Arretrati 

Anno 8° N.1

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ATTUALITA'

BATTAGLIA SUL PRESIDENTE

Il_premier_turco_Recep_Erdogan_20070105.jpg Deniz_Baykal_20070105.jpg

 

Il Parlamento turco è stato teatro alla fine di dicembre, durante il dibattito sul budget 2007, di uno scontro verbale tra Erdogan e Baykal. La scusa, il velo.

Velo_islamico_o_chador_20070105.jpgNon si era potuto nemmeno più parlare nei giorni scorsi del budget per il 2007 in santa pace. Il clima in Turchia non è stato mai così rovente e tutte le scuse sono state buone per creare momenti di scontro tra maggioranza ed opposizione. La seduta del Parlamento turco del 26 dicembre, ad esempio, potrebbe essere ricordata come una enorme azzuffata. La Grande Assemblea turca (Tbmm) era riunita in seduta per discutere del budget governativo del 2007 quando il principale esponente dell'opposizione, Deniz Baykal, ha pronunciato una frase sul velo, poco gradita alla maggioranza ed anche al premier Recep Tayyip Erdogan.
La_Grande_Assemblea_Nazionale_20070105.jpgIl ministro degli Esteri Abdullah Gul ce l'ha messa tutta per placare gli animi, chiedendo ai colleghi di non raccogliere la provocazione del collega dell'opposizione, ma l'occasione era troppo ghiotta per andare sprecata. E nonostante cinque minuti di sospensione ed una dichiarazione conciliante da parte di Baykal, che ha detto di essere stato frainteso, Erdogan è passato all'attacco, definendo le parole del collega le "peggiori nella storia della Repubblica" e lo stesso Baykal una persona disprezzabile.
"Ho solo detto che il velo può coprire un capo ma non la vergogna di un politico - ha ribadito seccamente Baykal - le mie parole erano sulla personalità politica ed umana del premier. Non sono interessato al fatto se sua moglie indossi il turban o meno. Io ne faccio solo una questione di credibilità, specie se quella persona ambisce a diventare presidente della Repubblica".
"Se una persona vuole diventare presidente della Repubblica - ha continuato Baykal - deve rispettare la Costituzione e il suo popolo. Senza queste condizioni è meglio se si astiene".
Baykal ha poi elencato una lunga serie di motivi per cui il premier Erdogan non dovrebbe diventare presidente, incluso il fallimento della politica economica mirata a combattere povertà e disoccupazione. Toccato nel vivo, il Capo del Governo turco ha difeso il suo operato e quello del suo Esecutivo, di orientamento islamico moderato, apostrofando l'avversario come "ignorante".
Erdogan ne ha anche approfittato per ribadire la sua fiducia nei confronti di Yasin El Kadi che nei mesi scorsi era stato accusato più volte di essere vicino ad al Qaida. Nel 2001, durante il Governo Ecevit, numerose proprietà dell'uomo di affari erano state congelate in molti Paesi (Turchia inclusa) perché il suo nome era comparso nella lista nera antiterrorismo delle Nazioni Unite. Lo scorso aprile, quando il nome di El Kadi era tornato ad occupare le prime pagina dei giornali per i legami con il premier turco, Erdogan aveva dichiarato: "Conosco El Kadi e mi fido di lui quanto di me stesso. E' un sincero amante della Turchia ed ha degli investimenti qui. Bon ha nulla a che vedere con i terroristi".
Come che sia ormai sulla presidenza della Repubblica in Turchia è scontro aperto e senza esclusione di colpi. Il leader del Chp, ha fatto sapere infatti che se - come da pronostico, Erdogan si candiderà ala carica dello Stato, l'opposizione non si presenterà in aula per votarlo, lasciando automaticamente da solo il partito del premier che con la sua maggioranza può fare quello che vuole. Un gesto forte, volto a sottolineare come il nuovo Capo dello Stato sarà eletto da una parte sola del Paese. (Apcom)
06.01.2007

ERDOGAN
FAVORITO, LAICI
IN FERMENTO

Il_premier_Erdogan_2_20070105.jpg

Quello di un islamico, sia pure moderato, sulla poltrona di palazzo Cankaya suscita non pochi imbarazzi in alcuni ambienti di Ankara.

A quattro mesi dalle elezioni presidenziali in Turchia, l'attuale Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan è dato per grande favorito dagli ultimi sondaggi. Una circostanza che suscita non poco imbarazzo in alcuni ambienti politici di Ankara: se letto, Erdogan, appartenente al partito islamico moderato 2Giustizia e Sviluppo", si troverebbe ad occupare una poltrona considerata da sempre il simbolo della laicità costituzionale.
Forte di una maggioranza assoluta all'Assemblea nazionale, il suo partito Akp, al potere dal 2002, dovrebbe avere un ruolo decisivo sulla scelta del prossimo presidente. Le lezioni si svolgeranno ilo 6 di maggio, lo stesso giorno in cui si voterà per le presidenziali in Francia e le legislative in Algeria e nele filippine (queste ultime si svolgeranno in Turchia il 4 novembre).
Erdogan, che disconosce oggi il suo passato di attivista islamico, potrebbe così succedere al presidente attuale, Ahmet Necdet Sezer, un ex magistrato dalle convinzioni laiche. Il premier ha comunque dichiarato di non volere rendere nota la sua decisione sulla candidatura prima della scadenza naturale del mandato di Sezer, nel mese di aprile.
L'attuale Primo Ministro, che al momento dell'elezione avrà 53 anni, è apprezzato dalle classi popolari ma inviso ai laici a cause di vecchie dichiarazioni, che chiamano in causa le riforme del fondatore della Turchia laica, Mustafa Kemal Ataturk (1881-1938). Erdogan, già sindaco di Istanbul, ha scontato una pena di quattro mesi nel 1998 per "incitamento all'odio religioso". Il premier afferma oggi di volere difendere una laicità rispettosa della democrazia e delle libertà religiose e in questo senso si è mosso come Capo del Governo, in primis relativamente alle riforme avviate per l'ingresso nell'Unione Europea.
L'stablishment laico non vede di buon occhio la prospettiva di Erdogan presidente (come già non aveva visto di buon occhio a suo tempo l'elezione di un premier islamico), una "aberrazione" per un Paese a maggioranza musulmana ma fortemente laico, che si vanta di essere un modello di modernità per il mondo musulmano e chiede di potere aderire all'Unione Europea. Secondo alcuni, comunque, Erdogan potrebbe sostenere la candidatura del suo braccio destro, Abdullah Gul, vice Primo Ministro e ministro degli Esteri.
Ultima delle ipotesi avanzate dagli analisti è, infine, quella che prevede il sostegno di Erdogan alla candidatura di un indipendente, una personalità della società civile più o meno vicina all'Akp, alla quale sarebbe difficile opporre un veto. (fonte Afp/
Apcom)
06.01.2007

PONTE UTILE

Il_cardinal_Tarcisio_Bertone_20070105.jpg

Lo è la Turchia, tra Oriente ed Occidente, come ha sottolineato in una intervista ad un magazine francese il cardinal Tarcisio Bertone, Segretario di Stato della Santa Sede.

La Turchia rappresenta per l'Europa un ponte utile tra Oriente ed Occidente. Lo ha affermato il cardinale Trarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano, nel corso di una intervista che verrà pubblicata in questi giorni sul magazine francese <La documentation catholique>.
"Lasciare la Turchia fuori dall'Europa rischia, tra l'altro, di favorire il fondamentalismo islamico all'interno del Paese", ha sottolineato Bertone.
Sul "sostegno" all'entrata della Turchia nell'Unione Europea, manifestato dal Papa nel corso del recente viaggio, Bertone ha ricordato che Benedetto XVI e la Santa Sede non hanno poteri particolari per favorire l'ingresso della Turchia in Europa od opporre un veto". "Ma sembra chiaro che l'Europa senza la Turchia non beneficerà più di questo ponte tra Oriente ed Occidente che la Turchia ha sempre rappresentato nel corso della storia. La Turchia è da diverso tempo un partner dell'Europa", ha sottolineato il Segretario di Stato.
Secondo Bertone la Turchia è un Paese con una "laicità particolare" e con un sistema politico che "tende verso una maggiore democrazia. E' interesse dell'Europa aiutarla a diventare una vera democrazia per consolidare sempre più un sistema di valori. (fonte Afp/Apcom)
06.01.2007

LA NECESSITA' DI UN DIALOGO RELIGIOSO

Ali_Bulaç_20070105.jpg

Uno dei più autorevoli intellettuali islamici turchi, Ali Bulaç, editorialista del quotidiano <Zaman>, racconta l'impatto della visita del Papa in Turchia, soffermandosi sulle questioni del dialogo interreligioso e sulla laicità della Turchia di oggi. Intervista a www.osservatoriobalcani.org

- Possiamo tentare un bilancio della visita di Benedetto XVI?

Il viaggio del Papa in Turchia, in un Paese a maggioranza musulmana è stato certamente importante, in primo luogo perché la Turchia rappresenta un'opportunità per il dialogo interreligioso. Però la ragione più importante del viaggio del Papa era l'incontro con il patriarca ortodosso di Istanbul e adoperasi per garantire il dialogo e buone relazioni tra le due chiese cristiane. Purtroppo non si può dire che la Chiesa ortodossa in Turchia si trovi in una situazione molto felice, hanno numerosi problemi che è necessario risolvere.
Visti dall'esterno sembra che i problemi della Chiesa ortodossa siano legati alla concorrenza con l'Islam. In realtà le cose non stanno così. In Turchia i musulmani sono molto favorevoli alla soluzione dei problemi degli ortodossi. Per i musulmani è difficile immaginare che una religione si possa trovare sotto pressione, cristiani o ebrei non fa differenza. Il punto è che sono le religioni nel loro complesso ad essere sotto pressione nel nostro Paese. Questo è il problema in Turchia, la laicità mantiene sotto pressione tutte le religioni. Una concezione della laicità di stampo positivista. Sono le relazioni tra questa concezione della laicità e tutte le religioni, Islam, Ebraismo, Cristianesimo ad essere difficili.
- C'è però in Turchia una diffidenza di origine storica verso le minoranze non musulmane e il ruolo che hanno giocato nell'ultima fase dell'Impero Ottomano...
Sì, questo è un elemento supplementare. All'inizio del '900 le comunità e le Chiese non musulmane non hanno dato grande prova di sé, hanno aggredito la struttura dell'Impero, e questo ha fatto nascere paure e diffidenze. Esiste poi un'altra ragione per le difficoltà della Chiesa ortodossa: se le si concedesse i diritti che reclama, allora questo imporrebbe di riconoscere gli stessi diritti alle varie realtà musulmane.
Se ad esempio si riaprisse il seminario ortodosso di Heybeliada, con uno statuto indipendente rispetto al controllo dello stato turco, allora i diversi gruppi musulmani potrebbero chiedere di avere lo stesso diritto.
- In Turchia l'eventualità della riapertura del seminario viene percepita anche come una minaccia alla sovranità nazionale...
Se si riconoscesse il titolo di ecumenico alla Chiesa ortodossa, si creerebbe uno stato dentro lo Stato, è questo quello che molti temono. Io sostengo sempre che questa è una eventualità irrealistica.
C'è ancora un altro problema. Il timore che gli Stati Unti possano utilizzare la chiesa ortodossa per i loro scopi, per le loro politiche nel Medio Oriente e verso la Russia.
- Esistono prove dei legami tra la Chiesa ortodossa e gli Stati Uniti?
No, però gli Stati Uniti fanno molte pressioni perché la Turchia riconosca il titolo di ecumenica alla Chiesa ortodossa e questo genera delle paure. Non so quanto siano fondate ma le paure sono autentiche.
Inoltre la Turchia teme che questo riconoscimento creerebbe dei problemi nelle relazioni con la Russia, la Chiesa ortodossa russa non vede di buon occhio questa eventualità. E la Turchia tiene molto alle sue buone relazioni con la Russia.
La visita del Papa ha dato una mano agli ortodossi, gli ha fornito legittimità per le loro rivendicazioni, ed anche per noi è importante il riavvicinamento tra le due chiese. Io del resto sono d'accordo con il Papa quando dice che la laicità del mondo attuale si è trasformata in una secolarizzazione. Bisogna ridiscutere il ruolo della religione, nel senso che la religione dovrebbe riprendere il suo posto nella vita sociale. In questo senso i problemi dei cristiani e dei musulmani sono gli stessi: la droga, il degrado morale, la disgregazione della famiglia, il consumismo. Sono problemi comuni e richiedono responsabilità comuni. In questo senso si può parlare di dialogo interreligioso, gli uomini di fedi diverse si incontrano per discutere di questi problemi comuni, questa è una cosa positiva.
- Di quale laicità c'è bisogno?
Io credo che il concetto di laicità si debba fondare su due elementi: il primo è la libertà di coscienza, ognuno deve poter scegliere liberamente la propria religione. Secondo, lo Stato non dovrebbe esercitare pressioni su nessun gruppo religioso. Questi sono gli elementi che caratterizzano la laicità e sui quali tutti si dovrebbero trovare d'accordo. Tutti dovrebbero avere la possibilità di esprimere queste cose In Turchia attualmente la religione è confinata in uno spazio angusto, questo deve cambiare.
- Il Papa che prega nella moschea di Sultanahmet (la Moschea Blu) è un'immagine potente...
il_Pontefice_prega_nella_Moschea_Blu_20070105.jpgIl Papa è un uomo di stato e nel contempo un uomo di religione. Come politico ha reso visita alle autorità turche ad Ankara. L'incontro con il presidente del Direttorato per gli Affari Religiosi poi è stato molto importante.
In quell'occasione anche se non ha ammesso i suoi errori del discorso di Ratisbona, ha comunque parlato della necessità di stabilire un dialogo interreligioso. E' stato un bel discorso, una bella situazione. Si è trattato però ancora di una situazione diplomatica.
Anche a Santa Sofia si è comportato diplomaticamente. Io mi aspettavo, e desideravo, che pregasse a Santa Sofia ma non lo ha fatto. E tutti avevano incredibilmente paura di una eventualità del genere. Come se una preghiera avrebbe potuto far crollare Santa Sofia! Perché non pregare? in fondo all'origine era una chiesa. Anzi secondo me, si dovrebbe dividere in due, una parte per le preghiere dei cristiani e una per quelle dei musulmani e così questa storia finirebbe.

- Da dove viene questa paura?
E' stato Ataturk a trasformare Santa Sofia in un museo. Riaprirlo al culto sarebbe percepito come la negazione di quella scelta. Inoltre se non fosse più un museo si aprirebbe lo spazio per le contese, moschea o chiesa, e di questo la Turchia ha paura. La Turchia finisce così per ignorare i problemi reali, spazzarli sotto il tappeto e rimandarne la soluzione. Ma un giorno tutte queste questioni si imporranno e si dovrà discuterne ed arrivare ad una soluzione.
Per tornare alla visita alla Moschea Blu, beh, prima del suo arrivo a causa delle parole di Ratisbona i musulmani erano molto arrabbiati con il Papa ma con la sua visita alla moschea ha conquistato i cuori di 75.000.000 di fedeli. Ha agito con molta sensibilità ed attenzione, anche se al suo ritorno a Roma, non ha parlato del dialogo tra cristiani e musulmani ma solo di quello tra le due chiese cristiane. Credo che anche l'atteggiamento del Governo abbia contribuito a questo epilogo positivo.
- Inizialmente però il Governo ha dato la netta impressione di non voler incontrare il Papa...
Preoccupazioni elettorali ma poi si sono accorti che se fosse successo qualcosa durante la visita, sarebbe stato ancora peggio e quindi meglio incontrare il Papa. Inoltre rappresentava un'occasione importante per l'immagine della Turchia anche rispetto all'integrazione europea. Quindi il governo si è comportato saggiamente e le proteste hanno riguardato solo gruppuscoli marginali.
- Parlavamo del dialogo interreligioso...
Sono convinto della sua necessità. Non credo sia possibile parlare di un dialogo tra civiltà o culture ma di quello tra religioni sì. Esistono però in Europa ed in Turchia ambienti molto potenti contrari a questa eventualità. Non vogliono che la religione e il linguaggio religioso riprendano il loro posto. Certo il Papa non sembra molto entusiasta del dialogo interreligioso, sono state anche annullate le borse di studio vaticane date nel nome del dialogo. Ci sono poi altri problemi che rendono difficile questo dialogo. L'occupazione dell'Iraq o la guerra in Afghanistan fanno nascere nelle persone la sensazione che i cristiani uccidano i musulmani, anche in Palestina, dovunque, in queste condizioni la gente pensa "Ma di che genere di dialogo stiamo parlando?"
- Attualmente in Iraq però la violenza coinvolge soprattutto sciiti e sunniti...
Sì, è vero, ma si pensa comunque che siano stati gli occupanti a cominciare la violenza, se non lo avessero fatto non si sarebbe arrivati a questo punto. Nonostante tutto questo bisogna mantenere in vita la possibilità del dialogo, il mondo va in direzione di una crescente tensione e violenza.
Lo svuotamento del sacro, l'egemonia della laicità, sono problemi che non possono essere risolti da una sola religione, in questo senso credo sia necessaria la cooperazione di tutte le religioni, ma attualmente questa opportunità è debole.
- Lei non è molto ottimista rispetto al futuro europeo della Turchia. Crede veramente che l'identità islamica del Paese rappresenti il maggior ostacolo?
Certo l'identità islamica è un ostacolo importante. Ci sono 70.000.000 di musulmani in Turchia per non contare quelli dei Balcani. Perché l'Europa dovrebbe accettare tutto questo? Certo l'Europa non è una realtà omogenea, verdi, socialisti, atei, molti tra loro sostengono la candidatura turca. Vedono l'ingresso della Turchia come un antidoto al rischio che l'Europa, come nel Medio Evo, finisca sotto il potere della Chiesa, non vogliono questa posizione dominante della chiesa. Attualmente però sono i cristiani democratici ad essere forti in Europa. Inoltre la tesi dello scontro di civiltà esercita un'influenza molto forte, l'Occidente finisce per identificarsi con la civiltà cristiana e in questa prospettiva i musulmani sono diventati l'Altro.
Difficile in questa prospettiva pensare all'accettazione di un Paese islamico. Secondo me l'Europa si rinchiude progressivamente nella propria identità e gli islamici sono qualcosa che rimane fuori e la Turchia con loro. In questa prospettiva acquistano sempre più senso le parole della Merkel, un partenariato privilegiato per la Turchia invece dell'adesione. Certo non è possibile troncare le intense relazioni tra la Turchia e l'Europa e il partenariato privilegiato è una possibilità realistica. Ed è quella che personalmente preferisco. Del resto guardiamo ai fatti. Si cominciano i negoziati ma si sottolinea che questo inizio non è una garanzia per l'adesione. Inoltre non si mette una data precisa al termine dei negoziati. L'Europa non vuole né accettare né rifiutare la Turchia, preferisce lasciarla sulla porta e questo non è giusto.
Sono abbastanza d'accordo con quello che ha detto recentemente Mehmet Ağar [segretario del Partito della Giusta Via, DYP, ndr.] sulla necessità di forme di cooperazione con i Paesi del Medio Oriente, Siria, Iraq Armenia.
- E' il ritorno del sogno di Erbakan (leader storico dell'Islam politico turco) di un mercato comune con i paesi musulmani?
Il progetto di Erbakan è irrealistico, io credo che sia sempre possibile ma non nel breve-medio periodo. Per il momento bisogna rassegnarsi al partenariato speciale, limitarsi alle relazioni economiche, militari e poi rivolgersi ad Oriente.
- Il Governo però è deciso sulla strada dell'Europa...
Certo, ha puntato tutto su due carte. La prima è l'Europa, ha scommesso tutto sull'Europa. E adesso si trova in difficoltà. La seconda carta è rappresentata dalla crescita economica e anche qui ci sono problemi, la crescita sta rallentando. In quattro anni il Governo è stato solo capace di arricchire un pugno di persone ma per la gente non ha fatto nulla, ad esempio per quanto riguarda le politiche sociali. Per il Governo adesso comincia un momento difficile. I consensi i vista delle elezioni dell'anno prossimo stanno calando. Io credo sarà ancora il primo partito ma sarà costretto ad una coalizione.
- Lei è stato forse la figura più rappresentativa del movimento dei nuovi intellettuali islamici apparso negli anni '90, una generazione di intellettuali islamici che conosceva i temi e gli autori del dibattito culturale internazionale...
La prima domanda che ci ponevamo era su come poter vivere insieme dopo fine della Guerra fredda, come governare i contrasti che dividevano il Paese. La modernità non è in grado di garantire qualcosa di simile, la liberal democrazia nella pratica non riesce a garantire il multi-culturalismo.
Sono d'accordo con il Papa quando dice che una civiltà che abbia perso la fede in Dio non può sopravvivere. L'uomo si deve riconciliare con il divino, musulmani, cristiani, ebrei, ciascuno con il proprio, e non ci sono ragioni perché queste religioni si debbano scontrare tra loro. Il secondo elemento della nostra riflessione era la necessità di una nuova filosofia morale, che si fondasse sulla religione. Nello stesso tempo deve essere una nuova filosofia morale in grado di garantire la giustizia sociale, e solo le religioni sono in grado di darci una risposta in questo senso. Le ideologie tradizionali hanno esaurito il loro compito.
- Cosa ne è oggi di quel movimento?
Il nocciolo è ancora lì. Il problema è che la politica ha esercitato una grande attrazione, tutto si è fatto politica. Il nostro errore è stato quello di non saperci mantenere indipendenti dalla politica. I problemi della Turchia sono però ancora lì. L'Islam nel nostro Paese è una sorta di grande ombrello, i partiti di centro destra e sinistra sono partiti di stato, non garantiscono la partecipazione e la democratizzazione. L'Islam è l'ideologia del popolo, probabilmente quella più forte. Certo il partito Akp ha avuto l'occasione di mettere alla prova questa ideologia ma il suo è stato un insuccesso. Ci sarà una nuovo movimento che fa riferimento all'Islam, un movimento intellettuale che forse, successivamente, si potrà trasformare in un movimento politico. (Fabio Salomoni/http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/6557/1/51/)
06.01.2007

CARTA DELLE REGIONI D'EUROPA

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La visita ad Istanbul del presidente del Consiglio regionale della Toscana, Riccardo Nencini, per mettere a punto il forum del prossimo marzo.

