Arretrati 

Anno 7° N.34

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ATTUALITA'

NONOSTANTE TUTTO

Un_altro_corteo_contro_la_visita_del_Papa   Benedetto_XVI   Manifesti_contro_la_visita_del_Papa

 

Il Pontefice da oggi ad Ankara, prima tappa del suo pellegrinaggio di fede. Benedetto XVI ha voluto dimostrare che non è stato il duro ostracismo a farlo desistere dal suo proposito di recarsi in Turchia.

A_sinistra_il_premier_turco_Erdogan,_a_destra_il_suo_vice_GulNonostante tutto. Nonostante il duro attacco del prof. Ali Bardakoglu, presidente del Diyanet nonché Gran Mufti di Turchia, nonostante gli sgarbi in successione (ed in parte riparati) del premier Recep Tayyip Erdogan e del suo vice Abdullah Gul, nonostante le manifestazioni di piazza e le proteste urlate, nonostante la diffidenza di certa stampa oltranzista e non, nonostante l'ultimo gravissimo fatto (l'occupazione di Santa Sofia da parte dei <lupi grigi>) che persino un ministro ha definito "episodio intollerabile ed orribile", nonostante l'adunata di 20 mila persone domenica scorsa a piazza Taksim ad Istanbul, i tremilacinquecento striscioni ed il milione e mezzo di volantini con le scritte "Papa vattene", nonostante tutto questo il Papa è da oggi ad Ankara, prima tappa del suo pellegrinaggio di fede. Per la verità più d'uno aveva pensato - e chissà anche sperato - che il rappresentante della Chiesa cattolica di fronte ad un ostracismo tanto duro quanto inspiegabile avrebbe ripiegato sulla sua decisione di intraprendere un viaggio così difficile.
Cortei_per_dire_no_al_Papa Benedetto XVI ha voluto dimostrare che non sono le minacce, velate o palesi, a poterlo far desistere dai propositi di chi incarna la figura del Cristo. Ed è questo che sta mandando in tilt quelle forze oscurantiste (estremisti islamici dietro i quali si muoverebbero i seguaci di Erbakan e militanti del partito della Grande Unione della destra più nazionalista) che fanno di tutto per bloccare l'adesione della Turchia all'UE anche ricorrendo all'arma anti-papale. Forse non sanno però, questi stessi, che qualunque azione venga intrapresa da parte loro - e che comunque non potrà mai essere paragonata al gesto sacrilego compiuto giusto 25 anni fa in piazza san Pietro dal fanatico Ali Agca - il Pontefice va per la sua strada: peggio per la Turchia se non saprà approfittare di una occasione, unica, che per il Paese della Mezzaluna sarà irripetibile. Che poi la lectio magistralis di Ratisbona potesse anche essere evitata dal Pontefice, specie in un momento delicatissimo per i rapporti tra islam e Cristianesimo, è cosa innegabile. Ma Benedetto XVI si è scusato. Acqua passata, dunque! Noi ci auguriamo che la Turchia e chi la governa sappiano riservare alla visita del Papa l'accoglienza migliore. Sarebbe un peccato se questo non avvenisse. (Turchia Oggi)
28.11.2006

 

"CARO, POPOLO TURCO"

Benedetto_XVI_2

Il saluto del Pontefice all'Angelus di domenica davanti a migliaia di fedeli ai quali ha chiesto di accompagnarlo nel suo viaggio.

Un viaggio ''sulle orme di Paolo VI e Giovanni Paolo II''. Così Benedetto XVI ha annunciato la sua prossima partenza per la Turchia al termine dell'Angelus in piazza San Pietro, salutato da un applauso spontaneo dei tantissimi fedeli. Il Papa ha voluto sottolineare il richiamo a Karol Wojtyla, e ha ringraziato i fedeli per le preghiere che vorranno dedicare al suo viaggio. ''Fin d'ora - ha detto il Papa nel giorno in cui gli islamici erano scesi in piazza per protestare contro la sua visita - desidero inviare un saluto cordiale al caro popolo turco, ricco di storia e di cultura; a tale Popolo e ai suoi rappresentanti esprimo sentimenti di stima e di sincera amicizia. Con viva emozione attendo di incontrare la piccola Comunità cattolica, che mi è sempre presente nel cuore, e di unirmi fraternamente alla Chiesa Ortodossa, in occasione della festa dell'apostolo Sant'Andrea''.
''Con fiducia - ha aggiunto il Pontefice - mi pongo sulle orme dei miei venerati predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II; ed invoco la celeste protezione del beato Giovanni XXIII, che fu per dieci anni Delegato apostolico in Turchia e nutrì per quella Nazione affetto e stima. A tutti voi domando di accompagnarmi con la preghiera, perché questo pellegrinaggio possa portare tutti i frutti che Dio desidera''. (da Adnkronos)
28.11.2006

 

MISSIONE CORAGGIOSA

Il_Santo_Padre

 

Il viaggio del Papa avviene in una fase molto delicata per le sorti del dialogo tra culture e religioni che deciderà l'avvenire dei popoli europei.

Il viaggio del Papa da oggi in Turchia avviene in una fase molto delicata per le sorti del dialogo tra culture e religioni che deciderà l'avvenire dei popoli europei; l'invasione pacifica che va determinando l'immigrazione di islamici nei territori europei contribuisce, forse inconsapevolmente, a rendere più impellente la necessità di questo dialogo.
La missione coraggiosa del viaggio di Benedetto XVI è quindi mirata al confronto con la cultura islamica, ed anche se si preannunziano manifestazioni integraliste contrarie, essa ha il compito di richiamare i popoli europei alla difesa delle loro radici storiche e culturali.
La progressiva espansione dell'Islam nei territori europei, pone per l'Europa, infatti, un grave problema; come costruire una convivenza civile con una minoranza religiosa in forte crescita e che però è lontana anni luce da una serie di valori culturali a cui si ispira l'Europa.
A questo problema ha tentato di fornire una risposta la Chiesa cattolica, che ha insistentemente richiesto l'inserimento del riferimento delle radici cristiane nella Costituzione europea come difesa di una identità culturale.
Questa insistenza, allo stato non accolta, non è dettata da un interesse particolare, giacchè la Chiesa cattolica non avrebbe alcun motivo per sostenere una posizione politica in un contesto di Stati quale è l'Unione Europea di cui non è membro né vuole o può diventarlo; né avrebbe motivo nell'insistere con la sua richiesta per una "manovra opportunistica", giacché da essa alcun tornaconto le può venire. Infatti, gli interessi delle Chiese e di quella Cattolica in particolare, sono garantiti dai diritti interni di ciascun Stato a cui saggiamente ora il dettato della nuova costituzione rinvia, chiedendo che sia rispettata la tutela oggi esistente per tali interessi in ciascuno degli Stati membri. Infine, sul piano strettamente religioso, va detto che nessun privilegio è stato mai richiesto dai Pontefici che si sono succeduti né per le Chiese né per le religioni e tanto meno per la Chiesa cattolica.
L'insistenza per l'inserimento del richiamo alle radici cristiane nel testo costituzionale si propone al solo fine di confermare una identità culturale dell'Europa e quindi come richiesta squisitamente laica, perché a difesa di valori certamente non religiosi. Il rifiuto opposto è, quindi, il disconosciuto non solo di un dato storico incontrovertibile, ma ha anche il negare quello che un laico liberale come Benedetto Croce aveva affermato anni or sono e cioè che noi europei "non possiamo non dirci cristiani". Né la richiesta era ed è a tutela di un credo religioso a discapito di altri, giacché con il richiamo alle radici cristiane ci si vuole richiamare a quell'umanesimo derivato dalla cultura cristiana che è alla base di tutti i valori compresi nel testo costituzionale.
Il problema che ha di fronte a se l'Europa, con il riemergere delle questioni delle religioni, a causa dell'Islam, è quello di non potersi trincerarsi dietro un neutralismo amorfo, occorrendo, invece, ribadire, i valori a base della propria identità. Questi valori propongono al centro la dignità della persona umana e quindi il rispetto dei diritti che da essa promanano: come i diritti umani, richiamati nella proposta di Carta costituzionale, i diritti derivanti dai principi come la solidarietà e la sussidiarietà la parità tra uomo e donna nonché la stessa laicità dello Stato, ed il metodo democratico come sistema per il governo dei popoli. L'Europa ha oggi il compito di far comprendere questo insieme di valori e di principi alle altre culture del mondo, non per imporre una supremazia, ma per costringere tutti a confrontarsi con essi per una convivenza internazionale pacifica. Se quindi si deve parlare di una responsabilità dell'Europa oggi, essa consiste proprio nell'affermare con fermezza i suoi valori al fine di indurre le altre culture a un serio confronto con essi, ed il viaggio di Benedetto XVI vuole essere l'apripista per la ripresa di quel dialogo che possa condurre ad una pacifica convivenza tra culture diverse, alla ricerca di motivi per intendersi e non di ragioni per scontrarsi. (Mario Forte/Denaro.it)
28.11.2006

UN VIAGGIO LUNGO MILLE ANNI

Una_recente_foto_del_Pontefice

Il Pontefice e un Paese a metà fra Europa e Asia, un rapporto difficile dallo scisma del 1050. Ratzinger atteso a Istanbul da pochi cristiani.

Non_sarà_usata_la_papamobileNel viaggio che Benedetto XVI che da oggi fa in Turchia non c'è la "papamobile". L'uso del particolare veicolo è iniziato nel 1979 durante il primo viaggio in Messico di Giovanni Paolo II. Malgrado l'opinione diffusa che si sia ricorsi ad essa per proteggere il Papa, in verità è stata utilizzata per rendere il Pontefice visibile ai fedeli.
Solo successivamente, dopo l'attentato del 1981, la "papamobile" ha subito le modifiche che conosciamo, con l'aggiunta dei vetri blindati, in modo da rendere possibile il contatto con la gente, salvaguardando l'incolumità del Pontefice.
In Turchia, però, non ci sarà folla alcuna. I pochi cristiani che saranno presenti ad Istanbul - meno ancora ad Ankara - non si riverseranno sulle strade, ma attenderanno Benedetto XVI nella Chiesa locale. I musulmani interessati alla presenza del Papa in Turchia saranno forse più impegnati a farsi vedere nella nuova veste di progressiva fusione del settore nazionalista e l'ala fondamentalista islamica, allarmante realtà che peraltro potrebbe spiegare la scelta, ad uso domestico, di alcune autorità a snobbare questo viaggio.
Lo Stato turco è relativamente recente. È stato fondato da Mustafa Kemal Ataturk nel 1923, ed ha assunto, fin dalle origini, un assetto istituzionale rigorosamente laico. La Costituzione attualmente in vigore, malgrado due colpi di Stato e molti anni di crisi economica, ha mantenuto quel carattere non confessionale delle origini.
La particolarità unica della capitale Istanbul, antica Costantinopoli, è il fatto di essere crocevia di tre grandi confessioni monoteiste presenti in Oriente: Cristiani Cattolici, Ortodossi, Musulmani.
Il viaggio di Benedetto XVI è la terza visita che un Papa compie in Turchia. La prima è stata quella di Paolo VI nel 1967, accompagnata dal celebre incontro con il Patriarca Athenagora, tappa significativa per l'ecumenismo tra le Chiese cristiane. La seconda è stata quella di Giovanni Paolo II nel 1979.
In entrambi i casi, nessuno dei due pontefici aveva fatto menzione alla maggioranza musulmana del Paese. Soltanto Paolo VI, citando la Dichiarazione Nostra Aetate, rivolse da Istanbul un saluto breve e formale in francese al capo dei musulmani. Giovanni Paolo II nel suo incontro con le autorità turche non pronunciò nemmeno la parola Islam.
Questo atteggiamento dei predecessori di Benedetto XVI è dovuto fondamentalmente al rispetto per la laicità dello Stato e la forma della Repubblica turca inaugurata con Ataturk, oltre al rispetto della libertà religiosa.
Motivi politici
in gioco

Oggi, però, la situazione è completamente cambiata. Vi è, da un lato, la grande questione dei diritti umani che rallenta l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea e vi è, dall'altro, la questione dell'Islam. Quest'ultima deriva dall'esplosione dell'integralismo, dopo l'11 settembre, e rende particolarmente delicata la visita di Benedetto XVI.
Molti si sono addirittura chiesti il perché di un viaggio così poco corrispondente alla logica politica del momento. Se le reazioni integraliste dopo il discorso di settembre a Ratisbona parlano da sé, il rapporto con gli Ortodossi, d'altra parte, non sembra - apparentemente - promettere grandi risultati. Come si sa, le due grandi Chiese cristiane hanno sempre viaggiato parallele e unite nel primo millennio, mentre hanno vissuto separate nel secondo.
Il Grande Scisma è avvenuto formalmente nel 1054, precisamente quando Papa Leone IX ed il Patriarca Michele I Cerulario si scomunicarono a vicenda, anche se il divorzio istituzionale soltanto siglò in modo definitivo una separazione culturale e linguistica tra Occidente ed Oriente iniziata già al tempo dei Padri della Chiesa.
Alcuni storici hanno sottolineato il motivo fondamentale della divisione nel Primato rivendicato dal Vescovo di Roma sui quattro Patriarcati di Oriente, anche se forse bisognerebbe soffermarsi sui motivi politici veramente in gioco, primo tra tutti il rapporto tra religione e politica.
Se, fin dall'epoca di Papa Gelasio I, in Occidente sussiste la chiara distinzione tra religione e Stato, o, come recita il titolo di un'opera del canonista francese Ugo di Fleury, tra regalità e sacerdozio, questa distinzione in Oriente non è mai stata pensata allo stesso modo. Costantinopoli era divenuta, a partire dal IV secolo, capitale del mondo, e l'Imperatore di Oriente era al contempo re e sacerdote, senza una chiara distinzione tra politica e religione. Anche l'Islam, d'altra parte, non ha sempre distinto i due piani, e la integrale laicità rivendicata dallo Stato turco risponde anche a questa confusione di piani presente negli atteggiamenti religiosi del popolo.
Si deve riconoscere che la grande novità di oggi è il buon rapporto che si è creato tra il Patriarcato Ortodosso e la Chiesa Cattolica. In questa occasione, infatti, ciascuno parteciperà alle funzioni religiose dell'altro. Il Papa assisterà alla liturgia ortodossa nel Fanar, mentre il Patriarca assisterà alla liturgia cattolica nella cattedrale di Istanbul. Il Papa e il Patriarca si parlano, si scrivono, si mandano inviti che vengono accolti da entrambi e ricambiati. Nessuno avrebbe previsto comportamenti analoghi non soltanto cento, ma nemmeno cinquanta anni fa. Se all'epoca della visita di Paolo VI sembrava un fatto unico, una frontiera ineguagliabile dell'ecumenismo, la visita e l'incontro con il Patriarca, adesso ci troviamo di fronte ad una reciprocità di rapporti stabile e consueta.
Aspettative
non marginali

D'altra parte, però, la situazione delle minoranze etniche e religiose non si presenta in Turchia delle migliori. Ci si trova spesso di fronte ad una situazione di emergenza che coinvolge sia la Chiesa Cattolica, sia quella Ortodossa. Questo contesto rende i rapporti tra i cristiani molto simili a quelli esistenti nel primo millennio, quando il Papa e il Patriarca si consideravano, malgrado tutto, uniti nel difendere la libertà religiosa.
Per questo non si possono ignorare le importanti aspettative che gli Ortodossi attendono dalla presenza in Turchia del Papa anche e soprattutto in materia di difesa dei diritti umani. In tal senso, non molto tempo fa il Patriarca ha dichiarato che tutti sperano in un'esplicita dichiarazione del Papa in favore della difesa delle "minoranze", un eufemismo che è sinonimo del diritto alla libertà religiosa, soprattutto per quanto riguarda il diritto all'espressione autentica dei rispettivi culti.
Attualmente, l'atteggiamento del Papa è diverso da quello degli altri capi religiosi, cristiani e non. Egli va a portare una testimonianza di abnegazione e di sobrietà, rivelando il profondo ed esclusivo senso religioso della missione che compie. Egli non si muove seguendo una logica di utilità politica, proprio perché altrimenti, nella situazione attuale, non avrebbe per niente progettato un viaggio come questo, in un momento come questo.
Egli va in Oriente a portare un messaggio di identità e di pace, una testimonianza personale dello sforzo e della responsabilità che un tale obiettivo comporta, con la stessa mentalità con cui Giovanni Paolo II è andato a portare al popolo d'Israele in Terra Santa un messaggio di perdono. La lettera che consegna Benedetto XVI questa volta non viene lasciata nel Muro del Pianto, ma viene portata con il calore - e diciamolo pure, il rischio - di una presenza personale.
Queste aspettative non sono marginali perché in Turchia le minoranze religiose soffrono la mancanza di un riconoscimento di tipo giuridico che salvaguardi le diverse identità e il loro mutuo rapporto, mentre il diritto alla libertà religiosa corrisponde all'Articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e costituisce un elemento irrinunciabile di legittimazione internazionale.
"Considerazioni
impolitiche"

Il viaggio del Papa è comunque un percorso che viene da lontano, un cammino già iniziato da tempo, che dura da un millennio e che negli ultimi anni ha accelerato il proprio passo. E portare un messaggio di adiacente identità implica sempre, oltre al pericolo di essere "usato", una generosa apertura che non è esclusivamente politica, che non si lascia comprendere all'interno di un limitato e congiunturale calcolo d'interessi. Non si tratta in questo caso di unire o di difendere l'Occidente dall'espandersi della violenza integralista, né, tanto meno, di trincerare la Chiesa in un'identità simile alla prigione di un re; si tratta, invece, di ascoltare e di mostrare autenticamente cosa si è, come si pensa, che valore hanno le proprie idee e le proprie convinzioni.
Veramente ciò che spinge il Papa all'incontro di Istanbul assomiglia molto a quelle motivazioni che Thomas Mann definiva "considerazioni impolitiche". E oggi è quanto mai indispensabile che qualcuno faccia un passo audace in questa direzione, anche se può costare molto dal punto di vista personale.
E' evidente, infatti, che siamo di fronte ad un grande appuntamento della storia, e questo importante incontro di mutua riconoscenza dell'identità comune potrà realizzarsi soltanto con il concorso di tutti e soltanto se tutti avranno il coraggio di vincere la paura più pericolosa ed insidiosa che esista, il terrore di affrontare il proprio tempo. (Joaquin Navarro-Valls/la Repubblica.it)
28.11.2006

 

I CINQUE CARDINALI ACCOMPAGNATORI

Tra questi, il Segretario di Stato Tarcisio Bertone e il presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso Paul Poupard.

Sono cinque i cardinali che accompagnano Benedetto XVI nel suo viaggio in Turchia che si svolge dal oggi 28 novembre al primo dicembre. Si tratta del Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, del presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, Paul Poupard, del presidente del Pontificio consiglio per l'ecumenismo, Walter Kasper, di Ignace Moussa Daoud, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali e di Roger Etchegaray, uomo di grande esperienza nei rapporti ecumenici e internazionali, già inviato in missione da Giovanni Paolo II in diversi scenari critici internazionali. (IGN Esteri)
28.11.2006

 

QUASI CERTO ORA
IL RIPENSAMENTO
DEL PREMIER ERDOGAN

Tayyip_Erdogan

 

Il Primo Ministro turco, resosi conto probabilmente di un suo inspiegabile sgarbo diplomatico davanti al mondo, vuole incontrare oggi il Pontefice all'aeroporto di Ankara prima di partire per Riga.

Il primo ministro turco Tayyp Erdogan intende incontrare oggi Papa Benedetto XVI all'aeroporto, al suo arrivo in visita in Turchia.
"Stiamo lavorando col Vaticano - si era detto appena sabato scorso alla <Reuters> da parte di un funzionario governativo - per far sì che il Primo Pinistro ed il Papa si incontrino all'aeroporto di Ankara il 28 novembre, prima che il premier parta per il vertice Nato a Riga".
In precedenza l'ufficio di Erdogan aveva detto che il premier sarebbe stato impegnato al summit di Riga nei primi due giorni della visita del Pontefice, ed impegnato in altri incontri in Turchia nei giorni successivi.
28.11.2006


"BENVENUTO MA..."

Porta_a_Porta

Il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha affidato giovedì scorso alle telecamere di <Porta Porta> i motivi della sua assenza.

È questo il messaggio che il premier turco Recep Tayyip Erdogan aveva affidato qualche giorno fa alle telecamere di "Porta a porta". "Il Papa - aveva spiegato - in qualità di personaggio politico e religioso, può avere un ruolo molto importante nel sostituire il clima di guerra con quello di pace". Ma, aveva aggiunto il premier con trasparente riferimento al discorso di Benedetto XVI a Ratisbona, "noi non ci siamo mai permessi di insultare i profeti delle altre religioni. Anzi la nostra fede ci impone il loro rispetto. È quindi nostro diritto attendere lo stesso trattamento dai membri delle altre religioni". "Sarebbe stato un piacere per me poter incontrare il il Papa", aveva detto ancora Erdogan spiegando che sarà impegnato nel vertice Nato di Riga. E, aveva rivelato, "nel caso vi sia un invito in Vaticano noi non lo rifiuteremmo di certo perché siamo sempre disposti ad effettuare incontri fra Governi e fra Stati". "Come vogliono le regole, in mia assenza, il Papa sarà ricevuto dal mio vice-premier Sahin nel palazzetto Camli (un chiosco di cristallo adiacente a palazzo Cankaya ad Ankara, ndr), ha precisato il premier che poi aveva aggiunto: "Come sapete il Papa viene su invito del presidente della Repubblica. Il Papa ha due identità: politica e spirituale. Si incontrerà quindi con i suoi diretti omologhi: il presidente della Repubblica e il presidente degli Affari Religiosi. nelle stesse date vi sarà il Vertice Nato a riga al quale devo presenziare in qualità di presidente del Consiglio assieme al ministro degli Affari Esteri e al ministro della Difesa. Non faccio uso di doppi pesi e doppie misure con nessuno. Non ho bisogno di sotterfugi meschini. Il mondo gira, c'è del lavoro da fare. Non ho bisogno di sotterfugi meschini. Il mondo gira, c'è del lavoro da fare. Il papa viene in Turchia nell'ambito dei suoi compiti ed io ho il compito di partecipare al vertice di Riga".
"E' errato - aveva proseguito il premier - cercare secondi fini in tutto l'accaduto. In Turchia possono esserci coloro che sono favorevoli e coloro che sono contrari alla visita del Papa. Ciò è naturale. Anche noi affrontiamo simili situazioni durante le nostre visite all'estero con gente che protesta davanti agli alberghi dove pernottiamo. ma nessuno si è mai permesso di ostacolarla. si parla di libertà e di democrazia, vero? Allora non credo che nessuno debba provare un particolare fastidio".
Quanto ad una eventuale visita in Vaticano, "nel caso vi sia un invito - aveva spiegato Erdogan - noi non lo rifiuteremmo di certo. Noi siamo sempre disposti ad effettuare incontri fra Governi e fra Stati. Non è pensabile ad un nostro approccio negativo. Le nostre visite a Roma avvengono prevalentemente su invito del presidente del Consiglio italiano od in occasione di riunioni multilaterali. Non ci si può presentare alla porta e suonare il campanello. Il Vaticano è uno Stato, esiste un protocollo da rispettare. Aggiungo un'ultima cosa: noi riteniamo che fra Stati non vi possa essere né rancore né odio".
28.11.2006

LA VISITA
A SULTANHAMET
DEL PAPA

Il_programma_del_Pontefice

Benedetto XVI ha manifestato l'intenzione di pregare nella Moschea Blu costruita fra il 1606 e il 1616 dall'architetto Mehmet Aga.

SultanhametBenedetto XVI visiterà la Moschea Blu di Istanbul nel pomeriggio di giovedì 30 novembre. Lo ha confermato il direttore della sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi.
"Il Papa - ha detto - si recherà alla moschea subito dopo la visita al museo di Santa Sofia. Il programma è fitto di impegni ma si è riusciti a prevedere questa visita che sarà un segno di rispetto e attenzione verso l'Islam". (Agi)
28.11.2006

 

UN SONDAGGIO POCO FAVOREVOLE

Sua_Santità_Benedetto_XVI

Su un campione di 4mila persone intervistate dal quotidiano <Zaman>, solo il 10% ha detto di volere il Pontefice in Turchia. La ripicca della moglie del Capo dello Stato. Manifestazioni contro.

Un_manifesto_annuncia_una_protesta_contro_il_PapaEra stata una vigilia polemica quella per il viaggio di Benedetto XVI che da oggi è in Turchia, con sondaggi negativi, proteste dei nazionalisti e distinguo su protocollo e cerimoniale. Si tratta di elementi che hanno reso bene l'atmosfera di un Paese che non voleva il Pontefice, sia a livello popolare che governativo (la cordialità formale delle autorità non è certo sufficiente).
A riguardo, è stato emblematico un sondaggio condotto su un campione di 4mila persone e pubblicato dal quotidiano <Zaman>, giovedì 16 novembre. Secondo i dati, solo il 10% dei Turchi ha approvato la visita di Benedetto XVI, il 38% ne era contrario, il 38 % indifferente, mentre il 14% non si è espresso. Uno stato di cose che ha avuto implicazioni anche in ambito governativo con un atteggiamento al limite della stizza e polemiche su aspetti apparentemente secondari, trapelate nella rete dei media vicini all'ufficialità.
Da ultimo, la questione del cerimoniale, che per volontà del Vaticano, sarebbe stato semplificato, come ha rivelato il quotidiano <Hurriyet>. Nonostante le insistenze di Ankara, la Santa Sede infatti, avrebbe preferito che la visita del Papa al patriarca ortodosso Bartolomeo avvenisse nella sede di quest'ultimo, dove si recherà usando l'automobile del patriarcato e non quella dello Stato turco prevista dal protocollo per i Capi di Stato esteri.
Per questo motivo, ha spiegato il quotidiano, i responsabili del protocollo della presidenza della Repubblica della Turchia hanno deciso di abbassare il livello delle accoglienze da quelle di ''prima classe'' originariamente programmate a quelle di ''seconda classe'', che non comportano tra l'altro l'esplosione delle 21 salve di cannone e riducono il numero dei soldati per la cerimonia di accoglienza nella sede presidenziale di Cankaya ad Ankara. <Hurriyet> rimarcava anche il presunto rifiuto di Benedetto XVI di partecipare il 28 sera alla tradizionale cena di Stato offerta dal presidente turco Ahmet Necdet Sezer (il Papa del resto non lo fa mai) e la scelta della moglie del Capo dello Stato di non partecipare alla cerimonia di benvenuto.
Intanto, non si placa la campagna dei nazionalisti contro il viaggio. Anche ieri, a Istanbul, si sono svolte le solite manifestazioni con i cartelloni prestampati (e sempre uguali) e lo slogan durissimi del tipo "Noi non vogliamo il Papa in Turchia". In piazza, anche Kemal Kerincsiz, un avvocato nazionalista, con un manifesto su Benedetto XVI e Bartolomeo I, raffigurati come due serpenti. Contestato il ruolo del patriarcato con una domanda chiara: "Il patriarca e il Papa sono nel Fener. Dov'è la nazione turca? Non lo vogliamo in Turchia". (Marco Fabi/www.korazym.org)
28.11.2006

"25 SUPERAGENTI
VEGLIERANNO SULLA PERSONA
DEL PONTEFICE

I_superagenti_turchi

Un apparato di sicurezza che non si era visto neppure per la visita del presidente americano Bush. Alcune curiosità.

