ATTUALITA'
BATTAGLIA
SUL PRESIDENTE

|
Il
Parlamento turco è stato teatro alla fine di dicembre, durante il
dibattito sul budget 2007, di uno scontro verbale tra Erdogan e
Baykal. La scusa, il velo. |
Non si era
potuto nemmeno più parlare nei giorni scorsi del budget per il 2007 in
santa pace. Il clima in Turchia non è stato mai così rovente e tutte le
scuse sono state buone per creare momenti di scontro tra maggioranza ed
opposizione. La seduta del Parlamento turco del 26 dicembre, ad esempio,
potrebbe essere ricordata come una enorme azzuffata. La Grande Assemblea
turca (Tbmm) era riunita in seduta per discutere del budget governativo
del 2007 quando il principale esponente dell'opposizione, Deniz Baykal, ha
pronunciato una frase sul velo, poco gradita alla maggioranza ed anche al
premier Recep Tayyip Erdogan.
Il ministro degli Esteri Abdullah Gul ce l'ha messa tutta per placare gli
animi, chiedendo ai colleghi di non raccogliere la provocazione del
collega dell'opposizione, ma l'occasione era troppo ghiotta per andare
sprecata. E nonostante cinque minuti di sospensione ed una
dichiarazione conciliante da parte di Baykal, che ha detto di essere stato
frainteso, Erdogan è passato all'attacco, definendo le parole del collega
le "peggiori nella storia della Repubblica" e lo stesso Baykal
una persona disprezzabile.
"Ho solo detto che il velo può coprire un capo ma non la vergogna di
un politico - ha ribadito seccamente Baykal - le mie parole erano sulla
personalità politica ed umana del premier. Non sono interessato al fatto
se sua moglie indossi il turban o meno. Io ne faccio solo una questione di
credibilità, specie se quella persona ambisce a diventare presidente
della Repubblica".
"Se una persona vuole diventare presidente della Repubblica - ha
continuato Baykal - deve rispettare la Costituzione e il suo popolo. Senza
queste condizioni è meglio se si astiene".
Baykal ha poi elencato una lunga serie di motivi per cui il premier
Erdogan non dovrebbe diventare presidente, incluso il fallimento della
politica economica mirata a combattere povertà e disoccupazione. Toccato
nel vivo, il Capo del Governo turco ha difeso il suo operato e quello del
suo Esecutivo, di orientamento islamico moderato, apostrofando
l'avversario come "ignorante".
Erdogan ne ha anche approfittato per ribadire la sua fiducia nei confronti
di Yasin El Kadi che nei mesi scorsi era stato accusato più volte di
essere vicino ad al Qaida. Nel 2001, durante il Governo Ecevit, numerose
proprietà dell'uomo di affari erano state congelate in molti Paesi
(Turchia inclusa) perché il suo nome era comparso nella lista nera
antiterrorismo delle Nazioni Unite. Lo scorso aprile, quando il nome di El
Kadi era tornato ad occupare le prime pagina dei giornali per i legami con
il premier turco, Erdogan aveva dichiarato: "Conosco El Kadi e mi fido di
lui quanto di me stesso. E' un sincero amante della Turchia ed ha degli
investimenti qui. Bon ha nulla a che vedere con i terroristi".
Come che sia ormai sulla presidenza della Repubblica in Turchia è scontro
aperto e senza esclusione di colpi. Il leader del Chp, ha fatto sapere
infatti che se - come da pronostico, Erdogan si candiderà ala carica
dello Stato, l'opposizione non si presenterà in aula per votarlo,
lasciando automaticamente da solo il partito del premier che con la sua
maggioranza può fare quello che vuole. Un gesto forte, volto a
sottolineare come il nuovo Capo dello Stato sarà eletto da una parte sola
del Paese. (Apcom)
06.01.2007
|
ERDOGAN
FAVORITO, LAICI
IN FERMENTO

|
Quello
di un islamico, sia pure moderato, sulla poltrona di palazzo
Cankaya suscita non pochi imbarazzi in alcuni ambienti di
Ankara. |
A
quattro mesi dalle elezioni presidenziali in Turchia, l'attuale
Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan è dato per grande favorito
dagli ultimi sondaggi. Una circostanza che suscita non poco
imbarazzo in alcuni ambienti politici di Ankara: se letto, Erdogan,
appartenente al partito islamico moderato 2Giustizia e
Sviluppo", si troverebbe ad occupare una poltrona considerata
da sempre il simbolo della laicità costituzionale.
Forte di una maggioranza assoluta all'Assemblea nazionale, il suo
partito Akp, al potere dal 2002, dovrebbe avere un ruolo decisivo
sulla scelta del prossimo presidente. Le lezioni si svolgeranno ilo
6 di maggio, lo stesso giorno in cui si voterà per le presidenziali
in Francia e le legislative in Algeria e nele filippine (queste
ultime si svolgeranno in Turchia il 4 novembre).
Erdogan, che disconosce oggi il suo passato di attivista islamico,
potrebbe così succedere al presidente attuale, Ahmet Necdet Sezer,
un ex magistrato dalle convinzioni laiche. Il premier ha comunque
dichiarato di non volere rendere nota la sua decisione sulla
candidatura prima della scadenza naturale del mandato di Sezer, nel
mese di aprile.
L'attuale Primo Ministro, che al momento dell'elezione avrà 53
anni, è apprezzato dalle classi popolari ma inviso ai laici a cause
di vecchie dichiarazioni, che chiamano in causa le riforme del
fondatore della Turchia laica, Mustafa Kemal Ataturk (1881-1938). Erdogan, già sindaco di Istanbul, ha scontato una pena di quattro
mesi nel 1998 per "incitamento all'odio religioso". Il
premier afferma oggi di volere difendere una laicità rispettosa
della democrazia e delle libertà religiose e in questo senso si è
mosso come Capo del Governo, in primis relativamente alle
riforme avviate per l'ingresso nell'Unione Europea.
L'stablishment laico non vede di buon occhio la prospettiva di
Erdogan presidente (come già non aveva visto di buon occhio a suo
tempo l'elezione di un premier islamico), una
"aberrazione" per un Paese a maggioranza musulmana ma
fortemente laico, che si vanta di essere un modello di modernità
per il mondo musulmano e chiede di potere aderire all'Unione
Europea. Secondo alcuni, comunque, Erdogan potrebbe sostenere la
candidatura del suo braccio destro, Abdullah Gul, vice Primo
Ministro e ministro degli Esteri.
Ultima delle ipotesi avanzate dagli analisti è, infine, quella che
prevede il sostegno di Erdogan alla candidatura di un indipendente,
una personalità della società civile più o meno vicina all'Akp,
alla quale sarebbe difficile opporre un veto. (fonte Afp/Apcom)
06.01.2007
|
PONTE
UTILE

|
Lo
è la Turchia, tra Oriente ed Occidente, come ha sottolineato
in una intervista ad un magazine francese il cardinal Tarcisio
Bertone, Segretario di Stato della Santa Sede. |
La Turchia rappresenta per
l'Europa un ponte utile tra Oriente ed Occidente. Lo ha affermato il
cardinale Trarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano, nel corso
di una intervista che verrà pubblicata in questi giorni sul
magazine francese <La documentation catholique>.
"Lasciare la Turchia fuori dall'Europa rischia, tra l'altro, di
favorire il fondamentalismo islamico all'interno del Paese", ha
sottolineato Bertone.
Sul "sostegno" all'entrata della Turchia nell'Unione
Europea, manifestato dal Papa nel corso del recente viaggio, Bertone
ha ricordato che Benedetto XVI e la Santa Sede non hanno poteri
particolari per favorire l'ingresso della Turchia in Europa od
opporre un veto". "Ma sembra chiaro che l'Europa senza la
Turchia non beneficerà più di questo ponte tra Oriente ed
Occidente che la Turchia ha sempre rappresentato nel corso della
storia. La Turchia è da diverso tempo un partner dell'Europa",
ha sottolineato il Segretario di Stato.
Secondo Bertone la Turchia è un Paese con una "laicità
particolare" e con un sistema politico che "tende verso
una maggiore democrazia. E' interesse dell'Europa aiutarla a
diventare una vera democrazia per consolidare sempre più un sistema
di valori. (fonte Afp/Apcom)
06.01.2007
|
LA NECESSITA' DI UN DIALOGO RELIGIOSO

|
Uno dei più autorevoli intellettuali
islamici turchi, Ali Bulaç, editorialista del quotidiano <Zaman>,
racconta l'impatto della visita del Papa in Turchia,
soffermandosi sulle questioni del dialogo interreligioso e
sulla laicità della Turchia di oggi. Intervista a www.osservatoriobalcani.org
|
- Possiamo tentare un
bilancio della visita di Benedetto XVI?
Il viaggio del Papa in Turchia, in un Paese a maggioranza musulmana
è stato certamente importante, in primo luogo perché la Turchia
rappresenta un'opportunità per il dialogo interreligioso. Però
la ragione più importante del viaggio del Papa era l'incontro con
il patriarca ortodosso di Istanbul e adoperasi per garantire il
dialogo e buone relazioni tra le due chiese cristiane. Purtroppo non
si può dire che la Chiesa ortodossa in Turchia si trovi in una
situazione molto felice, hanno numerosi problemi che è necessario
risolvere.
Visti dall'esterno sembra che i problemi della Chiesa ortodossa
siano legati alla concorrenza con l'Islam. In realtà le cose non
stanno così. In Turchia i musulmani sono molto favorevoli alla
soluzione dei problemi degli ortodossi. Per i musulmani è difficile
immaginare che una religione si possa trovare sotto pressione,
cristiani o ebrei non fa differenza. Il punto è che sono le
religioni nel loro complesso ad essere sotto pressione nel nostro Paese. Questo è il problema in Turchia, la laicità mantiene sotto
pressione tutte le religioni. Una concezione della laicità di
stampo positivista. Sono le relazioni tra questa concezione della
laicità e tutte le religioni, Islam, Ebraismo, Cristianesimo ad
essere difficili.
- C'è però in Turchia una diffidenza di origine storica verso
le minoranze non musulmane e il ruolo che hanno giocato
nell'ultima fase dell'Impero Ottomano...
Sì, questo è un elemento supplementare. All'inizio del '900 le
comunità e le Chiese non musulmane non hanno dato grande prova di sé,
hanno aggredito la struttura dell'Impero, e questo ha fatto
nascere paure e diffidenze. Esiste poi un'altra ragione per le
difficoltà della Chiesa ortodossa: se le si concedesse i diritti
che reclama, allora questo imporrebbe di riconoscere gli stessi
diritti alle varie realtà musulmane.
Se ad esempio si riaprisse il seminario ortodosso di Heybeliada, con
uno statuto indipendente rispetto al controllo dello stato turco,
allora i diversi gruppi musulmani potrebbero chiedere di avere lo
stesso diritto.
- In Turchia l'eventualità della riapertura del seminario viene
percepita anche come una minaccia alla sovranità nazionale...
Se si riconoscesse il titolo di ecumenico alla Chiesa ortodossa, si
creerebbe uno stato dentro lo Stato, è questo quello che molti
temono. Io sostengo sempre che questa è una eventualità
irrealistica.