Il presidente del Consiglio regionale ella Toscana, Riccardo Nencini, in qualità di coordinatore della Carta delle regioni d'Europa, si è recato il 3 e il 4 gennaio ad Istanbul per incontrare Yavuz Mildon, presidente della Camera delle Regioni del consiglio d'Europa, e il governatore regionale di Istanbul. Lo ha reso noto un comunicato di palazzo Pallavicini.
Al centro dei colloqui, il forum delle regioni europee che si terrà nel marzo 2''7 e l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea. "Proprio dalle regioni - ha spiegato Nencini - possono arrivare contributi fondamentali per far ripartire l'integrazione europea". (Adnkronos)
06.01.2007

LA SPADA DI DAMOCLE

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L'interruzione dei negoziati per l'adesione di Ankara è l'ennesima spia dei malumori di alcuni Paesi UE riguardo l'ingresso della Turchia.

Valéry_Gisgard_d%27Estaing_20070105.jpgLa parziale interruzione dei negoziati per l'adesione turca all'UE annunciata di recente dal Commissario Europeo all'Allargamento Olli Rehn, è l'ennesima spia dei malumori che serpeggiano tra i leader europei riguardo l'ingresso del Paese di Ataturk nell'Unione. L'ostacolo principale da superare è ufficialmente la questione della Repubblica di Cipro Nord, riconosciuta a livello internazionale solo dalla Turchia, ma in realtà all'interno dell'Europa esiste un gruppo di Paesi (primo fra tutti la Francia) che rifiuta decisamente l'idea di un allargamento della Comunità ad un popoloso Stato per la stragrande maggioranza musulmano. L'ex presidente francese Valéry Giscard d'Estaing ha più volte dichiarato che "la Turchia non è un Paese europeo" ed il recente dibattito nel Paese transalpino sulla promulgazione di una legge che riconosca come crimine il genocidio degli Armeni del 1915 non ha fatto che rinfocolare le polemiche. Anche altri Paesi come l'Austria e la Germania sono poco entusiasti dell'ingresso di Ankara all'UE.

Nonostante
gli sforzi compiuti

E d'altra parte, che la risoluzione delle dispute territoriali non fosse condizione essenziale per aderire all'Unione, è dimostrato dal fatto che la Gran Bretagna e l'Irlanda entrarono nella Cee nel 1973 senza che la questione nord-irlandese fosse stata risolta. Si tratta di situazioni e di fasi storiche molto diverse tra loro (e peraltro durante la Guerra Fredda una divisione dell'Europa Occidentale su questi temi non avrebbe avuto senso), ma la sensazione che la Turchia venga esclusa da Bruxelles, nonostante le sue richieste di adesione risalgano al 1987, soprattutto per questioni che esulano dalla questione cipriota, è ampiamente diffusa in Europa. Nonostante i grandi sforzi compiuti da parte turca per risanare l'economia e rispettare i parametri politici di Maastricht, la strada da percorrere sembra ancora lunghissima e piena di caveat e cautele. Sui negoziati di adesione sembra pendere una perenne spada di Damocle.
Neanche le questioni strettamente economiche sono preponderanti nel dibattito, visto che con l'ultimo e con il prossimo imminente allargamento, sono entrati a far parte dell'UE stati come Romania e Bulgaria con larghe fasce di popolazione che vivono in condizioni di indigenza. I fautori dell'adesione di Ankara sottolineano quasi esclusivamente l'importanza strategica del paese "ponte" tra il Vicino Oriente e continente europeo e le potenzialità del mercato turco. Il dibattito si intreccia inevitabilmente con quello dei confini fisici e politici dell'Europa nella sua accezione più ampia: è chiaro che l'attuale assetto dell'UE, se da una parte rappresenta il tentativo di creare ed estendere un'area di prosperità e stabilità, dall'altra dimostra come la priorità sia stata attribuita a considerazioni economiche a scapito della coesione politica del soggetto istituzionale in via di formazione. Se l'allargamento ad est dell'Unione Europea rappresenta, da un punto di vista geo-politico, la restituzione alla Germania (vero Stato egemone in prospettiva in Europa) della sua naturale sfera di influenza e prosperità, dall'altro pone inevitabilmente quesiti sulla possibilità che si crei un nocciolo duro europeo che da un lato assicuri la continuità dell'integrazione politica europea ma che dall'altro ne escluda anche la sua periferia, con la creazione di un'Unione a tre o quattro velocità. D'altro canto, i rischi di una sorta di implosione della struttura politica dell'UE in seguito all'ingresso della Turchia, vengono riconosciuti e paventati da molti analisti.
Discriminazione
verso un Paese Nato

Non si tratta di un dibattito nuovo, ma che tuttavia acquista un nuovo significato soprattutto alla luce delle attuali priorità mediterranee dell'UE. Quest'ultima sta infatti ridefinendo gli strumenti della sua politica di partenariato euro-mediterraneo, prendendo atto dello scarso successo conseguito dal processo di Barcellona, iniziato nel 1995. Escludere Ankara dal ricco e opulento club europeo proprio in una fase in cui i buoni rapporti con il mondo musulmano sono una necessità impellente per una ridda di motivazioni, appare come una sorta di discriminazione nei confronti di un Paese che fa comunque parte della Nato da più di cinquant'anni e che rappresenta in fondo l'unico esempio, pur con tutti i suoi limiti, di un regime islamico moderato e laicista. Con questo non si vuole affermare che i rilevanti problemi legati all'adesione turca vadano ignorati. Oltre alle prevedibili ripercussioni economiche e sociali, i confini dell'Unione Europea arriverebbero addirittura al Vicino Oriente, oggi come non mai area di instabilità e caos politico. L'UE giungerebbe a condividere frontiere con l'Iraq, la Siria e l'Iran. E d'altro canto, Paesi come le ex-repubbliche sovietiche, parte del Caucaso e la stessa Russia (per quanto distanti da una parvenza di democrazia) appaiono altrettanto legate alla storia e alle radici dell'Europa. Tutto ciò impone una seria riflessione su ciò che l'Unione Europea si appresta a diventare nel prossimo futuro. Sarà in grado di costituire un'alternativa agli Usa nella governance mondiale?
Diplomazia
e forza militare

L'assetto globale post-Guerra Fredda e ancor più post-11 settembre appare infatti sempre più fluido e dai contorni incerti. Se una coalizione di Stati può davvero riequilibrare la super-potenza americana essa non può essere certamente costituita dall'UE date le rilevantissime divisioni interne, che di fatto hanno reso impossibile una risposta unitaria al terrorismo globale, inteso come minaccia reale alla stabilità del sistema internazionale. Mentre gli Stati Uniti si rendono perfettamente conto che l'uso della forza non è divenuto affatto obsoleto, l'Europa sembra avere acquisito un approccio di quasi appeasement di fronte alle attuali minacce. L'Europa di oggi è per molti aspetti simile, come da molti sottolineato, agli Stati Uniti prima del loro ingresso nella Seconda Guerra Mondiale quando, non ricoprendo ancora un ruolo egemonico, la diplomazia doveva prevalere sulla forza militare nella risoluzione delle controversie internazionali. Non a caso il centro del mondo era allora il vecchio continente. L'Europa al momento è in gran parte prospera, sulla strada per divenire una potenza economica, ed in pace da sessant'anni.
Tuttavia, il prezzo di tutto questo è stato la perdita o la rinuncia a giocare un ruolo centrale negli affari globali. D'altro canto però, la crescita impetuosa di altri attori del sistema internazionale non necessariamente porterà ad un inasprimento delle tensioni internazionali nell'imminente futuro. Ma se l'Europa vorrà davvero recuperare un peso importante negli affari internazionali, non potrà più prescindere dalla definizione esatta dei propri confini politici e strategici. (Emanuele Di Girolamo/La Voce D'Italia)
06.01.2007

STRATEGIA RIFIUTATA

Forze_Armate_turche_20070105.jpg

 

Sono stati i generali turchi a dare il calcio d'inizio al processo delle riforme di Ankara. Ora le Forze Armate anatoliche le vogliono bloccare perché temono la perdita del loro potere.

yasar_Buyukanit_20070105.jpgNel maggio 2000, dopo che l'UE aveva confermato il principio della candidatura di Ankara, lo Stato maggiore di Ankara aveva dato il colpo d'avvio alle riforme che avrebbero dovuto portare il Paese anatolico ad adeguarsi ai criteri espressi al vertice europeo di Copenaghen del dicembre 2002.
I generali turchi contro se stessi
Allora le Forze armate avevano "raccomandato" al Governo l'abolizione della pena di morte, e la formale esautorazione del Consiglio nazionale della sicurezza, l'istituzione che fino a quel momento era stato il più importante forum per l'influenza politica dei militari di Ankara.
Ora i militari fanno sentire di nuovo la propria voce e lo fanno sempre riguardo il processo di integrazione europeo della Turchia. Nell'aprile 2005, a cinque anni dalle primeindicazioni, l'ex Capo di Stato Maggiore Hilmi Özkök affermando che non sarebbe un dramma se la Turchia non diventerà membro dell'UE, intende tirare il freno a mano sul percorso europeo del suo Paese e bloccare ulteriori concessioni sulla questione cipriota.
Il nuovo responsabile dei militari turchi, Yasar Büyükanit, ha inoltrepreteso che l'Unione Europea non entri nei delicati rapporti esistenti tra politica eForze Armatein Turchia, chiedendo che l'UE lasci alla fine "in pace" il soldato anatolico. Quando, recentemente, il Governo turco ha fatto capire che era pronto ad aprire uno deipropri porti alle merci cipriote, Büyükanit ha reagito battendo i pugni sul tavolo. Il primo militare turco, ha ritenuto inammissibile che lui sia venuto a conoscenza di questa mossa politica del governo solo attraverso resoconti giornalistici.
Vecchi
contrasti

Per Büyükanit questioni di tale portata non devono essere decise dal Governo ma dalle forze armate. Il destino delle riforme turche sembra essere dunque legato a doppio filo ai militari. Le Forze Amate hanno dato l'impulso iniziale a questo processo e loro ora lo stanno bloccando.
Il punto di vista dell'opinione pubblica europea è invece diverso. Secondo il senso comune politico del vecchio continente infatti, sarebbero stati gli islamisti moderati ad innescare le riforme. Loro avrebbero rafforzato la spinta turca verso l'Europa, adeguandosi così al progetto kemalista. In Turchia non lapensano così.E i vecchi contrasti tra politici e militari, sono tornati a galla quando il generale Özkök ha messo in guardia il Partito per la giustizia e lo sviluppo, Akp, del premier Erdogan, dal tentativo di creare in Turchia uno Stato "islamico moderato".
Non in questa Europa, non con questo Governo turco
Da allora l'Akp non osa più definirsi una "forza politica islamista moderata". In realtà i militari turchi oltre a frenare le ambizioni europee della Turchia, puntano a disaggregare il blocco sociale sul quale si regge l'attuale Governo del Paese, scardinando di fatto l'azione dell'esecutivo turco. I generali non hanno nulla contro l'ingresso di Ankara in Europa. Non vogliono entrare in questa Europa, e non lo vogliono fare mentre l'Akp gode del monopolio del potere.
Le forze armate di Ankara non si fidano di questa UE, perché secondo loro Bruxelles pretende che essi si debbano sottomettere al controllo del ministero della difesa turco. Dunque al controllo dei civili. I militari non vogliono fare questo passo perché, secondo il generale Edip Baser, questa sarebbe la strada per una "politicizzazione delle Forze Armate".
Lo Stato Maggiore teme che se i ministri iniziano a prendere decisioni militari basandosi su linee guida personali o politiche, ben presto anche l'esercito si islamizzerà. I militari turchi concepiscono il proprio ruolo nell'essere i guardiani del percorso europeo della Turchia. Solo quando Ankara sarà la capitale di un Paese completamente europeo, faranno un passo indietro.
Percorso pieno
di pericoli

Certo, diventare membri dell'UE è parte integrante di questo processo, ma l'attuale percorso di adesione è ritenuto troppo rischioso e pieno di pericoli. Ecco la ragione per cui i generali insistono nel voler conservare il ruolo di controllori del cammino turco verso occidente, simbolicamente segnato dalla partecipazione a pieno titolo della Turchia all'UE. Quello che non può accadere, è che l'Europa possa togliere le prerogative di cui godono i militari nello Stato turco, senza però avere però fino in fondo l'intenzione di accettare la Turchia nell'Unione.
I militari si ritengono le sentinelle e i garanti dello stato kemalista e della sua Costituzione. Fondamento della carta fondamentale della Turchia, è la separazione tra politica e religione.
Non tollereranno mai l'islamizzazione del Paese. Se il prezzo dell'ingresso in Europa dovesse essere una forma, sia pur moderata di islamizzazione, ossia la libertà religiosa voluta dall'UE, allora per le Forze armate meglio non fare l'ingresso completo nelle istituzioni del vecchio continente. In altre parole, la Turchia diverrà membro dell'Europa, solo se Bruxelles riconoscerà ed accetterà la "particolarità" turca.
Quando, nel 2000, lo stato maggiore aveva fatto capire di essere a favore delle riforme, l'Akp non era al governo. Quando questo, nel 2001, è andato al potere, uno dei suoi obiettivi sembrava essere proprio quello di dare maggiori possibilità d'espansione all'Islam e ciò attraverso la strategia, sostenuta dall'Ue, di mettere in secondo piano i militari.
Il disegno islamista dell'Akp si poggia su Bruxelles?
Così ha preso corpo il tentativo di portare avanti una rivoluzione nel sistema politico turco, a spese delle forze armate e delle elite kemaliste di Ankara. I posti chiave della pubblica amministrazione sono stati occupati dai militanti dell'Akp. Il presidente della repubblica ha posto centinaia di veti che il governo ha cercato di aggirare attraverso le nomine ad interim, che non hanno bisogno di nessuna controfirma presidenziale.
Momento fondamentale di questa strategia dovrebbe essere l'elezione a Capo dello Stato di un uomo dell'Akp, possibilmente lo stesso primo ministro Erdogan. Se così fosse, e se anche alle prossime elezioni legislative l'Akp si dovesse affermare, tutte le posizioni chiave dello Stato turco si troverebbero saldamente nelle mani del partito della Giustizia.
L'Akp ed Erdogan, hanno affermato diverse volte che puntano proprio alla realizzazione di questo scenario. I militari lo vogliono invece di impedire e se non riusciranno a farlo, cercheranno di allontanare l'Akp dal monopolio del potere.
Da oltre un anno è proprio questo che sta avvenendo, in un modo bisogna dire molto raffinato dal punto di vista politico. L'Akp, la cui base è piuttosto eterogenea viene, passo dopo passo, allontanato dagli obiettivi che i gruppi che lo sostengono vorrebbero veder realizzati.
I riflettori
dei media

Mandare in frantumi la base elettorale dell'Akp. La nuova tattica è iniziata affrontando il problema curdo: molti di loro avevano votato Akp, altri iniziavano a militarci nella speranza delle riforme e di nuovi diritti per le minoranze. Erano proprio queste le promesse elettorali di Erdogan, in parte anche mantenute. Da un anno però l'esercito conduce profonde azioni militari nel sud-est del Paese, proprio nei territori a maggioranza curda.
Così la questione curda è tornata sotto i riflettori dei media, scatenando una forte ondata nazionalistica in tutto il paese. Il risultato è stato che Erdogan si è visto costretto a proclamarsi più nazionalista dei nazionalisti. Molti curdi hanno abbandonato il partito promettendo di non votarlo più.
Subito dopo è stata la volta del Capo di Stato Maggiore Büyükanit a tratteggiare i rischi che il Paese corre a causa del "pericolo islamico", contro cui lo Stato, ossia l'esercito, non può fare a meno di contrapporsi. Era una vera e propria minaccia al Governo ed Erdogan, per evitare di mettere in mostra il proprio tallone d'Achille, si è visto costretto a schierarsi contro l'islamismo. In questo modo anche la base musulmana del partito è andata in frantumi.
Il colpo di grazia i militari lo hanno dato con il rifiuto completo di piegarsi sulla questione di Cipro, oppure non riformando il paragrafo 301 del codice penale che prevede il carcere in caso di offese all'esercito o alla "turchicità" della nazione. Con ciò è stato raggiunto l'obiettivo della sospensione dei negoziati di ingresso nell'UE. L'Akp ha ora rotto i ponti anche con quella parte dell'elettorato che sogna l'ingresso in Europa.
È da presumere che il potere dell'Akp durerà ancora un anno, fino alle prossime elezioni di novembre. Forse il partito resterà la maggiore forza politica. Se così sarà, ciò sarà dovuto al fatto che all'opposizione non c'è nessuna forza politica credibile. Ma l'Akp sarà indebolito e non potrà governare da solo, mentre ogni forma di coalizione governativa dovrà tenere in maggior conto gli orientamenti militari. Se così fosse, l'ingresso della Turchia nell'UE sarebbe rinviato di almeno qualche generazione. (Amir. K. Ayuzj/QuadranteEuropa)
06.01.2007

DISPARITA'

Una_estremità_del_porto_di_Famagosta_20070105.jpg

 

Il porto di Famagosta, nella Repubblica di Cipro Nord, aperto alle importazioni ma chiuso alle esportazioni. Le richieste dell'Unione Europea e di Nicosia.

Il_porto_di_Famagosta,_la_cartina_20070105.jpgContainers bearing Hamburg Süd and M&S logosare stacked high, waiting to be unloaded. Two vessels, one with a Panama flag and another from Germany, are already being emptied. Expensive cars as well as cement and reinforced steel are among the cargo. This bustling port, which is closed according to both the Greek Cypriot administrationand the EU, is Famagusta, a key pawn in recent negotiations between Turkey and the EU. The Greek Cypriot government has announcedthat they will open and operate the port under EU and U.N. auspices, but it is a fact that the Turkish Cypriots have been operating the port -- open to international shipping -- for 32 years. In 2005 alone, $1.2 billion of goods arrived in the port from 11 countries, among them Germany, Finland and France. Turkish Cypriots believe that Europe is employing double standards by allowing imports and discouraging exports, but Turkish Cypriot President Mehmet Ali Talat goes further and says that this is nothing but a case of "multiple standards."
Referans has been on the scene in Famagusta to observe the latest economic developmentsat the port, which has become a stake in negotiations with the EU.
******************
Exports $
Europe Turkey Other countries
17,126,852 34,144,201 15,344,769
Opening Turkish ports to Greek Cypriot trafficis now a major problem between Turkey and the EU. Turkey made a surprise bid and declared that it will open one port and one airport in return for lifting aban on Ercan Airport and the port of Famagusta in northern Cyprus, abid that has not satisfied the other parties. How has this bid been received by the Turkish Cypriots? We are in northern Cyprus to follow the recent developments and their repercussions.
In Turkish Cyprus, where since the referenda in 2004, per capita income has reached $11,000, with growth at around 10 percent annually, our first destination is Famagusta, the subject of recent controversy. We reach our destination after an hour-and-a-half drive from Girne (Kyrenia), a town that has seen a boom in tourism over the last two years. As soon as we enter Famagusta we are surprised by the developments in what was a ghost town just three years ago. The history of the port, which sits onthe grounds of an old Genovese fortress, dates back quite a long way. One of the major ports of the Mediterranean, it was operated by the Turkish Cypriots until the 1950s. In those days the Turkish Cypriots managed the majority of the shipping fleets as well. This situation had continued until a German embargo duringWorld War II. Under British rule the Greek Cypriots increased their influence within the port authority. In 1953 there were 178 Turkish Cypriot and 102 Greek Cypriot officials; by the 1970s the numbers had changed to 83 and120. After the Turkish military intervention in 1974, the situation in the port turned in favor of the Turkish Cypriots and the port authority and management of all amenities was passed on to them.
The port of Famagusta, which the Greek Cypriot side has announced to the media as closed has, in fact, been operational for 32 years; importing is possible. Up until now, the port has hostedtraffic from 33 countries. The core of the problem lies with exports, also the reason behind Turkey's demand for the isolation of Turkish Cyprus to be ended. The EU applies a 14 percent tax on goods exported from Famagusta. This restriction has dealt a serious blow to potato and citrus fruit exports from the north of the island.
Fahri Altunay is chairman of the Turkish Cypriot Port Workers Company. He has followed developments here since 1963 and states that this is the best port in the eastern Mediterranean. He recalls that, prior to 1974, this port was a gateway for exporting produce from the island, but since then exports have come to a standstill.
He also points out that although Europe has prohibited exporting via Famagusta, it has no qualms about sending goods in to Turkish Cyprus via this port. He says the fact thatvessels from 33 countries have broughimports to the port is a clear indication of Europe's "double standards." As for deterrence on the part of the Greek side, he has the following to say: "The Greeks want exports and imports from Famagusta to be shown as going through Larnaka or Limassol. And this is why we protested. They say the port is closed, but they are just playing with words. Any foreign captain who brings in his vessel to Famagusta is arrested if he goes to the Greek side. We want the EU to allow exports from our port. We want them to ease the 14 percent tax they have imposed. EU experts have agreed that ourstandards meet theirs.
Joint protest
at port:

Hüseyin Kayaalp is a partner in M.K. Nejati & Sons Ltd., which operates within the port. He says that just the other day in the supposedly locked-up port they unloaded power plant equipment arriving from Finland. He is furious when questioned about the currentEU term president Finland's Cyprus proposals, which have been debated at length. Companies operating in the port have rallied together and have put in ads in U.K. newspapers with photographs of cargo from Finland being unloaded.
The Famagusta Port Joint Power Platform has issued a statement: "The Greek side entered the EU on false grounds and takes every opportunity to undermine the Turkish Cypriots. That they will open up Famagusta under joint EU and U.N. observation is nothing but a ploy on the part of the Papadopoulos regime. The port of Famagusta has been operational for 32 years... open to all ships from all nations. The EU and Finland need to announce when direct flights will be allowed to and from Ercan and when our products will be allowed to be directly exported from Famagusta. There are misconceptions about Famagusta. The one thing the companies here want is a comprehensive solution to the problem."
When Referans asked President Mehmet Ali Talat about the subject, he replied: "The EU doesn't have double standards, it has multiple standards. The solution must be comprehensive. The EU foreign ministers' announcement to ease the sanctions in light of the April 26decisions seems to be a promising step. But the Greeks will continue to provide obstacles." (Jale Ozgenturk/Turkish Daily News)
06.01.2007

LA TENSIONE

 

La causa va ricercata nel supporto inglese all'apertura dell'aeroporto turco-cipriota di Ercan al traffico aereo internazionale. Nicosia e Londra ai ferri corti.

