Arretrati 

Anno 8° N.2

ATTUALITA'

DIALOGO

La_stretta_di_mano

Le parole di rinnovata amicizia del nostro presidente della Repubblica Giorgio Napolitano all'omologo turco Ahmet Necdet Sezer sono la testimonanza che Ankara può farcela ad entrare in Europa.

Le_aspirazioni_della_TurchiaLa visita di Ahmet Necdt Sezer a Roma - la prima fatta da questo presidente della Repubblica turco e la seconda dopo quella di Suleyman Demirel tanti anni fa (Turgur Ozal vi era venuto infatti come Primo Ministro) è tanto più significativa non solo perché l'ospite ha incassato dal nostro Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, la piena solidarietà dell'Italia all'alleato Nato nel proseguimento dei negoziati di adesione di Ankara all'Europa, quanto e soprattutto perché si è toccato con mano come i rapporti di amicizia tra i due Paesi, al di qua e al di là del Mediterraneo, siano molti stretti e non vincolati certo da mutamenti ai vertici delle istituzioni.
Lo_scambio_dei_doniL'apertura, nelle Sala delle Bandiere del Quirinale, della mostra "Turchia 7000 anni di storia" è la testimonianza diretta - come faceva rilevare la giornalista di <Sabah> Yasemin Taskin - che l'ex Impero ottomano ha tutti i diritti di entrare nell'UE in quanto è proprio nell'Anatolia, in epoca neolitica, che si è formata la civiltà, quella stessa, che greci prima e romani poi porteranno al grado più alto di perfezione. Del resto come non riflettere sulle parole del ministro della Cultura e del Turismo turco, Atilla Koc, che nel corso di una conferenza stampa annunciava proprio qualche giorno fa le ultime scoperte di una missione archeologica italiana in Turchia secondo la quale i fondatori di Napoli provenivano da zone vicino ad Izmir. Come dire che Virgilio, nell' "Eneide" non si era inventato un bel nulla con il suo Enea approdato nelle terre del Lazio. Sì, la Turchia ha tutti i titoli per sentirsi Occidente senza per questo rinnegare, come popolo, le sue origini asiatiche e quindi orientali. Titoli, peraltro, dei quali l'Europa - e nella fattispecie Bruxelles - non può disconoscere con "teoremi" assolutamente privi di sostanza. E' anche vero però che Ankara deve portare avanti tutte le riforme che le sono state chieste, adoperandosi in particolare per superare gli ostacoli che si frappongono e che sono più all'interno del Paese. Ostacoli, lasciatecelo dire con tutta franchezza che molto spesso non hanno il loro denominatore comune in una economia ancora ferraginosa (nonostante in tanti successi ottenuti) o in una scarsa comprensione dei diritti umani (pur se sono stati fatti molti passi avanti), o nella irrisolta questione di Cipro od ancora nella frizione palese tra Forze Armate e Governo, quanto piuttosto nella mentalità di un popolo rigidamente orgoglioso se non addirittura eccessivamente nazionalista. Alle volte - come diceva Talleyrand - le ragioni di un Paese vanno messe da parte quando è in discussione l'interesse dello stesso. Questo, è ovvio, non significa calarsi i calzoni altrimenti la Turchia si troverebbe a subire i soprusi ed i diktat di chi, o per un motivo o per un altro, con mille scuse grida ai quattro venti che l'adesione di Ankara porterebbe solo conseguenze negative. Le parole di Napolitano ("L'ingresso della Turchia darà un contributo essenziale all'ampliamento e al consolidamento di quello spazio comune di democrazia fondato sul rispetto della dignità della persona, delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto...") siano dunque foriere di momenti di un dialogo più disteso, ma soprattutto più sincero, tra un Paese che ha tutti i diritti di varcare una porta e chi al contrario questa porta la tiene chiusa. (Turchia Oggi)
12.01.2007

 

INTERESSE STRATEGICO

Napolitano,_Il_negoziato_con_la_Turchia_è_srategico

Lo è certamente l'adesione della Turchia all'UE anche se poi questa - come ha osservato il nostro Capo dello Stato - deve proseguire sulla strada delle riforme.

E' interesse strategico dell'Europa l'ingresso della Turchia nell'UE ma al tempo stesso Ankara deve adoperarsi per rispondere pienamente alle richieste avanzate da Bruxelles e che condizionano l'adesione alla comunità del Paese euro-asiatico. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ribadito la posizione italiana ricevendo al Quirinale il presidente turco Ahmet Necdet Sezer, in visita ufficiale nel nostro Paese. ''L'Italia sostiene da sempre con convinzione il percorso di avvicinamento della Turchia all'Europa - ha confermato il Capo dello Stato - nella certezza che l'ingresso di Ankara nella UE darà un contributo essenziale all'ampliamento e al consolidamento di quello spazio comune di democrazia fondato sul rispetto della dignità della persona, delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto, nel quale si è espressa l'unità dell'Europa. La positiva prosecuzione del negoziato di adesione fra UE e Turchia rappresenta quindi un interesse strategico per l'Unione europea''. Al tempo stesso, ha sottolineato Napolitano, ''essa costituisce uno stimolo per Ankara a consolidare le riforme già avviate e a mettere in atto tutte le misure necessarie al pieno rispetto delle regole comunitarie, così da adempiere integralmente alle condizioni richieste per l'adesione; e costituisce in pari tempo - ha osservato ancora il Capo dello Stato - un motivo ulteriore di impegno per l'Europa a riformare e rafforzare le proprie istituzioni affinché l'UE più larga di oggi e di domani possa raccogliere pienamente le sfide e le missioni cui è chiamata''.
Ricevendo Sezer al Quirinale (martedì 9 gennaio u.s, ndr) Napolitano ha confermato con soddisfazione ''la perdurante concordanza di Turchia e Italia su tutti i temi affrontati''. Temi che vanno appunto dall'allargamento dell'Unione europea al dialogo tra le due sponde del Mediterraneo, dalla missione in Libano al più vasto processo di pace in Medio Oriente e ai rapporti fra Israele e il futuro Stato palestinese. ''I nostri Paesi - ha rimarcato il presidente della Repubblica italiana - sono uniti nella convinzione che sia indispensabile favorire la collaborazione fra le due sponde del Mediterraneo per promuovere efficacemente la crescita economica, il progresso sociale, la tutela della democrazia e dei diritti umani: elementi - ha ricordato - tutti connessi e interdipendenti tra loro''. Napolitano ha poi rilevato come due Paesi siano impegnati fianco a fianco nella missione Unifil in Libano, alla quale forniscono entrambi un contributo di grande rilievo. "Sono certo - ha detto - che la collaborazione fra le nostre truppe, nel quadro di un'azione politica multilaterale concordata, potrà fornire un contributo determinante alla tutela della stabilità in Libano e della sua piena sovranità e indipendenza''. Analogamente, ''Turchia e Italia condividono una visione del processo di pace in Medio Oriente, in cui la ripresa del dialogo diretto fra le parti costituisce il necessario presupposto per una soluzione equa, giusta e duratura, basata - ha ribadito infine Napolitano - sulla garanzia della sicurezza di Israele e sulla creazione di uno Stato palestinese indipendente entro confini certi e riconosciuti". (Adnkronos)
____________________________

IL TESTO DI NAPOLITANO
Il_Capo_dello_Stato_Giorgio_Napolitano
Ho accolto con particolare piacere la visita a Roma del presidente Sezer, che a poco più di un anno dalla visita in Turchia del mio predecessore, e a pochi giorni dalla prevista visita in Turchia del presidente del Consiglio, On. Prodi, conferma l'eccellente livello delle relazioni esistenti tra Turchia e Italia.
Sul piano politico, i nostri due Paesi hanno costruito un solido rapporto di collaborazione articolato intorno ad alcuni strumenti di particolare rilievo: il Protocollo di collaborazione rafforzata, l'Accordo di cooperazione fra i due Parlamenti nazionali, il Foro di Dialogo delle Società Civili.
In campo economico, l'Italia è oggi il terzo partner commerciale della Turchia, con un interscambio che nel 2006 ha superato i 15 miliardi di dollari. Oltre 500 imprese italiane sono attive in Turchia, con importanti investimenti in settori di primaria importanza come le banche, l'energia, le alte tecnologie e i servizi.
Anche sul piano culturale, Turchia e Italia intrattengono delle relazioni eccellenti, come dimostra l'interesse per la lingua e la cultura italiana in Turchia, la cooperazione fra le nostre università in campo scientifico e tecnologico e quella volta alla valorizzazione dello straordinario patrimonio storico e artistico della Turchia. La mostra che verrà inaugurata domani al Quirinale costituisce un sintetico esempio di questo patrimonio.
Turchia e Italia condividono una piena sintonia di vedute sulle principali questioni internazionali. Ne è testimonianza la comune scelta atlantica, rafforzata oggi dal condiviso impegno per mantenere la Nato all'altezza delle sfide che la complessità del mondo moderno ci pone. Ne è testimonianza altresì lo sforzo congiunto, all'interno delle Nazioni Unite, in favore delle riforme necessarie per accentuarne la democraticità, la rappresentatività e l'efficacia.
Turchia e Italia possiedono una sensibilità comune, che vede il dialogo fra diverse culture come fonte di crescita ed arricchimento reciproci. Per tale motivo, i nostri Paesi sono uniti nella convinzione che sia indispensabile favorire la collaborazione fra le due sponde del Mediterraneo per promuovere efficacemente la crescita economica, il progresso sociale, la tutela della democrazia e dei diritti umani: elementi tutti connessi ed interdipendenti fra loro.
In tale contesto, i nostri Paesi sono impegnati fianco a fianco nella missione Unifil in Libano, alla quale forniscono entrambi un contributo di grande rilievo. Sono certo che la collaborazione fra le nostre truppe, nel quadro di un'azione politica multilaterale concordata, potrà fornire un contributo determinante alla tutela della stabilità del Libano e della sua piena sovranità e indipendenza.
Analogamente, Turchia e Italia condividono una visione del processo di pace in Medio Oriente in cui la ripresa del dialogo diretto fra le parti costituisce il necessario presupposto per una soluzione equa, giusta e duratura, basata sulla garanzia della sicurezza di Israele e sulla creazione di uno Stato palestinese indipendente entro confini certi e riconosciuti.
L'Italia sostiene da sempre con convinzione il percorso di avvicinamento della Turchia all'Europa, nella certezza che l'ingresso di Ankara nell'Unione Europea darà un contributo essenziale all'ampliamento e al consolidamento di quello spazio comune di democrazia - fondato sul rispetto della dignità della persona, delle libertà fondamentali e dello stato di diritto - nel quale si è espressa l'unità dell'Europa.
La positiva prosecuzione del negoziato di adesione fra Unione Europea e Turchia rappresenta quindi un interesse strategico per l'Unione. Essa costituisce uno stimolo per Ankara a consolidare le riforme già avviate e a mettere in atto tutte le misure necessarie al pieno rispetto delle regole comunitarie, così da adempiere integralmente alle condizioni richieste per l'adesione. E costituisce in pari tempo un motivo ulteriore di impegno per l'Europa a riformare e rafforzare le proprie istituzioni affinché l'Unione più larga di oggi e di domani possa raccogliere pienamente le sfide e le missioni a cui è chiamata.
Sono lieto di aver potuto riscontrare, nel corso del colloquio con il presidente Sezer, la perdurante concordanza di Turchia e Italia su tutti i temi affrontati. Desidero dunque rinnovargli il mio benvenuto a Roma, nella convinzione che la sua visita in Italia contribuirà a rafforzare ancora l'antica amicizia fra i nostri Paesi.

E QUELLO DI SEZER
Illustri Rappresentanti della Stampa, siamo particolarmente felici di trovarci nell'amica ed alleata Italia. Desidero ringraziare per la calorosa ospitalità dimostrataci dal momen to del nostro arrivo a Roma.
La Turchia e l'Italia sono due Paesi amici con forti legami radicati che risalgono nella storia del Mediterraneo e dell'Europa. Recentemente lo scambio reciproco di visite ad alto livello è un importante testimonianza della collaborazione consolidata tra i nostri Paesi.
Durante gli incontri che ho avuto con il presidente Napolitano abbiamo esaminato le possibilità di sviluppare ulteriormente in tutti i settori le nostre relazioni bilaterali già ad ottimo livello. Abbiamo constatato con piacere di condividere la stessa forte volontà di incrementare ad un livello superiore la nostra collaborazione esistente nei settori dell'economia, commercio, cultura, turismo e militare.
E' ulteriormente motivo di soddisfazione che il commercio bilaterale tra la Turchia e l'Italia abbia superato 10 miliardi di euro l'anno scorso e ci siano ancora delle enormi possibilità per aumentare ancora questa cifra.
Nei colloqui con il presidente Napolitano abbiamo avuto uno scambio di idee sui temi regionali ed internazionali di interesse comune dei nostri Paesi. La Turchia e l'Italia conducono una radicata cooperazione nell'ambito di molte organizzazioni internazionali, a cominciare dalla Nato. Siamo decisi di procedere a collaborare con la stessa determinazione anche in futuro.
Apprezziamo profondamente il forte appoggio che l'Italia fornisce al nostro Paese per l'adesione all'Unione Europea. Siamo convinti che l'adesione della Turchia all'Unione Europea apporterà un'ulteriore contributo all'identità politica dell'Europa, rafforzerà la sua economia e sicurezza e svilupperà la comprensione globale e la collaborazione.
Durante questa mia visita sono altresì felice di inaugurare con il presidente Napolitano una mostra che illuminerà il patrimonio culturale della storia della Turchia che risale a periodi molto antichi. Sono convinto che questa mostra contribuirà ad una maggiore conoscenza della nazione turca da parte della nazione italiana con la quale ha condiviso molti elementi comuni nel corso della storia.
Con l'augurio che questa visita contribuisca al consolidamento dell'amicizia e della collaborazione turco-italiana, vi saluto vivamente. Grazie.
12.01.2007

 

REALIZZAZIONE DI UN CAMMINO

Il_pranzo_ufficiale

Grande sintonia di pensiero e di intenti nel corso del pranzo offerto da Giorgio Napolitano al Capo dello Stato turco.

"I principi e i valori che fanno dell'Europa un territorio dei diritti non sono solo i fondamenti del nostro spazio giuridico ma anche i pilastri dell'agire comune". Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione del pranzo di Stato offerto al presidente della Turchia, Sezer.
"La volontà del suo Paese di aderire all'Unione Europa - ha dichiarato Napolitano rivolgendosi al suo omologo di Ankara - e l'impegno che sta profondendo per realizzare questo cammino, sono una ulteriore conferma della sua aspirazione a integrarsi nello spazio di valori e di principi comuni al nostro continente. Principi e valori che fanno dell'Europa un territorio di diritti, in cui la più ampia tutela della libertà di espressione, delle minoranze quanto di ogni cittadino indipendentemente dal sesso, dalla confessione religiosa o dall'appartenenza etnica, sono non solo i fondamenti del nostro spazio giuridico, ma anche i pilastri dell'agire comune".(Apcom)
12.01.2007

 

NEL SEGNO DELL'AMICIZIA

Il_sindaco_di_Roma_Veltroni

Incontro in Campidoglio tra il sindaco di Roma Walter Veltroni ed il presidente della Repubblica turco Ahmet Necdet Sezer. Centocinquant'anni di rapporti diplomatici tra due Paesi. La visita all'Altare della Patria.

Breve incontro in Campidoglio tra il sindaco di Roma Walter Veltroni ed il presidente della Repubblica turca Ahmet Necdet Sezer, alla presenza delle rispettive consorti. Il primo cittadino e Sezer si sono trattenuti per un quarto d'ora nello studio privato del sindaco, un'occasione per discutere sulla necessità dell'ingresso della Turchia nell'Unione Europea.
"Quello tra Italia e Turchia - ha detto Sezer - è un rapporto che si basa su centocinquant'anni di rapporti diplomatici. Già quarant'anni fa avanzammo la richiesta per entrare in Europa, ma in molti Paesi è stata forte l'opposizione. L'iter per l'ingresso della Turchia in Europa - ha continuato il presidente turco concludendo - non porta vantaggi unilaterali, ma anche per l'Europa stessa per quanto riguarda la politica, la sicurezza e l'economia".
Per Veltroni è stato un incontro "nel segno dell'amicizia tra due Paesi dalla storia e dalla cultura antica. È interesse della Turchia, e credo anche dell'Europa, che questo Paese entri nella Comunità europea. L'amicizia e il sostegno che ci sono in Italia per la Turchia non sono solo nell'interesse di questa ma dell'Europa intera: non si può chiedere di più alla Turchia di quanto si chiede agli altri".
Il sindaco di Roma ha infine salutato Sezer ricordando il grande spirito di accoglienza del popolo turco manifestato in particolare in occasione della visita di Benedetto XVI in quel Paese.
_____________________________
In precedenza il nostro ministro della Difesa Arturo Parisi aveva ricevuto all'Altare della Patria a Roma il presidente turco Ahmet Necdet Sezer. Parisi e Sezer avevano deposto una corona di fiori alla tomba del Milite Ignoto.
La cerimonia aveva avuto inizio alle 9.15. Ad attendere il Capo di Stato turco, accanto al ministro, c'era anche il Capo di Stato Maggiore della Difesa, ammiraglio Giampaolo Di Paola.
Dopo gli inni nazionali e gli onori alla bandiera di guerra del Secondo Reggimento Granatieri di Sardegna, Parisi e Sezer avevano passato in rassegna uno schieramento interforze e si erano indirizzati verso il sacrario del Milite Ignoto, dove avevano deposto una corona.
Il Capo dello Stato turco si era poi visto con il presidente del Consiglio Romano Prodi a Villa Doria Phampili. (Apcom)
12.01.2007

 

LA STRATEGIA DI KOC

Il_ministro_turco_della_Cultura_Atilla_Koc

Il ministro della Cultura turco ha illustrato - nel corso di una conferenza stampa - le nuove linee del Governo per riportare la Turchia all'avanguardia per quanto riguarda le presenze turistiche nel Paese della Mezzaluna.