C'è ancora un altro problema. Il timore che gli Stati Unti
possano utilizzare la chiesa ortodossa per i loro scopi, per le loro
politiche nel Medio Oriente e verso la Russia.
- Esistono prove dei legami tra la Chiesa ortodossa e gli Stati
Uniti?
No, però gli Stati Uniti fanno molte pressioni perché la Turchia
riconosca il titolo di ecumenica alla Chiesa ortodossa e questo
genera delle paure. Non so quanto siano fondate ma le paure sono
autentiche.
Inoltre la Turchia teme che questo riconoscimento creerebbe dei
problemi nelle relazioni con la Russia, la Chiesa ortodossa russa
non vede di buon occhio questa eventualità. E la Turchia tiene
molto alle sue buone relazioni con la Russia.
La visita del Papa ha dato una mano agli ortodossi, gli ha fornito
legittimità per le loro rivendicazioni, ed anche per noi è
importante il riavvicinamento tra le due chiese. Io del resto sono
d'accordo con il Papa quando dice che la laicità del mondo
attuale si è trasformata in una secolarizzazione. Bisogna
ridiscutere il ruolo della religione, nel senso che la religione
dovrebbe riprendere il suo posto nella vita sociale. In questo senso
i problemi dei cristiani e dei musulmani sono gli stessi: la droga,
il degrado morale, la disgregazione della famiglia, il consumismo.
Sono problemi comuni e richiedono responsabilità comuni. In questo
senso si può parlare di dialogo interreligioso, gli uomini di fedi
diverse si incontrano per discutere di questi problemi comuni,
questa è una cosa positiva.
- Di quale laicità c'è bisogno?
Io credo che il concetto di laicità si debba fondare su due
elementi: il primo è la libertà di coscienza, ognuno deve poter
scegliere liberamente la propria religione. Secondo, lo Stato non
dovrebbe esercitare pressioni su nessun gruppo religioso. Questi
sono gli elementi che caratterizzano la laicità e sui quali tutti
si dovrebbero trovare d'accordo. Tutti dovrebbero avere la
possibilità di esprimere queste cose In Turchia attualmente la
religione è confinata in uno spazio angusto, questo deve cambiare.
- Il Papa che prega nella moschea di Sultanahmet (la Moschea Blu)
è un'immagine potente...
Il Papa è un uomo di stato e nel contempo un uomo di religione.
Come politico ha reso visita alle autorità turche ad Ankara.
L'incontro con il presidente del Direttorato per gli Affari
Religiosi poi è stato molto importante.
In quell'occasione anche se non ha ammesso i suoi errori del
discorso di Ratisbona, ha comunque parlato della necessità di
stabilire un dialogo interreligioso. E' stato un bel discorso, una
bella situazione. Si è trattato però ancora di una situazione
diplomatica.
Anche a Santa Sofia si è comportato diplomaticamente. Io mi
aspettavo, e desideravo, che pregasse a Santa Sofia ma non lo ha
fatto. E tutti avevano incredibilmente paura di una eventualità del
genere. Come se una preghiera avrebbe potuto far crollare Santa
Sofia! Perché non pregare? in fondo all'origine era una chiesa.
Anzi secondo me, si dovrebbe dividere in due, una parte per le
preghiere dei cristiani e una per quelle dei musulmani e così
questa storia finirebbe. |
- Da dove viene questa paura?
E' stato Ataturk a trasformare Santa Sofia in un museo. Riaprirlo
al culto sarebbe percepito come la negazione di quella scelta.
Inoltre se non fosse più un museo si aprirebbe lo spazio per le
contese, moschea o chiesa, e di questo la Turchia ha paura. La
Turchia finisce così per ignorare i problemi reali, spazzarli sotto
il tappeto e rimandarne la soluzione. Ma un giorno tutte queste
questioni si imporranno e si dovrà discuterne ed arrivare ad una
soluzione.
Per tornare alla visita alla Moschea Blu, beh, prima del suo arrivo
a causa delle parole di Ratisbona i musulmani erano molto arrabbiati
con il Papa ma con la sua visita alla moschea ha conquistato i cuori
di 75.000.000 di fedeli. Ha agito con molta sensibilità ed
attenzione, anche se al suo ritorno a Roma, non ha parlato del
dialogo tra cristiani e musulmani ma solo di quello tra le due
chiese cristiane. Credo che anche l'atteggiamento del Governo
abbia contribuito a questo epilogo positivo.
- Inizialmente però il Governo ha dato la netta impressione di non
voler incontrare il Papa...
Preoccupazioni elettorali ma poi si sono accorti che se fosse
successo qualcosa durante la visita, sarebbe stato ancora peggio e
quindi meglio incontrare il Papa. Inoltre rappresentava
un'occasione importante per l'immagine della Turchia anche
rispetto all'integrazione europea. Quindi il governo si è
comportato saggiamente e le proteste hanno riguardato solo
gruppuscoli marginali.
- Parlavamo del dialogo interreligioso...
Sono convinto della sua necessità. Non credo sia possibile parlare
di un dialogo tra civiltà o culture ma di quello tra religioni sì.
Esistono però in Europa ed in Turchia ambienti molto potenti
contrari a questa eventualità. Non vogliono che la religione e il
linguaggio religioso riprendano il loro posto. Certo il Papa non
sembra molto entusiasta del dialogo interreligioso, sono state anche
annullate le borse di studio vaticane date nel nome del dialogo. Ci
sono poi altri problemi che rendono difficile questo dialogo.
L'occupazione dell'Iraq o la guerra in Afghanistan fanno nascere
nelle persone la sensazione che i cristiani uccidano i musulmani,
anche in Palestina, dovunque, in queste condizioni la gente pensa
"Ma di che genere di dialogo stiamo parlando?"
- Attualmente in Iraq però la violenza coinvolge soprattutto
sciiti e sunniti...
Sì, è vero, ma si pensa comunque che siano stati gli occupanti a
cominciare la violenza, se non lo avessero fatto non si sarebbe
arrivati a questo punto. Nonostante tutto questo bisogna mantenere
in vita la possibilità del dialogo, il mondo va in direzione di una
crescente tensione e violenza.
Lo svuotamento del sacro, l'egemonia della laicità, sono problemi
che non possono essere risolti da una sola religione, in questo
senso credo sia necessaria la cooperazione di tutte le religioni, ma
attualmente questa opportunità è debole.
- Lei non è molto ottimista rispetto al futuro europeo della
Turchia. Crede veramente che l'identità islamica del Paese
rappresenti il maggior ostacolo?
Certo l'identità islamica è un ostacolo importante. Ci sono
70.000.000 di musulmani in Turchia per non contare quelli dei
Balcani. Perché l'Europa dovrebbe accettare tutto questo? Certo
l'Europa non è una realtà omogenea, verdi, socialisti, atei,
molti tra loro sostengono la candidatura turca. Vedono l'ingresso
della Turchia come un antidoto al rischio che l'Europa, come nel
Medio Evo, finisca sotto il potere della Chiesa, non vogliono questa
posizione dominante della chiesa. Attualmente però sono i cristiani
democratici ad essere forti in Europa. Inoltre la tesi dello scontro
di civiltà esercita un'influenza molto forte, l'Occidente
finisce per identificarsi con la civiltà cristiana e in questa
prospettiva i musulmani sono diventati l'Altro.
Difficile in questa prospettiva pensare all'accettazione di un Paese islamico. Secondo me l'Europa si rinchiude progressivamente
nella propria identità e gli islamici sono qualcosa che rimane
fuori e la Turchia con loro. In questa prospettiva acquistano sempre
più senso le parole della Merkel, un partenariato privilegiato per
la Turchia invece dell'adesione. Certo non è possibile troncare
le intense relazioni tra la Turchia e l'Europa e il partenariato
privilegiato è una possibilità realistica. Ed è quella che
personalmente preferisco. Del resto guardiamo ai fatti. Si
cominciano i negoziati ma si sottolinea che questo inizio non è una
garanzia per l'adesione. Inoltre non si mette una data precisa al
termine dei negoziati. L'Europa non vuole né accettare né
rifiutare la Turchia, preferisce lasciarla sulla porta e questo non
è giusto.
Sono abbastanza d'accordo con quello che ha detto recentemente
Mehmet Ağar [segretario del Partito della Giusta Via, DYP, ndr.]
sulla necessità di forme di cooperazione con i Paesi del Medio
Oriente, Siria, Iraq Armenia.
- E' il ritorno del sogno di Erbakan (leader storico dell'Islam
politico turco) di un mercato comune con i paesi musulmani?
Il progetto di Erbakan è irrealistico, io credo che sia sempre
possibile ma non nel breve-medio periodo. Per il momento bisogna
rassegnarsi al partenariato speciale, limitarsi alle relazioni
economiche, militari e poi rivolgersi ad Oriente.
- Il Governo però è deciso sulla strada dell'Europa...
Certo, ha puntato tutto su due carte. La prima è l'Europa, ha
scommesso tutto sull'Europa. E adesso si trova in difficoltà. La
seconda carta è rappresentata dalla crescita economica e anche qui
ci sono problemi, la crescita sta rallentando. In quattro anni il Governo è stato solo capace di arricchire un pugno di persone ma
per la gente non ha fatto nulla, ad esempio per quanto riguarda le
politiche sociali. Per il Governo adesso comincia un momento
difficile. I consensi i vista delle elezioni dell'anno prossimo
stanno calando. Io credo sarà ancora il primo partito ma sarà
costretto ad una coalizione.
- Lei è stato forse la figura più rappresentativa del movimento
dei nuovi intellettuali islamici apparso negli anni '90, una
generazione di intellettuali islamici che conosceva i temi e gli
autori del dibattito culturale internazionale...
La prima domanda che ci ponevamo era su come poter vivere insieme
dopo fine della Guerra fredda, come governare i contrasti che
dividevano il Paese. La modernità non è in grado di garantire
qualcosa di simile, la liberal democrazia nella pratica non riesce a
garantire il multi-culturalismo.
Sono d'accordo con il Papa quando dice che una civiltà che abbia
perso la fede in Dio non può sopravvivere. L'uomo si deve
riconciliare con il divino, musulmani, cristiani, ebrei, ciascuno
con il proprio, e non ci sono ragioni perché queste religioni si
debbano scontrare tra loro. Il secondo elemento della nostra
riflessione era la necessità di una nuova filosofia morale, che si
fondasse sulla religione. Nello stesso tempo deve essere una nuova
filosofia morale in grado di garantire la giustizia sociale, e solo
le religioni sono in grado di darci una risposta in questo senso. Le
ideologie tradizionali hanno esaurito il loro compito.
- Cosa ne è oggi di quel movimento?
Il nocciolo è ancora lì. Il problema è che la politica ha
esercitato una grande attrazione, tutto si è fatto politica. Il
nostro errore è stato quello di non saperci mantenere indipendenti
dalla politica. I problemi della Turchia sono però ancora lì.
