ATTUALITA'
BATTAGLIA
SUL PRESIDENTE

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Il
Parlamento turco è stato teatro alla fine di dicembre, durante il
dibattito sul budget 2007, di uno scontro verbale tra Erdogan e
Baykal. La scusa, il velo. |
Non si era
potuto nemmeno più parlare nei giorni scorsi del budget per il 2007 in
santa pace. Il clima in Turchia non è stato mai così rovente e tutte le
scuse sono state buone per creare momenti di scontro tra maggioranza ed
opposizione. La seduta del Parlamento turco del 26 dicembre, ad esempio,
potrebbe essere ricordata come una enorme azzuffata. La Grande Assemblea
turca (Tbmm) era riunita in seduta per discutere del budget governativo
del 2007 quando il principale esponente dell'opposizione, Deniz Baykal, ha
pronunciato una frase sul velo, poco gradita alla maggioranza ed anche al
premier Recep Tayyip Erdogan.
Il ministro degli Esteri Abdullah Gul ce l'ha messa tutta per placare gli
animi, chiedendo ai colleghi di non raccogliere la provocazione del
collega dell'opposizione, ma l'occasione era troppo ghiotta per andare
sprecata. E nonostante cinque minuti di sospensione ed una
dichiarazione conciliante da parte di Baykal, che ha detto di essere stato
frainteso, Erdogan è passato all'attacco, definendo le parole del collega
le "peggiori nella storia della Repubblica" e lo stesso Baykal
una persona disprezzabile.
"Ho solo detto che il velo può coprire un capo ma non la vergogna di
un politico - ha ribadito seccamente Baykal - le mie parole erano sulla
personalità politica ed umana del premier. Non sono interessato al fatto
se sua moglie indossi il turban o meno. Io ne faccio solo una questione di
credibilità, specie se quella persona ambisce a diventare presidente
della Repubblica".
"Se una persona vuole diventare presidente della Repubblica - ha
continuato Baykal - deve rispettare la Costituzione e il suo popolo. Senza
queste condizioni è meglio se si astiene".
Baykal ha poi elencato una lunga serie di motivi per cui il premier
Erdogan non dovrebbe diventare presidente, incluso il fallimento della
politica economica mirata a combattere povertà e disoccupazione. Toccato
nel vivo, il Capo del Governo turco ha difeso il suo operato e quello del
suo Esecutivo, di orientamento islamico moderato, apostrofando
l'avversario come "ignorante".
Erdogan ne ha anche approfittato per ribadire la sua fiducia nei confronti
di Yasin El Kadi che nei mesi scorsi era stato accusato più volte di
essere vicino ad al Qaida. Nel 2001, durante il Governo Ecevit, numerose
proprietà dell'uomo di affari erano state congelate in molti Paesi
(Turchia inclusa) perché il suo nome era comparso nella lista nera
antiterrorismo delle Nazioni Unite. Lo scorso aprile, quando il nome di El
Kadi era tornato ad occupare le prime pagina dei giornali per i legami con
il premier turco, Erdogan aveva dichiarato: "Conosco El Kadi e mi fido di
lui quanto di me stesso. E' un sincero amante della Turchia ed ha degli
investimenti qui. Bon ha nulla a che vedere con i terroristi".
Come che sia ormai sulla presidenza della Repubblica in Turchia è scontro
aperto e senza esclusione di colpi. Il leader del Chp, ha fatto sapere
infatti che se - come da pronostico, Erdogan si candiderà ala carica
dello Stato, l'opposizione non si presenterà in aula per votarlo,
lasciando automaticamente da solo il partito del premier che con la sua
maggioranza può fare quello che vuole. Un gesto forte, volto a
sottolineare come il nuovo Capo dello Stato sarà eletto da una parte sola
del Paese. (Apcom)
06.01.2007
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ERDOGAN
FAVORITO, LAICI
IN FERMENTO

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Quello
di un islamico, sia pure moderato, sulla poltrona di palazzo
Cankaya suscita non pochi imbarazzi in alcuni ambienti di
Ankara. |
A
quattro mesi dalle elezioni presidenziali in Turchia, l'attuale
Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan è dato per grande favorito
dagli ultimi sondaggi. Una circostanza che suscita non poco
imbarazzo in alcuni ambienti politici di Ankara: se letto, Erdogan,
appartenente al partito islamico moderato 2Giustizia e
Sviluppo", si troverebbe ad occupare una poltrona considerata
da sempre il simbolo della laicità costituzionale.
Forte di una maggioranza assoluta all'Assemblea nazionale, il suo
partito Akp, al potere dal 2002, dovrebbe avere un ruolo decisivo
sulla scelta del prossimo presidente. Le lezioni si svolgeranno ilo
6 di maggio, lo stesso giorno in cui si voterà per le presidenziali
in Francia e le legislative in Algeria e nele filippine (queste
ultime si svolgeranno in Turchia il 4 novembre).
Erdogan, che disconosce oggi il suo passato di attivista islamico,
potrebbe così succedere al presidente attuale, Ahmet Necdet Sezer,
un ex magistrato dalle convinzioni laiche. Il premier ha comunque
dichiarato di non volere rendere nota la sua decisione sulla
candidatura prima della scadenza naturale del mandato di Sezer, nel
mese di aprile.
L'attuale Primo Ministro, che al momento dell'elezione avrà 53
anni, è apprezzato dalle classi popolari ma inviso ai laici a cause
di vecchie dichiarazioni, che chiamano in causa le riforme del
fondatore della Turchia laica, Mustafa Kemal Ataturk (1881-1938). Erdogan, già sindaco di Istanbul, ha scontato una pena di quattro
mesi nel 1998 per "incitamento all'odio religioso". Il
premier afferma oggi di volere difendere una laicità rispettosa
della democrazia e delle libertà religiose e in questo senso si è
mosso come Capo del Governo, in primis relativamente alle
riforme avviate per l'ingresso nell'Unione Europea.
L'stablishment laico non vede di buon occhio la prospettiva di
Erdogan presidente (come già non aveva visto di buon occhio a suo
tempo l'elezione di un premier islamico), una
"aberrazione" per un Paese a maggioranza musulmana ma
fortemente laico, che si vanta di essere un modello di modernità
per il mondo musulmano e chiede di potere aderire all'Unione
Europea. Secondo alcuni, comunque, Erdogan potrebbe sostenere la
candidatura del suo braccio destro, Abdullah Gul, vice Primo
Ministro e ministro degli Esteri.
Ultima delle ipotesi avanzate dagli analisti è, infine, quella che
prevede il sostegno di Erdogan alla candidatura di un indipendente,
una personalità della società civile più o meno vicina all'Akp,
alla quale sarebbe difficile opporre un veto. (fonte Afp/Apcom)
06.01.2007
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PONTE
UTILE

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Lo
è la Turchia, tra Oriente ed Occidente, come ha sottolineato
in una intervista ad un magazine francese il cardinal Tarcisio
Bertone, Segretario di Stato della Santa Sede. |
La Turchia rappresenta per
l'Europa un ponte utile tra Oriente ed Occidente. Lo ha affermato il
cardinale Trarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano, nel corso
di una intervista che verrà pubblicata in questi giorni sul
magazine francese <La documentation catholique>.
"Lasciare la Turchia fuori dall'Europa rischia, tra l'altro, di
favorire il fondamentalismo islamico all'interno del Paese", ha
sottolineato Bertone.
Sul "sostegno" all'entrata della Turchia nell'Unione
Europea, manifestato dal Papa nel corso del recente viaggio, Bertone
ha ricordato che Benedetto XVI e la Santa Sede non hanno poteri
particolari per favorire l'ingresso della Turchia in Europa od
opporre un veto". "Ma sembra chiaro che l'Europa senza la
Turchia non beneficerà più di questo ponte tra Oriente ed
Occidente che la Turchia ha sempre rappresentato nel corso della
storia. La Turchia è da diverso tempo un partner dell'Europa",
ha sottolineato il Segretario di Stato.
Secondo Bertone la Turchia è un Paese con una "laicità
particolare" e con un sistema politico che "tende verso
una maggiore democrazia. E' interesse dell'Europa aiutarla a
diventare una vera democrazia per consolidare sempre più un sistema
di valori. (fonte Afp/Apcom)
06.01.2007
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LA NECESSITA' DI UN DIALOGO RELIGIOSO

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Uno dei più autorevoli intellettuali
islamici turchi, Ali Bulaç, editorialista del quotidiano <Zaman>,
racconta l'impatto della visita del Papa in Turchia,
soffermandosi sulle questioni del dialogo interreligioso e
sulla laicità della Turchia di oggi. Intervista a www.osservatoriobalcani.org
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- Possiamo tentare un
bilancio della visita di Benedetto XVI?
Il viaggio del Papa in Turchia, in un Paese a maggioranza musulmana
è stato certamente importante, in primo luogo perché la Turchia
rappresenta un'opportunità per il dialogo interreligioso. Però
la ragione più importante del viaggio del Papa era l'incontro con
il patriarca ortodosso di Istanbul e adoperasi per garantire il
dialogo e buone relazioni tra le due chiese cristiane. Purtroppo non
si può dire che la Chiesa ortodossa in Turchia si trovi in una
situazione molto felice, hanno numerosi problemi che è necessario
risolvere.
Visti dall'esterno sembra che i problemi della Chiesa ortodossa
siano legati alla concorrenza con l'Islam. In realtà le cose non
stanno così. In Turchia i musulmani sono molto favorevoli alla
soluzione dei problemi degli ortodossi. Per i musulmani è difficile
immaginare che una religione si possa trovare sotto pressione,
cristiani o ebrei non fa differenza. Il punto è che sono le
religioni nel loro complesso ad essere sotto pressione nel nostro Paese. Questo è il problema in Turchia, la laicità mantiene sotto
pressione tutte le religioni. Una concezione della laicità di
stampo positivista. Sono le relazioni tra questa concezione della
laicità e tutte le religioni, Islam, Ebraismo, Cristianesimo ad
essere difficili.
- C'è però in Turchia una diffidenza di origine storica verso
le minoranze non musulmane e il ruolo che hanno giocato
nell'ultima fase dell'Impero Ottomano...
Sì, questo è un elemento supplementare. All'inizio del '900 le
comunità e le Chiese non musulmane non hanno dato grande prova di sé,
hanno aggredito la struttura dell'Impero, e questo ha fatto
nascere paure e diffidenze. Esiste poi un'altra ragione per le
difficoltà della Chiesa ortodossa: se le si concedesse i diritti
che reclama, allora questo imporrebbe di riconoscere gli stessi
diritti alle varie realtà musulmane.
Se ad esempio si riaprisse il seminario ortodosso di Heybeliada, con
uno statuto indipendente rispetto al controllo dello stato turco,
allora i diversi gruppi musulmani potrebbero chiedere di avere lo
stesso diritto.
- In Turchia l'eventualità della riapertura del seminario viene
percepita anche come una minaccia alla sovranità nazionale...
Se si riconoscesse il titolo di ecumenico alla Chiesa ortodossa, si
creerebbe uno stato dentro lo Stato, è questo quello che molti
temono. Io sostengo sempre che questa è una eventualità
irrealistica.
C'è ancora un altro problema. Il timore che gli Stati Unti
possano utilizzare la chiesa ortodossa per i loro scopi, per le loro
politiche nel Medio Oriente e verso la Russia.
- Esistono prove dei legami tra la Chiesa ortodossa e gli Stati
Uniti?
No, però gli Stati Uniti fanno molte pressioni perché la Turchia
riconosca il titolo di ecumenica alla Chiesa ortodossa e questo
genera delle paure. Non so quanto siano fondate ma le paure sono
autentiche.
Inoltre la Turchia teme che questo riconoscimento creerebbe dei
problemi nelle relazioni con la Russia, la Chiesa ortodossa russa
non vede di buon occhio questa eventualità. E la Turchia tiene
molto alle sue buone relazioni con la Russia.
La visita del Papa ha dato una mano agli ortodossi, gli ha fornito
legittimità per le loro rivendicazioni, ed anche per noi è
importante il riavvicinamento tra le due chiese. Io del resto sono
d'accordo con il Papa quando dice che la laicità del mondo
attuale si è trasformata in una secolarizzazione. Bisogna
ridiscutere il ruolo della religione, nel senso che la religione
dovrebbe riprendere il suo posto nella vita sociale. In questo senso
i problemi dei cristiani e dei musulmani sono gli stessi: la droga,
il degrado morale, la disgregazione della famiglia, il consumismo.
Sono problemi comuni e richiedono responsabilità comuni. In questo
senso si può parlare di dialogo interreligioso, gli uomini di fedi
diverse si incontrano per discutere di questi problemi comuni,
questa è una cosa positiva.
- Di quale laicità c'è bisogno?
Io credo che il concetto di laicità si debba fondare su due
elementi: il primo è la libertà di coscienza, ognuno deve poter
scegliere liberamente la propria religione. Secondo, lo Stato non
dovrebbe esercitare pressioni su nessun gruppo religioso. Questi
sono gli elementi che caratterizzano la laicità e sui quali tutti
si dovrebbero trovare d'accordo. Tutti dovrebbero avere la
possibilità di esprimere queste cose In Turchia attualmente la
religione è confinata in uno spazio angusto, questo deve cambiare.
- Il Papa che prega nella moschea di Sultanahmet (la Moschea Blu)
è un'immagine potente...
Il Papa è un uomo di stato e nel contempo un uomo di religione.
Come politico ha reso visita alle autorità turche ad Ankara.
L'incontro con il presidente del Direttorato per gli Affari
Religiosi poi è stato molto importante.
In quell'occasione anche se non ha ammesso i suoi errori del
discorso di Ratisbona, ha comunque parlato della necessità di
stabilire un dialogo interreligioso. E' stato un bel discorso, una
bella situazione. Si è trattato però ancora di una situazione
diplomatica.
Anche a Santa Sofia si è comportato diplomaticamente. Io mi
aspettavo, e desideravo, che pregasse a Santa Sofia ma non lo ha
fatto. E tutti avevano incredibilmente paura di una eventualità del
genere. Come se una preghiera avrebbe potuto far crollare Santa
Sofia! Perché non pregare? in fondo all'origine era una chiesa.
Anzi secondo me, si dovrebbe dividere in due, una parte per le
preghiere dei cristiani e una per quelle dei musulmani e così
questa storia finirebbe. |
- Da dove viene questa paura?
E' stato Ataturk a trasformare Santa Sofia in un museo. Riaprirlo
al culto sarebbe percepito come la negazione di quella scelta.
Inoltre se non fosse più un museo si aprirebbe lo spazio per le
contese, moschea o chiesa, e di questo la Turchia ha paura. La
Turchia finisce così per ignorare i problemi reali, spazzarli sotto
il tappeto e rimandarne la soluzione. Ma un giorno tutte queste
questioni si imporranno e si dovrà discuterne ed arrivare ad una
soluzione.
Per tornare alla visita alla Moschea Blu, beh, prima del suo arrivo
a causa delle parole di Ratisbona i musulmani erano molto arrabbiati
con il Papa ma con la sua visita alla moschea ha conquistato i cuori
di 75.000.000 di fedeli. Ha agito con molta sensibilità ed
attenzione, anche se al suo ritorno a Roma, non ha parlato del
dialogo tra cristiani e musulmani ma solo di quello tra le due
chiese cristiane. Credo che anche l'atteggiamento del Governo
abbia contribuito a questo epilogo positivo.
- Inizialmente però il Governo ha dato la netta impressione di non
voler incontrare il Papa...
Preoccupazioni elettorali ma poi si sono accorti che se fosse
successo qualcosa durante la visita, sarebbe stato ancora peggio e
quindi meglio incontrare il Papa. Inoltre rappresentava
un'occasione importante per l'immagine della Turchia anche
rispetto all'integrazione europea. Quindi il governo si è
comportato saggiamente e le proteste hanno riguardato solo
gruppuscoli marginali.
- Parlavamo del dialogo interreligioso...
Sono convinto della sua necessità. Non credo sia possibile parlare
di un dialogo tra civiltà o culture ma di quello tra religioni sì.
Esistono però in Europa ed in Turchia ambienti molto potenti
contrari a questa eventualità. Non vogliono che la religione e il
linguaggio religioso riprendano il loro posto. Certo il Papa non
sembra molto entusiasta del dialogo interreligioso, sono state anche
annullate le borse di studio vaticane date nel nome del dialogo. Ci
sono poi altri problemi che rendono difficile questo dialogo.
L'occupazione dell'Iraq o la guerra in Afghanistan fanno nascere
nelle persone la sensazione che i cristiani uccidano i musulmani,
anche in Palestina, dovunque, in queste condizioni la gente pensa
"Ma di che genere di dialogo stiamo parlando?"
- Attualmente in Iraq però la violenza coinvolge soprattutto
sciiti e sunniti...
Sì, è vero, ma si pensa comunque che siano stati gli occupanti a
cominciare la violenza, se non lo avessero fatto non si sarebbe
arrivati a questo punto. Nonostante tutto questo bisogna mantenere
in vita la possibilità del dialogo, il mondo va in direzione di una
crescente tensione e violenza.
Lo svuotamento del sacro, l'egemonia della laicità, sono problemi
che non possono essere risolti da una sola religione, in questo
senso credo sia necessaria la cooperazione di tutte le religioni, ma
attualmente questa opportunità è debole.
- Lei non è molto ottimista rispetto al futuro europeo della
Turchia. Crede veramente che l'identità islamica del Paese
rappresenti il maggior ostacolo?
Certo l'identità islamica è un ostacolo importante. Ci sono
70.000.000 di musulmani in Turchia per non contare quelli dei
Balcani. Perché l'Europa dovrebbe accettare tutto questo? Certo
l'Europa non è una realtà omogenea, verdi, socialisti, atei,
molti tra loro sostengono la candidatura turca. Vedono l'ingresso
della Turchia come un antidoto al rischio che l'Europa, come nel
Medio Evo, finisca sotto il potere della Chiesa, non vogliono questa
posizione dominante della chiesa. Attualmente però sono i cristiani
democratici ad essere forti in Europa. Inoltre la tesi dello scontro
di civiltà esercita un'influenza molto forte, l'Occidente
finisce per identificarsi con la civiltà cristiana e in questa
prospettiva i musulmani sono diventati l'Altro.
Difficile in questa prospettiva pensare all'accettazione di un Paese islamico. Secondo me l'Europa si rinchiude progressivamente
nella propria identità e gli islamici sono qualcosa che rimane
fuori e la Turchia con loro. In questa prospettiva acquistano sempre
più senso le parole della Merkel, un partenariato privilegiato per
la Turchia invece dell'adesione. Certo non è possibile troncare
le intense relazioni tra la Turchia e l'Europa e il partenariato
privilegiato è una possibilità realistica. Ed è quella che
personalmente preferisco. Del resto guardiamo ai fatti. Si
cominciano i negoziati ma si sottolinea che questo inizio non è una
garanzia per l'adesione. Inoltre non si mette una data precisa al
termine dei negoziati. L'Europa non vuole né accettare né
rifiutare la Turchia, preferisce lasciarla sulla porta e questo non
è giusto.
Sono abbastanza d'accordo con quello che ha detto recentemente
Mehmet Ağar [segretario del Partito della Giusta Via, DYP, ndr.]
sulla necessità di forme di cooperazione con i Paesi del Medio
Oriente, Siria, Iraq Armenia.
- E' il ritorno del sogno di Erbakan (leader storico dell'Islam
politico turco) di un mercato comune con i paesi musulmani?
Il progetto di Erbakan è irrealistico, io credo che sia sempre
possibile ma non nel breve-medio periodo. Per il momento bisogna
rassegnarsi al partenariato speciale, limitarsi alle relazioni
economiche, militari e poi rivolgersi ad Oriente.
- Il Governo però è deciso sulla strada dell'Europa...
Certo, ha puntato tutto su due carte. La prima è l'Europa, ha
scommesso tutto sull'Europa. E adesso si trova in difficoltà. La
seconda carta è rappresentata dalla crescita economica e anche qui
ci sono problemi, la crescita sta rallentando. In quattro anni il Governo è stato solo capace di arricchire un pugno di persone ma
per la gente non ha fatto nulla, ad esempio per quanto riguarda le
politiche sociali. Per il Governo adesso comincia un momento
difficile. I consensi i vista delle elezioni dell'anno prossimo
stanno calando. Io credo sarà ancora il primo partito ma sarà
costretto ad una coalizione.
- Lei è stato forse la figura più rappresentativa del movimento
dei nuovi intellettuali islamici apparso negli anni '90, una
generazione di intellettuali islamici che conosceva i temi e gli
autori del dibattito culturale internazionale...
La prima domanda che ci ponevamo era su come poter vivere insieme
dopo fine della Guerra fredda, come governare i contrasti che
dividevano il Paese. La modernità non è in grado di garantire
qualcosa di simile, la liberal democrazia nella pratica non riesce a
garantire il multi-culturalismo.
Sono d'accordo con il Papa quando dice che una civiltà che abbia
perso la fede in Dio non può sopravvivere. L'uomo si deve
riconciliare con il divino, musulmani, cristiani, ebrei, ciascuno
con il proprio, e non ci sono ragioni perché queste religioni si
debbano scontrare tra loro. Il secondo elemento della nostra
riflessione era la necessità di una nuova filosofia morale, che si
fondasse sulla religione. Nello stesso tempo deve essere una nuova
filosofia morale in grado di garantire la giustizia sociale, e solo
le religioni sono in grado di darci una risposta in questo senso. Le
ideologie tradizionali hanno esaurito il loro compito.
- Cosa ne è oggi di quel movimento?
Il nocciolo è ancora lì. Il problema è che la politica ha
esercitato una grande attrazione, tutto si è fatto politica. Il
nostro errore è stato quello di non saperci mantenere indipendenti
dalla politica. I problemi della Turchia sono però ancora lì.
L'Islam nel nostro Paese è una sorta di grande ombrello, i
partiti di centro destra e sinistra sono partiti di stato, non
garantiscono la partecipazione e la democratizzazione. L'Islam è
l'ideologia del popolo, probabilmente quella più forte. Certo il
partito Akp ha avuto l'occasione di mettere alla prova questa
ideologia ma il suo è stato un insuccesso. Ci sarà una nuovo
movimento che fa riferimento all'Islam, un movimento intellettuale
che forse, successivamente, si potrà trasformare in un movimento
politico. (Fabio Salomoni/http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/6557/1/51/)
06.01.2007
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CARTA DELLE
REGIONI D'EUROPA

