importante della giustizia turca dovessero
decidere di fare uscire Ali Agca di prigione, la sentenza sarebbe
inappellabile. Se dovesse scontare la pena per intero, invece, l'ex lupo
grigio dovrebbe rimanere a Kartal fino al 2010.
Ma l'avvocato Demirbag è convinto che le cose andranno diversamente.
Parlando con giornalisti del <Milliyet>, il legale ha detto che Agca ha già
trascorso in carcere molti anni e che la reclusione lo ha cambiato,
rendendolo una persona non più pericolosa.
La vicenda giudiziaria di Ali Agca era tornata in primo piano lo scorso
gennaio 2006, quando un tribunale di Istanbul decise a sorpresa la sua
liberazione. I giudici avevano accordato all'ex terrorista i benefici
relativi alla scarcerazione anticipata.
La notizia destò molto clamore, in Turchia come in Italia, e creò non
pochi imbarazzi al governo Erdogan. Agca rimase libero appena otto giorni,
nei quali successe di tutto. Appena uscito da Kartal si definì il Messia
e urlò "sono Cristo" e non si presentò al comando di polizia, come
avrebbe dovuto, per firmare il registro riservato alle persone in libertà
vigilata. Otto giorni dopo tornò in carcere grazie a una sentenza emanata
proprio dalla Yargitay.
Il ministro della Giustizia, Cemil Cicek, che per primo aveva definito
"ingiusta"
la scarcerazione anticipata, fu costretto ad ammettere che si era trattato
di un errore di calcolo da parte dei giudici. (Marta Ottaviani/Il
Giornale.it)
12.01.2007 |
ECONOMIA
ITALIA-TURCHIA:
CENTO INAUGURA
UN PROGETTO FINANZIATO DALL'UE

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Si
tratta di un accordo - in un periodo di molteplici incontri
bilaterali tra le autorità dei due Paesi - di collaborazione con il
ministero delle Finanze turco teso a migliorare la gestione del
settore contabile pubblico nazionale "con particolare
attenzione alla trasparenza e alla responsabilità". La visita
del sottosegretario prima ad Ankara e poi ad Istanbul. |
Il sottosegretario
all'Economia e alle Finanze Paolo Cento ha inaugurato ad Ankara, insieme
al ministro delle Finanze turco Kemal Unakitan, un progetto finanziato
dall'Unione Europea. Si tratta di un accordo di collaborazione con il
ministero delle Finanze della Turchia teso a migliorare la gestione del
settore contabile pubblico nazionale, "con particolare attenzione
alla trasparenza e alla responsabilità".
Cento ha sottolineato che l'avvio del progetto, "in un periodo di
molteplici incontri bilaterali tra le autorità italiane e turche,
rappresenta un ulteriore contributo al rapporto di collaborazione con la
Turchia, con l'obiettivo di una piena adesione al consolidamento di uno
spazio comune di democrazia fondata non solo sul rispetto della dignità
di ogni uomo e donna, di ogni religione ed etnia, ma anche sul rispetto e
la condivisione delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto nelle
quali si riconosce l'Europa moderna. "E' anche per questo - ha
concluso il sottosegretario - che l'Italia è impegnata per la ripresa del
negoziato tra l'Unione europea e la Turchia, nel rispetto delle condizioni
di tutela dei diritti umani e civili compresi quelli delle minoranze
etniche".
Dopo gli incontri ufficiali di Ankara, Cento si è visto ad Istanbul
con una delegazione delle associazioni e con amministratori locali
impegnati nella tutela dei diritti umani. (Agi)
12.01.2007
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<CEMENTIR>:
GLI ANALISTI DI UBS
CONFERMANO IL GIUDIZIO NEUTRALE

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Nessuna
modifica al target price, che
resta fissato a 6.7 euro, dopo aver applicato uno sconto del 20%
rispetto ai multipli di principali competitors, sulla base della
minore liquidità del titolo. L'espansione in Turchia dopo
l'acquisto - avvenuto alla fine del 2001 - della società <Cimentas>,
settimo produttore turco di cemento e secondo esportatore nel
Mediterraneo.
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La società
<Cementir> nasce nel 1951 e si colloca tra i primi produttori di cemento in
Italia.
Subito al passo con i progetti della siderurgia nazionale, <Cementir>
sviluppa una vasta rete di stabilimenti ad alta capacità produttiva,
uffici commerciali, un centro di distribuzione, ed oggi è presente in
quasi tutte le regioni d'Italia.
Gli stabilimenti <Cementir>, coadiuvati da un sofisticato centro ricerca e
controllo qualità, situato a Spoleto (Perugia), producono una vasta gamma
di cementi Portland, Pozzolanici, Altoforno e Compositi. <Cementir> è la
prima società in Italia nella produzione dei cementi d'Altoforno.
La società, da sempre attenta alle esigenze della clientela, dedica ampi
spazi alla ricerca ed al costante controllo dei prodotti, apprezzati in
Italia e all'estero.
<Cementir> ha fornito i suoi prodotti per la realizzazione di opere portuali
e idrauliche; dighe, centrali nucleari e impianti di depurazione; strade,
ponti e gallerie; aeroporti e ferrovie; centrali elettriche e impianti
industriali.
In seguito all'acquisto di <Cimentas> (settimo produttore turco di cemento),
avvenuta alla fine del 2001, il gruppo esce dai confini nazionali
espandendosi in Turchia e in alcuni Paesi del bacino del Mediterraneo (<Cimentas>
è il secondo esportatore nell'area).
I conti dei primi nove mesi del 2006
La società, nonostante un minimo rallentamento nel terzo trimestre, ha
chiuso i primi nove mesi dell'anno con ricavi in crescita del 21.6% a
774.4 milioni di euro.
Il margine operativo lordo è salito del 31.1% a oltre 187 milioni di
euro, portando la marginalità dal 22.4% al 24.2%. L'utile ante imposte
ha sfiorato i 122 milioni di euro (+31.6% rispetto allo scorso anno).
Al 30 settembre l'indebitamento finanziario netto di <Cementir> ammontava
a 484,2 milioni di euro, in aumento rispetto ai 428,6 milioni di fine
giugno. L'incremento è stato determinato dall'esborso per
l'acquisizione della società turca <Elazig Cimento>.
Il giudizio
Gli analisti di Ubs, in un'analisi datata 5 gennaio, hanno confermato il
giudizio "neutrale" su <Cementir> Gli esperti non hanno modificato il
target price, che resta fissato a 6.7 euro, dopo aver applicato uno sconto
del 20% rispetto ai multipli di principali competitors, sulla base della
minore liquidità del titolo.
Ubs ha fornito un aggiornamento sulla società, dopo la scelta di
rafforzare la presenza in Turchia. Gli analisti prevedono che il mercato
del cemento nel paese di riferimento dovrebbe crescere del 7% nel 2007,
dopo un incremento dell'11% nel 2006. Il settore dovrebbe tornare a
crescere con tassi a due cifre a partire dal 2008 (+12%). UBS ricorda che
nel 2007 <Cementir> realizzerà il 20% del fatturato e il 31% del risultato
operativo in Turchia, rafforzando la propria posizione tra i leader nel
paese.
Le stime di Ubs per l'esercizio in corso prevedono un fatturato di 1.05
miliardi di euro, in leggera crescita rispetto agli 1.01 miliardi stimati
per il 2006. Il risultato operativo dovrebbe passare dai 149 milioni
stimati per lo scorso anno ai 175 milioni indicati per l'esercizio in
corso. Ubs prevede un utile netto di 99 milioni di euro, in crescita
rispetto agli 84 milioni previsti per il 2006. (Edoardo Fagnani/Soldi@online.it)
12.01.2007
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RIPRESE
LE FORNITURE
DI GAS

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Erano
state interrotte alla Turchia dall'Iran circa dieci giorni fa. La
preoccupazione di Ankara che dipende - oltre che
dalla Russia - anche da Teheran. |
L'Iran ha ripreso le
forniture di gas naturale verso la Turchia, quasi una decina di giorni
dopo averle interrotte. Lo ha annunciato l'agenzia di stampa <Anatolia>.
Teheran aveva sospeso la distribuzione ad Ankara il 3 dicembre, per far
fronte all'aumento della richiesta interna. Un provvedimento che ha creato
preoccupazione in Turchia, che importa quasi tutto il gas naturale da Iran
e Russia. Il gas naturale è solitamente usato per il riscaldamento in
Turchia.
Si è trattato del secondo taglio delle forniture iraniane alla Turchia
nel giro di due anni, anche se Teheran dopo quello dello scorso anno
promesso di non ricorrere più a questo tipo di decisione. Ankara importa
gas naturale dall'Iran dal 2001 attraverso un gasdotto di 2.580
chilometri: secondo la società statale che gestisce il trasporto
energetico, la <Botas>, dal Paese degli Ayatollah arrivano 20-22
milioni di metri cubi di metano al giorno. (Ap)
12.01.2007
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SEMPRE PIU' SI GUARDA AL NUCLEARE
LA SVOLTA E' ORA SEMPRE PIU' VICINA

