ATTUALITA'
NONOSTANTE
TUTTO
|
Il
Pontefice da oggi ad Ankara, prima tappa del suo
pellegrinaggio di fede. Benedetto XVI ha voluto dimostrare che
non è stato il duro ostracismo a farlo desistere dal suo proposito
di recarsi in Turchia. |
Nonostante tutto. Nonostante
il duro attacco del prof. Ali Bardakoglu, presidente del Diyanet
nonché Gran Mufti di Turchia, nonostante gli sgarbi in successione
(ed in parte riparati) del premier Recep Tayyip Erdogan e del suo vice Abdullah Gul,
nonostante le manifestazioni di piazza e le proteste urlate,
nonostante la diffidenza di certa stampa oltranzista e non,
nonostante l'ultimo gravissimo fatto (l'occupazione di Santa Sofia
da parte dei <lupi grigi>) che persino un ministro ha definito
"episodio intollerabile ed orribile", nonostante l'adunata
di 20 mila persone domenica scorsa a piazza Taksim ad Istanbul, i
tremilacinquecento striscioni ed il milione e mezzo di volantini con
le scritte "Papa vattene", nonostante tutto
questo il Papa è da oggi ad Ankara, prima tappa del suo
pellegrinaggio di fede. Per la verità più d'uno aveva pensato - e
chissà anche sperato - che il rappresentante della Chiesa cattolica
di fronte ad un ostracismo tanto duro quanto inspiegabile avrebbe
ripiegato sulla sua decisione di intraprendere un viaggio così
difficile.
Benedetto XVI ha voluto dimostrare che non sono le
minacce, velate o palesi, a poterlo far desistere dai propositi di chi incarna la figura del Cristo. Ed è questo che
sta mandando in tilt quelle forze oscurantiste (estremisti islamici
dietro i quali si muoverebbero i seguaci di Erbakan e
militanti del partito della Grande Unione della destra più
nazionalista) che fanno di tutto per
bloccare l'adesione della Turchia all'UE anche ricorrendo all'arma
anti-papale. Forse non sanno però, questi stessi, che qualunque
azione venga intrapresa da parte loro - e che comunque non potrà
mai essere paragonata al gesto sacrilego compiuto giusto 25 anni fa
in piazza san Pietro dal fanatico Ali Agca - il Pontefice va per la
sua strada: peggio per la Turchia se non saprà approfittare di una
occasione, unica, che per il Paese della Mezzaluna sarà
irripetibile. Che poi la lectio magistralis di Ratisbona
potesse anche essere evitata dal Pontefice, specie in un momento
delicatissimo per i rapporti tra islam e Cristianesimo, è cosa
innegabile. Ma Benedetto XVI si è scusato. Acqua passata, dunque!
Noi ci auguriamo che la Turchia e chi la governa sappiano riservare
alla visita del Papa l'accoglienza migliore. Sarebbe un peccato se
questo non avvenisse. (Turchia Oggi)
28.11.2006
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"CARO,
POPOLO TURCO"

| Il
saluto del Pontefice all'Angelus di domenica davanti a
migliaia di fedeli ai quali ha chiesto di accompagnarlo nel
suo viaggio. |
Un viaggio ''sulle orme di
Paolo VI e Giovanni Paolo II''. Così Benedetto XVI ha annunciato la
sua prossima partenza
per la Turchia al termine dell'Angelus in piazza San Pietro,
salutato da un applauso spontaneo dei tantissimi fedeli. Il Papa ha
voluto sottolineare il richiamo a Karol Wojtyla, e ha ringraziato i
fedeli per le preghiere che vorranno dedicare al suo viaggio. ''Fin
d'ora - ha detto il Papa nel giorno in cui gli
islamici erano scesi in piazza per protestare contro la sua visita -
desidero inviare un saluto
cordiale al caro popolo turco, ricco di storia e di cultura;
a tale Popolo e ai suoi rappresentanti esprimo sentimenti di stima e
di sincera amicizia. Con viva emozione attendo di incontrare la
piccola Comunità cattolica, che mi è sempre presente nel cuore, e
di unirmi fraternamente alla Chiesa Ortodossa, in occasione della
festa dell'apostolo Sant'Andrea''.
''Con fiducia - ha aggiunto il Pontefice - mi pongo sulle
orme dei miei venerati predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II;
ed invoco la celeste protezione del beato Giovanni XXIII, che fu per
dieci anni Delegato apostolico in Turchia e nutrì per quella
Nazione affetto e stima. A
tutti voi domando di accompagnarmi con la preghiera, perché
questo pellegrinaggio possa portare tutti i frutti che Dio desidera''.
(da Adnkronos)
28.11.2006
|
MISSIONE
CORAGGIOSA

|
Il
viaggio del Papa avviene in una fase molto
delicata per le sorti del dialogo tra culture e religioni che
deciderà l'avvenire dei popoli europei. |
Il viaggio del Papa da oggi in
Turchia avviene in una fase molto delicata per le sorti del dialogo
tra culture e religioni che deciderà l'avvenire dei popoli
europei; l'invasione pacifica che va determinando l'immigrazione
di islamici nei territori europei contribuisce, forse
inconsapevolmente, a rendere più impellente la necessità di questo
dialogo.
La missione coraggiosa del viaggio di Benedetto XVI è quindi mirata
al confronto con la cultura islamica, ed anche se si preannunziano
manifestazioni integraliste contrarie, essa ha il compito di
richiamare i popoli europei alla difesa delle loro radici storiche e
culturali.
La progressiva espansione dell'Islam nei territori europei, pone
per l'Europa, infatti, un grave problema; come costruire una
convivenza civile con una minoranza religiosa in forte crescita e
che però è lontana anni luce da una serie di valori culturali a
cui si ispira l'Europa.
A questo problema ha tentato di fornire una risposta la Chiesa cattolica,
che ha insistentemente richiesto l'inserimento del riferimento
delle radici cristiane nella Costituzione europea come difesa di una
identità culturale.
Questa insistenza, allo stato non accolta, non è dettata da un
interesse particolare, giacchè la Chiesa cattolica non avrebbe
alcun motivo per sostenere una posizione politica in un contesto di
Stati quale è l'Unione Europea di cui non è membro né vuole o
può diventarlo; né avrebbe motivo nell'insistere con la sua
richiesta per una "manovra opportunistica", giacché da essa
alcun tornaconto le può venire. Infatti, gli interessi delle Chiese
e di quella Cattolica in particolare, sono garantiti dai diritti
interni di ciascun Stato a cui saggiamente ora il dettato della
nuova costituzione rinvia, chiedendo che sia rispettata la tutela
oggi esistente per tali interessi in ciascuno degli Stati membri.
Infine, sul piano strettamente religioso, va detto che nessun
privilegio è stato mai richiesto dai Pontefici che si sono
succeduti né per le Chiese né per le religioni e tanto meno per la
Chiesa cattolica.
L'insistenza per l'inserimento del richiamo alle radici
cristiane nel testo costituzionale si propone al solo fine di
confermare una identità culturale dell'Europa e quindi come
richiesta squisitamente laica, perché a difesa di valori certamente
non religiosi. Il rifiuto opposto è, quindi, il disconosciuto non
solo di un dato storico incontrovertibile, ma ha anche il negare
quello che un laico liberale come Benedetto Croce aveva affermato
anni or sono e cioè che noi europei "non possiamo non dirci
cristiani". Né la richiesta era ed è a tutela di un credo
religioso a discapito di altri, giacché con il richiamo alle radici
cristiane ci si vuole richiamare a quell'umanesimo derivato dalla
cultura cristiana che è alla base di tutti i valori compresi nel
testo costituzionale.
Il problema che ha di fronte a se l'Europa, con il riemergere
delle questioni delle religioni, a causa dell'Islam, è quello di
non potersi trincerarsi dietro un neutralismo amorfo, occorrendo,
invece, ribadire, i valori a base della propria identità. Questi
valori propongono al centro la dignità della persona umana e quindi
il rispetto dei diritti che da essa promanano: come i diritti umani,
richiamati nella proposta di Carta costituzionale, i diritti
derivanti dai principi come la solidarietà e la sussidiarietà la
parità tra uomo e donna nonché la stessa laicità dello Stato, ed
il metodo democratico come sistema per il governo dei popoli.
L'Europa ha oggi il compito di far comprendere questo insieme di
valori e di principi alle altre culture del mondo, non per imporre
una supremazia, ma per costringere tutti a confrontarsi con essi per
una convivenza internazionale pacifica. Se quindi si deve parlare di
una responsabilità dell'Europa oggi, essa consiste proprio
nell'affermare con fermezza i suoi valori al fine di indurre le
altre culture a un serio confronto con essi, ed il viaggio di
Benedetto XVI vuole essere l'apripista per la ripresa di quel
dialogo che possa condurre ad una pacifica convivenza tra culture
diverse, alla ricerca di motivi per intendersi e non di ragioni per
scontrarsi. (Mario Forte/Denaro.it)
28.11.2006
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UN VIAGGIO
LUNGO MILLE ANNI

|
Il
Pontefice e un Paese a metà fra Europa e Asia, un rapporto
difficile dallo scisma del 1050. Ratzinger atteso a Istanbul
da pochi cristiani. |
Nel viaggio che Benedetto XVI
che da oggi fa in Turchia non c'è la "papamobile". L'uso
del particolare veicolo è iniziato nel 1979 durante il primo
viaggio in Messico di Giovanni Paolo II. Malgrado l'opinione diffusa
che si sia ricorsi ad essa per proteggere il Papa, in verità è
stata utilizzata per rendere il Pontefice visibile ai fedeli.
Solo successivamente, dopo l'attentato del 1981, la "papamobile"
ha subito le modifiche che conosciamo, con l'aggiunta dei vetri
blindati, in modo da rendere possibile il contatto con la gente,
salvaguardando l'incolumità del Pontefice.
In Turchia, però, non ci sarà folla alcuna. I pochi cristiani che
saranno presenti ad Istanbul - meno ancora ad Ankara - non si
riverseranno sulle strade, ma attenderanno Benedetto XVI nella
Chiesa locale. I musulmani interessati alla presenza del Papa in
Turchia saranno forse più impegnati a farsi vedere nella nuova
veste di progressiva fusione del settore nazionalista e l'ala
fondamentalista islamica, allarmante realtà che peraltro potrebbe
spiegare la scelta, ad uso domestico, di alcune autorità a snobbare
questo viaggio.
Lo Stato turco è relativamente recente. È stato fondato da Mustafa
Kemal Ataturk nel 1923, ed ha assunto, fin dalle origini, un assetto
istituzionale rigorosamente laico. La Costituzione attualmente in
vigore, malgrado due colpi di Stato e molti anni di crisi economica,
ha mantenuto quel carattere non confessionale delle origini.
La particolarità unica della capitale Istanbul, antica
Costantinopoli, è il fatto di essere crocevia di tre grandi
confessioni monoteiste presenti in Oriente: Cristiani Cattolici,
Ortodossi, Musulmani.
Il viaggio di Benedetto XVI è la terza visita che un Papa compie in
Turchia. La prima è stata quella di Paolo VI nel 1967, accompagnata
dal celebre incontro con il Patriarca Athenagora, tappa
significativa per l'ecumenismo tra le Chiese cristiane. La seconda
è stata quella di Giovanni Paolo II nel 1979.
In entrambi i casi, nessuno dei due pontefici aveva fatto menzione
alla maggioranza musulmana del Paese. Soltanto Paolo VI, citando la
Dichiarazione Nostra Aetate, rivolse da Istanbul un saluto breve e
formale in francese al capo dei musulmani. Giovanni Paolo II nel suo
incontro con le autorità turche non pronunciò nemmeno la parola
Islam.
Questo atteggiamento dei predecessori di Benedetto XVI è dovuto
fondamentalmente al rispetto per la laicità dello Stato e la forma
della Repubblica turca inaugurata con Ataturk, oltre al rispetto
della libertà religiosa.
Motivi politici
in gioco
Oggi, però, la situazione è completamente cambiata. Vi è, da un
lato, la grande questione dei diritti umani che rallenta l'ingresso
della Turchia nell'Unione Europea e vi è, dall'altro, la questione
dell'Islam. Quest'ultima deriva dall'esplosione dell'integralismo,
dopo l'11 settembre, e rende particolarmente delicata la visita di
Benedetto XVI.
Molti si sono addirittura chiesti il perché di un viaggio così
poco corrispondente alla logica politica del momento. Se le reazioni
integraliste dopo il discorso di settembre a Ratisbona parlano da
sé, il rapporto con gli Ortodossi, d'altra parte, non sembra -
apparentemente - promettere grandi risultati. Come si sa, le due
grandi Chiese cristiane hanno sempre viaggiato parallele e unite nel
primo millennio, mentre hanno vissuto separate nel secondo.
Il Grande Scisma è avvenuto formalmente nel 1054, precisamente
quando Papa Leone IX ed il Patriarca Michele I Cerulario si
scomunicarono a vicenda, anche se il divorzio istituzionale soltanto
siglò in modo definitivo una separazione culturale e linguistica
tra Occidente ed Oriente iniziata già al tempo dei Padri della
Chiesa.
Alcuni storici hanno sottolineato il motivo fondamentale della
divisione nel Primato rivendicato dal Vescovo di Roma sui quattro
Patriarcati di Oriente, anche se forse bisognerebbe soffermarsi sui
motivi politici veramente in gioco, primo tra tutti il rapporto tra
religione e politica.
Se, fin dall'epoca di Papa Gelasio I, in Occidente sussiste la
chiara distinzione tra religione e Stato, o, come recita il titolo
di un'opera del canonista francese Ugo di Fleury, tra regalità e
sacerdozio, questa distinzione in Oriente non è mai stata pensata
allo stesso modo. Costantinopoli era divenuta, a partire dal IV
secolo, capitale del mondo, e l'Imperatore di Oriente era al
contempo re e sacerdote, senza una chiara distinzione tra politica e
religione. Anche l'Islam, d'altra parte, non ha sempre distinto i
due piani, e la integrale laicità rivendicata dallo Stato turco
risponde anche a questa confusione di piani presente negli
atteggiamenti religiosi del popolo.
Si deve riconoscere che la grande novità di oggi è il buon
rapporto che si è creato tra il Patriarcato Ortodosso e la Chiesa
Cattolica. In questa occasione, infatti, ciascuno parteciperà alle
funzioni religiose dell'altro. Il Papa assisterà alla liturgia
ortodossa nel Fanar, mentre il Patriarca assisterà alla liturgia
cattolica nella cattedrale di Istanbul. Il Papa e il Patriarca si
parlano, si scrivono, si mandano inviti che vengono accolti da
entrambi e ricambiati. Nessuno avrebbe previsto comportamenti
analoghi non soltanto cento, ma nemmeno cinquanta anni fa. Se
all'epoca della visita di Paolo VI sembrava un fatto unico, una
frontiera ineguagliabile dell'ecumenismo, la visita e l'incontro con
il Patriarca, adesso ci troviamo di fronte ad una reciprocità di
rapporti stabile e consueta.
Aspettative
non marginali
D'altra
parte, però, la situazione delle minoranze etniche e religiose non
si presenta in Turchia delle migliori. Ci si trova spesso di fronte
ad una situazione di emergenza che coinvolge sia la Chiesa
Cattolica, sia quella Ortodossa. Questo contesto rende i rapporti
tra i cristiani molto simili a quelli esistenti nel primo millennio,
quando il Papa e il Patriarca si consideravano, malgrado tutto,
uniti nel difendere la libertà religiosa.
Per questo non si possono ignorare le importanti aspettative che gli
Ortodossi attendono dalla presenza in Turchia del Papa anche e
soprattutto in materia di difesa dei diritti umani. In tal senso,
non molto tempo fa il Patriarca ha dichiarato che tutti sperano in
un'esplicita dichiarazione del Papa in favore della difesa delle
"minoranze", un eufemismo che è sinonimo del diritto alla
libertà religiosa, soprattutto per quanto riguarda il diritto
all'espressione autentica dei rispettivi culti.
Attualmente, l'atteggiamento del Papa è diverso da quello degli
altri capi religiosi, cristiani e non. Egli va a portare una
testimonianza di abnegazione e di sobrietà, rivelando il profondo
ed esclusivo senso religioso della missione che compie. Egli non si
muove seguendo una logica di utilità politica, proprio perché
altrimenti, nella situazione attuale, non avrebbe per niente
progettato un viaggio come questo, in un momento come questo.
Egli va in Oriente a portare un messaggio di identità e di pace,
una testimonianza personale dello sforzo e della responsabilità che
un tale obiettivo comporta, con la stessa mentalità con cui
Giovanni Paolo II è andato a portare al popolo d'Israele in Terra
Santa un messaggio di perdono. La lettera che consegna Benedetto XVI
questa volta non viene lasciata nel Muro del Pianto, ma viene
portata con il calore - e diciamolo pure, il rischio - di una
presenza personale.
Queste aspettative non sono marginali perché in Turchia le
minoranze religiose soffrono la mancanza di un riconoscimento di
tipo giuridico che salvaguardi le diverse identità e il loro mutuo
rapporto, mentre il diritto alla libertà religiosa corrisponde
all'Articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo
e costituisce un elemento irrinunciabile di legittimazione
internazionale.
"Considerazioni
impolitiche"
Il viaggio del Papa è comunque un percorso che viene da lontano, un
cammino già iniziato da tempo, che dura da un millennio e che negli
ultimi anni ha accelerato il proprio passo. E portare un messaggio
di adiacente identità implica sempre, oltre al pericolo di essere
"usato", una generosa apertura che non è esclusivamente
politica, che non si lascia comprendere all'interno di un limitato e
congiunturale calcolo d'interessi. Non si tratta in questo caso di
unire o di difendere l'Occidente dall'espandersi della violenza
integralista, né, tanto meno, di trincerare la Chiesa in un'identità
simile alla prigione di un re; si tratta, invece, di ascoltare e di
mostrare autenticamente cosa si è, come si pensa, che valore hanno
le proprie idee e le proprie convinzioni.
Veramente ciò che spinge il Papa all'incontro di Istanbul
assomiglia molto a quelle motivazioni che Thomas Mann definiva
"considerazioni impolitiche". E oggi è quanto mai
indispensabile che qualcuno faccia un passo audace in questa
direzione, anche se può costare molto dal punto di vista personale.
E' evidente, infatti, che siamo di fronte ad un grande appuntamento
della storia, e questo importante incontro di mutua riconoscenza
dell'identità comune potrà realizzarsi soltanto con il concorso di
tutti e soltanto se tutti avranno il coraggio di vincere la paura più
pericolosa ed insidiosa che esista, il terrore di affrontare il
proprio tempo. (Joaquin Navarro-Valls/la
Repubblica.it)
28.11.2006
|
I CINQUE
CARDINALI ACCOMPAGNATORI
|
Tra
questi, il Segretario di Stato Tarcisio Bertone e il
presidente del Pontificio consiglio per il dialogo
interreligioso Paul Poupard. |
Sono cinque i cardinali che
accompagnano Benedetto XVI nel suo viaggio in Turchia che si svolge dal
oggi 28 novembre al primo dicembre. Si tratta del
Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, del presidente del Pontificio
consiglio per il dialogo interreligioso, Paul Poupard, del
presidente del Pontificio consiglio per l'ecumenismo, Walter Kasper,
di Ignace Moussa Daoud, prefetto della Congregazione per le Chiese
orientali e di Roger Etchegaray, uomo di grande esperienza nei
rapporti ecumenici e internazionali, già inviato in missione da
Giovanni Paolo II in diversi scenari critici internazionali. (IGN
Esteri)
28.11.2006
|
QUASI CERTO
ORA
IL RIPENSAMENTO
DEL PREMIER ERDOGAN

| Il
Primo Ministro turco, resosi conto probabilmente di un suo
inspiegabile sgarbo diplomatico davanti al mondo, vuole
incontrare oggi il Pontefice all'aeroporto di Ankara prima
di partire per Riga. |
Il primo ministro turco Tayyp
Erdogan intende incontrare oggi Papa Benedetto XVI all'aeroporto, al
suo arrivo in visita in Turchia.
"Stiamo lavorando col Vaticano - si era detto appena sabato
scorso alla <Reuters> da parte di un funzionario governativo -
per far sì che il Primo Pinistro ed il Papa si incontrino all'aeroporto di Ankara il 28
novembre, prima che il premier parta per il vertice Nato a
Riga".
In precedenza l'ufficio di Erdogan aveva detto che il premier
sarebbe stato impegnato al summit di Riga nei primi due giorni della
visita del Pontefice, ed impegnato in altri incontri in Turchia nei
giorni successivi.
28.11.2006
|
"BENVENUTO
MA..."

|
Il
premier turco Recep Tayyip Erdogan ha affidato giovedì scorso
alle telecamere di <Porta Porta> i motivi della sua
assenza. |
È
questo il messaggio che il premier turco Recep Tayyip Erdogan aveva
affidato qualche giorno fa alle telecamere di "Porta a porta". "Il Papa
- aveva spiegato - in qualità di personaggio politico e religioso,
può avere un ruolo molto importante nel sostituire il clima di
guerra con quello di pace". Ma, aveva aggiunto il premier con
trasparente riferimento al discorso di Benedetto XVI a Ratisbona,
"noi non ci siamo mai permessi di insultare i profeti delle
altre religioni. Anzi la nostra fede ci impone il loro rispetto. È
quindi nostro diritto attendere lo stesso trattamento dai membri
delle altre religioni". "Sarebbe stato un piacere per me
poter incontrare il il Papa", aveva detto ancora Erdogan spiegando
che sarà impegnato nel vertice Nato di Riga. E, aveva rivelato, "nel
caso vi sia un invito in Vaticano noi non lo rifiuteremmo di certo
perché siamo sempre disposti ad effettuare incontri fra Governi e
fra Stati". "Come vogliono le regole, in mia assenza, il
Papa sarà ricevuto dal mio vice-premier Sahin nel palazzetto Camli
(un chiosco di cristallo adiacente a palazzo Cankaya ad Ankara, ndr),
ha precisato il premier che poi aveva aggiunto: "Come sapete il
Papa viene su invito del presidente della Repubblica. Il Papa ha due
identità: politica e spirituale. Si incontrerà quindi con i suoi
diretti omologhi: il presidente della Repubblica e il presidente
degli Affari Religiosi. nelle stesse date vi sarà il Vertice Nato a
riga al quale devo presenziare in qualità di presidente del
Consiglio assieme al ministro degli Affari Esteri e al ministro
della Difesa. Non faccio uso di doppi pesi e doppie misure con
nessuno. Non ho bisogno di sotterfugi meschini. Il mondo gira, c'è
del lavoro da fare. Non ho bisogno di sotterfugi meschini. Il mondo
gira, c'è del lavoro da fare. Il papa viene in Turchia nell'ambito
dei suoi compiti ed io ho il compito di partecipare al vertice di
Riga".
"E' errato - aveva proseguito il premier - cercare secondi fini in
tutto l'accaduto. In Turchia possono esserci coloro che sono
favorevoli e coloro che sono contrari alla visita del Papa. Ciò è
naturale. Anche noi affrontiamo simili situazioni durante le nostre
visite all'estero con gente che protesta davanti agli alberghi dove
pernottiamo. ma nessuno si è mai permesso di ostacolarla. si parla
di libertà e di democrazia, vero? Allora non credo che nessuno
debba provare un particolare fastidio".
Quanto ad una eventuale visita in Vaticano, "nel caso vi sia un
invito - aveva spiegato Erdogan - noi non lo rifiuteremmo di certo. Noi
siamo sempre disposti ad effettuare incontri fra Governi e fra
Stati. Non è pensabile ad un nostro approccio negativo. Le nostre
visite a Roma avvengono prevalentemente su invito del presidente del
Consiglio italiano od in occasione di riunioni multilaterali. Non ci
si può presentare alla porta e suonare il campanello. Il Vaticano
è uno Stato, esiste un protocollo da rispettare. Aggiungo un'ultima
cosa: noi riteniamo che fra Stati non vi possa essere né rancore
né odio".
28.11.2006
|
LA VISITA
A SULTANHAMET
DEL PAPA

|
Benedetto
XVI ha manifestato l'intenzione di pregare nella Moschea
Blu costruita fra il 1606 e il 1616 dall'architetto Mehmet Aga. |
Benedetto XVI visiterà la
Moschea Blu di Istanbul nel pomeriggio di giovedì 30 novembre. Lo
ha confermato il direttore della sala Stampa della Santa Sede, padre
Federico Lombardi.
"Il Papa - ha detto - si recherà alla moschea subito dopo la
visita al museo di Santa Sofia. Il programma è fitto di impegni ma
si è riusciti a prevedere questa visita che sarà un segno di
rispetto e attenzione verso l'Islam". (Agi)
28.11.2006
|
UN
SONDAGGIO POCO FAVOREVOLE

|
Su
un campione di 4mila persone intervistate dal quotidiano <Zaman>,
solo il 10% ha detto di volere il Pontefice in Turchia. La ripicca
della moglie del Capo dello Stato. Manifestazioni contro. |
Era
stata una vigilia
polemica quella per il viaggio di Benedetto XVI che da oggi è in
Turchia, con sondaggi
negativi, proteste dei nazionalisti e distinguo su protocollo e
cerimoniale. Si tratta di elementi che hanno reso bene l'atmosfera
di un Paese che non voleva il Pontefice, sia a livello
popolare che governativo (la cordialità formale delle autorità non
è certo sufficiente).
A riguardo, è stato emblematico un sondaggio condotto su un campione di
4mila persone e pubblicato dal quotidiano <Zaman>, giovedì 16
novembre. Secondo i dati, solo il 10% dei Turchi ha approvato la visita di
Benedetto XVI, il 38% ne era contrario, il 38 % indifferente, mentre
il 14% non si è espresso. Uno stato di cose che ha avuto implicazioni anche
in ambito governativo con un atteggiamento al limite della stizza e
polemiche su aspetti apparentemente secondari, trapelate nella rete
dei media vicini all'ufficialità.
Da ultimo, la questione del cerimoniale, che per volontà del
Vaticano, sarebbe stato semplificato, come ha rivelato il quotidiano
<Hurriyet>. Nonostante le insistenze di Ankara, la Santa Sede infatti,
avrebbe preferito che la visita del Papa al patriarca ortodosso
Bartolomeo avvenisse nella sede di quest'ultimo, dove si recherà
usando l'automobile del patriarcato e non quella dello Stato turco
prevista dal protocollo per i Capi di Stato esteri.
Per questo motivo, ha spiegato il quotidiano, i responsabili del
protocollo della presidenza della Repubblica della Turchia hanno
deciso di abbassare il livello delle accoglienze da quelle di
''prima classe'' originariamente programmate a quelle di ''seconda
classe'', che non comportano tra l'altro l'esplosione delle 21 salve
di cannone e riducono il numero dei soldati per la cerimonia di
accoglienza nella sede presidenziale di Cankaya ad Ankara. <Hurriyet> rimarcava anche il presunto rifiuto di Benedetto XVI di
partecipare il 28 sera alla tradizionale cena di Stato offerta dal
presidente turco Ahmet Necdet Sezer (il Papa del resto non lo fa
mai) e la scelta della moglie del Capo dello Stato di non partecipare alla
cerimonia di benvenuto.
Intanto, non si placa la campagna dei nazionalisti contro il
viaggio. Anche ieri, a Istanbul, si sono svolte le solite
manifestazioni con i cartelloni prestampati (e sempre uguali) e lo
slogan durissimi del tipo "Noi non vogliamo il Papa in Turchia". In piazza, anche
Kemal Kerincsiz, un avvocato nazionalista, con un manifesto su
Benedetto XVI e Bartolomeo I, raffigurati come due serpenti.
Contestato il ruolo del patriarcato con una domanda chiara: "Il
patriarca e il Papa sono nel Fener. Dov'è la nazione turca? Non
lo vogliamo in Turchia". (Marco Fabi/www.korazym.org)
28.11.2006
|
"25
SUPERAGENTI
VEGLIERANNO SULLA PERSONA
DEL PONTEFICE