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La
visita ad Istanbul del presidente del Consiglio regionale
della Toscana, Riccardo Nencini, per mettere a punto il forum
del prossimo marzo. |
Il presidente del Consiglio
regionale ella Toscana, Riccardo Nencini, in qualità di
coordinatore della Carta delle regioni d'Europa, si è recato il 3 e
il 4 gennaio ad Istanbul per incontrare Yavuz Mildon, presidente
della Camera delle Regioni del consiglio d'Europa, e il governatore
regionale di Istanbul. Lo ha reso noto un comunicato di palazzo
Pallavicini.
Al centro dei colloqui, il forum delle regioni europee che si terrà
nel marzo 2''7 e l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea.
"Proprio dalle regioni - ha spiegato Nencini - possono arrivare
contributi fondamentali per far ripartire l'integrazione
europea". (Adnkronos)
06.01.2007
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LA SPADA DI
DAMOCLE

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L'interruzione
dei negoziati per l'adesione di Ankara è l'ennesima spia dei
malumori di alcuni Paesi UE riguardo l'ingresso della Turchia. |
La parziale interruzione dei
negoziati per l'adesione turca all'UE annunciata di recente dal
Commissario Europeo all'Allargamento Olli Rehn, è l'ennesima
spia dei malumori che serpeggiano tra i leader europei riguardo
l'ingresso del Paese di Ataturk nell'Unione. L'ostacolo
principale da superare è ufficialmente la questione della
Repubblica di Cipro Nord, riconosciuta a livello internazionale solo
dalla Turchia, ma in realtà all'interno dell'Europa esiste un
gruppo di Paesi (primo fra tutti la Francia) che rifiuta decisamente
l'idea di un allargamento della Comunità ad un popoloso Stato per
la stragrande maggioranza musulmano. L'ex presidente francese Valéry
Giscard d'Estaing ha più volte dichiarato che "la Turchia
non è un Paese europeo" ed il recente dibattito nel Paese
transalpino sulla promulgazione di una legge che riconosca come
crimine il genocidio degli Armeni del 1915 non ha fatto che
rinfocolare le polemiche. Anche altri Paesi come l'Austria e la
Germania sono poco entusiasti dell'ingresso di Ankara all'UE.
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Nonostante
gli sforzi compiuti
E d'altra parte, che la risoluzione delle dispute territoriali non
fosse condizione essenziale per aderire all'Unione, è dimostrato
dal fatto che la Gran Bretagna e l'Irlanda entrarono nella Cee nel
1973 senza che la questione nord-irlandese fosse stata risolta. Si
tratta di situazioni e di fasi storiche molto diverse tra loro (e
peraltro durante la Guerra Fredda una divisione dell'Europa
Occidentale su questi temi non avrebbe avuto senso), ma la
sensazione che la Turchia venga esclusa da Bruxelles, nonostante le
sue richieste di adesione risalgano al 1987, soprattutto per
questioni che esulano dalla questione cipriota, è ampiamente
diffusa in Europa. Nonostante i grandi sforzi compiuti da parte
turca per risanare l'economia e rispettare i parametri politici di
Maastricht, la strada da percorrere sembra ancora lunghissima e
piena di caveat e cautele. Sui negoziati di adesione sembra
pendere una perenne spada di Damocle.
Neanche le questioni strettamente economiche sono preponderanti nel
dibattito, visto che con l'ultimo e con il prossimo imminente
allargamento, sono entrati a far parte dell'UE stati
come Romania e Bulgaria con larghe fasce di popolazione che vivono
in condizioni di indigenza. I fautori dell'adesione di Ankara
sottolineano quasi esclusivamente l'importanza strategica del
paese "ponte" tra il Vicino Oriente e continente europeo e
le potenzialità del mercato turco. Il dibattito si intreccia
inevitabilmente con quello dei confini fisici e politici
dell'Europa nella sua accezione più ampia: è chiaro che
l'attuale assetto dell'UE, se da una parte rappresenta il
tentativo di creare ed estendere un'area di prosperità e stabilità,
dall'altra dimostra come la priorità sia stata attribuita a
considerazioni economiche a scapito della coesione politica del
soggetto istituzionale in via di formazione. Se l'allargamento ad
est dell'Unione Europea rappresenta, da un punto di vista geo-politico,
la restituzione alla Germania (vero Stato egemone in prospettiva in
Europa) della sua naturale sfera di influenza e prosperità,
dall'altro pone inevitabilmente quesiti sulla possibilità che si
crei un nocciolo duro europeo che da un lato assicuri la continuità
dell'integrazione politica europea ma che dall'altro ne escluda
anche la sua periferia, con la creazione di un'Unione a tre o
quattro velocità. D'altro canto, i rischi di una sorta di
implosione della struttura politica dell'UE in seguito
all'ingresso della Turchia, vengono riconosciuti e paventati da
molti analisti.
Discriminazione
verso un Paese Nato
Non si tratta di un dibattito nuovo, ma che tuttavia acquista un
nuovo significato soprattutto alla luce delle attuali priorità
mediterranee dell'UE. Quest'ultima sta infatti ridefinendo gli
strumenti della sua politica di partenariato euro-mediterraneo,
prendendo atto dello scarso successo conseguito dal processo di
Barcellona, iniziato nel 1995. Escludere Ankara dal ricco e opulento
club europeo proprio in una fase in cui i buoni rapporti con il
mondo musulmano sono una necessità impellente per una ridda di
motivazioni, appare come una sorta di discriminazione nei confronti
di un Paese che fa comunque parte della Nato da più di
cinquant'anni e che rappresenta in fondo l'unico esempio, pur
con tutti i suoi limiti, di un regime islamico moderato e laicista.
Con questo non si vuole affermare che i rilevanti problemi legati
all'adesione turca vadano ignorati. Oltre alle prevedibili
ripercussioni economiche e sociali, i confini dell'Unione Europea
arriverebbero addirittura al Vicino Oriente, oggi come non mai area
di instabilità e caos politico. L'UE giungerebbe a condividere
frontiere con l'Iraq, la Siria e l'Iran. E d'altro canto,
Paesi come le ex-repubbliche sovietiche, parte del Caucaso e la
stessa Russia (per quanto distanti da una parvenza di democrazia)
appaiono altrettanto legate alla storia e alle radici dell'Europa.
Tutto ciò impone una seria riflessione su ciò che l'Unione
Europea si appresta a diventare nel prossimo futuro. Sarà in grado
di costituire un'alternativa agli Usa nella governance
mondiale?
Diplomazia
e forza militare
L'assetto globale post-Guerra Fredda e ancor più post-11
settembre appare infatti sempre più fluido e dai contorni incerti.
Se una coalizione di Stati può davvero riequilibrare la
super-potenza americana essa non può essere certamente costituita
dall'UE date le rilevantissime divisioni interne, che di fatto
hanno reso impossibile una risposta unitaria al terrorismo globale,
inteso come minaccia reale alla stabilità del sistema
internazionale. Mentre gli Stati Uniti si rendono perfettamente
conto che l'uso della forza non è divenuto affatto obsoleto,
l'Europa sembra avere acquisito un approccio di quasi appeasement
di fronte alle attuali minacce. L'Europa di oggi è per molti
aspetti simile, come da molti sottolineato, agli Stati Uniti prima
del loro ingresso nella Seconda Guerra Mondiale quando, non
ricoprendo ancora un ruolo egemonico, la diplomazia doveva prevalere
sulla forza militare nella risoluzione delle controversie
internazionali. Non a caso il centro del mondo era allora il vecchio
continente. L'Europa al momento è in gran parte prospera, sulla
strada per divenire una potenza economica, ed in pace da
sessant'anni.
Tuttavia, il prezzo di tutto questo è stato la perdita o la
rinuncia a giocare un ruolo centrale negli affari globali. D'altro
canto però, la crescita impetuosa di altri attori del sistema
internazionale non necessariamente porterà ad un inasprimento delle
tensioni internazionali nell'imminente futuro. Ma se l'Europa
vorrà davvero recuperare un peso importante negli affari
internazionali, non potrà più prescindere dalla definizione esatta
dei propri confini politici e strategici. (Emanuele Di Girolamo/La
Voce D'Italia)
06.01.2007
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STRATEGIA RIFIUTATA

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Sono stati i generali
turchi a dare il calcio
d'inizio al processo delle riforme di Ankara. Ora le Forze Armate
anatoliche le vogliono bloccare perché temono la perdita del
loro potere.
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Nel maggio 2000, dopo che
l'UE aveva confermato il principio della candidatura di Ankara, lo
Stato maggiore di Ankara aveva dato il colpo d'avvio alle riforme
che avrebbero dovuto portare il Paese anatolico ad adeguarsi ai
criteri espressi al vertice europeo di Copenaghen del dicembre 2002.
I generali turchi contro se
stessi
Allora le Forze armate avevano "raccomandato" al Governo
l'abolizione della pena di morte, e la formale esautorazione del
Consiglio nazionale della sicurezza, l'istituzione che fino a quel
momento era stato il più importante forum per l'influenza
politica dei militari di Ankara.
Ora i militari fanno sentire di nuovo la propria voce e lo fanno
sempre riguardo il processo di integrazione europeo della Turchia.
Nell'aprile 2005, a cinque anni dalle primeindicazioni,
l'ex Capo di Stato Maggiore Hilmi Özkök affermando che non
sarebbe un dramma se la Turchia non diventerà membro dell'UE,
intende tirare il freno a mano sul percorso europeo del suo Paese e
bloccare ulteriori concessioni sulla questione cipriota.
Il nuovo responsabile dei militari turchi, Yasar Büyükanit, ha
inoltrepreteso che l'Unione Europea non entri nei delicati
rapporti esistenti tra politica eForze Armatein Turchia,
chiedendo che l'UE lasci alla fine "in pace" il soldato
anatolico. Quando, recentemente, il Governo turco ha fatto capire
che era pronto ad aprire uno deipropri porti alle merci
cipriote, Büyükanit ha reagito battendo i pugni sul tavolo. Il
primo militare turco, ha ritenuto inammissibile che lui sia venuto a
conoscenza di questa mossa politica del governo solo attraverso
resoconti giornalistici.
Vecchi
contrasti
Per Büyükanit questioni di tale portata non devono essere decise
dal Governo ma dalle forze armate. Il destino delle riforme turche
sembra essere dunque legato a doppio filo ai militari. Le Forze Amate hanno dato l'impulso iniziale a questo processo e loro ora
lo stanno bloccando.
Il punto di vista dell'opinione pubblica europea è invece
diverso. Secondo il senso comune politico del vecchio continente
infatti, sarebbero stati gli islamisti moderati ad innescare le
riforme. Loro avrebbero rafforzato la spinta turca verso l'Europa,
adeguandosi così al progetto kemalista. In Turchia non lapensano
così.E i vecchi contrasti tra politici e militari, sono
tornati a galla quando il generale Özkök ha messo in guardia il
Partito per la giustizia e lo sviluppo, Akp, del premier Erdogan,
dal tentativo di creare in Turchia uno Stato "islamico moderato".
Non in questa Europa, non con
questo Governo turco
Da allora l'Akp non osa più definirsi una "forza politica
islamista moderata". In realtà i militari turchi oltre a
frenare le ambizioni europee della Turchia, puntano a disaggregare
il blocco sociale sul quale si regge l'attuale Governo del Paese,
scardinando di fatto l'azione dell'esecutivo turco. I generali
non hanno nulla contro l'ingresso di Ankara in Europa. Non
vogliono entrare in questa Europa, e non lo vogliono fare mentre
l'Akp gode del monopolio del potere.
Le forze armate di Ankara non si fidano di questa UE, perché
secondo loro Bruxelles pretende che essi si debbano sottomettere al
controllo del ministero della difesa turco. Dunque al controllo dei
civili. I militari non vogliono fare questo passo perché, secondo
il generale Edip Baser, questa sarebbe la strada per una "politicizzazione
delle Forze Armate".
Lo Stato Maggiore teme che se i ministri iniziano a prendere
decisioni militari basandosi su linee guida personali o politiche,
ben presto anche l'esercito si islamizzerà. I militari turchi
concepiscono il proprio ruolo nell'essere i guardiani del percorso
europeo della Turchia. Solo quando Ankara sarà la capitale di un Paese completamente europeo, faranno un passo indietro.
Percorso
pieno
di pericoli
Certo, diventare membri dell'UE è parte integrante di questo
processo, ma l'attuale percorso di adesione è ritenuto troppo
rischioso e pieno di pericoli. Ecco la ragione per cui i generali
insistono nel voler conservare il ruolo di controllori del cammino
turco verso occidente, simbolicamente segnato dalla partecipazione a
pieno titolo della Turchia all'UE. Quello che non può accadere,
è che l'Europa possa togliere le prerogative di cui godono i
militari nello Stato turco, senza però avere però fino in fondo
l'intenzione di accettare la Turchia nell'Unione.
I militari si ritengono le sentinelle e i garanti dello stato
kemalista e della sua Costituzione. Fondamento della carta
fondamentale della Turchia, è la separazione tra politica e
religione.
Non tollereranno mai l'islamizzazione del Paese. Se il prezzo
dell'ingresso in Europa dovesse essere una forma, sia pur moderata
di islamizzazione, ossia la libertà religiosa voluta dall'UE,
allora per le Forze armate meglio non fare l'ingresso completo
nelle istituzioni del vecchio continente. In altre parole, la
Turchia diverrà membro dell'Europa, solo se Bruxelles riconoscerà
ed accetterà la "particolarità" turca.
Quando, nel 2000, lo stato maggiore aveva fatto capire di essere a
favore delle riforme, l'Akp non era al governo. Quando questo, nel
2001, è andato al potere, uno dei suoi obiettivi sembrava essere
proprio quello di dare maggiori possibilità d'espansione
all'Islam e ciò attraverso la strategia, sostenuta dall'Ue, di
mettere in secondo piano i militari.
Il disegno islamista dell'Akp
si poggia su Bruxelles?
Così ha preso corpo il tentativo di portare avanti una rivoluzione
nel sistema politico turco, a spese delle forze armate e delle elite
kemaliste di Ankara. I posti chiave della pubblica amministrazione
sono stati occupati dai militanti dell'Akp. Il presidente della
repubblica ha posto centinaia di veti che il governo ha cercato di
aggirare attraverso le nomine ad interim, che non hanno bisogno di
nessuna controfirma presidenziale.
Momento fondamentale di questa strategia dovrebbe essere
l'elezione a Capo dello Stato di un uomo dell'Akp, possibilmente
lo stesso primo ministro Erdogan. Se così fosse, e se anche alle
prossime elezioni legislative l'Akp si dovesse affermare, tutte le
posizioni chiave dello Stato turco si troverebbero saldamente nelle
mani del partito della Giustizia.
L'Akp ed Erdogan, hanno affermato diverse volte che puntano
proprio alla realizzazione di questo scenario. I militari lo
vogliono invece di impedire e se non riusciranno a farlo,
cercheranno di allontanare l'Akp dal monopolio del potere.
Da oltre un anno è proprio questo che sta avvenendo, in un modo
bisogna dire molto raffinato dal punto di vista politico. L'Akp,
la cui base è piuttosto eterogenea viene, passo dopo passo,
allontanato dagli obiettivi che i gruppi che lo sostengono
vorrebbero veder realizzati.
I
riflettori
dei media
Mandare in frantumi la base
elettorale dell'Akp. La nuova tattica è iniziata affrontando il problema curdo: molti di
loro avevano votato Akp, altri iniziavano a militarci nella speranza
delle riforme e di nuovi diritti per le minoranze. Erano proprio
queste le promesse elettorali di Erdogan, in parte anche mantenute.
Da un anno però l'esercito conduce profonde azioni militari nel
sud-est del Paese, proprio nei territori a maggioranza curda.
Così la questione curda è tornata sotto i riflettori dei media,
scatenando una forte ondata nazionalistica in tutto il paese. Il
risultato è stato che Erdogan si è visto costretto a proclamarsi
più nazionalista dei nazionalisti. Molti curdi hanno abbandonato il
partito promettendo di non votarlo più.
Subito dopo è stata la volta del Capo di Stato Maggiore Büyükanit
a tratteggiare i rischi che il Paese corre a causa del "pericolo
islamico", contro cui lo Stato, ossia l'esercito, non può fare
a meno di contrapporsi. Era una vera e propria minaccia al Governo
ed Erdogan, per evitare di mettere in mostra il proprio tallone
d'Achille, si è visto costretto a schierarsi contro
l'islamismo. In questo modo anche la base musulmana del partito è
andata in frantumi.
Il colpo di grazia i militari lo hanno dato con il rifiuto completo
di piegarsi sulla questione di Cipro, oppure non riformando il
paragrafo 301 del codice penale che prevede il carcere in caso di
offese all'esercito o alla "turchicità" della nazione.
Con ciò è stato raggiunto l'obiettivo della sospensione dei
negoziati di ingresso nell'UE. L'Akp ha ora rotto i ponti anche
con quella parte dell'elettorato che sogna l'ingresso in Europa.
È da presumere che il potere dell'Akp durerà ancora un anno,
fino alle prossime elezioni di novembre. Forse il partito resterà
la maggiore forza politica. Se così sarà, ciò sarà dovuto al
fatto che all'opposizione non c'è nessuna forza politica
credibile. Ma l'Akp sarà indebolito e non potrà governare da
solo, mentre ogni forma di coalizione governativa dovrà tenere in
maggior conto gli orientamenti militari. Se così fosse,
l'ingresso della Turchia nell'UE sarebbe rinviato di almeno
qualche generazione. (Amir. K. Ayuzj/QuadranteEuropa)
06.01.2007
|
DISPARITA'

|
Il
porto di Famagosta, nella Repubblica di Cipro Nord, aperto
alle importazioni ma chiuso alle esportazioni. Le richieste
dell'Unione Europea e di Nicosia. |
Containers bearing Hamburg Süd
and M&S logosare stacked high, waiting to be unloaded. Two
vessels, one with a Panama flag and another from Germany, are
already being emptied. Expensive cars as well as cement and
reinforced steel are among the cargo. This bustling port, which is
closed according to both the Greek Cypriot administrationand
the EU, is Famagusta, a key pawn in recent negotiations between
Turkey and the EU. The Greek Cypriot government has announcedthat
they will open and operate the port under EU and U.N. auspices, but
it is a fact that the Turkish Cypriots have been operating the port
-- open to international shipping -- for 32 years. In 2005 alone,
$1.2 billion of goods arrived in the port from 11 countries, among
them Germany, Finland and France. Turkish Cypriots believe that
Europe is employing double standards by allowing imports and
discouraging exports, but Turkish Cypriot President Mehmet Ali Talat
goes further and says that this is nothing but a case of "multiple
standards."
Referans has been on the scene in Famagusta to observe the latest
economic developmentsat the port, which has become a stake in
negotiations with the EU.
******************
Exports $
Europe Turkey Other countries
17,126,852 34,144,201 15,344,769
Opening Turkish ports to Greek Cypriot trafficis now a major
problem between Turkey and the EU. Turkey made a surprise bid and
declared that it will open one port and one airport in return for
lifting aban on Ercan Airport and the port of Famagusta in
northern Cyprus, abid that has not satisfied the other parties.
How has this bid been received by the Turkish Cypriots? We are in
northern Cyprus to follow the recent developments and their
repercussions.
In Turkish Cyprus, where since the referenda in 2004, per capita
income has reached $11,000, with growth at around 10 percent
annually, our first destination is Famagusta, the subject of recent
controversy. We reach our destination after an hour-and-a-half drive
from Girne (Kyrenia), a town that has seen a boom in tourism over
the last two years. As soon as we enter Famagusta we are surprised
by the developments in what was a ghost town just three years ago.
The history of the port, which sits onthe grounds of an old
Genovese fortress, dates back quite a long way. One of the major
ports of the Mediterranean, it was operated by the Turkish Cypriots
until the 1950s. In those days the Turkish Cypriots managed the
majority of the shipping fleets as well. This situation had
continued until a German embargo duringWorld War II. Under
British rule the Greek Cypriots increased their influence within the
port authority. In 1953 there were 178 Turkish Cypriot and 102 Greek
Cypriot officials; by the 1970s the numbers had changed to 83
and120. After the Turkish military intervention in 1974, the
situation in the port turned in favor of the Turkish Cypriots and
the port authority and management of all amenities was passed on to
them.
The port of Famagusta, which the Greek Cypriot side has announced to
the media as closed has, in fact, been operational for 32 years;
importing is possible. Up until now, the port has hostedtraffic
from 33 countries. The core of the problem lies with exports, also
the reason behind Turkey's demand for the isolation of Turkish
Cyprus to be ended. The EU applies a 14 percent tax on goods
exported from Famagusta. This restriction has dealt a serious blow
to potato and citrus fruit exports from the north of the island.
Fahri Altunay is chairman of the Turkish Cypriot Port Workers
Company. He has followed developments here since 1963 and states
that this is the best port in the eastern Mediterranean. He recalls
that, prior to 1974, this port was a gateway for exporting produce
from the island, but since then exports have come to a standstill.
He also points out that although Europe has prohibited exporting via
Famagusta, it has no qualms about sending goods in to Turkish Cyprus
via this port. He says the fact thatvessels from 33 countries
have broughimports to the port is a clear indication of
Europe's "double standards." As for deterrence on the part of
the Greek side, he has the following to say: "The Greeks want
exports and imports from Famagusta to be shown as going through
Larnaka or Limassol. And this is why we protested. They say the port
is closed, but they are just playing with words. Any foreign captain
who brings in his vessel to Famagusta is arrested if he goes to the
Greek side. We want the EU to allow exports from our port. We want
them to ease the 14 percent tax they have imposed. EU experts have
agreed that ourstandards meet theirs.
Joint
protest
at port:
Hüseyin Kayaalp is a partner in M.K. Nejati & Sons Ltd., which
operates within the port. He says that just the other day in the
supposedly locked-up port they unloaded power plant equipment
arriving from Finland. He is furious when questioned about the
currentEU term president Finland's Cyprus proposals, which
have been debated at length. Companies operating in the port have
rallied together and have put in ads in U.K. newspapers with
photographs of cargo from Finland being unloaded.
The Famagusta Port Joint Power Platform has issued a statement:
"The Greek side entered the EU on false grounds and takes every
opportunity to undermine the Turkish Cypriots. That they will open
up Famagusta under joint EU and U.N. observation is nothing but a
ploy on the part of the Papadopoulos regime. The port of Famagusta
has been operational for 32 years... open to all ships from all
nations. The EU and Finland need to announce when direct flights
will be allowed to and from Ercan and when our products will be
allowed to be directly exported from Famagusta. There are
misconceptions about Famagusta. The one thing the companies here
want is a comprehensive solution to the problem."
When Referans asked President Mehmet Ali Talat about the subject, he
replied: "The EU doesn't have double standards, it has multiple
standards. The solution must be comprehensive. The EU foreign
ministers' announcement to ease the sanctions in light of the April
26decisions seems to be a promising step. But the Greeks will
continue to provide obstacles." (Jale Ozgenturk/Turkish
Daily News)
06.01.2007
|
LA
TENSIONE
| La
causa va ricercata nel
supporto inglese all'apertura dell'aeroporto turco-cipriota di
Ercan al traffico aereo internazionale. Nicosia e Londra ai
ferri corti. |
British
support for the opening of Turkish Cypriot Ercan Airport to
international air traffic has led to tensions between Greek Cyprus
and London.
Greek Cypriot newspapers wrote that Greek Cypriot foreign minister
George Lilikas had 'warned' the British government. During his
visit to Turkey last week, British Prime Minister Tony Blair said
that direct flights from England to Ercan Airport could commence
unless confronted by legal obstacles.
The Politis newspaper said that activities carried out by the
British government behind closed doors to internationally legitimize
Ercan Airport were sparking new tensions between the Greek Cypriot
and the British governments.
Politis also pointed out that the Greek Cypriot foreign minister
cautioned that diplomatic relations between the two countries could
be negatively affected, and that British High Commissar Peter
Millett had confirmed that an investigation into the legal
necessities to begin direct flights with Turkish Cyprus was
proceeding.
Fileleftheros newspaper called the developments "British acts of
divisive nature" and Simerini newspaper said "British maneuvers
for the illegal airport."
Alithia newspaper reported the news through a similar angle:
"While Britain seeks a method, Lilikas is protesting."
Lillikas said, "Whoever attempts to further the activities of the
illegal Ercan Airport will have catered to the final division of
Cyprus." (Cihan News Agency/Zaman)
06.01.2007
|
IL
PREMIER TURCO CRITICA GLI USA
|
A
detta di Recep Tayyip Erdogan Washington non sta onorando la
sua promessa di dare la caccia ai ribelli del Pkk. |
Gli
Stati Uniti non stanno onorando la promessa di aiutare la Turchia a
contrastare i ribelli separatisti curdi, malgrado la nomina di un
inviato speciale per risolvere la minaccia che i guerriglieri
rappresentano per il Paese. Lo ha denunciato il Primo Ministro
turco, Recep Tayyip Erdogan.
Il premier ha affermato che non è stata intrapresa alcuna
iniziativa per espellere il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk)
dalle sue basi nel Nord del Paese o per tagliare gli aiuti
finanziari al gruppo ribelle. "Ci aspettavamo iniziative serie,
ma quesye non si sono concretizzate", ha dichiarato Erdogan ai
giornalisti come riferito dal sito Internet dell'emittente
televisiva <Cnn-Turku>. (da Ap)
06.01.2007
|
SOCIETA'
SOCIETA'
ANCORA TROPPO POVERA