Se si pensa che sono ancora più di 2500 le città da scavare in Anatolia e che le missioni archeologiche - da quelle italiane (20 al momento) a quelle tedesche, da quelle francesi a quelle inglesi ed americane - sono un numero assai ridotto, è facile dedurne che ci vorranno anni ed anni prima che l'intero patrimonio culturale di questa terra meravigliosa - l'Asia Minore dei romani - possa venire completamente alla luce. Ma la Turchia già adesso ha tanto da offrire. Le sue ricchezze sono tali e tante che non basterebbe una vita - ci riferiamo ai novelli Schliemann che desiderino arricchire la propria conoscenza - per vedere tutto. Ma la Turchia non è solo questo. Ai ruderi, ai reperti antichissimi, agli scavi e a tante altre belle cose ancora - come ad esempio le moschee ed i palazzi di epoca ottomana - il Paese della Mezzaluna offre la sua natura con il suo mare e le sue spiagge, le sue montagne, le foreste, i laghi. Un immenso tesoro che è alla base poi del richiamo turistico.
Non v'è dubbio che la Turchia - quando si parla di turismo - è molto sensibile a questo argomento, né potrebbe essere altrimenti essendo questa una voce determinante per la sua economia e di conseguenza per quanto riguarda la bilancia dei pagamenti. Tanto sensibile che - se una stagione va male come lo è stata nell'anno appena trascorso (vuoi per i casi di aviaria, vuoi per una serie di attentati, vuoi per forme incontrollate di fanatismo religioso culminate nell'assassinio di una sacerdote italiano) - il Governo non poteva certo rimanere inerte. Specie quando la concorrenza - sia di Italia, Grecia e Spagna, sia di altri Paesi che affacciano nel Mediterraneo - è piuttosto forte. Ecco allora che la strategia per attirare potenziali turisti non poteva essere più quella dell'attesa, come già in passato visto che le cose fino al 2005 andavano bene. Ce lo ha spiegato - nel corso di una conferenza stampa - il ministro Atilla Koc, consapevole che se la Turchia vuole uscire dall'impasse deve rimboccarsi le maniche e mettercela tutta per ridare fiducia ad una clientela, specie quella europea, che troppo facilmente si è lasciata prendere dal panico mandando a rotoli l'ambizione di un Paese che ambiva a toccare il vertice delle presenze turistiche.
"Turchia, 7000
anni di storia"

L'esposizione di Koc - che era assistito dalla ambasciatrice del ministero degli Esteri turco, signora Aysenur Alpasan, e dalla direttrice dell'Ufficio del Turismo turco in Italia, signora Serra Aytun - ha toccato vari temi sia per quanto riguarda il turismo di massa (sole e mare), sia per quanto riguarda quello termale, religioso e naturalmente culturale. Peccato solo che il ministro - venuto a Roma tra l'altro per assistere alla inaugurazione della mostra "Turchia 7000 anni storia" - si sia dimenticato di parlare di un altro turismo, e più precisamente di quello invernale. In un'epoca in cui in Europa è sempre meno freddo e nevica sempre meno, con le Alpi che lasciano ormai trasparire il brullo delle rocce, il Paese della Mezzaluna potrebbe sviluppare maggiormente le sue risorse in zone che spaziano da un lato all'altro dell'Anatolia, da Uludag ai monti di Erzurum. Si tratta solo di rendere le strutture, se non proprio paragonabili a quelle delle Dolomiti, comunque moderne ed accoglienti. E state certi, allora - qualora venissero incrementati voli charter da e per l'Europa - che sarebbero a migliaia gli aspiranti sciatori desiderosi di provare le piste turche.
L'impressione che ci fatto il ministro Koc è stata quella di un uomo capace, desideroso di rimettere la Turchia al passo con gli altri Paesi. Lo sforzo suo e dell'intero Governo di Ankara nella creazione di un efficiente settore turistico con un alto livello di competitività internazionale - specie ora che Istanbul si fa bella per diventare capitale cultura nel 2010 ed Izmir è in gara con Milano per ospitare l'Expo 2015 - sarà tanto più encomiabile se alle parole seguiranno fatti concreti. Molte volte infatti, in altre occasioni, si è sentito dire che le autorità competenti avrebbero preso provvedimenti per frenare la speculazione edilizia che deturpa sia le coste dell'Egeo e del Mediterraneo sia l'entroterra, molte volte si è sentire dire che le sovrintendenze artistiche sarebbero intervenute con loro iniziative per risollevare alcuni siti archeologici dallo stato di abbandono in cui si trovano. Il turismo, non a caso, è fatto anche di impatto visivo. Non c'è niente di peggio infatti (questo vale anche per l'Italia) che vedere monumenti e natura trascurati.
L'incontro che Koc ha avuto con il nostro vice-premier Francesco Rutelli - il quale peraltro ha accettato l'invito rivoltogli di recarsi in Turchia a primavera - potrebbe essere l'inizio di una più stretta collaborazione tra Roma ed Ankara. Si sottolineava poc'anzi che turismo è "sinonimo" di economia. Bene! Come si creano in economia joint venture tra società ed imprese (e sono tantissime quelle italo-turche),ugualmente si potrebbero creare joint venture nel turismo tra operatori ed agenzie del settore. I vantaggi sarebbero enormi giacché per un gruppo di italiani che parte per la Turchia ce ne sarebbe uno eguale in partenza per il nostro Paese. Questa è un'idea. La giriamo al ministro. (Veronica Incagliati)
12.01.2007

 

L'AUSPICIO DI MARINI

Il_presidente_del_Senato_Franco_Marini

E' durato circa 40 minuti il colloquio a palazzo Giustiniani tra il presidente del Senato ed il Capo dello Stato turco.

"I negoziati ci sono, ci sono difficoltà e spero siano presto superate". Questo l'auspicio del presidente del Senato Franco Marini al termine dell'incontro, a palazzo Giustiniani, con il presidente della Repubblica turca Ahmet Necdet Sezer, circa il possibile ingresso di questo Paese nell'Unione Europea. "Noi siamo un Paese - ha sostenuto Marini dopo 40 minuti di colloquio con il Capo dello Stato turco - dove sia la politica, maggioranza ed opposizione, sia l'opinione pubblica vedono con simpatia l'ingresso di Ankara nell'UE". Questo - ha spiegato Marini - "per ragioni economiche perché la Turchia è un grande Paese che può rafforzare fortemente i rapporti di interscambio tra Italia e il Paese anatolico, sia per il ruolo che, dentro l'Europa, potrà avere in futuro nel Mediterraneo, sia per ragioni strategiche. E' un Paese musulmano e laico, con qualche problema, come abbiamo tutti, però è un Paese solido". "Noi dobbiamo continuare con serietà - ha sottolineato ancora il presidente del Senato - chiedendo il rispetto delle condizioni che l'Unione pone, ma senza ambiguità a favorire il negoziato per arrivare all'integrazione della Turchia".
"La Turchia è un Paese importante. Importantissimo nell'area del Mediterraneo e dell'Europa", ha ribadito Marini che riguardo al colloquio con Sezer ha riferito di una volontà forte di raggiungere questa "ntegrazione" da parte dei turchi.
"L'auguro - ha concluso sempre Marini - è che si riesca a fare superando le difficoltà che ancora ci sono nel negoziato". (Ansa)
12.01.2007

 

"CONTINUEREMO SULLA STRADA DELLE RIFORME"

L'assicurazione venuta dal ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul.

La Turchia ha assicurato che non sprecherà quest'anno, ma intende andare avanti sulla strada dell'avvicinamento all'Unione Europea nonostante il congelamento di parte dei capitoli del negoziato. "Il Governo continuerà nel cammino delle riforme e presenterà queste ultime al Parlamento entro l'anno", ha detto il ministro degli Esteri Abdullah Gul. "Il 2007 non sarà un anno sprecato per la Turchia", ha aggiunto. (Agi)
12.01.2007

 

IN AUMENTO GLI EUROSCETTICI

L%27ingresso_della_Turchia_kemalista_in_Europa

Solo il 21.1% in Turchia ritiene che il Paese entrerà in Europa. Il 52.6% non ci crede e ben un 13.6% vorrebbe addirittura lasciare perdere.

Aumentano gli euro-scettici in Turchia. Secondo un sondaggio condotto dall'autorevole quotidiano <Milliyet>, di opposizione moderata, il 52.6% dei turchi non crede nell'ingresso nell'Unione Europea. Solo il 21.1% è convinto che i negoziati si concluderanno positivamente ed il 13.6% pensa che il Paese della Mezzaluna dovrebbe addirittura lasciare perdere.
Scarso ottimismo anche per quanto riguarda l'anno appena iniziato. Solo il 31% dei turchi si aspetta miglioramenti nella situazione economica. Il 69% è convinto che le cose rimarranno allo stato attuale o che peggioreranno. (
Apcom)
12.01.2007

L'OSTILITA' DELLA MUSSOLINI

 

L'euro-parlamentare di Alternativa Sociale non ha gradito le parole del presidente Napolitano a proposito della sua apertura nei confronti di Ankara.

Rivolgo un sommesso richiamo al presidente Napolitano poiché, come egli ben sa, non tutti gli italiani e non tutti i partiti politici sostengono l'ingresso nell'UE della Turchia". Lo ha afferma Alessandra Mussolini, euro-parlamentare di Alternativa Sociale, a proposito delle dichiarazioni del Capo dello Stato il quale ha definito "strategico" il rapporto del nostro Paese con Ankara. (TgCom)
12.01.2007

 

BAYKAL INVITA SEZER NEL CHP

Deniz_Baykal

La proposta avanzata al Capo dello Stato dal leader del partito di opposizione al Governo in Turchia non è molto piaciuta al premier Recep Tayyip Erdogan.

Le elezioni turche per il nuovo Capo dello Stato ed il rinnovo del Parlamento sono alle porte, sale l'attesa e c'è qualcuno che tenta anche il colpo di scena. Ne sa qualcosa Deniz Baykal, leader del Chp, il Partito repubblicano del Popolo e principale voce dell'opposizione del Paese, che ha invitato il presidente della Repubblica Ahmet Necdet Sezer - una volta finito il suo andato a palazzo Cankaya - ad entrare nel Chp e a fare politica attiva.
Baykal ha sottolineato con forza come una personalità apprezzata in tutto il Paese come quella di Sezer, potrebbe essere un'occasione di rafforzamento per l'opposizione. L'idea è piaciuta poco al premier Recep Tayyip Erdogan che in Sezer vede il suo più temibile nemico e non vorrebbe trovarselo anche come avversario. Erdogan ha detto che Sezer "dovrebbe rifiutare l'offerta grazie alla sua posizione istituzionale". E Sezer? Il Capo dello Stato, noto a tutti per la sua integrità morale e serietà, ha fatto sapere che dopo la fine del suo mandato tornerà a casa. Ma al 4 di novembre, data del voto politico, mancano ancora 10 mesi. E c'è chi è pronto a scommettere che i colpi di scena non mancheranno. (
Apcom)
12.01.2007

 

I BUSINESSMEN TEMONO IL CAOS ELETTORALE

"E' difficile essere ottimisti se si guarda all'anno passato", ha detto per tutti Erdal Karamercan, Ceo di <Eczacibasi>.

L'anno che si è appena aperto sarà molto importante per la Turchia, soprattutto a causa del doppio appuntamento elettorale. E c'è chi teme rivolgimenti sull'economia. I principali uomini di affari turchi hanno espresso molto scetticismo e se tanti si sono trincerati dietro un diplomatico "stiamo a vedere", altri non hanno voluto nascondere i loro dubbi.
Uno per tutti Erdal Karamercan, Ceo di <Eczacibasi>, che ha detto. "E' difficile essere ottimisti se si guarda all'anno passato e alla situazione economica e politica in generale". Sono in molti a ricordare il peso negativo che le polemiche hanno avuto sul periodo di incertezza dei mercati in aprile e maggio. Difficoltà che hanno portato la Banca Centrale turca ad aumentare i tassi di interesse. (
Apcom)
12.01.2007

IL PONTE DELLA DISCORDIA E' CADUTO

Caduto_il_ponte_della_discordia

 

Il presidente di Cipro Nord, Mehmet Ali Talat, ha dato l'ordine di abbattere il "Lokmaci Bridge" che sovrasta a Nicosia Ledra Street. L'ira del gen. Yasar Buyukanit, Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate turche.

Yasar_BuyukanitSe non è un segnale di distensione gli assomiglia molto. Mehmet Ali Talat, presidente della Kktc, la Repubblica turca di Cipro Nord, ha dato l'ordine di abbattere il "Lokmaci Bridge", il ponte che sovrasta Ledra Street, asse commerciale che divide la parte greca di Nicosia da quella turca e che sconfina nella zona sotto protezione dell'Onu.
Un particolare che aveva creato grande disappunto da parte dei greco-ciprioti dell'isola e che aveva generato non poche tensioni fra i due Governi. Il ponte era stato eretto nel 2005. Lo scorso 28 dicembre Talat aveva anticipato la decisione di abbattere la costruzione. Un annuncio arrivato come una bomba nel mondo politico turco, soprattutto per le profonde implicazioni politiche. Talat ha reso noto che questa decisione deve essere accolta dal Governo greco come un atto di "buona volontà" in vista della riunificazione dell'isola. La demolizione del ponte è stata seguita in diretta dai principali media turchi. La vicenda ha infatti riportato in primo piano la difficile situazione dell'isola, spaccata n due dal 1974.
Il Governo Ecevit decise di invadere l'isola in seguito ai segnali annessione di Cipro alla Grecia. Sul suo territorio vivono circa 200 mila turchi. La Repubblica di Cipro Nord è riconosciuta a livello internazionale solo da Ankara che in compenso si rifiuta di riconoscere la parte greca dell'isola. Proprio la mancata apertura degli scali turchi a Cipro Sud è stata causa, lo scorso dicembre, del congelamento di 8 su 35 capitoli negoziali per l'ingresso del Paese della Mezzaluna nell'Unione Europea.
Se con il gesto Talat sperava di distendere i rapporti con il Governo di Tassos Papadopoulos, presidente della Repubblica di Cipro, un risultato concreto lo ha già portato a casa, anche se non proprio positivo: le ire dell'establishment militare turco. Il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate turche, generale Yasar Buyukanit, ha fatto sapere di essere contrario a gesti un unilaterali. C'è stato anche un incontro a tre fra Talat, Buyukanit ed il ministro deegli Esteri turco Abdullah Gul che ha cercato di mediare ma con scarsissimi risultati. Se il presidente Talat aveva fatto sapere di non essere disposto a tornare sulle sue decisioni, Buyukanit dichiarava l'indomani al quotidiano <Milliyet>: "Non siamo contrari alla demolizione del ponte in sè e per sè ma vogliamo che siano fatti passi anche dall'altra parte".
C'è qualcosa che forse irrita di più il Capo di Stato Maggiore. E' la seconda volta nel giro di un mese che sulla questione Cipro il parere dei militari non viene tenuto in considerazione. In dicembre Buyukanit aveva rilasciato al quotidiano <Hurriyet> parole di fuoco riguardo alla proposta turca fatta a Bruxelles di aprire alla parte turca un porto ed un aeroporto, in cambio della fine dell'isolamento di Cipro Nord. Lo sforzo diplomatico di Ankara però non era bastato ai 25 Paesi membri che decidevano lo stesso il congelamento degli otto capitoli negoziali. E l'esercito aveva detto la sua, lamentandosi di non essere stato avvertito e che seppur non aveva potere decisionale "andava comunque consultato". (Apcom)
12.01.2007

 

INCONTRO ANNULLATO

Il direttore degli Affari Religiosi della comunità turco-cipriota, il mufti Ahmet Yunluer, avrebbe dovuto vedersi con l'arcivescovo ortodosso greco-ciprota Chrysostomos II.

Il direttore degli Affari Religiosi della comunità turco-cipriota, il mufti Ahmet Yunluer, ha deciso di annullare un incontro, che era già stato definito "storico", previsto nell'arcivescovado di Nicosia, nella parte libera dell'isola, con il neo-eletto arcivescovo ortodosso greco-cipriota Chrysostomos II. Lo ha reso noto l'agenzia cipriota <Cna< citando un comunicato diffuso dall'ufficio dello stesso Yunluer in cui si afferma che la decisione di cancellare l'incontro è arrivata in seguito alla constatazione del mufti che "il clima non è favorevole". Secondo quanto riferito dalla Tv statale cipriota <Rik1>, recenti dichiarazioni rese alla stampa greca e greco-cipriota dall'arcivescovo sono state giudicate dal mufti "offensive per i turco-ciprioti". Da qui la sua decisione di cancellare l'incontro nel quale i due leader religiosi avrebbero dovuto discutere di riavvicinamento tra le due comunità etniche e di riunificazione dell'isola, divisa dal 1974 dopo un'invasione militare della Turchia che tutt'ora occupa il 38 per cento del territorio settentrionale di Cipro. In effetti, parlando alla stampa, Chrysostomos II aveva dichiarato che, nell'incontro con il mufti, avrebbe inviato un messaggio di riconciliazione ma anche "ribadito l'illegale occupazione del nostro territorio da parte della Turchia. Il nostro nemico è Ankara, non i turco-ciprioti", aveva detto, aggiungendo che avrebbe anche "sollevato la questione delle chiese greco-ortodosse nella parte Nord occupata dai turchi" e ne avrebbe chiesto "la restituzione al suo legittimo proprietario, la Chiesa di Cipro". Da parte sua, Frixos Kleanthous, responsabile della segreteria dell'arcivescovo, ha reso noto che Chrysostomos II è pronto ad incontrare Yunluer "in ogni momento, nonostante il mufti consideri il clima non favorevole". A questo punto anche il secondo incontro previsto per il 22 gennaio, giorno in cui Chrysostomos II si sarebbe dovuto recare nella parte occupata, probabilmente non avrà luogo in quanto - ha spiegato Kleanthous - "l'arcivescovo non può ricambiare una visita che non è avvenuta". (18.01.2007)
12.01.2007

 

LA DISTRUZIONE
DEI SITI
RELIGIOSI

Chiese_abbandonate_nella_Trnc

Duro j'accuse del Patriarcato greco-ortodosso della Repubblica di Cipro che denuncia all'opinione pubblica internazionale lo stato di abbandono ed i furti in 550 chiese che si trovano nella Trnc.

Centinaia di chiese profanate, ridotte in macerie o trasformate in moschee, caserme, magazzini, locali notturni o addirittura obitori. Migliaia di preziosi mosaici, antiche icone, decorazioni d'oro e d'argento strappati dalle pareti dei luoghi di culto e rivenduti clandestinamente a collezionisti privati e musei di mezzo mondo. E' quanto succede da oltre 30 anni nella parte Nord dell'isola di Cipro, occupata militarmente dalla Turchia nell'estate del 1974 in seguito al fallito colpo di Stato di nazionalisti greco-ciprioti che intendevano unire Ciro alla Grecia.
I fatti non sono nuovi ma è questa la prima volta che la potente Chiesa greco-ortodossa di Cipro ha deciso di scendere in campo per denunciare con forza a livello internazionale le distruzioni ed i saccheggi dei siti religiosi e, con essi, del patrimonio culturale cipriota. Secondo dati aggiornati, negli ultimi tre decenni sono stati circa 550 i luoghi di culto profanati e tra le 15 e le 20 mila le icone, spesso molto antiche e di inestimabile valore che si sono volatilizzate.
Della grave situazione il presidente cipriota Tassos Papadopoulos informò il 10 novembre, durante una visita in Vaticano, anche Papa Benedetto XVI donandogli un album di fotografie delle chiese vandalizzate. "Una situazione incredibile..." fu - secondo i giornalisti presenti - il commento che il Pontefice profferì a mezzabocca.
"Ci siamo imbarcati in una vera e propria crociata per informare l'opinione pubblica mondiale attraverso qualsiasi mezzo disponibile - pubblicazioni, contatti personali, canali diplomatici, conferenze - presentando prove inconfutabili corroborate da ricerche professionali svolte sull'argomento", ha dichiarato l'archeologo ed esperto d'arte bizantina Charalambos Hotzakoglu, citato dall'agenzia cipriota <Cna>.
Secondo Hotzakoglu, che lavora per il museo del monastero di Kykko, il più importante dell'arcivescovado di Cipro, l'obiettivo di tale campagna "è quello di salvare i siti religiosi, un compito al quale si oppongono con forza le autorità turche le quali sostengono ora che quei luoghi appartengono alla Fondazione islamica Evkaf.
Documentazione
schiacciante

Ma la documentazione prodotta dagli esperti del museo Kykko è schiacciante. Dopo avere visitato e fotografato circa 550 chiese nella parte occupata, hanno accertato - tra l'altro - che 50 di esse sono desso usate come caserme per altrettanti campi militari; la chiesa e l'annesso monastero di Santa Anastasia, nel villaggio di Lapitos, sono stati trasformati in un complesso alberghiero di lusso; il monastero di San Panteleimonas viene utilizzato come deposito di carburante; la chiesa di San Giorgio a Famagosta è adesso teatro e quella del Cristo Salvatore, nel villaggio di Chrysiliou, è usata come obitorio.
Dieci chiese sono state demolite, cinque sono riservate alle visite dei turisti mentre le atre sono diventate ristoranti, musei, locali notturni, cinema, scuole di danza o gabinetti pubblici.
"stando così i fatti, e dopo aver accertato senza ombra di dubbio l'estensione dei danni, occorre intervenire al più presto per cominciare a restaurare queste nostre chiese e per far questo abbiamo già chiesto l'aiuto di molti esperti internazionali", ha aggiunto Hotzakoglu. "Ma prima - ha soggiunto l'esperto - è necessario che le autorità turco-cipriote riconoscano la proprietà e la sovranità della Chiesa di Cipro si tutte quei templi religiosi. Non abbiamo alcuna intenzione di incanalare milioni di euro verso la zona occupata soltanto per poi sentirci dire dal regime di occupazione che essi gli appartengono". (Furio Morroni/Ansa)
__________________________
Non abbiamo motivo di dubitare di quanto scrive il collega Morroni anche perché durante un breve soggiorno compiuto nell'estate scorsa a Cipro Nord ci siamo resi conto dello stato di abbandono - nella Nicosia turco-cipriota e a Famagosta - delle antiche chiese normanne, veri gioielli di architettura che farebbero la gioia in Europa di qualsiasi città. Sarebbe opportuno a questo proposito che il presidente Talat - di fronte a tali accuse - rispondesse con delle valide spiegazioni anche perché, quando si afferma che il turismo nella Trnc è boicottato da embarghi e cose del genere (e di fatto lo è), bisogna anche meritarselo, questo turismo. (Turchia Oggi)
12.01.2007

 

LA NATO E LA LOTTA
AL TERRORISMO
INTERNAZIONALE

Meeting_del_Gulf_Cooperation_Council

 

L'obiettivo ambizioso della Conferenza "Nato and Gulf Countries: Facing Common Challenges Through the Istanbul Cooperation Initiative" che si è svolta a Kuwait City con oltre 100 delegati di 32 Paesi e che partiva dal documento sottoscritto in riva al Bosforo il 28 giugno 2004 per avviare accordi bilaterali di cooperazione concreta.

