Arretrati 

Anno 8° N.1

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ATTUALITA'

BATTAGLIA SUL PRESIDENTE

Il_premier_turco_Recep_Erdogan_20070105.jpg Deniz_Baykal_20070105.jpg

 

Il Parlamento turco è stato teatro alla fine di dicembre, durante il dibattito sul budget 2007, di uno scontro verbale tra Erdogan e Baykal. La scusa, il velo.

Velo_islamico_o_chador_20070105.jpgNon si era potuto nemmeno più parlare nei giorni scorsi del budget per il 2007 in santa pace. Il clima in Turchia non è stato mai così rovente e tutte le scuse sono state buone per creare momenti di scontro tra maggioranza ed opposizione. La seduta del Parlamento turco del 26 dicembre, ad esempio, potrebbe essere ricordata come una enorme azzuffata. La Grande Assemblea turca (Tbmm) era riunita in seduta per discutere del budget governativo del 2007 quando il principale esponente dell'opposizione, Deniz Baykal, ha pronunciato una frase sul velo, poco gradita alla maggioranza ed anche al premier Recep Tayyip Erdogan.
La_Grande_Assemblea_Nazionale_20070105.jpgIl ministro degli Esteri Abdullah Gul ce l'ha messa tutta per placare gli animi, chiedendo ai colleghi di non raccogliere la provocazione del collega dell'opposizione, ma l'occasione era troppo ghiotta per andare sprecata. E nonostante cinque minuti di sospensione ed una dichiarazione conciliante da parte di Baykal, che ha detto di essere stato frainteso, Erdogan è passato all'attacco, definendo le parole del collega le "peggiori nella storia della Repubblica" e lo stesso Baykal una persona disprezzabile.
"Ho solo detto che il velo può coprire un capo ma non la vergogna di un politico - ha ribadito seccamente Baykal - le mie parole erano sulla personalità politica ed umana del premier. Non sono interessato al fatto se sua moglie indossi il turban o meno. Io ne faccio solo una questione di credibilità, specie se quella persona ambisce a diventare presidente della Repubblica".
"Se una persona vuole diventare presidente della Repubblica - ha continuato Baykal - deve rispettare la Costituzione e il suo popolo. Senza queste condizioni è meglio se si astiene".
Baykal ha poi elencato una lunga serie di motivi per cui il premier Erdogan non dovrebbe diventare presidente, incluso il fallimento della politica economica mirata a combattere povertà e disoccupazione. Toccato nel vivo, il Capo del Governo turco ha difeso il suo operato e quello del suo Esecutivo, di orientamento islamico moderato, apostrofando l'avversario come "ignorante".
Erdogan ne ha anche approfittato per ribadire la sua fiducia nei confronti di Yasin El Kadi che nei mesi scorsi era stato accusato più volte di essere vicino ad al Qaida. Nel 2001, durante il Governo Ecevit, numerose proprietà dell'uomo di affari erano state congelate in molti Paesi (Turchia inclusa) perché il suo nome era comparso nella lista nera antiterrorismo delle Nazioni Unite. Lo scorso aprile, quando il nome di El Kadi era tornato ad occupare le prime pagina dei giornali per i legami con il premier turco, Erdogan aveva dichiarato: "Conosco El Kadi e mi fido di lui quanto di me stesso. E' un sincero amante della Turchia ed ha degli investimenti qui. Bon ha nulla a che vedere con i terroristi".
Come che sia ormai sulla presidenza della Repubblica in Turchia è scontro aperto e senza esclusione di colpi. Il leader del Chp, ha fatto sapere infatti che se - come da pronostico, Erdogan si candiderà ala carica dello Stato, l'opposizione non si presenterà in aula per votarlo, lasciando automaticamente da solo il partito del premier che con la sua maggioranza può fare quello che vuole. Un gesto forte, volto a sottolineare come il nuovo Capo dello Stato sarà eletto da una parte sola del Paese. (Apcom)
06.01.2007

ERDOGAN
FAVORITO, LAICI
IN FERMENTO

Il_premier_Erdogan_2_20070105.jpg

Quello di un islamico, sia pure moderato, sulla poltrona di palazzo Cankaya suscita non pochi imbarazzi in alcuni ambienti di Ankara.

A quattro mesi dalle elezioni presidenziali in Turchia, l'attuale Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan è dato per grande favorito dagli ultimi sondaggi. Una circostanza che suscita non poco imbarazzo in alcuni ambienti politici di Ankara: se letto, Erdogan, appartenente al partito islamico moderato 2Giustizia e Sviluppo", si troverebbe ad occupare una poltrona considerata da sempre il simbolo della laicità costituzionale.
Forte di una maggioranza assoluta all'Assemblea nazionale, il suo partito Akp, al potere dal 2002, dovrebbe avere un ruolo decisivo sulla scelta del prossimo presidente. Le lezioni si svolgeranno ilo 6 di maggio, lo stesso giorno in cui si voterà per le presidenziali in Francia e le legislative in Algeria e nele filippine (queste ultime si svolgeranno in Turchia il 4 novembre).
Erdogan, che disconosce oggi il suo passato di attivista islamico, potrebbe così succedere al presidente attuale, Ahmet Necdet Sezer, un ex magistrato dalle convinzioni laiche. Il premier ha comunque dichiarato di non volere rendere nota la sua decisione sulla candidatura prima della scadenza naturale del mandato di Sezer, nel mese di aprile.
L'attuale Primo Ministro, che al momento dell'elezione avrà 53 anni, è apprezzato dalle classi popolari ma inviso ai laici a cause di vecchie dichiarazioni, che chiamano in causa le riforme del fondatore della Turchia laica, Mustafa Kemal Ataturk (1881-1938). Erdogan, già sindaco di Istanbul, ha scontato una pena di quattro mesi nel 1998 per "incitamento all'odio religioso". Il premier afferma oggi di volere difendere una laicità rispettosa della democrazia e delle libertà religiose e in questo senso si è mosso come Capo del Governo, in primis relativamente alle riforme avviate per l'ingresso nell'Unione Europea.
L'stablishment laico non vede di buon occhio la prospettiva di Erdogan presidente (come già non aveva visto di buon occhio a suo tempo l'elezione di un premier islamico), una "aberrazione" per un Paese a maggioranza musulmana ma fortemente laico, che si vanta di essere un modello di modernità per il mondo musulmano e chiede di potere aderire all'Unione Europea. Secondo alcuni, comunque, Erdogan potrebbe sostenere la candidatura del suo braccio destro, Abdullah Gul, vice Primo Ministro e ministro degli Esteri.
Ultima delle ipotesi avanzate dagli analisti è, infine, quella che prevede il sostegno di Erdogan alla candidatura di un indipendente, una personalità della società civile più o meno vicina all'Akp, alla quale sarebbe difficile opporre un veto. (fonte Afp/
Apcom)
06.01.2007

PONTE UTILE

Il_cardinal_Tarcisio_Bertone_20070105.jpg

Lo è la Turchia, tra Oriente ed Occidente, come ha sottolineato in una intervista ad un magazine francese il cardinal Tarcisio Bertone, Segretario di Stato della Santa Sede.

La Turchia rappresenta per l'Europa un ponte utile tra Oriente ed Occidente. Lo ha affermato il cardinale Trarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano, nel corso di una intervista che verrà pubblicata in questi giorni sul magazine francese <La documentation catholique>.
"Lasciare la Turchia fuori dall'Europa rischia, tra l'altro, di favorire il fondamentalismo islamico all'interno del Paese", ha sottolineato Bertone.
Sul "sostegno" all'entrata della Turchia nell'Unione Europea, manifestato dal Papa nel corso del recente viaggio, Bertone ha ricordato che Benedetto XVI e la Santa Sede non hanno poteri particolari per favorire l'ingresso della Turchia in Europa od opporre un veto". "Ma sembra chiaro che l'Europa senza la Turchia non beneficerà più di questo ponte tra Oriente ed Occidente che la Turchia ha sempre rappresentato nel corso della storia. La Turchia è da diverso tempo un partner dell'Europa", ha sottolineato il Segretario di Stato.
Secondo Bertone la Turchia è un Paese con una "laicità particolare" e con un sistema politico che "tende verso una maggiore democrazia. E' interesse dell'Europa aiutarla a diventare una vera democrazia per consolidare sempre più un sistema di valori. (fonte Afp/Apcom)
06.01.2007

LA NECESSITA' DI UN DIALOGO RELIGIOSO

Ali_Bulaç_20070105.jpg

Uno dei più autorevoli intellettuali islamici turchi, Ali Bulaç, editorialista del quotidiano <Zaman>, racconta l'impatto della visita del Papa in Turchia, soffermandosi sulle questioni del dialogo interreligioso e sulla laicità della Turchia di oggi. Intervista a www.osservatoriobalcani.org

- Possiamo tentare un bilancio della visita di Benedetto XVI?

