ATTUALITA'
LA SENTENZA

|
La
decisione finale dei ministri degli Esteri UE su come
procedere circa i negoziati di adesione di Ankara dopo
l'ultima proposta da parte di quest'ultima per Cipro. |
Toccherà oggi, lunedì 11, ai
ministri degli Esteri a Bruxelles esaminare l'ultima proposta
avanzata dalla Turchia sulla "questione Cipro". Il Coreper
(Comitato dei rappresentanti permanenti presso l'UE) aveva dibattuto
nuovamente venerdi scorso, dopo l'incontro del giorno 7,
l'iniziativa di Ankara, che si era offerta di aprire per un anno un
porto ed un aeroporto turchi alle merci greco-cipriote al fine di
alleviare l'annunciata sospensione parziale del negoziato UE.
Tra i Venticinque le posizioni rimangono comunque differenziate tra
i Paesi più scettici nei confronti dei negoziati con Ankara e
quelli invece pro-Ankara. (da Ansa)
11.12.2006
|
UN BUON
SEGNALE MA NON E' SUFFICIENTE
|
La
presidenza finlandese dell'UE - pur ritenendo buona l'offerta
turca sulla questione Cipro - ha fatto sapere che Ankara deve
rispettare tutte le condizioni. |
La presidenza finlandese
dell'Unione Europea giudica ''insufficiente'' l'offerta turca su Cipro per evitare il congelamento dei negoziati su 8 dei 35
capitoli oggetto di trattative per l'adesione. ''Quello che la
Turchia ha detto non è sufficiente - ha detto il premier finlandese
Matti Vanhanen, presidente di turno della UE - e naturalmente
l'Unione deciderà come continuare il processo negoziale con la
Turchia''. L'offerta turca di aprire per un anno un porto e un
aeroporto a navi ed aerei greco ciprioti è ''un buon segnale
positivo'', ha aggiunto Vanhanen, ma resta lontano dall'obbligo di
applicare il protocollo dell'Unione doganale, che prevede l'apertura
di tutti i porti e gli aeroporti ai mezzi provenienti da Cipro. (Adnkronos)
11.12.2006
|
GLI SFORZI
DELL'ITALIA

| Per
il nostro Paese - come ha spiegato il rappresentante
permanente a Bruxelles, Rocco Cangelosi - sarebbero sufficiente
tre capitoli dell'Unione doganale, invece che otto. |
''Per noi sarebbe sufficiente
sospendere i tre capitoli sull'unione doganale, piuttosto che otto
come previsto dalla raccomandazione della Commissione Europea''. E'
questa la posizione dell'Italia, espressa dal rappresentante
permanente presso l'UE Rocco Cangelosi, sulle delicate trattative in
corso con la Turchia in seno ai negoziati di adesione. L'esecutivo UE
nella sua raccomandazione ha chiesto la sospensione di otto capitoli
negoziali, a causa della mancata applicazione da parte di Ankara del
protocollo per l'unione doganale, mentre il Governo turco con una
mossa in extremis ieri ha proposto l'apertura di un porto e di un
aeroporto ai greco ciprioti. (Adnkronos)
11.12.2006
|
IL DIKTAT DI
CIPRO SUD
|
George
Lillikas, ministro degli Esteri di Nicosia, ritiene quella di
Ankara "una presa in giro". |
Cipro Sud non
crede all'offerta turca di aprire un porto e un aeroporto alle navi
ed agli aerei greco ciprioti e minaccia di bloccare tutti i
negoziati con la Turchia se l'Unione Europea cederà a quella che
viene definita come ''una presa in giro'' nei confronti di
Bruxelles. ''Nicosia tornerà a una linea più dura se qualcuno
nella UE tenterà di usare questo (l'offerta, ndr) per
limitare le sanzioni che dovrebbero essere imposte alla Turchia per
il suo rifiuto'' di applicare il protocollo dell'Unione doganale,
che prevede l'apertura di tutti i porti e gli aeroporti turchi ai
greco ciprioti, ha detto alla radio il ministro degli Esteri
cipriota George Lillikas. (Adnkronos)
11,12.2006
|
LA
DURA CRITICA DEI MILITARI
|
Il
Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate turche, gen. Yasar
Buyukanit, ha lamentato di non essere stato informato in
merito all'iniziativa di Erdogan su Cipro. |
Il
"numero uno" dei militari turchi ha criticato il Governo
di Ankara per la proposta avanzata all'UE di aprire per un anno un
porto ed un aeroporto turchi alle merci greco-cipriote al fine di
alleviare la annunciata sospensione parziale del negoziato con l'UE.
"Quella proposta si allontana dalla linea ufficiale dello Stato
turco che prevede una sistemazione globale della questione cipriota
nell'ambito dell'Onu", ha dichiarato in una sua intervista al
giornale <Hurriyet> il Capo di Stato Maggiore delle Forze
Armate turche, generale Yasar Buyukanit.
Il generale ha poi lamentato di avere appreso la notizia dalla Tv e
che i militari non sono stati consultati preventivamente.
"Evidentemente è stata una decisione del Governo. I militari
non fissano la politica dello Stato. ma siamo un'istituzione che a
Cipro ha 40 mila soldati. Non era logico consultarci?", ha
aggiunto Buyukanit. (da Ansa)
11.12.2006
|
SEZER
NON SAPEVA

|
Anche
palazzo Cankaya non era stato messo al corrente della proposta
dell'Esecutivo di aprire un porto ed un aeroporto alle merci
di Cipro. |
Il
presidente turco Ahmed Necdet Sezer non era stato informato
preventivamente della proposta di aprire un porto ed un aeroporto
alle merci di cipro, avanzata dal Governo per scongiurare il blocco
parziale dei negoziati di adesione all'Unione Europea. A riferirlo
è stata una nota ufficiale dell'ufficio del Capo dello Stato.
"Il presidente non era stato informato, né direttamente né
indirettamente", si legge in un comunicato. (da Agi)
11.12.2006
|
IL
SOSTEGNO USA
|
Il
presidente George W. Bush ha rassicurato il premier turco che
gli Stati Uniti saranno sempre vicino Ankara nel processo di
adesione di questa all'UE. |
Dall'Europa
si chiedono chiarimenti ma oltreoceano alla Turchia si assicura un
sostegno forte. Il presidente americano George W. Bush ha garantito
al Paese della Mezzaluna il suo appoggio nel processo di adesione
all'Unione Europea. Bush ne ha parlato con il premier Recep Tayyip
Erdogan nel corso di una telefonata secondo una foce vicina al capo
del Governo turco.
"Erdogan ha chiamato Bush ed insieme hanno parlato della
candidatura della Turchia all'UE", ha precisato all'<Afp>
un responsabile che è rimasto anonimo. Bush ha ripetuto al premier
che gli Stati Uniti sostengono l'integrazione del loro alleato turco
all'UE, ha sottolineato la fonte: "Gli Usa sostengono gli
sforzi di Ankara per raggiungere l'UE dall'inizio". (fonte Afp/Apcom)
11.12.2006
|
SOLO IL
60%
DEI TURCHI TEDESCHI
PER L'ADESIONE
|
Notevole
calo di consensi rispetto al 2004. Tra le cause, vi è la
disputa sul riconoscimento di Cipro. |
I turchi di Germania non sono
granché entusiasti delle prospettive europee del loro Paese. Solo
il 60% di loro infatti è favorevole all'adesione della Turchia
all'Unione Europea. Il dato è emerso da un sondaggio condoto dal
Centro di Essen per gli studi sulla Turchia (ZfT).
Due anni fa - ha fatto notare il direttore del Centro, Faruk Sen -
la percentuale di favorevli all'adesione era del 91%.
Tra le cause principali
del calo di consensi filo-europei, è stato precisato, vi è la
disputa sul riconoscimento di Cipro. Molti dei turchi in Germania
infatti sono contrari a fare delle concessioni unilaterali alla UE.
(da Ansa)
11.12.2006
|
RAFFORZAMENTO
|
Nonostante
il parziale rafforzamento dei negoziati UE, la Turchia ora -
dopo la visita del Pontefice - ha molte più carte da giocare
a suo favore. |
Benedetto XVI esce molto bene
dalla sua visita in Turchia così carica di significati, suggestioni
e messaggi. Il Pontefice bavarese, riaffermando che l'esclusione
ideologica laicista della religione dalla vita associata è comunque
nociva, ha di fatto sostenuto il ruolo positivo che la religiosità
musulmana non fondamentalista può svolgere. E così il Pontefice
riconosceva implicitamente il contributo costruttivo che si attende
dal partito d'ispirazione islamica moderata - una sorta di Dc
turca, si è detto - del premier Recep Tayyip Erdogan.
Unito all'auspicio favorevole, per quanto cauto,
all'accoglimento delle aspirazioni governative turche
all'ingresso nella UE, il messaggio è parso chiaro: nessuno deve
rinunciare alle proprie radici religiose, voi all'islam e noi
europei - qui il Papa ha reiterato senza complessi il suo pensiero -
alla nostra identità cristiana. Spetterà poi alla politica
negoziare tempi, modi e condizioni dell'adesione alla Comunità
europea.
Se Papa Ratzinger chiude il suo viaggio coraggioso con un bilancio
altamente positivo nei confronti dell'islam, del cristianesimo
ortodosso e del Governo Erdogan, come esce dall'evento la Turchia
rispetto al "dossier UE" ? Davvero rafforzata, ci pare,
nella sua posizione politica. Nonostante il parziale congelamento
dei negoziati deciso da Bruxelles, il 29 novembre, a causa del
"no" ostinato di Ankara ad aprire porti ed aeroporti alla
Repubblica di Cipro che è membro dell'Unione (il contenzioso
nasce dalla parte turca dell'isola).
In realtà, le grandi questioni
aperte dall'ingresso della Turchia sono ben più importanti del
libero commercio con Cipro. Le garanzie che il Governo deve dare
alla Comunità riguardano alcuni principi basilari di convivenza
all'interno della Turchia riassumibili nel pieno riconoscimento
dello "Stato di diritto" - verso i singoli, verso le
comunità, verso le minoranze etniche, verso tutte le religioni -
alla stessa stregua degli altri Paesi della UE. Su questo terreno
Erdogan ha mostrato la volontà di avanzare, in un processo
negoziale che sarà comunque lungo.