|
Un
apparato di sicurezza che non si era visto neppure per la
visita del presidente americano Bush. Alcune curiosità. |
Il
viaggio apostolicodi Benedetto XVIin Turchia (da oggial1° dicembre) presenta alcune curiosità. La
prima: la visita al Museo di Santa Sofia (primabasilica e poi
moschea) era inizialmente prevista per venerdì, giornata dedicata
alla preghiera per i musulmani. Per questo, la visita al museoè
stata anticipata a giovedì 30 novembre, visto che di fronte a Santa
Sofia si trova una moschea.
La seconda curiosità riguarda la lingua in cui il Pontefice terrà
i discorsi. Saranno in francese, inglese e in italiano: i discorsi
alla Presidenza per gli Affari Religiosi, al Patriarcato Ecumenico e
al Patriarcato Armeno Apostolico saranno in inglese, mentre per le
due messe previste, quellaal Santuario di Meryem Ana EvidiEfeso
e quella nellaCattedrale dello Spirito Santo di Istanbul (che
avrà carattere interrituale), saranno rispettivamente in italiano e
in francese. Il discorso al Corpo Diplomatico invece sarà in
francese e in inglese, mentre la Dichiarazione congiunta con il
Patriarca ecumenico sarà in inglese.
Per quanto riguarda la sicurezza, già da settimane l'apparatoè
stato allertato. Oltre 10mila poliziotti (tra i quali un gruppo
speciale di 25 superagenti e uomini italiani del Sisde e del Sismi che
veglieranno direttamente sulla persona
del Santo Padre, ndr), controllano già da tempole
zone dove abiterà il Papa (ad Ankaranella Nunziatura
Apostolica e a Istanbul nella Rappresentanza Pontificia) e che
percorrerà, per la bonifica. Benedetto XVI non si muoverà né con
l'elicottero né con la papa-mobile, mentre le strade verranno
bloccate per il suo passaggio. L'apparato di sicurezza sarà pari a
quello già sperimentato per le visite dei Capi di Stato, non da
ultimo il presidente americano George Bush. Per il viaggio di andata
il Papa era a bordo di un aereo A321<Alitalia>, mentre per i
trasferimenti Ankara-Izmir e Izmir-Istanbul, come anche per il
viaggio di ritorno, volerà con un aereo B737-800della <Turkish
Airline>.
In Turchia abitano circa 75 milioni di persone. Di queste il 97,2%
sono musulmani, il 2% non religiosi e lo 0.8% "altri", cioè
cristiani, tra cui 70mila sono di rito armeno-apostolico, 20mila di
rito latino e circa 1.500 di rito greco-ortodosso.
La visita del Papaè sotto i riflettori di tutto il mondo. Al
momento della sua elezione al Soglio di Pietro, il maggior
quotidiano turco titolò: "È stato eletto un Papa nemico dei
turchi". (Simona Santi&Barbara Marino/www.korazym.org)
28.11.2006
|
COSA
DOVREBBE DIRE IL PONTEFICE

|
Dovrebbe
dire - ha dichiarato Ali Bardakoglu, Gran Mufti turco, che
l'Islam è pacifico. |
La principale autorità
musulmana in Turchia ha affermato che Papa Benedetto XVI dovrebbe
dire chiaramente, durante la visita nel Paese a prevalenza musulmana
la prossima settimana, che l'Islam, così come il Cristianesimo, è
una religione di pace.
Il Pontefice ha fatto infuriare i musulmani in tutto il mondo a
settembre con un discorso in cui sembrava ritrarre l'Islam come una
religione irrazionale contaminata dalla violenza . Benedetto XVI si
è detto dispiaciuto per il dolore provocato dal suo discorso, senza
però mai scusarsi pienamente.
"Penso che l'attitudine che il Papa dovrebbe assumere è che né
l'Islam né la cristianità sono una fonte di violenza", ha
detto Ali Bardakoglu, guida del Direttorato generale per gli Affari
Religiosi di Ankara che controlla gli imam turchi e scrive i loro
sermoni.
"Se mi chiedessero se la cristianità è stata la causa di
violenze, direi di no, che non è così...Credo che tutti i profeti
inviati da Dio, da Mosè a Gesù a Maometto, siano messaggeri di
compassione", ha detto a <Reuters> in un'intervista.
Le violenze perpetrate in nome della religione sono una colpa degli
esseri umani fallibili e guidati nel modo sbagliato.
"Credo che il Papa condivida questo visione e un suo discorso
in questo senso sarà nell'interesse di tutta l'umanità", ha
aggiunto.
Bardakoglu, che incontrerà il Santo Padre nella giornata di oggi
all'inizio dei suoi quattro giorni di visita, aveva dichiarato a settembre
come Benedetto XVI avrebbe dovuto scusarsi per il suo discorso e
riconsiderare il viaggio in Turchia.
Ma in seguito aveva aggiunto a <Reuters> che è il momento di guardare
al futuro, aggiungendo che il Pontefice riceverà un'accoglienza
ospitale nel paese a prevalenza musulmana.
Ha spiegato che sarà felice di spiegare al Papa i collegamenti
"infrangibili" tra la ragione e la fede nell'Islam. (Reuters)
28.11.2006
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LA RICHIESTA
DELL'EX LUPO GRIGIO

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"Sono
sconvolto di fronte all'idea di stare chiuso in prigione e di
non poter salutare il Pontefice", così Ali Agca.
Respinta l'istanza di scarcerazione. |
Mehmet Ali Agca, il turco che
cercò di assassinare Papa Giovanni Paolo II in Piazza San Pietro
nel 1981, ha presentato nei giorni scorsi una richiesta di scarcerazione per potere
salutare Benedetto XVI. Lo ha annunciato il suo avvocato.
Naturalmente non è stato esaudito. ''Sono sconvolto di fronte all'idea che
sarò in prigione quando il Papa sarà qui. Voglio salutarlo a Santa Sofia con milioni di
persone'', ha affermato Agca, secondo il suo avvocato Mustafa
Demirbag, citato dall'agenzia stampa <Anatolia>.
Agca, 48 anni, è incarcerato a Istanbul
dalla sua estradizione dall'Italia nel 2000. Il 12 gennaio, aveva
beneficiato di una liberazione anticipata dopo 25 anni passati
dietro alle sbarre in Italia e in Turchia, ma era stato rimesso in
carcere otto giorni più tardi, poiché la Corte di Cassazione aveva
stabilito che le riduzioni di pena applicate erano state calcolate
in modo errato. Secondo gli ultimi conteggi eseguiti della
giustizia, Agca non uscirà di prigione prima del 18 gennaio 2010.
Demirbag ha affermato che la detenzione di Agca è illegale e ha
annunciato di aver presentato una richiesta di scarcerazione a un
tribunale di Istanbul. Agca è stato condannato al carcere in
Turchia per diversi crimini commessi prima che tentasse di uccidere
Giovanni Paolo II il 13 maggio 1981 in piazza San Pietro, ferendolo
gravemente. L'ex militante di estrema destra è stato riconosciuto
colpevole dell'omicidio nel 1979 di un noto giornalista e di due
rapine a mano armata commesse negli anni '70. (Asca-Afp)
28.11.2006
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LA
COPERTINA DEL <TIME>

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Sintomatico
il titolo della copertina dell'autorevole magazine americano:
"The Passion of the Pope" (La passione del Papa). |
Il
viaggio di Benedetto XVI in Turchia si è conquistato la copertina del
<Time>. "The Passion of the Pope" (La Passione del Papa), il
titolo di un approfondimento dell'autorevole magazine che
considera la visita una tappa importante, capace di riformare il
dibattito tra Islam e Occidente. "Il Pontefice - si leggeva
nel numero in questione - si
è imposto come una figura più complessa e affascinante di quanto
si potesse immaginare e tutto questo ha molto a che fare con la sua
volontà di confrontarsi con ciò che la gente reputa essere oggi
l'equivalente del flagello del comunismo: la minaccia della violenza
islamica. Dopo il discorso di Ratisbona, il Papa ha abbandonato la
posizione del suo predecessore per rilanciare il dibattito sullo
scontro di civiltà, incentrandolo sulla questione chiave se
l'islam, in quanto religione, condanna la violenza. Ora, Benedetto
XVI si trova nella posizione di avviare la missione più importante
del suo papato e di dover scegliere tra opzioni difficili: mettere a
punto una sua nuova piattaforma, insistendo sul fatto che un'altra
grande fede ha dei vizi potenzialmente letali e lanciare la sfida
del dibattito, esortando al tempo stesso la comunità occidentale ad
armarsi moralmente".
"Oppure - proseguiva l'editoriale del <Time> - rinunciare a qualsiasi
ulteriore confronto nella speranza di sedare la rabbia suscitata
dalle sue parole. Il Papa ha intenzione di dire quello che pensa -
ha detto un diplomatico vaticano - può aggiustare il tono, ma la
direzione non cambia". Il settimanale americano definisce il 12
settembre 2006, il giorno dell'intervento di Papa Benedetto XVI
all'Università di Ratisbona, un "punto di non ritorno".
"Tutti si chiedono - afferma una fonte vaticana - il Papa ha
sbagliato con quel discorso? È stato intenzionale? Non importa a
questo punto".
Del viaggio era tornato a parlare anche il patriarca
ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, che invitava la Turchia a
fare di tutto per garantire il successo della visita, prima del
summit dell'Unione Europea il mese prossimo. "Il Papa ha molta
influenza nel mondo intero - aveva detto in un'intervista al giornale
<Sabah> - non è una autorità che va trattata con leggerezza. Tutti
noi dobbiamo fare il possibile per la buona riuscita di questa
visita. Se non lo facciamo - ammoniva ancora Bartolomeo I - sarà
negativo per l'immagine della Turchia. E questo va evitato, nel
momento in cui diciamo di voler entrare nell'Unione Europea".
"Se accadrà qualcosa di spiacevole - concludeva l'editoriale - anche
questo avrà evidentemente riflessi sull'incontro a Bruxelles
durante il quale si affronterà la questione dell'ingresso della
Turchia in Europa". (Mattia Bianchi/www.korazym.org)
28.11.2006
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IL SECONDO
GIORNO

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Benedetto
XVI sarà domani, mercoledì 29, ad Efeso dove presiederà una
celebrazione eucaristica. |
Benedetto XVI
domani il 29 novembre,
secondo giorno della sua trasferta in Turchia, farà sosta al
santuario mariano di Efeso dove presiederà anche una celebrazione
eucaristica. Il santuario è visitato da circa 3 milioni di
pellegrini ogni anno, la gran parte di essi di fede musulmana; Maria
è infatti citata ben 40 volte nel Corano e a lei è dedicata anche
la sura 19. Secondo la tradizione nell'antica Efeso la Madonna
trascorse la parte finale della sua vita dopo la morte di Gesù. (Adnkronos)
28.11.2006
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SI PREGHERA'
ANCHE IN TURCO, IN ARABO E IN...
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Lo
ha riferito nei giorni scorso il <Messale> stilato dal
monsignor Piero Marini cerimoniere del Pontefice. |
Si pregherà anche in turco e
in arabo, oltre che in latino, in italiano, in francese, in inglese
e in tedesco, durante le celebrazioni e i momenti di preghiera
previsti nel viaggio apostolico che Benedetto XVI compierà in
Turchia dal 28 novembre al primo dicembre. Lo ha riferito il <Messale>,
la cui presentazione è stata resa pubblica nei giorni scorsi,
stilato da monsignor Piero Marini, cerimoniere del Papa.
"Nella celebrazione ad Efeso - si legge - vengono usate oltre
al latino, la lingua turca, l'italiano, il francese, l'inglese e il
tedesco. Per la celebrazione nella Cappella della Rappresentanza
Pontificia a Istanbul si usa la lingua latina", mentre "le
letture sono proclamate in lingua volgare".
Per la celebrazione nella Cattedrale dello Spirito Santo a Istanbul,
il primo dicembre, con la comunità cattolica, si useranno anche il
siriaco, l'arabo e lo spagnolo. "Alcune sequenze rituali -
prosegue il Messale nella parte dedicata alle Celebrazioni
liturgiche - sottolineano la presenza dei vari riti orientali:
l'armeno, il caldeo, il siro. Agli armeni è riservato: il canto
d'ingresso e il Sanctus; ai caldei: il Salmo responsoriale e il
canto di offertorio eseguito in lingua aramaica; ai siri: la
proclamazione del Vangelo secondo le modalità del proprio
rito".
Un'altra curiosità riguarda la celebrazione della Liturgia Armena.
"Prima di iniziare la processione d'ingresso nella Cattedrale -
spiega il Messale - vengono presentati al Santo Padre, secondo la
tradizione nazionale armena, il pane, il sale e l'acqua di rose come
simboli di benvenuto e di augurio". (Apcom)
28.11.2006
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SERRA
YILMAZ SCELTA COME INTERPRETE

|
A
decidere per la nota attrice - una delle preferite del regista
Ospetek - i funzionari turchi ma ancora non si conosce la
risposta del Vaticano. |
Potrebbe
essere Serra Yilmaz, l'attrice preferita di Ferzan Ozpeteck
("Le fate ignoranti", "La finestra di fronte"),
a fare da interprete negli incontri ufficiali che Papa Benedetto XVI
da questa mattina compie in Turchia. L'artista, in Italia da molti
anni dove ha vinto un david di Donatello e un Flaiano d'oro,
entrambi come miglior attrice non protagonista, sarebbe stata scelta
infatti dalle autorità turche. Non si sa bene, a questo momento, se
la proposta è stata accettata dal Varicano.
I funzionari turchi avrebbero deciso per la nota attrice conoscendo
bene anche il suo lavoro di traduttore simultaneo. La Yilmaz ha
fatto più volte da interprete negli incontri dell'ec Capo di Stato,
Suleyman Demirel, in quelli di Berlusconi ed Erdogan, e nei Forum di
dialogo italo-turco. (da la
Repubblica.it)
28.11.2006
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PERPLESSITA'
IN AUMENTO
| Il
disagio di Mauro Magris, capogruppo per l'Udeur alla Camera,
per il comportamento della Turchia nei confronti del Pontefice. |
"E' inaccettabile che in
Turchia si continuino a verificare episodi di intolleranza verso la
religione cattolica. A nome di tutti i deputati dei Popolari Udeur,
sento di dover manifestare tutto il nostro disagio per quel che sta
accadendo in quel Paese contro la visita del Santo Padre". Lo
ha affermato in una nota il capogruppo alla Camera, Mauro
Fabris, sottolineando come "tutto ciò non può che generare
dubbi profondi, riguardo l'ingresso della Turchia nell'Unione
Europea, anche in chi come noi ne ha sempre sostenuto l'opportunità"."Se
lo stesso premier Erdogan - ha concluso Fabris - ha trovato scuse su
scuse per non incontrare Benedetto XVI, qualche dubbio da parte
nostra sulla effettiva volontà di aprirsi all'Occidente è pur
lecito averlo". (Apcom)
28.11.2006
|
EFESO,
CROCEVIA DEL CRISTIANESIMO

|
Il
cardinal Carlo Maria Martino, già arcivescovo di Milano,
spiega i motivi si debba considerare questo posto santificato
dalla presenza di Paolo, Giovanni e Maria. |
Efeso è come
un crocevia del cristianesimo antico, un passaggio fra il mondo
pagano e il mondo cristiano. È un luogo santificato dalla presenza
di Paolo, di Giovanni, di Maria.
Paolo ha soggiornato a lungo a Efeso e ha visto i panorami che anche
noi possiamo vedere; in questa città ha scritto almeno la prima
Lettera ai Corinti, a questa città ha scritto la Lettera agli
Efesini, e menziona più volte Efeso nelle lettere pastorali. Gli
Atti degli Apostoli, dal canto loro, nei capitoli 18-20, descrivono
a lungo le vicende avventurose di Paolo in questi luoghi.
Giovanni, secondo un'antichissima tradizione, ha vissuto qui, vi
ha composto il suo Vangelo e forse le Lettere; in ogni caso sono
state scritte sotto questo cielo, e l'Apocalisse è stata scritta
nell'isola di Patmos che dista, in linea d'aria, pochi
chilometri. Giovanni ha vissuto qui molto probabilmente con Maria e,
in tempi recenti, sono stati riscoperti i resti di un edificio che
viene chiamato "Casa di Maria".
Efeso è quindi il luogo di Paolo, di Giovanni, di Maria; un luogo
straordinariamente famoso nella Chiesa primitiva.
Leggendo alcune memorie di questi luoghi mi ha colpito l'inizio
della Lettera di Ignazio - uno dei primissimi Vescovi dell'Oriente
- alla Chiesa di Efeso. Si noti la solennità delle sue parole:
"Ignazio, detto anche Teoforo, alla benedetta nella grandezza
di Dio Padre in pienezza, a colei che è santa ed è stata
predestinata prima dei secoli a essere sempre per una gloria che
rimane immutabilmente unita ed eletta nella passione vera, nella
volontà del Padre e di Gesù Cristo nostro Dio, alla Chiesa degna
di essere detta beata che è in Efeso nell'Asia, degna di ogni
grazia, auguri di gioia moltissima in Gesù e di gioia
incontaminata".
Certamente è una Chiesa che fa da sintesi del cristianesimo antico:
del passaggio dal paganesimo al cristianesimo e del passaggio del
cristianesimo dal mondo ebraico-palestinese al mondo pagano.
"La vostra gioia
sia perfetta"
Il testo della prima Lettera di Giovanni esprime l'evento
inaudito: "Abbiamo udito, veduto, contemplato, toccato con le
nostre mani il Verbo della Vita, perché la Vita si è fatta
visibile". È questo il grande mistero del IV Vangelo, il
mistero dell'Incarnazione, della vita eterna che era presso il
Verbo e si è fatta visibile a noi, che si rende visibile e
tangibile nell'Eucaristia.
Della grandiosa pagina teologica di Giovanni mi preme sottolineare
un aspetto pratico, che cogliamo nelle parole conclusive:
"Questo vi scriviamo perché la nostra gioia sia
perfetta".
Mi piacerebbe anche riassumere tutto il mio ministero con
l'augurio: "La vostra gioia sia perfetta". Un augurio,
una parola semplicissima, ma di cui abbiamo paura. Ci sembra che la
gioia perfetta non vada bene perché sono sempre tante le cose per
cui preoccuparsi, tante le situazioni sbagliate, le guerre, le
sofferenze: con tali giuste ragioni noi ci priviamo della gioia
perfetta. Ma gioia perfetta non vuol dire non condividere il dolore
per l'ingiustizia, per la fame nel mondo; è una gioia più
profonda, dalla quale ci dispensiamo troppo facilmente pensando che
non sta per noi, che stoni di fronte al coro di lamentele proprio
della nostra società occidentale. Se apriamo i giornali, ci
accorgiamo che ogni giorno c'è una polemica, un conflitto, una
rissa, un sospetto, un retroscena, e così la nostra gioia si
intride di tristezza, si rovina come se fosse marcia.
In realtà la gioia deve essere perfetta e auguro di scoprirla come
gioia che non disdegna di piegarsi sulle sofferenze proprie e
altrui, perché ne abbiamo scoperto il segreto, quello di aver
toccato il Verbo della vita che risana ogni esperienza di
sofferenza, di malattia, di povertà, di ingiustizia, di morte.
Questo è il segreto del Crocifisso, ed è il primo auspicio che
faccio, quasi una parola sintetica: la vostra gioia sia perfetta,
tocchi la radice ultima che Giovanni ci ha fatto scoprire proprio
partendo dalle sue meditazioni in questi luoghi, ripensando al
Calvario, alla croce e al sepolcro. Ha parlato di gioia perfetta
perché sia nostra! Per credere bastano il cuore e la bocca
Passando ai testi di Paolo, penso di riassumerli con una frase
semplicissima: "Quanto è facile credere; per credere basta il
cuore e la bocca. Quando il cuore crede che Dio ha risuscitato dai
morti Gesù e la bocca lo dice, sei salvo!".
Tutte le complicazioni, tutti gli approfondimenti che talora ci
confondono, tutto ciò che è stato sovra-imposto attraverso il
pensiero orientale e occidentale, attraverso la teologia e la
filosofia, è in parte buono.
E però credere è facile, è un gesto del cuore che si butta e una
parola che proclama: "Gesù risorto, Gesù Signore". È un
atto talmente semplice che non distingue fra dotti e ignoranti, tra
persone che hanno compiuto un cammino o che devono ancora compierlo.
Il Signore è di tutti, è ricco d'amore verso tutti coloro che lo
invocano. Giustamente noi abbiamo approfondito il mistero della
fede, abbiamo cercato di leggerlo in tutte le pagine della
Scrittura, lo abbiamo declinato lungo le vie talora tortuose. Ma la
fede è semplice, è un gesto di invocazione, di abbandono, di
fiducia, e dobbiamo ritrovare questa semplicità. Ritrovarla perché
è quella del fanciullo, illumina tutte le cose e permette di
affrontare le complessità della vita e del cammino di fede senza
preoccupazioni o paure. E l'atto di fede profondo sgorga dal cuore
per la grazia dello Spirito.
L'importanza
dei piccoli segni
Il brano del Vangelo di Giovanni, tratto dal capitolo 20, comincia
con la corsa di Maria di Magdala, anch'essa ricordata dalla
tradizione come colei che può aver vissuto in questi luoghi. Ed è
Maria che chiama Simon Pietro e Giovanni.
Il racconto è ricchissimo di simboli, e lo sintetizzo in una sola
parola che richiama quella di Paolo: credere è facile. Per credere,
infatti, basta poco, bastano pochi segni ben collocati. Maria
esprime ciò che riesce a comprendere: "Hanno portato via il
Signore dal Sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!".
Tutto appare complicato: Pietro corre, un altro corre più di lui,
ma pur arrivando prima non entra per rispetto. Entra allora Pietro,
vede le bende, il sudario piegato in un luogo a parte, non capisce.
Capisce però l'altro discepolo, più intuitivo, Giovanni
"vide e credette", riferisce il Vangelo, perché i piccoli
segni presenti nel sepolcro hanno fatto nascere in lui la certezza
che il Signore è risorto. Non ha avuto bisogno di un trattato di
teologia, non ha lasciato una lezione di teologia fondamentale, non
ha scritto migliaia di pagine sull'evento. Ha visto piccoli segni,
ma sufficienti per il suo cuore già preparato a comprendere il
mistero d'amore di Dio.
Talora noi siamo alla ricerca di segni complicati, e va bene, ma
basta poco per credere se il cuore è disponibile e se si dà
ascolto alla grazia. Di fronte ad alcuni segni ben collocati il dono
di fede viene spontaneo per la grazia e la soavità interiore che,
secondo le parole di sant'Agostino, infonde fiducia e gioia nel
credere.
Efeso, un luogo che le vicende storiche hanno ridotto
all'essenziale, ci imparte una lezione di semplicità: della
memoria gloriosa del passato sono rimasti soltanto dei ruderi,
sufficienti tuttavia per segnalarci che qui c'è stata una grande
presenza, presenza che, malgrado gli avvenimenti della storia, è
ancora viva, e noi ne siamo i testimoni, proclamandone la forza e la
verità nell'Eucaristia.
Davvero noi siamo tra coloro cui è donato di proclamare quelle
verità semplici ed essenziali che illuminano la terra e ci
permettono di toccare con mano il mistero della Vita manifestato dal
Verbo fatto carne e di sperimentare come la gioia perfetta è
possibile anche in questo mondo, nonostante le sofferenze e i dolori
di ogni giorno. (Card. Carlo Maria Martini/Osservatore
Romano- www.korazym.org)
28.11.2006
|
IL CONCILIO DI
EFESO DELL'ANNO 431
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Nell'immaginario
cristiano è rimasto come quello che decretò la maternità
divina della madre di Cristo. La convocazione da parte
dell'imperatore Teodosio II. |
Il Concilio di Efeso è rimasto nell'immaginario cristiano come il
Concilio che decretò la maternità divina della madre del Signore:
Lei è la Theotokos, la Madre di Dio. Vuole una tradizione che la
sera del 22 giugno del 431, dopo la decisione conciliare su Maria
Theotokos, il popolo, per manifestare il suo assenso fece festa
dando inizio ad una grande fiaccolata.
Efeso, una delle grandi città del mondo antico, centro portuale e
commerciale, centro religioso pagano famoso per il tempio di
Artemide o Diana come la chiamavano i romani, era la capitale della
provincia pro-consolare dell'Asia.
Per i cristiani Efeso era stata la città legata all'attività
dell'apostolo Paolo e, in età avanzata, la dimora dell'apostolo
Giovanni con la Madre del Signore.
L'imperatore Teodosio II convocò ad Efeso nel giugno del 431 un
concilio (il terzo ecumenico) per dirimere la questione nestoriana.
In quel Concilio, a oltre cento anni dal Concilio di Nicea (si era
tenuto nel 325) e a 50 dal Concilio di Costantinopoli (del 381),
maturò l'orientamento di come esprimere un linguaggio adeguato
circa il Verbo incarnato.
Alla storia sono rimasti i nomi dei principali attori in causa:
Cirillo, Patriarca di Alessandria, Nestorio, Patriarca di
Costantinopoli, Giovanni di Antiochia, Papa Celestino.
I due contendenti principali furono Cirillo e Nestorio. Per
chiarirsi si scrissero lettere che ancora possediamo, ma con nessun
risultato.
Ognuno aveva un suo schema di pensiero nel proporre il giusto
linguaggio circa il Verbo incarnato: Cirillo parlava di ipostasi del
Logos incarnato e voleva salvaguardare l'unità di tale soggetto;
Nestorio parlava di persona (in greco prosopon, termine teatrale
allora usato per le maschere) e nel Verbo incarnato voleva
salvaguardare l'integrità della natura umana.
Le relative spiegazioni e contro-spiegazioni, insoddisfacenti per
ambedue le parti, portavano a pubbliche difficoltà di rapporto tra
le due grandi Sedi patriarcali del tempo, Alessandria e
Costantinopoli, tanto da costringere l'imperatore a convocare un
Concilio.
Qualcuno si chiede se si trattava solo di diverse modulazioni di
linguaggio oppure di reali comprensioni non cristiane riguardo a Gesù
Cristo.
Dobbiamo dire che dopo la definizione del Concilio di Nicea circa la
divinità del Logos, la questione dal versante trinitario si spostò
sul Verbo incarnato, vale a dire sul come pensare l'unione del
Logos con la natura umana assunta.
Il Concilio di Efeso è perciò legato, dottrinalmente, a come
esprimere e comprendere l'unione del divino e dell'umano in Gesù
di Nazareth.
Il Patriarca di Alessandria, Cirillo, parlava di un unico soggetto,
quello divino (il Verbo, il Logos di cui si parla nel prologo del
Vangelo di Giovanni) che, incarnandosi, ha assunto la natura umana.
Il nodo
della questione
Questa posizione trovò l'opposizione del Patriarca di
Costantinopoli, Nestorio, un monaco di scuola esegetica antiochena e
quindi non alessandrina. Egli non vedeva salvaguardata nella
spiegazione degli alessandrini l'integrità dell'umanità
assunta dal Logos.
Il nodo della questione verteva sul come pensare l'anima umana del
Cristo. Gli alessandrini la pensavano non come principio attivo, sia
come autonomo centro decisionale sia come principio vitale del
corpo, perché il divino e l'umano hanno nel Logos il punto vitale
di unione e di attività. L'umanità di Cristo, in altre parole,
è completa ma rimane passiva quale strumento del Logos.
Si tratta perciò di un soggetto unico, quale fonte di volere e di
agire, che nel Logos ha il suo punto unitario.
Tale unità egli la esprimeva con il termine ipostasi, l'ipostasi
del Logos nella quale s'innesta l'umanità assunta completa, però
priva di ipostasi, perché l'unica è quella del Logos.
Ad una ipostasi Cirillo fece tuttavia corrispondere anche una
natura, utilizzando una formula di cui si era servito Apollinare di
Laodicea per negare in Cristo l'anima umana, che però lui
riteneva di Atanasio Vescovo di Alessandria. Questa formula suonava:
"una sola natura del Dio Logos incarnata". Nacquero nuove
incomprensioni: Cirillo venne accusato dagli antiocheni di
apollinarismo, di negare cioè in Cristo l'anima umana.
A lui premeva tuttavia difendere l'unità del soggetto nel Cristo,
rifiutava perciò come insufficienti ed estrinseche le proposte di
un'unione delle due nature in Cristo, espresse da Nestorio con
formule correnti in area antiochena come "secondo la volontà e
il beneplacito", oppure parlava di un'unione nel prosopon o
la persona (termine teatrale come dicevamo sopra che indicava la
maschera), che era propria di Teodoro di Mopsuestia e di Nestorio.
L'indicazione
di Cirillo
Si correva il rischio di porre in Cristo due soggetti. Agli
antiocheni la posizione di Cirillo dava l'impressione di negare
nel Cristo la completezza della sua umanità, lo accusavano perciò
di apollinarismo; per gli alessandrini la posizione di Nestorio
negava l'unità del soggetto nel Verbo incarnato, che anzi portava
a due soggetti, il figlio di Dio (il Logos) e il figlio di Maria
uniti solo moralmente non sostanzialmente. La stessa Madre del
Signore bisognava chiamarla perciò "Madre del Cristo" o
Christotokos e non Madre di Dio o Theotokos.
Il Concilio di Efeso, pur tra molte difficoltà, seguì
l'indicazione di Cirillo nel pensare il Cristo un soggetto unico
che, nel Logos che ha assunto la natura umana, ha il suo punto di
unità. La sua posizione divenne dogma nel comprendere ed esprimere
il Verbo incarnato di cui parlano le sacre Scritture.
Oggi, con i progressi avutisi nella conoscenza relativi al
linguaggio e alle strutture che lo formano e lo esprimono, le
rispettive posizioni degli alessandrini e degli antiocheni appaiono
meno distanti quanto al contenuto.
Per tale motivo gli incontri ecumenici tra quanti si rifanno alla
tradizione di Cirillo, Patriarca di Alessandria, e tra coloro che si
rifanno alla tradizione antiochena di Nestorio, sono più frequenti
e anche apportatori di reciproche integrazioni cristologiche, come
si evince dagli incontri biennali con rappresentanti delle comunità
nestoriane ancora esistenti, promossi dalla "Pro Oriente"
di Vienna. (Vittorino Grossi/Osservatore
Romano-www.korazym.org)
28.11.2006
|
UNA GRANDE
STORIA DI FEDE CRISTIANA