Il viaggio del Papa in Turchia, in un Paese a maggioranza musulmana è stato certamente importante, in primo luogo perché la Turchia rappresenta un'opportunità per il dialogo interreligioso. Però la ragione più importante del viaggio del Papa era l'incontro con il patriarca ortodosso di Istanbul e adoperasi per garantire il dialogo e buone relazioni tra le due chiese cristiane. Purtroppo non si può dire che la Chiesa ortodossa in Turchia si trovi in una situazione molto felice, hanno numerosi problemi che è necessario risolvere.
Visti dall'esterno sembra che i problemi della Chiesa ortodossa siano legati alla concorrenza con l'Islam. In realtà le cose non stanno così. In Turchia i musulmani sono molto favorevoli alla soluzione dei problemi degli ortodossi. Per i musulmani è difficile immaginare che una religione si possa trovare sotto pressione, cristiani o ebrei non fa differenza. Il punto è che sono le religioni nel loro complesso ad essere sotto pressione nel nostro Paese. Questo è il problema in Turchia, la laicità mantiene sotto pressione tutte le religioni. Una concezione della laicità di stampo positivista. Sono le relazioni tra questa concezione della laicità e tutte le religioni, Islam, Ebraismo, Cristianesimo ad essere difficili.
- C'è però in Turchia una diffidenza di origine storica verso le minoranze non musulmane e il ruolo che hanno giocato nell'ultima fase dell'Impero Ottomano...
Sì, questo è un elemento supplementare. All'inizio del '900 le comunità e le Chiese non musulmane non hanno dato grande prova di sé, hanno aggredito la struttura dell'Impero, e questo ha fatto nascere paure e diffidenze. Esiste poi un'altra ragione per le difficoltà della Chiesa ortodossa: se le si concedesse i diritti che reclama, allora questo imporrebbe di riconoscere gli stessi diritti alle varie realtà musulmane.
Se ad esempio si riaprisse il seminario ortodosso di Heybeliada, con uno statuto indipendente rispetto al controllo dello stato turco, allora i diversi gruppi musulmani potrebbero chiedere di avere lo stesso diritto.
- In Turchia l'eventualità della riapertura del seminario viene percepita anche come una minaccia alla sovranità nazionale...
Se si riconoscesse il titolo di ecumenico alla Chiesa ortodossa, si creerebbe uno stato dentro lo Stato, è questo quello che molti temono. Io sostengo sempre che questa è una eventualità irrealistica.
C'è ancora un altro problema. Il timore che gli Stati Unti possano utilizzare la chiesa ortodossa per i loro scopi, per le loro politiche nel Medio Oriente e verso la Russia.
- Esistono prove dei legami tra la Chiesa ortodossa e gli Stati Uniti?
No, però gli Stati Uniti fanno molte pressioni perché la Turchia riconosca il titolo di ecumenica alla Chiesa ortodossa e questo genera delle paure. Non so quanto siano fondate ma le paure sono autentiche.
Inoltre la Turchia teme che questo riconoscimento creerebbe dei problemi nelle relazioni con la Russia, la Chiesa ortodossa russa non vede di buon occhio questa eventualità. E la Turchia tiene molto alle sue buone relazioni con la Russia.
La visita del Papa ha dato una mano agli ortodossi, gli ha fornito legittimità per le loro rivendicazioni, ed anche per noi è importante il riavvicinamento tra le due chiese. Io del resto sono d'accordo con il Papa quando dice che la laicità del mondo attuale si è trasformata in una secolarizzazione. Bisogna ridiscutere il ruolo della religione, nel senso che la religione dovrebbe riprendere il suo posto nella vita sociale. In questo senso i problemi dei cristiani e dei musulmani sono gli stessi: la droga, il degrado morale, la disgregazione della famiglia, il consumismo. Sono problemi comuni e richiedono responsabilità comuni. In questo senso si può parlare di dialogo interreligioso, gli uomini di fedi diverse si incontrano per discutere di questi problemi comuni, questa è una cosa positiva.
- Di quale laicità c'è bisogno?
Io credo che il concetto di laicità si debba fondare su due elementi: il primo è la libertà di coscienza, ognuno deve poter scegliere liberamente la propria religione. Secondo, lo Stato non dovrebbe esercitare pressioni su nessun gruppo religioso. Questi sono gli elementi che caratterizzano la laicità e sui quali tutti si dovrebbero trovare d'accordo. Tutti dovrebbero avere la possibilità di esprimere queste cose In Turchia attualmente la religione è confinata in uno spazio angusto, questo deve cambiare.
- Il Papa che prega nella moschea di Sultanahmet (la Moschea Blu) è un'immagine potente...
il_Pontefice_prega_nella_Moschea_Blu_20070105.jpgIl Papa è un uomo di stato e nel contempo un uomo di religione. Come politico ha reso visita alle autorità turche ad Ankara. L'incontro con il presidente del Direttorato per gli Affari Religiosi poi è stato molto importante.
In quell'occasione anche se non ha ammesso i suoi errori del discorso di Ratisbona, ha comunque parlato della necessità di stabilire un dialogo interreligioso. E' stato un bel discorso, una bella situazione. Si è trattato però ancora di una situazione diplomatica.
Anche a Santa Sofia si è comportato diplomaticamente. Io mi aspettavo, e desideravo, che pregasse a Santa Sofia ma non lo ha fatto. E tutti avevano incredibilmente paura di una eventualità del genere. Come se una preghiera avrebbe potuto far crollare Santa Sofia! Perché non pregare? in fondo all'origine era una chiesa. Anzi secondo me, si dovrebbe dividere in due, una parte per le preghiere dei cristiani e una per quelle dei musulmani e così questa storia finirebbe.

- Da dove viene questa paura?
E' stato Ataturk a trasformare Santa Sofia in un museo. Riaprirlo al culto sarebbe percepito come la negazione di quella scelta. Inoltre se non fosse più un museo si aprirebbe lo spazio per le contese, moschea o chiesa, e di questo la Turchia ha paura. La Turchia finisce così per ignorare i problemi reali, spazzarli sotto il tappeto e rimandarne la soluzione. Ma un giorno tutte queste questioni si imporranno e si dovrà discuterne ed arrivare ad una soluzione.
Per tornare alla visita alla Moschea Blu, beh, prima del suo arrivo a causa delle parole di Ratisbona i musulmani erano molto arrabbiati con il Papa ma con la sua visita alla moschea ha conquistato i cuori di 75.000.000 di fedeli. Ha agito con molta sensibilità ed attenzione, anche se al suo ritorno a Roma, non ha parlato del dialogo tra cristiani e musulmani ma solo di quello tra le due chiese cristiane. Credo che anche l'atteggiamento del Governo abbia contribuito a questo epilogo positivo.
- Inizialmente però il Governo ha dato la netta impressione di non voler incontrare il Papa...
Preoccupazioni elettorali ma poi si sono accorti che se fosse successo qualcosa durante la visita, sarebbe stato ancora peggio e quindi meglio incontrare il Papa. Inoltre rappresentava un'occasione importante per l'immagine della Turchia anche rispetto all'integrazione europea. Quindi il governo si è comportato saggiamente e le proteste hanno riguardato solo gruppuscoli marginali.
- Parlavamo del dialogo interreligioso...
Sono convinto della sua necessità. Non credo sia possibile parlare di un dialogo tra civiltà o culture ma di quello tra religioni sì. Esistono però in Europa ed in Turchia ambienti molto potenti contrari a questa eventualità. Non vogliono che la religione e il linguaggio religioso riprendano il loro posto. Certo il Papa non sembra molto entusiasta del dialogo interreligioso, sono state anche annullate le borse di studio vaticane date nel nome del dialogo. Ci sono poi altri problemi che rendono difficile questo dialogo. L'occupazione dell'Iraq o la guerra in Afghanistan fanno nascere nelle persone la sensazione che i cristiani uccidano i musulmani, anche in Palestina, dovunque, in queste condizioni la gente pensa "Ma di che genere di dialogo stiamo parlando?"
- Attualmente in Iraq però la violenza coinvolge soprattutto sciiti e sunniti...
Sì, è vero, ma si pensa comunque che siano stati gli occupanti a cominciare la violenza, se non lo avessero fatto non si sarebbe arrivati a questo punto. Nonostante tutto questo bisogna mantenere in vita la possibilità del dialogo, il mondo va in direzione di una crescente tensione e violenza.
Lo svuotamento del sacro, l'egemonia della laicità, sono problemi che non possono essere risolti da una sola religione, in questo senso credo sia necessaria la cooperazione di tutte le religioni, ma attualmente questa opportunità è debole.
- Lei non è molto ottimista rispetto al futuro europeo della Turchia. Crede veramente che l'identità islamica del Paese rappresenti il maggior ostacolo?
Certo l'identità islamica è un ostacolo importante. Ci sono 70.000.000 di musulmani in Turchia per non contare quelli dei Balcani. Perché l'Europa dovrebbe accettare tutto questo? Certo l'Europa non è una realtà omogenea, verdi, socialisti, atei, molti tra loro sostengono la candidatura turca. Vedono l'ingresso della Turchia come un antidoto al rischio che l'Europa, come nel Medio Evo, finisca sotto il potere della Chiesa, non vogliono questa posizione dominante della chiesa. Attualmente però sono i cristiani democratici ad essere forti in Europa. Inoltre la tesi dello scontro di civiltà esercita un'influenza molto forte, l'Occidente finisce per identificarsi con la civiltà cristiana e in questa prospettiva i musulmani sono diventati l'Altro.
Difficile in questa prospettiva pensare all'accettazione di un Paese islamico. Secondo me l'Europa si rinchiude progressivamente nella propria identità e gli islamici sono qualcosa che rimane fuori e la Turchia con loro. In questa prospettiva acquistano sempre più senso le parole della Merkel, un partenariato privilegiato per la Turchia invece dell'adesione. Certo non è possibile troncare le intense relazioni tra la Turchia e l'Europa e il partenariato privilegiato è una possibilità realistica. Ed è quella che personalmente preferisco. Del resto guardiamo ai fatti. Si cominciano i negoziati ma si sottolinea che questo inizio non è una garanzia per l'adesione. Inoltre non si mette una data precisa al termine dei negoziati. L'Europa non vuole né accettare né rifiutare la Turchia, preferisce lasciarla sulla porta e questo non è giusto.
Sono abbastanza d'accordo con quello che ha detto recentemente Mehmet Ağar [segretario del Partito della Giusta Via, DYP, ndr.] sulla necessità di forme di cooperazione con i Paesi del Medio Oriente, Siria, Iraq Armenia.
- E' il ritorno del sogno di Erbakan (leader storico dell'Islam politico turco) di un mercato comune con i paesi musulmani?
Il progetto di Erbakan è irrealistico, io credo che sia sempre possibile ma non nel breve-medio periodo. Per il momento bisogna rassegnarsi al partenariato speciale, limitarsi alle relazioni economiche, militari e poi rivolgersi ad Oriente.
- Il Governo però è deciso sulla strada dell'Europa...
Certo, ha puntato tutto su due carte. La prima è l'Europa, ha scommesso tutto sull'Europa. E adesso si trova in difficoltà. La seconda carta è rappresentata dalla crescita economica e anche qui ci sono problemi, la crescita sta rallentando. In quattro anni il Governo è stato solo capace di arricchire un pugno di persone ma per la gente non ha fatto nulla, ad esempio per quanto riguarda le politiche sociali. Per il Governo adesso comincia un momento difficile. I consensi i vista delle elezioni dell'anno prossimo stanno calando. Io credo sarà ancora il primo partito ma sarà costretto ad una coalizione.
- Lei è stato forse la figura più rappresentativa del movimento dei nuovi intellettuali islamici apparso negli anni '90, una generazione di intellettuali islamici che conosceva i temi e gli autori del dibattito culturale internazionale...
La prima domanda che ci ponevamo era su come poter vivere insieme dopo fine della Guerra fredda, come governare i contrasti che dividevano il Paese. La modernità non è in grado di garantire qualcosa di simile, la liberal democrazia nella pratica non riesce a garantire il multi-culturalismo.
Sono d'accordo con il Papa quando dice che una civiltà che abbia perso la fede in Dio non può sopravvivere. L'uomo si deve riconciliare con il divino, musulmani, cristiani, ebrei, ciascuno con il proprio, e non ci sono ragioni perché queste religioni si debbano scontrare tra loro. Il secondo elemento della nostra riflessione era la necessità di una nuova filosofia morale, che si fondasse sulla religione. Nello stesso tempo deve essere una nuova filosofia morale in grado di garantire la giustizia sociale, e solo le religioni sono in grado di darci una risposta in questo senso. Le ideologie tradizionali hanno esaurito il loro compito.
- Cosa ne è oggi di quel movimento?
Il nocciolo è ancora lì. Il problema è che la politica ha esercitato una grande attrazione, tutto si è fatto politica. Il nostro errore è stato quello di non saperci mantenere indipendenti dalla politica. I problemi della Turchia sono però ancora lì. L'Islam nel nostro Paese è una sorta di grande ombrello, i partiti di centro destra e sinistra sono partiti di stato, non garantiscono la partecipazione e la democratizzazione. L'Islam è l'ideologia del popolo, probabilmente quella più forte. Certo il partito Akp ha avuto l'occasione di mettere alla prova questa ideologia ma il suo è stato un insuccesso. Ci sarà una nuovo movimento che fa riferimento all'Islam, un movimento intellettuale che forse, successivamente, si potrà trasformare in un movimento politico. (Fabio Salomoni/http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/6557/1/51/)
06.01.2007

CARTA DELLE REGIONI D'EUROPA

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La visita ad Istanbul del presidente del Consiglio regionale della Toscana, Riccardo Nencini, per mettere a punto il forum del prossimo marzo.