L'Islam nel nostro Paese è una sorta di grande ombrello, i
partiti di centro destra e sinistra sono partiti di stato, non
garantiscono la partecipazione e la democratizzazione. L'Islam è
l'ideologia del popolo, probabilmente quella più forte. Certo il
partito Akp ha avuto l'occasione di mettere alla prova questa
ideologia ma il suo è stato un insuccesso. Ci sarà una nuovo
movimento che fa riferimento all'Islam, un movimento intellettuale
che forse, successivamente, si potrà trasformare in un movimento
politico. (Fabio Salomoni/http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/6557/1/51/)
06.01.2007
|
CARTA DELLE
REGIONI D'EUROPA

|
La
visita ad Istanbul del presidente del Consiglio regionale
della Toscana, Riccardo Nencini, per mettere a punto il forum
del prossimo marzo. |
Il presidente del Consiglio
regionale ella Toscana, Riccardo Nencini, in qualità di
coordinatore della Carta delle regioni d'Europa, si è recato il 3 e
il 4 gennaio ad Istanbul per incontrare Yavuz Mildon, presidente
della Camera delle Regioni del consiglio d'Europa, e il governatore
regionale di Istanbul. Lo ha reso noto un comunicato di palazzo
Pallavicini.
Al centro dei colloqui, il forum delle regioni europee che si terrà
nel marzo 2''7 e l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea.
"Proprio dalle regioni - ha spiegato Nencini - possono arrivare
contributi fondamentali per far ripartire l'integrazione
europea". (Adnkronos)
06.01.2007
|
LA SPADA DI
DAMOCLE

|
L'interruzione
dei negoziati per l'adesione di Ankara è l'ennesima spia dei
malumori di alcuni Paesi UE riguardo l'ingresso della Turchia. |
La parziale interruzione dei
negoziati per l'adesione turca all'UE annunciata di recente dal
Commissario Europeo all'Allargamento Olli Rehn, è l'ennesima
spia dei malumori che serpeggiano tra i leader europei riguardo
l'ingresso del Paese di Ataturk nell'Unione. L'ostacolo
principale da superare è ufficialmente la questione della
Repubblica di Cipro Nord, riconosciuta a livello internazionale solo
dalla Turchia, ma in realtà all'interno dell'Europa esiste un
gruppo di Paesi (primo fra tutti la Francia) che rifiuta decisamente
l'idea di un allargamento della Comunità ad un popoloso Stato per
la stragrande maggioranza musulmano. L'ex presidente francese Valéry
Giscard d'Estaing ha più volte dichiarato che "la Turchia
non è un Paese europeo" ed il recente dibattito nel Paese
transalpino sulla promulgazione di una legge che riconosca come
crimine il genocidio degli Armeni del 1915 non ha fatto che
rinfocolare le polemiche. Anche altri Paesi come l'Austria e la
Germania sono poco entusiasti dell'ingresso di Ankara all'UE.
|
Nonostante
gli sforzi compiuti
E d'altra parte, che la risoluzione delle dispute territoriali non
fosse condizione essenziale per aderire all'Unione, è dimostrato
dal fatto che la Gran Bretagna e l'Irlanda entrarono nella Cee nel
1973 senza che la questione nord-irlandese fosse stata risolta. Si
tratta di situazioni e di fasi storiche molto diverse tra loro (e
peraltro durante la Guerra Fredda una divisione dell'Europa
Occidentale su questi temi non avrebbe avuto senso), ma la
sensazione che la Turchia venga esclusa da Bruxelles, nonostante le
sue richieste di adesione risalgano al 1987, soprattutto per
questioni che esulano dalla questione cipriota, è ampiamente
diffusa in Europa. Nonostante i grandi sforzi compiuti da parte
turca per risanare l'economia e rispettare i parametri politici di
Maastricht, la strada da percorrere sembra ancora lunghissima e
piena di caveat e cautele. Sui negoziati di adesione sembra
pendere una perenne spada di Damocle.
Neanche le questioni strettamente economiche sono preponderanti nel
dibattito, visto che con l'ultimo e con il prossimo imminente
allargamento, sono entrati a far parte dell'UE stati
come Romania e Bulgaria con larghe fasce di popolazione che vivono
in condizioni di indigenza. I fautori dell'adesione di Ankara
sottolineano quasi esclusivamente l'importanza strategica del
paese "ponte" tra il Vicino Oriente e continente europeo e
le potenzialità del mercato turco. Il dibattito si intreccia
inevitabilmente con quello dei confini fisici e politici
dell'Europa nella sua accezione più ampia: è chiaro che
l'attuale assetto dell'UE, se da una parte rappresenta il
tentativo di creare ed estendere un'area di prosperità e stabilità,
dall'altra dimostra come la priorità sia stata attribuita a
considerazioni economiche a scapito della coesione politica del
soggetto istituzionale in via di formazione. Se l'allargamento ad
est dell'Unione Europea rappresenta, da un punto di vista geo-politico,
la restituzione alla Germania (vero Stato egemone in prospettiva in
Europa) della sua naturale sfera di influenza e prosperità,
dall'altro pone inevitabilmente quesiti sulla possibilità che si
crei un nocciolo duro europeo che da un lato assicuri la continuità
dell'integrazione politica europea ma che dall'altro ne escluda
anche la sua periferia, con la creazione di un'Unione a tre o
quattro velocità. D'altro canto, i rischi di una sorta di
implosione della struttura politica dell'UE in seguito
all'ingresso della Turchia, vengono riconosciuti e paventati da
molti analisti.
Discriminazione
verso un Paese Nato
Non si tratta di un dibattito nuovo, ma che tuttavia acquista un
nuovo significato soprattutto alla luce delle attuali priorità
mediterranee dell'UE. Quest'ultima sta infatti ridefinendo gli
strumenti della sua politica di partenariato euro-mediterraneo,
prendendo atto dello scarso successo conseguito dal processo di
Barcellona, iniziato nel 1995. Escludere Ankara dal ricco e opulento
club europeo proprio in una fase in cui i buoni rapporti con il
mondo musulmano sono una necessità impellente per una ridda di
motivazioni, appare come una sorta di discriminazione nei confronti
di un Paese che fa comunque parte della Nato da più di
cinquant'anni e che rappresenta in fondo l'unico esempio, pur
con tutti i suoi limiti, di un regime islamico moderato e laicista.
Con questo non si vuole affermare che i rilevanti problemi legati
all'adesione turca vadano ignorati. Oltre alle prevedibili
ripercussioni economiche e sociali, i confini dell'Unione Europea
arriverebbero addirittura al Vicino Oriente, oggi come non mai area
di instabilità e caos politico. L'UE giungerebbe a condividere
frontiere con l'Iraq, la Siria e l'Iran. E d'altro canto,
Paesi come le ex-repubbliche sovietiche, parte del Caucaso e la
stessa Russia (per quanto distanti da una parvenza di democrazia)
appaiono altrettanto legate alla storia e alle radici dell'Europa.
Tutto ciò impone una seria riflessione su ciò che l'Unione
Europea si appresta a diventare nel prossimo futuro. Sarà in grado
di costituire un'alternativa agli Usa nella governance
mondiale?
Diplomazia
e forza militare
L'assetto globale post-Guerra Fredda e ancor più post-11
settembre appare infatti sempre più fluido e dai contorni incerti.
Se una coalizione di Stati può davvero riequilibrare la
super-potenza americana essa non può essere certamente costituita
dall'UE date le rilevantissime divisioni interne, che di fatto
hanno reso impossibile una risposta unitaria al terrorismo globale,
inteso come minaccia reale alla stabilità del sistema
internazionale. Mentre gli Stati Uniti si rendono perfettamente
conto che l'uso della forza non è divenuto affatto obsoleto,
l'Europa sembra avere acquisito un approccio di quasi appeasement
di fronte alle attuali minacce. L'Europa di oggi è per molti
aspetti simile, come da molti sottolineato, agli Stati Uniti prima
del loro ingresso nella Seconda Guerra Mondiale quando, non
ricoprendo ancora un ruolo egemonico, la diplomazia doveva prevalere
sulla forza militare nella risoluzione delle controversie
internazionali. Non a caso il centro del mondo era allora il vecchio
continente. L'Europa al momento è in gran parte prospera, sulla
strada per divenire una potenza economica, ed in pace da
sessant'anni.
Tuttavia, il prezzo di tutto questo è stato la perdita o la
rinuncia a giocare un ruolo centrale negli affari globali. D'altro
canto però, la crescita impetuosa di altri attori del sistema
internazionale non necessariamente porterà ad un inasprimento delle
tensioni internazionali nell'imminente futuro. Ma se l'Europa
vorrà davvero recuperare un peso importante negli affari
internazionali, non potrà più prescindere dalla definizione esatta
dei propri confini politici e strategici. (Emanuele Di Girolamo/La
Voce D'Italia)
06.01.2007
|
STRATEGIA RIFIUTATA

|
Sono stati i generali
turchi a dare il calcio
d'inizio al processo delle riforme di Ankara. Ora le Forze Armate
anatoliche le vogliono bloccare perché temono la perdita del
loro potere.
|
Nel maggio 2000, dopo che
l'UE aveva confermato il principio della candidatura di Ankara, lo
Stato maggiore di Ankara aveva dato il colpo d'avvio alle riforme
che avrebbero dovuto portare il Paese anatolico ad adeguarsi ai
criteri espressi al vertice europeo di Copenaghen del dicembre 2002.
I generali turchi contro se
stessi
Allora le Forze armate avevano "raccomandato" al Governo
l'abolizione della pena di morte, e la formale esautorazione del
Consiglio nazionale della sicurezza, l'istituzione che fino a quel
momento era stato il più importante forum per l'influenza
politica dei militari di Ankara.
Ora i militari fanno sentire di nuovo la propria voce e lo fanno
sempre riguardo il processo di integrazione europeo della Turchia.
Nell'aprile 2005, a cinque anni dalle primeindicazioni,
l'ex Capo di Stato Maggiore Hilmi Özkök affermando che non
sarebbe un dramma se la Turchia non diventerà membro dell'UE,
intende tirare il freno a mano sul percorso europeo del suo Paese e
bloccare ulteriori concessioni sulla questione cipriota.
Il nuovo responsabile dei militari turchi, Yasar Büyükanit, ha
inoltrepreteso che l'Unione Europea non entri nei delicati
rapporti esistenti tra politica eForze Armatein Turchia,
chiedendo che l'UE lasci alla fine "in pace" il soldato
anatolico. Quando, recentemente, il Governo turco ha fatto capire
che era pronto ad aprire uno deipropri porti alle merci
cipriote, Büyükanit ha reagito battendo i pugni sul tavolo. Il
primo militare turco, ha ritenuto inammissibile che lui sia venuto a
conoscenza di questa mossa politica del governo solo attraverso
resoconti giornalistici.
Vecchi
contrasti
Per Büyükanit questioni di tale portata non devono essere decise
dal Governo ma dalle forze armate. Il destino delle riforme turche
sembra essere dunque legato a doppio filo ai militari. Le Forze Amate hanno dato l'impulso iniziale a questo processo e loro ora
lo stanno bloccando.
Il punto di vista dell'opinione pubblica europea è invece
diverso. Secondo il senso comune politico del vecchio continente
infatti, sarebbero stati gli islamisti moderati ad innescare le
riforme. Loro avrebbero rafforzato la spinta turca verso l'Europa,
adeguandosi così al progetto kemalista. In Turchia non lapensano
così.E i vecchi contrasti tra politici e militari, sono
tornati a galla quando il generale Özkök ha messo in guardia il
Partito per la giustizia e lo sviluppo, Akp, del premier Erdogan,
dal tentativo di creare in Turchia uno Stato "islamico moderato".