| Flash
back su Efeso. La città dell'Oriente più popolata dopo
Alessandria e Antiochia con un porto di grande importanza era
stata la capitale della provincia romana dell'Asia. |
Efeso è stata visitata da Paolo VI il 26 luglio del 1967 e da
Giovanni Paolo II il 30 novembre del 1979. È la città che ospitò,
nel 431, il terzo Concilio ecumenico, celebrato per comporre forti
divergenze dottrinali che opponevano i Patriarcati d'Oriente e in
cui venne ufficialmente riconosciuto a Maria il titolo di "Theotokos",
Madre di Dio, già a lei tributato dal popolo cristiano, ma
contestato in alcuni ambienti, facenti capo soprattutto a Nestorio.
Dopo il Concilio di Efeso ci fu la separazione delle Chiese
nestoriane, che non accettarono le disposizioni dell'Assise. La
popolazione di Efeso, invece, accolse con gioia i Padri che uscivano
dalla Sala del Concilio, dove era stata riaffermata la vera fede
della Chiesa, che da lì si propagò in ogni parte del mondo
cristiano.
Efeso era la città dell'Oriente più popolata dopo Alessandria e
Antiochia, con un porto di grande importanza. Era la capitale della
provincia romana dell'Asia e aveva un ruolo commerciale, politico
e religioso di prim'ordine. Vi si celebrava il culto di Artemide,
dea efesina della fecondità e della vita, nel grande tempio a lei
dedicato, che attirava folle considerevoli e costituiva un lucroso
commercio per gli argentieri locali. Nella città viveva una
fiorente comunità ebraica.
Il prestigio
dell'apostolo
A Efeso la predicazione di Paolo fu tra le più consistenti, come
testimoniano gli Atti degli Apostoli e la Lettera agli Efesini. Il
soggiorno dell'Apostolo nella città fu di circa tre anni, dal 54
al 57. Al suo arrivo Paolo trovò un gruppo di discepoli di Giovanni
Battista che si fecero battezzare nel nome di Gesù con facilità.
L'apostolo iniziò la sua predicazione nella sinagoga, dove operò
per circa tre mesi, poi si trasferì nella scuola di un certo
Tiranno, molto probabilmente un retore, dove predicò per i due anni
successivi.
Il prestigio dell'Apostolo, che operava anche guarigioni e
prodigi, crebbe enormemente catalizzando l'attenzione di gran
parte della città. Ma la sua attività missionaria comprometteva
gli interessi commerciali del fiorente artigianato che viveva
all'ombra del santuario di Artemide. Gli orefici che fabbricavano
tempietti di argento per la dea provocarono quindi una sommossa
contro l'apostolo e la predicazione cristiana costringendo Paolo
ad abbandonare la città alla volta della Macedonia.
Il suo saluto agli anziani della comunità di Efeso, radunati a
Mileto, rappresenta un vero e proprio testamento spirituale (Ac 20,
17-28). In quella città, punto di confluenza di culture e religioni
diverse, Paolo intuì che gli si era "aperta una porta grande e
propizia" per la predicazione del Vangelo, come scrive nella
prima lettera ai Corinti.
Efeso fu effettivamente una porta per entrare nel popoloso e
variegato retroterra della provincia asiatica. Allo stesso tempo la
città e i suoi abitanti provocarono abbondanti prove e sofferenze
all'apostolo che arrivò a scrivere ai Corinti di "aver
combattuto a Efeso contro le belve" e di aver ricevuto nella
città una sentenza di morte da cui il Signore lo liberò.
Secondo la più antica tradizione, Efeso fu anche l'ultimo
soggiorno dell'apostolo Giovanni. Ancora oggi, nella vicina
cittadina di Selcuk, si possono ammirare le rovine della Basilica di
San Giovanni evangelista.
E il Libro dell'Apocalisse contiene una lettera indirizzata alla
Chiesa giovannea di Efeso. Se si guarda al periodo successivo a
quello neotestamentario il nome della città è legato a una lettera
di Ignazio di Antiochia scritta da Smirne.
Di questa chiesa efesina "benedetta in grandiosità con la
pienezza di Dio Padre ... degna di essere beata", Ignazio ci
trasmette il nome del suo Vescovo, Onesimo. Il Vescovo di Antiochia
ha parole di venerazione verso gli efesini che qualifica come
"iniziati di Paolo" e quale "Chiesa celebrata nei
secoli".
In effetti la Chiesa di Efeso mantenne per secoli una posizione
predominante sulle altre Chiese della regione. Uno dei suoi Vescovi,
Policrate, tra il II e il III secolo, emerge come capo e guida dei
Vescovi asiatici. Tuttavia, come per Antiochia e altre sedi, la sua
importanza si ridusse a causa dell'egemonia esercitata, a partire
dal V secolo, dalla nuova Roma, Costantinopoli.
Efeso fu sede di due Concili ecumenici, tra cui quello del 431 a cui
parteciparono circa duecento Vescovi e in cui - come si è detto -
venne riconosciuta la divina maternità di Maria.
Il tempio
dei "Sette dormienti"
Tuttavia l'importanza della città diminuì nel corso dei secoli
proprio a partire dall'ascesa di Costantinopoli, dove Patriarcato
e impero erano strettamente legati. Ciò portò le Chiese
dell'Asia Minore a ridurre la loro autonomia. Ma la forza della
capitale dell'impero bizantino attrasse a sé anche la vita
economica delle regioni limitrofe.
Le grandi vie commerciali si collegarono direttamente con la
capitale danneggiando l'influenza economica anche di città
portuali come Efeso. Non si può però parlare di decadenza.
L'antico splendore della città infatti non scomparve, tanto che
intorno al 540 l'imperatore Giustiniano fece costruire sulla
precedente chiesa costantiniana un'enorme basilica per venerare
l'apostolo Giovanni.
Tra le chiese più caratteristiche della città vi è poi quella
dedicata ai "Sette dormienti", fatta costruire da Teodosio
II intorno al 445 e meta di pellegrinaggi. Si tratta di una leggenda
nata al tempo delle persecuzioni di Decio, nel 250 d.C., quando
sette giovani cristiani avrebbero trovato rifugio in una grotta
presso il monte Pion. In essa, protetti dai persecutori, avrebbero
dormito per due secoli risvegliandosi solo dopo l'avvento di
Teodosio II all'inizio del V secolo. Tale leggenda conobbe una
vasta diffusione non soltanto nel mondo cristiano, ma
successivamente anche in quello musulmano.
Ma Efeso resta, soprattutto, la città della predicazione
dell'Apostolo Paolo e rappresenta, nonostante le divisioni tra i
cristiani avvenute lungo i secoli, simbolo di un'eredità
condivisa. Non a caso durante il suo Viaggio Apostolico in Turchia,
nel luglio del 1967, Paolo VI rivolse proprio da Efeso, luogo della
predicazione degli apostoli e dei grandi Concili ecumenici, un
importante messaggio ai Capi di tutte le Chiese ortodosse. (Marco
Impagliazzo/Osservatore Romano-
www.korazym.org)
28.11.2006
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IL SANTUARIO
DELLA CASA
DELLA MADRE DI DIO

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Il
presidente della Conferenza episcopale turca, mons. Ruggero
Franceschini vescovo di Izmir, ci racconta tutto su questo
sacro sito. |
"Donna, ecco il tuo figlio... Ecco la tua Madre. E da quel
momento, il Discepolo prese Maria nella sua casa" (Gv 19,
26-27).
Una forte tradizione nella Chiesa afferma che Maria sarebbe venuta
con san Giovanni ad Efeso. Tradizione ininterrotta fino ai nostri
giorni.
Nel 1880, seguendo le descrizioni della mistica tedesca Katharina
Emmerich, beatificata da Giovanni Paolo II nel 2004, la Casa di
Maria è stata riscoperta, sul pendio occidentale del Bülbül Dag
(Colle dell'usignolo), a pochi chilometri dall'attuale Selçuk,
nei pressi dell'Efeso antica.
Attualmente si presenta come una chiesetta bizantina del settimo
secolo, restaurata.
Qui Maria, secondo la tradizione, sarebbe vissuta per nove anni, e
questo sarebbe il luogo della sua Assunzione al Cielo.
Dall'anno 1966 i Padri Cappuccini della Provincia di Parma (ora
unitasi alla Provincia di Bologna) hanno la cura del Santuario.
Il Rettore è Padre Adriano Franchini, in collaborazione con Fra
Paolo Rovatti, Superiore della fraternità; Padre Tarcy Matthias; e
due Suore dell'Istituto "Sorelle Minori di Maria
Immacolata".
Ma vediamo di dire qualcosa di più preciso e dettagliato della
storia del ritrovamento della Casa della Madre Maria.
La località della Vergine (Meryem Ana Evi)
Gregorio di Tours (584-594) è il primo scrittore ecclesiastico che
parla di una venerabile Cappella situata su una montagna vicino ad
Efeso. "Sulla sommità di una montagna prossima ad Efeso -
scrive - ci sono quattro muri senza tetto. Giovanni abitò dentro
queste mura".
Che ci fosse stata ad Efeso, sulla montagna del Bülbül-dag, una
casa abitata anticamente da Maria era in ogni caso la tradizione dei
Kirkindjiotes, gli abitati dell'attuale Sirince, un piccolo
villaggio situato a 17 chilometri da Meryem Ana, i quali, ogni anno
il giorno dell'Assunta, salivano in pellegrinaggio al Santuario.
Da questo luogo, dicevano, la Vergine era salita al cielo.
Ci si può sorprendere nel sentire una simile affermazione dalla
bocca di questi contadini ortodossi, quando tutta la loro Chiesa,
dall'inizio del Medio Evo, pensò che Maria finì i suoi giorni a
Gerusalemme.
Dunque, non c'è da meravigliarsi quando si pensa che questi
cristiani erano discendenti autentici dei cristiani di Efeso e che,
durante le diverse persecuzioni, essi dovettero rifugiarsi sulla
montagna all'Est di Efeso.
Pur avendo adottato la lingua turca, essi avevano tuttavia custodito
le loro antiche tradizioni. Questa gente coraggiosa, che non esitava
a fare dieci ore di cammino in montagna il giorno del
pellegrinaggio, doveva avere un motivo serio per mantenersi fedele a
questa pratica.
Essi avevano una tradizione, e questa tradizione non l'hanno
inventata; non l'hanno ricevuta né dai loro vicini, né dalla
Chiesa Ortodossa. Da chi, allora? "Dai nostri Padri",
rispondono. Ed essi certo devono saperlo meglio di chiunque altro.
Le rivelazioni della veggente Katharina Emmerich (1774-1824)
Immobilizzata da dodici anni da un male incurabile, questa contadina
di un villaggio sulle rive del Reno ebbe il dono di particolari
visioni circa la vita di Gesù e della Madonna, con straordinari
particolari e dettagli su fatti, luoghi e persone che ella, essendo
ammalata e impossibilitata a spostarsi, non poteva avere verificato
né appreso di persona, né da alcun altro.
Tutto ciò destò la meraviglia, la curiosità e l'interesse
dell'opinione pubblica, e in particolare di un intellettuale
tedesco, Clemente Brentano, che si rese disponibile come segretario
presso la veggente.
Il suo lavoro di annotazione di ciò che la Emmerich andava
esponendo venne poi raccolto in un libro che venne pubblicato nel
1835: "La dolorosa Passione di nostro Signore Gesù
Cristo". E dopo la morte della veggente, venne pubblicata
anche: "La vita della Vergine Maria secondo le rivelazioni di
Anna Katharina Emmerich".
Un viaggio
senza incidenti
Nel 1881 un sacerdote francese della Diocesi di Parigi, Don Gouyet,
ebbe l'idea di andare ad Efeso per verificare l'esattezza della
descrizione della Casa della Vergine, che la veggente tedesca
Katharina Emmerich faceva nel suo libro.
Monsignor Timoni, Arcivescovo di Smirne, lo incoraggiò nel suo
intento e gli affiancò un giovane che l'accompagnasse nelle
ricerche.
Il viaggio si svolse senza incidenti: egli era convinto di aver
trovato la Casa della Vergine Maria, e ne fece relazione
all'Arcivescovo, alle Autorità diocesane di Parigi e anche a
Roma. Ma non ebbe successo.
Dieci anni più tardi, Suor Maria De Mandat-Grancey, Superiora delle
Figlie della Carità, addette all'Ospedale francese di Smirne,
ascoltando un giorno a mensa il brano della "Vita della
Madonna" riguardante il soggiorno e la morte di Maria a Efeso,
chiese a Padre Jung, e a Padre Poulin, lazzaristi che insegnavano
nel Collegio del Sacro Cuore di Smirne, e celebravano la Santa Messa
all'Ospedale, di verificare l'autenticità di quelle
rivelazioni.
Dopo aver letto il libro, Padre Poulin decise di tentare la
spedizione a Efeso. Ne parlò con alcuni confratelli, trovando però
più disapprovazione che consensi.
Non si perse d'animo, e invitò i contrari a verificare se nel
libro ci fossero gli aspetti che sembravano più evidenti, e cioè
la buona fede, la pietà e la fedeltà ai testi evangelici.
La descrizione particolareggiata della Casa, del luogo, della
posizione, delle distanze, fece nascere in tutti il desiderio di
andare a constatare di persona la verità di quelle affermazioni.
Fu messo a capo della spedizione Padre Jung, quello che più era
scettico, con un altro sacerdote, e un aiutante per il trasporto dei
bagagli.
Il 27 luglio 1891 si misero in viaggio, percorrendo strade
accidentate, sbagliando talvolta la rotta, ritornando sui propri
passi, e riprendendo nuovamente il cammino.
Il 29 luglio, bussola alla mano, seguendo le indicazioni del libro,
eccoli giungere, stanchi, su una piccola spianata, coltivata a
tabacco. Assetati, chiesero dell'acqua ad alcune donne che
lavoravano nei campi: "Noi non ne abbiamo più, ma andate al
monastero e ne troverete", risposero. Con un gesto indicarono
una casa molto rovinata.
La comitiva si mosse immediatamente nella direzione indicata e...
restarono sbalorditi. La casa in rovina, la montagna dietro la casa,
il mare di fronte! Era esattamente la descrizione della Casa della
Vergine fatta da Katharina Emmerich!
La terza
spedizione
Stupefatti e commossi, rilessero ancora una volta il testo. Per
tranquillità di coscienza, essi vollero ispezionare le montagne
circostanti. La veggente diceva, infatti, che dalla cima del monte,
sul pendio del quale era costruita la Casa, si vede
contemporaneamente Efeso e il mare. Per due giorni, essi andarono da
una vetta all'altra, ma da nessuna parte, eccetto che da Meryem
Ana Evi, erano visibili simultaneamente Efeso e il mare. Sembrava
dunque che avessero trovato la Casa della Vergine Maria.
Felici tornarono a Smirne per comunicare del ritrovamento. Quindici
giorni dopo, una seconda spedizione si recò sul posto per
controllare il lavoro della prima, e ritornò confermando tutto,
anzi, aggiungendo altri particolari a favore della scoperta.
Si fece allora una terza spedizione, con Padre Poulin, Padre Jung e
altri laici esperti, che rimasero sul luogo per una settimana,
fotografando, misurando, mettendo in rilievo con estrema precisione
i dati importanti.
Tornando a Smirne, portarono schizzi, disegni, fotografie, insieme
alla certezza di aver trovato ciò che avevano con tanta fatica
cercato. L'Autorità diocesana confermò quanto era stato
acquisito.
Pellegrinaggi
Il primo pellegrinaggio a Meryem Ana Evi ebbe luogo nel 1896, cinque
anni dopo la scoperta della Casa della Vergine. Era uno spettacolo
pittoresco: questa folla che si snodava lungo i sentieri
serpeggianti, chi a piedi, chi a dorso d'asino, o a cavallo, chi
in gruppi molto compatti, chi in fila indiana.
Da allora, con mezzi diversi, con percorsi più abbordabili, la
gente continua a recarsi dalla Mamma Maria, proveniendo da ogni
luogo, da ogni parte del mondo. Sono persone di ogni razza e
religione, che si riconoscono figli della stessa Madre, e fratelli
uniti dagli stessi desideri, dalle stesse ansie, dalle stesse
invocazioni e suppliche.
La Casa della Madonna è mèta di milioni di visitatori, soprattutto
d'estate, di pellegrinaggi, di persone che qui pregano con grande
raccoglimento. Anche molti musulmani, che venerano grandemente la
Mamma Maria, ortodossi, protestanti.
La presenza amante, attiva di Maria, è percepita in maniera forte,
qui.
Maria è la Madre di tutti, e accoglie nella sua Casa tutti i suoi
figli: figli di tante diverse culture, religioni, e parla al loro
cuore. Qui le differenze scompaiono e rimane la cosa più
importante: l'essere figli e adoratori del Dio unico.
Purtroppo in questo luogo così sacro e raccolto mancano strutture
più ampie e adatte per le confessioni, per la celebrazione della
Santa Messa nel tempo invernale, così come mancano spazi per
Celebrazioni particolari per gruppi giovanili o per momenti di
intensa preghiera.
I religiosi presenti, nonostante queste carenze, che speriamo presto
di colmare, cercano di favorire il clima di preghiera, preservando
la sacralità del Santuario e soprattutto la sua identità di luogo
di culto cristiano.
La storica visita
di Papa Paolo VI
Per quanto è possibile, si rendono disponibili per l'accoglienza
personale dei tanti che desiderano conoscere, dialogare, confidare
pene e speranze.
Ma anche tutta la zona di Efeso ci è cara, e parla al nostro cuore,
per la presenza invisibile, ma tangibilissima, dell'Apostolo
Giovanni, che qui si rifugiò, nell'anno 42, fuggendo da
Gerusalemme a causa delle persecuzioni, con la Vergine Maria,
affidatagli dal Cristo morente in croce. E qui rimangono i resti
della sua tomba, mèta anch'essa di pellegrinaggi incessanti.
Numerosi testi del II e III secolo ci confermano la realtà di
questa presenza. Citiamo, fra gli altri, Ireneo, Policarpo, Eusebio,
Clemente di Alessandria, Origene. Tutti questi autori scrivono
appena qualche anno dopo la morte di san Giovanni.
Molto interessante è anche la seconda Lettera di Policrate, Vescovo
di Efeso, al Papa san Vittore (189-199), in cui si fa menzione della
tomba di san Giovanni ad Efeso.
Clemente di Alessandria e Origene ci dicono anche che Giovanni è
vissuto e morto nella capitale dell'Asia Minore.
Quanto a Eusebio, il grande storico della Chiesa primitiva, afferma
che al momento della persecuzione di Gerusalemme "gli Apostoli
si dispersero e San Giovanni visse in Asia e morì ad Efeso".
Pochi tratti di storia antica hanno, a loro sostegno, una così
grande schiera di autori, come la questione della presenza di
Giovanni ad Efeso.
Certo non si parla direttamente di Maria, ma si sa che in questo
periodo degli inizi della Chiesa, i testi non parlano se non di
coloro che sono stati costituiti "Apostoli e colonne della
Chiesa". Maria continua a vivere ancora, in qualche modo, la
sua vita nascosta.
Non possiamo dimenticare, poco distante dalla tomba dell'Apostolo
Giovanni, la Basilica del Concilio di Efeso (431), nel quale si
proclamò Maria Madre di Dio (Theotokos).
Di questa Basilica rimangono pochi resti, ma preziosi per le memorie
che richiamano: ogni anno la Chiesa di Smirne, nella seconda
domenica di Ottobre, unita ai tanti pellegrini che qui convengono,
celebra la festa della Theotokos proprio su questi resti, allestendo
un altare, e formando una vera e propria assemblea.
Qui, Paolo VI, nella sua storica visita del luglio 1967, sostò in
preghiera, come anche, nella stessa occasione, alla Casa di Maria.
Giovanni Paolo II, nella sua Visita in Turchia del 30 novembre 1979,
anch'esso volle recarsi pellegrino alla Panaya Kapulu, la Casa
della Mamma Maria, e lì, sulla spianata del Santuario, attorniato
da Cardinali, Vescovi e duemila fedeli, celebrò la Santa Messa
solenne, con omelia in varie lingue. Ora, forti di questa grande
tradizione, attendiamo con gioia e con trepidazione Benedetto XVI. (Ruggero
Franceschini vescovo di Izmir presidente della Conferenza
episcopale turca/Osservatore
Romano-www.korazym.org)
28.11.2006
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IL MARTIRE
DELLA CHIESA

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E'
uscito nelle librerie il libro di don Andrea Santoro, il
sacerdote italiano ucciso lo scorso febbraio a Trabzon mentre
pregava. Si intitola "Lettere dalla
Turchia" (Edizioni <Città Nuova>, 10.00 euro).
L'introduzione è affidata al cardinal Camillo Ruini, vicario
della Diocesi di Roma. |
E' uscito nelle librerie
italiane il libro di don Andrea Santoro, il sacerdote italiano
ucciso lo scorso 5 febbraio a Trebisonda, in Turchia, mentre si
trovava raccolto in preghiera nella sua Chiesa. Si intitola
"Lettere della Turchia" (Edizioni <Città Nuova>, 10.00
euro) il volume che raccoglie tutte le lettere scritte dal sacerdote
italiano. L'introduzione è affidata al cardinale Camillo Ruini,
vicario della Diocesi di Roma, che durante l'omelia per il funerale
di Don Andrea lo ha definito un "martire della Chiesa",
annunciando la volontà di aprire la causa di beatificazione del
religioso italiano.
Dal 2000 don Andrea è in Turchia, inviato come fidei donum dalla
Diocesi di Roma. All'origine della decisione di trasferirsi lì,
nelle terre che hanno visto nascere la fede cristiana, c'è il forte
desiderio di andare per "attingere - come lui stesso spiega in
una lettera - un po' di quella luce antica e darle un po' di
ossigeno, perchè brilli di più".
Nelle lettere che scrive alla "Finestra per il Medio Oriente",
realtà che fonda lui stesso al momento della partenza, racconta
quanto vive giorno dopo giorno: la scoperta del popolo turco e le
sue tradizioni, i progressi nello studio della lingua e nella
conoscenza via vai sempre più profonda del mondo musulmano con le
sue luci e ombre, i suoi problemi, le sue ricchezze spirituali, la
vita delle piccole comunità cristiane, rimanendo fino all'ultimo
convinto della possibilità del dialogo tra le tre religioni
monoteiste a partire da quella terra. (Apcom)
28.11.2006
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"SONO
CERTA CHE SAPRA' RICORDARLO"
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"E'
fratello in mezzo ad altri fratelli, spero non accada
nulla", ha detto la sorella di don Andrea Santoro
riferendosi al viaggio del Pontefice. |
"Sono certa che il Papa
porta nel cuore don Andrea e che lo ricorderà dentro di sé ogni
momento del viaggio, dall'aereo in partenza fino a quello di
ritorno, perché don Andrea era sacerdote fidei donum della
diocesi di Roma in Turchia. Mi auguro che possa esprimere anche
verbalmente questo ricordo davanti al popolo turco, davanti alla
comunità cristiana. Spero che possa farlo, che la situazione di
difficoltà non arrivi al punto da impedirglielo". Risponde così
Maddalena Santoro, sorella di don Andrea, il sacerdote italiano
ucciso a Trebisonda, in Turchia, lo scorso 5 febbraio, alla domanda
se si aspetta dal Papa parole in memoria del fratello, in occasione
del viaggio che Benedetto XVI compierà proprio nella terra dove ha
perso la vita don Andrea.
Quale significato attribuisce a questo viaggio del Papa in Turchia?
"Un grande significato - risponde Maddalena ad Apcom - perché
reputo che sia veramente un viaggio di pace e un viaggio per
chiedere il dialogo. Dico chiedere - prosegue - perché il dialogo
è fatto a due e quindi al viaggio del Papa spero che segua una
risposta relativa alla situazione dei cristiani in Turchia. I
cristiani non sono tranquilli - afferma ancora la sorella di don
Andrea - non sono liberi come dovrebbero essere in uno Stato laico
come si dichiara la Turchia. Mi auguro che la risposta del Paese al
dialogo che il Papa cerca andando là - osserva Maddalena Santoro -
sia quella di riconoscere la difficoltà dei cristiani e assicurare
un cambiamento".
Teme per questo viaggio del Papa? Ha paura per la sua incolumità?
"Ogni volta che don Andrea tornava in Turchia avrei dovuto
temere - ci risponde - però non temevo. La sua convinzione, e anche
quella del Papa, è quella di essere fratelli in mezzo ad altri
fratelli. Speriamo che il popolo turco - conclude - accolga questa
fraternità e quindi non accada nulla. (Apcom)
28.11.2006
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PROCESSO A
DUE CITTADINI TURCHI DI FEDE CRISTIANA
|
Si
è aperto, e subito aggiornato, davanti al tribunale di
Silivri. Hahan Tastan e Turan Topal - questi i loro nomi -
rischiano da 2 a 9 anni di reclusione per offesa all'identità
turca e islamica. |
E' cominciato al tribunale di
Silivri, nei pressi di Istanbul, un processo a due cittadini turchi
di religione cristiana protestante, accusati di avere "offeso
l'identità turca e l'Islam" per avere cercato di diffondere il
cristianesimo tra i loro concittadini. I due turchi cristiani, Hakan
Tastan e Turan Topal, attualmente a piede libero, erano stati
arrestati nelle scorse settimane, dopo una denuncia anonima, con
l'accusa di avere regalato vangeli, libri e Cd-rom sul
cristianesimo, "soprattutto agli studenti".
La parte civile accusatrice è rappresentata dal noto avvocato Kemal
Kerincsiz, che alla testa di un gruppo di giuristi ultranazionalisti
ha innescato di recente vari processi, tra cui quelli agli scrittori
Orhan Pamuk ed Elif Shafak. Il processo, per il quale i due accusati
rischiano da 2 a 9 anni di reclusione, è stato aggiornato a data da
definire. Ma dopo l'udienza ci sono stati scambi di invettive da
parte di un gruppo di persone che avevano innalzato cartelli con su
scritto: "Missionari, giù le mani dalle scuole e dai nostri
figli". (da la Repubblica.it)
28.11.2006
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"IL
MALATO E' GUARITO
|
Nella
sua intervista a <Porta a Porta> il premier turco ha
spiegato le ragioni per le quali la Turchia deve entrare in
Europa. Un grazie all'Italia. La questione dell'articolo 301. |
"La
Turchia è profondamente riconoscente per il sostegno che l'Italia
ci ha fornito fino ad oggi. A questo punto ci attendiamo che il
forte sostegno italiano continui durante i negoziati di
adesione". Lo ha affermato il Primo Ministro turco, Recep
Tayyip Erdogan, durante una intervista a <Porta a Porta>.
"Con l'Italia abbiamo un rapporto privilegiato - ha osservato
Erdogan - In questi quattro anni del mio mandato l'Italia è sempre
stata presente al nostro fianco, soprattutto per quanto riguarda le
nostre aspirazioni europee. Sono sempre stato in stretto contatto
con il presidente Berlusconi e i colloqui con l'on. Prodi al tempo
della sua presidenza della Commissione europea si sono sempre
sviluppati in senso positivo".
Il premier turco ha espresso poi dispiacere alla domanda se "si
senta europeo". !Questa domanda un po' mi dispiace - ha
rilevato - Siamo un Paese con un volto rivolto soprattutto
all'Europa. Ma allo stesso tempo siamo il volto dell'Europa rivolto
verso l'Asia, il Medio Oriente, il Mar Caspio, il Caucaso. Questa è
la posizione privilegiata della Turchia".
Mettendo in rilievo la presenza di cinque milioni di cittadini
turchi residenti in vari Paesi europei, Erdogan ha testimoniato che
"per noi è un progetto di civiltà, un cammino iniziato nel
1963 che prosegue oggi nel 2006. Vi ricordo che già ai tempi
dell'ultimo periodo dell'Impero ottomano, questi veniva etichettato
come il 'malato dell'Europa'. Perché? Perché era considerato
europeo. Il malato è in seguito guarito, si è ripreso ed oggi
continua il suo progresso. Esiste oggi una Turchia che contribuirà
al rafforzamento dell'unione Europea".
In quanto ai diritti umani e alla libertà religiosa così il
premier turco nella sua intervista a <Porta a Porta>: Negli
ultimi quattro anni la Turchia ha operato una 'rivoluzione
silenziosa' nel contesto dei criteri politici di Copenaghen. Questo
comprende sia la libertà di pensieri che quella religiosa. Abbiamo
però raggiunto un livello ideale? No! C'è ancora molto da
fare". In particolare Erdogan ha precisato che il suo Governo
"ha tre linee rosse: no al nazionalismo etnico, no al
nazionalismo regionale, no al nazionalismo religioso. Ci stiamo
riuscendo e stiamo proseguendo sulla strada giusta".
Alla replica di Bruno Vespa se il Governo Erdogan pensa di riuscire
ad eliminare dal codice penale turco - come richiesto dall'UE -
l'articolo 301 (che prevede tra l'altro pene da sei mesi a tre anni
di prigione per chi "denigra apertamente la Turchia, la
Repubblica o il Parlamento turco", incrementando di tre volte
la pena se il reato viene commesso all'estero), il Primo Ministro
aveva riposto con molta chiarezza: "Ribadiamo di essere
disposti a valutare le proposte e a modificare l'articolo se
veramente esiste la necessità. Ma se il discorso si basa
sull'abolizione dell'intero articolo, a quel punto la risposta è
no. Necessitiamo di questo articolo. la sua mancanza condurrebbe
all'uso illimitato della libertà, cosa che non è concessa in
nessuna parte del mondo. In nessun paese si può commettere
vilipendio contro lo Stato, il popolo, la nazione o la bandiera
senza essere puniti".
Erdogan ha infine sottolineato l'indipendenza della magistratura
turca, sulla base del "principio della distinzione dei poteri:
legislativo, esecutivo e giudiziario", considerando tuttavia
che "il diritto non ha una sua matematica. 2+2 non sempre fa
quattro", e fa riferimento al fatto che"al momento della
valutazione il giudice ha presente il testo della legge ma capita
che vi siano verdetti comandati dai sentimenti. Noi abbiamo cercato
di redigere una legge che fosse in tal senso 'liberale' al massimo.
Essa prevede che nel caso lo scopo sia la critica non sussiste il
reato. Questo proprio per fornire al magistrato un differente spazio
di manovra". (da Ansa)
28.11.2006
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TENSIONE
ALTA TRA UE E
TURCHIA

