I
nostri affezionati lettori ci vorranno perdonare se <Turchia Oggi> si
permette di chiedere loro un aiuto. Che, beninteso, non è di natura
finanziaria. In sostanza si tratta di questo. Fino ad oggi, da qualche anno,
siamo andati avanti con le nostre forze, facendo sacrifici enormi e senza
che nessuno ci desse una mano. Ora siamo al limite anche perché - nonostante
questo lavoro ci piaccia - sarebbe assurdo andare a rimetterci. Che cosa
vogliamo, dunque! Semplicemente che ci veniate incontro parlando di noi e di
quello che facciamo con più gente possibile ed esortando magari chi
conoscete, sia nel settore commerciale che in quello industriale, a darci un
po' di pubblicità. A noi non serve molto; quel tanto però per sopravvivere.
Grazie di cuore.
ATTUALITA'
LA PIATTAFORMA ALTERNATIVA

|
La stanno preparando Annan, Zapatero ed Erdogan per
differenziarla da quella Usa del "Grande Medio oriente". Se
ne è discusso ad Istanbul nel corso della 4/a riunione del
Gruppo di "Iniziativa per l'Alleanza delle Civiltà". |
Entro
questa settimana la Spagna dovrebbe rendere pubbliche, affinché
l'UE vi si associ, le proposte, tra cui vi sarebbe secondo
indiscrezioni la convocazione di una conferenza internazionale,
per una soluzione dei vari conflitti in Medio oriente, elaborate
nei mesi scorsi da un gruppo di 20 "saggi" internazionali,
co-presieduto da uno spagnolo e da un turco. Lo ha dichiarato il
premier spagnolo, Josè Luis Zapatero, nel corso di una
conferenza stampa congiunta ad Ankara con il segretario generale
dell'Onu Kofi Annan ed il Primo Ministro turco Recep Tayyip
Erdogan, tenuta al termine della 4/a riunione del gruppo di alto
livello dell' "Iniziativa per l'Alleanza delle Civiltà".
Di
questa iniziativa, lanciata da Zapatero all'Onu nel settembre
2004, i tre leader sono finora gli sponsor ufficiali con
l'ambizione comune implicita, ma evidente, di fare della
"Alleanza delle Civiltà" una piattaforma politico-diplomatica
paneuropea alternativa a quella americana del "Grande Medio
Oriente" e differenziatesi da quest'ultima per i metodi e per le
finalità: "avvicinare le istituzioni e le società per superare i
pregiudizi ed i malintesi tra popoli di cultura e religione
differenti".
Annan, Zapatero ed Erdogan presenteranno la piattaforma conclusiva
all'Assemblea generale dell'Onu di fine dicembre. Una
piattaforma generale che, per l'immediato, il premier spagnolo
ed uno dei leader della sinistra europea, intende evidentemente
utilizzare non solo per mettere il sigillo del suo Paese su una
iniziativa di ampia portata internazionale che farebbe leva sul
desiderio globale di prevenire uno scontro di civiltà, ma anche
per stabilire con i Paesi musulmani del Mediterraneo, ed in
particolare con la Turchia, proficui rapporti economici e
commerciali.
Di questo aspetto dell' "Iniziativa Alleanza delle Civiltà" non
hanno fatto mistero i premier dei due Paesi, che hanno anzi
colto l'occasione ella ribalta mediatica fornita dalla riunione
di Itanbul per manifestare entrambi un grande interesse
all'intensificazione dei rapporti bilaterali commerciali,
economici e di investimenti spagnoli in Turchia.
Il premier spagnolo, pur precisando che l'iniziativa stessa "non è
collegata al processo europea della Turchia" ha ribadito
l'appoggio di Madrid all'adesione della Turchia all'UE e ha
ricordato che il "documento strategico" firmato alcuni mesi fa
dai premier dei due Paesi a Madrid nell'ambito della stessa
iniziativa, auspicava un'espansione delle relazioni e economiche
e politiche tra i due Paesi. "Noi vogliamo vedere più
investimenti spagnoli in Turchia", gli ha fatto eco Erdogan. (Lucio
Leante/Ansa)
17.11.2006
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UNA SOLA CHANCE

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Il Commissario europeo all'Allargamento, Olli Rehn, ha
ammonito Ankara a rispettare gli impegni presi entro la data
fissata da Bruxelles, altrimenti i negoziati di adesione
potrebbero interrompersi. |
La Turchia entrerà
nell'Unione Europea se rispetterà tutti i criteri di adesione.
E' quanto ha affermato il Commissario europeo all'Allargamento
Olli Rehn, volendo così rassicurare i turchi sulle loro
possibilità di diventare membri del club europeo. ''Sarà un sì,
se la Turchia rispetta tutte le condizioni di adesione alla fine
di questo viaggio lungo e talvolta difficile. Solo allora
diventerà membro dell'UE", ha dichiarato Rehn nel corso di un
dibattito con il negoziatore in capo turco Ali Babacan. ''Se la
Turchia, in dieci o quindici anni, diventa una Turchia europea e
moderna, dove i valori democratici e lo stato di diritto sono
rispettati, sono sicuro che potremo conquistare i cuori e gli
spiriti degli Europei e completare il processo di ratificazione,
anche tramite referendum'', ha assicurato. Le dichiarazioni del
Commissario arrivano in un momento in cui i turchi dubitano
sempre di più che l'UE voglia realmente accoglierli e ritengono
che le opinioni europee siano sempre più ostili alla Turchia, in
particolare in Francia, dove l'adesione di Ankara dovrà essere
ratificata tramite referendum. Per quanto riguarda la situazione
attuale dei negoziati di adesione, minacciati a causa del
rifiuto di Ankara di aprire i suoi porti e aeroporti alle navi e
agli aerei ciprioti greci, il Commissario si è detto ottimista.
''Fino a ora siamo stati in grado di evitare un deragliamento e,
dal mio punto di vista, abbiamo ancora una chance di evitarlo a
dicembre, a condizione che si faccia tutto il possibile'', ha
insistito Rehn. Nel corso del loro vertice del 14 e 15 dicembre,
i 25 discuteranno dell'eventualità di una sospensione, parziale
o totale, dei negoziati di adesione della Turchia, cominciati
nell'ottobre 2005. Tuttavia, la Commissione spera ancora che il
piano della presidenza finlandese dell'UE per trovare un
compromesso su Cipro permetta di evitare una crisi. ''Abbiamo
ancora una chance'', ha concluso Rehn, che ha anche voluto
ricordare l'importanza strategica della Turchia. (Asca-Afp)
17.11.2006
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LA RISPOSTA DI BABACAN

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Per il capo negoziatore turco e ministro dell'Economia turco
la verità non sta nella questione di Cipro ma nel fatto che
l'UE non vuole la Turchia. Allora ogni scusa è buona. |
L'Unione
Europea è nell'evidente incapacità di esprimere una posizione
"obiettiva" sul nodo cipriota, la Turchia non attende su questa
questione alcuna soluzione "giusta" da parte dei venticinque. Lo
ha detto il ministro dell'Economia turco che guida le trattative
con l'UE, Ali Babacan, nel corso di un incontro a Bruxelles con
il Commissario europeo all'Allargamento, Olli Rehn. Sul nodo di
Cipro, ha spiegato Babacan, "non mi attendo che l'Europa sia
giusta". Su questioni come questa, ha poi aggiunto, "l'UE non
può più essere obiettiva" in quanto Bruxelles ha "Importato" il
problema cipriota facendo entrare nel Club europeo solo la parte
meridionale dell'isola, il primo maggio del 2004.
Il rappresentante di Ankara ha quindi espresso i crescenti dubbi
del popolo turco circa la reale volontà dell'UE di volerlo
realmente accogliere. "Quando sul tavolo ci sono questioni come
Cipro - ha commentato Babacan - o quando i turchi avvertono una
retorica anti-turca in certi Stati membri, soprattutto in uno
Stato in cui le elezioni avranno luogo, il sentimento di non
essere desiderato è sempre più evidente". (da
Ansa)
17.11.2006
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L'AUT AUT DI PRODI

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Il presidente del Consiglio italiano ha dichiarato: "Senza
adempimenti non si può ottenere la membership nell'UE.
Questo vale anche per la Turchia". |
''Il problema è molto
semplice: senza adempimenti non si può ottenere la membership
nell'Unione Europea'' . E ciò vale anche per la Turchia. Lo ha
detto il premier Romano Prodi, intervistato dalla tv pubblica
greca, <Ert>, rispondendo così al giornalista che gli chiedeva
un commento sul mancato rispetto degli accordi sull'unione
doganale da parte del governo di Ankara nei confronti di Cipro.
''Il problema è un altro - ha aggiunto il presidente del
Consiglio - Dopo il referendum francese'', che ha bocciato la
Costituzione UE, ''molti Paesi europei sono diventati oggi assai
più prudenti. La saggezza esige che si abbia un tempo più
meditato sulle negoziazioni''. ''La cosa che mi preoccupa - ha
proseguito il premier - è l'atmosfera cambiata'' all'interno
dell'UE. E questo ''in parte è un problema della Turchia, ma in
parte anche della politica europea''. In merito poi al dossier
presentato dalla Commissione europea sulla candidatura avanzata
dalla Turchia, che rimanda ogni decisione al Consiglio di
dicembre, Prodi ha avvertito: ''Non darò mai un giudizio su un
rapporto dei miei successori, anche perché si tratta di un
argomento molto complicato''. Il premier poi ha ribadito di
averlo letto e ha commentato: ''Ha dei punti molti complicati,
che esigono grande saggezza. Di fronte a questi temi, non
bisogna precipitare nei tempi, ma avere invece il senso della
storia''. (Asca)
17.11.2006
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....E L'APERTURA DI MARINI

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Per il presidente del Senato l'ingresso della Turchia
nell'Unione Europea sarebbe invece "una risposta di uno
straordinario peso strategico" al problema dei rapporti con
il mondo islamico. |
L'ingresso della Turchia
nell'Unione Europea sarebbe "una risposta di uno straordinario
peso strategico" al problema dei rapporti con il mondo islamico
e "rafforzerebbe la forza politica dell'Europa" a livello
mondiale. Ne è convinto il presidente del Senato, Franco Marini,
che ne ha parlato concludendo il settimo Foro di dialogo Italia
- Spagna che si e' svolto ieri e oggi a Verona. "E' un grande
paese, di rilievo strategico straordinario. Sono critico nei
confronti dell'approccio europeo di affrontare questo tema.
Riscontro una reticenza che trovo incomprensibile - ha spiegato
nel suo intervento conclusivo al Foro - sono contento che la
commissione non abbia chiuso la porta alla Turchia: il suo
ingresso rafforzerebbe la forza politica dell'Europa , specie
nei confronti del mondo islamico, e a livello mondiale darebbe
al vecchio continente un rilievo strategico straordinario". Se
la vicenda si chiuderà con un esito positivo, secondo il
presidente del Senato, "nessuno potrà dire che l'Europa vuole lo
scontro delle civiltà: sarebbe una risposta di uno straordinario
peso strategico". (Agi)
17.11.2006
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LA PREOCCUPAZIONE
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L'ha espressa il Sottosegretario agli Esteri Fabiano
Crucianelli nel caso i negoziati UE-Ankara dovessero
interrompersi. |
L'Unione Europea esprime
''forte preoccupazione'' per ciò che un'eventuale rottura dei
negoziati per l'adesione della Turchia all'UE potrebbe
implicare. Lo ha detto il Sottosegretario agli Esteri, Fabiano
Crucianelli, al termine del consiglio dei capi della diplomazia
UE a Bruxelles. ''Vi è una preoccupazione molto forte per ciò
che la rottura dei negoziati potrebbe implicare'', ha detto
Crucianelli, sottolineando che ''non sfuggono a nessuno le
difficoltà sulla questione cipriota". (Adnkronos/Aki)
17.11.2006
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RUTELLI PER L'ADESIONE
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Il nostro vice-premier favorevole all'Ingresso della
Turchia. L'incontro con il rappresentante UE per la politica
estera, Javier Solana. |
L'Italia vuole che i
negoziati di adesione con la Turchia non siano sospesi. Lo ha
ribadito oggi il vice-premier Francesco Rutelli durante la sua
visita a Bruxelles, nella quale ha incontrato anche il
rappresentante UE per la politica estera, Javier Solana.
"Sulla Turchia, a Solana farò presente che l'Italia considera un
fatto importante che il processo non si interrompa", ha detto
Rutelli. Per il vice-premier, "è chiaro che è un processo lungo,
ci sono condizioni da realizzare che ancora non si sono
realizzate, ma è importante per l'Europa e per l'Italia". (Apcom)
17.11.2006
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IL DURO PAPADOPOULOS

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Il presidente greco-cipriota ha detto che sarebbe
impensabile che la Turchia fosse ammessa nell'UE senza prima
risolvere il caso Cipro. |
Il presidente
cipriota Tassos Papadopoulos ha detto che sarebbe impensabile
che la Turchia venisse ammessa nell'Unione Europea senza prima
risolvere la disputa che da decenni pesa su Cipro.
Papadapoulos ha detto che l'isola del Mediterraneo è un membro a
pieno titolo della UE e che agli aspiranti nuovi membri non
dovrebbe essere consentito "di tenere forze militari di
occupazione in uno Stato membro", riferendosi alla presenza
delle truppe turche nel nord dell'isola.
Dopo che la Turchia ha invaso il nord nel 1974, i turco-ciprioti
hanno dato vita a uno stato autonomo, e la divisione resta anche
oggi . La Turchia riconosce solo la comunità turco-cipriota,
mentre il resto del mondo riconosce solo quella greco-cipriota
nel sud dell'isola. (Reuters)
17.11.2006
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"UNA PAUSA SAREBBE SAGGIA"

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Così si è espresso il ministro degli Esteri austriaco,
Ursula Plassnik, a proposito della Turchia qualora questa
mantenesse rigido il suo atteggiamento su Cipro. |
Una ''pausa'' nelle
relazioni UE-Turchia sarebbe ''saggia'' se Ankara entro dicembre
dovesse rifiutare ancora di accettare sul suo territorio navi e
aerei ciprioti greci. E' l'opinione del ministro degli Esteri
austriaco Ursula Plassnik.
''Se non ci saranno dei movimenti importanti (da parte della
Turchia, ndr) entro dicembre, forse sarebbe saggio
accordarsi su una pausa per ridurre le tensioni'', ha spiegato
Plassnik al suo arrivo a una riunione dei ministri europei degli
Affari Esteri.
''Abbiamo ogni interesse ad avere una relazione molto stretta con
la Turchia, ma non dobbiamo inquinare il clima, dovremmo ridurre
le tensioni'', ha aggiunto.
Il ministro austriaco non ha tuttavia precisato in cosa potrebbe
consistere questa pausa, se si tratterà di sospendere tutti o
solamente una parte dei negoziati di adesione della Turchia con
l'UE
Da parte sua, il suo omologo lussemburghese Jean Asselborn ha
sottolineato che ''se la Turchia non si muove su Cipro, noi,
l'Unione Europea, non potremo continuare come se niente fosse''.
Anche Asselborn è tuttavia restato vago quanto a una sospensione
totale o parziale dei negoziati. ''Niente sarà interrotto
definitivamente'', ha sottolineato semplicemente.
L'UE è divisa sulle misure da prendere contro questo paese
strategico che è la Turchia.
Alcuni paesi, a cominciare da Cipro, toccato direttamente
dall'atteggiamento turco, sono favorevoli a una sospensione
totale dei negoziati lanciati nell'ottobre 2005. Altri
raccomandano una sospensione parziale.
Nel rapporto sulla Turchia la Commissione europea si è ben
guardata però dall'emettere una raccomandazione. Tuttavia, lo
dovrebbe fare a inizio dicembre, al fine di permettere ai leader
europei di esprimersi durante il vertice di Bruxelles del 14 e
15 dicembre. (Asca-Afp)
17.11.2006
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LA RICHIESTA DELL'ITALIA E DI ALTRI SEI PAESI
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Si vuole che la Commissione europea, almeno una settimana
prima del Vertice europeo di metà dicembre, presenti le sue
raccomandazioni su una eventuale sospensione dei negoziati
con Ankara. |
Diversi stati membri dell'UE
auspicano che la Commissione europea presenti le sue
raccomandazioni su una eventuale sospensione dei negoziati di
adesione della Turchia almeno una settimana prima del Vertice
europeo di metà dicembre. E' quanto hanno affermato alcune fonti
europee. Nel corso di una riunione degli ambasciatori dei 25 a
Bruxelles, infatti, ''la grande maggioranza delle delegazioni
aveva chiesto che i preparativi di queste decisioni avvengano
sufficientemente presto'', ha spiegato una fonte diplomatica. Le
delegazioni hanno chiesto che queste raccomandazioni arrivino
prima della riunione dei ministri degli Affari Esteri del 11
dicembre, che dovrà finire di preparare il vertice del 14 e 15
dicembre, ha precisato la fonte. Le delegazioni sperano che gli
ambasciatori dei 25 possano cominciare a preparare la posizione
dell'UE sulla questione nel corso delle loro riunioni precedenti
quella dei ministri, ossia al massimo il 7 dicembre. In merito
hanno fatto pressione in questo senso soprattutto Italia,
Olanda, Gran Bretagna, Danimarca, Belgio, Lussemburgo e
Germania, ha precisato ancora la fonte. I ministri degli Esteri
dell'UE, che si riuniranno lunedì a Bruxelles, dovrebbero
discutere della questione senza tuttavia fare una richiesta
formale alla Commissione, ha aggiunto. Per cercare di
disinnescare la crisi annunciata tra l'UE e la Turchia, la
Commissione europea mercoledì scorso aveva deciso di dare più
tempo al compromesso preparato dalla presidenza finlandese su
Cipro e si era perciò guardata, per il momento, dal raccomandare
una sospensione dei negoziati di adesione. Tuttavia, la
Commissione ha annunciato che farà ''le raccomandazioni
necessarie prima del Consiglio europeo di dicembre se la Turchia
non avrà rispettato i suoi obblighi'' su Cipro entro tale data,
lasciando ai leader europei la responsabilità di decidere il 14
e 15 dicembre prossimi. (Asca-Afp)
17.11.2006
|
L'AKP STA PREPARANDO UNA BOZZA SUI CAMBIAMENTI DELL'ART. 301

|
La revisione si è resa necessaria dopo che la Commissione
europea all'Allargamento ha accusato laTurchia di aver fatto
poco sui diritti umani. |
The
Turkish government has decided to take steps on Article 301 of the
Turkish Penal Code, a major stumbling block in Turkey's relationship
with the European Union.
According to the Akp, the article will be amended in an effort to expand
freedom of thought and expression and eliminate ambiguity in the wording.
The government is waiting for proposals from non-governmental
organizations for the final touches.
The Turkish Parliament is planning to pass the amendments before the EU
leaders' summit in December.
The EU Progress Report and Strategy Paper released yesterday devoted much
of its criticism to Article 301.
The report, critical in terms of Turkey's future negotiation process,
singled out freedom of expression and the Cyprus issue as the most
important sticking points.
The report did state that Turkey had met the Copenhagen Criteria but the
pace of the reforms had slowed down. The European Commission wants
Article 301 to be amended.
The report criticized Article 301 as follows: "Certain provisions of the
Penal Code leave a significant margin of interpretation for the
judiciary. In particular, the restrictive interpretation of article 301
led to prosecutions and convictions of people for the expression of
non-violent opinion."
The article gained worldwide notoriety for the trials of Turkish novelists
Orhan Pamuk, Elif Safak and journalist Hrant Dink.
It became clear that something had to be done about 301. Turkish Minister
of Justice Cemil Cicek and AKP Deputy Leader Hayati Yazici met with
legal consultants and authorities on the penal code at the Dolmabahce
Palace in Istanbul.
Various proposals and views were discussed and draft changes for Article
301 were prepared.
"Turkishness" will be replaced by the term, "Turkish nation," and
provisions tripling the penalty for a violation of Article 301 in a
foreign country by a Turkish citizen will be abolished.
Another much criticized aspect of Article 301 is the provision that states,
"Expressing thoughts for the purpose of criticism does not constitute a
crime."
Despite this provision, interpretations of Article 301 have allowed an
ambiguity that blurs the line between 'criticism' and 'insult.' That
this ambiguity has been exploited to prosecute writers and journalists
is a major reason behind the need to amend, or as some believe, abolish,
Article 301.
Controversial Article 301:
1. A person who
openly denigrates Turkishness, the republic or the Turkish Grand National
Assembly will be sentenced to a sentence ranging from six months to three
years imprisonment.
2. A person who openly denigrates the Turkish government, the
state's judiciary organs, the military or police will be sentenced to a
sentence of six months to two years imprisonment.
3. In the event the crime of denigrating Turkishness is committed
by a Turkish citizen in a foreign country, the penalty shall be increased
three times.
4. Expressing thoughts for the purpose of criticism does not
constitute a crime. (Omer Sahin/Zaman)
17.11.2006
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QUELL' "INCREDIBILE!"
DI PAPA
BENEDETTO XVI