Il viaggio apostolicodi Benedetto XVIin Turchia (da oggial1° dicembre) presenta alcune curiosità. La prima: la visita al Museo di Santa Sofia (primabasilica e poi moschea) era inizialmente prevista per venerdì, giornata dedicata alla preghiera per i musulmani. Per questo, la visita al museoè stata anticipata a giovedì 30 novembre, visto che di fronte a Santa Sofia si trova una moschea.
La seconda curiosità riguarda la lingua in cui il Pontefice terrà i discorsi. Saranno in francese, inglese e in italiano: i discorsi alla Presidenza per gli Affari Religiosi, al Patriarcato Ecumenico e al Patriarcato Armeno Apostolico saranno in inglese, mentre per le due messe previste, quellaal Santuario di Meryem Ana EvidiEfeso e quella nellaCattedrale dello Spirito Santo di Istanbul (che avrà carattere interrituale), saranno rispettivamente in italiano e in francese. Il discorso al Corpo Diplomatico invece sarà in francese e in inglese, mentre la Dichiarazione congiunta con il Patriarca ecumenico sarà in inglese.
Per quanto riguarda la sicurezza, già da settimane l'apparatoè stato allertato. Oltre 10mila poliziotti (tra i quali un gruppo speciale di 25 superagenti e uomini italiani del Sisde e del Sismi che veglieranno direttamente sulla persona del Santo Padre, ndr), controllano già da tempole zone dove abiterà il Papa (ad Ankaranella Nunziatura Apostolica e a Istanbul nella Rappresentanza Pontificia) e che percorrerà, per la bonifica. Benedetto XVI non si muoverà né con l'elicottero né con la papa-mobile, mentre le strade verranno bloccate per il suo passaggio. L'apparato di sicurezza sarà pari a quello già sperimentato per le visite dei Capi di Stato, non da ultimo il presidente americano George Bush. Per il viaggio di andata il Papa era a bordo di un aereo A321<Alitalia>, mentre per i trasferimenti Ankara-Izmir e Izmir-Istanbul, come anche per il viaggio di ritorno, volerà con un aereo B737-800della <Turkish Airline>.
In Turchia abitano circa 75 milioni di persone. Di queste il 97,2% sono musulmani, il 2% non religiosi e lo 0.8% "altri", cioè cristiani, tra cui 70mila sono di rito armeno-apostolico, 20mila di rito latino e circa 1.500 di rito greco-ortodosso.
La visita del Papaè sotto i riflettori di tutto il mondo. Al momento della sua elezione al Soglio di Pietro, il maggior quotidiano turco titolò: "È stato eletto un Papa nemico dei turchi". (Simona Santi&Barbara Marino/www.korazym.org)
28.11.2006

 

COSA DOVREBBE DIRE IL PONTEFICE

Il_Gran_Mufti

Dovrebbe dire - ha dichiarato Ali Bardakoglu, Gran Mufti turco, che l'Islam è pacifico.

La principale autorità musulmana in Turchia ha affermato che Papa Benedetto XVI dovrebbe dire chiaramente, durante la visita nel Paese a prevalenza musulmana la prossima settimana, che l'Islam, così come il Cristianesimo, è una religione di pace.
Il Pontefice ha fatto infuriare i musulmani in tutto il mondo a settembre con un discorso in cui sembrava ritrarre l'Islam come una religione irrazionale contaminata dalla violenza . Benedetto XVI si è detto dispiaciuto per il dolore provocato dal suo discorso, senza però mai scusarsi pienamente.
"Penso che l'attitudine che il Papa dovrebbe assumere è che né l'Islam né la cristianità sono una fonte di violenza", ha detto Ali Bardakoglu, guida del Direttorato generale per gli Affari Religiosi di Ankara che controlla gli imam turchi e scrive i loro sermoni.
"Se mi chiedessero se la cristianità è stata la causa di violenze, direi di no, che non è così...Credo che tutti i profeti inviati da Dio, da Mosè a Gesù a Maometto, siano messaggeri di compassione", ha detto a <Reuters> in un'intervista.
Le violenze perpetrate in nome della religione sono una colpa degli esseri umani fallibili e guidati nel modo sbagliato.
"Credo che il Papa condivida questo visione e un suo discorso in questo senso sarà nell'interesse di tutta l'umanità", ha aggiunto.
Bardakoglu, che incontrerà il Santo Padre nella giornata di oggi all'inizio dei suoi quattro giorni di visita, aveva dichiarato a settembre come Benedetto XVI avrebbe dovuto scusarsi per il suo discorso e riconsiderare il viaggio in Turchia.
Ma in seguito aveva aggiunto a <Reuters> che è il momento di guardare al futuro, aggiungendo che il Pontefice riceverà un'accoglienza ospitale nel paese a prevalenza musulmana.
Ha spiegato che sarà felice di spiegare al Papa i collegamenti "infrangibili" tra la ragione e la fede nell'Islam. (Reuters)
28.11.2006

 

LA RICHIESTA DELL'EX LUPO GRIGIO

Ali_Agca

 

"Sono sconvolto di fronte all'idea di stare chiuso in prigione e di non poter salutare il Pontefice", così Ali Agca. Respinta l'istanza di scarcerazione.

Mehmet Ali Agca, il turco che cercò di assassinare Papa Giovanni Paolo II in Piazza San Pietro nel 1981, ha presentato nei giorni scorsi una richiesta di scarcerazione per potere salutare Benedetto XVI. Lo ha annunciato il suo avvocato. Naturalmente non è stato esaudito. ''Sono sconvolto di fronte all'idea che sarò in prigione quando il Papa sarà qui. Voglio salutarlo a Santa Sofia con milioni di persone'', ha affermato Agca, secondo il suo avvocato Mustafa Demirbag, citato dall'agenzia stampa <Anatolia>.
Agca, 48 anni, è incarcerato a Istanbul dalla sua estradizione dall'Italia nel 2000. Il 12 gennaio, aveva beneficiato di una liberazione anticipata dopo 25 anni passati dietro alle sbarre in Italia e in Turchia, ma era stato rimesso in carcere otto giorni più tardi, poiché la Corte di Cassazione aveva stabilito che le riduzioni di pena applicate erano state calcolate in modo errato. Secondo gli ultimi conteggi eseguiti della giustizia, Agca non uscirà di prigione prima del 18 gennaio 2010. Demirbag ha affermato che la detenzione di Agca è illegale e ha annunciato di aver presentato una richiesta di scarcerazione a un tribunale di Istanbul. Agca è stato condannato al carcere in Turchia per diversi crimini commessi prima che tentasse di uccidere Giovanni Paolo II il 13 maggio 1981 in piazza San Pietro, ferendolo gravemente. L'ex militante di estrema destra è stato riconosciuto colpevole dell'omicidio nel 1979 di un noto giornalista e di due rapine a mano armata commesse negli anni '70. (Asca-Afp)
28.11.2006

LA COPERTINA DEL <TIME>

La_copertina_del_Time

Sintomatico il titolo della copertina dell'autorevole magazine americano: "The Passion of the Pope" (La passione del Papa).

Il viaggio di Benedetto XVI in Turchia si è conquistato la copertina del <Time>. "The Passion of the Pope" (La Passione del Papa), il titolo di un approfondimento dell'autorevole magazine che considera la visita una tappa importante, capace di riformare il dibattito tra Islam e Occidente. "Il Pontefice - si leggeva nel numero in questione - si è imposto come una figura più complessa e affascinante di quanto si potesse immaginare e tutto questo ha molto a che fare con la sua volontà di confrontarsi con ciò che la gente reputa essere oggi l'equivalente del flagello del comunismo: la minaccia della violenza islamica. Dopo il discorso di Ratisbona, il Papa ha abbandonato la posizione del suo predecessore per rilanciare il dibattito sullo scontro di civiltà, incentrandolo sulla questione chiave se l'islam, in quanto religione, condanna la violenza. Ora, Benedetto XVI si trova nella posizione di avviare la missione più importante del suo papato e di dover scegliere tra opzioni difficili: mettere a punto una sua nuova piattaforma, insistendo sul fatto che un'altra grande fede ha dei vizi potenzialmente letali e lanciare la sfida del dibattito, esortando al tempo stesso la comunità occidentale ad armarsi moralmente".
"Oppure - proseguiva l'editoriale del <Time> - rinunciare a qualsiasi ulteriore confronto nella speranza di sedare la rabbia suscitata dalle sue parole. Il Papa ha intenzione di dire quello che pensa - ha detto un diplomatico vaticano - può aggiustare il tono, ma la direzione non cambia". Il settimanale americano definisce il 12 settembre 2006, il giorno dell'intervento di Papa Benedetto XVI all'Università di Ratisbona, un "punto di non ritorno". "Tutti si chiedono - afferma una fonte vaticana - il Papa ha sbagliato con quel discorso? È stato intenzionale? Non importa a questo punto".
Il_patriarca_ortodosso_Bartolomeo_IDel viaggio era tornato a parlare anche il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, che invitava la Turchia a fare di tutto per garantire il successo della visita, prima del summit dell'Unione Europea il mese prossimo. "Il Papa ha molta influenza nel mondo intero - aveva detto in un'intervista al giornale <Sabah> - non è una autorità che va trattata con leggerezza. Tutti noi dobbiamo fare il possibile per la buona riuscita di questa visita. Se non lo facciamo - ammoniva ancora Bartolomeo I - sarà negativo per l'immagine della Turchia. E questo va evitato, nel momento in cui diciamo di voler entrare nell'Unione Europea". "Se accadrà qualcosa di spiacevole - concludeva l'editoriale - anche questo avrà evidentemente riflessi sull'incontro a Bruxelles durante il quale si affronterà la questione dell'ingresso della Turchia in Europa". (Mattia Bianchi/www.korazym.org)
28.11.2006

 

IL SECONDO GIORNO

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Benedetto XVI sarà domani, mercoledì 29, ad Efeso dove presiederà una celebrazione eucaristica.

Benedetto XVI domani il 29 novembre, secondo giorno della sua trasferta in Turchia, farà sosta al santuario mariano di Efeso dove presiederà anche una celebrazione eucaristica. Il santuario è visitato da circa 3 milioni di pellegrini ogni anno, la gran parte di essi di fede musulmana; Maria è infatti citata ben 40 volte nel Corano e a lei è dedicata anche la sura 19. Secondo la tradizione nell'antica Efeso la Madonna trascorse la parte finale della sua vita dopo la morte di Gesù. (Adnkronos)
28.11.2006

 

SI PREGHERA' ANCHE IN TURCO, IN ARABO E IN...

 

Lo ha riferito nei giorni scorso il <Messale> stilato dal monsignor Piero Marini cerimoniere del Pontefice.

Si pregherà anche in turco e in arabo, oltre che in latino, in italiano, in francese, in inglese e in tedesco, durante le celebrazioni e i momenti di preghiera previsti nel viaggio apostolico che Benedetto XVI compierà in Turchia dal 28 novembre al primo dicembre. Lo ha riferito il <Messale>, la cui presentazione è stata resa pubblica nei giorni scorsi, stilato da monsignor Piero Marini, cerimoniere del Papa.
"Nella celebrazione ad Efeso - si legge - vengono usate oltre al latino, la lingua turca, l'italiano, il francese, l'inglese e il tedesco. Per la celebrazione nella Cappella della Rappresentanza Pontificia a Istanbul si usa la lingua latina", mentre "le letture sono proclamate in lingua volgare".
Per la celebrazione nella Cattedrale dello Spirito Santo a Istanbul, il primo dicembre, con la comunità cattolica, si useranno anche il siriaco, l'arabo e lo spagnolo. "Alcune sequenze rituali - prosegue il Messale nella parte dedicata alle Celebrazioni liturgiche - sottolineano la presenza dei vari riti orientali: l'armeno, il caldeo, il siro. Agli armeni è riservato: il canto d'ingresso e il Sanctus; ai caldei: il Salmo responsoriale e il canto di offertorio eseguito in lingua aramaica; ai siri: la proclamazione del Vangelo secondo le modalità del proprio rito".
Un'altra curiosità riguarda la celebrazione della Liturgia Armena. "Prima di iniziare la processione d'ingresso nella Cattedrale - spiega il Messale - vengono presentati al Santo Padre, secondo la tradizione nazionale armena, il pane, il sale e l'acqua di rose come simboli di benvenuto e di augurio". (Apcom)
28.11.2006

 

SERRA YILMAZ SCELTA COME INTERPRETE

Serra_Yilmaz

A decidere per la nota attrice - una delle preferite del regista Ospetek - i funzionari turchi ma ancora non si conosce la risposta del Vaticano.

Potrebbe essere Serra Yilmaz, l'attrice preferita di Ferzan Ozpeteck ("Le fate ignoranti", "La finestra di fronte"), a fare da interprete negli incontri ufficiali che Papa Benedetto XVI da questa mattina compie in Turchia. L'artista, in Italia da molti anni dove ha vinto un david di Donatello e un Flaiano d'oro, entrambi come miglior attrice non protagonista, sarebbe stata scelta infatti dalle autorità turche. Non si sa bene, a questo momento, se la proposta è stata accettata dal Varicano.
I funzionari turchi avrebbero deciso per la nota attrice conoscendo bene anche il suo lavoro di traduttore simultaneo. La Yilmaz ha fatto più volte da interprete negli incontri dell'ec Capo di Stato, Suleyman Demirel, in quelli di Berlusconi ed Erdogan, e nei Forum di dialogo italo-turco. (da
la Repubblica.it)
28.11.2006

 

PERPLESSITA' IN AUMENTO

 

Il disagio di Mauro Magris, capogruppo per l'Udeur alla Camera, per il comportamento della Turchia nei confronti del Pontefice.

"E' inaccettabile che in Turchia si continuino a verificare episodi di intolleranza verso la religione cattolica. A nome di tutti i deputati dei Popolari Udeur, sento di dover manifestare tutto il nostro disagio per quel che sta accadendo in quel Paese contro la visita del Santo Padre". Lo ha affermato in una nota il capogruppo alla Camera, Mauro Fabris, sottolineando come "tutto ciò non può che generare dubbi profondi, riguardo l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea, anche in chi come noi ne ha sempre sostenuto l'opportunità"."Se lo stesso premier Erdogan - ha concluso Fabris - ha trovato scuse su scuse per non incontrare Benedetto XVI, qualche dubbio da parte nostra sulla effettiva volontà di aprirsi all'Occidente è pur lecito averlo". (Apcom)
28.11.2006

 

EFESO, CROCEVIA DEL CRISTIANESIMO

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Il cardinal Carlo Maria Martino, già arcivescovo di Milano, spiega i motivi si debba considerare questo posto santificato dalla presenza di Paolo, Giovanni e Maria.

Efeso è come un crocevia del cristianesimo antico, un passaggio fra il mondo pagano e il mondo cristiano. È un luogo santificato dalla presenza di Paolo, di Giovanni, di Maria.
Paolo ha soggiornato a lungo a Efeso e ha visto i panorami che anche noi possiamo vedere; in questa città ha scritto almeno la prima Lettera ai Corinti, a questa città ha scritto la Lettera agli Efesini, e menziona più volte Efeso nelle lettere pastorali. Gli Atti degli Apostoli, dal canto loro, nei capitoli 18-20, descrivono a lungo le vicende avventurose di Paolo in questi luoghi.
Giovanni, secondo un'antichissima tradizione, ha vissuto qui, vi ha composto il suo Vangelo e forse le Lettere; in ogni caso sono state scritte sotto questo cielo, e l'Apocalisse è stata scritta nell'isola di Patmos che dista, in linea d'aria, pochi chilometri. Giovanni ha vissuto qui molto probabilmente con Maria e, in tempi recenti, sono stati riscoperti i resti di un edificio che viene chiamato "Casa di Maria".
Efeso è quindi il luogo di Paolo, di Giovanni, di Maria; un luogo straordinariamente famoso nella Chiesa primitiva.
Leggendo alcune memorie di questi luoghi mi ha colpito l'inizio della Lettera di Ignazio - uno dei primissimi Vescovi dell'Oriente - alla Chiesa di Efeso. Si noti la solennità delle sue parole: "Ignazio, detto anche Teoforo, alla benedetta nella grandezza di Dio Padre in pienezza, a colei che è santa ed è stata predestinata prima dei secoli a essere sempre per una gloria che rimane immutabilmente unita ed eletta nella passione vera, nella volontà del Padre e di Gesù Cristo nostro Dio, alla Chiesa degna di essere detta beata che è in Efeso nell'Asia, degna di ogni grazia, auguri di gioia moltissima in Gesù e di gioia incontaminata".
Certamente è una Chiesa che fa da sintesi del cristianesimo antico: del passaggio dal paganesimo al cristianesimo e del passaggio del cristianesimo dal mondo ebraico-palestinese al mondo pagano.
"La vostra gioia
sia perfetta"

Il testo della prima Lettera di Giovanni esprime l'evento inaudito: "Abbiamo udito, veduto, contemplato, toccato con le nostre mani il Verbo della Vita, perché la Vita si è fatta visibile". È questo il grande mistero del IV Vangelo, il mistero dell'Incarnazione, della vita eterna che era presso il Verbo e si è fatta visibile a noi, che si rende visibile e tangibile nell'Eucaristia.
Della grandiosa pagina teologica di Giovanni mi preme sottolineare un aspetto pratico, che cogliamo nelle parole conclusive: "Questo vi scriviamo perché la nostra gioia sia perfetta".
Mi piacerebbe anche riassumere tutto il mio ministero con l'augurio: "La vostra gioia sia perfetta". Un augurio, una parola semplicissima, ma di cui abbiamo paura. Ci sembra che la gioia perfetta non vada bene perché sono sempre tante le cose per cui preoccuparsi, tante le situazioni sbagliate, le guerre, le sofferenze: con tali giuste ragioni noi ci priviamo della gioia perfetta. Ma gioia perfetta non vuol dire non condividere il dolore per l'ingiustizia, per la fame nel mondo; è una gioia più profonda, dalla quale ci dispensiamo troppo facilmente pensando che non sta per noi, che stoni di fronte al coro di lamentele proprio della nostra società occidentale. Se apriamo i giornali, ci accorgiamo che ogni giorno c'è una polemica, un conflitto, una rissa, un sospetto, un retroscena, e così la nostra gioia si intride di tristezza, si rovina come se fosse marcia.
In realtà la gioia deve essere perfetta e auguro di scoprirla come gioia che non disdegna di piegarsi sulle sofferenze proprie e altrui, perché ne abbiamo scoperto il segreto, quello di aver toccato il Verbo della vita che risana ogni esperienza di sofferenza, di malattia, di povertà, di ingiustizia, di morte.
Questo è il segreto del Crocifisso, ed è il primo auspicio che faccio, quasi una parola sintetica: la vostra gioia sia perfetta, tocchi la radice ultima che Giovanni ci ha fatto scoprire proprio partendo dalle sue meditazioni in questi luoghi, ripensando al Calvario, alla croce e al sepolcro. Ha parlato di gioia perfetta perché sia nostra! Per credere bastano il cuore e la bocca
Passando ai testi di Paolo, penso di riassumerli con una frase semplicissima: "Quanto è facile credere; per credere basta il cuore e la bocca. Quando il cuore crede che Dio ha risuscitato dai morti Gesù e la bocca lo dice, sei salvo!".
Tutte le complicazioni, tutti gli approfondimenti che talora ci confondono, tutto ciò che è stato sovra-imposto attraverso il pensiero orientale e occidentale, attraverso la teologia e la filosofia, è in parte buono.
E però credere è facile, è un gesto del cuore che si butta e una parola che proclama: "Gesù risorto, Gesù Signore". È un atto talmente semplice che non distingue fra dotti e ignoranti, tra persone che hanno compiuto un cammino o che devono ancora compierlo. Il Signore è di tutti, è ricco d'amore verso tutti coloro che lo invocano. Giustamente noi abbiamo approfondito il mistero della fede, abbiamo cercato di leggerlo in tutte le pagine della Scrittura, lo abbiamo declinato lungo le vie talora tortuose. Ma la fede è semplice, è un gesto di invocazione, di abbandono, di fiducia, e dobbiamo ritrovare questa semplicità. Ritrovarla perché è quella del fanciullo, illumina tutte le cose e permette di affrontare le complessità della vita e del cammino di fede senza preoccupazioni o paure. E l'atto di fede profondo sgorga dal cuore per la grazia dello Spirito.
L'importanza
dei piccoli segni

Il brano del Vangelo di Giovanni, tratto dal capitolo 20, comincia con la corsa di Maria di Magdala, anch'essa ricordata dalla tradizione come colei che può aver vissuto in questi luoghi. Ed è Maria che chiama Simon Pietro e Giovanni.
Il racconto è ricchissimo di simboli, e lo sintetizzo in una sola parola che richiama quella di Paolo: credere è facile. Per credere, infatti, basta poco, bastano pochi segni ben collocati. Maria esprime ciò che riesce a comprendere: "Hanno portato via il Signore dal Sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!". Tutto appare complicato: Pietro corre, un altro corre più di lui, ma pur arrivando prima non entra per rispetto. Entra allora Pietro, vede le bende, il sudario piegato in un luogo a parte, non capisce. Capisce però l'altro discepolo, più intuitivo, Giovanni "vide e credette", riferisce il Vangelo, perché i piccoli segni presenti nel sepolcro hanno fatto nascere in lui la certezza che il Signore è risorto. Non ha avuto bisogno di un trattato di teologia, non ha lasciato una lezione di teologia fondamentale, non ha scritto migliaia di pagine sull'evento. Ha visto piccoli segni, ma sufficienti per il suo cuore già preparato a comprendere il mistero d'amore di Dio.
Talora noi siamo alla ricerca di segni complicati, e va bene, ma basta poco per credere se il cuore è disponibile e se si dà ascolto alla grazia. Di fronte ad alcuni segni ben collocati il dono di fede viene spontaneo per la grazia e la soavità interiore che, secondo le parole di sant'Agostino, infonde fiducia e gioia nel credere.
Efeso, un luogo che le vicende storiche hanno ridotto all'essenziale, ci imparte una lezione di semplicità: della memoria gloriosa del passato sono rimasti soltanto dei ruderi, sufficienti tuttavia per segnalarci che qui c'è stata una grande presenza, presenza che, malgrado gli avvenimenti della storia, è ancora viva, e noi ne siamo i testimoni, proclamandone la forza e la verità nell'Eucaristia.
Davvero noi siamo tra coloro cui è donato di proclamare quelle verità semplici ed essenziali che illuminano la terra e ci permettono di toccare con mano il mistero della Vita manifestato dal Verbo fatto carne e di sperimentare come la gioia perfetta è possibile anche in questo mondo, nonostante le sofferenze e i dolori di ogni giorno. (Card. Carlo Maria Martini/Osservatore Romano- www.korazym.org)
28.11.2006

 

IL CONCILIO DI EFESO DELL'ANNO 431

Nell'immaginario cristiano è rimasto come quello che decretò la maternità divina della madre di Cristo. La convocazione da parte dell'imperatore Teodosio II.

Il Concilio di Efeso è rimasto nell'immaginario cristiano come il Concilio che decretò la maternità divina della madre del Signore: Lei è la Theotokos, la Madre di Dio. Vuole una tradizione che la sera del 22 giugno del 431, dopo la decisione conciliare su Maria Theotokos, il popolo, per manifestare il suo assenso fece festa dando inizio ad una grande fiaccolata.
Efeso, una delle grandi città del mondo antico, centro portuale e commerciale, centro religioso pagano famoso per il tempio di Artemide o Diana come la chiamavano i romani, era la capitale della provincia pro-consolare dell'Asia.
Per i cristiani Efeso era stata la città legata all'attività dell'apostolo Paolo e, in età avanzata, la dimora dell'apostolo Giovanni con la Madre del Signore.
L'imperatore Teodosio II convocò ad Efeso nel giugno del 431 un concilio (il terzo ecumenico) per dirimere la questione nestoriana.
In quel Concilio, a oltre cento anni dal Concilio di Nicea (si era tenuto nel 325) e a 50 dal Concilio di Costantinopoli (del 381), maturò l'orientamento di come esprimere un linguaggio adeguato circa il Verbo incarnato.
Alla storia sono rimasti i nomi dei principali attori in causa: Cirillo, Patriarca di Alessandria, Nestorio, Patriarca di Costantinopoli, Giovanni di Antiochia, Papa Celestino.
I due contendenti principali furono Cirillo e Nestorio. Per chiarirsi si scrissero lettere che ancora possediamo, ma con nessun risultato.
Ognuno aveva un suo schema di pensiero nel proporre il giusto linguaggio circa il Verbo incarnato: Cirillo parlava di ipostasi del Logos incarnato e voleva salvaguardare l'unità di tale soggetto; Nestorio parlava di persona (in greco prosopon, termine teatrale allora usato per le maschere) e nel Verbo incarnato voleva salvaguardare l'integrità della natura umana.
Le relative spiegazioni e contro-spiegazioni, insoddisfacenti per ambedue le parti, portavano a pubbliche difficoltà di rapporto tra le due grandi Sedi patriarcali del tempo, Alessandria e Costantinopoli, tanto da costringere l'imperatore a convocare un Concilio.
Qualcuno si chiede se si trattava solo di diverse modulazioni di linguaggio oppure di reali comprensioni non cristiane riguardo a Gesù Cristo.
Dobbiamo dire che dopo la definizione del Concilio di Nicea circa la divinità del Logos, la questione dal versante trinitario si spostò sul Verbo incarnato, vale a dire sul come pensare l'unione del Logos con la natura umana assunta.
Il Concilio di Efeso è perciò legato, dottrinalmente, a come esprimere e comprendere l'unione del divino e dell'umano in Gesù di Nazareth.
Il Patriarca di Alessandria, Cirillo, parlava di un unico soggetto, quello divino (il Verbo, il Logos di cui si parla nel prologo del Vangelo di Giovanni) che, incarnandosi, ha assunto la natura umana.
Il nodo
della questione

Questa posizione trovò l'opposizione del Patriarca di Costantinopoli, Nestorio, un monaco di scuola esegetica antiochena e quindi non alessandrina. Egli non vedeva salvaguardata nella spiegazione degli alessandrini l'integrità dell'umanità assunta dal Logos.
Il nodo della questione verteva sul come pensare l'anima umana del Cristo. Gli alessandrini la pensavano non come principio attivo, sia come autonomo centro decisionale sia come principio vitale del corpo, perché il divino e l'umano hanno nel Logos il punto vitale di unione e di attività. L'umanità di Cristo, in altre parole, è completa ma rimane passiva quale strumento del Logos.
Si tratta perciò di un soggetto unico, quale fonte di volere e di agire, che nel Logos ha il suo punto unitario.
Tale unità egli la esprimeva con il termine ipostasi, l'ipostasi del Logos nella quale s'innesta l'umanità assunta completa, però priva di ipostasi, perché l'unica è quella del Logos.
Ad una ipostasi Cirillo fece tuttavia corrispondere anche una natura, utilizzando una formula di cui si era servito Apollinare di Laodicea per negare in Cristo l'anima umana, che però lui riteneva di Atanasio Vescovo di Alessandria. Questa formula suonava: "una sola natura del Dio Logos incarnata". Nacquero nuove incomprensioni: Cirillo venne accusato dagli antiocheni di apollinarismo, di negare cioè in Cristo l'anima umana.
A lui premeva tuttavia difendere l'unità del soggetto nel Cristo, rifiutava perciò come insufficienti ed estrinseche le proposte di un'unione delle due nature in Cristo, espresse da Nestorio con formule correnti in area antiochena come "secondo la volontà e il beneplacito", oppure parlava di un'unione nel prosopon o la persona (termine teatrale come dicevamo sopra che indicava la maschera), che era propria di Teodoro di Mopsuestia e di Nestorio.
L'indicazione
di Cirillo

Si correva il rischio di porre in Cristo due soggetti. Agli antiocheni la posizione di Cirillo dava l'impressione di negare nel Cristo la completezza della sua umanità, lo accusavano perciò di apollinarismo; per gli alessandrini la posizione di Nestorio negava l'unità del soggetto nel Verbo incarnato, che anzi portava a due soggetti, il figlio di Dio (il Logos) e il figlio di Maria uniti solo moralmente non sostanzialmente. La stessa Madre del Signore bisognava chiamarla perciò "Madre del Cristo" o Christotokos e non Madre di Dio o Theotokos.
Il Concilio di Efeso, pur tra molte difficoltà, seguì l'indicazione di Cirillo nel pensare il Cristo un soggetto unico che, nel Logos che ha assunto la natura umana, ha il suo punto di unità. La sua posizione divenne dogma nel comprendere ed esprimere il Verbo incarnato di cui parlano le sacre Scritture.
Oggi, con i progressi avutisi nella conoscenza relativi al linguaggio e alle strutture che lo formano e lo esprimono, le rispettive posizioni degli alessandrini e degli antiocheni appaiono meno distanti quanto al contenuto.
Per tale motivo gli incontri ecumenici tra quanti si rifanno alla tradizione di Cirillo, Patriarca di Alessandria, e tra coloro che si rifanno alla tradizione antiochena di Nestorio, sono più frequenti e anche apportatori di reciproche integrazioni cristologiche, come si evince dagli incontri biennali con rappresentanti delle comunità nestoriane ancora esistenti, promossi dalla "Pro Oriente" di Vienna. (Vittorino Grossi/Osservatore Romano-www.korazym.org)
28.11.2006

 

UNA GRANDE STORIA DI FEDE CRISTIANA

Giovanni_Paolo_II

Flash back su Efeso. La città dell'Oriente più popolata dopo Alessandria e Antiochia con un porto di grande importanza era stata la capitale della provincia romana dell'Asia.

