Arretrati 

Anno 7° N.36

Cari amici, <Turchia Oggi> - sito indipendente e che va avanti con le proprie forze - non se la passa troppo bene. Se potete, dateci una mano. Intendiamoci, non vi chiediamo denaro. Nemmeno un euro. No, quello che vi chiediamo è che ci stiate vicini adoperandovi in giro e spendendo parole buone nei nostri confronti. In altri termini, trovateci un po' di pubblicità o qualche sponsorizzazione. Altrimenti saremo costretti a chiudere. Per andare avanti, infatti, abbiamo bisogno che qualcuno ci aiuti, quanto basta. Grazie per quello che farete, la direzione.

ATTUALITA'

Buon_Natale

BUON NATALE

Buon_Natale2"Buon Natale". Gridiamolo forte, "Buon Natale". Cerchiamo, una volta tanto, di essere - più che coraggiosi - seri. E' mancanza di serietà, infatti, vergognarci delle nostre antiche tradizioni, e solo perché una minoranza - sia essa formata da relativisti, materialisti o più semplicemente da appartenenti a religioni diverse da quella cristiana - non vuole che si mettano più in evidenza i simboli di questa ricorrenza. La guerra al presepe è ormai un dato di fatto, al punto che magazzini e negozi non tengono nemmeno più i pupi da vendere, al punto che il direttore di una elementare del Nord Italia lo ha vietato nel suo istituto perché essendo la scuola formata da scolari a maggioranza musulmana questi ultimi ne sarebbero rimasti turbati. Sì, avete capito bene: turbati. Se andiamo di questo passo, il rischio tra qualche anno sarà di ritrovarci sotto i talebani. E allora dovremmo rifugiarsi nuovamente nelle catacombe perché magari non ci sarà permesso neppure di entrare in chiesa. Ma non è il solo presepe ad essere sotto tiro. Adesso lo è anche l'albero. A causa delle rimostranze di un rabbino, un importante scalo aeroportuale degli Stati Uniti ha dovuto ritirare in fretta e furia tutti gli addobbi natalizi, con i relativi alberi, se la dirigenza non provvedeva subito a montare un uguale allestimento secondo i canoni ebraici. Altrimenti il ricorso in tribunale sarebbe stato automatico. Conclusione, ritiro immediato degli alberi di Natale non potendo soddisfare in breve tempo i desiderata del rabbino.
Che il mondo stia cambiando (in peggio) non si può negare. E' il trionfo della prepotenza e della sopraffazione, della violenza. L'onestà non paga. Ad avere ragione è sempre e comunque chi urla più forte, chi minaccia, chi uccide, chi usa il ricatto di qualunque genere come sistema. Soprattutto chi non rispetta le regole. E questo non solo tra singoli cittadini. Quel che peggio, è che avviene tra Governi. E - a proposito di regole - riflettete sul comportamento disonesto dell'Unione Europea nei confronti della Turchia. Tanto ha fatto, tanto ha detto che è riuscita - con una delle scuse più misere - a mettere ancora una volta Ankara nell'angolo. Cedendo alle lobbies della Grecia e di Cipro, Germania e Francia in testa hanno stoppato i negoziati di adesione con il Paese della Mezzaluna senza rendersi conto delle conseguenze cui andranno incontro in particolare dal punto di vista economico. In fondo la Turchia, se saprà andare avanti sulla strada delle riforme e se sarà legata ancora di più alle linee strategiche di Washington - come ha fatto fino ad ora - può fare anche a meno dell'UE. Semmai è questa che in futuro non potrà fare a meno della Turchia tenendopresente che già adesso il Paese viene chiamato la "Cina dell'Europa". Noi ad ogni modo ci auguriamo che le "teste d'uovo" che guidano la politica di Bruxelles sappiano alla fine ragionare per il meglio. Non si può sbattere la porta ad Ankara (che pure è membro della Nato) unicamente perché il Governo greco-cipriota fa il prepotente minacciando di ricorrere al diritto di veto. Anzi sarebbe ora che questa istituzione venisse cancellata, una volta per tutte, sia all'interno del Consiglio di Sicurezza dell'Onu sia all'interno della stessa UE. Stranamentesolo adesso ci si accorge che la Turchia è musulmana e che ha una popolazione troppo numerosa (tra dieci anni potrebbe arrivare a 100 milioni di abitanti) tale da ribaltare - quando e se sarà - la composizione del Parlamento europeo. Bisognava pensarci prima e rimanere un Club ristretto, magari a "Quindici", magari dopo avere varato la Costituzione. E' troppo tardi per pensarci. I patti vanno rispettati, altrimenti ci si comporta come quel tale - non ricordiamo se fosse Hitler od altri - a detta del quale essendo i trattati semplici pezzi di carta, si possono pure stracciare.
Chiudiamo. Rinnoviamo gli auguri della redazione di "Turchia Oggi" ai nostri affezionati lettori (si dovrebbe dire internauti) sperando che il prossimo anno - specie per alcune regioni martoriate da attentati e massacri - sia migliore di quello che sta per finire. (Turchia Oggi)
22.12.2006

LA FIDUCIA

Le_ambiguità_dell%27UE_sulla_Turchia

Malgrado il rallentamento dei negoziati di adesione, la Turchia - come ha detto il ministro degli Esteri turco Abdullah Gul - proseguirà sulla strada delle riforme.

LIl_ministro_degli_Esteri_turco_Abdullah_Gula Turchia si aspetta che i colloqui per il suo ingresso nell'Unione Europea proseguano prima della fine dell'anno, con l'apertura di alcuni capitoli politici del negoziato. Lo ha detto il ministro degli Esteri Abdullah Gul il quale ha poi aggiunto come Ankara continuerà sulla strada delle riforme pro-europee malgrado la decisione dei 25 di rallentare i suoi negoziati di adesione con l'Unione Europea.
''La Turchia resta vincolata all'obiettivo di un'adesione completa all'UE Non ci sarà un allontanamento da questo obiettivo'', ha dichiarato il ministro nel corso di una conferenza stampa. Gul ha assicurato che malgrado la decisione dell'UE, che secondo lui ''non e' compatibile con l'essenza delle relazioni euro-turche'', l'importanza data alle riforme per allineare Ankara alle norme europee di democrazia e dei diritti umani ''non diminuirà, ma al contrario aumenterà''. Recentemente i Capi di Stato e di Governo dell'UE hanno approvato la sospensione di 8 dei 35 capitoli dei negoziati di adesione all'UE della Turchia, dato che Ankara continua a rifiutare di aprire i suoi porti e aeroporti alla Repubblica di Cipro, contrariamente agli impegni presi prima dell'apertura delle discussioni nell'ottobre 2005. Secondo Gul, l'Unione si è servita della vecchia disputa cipriota come un ''pretesto'' contro il suo Paese. ''L'UE in qualche maniera è in crisi. Diversi membri sono confusi'' sull'opportunità di un allargamento, ha spiegato il ministro turco, che ha accusato i 25 di ''mancare di una visione strategica'' nel rallentare il cammino europeo della Turchia. Gul si è tuttavia detto convinto che questo stato di cose sia momentaneo. ''Si tratta di cose congiunturali, di cose temporanee'', ha affermato, aggiungendo che crede che alla fine gli stati membri comprenderanno l'importanza strategica del suo Paese. (Asca-Afp)
22.12.2006

 

NESSUN CEDIMENTO

Namik_Tan

Ankara - attraverso il portavoce del ministero degli Esteri, Namik Tan - ha fatto sapere che non aderirà alle richieste di Bruxelles su Cipro se prima non le saranno tolte le sanzioni alla Rtcn.

La Turchia non cederà sul suo rifiuto di aprire i suoi porti e aeroporti al traffico greco-cipriota senza ottenere prima di tutto che vengano tolte le sanzioni imposte alla parte turca di Cipro. Lo ha affermato Namik Tan, portavoce del ministero degli Esteri turco. ''Non abbiamo mai avuto come posizione il fare un passo unilaterale'' senza la fine dell'isolamento commerciale della Repubblica turca di Cipro del Nord (Rtcn, riconosciuta unicamente dalla Turchia), ha spiegato Tan nel corso di una conferenza stampa. Lunedì 11 dicembre, i 25 hanno preso la decisione di rallentare i negoziati di adesione della Turchia all'Unione Europea a causa del suo rifiuto di estendere alla Repubblica di Cipro - che non riconosce - l'unione doganale che la lega al blocco europeo. ''Abbiamo difeso con determinazione la nostra posizione, che esclude ogni progresso fino a quando le sanzioni imposte contro la Rtcn non saranno tolte, come aveva promesso l'UE'', ha sottolineato il portavoce. ''Le nostre relazioni con l'UE proseguiranno d'ora in poi su basi giuste e obiettive'', ha precisato Tan, che ha accusato l'UE di aver ''ceduto'' alle pressioni dei greco-ciprioti. (Asca-Afp)
22.12.2006

 

"ATENE HA PAURA"

Secondo il Primo Ministro turco l'Amministrazione di Costas Karamanlis non vuole scontentare l'opposizione ed i mezzi di informazione.

La Grecia ha paura di migliorare le relazioni con la Turchia, perché teme la reazione di opposizione e stampa . A sostenerlo è stato il Primo Ministro della Turchia, Recep Tayyp Erdogan. In un'intervista al quotidiano <Eleftherotypia>, il premier turco afferma che ''la Amministrazione di (Costas) Karamanlis ha paura di adottare delle misure che facciano progredire le relazioni a causa dell'opposizione e dei mezzi di informazione''. Erdogan ha quindi puntato il dito su Cipro, accusando ''i ciprioti greci di esercitare pressione su i media, che a loro volta esercitano pressione sul Governo'' ellenico. (Asca-Afp)
22.12.2006

 

INGRESSO NON PRIMA DEL 2020

Josè_Manuel_Barroso

Questo il pensiero del presidente della Commissione europea, Manuel Durao Barroso, a proposito della Turchia.

La Turchia non entrerà nell'Unione Europea prima del 2020. Ne è convinto il presidente della Commissione europea, Manuel Durao Barroso. In un'intervista al quotidiano tedesco <Die Welt>, il capo dell'esecutivo comunitario ha affermato che "le trattative saranno un processo di dieci o quindici anni, probabilmente addirittura più lungo, e nessuno può prevederne l'esito". (Agr)
22.12.2006

 

L'IPOTESI DEL REFERENDUM

Il portavoce della Commissione europea, Johannes Laitenberger, ha affermato che dovranno essere i cittadini a decidere sulla Turchia.

"In caso di conclusione positiva dei negoziati, c'è la possibilità che l'ingresso della Turchia possa essere oggetto di un referendum in uno o più Stati membri". E' quanto ha precisato Johannes Laitenberger, portavoce sella Commissione europea, in merito ad intervista in cui il presidente della Commissione Josè Manuel Durao Barroso ha dichiarato che "il prossimo allargamento dell'Unione Europea sarà deciso dai cittadini, non dagli alti funzionari o dalla diplomazia". Laitenberger ha sottolineato che "alcuni Stati membri hanno deciso di indire un referendum del genere, e il presidente ha fatto semplicemente riferimento al fatto che questo ingresso" possa essere sottoposto ad un referendum in alcuni Paesi. (Apcom)
22.12.2006

 

LA GIUSTIFICAZIONE DI CHIRAC

Jacques_Chirac

Il presidente francese si è detto favorevole alla sospensione dei negoziati di adesione della Turchia all'Unione Europea.