|
Secondo
l'Istituto di Statistica turco, 623 mila cittadini del Paese della
Mezzaluna nel 2005 vivevano in condizioni di estrema indigenza. |
La
Turchia cresce ma in modo disordinato e sbilanciato. A dirlo è una
ricerca portata avanti dall'Università di Galatasaray e dal Tuik,
l'Istituto di Statistica turco. Lo studio ha messo in evidenza che,
nonostante le riforme portate avanti nel campo della distribuzione interna
e l'innalzamento del tenore di vita, la povertà rimane il maggior
problema del paese. Il professor Haluk Levent, dell'Università
Galatasaray, ha evidenziato alcuni dati. Nel 2005, secondo il Tuik, 623
mila cittadini turchi vivevano in condizioni di estrema indigenza e in 14
milioni sotto la soglia della povertà, ossia con meno di 487 Lire turche
(circa 260 euro). Con aumento dello 0.87% rispetto al 2004, quanto i
turchi - sembra paradossale - stavano leggermente meglio.
Il settore dove la povertà si fa più sentire maggiormente è quello
dell'agricoltura, con una percentuale di persone definibili
"povere" aumentata dall'11.29 all'11.73%. Secondo Gulten Kazgan,
economista all'Università Bilgi di Istanbul, questo settore è
particolarmente interessato dal fenomeno a causa delle politiche
governative e dell'aumento della disoccupazione. Tesi sposata anche da
Levent: "L'agricoltura - ha detto - sta diventando una fonte di
problemi a causa delle leggi che la governano e della disoccupazione.
Basti pensare che in anno solo la percentuale di occupati nel settore è
scesa dal 38 al 33%".
Se nelle campagne la situazione non è rosea, nelle città certo non si
festeggia. Sempre i dati del Tuik, rielaborati dall'Università di
Galatasaray, hanno messo in evidenza che fra i lavoratori regolarmente
salariati quelli sotto la soglia di povertà sono passati dal 17.88 al
18.63%. Il Tuik e l'Università Galatasaray hanno sottolineato come
l'educazione possa giocare un ruolo fondamentale nel ridurre la povertà
del Paese e gli squilibri fra classi sociali, dando a tutti i cittadini le
stesse opportunità. (Apcom)
06.01.2007
|
STUDENTI DI
MEDICINA CERCANSI

|
Le
università turche faticano a trovare nuove matricole per questa
facoltà. Calo delle immatricolazioni. |
Le università turche faticano a
trovare nuove matricole intenzionate a studiare medicina. Le
immatricolazioni per il 2006 hanno fatto registrare un calo vertiginoso
delle richieste. Dai 5.059 laureati del 200o-2001 si è passati ai 4.394
del 2004-2005.
In questo momento il Paese della Mezzaluna è ultimo in Europa per quanto
riguarda il numero di futuri medici. Secondo il ministro della Sanità
Recep Akdao, la causa risiede principalmente nelle scarse possibilità
lavorative e al numero di pazienti, che con le ultime riforme in campo
sanitario è aumentato in maniera vertiginosa. Stando ai dati del
ministero infatti in Turchia ci sono 123 dottori ogni 100mila persone. In
Italia sono 567, in Grecia 438 e in Belgio 419. (Apcom)
06.01.2007
|
SARANNO
APERTE CINQUE NUOVE CASE ACCOGLIENZA
|
L'aumento
del numero di abusi e delitti d'onore in Turchia ha richiesto
maggiore misure di protezione da parte del ministero competente. |
A rise in
the number of abuse and 'honor killing' incidents across Turkey calls for
more effective measures.
The Ministry for Women and Family has decided to open three new women's
shelters in southeastern Turkey, where abuse is prevalent, and two in
other parts of the country.
The total number of shelters in Turkey will increase from 17 to 22.
At the moment, the 17 shelters are under the management of the Social
Services and Child Protection Agency with a total capacity of 325.
The first shelter in Turkey was established in 1990. As of September 2006,
a total of 5,078 women and 3,961 children have stayed in the shelters.
The shelters also provide occupational courses and 1000 women have found
jobs thanks to education provided at the shelters. (Cihan News Agency/Zaman)
06.01.2007
|
STIPENDI ALTI
SE I PAZIENTI SONO
SODDIFATTI

|
Questo
il piano del ministero della Sanità turco per i medici.
Creazione di una unità chiamata "Coordinamento del servizio e
della qualità". |
The Turkish Ministry of Health has
launched a new project to increase patient satisfaction. A unit to be
called Performance and Quality Coordination will be established under
health directorates. The unit will monitor hospital and doctor performance
with surveys. If the results are positive, doctors and nurses will be
eligible for higher wages.
The Performance and Quality Coordination unit will consist of a deputy
head doctor, one hospital director, two doctors, one head nurse, and
performance administration representativres. It will evaluate and process
survey results according to several criteria.
The Ministry of Health, which announced the new applicationn with specific
instructions, said it attached great importance to the evaluation criteria,
in particular on treatment service, quality, institution substructure,
satisfaction of patient and relatives and the institution's productivity.
Each institution will have a parameter in line with the criteria. The
institutional performance parameter will be calculated as the
Institutional performance parameter (Treatment access parameter +
institution quality criteria parameter + patient and relatives'
satisfaction survey parameter + institution substructure evaluation
parameter + institution productivity paramete).(Zaman)
06.01.2007
|
CRONACA
TIR TURCHI
BLOCCATI AL CONFINE CON LA BULGARIA
| Settecento
mezzi pesanti erano sprovvisti di visto di ingresso. Più di 24 ore
per sbloccare la situazione. |
Mentre Bulgaria e Romania
festeggiavano il loro ingresso nell'Unione Europea abolendo il check-point
nella città di Silistra, sulla sponda bulgara del ponte sul Danubio che
collega i due Paesi, forti disagi si sono creati alla frontiera con la
Turchia, nei primi giorni dell'anno.
Laddove il confine è divenuta una demarcazione tra territorio comunitario
ed extra comunitario, sono stati oltre settecento i Tir turchi bloccati in
dogana, in quanto sprovvisti di visto di ingresso in Bulgaria.
Più di 24 le ore necessarie per sbloccare la situazione di congestione
che si era venuta a creare, costringendo il consolato generale bulgaro
nella città turca di Edirne a rimanere straordinariamente aperto, anche
il primo ed il due gennaio, giornate festive in entrambi i Paesi, pur di
rilasciare i visti il prima possibile ai camionisti bloccati.
Il ministro degli Interni Rumen Petkov, ha dichiarato che da oltre sei
mesi la Turchia era informata delle nuove regole che sarebbero entrate in
vigore immediatamente dopo il primo gennaio 2007, così come tutti gli
altri Stati non comunitari confinanti col territorio bulgaro. Oltre che
per i cittadini turchi, infatti, l'obbligo di visto è scattato anche per
quelli serbi e macedoni, sebbene, per questi ultimi, il rilascio è a
titolo gratuito, contrariamente che per gli altri. (Apcom)
06.01.2007
|
AUMENTATO
IL CONSUMO
DI DROGHE NEI LICEI
|
In
tre anni, in quelli di Istanbul, si è registrato un picco fino al
300%. L'età della prima sigaretta sceso a dieci anni. |
Il consumo di
droga nei licei di Istanbul è aumentato vertiginosamente. In tre anni si
è registrato un picco rispettivamente del 100 e del 300%. I risultati
sono contenuti in un rapporto stilato da una Commissione che era stata
appositamente incaricata dal Parlamento di monitorare le abitudini dei
giovani e il loro rapporto con diversi tipi di droga.
I risultati sono sconfortanti. L'età della prima sigaretta è scesa ad
appena 10 anni. I giovani cominciano a drogarsi anche dall'età di 12 anni
e iniziano a bere da 11. Secondo ai dati contenuti nel rapporto l'84% dei
liceali turchi fuma, il 64% fa uso regolare di alcool e l'82% ha provato
qualche droga almeno una volta. (Apcom)
06.01.2007
|
FERITI A GO-GO PER
LA FESTA DEL SACRIFICIO
|
Salite
a 1.413 le persone curate negli ospedali della Turchia dopo avere
macellato animali. |
E' aumentato il numero delle persone che
in Turchia si sono ferite macellando animali da consumare per la festa
dell'Eid al-Adha. Il bilancio aggiornato è
di 1.413 persone curate negli ospedali del Paese.
Quattro di loro sono in condizioni preoccupanti, dopo essere rimasti
schiacciati dal peso degli animali. La maggior parte ha riportato ferite
procurate dall'uso dei coltelli. E c'è anche un altro morto, il terzo,
per infarto. (Ap)
06.01.2007
|
IL LUOGO PIU'
FREDDO D'EUROPA