Efeso è stata visitata da Paolo VI il 26 luglio del 1967 e da Giovanni Paolo II il 30 novembre del 1979. È la città che ospitò, nel 431, il terzo Concilio ecumenico, celebrato per comporre forti divergenze dottrinali che opponevano i Patriarcati d'Oriente e in cui venne ufficialmente riconosciuto a Maria il titolo di "Theotokos", Madre di Dio, già a lei tributato dal popolo cristiano, ma contestato in alcuni ambienti, facenti capo soprattutto a Nestorio.
Dopo il Concilio di Efeso ci fu la separazione delle Chiese nestoriane, che non accettarono le disposizioni dell'Assise. La popolazione di Efeso, invece, accolse con gioia i Padri che uscivano dalla Sala del Concilio, dove era stata riaffermata la vera fede della Chiesa, che da lì si propagò in ogni parte del mondo cristiano.
Efeso era la città dell'Oriente più popolata dopo Alessandria e Antiochia, con un porto di grande importanza. Era la capitale della provincia romana dell'Asia e aveva un ruolo commerciale, politico e religioso di prim'ordine. Vi si celebrava il culto di Artemide, dea efesina della fecondità e della vita, nel grande tempio a lei dedicato, che attirava folle considerevoli e costituiva un lucroso commercio per gli argentieri locali. Nella città viveva una fiorente comunità ebraica.
Il prestigio
dell'apostolo

A Efeso la predicazione di Paolo fu tra le più consistenti, come testimoniano gli Atti degli Apostoli e la Lettera agli Efesini. Il soggiorno dell'Apostolo nella città fu di circa tre anni, dal 54 al 57. Al suo arrivo Paolo trovò un gruppo di discepoli di Giovanni Battista che si fecero battezzare nel nome di Gesù con facilità. L'apostolo iniziò la sua predicazione nella sinagoga, dove operò per circa tre mesi, poi si trasferì nella scuola di un certo Tiranno, molto probabilmente un retore, dove predicò per i due anni successivi.
Il prestigio dell'Apostolo, che operava anche guarigioni e prodigi, crebbe enormemente catalizzando l'attenzione di gran parte della città. Ma la sua attività missionaria comprometteva gli interessi commerciali del fiorente artigianato che viveva all'ombra del santuario di Artemide. Gli orefici che fabbricavano tempietti di argento per la dea provocarono quindi una sommossa contro l'apostolo e la predicazione cristiana costringendo Paolo ad abbandonare la città alla volta della Macedonia.
Il suo saluto agli anziani della comunità di Efeso, radunati a Mileto, rappresenta un vero e proprio testamento spirituale (Ac 20, 17-28). In quella città, punto di confluenza di culture e religioni diverse, Paolo intuì che gli si era "aperta una porta grande e propizia" per la predicazione del Vangelo, come scrive nella prima lettera ai Corinti.
Efeso fu effettivamente una porta per entrare nel popoloso e variegato retroterra della provincia asiatica. Allo stesso tempo la città e i suoi abitanti provocarono abbondanti prove e sofferenze all'apostolo che arrivò a scrivere ai Corinti di "aver combattuto a Efeso contro le belve" e di aver ricevuto nella città una sentenza di morte da cui il Signore lo liberò.
Secondo la più antica tradizione, Efeso fu anche l'ultimo soggiorno dell'apostolo Giovanni. Ancora oggi, nella vicina cittadina di Selcuk, si possono ammirare le rovine della Basilica di San Giovanni evangelista.
E il Libro dell'Apocalisse contiene una lettera indirizzata alla Chiesa giovannea di Efeso. Se si guarda al periodo successivo a quello neotestamentario il nome della città è legato a una lettera di Ignazio di Antiochia scritta da Smirne.
Di questa chiesa efesina "benedetta in grandiosità con la pienezza di Dio Padre ... degna di essere beata", Ignazio ci trasmette il nome del suo Vescovo, Onesimo. Il Vescovo di Antiochia ha parole di venerazione verso gli efesini che qualifica come "iniziati di Paolo" e quale "Chiesa celebrata nei secoli".
In effetti la Chiesa di Efeso mantenne per secoli una posizione predominante sulle altre Chiese della regione. Uno dei suoi Vescovi, Policrate, tra il II e il III secolo, emerge come capo e guida dei Vescovi asiatici. Tuttavia, come per Antiochia e altre sedi, la sua importanza si ridusse a causa dell'egemonia esercitata, a partire dal V secolo, dalla nuova Roma, Costantinopoli.
Efeso fu sede di due Concili ecumenici, tra cui quello del 431 a cui parteciparono circa duecento Vescovi e in cui - come si è detto - venne riconosciuta la divina maternità di Maria.
Il tempio
dei "Sette dormienti"

Tuttavia l'importanza della città diminuì nel corso dei secoli proprio a partire dall'ascesa di Costantinopoli, dove Patriarcato e impero erano strettamente legati. Ciò portò le Chiese dell'Asia Minore a ridurre la loro autonomia. Ma la forza della capitale dell'impero bizantino attrasse a sé anche la vita economica delle regioni limitrofe.
Le grandi vie commerciali si collegarono direttamente con la capitale danneggiando l'influenza economica anche di città portuali come Efeso. Non si può però parlare di decadenza. L'antico splendore della città infatti non scomparve, tanto che intorno al 540 l'imperatore Giustiniano fece costruire sulla precedente chiesa costantiniana un'enorme basilica per venerare l'apostolo Giovanni.
Tra le chiese più caratteristiche della città vi è poi quella dedicata ai "Sette dormienti", fatta costruire da Teodosio II intorno al 445 e meta di pellegrinaggi. Si tratta di una leggenda nata al tempo delle persecuzioni di Decio, nel 250 d.C., quando sette giovani cristiani avrebbero trovato rifugio in una grotta presso il monte Pion. In essa, protetti dai persecutori, avrebbero dormito per due secoli risvegliandosi solo dopo l'avvento di Teodosio II all'inizio del V secolo. Tale leggenda conobbe una vasta diffusione non soltanto nel mondo cristiano, ma successivamente anche in quello musulmano.
Ma Efeso resta, soprattutto, la città della predicazione dell'Apostolo Paolo e rappresenta, nonostante le divisioni tra i cristiani avvenute lungo i secoli, simbolo di un'eredità condivisa. Non a caso durante il suo Viaggio Apostolico in Turchia, nel luglio del 1967, Paolo VI rivolse proprio da Efeso, luogo della predicazione degli apostoli e dei grandi Concili ecumenici, un importante messaggio ai Capi di tutte le Chiese ortodosse. (Marco Impagliazzo/Osservatore Romano- www.korazym.org)
28.11.2006

 

IL SANTUARIO DELLA CASA
DELLA MADRE DI DIO

Monsignor_Ruggero_Franceschini

Il presidente della Conferenza episcopale turca, mons. Ruggero Franceschini vescovo di Izmir, ci racconta tutto su questo sacro sito.

"Donna, ecco il tuo figlio... Ecco la tua Madre. E da quel momento, il Discepolo prese Maria nella sua casa" (Gv 19, 26-27).
Una forte tradizione nella Chiesa afferma che Maria sarebbe venuta con san Giovanni ad Efeso. Tradizione ininterrotta fino ai nostri giorni.
Nel 1880, seguendo le descrizioni della mistica tedesca Katharina Emmerich, beatificata da Giovanni Paolo II nel 2004, la Casa di Maria è stata riscoperta, sul pendio occidentale del Bülbül Dag (Colle dell'usignolo), a pochi chilometri dall'attuale Selçuk, nei pressi dell'Efeso antica.
Attualmente si presenta come una chiesetta bizantina del settimo secolo, restaurata.
Qui Maria, secondo la tradizione, sarebbe vissuta per nove anni, e questo sarebbe il luogo della sua Assunzione al Cielo.
Dall'anno 1966 i Padri Cappuccini della Provincia di Parma (ora unitasi alla Provincia di Bologna) hanno la cura del Santuario.
Il Rettore è Padre Adriano Franchini, in collaborazione con Fra Paolo Rovatti, Superiore della fraternità; Padre Tarcy Matthias; e due Suore dell'Istituto "Sorelle Minori di Maria Immacolata".
Ma vediamo di dire qualcosa di più preciso e dettagliato della storia del ritrovamento della Casa della Madre Maria.
La località della Vergine (Meryem Ana Evi)
Gregorio di Tours (584-594) è il primo scrittore ecclesiastico che parla di una venerabile Cappella situata su una montagna vicino ad Efeso. "Sulla sommità di una montagna prossima ad Efeso - scrive - ci sono quattro muri senza tetto. Giovanni abitò dentro queste mura".
Che ci fosse stata ad Efeso, sulla montagna del Bülbül-dag, una casa abitata anticamente da Maria era in ogni caso la tradizione dei Kirkindjiotes, gli abitati dell'attuale Sirince, un piccolo villaggio situato a 17 chilometri da Meryem Ana, i quali, ogni anno il giorno dell'Assunta, salivano in pellegrinaggio al Santuario.
Da questo luogo, dicevano, la Vergine era salita al cielo.
Ci si può sorprendere nel sentire una simile affermazione dalla bocca di questi contadini ortodossi, quando tutta la loro Chiesa, dall'inizio del Medio Evo, pensò che Maria finì i suoi giorni a Gerusalemme.
Dunque, non c'è da meravigliarsi quando si pensa che questi cristiani erano discendenti autentici dei cristiani di Efeso e che, durante le diverse persecuzioni, essi dovettero rifugiarsi sulla montagna all'Est di Efeso.
Pur avendo adottato la lingua turca, essi avevano tuttavia custodito le loro antiche tradizioni. Questa gente coraggiosa, che non esitava a fare dieci ore di cammino in montagna il giorno del pellegrinaggio, doveva avere un motivo serio per mantenersi fedele a questa pratica.
Essi avevano una tradizione, e questa tradizione non l'hanno inventata; non l'hanno ricevuta né dai loro vicini, né dalla Chiesa Ortodossa. Da chi, allora? "Dai nostri Padri", rispondono. Ed essi certo devono saperlo meglio di chiunque altro.
Le rivelazioni della veggente Katharina Emmerich (1774-1824)
Immobilizzata da dodici anni da un male incurabile, questa contadina di un villaggio sulle rive del Reno ebbe il dono di particolari visioni circa la vita di Gesù e della Madonna, con straordinari particolari e dettagli su fatti, luoghi e persone che ella, essendo ammalata e impossibilitata a spostarsi, non poteva avere verificato né appreso di persona, né da alcun altro.
Tutto ciò destò la meraviglia, la curiosità e l'interesse dell'opinione pubblica, e in particolare di un intellettuale tedesco, Clemente Brentano, che si rese disponibile come segretario presso la veggente.
Il suo lavoro di annotazione di ciò che la Emmerich andava esponendo venne poi raccolto in un libro che venne pubblicato nel 1835: "La dolorosa Passione di nostro Signore Gesù Cristo". E dopo la morte della veggente, venne pubblicata anche: "La vita della Vergine Maria secondo le rivelazioni di Anna Katharina Emmerich".
Un viaggio
senza incidenti

Nel 1881 un sacerdote francese della Diocesi di Parigi, Don Gouyet, ebbe l'idea di andare ad Efeso per verificare l'esattezza della descrizione della Casa della Vergine, che la veggente tedesca Katharina Emmerich faceva nel suo libro.
Monsignor Timoni, Arcivescovo di Smirne, lo incoraggiò nel suo intento e gli affiancò un giovane che l'accompagnasse nelle ricerche.
Il viaggio si svolse senza incidenti: egli era convinto di aver trovato la Casa della Vergine Maria, e ne fece relazione all'Arcivescovo, alle Autorità diocesane di Parigi e anche a Roma. Ma non ebbe successo.
Dieci anni più tardi, Suor Maria De Mandat-Grancey, Superiora delle Figlie della Carità, addette all'Ospedale francese di Smirne, ascoltando un giorno a mensa il brano della "Vita della Madonna" riguardante il soggiorno e la morte di Maria a Efeso, chiese a Padre Jung, e a Padre Poulin, lazzaristi che insegnavano nel Collegio del Sacro Cuore di Smirne, e celebravano la Santa Messa all'Ospedale, di verificare l'autenticità di quelle rivelazioni.
Dopo aver letto il libro, Padre Poulin decise di tentare la spedizione a Efeso. Ne parlò con alcuni confratelli, trovando però più disapprovazione che consensi.
Non si perse d'animo, e invitò i contrari a verificare se nel libro ci fossero gli aspetti che sembravano più evidenti, e cioè la buona fede, la pietà e la fedeltà ai testi evangelici.
La descrizione particolareggiata della Casa, del luogo, della posizione, delle distanze, fece nascere in tutti il desiderio di andare a constatare di persona la verità di quelle affermazioni.
Fu messo a capo della spedizione Padre Jung, quello che più era scettico, con un altro sacerdote, e un aiutante per il trasporto dei bagagli.
Il 27 luglio 1891 si misero in viaggio, percorrendo strade accidentate, sbagliando talvolta la rotta, ritornando sui propri passi, e riprendendo nuovamente il cammino.
Il 29 luglio, bussola alla mano, seguendo le indicazioni del libro, eccoli giungere, stanchi, su una piccola spianata, coltivata a tabacco. Assetati, chiesero dell'acqua ad alcune donne che lavoravano nei campi: "Noi non ne abbiamo più, ma andate al monastero e ne troverete", risposero. Con un gesto indicarono una casa molto rovinata.
La comitiva si mosse immediatamente nella direzione indicata e... restarono sbalorditi. La casa in rovina, la montagna dietro la casa, il mare di fronte! Era esattamente la descrizione della Casa della Vergine fatta da Katharina Emmerich!
La terza
spedizione

La_Casa_della_Vergine_ad_EfesoStupefatti e commossi, rilessero ancora una volta il testo. Per tranquillità di coscienza, essi vollero ispezionare le montagne circostanti. La veggente diceva, infatti, che dalla cima del monte, sul pendio del quale era costruita la Casa, si vede contemporaneamente Efeso e il mare. Per due giorni, essi andarono da una vetta all'altra, ma da nessuna parte, eccetto che da Meryem Ana Evi, erano visibili simultaneamente Efeso e il mare. Sembrava dunque che avessero trovato la Casa della Vergine Maria.
Felici tornarono a Smirne per comunicare del ritrovamento. Quindici giorni dopo, una seconda spedizione si recò sul posto per controllare il lavoro della prima, e ritornò confermando tutto, anzi, aggiungendo altri particolari a favore della scoperta.
Si fece allora una terza spedizione, con Padre Poulin, Padre Jung e altri laici esperti, che rimasero sul luogo per una settimana, fotografando, misurando, mettendo in rilievo con estrema precisione i dati importanti.
Tornando a Smirne, portarono schizzi, disegni, fotografie, insieme alla certezza di aver trovato ciò che avevano con tanta fatica cercato. L'Autorità diocesana confermò quanto era stato acquisito.
Pellegrinaggi
Il primo pellegrinaggio a Meryem Ana Evi ebbe luogo nel 1896, cinque anni dopo la scoperta della Casa della Vergine. Era uno spettacolo pittoresco: questa folla che si snodava lungo i sentieri serpeggianti, chi a piedi, chi a dorso d'asino, o a cavallo, chi in gruppi molto compatti, chi in fila indiana.
Da allora, con mezzi diversi, con percorsi più abbordabili, la gente continua a recarsi dalla Mamma Maria, proveniendo da ogni luogo, da ogni parte del mondo. Sono persone di ogni razza e religione, che si riconoscono figli della stessa Madre, e fratelli uniti dagli stessi desideri, dalle stesse ansie, dalle stesse invocazioni e suppliche.
La Casa della Madonna è mèta di milioni di visitatori, soprattutto d'estate, di pellegrinaggi, di persone che qui pregano con grande raccoglimento. Anche molti musulmani, che venerano grandemente la Mamma Maria, ortodossi, protestanti.
La presenza amante, attiva di Maria, è percepita in maniera forte, qui.
Maria è la Madre di tutti, e accoglie nella sua Casa tutti i suoi figli: figli di tante diverse culture, religioni, e parla al loro cuore. Qui le differenze scompaiono e rimane la cosa più importante: l'essere figli e adoratori del Dio unico.
Purtroppo in questo luogo così sacro e raccolto mancano strutture più ampie e adatte per le confessioni, per la celebrazione della Santa Messa nel tempo invernale, così come mancano spazi per Celebrazioni particolari per gruppi giovanili o per momenti di intensa preghiera.
I religiosi presenti, nonostante queste carenze, che speriamo presto di colmare, cercano di favorire il clima di preghiera, preservando la sacralità del Santuario e soprattutto la sua identità di luogo di culto cristiano.
La storica visita
di Papa Paolo VI

Paolo_VIPer quanto è possibile, si rendono disponibili per l'accoglienza personale dei tanti che desiderano conoscere, dialogare, confidare pene e speranze.
Ma anche tutta la zona di Efeso ci è cara, e parla al nostro cuore, per la presenza invisibile, ma tangibilissima, dell'Apostolo Giovanni, che qui si rifugiò, nell'anno 42, fuggendo da Gerusalemme a causa delle persecuzioni, con la Vergine Maria, affidatagli dal Cristo morente in croce. E qui rimangono i resti della sua tomba, mèta anch'essa di pellegrinaggi incessanti.
Numerosi testi del II e III secolo ci confermano la realtà di questa presenza. Citiamo, fra gli altri, Ireneo, Policarpo, Eusebio, Clemente di Alessandria, Origene. Tutti questi autori scrivono appena qualche anno dopo la morte di san Giovanni.
Molto interessante è anche la seconda Lettera di Policrate, Vescovo di Efeso, al Papa san Vittore (189-199), in cui si fa menzione della tomba di san Giovanni ad Efeso.
Clemente di Alessandria e Origene ci dicono anche che Giovanni è vissuto e morto nella capitale dell'Asia Minore.
Quanto a Eusebio, il grande storico della Chiesa primitiva, afferma che al momento della persecuzione di Gerusalemme "gli Apostoli si dispersero e San Giovanni visse in Asia e morì ad Efeso". Pochi tratti di storia antica hanno, a loro sostegno, una così grande schiera di autori, come la questione della presenza di Giovanni ad Efeso.
Certo non si parla direttamente di Maria, ma si sa che in questo periodo degli inizi della Chiesa, i testi non parlano se non di coloro che sono stati costituiti "Apostoli e colonne della Chiesa". Maria continua a vivere ancora, in qualche modo, la sua vita nascosta.
Non possiamo dimenticare, poco distante dalla tomba dell'Apostolo Giovanni, la Basilica del Concilio di Efeso (431), nel quale si proclamò Maria Madre di Dio (Theotokos).
Quel_che_resta_della_basilica_del_Concilio_di_EfesoDi questa Basilica rimangono pochi resti, ma preziosi per le memorie che richiamano: ogni anno la Chiesa di Smirne, nella seconda domenica di Ottobre, unita ai tanti pellegrini che qui convengono, celebra la festa della Theotokos proprio su questi resti, allestendo un altare, e formando una vera e propria assemblea.
Qui, Paolo VI, nella sua storica visita del luglio 1967, sostò in preghiera, come anche, nella stessa occasione, alla Casa di Maria.
Giovanni Paolo II, nella sua Visita in Turchia del 30 novembre 1979, anch'esso volle recarsi pellegrino alla Panaya Kapulu, la Casa della Mamma Maria, e lì, sulla spianata del Santuario, attorniato da Cardinali, Vescovi e duemila fedeli, celebrò la Santa Messa solenne, con omelia in varie lingue. Ora, forti di questa grande tradizione, attendiamo con gioia e con trepidazione Benedetto XVI. (Ruggero Franceschini vescovo di Izmir presidente della Conferenza episcopale turca/Osservatore Romano-www.korazym.org)
28.11.2006

IL MARTIRE DELLA CHIESA

Lettere_dalla_Turchia

E' uscito nelle librerie il libro di don Andrea Santoro, il sacerdote italiano ucciso lo scorso febbraio a Trabzon mentre pregava. Si intitola "Lettere dalla Turchia" (Edizioni <Città Nuova>, 10.00 euro). L'introduzione è affidata al cardinal Camillo Ruini, vicario della Diocesi di Roma.

E' uscito nelle librerie italiane il libro di don Andrea Santoro, il sacerdote italiano ucciso lo scorso 5 febbraio a Trebisonda, in Turchia, mentre si trovava raccolto in preghiera nella sua Chiesa. Si intitola "Lettere della Turchia" (Edizioni <Città Nuova>, 10.00 euro) il volume che raccoglie tutte le lettere scritte dal sacerdote italiano. L'introduzione è affidata al cardinale Camillo Ruini, vicario della Diocesi di Roma, che durante l'omelia per il funerale di Don Andrea lo ha definito un "martire della Chiesa", annunciando la volontà di aprire la causa di beatificazione del religioso italiano.
Dal 2000 don Andrea è in Turchia, inviato come fidei donum dalla Diocesi di Roma. All'origine della decisione di trasferirsi lì, nelle terre che hanno visto nascere la fede cristiana, c'è il forte desiderio di andare per "attingere - come lui stesso spiega in una lettera - un po' di quella luce antica e darle un po' di ossigeno, perchè brilli di più".
Nelle lettere che scrive alla "Finestra per il Medio Oriente", realtà che fonda lui stesso al momento della partenza, racconta quanto vive giorno dopo giorno: la scoperta del popolo turco e le sue tradizioni, i progressi nello studio della lingua e nella conoscenza via vai sempre più profonda del mondo musulmano con le sue luci e ombre, i suoi problemi, le sue ricchezze spirituali, la vita delle piccole comunità cristiane, rimanendo fino all'ultimo convinto della possibilità del dialogo tra le tre religioni monoteiste a partire da quella terra. (Apcom)
28.11.2006

 

"SONO CERTA CHE SAPRA' RICORDARLO"

"E' fratello in mezzo ad altri fratelli, spero non accada nulla", ha detto la sorella di don Andrea Santoro riferendosi al viaggio del Pontefice.

"Sono certa che il Papa porta nel cuore don Andrea e che lo ricorderà dentro di sé ogni momento del viaggio, dall'aereo in partenza fino a quello di ritorno, perché don Andrea era sacerdote fidei donum della diocesi di Roma in Turchia. Mi auguro che possa esprimere anche verbalmente questo ricordo davanti al popolo turco, davanti alla comunità cristiana. Spero che possa farlo, che la situazione di difficoltà non arrivi al punto da impedirglielo". Risponde così Maddalena Santoro, sorella di don Andrea, il sacerdote italiano ucciso a Trebisonda, in Turchia, lo scorso 5 febbraio, alla domanda se si aspetta dal Papa parole in memoria del fratello, in occasione del viaggio che Benedetto XVI compierà proprio nella terra dove ha perso la vita don Andrea.
Quale significato attribuisce a questo viaggio del Papa in Turchia? "Un grande significato - risponde Maddalena ad Apcom - perché reputo che sia veramente un viaggio di pace e un viaggio per chiedere il dialogo. Dico chiedere - prosegue - perché il dialogo è fatto a due e quindi al viaggio del Papa spero che segua una risposta relativa alla situazione dei cristiani in Turchia. I cristiani non sono tranquilli - afferma ancora la sorella di don Andrea - non sono liberi come dovrebbero essere in uno Stato laico come si dichiara la Turchia. Mi auguro che la risposta del Paese al dialogo che il Papa cerca andando là - osserva Maddalena Santoro - sia quella di riconoscere la difficoltà dei cristiani e assicurare un cambiamento".
Teme per questo viaggio del Papa? Ha paura per la sua incolumità? "Ogni volta che don Andrea tornava in Turchia avrei dovuto temere - ci risponde - però non temevo. La sua convinzione, e anche quella del Papa, è quella di essere fratelli in mezzo ad altri fratelli. Speriamo che il popolo turco - conclude - accolga questa fraternità e quindi non accada nulla. (Apcom)
28.11.2006

 

PROCESSO A DUE CITTADINI TURCHI DI FEDE CRISTIANA

 

Si è aperto, e subito aggiornato, davanti al tribunale di Silivri. Hahan Tastan e Turan Topal - questi i loro nomi - rischiano da 2 a 9 anni di reclusione per offesa all'identità turca e islamica.

E' cominciato al tribunale di Silivri, nei pressi di Istanbul, un processo a due cittadini turchi di religione cristiana protestante, accusati di avere "offeso l'identità turca e l'Islam" per avere cercato di diffondere il cristianesimo tra i loro concittadini. I due turchi cristiani, Hakan Tastan e Turan Topal, attualmente a piede libero, erano stati arrestati nelle scorse settimane, dopo una denuncia anonima, con l'accusa di avere regalato vangeli, libri e Cd-rom sul cristianesimo, "soprattutto agli studenti".
La parte civile accusatrice è rappresentata dal noto avvocato Kemal Kerincsiz, che alla testa di un gruppo di giuristi ultranazionalisti ha innescato di recente vari processi, tra cui quelli agli scrittori Orhan Pamuk ed Elif Shafak. Il processo, per il quale i due accusati rischiano da 2 a 9 anni di reclusione, è stato aggiornato a data da definire. Ma dopo l'udienza ci sono stati scambi di invettive da parte di un gruppo di persone che avevano innalzato cartelli con su scritto: "Missionari, giù le mani dalle scuole e dai nostri figli". (da la Repubblica.it)
28.11.2006

 

"IL MALATO E' GUARITO

Nella sua intervista a <Porta a Porta> il premier turco ha spiegato le ragioni per le quali la Turchia deve entrare in Europa. Un grazie all'Italia. La questione dell'articolo 301.