Il presidente francese Jacques Chirac si è detto favorevole alla sospensione dei negoziati di adesione della Turchia all'Unione Europea, auspicando tuttavia che le discussioni abbiano esito positivo . La Turchia ''non ha potuto o non ha voluto rispettare i suoi impegni'' di aprire i suoi porti e aeroporti al traffico greco-cipriota, ha detto nel corso di una conferenza stampa al termine del vertice europeo. I Capi di Stato e di Governo dei 25 hanno approvato oggi a Bruxelles la decisione dei loro ministri degli Esteri di sospendere 8 dei 35 capitoli tematici dei negoziati di adesione di Ankara all'UE. ''E' normale che, senza condannarla e senza trarre conclusioni estreme, l'Unione Europea prenda dei provvedimenti per incitarla a tornare il più velocemente possibile al rispetto delle regole europee, e in particolare di quelle riguardanti le relazioni commerciali con Cipro'', ha sottolineato Chirac. Il presidente francese ha spiegato di essersi ''sempre pronunciato a favore dei negoziati, sapendo perfettamente che questi negoziati saranno lunghi e difficili'' a causa dell'importanza delle riforme richieste. ''Non so quale sarà il risultato di tutto ciò, ma noi auspichiamo che questi negoziati proseguano fino a un risultato positivo'', ha concluso. (Asca-Afp)
22.12.2006

 

IL DILEMMA NON TROVA UNA SOLUZIONE

Carlo_Altomonte

Quel che pensa della <questione Turchia> il professor Carlo Altomonte, già consulente presso la Commissione economica e monetaria del Parlamento europeo a Bruxelles.

Alla fine, dato che la Turchia ha rifiutato di applicare a Cipro, membro dell'UE, le disposizioni dell'unione dogaale previste dal protocollo di Ankara, il Consiglio d'Europa ha deciso di ratificare la raccomandazione della Commissione e di congelare 8 dei 35 capitoli previsti dai negoziati d'adesione. Un colpo d'arresto che ha riaperto il dibattito sull'opportunità stessa dell'adesione della Turchia e dato il fianco a chi crede che il partenariato sia una forma più appropriata di cooperazione con un paese spesso visto come estraneo culturalmente e geograficamente all'identità europea.
Ne abbiamo parlato con il professor Carlo Altomonte, già consulente presso la Commissione economica e monetaria del Parlamento Europeo (Bruxelles) e la <Division of Transnational Corporations dell'Unctad> (Onu - Ginevra), e attualmente coordinatore del modulo di <European Affairs del Master in International Affairs> dell'Ispi (Milano).
- Professore, i detrattori dell'adesione turca all'Unione Europea avanzano dubbi sull'appartenenza geografica e culturale della Turchia all'Europa. Quanto è fondata questa obiezione?
A norma di trattato non è affatto fondata. L'articolo otto, infatti, dice che ogni Stato europeo può far parte dell'Unione e siccome la Turchia ha una parte europea, tecnicamente può farne parte. Culturalmente bisogna intendersi, perché l'unico criterio per aderire all'UE è quello cosiddetto politico di Copenaghen che dispone che un paese debba essere una democrazia stabile che rispetti i diritti umani e tuteli le minoranze. È l'unico tratto culturale che il trattato richiede e la Turchia, secondo la Commissione europea e per decisione unanime del Consiglio europeo del dicembre dell'anno scorso, soddisfa questo criterio.
- In molti avanzano il problema dell'incompatibilità religiosa della Turchia con l'identità europea.
Quello dell'UE è un trattato laico in cui l'unico valore che viene riconosciuto è la libertà individuale e quindi, s'immagina, anche la libertà di culto. Se il problema sono invece le nostre relazioni col mondo islamico, chi si oppone all'adesione della Turchia su queste basi sappia che da qui a 15 anni agli attuali tassi d'immigrazione ci saranno 40 milioni di cittadini islamici in Europa concentrati nelle grandi città e il 50% avrà meno trent'anni. Il problema delle relazioni col mondo islamico si pone comunque, anche senza la Turchia.
- Queste posizioni non sono la traduzione politica della resistenza degli europei che si è manifestata con il no dei referendum francese e olandese?
Eliminato il problema del paravento culturale del no all'adesione turca che mi sembra più che altro demagogico e strumentale, esiste un problema più generale legato alla volontà dei cittadini europei di allargarsi e condividere la loro area di pace e prosperità con altri Paesi. Penso che l'atteggiamento anti-allargamento come c'è per la Turchia possa esserci per l'Albania, la Bosnia, la Serbia e per tutti i Paesi che prima o poi entreranno a far parte del bacino d'influenza dell'UE. C'è un po' quella che la Commissione ha chiamato "fatica dell'allargamento". Portare l'UE da 15 a 25 a 27 è stato un passo molto ampio che ha portato a numerosi compromessi e all'uso intensivo delle poche risorse a disposizione e in un periodo di magra crescita economica la gente lo percepisce.
- Dopo il no francese in molti, soprattutto Chirac, hanno messo l'accento sul concetto, peraltro ratificato dalla Commissione, di "capacità d'assorbimento" dell'UE e cominciato a parlare di partenariati privilegiati per i candidati all'adesione. Di cosa si tratta esattamente, di un escamotage per bloccare l'allargamento alla Turchia e trovare altre forme di cooperazione?
Se si vuole veramente bene all'Europa e alla Turchia e quindi si vuole che la Turchia entri nell'Unione che noi conosciamo, ci si deve chiedere se l'UE oggi è in grado di esprimere le stesse politiche con la Turchia. La risposta è no, perché non ci sono le risorse per far entrare un paese con 75milioni di abitanti con un pil pro-capite al 40% della media comunitaria. Se noi continuiamo a dirci che il bilancio europeo non può superare l'1.24% del Pil dell'UE, o rinunciamo alla politica regionale per i paesi attualmente membri o la Turchia entra senza politica regionale. A quel punto però entrerebbe in una cosa diversa dall'UE che conosciamo, entrerebbe in un'Unione dove non c'è più la solidarietà territoriale. Entrerebbe in un'area di libero scambio. Per cui finché non riformiamo le nostre istituzione, il bilancio, la Commissione, finché non si fanno tutte queste cose, spazio per la Turchia a politiche invariate non ce n'è. Far entrare la Turchia vorrebbe dire cambiare la natura delle nostre politiche. Giustamente molti non ci stanno.
- Il partenariato privilegiato è una soluzione?

Il partenariato consiste nell'identificare dentro il percorso di adesione i capitoli principali da chiudere subito per iniziare a cooperare su cose serie senza rinviare perché chi vuole bene alla Turchia sa che bloccare l'adesione e rallentarne il processo artificialmente in attesa che l'UE si decida, apre lo spazio a interpretazioni nazionalistiche e demagogiche come è successo in questi giorni. Onde evitare questo si dice: prendiamo alcuni capitoli dell'adesione su cui siamo pronti e che sono strategici - emigrazione, energia, politica estera etc. - chiudiamoli subito nell'ambito di un partenariato privilegiato, e poi usiamoli come mattoni nell'ambito di un futuro negoziato di adesione. In questo passaggio finale Chirac, ad esempio, non ci segue.
- Il partenariato è un'alternativa o una passaggio verso l'adesione?
Il problema è che in malafede molti lo vedono come alternativo per sempre all'adesione, ma chi vuole evitare che l'allargamento ai turchi diventi uno strumento demagogico di politica elettorale all'interno della Turchia e dell'UE dovrebbe dire che si assicurino subito una serie di capitoli fondamentali del negoziato con l'impegno reciproco di portare avanti anche gli altri fino alla fine. Il partenariato lo vedo come un'alternativa di breve periodo, ma qui i miei amici francesi non ci stanno.
- Quali sono, invece, le motivazioni dei partigiani della Turchia, come la Gran Bretagna o la stessa Italia?
Quello che vedono inglesi e italiani nella Turchia è un mercato di 75 milioni di persone che cresce il 7% l'anno in un'area strategica - da lì passano tutti i nuovi oleodotti che arrivano nel Mediterraneo evitando la Russia - in un'area di importante espansione economica e porta d'ingresso privilegiato verso il Medio Oriente, un'area geopolitica di rilevanza fondamentale nel mediterraneo. È ovvio che paesi storicamente interessati alle relazioni commerciali e politiche con il Medio Oriente diciamo Orientale - la Francia ad esempio è più interessata alla costa Sud, al Libano - vedano nella Turchia tutti i benefici dell'adesione. Se ci fossero le condizioni istituzionali e di bilancio per me potrebbe entrare domani tanto sono ovvi i vantaggi economici e politici. Del resto se non ci fossero non ne staremo neanche parlando. (Carlo Altomonte con Luca Sebastiani/CafèEUropa)
22.12.2006

 

NECESSARIO L'INGRESSO

Mesrob_II

Fautore del proseguimento dei negoziati di adesione della Turchia all'Unione Europea il patriarca armeno di Istanbul,Mesrob II.

No ad una Turchia fuori dall'Unione Europea. Lo ha detto chiaramente anche Mesrob II, il patriarca armeno che da Istanbul ha fatto appello ai Paesi membri perché continuino i negoziati di adesione con il Paese della Mezzaluna.
Mesrob II ha anche inviato una lettera a tutti i Capi di Stato e di Governo, teste coronate e ministri degli Esteri dell'Unione. Nella missiva, il patriarca ha sottolineato come l'ingresso della Turchia in Europa sia stato fortemente voluto dal Paese fin dai tempi di Mustafa Kemal Ataturk. Nella lettera si fa preciso riferimento alla piega che hanno assunto i negoziati di adesione e si legge: "L'Europa non deve prendere decisioni riguardo all'interruzione delle trattative che prevedono l'imposizione di posizioni unilaterali, ignorando le richieste dall'altra parte".
la lettera continua sottolineando l'importanza dell'ingresso del Paese nell'Unione Europea e che gli sforzi della Turchia vanno sostenuti. Mesrob II ha voluto anche parlare dei diritti umani e di quelli della minoranze religiose, che avrebbero fatto passi enormi rispetto alla condizione in cui versavano dieci anni fa. (Apcom)
22.12.2006


I FAVOREVOLI

La_Turchia_e_la_porta_sbarrata_dall%27UE

Sono il 54% i turchi - secondo un ultimo sondaggio - che vogliono entrare nell'Unione Europea.