Verso l'esterno e cioè verso l'Europa la Turchia, con i suoi
oltre 70 milioni di abitanti, deve sapere che la "questione
islamica" pesa sull'opinione pubblica continentale, con le
sue comprensibili paure nell'epoca del terrorismo
politico-religioso e delle migrazioni incontrollate. Il viaggio del
Papa è servito a rasserenare l'atmosfera. E la classe dirigente
turca, compresi i potenti capi militari custodi dell'eredità di
Ataturk il modernizzatore, è ancora in tempo per decidere di
scegliere fra le sue diverse identità stratificate nella storia del
Paese (vedasi il recente, magistrale saggio "La Turchia e
l'Europa" di Massimo Introvigne, Edizioni Sugarco)
l'identità europea occidentalista. Sempre senza rinunciare alle
radici religiose. La grande scommessa culturale e politica, per noi
e per un Paese che fra l'altro sta già lealmente nella Nato
(molto più di quanto non faccia la Francia), si gioca proprio su
questo terreno.
Chi scrive sostiene da tempo, su <Affari>, che la Turchia può
entrare nell'Unione tenendo conto anche della natura reale della
Comunità: non è e non potrà diventare, a maggior ragione
allargata, una sorta di temibile "Superstato" burocratico
(e neppure, prevedibilmente, una federazione sovrana). Resta invece
indispensabile Commonwealth con alcuni tratti di sovra-nazionalità.
Il che dovrebbe rassicurare tanto i dubbiosi turchi quanto quelli
europei sulla partecipazione del grande Paese euro-asiatico, ponte
col mondo islamico, ad una solida cooperazione comunitaria che non
implica annientamento delle rispettive identità. A questo punto, ha
di nuovo ragione Tony Blair quando avverte che sarebbe "un
grave errore per l'Europa" del futuro negare ora ai turchi
l'aspirazione ad entrare. Posizione analoga ha preso il premier
spagnolo José Luis Zapatero. A metà dicembre la parola passa dalla
Commissione di Bruxelles al "summit" dei governi europei.
(Achille Lega/Affari
europei)
11.12.2006
|
IPOTESI
SU UN COLPO
DI STATO
|
A
darlo al 50% nel 2007 in Turchia un articolo pubblicato dal
noto magazine americano <Newsweek>. Tra le cause, il
fatto che l'UE spinge verso il Governo di Ankara per ridurre
il potere dei militari. |
The American news magazine Newsweek has published a very striking
article on Turkey.
The circumstances that produced the Feb. 28 coup d'etat are
re-emerging today, the magazine wrote, adding that the chances of a
military coup in Turkey occurring in 2007 were about 50-50.
The author of the article, Zeyno Baran, is an international relation
theorist at the Hudson Institute and an expert on international
security and energy programs.
Baran noted that she had met with senior military officers in recent
weeks.
Reportedly, the military officers have expressed that while they
would not want to see an interruption in democracy, "the military
may soon have to step in to protect secularism."
Although most Turks believe Prime Minister Recep Tayyip Erdogan is
more moderate than his predecessor Necmettin Erbakan, he is
nonetheless an Islamist, Baran wrote, and she drew close attention
to president Ahmet Necdet Sezer's and the new chief of the General
Staff, Gen. Yasar Buyukanit's warnings.
Describing the military as people who mean what they say, Baran said
the main factors behind developments in Turkey were European Union
demands.
"Never mind Cyprus, or the new human-rights laws Turkey has
willingly passed under European pressure. The real problem is the
EU's core demand: more civilian control over the military," Baran
wrote.
Senior military officers are concerned this will create a more
Islamist Turkey and believe, "the nation simply cannot afford to
follow the EU on issues that would theoretically ensure, but in
reality endanger, its future as a secular democracy." (Anka/Zaman)
11.12.2006
|
BENEDETTO
XVI,
LO STESSO
DI REGENSBURG

|
Nei suoi incontri in
Turchia, il Papa ha rilanciato le medesime idee,
costruendo una possibilità di incontro e dialogo fra Occidente e
Oriente. È urgente condannare la violenza, salvando una
laicità "aperta"", contro la tentazione della politica che
emargina la religione e della religione che monopolizza la
politica.
|
L'entusiasmo con cui i
turchi hanno salutato Benedetto XVI e i giudizi positivi dei media
locali hanno colto tutti di sorpresa. Alla vigilia del viaggio in
Turchia dominavano timori (delPapa stesso, che si è detto
"preoccupato") e anche paure, legate alle minacce sanguinarie
dell'al-Qaeda irakena. Ma soprattutto dominava un pregiudizio
verso Benedetto XVI - "anti-turco", "anti-islam",
"inquisitore", "conservatore" - e una lettura parziale e
ideologica del discorso di Regensburg, definita "la gaffe" , il
"ruzzolone" del papato, che ha fatto rischiare la guerra fra
l'Islaml'occidente, con quella frase di Michele II
Paleologo e quella "pretesa" di unire Religione e Ragione,
escludendo la violenza e facendo intendere invece che Islam e
violenza vanno troppo spesso insieme.
Ma ora, i commenti più
diffusi sono che "finalmente" Regensburg è dimenticata,
cancellata, uccisa e che il papa in Turchia ha cambiato "politica", anzi è diventato un astuto politico che sta attento
più alle opportunità che alla verità. Il realtà, il messaggio
del papa in Turchia è una continuazione di quello di Regensburg. Il
messaggio essenziale di Regensburg era doppio. Anzitutto verso il
mondo occidentale, per dire che la secolarizzazione non è una cosa
positiva e non permette il dialogo universale. Al contrario, la
Ragione permette il dialogo universale a condizione che essa non sia
staccata dalla religiosità e dai principi morali. Questa era una
critica all'occidente. Vi era anche una critica al mondo islamico,
troppo tentato dalla violenza. Questa doppia critica aveva come
scopo finale un'affermazione positiva: se vogliamo una pace
universale e un dialogo globale, questi sono i due principali
pericoli per l'Occidente e l'Oriente. Il Papa sta dunque
cercando di costruire un impianto filosofico-teologico in cui
mettere al centro una razionalità, ma una razionalità aperta sulla
dimensione trascendentale. Nel viaggio in Turchia, Benedetto XVI ha
concretizzato questa visione applicandola a una situazione concreta,
ma il suo pensiero rimane lo stesso di Regensburg.
Il sistema
sociale
dell'Islam
Parlando ai
musulmani, ha ricordato con discrezione la questione della violenza,
ma evitando il fraintendimento avvenuto con le sue parole a
Regensburg. Là i media hanno detto che il papa identificava Islam e
violenza. In realtà egli puntava il dito su una realtà esistente e
pericolosa, quella della violenza nel mondo islamico, senza
stabilire un'equivalenza totale fra Islam e violenza. La prova di
questo, lo sappiamo, sta nel fatto che il Papa a Regensburg ha
citato un unico versetto del Corano, il più positivo, quello per
cui nell'Islam, in materia di fede "non c'è costrizione".
Il Papa ha suggerito quindi che per l'Islam autentico non si può
usare per nulla né la violenza, né la pressione morale. E citando
il tanto discusso testo di Manuele II Paleologo - le "novità
dell'islam sono solo violenza e male" - egli ha preso le
distanze da esso, anche se non ha detto che era falso. Era falso
nella sua generalizzazione, ma non nell'avvertire di un pericolo.
Il papa ha messo in chiaro che quella non è un'accusa all'Islam
in genere, ma un rischio che esiste nell'Islam. E chi potrebbe
negarlo? Da questo punto di vista mi sembra assurdo quanto detto dal
presidente degli affari religiosi in Turchia, Ali Bardakoglu. Egli
ha detto che scientificamente è impossibile sostenere questa tesi,
secondo cui l'Islam nella storia si è diffuso con la violenza. Il
che è assurdo. Molti storici musulmani hanno scritto che la
diffusione dell'Islam, soprattutto nella prima fase, in Medio
Oriente e in Africa del Nord, è avvenuta attraverso la guerra. In
altre parti, in Indonesia, Malaysia, India, ecc... è avvenuta
invece attraverso il commercio e i sufi (mistici) Spesso l'Islam
non ha obbligato la gente a divenire musulmana, ma ha attuato un
sistema sociale e politico per cui, per influire su questa società
e giocarci un ruolo politico dovevi diventare musulmano. Il sistema
sociale previsto dall'islam - e già previsto in parte dal
Corano - spinge i non musulmani a divenire musulmani se vogliono
avere un ruolo nella società. Così facendo l'islam ha scremato
le comunità cristiane, ridotte sempre di più a minoranze debole
intellettualmente, socialmente e politicamente. In questo c'è
costrizione, contrariamente a quello che dice il versetto coranico
di cui sopra.
La ricerca
della via media
Proprio a Bardakoglu Benedetto XVI ha ricordato che la
collaborazione fra cristiani e musulmani va fatta mettendo alla base
"l'attenzione sulla verità del carattere sacro e della dignità
della persona", in un "rispetto per le scelte responsabili che
ogni persona compie, specialmente quelle che attengono... alle
personali convinzioni religiose". Il discorso verso l'occidente
- affrontato nell'incontro del Pontefice con il corpo
diplomatico ad Ankara - è quello della laicità aperta allo
spirituale. Questo tema - già presente a Regensburg - il Papa lo ha ripreso applicandolo alla laicità del
Governo turco,
domandando libertà religiosa e di coscienza. In teoria,
l'occidente riconosce la libertà religiosa. Il punto è che la
laicità occidentale arriva fino ad escludere tutto ciò che è
religioso, mettendolo nel campo privato. La laicità della Turchia
è una laicità islamica: chi non è nazionalista e islamico, è
limitato in quanto attacca l'identità nazionale. Nella settimana
scorsa due turchi, convertiti dall'Islam sono stati condannati in
nome della legge sulla identità nazionale (art. 301 del codice
penale). È la stessa accusa (e condanna) che si rivolge verso
coloro che osano parlare e riconoscere il genocidio armeno. Questa
laicità nazionalista è anch'essa irrazionale e va corretta per
dare spazio alla libertà religiosa.
