Arretrati 

Anno 7° N.33

Cari amici, <Turchia Oggi> - sito indipendente e che va avanti con le proprie forze - non se la passa troppo bene. Se potete, dateci una mano. Intendiamoci, non vi chiediamo denaro. Nemmeno un euro. No, quello che vi chiediamo è che ci stiate vicini adoperandovi in giro e spendendo parole buone nei nostri confronti. In altri termini, trovateci un po' di pubblicità o qualche sponsorizzazione. Altrimenti saremo costretti a chiudere. Per andare avanti, infatti, abbiamo bisogno che qualcuno ci aiuti, quanto basta. Grazie per quello che farete, la direzione.

 

I nostri affezionati lettori ci vorranno perdonare se <Turchia Oggi> si permette di chiedere loro un aiuto. Che, beninteso, non è di natura finanziaria. In sostanza si tratta di questo. Fino ad oggi, da qualche anno, siamo andati avanti con le nostre forze, facendo sacrifici enormi e senza che nessuno ci desse una mano. Ora siamo al limite anche perché - nonostante questo lavoro ci piaccia - sarebbe assurdo andare a rimetterci. Che cosa vogliamo, dunque! Semplicemente che ci veniate incontro parlando di noi e di quello che facciamo con più gente possibile ed esortando magari chi conoscete, sia nel settore commerciale che in quello industriale, a darci un po' di pubblicità. A noi non serve molto; quel tanto però per sopravvivere. Grazie di cuore. 

ATTUALITA'

LA PIATTAFORMA ALTERNATIVA

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La stanno preparando Annan, Zapatero ed Erdogan per differenziarla da quella Usa del "Grande Medio oriente". Se ne è discusso ad Istanbul nel corso della 4/a riunione del Gruppo di "Iniziativa per l'Alleanza delle Civiltà".

Da_sinistra_Zapatero,_Erdogan_e_Kofi_Annan22Entro questa settimana la Spagna dovrebbe rendere pubbliche, affinché l'UE vi si associ, le proposte, tra cui vi sarebbe secondo indiscrezioni la convocazione di una conferenza internazionale, per una soluzione dei vari conflitti in Medio oriente, elaborate nei mesi scorsi da un gruppo di 20 "saggi" internazionali, co-presieduto da uno spagnolo e da un turco. Lo ha dichiarato il premier spagnolo, Josè Luis Zapatero, nel corso di una conferenza stampa congiunta ad Ankara con il segretario generale dell'Onu Kofi Annan ed il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan, tenuta al termine della 4/a riunione del gruppo di alto livello dell' "Iniziativa per l'Alleanza delle Civiltà".
Zapatero_ed_Erdogan2Di questa iniziativa, lanciata da Zapatero all'Onu nel settembre 2004, i tre leader sono finora gli sponsor ufficiali con l'ambizione comune implicita, ma evidente, di fare della "Alleanza delle Civiltà" una piattaforma politico-diplomatica paneuropea alternativa a quella americana del "Grande Medio Oriente" e differenziatesi da quest'ultima per i metodi e per le finalità: "avvicinare le istituzioni e le società per superare i pregiudizi ed i malintesi tra popoli di cultura e religione differenti".
Annan, Zapatero ed Erdogan presenteranno la piattaforma conclusiva all'Assemblea generale dell'Onu di fine dicembre. Una piattaforma generale che, per l'immediato, il premier spagnolo ed uno dei leader della sinistra europea, intende evidentemente utilizzare non solo per mettere il sigillo del suo Paese su una iniziativa di ampia portata internazionale che farebbe leva sul desiderio globale di prevenire uno scontro di civiltà, ma anche per stabilire con i Paesi musulmani del Mediterraneo, ed in particolare con la Turchia, proficui rapporti economici e commerciali.
Di questo aspetto dell' "Iniziativa Alleanza delle Civiltà" non hanno fatto mistero i premier dei due Paesi, che hanno anzi colto l'occasione ella ribalta mediatica fornita dalla riunione di Itanbul per manifestare entrambi un grande interesse all'intensificazione dei rapporti bilaterali commerciali, economici e di investimenti spagnoli in Turchia.
Il premier spagnolo, pur precisando che l'iniziativa stessa "non è collegata al processo europea della Turchia" ha ribadito l'appoggio di Madrid all'adesione della Turchia all'UE e ha ricordato che il "documento strategico" firmato alcuni mesi fa dai premier dei due Paesi a Madrid nell'ambito della stessa iniziativa, auspicava un'espansione delle relazioni e economiche e politiche tra i due Paesi. "Noi vogliamo vedere più investimenti spagnoli in Turchia", gli ha fatto eco Erdogan. (Lucio Leante/Ansa)
17.11.2006

UNA SOLA CHANCE

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Il Commissario europeo all'Allargamento, Olli Rehn, ha ammonito Ankara a rispettare gli impegni presi entro la data fissata da Bruxelles, altrimenti i negoziati di adesione potrebbero interrompersi.

La Turchia entrerà nell'Unione Europea se rispetterà tutti i criteri di adesione. E' quanto ha affermato il Commissario europeo all'Allargamento Olli Rehn, volendo così rassicurare i turchi sulle loro possibilità di diventare membri del club europeo. ''Sarà un sì, se la Turchia rispetta tutte le condizioni di adesione alla fine di questo viaggio lungo e talvolta difficile. Solo allora diventerà membro dell'UE", ha dichiarato Rehn nel corso di un dibattito con il negoziatore in capo turco Ali Babacan. ''Se la Turchia, in dieci o quindici anni, diventa una Turchia europea e moderna, dove i valori democratici e lo stato di diritto sono rispettati, sono sicuro che potremo conquistare i cuori e gli spiriti degli Europei e completare il processo di ratificazione, anche tramite referendum'', ha assicurato. Le dichiarazioni del Commissario arrivano in un momento in cui i turchi dubitano sempre di più che l'UE voglia realmente accoglierli e ritengono che le opinioni europee siano sempre più ostili alla Turchia, in particolare in Francia, dove l'adesione di Ankara dovrà essere ratificata tramite referendum. Per quanto riguarda la situazione attuale dei negoziati di adesione, minacciati a causa del rifiuto di Ankara di aprire i suoi porti e aeroporti alle navi e agli aerei ciprioti greci, il Commissario si è detto ottimista. ''Fino a ora siamo stati in grado di evitare un deragliamento e, dal mio punto di vista, abbiamo ancora una chance di evitarlo a dicembre, a condizione che si faccia tutto il possibile'', ha insistito Rehn. Nel corso del loro vertice del 14 e 15 dicembre, i 25 discuteranno dell'eventualità di una sospensione, parziale o totale, dei negoziati di adesione della Turchia, cominciati nell'ottobre 2005. Tuttavia, la Commissione spera ancora che il piano della presidenza finlandese dell'UE per trovare un compromesso su Cipro permetta di evitare una crisi. ''Abbiamo ancora una chance'', ha concluso Rehn, che ha anche voluto ricordare l'importanza strategica della Turchia. (Asca-Afp)
17.11.2006

 

LA RISPOSTA DI BABACAN

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Per il capo negoziatore turco e ministro dell'Economia turco la verità non sta nella questione di Cipro ma nel fatto che l'UE non vuole la Turchia. Allora ogni scusa è buona.

L'Unione Europea è nell'evidente incapacità di esprimere una posizione "obiettiva" sul nodo cipriota, la Turchia non attende su questa questione alcuna soluzione "giusta" da parte dei venticinque. Lo ha detto il ministro dell'Economia turco che guida le trattative con l'UE, Ali Babacan, nel corso di un incontro a Bruxelles con il Commissario europeo all'Allargamento, Olli Rehn. Sul nodo di Cipro, ha spiegato Babacan, "non mi attendo che l'Europa sia giusta". Su questioni come questa, ha poi aggiunto, "l'UE non può più essere obiettiva" in quanto Bruxelles ha "Importato" il problema cipriota facendo entrare nel Club europeo solo la parte meridionale dell'isola, il primo maggio del 2004.
Il rappresentante di Ankara ha quindi espresso i crescenti dubbi del popolo turco circa la reale volontà dell'UE di volerlo realmente accogliere. "Quando sul tavolo ci sono questioni come Cipro - ha commentato Babacan - o quando i turchi avvertono una retorica anti-turca in certi Stati membri, soprattutto in uno Stato in cui le elezioni avranno luogo, il sentimento di non essere desiderato è sempre più evidente". (da
Ansa)
17.11.2006

L'AUT AUT DI PRODI

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Il presidente del Consiglio italiano ha dichiarato: "Senza adempimenti non si può ottenere la membership nell'UE. Questo vale anche per la Turchia".

''Il problema è molto semplice: senza adempimenti non si può ottenere la membership nell'Unione Europea'' . E ciò vale anche per la Turchia. Lo ha detto il premier Romano Prodi, intervistato dalla tv pubblica greca, <Ert>, rispondendo così al giornalista che gli chiedeva un commento sul mancato rispetto degli accordi sull'unione doganale da parte del governo di Ankara nei confronti di Cipro. ''Il problema è un altro - ha aggiunto il presidente del Consiglio - Dopo il referendum francese'', che ha bocciato la Costituzione UE, ''molti Paesi europei sono diventati oggi assai più prudenti. La saggezza esige che si abbia un tempo più meditato sulle negoziazioni''. ''La cosa che mi preoccupa - ha proseguito il premier - è l'atmosfera cambiata'' all'interno dell'UE. E questo ''in parte è un problema della Turchia, ma in parte anche della politica europea''. In merito poi al dossier presentato dalla Commissione europea sulla candidatura avanzata dalla Turchia, che rimanda ogni decisione al Consiglio di dicembre, Prodi ha avvertito: ''Non darò mai un giudizio su un rapporto dei miei successori, anche perché si tratta di un argomento molto complicato''. Il premier poi ha ribadito di averlo letto e ha commentato: ''Ha dei punti molti complicati, che esigono grande saggezza. Di fronte a questi temi, non bisogna precipitare nei tempi, ma avere invece il senso della storia''. (Asca)
17.11.2006

....E L'APERTURA DI MARINI

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Per il presidente del Senato l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea sarebbe invece "una risposta di uno straordinario peso strategico" al problema dei rapporti con il mondo islamico.

L'ingresso della Turchia nell'Unione Europea sarebbe "una risposta di uno straordinario peso strategico" al problema dei rapporti con il mondo islamico e "rafforzerebbe la forza politica dell'Europa" a livello mondiale. Ne è convinto il presidente del Senato, Franco Marini, che ne ha parlato concludendo il settimo Foro di dialogo Italia - Spagna che si e' svolto ieri e oggi a Verona. "E' un grande paese, di rilievo strategico straordinario. Sono critico nei confronti dell'approccio europeo di affrontare questo tema. Riscontro una reticenza che trovo incomprensibile - ha spiegato nel suo intervento conclusivo al Foro - sono contento che la commissione non abbia chiuso la porta alla Turchia: il suo ingresso rafforzerebbe la forza politica dell'Europa , specie nei confronti del mondo islamico, e a livello mondiale darebbe al vecchio continente un rilievo strategico straordinario". Se la vicenda si chiuderà con un esito positivo, secondo il presidente del Senato, "nessuno potrà dire che l'Europa vuole lo scontro delle civiltà: sarebbe una risposta di uno straordinario peso strategico". (Agi)
17.11.2006

 

LA PREOCCUPAZIONE

L'ha espressa il Sottosegretario agli Esteri Fabiano Crucianelli nel caso i negoziati UE-Ankara dovessero interrompersi.


L'Unione Europea esprime ''forte preoccupazione'' per ciò che un'eventuale rottura dei negoziati per l'adesione della Turchia all'UE potrebbe implicare. Lo ha detto il Sottosegretario agli Esteri, Fabiano Crucianelli, al termine del consiglio dei capi della diplomazia UE a Bruxelles. ''Vi è una preoccupazione molto forte per ciò che la rottura dei negoziati potrebbe implicare'', ha detto Crucianelli, sottolineando che ''non sfuggono a nessuno le difficoltà sulla questione cipriota". (Adnkronos/Aki)
17.11.2006

 

RUTELLI PER L'ADESIONE

Il nostro vice-premier favorevole all'Ingresso della Turchia. L'incontro con il rappresentante UE per la politica estera, Javier Solana.

L'Italia vuole che i negoziati di adesione con la Turchia non siano sospesi. Lo ha ribadito oggi il vice-premier Francesco Rutelli durante la sua visita a Bruxelles, nella quale ha incontrato anche il rappresentante UE per la politica estera, Javier Solana.
"Sulla Turchia, a Solana farò presente che l'Italia considera un fatto importante che il processo non si interrompa", ha detto Rutelli. Per il vice-premier, "è chiaro che è un processo lungo, ci sono condizioni da realizzare che ancora non si sono realizzate, ma è importante per l'Europa e per l'Italia". (Apcom)
17.11.2006

 

IL DURO PAPADOPOULOS

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Il presidente greco-cipriota ha detto che sarebbe impensabile che la Turchia fosse ammessa nell'UE senza prima risolvere il caso Cipro.

Il presidente cipriota Tassos Papadopoulos ha detto che sarebbe impensabile che la Turchia venisse ammessa nell'Unione Europea senza prima risolvere la disputa che da decenni pesa su Cipro.
Papadapoulos ha detto che l'isola del Mediterraneo è un membro a pieno titolo della UE e che agli aspiranti nuovi membri non dovrebbe essere consentito "di tenere forze militari di occupazione in uno Stato membro", riferendosi alla presenza delle truppe turche nel nord dell'isola.
Dopo che la Turchia ha invaso il nord nel 1974, i turco-ciprioti hanno dato vita a uno stato autonomo, e la divisione resta anche oggi . La Turchia riconosce solo la comunità turco-cipriota, mentre il resto del mondo riconosce solo quella greco-cipriota nel sud dell'isola. (Reuters)
17.11.2006


"UNA PAUSA SAREBBE SAGGIA"

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Così si è espresso il ministro degli Esteri austriaco, Ursula Plassnik, a proposito della Turchia qualora questa mantenesse rigido il suo atteggiamento su Cipro.