Secondo l'Eurobarometro "autunnale" pubblicato dalla Commissione europea sono più della maggioranza i cittadini turchi che - nonostante le turbolenze nei negoziati con Bruxelles - sono favorevoli all'adesione all'UE. Più precisamente, si tratta del 54%. Un dato incoraggiante rispetto ai sondaggi circolati nelle scorse settimane che davano la popolarità dell'UE crollata al di sotto del 50%. Anche se occorre sottolineare che il dato odierno è basato su interviste condotte tre mesi fa, nel periodo dal 6 settembre al 4 ottobre 2006. (da Apcom)
22.12.2006

 

SEZER "DICHIARA GUERRA"

Ahmet_Necdet_Sezer

Il presidente della Repubblica turca per la prima volta ha parlato di elezioni anticipate nel Paese. L'incontro con il capo del Partito nazionalista, Devlet Bahceli.

Sembra una dichiarazione di guerra e forse la realtà non è poi così lontana. Ahmet Necdet Sezer, presidente della Repubblica turca, ha parlato per la prima volta di elezioni anticipate. "Bisogna votare per il rinnovo dell'Assemblea Nazionale in aprile - ha detto Sezer - perché a maggio c'è l'elezione del Capo dello Stato e questo deve essere scelto da un Parlamento rinnovato". Parole che erano state riportate in prima pagine dal quotidiano <Milliyet> e che in Turchia assumono un significato tutto particolare. Soprattutto se si considera che Sezer le ha pronunciate subito dopoun incontro con Devlet Bahceli, presidente del Mhp, il Partito nazionalista turco, formazione che ha poco a che vedere con il capo dello Stato, uomo di note posizioni laiche, democratiche e kemaliste.
Ma Sezer e Bahceli, per motivi diversi hanno in comune un obiettivo: l'isolamento di Recep Tayyip Erdogan e del suo Akp, prima che riesca ad impadronirsi della più alta carica istituzionale dello Stato, dopo aver fatto suoi i due terzi del Parlamento. Un obiettivo comune che parte da istanze diverse. Da una parte la difesa dei valori laici e democratici, da parte del presidente Sezer.Per il Mhp, che in questo momento è il terzo partito e in ascesa secondo i sondaggi, la possibilità di entrare nell'Assemblea Nazionale e rompere lo strapotere di una destra filo-islamica che - ad una destra nazionalista e laica come quella di Bahceli - piace poco. (da Apcom)
22.12.2006

 

SECCA REPLICA

Il_premier_Erdogan

 

Il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha risposto alle dichiarazioni del Capo delle Stato: "Le elezioni si terranno normalmente a novembre".

Solo poche parole, ma molto secche e rilanciate da tutti giornali. Recep Tayyip Erdogan ha risposto immediatamente alle dichiarazioni rilasciate dal presidente della Repubblica Ahmet Necdet Sezer che invocava l'anticipo del voto per il rinnovo del Parlamento ad aprile, anziché a novembre, per fare eleggere il Capo dello Stato a maggio da una assemblea nuova. "Pensavo che da parte sua vi fosse fedeltà alla Costituzione e alla superiorità della legge", ha detto Erdogan, rivolgendosi direttamente al Capo dello Stato, per poi aggiungere: "Questo Parlamento eleggerà il presidente della Repubblica nei tempi previsti dalla legge e anche le elezioni generali avverranno nei tempi previsti dalla legge". (Apcom)
22.12.2006

 

CONTATTATO
IL GENIO
PUBBLICITARIO

E' Ali Taran i cui servigi - per le elezioni politiche del prossimo anno - vorrebbe accaparrarsi il Primo Ministro turco.

Il premier turco Recep Tayyip Erdogan si prepara alla campagna elettorale e affila le armi. Negli ambienti politici si mormora con insistenza che il Primo Ministro abbia reclutato Ali Taran per la prossima campagna dell'Akp. Stando al calendario elettorale le elezioni si terranno il prossimo 4 novembre.
Taran è considerato il genio della comunicazione turca ed in passato ha già lavorato per altri politici di spicco come Mesut Yilmaz e Tansu Ciller. I bene informati dicono che ci sia stato un primo incontro con i vertici dell'Akp ma che non sia stato ancora firmato il cntratto. (Apcom)
22.12.2006

 

NASCE PARTITO ISLAMICO
DI SINISTRA

I fondatori vengono da esperienze politiche diametralmente diverse. Ala base del programma i valori di giustizia, sviluppo, libertà e solidarietà.

Un altro partito si appresta ad entrare nell'arena politica turca, con un orientamento decisamente particolare. Sarà infatti un partito islamico e di sinistra, capace di fondere le caratteristiche principali di entrambe le componenti. I fondatori vengono da esperienze politiche diametralmente opposte. Da una parte Ertugul Gunday, dirigente del Chp, il principale partito di opposizione nel Paese, e dall'altra Mehmet Bekaroglu, appartenente al Partito Islamico della Felicità (Saadet partisi) lo stesso che aveva promesso un milione di persone in piazza contro il Pontefice.
Parlando con l'agenzia stampa <Anka>, Gunday ha dichiarato che stanno preparando la nascita di questo nuovo movimento da sei mesi e che potrebbero entrare farvi parte personalità dell'estrema destra e dell'estrema sinistra, nonché componenti curde, alevite ed esponenti delle associazioni per i diritti umani. Alla base del partito un programma ispirato ai valori di giustizia, sviluppo, libertà e solidarietà. "I partiti tradizionali come quello al Governo e il Chp hanno stancato - ha detto Gubday - Il popolo turco ha bisogno di formazioni dinamiche, che sappiano promuovere nuovi stimoli e piattaforme di programma innovative". (Apcom)
22.12.2006

 

SOLUZIONE NEGOZIATA

Secondo la Turchia la questione del Kosovo va affrontata nel contesto e con l'aiuto della comunità internazionale.

Il ministro della Difesa zerbo, Zoran Stankovic, recentemente recatosi in visita ufficiale in Turchia, ha affermato che il Governo di Ankara si è espresso a favore di una soluzione negoziata sul problema del futuro del Kosovo, la provincia serba a maggioranza etnica albanese amministrata dall'Onu dal 1999. La Turchia è convinta che la soluzione può essere trovata nel contesto e con l'aiuto della comunità internazionale. (Apcom)
22.12.2006

SOCIETA'

IMMIGRAZIONE

Immigrati

 

La Turchia potrebbe rallentare la sua cooperazione con l'UE nella neutralizzazione dei flussi dei clandestini se alcuni Paesi continueranno a scaricarli sulle sue coste.

Sbarco_di_immigratiLa Turchia potrebbe rallentare la sua cooperazione con l'Unione Europea nella neutralizzazione dei flussi di immigrati clandestini diretti in Europa, se alcuni Paesi come, in particolare, la Grecia, continueranno a scaricare loro clandestini in Turchia e se l'UE non parteciperà alle spese sostenute da Ankara per fermare i clandestini di passaggio sul territorio turco. Lo ha affermato in un'intervista esclusiva all'Ansa il direttore generale della sicurezza e responsabile per l'Immigrazione del ministero dell'Interno turco, Mehmet Terzioglu.
"Non possiamo garantire che in tali condizioni continueremo a fare a lungo da gendarmi alle porte dell'Europa senza alcun corrispettivo e per giunta venendo considerati da alcuni Paesi come un deposito in cui scaricare i loro clandestini", ha affermato l'alto funzionario turco. L'UE, che ha sospeso il negoziato di adesione della Turchia su 8 dei 35 capitoli negoziali, prevede di continuare il negoziato su tutti gli altri, tra cui il capitolo 24 (Giustizia, sicurezza e libertà) che include le questioni dell'emigrazione.
"La Turchia - ha spiegato Terzioglu - attualmente ferma circa 50 mila emigranti clandestini all'anno, il 10% circa del totale che arriva in Europa ogni anno da varie parti del mondo.
E per questo l'UE non spende una lira. Nel frattempo l'UE fa pressioni sulla Turchia per concludere un accordo di riammissione, ma in cambio non ci dà un euro, perché non facciamo parte dell'UE. E per esempio non finanzia un campo di raccolta e assistenza per i clandestini in Turchia".
"Anzi - ha continuato l'alto funzionario turco - alcuni Paesi europei scaricano in Turchia clandestini non turchi che non sono nemmeno passati dalla Turchia. Se si vuole un accordo di riammissione generale, noi vogliamo garanzie che si tratti di un accordo serio e, cioè, che non sia applicato a senso unico, come avviene ora, specie con la Grecia, con la quale, pure, abbiamo un accordo di riammissione sistematicamente violato da Atene. Occorre perciò che l'UE faccia pressioni anche sulla Grecia".
"La maggior parte dei paesi dell'UE mostra di infischiarsene dei nostri sforzi perché essi sono certi del fatto che la nostra collaborazione continuerà e che noi faremo sempre da gendarmi gratuiti alle porte dell'Europa. Noi spendiamo molti soldi per fermare i clandestini. I contribuenti potrebbero chiedere conto al Governo e dire: 'se l'UE si comporta male con noi perché dovremmo loro fare un favore?'. Non possiamo perciò garantire che resisteremo a lungo e che continueremo per sempre a fermare i clandestini", ha aggiunto Terzioglu. (Denaro.it)
22.12.2006

 

LA PROTESTA
FORTE
DEGLI INSEGNANTI


Le rivendicazioni del sindacato di categoria al Governo Erdogan per sollecitare miglioramenti per quanto riguarda sia la parte economica che quella normativa.

Gli insegnanti turchi sono in fermento. Il sindacato ha fatto presente al Governo alcune rivendicazioni riguardanti soprattutto gli stipendi e le difficoltà nelle quali spesso sono costretti a svolgere il loro lavoro.
"Gli insegnati dovrebbero essere un buon esempio per i loro studenti - ha detto il presidente del sindacato Suayip Ozcan - Ai tempi di Ataturk c'era una grande considerazione nei confronti della nostra categoria. Adesso siamo trattati come uscieri. Soprattutto nell'est del Paese ci sono persone che sono letteralmente impossibilitate a svolgere il loro lavoro a causa di minacce e disfunzioni sistema". Il sindacato ha inoltre sottolineato la necessità di investire maggiormente nel settore, sia aumentando gli stipendi, sia migliorando le infrastrutture.
"Il rischio più grave - ha sottolineato Turan Yazgan, direttore della Fondazione per gli studi sul mondo turco - è che la mancanza di aspettative e di interventi nel settore renda il corpo insegnanti sempre meno motivato, con conseguente calo nella qualità del sistema dell'istruzione". (
Apcom)
22.12.2006

 

PENSIONATI CHE ANCORA
LAVORANO

In Turchia su 100 ben 58 - dopo essere andati in quiescenza - si adattano a fare qualche cosa per poter sopravvivere.

In Turchia ogni 100 pensionati 58 continuano a lavorare. Il dato shock è dell'Istituto Nazionale di Statistica. Stando alle tabelle rese note dalla previdenza sociale, attualmente in Turchia ci sarebbero 7 milioni 164.000 pensionati. Di questi, 4 milioni e 14.000 continuerebbero a lavorare, il più delle volte in nero per poter arrivare in modo dignitoso alla fine del mese. Il dato si è aggravato negli ultimi anni. Nel 2001 su 5.977.000 milioni di pensionati a non lavorare erano 3.167.000. nel 2002 su 100 pensionati, lavoravano in 54, nel 2003 si era scesi a 50. Adesso la percentuale è tornata a salire vertiginosamente, colpa probabilmente dell'aumento dell'inflazione e della diminuzione del potere di acquisto. (Apcom)
22.12.2006

 

LAVORATORI
TURCHI: UNA META'
E' INFELICE

Il sondaggio è stato fatto dalla <Kelly Services> su 70 mila dipendenti. Opinione poco buona sui datori di lavoro.