|
La
Turchia sotto una coltre di neve. Temperature bassissime. Nella zona
di Erzurum la temperatura è scesa a -30. |
Per guardare al Grande Freddo
europeo, stavolta, non dobbiamo porre il nostro sguardo alle desolate e
gelide lande russe, che presentano temperature attorno allo zero, bensì
alla Turchia, dove persiste quell'ondata di gelo giunta attorno Natale, e
che ancora insiste su tutto il Medio Oriente.
La zona di Erzurum, a dire il vero, presenta delle temperature medie
invernali molto rigide, e non è certo una novità che il termometro si
avvicini alla fatidica soglia dei -30°C.
Anzitutto per la sua altezza, di 1758 metri.
Poi per la sua posizione pedemontana in una pianura soggetta alle
inversioni termiche ed all'accumulo di aria fredda al suolo.
Infine per la sua esposizione, come tutta la Turchia centrale e
settentrionale, alle irruzioni fredde siberiane, ogni qual volta che un
blocco di aria fredda scende lungo la Russia Europea in direzione del Mar
Nero.
Spesso poi capita che tale blocco, veloce lungo il suo passaggio
attraverso Russia ed Ucraina, si fermi a sostare su Mar Nero e Turchia,
muovendosi poi lentamente verso Sud Est.
Durante il mese di Gennaio, tuttavia, la temperatura media
"normale" non dovrebbe scendere sotto i -16°C, e la massima
fermarsi attorno a quota -4°C.
L'ondata di freddo è iniziata attorno Natale, con fitte nevicate
verificatesi i giorni 26 e 27 Dicembre.
Nei giorni successivi si sono toccate le seguenti temperature:
28 Dicembre: Min: -30,5° Max: -10,4°
29 Dicembre: Min: -32,2°C Max: -13,6°C
30 Dicembre: Min: -31,2°C Max: -14,0°C
31 Dicembre: Min: -27,1°C Max: -11,3°C
01 Gennaio: Min: -27,0°C Max: -10,4°C
02 Gennaio: Min: -28,0°C Max: -15,4°C
03 Gennaio: Min: -24,2°C Max: -7,0°C
Dunque, una settimana di grande gelo per questa località, grazie sia alla
sua posizione di fondovalle, sia grazie all'assalto dell'aria Russa che ha
snobbato le località europee preferendo svernare in Medio Oriente. (Marco
Rossi/MeteoGiornale)
06.01.2007
|
NOTIZIARIO D'AMBASCIATA
MODIFICHE
ALLA LEGGE SULLA SICUREZZA SOCIALE
La Corte Costituzionale turca ha annullato alcuni articoli della Legge
sulla Sicurezza Sociale ed in particolare quelli riguardanti
l'aumento graduale dell'età pensionabile ed il calcolo della
pensione di anzianità per i dipendenti statali. Con riferimento
alla prima questione, il nuovo articolo prevedeva un incremento annuo
a partire dal 2036 dell'età' pensionabile, attualmente 58 anni per
le donne e 60 per gli uomini, fino a raggiungere i 65 anni entro il
2048. La riforma della Legge sulla Sicurezza Sociale è uno dei
punti fondamentali dell'accordo siglato con il Fondo Monetario
Internazionale che indica tale riforma come uno strumento necessario
per garantire la stabilità del sistema tributario, notoriamente
deficitario a causa della diffusione
del pensionamento anticipato nel Paese. Il Governo provvederà ora a
rivedere gli articoli annullati ed a riformularli, anche se il ministro Ali Babacan ha già tenuto a sottolineare che, pur nel rispetto
della decisione della Corte, non saranno mutati i principi di base su
cui si fonda la legge. Da parte sua Hugh Bredenkamp, rappresentante in
Turchia del Fondo Monetario Internazionale, ha affermato che il Fondo
discuterà prossimamente con il Governo circa i cambiamenti da
apportare alla legge in questione mentre il nuovo rappresentante della
Banca Mondiale, Shigeo Katsu, ha auspicato la definizione di un testo
finale giusto, imparziale e sostenibile finanziariamente.
L'ENI, IL GAS E LA TURCHIA
 La
società <Eni> intende aumentare la quota di gas naturale
venduta alla Turchia. Partner della russa <Gazprom> nella costruzione del
gasdotto "Blue Stream", la multinazionale italiana possiede 2.5 milioni di
metri cubi di gas naturale che la Turchia acquista da Mosca, la metà di
quanto è stato venduto alla <Botas> nel corso del 2005. Obiettivo di
medio e lungo periodo è quello di aumentare il flusso del gas naturale,
fino a raggiungere quota 16 milioni di metri cubi. |
RISORSE
ENERGETICHE: ALLARME DELL'IEA
Allarme lanciato
dall'<Agenzia Internazionale dell'Energia> sulla gestione del
mercato del greggio e del gas naturale a livello mondiale in occasione
di una conferenza stampa ad Istanbul tra il ministro Hilmi Guler ed il
capo economista della Iea, F. Birol. Secondo quest'ultimo, infatti,
negli anni a venire la comunità internazionale dovrà prestare la
massima attenzione in merito alla necessità di assicurare un
continuo flusso di risorse energetiche a prezzi ragionevoli e di
garantire una stabilità nel rapporto tra Paesi produttori e Paesi
consumatori. L'aumento della domanda di greggio e gas naturale -
ha continuato il rappresentante della Iea - sarà direttamente
proporzionale al grado di vulnerabilità dei Paesi consumatori nei
confronti di shock sul lato dell'offerta. Fondamentali saranno poi
gli investimenti nel settore delle infrastrutture ed una maggiore
cooperazione a livello internazionale. Il ministro dell'Energia e
delle Risorse Naturali ha tenuto a sottolineare quanto questi
anni rivestano un ruolo fondamentale
nel rafforzare la posizione della Turchia nel mercato
energetico mondiale. "Il Paese sta facendo grandi passi in avanti
- ha continuato Guler - al fine di diventare un vero e proprio
corridoio e terminale energetico"
VOLI
<THY> ANCHE SU VENEZIA
La Compagnia aerea di bandiera <Turkish Airlines> (Thy) ha annunciato di
aver iniziato i voli su Venezia (2 giorni a settimana in inverno e 3 a
settimana in estate). Tale nuova rotta, in vigore dallo scorso 31
marzo in via sperimentale, si aggiunge a quelle già esistenti di
Roma e Milano. Attualmente i voli sull'Italia nel corso dell'anno
mostrano una copertura del 70%; quelli su Venezia al momento hanno una
percentuale del 50%. Tuttavia la direzione della <Thy> conta di ottenere
un sensibile incremento anche su quest'ultima tratta, alla luce
della vicinanza dell'aeroporto di Venezia con la nota località
sciistica di Cortina.
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RIPRENDE
L'IMPORT DEI TORI DA MONTA
Il ministro turco dell'Agricoltura e degli Affari Rurali Mehmet Mehdi Eker ha annunciato
che la Turchia riprenderà ad importare tori da monta e carne
proveniente dai Paesi dell'Unione Europea per un totale di 19.000
tonnellate, a condizione che i Paesi esportatori si attengano alle
condizioni interne della Turchia. Le importazioni sono state vietate
dal 1996 a seguito dell'espandersi dell'epidemia della mucca
pazza; è in corso d'opera da parte del ministero
dell'Agricoltura il processo di individuazione di quelle regioni
europee che secondo l'Ufficio internazionale per le malattie
epidemiche hanno debellato il suddetto morbo.
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PROMOZIONE
DEL TURISMO TERMALE
 Il
ministro turco del Turismo Attila Koc ha recentemente
annunciato che nel 2007 intende promuovere il turismo termale ed i centri
benessere. Le potenzialità offerte dal Paese sono tante e tali che
sviluppando questo tipo di turismo l'arrivo di visitatori non sarebbe
concentrato solo sui mesi estivi ma si estenderebbe nell'arco
dell'intero anno. Il ministro sta attualmente cercando di individuare le
zone più adatte a sviluppare tale tipo di attività al fine di
indirizzare in tali aree gli investimenti nel settore. Attualmente la
Turchia possiede 35.000 posti letto ed il target prefissato dal ministero
del Turismo è quello di raggiungere un milione di unità entro il
2020. La Turchia dispone di 1.300 sorgenti termali, il più alto numero
in Europa, ed attrae già numerosi turisti provenienti principalmente
dalla Norvegia, Danimarca, Germania, Regno Unito, Svezia e Finlandia.
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AD
ISTANBUL IL CONGRESSO MONDIALE DELLA C.D.C
Circa 1.200 delegati provenienti da 140 Paesi prenderanno parte al
prossimo Congresso mondiale delle Camere di Commercio che si svolgerà a Istanbul dal 4 al 6 luglio 2007. Istanbul si conferma
così sempre più un polo attraente per ospitare manifestazioni a
carattere internazionale. All'evento, che costituirà una
importante occasione di incontro sia a livello economico che politico,
sono stati invitati, tra gli altri, Hillary Clinton, Tony Blair, Al
Gore e Paul Wolfovitz.
| ADESSO
<ARBEL> FA ANCHE LA PASTA
L'azienda turca <Arbel>, leader nell'export di grano e legumi, ha
recentemente iniziato a produrre pasta con il proprio marchio,
utilizzando macchinari italiani ed esportando il 70% della produzione
totale giornaliera, pari a 250 tonnellate. La <Arbel> attualmente si
avvale di 51 agenti che nei primi mesi del 2007 dovrebbero diventare
80.
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AUMENTO
DEL PREZZO DELL'ENERGIA ELETTRICA
La società elettrica di contratto turca (Tetas) ha annunciato che
aumenterà il prezzo di vendita dell'energia elettrica alle
compagnie di distribuzione dell'8% a partire dal 2007. La decisione
è stata adottata nel corso della riunione dell'Autorità
per la regolamentazione del settore energetico (Epdk) sulla base dei
prezzi medi di vendita proposti dalla <Tetas> alle 20 società di
distribuzione annesse alla Società Elettrica di Distribuzione della
Turchia (Tedas). Tale aumento comporterà per gli utenti un aggravio
tra il 5% e l'8%.
PREVISIONE
DEL TASSO DI INFLAZIONE
La Banca Centrale turca ha reso noto il rapporto sull'inflazione per il
2007, secondo il quale l'aumento della spesa pubblica e
l'inconsistenza tra le politiche di reddito e l'obiettivo
dell'inflazione potrebbero avere effetti sfavorevoli nel medio
termine sull'andamento del livello dei prezzi. L'Istituto, il
quale prevede che per la fine dell'anno il tasso d'inflazione
potrebbe essere compreso tra il 9.2% ed il 10.6%, ha pertanto
assicurato che continuerà a condurre un'attenta politica
monetaria, tagliando ove necessario ed in via graduale i tassi
d'interesse con lo scopo di ridurre l'inflazione tra 1.7% ed il 5.2% entro il primo trimestre del 2008. A tale riguardo, la
Commissione per la Politica Monetaria della Banca Centrale ha deciso
di non ritoccare i tassi d'interesse prima della fine dell'anno.
Secondo analisti del settore un nuovo aggiustamento potrebbe essere
applicato entro marzo 2007.
DISOCCUPAZIONE IN CALO
L'Istituto
Nazionale di Statistica turco (Tuik) ha reso noto che il tasso di
disoccupazione nel Paese a fine settembre, calcolato sulla base dei
movimenti avvenuti nel trimestre agosto-ottobre, si è attestato al 9.1%, lo
0.6% in meno rispetto allo stesso periodo del 2005 (9.7%),
con una concentrazione dell'11.6% dei disoccupati nelle aree urbane
e del 5.5% in quelle rurali. Nello stesso periodo il numero dei
disoccupati è sceso di 107.000 unità ed ha raggiunto quota 2
milioni 316 mila. I dati annuali sulla disoccupazione mostrano inoltre
che i disoccupati di sesso maschile sono diminuiti dell'1% e
rappresentano ora il 10.4%, mentre quelli di sesso femminile hanno
avuto una diminuzione dell'1.3% per una percentuale totale pari al
18.4%.
DEBITO
DELLO STATO
Il Sottosegretariato al Tesoro turco ha reso noto che il debito totale dello
Stato ammontava al 30 novembre u.s. a $238.7 miliardi, di cui il 52%
è nazionale ed il 29.6% è estero.
AUMENTO
DELLA CAPACITA' INDUSTRIALE
La capacità industriale turca nel mese di novembre è aumentate del 2.3%
rispetto allo stesso mese del 2005 e del 1.45% rispetto ad ottobre. Le
cause del mancato raggiungimento della piena capacità
risiederebbero nella limitata domanda interna (47.6%) ed in quella
estera (17.9%), nella presenza di problemi finanziari (3.5%), scarsità di materiali grezzi nazionali
(4.3%) ed importati (2.9%) nonché in questioni legate alla rigidità del mercato del
lavoro (1,8%).
UN PONTE TRA TURCHIA E DUBAI
Il ministro dell'Economia turco Ali Babacan, in visita a Dubai per partecipare
alla conferenza dal titolo "Un ponte tra la Turchia e la Capitale
del Golfo", in un incontro con la stampa ha difeso il programma di
privatizzazioni in atto nel Paese, spesso oggetto di critica da parte
dell'opposizione. La Turchia, con un aumento annuo della popolazione
di un milione di persone, non possiede sufficienti risorse economiche
per finanziare investimenti e creare lavoro; pertanto l'apporto
finanziario degli investitori stranieri è fondamentale per
assicurare sia lo sviluppo del Paese che per generare lavoro per tutti
i giovani. Il ministro si è quindi soffermato sulla privatizzazione
del settore bancario, che si è mostrato particolarmente allettante
per la comunità internazionale che vuole inserirsi in modo sicuro
nel mercato turco. A seguire, Babacan ha accennato ai risultati
conseguiti con la privatizzazione del settore strategico delle
telecomunicazioni ed ha rivolto poi la sua attenzione al comparto
dell'energia, altrettanto strategico per il futuro del Paese.
Secondo il ministro di Stato la necessità di privatizzarlo è
dettata principalmente dalla limitatezza del capitale pubblico e dalla
rapida crescita di quello privato, per cui il Governo non avrà mai
le risorse necessarie per far fronte alla crescente domanda energetica
del settore privato. La Turchia non possiede capitali nazionali tali
da coprire le spese di enormi progetti infrastrutturali o da investire
nella produzione energetica, per cui deve obbligatoriamente fare
affidamento su capitali internazionali e - ha concluso il ministro di
Stato - in futuro tutti i settori dell'economia si avvarranno
dell'aiuto finanziario estero.
INVESTIMENTI
DALL'ESTERO
Secondo
il recente bollettino pubblicato dal ministero del Tesoro turco e relativo
ai primi dieci mesi di quest'anno, la somma totale degli
investimenti diretti provenienti dall'estero ammonterebbe a
$18.8 miliardi, con un incremento di $2.9 nel solo mese di
ottobre, mentre sul totale di fine 2006 almeno $12.8 miliardi
proverranno dai Paesi dell'Unione Europea.
PROGETTO
FERROVIE
La Banca Europea di Investimenti (Bei) ha concesso un credito pari a
€850 milioni alle Ferrovie di Stato della Turchia volto a finanziare
la prima linea ad alta velocità che collegherà Ankara ad
Istanbul. Il progetto, il cui costo totale è di €2.6 miliardi, si
avvale anche dell'assistenza economica della Commissione Europea
attraverso il Programma di ristrutturazione e rafforzamento del
settore ferroviario. Si tratta del secondo progetto che la Bei
finanzia in Turchia nel settore delle infrastrutture legate ai
trasporti; nel 2005 infatti ha concesso un prestito di €1.05
miliardi per la costruzione del primo tunnel ferroviario nel Bosforo
conosciuto come il "Progetto Marmary" , i cui lavori di scavo sono stati inaugurati di recente
dal Primo Ministro Receo Tayyip Erdogan. La Bei, attiva in Turchia dal 2004, ha
già sostenuto 119 iniziative nei principali settori economici del
Paese per un totale di circa €7.5 miliardi ed attualmente sta
sviluppando nuovi progetti nel settore pubblico ed in quello privato.
Notevole è anche la sua attività di collaborazione con altri
istituti finanziari del Paese; sono infatti almeno 19 gli istituti di
credito turchi che insieme alla Banca Europea di Investimenti
finanziano le attività delle Pmi nonché piccoli progetti
infrastrutturali.
IN VENDITA IL CENTRO COMMERCIALE
<CANYON>
Gli
investitori stranieri si mostrano sempre più interessati
all'acquisto di centri commerciali ad Istanbul. Dopo la vendita del
47% dell'<Akmerkez Shopping Centre> per la somma di $405 milioni
all'olandese <Corio> e l'acquisizione del 50% del <Cevahir Shopping
Centre> per $421 milioni da parte della kuwaitiana <St. Martins>,
è
ora la volta del 50% del nuovissimo centro commerciale <Kanyon> che è stato
di recente messo in vendita. Aperto solo sei mesi fa e costato $200
milioni sarebbe ora valutato a $625 milioni ed almeno 16 diversi fondi
di investimento si sono detti disposti a pagare $326 milioni per
entrarne in possesso.
GARA PER LA COSTRUZIONE DI
GASDOTTO
La <Botas> (L'Ente Nazionale
Turco competente per il trasporto delle Risorse Naturali) lancerà
prossimamente una gara per la costruzione del gasdotto
Amasya-Tokat-Merfizon-Erzincan, nella Turchia nord-orientale. Le
offerte, che dovranno essere presentate entro il 15 gennaio 2007,
saranno aperte lo stesso giorno alle 14.00 presso la direzione della
<Botas> ad Ankara e dovranno essere accompagnate da una cauzione pari al
3% della relativa proposta. Gli interessati potranno richiedere
maggiori informazioni sulle specifiche tecniche del progetto
direttamente alla <Botasa> (General Directorate Bilkent Plaza A - II Blok, Bilkent/06800 ANKARA
Phone: (90-312) 297 20 00 (pbx) Telefax : (90-312) 266 07 33 - 266 07
34).
RICERCA
DELLE TECNOLOGIE
La Fondazione dell'Informatica turca (Tbv), il Consiglio nazionale
per la Ricerca scientifica e tecnologica (Tubitak) e l'agenzia per
lo Sviluppo della Ricerca in campo industriale ed informatico (Tages)
organizzeranno la Conferenza Europea sullo sviluppo e la ricerca delle
tecnologie di informazione e comunicazione (Ict), che si terrà a
Istanbul il 29 e 30 gennaio 2007 presso l'Hotel Ceylan
Intercontinental. Tra gli interventi della conferenza sono previsti
quelli della Commissione Europea, della Banca Europea di Investimenti,
di rappresentanti di grandi società di Itc nonché di piattaforme
tecnologiche europee. L'evento includerà pannelli interattivi,
sessioni di informazione sui progetti in corso finanziati dalla
Commissione Europea e costituirà l'occasione per discutere
iniziative nel settore presentate dalle piccole e medie imprese. Per
gli interessati a partecipare, l'iscrizione può avvenire online
attraverso il sito www.ictconference-istanbul.org
INDICATORI
MACROECONOMICI
- Crescita
del Pnl nel 2005: 7.7%; gennaio - aprile 2006: 6.3%
- Inflazione annua
(prezzi al consumo): 7,72%
(2005); 9,86% (novembre 2006)
- Interscambio con l'Italia nel 2006 (gen - ottobre): $12.5
miliardi, con esportazioni verso l'Italia
pari a
$5.5 miliardi (+19,9% rispetto al corrispondente periodo del
2005) ed importazioni dall'Italia pari a $7 miliardi (+13,1 %
rispetto al corrispondente periodo del 2005). (Ice
Istanbul su dati dell'Istituto Turco di Statistica- Tuik)
RECUPERO URBANO DEL PATRIMONIO
CULTURALE
Un
nuovo, potenzialmente rilevante, filone di collaborazione commerciale
italo-turca si è aperto con la realizzazione di un seminario
intitolato "Tecnologie, Materiali ed Esperienze italiane per il
restauro architettonico ed il recupero urbano del patrimonio culturale
della Turchia", svoltosi ad Istanbul a dicembre.
Ideato dal Consolato Generale d'Italia e realizzato dall'Ice di
Istanbul, il seminario ha consentito di condividere con le autorità
di Governo, municipali, accademiche ed imprenditoriali turche la
grande esperienza maturata dall'Italia nel recupero dei centri
storici urbani. Un fattivo contributo alla riuscita dell'iniziativa
è venuto anche dal comitato "Istanbul 2010" (Capitale europea
della Cultura) e dal suo presidente, Nuri Colakoglu. Il seminario ha
visto da parte italiana la testimonianza di architetti ed accademici
di grande fama, i quali hanno reso partecipe il folto e qualificato
uditorio circa i temi del recupero monumentale dell'arredo urbano.
Il contributo italiano in tale ambito potrà essere molto rilevante.
Le oltre 15 aziende presenti hanno avuto incontri con più di 50
aziende provenienti da tutta la Turchia, estremamente interessate a
collaborare in vista di un business, quale è quello del recupero
urbanistico, con grandi potenzialità.
QUINTA REVISIONE STAND-BAY
Il
Consiglio Esecutivo del Fondo Monetario Internazionale ha completato
la quinta revisione dell'Accordo triennale di Stand-By a sostegno
del programma economico del Governo turco per il periodo 2005-2008,
che prevede un sostegno finanziario complessivo di circa US$ 10
miliardi. Alla Turchia sarà pertanto versata una quota di
finanziamento pari a $ 1.13 miliardi, con cui potrà continuare a
svolgere quell'opera di risanamento dell'economia che prosegue
ininterrottamente da circa cinque anni, con una crescita media pari
all'8%. Positivi i commenti dei vertici del Fmi, secondo i quali gli
effetti negativi della turbolenza finanziaria di maggio e giugno
scorsi sono stati contenuti grazie ad una crescita robusta e ad un
attento utilizzo della leva monetaria. Nota di merito anche per il
dato relativo all'avanzo primario, attualmente al 6.5% del prodotto
nazionale lordo, fondamentale che dovrebbe essere confermato anche nel
2007, grazie ad un costante controllo
della spesa pubblica, soprattutto quella sanitaria, ed
all'attuazione delle riforme fiscali, con particolare attenzione
all'aumento degli introiti attraverso la semplificazione e la
riduzione delle esenzioni.
CAPITALE
ESTERI
Secondo i dati forniti dal Sottosegretariato al Tesoro ed
elaborati dall'Ufficio Ice di Istanbul, a fine settembre di quest'anno
è stata registrata in
Turchia una presenza complessiva di 14.208 imprese acapitale
estero. In tale periodo sono state costituite 2.513 nuove attivita' di
cui 1.994 aziende costituite localmente ex-novo,
471 sussidiarie di aziende estere e 48 filiali. Delle 14.208 imprese
estere, oltre 10.000 sono state avviate nel periodo 1999-2006. La maggior
parte delle aziende internazionali qui presenti (4.803 - 28.7% del totale)
operano nel campo commerciale; seguono a ruota le imprese industriali
(2.863 - 20,2% del totale) con in testa i settori tessile e chimico. Un
alto numero di investimenti esteri vi e' anche nei settori immobiliare
(1.765 imprese - 12.4%), trasporti e comunicazioni (1.221 imprese - 8,6%
del totale), hotel e ristorazione (1.103 imprese - 7.8% del totale).
Geograficamente l'area che attrae i maggiori investimenti provenienti
dall'estero è quella di Istanbul (7.946 56% del totale); seguono
Antalya (1.655 imprese - 11.6% del totale), Ankara (1.010 imprese - 7.1%
del totale), Izmir (871 - 6.1% del totale), Mugla (788 imprese - 5,5% del
totale), Bursa (290 imprese - 2% del totale), Mersin (276 imprese - 1.9%
del totale), Aydin (205 - 1.4% del totale), Kocaeli (180 imprese - 1.3%
del totale) ed Adana (111 imprese - 0.8% del totale). Quanto all'Italia,
va segnalato che le imprese presenti con investimenti diretti a fine
settembre erano 502 (il 3.5% del totale delle imprese estere presenti in
Turchia), divenute 516 a fine novembre. Come numero di aziende il nostro
Paese si colloca al settimo posto, preceduto dalla Germania (2.435
imprese), Regno Unito (1.226), Olanda (1.098), Iran (783), Usa (696) e
Russia (557).
GAS E MULTIFUNZIONALITA'
Turchia
ed Israele daranno vita ad un progetto che prevede la costruzione di
una infrastruttura multifunzionale che collegherà il Mar Nero al
Mar Rosso per il trasporto di gas, petrolio, acqua, cavi a fibre
ottiche ed energia elettrica. Lo
ha annunciato il Ministro dell'Energia Hilmi Guler al ritorno da una visita
ufficiale in Israele dove ha incontrato il Ministro per le
Infrastrutture nazionali Ben Elizer. Nelle intenzioni dei due Governi
il nuovo progetto, che costituirebbe una estensione dell'oleodotto
Samsun-Cehyan attualmente in costruzione, consentirà ad Israele di
assicurarsi i rifornimenti energetici ed alla Turchia di rafforzare
ancora di più il suo ruolo di hub energetico verso il mercato europeo, senza contare che
anche la Giordania potrebbe
partecipare al progetto per la parte relativa alla fornitura di acqua.
A tale riguardo la Turchia avrebbe anche già avviato dei contatti
oltre che con la Russia anche con altri Paesi potenzialmente
interessati a prendere parte all'iniziativa.
BALZO
DEL CEMENTO
La forte crescita registrata nel settore delle costruzioni in Turchia
ha contribuito ad un sensibile aumento della produzione di cemento
dove, da gennaio a settembre 2006, si è avuto un incremento di 4
milioni di tonnellate rispetto allo stesso periodo del 2005. Se tale
trend continuerà, si prevede che la produzione di cemento nel Paese
a fine 2006 risulterà pari a 50 milioni di tonnellate.
BOOM
PRODUZIONE AUTO
La produzione automobilistica da gennaio a novembre di quest'anno con
un totale di 500.000 unità prodotte è risultata in crescita del 20.% rispetto allo stesso periodo del 2005. Secondo i dati resi noti
dall'Associazione delle <Industrie Automotive>, rispetto allo stesso
mese dell'anno scorso, in novembre la produzione è aumentata del 58.6%, con 53.708
unità ed un incremento del 17.9% rispetto ad
ottobre.
| OPERATIVITA'
WEB DEL GOVERNO
Il Vice Primo Ministro Abdullatif Sener ha recentemente dichiarato che il portale
web del Governo sarà operativo all'inizio del 2007 e che
attraverso tale strumento sarà possibile operare una sensibile
riduzione dei costi operativi degli uffici pubblici. Attualmente il
69% delle dichiarazioni dei redditi delle aziende ed il 55% delle
imposte sul reddito vengono effettuate via internet con un costo per
lo Stato di soli 35 centesimi di dollaro contro i $2 del servizio
tramite sportello. Sener infine ha aggiunto con soddisfazione che
l'informatizzazione della Turchia, iniziata solo tre anni fa, ha già consentito di conseguire risultati tali per cui il Paese che
nel 2003 si trovava al 23mo posto nella graduatoria stilata dal World
Economic Forum, è salita al 56mo nel 2004 ed al 48mo nel 2005.
|
CAFFE' <MOTTA>
Il numero dei
Caffè
<Motta> aperti in franchising da due imprenditori turchi dal 1992 ad oggi ammonta a
190, che servono una clientela di 25 milioni di persone, vendendo 7500
differenti prodotti e generando un fatturato annuo di $30 milioni.
DEFICIT
PARTITE CORRENTI
Secondo gli ultimi dati pubblicati dalla Banca Centrale turca, le
partite correnti della bilancia dei pagamenti hanno riportato nel mese
di ottobre un deficit di $2.476 milioni, per la somma totale di $28
miliardi nei primi dieci mesi di quest'anno, con un incremento del
67.1% rispetto allo stesso periodo del 2005. Tale
peggioramento viene attribuito principalmente all'aumento del 33.9%
del deficit commerciale che ha raggiunto la cifra di $35.6 miliardi.
Nei primi dieci mesi dell'anno sono invece risultati in avanzo i servizi, le cui
entrate nel periodo in questione sono ammontate a $11.2 miliardi,
anche se in diminuzione rispetto allo stesso periodo del 2005
($13.2 miliardi), mentre gli investimenti diretti dall'estero si
sono assestati a $15.8 miliardi, principalmente grazie agli
investimenti effettuati nel settore bancario con l'acquisto del 75%
della turca <Denizbank> da parte della belga Dexia.
ECONOMIA E TASSO DI CRESCITA
L'Istituto
di Statistica della Turchia (Tuik) ha reso noto che la crescita
economica del Paese nei primi nove mesi di quest'anno ha registrato
una crescita media del 5.7%, nonostante nel terzo trimestre il tasso
di crescita si sia attestato al 3.4% contro il 6.4% del primo e l'8,8%
del secondo. Sempre nel terzo trimestre il Pnl a prezzi costanti è
cresciuto del 3% (5.7% da gennaio a settembre 2006), mentre il Pil è aumentato del
3.4% (5.6% da gennaio a settembre 2006). Quanto
alla ripresa economica a seguito della crisi finanziaria del 2001,
l'Istituto di Statistica rileva che nell'arco degli ultimi quattro
si è avuta una crescita media pari all'8%. Il settore delle
costruzioni continua ad essere il vero motore trainante dell'economia
con un contributo alla crescita superiore al 20%, seguito dal 6.4%
dell'industria, dal 3.7% del commercio e dall'1.9% dei servizi
pubblici. L'agricoltura, invece, registra un andamento negativo con
una flessione del 2% nel terzo trimestre (-1.2% nei primi nove mesi
del 2006); anche i consumi si sono considerevolmente contratti
scendendo nello stesso periodo all'1.3% rispetto al 10,4% del
secondo trimestre e al 6.2% dei primi nove mesi del 2006. Gli
investimenti privati segnalano infine un interessante incremento del
18,8%, indice di una certa effervescenza del sistema industriale
locale teso a proseguire il processo di ammodernamento del Paese.
PRODUZIONE INDUSTRIALE
La
produzione industriale della Turchia nel mese di ottobre ha registrato
la crescita del 2,5% (3.5% nel mese di settembre) con un incremento
pari al 7% rispetto allo stesso mese del 2005. Con
riferimento agli incrementi percentuali dei singoli settori
industriali nel mese di ottobre, quello minerario è diminuito del 13.3%, l'erogazione di servizi (luce, gas e acqua)
è aumentata
del 2.5%, mentre il settore manifatturiero è cresciuto del 3.3%. Il dato riferito invece ai
primi dieci mesi dell'anno in corso mostra un incremento medio della
produzione industriale del 5.8%, con il settore minerario cresciuto
del 5.2%, quello manifatturiero del 5.5% e quello relativo
all'erogazione di servizi del 8.5%.
ALLARME
PER LE MIRE DEGLI ISTITUTI BANCARI GRECI
La stampa locale ha recentemente rivelato che l'Autorità
turca per la supervisione e regolamentazione del settore
bancario (Bddk) sarebbe allarmata dall'interesse che le istituzioni
creditizie greche hanno dimostrato negli ultimi tempi verso il settore
bancario del Paese. In particolare, la stessa fonte riferisce che la
recente acquisizione della <Finansbank> da parte della <National Bank of
Greece> sarebbe stata autorizzata dalla predetta Autorità
esclusivamente per l'ingente somma relativa alla vendita ($2.3
miliardi), mentre sarebbero in sospeso quelle relative
all'acquisizione della <Tekfenbank> da parte della greca <EFG Eurobank>
per la somma di $185 milioni e quella riguardante la vendita alla
seconda Banca greca, <Alpha Bank>, della turca <Akbank> per la somma di
$435.5 milioni.
ASSISTENZA
ALLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE
Il Vice Direttore Generale dell'istituto di credito turco <Yapi Kredi>,
MehmetSonmez,
ha affermato che nel 2007 la banca nominerà in ciascuna delle sue
600 filiali un funzionario che si occuperà di fornire assistenza
alle piccole e medie imprese (Pmi) del settore agricolo che si
rivolgono all'istituto per richiedere un prestito. Ha aggiunto
inoltre che attualmente su un totale di 1.8 milioni di Pmi, 700.000
sono già clienti della <Yapi Kredi>. Con tale operazione la banca
conta pertanto di incrementare la concessione di crediti alle piccole
e medie imprese del 50%. Attualmente la <Yapi Kredi>, in collaborazione
con il portale delle Pmi <Kobiline>, fornisce assistenza alle imprese
che vogliono avvalersi dei fondi messi a disposizione dell'Unione
Europea e finora 50 piccole e medie aziende operanti nelle regioni
dell'Anatolia centrale ed orientale hanno ottenuto fondi comunitari
per €5 milioni.
ANCORA ALTO FENOMENO
DOLLARIZZAZIONE
Secondo
il Governatore della Banca Centrale turca, DurmuzYilmaz, nonostante la crescente
fiducia nella Nuova Lira Turca, il fenomeno della dollarizzazione
risulta ancora molto elevato in Turchia. Parlando nel corso di una
conferenza dal titolo "Risultati della dollarizzazione e
politiche alternative" il Governatore ha sottolineato che il
Paese, pur avendo registrato nel passato uno dei più elevati tassi
di dollarizzazione al mondo, è riuscito a diminuire tale livello a
seguito delle misure volte ad assicurare la stabilità macro-economica
dopo la crisi finanziaria del 2001. A sottolineare i cambiamenti più significativi, Yilmaz ha ricordato che dal 1990 al 2001 il
tasso di depositi in valuta estera e' aumentato dal 25.5% al 57.6%
mentre si attestano ora al 38%; la quota di
prestiti, sempre in valuta estera, avevano raggiunto una share
del 47.2%; attualmente sono al
16%. Nonostante i notevoli successi conseguiti - ha concluso il
Governatore - il processo di dollarizzazione è ancora assai elevato;
da qui la necessità che il Governo continui nella politica monetaria
finora utilizzata, attuando specifiche
misure anti-dollarizzazione volte ad incoraggiare l'uso della Nuova Lira Turca.
ENTRATE CASSE DELLO STATO
Negli
ultimi due anni la somma entrata nelle casse dello Stato a seguito del
programma di privatizzazioni è stata di $3.5 miliardi. Nel corso
del 2005, l'introito complessivo è stato pari a $1.7 miliardi, di
cui $1.3 miliardi a seguito della vendita del 55% della <Turk Telekom>;
$450.2 milioni per la cessione del 14,75% delle raffinerie <Tupras>.
Quest'anno invece il totale ha raggiunto la somma di $1.8 miliardi,
di cui $82.8 milioni rappresentanti la quota estera del 2% sul totale
del 51% della vendita delle raffinerie <Tupras>; $268 milioni relativi
alla vendita delle assicurazioni <Basak>; $1.4 miliardi quale prima rata
versata dalla <Oger Telekom> per l'acquisto della <Turk Telekom>
avvenuto nel 2005. Per il 2006 si prevede inoltre il versamento di
$536 milioni provenienti da altre privatizzazioni di
minore portata.
PRIVATIZZAZIONE <TEKEL>
Secondo
la stampa locale, nel primo trimestre del 2007 sarà indetta la gara
per la privatizzazione della <Tekel>, l'azienda di Stato dei tabacchi.
Già nel 2003 l'Amministrazione per le Privatizzazioni aveva
lanciato la gara per la cessione della società (per cui la <Japan
Tobacco> aveva offerto la somma di $1.15 miliardi) cancellandola
successivamente in quanto aveva ritenuto insoddisfacenti le offerte
ricevute. Nel 2004 inoltre la gara fu riproposta senza però
ricevere alcuna offerta. Sempre secondo fonti stampa, per la prossima
gara sarebbe prevista la partecipazione della <British American Tobacco>
(Bat) e della <Imperial Tobacco>.
_______________________________
a cura di: Simona De
Martino - Capo dell'Ufficio Economico e Commerciale
dell'Ambasciata d'Italia in Turchia
:
Gianmarco Macchia - Vice capo dell'Ufficio Economico e Commerciale
:
Roberto Luongo - Direttore dell'Ufficio Ice di Istanbul
Redazione: Tiziana Staffolari - Collaboratore Economico e Finanziario.
06.01.2007
|
ECONOMIA
AGGANCIO ALLO
STANDARD DELL'UE:
E' POSSIBILE SOLO TRA DODICI ANNI