Il presidente del Consiglio regionale ella Toscana, Riccardo Nencini, in qualità di coordinatore della Carta delle regioni d'Europa, si è recato il 3 e il 4 gennaio ad Istanbul per incontrare Yavuz Mildon, presidente della Camera delle Regioni del consiglio d'Europa, e il governatore regionale di Istanbul. Lo ha reso noto un comunicato di palazzo Pallavicini.
Al centro dei colloqui, il forum delle regioni europee che si terrà nel marzo 2''7 e l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea. "Proprio dalle regioni - ha spiegato Nencini - possono arrivare contributi fondamentali per far ripartire l'integrazione europea". (Adnkronos)
06.01.2007

LA SPADA DI DAMOCLE

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L'interruzione dei negoziati per l'adesione di Ankara è l'ennesima spia dei malumori di alcuni Paesi UE riguardo l'ingresso della Turchia.

Valéry_Gisgard_d%27Estaing_20070105.jpgLa parziale interruzione dei negoziati per l'adesione turca all'UE annunciata di recente dal Commissario Europeo all'Allargamento Olli Rehn, è l'ennesima spia dei malumori che serpeggiano tra i leader europei riguardo l'ingresso del Paese di Ataturk nell'Unione. L'ostacolo principale da superare è ufficialmente la questione della Repubblica di Cipro Nord, riconosciuta a livello internazionale solo dalla Turchia, ma in realtà all'interno dell'Europa esiste un gruppo di Paesi (primo fra tutti la Francia) che rifiuta decisamente l'idea di un allargamento della Comunità ad un popoloso Stato per la stragrande maggioranza musulmano. L'ex presidente francese Valéry Giscard d'Estaing ha più volte dichiarato che "la Turchia non è un Paese europeo" ed il recente dibattito nel Paese transalpino sulla promulgazione di una legge che riconosca come crimine il genocidio degli Armeni del 1915 non ha fatto che rinfocolare le polemiche. Anche altri Paesi come l'Austria e la Germania sono poco entusiasti dell'ingresso di Ankara all'UE.

Nonostante
gli sforzi compiuti

E d'altra parte, che la risoluzione delle dispute territoriali non fosse condizione essenziale per aderire all'Unione, è dimostrato dal fatto che la Gran Bretagna e l'Irlanda entrarono nella Cee nel 1973 senza che la questione nord-irlandese fosse stata risolta. Si tratta di situazioni e di fasi storiche molto diverse tra loro (e peraltro durante la Guerra Fredda una divisione dell'Europa Occidentale su questi temi non avrebbe avuto senso), ma la sensazione che la Turchia venga esclusa da Bruxelles, nonostante le sue richieste di adesione risalgano al 1987, soprattutto per questioni che esulano dalla questione cipriota, è ampiamente diffusa in Europa. Nonostante i grandi sforzi compiuti da parte turca per risanare l'economia e rispettare i parametri politici di Maastricht, la strada da percorrere sembra ancora lunghissima e piena di caveat e cautele. Sui negoziati di adesione sembra pendere una perenne spada di Damocle.
Neanche le questioni strettamente economiche sono preponderanti nel dibattito, visto che con l'ultimo e con il prossimo imminente allargamento, sono entrati a far parte dell'UE stati come Romania e Bulgaria con larghe fasce di popolazione che vivono in condizioni di indigenza. I fautori dell'adesione di Ankara sottolineano quasi esclusivamente l'importanza strategica del paese "ponte" tra il Vicino Oriente e continente europeo e le potenzialità del mercato turco. Il dibattito si intreccia inevitabilmente con quello dei confini fisici e politici dell'Europa nella sua accezione più ampia: è chiaro che l'attuale assetto dell'UE, se da una parte rappresenta il tentativo di creare ed estendere un'area di prosperità e stabilità, dall'altra dimostra come la priorità sia stata attribuita a considerazioni economiche a scapito della coesione politica del soggetto istituzionale in via di formazione. Se l'allargamento ad est dell'Unione Europea rappresenta, da un punto di vista geo-politico, la restituzione alla Germania (vero Stato egemone in prospettiva in Europa) della sua naturale sfera di influenza e prosperità, dall'altro pone inevitabilmente quesiti sulla possibilità che si crei un nocciolo duro europeo che da un lato assicuri la continuità dell'integrazione politica europea ma che dall'altro ne escluda anche la sua periferia, con la creazione di un'Unione a tre o quattro velocità. D'altro canto, i rischi di una sorta di implosione della struttura politica dell'UE in seguito all'ingresso della Turchia, vengono riconosciuti e paventati da molti analisti.
Discriminazione
verso un Paese Nato

Non si tratta di un dibattito nuovo, ma che tuttavia acquista un nuovo significato soprattutto alla luce delle attuali priorità mediterranee dell'UE. Quest'ultima sta infatti ridefinendo gli strumenti della sua politica di partenariato euro-mediterraneo, prendendo atto dello scarso successo conseguito dal processo di Barcellona, iniziato nel 1995. Escludere Ankara dal ricco e opulento club europeo proprio in una fase in cui i buoni rapporti con il mondo musulmano sono una necessità impellente per una ridda di motivazioni, appare come una sorta di discriminazione nei confronti di un Paese che fa comunque parte della Nato da più di cinquant'anni e che rappresenta in fondo l'unico esempio, pur con tutti i suoi limiti, di un regime islamico moderato e laicista. Con questo non si vuole affermare che i rilevanti problemi legati all'adesione turca vadano ignorati. Oltre alle prevedibili ripercussioni economiche e sociali, i confini dell'Unione Europea arriverebbero addirittura al Vicino Oriente, oggi come non mai area di instabilità e caos politico. L'UE giungerebbe a condividere frontiere con l'Iraq, la Siria e l'Iran. E d'altro canto, Paesi come le ex-repubbliche sovietiche, parte del Caucaso e la stessa Russia (per quanto distanti da una parvenza di democrazia) appaiono altrettanto legate alla storia e alle radici dell'Europa. Tutto ciò impone una seria riflessione su ciò che l'Unione Europea si appresta a diventare nel prossimo futuro. Sarà in grado di costituire un'alternativa agli Usa nella governance mondiale?
Diplomazia
e forza militare

L'assetto globale post-Guerra Fredda e ancor più post-11 settembre appare infatti sempre più fluido e dai contorni incerti. Se una coalizione di Stati può davvero riequilibrare la super-potenza americana essa non può essere certamente costituita dall'UE date le rilevantissime divisioni interne, che di fatto hanno reso impossibile una risposta unitaria al terrorismo globale, inteso come minaccia reale alla stabilità del sistema internazionale. Mentre gli Stati Uniti si rendono perfettamente conto che l'uso della forza non è divenuto affatto obsoleto, l'Europa sembra avere acquisito un approccio di quasi appeasement di fronte alle attuali minacce. L'Europa di oggi è per molti aspetti simile, come da molti sottolineato, agli Stati Uniti prima del loro ingresso nella Seconda Guerra Mondiale quando, non ricoprendo ancora un ruolo egemonico, la diplomazia doveva prevalere sulla forza militare nella risoluzione delle controversie internazionali. Non a caso il centro del mondo era allora il vecchio continente. L'Europa al momento è in gran parte prospera, sulla strada per divenire una potenza economica, ed in pace da sessant'anni.
Tuttavia, il prezzo di tutto questo è stato la perdita o la rinuncia a giocare un ruolo centrale negli affari globali. D'altro canto però, la crescita impetuosa di altri attori del sistema internazionale non necessariamente porterà ad un inasprimento delle tensioni internazionali nell'imminente futuro. Ma se l'Europa vorrà davvero recuperare un peso importante negli affari internazionali, non potrà più prescindere dalla definizione esatta dei propri confini politici e strategici. (Emanuele Di Girolamo/La Voce D'Italia)
06.01.2007

STRATEGIA RIFIUTATA

Forze_Armate_turche_20070105.jpg

 

Sono stati i generali turchi a dare il calcio d'inizio al processo delle riforme di Ankara. Ora le Forze Armate anatoliche le vogliono bloccare perché temono la perdita del loro potere.

yasar_Buyukanit_20070105.jpgNel maggio 2000, dopo che l'UE aveva confermato il principio della candidatura di Ankara, lo Stato maggiore di Ankara aveva dato il colpo d'avvio alle riforme che avrebbero dovuto portare il Paese anatolico ad adeguarsi ai criteri espressi al vertice europeo di Copenaghen del dicembre 2002.
I generali turchi contro se stessi
Allora le Forze armate avevano "raccomandato" al Governo l'abolizione della pena di morte, e la formale esautorazione del Consiglio nazionale della sicurezza, l'istituzione che fino a quel momento era stato il più importante forum per l'influenza politica dei militari di Ankara.
Ora i militari fanno sentire di nuovo la propria voce e lo fanno sempre riguardo il processo di integrazione europeo della Turchia. Nell'aprile 2005, a cinque anni dalle primeindicazioni, l'ex Capo di Stato Maggiore Hilmi Özkök affermando che non sarebbe un dramma se la Turchia non diventerà membro dell'UE, intende tirare il freno a mano sul percorso europeo del suo Paese e bloccare ulteriori concessioni sulla questione cipriota.
Il nuovo responsabile dei militari turchi, Yasar Büyükanit, ha inoltrepreteso che l'Unione Europea non entri nei delicati rapporti esistenti tra politica eForze Armatein Turchia, chiedendo che l'UE lasci alla fine "in pace" il soldato anatolico. Quando, recentemente, il Governo turco ha fatto capire che era pronto ad aprire uno deipropri porti alle merci cipriote, Büyükanit ha reagito battendo i pugni sul tavolo. Il primo militare turco, ha ritenuto inammissibile che lui sia venuto a conoscenza di questa mossa politica del governo solo attraverso resoconti giornalistici.
Vecchi
contrasti