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Stupore in Turchia per una espressione del Pontefice alla
vista di alcune immagini contenute in un album di foto
consegnatogli da Tassos Papadopouos durante la visita di
questi in Vaticano. |
Fa
ancora discutere
l'udienza di Benedetto XVI al presidente della Repubblica di
Cipro, Tassos Papadopoulos. L'incontro, caduto ad appena due
settimane dal viaggio in Turchia, non è passato inosservato,
specie per la schiettezza con cui il presidente ha parlato
dell'occupazione turca del nord dell'isola e delle sue
conseguenze, a cominciare dalla distruzione sistematica di ogni
traccia della presenza cristiana,come chiese e cimiteri.
Vicendetestimoniate idealmente nell'album di 300 fotografie donato
al pontefice, insieme ad una icona di una chiesa distrutta. E se
dalla Santa Sede sono arrivati
commenti diplomaticamente prudenti, quell' "è incredibile"
detto dal Papa vale più di ogni parola o comunicato. I giornali
turchi, come spesso avviene in questi casi, hanno reagito
soprassedendo o accusando apertamente, come ha fatto il
quotidiano <Hurriyet>, il presidente Papadopoulos di "atto
provocatorio". Sta di fatto che la questione di Cipro rimane
ancora da risolvere e non è un caso che sia stata fatta presente
di nuovo dalla Commissione europea, nel rapporto dell'8 novembre
sullo stato dei negoziati per l'adesione della Turchia
all'Unione. Una delle violazioni più gravi della libertà
religiosa intrecciata al pragmatismo della politica, ma le
ferite seguite all'invasione del 1974 sono ancora aperte.
La storia
- Isola cristiana sin dal 38 dopo Cristo, grazie alla
predicazione di Paolo e Barnaba, negli ultimi 50 anni Cipro ha
vissuto profondi sconvolgimenti. Tuttoènatodal confronto-scontro
tra la maggioranza greco-cipriota (96%) e la minoranza
turco-cipriota (4%), aggravatosi con l'indipendenza del 1960 e
l'arrivo al potere, come presidente, dell'arcivescovo
greco-ortodosso Makarios, affiancato dal turco Fazil Küçük nel
ruolo di vicepresidente. Da subito, la situazionesi
rivelòprecaria con numerosi episodidi violenza tra le due etnie,
a cui cercò di rispondere,nel 1964, l'invio di una forza di
interposizione di caschi blu delle Nazioni Unite. I fatti
precipitarono nel 1967 con il colpo di stato dei colonnelli in
Grecia, e la deposizione di Makarios (avvenuta nel 1974 con la
complicità della Cia), sostituito da un presidente fantoccio,
Nicos Sampson, funzionale al progetto dei colonnelli di
annettere l'isola alla Grecia. Ipotesi vista come il fumo negli
occhi dai turchi che, nel luglio dello stesso anno, occuparono
la parte Nord, costringendo 180mila greco-ciprioti a rifugiarsi
nel sud. Uno stato di cose chesi cristallizzò in fretta,
nonostante i colloqui di pace, con la proclamazione
unilateraledel 1983 della Repubblica Turca di Cipro Nord,
tuttora riconosciuta soltanto dal Governo turco.
La distruzione
- Alle ragioni della politica si sovrappose, tuttavia, l'odio
religioso e culturale che, oltre ad uccisioni e allo spostamento
forzato di popolazioni,portò alla distruzione sistematica di
tutto il patrimonio artistico e spirituale della comunità
cristiana. Scrive Luigi Geninazzi in un reportage da Cipro,
pubblicato su Avvenire, domenica 26 fabbraio 2006: "Ci
fermiamo a Trachoni dove sorgeva un gioiello rinascimentale, la
chiesa di Panagia, Nostra Signora. Oggi ci sono solo le mura,
l'interno porta i segni di vandalismi che non hanno risparmiato
neppure l'altare di pietra, i cui pezzi sono finiti dentro un
buco scavato di recente per cercarvi chissà quale tesoro. Il
nostro è un triste pellegrinaggio che ad ogni tappa aumenta
sdegno e incredulità, una via dolorosa che ripercorre i luoghi
della memoria cristiana a rischio di sparizione. Al villaggio di
Peristerona, sulla strada per Famagosta, il monastero medievale
di Sant'Anastasia (vedi foto) è adibito a stalla, con le mucche
che brucano l'erba tra quel che resta delle antiche celle. Le
tombe del cimitero sono state profanate e le lapidi spezzate. Ci
lasciamo la campagna alle spalle e andiamo sulla costa. Qui
molte chiese sono state trasformate in ristoranti, bar e
night-club per la gioia dei turisti. In cima alla roccia di
Lapethos, a strapiombo sul mare, la chiesa ed il convento di
Agia Anastasia sono diventati un sontuoso hotel con la piscina
ricavata nel chiostro e il casinò sotto il campanile. La quasi
totalità del patrimonio artistico della Chiesa ortodossa sul
territorio occupato dai turchi - 520 edifici tra chiese,
cappelle e monasteri - è stata saccheggiata, demolita o
sfigurata. Solo tre chiese e un monastero, quello di San Barnaba
trasformato in museo, si trovano in uno stato più o meno
dignitoso".
Gli
esempi
-
Un elenco impietoso di sfregi non solo al sentimento religioso, ma
anche ad una ricchezza culturale oggi definitivamente perduta.
Ecco così che la chiesa di Santa Maria di Kanakaria, a
Lithragkomi, del sesto secolo è stata distrutta nel 1979; il
monastero di Acheropoiitos è stato convertito in un campo
militare, non prima di aver distrutto la preziosa cappella di
san Evlalios; tutti i cimiteri ortodossi sono statiprofanati
senza alcun rispetto e oltre 25milaiconesono sparite dalle
chieseper essereimmesse nelmercato d'arte illegale.Il tutto in
un clima di indifferenza, tra i tentativi di riunificazione che
hanno cercatodi richiamare le parti al riconoscimentodelle
responsabilità.
I segnali di una ricomposizione non mancano: nel 2003 sono state
aperte le frontiere tra le due entità e nel 2004 è stato messo
ai voti un piano per la riunificazione avanzato dall'Onu,
approvato dalla parte turca (64,90% di favorevoli), ma
considerato poco equo dalla parte greca (75.83% di contrari).
Con l'ingresso della Repubblica di Cipro nell'Unione Europea,
tuttavia, le possibilità di un'accelerazione sono alte, dato
chela Turchia potràconfrontarsicon l'Europa solo in un clima
pacificato. Più complicato affrontare la fitta trama di
interessi che oggi dominano a Cipro del Nord, diventata di fatto
un enclave e un porto franco in cui gli "affari" non sono sempre
puliti. Fa notare Maria Grazia Zambon nel suo "La Turchia è
vicina" (Edizioni Ancora): "A fronte di 170mila abitanti, nel
Nord ci sono 36 banche off-shore, 29 banche normali e 18 casinò.
La Fatf (Financial Action Task Force), organizzazione
internazionale che raccoglie 33 nazioni e lavora contro il
riciclaggio del denaro sporco, ha condannato più volte i
traffici che passano di qua. Non a caso il giornalista Adnan
Akasirit ha scritto che la Cipro turca è un'incontrollabile
terra di nessuno isolata dalla comunità internazionale. Per
questo, la mafia turca e cecena trascorrono qui il weekend,
depositano denaro, giocano alla ruolette e vanno a donne. Per
loro, Cipro del Nord è un'ottima lavanderia". Una sortenon
proprio gratificante per una delle tante culle del
cristianesimo. (Mattia Bianchi/www.korazym.org)
____________________________
La nostra autonomia ed indipendenza di giornalisti fa sì che
pubblichiamo sempre ogni tipo di notizia, anche se non ne
condividiamo spesso il pensiero. Purché, naturalmente, non sia
di offesa ad alcuno né tanto meno diffamatoria. Ci siano
permesse alcune osservazioni, che non sono rivolte - si badi
bene - all'articolo di Mattia Bianchi del quale abbiamo grande
stima e considerazione. Semmai, la nostra benevola critica va ad
un presidente di Repubblica, nel caso specifico il signor Tassos
Papadopolulos, che ha approfittato della sua visita in Vaticano
per mostrare al Pontefice un album-documetario sulla distruzione
delle chiese ortodosse ad opera dei cattivi soldati turchi. Più
che mancanza di diplomazia è stata una subdola manovra per
screditare ancor più agli occhi di Benedetto XVI l'immagine di
un Paese dove tra poco più di dieci giorni inizierà il suo tour
della fede. E' stato come buttare benzina sul fuoco per
alimentare maggiormente la tensione anti-Papa che si avverte in
questo periodo in Turchia.
Ora nessuno nega che l'esercito turco abbia voluto imitare -
all'indomani del 1974 - quello che fecero i lanzichenecchi
durante il sacco di Roma ma a Sua Santità - al quale viene
addebitata la frase "è incredibile" - si sarebbe dovuto anche
riferire come quella fosse stata una reazione (sbagliata secondo
noi) alle vessazioni che la comunità turca aveva dovuto subire
per lungo tempo ad opera dei cari e fraterni "amici"
greco-ciprioti. A Sua santità si sarebbe anche dovuto aggiungere
quante e quali esecuzioni erano state compiute dagli scherani di
Nicol Sampson. Il sangue delle vittime, non a caso, è ancora
impresso sulle pareti di alcune abitazioni.
E' vero, tuttora lo stato di abbandono di moltissime chiese nella
parte nord dell'isola grida vendetta, a Nicosia come Famogosta
ed in altre zone; conseguenza per altro di una situazione di
estrema difficoltà economica in cui si trovano le casse dello
Stato del Governo Talat. Se non vi fosse l'embargo probabilmente
tutto filerebbe per il meglio. Non si venga però a parlare di
riciclaggio di denaro sporco. Se da trent'anni a questa parte
c'è stato nel Mediterraneo un luogo dove si è fatto di tutto,
dal traffico di armi, al riciclaggio, al passaggio di terroristi
palestinesi e di brigatisti rossi, questa è stata proprio la
zona sud dell'isola. Basterebbe documentarsi.
17.11.2006
|
IL PROGRAMMA
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E' stato reso noto dalla Santa Sede come si articolerà il
viaggio ufficiale del Pontefice in Turchia dal 28 novembre
al 1 dicembre prossimi |
Benedetto XVI sarà accolto
in Turchia dal presidente della Repubblica Ahmet Necdet Sezer,
che lo riceverà al Palazzo presidenziale subito dopo l'arrivo
all'aeroporto di Ankara - previsto per le ore 13 del 28 novembre
- e la visita al mausoleo di Ataturk, simbolo della nazione. Ma
la vera novità emersa oggi, con la pubblicazione del programma
ufficiale del viaggio papale, è che insieme al capo dello Stato
il Pontefice incontrerà anche uno dei tre vice-premier, in
rappresentanza del Governo (il Primo Ministro Recep Tayyp
Erdogan come è noto sarà a Riga, in Lettonia, per un vertice
della Nato).
Dunque,
dopo le tante indiscrezioni sul perché dell'assenza di Erdogan -
dovuta, sostengono in molti, all'ormai celebre incidente della
frase su Maometto - la Santa Sede ha ottenuto comunque che ad
accogliere il capo della Chiesa cattolica ci fosse un alto
rappresentante dell'esecutivo. Tra i vice-premier, il più
conosciuto a livello internazionale è Abdullah Gul, che ricopre
anche il ruolo di ministro degli Esteri.
Il Papa si sposterà poi nella sede del dipartimento per gli Affari
religiosi per incontrarne il presidente Alì Bardakoglu. In
serata l'incontro con il Corpo Diplomatico nella Nunziatura.
Mercoledì 29 il Papa si trasferirà a Efeso per celebrare una messa
e in serata arriverà ad Istanbul dove incontrerà subito il
patriarca ecumenico Bartolomeo I e pregherà con lui nella Chiesa
di San Giorgio. Ma sarà il 30 novembre, festa di Sant'Andrea, il
momento principale della visita al Patriarcato, perché Benedetto
XVI e Bartolomeo I firmeranno insieme una dichiarazione
congiunta.
Sono previste poi le visite all'ex Cattedrale ortodossa di Santa
Sofia, oggi museo, e alla Cattedrale Armena Apostolica, dove il
Pontefice sarà accolto dal patriarca Mesrob II. Successivamente,
nella sede locale della Nunziatura Papa Ratzinger riceverà il
metropolita siro-ortodosso e il Gran rabbino della Turchia.
Infine l'incontro con i vescovi turchi, con i quali il giorno
dopo, venerdì 1 dicembre, celebrerà una messa nella Cattedrale
dello Spirito Santo. La partenza da Istanbul è prevista per le
13.15, con arrivo a Campino alle 14.45. (la
Repubblica.it)
17.11.2006
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IL VENTO DI ISTANBUL

A non molti giorni dalla visita di Sua Santità in Turchia le
misure di sicurezza sono tali che la persona del Papa sarà
più protetta di quello del presidente americano.
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Come farà
Benedetto XVI la sera del 29 novembre ad arrivare a Istanbul?
L'idea che il corteo papale, più protetto di quello del
presidente Bush, con le <Land Rover> blindate e i mitra spianati
dei soldati, possa infilarsi nelle braccia della madre di tutti
i traffici è impensabile. Dall'uscita dell'aeroporto fino alla
stralunata torre gotica di Galata che sembra un minareto vedovo,
grasso e tarchiato, si stende un interminabile serpente di auto
strombazzanti. E' ovvio che per motivi di sicurezza non trapela
un solo particolare sul percorso del Pontefice anche se la
dinamica della tormentata visita in Turchia è ormai stabilita.
E' possibile che arrivi in centro con l'elicottero e poi
raggiunga la casa dove abitò Angelo Roncalli dal 1935 al 1945,
in una viuzza intitolata al Papa Buono. Poco più in là c'è la
cattedrale cattolica del Santo Spirito che come quasi tutte le
chiese dell'antica Costantinopoli è nascosta. Se l'occhio non
incrocia la modesta croce in cima a un anonimo portone di ferro,
in faccia alla scuola francese, è difficile pensare che sia
l'ingresso di una chiesa. La forzata invisibilità della Chiesa e
dei cristiani in Turchia sarà uno dei temi più spinosi che Papa
Ratzinger proverà a toccare, una lamentela appena sollevata da
Bruxelles nel suo rapporto di qualche giorno fa sull'ingresso di
Ankara in Europa. Ieri il cielo di Istanbul era livido e tirava
un vento gelido da Est che chiamano "balconlar", perché soffia
giù dai Balcani. Il venditore di semi di pistacchio diceva a un
cliente incredulo che oggi nevicherà. I funerali di Ecevit nella
capitale hanno rubato per un giorno spazio al Santo Padre sui
media turchi. La gente non sembra ossessionata dal suo arrivo,
certo molti sono convinti che di recente abbia detto qualcosa di
sbagliato sull'Islam anche se poi pochi sanno di che cosa si
tratti. Contro l'ospite di Roma, nelle scorse settimane ci sono
stati cortei minacciosi organizzati dalla destra
ultranazionalista, una minoranza agguerrita, capace con le sue
bandiere rosse, le mezzelune e i mustacchi, di "bucare gli
schermi": il passaporto per finire sulle tv di tutto il mondo.
Nessuno sottovaluta la sicurezza, è in gioco la reputazione del
Paese: poliziotti e agenti segreti sono da tempo schierati nei
luoghi più delicati. "Ci sono troppi allarmismi - dice il
Vicario apostolico latino monsignor Louis Pelatre, la corta
barba curata e gli occhiali con le lenti spesse -, noi ci
affidiamo in primo luogo alla Provvidenza ma sappiamo che la
sicurezza turca è "au top". Gli agenti sono già ovunque, nessun
malintenzionato potrà avvicinarsi al Pontefice". Il vicario è
moderatamente ottimista anche sulla parte diplomatica del
viaggio, tanto più che adesso la voglia di entrare in Europa
potrebbe rendere i turchi più malleabili. "A Bruxelles sanno
tutto, ci sono montagne di dossier. Certo che il Papa parlerà
del problema della libertà religiosa, ma lo farà cautamente, per
allusioni. Non aspettatevi progressi clamorosi".
La minoranza
cattolica
Dal 1923 la Turchia è un Paese ostinatamente laico ma anche
tenacemente nazionalista. Così l'Islam rientra in gioco, pur stretto in
confini modernisti, dalla finestra del patriottismo che considera la
religione dei padri una delle componenti essenziali dell'identità nazionale.
Nella Istanbul degli ultimi ottomani, i cristiani erano circa il 40 per
cento della popolazione, adesso sono 150 mila in tutto il Paese, sperduti
nell'oceano di oltre 70 milioni di musulmani. Mentre, con molte limitazioni,
le chiese ortodosse e armena sono riconosciute legalmente, quella cattolica
no. Di fatto il Nunzio apostolico monsignor Lucibello è un privato
cittadino. La Costituzione turca, come quella indonesiana, non prevede
l'ateismo e obbliga i suoi cittadini a scrivere sulla carta d'identità il
proprio credo anche se (da pochissimo) è possibile in un secondo tempo
ottenere la cancellazione della dicitura. La scelta però si limita a Islam,
Cristianesimo ed Ebraismo. L'anagrafe turca di Richard Gere se ne infischia.
Don Felice Morandi fa scattare l'interruttore generale e la cattedrale del
Santo Spirito si illumina. Viceparroco, salesiano, 68 anni, pare tradire una
cadenza toscana ma lui se la ride: "Sono di Varese. A forza di stare in
Medio Oriente mi sarà venuto un accento strano". Questa piccola chiesa
rappresenta di per se stessa una specie di attestato di santità del suo
costruttore, il vescovo Julien Hilerau che la fece costruire nel 1846.
L'Impero ottomano sprofondava nel crepuscolo ma restava un regno musulmano:
che follia pensare di edificare una nuova chiesa. Il Papa dirà messa rivolto
verso la doppia fila di colonne marmorizzate, con alle spalle il grande
quadro ottocentesco della Pentecoste. Il problema è che la chiesa è piccola,
non terrà più di un centinaio di invitati. Monsignor Pelatre è alle prese
col difficile puzzle degli inviti: chi resterà fuori? Don Felice racconta
che alla vigilia del viaggio, stanno correndo tutti come trottole per gli
ultimi preparativi e le corde della sicurezza si sono già strette. "Persino
alla scuola media italiana - dice - non fanno più andare i ragazzi in
cortile, si esce solo per l'ora di ginnastica. "Il Papa non ci fa nemmeno
giocare", protestano.
Chi mesta
nel torbido
Nella
stretta via in salita della cattedrale è parcheggiato un furgone con una
telecamera che riprende chi entra e chi esce. La casa di Papa Giovanni è già
sorvegliata. A fine agosto lo scrittore di fiction Yücel Kaya aveva provato
a mestare nel torbido pubblicando un giallo sullo stile del "Codice da
Vinci" intitolato "Attentato al Papa". Che si tratti di un'operazione di
marketing lo dimostrano Benedetto XVI in copertina e il sottotitolo "Chi
ucciderà il Papa a Istanbul?", Un sottotitolo in inglese per un libro
scritto in turco: tutto già confezionato per i famelici media
internazionali. Senza quel sottotitolo, sparato da telecamere straniere, non
avrebbe fatto scattare alcun brivido. Protagonista, un giornalista
ovviamente, Oriano Ciroella, che viene servito con un contorno di Opus Dei
(complimenti per la fantasia) P2, il Mit, non l'Institute of Technology ma
il servizio segreto turco. Alla fine, istigato dal solito cardinale che fin
da piccolo schiacciava le lucertole, Ciroella uccide il Papa. Farebbe anche
ridere se gli estremisti fossero davvero soltanto un'invenzione, nel Paese
di Ali Agca e dell'assassinio di Don Andrea Santoro. Il portavoce della
Conferenza episcopale, George Marovitch racconta di aver incontrato Yücel
Kaya. Lo scrittore ha detto che nella sua storia non c'è nulla di reale, ma
ha aggiunto "Amo il mio Paese e ho voluto metterlo in guardia perché non
debbano capitare cose simili". "E' evidente - spiega padre Marovich - che il
primo intento fosse il clamore: vendere copie, guadagnare". Il libro è stato
più un fenomeno mediatico che un successo editoriale: a Istanbul i più non
sanno nemmeno che cosa sia, impossibile trovarlo nelle librerie del centro,
non lo conoscono nemmeno. Alla fine una pila di copie è saltata fuori nella
grande libreria del Diyanet, il ministero degli Affari Religiosi, tra il
Gran Bazar e il consolato iraniano, a due passi da Aghia Sofia e la Moschea
Blu. Per Kaya questo sarebbe già un indizio. (Claudio Gallo/La
Stampa Web)
17.11.2006
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IL GRAN MUFTI