I lavoratori turchi? Degli infelici. A dirlo è uno studio condotto in ventotto Paesi, e tra questi la Turchia, dalla <Kelly Services> su 70 mila persone. Il risultato è stato che i lavoratori del Paese della Mezzaluna sono tra i più infelici in assoluto, con oltre il 50%.
Gli unici che sembrano divertirsi sono quelli che lavorano nel settore viaggi e intrattenimento, dove la percentuale dei felici è del 71%, Brutte notizie per i datori lavoro. Una voce del sondaggio, infatti, riguardava il giudizio dei dipendenti nei confronti dei loro superiori. buono appena un 6.5% . (
Apcom)
22.12.2006

EURASIA E DIALOGO

Eurasia

In un momento in cui il mondo sembra sconvolto dalle guerra, più che encomiabile il lavoro che sta facendo un ristretto numero di turchi in questa regione.

Il_dialogo_dei_turchi_in_AsiaAmid the conflicts and disagreements in many parts of the world, a small number of Turks are working to pave the way for dialogue in the Eurasia region.
Diyalog Avrasya (Dialogue Eurasia), a publication of the Dialogue-Eurasia Platform, has been the voice of common sense in 17 countries, from Moldavia to Mongolia, since its founding in 2000.
A quarterly published in Turkish and Russian, DA adopts an approach to conflict with reconciliation, using the slogan, "Dialogue starts with 'yes.'"
DA representatives recently gathered in Istanbul and discussed the latest developments in the Eurasia region.
The meeting chaired by General Coordinator Cengiz Simsek was attended by Turkmenistan representative Cemil Yildiz, Ukraine representative Gokhan Demir, Kyrgyzstan representative Mustafa Baskurt, St. Petersburg representative Selman Gulan, Tatarstan representative Rasim Husnitdinov, Moldavia representative Mehmet Kaya, Georgia representative Fatih Demir, Kazakhstan representative Ali Celikbas and Russian Federation Coordinator Ali Sami Yildirim.
In his address, Cengiz Simsek stressed that their ideology was knowledge and love, and that convergence, compromise and understanding constituted the backbone of their policy.
DA Georgia representative Fatih Demir noted that the head of their Editorial Board was Giuli Alasania, mother of Georgian President Mikhail Saakasvili.
Demir said that DA was very well known in Georgian politics and bureaucracy. Kyrgyzstan representative Mustafa Baskurt recalled that the journal reached 40 deputies out of 75.
Moldavia representative Mehmet Kaya quoted the President of the Moldavian Parliament, Marian Kuru, who asserted that DA would be known all over the world in the future.
Renowned Kyrgyz writer Cengiz Aytmatov, who also serves on the journal's advisory board, described DA as "the business card of Eurasia."
Garnering an overwhelming interest in the countries where it is published, DA, which has a circulation of 16,000, also brings together Eurasia's famous writers, intellectuals and civil society volunteers.
In addition, opinions and essays of leading politicians frequently appear in the journal.
The journal's advisory board includes Cengiz Aytmatov, Halil Inalcik, Kemal Karpat, Serif Mardin, Ilber Ortayli, Halit Refig and Mete Tuncay.
Leading figures such as Mehmet Altan, Toktamis Ates, Besir Ayvazoglu, and Edibe Sozen serve on the editorial board. (Emre Soncan/Zaman)
22.12.2006

 

PRIMO OSPIZIO
PER ANZIANI TURCHI
A BERLINO

Il_quartiere_Kreuzberg_a_Berlino

L'istituto - inaugurato poco più di una settimana fa - si trova a Kreuzberg, un quartiere che ospita la più densa comunità turca fuori della madrepatria.

La prima casa di riposo per turchi di tutta la Germania ha aperto il 15 dicembre scorso i suoi battenti nel quartiere multietnico berlinese di Kreuzberg. la lunedì poi sono cominciate le accettazioni.
Come ha sottolineato a Berlino il segretario generale della comunità turca, Celal Altun, l'istituzione sarà molto attenta alle esigenze religiose e culturali degli anziani ospiti. Sebbene in Germania vivano 2.4 milioni di turchi e circa 350 mila siano ormai in età pensionabile, finora non c'era nessun ospizio per soli anziani turchi. Solo a Duisburg, in Nordreno-Vestfalia, esiste da dieci anni una istituzione multietnica.
A Berlino invece il nuovo istituto Turk Huzur Evi (Casa turca del benessere), nato da un accordo tra la comunità turca della capitale e le <Cliniche di Marsiglia> (uno dei principali gruppi in Germania per l'assistenza alla terza età), è stata ritagliato alle esigenze dei turchi, arrivati in Germania intorno agli anni '60 del secolo scorso con l'idea di lavorare finché possibile, risparmiare un po' di soldi e tornare per la vecchiaia in patria.
Come per molte altre comunità straniere in Germania, molti sono rimasti invece qui per stare con figli e nipoti anche perché dopo decenni di vita in Paesi del Nord Europa hanno perso la voglia e la capacità di vivere nelle condizioni dei rispettivi Paesi.
Anche se le tradizioni continuano a fare presa sulla comunità, la vita in Germania ha un effetto disgregante sulle famiglie turche: i giovani spesso vanno a vivere in altre zone oppure non è possibile abitare tutti insieme. Molti esponenti della prima generazione però non parlano ancora il tedesco, e quindi potrebbero avere difficoltà a farsi curare. Da qui la necessità di una casa di cura per turchi, come ha spiegato Celal Altun.
L'istituto di Kreuzberg - il quartiere berlinese che ospita la più densa comunità turca fuori del Paese natio - ha 155 posti letto, un'area per le preghiere, e personale che parla turco altre al tedesco. Molta attenzione sarà prestata anche alla divisione tra uomini e donne, secondo la tradizione e la fede musulmana. (Ansa)
22.12.2006

 

<BIANET>,OLTRE LA NOTIZIA

Bianet

Rete di informazione indipendente (www.bianet.org), è una delle più interessanti realtà in Turchia. Un sito internet ma non solo. Il coordinatore del progetto, Ertuğrul Kürkçü.

- Come nasce il progetto?

Le nostre riflessioni sullo stato dei media in Turchia ci hanno portato a <Bianet>. Nel nostro paese il mondo dei media è dominato dai grandi investitori. Esistono solamente tre piccoli giornali di opposizione, Birgün, Evrensel e Gündem, che non riescono a sopravvivere nella logica del mercato, hanno tutti difficoltà finanziarie e sono oberati dai debiti.
All'interno della logica di mercato è difficile far sopravvivere un giornalismo indipendente. Noi abbiamo pensato due cose: mettere in piedi una strategia della comunicazione alternativa al mercato e lottare per questo e presentare un nostro progetto di comunicazione, un agenzia di informazioni. In seguito abbiamo fatto delle indagini sul campo dalle quali è emerso che la cosa di cui si sente maggior bisogno, oltre ad un'agenzia di stampa indipendente, è la creazione di sinergie tra le fonti d'informazione indipendenti che esistono nel paese.
Successivamente abbiamo fatto una riunione ad Ankara coinvolgendo anche le radio private, che a partire dagli anni '80 costituiscono una realtà importante. Dalla riunione sono emersi quattro bisogni fondamentali: una sorta di banca delle notizie nella quale raccogliere il flusso di notizie che provengono da tutte le fonti indipendenti del paese. Secondo, la formazione professionale dei giornalisti. Terzo, e questo vale soprattutto per le radio, il bisogno di avere programmi di qualità, nei quali si parlasse dei problemi della gente. Infine assistenza e consulenza legale.
Abbiamo coinvolto un centinaio di persone, accademici, giornalisti, produttori radio. Ci sostengono nel progetto l'Ordine degli Architetti, quello dei Medici, e poi c'è una piccola fondazione che abbiamo creato. Per quanto riguarda l'aspetto finanziario, perché comunque si trattava di un progetto molto costoso, lo abbiamo risolto con i finanziamenti dell'Unione europea. Finalmente nel 2002 con un'assemblea nazionale a Izmir il progetto ha preso concretamente il via.
La nostra attività prinicipale è rappresentata dal centro di informazioni che si basa su di un largo uso di internet e su lavoro volontario che ci ha portato ad avere un gran numero di corrispondenti locali, di radio e giornali locali. Noi di fatto non facciamo altro che amplificare questa realtà.
- In pratica come funziona il vostro sito?

I corrispondenti locali, della carta stampata o della radio, scrivono e pubblicano le loro notizie autonomamente. Noi le riprendiamo e ci lavoriamo sopra, per capire cosa manca, come è possibile integrarle. La notizia originaria viene così integrata da altre e dall'opinione di esperti che collaborano con noi. In questo modo produciamo una notizia che vada al di là dell'effetto locale.
Ci interessa poi anche vedere in che modo un fatto di portata nazionale si riflette nelle differenti realtà locali. Ad esempio lo sciopero degli insegnanti, seguiamo come si articola nelle diverse realtà locali per arrivare ad un quadro completo e variegato della realtà razionale.
Un altro importante aspetto della nostra relazione con i media locali è rappresentato dalla formazione. Sempre utilizzando i fondi dell'Unione europea, organizziamo seminari di formazione. Fino ad oggi sono stati coinvolti circa 1000 giornalisti.
Abbiamo poi pubblicato cinque libri di base sul lavoro del giornalista e sul mondo della comunicazione. Poi c'è la formazione diretta alla società civile, seminari sul diritto all'informazione o sui diritti umani. Abbiamo collaborato anche con le associazioni che si occupano di diritti umani, della questione femminile o dei diritti dell'infanzia, organizzando seminari che dessero loro delle dritte su come rapportarsi al mondo dell'informazione ed acquisire visibilità.
Tutte queste attività ci hanno permesso di creare un ambiente molto dinamico e vivace. Noi non vendiamo notizie e questo ha creato una relazione fondata sulla fiducia e una sorta di legame morale. Poi ci sono i programmi per la radio. Ne abbiamo prodotti di tre tipi, sui diritti delle donne e dei minori ed i diritti umani in genere. Sono utilizzati soprattutto dalle radio locali che tradizionalmente avevano una programmazione basata su programmi di intrattenimento e chiacchiere. E' stata un'iniziativa che ha rafforzato i nostri legami con la realtà delle radio locali. Infine c'è la consulenza legale. Quando l'avvocato di una radio o di un giornale locale si trova in difficoltà nella causa in cui è impegnato può consultare gli esperti che collaborano con noi. Un nostro redattore poi periodicamente chiama radio e giornali locali informandosi se ci sono problemi e questo con il tempo ha formato legami forti. In totale sono circa 100 le realtà locali che si rivolgono a noi ogni anno per una consulenza legale.