|
Lo
ha detto il presidente dell'Unione delle Camere di Commercio e della
Borsa Merci (Tobb), Rifat Hisarciklioglu, a detta del quale comunque
se la Turchia vuole raggiungere questo obiettivo dovrà mantenere
costante la pressione delle riforme. Necessaria la riduzione del
mercato del lavoro sommerso. |
"La crescita attuale dovrebbe
essere sostenuta per ridurre il divario con il resto del mondo. nel 2007
gli imprenditori, gli esportatori e gli industriali continuereanno ad
essere la forza della Turchia", ha dichiarato il presidente
dell'Unione delle Camere di Commercio e della Borsa delle Merci (Tobb),
Rifat Hisarciklioglu, aggiungendo che se la crescita attuale continuerà
il Paese della Mezzaluna potrà agganciare i livelli medi delle economie
dell'Unione Europea nel 2019.
Cautamente ottimista, Hisarciklioglu ha avvertito che bisogna però
mantenere la pressione per le riforme: "Potremmo perdere i vantaggi
di questa crescita se non saranno prese le dovute contromisure nel
2007". Il presidente della Tobb si riferiva alla riduzione del
mercato del lavoro sommerso e ad un pacchetto di riforme che comprenda
anche la ristrutturazione del sistema dell'istruzione. (Apcom)
06.01.2007
|
PIU'
RESTRIZIONI
SUL TESSILE
MADE IN CINA

|
Il
Governo di Ankara ha deciso di contrastare maggiormente il dumping
sui prodotti che vengono dal Paese del Celeste Impero. Un export,
quest'ultimo, che è una vera e propria minaccia per l'economia
turca. |
Turkish
foreign trade officials have decided to impose quota restrictions on the
importation of some Chinese textile products.
A study conducted by the Undersecretariat for Foreign Trade concluded that
the present Chinese capacity in textile production was constantly
expanding, and subsequently, Chinese imports constituted a threat to the
steady enhancement and development of trade thus the decision to impose
quota restrictions on some Chinese textile products.
Consultation meetings will be soon convened with the Chinese authorities
within the framework of the directive provisions.
In the 44 listed categories, a unilateral quota will be implemented on the
importation of Chinese products. Listed items will be imported without
being deducted from the quota amount if they do not exceed 25 kg or 50
pieces/pairs. The quota exemption will be a one-time exception for any
given company. (Zaman)
06.01.2007
|
CONFERENZA
SULL'INFORMATION
TECHNOLOGY

|
Si
terrà ad Istanbul il 20 e il 30 prossimo gennaio presso l'Hotel
Ceylan Intercontinental. L'evento promosso dall'Unione Europea,
dalla Tbv, da Tubitak e dalla Tages. |
Un'importante
appuntamento per valutare le opportunità offerte dai consistenti
programmi avviati in Turchia nel settore dell'information technologyè
la conferenza europea che si terrà a Istanbul il 29 e 30 gennaio presso
l'hotel Ceylan Intercontinental. L'evento è promosso dalla Commissione
europea, dalla Fondazione dell'informatica turca (Tbv), dal Consiglio
nazionale per la ricerca scientifica e tecnologica (Tubitak) e
dall'Agenzia per lo sviluppo della ricerca in campo industriale ed
informatico (Tages).
Tra gli interventi stranieri sono previsti quelli della Commissione
europea, della Banca europea di investimenti, di rappresentanti di grandi
società di Itc nonché di piattaforme tecnologiche europee. L'evento
includerà pannelli interattivi, sessioni di informazione sui progetti in
corso finanziati dalla Commissione Europea e costituirà l'occasione per
discutere iniziative nel settore presentate dalle piccole e medie imprese.
(Milano Finanza)
06.01.2007
|
JOINT VENTURE
NEL POLISTIRENE
|
Una
nuova società, detenuta al 70% da <Sabic>, rileverà tutte le
attività <Basic> in Turchia tra cui l'impianto di Adana con
forte capacità produttiva. |
Il gruppo petrolchimico saudita <Saudi
Basic Industries Corp> (Sabic) e <Baser Petrokimya> hanno
costituto in Turchia una joint-venture nel polistirene.
La nuova società, detenuta al 70% da <Sabic>, rileverà tutte le
attività <Baser> in Turchia, tra cui l'impianto di Adana con
capacità produttiva pari a 40mila tonnellate annue. Al gruppo saudita sarà
demandata la commercializzazione delle resine prodotte dalla joint-venture.
<Sabic> produce attualmente polistirene e stirene attraverso le due
consociate <Arabian Petrochemical Company> (Petrokemya) e <Sadaf>.
(Polimerica)
06.01.2007
|
PRIVATIZZAZIONI
| In
21 anni la Turchia ha incassato 25.8 miliardi di dollari. Cedute ai
privati 244 attività. Il periodo più dinamico è stato quello a
cavallo tra il 2005-06. |
La Turchia in 21 anni ha incassato
25.8 miliardi di dollari dalle privatizzazioni. Sono state cedute ai
privati, in misura totale o parziale, 244 attività. Il periodo più
dinamico di questo processo è stato quello fra il 2005 e il 2006, che ha
fatto segnare proventi rispettivamente per 12.5 e 8.2 miliardi di dollari.
Fra le attività statali che possono ancora essere cedute ai privati
rimangono ancora 6 autostrade, 2 ponti, 80 attività produttive, 111
immobili, 6 porti e la lotteria nazionale. Fra le punte di diamante che
devono ancora essere privatizzate rimangono <Halkbank>, l'azienda di
produzione del tabacco <Tekel> e la compagnia di distribuzione dell'energia
<Pektin>. (Denaro.it)
06.01.2007
|
<LOCKHEED> E
PENTAGONO IN
SINTONIA PER POTENZIARE I TURKISH F-16 C E F-16D

|
La
più grande impresa di difesa del mondo ha stipulato un contratto
per 635 milioni di dollari sulla scia di un lavoro iniziato nel
luglio 2005 e basato su un accordo tra Ankara e Washington. Entro il
termine convenuto del 22 dicembre si dovrà provvedere
all'ammodernamento di 216 vettori della flotta aera di Ankara. |
The Pentagon has awarded a $635
million contract to Lockheed Martin, the world's largest defense company,
to upgrade the Turkish Air Force's present fleet of F-16s, the company
said.
Under the terms of the Dec. 22
contract, Lockheed Martin will provide 216 modernization kits to upgrade
Turkish F-16C and F-16D model aircraft in the nation's Air Force inventory,
it said in a written statement on Tuesday.
The effort also includes flight testing, training, technical support and
sustainment activities.
This contract continues work started under an initial contract in July
2005, based on an agreement signed between the governments of Turkey and
the United States in April 2005.
As the upgrade deal is a government-to-government agreement, the Pentagon
has awarded the work to Lockheed Martin, developer of the F-16 Fighting
Falcons.
The work and support of the modernization program will occur primarily at
the Lockheed Martin Aeronautics facility in Fort Worth, Texas, and at
Tusas Aerospace Industries in Akinci near Ankara, with the contract
running through February 2016, the company said.
"We are committed to meeting the needs of our customers and we value
the confidence that Turkey has in our company to modernize their existing
fleet of aircraft," said John Larson, Lockheed Martin vice president.
"We are delighted to provide these upgrades for Turkey's F-16s,"
said Willy Moore, Lockheed Martin Aeronautics vice president for global
sustainment. "This is another great day for our customer and the F-16
program."
Turkey's present F-16s were co-produced at the TAI plant between 1987 and
1999 under two separate agreements with Lockheed Martin. The air force so
far has lost 24 of the aircraft.
The F-16 upgrade program is part of Turkey's ambitious plans to spend more
than $13 billion to boost its air force's fighter aircraft capabilities
over the next two decades.
The Defense Industry Executive Committee, Turkey's highest decision-making
body on defense procurement, announced on Dec. 12 that the NATO ally would
take part in the production phase of the U.S.-led F-35 Joint Strike
Fighter in a move designed to buy that platform as the air force's
new-generation fighter aircraft.
Turkey is planning to purchase 100 F-35s worth over $10 billion.
In a next step, Turkey is expected to sign a memorandum of understanding
in January, officially becoming one of the nine participants in the JSF
program's production phase. That phase's members also include the United
States, Britain, Italy, the Netherlands, Australia, Canada, Denmark and
Norway. Lockheed Martin leads the F-35's development.
The F-35s are planned to begin arriving in Turkey in 2014.
And in another program as a stop-gap solution until then and to compensate
for the attrition aircraft, Turkey is holding final talks with the U.S.
government and Lockheed Martin to buy 30 new F-16 Block 50 fighters worth
about $1.65 billion. Deliveries are planned to start in 2009. (Umit
Enginsoy/Turkish Daily News)
06.01.2007
|
<HURRIYET>
ACQUISTA
<TRADER MEDIA EAST>
|
La
notizia è stata data dalla società editrice, proprietaria
dell'omonimo quotidiano. Una affare per 377.5 milioni di euro. |
La società editrice
turca <Hurriyet>, proprietaria dell'omonimo quotidiano, ha
annunciato di avere raggiunto l'accordo per l'acquisto di <Trader Media
East> (Tme) per 377.5 milioni di euro. L'acquisizione potenzierà il
settore pubblicitario dell'azienda.
"Credo che la nostra offerta agli azionisti di <Tme> abbia un
valore accattivante e sarà accolta positivamente", ha dichiarato in
ua nota al <London Stock Exchange> Vuslat Dogan Sabanci, direttore
generale di <Hurriyet>. La società fa parte della <Holding Dogan
Sirketler Grubu>, una delle maggiori del Paese con interessi nei media,
nell'energia e nel turismo.
L'acquisizione di <Tme> darà la possibilità al gruppo di
incrementare la sua presenza anche in Europa centro-orientale, dove
<Tme> è attiva con base in Russia, Polonia, Ungheria, Croazia,
Ucraina, Kazakhstan, Bielorussia e Lituania. (Ap)
06.01.2007
|
ECONOMIA
SEMPRE
PIU' SI GUARDA AL NUCLEARE

|
Il
fabbisogno energetico della Turchia cresce dell'8% ogni anno. La
legge per Il via alle centrali - come ha ricordato il
sottosegretario al ministero dell'Energia - potrebbe essere varata
entro la primavera. |
Turkey's
available energy needs to grow by eight percent every year. Believing that
Turkey's present energy-producing facilities will fall short, officials
say capacity must be increased to cope with the problem.
Undersecretary Sami Demirbilek of the Ministry of Energy and Natural
Resources is in favor of producing electricity with nuclear energy.
"We have until 2020 to upgrade our current production capacity of 40,000
megawatts to 90,000," said Demirbilek.
Recalling that a bill to establish a nuclear plant was submitted to the
Turkish Parliament, Demirbilek said this bill could become law two months
after the elections.
Though much remains unclear in these early stages, Demirbilek said the
private sector would step in to fill in the blanks.
If the private sector does not feel secure enough with such an investment,
the government should work to change that, said the undersecretary.
He did comment that talking about construction of a nuclear facility in
Turkey in the near future would be a fallacy, pointing to the long-term
prospects of any such project. (Erkan Acar/Zaman)
06.01.2007
|
E
ALLA FINE
SOTTOSCRITTA
LA FIRMA
| Raggiunto
l'accordo tra Georgia e Turchia, per le prime forniture di gas
naturale dal giacimento di Shaks Deniz del Mar Caspio. Una capacità
annua di 8.4 mln di mq. |
Il
presidente della Georgia Mikheil Saakashvili, in visita di Stato
in Turchia, si è incontrato con il suo omologo Amhet Necdet Sezer con cui ha
proceduto alla firma di un accordo commerciale. Come riportato dai media
locali, il Presidente georgiano ha concentrato la propria attenzione sulla
nota questione energetica e principalmente sulle quote di distribuzione
del gas proveniente dal giacimento in Azerbaijan di Shah Deniz nel Mar
Caspio che, secondo le aspettative, dovrebbe avere una capacità annua
di 8.4 milioni di metri cubi di gas naturale e 2 milioni di tonnellate di
condensato. La Turchia, la Georgia e l'Azerbaijan già da tempo
avrebbero avviato alcune trattative per giungere ad un accordo sulle quote
di distribuzione al fine di diminuire la propria dipendenza dalle
forniture energetiche della Russia. Attualmente le risorse provenienti dai
bacini dell'Azerbaijan giocano un ruolo determinante nel settore
energetico a causa dell'aumento dei prezzi del gas applicati da Mosca.
06.01.2007
|
IRAN: ESPORTAZIONI
SOSPESE

|
Come
ha spiegato il ministro del petrolio iraniano, Kazem Vaziri, a causa
del grande freddo Teheran momentaneamente ha bloccato i rifornimenti
alla Turchia. |
L'Iran ha sospeso le esportazioni di
gas naturale verso la Turchia a causa del clima freddo che ha fatto
impennare i consumi interni, ha annunciato il ministro iraniano del
petrolio Kazem Vaziri su un sito Internet ufficiale.
"Le esportazioni di gas naturale dell'Iran verso la Turchia si sono
ridotte a zero da quattro giorni a causa degli elevati consumi
interni", ha riferito Vaziri, citato dal sito del ministero, Shana.
Il ministro ha riferito che la Turchia "soffre fortemente" della
mancata disponibilità, scusandosi con gli esponenti turchi per il
disservizio.
"Speriamo di riprendere l'erogazione verso la Turchia quanto prima", ha aggiunto Vaziri.
Il rifornimento di gas naturale da parte dell'Iran verso la Turchia ha
dovuto far fronte a molti problemi, tra cui difficoltà legate al prezzo e
alla qualità.
La Turchia acquista il gas attraverso un gasdotto che dalla città nord-occidentale
di Tabriz in Iran, giunge ad Ankara. (Reuters)
06.01.2007
|
<TUPRAS>
ACQUISTA <OPET>

|
Passaggio
di mano del 40% della società di distribuzione per 380 milioni di
dollari. |
La compagnia petrolifera turca <Tupras>
ha acquistato il 40% della società <Opet> per 380 milioni di
dollari per inserire tra le sue atività anche lo stoccaggio e la
diistribuzione, come spiega <Zaman online>.
Si tratta della prima fase verso l'integrazione verticale della società
turca, acquistata da Koc nel 2005. <Tupras> era l'unica compagnia di
raffinazione a non avere a sua disposizione anche la rete di
distribuzione. (Apcom)
06.01.2007
|
GAS: ISRAELE
NON POTRA'
BENEFICIARNE
| Il
ministro iraniano del Petrolio, Seved Kazem, ha diffidato la Turchia
dal riversare a Tel Aviv il greggio che le vende. |
Come riferito dall'agenzia <Fars>,
il ministro iraniano del Petrolio Seyed Kazem VaziriHamaneh ha detto
che, sulla base delle intese tra Iran e Turchia, Ankara non è autorizzata
a riesportare il gas naturale ottenutodall'Iran a nessun altro
Paese. Il ministro ha voluto smentire così le voci circolate di recente
secondo cui la Turchia avrebbe pensatodi rivendere una parte del gas
allo Stato ebraico.
Il ministro ha, inoltre, rivelato che la decisione di sostituireil
dollaro con l'Euro nelle operazioni commerciali petrolifere risale
all'anno scorso, aggiungendo che la Repubblica islamica vende il suo
petrolio sul mercato internazionale in dollari, ma viene pagata in Euro. (Arab
Monitor)
06.01.2007
|
BRUTTE NOTIZIE
|
Alla
società <Petrol Ofisi> l'Ufficio tasse di Uskudar (Istanbul)
ha notificato una evasione fiscale di oltre 3 milioni di dollari per
gli anni 2001-02. |
Brutte notizie per <Petrol
Ofisi>. L'Ufficio tasse di Uskudar gli ha notificato un'evasione
fiscale di oltre 3 milioni di euro per gli anni 2001 e 2002. Somma che
adesso la <Petrol Ofisi> sarà costretta a corrispondere. Sbalordita
la reazione della società che ha fatto sapere di avere ricevuto dallo
stesso fisco una multa di 1687 Lire turche (meno di mille euro) per lo
stesso motivo e che presenterà tutta la documentazione concernente la
documentazione del pagamento delle tasse. (Apcom)
06.01.2007
|
TRASFERIMENTO
DI GAS
E ASSICURAZIONI
|
Sono
venute ad Ankara dall'Azerbaijan. Il ruolo chiave della società
turca <Botas>. |
Azerbaijan
has told Ankara that it could start pumping gas to Turkey from the Shakh
Deniz project by March at the earliest following a technical breakdown in
natural gas wells.
An official said that Turkey is willing to help Georgia with its gas
demands, but the Turkish state-run pipeline company Botas first needed to
agree on protecting Botas's trade benefits before selling a portion of
the Azeri gas to Georgia.
Due to their problems with Russia, Georgia is requesting 800 million cubic
meters of gas from Turkey, with Azerbaijan asking for 1.5 billion cubic
meters of gas. Georgian representatives are to meet with Botas officials
in Istanbul this week to make a final decision on the issue.
A Turkish official said if they give 1.5 billion cubic meters to
Azerbaijan and 800 million cb to Georgia, they will have 900 million cb
left, which would be a matter of concern. (Ercan Baysal/Zaman)
06.01.2007 |
COOPERAZIONE
|
Joint
venture tra la turca <Ciner e la tedesca <Energy Baden
Wuttemberg>. Obiettivo: l'acquisto delle società di
distribuzione <Avedas> e <Sakarya>. |
La turca
<Ciner> e la tedesca <Energy Baden Wuttemberg> hanno siglato
un accordo per nuove forme di cooperazione. In particolare la jont
venture avrà come obiettivo l'acquisto delle società di
distribuzione <Avedas> e <Sakarya>. Un obiettivo che adesso
potrebbe essere reso possibile dal fatto che la <Energy Baden
Wuttemberg> ha portatp in dote per l'accordo 20 mila dipendenti e 5
milioni di clienti e ha già effettuato investimenti in Paesi come
Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Austria e Svizzera. (Apcom)
06.01.2007
|
GRANDE
DISTRIBUZIONE
|
Vola
il volume commerciale di questo tipo di catene in Turchia come <Bim>,
<Sok> e <Diasa>, Un giro di affari per 700 milioni di
dollari nel 2006. |
Vola la grande distribuzione turca:
il volume commerciale delle grandi catene, prime fra tutte <Bim>,
<Sok> e <Diasa>, ha raggiunto nel 2006 la cifra record di 700
milioni di dollari, con una crescita del 21%.
Una delle categorie che ha fatto registrare i maggiori aumenti è stata
quella degli alimenti, soprattutto quelli acquistati negli hard discount
come <Bim> e <Sok>, segno che, oltre alle abitudini che
cambiano, da parte dei consumatori turchi c'è anche una maggiore volontà
di risparmiare. A conferma di questo dato, il fatto che i maggiori
incrementi si sono registrati proprio nei momenti di crisi economica come
quello di maggio e giugno. (Apcom)
06.01.2007
|
BANCHE
E POSTI DI LAVORO
|
Entro
l'anno dovrebbero essere fatte circa 15 mila assunzioni. Le filiali
degli istituti di credito si aggirereranno invece sulle 6700. |
Il 2007per la Turchia sarà l'anno
delle banche. Giganti come <Hsbc>, <Citibank>, <Bank
Paribas> e <Dexia> andranno alla conquista del mercato aprendo
circa 700 nuove filiali su tutto il territorio nazionale. Particolare che
per il mwercato del lavoro sono in arrivo buone notizie. I posti di lavoro
che nasceranno da questa "invasione" saranno circa 15 mila. Alla
fine del 2007 il numero di filiali invece sarà di circa 6700.
Tra il 1999 e il 2003 furono circa 50 mila le persone che persero il
lavoro a causa della crisi economica e del crack del sistema bancario.
Secondo gli addetti ai lavori, ora circa 30 mila potrebbero essere
reimpiegati. In questo momento gli impiegati nel settore sono circa 140
mila. (Apcom)
06.01.2007
|
TURISMO
UN VIAGGIO
COME UN "CAMMINO
DELLA SPERANZA"