Il Papa ha insistito molto
sulla libertà di coscienza. E ha fatto un appello al mondo islamico
facendo l'elogio della laicità turca, che permette una
distinzione fra Stato e religione. Egli ha sottolineato questo
aspetto, ricordando che le religioni devono stare fuori dalla
politica, perché "a questo [alla politica diretta - ndr] non
sono chiamate". Benedetto XVI tenta dunque di trovare una via
media per tutta l'umanità per permettere il rapporto fra
religione, spiritualità, ragione, laicità, stato. Trovandosi in un
mondo musulmano, insiste sulla necessaria laicità, non
nazionalistica e religiosa. Trovandosi in un mondo occidentale,
insiste su una laicità "aperta" allo spirituale. Nei discorsi
del Papa in Turchia esiste dunque una continuità con quanto detto a
Regensburg, cercando una via di comunicazione fra politica e
religione, contro il monopolio della religione sulla politica e
contro il monopolio della politica che esclude la religione. (Samir
Khalil Samir/AsiaNews.it)
11.12.2006
|
QUANTO
LA VISITA POTRA'
INCIDERE
|
La
storia di un 35enne italiano, sposato con una giovane turca,
che non ha mai cessato di pensare come mettersi al servizio
della Chiesa in Anatolia. Lui, il Pontefice, ha potuto vederlo
solo da lontano. |
"La libertà di religione
istituzionalmente ed effettivamente rispettata, sia per gli
individui come per le comunità, costituisce per tutti i credenti la
condizione necessaria per il loro leale contributo
all'edificazione della società, in atteggiamento di autentico
servizio, specialmente nei confronti dei più vulnerabili e dei
poveri", queste le parole pronunciate da Benedetto XVI- nell'incontro
con il presidente degli Affari Religiosi turco, Ali Bardaoglu, ad
Ankara il 28 novembre, - che risuonano ancora delle orecchie di
Simone Matteoli. Sarà tutto solo un'utopia? Lui il Papa è
riuscito ad intravederlo solamente dalle ultime panche della
Cattedrale di Santo Spirito ad Istanbul, durante la solenne
celebrazione eucaristica svoltasi il 1 dicembre. Avrebbe voluto
raccontargli la sua storia, i sogni che si porta nel cuore insieme a
sua moglie e alle sue due piccole figlie, la sua vita che da qualche
mese ha avuto una profonda svolta, la sua fatica e gli ostacoli che
gli stanno mettendo davanti per poter stare sul Mar Nero a tenere
una chiesa aperta. Si è accontentato di fissarlo negli occhi, di
allungargli la mano tra la folla, di catturare dai suoi discorsi una
parola di incoraggiamento. Poi è tornato nel suo anonimato e subito
dopo aver visto il Papa ad Istanbul, è dovuto rientrare in Italia
per problemi di visto in territorio turco. Ora è a Roma per cercare
di risolvere i vari intoppi burocratici. Tutto per una "questione
di residenza".
Una lettera
della prefettura
Trentacinquenne, sposato con una ragazza turca,
incontrata mentre durante l'estate andava ad aiutare in una chiesa
di Smirne, non ha mai smesso di pensare come mettersi a servizio
della Chiesa e della Turchia. Così, dopo aver trascorso i primi
cinque anni di matrimonio in Italia, alla coppia è riemerso il
desiderio di andare a stabilirsi in Turchia. Guarda caso riaffiorò
proprio dopo l'uccisione di don Andrea Santoro. Ad entrambe,
impegnati ecclesialmente, sembrava tradire la propria vocazione il
rimanere in Italia, invischiati in una logica capitalista fondata
sulla ricerca di guadagno e di benessere. Lui con un buon lavoro in
proprio da tecnico informativo, lei madre di due belle bambine di
due e quattro anni, una vita agiata e realizzata. Furono mesi di
grande lotta interiore: lui aveva tutta la sua famiglia contro, con
tutte le loro forze genitori e fratelli cercarono di opporsi ad una
scelta così scellerata in cui avrebbero potuto mettere a
repentaglio la propria vita e quella delle figlie ancora piccole.
D'altro canto una voce interiore insisteva che quello era il
momento per vivere fino in fondo la loro scelta di fede.
Contattarono così mons. Luigi Padovese, vicario apostolico
dell'Anatolia, che propose loro di recarsi a Samsun, piccola
cittadina sul mar Nero, dove la chiesa dedicata a Maria Addolarata
presto sarebbe rimasta senza sacerdote. Proprio quel padre Pierre
Brunissen, sacerdote fidei donum francese, che qualche giorno dopo,
erano i primi di luglio, fu ferito a coltellate da uno squilibrato.
Ma ormai loro erano decisi: diedero in affitto la loro casa nei
pressi di Pisa, lui lasciò aperta la partita Iva della sua ditta,
mollarono tutto il resto e fecero le valigie per quel di Samsun.
Arrivarono sul Mar Nero in un momento "caldo": la polizia
schierata a proteggere casa e chiesa, telefono sotto controllo,
molto lavoro per organizzare la festa di addio a p. Pierre. Era metà
settembre quando fu organizzata la festa e proprio in
quell'occasione iniziarono le calunnie nei confronti della giovane
famiglia. Non passarono neppure cinque giorni quando sui giornali
locali, videro la propria foto con la didascalia a caratteri
cubitali: "Svergogneranno la Turchia", accompagnata da un
articolo che spiegava le loro intenzioni(per altro non reali)
di farsi mandare soldi dall'Italia per sovvenzionare
un'associazione di handicappati: ciò avrebbe screditato la
Turchia e le sue possibilità di aiutare i propri cittadini
disabili. Da allora fu assegnata loro anche una guardia del corpo,
non si sa se per protezione o per controllo. Ora, dopo tre mesi,
dalla Prefettura locale è arrivata una lettera che afferma che non
possono continuare ad abitare la chiesa come risulta dal permesso di
residenza ottenuto, perché sono laici e non religiosi. Occorre
tutta un'altra trafila burocratica e non si sa né quando, né
come rilasceranno loro un "Permesso di lavoro" che forse
permetterà loro di poter "soggiornare" in chiesa. Intanto sono
stati invitati a rientrare in Italia per poter rifare la richiesta
da lì.
La
comunità
cristiana
"Quanto inciderà la visita del Papa sulla libertà di
religione in Turchia, fatta anche di questi problemi molto pratici?
- si domanda amareggiato Simone - Siamo a Samsun solo per dare la
nostra testimonianza come famiglia cristiana. Per ora lì non c'è
nessun sacerdote e così teniamo noi aperta la chiesa, organizziamo
la preghiera quotidiana, la liturgia della Parola, ma vogliamo che
tutto ciò sia percepito come un servizio che svolgiamo da laici
senza alcuna sfida verso le leggi ecclesiali e civili. Ma ho
l'impressione che è proprio questo che dà fastidio: in questa
città chiusa, abituata a concepire il diverso come un nemico, è
proprio la presenza cristiana a dare fastidio". "La comunità
cristiana - spiega - lì è ridotta davvero ad un lumicino. Oltre
a noi, c'è una famiglia turca di convertiti e una famiglia armena
che abita a 50 chilometri dalla città.Con loro si prega e una
volta al mese viene il nuovo sacerdote da Trabzon (a 400 chilometri
di distanza da noi) a celebrare la Messa. Vengono a pregare anche
cinque o sei protestanti presbiteriani e alcune donne giorgiane,
perché qui si sentono in famiglia ed è l'unica chiesa aperta
nella zona".
Già trent'anni fa il sindaco di allora emise un
mandato per la distruzione di quest'ultima chiesa della città
rimasta in piedi dopo aver raso al suolo quella ortodossa e quella
armena, non fu abbattuta dalle ruspe grazie ad un avvocato turco
musulmano molto in gamba che riuscì a trovare un firmano del
sultano in cui dichiarava "l'importanza di garantire una
presenza cristiana perché la testimonianza del diverso fa
progredire la società verso un bene maggiore" e per questo
incoraggiava la costruzione di questa chiesaa Samsun e
difendeva la sua incolumità. "Anche oggi - conclude Simone,
occhi vispi, luminosi, determinati - contiamo sulla buona volontà
delle persone che credono alla nostra presenza e ci auguriamo di
cuore che la visita del Papa aiuti ad aprire i cuori e la mente dei
governanti turchi perché riescano a compiere concreti passi verso
un'autentica libertà di religione, comprendendo la preziosità di
una convivenza pacifica tra culture e religioni diverse. Speriamo,
inoltre, che la Comunità Europea sproni e accompagni questo cammino
verso il rispetto della libertà religiosa, insistendo perché si
attuino reali cambiamenti di mentalità e di leggi verso le
minoranze religiose ed etniche. Infine ci auguriamo che anche la
Chiesa, grazie a questo viaggio di Benedetto XVI, abbia colto la
nostra piccolezza e miseria e che ci sostenga inviando uomini e
donne di Dio capaci di essere quel semeevangelico così come
desiderava don Andrea Santoro che in queste terre ha dato la sua
vita". (Asianews.it)
11.12.2006
|
LAICA
SI'
MA PUR SEMPRE
ISLAMICA
|
L'Europa
non deve ripetere l'errore già fatto quando Ataturk andò al
potere. In Turchia Stato e religione marciano su binari
differenti. Una fede profonda. |
Allorché, dopo la
sconfitta subita dall'Impero ottomano negli anni '20, la Turchia
kemalista abolì il califfato e passò dall'alfabeto arabo alla
scrittura latina, i nostri giornali previdero la conversione delle
masse turche al Cristianesimo. Poche previsioni si dissolsero nella
storia come questa. I turchi passati al Cristianesimo in quel
momento si poterono contare sulla punta delle dita, e nel 1928 la
conversione al protestantesimo di alcune giovanette, allieve del
Collegio americano di Brussa, fece oscillare i minareti. Ma quel che
più conta nel nostro caso è che tutta la stampa turca - ed eravamo
in un periodo di laicizzazione - insorse proclamando l'identità
dell'islam con la nazionalità turca.
L'idea della passaggio al Cristianesimo è per un buon musulmano
praticamente impossibile. Per chi è cresciuto nella convinzione che
il Corano è la terza delle rivelazioni divine, dopo l'Antico e il
Nuovo Testamento, non è possibile tornare indietro. Oltretutto i
turchi d'Anatolia, quelli che normalmente chiamiamo "turchi", sono
solo la punta occidentale di una grande etnia che tocca la Cina e la
Mongolia. Sono turchi anche gli Azeri e i Turcomanni sul Mar Caspio
e, andando sempre di più verso Oriente, gli Uzbeki e i Kirghizi
sino all'enorme Kazakistan, grande quanto tutta la Russia europea.
Sono a loro volta turche altre popolazioni all'interno della
Federazione russa come i Bashkiri e i Tartari, per non parlare dei
più noti Ceceni. Tutti questi popoli sono profondamente musulmani,
e nel pieno rispetto della loro fede devono essere considerati.
