Arretrati 

Anno 7° N.35

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ATTUALITA'

LA SENTENZA

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La decisione finale dei ministri degli Esteri UE su come procedere circa i negoziati di adesione di Ankara dopo l'ultima proposta da parte di quest'ultima per Cipro.

Toccherà oggi, lunedì 11, ai ministri degli Esteri a Bruxelles esaminare l'ultima proposta avanzata dalla Turchia sulla "questione Cipro". Il Coreper (Comitato dei rappresentanti permanenti presso l'UE) aveva dibattuto nuovamente venerdi scorso, dopo l'incontro del giorno 7, l'iniziativa di Ankara, che si era offerta di aprire per un anno un porto ed un aeroporto turchi alle merci greco-cipriote al fine di alleviare l'annunciata sospensione parziale del negoziato UE.
Tra i Venticinque le posizioni rimangono comunque differenziate tra i Paesi più scettici nei confronti dei negoziati con Ankara e quelli invece pro-Ankara. (da Ansa)
11.12.2006

 

UN BUON SEGNALE MA NON E' SUFFICIENTE

La presidenza finlandese dell'UE - pur ritenendo buona l'offerta turca sulla questione Cipro - ha fatto sapere che Ankara deve rispettare tutte le condizioni.

La presidenza finlandese dell'Unione Europea giudica ''insufficiente'' l'offerta turca su Cipro per evitare il congelamento dei negoziati su 8 dei 35 capitoli oggetto di trattative per l'adesione. ''Quello che la Turchia ha detto non è sufficiente - ha detto il premier finlandese Matti Vanhanen, presidente di turno della UE - e naturalmente l'Unione deciderà come continuare il processo negoziale con la Turchia''. L'offerta turca di aprire per un anno un porto e un aeroporto a navi ed aerei greco ciprioti è ''un buon segnale positivo'', ha aggiunto Vanhanen, ma resta lontano dall'obbligo di applicare il protocollo dell'Unione doganale, che prevede l'apertura di tutti i porti e gli aeroporti ai mezzi provenienti da Cipro. (Adnkronos)
11.12.2006

 

GLI SFORZI DELL'ITALIA

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Per il nostro Paese - come ha spiegato il rappresentante permanente a Bruxelles, Rocco Cangelosi - sarebbero sufficiente tre capitoli dell'Unione doganale, invece che otto.

''Per noi sarebbe sufficiente sospendere i tre capitoli sull'unione doganale, piuttosto che otto come previsto dalla raccomandazione della Commissione Europea''. E' questa la posizione dell'Italia, espressa dal rappresentante permanente presso l'UE Rocco Cangelosi, sulle delicate trattative in corso con la Turchia in seno ai negoziati di adesione. L'esecutivo UE nella sua raccomandazione ha chiesto la sospensione di otto capitoli negoziali, a causa della mancata applicazione da parte di Ankara del protocollo per l'unione doganale, mentre il Governo turco con una mossa in extremis ieri ha proposto l'apertura di un porto e di un aeroporto ai greco ciprioti. (Adnkronos)
11.12.2006

IL DIKTAT DI CIPRO SUD

George Lillikas, ministro degli Esteri di Nicosia, ritiene quella di Ankara "una presa in giro".

Cipro Sud non crede all'offerta turca di aprire un porto e un aeroporto alle navi ed agli aerei greco ciprioti e minaccia di bloccare tutti i negoziati con la Turchia se l'Unione Europea cederà a quella che viene definita come ''una presa in giro'' nei confronti di Bruxelles. ''Nicosia tornerà a una linea più dura se qualcuno nella UE tenterà di usare questo (l'offerta, ndr) per limitare le sanzioni che dovrebbero essere imposte alla Turchia per il suo rifiuto'' di applicare il protocollo dell'Unione doganale, che prevede l'apertura di tutti i porti e gli aeroporti turchi ai greco ciprioti, ha detto alla radio il ministro degli Esteri cipriota George Lillikas. (Adnkronos)
11,12.2006



LA DURA CRITICA DEI MILITARI

Il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate turche, gen. Yasar Buyukanit, ha lamentato di non essere stato informato in merito all'iniziativa di Erdogan su Cipro.

Il "numero uno" dei militari turchi ha criticato il Governo di Ankara per la proposta avanzata all'UE di aprire per un anno un porto ed un aeroporto turchi alle merci greco-cipriote al fine di alleviare la annunciata sospensione parziale del negoziato con l'UE.
"Quella proposta si allontana dalla linea ufficiale dello Stato turco che prevede una sistemazione globale della questione cipriota nell'ambito dell'Onu", ha dichiarato in una sua intervista al giornale <Hurriyet> il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate turche, generale Yasar Buyukanit.
Il generale ha poi lamentato di avere appreso la notizia dalla Tv e che i militari non sono stati consultati preventivamente.
"Evidentemente è stata una decisione del Governo. I militari non fissano la politica dello Stato. ma siamo un'istituzione che a Cipro ha 40 mila soldati. Non era logico consultarci?", ha aggiunto Buyukanit. (da
Ansa)
11.12.2006

 

SEZER NON SAPEVA

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Anche palazzo Cankaya non era stato messo al corrente della proposta dell'Esecutivo di aprire un porto ed un aeroporto alle merci di Cipro.

Il presidente turco Ahmed Necdet Sezer non era stato informato preventivamente della proposta di aprire un porto ed un aeroporto alle merci di cipro, avanzata dal Governo per scongiurare il blocco parziale dei negoziati di adesione all'Unione Europea. A riferirlo è stata una nota ufficiale dell'ufficio del Capo dello Stato. "Il presidente non era stato informato, né direttamente né indirettamente", si legge in un comunicato. (da Agi)
11.12.2006

 

IL SOSTEGNO USA

Il presidente George W. Bush ha rassicurato il premier turco che gli Stati Uniti saranno sempre vicino Ankara nel processo di adesione di questa all'UE.

Dall'Europa si chiedono chiarimenti ma oltreoceano alla Turchia si assicura un sostegno forte. Il presidente americano George W. Bush ha garantito al Paese della Mezzaluna il suo appoggio nel processo di adesione all'Unione Europea. Bush ne ha parlato con il premier Recep Tayyip Erdogan nel corso di una telefonata secondo una foce vicina al capo del Governo turco.
"Erdogan ha chiamato Bush ed insieme hanno parlato della candidatura della Turchia all'UE", ha precisato all'<Afp> un responsabile che è rimasto anonimo. Bush ha ripetuto al premier che gli Stati Uniti sostengono l'integrazione del loro alleato turco all'UE, ha sottolineato la fonte: "Gli Usa sostengono gli sforzi di Ankara per raggiungere l'UE dall'inizio". (fonte Afp/
Apcom)
11.12.2006

 

SOLO IL 60%
DEI TURCHI TEDESCHI
PER L'ADESIONE

Notevole calo di consensi rispetto al 2004. Tra le cause, vi è la disputa sul riconoscimento di Cipro.

I turchi di Germania non sono granché entusiasti delle prospettive europee del loro Paese. Solo il 60% di loro infatti è favorevole all'adesione della Turchia all'Unione Europea. Il dato è emerso da un sondaggio condoto dal Centro di Essen per gli studi sulla Turchia (ZfT).
Due anni fa - ha fatto notare il direttore del Centro, Faruk Sen - la percentuale di favorevli all'adesione era del 91%.
Tra le cause principali del calo di consensi filo-europei, è stato precisato, vi è la disputa sul riconoscimento di Cipro. Molti dei turchi in Germania infatti sono contrari a fare delle concessioni unilaterali alla UE. (da Ansa)
11.12.2006

 

RAFFORZAMENTO

Nonostante il parziale rafforzamento dei negoziati UE, la Turchia ora - dopo la visita del Pontefice - ha molte più carte da giocare a suo favore.

Benedetto XVI esce molto bene dalla sua visita in Turchia così carica di significati, suggestioni e messaggi. Il Pontefice bavarese, riaffermando che l'esclusione ideologica laicista della religione dalla vita associata è comunque nociva, ha di fatto sostenuto il ruolo positivo che la religiosità musulmana non fondamentalista può svolgere. E così il Pontefice riconosceva implicitamente il contributo costruttivo che si attende dal partito d'ispirazione islamica moderata - una sorta di Dc turca, si è detto - del premier Recep Tayyip Erdogan.
Unito all'auspicio favorevole, per quanto cauto, all'accoglimento delle aspirazioni governative turche all'ingresso nella UE, il messaggio è parso chiaro: nessuno deve rinunciare alle proprie radici religiose, voi all'islam e noi europei - qui il Papa ha reiterato senza complessi il suo pensiero - alla nostra identità cristiana. Spetterà poi alla politica negoziare tempi, modi e condizioni dell'adesione alla Comunità europea.
Se Papa Ratzinger chiude il suo viaggio coraggioso con un bilancio altamente positivo nei confronti dell'islam, del cristianesimo ortodosso e del Governo Erdogan, come esce dall'evento la Turchia rispetto al "dossier UE" ? Davvero rafforzata, ci pare, nella sua posizione politica. Nonostante il parziale congelamento dei negoziati deciso da Bruxelles, il 29 novembre, a causa del "no" ostinato di Ankara ad aprire porti ed aeroporti alla Repubblica di Cipro che è membro dell'Unione (il contenzioso nasce dalla parte turca dell'isola).