Bianet_2- Voi pubblicate un rapporto trimestrale sullo stato dell'informazione e della libertà di espressione nel paese. Qual è la situazione da questo punto di vista?

Rispetto all'ultimo anno la nostra valutazione è questa: non solamente gli scrittori famosi ma anche molti scrittori sconosciuti si trovano ad avere a che fare con l'articolo 301. Che questo articolo del nuovo codice penale introdotto nel 2005 sarebbe stato una sorta di bomba ad orologeria noi giornalisti lo avevamo detto fin dall'inizio. All'epoca però, nessuno se ne era occupato. Al contrario, tutti avevano accolto il nuovo codice in modo entusiastico. E adesso ne paghiamo le conseguenze.
Nel nostro Paese il ministro della Giustizia può intervenire influenzando le decisioni della magistratura, che non è indipendente nel senso pieno del termine. Ultimamente ad esempio il ministro ha usato questa sua prerogativa per evitare che Orhan Pamuk finisse in carcere. Il problema è che potrebbe utilizzare questa sua prerogativa anche in senso contrario, per far incarcerare qualcuno e questo rappresenta un pericolo.
La magistratura in gran parte sta resistendo alle riforme in corso. Le cose qui vanno così, grazie al nuovo codice, e non so se esistano casi analoghi nel mondo: un comune cittadino sporge denuncia e automaticamente il giudice apre un procedimento. Una volta questa iniziativa era competenza della polizia, adesso chiunque può dare il via ad un'azione giudiziaria. In conclusione nell'ultimo anno si sono fatti passi indietro in tema di libertà d'espressione. I cittadini sporgono denuncia, il giudice apre un procedimento e poi si arriva all'assoluzione. Questo è il meccanismo che vediamo all'opera negli ultimi tempi. La realtà è che non si dovrebbe nemmeno arrivare all'apertura di un procedimento giudiziario.
- I giornalisti continuano a finire in carcere...
Ci sono attualmente quattro persone che aspettano di essere condannate ed attendono la decisione della Corte di Cassazione.
- Rispetto all'articolo 301 il ministro della Giustizia dice che esistono articoli simili in Europa, e si riferisce all'Italia. L'articolo italiano parla di vilipendio al popolo italiano e non all'italianità...
Si, è così e poi se anche articoli simili esistono, non vengono applicati. Il punto è che paura ed auto-censura come meccanismi automatici sono tornati a rimettersi in moto.
Prendiamo il caso recente del Prof. Yayla sul conto del quale è stato aperto un procedimento giudiziario per un suo discorso in cui parlava di Ataturk. Mi sono piaciute le sue parole "il vero problema è che quando sto per dire qualcosa non dovrebbe nemmeno passarmi per la testa la domanda - E se poi mi succede qualcosa? - se lo faccio significa che non è cambiato granché".
Questo è il succo del problema. Certo ci sono stati alcuni miglioramenti negli ultimi tempi ma le persone continuano a pensare "E se poi mi succede qualcosa?" quando si tratta di argomenti tabù come le forze armate, la questione curda oppure la religione. In modo automatico si pongono questa domanda. Per quanto ci riguarda siamo convinti che ci si possa occupare di queste argomenti delicati usando un linguaggio diverso, fino a questo momento noi non abbiamo avuto nessun problema. Cerchiamo di non perdere la misura, magari affrontando la questione da una prospettiva diversa. Certo abbiamo avuto aggressioni e pressioni, magari da parte di altri organi di stampa, che però hanno finito per farci pubblicità.
- Si riformerà l'articolo 301?
Io credo che lo possano fare ma non lo faranno. Per quanto riguarda la libertà di espressione io credo che il problema più importante è rappresentato dalla questione economica. In Turchia i media più popolari si muovono in accordo con il governo e lo stato. Sulla questione armena, ad esempio, la pensano come lo stato.
Perché hanno paura?

No, semplicemente perché hanno interessi comuni. In Turchia lo stato è ancora la principale forza economica, in Turchia il successo economico è ancora molto legato all'appoggio dello Stato, questa è la ragione.
Lo Stato ha ancora una grande forza, se vuole può far fallire qualsiasi iniziativa economica in un giorno oppure decretarne il successo. Quindi avere buone relazioni con lo stato è molto importante per i grandi gruppi dei media. In Turchia non dobbiamo dimenticare che i grandi giornali non sono solamente giornali, sono parte di grandi gruppi economici, delle holding. Difficile quindi pensare ad una dose critica che vada al di là di un certo limite. Nel nostro paese i giornali non sono il luogo dove si producono nuove idee, i media di grande diffusione non svolgono il compito di critica, lo devono fare realtà come la nostra. Come dice Ignacio Ramonet serve ora un quinto potere
- Ramonet era uno degli ospiti del convegno internazionale sui media indipendenti che avete organizzato nelle scorse settimane. Uno degli argomenti più interessanti era la questione del finanziamento...

Sì ed avrei voluto che se ne parlasse di più. Personalmente credo che le possibilità per i media indipendenti di rimanere in piedi utilizzando le risorse di mercato siano molto limitate.
Non credo si possa andare avanti così a lungo, con questa limitatezza di risorse. Il modello di media indipendenti che cerchiamo di diffondere fa riferimento ad una frase di Gramsci: "Ogni persona è un intellettuale". Se le cose stanno così, la prima cosa da fare è garantire ad ogni persona la possibilità di essere anche un comunicatore. I media indipendenti sono volenti o nolenti costretti a cercare di essere strumento di comunicazione al di fuori del mercato.
Attualmente l'opportunità più grande è rappresentata da internet, un solo collegamento telefonico ed un computer ha dato a tutti potenzialmente la possibilità di essere comunicatori, giornalisti. Probabilmente in questo momento non siamo ancora riusciti a sfruttare appieno le possibilità offerte da questo mezzo.
- Quanto è diffuso l'uso di internet in Turchia?
Si sta diffondendo velocemente anche perché lo stato ed il capitale privato hanno deciso di investire ed utilizzare questa risorsa. E poi c'è la diffusione dei computer e della rete nelle scuole, si stanno facendo passi da gigante. Le cifre ufficiali parlano di dieci milioni di persone connesse alla rete, io credo si tratti di stime esagerate, ma come dicevo si tratta di un fenomeno che evolve rapidamente.
Per quanto ci riguarda possiamo vedere che i nostri visitatori - abbiamo in media 30.000 visitatori al giorno - visitano il nostro sito soprattutto nell'orario di lavoro, in questo senso internet è diventato una sorta di strumento di comunicazione proletario. Quindi significa che non è necessario avere una propria connessione. Credo che allo stato attuale esistano le basi per continuare sulla strada dell'uso della rete nella prospettiva di una maggiore libertà dell'informazione. (http://osservatoriobalcani.org/article/articleview/6525/1/51/)
22.12.2006

CRONACA

E' SEMPRE IL CAMMELLO QUELLO CHE CI RIMETTE

Il_povero_cammello_sacrificato

Secondo una strana usanza in Turchia ogni qual volta un vettore della <Turkish Airlines> viene dismesso o messo in servizio si sacrifica un animale.

Strana usanza quella che vige in Turchia, secondo la quale ogni volta che un aereo viene dismesso oppure uno nuovo prende servizio, viene sacrificato un animale. L'ultimo caso si è verificato poco tempo fa quando in occasione del pensionamento di un RJ-100 la <Turkish Airlines> ha eseguito il discutibile rituale.
Violente le proteste da parte di associazioni animaliste e della stampa turca, cui <Avionews> si associa, che hanno lasciato non poco stupiti i vertici del vettore turco che hanno definito il rito come "Una consuetudine stabilita". Ma oramai il dibattito si è spostato sul piano politico con la presentazione da parte di un deputato del partito di opposizione di una interrogazione al ministro dei trasporti, che pone il problema della compatibilità di "Un rito tanto brutale" con l'immagine moderna che la Turchia vuole dare di sé, in vista dell'adesione all'UE. (Avionews)
22.12.2006

 

DOTTORESSE
CON IL TURBAN
SI NEGANO

Konya

Scandalo in Turchia dove in un ospedale di Konya due medici donne si sono rifiutate di curare un giovane malato di orchite per motivi religiosi

E' uno scandalo politico in Turchia il caso di due dottoresse islamiche che si sono rifiutate di curare un ragazzo di 17 anni affetto da orchite. L'opposizione punta l'indice contro il Governo di Recep Tayyip Erdogan e lo accusa di spalleggiare le frange più radicali. "E' un segno della distruzione portata dalle ideologie religiose" ha detto il deputato Attila Kart, del partito di opposizione Chp, laico e socialdemocratico.
La notizia ha avuto una vasta eco sulla stampa locale. Nella Turchia che spera da tempo di essere accolta nell'Unione europea, vicende di questo genere creano scalpore e rinnovano polemiche mai sopite.
Il ragazzo era in condizioni gravi quando si è presentato all'ospedale di Konya. Lamentava forti dolori e chiedeva d'essere curato ma le due dottoresse si sono rifiutate per ragioni religiose di sottoporlo a un test con gli ultrasuoni. Alla fine il giovane malato è stato operato da altri medici che sono stati costretti ad amputargli un testicolo.
"Uno scandalo", denuncia l'opposizione al Governo. "E' chiaro - ha dichiarato Attila Kart - che le dottoresse col turban, (il tradizionale copriacapo islamico turco, ndr) lavorano con la piena connivenza degli amministratori dell'ospedale e delle autorità regionali. Possiamo toccare con mano cosa può avvenire quando lo sfruttamento della religione e le mentalità religiose sono portate avanti dal Governo. Konya è una fotografia della situazione generale in Turchia".
La città di Konya è nota per il suo tradizionalismo islamico e il primario del reparto urologico dell'ospedale Celai Tutuncu si è candidato al Parlamento nelle file del partito islamico Akp. Ma ciò non toglie, denuncia l'opposizione, che episodi di questo genere non debbano accadere. Portare il turban in un ospedale pubblico è vietato come in tutti gli edifici di stato, eppure molte dipendenti pubbliche a Konya ed altrove "possono infischiarsene del divieto - denuncia la stampa progressista - perché si sentono spalleggiate dal Governo filo-islamico di Erdogan":
Il primario di urologia ha dichiarato che sta comunque accertando quale medico si sia rifiutato di prestare le cure al giovane prima di prendere provvedimenti anche se, a parer suo, il caso gli sembra descritto dai media turchi "in bianco e nero". (la.Repubblica.it)
22.12.2006

FABBRICATE IN ITALIA LE MINE USATE DAL PKK

La prova è stata fornita ampiamente in un report preparato dalla sicurezza turca. le granate provengono invece dalla Russia.