Nato,_Gulf_Cooperation_CouncilNato_and_Gulf_CountriesLotta al terrorismo internazionale, sicurezza, stabilità politica e pace in una delle Regioni più calde del mondo, sia dal punto di vista geo-politico sia da quello economico, il Golfo Persico. La Nato ed il <Gulf Cooperation Council> fanno il punto e uniscono le loro forze per realizzare una cooperazione non solo militare e politica, ma anche civile ed economica. Il Gcc è un'organizzazione i cui sei Stati aderenti da soli sono in grado di coprire la metà del fabbisogno mondiale di petrolio. Costituita a Riyadh nel 1981, ne sono fondatori e membri Arabia Saudita, Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman, Qatar, per "l'integrazione in tutti i campi", da quello sociale a quello amministrativo, da quello delle risorse agricole e idriche a quello del progresso tecnologico e scientifico. Ambizioso risulta, quindi, l'obiettivo della Conferenza internazionale "Nato and Gulf Countries: Facing Common Challenges Through the Istanbul Cooperation Initiative", che ha visto riuniti non è molto a Kuwait City oltre cento delegati provenienti da trentadue nazioni.
Il vertice partiva dal documento, l'"Istanbul Cooperation Iniziative", che gli Stati aderenti all'Alleanza Atlantica hanno sottoscritto in riva al Bosforo il 28 giugno 2004 per avviare "accordi bilaterali di cooperazione concreta", e non solo di natura militare, che coinvolgano quanti più Paesi del "Grande Medio Oriente"(Broader Middle East). Per quanto riguarda i membri del Gcc, nel 2005 hanno aderito all'Ici Bahrain (gennaio), Kuwait (febbraio) e Qatar (marzo), mentre nel giugno dello stesso anno è stata la volta degli Emirati Arabi Uniti. Gli unici a non averlo ancora fatto sono Arabia Saudita e Oman. "Affrontare le sfide comuni". Il titolo del summit rendeva chiaramente l'idea di quanto si proponeva quello che è stato definito come 'momento di riferimento' per i rapporti bilaterali tra le nazioni appartenenti alla Nato e al Gcc. È quanto ha dichiarato alla vigilia Sami Muhammad Khaled Al-Faraj, presidente del Centro di studi strategici del Kuwait, paese padrone di casa e grande alleato nella Regione degli Stati Uniti. Sulla portata dell'evento e su quanto siano 'comuni' le sfide che in futuro i due organismi dovranno affrontare insieme è stato concorde anche il Segretario generale della Nato, Jaap de Hoop Scheffer. Il generale olandese ha dichiarato, in un'intervista alla televisione di Stato kuwatiana, che "la Regione del Golfo ha un'importanza sia politica che economica e le sfide che i Paesi Gcc devono affrontare sono le stesse di quelli della Nato"
Il buon
proposito

Le aspettative intorno a questo vertice erano molte, visto che è arrivato in un momento particolarmente delicato. Negli ultimi mesi c'è, in tutto il Medio Oriente, un risveglio e un interesse sempre più forte per il nucleare. A settembre l'Egitto aveva annunciato la costruzione della prima centrale a El-Dabaa (sul delta del Nilo), e lo stesso Mubarak, nel suo discorso di novembre per l'apertura dei lavori del parlamento, ha rincarato affermando che il suo Paese "non ha bisogno di chiedere a nessuno il permesso per sviluppare un programma nucleare civile". È di pochi giorni fa l'intenzione, da parte del Gcc, di avviare un programma di sviluppo di tecnologie nucleari a scopo pacifico e civile. La dichiarazione, accolta con entusiasmo dall'Iran, è arrivata al termine del XXVII Summit annuale del <Gulf Cooperation Council>, che si è svolto a Riyadh, in Arabia Saudita, il 9 e 10 dicembre. Il "buon proposito" di allentare le tensioni con Tehran rischia, invece, di creare un effetto domino nell'area, considerato che anche Pakistan e India, non molto distanti dal Golfo Persico, sono già dotati della bomba atomica. L'incontro di Kuwait City è il secondo faccia a faccia tra le due organizzazioni. Il primo summit organizzato sulla scia dell'<Istanbul Cooperation Initiative> è stata la conferenza intitolata Nato's role in Gulf security, che si è svolta a Doha, in Qatar, il 1 dicembre del 2005. I propositi della vigilia, i temi affrontati durante i lavori e le dichiarazioni finali erano molto simili a quelli di quest'anno. La vera sfida comune sarà proprio quella di riuscire a coniugare due realtà così diverse come la <North atlantic treaty organization> e il <Gulf Cooperation Council>.
La Nato è un'organizzazione internazionale creata nel 1949 affinché gli Stati membri collaborino nella difesa e in cui "un attacco armato contro una o più di esse, in Europa o Nord America, deve essere considerato come un attacco contro tutte" (art. 5). Le Nazioni che ne fanno oggi parte sono ventisei, tra cui Bulgaria, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Ungheria e Slovacchia (in passato aderenti al 'Patto di Varsavia'), la Slovenia (unica rappresentate dell'ex-Yugoslavia di Tito) e la Turchia (la sola a maggioranza islamica). Il Mediterraneo e il Golfo Persico sono sempre stati, soprattutto dopo la caduta definitiva del comunismo, tra i temi cruciali della sua azione. L'obiettivo vorrebbe essere quello di portare stabilità politica e, di conseguenza, sicurezza militare in un'area che parte dall'Oceano Atlantico e arriva fino a quello Indiano, alle porte del Pakistan. È questo il progetto, che ancora non si è realizzato, del "Grande Medio Oriente", comprendente, in Africa, tutto il Maghreb (Marocco, Algeria Tunisia), la Libia e l'Egitto, per poi saltare nel Mashreq (Siria, Libano, Giordania, Iraq e la biblica Palestina), le monarchie del Golfo della Penisola Arabica, lo Yemen, le repubbliche caucasiche (Armenia, Azerbaijan e Georgia), l'Iran e l'Afghanistan. Geograficamente parlando la zona interessata è quella indicata dal G8 nella <Broader Middle East and North Africa Initiative>. Un territorio immenso, forse troppo. Per una cooperazione più "mirata e realizzabile" rispetto alla Bmenai e portare avanti i propri interessi, la Nato ha sottoscritto l'Istanbul Cooperation Iniziative, che prevede accordi bilaterali dei propri membri con i Paesi del Gcc e con quelli delle sponde meridionale e orientale del Mediterraneo.
Problema
economico

Entro quest'anno il <Gulf Cooperation Council> avvierà il proprio Mercato comune e nel 2010 è prevista l'Unione monetaria, con la creazione di una singola valuta, quello che è stato definito "Euro del Golfo". Una forte battuta d'arresto, tuttavia, è stata data l'11 dicembre, quando l'Oman ha ufficialmente dichiarato di non avere intenzione di aderire, al momento, all'Unione monetaria prevista tra tre anni. I tempi, pertanto, sono inevitabilmente destinati ad allungarsi. Previsti, ma anche in questo caso non così a breve termine, nuovi allargamenti, prima a sette, successivamente a otto Stati. L'entrata dell'Iraq, ormai libero della presenza di Saddam Hussein, dovrebbe avvenire appena le condizioni di stabilità politica lo consentiranno. Baghdad era andata molto vicina ad entrare nell'Organizzazione prima del 1990, quando fu invaso il Kuwait. Allora le trattative furono immediatamente interrotte per l'aggressione a uno dei membri. Diverso è il discorso dello Yemen, in cui è il governo di Sana'a a spingere per un'adesione sempre rifiutata (anche se le trattative proseguono), dal 1996 al giugno di quest'anno. Il problema in questo caso è economico, in quanto la Terra della regina di Saba è tra le economie più povere della regione e con gravi problemi di immigrazione dal Corno d'Africa. Sempre in ambito economico il <Gulf Cooperation Council> ha siglato Accordi di Libero Scambio (Free trade agreement) sia con singole nazioni sia con realtà regionali come l'Unione Europea, l'<Apec< (Asia-Pacific economic cooperation), il <Mercosur> (Mercado común del sur) e l'<Asean< (Association of southeast asian nations).
La Nato, un'organizzazione cui aderiscono Stati distribuiti tra Nord America ed Europa creata per la difesa militare. Il Gcc, l'unione di sei Paesi che da soli producono oltre la metà del petrolio necessario al fabbisogno mondiale, con Pil tra i più alti del mondo, ma dove l'ordinamento giuridico prevede una religione di Stato, l'Islam, e la legge coranica, la shari'a come fonte del diritto. Di sfide comuni da affrontare in futuro ve ne sarebbero tante, vista la cronica instabilità politica di cui il Medio Oriente, dal secondo dopoguerra, soffre. L'ideale sarebbe anche avere delle basi comuni con cui partire, che poi sono la garanzia di interventi concreti per realizzare quella lotta al terrorismo internazionale, sicurezza, stabilità politica e pace di cui la regione ha bisogno. Al di là dei propositi iniziali e delle dichiarazioni finali rappresenta, se non un punto di riferimento, un evento a cui rimandare nel lento cammino della stabilizzazione politica del Medio Oriente. (Simona Terrazzo/La Voce d'Italia)
12.01.2007

 

PAMUK: COME PERDERE IL PELO MA NON IL VIZIO

Oral_Pamuk_2

 

Il premio Nobel per la Letteratura ha approfittato della sua veste, per un giorno, di direttore del quotidiano <Radical> sul ritornare sul tema della libertà di espressione partendo dal vecchio caso dello scrittore Nazim Hikmet.

Dal premio Nobel alla direzione di un giornale, sia pur soltanto per un giorno: sono mesi di grande soddisfazione per Orhan Pamuk, dopo le vicissitudini causate dall'incriminazione per vilipendio alla patria turca, fortunatamente risoltasi con l'archiviazione. Pamuk, che ha una laurea in giornalismo ma non ha mai esercitato la professione, ha curato l'edizione domenicale del quotidiano turco <Radikal>, uscita la scorsa settimana.
L'apertura del giornale è stata dedicata alla questione della libertà di espressione in Turchia: Pamuk ha ripreso un vecchio articolo del 1951 sullo scrittore e poeta Nazim Hikmet che invitava i lettori dell'epoca a "sputargli in faccia" per aver sposato l'ideologia comunista. Hikmet è morto in esilio a Mosca nel 1963. "Quest'espressione, pubblicata accanto alla foto di Nazim Hikmet, riassume l'immutata condizione degli scrittori e degli attori agli occhi dello Stato e della stampa", ha scritto Pamuk nel suo editoriale.
Lo stesso Premio Nobel per la Letteratura 2006, insieme a decine di giornalisti, scrittori, editori e accademici, è caduto vittima nel 2005 dell'articolo 301 del codice penale turco, che criminalizza il vilipendio della nazione turca per aver parlato del genocidio armeno in un'intervista ad un quotidiano svizzero. Nonostante il suo caso sia stato archiviato - così come quello contro la scrittrice Elik Shafak - la Commissione europea ritiene che l'articolo debba essere abrogato, ma finora il Governo di Recep Tayyp Erdogan si è dimostrato riluttante ad agire al riguardo.
Il resto della prima pagina odierna di <Radikal> conteneva un racconto in prima persona di Pamuk sulla sua esperienza di giornalista per un giorno, e un servizio sulla celebrazione del Natale ortodosso a Istanbul, intitolato "Una croce, mille poliziotti", nonché articoli sulla bassa percentuale di donne in politica e sulla reazioni al video dell'impiccagione di Saddam Hussein. (Ap-ApCom)
12.01.2007

E' TUTTO PRONTO
PER L'ACQUISTO
DEGLI ELICOTTERI

Elicotteri_per_le_Forze_Armate_turche

Serviranno alla difesa militare turca ed in azioni di antiguerriglia. Il costo - secondo le cifre fornite - si aggira sui cinquecento milioni di dollari.

After delays that kept potential bidders waiting, Turkey has officially launched a bidding processto acquire a batch of 10 heavy lift helicopters for its armed forces.
The Undersecretariat for the Defense Industry (Ssm) has said that it expects potential bidders to respond to a Request for Information (RfI) no later than Jan. 15.
The heavy lift platforms will be the first such aircraft the Turkish military will operate. Industry sources say the program may cost Turkey around $500 million and expect a mostly U.S.-Russian rivalry in the competition. Potential bidders include U.S. Boeing, maker of the U.S. Army's CH-47 Chinook; Sikorsky, maker of the U.S. Marine Corps and Navy's CH-53 Super Stallion; and Russia's Mil Helicopter Company, maker of the Mi-26 Halo.Boeing's Chinooks have been sold to 16 countries, and one of the largest users is Britain's Royal Air Force. Boeing had made initial contacts with Turkish authorities for a potential sale of 10 CH-47s even before the competition officially began. Sikorsky's CH-53 is the largest military helicopter in the United States and the Western world. It is also used in Germany and Israel. Sikorsky's latest version, the CH-53E, is no longer produced, and Sikorsky is now developing a more advanced model, the CH-53K. The first production CH-53K aircraft is planned to be delivered to the U.S. military in 2014, and it is not clear if this manufacture scheme willfit into Turkey's procurement plans.Russia's Mi-26 Halo is the world's largest helicopter in production. But analysts say that the limited nature of defense industry relations between Russia and Nato-member Turkey, whose weapons and defense equipment are almost exclusively of Western design, will likely reduce the Russian option's chances.The program aims to boost the Turkish military's mobility, according to defense analysts. Air mobility is one of the stronger points of Turkey's Army which operates hundreds of utility helicopters. A former deputy chief of the Turkish General Staff boasted as early as 1997 that the Turkish Army was one of the few land forces in the world that could deploy a brigade by air overnight. (Turkish Daily News)
12.01.2007

STRATEGIA O UNA GRANDE ILLUSIONE

Il_presidente_iraniano_Ahmadinejad

Le provocazioni del presidente iraniano Ahmadinejad sul programma nucleare e la risposta di Washington non fanno altro che tenere alta la febbre nelle zone caucasiche che tutto vorrebbero fuorché una guerra. Il ruolo di mediazione della Turchia e la rotta del petrolio attraverso il Baku-Tbilisi-Ceyhan. Gli schieramenti.

Il_Baku-Tbilisi-CeyhanLe provocazioni del presidente Ahmadinejad non riusciranno a dissuadere gli Stati Uniti dal distruggere l'Iran. La guerra è stata programmata a Washington, sia per conquistare i giacimenti petroliferi che per rinforzare la presidenza Bush e soddisfare Israele.
Non c'è più nulla che possa fermarla e Teheran ha torto a credere nella protezione dei suoi amici, che siano musulmani, russi o cinesi. In simili circostanze, la saggezza sarebbe la discrezione. Molto dopo che gli Usa avranno lasciato il suolo iracheno, che avremo scoperto fonti d'energia alternativa e che le risorse in idrocarburi del Medio Oriente saranno finite, le conseguenze dell'intervento statunitense in Iraq nel marzo 2006 continueranno a farsi sentire nella regione. L'accordo Sykes-Picot (tra Francia e UK, 1916, n.d.t.), firmato dopo la Prima Guerra mondiale, ha modellato la storia e la geografia del Medio Oriente. Le sue conseguenze si fanno sentire ancora oggi. Gli effetti delle politiche condotte dagli Usa nella regione durante questo primo decennio del 21° secolo saranno certamente visibili alla fine del secolo.
L'agitazione in Iraq si espanderà fino a quando il mondo Arabo precipiterà, dal Golfo persico al Mediterraneo. Si tende spesso a concentrarsi sulle conseguenze immediate di un cataclisma; purtroppo gli effetti a lungo termine sono spesso insospettati al momento della catastrofe.
Tale è la situazione in Iraq nel 2006. L'Iran, Israele e gli Stati Uniti sono stati inghiottiti in questo pantano, in modo tale che gli sarà difficile adoperare dei cambiamenti significativi nelle loro politiche regionali e nazionali senza toccare altri paesi. Poiché un'offensiva terrestre per destituire il regime iraniano non è più intraprendibile, in ragione dell'impegno degli Stati Uniti in Iraq e in Afghanistan, i raid aerei sembrano essere divenuti la sola alternativa possibile.
Gli attacchi aerei da parte delle forze israeliane o statunitensi, che mirano a distruggere sistematicamente i centri di ricerca, di sviluppo, di mantenimento e di formazione in materia nucleare così come di fabbricazione di missili, potrebbero ritardare di parecchi anni il programma nucleare iraniano. Un attacco statunitense avrebbe anche per obiettivo una distruzione sistematica delle capacità di risposta iraniana. In effetti la maggior parte dei ricercatori pensa che l'Iran risponderebbe violentemente, con tutti i mezzi a disposizione per attaccare gli interessi statunitensi e il rifornimento di petrolio del Medio Oriente.
Le risorse energetiche
come arma politica

Dopo lo sferzante discorso anti-russo pronunciato dal vicepresidente Dick Cheney durante una conferenza a Vilnius in Lituania, la questione posta dai politici e ricercatori russi è la seguente: gli Stati Uniti hanno dichiarato una nuova guerra fredda alla Russia? Potrebbe darsi che il cambiamento di punto di vista di Washington sulla Russia sia stato provocato dalle politiche estere assertive di Mosca. Si è molto lontani dalle relazioni di routine mantenute dal presidente Bush e Putin durante il loro primo incontro, sei anni fa. Mosca ha sfidato Washington riguardo l'Iran, ha rifiutato le sue proposte di sanzioni contro Teheran, permettendo la costruzione della prima centrale nucleare iraniana e non volendo ritornare sulla sua decisione di vendere all'Iran missili antiaerei per la somma di 700 milioni di dollari. A causa della domanda mondiale di petrolio e gas, sempre più consistente, la Russia utilizza le risorse energetiche come un'arma politica che le permette di affermare il proprio dominio sui paesi dell'ex-Urss ed installarsi nei mercati europei. Ugualmente, la Russia ha fermamente rigettato la domanda dell'Occidente di rinunciare al monopolio del Governo sugli oleodotti ed aprire ai mercati stranieri le proprie risorse energetiche.
Mantenere l'Iran sotto la sua ala protettrice è un'azione chiave per la Russia. Nonostante l'amministrazione Bush non si sia mostrata particolarmente critica riguardo alla vendita di missili dalla Russia all'Iran, i pianificatori del Pentagono e dell'US Centcom (Comando Centrale Militare Statunitense) ne avrebbe preso nota. Malgrado la pressione internazionale, concernente il loro programma nucleare, gli Iraniani si mostrano sempre più aggressivi, principalmente sul piano verbale, contro Israele ed Usa. Poiché né la Cina né la Russia si sono voluti compromettere, gli Usa si preparano inesorabilmente alla prova di forza finale. Senza alcun dubbio, il dispiegamento dei missili aerei TOR-M1 aiuterà considerevolmente la protezione delle istallazioni nucleari iraniane.
Potenziale
propagandistico