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Monito
lanciato dal presidente di turno dell'Unione, il finlandese
Matti Vanhanen: "Il tempo a disposizione sta per
scadere". Le conseguenze nel processo di adesione. |
"Il tempo a disposizione sta per finire". E' questo il
monito lanciato alla Turchia dal presidente di turno dell'UE, il
premier finlandese Matti Vanhanen, nel corso di un discorso
pronunciato a Helsinki lo scorso 20 novembre. Per la risoluzione del
nodo cipriota da parte del governo di Ankara, è stata anche
indicata una data precisa, il 6 dicembre, cioè prima che la
Commissione europea prenda posizione sull'argomento e presenti le
proprie raccomandazioni. "Se non sarà raggiunto un accordo e
la Turchia non onorerà i suoi impegni - ha aggiunto Vanhanen - l'UE
terrà conto delle conseguenze nel processo di adesione".
Si stringe, quindi, il cerchio attorno al Governo turco, accusato di
ostacolare l'applicazione del protocollo di Ankara e di rinviare
l'apertura dei propri porti e aeroporti alle merci greco-cipriote.
Ma il Primo Ministro Recep Tayyp Erdogan ha già respinto l'ultimatum del
6 dicembre con un secco "non se ne parla nemmeno".
Intervistato dalla tv turca <Ntv>, il premier turco ha definito
"inaccettabili" le richieste di Bruxelles. Gli fanno eco
il ministro degli Esteri Abdullah Gul, secondo il quale "queste
questioni non possono essere risolte con gli ultimatum", e il
ministro della Giustizia Cemil Cicek, che ha commentato "per
noi è impossibile fare un passo avanti".
Le autorità turche criticano, in particolare, le proposte della
presidenza di turno finlandese per uscire dallo stallo. Infatti, il
piano elaborato dalla diplomazia di Helsinki prevede l'apertura al
commercio internazionale del porto di Magosa, nella parte nord di
Cipro, sotto la supervisione dell'UE e delle Nazioni Unite e
l'apertura dei porti turchi ai greco ciprioti.
La mossa della presidenza di turno stringe i tempi dei negoziati.
Stando al rapporto dello scorso novembre, Bruxelles affidava la
decisione sul proseguimento o meno delle trattative al Consiglio
europeo di metà dicembre. L'11 dicembre si terrà un incontro dei
ministri degli Esteri degli Stati membri in cui sarà nuovamente
dibattuta la questione e in cui avranno un peso rilevante anche le
raccomandazioni della Commissione. "Non dobbiamo guardare al
passato - ha sottolineato il presidente di turno dell'UE - ma al
nostro futuro, cioè alla riunificazione di Cipro e all'adesione
della Turchia nell'Unione Europea". (Giacomo Impellizzeri/Tiscali.Europa)
28.11.2006
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"NON
ABBANDONEREMO IL TAVOLO DELLE TRATTATIVE"

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Lo
ha dichiarato al "World Economic Forum" il capo
negoziatore turco a Bruxelles Ali Babacan che poi ha aggiunto:
"E' l'Onu e non l'UE che deve risolvere il problema di
Cipro". |
Il capo dei negoziatori turchi
sulla UE, Ali Babacan, ha detto che Ankara non abbandonerà le
discussioni condotte dalla presidenza di turno finlandese su Cipro,
che puntano ad evitare la crisi nel processo di adesione della
Turchia all'Unione europea.
La UE vuole che la Turchia apra i suoi porti alle navi e alle merci
di Cipro, membro dell'Unione, ma Ankara sostiene che l'UE deve prima
revocare le restrizioni al commercio verso i turco-ciprioti che
vivono separati nel nord dell'isola con il sostegno del Governo
turco.
La presidenza finlandese punta a raggiungere un accordo prima della
riunione della Commissione europea del 6 dicembre e non vuole che la
questione sia affrontata al vertice dei capi di governo UE del 14-15
dicembre.
Bruxelles ha anche avvertito la Turchia di conseguenze non
precisate, se non aprirà i suoi porti entro dicembre.
"La presidenza finlandese sta esplorando alcune idee...,
sappiamo che è difficile", ha detto Ali Babacan, che è anche
ministro dell'Economia, al <World Economic Forum> a Istanbul.
"Non saremo noi a lasciare il tavolo della discussione, siamo lì
per dialogare".
La posizione della Turchia su Cipro è resa più difficile dal fatto
che il prossimo anno ci saranno le elezioni, in cui il Governo dovrà
fronteggiare la forte concorrenza dei partiti nazionalisti.
Babacan ha ripetuto la posizione di Ankara, secondo cui è l'Onu e
non la UE che dovrebbe affrontare la questione di Cipro, ricordando
che Cipro nord, appoggiata da Ankara, ha votato "sì" al
referendum del 2004 sul piano per riunire l'isola. (Reuters)
28.11.2006
|
LE PROPOSTE
DELL'UNIONE "SQUILIBRATE"

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Il
presidente di Cipro Nord (Trnc), Mehmet Ali Talat, ha
dichiarato che il piano finlandese non svolge un ruolo
imparziale e propende tutto verso i greco-ciprioti. |
Le proposte dell'Unione
Europea riguardanti Cipro sono ''squilibrate'' . Lo ha affermato a Ginevra il leader dei ciprioti turchi, Mehmet Ali Talat,
rifiutando a Bruxelles un ruolo di mediazione tra le due parti
dell'isola. La presidenza finlandese dell'UE ha dato alla Turchia
fino a inizio dicembre per stabilire delle relazioni normali con la
parte greca di Cipro, altrimenti i 25 dovranno ''prendere in
considerazione le implicazioni per il processo di adesione'' di
Ankara. Al termine di un incontro con il Segretario generale dell'Onu
Kofi Annan, Talat ha detto ai giornalisti che le proposte dell'UE
sono ''squilibrate''. ''Sfortunatamente, il piano finlandese da'
tutto ai ciprioti greci'', ha denunciato, spiegando che l'UE non è
in grado si svolgere un ruolo imparziale poiché la Grecia e Cipro (a
eccezione della sua parte turca) fanno parte dell'Unione. L'UE ''non
ha conoscenza sufficiente del problema cipriota e non puo' svolgere
la mediazione'', ha sottolineato. A fine settembre, la presidenza
finlandese ha presentato un piano mirato a riprendere il commercio
diretto tra l'UE e la comunità cipriota turca e a ottenere in
cambio dalla Turchia che apra i suoi porti e aeroporti alle navi e
agli aerei ciprioti greci. Nel luglio 2005, la Turchia ha firmato un
protocollo che estende la sua unione doganale con l'UE ai dieci
stati entrati nel blocco europeo nel 2004. Ma malgrado le minacce di
una sospensione dei negoziati di adesione all'UE, Ankara rifiuta di
applicarlo ai ciprioti greci, chiedendo innanzitutto la rimozione
dell'embargo che colpisce la Repubblica turca di Cipro del Nord (Rtcn,
riconosciuta unicamente da Ankara). Secondo Talat, il piano di
riunificazione di Annan riguardo a Cipro, isola divisa dal 1974,
resta la sola soluzione possibile. Il piano fu approvato nel
2004 dai ciprioti turchi, ma fu respinto da quelli greci. (Asca-Afp)
28.11.2006
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ALLA RICERCA
DI UNA SOLUZIONE
| Oggi
a Tempere in Finlandia si incontreranno i ministri degli
Esteri dei Governi di Ankara e di Helsinki per parlare della
questione cipriota. |
I ministri degli Affari Esteri
turco e finlandese si incontreranno oggi, martedì, a Tampere
(Finlandia) per cercare di trovare una soluzione alla questione
cipriota. Lo si apprende dalla presidenza finlandese dell'UE.
Abdullah Gul e Erkki Tuomioja discuteranno della questione ciprota,
che sta avvelenando le relazioni tra la Turchia e l'UE, a margine di
una riunione Euromed dei ministri degli Esteri dell'UE con i loro
omologhi del circuito mediterraneo. Il portavoce della presidenza
finlandese non ha indicato precisamente quando avrà luogo
l'incontro. A fine settembre, la presidenza finlandese ha presentato
un piano mirato a riprendere il commercio diretto tra l'UE e la
comunità cipriota turca e a ottenere in cambio dalla Turchia che
apra i suoi porti e aeroporti alle navi e agli aerei ciprioti greci.
Nel luglio 2005, la Turchia ha firmato un protocollo che estende la
sua unione doganale con l'UE ai dieci stati entrati nel blocco
europeo nel 2004. Ma malgrado le minacce di una sospensione dei
negoziati di adesione all'UE, Ankara rifiuta di applicarlo ai
ciprioti greci, chiedendo innanzitutto la rimozione dell'embargo che
colpisce la Repubblica turca di Cipro del Nord (Rtcn, riconosciuta
unicamente da Ankara). (Asca-Afp)
28.11.2006
|
TREMESELI:
"UNIFICAZIONE INEVITABILE"

|
Per
il settantenne Mehmet Ali Ilkman, una dei leggendari
comandanti della resistenza turco cipriota, è l'unica
soluzione per risolvere la questione tra le due repubbliche. |
Seventy-year-old Mehmet Ali
İlkman, aka Tremeseli, is one of the legendary commanders of
the Turkish resistance movement. He was among those who organized
resistance against the Greek Cypriot attacks even before officers
sent by Turkey founded the Turkish Resistance Organization (Tmt). He
became famous after raiding a coffee shop in Nicosia frequented by
National Organization of Cypriot Fighters (Eoka militants in 1958.
He personally photographed and surveyed all the land and port region
of Girne and monitored the positions of the Greek Cypriot artillery
for the two years leading up to the Turkish operation in 1974. This
modest hero of '74 says that the reunification of Cyprus is
inevitable and asks Turkey to accept this as a fact.
While İlkman was an inspirational leader of men and one of the
many unsung heroes of the resistance movement, he has always kept
his Greek Cypriot friends separate from the clashes that marred
relations between the two communities.
"I was born in 1936 in Tremese. I was in Nicosia when the clashes
first began in 1955. It began because Greek Cypriots wanted enosis
with Greece: We totally opposed this," said İlkman, adding
that they basically wanted independence, or in other words,
"Turkey wanted division, so we went along with it.
Intimidation by Greek Cypriots:
İlkman says Greek Cypriots were trying to intimidate Turks in
order to make them accept enosis. Speaking of an incident in which Eoka
machine-gunned a bus, killing five Turks, he says: "It happened in
the village of İnönü, now called Sinde. Eoka members shot at
a bus. It was a huge Turkish village. İsmet Sadıkoğlu
was there. They were trying to form a TMT organization in the
village and that's why it was chosen as a target. Eoka chief [Georgios]
Grivas personally ordered the attack."
The bus was full of port laborers, he says, and notes: "They used
to go to Magusa Harbor every day. They (Eoka) carried out the attack
in the morning and five people died. The community was very saddened.
Until then, Eoka militants had been assassinating people one at a
time. They had never committed such a massacre. From then on, people
started to stay in their villages. No one went out. This was the
biggest attack committed against us."
He says when he heard of the killings, he was in Tremese: "I was
furious and upset. We had to respond in kind. We had our own
resistance movement before the Tmt, which later encompassed the
smaller ones. For example, our group was linked to six villages. I
was the leader. There were many regional leaders around the island."
When asked about the aim of these groups, İlkman said they just
wanted to resist the Greek Cypriots. "We had no clear purpose.
Turkey wasn't giving us weapons. They opposed us at first. In 1957,
despite this continued opposition by Turkey, we knew the danger was
near and started to organize ourselves. We knew what would happen
soon."
He said they had some small arms, mostly handguns and a few machine
guns. "We used to respond to Greek Cypriot attacks. The day the
massacre happened, I thought of a way to scare the Greek Cypriots
while providing a morale boost for the Turks. There was a coffee
shop near the Küçükganali police station in Nicosia. It was an
EOKA stronghold and there were soldiers there. I thought we should
strike at them where they were the strongest in order to scare them.
That's why we chose the coffee shop. I gave two people handguns and
put them as guards and took a gun myself," he explained.
He traveled to the target in a car with fake number plates and got
out 50 meters from the coffee shop. "I had surveyed the area
previously. It was early evening and they were sitting outside the
shop. They saw me. I knew they were all well educated. To tell you
the truth, I wanted to kill a lot of people. My plan was to kill at
least 20," İlkman confessed.
When the gunfire begun, everyone ran away, he said: "I fired three
times and then the gun jammed. They started running towards me. They
had no guns. They threw hot coffee in my face. My face was burned. I
fired three more times." He believes his bullets hit at least five
people but added: "I don't know if they died. Still, it was a
response."
When asked how he made his getaway, İlkman said: "The British
thought Eoka had raided the police station. They took shelter. They
didn't leave. We had only three minutes to escape. That was our
plan. We stayed there around five minutes, jeopardizing our escape.
As we left, they started to fire on us from the station. We fled.
All the streets were blocked but we were organized. We gave the guns
to three people waiting just around the corner. We changed our
license plate and went to our village without a problem."
He added that no one came looking for them after the incidents.
The republic established:
İlkman compares the founding of the Republic of Cyprus in 1960
to the birth of a stillborn baby. He says neither Greeks nor Turks
were happy with the result. "That is a fact. No one was happy and
both sides made things worse. I was a 'special forces' commander
in Nicosia at the time, and the Tmt commander of six villages. I
defended the Literevaz region. My commanding officer was called
Bayraktar, he commanded the entire island. I received my orders only
from him."
İlkman was made a commander in 1958. He said there were between
40 and 50 people in his team. Despite being involved in many clashes,
he was never wounded. When asked what he did after the relative
suspension of hostilities in 1964, İlkman said: "We
resurfaced from the underground. Our fight continued until 1974."
He was discharged from the Tmt in 1967 and explained why: "They
told us we were no longer needed because Turkish officers were
coming. Turkey sent noncommissioned officers as senior to our
commander. I refused to accept this. The truth was we were not
wanted."
After working in various jobs, he joined the Turkish Intelligence
Organization (MİT), where he worked for 12 years.
Before 1974:
İlkman said that he, with two others, had surveyed all the land
and sea approaches to Girne for two years prior to the Turkish
operation in 1974.
"I never told anyone this before. We measured the sea depth. I
used my uncle's boat to go all around the region to survey the sea
floor and the beaches. We filmed the artillery batteries. I was
ordered to do this. We were commanded by Gen. Fuat Doğu at the
time. He was a wonderful person. He invited us to Ankara, where we
stayed for a month," he revealed.
When asked if he was awarded a medal for his services, İlkman
said: "No. I am sure there are no records of what happened in
those days. They must have erased our names by now."
Before the Turkish operation began, İlkman and his brother were
ordered to collect the supplies parachuted in and to place them in
shelters, adding, "When Girne was taken, we were ordered to bring
the supplies inland."
Living with Greek Cypriots:
İlkman believes when it comes to the matter of living with
Greek Cypriots, the two sides should not deceive each other: "I
was never anti-Greek. I was against enosis. I fought to preserve my
people. However, I had very good relations with Greek Cypriots. They
were my childhood friends. These two issues are unrelated."
He says when the border was opened all of his friends in the Greek
Cypriot side came to visit him. "It had been 32 years since I last
saw them. When one came and couldn't find me, he started crying. His
name was Fani. He is a member of the Progressive Party of the
Working People of Cyprus (Akel). We used to be close friends when we
were teenagers. I was in Nicosia at the time. We had a cup of coffee
and I took him to my home. There can always be war, by humanity
should always be present," he counseled.
İlkman, one of the unsung heroes of the Turkish Cypriot
resistance, now says: "Unification is inevitable. Turkey will
eventually accept this. There is no enosis or division now. Unity is
in the air, and that's a fact.2 (Cevdet Askin/Turkish
Daily News)
28.11.2006
|
"UN
VERGOGNOSO DIVERSIVO"
|
Dichiarazione
di Marco Cappato, deputato europeo per il Partito radicale, in
missione ad Ankara e Istanbul. |
"Non credo vi sia nemmeno
un cittadino europeo su 10.000 che conosca alcunché della
situazione relativa alla divisione nell'isola di Cipro e alle
difficoltà esistenti per la libera circolazione dei beni e delle
persone. In una situazione dove le ragioni e i torti sono quantomeno
equamente distribuiti, ed anzi l'Unione Europea sembra aver
dimenticato che la parte turco-cipriota aveva accettato il piano
Annan, rigettato dai greci ciprioti del Sud, sostenere - come
stanno facendo le massime cariche istituzionali europee - che il
processo di adesione della Turchia alla UE dipende dall'accettazione
da parte del Governo di Ankara di diktat tassativi sull'apertura dei
porti turchi alle navi cipriote rappresenta un vergognoso diversivo
per coprire l'impotenza dell'Unione di fronte alla richiesta di
adesione della Turchia.
Nonostante i propositi equilibrati espressi ieri dal Commissario
Olli Rehn dinanzi alla Commissione Esteri del Parlamento europeo,
Bruxelles è ostaggio di politiche burocratico-nazionaliste,
incapaci di rilanciare la missione e le ragioni di fondo del sogno
europeo federalista e spinelliano, che oggi vede nell'allargamento
all'altra sponda del Mediterraneo - cominciando dalla Turchia e
dall'avvio del processo di adesione di Israele - il passaggio
necessario e fondamentale per garantire una pace duratura e
l'attrazione democratica nei confronti delle masse islamiche e arabe".
(Marco Cappato)
28.11.2006
|
"AUSPICO
CHE POSSA ENTRARE IN EUROPA"
|
Ad
esprimersi in questo modo nei confronti della Turchia il
Segretario di Stato della Santa Sede, cardinal Tarcisio
Bertone. |
L'auspicio è che la Turchia
possa veramente realizzare le condizioni poste dalla Comunità
europea per l'accesso e per un'integrazione nella Comunità è stato
espresso dal Segretario di Stato Tarcisio Bertone in una intervista
al <Tg2> che è stata trasmessa ieri. Nell'intervista, il
cardinale ha ricordato che "la Santa Sede non è competente sul
tema dell'ingresso della Turchia in Europa", ma ha spiegato il
suo auspicio riguardo al raggiungimento delle condizioni stabilite
dalla UE con "i rapporti molto antichi tra Europa e Turchia".
"La Turchia - ha sottolineato il porporato al <Tg2> - è
un grande Paese musulmano che storicamente si sforza di realizzare
la concezione di una sana laicità dello Stato".
Nell'intervista Bertone ha descritto l'Unione Europea come composta
da "cerchi concentrici per cui ci sarebbe un cerchio di Paesi
dell'euro che sono più vicini, più uniti tra di loro, e un secondo
cerchio, in cui potrebbe entrare anche la Turchia, che avrebbe
naturalmente un'altra tipologia di rapporti con la Comunità europea".
"D'altra parte - ha conclusoe - noi auspichiamo che questa
evoluzione di un grande Paese islamico che accede alla democrazia e
che vuole attuare un regime democratico faccia passi avanti e giunga
a compimento. E realizzare quindi quella concezione di una vita
politica e democratica che e' la grande tradizione europea". (Agi)
28.11.2006
|
LA SANTA
SEDE
NON E' CONTRARIA
ALL'INGRESSO
|
A
dirlo monsignor Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti
con gli Stati in una intervista. |
La Santa Sede non è contraria
all'ingresso della Turchia nella UE, tuttavia crede che in caso di
adesione Ankara debba rispondere in modo positivo a tutti gli
adempimenti richiesti da Bruxelles compresi quelli sulla libertà
religiosa. E' quanto afferma monsignor Dominique Mamberti,
segretario per i Rapporti con gli Stati, in una intervista al
quotidiano <Avvenire> che è stata pubblicata nell'edizione di
ieri.. (Adnkronos)
28.11.2006
|
TEMPI LUNGHI
PER L'ADESIONE
|
Ad
affermarlo, nei confronti della Turchia, il presidente del
Consiglio italiano Romano Prodi una una intervista a <Le
Figaro>. |
"La questione turca è
diventata un problema politico interno dell'Europa". Lo ha
detto Romano Prodi in un'intervista al quotidiano francese <Le
Figaro>. "Per arrivare a una adesione della Turchia alla UE
occorre andare piano: correre troppo porterebbe al fallimento".
In questo momento, ha proseguito il capo del Governo italiano,
appare realistico solo "un allargamento limitato" ai Paesi
balcanici, che fanno parte dell'Europa e costituiscono solo l'uno
per cento del Pil dell'Unione Europea". (Agi)
28.11.2006
|
INGRESSO UE:
OLTRE LA META'
A FAVORE
|
Sondaggio
condotto dal 17 al 25 ottobre in Turchia su un campione di
2640 persone. |
Poco più della metà dei
cittadini turchi vogliono che il loro Paese entri nell'Unione
Europea e meno di un terzo si dice convinto che questo non
succederà.
Questi i risultati di un sondaggio condotto su un campione di 2640
persone in tutta la Turchia dal 17 al 25 ottobre scorsi e nel quale
si chiedeva come avrebbero votato i turchi se un referendum
sull'ingresso di Ankara nell'UE si svolgesse oggi.
Il 54.1% degli intervistati si è dichiarato a favore dell'accesso
mentre il 37.1% ha detto che voterebbe contro. Il resto non ha
espresso alcun parere. (Ap-Apcom)
28.11.2006
|
SORVEGLIATO
SPECIALE
| Per
molti europei la prossima grande questione politica della
Turchia è se Ankara riuscirà ad entrare nell'Unione
europea. Per i turchi è invece chiaro che il vero fronte
della battaglia si trova altrove. |
Per molti europei la prossima
grande questione politica della Turchia è se Ankara riuscirà ad
entrare nell'Unione europea. Per i turchi è invece chiaro che il
vero fronte della battaglia si trova altrove. È quello tra
l'establishment repubblicano e secolarizzato e le nuove elite
islamiche che da quattro anni governano il Paese anatolico, e ora
stanno tentando di mettere i propri uomini nei posti chiave della
giustizia e della pubblica amministrazione turche.
Finora l'unico ostacolo a questa strategia si è rivelato il veto,
spesse volte usato in maniera spropositata, del presidente della Repubblica,
Ahmed Necdet Sezer. Il Governo è però in grado di aggirare questi
veti con delle nomine ad interim, per le quali non c'è bisogno di
controfirma presidenziale.
Recep
Tayyip Erdogan
sotto l'occhio
vigile dei militari
In questa battaglia da qualche tempo stanno facendo sentire la
propria voce anche i militari. Lo Stato Maggiore turcosta
spendendo tutta la propria influenza politica per far chiaramente
capire che questo scontro ha un limite che per le Forze Armate
è invalicabile: la presidenza della repubblica non dovrà andare al
partito della Giustizia e lo Sviluppo, Akp. Pur senza nominarlo mai,
è chiaro che i militari credono che il piano del primo ministro
turco, Recep Tayyip Erdogan, sia proprio quello di diventare il
prossimoCapo dello Stato.
Formalmente, il progettodell'Akpnonpuò essere
bloccato da nessun ostacolo di natura giuridica o costituzionale. Il
presidente viene eletto dal Parlamento e l'Akp ha i voti
necessari, la maggioranza assoluta, per raggiungere questo
obiettivo. Tra un anno ci saranno nuove elezioni legislative e i
rapporti di forza parlamentari potrebbero modificarsi.Il
mandato dell'attuale presidente della Repubblica, il kemalista
Ahmet Necdet Sezer, scade peròa maggio del 2007, prima delle
elezioni legislative.
Le Forze Armate turche dopo un periodo trascorso in secondo piano e
senza occuparsi direttamente di politica, sembrano oravolertornare
a dettare l'agenda delle scadenze istituzionali del paese.La
svolta è avvenuta dopo all'elezione a Capo di Stato Maggiore, a
fine agosto,di Mehmet Yaşar Büyükanıt un kemalista
intransigente. Dal quel momento la pressione dei militari e dei loro
alleati è aumentata in maniera considerevole.
Un Governo compromesso con gli islamici?
Lo strumento di pressionepassa attraversogli attacchiche
appaiono con sempre maggiore frequenzasui media turchi nei
confronti del partito di Governo. I militari accusano l'Akp di
essere troppo tenero nei confronti dellecorrotte holding
islamiste.
Tendenze
filo islamiste
nel partito di Erdogan?
Per lo Stato Maggiore le ragioni del presunto "filoislamismo"
del partito di Erdogan stanno nel passatocondiviso dell'Akpcon
gliislamisti. Gli attuali politici dell'Akp avrebbero
collaborato alla nascita delle strutture economiche islamiste.
L'accusa di corruzione che i militari rivolgono agli islamici deriva
dal fatto chei profitti fatti dalle holding religiosesarebbero
misteriosamente scomparsi. In realtà, secondo molti osservatori,
questiguadagnisarebbero andati a finire nelle
casse di partiti o a persone e organizzazioni vicini all'Islam
politico.
Pochi giorni fa Erdogan ha finalmnte iniziato a scoprire le sue
carte per quanto riguarda la questione presidenziale.Da quanto
si è potuto capire dalle sue dichiarazioni, il Primo Ministro turconon
ha nessuna intenzione di candidarsi a Capo dello Stato. Almenoper
"il momento non sente nessuno stimolo" a diventare
presidente. Fino a qualche mese fa, non erano però pochi gli
osservatori chedavano per scontato cheErdogan sarebbe
stato ilprossimo Capo dello Stato.Se cosi fosse e se le
prossime elezioni legislative dovessero vedere una nuova vittoria
dell'Akp,l'attuale ministro degli Esteri Abdullah Gül, e
nuovo leader dell'Akp al posto di Erdogan,sarebbe ilprossimo
capo del Governo turco.
Piegarsi
senza cedere
È possibile che questo scenarioabbia
veramente attratto idirigenti dell'Akp, ed ora Erdogan se ne
stia allontanandopiegato dalla pressione delle forze armate.
Del resto anche il dibattito sulle holding islamichecomincia a
dare i suoi frutti. Con tre anni di ritardo un disegno di legge
draconiano per la creazione di un'autorità di controllo sui
capitaliinizierà ad essere discusso in parlamento.
Piegarsi però non vuol dire cedere. Erdogan ha detto che il nuovo
presidente dovrà provenire dalle fila del Parlamento, un modo come
un altro perdire che dovrà essere un uomo dell'Akp. Questedichiarazioni
non avranno certo fatto la gioia dei militari. Si può essere dunquecerti
che le forze armate tenteranno ancora di indebolire politicamente il
partito del primo ministro.
Erdogan comunque fa capire di tenere nella massima considerazione le
richieste di Büyükanıt, senza però voler mettere in secondo
piano le sue ambizioni politiche. Alla perfida domanda di un
reporter se una crisi minacciasse l'Akp nel caso in cui il capo
del governo dovesse diventare presidente della Repubblica, Erdogan
non ha risposto di nuovo che non sente "nessuno stimolo"
per la carica, ma ha detto di vedere nel ministro degli Esteri
l'uomo in grado di confrontarsi con successo con questo problema,
se mai dovesse porsi. Ciòalmeno secondo quanto riportato dal
giornale malese <Sabah Times>.
Il futuro della Turchia si preannuncia dunque carico di tensioni.
Tutto indica che per lo scontro più significativo, quello tra il
maggior partito politico e i militari turchi, l'anno prossimo sarà
decisivo. Si potrà quanto sia ancora profonda l'influenza delle Forze
Armate. Solo allora le prospettive europee della Turchia saranno
definibili con chiarezza. (Amir K. Ayuzj/Quadrante
Europa)
28.11.2006
|
LA
MAGGIORANZA
NON LO VUOLE
CAPO DELLO STATO