Per Büyükanit questioni di tale portata non devono essere decise dal Governo ma dalle forze armate. Il destino delle riforme turche sembra essere dunque legato a doppio filo ai militari. Le Forze Amate hanno dato l'impulso iniziale a questo processo e loro ora lo stanno bloccando.
Il punto di vista dell'opinione pubblica europea è invece diverso. Secondo il senso comune politico del vecchio continente infatti, sarebbero stati gli islamisti moderati ad innescare le riforme. Loro avrebbero rafforzato la spinta turca verso l'Europa, adeguandosi così al progetto kemalista. In Turchia non lapensano così.E i vecchi contrasti tra politici e militari, sono tornati a galla quando il generale Özkök ha messo in guardia il Partito per la giustizia e lo sviluppo, Akp, del premier Erdogan, dal tentativo di creare in Turchia uno Stato "islamico moderato".
Non in questa Europa, non con questo Governo turco
Da allora l'Akp non osa più definirsi una "forza politica islamista moderata". In realtà i militari turchi oltre a frenare le ambizioni europee della Turchia, puntano a disaggregare il blocco sociale sul quale si regge l'attuale Governo del Paese, scardinando di fatto l'azione dell'esecutivo turco. I generali non hanno nulla contro l'ingresso di Ankara in Europa. Non vogliono entrare in questa Europa, e non lo vogliono fare mentre l'Akp gode del monopolio del potere.
Le forze armate di Ankara non si fidano di questa UE, perché secondo loro Bruxelles pretende che essi si debbano sottomettere al controllo del ministero della difesa turco. Dunque al controllo dei civili. I militari non vogliono fare questo passo perché, secondo il generale Edip Baser, questa sarebbe la strada per una "politicizzazione delle Forze Armate".
Lo Stato Maggiore teme che se i ministri iniziano a prendere decisioni militari basandosi su linee guida personali o politiche, ben presto anche l'esercito si islamizzerà. I militari turchi concepiscono il proprio ruolo nell'essere i guardiani del percorso europeo della Turchia. Solo quando Ankara sarà la capitale di un Paese completamente europeo, faranno un passo indietro.
Percorso pieno
di pericoli

Certo, diventare membri dell'UE è parte integrante di questo processo, ma l'attuale percorso di adesione è ritenuto troppo rischioso e pieno di pericoli. Ecco la ragione per cui i generali insistono nel voler conservare il ruolo di controllori del cammino turco verso occidente, simbolicamente segnato dalla partecipazione a pieno titolo della Turchia all'UE. Quello che non può accadere, è che l'Europa possa togliere le prerogative di cui godono i militari nello Stato turco, senza però avere però fino in fondo l'intenzione di accettare la Turchia nell'Unione.
I militari si ritengono le sentinelle e i garanti dello stato kemalista e della sua Costituzione. Fondamento della carta fondamentale della Turchia, è la separazione tra politica e religione.
Non tollereranno mai l'islamizzazione del Paese. Se il prezzo dell'ingresso in Europa dovesse essere una forma, sia pur moderata di islamizzazione, ossia la libertà religiosa voluta dall'UE, allora per le Forze armate meglio non fare l'ingresso completo nelle istituzioni del vecchio continente. In altre parole, la Turchia diverrà membro dell'Europa, solo se Bruxelles riconoscerà ed accetterà la "particolarità" turca.
Quando, nel 2000, lo stato maggiore aveva fatto capire di essere a favore delle riforme, l'Akp non era al governo. Quando questo, nel 2001, è andato al potere, uno dei suoi obiettivi sembrava essere proprio quello di dare maggiori possibilità d'espansione all'Islam e ciò attraverso la strategia, sostenuta dall'Ue, di mettere in secondo piano i militari.
Il disegno islamista dell'Akp si poggia su Bruxelles?
Così ha preso corpo il tentativo di portare avanti una rivoluzione nel sistema politico turco, a spese delle forze armate e delle elite kemaliste di Ankara. I posti chiave della pubblica amministrazione sono stati occupati dai militanti dell'Akp. Il presidente della repubblica ha posto centinaia di veti che il governo ha cercato di aggirare attraverso le nomine ad interim, che non hanno bisogno di nessuna controfirma presidenziale.
Momento fondamentale di questa strategia dovrebbe essere l'elezione a Capo dello Stato di un uomo dell'Akp, possibilmente lo stesso primo ministro Erdogan. Se così fosse, e se anche alle prossime elezioni legislative l'Akp si dovesse affermare, tutte le posizioni chiave dello Stato turco si troverebbero saldamente nelle mani del partito della Giustizia.
L'Akp ed Erdogan, hanno affermato diverse volte che puntano proprio alla realizzazione di questo scenario. I militari lo vogliono invece di impedire e se non riusciranno a farlo, cercheranno di allontanare l'Akp dal monopolio del potere.
Da oltre un anno è proprio questo che sta avvenendo, in un modo bisogna dire molto raffinato dal punto di vista politico. L'Akp, la cui base è piuttosto eterogenea viene, passo dopo passo, allontanato dagli obiettivi che i gruppi che lo sostengono vorrebbero veder realizzati.
I riflettori
dei media

Mandare in frantumi la base elettorale dell'Akp. La nuova tattica è iniziata affrontando il problema curdo: molti di loro avevano votato Akp, altri iniziavano a militarci nella speranza delle riforme e di nuovi diritti per le minoranze. Erano proprio queste le promesse elettorali di Erdogan, in parte anche mantenute. Da un anno però l'esercito conduce profonde azioni militari nel sud-est del Paese, proprio nei territori a maggioranza curda.
Così la questione curda è tornata sotto i riflettori dei media, scatenando una forte ondata nazionalistica in tutto il paese. Il risultato è stato che Erdogan si è visto costretto a proclamarsi più nazionalista dei nazionalisti. Molti curdi hanno abbandonato il partito promettendo di non votarlo più.
Subito dopo è stata la volta del Capo di Stato Maggiore Büyükanit a tratteggiare i rischi che il Paese corre a causa del "pericolo islamico", contro cui lo Stato, ossia l'esercito, non può fare a meno di contrapporsi. Era una vera e propria minaccia al Governo ed Erdogan, per evitare di mettere in mostra il proprio tallone d'Achille, si è visto costretto a schierarsi contro l'islamismo. In questo modo anche la base musulmana del partito è andata in frantumi.
Il colpo di grazia i militari lo hanno dato con il rifiuto completo di piegarsi sulla questione di Cipro, oppure non riformando il paragrafo 301 del codice penale che prevede il carcere in caso di offese all'esercito o alla "turchicità" della nazione. Con ciò è stato raggiunto l'obiettivo della sospensione dei negoziati di ingresso nell'UE. L'Akp ha ora rotto i ponti anche con quella parte dell'elettorato che sogna l'ingresso in Europa.
È da presumere che il potere dell'Akp durerà ancora un anno, fino alle prossime elezioni di novembre. Forse il partito resterà la maggiore forza politica. Se così sarà, ciò sarà dovuto al fatto che all'opposizione non c'è nessuna forza politica credibile. Ma l'Akp sarà indebolito e non potrà governare da solo, mentre ogni forma di coalizione governativa dovrà tenere in maggior conto gli orientamenti militari. Se così fosse, l'ingresso della Turchia nell'UE sarebbe rinviato di almeno qualche generazione. (Amir. K. Ayuzj/QuadranteEuropa)
06.01.2007

DISPARITA'

Una_estremità_del_porto_di_Famagosta_20070105.jpg

 

Il porto di Famagosta, nella Repubblica di Cipro Nord, aperto alle importazioni ma chiuso alle esportazioni. Le richieste dell'Unione Europea e di Nicosia.

Il_porto_di_Famagosta,_la_cartina_20070105.jpgContainers bearing Hamburg Süd and M&S logosare stacked high, waiting to be unloaded. Two vessels, one with a Panama flag and another from Germany, are already being emptied. Expensive cars as well as cement and reinforced steel are among the cargo. This bustling port, which is closed according to both the Greek Cypriot administrationand the EU, is Famagusta, a key pawn in recent negotiations between Turkey and the EU. The Greek Cypriot government has announcedthat they will open and operate the port under EU and U.N. auspices, but it is a fact that the Turkish Cypriots have been operating the port -- open to international shipping -- for 32 years. In 2005 alone, $1.2 billion of goods arrived in the port from 11 countries, among them Germany, Finland and France. Turkish Cypriots believe that Europe is employing double standards by allowing imports and discouraging exports, but Turkish Cypriot President Mehmet Ali Talat goes further and says that this is nothing but a case of "multiple standards."
Referans has been on the scene in Famagusta to observe the latest economic developmentsat the port, which has become a stake in negotiations with the EU.
******************
Exports $
Europe Turkey Other countries
17,126,852 34,144,201 15,344,769
Opening Turkish ports to Greek Cypriot trafficis now a major problem between Turkey and the EU. Turkey made a surprise bid and declared that it will open one port and one airport in return for lifting aban on Ercan Airport and the port of Famagusta in northern Cyprus, abid that has not satisfied the other parties. How has this bid been received by the Turkish Cypriots? We are in northern Cyprus to follow the recent developments and their repercussions.
In Turkish Cyprus, where since the referenda in 2004, per capita income has reached $11,000, with growth at around 10 percent annually, our first destination is Famagusta, the subject of recent controversy. We reach our destination after an hour-and-a-half drive from Girne (Kyrenia), a town that has seen a boom in tourism over the last two years. As soon as we enter Famagusta we are surprised by the developments in what was a ghost town just three years ago. The history of the port, which sits onthe grounds of an old Genovese fortress, dates back quite a long way. One of the major ports of the Mediterranean, it was operated by the Turkish Cypriots until the 1950s. In those days the Turkish Cypriots managed the majority of the shipping fleets as well. This situation had continued until a German embargo duringWorld War II. Under British rule the Greek Cypriots increased their influence within the port authority. In 1953 there were 178 Turkish Cypriot and 102 Greek Cypriot officials; by the 1970s the numbers had changed to 83 and120. After the Turkish military intervention in 1974, the situation in the port turned in favor of the Turkish Cypriots and the port authority and management of all amenities was passed on to them.
The port of Famagusta, which the Greek Cypriot side has announced to the media as closed has, in fact, been operational for 32 years; importing is possible. Up until now, the port has hostedtraffic from 33 countries. The core of the problem lies with exports, also the reason behind Turkey's demand for the isolation of Turkish Cyprus to be ended. The EU applies a 14 percent tax on goods exported from Famagusta. This restriction has dealt a serious blow to potato and citrus fruit exports from the north of the island.
Fahri Altunay is chairman of the Turkish Cypriot Port Workers Company. He has followed developments here since 1963 and states that this is the best port in the eastern Mediterranean. He recalls that, prior to 1974, this port was a gateway for exporting produce from the island, but since then exports have come to a standstill.
He also points out that although Europe has prohibited exporting via Famagusta, it has no qualms about sending goods in to Turkish Cyprus via this port. He says the fact thatvessels from 33 countries have broughimports to the port is a clear indication of Europe's "double standards." As for deterrence on the part of the Greek side, he has the following to say: "The Greeks want exports and imports from Famagusta to be shown as going through Larnaka or Limassol. And this is why we protested. They say the port is closed, but they are just playing with words. Any foreign captain who brings in his vessel to Famagusta is arrested if he goes to the Greek side. We want the EU to allow exports from our port. We want them to ease the 14 percent tax they have imposed. EU experts have agreed that ourstandards meet theirs.
Joint protest
at port:

Hüseyin Kayaalp is a partner in M.K. Nejati & Sons Ltd., which operates within the port. He says that just the other day in the supposedly locked-up port they unloaded power plant equipment arriving from Finland. He is furious when questioned about the currentEU term president Finland's Cyprus proposals, which have been debated at length. Companies operating in the port have rallied together and have put in ads in U.K. newspapers with photographs of cargo from Finland being unloaded.
The Famagusta Port Joint Power Platform has issued a statement: "The Greek side entered the EU on false grounds and takes every opportunity to undermine the Turkish Cypriots. That they will open up Famagusta under joint EU and U.N. observation is nothing but a ploy on the part of the Papadopoulos regime. The port of Famagusta has been operational for 32 years... open to all ships from all nations. The EU and Finland need to announce when direct flights will be allowed to and from Ercan and when our products will be allowed to be directly exported from Famagusta. There are misconceptions about Famagusta. The one thing the companies here want is a comprehensive solution to the problem."
When Referans asked President Mehmet Ali Talat about the subject, he replied: "The EU doesn't have double standards, it has multiple standards. The solution must be comprehensive. The EU foreign ministers' announcement to ease the sanctions in light of the April 26decisions seems to be a promising step. But the Greeks will continue to provide obstacles." (Jale Ozgenturk/Turkish Daily News)
06.01.2007

LA TENSIONE

 

La causa va ricercata nel supporto inglese all'apertura dell'aeroporto turco-cipriota di Ercan al traffico aereo internazionale. Nicosia e Londra ai ferri corti.