Rimanendo inossidabile la fede nell'islam, la loro laicizzazione -
se così si può definire - realizzatasi nel lasciare alla religione
i rapporti con Iddio è un benefico frutto della storia che
dimostra, ancora una volta se ce ne fosse bisogno, la straordinaria
capacità dei popoli turchi di metabolizzare mondi nuovi. Partiti
dall'alta Asia centrale, nel loro viaggio verso Occidente - i loro
cugini Mongoli viaggiando verso Oriente arrivarono a dominare con la
dinastia Manciù l'immensa Cina - i turchi cambiarono religione
sostituendo l'islam al loro sciamanesimo, scrissero in caratteri
arabi e poi con l'alfabeto latino, così come molti secoli prima
avevano abbandonato le rune per l'alfabeto arabo: non hanno fatto
che mutare e progredire senza mutare - e in questo li si può anche
ammirare - la loro fede profonda nell'islam. La disastrosa sconfitta
militare dei turchi occidentali alla fine della Prima guerra
mondiale, nella quale comunque erano stati coinvolti da molti
giochetti della Germania imperiale, e la sovietizzazione dell'Asia
centrale sono state le grandi componenti della storia che li hanno
veramente trasformati sciogliendo il turbante degli uomini e il velo
delle donne ma senza che questo scalfisse il disprezzo per tutto ciò
che è cristiano.
Certo, oggi nessun funzionario turco, dando il permesso di
seppellire un cristiano, scrive più "la puzzolente carogna del
tale", come si usava scrivere regolarmente ancora negli anni '20,
ma ho molti dubbi che la pensi diversamente. Quando la Turchia, che
tanti vorrebbero nell'Unione Europea, adottò negli anni '30 gli
aspetti laici e democratici. (il
Giornale.it)
11.12.2006
|
LA
BOCCIATURA DI KOC

|
Dopo
Guler Sabanci, un altro grande nome della finanza turca, ha
espresso parere negativa su una candidatura a Capo dello Stato
dell'attuale premier. |
A pochi mesi da un velato outing
di Guler Sabanci, che aveva detto di non vedere bene l'attuale
premier turco Recep Tayyip Erdogan nel ruolo di presidenza della
Repubblica, anche Mustafa Koc - un altro grande nome della finanza
turca - ha espresso parere negativo sulla candidatura del Primo
Ministro alla più alta carica dello Stato.
Interrogato dai giornalisti, Koc ha risposto: "Credo che il
nostro premier debba continuare a fare politica attiva perchè in
questo modo può essere più utile non solo al suo partito, ma anche
alla Turchia". (Apcom)
11.12.2006 |
ITALIA-TURCHIA

|
Si
è svolto alla Camera il 3° seminario parlamentare
nell'ambito delle iniziative previste dal Protocollo di
cooperazione tra i due Paesi. |
Si è svolto alla Camera il
2° seminario parlamentare italo-turco, evento che si inserisce
nell'ambito delle iniziative previste dal Protocollo di cooperazione
parlamentare siglato dal presidente della Camera dei deputati e dal
presidente della Grande Assemblea Nazionale della Repubblica di
Turchia nel gennaio del 2005.
Il Protocollo si fonda sul ruolo centrale che l'istituzione
parlamentare può svolgere per l'affermazione della comune fede nei
valori di libertà, democrazia e tolleranza, nonché nell'ambito
della prospettiva di adesione della Turchia all'Unione europea.
Al seminario erano presenti, per la Camera dei Deputati, oltre alla
responsabile della funzione di coordinamenti delle iniziative
parlamentari con la Turchia, Valentina Aprea, i deputati
Airaghi, Beltrandi, Cicu, Deiana, Monaco e sasso, Zeynep Armagan
Uslu guidava la delegazione dell'Assemblea parlamentare turca,
composta dai deputati Mehmet Ziya Yerg''K, Fatma Sahin, Taner Yildiz,
Mehmet Faruk Bayrak e Fikriye Yakistiran.
"Gli on.li Aprea e Uslu - si legge in un comunicato di
Montecitorio - hanno sottolineato come nel corso del seminario siano
stati affrontati temi, quali quelli dell'interscambio commerciale,
della società dell'informazione e delle politiche per la sicurezza
energetica, che hanno fatto emergere con chiarezza la comune
intenzione di rendere i due Paesi più vicini sui temi di cruciale
rilievo per entrambi, promuovendo forme strutturate di dialogo e la
realizzazione di iniziative concrete. Al termine del seminario è
stato espresso, da parte delle due delegazioni, l'auspicio di poter
lavorare con sinergia e determinazione, partendo da tale sede di
confronto, per raggiungere l'obiettivo di una piane interrelazione
in tutti i campi dei due Paesi".
"E' stato espresso - prosegue la nota - l'apprezzamento della
delegazione turca per gli sforzi compiuti dall'Italia, nelle varie
sedi e direzioni, per promuovere l'ingresso della Turchia
nell'Unione Europea. Da parte della delegazione turca è stata
altresì manifestata l'intenzione di portare avanti il processo
negoziale con l'Unione Europea con un approccio costruttivo. E'
stata poi ricordata la recente visita del Papa che si è svolta in
una atmosfera di rande calore. la delegazione italiana, a sua volta,
ha sottolineato la particolare vicinanza con la Turchia, culla di
storia e di civiltà, luogo di incontro e dialogo tra culture e
religioni diverse, ancor più in un momento storico quale quello
attuale, in cui vi è sempre maggiore consapevolezza dell'importanza
di tale interscambio".
"Entrambe le delegazioni hanno infine evidenziato come l'Italia
e la Turchia, poste entrambe al centro del Mediterraneo non solo
sotto il profilo geografico ma anche sotto l'aspetto storico e
culturale, sono chiamate a svolgere un ruolo di primo piano per
raccogliere le sfide comuni del terzo Millennio e per fare del
Bacino del Mediterraneo - conclude il comunicato - un'area di pace,
sicurezza e stabilità". (Ansa)
11.12.2006
|
FRONTE
COMUNE
|
Turchia
ed Iran, nelle persone di Recep Tayyip Erdogan e di Mahmud
Ahmadinejad, contro una divisione del vicino Iraq. |
Con un appello all'integrità
territoriale dell'Iraq, si è conclusa la visita a Teheran del
premier turco Recep Tayyip Erdogan. Turchia e Iran, infatti, temono
il pericolo del sorgere di uno Stato indipendente curdo. A Teheran
il premier turco ha avuto colloqui con la Guida suprema iraniana,
ayatollah Ali Khamenei, e con il presidente Mahmud Ahmadinejad. (Ansa)
11.12.2006
|
SOCIETA'
DDL CONTRO LE
VIOLENZE
DOMESTICHE

|
Il
Governo turco ha portato in Parlamento il provvedimento. Gli
articoli visti uno per uno. In questo modo la donna dovrebbe essere
più salvaguardata. |
The government has submitted a billto
Parliament for the prevention of domestic violence that introduces
significant changes to current legislationgoverning abuse, withclauses
relating to "compulsory psychological therapy" and "protection of
divorced spouses" firsts for Turkish law.
Family members other than parents were added to the definition of domestic
violence and "compensation alimony" to spouses subject to violence was
introduced in the bill, submitted to Parliament yesterday.
The amendments are to be made to the Law on Protection of the Family. If
the bill is adopted, Family Court judges will automatically have the right
to make a pre-emptive ruling if the Chief Prosecutor's Office or one of
the spouses, children, or another family member residing under the same
roof applies to the court stating that a family member is subject to
domestic violence. These pre-emptive rulings can be applied in the
following cases:
-- Threat of verbal and physical action involving violence or fear
directed at one or more family members;
-- Possible damage to physical property of family members;
-- Possible harassing of family members through communications devices;
-- Preventing possible substance abuse on the part of the aggressive
spouse when he or she is in contact with the victims.
The courts will have the authority to employ the following means:
-- The aggressive spouse will be required to turnall weapons over to
general security forces;
-- A restraining order will be issued to restrictthe aggressive
spouse's access to the victim'shouse or place of business; and
-- The aggressive spouse will receive psychological treatment at a health
institution.
Alimony:
Under the new bill, the
initial period for measures to protect victims will spansix months.
The aggressive spouse will be informed that violating any of the
pre-emptive court decisions would result in a jail sentence.
If the aggressor happens to be the bread-winnerof the family, the
judge will have the right to issue an orderfor alimony for the
victim.
In the eventof violation of the preventive rulings, general security
forces will launch an investigation and apply to the Chief Prosecutor's
Office automatically, without an application from the victim being
necessary. The Chief Prosecutor's Office will have the right to open a
public case at a criminal court, in which case the aggressor could face a
jail sentence of between three and six months. (Turkish
daily News)
11.12.2006
|
UNA STORICA
RICORRENZA

|
Settantadue
anni fa Mustafa Kemal Ataturk, il padre della patria della Turchia,
concedeva il suffragio alle donne. La cerimonia. |
Seventy-two years ago, on Dec. 5,
1934, Turkish women embraced the right to vote and be elected, and
yesterday women all over the country joined in celebrations to mark the
anniversary of this important event.
Antalya City Council's
Women's Assembly members started their celebrations in the rain, leaving
flowers in front of the Atatürk monument in the city's Cumhuriyet Square.
Republican People's Party (Chp) Antalya deputies Tuncay Ercen and Hüseyin
Emekçioğlu also attended the ceremony.
A spokesperson for the
Women's Assembly said that despite the privileges awarded to them, Turkish
women's representation in local governments and Parliament was negligible.
They called for the introduction of a quota for women of at least 30
percent to be added to the Law on Political Parties to facilitate the
active participation of women -- who make up 51 percent of Turkey's
population -- in politics.
In a statement marking
the anniversary, Chp Adana deputy Nevin Gaye Erbatur said, "Today, we
are fighting a mentality trying to push woman back into the homerather
than integrating her into society."
Erbatur's statement
noted that the representation of women in Parliament was 4.6 percent in
1935 and, shockingly, only 4.4 percent today. The statement said that
while 36 percent of university instructors, 31 percent of architects and
more than 50 percent of dentists were women, they seemed unable to hold
administrative positions in the public sphere. In spite of the 72 years
that have passed, they still did not have a satisfactory representation
rate in Parliament, Erbatur said, adding that the major reason for this
was that politics was still considered a male-dominated arena. Erbatur
also said she wanted to see women in the CHP not as guests but as part of
politics.
In Aydın, Adnan
Menderes University Rector Şükrü Boylu issued a message praising
the rights granted to women in 1934 as a major blow to a regressive and
traditionalist mentality
Motherland Party (Anavatan)
leader Erkan Mumcu at his party's group meeting on Tuesdayalso
celebrated the 72nd anniversary of women's suffrage. Underlining that
women, making up 51 percent of society, were represented by a far smaller
percentage in Parliament, Mumcu said that representing women with only 24
deputies was unjust. "Excluding women from social life is a major
injustice and also unproductive," Mumcu said and stressed that such
discrimination had to be ended as quickly as possible.