|
Il
51 per cento dei turchi contrario a che l'attuale premier
Recep Tayyip Erdohan diventi nel maggio prossimo presidente
della Repubblica. "Non è laico né repubblicano". |
La maggioranza dei turchi -
secondo un sondaggio - è contraria all'elezione dell'attuale Primo
Ministro Recep Tayyip Erdogan a presidente della Repubblica nella
primavera prossima.
Secondo un sondaggio effettuati dalla Tv turca <Kanal D>,
sulla base di interviste a 1.273 cittadini realizzate in 9 città
turche il 18 e il 19 novembre scorsi, solo il 31.5 % dei turchi è a
favore del premier mentre il 51% è contrario.
Circa la metà dei contrari giudicano Erdogan "non laico e non
repubblicano" mentre altri affermano che egli manca
dell'istruzione adeguata e della moderazione necessaria alla carica
di Capo dello Stato.
I laici turchi rimproverano al premier di provenire dall'islam
politico radicale, di essersi formato in una scuola per imam
predicatori e di avere un carattere aggressivo e partigiano.
Il fatto di avere una moglie, Eminè, che porta il copricapo
islamico non viene, però, considerato decisivo da due terzi degli
intervistati nel sondaggio di <Kanal D> mentre viene additato
normalmente come un ostacolo al suo accesso al palazzo
presidenziale.
Finora tutti i presidenti del Paese sono provenuti da ambienti
rigorosamente laici, come le loro mogli rigorosamente a capo
scoperto, dato anche che in Turchia è vietato portare il turban
negli uffici di Stato.
Alla domanda su cosa accadrebbe se Erdogan succedesse all'attuale
Capo dello Stato Ahmet Necdet Sezer, un fermissimo laico il cui
mandato scade nel maggio prossimo, due terzi degli intervistati
affermano che "vi sarebbero più tensioni", un quarto
afferma che "sarebbe il caos" e l'11% precede un nuovo
colpo di Stato ei militari turchi che sono già intervenuti con tre
colpi di Stato (1960, 1971 e 1980) ed un proclama nel 1997 che
portò alle dimissioni del governo presieduto dal leader dell'islam
politico radicale, Necmettin Erbakan. (Ansa)
28.11.2006
|
SMENTITE
VOCI
DI ELEZIONI
ANTICIPATE
|
"E'
l'opposizione che le mette in giro", ha detto il Primo
Ministro turco Recep Tayyip Erdogan. |
Ormai andranno così fino alla
fine della legislatura, prevista tra qualche mese. Ma il premier
turco Recep Tayyip Erdogan è tornato a smentire seccamente le
voci che vorrebbero le elezioni politiche per il rinnovo del
Parlamento anticipate a marzo. "La nostra decisione è stata
presa - ha detto Erdogan - non intendiamo andare ad elezioni
anticipate, anche se l'opposizione continua ad insistere su questo
punto. Come partito di maggioranza e al governo saremo noi a portare
a termine la legislatura". in realtà quelle che per Erdogan
sono insinuazioni dell'opposizione, esprimono un dubbio concreto. Se
infatti l'Akp dovesse decidere di andare a elezioni anticipate,
allora significherebbe che Erdogan potrebbe candidarsi alla
presidenza della Repubblica. (Apcom)
28.11.2006
|
ADDESTRAMENTO
DI POLIZIA ED ESERCITO
|
La
disponibilità di Ankara nei confronti delle forze irachene
evidenziata dal Primo Ministro turco all'omologo di Baghdad. |
La Turchia si è detta
disposta ad addestrare il personale militare e di polizia dell'Iraq:
lo ha affermato il premier turco Recep Tayyip Erdogan nei giorni
scorsi nella conferenza stampa congiunta tenuta insieme all'omologo
iracheno Nouri al Maliki in visita recentemente ad Ankara.
Erdogan ha anche auspicato una soluzione che permetta a tutti i
gruppi etnici della regione di Kirkuk di poter disporre delle
risorse petrolifere della località settentrionale, sottoposta ad
una intensa "arabizzazione" da parte del regime di Saddam
Hussein e dove oggi i curdi iracheni sono tornati ad essere la
comunità preponderante.
Al Mailki da parte sua ha ribadito che Kirkuk "rimarrà in mano
irachena", sottolineando come per portare stabilità nel paese
dovrà però cessare "ogni intervento straniero",
alludendo alle infiltrazioni di combattenti e miliziani attraverso
le frontiere con Siria e iran. (Ap)
28.11.2006
|
DIVISIONE
IRAQ:
PORTEREBBE
A NUOVO MEDIOEVO
|
Lo
ha sottolineato il ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul
che ha ammonito da simili ipotesi. |
Permettere la
secessione delle province irachene porterebbe il Paese "in una
nuova età oscura". lo ha dichiarato il ministro degli Esteri
turco, Abdullah Gul, commentando negativamente l'ipotesi di una
partizione dell'Iraq in Stati semi-autonomi basati si linee etniche
e confessionali.
La Turchia ha coordinato gli sforzi dei Paesi vicini per impedire
una instabilità ancora maggiore, ha spiegato Gul: "Immaginate
se una tale iniziativa non avesse avuto luogo, se ciascuno dei
vicini avesse cercato di annettersi una parte dell'Iraq, in che
condizioni si troverebbe oggi il Paese".
Ogni ipotesi di divisione dell'Iraq farebbe si che i Paesi vicini
"abbandonino il loro attuale atteggiamento di
moderazione", ha avvertito Gul. (Ap)
28.11.2006
|
I DUE PASCIA', IL VECCHIO E LA
STORIA
| Come
la questione armena in Turchia, soprattutto ad Istanbul, sia
cosa sulla quale è preferibile non fare troppo chiasso.
Il giornalista Claudio Gallo scava alla ricerca di
particolari. |
I due pascià bisogna andarli a
cercare sulla "collina della Libertà Eterna", nel quartiere di
Shishli, oltre piazza Taksim, il cuore moderno di Istanbul. Si entra
nel parco da una cancellata di ferro. Nonostante sia mezzogiorno è
quasi vuoto. Si aggira tra gli alberi qualche vagabondo, occhi torvi
e acquosi scrutano. Sulla cima della collinetta, a sinistra, ci sono
due tombe spoglie, all'ombra di un portale di marmo dove sono
impressi i nomi "Talat Pasa 1874-1921", e "Enver Pasa
1881-1922".
Questo luogo, malgrado il senso di abbandono, è in realtà un
simbolo potente di come la storia non vuole passare e i morti
morire, gli innocenti come i colpevoli. I due uomini che guidarono
l'ultimo Impero Ottomano sono considerati i principali responsabili
del genocidio armeno, parola impronunciabile di fronte al 90 per
cento dei turchi.
Talat fu ucciso a Berlino da Soghomon Tehlirian, un armeno che aveva
perso la famiglia nelle stragi. L'assassino fu prosciolto e l'ex
leader dei Giovani Turchi sepolto nella capitale tedesca. E' qui dal
1943. Enver, che dal ministero della Guerra aveva tenuto in pugno il
paese, morì durante una carica di cavalleria contro i bolscevichi
nel Turkmenistan, mentre ormai senza potere inseguiva ancora il suo
sogno di uno stato panturco. Per gli armeni è come se qui fossero
sepolti i loro Hitler e Himmler. Per i turchi, due leader
dimenticati di un impero che l'infido Occidente tramò per
disintegrare.
Lo stop
dei militari
L'ultima reazione di Ankara alla legge approvata in via preliminare
dal parlamento francese per portare in tribunale chi nega il
genocidio armeno, è stata la sospensione dei rapporti militari con
la Francia, annunciata dal numero due dell'esercito, il generale
Ilker Basbug, capo di tutte le fFrze di terra. Non male per due Paesi che stanno insieme nella Nato. Un dentista armeno, nel
quariere del gran bazar, "niente nomi, prego", spiega:
"Nessuno
qui pensa che i francesi vogliano fare davvero la legge. E' una
ritorsione per l'articolo 103". Si tratta dell'articolo della
costituzione (il governo ha appena promesso di modificarlo) che
spedisce in galera per sei mesi "chiunque denigri l'identità
turca, il Governo, eccetera". Grazie al 103 sono finiti sotto
processo il Nobel Oran Pamuk e la scrittrice Elif Safak, poi
prosciolti. Il giornalista armeno Hrant Dink è stato condannato con
la condizionale: aveva offeso la turchità parlando di genocidio
armeno.
Il posto di Istanbul dove forse vivono più armeni è
Kumkapi, qui c'è anche la cattedrale di Santa Maria e la sede del
Patriarcato. Il quartiere si affaccia sul Bosforo con le sue
bancarelle di pescatori e le viuzze interne zeppe di vecchi
ristoranti di pesce. Il 26 agosto 1896 queste strade furono invase
dai "softa" , la canaglia armata di mazze che talvolta il sultano
Abd ul-Hamid usava per l'ordine pubblico. Nella notte morirono
almeno 6 mila armeni in diversi zone. A scatenare il "pogrom" era
stato il colpo di mano di venticinque armeni del gruppo terroristico
"Dashnak" che avevano fatto esplodere bombe in tutta la città e
occupato la sede della Banca ottomana a Galata, nella vana speranza
di affrettare un intervento delle potenze occidentali.
Il vecchio
di Kumkapi
A Kumkapi, un vecchio legge seduto davanti alla sua drogheria il
"Jamanag",
uno dei due quotidiani armeni, il più antico giornale della
Turchia. Gli armeni in città sono 70 mila e la loro Chiesa è la più
ricca e numerosa tra quelle cristiane nel paese. "Qui non si sta
male - dice il bottegaio ("niente nomi, prego") - Certo cento anni
fa eravamo 250 mila, ma non stiamo male. Armeni, armeni, noi siamo
turchi come tutti gli altri". Trasmissione finita: chiude il
giornale, sputa educatamente per terra e torna dentro il suo negozio
buio.
In armeno i massacri del 1915-16 si chiamano "Mezd Yeghern" , il
Grande Male. In quegli anni la triade al potere, Enver Pascià,
Talat Pascià e Djemal Pascià, tutti capi dei Giovani Turchi,
decisero che gli armeni erano una minaccia, perchè praticavano il
terrorismo, parteggiavano per il nemico russo e volevano
l'indipendenza. Ordinarono così una deportazione delle
popolazioni dell'Anatolia Orientale. Fin qui nemmeno un turco
avrebbe da obiettare.
Ma la grande maggioranza degli studiosi sostiene (Bernard Lewis è
forse il più celebre tra i "negazionisti") che la deportazione fu
pianificata come uno sterminio di massa. Nel suo rapporto del 1920
al Senato americano, il generale James Harbord scrisse che "i
massacri e le deportazioni (...) furono organizzati secondo un
sistema prestabilito". I giovani furono ammassati nelle sedi
governative e uccisi, uomini vecchi e bambini furono avviati verso
quelle che Talat Pascià chiamava "colonie agricole", in direzione
delle pianure malsane dell'Eufrate, della Siria, dell'Arabia.
Insieme con i soldati agivano bande di curdi che uccidevano,
violentavano e depredavano i cadaveri. Molti morirono di fame, gli
altri furono uccisi. Nel suo ultimo libro, fresco di stampa dal
Saggiatore, "Cronache Mediorientali", Robert Fisk dedica un intero
capitolo a quello che lui chiama "Il primo Olocausto". Fisk dà
per buono un telegramma di Talat Pascià che ordina i massacri,
nonostante qualcuno sollevi dubbi sulla sua autenticità, ma la
parte davvero impressionante sono i racconti degli ultimi testimoni
oculari che il reporter britannico è andato a scovare ai quattro
angoli del mondo.
I testimoni
oculari
Ricordò Zakar Berbedrian, ormai morto, in un ospizio di Beirut:
"Vennero
i soldati e, davanti alle madri, presero i bambini uno per uno -
avevano sei, sette, otto anni, e li lanciarono in aria facendoli
ricadere sulle pietre. Se sopravvivevano, i soldati turchi li
prendevano per i piedi e gli spaccavano la testa". Il capitolo è
costellato di episodi come questo e talvolta di storie dei turchi
che aiutarono le vittime a sfuggire alla morte. Gli armeni dicono
che furono uccisi 1 milione e mezzo di persone, i turchi 300 mila,
stime britanniche del tempo 800 mila. Allora i giornali parlarono
unanimi di massacri di stato, il <New York Times> dedicò
all'argomento 145 articoli nel solo 1915.
Le stragi avvenivano in aree sperdute dell'Anatolia. Nelle grandi
città, dove c'erano molti occhi internazionali, la popolazione
armena fu in larga parte risparmiata. Nel 1915 però, i principali
intellettuali armeni di Istanbul e di altri centri furono arrestati
e massacrati. Curiosamente oggi gli Stati Uniti sono tra i Paesi,
compresa Gran Bretagna e Israele, che non usano la parola "genocidio
armeno", mentre la definizione è adottata da 21 Paesi tra cui
l'Italia. La Repubblica turca che Mustafa Kemal ha tenuto insieme
contro tutto e tutti, imponendo un titanico passaggio alla modernità
ancora in corso, non vuole sentire parlare di genocidio. La tesi
turca è che ci furono milioni di morti a causa della guerra e della
fame anche tra i musulmani. In molti casi le vittime furono il
risultato di scontri etnici sfuggiti di mano all'autorità centrale.
Difficile trovare un turco che dissenta, anche se il particolare che
in tutto il paese sia rimasto un solo villaggio armeno, Vakifli, fa
venire i brividi. E' vicino a Iskenderun (la vecchia Alessandretta),
alle pendici del Mussa Dagh, il monte di Mosè, dove gli armeni
resistettero per 40 giorni con le armi, poi immortalati dal racconto
di Franz Werfel "I 40 giorni del Mussa Dagh".
La laica e progressista
Gul Batus
Nel Caffé del grattacielo dell'Hotel Marmara, piazza Taksim, sembra
di essere in una qualsiasi città europea, Gul Batus, 48 anni,
insegna Giornalismo e Pubbliche Relazioni all'Università, è
elegante, laica, progressista ma il genocidio è troppo anche per
lei: "E' diventata una questione politica. Bisognerebbe lasciare
queste cose agli storici ma il dibattito è impossibile.
Recentemente in Francia e America è stata negata la parola agli
studiosi turchi. Non c'è mai stata la volontà di sterminare un
intero popolo, assurdo. Nelle zone più lontane dalla guerra, come a
Istanbul, gli armeni sono rimasti nelle loro case".
Ha spiegato lo storico Halil Berktay, un tempo maoista, a una troupe
della Bbc venuta a Istanbul per intervistarlo: "Con il collasso
dell'Impero Ottomano si sono create nuove nazioni, dai Balcani
all'Arabia. Ciascuna era presa dalla rabbia e dall'odio verso le
altre. Nessuno di questi nazionalismi ama parlare di ciò che ha
fatto agli altri. Ma possono parlare per ore e ore di quello che gli
altri hanno fatto a loro". (Claudio Gallo/La
Stampa.it)
28.11.2006
|
SOCIETA'
SEMPRE MENO LE
DONNE
CON IL VELO

|
E'
quanto è stato pubblicato in Turchia da un ente indipendente
secondo il quale sono in calo anche le persone favorevoli ad uno
Stato basato sulla legge della sharia islamica. Sceso del 15% il
numero di giovani e anziane che portano il copricapo, di qualunque
tipo esso sia. |
Sono sempre meno le donne turche
musulmane che indossano il velo e sono in calo i turchi favorevoli ad uno
Stato basato sulla legge della sharia islamica rispetto agli anni
precedenti. E' quanto afferma uno studio pubblicato da un ente
indipendente.
La Turchia, Paese candidato ad entrare nell'Unione Europea, è un Paese a
schiacciante maggioranza musulmana, ma possiede un sistema politico laico
che impone il divieto di indossare il velo nelle università e negli
uffici pubblici.
Lo studio dice che il numero di donne che portano il velo è diminuito del
15% - dal 75 % circa al 60 % negli ultimi sette anni - una cifra in
contrasto con la credenza popolare secondo cui la percentuale sarebbe
invece in un aumento.
La percentuale di donne che scelgono di non indossare uno dei veli
contemplati dall'Islam quando scendono in strada è salita al 36.5 %
rispetto al 27.3 % registrato nel 1999 da un'indagine simile.
Tuttavia molte delle intervistate sono contrarie alla legge che vieta di
indossare il velo.
Veli e copricapi sono diventati una questione spinosa in diversi Paesi
europei. La Francia ha imposto il divieto di portare il velo nello scuole
statali due anni fa, l'Olanda prevede di vietare l'uso del velo e in Gran
Bretagna il dibattito sul tema è quanto mai acceso.
Il numero di turchi contrari ad uno stato islamico è balzato al 76 %
rispetto al 58 % di un decennio fa.
"Lo studio mostra che la gente turca non ritiene che il
fondamentalismo rappresenti una minaccia e che è contrario alla legge
della sharia", ha detto nel corso di una conferenza stampa Can Peker,
presidente della <Turkish Economic and Social Studies Foundation> (Tesev)
che ha condotto l'indagine.
La secolare classe dirigente turca, che comprende le forze armate,
sorveglia da vicino il ruolo che la religione svolge nella società.
L'esercito ha rovesciato un Governo eletto democraticamente nel 1997,
perché giudicato troppo islamico. Ora vede con diffidenza il partito Akp
al Governo a causa delle sue radici islamiche.
L'indagine di Tesev "Religione, società e politica nella Turchia
contemporanea", mostra che il numero di coloro che si ritengono
"abbastanza religiosi" è salito al 46.5 % dal 25 % dello studio
condotto nel 1999.
La percentuale di coloro che ritengono di essere "molto
religiosi" è raddoppiata al 12.8 % nello stesso periodo.
Alcuni europei che sono contrari all'ingresso della Turchia nell'Unione
Europea vedono l'identità islamica del paese come un potenziale ostacolo.
La Turchia sostiene che l'UE non dovrebbe essere un "club
cristiano".
Dallo studio emerge che solo il 5.7 % considera la questione del velo il
problema principale della Turchia. Più dei due terzi degli intervistati
pensano che il problema più grande del paese sia la disoccupazione.
L'indagine è stata condotta a maggio e giugno su un campione di 1.492
adulti intervistati faccia a faccia in 23 province turche. (Reuters)
28.11.2006
|
"CI VUOLE UNA
EDUCAZIONE PIU' LAICA"

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Attacco
del presidente della Tusiad, Omer Sabanci, al Governo che userebbe
il suo potere per influenzare l'istruzione. |
La Tusiad, la Confindustria turca,
torna sui temi caldi della vita politica. Il suo presidente Omer sabanci
ha infatti posto l'accento sulla riforma scolastica che deve essere
imporontata su una maggiore laicità dell'istruzione, attaccando senza
mezzi termini il Governo e accusandolo di usare il suo potere anche per
influenzare sfere che dovrebbero rispecchiare la componente laica dello
Stato come appunto l'istruzione.
Non solo. Sabanci ha anche criticato l'Akp, accusandolo di oscurantismo e
di non rendere noti al Paese quali siano i reali (e solo parziali)
progressi compiuti dalla Turchia nel cammino verso l'Europa. Il presidente
della Tusiad ha poi parlato della situazione economica del Paese, ponendo
l'accento sui danni che deriverebbero dall'eventuale chiusura del cammino
negoziale. (Apcom)
28.11.2006
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SOTTO LA SOGLIA DI
SVILUPPO
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Brutte
notizie per la Turchia dove - secondo un report - 7 milioni
di persone vivono privi delle strutture di base come l'istruzione. |
Brutte notizie per il Paese della
Mezzaluna. Stando ai risultati pubblicati in un report del
programma di sviluppo delle Nazioni Unite, 7 milioni di persone vivono
prive delle strutture base della società, come l'istruzione.
Lo studio definisce il Paese "mediamente sviluppato", meglio
dell'Albania e della Bosnia, ma sullo stesso livello di Arabia Saudita e
Iran. nella classifica europea occupa il 92 mo posto. In Turchia, quindi,
ci sarebbero sette milioni di persone a rischio di esclusione sociale a
causa del loro analfabetismo, che spesso si traduce in una vera e propria
incapacità di comunicare. Medie ben diverse in alcuni degli altri Paesi
europei. La Repubblica ceca e l'Ungheria si piazzano al 30mo e al 35mo
posto. La Bulgaria e la Romania compaiono al 54mo e al 60mo posto. Al
primo si trova la Norvegia seguita dalla Groenlandia e dall'Australia. (Apcom)
28.11.2006
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LA PROTESTA DEGLI
INSEGNANTI CONTRO IL GOVERNO

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Quello
che chiedono è un maggior rispetto della categoria spesso umiliata
e soggetta a censure, diversamente dal tempo di Ataturk. |
Insegnanti in marcia
nel centro di Ankara. Un sindacato minore ha organizzato una marcia alla
quale hanno partecipato però un notevole numero di professori,
soprattutto dei licei, provenienti da ogni parte del paese.
Quello che chiedono è maggior rispetto per la categoria, spesso umiliata
e soggetta a censure, diversamente dal tempo di Ataturk. Non solo. Gli
insegnanti lamentano trattamenti economici sempre più modesti. La
manifestazione è passata anche dall'Anitkabir, il mausoleo del Padre
della Patria. Il sindacato ha chiesto inoltre, provocatoriamente, di
consacrare il 21 novembre alla Festa degli Insegnanti. (Apcom)
28.11.2006
|
IMMIGRAZIONE
E TRAFFICO,
GROSSO PROBLEMA

|
La
Turchia è uno dei maggiori Paesi dove si svolge in passaggio
illegale di asiatici e africani che vogliono raggiungere l'Europa. |
Illegal
migrants attempting to relocate to Western countries prefer Turkey as a
transit country mainly because they have confidence in its Muslim identity.
Field studies and statistics also confirmed that geographic location was
another important factor behind this preference.
Over the last 11 years, more than 600,000 people have been captured while
trying to cross Turkish borders.
Regional wars, internal turmoil, terrorism, and economic problems are
leading factors behind illegal immigration
Ethnic repression, famine, epidemics, family problems and policies
encouraging illicit immigration in some countries were also cited as other
reasons for illegal border crossings.
Middle Eastern, Asian and African migrants prefer Turkey because of its
Muslim identity as well as for similarities between languages. The
relatively lenient measures against illegal immigration in Turkey and
assurances given by immigrants already settled here also increased illicit
migration, the studies indicated.
Erdogan: Neighbors non-compliant with their obligations
In regards to the illegal immigration issue, and the fact that Turkey is a
major transit country, the Turkish prime minister said that Turkey's
neighbors were not doing enough to deal with the problem. Erdogan said
that 600,000 people have been captured over the last ten years trying to
cross Turkey's borders, many coming from the East.
"It has been observed that our neighbors and others have not complied
with their obligations, and occasionally exported the issue to Turkey.
Turkey offered the ratification of bilateral extradition agreements with
16 countries, including Pakistan and Iran." (Ahmet Dinc/Zaman)
28.11.2006
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TULIPANI