Una ''pausa'' nelle relazioni UE-Turchia sarebbe ''saggia'' se Ankara entro dicembre dovesse rifiutare ancora di accettare sul suo territorio navi e aerei ciprioti greci. E' l'opinione del ministro degli Esteri austriaco Ursula Plassnik.
''Se non ci saranno dei movimenti importanti (da parte della Turchia, ndr) entro dicembre, forse sarebbe saggio accordarsi su una pausa per ridurre le tensioni'', ha spiegato Plassnik al suo arrivo a una riunione dei ministri europei degli Affari Esteri.
''Abbiamo ogni interesse ad avere una relazione molto stretta con la Turchia, ma non dobbiamo inquinare il clima, dovremmo ridurre le tensioni'', ha aggiunto.
Il ministro austriaco non ha tuttavia precisato in cosa potrebbe consistere questa pausa, se si tratterà di sospendere tutti o solamente una parte dei negoziati di adesione della Turchia con l'UE
Da parte sua, il suo omologo lussemburghese Jean Asselborn ha sottolineato che ''se la Turchia non si muove su Cipro, noi, l'Unione Europea, non potremo continuare come se niente fosse''.
Anche Asselborn è tuttavia restato vago quanto a una sospensione totale o parziale dei negoziati. ''Niente sarà interrotto definitivamente'', ha sottolineato semplicemente.
L'UE è divisa sulle misure da prendere contro questo paese strategico che è la Turchia.
Alcuni paesi, a cominciare da Cipro, toccato direttamente dall'atteggiamento turco, sono favorevoli a una sospensione totale dei negoziati lanciati nell'ottobre 2005. Altri raccomandano una sospensione parziale.
Nel rapporto sulla Turchia la Commissione europea si è ben guardata però dall'emettere una raccomandazione. Tuttavia, lo dovrebbe fare a inizio dicembre, al fine di permettere ai leader europei di esprimersi durante il vertice di Bruxelles del 14 e 15 dicembre. (Asca-Afp)
17.11.2006

 

LA RICHIESTA DELL'ITALIA E DI ALTRI SEI PAESI

Si vuole che la Commissione europea, almeno una settimana prima del Vertice europeo di metà dicembre, presenti le sue raccomandazioni su una eventuale sospensione dei negoziati con Ankara.

Diversi stati membri dell'UE auspicano che la Commissione europea presenti le sue raccomandazioni su una eventuale sospensione dei negoziati di adesione della Turchia almeno una settimana prima del Vertice europeo di metà dicembre. E' quanto hanno affermato alcune fonti europee. Nel corso di una riunione degli ambasciatori dei 25 a Bruxelles, infatti, ''la grande maggioranza delle delegazioni aveva chiesto che i preparativi di queste decisioni avvengano sufficientemente presto'', ha spiegato una fonte diplomatica. Le delegazioni hanno chiesto che queste raccomandazioni arrivino prima della riunione dei ministri degli Affari Esteri del 11 dicembre, che dovrà finire di preparare il vertice del 14 e 15 dicembre, ha precisato la fonte. Le delegazioni sperano che gli ambasciatori dei 25 possano cominciare a preparare la posizione dell'UE sulla questione nel corso delle loro riunioni precedenti quella dei ministri, ossia al massimo il 7 dicembre. In merito hanno fatto pressione in questo senso soprattutto Italia, Olanda, Gran Bretagna, Danimarca, Belgio, Lussemburgo e Germania, ha precisato ancora la fonte. I ministri degli Esteri dell'UE, che si riuniranno lunedì a Bruxelles, dovrebbero discutere della questione senza tuttavia fare una richiesta formale alla Commissione, ha aggiunto. Per cercare di disinnescare la crisi annunciata tra l'UE e la Turchia, la Commissione europea mercoledì scorso aveva deciso di dare più tempo al compromesso preparato dalla presidenza finlandese su Cipro e si era perciò guardata, per il momento, dal raccomandare una sospensione dei negoziati di adesione. Tuttavia, la Commissione ha annunciato che farà ''le raccomandazioni necessarie prima del Consiglio europeo di dicembre se la Turchia non avrà rispettato i suoi obblighi'' su Cipro entro tale data, lasciando ai leader europei la responsabilità di decidere il 14 e 15 dicembre prossimi. (Asca-Afp)
17.11.2006

L'AKP STA PREPARANDO UNA BOZZA SUI CAMBIAMENTI DELL'ART. 301

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La revisione si è resa necessaria dopo che la Commissione europea all'Allargamento ha accusato laTurchia di aver fatto poco sui diritti umani.

The Turkish government has decided to take steps on Article 301 of the Turkish Penal Code, a major stumbling block in Turkey's relationship with the European Union.
According to the Akp, the article will be amended in an effort to expand freedom of thought and expression and eliminate ambiguity in the wording.
The government is waiting for proposals from non-governmental organizations for the final touches.
The Turkish Parliament is planning to pass the amendments before the EU leaders' summit in December.
The EU Progress Report and Strategy Paper released yesterday devoted much of its criticism to Article 301.
The report, critical in terms of Turkey's future negotiation process, singled out freedom of expression and the Cyprus issue as the most important sticking points.
The report did state that Turkey had met the Copenhagen Criteria but the pace of the reforms had slowed down. The European Commission wants Article 301 to be amended.
The report criticized Article 301 as follows: "Certain provisions of the Penal Code leave a significant margin of interpretation for the judiciary. In particular, the restrictive interpretation of article 301 led to prosecutions and convictions of people for the expression of non-violent opinion."
The article gained worldwide notoriety for the trials of Turkish novelists Orhan Pamuk, Elif Safak and journalist Hrant Dink.
It became clear that something had to be done about 301. Turkish Minister of Justice Cemil Cicek and AKP Deputy Leader Hayati Yazici met with legal consultants and authorities on the penal code at the Dolmabahce Palace in Istanbul.
Various proposals and views were discussed and draft changes for Article 301 were prepared.
"Turkishness" will be replaced by the term, "Turkish nation," and provisions tripling the penalty for a violation of Article 301 in a foreign country by a Turkish citizen will be abolished.
Another much criticized aspect of Article 301 is the provision that states, "Expressing thoughts for the purpose of criticism does not constitute a crime."
Despite this provision, interpretations of Article 301 have allowed an ambiguity that blurs the line between 'criticism' and 'insult.' That this ambiguity has been exploited to prosecute writers and journalists is a major reason behind the need to amend, or as some believe, abolish, Article 301.


Controversial Article 301:
1. A person who openly denigrates Turkishness, the republic or the Turkish Grand National Assembly will be sentenced to a sentence ranging from six months to three years imprisonment.
2. A person who openly denigrates the Turkish government, the state's judiciary organs, the military or police will be sentenced to a sentence of six months to two years imprisonment.
3. In the event the crime of denigrating Turkishness is committed by a Turkish citizen in a foreign country, the penalty shall be increased three times.
4. Expressing thoughts for the purpose of criticism does not constitute a crime. (Omer Sahin/Zaman)
17.11.2006

QUELL' "INCREDIBILE!"
DI PAPA
BENEDETTO XVI

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Stupore in Turchia per una espressione del Pontefice alla vista di alcune immagini contenute in un album di foto consegnatogli da Tassos Papadopouos durante la visita di questi in Vaticano.

Tassos_papadopoulos68Fa ancora discutere l'udienza di Benedetto XVI al presidente della Repubblica di Cipro, Tassos Papadopoulos. L'incontro, caduto ad appena due settimane dal viaggio in Turchia, non è passato inosservato, specie per la schiettezza con cui il presidente ha parlato dell'occupazione turca del nord dell'isola e delle sue conseguenze, a cominciare dalla distruzione sistematica di ogni traccia della presenza cristiana,come chiese e cimiteri.
Vicendetestimoniate idealmente nell'album di 300 fotografie donato al pontefice, insieme ad una icona di una chiesa distrutta. E se dalla Santa Sede sono arrivati commenti diplomaticamente prudenti, quell' "è incredibile" detto dal Papa vale più di ogni parola o comunicato. I giornali turchi, come spesso avviene in questi casi, hanno reagito soprassedendo o accusando apertamente, come ha fatto il quotidiano <Hurriyet>, il presidente Papadopoulos di "atto provocatorio". Sta di fatto che la questione di Cipro rimane ancora da risolvere e non è un caso che sia stata fatta presente di nuovo dalla Commissione europea, nel rapporto dell'8 novembre sullo stato dei negoziati per l'adesione della Turchia all'Unione. Una delle violazioni più gravi della libertà religiosa intrecciata al pragmatismo della politica, ma le ferite seguite all'invasione del 1974 sono ancora aperte.
La storia - Isola cristiana sin dal 38 dopo Cristo, grazie alla predicazione di Paolo e Barnaba, negli ultimi 50 anni Cipro ha vissuto profondi sconvolgimenti. Tuttoènatodal confronto-scontro tra la maggioranza greco-cipriota (96%) e la minoranza turco-cipriota (4%), aggravatosi con l'indipendenza del 1960 e l'arrivo al potere, come presidente, dell'arcivescovo greco-ortodosso Makarios, affiancato dal turco Fazil Küçük nel ruolo di vicepresidente. Da subito, la situazionesi rivelòprecaria con numerosi episodidi violenza tra le due etnie, a cui cercò di rispondere,nel 1964, l'invio di una forza di interposizione di caschi blu delle Nazioni Unite. I fatti precipitarono nel 1967 con il colpo di stato dei colonnelli in Grecia, e la deposizione di Makarios (avvenuta nel 1974 con la complicità della Cia), sostituito da un presidente fantoccio, Nicos Sampson, funzionale al progetto dei colonnelli di annettere l'isola alla Grecia. Ipotesi vista come il fumo negli occhi dai turchi che, nel luglio dello stesso anno, occuparono la parte Nord, costringendo 180mila greco-ciprioti a rifugiarsi nel sud. Uno stato di cose chesi cristallizzò in fretta, nonostante i colloqui di pace, con la proclamazione unilateraledel 1983 della Repubblica Turca di Cipro Nord, tuttora riconosciuta soltanto dal Governo turco.
La distruzione - Alle ragioni della politica si sovrappose, tuttavia, l'odio religioso e culturale che, oltre ad uccisioni e allo spostamento forzato di popolazioni,portò alla distruzione sistematica di tutto il patrimonio artistico e spirituale della comunità cristiana. Scrive Luigi Geninazzi in un reportage da Cipro, pubblicato su Avvenire, domenica 26 fabbraio 2006: "Ci fermiamo a Trachoni dove sorgeva un gioiello rinascimentale, la chiesa di Panagia, Nostra Signora. Oggi ci sono solo le mura, l'interno porta i segni di vandalismi che non hanno risparmiato neppure l'altare di pietra, i cui pezzi sono finiti dentro un buco scavato di recente per cercarvi chissà quale tesoro. Il nostro è un triste pellegrinaggio che ad ogni tappa aumenta sdegno e incredulità, una via dolorosa che ripercorre i luoghi della memoria cristiana a rischio di sparizione. Al villaggio di Peristerona, sulla strada per Famagosta, il monastero medievale di Sant'Anastasia (vedi foto) è adibito a stalla, con le mucche che brucano l'erba tra quel che resta delle antiche celle. Le tombe del cimitero sono state profanate e le lapidi spezzate. Ci lasciamo la campagna alle spalle e andiamo sulla costa. Qui molte chiese sono state trasformate in ristoranti, bar e night-club per la gioia dei turisti. In cima alla roccia di Lapethos, a strapiombo sul mare, la chiesa ed il convento di Agia Anastasia sono diventati un sontuoso hotel con la piscina ricavata nel chiostro e il casinò sotto il campanile. La quasi totalità del patrimonio artistico della Chiesa ortodossa sul territorio occupato dai turchi - 520 edifici tra chiese, cappelle e monasteri - è stata saccheggiata, demolita o sfigurata. Solo tre chiese e un monastero, quello di San Barnaba trasformato in museo, si trovano in uno stato più o meno dignitoso".
La_chiesa_di_santa_Maria_di_Kanakaria_del_VI,_distrutta_nel_1979.48Gli esempi - Un elenco impietoso di sfregi non solo al sentimento religioso, ma anche ad una ricchezza culturale oggi definitivamente perduta. Ecco così che la chiesa di Santa Maria di Kanakaria, a Lithragkomi, del sesto secolo è stata distrutta nel 1979; il monastero di Acheropoiitos è stato convertito in un campo militare, non prima di aver distrutto la preziosa cappella di san Evlalios; tutti i cimiteri ortodossi sono statiprofanati senza alcun rispetto e oltre 25milaiconesono sparite dalle chieseper essereimmesse nelmercato d'arte illegale.Il tutto in un clima di indifferenza, tra i tentativi di riunificazione che hanno cercatodi richiamare le parti al riconoscimentodelle responsabilità.
I segnali di una ricomposizione non mancano: nel 2003 sono state aperte le frontiere tra le due entità e nel 2004 è stato messo ai voti un piano per la riunificazione avanzato dall'Onu, approvato dalla parte turca (64,90% di favorevoli), ma considerato poco equo dalla parte greca (75.83% di contrari). Con l'ingresso della Repubblica di Cipro nell'Unione Europea, tuttavia, le possibilità di un'accelerazione sono alte, dato chela Turchia potràconfrontarsicon l'Europa solo in un clima pacificato. Più complicato affrontare la fitta trama di interessi che oggi dominano a Cipro del Nord, diventata di fatto un enclave e un porto franco in cui gli "affari" non sono sempre puliti. Fa notare Maria Grazia Zambon nel suo "La Turchia è vicina" (Edizioni Ancora): "A fronte di 170mila abitanti, nel Nord ci sono 36 banche off-shore, 29 banche normali e 18 casinò. La Fatf (Financial Action Task Force), organizzazione internazionale che raccoglie 33 nazioni e lavora contro il riciclaggio del denaro sporco, ha condannato più volte i traffici che passano di qua. Non a caso il giornalista Adnan Akasirit ha scritto che la Cipro turca è un'incontrollabile terra di nessuno isolata dalla comunità internazionale. Per questo, la mafia turca e cecena trascorrono qui il weekend, depositano denaro, giocano alla ruolette e vanno a donne. Per loro, Cipro del Nord è un'ottima lavanderia". Una sortenon proprio gratificante per una delle tante culle del cristianesimo. (Mattia Bianchi/www.korazym.org)
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La nostra autonomia ed indipendenza di giornalisti fa sì che pubblichiamo sempre ogni tipo di notizia, anche se non ne condividiamo spesso il pensiero. Purché, naturalmente, non sia di offesa ad alcuno né tanto meno diffamatoria. Ci siano permesse alcune osservazioni, che non sono rivolte - si badi bene - all'articolo di Mattia Bianchi del quale abbiamo grande stima e considerazione. Semmai, la nostra benevola critica va ad un presidente di Repubblica, nel caso specifico il signor Tassos Papadopolulos, che ha approfittato della sua visita in Vaticano per mostrare al Pontefice un album-documetario sulla distruzione delle chiese ortodosse ad opera dei cattivi soldati turchi. Più che mancanza di diplomazia è stata una subdola manovra per screditare ancor più agli occhi di Benedetto XVI l'immagine di un Paese dove tra poco più di dieci giorni inizierà il suo tour della fede. E' stato come buttare benzina sul fuoco per alimentare maggiormente la tensione anti-Papa che si avverte in questo periodo in Turchia.
Ora nessuno nega che l'esercito turco abbia voluto imitare - all'indomani del 1974 - quello che fecero i lanzichenecchi durante il sacco di Roma ma a Sua Santità - al quale viene addebitata la frase "è incredibile" - si sarebbe dovuto anche riferire come quella fosse stata una reazione (sbagliata secondo noi) alle vessazioni che la comunità turca aveva dovuto subire per lungo tempo ad opera dei cari e fraterni "amici" greco-ciprioti. A Sua santità si sarebbe anche dovuto aggiungere quante e quali esecuzioni erano state compiute dagli scherani di Nicol Sampson. Il sangue delle vittime, non a caso, è ancora impresso sulle pareti di alcune abitazioni.
E' vero, tuttora lo stato di abbandono di moltissime chiese nella parte nord dell'isola grida vendetta, a Nicosia come Famogosta ed in altre zone; conseguenza per altro di una situazione di estrema difficoltà economica in cui si trovano le casse dello Stato del Governo Talat. Se non vi fosse l'embargo probabilmente tutto filerebbe per il meglio. Non si venga però a parlare di riciclaggio di denaro sporco. Se da trent'anni a questa parte c'è stato nel Mediterraneo un luogo dove si è fatto di tutto, dal traffico di armi, al riciclaggio, al passaggio di terroristi palestinesi e di brigatisti rossi, questa è stata proprio la zona sud dell'isola. Basterebbe documentarsi.