Interior Minister Abdülkadir
Aksu said the issue of women's rights was a "struggle ongoing in
parallel with the acceptance of democracy as a lifestyle." The minister
said, "All our efforts are toward bringing our women to their deserved
place in our society," at a meeting held by the United Nations
Population Fund (Unfpa), Sabancı Holding's education foundation Vaska
and the Association for Educating and Supporting Female Candidates (Ka-Der)
to evaluate the results of a U.N. project to improve and protect the
rights of women and girls.
Aksu in his speech said:
"Ensuring equality between men and women is generally accepted as sine
qua non of social justice. Our government, which is aware of this fact,
has set bringing women to a position where they will undertake
responsibilities equal to men in all fields as a fundamental target."
He also noted that the
government had introduced a large number of regulations to improve women's
social status.
This is no
place
for male politicians:
In a demonstration held
in Adana to celebrate the anniversary of Turkish women's suffrage and
election rights, some women reacted adverselyto Nationalist Movement
Party (Mhp) district branch head Hasan Yaman joining their celebrations,
saying: "This is no place for politics. It is wrong for a male
politician to participate in a women's activity."
A group of women from
the Adana City Council Women's Assembly and KA-DER met at the city's Uğur
Mumcu Square and marched to Atatürk Park, accompanied by the Metropolitan
Municipality band.
Yaman left the park
after observingthe anniversary celebrations for some time.
Ka-Der Adana branch head
Lütfiye Görgün said in a statement that women could not rejoice in
celebrating the anniversary because the right to vote and to be elected
was not being used effectively, with women lagging far behind the target
set for them by Mustafa Kemal Atatürk, the nation's founder.
Görgün said that only
24 parliamentarians out of 550 were women, testimony to the fact that
women had no place in politics. "We have alargerpopulation,
but we are not part of the country's administration. Women who work
actively in political parties: Don't become a window for the party, become
its brain! We want at least seven of the 14 Adana deputies next year to be
women," she declared. (Turkish Daily News)
11.12.2006
|
POVERTA':
IL RAPPORTO
DELL'ONU

| Secondo
uno studio voluto dall'ex ministro dell'Economia turco Kemal Dervish,
molte zone dell'est e del sud-est anatolico sono al di sotto
della soglia. |
Secondo
lo studio "Social and economic priorities in Eastern and Southeastern
Anatolia" predisposto dallo "Undp-United Nations Development Program"
presieduto dal turco Kemal Dervish, in collaborazione con il Centro di
ricerca di Istanbul <Tesev> e relativo a 21 città dell'Anatolia dell'est e
sud est, quest'area risulta non solo depressa economicamente, ma appare in
molte sue parti al di sotto della soglia della povertà. Lo studio
focalizza il fenomeno della povertà, con il 60% della popolazione di
quelle regioni che ne è afflitta (tale percentuale è peraltro presente
anche in città importanti quali Bingol, Dyarbakir, Erzincan, Erzurum,
Kars, Mardin, Sanliurfa, e altre), ma anche l'insufficienza del sistema
scolastico ed educativo in genere. Il Pnl pro capite dell'area risulta di
molto inferiore alla media nazionale ed è pari appena al 7% dell'UE a 25.
Il mancato sviluppo socio-economico dell'intera regione -causato
soprattutto dall'esiguità di investimenti pubblici e privati che possano
consentire un decollo dell'area- deve essere naturalmente guidato dallo
Stato, che nei prossimi anni dovrà necessariamente impegnarsi di più sia
sul versante delle infrastrutture, che risultano insufficienti, che degli
investimenti in campo socio economico, soprattutto per sanità,
istruzione, industrie ed imprese. (Ice Istanbul)
11.12.2006
|
IL VELO
E LA LIBERTA'
DI SCELTA

|
Il
presidente del Parlamento turco, Bulent Arinc. ha polemizzato sul
fatto che le donne devono toglierselo nelle scuole e negli apparati
statali. |
Nelle polemiche sull'utilizzo del
velo in occasioni pubbliche da parte della moglie del premier Erdogan, è
intervenuto nei giorni scorsi il Presidente del Parlamento turco Bulent Arinc che ha
difeso la libertà di scelta personale. In riferimento alle richieste
formulate a Erdogan affinché chiedesse alla moglie un atteggiamento più
"laico", Arinc ha affermato: ''Le nostre mogli non sono schiave e io non
sono una persona così spregevole da intimare a mia moglie di togliersi il
velo''. Parlando in una conferenza stampa, Arinc ha ammesso che la
polemica sul velo '' è sempre stata una questione che mi ha dato fastidio,
è una mancanza di rispetto verso le donne''. Secondo il presidente del
Parlamento ''certi commenti arrivano da persone di livello molto basso''.
Glissando sulle voci di colpo di Stato anti-islamico circolate in questi
giorni (''Odio l'espressione colpo di stato'' ha detto Arinc) il
presidente del Parlamento ha concluso sottolineando gli effetti positivi
della visita di Benedetto XVI per l'immagine della Turchia e dicendosi
''felice per l'accoglienza fatta dal Primo Ministro'' a Papa Ratzinger. (Aki-Anka)
11.12.2006
|
"HELLO FATWA",
LA CONSULENZA
TELEFONICA

| Il
successo di un centralino, diretto da teologi, che garantisce
riservatezza e facilità di accesso e grazie al quale si possono
fare domande di qualsiasi genere, anche quelle più imbarazzanti. |
Interpretazione di sogni, problemi
coniugali, dubbi sulla sessualità e, in generale, sul comportamento del
buon musulmano: sono questi i temi con cui gli otto teologi turchi di
"Hello, Fatwa" si confrontano quotidianamente, sciogliendo via
telefono o Internet i dubbi dei fedeli. Quello di dare consigli in materia
di credo è da sempre uno dei compiti svolti dalla Direzione Affari
Religiosi del Governo turco, presieduta da Alì Bardakoglu. Ma ultimamente
l'amministrazione ha avvertito la necessità di adeguarsi ai tempi e ha
aggiunto alle tradizionali consulenze per lettera o di persona, quelle per
telefono ed e-mail. Per gestire il nuovo servizio, chiamato appunto "Hello,
Fatwa" (la fatwa è una sentenza o responso emesso sulla base dei
principi islamici), sono stati selezionati otto esperti di teologia,
quattro uomini e quattro donne, responsabili rispettivamente dell'utenza
maschile e di quella femminile. Garantendo maggiore riservatezza e facilità
di accesso rispetto ai metodi tradizionali, il servizio ha riscosso fin da
subito un grande successo, tanto da spingere gli otto addetti a chiedere
un incremento del personale. In particolare, durante l'ultimo Ramadan, i
telefoni del centro non smettevano di suonare e ogni esperto riceveva più
di 150 telefonate al giorno. Le richieste di consulenze che arrivano agli
uffici di Istanbul sono le più varie e gli esperti rispondono sulla base
delle proprie conoscenze con l'aiuto del manuale di "domande
frequenti" di cui sono stati equipaggiati e, per le questioni più
delicate, consultando i teologi senior della Direzione Affari
Religiosi.
"Fino a quale settimana di gravidanza posso abortire senza commettere
peccato?", è una delle domande più frequenti rivolte dalle fedeli.
La Turchia è uno Stato laico, quindi la risposta degli esperti, pur
facendo riferimento alle leggi in vigore (che ammettono l'aborto fino alla
decima settimana), ha un carattere puramente religioso. Ismail Ipek, vice
di Bardakoglu, spiega che in genere si risponde che l'Islam è contro
l'aborto, ma "il Corano è un libro pieno di buon senso e di logica e
ammette che si interrompa una gravidanza se ci sono complicazioni mediche
che minacciano la vita della madre". Ma le domande che arrivano al
centro sono spesso più singolari. "Commetto peccato se faccio sesso
con una bambola gonfiabile?", si è sentito chiedere per telefono uno
degli esperti, che ha consigliato al dubbioso fedele di cercarsi una
moglie per evitare di turbare ulteriormente la sua psiche. Ha scelto
invece l'e-mail, probabilmente per motivi di riservatezza, il transessuale
che ha chiesto agli esperti se rinascerà uomo o donna il giorno del
giudizio universale.
Gli esperti non si scandalizzano per le singolari domande che ricevono e
ricordano che, prima ancora dell'evoluzione tecnologica del servizio di
consulenza, ai tempi del sex-gate americano centinaia di fedeli si
rivolgevano alla Direzione Affari Religiosi per sapere se l'atto praticato
da Bill Clinton e Monica Lewinsky fosse compatibile con l'Islam. (Adnkrons-Aki)
11.12.2006
|
LE
RAGIONI DEGLI HACKERS TURCHI
|
Da
quanto è stato appurato, sembra che il loro coinvolgimento in atti
di pirateria non sia dettato né per denaro né per prestigio ma in
nome del patriottismo. |
Computer
hackers get involved in their trade either for money or for prestige.
While foreign hackers sell the information they obtain, Turkish hackers do
it in the name of patriotism.
One of the most striking examples of this was seen after 11 Turkish
soldiers detained in northern Iraq by U.S. soldiers.
Turkish computer hackers, reacting to the embarrassment, attacked 500
websites belonging to the United States, Germany and the Uk in a short
time.
Turkish hackers have so far brought down websites supporting the outlawed
terrorist organization Kurdistan Workers Party (Pkk) and Roj TV, as well
as thousands of other websites, which published blasphemous images of the
Prophet Muhammad.
Joseph Pierini, a famous 'altruistic' hacker, thinks that Turkish
hackers are very knowledgeable and dangerous. While many hackers sell the
information they obtain, Turkish hackers prefer taking care of the
interests of their country, said Pierini.
Pierini said they were able to follow hackers' activities since they
provide an information security service for 75,000 companies worldwide.
"Nowadays, the most dangerous hackers are from Russia, Ukraine, Vietnam
and Turkey," said Pierini.
Turkish hackers
attack for
political
reasons
"If we take a general look
at the world of hackers, we see that Turks hack websites to put forward
their political thoughts rather than stealing information. The cartoon
crisis that happened in Denmark is a good example of this.
Thousands of Danish websites were shut down at that time. Turks also
hacked many websites during the Iraq war and Israeli-Palestinian conflict.
Turkish hackers have a good knowledge in this subject and they are
dangerous. There are many Turkish hackers. While Russian and Ukrainian
hackers work in a more organized way, we cannot say the same thing for
Turkish hackers.