Non in questa Europa, non con
questo Governo turco
Da allora l'Akp non osa più definirsi una "forza politica
islamista moderata". In realtà i militari turchi oltre a
frenare le ambizioni europee della Turchia, puntano a disaggregare
il blocco sociale sul quale si regge l'attuale Governo del Paese,
scardinando di fatto l'azione dell'esecutivo turco. I generali
non hanno nulla contro l'ingresso di Ankara in Europa. Non
vogliono entrare in questa Europa, e non lo vogliono fare mentre
l'Akp gode del monopolio del potere.
Le forze armate di Ankara non si fidano di questa UE, perché
secondo loro Bruxelles pretende che essi si debbano sottomettere al
controllo del ministero della difesa turco. Dunque al controllo dei
civili. I militari non vogliono fare questo passo perché, secondo
il generale Edip Baser, questa sarebbe la strada per una "politicizzazione
delle Forze Armate".
Lo Stato Maggiore teme che se i ministri iniziano a prendere
decisioni militari basandosi su linee guida personali o politiche,
ben presto anche l'esercito si islamizzerà. I militari turchi
concepiscono il proprio ruolo nell'essere i guardiani del percorso
europeo della Turchia. Solo quando Ankara sarà la capitale di un Paese completamente europeo, faranno un passo indietro.
Percorso
pieno
di pericoli
Certo, diventare membri dell'UE è parte integrante di questo
processo, ma l'attuale percorso di adesione è ritenuto troppo
rischioso e pieno di pericoli. Ecco la ragione per cui i generali
insistono nel voler conservare il ruolo di controllori del cammino
turco verso occidente, simbolicamente segnato dalla partecipazione a
pieno titolo della Turchia all'UE. Quello che non può accadere,
è che l'Europa possa togliere le prerogative di cui godono i
militari nello Stato turco, senza però avere però fino in fondo
l'intenzione di accettare la Turchia nell'Unione.
I militari si ritengono le sentinelle e i garanti dello stato
kemalista e della sua Costituzione. Fondamento della carta
fondamentale della Turchia, è la separazione tra politica e
religione.
Non tollereranno mai l'islamizzazione del Paese. Se il prezzo
dell'ingresso in Europa dovesse essere una forma, sia pur moderata
di islamizzazione, ossia la libertà religiosa voluta dall'UE,
allora per le Forze armate meglio non fare l'ingresso completo
nelle istituzioni del vecchio continente. In altre parole, la
Turchia diverrà membro dell'Europa, solo se Bruxelles riconoscerà
ed accetterà la "particolarità" turca.
Quando, nel 2000, lo stato maggiore aveva fatto capire di essere a
favore delle riforme, l'Akp non era al governo. Quando questo, nel
2001, è andato al potere, uno dei suoi obiettivi sembrava essere
proprio quello di dare maggiori possibilità d'espansione
all'Islam e ciò attraverso la strategia, sostenuta dall'Ue, di
mettere in secondo piano i militari.
Il disegno islamista dell'Akp
si poggia su Bruxelles?
Così ha preso corpo il tentativo di portare avanti una rivoluzione
nel sistema politico turco, a spese delle forze armate e delle elite
kemaliste di Ankara. I posti chiave della pubblica amministrazione
sono stati occupati dai militanti dell'Akp. Il presidente della
repubblica ha posto centinaia di veti che il governo ha cercato di
aggirare attraverso le nomine ad interim, che non hanno bisogno di
nessuna controfirma presidenziale.
Momento fondamentale di questa strategia dovrebbe essere
l'elezione a Capo dello Stato di un uomo dell'Akp, possibilmente
lo stesso primo ministro Erdogan. Se così fosse, e se anche alle
prossime elezioni legislative l'Akp si dovesse affermare, tutte le
posizioni chiave dello Stato turco si troverebbero saldamente nelle
mani del partito della Giustizia.
L'Akp ed Erdogan, hanno affermato diverse volte che puntano
proprio alla realizzazione di questo scenario. I militari lo
vogliono invece di impedire e se non riusciranno a farlo,
cercheranno di allontanare l'Akp dal monopolio del potere.
Da oltre un anno è proprio questo che sta avvenendo, in un modo
bisogna dire molto raffinato dal punto di vista politico. L'Akp,
la cui base è piuttosto eterogenea viene, passo dopo passo,
allontanato dagli obiettivi che i gruppi che lo sostengono
vorrebbero veder realizzati.
I
riflettori
dei media
Mandare in frantumi la base
elettorale dell'Akp. La nuova tattica è iniziata affrontando il problema curdo: molti di
loro avevano votato Akp, altri iniziavano a militarci nella speranza
delle riforme e di nuovi diritti per le minoranze. Erano proprio
queste le promesse elettorali di Erdogan, in parte anche mantenute.
Da un anno però l'esercito conduce profonde azioni militari nel
sud-est del Paese, proprio nei territori a maggioranza curda.
Così la questione curda è tornata sotto i riflettori dei media,
scatenando una forte ondata nazionalistica in tutto il paese. Il
risultato è stato che Erdogan si è visto costretto a proclamarsi
più nazionalista dei nazionalisti. Molti curdi hanno abbandonato il
partito promettendo di non votarlo più.
Subito dopo è stata la volta del Capo di Stato Maggiore Büyükanit
a tratteggiare i rischi che il Paese corre a causa del "pericolo
islamico", contro cui lo Stato, ossia l'esercito, non può fare
a meno di contrapporsi. Era una vera e propria minaccia al Governo
ed Erdogan, per evitare di mettere in mostra il proprio tallone
d'Achille, si è visto costretto a schierarsi contro
l'islamismo. In questo modo anche la base musulmana del partito è
andata in frantumi.
Il colpo di grazia i militari lo hanno dato con il rifiuto completo
di piegarsi sulla questione di Cipro, oppure non riformando il
paragrafo 301 del codice penale che prevede il carcere in caso di
offese all'esercito o alla "turchicità" della nazione.
Con ciò è stato raggiunto l'obiettivo della sospensione dei
negoziati di ingresso nell'UE. L'Akp ha ora rotto i ponti anche
con quella parte dell'elettorato che sogna l'ingresso in Europa.
È da presumere che il potere dell'Akp durerà ancora un anno,
fino alle prossime elezioni di novembre. Forse il partito resterà
la maggiore forza politica. Se così sarà, ciò sarà dovuto al
fatto che all'opposizione non c'è nessuna forza politica
credibile. Ma l'Akp sarà indebolito e non potrà governare da
solo, mentre ogni forma di coalizione governativa dovrà tenere in
maggior conto gli orientamenti militari. Se così fosse,
l'ingresso della Turchia nell'UE sarebbe rinviato di almeno
qualche generazione. (Amir. K. Ayuzj/QuadranteEuropa)
06.01.2007
|
DISPARITA'

|
Il
porto di Famagosta, nella Repubblica di Cipro Nord, aperto
alle importazioni ma chiuso alle esportazioni. Le richieste
dell'Unione Europea e di Nicosia. |
Containers bearing Hamburg Süd
and M&S logosare stacked high, waiting to be unloaded. Two
vessels, one with a Panama flag and another from Germany, are
already being emptied. Expensive cars as well as cement and
reinforced steel are among the cargo. This bustling port, which is
closed according to both the Greek Cypriot administrationand
the EU, is Famagusta, a key pawn in recent negotiations between
Turkey and the EU. The Greek Cypriot government has announcedthat
they will open and operate the port under EU and U.N. auspices, but
it is a fact that the Turkish Cypriots have been operating the port
-- open to international shipping -- for 32 years. In 2005 alone,
$1.2 billion of goods arrived in the port from 11 countries, among
them Germany, Finland and France. Turkish Cypriots believe that
Europe is employing double standards by allowing imports and
discouraging exports, but Turkish Cypriot President Mehmet Ali Talat
goes further and says that this is nothing but a case of "multiple
standards."
Referans has been on the scene in Famagusta to observe the latest
economic developmentsat the port, which has become a stake in
negotiations with the EU.
******************
Exports $
Europe Turkey Other countries
17,126,852 34,144,201 15,344,769
Opening Turkish ports to Greek Cypriot trafficis now a major
problem between Turkey and the EU. Turkey made a surprise bid and
declared that it will open one port and one airport in return for
lifting aban on Ercan Airport and the port of Famagusta in
northern Cyprus, abid that has not satisfied the other parties.
How has this bid been received by the Turkish Cypriots? We are in
northern Cyprus to follow the recent developments and their
repercussions.
In Turkish Cyprus, where since the referenda in 2004, per capita
income has reached $11,000, with growth at around 10 percent
annually, our first destination is Famagusta, the subject of recent
controversy. We reach our destination after an hour-and-a-half drive
from Girne (Kyrenia), a town that has seen a boom in tourism over
the last two years. As soon as we enter Famagusta we are surprised
by the developments in what was a ghost town just three years ago.
The history of the port, which sits onthe grounds of an old
Genovese fortress, dates back quite a long way. One of the major
ports of the Mediterranean, it was operated by the Turkish Cypriots
until the 1950s. In those days the Turkish Cypriots managed the
majority of the shipping fleets as well. This situation had
continued until a German embargo duringWorld War II. Under
British rule the Greek Cypriots increased their influence within the
port authority. In 1953 there were 178 Turkish Cypriot and 102 Greek
Cypriot officials; by the 1970s the numbers had changed to 83
and120. After the Turkish military intervention in 1974, the
situation in the port turned in favor of the Turkish Cypriots and
the port authority and management of all amenities was passed on to
them.
The port of Famagusta, which the Greek Cypriot side has announced to
the media as closed has, in fact, been operational for 32 years;
importing is possible. Up until now, the port has hostedtraffic
from 33 countries. The core of the problem lies with exports, also
the reason behind Turkey's demand for the isolation of Turkish
Cyprus to be ended. The EU applies a 14 percent tax on goods
exported from Famagusta. This restriction has dealt a serious blow
to potato and citrus fruit exports from the north of the island.
Fahri Altunay is chairman of the Turkish Cypriot Port Workers
Company. He has followed developments here since 1963 and states
that this is the best port in the eastern Mediterranean. He recalls
that, prior to 1974, this port was a gateway for exporting produce
from the island, but since then exports have come to a standstill.
He also points out that although Europe has prohibited exporting via
Famagusta, it has no qualms about sending goods in to Turkish Cyprus
via this port. He says the fact thatvessels from 33 countries
have broughimports to the port is a clear indication of
Europe's "double standards." As for deterrence on the part of
the Greek side, he has the following to say: "The Greeks want
exports and imports from Famagusta to be shown as going through
Larnaka or Limassol. And this is why we protested. They say the port
is closed, but they are just playing with words. Any foreign captain
who brings in his vessel to Famagusta is arrested if he goes to the
Greek side. We want the EU to allow exports from our port. We want
them to ease the 14 percent tax they have imposed. EU experts have
agreed that ourstandards meet theirs.
Joint
protest
at port:
Hüseyin Kayaalp is a partner in M.K. Nejati & Sons Ltd., which
operates within the port. He says that just the other day in the
supposedly locked-up port they unloaded power plant equipment
arriving from Finland. He is furious when questioned about the
currentEU term president Finland's Cyprus proposals, which
have been debated at length. Companies operating in the port have
rallied together and have put in ads in U.K. newspapers with
photographs of cargo from Finland being unloaded.