It has been revealed that the landmines that killed five Turkish soldiers in a week were made in Italy.
A report prepared by Turkish security units revealed that the landmines planted in the area by the Kurdistan Workers Party (Pkk) were made in Italy, while the grenades were Russian made.
The report labeled "urgent" submitted to judiciary offices also stated the Pkk had decided to engage in armed action since June 1, 2005 in order to prevent a dissolution process.
The majority of the terrorists throughout 17 different camps in northern Iraq, particularly on Kandil Mountain, passed the border illegitimately in groups of seven to 15, the report said.
Every terrorist sent to Turkey's southeastern region is stated to have brought one kilo of C-4 explosive each, and the organization is stated to have bought a RPG-7 rocket launcher, Kannas telescopic rifles, Kalashnikov rifles, G-3 and M-16 rifles, a Bixi machine gun, grenades, mines and wireless devices from Iraq and Armenia in the same year.
The weapons were transferred to the camps in Iraq, the report said. (Emrullah Bayrak/Zaman)
22.12.2006

STRETTA SORVEGLIANZA MA INUTILE

 

Forze di polizia e di sicurezza per proteggere lo scrittore turco Orhan Pamuk da eventuali mali intenzionati.

Lo scrittore Orhan Pamuk, vincitore del Premio Nobel della Letteratura 2006, è rientrato in Turchia sotto stretta sorveglianza delle forze di polizia e di sicurezza per prevenire eventuali incidenti a causa delle controversie politiche che la sua attività di intellettuale ha suscitato. Non si è verificato comunque alcun incidente.
"Sono un po' stanco ma molto felice", ha dichiarato Pamuk ai giornalisti. La polizia, in divisa antisommossa, era stata dispiegata in massa all'aeroporto dopo che un canale televisivo nazionalista aveva invitato ad accogliere lo scrittore con le bandiere turche. "Il Premio Nobel appartiene alla Turchia, a noi tutti, alla cultura e alla letteratura turca", ha aggiunto lo scrittore di "Neve" e "Il libro nero". (
Adnkronos)
22.12.2006

 

ASSOLTA LA SCRITTRICE IPEK CALISHAR

Era stata accusata di avere offeso - in un passo del suo libro "Latife Hanin" - il Padre della Patria Mustafa Kemal Ataturk.

E' stata assolta Ipek Calishar, la scrittrice turca finita alla sbarra in un tribunale di Istanbul con l'accusa di avere offeso il padre fondatore della Turchia, Mustafa Kemal Ataturk. la Calishar, nel suo romanzo incriminato, racconta la storia dell'ex moglie di Ataturk.
In un passo del libro, dal titolo "Latife Hanin", la Calishar scrive che Ataturk - fondatore della Turchia moderna - per sfuggire ad un agguato aveva lasciato il palazzo presidenziale con addosso il solo lenzuolo, quindi somigliante ad una donna. Questo passaggio era stato pubblicato sulle pagine culturali del quotidiano <Hurriyet> e ritenuto oltraggioso da alcuni lettori che avevano accusato sia la scrittrice sia il direttore del quotidiano, Necdet Tatlican. I due rischiavano quattro anni e mezzo di carcere l'uno, ed un anno l'altro.
Il tribunale penale di Bagcilar li ha dichiarati entrambi innocenti perché non ci sono prove sufficienti per stabilire che quanto scritto dalla Calishar corrisponda ad offesa alla memoria di Ataturk.
Prima della lettura della sentenza - quando ancora non sapeva di essere stata assolta - la scrittrice, che era parsa visibilmente provata, aveva dichiarato inaccettabile l'essere stata accusata di avere offeso Ataturk solo per avere raccontato che il Padre della Patria aveva cercato di fuggire coprendosi con un lenzuolo. (Apcom)
22.12.2006

 

L'ART. 301 COLPISCE ANCORA

Questa volta sul banco degli imputati è comparso nei giorni scorsi il giornalista Hrant Dink accusato di offesa alla identità turca.

All'indomani dell'accordo a Bruxelles per una parziale sospensione dei negoziati di adesione con la Turchia, ad Istanbul si è aperto nei giorni scorsi il processo al giornalista armeno Hrant Dink, istruito in base a quell'articolo 301 che l'Europa vorrebbe abolito, o quanto meno emendato. Accusato di offesa alla identità turca per avere parlato del genocidio armeno del 1915, Dink è al terxo processo e rischia quattro anni di carcere. Ma secondo l'avvocato-accusatore Kemal Kerencsiz - lo stesso che aveva trascinato sul banco degli imputati il premio Nobel Orhan Pamuk e la scrittrice Elif Sharaf - la seconda sezione penale del Tribunale di Sisli, opterà per un aggiornamento del caso. (da Apcom)
22.12.2006

 

MORTI E FERITI PER UN UN EDIFICIO CHE CROLLA

L%27esplosione_di_Diyarbakir

E' avvenuto a Diyarbakir nel sud-est anatolico. La disgrazia - come poi è stato accertato - dovuta all'esplosione di una caldaia.

Il_palazzo_crollatoHa provocato tre morti, tra i quali due bambini, e quindici feriti una potente esplosione avvenuta a Diyarbakir, nel sud-est anatolico che ha fatto completamente crollare un edificio di abitazioni di militari nel quartiere Office, danneggiando anche l'edificio attiguo. Lo ha annunciato la rete televisiva turca< Ntv>, aggiungendo che secondo le prime impressioni delle autorità all'origine del disastro potrebbe esserci stata l'esplosione della caldaia dell'impianto centralizzato di riscaldamento.
Circa 40 militari abitano insieme alle loro famiglie nell'edificio. L'esplosione è avvenuta alle 8.30 di mattina (le 7.30 in Italia).
Sul posto sono arrivate squadre di poliziotti, vigili del fuoco e militari. (la Repubblica.it)
22.12.2006

 

BLOCCATA DAL UN CANE ANTIDROGA

"Isel" - un animale in dotazione alla Guardia di Finanza - ha scoperto alla stazione di Rosarno 43 grammi di hascisc nei vestiti di una donna reduce da un viaggio in Turchia.

Una donna M.F., di 26 anni, appena rientrata da un viaggio in Turchia, è stata arrestata dalla Guardia di finanza di Gioia Tauro nella stazione di Rosarno con l'accusa di detenzione a fini di spaccio di sostanza stupefacente. M.F., successivamente, ha ottenuto i domiciliari. La donna, appena scesa da un treno Eurostar proveniente da Roma, città di cui è originaria, è stata fermata da una pattuglia di finanzieri insospettiti dalla presenza di un'altra persona che la stava attendendo. All'avvicinarsi dei finanzieri la donna ha subito consegnato loro un pacchetto ricoperto di cellophane contenente pochi grammi di hascisc. A seguito di un controllo più accurato, con l'ausilio di "Isel" un cane antidroga, sono stati trovati altri 43 grammi di hascisc occultati tra gli indumenti indossati dalla donna. Accertamenti sono in corso da parte dei finanzieri per appurare la provenienza della sostanza stupefacente e l'eventuale coinvolgimento di altre persone. (Il Giornale di Calabria)
22.12.2006

 

SEQUESTRATI 856 TV LCD E 170 BOMBOLETTE DI VITAMINE

L'operazione - ad opera della Guardia di Finanza e del Servizio di Vigilanza Antifrode della Dogana - operato nel Punto Franco Nuovo del porto di Trieste.

Nell'ambito dell'attività di analisi e di controllo del flusso di merci che interessano il passaggio di merce all'interno dl Porto di Trieste, in due distinte operazioni i militari della 2° Compagnia della Guardia di Finanza e personale del Servizio di Vigilanza Antifrode della Dogana, hanno sequestrato nel Punto Franco Nuovo 856 televisori Lcd e 170 bombolette spray contenenti vitamine stimolanti per uomo.
I televisori, fabbricati in violazione alle norme poste a tutela dei brevetti industriali, erano a bordo di un autoarticolato proveniente dalla Turchia e diretto in Olanda. Gli accertamenti svolti hanno consentito di accertare la fabbricazione abusiva dei televisori, attraverso l'usurpazione del relativo brevetto industriale, con la conseguente segnalazione alla locale Procura della Repubblica. Il valore commerciale del carico dei televisori ammonta a circa 420 mila euro.
Le 170 bombolette spray erano a bordo di un autoarticolato proveniente anche questo dalla Turchia e diretto in Belgio, abilmente occultate al dine di evadere il pagamento dei diritti doganali. L'itero carico è stato sottoposto a sequestro amministrativo.(Adnkronos)
22.12.2006

UN MILIONE DI EURO, QUANTO BASTA PER LASCIARE IL MARITO

Una donna turca, che aveva vinto la somma alla lotteria, si è vista riconoscere da un tribunale turco il diritto al divorzio e l'affidamento del figlio.

Due anni fa ha vinto circa un milione di euro alla lotteria. E oggi ha vinto un altro terno al lotto, visto che ottenuto il divorzio definitivo da suo marito. Il 31 dicembre Yesim Akyol ha vinto la una fortuna alla lotteria turca e ha pensato di porre fine a quello che per lei era diventato un grosso problema: il rapporto con il marito, persona affetta da problemi di alcool e noto per il suo temperamento molto irascibile. Gesto che il consorte non ha gradito molto, nonostante la mogliettina, prima di lascialo gli avesse comprato una macchina e aperto un'attività. Anzi, l'ha persino accusata di aver concepito il loro figlio con un altro uomo e non con lui. A porre fine a tutto ci ha pensato il tribunale di Bakirköy, a Istanbul, che ha reso esecutivo il divorzio, posto sotto tutela della madre il figlio e obbligato il coniuge a pagare alla sua fortunata moglie circa 280 euro al mese di alimenti. Adesso potrà vivere senza più botte e scenate e con un sacco di soldi. (Apcom)
22.12.2006

 

CITTADINO TURCO ARRESTATO NEL REGGIANO

L'uomo era stata colpito da un mandato di arresto internazionale spiccato dal Tribunale di Denizli per danneggiamento del patrimonio archeologico locale.