17.11.2006

IL PROGRAMMA

 

E' stato reso noto dalla Santa Sede come si articolerà il viaggio ufficiale del Pontefice in Turchia dal 28 novembre al 1 dicembre prossimi

Benedetto XVI sarà accolto in Turchia dal presidente della Repubblica Ahmet Necdet Sezer, che lo riceverà al Palazzo presidenziale subito dopo l'arrivo all'aeroporto di Ankara - previsto per le ore 13 del 28 novembre - e la visita al mausoleo di Ataturk, simbolo della nazione. Ma la vera novità emersa oggi, con la pubblicazione del programma ufficiale del viaggio papale, è che insieme al capo dello Stato il Pontefice incontrerà anche uno dei tre vice-premier, in rappresentanza del Governo (il Primo Ministro Recep Tayyp Erdogan come è noto sarà a Riga, in Lettonia, per un vertice della Nato).
Abdullah_Gul4Dunque, dopo le tante indiscrezioni sul perché dell'assenza di Erdogan - dovuta, sostengono in molti, all'ormai celebre incidente della frase su Maometto - la Santa Sede ha ottenuto comunque che ad accogliere il capo della Chiesa cattolica ci fosse un alto rappresentante dell'esecutivo. Tra i vice-premier, il più conosciuto a livello internazionale è Abdullah Gul, che ricopre anche il ruolo di ministro degli Esteri.
Il Papa si sposterà poi nella sede del dipartimento per gli Affari religiosi per incontrarne il presidente Alì Bardakoglu. In serata l'incontro con il Corpo Diplomatico nella Nunziatura.
Mercoledì 29 il Papa si trasferirà a Efeso per celebrare una messa e in serata arriverà ad Istanbul dove incontrerà subito il patriarca ecumenico Bartolomeo I e pregherà con lui nella Chiesa di San Giorgio. Ma sarà il 30 novembre, festa di Sant'Andrea, il momento principale della visita al Patriarcato, perché Benedetto XVI e Bartolomeo I firmeranno insieme una dichiarazione congiunta.
Sono previste poi le visite all'ex Cattedrale ortodossa di Santa Sofia, oggi museo, e alla Cattedrale Armena Apostolica, dove il Pontefice sarà accolto dal patriarca Mesrob II. Successivamente, nella sede locale della Nunziatura Papa Ratzinger riceverà il metropolita siro-ortodosso e il Gran rabbino della Turchia. Infine l'incontro con i vescovi turchi, con i quali il giorno dopo, venerdì 1 dicembre, celebrerà una messa nella Cattedrale dello Spirito Santo. La partenza da Istanbul è prevista per le 13.15, con arrivo a Campino alle 14.45. (la Repubblica.it)
17.11.2006

 

IL VENTO DI ISTANBUL

Rafforzate_le_misure_di_sicurezza_in_Turchia59

A non molti giorni dalla visita di Sua Santità in Turchia le misure di sicurezza sono tali che la persona del Papa sarà più protetta di quello del presidente americano.

Come farà Benedetto XVI la sera del 29 novembre ad arrivare a Istanbul? L'idea che il corteo papale, più protetto di quello del presidente Bush, con le <Land Rover> blindate e i mitra spianati dei soldati, possa infilarsi nelle braccia della madre di tutti i traffici è impensabile. Dall'uscita dell'aeroporto fino alla stralunata torre gotica di Galata che sembra un minareto vedovo, grasso e tarchiato, si stende un interminabile serpente di auto strombazzanti. E' ovvio che per motivi di sicurezza non trapela un solo particolare sul percorso del Pontefice anche se la dinamica della tormentata visita in Turchia è ormai stabilita. E' possibile che arrivi in centro con l'elicottero e poi raggiunga la casa dove abitò Angelo Roncalli dal 1935 al 1945, in una viuzza intitolata al Papa Buono. Poco più in là c'è la cattedrale cattolica del Santo Spirito che come quasi tutte le chiese dell'antica Costantinopoli è nascosta. Se l'occhio non incrocia la modesta croce in cima a un anonimo portone di ferro, in faccia alla scuola francese, è difficile pensare che sia l'ingresso di una chiesa. La forzata invisibilità della Chiesa e dei cristiani in Turchia sarà uno dei temi più spinosi che Papa Ratzinger proverà a toccare, una lamentela appena sollevata da Bruxelles nel suo rapporto di qualche giorno fa sull'ingresso di Ankara in Europa. Ieri il cielo di Istanbul era livido e tirava un vento gelido da Est che chiamano "balconlar", perché soffia giù dai Balcani. Il venditore di semi di pistacchio diceva a un cliente incredulo che oggi nevicherà. I funerali di Ecevit nella capitale hanno rubato per un giorno spazio al Santo Padre sui media turchi. La gente non sembra ossessionata dal suo arrivo, certo molti sono convinti che di recente abbia detto qualcosa di sbagliato sull'Islam anche se poi pochi sanno di che cosa si tratti. Contro l'ospite di Roma, nelle scorse settimane ci sono stati cortei minacciosi organizzati dalla destra ultranazionalista, una minoranza agguerrita, capace con le sue bandiere rosse, le mezzelune e i mustacchi, di "bucare gli schermi": il passaporto per finire sulle tv di tutto il mondo. Nessuno sottovaluta la sicurezza, è in gioco la reputazione del Paese: poliziotti e agenti segreti sono da tempo schierati nei luoghi più delicati. "Ci sono troppi allarmismi - dice il Vicario apostolico latino monsignor Louis Pelatre, la corta barba curata e gli occhiali con le lenti spesse -, noi ci affidiamo in primo luogo alla Provvidenza ma sappiamo che la sicurezza turca è "au top". Gli agenti sono già ovunque, nessun malintenzionato potrà avvicinarsi al Pontefice". Il vicario è moderatamente ottimista anche sulla parte diplomatica del viaggio, tanto più che adesso la voglia di entrare in Europa potrebbe rendere i turchi più malleabili. "A Bruxelles sanno tutto, ci sono montagne di dossier. Certo che il Papa parlerà del problema della libertà religiosa, ma lo farà cautamente, per allusioni. Non aspettatevi progressi clamorosi".
La minoranza
cattolica

Dal 1923 la Turchia è un Paese ostinatamente laico ma anche tenacemente nazionalista. Così l'Islam rientra in gioco, pur stretto in confini modernisti, dalla finestra del patriottismo che considera la religione dei padri una delle componenti essenziali dell'identità nazionale. Nella Istanbul degli ultimi ottomani, i cristiani erano circa il 40 per cento della popolazione, adesso sono 150 mila in tutto il Paese, sperduti nell'oceano di oltre 70 milioni di musulmani. Mentre, con molte limitazioni, le chiese ortodosse e armena sono riconosciute legalmente, quella cattolica no. Di fatto il Nunzio apostolico monsignor Lucibello è un privato cittadino. La Costituzione turca, come quella indonesiana, non prevede l'ateismo e obbliga i suoi cittadini a scrivere sulla carta d'identità il proprio credo anche se (da pochissimo) è possibile in un secondo tempo ottenere la cancellazione della dicitura. La scelta però si limita a Islam, Cristianesimo ed Ebraismo. L'anagrafe turca di Richard Gere se ne infischia. Don Felice Morandi fa scattare l'interruttore generale e la cattedrale del Santo Spirito si illumina. Viceparroco, salesiano, 68 anni, pare tradire una cadenza toscana ma lui se la ride: "Sono di Varese. A forza di stare in Medio Oriente mi sarà venuto un accento strano". Questa piccola chiesa rappresenta di per se stessa una specie di attestato di santità del suo costruttore, il vescovo Julien Hilerau che la fece costruire nel 1846. L'Impero ottomano sprofondava nel crepuscolo ma restava un regno musulmano: che follia pensare di edificare una nuova chiesa. Il Papa dirà messa rivolto verso la doppia fila di colonne marmorizzate, con alle spalle il grande quadro ottocentesco della Pentecoste. Il problema è che la chiesa è piccola, non terrà più di un centinaio di invitati. Monsignor Pelatre è alle prese col difficile puzzle degli inviti: chi resterà fuori? Don Felice racconta che alla vigilia del viaggio, stanno correndo tutti come trottole per gli ultimi preparativi e le corde della sicurezza si sono già strette. "Persino alla scuola media italiana - dice - non fanno più andare i ragazzi in cortile, si esce solo per l'ora di ginnastica. "Il Papa non ci fa nemmeno giocare", protestano.
Chi mesta
nel torbido

Attentato_al_Papa12Nella stretta via in salita della cattedrale è parcheggiato un furgone con una telecamera che riprende chi entra e chi esce. La casa di Papa Giovanni è già sorvegliata. A fine agosto lo scrittore di fiction Yücel Kaya aveva provato a mestare nel torbido pubblicando un giallo sullo stile del "Codice da Vinci" intitolato "Attentato al Papa". Che si tratti di un'operazione di marketing lo dimostrano Benedetto XVI in copertina e il sottotitolo "Chi ucciderà il Papa a Istanbul?", Un sottotitolo in inglese per un libro scritto in turco: tutto già confezionato per i famelici media internazionali. Senza quel sottotitolo, sparato da telecamere straniere, non avrebbe fatto scattare alcun brivido. Protagonista, un giornalista ovviamente, Oriano Ciroella, che viene servito con un contorno di Opus Dei (complimenti per la fantasia) P2, il Mit, non l'Institute of Technology ma il servizio segreto turco. Alla fine, istigato dal solito cardinale che fin da piccolo schiacciava le lucertole, Ciroella uccide il Papa. Farebbe anche ridere se gli estremisti fossero davvero soltanto un'invenzione, nel Paese di Ali Agca e dell'assassinio di Don Andrea Santoro. Il portavoce della Conferenza episcopale, George Marovitch racconta di aver incontrato Yücel Kaya. Lo scrittore ha detto che nella sua storia non c'è nulla di reale, ma ha aggiunto "Amo il mio Paese e ho voluto metterlo in guardia perché non debbano capitare cose simili". "E' evidente - spiega padre Marovich - che il primo intento fosse il clamore: vendere copie, guadagnare". Il libro è stato più un fenomeno mediatico che un successo editoriale: a Istanbul i più non sanno nemmeno che cosa sia, impossibile trovarlo nelle librerie del centro, non lo conoscono nemmeno. Alla fine una pila di copie è saltata fuori nella grande libreria del Diyanet, il ministero degli Affari Religiosi, tra il Gran Bazar e il consolato iraniano, a due passi da Aghia Sofia e la Moschea Blu. Per Kaya questo sarebbe già un indizio. (Claudio Gallo/La Stampa Web)
17.11.2006


IL GRAN MUFTI

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Intervista del giornalista Claudio Gallo per <La stampa Web> al presidente della Dyianet turca (Affari Religiosi). "Il Papa non corre rischi: è un ospite gradito. Ma l'Europa non si consideri un club cristiano".

Ali_Bardakoglu8A parte una stretta di mano col presidente della Repubblica, sarà la prima persona che il Papa vedrà al suo arrivo in Turchia il 28 novembre: il presidente del Diyanet, il professor Ali Bardakoglu. Spesso in Italia è citato come il Gran Muftì ma l'impressione è che il titolo sia più onorario che altro, una mostrina per la guida laica del ministero per gli Affari Religiosi. Professore, lei è Gran Muftì? Per rispondere alla domanda lui porge un suo libro che ha appena autografato su "Religione e Società", sottotitolo: "Nuove prospettive dalla Turchia" dicendo: "Qui troverà la risposta, specialmente il capitolo sulla presidenza del ministero". Cominciamo bene. La sede del Diyanet, la parola vuole dire clemenza, compassione, è appena fuori del centro di Ankara, un palazzo squadrato dagli ampi spazi tagliati netti che ricordano l'architettura del Ventennio. L'ufficio è ampio, una grande scrivania al fondo, quadri e tappeti. Lui siede su una grande sedia a braccioli, in testa il sarik, il cappello dei leader religiosi, e una veste color perla intessuta di motivi floreali, con risvolti bordò. Alto, i baffi, 54 anni, tre figli, se ne sta con le grandi mani incrociate, non gesticola, a volte muove solo gli occhi castani. Alla sua sinistra un drappo di lino che ricopriva la Kaaba, la pietra nera della Mecca, con impressi due nomi di Dio. Parla senza cambiare mai tono, talvolta sorride. Studioso dell'Islam, mescola la componente religiosa e laica, inevitabile dopo Atatürk, con perizia da democristiano.