|
Il
disagio provato da una turista, partita da Roma alla volta di
Antalya con cambio ad Istanbul, che ha impiegato undici ore per
raggiungere la destinazione. |
La collega Donatella
Bartoloni ci ha inviato questa lettera chiedendoci di pubblicarla. Lo
facciamo volentieri riservandosi di informarci presso la Turkish Aiways
come mai ci vogliono tante ore per raggiungere Antalya da Roma. Siamo
certi che inconvenienti del genere potranno essere superati quanto prima
dalla Compagnia.
Un viaggio in Turchia è il desiderio di molti italiani, vuoi perché chi
l'ha visitata ne ha riportato bei ricordi ed immagini indimenticabili,
vuoi per averne sentito tanto parlare e così a lungo per l'entrata
nell'Unione Europea (e si sa che gli italiani sono curiosi), vuoi per il
viaggio del Papa.
Basta prenotare - quindi - e partire per una vacanza piacevole e non
troppo cara, per poter ammirare moschee scintillanti sotto il sole,
splenditi mosaici e coste bagnate da mari cristallini, con alle spalle
lussureggianti montagne. Purtroppo no. Il problema nasce proprio dal
viaggio. Le linee aeree turche hanno pochi viaggi dall'Italia e da Roma,
diventa un vero e proprio "cammino della speranza"; undici ore
all'andata e dodici al ritorno, con sosta di tre ore ad Istanbul. Qui,
oltretutto, non esiste né aiuto, né scritte chiare, per raggiungere
l'aeroporto nazionale, cosa obbligatoria per andare ad Antalya, per
esempio. Quasi nessuno parla un'altra lingua, né la capisce, sembra più
un viaggio verso il "fronte", che per andare a trascorrere una
vacanza!.
Un esempio pratico: il <Club Meditérranée Palmiye> ad Antalya, è
un sogno. Ben organizzato, pulito, confortevole, buon cibo, giardini e
prati ben tenuti, conveniente per tutti, sia come prezzo, che come
vicinanza (da Israele solo due ore e non più di 3/4 ore da quasi tutte le
destinazioni europee, ma c'erano persino alcuni ucraini!). Il maggior
costo è solo per gli italiani, soprattutto provenienti da Roma e ci si
chiede il perché, considerato che la capitale italiana è il crocevia per
passeggeri da ogni parte d'Europa e del mondo.
Dipende dalle linee aeree turche, dall'aeroporto di Fiumicino o dalla
Turchia?
Di turismo hanno bisogno anche i turchi, specialmente se vogliono entrare
nell'UE. ma vogliono veramente entrarci? Oppure stanno facendo ogni tipo
di resistenza perché non si sentono di accettare regole che sono molto
confuse e che amalgamano razze, religioni, culture e radici così diverse?
I più volti ed abbienti si considerano ancora parte di un antico Impero
ottomano, e non vogliono rinunciare al loro passato e al loro prestigio (e
sono coloro che lavorano a livello internazionale e conoscono almeno
l'inglese). i più poveri, non vogliono mischiarsi alla pletora di coloro
che sono entrati in Europa il 1 gennaio scorso (romeni e bulgari) e che
considerano incapaci di lavorare seriamente e proficuamente (in Turchia ci
sono ancora moltissimi artigiani che si tramandano il lavoro da
generazioni), ed inoltre pensano di loro che non hanno dignità e
amor patrio. E i turchi sono convinti nazionalisti, forse è per questo
che la maggior parte non parla alcuna lingua eccetto la propria. Il fatto
è che in Europa ci sono molti luoghi, da quelli greci a quelli spagnoli,
a quelli italiani, etc, pieni di bellezze naturali e culturali e sono
facilmente raggiungibili. Bisogna risolverlo quindi il problema degli
spostamenti, altrimenti la Turchia resterà tagliata fuori. Meditate
gente, meditate! (Donatella Bartoloni)
06.01.2007
|
CIPRO NORD
ORA PUNTA DI PIU'
SUL TURISMO
|
Per
la Repubblica di Mehmet Ali Talat non è però una scommessa vinta
in partenza. Il problema del degrado ambientale. |
Negli ultimi trenta anni i
cittadini dell'autoproclamata Repubblica turca di Cipro del Nord
hanno perso il controllo del proprio destino. Questa la sensazione
degli abitanti della piccola isola mediterranea divisa in due dal
1974, quando l'esercito turco ne ha occupato la parte
settentrionale. La decadenza dello stato turco-cipriota è
soprattutto economica. Nonostante il suo territorio sia molto
fertile e goda di un clima particolarmente mite, tanto
l'agricoltura quanto il turismo sono "moribondi" a causa
dell'embargo imposto dall'intera comunità internazionale,
esclusa Ankara.
Ma proprio il rapporto privilegiato con la Turchia
rappresenta insieme la croce e la delizia dei turco-ciprioti, che
beneficiano dei cospicui finanziamenti dei loro protettori, ma la
tempo stesso soffrono delle loro altalenanti vicende politiche ed
economiche.
Il sostegno che la Turchia
fornisce al settore pubblico nord-cipriota, inoltre, frena la
crescita delle imprese, privandole di competitività. La pubblica
amministrazione, che beneficia di sussidi turchi che arrivano anche
a 400 milioni di dollari annui, può garantire infatti ai propri
dipendenti condizioni che nessun imprenditore locale può
permettersi di offrire.
Questa dipendenza dalla Turchia
è quindi "la più grande minaccia - spiega Erdil Nami, presidente
della Camera di commercio nord-cipriota - maggiore anche di quella
greco-cipriota". Nami fa un elenco dettagliato di ciò che il
settore pubblico, a differenza di qualsiasi imprenditore, può
permettersi di offrire ai propri dipendenti: "Salari relativamente
alti, 45 giorni di ferie, 45 giorni di permesso-malattia, orari di
lavoro ridotti" soprattutto in estate. I danni prodotti dai fondi
della Turchia
(che quest'ultima taglierebbe volentieri, visto il suo impegno per
la rimozione dell'embargo internazionale) rendono quindi
prioritaria, secondo Nami e secondo lo stesso presidente della Repubblica
nord-cipriota Mehmet Ali Talat, una riforma del settore
pubblico. Solo così si potrà dare nuovo slancio alle imprese,
soprattutto quella del turismo, che già oggi gode di ottime chance.
Gli imprenditori stranieri, infatti, hanno cominciato a investire
nella costruzione di porti, alberghi, casino e campi da golf,
attratti, spiega Nami, "da costi molto più bassi" rispetto al
sud greco-cipriota.
Eppure, quella del turismo non è per il nord dell'isola una
scommessa già vinta in partenza, perché l'attrattiva esercitata
dalle bellezze paesaggistiche si scontra con un enorme problema
ambientale.
L'intera isola è "imbruttita" dall'intervento umano, ma il
problema è esacerbato al nord, caratterizzato da cumuli di
immondizia ovunque, un ambiente urbano povero e degradato e montagne
deturpate dall'estrazione massiccia di pietre da destinare
all'edilizia. (Denaro.it)
06.01.2007
|
...MA MOLTO
DIPENDE DA ERCAN

|
Le
speranze del turismo nord-cipriota sono legate infatti all'apertura
dello scalo aereo ai voli internazionali. Nuovi incentivi poi
aumenterebbero i posti letto fino a 22 mila. |
Il nostro volo della
Turkish Cyprus Airlines, diretto all'aeroporto di Ercan, è pieno. Dopo
un'ora arriviamo a Nicosia e troviamo una temperatura primaverile, anche
se siamo a dicembre. Molti dei passeggeri sono cittadini turchi che
desiderano trascorrere un weekend a Cipro turca in quanto sanno che,
nonostante il boom edilizio, essa rimane un luogo incontaminato, con
spiagge immacolate e una situazione meteorologica ottima durante tutto
l' anno. Tra l'altro, l'isola è ricca di storia perchè nel corso
dei secoli ha visto un continuo alternarsi di popoli: Persiani, Ittiti,
Egiziani, Assiri, Babilonesi, Veneziani, Bizantini, Ottomani. E
anche i Templari.
Attualmente, per quanto riguarda la ricettività turistica, Cipro ha 127
alberghi con un massimo di quattro stelle, che hanno un totale di
13.453 posti letto, e sette hotel a cinque stelle che mettono a
disposizione 3.644 posti letto. Sia l'attuale governo del primo ministro
Ferdi Sabit Soyer, sia il passato governo di Mehmet Ali Talat - che poi
è diventato presidente - hanno privatizzato il settore turistico
turistico, muovendo in questo modo ulteriori passi verso la realizzazione
di un piano ambizioso. Infatti, sono state reperite nuove aree turistiche
oltre Girne (Kyrenia); nella regione di Bafa 14 nuovi hotel sono in
costruzione, e anche la zona di Guzelyurt (Morphou) è stata destinata al
turismo. Grazie a nuovi incentivi e a futuri investimenti,
inoltre, la capacità degli hotel nel nord dell'isola aumenteranno la
loro ricettività fino a raggiungere 22.000 posti letto. Il governo si è
posto come obiettivo quello di aumentare le entrate legate al turismo:
dagli attuali 4 milioni a un miliardo di dollari.
Reha Arar, presidente della catena Merit Hotel della Net Holding,
è del parere che Cipro turca diventerà un agguerrito concorrente nel
settore turistico, gareggiando con l'attuale posizione di Antalya.
Il presidente Arar afferma anche che, grazie al clima favorevole, Cipro
turca è destinata a diventare una meta sempre più popolare e ambita dai
flussi turistici.
Certo, il volume degli investimenti nel turismo sta aumentando e le
ambizioni sono molte e molto alte; tuttavia, se dovesse continuare
l'isolamento di cui soffre il nord dell'isola, si potrebbero incontare
seri problemi.
Attualmente gli alberghi di Cipro turca che hanno la possibilità di
crescere rappresentano il 44% del totale, mentre quelli che non ne hanno
sono il 30%. Fra gennaio e ottobre 2005 ci sono stati 410.496 turisti
dalla Turchia. Nel 2006 il numero è cresciuto del 19%, toccando quota
489.333. Purtroppo, però, il turismo internazionale è calato, passando
da 151.721 a 129.882 visitatori. Il numero totale dei turisti, nello
stesso periodo, è stato di poco superiore alle 619.000
persone.
Le statistiche mostrano che il 48% dei turisti era rappresentato da
cittadini turchi, seguiti da quelli inglesi (38%). Ciò deriva dal fatto
che l'isola è stata dominio della Corona inglese e attualmente circa
150.000 turchi-ciprioti vivono nel Regno Unito, più o meno il
numero della popolazione di Cipro turca. Il turismo inglese nell'isola
si basa fondamentalmente su vacanze ed edilizia.
L'embargo sui voli internazionali diretti all'aeroporto di Ercan è un
problema di fondamentale importanza, per questo il governo ha deciso
di prendere una chiara e netta posizione in proposito. A novembre la
Turkish Cyprus Airlines ha fatto domanda all'Aviazione civile inglese
per avere voli internazionali diretti, presentando documenti relativi
all'aeroporto in questione nonchè le ratifiche della richiesta
inoltrata sia dalle autorità dell'Aviazione civile di Cipro turca, sia
da quelle della stessa Turchia.
Difatti, anche Ankara è molto attiva su questo fronte. L'argomento fu
affrontato con Tony Blair, durante la sua visita ad Ankara, e gli
sviluppi appaiono promettenti. Se la richiesta di abolizione
dell'embargo verrà respinta, si ricorrerà alle vie legali. I
turchi-ciprioti ripongono molta fiducia nella recente spinta alla
cancellazione dell'embargo e il presidente Talat ha detto di aspettarsi
che l'Inghilterra "decida di concedere i voli diretti".
Dal canto suo, la Commissione Europea ha annunciato che, a partire da
questo mese, l'isolamento di Cipro turca sarà ridotto. Ma che cosa
accadrebbe se non si verificasse ciò che ci si attende, cioè se
continuasse l'isolamento dello scalo aereo di Ercan? Per raggiungere
l'obiettivo di un miliardo di dollari nel settore turistico il
marketing si concentrerà sulla Turchia. La Turkish Cyprus Airlines ha già
attivato voli per Gaziantep e Sanhurfa. Il presidente Reha Arar ha
reso noto che nuove promozioni verranno offerte ai turchi che non hanno
ancora visitato l'isola. Per fare ciò è necessaria una nuova strategia
di marketing tesa ad allargare la gamma di prodotti.
L'investimento presenta qualche rischio per colpa
dell'isolamento, sebbene il turismo verso luoghi ancora
ricchi di natura incontaminata sia in via di sviluppo. Nonostante ciò, le
cifre (3 milioni di turisti visitano ogni anno la parte greca
dell'isola) fanno ritenere che valga la pena di correre il rischio.
Attualmente la situazione è stazionaria, e l'attenzione è tutta
concentrata sull'abbattimento delle barriere.
La case da gioco, un importante settore nel turismo di Cipro turca,
sono state spesso oggetto di controversie. Di recente, però, i casinò
hanno adottato ben precisi regolamenti in base ai quali l'ingresso
è vietato ai minorenni. Ma vige tuttora l'idea secondo cui la Turchia
ha bandito le scommesse dai suoi confini per trasferirle sull'isola,
dove le sale da gioco sono molto popolari. Il governo di Cipro turca ha
perciò imposto delle regole ad un settore che annualmente fattura
sette miliardi di lire turche e che spesso è oggetto di dibattito sui
giornali dell'isola. (Sara
Basilici)
06.01.2007
|
ORA
LA SVEZIA
PIU' VICINA
CON <FLYME>

|
La
Compagnia area low cost collegherà da aprile lo scalo di
Sabiha Gokcen (Istanbul) con Stoccolma. I biglietti potranno essere
acquistati via Internet. |
Swedish
low cost airline FlyMe will begin flights to Istanbul's Sabiha Gokcen
airport in April.
The company will fly one day of the week to Sabiha Gokcen in April. In May,
the company will schedule flights to Istanbul every Monday and Friday.
Traffic at Sabiha Gokcen airport, a base for low cost carriers, has
recently increased due to the new airline companies.
Azerbaijan's private airline company Turan Airlines launched flights
from Gence to Sabiha Gokcen last week and now Swedish airlines FlyMe has
announced it will launch flights to Istanbul in April.
Mats Jacobson, FlyMe's business director, said they would only schedule
direct flights.
FlyMe will make its first flight on April 2, 2007.
Tickets can be purchased from their website, www.flyme.com.
Dalaman-based SteelBird will control ticket sales.
Several low cost airlines have launched flights to Turkey, including
Germanwings, Condow, Easyjet, Hapag Loyd, and Air Arabia.
Slovak Sky Europe and Macar Wizz Air are two other potential flight
carriers.
Four new airline companies are expected to schedule flights to Turkey in
the 2007-2008 period. (Mustafa Gun/Zaman)
06.01.2007
|
ISTANBUL:
COME SNELLIRE IL TRAFFICO
|
Si
stanno scavando tunnel per il passaggio della metropolitana sotto il
Bosforo. Presto i lavori per la costruzione del terzo ponte. |
A ceremony
was held to begin the construction of Ayrilikcesme and Yedikule tunnels in
the Marmaray, a large trans-Bosphorus subway project.
During the ceremony, Turkish Prime Minister Recep Tayyip Erodgan said,
"This is a 100-year dream of Istanbul. In five years, public
transportation will be accessed from every part of Istanbul. When the
project is completed, 75,000 passengers will be able to commute on one
lane between Halkali and Gebze. The fraffic on the both bridges over the
Bosphorus will lighten. Transportation across the straits will take only
four minutes."
Erdogan noted a third bridge would also be built over the Bosphorus.
Criticizing people against the construction of a new bridge, Erdogan
firmly said they would not heed such criticisms and would fulfill their
promises to improve the standards of daily life. (Zaman)
06.01.2007
|
SULLA ROTTA
VENEZIA-TURCHIA
|
Il
10 maggio inaugurazione della seconda nave della classe <Musica>,
"Msc Orchestra" di 90 mila tonnellate. E' capace di
ospitare 3.013 passeggeri. |
"Msc
Orchestra", la
seconda nave della classe <Musica>, che rappresenta l'anticipazione
stilistica propria dei prossimi progetti della compagnia, sarà inaugurata
il 10 maggio 2007 a Civitavecchia e partirà da Venezia il 2 giugno 2007
con un itinerario fra Grecia, Turchia e Croazia. Con una stazza di 90mila
tonnellate, una lunghezza di 293 mt. e una larghezza di 33 mt., capace di
ospitare fino a 3.013 passeggeri, "Msc Orchestra" è gemella dell'attuale
ammiraglia "Msc Musica" e di "Msc Poesia"; le aree comuni, pari a 22.000 mq,
offrono 5 ristoranti, 10 bar di cui due esterni, 3 sale meeting e
conferenze e molte aree comuni adatte alle varie esigenze del viaggio. (GuidaViaggi.it)
06.01.2007
|
IN
TESTA ALLE VENDITE
|
Tra
le rotte più servite in Europa per numero di seggiolini risulta l'Antalya-Sharm. |
Dall'ultimo
monitoraggio di <Oag> emerge che tra tutti i voli introdotti nel 2006 la
rotta domestica con il maggior numero di seggiolini aggiunti è stata la
Tokyo (Haneda)-Osaka (Kobe) in Giappone. Sono stati 773mila871 i posti
offerti su 3mila853 voli. In Europa tra le rotte più servite nell'anno
figura l'Antalya-Sharm che ha visto 200mila124 posti in vendita su 612
voli. (GuidaViaggi.it)
06.01.2007
|
AMBIENTE/SCIENZA
ROBOTICA
PER USO DOMESTICO
|
Si
deve a due ingegneri turchi se il Paese della Mezzaluna potrà
utilizzare meccanismi in grado di fare risparmiare tempo e denaro
soprattutto nel settore industriale. L'interesse di Israele. |
Locally
engineered robotics will help free the Turkish industrial sector from
dependence on outside sources, say two Turkish engineers behind the
project, Serhat Aksa and Ali Zafer Eser.
Turkish companies will be spared an extra €150,000 by opting for a robot
that will cost only €50,000 in Turkey.
Their smart robot can stack goods on shelves as high as 24 meters without
human control. It can also collect them from the shelves once a
transaction is made and take them to a loading machine.
The system also does the job of pressing machines. Noting that some
workers have injured their hands, even lost fingers, trying to pry free
items stuck in a pressing machine, Aksa said that all such work could now
be carried out by robots.
"The production of smart robots will help to prevent work accidents,"
said Aksa, manager of Sonar Research and Development Software.
The 'Technopark' law passed by the Turkish Parliament in 2003 to
prevent Turkish brain drain has improved the number of technically trained
and experienced employees in Turkey.
Entrepreneurs are not only exempt from taxes but are further encouraged by
Ali Coskun, the industry and trade minister, to launch their projects in
Turkey using local means.
The ministry gave its full support for the Turkish production of what had
hitherto been European and Far Eastern imported technology for the last 40
years.
Aksa recounts how certain people said the project could not be done, even
though the industry ministry was behind the project.
The robots were manufactured by a small company operating in the
industrial zone of Gebze, just east of Istanbul.
Some Israeli companies were intrigued by the Turkish robots and have
invited the manufacturers to their country.
Aksa said they would visit Israel in Jan. 2007, adding that actual
developments would take place in 2007 because, "we are planning to
attend a lot of exhibition." (Zelis Yildiraz/Zaman)
06.01.2007
|
CARBONE DI
QUALITA' SCADENTE

|
Questo
fa sì che da Agri ad Ankara le città siano soffocate dal grado
elevato di inquinamento. Raggiunti livelli senza precedenti. |
Pollution in cities around the
nation has reached unprecedented levels due to both the use of low-quality
coal and alonger-than-normalhigh pressure front.
Environment and Forestry Ministry Undersecretary Mustafa Öztürk said on
Monday that the coming of winter has resulted in a dramatic rise in air
pollution levels, noting that the low-quality coal used by householdsand
industry coupled with old cars that are not environmentally friendly were
the main reasons urban areas were suffering.
Dr. Ümit Şahin from the Doctors for Environment Association told the
TDN that the blame for the recent rise in pollution should definitely fall
on the use of cheap coal but noted that as the use of natural gas becomes
more extensive, meteorological factors and vehicles have become the main
culprits when it comes to pollution in cities.
The increase in pollution with the onset of winter is mainly being blamed
on the failure of municipalities to prevent the sale of substandardcoal,
but mayors from all around the country are trying to find ways to explain
the problem some other way.
Meanwhile, Ağrı Governor Halil İbrahim Akpınar said
the substandard coal seizedin the province was being distributed
among the schools of outlying villages. The coming snow is expected to
alleviate many of the pollution problems around the nation. (Turkish
Daily News)
06.01.2007
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CULTURA
"ADDIO
ANATOLIA"