The Famagusta Port Joint Power Platform has issued a statement:
"The Greek side entered the EU on false grounds and takes every
opportunity to undermine the Turkish Cypriots. That they will open
up Famagusta under joint EU and U.N. observation is nothing but a
ploy on the part of the Papadopoulos regime. The port of Famagusta
has been operational for 32 years... open to all ships from all
nations. The EU and Finland need to announce when direct flights
will be allowed to and from Ercan and when our products will be
allowed to be directly exported from Famagusta. There are
misconceptions about Famagusta. The one thing the companies here
want is a comprehensive solution to the problem."
When Referans asked President Mehmet Ali Talat about the subject, he
replied: "The EU doesn't have double standards, it has multiple
standards. The solution must be comprehensive. The EU foreign
ministers' announcement to ease the sanctions in light of the April
26decisions seems to be a promising step. But the Greeks will
continue to provide obstacles." (Jale Ozgenturk/Turkish
Daily News)
06.01.2007
|
LA
TENSIONE
| La
causa va ricercata nel
supporto inglese all'apertura dell'aeroporto turco-cipriota di
Ercan al traffico aereo internazionale. Nicosia e Londra ai
ferri corti. |
British
support for the opening of Turkish Cypriot Ercan Airport to
international air traffic has led to tensions between Greek Cyprus
and London.
Greek Cypriot newspapers wrote that Greek Cypriot foreign minister
George Lilikas had 'warned' the British government. During his
visit to Turkey last week, British Prime Minister Tony Blair said
that direct flights from England to Ercan Airport could commence
unless confronted by legal obstacles.
The Politis newspaper said that activities carried out by the
British government behind closed doors to internationally legitimize
Ercan Airport were sparking new tensions between the Greek Cypriot
and the British governments.
Politis also pointed out that the Greek Cypriot foreign minister
cautioned that diplomatic relations between the two countries could
be negatively affected, and that British High Commissar Peter
Millett had confirmed that an investigation into the legal
necessities to begin direct flights with Turkish Cyprus was
proceeding.
Fileleftheros newspaper called the developments "British acts of
divisive nature" and Simerini newspaper said "British maneuvers
for the illegal airport."
Alithia newspaper reported the news through a similar angle:
"While Britain seeks a method, Lilikas is protesting."
Lillikas said, "Whoever attempts to further the activities of the
illegal Ercan Airport will have catered to the final division of
Cyprus." (Cihan News Agency/Zaman)
06.01.2007
|
IL
PREMIER TURCO CRITICA GLI USA
|
A
detta di Recep Tayyip Erdogan Washington non sta onorando la
sua promessa di dare la caccia ai ribelli del Pkk. |
Gli
Stati Uniti non stanno onorando la promessa di aiutare la Turchia a
contrastare i ribelli separatisti curdi, malgrado la nomina di un
inviato speciale per risolvere la minaccia che i guerriglieri
rappresentano per il Paese. Lo ha denunciato il Primo Ministro
turco, Recep Tayyip Erdogan.
Il premier ha affermato che non è stata intrapresa alcuna
iniziativa per espellere il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk)
dalle sue basi nel Nord del Paese o per tagliare gli aiuti
finanziari al gruppo ribelle. "Ci aspettavamo iniziative serie,
ma quesye non si sono concretizzate", ha dichiarato Erdogan ai
giornalisti come riferito dal sito Internet dell'emittente
televisiva <Cnn-Turku>. (da Ap)
06.01.2007
|
SOCIETA'
SOCIETA'
ANCORA TROPPO POVERA

|
Secondo
l'Istituto di Statistica turco, 623 mila cittadini del Paese della
Mezzaluna nel 2005 vivevano in condizioni di estrema indigenza. |
La
Turchia cresce ma in modo disordinato e sbilanciato. A dirlo è una
ricerca portata avanti dall'Università di Galatasaray e dal Tuik,
l'Istituto di Statistica turco. Lo studio ha messo in evidenza che,
nonostante le riforme portate avanti nel campo della distribuzione interna
e l'innalzamento del tenore di vita, la povertà rimane il maggior
problema del paese. Il professor Haluk Levent, dell'Università
Galatasaray, ha evidenziato alcuni dati. Nel 2005, secondo il Tuik, 623
mila cittadini turchi vivevano in condizioni di estrema indigenza e in 14
milioni sotto la soglia della povertà, ossia con meno di 487 Lire turche
(circa 260 euro). Con aumento dello 0.87% rispetto al 2004, quanto i
turchi - sembra paradossale - stavano leggermente meglio.
Il settore dove la povertà si fa più sentire maggiormente è quello
dell'agricoltura, con una percentuale di persone definibili
"povere" aumentata dall'11.29 all'11.73%. Secondo Gulten Kazgan,
economista all'Università Bilgi di Istanbul, questo settore è
particolarmente interessato dal fenomeno a causa delle politiche
governative e dell'aumento della disoccupazione. Tesi sposata anche da
Levent: "L'agricoltura - ha detto - sta diventando una fonte di
problemi a causa delle leggi che la governano e della disoccupazione.
Basti pensare che in anno solo la percentuale di occupati nel settore è
scesa dal 38 al 33%".
Se nelle campagne la situazione non è rosea, nelle città certo non si
festeggia. Sempre i dati del Tuik, rielaborati dall'Università di
Galatasaray, hanno messo in evidenza che fra i lavoratori regolarmente
salariati quelli sotto la soglia di povertà sono passati dal 17.88 al
18.63%. Il Tuik e l'Università Galatasaray hanno sottolineato come
l'educazione possa giocare un ruolo fondamentale nel ridurre la povertà
del Paese e gli squilibri fra classi sociali, dando a tutti i cittadini le
stesse opportunità. (Apcom)
06.01.2007
|
STUDENTI DI
MEDICINA CERCANSI

|
Le
università turche faticano a trovare nuove matricole per questa
facoltà. Calo delle immatricolazioni. |
Le università turche faticano a
trovare nuove matricole intenzionate a studiare medicina. Le
immatricolazioni per il 2006 hanno fatto registrare un calo vertiginoso
delle richieste. Dai 5.059 laureati del 200o-2001 si è passati ai 4.394
del 2004-2005.
In questo momento il Paese della Mezzaluna è ultimo in Europa per quanto
riguarda il numero di futuri medici. Secondo il ministro della Sanità
Recep Akdao, la causa risiede principalmente nelle scarse possibilità
lavorative e al numero di pazienti, che con le ultime riforme in campo
sanitario è aumentato in maniera vertiginosa. Stando ai dati del
ministero infatti in Turchia ci sono 123 dottori ogni 100mila persone. In
Italia sono 567, in Grecia 438 e in Belgio 419. (Apcom)
06.01.2007
|
SARANNO
APERTE CINQUE NUOVE CASE ACCOGLIENZA
|
L'aumento
del numero di abusi e delitti d'onore in Turchia ha richiesto
maggiore misure di protezione da parte del ministero competente. |
A rise in
the number of abuse and 'honor killing' incidents across Turkey calls for
more effective measures.
The Ministry for Women and Family has decided to open three new women's
shelters in southeastern Turkey, where abuse is prevalent, and two in
other parts of the country.
The total number of shelters in Turkey will increase from 17 to 22.
At the moment, the 17 shelters are under the management of the Social
Services and Child Protection Agency with a total capacity of 325.
The first shelter in Turkey was established in 1990. As of September 2006,
a total of 5,078 women and 3,961 children have stayed in the shelters.
The shelters also provide occupational courses and 1000 women have found
jobs thanks to education provided at the shelters. (Cihan News Agency/Zaman)
06.01.2007
|
STIPENDI ALTI
SE I PAZIENTI SONO
SODDIFATTI

|
Questo
il piano del ministero della Sanità turco per i medici.
Creazione di una unità chiamata "Coordinamento del servizio e
della qualità". |
The Turkish Ministry of Health has
launched a new project to increase patient satisfaction. A unit to be
called Performance and Quality Coordination will be established under
health directorates. The unit will monitor hospital and doctor performance
with surveys. If the results are positive, doctors and nurses will be
eligible for higher wages.
The Performance and Quality Coordination unit will consist of a deputy
head doctor, one hospital director, two doctors, one head nurse, and
performance administration representativres. It will evaluate and process
survey results according to several criteria.
The Ministry of Health, which announced the new applicationn with specific
instructions, said it attached great importance to the evaluation criteria,
in particular on treatment service, quality, institution substructure,
satisfaction of patient and relatives and the institution's productivity.
Each institution will have a parameter in line with the criteria. The
institutional performance parameter will be calculated as the
Institutional performance parameter (Treatment access parameter +
institution quality criteria parameter + patient and relatives'
satisfaction survey parameter + institution substructure evaluation
parameter + institution productivity paramete).(Zaman)
06.01.2007
|
CRONACA
TIR TURCHI
BLOCCATI AL CONFINE CON LA BULGARIA
| Settecento
mezzi pesanti erano sprovvisti di visto di ingresso. Più di 24 ore
per sbloccare la situazione. |
Mentre Bulgaria e Romania
festeggiavano il loro ingresso nell'Unione Europea abolendo il check-point
nella città di Silistra, sulla sponda bulgara del ponte sul Danubio che
collega i due Paesi, forti disagi si sono creati alla frontiera con la
Turchia, nei primi giorni dell'anno.
Laddove il confine è divenuta una demarcazione tra territorio comunitario
ed extra comunitario, sono stati oltre settecento i Tir turchi bloccati in
dogana, in quanto sprovvisti di visto di ingresso in Bulgaria.
Più di 24 le ore necessarie per sbloccare la situazione di congestione
che si era venuta a creare, costringendo il consolato generale bulgaro
nella città turca di Edirne a rimanere straordinariamente aperto, anche
il primo ed il due gennaio, giornate festive in entrambi i Paesi, pur di
rilasciare i visti il prima possibile ai camionisti bloccati.
Il ministro degli Interni Rumen Petkov, ha dichiarato che da oltre sei
mesi la Turchia era informata delle nuove regole che sarebbero entrate in
vigore immediatamente dopo il primo gennaio 2007, così come tutti gli
altri Stati non comunitari confinanti col territorio bulgaro. Oltre che
per i cittadini turchi, infatti, l'obbligo di visto è scattato anche per
quelli serbi e macedoni, sebbene, per questi ultimi, il rilascio è a
titolo gratuito, contrariamente che per gli altri. (Apcom)
06.01.2007
|
AUMENTATO
IL CONSUMO
DI DROGHE NEI LICEI
|
In
tre anni, in quelli di Istanbul, si è registrato un picco fino al
300%. L'età della prima sigaretta sceso a dieci anni. |
Il consumo di
droga nei licei di Istanbul è aumentato vertiginosamente. In tre anni si
è registrato un picco rispettivamente del 100 e del 300%. I risultati
sono contenuti in un rapporto stilato da una Commissione che era stata
appositamente incaricata dal Parlamento di monitorare le abitudini dei
giovani e il loro rapporto con diversi tipi di droga.