In realtà, le grandi questioni aperte dall'ingresso della Turchia sono ben più importanti del libero commercio con Cipro. Le garanzie che il Governo deve dare alla Comunità riguardano alcuni principi basilari di convivenza all'interno della Turchia riassumibili nel pieno riconoscimento dello "Stato di diritto" - verso i singoli, verso le comunità, verso le minoranze etniche, verso tutte le religioni - alla stessa stregua degli altri Paesi della UE. Su questo terreno Erdogan ha mostrato la volontà di avanzare, in un processo negoziale che sarà comunque lungo.
Verso l'esterno e cioè verso l'Europa la Turchia, con i suoi oltre 70 milioni di abitanti, deve sapere che la "questione islamica" pesa sull'opinione pubblica continentale, con le sue comprensibili paure nell'epoca del terrorismo politico-religioso e delle migrazioni incontrollate. Il viaggio del Papa è servito a rasserenare l'atmosfera. E la classe dirigente turca, compresi i potenti capi militari custodi dell'eredità di Ataturk il modernizzatore, è ancora in tempo per decidere di scegliere fra le sue diverse identità stratificate nella storia del Paese (vedasi il recente, magistrale saggio "La Turchia e l'Europa" di Massimo Introvigne, Edizioni Sugarco) l'identità europea occidentalista. Sempre senza rinunciare alle radici religiose. La grande scommessa culturale e politica, per noi e per un Paese che fra l'altro sta già lealmente nella Nato (molto più di quanto non faccia la Francia), si gioca proprio su questo terreno.
Chi scrive sostiene da tempo, su <Affari>, che la Turchia può entrare nell'Unione tenendo conto anche della natura reale della Comunità: non è e non potrà diventare, a maggior ragione allargata, una sorta di temibile "Superstato" burocratico (e neppure, prevedibilmente, una federazione sovrana). Resta invece indispensabile Commonwealth con alcuni tratti di sovra-nazionalità. Il che dovrebbe rassicurare tanto i dubbiosi turchi quanto quelli europei sulla partecipazione del grande Paese euro-asiatico, ponte col mondo islamico, ad una solida cooperazione comunitaria che non implica annientamento delle rispettive identità. A questo punto, ha di nuovo ragione Tony Blair quando avverte che sarebbe "un grave errore per l'Europa" del futuro negare ora ai turchi l'aspirazione ad entrare. Posizione analoga ha preso il premier spagnolo José Luis Zapatero. A metà dicembre la parola passa dalla Commissione di Bruxelles al "summit" dei governi europei. (Achille Lega/Affari europei)
11.12.2006

 

IPOTESI
SU UN COLPO
DI STATO

A darlo al 50% nel 2007 in Turchia un articolo pubblicato dal noto magazine americano <Newsweek>. Tra le cause, il fatto che l'UE spinge verso il Governo di Ankara per ridurre il potere dei militari.

The American news magazine Newsweek has published a very striking article on Turkey.
The circumstances that produced the Feb. 28 coup d'etat are re-emerging today, the magazine wrote, adding that the chances of a military coup in Turkey occurring in 2007 were about 50-50.
The author of the article, Zeyno Baran, is an international relation theorist at the Hudson Institute and an expert on international security and energy programs.
Baran noted that she had met with senior military officers in recent weeks.
Reportedly, the military officers have expressed that while they would not want to see an interruption in democracy, "the military may soon have to step in to protect secularism."
Although most Turks believe Prime Minister Recep Tayyip Erdogan is more moderate than his predecessor Necmettin Erbakan, he is nonetheless an Islamist, Baran wrote, and she drew close attention to president Ahmet Necdet Sezer's and the new chief of the General Staff, Gen. Yasar Buyukanit's warnings.
Describing the military as people who mean what they say, Baran said the main factors behind developments in Turkey were European Union demands.
"Never mind Cyprus, or the new human-rights laws Turkey has willingly passed under European pressure. The real problem is the EU's core demand: more civilian control over the military," Baran wrote.
Senior military officers are concerned this will create a more Islamist Turkey and believe, "the nation simply cannot afford to follow the EU on issues that would theoretically ensure, but in reality endanger, its future as a secular democracy." (Anka/Zaman)
11.12.2006

 

BENEDETTO XVI,
LO STESSO
DI REGENSBURG

Papa

Nei suoi incontri in Turchia, il Papa ha rilanciato le medesime idee, costruendo una possibilità di incontro e dialogo fra Occidente e Oriente. È urgente condannare la violenza, salvando una laicità "aperta"", contro la tentazione della politica che emargina la religione e della religione che monopolizza la politica.

L'entusiasmo con cui i turchi hanno salutato Benedetto XVI e i giudizi positivi dei media locali hanno colto tutti di sorpresa. Alla vigilia del viaggio in Turchia dominavano timori (delPapa stesso, che si è detto "preoccupato") e anche paure, legate alle minacce sanguinarie dell'al-Qaeda irakena. Ma soprattutto dominava un pregiudizio verso Benedetto XVI - "anti-turco", "anti-islam", "inquisitore", "conservatore" - e una lettura parziale e ideologica del discorso di Regensburg, definita "la gaffe" , il "ruzzolone" del papato, che ha fatto rischiare la guerra fra l'Islaml'occidente, con quella frase di Michele II Paleologo e quella "pretesa" di unire Religione e Ragione, escludendo la violenza e facendo intendere invece che Islam e violenza vanno troppo spesso insieme.
Ma ora, i commenti più diffusi sono che "finalmente" Regensburg è dimenticata, cancellata, uccisa e che il papa in Turchia ha cambiato "politica", anzi è diventato un astuto politico che sta attento più alle opportunità che alla verità. Il realtà, il messaggio del papa in Turchia è una continuazione di quello di Regensburg. Il messaggio essenziale di Regensburg era doppio. Anzitutto verso il mondo occidentale, per dire che la secolarizzazione non è una cosa positiva e non permette il dialogo universale. Al contrario, la Ragione permette il dialogo universale a condizione che essa non sia staccata dalla religiosità e dai principi morali. Questa era una critica all'occidente. Vi era anche una critica al mondo islamico, troppo tentato dalla violenza. Questa doppia critica aveva come scopo finale un'affermazione positiva: se vogliamo una pace universale e un dialogo globale, questi sono i due principali pericoli per l'Occidente e l'Oriente. Il Papa sta dunque cercando di costruire un impianto filosofico-teologico in cui mettere al centro una razionalità, ma una razionalità aperta sulla dimensione trascendentale. Nel viaggio in Turchia, Benedetto XVI ha concretizzato questa visione applicandola a una situazione concreta, ma il suo pensiero rimane lo stesso di Regensburg.
Il sistema
sociale
dell'Islam

Parlando ai musulmani, ha ricordato con discrezione la questione della violenza, ma evitando il fraintendimento avvenuto con le sue parole a Regensburg. Là i media hanno detto che il papa identificava Islam e violenza. In realtà egli puntava il dito su una realtà esistente e pericolosa, quella della violenza nel mondo islamico, senza stabilire un'equivalenza totale fra Islam e violenza. La prova di questo, lo sappiamo, sta nel fatto che il Papa a Regensburg ha citato un unico versetto del Corano, il più positivo, quello per cui nell'Islam, in materia di fede "non c'è costrizione". Il Papa ha suggerito quindi che per l'Islam autentico non si può usare per nulla né la violenza, né la pressione morale. E citando il tanto discusso testo di Manuele II Paleologo - le "novità dell'islam sono solo violenza e male" - egli ha preso le distanze da esso, anche se non ha detto che era falso. Era falso nella sua generalizzazione, ma non nell'avvertire di un pericolo. Il papa ha messo in chiaro che quella non è un'accusa all'Islam in genere, ma un rischio che esiste nell'Islam. E chi potrebbe negarlo? Da questo punto di vista mi sembra assurdo quanto detto dal presidente degli affari religiosi in Turchia, Ali Bardakoglu. Egli ha detto che scientificamente è impossibile sostenere questa tesi, secondo cui l'Islam nella storia si è diffuso con la violenza. Il che è assurdo. Molti storici musulmani hanno scritto che la diffusione dell'Islam, soprattutto nella prima fase, in Medio Oriente e in Africa del Nord, è avvenuta attraverso la guerra. In altre parti, in Indonesia, Malaysia, India, ecc... è avvenuta invece attraverso il commercio e i sufi (mistici) Spesso l'Islam non ha obbligato la gente a divenire musulmana, ma ha attuato un sistema sociale e politico per cui, per influire su questa società e giocarci un ruolo politico dovevi diventare musulmano. Il sistema sociale previsto dall'islam - e già previsto in parte dal Corano - spinge i non musulmani a divenire musulmani se vogliono avere un ruolo nella società. Così facendo l'islam ha scremato le comunità cristiane, ridotte sempre di più a minoranze debole intellettualmente, socialmente e politicamente. In questo c'è costrizione, contrariamente a quello che dice il versetto coranico di cui sopra.
La ricerca
della via media

Proprio a Bardakoglu Benedetto XVI ha ricordato che la collaborazione fra cristiani e musulmani va fatta mettendo alla base "l'attenzione sulla verità del carattere sacro e della dignità della persona", in un "rispetto per le scelte responsabili che ogni persona compie, specialmente quelle che attengono... alle personali convinzioni religiose". Il discorso verso l'occidente - affrontato nell'incontro del Pontefice con il corpo diplomatico ad Ankara - è quello della laicità aperta allo spirituale. Questo tema - già presente a Regensburg - il Papa lo ha ripreso applicandolo alla laicità del Governo turco, domandando libertà religiosa e di coscienza. In teoria, l'occidente riconosce la libertà religiosa. Il punto è che la laicità occidentale arriva fino ad escludere tutto ciò che è religioso, mettendolo nel campo privato. La laicità della Turchia è una laicità islamica: chi non è nazionalista e islamico, è limitato in quanto attacca l'identità nazionale. Nella settimana scorsa due turchi, convertiti dall'Islam sono stati condannati in nome della legge sulla identità nazionale (art. 301 del codice penale). È la stessa accusa (e condanna) che si rivolge verso coloro che osano parlare e riconoscere il genocidio armeno. Questa laicità nazionalista è anch'essa irrazionale e va corretta per dare spazio alla libertà religiosa.
Il Papa ha insistito molto sulla libertà di coscienza. E ha fatto un appello al mondo islamico facendo l'elogio della laicità turca, che permette una distinzione fra Stato e religione. Egli ha sottolineato questo aspetto, ricordando che le religioni devono stare fuori dalla politica, perché "a questo [alla politica diretta - ndr] non sono chiamate". Benedetto XVI tenta dunque di trovare una via media per tutta l'umanità per permettere il rapporto fra religione, spiritualità, ragione, laicità, stato. Trovandosi in un mondo musulmano, insiste sulla necessaria laicità, non nazionalistica e religiosa. Trovandosi in un mondo occidentale, insiste su una laicità "aperta" allo spirituale. Nei discorsi del Papa in Turchia esiste dunque una continuità con quanto detto a Regensburg, cercando una via di comunicazione fra politica e religione, contro il monopolio della religione sulla politica e contro il monopolio della politica che esclude la religione. (Samir Khalil Samir/AsiaNews.it)
11.12.2006

 

QUANTO
LA VISITA POTRA'
INCIDERE

La storia di un 35enne italiano, sposato con una giovane turca, che non ha mai cessato di pensare come mettersi al servizio della Chiesa in Anatolia. Lui, il Pontefice, ha potuto vederlo solo da lontano.