British support for the opening of Turkish Cypriot Ercan Airport to international air traffic has led to tensions between Greek Cyprus and London.
Greek Cypriot newspapers wrote that Greek Cypriot foreign minister George Lilikas had 'warned' the British government. During his visit to Turkey last week, British Prime Minister Tony Blair said that direct flights from England to Ercan Airport could commence unless confronted by legal obstacles.
The Politis newspaper said that activities carried out by the British government behind closed doors to internationally legitimize Ercan Airport were sparking new tensions between the Greek Cypriot and the British governments.
Politis also pointed out that the Greek Cypriot foreign minister cautioned that diplomatic relations between the two countries could be negatively affected, and that British High Commissar Peter Millett had confirmed that an investigation into the legal necessities to begin direct flights with Turkish Cyprus was proceeding.
Fileleftheros newspaper called the developments "British acts of divisive nature" and Simerini newspaper said "British maneuvers for the illegal airport."
Alithia newspaper reported the news through a similar angle: "While Britain seeks a method, Lilikas is protesting."
Lillikas said, "Whoever attempts to further the activities of the illegal Ercan Airport will have catered to the final division of Cyprus." (Cihan News Agency/Zaman)
06.01.2007

IL PREMIER TURCO CRITICA GLI USA

 

A detta di Recep Tayyip Erdogan Washington non sta onorando la sua promessa di dare la caccia ai ribelli del Pkk.

Gli Stati Uniti non stanno onorando la promessa di aiutare la Turchia a contrastare i ribelli separatisti curdi, malgrado la nomina di un inviato speciale per risolvere la minaccia che i guerriglieri rappresentano per il Paese. Lo ha denunciato il Primo Ministro turco, Recep Tayyip Erdogan.
Il premier ha affermato che non è stata intrapresa alcuna iniziativa per espellere il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) dalle sue basi nel Nord del Paese o per tagliare gli aiuti finanziari al gruppo ribelle. "Ci aspettavamo iniziative serie, ma quesye non si sono concretizzate", ha dichiarato Erdogan ai giornalisti come riferito dal sito Internet dell'emittente televisiva <Cnn-Turku>. (da
Ap)
06.01.2007

SOCIETA'

SOCIETA' ANCORA TROPPO POVERA

Poveri_della_Turchia_20070105.jpg

Secondo l'Istituto di Statistica turco, 623 mila cittadini del Paese della Mezzaluna nel 2005 vivevano in condizioni di estrema indigenza.

La Turchia cresce ma in modo disordinato e sbilanciato. A dirlo è una ricerca portata avanti dall'Università di Galatasaray e dal Tuik, l'Istituto di Statistica turco. Lo studio ha messo in evidenza che, nonostante le riforme portate avanti nel campo della distribuzione interna e l'innalzamento del tenore di vita, la povertà rimane il maggior problema del paese. Il professor Haluk Levent, dell'Università Galatasaray, ha evidenziato alcuni dati. Nel 2005, secondo il Tuik, 623 mila cittadini turchi vivevano in condizioni di estrema indigenza e in 14 milioni sotto la soglia della povertà, ossia con meno di 487 Lire turche (circa 260 euro). Con aumento dello 0.87% rispetto al 2004, quanto i turchi - sembra paradossale - stavano leggermente meglio.
Il settore dove la povertà si fa più sentire maggiormente è quello dell'agricoltura, con una percentuale di persone definibili "povere" aumentata dall'11.29 all'11.73%. Secondo Gulten Kazgan, economista all'Università Bilgi di Istanbul, questo settore è particolarmente interessato dal fenomeno a causa delle politiche governative e dell'aumento della disoccupazione. Tesi sposata anche da Levent: "L'agricoltura - ha detto - sta diventando una fonte di problemi a causa delle leggi che la governano e della disoccupazione. Basti pensare che in anno solo la percentuale di occupati nel settore è scesa dal 38 al 33%".
Se nelle campagne la situazione non è rosea, nelle città certo non si festeggia. Sempre i dati del Tuik, rielaborati dall'Università di Galatasaray, hanno messo in evidenza che fra i lavoratori regolarmente salariati quelli sotto la soglia di povertà sono passati dal 17.88 al 18.63%. Il Tuik e l'Università Galatasaray hanno sottolineato come l'educazione possa giocare un ruolo fondamentale nel ridurre la povertà del Paese e gli squilibri fra classi sociali, dando a tutti i cittadini le stesse opportunità. (Apcom)
06.01.2007

STUDENTI DI MEDICINA CERCANSI

Studenti_20070107.jpg

 

Le università turche faticano a trovare nuove matricole per questa facoltà. Calo delle immatricolazioni.

Il_ministro_turco_della_Sanità_Recep_Akdag_20070105.jpgLe università turche faticano a trovare nuove matricole intenzionate a studiare medicina. Le immatricolazioni per il 2006 hanno fatto registrare un calo vertiginoso delle richieste. Dai 5.059 laureati del 200o-2001 si è passati ai 4.394 del 2004-2005.
In questo momento il Paese della Mezzaluna è ultimo in Europa per quanto riguarda il numero di futuri medici. Secondo il ministro della Sanità Recep Akdao, la causa risiede principalmente nelle scarse possibilità lavorative e al numero di pazienti, che con le ultime riforme in campo sanitario è aumentato in maniera vertiginosa. Stando ai dati del ministero infatti in Turchia ci sono 123 dottori ogni 100mila persone. In Italia sono 567, in Grecia 438 e in Belgio 419. (Apcom)
06.01.2007

SARANNO APERTE CINQUE NUOVE CASE ACCOGLIENZA

 

L'aumento del numero di abusi e delitti d'onore in Turchia ha richiesto maggiore misure di protezione da parte del ministero competente.

A rise in the number of abuse and 'honor killing' incidents across Turkey calls for more effective measures.
The Ministry for Women and Family has decided to open three new women's shelters in southeastern Turkey, where abuse is prevalent, and two in other parts of the country.
The total number of shelters in Turkey will increase from 17 to 22.
At the moment, the 17 shelters are under the management of the Social Services and Child Protection Agency with a total capacity of 325.
The first shelter in Turkey was established in 1990. As of September 2006, a total of 5,078 women and 3,961 children have stayed in the shelters.
The shelters also provide occupational courses and 1000 women have found jobs thanks to education provided at the shelters. (Cihan News Agency/Zaman)
06.01.2007

STIPENDI ALTI
SE I PAZIENTI SONO
SODDIFATTI

Nuovo_progetto_per_la_sanità_20070105.jpg

 

Questo il piano del ministero della Sanità turco per i medici. Creazione di una unità chiamata "Coordinamento del servizio e della qualità".

The Turkish Ministry of Health has launched a new project to increase patient satisfaction. A unit to be called Performance and Quality Coordination will be established under health directorates. The unit will monitor hospital and doctor performance with surveys. If the results are positive, doctors and nurses will be eligible for higher wages.
The Performance and Quality Coordination unit will consist of a deputy head doctor, one hospital director, two doctors, one head nurse, and performance administration representativres. It will evaluate and process survey results according to several criteria.
The Ministry of Health, which announced the new applicationn with specific instructions, said it attached great importance to the evaluation criteria, in particular on treatment service, quality, institution substructure, satisfaction of patient and relatives and the institution's productivity.
Each institution will have a parameter in line with the criteria. The institutional performance parameter will be calculated as the Institutional performance parameter (Treatment access parameter + institution quality criteria parameter + patient and relatives' satisfaction survey parameter + institution substructure evaluation parameter + institution productivity paramete).(Zaman)
06.01.2007

CRONACA

TIR TURCHI BLOCCATI AL CONFINE CON LA BULGARIA

 

Settecento mezzi pesanti erano sprovvisti di visto di ingresso. Più di 24 ore per sbloccare la situazione.

Mentre Bulgaria e Romania festeggiavano il loro ingresso nell'Unione Europea abolendo il check-point nella città di Silistra, sulla sponda bulgara del ponte sul Danubio che collega i due Paesi, forti disagi si sono creati alla frontiera con la Turchia, nei primi giorni dell'anno.
Laddove il confine è divenuta una demarcazione tra territorio comunitario ed extra comunitario, sono stati oltre settecento i Tir turchi bloccati in dogana, in quanto sprovvisti di visto di ingresso in Bulgaria.
Più di 24 le ore necessarie per sbloccare la situazione di congestione che si era venuta a creare, costringendo il consolato generale bulgaro nella città turca di Edirne a rimanere straordinariamente aperto, anche il primo ed il due gennaio, giornate festive in entrambi i Paesi, pur di rilasciare i visti il prima possibile ai camionisti bloccati.
Il ministro degli Interni Rumen Petkov, ha dichiarato che da oltre sei mesi la Turchia era informata delle nuove regole che sarebbero entrate in vigore immediatamente dopo il primo gennaio 2007, così come tutti gli altri Stati non comunitari confinanti col territorio bulgaro. Oltre che per i cittadini turchi, infatti, l'obbligo di visto è scattato anche per quelli serbi e macedoni, sebbene, per questi ultimi, il rilascio è a titolo gratuito, contrariamente che per gli altri. (Apcom)
06.01.2007

AUMENTATO IL CONSUMO
DI DROGHE NEI LICEI

In tre anni, in quelli di Istanbul, si è registrato un picco fino al 300%. L'età della prima sigaretta sceso a dieci anni.