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Intervista del giornalista Claudio Gallo per <La stampa Web>
al presidente della Dyianet turca (Affari Religiosi). "Il
Papa non corre rischi: è un ospite gradito. Ma l'Europa non
si consideri un club cristiano". |
A
parte una stretta di mano col presidente della Repubblica, sarà
la prima persona che il Papa vedrà al suo arrivo in Turchia il
28 novembre: il presidente del Diyanet, il professor Ali
Bardakoglu. Spesso in Italia è citato come il Gran Muftì ma
l'impressione è che il titolo sia più onorario che altro, una
mostrina per la guida laica del ministero per gli Affari
Religiosi. Professore, lei è Gran Muftì? Per rispondere alla
domanda lui porge un suo libro che ha appena autografato su
"Religione e Società", sottotitolo: "Nuove prospettive dalla
Turchia" dicendo: "Qui troverà la risposta, specialmente il
capitolo sulla presidenza del ministero". Cominciamo bene. La
sede del Diyanet, la parola vuole dire clemenza, compassione, è
appena fuori del centro di Ankara, un palazzo squadrato dagli
ampi spazi tagliati netti che ricordano l'architettura del
Ventennio. L'ufficio è ampio, una grande scrivania al fondo,
quadri e tappeti. Lui siede su una grande sedia a braccioli, in
testa il sarik, il cappello dei leader religiosi, e una
veste color perla intessuta di motivi floreali, con risvolti
bordò. Alto, i baffi, 54 anni, tre figli, se ne sta con le
grandi mani incrociate, non gesticola, a volte muove solo gli
occhi castani. Alla sua sinistra un drappo di lino che ricopriva
la Kaaba, la pietra nera della Mecca, con impressi due nomi di
Dio. Parla senza cambiare mai tono, talvolta sorride. Studioso
dell'Islam, mescola la componente religiosa e laica, inevitabile
dopo Atatürk, con perizia da democristiano.
Lei fu tra i primi a chiedere le scuse del Papa per il discorso
di Ratisbona. Qui gliele chiederà ancora?
"Non spreco tempo parlando del passato. Non importa se a dire una
cosa inaccettabile sull'Islam sia un laico, un religioso o una
persona importante: è doveroso correggerlo. Ma sono cose del
passato, guardiamo avanti. I leader religiosi devono rispettare
la sensibilità degli altri credenti. Come comunità islamica
siamo aperti alle critiche, alle discussioni dell'esperienza
religiosa, non dei principi fondamentali della nostra fede: Dio,
il Profeta e il Corano".
La citazione del Pontefice dell'imperatore bizantino Manuele II
era soltanto una piccola parte di un ampio discorso su Dio e
ragione. Il Dio del Corano è al di là della ragione?
"Si trattava di una discussione molto intellettuale e la citazione
fatta dal Papa porta a un'interpretazione accademica sbagliata.
D'altra parte molti intellettuali occidentali, anche cristiani,
hanno criticato quelle parole sul piano politico e filosofico.
La fede islamica non esclude il razionalismo. Nel Corano ci sono
indicazioni che la logica non è estranea a Dio. Noi siamo aperti
alla discussione sul rapporto tra Dio e ragione, è un grande
piacere discutere con le altre religioni di questo tema".
Spesso si contrappongono Islam e Cristianesimo come Oriente e
Occidente. Il Cristianesimo però si è formato e sviluppato in
Asia Minore, più meno nell'area dell'odierna Turchia: si
dimentica così che è anch'esso una religione orientale.
"Il Medio Oriente è la culla delle religioni. Noi riconosciamo una
continuità, da Adamo, Mosè, Gesù, fino a Maometto. In queste
terre si trovano ad ogni passo tracce di tutte le fedi che
vissero pacificamente accanto una all'altra. Anche nei Balcani
si trovano monumenti cristiani che furono conservati sotto la
dominazione ottomana. Non così in Spagna dove le tracce della
presenza islamica sono state cancellate, con l'eccezione dell'Alhambra.
E mentre in Spagna si massacravano gli ebrei, da noi trovavano
ospitalità e protezione. Una delle sinagoghe di Istanbul risale
a quel periodo".
E' preoccupato per la sicurezza del Papa?
"Leader religiosi e politici di tutti i Paesi vengono in Turchia
ogni giorno senza alcun problema. Siamo uno Stato democratico,
c'è libertà: proprio per questo c'è chi non apprezza questa
visita e lo dice. Ciò non farà certo venire meno la nostra
tradizionale accoglienza. Tolleranza e ospitalità sono due
ambiti diversi che possono convivere. No, non sono affatto
preoccupato. Questo viaggio non risolverà tutti i problemi ma
sarà un buon passo nella direzione del dialogo. La pace si
distrugge in un attimo ma per costruirla ci vuole molto tempo,
un lungo processo".
Talvolta sui media occidentali la parola jihad è sinonimo di
terrorismo: può spiegarcene il vero significato?
"Condanniamo ogni terrorismo, nessuna causa può giustificarlo. La
parola jihad, spesso esaltata nel Corano, non può giustificare
la violenza. Bisogna che tutto il mondo islamico ne prenda
coscienza. L'Islam è via di pace e amore. Il significato
principale di jihad nell'Islam è quello di lotta interiore
contro le tendenze malvage della natura umana. La nostra fede
vuole conquistare i cuori con la verità non con la forza. Dio
non approva le conversioni forzate, la religione nasce dal
cuore".
Davvero i musulmani turchi vogliono entrare nella
apparentemente cristiana Unione Europea?
"Il mio ruolo non ha nulla a che fare con la questione
dell'ingresso della Turchia nell'Ue. Non credo che l'Europa sia
un club cristiano. Bisogna trovare una via comune: se si
comincia dalla religione allora ci si dividerà su tutto".
La Chiesa cattolica sarà mai riconosciuta legalmente nel suo
Paese?
"Tutte le religioni sono riconosciute. La Turchia è un Paese
laico, il problema non esiste. Compito dello Stato è dare uno
spazio alle confessioni e garantire loro la libertà"
Però mentre le Chiese ortodossa e armena hanno status
giuridico, il nunzio apostolico cattolico è un privato
qualsiasi, il Vaticano non può ad esempio possedere una chiesa.
"Non conosco tutte le gerarchie e i rapporti tra le varie
confessioni. In termini numerici vengono prima gli armeni
ortodossi, poi i greco ortodossi e tutti gli altri. I cattolici
sono una esigua minoranza. George Marovich (ndr, il
portavoce della Conferenza episcopale) è una persona molto
popolare da noi. E nessuno può dire che sia considerato un
leader religioso di secondo piano. Ci siamo incontrati molte
volte in questi anni e anche ultimamente. Non facciamo
discriminazioni".
Che cosa risponde a Parigi che vuole fare una legge per
sanzionare chi nega il genocidio armeno?
"Questa è una domanda a cui devono rispondere i politici. Comunque
non può stabilire se una cosa sia vera oppure no con una legge".
(Claudio Gallo/La Stampa
Web)
17.11.2006
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GLI ATTACCHI DI UN GIORNALE NAZIONALISTA

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Il <Tercuman> se la prende in particolare con il patriarca
ortodosso Bartolomeo I accusandolo di aggredire l'islam
assieme al Pontefice. La pubblicazione di una foto. |
Una
foto che mostra Benedetto XVI a fianco di Bartolomeo I viene
diffusa su internet con la didascalia che dice: "L'alleanza dei
due leader cristiani per aggredire l'Islam". È il capitolo più
recente della resistenza del mondo nazionalista religioso turco
verso la visita del pontefice in Turchia dal 28 novembre al 1°
dicembre. Ad alimentare la polemica si è messo anche il
quotidiano <Tercuman>, di chiara impronta nazionalista, che
pubblica la foto in prima pagina e titola a caratteri cubitali:
"Ecco quanto osa il signor Patriarca" e nell'occhiello: "Ha
assalito il potere della Turchia, permettendo che l'hotel Hilton
diventi una chiesa per i giornalisti che seguiranno il Papa".
Nell'articolo si denigra e scredita il Patriarca ecumenico
ortodosso, accusandolo di "sete di potere", ricordando che "per
la seconda volta" osa scavalcare lo Stato turco dettando lui
legge sull'invito al papa e sul tour della visita.
Due anni fa Bartolomeo I invitò personalmente il papa in Turchia
per la festa di Sant'Andrea (30 novembre). Lo Stato turco non
unì il suo (necessario) invito a quello del patriarca,
avanzandolo solo quest'anno.
Il giornale accusa il Patriarca di voler creare "uno Stato nello
Stato". L'accusa più grande che <Tercuman> rivolge a Bartolomeo
I è quella di aver dato la privativa delle riprese della visita
del Papa in mondovisione al patriarcato (e quindi a canali
greci). Inoltre, secondo loro, tutte le linee telefoniche e
Internet dipenderanno dal Patriarcato, anziché dallo Stato
turco. In questo modo la Byegm (Direzione nazionale per
l'informazione stampa e Radiotelevisiva turca) viene messa fuori
gioco e non avrà alcun diritto di parola, né di scelta. Anzi,
l'autore dell'articolo precisa che forse gli stessi mass-media
turchi dovranno essere accreditati dal patriarcato e dovranno
usare i servizi messi a loro disposizione dalla sala stampa del
patriarca, organizzata per l'occasione nell'hotel Hilton a
Istanbul. Per molti turchi questo è un tremendo esproprio di
potere, anche se per il patriarca ecumenico grecoortodosso è
solo un diritto di libertà.
A quanto - informalmente - si dice invece a Roma, è stata la
televisione turca a decidere di non trasmettere in diretta tutti
gli eventi della visita papale, lasciando così campo libero alle
altre televisioni. Lo stesso principio vale per il mancato
allestimento di sale stampa, non organizzate dalle autorità
turche. Così, ad Ankara e ad Efeso, prime due tappe della
visita, non ne è prevista alcuna, ad Istanbul ci sarà, ma solo
per iniziativa del patriarcato.
Dopo le polemiche e le false interpretazioni del discorso di
Benedetto XVI a Regensburg, sembrava che le acque si fossero
calmate. Molti giornali moderati tendono anzi a tranquillizzare
la popolazione spiegando che la sicurezza verso la persona del
papa, sarà garantita dalla mobilitazione della polizia e delle
forze dell'ordine. (Asia News)
17.11.2006
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"UN GESTO CHE RISULTERA' PROFETICO"

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"Penso - ha detto il Patriarca di Venezia Angelo Scola - che
le ragioni della visita del Santo Padre siano ben definite
da chi ne ha la responsabilità tecnica". |
''Penso che le ragioni
specifiche della visita del Santo Padre siano ben definite da
chi ne ha la responsabilità tecnica'' . Così ha risposto il
Patriarca di Venezia, Angelo Scola, ai giornalisti che gli hanno
chiesto, a margine di un convegno a Venezia, se vede nuovi
problemi per il viaggio di Benedetto XVI in Turchia. ''Io credo
che il gesto del Papa risulterà profetico, fortemente positivo,
perché mostrerà - ha spiegato Scola - che la sua preoccupazione
di fondo è un rapporto corretto tra ragione, fede e religione.
Un rapporto oggi insostituibile e decisivo anche nella
situazione geopolitica che stiamo attraversando. Questo è quello
che il Papa ha messo in evidenza a Ratisbona in termini
estremamente chiari e che sta continuamente sottolineando nel
suo straordinario ed efficace magistero''. (Asca)
17.11.2006
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MINORANZE: NOVITA' SUI BENI

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Arriva uno spiraglio positivo sul fronte della libertà
religiosa in Turchia. Il Parlamento ha approvato la legge
sulle fondazioni, attesa da tempo, che regolamenta la
questione delle proprietà.
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Arriva uno spiraglio positivo sul fronte della libertà religiosa
in Turchia. Il Parlamento ha approvato la legge sulle
fondazioni, attesa da tempo. Si tratta del provvedimento che
dovrebbe risolvere definitivamente il problema delle proprietà
delle minoranze religiose, impossibilitate fino ad oggi ad
essere titolari di beni, non avendo personalità giuridica. La
legge è passata con 241 voti a favore e 31 contrari, dopo un
acceso dibattito in aula durato mesi e poche ore dopo il parere
negativo della Commissione europea sullo stato dei negoziati di
adesione della Turchia all'Unione.
Il nodo del mancato riconoscimento del diritto alla proprietà, in
passato aveva creato enormi difficoltà ai cristiani (a
cominciare dall'incameramento di beni da parte dello Stato), ma
anche situazioni paradossali, come quella riportata dall'agenzia
<Asianews>, sul caso della sede del Patriarcato ecumenico di
Costantinopoli. "Il piccolo complesso di edifici - ha spiegato
l'agenzia del Pime - figura come proprietà del monastero di San
Giorgio, che però non può avere beni immobili, per cui alla fine
il 'vero' padrone è, 'legalmente', San Giorgio. L'esistenza del
quale potrebbe essere negata da un tribunale, dove comunque
difficilmente si potrebbe presentare per contrastare un
sequestro. Lo stesso dicasi per l'andare da un notaio per fare
una cessione. Insomma, manca la possibilità di una concreta
tutela giuridica".
La nuova legge, che deve essere ancora approvata dal presidente
della Repubblica, darà la possibilità alle minoranze di
costituire delle fondazioni, guidate da cittadini turchi, che
potranno acquisire beni immobili. Questione giuridica risolta,
quindi, ma solo a prima vista perché, fanno notare ad <AsiaNews>
fonti del Patriarcato, non è prevista la restituzione di quanto
è stato confiscato e viene mantenuta la "reciprocità di
trattamento", secondo cui "le persone di nazionalità turca, ma
appartenenti ad una minoranza religiosa latina o greca restano
vincolate al trattamento che, nel Paese della minoranza
religiosa, si applica ai turchi".
Aspetti criticati anche dall'Unione Europea che nella legge
evidenzia l'assenza del diritto al risarcimento per quelle
proprietà confiscate che sono state già vendute a terzi. Inoltre
il provvedimento non afferma i diritti di proprietà come valore
assoluto ma semplicemente li concede ai greco-ortodossi, ai
siriaci, agli armeni e alle congregazioni cattolica e
protestante, tralasciando le altre confessioni. Punto critico,
infine, il tema delle restrizioni sulla formazione del clero
cristiano in Turchia, che non è stato ancora affrontato. (Mattia
Bianchi/www.Korazym.org)
17.11.2006
|
L'AMMINISTRAZIONE BUSH
CONTRO IL DOCUMENTO
SUL GENOCIDIO ARMENO

|
La conferma è venuta da Matt Bryza, un alto dirigente del
dipartimento di Stato Usa che ha preso la parola nel corso
dell'annuale convention dell'Associazione turco-americana. |
Matt Bryza, a top-level official from the U.S. State Department,
asserted that the George Bush Administration would strongly
oppose any draft law on the recognition of an Armenian genocide.
However, he added that given the complexity of the new political
environment since the midterm elections, it was hard for them to
precisely foresee any outcome.
Matt Bryza was speaking at the annual convention of the Assembly
of Turkish-American Associations (Ataa) and commented on the
possibility of an Armenian genocide bill introduced to the House
of Representatives, where the Democrats have recently gained
control.
He described the new situation as a change in the political
reality and said that it was impossible for the administration
to predict how the new mechanism would operate with regards to
the fate of any proposal for recognition of the Armenian
genocide.Newly ensconced House Speaker Nancy Pelosi, a Democrat,
promised the Armenian lobby to support any bill regarding the
genocide.
Asked whether President Bush would call Pelosi to ensure that any
such draft would not be put on the agenda, Bryza said that he
would make his own suggestion but was unable to know how the
president would proceed.
The Armenian lobby is expected to submit genocide bills to both
wings of Congress following its inauguration.
Meanwhile, in his address at the meeting, Bryza, drew attention to
Russian attempts at being the sole energy supplier to the region
and underlined the importance of Turkish-American strategic
cooperation. (Ali H.Aslan/Zaman)
17.11.2006
|
RELAZIONI MILITARI INTERROTTE

|
Turchia e Francia non potranno più scambiarsi neppure
informazioni. La notizia data dal capo delle Forze terrestri
turche, generale Ilker Bastug. Alla base della decisione la
questione armena. |
La Turchia ha congelato le
sue relazioni militari con Parigi in segno di protesta contro
l'adozione, il mese scorso da parte del Parlamento francese, di
un progetto di legge che punisce la negazione del genocidio
armeno."Nessuna visita bilaterale di alto livello avrà luogo"
tra i due Paesi, ha spiegato il capo delle forze terrestri
turche, generale Ilker Basbug, citato dall'agenzia <Anadolu>,
senza fornire precisazioni. (Ticin@nline)
_____________
La sospensione della cooperazione non avrà alcun impatto sui
rapporti tra Parigi ed Ankara in seno alla Nato di cui entrambi
sono membri. Ad assicurarlo è un diplomatico che ha preferito
rimanere anonimo.
"Questo non riguarda la Nato, è una questione bilaterale. non ci
aspettiamo delle difficoltà in ambito Nato, non ci saranno
ripercussioni sul funzionamento dell'alleanza, ha sostenuto la
fonte. (da Apcom)
17.11.2006
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LA TURCHIA LAICA
SEPPELLISCE
BULENT ECEVIT

|
Funerali di Stato ad Ankara per l'ex premier Bulent Ecevit.
Cori laici per il leader più rappresentativo della sinistra
turca, vicino ai lavoratori e a lungo lontano dall'Europa.
Decise l'invasione di Cipro. La cronaca del corrispondente
di <Osservatorio sui Balcani>, Fabio Salomoni.
|
 Più
di 100.000 persone hanno partecipato ai funerali di Bulent
Ecevit, ex segretario del Partito Repubblicano del Popolo (Chp)
e fondatore del Partito Democratico di Sinistra (Dsp), morto a
81 anni la scorsa settimana ad Ankara dopo una lunga agonia.
Nella lunghissima cerimonia di sabato, protrattasi per più di
dieci ore, si sono ritrovati fianco a fianco la Turchia
ufficiale, quella del presidente della Repubblica e del primo
ministro Erdogan, alcuni dei protagonisti della storia politica
repubblicana, come l'ex presidente Demirel o il generale
golpista Kenan Evren e soprattutto migliaia di comuni cittadini.
In un clima di grande commozione, in cui non sono mancate le
ormai immancabili contestazioni al governo, la Turchia ha
salutato la salma di Ecevit, "l'eroe di Cipro", "l'uomo del
popolo" o, semplicemente, "un uomo sincero".
Che la scomparsa di un uomo politico, tra i principali
protagonisti della vita repubblicana degli ultimi 50 anni,
susciti unanime commozione in tutti i settori della società,
compresi quelli a lui politicamente e culturalmente più lontani,
costituisce indubbiamente una situazione insolita in una realtà
dove le contrapposizioni politiche assumono spesso un carattere
radicale.
Il fatto è che Ecevit, al di là delle sue posizioni politiche, ha
saputo stagliarsi nell'universo politico turco con carisma e
qualità personali come "un gigante in un mondo di pigmei", per
usare una felice espressione del <Financial Times>.
La sua levatura morale lo ha tenuto sempre al riparo da qualsiasi
scandalo o sospetto, in un un paese nel quale la classe politica
si è più spesso messa in evidenza per episodi di corruzione o
sopraffazione che per la sua dedizione alla causa. La modestia
ha poi contrassegnato tutta la sua esistenza, egualmente divisa
tra le sue passioni intellettuali, la critica letteraria e la
poesia, e la sua passione politica. L'ex premier ha infine
saputo dimostrare in molte occasioni difficili coraggio e
coerenza, spesso pagandone un prezzo personale.
Sul piano più propriamente politico, Ecevit con la sua capacità di
tenere insieme riferimenti tra loro inconciliabili, di suscitare
grandi entusiasmi ed altrettanto cocenti delusioni, di muoversi
tra le contraddizioni, ha ben rappresentato il concentrato della
cultura politica di sinistra in questa parte del mondo.
Posizioni
conservatrici
Vicino allea classi popolari, in rotta con il tradizionale
elitismo della cultura politica turca, Ecevit è stato sempre vicino ai
problemi del mondo del lavoro, nelle fabbriche o nelle campagne. Nonostante
le leggi in difesa dei lavoratori che ha promosso e che gli hanno fatto
meritare il titolo di padre della socialdemocrazia turca, non è mai riuscito
però a dare forma compiuta ad un modello di stato sociale.
Nonostante si sia spesso battuto in prima persona in difesa della
democrazia e contro l'intervento dei militari in politica, è stato anche il
fautore dell'invasione di Cipro ed ha spesso assunto posizioni conservatrici
rispetto a questioni cruciali come quella curda.
Ha difeso spesso i valori del nazionalismo autarchico così diffusi
nella cultura politica del paese e condiviso la tradizionale diffidenza nei
confronti dell'Occidente e dell'Europa. Un atteggiamento che sta alla base
della sua decisione di non presentare la candidatura turca alla Comunità
Europea alla fine degli anni '70. Allo stesso tempo però è stato il
rappresentante turco al vertice europeo di Helsinki nel quale l'Unione
Europea accettava la candidatura della Turchia.
All'indomani della sua scomparsa, è possibile vedere riflesse
nelle vicende personali e politiche di Ecevit gran parte della recente
storia della Turchia.
Dopo aver lavorato come giornalista in Inghilterra e Stati Uniti,
Ecevit entra per la prima volta in Parlamento nel 1957 come deputato del Chp.
Dopo il colpo di stato del 1960, che dà vita ad una nuova
costituzione dalla marcata impostazione progressista attenta ai diritti
politici e sociali, Ecevit rientra in Parlamento come rappresentante della
città di Zonguldalk, centro minerario sul Mar Nero e tradizionale roccaforte
della sinistra. Come ministro del lavoro, tra il 1962 ed il 1965, è
promotore di leggi fondamentali per il mondo del lavoro, che garantiscono il
diritto di sciopero e la contrattazione collettiva, e si batte per una
radicale riforma agraria. Passi rivoluzionari per la Turchia, che gli
garantiscono l'eterna riconoscenza dei lavoratori. "Per noi, per i
lavoratori, Ecevit è una grande persona", ricorda semplicemente Celebi,
segretario del sindacato Disk (Confederazione dei Sindacati dei Lavoratori
Rivoluzionari).
Nel 1966 comincia la sua ascesa al vertice del Chp. Il suo
progetto di fare del partito "la sinistra del centro", con l'intenzione di
vincere la concorrenza del filo-marxista Partito Turco dei Lavoratori (Tip),
si scontra con l'opposizione del vecchio segretario Inonu. Grazie
all'appoggio dei giovani del partito, Ecevit esce vincitore dallo scontro ed
a soli 41 anni si ritrova segretario del più antico partito del paese. La
sua esperienza al vertice del partito subisce presto una brusca
interruzione. A seguito del colpo di stato del 1971, per protestare contro
l'appoggio fornito da Inonu all'intervento dei militari, si dimette dalla
carica di segretario. Una breve parentesi perchénel 1972, sconfiggendo di
nuovo Inonu, torna alla guida del partito con uno slogan che rimarrà
celebre: "Questa situazione deve cambiare".
Scampato più volte
ad attentati
Gli anni settanta sono un periodo di grande turbolenza per la vita
politica e sociale del Paese. Sul piano politico, nonostante il Chp si
affermi più volte come primo partito, si susseguono governi di coalizione di
breve durata, nei quali spesso accanto al Chp si ritrovano partiti islamici
o di estrema destra. Nelle strade dilaga intanto la violenza e alla fine del
decennio si conteranno più di 7.000 vittime. Ecevit stesso scamperà più
volte ad attacchi a colpi di arma da fuoco. Nel 1977, per la prima volta
denuncia il ruolo degli apparati dello stato nell'alimentare il clima di
violenza. Racconterà di aver scoperto del tutto casualmente, mentre era
primo ministro, dell'esistenza di fondi neri, di provenienza statunitense,
destinati a finanziare l'Ufficio per le Operazioni Speciali, una sorta di
antesignano della Gladio turca. Denuncia che rimarrà a lungo inascoltata.
La popolarità di Ecevit in quegli anni salirà alle stelle grazie
agli sviluppi della questione cipriota. Forse a caccia di consensi in un
paese profondamente lacerato, sarà Ecevit a decidere l'invasione dell'isola
per proteggere la minoranza turca dalle violenze della comunità greca. Il
ritratto di Ecevit, "conquistatore di Cipro", affiancato dalla bandiera
turca e dalla cartina di Cipro, campeggerà a lungo sulle pareti dei caffè
del paese. E su Cipro Ecevit non riconoscerà mai nessun errore, convinto che
l'intervento militare abbia accelerato la caduta del regime dei colonnelli
in Grecia e sempre pronto ad attribuire ai greco-ciprioti ogni
responsabilità per l'impasse dei decenni successivi.
Le sue tentazioni nazional-scioviniste porteranno Ecevit ad
accodarsi anche al coro di coloro che diffidano dell'Europa e che si
oppongono a che la Turchia presenti la domanda di adesione alla Comunità
Europea, come invece fanno alla fine degli anni '70 Spagna e Grecia.
Un'occasione mancata spesso rimproveratagli negli anni seguenti da coloro
che confrontavano le sorprendenti trasformazioni politiche e sociali di
questi due paesi con le difficoltà in cui si dibatteva la Turchia.
Il colpo di stato del 1980, arrivato per mettere fine ad un
decennio di violenze e instabilità, non risparmierà nemmeno Ecevit,
costretto al carcere insieme a tutti i leader politici dell'epoca. Nel 1982
decide di abbandonare il suo partito e la politica per "poter parlare
liberamente", ritorna all'attività di giornalista per dare battaglia sui
temi della democrazia e della libertà di espressione. Fonda una rivista che
esce con un suo articolo dal titolo eloquente "Tortura". La rivista viene
chiusa ed Ecevit ritorna in carcere.
Se Ecevit giornalista ed intellettuale fornisce un contributo
importante nel faticoso processo di democratizzazione seguito al colpo di
stato, anche criticando apertamente le forze armate ("Sono le elite e gli
intellettuali a voler l'intervento dei militari, la gente ha sempre subito i
militari"), non si può dire che sia stato altrettanto efficace sul piano
della politica, alla quale finisce inevitabilmente per tornare. Lo fa
fondando con l'inseparabile moglie Rahsan il Partito Democratico di Sinistra
(Dsp). Una sorta di partito-famiglia gestito dalla coppia con metodi poco
trasparenti, marcato da un forte nazionalismo che assume posizioni
oltranziste nei confronti di questioni spinose come quella cipriota o quella
curda.
La cattura
di Ocalan
L'entusiasmo popolare seguito alla cattura del leader del Pkk
(Partito dei Lavoratori del Kurdistan) Abdullah Ocalan porta però Ecevit di
nuovo alla guida di una curiosa coalizione con i nazionalisti dell'Mhp
(Movimento di Azione Nazionale) e con il Partito della Madrepatria (Anap).
Le sorprese però non sono ancora finite perchè, nonostante queste premesse,
Ecevit sarà nel 1999 al vertice europeo di Helsinki nel quale l'UE accetta
la candidatura turca: "La Turchia è l'esempio che smentirà tutti coloro che
sono d'accordo con Kipling quando dice che Oriente ed Occidente non si
incontreranno mai", è il commento di un Ecevit che si riscopre europeista.
In questo periodo non viene meno nemmeno il suo antico interesse
per i lavoratori ed il premier si spenderà molto per far approvare la legge
sulla sicurezza sul lavoro.
Poi ci sono la sua malattia, l'accanimento dei mass media, la
crisi con il presidente della Repubblica che nel 2001 porterà ad una
gravissima crisi economica e alla caduta del suo Governo di coalizione. Con
Ecevit malato ed impossibilitato a fare campagna elettorale, il partito da
lui creato si presenta alle elezioni del 2002 come una vittima sacrificale
di fronte alla rabbia popolare. Il risultato, anche se atteso, è scioccante
nelle proporzioni: con solo l'1.5% dei voti il partito è praticamente
cancellato dalla scena politica ed Ecevit si ritira dalla vita politica
attiva.
Con le sue non poche contraddizioni Ecevit è stato il leader
politico di sinistra più rappresentativo e carismatico della storia
repubblicana, "l'uomo che ha lasciato una traccia profonda nella vita
politica del Paese". Di fronte alle incertezze del presente, con lo spettro
delle elezioni politiche dell'anno prossimo, l'interrogativo insistente che
circolava tra coloro che sabato partecipavano al funerale dell'anziano
leader era se mai ci sarà qualcuno in grado di prenderne il posto (Fabio
Salomoni/www.osservatoriobalcani.org/artiche/articheview/6404/1/51/)
17.11.2006
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COOPERAZIONE