"La libertà di religione istituzionalmente ed effettivamente rispettata, sia per gli individui come per le comunità, costituisce per tutti i credenti la condizione necessaria per il loro leale contributo all'edificazione della società, in atteggiamento di autentico servizio, specialmente nei confronti dei più vulnerabili e dei poveri", queste le parole pronunciate da Benedetto XVI- nell'incontro con il presidente degli Affari Religiosi turco, Ali Bardaoglu, ad Ankara il 28 novembre, - che risuonano ancora delle orecchie di Simone Matteoli. Sarà tutto solo un'utopia? Lui il Papa è riuscito ad intravederlo solamente dalle ultime panche della Cattedrale di Santo Spirito ad Istanbul, durante la solenne celebrazione eucaristica svoltasi il 1 dicembre. Avrebbe voluto raccontargli la sua storia, i sogni che si porta nel cuore insieme a sua moglie e alle sue due piccole figlie, la sua vita che da qualche mese ha avuto una profonda svolta, la sua fatica e gli ostacoli che gli stanno mettendo davanti per poter stare sul Mar Nero a tenere una chiesa aperta. Si è accontentato di fissarlo negli occhi, di allungargli la mano tra la folla, di catturare dai suoi discorsi una parola di incoraggiamento. Poi è tornato nel suo anonimato e subito dopo aver visto il Papa ad Istanbul, è dovuto rientrare in Italia per problemi di visto in territorio turco. Ora è a Roma per cercare di risolvere i vari intoppi burocratici. Tutto per una "questione di residenza".
Una lettera
della prefettura

Don_Andrea_SantoroTrentacinquenne, sposato con una ragazza turca, incontrata mentre durante l'estate andava ad aiutare in una chiesa di Smirne, non ha mai smesso di pensare come mettersi a servizio della Chiesa e della Turchia. Così, dopo aver trascorso i primi cinque anni di matrimonio in Italia, alla coppia è riemerso il desiderio di andare a stabilirsi in Turchia. Guarda caso riaffiorò proprio dopo l'uccisione di don Andrea Santoro. Ad entrambe, impegnati ecclesialmente, sembrava tradire la propria vocazione il rimanere in Italia, invischiati in una logica capitalista fondata sulla ricerca di guadagno e di benessere. Lui con un buon lavoro in proprio da tecnico informativo, lei madre di due belle bambine di due e quattro anni, una vita agiata e realizzata. Furono mesi di grande lotta interiore: lui aveva tutta la sua famiglia contro, con tutte le loro forze genitori e fratelli cercarono di opporsi ad una scelta così scellerata in cui avrebbero potuto mettere a repentaglio la propria vita e quella delle figlie ancora piccole. D'altro canto una voce interiore insisteva che quello era il momento per vivere fino in fondo la loro scelta di fede. Contattarono così mons. Luigi Padovese, vicario apostolico dell'Anatolia, che propose loro di recarsi a Samsun, piccola cittadina sul mar Nero, dove la chiesa dedicata a Maria Addolarata presto sarebbe rimasta senza sacerdote. Proprio quel padre Pierre Brunissen, sacerdote fidei donum francese, che qualche giorno dopo, erano i primi di luglio, fu ferito a coltellate da uno squilibrato. Ma ormai loro erano decisi: diedero in affitto la loro casa nei pressi di Pisa, lui lasciò aperta la partita Iva della sua ditta, mollarono tutto il resto e fecero le valigie per quel di Samsun. Arrivarono sul Mar Nero in un momento "caldo": la polizia schierata a proteggere casa e chiesa, telefono sotto controllo, molto lavoro per organizzare la festa di addio a p. Pierre. Era metà settembre quando fu organizzata la festa e proprio in quell'occasione iniziarono le calunnie nei confronti della giovane famiglia. Non passarono neppure cinque giorni quando sui giornali locali, videro la propria foto con la didascalia a caratteri cubitali: "Svergogneranno la Turchia", accompagnata da un articolo che spiegava le loro intenzioni(per altro non reali) di farsi mandare soldi dall'Italia per sovvenzionare un'associazione di handicappati: ciò avrebbe screditato la Turchia e le sue possibilità di aiutare i propri cittadini disabili. Da allora fu assegnata loro anche una guardia del corpo, non si sa se per protezione o per controllo. Ora, dopo tre mesi, dalla Prefettura locale è arrivata una lettera che afferma che non possono continuare ad abitare la chiesa come risulta dal permesso di residenza ottenuto, perché sono laici e non religiosi. Occorre tutta un'altra trafila burocratica e non si sa né quando, né come rilasceranno loro un "Permesso di lavoro" che forse permetterà loro di poter "soggiornare" in chiesa. Intanto sono stati invitati a rientrare in Italia per poter rifare la richiesta da lì.
La comunità
cristiana

"Quanto inciderà la visita del Papa sulla libertà di religione in Turchia, fatta anche di questi problemi molto pratici? - si domanda amareggiato Simone - Siamo a Samsun solo per dare la nostra testimonianza come famiglia cristiana. Per ora lì non c'è nessun sacerdote e così teniamo noi aperta la chiesa, organizziamo la preghiera quotidiana, la liturgia della Parola, ma vogliamo che tutto ciò sia percepito come un servizio che svolgiamo da laici senza alcuna sfida verso le leggi ecclesiali e civili. Ma ho l'impressione che è proprio questo che dà fastidio: in questa città chiusa, abituata a concepire il diverso come un nemico, è proprio la presenza cristiana a dare fastidio". "La comunità cristiana - spiega - lì è ridotta davvero ad un lumicino. Oltre a noi, c'è una famiglia turca di convertiti e una famiglia armena che abita a 50 chilometri dalla città.Con loro si prega e una volta al mese viene il nuovo sacerdote da Trabzon (a 400 chilometri di distanza da noi) a celebrare la Messa. Vengono a pregare anche cinque o sei protestanti presbiteriani e alcune donne giorgiane, perché qui si sentono in famiglia ed è l'unica chiesa aperta nella zona".
Già trent'anni fa il sindaco di allora emise un mandato per la distruzione di quest'ultima chiesa della città rimasta in piedi dopo aver raso al suolo quella ortodossa e quella armena, non fu abbattuta dalle ruspe grazie ad un avvocato turco musulmano molto in gamba che riuscì a trovare un firmano del sultano in cui dichiarava "l'importanza di garantire una presenza cristiana perché la testimonianza del diverso fa progredire la società verso un bene maggiore" e per questo incoraggiava la costruzione di questa chiesaa Samsun e difendeva la sua incolumità. "Anche oggi - conclude Simone, occhi vispi, luminosi, determinati - contiamo sulla buona volontà delle persone che credono alla nostra presenza e ci auguriamo di cuore che la visita del Papa aiuti ad aprire i cuori e la mente dei governanti turchi perché riescano a compiere concreti passi verso un'autentica libertà di religione, comprendendo la preziosità di una convivenza pacifica tra culture e religioni diverse. Speriamo, inoltre, che la Comunità Europea sproni e accompagni questo cammino verso il rispetto della libertà religiosa, insistendo perché si attuino reali cambiamenti di mentalità e di leggi verso le minoranze religiose ed etniche. Infine ci auguriamo che anche la Chiesa, grazie a questo viaggio di Benedetto XVI, abbia colto la nostra piccolezza e miseria e che ci sostenga inviando uomini e donne di Dio capaci di essere quel semeevangelico così come desiderava don Andrea Santoro che in queste terre ha dato la sua vita". (Asianews.it)
11.12.2006

 

LAICA SI'
MA PUR SEMPRE
ISLAMICA

L'Europa non deve ripetere l'errore già fatto quando Ataturk andò al potere. In Turchia Stato e religione marciano su binari differenti. Una fede profonda.

Allorché, dopo la sconfitta subita dall'Impero ottomano negli anni '20, la Turchia kemalista abolì il califfato e passò dall'alfabeto arabo alla scrittura latina, i nostri giornali previdero la conversione delle masse turche al Cristianesimo. Poche previsioni si dissolsero nella storia come questa. I turchi passati al Cristianesimo in quel momento si poterono contare sulla punta delle dita, e nel 1928 la conversione al protestantesimo di alcune giovanette, allieve del Collegio americano di Brussa, fece oscillare i minareti. Ma quel che più conta nel nostro caso è che tutta la stampa turca - ed eravamo in un periodo di laicizzazione - insorse proclamando l'identità dell'islam con la nazionalità turca.
L'idea della passaggio al Cristianesimo è per un buon musulmano praticamente impossibile. Per chi è cresciuto nella convinzione che il Corano è la terza delle rivelazioni divine, dopo l'Antico e il Nuovo Testamento, non è possibile tornare indietro. Oltretutto i turchi d'Anatolia, quelli che normalmente chiamiamo "turchi", sono solo la punta occidentale di una grande etnia che tocca la Cina e la Mongolia. Sono turchi anche gli Azeri e i Turcomanni sul Mar Caspio e, andando sempre di più verso Oriente, gli Uzbeki e i Kirghizi sino all'enorme Kazakistan, grande quanto tutta la Russia europea. Sono a loro volta turche altre popolazioni all'interno della Federazione russa come i Bashkiri e i Tartari, per non parlare dei più noti Ceceni. Tutti questi popoli sono profondamente musulmani, e nel pieno rispetto della loro fede devono essere considerati.
Rimanendo inossidabile la fede nell'islam, la loro laicizzazione - se così si può definire - realizzatasi nel lasciare alla religione i rapporti con Iddio è un benefico frutto della storia che dimostra, ancora una volta se ce ne fosse bisogno, la straordinaria capacità dei popoli turchi di metabolizzare mondi nuovi. Partiti dall'alta Asia centrale, nel loro viaggio verso Occidente - i loro cugini Mongoli viaggiando verso Oriente arrivarono a dominare con la dinastia Manciù l'immensa Cina - i turchi cambiarono religione sostituendo l'islam al loro sciamanesimo, scrissero in caratteri arabi e poi con l'alfabeto latino, così come molti secoli prima avevano abbandonato le rune per l'alfabeto arabo: non hanno fatto che mutare e progredire senza mutare - e in questo li si può anche ammirare - la loro fede profonda nell'islam. La disastrosa sconfitta militare dei turchi occidentali alla fine della Prima guerra mondiale, nella quale comunque erano stati coinvolti da molti giochetti della Germania imperiale, e la sovietizzazione dell'Asia centrale sono state le grandi componenti della storia che li hanno veramente trasformati sciogliendo il turbante degli uomini e il velo delle donne ma senza che questo scalfisse il disprezzo per tutto ciò che è cristiano.
Certo, oggi nessun funzionario turco, dando il permesso di seppellire un cristiano, scrive più "la puzzolente carogna del tale", come si usava scrivere regolarmente ancora negli anni '20, ma ho molti dubbi che la pensi diversamente. Quando la Turchia, che tanti vorrebbero nell'Unione Europea, adottò negli anni '30 gli aspetti laici e democratici. (il Giornale.it)
11.12.2006

 

LA BOCCIATURA DI KOC

Mustafa_Koc

Dopo Guler Sabanci, un altro grande nome della finanza turca, ha espresso parere negativa su una candidatura a Capo dello Stato dell'attuale premier.