Il consumo di droga nei licei di Istanbul è aumentato vertiginosamente. In tre anni si è registrato un picco rispettivamente del 100 e del 300%. I risultati sono contenuti in un rapporto stilato da una Commissione che era stata appositamente incaricata dal Parlamento di monitorare le abitudini dei giovani e il loro rapporto con diversi tipi di droga.
I risultati sono sconfortanti. L'età della prima sigaretta è scesa ad appena 10 anni. I giovani cominciano a drogarsi anche dall'età di 12 anni e iniziano a bere da 11. Secondo ai dati contenuti nel rapporto l'84% dei liceali turchi fuma, il 64% fa uso regolare di alcool e l'82% ha provato qualche droga almeno una volta. (
Apcom)
06.01.2007

FERITI A GO-GO PER LA FESTA DEL SACRIFICIO

Festa_del_Sacrificio_20070105.jpg

 

Salite a 1.413 le persone curate negli ospedali della Turchia dopo avere macellato animali.

Blocchi_ed_incidenti_per_la_Festa_del_Sacrificio_20070105.jpgE' aumentato il numero delle persone che in Turchia si sono ferite macellando animali da consumare per la festa dell'Eid al-Adha. Il bilancio aggiornato è di 1.413 persone curate negli ospedali del Paese.
Quattro di loro sono in condizioni preoccupanti, dopo essere rimasti schiacciati dal peso degli animali. La maggior parte ha riportato ferite procurate dall'uso dei coltelli. E c'è anche un altro morto, il terzo, per infarto. (Ap)
06.01.2007

 

IL LUOGO PIU' FREDDO D'EUROPA

Erzurum_dove_il_freddo_è_tanto_20070105.jpg

La Turchia sotto una coltre di neve. Temperature bassissime. Nella zona di Erzurum la temperatura è scesa a -30.

Per guardare al Grande Freddo europeo, stavolta, non dobbiamo porre il nostro sguardo alle desolate e gelide lande russe, che presentano temperature attorno allo zero, bensì alla Turchia, dove persiste quell'ondata di gelo giunta attorno Natale, e che ancora insiste su tutto il Medio Oriente.
La zona di Erzurum, a dire il vero, presenta delle temperature medie invernali molto rigide, e non è certo una novità che il termometro si avvicini alla fatidica soglia dei -30°C.
Anzitutto per la sua altezza, di 1758 metri.
Poi per la sua posizione pedemontana in una pianura soggetta alle inversioni termiche ed all'accumulo di aria fredda al suolo.
Infine per la sua esposizione, come tutta la Turchia centrale e settentrionale, alle irruzioni fredde siberiane, ogni qual volta che un blocco di aria fredda scende lungo la Russia Europea in direzione del Mar Nero.
Spesso poi capita che tale blocco, veloce lungo il suo passaggio attraverso Russia ed Ucraina, si fermi a sostare su Mar Nero e Turchia, muovendosi poi lentamente verso Sud Est.
Durante il mese di Gennaio, tuttavia, la temperatura media "normale" non dovrebbe scendere sotto i -16°C, e la massima fermarsi attorno a quota -4°C.
L'ondata di freddo è iniziata attorno Natale, con fitte nevicate verificatesi i giorni 26 e 27 Dicembre.
Nei giorni successivi si sono toccate le seguenti temperature:
28 Dicembre: Min: -30,5° Max: -10,4°
29 Dicembre: Min: -32,2°C Max: -13,6°C
30 Dicembre: Min: -31,2°C Max: -14,0°C
31 Dicembre: Min: -27,1°C Max: -11,3°C
01 Gennaio: Min: -27,0°C Max: -10,4°C
02 Gennaio: Min: -28,0°C Max: -15,4°C
03 Gennaio: Min: -24,2°C Max: -7,0°C
Dunque, una settimana di grande gelo per questa località, grazie sia alla sua posizione di fondovalle, sia grazie all'assalto dell'aria Russa che ha snobbato le località europee preferendo svernare in Medio Oriente. (Marco Rossi/MeteoGiornale)
06.01.2007

NOTIZIARIO D'AMBASCIATA

MODIFICHE ALLA LEGGE SULLA SICUREZZA SOCIALE

La Corte Costituzionale turca ha annullato alcuni articoli della Legge sulla Sicurezza Sociale ed in particolare quelli riguardanti l'aumento graduale dell'età pensionabile ed il calcolo della pensione di anzianità per i dipendenti statali. Con riferimento alla prima questione, il nuovo articolo prevedeva un incremento annuo a partire dal 2036 dell'età' pensionabile, attualmente 58 anni per le donne e 60 per gli uomini, fino a raggiungere i 65 anni entro il 2048. La riforma della Legge sulla Sicurezza Sociale è uno dei punti fondamentali dell'accordo siglato con il Fondo Monetario Internazionale che indica tale riforma come uno strumento necessario per garantire la stabilità del sistema tributario, notoriamente deficitario a causa della diffusione del pensionamento anticipato nel Paese. Il Governo provvederà ora a rivedere gli articoli annullati ed a riformularli, anche se il ministro Ali Babacan ha già tenuto a sottolineare che, pur nel rispetto della decisione della Corte, non saranno mutati i principi di base su cui si fonda la legge. Da parte sua Hugh Bredenkamp, rappresentante in Turchia del Fondo Monetario Internazionale, ha affermato che il Fondo discuterà prossimamente con il Governo circa i cambiamenti da apportare alla legge in questione mentre il nuovo rappresentante della Banca Mondiale, Shigeo Katsu, ha auspicato la definizione di un testo finale giusto, imparziale e sostenibile finanziariamente.

 

L'ENI, IL GAS E LA TURCHIA

Eni_20070105.jpgGazprom_20070105.jpgLa società <Eni> intende aumentare la quota di gas naturale venduta alla Turchia. Partner della russa <Gazprom> nella costruzione del gasdotto "Blue Stream", la multinazionale italiana possiede 2.5 milioni di metri cubi di gas naturale che la Turchia acquista da Mosca, la metà di quanto è stato venduto alla <Botas> nel corso del 2005. Obiettivo di medio e lungo periodo è quello di aumentare il flusso del gas naturale, fino a raggiungere quota 16 milioni di metri cubi.

RISORSE ENERGETICHE: ALLARME DELL'IEA

Allarme lanciato dall'<Agenzia Internazionale dell'Energia> sulla gestione del mercato del greggio e del gas naturale a livello mondiale in occasione di una conferenza stampa ad Istanbul tra il ministro Hilmi Guler ed il capo economista della Iea, F. Birol. Secondo quest'ultimo, infatti, negli anni a venire la comunità internazionale dovrà prestare la massima attenzione in merito alla necessità di assicurare un continuo flusso di risorse energetiche a prezzi ragionevoli e di garantire una stabilità nel rapporto tra Paesi produttori e Paesi consumatori. L'aumento della domanda di greggio e gas naturale - ha continuato il rappresentante della Iea - sarà direttamente proporzionale al grado di vulnerabilità dei Paesi consumatori nei confronti di shock sul lato dell'offerta. Fondamentali saranno poi gli investimenti nel settore delle infrastrutture ed una maggiore cooperazione a livello internazionale. Il ministro dell'Energia e delle Risorse Naturali ha tenuto a sottolineare quanto questi anni rivestano un ruolo fondamentale nel rafforzare la posizione della Turchia nel mercato energetico mondiale. "Il Paese sta facendo grandi passi in avanti - ha continuato Guler - al fine di diventare un vero e proprio corridoio e terminale energetico"


VOLI <THY> ANCHE SU VENEZIA

Voli_Thy_20070105.jpgLa Compagnia aerea di bandiera <Turkish Airlines> (Thy) ha annunciato di aver iniziato i voli su Venezia (2 giorni a settimana in inverno e 3 a settimana in estate). Tale nuova rotta, in vigore dallo scorso 31 marzo in via sperimentale, si aggiunge a quelle già esistenti di Roma e Milano. Attualmente i voli sull'Italia nel corso dell'anno mostrano una copertura del 70%; quelli su Venezia al momento hanno una percentuale del 50%. Tuttavia la direzione della <Thy> conta di ottenere un sensibile incremento anche su quest'ultima tratta, alla luce della vicinanza dell'aeroporto di Venezia con la nota località sciistica di Cortina.

RIPRENDE L'IMPORT DEI TORI DA MONTA

Il ministro turco dell'Agricoltura e degli Affari Rurali Mehmet Mehdi Eker ha annunciato che la Turchia riprenderà ad importare tori da monta e carne proveniente dai Paesi dell'Unione Europea per un totale di 19.000 tonnellate, a condizione che i Paesi esportatori si attengano alle condizioni interne della Turchia. Le importazioni sono state vietate dal 1996 a seguito dell'espandersi dell'epidemia della mucca pazza; è in corso d'opera da parte del ministero dell'Agricoltura il processo di individuazione di quelle regioni europee che secondo l'Ufficio internazionale per le malattie epidemiche hanno debellato il suddetto morbo.

 
PROMOZIONE DEL TURISMO TERMALE

Turismo_termale_20070105.jpgIl ministro turco del Turismo Attila Koc ha recentemente annunciato che nel 2007 intende promuovere il turismo termale ed i centri benessere. Le potenzialità offerte dal Paese sono tante e tali che sviluppando questo tipo di turismo l'arrivo di visitatori non sarebbe concentrato solo sui mesi estivi ma si estenderebbe nell'arco dell'intero anno. Il ministro sta attualmente cercando di individuare le zone più adatte a sviluppare tale tipo di attività al fine di indirizzare in tali aree gli investimenti nel settore. Attualmente la Turchia possiede 35.000 posti letto ed il target prefissato dal ministero del Turismo è quello di raggiungere un milione di unità entro il 2020. La Turchia dispone di 1.300 sorgenti termali, il più alto numero in Europa, ed attrae già numerosi turisti provenienti principalmente dalla Norvegia, Danimarca, Germania, Regno Unito, Svezia e Finlandia.

AD ISTANBUL IL CONGRESSO MONDIALE DELLA C.D.C
Circa 1.200 delegati provenienti da 140 Paesi prenderanno parte al prossimo Congresso mondiale delle Camere di Commercio che si svolgerà a Istanbul dal 4 al 6 luglio 2007. Istanbul si conferma così sempre più un polo attraente per ospitare manifestazioni a carattere internazionale. All'evento, che costituirà una importante occasione di incontro sia a livello economico che politico, sono stati invitati, tra gli altri, Hillary Clinton, Tony Blair, Al Gore e Paul Wolfovitz.

 
ADESSO <ARBEL> FA ANCHE LA PASTA

Arbel_20070105.jpgL'azienda turca <Arbel>, leader nell'export di grano e legumi, ha recentemente iniziato a produrre pasta con il proprio marchio, utilizzando macchinari italiani ed esportando il 70% della produzione totale giornaliera, pari a 250 tonnellate. La <Arbel> attualmente si avvale di 51 agenti che nei primi mesi del 2007 dovrebbero diventare 80.

 

AUMENTO DEL PREZZO DELL'ENERGIA ELETTRICA

La società elettrica di contratto turca (Tetas) ha annunciato che aumenterà il prezzo di vendita dell'energia elettrica alle compagnie di distribuzione dell'8% a partire dal 2007. La decisione è stata adottata nel corso della riunione dell'Autorità per la regolamentazione del settore energetico (Epdk) sulla base dei prezzi medi di vendita proposti dalla <Tetas> alle 20 società di distribuzione annesse alla Società Elettrica di Distribuzione della Turchia (Tedas). Tale aumento comporterà per gli utenti un aggravio tra il 5% e l'8%.