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Si
calcola che nella prossima primavera in Turchia ne sbocceranno 10
milioni. Istanbul, Konya, Bursa, Antalya e Kayseri stanno tentando
di ricreare il famoso fiore che fu uno dei simboli ornamentali dell'Impero
ottomano e che ancor oggi viene riproposto nelle mattonelle di
ceramica di Kutaya. |
Istanbul,
Konya, Bursa, Antalya, Isparta and Kayseri are resolved to recreate the
famous Tulip Age of the Ottoman Empire.
Municipal authorities in those cities have already placed their order for
10 million tulips from a supplier in Cumra.
Ali Yetgin, who owns a firm in Cumra with experience of over eight years
in producing tulips, said that there was increasing interest in buying the
tulips he grows.
Last year, Yetgin's firm sold approximately six million tulips to
Istanbul, Konya, Antalya and Isparta.
Yetgin put the number of tulips the Istanbul municipality ordered at 7.5
million, Konya 1.5 million, Bursa 500,000, Isparta 150,000 and Kayseri
100,000. (Anadolu News Agency-Zaman)
28.11.2006
|
CRONACA
RAGAZZA SALVATA
DAL DELITTO D'ONORE
|
Era
incinta di quattro mesi, dopo un rapporto avuto con un cugino. Una
ginecologa che l'aveva visitata ha avvertito la polizia che l'ha
così sottratta al tribunale tribale della famiglia. |
Un medico dell'ospedale di Van ha
sventato l'ennesimo delitto d'onore. Pratica che nell'est del Paese viene
usata per punire le ragazze che hanno avuto rapporti sessuali o gravidanze
fuori dal matrimonio. Una ginecologa di Van, Rabia Þahin, visitando la
sua paziente si è resa contro del fatto che era incinta quasi di quattro
mesi. Per sottrarre la ragazza, di 21 anni e non sposata, alla reazione
della famiglia, ha avvisato le forze dell'ordine, chiedendo di mettere la
giovane sotto la sua protezione.
Ora Z.C., queste le iniziali della giovane la cui identità verrà
mantenuta segreta per motivi di sicurezza, potrà concludere la sua
gravidanza in modo sereno. La ragazza era andata all'ospedale di Van con
la scusa di accompagnare la sorella, che non si sentiva bene. La
ginecologa che le ha salvato la vita, aveva notato qualcosa di strano nel
suo portamento e ha deciso di visitare anche lei, facendola sottoporre a
un test di gravidanza e dicendo ai suoi genitori che aveva avuto un esito
negativo. Nello stesso tempo, però, ha avvisato le autorità del reale
risultato, mettendole in guardia sui rischi a cui andava incontro la sua
paziente. Così l'altra notte, le forze dell'ordine si sono presentate a
casa di Z.Ç. e l'hanno portata via da quello che rischiava di diventare
il suo inferno. Adesso la ragazza alloggia in un orfanotrofio. I suoi
genitori non possono farle visita, a meno che non sia lei a chiederlo.
Dopo un incontro con la psicologa, si è appreso che la giovane quattro
mesi fa ha aveva avuto un rapporto consenziente con un suo cugino. (Apcom)
28.11.2006
|
LA VITA, UN
INFERNO AD USKUDAR

|
Gli
abitanti della parte asiatica di Istanbul non ce la fanno più da
quando il sindaco ha proibito ai cittadini la consumazione di
bevande alcoliche sul lungomare. |
Non ce la fanno più, da quando
Mehmet Cakyr il sindaco di Uskudar, quartiere nella parte asiatica di
Istanbul, la scorsa estate ha proibito la consumazione di bevande
alcoliche sul lungo mare. La loro vita è diventata un inferno. E una
questione di principio. Perché chi li ha obbligati all'astemia non lo ha
fatto per motivi di sicurezza, ma per questioni religiose. E alcuni
abitanti di Uskudar hanno deciso di protestare, scendendo in strada e
urlando "Lasciateci bere, siamo uno Stato laico" e con in mano
un signor bicchiere di vino.
Alla manifestazione hanno partecipato anche alcune associazioni e partiti
politici, fra cui il Chp, principale partito d'opposizione. Çakýr
appartiene all'Akp, lo stesso partito del premier Erdogan. (Apcom)
28.11.2006
|
UNDICI ANNI
ALL'ATTENTATORE DEL PREMIER
|
La
sentenza, emessa dal Tribunale, fa riferimento al fallito attentato
cui era rimasto vittima Erdogan lo scorso anno |
A court convicted and
sentenced to 11 years in prison a man who approached Prime Minister Recep
Tayyip Erdoğan with a gun hidden in a loaf of bread.
Mustafa Bağdat was on trial in the northwestern province of Kütahya
on charges of planning to assassinate Erdoğan during a visit there
last year. Bağdat was arrested after he shouted at Erdoğan and
approached his private bus.He was later accused of carrying a gun
concealed in a loaf of bread and loaded with buckshot-like pieces of
metal. A criminal lab investigation found the gun had mechanical defects,
but could have been deadly at close range.
Erdoğan told reporters traveling with him on a private plane after
the events in Kütahya that there had been several past attempts on his
life. (Turkish Daily News)
28.11.2006 |
NOTIZIARIO DI AMBASCIATA
UN
UOMO DI SPICCO, RAMI KOC
In
occasione di una colazione organizzata dalla Camera di Commercio italiana
di Istanbul, il Presidente onorario del <Gruppo Koc>, Rami Koc, ha ricordato
la lunga esperienza della propria azienda sul piano internazionale e i
molteplici accordi e
collaborazioni raggiunti con altre importanti imprese estere operanti in
Turchia. Dal Giappone all'Italia, dal Regno Unito ai Paesi arabi, ogni partnership ha rappresentato secondo Koc un profondo
arricchimento per il suo gruppo, grazie agli scambi non solo sul piano
professionale ma anche in termini culturali tra realtà in alcuni casi
profondamente differenti. L'ambasciatore d'Italia Carlo Marsili ha
voluto sottolineare la stima di cui Koc gode in Italia, alla luce di
importanti rapporti di collaborazione con alcune aziende di spicco del
panorama italiano, quali la <Fiat>, <Pirelli> e recentemente
<Unicredito>.
L'evento ha costituito anche l'occasione per l'ambasciatore Marsili per insignire il
presidente della Camera di Commercio italiana di
Istanbul, Giuseppe Alberto Moggi, dell'onorificenza dell'Ordine al
Merito della Repubblica italiana, concessa dal presidente della Repubblica
italiana.
IL COMPARTO PIU' DIFFUSO:
L'AGRO-ALIMENTARE
Secondo uno studio predisposto dallo
<State Planning Organization> (Dpt), in merito ai settori maggiormente trainanti nell'ambito dei 64
principali distretti industriali del Paese, è è l'agro-alimentare il
comparto più diffuso. Ad Istanbul l'industria dominante risulta essere
quella del tessile - abbigliamento; mentre
ad Ankara spiccano i settori dei mobili (distretto di Siteler) e
metalmeccanico. Nella regione di Izmir, terza città del Paese, i comparti
più rilevanti risultano essere l'alimentare, l'ortofrutticolo, il
tabacco ed il tessile,
senza dimenticare l'elettromeccanica presente nella vicina area di Manisa.
CANALIZZAZIONE CAPITALI
STRANIERI NEL GAP
Lo Yased (Associazione degli investitori internazionali), in
stretta collaborazione con la Tusiad (Associazione degli industriali e
degli imprenditori turchi) e
la Musiad (Associazione autonoma degli industriali), lancerà a breve un
programma volto a canalizzare capitali esteri nel Gap, ampio progetto di
sviluppo economico che il Governo porta avanti da anni nella zona
sud-orientale dell'Anatolia. Tale master
plan è fortemente voluto dal Primo Ministro in persona, che ha
spronato le associazioni di settore ad attrarre quanti più investitori
possibili dall'estero e di individuare i settori all'interno del GAP
che più necessitano di flussi di capitali internazionali.
SALI-SCENDI NELLA VENDITA
VEICOLI ED AUTO
Nei primi 10 mesi del 2006 è stato registrato nel Paese un calo
del 9.4% nelle vendite di veicoli e dell'11.6% di autovetture. Un
incremento del 16.9% ha contraddistinto invece la produzione di veicoli
rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, raggiungendo quota
446.000. Da gennaio a ottobre 2006 sono stati esportati 559.000 veicoli,
di cui 341.000 autovetture.
| L'INVITO DEL <WORLD
ECONOMIC FORUM>
Il <World Economic Forum> (Wef), una fondazione volta a rafforzare i
contatti tra i governi e i maggiori imprenditori a livello internazionale,
invita l'Unione Europea a considerare la Turchia una grande opportunità in termini economici. Thierry Malleret, uno degli autori di
un recente rapporto pubblicato dal Wef, non considera l'entrata del
Paese nell'UE un possibile rischio ma anzi vero e proprio stimolo per
affrontare in modo coerente e sistematico alcuni importanti nodi quali la
sicurezza energetica ed il dialogo interculturale. E' indubbio -
continua il rapporto - che il Paese è ormai terreno di transito delle
risorse del Mar Caspio, della Russia e del Medio Oriente verso un'Europa
sempre più affamata di energia. Una presenza rilevante della Turchia in
tale settore permetterebbe ai Paesi del Vecchio Continente di raggiungere
un sufficiente livello di diversificazione di offerta, eliminando così
quei monopoli che costituiscono al momento elementi distorsivi del mercato
dell'energia.
|
AGGIUSTAMENTO DELLA BOLLETTA
DELL'ENERGIA ELETTRICA
Probabile nel breve periodo un aggiustamento della bolletta
dell'energia elettrica. "Più che di un aumento", ha tenuto a
precisare il Ministro competente H. Guler in occasione della 17 Conferenza
internazionale di geofisica, "si tratta di un ritocco ad alcune tariffe
che del resto nel corso degli ultimi anni avevano subito una diminuzione
costante". Secondo il Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan, tali aggiustamenti sono
necessari dato l'incremento del costo dell'energia a livello mondiale.
La dipendenza nel settore energetico da parte della Turchia - ha
concluso Erdogan - impone d'altronde un aggravio dei costi che dovrà essere sopportato dall'intero Paese. Posizione interamente
condivisa dal rappresentate dell'Fmi, Hugh Bredenkamp, secondo il quale
e' naturale che un incremento dei costi a livello internazionale possa
riflettersi sul mercato interno, in particolare su un aggiustamento della
bolletta dell'energia elettrica per i singoli consumatori.
AUTOSTRADA UNIRA' LA TURCHIA
AL MEDIO ORIENTE
Gli Stati Uniti approvano il progetto del presidente della
Associazione degli imprenditori turco - americana, Ugur Terzioglu, volto
a costruire un'arteria autostradale che unisca la Turchia al Medio
Oriente. In occasione di un evento organizzato la scorsa settimana ad
Istanbul dalla Camera di Commercio statunitense dal titolo "Eurasia
Platform", Terzioglu ha voluto sottolineare quanto la tematica dei
trasporti internazionali sia al centro degli interessi del Governo di
Ankara. Non solo: il "Progetto Via della Seta", che dovrebbe unire
Bruxelles con Pechino e che ha ricevuto anche il sostegno di Washington,
rappresenta un altro tassello di questo ampio programma infrastrutturale,
finalizzato a rafforzare i flussi economico - commerciali della Turchia
con l'Oriente.
421
MLN DI $ OFFERTI PER IL 50% DI "CEVAHIR"
L'impresa <St. Martins> ha offerto 421 milioni di dollari per il
50% dello shopping centre sul
Bosforo "Cevahir". Reazione positiva da parte del primo cittadino di
Istanbul K. Topbas il quale guarda con favore all'offerta lanciata
dall'azienda del Kuwait.
ECONOMIA
E POLITICA ECONOMICA
Secondo il recente rapporto del Fondo Monetario
Internazionale <Third and Fourth reviews under the Stand - by
Agreement>, l'economia
turca ha mostrato una buona capacità di reazione rispetto alle
turbolenze finanziarie di maggio - giugno 2006. La rapida crescita e
l'aumento eccessivo del prezzo del greggio hanno tuttavia causato un
ulteriore peggioramento del deficit nelle partite correnti, nei primi 9
mesi del 2006 pari a US$ 25.3 miliardi (+ 59.6% rispetto allo stesso
periodo del 2005). L'Istituzione finanziaria di Washington auspica che
la Banca Centrale continui la sua rigorosa politica monetaria volta al
controllo del processo inflazionistico. Da tenere sotto controllo anche la
leva fiscale, al fine di ridurre per quanto possibile in una stagione
pre-elettorale la spesa pubblica e migliorare il surplus primario,
fondamentale per la riduzione dell'esposizione debitoria. In particolare
- si legge nel rapporto - il
Governo dovrebbe porre un freno all'aumento della spesa sanitaria, che
ha registrato un forte incremento nel corso degli ultimi anni, passando
dal 3.5% del Pnl nel 1999 al 5% nel 2005. Altro punto degno di attenzione
secondo i rappresentanti del Fmi e' la creazione di un solido e
trasparente sistema bancario, condizione necessaria per infondere fiducia
nei confronti dei mercati finanziari internazionali e degli investitori
esteri.
___________________
Dati del ministero delle Finanze indicano che nei primi 10 mesi del
2006 il budget statale ha registrato un deficit di 3.8 milioni di nuove
lire turche (2.6 miliardi di dollari); una consistente diminuzione (- 52.1%) rispetto all'anno precedente che aveva visto un deficit pari a
7.9 miliardi di nuove lire turche. Surplus primario pari invece a 37
miliardi di nuove lire turche (25,5 miliardi di dollari), con un
incremento del 19.9% rispetto al periodo gennaio - ottobre 2005.
SETTORE
BANCARIO E MERCATI FINANZIARI
Il ministro delle Finanze
turco Kemal Unakitan, in occasione del 4° Summit
internazionale sulla Finanza e gli Investimenti ha tenuto a sottolineare
lo straordinario rafforzamento del sistema bancario a partire dalla crisi
del 2001. Al fine di accrescere la competitività degli istituti di
credito nazionali e' necessario secondo il Ministro ridurre
sensibilmente il costo di alcuni servizi bancari, soprattutto a seguito
della presenza sempre più massiccia di banche con capitale straniero
operanti di recente in Turchia.
______________
Continua il periodo positivo per il settore bancario turco con
profitti record anche nel terzo quadrimestre del 2006, che ha fatto
registrare un aumento del 35% rispetto allo stesso periodo dell'anno
precedente. Al primo posto si trova la <Akbank>, con un incremento del
9.44%, seguita dalla <Isbank> e dalla <Garanti>.
______________
Rappresentanti della
<Alternatifbank> (Abank) e dell'istituto di
credito greco <Alfa Bank> hanno dichiarato che di recente sono stati avviati
i negoziati volti a dar vita ad un partenariato strategico. Secondo
analisti del settore, il valore complessivo della <Abank> ammonterebbe a
circa 450 milioni di dollari.
______________
In un recente articolo comparso sulla rivista
<The Bunker>, <Isbank>
è l'unica banca turca che figura tra i primo 100
istituti di credito a livello mondiale. Secondo il direttore generale
della <Isbank>, E. Ozince, la banca è ormai pronta a ricoprire un ruolo
centrale nel panorama della finanza internazionale. I primi venti istituti
di credito della lista sono principalmente europei ed americani.
INVESTIMENTI
E PRIVATIZZAZIONI
L'Amministrazione per le Privatizzazioni turca prevede di
annunciare a breve i termini della vendita della <Halkbank>, passaggio
fondamentale nel processo di privatizzazioni previsto dagli accordi tra
Ankara ed il Fondo Monetario Internazionale. Secondo alcune fonti del
settore bancario a livello locale, i rappresentanti della <Halkbank>, sesta
banca del Paese con un valore pari a 33.8 miliardi di dollari alla fine
dello scorso mese di settembre, hanno già avviato colloqui con alcuni
istituti di credito internazionali quali <Bbva>, <Fortis> e
<National Bank of Kuwait>.
INDICATORI
MACROECONOMICI
- Crescita
del PNL nel 2005: 7.7%; gennaio - aprile 2006: 6.3%
- Inflazione
annua (prezzi al consumo): 7.72% (2005); 10,59% (agosto
2006)
- Interscambio
con l'Italia nel 2006 (gen - settembre): oltre $11.2 miliardi, con
esportazioni verso
l'Italia pari
a $4.9
miliardi (+25.5% rispetto al corrispondente periodo del 2005) ed
importazioni dall'Italia pari a $6.2 miliardi (+12.8 % rispetto al
corrispondente periodo del 2005). (Ice Istanbul su dati
dell'Istituto Turco di Statistica- Tuik)
BACHECA
L'<Unioncamere>della
Liguria, assieme agli <Euro Info Centres>
di alcune regioni dell'Italia, della Spagna e della Turchia
impegnate in progetti europei, sta coordinando il progetto "How to
go International", finanziato
dall'Unione Europea - Direzione Generale delle Imprese e
dell'Industria, il cui scopo è quello di contribuire
all'applicazione delle linee guida indicate dall'
<Entepreneurship Action Plan> della Commissione Europea conducendo una serie di
attività a sostegno della competitività delle piccole e medie
imprese (SMEs) e delle microimprese che intendono ampliare la loro
attività a livello internazionale. L'obiettivo principale del
progetto è quello di fornire sia alle SMEs che alle micro-imprese
l'assistenza che consenta loro di superare la difficoltà che si
presentano nell'accedere ai mercati europei ed internazionali;
l'adeguata gestione delle proprie risorse; la definizione di chiare
strategie e la gestione di attività di cooperazione transnazionali.
A tale riguardo è stato creato il seguente sito web relativo al
progetto www.lig.camcom.it/howtogointernational,
dove le parti interessate possono accedere a tutte le informazioni
relative ai processi di internazionalizzazione già svolte sia dalle Regioni che dai Paesi coinvolti nelle attività del
progetto stesso. La Turchia vi è rappresentata dalle Camere di
Commercio di Istanbul e Gaziantep, ed uno dei principali eventi
previsti in ambito al progetto sarà tenuto proprio ad Istanbul il
prossimo 4 dicembre quando oltre 100 aziende provenienti da Italia ,
Spagna e Turchia si incontreranno per discutere e verificare le
opportunità di affari nei seguenti settori: agro-alimentare,
costruzioni, meccanica, elettronica ed automazione, gomma e plastica.
Per prendere parte all'evento sarà necessario compilare il
formulario di partecipazione disponibile sul predetto sito web dove
sarà altresì possibile consultare on-line la lista dei
partecipanti ed eventualmente fissare in anticipo delle riunioni di
lavoro.
_____________________
A cura di: Simona De Martino - capo dell'Ufficio
economico e commerciale dell'Ambasciata d'Italia in Turchia
:
Gianmarco Macchia - vice capo dell'Ufficio economico e commerciale
:
Roberto Luongo - direttore dell'Ice di Istanbul
28.11.2006
|
ECONOMIA
"CON NOI UN
NUOVO FUTURO"

|
Così
il premier Recep Tayyip Erdogan alla sessione inaugurale del
<World Economic Forum>. "Uno degli obiettivi del mio
Governo è quello di aprire il Paese all'estero". |
"E' un meeting carico di
significati per la Turchia e sono onorato di ospitarlo". Aveva
iniziato così il suo discorso il premier turco Recep Tayyip Erdogan
paerlando per 15 minuti nella sessione inaugurale del <World Economici
Forum>, svoltosi la scorsa settimana al Ciragan Palace di Istanbul. Un
discorso carico di spunti, tutti incentrati su un unico punto: la Turchia
come nuovo riferimento per la società globale, una Turchia disposta al
confronto ma che chiede fiducia e apertura dagli interlocutori
internazionali.
"Uno dei principali obiettivi del mio Governo - aveva spiegato
Erdogan - è quello di aprire il Paese all'estero. Questo forum quindi
rappresenta una importante occasione per confrontarsi con persone che
provengono da culture diverse dalle nostre. Crediamo che la
globalizzazione sia un'opportunità irrinunciabile, ma bisogna che venga
applicata in maniera corretta. E per farlo ci vogliono tre condizioni:
pace, stabilità e fiducia".
Un discorso, quello del premier, dosato tra compiacimento per l'avanzata
economica del Paese e cauti accenni alle condizioni per una fruttuosa
"alleanza tra civiltà".
Pace, stabilità e fiducia - aveva aggiunto Erdogan - sono presenti in
questo momento in Turchia ed è questo il motivo fondamentale della nostra
crescita negli ultimi anni. Globalizzazione e alleanza fra civiltà. Sono
questi i due fattori per un futuro di benessere e prosperità mondiale.
Per questo motivo, abbiano deciso di ospitare proprio in questo palazzo un
altro importante meeting, quello dell'alleanza fra civiltà, al quale
aveva partecipato il premier spagnolo Josè Luis Zapatero. Alleanza di
civiltà vuole dire soprattutto lotta al terrorismo internazionale".
28.11.2006
|
BATTUTA
DI ARRESTO DELLA BORSA TURCA
CHE HA PERSO Il 3.27%. LIRA DEPREZZATA

|
A
pesare sulla valuta e l'afflusso di capitali esteri nel Paese ha
contribuito l'ammonizione della Commissione europea che ha posto
alla Turchia la deadline del 6 dicembre per il rispetto di una serie
di accordi internazionali. Sarebbe un duro colpo per l'economia se
Bruxelles interrompesse i negoziati. |
I mercati
dell'Europa orientale hanno chiuso l'ultimo mese poco mossi, con
l'indice regionale Msci Eastern Europe (in euro) in rialzo dello 0.1%.
Il parziale rientro dai timori sul fronte della liquidità, dei tassi di
interesse e il calo delle quotazioni del petrolio hanno permesso ai Paesi
con i deficit delle partite correnti più elevati, come la Turchia, di
diminuire il peso dello squilibrio dei conti interni.
Ma questo non è bastato a controbilanciare le gravi difficoltà del
Governo di Ankara. L'indice della Borsa turca ha perso il 3.27% (in
dollari) e la Lira, dopo aver recuperato il 9% dai minimi di maggio, si è
nuovamente deprezzata contro dollaro ed euro. A pesare sulla valuta e
l'afflusso dei capitali esteri nel Paese ha contribuito l'ammonizione
della Commissione europea che ha posto alla Turchia la deadline del 6
dicembre per il rispetto di una serie di accordi internazionali.
L'attuale presidente Finland, infatti, lamenta il rallentamento del
processo di armonizzazione per l'adesione all'Unione, oltre che ancora
gravi mancanze in termini di rispetto dei principi democratici, dei
diritti umani, di libertà religiosa, sindacale, di tutela delle donne e
delle minoranze. A questo si aggiungono i difficili rapporti con Cipro.
Il Protocollo aggiuntivo agli Accordi di Ankara del giugno 2005, che
impone la fine della restrizione al commercio con l'isola, resta
totalmente inapplicato. Il Governo turco continua a porre il veto
all'ingresso di Cipro in alcune organizzazioni internazionali, a
impedire il volo degli aerei e l'attracco nei suoi porti ai mezzi
cipriota, violando gli accordi con l'UE. La Commissione continuerà a
monitorare gli sviluppi della situazione e fornirà le proprie
raccomandazioni al Consiglio Europeo di dicembre, in cui verrà discussa
la sospensione o meno dell'adesione turca all'UE.
Sarebbe un duro colpo per l'economia turca, protagonista durante gli
ultimi anni di un forte sviluppo anche grazie all'afflusso di capitali
stranieri, che potrebbero venir meno in caso di una bocciatura europea.
Lasciata alle spalle la crisi del 2001, in cui l'inflazione superava il
20% e l'economica stentava, la Turchia ha messo a segno tassi di crescita
a due cifre e il Prodotto interno lordo dovrebbe continuare a crescere del
6% nel 2006. Resta alta, invece, la disoccupazione, difficile da
contabilizzare correttamente per via dell'elevata presenza di lavoro
sommerso, e nel corso del terzo trimestre è salita ancora del 9.1%.
Nel resto dei listini dell'est Europa, è stato il calo del prezzo del
petrolio a dominare sui prezzi di Borsa, penalizzando i big del settore e
i minerari. Il mercato russo, dopo aver superato nuovamente i 1.700 punti,
ha ripiegato, realizzando comunque un guadagno del 2.3% nel corso
dell'ultimo mese, sorretto dai circa 2 miliardi di capitale confluiti
nelle nuove società russe che si sono quotate, assorbendo parte della
liquidità presente sul mercato.
Oltre al calo del Brent e del gas, <Gazprom> ha anche dovuto fare i conti
con il licenziamento del suo vice-CEO Alexander Ryazanov che verrà
sostituito da Valery Golubev, uomo di fiducia del presidente Vladimir
Putin. Rosneft, la seconda società del mercato russo, ha inizialmente
beneficiato dell'aumento di circa un terzo delle esportazioni verso la
Cina a 20 milioni di tonnellate all'anno e ha annunciato la creazione di
una joint venture con la cinese <Cnpc>. La società è invece stata
penalizzata dal mancato inserimento negli indici <Morgan Stanley> e dalle
voci di mercato di una possibile acquisizione di <Surgutneftegas>. Negli
indici Msci è invece entrata <Sberbank>, la principale cassa di risparmio
russa.
Anche il Bux a Budapest ha chiuso in rialzo del 2.2%, sulla scia degli
utili della società petrolchimica <Mol>, che ha superato le attese degli
analisti, presentando risultati record per il terzo trimestre. Solido è
apparso anche il settore finanziario, con <Otp Bank>, la principale banca
ungherese, che ha pubblicato dati di bilancio superiori alle previsioni.
Il mercato è stato invece frenato dai titoli farmaceutici, che stanno
risentendo delle nuove misure in materia di sanità previste dal Governo
magiaro.
Nel complesso, i mercati dell'Europa orientale viaggiano su livelli più
bassi di quelli asiatici o latinoamericani e questo rende le loro
valutazioni più convenienti tra gli emergenti. Meno legata agli andamenti
della congiuntura Usa, l'economia dell'area resta, invece, ancorata
alla dinamica di petrolio e minerari.
Nonostante le quotazioni siano lontane dai livelli paventati alcuni mesi
fa, secondo diversi economisti, la richiesta di materie prime potrebbe
restare alta anche in futuro, a causa di un difficile ampliamento delle
capacità produttive a breve termine. (Maria
Grazia Briganti/Morningstar)
28.11.2006
|
LE
COPERTE
TURCHE RISCALDANO
IL MONDO
|
La
città di Usak e le industrie locali sono quelle che producono il
98% dei manufatti. Circa l'80% prende la via dell'estero verso 57
Paesi. Il giro di affari. |
The
Turkish city of Usak and its local manufacturers are responsible for 98
percent of the country's blanket production. One of these manufacturers,
Sesli, which produces 20 million blankets a year, is gravitating toward
functional products by concentrating on research and development.
Exporting 80 percent of its production to 57 countries, co-partner Hazim
Sesli projects year-end revenue of $26 million, $14 million coming from
exports.
Noting that their production facilities in South Africa were now managed
by other members of the family, Mehmet Sesli pointed out the demand for
blankets was extremely high as 30 percent of South Africans lived in
barracks. Also noting that the people in this country gave newly-married
couples blankets as a wedding, as opposed to gold in Turkey, Sesli
highlighted certain traditions centered on the blanket: "Wedding guests
in South Africa line up at the end of the ceremony and cover the couple
with the blankets they brought as a present. They also use blankets in the
place of a shroud, which would be seen as a luxury item in Europe. Our
specially embroidered products target both the European and hot Middle
Eastern markets. When we made market research in the Middle East we
discovered some fascinating stories. Some people in hot countries set
their air-conditioners to high just to feel the excitement of wrapping up
in a warm blanket. Women sometimes hold special parties just to do this."
Sesli manufactures genetically-modified cotton blankets for farmers in the
city of Izmir and produce radiation-sensitive blankets made of soybeans
for its customers in the United States. The first prototypes of the
blanket that prevents radiation from electronic devices, such as
televisions, have been sent and mass production is ready to start.
Operating within the group, Hazel Chemistry is set to launch its diaper
brand 'Bebito' to the market on Nov. 27. Projecting an annual revenue
of $10 million in the baby diaper market, the firm will base its marketing
center in Ankara and concentrate its marketing strategy on the cities in
the regions of Black Sea, and eastern and southeastern Anatolia. (Zaman)
28.11.2006
|
AL VIA INTESE CON
IL CAIRO
|
Il
ministro del Commercio e dell'Industria egiziano, Rachid Mohammed
Rachid, si è recato nei giorni scorsi ad Istanbul per promuovere le
relazioni bilaterali con la Turchia. |
Il ministro del Commercio e dell'Industria
egiziano Rachid Mohammed Rachid si è recato nei giorni scorsi ad Istanbul
per una visita di due giorni che ha avuto lo scopo di promuovere le
relazioni bilaterali con la Turchia.
La visita è stata una sorta di anticipazione della futura ratifica da
parte del Parlamento turco di un accordo di libero scambio turco-egiziano
che è stato firmato nel Dicembre del 2005.
Rachid ha anche incontrato il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan.
Magdi Sobhy, economista presso il centro di studi politici e strategici
dell'Università di Al-Ahram ha detto che entrambe i Paesi trarranno
grossi benefici da questa ratifica. L'Egitto potrà usufruire
dell'esperienza turca nell'industria tessile. (Denaro.it)
28.11.2006
|
<AGEAN
BANK> APRE 90 NUOVE FILIALI
|
Creato
con capitali turchi e greci per un valore complessivo di 100 mln di
$, l'istituto inizierà ad essere operativo anche per i propri
clienti. |
"Stiamo progettando di aprire
90 filiali in tutto il mondo, soprattutto in quei luoghi dove vivono molti
turchi e greci". Lo dice al quotidiano turco <Milliyet>
Dimitrios Alexopoulos, membro del comitato fondatore della neonata banca
greco-turca <Agean Bank>. Creata con capitali turchi e greci per un
valore complessivo di 100 milioni di dollari, la banca inizierà presto ad
essere operativa anche per i propri clienti. Alexopoulos ha specificato
che la banca aprirà 45 filiali in Grecia, 40 filiali in Turchia e 5 in
città dove c'é un'alta densità di turchi e greci. Necmi Caliskan,
membro dell'ufficio amministrativo della Camera di Commercio di Smirne (Izto),
ha detto che la banca finanzierà investimenti nel settori di energia,
turismo, trasporti, energia solare, edile e del bio-diesel. (Denaro.it)
28.11.2006
|
FOTOGRAFATA LA
SITUAZIONE DELL'INDUSTRIA
|
A
farla da padrone in Turchia il tessile che si impone un po' ovunque
ma con nuove specificità come l'intimo e la maglieria. Business di
varia natura. |
L'Organizzazione di pianificazione
statale turca (Dpt) ha fotografato la situazione industriale nelle varie
province. A farla da padrone il tessile, che si impone un po' ovunque, ma
con nuove specificità, come l'intimo e la maglieria. Sempre alta la
produzione e la lavorazione della pelle. Se Istanbul si distingue per un
business di varia composizione, Ankara, la capitale, vede concentrarsi sul
suo territorio soprattutto industrie meccaniche e di macchinari medici ed
ottici.
Ad Izmir (Smirne), terza città turca, vanno forte tessile, industria
alimentare e soprattutto tabacco. Più si avvicina all'Est del Paese, più
aumenta l'importanza del tessile nell'economia locale, soprattutto ad
Adana, Yozgat e diyarbakir. La regione del Mar Nero eccelle per la
selvicoltura e la lavorazione dei prodotti offerti dalle vaste foreste,
primo fra tutti il legno. Le zone di Zonguldak, Karabuk, Konya, Kirsehirr,
Hatay, Samsun e Kocaceli si distinguono per la lavorazione dei metalli. (Apcom)
28.11.2006 |
INGRESSO
DELLA <TURKISH AIRLINES>
IN <STAR ALLIANCE>