Il trasporto del petrolio del Mar Caspio verso gli Usa, Israele ed i mercati europei aveva come obiettivo ridurre la dipendenza rispetto ai produttori di petrolio dell'Opec, situati in Medio Oriente. La presenza intensificata delle forze statunitensi nella regione si spiega con due fattori: il fatto che questa regione sia presa come un sandwich tra due dei più grossi fornitori di petrolio al mondo - l'Iran che è membro dell'Opec e la Russia che non lo è - ed il fatto che l'oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan attraversi regioni di alta instabilità politica. Questi fattori hanno aumentato il sentimento di vulnerabilità sia in Iran che in Russia. La politica di Washington è stata criticata perché avrebbe incoraggiato la polarizzazione delle politiche regionali.
L'impegno crescente degli Stati Uniti nella regione caspica così come l'importanza geopolitica del progetto Baku-Tbilisi-Ceyhan hanno condotto ad un riavvicinamento tra Russia, Iran e Armenia - implicando ugualmente un consolidamento dell'alleanza strategica tra l'Azerbaïdjan, la Georgia, la Turchia e gli Stati Uniti. Per questi ultimi, la questione non riguarderebbe la viabilità commerciale del percorso dell'oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan. L'idea sarebbe di costruire un corridoio percorribile tra Est ed Ovest, che potrebbe svilupparsi in futuro con dei binari, delle reti di comunicazione, così come delle autostrade, conducenti in seguito all'unione delle economie di certi paesi del sud dell'ex Urss con i mercati mondiali. Poiché dal punto di vista di Washington il progetto Baku-Tbilisi-Ceyhan sarebbe un problema di portata ben più geo-strategica che economica, la Turchia ne ha beneficiato al spese dell'Iran, nonostante quest'ultima proponesse il tragitto più corto e meno costoso, per portare il petrolio verso i mercati globali, dalle repubbliche caspiche.
L'amministrazione iraniana continua ad aderire all'eredità dell'ayatollah Khomeini basata sulla supremazia del clero sciita attraverso l'esercizio del potere, così come a una posizione fermamente anti-statunitense ed anti-israeliana. Khomeini si era espresso, in modo quasi premonitorio, sull'inevitabilità di un confronto tra Occidente ed Islam. La presenza di forze militari statunitensi nella regione potrebbe ripercuotersi, se non è già successo, sulla sicurezza delle future autostrade di approvvigionamento energetico. Un nuovo elemento è anche entrato nei calcoli previsionali. Dall'Afghanistan all'Asia centrale e dal Caucaso al Nord del Medio-Oriente, dal punto di vista di Washington, l'Iran resta il Paese che ha il più grosso potenziale per propagare l'Islam radicale e le sue armi nucleari. E' per questo che a dispetto della pressione delle compagnie petrolifere statunitensi per togliere l'embargo su Teheran, che vuole divenire il corridoio principale d'esportazione di petrolio e benzina d'Asia centrale, l'amministrazione Bush non vuole ammorbidire la sua posizione sul ruolo iraniano nella regione. La costruzione dell'oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan, destinato all'esportazione del petrolio dall' Azerbaidjan e dall'Asia centrale, aveva per obiettivo principale di escludere l'Iran e di fare della Turchia un attore con più importanza sulla scena.
Teheran teme che l' Azerbaidjan prospera ed indipendente sia un modello malvisto per la grande comunità degli azeri d'Iran. Il conflitto riguardo lo statuto legale della regione caspica ed il fatto che l'Iran si sia aggiunto alla Russia per sostenere l'Armenia nel conflitto con l' Azerbaidjan riguardo il Nagorno-Karabakh, sono ragioni che contribuiscono alla crisi delle relazioni. Di conseguenza, l'Iran non è riuscita a proteggere una parte del petrolio dell' Azerbaidjan. Questo ha servito la propaganda turca, che mirava a costruire la linea tra Bakou e il terminale mediterraneo turco a Ceyhan. Mosca e Teheran sembrano aver stabilito un'alleanza strategica per resistere all'egemonia statunitense nella regione caspica. Le vendite di materiale militare dalla Russia all'Iran fanno parte della cooperazione strategica e militare crescente tra i due Paesi.
L'impasse
Iran-Usa

Non lasciandosi nessuno spazio libero di manovra, l'Iran e gli Usa si sono infilati in un'impasse. Gli interessi comuni che avrebbero potuto essere alla base di una negoziazione spariscono ad una notevole velocità. Emergono opinioni inconciliabili. I principali decisionisti dei due paesi si attivano ad esacerbare i loro avversari. Il presidente iraniano Ahmadinejad ha teso a mostrare una retorica dal tono quasi febbricitante, nonostante le decisioni dell'ayatollah Khamenei prevalgano sulle sue. Che il suo discorso sia stato mal tradotto o che i suoi propositi siano stati deformati, ciò non impedisce che lui sia percepito come chi ha invocato pubblicamente l'annientamento d'Israele. Nonostante che la sua lettera indirizzata al presidente G. W. Bush sia una domanda d'introspezione degna d'attenzione e potrebbe essere interpretata da alcuni come un tentativo serio per ridurre le divergenze, essa non offre alcuna proposta concreta al governo statunitense. Le sue dichiarazioni mostrano che sceglie in modo deliberato di andare di provocazione in provocazione, esagerando spesso le capacità (militari n.d.t.) dell'Iran.
E' possibile che il presidente iraniano cerchi di far scattare un conflitto provocando gli Usa e gli Israeliani, affinché attacchino. Ciò è poco probabile: M. Ahmadinejad sa che nel caso di un confronto militare incondizionato, l'Iran sarebbe facilmente battuto e le sue capacità nucleari e militari subirebbero ritardi di parecchi anni, se non decenni. Il presidente Ahmadinejad sembra pertanto pronto ad accettare un rovesciamento di situazione, non solo nella speranza che questo processo unifichi tutti gli Iraniani dietro di lui, ma anche che ciò lo proietti come leader incontestato del mondo musulmano nella sua guerra contro gli Usa. Così sostituirebbe i più grandi leaders arabi, tutti sunniti, che si battono per ottenere questo titolo, in particolare personalità come Abdel Gamal Nasser o Saddam Hussein.
Dealing
with Global
Terrorism

In larga misura, Bagdad è già controllata dall'Iran; ciò nonostante gli iraniani esitano a scoprirsi prematuramente prendendo apertamente l'iniziativa. La possibilità che la capitale irachena sia presto nelle loro mani permette agli Iraniani, ed in particolare a M. Ahmadinejad di accarezzare il sogno di un'ascendenza morale su tutti i musulmani, ristabilendo il grande califfato di Bagdad com'era una volta, sotto Harun-al-Rashid (Califfato Abbaside, n.d.t.). Al momento non sarebbe che una questione di tempo che la Mecca cada ugualmente sotto i loro colpi. Grande strategia e Grande illusione: solo il tempo lo dirà.
Dall'altro lato, George W. Bush ha le redini del potere. Gli Iraniani hanno palesemente fallito nel loro calcolo, sottostimando il presidente statunitense, così come le forze che gli hanno permesso di accedere alla Casa Bianca nel gennaio 2001 ed una seconda volta nel gennaio 2005. Attizzando la crisi fino alla sua esplosione nel 2006, sarebbero stati chiaramente influenzati dai rovesci degli Usa in Iraq così come dalle loro difficoltà crescenti di fronte alla riemergenza dei talebani in Afghanistan.
Indubbiamente la tigre statunitense è stata ferita in Iraq al punto di non poter consolidare i suoi profitti nel Paese. Tuttavia, come è stato detto durante un altro forum nel novembre 2005, le sconfitte statunitensi sono state esagerate dagli avversari di George W. Bush. In realtà, adottando un punto di vista a lungo termine sulla loro impresa geo-strategica in Medio-Oriente, gli Usa hanno conosciuto notevoli successi. Come minimo, i principali sostenitori della seconda invasione in Iraq nel marzo 2003 hanno tratto dei generosi profitti dal progetto e potrebbero continuare a farlo ancora per molto tempo. In alcuni scritti precedenti, ( Dealing with Global Terrorism , dell'autore dell'articolo, n.d.t) era stato notato che l'invasione statunitense dell'Iraq era stata decisa poco tempo dopo che George W.Bush si fosse installato sulla poltrona presidenziale. Più o meno nello stesso momento, l'Iran fu incluso nella lista dei paesi dell' "l'asse del male". Da quel momento, l'Iran sarebbe dovuta cadere. L'Iran, secondo ogni probabilità, cadrà. Gli Usa cercano un casus belli plausibile. Gli Iraniani ne hanno fornito uno a .Bush, quasi su un piatto d'argento. M. Ahmadinejad ed i suoi sostenitori commetterebbero un grave errore supponendo che la debole popolarità del presidente statunitense lo forzi a cambiare rotta. Il presidente Bush non è uno che molla la presa. Si è già espresso sulla Terza Guerra Mondiale e la lunga guerra aperta contro il terrorismo nel mondo. George W.Bush farà cadere l'Iran prima che il suo secondo mandato finisca. Salvo un terremoto politico negli Usa, l'attacco all'Iran da parte degli Usa è una quasi certezza. Stavolta Bush e la sua squadra sperano di cavarsela meglio. Avranno tratto delle lezioni dagli errori commessi in Iraq. Questa volta vogliono uscirne da vincitori indiscutibili. La nazione iraniana sarà polverizzata sulla scia (dell'irachena n.d.t), affinché non esistano più dubbi nella mente di chiunque, sull'esito di un confronto. Se il presidente degli Usa decidesse, contro tutte le opinioni provenienti da diverse direzioni, di colpire l'Iran, il partito repubblicano a cui appartiene, così come i democratici, si serrerebbero dietro di lui, come già fecero dopo l'11 settembre. In quel momento, il tasso di popolarità del presidente statunitense potrebbe di nuovo oltrepassare la soglia del 50%. George Bush ambisce ad uscire dalla Casa Bianca da vincitore. Può salvare la propria gloria già sminuita, unicamente ottenendo un successo in Iran. Gli Iraniani non devono offrirgli una tale occasione. Nel nome della sopravvivenza della loro nazione, i dirigenti iraniani dovranno fare marcia indietro davanti alla determinazione statunitense di non lasciargli ottenere una nuclearizzazione, ufficiale o no. Tornare sulle proprie posizioni non è un prezzo troppo importante da pagare a questo stadio della storia iraniana, considerando il colpo mortale sferrato alla civiltà babilonese di cui l'Iran faceva, pure, parte nel passato. La civiltà iraniana è un'eredità preziosa per l'umanità. Non spetta che ai dirigenti iraniani salvarla dalla forza bruta che può essere scatenata contro di lei dalla superpotenza statunitense. (...) (Vinod Saighal- Voltairenet.org traduzione di CristinaFalzone/MegaChip)
12.01.2007

SOCIETA'

LUXURIA
AMBASCIATRICE
DEI GAY

Vladim_Luxuria

 

L'esponente di Rifondazione, Vladimiro Guadagno, ha manifestato la sua intenzione di difendere gli omosessuali visitando Turchia e Paesi arabi.

Vladimir Luxuria vuole fare l'ambasciatore. La causa che intende rappresentare all'estero non è quella dell'Italia ma quella degli omosessuali che in 80 Paesi del mondo, in larga maggioranza musulmani, vengono denunciati, condannati, a volte persino uccisi. In nome della legge
L'impegno l'aveva preso in campagna elettorale: "Voglio difendere gli omosessuali nei Paesi arabi", aveva detto ai giornalisti della stampa estera accorsi numerosi a conoscere il fenomeno Vlamidiro Guadagno, primo deputato transgender d'Italia. Per poi aggiungere, beandosi al primo applauso della giornata, "naturalmente senza l'uso delle bombe". Adesso parte la fase operativa. La prima missione è già decisa: Turchia (turchi permettendo). "Non perché ci è andato il Papa - ha spiegato da Città del Capo, in Sud Africa, dove si trovava in vacanza - ma perché entrerà in Europa e in Europa certe discriminazioni non possono essere accettate. Si parla tanto di diritti umani, si parla tanto di pena di morte. Giusto, ma anche la vita e la libertà degli omosessuali appartengono ai diritti umani. O no?".
Attenzione: nella lista degli 80 Paesi che hanno messo al bando l'omosessualità la Turchia non c'è. I gay magari non vengono considerati troppo bene ma non c'è alcuna legge specifica. "Bisogna procedere per gradi - ha rimarcato la deputata di Rifondazione - non possiamo mica fare subito il botto e andare a Teheran. Ma forse un giorno arriveremo anche lì". Del resto è vero che in Iran per i gay c'è la pena di morte. Ma è anche vero che a Teheran si trova l'unica clinica del mondo musulmano dove è possibile cambiare sesso. "L'aveva aperta Khomeini, commosso dalla storia di una donna che voleva diventare uomo. Ahmadinejad non ha il coraggio di chiuderla. Con tutti i soldi che gli porta...".
L'intervista
a <Haaretz>

Vladimir_LuxuriaCosa farà esattamente l'ambasciatore Luxuria? Il senso l'ha spiegato in un'intervista al giornale israeliano <Haaretz<: "Mi piacerebbe diventare una sorta di diplomatico italiano nel mondo islamico. Cosa succederà quando chiederò un incontro con i ministri della Cultura dei Paesi arabi? Sarà interessante sapere chi accetterà di incontrarmi e chi no". Qualche risposta l'avrà presto. Perché dopo l'esperimento Turchia l'idea è di andare in Egitto, Tunisia e Libano, Paesi dove l'omosessualità, a volte di fatto tollerata, è però punita con il carcere fino a cinque anni. Più del furto da noi. Perché i ministri della Cultura? "Sono quelli più aperti sul tema". E se le rispondono che in caso riceveranno Rutelli, loro pari grado? "Benissimo, lo accompagnerò. È molto attento al tema".
Ai ministri, Luxuria "senza pennacchi e costume di scena ma da parlamentare" chiederà informazioni su come gli omosessuali vivono nel loro Paese. Anche perché Islam e gay sono legati da un paradosso: "In questi Paesi l'omosessualità è vietata ma nella pratica è molto diffusa perché a scuola, nel lavoro, persino nei luoghi di culto, gli uomini stanno con gli uomini e le donne stanno con le donne. Le occasioni sono anche più che da noi. Ma non se ne parla, si fa finta di nulla come da noi ai tempi della Dc". Luxuria non teme che sollevare il caso possa peggiorare le cose: "Non vado mica in Mauritania a chiedere il riconoscimento delle coppie gay, ci sono già tanti problemi da noi. Non vado mica in Arabia Saudita a proporre un gay pride, ci sono stati già tanti problemi in Israele. Imporre a loro il nostro modello sarebbe colonialismo gay. L'importante è che gli omosessuali di questi Paesi abbiano un minimo di sicurezza e libertà. Poi saranno loro a decidere come combattere".
Però. Luxuria, portata alla Camera da Rifondazione, parla sempre di mondo arabo. Ma l'omosessualità è al bando anche nella comunista Cuba (reclusione o lavori forzati fino ad un anno) e viene punita anche nella comunista Cina, dove non c'è un articolo preciso ma di fatto può portare a cinque anni di carcere: "E che problema c'è? - risponde - Vorrà dire che andremo pure lì" Del resto nei giorni del ricovero di Fidel Castro, Luxuria aveva indicato il suo personale candidato alla successione: "Altro che il fratello Fidel, meglio la nipote Mariela. Fa la sessuologa e ha proposto una legge che consentirebbe a tutti i cubani di cambiare sesso. Naturalmente con un'operazione a spese dello Stato". (Lorenzo Salvia/TamLes)
12.01.2007

 

PIPE "OSCENE"
BLOCCATE
ALLA DOGANA

 

Il fatto, piuttosto insolito, è avvenuto nello scalo aeroportuale di Istanbul in Turchia. I titolari della merce sequestrata rischiano da 2 a 5 anni di carcere.

Si dice "fumare come un turco", ma adesso nel Paese della Mezzaluna bisogna stare attenti a che cosa si utilizza. Lo sanno bene i titolari di un'impresa di Antalya, che si sono visti bloccare alla dogana dalla polizia una partita di pipe molto particolare. Sono in vetro, vengono dal Sudamerica e la loro particolarità consiste nel fatto che riportano scene erotiche, che sono state considerate oscene dalla censura turca e pertanto fermate. Non solo. I titolari dell'impresa di Antalya sono stati messi sotto accusa per oscenità e rischiano da due a cinque anni di carcere.
Gli interessati hanno cercato di difendersi come potevano, dicendo che in Turchia ci sono ben altri esempi di articoli osceni, esposti senza problemi nelle vetrine dei negozi, ma alla procura di Bakirkoy (quartiere di Istanbul dove sorge l'aeroporto) non è bastato per "graziarli". Anzi, la commissione che ha esaminato i manufatti ha scritto che si tratta di "merce inutilizzabile perché in vetro e che non mostra alcun tratto originale ed esteticamente attraente. Mettono solo in mostra organi genitali, con chiari riferimenti sessuali".(Apcom)
12.01.2007

 

GUIDATE UBRIACHI?
STATE ATTENTI
SE SIETE IN TURCHIA

Da una lettera inviata al giornalista Beppe Severigni ci si rende conto come si comporta la polizia locale quando ferma un automobilista non proprio sobrio.

Caro Beppe, immagina la scena: dopo avere probabilmente ecceduto nelle libagioni, vi mettete alla guida e venite fermati dalle forze dell'ordine. Dopo i controlli di routine venite sottoposti alla verifica del tasso alcolico: risultate oltre i limiti di legge. Come si comportano i verificatori? Vi fanno scendere, vi ritirano la patente, vi accompagnano a 20 km dal luogo in cui avete lasciato la vostra automobile, e vi costringono a ritornare a piedi, per smaltire la sbornia. Se foste i protagonisti di un'esperienza del genere, non ritenete che prima di rimettervi al volante in stato di non perfetta lucidità dopo una ripetuta degustazione di chardonnay e torcolato e dopo aver discettato di retrogusto e barrique ci pensereste due volte? Fantalegge? Forse sì sul suolo italico, ma quello che potrebbe sembrare la trama di un film comico è esattamente ciò che avviene in un Paese non proprio all'avanguardia in materia giuridica, la Turchia, dove la scena sopra descritta è proprio la sanzione accessoria prevista per gli automobilisti trovati alticci. Io la ritengo un ottimo deterrente contro la guida in stato d'ebbrezza. (da una lettera di Mauro Luglio a Beppe Severigni /Corriere della sera.it)
12.01.2007

 

E ALLA FINE
A PAGARE E' LUI,
L'ANIMALE

Kurban_Bayral

Come si passa dalla notte dell'ultimo dell'anno alla festa del Sacrificio, meglio conosciuta nel Paese della Mezzaluna come Kurban Bayram.

La notte del 31 dicembre in piazza tra fuochi d'artificio e berretti di Babbo Natale, magari dopo una cena abbondantemente innaffiata di birra o raki, e la mattina successiva all'alba a pregare in moschea e poi, a casa, sacrificare un montone dopo aver recitato una preghiera in arabo. Sincretismo post moderno, pluralizzazione del Senso o società multiculturale? Forse un po' di tutto questo ma soprattutto una concreta realtà per molti turchi. Complici le bizzarrie del calendario che hanno fatto coincidere l'inizio del Kurban Bayram - la Festa del Sacrificio - con il primo gennaio, questa fine d'anno ha ribadito con rara efficacia come, al di là dei luoghi comuni e degli slogan da dépliant turistici, la quotidianità turca rappresenti realmente un laboratorio, il luogo dove incontrare l'Oriente e l'Occidente, il sacro e il profano, la religione e la secolarizzazione, in una sintesi sempre in divenire e difficile da catturare.
Affievolite le tradizionali polemiche fondate sulla sua confusione con la tradizione del Natale, i festeggiamenti per la fine dell'anno stanno ormai diventando una consuetudine nel paese.
Anche il Direttorato per gli Affari Religiosi quest'anno si è apertamente pronunciato dando la sua benedizione ai festeggiamenti profani. Sì, è un diritto di tutti festeggiare l'arrivo dell'anno nuovo e farlo non svalorizza le celebrazioni religiose. Migliaia di persone nelle piazze, musica, alcool ed anche l'immancabile bilancio di vittime e feriti - quest'anno tre persone sono morte colpite da proiettili vaganti. E l'indomani le moschee del paese si sono riempite di fedeli per la preghiera che sanciva l'inizio del Bayram, poi tutti a casa per il rituale del sacrificio.
Vitelli, mucche, pecore, montoni, tori, in alcuni casi anche cammelli, acquistati negli appositi spazi allestiti in tutto il paese dove allevatori e compratori si sono impegnati in estenuanti trattative. E poi ognuno si è ingegnato nel risolvere il problema di come ritornare a casa con la propria vittima designata, spesso facendo ricorso alla creatività, come quel signore fotografato sorridente accanto al suo perplesso vitello, entrambi accomodati sul sedile posteriore di un taxi.
Certo, non è possibile improvvisarsi esperti macellai ed inevitabile anche quest'anno è stata la lunga sequenza di maldestri sacrificatori finiti in ospedale per l'imperizia nel maneggiare coltelli ed ogni genere di arma da taglio. Così come immancabili le situazioni curiose o divertenti documentate dalle fotografie dei giornali: un toro inferocito che sfugge ai suoi carnefici inseguito da una folla affannata, oppure un vitello che nella disperata ricerca di libertà atterra nella finestra di un'ignara famigliola. E sempre i giornali non hanno rinunciato alla loro funzione pedagogica rimarcando con disappunto il fatto che, nonostante le precauzioni e gli avvertimenti della vigilia, anche quest'anno il rito del sacrificio avesse prodotto situazioni "che non avremmo mai voluto vedere".
Per chi non se l'è sentita di cimentarsi personalmente nel sacrificio dell'animale, oppure per chi volesse dire addio alle tradizioni della cultura rurale, vi era sempre la possibilità di versare soldi ad una fondazione che avrebbe provveduto al sacrificio in un ambiente asettico, per poi distribuire le carni alle famiglie più povere.
Incetta
di dolci