I risultati sono sconfortanti. L'età della prima sigaretta è scesa ad
appena 10 anni. I giovani cominciano a drogarsi anche dall'età di 12 anni
e iniziano a bere da 11. Secondo ai dati contenuti nel rapporto l'84% dei
liceali turchi fuma, il 64% fa uso regolare di alcool e l'82% ha provato
qualche droga almeno una volta. (Apcom)
06.01.2007
|
FERITI A GO-GO PER
LA FESTA DEL SACRIFICIO
|
Salite
a 1.413 le persone curate negli ospedali della Turchia dopo avere
macellato animali. |
E' aumentato il numero delle persone che
in Turchia si sono ferite macellando animali da consumare per la festa
dell'Eid al-Adha. Il bilancio aggiornato è
di 1.413 persone curate negli ospedali del Paese.
Quattro di loro sono in condizioni preoccupanti, dopo essere rimasti
schiacciati dal peso degli animali. La maggior parte ha riportato ferite
procurate dall'uso dei coltelli. E c'è anche un altro morto, il terzo,
per infarto. (Ap)
06.01.2007
|
IL LUOGO PIU'
FREDDO D'EUROPA

|
La
Turchia sotto una coltre di neve. Temperature bassissime. Nella zona
di Erzurum la temperatura è scesa a -30. |
Per guardare al Grande Freddo
europeo, stavolta, non dobbiamo porre il nostro sguardo alle desolate e
gelide lande russe, che presentano temperature attorno allo zero, bensì
alla Turchia, dove persiste quell'ondata di gelo giunta attorno Natale, e
che ancora insiste su tutto il Medio Oriente.
La zona di Erzurum, a dire il vero, presenta delle temperature medie
invernali molto rigide, e non è certo una novità che il termometro si
avvicini alla fatidica soglia dei -30°C.
Anzitutto per la sua altezza, di 1758 metri.
Poi per la sua posizione pedemontana in una pianura soggetta alle
inversioni termiche ed all'accumulo di aria fredda al suolo.
Infine per la sua esposizione, come tutta la Turchia centrale e
settentrionale, alle irruzioni fredde siberiane, ogni qual volta che un
blocco di aria fredda scende lungo la Russia Europea in direzione del Mar
Nero.
Spesso poi capita che tale blocco, veloce lungo il suo passaggio
attraverso Russia ed Ucraina, si fermi a sostare su Mar Nero e Turchia,
muovendosi poi lentamente verso Sud Est.
Durante il mese di Gennaio, tuttavia, la temperatura media
"normale" non dovrebbe scendere sotto i -16°C, e la massima
fermarsi attorno a quota -4°C.
L'ondata di freddo è iniziata attorno Natale, con fitte nevicate
verificatesi i giorni 26 e 27 Dicembre.
Nei giorni successivi si sono toccate le seguenti temperature:
28 Dicembre: Min: -30,5° Max: -10,4°
29 Dicembre: Min: -32,2°C Max: -13,6°C
30 Dicembre: Min: -31,2°C Max: -14,0°C
31 Dicembre: Min: -27,1°C Max: -11,3°C
01 Gennaio: Min: -27,0°C Max: -10,4°C
02 Gennaio: Min: -28,0°C Max: -15,4°C
03 Gennaio: Min: -24,2°C Max: -7,0°C
Dunque, una settimana di grande gelo per questa località, grazie sia alla
sua posizione di fondovalle, sia grazie all'assalto dell'aria Russa che ha
snobbato le località europee preferendo svernare in Medio Oriente. (Marco
Rossi/MeteoGiornale)
06.01.2007
|
NOTIZIARIO D'AMBASCIATA
MODIFICHE
ALLA LEGGE SULLA SICUREZZA SOCIALE
La Corte Costituzionale turca ha annullato alcuni articoli della Legge
sulla Sicurezza Sociale ed in particolare quelli riguardanti
l'aumento graduale dell'età pensionabile ed il calcolo della
pensione di anzianità per i dipendenti statali. Con riferimento
alla prima questione, il nuovo articolo prevedeva un incremento annuo
a partire dal 2036 dell'età' pensionabile, attualmente 58 anni per
le donne e 60 per gli uomini, fino a raggiungere i 65 anni entro il
2048. La riforma della Legge sulla Sicurezza Sociale è uno dei
punti fondamentali dell'accordo siglato con il Fondo Monetario
Internazionale che indica tale riforma come uno strumento necessario
per garantire la stabilità del sistema tributario, notoriamente
deficitario a causa della diffusione
del pensionamento anticipato nel Paese. Il Governo provvederà ora a
rivedere gli articoli annullati ed a riformularli, anche se il ministro Ali Babacan ha già tenuto a sottolineare che, pur nel rispetto
della decisione della Corte, non saranno mutati i principi di base su
cui si fonda la legge. Da parte sua Hugh Bredenkamp, rappresentante in
Turchia del Fondo Monetario Internazionale, ha affermato che il Fondo
discuterà prossimamente con il Governo circa i cambiamenti da
apportare alla legge in questione mentre il nuovo rappresentante della
Banca Mondiale, Shigeo Katsu, ha auspicato la definizione di un testo
finale giusto, imparziale e sostenibile finanziariamente.
L'ENI, IL GAS E LA TURCHIA
 La
società <Eni> intende aumentare la quota di gas naturale
venduta alla Turchia. Partner della russa <Gazprom> nella costruzione del
gasdotto "Blue Stream", la multinazionale italiana possiede 2.5 milioni di
metri cubi di gas naturale che la Turchia acquista da Mosca, la metà di
quanto è stato venduto alla <Botas> nel corso del 2005. Obiettivo di
medio e lungo periodo è quello di aumentare il flusso del gas naturale,
fino a raggiungere quota 16 milioni di metri cubi. |
RISORSE
ENERGETICHE: ALLARME DELL'IEA
Allarme lanciato
dall'<Agenzia Internazionale dell'Energia> sulla gestione del
mercato del greggio e del gas naturale a livello mondiale in occasione
di una conferenza stampa ad Istanbul tra il ministro Hilmi Guler ed il
capo economista della Iea, F. Birol. Secondo quest'ultimo, infatti,
negli anni a venire la comunità internazionale dovrà prestare la
massima attenzione in merito alla necessità di assicurare un
continuo flusso di risorse energetiche a prezzi ragionevoli e di
garantire una stabilità nel rapporto tra Paesi produttori e Paesi
consumatori. L'aumento della domanda di greggio e gas naturale -
ha continuato il rappresentante della Iea - sarà direttamente
proporzionale al grado di vulnerabilità dei Paesi consumatori nei
confronti di shock sul lato dell'offerta. Fondamentali saranno poi
gli investimenti nel settore delle infrastrutture ed una maggiore
cooperazione a livello internazionale. Il ministro dell'Energia e
delle Risorse Naturali ha tenuto a sottolineare quanto questi
anni rivestano un ruolo fondamentale
nel rafforzare la posizione della Turchia nel mercato
energetico mondiale. "Il Paese sta facendo grandi passi in avanti
- ha continuato Guler - al fine di diventare un vero e proprio
corridoio e terminale energetico"
VOLI
<THY> ANCHE SU VENEZIA
La Compagnia aerea di bandiera <Turkish Airlines> (Thy) ha annunciato di
aver iniziato i voli su Venezia (2 giorni a settimana in inverno e 3 a
settimana in estate). Tale nuova rotta, in vigore dallo scorso 31
marzo in via sperimentale, si aggiunge a quelle già esistenti di
Roma e Milano. Attualmente i voli sull'Italia nel corso dell'anno
mostrano una copertura del 70%; quelli su Venezia al momento hanno una
percentuale del 50%. Tuttavia la direzione della <Thy> conta di ottenere
un sensibile incremento anche su quest'ultima tratta, alla luce
della vicinanza dell'aeroporto di Venezia con la nota località
sciistica di Cortina.
|
RIPRENDE
L'IMPORT DEI TORI DA MONTA
Il ministro turco dell'Agricoltura e degli Affari Rurali Mehmet Mehdi Eker ha annunciato
che la Turchia riprenderà ad importare tori da monta e carne
proveniente dai Paesi dell'Unione Europea per un totale di 19.000
tonnellate, a condizione che i Paesi esportatori si attengano alle
condizioni interne della Turchia. Le importazioni sono state vietate
dal 1996 a seguito dell'espandersi dell'epidemia della mucca
pazza; è in corso d'opera da parte del ministero
dell'Agricoltura il processo di individuazione di quelle regioni
europee che secondo l'Ufficio internazionale per le malattie
epidemiche hanno debellato il suddetto morbo.
|
PROMOZIONE
DEL TURISMO TERMALE
 Il
ministro turco del Turismo Attila Koc ha recentemente
annunciato che nel 2007 intende promuovere il turismo termale ed i centri
benessere. Le potenzialità offerte dal Paese sono tante e tali che
sviluppando questo tipo di turismo l'arrivo di visitatori non sarebbe
concentrato solo sui mesi estivi ma si estenderebbe nell'arco
dell'intero anno. Il ministro sta attualmente cercando di individuare le
zone più adatte a sviluppare tale tipo di attività al fine di
indirizzare in tali aree gli investimenti nel settore. Attualmente la
Turchia possiede 35.000 posti letto ed il target prefissato dal ministero
del Turismo è quello di raggiungere un milione di unità entro il
2020. La Turchia dispone di 1.300 sorgenti termali, il più alto numero
in Europa, ed attrae già numerosi turisti provenienti principalmente
dalla Norvegia, Danimarca, Germania, Regno Unito, Svezia e Finlandia.
|
AD
ISTANBUL IL CONGRESSO MONDIALE DELLA C.D.C
Circa 1.200 delegati provenienti da 140 Paesi prenderanno parte al
prossimo Congresso mondiale delle Camere di Commercio che si svolgerà a Istanbul dal 4 al 6 luglio 2007. Istanbul si conferma
così sempre più un polo attraente per ospitare manifestazioni a
carattere internazionale. All'evento, che costituirà una
importante occasione di incontro sia a livello economico che politico,
sono stati invitati, tra gli altri, Hillary Clinton, Tony Blair, Al
Gore e Paul Wolfovitz.
| ADESSO
<ARBEL> FA ANCHE LA PASTA
L'azienda turca <Arbel>, leader nell'export di grano e legumi, ha
recentemente iniziato a produrre pasta con il proprio marchio,
utilizzando macchinari italiani ed esportando il 70% della produzione
totale giornaliera, pari a 250 tonnellate. La <Arbel> attualmente si
avvale di 51 agenti che nei primi mesi del 2007 dovrebbero diventare
80.
|
AUMENTO
DEL PREZZO DELL'ENERGIA ELETTRICA
La società elettrica di contratto turca (Tetas) ha annunciato che
aumenterà il prezzo di vendita dell'energia elettrica alle
compagnie di distribuzione dell'8% a partire dal 2007. La decisione
è stata adottata nel corso della riunione dell'Autorità
per la regolamentazione del settore energetico (Epdk) sulla base dei
prezzi medi di vendita proposti dalla <Tetas> alle 20 società di
distribuzione annesse alla Società Elettrica di Distribuzione della
Turchia (Tedas). Tale aumento comporterà per gli utenti un aggravio
tra il 5% e l'8%.