|
Intanto
il 9 dicembre prossimo si aprirà il meeting ad Istanbul con la
presenza dei rappresentanti di 21 compagnie aeree. I progetti
futuri. |
L'ingresso della <Turkish
Airlines> si avvicina e la <Star Alliance> ha reso noto che
organizzerà il suo prossimo meeting ad Istanbul. L'evento è previsto per
il prossimo 9 dicembre. I rappresentanti delle 21 compagnie che compongono
la <Star Alliance> si saranno appuntamento nella megalopoli sul
Bosforo e parleranno dei progetti futuri. Intanto hanno qualche buon
risultato di cui andare fieri, primo fra tutti il 25% del mercato totale
conquistato e 100 miliardi di dollari di biglietti venduti in un anno. Non
male, se si pensa che l'Alleanza è nata solo nel 1997. In questo momento
la <Star Alliance> offre oltre 16.000 voli giornalieri e 841
destinazioni. (Apcom)
28.11.2006 |
AUMENTANO
GLI STIPENDI PER SEZER ED ERDOGAN

|
Il
primo percepirà un compenso netto di circa 8.000 euro (+11.9%), il
secondo di 4.500 euro (+9.3%). |
Il ministero delle Finanze turco ha
reso noti i compensi per le più alte cariche dello Stato. Il presidente
della Repubblica Ahmet Necdet Sezer, il cui mandato scadrà il prossimo
maggio, vedrà il suo stipendio lievitare fino a 15.000 nuove Lire turche
nette (corrispondenti a circa 8.000 euro). Il premier Recep Tayyip Erdogan
riceverà un salario netto di 8.500 nuove Lire turche, corrispondenti a
circa 4.500 euro.
In termini percentuali possiamo dire che gli stipendi aumenteranno
dell'11.9% per Sezer e del 9.3% per Erdogan. Il Capo dello Stato a partire
dal 16 maggio, ossia dalla fine del suo mandato, percepirà una pensione
di circa 5.000 euro. (Apcom)
28.11.2006 |
LA
GERMANIA CONQUISTATA DAGLI IMMIGRATI

|
65,600
aziende nel Paese tedesco fondate da imprenditori turchi.
Investimenti per 7.4 milioni di euro. Lavoro per 300 mila persone. |
Sorpresa: gli imprenditori turchi
hanno colonizzato la Germania. Nel Paese infatti ci sono ben 65,600
aziende fondate da businessmen della mezzaluna. I loro investimenti
ammontano a 7,4 milioni di euro e offrono lavoro ad oltre 300 mila
persone, per la maggior parte tedesche. Il numero dei cittadini turchi che
è partito per cercare fortuna all'estero ha raggiunto i 14 milioni.
Cercavano solo una occupazione fissa. Molti hanno trovato ben altro. (Apcom)
28.11.2006 |
VOLA
IL COMMERCIO CON l'IRAQ
|
L'interscambio
tra Ankara e Baghdad è arrivato a 7.8 miliardi di dollari. La causa
ricercata in un miglioramento dei trasporti. |
Vola il commercio con l'Iraq. A
renderlo noto è il ministro al Commercio estero turco, Kursad Tuzmen,
secondo cui l'interscambio tra Ankara e Baghdad è arrivato a 7.8 miliardi
di dollari. Un risultato, ha aggiunto Tuzmen, dovuto al miglioramento dei
trasporti tra i due Paesi. Il ministro ha poi fatto cenno alla creazione
di una zona di libero scambio o con condizioni commerciali particolarmente
favorevoli. "Con un nuovo assetto commerciale - ha detto Tuzmen -
possiamo anche cambiare gli equilibri politici della zona ed indebolire la
componente terroristica". (Apcom)
28.11.2006
|
DISOCCUPAZIONE
|
Nel
mese di agosto, in Turchia, era al 9.1%, Lieve progresso rispetto
allo stesso periodo dell'anno scorso. |
Disoccupazione al 9.1% in agosto. A
renderlo noto è il Tuik, l'Isttituo di Statistica turco che ha anche
evidenziato un progresso rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso
quando la percentuale di disoccupazione era al 9.4% . Il numero delle
persone senza occupazione è diminuito di 38 mila unità su una base annua
di 2.343.000 persone. (Apcom)
28.11.2006
|
ECONOMIA
SONO DIVENTATE 500
LE AZIENDE ITALIANE
CHE OPERANO NEL PAESE DELLA MEZZALUNA

|
I
dati resi noti durante una conferenza sul sistema di credito a
supporto delle joint ventures italo-turche organizzato
dall'Ice e dalla Tusiad. L'Italia si conferma terzo partner
commerciale di Ankara con una quota pari al 7 per cento. Un volume
di investimenti per circa 4 miliardi di dollari. |
E' in costante crescita il rapporto
commerciale tra Italia e Turchia. A testimoniarlo i dati resi noti durante
una conferenza sul sistema di credito a supporto delle joint ventures
italo-turche organizzato dall'Istituto italiano del Commercio Estero e
dalla Tusiad, l'unione degli industriali turchi. Un incontro organizzato
anche per fare il punto dei forti rapporti commerciali tra i due Paesi: le
aziende italiane presenti in Turchia hanno infatti raggiunto nel settembre
2006 quota 500. L'Italia, nel complesso, rappresenta il terzo partner
commerciale con una quota sul commercio estero della Turchia pari al 7 per
cento. Dai dati emerge anche che il volume di investimenti di aziende
italiane nei primi 8 mesi del 2006, è stato pari a circa 4 miliardi di
dollari, con un incremento di oltre il 100 per cento rispetto al periodo
gennaio-agosto dell'anno precedente, in cui si era registrato un livello
di investimenti pari a 1 miliardo e 200 milioni di dollari. (Denaro.it)
28.11.2006
|
L'ENERGIA
PRIORITA' DEL GOVERNO

|
Lo
ha dichiarato all'<Apcom> il ministro turco Hilmi Guler a
detta del quale il Paese della Mezzaluna non solo ne ha bisogno, non
solo deve essere in grado di trasportala ma soprattutto deve
produrla. Un motivo in più per dare il via alla costruzione
della prima centrale nucleare (impianto da 5000Mega watt). |
L'energia è una
priorità del Governo turco e per svilupparla verranno fatti sostanziosi
investimenti e stretti nuovi contatti. Lo ha dichiarato ad <Apcom>
il ministro dell'Energia turca, Hilmi Guler, affrontando l'argomento sia
dal punto di vista dell'energia nucleare sia da quello del Paese come
"mediatore energetico" fra Europa ed Asia centrale.
"Il nostro Paese ha bisogno di energia - ha spiegato Guler - non deve
essere solo in grado di trasportarla ma soprattutto di produrla. Rispetto
alla media europea, l'energia in Turchia costa ancora troppo, con gravi
ripercussioni sulla competitività del paese. Per questo motivo abbiamo
deciso la costruzione della prima centrale nucleare del Paese. Sarà un
impianto da 5000 Mega watt. La nostra intenzione è quella di assegnare la
sua costruzione interamente a privati".
"Al limite potremo pensare a forme di partecipazione mista
pubblico-privato. Stiamo già preparando la prima bozza per la gara di
assegnazione. il nucleare se gestito in maniera corretta può rivelarsi
una grande opportunità, soprattutto per il nostro Paese in questo
momento. Quello che dobbiamo considerare attentamente è quale sarà il
ruolo degli investitori stranieri in questo processo". Ma Guler ha
dato anche qualche input su nuovi progetti nrl campo della
collaborazione con le Repubbliche del Caucaso e le repubbliche ex
sovietiche dell'Asia centrale, con un occhio di riguardo all'Estremo
oriente.
Tema di cui ha discusso in un incontro chiusop alla stampa ed intitolato
"Global energy Security Update: European Perspective".
"Abbiamo sperimentato con successo la collaborazione con Azerbaijan e
Geogia per quanto riguarda l'oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan. Adesso stiamo
valutando l'ipotesi di estenderlo anche a Kazahkstan e Turkmenistan".
(Apcom)
28.11.2006
|
SLITTA
COMPLETAMENTO
GASDOTTO

|
Destinato
ad essere alimentato dagli impianti del Mar Caspio e dell'Iran, è
quello che avrebbe dovuto collegare la Turchia alla Grecia |
Slitta di diversi mesi il
completamento del gasdotto di collegamento tra Turchia e Grecia destinato
a essere alimentato dal gas del Mar Caspio e dell'Iran. Lo rende noto la
<Botas>, la compagnia turca impegnata nel progetto.
Il gasdotto, di 285 km di lunghezza e un costo di 300 milioni di dollari,
avrebbe dovuto essere finito questo mese e invece subisce un ritardo fino
alla prossima estate. Come spiega Saltuk Duzyol,amministratore delegato ad
interim della <Botas>, il rinvio è dovuto da ritardi nei lavori. Il
progetto è frutto di un accordo fra Grecia e Turchia che risale al 2004.
"La Grecia può essere pronta a maggio o giugno ... - ha detto Duzyol
- Avevamo in programma di cominciare esportando in Grecia 250 milioni di
metri cubi. La Turchia può ancora farcela a finire in tempo ma la cosa
pare difficile da parte greca". In precedenza si prevedeva che il
gasdotto avrebbe potuto entrare in funzione agli inizi del 2007. Il
progetto gode anche dei finanziamenti comunitari nell'ambito della
politica di diversificazione delle fonti di approvvigionamento dell'Unione
europea. La capacità prevista è di 12 miliardi di metri cubi all'anno.
"La Grecia chiede 3.6 miliardi di metri cubi all'anno e l'Italia
altri 8 miliardi" ha precisato Duzyol. Duzyol ha detto anche che la
<Botas> ha concordato con la <Gazprom> un aumento delle
forniture di gas russo per il 2006, dagli attuali 38 a 42 milioni di metri
cubi al giorno, in arrivo da un gasdotto che transita per i Balcani.
L'inverno scorso la Turchia si vide costretta a rivolgersi a Mosca per un
aumento delle forniture perché l'Iran, secondo fornitore del Paese, aveva
sospeso l'export per fare fronte a un'impennata dei consumi causata da
un'ondata di gelo. (Agi)
28.11.2006
|
FRANCIA ESCLUSA
DALLA FIERA
INDUSTRIA-DIFESA

|
Il
mancato invito da parte del Governo turco come risposta alla legge
approvata dall'Assemblea Nazionale che criminalizza chi disconosce
il genocidio armeno. |
Il Governo turco non ha invitato la
Francia a partecipare alla 8/a Fiera dell'Industria di difesa (Idef 2007)
a causa della legge approvata dall'Assemblea Nazionale di Parigi che
criminalizza chi non riconosca il carattere di "genocidio" ai massacri
degli armeni di Anatolia del 1915-16. Lo ha reso noto il ministro della
difesa turco Vecdi Gonul nel corso di una conferenza stampa.
Tre giorni fa il Capo di Stato Maggiore delle forze terrestri turche,
generale Ilker Basbug aveva reso noto che le relazioni delle forze armate
turche con la Francia sono state sospese per la stessa ragione.
La Fiera <Idef 2007> in programma ad Ankara dal 22 al 25 maggio del 2007
vedrà la partecipazione di 188 società produttrici di sistemi di difesa
di 76 Paesi, ma tra esse non ci saranno quelle francesi.
La legge francese non è ancora entrata in vigore perché dovrebbe essere
prima approvata dal Senato di Parigi e riapprovata in seconda lettura
dalla stessa Assemblea Nazionale, ma la Turchia sta congelando doversi
negoziati in corso per la conclusione di contratti con le società
francesi. (Articolo 21)
28.11.2006
|
I PAESI DEL G 20 NEL 2012 IN TURCHIA

|
La
notizia data dal Sottosegretario al Tesoro Ibrahim Canakci. Chi sono
i partecipanti. Il Paese della Mezzaluna nello stesso gruppo con
Russia, India e Sud Africa. |
Treasury Under Secretary Ibrahim
Canakci announced that Turkey could host the G-20 Summit in 2012.
The United States, Japan, Germany, France, England, Canada and Italy - the
G-7 countries - previously decided to establish a G-20 gathering in order
to prevent possible global crises in the world economy.
The G-20 consists of the G-7 countries and 13 other countries including
Turkey. The other members are: Argentina, Australia, Brazil, China, India,
Mexico, Russia, Saudi Arabia, South Africa, South Korea and
representatives from the EU and IMF.
Participating in the G-20 summit in Melbourne in Australia, Ibrahim
Canakci said that the members of G-20 were grouped according to their
geographical positions.
"Turkey is in the same group with Russia, India and South Africa. The
G-20 Summit can be held in Turkey in 2012." (Anadolu News Agency/Zaman)
28.11.2006
|
APRE IL <PLAST
EURASIA
ISTANBUL 2006>

| La
16ma edizione della Fiera turca delle industrie plastiche, che
proprio domani inaugurerà i suoi stand, chiuderà i battenti il 3
dicembre. Un evento di grande importanza. |
Plast Eurasia Istanbul 2006, the
16th International Istanbul Plastics Industries Fair, will be organized by
TUYAP Fairs and Exhibitions Organization Inc. in cooperation with the
Turkish Plastics Industry Association (PAGEV) between Nov. 29 and Dec 3.
The event will take place simultaneously with Istanbul Rubber 2006, the
third Rubber Industry Fair, at the TUYAP Fair, Convention and Congress
Center in Beylikdüzü.
The Turkish plastics processing industry is relatively young but is one of
the fastest growing in the world. The average annual growth in consumption
over the last 10 years has been in excess of 10 percent and has
consistently outperformed the growth of Turkey's GDP. The application of
modern processing technologies has resulted in products thatare not
only consumed domestically but are also exported in significant quantities
both directly and indirectly as original equipment manufacturer (OEM)
products and components. The Turkish plastics industry exports not only
finished goods, plastic compounds and additives but also state of the art
processing plants and technologies.
The scope of Plast Eurasia 2006 includes plastics machinery and equipment,
molds, plastic products, raw materials, plastic packaging technology,
hydraulic-pneumatic related industries and trade publications.
Last year's Plast Eurasia featured 905 companies and company
representatives from 36 countries and was visited by a total of 24,410
domestic and international professionals. This year the fair is expected
to draw more than 1,000 companies and company representatives from nearly
40 countries.
Plast Eurasia Istanbul 2006 will be open to visitors from 10:00 a.m. to
7:00 p.m. between Nov. 29 and Dec. 2 and from 10:00 p.m. to 6:00 p.m. on
Dec.3 (Turkish Daily News)
28.11.2006
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INVESTIMENTI
<DANONE>:
60 MLN DI EURO

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Il
dato si riferisce all'anno. Questo spiega il danno per la
società a causa del boicottaggio dei prodotti francesi da
parte della Turchia. |
As
reactions against France's alleged Armenian genocide draft law continue,
French companies in Turkey are concerned economic relationships may be
damaged.
Danone Turkey General Director Serpil Timuray said they staunchly opposed
the genocide law: "While boycotting, please do not forget the nearly
15,000 farmers we buy milk from and our 1,700 workers," he said.
Investors, including Carrefour and Danone, called on Paris to withdraw the
draft law as they have begun to use the "Made in Turkey" label more
distinctly on their products.
Timuray, whose Danone products were removed from shelves in some market
chains in the first days of the boycott, thinks they are being unjustly
treated.
"We, too, feel that reaction in our heart. We decided to respond with
democratic action and held a signature campaign," Timuray said, adding
France-based Danone's plants in Turkey contributed a great deal to the
overall employment in the country.
Danone Turkey employs 1,700 people and collects milk from 15,000 Turkish
farmers daily.
Six hundred dealers sell their products under the Danone umbrella.
The group attaches major importance to Turkey, one of the countries where
it is experiencing the most rapid growth.
The French company, which earns €14 billion annually, allocates four
percent for investment every year.
The company allocated €20 million in 2006 for new investments in Turkey,
and the total amount the company has allocated Turkey so far exceeds
€250 million.
Danone employs 15 Turkish administrators in production and sale works in
the countries where it operates.
Danone Turkey's CEO said it was too early to fully assess the effects of
the boycott.
Stating she did not approve such actions from a country trying to attract
foreign capital, Timuray noted the draft law disturbed everyone.
Stressing they held a signature campaign, the French company's CEO said,
"We did not consider this a company initiative, we took action as
citizens. Our general headquarters in France supported this; we lobbied in
a sense."
Timuray believes Turkey has an image problem coupled with poor
advertising.
Companies investing in Turkey, like Danone, could be used as an example
and their recent progress could be turned into a good image campaign.
The picture of Turkey dating back 20 years in the minds of many in Europe
may be replaced with the new one.
Advertising Fines
Misfortune
for Companies
Turkey's TV advertising and regulation council objected to the
advertisements for Danacol and Benecol, produced by Danone and Ulker, on
the grounds that they claim to reduce cholesterol.
Timuray said they received the necessary authorization for these products:
"We are in chaos at the moment; this is a newly forming category. Such
discussions keep consumers away from useful products. This is an unlucky
situation for the companies that commercially invested in this
business." (Abdulhamid Yildiz-Zaman)
28.11.2006
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STRATEGIA
<HONDA>

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La
casa automobilistica giapponese ha annunciato di voler aumentare la
produzione della fabbrica di Gebze in Turchia. Un investimento per
250 milioni di dollari. |
La casa automobilistica
giapponese <Honda> ha annunciato di voler aumentare la produzione
della fabbrica di Gebze in Turchia, come si apprende dal quotidiano
<Zaman online>.
Il piano di crescita prevede un investimento di 250 milioni di dollari e
l'incremento della produzione fino a 100 mila auto all'anno entro il 2008.
La compagnia prevede di raggiungere quota 50 mila già ad ottobre del
2007. <Honda> produce in Turchia la <Civic Sedan> e la <City>.
Nel 2005 la capacità di produzione è stata di 30 mila unità e le
esportazioni hanno totalizzato 40 milioni di dollari. (Apcom)
28.11.2006
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<TURKCELL>
RECORD
|
La
compagnia, leader in Turchia per la telefonia mobile ormai, vola. I
risultati del terzo trimestre resi noti dai vertici dell'azienda. |
<Turkcell>, compagnia leader
in Turchia per la telefonia cellulare, ormai vola. I vertici dell'azienda
hanno reso noti i risultati del terzo trimestre 2006 e il ritratto che ne
viene fuori è quello di un marchio in costante ascesa. Con oltre un
milione di nuovi clienti acquisiti nel periodo da giugno a settembre, è
cresciuta complessivamente del 3.4% passando a 30.8 milioni di utenti.
Non solo, ma l'utilizzo medio nel terzo trimestre è aumentato del 21%,
passando per quanto riguarda le telefonate a 67.5 minuti a 81.8 minuti.
Come se non bastasse, anche i ricavi sono in aumento e ormai sfiorano i
1200 milioni di dollari. Gli introiti netti sono lievitati da 86.8 milioni
di dollari a 31.8 milioni di dollari. (Apcom)
28.11.2006
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IN AUMENTO
L'EXPORT DI AUTO
|
Il
ministro del Commercio Estero turco, Kurzad Tuzmen, prevede una
crescita del 16% a fine 2006. Il successo dell'<Istanbul Motor
Show>. |
Notizie positive per l'export di
automobili. Secondo il ministro al Commercio Estero turco, Kursad Tuzmen,
negli ultimi dodici mesi ha raggiunto i 12.6 miliardi di dollari e per il
2006 è prevista una crescita del 16%.
"Per la prima volta - ha detto Tuzmen - la Turchia supererà i 13
miliardi di dollari nell'esportazione di automobili, un vero record per
questo settore". Secondo Tuzmen, la megalopoli sul Bosforo sta anche
diventando un punto di riferimento per gli operatori del settore. A
confermare questa tesi, il recente successo dell'<Istanbul Motor
Show>, che ha richiamato i rappresentanti dei maggiori marchi da tutto
il mondo. (Apcom)
28.11.2006
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PRIVATIZZAZIONI
|
I
proventi, che alla fine di quest'anno saranno pari a 10 miliardi di
dollari, nel 2007 si ridurranno a 4 miliardi ($). |
Secondo l'agenzia di Stato turca per
la pianificazione, nel prossimo anno i proventi derivanti dalla
privatizzazione, che nel 2006 saranno pari a 10 miliardi di dollari, si
ridurranno a 4 miliardi nel prossimo anno. Rispetto alle operazioni di
quest'anno (<Telekom>, acciaierie <Erdemir>, raffinerie <Tupras>)
le cessioni programmate nel 2007 coinvolgono oggetti di dimensioni più
contenute. (Il Sole 24 Pre-Radiocor)
28.11.2006
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ECONOMIA
SI FARA'
IL TERZO PONTE
SUL BOSFORO

|
La
notizia annunciata dal ministro dei Lavori Pubblici turco Nafiz Ozak.
La decisione, anche se sofferta, presa per snellire l'enorme
traffico tra le due sponde di Istanbul. |
Il ministro dei Lavori
Pubblici turco Nafiz Ozak ha annunciato che Istanbul disporrà del terzo
ponte sul Bosforo la cui gara sarà lanciata nel 2007. Il Ministro Ozak,
ha così definitivamente smentito le voci che negli ultimi tempi
circolavano in merito al fatto che Istanbul si sarebbe dotata solo di un
tunnel sottomarino per smaltire l'enorme traffico della città (15 milioni
di abitanti) ma non del terzo ponte. "Istanbul ogni anno subisce
perdite per oltre 1.5 miliardi di dollari per i danni causati dal
traffico... ogni viaggiatore perde circa 45 minuti al giorno sui due
attuali ponti... è tempo di cambiare...". La soluzione ponte più
tunnel, dovrebbe rendere non solo il traffico cittadino più snello ma
raccordarsi con i principali percorsi autostradali transnazionali. (Ice
Istanbul)
28.11.2006
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AD
ISTANBUL
LE AGEVOLAZIONI
MAGGIORI
|
Sono
quelle concesse dalle autorità locali per gli investimenti. Nel
rapporto del Sottosegretariato turco si fa poi riferimento ad
Antalya e ad altre otto città. |
Secondo un rapporto del Sottosegretariato al Tesoro turco, il distretto di Istanbul
- che peraltro è già il più sviluppato e industrializzato del Paese -
riceve la maggior parte delle agevolazioni concesse dalle autorità locali
per gli investimenti: il 24% di tutte le agevolazioni fa infatti perno su
Istanbul. Nei primi nove mesi dell'anno in corso, su 2.787 progetti
approvati e finanziati, ben 459 (cioè il 16.5%) dei finanziamenti sono
stati concessi a imprese operanti a Istanbul, ma se si osserva l'ammontare
stanziato (4.7 miliardi di YTL pari all'incirca a 2 miliardi di euro)
rispetto al totale nazionale (13.9 miliardi di YTL, circa 6.4 miliardi di
euro), la percentuale della capitale economica della Turchia sale al 24%.
Rispetto allo stesso periodo del 2005, gli stanziamenti incentivanti per
Istanbul sono cresciuti del 31.5% e in maggioranza (63%) sono relativi a
progetti in campo industriale. Dopo Istanbul, le aree che hanno ottenuto
le maggiori agevolazioni risultano essere quelle di Antalya, Ankara,
Kocaeli, Adana, Izmir, Cankirý, Bursa, Edirne e Konya: insieme, questi 10
distretti attraggono il 56% del totale stanziato. (Ice
Istanbul)
28.11.2006
|
ESPLOSIONE
DELLA CITTA'
DI KONYA

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Il
centro anatolico - già granaio dell'antica Roma - sta attraversando
una profonda mutazione con una importante area industriale, la più
vasta della Turchia. |
Il quotidiano turco <Sabah>
ha analizzato l' "esplosione" della città di Konya,
nell'Anatolia del Sud. La città - la cui provincia è la più vasta
dell'intera Turchia - già lo scorso anno vinse il premio "The
European Cities of the Future " dell'importante gruppo editoriale
inglese <Financial Times>. Il premio era stato assegnato sulla base delle
capacità innovative e di gestione amministrativa della città e sulla
dinamica crescita imprenditoriale degli ultimi anni. Oggi Konya - già
granaio dell'antica Roma, ed ora vasta area agricola della moderna Turchia
(circa il 10% della produzione agricola del Paese) - sta attraversando una
profonda mutazione, con un'importante area industriale - la più vasta
della Turchia - ed oltre 32.000 Pmi che operano in tutti i settori
industriali. Konya già dispone, peraltro, di un tessuto imprenditoriale
specializzato nel comparto automobilistico (componentistica e ricambi) e
aspira a divenire nei prossimi 4/5 anni un importante polo produttivo per
l'automotive. L'intera area è inoltre un importante centro turistico del
Paese, anche in considerazione del culto Mevlana, quello dei famosi
Dervishi. Proprio il settore turistico (alberghi e altre infrastrutture)
potrebbe risultare nei prossimi anni un ulteriore volano per il rilancio
della città e dell'intera regione. (Ice Istanbul)
28.11.2006
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<DOGAN YAYIN> VERSO
<PROSIEBESAT1>

|
Il
maggior gruppo media della Turchia non intende però correre da solo
ed è alla ricerca di un partner. Le ambizioni di Alex Springer. |
Si
inasprisce la lotta per la conquista di <ProSiebenSat1>. Tra i contendenti
è spuntato anche <Dogan Yayin>, il maggiore gruppo media della Turchia, che
tuttavia non intende correre da solo. La società di Istanbul ha
dichiarato di essere alla ricerca di un partner, preferibilmente dal mondo
della finanza, che sia disposto a entrare nel gruppo prima o dopo
l'affare. Le ambizioni del gruppo turco permettono ad Axel Springer di
rientrare indirettamente nella partita. La società editoriale di Springer
è infatti recentemente entrata nel capitale dell'azienda turca
acquisendone il 25%. I proprietari di <ProSieben>, tra cui figura il magnate
americano dei media Haim Saban, a inizio anno avevano quasi concluso la
vendita del proprio 50,5% in <ProSieben> all'editore tedesco Axel Springer
per 2.,5 miliardi di euro prima che l'operazione fosse mandata a monte dal
no delle autorità antitrust tedesche. (PubblicitàItalia)
28.11.2006
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RISERVE DI DENARO IN AUMENTO
|
Raggiunti
in Turchia a fine ottobre i 95 miliardi di euro di cui 23
appartengono a persone che risiedono nel Paese. |
Salgono i depositi di denaro in
Turchia che a fine ottobre ha già fatto registrare un aumento del 16.2%
equivalenti a 95 miliardi di euro. Nel dettaglio, di questi 95 miliardi,
23 appartengono a persone che risiedono in Turchia. I depositi di valuta
straniera sono aumentati del 24.8% dall'inizio dell'anno e hanno raggiunto
quota 51 miliardi di euro. (Apcom)
28.11.2006
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SCIENZA
I
GATTI NON CADONO SEMPRE
SU 4 ZAMPE

|
Una
ricerca condotta dalla ricercatrice turca Nilufer Aytug
dell'Università di Uludag rivoluziona alcune tesi finora accettate. |
Research
conducted by the veterinary science faculty of UIudag University in the
Turkish city of Bursa has revealed that cats don't always fall on four
legs, contrary to what most people believe.
Prof. Nilufer Aytug, chairwoman of the internal diseases department of the
veterinary faculty, said that cats climb very high in the pursuit of birds
and butterflies, as they are sure the return journey to the ground will be
as safe as climbing.
Cats, Aytug continued, can rapidly change their positions in mid-air with
their special skeletal structure and easily reestablish their balance with
the help of a fluid in their inner ear.
"They develop these reflexes in the third or fourth week after birth.
Therefore, when a cat reaches two months of age, it develops the ability
to fall on four legs when falling from the second floor," Aytug said.
Her research has shown, however, that very high falls can be damaging and
fatal to cats.
"When they fall from six-eight meters or higher, they can get hurt and
suffer internal bleeding. Moreover, their diaphragms or livers can be torn
with the impact of the fall. They can develop fractures and even sometimes
receive fatal injuries." (Anadolu News
Agency-Zaman)
28.11.2006
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TURISMO
<MOVENPICK>
ALLARGA
IL SUO IMPERO