E dopo il sacrificio ed il primo pasto a base di interiora, kavurma, per tutti è cominciato il carosello delle visite ai parenti. Flussi incessanti di persone che si spostano da una casa all'altra, da una città all'altra, da un capo all'altro del Paese, secondo uno schema regolato dall'anzianità: i figli più giovani prima rendono visita ai genitori e poi ai fratelli maggiori, senza venire meno al rito del bacio della mano mentre i bambini suonano i campanelli dei vicini per fare incetta di dolci.
Per tre giorni gran parte del paese si siede in salotto tra teglie di baklava maison e fiumi di the, in realtà per rendere omaggio a ciò che costituisce il vero pilastro della società turca, la famiglia allargata, akraba, dimenticando temporaneamente i non pochi problemi che assillano la vita quotidiana. L'ultimo è arrivato dall'Iran, che ha deciso di interrompere improvvisamente le forniture di metano, giustificandosi con un inaspettato aumento della domanda interna. Una tradizione a quanto pare, visto che la stessa cosa si era verificata anche nel gennaio scorso.
E mentre la società turca si prendeva una pausa per celebrare se stessa, i giornali ricordavano come nel resto del mondo, ed un mondo molto vicino, qualcosa di importante continuava ad accadere.
Le fotografie della gioia nelle strade di Sofia e Bucarest campeggiavano con grande evidenza sulle prime pagine. Il tono dei commenti lasciava trasparire un insieme di sentimenti contrastanti. Il disappunto che, nel sottolineare come i due paesi avessero raggiunto l'obbiettivo dell'adesione senza avere pienamente rispettato i criteri richiesti, lanciava una frecciata all'Europa. La malcelata soddisfazione nell'evidenziare le dichiarazioni degli esponenti della UE che ricordavano ai due nuovi membri che comunque saranno sotto osservazione particolare.
Solamente alcuni commentatori hanno invece apertamente pronunciato la parola invidia, senza mancare di ricordare con rimpianto le occasioni perdute nel passato più o meno recente.
Unica consolazione il fatto che alcuni turchi comunque entreranno in Europa, si tratta della minoranza presente in Bulgaria. Le interviste ai suoi rappresentanti politici hanno rappresentato anche l'occasione per ricordare i molti passi in avanti che il cammino europeo ha permesso, dalle repressioni nazionaliste dell'era Zhivkov all'integrazione.
Le fotografie dell'esecuzione di Saddam Hussein hanno poi ricordato alla Turchia i suoi confini e le sue preoccupazioni mediorientali. Mentre le dichiarazioni ufficiali erano all'insegna della massima prudenza, eccessiva per alcuni commentatori che hanno parlato di silenzio del Ministero degli Esteri, e gran parte del mondo politico e intellettuale criticava la condanna a morte, il primo ministro Erdogan tracciava la linea politica del futuro prossimo: "Attualmente per la Turchia l'Irak ha assunto la priorità anche rispetto al processo di adesione europeo". (Fabio Salomoni/http://osservatoriobalcani.org/article/articleview/6602/1/51/)
12.01.2007

CRONACA

PRECIPITA AEREO: MUOIONO 30 LAVORATORI TURCHI

Immagine_del_disastro_aereo

La sciagura è avvenuta nei pressi dell'aeroporto iracheno di Baghdad. Le vittime si erano imbarcate ad Adana. Tra le causa, la fitta nebbia.

L%27Antonov_in_voloUn aereo che trasportava lavoratori turchi in arrivo da Adana, in Turchia, si è schiantato poco prima dell'atterraggio, nei pressi dell'aeroporto di Baghdad. A bordo del velivolo, un Antonov-26 moldavo, c'erano 29 lavoratori turchi, un americano e 5 membri dell'equipaggio. Il volo era partito da Adana, nel sud della Turchia, questa mattina alle 6 ora locale ed è precipitato poco prima di giungere sulla pista di atterraggio dell'aeroporto della capitale irachena.
Secondo un comunicato rilasciato dal ministero degli Esteri della Turchia, la causa più probabile dell'incidente sarebbero stati i fitti banchi di nebbia incontrati dall'aereo a pochi chilometri da Baghdad. In un primo tempo l'emittente tv <al Arabiya> aveva detto - per poi smentire la notizia - che il veivolo era stato abbattuto da un missile sparato da una vecchia base dell'esercito iracheno nei pressi di Balad, una cittadina nella regione sunnita di Salaheddin a circa 100 chilometri a nord di Baghdad. Le autorità turche hanno confermato che i morti sono una trentina, senza peraltro specificarne la nazionalità. (Ign Esteri)
12.01.2007

 

MESSAGGIO DI CORDOGLIO DI PRODI

Sezer_con_Prodi

Il nostro presidente del Consiglio lo ha inviato al Capo dello Stato turco per la tragedia dell'Antonov precipitato.

Il premier Romano Prodi ha inviato un messaggio di cordoglio al presidente della Repubblica di Turchia Ahmet Necdet Sezer in seguito all'incidente aereo avvenuto oggi in Iraq.''Desidero esprimerLe tutto la vicinanza mia e del Governo italiano - ha scritto il presidente del Consiglio italiano - per la tragedia che ha colpito il Suo paese in occasione dell'incidente sui cieli dell'Iraq. E' molto triste sapere che a morire sono stati degli operai che con il loro lavoro avrebbero contribuito alla rinascita dello stato iracheno in grande difficolta'''. (Adnkronos)
12.01.2007


SEZER DI NUOVO NONNO

L'annuncio gli è stato dato da Ankara mentre si trovava a colloquio con presidente Napolitano

Il colloquio di Stato al Quirinale fra Giorgio Napolitano ed il presidente della Repubblica turca Ahmet Necdet Sezer è stato interrotto da una felice circostanza: una telefonata da Ankara per comunicare la nascita di un nipotino, il quinto per nonno Ahmet. Sezer, che era in compagnia della consorte, ha subito comunicato con entusiasmo la bella notizia a Napolitano che si è calorosamente felicitato. La signora Clio, a sua volta, si è congratulata con la signora Sezer. (Ansa)
12.01.2007

I MILITARI PRONTI ALL'ATTACCO

Sembra_prossima_una_offensiva_nel_sud_est_anatolico

 

Stando a quello che riporta <Il Manifesto>, le Forze Armate turche in primavera dovrebbero sferrare una offensiva nel sud est anatolico.

L'esercito turco sta preparando nuove operazioni militari nel sud est della Turchia per primavera. La notizia è stata fatta trapelare proprio dall'establishment militare turco e suona più che mai come un sinistro monito. Primavera infatti è tradizionalmente un periodo di grosse operazioni militari contro i kurdi, ma quest'anno ci sono almeno due ulteriori motivazioni per cui l'esercito ha interessare a mostrare i muscoli. Il primo è il referendum che dovrebbe svolgersi a Kirkuk a maggio e che deciderà il destino della città: i turchi la rivendicano come cosa loro vista la presenza consistente di turcomanni, i curdi evidentemente vogliono tenersela stretta visto che lì c'è il petrolio. Ammassare decine di migliaia di soldati turchi ai confini con l'Iraq serve ad Ankara per mandare un segnale forte soprattutto agli Stati uniti. E infatti non è un caso che nei giorni scorsi il premier Recep Tayyip Erdogan abbia criticato fortemente il ruolo e l'operato del commissario straordinario americano Joseph Ralston, nominato per gestire nello specifico la minaccia posta dai guerriglieri curdi del Pkk. Sono mesi ormai che Ankara chiede agli Usa di intervenire contro i crdi in maniera più decisa attaccando i campi dei guerriglieri in nord Iraq.
La seconda ragione per cui i militari hanno tutto l'interesse a distogliere l'attenzione dai problemi interni è che a maggio dovrà essere eletto il nuovo presidente della repubblica. Anche qui gli ostacoli sono molti, a partire dal fatto che un presidente islamico equivale ad un anatema per i militari e i custodi del kemalismo. Lo stesso Erdogan (che avrebbe voluto candidarsi) si trova in una situazione molto delicata, ostacolato anche all'interno del suo partito.
486 operazioni
militari
Mentre l'esercito si prepara arriva, da fonte kurda, il bilancio 2006 del conflitto. Che nonostante il cessate il fuoco proclamato dal Pkk (oggi Kongra-Gel) ad ottobre, è pesantissimo. Il comando dell'Hpg, i guerriglieri kurdi, rende noto che lo scorso anno ci sono state 486 operazioni militari, di cui 12 coordinate unitariamente da turchi e iraniani (nel 2006 l'Iran ha condotto diverse operazioni militari anche contro i curdi iraniani). Secondo i curdi sono morti 856 militari turchi e 131 guerriglieri. Anche facendo un po' la tara a queste cifre (che comunque non sono state smentite dall'esercito turco), alla fine i numeri trovano un equilibrio e rivelano comunque l'intensità del conflitto, che rimane alta, anche se non se ne parla molto. Un dato questo che il presidente del consiglio Romano Prodi, che sarà in Turchia il prossimo 22 gennaio, dovrebbe chiaramente tenere presente nei suoi colloqui. Alle cifre della guerra sul campo vanno aggiunte quelle dell'associazione dei diritti umani turca (Ihd) che riguardano le violazioni di diritti umani, dalle torture, agli arresti, agli omicidi per mano di ignoti. E ancora, basta scorrere i giornali di questi giorni per ritrovare processi contro giornalisti, scrittori, obiettori di coscienza. Dopo l'incredibile e drammatica vicenda dell'obiettore gay Mehmet Tahran (detenuto per mesi, picchiato e torturato), ora Halil Savda, di origine curda, è stato arrestato al termine dell'udienza del procedimento aperto contro di lui e rischia diversi anni di carcere.
Così come il sindaco del comune di Sur, Abdullah Demirbas. La municipalità curda infatti è finita sotto processo dopo l'approvazione in consiglio della proposta di fornire al pubblico servizi in curdo, armeno, inglese e arabo, oltre che in turco.
Il 2007 per la Turchia sarà un anno molto difficile. Oltre alle elezioni per la presidenza della Repubblica, infatti, in autunno i turchi saranno chiamati alle urne in occasione delle politiche. Sempre che i militari non decidano di fare la voce grossa prima. L'Unione europea poi ha finalmente, seppur timidamente, cominciato a mettere dei paletti rispetto all'ingresso della Turchia in Europa, o meglio rispetto ai negoziati. Paletti che finora riguardano soprattutto aspetti economici, come la questione dell'apertura dei porti a Cipro, ma si sta cominciando anche a parlare di diritti umani. I processi a scrittori, giornalisti, artisti hanno infatti posto l'accento su quanto sia ancora diffuso il problema della libertà di pensiero in Turchia. (Orsola Casagrande/Il Manifesto)
12.01.2007

ALI AGA FORSE TORNERA' PRESTO LIBERO

Ali_Agca

A sostenerlo il suo avvocato Mustafa Demirbag. L'ex attentatore di Giovanni Paolo II sta scontando una pena in un carcere turco per l'uccisione del giornalista Ipekci.

Ali Agca potrebbe uscire ancora di prigione. A dirlo è il suo avvocato Mustafa Demirbag, che ieri al quotidiano <Milliyet> ha addirittura anticipato la data del rilascio. Il suo assistito potrebbe lasciare il penitenziario di Kartal dopo la Festa islamica del Kurban Bayram.
A circa un anno dalla sua clamorosa scarcerazione, durata appena otto giorni, si torna a parlare dunque di libertà per l'ex terrorista, legato al gruppo ultra nazionalista dei Lupi Grigi, che nel 1981 attentò alla vita di Papa Giovanni Paolo II e che nel 1979 aveva ucciso a sangue freddo Abdi Ipekci, direttore proprio del quotidiano <Milliyet>.
Il fascicolo riguardante la domanda di scarcerazione di Ali Agca si trova sui tavoli della Corte di Cassazione. In precedenza è stato esaminato dai Tribunali penali di Kartal e di Üsküdar, entrambi quartieri nella parte asiatica di Istanbul.
Dopo aver vagliato tutta la documentazione ed essersi confrontati, le giurie si sono dichiarate autorità "non competenti" a prendere una decisione del genere, chiedendo alla Yargitay (la Cassazione, ndr) di esprimersi sulla vicenda.
Se i giudici dell'organo più importante della giustizia turca dovessero decidere di fare uscire Ali Agca di prigione, la sentenza sarebbe inappellabile. Se dovesse scontare la pena per intero, invece, l'ex lupo grigio dovrebbe rimanere a Kartal fino al 2010.
Ma l'avvocato Demirbag è convinto che le cose andranno diversamente. Parlando con giornalisti del <Milliyet>, il legale ha detto che Agca ha già trascorso in carcere molti anni e che la reclusione lo ha cambiato, rendendolo una persona non più pericolosa.
La vicenda giudiziaria di Ali Agca era tornata in primo piano lo scorso gennaio 2006, quando un tribunale di Istanbul decise a sorpresa la sua liberazione. I giudici avevano accordato all'ex terrorista i benefici relativi alla scarcerazione anticipata.
La notizia destò molto clamore, in Turchia come in Italia, e creò non pochi imbarazzi al governo Erdogan. Agca rimase libero appena otto giorni, nei quali successe di tutto. Appena uscito da Kartal si definì il Messia e urlò "sono Cristo" e non si presentò al comando di polizia, come avrebbe dovuto, per firmare il registro riservato alle persone in libertà vigilata. Otto giorni dopo tornò in carcere grazie a una sentenza emanata proprio dalla Yargitay.
Il ministro della Giustizia, Cemil Cicek, che per primo aveva definito "ingiusta" la scarcerazione anticipata, fu costretto ad ammettere che si era trattato di un errore di calcolo da parte dei giudici. (Marta Ottaviani/Il Giornale.it)
12.01.2007

ECONOMIA

ITALIA-TURCHIA: CENTO INAUGURA
UN PROGETTO FINANZIATO DALL'UE

Il_sottosegretario_Paolo_Cento

Si tratta di un accordo - in un periodo di molteplici incontri bilaterali tra le autorità dei due Paesi - di collaborazione con il ministero delle Finanze turco teso a migliorare la gestione del settore contabile pubblico nazionale "con particolare attenzione alla trasparenza e alla responsabilità". La visita del sottosegretario prima ad Ankara e poi ad Istanbul.

Il sottosegretario all'Economia e alle Finanze Paolo Cento ha inaugurato ad Ankara, insieme al ministro delle Finanze turco Kemal Unakitan, un progetto finanziato dall'Unione Europea. Si tratta di un accordo di collaborazione con il ministero delle Finanze della Turchia teso a migliorare la gestione del settore contabile pubblico nazionale, "con particolare attenzione alla trasparenza e alla responsabilità".
Cento ha sottolineato che l'avvio del progetto, "in un periodo di molteplici incontri bilaterali tra le autorità italiane e turche, rappresenta un ulteriore contributo al rapporto di collaborazione con la Turchia, con l'obiettivo di una piena adesione al consolidamento di uno spazio comune di democrazia fondata non solo sul rispetto della dignità di ogni uomo e donna, di ogni religione ed etnia, ma anche sul rispetto e la condivisione delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto nelle quali si riconosce l'Europa moderna. "E' anche per questo - ha concluso il sottosegretario - che l'Italia è impegnata per la ripresa del negoziato tra l'Unione europea e la Turchia, nel rispetto delle condizioni di tutela dei diritti umani e civili compresi quelli delle minoranze etniche".
Dopo gli incontri ufficiali di Ankara, Cento si è visto ad Istanbul con una delegazione delle associazioni e con amministratori locali impegnati nella tutela dei diritti umani. (Agi)
12.01.2007

 

<CEMENTIR>: GLI ANALISTI DI UBS
CONFERMANO IL GIUDIZIO NEUTRALE

Cementir

Nessuna modifica al target price, che resta fissato a 6.7 euro, dopo aver applicato uno sconto del 20% rispetto ai multipli di principali competitors, sulla base della minore liquidità del titolo. L'espansione in Turchia dopo l'acquisto - avvenuto alla fine del 2001 - della società <Cimentas>, settimo produttore turco di cemento e secondo esportatore nel Mediterraneo.

La società
<Cementir> nasce nel 1951 e si colloca tra i primi produttori di cemento in Italia.
Subito al passo con i progetti della siderurgia nazionale, <Cementir> sviluppa una vasta rete di stabilimenti ad alta capacità produttiva, uffici commerciali, un centro di distribuzione, ed oggi è presente in quasi tutte le regioni d'Italia.
Gli stabilimenti <Cementir>, coadiuvati da un sofisticato centro ricerca e controllo qualità, situato a Spoleto (Perugia), producono una vasta gamma di cementi Portland, Pozzolanici, Altoforno e Compositi. <Cementir> è la prima società in Italia nella produzione dei cementi d'Altoforno.
La società, da sempre attenta alle esigenze della clientela, dedica ampi spazi alla ricerca ed al costante controllo dei prodotti, apprezzati in Italia e all'estero.
Cimentas<Cementir> ha fornito i suoi prodotti per la realizzazione di opere portuali e idrauliche; dighe, centrali nucleari e impianti di depurazione; strade, ponti e gallerie; aeroporti e ferrovie; centrali elettriche e impianti industriali.
In seguito all'acquisto di <Cimentas> (settimo produttore turco di cemento), avvenuta alla fine del 2001, il gruppo esce dai confini nazionali espandendosi in Turchia e in alcuni Paesi del bacino del Mediterraneo (<Cimentas> è il secondo esportatore nell'area).
I conti dei primi nove mesi del 2006
La società, nonostante un minimo rallentamento nel terzo trimestre, ha chiuso i primi nove mesi dell'anno con ricavi in crescita del 21.6% a 774.4 milioni di euro.
Il margine operativo lordo è salito del 31.1% a oltre 187 milioni di euro, portando la marginalità dal 22.4% al 24.2%. L'utile ante imposte ha sfiorato i 122 milioni di euro (+31.6% rispetto allo scorso anno).
Al 30 settembre l'indebitamento finanziario netto di <Cementir> ammontava a 484,2 milioni di euro, in aumento rispetto ai 428,6 milioni di fine giugno. L'incremento è stato determinato dall'esborso per l'acquisizione della società turca <Elazig Cimento>.
Il giudizio
Gli analisti di Ubs, in un'analisi datata 5 gennaio, hanno confermato il giudizio "neutrale" su <Cementir> Gli esperti non hanno modificato il target price, che resta fissato a 6.7 euro, dopo aver applicato uno sconto del 20% rispetto ai multipli di principali competitors, sulla base della minore liquidità del titolo.
Ubs ha fornito un aggiornamento sulla società, dopo la scelta di rafforzare la presenza in Turchia. Gli analisti prevedono che il mercato del cemento nel paese di riferimento dovrebbe crescere del 7% nel 2007, dopo un incremento dell'11% nel 2006. Il settore dovrebbe tornare a crescere con tassi a due cifre a partire dal 2008 (+12%). UBS ricorda che nel 2007 <Cementir> realizzerà il 20% del fatturato e il 31% del risultato operativo in Turchia, rafforzando la propria posizione tra i leader nel paese.
Le stime di Ubs per l'esercizio in corso prevedono un fatturato di 1.05 miliardi di euro, in leggera crescita rispetto agli 1.01 miliardi stimati per il 2006. Il risultato operativo dovrebbe passare dai 149 milioni stimati per lo scorso anno ai 175 milioni indicati per l'esercizio in corso. Ubs prevede un utile netto di 99 milioni di euro, in crescita rispetto agli 84 milioni previsti per il 2006. (Edoardo Fagnani/
Soldi@online.it)
12.01.2007

RIPRESE
LE FORNITURE
DI GAS

Gasdotto

 

Erano state interrotte alla Turchia dall'Iran circa dieci giorni fa. La preoccupazione di Ankara che dipende - oltre che dalla Russia - anche da Teheran.

L'Iran ha ripreso le forniture di gas naturale verso la Turchia, quasi una decina di giorni dopo averle interrotte. Lo ha annunciato l'agenzia di stampa <Anatolia>.
Teheran aveva sospeso la distribuzione ad Ankara il 3 dicembre, per far fronte all'aumento della richiesta interna. Un provvedimento che ha creato preoccupazione in Turchia, che importa quasi tutto il gas naturale da Iran e Russia. Il gas naturale è solitamente usato per il riscaldamento in Turchia.
Si è trattato del secondo taglio delle forniture iraniane alla Turchia nel giro di due anni, anche se Teheran dopo quello dello scorso anno promesso di non ricorrere più a questo tipo di decisione. Ankara importa gas naturale dall'Iran dal 2001 attraverso un gasdotto di 2.580 chilometri: secondo la società statale che gestisce il trasporto energetico, la <Botas>, dal Paese degli Ayatollah arrivano 20-22 milioni di metri cubi di metano al giorno. (
Ap)
12.01.2007

SEMPRE PIU' SI GUARDA AL NUCLEARE
LA SVOLTA E' ORA SEMPRE PIU' VICINA

Centrali_nucleari

Il fabbisogno energetico della Turchia cresce dell'8% ogni anno. La legge per Il via alle centrali - come ha ricordato il sottosegretario al ministero dell'Energia - potrebbe essere varata entro la primavera in considerazione tra l'altro dei prezzi alti del greggio e della politica non proprio benevola della Russia verso alcuni Paesi.