I Carabinieri della Stazione di Fabbrico hanno dato esecuzione ad un mandato di arresto internazionale spiccato dal Tribunale di Denizli (Turchia) nei confronti di un cittadino turco per danneggiamento del patrimonio archeologico turco.
Il provvedimento era stato emesso dalla Autorità Giudiziaria Turca il 5 aprile 2006 nei confronti del 24enne Halil Sivgin cittadino turco risultato essere domiciliato nel comune di Rio Saliceto (RE) la cui localizzazione è stata resa possibile grazie all'attività di controllo del territorio posta in essere dai Carabinieri di Fabbrico (RE).
Fermato infatti in Piazza Marconi di Fabbrico nella arda mattinata del 15 detto, dopo le procedure di identificazione i Carabinieri di Fabbrico hanno eseguito l'arresto provvisorio per estradizione ai sensi dell'art. 716 in relazione all'articolo 715 del C.P.P. ottemperando al provvedimento restrittivo in premessa. Provvedimento restrittivo la cui esistenza era stata resa nota ai Carabinieri di Fabbrico (RE) dalla Sezione Catturandi del Servizio Interpool di Roma che, avendo appreso della presenza del ricercato nella bassa reggiana, ha attivato i Carabinieri che, a Fabbrico, alle ore 12,30 del 15 detto al culmine di una mirata attività di ricerca, l'hanno rintracciato traendolo in stato d'arresto.
Secondo quanto emerso l'arrestato in data 09.09.2000 in località Denizli (Turchia) era stato sorpreso mentre scavava in un luogo archeologico nonostante l'espresso divieto agli scavi imposto in quell'area sin dal 14.06.1989.
Una volta rintracciato dai Carabinieri di Fabbrico il sunnominato cittadino turco, dopo le procedure di identificazione, è stato dichiarato in arresto ed associato presso la Casa Circondariale di Reggio Emilia a disposizione della competente Autorità Giudiziaria. (Emilianet)
22.12.2006

NOTIZIARIO DI AMBASCIATA

VISITA UFFICIALE DI CRUCIANELLI AD ANKARA
Famiano_CrucianelliIl Sottosegretario agli Affari Esteri Famiano Crucianelli nel corso di una visita ufficiale di due giorni in Turchia, ha incontrato ad Istanbul qualificati esponenti del mondo imprenditoriale turco in occasione di un evento conviviale organizzato dalla <Tusiad International<. Durante l'evento è stata illustrata al Sottosegretario, da parte del presidente di <Tusiad International>, Aldo Kaslowski, la situazione economica del Paese e le sue prospettive anche alla luce dell'eccellente andamento dell'interscambio commerciale bilaterale, che si chiuderà quest'anno con la cifra record di oltre quindici miliardi di dollari. Molto apprezzate le parole di grande amicizia e di sostegno alla Turchia che il Sottosegretario ha rivolto agli imprenditori.
 

I BENEFICI DELLA NUOVA LINEA RO-RO
Una nuova linea di trasporto Ro-Ro attiva tra i porti di Canakkale e Brindisiè stata ufficialmente avviata ad opera della joint venture italo - turca <Ital Ro Ro - Kiptrans>. Presenti all'inaugurazione - cui hanno partecipato il Console Generale Massimo Rustico, il direttore dell'<Ice>, Roberto Luongo, ed una rappresentante del ministero del Commercio Estero - sia il ministro dei Trasporti Binali Yildirim sia quello del Commercio Estero Kursat Tuzmen che hanno voluto sottolineare nei rispettivi interventi i progressi compiuti negli ultimi tre anni dalla Turchia nel settore dei trasporti e del commercio, nonché i benefici che tale iniziativa porterà in campo economico per il porto di Kepez e più in generale in termini di sviluppo della regione del Mediterraneo. In particolare Yildirim ha voluto rendere noto che parallelamente al neo inaugurato servizio di trasporto via mare inizieranno anche tre collegamenti aerei settimanali tra l'aeroporto di Canakkale e Brindisi, per facilitare il trasporto dei conducenti dei camion.

STRATEGIA COMUNE CONTRO L'INVADENZA ASIATICA

La Camera dell'Industria di Istanbul (Iso) ed il Centro d'Informazione Europeo hanno di recente organizzato una conferenza per discutere il progetto "Cooperazione tra le Piccole e Medie Imprese di Turchia, Spagna e Italia", cui hanno partecipato rappresentanti di 53 aziende turche, 19 italiane e 9 spagnole, impegnate nei settori della gomma, plastica, agricoltura, costruzioni e macchinari per costruzioni. Nel suo discorso di apertura il presidente del Consiglio Esecutivo del Gruppo Kale, Zeynep Bodur Okay, ha sottolineato la necessità per le Pmi di adottare una strategia comune nei confronti della concorrenza asiatica ed in particolare cinese. Da parte sua il Console Generale d'Italia, Massimo Rustico, ha sottolineato che le relazioni bilaterali con la Turchia, consolidate dalla presenza ormai di oltre 500 società, sono in crescente aumento come dimostrato dal volume dell'interscambio che nel 2005 è stato pari a $13.1 miliardi e che quest'anno supererà molto probabilmente i $15 miliardi.

BOOM DELL'ESPORTAZIONE AUTO

Le esportazioni del settore automobilistico turco nei primi undici mesi dell'anno sono aumentate del 20.5% rispetto allo scorso anno, per la somma di $13.3 miliardi. I principali Paesi di esportazione si trovano in Europa con l'Italia al primo posto ($1.918 milioni ed un aumento del 44.2% sul 2005), la Germania ($1.893 milioni ed un aumento del 15.6% sul 2005), la Francia ($1.471 milioni ed un aumento del 37.5% sul 2005), il Regno Unito ($1.102 milioni ed un aumento dell'8.1% sul 2005), la Spagna ($747 milioni ed un aumento del 32% sul 2005) ed infine la Russia ($551 milioni ed un aumento dell'84.6% sul 2005).

 
IL DINAMISMO DEL COMPARTO PLASTICA

Selcuk_Aksey_presidente_della_Pagev_turcaDurante la riunione organizzata dalla Fondazione di Ricerca, Sviluppo ed Educazione dell'Industria Plastica Turca (Pagev) ed il quotidiano <Dunya Gazetesi>, è stata analizzata sia la situazione attuale del settore che le iniziative da intraprendere entro il 2013. La previsione per tale anno è di raggiungere $9 miliardi come valore addizionale, $12.9 miliardi di esportazione e $10.4 miliardi di consumo interno; il settore in parola sino ad oggi ha contribuito all'economia turca per un importo complessivo di $5 miliardi. Il presidente della <Pagev>, Selcuk Aksoy, ha sottolineato che il comparto della plastica è un settore molto dinamico, collocato tra i primi tre posti in Europa con una percentuale di incremento del 15 per cento. Il segretario generale dell'Associazione degli Industriali del settore della plastica (Pagder), Barbaros Demirci, ha da parte sua informato che tra gli obiettivi del 2013 si prevede un contributo marginale all'economia nazionale pari a $22 miliardi di produzione, $9 miliardi di valore addizionale, $3 miliardi di esportazioni dirette e $9 miliardi di esportazioni indirette. Lo stesso ha sottolineato l'urgente necessità di dare avvio agli investimenti necessari per la formazione di 20 mila impiegati intermediari all'anno e la creazione di stabilimenti petrolchimici capaci di aumentare la produzione di dieci volte rispetto a quella attuale.


JOINT VENTURE <SHELL-SOCAR>
La <Turcas>, società turca operante nel campo petrolifero in joint venture con la <Shell> e la <Socar>, la società petrolifera di stato dell'Azerbaijan, hanno costituito una joint venture per la ricerca, la produzione e la commercializzazione nei settori petrolifero e del gas naturale. La neonata joint-venture, inoltre, costruirà a breve una raffineria a Ceyhan (porto sul Mediterraneo sud-orientale del Paese e terminale dell'oleodotto Baku-Tiblisi-Ceyhan), che avrà una capacità tra le 10 e le 20 tonnellate all'anno. La <Turcas> ha concluso recentemente un accordo con la spagnola <Iberdrola> nel campo delle energie rinnovabili e della distribuzione di elettricità.

RIPRESA DEL SETTORE ABBIGLIAMENTO

Dopo un 2005 caratterizzato da una crisi sia produttiva che di esportazioni, il settore dell'abbigliamento segnala in Turchia una ripresa consistente nei primi undici mesi dell'anno in corso. Nel mese di novembre, secondo l<Iktib> (l'Associazione dei Produttori ed Esportatori di abbigliamento e tessuti di Istanbul), l'export e' cresciuto del 26% ($1.1 miliardi) raggiungendo su base annua la somma di $12.4 miliardi (+1% rispetto allo stesso periodo del 2005). Il presidente dell<Iktib>, Suleiman Orakcioglu, ha tenuto a sottolineare che le imprese turche non solo si stanno avvicinando velocemente agli standard qualitativi italiani e francesi, ma che soprattutto la loro presenza in campo internazionale sta ripercorrendo le orme delle imprese italiane negli anni ottanta.

OK DEL SETTORE COSTRUZIONI

Il settore delle costruzioni in Turchia ha registrato nel terzo trimestre dell'anno, rispetto allo stesso periodo del 2005, un aumento del 3.5% dei permessi di costruzione rilasciati dalle municipalità, un aumento del 20.8% della superficie totale edificabile, un incremento del 15.4% delle attività di perforazione ed un aumento del valore degli edifici pari al 44.7%. Conseguentemente il numero degli edifici residenziali è cresciuto del 4.7% da 65.537 a 68.605 unità.

PREZZI AL CONSUMO E ALL'INGROSSO

Nel mese di novembre è stato registrato un aumento percentuale dei prezzi al consumo dell'1.29% ed una diminuzione di quelli all'ingrosso dello 0.29%. I dati resi noti dall'Istituto di Statistica della Turchia (Tuik) mostrano inoltre un tasso annuo dell'inflazione (prezzi al consumo) che si è attestato in novembre al 9.86%, mentre quello dei prezzi all'ingrosso è pari al 11.67%. Per quanto riguarda i primi, l'aumento più consistente relativo al dato mensile è stato quello della categoria abbigliamento e calzature (4.80%), mentre in merito al dato annuale l'incremento maggiore è stato registrato nel settore dei beni e servizi (15.16%). Per ciò che concerne i prezzi all'ingrosso nel mese di novembre il settore agricolo subisce un calo dello 0.09% seguito da quello industriale con 0.34% mentre su base annua l'aumento più significativo si è avuto nei prezzi di elettricità e gas (41.85%). Al riguardo, il ministro Ali Babacan ha commentato che, a dispetto dell'impennata di qualche mese fa, ci sono buone possibilità che il tasso d'inflazione di fine anno resti ad una sola cifra.

INCREMENTO PRODUZIONE INDUSTRIALE

La produzione industriale della Turchia nel trimestre luglio-settembre ha registrato un incremento pari al 5.8% rispetto allo scorso anno. Il dato, reso noto dall'Istituto Nazionale di Statistica, mostra una sensibile diminuzione rispetto al trimestre aprile-giugno in cui si è avuto un aumento del 9.4%, principalmente dovuta ai quattro giorni di festività osservati per il Ramadan ed all'aumento dei tassi d'interesse decisi dalla Banca Centrale. Con riferimento agli incrementi percentuali dei singoli settori industriali, sempre nel trimestre luglio-settembre, quello minerario è cresciuto del 9% (9.5% in quello precedente), l'erogazione di servizi (luce, gas e acqua) è aumentata del 9.3% (9% in quello precedente) mentre il settore manifatturiero è stato quello che ha registrato l'incremento più basso, pari al 5.2% (9.4% in quello precedente).

LE VENTI MIGLIORI SOCIETA'

Il mensile di economia <Capital> ha reso nota la lista delle 20 migliori società in Turchia, elaborata prendendo in esame 1.350 dirigenti di 546 società. La lista comprende: <Koc Holding>, <Turkcell>, <Arcelik>, <Sabanci Holding>, <Vestel>, <Garanti Bankasi>, <Coca-Cola>, <Unilever>, <Eczacibasi>, <Procter&Gamble>, <Ulker>, <Zorlu Holding>, <Dogus Holding>, <Ford Otosan>, <Akbank>, <Anadolu Holding>, <Microsoft>, <Petrol Ofisi>, <Is Bankasi>, <Efes Pilsen/Bosch>.