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Il
fabbisogno energetico della Turchia cresce dell'8% ogni anno. La
legge per Il via alle centrali - come ha ricordato il
sottosegretario al ministero dell'Energia - potrebbe essere varata
entro la primavera in considerazione tra l'altro dei prezzi alti
del greggio e della politica non proprio benevola della Russia
verso alcuni Paesi.
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Turkey's
available energy needs to grow by eight percent every year. Believing that
Turkey's present energy-producing facilities will fall short, officials
say capacity must be increased to cope with the problem.
Undersecretary Sami Demirbilek of the Ministry of Energy and Natural
Resources is in favor of producing electricity with nuclear energy.
"We have until 2020 to upgrade our current production capacity of
40,000 megawatts to 90,000," said Demirbilek.
Recalling that a bill to establish a nuclear plant was submitted to the
Turkish Parliament, Demirbilek said this bill could become law two months
after the elections.
Though much remains unclear in these early stages, Demirbilek said the
private sector would step in to fill in the blanks.
If the private sector does not feel secure enough with such an investment,
the government should work to change that, said the undersecretary.
He did comment that talking about construction of a nuclear facility in
Turkey in the near future would be a fallacy, pointing to the long-term
prospects of any such project. (Erkan Acar/Zaman)
12.01.2007
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PUNTARE
SULL'IRAK
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Scontro
tra i titani Koc e Sabanci (le due grandi famiglie
dell'imprenditoria turca) per esportare energia nel vicino Paese. |
Si preannuncia come
uno scontro fra titani. Koc e Sabanci, le due grandi famiglie
dell'imprenditoria turca, stanno pensando di investire sull'Irak,
esportando energia. la <Eltek>, società che fa capo a <Ko
Holding>, ha chiesto all'autorità per la regolazione del mercato
energetico turca (Epdl) le informazioni per procedere. Cosa che ha fatto
nche <Sabanci Holding>, chiedendo i medesimi ragguagli alla
Compagnia generale per l'elettricità (Eua). In particolare sembra che Koc
abbia intenzione di esportare 100 megawatt all'anno. (Apcom)
12.01.2007
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IL CORRIDOIO
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Il
gruppo edile spagnolo <Fcc> si è aggiudicato l'appalto per la
costruzione di un nuovo ponte lungo la direttrice Dresda-Istanbul. |
Il gruppo edile spagnolo <Fcc> si è
aggiudicato l'appalto per la costruzione di un nuovo ponte di due
chilometri nel tratto bulgaro del Danubio, che rientra nel Corridoio IV di
collegamento da Dresda a Istanbul. Ne danno notizia fonti della Fcc in una
nota alla Commissione spagnola per la borsa, equivalente della Consob
italiana. L'appalto, aggiudicato dal ministero dei trasporti della
Bulgaria, che prevede un investimento di 116 milioni di euro e riguarda la
costruzione di un ponte che unirà le città di Vidin, in Bulgaria e
Calafat in Romania. L'opera, in alcuni tratti, prevede un utilizzo misto
per ferrovia e viabilità stradale. (Il Denaro.it)
12.01.2007
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NUOVI PATTI DI LIBERO SCAMBIO

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Quattro
i Paesi ai quali la Turchia guarda con interesse: vale a dire
Montenegro, Serbia, Kosovo e Georgia. Le trattative pronte a
partire. |
Il sottosegretariato al Commercio Estero (Dtm) farà partire in questo
inizio di 2007 delle trattative per accordi di libero scambio con quattro
Paesi.
Secondo alcune fonti riportate dall'agenzia <Anadolu> il Dtm sta preparando
infatti colloqui per i prossimi mesi a questo proposito con Montenegro,
Serbia, Kosovo e Georgia.
Accordi che favorirebbero gli investimenti degli imprenditori turchi in
quei paesi. Intanto a maggio dovrebbe essere ratificato dal parlamento
turco il patto di libero scambio firmato nel dicembre 2006 con l'Albania.
L'accordo tra Egitto e Turchia, invece, dovrebbe entrare in vigore entro
la prima metà di quest'anno.
Secondo quanto previsto dalle linee dell'UE sul commercio estero, la
Turchia
firma propri accordi di libero scambio con paesi che ne hanno già firmati
con l'UE stessa.
Attualmente la Turchia ha patti di libero scambio in vigore con Israele,
Macedonia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Marocco, Palestina e Tunisia. Il
patto siglato dai turchi con la Siria è entrato invece in vigore il primo
gennaio scorso, mentre gli accordi con Romani a e Bulgaria si sono estinti
a causa dell'ingresso dei due Paesi nell'Unione Europea.
La Turchia ha colloqui già in corso da alcuni mesi per firmare patti di
libero scambio con molti paesi tra cui Giordania, Libano, Emirati Arabi
Uniti, Bahrain, Arabia Saudita, Oman, Qatar, Kuwait, mentre al più presto
si potrebbero aprire negoziati anche con altri paesi tra cui l'Algeria. (Il
Denaro.it)
12.01.2007
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DOGAN ELETTO
UOMO DI AFFARI
DELL'ANNO

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La
classifica viene stilata ogni gennaio dal quotidiano economico
<Dnuyae> e premia le personalità del business della
Mezzaluna. |
Non ne sbaglia una. Aydin Dogan, Ceo
della <Dogan Holding>, ha vinto il premio di miglior uomo di affari
turco dell'anno. La classifica viene stilata ogni gennaio dal quotidiano
economico <Dnuyae> e premia la personalità del business della
Mezzaluna.
In particolare, Dogan è riuscito ad agguantare la prima posizione grazie
all'accordo con la società austriaca di distribuzione di petrolio e gas
<Omy> e l'acquisto del 25% della <Axel Springer>, il potente
colosso media. Con queste imprese Dogan si è lasciato alle spalle
businessmen come il patron di <Vestel>, Omer Yungul. Da segnalare
anche il buon risultato di Durmus Yilmaz, il governatore della <Mekez
Bankasi>, la Banca Centrale turca, che è stato eletto, sempre dalla
giuria di Dunya, "miglior uomo delle istituzioni". Certo per
lui, dopo la sua nomina, fra tassi di interesse e inflazione, non è stato
un anno facile. (Apcom)
12.01.2007
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VODAFONE

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La
società ha annunciato che sta programmando investimenti in Turchia
per il potenziamento delle infrastrutture grazie alla collaborazione
con <Motorola> |
Vodafone announced that it is
planning to invest $1 billion in Turkey within the next two years.
A result of research showed that the network quality is the most important
factor in customer satisfaction, said Vodafone Turkey CEO Attila Vitai at
a press conference organized to reveal plans for new infrastructure
investments. "We will be the best network in Turkey."
"We have been collaborating with Motorola in order to strengthen our
infrastructure and are planning to invest $1 billion in Turkey over the
next two years," said Vitai.
With this investment, Vitai said the company would adopt the latest
technology and observe the tightest security measures. Vodafone will also
create more employment opportunities through its collaboration with
Motorola and be able to benefit from the technology in the United States,
he said.
Vitai also announced that Vodafone has signed an agreement with Nokia
meaning the company will be ready for 3G and IP use.
The $1 million investment will cover core and transmission infrastructure,
IT and additional services, said Vitai, who did not specify how much of
the investment will be provided by Motorola or Nokia.
When the network and service quality improves, the company is planning to
drop the Telsim name from their label. "We will complete the brand issue,
but we have not yet decided on a specific date," said Vitai.
Some 10 percent of cell phone customers feel like "hostages" because
it is not possible to transfer cell phone numbers from one operator to
another. "Market leading operators don't really want numbers to be
transferable because it believes that will make its company lose customers,"
Vitai said.
"We have a number transferability target, but I can't give you a figure.
Number transferability is not customer stealing. It's increasing the
number of alternatives," he said.
Expecting a development of 10 pct in 10 years:
Vodafone entered the Turkish market a little late, said Vitai. "We are
not here for a short term profit; we are here to stay and want to be the
number one operator in Turkey. We've taken large steps towards that goal
within the last six to seven months," he said.
"At the end of November we had a market share greater than 24 percent
and over the last six months 40 percent of people chose Vodafone. We think
we were the leader in December," said Vitai, adding, "Within the next
four to five years our market share will be much higher than 24 percent."
"Turkey's demographic structure along with its young population is a
very attractive country and within 10 years Turkey will surpass Germany's
population and become the European Union's largest country. Half of that
population is younger than 25 and the youth is very important for
telephone operators," he said.
"We are expecting more than 10 percent development over the next 10
years," concluded Vitai.
"In Turkey cell phone owners are still below the 60 percent of the
population and that shows there is great potential to grow in the
market," Vitai said.
The quality of network
Vitai said that the results of customer satisfaction polls, carried out in
October 2006, revealed what they should do to catch their competitors,
showed that the most important factor was the quality of the network. He
said service, schedule, contact and cell phones followed.
Stating that Telsim customers thought that the network was not high
quality in the past, "We won't focus on invoices or cell phones, our
prior goal is to increase the network quality in the next 2 years,"
Vitai said.
Vitai stated that they focused on infrastructure optimization and capacity
increase first, adding, "We increased the number of base stations by 17
percent, network capacity by 24 percent and improved customer satisfaction
by 46 percent."
Vitai also provided information about their "seç-konuş" and
"cheap SIM card" campaigns held in December. "We haven't emphasized
the Vodafone brand so far but it is a known brand and customers trust it."
Motorola agreement:
"We signed a turn key agreement for the first time and the agreement
includes stages like management of the existing network, modernization of
old equipment and new design. We won't dismiss employees, our employees
will work for Motorola in this process and in this way we will be able to
take advantage of Motorola's experience. We will make clear the number of
employees whom we will transfer to Motorola this week and that number is
about 300-400 at the moment. They will work for a period of between three
months and one year and then return."
Most expensive advertising campaign:
"I don't remember how much it cost but I can say that it is hundreds of
thousands of pounds. It is too expensive. With these campaigns, we changed
Telsim's communication methods and tried to create Vodafone's own style.
We didn't pay attention to its cost," said Vitai concerning the cost of
the new advertising campaign.
Motorola Vice President Jose R. Figueroa noted that they had important
commitments to the Turkish market and Vodafone, adding: "We committed to
provide the newest technology. You will see 3G and Wi-Max technology in
Turkey in the near future. We, as Motorola, have never left Turkey and
always believed in Turkey. Now we have an opportunity to be more powerful
in the Turkish market." (Anatolia News Agency/Turkish
Daily News)
12.01.2007
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ECONOMIA
L'ITALIA
SI CONFERMA 3° PARTNER