A pochi mesi da un velato outing di Guler Sabanci, che aveva detto di non vedere bene l'attuale premier turco Recep Tayyip Erdogan nel ruolo di presidenza della Repubblica, anche Mustafa Koc - un altro grande nome della finanza turca - ha espresso parere negativo sulla candidatura del Primo Ministro alla più alta carica dello Stato.
Interrogato dai giornalisti, Koc ha risposto: "Credo che il nostro premier debba continuare a fare politica attiva perchè in questo modo può essere più utile non solo al suo partito, ma anche alla Turchia". (Apcom)
11.12.2006

 

ITALIA-TURCHIA

Valentina_Aprea_al_3°_Seminario_italo-turco

Si è svolto alla Camera il 3° seminario parlamentare nell'ambito delle iniziative previste dal Protocollo di cooperazione tra i due Paesi.

Si è svolto alla Camera il 2° seminario parlamentare italo-turco, evento che si inserisce nell'ambito delle iniziative previste dal Protocollo di cooperazione parlamentare siglato dal presidente della Camera dei deputati e dal presidente della Grande Assemblea Nazionale della Repubblica di Turchia nel gennaio del 2005.
Il Protocollo si fonda sul ruolo centrale che l'istituzione parlamentare può svolgere per l'affermazione della comune fede nei valori di libertà, democrazia e tolleranza, nonché nell'ambito della prospettiva di adesione della Turchia all'Unione europea.
Al seminario erano presenti, per la Camera dei Deputati, oltre alla responsabile della funzione di coordinamenti delle iniziative parlamentari con la Turchia, Valentina Aprea, i deputati Airaghi, Beltrandi, Cicu, Deiana, Monaco e sasso, Zeynep Armagan Uslu guidava la delegazione dell'Assemblea parlamentare turca, composta dai deputati Mehmet Ziya Yerg''K, Fatma Sahin, Taner Yildiz, Mehmet Faruk Bayrak e Fikriye Yakistiran.
"Gli on.li Aprea e Uslu - si legge in un comunicato di Montecitorio - hanno sottolineato come nel corso del seminario siano stati affrontati temi, quali quelli dell'interscambio commerciale, della società dell'informazione e delle politiche per la sicurezza energetica, che hanno fatto emergere con chiarezza la comune intenzione di rendere i due Paesi più vicini sui temi di cruciale rilievo per entrambi, promuovendo forme strutturate di dialogo e la realizzazione di iniziative concrete. Al termine del seminario è stato espresso, da parte delle due delegazioni, l'auspicio di poter lavorare con sinergia e determinazione, partendo da tale sede di confronto, per raggiungere l'obiettivo di una piane interrelazione in tutti i campi dei due Paesi".
"E' stato espresso - prosegue la nota - l'apprezzamento della delegazione turca per gli sforzi compiuti dall'Italia, nelle varie sedi e direzioni, per promuovere l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea. Da parte della delegazione turca è stata altresì manifestata l'intenzione di portare avanti il processo negoziale con l'Unione Europea con un approccio costruttivo. E' stata poi ricordata la recente visita del Papa che si è svolta in una atmosfera di rande calore. la delegazione italiana, a sua volta, ha sottolineato la particolare vicinanza con la Turchia, culla di storia e di civiltà, luogo di incontro e dialogo tra culture e religioni diverse, ancor più in un momento storico quale quello attuale, in cui vi è sempre maggiore consapevolezza dell'importanza di tale interscambio".
"Entrambe le delegazioni hanno infine evidenziato come l'Italia e la Turchia, poste entrambe al centro del Mediterraneo non solo sotto il profilo geografico ma anche sotto l'aspetto storico e culturale, sono chiamate a svolgere un ruolo di primo piano per raccogliere le sfide comuni del terzo Millennio e per fare del Bacino del Mediterraneo - conclude il comunicato - un'area di pace, sicurezza e stabilità". (Ansa)
11.12.2006

 

FRONTE COMUNE

Turchia ed Iran, nelle persone di Recep Tayyip Erdogan e di Mahmud Ahmadinejad, contro una divisione del vicino Iraq.

Con un appello all'integrità territoriale dell'Iraq, si è conclusa la visita a Teheran del premier turco Recep Tayyip Erdogan. Turchia e Iran, infatti, temono il pericolo del sorgere di uno Stato indipendente curdo. A Teheran il premier turco ha avuto colloqui con la Guida suprema iraniana, ayatollah Ali Khamenei, e con il presidente Mahmud Ahmadinejad. (Ansa)
11.12.2006

SOCIETA'

DDL CONTRO LE VIOLENZE
DOMESTICHE

Il_Parlamento_turco

Il Governo turco ha portato in Parlamento il provvedimento. Gli articoli visti uno per uno. In questo modo la donna dovrebbe essere più salvaguardata.

The government has submitted a billto Parliament for the prevention of domestic violence that introduces significant changes to current legislationgoverning abuse, withclauses relating to "compulsory psychological therapy" and "protection of divorced spouses" firsts for Turkish law.
Family members other than parents were added to the definition of domestic violence and "compensation alimony" to spouses subject to violence was introduced in the bill, submitted to Parliament yesterday.
The amendments are to be made to the Law on Protection of the Family. If the bill is adopted, Family Court judges will automatically have the right to make a pre-emptive ruling if the Chief Prosecutor's Office or one of the spouses, children, or another family member residing under the same roof applies to the court stating that a family member is subject to domestic violence. These pre-emptive rulings can be applied in the following cases:
-- Threat of verbal and physical action involving violence or fear directed at one or more family members;
-- Possible damage to physical property of family members;
-- Possible harassing of family members through communications devices;
-- Preventing possible substance abuse on the part of the aggressive spouse when he or she is in contact with the victims.
The courts will have the authority to employ the following means:
-- The aggressive spouse will be required to turnall weapons over to general security forces;
-- A restraining order will be issued to restrictthe aggressive spouse's access to the victim'shouse or place of business; and
-- The aggressive spouse will receive psychological treatment at a health institution.
Alimony:
Under the new bill, the initial period for measures to protect victims will spansix months. The aggressive spouse will be informed that violating any of the pre-emptive court decisions would result in a jail sentence.
If the aggressor happens to be the bread-winnerof the family, the judge will have the right to issue an orderfor alimony for the victim.
In the eventof violation of the preventive rulings, general security forces will launch an investigation and apply to the Chief Prosecutor's Office automatically, without an application from the victim being necessary. The Chief Prosecutor's Office will have the right to open a public case at a criminal court, in which case the aggressor could face a jail sentence of between three and six months. (Turkish daily News)
11.12.2006

 

UNA STORICA RICORRENZA

Ataturk_nel_1934_concesse_il_voto_alle_donne

Settantadue anni fa Mustafa Kemal Ataturk, il padre della patria della Turchia, concedeva il suffragio alle donne. La cerimonia.

Seventy-two years ago, on Dec. 5, 1934, Turkish women embraced the right to vote and be elected, and yesterday women all over the country joined in celebrations to mark the anniversary of this important event.
Antalya City Council's Women's Assembly members started their celebrations in the rain, leaving flowers in front of the Atatürk monument in the city's Cumhuriyet Square. Republican People's Party (Chp) Antalya deputies Tuncay Ercen and Hüseyin Emekçioğlu also attended the ceremony.
A spokesperson for the Women's Assembly said that despite the privileges awarded to them, Turkish women's representation in local governments and Parliament was negligible. They called for the introduction of a quota for women of at least 30 percent to be added to the Law on Political Parties to facilitate the active participation of women -- who make up 51 percent of Turkey's population -- in politics.
In a statement marking the anniversary, Chp Adana deputy Nevin Gaye Erbatur said, "Today, we are fighting a mentality trying to push woman back into the homerather than integrating her into society."

Erbatur's statement noted that the representation of women in Parliament was 4.6 percent in 1935 and, shockingly, only 4.4 percent today. The statement said that while 36 percent of university instructors, 31 percent of architects and more than 50 percent of dentists were women, they seemed unable to hold administrative positions in the public sphere. In spite of the 72 years that have passed, they still did not have a satisfactory representation rate in Parliament, Erbatur said, adding that the major reason for this was that politics was still considered a male-dominated arena. Erbatur also said she wanted to see women in the CHP not as guests but as part of politics.
In Aydın, Adnan Menderes University Rector Şükrü Boylu issued a message praising the rights granted to women in 1934 as a major blow to a regressive and traditionalist mentality
Motherland Party (Anavatan) leader Erkan Mumcu at his party's group meeting on Tuesdayalso celebrated the 72nd anniversary of women's suffrage. Underlining that women, making up 51 percent of society, were represented by a far smaller percentage in Parliament, Mumcu said that representing women with only 24 deputies was unjust. "Excluding women from social life is a major injustice and also unproductive," Mumcu said and stressed that such discrimination had to be ended as quickly as possible.
Interior Minister Abdülkadir Aksu said the issue of women's rights was a "struggle ongoing in parallel with the acceptance of democracy as a lifestyle." The minister said, "All our efforts are toward bringing our women to their deserved place in our society," at a meeting held by the United Nations Population Fund (Unfpa), Sabancı Holding's education foundation Vaska and the Association for Educating and Supporting Female Candidates (Ka-Der) to evaluate the results of a U.N. project to improve and protect the rights of women and girls.
Aksu in his speech said: "Ensuring equality between men and women is generally accepted as sine qua non of social justice. Our government, which is aware of this fact, has set bringing women to a position where they will undertake responsibilities equal to men in all fields as a fundamental target."