La_Turchia_guarda_al_nucleareTurkey's available energy needs to grow by eight percent every year. Believing that Turkey's present energy-producing facilities will fall short, officials say capacity must be increased to cope with the problem.
Undersecretary Sami Demirbilek of the Ministry of Energy and Natural Resources is in favor of producing electricity with nuclear energy.
"We have until 2020 to upgrade our current production capacity of 40,000 megawatts to 90,000," said Demirbilek.
Recalling that a bill to establish a nuclear plant was submitted to the Turkish Parliament, Demirbilek said this bill could become law two months after the elections.
Though much remains unclear in these early stages, Demirbilek said the private sector would step in to fill in the blanks.
If the private sector does not feel secure enough with such an investment, the government should work to change that, said the undersecretary.
He did comment that talking about construction of a nuclear facility in Turkey in the near future would be a fallacy, pointing to the long-term prospects of any such project. (Erkan Acar/Zaman)
12.01.2007

 

PUNTARE SULL'IRAK

Scontro tra i titani Koc e Sabanci (le due grandi famiglie dell'imprenditoria turca) per esportare energia nel vicino Paese.

Si preannuncia come uno scontro fra titani. Koc e Sabanci, le due grandi famiglie dell'imprenditoria turca, stanno pensando di investire sull'Irak, esportando energia. la <Eltek>, società che fa capo a <Ko Holding>, ha chiesto all'autorità per la regolazione del mercato energetico turca (Epdl) le informazioni per procedere. Cosa che ha fatto nche <Sabanci Holding>, chiedendo i medesimi ragguagli alla Compagnia generale per l'elettricità (Eua). In particolare sembra che Koc abbia intenzione di esportare 100 megawatt all'anno. (Apcom)
12.01.2007

 

IL CORRIDOIO

Il gruppo edile spagnolo <Fcc> si è aggiudicato l'appalto per la costruzione di un nuovo ponte lungo la direttrice Dresda-Istanbul.

Il gruppo edile spagnolo <Fcc> si è aggiudicato l'appalto per la costruzione di un nuovo ponte di due chilometri nel tratto bulgaro del Danubio, che rientra nel Corridoio IV di collegamento da Dresda a Istanbul. Ne danno notizia fonti della Fcc in una nota alla Commissione spagnola per la borsa, equivalente della Consob italiana. L'appalto, aggiudicato dal ministero dei trasporti della Bulgaria, che prevede un investimento di 116 milioni di euro e riguarda la costruzione di un ponte che unirà le città di Vidin, in Bulgaria e Calafat in Romania. L'opera, in alcuni tratti, prevede un utilizzo misto per ferrovia e viabilità stradale. (Il Denaro.it)
12.01.2007

 

NUOVI PATTI DI LIBERO SCAMBIO

Il_Parlamento_turco

Quattro i Paesi ai quali la Turchia guarda con interesse: vale a dire Montenegro, Serbia, Kosovo e Georgia. Le trattative pronte a partire.

Il sottosegretariato al Commercio Estero (Dtm) farà partire in questo inizio di 2007 delle trattative per accordi di libero scambio con quattro Paesi.
Secondo alcune fonti riportate dall'agenzia <Anadolu> il Dtm sta preparando infatti colloqui per i prossimi mesi a questo proposito con Montenegro, Serbia, Kosovo e Georgia.
Accordi che favorirebbero gli investimenti degli imprenditori turchi in quei paesi. Intanto a maggio dovrebbe essere ratificato dal parlamento turco il patto di libero scambio firmato nel dicembre 2006 con l'Albania. L'accordo tra Egitto e Turchia, invece, dovrebbe entrare in vigore entro la prima metà di quest'anno.
Secondo quanto previsto dalle linee dell'UE sul commercio estero, la Turchia firma propri accordi di libero scambio con paesi che ne hanno già firmati con l'UE stessa.
Attualmente la Turchia ha patti di libero scambio in vigore con Israele, Macedonia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Marocco, Palestina e Tunisia. Il patto siglato dai turchi con la Siria è entrato invece in vigore il primo gennaio scorso, mentre gli accordi con Romani a e Bulgaria si sono estinti a causa dell'ingresso dei due Paesi nell'Unione Europea.
La Turchia ha colloqui già in corso da alcuni mesi per firmare patti di libero scambio con molti paesi tra cui Giordania, Libano, Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Arabia Saudita, Oman, Qatar, Kuwait, mentre al più presto si potrebbero aprire negoziati anche con altri paesi tra cui l'Algeria. (Il Denaro.it)
12.01.2007

 

DOGAN ELETTO
UOMO DI AFFARI
DELL'ANNO

l%27uomo_dell%27anno_Aydin_Dogan

 

La classifica viene stilata ogni gennaio dal quotidiano economico <Dnuyae> e premia le personalità del business della Mezzaluna.

Non ne sbaglia una. Aydin Dogan, Ceo della <Dogan Holding>, ha vinto il premio di miglior uomo di affari turco dell'anno. La classifica viene stilata ogni gennaio dal quotidiano economico <Dnuyae> e premia la personalità del business della Mezzaluna.
In particolare, Dogan è riuscito ad agguantare la prima posizione grazie all'accordo con la società austriaca di distribuzione di petrolio e gas <Omy> e l'acquisto del 25% della <Axel Springer>, il potente colosso media. Con queste imprese Dogan si è lasciato alle spalle businessmen come il patron di <Vestel>, Omer Yungul. Da segnalare anche il buon risultato di Durmus Yilmaz, il governatore della <Mekez Bankasi>, la Banca Centrale turca, che è stato eletto, sempre dalla giuria di Dunya, "miglior uomo delle istituzioni". Certo per lui, dopo la sua nomina, fra tassi di interesse e inflazione, non è stato un anno facile. (Apcom)
12.01.2007

 

VODAFONE

Vodafone

 

La società ha annunciato che sta programmando investimenti in Turchia per il potenziamento delle infrastrutture grazie alla collaborazione con <Motorola>

Vodafone announced that it is planning to invest $1 billion in Turkey within the next two years.
A result of research showed that the network quality is the most important factor in customer satisfaction, said Vodafone Turkey CEO Attila Vitai at a press conference organized to reveal plans for new infrastructure investments. "We will be the best network in Turkey."
"We have been collaborating with Motorola in order to strengthen our infrastructure and are planning to invest $1 billion in Turkey over the next two years," said Vitai.
With this investment, Vitai said the company would adopt the latest technology and observe the tightest security measures. Vodafone will also create more employment opportunities through its collaboration with Motorola and be able to benefit from the technology in the United States, he said.
Vitai also announced that Vodafone has signed an agreement with Nokia meaning the company will be ready for 3G and IP use.
The $1 million investment will cover core and transmission infrastructure, IT and additional services, said Vitai, who did not specify how much of the investment will be provided by Motorola or Nokia.
When the network and service quality improves, the company is planning to drop the Telsim name from their label. "We will complete the brand issue, but we have not yet decided on a specific date," said Vitai.
Some 10 percent of cell phone customers feel like "hostages" because it is not possible to transfer cell phone numbers from one operator to another. "Market leading operators don't really want numbers to be transferable because it believes that will make its company lose customers," Vitai said.
"We have a number transferability target, but I can't give you a figure. Number transferability is not customer stealing. It's increasing the number of alternatives," he said.
Expecting a development of 10 pct in 10 years:

Vodafone-TelsimVodafone entered the Turkish market a little late, said Vitai. "We are not here for a short term profit; we are here to stay and want to be the number one operator in Turkey. We've taken large steps towards that goal within the last six to seven months," he said.
"At the end of November we had a market share greater than 24 percent and over the last six months 40 percent of people chose Vodafone. We think we were the leader in December," said Vitai, adding, "Within the next four to five years our market share will be much higher than 24 percent."
"Turkey's demographic structure along with its young population is a very attractive country and within 10 years Turkey will surpass Germany's population and become the European Union's largest country. Half of that population is younger than 25 and the youth is very important for telephone operators," he said.
"We are expecting more than 10 percent development over the next 10 years," concluded Vitai.
"In Turkey cell phone owners are still below the 60 percent of the population and that shows there is great potential to grow in the market," Vitai said.
The quality of network
Vitai said that the results of customer satisfaction polls, carried out in October 2006, revealed what they should do to catch their competitors, showed that the most important factor was the quality of the network. He said service, schedule, contact and cell phones followed.
Stating that Telsim customers thought that the network was not high quality in the past, "We won't focus on invoices or cell phones, our prior goal is to increase the network quality in the next 2 years," Vitai said.
Vitai stated that they focused on infrastructure optimization and capacity increase first, adding, "We increased the number of base stations by 17 percent, network capacity by 24 percent and improved customer satisfaction by 46 percent."
Vitai also provided information about their "seç-konuş" and "cheap SIM card" campaigns held in December. "We haven't emphasized the Vodafone brand so far but it is a known brand and customers trust it."
Motorola agreement:
"We signed a turn key agreement for the first time and the agreement includes stages like management of the existing network, modernization of old equipment and new design. We won't dismiss employees, our employees will work for Motorola in this process and in this way we will be able to take advantage of Motorola's experience. We will make clear the number of employees whom we will transfer to Motorola this week and that number is about 300-400 at the moment. They will work for a period of between three months and one year and then return."
Most expensive advertising campaign:
"I don't remember how much it cost but I can say that it is hundreds of thousands of pounds. It is too expensive. With these campaigns, we changed Telsim's communication methods and tried to create Vodafone's own style. We didn't pay attention to its cost," said Vitai concerning the cost of the new advertising campaign.
Motorola Vice President Jose R. Figueroa noted that they had important commitments to the Turkish market and Vodafone, adding: "We committed to provide the newest technology. You will see 3G and Wi-Max technology in Turkey in the near future. We, as Motorola, have never left Turkey and always believed in Turkey. Now we have an opportunity to be more powerful in the Turkish market." (Anatolia News Agency/Turkish Daily News)
12.01.2007

ECONOMIA

L'ITALIA SI CONFERMA 3° PARTNER

Tuik

I dati dell'Ufficio Statistico turco (Tuik) nel periodo gennaio-novembre 2006. Cresciuti sia l'import (19.2%) che l'export (15.6%). Disavanzo per le casse di Ankara (+25.2%.

Secondo l'Ufficio Statistico Turco (Tuik), nel periodo gennaio-novembre 2006 l'import turco è cresciuto del 19.2% rispetto allo stesso periodo del 2005, raggiungendo quota 125.3 miliardi di dollari, mentre l'export è aumentato del 15.6% , toccando la somma di 76,6 miliardi di dollari. Il disavanzo risulta pari a 48.7 miliardi di dollari (+25.2%). L'Italia è il terzo partner commerciale della Turchia con un interscambio di 13.9 miliardi di dollari (+16.8%). L'export dell'Italia verso la Turchia è stato pari a 7.8 miliardi di dollari (+14.5%), mentre l'import dalla Turchia è cresciuto del 20,8% raggiungendo quota 6.1 miliardi di dollari. Il saldo è positivo per l'Italia per 1.7 miliardi di dollari. La quota di mercato dell'Italia - sul totale importato dalla Turchia - è pari al 6.2%. La Germania continua ad essere il primo partner commerciale della Turchia con un interscambio pari a 21.7 miliardi di dollari ed un saldo attivo di 4.6 miliardi di dollari. La Russia invece è il primo paese esportatore in Turchia con 15.8 miliardi di dollari (+37.2%) grazie alle sempre più consistenti forniture energetiche (circa il 70% dell'intero fabbisogno energetico della Turchia deriva dalla Russia) ed il secondo partner commerciale del paese. Continua nel contempo l'impetuosa "ondata" di esportazioni Made in China (+43%) che si consolida terzo Paese fornitore. (Ice Istanbul)
12.01.2007

 

L'AMBIZIOSO TARGET DEL MINISTRO

Tursat_Tuzmen

A detta del ministro turco del Commercio Estero, Tursat Tuzmen, le esportazioni del Paese della Mezzaluna dovrebbero raggiungere i 100 miliardi di dollari. Investimenti per 15 mld di $ nel 2006.

In occasione della cerimonia annuale della Assemblea Nazionale degli Esportatori (Tim), il ministro del Commercio Estero Kursat Tuzmen ha fissato un ambizioso target per le esportazioni turche nel 2007: 100 miliardi di dollari. Tuzmen ha dichiarato che le esportazioni hanno raggiunto nel 2006 un totale di 85.7 miliardi di dollari e che l'obiettivo dei 100 miliardi di dollari è difficile ma non impossibile. "...Noi siamo in grado di raggiungere quota 100, io voglio garantire alla Turchia questa cifra entro quest'anno..." ha affermato il ministro alla folta platea di esportatori locali. Tuzmen ha anche sottolineato che l'aggravamento del disavanzo commerciale è dovuto essenzialmente alla bolletta energetica che pesa come un macigno sulla bilancia commerciale del paese. Il 2007 - sempre secondo il Ministro del Commercio estero - dovrebbe portare un sollievo ai conti commerciali della Turchia in considerazione sia del minor costo medio del petrolio che dei risultati sempre più eccellenti degli esportatori turchi in grado ormai di affrontare con successo anche i mercati più complessi e sofisticati ( vedi Usa e Giappone ), nei settori più soggetti alla serrata concorrenza internazionale ( p.e. tessile/abbigliamento,oreficeria, pelletteria, ecc. ). Il supporto governativo agli esportatori è stato di circa 150 milioni di euro nel 2006 attraverso un vasto programma di iniziative in Turchia ed all'estero con lo scopo di aiutare gli imprenditori ad affrontare al meglio i processi di globalizzazione. Un interessante accenno infine è stato fatto dal Ministro in merito al rapporto fra commercio estero ed investimenti diretti esteri: "...Il commercio estero inoltre non può essere separato dal flusso degli investimenti dall'estero...noi opereremo affinché le strategie del Governo favoriscano sempre più questo flusso continuo e consistente..." sottolineando il fatto che il 2006 si è concluso con una cifra record di oltre 15 miliardi di dollari di investimenti diretti provenienti dall'estero, frutto principalmente di una raggiunta stabilità macro-economica.(Ice Istanbul)
12.01.2007

 

RETE ELETTRICA:
A FINE ANNO
LA PRIVATIZZAZIONE

Rinvio_vendita_reti_di_distribuzione_elettrica

 

L'annuncio dato ufficialmente dalla Agenzia Nazionale Oib turca attraverso il ministro per l'Energia Hilmi Guler. Il posticipo su indicazione del Governo per via delle elezioni politiche.

Il_ministro_Hilmi_GulerL'Agenzia Nazionale per la Privatizzazione (Oib) ha ufficialmente annunciato che la privatizzazione della <Baskent Elektrik Dagitim AS> (provincia di Ankara), della <Sakarya Elektrik Dagitim AS> (importante provincia industriale fra Istanbul ed Ankara) e della <Ayedas-Istanbul Anadolu Yakasi Elektrim Dagitim AS> (che serve la parte asiatica di Istanbul) è stata posticipata a data da definirsi, su indicazione del Governo turco. Il ministro per l'Energia Hilmi Guler ha sottolineato che questo strategico processo di privatizzazione non potrà essere effettuato prima delle elezioni politiche generali, che si terranno nel prossimo novembre. Lo slittamento della gara di privatizzazione -a lla quale partecipano tra l'altro le italiane <Enel> con la locale società <Enka> e la <Edison<, insieme ad altre 36 imprese locali ed internazionali tra cui <Iberdrola<, <E.ON> e <Suez-Tractbel> - ha immediatamente allarmato gli analisti, i quali ritengono che il rimandare le gare, per motivi essenzialmente politico-elettorali interni, potrebbe offuscare il positivo momento vissuto dalla Turchia sul versante dell'attrazione degli investimenti dall'estero (oltre 15 miliardi di dollari nel 2006)e così danneggiare considerevolmente la bilancia dei pagamenti (la privatizzazione elettrica è infatti parte integrante dell'accordo in essere con il Fondo Monetario Internazionale) già scossa dall'aggravamento - nel 2006 - del deficit delle partite correnti. (Ice Istanbul)
12.01.2007

MILANO PRENDE L'EXPO PER LA GOLA

Letizia_Moratti

Le carte che ha in mano il sindaco del capoluogo lombardo, Letizia Moratti, sono buone ma le chances della città di Izmir (la vecchia Smirne) non sono da meno. Un confronto tra grandi progetti.

"Dividi il tuo cibo col vicino. Capirai meglio la sua cultura, la sua identità e imparerai ad amarlo come te stesso". Un pugno di parole dal sapore biblico quelle con cui il sindaco Letizia Moratti cerca di toccare il cuore e la mente dei delegati di novant'otto Paesi arrivati da tutto il mondo. Quarantacinque minuti in francese e inglese perfettamente fluenti per convincere il prestigioso <Bureau international des expositions> (Bie) che, dopo più di cent'anni, Milano è la sede giusta per riportare l'esposizione universale in Italia.
Finiti i preliminari, Parigi è il campo neutro dove si comincia a far sul serio. Ieri il primo faccia a faccia tra le ultime due concorrenti, e la presentazione della Moratti è stata più convincente degli avversari. Milano di fronte ha Izmir, l'antica Smirne, città turca con 5mila anni di storia nel pedigree che fu ricostruita da Alessandro il Grande nel 334 a.C. sulle colline di Pagos. Nell'albero genealogico Agamennone e Omero che della sua candidatura sarà il testimonial. Oggi la "perla dell'Egeo" è un modernissimo porto che conta 3.5 milioni di abitanti e cinque università. Un avversario temibile, dunque, una partita tutt'altro che vinta per Milano che, contro il poeta che vedeva al di là del buio degli occhi, schiera l'uomo vitruviano di Leonardo da Vinci.
A gridar "mamma li turchi" arriva a Parigi anche Emma Bonino. "Una gara in salita - stempera qualche entusiasmo di troppo il ministro al Commercio Estero arrivato a rappresentare il Governo di Romano Prodi - Sulle grandi assegnazioni giocano molti criteri diversi. Smirne? Farà giustamente leva sul futuro, sul suo desiderio di utilizzare quest'occasione per crescere. Aiutateci, sarà il loro messaggio". Molto diverso da quello di Milano che la Moratti, giacca principe di Galles su pantalone e dolcevita nero, lancia leggermente trepidante davanti al mondo che la scruta dalla platea. "Noi, invece, vogliamo poter dare - assicura - Abbiamo le competenze e le eccellenze per favorire un progresso globale". Sorride l'ex sindaco Piero Borghini, oggi direttore generale a Palazzo Marino. "Milano è come l'Inter che torna a vincere". "Attenti alla Turchia - rallenta il presidente della Provincia Filippo Penati - alla sua collocazione geo-politica e al suo ruolo di ponte rispetto ai Paesi arabi". E allora il sottosegretario agli Esteri Bobo Craxi serra le fila e parla di "ultima occasione per il rilancio della città".
In campo, dunque, ci sono i due progetti ormai completi. Milano che vuol parlare e far parlare di alimentazione ("nutrire il pianeta, energia per la vita"), un confronto fra grandi progetti che puntino a "migliorare l'esistenza di tutti i popoli". Già pronti i temi: scienza per la qualità alimentare, tecnologie per l'agricoltura, educazione alimentare, solidarietà e cooperazione, alimentazione per migliori stili di vita e per lo sport, alimentazione nelle culture e nelle etnie. Izmir punta invece sulla salute e ricorda i suoi 300 giorni di sole all'anno, su Erodoto che cantava il suo cielo come il più bello del mondo e sul medico-filosofo Asclepio che da quelle parti già sapeva di psicoterapia millenni prima di Freud e Jung.
"Un'ottima presentazione - commenta il presidente del consiglio Manfredi Palmeri - Izmir ha puntato molto sulla qualità della vita e sul divertimento. Ma importanti anche i riferimenti a una storia antica. Milano, comunque, ce la farà". Il sindaco ne è certo.
"Perché Milano? Perché il linguaggio del cibo è universale". Parte il filmato. Gli scritti di Leonardo, la Gioconda, il Cenacolo, le bellezze di Lombardia e di tutta Italia. La colonna sonora è rock, ma a un certo punto entrano la Scala e Rigoletto. "uesta o quella per me pari sono...", fa l'aria. Ma per l'Expo del 2015 bisognerà scegliere. E Milano ha già vinto il primo round. (Giannino della Frattina/Il Giornale.it)
12.01.2007

 

MADE IN ITALY

Made_in_Italy

 

Per promuoverlo Ice e Unioncamere hanno messo in cantiere tre progetti - nei settori dell'oreficeria, della nautica e dell'immobiliare - che guardano anche alla Turchia.