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Vicenda
epica della scomparsa dell'ellenismo dalle terre in cui si era
insediato da tremila anni. Definito il "Guerra e pace"
della Grecia, il libro è il maggior best seller della storia
editoriale greca. L'autrice (Didò Sotirìu), morta ad Atene nel 2004, era nata ad
Aylini (Turchia) nel 1909. Fu tra i soci fondatori dell'"Intesa
greco-turca". |
È un
bel libro questo "Addio Anatolia" di Didò Sotirìu, e va reso merito
all'editore Crocetti per averlo pubblicato. Vi si racconta, in forma
appena romanzata, la maggiore tragedia della Grecia moderna: la cacciata
della fiorente comunità greca dalle terre d'Asia Minore dove per secoli
era vissuta in pace, sotto il dominio autocratico ma lassista
dell'impero ottomano. Didò Sotirìu - che è morta nel 2004 e che
dichiarò d'avere attinto le storie di "Addio Anatolia" dagli appunti
d'un vecchio contadino profugo - fu essa stessa coinvolta, adolescente,
nel tragico esodo. La vicenda personale della scrittrice s'intreccia così
a quella del protagonista, Manolis Axiotis.
Poco si sa in Italia, e poco si parla, della espulsione dei greci
dalla nascente Turchia di Kemal Atatürk, nel 1922. Così come poco si sa
e si parla della cacciata, o della caccia, cui furono
assoggettati dall'Armata rossa, all'epilogo della Seconda guerra
mondiale, i tedeschi delle terre orientali, annesse alla Polonia o
all'Unione Sovietica. Il personaggio narrante del libro era figlio di
facoltosi agricoltori. All'inizio del secolo scorso i rapporti tra greci
e turchi erano, in Asia Minore, eccellenti. I turchi avevano il potere
politico e burocratico, l'uno e l'altro esercitato mollemente, i greci
avevano il potere economico e la supremazia culturale. Questo equilibrio,
che era durato a lungo, fu spezzato dalla Grande guerra (1914-1918): perché
la Turchia si associò ai tedeschi, la Grecia oscillò: re Costantino
voleva l'alleanza con il Kaiser, Eleuterio Venizelos voleva l'alleanza
con l'Intesa. Venizelos prevalse e il re abdicò.
Ma i riflessi di quegli avvenimenti furono causa, in Asia Minore, di
grande turbamento. Vennero rinfocolate le pulsioni nazionaliste sia dei
greci sia dei Giovani turchi. La gioventù greca era affascinata dalla
"grande idea" di Venizelos, apostolo di un ellenismo che si espandesse, anche
territorialmente, dovunque fosse presente, anzitutto in Asia Minore. (Mario
Cervi/Il Giornale.it)
___________________________
Didò Sotirìu: "Addio Anatolia"
Crocetti Editore - Pagg. 295 Euro 16,00
06.01.2007
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POESIA
TURCA

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E'
appena uscito, nelle edizioni Manni, una <Antologia> di autori
contemporanei. La prefazione di Necdet Adabag, uno dei più
profondi conoscitori leopardiani, è sufficiente per invogliare
l'acquisto del libro. Voci sorprendenti di un mondo che non era, e non
è, solo pieno di sogni ma rispecchia quella che è la realtà della
vita. |
Abbiamo
conosciuto Necdet Adabag moltissimi anni fa durante una trasferta ad
Ankara quando il nostro giornale - <Il Mattino> di Napoli - ci
aveva inviato in Turchia per seguire le elezioni politiche poi vinte da
Ozal. In quella occasione Adabag era stato molto utile sia a noi, sia ad
altri colleghi con una serie di informazioni sulla formazione dei partiti
e con tanti consigli utilissimi tra l'altro per non scrivere corbellerie.
A quell'epoca Adabag, professore di letteratura italiana, era già
affermato come uno dei più profondi esperti di poesia leopardiana. Una
conoscenza che lo avrebbe portato ad ambiti riconoscimenti presso le
università di casa nostra. Abbiamo rivisto Adabag più di una volta, in
Turchia e in Italia, e dobbiamo dire che era stato sempre un piacere
conversare con lui in particolare quando l'argomento toccava la
profondità del poeta recanatese. Del resto siamo profondamente convinti
che siano pochi gli studiosi che si dedicano al Leopardi con tanta
passione e competenza. Ne è una testimonianza un saggio che ci inviò a
suo tempo e che poi pubblicammo su <Turchia Oggi>.
La cultura di Adabag non è però limitata all'uomo di Recanati ma spazia
anche e soprattutto quando il discorso cade sulla poesia turca. Ne poteva
essere diversamente. E' stata quindi una grande gioia vedere che la
prefazione ad un libro, appena uscito nelle edizioni Manni, "Antologia
della poesia turca contemporanea", porti la sua firma. Le 33 pagine
di questa prefazione rappresentano un saggio a sè, utilissimo ed
indispensabile per comprendere appieno cosa abbiano rappresentato e
rappresentino nel Paese della Mezzaluna autori come Neci Fazil Kisakurek,
Ahmet
Muhip Dranas, Ziya Osman Saba, Rifat Ilgaz, Bedri Rahmi Eyupoglu,
Orhan Veli Kanik e tantissimi altri. Ha ragione Adabag quando scrive che
"il poeta turco è la voce della necessità interiore di comunicare
agli altri le proprie idee espresse con tecniche diverse". Ha ragione
quando aggiunge che "la lingua turca, grazie a questi grandi poeti,
è notevolmente cresciuta e progredita, è diventata insomma un mezzo di
espressione fine, dinamica e ricca". Basti pensare alla poetessa
Melisa Gurpinar (le parole sono di Adabag) che è stata testimone - nel
periodo tra il 1950 e il 2000 - del mutamento del popolo turco, dei
diritti conquistati dalle donne e di quante di queste hanno anche perso nella
nell'emancipazione, di tutto ciò che questa generazione ha vissuto. Basti
pensare ancora a Sunay Akim che canta l'infanzia o a Ozdemir Asaf o a
Behçet Necatigil. Tutte voci sorprendenti di un mondo non era e non è
solo pieno di sogni ma rispecchia quella che è la realtà della vita. (Turchia
Oggi)
___________________________
"Antologia della poesia turca contemporanea"
edizioni Manni - Pagg. 149 euro 13,00
06.01.2007
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DALLA CITTA', ALL'ABITO, ALLA
CITTA'

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Presentazione dei
carta-modelli realizzati e della
documentazione raccolta nell'ambito del progetto artistico "Patterns"
che ha coinvolto un gruppo di artisti, designer, architetti,
stilisti, urbanisti e costumisti teatrali in una lettura della città
di Istanbul sfociata nella creazione di abiti che "dialogano"
con il territorio.
|
Hanno sfilato lo scorso
26 dicembre i risultati del progetto "Patterns Istanbul" durante
l'incontro di presentazione della prima fase del lavoro, che è stato
ospitata da <Bis wear> (Galatasaray, Istanbul), sartoria/atelier di Risalet
Ertürk, designer urbanista, una delle partecipanti al progetto.
I primi modelli, gli abiti, ma anche i processi creativi e di riflessione
sul territorio, le interviste e l'esplorazione del territorio, le
proiezioni e la musica (DJ Hugo Chavez a.k.a. Ahmedinejad, DJ Dr. Egal,
Slave Music), i modelli e i cartamodelli: tutto è stato presentato in una
serata dedicata a discutere del progetto e dei suoi primi risultati. Non
si trattava semplicemente di abiti, infatti, ma di un racconto della città
nato a partire dalla mappa dei suoi quartieri, di un incrocio di visioni,
di percezioni e di esperienze personali, di porzioni di territorio e di
letture della società.
Il progetto "Patterns", di Bernardo Giorgi e Cinzia Cozzi (borders
project, www.borders.de), è infatti basato sull'idea della
sovrapposizione e della corrispondenza tra il corpo - confine con il mondo
esterno - e il territorio. In "Patterns Istanbul" il territorio
della città di Istanbul, visto anche attraverso la relazione particolare
con gli abitanti e attraverso l'esperienza personale dei partecipanti al
progetto, è stato ridisegnato e trasferito su modelli di carta per la
produzione di abiti.
<Cittadellarte-Fondazione Pistoletto> ha collaborato al progetto individuando come proprio interlocutore l'Ufficio
Politica, il cui principale progetto è "Love Difference" (www.lovedifference.org).
"Love Difference" ha coadiuvato gli autori di "Patterns Istanbul" nella
realizzazione del progetto tramite un workshop nel workshop,
condotto da Maria Chiara Piraccini e da Noemi Satta, tenutosi a Istanbul
nel periodo dal 4 al 9 dicembre 2006. Durante il workshop un gruppo multi-disciplinare ha preso parte all'esplorazione, all'analisi e alla
rappresentazione di una porzione del territorio di Istanbul, al fine di
creare una mappa culturale, e di definire la base di lavoro per la
collezione realizzata.
"Patterns Istanbul" con questo evento ha dato avvio ad una nuova
fase: quella della produzione sostenibile a livello locale di abiti
dialoganti con il territorio. Sono inoltre previste nei prossimi mesi
integrazioni del progetto in ambito editoriale, con una guida alternativa
alla città, e del design, con l'ospitalità alla settimana del design ad
Istanbul a giugno 2007, ma soprattutto con le azioni progettate e da
realizzare che partono dalla collezione e che arrivano ad attivare una
nuova relazione artistica e sociale con il territorio (evento presso <Platform Garanti< - sfilata di moda). È possibile seguire i progressi
del lavoro sul blog http://borders-de.blogspot.com
Il progetto era stato sponsorizzato da <Berliner Senate> e si è
avvalso della
collaborazione di: <Cittadellarte - Fondazione Pistoletto> e <Love
Difference>, <BM Contemporary Art Center>, <Human Settlement
NGO>, <Platform
Garanti> e del patrocinio di <Bilgi University>, <Goethe
Institut>, <Istanbul
Technical University>, <Istituto Italiano di Cultura>. (News
Italia Press)
06.01.2007
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ARTE
BENVENUTA TURCHIA
SUL SUOLO
DEL QUIRINALE

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Martedì
prossimo, 9 gennaio, i presidenti delle Repubbliche Italiano e
turco, rispettivamente Giorgio Napolitano e Ahmet Necdet Sezer,
inaugureranno presso le Scuderie una interessante rassegna che ripercorrà 7 mila anni di storia anatolica. 43 opere provenienti
dai maggiori musei del Paese della Mezzaluna. |
 Arte e cultura turca lungo settemila
anni di storia saranno al centro di una grande mostra al Palazzo del
Quirinale, dall'11 gennaio al 31 marzo 2007, allestita in occasione della
visita di Stato del presidente della Repubblica Turca Ahmet Necdet Sezer,
che la inaugurerà assieme al Capo dello Stato Giorgio Napolitano il
prossimo 10 gennaio. Alla cerimonia sarà presente anche il ministro turco
della Cultura e del Turismo, Atilla Koç
Secondo una nota dell'organizzazione al Quirinale verranno esposte quarantatrè opere
provenienti da quattro grandi musei turchi, per un evento, curato dal
Segretariato della Presidenza della Repubblica e organizzato da <MondoMostre>.
( i pezzi sono stati scelti da Lous Godart, professore di filologia
micenea, autore di un famoso libro, "l'invenzione della
scrittura", ma soprattutto consigliere culturale del Quirinale, ndr)
Nelle Sale delle Bandiere del Palazzo del Quirinale, si potranno ammirare
reperti straordinari appartenenti alle varie fasi delle civiltà che si
sono succedute sul territorio anatolico: dall'insediamento urbano di Çatal
Höyük, la più vecchia e più grande città di età neolitica mai
ritrovata, alla fine dell'Impero Ottomano (1919-23).
Gli oggetti esposti, dicono gli organizzatori, rappresentano l'immenso
arco cronologico che separa la civiltà dei primi contadini della piana di
Konya nel VII millennio a.C. dai fasti della corte imperiale racchiusa
nelle mura dorate del Palazzo di Topkapi all'inizio del Novecento.
I tesori preziosissimi del Museo del Palazzo di Topkapi di Istanbul,
residenza dei sultani dal 1453, saranno accanto alla dea madre del
neolitico, ai gioielli delle civiltà del bronzo, alle raffigurazioni
delle divinità venerate in Anatolia nel III e II millennio a.C., ai primi
scritti lasciati dai commercianti assiri e dagli ittiti, alle
testimonianze delle civiltà classiche.
Le opere provengono, oltre che dal Topkapi, dal Museo delle Civiltà
Anatoliche di Ankara, dal Museo Archeologico e dal Museo delle Arti Turche
e Islamiche di Istanbul. Il pubblico scoprirà così il lungo cammino di
un Paese che ha visto nascere alcune tra le prime comunità di agricoltori
della storia, per poi accogliere i popoli che hanno costruito la civiltà
occidentale, e che oggi bussa alle porte dell'Unione Europea. (Reuters)
____________________________
La mostra - realizzata col contributo dell'Amministrazione Autonoma
dei Monopoli di Stato e di Enel - si potrà visitare tutti i giorni,
dall'11 gennaio al 31 marzo, dal lunedì al sabato dalle 9.30 alle 13.30 e
dalle 15.30 alle 19; la domenica dalle 8.30 alle 12.
06.01.2007
|
TAPPETI UNICI
NEL PALAZZO
DOLMABAHCE

|
Una
mostra di 57 esemplari, una evento di una serie di manifestazioni
per ricordare i 150 anni della costruzione dello stupendo edificio
dove morì Ataturk. |
Anexhibition titled"The
Last Knot of Weaving: Ottoman Palace Carpets," the last event ina
series of activities celebrating the150th anniversary of Dolmabahçe
Palace, opened at the palace on Monday.
The exhibit features 57 unique carpets woven specially for the Ottoman
palaces, with the spotlight on those forDolmabahçe Palace in
particular, showcasing the rare and preciouswovenIranian, Uşak,
Hereke and Kula carpets.
Speaking at the opening, National Palaces Director Cemal Öztaş said
they planned toweave50 more carpets next year and that each
carpet had a historical value and a uniquestory, such as the carpet
depicting the Ottoman Empire map.
He said the exhibition was the last of a series of activities marking the150th
anniversary of Dolmabahçe Palace and that it had attracted great interest
from both audiences and the media.
Topkapı Palace Museum President İlber Ortaylı said exhibits
were an indispensable characteristic of the modern museum phenomenon and
that the items secured in the museums' warehouses should be displayed
through such thematic events.
Noting that they would soon organize a "Russia at the Ottoman Palace"
exhibition at Topkapı Palace, he said the event would feature gifts
given by Russian czars to Ottoman sultans.
Following the speeches, Öztaş and Ortaylı cut the ribbon and
opened the exhibition, which will run through Feb. 10.
The exhibit can be viewed free of charge from 9:00 a.m. to 6:00 p.m.
except Mondays and Thursdays, reported the Anatolia news agency. (Turkish
Daily News)
06.01.2007
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NUOVO PASSO VERSO
L'ART WORD

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Organizzata
dalla Turchia la prima fiera d'arte "Contemporary
Istanbul". Un appuntamento attesissimo. |
Mentre il dibattito sull'ingresso
in Europa è tutt'altro che sopito, la Turchia, anzi la capitale
Istanbul, fa un nuovo passo avanti verso l'art world occidentale.
Organizzando- con una scelta di date a dir la verità un po'
ardita se non provocatoria,da parte diun Paese musulmano-
la prima edizione della fiera d'arte "Contemporary Istanbul",
all'<Istanbul Convention and Exhibition Center>, nel cuore della città.
Un appuntamento attesissimo da gallerie e collezionisti del Paese, certo
con adesioni limitatissime da operatori europei- qualche sparuta
presenza tedesca, oltre a qualche newyorkese in avanscoperta -, certamente
frenati dal periodo pre-natalizio. Anche per questo, probabilmente,
l'edizione del prossimo anno sarà spostata a settembre, in coincidenza
con la decima edizione della "Istanbul Biennale". Forse la cosa farà
contenta anche la <Deutsche Bank>, prestigioso main sponsor
dell'esordiente fiera. (Exibart.com)
06.01.2007
|
ANKARA E IL
RICORDO DI KEMAL

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L'87
anniversario della prima visita nella capitale turca del "padre
della patria" festeggiato con una serie di manifestazioni in
tutto il Paese. La mostra "Le Perle di Ankara 4". |
The 87th anniversary of Atatürk's
first visit to Ankara has been celebrated with a series of activities
throughout Turkey.
One of them is anexhibition titled "The Pearls of Ankara 4" by
Kemal Çelik, opened on Tuesdayat Ankara's Çankaya
Contemporary Arts Center as part of overall activities markingthe
87th anniversary of Atatürk's first visitto Ankara.
Organized by the Ankara Club Association, the exhibition features 30
watercolors depicting Atatürk as well as historic venues symbolizing
Ankara such as the first Parliament building in Ulus, the Ankara citadel,
At Pazarı, where the city's oldest shops are located, and historical
Ankarahouses.
Speaking at the event, Ankara Club Association Chairman Bülent Kalıpçı
said Dec. 27 was an important date both for Ankara and Turkey since it
marked the arrival of Atatürk, the founder of the Turkish Republic, in
Ankara, on Dec. 27, 1919, after helanded at Samsun on May 19, 1919
to launch the Turkish War of Independence.
"Atatürk was then welcomed in Ankara enthusiastically, and we all love
Atatürk and Ankara," he said.
Çelik told the Anatolia news agency that the history of Ankara could be
equated with itscitadeland environs, adding: "Ispent
timein the Altındağ district,where the citadelis
located. This exhibit is the fourth of a series on Ankara. The paintings
reflect the real face of Ankara," he added.
Other events scheduled to mark Atatürk's arrival in Ankara include two
exhibitions titled "Atatürk Houses" and "Moments Reflected from the
Personal Belongings of Atatürk," which opened and are
sponsoredby the Culture and Tourism Ministry.
The "Atatürk Houses" exhibit, which is on display at the Cumhuriyet
Museum, features 38 photographs ofhouses where Atatürk was hosted,
lived and worked during the republican and independence periods,
accompanied by informative notes. Among them are houses inBursa,
Konya, Adapazarı, Kayseri, Samsun and Tekirdağ.
The "Moments Reflected from the Personal Belongings of Atatürk"
exhibition, which features the personal belongings of Atatürk, can be
viewed atthe Kurtuluş Museum.
Both exhibitions will run through March 2. (Rob Marshall/Turkish
Daily News)
06.01.2007
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L'ARTE
NON HA CONFINI

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In
mostra a Villa Manin, a Trieste, una interessante manifestazione dalla quale esce l'immagine contrastata di una Turchia in
fermento e contraddittoria, carica di aspettative. I curatori hanno
selezionato giovani non ancora noti al grande pubblico. Tra i temi più
sentiti la politica ed il rapporto con l'autorità. |
Millecentocinquantatrè. Sono le
miglia marine che coprono la distanza tra Istanbul e Trieste, tra il lembo
più ad est del Belpaese e la maggiore città dello Stato la cui adesione
alla Comunità Europea sta suscitando un vespaio di polemiche. Ma, a
differenza della politica, l'arte sembra non dare troppa importanza ai
confini: proprio in questi mesi infatti Villa Manin spalanca le porte
della residenza dogale ad artisti turchi, con una mostra realizzata con la
collaborazione del Centro d'Arte Contemporanea <Platform Garanti>.
E come era successo per <Instant Europe>, in cui erano stata
esplorata la produzione fotografica e video dell'est Europa, i curatori
hanno selezionato artisti non ancora noti al grande pubblico, molti dei
quali ancora trentenni.
Uno dei temi più sentiti è la politica ed il rapporto con l'autorità,
segno evidente delle frizioni ancora in atto nel Paese con una democrazia
ancora giovane. È il caso di Osman Bozkurt (Istanbul, 1970), che in
"Marks of democracy/Portraits of the voters" fotografa le dita
degli elettori segnate con dell'inchiostro per evitare che si
presentassero alle urne più di una volta.
Dita e unghie messe in serie (a testimoniare l'uguaglianza dei
cittadini) ma che mantengono comunque, seppur attenuate, le identità
individuali, per diventare alla fine soggetto estetico. Ahmet Ögüt (Diyabakir,
1981) e Osman Bingöl (Ankara, 1979) inscenano invece il più classico
rapporto psicologico tra guardia e ladri, solo che i protagonisti sono un
militare e un politico che si scoprono alla fine non essere dissimili e
partecipano allo stesso furto di un auto.
La polizia è anche protagonista del video "Round Up The Usual
Suspect" di Hatice Güleryüz (Denzil, 1968), filmata nel giorno
della parata annuale durante le acrobazie in motocicletta. Ma la
dimostrazione di forza ed abilità viene letteralmente smontata dall'uso
del rallenti e alla fine ne esce una parodia esilarante.
Hussein Chalayan (Cipro, 1970), che ha rappresentato la Turchia
all'ultima Biennale veneziana, è autore di "Anaesthetics",
video che indaga come le convenzioni del vestire siano una forma di
violenza sull'individuo, mentre Fikret Atay (Batman, 1976) insiste
sull'aspetto ludico. In "Rebels of the Dance" fa cantare e
ballare due bambini curdi, inizialmente timidi, che si trovano casualmente
di fronte ad uno sportello bancomat e in "GoodYear" insegue con
le telecamera a mano due ragazzini che giocano con uno pneumatico
abbandonato fino a dargli fuoco. I bambini sono anche i protagonisti del
toccante "This is the Disney World" di Esra Ersen
(Ankara, 1970): abbandonati dalle famiglie a Istanbul, vivono di
espedienti. Con estrema lucidità analizzano e raccontano di fronte la
telecamera la propria vita, mentre sniffano degli stracci impregnati di
colla per fuggire da una realtà che sembra averli cancellati.
Ne esce l'immagine contrastata di una Turchia in fermento e
contraddittoria, carica di aspettative ma che ancora disturbante. Come la
stella luminosa proiettata sulle foto di Banu Cennetoglu (Ankara, 1970),
voluta dall'artista proprio per infastidire la visione delle opere. (Exibart.com)
06.01.2007
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SPETTACOLI
TEATRO E
FEMMINISMO