British support for the opening of Turkish Cypriot Ercan Airport to international air traffic has led to tensions between Greek Cyprus and London.
Greek Cypriot newspapers wrote that Greek Cypriot foreign minister George Lilikas had 'warned' the British government. During his visit to Turkey last week, British Prime Minister Tony Blair said that direct flights from England to Ercan Airport could commence unless confronted by legal obstacles.
The Politis newspaper said that activities carried out by the British government behind closed doors to internationally legitimize Ercan Airport were sparking new tensions between the Greek Cypriot and the British governments.
Politis also pointed out that the Greek Cypriot foreign minister cautioned that diplomatic relations between the two countries could be negatively affected, and that British High Commissar Peter Millett had confirmed that an investigation into the legal necessities to begin direct flights with Turkish Cyprus was proceeding.
Fileleftheros newspaper called the developments "British acts of divisive nature" and Simerini newspaper said "British maneuvers for the illegal airport."
Alithia newspaper reported the news through a similar angle: "While Britain seeks a method, Lilikas is protesting."
Lillikas said, "Whoever attempts to further the activities of the illegal Ercan Airport will have catered to the final division of Cyprus." (Cihan News Agency/Zaman)
06.01.2007

IL PREMIER TURCO CRITICA GLI USA

 

A detta di Recep Tayyip Erdogan Washington non sta onorando la sua promessa di dare la caccia ai ribelli del Pkk.

Gli Stati Uniti non stanno onorando la promessa di aiutare la Turchia a contrastare i ribelli separatisti curdi, malgrado la nomina di un inviato speciale per risolvere la minaccia che i guerriglieri rappresentano per il Paese. Lo ha denunciato il Primo Ministro turco, Recep Tayyip Erdogan.
Il premier ha affermato che non è stata intrapresa alcuna iniziativa per espellere il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) dalle sue basi nel Nord del Paese o per tagliare gli aiuti finanziari al gruppo ribelle. "Ci aspettavamo iniziative serie, ma quesye non si sono concretizzate", ha dichiarato Erdogan ai giornalisti come riferito dal sito Internet dell'emittente televisiva <Cnn-Turku>. (da
Ap)
06.01.2007

SOCIETA'

SOCIETA' ANCORA TROPPO POVERA

Poveri_della_Turchia_20070105.jpg

Secondo l'Istituto di Statistica turco, 623 mila cittadini del Paese della Mezzaluna nel 2005 vivevano in condizioni di estrema indigenza.

La Turchia cresce ma in modo disordinato e sbilanciato. A dirlo è una ricerca portata avanti dall'Università di Galatasaray e dal Tuik, l'Istituto di Statistica turco. Lo studio ha messo in evidenza che, nonostante le riforme portate avanti nel campo della distribuzione interna e l'innalzamento del tenore di vita, la povertà rimane il maggior problema del paese. Il professor Haluk Levent, dell'Università Galatasaray, ha evidenziato alcuni dati. Nel 2005, secondo il Tuik, 623 mila cittadini turchi vivevano in condizioni di estrema indigenza e in 14 milioni sotto la soglia della povertà, ossia con meno di 487 Lire turche (circa 260 euro). Con aumento dello 0.87% rispetto al 2004, quanto i turchi - sembra paradossale - stavano leggermente meglio.
Il settore dove la povertà si fa più sentire maggiormente è quello dell'agricoltura, con una percentuale di persone definibili "povere" aumentata dall'11.29 all'11.73%. Secondo Gulten Kazgan, economista all'Università Bilgi di Istanbul, questo settore è particolarmente interessato dal fenomeno a causa delle politiche governative e dell'aumento della disoccupazione. Tesi sposata anche da Levent: "L'agricoltura - ha detto - sta diventando una fonte di problemi a causa delle leggi che la governano e della disoccupazione. Basti pensare che in anno solo la percentuale di occupati nel settore è scesa dal 38 al 33%".
Se nelle campagne la situazione non è rosea, nelle città certo non si festeggia. Sempre i dati del Tuik, rielaborati dall'Università di Galatasaray, hanno messo in evidenza che fra i lavoratori regolarmente salariati quelli sotto la soglia di povertà sono passati dal 17.88 al 18.63%. Il Tuik e l'Università Galatasaray hanno sottolineato come l'educazione possa giocare un ruolo fondamentale nel ridurre la povertà del Paese e gli squilibri fra classi sociali, dando a tutti i cittadini le stesse opportunità. (Apcom)
06.01.2007

STUDENTI DI MEDICINA CERCANSI

Studenti_20070107.jpg

 

Le università turche faticano a trovare nuove matricole per questa facoltà. Calo delle immatricolazioni.

Il_ministro_turco_della_Sanità_Recep_Akdag_20070105.jpgLe università turche faticano a trovare nuove matricole intenzionate a studiare medicina. Le immatricolazioni per il 2006 hanno fatto registrare un calo vertiginoso delle richieste. Dai 5.059 laureati del 200o-2001 si è passati ai 4.394 del 2004-2005.
In questo momento il Paese della Mezzaluna è ultimo in Europa per quanto riguarda il numero di futuri medici. Secondo il ministro della Sanità Recep Akdao, la causa risiede principalmente nelle scarse possibilità lavorative e al numero di pazienti, che con le ultime riforme in campo sanitario è aumentato in maniera vertiginosa. Stando ai dati del ministero infatti in Turchia ci sono 123 dottori ogni 100mila persone. In Italia sono 567, in Grecia 438 e in Belgio 419. (Apcom)
06.01.2007

SARANNO APERTE CINQUE NUOVE CASE ACCOGLIENZA

 

L'aumento del numero di abusi e delitti d'onore in Turchia ha richiesto maggiore misure di protezione da parte del ministero competente.

A rise in the number of abuse and 'honor killing' incidents across Turkey calls for more effective measures.
The Ministry for Women and Family has decided to open three new women's shelters in southeastern Turkey, where abuse is prevalent, and two in other parts of the country.
The total number of shelters in Turkey will increase from 17 to 22.
At the moment, the 17 shelters are under the management of the Social Services and Child Protection Agency with a total capacity of 325.
The first shelter in Turkey was established in 1990. As of September 2006, a total of 5,078 women and 3,961 children have stayed in the shelters.
The shelters also provide occupational courses and 1000 women have found jobs thanks to education provided at the shelters. (Cihan News Agency/Zaman)
06.01.2007

STIPENDI ALTI
SE I PAZIENTI SONO
SODDIFATTI

Nuovo_progetto_per_la_sanità_20070105.jpg

 

Questo il piano del ministero della Sanità turco per i medici. Creazione di una unità chiamata "Coordinamento del servizio e della qualità".

The Turkish Ministry of Health has launched a new project to increase patient satisfaction. A unit to be called Performance and Quality Coordination will be established under health directorates. The unit will monitor hospital and doctor performance with surveys. If the results are positive, doctors and nurses will be eligible for higher wages.
The Performance and Quality Coordination unit will consist of a deputy head doctor, one hospital director, two doctors, one head nurse, and performance administration representativres. It will evaluate and process survey results according to several criteria.
The Ministry of Health, which announced the new applicationn with specific instructions, said it attached great importance to the evaluation criteria, in particular on treatment service, quality, institution substructure, satisfaction of patient and relatives and the institution's productivity.
Each institution will have a parameter in line with the criteria. The institutional performance parameter will be calculated as the Institutional performance parameter (Treatment access parameter + institution quality criteria parameter + patient and relatives' satisfaction survey parameter + institution substructure evaluation parameter + institution productivity paramete).(Zaman)
06.01.2007

CRONACA

TIR TURCHI BLOCCATI AL CONFINE CON LA BULGARIA

 

Settecento mezzi pesanti erano sprovvisti di visto di ingresso. Più di 24 ore per sbloccare la situazione.

Mentre Bulgaria e Romania festeggiavano il loro ingresso nell'Unione Europea abolendo il check-point nella città di Silistra, sulla sponda bulgara del ponte sul Danubio che collega i due Paesi, forti disagi si sono creati alla frontiera con la Turchia, nei primi giorni dell'anno.
Laddove il confine è divenuta una demarcazione tra territorio comunitario ed extra comunitario, sono stati oltre settecento i Tir turchi bloccati in dogana, in quanto sprovvisti di visto di ingresso in Bulgaria.
Più di 24 le ore necessarie per sbloccare la situazione di congestione che si era venuta a creare, costringendo il consolato generale bulgaro nella città turca di Edirne a rimanere straordinariamente aperto, anche il primo ed il due gennaio, giornate festive in entrambi i Paesi, pur di rilasciare i visti il prima possibile ai camionisti bloccati.
Il ministro degli Interni Rumen Petkov, ha dichiarato che da oltre sei mesi la Turchia era informata delle nuove regole che sarebbero entrate in vigore immediatamente dopo il primo gennaio 2007, così come tutti gli altri Stati non comunitari confinanti col territorio bulgaro. Oltre che per i cittadini turchi, infatti, l'obbligo di visto è scattato anche per quelli serbi e macedoni, sebbene, per questi ultimi, il rilascio è a titolo gratuito, contrariamente che per gli altri. (Apcom)
06.01.2007

AUMENTATO IL CONSUMO
DI DROGHE NEI LICEI

In tre anni, in quelli di Istanbul, si è registrato un picco fino al 300%. L'età della prima sigaretta sceso a dieci anni.

Il consumo di droga nei licei di Istanbul è aumentato vertiginosamente. In tre anni si è registrato un picco rispettivamente del 100 e del 300%. I risultati sono contenuti in un rapporto stilato da una Commissione che era stata appositamente incaricata dal Parlamento di monitorare le abitudini dei giovani e il loro rapporto con diversi tipi di droga.
I risultati sono sconfortanti. L'età della prima sigaretta è scesa ad appena 10 anni. I giovani cominciano a drogarsi anche dall'età di 12 anni e iniziano a bere da 11. Secondo ai dati contenuti nel rapporto l'84% dei liceali turchi fuma, il 64% fa uso regolare di alcool e l'82% ha provato qualche droga almeno una volta. (
Apcom)
06.01.2007

FERITI A GO-GO PER LA FESTA DEL SACRIFICIO

Festa_del_Sacrificio_20070105.jpg

 

Salite a 1.413 le persone curate negli ospedali della Turchia dopo avere macellato animali.

Blocchi_ed_incidenti_per_la_Festa_del_Sacrificio_20070105.jpgE' aumentato il numero delle persone che in Turchia si sono ferite macellando animali da consumare per la festa dell'Eid al-Adha. Il bilancio aggiornato è di 1.413 persone curate negli ospedali del Paese.
Quattro di loro sono in condizioni preoccupanti, dopo essere rimasti schiacciati dal peso degli animali. La maggior parte ha riportato ferite procurate dall'uso dei coltelli. E c'è anche un altro morto, il terzo, per infarto. (Ap)
06.01.2007

 

IL LUOGO PIU' FREDDO D'EUROPA

Erzurum_dove_il_freddo_è_tanto_20070105.jpg

La Turchia sotto una coltre di neve. Temperature bassissime. Nella zona di Erzurum la temperatura è scesa a -30.

Per guardare al Grande Freddo europeo, stavolta, non dobbiamo porre il nostro sguardo alle desolate e gelide lande russe, che presentano temperature attorno allo zero, bensì alla Turchia, dove persiste quell'ondata di gelo giunta attorno Natale, e che ancora insiste su tutto il Medio Oriente.
La zona di Erzurum, a dire il vero, presenta delle temperature medie invernali molto rigide, e non è certo una novità che il termometro si avvicini alla fatidica soglia dei -30°C.
Anzitutto per la sua altezza, di 1758 metri.
Poi per la sua posizione pedemontana in una pianura soggetta alle inversioni termiche ed all'accumulo di aria fredda al suolo.
Infine per la sua esposizione, come tutta la Turchia centrale e settentrionale, alle irruzioni fredde siberiane, ogni qual volta che un blocco di aria fredda scende lungo la Russia Europea in direzione del Mar Nero.
Spesso poi capita che tale blocco, veloce lungo il suo passaggio attraverso Russia ed Ucraina, si fermi a sostare su Mar Nero e Turchia, muovendosi poi lentamente verso Sud Est.
Durante il mese di Gennaio, tuttavia, la temperatura media "normale" non dovrebbe scendere sotto i -16°C, e la massima fermarsi attorno a quota -4°C.
L'ondata di freddo è iniziata attorno Natale, con fitte nevicate verificatesi i giorni 26 e 27 Dicembre.
Nei giorni successivi si sono toccate le seguenti temperature:
28 Dicembre: Min: -30,5° Max: -10,4°
29 Dicembre: Min: -32,2°C Max: -13,6°C
30 Dicembre: Min: -31,2°C Max: -14,0°C
31 Dicembre: Min: -27,1°C Max: -11,3°C
01 Gennaio: Min: -27,0°C Max: -10,4°C
02 Gennaio: Min: -28,0°C Max: -15,4°C
03 Gennaio: Min: -24,2°C Max: -7,0°C
Dunque, una settimana di grande gelo per questa località, grazie sia alla sua posizione di fondovalle, sia grazie all'assalto dell'aria Russa che ha snobbato le località europee preferendo svernare in Medio Oriente. (Marco Rossi/MeteoGiornale)
06.01.2007

NOTIZIARIO D'AMBASCIATA

MODIFICHE ALLA LEGGE SULLA SICUREZZA SOCIALE

La Corte Costituzionale turca ha annullato alcuni articoli della Legge sulla Sicurezza Sociale ed in particolare quelli riguardanti l'aumento graduale dell'età pensionabile ed il calcolo della pensione di anzianità per i dipendenti statali. Con riferimento alla prima questione, il nuovo articolo prevedeva un incremento annuo a partire dal 2036 dell'età' pensionabile, attualmente 58 anni per le donne e 60 per gli uomini, fino a raggiungere i 65 anni entro il 2048. La riforma della Legge sulla Sicurezza Sociale è uno dei punti fondamentali dell'accordo siglato con il Fondo Monetario Internazionale che indica tale riforma come uno strumento necessario per garantire la stabilità del sistema tributario, notoriamente deficitario a causa della diffusione del pensionamento anticipato nel Paese. Il Governo provvederà ora a rivedere gli articoli annullati ed a riformularli, anche se il ministro Ali Babacan ha già tenuto a sottolineare che, pur nel rispetto della decisione della Corte, non saranno mutati i principi di base su cui si fonda la legge. Da parte sua Hugh Bredenkamp, rappresentante in Turchia del Fondo Monetario Internazionale, ha affermato che il Fondo discuterà prossimamente con il Governo circa i cambiamenti da apportare alla legge in questione mentre il nuovo rappresentante della Banca Mondiale, Shigeo Katsu, ha auspicato la definizione di un testo finale giusto, imparziale e sostenibile finanziariamente.

 

L'ENI, IL GAS E LA TURCHIA

Eni_20070105.jpgGazprom_20070105.jpgLa società <Eni> intende aumentare la quota di gas naturale venduta alla Turchia. Partner della russa <Gazprom> nella costruzione del gasdotto "Blue Stream", la multinazionale italiana possiede 2.5 milioni di metri cubi di gas naturale che la Turchia acquista da Mosca, la metà di quanto è stato venduto alla <Botas> nel corso del 2005. Obiettivo di medio e lungo periodo è quello di aumentare il flusso del gas naturale, fino a raggiungere quota 16 milioni di metri cubi.

RISORSE ENERGETICHE: ALLARME DELL'IEA

Allarme lanciato dall'<Agenzia Internazionale dell'Energia> sulla gestione del mercato del greggio e del gas naturale a livello mondiale in occasione di una conferenza stampa ad Istanbul tra il ministro Hilmi Guler ed il capo economista della Iea, F. Birol. Secondo quest'ultimo, infatti, negli anni a venire la comunità internazionale dovrà prestare la massima attenzione in merito alla necessità di assicurare un continuo flusso di risorse energetiche a prezzi ragionevoli e di garantire una stabilità nel rapporto tra Paesi produttori e Paesi consumatori. L'aumento della domanda di greggio e gas naturale - ha continuato il rappresentante della Iea - sarà direttamente proporzionale al grado di vulnerabilità dei Paesi consumatori nei confronti di shock sul lato dell'offerta. Fondamentali saranno poi gli investimenti nel settore delle infrastrutture ed una maggiore cooperazione a livello internazionale. Il ministro dell'Energia e delle Risorse Naturali ha tenuto a sottolineare quanto questi anni rivestano un ruolo fondamentale nel rafforzare la posizione della Turchia nel mercato energetico mondiale. "Il Paese sta facendo grandi passi in avanti - ha continuato Guler - al fine di diventare un vero e proprio corridoio e terminale energetico"


VOLI <THY> ANCHE SU VENEZIA

Voli_Thy_20070105.jpgLa Compagnia aerea di bandiera <Turkish Airlines> (Thy) ha annunciato di aver iniziato i voli su Venezia (2 giorni a settimana in inverno e 3 a settimana in estate). Tale nuova rotta, in vigore dallo scorso 31 marzo in via sperimentale, si aggiunge a quelle già esistenti di Roma e Milano. Attualmente i voli sull'Italia nel corso dell'anno mostrano una copertura del 70%; quelli su Venezia al momento hanno una percentuale del 50%. Tuttavia la direzione della <Thy> conta di ottenere un sensibile incremento anche su quest'ultima tratta, alla luce della vicinanza dell'aeroporto di Venezia con la nota località sciistica di Cortina.

RIPRENDE L'IMPORT DEI TORI DA MONTA

Il ministro turco dell'Agricoltura e degli Affari Rurali Mehmet Mehdi Eker ha annunciato che la Turchia riprenderà ad importare tori da monta e carne proveniente dai Paesi dell'Unione Europea per un totale di 19.000 tonnellate, a condizione che i Paesi esportatori si attengano alle condizioni interne della Turchia. Le importazioni sono state vietate dal 1996 a seguito dell'espandersi dell'epidemia della mucca pazza; è in corso d'opera da parte del ministero dell'Agricoltura il processo di individuazione di quelle regioni europee che secondo l'Ufficio internazionale per le malattie epidemiche hanno debellato il suddetto morbo.

 
PROMOZIONE DEL TURISMO TERMALE

Turismo_termale_20070105.jpgIl ministro turco del Turismo Attila Koc ha recentemente annunciato che nel 2007 intende promuovere il turismo termale ed i centri benessere. Le potenzialità offerte dal Paese sono tante e tali che sviluppando questo tipo di turismo l'arrivo di visitatori non sarebbe concentrato solo sui mesi estivi ma si estenderebbe nell'arco dell'intero anno. Il ministro sta attualmente cercando di individuare le zone più adatte a sviluppare tale tipo di attività al fine di indirizzare in tali aree gli investimenti nel settore. Attualmente la Turchia possiede 35.000 posti letto ed il target prefissato dal ministero del Turismo è quello di raggiungere un milione di unità entro il 2020. La Turchia dispone di 1.300 sorgenti termali, il più alto numero in Europa, ed attrae già numerosi turisti provenienti principalmente dalla Norvegia, Danimarca, Germania, Regno Unito, Svezia e Finlandia.

AD ISTANBUL IL CONGRESSO MONDIALE DELLA C.D.C
Circa 1.200 delegati provenienti da 140 Paesi prenderanno parte al prossimo Congresso mondiale delle Camere di Commercio che si svolgerà a Istanbul dal 4 al 6 luglio 2007. Istanbul si conferma così sempre più un polo attraente per ospitare manifestazioni a carattere internazionale. All'evento, che costituirà una importante occasione di incontro sia a livello economico che politico, sono stati invitati, tra gli altri, Hillary Clinton, Tony Blair, Al Gore e Paul Wolfovitz.

 
ADESSO <ARBEL> FA ANCHE LA PASTA

Arbel_20070105.jpgL'azienda turca <Arbel>, leader nell'export di grano e legumi, ha recentemente iniziato a produrre pasta con il proprio marchio, utilizzando macchinari italiani ed esportando il 70% della produzione totale giornaliera, pari a 250 tonnellate. La <Arbel> attualmente si avvale di 51 agenti che nei primi mesi del 2007 dovrebbero diventare 80.

 

AUMENTO DEL PREZZO DELL'ENERGIA ELETTRICA

La società elettrica di contratto turca (Tetas) ha annunciato che aumenterà il prezzo di vendita dell'energia elettrica alle compagnie di distribuzione dell'8% a partire dal 2007. La decisione è stata adottata nel corso della riunione dell'Autorità per la regolamentazione del settore energetico (Epdk) sulla base dei prezzi medi di vendita proposti dalla <Tetas> alle 20 società di distribuzione annesse alla Società Elettrica di Distribuzione della Turchia (Tedas). Tale aumento comporterà per gli utenti un aggravio tra il 5% e l'8%.

PREVISIONE DEL TASSO DI INFLAZIONE

La Banca Centrale turca ha reso noto il rapporto sull'inflazione per il 2007, secondo il quale l'aumento della spesa pubblica e l'inconsistenza tra le politiche di reddito e l'obiettivo dell'inflazione potrebbero avere effetti sfavorevoli nel medio termine sull'andamento del livello dei prezzi. L'Istituto, il quale prevede che per la fine dell'anno il tasso d'inflazione potrebbe essere compreso tra il 9.2% ed il 10.6%, ha pertanto assicurato che continuerà a condurre un'attenta politica monetaria, tagliando ove necessario ed in via graduale i tassi d'interesse con lo scopo di ridurre l'inflazione tra 1.7% ed il 5.2% entro il primo trimestre del 2008. A tale riguardo, la Commissione per la Politica Monetaria della Banca Centrale ha deciso di non ritoccare i tassi d'interesse prima della fine dell'anno. Secondo analisti del settore un nuovo aggiustamento potrebbe essere applicato entro marzo 2007.