He also noted that the government had introduced a large number of regulations to improve women's social status.
This is no place
for male politicians:
In a demonstration held in Adana to celebrate the anniversary of Turkish women's suffrage and election rights, some women reacted adverselyto Nationalist Movement Party (Mhp) district branch head Hasan Yaman joining their celebrations, saying: "This is no place for politics. It is wrong for a male politician to participate in a women's activity."
A group of women from the Adana City Council Women's Assembly and KA-DER met at the city's Uğur Mumcu Square and marched to Atatürk Park, accompanied by the Metropolitan Municipality band.
Yaman left the park after observingthe anniversary celebrations for some time.
Ka-Der Adana branch head Lütfiye Görgün said in a statement that women could not rejoice in celebrating the anniversary because the right to vote and to be elected was not being used effectively, with women lagging far behind the target set for them by Mustafa Kemal Atatürk, the nation's founder.
Görgün said that only 24 parliamentarians out of 550 were women, testimony to the fact that women had no place in politics. "We have alargerpopulation, but we are not part of the country's administration. Women who work actively in political parties: Don't become a window for the party, become its brain! We want at least seven of the 14 Adana deputies next year to be women," she declared. (Turkish Daily News)
11.12.2006

 

POVERTA':
IL RAPPORTO
DELL'ONU

Kemal_Dervish

Secondo uno studio voluto dall'ex ministro dell'Economia turco Kemal Dervish, molte zone dell'est e del sud-est anatolico sono al di sotto della soglia.

Secondo lo studio "Social and economic priorities in Eastern and Southeastern Anatolia" predisposto dallo "Undp-United Nations Development Program" presieduto dal turco Kemal Dervish, in collaborazione con il Centro di ricerca di Istanbul <Tesev> e relativo a 21 città dell'Anatolia dell'est e sud est, quest'area risulta non solo depressa economicamente, ma appare in molte sue parti al di sotto della soglia della povertà. Lo studio focalizza il fenomeno della povertà, con il 60% della popolazione di quelle regioni che ne è afflitta (tale percentuale è peraltro presente anche in città importanti quali Bingol, Dyarbakir, Erzincan, Erzurum, Kars, Mardin, Sanliurfa, e altre), ma anche l'insufficienza del sistema scolastico ed educativo in genere. Il Pnl pro capite dell'area risulta di molto inferiore alla media nazionale ed è pari appena al 7% dell'UE a 25. Il mancato sviluppo socio-economico dell'intera regione -causato soprattutto dall'esiguità di investimenti pubblici e privati che possano consentire un decollo dell'area- deve essere naturalmente guidato dallo Stato, che nei prossimi anni dovrà necessariamente impegnarsi di più sia sul versante delle infrastrutture, che risultano insufficienti, che degli investimenti in campo socio economico, soprattutto per sanità, istruzione, industrie ed imprese. (Ice Istanbul)
11.12.2006

IL VELO
E LA LIBERTA'
DI SCELTA

Il_velo_in_Turchia

 

Il presidente del Parlamento turco, Bulent Arinc. ha polemizzato sul fatto che le donne devono toglierselo nelle scuole e negli apparati statali.

Nelle polemiche sull'utilizzo del velo in occasioni pubbliche da parte della moglie del premier Erdogan, è intervenuto nei giorni scorsi il Presidente del Parlamento turco Bulent Arinc che ha difeso la libertà di scelta personale. In riferimento alle richieste formulate a Erdogan affinché chiedesse alla moglie un atteggiamento più "laico", Arinc ha affermato: ''Le nostre mogli non sono schiave e io non sono una persona così spregevole da intimare a mia moglie di togliersi il velo''. Parlando in una conferenza stampa, Arinc ha ammesso che la polemica sul velo '' è sempre stata una questione che mi ha dato fastidio, è una mancanza di rispetto verso le donne''. Secondo il presidente del Parlamento ''certi commenti arrivano da persone di livello molto basso''. Glissando sulle voci di colpo di Stato anti-islamico circolate in questi giorni (''Odio l'espressione colpo di stato'' ha detto Arinc) il presidente del Parlamento ha concluso sottolineando gli effetti positivi della visita di Benedetto XVI per l'immagine della Turchia e dicendosi ''felice per l'accoglienza fatta dal Primo Ministro'' a Papa Ratzinger. (Aki-Anka)
11.12.2006

 

"HELLO FATWA", LA CONSULENZA
TELEFONICA

In_Turchia_spopola_HELLO_FATWA

 

Il successo di un centralino, diretto da teologi, che garantisce riservatezza e facilità di accesso e grazie al quale si possono fare domande di qualsiasi genere, anche quelle più imbarazzanti.

Interpretazione di sogni, problemi coniugali, dubbi sulla sessualità e, in generale, sul comportamento del buon musulmano: sono questi i temi con cui gli otto teologi turchi di "Hello, Fatwa" si confrontano quotidianamente, sciogliendo via telefono o Internet i dubbi dei fedeli. Quello di dare consigli in materia di credo è da sempre uno dei compiti svolti dalla Direzione Affari Religiosi del Governo turco, presieduta da Alì Bardakoglu. Ma ultimamente l'amministrazione ha avvertito la necessità di adeguarsi ai tempi e ha aggiunto alle tradizionali consulenze per lettera o di persona, quelle per telefono ed e-mail. Per gestire il nuovo servizio, chiamato appunto "Hello, Fatwa" (la fatwa è una sentenza o responso emesso sulla base dei principi islamici), sono stati selezionati otto esperti di teologia, quattro uomini e quattro donne, responsabili rispettivamente dell'utenza maschile e di quella femminile. Garantendo maggiore riservatezza e facilità di accesso rispetto ai metodi tradizionali, il servizio ha riscosso fin da subito un grande successo, tanto da spingere gli otto addetti a chiedere un incremento del personale. In particolare, durante l'ultimo Ramadan, i telefoni del centro non smettevano di suonare e ogni esperto riceveva più di 150 telefonate al giorno. Le richieste di consulenze che arrivano agli uffici di Istanbul sono le più varie e gli esperti rispondono sulla base delle proprie conoscenze con l'aiuto del manuale di "domande frequenti" di cui sono stati equipaggiati e, per le questioni più delicate, consultando i teologi senior della Direzione Affari Religiosi.
"Fino a quale settimana di gravidanza posso abortire senza commettere peccato?", è una delle domande più frequenti rivolte dalle fedeli. La Turchia è uno Stato laico, quindi la risposta degli esperti, pur facendo riferimento alle leggi in vigore (che ammettono l'aborto fino alla decima settimana), ha un carattere puramente religioso. Ismail Ipek, vice di Bardakoglu, spiega che in genere si risponde che l'Islam è contro l'aborto, ma "il Corano è un libro pieno di buon senso e di logica e ammette che si interrompa una gravidanza se ci sono complicazioni mediche che minacciano la vita della madre". Ma le domande che arrivano al centro sono spesso più singolari. "Commetto peccato se faccio sesso con una bambola gonfiabile?", si è sentito chiedere per telefono uno degli esperti, che ha consigliato al dubbioso fedele di cercarsi una moglie per evitare di turbare ulteriormente la sua psiche. Ha scelto invece l'e-mail, probabilmente per motivi di riservatezza, il transessuale che ha chiesto agli esperti se rinascerà uomo o donna il giorno del giudizio universale.
Gli esperti non si scandalizzano per le singolari domande che ricevono e ricordano che, prima ancora dell'evoluzione tecnologica del servizio di consulenza, ai tempi del sex-gate americano centinaia di fedeli si rivolgevano alla Direzione Affari Religiosi per sapere se l'atto praticato da Bill Clinton e Monica Lewinsky fosse compatibile con l'Islam. (Adnkrons-Aki)
11.12.2006

LE RAGIONI DEGLI HACKERS TURCHI

Da quanto è stato appurato, sembra che il loro coinvolgimento in atti di pirateria non sia dettato né per denaro né per prestigio ma in nome del patriottismo.

Computer hackers get involved in their trade either for money or for prestige. While foreign hackers sell the information they obtain, Turkish hackers do it in the name of patriotism.
One of the most striking examples of this was seen after 11 Turkish soldiers detained in northern Iraq by U.S. soldiers.
Turkish computer hackers, reacting to the embarrassment, attacked 500 websites belonging to the United States, Germany and the Uk in a short time.
Turkish hackers have so far brought down websites supporting the outlawed terrorist organization Kurdistan Workers Party (Pkk) and Roj TV, as well as thousands of other websites, which published blasphemous images of the Prophet Muhammad.
Joseph Pierini, a famous 'altruistic' hacker, thinks that Turkish hackers are very knowledgeable and dangerous. While many hackers sell the information they obtain, Turkish hackers prefer taking care of the interests of their country, said Pierini.
Pierini said they were able to follow hackers' activities since they provide an information security service for 75,000 companies worldwide.
"Nowadays, the most dangerous hackers are from Russia, Ukraine, Vietnam and Turkey," said Pierini.
Turkish hackers
attack for political
reasons

"If we take a general look at the world of hackers, we see that Turks hack websites to put forward their political thoughts rather than stealing information. The cartoon crisis that happened in Denmark is a good example of this.
Thousands of Danish websites were shut down at that time. Turks also hacked many websites during the Iraq war and Israeli-Palestinian conflict.
Turkish hackers have a good knowledge in this subject and they are dangerous. There are many Turkish hackers. While Russian and Ukrainian hackers work in a more organized way, we cannot say the same thing for Turkish hackers.
Turkish hackers launch their attacks out of ideological and political reasons. In addition, there are groups named hacking teams. They always compete among themselves in order to shut down websites." (Mehmet Sakin/Zaman)
11.12.2006

CRONACA

UN ARRESTO IMPORTANTE

La polizia turca - nel corso di un blitz antiterrorismo - avrebbe messo le mani su un presunto capo di al Qaida.