PREVISIONE
DEL TASSO DI INFLAZIONE
La Banca Centrale turca ha reso noto il rapporto sull'inflazione per il
2007, secondo il quale l'aumento della spesa pubblica e
l'inconsistenza tra le politiche di reddito e l'obiettivo
dell'inflazione potrebbero avere effetti sfavorevoli nel medio
termine sull'andamento del livello dei prezzi. L'Istituto, il
quale prevede che per la fine dell'anno il tasso d'inflazione
potrebbe essere compreso tra il 9.2% ed il 10.6%, ha pertanto
assicurato che continuerà a condurre un'attenta politica
monetaria, tagliando ove necessario ed in via graduale i tassi
d'interesse con lo scopo di ridurre l'inflazione tra 1.7% ed il 5.2% entro il primo trimestre del 2008. A tale riguardo, la
Commissione per la Politica Monetaria della Banca Centrale ha deciso
di non ritoccare i tassi d'interesse prima della fine dell'anno.
Secondo analisti del settore un nuovo aggiustamento potrebbe essere
applicato entro marzo 2007.
DISOCCUPAZIONE IN CALO
L'Istituto
Nazionale di Statistica turco (Tuik) ha reso noto che il tasso di
disoccupazione nel Paese a fine settembre, calcolato sulla base dei
movimenti avvenuti nel trimestre agosto-ottobre, si è attestato al 9.1%, lo
0.6% in meno rispetto allo stesso periodo del 2005 (9.7%),
con una concentrazione dell'11.6% dei disoccupati nelle aree urbane
e del 5.5% in quelle rurali. Nello stesso periodo il numero dei
disoccupati è sceso di 107.000 unità ed ha raggiunto quota 2
milioni 316 mila. I dati annuali sulla disoccupazione mostrano inoltre
che i disoccupati di sesso maschile sono diminuiti dell'1% e
rappresentano ora il 10.4%, mentre quelli di sesso femminile hanno
avuto una diminuzione dell'1.3% per una percentuale totale pari al
18.4%.
DEBITO
DELLO STATO
Il Sottosegretariato al Tesoro turco ha reso noto che il debito totale dello
Stato ammontava al 30 novembre u.s. a $238.7 miliardi, di cui il 52%
è nazionale ed il 29.6% è estero.
AUMENTO
DELLA CAPACITA' INDUSTRIALE
La capacità industriale turca nel mese di novembre è aumentate del 2.3%
rispetto allo stesso mese del 2005 e del 1.45% rispetto ad ottobre. Le
cause del mancato raggiungimento della piena capacità
risiederebbero nella limitata domanda interna (47.6%) ed in quella
estera (17.9%), nella presenza di problemi finanziari (3.5%), scarsità di materiali grezzi nazionali
(4.3%) ed importati (2.9%) nonché in questioni legate alla rigidità del mercato del
lavoro (1,8%).
UN PONTE TRA TURCHIA E DUBAI
Il ministro dell'Economia turco Ali Babacan, in visita a Dubai per partecipare
alla conferenza dal titolo "Un ponte tra la Turchia e la Capitale
del Golfo", in un incontro con la stampa ha difeso il programma di
privatizzazioni in atto nel Paese, spesso oggetto di critica da parte
dell'opposizione. La Turchia, con un aumento annuo della popolazione
di un milione di persone, non possiede sufficienti risorse economiche
per finanziare investimenti e creare lavoro; pertanto l'apporto
finanziario degli investitori stranieri è fondamentale per
assicurare sia lo sviluppo del Paese che per generare lavoro per tutti
i giovani. Il ministro si è quindi soffermato sulla privatizzazione
del settore bancario, che si è mostrato particolarmente allettante
per la comunità internazionale che vuole inserirsi in modo sicuro
nel mercato turco. A seguire, Babacan ha accennato ai risultati
conseguiti con la privatizzazione del settore strategico delle
telecomunicazioni ed ha rivolto poi la sua attenzione al comparto
dell'energia, altrettanto strategico per il futuro del Paese.
Secondo il ministro di Stato la necessità di privatizzarlo è
dettata principalmente dalla limitatezza del capitale pubblico e dalla
rapida crescita di quello privato, per cui il Governo non avrà mai
le risorse necessarie per far fronte alla crescente domanda energetica
del settore privato. La Turchia non possiede capitali nazionali tali
da coprire le spese di enormi progetti infrastrutturali o da investire
nella produzione energetica, per cui deve obbligatoriamente fare
affidamento su capitali internazionali e - ha concluso il ministro di
Stato - in futuro tutti i settori dell'economia si avvarranno
dell'aiuto finanziario estero.
INVESTIMENTI
DALL'ESTERO
Secondo
il recente bollettino pubblicato dal ministero del Tesoro turco e relativo
ai primi dieci mesi di quest'anno, la somma totale degli
investimenti diretti provenienti dall'estero ammonterebbe a
$18.8 miliardi, con un incremento di $2.9 nel solo mese di
ottobre, mentre sul totale di fine 2006 almeno $12.8 miliardi
proverranno dai Paesi dell'Unione Europea.
PROGETTO
FERROVIE
La Banca Europea di Investimenti (Bei) ha concesso un credito pari a
€850 milioni alle Ferrovie di Stato della Turchia volto a finanziare
la prima linea ad alta velocità che collegherà Ankara ad
Istanbul. Il progetto, il cui costo totale è di €2.6 miliardi, si
avvale anche dell'assistenza economica della Commissione Europea
attraverso il Programma di ristrutturazione e rafforzamento del
settore ferroviario. Si tratta del secondo progetto che la Bei
finanzia in Turchia nel settore delle infrastrutture legate ai
trasporti; nel 2005 infatti ha concesso un prestito di €1.05
miliardi per la costruzione del primo tunnel ferroviario nel Bosforo
conosciuto come il "Progetto Marmary" , i cui lavori di scavo sono stati inaugurati di recente
dal Primo Ministro Receo Tayyip Erdogan. La Bei, attiva in Turchia dal 2004, ha
già sostenuto 119 iniziative nei principali settori economici del
Paese per un totale di circa €7.5 miliardi ed attualmente sta
sviluppando nuovi progetti nel settore pubblico ed in quello privato.
Notevole è anche la sua attività di collaborazione con altri
istituti finanziari del Paese; sono infatti almeno 19 gli istituti di
credito turchi che insieme alla Banca Europea di Investimenti
finanziano le attività delle Pmi nonché piccoli progetti
infrastrutturali.
IN VENDITA IL CENTRO COMMERCIALE
<CANYON>
Gli
investitori stranieri si mostrano sempre più interessati
all'acquisto di centri commerciali ad Istanbul. Dopo la vendita del
47% dell'<Akmerkez Shopping Centre> per la somma di $405 milioni
all'olandese <Corio> e l'acquisizione del 50% del <Cevahir Shopping
Centre> per $421 milioni da parte della kuwaitiana <St. Martins>,
è
ora la volta del 50% del nuovissimo centro commerciale <Kanyon> che è stato
di recente messo in vendita. Aperto solo sei mesi fa e costato $200
milioni sarebbe ora valutato a $625 milioni ed almeno 16 diversi fondi
di investimento si sono detti disposti a pagare $326 milioni per
entrarne in possesso.
GARA PER LA COSTRUZIONE DI
GASDOTTO
La <Botas> (L'Ente Nazionale
Turco competente per il trasporto delle Risorse Naturali) lancerà
prossimamente una gara per la costruzione del gasdotto
Amasya-Tokat-Merfizon-Erzincan, nella Turchia nord-orientale. Le
offerte, che dovranno essere presentate entro il 15 gennaio 2007,
saranno aperte lo stesso giorno alle 14.00 presso la direzione della
<Botas> ad Ankara e dovranno essere accompagnate da una cauzione pari al
3% della relativa proposta. Gli interessati potranno richiedere
maggiori informazioni sulle specifiche tecniche del progetto
direttamente alla <Botasa> (General Directorate Bilkent Plaza A - II Blok, Bilkent/06800 ANKARA
Phone: (90-312) 297 20 00 (pbx) Telefax : (90-312) 266 07 33 - 266 07
34).
RICERCA
DELLE TECNOLOGIE
La Fondazione dell'Informatica turca (Tbv), il Consiglio nazionale
per la Ricerca scientifica e tecnologica (Tubitak) e l'agenzia per
lo Sviluppo della Ricerca in campo industriale ed informatico (Tages)
organizzeranno la Conferenza Europea sullo sviluppo e la ricerca delle
tecnologie di informazione e comunicazione (Ict), che si terrà a
Istanbul il 29 e 30 gennaio 2007 presso l'Hotel Ceylan
Intercontinental. Tra gli interventi della conferenza sono previsti
quelli della Commissione Europea, della Banca Europea di Investimenti,
di rappresentanti di grandi società di Itc nonché di piattaforme
tecnologiche europee. L'evento includerà pannelli interattivi,
sessioni di informazione sui progetti in corso finanziati dalla
Commissione Europea e costituirà l'occasione per discutere
iniziative nel settore presentate dalle piccole e medie imprese. Per
gli interessati a partecipare, l'iscrizione può avvenire online
attraverso il sito www.ictconference-istanbul.org
INDICATORI
MACROECONOMICI
- Crescita
del Pnl nel 2005: 7.7%; gennaio - aprile 2006: 6.3%
- Inflazione annua
(prezzi al consumo): 7,72%
(2005); 9,86% (novembre 2006)
- Interscambio con l'Italia nel 2006 (gen - ottobre): $12.5
miliardi, con esportazioni verso l'Italia
pari a
$5.5 miliardi (+19,9% rispetto al corrispondente periodo del
2005) ed importazioni dall'Italia pari a $7 miliardi (+13,1 %
rispetto al corrispondente periodo del 2005). (Ice
Istanbul su dati dell'Istituto Turco di Statistica- Tuik)
RECUPERO URBANO DEL PATRIMONIO
CULTURALE
Un
nuovo, potenzialmente rilevante, filone di collaborazione commerciale
italo-turca si è aperto con la realizzazione di un seminario
intitolato "Tecnologie, Materiali ed Esperienze italiane per il
restauro architettonico ed il recupero urbano del patrimonio culturale
della Turchia", svoltosi ad Istanbul a dicembre.
Ideato dal Consolato Generale d'Italia e realizzato dall'Ice di
Istanbul, il seminario ha consentito di condividere con le autorità
di Governo, municipali, accademiche ed imprenditoriali turche la
grande esperienza maturata dall'Italia nel recupero dei centri
storici urbani. Un fattivo contributo alla riuscita dell'iniziativa
è venuto anche dal comitato "Istanbul 2010" (Capitale europea
della Cultura) e dal suo presidente, Nuri Colakoglu. Il seminario ha
visto da parte italiana la testimonianza di architetti ed accademici
di grande fama, i quali hanno reso partecipe il folto e qualificato
uditorio circa i temi del recupero monumentale dell'arredo urbano.
Il contributo italiano in tale ambito potrà essere molto rilevante.
Le oltre 15 aziende presenti hanno avuto incontri con più di 50
aziende provenienti da tutta la Turchia, estremamente interessate a
collaborare in vista di un business, quale è quello del recupero
urbanistico, con grandi potenzialità.