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L'attività
del Dipartimento di drammaturgia dell'Università
di Istanbul, fondato con lo scopo della formazione in ambito critico
e di ricerca.
Un'intervista a Fakiye Özsoysal, docente
universitaria incontrata a Trento in occasione dell'iniziativa
"Al limite, al confine". Le relazioni con l'Iksv. |
- Che attività svolge il
Dipartimento di critica teatrale dell'Università di Istanbul? Quanti
corsi sono attivati e quali? Quanti studenti lo frequentano?
Il Dipartimento è stato fondato nel 1992, con lo scopo della formazione
in ambito critico e di ricerca teatrale. Attualmente sono iscritti 120
studenti che frequentano corsi ordinari, post-laurea, master e dottorati.
Molti di loro lavoreranno poi per i media - carta stampata e informazione
televisiva - in università o in scuole di teatro. I corsi sono incentrati
soprattutto su drammaturgia, critica teatrale, storia del teatro - turco e
non - movimenti teatrali, regia e tecniche teatrali. Le aree di ricerca
del Dipartimento sono: relazioni interculturali, interdisciplinarietà e
teatro, teatro femminista, semiotica teatrale.
- Di cosa si occupa esattamente all'interno del Dipartimento?
Sono critica teatrale e professore associato presso il Dipartimento di
drammaturgia e critica teatrale dell'Università di Istanbul. İ miei
seminari vertono in particolare su critica teatrale, teatro femminista,
laboratori di scrittura critica e mi occupo di seguire e monitorare
progetti di ricerca sul teatro turco.
- In quali altre sedi insegna? Con che riscontri?
Attualmente non insegno in altre università, ma tre anni fa ho
lavorato due anni in Germania, presso l'Università Duisburg-Essen,
tenendo seminari sull'analisi di testi letterari e teatrali e di scrittura
creativa. Il mio obiettivo principale è quello di migliorare
l'atteggiamento critico degli studenti. Importante è che riescano a
esprimersi liberamente, discutendo e sostenendo le proprie posizioni con
consapevolezza. Nel rispetto dei diversi punti di vista, con flessibilità
e capaci di avere opinioni originali sui temi trattati.
- Con quali centri di ricerca è in contatto il Dipartimento di critica
teatrale? Su che tipo di progetti?
Abbiamo contatti con l'Università di Duisburg-Essen, la Freie
Universität di Berlino e l'Università di Atene. In particolare con
questi atenei sono attivi programmi di scambio e il programma Erasmus.
Inoltre si sta lavorando per l'istituzione di un Istituto teatrale, il
"Haldun Taner Theatre Institute" da creare in seno all'Università di
Istanbul.
- Che relazioni con il Festival Internazionale di Istanbul (Iksv)?
Le relazioni con l'Iksv avvengono tramite Dikmen Gurun, che guida il
nostro dipartimento ed è anche consulente ufficiale dell'ISKV. Molte
conferenze e workshop sono organizzati in collaborazione tra le due
istituzioni.
- Quali letture proporrebbe per iniziare ad analizzare 'la scena turca
oggi'? Chi, in questo momento, la sta studiando più a fondo (in Turchia
o altrove)?
Il nostro dipartimento sta lavorando attualmente ad alcune
pubblicazioni che però non sono ancora disponibili. Posso indicare alcuni
approfondimenti a cura di Dikmen Gurun, tradotti in inglese e disponibili
in internet: An excursion in Turkish Theatre e History of Theatre
Criticism.
- Al convegno tenutosi a Trento il 2 dicembre, è intervenuta con una
relazione sulla posizione sociale della donna nelle leggi, nei media e nei
testi teatrali in Turchia. Che cambiamenti sono in atto in questo momento?
In che modo la drammaturgia turca testimonia la condizione femminile?
Nella mia relazione ho provato a spiegare che alcune leggi sono state
cambiate, ma nella pratica quotidiana la mentalità patriarcale non è
mutata. Vi sono poi differenze sostanziali tra città e campagna. Alcuni
gruppi teatrali femministi si stanno occupando in profondità di alcuni
temi, ma i loro tentativi sono piccoli passi lungo una strada ancora molto
lunga. Sfortunatamente la drammaturgia turca è molto lenta a reagire e
creare dibattito sui cambiamenti avvenuti.
- Qual è, secondo Lei, la voce più interessante della drammaturgia
turca (vivente e non)? Perché?
Non me la sento di classificare per nazionalità. Un testo teatrale si
rivolge in particolare a chi vive nel luogo in cui viene scritto e
interpretato, ma ha anche un carattere universale, perché stiamo tutti
vivendo nello stesso mondo globalizzato.
- Come è avvenuta la selezione dei testi presentati a Trento? Cosa li
differenzia e cosa li accomuna?
La valanga di Tuncer Cucenoglu e La maledizione del cervo di
Murathan Mungan, riguardano il conflitto tra tradizione e individuo e sono
scritti in modo convenzionale. Affitasi di Ozen Yula e Ultimo
mondo di Yesim Ozsoy Gulan, trattano il tema della vita nella
metropoli, Istanbul, di alienazione e solitudine dell'individuo. Questi
ultimi sono scritti in modo sperimentale, Ultimo mondo ha
caratteristiche interdisciplinari e intertestuali. In tutti questi casi, i
testi riprendono problematiche della società turca contemporanea e sono
esempi rilevanti della produzione drammaturgica della Turchia di oggi.
- Cosa Le fa pensare il congelamento di queste ultime settimane
dichiarato dall'Unione Europea, rispetto alla candidatura all'Europa
della Turchia? Che rischi comporta?
Non è semplice rispondere in poche righe. A mio avviso entrambe le
parti non sono pronte a essere sufficientemente flessibili per modificare
i rispettivi punti di vista; non sono pronte ad accettare o apprezzare le
differenze culturali intese come differenze e non come minacce alla
propria identità. Potrebbe essere per entrambi un'occasione di
liberazione dai pregiudizi ed è un percorso che UE e Turchia devono
intraprendere.
Come cittadina turca, potrei anche accontentarmi delle significative
riforme legislative attuate in questi anni per garantire e migliorare i
diritti umani, e del fatto che, proprio grazie al percorso verso l'UE, ci
sia ora più attenzione alla situazione sociale delle donne. Malgrado ciò,
in Turchia le studentesse e le attiviste femministe hanno due diversi
punti di vista: alcune sostengono l'integrazione nell'UE come occasione di
miglioramento dei diritti umani; altre si oppongono, poiché temono che
causi l'applicazione di politiche neoliberali che andranno a peggiorare la
situazione delle donne, in particolare su protezione sociale e lavoro.
- Se dico 'Europa' che confini ha in mente? Che significa per Lei 'oriente'?
E 'occidente'?
Credo che l'Europa sia quella segnata sulle cartine geografiche e
comprenda ora anche tutti i Paesi che in passato erano oltre la cortina di
ferro. Per quanto riguarda 'est' o 'ovest', dipende da dove ci si
pone. Se si guarda alla Turchia e in particolare al suo periodo di
modernizzazione, tre sono i Paesi che sono stati punto di riferimento, sia
per l'Impero Ottomano che per la nuova Repubblica Turca: Francia, Germania
e Inghilterra. E i loro sistemi legali. In questo senso si può parlare di
occidentalizzazione.
- Cosa difende senza condizione del Suo Paese? Cosa invece considera
inaccettabile?
L'Anatolia è sempre stata ed è una vera e propria 'melting pot'.
Per secoli molte culture diverse sono coesistite, ciascuna condividendo e
scambiando il proprio patrimonio. La cultura dell'Anatolia, quella dei
Goti, degli Ittiti, degli Ionici, dei Bizantini, dei Persiani, dei
Macedoni, dei Greci, degli Arabi, dei Caucasici, degli Ottomani, dei
Turchi, dei Curdi, la cultura della Mesopotamia e del Medio Oriente e via
dicendo, hanno inciso sulla nostra società e sulla nostra storia, le
ritroviamo nell'arte e nella letteratura, nel teatro, nell'architettura,
nelle fedi, nella cucina, nei nostri comportamenti, nel nostro modo di
vedere la vita. Questo difendo del mio Paese: la cultura dell'Anatolia non
è omogenea, è un vero e proprio tesoro culturale. L'unica cosa che
definirei inaccettabile è la violazione dei diritti umani, anche se negli
ultimi anni, dal punto di vista legislativo, si sono verificati
cambiamenti. (Giulia Mirandola/http://www.osservatoriobalcani.org/article/articheview/6557/1/51/)
06.01.2007
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UNA ....CASA NEL
CUORE DI ISTANBUL
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Alla
9.Biennale un evento speciale intitolato "Home": con sette artisti
turchi anche il giovane Paolo Cavinato. Lo abbiamo intervistato nel
suo studio. |
- Come
sei arrivato alla 9. Biennale di Istanbul (16 settembre-
30 ottobre 2005)? Da cosa è nata l'esperienza di Home e come si
è svolta?
Tutto nasce nel 2005 al
Salone Satellite di Milano, una sezione del Salone del Mobile che riguarda
giovani designer e artisti contemporanei. Le mie installazioni hanno
attirato l'attenzione di Asli Tunca, che ha un atelier nel cuore di
Istanbul. Si è innamorata della mia ricerca e insieme a Umberto Branchini,
vicecuratore della mostra Home, ha inserito la sua casa - perciò
questo titolo - all'interno della Biennale di Istanbul come evento
speciale. In una selezione che comprendeva i più grandi artisti turchi,
ero l'unico italiano invitato. Sono stato ospitato per circa due mesi a
Istanbul e invitato a creare sul posto. Mi è stato detto vieni, per i
materiali avrai tutto, cammina in mezzo alla città e realizza quello che
credi. È la cosa più bella che possa accadere a un artista.
- Che cos'è
l'Atelier Asli Tunca? Che attività svolge? Hai mantenuto contatti?
L'Atelier Asli Tunca è un luogo di progettazione, con una parte
dedicata all'arte contemporanea. Asli Tunca costruisce oggetti per la
casa, arredamenti e realizza tessuti. Sono rimasto in contatto con lei e
forse ci sarà modo di lavorare ancora insieme.
- Conoscevi già la
città? E la Turchia?
Non sapevo nulla, ma ci sono state coincidenze pazzesche. In Istanbul
ho riconosciuto molti caratteri della mia ricerca, l'utilizzo di
materiali poveri o di elementi naturali, come l'acqua, la terra, la
carta, la cera. Li ho ritrovati in tutta la città. Vi sono siti
archeologici in cui, sottoterra, colonne doriche sono colpite da gocce
provenienti dal soffitto, gocce che piovono su un pavimento d'acqua.
Sono fenomeni che mi impressionano molto e l'acqua è una costante della
mia ricerca, perché si lega ai concetti di tempo, materia,
trasformazione.
- Cosa significa oggi
per te Istanbul?
È una porta sul Medio
Oriente, un ponte verso una cultura molto diversa dalla nostra. È vero
che Istanbul è molto turisticizzata, ma permangono segni forti di una
cultura a noi ancora poco nota. Per me è stato un punto di innovazione
importante. Dopo la Biennale, si è aperto un collegamento con Venezia per
un progetto che riguarda Istanbul e si stanno affacciando anche altre
occasioni. Perciò la mia esperienza con Istanbul non è conclusa.
- Parliamo di Benim
sultanahmetim la mia Sultanahmet, un'installazione ora visibile presso
lo spazio "Dalbemtre" fashion store Monastier di Treviso. Puoi
descrivere questo progetto?
Il progetto nasce da una serie di studi svolti da Eugenia Bolognesi Recchi
Franceschini, bizantinista, presidente dell'Associazione Palatina
Istanbul, consulente Unesco e direttore della Missione per la salvaguardia
ed il restauro del gran palazzo degli imperatori di Bisanzio. Insieme a un
gruppo di architetti e archeologi romani e turchi, ha svolto un grosso
studio sul Palazzo dei sultani, evidenziando la presenza di siti ancora da
studiare, non aperti al turismo. Il 14 dicembre, a Venezia, si è svolta
una tavola rotonda sul gran palazzo degli imperatori di Bisanzio e il
parco storico urbano di Sultanahmet a Istanbul, organizzata
dall'Associazione Palatina Istanbul in collaborazione con il Ministero
per i Beni e le Attività Culturali, l'Ambasciata di Turchia a Roma e
l'Istituto Veneto di Scienze e Arti di Venezia, patrocinato dal
Ministero degli Affari Esteri e dal Consolato Generale Onorario di Turchia
a Venezia. La mia installazione, curata ancora una volta da Umberto
Branchini, serviva a facilitare visivamente la comprensione del progetto.
Non ho fatto un lavoro fortemente didascalico, pur mantenendo gli elementi
portanti di ciascun luogo. Sono sei siti - moschea blu, moschea mahmut
aga kapi agasi, boukoleon, ippodromo e seconda cisterna sotterranea,
moschea sokuluk mehmet pasha, moschea di küçük aya sofya - in cui ho
cercato di trasmettere la poetica del luogo 'inventandomi' un'altra
archiettettura. |
- Cosa passa attraverso
l'architettura bizantina, matrice delle ultime installazioni?
Mi colpisce la stratificazione di questi luoghi. Istanbul è stato il polo
catalizzatore di civiltà che hanno ogni volta segmentato situazioni
proprie. Quella goccia che anche nelle mie installazioni cade, cade,
mentre sedimenta trasforma. In tutta Istanbul si legge questo processo di
sovrapposizione culturale.
- Quanto contano le
città nel tuo percorso di maturazione artistica? E nel processo creativo?
Sono appena stato a Londra e a New York. Le città sono molto
importanti e in ciascuna cambiano il punto di osservazione, le
caratteristiche, i volti. Ma è altrettanto essenziale un riferimento
fisso, uno studio nell'isolamento, dove nel silenzio riesco a fare
sintesi su quello che ho visto fuori. L'esterno e quindi le città, sono
dei motori di energia, visioni, suoni che arricchiscono e in questo
arricchimento si catturano elementi forti. Di Istanbul ho percepito la
stratificazione e il senso umano. Credo che diversamente da Londra o
Parigi, Istanbul abbia una diversa temperatura. Ho avuto la sensazione,
attraversandola a piedi, di camminare con tutti i sensi. Penso ai bazar,
al cibo, alle spezie: guardi toccando e assaporando ed è fantastico.
- Ti muovevi da
solo?
Sì e lo preferisco. In
questo modo riesco a essere completamente concentrato sull'esterno e
avere un dialogo incessante tra me e quello che vedo, sento, senza la
mediazione di una compagnia o di una guida.
- Quanto ti senti
radicato nel tuo Paese? Dove è importante essere, per un artista, in
questo momento?
Per le leggi del mercato un artista dovrebbe essere nei punti in cui
il mercato è più forte, quindi a New York, Londra, Berlino. Io, un po'
controcorrente, cerco di seguire la mia ricerca. La mia base è dove ho le
radici e le radici sono la pianura padana, dove sono nato e cresciuto: è
una questione di silenzio e di tranquillità. Il mondo fuori può essere
molto dispersivo. Per una ricerca personale interiore serve fare tabula
rasa in un luogo di vuoto, dove non c'è nulla, solo pianura e terra.
Terra legata a momenti contadini, poveri, umili, semplici e in questa
semplicità ho occasione di lavorare con i materiali e quasi di meditare
con essi. Il mio studio è l'osservatorio in cui faccio chiarezza. È
importante andare nelle città, in mezzo alla folla, ma senza lo studio
con la sua dimensione di vuoto, di silenzio, non riuscirei a sottrarmi
alla dispersione. |
- Quanto dista la
pianura padana dalla Turchia?
Millenni. Secoli e secoli di
distanza storica. L'aereo velocizza tutto, ma ci separano lontananze
mentali. La velocità di un aereo può essere anche disturbante, elimina
l'attesa dell'arrivo e il tempo dell'attraversamento. Istanbul,
Ankara sono città internazionali, molto occidentalizzate; la situazione
cambia in Cappadocia, che ho attraversato in pullman e mi sono reso conto
di come dopo Ankara sei proprio altrove: ero l'unico europeo e lo
avvertivo.
- Tu passi
dall'installazione alla pittura, dal video alla scenografia, dalla
progettazione di oggetti alla fotografia. Potresti sintetizzare alcuni
aspetti di questo articolato itinerario artistico?
Ho una curiosità molto
sviluppata per i diversi linguaggi. Parto come pittore; durante gli anni
dell'Accademia faccio sperimentazione con video e scenografia teatrale.
Con l'installazione inizio tra 1998-99, costruendo scatole che diventano
delle stanze e in queste stanze racconto delle storie. Ogni linguaggio ha
un proprio tempo e una propria vita. La pittura per me è il mezzo più
'animalesco', profondo, qualcosa che esplode senza molto controllo e
mi piace sia così; è lì che raggiungo le parti più intime e
incontrollate di me. Con la pittura non c'è filtro, è molto veloce, a
getto. L'installazione è molto più razionale. Pittura e installazione
sono accomunate dallo studio sullo spazio, così per scenografia e
fotografia. Vi sono delle costanti negli elementi che ho già nominato:
trasformazione, tempo, spazio. Sono stato anche criticato per questa
molteplicità di linguaggi, alcuni temono sia dispersiva. Per me è una
questione di libertà. |
- Ci sono opere da cui
dici di non poterti per ora separare. Penso a The family. Ce ne parli?
Ci sono oggetti che
rimangono nel mio studio come dei semi a germogliare nel tempo. Emanano
delle idee ed è difficile distaccarmi finché non li vedo conclusi. Gli
oggetti possono richiedere mesi o anni. E nel mio studio si accumulano. The
family è un lavoro molto intimo che riguarda me, la mia famiglia, il
mio rapporto con una famiglia costruita di pane, di briciole incollate e
appiccicate, come se fosse una piccola comunità che si autorigenera. Il
significato simbolico del pane è evidente. Ogni mio lavoro è legato
soprattutto alla mia biografia, parto dalla storia personale per entrare a
far parte della storia di altri. Le mie opere cercano sempre di
rappresentare una condizione umana, cosa che l'arte concettuale ha
progressivamente freddato, allontanando da sé il pubblico. La gente si è
allontanata dall'arte contemporanea perché ne è stata respinta, non ci
si è ritrovata. Non è un fatto economico, di mercato, ma una questione
di carattere spirituale. Ecco perché i materiali comuni: il pane, la
cera, la carta e il mio tentativo di farne contenitori umani. L'energia
che si sprigiona tra le mie opere e il pubblico è fortissima. Eppure mi
sento in assoluto un artista contemporaneo.
- C'è una
terminologia ricorrente nei tuoi lavori che provo a sintetizzare con
queste parole: casa (La Casa); teatro (Teatro Magico e le scenografie);
stanza (Stanza di K, Stanze, L'occhio interno); acqua (gocce); spazio
(Spazi vuoti). Lasciando perdere le corrispondenze con i titoli, mi
vengono in mente altre parole chiave: luce; tempo; architettura. È così?
Sono gli elementi della mia poetica e di un'interiorità: casa, stanza,
scatole, fanno parte di uno spazio intimo, ancora non del tutto sondato.
Non mi riferisco all'inconscio, ma a spazi meno registrabili e non
artificiali, spazi personali in cui si concentrano porzioni di vita. La
luce e con essa la trasformazione nascono nell'interiorità.
Nascostamente sono in atto delle reazioni, io le vado a cercare e offro la
possibilità allo spettatore di andare lui stesso alla ricerca, di crearsi
una storia da solo.
- Dove sarai nel 2007?
In settembre 2007 sarò a Bucarest per una collettiva, curata dallo
storico dell'arte Paolo Bertelli con l'Istituto Italiano di Cultura.
Sono stato invitato con altri tre artisti italiani (un pittore, un
fotografo e uno scultore), a lavorare su un tema da me già indagato, le
wunderkammer. Porterò un'istallazione. Vi sono altre proposte in corso,
ma è prematuro sbilanciarsi. La cosa strana è che di fatto, molte
iniziative mi stanno spostando a sud-est. La forza sta lì. (Giulia
Mirandola/
http://www.osservatoriobalcani.org/article/articheview/6593/1/51/)
06.01.2007
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TRADIZIONI/CUCINA
BAKLAVA,
OVVERO LA LITE
SULL'ORIGINE

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Secondo
i greco-ciprioti sarebbe un loro piatto nazionale che invece
rivendicano i turchi. In realtà l'origine è semplicemente
ottomana. |
Natale
(e giorni a seguire) per molti è stato sinonimo di mangiate che poco avevano a
che vedere con la spiritualità. Al di là di ogni giudizio - ognuno si
gestisca i propri succhi gastrici come meglio crede - è interessante
vedere come il cibo possa rappresentare - indistintamente da religione o
etnia - un momento di aggregazione e condivisione (si fa per dire).
Ecco cosa è successo quest'anno nel mondo: i ciprioti hanno litigato
furiosamente con i turchi per colpa di un dolce: i pasticcieri dei due
Paesi hanno contestato quanto scritto da una rivista dell'UE, secondo
cui i baklava sarebbero un "piatto nazionale cipriota". In realtà, pare
abbia detto tale signor Gullu, maestro pasticciere di Istanbul, i baklava
non sono né dei greci né dei turchi, bensì ottomani. In settembre
invece il leader libico Gheddafi ha annunciato che avrebbe chiesto "compensazioni"
ai due colossi Usa, Coca Cola e Pepsi perché in realtà sono africane:
"Le
sostanze che utilizzano - ha tuonato - provengono dal nostro continente.
Devono risarcirci".
Anche nella nostra amatissima UE ci si scanna sulle ricette (oltre che
sulla Costituzione). Se quattro cuochi s'incontrano, un francese, un
austriaco, un ceco e un ungherese, c'è il rischio che si prendano a
botte sull'origine della crêpe: l'austriaco si ostina a chiamarla
palatschinken, il ceco palatcinky e l'ungherese palacsinta. E poi ci si
sono messi di mezzo pure gli italiani per i quali trattasi di un'antica
ricetta romana denominata "placenta", una sorta di focaccia rotonda da
mangiare al posto del pane.
Mentre gli austriaci continuano a chiamare Wienerschnitzel la cotoletta
che i milanesi chiamano Milanese; i russi insistono a chiamare insalata
italiana quella che noi chiamiamo russa, gli spaghetti ciclicamente
diventano di origine cinese, poi araba e così via, ricordiamoci che
stiamo trascorrendo giorni di pace e armonia (sic). Quindi vogliamoci bene
e facciamo i bravi almeno a tavola. In attesa di un mondo
etno-euro-globale più sereno. (Il Giornale.it)
06.01.2007 |
SPORT
WALTER ZEGNA
HA LASCIATO
IL GAZIANTEPSPOR

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L'ex
portiere dell'Inter e della Nazionale italiana ha rescisso
consensualmente il contratto con la squadra turca. |
Walter Zenga non è più il tecnico
del Gaziantepspor. L'ex portiere dell'Inter e della Nazionale italiana e
il club turco hanno, infatti, deciso di rescindere consensualmente il
contratto, che sarebbe scaduto nel 2009. Attualmente la squadra di Zenga
occupa il dodicesimo posto in classifica. Al suo posto è stato ingaggiato
Erdogan Arica. (Agr)
06.01.2007
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TREVISO, TESTA
ALTROVE

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La
squadra italiana ha regalato una chance di qualificazione al
Fenerbahçe Ulker (58-70). |
Come farsi male da soli, Treviso
regala una chance qualificazione al Fenerbahce nel gruppo C. Le speranze
del quintetto di Istanbul di accedere ai Top 16, infatti, erano tutte
legate alla sfida di mercoledì sera contro la Benetton, apparsa per una
volta svagata in Europa dopo una buona suite di risultati positivi.
Uomini di Blatt sotto di 7 punti alla fine del primo quarto, di 8 alla
fine del secondo. Dopo il riposo, il gap aumenta, prima +11, poi il +12
finale, alla sirena è 70-58.
Fra i padroni di casa sugli scudi Mrsic, Kambala e Solomon Willie, 55
punti in tre, nella formazione della Marca si salvano solo Mordente (15),
e Gigli (12). (Sportal.basket)
06.01.2007 |
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