Il presunto capo della cellula turca di al Qaeda è stato catturato dalla polizia turca, in un'operazione condotta a Istanbul, Ankara e Smirne. Arrestati altri 9 sospetti terroristi. Il presunto capo di al Qaida, un avvocato di cui non e' specificata la nazionalità, avrebbe confessato. In Turchia nel novembre 2003 ci sono stati una serie di attentati, firmati al Qaeda, a Istanbul contro due sinagoghe, il consolato britannico e la banca <Hsbc>, con circa 60 morti. (Agr)
11.12.2006

UNA BANCA DEL DNA PER IDENTIFICARE I CRIMINALI

E' stata messa a punto in Turchia a disposizione della polizia giudiziaria. Quando è possibile utilizzarla.

Turkey will set up a Dna Bank, which is commonly used by Judiciary and police departments in the West.
Dna samples taken from suspects and victims will be stored at the repository.
Data collected at crime scenes will be compared with those in archives.
The Turkish Ministry of Justice prepared a bill to set up a repository that will collect, analyze and store Dna samples.
The Dna bank will play a crucial role in identifying perpetrators of murder, serial killing and sexual harassment.
The repository will analyze Dna samples taken from suspects, victims or unidentified people and file the data by coding each sample.
The Code of Criminal Procedure clauses will be applicable to the entire process of taking and storing samples.
Prosecutors are authorized to issue warrants to take samples from suspects in urgent cases, but will have to present their decision to the court within 24 hours.
Concerns have been raised that collecting and storing samples might violate human rights or prompt misuse of data.
Data to be filed in repository
If suspects are cleared or prosecution is dismissed, the samples taken from suspects will be disposed in the presence of the prosecutor.
Samples taken from convicted people will be stored at the Dna bank.
Samples stored in the repository can only be used in case of inquiry, prosecution or private law dispute.
Judges or prosecutors can demand to compare samples taken from a suspect with those stored.
Samples taken from bodies of unidentified victims can be tested for identification. (Murat Aydin/Zaman)
11.12.2006

 

ASSALTANO UN OSPEDALE PER LINCIARE UN PEDOFILO

E' accaduto a Sirnak nel sud-est anatolico. Negli scontri tra dimostranti e polizia un inserviente del nosocomio è rimasto ucciso.

In Turchia circa 4.000 persone hanno assaltato un ospedale per linciare un pedofilo che vi si trovava ricoverato. Si è scatenata una vera battaglia. E' accaduto nella cittadina di Sirnak, nel sud-est del Paese. Per circa nove ore le forze dell'ordine hanno fronteggiato la folla.
Usati prima i lacrimogeni e poi le pistole di ordinanza. Un inserviente dell'ospedale è rimasto ucciso, 96 persone, di cui 74 poliziotti, sono state ferite e l'ospedale ne è uscito quasi completamente distrutto. (Ansa)
11.12.2006

 

RIBELLI FANNO ESPLODERE UN ELICOTTERO

L'attentato del Pkk è avvenuto in un'area vicino a Genc, città del sud-est anatolico.

E' stato un attentato dei ribelli curdi a causare lo schianto dell'elicottero turco nel quale è rimasto ucciso un soldato ed altri cinque sono stati feriti. la conferma è arrivata dall'esercito.
Il velivolo è precipitato subito dopo il decollo da un'area vicino a Genc, città, città del sud-est turco dove aveva trasportato truppe da impiegare in operazioni contro la guerriglia del Pkk. I sospetti hanno trovato riscontro negli accertamenti: a provocare la caduta è stata l'esplosione di una bomba radio-comandata piazzata sotto l'elicottero. (Ap)
11.12.2006


NEGATA L'ESTRADIZIONE DI UN PKK

"Mancano le garanzie che non sia torturato", hanno scritto nella loro ordinanza i giudici di un tribunale olandese.

Un tribunale olandese ha respinto la richiesta di estradizione di Nedim Seven, un cittadino turco accusato nel suo Paese di attentati attribuiti al Pkk, il Partito dei lavoratori del Kurdistan, di cui fa parte.
Seven, 38 anni, era stato arrestato in agosto nel sud del Paese durante dei normali controlli di polizia. Il tribunale di Maastricht ne ha ordinato la scarcerazione.
Gli investigatori turchi accusano l'uomo di aver partecipato ad un attentato nel quale morirono quindici persone. I giudici olandesi hanno motivato la loro decisione con il fatto che l'imputato è stato torturato nel suo Paese, nel 1989, dopo aver partecipato ad una manifestazione di curdi e che corre il rischio di essere nuovamente sottoposto a tortura" per la sua appartenenza politica" il che rappresenterebbe "una violazione dei suoi diritti fondamentali".
Il caso di Nedim Seven segue quello di una dirigente del Pkk, Nuriye Kesbir, accusata di aver partecipato tra il 1993 ed il 1995 a 25 attacchi nell'est della Turchia, ma che ha sempre negato di aver partecipato agli attentati. Anche per Kesbir il 15 settembre scorso il tribunale olandese aveva respinto la domanda di estradizione presentata dalla Turchia perché Ankara non aveva dato sufficienti garanzie che non sarebbe stata torturata. (Ansa)
11.12.2006

NOTIZIARIO DI AMBASCIATA

PRESENTATO SUL MERCATO IL "NUOVO DUCATO"

Il_nuovo_DucatoIl nuovo amministratore delegato della joint-venture <Fiat-Tofas>, Ali Pandir, ha recentemente presentato sul mercato il nuovo modello di terza generazione del "Nuovo Ducato", l'ultimo di una serie di modelli le cui vendite, iniziate nel 1981, hanno raggiunto quota 14.000 unità. La <Tofas> - ha continuato Pandir - è destinata a divenire nei prossimi anni lo stabilimento produttivo all'estero più esteso della <Fiat> a seguito degli investimenti programmati nei prossimi anni. Attualmente la <Tofas> è una delle tre più importanti sedi di produzione del Mini Cargo e del modello Linea ma, nelle intenzioni della <Fiat>, diventerà insieme agli stabilimenti in Cina e in Brasile uno dei tre più grandi centri di produzione scelti per lo sviluppo di nuovi progetti, con un aumento della produzione dalle attuali 360.000 unità a oltre 500.000. La <Tofas>, che nei primi 10 mesi di quest'anno ha visto incrementare le sue vendite del 16% rispetto allo stesso periodo del 2005, ha intenzione di aumentare le esportazioni del 40% e raggiungere la somma di $1.2 miliardi ($840 milioni lo scorso anno) mentre in termini quantitativi conta di esportare 120.000 unità.

 

AUTO E LIBERA COMPETIZIONE

A partire dal prossimo gennaio il mercato automobilistico della Turchia sarà aperto alla libera competizione; i vari distributori, infatti, potranno vendere autovetture di diversi marchi mentre le officine disporranno sia di pezzi di ricambio originali che di parti identiche ma di diversa manifattura. Secondo Ibrahim Aybar, direttore generale della <Renault Mais>, il provvedimento, che rientra nel processo di armonizzazione agli standard europei, arriva in un momento di grande sviluppo del settore che ha largamente superato quello tessile ed è diventato di importanza strategica per la Turchia. Resta ora da definire quale sarà l'autorità destinata alla verifica del rispetto dei principi della libera concorrenza nel settore in questione.

CONFERENZA MODA E LUSSO

La Conferenza annuale della moda e del lusso, organizzata dall'<International Herald Tribune>, si è svolta quest'anno a Istanbul nei giorni 7 e 8 dicembre. La città era stata scelta per lo straordinario bagaglio culturale e la sua giovane popolazione che ne fanno un dinamico centro regionale. Molti ed illustri i partecipanti alla conferenza, tra cui si sono segnalati l'amministratore delegato della <Ermenegildo Zegna>, Ermenegildo Zegna, del presidente del <Gruppo Aeffe>, Massimo Ferretti, e dello stilista Gianfranco Ferrè.

TURISMO: PERDURERA' LA CRISI SE NON SI CAMBIA STRATEGIA

Il numero dei visitatori stranieri in Turchia è diminuito del 18.7% nel mese di ottobre (1.7 milioni di unita') rispetto allo stesso mese del 2005 (2,1 milioni di unita'). In base ai dati resi noti dall'Istituto di Statistica della Turchia (Tuik) il numero totale dei turisti nei primi dieci mesi del 2006 ha raggiunto pertanto i 17.8 milioni di unità, dato in diminuzione (-7%) rispetto allo stesso periodo del 2005 e che non consentirà di raggiungere la cifra di 26 milioni di arrivi come inizialmente previsto dal Governo e di non eccedere i 21 milioni a fine anno. Quanto alla provenienza dei turisti, la Tuik ha segnalato che sono aumentati i turisti americani (19.2%) e quelli dei Paesi Ocse (13.9%); al primo posto dei Paesi di provenienza figura la Germania, seguita da Regno Unito, Olanda, Bulgaria, Russia, Usa, Francia, Georgia, Grecia ed Iran. Come noto, il turismo costituisce una delle principali fonti di entrata in valuta del Paese; per il 2006 era stato stimato un introito complessivo pari a $20 miliardi ma appare ormai chiaro che i dati di fine anno saranno lontani dalle aspettative; si stima infatti una diminuzione del 5-6% rispetto al 2005. Nel frattempo, secondo il presidente dell'Associazione degli Investitori turchi (Tyd), Oktai Varlier, nel 2007 la situazione non subirà consistenti modifiche, con arrivi totali preventivati per 21 milioni. Anche se è prematuro fare bilanci pessimisti, resta il dato di fatto che le prenotazioni finora effettuate dalle principali agenzie turistiche europee non mostrano segnali incoraggianti e la tendenza a vedere la Turchia come un Paese islamico ai confini con il turbolento Medio Oriente piuttosto che un Paese europeo, non aiuta a recuperare gli spazi perduti a favore della vicina Grecia e della Spagna. Varlier ha infine aggiunto che il ministero del Turismo con un budget di $70 milioni e le attuali strutture a sua disposizione non è in grado di lanciare un'adeguata campagna di rilancio del Paese quale meta turistica; avrebbe infatti bisogno di una struttura indipendente che includa rappresentanti del settore turistico, capace di elaborare una efficace azione pubblicitaria.