DISOCCUPAZIONE IN CALO

L'Istituto Nazionale di Statistica turco (Tuik) ha reso noto che il tasso di disoccupazione nel Paese a fine settembre, calcolato sulla base dei movimenti avvenuti nel trimestre agosto-ottobre, si è attestato al 9.1%, lo 0.6% in meno rispetto allo stesso periodo del 2005 (9.7%), con una concentrazione dell'11.6% dei disoccupati nelle aree urbane e del 5.5% in quelle rurali. Nello stesso periodo il numero dei disoccupati è sceso di 107.000 unità ed ha raggiunto quota 2 milioni 316 mila. I dati annuali sulla disoccupazione mostrano inoltre che i disoccupati di sesso maschile sono diminuiti dell'1% e rappresentano ora il 10.4%, mentre quelli di sesso femminile hanno avuto una diminuzione dell'1.3% per una percentuale totale pari al 18.4%.

DEBITO DELLO STATO

Il Sottosegretariato al Tesoro turco ha reso noto che il debito totale dello Stato ammontava al 30 novembre u.s. a $238.7 miliardi, di cui il 52% è nazionale ed il 29.6% è estero.

AUMENTO DELLA CAPACITA' INDUSTRIALE

La capacità industriale turca nel mese di novembre è aumentate del 2.3% rispetto allo stesso mese del 2005 e del 1.45% rispetto ad ottobre. Le cause del mancato raggiungimento della piena capacità risiederebbero nella limitata domanda interna (47.6%) ed in quella estera (17.9%), nella presenza di problemi finanziari (3.5%), scarsità di materiali grezzi nazionali (4.3%) ed importati (2.9%) nonché in questioni legate alla rigidità del mercato del lavoro (1,8%).

UN PONTE TRA TURCHIA E DUBAI

Il ministro dell'Economia turco Ali Babacan, in visita a Dubai per partecipare alla conferenza dal titolo "Un ponte tra la Turchia e la Capitale del Golfo", in un incontro con la stampa ha difeso il programma di privatizzazioni in atto nel Paese, spesso oggetto di critica da parte dell'opposizione. La Turchia, con un aumento annuo della popolazione di un milione di persone, non possiede sufficienti risorse economiche per finanziare investimenti e creare lavoro; pertanto l'apporto finanziario degli investitori stranieri è fondamentale per assicurare sia lo sviluppo del Paese che per generare lavoro per tutti i giovani. Il ministro si è quindi soffermato sulla privatizzazione del settore bancario, che si è mostrato particolarmente allettante per la comunità internazionale che vuole inserirsi in modo sicuro nel mercato turco. A seguire, Babacan ha accennato ai risultati conseguiti con la privatizzazione del settore strategico delle telecomunicazioni ed ha rivolto poi la sua attenzione al comparto dell'energia, altrettanto strategico per il futuro del Paese. Secondo il ministro di Stato la necessità di privatizzarlo è dettata principalmente dalla limitatezza del capitale pubblico e dalla rapida crescita di quello privato, per cui il Governo non avrà mai le risorse necessarie per far fronte alla crescente domanda energetica del settore privato. La Turchia non possiede capitali nazionali tali da coprire le spese di enormi progetti infrastrutturali o da investire nella produzione energetica, per cui deve obbligatoriamente fare affidamento su capitali internazionali e - ha concluso il ministro di Stato - in futuro tutti i settori dell'economia si avvarranno dell'aiuto finanziario estero.

INVESTIMENTI DALL'ESTERO

Secondo il recente bollettino pubblicato dal ministero del Tesoro turco e relativo ai primi dieci mesi di quest'anno, la somma totale degli investimenti diretti provenienti dall'estero ammonterebbe a $18.8 miliardi, con un incremento di $2.9 nel solo mese di ottobre, mentre sul totale di fine 2006 almeno $12.8 miliardi proverranno dai Paesi dell'Unione Europea.

PROGETTO FERROVIE

La Banca Europea di Investimenti (Bei) ha concesso un credito pari a €850 milioni alle Ferrovie di Stato della Turchia volto a finanziare la prima linea ad alta velocità che collegherà Ankara ad Istanbul. Il progetto, il cui costo totale è di €2.6 miliardi, si avvale anche dell'assistenza economica della Commissione Europea attraverso il Programma di ristrutturazione e rafforzamento del settore ferroviario. Si tratta del secondo progetto che la Bei finanzia in Turchia nel settore delle infrastrutture legate ai trasporti; nel 2005 infatti ha concesso un prestito di €1.05 miliardi per la costruzione del primo tunnel ferroviario nel Bosforo conosciuto come il "Progetto Marmary" , i cui lavori di scavo sono stati inaugurati di recente dal Primo Ministro Receo Tayyip Erdogan. La Bei, attiva in Turchia dal 2004, ha già sostenuto 119 iniziative nei principali settori economici del Paese per un totale di circa €7.5 miliardi ed attualmente sta sviluppando nuovi progetti nel settore pubblico ed in quello privato. Notevole è anche la sua attività di collaborazione con altri istituti finanziari del Paese; sono infatti almeno 19 gli istituti di credito turchi che insieme alla Banca Europea di Investimenti finanziano le attività delle Pmi nonché piccoli progetti infrastrutturali.

IN VENDITA IL CENTRO COMMERCIALE <CANYON>

Gli investitori stranieri si mostrano sempre più interessati all'acquisto di centri commerciali ad Istanbul. Dopo la vendita del 47% dell'<Akmerkez Shopping Centre> per la somma di $405 milioni all'olandese <Corio> e l'acquisizione del 50% del <Cevahir Shopping Centre> per $421 milioni da parte della kuwaitiana <St. Martins>, è ora la volta del 50% del nuovissimo centro commerciale <Kanyon> che è stato di recente messo in vendita. Aperto solo sei mesi fa e costato $200 milioni sarebbe ora valutato a $625 milioni ed almeno 16 diversi fondi di investimento si sono detti disposti a pagare $326 milioni per entrarne in possesso.

GARA PER LA COSTRUZIONE DI GASDOTTO

La <Botas> (L'Ente Nazionale Turco competente per il trasporto delle Risorse Naturali) lancerà prossimamente una gara per la costruzione del gasdotto Amasya-Tokat-Merfizon-Erzincan, nella Turchia nord-orientale. Le offerte, che dovranno essere presentate entro il 15 gennaio 2007, saranno aperte lo stesso giorno alle 14.00 presso la direzione della <Botas> ad Ankara e dovranno essere accompagnate da una cauzione pari al 3% della relativa proposta. Gli interessati potranno richiedere maggiori informazioni sulle specifiche tecniche del progetto direttamente alla <Botasa> (General Directorate Bilkent Plaza A - II Blok, Bilkent/06800 ANKARA Phone: (90-312) 297 20 00 (pbx) Telefax : (90-312) 266 07 33 - 266 07 34).

RICERCA DELLE TECNOLOGIE

La Fondazione dell'Informatica turca (Tbv), il Consiglio nazionale per la Ricerca scientifica e tecnologica (Tubitak) e l'agenzia per lo Sviluppo della Ricerca in campo industriale ed informatico (Tages) organizzeranno la Conferenza Europea sullo sviluppo e la ricerca delle tecnologie di informazione e comunicazione (Ict), che si terrà a Istanbul il 29 e 30 gennaio 2007 presso l'Hotel Ceylan Intercontinental. Tra gli interventi della conferenza sono previsti quelli della Commissione Europea, della Banca Europea di Investimenti, di rappresentanti di grandi società di Itc nonché di piattaforme tecnologiche europee. L'evento includerà pannelli interattivi, sessioni di informazione sui progetti in corso finanziati dalla Commissione Europea e costituirà l'occasione per discutere iniziative nel settore presentate dalle piccole e medie imprese. Per gli interessati a partecipare, l'iscrizione può avvenire online attraverso il sito www.ictconference-istanbul.org

INDICATORI MACROECONOMICI
- Crescita del Pnl nel 2005: 7.7%; gennaio - aprile 2006: 6.3%
- Inflazione annua (prezzi al consumo): 7,72% (2005); 9,86% (novembre 2006)
- Interscambio con l'Italia nel 2006 (gen - ottobre): $12.5 miliardi, con esportazioni verso l'Italia pari a $5.5 miliardi (+19,9% rispetto al corrispondente periodo del 2005) ed importazioni dall'Italia pari a $7 miliardi (+13,1 % rispetto al corrispondente periodo del 2005). (Ice Istanbul su dati dell'Istituto Turco di Statistica- Tuik)

RECUPERO URBANO DEL PATRIMONIO CULTURALE

Un nuovo, potenzialmente rilevante, filone di collaborazione commerciale italo-turca si è aperto con la realizzazione di un seminario intitolato "Tecnologie, Materiali ed Esperienze italiane per il restauro architettonico ed il recupero urbano del patrimonio culturale della Turchia", svoltosi ad Istanbul a dicembre. Ideato dal Consolato Generale d'Italia e realizzato dall'Ice di Istanbul, il seminario ha consentito di condividere con le autorità di Governo, municipali, accademiche ed imprenditoriali turche la grande esperienza maturata dall'Italia nel recupero dei centri storici urbani. Un fattivo contributo alla riuscita dell'iniziativa è venuto anche dal comitato "Istanbul 2010" (Capitale europea della Cultura) e dal suo presidente, Nuri Colakoglu. Il seminario ha visto da parte italiana la testimonianza di architetti ed accademici di grande fama, i quali hanno reso partecipe il folto e qualificato uditorio circa i temi del recupero monumentale dell'arredo urbano. Il contributo italiano in tale ambito potrà essere molto rilevante. Le oltre 15 aziende presenti hanno avuto incontri con più di 50 aziende provenienti da tutta la Turchia, estremamente interessate a collaborare in vista di un business, quale è quello del recupero urbanistico, con grandi potenzialità.

QUINTA REVISIONE STAND-BAY

Il Consiglio Esecutivo del Fondo Monetario Internazionale ha completato la quinta revisione dell'Accordo triennale di Stand-By a sostegno del programma economico del Governo turco per il periodo 2005-2008, che prevede un sostegno finanziario complessivo di circa US$ 10 miliardi. Alla Turchia sarà pertanto versata una quota di finanziamento pari a $ 1.13 miliardi, con cui potrà continuare a svolgere quell'opera di risanamento dell'economia che prosegue ininterrottamente da circa cinque anni, con una crescita media pari all'8%. Positivi i commenti dei vertici del Fmi, secondo i quali gli effetti negativi della turbolenza finanziaria di maggio e giugno scorsi sono stati contenuti grazie ad una crescita robusta e ad un attento utilizzo della leva monetaria. Nota di merito anche per il dato relativo all'avanzo primario, attualmente al 6.5% del prodotto nazionale lordo, fondamentale che dovrebbe essere confermato anche nel 2007, grazie ad un costante controllo della spesa pubblica, soprattutto quella sanitaria, ed all'attuazione delle riforme fiscali, con particolare attenzione all'aumento degli introiti attraverso la semplificazione e la riduzione delle esenzioni.

CAPITALE ESTERI

Secondo i dati forniti dal Sottosegretariato al Tesoro ed elaborati dall'Ufficio Ice di Istanbul, a fine settembre di quest'anno è stata registrata in Turchia una presenza complessiva di 14.208 imprese acapitale estero. In tale periodo sono state costituite 2.513 nuove attivita' di cui 1.994 aziende costituite localmente ex-novo, 471 sussidiarie di aziende estere e 48 filiali. Delle 14.208 imprese estere, oltre 10.000 sono state avviate nel periodo 1999-2006. La maggior parte delle aziende internazionali qui presenti (4.803 - 28.7% del totale) operano nel campo commerciale; seguono a ruota le imprese industriali (2.863 - 20,2% del totale) con in testa i settori tessile e chimico. Un alto numero di investimenti esteri vi e' anche nei settori immobiliare (1.765 imprese - 12.4%), trasporti e comunicazioni (1.221 imprese - 8,6% del totale), hotel e ristorazione (1.103 imprese - 7.8% del totale). Geograficamente l'area che attrae i maggiori investimenti provenienti dall'estero è quella di Istanbul (7.946 56% del totale); seguono Antalya (1.655 imprese - 11.6% del totale), Ankara (1.010 imprese - 7.1% del totale), Izmir (871 - 6.1% del totale), Mugla (788 imprese - 5,5% del totale), Bursa (290 imprese - 2% del totale), Mersin (276 imprese - 1.9% del totale), Aydin (205 - 1.4% del totale), Kocaeli (180 imprese - 1.3% del totale) ed Adana (111 imprese - 0.8% del totale). Quanto all'Italia, va segnalato che le imprese presenti con investimenti diretti a fine settembre erano 502 (il 3.5% del totale delle imprese estere presenti in Turchia), divenute 516 a fine novembre. Come numero di aziende il nostro Paese si colloca al settimo posto, preceduto dalla Germania (2.435 imprese), Regno Unito (1.226), Olanda (1.098), Iran (783), Usa (696) e Russia (557).

GAS E MULTIFUNZIONALITA'

Turchia ed Israele daranno vita ad un progetto che prevede la costruzione di una infrastruttura multifunzionale che collegherà il Mar Nero al Mar Rosso per il trasporto di gas, petrolio, acqua, cavi a fibre ottiche ed energia elettrica. Lo ha annunciato il Ministro dell'Energia Hilmi Guler al ritorno da una visita ufficiale in Israele dove ha incontrato il Ministro per le Infrastrutture nazionali Ben Elizer. Nelle intenzioni dei due Governi il nuovo progetto, che costituirebbe una estensione dell'oleodotto Samsun-Cehyan attualmente in costruzione, consentirà ad Israele di assicurarsi i rifornimenti energetici ed alla Turchia di rafforzare ancora di più il suo ruolo di hub energetico verso il mercato europeo, senza contare che anche la Giordania potrebbe partecipare al progetto per la parte relativa alla fornitura di acqua. A tale riguardo la Turchia avrebbe anche già avviato dei contatti oltre che con la Russia anche con altri Paesi potenzialmente interessati a prendere parte all'iniziativa.

BALZO DEL CEMENTO

La forte crescita registrata nel settore delle costruzioni in Turchia ha contribuito ad un sensibile aumento della produzione di cemento dove, da gennaio a settembre 2006, si è avuto un incremento di 4 milioni di tonnellate rispetto allo stesso periodo del 2005. Se tale trend continuerà, si prevede che la produzione di cemento nel Paese a fine 2006 risulterà pari a 50 milioni di tonnellate.

BOOM PRODUZIONE AUTO

La produzione automobilistica da gennaio a novembre di quest'anno con un totale di 500.000 unità prodotte è risultata in crescita del 20.% rispetto allo stesso periodo del 2005. Secondo i dati resi noti dall'Associazione delle <Industrie Automotive>, rispetto allo stesso mese dell'anno scorso, in novembre la produzione è aumentata del 58.6%, con 53.708 unità ed un incremento del 17.9% rispetto ad ottobre.

OPERATIVITA' WEB DEL GOVERNO

Abdullatif_Sener_150_20070105.jpgIl Vice Primo Ministro Abdullatif Sener ha recentemente dichiarato che il portale web del Governo sarà operativo all'inizio del 2007 e che attraverso tale strumento sarà possibile operare una sensibile riduzione dei costi operativi degli uffici pubblici. Attualmente il 69% delle dichiarazioni dei redditi delle aziende ed il 55% delle imposte sul reddito vengono effettuate via internet con un costo per lo Stato di soli 35 centesimi di dollaro contro i $2 del servizio tramite sportello. Sener infine ha aggiunto con soddisfazione che l'informatizzazione della Turchia, iniziata solo tre anni fa, ha già consentito di conseguire risultati tali per cui il Paese che nel 2003 si trovava al 23mo posto nella graduatoria stilata dal World Economic Forum, è salita al 56mo nel 2004 ed al 48mo nel 2005.
 


CAFFE' <MOTTA>

Il numero dei Caffè <Motta> aperti in franchising da due imprenditori turchi dal 1992 ad oggi ammonta a 190, che servono una clientela di 25 milioni di persone, vendendo 7500 differenti prodotti e generando un fatturato annuo di $30 milioni.

DEFICIT PARTITE CORRENTI
Secondo gli ultimi dati pubblicati dalla Banca Centrale turca, le partite correnti della bilancia dei pagamenti hanno riportato nel mese di ottobre un deficit di $2.476 milioni, per la somma totale di $28 miliardi nei primi dieci mesi di quest'anno, con un incremento del 67.1% rispetto allo stesso periodo del 2005. Tale peggioramento viene attribuito principalmente all'aumento del 33.9% del deficit commerciale che ha raggiunto la cifra di $35.6 miliardi. Nei primi dieci mesi dell'anno sono invece risultati in avanzo i servizi, le cui entrate nel periodo in questione sono ammontate a $11.2 miliardi, anche se in diminuzione rispetto allo stesso periodo del 2005 ($13.2 miliardi), mentre gli investimenti diretti dall'estero si sono assestati a $15.8 miliardi, principalmente grazie agli investimenti effettuati nel settore bancario con l'acquisto del 75% della turca <Denizbank> da parte della belga Dexia.

ECONOMIA E TASSO DI CRESCITA

L'Istituto di Statistica della Turchia (Tuik) ha reso noto che la crescita economica del Paese nei primi nove mesi di quest'anno ha registrato una crescita media del 5.7%, nonostante nel terzo trimestre il tasso di crescita si sia attestato al 3.4% contro il 6.4% del primo e l'8,8% del secondo. Sempre nel terzo trimestre il Pnl a prezzi costanti è cresciuto del 3% (5.7% da gennaio a settembre 2006), mentre il Pil è aumentato del 3.4% (5.6% da gennaio a settembre 2006). Quanto alla ripresa economica a seguito della crisi finanziaria del 2001, l'Istituto di Statistica rileva che nell'arco degli ultimi quattro si è avuta una crescita media pari all'8%. Il settore delle costruzioni continua ad essere il vero motore trainante dell'economia con un contributo alla crescita superiore al 20%, seguito dal 6.4% dell'industria, dal 3.7% del commercio e dall'1.9% dei servizi pubblici. L'agricoltura, invece, registra un andamento negativo con una flessione del 2% nel terzo trimestre (-1.2% nei primi nove mesi del 2006); anche i consumi si sono considerevolmente contratti scendendo nello stesso periodo all'1.3% rispetto al 10,4% del secondo trimestre e al 6.2% dei primi nove mesi del 2006. Gli investimenti privati segnalano infine un interessante incremento del 18,8%, indice di una certa effervescenza del sistema industriale locale teso a proseguire il processo di ammodernamento del Paese.

PRODUZIONE INDUSTRIALE

La produzione industriale della Turchia nel mese di ottobre ha registrato la crescita del 2,5% (3.5% nel mese di settembre) con un incremento pari al 7% rispetto allo stesso mese del 2005. Con riferimento agli incrementi percentuali dei singoli settori industriali nel mese di ottobre, quello minerario è diminuito del 13.3%, l'erogazione di servizi (luce, gas e acqua) è aumentata del 2.5%, mentre il settore manifatturiero è cresciuto del 3.3%. Il dato riferito invece ai primi dieci mesi dell'anno in corso mostra un incremento medio della produzione industriale del 5.8%, con il settore minerario cresciuto del 5.2%, quello manifatturiero del 5.5% e quello relativo all'erogazione di servizi del 8.5%.

ALLARME PER LE MIRE DEGLI ISTITUTI BANCARI GRECI

La stampa locale ha recentemente rivelato che l'
Autorità turca per la supervisione e regolamentazione del settore bancario (Bddk) sarebbe allarmata dall'interesse che le istituzioni creditizie greche hanno dimostrato negli ultimi tempi verso il settore bancario del Paese. In particolare, la stessa fonte riferisce che la recente acquisizione della <Finansbank> da parte della <National Bank of Greece> sarebbe stata autorizzata dalla predetta Autorità esclusivamente per l'ingente somma relativa alla vendita ($2.3 miliardi), mentre sarebbero in sospeso quelle relative all'acquisizione della <Tekfenbank> da parte della greca <EFG Eurobank> per la somma di $185 milioni e quella riguardante la vendita alla seconda Banca greca, <Alpha Bank>, della turca <Akbank> per la somma di $435.5 milioni.

ASSISTENZA ALLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE

Il Vice Direttore Generale dell'istituto di credito turco <Yapi Kredi>, MehmetSonmez, ha affermato che nel 2007 la banca nominerà in ciascuna delle sue 600 filiali un funzionario che si occuperà di fornire assistenza alle piccole e medie imprese (Pmi) del settore agricolo che si rivolgono all'istituto per richiedere un prestito. Ha aggiunto inoltre che attualmente su un totale di 1.8 milioni di Pmi, 700.000 sono già clienti della <Yapi Kredi>. Con tale operazione la banca conta pertanto di incrementare la concessione di crediti alle piccole e medie imprese del 50%. Attualmente la <Yapi Kredi>, in collaborazione con il portale delle Pmi <Kobiline>, fornisce assistenza alle imprese che vogliono avvalersi dei fondi messi a disposizione dell'Unione Europea e finora 50 piccole e medie aziende operanti nelle regioni dell'Anatolia centrale ed orientale hanno ottenuto fondi comunitari per €5 milioni.

ANCORA ALTO FENOMENO DOLLARIZZAZIONE

Secondo il Governatore della Banca Centrale turca, DurmuzYilmaz, nonostante la crescente fiducia nella Nuova Lira Turca, il fenomeno della dollarizzazione risulta ancora molto elevato in Turchia. Parlando nel corso di una conferenza dal titolo "Risultati della dollarizzazione e politiche alternative" il Governatore ha sottolineato che il Paese, pur avendo registrato nel passato uno dei più elevati tassi di dollarizzazione al mondo, è riuscito a diminuire tale livello a seguito delle misure volte ad assicurare la stabilità macro-economica dopo la crisi finanziaria del 2001. A sottolineare i cambiamenti più significativi, Yilmaz ha ricordato che dal 1990 al 2001 il tasso di depositi in valuta estera e' aumentato dal 25.5% al 57.6% mentre si attestano ora al 38%; la quota di prestiti, sempre in valuta estera, avevano raggiunto una share del 47.2%; attualmente sono al
16%. Nonostante i notevoli successi conseguiti - ha concluso il Governatore - il processo di dollarizzazione è ancora assai elevato; da qui la necessità che il Governo continui nella politica monetaria finora utilizzata, attuando specifiche misure anti-dollarizzazione volte ad incoraggiare l'uso della Nuova Lira Turca.