Tre progetti, nei settori dell'oreficeria, della nautica e dell'immobiliare, che coinvolgeranno Emirati Arabi Uniti, Turchia, Francia e Spagna. E' quanto prevede per l'area del Mediterraneo e del Golfo l'Intesa operativa per il 2007 siglata da Ice e Unioncamere, che stanzia oltre 6 milioni di euro per promuovere il Made in Italy nel mondo, con otto progetti a sostegno dell'internazionalizzazione. Guarda a Turchia e Emirati Arabi Uniti, insieme a Usa, India e Singapore, il progetto di Valorizzazione della produzione italiana di oreficeria, gioielleria, argenteria, che ha l'obiettivo di individuare una strategia di organizzazione interdistrettuale per la promozione condivisa del settore dei metalli preziosi.
Il progetto prevede la partecipazione alle Fiere di settore internazionali, tra cui Dubai (dicembre 2007) e Istanbul (marzo 2007), supportata da iniziative promozionali e da uno specifico programma per portare delegazioni di buyer esteri a fiere orafe italiane.
La promozione del settore italiano della nautica coinvolgerà invece Francia e Spagna nel progetto "Yacht Medfestival", che prevede la realizzazione, nel 2007 a Latina, di una manifestazione fieristica a carattere interregionale per supportare l'immagine e lo sviluppo commerciale della filiera di eccellenza della cantieristica navale e nautica da diporto, facendo conoscere le caratteristiche dei prodotti nautici <Made in Latina, Napoli e Salerno>.
L'evento sarà accompagnato da incontri istituzionali e di affari. Coinvolgerà infine Francia e Emirati Arabi il progetto <Fiera immobiliare Mipime internazionalizzazione dei mercati immobiliari locali<, che prevede la partecipazione al <Mipim 2006> (Marché International des Professionel de l'Immobilier), a Cannes in marzo, e l'organizzazione di iniziative di promozione dei territori italiani sui mercati potenzialmente più interessanti per gli Investimenti diretti esteri, come gli Emirati Arabi. (Il Denaro.it)
12.01.2007

 

BOSFORO-TUNNEL

 

Aperta la gara di appalto per la costruzione. Il termine per presentare i progetti è fissato per il 12 giugno prossimo. Una offerta di 4.5 milioni di dollari.

Ci siamo: il Dipartimento per la costruzione di autostrade, porti e aeroporti ha aperto la gara di appalto per la costruzione del tunnel sotto il Bosforo che unirà per la terza volta la parte europea di Istanbul a quella asiatica. Il temine per presentare i progetti è fissato per il 12 giugno prossimo. Per partecipare i candidati interessati dovranno fare una offerta temporanea di 4.5 milioni di dollari. Le parti interessate a partire dal 16 gennaio potranno anche visionare i progetti dei concorrenti, prima però hanno l'obbligo di iscriversi alla gara. (Apcom)
12.01.2007

 

MODELLO CLIO RINNOVATO

Nuova_Clio

La casa automobilistica francese <Renault> lo produrrà in Turchia dalla fine del 2007. L'annuncio del responsabile dell'area.

La casa automobilistica francese <Renault> produrrà una nuova versione del suo modello Clio in Turchia dalla fine del 2007. Lo ha annunciato il responsabile dell'area, Luc-Alexandre Menard. Menard ha anche detto che la compagnia intende fare investimenti per 183 milioni di euro nel 2007. "Abbiamo deciso - ha affermato - di incrementare le nostre attività nel settore dell'ingegneria e della ricerca nella divisione turca <Oyak-Renault>. Nel 2006 <Renault> ha venduto 50.000 unità e si ritagliato una quota di mercato del 15.9% in Turchia. (Agi)
12.01.2007

TURISMO

UNA NUOVA PASSIONE: IL GOLF

Giocare_a_golf_in_Turchia

La Turchia vanta numerose strutture, tutte di recente costruzione, classificate tra le più belle del Mediterraneo. I tre club più esclusivi.

La Turchia è una delle nuove mete degli appassionati del golf che offre percorsi di alta qualità e un clima mite e piacevole. Il Paese vanta numerose strutture, tutte di recente costruzione, classificate tra le più belle del Mediterraneo.
Il Golf fu introdotto in Turchia alla fine del 1800. Il primo Golf Club fu fondato nel 1895 a Istanbul col nome Istanbul Golf Club. Questo Club giocò un ruolo fondamentale per il successo del Golf in Turchia. Sempre a Istanbul nacque anche il primo campo, nel distretto Maslak. Con l'accettazione dei principi contenuti nel sesto piano di sviluppo quinquennale del maggio 1989, il golf ha guadagnato nuovo vigore e spinta per emergere. Nel 1994, infatti fu costruito il primo campo professionale: Istanbul Klassis Golf Country.
Le strutture più belle sono situate nella località di Belek, nelle vicinanze di Antalya, dove si trovano cinque golf club immersi in un meraviglioso paesaggio. I più importanti sono: il National, il Nobilis e il Gloria.
National Golf Club (Serik - Antalya) è stato il primo campo ad aprire nel 1994 ed è caratterizzato da percorsi stretti con molti alberi. Il terreno è a 18 buche. www.nationalturkey.com
Robinson Golf Club Nobilis (Antalya) offre piste lunghe senza particolari ostacoli. www.nobilis.com.tr
Gloria Golf Club (Antalya), a 18 buche, è costellato da laghetti e banchi di sabbia. www.gloria.com.tr
Tat International Golf Club (Belek - Antalya) ha un terreno a 27 buche con magnifiche vedute sul mare. www.tatgolf.com.tr
Antalya Golf Club (Belek - Antalya) ha 36 buche divise in due campi. www.antalyagolfclub.com.tr Meravigliose strutture di golf sorgono anche in altre città della Turchia come, ad esempio, Istanbul ed Ankara.
Klassis Golf & Country Club (Silivri- Istanbul) A 65 Km dalla città, possiede due terreni, uno a 18 buche e l'altro a 9 buche. Questi terreni sono conformi alle misure regolamentari internazionali e ospitano numerose competizioni. http://golf.klassis.com.tr
Kemer Golf & Country Club (Kemerburgaz - Ýstanbul) A 18 Km dalla città, possiede un terreno di 9 buche situato all'interno di un estesissimo complesso sportivo e ricreativo che comprende anche piscine, campi da calcio e da tennis.
Istanbul Golf Club (Maslak - Istanbul) è il terzo campo della città, con 9 buche.
TGIF Golf Spor Kulübü - Ankara (Gaziosmanpaºa, Ankara)
Hodja Lakes Golf Course (Adana, APO). (La Stampa.it)
12.01.2007

 

NUOVO POLO AEREO

Sunexpress

Una compagnia turco-tedesca, <SunExpress>, è andata oltre le aspettative portando i suoi voli ad Izmir da 8 a 86 la settimana.

SunExpress Air Ways, a Turkish-German joint venture, performed much better than expected in the Turkish domestic flight market, especially in the western Turkish coastal city of Izmir.
The company increased its number of flights in Izmir from eight to 86 a week, and its booking rate rose to 92 percent.
The private first airline company to schedule foreign flights from Turkey in 2001, SunExpress launched domestic flights in March 2006.
People are now able to travel directly to Izmir from eight other Turkish cities without being transferred in Ankara or Istanbul.
Today, one can travel to Izmir from Adana, Antalya, Diyarbakir, Erzurum, Gaziantep, Kayseri, Trabzon and Van with 86 scheduled flights a WEK. (Mustafa Gun/Zaman)
12.01.2007

 

L'IDEALE PER UNA VACANZA ESTIVA

Bild_am_Sonntag

Il popolare settimanale tedesco <Bild am Sonntag> ha dedicato la copertina del suo inserto alla regione egea.

Popular German weekly newspaper Bild am Sonntag covered holiday in Turkey in its holiday extra.
The Aegean coasts are as suitable as Mediterranean coasts for a holiday in Turkey, the news article said. It's headline read "Two coasts, two holiday worlds-The Riviera or Aegean."
In the news, it said Cesme, in Turkey's Aegean region, has excellent sports and entertainment facilities and it is an ideal holiday resort with several historical sites.
The majority of the German tourists spend their holiday in Turkey's Mediterranean region for its high quality hotels, the news article says.
Leading German tourism companies, including Oger Tours, TUI, Neckermann, Alltours and Jahn-Reisen make bookings up to 15 percent for 2007.
Flights to Izmir, Bodrum and Dalaman take half an hour less and holidays in these areas are as good as in Antalya.
The Ayvalik district of Turkey is called "Turkey's Toscana," because it bears resemblance to Toscana in northern Italy and there are several islands and coasts neighboring Bodrum, the news said.
Other developed holiday resorts are the Dead Sea in Fethiye, Kusadasi and Marmaris.
The news pointed out that the remnants of two of the seven ancient wonders of the world, the Temple of Artemis at Ephesus and the Halikarnassus Monument in Bodrum, are in the Aegean region and said the ancient city of Troy was situated nearly 40 km away from Ayvalik.
In the news article, it is also said transportation to Pamukkale and Cappadocia is cheaper than to the Aegean region. (Zaman)
12.01.2007

AMBIENTE

PROGRAMMA UE
CONTRO
LO TSUNAMI

Effetti_devastanti_dello_tsunami

 

Il Mediterraneo non è immune da simili cataclismi. I progetti "Transfer" e "Safer". Del primo faranno parte dodici Paesi tra i quali Italia e Turchia.

Il Mediterraneo non è immune dal rischio tsunami, per questo l'Europa ha messo a punto due progetti, chiamati "Transfer" e "Safer", che prevedono la simulazione e la previsione del fenomeno, insieme alla realizzazione di un tempestivo sistema di allerta per la popolazione costiera. I progetti sono stati promossi nell'ambito del sesto Programma quadro europeo per la Ricerca e lo Sviluppo, con il supporto della Commissione Europea. "Transfer" coinvolgerà una rete di 29 istituti di 12 Paesi (Italia, Francia, Spagna, Norvegia, Svizzera, Turchia, Grecia, Germania, Israele, Portogallo, Gran Bretagna, Islanda). Il progetto ha individuato otto aree a rischio, per le quali gli esperti dovranno fare simulazioni e studi per comprendere quale potrebbe essere la forza sprigionata da eventuali onde anomale e se le costruzioni e le infrastrutture litoranee potrebbero resistere all'impatto. "Safer2 è invece un sistema di allerta per tutelare la popolazione. In collaborazione con le autorità locali e con gli istituti geofisici dei diversi Paesi coinvolti nel progetto, saranno analizzati i metodi di intervento e studiate politiche di educazione della popolazione o nuove metodologie nell'affrontare l'emergenza, anche dal punto di vista logistico o della messa in sicurezza dei trasporti o degli approvvigionamenti energetici. (Denaro.it)
12.01.2007

CULTURA

POESIA TURCA

Antologia_della_poesia_turca_contemporanea

E' appena uscito, nelle edizioni Manni, una <Antologia> di autori contemporanei. La prefazione di Necdet Adabag, uno dei più profondi conoscitori leopardiani, è sufficiente per invogliare l'acquisto del libro. Voci sorprendenti di un mondo che non era, e non è, solo pieno di sogni ma rispecchia quella che è la realtà della vita.

Abbiamo conosciuto Necdet Adabag moltissimi anni fa durante una trasferta ad Ankara quando il nostro giornale - <Il Mattino> di Napoli - ci aveva inviato in Turchia per seguire le elezioni politiche poi vinte da Ozal. In quella occasione Adabag era stato molto utile sia a noi, sia ad altri colleghi con una serie di informazioni sulla formazione dei partiti e con tanti consigli utilissimi tra l'altro per non scrivere corbellerie. A quell'epoca Adabag, professore di letteratura italiana, era già affermato come uno dei più profondi esperti di poesia leopardiana. Una conoscenza che lo avrebbe portato ad ambiti riconoscimenti presso le università di casa nostra. Abbiamo rivisto Adabag più di una volta, in Turchia e in Italia, e dobbiamo dire che era stato sempre un piacere conversare con lui in particolare quando l'argomento toccava la profondità del poeta recanatese. Del resto siamo profondamente convinti che siano pochi gli studiosi che si dedicano al Leopardi con tanta passione e competenza. Ne è una testimonianza un saggio che ci inviò a suo tempo e che poi pubblicammo su <Turchia Oggi>.
La cultura di Adabag non è però limitata all'uomo di Recanati ma spazia anche e soprattutto quando il discorso cade sulla poesia turca. Ne poteva essere diversamente. E' stata quindi una grande gioia vedere che la prefazione ad un libro, appena uscito nelle edizioni Manni, "Antologia della poesia turca contemporanea", porti la sua firma. Le 33 pagine di questa prefazione rappresentano un saggio a sè, utilissimo ed indispensabile per comprendere appieno cosa abbiano rappresentato e rappresentino nel Paese della Mezzaluna autori come Neci Fazil Kisakurek, Ahmet Muhip Dranas, Ziya Osman Saba, Rifat Ilgaz, Bedri Rahmi Eyupoglu, Orhan Veli Kanik e tantissimi altri. Ha ragione Adabag quando scrive che "il poeta turco è la voce della necessità interiore di comunicare agli altri le proprie idee espresse con tecniche diverse". Ha ragione quando aggiunge che "la lingua turca, grazie a questi grandi poeti, è notevolmente cresciuta e progredita, è diventata insomma un mezzo di espressione fine, dinamica e ricca". Basti pensare alla poetessa Melisa Gurpinar (le parole sono di Adabag) che è stata testimone - nel periodo tra il 1950 e il 2000 - del mutamento del popolo turco, dei diritti conquistati dalle donne e di quante di queste hanno anche perso nella nell'emancipazione, di tutto ciò che questa generazione ha vissuto. Basti pensare ancora a Sunay Akim che canta l'infanzia o a Ozdemir Asaf o a Behçet Necatigil. Tutte voci sorprendenti di un mondo non era e non è solo pieno di sogni ma rispecchia quella che è la realtà della vita. (
Turchia Oggi)
___________________________
"Antologia della poesia turca contemporanea"
edizioni Manni - Pagg. 149 euro 13,00
12.01.2007

UN FOSSILE DI 72 MILIONI DI ANNI FA

La_scoperta_di_Malatya

E' stata scoperto a Malatya grazie ad una mappatura scientifica di un equipe dell'Università Inonu.

Lecturer at the Inonu University, the Department of Mining Engineering, Doc. Dr. Mehmet Onal and Chairman of the Department of Turkish at the Education Faculty Prof. Hasan Kavruk said that the mapping process of the 78-million-year-old fossil of a sea creature, which was first mapped in 1986, along with all other samples, have been mapped as of the year 2006. The team behind the Malatya leg of the project, Doc. Dr. Onal and Prof. Kavruk, discovered a "Rudist" fossil as a result of a 10-day field research in the rural districts of Akcadag and Hekimhan in 1981.
Prof. Hasan Kavruk said that it was now proved that the Turkish Central-Anatolian city of Malatya had been a sea and that Malatya possessed the characteristics of an open-air museum for this world-famous sea creature. Kavruk also emphasized that the University of Istanbul, at the earlier years of the Republic, had paid millions of pounds to buy another sample of the 78-million-year-old "Rudist" fossil, whereas it could have been easily found in Malatya.
Doc. Dr. Mehmet Onal noted that an international symposium on the fossil would be held in July 2007 and added that the fossil became extinct 70 million years ago. Onal also pointed out that the historic discovery of the 'Rudist' fossil - Miseia Regularis - in Malatya had already been covered by the Journal of Asian Earth Science.
The Rudist fossil lived for a short time and then became extinct and it is now widely used as a research topic due to its rarity, Doc. Dr. Onal said and further stressed that the largest Rudist fossil bed was in Malatya.
Onal also maintained that Malatya had been a sea bed for millions of years and it was possible to come across sea creatures as old as 400 million years old.
"It is estimated that it has been 18 million years since the sea in Malatya has withdrawn. Given the fact that it had remained a sea for millions of years, it is possible to discover very old fossils in the outskirts of the city." (Anadolu News Agency/Zaman)
12.01.2007

 

GLI SCATTI DI EVA HAULE

Ritratto_di_Eva_Haule

 

Il 27 gennaio al <Karsi Art Works> di Istanbul verrà proposta una galleria fotografica della detenuta, in carcere dal 1986 perché accusata dell'omicidio di un soldato Usa. Come e perché l'ex terrorista, appartenente alla terza generazione della Raf, ha cominciato a "riprendere" le sue compagnie di prigionia. Il dramma della detenzione.

Istanbul's Karşı Art Works, an art gallery that aims to highlight the reactionary and critical aspects of art via the extraordinary exhibits it hosts, is nowadays home to an exhibit of photographs by German photographer Eva Haule. The exhibition, titled "Portraits of women under captivity," runs through Jan. 27 and features black-and-white photographs of women inmates in a German prison. Haule, one of the third generation members of the German Red Army Faction (RAF),has been serving a prison term since 1986. She is convicted of murder for killing a U.S. soldier as part of a plot to enter and attack a U.S. airbase at Frankfurt in August 1985. After serving the first three years of her term in a cell, Haule was transferred to another prison in 1989 as a result of a hunger strike she and her fellow inmates started. There she met two volunteer photographers who visited the prison for photography classes for inmates. She initially took photos of her fellow inmates and following the success she achieved, she decided to develop this into a project in which she would interview all prisoners one by one. "Everybody liked the idea to exhibit photos of women who were isolated, or made invisible," Haule is quoted as saying in a statement released by the gallery. Haule put together her collection "Portraits of women under captivity" between 1998 and 2003. About the inmates she interviewed for her project, she says: "Fourteen out of the 21 women inmates I photographed were under detention because of crimes related to drugs -- either for dealing them or for addiction. Eight of them were from other countries including the United States, Trinidad, Colombia, Sweden, Bosnia, Macedonia and Turkey. ... What compelled me in them was probably what can be generalized as such: they were coping with tough lives with grace and honor. They never gave up despite everything they experienced -- homelessness, violence, diseases, poverty and being away from their kids. What I saw that in their faces. They know that I look at them with respect and that I take their photos with the same attitude and that I think they are beautiful..." Haule says although all inmates came from diverse backgrounds, the thing they all had in common -- including herself -- was that none of them could adapt to the "so-called normal citizen lifestyle" and that none of them wanted to do so. "...And not putting up with the overall scheme of a women's role in society is not our problem," she says. According to Haule, creativity was an obligation for her in order to be able to preserve her "inner freedom and liveliness." On the photography experience, she says: "None of them intended photos for a pre-arranged audience. They wanted those photos for themselves and their families first and also for me to be able to hold an exhibit. As I always say, 'What I do here should get me out of here." (Turkish Daily News)
12.01.2007

ARTE

7000 ANNI DI STORIA

Turchia,_7000_anni_di_storia

Ospite, nella Sala delle Bandiere del Quirinale, una mostra che ospita 43 preziosi pezzi anatolici e turchi. L'esposizione - che è stata presentata dal Consigliere per la Conservazione del Patrimonio artistico della presidenza della Repubblica Louis Godart ed inaugurata dai Capi dello Stato italiano e turco, Giorgio Napolitano e Ahmet Necdet Sezer - sarà poi allestita a Napoli nel palazzo Reale.