Lei fu tra i primi a chiedere le scuse del Papa per il discorso di Ratisbona. Qui gliele chiederà ancora?
"Non spreco tempo parlando del passato. Non importa se a dire una cosa inaccettabile sull'Islam sia un laico, un religioso o una persona importante: è doveroso correggerlo. Ma sono cose del passato, guardiamo avanti. I leader religiosi devono rispettare la sensibilità degli altri credenti. Come comunità islamica siamo aperti alle critiche, alle discussioni dell'esperienza religiosa, non dei principi fondamentali della nostra fede: Dio, il Profeta e il Corano".
La citazione del Pontefice dell'imperatore bizantino Manuele II era soltanto una piccola parte di un ampio discorso su Dio e ragione. Il Dio del Corano è al di là della ragione?
"Si trattava di una discussione molto intellettuale e la citazione fatta dal Papa porta a un'interpretazione accademica sbagliata. D'altra parte molti intellettuali occidentali, anche cristiani, hanno criticato quelle parole sul piano politico e filosofico. La fede islamica non esclude il razionalismo. Nel Corano ci sono indicazioni che la logica non è estranea a Dio. Noi siamo aperti alla discussione sul rapporto tra Dio e ragione, è un grande piacere discutere con le altre religioni di questo tema".
Spesso si contrappongono Islam e Cristianesimo come Oriente e Occidente. Il Cristianesimo però si è formato e sviluppato in Asia Minore, più meno nell'area dell'odierna Turchia: si dimentica così che è anch'esso una religione orientale.
"Il Medio Oriente è la culla delle religioni. Noi riconosciamo una continuità, da Adamo, Mosè, Gesù, fino a Maometto. In queste terre si trovano ad ogni passo tracce di tutte le fedi che vissero pacificamente accanto una all'altra. Anche nei Balcani si trovano monumenti cristiani che furono conservati sotto la dominazione ottomana. Non così in Spagna dove le tracce della presenza islamica sono state cancellate, con l'eccezione dell'Alhambra. E mentre in Spagna si massacravano gli ebrei, da noi trovavano ospitalità e protezione. Una delle sinagoghe di Istanbul risale a quel periodo".
E' preoccupato per la sicurezza del Papa?
"Leader religiosi e politici di tutti i Paesi vengono in Turchia ogni giorno senza alcun problema. Siamo uno Stato democratico, c'è libertà: proprio per questo c'è chi non apprezza questa visita e lo dice. Ciò non farà certo venire meno la nostra tradizionale accoglienza. Tolleranza e ospitalità sono due ambiti diversi che possono convivere. No, non sono affatto preoccupato. Questo viaggio non risolverà tutti i problemi ma sarà un buon passo nella direzione del dialogo. La pace si distrugge in un attimo ma per costruirla ci vuole molto tempo, un lungo processo".
Talvolta sui media occidentali la parola jihad è sinonimo di terrorismo: può spiegarcene il vero significato?
"Condanniamo ogni terrorismo, nessuna causa può giustificarlo. La parola jihad, spesso esaltata nel Corano, non può giustificare la violenza. Bisogna che tutto il mondo islamico ne prenda coscienza. L'Islam è via di pace e amore. Il significato principale di jihad nell'Islam è quello di lotta interiore contro le tendenze malvage della natura umana. La nostra fede vuole conquistare i cuori con la verità non con la forza. Dio non approva le conversioni forzate, la religione nasce dal cuore".
Davvero i musulmani turchi vogliono entrare nella apparentemente cristiana Unione Europea?
"Il mio ruolo non ha nulla a che fare con la questione dell'ingresso della Turchia nell'Ue. Non credo che l'Europa sia un club cristiano. Bisogna trovare una via comune: se si comincia dalla religione allora ci si dividerà su tutto".
La Chiesa cattolica sarà mai riconosciuta legalmente nel suo Paese?
"Tutte le religioni sono riconosciute. La Turchia è un Paese laico, il problema non esiste. Compito dello Stato è dare uno spazio alle confessioni e garantire loro la libertà"
Però mentre le Chiese ortodossa e armena hanno status giuridico, il nunzio apostolico cattolico è un privato qualsiasi, il Vaticano non può ad esempio possedere una chiesa.
"Non conosco tutte le gerarchie e i rapporti tra le varie confessioni. In termini numerici vengono prima gli armeni ortodossi, poi i greco ortodossi e tutti gli altri. I cattolici sono una esigua minoranza. George Marovich (ndr, il portavoce della Conferenza episcopale) è una persona molto popolare da noi. E nessuno può dire che sia considerato un leader religioso di secondo piano. Ci siamo incontrati molte volte in questi anni e anche ultimamente. Non facciamo discriminazioni".
Che cosa risponde a Parigi che vuole fare una legge per sanzionare chi nega il genocidio armeno?
"Questa è una domanda a cui devono rispondere i politici. Comunque non può stabilire se una cosa sia vera oppure no con una legge". (Claudio Gallo/
La Stampa Web)
17.11.2006

 

GLI ATTACCHI DI UN GIORNALE NAZIONALISTA

Tercuman

Il <Tercuman> se la prende in particolare con il patriarca ortodosso Bartolomeo I accusandolo di aggredire l'islam assieme al Pontefice. La pubblicazione di una foto.

Il_Patriarca_Bartolomeo_I41Una foto che mostra Benedetto XVI a fianco di Bartolomeo I viene diffusa su internet con la didascalia che dice: "L'alleanza dei due leader cristiani per aggredire l'Islam". È il capitolo più recente della resistenza del mondo nazionalista religioso turco verso la visita del pontefice in Turchia dal 28 novembre al 1° dicembre. Ad alimentare la polemica si è messo anche il quotidiano <Tercuman>, di chiara impronta nazionalista, che pubblica la foto in prima pagina e titola a caratteri cubitali: "Ecco quanto osa il signor Patriarca" e nell'occhiello: "Ha assalito il potere della Turchia, permettendo che l'hotel Hilton diventi una chiesa per i giornalisti che seguiranno il Papa".
Nell'articolo si denigra e scredita il Patriarca ecumenico ortodosso, accusandolo di "sete di potere", ricordando che "per la seconda volta" osa scavalcare lo Stato turco dettando lui legge sull'invito al papa e sul tour della visita.
Due anni fa Bartolomeo I invitò personalmente il papa in Turchia per la festa di Sant'Andrea (30 novembre). Lo Stato turco non unì il suo (necessario) invito a quello del patriarca, avanzandolo solo quest'anno.
Il giornale accusa il Patriarca di voler creare "uno Stato nello Stato". L'accusa più grande che <Tercuman> rivolge a Bartolomeo I è quella di aver dato la privativa delle riprese della visita del Papa in mondovisione al patriarcato (e quindi a canali greci). Inoltre, secondo loro, tutte le linee telefoniche e Internet dipenderanno dal Patriarcato, anziché dallo Stato turco. In questo modo la Byegm (Direzione nazionale per l'informazione stampa e Radiotelevisiva turca) viene messa fuori gioco e non avrà alcun diritto di parola, né di scelta. Anzi, l'autore dell'articolo precisa che forse gli stessi mass-media turchi dovranno essere accreditati dal patriarcato e dovranno usare i servizi messi a loro disposizione dalla sala stampa del patriarca, organizzata per l'occasione nell'hotel Hilton a Istanbul. Per molti turchi questo è un tremendo esproprio di potere, anche se per il patriarca ecumenico grecoortodosso è solo un diritto di libertà.
A quanto - informalmente - si dice invece a Roma, è stata la televisione turca a decidere di non trasmettere in diretta tutti gli eventi della visita papale, lasciando così campo libero alle altre televisioni. Lo stesso principio vale per il mancato allestimento di sale stampa, non organizzate dalle autorità turche. Così, ad Ankara e ad Efeso, prime due tappe della visita, non ne è prevista alcuna, ad Istanbul ci sarà, ma solo per iniziativa del patriarcato.
Dopo le polemiche e le false interpretazioni del discorso di Benedetto XVI a Regensburg, sembrava che le acque si fossero calmate. Molti giornali moderati tendono anzi a tranquillizzare la popolazione spiegando che la sicurezza verso la persona del papa, sarà garantita dalla mobilitazione della polizia e delle forze dell'ordine. (Asia News)
17.11.2006

 

"UN GESTO CHE RISULTERA' PROFETICO"

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"Penso - ha detto il Patriarca di Venezia Angelo Scola - che le ragioni della visita del Santo Padre siano ben definite da chi ne ha la responsabilità tecnica".

''Penso che le ragioni specifiche della visita del Santo Padre siano ben definite da chi ne ha la responsabilità tecnica'' . Così ha risposto il Patriarca di Venezia, Angelo Scola, ai giornalisti che gli hanno chiesto, a margine di un convegno a Venezia, se vede nuovi problemi per il viaggio di Benedetto XVI in Turchia. ''Io credo che il gesto del Papa risulterà profetico, fortemente positivo, perché mostrerà - ha spiegato Scola - che la sua preoccupazione di fondo è un rapporto corretto tra ragione, fede e religione. Un rapporto oggi insostituibile e decisivo anche nella situazione geopolitica che stiamo attraversando. Questo è quello che il Papa ha messo in evidenza a Ratisbona in termini estremamente chiari e che sta continuamente sottolineando nel suo straordinario ed efficace magistero''. (Asca)
17.11.2006

MINORANZE: NOVITA' SUI BENI

Minoranze_religiose_in_Turchia55

Arriva uno spiraglio positivo sul fronte della libertà religiosa in Turchia. Il Parlamento ha approvato la legge sulle fondazioni, attesa da tempo, che regolamenta la questione delle proprietà.

Arriva uno spiraglio positivo sul fronte della libertà religiosa in Turchia. Il Parlamento ha approvato la legge sulle fondazioni, attesa da tempo. Si tratta del provvedimento che dovrebbe risolvere definitivamente il problema delle proprietà delle minoranze religiose, impossibilitate fino ad oggi ad essere titolari di beni, non avendo personalità giuridica. La legge è passata con 241 voti a favore e 31 contrari, dopo un acceso dibattito in aula durato mesi e poche ore dopo il parere negativo della Commissione europea sullo stato dei negoziati di adesione della Turchia all'Unione.
Il nodo del mancato riconoscimento del diritto alla proprietà, in passato aveva creato enormi difficoltà ai cristiani (a cominciare dall'incameramento di beni da parte dello Stato), ma anche situazioni paradossali, come quella riportata dall'agenzia <Asianews>, sul caso della sede del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli. "Il piccolo complesso di edifici - ha spiegato l'agenzia del Pime - figura come proprietà del monastero di San Giorgio, che però non può avere beni immobili, per cui alla fine il 'vero' padrone è, 'legalmente', San Giorgio. L'esistenza del quale potrebbe essere negata da un tribunale, dove comunque difficilmente si potrebbe presentare per contrastare un sequestro. Lo stesso dicasi per l'andare da un notaio per fare una cessione. Insomma, manca la possibilità di una concreta tutela giuridica".
La nuova legge, che deve essere ancora approvata dal presidente della Repubblica, darà la possibilità alle minoranze di costituire delle fondazioni, guidate da cittadini turchi, che potranno acquisire beni immobili. Questione giuridica risolta, quindi, ma solo a prima vista perché, fanno notare ad <AsiaNews> fonti del Patriarcato, non è prevista la restituzione di quanto è stato confiscato e viene mantenuta la "reciprocità di trattamento", secondo cui "le persone di nazionalità turca, ma appartenenti ad una minoranza religiosa latina o greca restano vincolate al trattamento che, nel Paese della minoranza religiosa, si applica ai turchi".
Aspetti criticati anche dall'Unione Europea che nella legge evidenzia l'assenza del diritto al risarcimento per quelle proprietà confiscate che sono state già vendute a terzi. Inoltre il provvedimento non afferma i diritti di proprietà come valore assoluto ma semplicemente li concede ai greco-ortodossi, ai siriaci, agli armeni e alle congregazioni cattolica e protestante, tralasciando le altre confessioni. Punto critico, infine, il tema delle restrizioni sulla formazione del clero cristiano in Turchia, che non è stato ancora affrontato. (Mattia Bianchi/www.Korazym.org)
17.11.2006

L'AMMINISTRAZIONE BUSH
CONTRO IL DOCUMENTO
SUL GENOCIDIO ARMENO

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La conferma è venuta da Matt Bryza, un alto dirigente del dipartimento di Stato Usa che ha preso la parola nel corso dell'annuale convention dell'Associazione turco-americana.

Matt Bryza, a top-level official from the U.S. State Department, asserted that the George Bush Administration would strongly oppose any draft law on the recognition of an Armenian genocide.
However, he added that given the complexity of the new political environment since the midterm elections, it was hard for them to precisely foresee any outcome.
Matt Bryza was speaking at the annual convention of the Assembly of Turkish-American Associations (Ataa) and commented on the possibility of an Armenian genocide bill introduced to the House of Representatives, where the Democrats have recently gained control.
He described the new situation as a change in the political reality and said that it was impossible for the administration to predict how the new mechanism would operate with regards to the fate of any proposal for recognition of the Armenian genocide.Newly ensconced House Speaker Nancy Pelosi, a Democrat, promised the Armenian lobby to support any bill regarding the genocide.
Asked whether President Bush would call Pelosi to ensure that any such draft would not be put on the agenda, Bryza said that he would make his own suggestion but was unable to know how the president would proceed.
The Armenian lobby is expected to submit genocide bills to both wings of Congress following its inauguration.
Meanwhile, in his address at the meeting, Bryza, drew attention to Russian attempts at being the sole energy supplier to the region and underlined the importance of Turkish-American strategic cooperation. (Ali H.Aslan/Zaman)
17.11.2006

RELAZIONI MILITARI INTERROTTE

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Turchia e Francia non potranno più scambiarsi neppure informazioni. La notizia data dal capo delle Forze terrestri turche, generale Ilker Bastug. Alla base della decisione la questione armena.

La Turchia ha congelato le sue relazioni militari con Parigi in segno di protesta contro l'adozione, il mese scorso da parte del Parlamento francese, di un progetto di legge che punisce la negazione del genocidio armeno."Nessuna visita bilaterale di alto livello avrà luogo" tra i due Paesi, ha spiegato il capo delle forze terrestri turche, generale Ilker Basbug, citato dall'agenzia <Anadolu>, senza fornire precisazioni. (Ticin@nline)
_____________
La sospensione della cooperazione non avrà alcun impatto sui rapporti tra Parigi ed Ankara in seno alla Nato di cui entrambi sono membri. Ad assicurarlo è un diplomatico che ha preferito rimanere anonimo.
"Questo non riguarda la Nato, è una questione bilaterale. non ci aspettiamo delle difficoltà in ambito Nato, non ci saranno ripercussioni sul funzionamento dell'alleanza, ha sostenuto la fonte. (da Apcom)
17.11.2006

 

LA TURCHIA LAICA
SEPPELLISCE
BULENT ECEVIT

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Funerali di Stato ad Ankara per l'ex premier Bulent Ecevit. Cori laici per il leader più rappresentativo della sinistra turca, vicino ai lavoratori e a lungo lontano dall'Europa. Decise l'invasione di Cipro. La cronaca del corrispondente di <Osservatorio sui Balcani>, Fabio Salomoni.