Turkish hackers launch their attacks out of ideological and political
reasons. In addition, there are groups named hacking teams. They always
compete among themselves in order to shut down websites." (Mehmet
Sakin/Zaman)
11.12.2006
|
CRONACA
UN ARRESTO
IMPORTANTE
|
La
polizia turca - nel corso di un blitz antiterrorismo - avrebbe messo
le mani su un presunto capo di al Qaida. |
Il presunto capo della cellula turca
di al Qaeda è stato catturato dalla polizia turca, in un'operazione
condotta a Istanbul, Ankara e Smirne. Arrestati altri 9 sospetti
terroristi. Il presunto capo di al Qaida, un avvocato di cui non e'
specificata la nazionalità, avrebbe confessato. In Turchia nel novembre
2003 ci sono stati una serie di attentati, firmati al Qaeda, a Istanbul
contro due sinagoghe, il consolato britannico e la banca <Hsbc>, con
circa 60 morti. (Agr)
11.12.2006
|
UNA
BANCA DEL DNA PER IDENTIFICARE I CRIMINALI
|
E'
stata messa a punto in Turchia a disposizione della polizia
giudiziaria. Quando è possibile utilizzarla. |
Turkey
will set up a Dna Bank, which is commonly used by Judiciary and police
departments in the West.
Dna samples taken from suspects and victims will be stored at the
repository.
Data collected at crime scenes will be compared with those in archives.
The Turkish Ministry of Justice prepared a bill to set up a repository
that will collect, analyze and store Dna samples.
The Dna bank will play a crucial role in identifying perpetrators of
murder, serial killing and sexual harassment.
The repository will analyze Dna samples taken from suspects, victims or
unidentified people and file the data by coding each sample.
The Code of Criminal Procedure clauses will be applicable to the entire
process of taking and storing samples.
Prosecutors are authorized to issue warrants to take samples from suspects
in urgent cases, but will have to present their decision to the court
within 24 hours.
Concerns have been raised that collecting and storing samples might
violate human rights or prompt misuse of data.
Data to be filed in repository
If suspects are cleared or prosecution is dismissed, the samples taken
from suspects will be disposed in the presence of the prosecutor.
Samples taken from convicted people will be stored at the Dna bank.
Samples stored in the repository can only be used in case of inquiry,
prosecution or private law dispute.
Judges or prosecutors can demand to compare samples taken from a suspect
with those stored.
Samples taken from bodies of unidentified victims can be tested for
identification. (Murat Aydin/Zaman)
11.12.2006
|
ASSALTANO UN
OSPEDALE PER LINCIARE UN PEDOFILO
|
E'
accaduto a Sirnak nel sud-est anatolico. Negli scontri tra
dimostranti e polizia un inserviente del nosocomio è rimasto
ucciso. |
In Turchia circa 4.000 persone hanno
assaltato un ospedale per linciare un pedofilo che vi si trovava ricoverato. Si
è
scatenata una vera battaglia. E' accaduto nella cittadina di Sirnak, nel sud-est del Paese. Per circa nove ore le forze dell'ordine hanno
fronteggiato la folla.
Usati prima i lacrimogeni e poi le pistole di ordinanza. Un inserviente
dell'ospedale è rimasto ucciso, 96 persone, di cui 74 poliziotti, sono
state ferite e l'ospedale ne è uscito quasi completamente distrutto. (Ansa)
11.12.2006
|
RIBELLI FANNO
ESPLODERE UN ELICOTTERO
|
L'attentato
del Pkk è avvenuto in un'area vicino a Genc, città del sud-est
anatolico. |
E' stato un attentato
dei ribelli curdi a causare lo schianto dell'elicottero turco nel quale è
rimasto ucciso un soldato ed altri cinque sono stati feriti. la conferma
è arrivata dall'esercito.
Il velivolo è precipitato subito dopo il decollo da un'area vicino a Genc,
città, città del sud-est turco dove aveva trasportato truppe da
impiegare in operazioni contro la guerriglia del Pkk. I sospetti hanno
trovato riscontro negli accertamenti: a provocare la caduta è stata
l'esplosione di una bomba radio-comandata piazzata sotto l'elicottero. (Ap)
11.12.2006
|
NEGATA L'ESTRADIZIONE DI UN PKK
|
"Mancano
le garanzie che non sia torturato", hanno scritto nella loro
ordinanza i giudici di un tribunale olandese. |
Un tribunale olandese ha respinto la
richiesta di estradizione di Nedim Seven, un cittadino turco accusato nel
suo Paese di attentati attribuiti al Pkk, il Partito dei lavoratori del
Kurdistan, di cui fa parte.
Seven, 38 anni, era stato arrestato in agosto nel sud del Paese durante
dei normali controlli di polizia. Il tribunale di Maastricht ne ha
ordinato la scarcerazione.
Gli investigatori turchi accusano l'uomo di aver partecipato ad un
attentato nel quale morirono quindici persone. I giudici olandesi hanno
motivato la loro decisione con il fatto che l'imputato è stato torturato
nel suo Paese, nel 1989, dopo aver partecipato ad una manifestazione di
curdi e che corre il rischio di essere nuovamente sottoposto a
tortura" per la sua appartenenza politica" il che
rappresenterebbe "una violazione dei suoi diritti fondamentali".
Il caso di Nedim Seven segue quello di una dirigente del Pkk, Nuriye
Kesbir, accusata di aver partecipato tra il 1993 ed il 1995 a 25 attacchi
nell'est della Turchia, ma che ha sempre negato di aver partecipato agli
attentati. Anche per Kesbir il 15 settembre scorso il tribunale olandese
aveva respinto la domanda di estradizione presentata dalla Turchia perché
Ankara non aveva dato sufficienti garanzie che non sarebbe stata
torturata. (Ansa)
11.12.2006
|
NOTIZIARIO DI AMBASCIATA
PRESENTATO
SUL MERCATO IL "NUOVO DUCATO"
Il
nuovo amministratore delegato della joint-venture
<Fiat-Tofas>, Ali
Pandir, ha recentemente presentato sul mercato il nuovo modello di
terza generazione del "Nuovo Ducato", l'ultimo di una serie di modelli le cui vendite,
iniziate nel 1981, hanno raggiunto quota 14.000 unità. La <Tofas> -
ha continuato Pandir - è destinata
a divenire nei prossimi anni lo stabilimento produttivo all'estero
più esteso della <Fiat> a seguito degli investimenti programmati nei
prossimi anni. Attualmente la <Tofas> è una delle tre più
importanti sedi di produzione del Mini Cargo e del modello Linea ma,
nelle intenzioni della <Fiat>, diventerà insieme agli stabilimenti in
Cina e in Brasile uno dei tre più grandi centri di produzione
scelti per lo sviluppo di nuovi progetti, con un aumento della
produzione dalle attuali 360.000 unità a oltre 500.000. La <Tofas>,
che nei primi 10 mesi di quest'anno ha visto incrementare le sue
vendite del 16% rispetto allo stesso periodo del 2005, ha intenzione
di aumentare le esportazioni del 40% e raggiungere la somma di $1.2
miliardi ($840 milioni lo scorso anno) mentre in termini quantitativi
conta di esportare 120.000 unità.
|
AUTO E LIBERA COMPETIZIONE
A
partire dal prossimo gennaio il mercato automobilistico della Turchia
sarà aperto alla libera competizione; i vari distributori, infatti,
potranno vendere autovetture di diversi marchi mentre le officine
disporranno sia di pezzi di ricambio originali che di parti identiche
ma di diversa manifattura. Secondo Ibrahim Aybar, direttore generale
della <Renault Mais>, il provvedimento, che rientra nel processo di
armonizzazione agli standard europei, arriva in un momento di grande
sviluppo del settore che ha largamente superato quello tessile ed è
diventato di importanza strategica per la Turchia. Resta ora da
definire quale sarà l'autorità destinata alla verifica del
rispetto dei principi della libera concorrenza nel settore in
questione.
CONFERENZA
MODA E LUSSO
La
Conferenza annuale della moda e del lusso, organizzata dall'<International
Herald Tribune>, si è svolta quest'anno a Istanbul nei
giorni 7 e 8
dicembre. La città era stata scelta per lo straordinario
bagaglio culturale e la sua giovane popolazione che ne fanno un
dinamico centro regionale. Molti ed illustri i partecipanti alla
conferenza, tra cui si sono segnalati l'amministratore delegato della
<Ermenegildo Zegna>, Ermenegildo Zegna, del presidente del <Gruppo
Aeffe>, Massimo
Ferretti, e dello stilista Gianfranco
Ferrè.
TURISMO: PERDURERA' LA CRISI SE
NON SI CAMBIA STRATEGIA
Il
numero dei visitatori stranieri in Turchia è diminuito del 18.7%
nel mese di ottobre (1.7 milioni di unita') rispetto allo stesso
mese del 2005 (2,1 milioni di unita'). In base ai dati resi noti
dall'Istituto di Statistica della Turchia (Tuik) il numero totale
dei turisti nei primi dieci mesi del 2006 ha raggiunto pertanto i 17.8
milioni di unità, dato in diminuzione (-7%) rispetto allo stesso
periodo del 2005 e che non consentirà di raggiungere la cifra di 26
milioni di arrivi come inizialmente previsto dal Governo e di non
eccedere i 21 milioni a fine anno. Quanto alla provenienza dei
turisti, la Tuik ha segnalato che sono aumentati i turisti americani
(19.2%) e quelli dei Paesi Ocse (13.9%); al primo posto dei Paesi di
provenienza figura la Germania, seguita da Regno Unito, Olanda,
Bulgaria, Russia, Usa, Francia, Georgia, Grecia ed Iran. Come noto, il
turismo costituisce una delle principali fonti di entrata in valuta
del Paese; per il 2006 era stato stimato un introito complessivo pari
a $20 miliardi ma appare ormai chiaro che i dati di fine anno saranno
lontani dalle aspettative; si stima infatti una diminuzione del 5-6%
rispetto al 2005. Nel frattempo, secondo il presidente
dell'Associazione degli Investitori turchi (Tyd), Oktai Varlier, nel
2007 la situazione non subirà consistenti modifiche, con arrivi
totali preventivati per 21 milioni. Anche se è prematuro fare
bilanci pessimisti, resta il dato di fatto che le prenotazioni finora
effettuate dalle principali agenzie turistiche europee non mostrano
segnali incoraggianti e la tendenza a vedere la Turchia come un Paese
islamico ai confini con il turbolento Medio Oriente piuttosto che un Paese europeo, non aiuta a recuperare gli spazi perduti a favore della
vicina Grecia e della Spagna. Varlier ha infine aggiunto che il ministero del Turismo con un budget di $70 milioni e le attuali
strutture a sua disposizione non è in grado di lanciare
un'adeguata campagna di rilancio del Paese quale meta turistica;
avrebbe infatti bisogno di una struttura indipendente che includa
rappresentanti del settore turistico, capace di elaborare una efficace
azione pubblicitaria.