QUINTA REVISIONE STAND-BAY
Il
Consiglio Esecutivo del Fondo Monetario Internazionale ha completato
la quinta revisione dell'Accordo triennale di Stand-By a sostegno
del programma economico del Governo turco per il periodo 2005-2008,
che prevede un sostegno finanziario complessivo di circa US$ 10
miliardi. Alla Turchia sarà pertanto versata una quota di
finanziamento pari a $ 1.13 miliardi, con cui potrà continuare a
svolgere quell'opera di risanamento dell'economia che prosegue
ininterrottamente da circa cinque anni, con una crescita media pari
all'8%. Positivi i commenti dei vertici del Fmi, secondo i quali gli
effetti negativi della turbolenza finanziaria di maggio e giugno
scorsi sono stati contenuti grazie ad una crescita robusta e ad un
attento utilizzo della leva monetaria. Nota di merito anche per il
dato relativo all'avanzo primario, attualmente al 6.5% del prodotto
nazionale lordo, fondamentale che dovrebbe essere confermato anche nel
2007, grazie ad un costante controllo
della spesa pubblica, soprattutto quella sanitaria, ed
all'attuazione delle riforme fiscali, con particolare attenzione
all'aumento degli introiti attraverso la semplificazione e la
riduzione delle esenzioni.
CAPITALE
ESTERI
Secondo i dati forniti dal Sottosegretariato al Tesoro ed
elaborati dall'Ufficio Ice di Istanbul, a fine settembre di quest'anno
è stata registrata in
Turchia una presenza complessiva di 14.208 imprese acapitale
estero. In tale periodo sono state costituite 2.513 nuove attivita' di
cui 1.994 aziende costituite localmente ex-novo,
471 sussidiarie di aziende estere e 48 filiali. Delle 14.208 imprese
estere, oltre 10.000 sono state avviate nel periodo 1999-2006. La maggior
parte delle aziende internazionali qui presenti (4.803 - 28.7% del totale)
operano nel campo commerciale; seguono a ruota le imprese industriali
(2.863 - 20,2% del totale) con in testa i settori tessile e chimico. Un
alto numero di investimenti esteri vi e' anche nei settori immobiliare
(1.765 imprese - 12.4%), trasporti e comunicazioni (1.221 imprese - 8,6%
del totale), hotel e ristorazione (1.103 imprese - 7.8% del totale).
Geograficamente l'area che attrae i maggiori investimenti provenienti
dall'estero è quella di Istanbul (7.946 56% del totale); seguono
Antalya (1.655 imprese - 11.6% del totale), Ankara (1.010 imprese - 7.1%
del totale), Izmir (871 - 6.1% del totale), Mugla (788 imprese - 5,5% del
totale), Bursa (290 imprese - 2% del totale), Mersin (276 imprese - 1.9%
del totale), Aydin (205 - 1.4% del totale), Kocaeli (180 imprese - 1.3%
del totale) ed Adana (111 imprese - 0.8% del totale). Quanto all'Italia,
va segnalato che le imprese presenti con investimenti diretti a fine
settembre erano 502 (il 3.5% del totale delle imprese estere presenti in
Turchia), divenute 516 a fine novembre. Come numero di aziende il nostro
Paese si colloca al settimo posto, preceduto dalla Germania (2.435
imprese), Regno Unito (1.226), Olanda (1.098), Iran (783), Usa (696) e
Russia (557).
GAS E MULTIFUNZIONALITA'
Turchia
ed Israele daranno vita ad un progetto che prevede la costruzione di
una infrastruttura multifunzionale che collegherà il Mar Nero al
Mar Rosso per il trasporto di gas, petrolio, acqua, cavi a fibre
ottiche ed energia elettrica. Lo
ha annunciato il Ministro dell'Energia Hilmi Guler al ritorno da una visita
ufficiale in Israele dove ha incontrato il Ministro per le
Infrastrutture nazionali Ben Elizer. Nelle intenzioni dei due Governi
il nuovo progetto, che costituirebbe una estensione dell'oleodotto
Samsun-Cehyan attualmente in costruzione, consentirà ad Israele di
assicurarsi i rifornimenti energetici ed alla Turchia di rafforzare
ancora di più il suo ruolo di hub energetico verso il mercato europeo, senza contare che
anche la Giordania potrebbe
partecipare al progetto per la parte relativa alla fornitura di acqua.
A tale riguardo la Turchia avrebbe anche già avviato dei contatti
oltre che con la Russia anche con altri Paesi potenzialmente
interessati a prendere parte all'iniziativa.
BALZO
DEL CEMENTO
La forte crescita registrata nel settore delle costruzioni in Turchia
ha contribuito ad un sensibile aumento della produzione di cemento
dove, da gennaio a settembre 2006, si è avuto un incremento di 4
milioni di tonnellate rispetto allo stesso periodo del 2005. Se tale
trend continuerà, si prevede che la produzione di cemento nel Paese
a fine 2006 risulterà pari a 50 milioni di tonnellate.
BOOM
PRODUZIONE AUTO
La produzione automobilistica da gennaio a novembre di quest'anno con
un totale di 500.000 unità prodotte è risultata in crescita del 20.% rispetto allo stesso periodo del 2005. Secondo i dati resi noti
dall'Associazione delle <Industrie Automotive>, rispetto allo stesso
mese dell'anno scorso, in novembre la produzione è aumentata del 58.6%, con 53.708
unità ed un incremento del 17.9% rispetto ad
ottobre.
| OPERATIVITA'
WEB DEL GOVERNO
Il Vice Primo Ministro Abdullatif Sener ha recentemente dichiarato che il portale
web del Governo sarà operativo all'inizio del 2007 e che
attraverso tale strumento sarà possibile operare una sensibile
riduzione dei costi operativi degli uffici pubblici. Attualmente il
69% delle dichiarazioni dei redditi delle aziende ed il 55% delle
imposte sul reddito vengono effettuate via internet con un costo per
lo Stato di soli 35 centesimi di dollaro contro i $2 del servizio
tramite sportello. Sener infine ha aggiunto con soddisfazione che
l'informatizzazione della Turchia, iniziata solo tre anni fa, ha già consentito di conseguire risultati tali per cui il Paese che
nel 2003 si trovava al 23mo posto nella graduatoria stilata dal World
Economic Forum, è salita al 56mo nel 2004 ed al 48mo nel 2005.
|
CAFFE' <MOTTA>
Il numero dei
Caffè
<Motta> aperti in franchising da due imprenditori turchi dal 1992 ad oggi ammonta a
190, che servono una clientela di 25 milioni di persone, vendendo 7500
differenti prodotti e generando un fatturato annuo di $30 milioni.
DEFICIT
PARTITE CORRENTI
Secondo gli ultimi dati pubblicati dalla Banca Centrale turca, le
partite correnti della bilancia dei pagamenti hanno riportato nel mese
di ottobre un deficit di $2.476 milioni, per la somma totale di $28
miliardi nei primi dieci mesi di quest'anno, con un incremento del
67.1% rispetto allo stesso periodo del 2005. Tale
peggioramento viene attribuito principalmente all'aumento del 33.9%
del deficit commerciale che ha raggiunto la cifra di $35.6 miliardi.
Nei primi dieci mesi dell'anno sono invece risultati in avanzo i servizi, le cui
entrate nel periodo in questione sono ammontate a $11.2 miliardi,
anche se in diminuzione rispetto allo stesso periodo del 2005
($13.2 miliardi), mentre gli investimenti diretti dall'estero si
sono assestati a $15.8 miliardi, principalmente grazie agli
investimenti effettuati nel settore bancario con l'acquisto del 75%
della turca <Denizbank> da parte della belga Dexia.
ECONOMIA E TASSO DI CRESCITA
L'Istituto
di Statistica della Turchia (Tuik) ha reso noto che la crescita
economica del Paese nei primi nove mesi di quest'anno ha registrato
una crescita media del 5.7%, nonostante nel terzo trimestre il tasso
di crescita si sia attestato al 3.4% contro il 6.4% del primo e l'8,8%
del secondo. Sempre nel terzo trimestre il Pnl a prezzi costanti è
cresciuto del 3% (5.7% da gennaio a settembre 2006), mentre il Pil è aumentato del
3.4% (5.6% da gennaio a settembre 2006). Quanto
alla ripresa economica a seguito della crisi finanziaria del 2001,
l'Istituto di Statistica rileva che nell'arco degli ultimi quattro
si è avuta una crescita media pari all'8%. Il settore delle
costruzioni continua ad essere il vero motore trainante dell'economia
con un contributo alla crescita superiore al 20%, seguito dal 6.4%
dell'industria, dal 3.7% del commercio e dall'1.9% dei servizi
pubblici. L'agricoltura, invece, registra un andamento negativo con
una flessione del 2% nel terzo trimestre (-1.2% nei primi nove mesi
del 2006); anche i consumi si sono considerevolmente contratti
scendendo nello stesso periodo all'1.3% rispetto al 10,4% del
secondo trimestre e al 6.2% dei primi nove mesi del 2006. Gli
investimenti privati segnalano infine un interessante incremento del
18,8%, indice di una certa effervescenza del sistema industriale
locale teso a proseguire il processo di ammodernamento del Paese.
PRODUZIONE INDUSTRIALE
La
produzione industriale della Turchia nel mese di ottobre ha registrato
la crescita del 2,5% (3.5% nel mese di settembre) con un incremento
pari al 7% rispetto allo stesso mese del 2005. Con
riferimento agli incrementi percentuali dei singoli settori
industriali nel mese di ottobre, quello minerario è diminuito del 13.3%, l'erogazione di servizi (luce, gas e acqua)
è aumentata
del 2.5%, mentre il settore manifatturiero è cresciuto del 3.3%. Il dato riferito invece ai
primi dieci mesi dell'anno in corso mostra un incremento medio della
produzione industriale del 5.8%, con il settore minerario cresciuto
del 5.2%, quello manifatturiero del 5.5% e quello relativo
all'erogazione di servizi del 8.5%.
ALLARME
PER LE MIRE DEGLI ISTITUTI BANCARI GRECI
La stampa locale ha recentemente rivelato che l'Autorità
turca per la supervisione e regolamentazione del settore
bancario (Bddk) sarebbe allarmata dall'interesse che le istituzioni
creditizie greche hanno dimostrato negli ultimi tempi verso il settore
bancario del Paese. In particolare, la stessa fonte riferisce che la
recente acquisizione della <Finansbank> da parte della <National Bank of
Greece> sarebbe stata autorizzata dalla predetta Autorità
esclusivamente per l'ingente somma relativa alla vendita ($2.3
miliardi), mentre sarebbero in sospeso quelle relative
all'acquisizione della <Tekfenbank> da parte della greca <EFG Eurobank>
per la somma di $185 milioni e quella riguardante la vendita alla
seconda Banca greca, <Alpha Bank>, della turca <Akbank> per la somma di
$435.5 milioni.
ASSISTENZA
ALLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE
Il Vice Direttore Generale dell'istituto di credito turco <Yapi Kredi>,
MehmetSonmez,
ha affermato che nel 2007 la banca nominerà in ciascuna delle sue
600 filiali un funzionario che si occuperà di fornire assistenza
alle piccole e medie imprese (Pmi) del settore agricolo che si
rivolgono all'istituto per richiedere un prestito. Ha aggiunto
inoltre che attualmente su un totale di 1.8 milioni di Pmi, 700.000
|
|