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Il presidente della Macedonia, Branko Srvenkovski, in visita
ad Ankara dove è stato ricevuto dal Capo dello Stato turco
Ahmet Necdet Sezer. Larghe intese. |
The presidents of Turkey and
Macedonia agreed on Tuesday in Ankara to improve current
bilateral cooperation which is, according to Turkish President
Ahmet Necdet Sezer, based on strong humanitarian ties as well as
common history and culture.
Macedonian President Branko Srvenkovski arrived in Ankara on
Monday night for an official three-day visit at Sezer's
invitation.
"We are pleased to see that Turkish companies' interest in
Macedonia has been increasing in recent years. We're encouraging
Turkish businessmen to make more investments in Macedonia,"
Sezer said following his talks with the visiting president,
while he also reiterated Turkey's support for Macedonia's
integration with the European-Atlantic institutions.
For his part, Srvenkovski said that economic relations between the
two countries were currently lower than they should be and
called on Turkish businessmen to make investments in his
country.
Highlighting the importance that Macedonia has attributed to
Turkey's support for its NATO membership bid, Srvenkovski also
expressed expectation from Turkey to display a strong gesture of
support at the upcoming NATO summit to be held in Riga, Latvia,
later this month.
The most recent high-level talks between the two countries took
place in June when Prime Minister Recep Tayyip Erdoğan met with
his Macedonian counterpart in Skopje during an official visit. (Turkish
Daily News)
17.11.2006
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LA RICONFERMA

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Il premier turco Recep Tayyip Erdogan è stato nominato per
la seconda volta e all'unanimità presidente del Partito di
radici islamiche "Giustizia e sviluppo" (Akp). |
L'attuale
premier turco, Recep Tayyip Erdogan, è stato confermato
presidente del partito di radici islamiche "Giustizia e Libertà"
(Akp) al termine del secondo congresso dello stesso partito,
svoltosi ad Ankara.
Erdogan era l'unico candidato in lizza, essendo stato indicato
all'unanimità dai leader del partito delle 81 province turche e
dai 353 deputati dell'Akp.
L'attuale governo turco è formato solo da esponenti dell'Akp che
dispone in parlamento di un'ampia maggioranza di quasi i due
terzi dei 550 deputati. (Ansa)
17.11.2006
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SOCIETA'
RAGAZZE
A BRACCETTO, CON O SENZA FOULARD

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Una
inchiesta della <Bbc> sul divieto di portare il velo fuori
casa. Il 63% delle donne lo mette ma come semplice copricapo. |
In an
article on the headscarf ban in Turkey, the Bbc wrote that 63 percent of
Turkish women cover their heads outside the home with the majority
choosing a traditional, non-Islamic head covering.
A tiny percentage choose the full cover of the chador and just 11% of
respondents wear the turban - or religious headscarf - which is neatly
pinned at the sides, leaving the face exposed, said the Bbc.
The Bbc's snapshot of Istanbul streets pointed out two girls walking
arm-in-arm along Istiklal Street in Istanbul, one dressed in a long skirt
and headscarf, the other in a tight-fitting top, hair flowing freely.
Though women can dress the way they want outside, wrote the Bbc, they
emphasized that wearing headscarves in universities was prohibited.
Women wearing the headscarf were deliberately left off the guest list for
this year's Republic Day reception at the presidential palace in Ankara,
the BBC wrote, and added that if the ruling Justice and Development Party
(Akp) took the presidency next year, for the first time the first lady of
the republic would wear an Islamic headscarf.
That debate has intensified since the current government came to power.
The Akp is political party with its roots in political Islam, the Bbc
wrote. (Kamuran Samar/Zaman)
17.11.2006
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CRONACA
FERMATO UN
COMPLICE DELLO SPARATORE DI ISTANBUL
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L'uomo
è stato bloccato a Gaziantep. Secondo la polizia avrebbe fornito ad
Ibrahim Ak l'arma con la quale questi avrebbe fatto fuoco davanti al
Consolato generale italiano. |
E' stato fermato a Gaziantep,
Anatolia sud-orientale, il complice della persona che sparò davanti al il
consolato d'Italia il 2 novembre scorso. L'uomo fermato è accusato di
avere fornito ad Ibrahim Ak, 23 anni, la pistola con cui aveva sparato tre
colpi in aria davanti alla rappresentanza diplomatica scorso per
protestare contro la visita del Papa in Turchia. Lo ha reso noto l'agenzia
<Anadolu>. L'uomo è stato trasportato ad Istanbul dove viene
interrogato dalla polizia. (Ansa)
17.11.2006
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FACEVA
IL DOPPIO GIOCO:
39 ANNI

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Si
tratta di Veysel Ates, ex membro del Pkk ed informatore delle Forze
di sicurezza condannato per l'attentato alla libreria di Semdinli in
cui morì una persona ed altre sei rimasero ferite. |
Un ex membro del Pkk, che
probabilmente faceva il doppio gioco tra l'organizzazione separatista
curda e le Forze di sicurezza turche, di cui era diventato un informatore,
è stato condannato a 39 anni e 11 mesi di reclusione per l'attentato di
un anno fa ad una libreria di Semdinli ai confini turchi con l'Iraq e
l'Iran.
L'uomo, Veysel Ates, è stato ritenuto colpevole dell'attentato, che
provocò un morto e sei feriti e dette avvio a varie e sanguinose
manifestazioni nell'intera area curdofona che provocarono diversi morti ed
anche ad un tentativo di coinvolgimento nell'attentato dell'attuale numero
uno dei militari turchi, il generale Yashar Buyukanit, da parte del
procuratore di Van, Ferhat Sarikaya, che lo accusava di avere ordito
l'attentato al fine politico di "bloccare il processo di adesione
della Turchia all'Unione europea".
Sarikaya fu cacciato in aprile scorso dalla magistratura con decisione del
Consiglio superiore della magistratura della Turchia, che ha ritenuto
manifestamente infondate le accuse a Buyukanit ed il 7 novembre scorso ha
confermato la decisione, respingendo il ricorso di Sarikaya, di cui la
stampa turca ha rivelato i legami non chiari con il partito filoislamico
al Governo.
Per la stessa vicenda sono stati già condannati a 39 anni due
sottufficiali della gendarmeria di Semdinli, ma il procuratore della Corte
degli Appelli della Turchia il 16 ottobre scorso ha raccomandato il loro
proscioglimento perché ha definito le accuse contro i due militari, che
si sono sempre professati innocenti, "totalmente infondate". Si
attende ora la sentenza della Cassazione.
La vicenda è stata citata anche nel recentissimo rapporto della
Commissione dell'UE sulla Turchia, dove, anche se il giudizio non è
ancora concluso, è menzionata come un esempio di persistenza della
tradizione di impunibilità dei capi militari turchi e di violazione della
autonomia della magistratura. (ticin@nline)
17.11.2006
|
UCCISI TRE
GUERRIGLIERI DEL PKK
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Combattimento
con le Forze governative turche nella zona di Sirnal nel sud-est
anatolico. |
L'esercito turco ha reso noto che
nella provincia orientale di Sirnak le Forze governative hanno ucciso in
combattimento tre guerriglieri curdi del Pkk. I ribelli hanno dichiarato
una tregua unilaterale lo scorso 1° ottobre, che però è stata ignorata
dal governo di Ankara, che ne anzi approfittato per intensificare la
caccia ai guerriglieri. Il conflitto nel Kurdistan turco ha provocato
almeno 40mila morti dal 1984 a oggi. Dall'inizio del
2006, sono 119 i guerriglieri curdi uccisi e 79 i militari turchi morti. (Alice)
17.11.2006
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GIUSTIZIA TRIBALE NELLA <TURCHIA
PROFONDA>

|
Vendica la moglie
violentata stuprando la figlia sedicenne del colpevole. Il
quotidiano <Radikal> denuncia l'incredibile decisione di un
tribunale di villaggio.
|
"Gli eventi vissuti in quel
villaggio evidenziano ancora una volta la mentalità medioevale e tribale
esistente nella cosiddetta 'Turchia profonda". Il giudizio, pesante,
non viene dall'Unione Europea e neanche dagli avversari dell'ingresso
della Turchia in Europa, ma dal giornale turco <Radikal>. Ed è
consolante leggerlo, perché la vicenda è sconvolgente e sembra fatta
apposta per far alzare, come di fatto sta succedendo, il tono della
polemica sulle condizioni del Paese sotto esame. Dunque, siamo a
Hacikislak, un villaggio della provincia di Van, nell'estremo Est, ai
confini con l'Armenia e con l'Iran. Una giovane donna, S. A., di 23 anni,
sposata e incinta al terzo mese, viene minacciata con una pistola e
violentata. Ingenuamente,si confida con un parente, forse cercando
consiglio. B. A., invece, la lega e la rinchiude in una stalla, quindi
riferisce il fatto al resto della famiglia. E' un'onta da lavare con il
sangue, ma si tengono i nervi saldi e si sottopone la questione al
tradizionale consiglio del villaggio, presieduto dal muhtar, il sindaco.
Tutti convengono sull'opportunità di applicare la procedura del "berde",
ovvero un conveniente risarcimento consensuale per la vittima di una
violenza o di una ingiustizia. Solo che il risarcimento convenuto è degno
del Medioevo più oscuro e forse nemmeno. In sostanza si decide che il
marito della donna stuprata potrà "rifarsi" sulla figlia sedicenne
dello stupratore, previo matrimonio religioso celebrato in moschea (che in
Turchia è illegale e non ha effetti civili). Librandosi, peraltro, della
moglie legittima, ormai "disonorata", falsificandone la firma
sotto l'istanza di divorzio. Detto fatto. A guastare la festa è stata una
parente della sposa ripudiata, che l'ha infine liberata dalla sua prigione
e l'ha aiutata a denunciare l'accaduto alla magistratura turca. E il
giudice è riuscito a dare una sorta di lieto fine alla vicenda ordinando
l'arresto del violentatore Hussein G. di 43 anni e del marito della donna
stuprata, Mehmet A. di 24 anni e denunciando a piede libero 10 persone tra
cui il sindaco del villaggio. (La Stampa Web)
17.11.2006
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NOTIZIARIO DI AMBASCIATA
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CREDITO
A SUPPORTO DELLE JOINT VENTURE
L'Istituto
italiano del Commercio Estero e la <Tusiad> hanno di recente
organizzato una conferenza sul sistema di credito a supporto
delle joint ventures italo - turche. Nel corso dell'evento,
il direttore dell'Ice Roberto Luongo ha tenuto a sottolineare
l'ottimo livello raggiunto dalle relazioni commerciali tra i
due Paesi, che continuano a rafforzarsi di anno in anno. Il
presidente di <Tusiad International> Aldo Kaslowski ha inoltre
posto l'accento sulla presenza rilevante delle aziende
italiane in Turchia, che hanno raggiunto nel settembre 2006
quota 500. L'Italia, nel complesso, rappresenta il terzo
partner commerciale con una quota sul commercio estero della
Turchia pari al 7%. Il rappresentante di <Tusiad International> ha
infine voluto sottolineare il consistente volume di investimenti
di aziende italiane nei primi 8 mesi del 2006, pari a circa 4
miliardi di dollari, con un incremento di più del 100%
rispetto al periodo gennaio - agosto dell'anno precedente,
in cui si era registrato un livello di investimenti pari a 1.
miliardi di dollari. |
RIFORME
La
Turchia procederà a passo spedito sul sentiero delle riforme
economiche, a dispetto dell'attuale dialettica in atto al
momento con Bruxelles. Ne sono convinti alcuni economisti di
prestigio internazionale che seguono con attenzione gli sviluppi
macro economici del Paese. "Se nel 2002 il livello dei tassi
di interesse viaggiava su una media del 66%, nel 2006 si sono
assestati intorno al 17%, con i conseguenti riflessi
sull'onere del debito dello Stato", sottolinea Simon
Quijano-Evans (CA-IB/Unicredit - Vienna). Quanto agli
investimenti esteri diretti in Turchia, in tredici anni (1990
- 2003) il valore complessivo era stato pari a 11 miliardi di
dollari, la stessa cifra che sarebbe poi stata registrata nel
biennio successivo (2004 - 2005). "Non solo, tiene a
precisare Evans,. Nei primi 8 mesi del 2006 il valore totale
ha già raggiunto i 12 miliardi di dollari". Secondo Tolga
Ediz (Lehman Brothers - Londra), le questioni politiche non
produrranno effetti negativi sull'andamento dell'economica.
"Un segnale positivo è senza dubbio rappresentato dalla
tenuta del mercato finanziario nazionale e della lira turca in
occasione delle recenti turbolenze finanziarie. Segnali
incoraggianti per il prossimo futuro, in cui le fluttuazioni non
dovrebbero lasciare il posto a vere e proprie crisi come
avvenuto nel 2001".
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DATI
CORRUZIONE
Secondo
un Rapporto di <Trasparency International>, relativo alla percezione
della corruzione in 163 Paesi, la Turchia nel 2006 ha
migliorato la sua posizione passando dal 65mo posto del 2005 al 60mo. L'indice
sulla corruzione che segnala all'ultimo posto Haiti ed al primo la
Finlandia mostra significativi passi in avanti del Governo di Ankara alla
luce del miglioramento non solo del clima economico generale, ma
soprattutto delle numerose riforme in campo amministrativo e
legale poste in essere negli ultimi anni anche su indicazione
dell'UE. Si precisa in proposito che gli stessi operatori
economici turchi chiedono insistentemente al Governo locale di
intensificare non solo la lotta all'economia sommersa,
all'evasione fiscale e dalla corruzione, ma anche un sensibile
miglioramento della trasparenza dei procedimenti amministrativi
sia al centro che in periferia. |
AZIENDE
E MERCATI INTERNAZIONALI
Nel
corso di una conferenza dell'Ocse sulle piccole e medie
imprese tenutasi ad Atene la scorsa settimana, cui ha
partecipato per la Turchia il presidente della <Kosgeb Bayram
Mecit>, si è discusso in modo particolare dell'opportunità
per tali aziende di
inserirsi sui mercati internazionali. Tra le raccomandazioni
emerse dai lavori spiccano in particolare la necessità di
armonizzare la legislazione dei Paesi membri
dell'Organizzazione a livello internazionale, l'urgenza di
rimuovere le barriere non tariffarie, incoraggiando la
cooperazione a livello intergovernativo e l'opportunità di
creare un'ambiente imprenditoriale favorevole allo sviluppo
delle piccole e medie imprese, anche attraverso la riduzione di
ostacoli di natura amministrativa e burocratica. "Queste
aziende", ricorda il Presidente della <Kosgeb Bayram Mecit", che
rappresenta il settore industriale di piccola e media grandezza,
"rappresentano la spina dorsale della nostra economia. In
Turchia il 99.83% delle aziende sono riconducibili a piccole e
medie realtà produttive che contribuiscono a garantire
occupazione a circa il 77% della forza lavoro complessiva".
"Tuttavia", fa notare un esperto della <Kosgeb> intervenuto
alla Conferenza, "solamente il 10% delle esportazioni totali
del Paese sono attribuibili alle piccole e medie imprese
nazionali, rispetto al 38% del Giappone, il 31% in Germania , il
26% in Francia ed il 22% in Gran Bretagna". Un dato assai
rilevante, soprattutto alla luce della relazione diretta
esistente tra volume di esportazioni e tasso di occupazione.
ENERGIA
ALTERNATIVA
La
Turchia investe sempre più in energia alternativa, al fine
soprattutto di ridurre la forte dipendenza dai produttori
stranieri. Un'attenzione particolare è rivolta all'area
di Cesme, in cui è assai sviluppato lo sfruttamento
dell'energia eolica. Una nuova stazione ("Mare Monastery")
sarà gestita sulla costa egea a partire dal gennaio 2007 da
<Polat Holding> e da <Demirer Energy>, in partnership con la tedesca
<Enercon>. Il valore dell'investimento è stato pari a 450
milioni di dollari.
IMPORT
MATERIE ENERGETICHE
Nei
primi nove mesi dell'anno in corso, le importazioni di prodotti
energetici (petrolio, gas naturale, carbone, ecc.) sono
ammontate a 21 miliardi di dollari (il 21% delle importazioni
totali del Paese) (Ufficio Statistico Nazionale Tuik).
Rispetto allo stesso periodo del 2005 sono cresciute del
42.4% (14.8 miliardi di dollari).Dei 21 miliardi di dollari di
prodotti energetici importati nei primi nove mesi dell'anno in
corso, 12,6 miliardi di dollari sono relativi al petrolio, 1,3
miliardi al carbone, 7. miliardi al gas naturale. A fine 2006,
la bolletta energetica costerà al Paese circa 29 miliardi di dollari.
Attualmente il costo dei prodotti energetici costituisce il 53% del deficit
totale della bilancia commerciale turca.
EXPORT
TESSUTO "DENIM"
Secondo
i dati forniti dalla <Tim> (l'Assemblea Nazionale degli
Esportatori) nei primi nove mesi dell'anno in corso le esportazioni di
tessuto "denim" sono state pari a 986,2 milioni di dollari,
con un calo del 37% rispetto allo stesso periodo del 2005. La
<Tim> ritiene - sulla base dei rapporti
inviati dai produttori locali nelle ultime settimane - che l'export
complessivo a fine
2006 si attesterà intorno a 1.4/1.5 miliardi di dollari. I tre
principali Paesi acquirenti di tessuto "denim" dalla Turchia nei primi
nove mesi del 2006 sono risultati la Germania (175.2 milioni di
$), il Regno Unito (144.6 milioni di $) e la Spagna (80.7milioni
di $).
ECONOMIA
E POLITICA ECONOMICA
Dopo
4 mesi, l'inflazione ritorna ad una sola cifra; un segnale
confortante dopo la recente impennata a causa delle turbolenze
finanziarie di aprile - giugno.
Nel mese di ottobre il livello dei prezzi è cresciuto
meno del previsto, a dispetto del mese del Ramadan e della
festività dell'Eid, che generano generalmente un incremento
della spesa. L'indice dei prezzi al consumo su base annuale è stato infatti pari al
9.98%. L'incremento maggiore a
livello mensile è stato registrato nel comparto
dell'abbigliamento e della calzature (9.67%), mentre su base
annuale nel settore dei servizi (13,44%). L'indice dei prezzi
alla produzione ha registrato nel mese di ottobre un incremento
pari allo 0,45%; negli ultimi 12 mesi, invece, l'aumento è
stato pari al 10.94%.
DEFICIT
PARTITE CORRENTI
Il
deficit delle partite correnti nei primi 9 mesi del 2006 è
maggiore di quello registrato nell'intero 2005. Pari a 25.3
miliardi di dollari, ha fatto registrare un incremento del 59.6%. In particolare, la bilancia commerciale è in negativo
per 32 miliardi di dollari (+32% rispetto allo stesso periodo
del 2005); segno positivo, invece, nel comparto dei servizi, con
un surplus pari a 10.1 milioni di dollari, in calo tuttavia
rispetto all'anno precedente in cui nei primi nove mesi aveva
raggiunto quota 11.6 miliardi. Sul lato invece dei movimenti di
capitale, l'afflusso nel periodo gennaio - settembre e'
stato pari a 25.9 miliardi di dollari, con un incremento di
circa il 100% rispetto allo stesse periodo del 2005. Sul fronte
degli investimenti esteri diretti, il valore complessivo è
stato di 12.4 miliardi di dollari, un balzo in avanti di
assoluto rilievo se si pensa che nel 2005 (gennaio -
settembre) il valore non aveva superato quota 3 miliardi di
dollari. Secondo uno studio condotto dall'Istituto di Finanza
Internazionale (Iif), l'afflusso di investimenti esteri
diretti in Turchia dovrebbe raggiungere i 22 miliardi di
dollari, grazie soprattutto all'incremento dei tassi di
interesse nel settore bancario ed al rapido processo di
privatizzazione al momento in atto. Per questi motivi -
continua il rapporto dell'Istituto - la Turchia occupa a
ragione le prime posizioni tra i Paesi emergenti con maggiori
possibilità di investimenti nel breve e nel medio periodo.
Quanto al 2007, il Governo di Ankara non prevede una riduzione
del deficit delle partite correnti. Tuttavia - ha tenuto a
sottolineare il ministro delle Finanze Kemal Unakitan - l'onere
potrebbe essere in parte ridotto dalla continua riduzione del
prezzo del greggio sui mercati internazionali.
PRODUZIONE
INDUSTRIALE IN AUMENTO
Nei
primi nove mesi del 2006 la produzione industriale è
aumentata del 6.3% rispetto allo stesso periodo dell'anno
precedente (dati Tuik). Riduzione del 4-8% in ottobre rispetto
al mese di settembre, soprattutto a causa di una diminuzione
delle vendite nel comparto automobilistico e della ricorrenza
del Ramadan.
REVISIONE
DELLA POLITICA DELLE ENTRATE
In
occasione del semestrale Consiglio Consultivo per gli affari
internazionali dello Yased, l'Associazione degli investitori
internazionali - un importante think
thank di imprese turche ed internazionali che discutono
delle prospettive degli investimenti esteri in Turchia, il presidente Saban Erdikler ha messo in luce i notevoli progressi
sin qui compiuti dal Paese nel costituire un ambiente favorevole
all'attrazione degli investimenti esteri. E' innegabile che
alcuni problemi costituiscano ancora degli ostacoli per gli
investitori, come ha ammesso lo stesso Erdikler: tra questi vi
sono le lentezze e le inefficienze del sistema giudiziario e
burocratico nonché l'ancora scarsa tutela della proprietà intellettuale e industriale. Nelle parole di
Erdikler, posto che un ambiente più attraente per gli
investimenti esteri richiederebbe anche una riduzione del costo
del lavoro ed una revisione della politica delle entrate che
implichi la sostanziale riduzione delle imposte sui fattori di
produzione, notevoli passi avanti si stanno compiendo in
particolare nell'adeguamento del sistema giudiziario agli
standard europei.
PROTEZIONE DEL
MARCHIO
Altra
tematica di particolare interesse è quella legata alla
protezione del marchio e della proprietà intellettuale in
funzione della ineludibile gravità del problema della
contraffazione, che riguarda categorie sempre più estese di
beni di consumo (dall'abbigliamento alle calzature,
dai prodotti alimentari alle medicine). Parallelamente e
forse anche grazie all'azione di lobbying che da tempo è
messa in atto da alcune grandi imprese che operano in Turchia,
la legge sulla protezione del marchio è ora in corso di
revisione in Parlamento.
INVESTIMENTI ESTERI
DIRETTI
A riprova dell'importanza che da parte del Primo Ministro
Recep Tayyip Erdogan in
persona si attribuisce alla tematica degli investimenti esteri diretti,
è stata di recente costituita la nuova agenzia per
l'attrazione degli Ide in Turchia, la <Tispa>, incardinata nella
struttura della Presidenza del Consiglio e deputata ad assistere
a titolo gratuito gli investitori stranieri per tutto il corso
di vita dell'investimento. Nelle intenzioni del suo Presidente
l'agenzia, che collaborerà strettamente con la Direzione
Generale per gli Investimenti esteri del Ministero del Tesoro,
avrà anche una serie di desk officer per ciascuno dei Paesi target nonché una rete di
uffici all'estero tesi a promuovere la Turchia quale
destinazione di investimenti diretti. Il Primo Ministro stesso,
intervenendo al ricevimento offerto in serata dal presidente
Erdikler, ha voluto porre l'accento sulla crescente
attrattività della Turchia per gli investitori stranieri e
sull'importanza per il Paese degli investimenti dall'estero
che, nelle sue parole, "sono vitali per una crescita
sostenibile, un'economia forte e per il benessere del popolo
turco. Insieme a Messico ed Indonesia - ha concluso Erdogan -
la Turchia dovrebbe presto entrare nel gruppo dei Paesi
emergenti che attraggono i maggiori investimenti esteri,
attualmente formato da Brasile, Russia, India e Cina, ed insieme
questi sette Paesi dovrebbero raggiungere nel 2050 un reddito
globale superiore del 25% a quello dell'insieme dei Paesi
G-7".
INDICATORI
MACROECONOMICI
- Crescita
del PNL nel 2005: 7.7%; gennaio - aprile 2006: 6.3%
- Inflazione
annua (prezzi al consumo): 7.72% (2005); 9,98%
(ottobre 2006)
- Interscambio
con l'Italia nel 2006 (gen - settembre): oltre $11.2
miliardi, con esportazioni verso
l'Italia pari
a $4.9
miliardi (+25.5% rispetto al corrispondente periodo del
2005) ed importazioni dall'Italia pari a $6.2 miliardi
(+12.8 % rispetto al corrispondente periodo del 2005). (Ice
Istanbul su dati dell'Istituto Turco di Statistica- Tuik)
PROGETTO "HOW
TO GO INTERNATIONAL"
L'<Unioncamere> della Liguria, assieme agli <Euro
Info Centres>
di alcune Regioni dell'Italia, della Spagna e della Turchia
impegnate in progetti europei, sta coordinando il progetto
"How to go International",
finanziato dall'Unione Europea - Direzione Generale
delle Imprese e dell'Industria, il cui scopo è quello di
contribuire all'applicazione delle linee guida indicate
dall'<Entrepreneurship Action Plan> della Commissione Europea conducendo una serie
di attività a sostegno della competitività delle piccole e
medie imprese (SMEs) e delle micro-imprese che intendono ampliare
la loro attività a livello internazionale. L'obiettivo
principale del progetto è quello di fornire sia alle SMEs che
alle micro-imprese l'assistenza che consenta loro di superare
la difficoltà che si presentano nell'accedere ai mercati
europei ed internazionali; l'adeguata gestione delle proprie
risorse; la definizione di chiare strategie e la gestione di
attività di cooperazione transnazionali. A tale riguardo è
stato creato il seguente sito web relativo al progetto www.lig.camcom.it/howtogointernational,
dove le parti interessate possono accedere a tutte le
informazioni relative ai processi di internazionalizzazione già svolte sia dalle Regioni che dai Paesi conivolti nelle attività del
progetto stesso. La Turchia vi è rappresentata dalle Camere
di Commercio di Istanbul e Gaziantep, ed uno dei principali
eventi previsti in ambito al progetto sarà tenuto proprio ad
Istanbul il prossimo 4 dicembre quando oltre 100 aziende
provenienti da Italia , Spagna e Turchia si incontreranno per
discutere e verificare le opportunità di affari nei seguenti
settori: agro-alimentare, costruzioni, meccanica, elettronica ed
automazione, gomma e plastica. Per prendere parte all'evento
sarà necessario compilare il formulario di partecipazione
disponibile sul predetto sito web dove sarà altresì possibile consultare on-line la lista dei partecipanti ed
eventualmente fissare in anticipo delle riunioni di lavoro.
_____________________________
A
cura di : Simona De Martino - capo dell'Ufficio Economico e
Commerciale dell'Ambasciata d'Italia in Turchia
Gianmarco Macchia - vice capo dell'Ufficio Economico e
Commerciale
Roberto luongo - direttore dell'Ufficio Ice di Istanbul
Redazione: Tiziana Staffolari - collaboratore economico e
finanziario
17.11.2006
|
ECONOMIA
LA 6° POTENZA
MONDIALE