Napolitano_e_Sezer_all%27inaugurazione_della_mostraStatuetta_della_Dea_Madre,_primo_calcoliticoUn viaggio attraverso i secoli per illustrare le vicende delle civiltà che hanno abitato la penisola anatolica, dal neolitico fino al moderno stato nazionale turco. Ma anche una attenta ricostruzione delle reciproche influenze che da sempre hanno caratterizzato le relazioni tra Occidente e Asia Minore. Turchia, 7000 anni di storia, la mostra curata da Louis Gokart e dal segretariato della presidenza della Repubblica e ospitata fino al 31 marzo nella sala delle bandiere del Quirinale, ricostruisce tale fitto intreccio attraverso 43 pezzi unici provenienti dai principali musei turchi, dal Palazzo di Topkapi di Istanbul al Museo delle civiltà anatoliche di Ankara.
La rassegna, che è stata inaugurata il 10 gennaio dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dal presidente turco Ahmet Necdet Sezer, rientra nelle iniziative organizzate per celebrare i 150 anni di relazioni diplomatiche tra Roma e Ankara. "La mostra - ha spiegato Napolitano - ripercorre le principali tappe che hanno segnato la nascita e il cammino di un grande Paese amico. Le collezioni del palazzo di Topkapi, straordinario scrigno che racchiude oggetti d'arte provenienti da tutto il mondo, dimostrano che la grandezza di una civiltà dipende dalla sua capacità di apertura alla cultura dell'altro".
Si inizia con le prime civiltà contadine che nell'VIII millennio a.C. si insediano nel sito di Çatal Höyük, nella piana di Konya. La statuetta che raffigura una donna nell'atto di partorire illustra la diffusione dei nuovi culti legati al passaggio dalla caccia all'agricoltura: quello della dea-madre, simbolo della fecondità della terra, e quella del dio-toro, simbolo della forza necessaria alla coltivazione dei campi. Nel frattempo la possibilità di costituire riserve di cibo spinge l'uomo a inventare un sistema di controllo dei depositi dove sono stoccati i prodotti: i sigilli esposti in mostra erano il principale strumento utilizzato per tali funzioni amministrative.
7000_anni_storia_della_Turchia_in_QuirinaleParticolare_della_mostra_in_QuirinaleLo snodo successivo, tra il 3000 e il 1200 a.C., è rappresentato dall'età del bronzo. Legando il rame e lo stagno le popolazioni anatoliche producono armi, utensili, recipienti, gioielli, statuine. Come la splendida statuetta in oro e argento di Alacahöyük e le insegne e il sistro in bronzo provenienti da Horoztepe e Alacahöyük. Ma è solo nel secondo millennio a.C. che l'Anatolia esce dalla preistoria per entrare nella storia. Le tavolette in scrittura cuneiforme della colonia assira di Kanesh, ai confini orientali dell'altopiano, testimoniano questo passaggio. Nel frattempo, al centro della penisola, sorgono dapprima il regno (1650-1500 a.C.) e successivamente il grande impero ittita (1430-1200 a.C.), con capitale Hattusa. La magnifica statuetta di Beycesultan che raffigura la dea "sole della terra" Hebat ricorda la raffinatezza raggiunta da questa civiltà, destinata ad essere annientata intorno al XIII secolo a.C. dai cosiddetti "popoli del mare". Proprio a questo periodo risalgono le vicende della guerra di Troia cantate da Omero, attestate dall'abbondante ceramica micenea rinvenuta nel sito di Hissarlik. La frantumazione dell'impero ittita consente nei secoli successivi la nascita di numerose entità politiche autonome, dai regni neo-ittiti al regno di Frigia del mitico re Mida, dalle città stato di Efeso, Mileto e Alicarnasso al regno di Licia, con capitale Sardi. Città che divenne famosa per l'invenzione del conio delle monete e il ricordo di uno dell'ultimo dei suoi sovrani, Creso, destinato ad essere sconfitto nel nel 547 a.C. dal re di Persia, Dario.
Il percorso della mostra prosegue con testimonianze di epoca romana e bizantina (da segnalare l'icona di Santa Eudossia del Museo archeologico di Istanbul), fino all'impero dei selgiuchidi. Una popolazione, la prima di ceppo turco, che sviluppò una cultura e un gusto estetico di singolare raffinatezza, come testimoniato dai versi del grande poeta Omar Khayyam. Si arriva quindi al 1288, anno in cui il capostipite della dinastia ottomana, Osman, pone le basi per la creazione di un impero che raggiunge l'apogeo del suo splendore con Solimano il Magnifico (1520-1566). I pezzi più pregiati della mostra, quelli che vengono dal Topkapi, si riferiscono proprio a questo periodo: si va dai monili in oro alle brocche smaltate e ornate da gemme, passando per il Corano del XVI secolo ricoperto di rubini e diamanti. L'impero crollerà nel 1919. Nel 1923, al termine della guerra d'indipendenza turca, il generale Mustafa Kemal Ataturk fonda la moderna Repubblica turca. (Il Sole 24 Ore)
12.01.2007

SPETTACOLI/CINEMA

LA SCOMPARSA
DEL GRANDE
ISAAC BEZZERIDES

Isaac_Bezzerides

Lo scrittore e sceneggiatore, figlio di una famiglia greco-cipriota, era nato nel lontano 1909 a Sansum nel Mar Nero in Turchia. L'inizio della carriera.

Lo scrittore e sceneggiatore statunitense di origini turche Albert Isaac Bezzerides, autore di numerosi romanzi e di decine di trame di film, è morto a Los Angeles all'età di 98 anni. Nato il 9 agosto 1908 a Samsun (Turchia), all'epoca dell'impero ottomano, era figlio di una famiglia greco-armena che immigrò negli Stati Uniti d'America quando lui aveva poco più di tre anni. Tra i suoi romanzi di maggior successo ''Amore e guai'', ''Strada maestra'', ''Convoglio contro l'ignoto'', ''I corsari della strada'', tutti diventati dei film di successo.
A.I. Bezzerides iniziò la carriera di scrittore con il romanzo ''The Long Haul'' (1938), a cui poi seguirono altri 16 titoli. Il suo bestseller principale è ''Amore e guai'' (1952), da cui sei anni dopo l'uscita in libreria fu tratto l'omonimo film di Angelo Dorigo con Marcello Mastroianni, Nunzio Arena e Valentina Cortese. Al centro della trama ci sono le divertenti avventure e disavventure sentimentali di tre giovani coppie, che per vari motivi fanno fatica a trovare una serena vita di relazione.
La sua collaborazione con il cinema prese avvio nel 1940 quando il regista Raoul Welsh girò ''Strada maestra'', trasposizione del suo romanzo di esordio, con Humphrey Bogart, George Raft, Ida Lupino e Ann Sheridan. Da allora Bezzerides divenne un assiduo sceneggiatore di Hollywood, firmando come autore ''Convoglio verso l'ignoto'' (1943) e ''I corsari della strada'' (1949), ispirati ai suoi due romanzi omonimi, ''Tempesta sotto i mari'' (1953), ''La belva'' (1954), ''Un bacio e una pistola'' (1955) e ''Le colline dell'odio'' (1959), ''I ribelli del Kansas'' (1960). In seguito divenne sceneggiatore per il piccolo schermo firmando i primi episodi del telefilm ''Il Virginiano'' (1962) e quindi creò la serie tv western ''La grande vallata'', andata in onda per 112 episodi tra il 1965 e il 1969. (ClubInterfree)
12.01.2007

 

ALPE ADRIA FILMFESTIVAL

Trieste_Film_Festival

La 18/ma rassegna cinematografica di Trieste, la più attenta a quello che accade nell'est dell'Europa e del Mediterraneo, si svolgerà dal 18 al 25 gennaio. Sarà presente anche il turco Nuri Bilge Ceylan che chiuderà la manifestazione con "Iklimler-Climi". Il regista aveva già vinto l'edizione del 2004 con il lungometraggio "Usak-Lontano".

È il festival di cinema italiano più attento a ciò che accade nell'est dell'Europa e del Mediterraneo. Ora la diciottesima edizione. <Alpe Adria Filmfestival> si svolgerà a Trieste dal 18 al 25 gennaio e ha già annunciato i pezzi forti di un interessante programma.
Il gitano Tony Gatlif, il turco Nuri Bilge Ceylan, il serbo Goran Paskaljevic, il croato Rajko Grlic o il rumeno Radu Munteanu sono solo alcuni dei nomi di spicco di una manifestazione che presenta il meglio dell'anno di tutta la regione ed è un luogo di incontro per cineasti di provenienza diversa.
Oltre ai concorsi, ci sono le retrospettive (lo svizzero Fredi Murer e l'italiano Franco Giraldi) e le sezioni tematiche come "Update Deutschland" sulla produzione tedesca recente e un focus sull'ex Ddr Andreas Dresen.
In totale nelle quattro sale cittadine saranno presentati circa 150 titoli fra lungometraggi, documentari e cortometraggi (informazioni www.triestefilmfestival.it).
Come evento d'apertura è stato annunciato "Transylvania", che a primavera sarà nelle sale italiane, di Gatlif con Asia Argento. Una pellicola retta dalla musica e dalle pulsioni istintuali, che racconta di Zingarina (Argento) che, in compagnia di un'amica, arriva in Romania alla ricerca di un uomo solitario e senza legami fugacemente conosciuto in Francia, il musicista Tchangalo (Birol Unel, già protagonista de "La sposa turca"). Oltre che una storia d'amore, il film è un'immersione in una terra misteriosa e affascinante.
La chiusura del festival sarà affidata a uno dei più bei film del 2006, anche questo passato a Cannes, "Iklimler - Climi" di Bilge Ceylan. Incomunicabilità e fine di un amore, solitudine e ricerca di una felicità che sfugge continuamente i temi di un'opera rarefatta e intensa del regista che a Trieste vinse nel 2004 con "Uzak - Lontano".
La Romania, che negli ultimi due - tre anni si è segnalata come il paese emergente del sudest Europa in campo cinematigrafico, sarà rappresentata da due film in competizione, "Paper Will Be Blue" di Radu Munteanu e "The Way I Spent The End of The World" di Catalin Mitulescu, entrambi a rievocare la "rivoluzione" che nel dicembre 1989 travolse il regime di Ceausescu.
Già premiato in vari festival è "Optimisti" di Goran Paskaljevic, una variazione sul tema del "Candide" di Voltaire in una Serbia tribolata e un grande Lazar Ristovski che si fa in 5 negli altrettanti episodi di un mosaico crudele e divertente.
In gara ancora il croato "araula - Border Post" di Grlic, il bel albanese "Magic Eye" di Kujtim Cashku (un altro racconto della caduta del comunismo con le speranze subito tradite) e il tagiko "To Get to Heaven First You Have to Die" del talentuoso Djamshed Usmonov.
Il concorso documentari vedrà il lizza 24 lavori di tutte le durate e si conferma tra le sezioni più curiose e sorprendenti: massiccia la presenza di opere russe, di registe donne e da segnalare il ritorno del serbo Zelimir Zilnik. Dal Festival di Sarajevo arriva poi un gruppo di documentari (i cui titoli verranno confermati a ridosso dell'inaugurazione) di vari Paesi della ex Jugoslavia che raccontano storie di violenze, di ricerca della verità e del tentativo di ottenere giustizia per i crimini degli anni '90. (Nicola Falcinella/Euregion.net)
12.01.2007

 

L'ULTIMO HAREM

L%27Ultimo_Harem

La Turchia protagonista al Teatro Rifredi di Firenze. Sul palcoscenico un'attrice internazionale (Serra Yilmaz), una scrittrice turca (Nazli Eray), un regista italiano (Angelo Savelli), evocano le donne di ieri e di oggi: la seducente favorita circassa che attende il Sultano e la dimesa casalinga prigioniera di un mondo dal quale è difficile uscire.

Una sera del 1009, alla vigilia della definitiva chiusura degli harem, nel palazzo di Yildiz, una seducente favorita circassa attende, insieme alla anziana guardiana e al capo degli eunuchi imperiali, l'incerta visita del Sultano, ingannando l'attesa con il racconto di storie fantastiche.
Quasi cento anni dopo una casalinga dimessa e la sua spumeggiante amica sognano improbabili fughe dalla prigione del loro indecifrabile malessere quotidiano. Ma l'harem non è tanto una cinta di mura invalicabili quanto piuttosto un luogo dello spirito, una attitudine vischiosa e pericolosa in cui cadere prigionieri, sia ieri che oggi, sia in Oriente che in Occidente, sia uomini che donne. (Teatro di Rifredi)
12.01.2007

SPORT

ERGIN ATAMAN: "RIFACCIO LA FORTITUDO"

Ergin_Ataman

Il coach turco all'italiana nella terra del Palio. Siede in una delle panchine più difficili della pallacanestro italiana. "Continueremo a lottare per l'Eurolega".

Un soprannome che sembra una polaroid di Ergin Ataman, coach della Fortitudo: l'Imperatore. Un nomignolo coniato in quel di Siena dove, dopo aver lavorato assai bene nelle file dell'Efes, la Juventus del basket turco, era arrivato tra dubbi e curiosità. Un coach turco all'italiana nella terra del Palio. Perché lui dell'Italia sa tanto e ha imparato a essere cittadino cosmopolita proprio nel nostro Paese. Così si scopre un uomo ricco, e non solo nel conto corrente, perché discendente di una famiglia nobile che ha fatto la storia politica di quella chiamata un tempo Anatolia. Colto, dimagrito 35 chili in una clinica svizzera, è una persona alla mano. Siede su una delle panchine più difficili della pallacanestro italiana: la Fortitudo post Paperon de' Paperoni (Giorgio Seragnoli) guidata da Michele Martinelli.
- Ataman, come si sta in purgatorio?

Per me che sono musulmano il purgatorio è legato alla cultura italiana, a Dante Alighieri.
- Già, lei ha studiato in Italia.
Sì, le elementari le ho fatte a Brescia (papà e mamma avevano interesse in calzaturifici nel Bresciano, ndr) mentre le superiori le ho frequentate a Istanbul in una scuola italiana.
- La Fortitudo era una delle grandi sino a ieri. Oggi è, mestamente, una delle piccole.
Quando ho accettato di venire alla Fortitudo non ho guardato soltanto all'importanza del club o alla sua storia degli ultimi 15 anni, ma anche a quello che si poteva fare di buono nel presente con questa squadra. E nonostante i problemi, che ci siamo impegnati a risolvere sul mercato e soprattutto lavorando in palestra, sono convinto che ci sia il potenziale per fare bene.
- Ottimista, però l'Europa se ne è andata.
Continueremo a lottare anche in Eurolega. Rimangono quattro partite, già in passato si sono viste rimonte importanti e noi vogliamo provare a raggiungere la qualificazione, anche se è difficile pensare di fare strada in Top 16 di fronte a squadre di altissimo livello.
- Nella sua vita Turchia e Italia procedono in parallelo.
Ci pensavo giorni fa. L'Italia sta attraversando quel momento, già conosciuto qualche anno fa dalla Turchia, di apertura nei confronti della Nba. Dalla Turchia sono andati in America Turkoglu e Okur. Ora la prima scelta assoluta di Bargnani, e il fatto che stia giocando bene, fanno sì che cresca l'attenzione della Nba verso l'Italia. I talenti ci sono, Belinelli è quello più in vista. L'importante per Marco è lavorare per migliorarsi e puntare al massimo obiettivo: andare là quando potrà essere un protagonista di quel mondo, come ha fatto Ginobili.
- Lei è nipote di un ex ministro della Difesa. Che c'entra con il basket?
Passione. Quando capisci di non poter fare a meno dell'adrenalina che solo certe situazioni possono dare viene naturale percorrere una strada. La mia adrenalina è il basket.
- Ataman, si vede senza pallacanestro?
Quando capirò di non poter più dare nulla scenderò in politica. Le tradizioni familiari si devono proseguire. Queste scelte sono uguali: sia in Turchia sia in Italia. Le mie due case". (Emanuele Righi/La Stampa.it)
12.01.2007

 

FEDERCALCIO
(TURCA)
SOTTO PRESSIONE

Il_presidente_della_Federcalcio_turca_Haluk_Ulusoy

Riportiamo - ma unicamente come notizia di cronaca non avendo alcuna esperienza specifica in merito a notizie calcistiche - un articolo di Nihat Dincem per <Goalcom>.

Da qualche tempo a questa parte la Federcalcio turca (Tff) è sotto pressione, soprattutto nella persona del suo presidente, Haluk Ulusoy, cui sono state chieste le dimissioni - non da parte dei consiglieri, ma da parte del Governo e, sorprendentemente, della stampa.
Mehmet Ali Şahin, il Ministro dello Sport, per alcuni mesi si è battuto affinchéosse la stessa Federcalcio, di propria volontà, a resettare le cariche e ricominciare da zero con nuove immediate elezioni. Oggi, però, dichiara di essere pronto a farsi carico egli stesso di questa situazione se la Tff non provvederà in tempi brevi ad indire nuove elezioni.
Haluk Ulusoy è stato il presidente della Tff ad avere avuto più successo. Durante il suo primo mandato la nazionale turca arrivò terza alla sua prima Coppa del Mondo ed il Galarasaray vinse due titoli europei. Ha introdotto lui la regola denominata "Pool System" che permette a tutti i club della Super Lig turca di beneficiare dei diritti televisivi.
Ulusoy, che proviene da una famiglia molto agiata ed influente, è sempre stato visto da molti come un grande lavoratore, con un carattere forte e abile nel tenere le redini di un'organizzazione come la Federcalcio, nonché con sufficiente esperienza per poter rappresentare il proprio Paese all'estero.
Gli uomini di potere, si sa, non possono soddisfare tutti quanti e anche Ulusoy ha alcuni nemici, che lo hanno accusato di favoritismi e, benché mai provati, di legami molto stretti con alcuni grandi club.
Dopo diversi anni Ulusoy ha dichiarato che queste accuse causavano un grande stress a lui e alla sua famiglia e a questo furono dovute le sue dimissioni; al suo posto venne eletto Levent Bıçakçı. Questi, figura abbastanza sconosciuta nel mondo del calcio, è un ben noto avvocato ed ha avuto un approccio alquanto soft verso il governo del calcio turco. Dopo un presidente di grande carattere e fermezza come Ulusoy, Levent Bıçakçı è stata una ventata d'aria fresca per il fronte anti-Ulusoy e la stampa. Ma, sfortunatamente, non per il calcio turco.
Dopo il deplorevole episodio accaduto ad Istanbul, durante il match contro la Svizzera valido per la Qualificazione alla Coppa del Mondo che si sarebbe giocata in Germania, Levent Bıçakçı convocò l'assemblea generale ed indì nuove elezioni. Questa fu l'ultima volta che il calcio turco sentì parlare di lui.
Nonostante le voci contrarie provenienti dalla stampa e da alcuni consiglieri Federali, l'uomo che questi indicavano come una minaccia per la Federcalcio, Haluk Ulusoy, venne votato dalla maggioranza affinché tornasse e riportasse in auge il calcio turco. Benché egli stesso dicesse che non sarebbe tornato di nuovo su quella poltrona, Ulusoy non ha potuto ignorare la chiamata ed ha così ripreso in mano le redini della Tff.
Due dossier
della Commissione
E', comunque, stato un ritorno meno facile del previsto. Nei primi giorni del suo nuovo mandato, che coincise con la fine della stagione 2005/2006, c'erano diverse inchieste in corso da parte di una speciale commissione, incaricata dal Ministero dello Sport di far luce su alcuni scandali riguardanti partite truccate, favoritismi e scommesse.
Şahin, che in una recentissima conferenza stampa ha detto di avere sulla propria scrivania due dossier della commissione relativi ad attività sospette in due diverse partite, biasima la Tff per non aver preso in seria considerazione le inchieste e non avere a sua volta investigato in maniera appropriata per fare piena luce sulle vicende.
Şahin ha inoltre dichiarato che sono le delegazioni della Federazione a dover indire un'assemblea generale della Tff. Ha poi aggiunto che si augura che questo verrà fatto entro il prossimo weekend, altrimenti lo farà egli stesso, così come gli consente la Legge, al suo ritorno dal viaggio in Sri Lanka. Con la stampa che ha anche ricordato la squalifica dell'Iran dovuta alle ingerenze del Governo nella sua Federcalcio, è poco plausibile che Şahin compia un passo del genere senza consultare gli organi di governo, specialmente il Presidente che è stato fino ad ora riluttante a commentare gli ultimi episodi inerenti il suo sport preferito. Il Ministro ha quindi affermato che le dimissioni degli organi direttivi sono la cosa più appropriata da fare per la Tff, visti i gravi scandali di cui è accusata.
Benché tutti questi particolari non siano stati resi pubblici e non tanti tifosi conoscano ciò che veramente sta accadendo nella Federcalcio, la stampa turca sta vivendo una giornata campale relativamente a queste vicende. Haluk Ulusoy e i consiglieri della Federcalcio non hanno ancora commentato queste dichiarazioni di Şahin, così come la Lega Calcio, che avrebbe una grande influenza nella nuova Federazione se dovessero essere indette nuove elezioni.
Comunque vada a finire tutta la vicenda, sappiamo bene che calcio e politica non formano un bel mix e ci auguriamo che, in un modo o nell'altro, il tutto si risolva prima che lo sport ci vada definitivamente, e negativamente, di mezzo. (Nihat Dincem/Goalcom)
12.01.2007
HOME ARRETRATI

ISTANBUL CAFE'