ENTRATE CASSE DELLO STATO

Negli ultimi due anni la somma entrata nelle casse dello Stato a seguito del programma di privatizzazioni è stata di $3.5 miliardi. Nel corso del 2005, l'introito complessivo è stato pari a $1.7 miliardi, di cui $1.3 miliardi a seguito della vendita del 55% della <Turk Telekom>; $450.2 milioni per la cessione del 14,75% delle raffinerie <Tupras>. Quest'anno invece il totale ha raggiunto la somma di $1.8 miliardi, di cui $82.8 milioni rappresentanti la quota estera del 2% sul totale del 51% della vendita delle raffinerie <Tupras>; $268 milioni relativi alla vendita delle assicurazioni <Basak>; $1.4 miliardi quale prima rata versata dalla <Oger Telekom> per l'acquisto della <Turk Telekom> avvenuto nel 2005. Per il 2006 si prevede inoltre il versamento di $536 milioni provenienti da altre privatizzazioni di minore portata.

PRIVATIZZAZIONE <TEKEL>

Secondo la stampa locale, nel primo trimestre del 2007 sarà indetta la gara per la privatizzazione della <Tekel>, l'azienda di Stato dei tabacchi. Già nel 2003 l'Amministrazione per le Privatizzazioni aveva lanciato la gara per la cessione della società (per cui la <Japan Tobacco> aveva offerto la somma di $1.15 miliardi) cancellandola successivamente in quanto aveva ritenuto insoddisfacenti le offerte ricevute. Nel 2004 inoltre la gara fu riproposta senza però ricevere alcuna offerta. Sempre secondo fonti stampa, per la prossima gara sarebbe prevista la partecipazione della <British American Tobacco> (Bat) e della <Imperial Tobacco>.
_______________________________

 

a cura di: Simona De Martino - Capo dell'Ufficio Economico e Commerciale dell'Ambasciata d'Italia in Turchia
: Gianmarco Macchia - Vice capo dell'Ufficio Economico e Commerciale
: Roberto Luongo - Direttore dell'Ufficio Ice di Istanbul
Redazione: Tiziana Staffolari - Collaboratore Economico e Finanziario.
06.01.2007

ECONOMIA

AGGANCIO ALLO STANDARD DELL'UE:
E' POSSIBILE SOLO TRA DODICI ANNI

Rifat_Hisarciklioglu_20070105.jpg

Lo ha detto il presidente dell'Unione delle Camere di Commercio e della Borsa Merci (Tobb), Rifat Hisarciklioglu, a detta del quale comunque se la Turchia vuole raggiungere questo obiettivo dovrà mantenere costante la pressione delle riforme. Necessaria la riduzione del mercato del lavoro sommerso.

"La crescita attuale dovrebbe essere sostenuta per ridurre il divario con il resto del mondo. nel 2007 gli imprenditori, gli esportatori e gli industriali continuereanno ad essere la forza della Turchia", ha dichiarato il presidente dell'Unione delle Camere di Commercio e della Borsa delle Merci (Tobb), Rifat Hisarciklioglu, aggiungendo che se la crescita attuale continuerà il Paese della Mezzaluna potrà agganciare i livelli medi delle economie dell'Unione Europea nel 2019.
Cautamente ottimista, Hisarciklioglu ha avvertito che bisogna però mantenere la pressione per le riforme: "Potremmo perdere i vantaggi di questa crescita se non saranno prese le dovute contromisure nel 2007". Il presidente della Tobb si riferiva alla riduzione del mercato del lavoro sommerso e ad un pacchetto di riforme che comprenda anche la ristrutturazione del sistema dell'istruzione. (Apcom)
06.01.2007

PIU' RESTRIZIONI
SUL TESSILE
MADE IN CINA

Il_tessile_20070105.jpg

 

Il Governo di Ankara ha deciso di contrastare maggiormente il dumping sui prodotti che vengono dal Paese del Celeste Impero. Un export, quest'ultimo, che è una vera e propria minaccia per l'economia turca.

Tessile_cinese_20070105.jpgTurkish foreign trade officials have decided to impose quota restrictions on the importation of some Chinese textile products.
A study conducted by the Undersecretariat for Foreign Trade concluded that the present Chinese capacity in textile production was constantly expanding, and subsequently, Chinese imports constituted a threat to the steady enhancement and development of trade thus the decision to impose quota restrictions on some Chinese textile products.
Consultation meetings will be soon convened with the Chinese authorities within the framework of the directive provisions.
In the 44 listed categories, a unilateral quota will be implemented on the importation of Chinese products. Listed items will be imported without being deducted from the quota amount if they do not exceed 25 kg or 50 pieces/pairs. The quota exemption will be a one-time exception for any given company. (Zaman)
06.01.2007

CONFERENZA
SULL'INFORMATION
TECHNOLOGY

Information_Technology_20070105.jpg

Si terrà ad Istanbul il 20 e il 30 prossimo gennaio presso l'Hotel Ceylan Intercontinental. L'evento promosso dall'Unione Europea, dalla Tbv, da Tubitak e dalla Tages.

Un'importante appuntamento per valutare le opportunità offerte dai consistenti programmi avviati in Turchia nel settore dell'information technologyè la conferenza europea che si terrà a Istanbul il 29 e 30 gennaio presso l'hotel Ceylan Intercontinental. L'evento è promosso dalla Commissione europea, dalla Fondazione dell'informatica turca (Tbv), dal Consiglio nazionale per la ricerca scientifica e tecnologica (Tubitak) e dall'Agenzia per lo sviluppo della ricerca in campo industriale ed informatico (Tages).
Tra gli interventi stranieri sono previsti quelli della Commissione europea, della Banca europea di investimenti, di rappresentanti di grandi società di Itc nonché di piattaforme tecnologiche europee. L'evento includerà pannelli interattivi, sessioni di informazione sui progetti in corso finanziati dalla Commissione Europea e costituirà l'occasione per discutere iniziative nel settore presentate dalle piccole e medie imprese. (Milano Finanza)
06.01.2007

JOINT VENTURE
NEL POLISTIRENE

Una nuova società, detenuta al 70% da <Sabic>, rileverà tutte le attività <Basic> in Turchia tra cui l'impianto di Adana con forte capacità produttiva.

Il gruppo petrolchimico saudita <Saudi Basic Industries Corp> (Sabic) e <Baser Petrokimya> hanno costituto in Turchia una joint-venture nel polistirene.
La nuova società, detenuta al 70% da <Sabic>, rileverà tutte le attività <Baser> in Turchia, tra cui l'impianto di Adana con capacità produttiva pari a 40mila tonnellate annue. Al gruppo saudita sarà demandata la commercializzazione delle resine prodotte dalla joint-venture.
<Sabic> produce attualmente polistirene e stirene attraverso le due consociate <Arabian Petrochemical Company> (Petrokemya) e <Sadaf>. (Polimerica)
06.01.2007

PRIVATIZZAZIONI

In 21 anni la Turchia ha incassato 25.8 miliardi di dollari. Cedute ai privati 244 attività. Il periodo più dinamico è stato quello a cavallo tra il 2005-06.

La Turchia in 21 anni ha incassato 25.8 miliardi di dollari dalle privatizzazioni. Sono state cedute ai privati, in misura totale o parziale, 244 attività. Il periodo più dinamico di questo processo è stato quello fra il 2005 e il 2006, che ha fatto segnare proventi rispettivamente per 12.5 e 8.2 miliardi di dollari. Fra le attività statali che possono ancora essere cedute ai privati rimangono ancora 6 autostrade, 2 ponti, 80 attività produttive, 111 immobili, 6 porti e la lotteria nazionale. Fra le punte di diamante che devono ancora essere privatizzate rimangono <Halkbank>, l'azienda di produzione del tabacco <Tekel> e la compagnia di distribuzione dell'energia <Pektin>. (Denaro.it)
06.01.2007

 

<LOCKHEED> E PENTAGONO IN SINTONIA PER POTENZIARE I TURKISH F-16 C E F-16D

F-16s_20070105.jpg

 

La più grande impresa di difesa del mondo ha stipulato un contratto per 635 milioni di dollari sulla scia di un lavoro iniziato nel luglio 2005 e basato su un accordo tra Ankara e Washington. Entro il termine convenuto del 22 dicembre si dovrà provvedere all'ammodernamento di 216 vettori della flotta aera di Ankara.

The Pentagon has awarded a $635 million contract to Lockheed Martin, the world's largest defense company, to upgrade the Turkish Air Force's present fleet of F-16s, the company said.
Under the terms of the Dec. 22 contract, Lockheed Martin will provide 216 modernization kits to upgrade Turkish F-16C and F-16D model aircraft in the nation's Air Force inventory, it said in a written statement on Tuesday.
The effort also includes flight testing, training, technical support and sustainment activities.
This contract continues work started under an initial contract in July 2005, based on an agreement signed between the governments of Turkey and the United States in April 2005.
As the upgrade deal is a government-to-government agreement, the Pentagon has awarded the work to Lockheed Martin, developer of the F-16 Fighting Falcons.
The work and support of the modernization program will occur primarily at the Lockheed Martin Aeronautics facility in Fort Worth, Texas, and at Tusas Aerospace Industries in Akinci near Ankara, with the contract running through February 2016, the company said.
"We are committed to meeting the needs of our customers and we value the confidence that Turkey has in our company to modernize their existing fleet of aircraft," said John Larson, Lockheed Martin vice president.
"We are delighted to provide these upgrades for Turkey's F-16s," said Willy Moore, Lockheed Martin Aeronautics vice president for global sustainment. "This is another great day for our customer and the F-16 program."
Turkey's present F-16s were co-produced at the TAI plant between 1987 and 1999 under two separate agreements with Lockheed Martin. The air force so far has lost 24 of the aircraft.
The F-16 upgrade program is part of Turkey's ambitious plans to spend more than $13 billion to boost its air force's fighter aircraft capabilities over the next two decades.
The Defense Industry Executive Committee, Turkey's highest decision-making body on defense procurement, announced on Dec. 12 that the NATO ally would take part in the production phase of the U.S.-led F-35 Joint Strike Fighter in a move designed to buy that platform as the air force's new-generation fighter aircraft.
Turkey is planning to purchase 100 F-35s worth over $10 billion.
In a next step, Turkey is expected to sign a memorandum of understanding in January, officially becoming one of the nine participants in the JSF program's production phase. That phase's members also include the United States, Britain, Italy, the Netherlands, Australia, Canada, Denmark and Norway. Lockheed Martin leads the F-35's development.
The F-35s are planned to begin arriving in Turkey in 2014.
And in another program as a stop-gap solution until then and to compensate for the attrition aircraft, Turkey is holding final talks with the U.S. government and Lockheed Martin to buy 30 new F-16 Block 50 fighters worth about $1.65 billion. Deliveries are planned to start in 2009. (Umit Enginsoy/Turkish Daily News)
06.01.2007

<HURRIYET> ACQUISTA
<TRADER MEDIA EAST>

La notizia è stata data dalla società editrice, proprietaria dell'omonimo quotidiano. Una affare per 377.5 milioni di euro.

La società editrice turca <Hurriyet>, proprietaria dell'omonimo quotidiano, ha annunciato di avere raggiunto l'accordo per l'acquisto di <Trader Media East> (Tme) per 377.5 milioni di euro. L'acquisizione potenzierà il settore pubblicitario dell'azienda.
"Credo che la nostra offerta agli azionisti di <Tme> abbia un valore accattivante e sarà accolta positivamente", ha dichiarato in ua nota al <London Stock Exchange> Vuslat Dogan Sabanci, direttore generale di <Hurriyet>. La società fa parte della <Holding Dogan Sirketler Grubu>, una delle maggiori del Paese con interessi nei media, nell'energia e nel turismo.
L'acquisizione di <Tme> darà la possibilità al gruppo di incrementare la sua presenza anche in Europa centro-orientale, dove <Tme> è attiva con base in Russia, Polonia, Ungheria, Croazia, Ucraina, Kazakhstan, Bielorussia e Lituania. (
Ap)
06.01.2007

ECONOMIA

SEMPRE PIU' SI GUARDA AL NUCLEARE

Centrali_nucleari_20070105.jpg

 

Il fabbisogno energetico della Turchia cresce dell'8% ogni anno. La legge per Il via alle centrali - come ha ricordato il sottosegretario al ministero dell'Energia - potrebbe essere varata entro la primavera.

La_Turchia_guarda_al_nucleare_20070105.jpgTurkey's available energy needs to grow by eight percent every year. Believing that Turkey's present energy-producing facilities will fall short, officials say capacity must be increased to cope with the problem.
Undersecretary Sami Demirbilek of the Ministry of Energy and Natural Resources is in favor of producing electricity with nuclear energy.
"We have until 2020 to upgrade our current production capacity of 40,000 megawatts to 90,000," said Demirbilek.
Recalling that a bill to establish a nuclear plant was submitted to the Turkish Parliament, Demirbilek said this bill could become law two months after the elections.
Though much remains unclear in these early stages, Demirbilek said the private sector would step in to fill in the blanks.
If the private sector does not feel secure enough with such an investment, the government should work to change that, said the undersecretary.
He did comment that talking about construction of a nuclear facility in Turkey in the near future would be a fallacy, pointing to the long-term prospects of any such project. (Erkan Acar/Zaman)
06.01.2007

 

E ALLA FINE
SOTTOSCRITTA
LA FIRMA

Il_presidente_georgiano_Mikhail_Saakashvili_20070107.jpg

 

Raggiunto l'accordo tra Georgia e Turchia, per le prime forniture di gas naturale dal giacimento di Shaks Deniz del Mar Caspio. Una capacità annua di 8.4 mln di mq.

Oro_nero_del_Mar_Caspio_20070105.jpgIl presidente della Georgia Mikheil Saakashvili, in visita di Stato in Turchia, si è incontrato con il suo omologo Amhet Necdet Sezer con cui ha proceduto alla firma di un accordo commerciale. Come riportato dai media locali, il Presidente georgiano ha concentrato la propria attenzione sulla nota questione energetica e principalmente sulle quote di distribuzione del gas proveniente dal giacimento in Azerbaijan di Shah Deniz nel Mar Caspio che, secondo le aspettative, dovrebbe avere una capacità annua di 8.4 milioni di metri cubi di gas naturale e 2 milioni di tonnellate di condensato. La Turchia, la Georgia e l'Azerbaijan già da tempo avrebbero avviato alcune trattative per giungere ad un accordo sulle quote di distribuzione al fine di diminuire la propria dipendenza dalle forniture energetiche della Russia. Attualmente le risorse provenienti dai bacini dell'Azerbaijan giocano un ruolo determinante nel settore energetico a causa dell'aumento dei prezzi del gas applicati da Mosca.
06.01.2007

IRAN: ESPORTAZIONI SOSPESE

Il_blocco_del_gas_dall%27Iran_20070105.jpg

Come ha spiegato il ministro del petrolio iraniano, Kazem Vaziri, a causa del grande freddo Teheran momentaneamente ha bloccato i rifornimenti alla Turchia.

L'Iran ha sospeso le esportazioni di gas naturale verso la Turchia a causa del clima freddo che ha fatto impennare i consumi interni, ha annunciato il ministro iraniano del petrolio Kazem Vaziri su un sito Internet ufficiale.
"Le esportazioni di gas naturale dell'Iran verso la Turchia si sono ridotte a zero da quattro giorni a causa degli elevati consumi interni", ha riferito Vaziri, citato dal sito del ministero, Shana.
Il ministro ha riferito che la Turchia "soffre fortemente" della mancata disponibilità, scusandosi con gli esponenti turchi per il disservizio.
"Speriamo di riprendere l'erogazione verso la Turchia quanto prima", ha aggiunto Vaziri.
Il rifornimento di gas naturale da parte dell'Iran verso la Turchia ha dovuto far fronte a molti problemi, tra cui difficoltà legate al prezzo e alla qualità.
La Turchia acquista il gas attraverso un gasdotto che dalla città nord-occidentale di Tabriz in Iran, giunge ad Ankara. (Reuters)
06.01.2007

<TUPRAS> ACQUISTA <OPET>

Una_immagine_della_Tupras_20070105.jpg

Passaggio di mano del 40% della società di distribuzione per 380 milioni di dollari.

La compagnia petrolifera turca <Tupras> ha acquistato il 40% della società <Opet> per 380 milioni di dollari per inserire tra le sue atività anche lo stoccaggio e la diistribuzione, come spiega <Zaman online>.
Si tratta della prima fase verso l'integrazione verticale della società turca, acquistata da Koc nel 2005. <Tupras> era l'unica compagnia di raffinazione a non avere a sua disposizione anche la rete di distribuzione. (Apcom)
06.01.2007

GAS: ISRAELE
NON POTRA'
BENEFICIARNE

Il ministro iraniano del Petrolio, Seved Kazem, ha diffidato la Turchia dal riversare a Tel Aviv il greggio che le vende.

Come riferito dall'agenzia <Fars>, il ministro iraniano del Petrolio Seyed Kazem VaziriHamaneh ha detto che, sulla base delle intese tra Iran e Turchia, Ankara non è autorizzata a riesportare il gas naturale ottenutodall'Iran a nessun altro Paese. Il ministro ha voluto smentire così le voci circolate di recente secondo cui la Turchia avrebbe pensatodi rivendere una parte del gas allo Stato ebraico.
Il ministro ha, inoltre, rivelato che la decisione di sostituireil dollaro con l'Euro nelle operazioni commerciali petrolifere risale all'anno scorso, aggiungendo che la Repubblica islamica vende il suo petrolio sul mercato internazionale in dollari, ma viene pagata in Euro. (Arab Monitor)
06.01.2007

BRUTTE NOTIZIE

Alla società <Petrol Ofisi> l'Ufficio tasse di Uskudar (Istanbul) ha notificato una evasione fiscale di oltre 3 milioni di dollari per gli anni 2001-02.

Brutte notizie per <Petrol Ofisi>. L'Ufficio tasse di Uskudar gli ha notificato un'evasione fiscale di oltre 3 milioni di euro per gli anni 2001 e 2002. Somma che adesso la <Petrol Ofisi> sarà costretta a corrispondere. Sbalordita la reazione della società che ha fatto sapere di avere ricevuto dallo stesso fisco una multa di 1687 Lire turche (meno di mille euro) per lo stesso motivo e che presenterà tutta la documentazione concernente la documentazione del pagamento delle tasse. (Apcom)
06.01.2007

TRASFERIMENTO
DI GAS
E ASSICURAZIONI

Sono venute ad Ankara dall'Azerbaijan. Il ruolo chiave della società turca <Botas>.

Azerbaijan has told Ankara that it could start pumping gas to Turkey from the Shakh Deniz project by March at the earliest following a technical breakdown in natural gas wells.
An official said that Turkey is willing to help Georgia with its gas demands, but the Turkish state-run pipeline company Botas first needed to agree on protecting Botas's trade benefits before selling a portion of the Azeri gas to Georgia.
Due to their problems with Russia, Georgia is requesting 800 million cubic meters of gas from Turkey, with Azerbaijan asking for 1.5 billion cubic meters of gas. Georgian representatives are to meet with Botas officials in Istanbul this week to make a final decision on the issue.
A Turkish official said if they give 1.5 billion cubic meters to Azerbaijan and 800 million cb to Georgia, they will have 900 million cb left, which would be a matter of concern. (Ercan Baysal/Zaman)
06.01.2007

COOPERAZIONE

Joint venture tra la turca <Ciner e la tedesca <Energy Baden Wuttemberg>. Obiettivo: l'acquisto delle società di distribuzione <Avedas> e <Sakarya>.

La turca <Ciner> e la tedesca <Energy Baden Wuttemberg> hanno siglato un accordo per nuove forme di cooperazione. In particolare la jont venture avrà come obiettivo l'acquisto delle società di distribuzione <Avedas> e <Sakarya>. Un obiettivo che adesso potrebbe essere reso possibile dal fatto che la <Energy Baden Wuttemberg> ha portatp in dote per l'accordo 20 mila dipendenti e 5 milioni di clienti e ha già effettuato investimenti in Paesi come Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Austria e Svizzera. (Apcom)
06.01.2007

GRANDE DISTRIBUZIONE

Vola il volume commerciale di questo tipo di catene in Turchia come <Bim>, <Sok> e <Diasa>, Un giro di affari per 700 milioni di dollari nel 2006.

Vola la grande distribuzione turca: il volume commerciale delle grandi catene, prime fra tutte <Bim>, <Sok> e <Diasa>, ha raggiunto nel 2006 la cifra record di 700 milioni di dollari, con una crescita del 21%.
Una delle categorie che ha fatto registrare i maggiori aumenti è stata quella degli alimenti, soprattutto quelli acquistati negli hard discount come <Bim> e <Sok>, segno che, oltre alle abitudini che cambiano, da parte dei consumatori turchi c'è anche una maggiore volontà di risparmiare. A conferma di questo dato, il fatto che i maggiori incrementi si sono registrati proprio nei momenti di crisi economica come quello di maggio e giugno. (Apcom)
06.01.2007

BANCHE E POSTI DI LAVORO

Entro l'anno dovrebbero essere fatte circa 15 mila assunzioni. Le filiali degli istituti di credito si aggirereranno invece sulle 6700.