I_funerali_di_Ecevit_233I_funerali_di_Ecevit35Più di 100.000 persone hanno partecipato ai funerali di Bulent Ecevit, ex segretario del Partito Repubblicano del Popolo (Chp) e fondatore del Partito Democratico di Sinistra (Dsp), morto a 81 anni la scorsa settimana ad Ankara dopo una lunga agonia.
Nella lunghissima cerimonia di sabato, protrattasi per più di dieci ore, si sono ritrovati fianco a fianco la Turchia ufficiale, quella del presidente della Repubblica e del primo ministro Erdogan, alcuni dei protagonisti della storia politica repubblicana, come l'ex presidente Demirel o il generale golpista Kenan Evren e soprattutto migliaia di comuni cittadini. In un clima di grande commozione, in cui non sono mancate le ormai immancabili contestazioni al governo, la Turchia ha salutato la salma di Ecevit, "l'eroe di Cipro", "l'uomo del popolo" o, semplicemente, "un uomo sincero".
Che la scomparsa di un uomo politico, tra i principali protagonisti della vita repubblicana degli ultimi 50 anni, susciti unanime commozione in tutti i settori della società, compresi quelli a lui politicamente e culturalmente più lontani, costituisce indubbiamente una situazione insolita in una realtà dove le contrapposizioni politiche assumono spesso un carattere radicale.
Il fatto è che Ecevit, al di là delle sue posizioni politiche, ha saputo stagliarsi nell'universo politico turco con carisma e qualità personali come "un gigante in un mondo di pigmei", per usare una felice espressione del <Financial Times>.
La sua levatura morale lo ha tenuto sempre al riparo da qualsiasi scandalo o sospetto, in un un paese nel quale la classe politica si è più spesso messa in evidenza per episodi di corruzione o sopraffazione che per la sua dedizione alla causa. La modestia ha poi contrassegnato tutta la sua esistenza, egualmente divisa tra le sue passioni intellettuali, la critica letteraria e la poesia, e la sua passione politica. L'ex premier ha infine saputo dimostrare in molte occasioni difficili coraggio e coerenza, spesso pagandone un prezzo personale.
Sul piano più propriamente politico, Ecevit con la sua capacità di tenere insieme riferimenti tra loro inconciliabili, di suscitare grandi entusiasmi ed altrettanto cocenti delusioni, di muoversi tra le contraddizioni, ha ben rappresentato il concentrato della cultura politica di sinistra in questa parte del mondo.
Posizioni
conservatrici

Vicino allea classi popolari, in rotta con il tradizionale elitismo della cultura politica turca, Ecevit è stato sempre vicino ai problemi del mondo del lavoro, nelle fabbriche o nelle campagne. Nonostante le leggi in difesa dei lavoratori che ha promosso e che gli hanno fatto meritare il titolo di padre della socialdemocrazia turca, non è mai riuscito però a dare forma compiuta ad un modello di stato sociale.
Nonostante si sia spesso battuto in prima persona in difesa della democrazia e contro l'intervento dei militari in politica, è stato anche il fautore dell'invasione di Cipro ed ha spesso assunto posizioni conservatrici rispetto a questioni cruciali come quella curda.
Ha difeso spesso i valori del nazionalismo autarchico così diffusi nella cultura politica del paese e condiviso la tradizionale diffidenza nei confronti dell'Occidente e dell'Europa. Un atteggiamento che sta alla base della sua decisione di non presentare la candidatura turca alla Comunità Europea alla fine degli anni '70. Allo stesso tempo però è stato il rappresentante turco al vertice europeo di Helsinki nel quale l'Unione Europea accettava la candidatura della Turchia.
All'indomani della sua scomparsa, è possibile vedere riflesse nelle vicende personali e politiche di Ecevit gran parte della recente storia della Turchia.
Dopo aver lavorato come giornalista in Inghilterra e Stati Uniti, Ecevit entra per la prima volta in Parlamento nel 1957 come deputato del Chp.
Dopo il colpo di stato del 1960, che dà vita ad una nuova costituzione dalla marcata impostazione progressista attenta ai diritti politici e sociali, Ecevit rientra in Parlamento come rappresentante della città di Zonguldalk, centro minerario sul Mar Nero e tradizionale roccaforte della sinistra. Come ministro del lavoro, tra il 1962 ed il 1965, è promotore di leggi fondamentali per il mondo del lavoro, che garantiscono il diritto di sciopero e la contrattazione collettiva, e si batte per una radicale riforma agraria. Passi rivoluzionari per la Turchia, che gli garantiscono l'eterna riconoscenza dei lavoratori. "Per noi, per i lavoratori, Ecevit è una grande persona", ricorda semplicemente Celebi, segretario del sindacato Disk (Confederazione dei Sindacati dei Lavoratori Rivoluzionari).
Nel 1966 comincia la sua ascesa al vertice del Chp. Il suo progetto di fare del partito "la sinistra del centro", con l'intenzione di vincere la concorrenza del filo-marxista Partito Turco dei Lavoratori (Tip), si scontra con l'opposizione del vecchio segretario Inonu. Grazie all'appoggio dei giovani del partito, Ecevit esce vincitore dallo scontro ed a soli 41 anni si ritrova segretario del più antico partito del paese. La sua esperienza al vertice del partito subisce presto una brusca interruzione. A seguito del colpo di stato del 1971, per protestare contro l'appoggio fornito da Inonu all'intervento dei militari, si dimette dalla carica di segretario. Una breve parentesi perchénel 1972, sconfiggendo di nuovo Inonu, torna alla guida del partito con uno slogan che rimarrà celebre: "Questa situazione deve cambiare".
Scampato più volte
ad attentati

Gli anni settanta sono un periodo di grande turbolenza per la vita politica e sociale del Paese. Sul piano politico, nonostante il Chp si affermi più volte come primo partito, si susseguono governi di coalizione di breve durata, nei quali spesso accanto al Chp si ritrovano partiti islamici o di estrema destra. Nelle strade dilaga intanto la violenza e alla fine del decennio si conteranno più di 7.000 vittime. Ecevit stesso scamperà più volte ad attacchi a colpi di arma da fuoco. Nel 1977, per la prima volta denuncia il ruolo degli apparati dello stato nell'alimentare il clima di violenza. Racconterà di aver scoperto del tutto casualmente, mentre era primo ministro, dell'esistenza di fondi neri, di provenienza statunitense, destinati a finanziare l'Ufficio per le Operazioni Speciali, una sorta di antesignano della Gladio turca. Denuncia che rimarrà a lungo inascoltata.
La popolarità di Ecevit in quegli anni salirà alle stelle grazie agli sviluppi della questione cipriota. Forse a caccia di consensi in un paese profondamente lacerato, sarà Ecevit a decidere l'invasione dell'isola per proteggere la minoranza turca dalle violenze della comunità greca. Il ritratto di Ecevit, "conquistatore di Cipro", affiancato dalla bandiera turca e dalla cartina di Cipro, campeggerà a lungo sulle pareti dei caffè del paese. E su Cipro Ecevit non riconoscerà mai nessun errore, convinto che l'intervento militare abbia accelerato la caduta del regime dei colonnelli in Grecia e sempre pronto ad attribuire ai greco-ciprioti ogni responsabilità per l'impasse dei decenni successivi.
Le sue tentazioni nazional-scioviniste porteranno Ecevit ad accodarsi anche al coro di coloro che diffidano dell'Europa e che si oppongono a che la Turchia presenti la domanda di adesione alla Comunità Europea, come invece fanno alla fine degli anni '70 Spagna e Grecia. Un'occasione mancata spesso rimproveratagli negli anni seguenti da coloro che confrontavano le sorprendenti trasformazioni politiche e sociali di questi due paesi con le difficoltà in cui si dibatteva la Turchia.
Il colpo di stato del 1980, arrivato per mettere fine ad un decennio di violenze e instabilità, non risparmierà nemmeno Ecevit, costretto al carcere insieme a tutti i leader politici dell'epoca. Nel 1982 decide di abbandonare il suo partito e la politica per "poter parlare liberamente", ritorna all'attività di giornalista per dare battaglia sui temi della democrazia e della libertà di espressione. Fonda una rivista che esce con un suo articolo dal titolo eloquente "Tortura". La rivista viene chiusa ed Ecevit ritorna in carcere.
Se Ecevit giornalista ed intellettuale fornisce un contributo importante nel faticoso processo di democratizzazione seguito al colpo di stato, anche criticando apertamente le forze armate ("Sono le elite e gli intellettuali a voler l'intervento dei militari, la gente ha sempre subito i militari"), non si può dire che sia stato altrettanto efficace sul piano della politica, alla quale finisce inevitabilmente per tornare. Lo fa fondando con l'inseparabile moglie Rahsan il Partito Democratico di Sinistra (Dsp). Una sorta di partito-famiglia gestito dalla coppia con metodi poco trasparenti, marcato da un forte nazionalismo che assume posizioni oltranziste nei confronti di questioni spinose come quella cipriota o quella curda.
La cattura
di Ocalan

L'entusiasmo popolare seguito alla cattura del leader del Pkk (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) Abdullah Ocalan porta però Ecevit di nuovo alla guida di una curiosa coalizione con i nazionalisti dell'Mhp (Movimento di Azione Nazionale) e con il Partito della Madrepatria (Anap). Le sorprese però non sono ancora finite perchè, nonostante queste premesse, Ecevit sarà nel 1999 al vertice europeo di Helsinki nel quale l'UE accetta la candidatura turca: "La Turchia è l'esempio che smentirà tutti coloro che sono d'accordo con Kipling quando dice che Oriente ed Occidente non si incontreranno mai", è il commento di un Ecevit che si riscopre europeista.
In questo periodo non viene meno nemmeno il suo antico interesse per i lavoratori ed il premier si spenderà molto per far approvare la legge sulla sicurezza sul lavoro.
Poi ci sono la sua malattia, l'accanimento dei mass media, la crisi con il presidente della Repubblica che nel 2001 porterà ad una gravissima crisi economica e alla caduta del suo Governo di coalizione. Con Ecevit malato ed impossibilitato a fare campagna elettorale, il partito da lui creato si presenta alle elezioni del 2002 come una vittima sacrificale di fronte alla rabbia popolare. Il risultato, anche se atteso, è scioccante nelle proporzioni: con solo l'1.5% dei voti il partito è praticamente cancellato dalla scena politica ed Ecevit si ritira dalla vita politica attiva.
Con le sue non poche contraddizioni Ecevit è stato il leader politico di sinistra più rappresentativo e carismatico della storia repubblicana, "l'uomo che ha lasciato una traccia profonda nella vita politica del Paese". Di fronte alle incertezze del presente, con lo spettro delle elezioni politiche dell'anno prossimo, l'interrogativo insistente che circolava tra coloro che sabato partecipavano al funerale dell'anziano leader era se mai ci sarà qualcuno in grado di prenderne il posto (Fabio Salomoni/www.osservatoriobalcani.org/artiche/articheview/6404/1/51/)
17.11.2006

 

COOPERAZIONE

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Il presidente della Macedonia, Branko Srvenkovski, in visita ad Ankara dove è stato ricevuto dal Capo dello Stato turco Ahmet Necdet Sezer. Larghe intese.

The presidents of Turkey and Macedonia agreed on Tuesday in Ankara to improve current bilateral cooperation which is, according to Turkish President Ahmet Necdet Sezer, based on strong humanitarian ties as well as common history and culture.
Macedonian President Branko Srvenkovski arrived in Ankara on Monday night for an official three-day visit at Sezer's invitation.
"We are pleased to see that Turkish companies' interest in Macedonia has been increasing in recent years. We're encouraging Turkish businessmen to make more investments in Macedonia," Sezer said following his talks with the visiting president, while he also reiterated Turkey's support for Macedonia's integration with the European-Atlantic institutions.
For his part, Srvenkovski said that economic relations between the two countries were currently lower than they should be and called on Turkish businessmen to make investments in his country.
Highlighting the importance that Macedonia has attributed to Turkey's support for its NATO membership bid, Srvenkovski also expressed expectation from Turkey to display a strong gesture of support at the upcoming NATO summit to be held in Riga, Latvia, later this month.
The most recent high-level talks between the two countries took place in June when Prime Minister Recep Tayyip Erdoğan met with his Macedonian counterpart in Skopje during an official visit. (Turkish Daily News)
17.11.2006

 

LA RICONFERMA

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Il premier turco Recep Tayyip Erdogan è stato nominato per la seconda volta e all'unanimità presidente del Partito di radici islamiche "Giustizia e sviluppo" (Akp).

L'attuale premier turco, Recep Tayyip Erdogan, è stato confermato presidente del partito di radici islamiche "Giustizia e Libertà" (Akp) al termine del secondo congresso dello stesso partito, svoltosi ad Ankara.
Erdogan era l'unico candidato in lizza, essendo stato indicato all'unanimità dai leader del partito delle 81 province turche e dai 353 deputati dell'Akp.
L'attuale governo turco è formato solo da esponenti dell'Akp che dispone in parlamento di un'ampia maggioranza di quasi i due terzi dei 550 deputati. (
Ansa)
17.11.2006

SOCIETA'

RAGAZZE A BRACCETTO, CON O SENZA FOULARD

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Una inchiesta della <Bbc> sul divieto di portare il velo fuori casa. Il 63% delle donne lo mette ma come semplice copricapo.

BBC13In an article on the headscarf ban in Turkey, the Bbc wrote that 63 percent of Turkish women cover their heads outside the home with the majority choosing a traditional, non-Islamic head covering.
A tiny percentage choose the full cover of the chador and just 11% of respondents wear the turban - or religious headscarf - which is neatly pinned at the sides, leaving the face exposed, said the Bbc.
The Bbc's snapshot of Istanbul streets pointed out two girls walking arm-in-arm along Istiklal Street in Istanbul, one dressed in a long skirt and headscarf, the other in a tight-fitting top, hair flowing freely.
Though women can dress the way they want outside, wrote the Bbc, they emphasized that wearing headscarves in universities was prohibited.
Women wearing the headscarf were deliberately left off the guest list for this year's Republic Day reception at the presidential palace in Ankara, the BBC wrote, and added that if the ruling Justice and Development Party (Akp) took the presidency next year, for the first time the first lady of the republic would wear an Islamic headscarf.
That debate has intensified since the current government came to power. The Akp is political party with its roots in political Islam, the Bbc wrote. (Kamuran Samar/Zaman)
17.11.2006

CRONACA

FERMATO UN COMPLICE DELLO SPARATORE DI ISTANBUL

L'uomo è stato bloccato a Gaziantep. Secondo la polizia avrebbe fornito ad Ibrahim Ak l'arma con la quale questi avrebbe fatto fuoco davanti al Consolato generale italiano.