"La Turchia è profondamente riconoscente per il sostegno che l'Italia ci ha fornito fino ad oggi. A questo punto ci attendiamo che il forte sostegno italiano continui durante i negoziati di adesione". Lo ha affermato il Primo Ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, durante una intervista a <Porta a Porta>.
"Con l'Italia abbiamo un rapporto privilegiato - ha osservato Erdogan - In questi quattro anni del mio mandato l'Italia è sempre stata presente al nostro fianco, soprattutto per quanto riguarda le nostre aspirazioni europee. Sono sempre stato in stretto contatto con il presidente Berlusconi e i colloqui con l'on. Prodi al tempo della sua presidenza della Commissione europea si sono sempre sviluppati in senso positivo".
Il premier turco ha espresso poi dispiacere alla domanda se "si senta europeo". !Questa domanda un po' mi dispiace - ha rilevato - Siamo un Paese con un volto rivolto soprattutto all'Europa. Ma allo stesso tempo siamo il volto dell'Europa rivolto verso l'Asia, il Medio Oriente, il Mar Caspio, il Caucaso. Questa è la posizione privilegiata della Turchia".
Mettendo in rilievo la presenza di cinque milioni di cittadini turchi residenti in vari Paesi europei, Erdogan ha testimoniato che "per noi è un progetto di civiltà, un cammino iniziato nel 1963 che prosegue oggi nel 2006. Vi ricordo che già ai tempi dell'ultimo periodo dell'Impero ottomano, questi veniva etichettato come il 'malato dell'Europa'. Perché? Perché era considerato europeo. Il malato è in seguito guarito, si è ripreso ed oggi continua il suo progresso. Esiste oggi una Turchia che contribuirà al rafforzamento dell'unione Europea".
In quanto ai diritti umani e alla libertà religiosa così il premier turco nella sua intervista a <Porta a Porta>: Negli ultimi quattro anni la Turchia ha operato una 'rivoluzione silenziosa' nel contesto dei criteri politici di Copenaghen. Questo comprende sia la libertà di pensieri che quella religiosa. Abbiamo però raggiunto un livello ideale? No! C'è ancora molto da fare". In particolare Erdogan ha precisato che il suo Governo "ha tre linee rosse: no al nazionalismo etnico, no al nazionalismo regionale, no al nazionalismo religioso. Ci stiamo riuscendo e stiamo proseguendo sulla strada giusta".
Alla replica di Bruno Vespa se il Governo Erdogan pensa di riuscire ad eliminare dal codice penale turco - come richiesto dall'UE - l'articolo 301 (che prevede tra l'altro pene da sei mesi a tre anni di prigione per chi "denigra apertamente la Turchia, la Repubblica o il Parlamento turco", incrementando di tre volte la pena se il reato viene commesso all'estero), il Primo Ministro aveva riposto con molta chiarezza: "Ribadiamo di essere disposti a valutare le proposte e a modificare l'articolo se veramente esiste la necessità. Ma se il discorso si basa sull'abolizione dell'intero articolo, a quel punto la risposta è no. Necessitiamo di questo articolo. la sua mancanza condurrebbe all'uso illimitato della libertà, cosa che non è concessa in nessuna parte del mondo. In nessun paese si può commettere vilipendio contro lo Stato, il popolo, la nazione o la bandiera senza essere puniti".
Erdogan ha infine sottolineato l'indipendenza della magistratura turca, sulla base del "principio della distinzione dei poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario", considerando tuttavia che "il diritto non ha una sua matematica. 2+2 non sempre fa quattro", e fa riferimento al fatto che"al momento della valutazione il giudice ha presente il testo della legge ma capita che vi siano verdetti comandati dai sentimenti. Noi abbiamo cercato di redigere una legge che fosse in tal senso 'liberale' al massimo. Essa prevede che nel caso lo scopo sia la critica non sussiste il reato. Questo proprio per fornire al magistrato un differente spazio di manovra". (da
Ansa)
28.11.2006

 

TENSIONE ALTA TRA UE E TURCHIA

Matti_Vanhanen

 

Monito lanciato dal presidente di turno dell'Unione, il finlandese Matti Vanhanen: "Il tempo a disposizione sta per scadere". Le conseguenze nel processo di adesione.

Sale_la_tensione_tra_UE_e_Turchia"Il tempo a disposizione sta per finire". E' questo il monito lanciato alla Turchia dal presidente di turno dell'UE, il premier finlandese Matti Vanhanen, nel corso di un discorso pronunciato a Helsinki lo scorso 20 novembre. Per la risoluzione del nodo cipriota da parte del governo di Ankara, è stata anche indicata una data precisa, il 6 dicembre, cioè prima che la Commissione europea prenda posizione sull'argomento e presenti le proprie raccomandazioni. "Se non sarà raggiunto un accordo e la Turchia non onorerà i suoi impegni - ha aggiunto Vanhanen - l'UE terrà conto delle conseguenze nel processo di adesione".
Si stringe, quindi, il cerchio attorno al Governo turco, accusato di ostacolare l'applicazione del protocollo di Ankara e di rinviare l'apertura dei propri porti e aeroporti alle merci greco-cipriote. Ma il Primo Ministro Recep Tayyp Erdogan ha già respinto l'ultimatum del 6 dicembre con un secco "non se ne parla nemmeno". Intervistato dalla tv turca <Ntv>, il premier turco ha definito "inaccettabili" le richieste di Bruxelles. Gli fanno eco il ministro degli Esteri Abdullah Gul, secondo il quale "queste questioni non possono essere risolte con gli ultimatum", e il ministro della Giustizia Cemil Cicek, che ha commentato "per noi è impossibile fare un passo avanti".
Le autorità turche criticano, in particolare, le proposte della presidenza di turno finlandese per uscire dallo stallo. Infatti, il piano elaborato dalla diplomazia di Helsinki prevede l'apertura al commercio internazionale del porto di Magosa, nella parte nord di Cipro, sotto la supervisione dell'UE e delle Nazioni Unite e l'apertura dei porti turchi ai greco ciprioti.
La mossa della presidenza di turno stringe i tempi dei negoziati. Stando al rapporto dello scorso novembre, Bruxelles affidava la decisione sul proseguimento o meno delle trattative al Consiglio europeo di metà dicembre. L'11 dicembre si terrà un incontro dei ministri degli Esteri degli Stati membri in cui sarà nuovamente dibattuta la questione e in cui avranno un peso rilevante anche le raccomandazioni della Commissione. "Non dobbiamo guardare al passato - ha sottolineato il presidente di turno dell'UE - ma al nostro futuro, cioè alla riunificazione di Cipro e all'adesione della Turchia nell'Unione Europea". (Giacomo Impellizzeri/Tiscali.Europa)
28.11.2006

 

"NON ABBANDONEREMO IL TAVOLO DELLE TRATTATIVE"

Il_ministro_turco_Ali_Babacan

 

Lo ha dichiarato al "World Economic Forum" il capo negoziatore turco a Bruxelles Ali Babacan che poi ha aggiunto: "E' l'Onu e non l'UE che deve risolvere il problema di Cipro".

Il capo dei negoziatori turchi sulla UE, Ali Babacan, ha detto che Ankara non abbandonerà le discussioni condotte dalla presidenza di turno finlandese su Cipro, che puntano ad evitare la crisi nel processo di adesione della Turchia all'Unione europea.
La UE vuole che la Turchia apra i suoi porti alle navi e alle merci di Cipro, membro dell'Unione, ma Ankara sostiene che l'UE deve prima revocare le restrizioni al commercio verso i turco-ciprioti che vivono separati nel nord dell'isola con il sostegno del Governo turco.
La presidenza finlandese punta a raggiungere un accordo prima della riunione della Commissione europea del 6 dicembre e non vuole che la questione sia affrontata al vertice dei capi di governo UE del 14-15 dicembre.
Bruxelles ha anche avvertito la Turchia di conseguenze non precisate, se non aprirà i suoi porti entro dicembre.
"La presidenza finlandese sta esplorando alcune idee..., sappiamo che è difficile", ha detto Ali Babacan, che è anche ministro dell'Economia, al <World Economic Forum> a Istanbul. "Non saremo noi a lasciare il tavolo della discussione, siamo lì per dialogare".
La posizione della Turchia su Cipro è resa più difficile dal fatto che il prossimo anno ci saranno le elezioni, in cui il Governo dovrà fronteggiare la forte concorrenza dei partiti nazionalisti.
Babacan ha ripetuto la posizione di Ankara, secondo cui è l'Onu e non la UE che dovrebbe affrontare la questione di Cipro, ricordando che Cipro nord, appoggiata da Ankara, ha votato "sì" al referendum del 2004 sul piano per riunire l'isola. (Reuters)
28.11.2006

 

LE PROPOSTE DELL'UNIONE "SQUILIBRATE"

Mehmet_Ali_Talat

Il presidente di Cipro Nord (Trnc), Mehmet Ali Talat, ha dichiarato che il piano finlandese non svolge un ruolo imparziale e propende tutto verso i greco-ciprioti.

Le proposte dell'Unione Europea riguardanti Cipro sono ''squilibrate'' . Lo ha affermato a Ginevra il leader dei ciprioti turchi, Mehmet Ali Talat, rifiutando a Bruxelles un ruolo di mediazione tra le due parti dell'isola. La presidenza finlandese dell'UE ha dato alla Turchia fino a inizio dicembre per stabilire delle relazioni normali con la parte greca di Cipro, altrimenti i 25 dovranno ''prendere in considerazione le implicazioni per il processo di adesione'' di Ankara. Al termine di un incontro con il Segretario generale dell'Onu Kofi Annan, Talat ha detto ai giornalisti che le proposte dell'UE sono ''squilibrate''. ''Sfortunatamente, il piano finlandese da' tutto ai ciprioti greci'', ha denunciato, spiegando che l'UE non è in grado si svolgere un ruolo imparziale poiché la Grecia e Cipro (a eccezione della sua parte turca) fanno parte dell'Unione. L'UE ''non ha conoscenza sufficiente del problema cipriota e non puo' svolgere la mediazione'', ha sottolineato. A fine settembre, la presidenza finlandese ha presentato un piano mirato a riprendere il commercio diretto tra l'UE e la comunità cipriota turca e a ottenere in cambio dalla Turchia che apra i suoi porti e aeroporti alle navi e agli aerei ciprioti greci. Nel luglio 2005, la Turchia ha firmato un protocollo che estende la sua unione doganale con l'UE ai dieci stati entrati nel blocco europeo nel 2004. Ma malgrado le minacce di una sospensione dei negoziati di adesione all'UE, Ankara rifiuta di applicarlo ai ciprioti greci, chiedendo innanzitutto la rimozione dell'embargo che colpisce la Repubblica turca di Cipro del Nord (Rtcn, riconosciuta unicamente da Ankara). Secondo Talat, il piano di riunificazione di Annan riguardo a Cipro, isola divisa dal 1974, resta la sola soluzione possibile. Il piano fu approvato nel 2004 dai ciprioti turchi, ma fu respinto da quelli greci. (Asca-Afp)
28.11.2006

ALLA RICERCA DI UNA SOLUZIONE

 

Oggi a Tempere in Finlandia si incontreranno i ministri degli Esteri dei Governi di Ankara e di Helsinki per parlare della questione cipriota.

I ministri degli Affari Esteri turco e finlandese si incontreranno oggi, martedì, a Tampere (Finlandia) per cercare di trovare una soluzione alla questione cipriota. Lo si apprende dalla presidenza finlandese dell'UE. Abdullah Gul e Erkki Tuomioja discuteranno della questione ciprota, che sta avvelenando le relazioni tra la Turchia e l'UE, a margine di una riunione Euromed dei ministri degli Esteri dell'UE con i loro omologhi del circuito mediterraneo. Il portavoce della presidenza finlandese non ha indicato precisamente quando avrà luogo l'incontro. A fine settembre, la presidenza finlandese ha presentato un piano mirato a riprendere il commercio diretto tra l'UE e la comunità cipriota turca e a ottenere in cambio dalla Turchia che apra i suoi porti e aeroporti alle navi e agli aerei ciprioti greci. Nel luglio 2005, la Turchia ha firmato un protocollo che estende la sua unione doganale con l'UE ai dieci stati entrati nel blocco europeo nel 2004. Ma malgrado le minacce di una sospensione dei negoziati di adesione all'UE, Ankara rifiuta di applicarlo ai ciprioti greci, chiedendo innanzitutto la rimozione dell'embargo che colpisce la Repubblica turca di Cipro del Nord (Rtcn, riconosciuta unicamente da Ankara). (Asca-Afp)
28.11.2006

 

TREMESELI: "UNIFICAZIONE INEVITABILE"

Il_comandante_Tremeseli

 

Per il settantenne Mehmet Ali Ilkman, una dei leggendari comandanti della resistenza turco cipriota, è l'unica soluzione per risolvere la questione tra le due repubbliche.

Seventy-year-old Mehmet Ali İlkman, aka Tremeseli, is one of the legendary commanders of the Turkish resistance movement. He was among those who organized resistance against the Greek Cypriot attacks even before officers sent by Turkey founded the Turkish Resistance Organization (Tmt). He became famous after raiding a coffee shop in Nicosia frequented by National Organization of Cypriot Fighters (Eoka militants in 1958. He personally photographed and surveyed all the land and port region of Girne and monitored the positions of the Greek Cypriot artillery for the two years leading up to the Turkish operation in 1974. This modest hero of '74 says that the reunification of Cyprus is inevitable and asks Turkey to accept this as a fact.
While İlkman was an inspirational leader of men and one of the many unsung heroes of the resistance movement, he has always kept his Greek Cypriot friends separate from the clashes that marred relations between the two communities.
"I was born in 1936 in Tremese. I was in Nicosia when the clashes first began in 1955. It began because Greek Cypriots wanted enosis with Greece: We totally opposed this," said İlkman, adding that they basically wanted independence, or in other words, "Turkey wanted division, so we went along with it.
Intimidation by Greek Cypriots:

İlkman says Greek Cypriots were trying to intimidate Turks in order to make them accept enosis. Speaking of an incident in which Eoka machine-gunned a bus, killing five Turks, he says: "It happened in the village of İnönü, now called Sinde. Eoka members shot at a bus. It was a huge Turkish village. İsmet Sadıkoğlu was there. They were trying to form a TMT organization in the village and that's why it was chosen as a target. Eoka chief [Georgios] Grivas personally ordered the attack."
The bus was full of port laborers, he says, and notes: "They used to go to Magusa Harbor every day. They (Eoka) carried out the attack in the morning and five people died. The community was very saddened. Until then, Eoka militants had been assassinating people one at a time. They had never committed such a massacre. From then on, people started to stay in their villages. No one went out. This was the biggest attack committed against us."
He says when he heard of the killings, he was in Tremese: "I was furious and upset. We had to respond in kind. We had our own resistance movement before the Tmt, which later encompassed the smaller ones. For example, our group was linked to six villages. I was the leader. There were many regional leaders around the island."
When asked about the aim of these groups, İlkman said they just wanted to resist the Greek Cypriots. "We had no clear purpose. Turkey wasn't giving us weapons. They opposed us at first. In 1957, despite this continued opposition by Turkey, we knew the danger was near and started to organize ourselves. We knew what would happen soon."
He said they had some small arms, mostly handguns and a few machine guns. "We used to respond to Greek Cypriot attacks. The day the massacre happened, I thought of a way to scare the Greek Cypriots while providing a morale boost for the Turks. There was a coffee shop near the Küçükganali police station in Nicosia. It was an EOKA stronghold and there were soldiers there. I thought we should strike at them where they were the strongest in order to scare them. That's why we chose the coffee shop. I gave two people handguns and put them as guards and took a gun myself," he explained.
He traveled to the target in a car with fake number plates and got out 50 meters from the coffee shop. "I had surveyed the area previously. It was early evening and they were sitting outside the shop. They saw me. I knew they were all well educated. To tell you the truth, I wanted to kill a lot of people. My plan was to kill at least 20," İlkman confessed.
When the gunfire begun, everyone ran away, he said: "I fired three times and then the gun jammed. They started running towards me. They had no guns. They threw hot coffee in my face. My face was burned. I fired three more times." He believes his bullets hit at least five people but added: "I don't know if they died. Still, it was a response."
When asked how he made his getaway, İlkman said: "The British thought Eoka had raided the police station. They took shelter. They didn't leave. We had only three minutes to escape. That was our plan. We stayed there around five minutes, jeopardizing our escape. As we left, they started to fire on us from the station. We fled. All the streets were blocked but we were organized. We gave the guns to three people waiting just around the corner. We changed our license plate and went to our village without a problem."
He added that no one came looking for them after the incidents.
The republic established:

İlkman compares the founding of the Republic of Cyprus in 1960 to the birth of a stillborn baby. He says neither Greeks nor Turks were happy with the result. "That is a fact. No one was happy and both sides made things worse. I was a 'special forces' commander in Nicosia at the time, and the Tmt commander of six villages. I defended the Literevaz region. My commanding officer was called Bayraktar, he commanded the entire island. I received my orders only from him."
İlkman was made a commander in 1958. He said there were between 40 and 50 people in his team. Despite being involved in many clashes, he was never wounded. When asked what he did after the relative suspension of hostilities in 1964, İlkman said: "We resurfaced from the underground. Our fight continued until 1974."
He was discharged from the Tmt in 1967 and explained why: "They told us we were no longer needed because Turkish officers were coming. Turkey sent noncommissioned officers as senior to our commander. I refused to accept this. The truth was we were not wanted."
After working in various jobs, he joined the Turkish Intelligence Organization (MİT), where he worked for 12 years.
Before 1974:

İlkman said that he, with two others, had surveyed all the land and sea approaches to Girne for two years prior to the Turkish operation in 1974.
"I never told anyone this before. We measured the sea depth. I used my uncle's boat to go all around the region to survey the sea floor and the beaches. We filmed the artillery batteries. I was ordered to do this. We were commanded by Gen. Fuat Doğu at the time. He was a wonderful person. He invited us to Ankara, where we stayed for a month," he revealed.
When asked if he was awarded a medal for his services, İlkman said: "No. I am sure there are no records of what happened in those days. They must have erased our names by now."
Before the Turkish operation began, İlkman and his brother were ordered to collect the supplies parachuted in and to place them in shelters, adding, "When Girne was taken, we were ordered to bring the supplies inland."
Living with Greek Cypriots:

İlkman believes when it comes to the matter of living with Greek Cypriots, the two sides should not deceive each other: "I was never anti-Greek. I was against enosis. I fought to preserve my people. However, I had very good relations with Greek Cypriots. They were my childhood friends. These two issues are unrelated."
He says when the border was opened all of his friends in the Greek Cypriot side came to visit him. "It had been 32 years since I last saw them. When one came and couldn't find me, he started crying. His name was Fani. He is a member of the Progressive Party of the Working People of Cyprus (Akel). We used to be close friends when we were teenagers. I was in Nicosia at the time. We had a cup of coffee and I took him to my home. There can always be war, by humanity should always be present," he counseled.
İlkman, one of the unsung heroes of the Turkish Cypriot resistance, now says: "Unification is inevitable. Turkey will eventually accept this. There is no enosis or division now. Unity is in the air, and that's a fact.2 (Cevdet Askin/Turkish Daily News)
28.11.2006

 

"UN VERGOGNOSO DIVERSIVO"

Dichiarazione di Marco Cappato, deputato europeo per il Partito radicale, in missione ad Ankara e Istanbul.

"Non credo vi sia nemmeno un cittadino europeo su 10.000 che conosca alcunché della situazione relativa alla divisione nell'isola di Cipro e alle difficoltà esistenti per la libera circolazione dei beni e delle persone. In una situazione dove le ragioni e i torti sono quantomeno equamente distribuiti, ed anzi l'Unione Europea sembra aver dimenticato che la parte turco-cipriota aveva accettato il piano Annan, rigettato dai greci ciprioti del Sud, sostenere - come stanno facendo le massime cariche istituzionali europee - che il processo di adesione della Turchia alla UE dipende dall'accettazione da parte del Governo di Ankara di diktat tassativi sull'apertura dei porti turchi alle navi cipriote rappresenta un vergognoso diversivo per coprire l'impotenza dell'Unione di fronte alla richiesta di adesione della Turchia.
Olli_RehnNonostante i propositi equilibrati espressi ieri dal Commissario Olli Rehn dinanzi alla Commissione Esteri del Parlamento europeo, Bruxelles è ostaggio di politiche burocratico-nazionaliste, incapaci di rilanciare la missione e le ragioni di fondo del sogno europeo federalista e spinelliano, che oggi vede nell'allargamento all'altra sponda del Mediterraneo - cominciando dalla Turchia e dall'avvio del processo di adesione di Israele - il passaggio necessario e fondamentale per garantire una pace duratura e l'attrazione democratica nei confronti delle masse islamiche e arabe". (Marco Cappato)
28.11.2006

 

"AUSPICO CHE POSSA ENTRARE IN EUROPA"

Ad esprimersi in questo modo nei confronti della Turchia il Segretario di Stato della Santa Sede, cardinal Tarcisio Bertone.

L'auspicio è che la Turchia possa veramente realizzare le condizioni poste dalla Comunità europea per l'accesso e per un'integrazione nella Comunità è stato espresso dal Segretario di Stato Tarcisio Bertone in una intervista al <Tg2> che è stata trasmessa ieri. Nell'intervista, il cardinale ha ricordato che "la Santa Sede non è competente sul tema dell'ingresso della Turchia in Europa", ma ha spiegato il suo auspicio riguardo al raggiungimento delle condizioni stabilite dalla UE con "i rapporti molto antichi tra Europa e Turchia".
"La Turchia - ha sottolineato il porporato al <Tg2> - è un grande Paese musulmano che storicamente si sforza di realizzare la concezione di una sana laicità dello Stato". Nell'intervista Bertone ha descritto l'Unione Europea come composta da "cerchi concentrici per cui ci sarebbe un cerchio di Paesi dell'euro che sono più vicini, più uniti tra di loro, e un secondo cerchio, in cui potrebbe entrare anche la Turchia, che avrebbe naturalmente un'altra tipologia di rapporti con la Comunità europea". "D'altra parte - ha conclusoe - noi auspichiamo che questa evoluzione di un grande Paese islamico che accede alla democrazia e che vuole attuare un regime democratico faccia passi avanti e giunga a compimento. E realizzare quindi quella concezione di una vita politica e democratica che e' la grande tradizione europea". (Agi)

28.11.2006

 

LA SANTA SEDE
NON E' CONTRARIA
ALL'INGRESSO

A dirlo monsignor Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati in una intervista.

La Santa Sede non è contraria all'ingresso della Turchia nella UE, tuttavia crede che in caso di adesione Ankara debba rispondere in modo positivo a tutti gli adempimenti richiesti da Bruxelles compresi quelli sulla libertà religiosa. E' quanto afferma monsignor Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati, in una intervista al quotidiano <Avvenire> che è stata pubblicata nell'edizione di ieri.. (Adnkronos)
28.11.2006

 

TEMPI LUNGHI PER L'ADESIONE

 

Ad affermarlo, nei confronti della Turchia, il presidente del Consiglio italiano Romano Prodi una una intervista a <Le Figaro>.

"La questione turca è diventata un problema politico interno dell'Europa". Lo ha detto Romano Prodi in un'intervista al quotidiano francese <Le Figaro>. "Per arrivare a una adesione della Turchia alla UE occorre andare piano: correre troppo porterebbe al fallimento". In questo momento, ha proseguito il capo del Governo italiano, appare realistico solo "un allargamento limitato" ai Paesi balcanici, che fanno parte dell'Europa e costituiscono solo l'uno per cento del Pil dell'Unione Europea". (Agi)
28.11.2006

 

INGRESSO UE:
OLTRE LA META'
A FAVORE

Sondaggio condotto dal 17 al 25 ottobre in Turchia su un campione di 2640 persone.

Poco più della metà dei cittadini turchi vogliono che il loro Paese entri nell'Unione Europea e meno di un terzo si dice convinto che questo non succederà.
Questi i risultati di un sondaggio condotto su un campione di 2640 persone in tutta la Turchia dal 17 al 25 ottobre scorsi e nel quale si chiedeva come avrebbero votato i turchi se un referendum sull'ingresso di Ankara nell'UE si svolgesse oggi.
Il 54.1% degli intervistati si è dichiarato a favore dell'accesso mentre il 37.1% ha detto che voterebbe contro. Il resto non ha espresso alcun parere. (Ap-Apcom)
28.11.2006

 

SORVEGLIATO SPECIALE

Per molti europei la prossima grande questione politica della Turchia è se Ankara riuscirà ad entrare nell'Unione europea. Per i turchi è invece chiaro che il vero fronte della battaglia si trova altrove.

Per molti europei la prossima grande questione politica della Turchia è se Ankara riuscirà ad entrare nell'Unione europea. Per i turchi è invece chiaro che il vero fronte della battaglia si trova altrove. È quello tra l'establishment repubblicano e secolarizzato e le nuove elite islamiche che da quattro anni governano il Paese anatolico, e ora stanno tentando di mettere i propri uomini nei posti chiave della giustizia e della pubblica amministrazione turche.
Finora l'unico ostacolo a questa strategia si è rivelato il veto, spesse volte usato in maniera spropositata, del presidente della Repubblica, Ahmed Necdet Sezer. Il Governo è però in grado di aggirare questi veti con delle nomine ad interim, per le quali non c'è bisogno di controfirma presidenziale.
Recep Tayyip Erdogan
sotto l'occhio
vigile dei militari

In questa battaglia da qualche tempo stanno facendo sentire la propria voce anche i militari. Lo Stato Maggiore turcosta spendendo tutta la propria influenza politica per far chiaramente capire che questo scontro ha un limite che per le Forze Armate è invalicabile: la presidenza della repubblica non dovrà andare al partito della Giustizia e lo Sviluppo, Akp. Pur senza nominarlo mai, è chiaro che i militari credono che il piano del primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, sia proprio quello di diventare il prossimoCapo dello Stato.
Formalmente, il progettodell'Akpnonpuò essere bloccato da nessun ostacolo di natura giuridica o costituzionale. Il presidente viene eletto dal Parlamento e l'Akp ha i voti necessari, la maggioranza assoluta, per raggiungere questo obiettivo. Tra un anno ci saranno nuove elezioni legislative e i rapporti di forza parlamentari potrebbero modificarsi.Il mandato dell'attuale presidente della Repubblica, il kemalista Ahmet Necdet Sezer, scade peròa maggio del 2007, prima delle elezioni legislative.
Le Forze Armate turche dopo un periodo trascorso in secondo piano e senza occuparsi direttamente di politica, sembrano oravolertornare a dettare l'agenda delle scadenze istituzionali del paese.La svolta è avvenuta dopo all'elezione a Capo di Stato Maggiore, a fine agosto,di Mehmet Yaşar Büyükanıt un kemalista intransigente. Dal quel momento la pressione dei militari e dei loro alleati è aumentata in maniera considerevole.
Un Governo compromesso con gli islamici?
Lo strumento di pressionepassa attraversogli attacchiche appaiono con sempre maggiore frequenzasui media turchi nei confronti del partito di Governo. I militari accusano l'Akp di essere troppo tenero nei confronti dellecorrotte holding islamiste.
Tendenze filo islamiste
nel partito di Erdogan?