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I
dati dell'Ufficio Statistico turco (Tuik) nel periodo
gennaio-novembre 2006. Cresciuti sia l'import (19.2%) che l'export
(15.6%). Disavanzo per le casse di Ankara (+25.2%. |
Secondo l'Ufficio Statistico Turco (Tuik),
nel periodo gennaio-novembre 2006 l'import turco è cresciuto del 19.2%
rispetto allo stesso periodo del 2005, raggiungendo quota 125.3 miliardi
di dollari, mentre l'export è aumentato del 15.6% , toccando la somma di
76,6 miliardi di dollari. Il disavanzo risulta pari a 48.7 miliardi di
dollari (+25.2%). L'Italia è il terzo partner commerciale della Turchia
con un interscambio di 13.9 miliardi di dollari (+16.8%). L'export
dell'Italia verso la Turchia è stato pari a 7.8 miliardi di dollari (+14.5%), mentre l'import dalla Turchia è cresciuto del 20,8%
raggiungendo quota 6.1 miliardi di dollari. Il saldo è positivo per
l'Italia per 1.7 miliardi di dollari. La quota di mercato dell'Italia -
sul
totale importato dalla Turchia - è pari al 6.2%. La Germania continua ad
essere il primo partner commerciale della Turchia con un interscambio pari
a 21.7 miliardi di dollari ed un saldo attivo di 4.6 miliardi di dollari.
La Russia invece è il primo paese esportatore in Turchia con 15.8
miliardi di dollari (+37.2%) grazie alle sempre più consistenti forniture
energetiche (circa il 70% dell'intero fabbisogno energetico della Turchia
deriva dalla Russia) ed il secondo partner commerciale del paese. Continua
nel contempo l'impetuosa "ondata" di esportazioni Made in
China (+43%) che si consolida terzo Paese fornitore. (Ice
Istanbul)
12.01.2007
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L'AMBIZIOSO TARGET
DEL MINISTRO

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A
detta del ministro turco del Commercio Estero, Tursat Tuzmen, le
esportazioni del Paese della Mezzaluna dovrebbero raggiungere i 100
miliardi di dollari. Investimenti per 15 mld di $ nel 2006. |
In occasione della cerimonia annuale
della Assemblea Nazionale degli Esportatori (Tim), il ministro del
Commercio Estero Kursat Tuzmen ha fissato un ambizioso target per le esportazioni
turche nel 2007: 100 miliardi di dollari. Tuzmen ha dichiarato che le
esportazioni hanno raggiunto nel 2006 un totale di 85.7 miliardi di
dollari e che l'obiettivo dei 100 miliardi di dollari è difficile ma non
impossibile. "...Noi siamo in grado di raggiungere quota 100, io
voglio garantire alla Turchia questa cifra entro quest'anno..." ha
affermato il ministro alla folta platea di esportatori locali. Tuzmen ha
anche sottolineato che l'aggravamento del disavanzo commerciale è dovuto
essenzialmente alla bolletta energetica che pesa come un macigno sulla
bilancia commerciale del paese. Il 2007 - sempre secondo il Ministro del
Commercio estero - dovrebbe portare un sollievo ai conti commerciali della
Turchia in considerazione sia del minor costo medio del petrolio che dei
risultati sempre più eccellenti degli esportatori turchi in grado ormai
di affrontare con successo anche i mercati più complessi e sofisticati (
vedi Usa e Giappone ), nei settori più soggetti alla serrata concorrenza
internazionale ( p.e. tessile/abbigliamento,oreficeria, pelletteria, ecc.
). Il supporto governativo agli esportatori è stato di circa 150 milioni
di euro nel 2006 attraverso un vasto programma di iniziative in Turchia ed
all'estero con lo scopo di aiutare gli imprenditori ad affrontare al
meglio i processi di globalizzazione. Un interessante accenno infine è
stato fatto dal Ministro in merito al rapporto fra commercio estero ed
investimenti diretti esteri: "...Il commercio estero inoltre non può
essere separato dal flusso degli investimenti dall'estero...noi opereremo
affinché le strategie del Governo favoriscano sempre più questo flusso
continuo e consistente..." sottolineando il fatto che il 2006 si è
concluso con una cifra record di oltre 15 miliardi di dollari di
investimenti diretti provenienti dall'estero, frutto principalmente di una
raggiunta stabilità macro-economica.(Ice Istanbul)
12.01.2007
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RETE ELETTRICA:
A FINE ANNO
LA PRIVATIZZAZIONE

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L'annuncio
dato ufficialmente dalla Agenzia Nazionale Oib turca attraverso il
ministro per l'Energia Hilmi Guler. Il posticipo su indicazione del
Governo per via delle elezioni politiche. |
L'Agenzia Nazionale per la
Privatizzazione (Oib) ha ufficialmente annunciato che la privatizzazione
della <Baskent Elektrik Dagitim AS> (provincia di Ankara), della
<Sakarya Elektrik Dagitim AS> (importante provincia industriale fra
Istanbul ed Ankara) e della <Ayedas-Istanbul Anadolu Yakasi Elektrim
Dagitim AS> (che serve la parte asiatica di Istanbul) è stata
posticipata a data da definirsi, su indicazione del Governo turco. Il ministro
per l'Energia Hilmi Guler ha sottolineato che questo strategico processo
di privatizzazione non potrà essere effettuato prima delle elezioni
politiche generali, che si terranno nel prossimo novembre. Lo slittamento
della gara di privatizzazione -a lla quale partecipano tra l'altro le
italiane <Enel> con la locale società <Enka> e la <Edison<,
insieme ad altre 36 imprese locali ed internazionali tra cui <Iberdrola<,
<E.ON> e <Suez-Tractbel> - ha immediatamente allarmato gli
analisti, i quali ritengono che il rimandare le gare, per motivi
essenzialmente politico-elettorali interni, potrebbe offuscare il positivo
momento vissuto dalla Turchia sul versante dell'attrazione degli
investimenti dall'estero (oltre 15 miliardi di dollari nel 2006)e così
danneggiare considerevolmente la bilancia dei pagamenti (la
privatizzazione elettrica è infatti parte integrante dell'accordo in
essere con il Fondo Monetario Internazionale) già scossa
dall'aggravamento - nel 2006 - del deficit delle partite correnti. (Ice
Istanbul)
12.01.2007
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MILANO
PRENDE L'EXPO PER LA GOLA