E' stato fermato a Gaziantep, Anatolia sud-orientale, il complice della persona che sparò davanti al il consolato d'Italia il 2 novembre scorso. L'uomo fermato è accusato di avere fornito ad Ibrahim Ak, 23 anni, la pistola con cui aveva sparato tre colpi in aria davanti alla rappresentanza diplomatica scorso per protestare contro la visita del Papa in Turchia. Lo ha reso noto l'agenzia <Anadolu>. L'uomo è stato trasportato ad Istanbul dove viene interrogato dalla polizia. (Ansa)
17.11.2006

FACEVA
IL DOPPIO GIOCO:
39 ANNI

Veysel_Ates_condannato_a_39_anni76

Si tratta di Veysel Ates, ex membro del Pkk ed informatore delle Forze di sicurezza condannato per l'attentato alla libreria di Semdinli in cui morì una persona ed altre sei rimasero ferite.

Il_fattaccio_di_Semdinli38Un ex membro del Pkk, che probabilmente faceva il doppio gioco tra l'organizzazione separatista curda e le Forze di sicurezza turche, di cui era diventato un informatore, è stato condannato a 39 anni e 11 mesi di reclusione per l'attentato di un anno fa ad una libreria di Semdinli ai confini turchi con l'Iraq e l'Iran.
L'uomo, Veysel Ates, è stato ritenuto colpevole dell'attentato, che provocò un morto e sei feriti e dette avvio a varie e sanguinose manifestazioni nell'intera area curdofona che provocarono diversi morti ed anche ad un tentativo di coinvolgimento nell'attentato dell'attuale numero uno dei militari turchi, il generale Yashar Buyukanit, da parte del procuratore di Van, Ferhat Sarikaya, che lo accusava di avere ordito l'attentato al fine politico di "bloccare il processo di adesione della Turchia all'Unione europea".
Sarikaya fu cacciato in aprile scorso dalla magistratura con decisione del Consiglio superiore della magistratura della Turchia, che ha ritenuto manifestamente infondate le accuse a Buyukanit ed il 7 novembre scorso ha confermato la decisione, respingendo il ricorso di Sarikaya, di cui la stampa turca ha rivelato i legami non chiari con il partito filoislamico al Governo.
Per la stessa vicenda sono stati già condannati a 39 anni due sottufficiali della gendarmeria di Semdinli, ma il procuratore della Corte degli Appelli della Turchia il 16 ottobre scorso ha raccomandato il loro proscioglimento perché ha definito le accuse contro i due militari, che si sono sempre professati innocenti, "totalmente infondate". Si attende ora la sentenza della Cassazione.
La vicenda è stata citata anche nel recentissimo rapporto della Commissione dell'UE sulla Turchia, dove, anche se il giudizio non è ancora concluso, è menzionata come un esempio di persistenza della tradizione di impunibilità dei capi militari turchi e di violazione della autonomia della magistratura. (ticin@nline)
17.11.2006

 

UCCISI TRE GUERRIGLIERI DEL PKK

Combattimento con le Forze governative turche nella zona di Sirnal nel sud-est anatolico.

L'esercito turco ha reso noto che nella provincia orientale di Sirnak le Forze governative hanno ucciso in combattimento tre guerriglieri curdi del Pkk. I ribelli hanno dichiarato una tregua unilaterale lo scorso 1° ottobre, che però è stata ignorata dal governo di Ankara, che ne anzi approfittato per intensificare la caccia ai guerriglieri. Il conflitto nel Kurdistan turco ha provocato almeno 40mila morti dal 1984 a oggi. Dall'inizio del 2006, sono 119 i guerriglieri curdi uccisi e 79 i militari turchi morti. (Alice)
17.11.2006

 

GIUSTIZIA TRIBALE NELLA <TURCHIA PROFONDA>

Le_campagne_di_Hacikislak51

Vendica la moglie violentata stuprando la figlia sedicenne del colpevole. Il quotidiano <Radikal> denuncia l'incredibile decisione di un tribunale di villaggio.

"Gli eventi vissuti in quel villaggio evidenziano ancora una volta la mentalità medioevale e tribale esistente nella cosiddetta 'Turchia profonda". Il giudizio, pesante, non viene dall'Unione Europea e neanche dagli avversari dell'ingresso della Turchia in Europa, ma dal giornale turco <Radikal>. Ed è consolante leggerlo, perché la vicenda è sconvolgente e sembra fatta apposta per far alzare, come di fatto sta succedendo, il tono della polemica sulle condizioni del Paese sotto esame. Dunque, siamo a Hacikislak, un villaggio della provincia di Van, nell'estremo Est, ai confini con l'Armenia e con l'Iran. Una giovane donna, S. A., di 23 anni, sposata e incinta al terzo mese, viene minacciata con una pistola e violentata. Ingenuamente,si confida con un parente, forse cercando consiglio. B. A., invece, la lega e la rinchiude in una stalla, quindi riferisce il fatto al resto della famiglia. E' un'onta da lavare con il sangue, ma si tengono i nervi saldi e si sottopone la questione al tradizionale consiglio del villaggio, presieduto dal muhtar, il sindaco. Tutti convengono sull'opportunità di applicare la procedura del "berde", ovvero un conveniente risarcimento consensuale per la vittima di una violenza o di una ingiustizia. Solo che il risarcimento convenuto è degno del Medioevo più oscuro e forse nemmeno. In sostanza si decide che il marito della donna stuprata potrà "rifarsi" sulla figlia sedicenne dello stupratore, previo matrimonio religioso celebrato in moschea (che in Turchia è illegale e non ha effetti civili). Librandosi, peraltro, della moglie legittima, ormai "disonorata", falsificandone la firma sotto l'istanza di divorzio. Detto fatto. A guastare la festa è stata una parente della sposa ripudiata, che l'ha infine liberata dalla sua prigione e l'ha aiutata a denunciare l'accaduto alla magistratura turca. E il giudice è riuscito a dare una sorta di lieto fine alla vicenda ordinando l'arresto del violentatore Hussein G. di 43 anni e del marito della donna stuprata, Mehmet A. di 24 anni e denunciando a piede libero 10 persone tra cui il sindaco del villaggio. (La Stampa Web)
17.11.2006

 

NOTIZIARIO DI AMBASCIATA

CREDITO A SUPPORTO DELLE JOINT VENTURE

Aldo_Kaslowski5L'Istituto italiano del Commercio Estero e la <Tusiad> hanno di recente organizzato una conferenza sul sistema di credito a supporto delle joint ventures italo - turche. Nel corso dell'evento, il direttore dell'Ice Roberto Luongo ha tenuto a sottolineare l'ottimo livello raggiunto dalle relazioni commerciali tra i due Paesi, che continuano a rafforzarsi di anno in anno. Il presidente di <Tusiad International> Aldo Kaslowski ha inoltre posto l'accento sulla presenza rilevante delle aziende italiane in Turchia, che hanno raggiunto nel settembre 2006 quota 500. L'Italia, nel complesso, rappresenta il terzo partner commerciale con una quota sul commercio estero della Turchia pari al 7%. Il rappresentante di <Tusiad International> ha infine voluto sottolineare il consistente volume di investimenti di aziende italiane nei primi 8 mesi del 2006, pari a circa 4 miliardi di dollari, con un incremento di più del 100% rispetto al periodo gennaio - agosto dell'anno precedente, in cui si era registrato un livello di investimenti pari a 1. miliardi di dollari.

RIFORME

La Turchia procederà a passo spedito sul sentiero delle riforme economiche, a dispetto dell'attuale dialettica in atto al momento con Bruxelles. Ne sono convinti alcuni economisti di prestigio internazionale che seguono con attenzione gli sviluppi macro economici del Paese. "Se nel 2002 il livello dei tassi di interesse viaggiava su una media del 66%, nel 2006 si sono assestati intorno al 17%, con i conseguenti riflessi sull'onere del debito dello Stato", sottolinea Simon Quijano-Evans (CA-IB/Unicredit - Vienna). Quanto agli investimenti esteri diretti in Turchia, in tredici anni (1990 - 2003) il valore complessivo era stato pari a 11 miliardi di dollari, la stessa cifra che sarebbe poi stata registrata nel biennio successivo (2004 - 2005). "Non solo, tiene a precisare Evans,. Nei primi 8 mesi del 2006 il valore totale ha già raggiunto i 12 miliardi di dollari". Secondo Tolga Ediz (Lehman Brothers - Londra), le questioni politiche non produrranno effetti negativi sull'andamento dell'economica. "Un segnale positivo è senza dubbio rappresentato dalla tenuta del mercato finanziario nazionale e della lira turca in occasione delle recenti turbolenze finanziarie. Segnali incoraggianti per il prossimo futuro, in cui le fluttuazioni non dovrebbero lasciare il posto a vere e proprie crisi come avvenuto nel 2001".

DATI CORRUZIONE

Il_rapporto_Trasparency_International45Secondo un Rapporto di <Trasparency International>, relativo alla percezione della corruzione in 163 Paesi, la Turchia nel 2006 ha migliorato la sua posizione passando dal 65mo posto del 2005 al 60mo. L'indice sulla corruzione che segnala all'ultimo posto Haiti ed al primo la Finlandia mostra significativi passi in avanti del Governo di Ankara alla luce del miglioramento non solo del clima economico generale, ma soprattutto delle numerose riforme in campo amministrativo e legale poste in essere negli ultimi anni anche su indicazione dell'UE. Si precisa in proposito che gli stessi operatori economici turchi chiedono insistentemente al Governo locale di intensificare non solo la lotta all'economia sommersa, all'evasione fiscale e dalla corruzione, ma anche un sensibile miglioramento della trasparenza dei procedimenti amministrativi sia al centro che in periferia.

 

AZIENDE E MERCATI INTERNAZIONALI

Nel corso di una conferenza dell'Ocse sulle piccole e medie imprese tenutasi ad Atene la scorsa settimana, cui ha partecipato per la Turchia il presidente della <Kosgeb Bayram Mecit>, si è discusso in modo particolare dell'opportunità per tali aziende di inserirsi sui mercati internazionali. Tra le raccomandazioni emerse dai lavori spiccano in particolare la necessità di armonizzare la legislazione dei Paesi membri dell'Organizzazione a livello internazionale, l'urgenza di rimuovere le barriere non tariffarie, incoraggiando la cooperazione a livello intergovernativo e l'opportunità di creare un'ambiente imprenditoriale favorevole allo sviluppo delle piccole e medie imprese, anche attraverso la riduzione di ostacoli di natura amministrativa e burocratica. "Queste aziende", ricorda il Presidente della <Kosgeb Bayram Mecit", che rappresenta il settore industriale di piccola e media grandezza, "rappresentano la spina dorsale della nostra economia. In Turchia il 99.83% delle aziende sono riconducibili a piccole e medie realtà produttive che contribuiscono a garantire occupazione a circa il 77% della forza lavoro complessiva". "Tuttavia", fa notare un esperto della <Kosgeb> intervenuto alla Conferenza, "solamente il 10% delle esportazioni totali del Paese sono attribuibili alle piccole e medie imprese nazionali, rispetto al 38% del Giappone, il 31% in Germania , il 26% in Francia ed il 22% in Gran Bretagna". Un dato assai rilevante, soprattutto alla luce della relazione diretta esistente tra volume di esportazioni e tasso di occupazione.

ENERGIA ALTERNATIVA

La Turchia investe sempre più in energia alternativa, al fine soprattutto di ridurre la forte dipendenza dai produttori stranieri. Un'attenzione particolare è rivolta all'area di Cesme, in cui è assai sviluppato lo sfruttamento dell'energia eolica. Una nuova stazione ("Mare Monastery") sarà gestita sulla costa egea a partire dal gennaio 2007 da <Polat Holding> e da <Demirer Energy>, in partnership con la tedesca <Enercon>. Il valore dell'investimento è stato pari a 450 milioni di dollari.

IMPORT MATERIE ENERGETICHE

Nei primi nove mesi dell'anno in corso, le importazioni di prodotti energetici (petrolio, gas naturale, carbone, ecc.) sono ammontate a 21 miliardi di dollari (il 21% delle importazioni totali del Paese) (Ufficio Statistico Nazionale Tuik). Rispetto allo stesso periodo del 2005 sono cresciute del 42.4% (14.8 miliardi di dollari).Dei 21 miliardi di dollari di prodotti energetici importati nei primi nove mesi dell'anno in corso, 12,6 miliardi di dollari sono relativi al petrolio, 1,3 miliardi al carbone, 7. miliardi al gas naturale. A fine 2006, la bolletta energetica costerà al Paese circa 29 miliardi di dollari. Attualmente il costo dei prodotti energetici costituisce il 53% del deficit totale della bilancia commerciale turca.

EXPORT TESSUTO "DENIM"

Secondo i dati forniti dalla <Tim> (l'Assemblea Nazionale degli Esportatori) nei primi nove mesi dell'anno in corso le esportazioni di tessuto "denim" sono state pari a 986,2 milioni di dollari, con un calo del 37% rispetto allo stesso periodo del 2005. La <Tim> ritiene - sulla base dei rapporti inviati dai produttori locali nelle ultime settimane - che l'export complessivo a fine
2006 si attesterà intorno a 1.4/1.5 miliardi di dollari. I tre principali Paesi acquirenti di tessuto "denim" dalla Turchia nei primi nove mesi del 2006 sono risultati la Germania (175.2 milioni di $), il Regno Unito (144.6 milioni di $) e la Spagna (80.7milioni di $).

ECONOMIA E POLITICA ECONOMICA
Dopo 4 mesi, l'inflazione ritorna ad una sola cifra; un segnale confortante dopo la recente impennata a causa delle turbolenze finanziarie di aprile - giugno. Nel mese di ottobre il livello dei prezzi è cresciuto meno del previsto, a dispetto del mese del Ramadan e della festività dell'Eid, che generano generalmente un incremento della spesa. L'indice dei prezzi al consumo su base annuale è stato infatti pari al 9.98%. L'incremento maggiore a livello mensile è stato registrato nel comparto dell'abbigliamento e della calzature (9.67%), mentre su base annuale nel settore dei servizi (13,44%). L'indice dei prezzi alla produzione ha registrato nel mese di ottobre un incremento pari allo 0,45%; negli ultimi 12 mesi, invece, l'aumento è stato pari al 10.94%.