Per lo Stato Maggiore le ragioni del presunto "filoislamismo" del partito di Erdogan stanno nel passatocondiviso dell'Akpcon gliislamisti. Gli attuali politici dell'Akp avrebbero collaborato alla nascita delle strutture economiche islamiste. L'accusa di corruzione che i militari rivolgono agli islamici deriva dal fatto chei profitti fatti dalle holding religiosesarebbero misteriosamente scomparsi. In realtà, secondo molti osservatori, questiguadagnisarebbero andati a finire nelle casse di partiti o a persone e organizzazioni vicini all'Islam politico.
Pochi giorni fa Erdogan ha finalmnte iniziato a scoprire le sue carte per quanto riguarda la questione presidenziale.Da quanto si è potuto capire dalle sue dichiarazioni, il Primo Ministro turconon ha nessuna intenzione di candidarsi a Capo dello Stato. Almenoper "il momento non sente nessuno stimolo" a diventare presidente. Fino a qualche mese fa, non erano però pochi gli osservatori chedavano per scontato cheErdogan sarebbe stato ilprossimo Capo dello Stato.Se cosi fosse e se le prossime elezioni legislative dovessero vedere una nuova vittoria dell'Akp,l'attuale ministro degli Esteri Abdullah Gül, e nuovo leader dell'Akp al posto di Erdogan,sarebbe ilprossimo capo del Governo turco.
Piegarsi
senza cedere

È possibile che questo scenarioabbia veramente attratto idirigenti dell'Akp, ed ora Erdogan se ne stia allontanandopiegato dalla pressione delle forze armate. Del resto anche il dibattito sulle holding islamichecomincia a dare i suoi frutti. Con tre anni di ritardo un disegno di legge draconiano per la creazione di un'autorità di controllo sui capitaliinizierà ad essere discusso in parlamento.
Piegarsi però non vuol dire cedere. Erdogan ha detto che il nuovo presidente dovrà provenire dalle fila del Parlamento, un modo come un altro perdire che dovrà essere un uomo dell'Akp. Questedichiarazioni non avranno certo fatto la gioia dei militari. Si può essere dunquecerti che le forze armate tenteranno ancora di indebolire politicamente il partito del primo ministro.
Erdogan comunque fa capire di tenere nella massima considerazione le richieste di Büyükanıt, senza però voler mettere in secondo piano le sue ambizioni politiche. Alla perfida domanda di un reporter se una crisi minacciasse l'Akp nel caso in cui il capo del governo dovesse diventare presidente della Repubblica, Erdogan non ha risposto di nuovo che non sente "nessuno stimolo" per la carica, ma ha detto di vedere nel ministro degli Esteri l'uomo in grado di confrontarsi con successo con questo problema, se mai dovesse porsi. Ciòalmeno secondo quanto riportato dal giornale malese <Sabah Times>.
Il futuro della Turchia si preannuncia dunque carico di tensioni. Tutto indica che per lo scontro più significativo, quello tra il maggior partito politico e i militari turchi, l'anno prossimo sarà decisivo. Si potrà quanto sia ancora profonda l'influenza delle Forze Armate. Solo allora le prospettive europee della Turchia saranno definibili con chiarezza. (Amir K. Ayuzj/Quadrante Europa)
28.11.2006

 

LA MAGGIORANZA
NON LO VUOLE
CAPO DELLO STATO

Recep_Tayyip_Erdogan

 

Il 51 per cento dei turchi contrario a che l'attuale premier Recep Tayyip Erdohan diventi nel maggio prossimo presidente della Repubblica. "Non è laico né repubblicano".

Kanal_DLa maggioranza dei turchi - secondo un sondaggio - è contraria all'elezione dell'attuale Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan a presidente della Repubblica nella primavera prossima.
Secondo un sondaggio effettuati dalla Tv turca <Kanal D>, sulla base di interviste a 1.273 cittadini realizzate in 9 città turche il 18 e il 19 novembre scorsi, solo il 31.5 % dei turchi è a favore del premier mentre il 51% è contrario.
Circa la metà dei contrari giudicano Erdogan "non laico e non repubblicano" mentre altri affermano che egli manca dell'istruzione adeguata e della moderazione necessaria alla carica di Capo dello Stato.
I laici turchi rimproverano al premier di provenire dall'islam politico radicale, di essersi formato in una scuola per imam predicatori e di avere un carattere aggressivo e partigiano.
Il fatto di avere una moglie, Eminè, che porta il copricapo islamico non viene, però, considerato decisivo da due terzi degli intervistati nel sondaggio di <Kanal D> mentre viene additato normalmente come un ostacolo al suo accesso al palazzo presidenziale.
Finora tutti i presidenti del Paese sono provenuti da ambienti rigorosamente laici, come le loro mogli rigorosamente a capo scoperto, dato anche che in Turchia è vietato portare il turban negli uffici di Stato.
Alla domanda su cosa accadrebbe se Erdogan succedesse all'attuale Capo dello Stato Ahmet Necdet Sezer, un fermissimo laico il cui mandato scade nel maggio prossimo, due terzi degli intervistati affermano che "vi sarebbero più tensioni", un quarto afferma che "sarebbe il caos" e l'11% precede un nuovo colpo di Stato ei militari turchi che sono già intervenuti con tre colpi di Stato (1960, 1971 e 1980) ed un proclama nel 1997 che portò alle dimissioni del governo presieduto dal leader dell'islam politico radicale, Necmettin Erbakan. (Ansa)
28.11.2006

 

SMENTITE VOCI
DI ELEZIONI
ANTICIPATE

"E' l'opposizione che le mette in giro", ha detto il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan.

Ormai andranno così fino alla fine della legislatura, prevista tra qualche mese. Ma il premier turco Recep Tayyip Erdogan è tornato a smentire seccamente le voci che vorrebbero le elezioni politiche per il rinnovo del Parlamento anticipate a marzo. "La nostra decisione è stata presa - ha detto Erdogan - non intendiamo andare ad elezioni anticipate, anche se l'opposizione continua ad insistere su questo punto. Come partito di maggioranza e al governo saremo noi a portare a termine la legislatura". in realtà quelle che per Erdogan sono insinuazioni dell'opposizione, esprimono un dubbio concreto. Se infatti l'Akp dovesse decidere di andare a elezioni anticipate, allora significherebbe che Erdogan potrebbe candidarsi alla presidenza della Repubblica. (Apcom)
28.11.2006

 

ADDESTRAMENTO DI POLIZIA ED ESERCITO

La disponibilità di Ankara nei confronti delle forze irachene evidenziata dal Primo Ministro turco all'omologo di Baghdad.

La Turchia si è detta disposta ad addestrare il personale militare e di polizia dell'Iraq: lo ha affermato il premier turco Recep Tayyip Erdogan nei giorni scorsi nella conferenza stampa congiunta tenuta insieme all'omologo iracheno Nouri al Maliki in visita recentemente ad Ankara.
Erdogan ha anche auspicato una soluzione che permetta a tutti i gruppi etnici della regione di Kirkuk di poter disporre delle risorse petrolifere della località settentrionale, sottoposta ad una intensa "arabizzazione" da parte del regime di Saddam Hussein e dove oggi i curdi iracheni sono tornati ad essere la comunità preponderante.
Al Mailki da parte sua ha ribadito che Kirkuk "rimarrà in mano irachena", sottolineando come per portare stabilità nel paese dovrà però cessare "ogni intervento straniero", alludendo alle infiltrazioni di combattenti e miliziani attraverso le frontiere con Siria e iran. (Ap)
28.11.2006

 

DIVISIONE IRAQ:
PORTEREBBE
A NUOVO MEDIOEVO

Lo ha sottolineato il ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul che ha ammonito da simili ipotesi.

Permettere la secessione delle province irachene porterebbe il Paese "in una nuova età oscura". lo ha dichiarato il ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul, commentando negativamente l'ipotesi di una partizione dell'Iraq in Stati semi-autonomi basati si linee etniche e confessionali.
La Turchia ha coordinato gli sforzi dei Paesi vicini per impedire una instabilità ancora maggiore, ha spiegato Gul: "Immaginate se una tale iniziativa non avesse avuto luogo, se ciascuno dei vicini avesse cercato di annettersi una parte dell'Iraq, in che condizioni si troverebbe oggi il Paese".
Ogni ipotesi di divisione dell'Iraq farebbe si che i Paesi vicini "abbandonino il loro attuale atteggiamento di moderazione", ha avvertito Gul. (
Ap)
28.11.2006


I DUE PASCIA', IL VECCHIO E LA STORIA

Come la questione armena in Turchia, soprattutto ad Istanbul, sia cosa sulla quale è preferibile non fare troppo chiasso. Il giornalista Claudio Gallo scava alla ricerca di particolari.

I due pascià bisogna andarli a cercare sulla "collina della Libertà Eterna", nel quartiere di Shishli, oltre piazza Taksim, il cuore moderno di Istanbul. Si entra nel parco da una cancellata di ferro. Nonostante sia mezzogiorno è quasi vuoto. Si aggira tra gli alberi qualche vagabondo, occhi torvi e acquosi scrutano. Sulla cima della collinetta, a sinistra, ci sono due tombe spoglie, all'ombra di un portale di marmo dove sono impressi i nomi "Talat Pasa 1874-1921", e "Enver Pasa 1881-1922". Questo luogo, malgrado il senso di abbandono, è in realtà un simbolo potente di come la storia non vuole passare e i morti morire, gli innocenti come i colpevoli. I due uomini che guidarono l'ultimo Impero Ottomano sono considerati i principali responsabili del genocidio armeno, parola impronunciabile di fronte al 90 per cento dei turchi.
Talat fu ucciso a Berlino da Soghomon Tehlirian, un armeno che aveva perso la famiglia nelle stragi. L'assassino fu prosciolto e l'ex leader dei Giovani Turchi sepolto nella capitale tedesca. E' qui dal 1943. Enver, che dal ministero della Guerra aveva tenuto in pugno il paese, morì durante una carica di cavalleria contro i bolscevichi nel Turkmenistan, mentre ormai senza potere inseguiva ancora il suo sogno di uno stato panturco. Per gli armeni è come se qui fossero sepolti i loro Hitler e Himmler. Per i turchi, due leader dimenticati di un impero che l'infido Occidente tramò per disintegrare.
Lo stop
dei militari

L'ultima reazione di Ankara alla legge approvata in via preliminare dal parlamento francese per portare in tribunale chi nega il genocidio armeno, è stata la sospensione dei rapporti militari con la Francia, annunciata dal numero due dell'esercito, il generale Ilker Basbug, capo di tutte le fFrze di terra. Non male per due Paesi che stanno insieme nella Nato. Un dentista armeno, nel quariere del gran bazar, "niente nomi, prego", spiega: "Nessuno qui pensa che i francesi vogliano fare davvero la legge. E' una ritorsione per l'articolo 103". Si tratta dell'articolo della costituzione (il governo ha appena promesso di modificarlo) che spedisce in galera per sei mesi "chiunque denigri l'identità turca, il Governo, eccetera". Grazie al 103 sono finiti sotto processo il Nobel Oran Pamuk e la scrittrice Elif Safak, poi prosciolti. Il giornalista armeno Hrant Dink è stato condannato con la condizionale: aveva offeso la turchità parlando di genocidio armeno.
Il posto di Istanbul dove forse vivono più armeni è Kumkapi, qui c'è anche la cattedrale di Santa Maria e la sede del Patriarcato. Il quartiere si affaccia sul Bosforo con le sue bancarelle di pescatori e le viuzze interne zeppe di vecchi ristoranti di pesce. Il 26 agosto 1896 queste strade furono invase dai "softa" , la canaglia armata di mazze che talvolta il sultano Abd ul-Hamid usava per l'ordine pubblico. Nella notte morirono almeno 6 mila armeni in diversi zone. A scatenare il "pogrom" era stato il colpo di mano di venticinque armeni del gruppo terroristico "Dashnak" che avevano fatto esplodere bombe in tutta la città e occupato la sede della Banca ottomana a Galata, nella vana speranza di affrettare un intervento delle potenze occidentali.
Il vecchio
di Kumkapi

A Kumkapi, un vecchio legge seduto davanti alla sua drogheria il "Jamanag", uno dei due quotidiani armeni, il più antico giornale della Turchia. Gli armeni in città sono 70 mila e la loro Chiesa è la più ricca e numerosa tra quelle cristiane nel paese. "Qui non si sta male - dice il bottegaio ("niente nomi, prego") - Certo cento anni fa eravamo 250 mila, ma non stiamo male. Armeni, armeni, noi siamo turchi come tutti gli altri". Trasmissione finita: chiude il giornale, sputa educatamente per terra e torna dentro il suo negozio buio.
In armeno i massacri del 1915-16 si chiamano "Mezd Yeghern" , il Grande Male. In quegli anni la triade al potere, Enver Pascià, Talat Pascià e Djemal Pascià, tutti capi dei Giovani Turchi, decisero che gli armeni erano una minaccia, perchè praticavano il terrorismo, parteggiavano per il nemico russo e volevano l'indipendenza. Ordinarono così una deportazione delle popolazioni dell'Anatolia Orientale. Fin qui nemmeno un turco avrebbe da obiettare.
Ma la grande maggioranza degli studiosi sostiene (Bernard Lewis è forse il più celebre tra i "negazionisti") che la deportazione fu pianificata come uno sterminio di massa. Nel suo rapporto del 1920 al Senato americano, il generale James Harbord scrisse che "i massacri e le deportazioni (...) furono organizzati secondo un sistema prestabilito". I giovani furono ammassati nelle sedi governative e uccisi, uomini vecchi e bambini furono avviati verso quelle che Talat Pascià chiamava "colonie agricole", in direzione delle pianure malsane dell'Eufrate, della Siria, dell'Arabia. Insieme con i soldati agivano bande di curdi che uccidevano, violentavano e depredavano i cadaveri. Molti morirono di fame, gli altri furono uccisi. Nel suo ultimo libro, fresco di stampa dal Saggiatore, "Cronache Mediorientali", Robert Fisk dedica un intero capitolo a quello che lui chiama "Il primo Olocausto". Fisk dà per buono un telegramma di Talat Pascià che ordina i massacri, nonostante qualcuno sollevi dubbi sulla sua autenticità, ma la parte davvero impressionante sono i racconti degli ultimi testimoni oculari che il reporter britannico è andato a scovare ai quattro angoli del mondo.
I testimoni
oculari

Ricordò Zakar Berbedrian, ormai morto, in un ospizio di Beirut: "Vennero i soldati e, davanti alle madri, presero i bambini uno per uno - avevano sei, sette, otto anni, e li lanciarono in aria facendoli ricadere sulle pietre. Se sopravvivevano, i soldati turchi li prendevano per i piedi e gli spaccavano la testa". Il capitolo è costellato di episodi come questo e talvolta di storie dei turchi che aiutarono le vittime a sfuggire alla morte. Gli armeni dicono che furono uccisi 1 milione e mezzo di persone, i turchi 300 mila, stime britanniche del tempo 800 mila. Allora i giornali parlarono unanimi di massacri di stato, il <New York Times> dedicò all'argomento 145 articoli nel solo 1915.
Le stragi avvenivano in aree sperdute dell'Anatolia. Nelle grandi città, dove c'erano molti occhi internazionali, la popolazione armena fu in larga parte risparmiata. Nel 1915 però, i principali intellettuali armeni di Istanbul e di altri centri furono arrestati e massacrati. Curiosamente oggi gli Stati Uniti sono tra i Paesi, compresa Gran Bretagna e Israele, che non usano la parola "genocidio armeno", mentre la definizione è adottata da 21 Paesi tra cui l'Italia. La Repubblica turca che Mustafa Kemal ha tenuto insieme contro tutto e tutti, imponendo un titanico passaggio alla modernità ancora in corso, non vuole sentire parlare di genocidio. La tesi turca è che ci furono milioni di morti a causa della guerra e della fame anche tra i musulmani. In molti casi le vittime furono il risultato di scontri etnici sfuggiti di mano all'autorità centrale. Difficile trovare un turco che dissenta, anche se il particolare che in tutto il paese sia rimasto un solo villaggio armeno, Vakifli, fa venire i brividi. E' vicino a Iskenderun (la vecchia Alessandretta), alle pendici del Mussa Dagh, il monte di Mosè, dove gli armeni resistettero per 40 giorni con le armi, poi immortalati dal racconto di Franz Werfel "I 40 giorni del Mussa Dagh".
La laica e progressista
Gul Batus

Nel Caffé del grattacielo dell'Hotel Marmara, piazza Taksim, sembra di essere in una qualsiasi città europea, Gul Batus, 48 anni, insegna Giornalismo e Pubbliche Relazioni all'Università, è elegante, laica, progressista ma il genocidio è troppo anche per lei: "E' diventata una questione politica. Bisognerebbe lasciare queste cose agli storici ma il dibattito è impossibile. Recentemente in Francia e America è stata negata la parola agli studiosi turchi. Non c'è mai stata la volontà di sterminare un intero popolo, assurdo. Nelle zone più lontane dalla guerra, come a Istanbul, gli armeni sono rimasti nelle loro case".
Ha spiegato lo storico Halil Berktay, un tempo maoista, a una troupe della Bbc venuta a Istanbul per intervistarlo: "Con il collasso dell'Impero Ottomano si sono create nuove nazioni, dai Balcani all'Arabia. Ciascuna era presa dalla rabbia e dall'odio verso le altre. Nessuno di questi nazionalismi ama parlare di ciò che ha fatto agli altri. Ma possono parlare per ore e ore di quello che gli altri hanno fatto a loro". (Claudio Gallo/La Stampa.it)
28.11.2006

SOCIETA'

SEMPRE MENO LE DONNE
CON IL VELO

Foulard_turco

E' quanto è stato pubblicato in Turchia da un ente indipendente secondo il quale sono in calo anche le persone favorevoli ad uno Stato basato sulla legge della sharia islamica. Sceso del 15% il numero di giovani e anziane che portano il copricapo, di qualunque tipo esso sia.

Sempre_meno_le_donne_turche_con_il_veloSono sempre meno le donne turche musulmane che indossano il velo e sono in calo i turchi favorevoli ad uno Stato basato sulla legge della sharia islamica rispetto agli anni precedenti. E' quanto afferma uno studio pubblicato da un ente indipendente.
La Turchia, Paese candidato ad entrare nell'Unione Europea, è un Paese a schiacciante maggioranza musulmana, ma possiede un sistema politico laico che impone il divieto di indossare il velo nelle università e negli uffici pubblici.
Lo studio dice che il numero di donne che portano il velo è diminuito del 15% - dal 75 % circa al 60 % negli ultimi sette anni - una cifra in contrasto con la credenza popolare secondo cui la percentuale sarebbe invece in un aumento.
La percentuale di donne che scelgono di non indossare uno dei veli contemplati dall'Islam quando scendono in strada è salita al 36.5 % rispetto al 27.3 % registrato nel 1999 da un'indagine simile.
Tuttavia molte delle intervistate sono contrarie alla legge che vieta di indossare il velo.
Veli e copricapi sono diventati una questione spinosa in diversi Paesi europei. La Francia ha imposto il divieto di portare il velo nello scuole statali due anni fa, l'Olanda prevede di vietare l'uso del velo e in Gran Bretagna il dibattito sul tema è quanto mai acceso.
Il numero di turchi contrari ad uno stato islamico è balzato al 76 % rispetto al 58 % di un decennio fa.
"Lo studio mostra che la gente turca non ritiene che il fondamentalismo rappresenti una minaccia e che è contrario alla legge della sharia", ha detto nel corso di una conferenza stampa Can Peker, presidente della <Turkish Economic and Social Studies Foundation> (Tesev) che ha condotto l'indagine.
La secolare classe dirigente turca, che comprende le forze armate, sorveglia da vicino il ruolo che la religione svolge nella società.
L'esercito ha rovesciato un Governo eletto democraticamente nel 1997, perché giudicato troppo islamico. Ora vede con diffidenza il partito Akp al Governo a causa delle sue radici islamiche.
L'indagine di Tesev "Religione, società e politica nella Turchia contemporanea", mostra che il numero di coloro che si ritengono "abbastanza religiosi" è salito al 46.5 % dal 25 % dello studio condotto nel 1999.
La percentuale di coloro che ritengono di essere "molto religiosi" è raddoppiata al 12.8 % nello stesso periodo.
Alcuni europei che sono contrari all'ingresso della Turchia nell'Unione Europea vedono l'identità islamica del paese come un potenziale ostacolo. La Turchia sostiene che l'UE non dovrebbe essere un "club cristiano".
Dallo studio emerge che solo il 5.7 % considera la questione del velo il problema principale della Turchia. Più dei due terzi degli intervistati pensano che il problema più grande del paese sia la disoccupazione.
L'indagine è stata condotta a maggio e giugno su un campione di 1.492 adulti intervistati faccia a faccia in 23 province turche. (Reuters)
28.11.2006

 

"CI VUOLE UNA EDUCAZIONE PIU' LAICA"

Omer_Sabanci

Attacco del presidente della Tusiad, Omer Sabanci, al Governo che userebbe il suo potere per influenzare l'istruzione.

La Tusiad, la Confindustria turca, torna sui temi caldi della vita politica. Il suo presidente Omer sabanci ha infatti posto l'accento sulla riforma scolastica che deve essere imporontata su una maggiore laicità dell'istruzione, attaccando senza mezzi termini il Governo e accusandolo di usare il suo potere anche per influenzare sfere che dovrebbero rispecchiare la componente laica dello Stato come appunto l'istruzione.
Non solo. Sabanci ha anche criticato l'Akp, accusandolo di oscurantismo e di non rendere noti al Paese quali siano i reali (e solo parziali) progressi compiuti dalla Turchia nel cammino verso l'Europa. Il presidente della Tusiad ha poi parlato della situazione economica del Paese, ponendo l'accento sui danni che deriverebbero dall'eventuale chiusura del cammino negoziale. (Apcom)
28.11.2006

 

SOTTO LA SOGLIA DI SVILUPPO

Brutte notizie per la Turchia dove - secondo un report - 7 milioni di persone vivono privi delle strutture di base come l'istruzione.

Brutte notizie per il Paese della Mezzaluna. Stando ai risultati pubblicati in un report del programma di sviluppo delle Nazioni Unite, 7 milioni di persone vivono prive delle strutture base della società, come l'istruzione.
Lo studio definisce il Paese "mediamente sviluppato", meglio dell'Albania e della Bosnia, ma sullo stesso livello di Arabia Saudita e Iran. nella classifica europea occupa il 92 mo posto. In Turchia, quindi, ci sarebbero sette milioni di persone a rischio di esclusione sociale a causa del loro analfabetismo, che spesso si traduce in una vera e propria incapacità di comunicare. Medie ben diverse in alcuni degli altri Paesi europei. La Repubblica ceca e l'Ungheria si piazzano al 30mo e al 35mo posto. La Bulgaria e la Romania compaiono al 54mo e al 60mo posto. Al primo si trova la Norvegia seguita dalla Groenlandia e dall'Australia. (Apcom)
28.11.2006

 

LA PROTESTA DEGLI INSEGNANTI CONTRO IL GOVERNO

Il_fondatore_dello_Stato_turco,_Ataturk

Quello che chiedono è un maggior rispetto della categoria spesso umiliata e soggetta a censure, diversamente dal tempo di Ataturk.

Insegnanti in marcia nel centro di Ankara. Un sindacato minore ha organizzato una marcia alla quale hanno partecipato però un notevole numero di professori, soprattutto dei licei, provenienti da ogni parte del paese.
Quello che chiedono è maggior rispetto per la categoria, spesso umiliata e soggetta a censure, diversamente dal tempo di Ataturk. Non solo. Gli insegnanti lamentano trattamenti economici sempre più modesti. La manifestazione è passata anche dall'Anitkabir, il mausoleo del Padre della Patria. Il sindacato ha chiesto inoltre, provocatoriamente, di consacrare il 21 novembre alla Festa degli Insegnanti. (Apcom)
28.11.2006

IMMIGRAZIONE
E TRAFFICO,
GROSSO PROBLEMA

Traffico_immigrati

La Turchia è uno dei maggiori Paesi dove si svolge in passaggio illegale di asiatici e africani che vogliono raggiungere l'Europa.

Illegal migrants attempting to relocate to Western countries prefer Turkey as a transit country mainly because they have confidence in its Muslim identity.
Field studies and statistics also confirmed that geographic location was another important factor behind this preference.
Over the last 11 years, more than 600,000 people have been captured while trying to cross Turkish borders.
Regional wars, internal turmoil, terrorism, and economic problems are leading factors behind illegal immigration
Ethnic repression, famine, epidemics, family problems and policies encouraging illicit immigration in some countries were also cited as other reasons for illegal border crossings.
Middle Eastern, Asian and African migrants prefer Turkey because of its Muslim identity as well as for similarities between languages. The relatively lenient measures against illegal immigration in Turkey and assurances given by immigrants already settled here also increased illicit migration, the studies indicated.
Erdogan: Neighbors non-compliant with their obligations
In regards to the illegal immigration issue, and the fact that Turkey is a major transit country, the Turkish prime minister said that Turkey's neighbors were not doing enough to deal with the problem. Erdogan said that 600,000 people have been captured over the last ten years trying to cross Turkey's borders, many coming from the East.
"It has been observed that our neighbors and others have not complied with their obligations, and occasionally exported the issue to Turkey. Turkey offered the ratification of bilateral extradition agreements with 16 countries, including Pakistan and Iran." (Ahmet Dinc/Zaman)
28.11.2006

 

TULIPANI

Tulipani_turchi

Si calcola che nella prossima primavera in Turchia ne sbocceranno 10 milioni. Istanbul, Konya, Bursa, Antalya e Kayseri stanno tentando di ricreare il famoso fiore che fu uno dei simboli ornamentali dell'Impero ottomano e che ancor oggi viene riproposto nelle mattonelle di ceramica di Kutaya.

Istanbul, Konya, Bursa, Antalya, Isparta and Kayseri are resolved to recreate the famous Tulip Age of the Ottoman Empire.
Municipal authorities in those cities have already placed their order for 10 million tulips from a supplier in Cumra.
Ali Yetgin, who owns a firm in Cumra with experience of over eight years in producing tulips, said that there was increasing interest in buying the tulips he grows.
Last year, Yetgin's firm sold approximately six million tulips to Istanbul, Konya, Antalya and Isparta.
Yetgin put the number of tulips the Istanbul municipality ordered at 7.5 million, Konya 1.5 million, Bursa 500,000, Isparta 150,000 and Kayseri 100,000. (Anadolu News Agency-Zaman)
28.11.2006

CRONACA

RAGAZZA SALVATA DAL DELITTO D'ONORE

Era incinta di quattro mesi, dopo un rapporto avuto con un cugino. Una ginecologa che l'aveva visitata ha avvertito la polizia che l'ha così sottratta al tribunale tribale della famiglia.

Un medico dell'ospedale di Van ha sventato l'ennesimo delitto d'onore. Pratica che nell'est del Paese viene usata per punire le ragazze che hanno avuto rapporti sessuali o gravidanze fuori dal matrimonio. Una ginecologa di Van, Rabia Þahin, visitando la sua paziente si è resa contro del fatto che era incinta quasi di quattro mesi. Per sottrarre la ragazza, di 21 anni e non sposata, alla reazione della famiglia, ha avvisato le forze dell'ordine, chiedendo di mettere la giovane sotto la sua protezione.
Ora Z.C., queste le iniziali della giovane la cui identità verrà mantenuta segreta per motivi di sicurezza, potrà concludere la sua gravidanza in modo sereno. La ragazza era andata all'ospedale di Van con la scusa di accompagnare la sorella, che non si sentiva bene. La ginecologa che le ha salvato la vita, aveva notato qualcosa di strano nel suo portamento e ha deciso di visitare anche lei, facendola sottoporre a un test di gravidanza e dicendo ai suoi genitori che aveva avuto un esito negativo. Nello stesso tempo, però, ha avvisato le autorità del reale risultato, mettendole in guardia sui rischi a cui andava incontro la sua paziente. Così l'altra notte, le forze dell'ordine si sono presentate a casa di Z.Ç. e l'hanno portata via da quello che rischiava di diventare il suo inferno. Adesso la ragazza alloggia in un orfanotrofio. I suoi genitori non possono farle visita, a meno che non sia lei a chiederlo. Dopo un incontro con la psicologa, si è appreso che la giovane quattro mesi fa ha aveva avuto un rapporto consenziente con un suo cugino. (Apcom)
28.11.2006

 

LA VITA, UN INFERNO AD USKUDAR

Uskudar

Gli abitanti della parte asiatica di Istanbul non ce la fanno più da quando il sindaco ha proibito ai cittadini la consumazione di bevande alcoliche sul lungomare.