|
Il
Primo Ministro turco ne è sicuro. Come data di riferimento Erdogan ha posto quella del 2016 con entrate annue per 800 miliardi
di dollari. |
Il premier turco Recep Tayyip
Erdogan ne è sicuro: nel 2016 il Paese della Mezzaluna sarà la sesta
potenza a livello mondiale, con entrate annuali per 800 miliardi di
dollari.
Parlando al meeting organizzato fra Spagna e Turchia, Erdogan ha aggiunto:
"Considerato il nostro potenziale economico non c'è ragione che
impedisca l'incremento delle relazioni commerciali con il nostro Paese".
Spiega il premier: "Viviamo in un mondo dove differenti civiltà
iniziano a condividere la stessa storia. La Turchia da sola è già un
simbolo di alleanza fra civiltà. Man mano che la corroborazione aumenta
possiamo difendere le persone innocenti, perchése stiamo a guardare siamo
anche noi colpevoli". (da Denaro.it)
17.11.2006
|
"ANKIROS
2006" MAGGIORE EVENTO FIERISTICO
DEL SETTORE FONDERIE SUL MERCATO TURCO

|
Nel
Paese della Mezzaluna l'industria ha un vasto campo di utilizzo
nell'edilizia, meccanica, automobilistica e dei trasporti in genere.
La produzione nei vari comparti è di circa 1.500.000 tonnellate
all'anno. I principali centri sono localizzati nelle
regioni di Marmara, nell'Egeo e in quelle dell'Anatolia centrale. Il
"Punto Italia" allestito dall'Ice in collaborazione con
<Amafond>. |
Grande successo ad a
Istanbul nel centro espositivo <Tuiap> della fiera "Ankiros
2006 - 8th International Non Ferrous Metals Technologi Machineri &
Products Trade Fair". La fiera "Ankiros" ha costituito il maggior
evento fieristico del settore sul mercato turco ed è organizzata, con
cadenza biennale, dalla <Hannover Messe International>. Su un'area
espositiva lorda di 25.000 mq, erano presenti 620 espositori, di cui circa
il 40% esteri. In Turchia l'industria delle fonderie ha un vasto campo di
utilizzo nell'industria edilizia, meccanica, automobilistica e dei
trasporti in genere. La produzione nei vari comparti del settore è di
circa 1.500.000 tonnellate all'anno. Oltre 22.000 addetti trovano impiego
in 300 fonderie e 1.000 officine; queste ultime operano prevalentemente
per piccole lavorazioni e finiture. I principali centri produttivi sono
localizzati sia nelle regioni di Marmara (Istanbul e Bursa), nell'Egeo
(Smirne, Denizli, Mersin e Adana) sia in quelle dell'Anatolia centrale
(Ankara, Konia, Eskisehir). L'Ice, in collaborazione con l'Associazione di
categoria <Amafond>, aveva organizzato un "Punto Italia"
dove erano presenti dieci importanti aziende italiane, produttrici di
macchinari, impianti e tecnologie per la fonderia e la metallurgia. Oltre
all'Italia, erano presenti con proprie partecipazioni ufficiali anche la
Germania, la Cina e la Spagna. Il "Punto Italia" allestito
dall'Ice ha permesso ai rappresentanti delle dieci aziende partecipanti di
accogliere i visitatori in stand personalizzati. Per le stesse aziende era
a disposizione un centro servizi, dove erano presenti fax, telefono e
computer con collegamento ad internet. A cura dell'Ufficio Ice di Istanbul
erano state realizzate 600 brochure per promuovere la presenza ufficiale
italiana in fiera; copie della pubblicazione erano state inviate prima
della manifestazione agli operatori locali (aziende, importatori,
associazioni), e sono state poi distribuite ai visitatori del "Punto
Italia". Nel catalogo generale della manifestazione era inoltre
presente una pagina pubblicitaria dedicata alla presenza ufficiale
italiana. (Ice Istanbul)
17.11.2006
|
PER IL "WORLD
E. FORUM " L'INGRESSO
DELLA TURCHIA PUO' AIUTARE L'EUROPA

|
Una
relazione "positiva, di lunga durata ed inclusiva" tra
Ankara ed il Vecchio Continente consentirebbe a quest'ultimo di
affrontare problemi quali la sicurezza energetica, il deficit
demografico, l'integrazione di minoranze e il terrorismo
internazionale. Commento di Thierry Mallerer, direttore e
responsabile del "Global Challenge Team". |
La Turchia può aiutare l'Europa a
risolvere alcuni dei maggiori rischi globali cui il Vecchio Continente
dovrà far fronte nei prossimi decenni, secondo un rapporto del <World
Economic Forum" (Wef) reso noto a ginevra.
Una relazione "positiva, di lunga durata ed inclusiva" tra
Europa e Turchia consentirebbe all'Europa di affrontare problemi quali la
sicurezza energetica, il deficit democrafico, l'integrazione di minoranze
ed il terrorismo internazionale, ha affermato un comunicato del Wef.
"La Turchia è percepita da molti come una fonte di rischio per
l'Europa. ma potrebbe essere esattamente il contrario: una fonte
potenziale di mitigazione dei rischi", ha commentato Thierry Mallerer,
direttore e responsabile del "Global Challenge Team" del Wef.
Il rapporto ritiene che la Turchia possa svolgere un ruolo molto positivo
(high mitigation) in almeno quattro dei maggiori rischi globali che dovrà
affrontare l'Europa nei prossimi 10-20 ani: eventuali crisi nell'offerta
di petrolio e di energia, terrorismo internazionale, proliferazione di
armi di distruzione di massa, conflitti, tra Stati o civili. Inoltre, la
Turchia può avere un ruolo piuttosto positivo (medium mitigation) per i
rischi legati alla globalizzazione, i cambiamenti climatici e le crisi di
entrate fiscali risultanti all'invecchiamento democrafico: "Ma niente
di tutto questo è realizzabile se si permetterà alle relazioni tra
Europa e Turchia di peggiorare", ha concluso il comunicato. (Ansa)
_________________________
Al "World Economic Forum" hanno preso parte rappresentanti del
mondo economico e politico di risonanza internazionale come Joaqu Yn
Almnia, Commissario europeo per gli Affari economici e politici, numerosi
docenti delle più prestigiose università mondiali, il premier turco
Recep Tayyip Erdogan e gran parte dell'Esecutivo di Ankara. Sempre per i
turchi erano presenti il governatore della Banca Centrale Durmus Yilmaz,
il prsidente dell'Unione delle Camere di Commercio e della Borsa delle
Merci Rifat Hisarciklioglu nonché il Ceo di <Sabanci Holding> Guler
Sabanci.
17.11.2006
|
LA PRESENZA DEL SETTORE
ALIMENTARE

|
Secondo
uno studio dell'Ente Statale di Pianificazione (Dpt), nei distretti
industriali di 64 principali città della Turchia risulta il comparto
più diffuso. Ad Istanbul però a dominare è il
tessile-abbigliamento. |
Secondo uno studio dell'Ente Statale di Pianificazione (Dpt) sui settori
"locomotiva" nei distretti industriali delle 64 principali città
della Turchia, sarebbe l'agro-alimentare il comparto più universalmente
diffuso. A Istanbul l'industria dominante è quella del
tessile-abbigliamento (nello specifico: l'abbigliamento pronto, i tessuti
in cotone, l'intimo, la maglieria e l'abbigliamento in pelle), mentre ad
Ankara -che è la capitale politica del paese ma è spesso vista come solo
centro amministrativo- sono preponderanti i settori dell'arredamento
(Distretto di Siteler) e quello metalmeccanico (motoveicoli, parti e
componenti), seguiti a ruota da altri settori come l'elettromedicale e gli
strumenti ottici. Nella regione di Izmir -la terza città del Paese- i
settori più importanti sono l'alimentare, l'ortofrutta, il tabacco e il
tessile, senza dimenticare l'elettromeccanica della vicina area di Manisa.
E' interessante notare che nei 64 centri più importanti del paese il
settore più diffuso è quello agro-alimentare, spesso rivolto all'export,
seppur ancora dominato da una visione regionale. Se si osservano i
settori, quello tessile è principalmente diffuso nelle aree di Adana,
Yozgat, Diyarbakir e Sanliurfa (Sud-Est della Turchia); Izmir, Aydin,
Denizli, Usak, Isparta (Regione Egea); Istanbul, Bursa, Yalova, Sakarya,
Tekirdag (Regione di Marmara). Il settore pellettiero è diffuso non solo
ad Istanbul, ma anche a Tekirdag, Usak, e Mus. Il settore del legname è
presente principalmente nella regione del Mar Nero, mentre il comparto
automobilistico è presente particolarmente nelle aree di Bursa, Sakarya,
Aksaray, Konya ed Ankara. (Ice Istanbul)
17.11.2006
|
AXEL
PRINGEL ACQUISTA IL 25% DI <DOGAN TV>
|
Il
magnate turco dovrà sborsare 375 milioni di euro. L'acquisizione
deve essere approvata dalle autorità competenti dei due Paesi. |
Il
magnate tedesco dell'editoria Axel Springer ha annunciato di avere
raggiunto l'accordo per l'acquisto del 25% del network televisivo turco
<Dogan Tv>, una delle maggiori compagnie del settore nel Paese della
Mezzaluna.
L'editore ha nel suo portfolio quotidiani e periodici come <Bild>,
<Die Welt> e <Sport Bild>. L'accordo con la <Dogan Yayin
Holding>
prevede
un pagamento di 375 milioni di euro. L'acquisizione deve essere approvata
dalle autorità competenti dei due Paesi. (Apcom)
17.11.2006
|
ACCORDO IN VISTA
TRA <TURCAS> E LA <SOCAR>
|
Un
comunicato della società petrolifera turca all'<Istanbul Stock
Exchange> per dare notizia dei contatti presi. |
La
<Turcas Petroleum A.S> ha annunciato con un comunicato all'
<Istanbul Stock Exchange> di aver preso i contatti per stabilire una
collaborazione commerciale con la compagnia petrolifera di Stato azera, la
<Socar> che possiede il 25% delle azioni del famoso oleodotto
Baku-Tbilisi-Ceyhan.
"In accordo con le decisioni prese dal consiglio di amministrazione
della nostra società - si legge nella nota - la nostra compagnia ha
attivato tutti i canali per sviluppare le relazioni commerciali e la
collaborazione con la compagnia petrolifera di Stato azera /Socar), per la
produzione, il trasporto e la raffinazione di petrolio grezzo e gas
naturale, coma anche la costruzione di raffinerie ed impianti
petrolchimici. Gli aggiornamenti sullo stato degli accordi verranno
costantemente resi noti". Una mossa prevista che sottolinea
l'interesse del Paese della Mezzaluna nei confronti della
potenzialità del Caucaso. (Apcom)
17.11.2006
|
IN CALO IL RAKI

| La
produzione - causa le tasse molto alte sugli alcolici - è scesa del
20% tra gennaio e settembre. Ne meglio è andata per il vino (-10%) |
La produzione di raki in Turchia
cola a picco. La bevanda alcolica a base di anice, uno dei maggiori
prodotti tipici del Paese, ha avuto un calo di ben il 20% fra gennaio e
settembre. A dirlo sono le tabelle dell'Istituto di Statistica (Tuik).
Se la cava male anche la produzione di vino che è calata del 10%. La
produzione di alcolici in generale ha avuto na flessione dell'1.3%. A
determinare questi pessimi risultati è stato l'aumento delle tasse sulla
produzione che si è riflettuto negativamente anche sul consumo. (Apcom)
17.11.2006
|
ECONOMIA
ENERGIA:
LA VIA PASSA DA ANKARA