|
Il
gruppo alberghiero aprirà un hotel di gran lusso ad Istanbul che
disporrà di 102 suite ed un secondo a Bodrum. Entrambi saranno
operativi entro giugno del 2007 |
Il gruppo alberghiero e gastronomico <Movenpick> prosegue la propria espansione in Turchia con due progetti
alberghieri a Istanbul e Bodrum. La società elvetica firma un contratto
di gestione dei due hotel con il gruppo proprietario degli stabili <Mak-Yol>,
indica una nota odierna della società con sede a Cham. A Istanbul entro
la metà di giugno 2008 sarà in funzione l'hotel Movenpick Suites Spa
Istanbul. L'albergo cinque stelle farà parte di un complesso
multifunzionale e disporrà di 102 suite pensate soprattutto per clienti
di imprese. Entro giugno 2007, l'hotel di Bodrum sarà trasformato in
uno stabilimento pure a cinque stelle con 91 tra camere e suite.
Con questi due nuovi stabilimenti, <Movenpick> disporrà di quattro hotel in
Turchia. Per il momento uno è già in funzione ad Istanbul e un secondo
aprirà le porte nel primo semestre del prossimo anno ad Izmir.
Il settore <Hotels Resorts di Movenpick< comprende 80 alberghi, tra quelli
attualmente attivi ed in costruzione. In questo ramo <Movenpick> si
concentra essenzialmente sui mercati europeo, mediorientale, africano e
asiatico. Il gruppo alberghiero è detenuto da Movenpick Holding (66,7 per
cento) e dalla società <Kingdom< (33,3 per cento).
Nel frattempo, nei primi nove mesi dell'anno le importazioni di prodotti
energetici hanno raggiunto un valore di a 21 miliardi di dollari (il 21
per cento delle importazioni totali del Paese).
Lo riporta l'Ufficio statistico nazionale turco (Tuik). Rispetto allo
stesso periodo del 2005 le importazioni energetiche sono cresciute del 42.4 per cento
(14.8 miliardi di dollari). Dei 21 miliardi di dollari di
prodotti energetici importati nei da gennaio a settembre 2006, 12.6
miliardi di dollari sono relativi al petrolio, 1.3 miliardi al carbone, 7.2 miliardi al gas naturale. A fine 2006, la bolletta energetica costerà
al Paese circa 29 miliardi di dollari.
Attualmente il costo dei prodotti energetici costituisce il 53 per cento
del deficit totale della bilancia commerciale turca. Non è un caso che
dopo quattro mesi, l'inflazione in Turchia è tornata a una sola cifra,
un segnale confortante dopo la recente impennata dovuta alle turbolenze
finanziarie di aprile-giugno.
Nel mese di ottobre il livello dei prezzi è cresciuto meno del previsto,
a dispetto del mese del Ramadan e della festività dell'Eid el Fitr (la
festività che chiude il mese del digiuno islamico), che generano
generalmente un incremento della spesa. L'indice dei prezzi al consumo
su base annua è stato infatti pari al 9.98 per cento.
L'incremento maggiore a livello mensile è stato registrato nel comparto
dell'abbigliamento e della calzature (9.67 per cento), mentre su base
annua nel settore dei servizi (13,44 per cento).
L'indice dei prezzi alla produzione ha registrato nel mese di ottobre un
incremento pari allo 0,45 per cento; negli ultimi dodici mesi, invece,
l'aumento è stato pari al 10.94 per cento. (Denaro.it)
28.11.2006
|
ISTANBUL
CAPITALE
DEL TURISMO
CONGRESSUALE

|
La
megalopoli sul Bosforo sempre più al centro di meeting. In questi
giorni si tiene l'<International Congress of Accountants> che
richiamerà 5.000 delegati. |
Istanbul è sempre più meta non
solo di turismo culturale ma anche di affari. La megalopoli sul Bosforo
fino al mese di ottobre ha attirato da sola ben 4 milioni visitatori. Si
pensa che entro la fine dell'anno si arriverà a 5.4 milioni.
Sono in molti a ritenere che negli ultimi due anni questi ottimi risultati
siano stati determinati anche dalle persone attratte dai numerosi meeting
e incontri di affari. Per esempio, all'inzio di ottobre la città ha
ospitato oltre 10 mila medici da ogni parte del mondo e proprio in questi
giorni si tiene l'<International Congress of Accountants> che
richiamerà 5.000 delegati per un introito di circa 20 milioni di euro. (Apcom)
28.11.2006
|
CULTURA
"FUGA
DA BISANZIO"
|
Vicini
alle feste natalizie perché non regalare, tra i tanti romanzi e
saggi che affollano gli scaffali delle librerie, una delle più
belle opere di Iosif Brodskij. Lo scrittore russo, morto ad appena
56 anni, l'aveva elaborata nel 1986 un anno prima di vincere il
premio Nobel per la letteratura. Testo di straordinaria intensità
e sobrietà si compone di due parti, la seconda delle quali è
maggiormente legata al titolo.
|
Morto
ad appena 56 anni, Iosif Brodskij è uno scrittore difficile. Meglio
sarebbe dire non facile. Sembrerebbe un gioco di parole ma non è così.
Si prenda ad esempio una delle sue opere, riproposta da poco nelle
librerie dalla <Biblioteca Adelhi 180>: quella "Fuga da
Bisanzio" che avrebbe anticipato di un anno la vittoria del premio
Nobel per la letteratura (1987). Lì per lì sembra di avere compreso
tutto, poi invece di accorgi che quelle 243 pagine vanno lette una seconda
volta, con maggiore attenzione. E allora, solo allora ti accorgi che
Brodskij ci sta offrendo uno spaccato della sua Russia, intriso di
struggente malinconia, là dove i ricordi di Leningrado, della Crimea, dei
palazzoni popolari, dei tram, della gente che si affanna nella giornata
che scorre via, delle fabbriche, delle prigioni e del disprezzo per Lenin
e Stalin, non sono certo - ne potrebbe esserlo - la nostalgia del passato
e del bolscevismo ma quel qualcosa che è insito nell'animo di ogni
scrittore russo.
Testo di straordinaria intensità e sobrietà - come si legge nella
prefazione - "Fuga da Bisanzio" si compone di due parti, la
seconda delle quali è maggiormente legata al titolo e quindi quella che
più ci interessa. Parlando di Bisanzio, naturalmente il riferimento è ad
Istanbul. Brodskij ci fa subito capire di non avere amato questa città.
Il desiderio di vederla c'era, ma nemmeno poi tanto. Forse perché voleva
ripetere l'esperienza del suo poeta preferito, Konstantinos Kavafis, che
vi aveva abitato sul finire dell'800 per tre anni. Forse, ma la ragione -
quella vera - era un'altra. Ve la diremo tra poco. Fatto sta che, appena
messovi piede, non vede l'ora di ripartire. Non gli piace il colore bigio
di Istanbul, non ancora metropoli, non gli piacciono le facciate e gli
interni delle case, non gli piacciono le strade tortuose, sudice, con
selciati spaventose e con mucchi di rifiuti in cui è un continuo
scorazzare di gatti randagi, non gli piacciono soprattutto gli odori forti
che tanto gli ricordano Astrakan e Samarcanda. E poi, nessuno lo ha
chiamato effendi.
Quale dunque questa ragione che lo spinse - dopo aver lasciato Leningrado
nel 1972 - a scendere ad Istanbul seguendo il meridiano di Pulkovo?
Semplice: ripercorrere in parte il tragitto dell'Imperatore Costantino. Lo
scrive lui stesso: "La ragione che ispirava il mio viaggio a Istanbul
non era granché diversa da quella che guidava Costantino. Si capisce
subito che Brodskij è innamorato di questa figura romana al quale si deve
la nascita di Costantinopoli sulle fondamenta di Bisanzio. "Figlio
del suo tempo, cioè del quarto secolo d.C. o, meglio, d.V (dopo
Virgilio), Costantino - annota Broskij - uomo d'azione, non fosse altro
perché era imperatore, poteva vedere in se stesso non solamente
l'incarnazione ma anche lo strumento del principio lineare dell'esistenza.
Per lui Bisanzio era una croce in senso simbolico ma anche in senso
letterale, un'intersezione di rotte commerciali, di strade carovaniere,
ecceterae, sia da est a ovest, sia da nord a sud. Sarebbe potuto bastare
questo ad attirare la sua attenzione sul luogo che aveva dato al mondo
(nel settimo secolo a. C) qualcosa che in tutte le lingue significa la
stessa cosa: il denaro". Altro che In hoc signo vinces! In
Bisanzio Costantino vide una città che sporgeva nel Mar di Marmara, una
città facilmente difendibile se un muro veniva eretto tutt'intorno.
"Vide - scrive Brodskij - i colli di questa città, che quasi
ricordavano quelli di Roma; e se si soffermò sull'idea di costruirvi un
palazzo, mettiamo, o una chiesa, capì che dalle finestre la vista sarebbe
stata straordinaria, da togliere il fiato: tutta l'Asia sotto gli
occhi..."
Ora, se non fosse stato per Costantino! A tenere fermo Brodskij ad
Istanbul per qualche ora in più proprio l'imperatore romano, nonostante
tutta la polvere da ingoiare: "Polvere! Questa sinistra sostanza che
ti investe in pieno viso! Merita attenzione; e sarebbe meglio non
occultarla dietro la parola 'polvere'. E' soltanto sporcizia in movimento,
sudiciume che non riesce a trovare il suo ubi consistam e tuttavia
costituisce l'essenza stessa di questa parte del mondo? O è la terra che
anela a levarsi nell'aria, che si stacca da se stessa, come la mente dal
corpo, come il corpo che si abbandona al calore? La pioggia tradisce la
natura di questa sostanza quando rigagnoli bruni o nerastri vanno
serpeggiando sotto i tuoi piedi, si rifrangono contro i ciottoli e fuggono
giù per le arterie ondeggianti di questo kislak primordiale, senza
però riuscire a coagularsi in pozzanghere perché dappertutto sguazza una
quantità incalcolabile di ruote, numericamente superiore alle facce degli
abitanti, che trascina via questa sostanza, tra un fragore assordante di
clacson, oltre il ponte, via verso l'Asia, l'Anatolia, la Ionia, verso
Trebisonda e Smirne....". Polvere che nemmeno i lustrascarpe riescono
a togliere.
Oggi ad Istanbul non se ne trovano più, sono spariti dagli angoli delle
strade come gli orsi. Se proprio vuoi ricorrere a loro, devi cercarli
nelle hall degli alberghi. Ma sono ad uso e consumo dei turisti che si
fanno fotografare accanto alle preziose cassette borchiate d'ottone
contenenti il corredo di creme. Grandi filosofi i lustrascarpe! Brodskij
va però oltre sostenendo che sono i filosofi ad essere lucidatori di
scarpe.
Lanciandosi in una febbrile riflessione sulla storia della civiltà,
Brodskij ci offre tutta una serie di pennellate. Il quadro che ne esce
fuori non è certo una sponsorizzazione turistica. Lasciamoci avvolgere
dai suoi colori, da alcune descrizioni (valga per tutte quella sull'Hagia
Sophia), dal cay turco, dai Padiscia, dai minareti, dalla figura di
Leandro. Alla fine anche noi saremo vittime della nostalgia. (Veronica
Incagliati)
__________________________
Iosif Brodskij: "Fuga da Bisanzio" - Biblioteca Adelphi 189 pag.
243 euro 15
28.11.2006
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SANTRAL
ISTANBUL,
UNA TATE
GALLERY TURCA

|
Uno
dei più imponenti progetti culturali europei degli ultimi
anni vedrà la luce all'inizio del 2007 sulle
spoglie della centrale elettrica di Silahtara, situata nel
cuore del Corno d'Oro. La creazione di un museo di arte
contemporanea che fungerà da residenza per artisti,
biblioteca e museo dell'energia, lanciando così l'antica
Costantinopoli nella rete della creazione contemporanea
|
|
"Anche voi potete avere la
vostra Tate Modern Gallery". La profezia, pronunciata da Donald
Hyslop, uno dei responsabili del celebre museo britannico, ha incoraggiato
la popolazione di Istanbul riunita in occasione di una conferenza
all'Università Bilgi. Ed è cosa fatta, o quasi. "Santral
Istanbul", uno dei più imponenti progetti culturali europei di
questi ultimi anni, aprirà le porte all'inizio del 2007.
Iniziati dall'Università Bilgi di Istanbul, i lavori di riconversione
della centrale elettrica di Silahtara, situata nel cuore del Corno d'Oro,
uno dei più antichi quartieri industriali della città, mira alla
creazione di un museo di arte contemporanea che funga anche da residenza
per artisti, biblioteca e museo dell'energia, lanciando così l'antica
Costantinopoli nella rete mondiale della creazione contemporanea.
Se il Guggenheim patrocina...
Durante la conferenza per la presentazione del sito, uno dei fondatori
della Friche de la Belle de Mai, antica fabbrica di tabacco marsigliese
riconvertita in piattaforma culturale, si è avvicendato all'ex direttore
del museo Guggenheim di Bilbao, Thomas Messer, per presentare "Santral
Istanbul". Un patrocinio prestigioso che la dice lunga sull'ambizione
del progetto.
"Santral" e il suo futuro sito di 118.000 metri quadrati
scommette su due aspetti della vita artistica: le produzioni riconosciute
dalle grandi strutture culturali e le alternative più anarchiche, nate
dalle zone industriali e dai luoghi di creazione alternativi. Museo di
arte contemporanea di ampio respiro internazionale e vivaio di quasi 1000
giovani talenti, creatori e ricercatori ospitati ogni anno nella
residenza.
D'altra parte, gli obiettivi dei fondatori di "Santral Istanbul"
- creazione, scambio e multidisciplinarietà - riprendono il credo di
numerosi luoghi alternativi europei. Dalla Friche de la Belle de Mai all'UfaFabrik
di Berlino, passando per le Halles di Shaerbeek di Bruxelles, l'Usine di
Ginevra, il Bloom di Milano o ancora l'Atenaou popular di Barcellona. E il
fatto di essere sotto l'autorità di una struttura istituzionale non
ostacola l'iniziativa di Istanbul di abbattere le barriere e investire
nello spazio urbano.
Con un approccio partecipativo, l'iniziativa intende estendere il suo
raggio d'azione ben al di là dei muri della centrale, attraverso
laboratori di arte urbana, mobilitando l'area d'installazione e i suoi
abitanti. Una rinascita per questo quartiere industriale sulle rive del
Corno d'Oro abbandonato da tempo.
Non solo Santral. Obiettivo 2010 per Istanbul
Ma "Santral" non è l'unico progetto che gli abitanti di
Istanbul vedranno fiorire. Nel suo cammino verso l'adesione e avanzando
verso il suo status di capitale europea della cultura, la città, che ha
da poco aperto tre nuovi musei di portata internazionale e sta
riconvertendo numerosi siti destinati alla cultura.
Le opere di Picasso o Rodin vedranno molte sale d'esposizione pronte ad
accoglierle. L'arte contemporanea procede insieme alle opere dell'età
ottomana, e così i più grandi artisti dell'arte moderna turca sono
esposti accanto ai pezzi di antichità... E non è che la punta
dell'iceberg. Il restyling della città darà una nuova vita agli
edifici ottomani e i centri amministrativi storici diventeranno musei. (Mariella
Esvant-traduzione di Agnese Gaia/CafeBabel.com)
28.11.2006
|
ARTE
ANDATA
E RITORNO

|
Come
il Museo di Arte Contemporanea Istanbul Modern abbia supplito - a
chi non abbia avuto il tempo di visitare la Biennale d'Arte in
laguna - con
una una interessante mostra che resterà aperta fino al 28 gennaio e
il cui titolo è "Venice-Istanbul. A selection from 51st
International Venice Biennale". |
 Per
chi non avesse avuto tempo l'anno scorso di recarsi a Venezia per il
consueto appuntamento con la Biennale di Arte, quest'anno si potrà
rifare visitando ad Istanbul la mostra "Venice-Istanbul.
A selection from the 51st International Venice Biennale", aperta
fino al 28 gennaio 2007, presso la sede del Museo di Arte Contemporanea
Istanbul Modern, a Karaköy, quartiere storico della città.
Eccezionalmente è stato infatti creato un ponte, un canale fisico e
culturale, tra le due città di mare, in cui le opere d'arte, le
installazioni ed i vari pezzi presentati a Venezia l'anno passato,
possono così essere visitati nel contesto istanbuliota. Una specie di
biglietto di andata e ritorno per una crociera in cui la cultura, come una
nave, fra da principale vettore tra i due paesi, a testimonianza dei
continui scambi che nel corso della storia si susseguono.
Nelle intenzioni dei curatori della mostra c'è infatti l'idea che far
"viaggiare" l'arte da un evento temporaneo e sperimentale come la
Biennale di Venezia ad un museo di arte contemporanea come è l'Istanbul
Modern, possa aggiungere nuovi significati nel suo transito. E il
trasporto delle opere, in un percorso via mare che collega l'Arsenale di
Venezia con l'Antrepò
n. 4 del quartiere di Karaköy, ben può rappresentare questo viaggio
culturale-artistico, dove le due città affacciate sul mare, permettono
idealmente e facilmente un passaggio da un luogo all'altro.
Operazione
culturale
e intellettuale
La locandina stessa dell'evento - qui riproposta - ben mette in
evidenza questa comunanza Venedik-İstanbul, sovrapponendo, o meglio
intersecando, le immagini stesse delle due città, creandone una nuova in
cui i simboli ed i significati si mescolano dando vita a qualcosa di nuovo
e di sorprendente. Il blu del mare (Adriatico? Bosforo?) ben si adatta con
i cieli reali o immaginati dal Canaletto o forse dal pascià Fausto Zonaro,
interrotto solo dallo skyline di
cupole, minareti e campanili sotto il quale ormeggiano - forse sul Canal
Grande oppure sul Corno d'Oro - i battelli e le barche, i turisti
internazionali eternamente presenti, i marinai ed i pescatori turchi o
veneziani.
"Cultura in movimento" e movimento delle culture prima di tutto, che
sposta e muove da sponde diverse del Mediterraneo idee, esperienze
artistiche e concetti globali ed universali, prima che locali e
nazionalistici. Sarebbe anche interessante pensare in questo senso ad un
ipotetico turista-visitatore che viaggiando tra Italia e Turchia rivede la
medesima mostra nei due luoghi, sovrapponendo così nella sua memoria le
differenti esperienze e sensazioni di trovarsi in due città così diverse
ma allo stesso tempo simili.
Un'operazione culturale ed intellettuale quindi molto importante per
entrambe le città, che offre spunti per ulteriori riflessioni sul
significato di condividere, comunque e di fatto, lo stesso mare e quello
che esso implica, in termini anche geo-politici.
La mostra offre una selezione di venti artisti che hanno partecipato
appunto alla scorsa edizione della Biennale di Venezia e che qui vengono
riproposti in uno spazio nuovo ed interessante, con scenari differenti da
quelli della Laguna.
Ad esempio, all'ingresso della mostra, sulla destra, prima ancora di
entrare nell'edificio vero e proprio del museo-dock, si possono ammirare
gli slogan ed i manifesti provocatori e "post-femministi" delle
Guerrilla Girls, disposti intorno ad uno spazio-giardino raccolto e con
una fuga prospettica ben identificabile nella torre dell'orologio
ottomana in rovina sullo sfondo; mentre dal lato mare le sculture
sghignazzanti sugli spalti di Juan Muñoz fanno da spettatori, assieme ai
visitatori reali, ad una vista sul Bosforo negata dalla "spazzatura dei
sacchetti di plastica" di Pascale Marthine Tayou, che ricopre
interamente una recinzione in rete metallica. |
Mostra
di alto livello
 All'interno lo spazio espositivo è diviso in due parti, permettendo così
diversi percorsi o una sosta tra una parte della mostra e l'altra. Non
volendo fare una lista completa dei lavori presenti, ma solamente per
darne un'idea, si può vedere come le opere vadano dalla pittura, dei
lavori di Semiha Berksoy, incentrati sulle relazioni emotive delle
persone, ad installazioni video, come i "Fantasmi Urbani" di periferie
di città in costruzione di Donna Colon o le animazioni retrò davvero
divertenti ed inventive di William Kentridge. O come il movimento
interessi la contemporaneità nel lento ripetersi infinitamente di '+ e
-' , lavoro in sabbia e "pettini" d'acciaio rotanti di Mona
Hatoum, o nella vertiginosa esperienza di "attraversare" il
"Respiro" di Nikos Navridis, percorso percettivo prima che reale dove
le immagini di un abbandono di civiltà scorrono letteralmente sotto i
propri piedi.
Ma la mostra offre anche altre riflessioni di carattere diverso, visibili
nella documentazione fotografica ed enciclopedica di Rem Koolhaas sulla
musealità e sul senso di costruire strutture per ospitare il
contemporaneo o l'interessante lavoro dell'indiano Subodh Gupta, che
attraverso il "Curry" rappresenta su scale globale una cultura del
cibo proveniente dal suo paese, non mostrandoci però né le preziose
spezie né il loro aroma, ma ricostruendo invece su una lunga parete
un'asettica cucina tipo ospedale interamente in acciaio Inox completa di
tutti gli attrezzi per cucinare, pentole, scodelle e mastelli vari.
Una mostra quindi di alto livello che merita senz'altro di essere
visitata, come pure lo merita lo spazio espositivo in cui si trova, dove
il visitatore non può fare a meno, al termine del giro, di sedersi sulla
terrazza della caffetteria aperta sul Bosforo al primo piano
dell'edificio, di gustarsi un caffè o un aperitivo, guardando l'Asia
di fronte e di pensare a come il mare e le città di porto avvicinino
anziché allontanare le culture anche più lontane e differenti. (Arch.
Luca orlandi, Università di Yeditepe istanbul) |
__________________________
Informazioni utili
Istanbul Modern
Meclis-i Mebusan Cad. Liman İşletmeleri Sahası
Antrepo n. 4, 34433
Karaköy - Istanbul
Tel. (0212) 3347300
Fax (0212) 2434319
www.istanbulmodern.org
Martedì-Domenica: 10.00-18.00
Giovedì: 10.00-20.00
Chiusura settimanale: Lunedì
Biglietto intero: 7 YTL
Biglietto ridotto: 3 YTL
28.11.2006
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INTERNET/CINEMA
CONSULTO SUL
FUTURO DI INTERNET

| Per
tre settimane ad Antalya discussione tra i rappresentanti dei vari
Governi su questioni chiave come il cybercrime e la supervisione di
rete. |
Per tre settimane
ad Antalya, in Turchia i rappresentanti di vari Governi hanno discusso il
futuro di Internet per agire su questioni chiave come il cybercrime e la
supervisione della Rete. I lavori della <Plenipotentiary Conference
dell'International Telecommunication Union> (Itu), braccio
esecutivo delle Nazioni Unite, erano partiti coinvolgendo i
delegati di oltre 190 paesi. L'evento seguiva l'<Internet Governance Forum>
delle Nazioni Unite tenutosi ad Atene qualche giorno prima, un meeting
informale nel corso del quale non erano state prese decisioni. La conferenza
in Turchia, che prevedeva una fitta agenda, è stata indirizzata verso un'ampia
gamma di argomenti come il ruolo delle reti a larga banda di
prossima generazione, sistemi Rfid (<Radio Frequency Identification>) e
servizi e piattaforme di rete basati su tecnologia Ip (<Internet
Protocol>).
I delegati erano inoltre attesi a prendere decisioni su una serie di
questioni critiche, incluso il ruolo dell'Itu nell'implementazione delle
politiche sulle quali c'era stata un'intesa nel corso delle due fasi del
<World Summit on the Information Society> (Wsis), tenutesi nel 2003 a
Ginevra nel 2005 a Tunisi. "Due aree critiche che
richiedono una particolare azione up sono il cybercrime e il concetto di
<enhanced cooperation>'(cooperazione potenziata, ndr) che riguarda la discussione
tra i Governi per quanto riguarda politiche pubbliche come la supervisione
di Internet", ha commentato Robert Shaw, Internet strategy e policy
advisor dell'Itu: "Il processo di 'enhanced cooperation' doveva
partire dall'inizio del 2006 ma non si è mai verificato. Un'azione è
quindi necessaria".
Il Governo di Internet era stata la questione più controversa al Wsis,
minacciando di minare il secondo summit. Paesi quali Cina, Brasile e
Russia avevano spinto in modo massiccio per cambiare l'attuale sistema.
L'Unione Europea, che inizialmente aveva supportato la posizione di status
degli UsaA, più tardi aveva invece concordato sulla necessità di una
maggiore partecipazione dei Governi. All'inizio del summit del 2005 quello
statunitense aveva dal canto suo confermato di non avere alcuna intenzione
di rinunciare alla sua posizione nella gestione di Internet, accettando però
alla fine un documento che richiedeva cambiamenti nel modo in cui la Rete
è oggi governata. Nel documento si legge tra l'altro che tutti i Governi
dovrebbero avere "un ruolo e responsabilità uguali per la governance
di Internet per assicurare stabilità, sicurezza e continuità di Internet" e dovrebbero avere parola sullo sviluppo di "principi
globalmente applicabili su questioni di policy pubbliche associate con il
coordinamento e la gestione di risorse Internet critiche". E nel
documento si parla anche di "enhanced cooperation."
Per quanto riguarda il cybercrime, Shaw ha sottolineato diverse iniziative
che richiedono che l'Itu giochi un ruolo attivo nella sicurezza Internet.
"Ci sono aree dove è ancora necessario un vasto dibattito ma anche
altre, come il cybercrime, dove i policy-maker riconoscono la necessità
di muoversi rapidamente", ha concluso Shaw. (Computerworldonline)
28.11.2006
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UNA
VITTORIA MERITATA NEGLI STATES

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4th
<Film Queens Festival>: due premi al film turco "Dondurman
Gaymak> del regista Yuksel Aksu. |
Turkey's
likely Oscar nominee, "Dondurmam Gaymak" won two awards at the 4th
Queens Film Festival in the United States.
'Dondurmam Gaymak' won its first international success by capturing
two awards at the Queens Film Festival; an event that receives huge
attention from the U.S. film industry and which is considered an important
step on the way to Oscar night.
The U.S. press showed a great interest in the movie, which had both
Turkish and American viewers laughing at the same scenes. Director Yuksel
Aksu filmed the movie in the city of Mugla, which highlights the
misadventures of an unlucky ice-cream seller. (Culture & Art/Zaman)
28.11.2006
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SPORT
CALCIO E MEDICINA,
IL SIMPOSIO DI ISTANBUL

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Si
aprirà oggi e si chiuderà giovedì prossimo. Il programma
dell'appuntamento. Interventi di numerosi esperti. |
Il 20mo anniversario del Comitato
Medico Uefa offrirà all'organismo di governo europeo del calcio
l'opportunità di fare un bilancio sul passato, analizzare la situazione
presente e delineare lo sviluppo futuro della medicina nel calcio, in
occasione del Simposio medico Uefa che si terrà ad Istanbul dal oggi 28 a
giovedì prossimo 30 novembre.
Evento quadriennale
L'organismo di governo europeo del calcio organizza il simposio medico
ogni quattro anni, invitando i medici sociali di tutte le federazioni
aderenti alla Uefa, oltre a quelli dei club più prestigiosi e a molti
altri esperti di medicina sportiva.
Ruolo primario
Il programma dell'appuntamento è stato ideato per lanciare uno sguardo
sfaccettato sul rapporto tra calcio e medicina, vista l'importanza della
questione al giorno d'oggi. "La richiesta di giocatori di alto
livello è in costante ascesa, pertanto l'importanza di un supporto
medico specifico per il calcio aumenta di giorno in giorno e ai medici
sociali viene richiesta una professionalità sconosciuta in passato",
hanno spiegato il presidente Uefa Lennart Johansson e il Capo Esecutivo
Lars-Christer Olsson nel loro messaggio inaugurale.
Dibattito sul doping
Interverranno per l'occasione numerosi esperti di medicina, che si
confronteranno su argomenti come il rapporto tra medici sociali ed
allenatori e la lotta al doping, tematica che sta molto a cuore alla Uefa.
In quest'ottica verrà fornito un aggiornamento sul lavoro svolto dalla
UEFA in materia di controlli. Complessivamente, in questa stagione ne sono
stati svolti 1.348 in competizioni Uefa e il numero aumenterà ancora per
la prossima stagione, in concomitanza con le qualificazioni a Uefa Euro
2008(tm).
"La squadra dietro la
squadra"
Nel corso del simposio ci sarà spazio per un approfondimento sui
progressi della chirurgia del ginocchio nel calcio e verrà inoltre
proposta un'analisi riguardante la "squadra dietro la squadra",
il gruppo di medici sociali dei club e degli psicologi delle nazionali, e
la rianimazione nel calcio. (Uefa.com)
28.11.2006
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