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Le
carte che ha in mano il sindaco del capoluogo lombardo, Letizia
Moratti, sono buone ma le chances della città di Izmir (la vecchia Smirne) non
sono da meno. Un confronto tra grandi progetti. |
"Dividi
il tuo cibo col vicino. Capirai meglio la sua cultura, la sua identità e
imparerai ad amarlo come te stesso". Un pugno di parole dal sapore
biblico quelle con cui il sindaco Letizia Moratti cerca di toccare il
cuore e la mente dei delegati di novant'otto Paesi arrivati da tutto il
mondo. Quarantacinque minuti in francese e inglese perfettamente fluenti
per convincere il prestigioso <Bureau international des expositions> (Bie)
che, dopo più di cent'anni, Milano è la sede giusta per riportare
l'esposizione universale in Italia.
Finiti i preliminari, Parigi è il campo neutro dove si comincia a far sul
serio. Ieri il primo faccia a faccia tra le ultime due concorrenti, e la
presentazione della Moratti è stata più convincente degli avversari.
Milano di fronte ha Izmir, l'antica Smirne, città turca con 5mila anni di
storia nel pedigree che fu ricostruita da Alessandro il Grande nel 334
a.C. sulle colline di Pagos. Nell'albero genealogico Agamennone e Omero
che della sua candidatura sarà il testimonial. Oggi la "perla
dell'Egeo"
è un modernissimo porto che conta 3.5 milioni di abitanti e cinque
università. Un avversario temibile, dunque, una partita tutt'altro che
vinta per Milano che, contro il poeta che vedeva al di là del buio degli
occhi, schiera l'uomo vitruviano di Leonardo da Vinci.
A gridar "mamma li turchi" arriva a Parigi anche Emma Bonino.
"Una gara
in salita - stempera qualche entusiasmo di troppo il ministro al Commercio
Estero arrivato a rappresentare il Governo di Romano Prodi - Sulle grandi
assegnazioni giocano molti criteri diversi. Smirne? Farà giustamente leva
sul futuro, sul suo desiderio di utilizzare quest'occasione per crescere.
Aiutateci, sarà il loro messaggio". Molto diverso da quello di Milano
che la Moratti, giacca principe di Galles su pantalone e dolcevita nero,
lancia leggermente trepidante davanti al mondo che la scruta dalla platea.
"Noi, invece, vogliamo poter dare - assicura - Abbiamo le competenze e
le eccellenze per favorire un progresso globale". Sorride l'ex sindaco
Piero Borghini, oggi direttore generale a Palazzo Marino. "Milano è come
l'Inter che torna a vincere". "Attenti alla Turchia - rallenta il
presidente della Provincia Filippo Penati - alla sua collocazione
geo-politica e al suo ruolo di ponte rispetto ai Paesi arabi". E allora
il sottosegretario agli Esteri Bobo Craxi serra le fila e parla di "ultima
occasione per il rilancio della città".
In campo, dunque, ci sono i due progetti ormai completi. Milano che vuol
parlare e far parlare di alimentazione ("nutrire il pianeta, energia per
la vita"), un confronto fra grandi progetti che puntino a "migliorare
l'esistenza di tutti i popoli". Già pronti i temi: scienza per la qualità
alimentare, tecnologie per l'agricoltura, educazione alimentare,
solidarietà e cooperazione, alimentazione per migliori stili di vita e
per lo sport, alimentazione nelle culture e nelle etnie. Izmir punta
invece sulla salute e ricorda i suoi 300 giorni di sole all'anno, su
Erodoto che cantava il suo cielo come il più bello del mondo e sul
medico-filosofo Asclepio che da quelle parti già sapeva di psicoterapia
millenni prima di Freud e Jung.
"Un'ottima presentazione - commenta il presidente del consiglio Manfredi
Palmeri - Izmir ha puntato molto sulla qualità della vita e sul
divertimento. Ma importanti anche i riferimenti a una storia antica.
Milano, comunque, ce la farà". Il sindaco ne è certo.
"Perché Milano? Perché il linguaggio del cibo è universale". Parte il
filmato. Gli scritti di Leonardo, la Gioconda, il Cenacolo, le bellezze di
Lombardia e di tutta Italia. La colonna sonora è rock, ma a un certo
punto entrano la Scala e Rigoletto. "uesta o quella per me pari
sono...",
fa l'aria. Ma per l'Expo del 2015 bisognerà scegliere. E Milano ha già
vinto il primo round. (Giannino della Frattina/Il
Giornale.it)
12.01.2007
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MADE IN ITALY

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Per
promuoverlo Ice e Unioncamere hanno messo in cantiere tre progetti -
nei settori dell'oreficeria, della nautica e dell'immobiliare - che
guardano anche alla Turchia. |
Tre progetti, nei settori dell'oreficeria, della nautica e
dell'immobiliare, che coinvolgeranno Emirati Arabi Uniti, Turchia, Francia
e Spagna. E' quanto prevede per l'area del Mediterraneo e del Golfo
l'Intesa operativa per il 2007 siglata da Ice e Unioncamere, che stanzia
oltre 6 milioni di euro per promuovere il Made in Italy nel mondo, con
otto progetti a sostegno dell'internazionalizzazione. Guarda a Turchia e
Emirati Arabi Uniti, insieme a Usa, India e Singapore, il progetto di
Valorizzazione della produzione italiana di oreficeria, gioielleria,
argenteria, che ha l'obiettivo di individuare una strategia di
organizzazione interdistrettuale per la promozione condivisa del settore
dei metalli preziosi.
Il progetto prevede la partecipazione alle Fiere di settore
internazionali, tra cui Dubai (dicembre 2007) e Istanbul (marzo 2007),
supportata da iniziative promozionali e da uno specifico programma per
portare delegazioni di buyer esteri a fiere orafe italiane.
La promozione del settore italiano della nautica coinvolgerà invece
Francia e Spagna nel progetto "Yacht Medfestival", che prevede la
realizzazione, nel 2007 a Latina, di una manifestazione fieristica a
carattere interregionale per supportare l'immagine e lo sviluppo
commerciale della filiera di eccellenza della cantieristica navale e
nautica da diporto, facendo conoscere le caratteristiche dei prodotti
nautici <Made in Latina, Napoli e Salerno>.
L'evento sarà accompagnato da incontri istituzionali e di affari.
Coinvolgerà infine Francia e Emirati Arabi il progetto <Fiera immobiliare
Mipime internazionalizzazione dei mercati immobiliari locali<, che
prevede la partecipazione al <Mipim 2006> (Marché International des
Professionel de l'Immobilier), a Cannes in marzo, e l'organizzazione di
iniziative di promozione dei territori italiani sui mercati potenzialmente
più interessanti per gli Investimenti diretti esteri, come gli Emirati
Arabi. (Il Denaro.it)
12.01.2007
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BOSFORO-TUNNEL
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Aperta
la gara di appalto per la costruzione. Il termine per presentare i
progetti è fissato per il 12 giugno prossimo. Una offerta di 4.5
milioni di dollari. |
Ci siamo: il Dipartimento per la
costruzione di autostrade, porti e aeroporti ha aperto la gara di appalto
per la costruzione del tunnel sotto il Bosforo che unirà per la terza
volta la parte europea di Istanbul a quella asiatica. Il temine per
presentare i progetti è fissato per il 12 giugno prossimo. Per
partecipare i candidati interessati dovranno fare una offerta temporanea
di 4.5 milioni di dollari. Le parti interessate a partire dal 16 gennaio
potranno anche visionare i progetti dei concorrenti, prima però hanno
l'obbligo di iscriversi alla gara. (Apcom)
12.01.2007 |
MODELLO CLIO
RINNOVATO

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La
casa automobilistica francese <Renault> lo produrrà in
Turchia dalla fine del 2007. L'annuncio del responsabile dell'area. |
La casa automobilistica francese
<Renault> produrrà una nuova versione del suo modello Clio in
Turchia dalla fine del 2007. Lo ha annunciato il responsabile dell'area,
Luc-Alexandre Menard. Menard ha anche detto che la compagnia intende fare
investimenti per 183 milioni di euro nel 2007. "Abbiamo deciso - ha
affermato - di incrementare le nostre attività nel settore
dell'ingegneria e della ricerca nella divisione turca
<Oyak-Renault>. Nel 2006 <Renault> ha venduto 50.000 unità e
si ritagliato una quota di mercato del 15.9% in Turchia. (Agi)
12.01.2007 |
TURISMO
UNA NUOVA
PASSIONE: IL GOLF

|
La
Turchia vanta numerose strutture, tutte di recente costruzione,
classificate tra le più belle del Mediterraneo. I tre club più
esclusivi. |
La Turchia è una delle nuove mete
degli appassionati del golf che offre percorsi di alta qualità e un clima
mite e piacevole. Il Paese vanta numerose strutture, tutte di recente
costruzione, classificate tra le più belle del Mediterraneo.
Il Golf fu introdotto in Turchia alla fine del 1800. Il primo Golf Club fu
fondato nel 1895 a Istanbul col nome Istanbul Golf Club. Questo Club giocò
un ruolo fondamentale per il successo del Golf in Turchia. Sempre a
Istanbul nacque anche il primo campo, nel distretto Maslak. Con
l'accettazione dei principi contenuti nel sesto piano di sviluppo
quinquennale del maggio 1989, il golf ha guadagnato nuovo vigore e spinta
per emergere. Nel 1994, infatti fu costruito il primo campo professionale:
Istanbul Klassis Golf Country.
Le strutture più belle sono situate nella località di Belek, nelle
vicinanze di Antalya, dove si trovano cinque golf club immersi in un
meraviglioso paesaggio. I più importanti sono: il National, il Nobilis e
il Gloria.
National Golf Club (Serik
- Antalya) è stato il
primo campo ad aprire nel 1994 ed è caratterizzato da percorsi stretti
con molti alberi. Il terreno è a 18 buche. www.nationalturkey.com
Robinson Golf Club
Nobilis (Antalya) offre
piste lunghe senza particolari ostacoli. www.nobilis.com.tr
Gloria Golf Club (Antalya),
a 18 buche, è costellato da laghetti e banchi di sabbia. www.gloria.com.tr
Tat International Golf
Club (Belek - Antalya)
ha un terreno a 27 buche con magnifiche vedute sul mare. www.tatgolf.com.tr
Antalya Golf Club (Belek
- Antalya) ha
36 buche divise in due campi. www.antalyagolfclub.com.tr Meravigliose
strutture di golf sorgono anche in altre città della Turchia come, ad
esempio, Istanbul ed Ankara.
Klassis Golf & Country
Club (Silivri- Istanbul)
A 65 Km dalla città, possiede due terreni, uno a 18 buche e l'altro a 9
buche. Questi terreni sono conformi alle misure regolamentari
internazionali e ospitano numerose competizioni. http://golf.klassis.com.tr
Kemer Golf &
Country Club (Kemerburgaz - Ýstanbul)
A 18 Km dalla città, possiede un terreno di 9 buche situato all'interno
di un estesissimo complesso sportivo e ricreativo che comprende anche
piscine, campi da calcio e da tennis.
Istanbul Golf Club (Maslak
- Istanbul) è il terzo
campo della città, con 9 buche.
TGIF Golf Spor Kulübü -
Ankara (Gaziosmanpaºa,
Ankara)
Hodja Lakes Golf Course
(Adana, APO). (La
Stampa.it)
12.01.2007
|
NUOVO
POLO AEREO