|
Ben presto le sue pipeline trasporteranno
il 7% del petrolio e del gas mondiali. Già bastione meridionale
della Nato, la Turchia oggi - e soprattutto dopodomani - lo sarà
anche di quello energetico. Il Paese della Mezzaluna è il ponte per
portare nel Mediterraneo l'oro nero dell'Asia centrale,
diversificando fonti e rotte, evitando quelle del Bosforo, puntando
sul Btc. Diversificazione anche per il gas e sicurezza delle
forniture.
|
La strada, l'ultimo tratto
ancora
in terra battuta, taglia la campagna sterminata. Il cotone biancheggia.
A destra e sinistra spuntano tendopoli straccione: sono gli accampamenti
degli stagionati arrivati per la raccolta. All'improvviso, nel mezzo
di niente, un muro di rete e filo spinato, il posto di blocco. Un grande
cartellone bianco annuncia: Baku-Tbilisi-Ceyhan, ham petrol boru
hatti, che vuoi dire oleodotto. Sotto, a lettere cubitali: Heydar
Aliyev, presidente dell'Arzebaijan. Il quale, superati i controlli di
rito, poco dopo si materializzerà in una gigantografia a colori davanti
al quartier generale del Btc.
Già,
perché senza Aliyev e l'ostinazione degli americani, il petrolio del
Caspio avrebbe continuato a scorrere nelle condotte russe, non avrebbe mai
imboccato la via della Turchia per sfociare a Ceyhan, nel Mediterraneo
orientale. Senza l'apertura di quel corridoio Est-Ovest la Turchia non
avrebbe nemmeno potuto cominciare a sognare di dotarsi di un hub
da cui, salvo imprevisti, nel 2012 transiterà il 6-7% del commercio
mondiale di petrolio. E intorno al 2020 almeno altrettanto di gas.
Il
cielo è terso, la baia di Ceyhan tutto sommato incontaminata se non
fosse per quei due moli che si allungano paralleli sul mare e quei 14
mega-depositi di greggio adagiati nell'entroterra: sette bianchi per il
petrolio del Btc, sette marroni per il rubinetto iracheno. Un tanker
russo ha appena finito di caricare, tra tre giorni sarà a Genova. Un
altro aspetta il suo turno.
Da
quando è operativo, 120 giorni, al molo del Btc hanno attraccato 45
petroliere dirette in Francia, Italia e Spagna, Stati Uniti, India e
Israele caricando 32.6 milioni di barili. In questo paesaggio da
cartolina si fa fatica a immaginare che, tra cinque anni, Ceyhan
surclasserà Rotterdam, movimentando 190 milioni di tonnellate all'anno di
greggio, 60 in più del maggiore porto europeo.
Turchia
sì, Turchia no. L' Europa tentenna, non sa decidere se imbarcare il
primo grande Paese musulmano in lista di attesa. La diretta interessata
non se la prende troppo. E sfodera tutte le sue carte in tavola: finora
era "soltanto" il bastione meridionale della Nato, oggi - e
soprattutto dopodomani - lo sarà anche di quello energetica.
Con
il tasso di dipendenza dell'Europa da Russia e Medio Oriente, con <Gazprom>
turgida di capitali che sgomita per entrare ovunque sui suoi mercati, la Turchia può offrirle
l'agognata diversificazione di fonti
e rotte.
Ai
suoi confini, tra le regioni del Caspio e del Medio Oriente, sta
infatti il 73% delle riserve mondiali di petrolio e il 72 di quelle di
gas. Per questo ci investe sopra e aspetta: l'Europa è avvisata.
A
Est di Costantinopoli un tempo passava la via della seta. Quasi sullo
stesso tracciato oggi corre la via del petrolio. E del gas.
Tutto
cominciò nel '94, con l'epico braccio di ferro tra Russia e Stati Uniti
per il controllo delle risorse del Caspio. Madeleine Albright,
allora Segretario di Stato Usa, tentò l'impossibile per tirare dalla sua
Aliyev e costruire il corridoio energetico Est-Ovest svincolato dalla
Russia. Le mayor esitavano per i costi proibitivi dell'avventura.
Alla fine, raccontano, Madeleine convinse il presidente Clinton a scucire
un assegno da 500 milioni di dollari. Aliyev sterzò verso l'indipendenza
energetica dall'ex-Urss e il Btc fu.
La
parola
d'ordine
Per
portare il greggio dall'Azerbaijan alla Turchia attraverso la Georgia:
deviazione costosa pur di evitare l'Armenia, troppo filo-russa. Un
oleodotto di 1.770 km, capacità a regime 1.5 milioni di barili al giorno
(la produzione del Messico) costo finale, 4 miliardi di dollari: il prezzo
(una strategia lungimirante, di una diversificazione necessaria e urgente.
Tanto più dopo la crisi dell'inverno 2005, con la chiusura dei rubinetti
del gas russo in transito per l'Ucraina.
"La
Turchia è il ponte per portare al Mediterraneo il petrolio dell'Asia
centrale, diversificando fonti e rotte, evitando quella del Bosforo,
puntando sul Btc, sulla pipeline irachena e su quella che presto partirà
da Samsun per arrivare a Ceyhan nel 2010", dice Jan Nahum, CEO di Petrol
Ofisi.
Diversificazione
anche per il gas e sicurezza delle forniture: "Con Nabucco che lo
dirotterà fino a Vienna passando per Bulgaria, Romania e Ungheria,
con l'altra via che dalla Grecia approderà in Italia. Ma c'è anche
l'Lng in arrivo da Algeria e Nigeria. Quello che dall'Egitto sbarca a
Ceyhan, dove costruiremo una raffineria petrolifera da 10 milioni dì
tonnellate di capacità".
Non
solo per l'Europa, anche per la Turchia la parola d'ordine è
diversificare rispetto a partner difficili, come Russia e Iran.
Anche
se Ankara è abbastanza ottimista. "Con l'Iran non facciamo guerre
da 3-400 anni. Se Teheran blocca la pipeline, noi non abbiamo
il gas ma loro non incassano", commenta Tugrul Erkin della
Bosphorusgas (controllata al 40% da Gazprom). "Comunque abbiamo
alternative. Anche l'Iraq ha il gas e deve passare di qui per venderlo in
Europa".
Progetti
vecchi e nuovi si intersecano e aggrovigliano sul nuovo corridoio
Est-Ovest. Altra energia da Kazakhstan, Russia, Turkmenistan.
La
Turchia ormai è dentro fino al collo nel grande gioco, galvanizzata e
ottimista. Convinta di tenere in pugno l'Europa. Non a torto.
Però
la sua diversificazione continua a pagare un pesantissimo tributo a Russia
e Gazprom. E la sicurezza delle forniture all'inesauribile turbolenza dei
vicini.
"Siamo
un'isola di pace e stabilità, anche se intorno abbiamo guerre e
terrorismo. Non abbiamo paura. Sappiamo trattare con i nostri vicini. E
abbiamo molti fornitori", confida Mehmet Yukselen di Sabanci. Sarà.
(Adriana Cerretani-Il Sole24 Ore/Osservatorio
Iraq)
17.11.2006
|
KAZAKHSTAN-MAR
NERO:
RUSSIA
CONTRO L'ESPANSIONE

|
A
prendere posizione con una lettera alla <Chevron> il ministro
dell'Energia Viktor Khristenko. Il consorzio vuole infatti
raddoppiare la capacità trovando però l'opposizione di Mosca. |
Russia's Energy Ministry has
rejected a plan to expand the capacity of a Chevron-led oil pipeline from
Kazakhstan to the Black Sea, Kommersant business daily said.
The paper said shareholders in the Caspian Pipeline Consortium (Cpc) had
proposed adding $2.5 to the current pipeline transit fee of $27.38 per ton
of oil to get Russia's agreement on a long-awaited expansion of the link.
The consortium wants to almost double capacity from 700,000 barrels per
day (bpd) to 1.3 million bpd, but has faced opposition from Russia, which
fears the pipeline -- the only private crude oil link on its territory --
could increase tanker traffic in the already congested Bosporus straits in
Turkey.
Russia complains that low transit fees are delaying repayment of $5.3
billion in loans, which CPC raised from its private shareholders. That in
turn delays the moment when Russia starts receiving its profits as a
shareholder.
However, raising transit fees could also make the pipeline a less
attractive option for oil exporters, which would give Russian pipeline
monopoly Transneft a greater say in the growing Caspian export market.
The paper quoted sources close to Russia's state property agency as saying
the Energy Ministry wanted the fee to be raised by nearly 40 percent.
It quoted a letter from Energy Minister Viktor Khristenko to Chevron as
saying that Russia was going to stick to its tough position towards the
Caspian Pipeline Consortium (Cpc).
An Energy Ministry spokesman could not confirm the information. Chevron's
Moscow office said the company had not received the letter officially,
although it was aware that it was being prepared.
"Chevron is currently working very actively with all Cpc shareholders
on agreeing the basis for CPC expansion," a spokeswoman said.
"The work is going well and we expect it to conclude in the near
future," she added.
Analysts say Russia's tough line on Cpc -- the venture has also received
back-tax claims -- is part of a broader Kremlin strategy to limit foreign
involvement in the strategic energy sector.
Russia has slapped the group with a 4.7 billion roubles ($176.6 million)
back-tax claim for 2002-2003 and is currently checking its accounts for
2004-2005.
CPC handles most of the oil exports from Kazakh oil fields to Novorossiisk,
Russia's largest Black Sea port, for re-export to world markets.
Chevron is a 15 percent shareholder in Cpc while Russia is a 24 percent
shareholder in the consortium. Shareholders also include Kazakhstan and
Oman as state shareholders as well as oil companies BP Plc, Royal Dutch
Shell, LUKOIL and Rosneft. (Turkish Daily
News)
17.11.2006
|
IN
AUMENTO L'IMPORT DI ENERGIA
|
La
Turchia sempre più dipendente da altri Paesi per petrolio, gas
naturale e carbone. A fine anno la bolletta costerà al Paese 29
milioni di dollari. |
Secondo l'Ufficio
Statistico Nazionale Tuik, nei primi 9 mesi dell'anno in corso le
importazioni in Turchia di prodotti energetici (petrolio, gas naturale,
carbone, ecc.) sono ammontate a 21 miliardi di dollari (il 21% delle
importazioni totali del Paese). Rispetto allo stesso periodo del 2005 esse
sono cresciute del 42,4% (14.8 miliardi di dollari). Dei 21 miliardi di
dollari di prodotti energetici importati nei primi nove mesi dell'anno in
corso, 12.6 miliardi di dollari sono imputabili al petrolio, 1.3 miliardi
$ al carbone e 7.2 miliardi $ al gas naturale. A fine 2006, la bolletta
energetica costerà al Paese circa 29 miliardi di dollari. Attualmente il
costo dei prodotti energetici costituisce il 53% del deficit totale della
bilancia commerciale turca. (Ice Istanbul)
17.11.2006
|
STRANO A DIRSI
MA LA RUSSIA
RISCHIA GROSSO
|
Nel
2007 infatti l'il Grande Orso avrà un buco energetico di 4.2 miliardi di metri cubi sul mercato interno. |
Per quanto possa apparire
paradossale, la Russia rischia una crisi energetica per mancanza di gas:
lo sostiene il quotidiano <Vedomosti>, annunciando che già nel 2007 ci sarà
un buco di 4.2 miliardi di metri cubi sul mercato interno. E la Georgia
intende ridurre la sua dipendenza dal gas russo già l'anno prossimo
firmando un accordo con Azerbaijan, Iran e Turchia. Lo afferma il primo
ministro georgiano, Zurab Nogaideli. Intanto Rosneft festeggia un inatteso
piazzamento nel novero delle più grandi compagnie russe, seconda solo
alla sorella maggiore Gazprom, gigante mondiale, che sta già insidiando
nelle classifiche mostri sacri internazionali come Microsoft. (Denaro.it)
17.11.2006
|
IL
MACHILLAGE
PER GLI SCALI
AEROPORTUALI

|
I
lavori di ristrutturazione hanno interessato un po' tutti i terminal
turchi sia dal punto dell'efficienza, sia da quella della sicurezza
e della modernità delle strutture |
In
addition to its campaign to enable middle-class citizens to fly for the
price of a bus ticket, Turkey accelerated construction works on major
ports and terminals in order to meet increasing passenger demands.
Airports in the major Turkish cities of Istanbul, Ankara and Izmir are
being renovated in the frame of the ambitious plan.
The build-operate-transfer model makes it possible for the projects to
often be completed ahead of schedule and radically solves funding problems.
An investment of $706.6-million has been made in airports over the last
two years using this model.
New international departure terminals for Antalya, Mugla Dalaman, Ankara
Esenboga and Izmir Adnan Menderes airports have been constructed by
private companies.
Such serious projects undertaken without funding from the ministry budget
should serve a model for other areas as well, authorities say.
The build-operate-transfer model also contributes to employment; 6,000
people worked on the new terminal projects.
Over 8,500 people were employed as construction started in the areas of
airline companies, catering, cleaning, security companies, duty-free, food
and beverages, parking and advertisement.
New airports activated the insurance sector as well. Four airports were
insured for $550 million.
A $420 million bank loan was received for the terminals completed within
two years without using public resources.
Corporation taxes over $206 million will reportedly be paid by the private
sector to the state for these investments.
The Regional Airport Transfer Project implemented in 2003 made it possible
for the airports' capacity to be increased in particular.
In addition to airport construction works on the basis of the
build-operate-transfer model, the Turkish Ministry of Transport also spent
$125 million for the construction, repair and maintenance of seven
airports in an effort to meet increasing demands in domestic lines. As a
result, the country's yearly passenger capacity has increased by 25
million.
Increased airport capacity also contributed to increased air traffic as
well as to the number of passengers. A rise of 129 percent in passenger
capacity for domestic lines and 39 percent in foreign lines took place in
2002-2005.
2015 Goal Already Reached
The overall activity in airline traffic is also reflected in the
statistics.
A rise of 68 percent in domestic lines, 31 percent in foreign lines and 31
percent in transits took place. The number of aircrafts used in passenger
and cargo transport rose from 150 to 250.
Turkey's progress in air transport also exceeded the expectations of
international institutions.
The target number of passengers for 2015 was set as 56 million according
to data from the International Civil Aviation Organization (ICAO).
However, the number of air passengers rose from 31 million to 56 million
in just three years time, reaching of ICAO's goal nine years earlier
than planned. (Selim Kuvel/Zaman)
17.11.2006
|
SPESE
DI SANITA'
|
"Sono
ancora troppo alte", ha bacchettato il Fondo Monetario
internazionale che ha sollecitato Ankara affinché prenda gli
opportuni provvedimenti. |
Il Fondo Monetario
Internazionale bacchetta la Turchia. Dopo la quarta e quinta ispezione
condotte dall'Istituzione, il Paese della Mezzaluna risulta ancora
indietro rispetto ad alcune riforme.
Sotto la lente di ingrandimento ci sono le spese per la salute. Nel report
infatti si legge la constatazione che per il Fmi le spese riguardanti la
sanità sono ancora troppo alte, nonostante la riforma della sicurezza
sociale approvata dal Parlamento nei mesi scorsi. A questo si aggiunge
l'invito alla Turchia a "non posporre le riforme strutturali" e
a rendere più solida l'economia del Paese per evitare il ripetersi di un
periodo di fluttuazioni come quello di magio e giugno. (Apcom)
17.11.2006 |
INVESTIMENTI
ARABI
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L'<Aujan
Group>, gigante nel settore bevande, vorrebbe investire 100
milioni di dollari in Turchia. I contatti tra il suo presidente,
Sheikh Aujan, ed il premier turco Recep Tayyip Erdogan. |
L'<Aujan
Group> di Dubai punta sulla Turchia. La società, gigante arabo nel
settore bevande, ha deciso infatti di investire 100 milioni di dollari nel
Paese della Mezzaluna. Sheikh Aujan, presidente della compagnia, sta
conducendo le trattative direttamente con il premier Recep Tayyip Erdogan.
E sembrerebbe aver promesso un investimento ulteriore. l'<Aujan
Group>, infatti, dovrà presto costruire un quartier generale o ad
Ankara o ad Istanbul e avrebbe garantito al Primo Ministro turco che
appalterà la costruzione ad aziende turche. (Apcom)
17.11.2006 |
TURISMO
NUOVA LINEA
MARITTIMA
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Partito
da Brindisi per Canakkale in Turchia un traghetto che fa parte
dell'armatore <Italroro Srl>. Previsti 30 mila passeggeri
all'anno. |
Partita in questi
giorni una nuova linea marittima da Brindisi per la Turchia. Armatore è
la <Italroro Srl, su iniziativa della Confartgianato Puglia ed il
sostegno del governo e delle imprese turche. Tre i traghetti che faranno
scalo in Turchia a CanaKkale. Previsti 30.000 "passaggi" l'anno.
La Turchia è il terzo partner commerciale dell'Italia, con un
incremento recente dello inerscambio tra cui le esportazioni italiane
salite del 23%. (Iniziativa
Meridionale)
17.11.2006
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MEDICINA
OBESITA': LA SFIDA
DELLA SANITA'
PER IL XXI SECOLO

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Di
questo problema sanitario che coinvolge indistintamente i Paesi più
ricchi del pianeta si è discusso nella Conferenza Oms che si è
svolta recentemente ad Istanbul. |
L'obesità è una delle sfide più
importanti di sanità pubblica per il ventunesimo secolo . Per facilitare
gli interventi in Europa, l'ufficio regionale europeo dell'Oms ha
organizzato la "Conferenza ministeriale per il contrasto all'obesità"
che si è svolta ad Istanbul dal 15 al 17 novembre 2006.
L'obiettivo è stato quello di richiamare l'attenzione sul problema, sottoporlo alle
agende politiche e promuovere una collaborazione internazionale, anche a
livello di decisori e programmatori. Sono infatti necessari interventi
governativi adeguati e, in particolare, bisogna consolidare le politiche
multi-settoriali basate su prove di efficacia.
L'incontro ha fornito ai partecipanti le conoscenze e gli strumenti
migliori per permettere loro di affrontare il problema nel proprio Paese e
spingere così i governi a intervenire. La speranza è che il
coinvolgimento di ministri con diversi portafoglio, insieme a
rappresentanti della società civile e organizzazioni internazionali,
favorisca la nascita di partnership internazionali e intersettoriali.
Il costo sociale dell'obesità è enorme: in alcuni Paesi europei
raggiunge l'1 per cento del prodotto interno lordo e rappresenta il 6
per cento della spesa sanitaria diretta. Inoltre, i costi indiretti
(dovuti alle morti premature, alla riduzione della produttività
lavorativa e ai relativi guadagni) sono doppi rispetto a quelli diretti.
Si stima, per esempio, che la Spagna spenda per l'obesità in totale
circa 2.5 miliardi di euro ogni anno.
Il costo varia comunque da Paese a Paese. A causa dell'obesità, in
Svezia si spendono 45 dollari all'anno pro capite per le spese
sanitarie, e a questi si aggiungono costi indiretti per 157 dollari.
In altri Paesi il costo diretto pro capite si aggira più o meno intorno
allo stesso valore: fino a 35 dollari in Germania, 32 nei Paesi Bassi. In
Belgio, invece, la spesa pro capite è di ben 69 dollari e rappresenta così
quasi il 6 per cento delle spese sanitarie. E per di più questi costi
sono in continuo aumento. Nel Regno Unito il costo pro capite è passato
da 13 dollari nel 1998 a 25-31 dollari nel 2002. (Ufficio
stampa ISS)
17.11.2006
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UN DURO COLPO
AL COLPO
DELLA STREGA

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Al vaglio una nuova tecnica chirurgica che avrà il
compito di sostituirsi al più complesso intervento della fusione
spinale nella cura dei dolori lombari. Il Congresso di Istanbul.
|
L'ultimo congresso dei medici
specialisti in materia di colonna vertebrale, tenutosi a Istanbul, ha
aperto le porte alla sperimentazione di un nuovo intervento per la cura
della ernia
del disco. Il compito di modernizzare il procedimento delle
operazioni lombari è affidato a un nuovo strumento: un elastico.
Per chiarire come funzioni l'intervento chirurgico è necessario
metterlo in diretta comparazione con quello utilizzato attualmente.
L'attuale tecnica chirurgica prevede il bloccaggio, attraverso un
insieme di viti, placche e innesti, delle vertebre interessate, efficace
nel breve periodo, più problematico invece nel lungo. L'intervento di
stabilizzazione dinamica prevede invece l'inserimento di un elastico di
stabilizzazione spinale tra i processi
inter-spinosial fine di ammortizzare il peso delle vertebre
adiacenti.
Il dispositivo elastico sarà costituito da un nucleo centrale realizzato
in silicone e nelle zone esterne da una rete e giunzioni in poliestere.
Altro importante aspetto è la minore invasività dell'operazione
chirurgica stessa, che permetterà di ridurre i tempi dell'intervento a
circa un'ora e il ricovero a due o tre giorni. Nonostante sia ancora in
fase di sperimentazione è opportuno sottolineare che la metà degli
interventi eseguiti fino a oggi, in scala mondiale, sono stati compiuti in
Italia, particolarità che non deve essere sottovalutata dal momento che
permetterà al nostro paese di porsi all'avanguardia nel campo della
chirurgia vertebrale.
È possibile eseguire questi interventi in alcune strutture quali:
Bologna, I. O. Rizzoli; Milano, I. O. Galeazzi; Parma, A. O. di Parma. (Medtronics-Msn)
17.11.2006
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PATATINE FRITTE?
PRIMA IN MICRO-ONDE
POI IN PADELLA

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E'
il metodo - perché non facciano male - consigliato dall'equipe del
prof. Koray Palazoglu dell'Università di Mersin in Turchia. Uno
studio pubblicato sul <Journal of Science of Food Agricolture>. |
Buone notizie per grandi e piccini golosi di patatine fritte. Sembra
infatti che passare le patate nel microonde prima di friggerle riduca i
livelli di una sostanza potenzialmente cancerogena. Lo spiegano i
ricercatori diretti dal prof. Koray Palazoglu dell'Università di Mersin
(Turchia), autori di uno studio pubblicato sul <Journal of Science of Food
and Agriculture>.
La scoperta della formazione di acrilamide - una possibile sostanza
cancerogena nell'uomo - negli alimenti ha moltiplicato le ricerche su
metodi di cottura alternativi. Questa sostanza si forma durante numerosi
processi fra cui la frittura, la cottura in forno e la preparazione di
arrosti. I ricercatori turchi hanno scoperto un sistema per ridurre la
formazione di acrilamide nelle patate fritte: basta ridurre i tempi di
frittura e pre-cuocere le patatine al microonde, prima di buttarle nell'olio caldo. Questo sistema di doppia cottura porta a una marcata
riduzione della sostanza nel mirino, che in alcuni casi risulta più che
dimezzata. Si tratta di una soluzione che richiede poco tempo e che oltre
tutto regala alle patate fritte un bel colorito dorato, probabilmente a
causa del trattamento più gentile cui questo alimento è sottoposto nella
fase di preparazione, spiega Palazoglu. (Adnkronos
Salute)
17.11.2006
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PER
LA CALVIZIE CELLULE STAMINALI

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Il
ricercatore turco Kursad Turkmen dell'Università di Ottawa in
Canadà è riuscito a riprodurre la pelle. Lo ha anticipato lui
stesso al
Antalya ad un congresso di ematologia. |
Turkish
scientist Kursad Turkmen, a researcher at the University of Ottawa in
Canada, has succeeded in reproducing skin with hair.
Professor Turkmen was in the southern Turkish city of Antalya for the
Hematology Congress. Describing his work, he said that he was conducting
research on skin using stem cells.
According to Turkmen, as the elderly population grows, illnesses caused by
old age are increasing. The cost of treatment for these illnesses has
reached an alarming level for the economy of many countries.
"So, embryonic stem cell research is very important. Embryonic stem
cells research means tissue replacement, which would enable one to live
healthily in our aging world," explained Turkmen.
The Turkish scientist clarified that this research had delivered good
results when conducted on animals but many years were needed before the
treatment could be attempted on humans.
Turkmen explained that all body tissues could be reproduced using
embryonic cells. These cells could also be of use in the treatment of
illnesses such as diabetes, Parkinson's disease and multiple sclerosis.
(Anadolu News Agency-Zaman)
17.11.2006 |
CULTURA
BENVENUTA