NECESSITA' FINANZIARIE PER LE PMI

L'Associazione delle Camera di Commercio, dell'Industria e delle Borse (Tobb) e la Banca turca per lo Sviluppo (Tkb) hanno recentemente firmato un protocollo di cooperazione volto alla realizzazione di uno studio volto ad individuare le fonti più adeguate a far fronte alle necessità finanziarie delle piccole e medie imprese nazionali (Pmi), che ricoprono un ruolo fondamentale nell'economia del Paese, rappresentando il 99% delle aziende, il 65% dell'impiego ed il 40% della produzione. Al fine di garantire investimenti nel medio e lungo periodo, è stato costituito un fondo di circa 300 milioni di euro che saranno utilizzati a favore di oltre 12.000 Pmi che nell'ultimo periodo hanno riscontrato serie difficoltà ad accedere a finanziamenti necessari per l'espansione delle proprie attività.

SUCCESSO DEL MARCHIO "BEKO"

Il marchio <Beko>, seconda linea di produzione del colosso turco <Arcelik>, terzo produttore di elettrodomestici in Europa, ha riunito ad Antalya circa 1500 suoi rappresentanti provenienti oltre che dalla Turchia, da Russia, Spagna, Grecia, Polonia, Cina e Lituania. La produzione della <Beko> è destinata principalmente al mercato straniero; il marchio conta attualmente oltre 100 negozi in cinque continenti e la <Arcelik> intende trasformarla in una delle 10 più popolari marche di elettrodomestici entro il 2010 con vendite pari a €6 milioni. La <Arcelik>, che nel corso del 2005 ha notevolmente incrementato il suo fatturato con una crescita dei suoi asset del 10%, ha realizzato investimenti pari a circa €152 milioni.

COMMISSIONE ECONOMICA CONGIUNTA TURCO-IRACHENA

La Turchia e l'Iraq hanno recentemente siglato un Protocollo per la costituzione di una Commissione economica congiunta turco-irachena. Il ministro del Commercio Kurzad Tuzmen, a latere della firma, ha dichiarato alla stampa che la definizione del Protocollo delinea un nuovo percorso economico bilaterale che dovrebbe condurre ad un aumento delle relazioni commerciali con il raggiungimento di un interscambio a fine 2008 pari a $15 miliardi e tra i $10 e i $12 miliardi a fine 2007. Per il 2006, invece, il dato non dovrebbe discostarsi molto da quello di fine 2005, $7.8 miliardi, a causa delle turbolenze politiche che hanno interessato l'Iraq ed il Medio Oriente. Il ministro Tuzmen, nel corso della sua visita in Iraq, avrebbe anche discusso la possibilità di costruire un nuovo gasdotto da affiancare a quello di Kirkuk-Yumurtalik, distrutto durante il conflitto, grazie anche alla scoperta di nuove riserve di gas naturale situate in Iraq e le cui eccedenze potrebbero essere destinate all'Europa passando attraverso la Turchia.

NUOVI BACINI PETROLIFERI

La società turco-irachena fondata in partnership con la <Genel Enerji GA.S.>, un'affiliata del <Gruppo Cukurova>, che conduce esplorazioni petrolifere nella regione Taq Taq nel nord Iraq, avrebbe localizzato nuovi bacini petroliferi. Secondo i primi test effettuati, il primo pozzo avrebbe un potenziale di 29.790 barili al giorno con la possibilità di raggiungere quota 35.000, ovvero l'equivalente dell'intera produzione giornaliera dei 300 pozzi attualmente esistenti in Turchia. Secondo quanto affermato dal ministro iracheno per le Risorse Naturali, Ashti Hawrami, le esportazioni dalla regione Taq Taq inizieranno nel 2007.

ANCHE LA TURCHIA OSSERVATRICE ALLA RIUNIONE DI SKOPJE

La Turchia, l'Ucraina, la Moldova e la Norvegia hanno partecipato, in qualità di osservatori, alla recente riunione ministeriale svoltasi a Skopje e organizzata dalla Comunità Energetica dell'Europa sud-orientale, istituita con un Trattato di recente entrato in vigore. E' costituita dai Paesi membri dell'UE, dalla Croazia, dalla Bosnia e Erzegovina, dalla Serbia, Montenegro, dall'Albania, dalla Macedonia, dalla Bulgaria, dalla Romania e dall'Amministrazione provvisoria dell'Onu della regione serba del Kosovo (Unmik). Partecipare alla riunione della Comunità in qualità di osservatore costituisce il primo stadio di un eventuale futuro processo di associazione. Il Commissario UE all'Energia Andris Pielbags, nel presiedere la riunione, ha dichiarato che la Comunità Energetica è modellata sulla base del Trattato del carbone e dell'acciaio ed è aperto a tutti quei Paesi che accettano le regole del mercato energetico dell'UE. Scopo della Comunità Energetica dell'Europa sud-orientale, nata sotto gli auspici del Patto di Stabilità e che prevede la realizzazione di un mercato regionale dell'energia nell'Europa sud orientale, è quello di evitare i numerosi squilibri locali sia nella domanda che nella fornitura di energia e garantire l'accesso generale alle risorse energetiche a prezzi di costo.

 

PROFONDI CAMBIAMENTI STRUTTURALI

Il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan, prendendo parte alla 10ma edizione dell'<International Business Forum Conference>, organizzata dall'Associazione indipendente degli Industriali e Uomini d'affari (Musiad), ha colto l'occasione per ribadire i successi conseguiti dal Paese sul piano internazionale. In particolare Erdogan ha ricordato che la collaborazione internazionale si è sviluppata negli ultimi anni sia nel commercio che nei settori sanitario, sportivo ed artistico e che le sfide della globalizzazione possono essere affrontate e superate solo credendo fermamente nelle proprie possibilità. La Turchia sta attraversando un periodo di profondi cambiamenti strutturali per adeguarsi alle innovazioni introdotte dall'economia globale e a tale riguardo il Premier, sottolineando che l'economia del Paese è cresciuta del 30% negli ultimi quattro anni, ha citato il volume delle esportazioni che dai $38 miliardi del 2002 è passato agli attuali $84, gli investimenti esteri diretti (Fdi) che lo scorso anno hanno raggiunto quota $9.7 miliardi e il processo di privatizzazioni che ha fatto entrare nelle casse dello Stato $17 miliardi. L'inizio dei negoziati di adesione all'Unione Europea, inoltre, hanno sicuramente avuto dei vantaggi sull'immagine della Turchia all'estero e soprattutto agli occhi degli investitori esteri che, confortati anche dai successi ottenuti dal Governo in campo economico, come ad esempio la drastica riduzione del tasso d'inflazione che è passato dal 30% di quattro anni fa al 9.98% dello scorso mese di ottobre, continuano a scegliere la Turchia piuttosto che altri Paesi della regione.

INVESTIMENTI ESTERI

Sempre con riferimento agli investimenti esteri diretti, secondo il Rapporto delle Nazioni Unite sullo Sviluppo, la Turchia nel 2005 ha attratto oltre un terzo degli investimenti esteri destinati ai Paesi del Mediterraneo pari a $7.9 miliardi, su un totale complessivo di $31.8 miliardi.

VOLUME DELL'EXPORT

Secondo uno studio elaborato dal Fondo Monetario Internazionale con l'Istituto di Statistica della Turchia (Tuik) e l' Ente di Pianificazione Nazionale (Dpt), con il raggiungimento a fine 2007 di esportazioni per la somma di $95 miliardi, la quota per la Turchia sul totale dell'export mondiale salirebbe allo 0.74% mentre per fine 2006 è previsto lo 0.71%. In generale, sempre a fine 2007, le esportazioni dai Paesi sviluppati aumenteranno del 6.0% mentre quelle provenienti dai Paesi emergenti salirebbero al 10.6%. Sempre secondo il predetto studio, il volume dell'export turco verso l'Europa aumenterà del 7.4% a fine 2006 e del 5.4% a fine 2007.

I PROFITTI DELLA TKB

La <Banca turca per lo Sviluppo> (Tkb) ha annunciato la somma di circa €139 milioni in profitti netti nei primi nove mesi di quest'anno con un aumento del 57% rispetto allo stesso periodo del 2005. Ha inoltre fatto presente che gli asset in valuta nazionale sono pari al 54% (quelli in valuta estera hanno raggiunto quota 46%) e la concessione di crediti è aumentata del 29% per la somma totale di circa €5 miliardi.

KONYA: LA PROFONDA MUTAZIONE INDUSTRIALE

Il quotidiano <Sabah> ha recentemente analizzato l'esplosione della città di Konya nell'Anatolia del Sud. La città, la cui provincia è la più vasta dell'intera Turchia, già lo scorso anno vinse il premio "The European Cities of the Future", concessogli dall'importante gruppo editoriale inglese <The Financial Times>. Il premio fu assegnato sulla base delle capacità innovative e di gestione amministrativa della città e sulla dinamica crescita imprenditoriale registrata negli ultimi anni. Oggi Konya, vasta area agricola della moderna Turchia, in cui è concentrato circa il 10% della intera produzione agricola del Paese, sta attraversando una profonda mutazione con un'importante area industriale, la più vasta del Paese, ed oltre 32.000 piccole e medie imprese che operano in tutti i settori industriali.Konya già dispone peraltro di un tessuto imprenditoriale specializzato nel comparto automobilistico (componentistica e ricambi) ed aspira a divenire nei prossimi anni un importante centro produttivo nel settore. L'intera area rappresenta inoltre un attraente polo turistico per via della presenza dei seguaci del culto Mevlana, di cui sono famosi i Dervisci. Proprio il turismo potrebbe risultare nei prossimi anni un ulteriore volano per il rilancio della città e dell'intera regione.