DEFICIT PARTITE CORRENTI
Il deficit delle partite correnti nei primi 9 mesi del 2006 è maggiore di quello registrato nell'intero 2005. Pari a 25.3 miliardi di dollari, ha fatto registrare un incremento del 59.6%. In particolare, la bilancia commerciale è in negativo per 32 miliardi di dollari (+32% rispetto allo stesso periodo del 2005); segno positivo, invece, nel comparto dei servizi, con un surplus pari a 10.1 milioni di dollari, in calo tuttavia rispetto all'anno precedente in cui nei primi nove mesi aveva raggiunto quota 11.6 miliardi. Sul lato invece dei movimenti di capitale, l'afflusso nel periodo gennaio - settembre e' stato pari a 25.9 miliardi di dollari, con un incremento di circa il 100% rispetto allo stesse periodo del 2005. Sul fronte degli investimenti esteri diretti, il valore complessivo è stato di 12.4 miliardi di dollari, un balzo in avanti di assoluto rilievo se si pensa che nel 2005 (gennaio - settembre) il valore non aveva superato quota 3 miliardi di dollari. Secondo uno studio condotto dall'Istituto di Finanza Internazionale (Iif), l'afflusso di investimenti esteri diretti in Turchia dovrebbe raggiungere i 22 miliardi di dollari, grazie soprattutto all'incremento dei tassi di interesse nel settore bancario ed al rapido processo di privatizzazione al momento in atto. Per questi motivi - continua il rapporto dell'Istituto - la Turchia occupa a ragione le prime posizioni tra i Paesi emergenti con maggiori possibilità di investimenti nel breve e nel medio periodo. Quanto al 2007, il Governo di Ankara non prevede una riduzione del deficit delle partite correnti. Tuttavia - ha tenuto a sottolineare il ministro delle Finanze Kemal Unakitan - l'onere potrebbe essere in parte ridotto dalla continua riduzione del prezzo del greggio sui mercati internazionali.

PRODUZIONE INDUSTRIALE IN AUMENTO
Nei primi nove mesi del 2006 la produzione industriale è aumentata del 6.3% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente (dati Tuik). Riduzione del 4-8% in ottobre rispetto al mese di settembre, soprattutto a causa di una diminuzione delle vendite nel comparto automobilistico e della ricorrenza del Ramadan.

REVISIONE DELLA POLITICA DELLE ENTRATE

In occasione del semestrale Consiglio Consultivo per gli affari internazionali dello Yased, l'Associazione degli investitori internazionali - un importante think thank di imprese turche ed internazionali che discutono delle prospettive degli investimenti esteri in Turchia, il presidente Saban Erdikler ha messo in luce i notevoli progressi sin qui compiuti dal Paese nel costituire un ambiente favorevole all'attrazione degli investimenti esteri. E' innegabile che alcuni problemi costituiscano ancora degli ostacoli per gli investitori, come ha ammesso lo stesso Erdikler: tra questi vi sono le lentezze e le inefficienze del sistema giudiziario e burocratico nonché l'ancora scarsa tutela della proprietà intellettuale e industriale. Nelle parole di Erdikler, posto che un ambiente più attraente per gli investimenti esteri richiederebbe anche una riduzione del costo del lavoro ed una revisione della politica delle entrate che implichi la sostanziale riduzione delle imposte sui fattori di produzione, notevoli passi avanti si stanno compiendo in particolare nell'adeguamento del sistema giudiziario agli standard europei.

PROTEZIONE DEL MARCHIO

Altra tematica di particolare interesse è quella legata alla protezione del marchio e della proprietà intellettuale in funzione della ineludibile gravità del problema della contraffazione, che riguarda categorie sempre più estese di beni di consumo (dall'abbigliamento alle calzature, dai prodotti alimentari alle medicine). Parallelamente e forse anche grazie all'azione di lobbying che da tempo è messa in atto da alcune grandi imprese che operano in Turchia, la legge sulla protezione del marchio è ora in corso di revisione in Parlamento.

INVESTIMENTI ESTERI DIRETTI

A riprova dell'importanza che da parte del Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan in persona si attribuisce alla tematica degli investimenti esteri diretti, è stata di recente costituita la nuova agenzia per l'attrazione degli Ide in Turchia, la <Tispa>, incardinata nella struttura della Presidenza del Consiglio e deputata ad assistere a titolo gratuito gli investitori stranieri per tutto il corso di vita dell'investimento. Nelle intenzioni del suo Presidente l'agenzia, che collaborerà strettamente con la Direzione Generale per gli Investimenti esteri del Ministero del Tesoro, avrà anche una serie di desk officer per ciascuno dei Paesi target nonché una rete di uffici all'estero tesi a promuovere la Turchia quale destinazione di investimenti diretti. Il Primo Ministro stesso, intervenendo al ricevimento offerto in serata dal presidente Erdikler, ha voluto porre l'accento sulla crescente attrattività della Turchia per gli investitori stranieri e sull'importanza per il Paese degli investimenti dall'estero che, nelle sue parole, "sono vitali per una crescita sostenibile, un'economia forte e per il benessere del popolo turco. Insieme a Messico ed Indonesia - ha concluso Erdogan - la Turchia dovrebbe presto entrare nel gruppo dei Paesi emergenti che attraggono i maggiori investimenti esteri, attualmente formato da Brasile, Russia, India e Cina, ed insieme questi sette Paesi dovrebbero raggiungere nel 2050 un reddito globale superiore del 25% a quello dell'insieme dei Paesi G-7".

INDICATORI MACROECONOMICI
- Crescita del PNL nel 2005: 7.7%; gennaio - aprile 2006: 6.3%
- Inflazione annua (prezzi al consumo): 7.72% (2005); 9,98% (ottobre 2006)
- Interscambio con l'Italia nel 2006 (gen - settembre): oltre $11.2 miliardi, con esportazioni verso l'Italia pari a $4.9 miliardi (+25.5% rispetto al corrispondente periodo del 2005) ed importazioni dall'Italia pari a $6.2 miliardi (+12.8 % rispetto al corrispondente periodo del 2005). (Ice Istanbul su dati dell'Istituto Turco di Statistica- Tuik)

PROGETTO "HOW TO GO INTERNATIONAL"

L'<Unioncamere> della Liguria, assieme agli <Euro Info Centres> di alcune Regioni dell'Italia, della Spagna e della Turchia impegnate in progetti europei, sta coordinando il progetto "How to go International", finanziato dall'Unione Europea - Direzione Generale delle Imprese e dell'Industria, il cui scopo è quello di contribuire all'applicazione delle linee guida indicate dall'<Entrepreneurship Action Plan> della Commissione Europea conducendo una serie di attività a sostegno della competitività delle piccole e medie imprese (SMEs) e delle micro-imprese che intendono ampliare la loro attività a livello internazionale. L'obiettivo principale del progetto è quello di fornire sia alle SMEs che alle micro-imprese l'assistenza che consenta loro di superare la difficoltà che si presentano nell'accedere ai mercati europei ed internazionali; l'adeguata gestione delle proprie risorse; la definizione di chiare strategie e la gestione di attività di cooperazione transnazionali. A tale riguardo è stato creato il seguente sito web relativo al progetto www.lig.camcom.it/howtogointernational, dove le parti interessate possono accedere a tutte le informazioni relative ai processi di internazionalizzazione già svolte sia dalle Regioni che dai Paesi conivolti nelle attività del progetto stesso. La Turchia vi è rappresentata dalle Camere di Commercio di Istanbul e Gaziantep, ed uno dei principali eventi previsti in ambito al progetto sarà tenuto proprio ad Istanbul il prossimo 4 dicembre quando oltre 100 aziende provenienti da Italia , Spagna e Turchia si incontreranno per discutere e verificare le opportunità di affari nei seguenti settori: agro-alimentare, costruzioni, meccanica, elettronica ed automazione, gomma e plastica. Per prendere parte all'evento sarà necessario compilare il formulario di partecipazione disponibile sul predetto sito web dove sarà altresì possibile consultare on-line la lista dei partecipanti ed eventualmente fissare in anticipo delle riunioni di lavoro.
_____________________________
A cura di : Simona De Martino - capo dell'Ufficio Economico e Commerciale dell'Ambasciata d'Italia in Turchia
Gianmarco Macchia - vice capo dell'Ufficio Economico e Commerciale
Roberto luongo - direttore dell'Ufficio Ice di Istanbul
Redazione: Tiziana Staffolari - collaboratore economico e finanziario

17.11.2006

ECONOMIA

LA 6° POTENZA MONDIALE

Recep_Erdogan61

Il Primo Ministro turco ne è sicuro. Come data di riferimento Erdogan ha posto quella del 2016 con entrate annue per 800 miliardi di dollari.

Il premier turco Recep Tayyip Erdogan ne è sicuro: nel 2016 il Paese della Mezzaluna sarà la sesta potenza a livello mondiale, con entrate annuali per 800 miliardi di dollari.
Parlando al meeting organizzato fra Spagna e Turchia, Erdogan ha aggiunto: "Considerato il nostro potenziale economico non c'è ragione che impedisca l'incremento delle relazioni commerciali con il nostro Paese".
Spiega il premier: "Viviamo in un mondo dove differenti civiltà iniziano a condividere la stessa storia. La Turchia da sola è già un simbolo di alleanza fra civiltà. Man mano che la corroborazione aumenta possiamo difendere le persone innocenti, perchése stiamo a guardare siamo anche noi colpevoli". (da Denaro.it)
17.11.2006

 

"ANKIROS 2006" MAGGIORE EVENTO FIERISTICO
DEL SETTORE FONDERIE SUL MERCATO TURCO

Ankiros

Nel Paese della Mezzaluna l'industria ha un vasto campo di utilizzo nell'edilizia, meccanica, automobilistica e dei trasporti in genere. La produzione nei vari comparti è di circa 1.500.000 tonnellate all'anno. I principali centri sono localizzati nelle regioni di Marmara, nell'Egeo e in quelle dell'Anatolia centrale. Il "Punto Italia" allestito dall'Ice in collaborazione con <Amafond>.

Grande successo ad a Istanbul nel centro espositivo <Tuiap> della fiera "Ankiros 2006 - 8th International Non Ferrous Metals Technologi Machineri & Products Trade Fair". La fiera "Ankiros" ha costituito il maggior evento fieristico del settore sul mercato turco ed è organizzata, con cadenza biennale, dalla <Hannover Messe International>. Su un'area espositiva lorda di 25.000 mq, erano presenti 620 espositori, di cui circa il 40% esteri. In Turchia l'industria delle fonderie ha un vasto campo di utilizzo nell'industria edilizia, meccanica, automobilistica e dei trasporti in genere. La produzione nei vari comparti del settore è di circa 1.500.000 tonnellate all'anno. Oltre 22.000 addetti trovano impiego in 300 fonderie e 1.000 officine; queste ultime operano prevalentemente per piccole lavorazioni e finiture. I principali centri produttivi sono localizzati sia nelle regioni di Marmara (Istanbul e Bursa), nell'Egeo (Smirne, Denizli, Mersin e Adana) sia in quelle dell'Anatolia centrale (Ankara, Konia, Eskisehir). L'Ice, in collaborazione con l'Associazione di categoria <Amafond>, aveva organizzato un "Punto Italia" dove erano presenti dieci importanti aziende italiane, produttrici di macchinari, impianti e tecnologie per la fonderia e la metallurgia. Oltre all'Italia, erano presenti con proprie partecipazioni ufficiali anche la Germania, la Cina e la Spagna. Il "Punto Italia" allestito dall'Ice ha permesso ai rappresentanti delle dieci aziende partecipanti di accogliere i visitatori in stand personalizzati. Per le stesse aziende era a disposizione un centro servizi, dove erano presenti fax, telefono e computer con collegamento ad internet. A cura dell'Ufficio Ice di Istanbul erano state realizzate 600 brochure per promuovere la presenza ufficiale italiana in fiera; copie della pubblicazione erano state inviate prima della manifestazione agli operatori locali (aziende, importatori, associazioni), e sono state poi distribuite ai visitatori del "Punto Italia". Nel catalogo generale della manifestazione era inoltre presente una pagina pubblicitaria dedicata alla presenza ufficiale italiana. (Ice Istanbul)
17.11.2006

 

PER IL "WORLD E. FORUM " L'INGRESSO
DELLA TURCHIA PUO' AIUTARE L'EUROPA

La_riunione_a_Ginevra_del_World_Economic_Forum49

Una relazione "positiva, di lunga durata ed inclusiva" tra Ankara ed il Vecchio Continente consentirebbe a quest'ultimo di affrontare problemi quali la sicurezza energetica, il deficit demografico, l'integrazione di minoranze e il terrorismo internazionale. Commento di Thierry Mallerer, direttore e responsabile del "Global Challenge Team".

World_Economic_forum77La Turchia può aiutare l'Europa a risolvere alcuni dei maggiori rischi globali cui il Vecchio Continente dovrà far fronte nei prossimi decenni, secondo un rapporto del <World Economic Forum" (Wef) reso noto a ginevra.
Una relazione "positiva, di lunga durata ed inclusiva" tra Europa e Turchia consentirebbe all'Europa di affrontare problemi quali la sicurezza energetica, il deficit democrafico, l'integrazione di minoranze ed il terrorismo internazionale, ha affermato un comunicato del Wef.
"La Turchia è percepita da molti come una fonte di rischio per l'Europa. ma potrebbe essere esattamente il contrario: una fonte potenziale di mitigazione dei rischi", ha commentato Thierry Mallerer, direttore e responsabile del "Global Challenge Team" del Wef.
Il rapporto ritiene che la Turchia possa svolgere un ruolo molto positivo (high mitigation) in almeno quattro dei maggiori rischi globali che dovrà affrontare l'Europa nei prossimi 10-20 ani: eventuali crisi nell'offerta di petrolio e di energia, terrorismo internazionale, proliferazione di armi di distruzione di massa, conflitti, tra Stati o civili. Inoltre, la Turchia può avere un ruolo piuttosto positivo (medium mitigation) per i rischi legati alla globalizzazione, i cambiamenti climatici e le crisi di entrate fiscali risultanti all'invecchiamento democrafico: "Ma niente di tutto questo è realizzabile se si permetterà alle relazioni tra Europa e Turchia di peggiorare", ha concluso il comunicato. (Ansa)
_________________________
Al "World Economic Forum" hanno preso parte rappresentanti del mondo economico e politico di risonanza internazionale come Joaqu Yn Almnia, Commissario europeo per gli Affari economici e politici, numerosi docenti delle più prestigiose università mondiali, il premier turco Recep Tayyip Erdogan e gran parte dell'Esecutivo di Ankara. Sempre per i turchi erano presenti il governatore della Banca Centrale Durmus Yilmaz, il prsidente dell'Unione delle Camere di Commercio e della Borsa delle Merci Rifat Hisarciklioglu nonché il Ceo di <Sabanci Holding> Guler Sabanci.
17.11.2006

 

LA PRESENZA DEL SETTORE ALIMENTARE

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Secondo uno studio dell'Ente Statale di Pianificazione (Dpt), nei distretti industriali di 64 principali città della Turchia risulta il comparto più diffuso. Ad Istanbul però a dominare è il tessile-abbigliamento.