NECESSITA' FINANZIARIE PER LE PMI
L'Associazione
delle Camera di Commercio, dell'Industria e
delle Borse (Tobb) e la Banca turca per lo Sviluppo (Tkb) hanno
recentemente firmato un protocollo di cooperazione volto alla
realizzazione di uno studio volto ad individuare le fonti più
adeguate a far fronte alle necessità finanziarie delle piccole e
medie imprese nazionali (Pmi), che ricoprono un ruolo fondamentale
nell'economia del Paese, rappresentando il 99% delle aziende, il 65%
dell'impiego ed il 40% della produzione. Al fine di garantire
investimenti nel medio e lungo periodo, è
stato costituito un fondo di circa 300 milioni di euro che saranno
utilizzati a favore di oltre 12.000 Pmi che nell'ultimo periodo
hanno riscontrato serie difficoltà ad accedere a finanziamenti
necessari per l'espansione delle proprie attività.
SUCCESSO DEL MARCHIO "BEKO"
Il
marchio <Beko>, seconda linea di produzione del colosso turco
<Arcelik>,
terzo produttore di elettrodomestici in Europa, ha riunito ad Antalya
circa 1500 suoi rappresentanti provenienti oltre che dalla Turchia, da
Russia, Spagna, Grecia,
Polonia, Cina e Lituania. La produzione della <Beko> è destinata
principalmente al mercato straniero; il marchio conta attualmente
oltre 100 negozi in cinque continenti e la <Arcelik> intende
trasformarla in una delle 10 più popolari marche di
elettrodomestici entro il 2010 con vendite pari a €6 milioni. La
<Arcelik>, che nel corso del 2005 ha notevolmente incrementato il suo
fatturato con una crescita dei suoi asset
del 10%, ha realizzato investimenti pari a circa €152 milioni.
COMMISSIONE ECONOMICA CONGIUNTA
TURCO-IRACHENA
La
Turchia e l'Iraq hanno recentemente siglato un Protocollo per la
costituzione di una Commissione economica congiunta turco-irachena. Il
ministro del Commercio Kurzad Tuzmen, a latere della firma, ha dichiarato
alla stampa che la definizione del Protocollo delinea un nuovo
percorso economico bilaterale che dovrebbe condurre ad un aumento
delle relazioni commerciali con il raggiungimento di un interscambio a
fine 2008 pari a $15 miliardi e
tra i $10 e i $12 miliardi a fine 2007. Per il 2006, invece, il dato
non dovrebbe discostarsi molto da quello di fine 2005, $7.8 miliardi,
a causa delle turbolenze politiche che hanno interessato l'Iraq ed
il Medio Oriente. Il ministro Tuzmen, nel corso della sua visita in
Iraq, avrebbe anche discusso la possibilità di costruire un nuovo
gasdotto da affiancare a quello di Kirkuk-Yumurtalik, distrutto
durante il conflitto, grazie anche alla scoperta di nuove riserve di
gas naturale situate in Iraq e le cui eccedenze potrebbero essere
destinate all'Europa passando attraverso la Turchia.
NUOVI BACINI PETROLIFERI
La società turco-irachena fondata in partnership con la <Genel Enerji
GA.S.>, un'affiliata del <Gruppo Cukurova>, che conduce esplorazioni
petrolifere nella regione Taq Taq nel nord Iraq, avrebbe localizzato
nuovi bacini petroliferi. Secondo i primi test effettuati, il primo
pozzo avrebbe un potenziale di 29.790 barili al giorno con la
possibilità di raggiungere quota 35.000, ovvero l'equivalente
dell'intera produzione giornaliera dei 300 pozzi attualmente
esistenti in Turchia. Secondo quanto affermato dal ministro iracheno
per le Risorse Naturali, Ashti Hawrami, le esportazioni dalla
regione Taq Taq inizieranno nel 2007.
ANCHE
LA TURCHIA OSSERVATRICE ALLA RIUNIONE DI SKOPJE
La
Turchia, l'Ucraina, la Moldova e la Norvegia hanno partecipato, in
qualità di osservatori, alla recente riunione ministeriale svoltasi
a Skopje e organizzata
dalla Comunità Energetica dell'Europa sud-orientale, istituita
con un Trattato di recente entrato in vigore. E' costituita dai
Paesi membri dell'UE, dalla Croazia, dalla Bosnia e Erzegovina,
dalla Serbia, Montenegro, dall'Albania, dalla Macedonia, dalla
Bulgaria, dalla Romania e dall'Amministrazione provvisoria dell'Onu
della regione serba del Kosovo (Unmik). Partecipare alla riunione
della Comunità in qualità di osservatore costituisce il primo
stadio di un eventuale futuro processo di associazione. Il Commissario
UE all'Energia Andris Pielbags, nel presiedere la riunione, ha dichiarato
che la Comunità Energetica è modellata sulla base del Trattato
del carbone e dell'acciaio ed è aperto a tutti quei Paesi che
accettano le regole del mercato energetico dell'UE. Scopo della
Comunità Energetica dell'Europa sud-orientale, nata sotto
gli auspici del Patto di Stabilità e che prevede la realizzazione di
un mercato regionale dell'energia nell'Europa sud orientale, è
quello di evitare i numerosi squilibri locali sia nella domanda
che nella fornitura di energia e garantire l'accesso generale alle
risorse energetiche a prezzi di costo.
PROFONDI
CAMBIAMENTI STRUTTURALI
Il
Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan, prendendo parte alla 10ma edizione dell'<International
Business Forum Conference>, organizzata dall'Associazione
indipendente degli Industriali e Uomini d'affari (Musiad), ha colto
l'occasione per ribadire i successi conseguiti dal Paese sul piano
internazionale. In particolare Erdogan ha ricordato che la
collaborazione internazionale si è sviluppata negli ultimi anni sia
nel commercio che nei settori sanitario, sportivo ed artistico e che
le sfide della globalizzazione possono essere affrontate e superate
solo credendo fermamente nelle proprie possibilità. La Turchia sta
attraversando un periodo di profondi cambiamenti strutturali per
adeguarsi alle innovazioni introdotte dall'economia globale e a tale
riguardo il Premier, sottolineando che l'economia del Paese è
cresciuta del 30% negli ultimi quattro anni, ha citato il volume delle
esportazioni che dai $38 miliardi del 2002 è passato agli attuali
$84, gli investimenti esteri diretti (Fdi) che lo scorso anno hanno
raggiunto quota $9.7 miliardi e il processo di privatizzazioni che ha
fatto entrare nelle casse dello Stato $17 miliardi. L'inizio dei
negoziati di adesione all'Unione Europea, inoltre, hanno sicuramente
avuto dei vantaggi sull'immagine della Turchia all'estero e
soprattutto agli occhi degli investitori esteri che, confortati anche
dai successi ottenuti dal Governo in campo economico, come ad esempio
la drastica riduzione del tasso d'inflazione che è passato dal
30% di quattro anni fa al 9.98% dello scorso mese di ottobre,
continuano a scegliere la Turchia piuttosto che altri Paesi della
regione.
INVESTIMENTI
ESTERI
Sempre
con riferimento agli investimenti esteri diretti, secondo il Rapporto
delle Nazioni Unite sullo Sviluppo, la Turchia nel 2005 ha attratto
oltre un terzo degli investimenti esteri destinati ai Paesi del
Mediterraneo pari a $7.9 miliardi, su un totale complessivo di $31.8
miliardi.
VOLUME
DELL'EXPORT
Secondo
uno studio elaborato dal Fondo Monetario Internazionale con l'Istituto
di Statistica della Turchia (Tuik) e l'
Ente di Pianificazione Nazionale (Dpt), con il raggiungimento a fine
2007 di esportazioni per la somma di $95 miliardi, la quota per la
Turchia sul totale dell'export mondiale salirebbe allo 0.74% mentre
per fine 2006 è previsto lo 0.71%. In generale, sempre a fine 2007,
le esportazioni dai Paesi sviluppati aumenteranno del 6.0% mentre
quelle provenienti dai Paesi emergenti salirebbero al 10.6%. Sempre
secondo il predetto studio, il volume dell'export turco verso
l'Europa aumenterà del 7.4% a fine 2006 e del 5.4% a fine
2007.
I
PROFITTI DELLA TKB
La <Banca turca per lo Sviluppo> (Tkb) ha annunciato la somma di circa
€139 milioni in profitti netti nei primi nove mesi di quest'anno
con un aumento del 57% rispetto allo stesso periodo del 2005. Ha
inoltre fatto presente che gli asset in valuta nazionale sono pari al
54% (quelli in valuta
estera hanno raggiunto quota 46%) e la concessione di crediti è aumentata del 29% per la
somma totale di circa €5 miliardi.
KONYA:
LA PROFONDA MUTAZIONE INDUSTRIALE
Il
quotidiano <Sabah> ha recentemente analizzato l'esplosione
della città di Konya nell'Anatolia del Sud. La città, la cui
provincia è la più vasta dell'intera Turchia, già lo scorso anno vinse il premio "The
European Cities of the Future", concessogli dall'importante gruppo
editoriale inglese <The Financial Times>. Il premio fu assegnato sulla
base delle capacità innovative e di gestione amministrativa della
città e sulla dinamica crescita imprenditoriale registrata negli ultimi anni. Oggi
Konya, vasta area agricola della moderna Turchia, in cui è
concentrato circa il 10% della intera produzione agricola del Paese,
sta attraversando una profonda mutazione con un'importante area
industriale, la più vasta del Paese, ed oltre 32.000 piccole e medie
imprese che operano in tutti i settori industriali.Konya
già dispone peraltro di un tessuto imprenditoriale specializzato nel
comparto automobilistico (componentistica e ricambi) ed aspira a
divenire nei prossimi anni un importante centro produttivo nel
settore. L'intera area rappresenta inoltre un attraente polo turistico
per via della presenza dei seguaci del culto Mevlana, di cui sono
famosi i Dervisci. Proprio il turismo potrebbe risultare nei prossimi
anni un ulteriore volano per il rilancio della città e dell'intera
regione.