Non ce la fanno più, da quando Mehmet Cakyr il sindaco di Uskudar, quartiere nella parte asiatica di Istanbul, la scorsa estate ha proibito la consumazione di bevande alcoliche sul lungo mare. La loro vita è diventata un inferno. E una questione di principio. Perché chi li ha obbligati all'astemia non lo ha fatto per motivi di sicurezza, ma per questioni religiose. E alcuni abitanti di Uskudar hanno deciso di protestare, scendendo in strada e urlando "Lasciateci bere, siamo uno Stato laico" e con in mano un signor bicchiere di vino.
Alla manifestazione hanno partecipato anche alcune associazioni e partiti politici, fra cui il Chp, principale partito d'opposizione. Çakýr appartiene all'Akp, lo stesso partito del premier Erdogan. (Apcom)
28.11.2006

 

UNDICI ANNI ALL'ATTENTATORE DEL PREMIER

La sentenza, emessa dal Tribunale, fa riferimento al fallito attentato cui era rimasto vittima Erdogan lo scorso anno

A court convicted and sentenced to 11 years in prison a man who approached Prime Minister Recep Tayyip Erdoğan with a gun hidden in a loaf of bread.
Mustafa Bağdat was on trial in the northwestern province of Kütahya on charges of planning to assassinate Erdoğan during a visit there last year. Bağdat was arrested after he shouted at Erdoğan and approached his private bus.He was later accused of carrying a gun concealed in a loaf of bread and loaded with buckshot-like pieces of metal. A criminal lab investigation found the gun had mechanical defects, but could have been deadly at close range.
Erdoğan told reporters traveling with him on a private plane after the events in Kütahya that there had been several past attempts on his life. (Turkish Daily News)
28.11.2006

NOTIZIARIO DI AMBASCIATA

UN UOMO DI SPICCO, RAMI KOC
In occasione di una colazione organizzata dalla Camera di Commercio italiana di Istanbul, il Presidente onorario del <Gruppo Koc>, Rami Koc, ha ricordato la lunga esperienza della propria azienda sul piano internazionale e i molteplici accordi e collaborazioni raggiunti con altre importanti imprese estere operanti in Turchia. Dal Giappone all'Italia, dal Regno Unito ai Paesi arabi, ogni partnership ha rappresentato secondo Koc un profondo arricchimento per il suo gruppo, grazie agli scambi non solo sul piano professionale ma anche in termini culturali tra realtà in alcuni casi profondamente differenti. L'ambasciatore d'Italia Carlo Marsili ha voluto sottolineare la stima di cui Koc gode in Italia, alla luce di importanti rapporti di collaborazione con alcune aziende di spicco del panorama italiano, quali la <Fiat>, <Pirelli> e recentemente <Unicredito>. L'evento ha costituito anche l'occasione per l'ambasciatore Marsili per insignire il presidente della Camera di Commercio italiana di Istanbul, Giuseppe Alberto Moggi, dell'onorificenza dell'Ordine al Merito della Repubblica italiana, concessa dal presidente della Repubblica italiana.

IL COMPARTO PIU' DIFFUSO: L'AGRO-ALIMENTARE
Secondo uno studio predisposto dallo <State Planning Organization> (Dpt), in merito ai settori maggiormente trainanti nell'ambito dei 64 principali distretti industriali del Paese, è è l'agro-alimentare il comparto più diffuso. Ad Istanbul l'industria dominante risulta essere quella del tessile - abbigliamento; mentre ad Ankara spiccano i settori dei mobili (distretto di Siteler) e metalmeccanico. Nella regione di Izmir, terza città del Paese, i comparti più rilevanti risultano essere l'alimentare, l'ortofrutticolo, il tabacco ed il tessile,
senza dimenticare l'elettromeccanica presente nella vicina area di Manisa.

CANALIZZAZIONE CAPITALI STRANIERI NEL GAP
Lo Yased (Associazione degli investitori internazionali), in stretta collaborazione con la Tusiad (Associazione degli industriali e degli imprenditori turchi) e la Musiad (Associazione autonoma degli industriali), lancerà a breve un programma volto a canalizzare capitali esteri nel Gap, ampio progetto di sviluppo economico che il Governo porta avanti da anni nella zona sud-orientale dell'Anatolia. Tale master plan è fortemente voluto dal Primo Ministro in persona, che ha spronato le associazioni di settore ad attrarre quanti più investitori possibili dall'estero e di individuare i settori all'interno del GAP che più necessitano di flussi di capitali internazionali.

SALI-SCENDI NELLA VENDITA VEICOLI ED AUTO

Nei primi 10 mesi del 2006 è stato registrato nel Paese un calo del 9.4% nelle vendite di veicoli e dell'11.6% di autovetture. Un incremento del 16.9% ha contraddistinto invece la produzione di veicoli rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, raggiungendo quota 446.000. Da gennaio a ottobre 2006 sono stati esportati 559.000 veicoli, di cui 341.000 autovetture.

 
L'INVITO DEL <WORLD ECONOMIC FORUM>

World_economic_ForumIl <World Economic Forum> (Wef), una fondazione volta a rafforzare i contatti tra i governi e i maggiori imprenditori a livello internazionale, invita l'Unione Europea a considerare la Turchia una grande opportunità in termini economici. Thierry Malleret, uno degli autori di un recente rapporto pubblicato dal Wef, non considera l'entrata del Paese nell'UE un possibile rischio ma anzi vero e proprio stimolo per affrontare in modo coerente e sistematico alcuni importanti nodi quali la sicurezza energetica ed il dialogo interculturale. E' indubbio - continua il rapporto - che il Paese è ormai terreno di transito delle risorse del Mar Caspio, della Russia e del Medio Oriente verso un'Europa sempre più affamata di energia. Una presenza rilevante della Turchia in tale settore permetterebbe ai Paesi del Vecchio Continente di raggiungere un sufficiente livello di diversificazione di offerta, eliminando così quei monopoli che costituiscono al momento elementi distorsivi del mercato dell'energia.

 

AGGIUSTAMENTO DELLA BOLLETTA DELL'ENERGIA ELETTRICA

Probabile nel breve periodo un aggiustamento della bolletta dell'energia elettrica. "Più che di un aumento", ha tenuto a precisare il Ministro competente H. Guler in occasione della 17 Conferenza internazionale di geofisica, "si tratta di un ritocco ad alcune tariffe che del resto nel corso degli ultimi anni avevano subito una diminuzione costante". Secondo il Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan, tali aggiustamenti sono necessari dato l'incremento del costo dell'energia a livello mondiale. La dipendenza nel settore energetico da parte della Turchia - ha concluso Erdogan - impone d'altronde un aggravio dei costi che dovrà essere sopportato dall'intero Paese. Posizione interamente condivisa dal rappresentate dell'Fmi, Hugh Bredenkamp, secondo il quale e' naturale che un incremento dei costi a livello internazionale possa riflettersi sul mercato interno, in particolare su un aggiustamento della bolletta dell'energia elettrica per i singoli consumatori.

AUTOSTRADA UNIRA' LA TURCHIA AL MEDIO ORIENTE

Gli Stati Uniti approvano il progetto del presidente della Associazione degli imprenditori turco - americana, Ugur Terzioglu, volto a costruire un'arteria autostradale che unisca la Turchia al Medio Oriente. In occasione di un evento organizzato la scorsa settimana ad Istanbul dalla Camera di Commercio statunitense dal titolo "Eurasia Platform", Terzioglu ha voluto sottolineare quanto la tematica dei trasporti internazionali sia al centro degli interessi del Governo di Ankara. Non solo: il "Progetto Via della Seta", che dovrebbe unire Bruxelles con Pechino e che ha ricevuto anche il sostegno di Washington, rappresenta un altro tassello di questo ampio programma infrastrutturale, finalizzato a rafforzare i flussi economico - commerciali della Turchia con l'Oriente.

421 MLN DI $ OFFERTI PER IL 50% DI "CEVAHIR"
L'impresa <St. Martins> ha offerto 421 milioni di dollari per il 50% dello shopping centre sul Bosforo "Cevahir". Reazione positiva da parte del primo cittadino di Istanbul K. Topbas il quale guarda con favore all'offerta lanciata dall'azienda del Kuwait.

ECONOMIA E POLITICA ECONOMICA
Secondo il recente rapporto del Fondo Monetario Internazionale <Third and Fourth reviews under the Stand - by Agreement>, l'economia turca ha mostrato una buona capacità di reazione rispetto alle turbolenze finanziarie di maggio - giugno 2006. La rapida crescita e l'aumento eccessivo del prezzo del greggio hanno tuttavia causato un ulteriore peggioramento del deficit nelle partite correnti, nei primi 9 mesi del 2006 pari a US$ 25.3 miliardi (+ 59.6% rispetto allo stesso periodo del 2005). L'Istituzione finanziaria di Washington auspica che la Banca Centrale continui la sua rigorosa politica monetaria volta al controllo del processo inflazionistico. Da tenere sotto controllo anche la leva fiscale, al fine di ridurre per quanto possibile in una stagione pre-elettorale la spesa pubblica e migliorare il surplus primario, fondamentale per la riduzione dell'esposizione debitoria. In particolare - si legge nel rapporto - il Governo dovrebbe porre un freno all'aumento della spesa sanitaria, che ha registrato un forte incremento nel corso degli ultimi anni, passando dal 3.5% del Pnl nel 1999 al 5% nel 2005. Altro punto degno di attenzione secondo i rappresentanti del Fmi e' la creazione di un solido e trasparente sistema bancario, condizione necessaria per infondere fiducia nei confronti dei mercati finanziari internazionali e degli investitori esteri.
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Dati del ministero delle Finanze indicano che nei primi 10 mesi del 2006 il budget statale ha registrato un deficit di 3.8 milioni di nuove lire turche (2.6 miliardi di dollari); una consistente diminuzione (- 52.1%) rispetto all'anno precedente che aveva visto un deficit pari a 7.9 miliardi di nuove lire turche. Surplus primario pari invece a 37 miliardi di nuove lire turche (25,5 miliardi di dollari), con un incremento del 19.9% rispetto al periodo gennaio - ottobre 2005.

 

SETTORE BANCARIO E MERCATI FINANZIARI
Il ministro delle Finanze turco Kemal Unakitan, in occasione del 4° Summit internazionale sulla Finanza e gli Investimenti ha tenuto a sottolineare lo straordinario rafforzamento del sistema bancario a partire dalla crisi del 2001. Al fine di accrescere la competitività degli istituti di credito nazionali e' necessario secondo il Ministro ridurre sensibilmente il costo di alcuni servizi bancari, soprattutto a seguito della presenza sempre più massiccia di banche con capitale straniero operanti di recente in Turchia.
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Continua il periodo positivo per il settore bancario turco con profitti record anche nel terzo quadrimestre del 2006, che ha fatto registrare un aumento del 35% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Al primo posto si trova la <Akbank>, con un incremento del 9.44%, seguita dalla <Isbank> e dalla <Garanti>.
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Rappresentanti della <Alternatifbank> (Abank) e dell'istituto di credito greco <Alfa Bank> hanno dichiarato che di recente sono stati avviati i negoziati volti a dar vita ad un partenariato strategico. Secondo analisti del settore, il valore complessivo della <Abank> ammonterebbe a circa 450 milioni di dollari.
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In un recente articolo comparso sulla rivista <The Bunker>, <Isbank> è l'unica banca turca che figura tra i primo 100 istituti di credito a livello mondiale. Secondo il direttore generale della <Isbank>, E. Ozince, la banca è ormai pronta a ricoprire un ruolo centrale nel panorama della finanza internazionale. I primi venti istituti di credito della lista sono principalmente europei ed americani.

 

INVESTIMENTI E PRIVATIZZAZIONI
L'Amministrazione per le Privatizzazioni turca prevede di annunciare a breve i termini della vendita della <Halkbank>, passaggio fondamentale nel processo di privatizzazioni previsto dagli accordi tra Ankara ed il Fondo Monetario Internazionale. Secondo alcune fonti del settore bancario a livello locale, i rappresentanti della <Halkbank>, sesta banca del Paese con un valore pari a 33.8 miliardi di dollari alla fine dello scorso mese di settembre, hanno già avviato colloqui con alcuni istituti di credito internazionali quali <Bbva>, <Fortis> e <National Bank of Kuwait>.


INDICATORI MACROECONOMICI

- Crescita del PNL nel 2005: 7.7%; gennaio - aprile 2006: 6.3%
- Inflazione annua (prezzi al consumo): 7.72% (2005); 10,59% (agosto 2006)
- Interscambio con l'Italia nel 2006 (gen - settembre): oltre $11.2 miliardi, con esportazioni verso l'Italia pari a $4.9 miliardi (+25.5% rispetto al corrispondente periodo del 2005) ed importazioni dall'Italia pari a $6.2 miliardi (+12.8 % rispetto al corrispondente periodo del 2005). (Ice Istanbul su dati dell'Istituto Turco di Statistica- Tuik)

BACHECA
L'<Unioncamere>della Liguria, assieme agli <Euro Info Centres> di alcune regioni dell'Italia, della Spagna e della Turchia impegnate in progetti europei, sta coordinando il progetto "How to go International", finanziato dall'Unione Europea - Direzione Generale delle Imprese e dell'Industria, il cui scopo è quello di contribuire all'applicazione delle linee guida indicate dall' <Entepreneurship Action Plan> della Commissione Europea conducendo una serie di attività a sostegno della competitività delle piccole e medie imprese (SMEs) e delle microimprese che intendono ampliare la loro attività a livello internazionale. L'obiettivo principale del progetto è quello di fornire sia alle SMEs che alle micro-imprese l'assistenza che consenta loro di superare la difficoltà che si presentano nell'accedere ai mercati europei ed internazionali; l'adeguata gestione delle proprie risorse; la definizione di chiare strategie e la gestione di attività di cooperazione transnazionali. A tale riguardo è stato creato il seguente sito web relativo al progetto www.lig.camcom.it/howtogointernational, dove le parti interessate possono accedere a tutte le informazioni relative ai processi di internazionalizzazione già svolte sia dalle Regioni che dai Paesi coinvolti nelle attività del progetto stesso. La Turchia vi è rappresentata dalle Camere di Commercio di Istanbul e Gaziantep, ed uno dei principali eventi previsti in ambito al progetto sarà tenuto proprio ad Istanbul il prossimo 4 dicembre quando oltre 100 aziende provenienti da Italia , Spagna e Turchia si incontreranno per discutere e verificare le opportunità di affari nei seguenti settori: agro-alimentare, costruzioni, meccanica, elettronica ed automazione, gomma e plastica. Per prendere parte all'evento sarà necessario compilare il formulario di partecipazione disponibile sul predetto sito web dove sarà altresì possibile consultare on-line la lista dei partecipanti ed eventualmente fissare in anticipo delle riunioni di lavoro.
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A cura di: Simona De Martino - capo dell'Ufficio economico e commerciale dell'Ambasciata d'Italia in Turchia
: Gianmarco Macchia - vice capo dell'Ufficio economico e commerciale
: Roberto Luongo - direttore dell'Ice di Istanbul
28.11.2006

ECONOMIA

"CON NOI UN NUOVO FUTURO"

Erdogan_al_World_Economic_Forum

Così il premier Recep Tayyip Erdogan alla sessione inaugurale del <World Economic Forum>. "Uno degli obiettivi del mio Governo è quello di aprire il Paese all'estero".

"E' un meeting carico di significati per la Turchia e sono onorato di ospitarlo". Aveva iniziato così il suo discorso il premier turco Recep Tayyip Erdogan paerlando per 15 minuti nella sessione inaugurale del <World Economici Forum>, svoltosi la scorsa settimana al Ciragan Palace di Istanbul. Un discorso carico di spunti, tutti incentrati su un unico punto: la Turchia come nuovo riferimento per la società globale, una Turchia disposta al confronto ma che chiede fiducia e apertura dagli interlocutori internazionali.
"Uno dei principali obiettivi del mio Governo - aveva spiegato Erdogan - è quello di aprire il Paese all'estero. Questo forum quindi rappresenta una importante occasione per confrontarsi con persone che provengono da culture diverse dalle nostre. Crediamo che la globalizzazione sia un'opportunità irrinunciabile, ma bisogna che venga applicata in maniera corretta. E per farlo ci vogliono tre condizioni: pace, stabilità e fiducia".
Un discorso, quello del premier, dosato tra compiacimento per l'avanzata economica del Paese e cauti accenni alle condizioni per una fruttuosa "alleanza tra civiltà".
Pace, stabilità e fiducia - aveva aggiunto Erdogan - sono presenti in questo momento in Turchia ed è questo il motivo fondamentale della nostra crescita negli ultimi anni. Globalizzazione e alleanza fra civiltà. Sono questi i due fattori per un futuro di benessere e prosperità mondiale. Per questo motivo, abbiano deciso di ospitare proprio in questo palazzo un altro importante meeting, quello dell'alleanza fra civiltà, al quale aveva partecipato il premier spagnolo Josè Luis Zapatero. Alleanza di civiltà vuole dire soprattutto lotta al terrorismo internazionale".
28.11.2006

BATTUTA DI ARRESTO DELLA BORSA TURCA
CHE HA PERSO Il 3.27%. LIRA DEPREZZATA

La_Borsa_turca

A pesare sulla valuta e l'afflusso di capitali esteri nel Paese ha contribuito l'ammonizione della Commissione europea che ha posto alla Turchia la deadline del 6 dicembre per il rispetto di una serie di accordi internazionali. Sarebbe un duro colpo per l'economia se Bruxelles interrompesse i negoziati.

I mercati dell'Europa orientale hanno chiuso l'ultimo mese poco mossi, con l'indice regionale Msci Eastern Europe (in euro) in rialzo dello 0.1%. Il parziale rientro dai timori sul fronte della liquidità, dei tassi di interesse e il calo delle quotazioni del petrolio hanno permesso ai Paesi con i deficit delle partite correnti più elevati, come la Turchia, di diminuire il peso dello squilibrio dei conti interni.
Ma questo non è bastato a controbilanciare le gravi difficoltà del Governo di Ankara. L'indice della Borsa turca ha perso il 3.27% (in dollari) e la Lira, dopo aver recuperato il 9% dai minimi di maggio, si è nuovamente deprezzata contro dollaro ed euro. A pesare sulla valuta e l'afflusso dei capitali esteri nel Paese ha contribuito l'ammonizione della Commissione europea che ha posto alla Turchia la deadline del 6 dicembre per il rispetto di una serie di accordi internazionali.
L'attuale presidente Finland, infatti, lamenta il rallentamento del processo di armonizzazione per l'adesione all'Unione, oltre che ancora gravi mancanze in termini di rispetto dei principi democratici, dei diritti umani, di libertà religiosa, sindacale, di tutela delle donne e delle minoranze. A questo si aggiungono i difficili rapporti con Cipro.
Il Protocollo aggiuntivo agli Accordi di Ankara del giugno 2005, che impone la fine della restrizione al commercio con l'isola, resta totalmente inapplicato. Il Governo turco continua a porre il veto all'ingresso di Cipro in alcune organizzazioni internazionali, a impedire il volo degli aerei e l'attracco nei suoi porti ai mezzi cipriota, violando gli accordi con l'UE. La Commissione continuerà a monitorare gli sviluppi della situazione e fornirà le proprie raccomandazioni al Consiglio Europeo di dicembre, in cui verrà discussa la sospensione o meno dell'adesione turca all'UE.
Sarebbe un duro colpo per l'economia turca, protagonista durante gli ultimi anni di un forte sviluppo anche grazie all'afflusso di capitali stranieri, che potrebbero venir meno in caso di una bocciatura europea. Lasciata alle spalle la crisi del 2001, in cui l'inflazione superava il 20% e l'economica stentava, la Turchia ha messo a segno tassi di crescita a due cifre e il Prodotto interno lordo dovrebbe continuare a crescere del 6% nel 2006. Resta alta, invece, la disoccupazione, difficile da contabilizzare correttamente per via dell'elevata presenza di lavoro sommerso, e nel corso del terzo trimestre è salita ancora del 9.1%.
Nel resto dei listini dell'est Europa, è stato il calo del prezzo del petrolio a dominare sui prezzi di Borsa, penalizzando i big del settore e i minerari. Il mercato russo, dopo aver superato nuovamente i 1.700 punti, ha ripiegato, realizzando comunque un guadagno del 2.3% nel corso dell'ultimo mese, sorretto dai circa 2 miliardi di capitale confluiti nelle nuove società russe che si sono quotate, assorbendo parte della liquidità presente sul mercato.
Oltre al calo del Brent e del gas, <Gazprom> ha anche dovuto fare i conti con il licenziamento del suo vice-CEO Alexander Ryazanov che verrà sostituito da Valery Golubev, uomo di fiducia del presidente Vladimir Putin. Rosneft, la seconda società del mercato russo, ha inizialmente beneficiato dell'aumento di circa un terzo delle esportazioni verso la Cina a 20 milioni di tonnellate all'anno e ha annunciato la creazione di una joint venture con la cinese <Cnpc>. La società è invece stata penalizzata dal mancato inserimento negli indici <Morgan Stanley> e dalle voci di mercato di una possibile acquisizione di <Surgutneftegas>. Negli indici Msci è invece entrata <Sberbank>, la principale cassa di risparmio russa.
Anche il Bux a Budapest ha chiuso in rialzo del 2.2%, sulla scia degli utili della società petrolchimica <Mol>, che ha superato le attese degli analisti, presentando risultati record per il terzo trimestre. Solido è apparso anche il settore finanziario, con <Otp Bank>, la principale banca ungherese, che ha pubblicato dati di bilancio superiori alle previsioni. Il mercato è stato invece frenato dai titoli farmaceutici, che stanno risentendo delle nuove misure in materia di sanità previste dal Governo magiaro.
Nel complesso, i mercati dell'Europa orientale viaggiano su livelli più bassi di quelli asiatici o latinoamericani e questo rende le loro valutazioni più convenienti tra gli emergenti. Meno legata agli andamenti della congiuntura Usa, l'economia dell'area resta, invece, ancorata alla dinamica di petrolio e minerari.
Nonostante le quotazioni siano lontane dai livelli paventati alcuni mesi fa, secondo diversi economisti, la richiesta di materie prime potrebbe restare alta anche in futuro, a causa di un difficile ampliamento delle capacità produttive a breve termine. (Maria Grazia Briganti/Morningstar)
28.11.2006

LE COPERTE
TURCHE RISCALDANO
IL MONDO

 

La città di Usak e le industrie locali sono quelle che producono il 98% dei manufatti. Circa l'80% prende la via dell'estero verso 57 Paesi. Il giro di affari.

The Turkish city of Usak and its local manufacturers are responsible for 98 percent of the country's blanket production. One of these manufacturers, Sesli, which produces 20 million blankets a year, is gravitating toward functional products by concentrating on research and development. Exporting 80 percent of its production to 57 countries, co-partner Hazim Sesli projects year-end revenue of $26 million, $14 million coming from exports.
Noting that their production facilities in South Africa were now managed by other members of the family, Mehmet Sesli pointed out the demand for blankets was extremely high as 30 percent of South Africans lived in barracks. Also noting that the people in this country gave newly-married couples blankets as a wedding, as opposed to gold in Turkey, Sesli highlighted certain traditions centered on the blanket: "Wedding guests in South Africa line up at the end of the ceremony and cover the couple with the blankets they brought as a present. They also use blankets in the place of a shroud, which would be seen as a luxury item in Europe. Our specially embroidered products target both the European and hot Middle Eastern markets. When we made market research in the Middle East we discovered some fascinating stories. Some people in hot countries set their air-conditioners to high just to feel the excitement of wrapping up in a warm blanket. Women sometimes hold special parties just to do this."
Sesli manufactures genetically-modified cotton blankets for farmers in the city of Izmir and produce radiation-sensitive blankets made of soybeans for its customers in the United States. The first prototypes of the blanket that prevents radiation from electronic devices, such as televisions, have been sent and mass production is ready to start.
Operating within the group, Hazel Chemistry is set to launch its diaper brand 'Bebito' to the market on Nov. 27. Projecting an annual revenue of $10 million in the baby diaper market, the firm will base its marketing center in Ankara and concentrate its marketing strategy on the cities in the regions of Black Sea, and eastern and southeastern Anatolia. (Zaman)
28.11.2006

 

AL VIA INTESE CON IL CAIRO

Il ministro del Commercio e dell'Industria egiziano, Rachid Mohammed Rachid, si è recato nei giorni scorsi ad Istanbul per promuovere le relazioni bilaterali con la Turchia.

Il ministro del Commercio e dell'Industria egiziano Rachid Mohammed Rachid si è recato nei giorni scorsi ad Istanbul per una visita di due giorni che ha avuto lo scopo di promuovere le relazioni bilaterali con la Turchia.
La visita è stata una sorta di anticipazione della futura ratifica da parte del Parlamento turco di un accordo di libero scambio turco-egiziano che è stato firmato nel Dicembre del 2005.
Rachid ha anche incontrato il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan. Magdi Sobhy, economista presso il centro di studi politici e strategici dell'Università di Al-Ahram ha detto che entrambe i Paesi trarranno grossi benefici da questa ratifica. L'Egitto potrà usufruire dell'esperienza turca nell'industria tessile. (Denaro.it)
28.11.2006

<AGEAN BANK> APRE 90 NUOVE FILIALI

 

Creato con capitali turchi e greci per un valore complessivo di 100 mln di $, l'istituto inizierà ad essere operativo anche per i propri clienti.

"Stiamo progettando di aprire 90 filiali in tutto il mondo, soprattutto in quei luoghi dove vivono molti turchi e greci". Lo dice al quotidiano turco <Milliyet> Dimitrios Alexopoulos, membro del comitato fondatore della neonata banca greco-turca <Agean Bank>. Creata con capitali turchi e greci per un valore complessivo di 100 milioni di dollari, la banca inizierà presto ad essere operativa anche per i propri clienti. Alexopoulos ha specificato che la banca aprirà 45 filiali in Grecia, 40 filiali in Turchia e 5 in città dove c'é un'alta densità di turchi e greci. Necmi Caliskan, membro dell'ufficio amministrativo della Camera di Commercio di Smirne (Izto), ha detto che la banca finanzierà investimenti nel settori di energia, turismo, trasporti, energia solare, edile e del bio-diesel. (Denaro.it)
28.11.2006

 

FOTOGRAFATA LA SITUAZIONE DELL'INDUSTRIA

A farla da padrone in Turchia il tessile che si impone un po' ovunque ma con nuove specificità come l'intimo e la maglieria. Business di varia natura.

L'Organizzazione di pianificazione statale turca (Dpt) ha fotografato la situazione industriale nelle varie province. A farla da padrone il tessile, che si impone un po' ovunque, ma con nuove specificità, come l'intimo e la maglieria. Sempre alta la produzione e la lavorazione della pelle. Se Istanbul si distingue per un business di varia composizione, Ankara, la capitale, vede concentrarsi sul suo territorio soprattutto industrie meccaniche e di macchinari medici ed ottici.
Ad Izmir (Smirne), terza città turca, vanno forte tessile, industria alimentare e soprattutto tabacco. Più si avvicina all'Est del Paese, più aumenta l'importanza del tessile nell'economia locale, soprattutto ad Adana, Yozgat e diyarbakir. La regione del Mar Nero eccelle per la selvicoltura e la lavorazione dei prodotti offerti dalle vaste foreste, primo fra tutti il legno. Le zone di Zonguldak, Karabuk, Konya, Kirsehirr, Hatay, Samsun e Kocaceli si distinguono per la lavorazione dei metalli. (Apcom)
28.11.2006

 

INGRESSO
DELLA <TURKISH AIRLINES>
IN <STAR ALLIANCE>

Star_Alliance

Intanto il 9 dicembre prossimo si aprirà il meeting ad Istanbul con la presenza dei rappresentanti di 21 compagnie aeree. I progetti futuri.