Il 2007per la Turchia sarà l'anno delle banche. Giganti come <Hsbc>, <Citibank>, <Bank Paribas> e <Dexia> andranno alla conquista del mercato aprendo circa 700 nuove filiali su tutto il territorio nazionale. Particolare che per il mwercato del lavoro sono in arrivo buone notizie. I posti di lavoro che nasceranno da questa "invasione" saranno circa 15 mila. Alla fine del 2007 il numero di filiali invece sarà di circa 6700.
Tra il 1999 e il 2003 furono circa 50 mila le persone che persero il lavoro a causa della crisi economica e del crack del sistema bancario. Secondo gli addetti ai lavori, ora circa 30 mila potrebbero essere reimpiegati. In questo momento gli impiegati nel settore sono circa 140 mila. (Apcom)
06.01.2007

TURISMO

UN VIAGGIO
COME UN "CAMMINO
DELLA SPERANZA"

Antalya_20070105.jpg

 

Il disagio provato da una turista, partita da Roma alla volta di Antalya con cambio ad Istanbul, che ha impiegato undici ore per raggiungere la destinazione.

La collega Donatella Bartoloni ci ha inviato questa lettera chiedendoci di pubblicarla. Lo facciamo volentieri riservandosi di informarci presso la Turkish Aiways come mai ci vogliono tante ore per raggiungere Antalya da Roma. Siamo certi che inconvenienti del genere potranno essere superati quanto prima dalla Compagnia.

Voli_Thy_20070105.jpgUn viaggio in Turchia è il desiderio di molti italiani, vuoi perché chi l'ha visitata ne ha riportato bei ricordi ed immagini indimenticabili, vuoi per averne sentito tanto parlare e così a lungo per l'entrata nell'Unione Europea (e si sa che gli italiani sono curiosi), vuoi per il viaggio del Papa.
Basta prenotare - quindi - e partire per una vacanza piacevole e non troppo cara, per poter ammirare moschee scintillanti sotto il sole, splenditi mosaici e coste bagnate da mari cristallini, con alle spalle lussureggianti montagne. Purtroppo no. Il problema nasce proprio dal viaggio. Le linee aeree turche hanno pochi viaggi dall'Italia e da Roma, diventa un vero e proprio "cammino della speranza"; undici ore all'andata e dodici al ritorno, con sosta di tre ore ad Istanbul. Qui, oltretutto, non esiste né aiuto, né scritte chiare, per raggiungere l'aeroporto nazionale, cosa obbligatoria per andare ad Antalya, per esempio. Quasi nessuno parla un'altra lingua, né la capisce, sembra più un viaggio verso il "fronte", che per andare a trascorrere una vacanza!.
Un esempio pratico: il <Club Meditérranée Palmiye> ad Antalya, è un sogno. Ben organizzato, pulito, confortevole, buon cibo, giardini e prati ben tenuti, conveniente per tutti, sia come prezzo, che come vicinanza (da Israele solo due ore e non più di 3/4 ore da quasi tutte le destinazioni europee, ma c'erano persino alcuni ucraini!). Il maggior costo è solo per gli italiani, soprattutto provenienti da Roma e ci si chiede il perché, considerato che la capitale italiana è il crocevia per passeggeri da ogni parte d'Europa e del mondo.
Dipende dalle linee aeree turche, dall'aeroporto di Fiumicino o dalla Turchia?
Di turismo hanno bisogno anche i turchi, specialmente se vogliono entrare nell'UE. ma vogliono veramente entrarci? Oppure stanno facendo ogni tipo di resistenza perché non si sentono di accettare regole che sono molto confuse e che amalgamano razze, religioni, culture e radici così diverse? I più volti ed abbienti si considerano ancora parte di un antico Impero ottomano, e non vogliono rinunciare al loro passato e al loro prestigio (e sono coloro che lavorano a livello internazionale e conoscono almeno l'inglese). i più poveri, non vogliono mischiarsi alla pletora di coloro che sono entrati in Europa il 1 gennaio scorso (romeni e bulgari) e che considerano incapaci di lavorare seriamente e proficuamente (in Turchia ci sono ancora moltissimi artigiani che si tramandano il lavoro da generazioni), ed inoltre pensano di loro che non hanno dignità e amor patrio. E i turchi sono convinti nazionalisti, forse è per questo che la maggior parte non parla alcuna lingua eccetto la propria. Il fatto è che in Europa ci sono molti luoghi, da quelli greci a quelli spagnoli, a quelli italiani, etc, pieni di bellezze naturali e culturali e sono facilmente raggiungibili. Bisogna risolverlo quindi il problema degli spostamenti, altrimenti la Turchia resterà tagliata fuori. Meditate gente, meditate! (Donatella Bartoloni)
06.01.2007

CIPRO NORD
ORA PUNTA DI PIU'
SUL TURISMO

Mehmet_Ali_Talat_20070105.jpg L%27isola_di_Cipro_20070105.jpg

Per la Repubblica di Mehmet Ali Talat non è però una scommessa vinta in partenza. Il problema del degrado ambientale.

Cipro_Nord_2_20070105.jpgNegli ultimi trenta anni i cittadini dell'autoproclamata Repubblica turca di Cipro del Nord hanno perso il controllo del proprio destino. Questa la sensazione degli abitanti della piccola isola mediterranea divisa in due dal 1974, quando l'esercito turco ne ha occupato la parte settentrionale. La decadenza dello stato turco-cipriota è soprattutto economica. Nonostante il suo territorio sia molto fertile e goda di un clima particolarmente mite, tanto l'agricoltura quanto il turismo sono "moribondi" a causa dell'embargo imposto dall'intera comunità internazionale, esclusa Ankara.
Ma proprio il rapporto privilegiato con la Turchia rappresenta insieme la croce e la delizia dei turco-ciprioti, che beneficiano dei cospicui finanziamenti dei loro protettori, ma la tempo stesso soffrono delle loro altalenanti vicende politiche ed economiche.
Il sostegno che la Turchia fornisce al settore pubblico nord-cipriota, inoltre, frena la crescita delle imprese, privandole di competitività. La pubblica amministrazione, che beneficia di sussidi turchi che arrivano anche a 400 milioni di dollari annui, può garantire infatti ai propri dipendenti condizioni che nessun imprenditore locale può permettersi di offrire.
Questa dipendenza dalla Turchia è quindi "la più grande minaccia - spiega Erdil Nami, presidente della Camera di commercio nord-cipriota - maggiore anche di quella greco-cipriota". Nami fa un elenco dettagliato di ciò che il settore pubblico, a differenza di qualsiasi imprenditore, può permettersi di offrire ai propri dipendenti: "Salari relativamente alti, 45 giorni di ferie, 45 giorni di permesso-malattia, orari di lavoro ridotti" soprattutto in estate. I danni prodotti dai fondi della Turchia (che quest'ultima taglierebbe volentieri, visto il suo impegno per la rimozione dell'embargo internazionale) rendono quindi prioritaria, secondo Nami e secondo lo stesso presidente della Repubblica nord-cipriota Mehmet Ali Talat, una riforma del settore pubblico. Solo così si potrà dare nuovo slancio alle imprese, soprattutto quella del turismo, che già oggi gode di ottime chance.
Gli imprenditori stranieri, infatti, hanno cominciato a investire nella costruzione di porti, alberghi, casino e campi da golf, attratti, spiega Nami, "da costi molto più bassi" rispetto al sud greco-cipriota.
Eppure, quella del turismo non è per il nord dell'isola una scommessa già vinta in partenza, perché l'attrattiva esercitata dalle bellezze paesaggistiche si scontra con un enorme problema ambientale.
L'intera isola è "imbruttita" dall'intervento umano, ma il problema è esacerbato al nord, caratterizzato da cumuli di immondizia ovunque, un ambiente urbano povero e degradato e montagne deturpate dall'estrazione massiccia di pietre da destinare all'edilizia. (Denaro.it)
06.01.2007

...MA MOLTO DIPENDE DA ERCAN

Ercan_Airport_20070105.jpg

Le speranze del turismo nord-cipriota sono legate infatti all'apertura dello scalo aereo ai voli internazionali. Nuovi incentivi poi aumenterebbero i posti letto fino a 22 mila.

L%27aeroporto_di_Ercan_20070105.jpgIl nostro volo della Turkish Cyprus Airlines, diretto all'aeroporto di Ercan, è pieno. Dopo un'ora arriviamo a Nicosia e troviamo una temperatura primaverile, anche se siamo a dicembre. Molti dei passeggeri sono cittadini turchi che desiderano trascorrere un weekend a Cipro turca in quanto sanno che, nonostante il boom edilizio, essa rimane un luogo incontaminato, con spiagge immacolate e una situazione meteorologica ottima durante tutto l' anno. Tra l'altro, l'isola è ricca di storia perchè nel corso dei secoli ha visto un continuo alternarsi di popoli: Persiani, Ittiti, Egiziani, Assiri, Babilonesi, Veneziani, Bizantini, Ottomani. E anche i Templari.
Attualmente, per quanto riguarda la ricettività turistica, Cipro ha 127 alberghi con un massimo di quattro stelle, che hanno un totale di 13.453 posti letto, e sette hotel a cinque stelle che mettono a disposizione 3.644 posti letto. Sia l'attuale governo del primo ministro Ferdi Sabit Soyer, sia il passato governo di Mehmet Ali Talat - che poi è diventato presidente - hanno privatizzato il settore turistico turistico, muovendo in questo modo ulteriori passi verso la realizzazione di un piano ambizioso. Infatti, sono state reperite nuove aree turistiche oltre Girne (Kyrenia); nella regione di Bafa 14 nuovi hotel sono in costruzione, e anche la zona di Guzelyurt (Morphou) è stata destinata al turismo. Grazie a nuovi incentivi e a futuri investimenti, inoltre, la capacità degli hotel nel nord dell'isola aumenteranno la loro ricettività fino a raggiungere 22.000 posti letto. Il governo si è posto come obiettivo quello di aumentare le entrate legate al turismo: dagli attuali 4 milioni a un miliardo di dollari.
Reha Arar, presidente della catena Merit Hotel della Net Holding, è del parere che Cipro turca diventerà un agguerrito concorrente nel settore turistico, gareggiando con l'attuale posizione di Antalya. Il presidente Arar afferma anche che, grazie al clima favorevole, Cipro turca è destinata a diventare una meta sempre più popolare e ambita dai flussi turistici.
Certo, il volume degli investimenti nel turismo sta aumentando e le ambizioni sono molte e molto alte; tuttavia, se dovesse continuare l'isolamento di cui soffre il nord dell'isola, si potrebbero incontare seri problemi.
Attualmente gli alberghi di Cipro turca che hanno la possibilità di crescere rappresentano il 44% del totale, mentre quelli che non ne hanno sono il 30%. Fra gennaio e ottobre 2005 ci sono stati 410.496 turisti dalla Turchia. Nel 2006 il numero è cresciuto del 19%, toccando quota 489.333. Purtroppo, però, il turismo internazionale è calato, passando da 151.721 a 129.882 visitatori. Il numero totale dei turisti, nello stesso periodo, è stato di poco superiore alle 619.000 persone.
Le statistiche mostrano che il 48% dei turisti era rappresentato da cittadini turchi, seguiti da quelli inglesi (38%). Ciò deriva dal fatto che l'isola è stata dominio della Corona inglese e attualmente circa 150.000 turchi-ciprioti vivono nel Regno Unito, più o meno il numero della popolazione di Cipro turca. Il turismo inglese nell'isola si basa fondamentalmente su vacanze ed edilizia.
L'embargo sui voli internazionali diretti all'aeroporto di Ercan è un problema di fondamentale importanza, per questo il governo ha deciso di prendere una chiara e netta posizione in proposito. A novembre la Turkish Cyprus Airlines ha fatto domanda all'Aviazione civile inglese per avere voli internazionali diretti, presentando documenti relativi all'aeroporto in questione nonchè le ratifiche della richiesta inoltrata sia dalle autorità dell'Aviazione civile di Cipro turca, sia da quelle della stessa Turchia.
Difatti, anche Ankara è molto attiva su questo fronte. L'argomento fu affrontato con Tony Blair, durante la sua visita ad Ankara, e gli sviluppi appaiono promettenti. Se la richiesta di abolizione dell'embargo verrà respinta, si ricorrerà alle vie legali. I turchi-ciprioti ripongono molta fiducia nella recente spinta alla cancellazione dell'embargo e il presidente Talat ha detto di aspettarsi che l'Inghilterra "decida di concedere i voli diretti".
Dal canto suo, la Commissione Europea ha annunciato che, a partire da questo mese, l'isolamento di Cipro turca sarà ridotto. Ma che cosa accadrebbe se non si verificasse ciò che ci si attende, cioè se continuasse l'isolamento dello scalo aereo di Ercan? Per raggiungere l'obiettivo di un miliardo di dollari nel settore turistico il marketing si concentrerà sulla Turchia. La Turkish Cyprus Airlines ha già attivato voli per Gaziantep e Sanhurfa. Il presidente Reha Arar ha reso noto che nuove promozioni verranno offerte ai turchi che non hanno ancora visitato l'isola. Per fare ciò è necessaria una nuova strategia di marketing tesa ad allargare la gamma di prodotti.
L'investimento presenta qualche rischio per colpa dell'isolamento, sebbene il turismo verso luoghi ancora ricchi di natura incontaminata sia in via di sviluppo. Nonostante ciò, le cifre (3 milioni di turisti visitano ogni anno la parte greca dell'isola) fanno ritenere che valga la pena di correre il rischio. Attualmente la situazione è stazionaria, e l'attenzione è tutta concentrata sull'abbattimento delle barriere.
La case da gioco, un importante settore nel turismo di Cipro turca, sono state spesso oggetto di controversie. Di recente, però, i casinò hanno adottato ben precisi regolamenti in base ai quali l'ingresso è vietato ai minorenni. Ma vige tuttora l'idea secondo cui la Turchia ha bandito le scommesse dai suoi confini per trasferirle sull'isola, dove le sale da gioco sono molto popolari. Il governo di Cipro turca ha perciò imposto delle regole ad un settore che annualmente fattura sette miliardi di lire turche e che spesso è oggetto di dibattito sui giornali dell'isola. (
Sara Basilici)
06.01.2007

ORA LA SVEZIA
PIU' VICINA
CON <FLYME>

FlyMe_20070105.jpg

La Compagnia area low cost collegherà da aprile lo scalo di Sabiha Gokcen (Istanbul) con Stoccolma. I biglietti potranno essere acquistati via Internet.

Swedish low cost airline FlyMe will begin flights to Istanbul's Sabiha Gokcen airport in April.
The company will fly one day of the week to Sabiha Gokcen in April. In May, the company will schedule flights to Istanbul every Monday and Friday.
Traffic at Sabiha Gokcen airport, a base for low cost carriers, has recently increased due to the new airline companies.
Azerbaijan's private airline company Turan Airlines launched flights from Gence to Sabiha Gokcen last week and now Swedish airlines FlyMe has announced it will launch flights to Istanbul in April.
Mats Jacobson, FlyMe's business director, said they would only schedule direct flights.
FlyMe will make its first flight on April 2, 2007.
Tickets can be purchased from their website, www.flyme.com. Dalaman-based SteelBird will control ticket sales.
Several low cost airlines have launched flights to Turkey, including Germanwings, Condow, Easyjet, Hapag Loyd, and Air Arabia.
Slovak Sky Europe and Macar Wizz Air are two other potential flight carriers.
Four new airline companies are expected to schedule flights to Turkey in the 2007-2008 period. (Mustafa Gun/Zaman)
06.01.2007

ISTANBUL: COME SNELLIRE IL TRAFFICO

Si stanno scavando tunnel per il passaggio della metropolitana sotto il Bosforo. Presto i lavori per la costruzione del terzo ponte.

A ceremony was held to begin the construction of Ayrilikcesme and Yedikule tunnels in the Marmaray, a large trans-Bosphorus subway project.
During the ceremony, Turkish Prime Minister Recep Tayyip Erodgan said, "This is a 100-year dream of Istanbul. In five years, public transportation will be accessed from every part of Istanbul. When the project is completed, 75,000 passengers will be able to commute on one lane between Halkali and Gebze. The fraffic on the both bridges over the Bosphorus will lighten. Transportation across the straits will take only four minutes."
Erdogan noted a third bridge would also be built over the Bosphorus. Criticizing people against the construction of a new bridge, Erdogan firmly said they would not heed such criticisms and would fulfill their promises to improve the standards of daily life. (Zaman)
06.01.2007

SULLA ROTTA VENEZIA-TURCHIA

Il 10 maggio inaugurazione della seconda nave della classe <Musica>, "Msc Orchestra" di 90 mila tonnellate. E' capace di ospitare 3.013 passeggeri.

"Msc Orchestra", la seconda nave della classe <Musica>, che rappresenta l'anticipazione stilistica propria dei prossimi progetti della compagnia, sarà inaugurata il 10 maggio 2007 a Civitavecchia e partirà da Venezia il 2 giugno 2007 con un itinerario fra Grecia, Turchia e Croazia. Con una stazza di 90mila tonnellate, una lunghezza di 293 mt. e una larghezza di 33 mt., capace di ospitare fino a 3.013 passeggeri, "Msc Orchestra" è gemella dell'attuale ammiraglia "Msc Musica" e di "Msc Poesia"; le aree comuni, pari a 22.000 mq, offrono 5 ristoranti, 10 bar di cui due esterni, 3 sale meeting e conferenze e molte aree comuni adatte alle varie esigenze del viaggio. (GuidaViaggi.it)
06.01.2007

IN TESTA ALLE VENDITE

Tra le rotte più servite in Europa per numero di seggiolini risulta l'Antalya-Sharm.

Dall'ultimo monitoraggio di <Oag> emerge che tra tutti i voli introdotti nel 2006 la rotta domestica con il maggior numero di seggiolini aggiunti è stata la Tokyo (Haneda)-Osaka (Kobe) in Giappone. Sono stati 773mila871 i posti offerti su 3mila853 voli. In Europa tra le rotte più servite nell'anno figura l'Antalya-Sharm che ha visto 200mila124 posti in vendita su 612 voli. (GuidaViaggi.it)
06.01.2007

AMBIENTE/SCIENZA

ROBOTICA PER USO DOMESTICO

 

Si deve a due ingegneri turchi se il Paese della Mezzaluna potrà utilizzare meccanismi in grado di fare risparmiare tempo e denaro soprattutto nel settore industriale. L'interesse di Israele.

Locally engineered robotics will help free the Turkish industrial sector from dependence on outside sources, say two Turkish engineers behind the project, Serhat Aksa and Ali Zafer Eser.
Turkish companies will be spared an extra €150,000 by opting for a robot that will cost only €50,000 in Turkey.
Their smart robot can stack goods on shelves as high as 24 meters without human control. It can also collect them from the shelves once a transaction is made and take them to a loading machine.
The system also does the job of pressing machines. Noting that some workers have injured their hands, even lost fingers, trying to pry free items stuck in a pressing machine, Aksa said that all such work could now be carried out by robots.
"The production of smart robots will help to prevent work accidents," said Aksa, manager of Sonar Research and Development Software.
The 'Technopark' law passed by the Turkish Parliament in 2003 to prevent Turkish brain drain has improved the number of technically trained and experienced employees in Turkey.
Entrepreneurs are not only exempt from taxes but are further encouraged by Ali Coskun, the industry and trade minister, to launch their projects in Turkey using local means.
The ministry gave its full support for the Turkish production of what had hitherto been European and Far Eastern imported technology for the last 40 years.
Aksa recounts how certain people said the project could not be done, even though the industry ministry was behind the project.
The robots were manufactured by a small company operating in the industrial zone of Gebze, just east of Istanbul.
Some Israeli companies were intrigued by the Turkish robots and have invited the manufacturers to their country.
Aksa said they would visit Israel in Jan. 2007, adding that actual developments would take place in 2007 because, "we are planning to attend a lot of exhibition." (Zelis Yildiraz/Zaman)
06.01.2007

CARBONE DI QUALITA' SCADENTE

Inquinamento_20070105.jpg

 

Questo fa sì che da Agri ad Ankara le città siano soffocate dal grado elevato di inquinamento. Raggiunti livelli senza precedenti.

Una_veduta_di_Agri_20070105.jpgPollution in cities around the nation has reached unprecedented levels due to both the use of low-quality coal and alonger-than-normalhigh pressure front.
Environment and Forestry Ministry Undersecretary Mustafa Öztürk said on Monday that the coming of winter has resulted in a dramatic rise in air pollution levels, noting that the low-quality coal used by householdsand industry coupled with old cars that are not environmentally friendly were the main reasons urban areas were suffering.
Dr. Ümit Şahin from the Doctors for Environment Association told the TDN that the blame for the recent rise in pollution should definitely fall on the use of cheap coal but noted that as the use of natural gas becomes more extensive, meteorological factors and vehicles have become the main culprits when it comes to pollution in cities.
The increase in pollution with the onset of winter is mainly being blamed on the failure of municipalities to prevent the sale of substandardcoal, but mayors from all around the country are trying to find ways to explain the problem some other way.
Meanwhile, Ağrı Governor Halil İbrahim Akpınar said the substandard coal seizedin the province was being distributed among the schools of outlying villages. The coming snow is expected to alleviate many of the pollution problems around the nation. (Turkish Daily News)
06.01.2007

CULTURA

"ADDIO ANATOLIA"

Addio_Anatolia_20070105.jpg

Vicenda epica della scomparsa dell'ellenismo dalle terre in cui si era insediato da tremila anni. Definito il "Guerra e pace" della Grecia, il libro è il maggior best seller della storia editoriale greca. L'autrice (Didò Sotirìu), morta ad Atene nel 2004, era nata ad Aylini (Turchia) nel 1909. Fu tra i soci fondatori dell'"Intesa greco-turca".