INFRASTRUTTURE SANITARIE E INVESTITORI STRANIERI

A seguito dell'aumento della domanda di servizi sanitari privati, si stanno aprendo in Turchia nuove possibilità per gli investitori stranieri nel settore delle infrastrutture ospedaliere e dei servizi sanitari. Le società che attualmente gestiscono strutture private stanno espandendo le proprie attività nel Paese e nuovi investitori iniziano ad interessarsi alle opportunità offerte. Oltre ad investimenti effettuati da società locali (<Acibadem Group> e <Anadolu Group>), al momento sono già presenti sul mercato tre società statunitensi (<Acabadem>, <Medicana> e <Universal>). Futuri investitori potrebbero essere di nazionalità araba e statunitense, con la<Huston Methodist> e la <Cliveland Clinic>, che avrebbero intenzione di investire congiuntamente tra i $300 e i $400 milioni, e la <General Electric> anch'essa in procinto di effettuare un investimento nel settore sanitario. Infine, alcuni istituti di credito tedeschi, la <Ifc>, la <US Eximbank> e l'<Islamic Development Bank>, consapevoli degli sviluppi futuri di tali attività, hanno già assegnato assoluta priorità alla concessione di linee di credito a favore di investimenti nel settore sanitario.

GARA PER LA PRIVATIZZAZIONE DI <TIM-HELLEAS>

Il Consiglio di Amministrazione della <Turkcell>, il più grande operatore di telefonia mobile del Paese, dovrà decidere nei prossimi giorni se partecipare alla gara per la privatizzazione dell'operatore Gsm greco <Tim-Helleas>. L'operazione rientrerebbe nel piano di investimenti regionali della <Turkcell>.

IN VENDITA IL 5.88% DEL <GRUPPO CUKUROVA>

Il <Gruppo Cukurova>, che con il 27.1% è uno dei principali azionisti della <Turkcell> insieme alla nordica <Telia Sonera> che ne possiede il 37%, ha dichiarato l'intenzione di vendere il 5.88% delle azioni in suo possesso dandone mandato alla <JP Morgan>. La vendita dovrebbe fruttare al <Gruppo Cukurova> la somma di $591 milioni.

 

INDICATORI MACROECONOMICI
- Crescita del PNL nel 2005: 7.7%; gennaio - aprile 2006: 6.3%
- Inflazione annua (prezzi al consumo): 7.72% (2005); 9,98% (ottobre 2006)


- Interscambio con l'Italia nel 2006 (gen - settembre): oltre $11.2 miliardi, con esportazioni verso l'Italia pari a $4,9 miliardi (+25,5% rispetto al corrispondente periodo del 2005) ed importazioni dall'Italia pari a $6.2 miliardi (+12,8 % rispetto al corrispondente periodo del 2005). (ICE Istanbul su dati dell'Istituto Turco di Statistica- Tuik)

BACHECA
L'Uniocamere della Liguria, assieme agli Euro Info Centres di alcune regioni dell'Italia, della Spagna e della Turchia impegnate in progetti europei, sta coordinando il progetto "How to go International", finanziato dall'Unione Europea - Direzione Generale delle Imprese e dell'Industria, il cui scopo è quello di contribuire all'applicazione delle linee guida indicate dall'<Entrepreneurship Actrion Plan> della Commissione Europea conducendo una serie di attività a sostegno della competitività delle piccole e medie imprese (SMEs) e delle micro-imprese che intendono ampliare la loro attività a livello internazionale. L'obiettivo principale del progetto è quello di fornire sia alle SMEs che alle micro-imprese l'assistenza che consenta loro di superare la difficoltà che si presentano nell'accedere ai mercati europei ed internazionali; l'adeguata gestione delle proprie risorse; la definizione di chiare strategie e la gestione di attività di cooperazione transnazionali. A tale riguardo e' stato creato il seguente sito web relativo al progetto www.lig.camcom.it/howtogointernational, dove le parti interessate possono accedere a tutte le informazioni relative ai processi di internazionalizzazione già svolte sia dalle Regioni che dai Paesi coinvolti nelle attività del progetto stesso. La Turchia vi e' rappresentata dalle Camere di Commercio di Istanbul e Gaziantep, ed uno dei principali eventi previsti in ambito al progetto sarà tenuto proprio ad Istanbul il prossimo 4 dicembre quando oltre 100 aziende provenienti da Italia , Spagna e Turchia si incontreranno per discutere e verificare le opportunità di affari nei seguenti settori: agro-alimentare, costruzioni, meccanica, elettronica ed automazione, gomma e plastica. Per prendere parte all'evento sarà necessario compilare il formulario di partecipazione disponibile sul predetto sito web dove sarà altresì possibile consultare on-line la lista dei partecipanti ed eventualmente fissare in anticipo delle riunioni di lavoro.
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Redazione: Tiziana Staffolani - Collaboratore Economico e

A cura di : Simona De Martino - capo dell'Ufficio economico e commerciale dell'Ambasciata d'Italia ad Ankara
Gianmarco Macchia - vice capo dell'Ufficio economico e commerciale
Roberto Luongo - direttore dell'Ufficio Ici di Istanbul
Redazione: Tiziana Staffolari - Collaboratore economico
11.12.2006

ECONOMIA

AL QUINTO POSTO

Il_ministro_turco_Babacan

Le previsioni ottimistiche per la Turchia del ministro dell'Economia Ali Babacan a detta del quale l'inflazione rimarrà ad una sola cifra nel 2007.

Babacan è ottimista. L'inflazione per il 2006 rimarrà a una cifra sola ed entro il 2007. "Il trend negativo che accompagna la Turchia dall'inizio dell'anno - ha detto il ministro dell'Economia Ali babacan - ha iniziato ad invertirsi". Il ministro ha anche assicurato che il Fondo Monetario Internazionale è al corrente della situazione e che pertanto non ci sono problemi. Il capo negoziatore a Bruxelles ha anche fatto ambiziose previsioni. "In breve tempo - ha detto - raggiungendo la Spagna al quinto posto fra le economie europee e diventeremo un valore aggiunto per l'Europa". (Apcom)
11.12.2006

 

IL GOVERNATORE:
"NESSUN
RISCHIO DI CRISI"

Per il numero uno della Banca Centrale turca è sicuro: non si torna al 2001, anno ella grande crisi.

Dormus Yilmaz è sicuro: non si torna al 2001, anno della grande crisi. L'economia turca parte da basi solide e non c'è rischio che la situazione precipiti. In particolare il governatore della <Merkez Bankasi>, la Banca Centrale turca, ha dichiarato: "La situazione di crisi non esiste - ha detto Yilmaz - non ci sono le premesse per parlare di economia in rovina o di risultati mancati e non porta beneficio a nessuno dare al pubblico una parvenza di instabilità". (Apcom)
11.12.2006

 

TUTTE OK PER IL 2007 LE PREVISIONI
DI ANDAMENTO MACRO-ECONOMICHE

Merill_Lynch

Sia l'Ocse che la banca di affari <Merill Lynch> si sono espresse favorevolmente in relazione alla Turchia. I positivi risultati fin qui ottenuti dal Paese della Mezzaluna messi in evidenza dall'analista finanziario Mehmet Simsek. Imboccata la via del mercato.

Sia l' Ocse che la banca d'affari <Merrill Lynch> si sono espresse favorevolmente sulle previsioni di andamento macro-economico della Turchia nel 2007. Il Pnl dovrebbe crescere del 5.5% nel prossimo anno e del 6% nel 2008, mentre l'inflazione, che dovrebbe attestarsi al 9.6% quest'anno, potrebbe ridursi al 7.9% nel 2007 e al 5.8% nel 2008. Il tasso di disoccupazione invece dovrebbe attestarsi intorno al 10% quest'anno, per scendere al 9.7% nel 2007 e al 9,5% nel 2008. L'analista economico Mehmet Simsek, di <Merrill Lynch>, evidenzia non solo i positivi risultati ottenuti in questi ultimi anni dalla Turchia soprattutto sul fronte dell'attrazione degli investimenti dall'estero e delle privatizzazioni, ma anche la raggiunta stabilità politica ed economica interna, che consentirà al Paese di superare brillantemente il difficile momento vissuto in queste ore nel negoziato con l'UE: "L'attuale fase di parziale stallo nel processo di avvicinamento all'Europa non avrà effetti sull'economia locale" ha decretato Simsek "poiché il Paese ha ormai imboccato la ineluttabile via del mercato". (Ice Istanbul)
11.12.2006

 

MERCATO
MED PER LE IMPRESE
ITALIANE

L%27economista_Mustafa_Sonmez

E' la Turchia quello più importante verso cui l'Italia dirotta i propri prodotti con il 36.8% delle esportazioni. I dati dell'Osservatorio economico del ministero del Commercio. La distribuzione geografica degli investimenti che nei primi sette mesi di quest'anno hanno toccato 17 miliardi di Nuove Lire turche.

E' la Turchia il più importante mercato verso cui l'Italia dirotta i propri prodotti con il 36.8 per cento delle esportazioni e l'Algeria invece il primo Paese importatore con il 23.5 per cento. Sono dati dell'<Osservatorio economico> del ministero del Commercio emersi nell'ambito del seminario "Sicilia internazionale. Come avviare e sostenere il processo di internazionalizzazione e di sviluppo locale" svoltosi nei giorni scorsi a Palermo. Altri importanti mercati di sbocco per l'export dell'Italia nell'area Med sono la Tunisia con il 14.5 per cento e l'Egitto con l'8.4 per cento mentre per quanto riguarda l'import della Penisola troviamo oltre all'Algeria, la Turchia (19.3 per cento) e la Tunisia (9.5 per cento).
Al primo posto per gli investimenti italiani sempre in questa area c'è la Tunisia (16.2 per cento) seguita dal Libano (8.2 per cento) e dall'Egitto (12.1 per cento). La Turchia, invece è il primo Paese investitore dell'area in Italia. Secondo fonti Svimez, nel 2006, la regione italiana più attraente è risultata la Lombardia (63 per cento), seguita dal Piemonte (12 per cento), dal Lazio (5 per cento), dal Veneto (4.3 per cento) e dalla Campania (0.2 per cento).
Nel frattempo, secondo uno studio effettuato dall'economista Mustafa Sonmez sulla distribuzione geografica degli investimenti in Turchia, appare con chiarezza che gli investimenti nel Paese sono in forte crescita. Lo studio segnala che negli ultimi quattro anni, dal 2002 al luglio 2006, sono stati investiti 104.,5 miliardi di Nuove Lire turche (Ytl), che corrispondono oggi a circa 50 miliardi di euro. Di questo ammontare, 58.4 miliardi Ytl sono relativi al comparto industriale (il 55.9 per cento