L'ingresso della <Turkish Airlines> si avvicina e la <Star Alliance> ha reso noto che organizzerà il suo prossimo meeting ad Istanbul. L'evento è previsto per il prossimo 9 dicembre. I rappresentanti delle 21 compagnie che compongono la <Star Alliance> si saranno appuntamento nella megalopoli sul Bosforo e parleranno dei progetti futuri. Intanto hanno qualche buon risultato di cui andare fieri, primo fra tutti il 25% del mercato totale conquistato e 100 miliardi di dollari di biglietti venduti in un anno. Non male, se si pensa che l'Alleanza è nata solo nel 1997. In questo momento la <Star Alliance> offre oltre 16.000 voli giornalieri e 841 destinazioni. (Apcom)
28.11.2006

AUMENTANO GLI STIPENDI PER SEZER ED ERDOGAN

Ahmer_Necdet_Sezer

Il primo percepirà un compenso netto di circa 8.000 euro (+11.9%), il secondo di 4.500 euro (+9.3%).

Il ministero delle Finanze turco ha reso noti i compensi per le più alte cariche dello Stato. Il presidente della Repubblica Ahmet Necdet Sezer, il cui mandato scadrà il prossimo maggio, vedrà il suo stipendio lievitare fino a 15.000 nuove Lire turche nette (corrispondenti a circa 8.000 euro). Il premier Recep Tayyip Erdogan riceverà un salario netto di 8.500 nuove Lire turche, corrispondenti a circa 4.500 euro.
In termini percentuali possiamo dire che gli stipendi aumenteranno dell'11.9% per Sezer e del 9.3% per Erdogan. Il Capo dello Stato a partire dal 16 maggio, ossia dalla fine del suo mandato, percepirà una pensione di circa 5.000 euro. (Apcom)
28.11.2006

 

LA GERMANIA CONQUISTATA DAGLI IMMIGRATI

Turchi_in_Germania

 

65,600 aziende nel Paese tedesco fondate da imprenditori turchi. Investimenti per 7.4 milioni di euro. Lavoro per 300 mila persone.

Sorpresa: gli imprenditori turchi hanno colonizzato la Germania. Nel Paese infatti ci sono ben 65,600 aziende fondate da businessmen della mezzaluna. I loro investimenti ammontano a 7,4 milioni di euro e offrono lavoro ad oltre 300 mila persone, per la maggior parte tedesche. Il numero dei cittadini turchi che è partito per cercare fortuna all'estero ha raggiunto i 14 milioni. Cercavano solo una occupazione fissa. Molti hanno trovato ben altro. (Apcom)
28.11.2006

 

VOLA IL COMMERCIO CON l'IRAQ

L'interscambio tra Ankara e Baghdad è arrivato a 7.8 miliardi di dollari. La causa ricercata in un miglioramento dei trasporti.

Vola il commercio con l'Iraq. A renderlo noto è il ministro al Commercio estero turco, Kursad Tuzmen, secondo cui l'interscambio tra Ankara e Baghdad è arrivato a 7.8 miliardi di dollari. Un risultato, ha aggiunto Tuzmen, dovuto al miglioramento dei trasporti tra i due Paesi. Il ministro ha poi fatto cenno alla creazione di una zona di libero scambio o con condizioni commerciali particolarmente favorevoli. "Con un nuovo assetto commerciale - ha detto Tuzmen - possiamo anche cambiare gli equilibri politici della zona ed indebolire la componente terroristica". (Apcom)
28.11.2006

 

DISOCCUPAZIONE

 

Nel mese di agosto, in Turchia, era al 9.1%, Lieve progresso rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.

Disoccupazione al 9.1% in agosto. A renderlo noto è il Tuik, l'Isttituo di Statistica turco che ha anche evidenziato un progresso rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso quando la percentuale di disoccupazione era al 9.4% . Il numero delle persone senza occupazione è diminuito di 38 mila unità su una base annua di 2.343.000 persone. (Apcom)
28.11.2006

ECONOMIA

SONO DIVENTATE 500 LE AZIENDE ITALIANE
CHE OPERANO NEL PAESE DELLA MEZZALUNA

Aziende_italiane_in_Turchia

I dati resi noti durante una conferenza sul sistema di credito a supporto delle joint ventures italo-turche organizzato dall'Ice e dalla Tusiad. L'Italia si conferma terzo partner commerciale di Ankara con una quota pari al 7 per cento. Un volume di investimenti per circa 4 miliardi di dollari.

E' in costante crescita il rapporto commerciale tra Italia e Turchia. A testimoniarlo i dati resi noti durante una conferenza sul sistema di credito a supporto delle joint ventures italo-turche organizzato dall'Istituto italiano del Commercio Estero e dalla Tusiad, l'unione degli industriali turchi. Un incontro organizzato anche per fare il punto dei forti rapporti commerciali tra i due Paesi: le aziende italiane presenti in Turchia hanno infatti raggiunto nel settembre 2006 quota 500. L'Italia, nel complesso, rappresenta il terzo partner commerciale con una quota sul commercio estero della Turchia pari al 7 per cento. Dai dati emerge anche che il volume di investimenti di aziende italiane nei primi 8 mesi del 2006, è stato pari a circa 4 miliardi di dollari, con un incremento di oltre il 100 per cento rispetto al periodo gennaio-agosto dell'anno precedente, in cui si era registrato un livello di investimenti pari a 1 miliardo e 200 milioni di dollari. (Denaro.it)
28.11.2006

 

L'ENERGIA PRIORITA' DEL GOVERNO

Nucleare_in_Turchia

Lo ha dichiarato all'<Apcom> il ministro turco Hilmi Guler a detta del quale il Paese della Mezzaluna non solo ne ha bisogno, non solo deve essere in grado di trasportala ma soprattutto deve produrla. Un motivo in più per dare il via alla costruzione della prima centrale nucleare (impianto da 5000Mega watt).

L'energia è una priorità del Governo turco e per svilupparla verranno fatti sostanziosi investimenti e stretti nuovi contatti. Lo ha dichiarato ad <Apcom> il ministro dell'Energia turca, Hilmi Guler, affrontando l'argomento sia dal punto di vista dell'energia nucleare sia da quello del Paese come "mediatore energetico" fra Europa ed Asia centrale.
"Il nostro Paese ha bisogno di energia - ha spiegato Guler - non deve essere solo in grado di trasportarla ma soprattutto di produrla. Rispetto alla media europea, l'energia in Turchia costa ancora troppo, con gravi ripercussioni sulla competitività del paese. Per questo motivo abbiamo deciso la costruzione della prima centrale nucleare del Paese. Sarà un impianto da 5000 Mega watt. La nostra intenzione è quella di assegnare la sua costruzione interamente a privati".
"Al limite potremo pensare a forme di partecipazione mista pubblico-privato. Stiamo già preparando la prima bozza per la gara di assegnazione. il nucleare se gestito in maniera corretta può rivelarsi una grande opportunità, soprattutto per il nostro Paese in questo momento. Quello che dobbiamo considerare attentamente è quale sarà il ruolo degli investitori stranieri in questo processo". Ma Guler ha dato anche qualche input su nuovi progetti nrl campo della collaborazione con le Repubbliche del Caucaso e le repubbliche ex sovietiche dell'Asia centrale, con un occhio di riguardo all'Estremo oriente.
Tema di cui ha discusso in un incontro chiusop alla stampa ed intitolato "Global energy Security Update: European Perspective".
"Abbiamo sperimentato con successo la collaborazione con Azerbaijan e Geogia per quanto riguarda l'oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan. Adesso stiamo valutando l'ipotesi di estenderlo anche a Kazahkstan e Turkmenistan". (Apcom)
28.11.2006

 

SLITTA
COMPLETAMENTO
GASDOTTO

Gasdotto_interrotto

Destinato ad essere alimentato dagli impianti del Mar Caspio e dell'Iran, è quello che avrebbe dovuto collegare la Turchia alla Grecia

Slitta di diversi mesi il completamento del gasdotto di collegamento tra Turchia e Grecia destinato a essere alimentato dal gas del Mar Caspio e dell'Iran. Lo rende noto la <Botas>, la compagnia turca impegnata nel progetto.
Il gasdotto, di 285 km di lunghezza e un costo di 300 milioni di dollari, avrebbe dovuto essere finito questo mese e invece subisce un ritardo fino alla prossima estate. Come spiega Saltuk Duzyol,amministratore delegato ad interim della <Botas>, il rinvio è dovuto da ritardi nei lavori. Il progetto è frutto di un accordo fra Grecia e Turchia che risale al 2004. "La Grecia può essere pronta a maggio o giugno ... - ha detto Duzyol - Avevamo in programma di cominciare esportando in Grecia 250 milioni di metri cubi. La Turchia può ancora farcela a finire in tempo ma la cosa pare difficile da parte greca". In precedenza si prevedeva che il gasdotto avrebbe potuto entrare in funzione agli inizi del 2007. Il progetto gode anche dei finanziamenti comunitari nell'ambito della politica di diversificazione delle fonti di approvvigionamento dell'Unione europea. La capacità prevista è di 12 miliardi di metri cubi all'anno. "La Grecia chiede 3.6 miliardi di metri cubi all'anno e l'Italia altri 8 miliardi" ha precisato Duzyol. Duzyol ha detto anche che la <Botas> ha concordato con la <Gazprom> un aumento delle forniture di gas russo per il 2006, dagli attuali 38 a 42 milioni di metri cubi al giorno, in arrivo da un gasdotto che transita per i Balcani. L'inverno scorso la Turchia si vide costretta a rivolgersi a Mosca per un aumento delle forniture perché l'Iran, secondo fornitore del Paese, aveva sospeso l'export per fare fronte a un'impennata dei consumi causata da un'ondata di gelo. (Agi)
28.11.2006

 

FRANCIA ESCLUSA
DALLA FIERA
INDUSTRIA-DIFESA

Idef_2007

 

Il mancato invito da parte del Governo turco come risposta alla legge approvata dall'Assemblea Nazionale che criminalizza chi disconosce il genocidio armeno.

Forze_Armate_turcheIl Governo turco non ha invitato la Francia a partecipare alla 8/a Fiera dell'Industria di difesa (Idef 2007) a causa della legge approvata dall'Assemblea Nazionale di Parigi che criminalizza chi non riconosca il carattere di "genocidio" ai massacri degli armeni di Anatolia del 1915-16. Lo ha reso noto il ministro della difesa turco Vecdi Gonul nel corso di una conferenza stampa.
Tre giorni fa il Capo di Stato Maggiore delle forze terrestri turche, generale Ilker Basbug aveva reso noto che le relazioni delle forze armate turche con la Francia sono state sospese per la stessa ragione.
La Fiera <Idef 2007> in programma ad Ankara dal 22 al 25 maggio del 2007 vedrà la partecipazione di 188 società produttrici di sistemi di difesa di 76 Paesi, ma tra esse non ci saranno quelle francesi.
La legge francese non è ancora entrata in vigore perché dovrebbe essere prima approvata dal Senato di Parigi e riapprovata in seconda lettura dalla stessa Assemblea Nazionale, ma la Turchia sta congelando doversi negoziati in corso per la conclusione di contratti con le società francesi. (Articolo 21)
28.11.2006


I PAESI DEL G 20 NEL 2012 IN TURCHIA

G_20

 

La notizia data dal Sottosegretario al Tesoro Ibrahim Canakci. Chi sono i partecipanti. Il Paese della Mezzaluna nello stesso gruppo con Russia, India e Sud Africa.

Treasury Under Secretary Ibrahim Canakci announced that Turkey could host the G-20 Summit in 2012.
The United States, Japan, Germany, France, England, Canada and Italy - the G-7 countries - previously decided to establish a G-20 gathering in order to prevent possible global crises in the world economy.
The G-20 consists of the G-7 countries and 13 other countries including Turkey. The other members are: Argentina, Australia, Brazil, China, India, Mexico, Russia, Saudi Arabia, South Africa, South Korea and representatives from the EU and IMF.
Participating in the G-20 summit in Melbourne in Australia, Ibrahim Canakci said that the members of G-20 were grouped according to their geographical positions.
"Turkey is in the same group with Russia, India and South Africa. The G-20 Summit can be held in Turkey in 2012." (Anadolu News Agency/Zaman)
28.11.2006

APRE IL <PLAST
EURASIA
ISTANBUL 2006>

Plast_Eurasia_Istanbul

La 16ma edizione della Fiera turca delle industrie plastiche, che proprio domani inaugurerà i suoi stand, chiuderà i battenti il 3 dicembre. Un evento di grande importanza.

Plast Eurasia Istanbul 2006, the 16th International Istanbul Plastics Industries Fair, will be organized by TUYAP Fairs and Exhibitions Organization Inc. in cooperation with the Turkish Plastics Industry Association (PAGEV) between Nov. 29 and Dec 3. The event will take place simultaneously with Istanbul Rubber 2006, the third Rubber Industry Fair, at the TUYAP Fair, Convention and Congress Center in Beylikdüzü.
The Turkish plastics processing industry is relatively young but is one of the fastest growing in the world. The average annual growth in consumption over the last 10 years has been in excess of 10 percent and has consistently outperformed the growth of Turkey's GDP. The application of modern processing technologies has resulted in products thatare not only consumed domestically but are also exported in significant quantities both directly and indirectly as original equipment manufacturer (OEM) products and components. The Turkish plastics industry exports not only finished goods, plastic compounds and additives but also state of the art processing plants and technologies.
The scope of Plast Eurasia 2006 includes plastics machinery and equipment, molds, plastic products, raw materials, plastic packaging technology, hydraulic-pneumatic related industries and trade publications.
Last year's Plast Eurasia featured 905 companies and company representatives from 36 countries and was visited by a total of 24,410 domestic and international professionals. This year the fair is expected to draw more than 1,000 companies and company representatives from nearly 40 countries.
Plast Eurasia Istanbul 2006 will be open to visitors from 10:00 a.m. to 7:00 p.m. between Nov. 29 and Dec. 2 and from 10:00 p.m. to 6:00 p.m. on Dec.3 (Turkish Daily News)
28.11.2006

INVESTIMENTI
<DANONE>:
60 MLN DI EURO

Industria_Danone

Il dato si riferisce all'anno. Questo spiega il danno per la società a causa del boicottaggio dei prodotti francesi da parte della Turchia.

As reactions against France's alleged Armenian genocide draft law continue, French companies in Turkey are concerned economic relationships may be damaged.
Danone Turkey General Director Serpil Timuray said they staunchly opposed the genocide law: "While boycotting, please do not forget the nearly 15,000 farmers we buy milk from and our 1,700 workers," he said.
Investors, including Carrefour and Danone, called on Paris to withdraw the draft law as they have begun to use the "Made in Turkey" label more distinctly on their products.
Timuray, whose Danone products were removed from shelves in some market chains in the first days of the boycott, thinks they are being unjustly treated.
"We, too, feel that reaction in our heart. We decided to respond with democratic action and held a signature campaign," Timuray said, adding France-based Danone's plants in Turkey contributed a great deal to the overall employment in the country.
Danone Turkey employs 1,700 people and collects milk from 15,000 Turkish farmers daily.
Six hundred dealers sell their products under the Danone umbrella.
The group attaches major importance to Turkey, one of the countries where it is experiencing the most rapid growth.
The French company, which earns €14 billion annually, allocates four percent for investment every year.
The company allocated €20 million in 2006 for new investments in Turkey, and the total amount the company has allocated Turkey so far exceeds €250 million.
Danone employs 15 Turkish administrators in production and sale works in the countries where it operates.
Danone Turkey's CEO said it was too early to fully assess the effects of the boycott.
Stating she did not approve such actions from a country trying to attract foreign capital, Timuray noted the draft law disturbed everyone.
Stressing they held a signature campaign, the French company's CEO said, "We did not consider this a company initiative, we took action as citizens. Our general headquarters in France supported this; we lobbied in a sense."
Timuray believes Turkey has an image problem coupled with poor advertising.
Companies investing in Turkey, like Danone, could be used as an example and their recent progress could be turned into a good image campaign.
The picture of Turkey dating back 20 years in the minds of many in Europe may be replaced with the new one.
Advertising Fines
Misfortune
for Companies

Turkey's TV advertising and regulation council objected to the advertisements for Danacol and Benecol, produced by Danone and Ulker, on the grounds that they claim to reduce cholesterol.
Timuray said they received the necessary authorization for these products: "We are in chaos at the moment; this is a newly forming category. Such discussions keep consumers away from useful products. This is an unlucky situation for the companies that commercially invested in this business." (Abdulhamid Yildiz-Zaman)
28.11.2006

 

STRATEGIA <HONDA>

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La casa automobilistica giapponese ha annunciato di voler aumentare la produzione della fabbrica di Gebze in Turchia. Un investimento per 250 milioni di dollari.

La casa automobilistica giapponese <Honda> ha annunciato di voler aumentare la produzione della fabbrica di Gebze in Turchia, come si apprende dal quotidiano <Zaman online>.
Il piano di crescita prevede un investimento di 250 milioni di dollari e l'incremento della produzione fino a 100 mila auto all'anno entro il 2008. La compagnia prevede di raggiungere quota 50 mila già ad ottobre del 2007. <Honda> produce in Turchia la <Civic Sedan> e la <City>. Nel 2005 la capacità di produzione è stata di 30 mila unità e le esportazioni hanno totalizzato 40 milioni di dollari. (Apcom)
28.11.2006

 

<TURKCELL> RECORD

 

La compagnia, leader in Turchia per la telefonia mobile ormai, vola. I risultati del terzo trimestre resi noti dai vertici dell'azienda.

<Turkcell>, compagnia leader in Turchia per la telefonia cellulare, ormai vola. I vertici dell'azienda hanno reso noti i risultati del terzo trimestre 2006 e il ritratto che ne viene fuori è quello di un marchio in costante ascesa. Con oltre un milione di nuovi clienti acquisiti nel periodo da giugno a settembre, è cresciuta complessivamente del 3.4% passando a 30.8 milioni di utenti.
Non solo, ma l'utilizzo medio nel terzo trimestre è aumentato del 21%, passando per quanto riguarda le telefonate a 67.5 minuti a 81.8 minuti. Come se non bastasse, anche i ricavi sono in aumento e ormai sfiorano i 1200 milioni di dollari. Gli introiti netti sono lievitati da 86.8 milioni di dollari a 31.8 milioni di dollari. (Apcom)
28.11.2006

 

IN AUMENTO L'EXPORT DI AUTO

 

Il ministro del Commercio Estero turco, Kurzad Tuzmen, prevede una crescita del 16% a fine 2006. Il successo dell'<Istanbul Motor Show>.

Notizie positive per l'export di automobili. Secondo il ministro al Commercio Estero turco, Kursad Tuzmen, negli ultimi dodici mesi ha raggiunto i 12.6 miliardi di dollari e per il 2006 è prevista una crescita del 16%.
"Per la prima volta - ha detto Tuzmen - la Turchia supererà i 13 miliardi di dollari nell'esportazione di automobili, un vero record per questo settore". Secondo Tuzmen, la megalopoli sul Bosforo sta anche diventando un punto di riferimento per gli operatori del settore. A confermare questa tesi, il recente successo dell'<Istanbul Motor Show>, che ha richiamato i rappresentanti dei maggiori marchi da tutto il mondo. (Apcom)
28.11.2006

 

PRIVATIZZAZIONI

 

I proventi, che alla fine di quest'anno saranno pari a 10 miliardi di dollari, nel 2007 si ridurranno a 4 miliardi ($).

Secondo l'agenzia di Stato turca per la pianificazione, nel prossimo anno i proventi derivanti dalla privatizzazione, che nel 2006 saranno pari a 10 miliardi di dollari, si ridurranno a 4 miliardi nel prossimo anno. Rispetto alle operazioni di quest'anno (<Telekom>, acciaierie <Erdemir>, raffinerie <Tupras>) le cessioni programmate nel 2007 coinvolgono oggetti di dimensioni più contenute. (Il Sole 24 Pre-Radiocor)
28.11.2006

ECONOMIA

SI FARA'
IL TERZO PONTE
SUL BOSFORO

Uno_dei_due_ponti,_il_terzo_si_farà_presto

 

La notizia annunciata dal ministro dei Lavori Pubblici turco Nafiz Ozak. La decisione, anche se sofferta, presa per snellire l'enorme traffico tra le due sponde di Istanbul.

Il ministro dei Lavori Pubblici turco Nafiz Ozak ha annunciato che Istanbul disporrà del terzo ponte sul Bosforo la cui gara sarà lanciata nel 2007. Il Ministro Ozak, ha così definitivamente smentito le voci che negli ultimi tempi circolavano in merito al fatto che Istanbul si sarebbe dotata solo di un tunnel sottomarino per smaltire l'enorme traffico della città (15 milioni di abitanti) ma non del terzo ponte. "Istanbul ogni anno subisce perdite per oltre 1.5 miliardi di dollari per i danni causati dal traffico... ogni viaggiatore perde circa 45 minuti al giorno sui due attuali ponti... è tempo di cambiare...". La soluzione ponte più tunnel, dovrebbe rendere non solo il traffico cittadino più snello ma raccordarsi con i principali percorsi autostradali transnazionali. (Ice Istanbul)
28.11.2006

 

AD ISTANBUL
LE AGEVOLAZIONI
MAGGIORI

Sono quelle concesse dalle autorità locali per gli investimenti. Nel rapporto del Sottosegretariato turco si fa poi riferimento ad Antalya e ad altre otto città.

Secondo un rapporto del Sottosegretariato al Tesoro turco, il distretto di Istanbul - che peraltro è già il più sviluppato e industrializzato del Paese - riceve la maggior parte delle agevolazioni concesse dalle autorità locali per gli investimenti: il 24% di tutte le agevolazioni fa infatti perno su Istanbul. Nei primi nove mesi dell'anno in corso, su 2.787 progetti approvati e finanziati, ben 459 (cioè il 16.5%) dei finanziamenti sono stati concessi a imprese operanti a Istanbul, ma se si osserva l'ammontare stanziato (4.7 miliardi di YTL pari all'incirca a 2 miliardi di euro) rispetto al totale nazionale (13.9 miliardi di YTL, circa 6.4 miliardi di euro), la percentuale della capitale economica della Turchia sale al 24%. Rispetto allo stesso periodo del 2005, gli stanziamenti incentivanti per Istanbul sono cresciuti del 31.5% e in maggioranza (63%) sono relativi a progetti in campo industriale. Dopo Istanbul, le aree che hanno ottenuto le maggiori agevolazioni risultano essere quelle di Antalya, Ankara, Kocaeli, Adana, Izmir, Cankirý, Bursa, Edirne e Konya: insieme, questi 10 distretti attraggono il 56% del totale stanziato. (Ice Istanbul)
28.11.2006

 

 

ESPLOSIONE
DELLA CITTA'
DI KONYA

Konya

Il centro anatolico - già granaio dell'antica Roma - sta attraversando una profonda mutazione con una importante area industriale, la più vasta della Turchia.

Il quotidiano turco <Sabah> ha analizzato l' "esplosione" della città di Konya, nell'Anatolia del Sud. La città - la cui provincia è la più vasta dell'intera Turchia - già lo scorso anno vinse il premio "The European Cities of the Future " dell'importante gruppo editoriale inglese <Financial Times>. Il premio era stato assegnato sulla base delle capacità innovative e di gestione amministrativa della città e sulla dinamica crescita imprenditoriale degli ultimi anni. Oggi Konya - già granaio dell'antica Roma, ed ora vasta area agricola della moderna Turchia (circa il 10% della produzione agricola del Paese) - sta attraversando una profonda mutazione, con un'importante area industriale - la più vasta della Turchia - ed oltre 32.000 Pmi che operano in tutti i settori industriali. Konya già dispone, peraltro, di un tessuto imprenditoriale specializzato nel comparto automobilistico (componentistica e ricambi) e aspira a divenire nei prossimi 4/5 anni un importante polo produttivo per l'automotive. L'intera area è inoltre un importante centro turistico del Paese, anche in considerazione del culto Mevlana, quello dei famosi Dervishi. Proprio il settore turistico (alberghi e altre infrastrutture) potrebbe risultare nei prossimi anni un ulteriore volano per il rilancio della città e dell'intera regione. (Ice Istanbul)
28.11.2006

<DOGAN YAYIN> VERSO <PROSIEBESAT1>

Dogan_Yayin

 

Il maggior gruppo media della Turchia non intende però correre da solo ed è alla ricerca di un partner. Le ambizioni di Alex Springer.

DoganSi inasprisce la lotta per la conquista di <ProSiebenSat1>. Tra i contendenti è spuntato anche <Dogan Yayin>, il maggiore gruppo media della Turchia, che tuttavia non intende correre da solo. La società di Istanbul ha dichiarato di essere alla ricerca di un partner, preferibilmente dal mondo della finanza, che sia disposto a entrare nel gruppo prima o dopo l'affare. Le ambizioni del gruppo turco permettono ad Axel Springer di rientrare indirettamente nella partita. La società editoriale di Springer è infatti recentemente entrata nel capitale dell'azienda turca acquisendone il 25%. I proprietari di <ProSieben>, tra cui figura il magnate americano dei media Haim Saban, a inizio anno avevano quasi concluso la vendita del proprio 50,5% in <ProSieben> all'editore tedesco Axel Springer per 2.,5 miliardi di euro prima che l'operazione fosse mandata a monte dal no delle autorità antitrust tedesche. (PubblicitàItalia)
28.11.2006


RISERVE DI DENARO IN AUMENTO

 

Raggiunti in Turchia a fine ottobre i 95 miliardi di euro di cui 23 appartengono a persone che risiedono nel Paese.

Salgono i depositi di denaro in Turchia che a fine ottobre ha già fatto registrare un aumento del 16.2% equivalenti a 95 miliardi di euro. Nel dettaglio, di questi 95 miliardi, 23 appartengono a persone che risiedono in Turchia. I depositi di valuta straniera sono aumentati del 24.8% dall'inizio dell'anno e hanno raggiunto quota 51 miliardi di euro. (Apcom)
28.11.2006

SCIENZA

I GATTI NON CADONO SEMPRE
SU 4 ZAMPE

Gatto_turco

 

Una ricerca condotta dalla ricercatrice turca Nilufer Aytug dell'Università di Uludag rivoluziona alcune tesi finora accettate.