È un bel libro questo "Addio Anatolia" di Didò Sotirìu, e va reso merito all'editore Crocetti per averlo pubblicato. Vi si racconta, in forma appena romanzata, la maggiore tragedia della Grecia moderna: la cacciata della fiorente comunità greca dalle terre d'Asia Minore dove per secoli era vissuta in pace, sotto il dominio autocratico ma lassista dell'impero ottomano. Didò Sotirìu - che è morta nel 2004 e che dichiarò d'avere attinto le storie di "Addio Anatolia" dagli appunti d'un vecchio contadino profugo - fu essa stessa coinvolta, adolescente, nel tragico esodo. La vicenda personale della scrittrice s'intreccia così a quella del protagonista, Manolis Axiotis.
Poco si sa in Italia, e poco si parla, della espulsione dei greci dalla nascente Turchia di Kemal Atatürk, nel 1922. Così come poco si sa e si parla della cacciata, o della caccia, cui furono assoggettati dall'Armata rossa, all'epilogo della Seconda guerra mondiale, i tedeschi delle terre orientali, annesse alla Polonia o all'Unione Sovietica. Il personaggio narrante del libro era figlio di facoltosi agricoltori. All'inizio del secolo scorso i rapporti tra greci e turchi erano, in Asia Minore, eccellenti. I turchi avevano il potere politico e burocratico, l'uno e l'altro esercitato mollemente, i greci avevano il potere economico e la supremazia culturale. Questo equilibrio, che era durato a lungo, fu spezzato dalla Grande guerra (1914-1918): perché la Turchia si associò ai tedeschi, la Grecia oscillò: re Costantino voleva l'alleanza con il Kaiser, Eleuterio Venizelos voleva l'alleanza con l'Intesa. Venizelos prevalse e il re abdicò.
Ma i riflessi di quegli avvenimenti furono causa, in Asia Minore, di grande turbamento. Vennero rinfocolate le pulsioni nazionaliste sia dei greci sia dei Giovani turchi. La gioventù greca era affascinata dalla "grande idea" di Venizelos, apostolo di un ellenismo che si espandesse, anche territorialmente, dovunque fosse presente, anzitutto in Asia Minore. (Mario Cervi/Il Giornale.it)
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Didò Sotirìu: "Addio Anatolia"
Crocetti Editore - Pagg. 295 Euro 16,00
06.01.2007

POESIA TURCA

Antologia_della_poesia_turca_contemporanea_20070105.jpg

E' appena uscito, nelle edizioni Manni, una <Antologia> di autori contemporanei. La prefazione di Necdet Adabag, uno dei più profondi conoscitori leopardiani, è sufficiente per invogliare l'acquisto del libro. Voci sorprendenti di un mondo che non era, e non è, solo pieno di sogni ma rispecchia quella che è la realtà della vita.

Abbiamo conosciuto Necdet Adabag moltissimi anni fa durante una trasferta ad Ankara quando il nostro giornale - <Il Mattino> di Napoli - ci aveva inviato in Turchia per seguire le elezioni politiche poi vinte da Ozal. In quella occasione Adabag era stato molto utile sia a noi, sia ad altri colleghi con una serie di informazioni sulla formazione dei partiti e con tanti consigli utilissimi tra l'altro per non scrivere corbellerie. A quell'epoca Adabag, professore di letteratura italiana, era già affermato come uno dei più profondi esperti di poesia leopardiana. Una conoscenza che lo avrebbe portato ad ambiti riconoscimenti presso le università di casa nostra. Abbiamo rivisto Adabag più di una volta, in Turchia e in Italia, e dobbiamo dire che era stato sempre un piacere conversare con lui in particolare quando l'argomento toccava la profondità del poeta recanatese. Del resto siamo profondamente convinti che siano pochi gli studiosi che si dedicano al Leopardi con tanta passione e competenza. Ne è una testimonianza un saggio che ci inviò a suo tempo e che poi pubblicammo su <Turchia Oggi>.
La cultura di Adabag non è però limitata all'uomo di Recanati ma spazia anche e soprattutto quando il discorso cade sulla poesia turca. Ne poteva essere diversamente. E' stata quindi una grande gioia vedere che la prefazione ad un libro, appena uscito nelle edizioni Manni, "Antologia della poesia turca contemporanea", porti la sua firma. Le 33 pagine di questa prefazione rappresentano un saggio a sè, utilissimo ed indispensabile per comprendere appieno cosa abbiano rappresentato e rappresentino nel Paese della Mezzaluna autori come Neci Fazil Kisakurek, Ahmet Muhip Dranas, Ziya Osman Saba, Rifat Ilgaz, Bedri Rahmi Eyupoglu, Orhan Veli Kanik e tantissimi altri. Ha ragione Adabag quando scrive che "il poeta turco è la voce della necessità interiore di comunicare agli altri le proprie idee espresse con tecniche diverse". Ha ragione quando aggiunge che "la lingua turca, grazie a questi grandi poeti, è notevolmente cresciuta e progredita, è diventata insomma un mezzo di espressione fine, dinamica e ricca". Basti pensare alla poetessa Melisa Gurpinar (le parole sono di Adabag) che è stata testimone - nel periodo tra il 1950 e il 2000 - del mutamento del popolo turco, dei diritti conquistati dalle donne e di quante di queste hanno anche perso nella nell'emancipazione, di tutto ciò che questa generazione ha vissuto. Basti pensare ancora a Sunay Akim che canta l'infanzia o a Ozdemir Asaf o a Behçet Necatigil. Tutte voci sorprendenti di un mondo non era e non è solo pieno di sogni ma rispecchia quella che è la realtà della vita. (
Turchia Oggi)
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"Antologia della poesia turca contemporanea"
edizioni Manni - Pagg. 149 euro 13,00
06.01.2007

DALLA CITTA', ALL'ABITO, ALLA CITTA'

Cittadellarte-Fondazione_Pistoletto_20070105.jpg

Presentazione dei carta-modelli realizzati e della documentazione raccolta nell'ambito del progetto artistico "Patterns" che ha coinvolto un gruppo di artisti, designer, architetti, stilisti, urbanisti e costumisti teatrali in una lettura della città di Istanbul sfociata nella creazione di abiti che "dialogano" con il territorio.

Hanno sfilato lo scorso 26 dicembre i risultati del progetto "Patterns Istanbul" durante l'incontro di presentazione della prima fase del lavoro, che è stato ospitata da <Bis wear> (Galatasaray, Istanbul), sartoria/atelier di Risalet Ertürk, designer urbanista, una delle partecipanti al progetto.
I primi modelli, gli abiti, ma anche i processi creativi e di riflessione sul territorio, le interviste e l'esplorazione del territorio, le proiezioni e la musica (DJ Hugo Chavez a.k.a. Ahmedinejad, DJ Dr. Egal, Slave Music), i modelli e i cartamodelli: tutto è stato presentato in una serata dedicata a discutere del progetto e dei suoi primi risultati. Non si trattava semplicemente di abiti, infatti, ma di un racconto della città nato a partire dalla mappa dei suoi quartieri, di un incrocio di visioni, di percezioni e di esperienze personali, di porzioni di territorio e di letture della società.
Il progetto "Patterns", di Bernardo Giorgi e Cinzia Cozzi (borders project, www.borders.de), è infatti basato sull'idea della sovrapposizione e della corrispondenza tra il corpo - confine con il mondo esterno - e il territorio. In "Patterns Istanbul" il territorio della città di Istanbul, visto anche attraverso la relazione particolare con gli abitanti e attraverso l'esperienza personale dei partecipanti al progetto, è stato ridisegnato e trasferito su modelli di carta per la produzione di abiti.
<Cittadellarte-Fondazione Pistoletto> ha collaborato al progetto individuando come proprio interlocutore l'Ufficio Politica, il cui principale progetto è "Love Difference" (www.lovedifference.org).
"Love Difference" ha coadiuvato gli autori di "Patterns Istanbul" nella realizzazione del progetto tramite un workshop nel workshop, condotto da Maria Chiara Piraccini e da Noemi Satta, tenutosi a Istanbul nel periodo dal 4 al 9 dicembre 2006. Durante il workshop un gruppo multi-disciplinare ha preso parte all'esplorazione, all'analisi e alla rappresentazione di una porzione del territorio di Istanbul, al fine di creare una mappa culturale, e di definire la base di lavoro per la collezione realizzata.
Patterns_20070106.jpg"Patterns Istanbul" con questo evento ha dato avvio ad una nuova fase: quella della produzione sostenibile a livello locale di abiti dialoganti con il territorio. Sono inoltre previste nei prossimi mesi integrazioni del progetto in ambito editoriale, con una guida alternativa alla città, e del design, con l'ospitalità alla settimana del design ad Istanbul a giugno 2007, ma soprattutto con le azioni progettate e da realizzare che partono dalla collezione e che arrivano ad attivare una nuova relazione artistica e sociale con il territorio (evento presso <Platform Garanti< - sfilata di moda). È possibile seguire i progressi del lavoro sul blog http://borders-de.blogspot.com
Il progetto era stato sponsorizzato da <Berliner Senate> e si è avvalso della collaborazione di: <Cittadellarte - Fondazione Pistoletto> e <Love Difference>, <BM Contemporary Art Center>, <Human Settlement NGO>, <Platform Garanti> e del patrocinio di <Bilgi University>, <Goethe Institut>, <Istanbul Technical University>, <Istituto Italiano di Cultura>. (News Italia Press)
06.01.2007

ARTE

BENVENUTA TURCHIA
SUL SUOLO
DEL QUIRINALE

Scuderie_del_Quirinale_20070105.jpg

Martedì prossimo, 9 gennaio, i presidenti delle Repubbliche Italiano e turco, rispettivamente Giorgio Napolitano e Ahmet Necdet Sezer, inaugureranno presso le Scuderie una interessante rassegna che ripercorrà 7 mila anni di storia anatolica. 43 opere provenienti dai maggiori musei del Paese della Mezzaluna.

Il_Capo_dello_Stato_turco_Sezer_20070105.jpgUno_dei_pezzi_che_saranno_esposti_alle_Scuderie_del_Quirinale_20070105.jpgArte e cultura turca lungo settemila anni di storia saranno al centro di una grande mostra al Palazzo del Quirinale, dall'11 gennaio al 31 marzo 2007, allestita in occasione della visita di Stato del presidente della Repubblica Turca Ahmet Necdet Sezer, che la inaugurerà assieme al Capo dello Stato Giorgio Napolitano il prossimo 10 gennaio. Alla cerimonia sarà presente anche il ministro turco della Cultura e del Turismo, Atilla Koç
Secondo una nota dell'organizzazione al Quirinale verranno esposte quarantatrè opere provenienti da quattro grandi musei turchi, per un evento, curato dal Segretariato della Presidenza della Repubblica e organizzato da <MondoMostre>. ( i pezzi sono stati scelti da Lous Godart, professore di filologia micenea, autore di un famoso libro, "l'invenzione della scrittura", ma soprattutto consigliere culturale del Quirinale, ndr)
Nelle Sale delle Bandiere del Palazzo del Quirinale, si potranno ammirare reperti straordinari appartenenti alle varie fasi delle civiltà che si sono succedute sul territorio anatolico: dall'insediamento urbano di Çatal Höyük, la più vecchia e più grande città di età neolitica mai ritrovata, alla fine dell'Impero Ottomano (1919-23).
Gli oggetti esposti, dicono gli organizzatori, rappresentano l'immenso arco cronologico che separa la civiltà dei primi contadini della piana di Konya nel VII millennio a.C. dai fasti della corte imperiale racchiusa nelle mura dorate del Palazzo di Topkapi all'inizio del Novecento.
I tesori preziosissimi del Museo del Palazzo di Topkapi di Istanbul, residenza dei sultani dal 1453, saranno accanto alla dea madre del neolitico, ai gioielli delle civiltà del bronzo, alle raffigurazioni delle divinità venerate in Anatolia nel III e II millennio a.C., ai primi scritti lasciati dai commercianti assiri e dagli ittiti, alle testimonianze delle civiltà classiche.
Le opere provengono, oltre che dal Topkapi, dal Museo delle Civiltà Anatoliche di Ankara, dal Museo Archeologico e dal Museo delle Arti Turche e Islamiche di Istanbul. Il pubblico scoprirà così il lungo cammino di un Paese che ha visto nascere alcune tra le prime comunità di agricoltori della storia, per poi accogliere i popoli che hanno costruito la civiltà occidentale, e che oggi bussa alle porte dell'Unione Europea. (Reuters)
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La mostra - realizzata col contributo dell'Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato e di Enel - si potrà visitare tutti i giorni, dall'11 gennaio al 31 marzo, dal lunedì al sabato dalle 9.30 alle 13.30 e dalle 15.30 alle 19; la domenica dalle 8.30 alle 12.
06.01.2007

TAPPETI UNICI
NEL PALAZZO
DOLMABAHCE

La_mostra_di_tappeti_al_Dolmabahçe_20070105.jpg

Una mostra di 57 esemplari, una evento di una serie di manifestazioni per ricordare i 150 anni della costruzione dello stupendo edificio dove morì Ataturk.

Anexhibition titled"The Last Knot of Weaving: Ottoman Palace Carpets," the last event ina series of activities celebrating the150th anniversary of Dolmabahçe Palace, opened at the palace on Monday.
The exhibit features 57 unique carpets woven specially for the Ottoman palaces, with the spotlight on those forDolmabahçe Palace in particular, showcasing the rare and preciouswovenIranian, Uşak, Hereke and Kula carpets.
Speaking at the opening, National Palaces Director Cemal Öztaş said they planned toweave50 more carpets next year and that each carpet had a historical value and a uniquestory, such as the carpet depicting the Ottoman Empire map.
He said the exhibition was the last of a series of activities marking the150th anniversary of Dolmabahçe Palace and that it had attracted great interest from both audiences and the media.
Topkapı Palace Museum President İlber Ortaylı said exhibits were an indispensable characteristic of the modern museum phenomenon and that the items secured in the museums' warehouses should be displayed through such thematic events.
Noting that they would soon organize a "Russia at the Ottoman Palace" exhibition at Topkapı Palace, he said the event would feature gifts given by Russian czars to Ottoman sultans.
Following the speeches, Öztaş and Ortaylı cut the ribbon and opened the exhibition, which will run through Feb. 10.
The exhibit can be viewed free of charge from 9:00 a.m. to 6:00 p.m. except Mondays and Thursdays, reported the Anatolia news agency. (Turkish Daily News)
06.01.2007

NUOVO PASSO VERSO L'ART WORD

Prima_fiera_d%27arte_contemporanea_20070105.jpg

Organizzata dalla Turchia la prima fiera d'arte "Contemporary Istanbul". Un appuntamento attesissimo.

Mentre il dibattito sull'ingresso in Europa è tutt'altro che sopito, la Turchia, anzi la capitale Istanbul, fa un nuovo passo avanti verso l'art world occidentale. Organizzando- con una scelta di date a dir la verità un po' ardita se non provocatoria,da parte diun Paese musulmano- la prima edizione della fiera d'arte "Contemporary Istanbul", all'<Istanbul Convention and Exhibition Center>, nel cuore della città. Un appuntamento attesissimo da gallerie e collezionisti del Paese, certo con adesioni limitatissime da operatori europei- qualche sparuta presenza tedesca, oltre a qualche newyorkese in avanscoperta -, certamente frenati dal periodo pre-natalizio. Anche per questo, probabilmente, l'edizione del prossimo anno sarà spostata a settembre, in coincidenza con la decima edizione della "Istanbul Biennale". Forse la cosa farà contenta anche la <Deutsche Bank>, prestigioso main sponsor dell'esordiente fiera. (Exibart.com)
06.01.2007

ANKARA E IL RICORDO DI KEMAL

Ataturk_20070105.jpg

L'87 anniversario della prima visita nella capitale turca del "padre della patria" festeggiato con una serie di manifestazioni in tutto il Paese. La mostra "Le Perle di Ankara 4".

The 87th anniversary of Atatürk's first visit to Ankara has been celebrated with a series of activities throughout Turkey.
One of them is anexhibition titled "The Pearls of Ankara 4" by Kemal Çelik, opened on Tuesdayat Ankara's Çankaya Contemporary Arts Center as part of overall activities markingthe 87th anniversary of Atatürk's first visitto Ankara.
Organized by the Ankara Club Association, the exhibition features 30 watercolors depicting Atatürk as well as historic venues symbolizing Ankara such as the first Parliament building in Ulus, the Ankara citadel, At Pazarı, where the city's oldest shops are located, and historical Ankarahouses.
Bulent_Kalipçi_20070105.jpgSpeaking at the event, Ankara Club Association Chairman Bülent Kalıpçı said Dec. 27 was an important date both for Ankara and Turkey since it marked the arrival of Atatürk, the founder of the Turkish Republic, in Ankara, on Dec. 27, 1919, after helanded at Samsun on May 19, 1919 to launch the Turkish War of Independence.
"Atatürk was then welcomed in Ankara enthusiastically, and we all love Atatürk and Ankara," he said.
Çelik told the Anatolia news agency that the history of Ankara could be equated with itscitadeland environs, adding: "Ispent timein the Altındağ district,where the citadelis located. This exhibit is the fourth of a series on Ankara. The paintings reflect the real face of Ankara," he added.
Other events scheduled to mark Atatürk's arrival in Ankara include two exhibitions titled "Atatürk Houses" and "Moments Reflected from the Personal Belongings of Atatürk," which opened and are sponsoredby the Culture and Tourism Ministry.
The "Atatürk Houses" exhibit, which is on display at the Cumhuriyet Museum, features 38 photographs ofhouses where Atatürk was hosted, lived and worked during the republican and independence periods, accompanied by informative notes. Among them are houses inBursa, Konya, Adapazarı, Kayseri, Samsun and Tekirdağ.
The "Moments Reflected from the Personal Belongings of Atatürk" exhibition, which features the personal belongings of Atatürk, can be viewed atthe Kurtuluş Museum.
Both exhibitions will run through March 2. (Rob Marshall/Turkish Daily News)
06.01.2007

 

L'ARTE NON HA CONFINI

Osman_Bozkurt,_Marks_of_democracy_Portraits_of_the_voters_20070105.jpg

In mostra a Villa Manin, a Trieste, una interessante manifestazione dalla quale esce l'immagine contrastata di una Turchia in fermento e contraddittoria, carica di aspettative. I curatori hanno selezionato giovani non ancora noti al grande pubblico. Tra i temi più sentiti la politica ed il rapporto con l'autorità.

Villa_Manin_20070105.jpgMillecentocinquantatrè. Sono le miglia marine che coprono la distanza tra Istanbul e Trieste, tra il lembo più ad est del Belpaese e la maggiore città dello Stato la cui adesione alla Comunità Europea sta suscitando un vespaio di polemiche. Ma, a differenza della politica, l'arte sembra non dare troppa importanza ai confini: proprio in questi mesi infatti Villa Manin spalanca le porte della residenza dogale ad artisti turchi, con una mostra realizzata con la collaborazione del Centro d'Arte Contemporanea <Platform Garanti>. E come era successo per <Instant Europe>, in cui erano stata esplorata la produzione fotografica e video dell'est Europa, i curatori hanno selezionato artisti non ancora noti al grande pubblico, molti dei quali ancora trentenni.
Uno dei temi più sentiti è la politica ed il rapporto con l'autorità, segno evidente delle frizioni ancora in atto nel Paese con una democrazia ancora giovane. È il caso di Osman Bozkurt (Istanbul, 1970), che in "Marks of democracy/Portraits of the voters" fotografa le dita degli elettori segnate con dell'inchiostro per evitare che si presentassero alle urne più di una volta.
Dita e unghie messe in serie (a testimoniare l'uguaglianza dei cittadini) ma che mantengono comunque, seppur attenuate, le identità individuali, per diventare alla fine soggetto estetico. Ahmet Ögüt (Diyabakir, 1981) e Osman Bingöl (Ankara, 1979) inscenano invece il più classico rapporto psicologico tra guardia e ladri, solo che i protagonisti sono un militare e un politico che si scoprono alla fine non essere dissimili e partecipano allo stesso furto di un auto.
La polizia è anche protagonista del video "Round Up The Usual Suspect" di Hatice Güleryüz (Denzil, 1968), filmata nel giorno della parata annuale durante le acrobazie in motocicletta. Ma la dimostrazione di forza ed abilità viene letteralmente smontata dall'uso del rallenti e alla fine ne esce una parodia esilarante.
Hussein Chalayan (Cipro, 1970), che ha rappresentato la Turchia all'ultima Biennale veneziana, è autore di "Anaesthetics", video che indaga come le convenzioni del vestire siano una forma di violenza sull'individuo, mentre Fikret Atay (Batman, 1976) insiste sull'aspetto ludico. In "Rebels of the Dance" fa cantare e ballare due bambini curdi, inizialmente timidi, che si trovano casualmente di fronte ad uno sportello bancomat e in "GoodYear" insegue con le telecamera a mano due ragazzini che giocano con uno pneumatico abbandonato fino a dargli fuoco. I bambini sono anche i protagonisti del toccante "This is the Disney World" di Esra Ersen (Ankara, 1970): abbandonati dalle famiglie a Istanbul, vivono di espedienti. Con estrema lucidità analizzano e raccontano di fronte la telecamera la propria vita, mentre sniffano degli stracci impregnati di colla per fuggire da una realtà che sembra averli cancellati.
Ne esce l'immagine contrastata di una Turchia in fermento e contraddittoria, carica di aspettative ma che ancora disturbante. Come la stella luminosa proiettata sulle foto di Banu Cennetoglu (Ankara, 1970), voluta dall'artista proprio per infastidire la visione delle opere. (Exibart.com)
06.01.2007

SPETTACOLI

TEATRO E FEMMINISMO

Università_di_Istanbul_20070105.jpg

L'attività del Dipartimento di drammaturgia dell'Università di Istanbul, fondato con lo scopo della formazione in ambito critico e di ricerca. Un'intervista a Fakiye Özsoysal, docente universitaria incontrata a Trento in occasione dell'iniziativa "Al limite, al confine". Le relazioni con l'Iksv.

- Che attività svolge il Dipartimento di critica teatrale dell'Università di Istanbul? Quanti corsi sono attivati e quali? Quanti studenti lo frequentano?
Il Dipartimento è stato fondato nel 1992, con lo scopo della formazione in ambito critico e di ricerca teatrale. Attualmente sono iscritti 120 studenti che frequentano corsi ordinari, post-laurea, master e dottorati. Molti di loro lavoreranno poi per i media - carta stampata e informazione televisiva - in università o in scuole di teatro. I corsi sono incentrati soprattutto su drammaturgia, critica teatrale, storia del teatro - turco e non - movimenti teatrali, regia e tecniche teatrali. Le aree di ricerca del Dipartimento sono: relazioni interculturali, interdisciplinarietà e teatro, teatro femminista, semiotica teatrale.
- Di cosa si occupa esattamente all'interno del Dipartimento?
Sono critica teatrale e professore associato presso il Dipartimento di drammaturgia e critica teatrale dell'Università di Istanbul. İ miei seminari vertono in particolare su critica teatrale, teatro femminista, laboratori di scrittura critica e mi occupo di seguire e monitorare progetti di ricerca sul teatro turco.
- In quali altre sedi insegna? Con che riscontri?