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Una
delegazione della <Fondazione Marmara> ricevuta da Sua
Santità Benedetto XVI in occasione del meeting italo turco relativo
alle celebrazioni dei 150 anni delle relazioni tra i due Paesi.
L'incontro in piazza San Pietro con il presidente Akkan Suver e con
alcuni membri del sodalizio. Duemila giornalisti al seguito del Papa
in Turchia. |
Pope Benedict XVI received a
delegationfrom the Marmara Foundation last week,whenthe
group was in Rome to attend meetings organized by the Turkish and Italian
foreign ministries to mark the 150th anniversary of Turkish-Italian
relations.
The audience between the pope and theMarmara Foundation delegation
-- consisting of its president, Akkan Suver, and Academic Council membersProfessor
İlter Turan (Bilgi University), journalist Leyla Tavşanoğlu
(daily Cumhuriyet) and businessman Cafer Okray -- took placein the
Vatican.
Pope Benedict described the Marmara Foundation as one of Turkey's leading
nongovernmental organizations and said he attached great importance to his
forthcoming visit to Turkey, adding that he would be accompanied by nearly
2,000 journalists on his trip.
Noting the importance of the Love and Peace Iftar Dinner, organized
annually during Ramadan by the Marmara Foundation for the past 10 years,
Pope Benedict said it was one of the reasons hehadreceived the
foundation.
Suver said the Turkish state and its people were willing to see Pope
Benedict in their country and that any demonstrations that took place
during his visit should be regarded as a virtue of Turkey's democracy.
At the end of the visit, Pope Benedict said he believed that his visit to
Ankara, Istanbul and Izmir would open up new vistas for peace and love.
Archbishop Pier Luigi Celata, secretary of the Pontifical Council for
Inter-religious Dialogue, was also present during the visit. (Turkish
Daily News)
17.11.2006
|
IL
VIA AD ISTANBUL,
CAPITALE
DELLA CULTURA

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Favorevole
la Commissione europea per la data del 2010. La metropoli turca
dovrebbe avere buone possibilità di essere scelta. |
The
European Commission has approved a jury recommendation declaring Istanbul
as the cultural capital of Europe for 2010.
In April, a seven-member jury recommended Istanbul as one of the cultural
capitals of Europe for 2010 in a committee meeting held in Brussels along
with the German city Essen and the Hungarian city Pec.
Istanbul, Turkey's largest city outpaced Kiev of Ukraine in the non-EU
cities category with a decision taken by the jury, which consists of
members from the European Parliament, the European Commission and the
Council of Europe.
Prime Minister Recep Tayyip Erdogan gave full support to the decision,
saying that it would contribute to the promotion of Istanbul as a world
city.
"The rich cultural heritage of Istanbul will be enriched further,"
Erdogan said, adding that it was more meaningful as the concept of
Alliance of Civilizations was currently on the world agenda. He also
pledged that the government would grant the necessary assistance to
prepare Istanbul for 2010. (Cihan News
Agency-Zaman)
17.11.2006
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LEONARDO,
LA MENTE
UNIVERSALE

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Una
mostra, aperta fino al 31 dicembre prossimo presso il Rahmi Koc
Museum, offrirà l'opportunità di vedere una serie di sistemi
meccanici ispirati dai disegni del geniale artista. |
Nel
corso della sua lunga vita Leonardo da Vinci, il celeberrimo pittore e
inventore rinascimentale, realizzò appena una dozzina di dipinti. E benché
essi includano capolavori come la "Monna Lisa" e "L'ultima
cena", la domanda è inevitabilmente una: che cosa faceva Leonardo
quando non dipingeva? La risposta può essere trovata nella mostra "Leonardo:
la Mente Universale" che, al Rahmi Koc Museum, ospiterà fino al 31
dicembre prossimo una serie di sistemi meccanici ispirati dai disegni del
geniale artista.
Raramente quest'ultimo portava a termine i suoi dipinti a causa della
passione che nutriva per le innovazioni tecnologiche. Il da Vinci, che a
partire dal 1470 divenne famoso come pittore talentuoso,
coltivò sempre la passione, oltre che per la pittura, per le nuove
invenzioni. E quando, fra i circoli artistici dell'epoca, circolò la
notizia secondo cui Ludovico Sforza, il personaggio più potente di
Milano, stava cercando un ingegnere militare e anche uno scultore per
realizzare una statua del padre, Leonardo gli scrisse una lettera in cui,
tra l'altro, si legge: "Possiedo una collezione di ponti resistenti
ed estremamente leggeri, adatti ad essere trasportati senza problemi e con
i quali si possono inseguire i nemici e, allo stesso tempo, fuggire da
loro, ed altri sicuri e indistruttibili contro il fuoco e la battaglia,
facili e convenienti da sollevare e posizionare".
Questa lettera, di 900 parole, si conclude così: "Posso realizzare
sculture in marmo, bronzo o argilla, e anche dipinti di ogni sorta, come
lei preferisce". Ludovico Sforza lo assunse. Nello stesso
tempo il Sultano ottomano Mehmed, il Conquistatore, offrì a Leonardo il
posto di pittore imperiale, ma il da Vinci non accettò e il posto venne
poi occupato dal Bellini.
Nel film "Istanbul sotto le mie ali" abbiamo potuto ammirare gli
affascinanti disegni tecnologici di Leonardo. La storia delle ali
che Hazarfen Ahmad Chalabi usò per volare dalla torre di Galata è la
seguente: un vascello impegnato nella battaglia tra l'Impero ottomano e
gli Italiani fu portato a Istanbul. E Francesca, la figlia ferita di un
capitano ucciso, divenne la schiava di Ahmad Chalabi. Una volta a Roma,
Francesca ebbe l'opportunità di decifrare i lavori di Leonardo e
aiutò Hazarfen, che l'aveva curata, a svelare il segreto di come si fa
a volare.
Non sappiano quanto sia accurato lo scenario della vita di Hazarfen, ma le
riproduzioni delle ali che egli usò, così come altre riproduzioni, sono
esposte alla mostra che, come detto all'inizio, si concluderà
l'ultimo giorno di dicembre. L'esposizione ospita 40 copie
funzionanti, quasi tutte a grandezza naturale, create da storici
specializzati e da ingegneri ispirati dai disegni originali di Leonardo.
E' impossibile, girando per la mostra, non fare connessioni con i robot,
i carri armati, i sommergibili, il paracadute e la misteriosa Monna Lisa,
e riflettere sul fatto che sono stati tutti realizzati dalla stessa
persona.
Emmanouil Koutsourelis, il curatore della rassegna
sponsorizzata da <Arcelik> e realizzata in cooperazione con <The
Partners>, afferma di ammirare i meccanismi di movimento delle cose
viventi alla luce dei suoi studi in biologia. "Questa mostra è unica
per due motivi - sottolinea - Primo: perché include 40 macchine
funzionanti, costruite sulla base degli appunti di Leonardo. Secondo: è
sostenuta da attività culturali e sociali. Chiunque abbia un interesse
nell'ingegneria, nell'arte e nella storia la apprezzerà, e
l'apprezzeranno anche i bambini perché è istruttiva e divertente".
Al pubblico vengono presentati, tra i tanti, oggetti come il rilevatore di
umidità, il carro armato, la mitragliatrice, lo spremi-olive e il
congegno per la stampa. I primi Paesi ad ospitare questa rassegna - in
cui si uniscono conoscenza e divertimento - sono stati l'Italia
e la Grecia; ora tocca alla Turchia. In seguito sarà la volta di altre
Nazioni, fra cui gli Usa, il Giappone, la Cina e l'India. (Sara
Basilici)
17.11.2006
|
CALMA INTELLETTUALE

|
Claudio
Magris - uno dei più noti critici italiani nonché utore di saggi e
collaboratore di molti giornali tra i quali il <Corriere
della Sera> - è intervenuto ad Istanbul al "Meeting at the
Center of the World" organizzato dalla Municipalità
metropolitana. Tra i tanti temi dibattuti, quello sui limiti in
letteratura. L'ammirazione per il Nobel Orahn Pamuk ed il rapporto
con Yasar kemal. |
'Calm optimist'
must be the best-fitting term to describe Italian critic and intellectual
Claudio Magris, with whom we and a group of other writers and journalists
had dinner the other night.
I'm not saying this simply by looking at his outwardly cold stance nor
his "distant" behaviors peculiar to most European intellectuals. That
calm and cool-headed optimism becomes clearer when you get familiar with
his thought system and value judgments.
Magris came to Istanbul last weekend to attend a series of conference
entitled " Meetings at the Center of the World," organized by the
Istanbul Metropolitan Municipality. He delivered a speech with Dogan
Hizlan entitled "Modern Criticism: The limits in literature" on
Saturday in Cemal Resit Rey Concert Hall. Many literature fans like myself
did not have the opportunity to listen to his speech because it coincided
with the annual Tuyap Book Fair. However, the dinner the previous night
was very beneficial in that sense because we had the opportunity to get to
know him. Although Claudio Magris is one the most respected critics of
Europe and most important contenders for the Nobel Prize for Literature,
he is not known in Turkey. His only work in our language, "El Yordamiyla"
was published by Merkez Kitaplar just before the fair kicked off. This is
not his masterpiece. He actually wants his novel "Il Danubio" (The
Danube) to be translated to Turkish. The book, carrying the marks of his
travels along the River Danube, is described as a series of poems composed
for the variety and brilliance of the countries through which the river
passes. The subject of Orhan Pamuk and the Nobel Prize tacitly came up
during the talk. Magris said he was celebrating Orhan Pamuk while not
hiding his familiarity with Yasar Kemal. Writing analyses for the most
prestigious paper in Italy, Corriera Della Serra, Magris is not only a man
of letters but also an intellectual who thinks hard about global matters.
He accepted that Europe was going backwards in terms of freedoms; however,
he does not take the clash of civilizations notion seriously. To him, the
greatest affliction to bring on a serious headache in the world is the
emigration flow that will be triggered by the unjust distribution of gross
income. "Small identities' getting stuck in big identities is like a
bullet ready to be shot. The civilization problem was ignored and now we
have this. To me, the obligation to show one's passport on the border of
any country is barbarism" The source of discrimination bothers him
significantly as an intellectual. But, as I said, Magris is "a calm
optimist"; he does not reveal his ability to make clever retorts, rather
he thinks it more proper to make multi-sided analyses. He is not at all
hopeless about either the future of literature and art or the grave
problems with which the world is faced. Despite his proverb-like phrase,
"Once upon a time, the future was good," this is so.
"There is a hope in art and thought. There is a positive change, and we
should all make contributions to this. However, there is also a great
danger, and we have to resist together" he said.
We understand from the lengthy and enjoyable dinner that Magris shares
many of the concerns that Turkish writers and journalists have. For
instance, he is troubled by fast-selling books that are of poor quality.
As regards to the dinner, like many foreigners, Magris had no difficulty
making himself at home in Istanbul and he loved the delicious food made by
Haci Abdullah. Particularly after eating the fruity and honeyed quince
dessert, called "atom" by connoisseurs, and drinking Turkish coffee,
his 'cold' look disappeared completely. His initial appearance of
fatique and tension eventually melted as the literature master relaxed and
cheered up before the night was over. (Ali Colak/Zaman)
17.11.2006
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"FUGA
DA BISANZIO"

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Vicini
alle feste natalizie perché non regalare, tra i tanti romanzi e
saggi che affollano gli scaffali delle librerie, una delle più
belle opere di Iosif Brodskij. Lo scrittore russo, morto ad appena
56 anni, l'aveva elaborata nel 1986 un anno prima di vincere il premio
Nobel per la letteratura. Testo di straordinaria intensità e
sobrietà si compone di due parti, la seconda delle quali è
maggiormente legata al titolo. |
Morto
ad appena 56 anni, Iosif Brodskij è uno scrittore difficile. Meglio
sarebbe dire non facile. Sembrerebbe un gioco di parole ma non è così. Si prenda ad esempio una delle sue opere,
riproposta da poco nelle librerie dalla <Biblioteca Adelhi 180>:
quella "Fuga da Bisanzio" che avrebbe anticipato di un anno la
vittoria del premio Nobel per la letteratura (1987). Lì per lì sembra di
avere compreso tutto, poi invece di accorgi che quelle 243 pagine vanno
lette una seconda volta, con maggiore attenzione. E allora, solo allora ti
accorgi che Brodskij ci sta offrendo uno spaccato della sua Russia,
intriso di struggente malinconia, là dove i ricordi di Leningrado, della
Crimea, dei palazzoni popolari, dei tram, della gente che si affanna nella
giornata che scorre via, delle fabbriche, delle prigioni e del disprezzo
per Lenin e Stalin, non sono certo - ne potrebbe esserlo - la nostalgia del passato e del
bolscevismo ma quel qualcosa che è insito nell'animo di ogni
scrittore russo.
Testo di straordinaria intensità e sobrietà - come si legge nella
prefazione - "Fuga da Bisanzio" si compone di due parti, la
seconda delle quali è maggiormente legata al titolo e quindi quella che
più ci interessa. Parlando di Bisanzio, naturalmente il riferimento è ad
Istanbul. Brodskij ci fa subito capire di non avere amato questa città.
Il desiderio di vederla c'era, ma nemmeno poi tanto. Forse perché voleva
ripetere l'esperienza del suo poeta preferito, Konstantinos Kavafis, che
vi aveva abitato sul finire dell'800 per tre anni. Forse, ma la ragione -
quella vera - era un'altra. Ve la diremo tra poco. Fatto sta che, appena messovi piede, non vede
l'ora di ripartire. Non gli piace il colore bigio di Istanbul, non ancora
metropoli, non gli piacciono le facciate e gli interni delle case, non gli
piacciono le strade tortuose, sudice, con selciati spaventose e con mucchi
di rifiuti in cui è un continuo scorazzare di gatti randagi, non gli
piacciono soprattutto gli odori forti che tanto gli ricordano Astrakan
e Samarcanda. E poi, nessuno lo ha chiamato effendi.
Quale dunque questa ragione che lo spinse - dopo aver lasciato Leningrado
nel 1972 - a scendere ad Istanbul seguendo il meridiano di Pulkovo?
Semplice: ripercorrere in parte il tragitto dell'Imperatore Costantino. Lo
scrive lui stesso: "La ragione che ispirava il mio viaggio a Istanbul
non era granché diversa da quella che guidava Costantino. Si capisce
subito che Brodskij è innamorato di questa figura romana al quale si deve
la nascita di Costantinopoli sulle fondamenta di Bisanzio. "Figlio
del suo tempo, cioè del quarto secolo d.C. o, meglio, d.V (dopo
Virgilio), Costantino - annota Broskij - uomo d'azione, non fosse altro
perché era imperatore, poteva vedere in se stesso non solamente
l'incarnazione ma anche lo strumento del principio lineare dell'esistenza.
Per lui Bisanzio era una croce in senso simbolico ma anche in senso
letterale, un'intersezione di rotte commerciali, di strade carovaniere,
ecceterae, sia da est a ovest, sia da nord a sud. Sarebbe potuto bastare
questo ad attirare la sua attenzione sul luogo che aveva dato al mondo
(nel settimo secolo a. C) qualcosa che in tutte le lingue significa la
stessa cosa: il denaro". Altro che In hoc signo vinces! In Bisanzio
Costantino vide una città che sporgeva nel Mar di Marmara, una città
facilmente difendibile se un muro veniva eretto tutt'intorno. "Vide -
scrive Brodskij - i colli di questa città, che quasi ricordavano quelli di
Roma; e se si soffermò sull'idea di costruirvi un palazzo, mettiamo, o
una chiesa, capì che dalle finestre la vista sarebbe stata straordinaria,
da togliere il fiato: tutta l'Asia sotto gli occhi..."
Ora, se non fosse stato per Costantino! A tenere fermo Brodskij ad Istanbul
per qualche ora in più proprio l'imperatore romano, nonostante tutta la
polvere da ingoiare: "Polvere! Questa sinistra sostanza che ti
investe in pieno viso! Merita attenzione; e sarebbe meglio non occultarla
dietro la parola 'polvere'. E' soltanto sporcizia in movimento, sudiciume
che non riesce a trovare il suo ubi consistam e tuttavia
costituisce l'essenza stessa di questa parte del mondo? O è la terra che
anela a levarsi nell'aria, che si stacca da se stessa, come la mente dal
corpo, come il corpo che si abbandona al calore? La pioggia tradisce la
natura di questa sostanza quando rigagnoli bruni o nerastri vanno
serpeggiando sotto i tuoi piedi, si rifrangono contro i ciottoli e fuggono
giù per le arterie ondeggianti di questo kislak primordiale, senza
però riuscire a coagularsi in pozzanghere perché dappertutto sguazza una
quantità incalcolabile di ruote, numericamente superiore alle facce degli
abitanti, che trascina via questa sostanza, tra un fragore assordante di
clacson, oltre il ponte, via verso l'Asia, l'Anatolia, la Ionia, verso
Trebisonda e Smirne....". Polvere che nemmeno i lustrascarpe riescono
a togliere.
Oggi ad Istanbul non se ne trovano più, sono spariti dagli angoli delle
strade come gli orsi. Se proprio vuoi ricorrere a loro, devi cercarli
nelle hall degli alberghi. Ma sono ad uso e consumo dei turisti che si fanno fotografare accanto alle preziose cassette borchiate d'ottone
contenenti il corredo di creme. Grandi filosofi i lustrascarpe! Brodskij
va però oltre sostenendo che sono i filosofi ad essere lucidatori di
scarpe.
Lanciandosi in una febbrile riflessione sulla storia della civiltà,
Brodskij ci offre tutta una serie di pennellate. Il quadro che ne esce
fuori non è certo una sponsorizzazione turistica. Lasciamoci avvolgere
dai suoi colori, da alcune descrizioni (valga per tutte quella sull'Hagia
Sophia), dal cay turco, dai Padiscia, dai minareti, dalla figura di
Leandro. Alla fine anche noi saremo vittime della nostalgia. (Veronica
Incagliati)
__________________________
Iosif Brodskij: "Fuga da Bisanzio" - Biblioteca Adelphi 189 pag.
243 euro 15
17.11.2006
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IL RE MAUSOLO
ED IL REPERTO
DEL BRITISH MUSEUM