BANCHE E PENETRAZIONE STRANIERA

A seguito dei recenti investimenti si registra nel settore bancario turco una quota di partecipazione estera superiore a quella dell'Unione Europea, che si attesta attualmente al 16.3%. La penetrazione straniera nel Paese, limitata al 4.3% alla fine del 2004, è salita al 12.4% a fine 2005 per raggiungere il 17.4% nel novembre di quest'anno. Tale percentuale dovrebbe superare il 20.% una volta che saranno completate le privatizzazioni delle banche <Akbank>, <Sekerbank>, <Tekfenbank>, <MNG> e <Alternatifbank>.

<AKBANK>, UN ISTITUTO CHE MERITA
Per la quinta volta la rivista mensile <The Banker> ha nominato la <Akbank> "migliore banca della Turchia" per i profitti conseguiti, per essere leader nel settore e nella concessione di prestiti a piccole e medie imprese.

 

IL PASSAGGIO DI <TELSIM>

TelsimLa <Vodafone>, che nel dicembre 2005 ha rilevato il secondo operatore di telefonia mobile in Turchia <Telsim>, per la somma di $4.55 miliardi al termine di una gara di privatizzazione indetta dal Fondo di Risparmio, Assicurazione e Deposito (Tmsf), ha recentemente annunciato che secondo le previsioni l'unità turca della <Vodafone> sarà in grado di coprire i costi di funzionamento in anticipo di un anno rispetto ai tempi inizialmente stimati. La <Vodafone> sta attualmente procedendo all'ammodernamento del network appartenente alla <Telsim> nelle principali città ed aree turistiche e migliorando il proprio servizio di assistenza clienti.

<PROSIEBENSAT1>: I FAVORITI

Il
principale gruppo di informazione della Turchia, <Dogan Yayin Holding>, sembra essere tra i favoriti nella gara per la privatizzazione della società tedesca di teletrasmissione <ProSiebenSat1>, il cui valore secondo gli analisti del settore sarebbe pari a € 6 miliardi e che non sarà ceduta per meno di €3 miliardi, secondo quanto riportato dal quotidiano Handelsblatt. La ProSiebenSat1> è attualmente di proprietà di un gruppo di investitori vicini al miliardario israelo-americano Haim Saban.

 

INVESTIMENTI NELLA CITTA' DI CANKIRI

La_città_di_CankiriLa città di Cankiri ha registrato nei primi dieci mesi di quest'anno un forte aumento degli investimenti (39 volte superiore a quello dello scorso anno) per la somma totale di circa € 326.000, divenendo pertanto la nona città per volume di investimenti. A seguire, le città che hanno visto incrementare maggiormente le attività di sviluppo sono Edirne e Giresun. Il presidente della Camera di Commercio e Industria di Cankiri, Cengiz Ericekli, ha dichiarato con soddisfazione che tali risultati sono il risultato degli incentivi messi a disposizione dal Governo e che nutre buone aspettative circa lo sviluppo del settore turistico, in particolare per quanto riguarda la realizzazione del centro sciistico di Iilgaz Yildiztepe per cui è stato già manifestato interesse da parte di imprenditori tedeschi.

GARA PER COSTRUZIONE GASDOTTO

La <Botas> (l'ente nazionale turco competente per il trasporto delle Risorse Naturali) lancerà prossimamente una gara per la costruzione del gasdotto Amasya-Tokat-Merfizon-Erzincan, nella Turchia nord-orientale. Le offerte, che dovranno essere presentate il 15 gennaio 2007, saranno aperte lo stesso giorno alle 14.00 presso il quartier generale della <Botas> nella capitale e dovranno essere accompagnate da una cauzione pari al 3% della loro proposta. Gli interessati potranno richiedere maggiori informazioni sulle specifiche tecniche del progetto direttamente alla <Botas> (General Directorate Bilkent Plaza A - II Blok, Bilkent / 06800 Ankara Phone : (90-312) 297 20 00 (pbx) Telefax : (90-312) 266 07 33 - 266 07 34).

CONFERENZA STAMPA SULLA COMUNICAZIONE

La Fondazione dell'Informatica turca (Tbv), il Consiglio nazionale per la Ricerca scientifica e tecnologica (Tubitak) e l'agenzia per lo Sviluppo della Ricerca in campo industriale ed informatico (Tages) organizzeranno la Conferenza Europea sullo sviluppo e la ricerca delle tecnologie di informazione e comunicazione (Ict), che si terrà a Istanbul il 29 e 30 gennaio 2007 presso l'Hotel Ceylan Intercontinental. Tra gli interventi della conferenza sono previsti quelli della Commissione Europea, della Banca Europea di Investimenti, di rappresentanti di grandi società di <Itc> nonché di piattaforme tecnologiche europee. L'evento includerà pannelli interattivi, sessioni di informazione sui progetti in corso finanziati dalla Commissione Europea e costituirà l'occasione per discutere iniziative nel settore presentate dalle piccole e medie imprese. Per gli interessati a partecipare, l'iscrizione può avvenire online attraverso il sito www.ictconference-istanbul.org.

 

INDICATORI MACROECONOMICI
- Crescita del PNL nel 2005: 7.7%; gennaio - aprile 2006: 6.3%
- Inflazione annua (prezzi al consumo): 7.72% (2005); 9.86% (novembre 2006)
- Interscambio con l'Italia nel 2006 (gen - ottobre): $12.5 miliardi, con esportazioni verso l'Italia pari a $5.5 miliardi (+19.9% rispetto al corrispondente periodo del 2005) ed importazioni dall'Italia pari a $7 miliardi (+13.1 % rispetto al corrispondente periodo del 2005). (ICE Istanbul su dati dell'Istituto Turco di Statistica- Tuik)

LA "TIGRE" ECONOMICA DELL'EUROPA

World_Economic_ForumSulla scia dei lusinghieri giudizi sulla Turchia rilasciati in occasione del Forum Economico Mondiale (Wef) tenutosi ad Istanbul, il ministro dell'Economia Ali Babacan ha sottolineato che il Paese può essere considerato a tutti gli effetti la "tigre" economica d'Europa, accanto ad altre economie emergenti, quali quelle del Brasile, della Cina, della Russia e dell'India. Tale posizione è stata raggiunta - ha continuato Babacan - a dispetto del fatto che la Turchia non possiede le ricchezze naturali della Russia e del Brasile né tanto meno le dimensioni dell'India e della Cina. Commenti positivi sono pervenuti anche da numerosi investitori, agenzie di rating internazionali e istituti di credito esteri che hanno elogiato le capacità imprenditoriali della Turchia, ormai presente tramite le proprie aziende in circa 140 Paesi, e la trasformazione positiva di una realtà economica ed imprenditoriale dinamica e in crescita che continua ad attirare capitali internazionali.

CRESCITA ECONOMICA PIU' ELEVATA

L'Organizzazione per lo Sviluppo della Cooperazione Economica (Ocse)nel suo Rapporto Economico semestrale prevede che nel 2007 e nel 2008 la Turchia avrà una crescita economica più elevata rispetto alle previsioni e che tale crescita condurr ad una progressiva riduzione del tasso disoccupazione dal 10.1% di quest'anno al 9.7% nel 2007 per passare al 9.5% nel 2008. Il documento prevede inoltre una crescita del Pnl del 5.5% nel prossimo anno e del 6% nel 2008, mentre l'inflazione, che dovrebbe attestarsi al 9.6% quest'anno , potrebbe ridursi al 7.9% nel 2007 ed al 5.8% l'anno successivo. Il Rapporto commenta infine positivamente la reazione del Paese alle fluttuazioni dei mercati finanziari dello scorso maggio,sottolineandone la veloce ripresa grazie anche alla attuazione di una attenta politica monetaria da parte della Banca Centrale.

CRESCENTE FLUSSO DI INVESTIMENTI

La vitalità dell'economica turca è sottolineata anche dalla <Merrill Lynch>, che attraverso uno dei suoi economisti, M. Simsek, evidenzia il crescente flusso di investimenti dall'estero e il positivo andamento del processo di privatizzazione. Solidi fondamentali che rafforzano ulteriormente una stabilità macro-economica che - continua il rappresentante di <Merrill Lynch> - non dovrebbe subire ripercussioni negative a causa dell'attuale fase di parziale stallo nel processo di avvicinamento all'Europa di un Paese che ha ormai imboccato l'ineluttabile via del mercato.

UNA IMPORTANTE NOMINA

E
' stata di recente istituita ad Istanbul l'Unione delle Confederazioni economiche del Mar Nero e del Mar Caspio (Ubcce). A capo della nuova entità, voluta dall' Associazione degli Industriali e uomini d'affari (Tusiad), è stato nominato Omer Sabanci, presidente della <Tusiad>D. Dell'Unione fanno parte 20 Paesi con lo scopo di incrementare le reciproche opportunità economico-commerciali. La regione, con una popolazione di 470 milioni di abitanti ed il 20% di share della produzione mondiale, presenta enormi potenzialità e riveste un ruolo rilevante nello sviluppo del settore energetico.

AREE DEPRESSE

Secondo uno studio predisposto dall' <UN Development Program> (Undp) in collaborazione con il <Tesev> (Centro di ricerca di Istanbul) e relativo a 21 città dell'Anatolia orientale e sud orientale, quest'area risulta non solo depressa economicamente ma in alcune zone ben al di sotto della soglia della povertà. Lo studio, dal titolo "Social and economic priorities in Eastern and Southeastern Anatolia", dedica particolare attenzione al fenomeno della poverta' ed evidenzia che il 60% della popolazione di quelle regioni ne è afflitta (tale percentuale è peraltro presente anche in città importanti quali: Bingol, Dyarbakir, Erzincan, Erzurum, Kars, Mardin, Sanliurfa, ecc.), denunciando al contempo l'inadeguatezza del sistema scolastico ed educativo. Lo sviluppo socio-economico dell'intera regione, che finora ha sofferto della scarsità di investimenti pubblici e privati in grado di consentire il decollo dell'area, dovrà essere sostenuto dallo Stato che nei prossimi anni dovrà necessariamente impegnarsi a dettarne le linee guida sia per ciò che concerne lo sviluppo delle infrastrutture che risultano carenti sia per gli investimenti che si renderanno necessari in campo socio economico (sanità, istruzione, industrie ed imprese).

CORPORATE GOVERNANCE TRA SOCIETA'

L'Autorità di controllo per i Mercati Finanziari (Spk) ha dato mandato a due società, la norvegese <Core Ratings> e la britannica <Institutional Shareholder Services> (Iss), di elaborare un indice di corporate governance tra le società quotate sul mercato finanziario turco allo scopo di stabilire una graduatoria delle società meno rischiose e fornire un segnale positivo agli investitori esteri. Tale indice costituirebbe pertanto una sorta di termometro dell'affidabilità nel Paese ed al tempo stesso un nuovo modello di interazione tra gli azionisti ed il management. Finora solo la Is Bank, con 9 punti su 10 e la <Dogan Holding>, con 8 punti su 10, sono stati i primi due sogg