PREVISIONE DEL TASSO DI INFLAZIONE

La Banca Centrale turca ha reso noto il rapporto sull'inflazione per il 2007, secondo il quale l'aumento della spesa pubblica e l'inconsistenza tra le politiche di reddito e l'obiettivo dell'inflazione potrebbero avere effetti sfavorevoli nel medio termine sull'andamento del livello dei prezzi. L'Istituto, il quale prevede che per la fine dell'anno il tasso d'inflazione potrebbe essere compreso tra il 9.2% ed il 10.6%, ha pertanto assicurato che continuerà a condurre un'attenta politica monetaria, tagliando ove necessario ed in via graduale i tassi d'interesse con lo scopo di ridurre l'inflazione tra 1.7% ed il 5.2% entro il primo trimestre del 2008. A tale riguardo, la Commissione per la Politica Monetaria della Banca Centrale ha deciso di non ritoccare i tassi d'interesse prima della fine dell'anno. Secondo analisti del settore un nuovo aggiustamento potrebbe essere applicato entro marzo 2007.

DISOCCUPAZIONE IN CALO

L'Istituto Nazionale di Statistica turco (Tuik) ha reso noto che il tasso di disoccupazione nel Paese a fine settembre, calcolato sulla base dei movimenti avvenuti nel trimestre agosto-ottobre, si è attestato al 9.1%, lo 0.6% in meno rispetto allo stesso periodo del 2005 (9.7%), con una concentrazione dell'11.6% dei disoccupati nelle aree urbane e del 5.5% in quelle rurali. Nello stesso periodo il numero dei disoccupati è sceso di 107.000 unità ed ha raggiunto quota 2 milioni 316 mila. I dati annuali sulla disoccupazione mostrano inoltre che i disoccupati di sesso maschile sono diminuiti dell'1% e rappresentano ora il 10.4%, mentre quelli di sesso femminile hanno avuto una diminuzione dell'1.3% per una percentuale totale pari al 18.4%.

DEBITO DELLO STATO

Il Sottosegretariato al Tesoro turco ha reso noto che il debito totale dello Stato ammontava al 30 novembre u.s. a $238.7 miliardi, di cui il 52% è nazionale ed il 29.6% è estero.

AUMENTO DELLA CAPACITA' INDUSTRIALE

La capacità industriale turca nel mese di novembre è aumentate del 2.3% rispetto allo stesso mese del 2005 e del 1.45% rispetto ad ottobre. Le cause del mancato raggiungimento della piena capacità risiederebbero nella limitata domanda interna (47.6%) ed in quella estera (17.9%), nella presenza di problemi finanziari (3.5%), scarsità di materiali grezzi nazionali (4.3%) ed importati (2.9%) nonché in questioni legate alla rigidità del mercato del lavoro (1,8%).

UN PONTE TRA TURCHIA E DUBAI

Il ministro dell'Economia turco Ali Babacan, in visita a Dubai per partecipare alla conferenza dal titolo "Un ponte tra la Turchia e la Capitale del Golfo", in un incontro con la stampa ha difeso il programma di privatizzazioni in atto nel Paese, spesso oggetto di critica da parte dell'opposizione. La Turchia, con un aumento annuo della popolazione di un milione di persone, non possiede sufficienti risorse economiche per finanziare investimenti e creare lavoro; pertanto l'apporto finanziario degli investitori stranieri è fondamentale per assicurare sia lo sviluppo del Paese che per generare lavoro per tutti i giovani. Il ministro si è quindi soffermato sulla privatizzazione del settore bancario, che si è mostrato particolarmente allettante per la comunità internazionale che vuole inserirsi in modo sicuro nel mercato turco. A seguire, Babacan ha accennato ai risultati conseguiti con la privatizzazione del settore strategico delle telecomunicazioni ed ha rivolto poi la sua attenzione al comparto dell'energia, altrettanto strategico per il futuro del Paese. Secondo il ministro di Stato la necessità di privatizzarlo è dettata principalmente dalla limitatezza del capitale pubblico e dalla rapida crescita di quello privato, per cui il Governo non avrà mai le risorse necessarie per far fronte alla crescente domanda energetica del settore privato. La Turchia non possiede capitali nazionali tali da coprire le spese di enormi progetti infrastrutturali o da investire nella produzione energetica, per cui deve obbligatoriamente fare affidamento su capitali internazionali e - ha concluso il ministro di Stato - in futuro tutti i settori dell'economia si avvarranno dell'aiuto finanziario estero.

INVESTIMENTI DALL'ESTERO

Secondo il recente bollettino pubblicato dal ministero del Tesoro turco e relativo ai primi dieci mesi di quest'anno, la somma totale degli investimenti diretti provenienti dall'estero ammonterebbe a $18.8 miliardi, con un incremento di $2.9 nel solo mese di ottobre, mentre sul totale di fine 2006 almeno $12.8 miliardi proverranno dai Paesi dell'Unione Europea.

PROGETTO FERROVIE

La Banca Europea di Investimenti (Bei) ha concesso un credito pari a €850 milioni alle Ferrovie di Stato della Turchia volto a finanziare la prima linea ad alta velocità che collegherà Ankara ad Istanbul. Il progetto, il cui costo totale è di €2.6 miliardi, si avvale anche dell'assistenza economica della Commissione Europea attraverso il Programma di ristrutturazione e rafforzamento del settore ferroviario. Si tratta del secondo progetto che la Bei finanzia in Turchia nel settore delle infrastrutture legate ai trasporti; nel 2005 infatti ha concesso un prestito di €1.05 miliardi per la costruzione del primo tunnel ferroviario nel Bosforo conosciuto come il "Progetto Marmary" , i cui lavori di scavo sono stati inaugurati di recente dal Primo Ministro Receo Tayyip Erdogan. La Bei, attiva in Turchia dal 2004, ha già sostenuto 119 iniziative nei principali settori economici del Paese per un totale di circa €7.5 miliardi ed attualmente sta sviluppando nuovi progetti nel settore pubblico ed in quello privato. Notevole è anche la sua attività di collaborazione con altri istituti finanziari del Paese; sono infatti almeno 19 gli istituti di credito turchi che insieme alla Banca Europea di Investimenti finanziano le attività delle Pmi nonché piccoli progetti infrastrutturali.

IN VENDITA IL CENTRO COMMERCIALE <CANYON>

Gli investitori stranieri si mostrano sempre più interessati all'acquisto di centri commerciali ad Istanbul. Dopo la vendita del 47% dell'<Akmerkez Shopping Centre> per la somma di $405 milioni all'olandese <Corio> e l'acquisizione del 50% del <Cevahir Shopping Centre> per $421 milioni da parte della kuwaitiana <St. Martins>, è ora la volta del 50% del nuovissimo centro commerciale <Kanyon> che è stato di recente messo in vendita. Aperto solo sei mesi fa e costato $200 milioni sarebbe ora valutato a $625 milioni ed almeno 16 diversi fondi di investimento si sono detti disposti a pagare $326 milioni per entrarne in possesso.

GARA PER LA COSTRUZIONE DI GASDOTTO

La <Botas> (L'Ente Nazionale Turco competente per il trasporto delle Risorse Naturali) lancerà prossimamente una gara per la costruzione del gasdotto Amasya-Tokat-Merfizon-Erzincan, nella Turchia nord-orientale. Le offerte, che dovranno essere presentate entro il 15 gennaio 2007, saranno aperte lo stesso giorno alle 14.00 presso la direzione della <Botas> ad Ankara e dovranno essere accompagnate da una cauzione pari al 3% della relativa proposta. Gli interessati potranno richiedere maggiori informazioni sulle specifiche tecniche del progetto direttamente alla <Botasa> (General Directorate Bilkent Plaza A - II Blok, Bilkent/06800 ANKARA Phone: (90-312) 297 20 00 (pbx) Telefax : (90-312) 266 07 33 - 266 07 34).

RICERCA DELLE TECNOLOGIE

La Fondazione dell'Informatica turca (Tbv), il Consiglio nazionale per la Ricerca scientifica e tecnologica (Tubitak) e l'agenzia per lo Sviluppo della Ricerca in campo industriale ed informatico (Tages) organizzeranno la Conferenza Europea sullo sviluppo e la ricerca delle tecnologie di informazione e comunicazione (Ict), che si terrà a Istanbul il 29 e 30 gennaio 2007 presso l'Hotel Ceylan Intercontinental. Tra gli interventi della conferenza sono previsti quelli della Commissione Europea, della Banca Europea di Investimenti, di rappresentanti di grandi società di Itc nonché di piattaforme tecnologiche europee. L'evento includerà pannelli interattivi, sessioni di informazione sui progetti in corso finanziati dalla Commissione Europea e costituirà l'occasione per discutere iniziative nel settore presentate dalle piccole e medie imprese. Per gli interessati a partecipare, l'iscrizione può avvenire online attraverso il sito www.ictconference-istanbul.org

INDICATORI MACROECONOMICI
- Crescita del Pnl nel 2005: 7.7%; gennaio - aprile 2006: 6.3%
- Inflazione annua (prezzi al consumo): 7,72% (2005); 9,86% (novembre 2006)
- Interscambio con l'Italia nel 2006 (gen - ottobre): $12.5 miliardi, con esportazioni verso l'Italia pari a $5.5 miliardi (+19,9% rispetto al corrispondente periodo del 2005) ed importazioni dall'Italia pari a $7 miliardi (+13,1 % rispetto al corrispondente periodo del 2005). (Ice Istanbul su dati dell'Istituto Turco di Statistica- Tuik)

RECUPERO URBANO DEL PATRIMONIO CULTURALE

Un nuovo, potenzialmente rilevante, filone di collaborazione commerciale italo-turca si è aperto con la realizzazione di un seminario intitolato "Tecnologie, Materiali ed Esperienze italiane per il restauro architettonico ed il recupero urbano del patrimonio culturale della Turchia", svoltosi ad Istanbul a dicembre. Ideato dal Consolato Generale d'Italia e realizzato dall'Ice di Istanbul, il seminario ha consentito di condividere con le autorità di Governo, municipali, accademiche ed imprenditoriali turche la grande esperienza maturata dall'Italia nel recupero dei centri storici urbani. Un fattivo contributo alla riuscita dell'iniziativa è venuto anche dal comitato "Istanbul 2010" (Capitale europea della Cultura) e dal suo presidente, Nuri Colakoglu. Il seminario ha visto da parte italiana la testimonianza di architetti ed accademici di grande fama, i quali hanno reso partecipe il folto e qualificato uditorio circa i temi del recupero monumentale dell'arredo urbano. Il contributo italiano in tale ambito potrà essere molto rilevante. Le oltre 15 aziende presenti hanno avuto incontri con più di 50 aziende provenienti da tutta la Turchia, estremamente interessate a collaborare in vista di un business, quale è quello del recupero urbanistico, con grandi potenzialità.