Research conducted by the veterinary science faculty of UIudag University in the Turkish city of Bursa has revealed that cats don't always fall on four legs, contrary to what most people believe.
Prof. Nilufer Aytug, chairwoman of the internal diseases department of the veterinary faculty, said that cats climb very high in the pursuit of birds and butterflies, as they are sure the return journey to the ground will be as safe as climbing.
Cats, Aytug continued, can rapidly change their positions in mid-air with their special skeletal structure and easily reestablish their balance with the help of a fluid in their inner ear.
"They develop these reflexes in the third or fourth week after birth. Therefore, when a cat reaches two months of age, it develops the ability to fall on four legs when falling from the second floor," Aytug said.
Her research has shown, however, that very high falls can be damaging and fatal to cats.
"When they fall from six-eight meters or higher, they can get hurt and suffer internal bleeding. Moreover, their diaphragms or livers can be torn with the impact of the fall. They can develop fractures and even sometimes receive fatal injuries." (Anadolu News Agency-Zaman)
28.11.2006

TURISMO

<MOVENPICK>
ALLARGA
IL SUO IMPERO

Un_tipico_albergo_Movenpik

Il gruppo alberghiero aprirà un hotel di gran lusso ad Istanbul che disporrà di 102 suite ed un secondo a Bodrum. Entrambi saranno operativi entro giugno del 2007

Il gruppo alberghiero e gastronomico <Movenpick> prosegue la propria espansione in Turchia con due progetti alberghieri a Istanbul e Bodrum. La società elvetica firma un contratto di gestione dei due hotel con il gruppo proprietario degli stabili <Mak-Yol>, indica una nota odierna della società con sede a Cham. A Istanbul entro la metà di giugno 2008 sarà in funzione l'hotel Movenpick Suites Spa Istanbul. L'albergo cinque stelle farà parte di un complesso multifunzionale e disporrà di 102 suite pensate soprattutto per clienti di imprese. Entro giugno 2007, l'hotel di Bodrum sarà trasformato in uno stabilimento pure a cinque stelle con 91 tra camere e suite.
Con questi due nuovi stabilimenti, <Movenpick> disporrà di quattro hotel in Turchia. Per il momento uno è già in funzione ad Istanbul e un secondo aprirà le porte nel primo semestre del prossimo anno ad Izmir.
Il settore <Hotels Resorts di Movenpick< comprende 80 alberghi, tra quelli attualmente attivi ed in costruzione. In questo ramo <Movenpick> si concentra essenzialmente sui mercati europeo, mediorientale, africano e asiatico. Il gruppo alberghiero è detenuto da Movenpick Holding (66,7 per cento) e dalla società <Kingdom< (33,3 per cento).
Nel frattempo, nei primi nove mesi dell'anno le importazioni di prodotti energetici hanno raggiunto un valore di a 21 miliardi di dollari (il 21 per cento delle importazioni totali del Paese).
Lo riporta l'Ufficio statistico nazionale turco (Tuik). Rispetto allo stesso periodo del 2005 le importazioni energetiche sono cresciute del 42.4 per cento (14.8 miliardi di dollari). Dei 21 miliardi di dollari di prodotti energetici importati nei da gennaio a settembre 2006, 12.6 miliardi di dollari sono relativi al petrolio, 1.3 miliardi al carbone, 7.2 miliardi al gas naturale. A fine 2006, la bolletta energetica costerà al Paese circa 29 miliardi di dollari.
Attualmente il costo dei prodotti energetici costituisce il 53 per cento del deficit totale della bilancia commerciale turca. Non è un caso che dopo quattro mesi, l'inflazione in Turchia è tornata a una sola cifra, un segnale confortante dopo la recente impennata dovuta alle turbolenze finanziarie di aprile-giugno.
Nel mese di ottobre il livello dei prezzi è cresciuto meno del previsto, a dispetto del mese del Ramadan e della festività dell'Eid el Fitr (la festività che chiude il mese del digiuno islamico), che generano generalmente un incremento della spesa. L'indice dei prezzi al consumo su base annua è stato infatti pari al 9.98 per cento.
L'incremento maggiore a livello mensile è stato registrato nel comparto dell'abbigliamento e della calzature (9.67 per cento), mentre su base annua nel settore dei servizi (13,44 per cento).
L'indice dei prezzi alla produzione ha registrato nel mese di ottobre un incremento pari allo 0,45 per cento; negli ultimi dodici mesi, invece, l'aumento è stato pari al 10.94 per cento. (Denaro.it)
28.11.2006

 

ISTANBUL CAPITALE
DEL TURISMO
CONGRESSUALE

Istanbul_capitale_del_turismo_congressuale

La megalopoli sul Bosforo sempre più al centro di meeting. In questi giorni si tiene l'<International Congress of Accountants> che richiamerà 5.000 delegati.

Istanbul è sempre più meta non solo di turismo culturale ma anche di affari. La megalopoli sul Bosforo fino al mese di ottobre ha attirato da sola ben 4 milioni visitatori. Si pensa che entro la fine dell'anno si arriverà a 5.4 milioni.
Sono in molti a ritenere che negli ultimi due anni questi ottimi risultati siano stati determinati anche dalle persone attratte dai numerosi meeting e incontri di affari. Per esempio, all'inzio di ottobre la città ha ospitato oltre 10 mila medici da ogni parte del mondo e proprio in questi giorni si tiene l'<International Congress of Accountants> che richiamerà 5.000 delegati per un introito di circa 20 milioni di euro. (Apcom)
28.11.2006

CULTURA

"FUGA DA BISANZIO"

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Vicini alle feste natalizie perché non regalare, tra i tanti romanzi e saggi che affollano gli scaffali delle librerie, una delle più belle opere di Iosif Brodskij. Lo scrittore russo, morto ad appena 56 anni, l'aveva elaborata nel 1986 un anno prima di vincere il premio Nobel per la letteratura. Testo di straordinaria intensità e sobrietà si compone di due parti, la seconda delle quali è maggiormente legata al titolo.

Morto ad appena 56 anni, Iosif Brodskij è uno scrittore difficile. Meglio sarebbe dire non facile. Sembrerebbe un gioco di parole ma non è così. Si prenda ad esempio una delle sue opere, riproposta da poco nelle librerie dalla <Biblioteca Adelhi 180>: quella "Fuga da Bisanzio" che avrebbe anticipato di un anno la vittoria del premio Nobel per la letteratura (1987). Lì per lì sembra di avere compreso tutto, poi invece di accorgi che quelle 243 pagine vanno lette una seconda volta, con maggiore attenzione. E allora, solo allora ti accorgi che Brodskij ci sta offrendo uno spaccato della sua Russia, intriso di struggente malinconia, là dove i ricordi di Leningrado, della Crimea, dei palazzoni popolari, dei tram, della gente che si affanna nella giornata che scorre via, delle fabbriche, delle prigioni e del disprezzo per Lenin e Stalin, non sono certo - ne potrebbe esserlo - la nostalgia del passato e del bolscevismo ma quel qualcosa che è insito nell'animo di ogni scrittore russo.
Testo di straordinaria intensità e sobrietà - come si legge nella prefazione - "Fuga da Bisanzio" si compone di due parti, la seconda delle quali è maggiormente legata al titolo e quindi quella che più ci interessa. Parlando di Bisanzio, naturalmente il riferimento è ad Istanbul. Brodskij ci fa subito capire di non avere amato questa città. Il desiderio di vederla c'era, ma nemmeno poi tanto. Forse perché voleva ripetere l'esperienza del suo poeta preferito, Konstantinos Kavafis, che vi aveva abitato sul finire dell'800 per tre anni. Forse, ma la ragione - quella vera - era un'altra. Ve la diremo tra poco. Fatto sta che, appena messovi piede, non vede l'ora di ripartire. Non gli piace il colore bigio di Istanbul, non ancora metropoli, non gli piacciono le facciate e gli interni delle case, non gli piacciono le strade tortuose, sudice, con selciati spaventose e con mucchi di rifiuti in cui è un continuo scorazzare di gatti randagi, non gli piacciono soprattutto gli odori forti che tanto gli ricordano Astrakan e Samarcanda. E poi, nessuno lo ha chiamato effendi.
Quale dunque questa ragione che lo spinse - dopo aver lasciato Leningrado nel 1972 - a scendere ad Istanbul seguendo il meridiano di Pulkovo? Semplice: ripercorrere in parte il tragitto dell'Imperatore Costantino. Lo scrive lui stesso: "La ragione che ispirava il mio viaggio a Istanbul non era granché diversa da quella che guidava Costantino. Si capisce subito che Brodskij è innamorato di questa figura romana al quale si deve la nascita di Costantinopoli sulle fondamenta di Bisanzio. "Figlio del suo tempo, cioè del quarto secolo d.C. o, meglio, d.V (dopo Virgilio), Costantino - annota Broskij - uomo d'azione, non fosse altro perché era imperatore, poteva vedere in se stesso non solamente l'incarnazione ma anche lo strumento del principio lineare dell'esistenza. Per lui Bisanzio era una croce in senso simbolico ma anche in senso letterale, un'intersezione di rotte commerciali, di strade carovaniere, ecceterae, sia da est a ovest, sia da nord a sud. Sarebbe potuto bastare questo ad attirare la sua attenzione sul luogo che aveva dato al mondo (nel settimo secolo a. C) qualcosa che in tutte le lingue significa la stessa cosa: il denaro". Altro che In hoc signo vinces! In Bisanzio Costantino vide una città che sporgeva nel Mar di Marmara, una città facilmente difendibile se un muro veniva eretto tutt'intorno. "Vide - scrive Brodskij - i colli di questa città, che quasi ricordavano quelli di Roma; e se si soffermò sull'idea di costruirvi un palazzo, mettiamo, o una chiesa, capì che dalle finestre la vista sarebbe stata straordinaria, da togliere il fiato: tutta l'Asia sotto gli occhi..."
Ora, se non fosse stato per Costantino! A tenere fermo Brodskij ad Istanbul per qualche ora in più proprio l'imperatore romano, nonostante tutta la polvere da ingoiare: "Polvere! Questa sinistra sostanza che ti investe in pieno viso! Merita attenzione; e sarebbe meglio non occultarla dietro la parola 'polvere'. E' soltanto sporcizia in movimento, sudiciume che non riesce a trovare il suo ubi consistam e tuttavia costituisce l'essenza stessa di questa parte del mondo? O è la terra che anela a levarsi nell'aria, che si stacca da se stessa, come la mente dal corpo, come il corpo che si abbandona al calore? La pioggia tradisce la natura di questa sostanza quando rigagnoli bruni o nerastri vanno serpeggiando sotto i tuoi piedi, si rifrangono contro i ciottoli e fuggono giù per le arterie ondeggianti di questo kislak primordiale, senza però riuscire a coagularsi in pozzanghere perché dappertutto sguazza una quantità incalcolabile di ruote, numericamente superiore alle facce degli abitanti, che trascina via questa sostanza, tra un fragore assordante di clacson, oltre il ponte, via verso l'Asia, l'Anatolia, la Ionia, verso Trebisonda e Smirne....". Polvere che nemmeno i lustrascarpe riescono a togliere.
Oggi ad Istanbul non se ne trovano più, sono spariti dagli angoli delle strade come gli orsi. Se proprio vuoi ricorrere a loro, devi cercarli nelle hall degli alberghi. Ma sono ad uso e consumo dei turisti che si fanno fotografare accanto alle preziose cassette borchiate d'ottone contenenti il corredo di creme. Grandi filosofi i lustrascarpe! Brodskij va però oltre sostenendo che sono i filosofi ad essere lucidatori di scarpe.
Lanciandosi in una febbrile riflessione sulla storia della civiltà, Brodskij ci offre tutta una serie di pennellate. Il quadro che ne esce fuori non è certo una sponsorizzazione turistica. Lasciamoci avvolgere dai suoi colori, da alcune descrizioni (valga per tutte quella sull'Hagia Sophia), dal cay turco, dai Padiscia, dai minareti, dalla figura di Leandro. Alla fine anche noi saremo vittime della nostalgia. (
Veronica Incagliati)
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Iosif Brodskij: "Fuga da Bisanzio" - Biblioteca Adelphi 189 pag. 243 euro 15
28.11.2006

SANTRAL ISTANBUL,
UNA TATE
GALLERY TURCA

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Uno dei più imponenti progetti culturali europei degli ultimi anni vedrà la luce all'inizio del 2007 sulle spoglie della centrale elettrica di Silahtara, situata nel cuore del Corno d'Oro. La creazione di un museo di arte contemporanea che fungerà da residenza per artisti, biblioteca e museo dell'energia, lanciando così l'antica Costantinopoli nella rete della creazione contemporanea

"Anche voi potete avere la vostra Tate Modern Gallery". La profezia, pronunciata da Donald Hyslop, uno dei responsabili del celebre museo britannico, ha incoraggiato la popolazione di Istanbul riunita in occasione di una conferenza all'Università Bilgi. Ed è cosa fatta, o quasi. "Santral Istanbul", uno dei più imponenti progetti culturali europei di questi ultimi anni, aprirà le porte all'inizio del 2007.
Iniziati dall'Università Bilgi di Istanbul, i lavori di riconversione della centrale elettrica di Silahtara, situata nel cuore del Corno d'Oro, uno dei più antichi quartieri industriali della città, mira alla creazione di un museo di arte contemporanea che funga anche da residenza per artisti, biblioteca e museo dell'energia, lanciando così l'antica Costantinopoli nella rete mondiale della creazione contemporanea.
Se il Guggenheim patrocina...
Durante la conferenza per la presentazione del sito, uno dei fondatori della Friche de la Belle de Mai, antica fabbrica di tabacco marsigliese riconvertita in piattaforma culturale, si è avvicendato all'ex direttore del museo Guggenheim di Bilbao, Thomas Messer, per presentare "Santral Istanbul". Un patrocinio prestigioso che la dice lunga sull'ambizione del progetto.
"Santral" e il suo futuro sito di 118.000 metri quadrati scommette su due aspetti della vita artistica: le produzioni riconosciute dalle grandi strutture culturali e le alternative più anarchiche, nate dalle zone industriali e dai luoghi di creazione alternativi. Museo di arte contemporanea di ampio respiro internazionale e vivaio di quasi 1000 giovani talenti, creatori e ricercatori ospitati ogni anno nella residenza.
D'altra parte, gli obiettivi dei fondatori di "Santral Istanbul" - creazione, scambio e multidisciplinarietà - riprendono il credo di numerosi luoghi alternativi europei. Dalla Friche de la Belle de Mai all'UfaFabrik di Berlino, passando per le Halles di Shaerbeek di Bruxelles, l'Usine di Ginevra, il Bloom di Milano o ancora l'Atenaou popular di Barcellona. E il fatto di essere sotto l'autorità di una struttura istituzionale non ostacola l'iniziativa di Istanbul di abbattere le barriere e investire nello spazio urbano.
Con un approccio partecipativo, l'iniziativa intende estendere il suo raggio d'azione ben al di là dei muri della centrale, attraverso laboratori di arte urbana, mobilitando l'area d'installazione e i suoi abitanti. Una rinascita per questo quartiere industriale sulle rive del Corno d'Oro abbandonato da tempo.
Non solo Santral. Obiettivo 2010 per Istanbul
Ma "Santral" non è l'unico progetto che gli abitanti di Istanbul vedranno fiorire. Nel suo cammino verso l'adesione e avanzando verso il suo status di capitale europea della cultura, la città, che ha da poco aperto tre nuovi musei di portata internazionale e sta riconvertendo numerosi siti destinati alla cultura.
Le opere di Picasso o Rodin vedranno molte sale d'esposizione pronte ad accoglierle. L'arte contemporanea procede insieme alle opere dell'età ottomana, e così i più grandi artisti dell'arte moderna turca sono esposti accanto ai pezzi di antichità... E non è che la punta dell'iceberg. Il restyling della città darà una nuova vita agli edifici ottomani e i centri amministrativi storici diventeranno musei. (Mariella Esvant-traduzione di Agnese Gaia/CafeBabel.com)
28.11.2006

ARTE

ANDATA E RITORNO

Venedik-Istanbul_02

Come il Museo di Arte Contemporanea Istanbul Modern abbia supplito - a chi non abbia avuto il tempo di visitare la Biennale d'Arte in laguna - con una una interessante mostra che resterà aperta fino al 28 gennaio e il cui titolo è "Venice-Istanbul. A selection from 51st International Venice Biennale".

Venedik-Istanbul_04Venedik-Istanbul_05Per chi non avesse avuto tempo l'anno scorso di recarsi a Venezia per il consueto appuntamento con la Biennale di Arte, quest'anno si potrà rifare visitando ad Istanbul la mostra "Venice-Istanbul. A selection from the 51st International Venice Biennale", aperta fino al 28 gennaio 2007, presso la sede del Museo di Arte Contemporanea Istanbul Modern, a Karaköy, quartiere storico della città.
Eccezionalmente è stato infatti creato un ponte, un canale fisico e culturale, tra le due città di mare, in cui le opere d'arte, le installazioni ed i vari pezzi presentati a Venezia l'anno passato, possono così essere visitati nel contesto istanbuliota. Una specie di biglietto di andata e ritorno per una crociera in cui la cultura, come una nave, fra da principale vettore tra i due paesi, a testimonianza dei continui scambi che nel corso della storia si susseguono.
Nelle intenzioni dei curatori della mostra c'è infatti l'idea che far "viaggiare" l'arte da un evento temporaneo e sperimentale come la Biennale di Venezia ad un museo di arte contemporanea come è l'Istanbul Modern, possa aggiungere nuovi significati nel suo transito. E il trasporto delle opere, in un percorso via mare che collega l'Arsenale di Venezia con l'Antrepò n. 4 del quartiere di Karaköy, ben può rappresentare questo viaggio culturale-artistico, dove le due città affacciate sul mare, permettono idealmente e facilmente un passaggio da un luogo all'altro.
 

Operazione culturale
e intellettuale
venedik_IstanbulLa locandina stessa dell'evento - qui riproposta - ben mette in evidenza questa comunanza Venedik-İstanbul, sovrapponendo, o meglio intersecando, le immagini stesse delle due città, creandone una nuova in cui i simboli ed i significati si mescolano dando vita a qualcosa di nuovo e di sorprendente. Il blu del mare (Adriatico? Bosforo?) ben si adatta con i cieli reali o immaginati dal Canaletto o forse dal pascià Fausto Zonaro, interrotto solo dallo skyline di cupole, minareti e campanili sotto il quale ormeggiano - forse sul Canal Grande oppure sul Corno d'Oro - i battelli e le barche, i turisti internazionali eternamente presenti, i marinai ed i pescatori turchi o veneziani.
"Cultura in movimento" e movimento delle culture prima di tutto, che sposta e muove da sponde diverse del Mediterraneo idee, esperienze artistiche e concetti globali ed universali, prima che locali e nazionalistici. Sarebbe anche interessante pensare in questo senso ad un ipotetico turista-visitatore che viaggiando tra Italia e Turchia rivede la medesima mostra nei due luoghi, sovrapponendo così nella sua memoria le differenti esperienze e sensazioni di trovarsi in due città così diverse ma allo stesso tempo simili.
Un'operazione culturale ed intellettuale quindi molto importante per entrambe le città, che offre spunti per ulteriori riflessioni sul significato di condividere, comunque e di fatto, lo stesso mare e quello che esso implica, in termini anche geo-politici.
La mostra offre una selezione di venti artisti che hanno partecipato appunto alla scorsa edizione della Biennale di Venezia e che qui vengono riproposti in uno spazio nuovo ed interessante, con scenari differenti da quelli della Laguna.
Ad esempio, all'ingresso della mostra, sulla destra, prima ancora di entrare nell'edificio vero e proprio del museo-dock, si possono ammirare gli slogan ed i manifesti provocatori e "post-femministi" delle Guerrilla Girls, disposti intorno ad uno spazio-giardino raccolto e con una fuga prospettica ben identificabile nella torre dell'orologio ottomana in rovina sullo sfondo; mentre dal lato mare le sculture sghignazzanti sugli spalti di Juan Muñoz fanno da spettatori, assieme ai visitatori reali, ad una vista sul Bosforo negata dalla "spazzatura dei sacchetti di plastica" di Pascale Marthine Tayou, che ricopre interamente una recinzione in rete metallica.

Mostra
di alto livello
Venedik-Istanbul_06Venedik-Istanbul_07All'interno lo spazio espositivo è diviso in due parti, permettendo così diversi percorsi o una sosta tra una parte della mostra e l'altra. Non volendo fare una lista completa dei lavori presenti, ma solamente per darne un'idea, si può vedere come le opere vadano dalla pittura, dei lavori di Semiha Berksoy, incentrati sulle relazioni emotive delle persone, ad installazioni video, come i "Fantasmi Urbani" di periferie di città in costruzione di Donna Colon o le animazioni retrò davvero divertenti ed inventive di William Kentridge. O come il movimento interessi la contemporaneità nel lento ripetersi infinitamente di '+ e -' , lavoro in sabbia e "pettini" d'acciaio rotanti di Mona Hatoum, o nella vertiginosa esperienza di "attraversare" il "Respiro" di Nikos Navridis, percorso percettivo prima che reale dove le immagini di un abbandono di civiltà scorrono letteralmente sotto i propri piedi.
Ma la mostra offre anche altre riflessioni di carattere diverso, visibili nella documentazione fotografica ed enciclopedica di Rem Koolhaas sulla musealità e sul senso di costruire strutture per ospitare il contemporaneo o l'interessante lavoro dell'indiano Subodh Gupta, che attraverso il "Curry" rappresenta su scale globale una cultura del cibo proveniente dal suo paese, non mostrandoci però né le preziose spezie né il loro aroma, ma ricostruendo invece su una lunga parete un'asettica cucina tipo ospedale interamente in acciaio Inox completa di tutti gli attrezzi per cucinare, pentole, scodelle e mastelli vari.
Una mostra quindi di alto livello che merita senz'altro di essere visitata, come pure lo merita lo spazio espositivo in cui si trova, dove il visitatore non può fare a meno, al termine del giro, di sedersi sulla terrazza della caffetteria aperta sul Bosforo al primo piano dell'edificio, di gustarsi un caffè o un aperitivo, guardando l'Asia di fronte e di pensare a come il mare e le città di porto avvicinino anziché allontanare le culture anche più lontane e differenti. (Arch. Luca orlandi, Università di Yeditepe istanbul)

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Informazioni utili

Istanbul Modern
Meclis-i Mebusan Cad. Liman İşletmeleri Sahası
Antrepo n. 4, 34433
Karaköy - Istanbul
Tel. (0212) 3347300
Fax (0212) 2434319
www.istanbulmodern.org
Martedì-Domenica: 10.00-18.00
Giovedì: 10.00-20.00
Chiusura settimanale: Lunedì
Biglietto intero: 7 YTL
Biglietto ridotto: 3 YTL
28.11.2006

INTERNET/CINEMA

CONSULTO SUL FUTURO DI INTERNET

Internet

Per tre settimane ad Antalya discussione tra i rappresentanti dei vari Governi su questioni chiave come il cybercrime e la supervisione di rete.

Per tre settimane ad Antalya, in Turchia i rappresentanti di vari Governi hanno discusso il futuro di Internet per agire su questioni chiave come il cybercrime e la supervisione della Rete. I lavori della <Plenipotentiary Conference dell'International Telecommunication Union> (Itu), braccio esecutivo delle Nazioni Unite, erano partiti coinvolgendo i delegati di oltre 190 paesi. L'evento seguiva l'<Internet Governance Forum> delle Nazioni Unite tenutosi ad Atene qualche giorno prima, un meeting informale nel corso del quale non erano state prese decisioni. La conferenza in Turchia, che prevedeva una fitta agenda, è stata indirizzata verso un'ampia gamma di argomenti come il ruolo delle reti a larga banda di prossima generazione, sistemi Rfid (<Radio Frequency Identification>) e servizi e piattaforme di rete basati su tecnologia Ip (<Internet Protocol>). I delegati erano inoltre attesi a prendere decisioni su una serie di questioni critiche, incluso il ruolo dell'Itu nell'implementazione delle politiche sulle quali c'era stata un'intesa nel corso delle due fasi del <World Summit on the Information Society> (Wsis), tenutesi nel 2003 a Ginevra nel 2005 a Tunisi. "Due aree critiche che richiedono una particolare azione up sono il cybercrime e il concetto di <enhanced cooperation>'(cooperazione potenziata, ndr) che riguarda la discussione tra i Governi per quanto riguarda politiche pubbliche come la supervisione di Internet", ha commentato Robert Shaw, Internet strategy e policy advisor dell'Itu: "Il processo di 'enhanced cooperation' doveva partire dall'inizio del 2006 ma non si è mai verificato. Un'azione è quindi necessaria".
Il Governo di Internet era stata la questione più controversa al Wsis, minacciando di minare il secondo summit. Paesi quali Cina, Brasile e Russia avevano spinto in modo massiccio per cambiare l'attuale sistema. L'Unione Europea, che inizialmente aveva supportato la posizione di status degli UsaA, più tardi aveva invece concordato sulla necessità di una maggiore partecipazione dei Governi. All'inizio del summit del 2005 quello statunitense aveva dal canto suo confermato di non avere alcuna intenzione di rinunciare alla sua posizione nella gestione di Internet, accettando però alla fine un documento che richiedeva cambiamenti nel modo in cui la Rete è oggi governata. Nel documento si legge tra l'altro che tutti i Governi dovrebbero avere "un ruolo e responsabilità uguali per la governance di Internet per assicurare stabilità, sicurezza e continuità di Internet" e dovrebbero avere parola sullo sviluppo di "principi globalmente applicabili su questioni di policy pubbliche associate con il coordinamento e la gestione di risorse Internet critiche". E nel documento si parla anche di "enhanced cooperation."
Per quanto riguarda il cybercrime, Shaw ha sottolineato diverse iniziative che richiedono che l'Itu giochi un ruolo attivo nella sicurezza Internet. "Ci sono aree dove è ancora necessario un vasto dibattito ma anche altre, come il cybercrime, dove i policy-maker riconoscono la necessità di muoversi rapidamente", ha concluso Shaw. (Computerworldonline)
28.11.2006

UNA VITTORIA MERITATA NEGLI STATES

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4th <Film Queens Festival>: due premi al film turco "Dondurman Gaymak> del regista Yuksel Aksu.

Turkey's likely Oscar nominee, "Dondurmam Gaymak" won two awards at the 4th Queens Film Festival in the United States.
'Dondurmam Gaymak' won its first international success by capturing two awards at the Queens Film Festival; an event that receives huge attention from the U.S. film industry and which is considered an important step on the way to Oscar night.
The U.S. press showed a great interest in the movie, which had both Turkish and American viewers laughing at the same scenes. Director Yuksel Aksu filmed the movie in the city of Mugla, which highlights the misadventures of an unlucky ice-cream seller. (Culture & Art/Zaman)
28.11.2006

 

SPORT

CALCIO E MEDICINA, IL SIMPOSIO DI ISTANBUL

Calcio_e_medicina

Si aprirà oggi e si chiuderà giovedì prossimo. Il programma dell'appuntamento. Interventi di numerosi esperti.

La_gestione_degli_infortuni_necessita_di_una_competenza_medica_specificaIl 20mo anniversario del Comitato Medico Uefa offrirà all'organismo di governo europeo del calcio l'opportunità di fare un bilancio sul passato, analizzare la situazione presente e delineare lo sviluppo futuro della medicina nel calcio, in occasione del Simposio medico Uefa che si terrà ad Istanbul dal oggi 28 a giovedì prossimo 30 novembre.
Evento quadriennale

L'organismo di governo europeo del calcio organizza il simposio medico ogni quattro anni, invitando i medici sociali di tutte le federazioni aderenti alla Uefa, oltre a quelli dei club più prestigiosi e a molti altri esperti di medicina sportiva.
Ruolo primario

Il programma dell'appuntamento è stato ideato per lanciare uno sguardo sfaccettato sul rapporto tra calcio e medicina, vista l'importanza della questione al giorno d'oggi. "La richiesta di giocatori di alto livello è in costante ascesa, pertanto l'importanza di un supporto medico specifico per il calcio aumenta di giorno in giorno e ai medici sociali viene richiesta una professionalità sconosciuta in passato", hanno spiegato il presidente Uefa Lennart Johansson e il Capo Esecutivo Lars-Christer Olsson nel loro messaggio inaugurale.
Dibattito sul doping

Interverranno per l'occasione numerosi esperti di medicina, che si confronteranno su argomenti come il rapporto tra medici sociali ed allenatori e la lotta al doping, tematica che sta molto a cuore alla Uefa. In quest'ottica verrà fornito un aggiornamento sul lavoro svolto dalla UEFA in materia di controlli. Complessivamente, in questa stagione ne sono stati svolti 1.348 in competizioni Uefa e il numero aumenterà ancora per la prossima stagione, in concomitanza con le qualificazioni a Uefa Euro 2008(tm).
"La squadra dietro la squadra"

Nel corso del simposio ci sarà spazio per un approfondimento sui progressi della chirurgia del ginocchio nel calcio e verrà inoltre proposta un'analisi riguardante la "squadra dietro la squadra", il gruppo di medici sociali dei club e degli psicologi delle nazionali, e la rianimazione nel calcio. (Uefa.com)
28.11.2006

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