|
Una
compagnia turco-tedesca, <SunExpress>, è andata oltre le
aspettative portando i suoi voli ad Izmir da 8 a 86 la settimana. |
SunExpress
Air Ways, a Turkish-German joint venture, performed much better than
expected in the Turkish domestic flight market, especially in the western
Turkish coastal city of Izmir.
The company increased its number of flights in Izmir from eight to 86 a
week, and its booking rate rose to 92 percent.
The private first airline company to schedule foreign flights from Turkey
in 2001, SunExpress launched domestic flights in March 2006.
People are now able to travel directly to Izmir from eight other Turkish
cities without being transferred in Ankara or Istanbul.
Today, one can travel to Izmir from Adana, Antalya, Diyarbakir, Erzurum,
Gaziantep, Kayseri, Trabzon and Van with 86 scheduled flights a WEK. (Mustafa
Gun/Zaman)
12.01.2007
|
L'IDEALE
PER UNA VACANZA ESTIVA

|
Il
popolare settimanale tedesco <Bild am Sonntag> ha dedicato la
copertina del suo inserto alla regione egea. |
Popular
German weekly newspaper Bild am Sonntag covered holiday in Turkey in its
holiday extra.
The Aegean coasts are as suitable as Mediterranean coasts for a holiday in
Turkey, the news article said. It's headline read "Two coasts, two
holiday worlds-The Riviera or Aegean."
In the news, it said Cesme, in Turkey's Aegean region, has excellent
sports and entertainment facilities and it is an ideal holiday resort with
several historical sites.
The majority of the German tourists spend their holiday in Turkey's
Mediterranean region for its high quality hotels, the news article says.
Leading German tourism companies, including Oger Tours, TUI, Neckermann,
Alltours and Jahn-Reisen make bookings up to 15 percent for 2007.
Flights to Izmir, Bodrum and Dalaman take half an hour less and holidays
in these areas are as good as in Antalya.
The Ayvalik district of Turkey is called "Turkey's Toscana," because
it bears resemblance to Toscana in northern Italy and there are several
islands and coasts neighboring Bodrum, the news said.
Other developed holiday resorts are the Dead Sea in Fethiye, Kusadasi and
Marmaris.
The news pointed out that the remnants of two of the seven ancient wonders
of the world, the Temple of Artemis at Ephesus and the Halikarnassus
Monument in Bodrum, are in the Aegean region and said the ancient city of
Troy was situated nearly 40 km away from Ayvalik.
In the news article, it is also said transportation to Pamukkale and
Cappadocia is cheaper than to the Aegean region. (Zaman)
12.01.2007
|
AMBIENTE
PROGRAMMA UE
CONTRO
LO TSUNAMI

|
Il
Mediterraneo non è immune da simili cataclismi. I progetti
"Transfer" e "Safer". Del primo faranno parte
dodici Paesi tra i quali Italia e Turchia. |
Il Mediterraneo non è immune dal
rischio tsunami, per questo l'Europa ha messo a punto due progetti,
chiamati "Transfer" e "Safer", che prevedono la
simulazione e la previsione del fenomeno, insieme alla realizzazione di un
tempestivo sistema di allerta per la popolazione costiera. I progetti sono
stati promossi nell'ambito del sesto Programma quadro europeo per la
Ricerca e lo Sviluppo, con il supporto della Commissione Europea. "Transfer"
coinvolgerà una rete di 29 istituti di 12 Paesi (Italia, Francia, Spagna,
Norvegia, Svizzera, Turchia, Grecia, Germania, Israele, Portogallo, Gran
Bretagna, Islanda). Il progetto ha individuato otto aree a rischio, per le
quali gli esperti dovranno fare simulazioni e studi per comprendere quale
potrebbe essere la forza sprigionata da eventuali onde anomale e se le
costruzioni e le infrastrutture litoranee potrebbero resistere
all'impatto. "Safer2 è invece un sistema di allerta per tutelare la
popolazione. In collaborazione con le autorità locali e con gli istituti
geofisici dei diversi Paesi coinvolti nel progetto, saranno analizzati i
metodi di intervento e studiate politiche di educazione della popolazione
o nuove metodologie nell'affrontare l'emergenza, anche dal punto di vista
logistico o della messa in sicurezza dei trasporti o degli
approvvigionamenti energetici. (Denaro.it)
12.01.2007
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CULTURA
POESIA
TURCA

|
E'
appena uscito, nelle edizioni Manni, una <Antologia> di
autori contemporanei. La prefazione di Necdet Adabag, uno dei più
profondi conoscitori leopardiani, è sufficiente per invogliare
l'acquisto del libro. Voci sorprendenti di un mondo che non era, e
non è, solo pieno di sogni ma rispecchia quella che è la realtà
della vita.
|
Abbiamo
conosciuto Necdet Adabag moltissimi anni fa durante una trasferta ad
Ankara quando il nostro giornale - <Il Mattino> di Napoli - ci aveva
inviato in Turchia per seguire le elezioni politiche poi vinte da Ozal. In
quella occasione Adabag era stato molto utile sia a noi, sia ad altri
colleghi con una serie di informazioni sulla formazione dei partiti e con
tanti consigli utilissimi tra l'altro per non scrivere corbellerie. A
quell'epoca Adabag, professore di letteratura italiana, era già affermato
come uno dei più profondi esperti di poesia leopardiana. Una conoscenza
che lo avrebbe portato ad ambiti riconoscimenti presso le università di
casa nostra. Abbiamo rivisto Adabag più di una volta, in Turchia e in
Italia, e dobbiamo dire che era stato sempre un piacere conversare con lui
in particolare quando l'argomento toccava la profondità del poeta
recanatese. Del resto siamo profondamente convinti che siano pochi gli
studiosi che si dedicano al Leopardi con tanta passione e competenza. Ne
è una testimonianza un saggio che ci inviò a suo tempo e che poi
pubblicammo su <Turchia Oggi>.
La cultura di Adabag non è però limitata all'uomo di Recanati ma spazia
anche e soprattutto quando il discorso cade sulla poesia turca. Ne poteva
essere diversamente. E' stata quindi una grande gioia vedere che la
prefazione ad un libro, appena uscito nelle edizioni Manni,
"Antologia della poesia turca contemporanea", porti la sua
firma. Le 33 pagine di questa prefazione rappresentano un saggio a sè,
utilissimo ed indispensabile per comprendere appieno cosa abbiano
rappresentato e rappresentino nel Paese della Mezzaluna autori come Neci
Fazil Kisakurek, Ahmet Muhip Dranas, Ziya Osman Saba, Rifat Ilgaz, Bedri
Rahmi Eyupoglu, Orhan Veli Kanik e tantissimi altri. Ha ragione Adabag
quando scrive che "il poeta turco è la voce della necessità
interiore di comunicare agli altri le proprie idee espresse con tecniche
diverse". Ha ragione quando aggiunge che "la lingua turca,
grazie a questi grandi poeti, è notevolmente cresciuta e progredita, è
diventata insomma un mezzo di espressione fine, dinamica e ricca".
Basti pensare alla poetessa Melisa Gurpinar (le parole sono di Adabag) che
è stata testimone - nel periodo tra il 1950 e il 2000 - del mutamento del
popolo turco, dei diritti conquistati dalle donne e di quante di queste
hanno anche perso nella nell'emancipazione, di tutto ciò che questa
generazione ha vissuto. Basti pensare ancora a Sunay Akim che canta
l'infanzia o a Ozdemir Asaf o a Behçet Necatigil. Tutte voci sorprendenti
di un mondo non era e non è solo pieno di sogni ma rispecchia quella che
è la realtà della vita. (Turchia
Oggi)
___________________________
"Antologia della poesia turca contemporanea"
edizioni Manni - Pagg. 149 euro 13,00
12.01.2007
|
UN
FOSSILE DI 72 MILIONI DI ANNI FA