Attualmente non insegno in altre università, ma tre anni fa ho lavorato due anni in Germania, presso l'Università Duisburg-Essen, tenendo seminari sull'analisi di testi letterari e teatrali e di scrittura creativa. Il mio obiettivo principale è quello di migliorare l'atteggiamento critico degli studenti. Importante è che riescano a esprimersi liberamente, discutendo e sostenendo le proprie posizioni con consapevolezza. Nel rispetto dei diversi punti di vista, con flessibilità e capaci di avere opinioni originali sui temi trattati.
- Con quali centri di ricerca è in contatto il Dipartimento di critica teatrale? Su che tipo di progetti?

Abbiamo contatti con l'Università di Duisburg-Essen, la Freie Universität di Berlino e l'Università di Atene. In particolare con questi atenei sono attivi programmi di scambio e il programma Erasmus. Inoltre si sta lavorando per l'istituzione di un Istituto teatrale, il "Haldun Taner Theatre Institute" da creare in seno all'Università di Istanbul.
- Che relazioni con il Festival Internazionale di Istanbul (Iksv)?

Le relazioni con l'Iksv avvengono tramite Dikmen Gurun, che guida il nostro dipartimento ed è anche consulente ufficiale dell'ISKV. Molte conferenze e workshop sono organizzati in collaborazione tra le due istituzioni.
- Quali letture proporrebbe per iniziare ad analizzare 'la scena turca oggi'? Chi, in questo momento, la sta studiando più a fondo (in Turchia o altrove)?
Il nostro dipartimento sta lavorando attualmente ad alcune pubblicazioni che però non sono ancora disponibili. Posso indicare alcuni approfondimenti a cura di Dikmen Gurun, tradotti in inglese e disponibili in internet: An excursion in Turkish Theatre e History of Theatre Criticism.
- Al convegno tenutosi a Trento il 2 dicembre, è intervenuta con una relazione sulla posizione sociale della donna nelle leggi, nei media e nei testi teatrali in Turchia. Che cambiamenti sono in atto in questo momento? In che modo la drammaturgia turca testimonia la condizione femminile?
Nella mia relazione ho provato a spiegare che alcune leggi sono state cambiate, ma nella pratica quotidiana la mentalità patriarcale non è mutata. Vi sono poi differenze sostanziali tra città e campagna. Alcuni gruppi teatrali femministi si stanno occupando in profondità di alcuni temi, ma i loro tentativi sono piccoli passi lungo una strada ancora molto lunga. Sfortunatamente la drammaturgia turca è molto lenta a reagire e creare dibattito sui cambiamenti avvenuti.
- Qual è, secondo Lei, la voce più interessante della drammaturgia turca (vivente e non)? Perché?
Non me la sento di classificare per nazionalità. Un testo teatrale si rivolge in particolare a chi vive nel luogo in cui viene scritto e interpretato, ma ha anche un carattere universale, perché stiamo tutti vivendo nello stesso mondo globalizzato.
- Come è avvenuta la selezione dei testi presentati a Trento? Cosa li differenzia e cosa li accomuna?
La valanga di Tuncer Cucenoglu e La maledizione del cervo di Murathan Mungan, riguardano il conflitto tra tradizione e individuo e sono scritti in modo convenzionale. Affitasi di Ozen Yula e Ultimo mondo di Yesim Ozsoy Gulan, trattano il tema della vita nella metropoli, Istanbul, di alienazione e solitudine dell'individuo. Questi ultimi sono scritti in modo sperimentale, Ultimo mondo ha caratteristiche interdisciplinari e intertestuali. In tutti questi casi, i testi riprendono problematiche della società turca contemporanea e sono esempi rilevanti della produzione drammaturgica della Turchia di oggi.
- Cosa Le fa pensare il congelamento di queste ultime settimane dichiarato dall'Unione Europea, rispetto alla candidatura all'Europa della Turchia? Che rischi comporta?
Non è semplice rispondere in poche righe. A mio avviso entrambe le parti non sono pronte a essere sufficientemente flessibili per modificare i rispettivi punti di vista; non sono pronte ad accettare o apprezzare le differenze culturali intese come differenze e non come minacce alla propria identità. Potrebbe essere per entrambi un'occasione di liberazione dai pregiudizi ed è un percorso che UE e Turchia devono intraprendere.
Come cittadina turca, potrei anche accontentarmi delle significative riforme legislative attuate in questi anni per garantire e migliorare i diritti umani, e del fatto che, proprio grazie al percorso verso l'UE, ci sia ora più attenzione alla situazione sociale delle donne. Malgrado ciò, in Turchia le studentesse e le attiviste femministe hanno due diversi punti di vista: alcune sostengono l'integrazione nell'UE come occasione di miglioramento dei diritti umani; altre si oppongono, poiché temono che causi l'applicazione di politiche neoliberali che andranno a peggiorare la situazione delle donne, in particolare su protezione sociale e lavoro.
- Se dico 'Europa' che confini ha in mente? Che significa per Lei 'oriente'? E 'occidente'?
Credo che l'Europa sia quella segnata sulle cartine geografiche e comprenda ora anche tutti i Paesi che in passato erano oltre la cortina di ferro. Per quanto riguarda 'est' o 'ovest', dipende da dove ci si pone. Se si guarda alla Turchia e in particolare al suo periodo di modernizzazione, tre sono i Paesi che sono stati punto di riferimento, sia per l'Impero Ottomano che per la nuova Repubblica Turca: Francia, Germania e Inghilterra. E i loro sistemi legali. In questo senso si può parlare di occidentalizzazione.
- Cosa difende senza condizione del Suo Paese? Cosa invece considera inaccettabile?
L'Anatolia è sempre stata ed è una vera e propria 'melting pot'. Per secoli molte culture diverse sono coesistite, ciascuna condividendo e scambiando il proprio patrimonio. La cultura dell'Anatolia, quella dei Goti, degli Ittiti, degli Ionici, dei Bizantini, dei Persiani, dei Macedoni, dei Greci, degli Arabi, dei Caucasici, degli Ottomani, dei Turchi, dei Curdi, la cultura della Mesopotamia e del Medio Oriente e via dicendo, hanno inciso sulla nostra società e sulla nostra storia, le ritroviamo nell'arte e nella letteratura, nel teatro, nell'architettura, nelle fedi, nella cucina, nei nostri comportamenti, nel nostro modo di vedere la vita. Questo difendo del mio Paese: la cultura dell'Anatolia non è omogenea, è un vero e proprio tesoro culturale. L'unica cosa che definirei inaccettabile è la violazione dei diritti umani, anche se negli ultimi anni, dal punto di vista legislativo, si sono verificati cambiamenti. (Giulia Mirandola/http://www.osservatoriobalcani.org/article/articheview/6557/1/51/)
06.01.2007

UNA ....CASA NEL CUORE DI ISTANBUL

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Alla 9.Biennale un evento speciale intitolato "Home": con sette artisti turchi anche il giovane Paolo Cavinato. Lo abbiamo intervistato nel suo studio.

- Come sei arrivato alla 9. Biennale di Istanbul (16 settembre-
30 ottobre 2005)? Da cosa è nata l'esperienza di
Home e come si è svolta?

Tutto nasce nel 2005 al Salone Satellite di Milano, una sezione del Salone del Mobile che riguarda giovani designer e artisti contemporanei. Le mie installazioni hanno attirato l'attenzione di Asli Tunca, che ha un atelier nel cuore di Istanbul. Si è innamorata della mia ricerca e insieme a Umberto Branchini, vicecuratore della mostra Home, ha inserito la sua casa - perciò questo titolo - all'interno della Biennale di Istanbul come evento speciale. In una selezione che comprendeva i più grandi artisti turchi, ero l'unico italiano invitato. Sono stato ospitato per circa due mesi a Istanbul e invitato a creare sul posto. Mi è stato detto vieni, per i materiali avrai tutto, cammina in mezzo alla città e realizza quello che credi. È la cosa più bella che possa accadere a un artista.
- Che cos'è l'Atelier Asli Tunca? Che attività svolge? Hai mantenuto contatti?
L'Atelier Asli Tunca è un luogo di progettazione, con una parte dedicata all'arte contemporanea. Asli Tunca costruisce oggetti per la casa, arredamenti e realizza tessuti. Sono rimasto in contatto con lei e forse ci sarà modo di lavorare ancora insieme.
- Conoscevi già la città? E la Turchia?
Non sapevo nulla, ma ci sono state coincidenze pazzesche. In Istanbul ho riconosciuto molti caratteri della mia ricerca, l'utilizzo di materiali poveri o di elementi naturali, come l'acqua, la terra, la carta, la cera. Li ho ritrovati in tutta la città. Vi sono siti archeologici in cui, sottoterra, colonne doriche sono colpite da gocce provenienti dal soffitto, gocce che piovono su un pavimento d'acqua. Sono fenomeni che mi impressionano molto e l'acqua è una costante della mia ricerca, perché si lega ai concetti di tempo, materia, trasformazione.
- Cosa significa oggi per te Istanbul?

È una porta sul Medio Oriente, un ponte verso una cultura molto diversa dalla nostra. È vero che Istanbul è molto turisticizzata, ma permangono segni forti di una cultura a noi ancora poco nota. Per me è stato un punto di innovazione importante. Dopo la Biennale, si è aperto un collegamento con Venezia per un progetto che riguarda Istanbul e si stanno affacciando anche altre occasioni. Perciò la mia esperienza con Istanbul non è conclusa.
9.na_Biennale_turca_20070105.jpg- Parliamo di Benim sultanahmetim la mia Sultanahmet, un'installazione ora visibile presso lo spazio "Dalbemtre" fashion store Monastier di Treviso. Puoi descrivere questo progetto?

Il progetto nasce da una serie di studi svolti da Eugenia Bolognesi Recchi Franceschini, bizantinista, presidente dell'Associazione Palatina Istanbul, consulente Unesco e direttore della Missione per la salvaguardia ed il restauro del gran palazzo degli imperatori di Bisanzio. Insieme a un gruppo di architetti e archeologi romani e turchi, ha svolto un grosso studio sul Palazzo dei sultani, evidenziando la presenza di siti ancora da studiare, non aperti al turismo. Il 14 dicembre, a Venezia, si è svolta una tavola rotonda sul gran palazzo degli imperatori di Bisanzio e il parco storico urbano di Sultanahmet a Istanbul, organizzata dall'Associazione Palatina Istanbul in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, l'Ambasciata di Turchia a Roma e l'Istituto Veneto di Scienze e Arti di Venezia, patrocinato dal Ministero degli Affari Esteri e dal Consolato Generale Onorario di Turchia a Venezia. La mia installazione, curata ancora una volta da Umberto Branchini, serviva a facilitare visivamente la comprensione del progetto. Non ho fatto un lavoro fortemente didascalico, pur mantenendo gli elementi portanti di ciascun luogo. Sono sei siti - moschea blu, moschea mahmut aga kapi agasi, boukoleon, ippodromo e seconda cisterna sotterranea, moschea sokuluk mehmet pasha, moschea di küçük aya sofya - in cui ho cercato di trasmettere la poetica del luogo 'inventandomi' un'altra archiettettura.

- Cosa passa attraverso l'architettura bizantina, matrice delle ultime installazioni?

Mi colpisce la stratificazione di questi luoghi. Istanbul è stato il polo catalizzatore di civiltà che hanno ogni volta segmentato situazioni proprie. Quella goccia che anche nelle mie installazioni cade, cade, mentre sedimenta trasforma. In tutta Istanbul si legge questo processo di sovrapposizione culturale.
- Quanto contano le città nel tuo percorso di maturazione artistica? E nel processo creativo?
Sono appena stato a Londra e a New York. Le città sono molto importanti e in ciascuna cambiano il punto di osservazione, le caratteristiche, i volti. Ma è altrettanto essenziale un riferimento fisso, uno studio nell'isolamento, dove nel silenzio riesco a fare sintesi su quello che ho visto fuori. L'esterno e quindi le città, sono dei motori di energia, visioni, suoni che arricchiscono e in questo arricchimento si catturano elementi forti. Di Istanbul ho percepito la stratificazione e il senso umano. Credo che diversamente da Londra o Parigi, Istanbul abbia una diversa temperatura. Ho avuto la sensazione, attraversandola a piedi, di camminare con tutti i sensi. Penso ai bazar, al cibo, alle spezie: guardi toccando e assaporando ed è fantastico.

Nona_Biennale_turca_20070105.jpg- Ti muovevi da solo?
Sì e lo preferisco. In questo modo riesco a essere completamente concentrato sull'esterno e avere un dialogo incessante tra me e quello che vedo, sento, senza la mediazione di una compagnia o di una guida.
- Quanto ti senti radicato nel tuo Paese? Dove è importante essere, per un artista, in questo momento?
Per le leggi del mercato un artista dovrebbe essere nei punti in cui il mercato è più forte, quindi a New York, Londra, Berlino. Io, un po' controcorrente, cerco di seguire la mia ricerca. La mia base è dove ho le radici e le radici sono la pianura padana, dove sono nato e cresciuto: è una questione di silenzio e di tranquillità. Il mondo fuori può essere molto dispersivo. Per una ricerca personale interiore serve fare tabula rasa in un luogo di vuoto, dove non c'è nulla, solo pianura e terra. Terra legata a momenti contadini, poveri, umili, semplici e in questa semplicità ho occasione di lavorare con i materiali e quasi di meditare con essi. Il mio studio è l'osservatorio in cui faccio chiarezza. È importante andare nelle città, in mezzo alla folla, ma senza lo studio con la sua dimensione di vuoto, di silenzio, non riuscirei a sottrarmi alla dispersione.

- Quanto dista la pianura padana dalla Turchia?

Millenni. Secoli e secoli di distanza storica. L'aereo velocizza tutto, ma ci separano lontananze mentali. La velocità di un aereo può essere anche disturbante, elimina l'attesa dell'arrivo e il tempo dell'attraversamento. Istanbul, Ankara sono città internazionali, molto occidentalizzate; la situazione cambia in Cappadocia, che ho attraversato in pullman e mi sono reso conto di come dopo Ankara sei proprio altrove: ero l'unico europeo e lo avvertivo.
La_9°_Biennale_turca_20070105.jpg- Tu passi dall'installazione alla pittura, dal video alla scenografia, dalla progettazione di oggetti alla fotografia. Potresti sintetizzare alcuni aspetti di questo articolato itinerario artistico?

Ho una curiosità molto sviluppata per i diversi linguaggi. Parto come pittore; durante gli anni dell'Accademia faccio sperimentazione con video e scenografia teatrale. Con l'installazione inizio tra 1998-99, costruendo scatole che diventano delle stanze e in queste stanze racconto delle storie. Ogni linguaggio ha un proprio tempo e una propria vita. La pittura per me è il mezzo più 'animalesco', profondo, qualcosa che esplode senza molto controllo e mi piace sia così; è lì che raggiungo le parti più intime e incontrollate di me. Con la pittura non c'è filtro, è molto veloce, a getto. L'installazione è molto più razionale. Pittura e installazione sono accomunate dallo studio sullo spazio, così per scenografia e fotografia. Vi sono delle costanti negli elementi che ho già nominato: trasformazione, tempo, spazio. Sono stato anche criticato per questa molteplicità di linguaggi, alcuni temono sia dispersiva. Per me è una questione di libertà.

- Ci sono opere da cui dici di non poterti per ora separare. Penso a The family. Ce ne parli?

Ci sono oggetti che rimangono nel mio studio come dei semi a germogliare nel tempo. Emanano delle idee ed è difficile distaccarmi finché non li vedo conclusi. Gli oggetti possono richiedere mesi o anni. E nel mio studio si accumulano. The family è un lavoro molto intimo che riguarda me, la mia famiglia, il mio rapporto con una famiglia costruita di pane, di briciole incollate e appiccicate, come se fosse una piccola comunità che si autorigenera. Il significato simbolico del pane è evidente. Ogni mio lavoro è legato soprattutto alla mia biografia, parto dalla storia personale per entrare a far parte della storia di altri. Le mie opere cercano sempre di rappresentare una condizione umana, cosa che l'arte concettuale ha progressivamente freddato, allontanando da sé il pubblico. La gente si è allontanata dall'arte contemporanea perché ne è stata respinta, non ci si è ritrovata. Non è un fatto economico, di mercato, ma una questione di carattere spirituale. Ecco perché i materiali comuni: il pane, la cera, la carta e il mio tentativo di farne contenitori umani. L'energia che si sprigiona tra le mie opere e il pubblico è fortissima. Eppure mi sento in assoluto un artista contemporaneo.
- C'è una terminologia ricorrente nei tuoi lavori che provo a sintetizzare con queste parole: casa (La Casa); teatro (Teatro Magico e le scenografie); stanza (Stanza di K, Stanze, L'occhio interno); acqua (gocce); spazio (Spazi vuoti). Lasciando perdere le corrispondenze con i titoli, mi vengono in mente altre parole chiave: luce; tempo; architettura. È così?
Sono gli elementi della mia poetica e di un'interiorità: casa, stanza, scatole, fanno parte di uno spazio intimo, ancora non del tutto sondato. Non mi riferisco all'inconscio, ma a spazi meno registrabili e non artificiali, spazi personali in cui si concentrano porzioni di vita. La luce e con essa la trasformazione nascono nell'interiorità. Nascostamente sono in atto delle reazioni, io le vado a cercare e offro la possibilità allo spettatore di andare lui stesso alla ricerca, di crearsi una storia da solo.
- Dove sarai nel 2007?
In settembre 2007 sarò a Bucarest per una collettiva, curata dallo storico dell'arte Paolo Bertelli con l'Istituto Italiano di Cultura. Sono stato invitato con altri tre artisti italiani (un pittore, un fotografo e uno scultore), a lavorare su un tema da me già indagato, le wunderkammer. Porterò un'istallazione. Vi sono altre proposte in corso, ma è prematuro sbilanciarsi. La cosa strana è che di fatto, molte iniziative mi stanno spostando a sud-est. La forza sta lì. (Giulia Mirandola/ http://www.osservatoriobalcani.org/article/articheview/6593/1/51/)
06.01.2007

TRADIZIONI/CUCINA

BAKLAVA,
OVVERO LA LITE
SULL'ORIGINE

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Secondo i greco-ciprioti sarebbe un loro piatto nazionale che invece rivendicano i turchi. In realtà l'origine è semplicemente ottomana.

Natale (e giorni a seguire) per molti è stato sinonimo di mangiate che poco avevano a che vedere con la spiritualità. Al di là di ogni giudizio - ognuno si gestisca i propri succhi gastrici come meglio crede - è interessante vedere come il cibo possa rappresentare - indistintamente da religione o etnia - un momento di aggregazione e condivisione (si fa per dire).
Ecco cosa è successo quest'anno nel mondo: i ciprioti hanno litigato furiosamente con i turchi per colpa di un dolce: i pasticcieri dei due Paesi hanno contestato quanto scritto da una rivista dell'UE, secondo cui i baklava sarebbero un "piatto nazionale cipriota". In realtà, pare abbia detto tale signor Gullu, maestro pasticciere di Istanbul, i baklava non sono né dei greci né dei turchi, bensì ottomani. In settembre invece il leader libico Gheddafi ha annunciato che avrebbe chiesto "compensazioni" ai due colossi Usa, Coca Cola e Pepsi perché in realtà sono africane: "Le sostanze che utilizzano - ha tuonato - provengono dal nostro continente. Devono risarcirci".
Anche nella nostra amatissima UE ci si scanna sulle ricette (oltre che sulla Costituzione). Se quattro cuochi s'incontrano, un francese, un austriaco, un ceco e un ungherese, c'è il rischio che si prendano a botte sull'origine della crêpe: l'austriaco si ostina a chiamarla palatschinken, il ceco palatcinky e l'ungherese palacsinta. E poi ci si sono messi di mezzo pure gli italiani per i quali trattasi di un'antica ricetta romana denominata "placenta", una sorta di focaccia rotonda da mangiare al posto del pane.
Mentre gli austriaci continuano a chiamare Wienerschnitzel la cotoletta che i milanesi chiamano Milanese; i russi insistono a chiamare insalata italiana quella che noi chiamiamo russa, gli spaghetti ciclicamente diventano di origine cinese, poi araba e così via, ricordiamoci che stiamo trascorrendo giorni di pace e armonia (sic). Quindi vogliamoci bene e facciamo i bravi almeno a tavola. In attesa di un mondo etno-euro-globale più sereno. (Il Giornale.it)
06.01.2007

SPORT

WALTER ZEGNA
HA LASCIATO
IL GAZIANTEPSPOR

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L'ex portiere dell'Inter e della Nazionale italiana ha rescisso consensualmente il contratto con la squadra turca.

Walter Zenga non è più il tecnico del Gaziantepspor. L'ex portiere dell'Inter e della Nazionale italiana e il club turco hanno, infatti, deciso di rescindere consensualmente il contratto, che sarebbe scaduto nel 2009. Attualmente la squadra di Zenga occupa il dodicesimo posto in classifica. Al suo posto è stato ingaggiato Erdogan Arica. (Agr)
06.01.2007

TREVISO, TESTA ALTROVE

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La squadra italiana ha regalato una chance di qualificazione al Fenerbahçe Ulker (58-70).

Come farsi male da soli, Treviso regala una chance qualificazione al Fenerbahce nel gruppo C. Le speranze del quintetto di Istanbul di accedere ai Top 16, infatti, erano tutte legate alla sfida di mercoledì sera contro la Benetton, apparsa per una volta svagata in Europa dopo una buona suite di risultati positivi.
Uomini di Blatt sotto di 7 punti alla fine del primo quarto, di 8 alla fine del secondo. Dopo il riposo, il gap aumenta, prima +11, poi il +12 finale, alla sirena è 70-58.
Fra i padroni di casa sugli scudi Mrsic, Kambala e Solomon Willie, 55 punti in tre, nella formazione della Marca si salvano solo Mordente (15), e Gigli (12). (Sportal.basket)
06.01.2007

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