INFRASTRUTTURE
SANITARIE E INVESTITORI STRANIERI
A
seguito dell'aumento della domanda di servizi sanitari privati, si
stanno aprendo in Turchia nuove possibilità per gli investitori
stranieri nel settore delle infrastrutture ospedaliere e dei servizi
sanitari. Le società che attualmente gestiscono strutture private
stanno espandendo le proprie attività nel Paese e nuovi investitori
iniziano ad interessarsi alle opportunità offerte. Oltre ad
investimenti effettuati da società locali (<Acibadem Group> e
<Anadolu Group>), al momento sono già presenti sul mercato tre
società
statunitensi (<Acabadem>, <Medicana> e <Universal>). Futuri investitori
potrebbero essere di nazionalità araba e statunitense, con la<Huston Methodist> e la
<Cliveland Clinic>, che avrebbero
intenzione di investire congiuntamente tra i $300 e i $400 milioni, e
la <General Electric> anch'essa in procinto di effettuare un
investimento nel settore sanitario. Infine, alcuni istituti di credito
tedeschi, la <Ifc>, la <US Eximbank> e l'<Islamic Development
Bank>,
consapevoli degli sviluppi futuri di tali attività, hanno già
assegnato assoluta priorità alla concessione di linee di credito a
favore di investimenti nel settore sanitario.
GARA
PER LA PRIVATIZZAZIONE DI <TIM-HELLEAS>
Il
Consiglio di Amministrazione della
<Turkcell>, il più grande
operatore di telefonia mobile del Paese, dovrà decidere nei
prossimi giorni se partecipare
alla gara per la privatizzazione dell'operatore Gsm greco <Tim-Helleas>.
L'operazione rientrerebbe nel piano di investimenti regionali della
<Turkcell>.
IN
VENDITA IL 5.88% DEL <GRUPPO CUKUROVA>
Il <Gruppo Cukurova>, che con il 27.1% è uno dei principali azionisti
della <Turkcell> insieme alla nordica <Telia Sonera> che ne possiede il 37%, ha dichiarato l'intenzione di
vendere il 5.88% delle azioni in suo possesso dandone mandato alla
<JP Morgan>. La vendita dovrebbe fruttare al <Gruppo Cukurova> la somma di
$591 milioni.
INDICATORI
MACROECONOMICI
- Crescita
del PNL nel 2005: 7.7%; gennaio - aprile 2006: 6.3%
- Inflazione
annua (prezzi al consumo): 7.72% (2005); 9,98% (ottobre
2006)
-
Interscambio
con l'Italia nel 2006 (gen - settembre): oltre $11.2 miliardi, con
esportazioni verso
l'Italia pari
a $4,9
miliardi (+25,5% rispetto al corrispondente periodo del 2005) ed
importazioni dall'Italia pari a $6.2 miliardi (+12,8 % rispetto al
corrispondente periodo del 2005). (ICE Istanbul su dati
dell'Istituto Turco di Statistica- Tuik)
BACHECA
L'Uniocamere della Liguria, assieme agli
Euro Info Centres
di alcune regioni dell'Italia, della Spagna e della Turchia
impegnate in progetti europei, sta coordinando il progetto "How to
go International", finanziato
dall'Unione Europea - Direzione Generale delle Imprese e
dell'Industria, il cui scopo è quello di contribuire
all'applicazione delle linee guida indicate dall'<Entrepreneurship
Actrion Plan> della Commissione Europea conducendo una serie di
attività a sostegno della competitività delle piccole e medie
imprese (SMEs) e delle micro-imprese che intendono ampliare la loro
attività a livello internazionale. L'obiettivo principale del
progetto è quello di fornire sia alle SMEs che alle micro-imprese
l'assistenza che consenta loro di superare la difficoltà che si
presentano nell'accedere ai mercati europei ed internazionali;
l'adeguata gestione delle proprie risorse; la definizione di chiare
strategie e la gestione di attività di cooperazione transnazionali.
A tale riguardo e' stato creato il seguente sito web relativo al
progetto www.lig.camcom.it/howtogointernational,
dove le parti interessate possono accedere a tutte le informazioni
relative ai processi di internazionalizzazione già svolte sia dalle Regioni che dai Paesi coinvolti nelle attività del
progetto stesso. La Turchia vi e' rappresentata dalle Camere di
Commercio di Istanbul e Gaziantep, ed uno dei principali eventi
previsti in ambito al progetto sarà tenuto proprio ad Istanbul il
prossimo 4 dicembre quando oltre 100 aziende provenienti da Italia ,
Spagna e Turchia si incontreranno per discutere e verificare le
opportunità di affari nei seguenti settori: agro-alimentare,
costruzioni, meccanica, elettronica ed automazione, gomma e plastica.
Per prendere parte all'evento sarà necessario compilare il
formulario di partecipazione disponibile sul predetto sito web dove
sarà altresì possibile consultare on-line la lista dei
partecipanti ed eventualmente fissare in anticipo delle riunioni di
lavoro.
______________________________
Redazione:
Tiziana Staffolani - Collaboratore Economico e
A cura di : Simona
De Martino - capo dell'Ufficio economico e commerciale dell'Ambasciata
d'Italia ad Ankara
Gianmarco Macchia - vice capo dell'Ufficio economico e commerciale
Roberto Luongo - direttore dell'Ufficio Ici di Istanbul
Redazione: Tiziana Staffolari - Collaboratore economico
11.12.2006
|
ECONOMIA
AL QUINTO POSTO

|
Le
previsioni ottimistiche per la Turchia del ministro dell'Economia
Ali Babacan a detta del quale l'inflazione rimarrà ad una sola
cifra nel 2007. |
Babacan è ottimista. L'inflazione
per il 2006 rimarrà a una cifra sola ed entro il 2007. "Il trend
negativo che accompagna la Turchia dall'inizio dell'anno - ha detto il
ministro dell'Economia Ali babacan - ha iniziato ad invertirsi". Il
ministro ha anche assicurato che il Fondo Monetario Internazionale è al
corrente della situazione e che pertanto non ci sono problemi. Il capo
negoziatore a Bruxelles ha anche fatto ambiziose previsioni. "In
breve tempo - ha detto - raggiungendo la Spagna al quinto posto fra le
economie europee e diventeremo un valore aggiunto per l'Europa". (Apcom)
11.12.2006
|
IL GOVERNATORE:
"NESSUN
RISCHIO DI CRISI"
|
Per
il numero uno della Banca Centrale turca è sicuro: non si torna al
2001, anno ella grande crisi. |
Dormus Yilmaz è sicuro: non si
torna al 2001, anno della grande crisi. L'economia turca parte da
basi solide e non c'è rischio che la situazione precipiti. In particolare
il governatore della <Merkez Bankasi>, la Banca Centrale turca, ha
dichiarato: "La situazione di crisi non esiste - ha detto Yilmaz -
non ci sono le premesse per parlare di economia in rovina o di risultati
mancati e non porta beneficio a nessuno dare al pubblico una parvenza di
instabilità". (Apcom)
11.12.2006
|
TUTTE OK PER IL
2007 LE PREVISIONI
DI ANDAMENTO MACRO-ECONOMICHE

| Sia
l'Ocse che la banca di affari <Merill Lynch> si sono espresse
favorevolmente in relazione alla Turchia. I positivi risultati fin
qui ottenuti dal Paese della Mezzaluna messi in evidenza
dall'analista finanziario Mehmet Simsek. Imboccata la via del mercato. |
Sia l' Ocse
che la banca d'affari <Merrill Lynch> si sono espresse favorevolmente sulle
previsioni di andamento macro-economico della Turchia nel 2007. Il Pnl
dovrebbe crescere del 5.5% nel prossimo anno e del 6% nel 2008, mentre
l'inflazione, che dovrebbe attestarsi al 9.6% quest'anno, potrebbe ridursi
al 7.9% nel 2007 e al 5.8% nel 2008. Il tasso di disoccupazione invece
dovrebbe attestarsi intorno al 10% quest'anno, per scendere al 9.7% nel
2007 e al 9,5% nel 2008. L'analista economico Mehmet Simsek, di <Merrill
Lynch>, evidenzia non solo i positivi risultati ottenuti in questi ultimi
anni dalla Turchia soprattutto sul fronte dell'attrazione degli
investimenti dall'estero e delle privatizzazioni, ma anche la raggiunta
stabilità politica ed economica interna, che consentirà al Paese di
superare brillantemente il difficile momento vissuto in queste ore nel
negoziato con l'UE: "L'attuale fase di parziale stallo nel processo
di avvicinamento all'Europa non avrà effetti sull'economia locale"
ha decretato Simsek "poiché il Paese ha ormai imboccato la
ineluttabile via del mercato". (Ice Istanbul)
11.12.2006
|
MERCATO
MED PER LE IMPRESE
ITALIANE

|
E'
la Turchia quello più importante verso cui l'Italia dirotta i
propri prodotti con il 36.8% delle esportazioni. I dati
dell'Osservatorio economico del ministero del Commercio. La
distribuzione geografica degli investimenti che nei primi sette mesi
di quest'anno hanno toccato 17 miliardi di Nuove Lire turche. |
E' la Turchia il più importante
mercato verso cui l'Italia dirotta i propri prodotti con il 36.8 per
cento delle esportazioni e l'Algeria invece il primo Paese importatore
con il 23.5 per cento. Sono dati dell'<Osservatorio economico> del
ministero del Commercio emersi nell'ambito del seminario "Sicilia
internazionale. Come avviare e sostenere il processo di
internazionalizzazione e di sviluppo locale" svoltosi nei giorni scorsi
a Palermo. Altri importanti mercati di sbocco per l'export dell'Italia
nell'area Med sono la Tunisia con il 14.5 per cento e l'Egitto con
l'8.4 per cento mentre per quanto riguarda l'import della Penisola
troviamo oltre all'Algeria, la Turchia (19.3 per cento) e la Tunisia (9.5 per cento).
Al primo posto per gli investimenti italiani sempre in questa area c'è
la Tunisia (16.2 per cento) seguita dal Libano (8.2 per cento) e
dall'Egitto (12.1 per cento). La Turchia, invece è il primo Paese
investitore dell'area in Italia. Secondo fonti Svimez, nel 2006, la
regione italiana più attraente è risultata la Lombardia (63 per cento),
seguita dal Piemonte (12 per cento), dal Lazio (5 per cento), dal Veneto
(4.3 per cento) e dalla Campania (0.2 per cento).
Nel frattempo, secondo uno studio effettuato dall'economista Mustafa
Sonmez sulla distribuzione geografica degli investimenti in Turchia,
appare con chiarezza che gli investimenti nel Paese sono in forte
crescita. Lo studio segnala che negli ultimi quattro anni, dal 2002 al
luglio 2006, sono stati investiti 104.,5 miliardi di Nuove Lire turche (Ytl),
che corrispondono oggi a circa 50 miliardi di euro. Di questo ammontare,
58.4 miliardi Ytl sono relativi al comparto industriale (il 55.9 per cento
|
|