|
E'
stata scoperto a Malatya grazie ad una mappatura scientifica di un
equipe dell'Università Inonu. |
Lecturer
at the Inonu University, the Department of Mining Engineering, Doc. Dr.
Mehmet Onal and Chairman of the Department of Turkish at the Education
Faculty Prof. Hasan Kavruk said that the mapping process of the
78-million-year-old fossil of a sea creature, which was first mapped in
1986, along with all other samples, have been mapped as of the year 2006.
The team behind the Malatya leg of the project, Doc. Dr. Onal and Prof.
Kavruk, discovered a "Rudist" fossil as a result of a 10-day
field research in the rural districts of Akcadag and Hekimhan in 1981.
Prof. Hasan Kavruk said that it was now proved that the Turkish
Central-Anatolian city of Malatya had been a sea and that Malatya
possessed the characteristics of an open-air museum for this world-famous
sea creature. Kavruk also emphasized that the University of Istanbul, at
the earlier years of the Republic, had paid millions of pounds to buy
another sample of the 78-million-year-old "Rudist" fossil,
whereas it could have been easily found in Malatya.
Doc. Dr. Mehmet Onal noted that an international symposium on the fossil
would be held in July 2007 and added that the fossil became extinct 70
million years ago. Onal also pointed out that the historic discovery of
the 'Rudist' fossil - Miseia Regularis - in Malatya had already been
covered by the Journal of Asian Earth Science.
The Rudist fossil lived for a short time and then became extinct and it is
now widely used as a research topic due to its rarity, Doc. Dr. Onal said
and further stressed that the largest Rudist fossil bed was in Malatya.
Onal also maintained that Malatya had been a sea bed for millions of years
and it was possible to come across sea creatures as old as 400 million
years old.
"It is estimated that it has been 18 million years since the sea in
Malatya has withdrawn. Given the fact that it had remained a sea for
millions of years, it is possible to discover very old fossils in the
outskirts of the city." (Anadolu News Agency/Zaman)
12.01.2007
|
GLI SCATTI DI EVA
HAULE

|
Il
27 gennaio al <Karsi Art Works> di Istanbul verrà proposta una
galleria fotografica della detenuta, in carcere dal 1986 perché
accusata dell'omicidio di un soldato Usa. Come e perché l'ex
terrorista, appartenente alla terza generazione della Raf, ha
cominciato a "riprendere" le sue compagnie di prigionia. Il dramma
della detenzione. |
Istanbul's Karşı
Art Works, an art gallery that aims to highlight the reactionary and
critical aspects of art via the extraordinary exhibits it hosts, is
nowadays home to an exhibit of photographs by German photographer Eva
Haule. The exhibition, titled "Portraits of women under captivity,"
runs through Jan. 27 and features black-and-white photographs of women
inmates in a German prison. Haule, one of the third generation members of
the German Red Army Faction (RAF),has been serving a prison term
since 1986. She is convicted of murder for killing a U.S. soldier as part
of a plot to enter and attack a U.S. airbase at Frankfurt in August 1985.
After serving the first three years of her term in a cell, Haule was
transferred to another prison in 1989 as a result of a hunger strike she
and her fellow inmates started. There she met two volunteer photographers
who visited the prison for photography classes for inmates. She initially
took photos of her fellow inmates and following the success she achieved,
she decided to develop this into a project in which she would interview
all prisoners one by one. "Everybody liked the idea to exhibit photos of
women who were isolated, or made invisible," Haule is quoted as saying
in a statement released by the gallery. Haule put together her collection
"Portraits of women under captivity" between 1998 and 2003. About the
inmates she interviewed for her project, she says: "Fourteen out of the
21 women inmates I photographed were under detention because of crimes
related to drugs -- either for dealing them or for addiction. Eight of
them were from other countries including the United States, Trinidad,
Colombia, Sweden, Bosnia, Macedonia and Turkey. ... What compelled me in
them was probably what can be generalized as such: they were coping with
tough lives with grace and honor. They never gave up despite everything
they experienced -- homelessness, violence, diseases, poverty and being
away from their kids. What I saw that in their faces. They know that I
look at them with respect and that I take their photos with the same
attitude and that I think they are beautiful..." Haule says although all
inmates came from diverse backgrounds, the thing they all had in common --
including herself -- was that none of them could adapt to the "so-called
normal citizen lifestyle" and that none of them wanted to do so.
"...And not putting up with the overall scheme of a women's role in
society is not our problem," she says. According to Haule, creativity
was an obligation for her in order to be able to preserve her "inner
freedom and liveliness." On the photography experience, she says:
"None of them intended photos for a pre-arranged audience. They wanted
those photos for themselves and their families first and also for me to be
able to hold an exhibit. As I always say, 'What I do here should get me
out of here." (Turkish Daily News)
12.01.2007
|
ARTE
7000 ANNI DI STORIA
|
Ospite, nella Sala
delle Bandiere del Quirinale, una
mostra che ospita 43 preziosi pezzi anatolici e turchi.
L'esposizione - che è stata presentata dal Consigliere per la
Conservazione del Patrimonio artistico della presidenza della
Repubblica Louis Godart ed inaugurata dai Capi dello Stato italiano e turco,
Giorgio Napolitano e Ahmet Necdet Sezer - sarà poi allestita a
Napoli nel palazzo Reale.
|
 Un viaggio attraverso i secoli per
illustrare le vicende delle civiltà che hanno abitato la penisola
anatolica, dal neolitico fino al moderno stato nazionale turco. Ma anche
una attenta ricostruzione delle reciproche influenze che da sempre hanno
caratterizzato le relazioni tra Occidente e Asia Minore. Turchia,
7000 anni di storia, la mostra curata da Louis Gokart e dal
segretariato della presidenza della Repubblica e ospitata fino al 31 marzo
nella sala delle bandiere del Quirinale, ricostruisce tale fitto intreccio
attraverso 43 pezzi unici provenienti dai principali musei turchi, dal
Palazzo di Topkapi di Istanbul al Museo delle civiltà anatoliche di
Ankara.
La rassegna, che è stata inaugurata il 10 gennaio dal presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano e dal presidente turco Ahmet Necdet Sezer,
rientra nelle iniziative organizzate per celebrare i 150 anni di relazioni
diplomatiche tra Roma e Ankara. "La mostra - ha spiegato Napolitano
- ripercorre le principali tappe che hanno segnato la nascita e il
cammino di un grande Paese amico. Le collezioni del palazzo di Topkapi,
straordinario scrigno che racchiude oggetti d'arte provenienti da tutto
il mondo, dimostrano che la grandezza di una civiltà dipende dalla sua
capacità di apertura alla cultura dell'altro".
Si inizia con le prime civiltà contadine che nell'VIII millennio a.C.
si insediano nel sito di Çatal Höyük, nella piana di Konya. La
statuetta che raffigura una donna nell'atto di partorire illustra la
diffusione dei nuovi culti legati al passaggio dalla caccia
all'agricoltura: quello della dea-madre, simbolo della fecondità della
terra, e quella del dio-toro, simbolo della forza necessaria alla
coltivazione dei campi. Nel frattempo la possibilità di costituire
riserve di cibo spinge l'uomo a inventare un sistema di controllo dei
depositi dove sono stoccati i prodotti: i sigilli esposti in mostra erano
il principale strumento utilizzato per tali funzioni amministrative.
 Lo snodo successivo, tra il 3000 e il 1200 a.C., è rappresentato
dall'età del bronzo. Legando il rame e lo stagno le popolazioni
anatoliche producono armi, utensili, recipienti, gioielli, statuine. Come
la splendida statuetta in oro e argento di Alacahöyük e le insegne e il
sistro in bronzo provenienti da Horoztepe e Alacahöyük. Ma è solo nel
secondo millennio a.C. che l'Anatolia esce dalla preistoria per entrare
nella storia. Le tavolette in scrittura cuneiforme della colonia assira di
Kanesh, ai confini orientali dell'altopiano, testimoniano questo
passaggio. Nel frattempo, al centro della penisola, sorgono dapprima il
regno (1650-1500 a.C.) e successivamente il grande impero ittita
(1430-1200 a.C.), con capitale Hattusa. La magnifica statuetta di
Beycesultan che raffigura la dea "sole della terra" Hebat
ricorda la raffinatezza raggiunta da questa civiltà, destinata ad essere
annientata intorno al XIII secolo a.C. dai cosiddetti "popoli del
mare". Proprio a questo periodo risalgono le vicende della guerra di
Troia cantate da Omero, attestate dall'abbondante ceramica micenea
rinvenuta nel sito di Hissarlik. La frantumazione dell'impero ittita
consente nei secoli successivi la nascita di numerose entità politiche
autonome, dai regni neo-ittiti al regno di Frigia del mitico re Mida,
dalle città stato di Efeso, Mileto e Alicarnasso al regno di Licia, con
capitale Sardi. Città che divenne famosa per l'invenzione del conio
delle monete e il ricordo di uno dell'ultimo dei suoi sovrani, Creso,
destinato ad essere sconfitto nel nel 547 a.C. dal re di Persia, Dario.
Il percorso della mostra prosegue con testimonianze di epoca romana e
bizantina (da segnalare l'icona di Santa Eudossia del Museo archeologico
di Istanbul), fino all'impero dei selgiuchidi. Una popolazione, la prima
di ceppo turco, che sviluppò una cultura e un gusto estetico di singolare
raffinatezza, come testimoniato dai versi del grande poeta Omar Khayyam.
Si arriva quindi al 1288, anno in cui il capostipite della dinastia
ottomana, Osman, pone le basi per la creazione di un impero che raggiunge
l'apogeo del suo splendore con Solimano il Magnifico (1520-1566). I
pezzi più pregiati della mostra, quelli che vengono dal Topkapi, si
riferiscono proprio a questo periodo: si va dai monili in oro alle brocche
smaltate e ornate da gemme, passando per il Corano del XVI secolo
ricoperto di rubini e diamanti. L'impero crollerà nel 1919. Nel 1923,
al termine della guerra d'indipendenza turca, il generale Mustafa Kemal
Ataturk fonda la moderna Repubblica turca. (Il
Sole 24 Ore)
12.01.2007
|
SPETTACOLI/CINEMA
LA SCOMPARSA
DEL GRANDE
ISAAC BEZZERIDES