|
La
visita a Londra di una delegazione privata di Bodrum, in occasione
della Fiera internazionale del turismo, non ha avuto come obiettivo
ufficialequello del ritorno in Turchia del grande basamento. |
Representatives of several
Bodrum-based nongovernmental organizations visiting London to take part in
an international tourism fair held in the British capital found that no
official petition has been filed withBritish authorities to return
King Mausolos' mausoleum to Bodrum, its original location.
The mausoleum, which is one of the Seven Wonders of the Ancient World, is
currently being exhibited at the British Museum.
A campaign was launched in early 2005 by the municipality of Bodrumfor
parts of the mausoleum on display in London to be returned to Turkey.
Bodrum Peninsula Promotion Association (Boytav) Chairman Mehmet Kocadon,
one of the NGO representatives visiting London, told the Doğan News
Agency that British Museum officials said no official petition had been
filed to date and that the mausoleum's return to Turkey was impossible at
present.
The mausoleum is on display in hall 21 at the British Museum, where it was
put on show around 150 years ago.
Lawyer Remzi Kazmaz said that 124,000 signatures had been collected for
the petition to date and submitted to the Culture and Tourism Ministry two
months ago. "Now we are waiting for the ministry to take action. We will
file a lawsuit atthe European Court of Human Rights, depending on
the reply we receivefrom Britain," Kazmaz said.
Queen Artemisia commissioned the mausoleum for her husband, the king of
Caria, who livedbetween 377 and 353 B.C., in Halikarnasos.All
that remains today are some stones fromthe mausoleum, which was
built in 350 B.C. by the architect Pythea.
There is also a painting of the mausoleum executedaccording to a
description recorded bythe historian Plinius.
British archeologists discovered the mausoleum, which is believed to have
been destroyed during a major earthquake, and Lord Stratford Canning
launched excavations in 1846 with special permission from Sultan
Abdulmecit. (Turkish Daily News)
17.11.2006
|
OZPETEK:
UN PROGETTO CON PAMUK
|
Il
regista turco, ormai nazionalizzato italiano, si confessa ad un
giornalista dell'Ansa: "Anche il calcio è un ponte per
unire i due Paesi". |
Questo servizio Ansa è
stato realizzato prima che si giocasse la partita Italia-Turchia. Noi lo
proponiamo comunque essendo sempre di attualità per le dichiarazioni
rilasciate dal regista Ozpetek.
Italia-Turchia si incontrano, e non è solo un'amichevole: "le mie
due patrie non sono così distanti come si immagina. Il fatto è che nel
nostro mondo il diverso fa sempre più paura, di qualsiasi natura sia. E
allora anche il calcio può essere un ponte". Ferzan Ozpeteck è
stremato dopo aver appena chiuso le undici settimane di scene per
"Saturno contro", il suo ultimo film, ma in cantiere c'è già
un progetto con connazionale Orhan Pamuk, premio Nobel per la letteratura.
Almeno per loro Roma e Istanbul, Turchia ed Europa sono una cosa.
Così la partita di mercoledì a Bergamo (finita 1-1,. ndr) lo intriga, a
dispetto di una passione per il calcio appena accennata ("Il pallone
mi piace, ma non so se la vedrò: il grande televisore di casa è acceso
solo per i miei tanti amici, per il resto tutto quel che viene da lì mi
annoia...). Se non altro perché l'incontro di calcio cade a due settimane
dalla visita storica del Papa, e nell'epoca in cui fa discutere l'ingresso
nell'UE del suo Paese natale. "Ho sempre più amici italiani che
vanno in Turchia, e quando tornano mi dicono: 'ma lo sai che è tutt'altra
cosa da come ce l'aspettavamo...' E' una frase che mi inorgoglisce - dice
Ozpeteck, al telefono della sua casa di Roma, nella convinzione che la sua
Turchia sia per molti ancora un oggetto misterioso - Allo stesso modo, fa
orgoglio quando giro il mondo e vedo bambini con la maglia di Totti:
l'ultima volta era due anni fa ad Ankara. E' un sogno, un modo per
avvicinarsi...".
Si ritiene regista dei due mondi più che metà italiano e metà turco,
perché è nato "nella capitale dell'impero romano d'Oriente e ho
scelto la capitale dell'Impero d'Occidente". Cinema, cultura, e in
fondo anche un pizzico di calcio: "Non sono tifoso esagerato - dice
l'autore de "La finestra di fronte" e "Core sacro" -
però il calcio mi incuriosisce: sono andato un paio di volte allo stadio,
quando ero aiuto regista di <Ultra>. Mi documentai viaggiando in
trasferta con i tifosi. Vivo a Roma, i laziali me ne avranno a male ma
sono della Roma, è la squadra della città. Totti ha una carica di
simpatia, ogni colta che lo vedo sorrido, divento di buon umore. Della
Turchia conosco Sukur e simpatizzo per il Galatasaray, anche se sono nato
nel quartiere di Racamis, quello del Fenerbaçhe".
Le due
immagini
stereotipate
In comune le due squadre hanno i colori, il giallo e il rosso. sono le
stesse radici, in parte dimenticate. "L'immagine che l'Europa ha
della Turchia non è esatta - racconta Ozpetek, arrivato 39 anni fa in
Italia per studiare cinema - E' come quando la Tv americana parla
dell'Italia e mostrano l'unica donna siciliana seduta fuori di casa, su
una sedia di vimini. Serra Yilmaz, la mia attrice e amica, mi ha letto una
statistica: in Turchia le donne manager sono il 22%, in Italia il 9%.
Però due anni fa ad una prima dell'Opera di Istanbul le Tv inquadrarono
una donna con il volto coperto. Era l'unica...". Per questo, il
regista di Istanbul sorride sull'argomento Turchia-UE: "Se ne parla
come se l'Europa facesse una cortesia, ed invece si fanno affari enormi -
ricorda - In un certo senso è l'Europa che ha bisogno della Turchia. La
Turchia però è ancora un Paese pieno di contraddizioni, è anche il suo
fascino in un mondo globalizzato: Istanbul è l'Europa, a 30
chilometri puoi trovare un altro mondo. Ecco, la mia terra ha
bisogno di questo, capire quale è la sua via".
l'Europa cristiana proverà a scoprirlo con la visita di Benedetto XVI,
tra due settimane: "Questo è un Papa che non viaggia molto: perché
va in Turchia? Se è per aprirsi ad una cultura diversa - ragiona il 'laico'
Ozpetek - per gettare un ponte, benissimo. Per me, laico, vale la frase di
Bobulova in "Cuore sacro": 'Dio non è in una chiesa o una
moschea, ma ovunque'. E' bello se il primo passo del Papa sarà la visita
al mausoleo di Ataturk. Nel mondo avverto tanta religione, un supermercato
se guardate i politici, ma poca spiritualità. Guardo a quel viaggio con
positività: e quanto al pericolo, credo sia in tutto il mondo. Non
esagerate il gesto di qualche esaltato dei giorni scorsi...".
L'abolizione dell'articolo 301 della Costituzione turca, quello che limita
la libertà di parola, "ormai è ora che cada", aggiunge Ozpetek.
Intanto però la civiltà quotidiana dice altro: che le distanze sono
molto minori di quanto si pensi. Alcune settimane fa ha incontrato ad
Istanbul Pamuk ("è il nostro orgoglio, un po' come per l'Italia la
Coppa del Mondo") per discutere di un film italiano da uno dei suoi
libri. Giovedì ha finito di girare "Saturno contro", in uscita
il 2 marzo. E in futuro? "Sono cresciuto in un quartiere di
Istanbul dove vivevano greci, turchi e armeni: ogni angolo una cucina e
una cultura diversi, un po' come in Italia cambiando città. Un giorno -
conclude - dovrei girare un documentario su differenze e somiglianze di
Italia e Turchia". Magari cominciando con una partita di calcio. (Ansa)
17.11.2006
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ARTE
SANTRAL
ISTANBUL,
UNA TATE
GALLERY TURCA

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Uno
dei più imponenti progetti culturali europei degli ultimi
anni vedrà la luce le porte all'inizio del 2007 sulle spoglie
della centrale elettrica di Silahtara, situata nel cuore
del Corno d'Oro. La creazione di un museo di arte
contemporanea che fungerà da residenza per artisti,
biblioteca e museo dell'energia, lanciando così l'antica
Costantinopoli nella rete della creazione contemporanea. |
 "Anche voi potete avere
la vostra Tate Modern Gallery". La profezia, pronunciata da
Donald Hyslop, uno dei responsabili del celebre museo
britannico, ha incoraggiato la popolazione di Istanbul riunita
in occasione di una conferenza all'Università Bilgi. Ed è
cosa fatta, o quasi. "Santral Istanbul", uno dei più
imponenti progetti culturali europei di questi ultimi anni,
aprirà le porte all'inizio del 2007.
Iniziati dall'Università Bilgi di Istanbul, i lavori di
riconversione della centrale elettrica di Silahtara, situata nel
cuore del Corno d'Oro, uno dei più antichi quartieri
industriali della città, mira alla creazione di un museo di
arte contemporanea che funga anche da residenza per artisti,
biblioteca e museo dell'energia, lanciando così l'antica
Costantinopoli nella rete mondiale della creazione
contemporanea.
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Se il Guggenheim
patrocina...
Durante la conferenza per la presentazione del sito, uno dei
fondatori della Friche de la Belle de Mai, antica fabbrica di
tabacco marsigliese riconvertita in piattaforma culturale, si è
avvicendato all'ex direttore del museo Guggenheim di Bilbao,
Thomas Messer, per presentare "Santral Istanbul". Un patrocinio
prestigioso che la dice lunga sull'ambizione del progetto.
"Santral" e il suo futuro sito di 118.000 metri quadrati
scommette su due aspetti della vita artistica: le produzioni
riconosciute dalle grandi strutture culturali e le alternative
più anarchiche, nate dalle zone industriali e dai luoghi di
creazione alternativi. Museo di arte contemporanea di ampio
respiro internazionale e vivaio di quasi 1000 giovani talenti,
creatori e ricercatori ospitati ogni anno nella residenza.
D'altra parte, gli obiettivi dei fondatori di "Santral
Istanbul" - creazione, scambio e multidisciplinarietà -
riprendono il credo di numerosi luoghi alternativi europei.
Dalla Friche de la Belle de Mai all'UfaFabrik di Berlino,
passando per le Halles di Shaerbeek di Bruxelles, l'Usine di
Ginevra, il Bloom di Milano o ancora l'Atenaou popular di
Barcellona. E il fatto di essere sotto l'autorità di una
struttura istituzionale non ostacola l'iniziativa di Istanbul
di abbattere le barriere e investire nello spazio urbano.
Con un approccio partecipativo, l'iniziativa intende estendere
il suo raggio d'azione ben al di là dei muri della centrale,
attraverso laboratori di arte urbana, mobilitando l'area
d'installazione e i suoi abitanti. Una rinascita per questo
quartiere industriale sulle rive del Corno d'Oro abbandonato
da tempo.
Non solo Santral.
Obiettivo 2010 per Istanbul
Ma "Santral" non è l'unico progetto che gli abitanti di
Istanbul vedranno fiorire. Nel suo cammino verso l'adesione e
avanzando verso il suo status di capitale europea della cultura,
la città, che ha da poco aperto tre nuovi musei di portata
internazionale e sta riconvertendo numerosi siti destinati alla
cultura.
Le opere di Picasso o Rodin vedranno molte sale d'esposizione
pronte ad accoglierle. L'arte contemporanea procede insieme
alle opere dell'età ottomana, e così i più grandi artisti
dell'arte moderna turca sono esposti accanto ai pezzi di
antichità... E non è che la punta dell'iceberg. Il restyling
della città darà una nuova vita agli edifici ottomani e i
centri amministrativi storici diventeranno musei. (Mariella
Esvant-traduzione di Agnese Gaia/CafeBabel.com)
17.11.2006
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PROLUNGATA
LA MOSTRA
SU D'ARONCO

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Data
l'enorme affluenza di pubblico gli organizzatori hanno
deciso di tenerla aperta fino al 15 dicembre prossimo. |
Anongoing exhibition
titled "Ottoman Architect D'Aronco: 1893-1909 Istanbul
Projects," which opened on Sept. 17 at the Suna and İnan
Kıraç Foundation's Istanbul Research Institute Gallery,has
been extended until Dec. 15, the foundation announced Tuesday.
Famous Italian architect Raimondo Tommaso D'Aronco was the chief
palace architect to Ottoman Sultan Abdülhamid II in Istanbulfor
16 years, between 1893 and 1909.
The exhibit features a collection of D'Aronco's work consisting
of original charcoal drawings andwatercolors as well as a
selected collection compiled from his library, reported the
Anatolia news agency.
The exhibition, jointly organized by the Istanbul Research
Institute and the Italian Culture Center in Istanbul under the
auspices of the Italian Consulate General in Istanbul in
cooperation withItaly'sFriuli Venezia Giulia
Autonomous Regionand the municipality of Udine, was
previously scheduled to end on Nov. 15. (Turkish
Daily News)
17.11.2006
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TAPPETI A NAPOLI

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Un
viaggio tra antichi capi dell'Anatolia e del Caucaso.
L'occasione è offerta da una mostra allestita nei saloni
del Circolo Canottieri dove Icin Turkkan,
esperto di tappeti e di sumak, presenta la sua
esposizione. Una svariata gamma della manifattura
tradizionale turca, espressione di una cultura tanto
affascinante quanto misteriosa. Il detto "serve un
tappeto nel posto giusto". |
Come mai ha
scelto il capoluogo partenopeo per presentare il suo "show del
tappeto"?
- La vostra è una città oggettivamente bellissima ma
per me ha un valore in più. Da bambino ho vissuto a Napoli per
qualche anno, e studiato alla Nato. Questa mostra vuole essere
perciò un omaggio personale ad un luogo cui sono
particolarmente affezionato. E che, per molti versi, ha linee
culturali simili a quelle della mia città.
Avete già dei clienti napoletani?
- Certo. Da alcuni anni anni la nostra produzione si appoggia a
una ditta di Bergamo la "Kebelle", specializzata nella
lavorazione di tappeti orientali. Vendiamo in diverse città
d'Italia, tra cui anche Napoli. E ora vogliamo allargare
l'attenzione anche al resto del Sud Italia. Fornendo un
sistema particolare di vendita.
Quale?
- Quello di servire principalmente a domicilio, su
appuntamento. I clienti possono visionare i tappeti direttamente
nella loro casa. Scegliendo, in tal modo, quello più adatto
all'ambiente circostante. Il nostro motto è: "Serve un
tappeto al posto giusto".
Cosa mostrate?
- Tappeti turchi e caucasici moderni e antichi, alcuni
risalenti anche al 1850. Tutti prodotti con manifattura
tradizionale turca e caratterizzati da sofisticate tecniche di
lavorazione e di lavaggio.
Dunque tappeti rari?
- Esatto. Sia per l'origine che per i disegni, con colori
naturali e vivaci, fatti con noci, gusci ed erba che danno
origine a tessuti impreziositi da intrecci di fila d'oro e
d'argento. Ma preziosi sono pure i ricami e la tessitura. A
trama grossa, con doppio nodo, motivi floreali e immagini di
storia dell'epoca tramandata.
Tutto il fascino dell'Oriente, insomma...
- Sì. Nelle stoffe è impresso un forte richiamo alle radici
culturali e al nostro popolo. A tal proposito vorrei
sottolineare un pensiero personalissimo. Questa esposizione non
vuole essere solo un business economico ma anche un'iniziativa
culturale.
Si spieghi meglio.
- Vede, quando andiamo da un cliente noi non ci limitiamo ad
esporre la merce. Ma parliamo anche di politica, di religione,
di punti in comune tra la vostra e la nostra mentalità,
insomma.
Dunque la vendita diventa un'occasione di approfondimento e
di scambio culturale?
- Proprio così. E in una prospettiva di condivisone di valori
e tradizioni differenti. I prodotti tessili diventano un veicolo
comunicativo che esalta la diversità. (Velia De Sanctis/Denaro.it)
17.11.2006
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LAMPI DI
LUCE
SULL'ANTICO
IMPERO OTTOMANO

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911
fotografie, raccolte in libro appartenuto a Abdulhamid II, che
registrano puntualmente come fosse in realtà questo immenso
territorio tra il 1976 e il 1909 e che andava da Creta al
Cairo, da Gerusalemme a Sofia. |
Photographs featuring
images of places stretching over a territory of 22 million
square meters on three continents and ruled by the Ottoman
Empire during the reign of sultan Abdülhamid II, the 34th
sultan of the Ottoman Empire between 1876 and 1909,have
been collectedin a new book.
The photographs were compiled from the huge collection
comprising 911 photo albums owned by Abdülhamid II. The
photographs highlight the attractive regions of the once Ottoman
territory, showcasing a vast area from Crete to Cairo, Jerusalem
to Sofia.
The book was prepared by Mehmet Bahadır Dördüncü and
features period photographs of Bulgaria, Macedonia, Croatia,
Syria, Iraq, Jordan, Israel, Palestine, Oman, Yemen, Saudi
Arabia, Armenia, Azerbaijan, Georgia, Algeria, Libya, Egypt,
Tunisia, Iran, Bulgaria and Russia.
Among the most interesting images are photographs of the
Bulgarian provinces of Burgas, Sofia, Varna, Plevne and Prizren,
which were under Ottoman rule for 500 years.
There are also educational notes about the places photographed
in the book. Important architectural works, including mosques,
tower clocks, hospitals, libraries, baths and tombs, are
described.
Old Ottoman provinces:
The book also
showcases images of Skopje, Varna, Kosovo, Salonika and Sarajevo
as well as interesting photos of Medina, Mecca, Baghdad, Mosul,
Damascus, Aleppo, Beirut, Amman, Tripoli, Lesbos and Crete. All
the photos were taken during that period.
The old photographs of a military school located in a monastery
in Macedonia where Atatürk, the founder of Turkish Republic,
received part of his education and of the Hagia Sophia Mosque in
Salonika are other interesting features in the book, reported
the Anatolia news agency. (Turkish
Daily News)
17.11.2006
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SPETTACOLI/MUSICA
JAZZ FESTIVAL
AD ANKARA
(10° EDIZIONE)

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La
manifestazione, che si è aperta nei giorni scorsi, si chiuderà
sabato 25 novembre. Vi prendono parte i migliori artisti di questo
genere di musica che trova in Turchia sempre più affezionati. |
The 10th edition of the Ankara Jazz
Festival, which will run through Nov. 25 featuring a rich lineup of jazz
musicians from both Turkey and abroad, got with two
performances.
The Ankara-based Cazın Kartalları Orchestra kicked off the
festival with a concert at whichTurkish jazz masters Nükhet Ruacan,
Neşet Ruacan and Durul Gence are featured as soloists. The concert
wasscheduled at the Middle East Technical University (Metu)'s Culture and
Congress Center.
The second concert featured the Uraz Kıvaner
Quartet, led by the young Kıvaner and featuring U.S. jazz musicians.
This year's festival, under the theme of "singing jazz," will focus
more on jazz vocals. The festival, which started in 1996as the Metu
Jazz Days, also marks Metu's 50th and Hacettepe University's 40th
anniversaries of founding. Along with Metu and Hacettepe, Bilkent
University will also serve as a venue for festival concerts.
The Ankara Jazz Society and the Leo Organization are the joint organizers
of the festival, which is sponsored by numerous institutions including the
embassies of Germany, the United States, the Netherlands and Brazil as
well as the Italian, German and French culture centers in Ankara.
Highlights of the festival program include JP Gallis with Apopsis 7
featuring Sibel Köse, the Esther Kaiser Trio from Germany, the Tuna Ötenel
Quartet and the Önder Focan Trio featuring Dutch vocalist Fleurine.
A must-see for Ankara jazz buffs is likely the Charlie Haden Liberation
Music Orchestra featuring Carla Bley ata concert scheduled for Nov.
22 at the Metu Culture and Congress Center.
The festival also includes performances by renowned flautistŞefika
Kutluer with the Claude Bolling Trio and the Antonello Salis-Michele
Rabbia Duo from Italy.
A concert by Brazilian jazz vocalist Lica Cecato on Nov. 25 will mark the
finale of the 13-day festival, which also includes jam sessions at the
Sheraton Hotel's CopperClub.
Program booklets and tickets for the festival are available at the Web
sites www.biletix.com and www.acd.org. Ticket prices range from YTL 10 to
100. (da Turkish Daily News)
17.11.2006 |
SPORT
UN PAREGGIO
NELL'AMICHEVOLE
ITALIA-TURCHIA

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A
segnare per la nostra Nazionale è stato Di Natale al 38'. Autorete
di Materazzi al 41'. In sostanza quella giocata in memoria di
Giacinto Facchettio al Comunale di Bergamo non è stata una prova
entusiasmante. |
L'amichevole Italia-Turchia si
giocava in memoria di Giacinto Facchetti, e probabilmente il momento più
emozionante è stato prima dell'inizio, quando Gigi Riva e Tarcisio
Burgnich hanno consegnato una targa ricordo alla moglie di Giacinto,
Giovanna Facchetti. Pe ril resto, si è giocata una partita in cui
l'Italia ha prodotto una prova non entusiasmante, al cospetto tra gli
altri del presidente di Lega Matarrese e del commissario della Federcalcio
Pancalli, presenti in tribuna.
Si è scelto di giocare a Bergamo, città di origine del compianto
giocatore e dirigente dell'Inter, e città natale tra gli altri anche del
ct azzurro Donadoni. E' stata una serata fredda in cui gli azzurri sono
scesi in campo privi di molti campioni del mondo (Totti, Toni, Perrotta,
Nesta, Pirlo, Gattuso, Del Piero). Donadoni ha mandato in campo dal 1°
minuto Brocchi e Mauri, mentre nella formazione annunciata erano previsti
Barone e Aquilani. Unica punta Gilardino.
L'inizio migliore è stato quello degli azzurri, poi dopo l'infortunio del
portiere turco Rustu l'incontro si è appiattito su livelli mediocri. Le
reti sono arrivate da errori: un rinvio errato del secondo portiere turco
ha sbattuto su Gilardino ed è finito sui piedi di Di Natale che ha
segnato a porta vuota. Tre minuti dopo Materazzi ha deviato goffamente
nella propria porta una rimessa in campo di un giocatore turco. Poi il
secondo tempo, con molte sostituzioni, e conseguentemente la qualità del
gioco non è migliorata.A un quarto d'ora dalla fine ci hanno provato i
turchi con un tiro di Altintop, senza esito. In definitiva a centrocampo
si è visto qualcosa di buono soprattutto dal solito DeRossi, mentre
Gilardino e DiNatale non hanno sfigurato in attacco, ma nel compresso la
prova degli azzurri è stata decisamente opaca.
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_____________________________
Italia-Turchia 1-1 (primo tempo 1-1)
ITALIA: Buffon (al 46' Amelia), Oddo (al 46' Zaccardo),
Cannavaro (al 46' Barzagli), Materazzi, Zambrotta (al 70' Pasqual),
Camoranesi (al 59' Rocchi), De Rossi (al 70' Palombo), Brocchi (al
59' Barone), Mauri (al 46' Aquilani), Di Natale, Gilardino (al 46'
Bonazzoli)
TURCHIA: Rustu (al 9' Demirel), Hamin Altintop (al
75' Gokzenz), Gokhan, Cetin, Uzulmez, Sabri, Emre (al 75' Sahin),
Aurelio, Arda, Tuncay (al 63' Tumer), Hakan Sukur (al 63'Hal. Altintop)
Arbitro: Busacca (Svizzera) Marcatori: al 38' Di
Natale, al 41' autorete di Materazzi. (La
Stampa Web)
17.11.2006
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GRAZIE CAPITANO,
GRAZIE
GIACINTO
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Due
immagini su tutte di Facchetti: la stretta di mano di Pele e le sue
braccia alzate al cielo quando la sorte ci regalò la possibilità
di approdare alla finale del Campionato europeo 1968. |
La maglia azzurra è qualcosa che uno a volte se la sente addosso ancora
prima di indossarla. È il sogno della vita per il 90% di tutti coloro che sin da bambini
prendono a calci un pallone. È un ideale, un punto d'arrivo. E' il massimo che un calciatore
professionista possa sognare. È il trampolino di lancio per una carriera e soprattutto fa lievitare a
dismisura gli ingaggi.
Negli ultimi anni abbiamo visto gente che ha rinunciato a questa maglia,
gente che si è auto-sospesa in attesa di tempi più prolifici e calciatori
che pur non avendo vinto nulla di importante in nazionale ha lasciato una
traccia indelebile e alla fine si sono fermati (Maldini).
La maglia della nazionale ha dato tanto a tutti e ogni tanto capita di
imbatterci in qualcuno che ha dato a quella maglia forse più di quanto ha
ricevuto.
Alcuni calciatori più degli altri hanno dato a questa maglia tutto quello
che avevano. Uno di questi calciatori è il grande Giacinto Facchetti. Un capitano
coraggioso, nonché un calciatore eccezionale.
Per indossare la fascia di capitano occorre essere degli uomini speciali. Capitan Facchetti lo era e domani l'Italia calcistica lo ricorda a
Bergamo.
Due immagini su tutte resteranno di Giacinto Facchetti:
la stretta di mano a Pelè nella sfortunata finale di Città del Messico e
le sue braccia alzate al cielo quando la sorte ci regalò la possibilità
di approdare alla finale del Campionato europeo 1968, in un San Paolo che
22 anni dopo si sarebbe ripreso quello che ci aveva dato.
Nessuno ti dimenticherà mai capitano. (CalcioBlog.it)
17.11.2006
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