QUINTA REVISIONE STAND-BAY

Il Consiglio Esecutivo del Fondo Monetario Internazionale ha completato la quinta revisione dell'Accordo triennale di Stand-By a sostegno del programma economico del Governo turco per il periodo 2005-2008, che prevede un sostegno finanziario complessivo di circa US$ 10 miliardi. Alla Turchia sarà pertanto versata una quota di finanziamento pari a $ 1.13 miliardi, con cui potrà continuare a svolgere quell'opera di risanamento dell'economia che prosegue ininterrottamente da circa cinque anni, con una crescita media pari all'8%. Positivi i commenti dei vertici del Fmi, secondo i quali gli effetti negativi della turbolenza finanziaria di maggio e giugno scorsi sono stati contenuti grazie ad una crescita robusta e ad un attento utilizzo della leva monetaria. Nota di merito anche per il dato relativo all'avanzo primario, attualmente al 6.5% del prodotto nazionale lordo, fondamentale che dovrebbe essere confermato anche nel 2007, grazie ad un costante controllo della spesa pubblica, soprattutto quella sanitaria, ed all'attuazione delle riforme fiscali, con particolare attenzione all'aumento degli introiti attraverso la semplificazione e la riduzione delle esenzioni.

CAPITALE ESTERI

Secondo i dati forniti dal Sottosegretariato al Tesoro ed elaborati dall'Ufficio Ice di Istanbul, a fine settembre di quest'anno è stata registrata in Turchia una presenza complessiva di 14.208 imprese acapitale estero. In tale periodo sono state costituite 2.513 nuove attivita' di cui 1.994 aziende costituite localmente ex-novo, 471 sussidiarie di aziende estere e 48 filiali. Delle 14.208 imprese estere, oltre 10.000 sono state avviate nel periodo 1999-2006. La maggior parte delle aziende internazionali qui presenti (4.803 - 28.7% del totale) operano nel campo commerciale; seguono a ruota le imprese industriali (2.863 - 20,2% del totale) con in testa i settori tessile e chimico. Un alto numero di investimenti esteri vi e' anche nei settori immobiliare (1.765 imprese - 12.4%), trasporti e comunicazioni (1.221 imprese - 8,6% del totale), hotel e ristorazione (1.103 imprese - 7.8% del totale). Geograficamente l'area che attrae i maggiori investimenti provenienti dall'estero è quella di Istanbul (7.946 56% del totale); seguono Antalya (1.655 imprese - 11.6% del totale), Ankara (1.010 imprese - 7.1% del totale), Izmir (871 - 6.1% del totale), Mugla (788 imprese - 5,5% del totale), Bursa (290 imprese - 2% del totale), Mersin (276 imprese - 1.9% del totale), Aydin (205 - 1.4% del totale), Kocaeli (180 imprese - 1.3% del totale) ed Adana (111 imprese - 0.8% del totale). Quanto all'Italia, va segnalato che le imprese presenti con investimenti diretti a fine settembre erano 502 (il 3.5% del totale delle imprese estere presenti in Turchia), divenute 516 a fine novembre. Come numero di aziende il nostro Paese si colloca al settimo posto, preceduto dalla Germania (2.435 imprese), Regno Unito (1.226), Olanda (1.098), Iran (783), Usa (696) e Russia (557).

GAS E MULTIFUNZIONALITA'

Turchia ed Israele daranno vita ad un progetto che prevede la costruzione di una infrastruttura multifunzionale che collegherà il Mar Nero al Mar Rosso per il trasporto di gas, petrolio, acqua, cavi a fibre ottiche ed energia elettrica. Lo ha annunciato il Ministro dell'Energia Hilmi Guler al ritorno da una visita ufficiale in Israele dove ha incontrato il Ministro per le Infrastrutture nazionali Ben Elizer. Nelle intenzioni dei due Governi il nuovo progetto, che costituirebbe una estensione dell'oleodotto Samsun-Cehyan attualmente in costruzione, consentirà ad Israele di assicurarsi i rifornimenti energetici ed alla Turchia di rafforzare ancora di più il suo ruolo di hub energetico verso il mercato europeo, senza contare che anche la Giordania potrebbe partecipare al progetto per la parte relativa alla fornitura di acqua. A tale riguardo la Turchia avrebbe anche già avviato dei contatti oltre che con la Russia anche con altri Paesi potenzialmente interessati a prendere parte all'iniziativa.

BALZO DEL CEMENTO

La forte crescita registrata nel settore delle costruzioni in Turchia ha contribuito ad un sensibile aumento della produzione di cemento dove, da gennaio a settembre 2006, si è avuto un incremento di 4 milioni di tonnellate rispetto allo stesso periodo del 2005. Se tale trend continuerà, si prevede che la produzione di cemento nel Paese a fine 2006 risulterà pari a 50 milioni di tonnellate.

BOOM PRODUZIONE AUTO

La produzione automobilistica da gennaio a novembre di quest'anno con un totale di 500.000 unità prodotte è risultata in crescita del 20.% rispetto allo stesso periodo del 2005. Secondo i dati resi noti dall'Associazione delle <Industrie Automotive>, rispetto allo stesso mese dell'anno scorso, in novembre la produzione è aumentata del 58.6%, con 53.708 unità ed un incremento del 17.9% rispetto ad ottobre.

OPERATIVITA' WEB DEL GOVERNO

Abdullatif_Sener_150_20070105.jpgIl Vice Primo Ministro Abdullatif Sener ha recentemente dichiarato che il portale web del Governo sarà operativo all'inizio del 2007 e che attraverso tale strumento sarà possibile operare una sensibile riduzione dei costi operativi degli uffici pubblici. Attualmente il 69% delle dichiarazioni dei redditi delle aziende ed il 55% delle imposte sul reddito vengono effettuate via internet con un costo per lo Stato di soli 35 centesimi di dollaro contro i $2 del servizio tramite sportello. Sener infine ha aggiunto con soddisfazione che l'informatizzazione della Turchia, iniziata solo tre anni fa, ha già consentito di conseguire risultati tali per cui il Paese che nel 2003 si trovava al 23mo posto nella graduatoria stilata dal World Economic Forum, è salita al 56mo nel 2004 ed al 48mo nel 2005.
 


CAFFE' <MOTTA>

Il numero dei Caffè <Motta> aperti in franchising da due imprenditori turchi dal 1992 ad oggi ammonta a 190, che servono una clientela di 25 milioni di persone, vendendo 7500 differenti prodotti e generando un fatturato annuo di $30 milioni.

DEFICIT PARTITE CORRENTI
Secondo gli ultimi dati pubblicati dalla Banca Centrale turca, le partite correnti della bilancia dei pagamenti hanno riportato nel mese di ottobre un deficit di $2.476 milioni, per la somma totale di $28 miliardi nei primi dieci mesi di quest'anno, con un incremento del 67.1% rispetto allo stesso periodo del 2005. Tale peggioramento viene attribuito principalmente all'aumento del 33.9% del deficit commerciale che ha raggiunto la cifra di $35.6 miliardi. Nei primi dieci mesi dell'anno sono invece risultati in avanzo i servizi, le cui entrate nel periodo in questione sono ammontate a $11.2 miliardi, anche se in diminuzione rispetto allo stesso periodo del 2005 ($13.2 miliardi), mentre gli investimenti diretti dall'estero si sono assestati a $15.8 miliardi, principalmente grazie agli investimenti effettuati nel settore bancario con l'acquisto del 75% della turca <Denizbank> da parte della belga Dexia.

ECONOMIA E TASSO DI CRESCITA

L'Istituto di Statistica della Turchia (Tuik) ha reso noto che la crescita economica del Paese nei primi nove mesi di quest'anno ha registrato una crescita media del 5.7%, nonostante nel terzo trimestre il tasso di crescita si sia attestato al 3.4% contro il 6.4% del primo e l'8,8% del secondo. Sempre nel terzo trimestre il Pnl a prezzi costanti è cresciuto del 3% (5.7% da gennaio a settembre 2006), mentre il Pil è aumentato del 3.4% (5.6% da gennaio a settembre 2006). Quanto alla ripresa economica a seguito della crisi finanziaria del 2001, l'Istituto di Statistica rileva che nell'arco degli ultimi quattro si è avuta una crescita media pari all'8%. Il settore delle costruzioni continua ad essere il vero motore trainante dell'economia con un contributo alla crescita superiore al 20%, seguito dal 6.4% dell'industria, dal 3.7% del commercio e dall'1.9% dei servizi pubblici. L'agricoltura, invece, registra un andamento negativo con una flessione del 2% nel terzo trimestre (-1.2% nei primi nove mesi del 2006); anche i consumi si sono considerevolmente contratti scendendo nello stesso periodo all'1.3% rispetto al 10,4% del secondo trimestre e al 6.2% dei primi nove mesi del 2006. Gli investimenti privati segnalano infine un interessante incremento del 18,8%, indice di una certa effervescenza del sistema industriale locale teso a proseguire il processo di ammodernamento del Paese.

PRODUZIONE INDUSTRIALE

La produzione industriale della Turchia nel mese di ottobre ha registrato la crescita del 2,5% (3.5% nel mese di settembre) con un incremento pari al 7% rispetto allo stesso mese del 2005. Con riferimento agli incrementi percentuali dei singoli settori industriali nel mese di ottobre, quello minerario è diminuito del 13.3%, l'erogazione di servizi (luce, gas e acqua) è aumentata del 2.5%, mentre il settore manifatturiero è cresciuto del 3.3%. Il dato riferito invece ai primi dieci mesi dell'anno in corso mostra un incremento medio della produzione industriale del 5.8%, con il settore minerario cresciuto del 5.2%, quello manifatturiero del 5.5% e quello relativo all'erogazione di servizi del 8.5%.

ALLARME PER LE MIRE DEGLI ISTITUTI BANCARI GRECI

La stampa locale ha recentemente rivelato che l'
Autorità turca per la supervisione e regolamentazione del settore bancario (Bddk) sarebbe allarmata dall'interesse che le istituzioni creditizie greche hanno dimostrato negli ultimi tempi verso il settore bancario del Paese. In particolare, la stessa fonte riferisce che la recente acquisizione della <Finansbank> da parte della <National Bank of Greece> sarebbe stata autorizzata dalla predetta Autorità esclusivamente per l'ingente somma relativa alla vendita ($2.3 miliardi), mentre sarebbero in sospeso quelle relative all'acquisizione della <Tekfenbank> da parte della greca <EFG Eurobank> per la somma di $185 milioni e quella riguardante la vendita alla seconda Banca greca, <Alpha Bank>, della turca <Akbank> per la somma di $435.5 milioni.

ASSISTENZA ALLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE

Il Vice Direttore Generale dell'istituto di credito turco <Yapi Kredi>, MehmetSonmez, ha affermato che nel 2007 la banca nominerà in ciascuna delle sue 600 filiali un funzionario che si occuperà di fornire assistenza alle piccole e medie imprese (Pmi) del settore agricolo che si rivolgono all'istituto per richiedere un prestito. Ha aggiunto inoltre che attualmente su un totale di 1.8 milioni di Pmi, 700.000