|
Lo
scrittore e sceneggiatore, figlio di una famiglia greco-cipriota,
era nato nel lontano 1909 a Sansum nel Mar Nero in Turchia. L'inizio
della carriera. |
Lo scrittore e sceneggiatore
statunitense di origini turche Albert Isaac Bezzerides, autore di numerosi romanzi e di
decine di trame di film, è morto a Los Angeles all'età di 98 anni. Nato
il 9 agosto 1908 a Samsun (Turchia), all'epoca dell'impero ottomano, era
figlio di una famiglia greco-armena che immigrò negli Stati Uniti
d'America quando lui aveva poco più di tre anni. Tra i suoi romanzi di
maggior successo ''Amore e guai'', ''Strada maestra'', ''Convoglio contro
l'ignoto'', ''I corsari della strada'', tutti diventati dei film di
successo.
A.I. Bezzerides iniziò la carriera di scrittore con il romanzo ''The Long
Haul'' (1938), a cui poi seguirono altri 16 titoli. Il suo bestseller
principale è ''Amore e guai'' (1952), da cui sei anni dopo l'uscita in
libreria fu tratto l'omonimo film di Angelo Dorigo con Marcello
Mastroianni, Nunzio Arena e Valentina Cortese. Al centro della trama ci
sono le divertenti avventure e disavventure sentimentali di tre giovani
coppie, che per vari motivi fanno fatica a trovare una serena vita di
relazione.
La sua collaborazione con il cinema prese avvio nel 1940 quando il regista
Raoul Welsh girò ''Strada maestra'', trasposizione del suo romanzo di
esordio, con Humphrey Bogart, George Raft, Ida Lupino e Ann Sheridan. Da
allora Bezzerides divenne un assiduo sceneggiatore di Hollywood, firmando
come autore ''Convoglio verso l'ignoto'' (1943) e ''I corsari della
strada'' (1949), ispirati ai suoi due romanzi omonimi, ''Tempesta sotto i
mari'' (1953), ''La belva'' (1954), ''Un bacio e una pistola'' (1955) e
''Le colline dell'odio'' (1959), ''I ribelli del Kansas'' (1960). In
seguito divenne sceneggiatore per il piccolo schermo firmando i primi
episodi del telefilm ''Il Virginiano'' (1962) e quindi creò la serie tv
western ''La grande vallata'', andata in onda per 112 episodi tra il 1965
e il 1969. (ClubInterfree)
12.01.2007
|
ALPE ADRIA
FILMFESTIVAL

|
La
18/ma rassegna cinematografica di Trieste, la più attenta a
quello che accade nell'est dell'Europa e del Mediterraneo, si
svolgerà dal 18 al 25 gennaio. Sarà presente anche il turco Nuri
Bilge Ceylan che chiuderà la manifestazione con "Iklimler-Climi".
Il regista aveva già vinto l'edizione del 2004 con il
lungometraggio "Usak-Lontano". |
È il festival di cinema italiano più
attento a ciò che accade nell'est dell'Europa e del Mediterraneo.
Ora la diciottesima edizione. <Alpe Adria Filmfestival> si svolgerà a
Trieste dal 18 al 25 gennaio e ha già annunciato i pezzi forti di un
interessante programma.
Il gitano Tony Gatlif, il turco Nuri Bilge Ceylan, il serbo Goran
Paskaljevic, il croato Rajko Grlic o il rumeno Radu Munteanu sono solo
alcuni dei nomi di spicco di una manifestazione che presenta il meglio
dell'anno di tutta la regione ed è un luogo di incontro per cineasti
di provenienza diversa.
Oltre ai concorsi, ci sono le retrospettive (lo svizzero Fredi Murer e
l'italiano Franco Giraldi) e le sezioni tematiche come "Update
Deutschland" sulla produzione tedesca recente e un focus sull'ex Ddr
Andreas Dresen.
In totale nelle quattro sale cittadine saranno presentati circa 150
titoli fra lungometraggi, documentari e cortometraggi (informazioni
www.triestefilmfestival.it).
Come evento d'apertura è stato annunciato "Transylvania", che a
primavera sarà nelle sale italiane, di Gatlif con Asia Argento. Una
pellicola retta dalla musica e dalle pulsioni istintuali, che racconta
di Zingarina (Argento) che, in compagnia di un'amica, arriva in
Romania alla ricerca di un uomo solitario e senza legami fugacemente
conosciuto in Francia, il musicista Tchangalo (Birol Unel, già
protagonista de "La sposa turca"). Oltre che una storia d'amore,
il film è un'immersione in una terra misteriosa e affascinante.
La chiusura del festival sarà affidata a uno dei più bei film del
2006, anche questo passato a Cannes, "Iklimler - Climi" di Bilge
Ceylan. Incomunicabilità e fine di un amore, solitudine e ricerca di
una felicità che sfugge continuamente i temi di un'opera rarefatta e
intensa del regista che a Trieste vinse nel 2004 con "Uzak -
Lontano".
La Romania, che negli ultimi due - tre anni si è segnalata come il
paese emergente del sudest Europa in campo cinematigrafico, sarà
rappresentata da due film in competizione, "Paper Will Be Blue" di
Radu Munteanu e "The Way I Spent The End of The World" di Catalin
Mitulescu, entrambi a rievocare la "rivoluzione" che nel dicembre
1989 travolse il regime di Ceausescu.
Già premiato in vari festival è "Optimisti" di Goran Paskaljevic,
una variazione sul tema del "Candide" di Voltaire in una Serbia
tribolata e un grande Lazar Ristovski che si fa in 5 negli altrettanti
episodi di un mosaico crudele e divertente.
In gara ancora il croato "araula - Border Post" di Grlic, il bel
albanese "Magic Eye" di Kujtim Cashku (un altro racconto della
caduta del comunismo con le speranze subito tradite) e il tagiko "To
Get to Heaven First You Have to Die" del talentuoso Djamshed Usmonov.
Il concorso documentari vedrà il lizza 24 lavori di tutte le durate e
si conferma tra le sezioni più curiose e sorprendenti: massiccia la
presenza di opere russe, di registe donne e da segnalare il ritorno del
serbo Zelimir Zilnik. Dal Festival di Sarajevo arriva poi un gruppo di
documentari (i cui titoli verranno confermati a ridosso
dell'inaugurazione) di vari Paesi della ex Jugoslavia che raccontano
storie di violenze, di ricerca della verità e del tentativo di ottenere
giustizia per i crimini degli anni '90. (Nicola Falcinella/Euregion.net)
12.01.2007
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L'ULTIMO HAREM

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La
Turchia protagonista al Teatro Rifredi di Firenze. Sul palcoscenico
un'attrice internazionale (Serra Yilmaz), una scrittrice turca (Nazli
Eray), un regista italiano (Angelo Savelli), evocano le donne di
ieri e di oggi: la seducente favorita circassa che attende il
Sultano e la dimesa casalinga prigioniera di un mondo dal quale è
difficile uscire. |
Una sera del 1009, alla vigilia
della definitiva chiusura degli harem, nel palazzo di Yildiz, una
seducente favorita circassa attende, insieme alla anziana guardiana e al
capo degli eunuchi imperiali, l'incerta visita del Sultano, ingannando
l'attesa con il racconto di storie fantastiche.
Quasi cento anni dopo una casalinga dimessa e la sua spumeggiante amica
sognano improbabili fughe dalla prigione del loro indecifrabile malessere
quotidiano. Ma l'harem non è tanto una cinta di mura invalicabili quanto
piuttosto un luogo dello spirito, una attitudine vischiosa e pericolosa in
cui cadere prigionieri, sia ieri che oggi, sia in Oriente che in
Occidente, sia uomini che donne. (Teatro di
Rifredi)
12.01.2007 |
SPORT
ERGIN ATAMAN:
"RIFACCIO LA FORTITUDO"

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Il
coach turco all'italiana nella terra del Palio. Siede in una delle
panchine più difficili della pallacanestro italiana.
"Continueremo a lottare per l'Eurolega". |
Un soprannome che sembra una polaroid
di Ergin Ataman, coach della Fortitudo: l'Imperatore. Un nomignolo
coniato in quel di Siena dove, dopo aver lavorato assai bene nelle file
dell'Efes, la Juventus del basket turco, era arrivato tra dubbi e
curiosità. Un coach turco all'italiana nella terra del Palio. Perché
lui dell'Italia sa tanto e ha imparato a essere cittadino cosmopolita
proprio nel nostro Paese. Così si scopre un uomo ricco, e non solo nel
conto corrente, perché discendente di una famiglia nobile che ha fatto la
storia politica di quella chiamata un tempo Anatolia. Colto, dimagrito 35
chili in una clinica svizzera, è una persona alla mano. Siede su una
delle panchine più difficili della pallacanestro italiana: la Fortitudo
post Paperon de' Paperoni (Giorgio Seragnoli) guidata da Michele
Martinelli.
-
Ataman, come si sta in purgatorio?
Per me che sono musulmano il purgatorio è legato alla cultura italiana,
a Dante Alighieri.
- Già, lei ha studiato in Italia.
Sì, le elementari le ho fatte a Brescia (papà e mamma avevano
interesse in calzaturifici nel Bresciano, ndr) mentre le superiori le ho
frequentate a Istanbul in una scuola italiana.
- La Fortitudo era una delle grandi sino a ieri. Oggi è, mestamente, una
delle piccole.
Quando ho accettato di venire alla Fortitudo non ho
guardato soltanto all'importanza del club o alla sua storia degli ultimi
15 anni, ma anche a quello che si poteva fare di buono nel presente con
questa squadra. E nonostante i problemi, che ci siamo impegnati a
risolvere sul mercato e soprattutto lavorando in palestra, sono convinto
che ci sia il potenziale per fare bene.
- Ottimista, però l'Europa se ne è andata.
Continueremo a lottare anche in Eurolega. Rimangono quattro partite,
già in passato si sono viste rimonte importanti e noi vogliamo provare a
raggiungere la qualificazione, anche se è difficile pensare di fare
strada in Top 16 di fronte a squadre di altissimo livello.
- Nella sua vita Turchia e Italia procedono in parallelo.
Ci pensavo giorni fa. L'Italia sta attraversando quel momento, già
conosciuto qualche anno fa dalla Turchia, di apertura nei confronti della
Nba. Dalla Turchia sono andati in America Turkoglu e Okur. Ora la prima
scelta assoluta di Bargnani, e il fatto che stia giocando bene, fanno sì
che cresca l'attenzione della Nba verso l'Italia. I talenti ci sono,
Belinelli è quello più in vista. L'importante per Marco è lavorare per
migliorarsi e puntare al massimo obiettivo: andare là quando potrà
essere un protagonista di quel mondo, come ha fatto Ginobili.
- Lei è nipote di un ex ministro della Difesa. Che c'entra con il
basket?
Passione. Quando capisci di non poter fare a meno dell'adrenalina che
solo certe situazioni possono dare viene naturale percorrere una strada.
La mia adrenalina è il basket.
- Ataman, si vede senza pallacanestro?
Quando capirò di non poter più dare nulla scenderò in
politica. Le tradizioni familiari si devono proseguire. Queste scelte sono
uguali: sia in Turchia sia in Italia. Le mie due case". (Emanuele
Righi/La Stampa.it)
12.01.2007
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FEDERCALCIO
(TURCA)
SOTTO PRESSIONE

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Riportiamo
- ma unicamente come notizia di cronaca non avendo alcuna esperienza
specifica in merito a notizie calcistiche - un articolo di Nihat
Dincem per <Goalcom>. |
Da qualche tempo a questa parte la
Federcalcio turca (Tff) è sotto pressione, soprattutto nella persona del
suo presidente, Haluk Ulusoy, cui sono state chieste le dimissioni - non
da parte dei consiglieri, ma da parte del Governo e, sorprendentemente,
della stampa.
Mehmet Ali Şahin, il Ministro dello Sport, per alcuni mesi si è
battuto affinchéosse la stessa Federcalcio, di propria volontà, a
resettare le cariche e ricominciare da zero con nuove immediate elezioni.
Oggi, però, dichiara di essere pronto a farsi carico egli stesso di
questa situazione se la Tff non provvederà in tempi brevi ad indire nuove
elezioni.
Haluk Ulusoy è stato il presidente della Tff ad avere avuto più
successo. Durante il suo primo mandato la nazionale turca arrivò terza
alla sua prima Coppa del Mondo ed il Galarasaray vinse due titoli europei.
Ha introdotto lui la regola denominata "Pool System" che permette a
tutti i club della Super Lig turca di beneficiare dei diritti televisivi.
Ulusoy, che proviene da una famiglia molto agiata ed influente, è sempre
stato visto da molti come un grande lavoratore, con un carattere forte e
abile nel tenere le redini di un'organizzazione come la Federcalcio,
nonché con sufficiente esperienza per poter rappresentare il proprio
Paese all'estero.
Gli uomini di potere, si sa, non possono soddisfare tutti quanti e anche
Ulusoy ha alcuni nemici, che lo hanno accusato di favoritismi e, benché mai provati, di legami molto stretti con alcuni grandi club.
Dopo diversi anni Ulusoy ha dichiarato che queste accuse causavano un
grande stress a lui e alla sua famiglia e a questo furono dovute le sue
dimissioni; al suo posto venne eletto Levent Bıçakçı. Questi,
figura abbastanza sconosciuta nel mondo del calcio, è un ben noto
avvocato ed ha avuto un approccio alquanto soft verso il governo del
calcio turco. Dopo un presidente di grande carattere e fermezza come
Ulusoy, Levent Bıçakçı è stata una ventata d'aria fresca
per il fronte anti-Ulusoy e la stampa. Ma, sfortunatamente, non per il
calcio turco.
Dopo il deplorevole episodio accaduto ad Istanbul, durante il match contro
la Svizzera valido per la Qualificazione alla Coppa del Mondo che si
sarebbe giocata in Germania, Levent Bıçakçı convocò
l'assemblea generale ed indì nuove elezioni. Questa fu l'ultima volta
che il calcio turco sentì parlare di lui.
Nonostante le voci contrarie provenienti dalla stampa e da alcuni
consiglieri Federali, l'uomo che questi indicavano come una minaccia per
la Federcalcio, Haluk Ulusoy, venne votato dalla maggioranza affinché
tornasse e riportasse in auge il calcio turco. Benché egli stesso dicesse
che non sarebbe tornato di nuovo su quella poltrona, Ulusoy non ha potuto
ignorare la chiamata ed ha così ripreso in mano le redini della Tff.
Due
dossier
della Commissione
E', comunque, stato un ritorno meno facile del previsto. Nei primi giorni
del suo nuovo mandato, che coincise con la fine della stagione 2005/2006,
c'erano diverse inchieste in corso da parte di una speciale commissione,
incaricata dal Ministero dello Sport di far luce su alcuni scandali
riguardanti partite truccate, favoritismi e scommesse.
Şahin, che in una recentissima conferenza stampa ha detto di avere
sulla propria scrivania due dossier della commissione relativi ad attività
sospette in due diverse partite, biasima la Tff per non aver preso in
seria considerazione le inchieste e non avere a sua volta investigato in
maniera appropriata per fare piena luce sulle vicende.
Şahin ha inoltre dichiarato che sono le delegazioni della Federazione
a dover indire un'assemblea generale della Tff. Ha poi aggiunto che si
augura che questo verrà fatto entro il prossimo weekend, altrimenti lo
farà egli stesso, così come gli consente la Legge, al suo ritorno dal
viaggio in Sri Lanka. Con la stampa che ha anche ricordato la squalifica
dell'Iran dovuta alle ingerenze del Governo nella sua Federcalcio, è
poco plausibile che Şahin compia un passo del genere senza consultare
gli organi di governo, specialmente il Presidente che è stato fino ad ora
riluttante a commentare gli ultimi episodi inerenti il suo sport
preferito. Il Ministro ha quindi affermato che le dimissioni degli organi
direttivi sono la cosa più appropriata da fare per la Tff, visti i gravi
scandali di cui è accusata.
Benché tutti questi particolari non siano stati resi pubblici e non tanti
tifosi conoscano ciò che veramente sta accadendo nella Federcalcio, la
stampa turca sta vivendo una giornata campale relativamente a queste
vicende. Haluk Ulusoy e i consiglieri della Federcalcio non hanno ancora
commentato queste dichiarazioni di Şahin, così come la Lega Calcio,
che avrebbe una grande influenza nella nuova Federazione se dovessero
essere indette nuove elezioni.
Comunque vada a finire tutta la vicenda, sappiamo bene che calcio e
politica non formano un bel mix e ci auguriamo che, in un modo o
nell'altro, il tutto si risolva prima che lo sport ci vada
definitivamente, e negativamente, di mezzo. (Nihat Dincem/Goalcom)
12.01.2007 |
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