Settore_agro-alimentare64Secondo uno studio dell'Ente Statale di Pianificazione (Dpt) sui settori "locomotiva" nei distretti industriali delle 64 principali città della Turchia, sarebbe l'agro-alimentare il comparto più universalmente diffuso. A Istanbul l'industria dominante è quella del tessile-abbigliamento (nello specifico: l'abbigliamento pronto, i tessuti in cotone, l'intimo, la maglieria e l'abbigliamento in pelle), mentre ad Ankara -che è la capitale politica del paese ma è spesso vista come solo centro amministrativo- sono preponderanti i settori dell'arredamento (Distretto di Siteler) e quello metalmeccanico (motoveicoli, parti e componenti), seguiti a ruota da altri settori come l'elettromedicale e gli strumenti ottici. Nella regione di Izmir -la terza città del Paese- i settori più importanti sono l'alimentare, l'ortofrutta, il tabacco e il tessile, senza dimenticare l'elettromeccanica della vicina area di Manisa. E' interessante notare che nei 64 centri più importanti del paese il settore più diffuso è quello agro-alimentare, spesso rivolto all'export, seppur ancora dominato da una visione regionale. Se si osservano i settori, quello tessile è principalmente diffuso nelle aree di Adana, Yozgat, Diyarbakir e Sanliurfa (Sud-Est della Turchia); Izmir, Aydin, Denizli, Usak, Isparta (Regione Egea); Istanbul, Bursa, Yalova, Sakarya, Tekirdag (Regione di Marmara). Il settore pellettiero è diffuso non solo ad Istanbul, ma anche a Tekirdag, Usak, e Mus. Il settore del legname è presente principalmente nella regione del Mar Nero, mentre il comparto automobilistico è presente particolarmente nelle aree di Bursa, Sakarya, Aksaray, Konya ed Ankara. (Ice Istanbul)
17.11.2006

 

AXEL PRINGEL ACQUISTA IL 25% DI <DOGAN TV>

Il magnate turco dovrà sborsare 375 milioni di euro. L'acquisizione deve essere approvata dalle autorità competenti dei due Paesi.

Il magnate tedesco dell'editoria Axel Springer ha annunciato di avere raggiunto l'accordo per l'acquisto del 25% del network televisivo turco <Dogan Tv>, una delle maggiori compagnie del settore nel Paese della Mezzaluna.
L'editore ha nel suo portfolio quotidiani e periodici come <Bild>, <Die Welt> e <Sport Bild>. L'accordo con la <Dogan Yayin Holding>

prevede un pagamento di 375 milioni di euro. L'acquisizione deve essere approvata dalle autorità competenti dei due Paesi. (Apcom)
17.11.2006

 

ACCORDO IN VISTA TRA <TURCAS> E LA <SOCAR>

Un comunicato della società petrolifera turca all'<Istanbul Stock Exchange> per dare notizia dei contatti presi.

La <Turcas Petroleum A.S> ha annunciato con un comunicato all' <Istanbul Stock Exchange> di aver preso i contatti per stabilire una collaborazione commerciale con la compagnia petrolifera di Stato azera, la <Socar> che possiede il 25% delle azioni del famoso oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan.
"In accordo con le decisioni prese dal consiglio di amministrazione della nostra società - si legge nella nota - la nostra compagnia ha attivato tutti i canali per sviluppare le relazioni commerciali e la collaborazione con la compagnia petrolifera di Stato azera /Socar), per la produzione, il trasporto e la raffinazione di petrolio grezzo e gas naturale, coma anche la costruzione di raffinerie ed impianti petrolchimici. Gli aggiornamenti sullo stato degli accordi verranno costantemente resi noti". Una mossa prevista che sottolinea l'interesse del Paese della Mezzaluna nei confronti della potenzialità del Caucaso. (
Apcom)
17.11.2006

 

IN CALO IL RAKI

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La produzione - causa le tasse molto alte sugli alcolici - è scesa del 20% tra gennaio e settembre. Ne meglio è andata per il vino (-10%)

La produzione di raki in Turchia cola a picco. La bevanda alcolica a base di anice, uno dei maggiori prodotti tipici del Paese, ha avuto un calo di ben il 20% fra gennaio e settembre. A dirlo sono le tabelle dell'Istituto di Statistica (Tuik).
Se la cava male anche la produzione di vino che è calata del 10%. La produzione di alcolici in generale ha avuto na flessione dell'1.3%. A determinare questi pessimi risultati è stato l'aumento delle tasse sulla produzione che si è riflettuto negativamente anche sul consumo. (Apcom)
17.11.2006

ECONOMIA

ENERGIA: LA VIA PASSA DA ANKARA

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Ben presto le sue pipeline trasporteranno il 7% del petrolio e del gas mondiali. Già bastione meridionale della Nato, la Turchia oggi - e soprattutto dopodomani - lo sarà anche di quello energetico. Il Paese della Mezzaluna è il ponte per portare nel Mediterraneo l'oro nero dell'Asia centrale, diversificando fonti e rotte, evitando quelle del Bosforo, puntando sul Btc. Diversificazione anche per il gas e sicurezza delle forniture.


La strada, l'ultimo tratto ancora in terra battuta, taglia la cam­pagna sterminata. Il cotone biancheggia. A destra e sinistra spuntano tendopoli straccione: sono gli accampamenti degli stagionati arrivati per la raccolta. All'improvviso, nel mezzo di niente, un muro di rete e filo spinato, il posto di blocco. Un grande cartellone bianco annuncia: Baku-Tbilisi-Ceyhan, ham petrol boru hatti, che vuoi dire oleodotto. Sotto, a lettere cubitali: Heydar Aliyev, presidente dell'Arzebaijan. Il quale, superati i controlli di rito, poco dopo si materializzerà in una gigantografia a colori davanti al quartier generale del Btc.

Già, perché senza Aliyev e l'ostinazione degli americani, il petrolio del Caspio avrebbe continuato a scorrere nelle condotte russe, non avrebbe mai imboccato la via della Turchia per sfocia­re a Ceyhan, nel Mediterraneo orientale. Senza l'apertura di quel corridoio Est-Ovest la Turchia non avrebbe nemmeno potuto cominciare a sognare di dotarsi di un hub da cui, salvo impre­visti, nel 2012 transiterà il 6-7% del commercio mondiale di petrolio. E intorno al 2020 almeno altrettanto di gas.

Il cielo è terso, la baia di Ceyhan tutto sommato incontaminata se non fosse per quei due moli che si allungano paralleli sul mare e quei 14 mega-depositi di greggio adagiati nell'entroterra: sette bianchi per il petrolio del Btc, sette marroni per il rubinet­to iracheno. Un tanker russo ha appena finito di caricare, tra tre giorni sarà a Genova. Un altro aspetta il suo turno.

Bosforo_e_petroliere,_un_problema15Da quando è operativo, 120 giorni, al molo del Btc hanno attraccato 45 petroliere dirette in Francia, Italia e Spagna, Stati Uniti, India e Israele ca­ricando 32.6 milioni di barili. In questo paesaggio da cartolina si fa fatica a immaginare che, tra cinque anni, Ceyhan surclasserà Rotterdam, movimentando 190 milioni di tonnellate all'anno di greggio, 60 in più del maggiore porto europeo.

Turchia sì, Turchia no. L' Europa tentenna, non sa decidere se imbarcare il primo grande Paese musulmano in lista di attesa. La diretta interessata non se la prende troppo. E sfodera tutte le sue carte in tavola: finora era "soltanto" il bastione meridionale della Nato, oggi - e soprattutto dopodomani - lo sarà anche di quello energetica.

Con il tasso di dipendenza dell'Europa da Russia e Medio Oriente, con <Gazprom> turgida di capitali che sgomita per entrare ovunque sui suoi mercati, la Turchia può offrirle l'agognata diversificazione di fonti e rotte.

Ai suoi confini, tra le regioni del Caspio e del Medio Orien­te, sta infatti il 73% delle riserve mondiali di petrolio e il 72 di quelle di gas. Per questo ci investe sopra e aspetta: l'Europa è avvisata.

A Est di Costantinopoli un tempo passava la via della seta. Quasi sullo stesso tracciato oggi corre la via del petrolio. E del gas.

Tutto cominciò nel '94, con l'epico braccio di ferro tra Russia e Stati Uniti per il controllo delle risorse del Caspio. Madeleine Albright, allora Segretario di Stato Usa, tentò l'impossibile per tirare dalla sua Aliyev e costruire il corridoio energetico Est-Ovest svincolato dalla Russia. Le mayor esitavano per i costi proibitivi dell'avventura. Alla fine, raccontano, Madeleine convinse il presidente Clinton a scucire un assegno da 500 milioni di dollari. Aliyev sterzò verso l'indipendenza energetica dall'ex-Urss e il Btc fu.

La parola
d'ordine

Per portare il greggio dall'Azerbaijan alla Turchia attraverso la Georgia: deviazione costosa pur di evitare l'Armenia, troppo filo-russa. Un oleodotto di 1.770 km, capacità a regime 1.5 milioni di barili al giorno (la produzione del Messico) costo finale, 4 miliardi di dollari: il prezzo (una strategia lungimirante, di una diversificazione necessaria e urgente. Tanto più dopo la crisi dell'inverno 2005, con la chiusura dei rubinetti del gas russo in transito per l'Ucraina.

"La Turchia è il ponte per portare al Mediterraneo il petrolio dell'Asia centrale, diversificando fonti e rotte, evitando quella del Bosforo, puntando sul Btc, sulla pipeline irachena e su quella che presto partirà da Samsun per arrivare a Ceyhan nel 2010", dice Jan Nahum, CEO di Petrol Ofisi.

Diversificazione anche per il gas e sicurezza delle forniture: "Con Nabucco che lo dirotterà fino a Vienna passando per Bulgaria, Romania e Ungheria, con l'altra via che dalla Grecia approderà in Italia. Ma c'è anche l'Lng in arrivo da Algeria e Nigeria. Quello che dall'Egitto sbarca a Ceyhan, dove costruiremo una raffineria petrolifera da 10 milioni dì tonnellate di capacità".

Non solo per l'Europa, anche per la Turchia la parola d'ordine è diversificare rispetto a partner difficili, come Russia e Iran.

An­che se Ankara è abbastanza ottimista. "Con l'Iran non facciamo guerre da 3-400 anni. Se Teheran blocca la pipeline, noi non abbiamo il gas ma loro non incassano", commenta Tugrul Erkin della Bosphorusgas (controllata al 40% da Gazprom). "Comunque abbiamo alternative. Anche l'Iraq ha il gas e deve passare di qui per venderlo in Europa".

Progetti vecchi e nuovi si intersecano e aggrovigliano sul nuovo corridoio Est-Ovest. Altra energia da Kazakhstan, Russia, Turkmenistan.

La Turchia ormai è dentro fino al collo nel grande gioco, galvanizzata e ottimista. Convinta di tenere in pugno l'Europa. Non a torto.

Però la sua diversificazione continua a pagare un pesantissimo tributo a Russia e Gazprom. E la sicurezza delle forniture all'inesauribile turbolenza dei vicini.

"Siamo un'isola di pace e stabilità, anche se intorno abbiamo guerre e terrorismo. Non abbiamo paura. Sappiamo trattare con i nostri vicini. E abbiamo molti fornitori", confida Mehmet Yukselen di Sabanci. Sarà. (Adriana Cerretani-Il Sole24 Ore/Osservatorio Iraq)
17.11.2006

 

KAZAKHSTAN-MAR NERO:
RUSSIA
CONTRO L'ESPANSIONE

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A prendere posizione con una lettera alla <Chevron> il ministro dell'Energia Viktor Khristenko. Il consorzio vuole infatti raddoppiare la capacità trovando però l'opposizione di Mosca.

Russia's Energy Ministry has rejected a plan to expand the capacity of a Chevron-led oil pipeline from Kazakhstan to the Black Sea, Kommersant business daily said.
The paper said shareholders in the Caspian Pipeline Consortium (Cpc) had proposed adding $2.5 to the current pipeline transit fee of $27.38 per ton of oil to get Russia's agreement on a long-awaited expansion of the link.
The consortium wants to almost double capacity from 700,000 barrels per day (bpd) to 1.3 million bpd, but has faced opposition from Russia, which fears the pipeline -- the only private crude oil link on its territory -- could increase tanker traffic in the already congested Bosporus straits in Turkey.
Russia complains that low transit fees are delaying repayment of $5.3 billion in loans, which CPC raised from its private shareholders. That in turn delays the moment when Russia starts receiving its profits as a shareholder.
However, raising transit fees could also make the pipeline a less attractive option for oil exporters, which would give Russian pipeline monopoly Transneft a greater say in the growing Caspian export market.
The paper quoted sources close to Russia's state property agency as saying the Energy Ministry wanted the fee to be raised by nearly 40 percent.
It quoted a letter from Energy Minister Viktor Khristenko to Chevron as saying that Russia was going to stick to its tough position towards the Caspian Pipeline Consortium (Cpc).
An Energy Ministry spokesman could not confirm the information. Chevron's Moscow office said the company had not received the letter officially, although it was aware that it was being prepared.
"Chevron is currently working very actively with all Cpc shareholders on agreeing the basis for CPC expansion," a spokeswoman said.
"The work is going well and we expect it to conclude in the near future," she added.
Analysts say Russia's tough line on Cpc -- the venture has also received back-tax claims -- is part of a broader Kremlin strategy to limit foreign involvement in the strategic energy sector.
Russia has slapped the group with a 4.7 billion roubles ($176.6 million) back-tax claim for 2002-2003 and is currently checking its accounts for 2004-2005.
CPC handles most of the oil exports from Kazakh oil fields to Novorossiisk, Russia's largest Black Sea port, for re-export to world markets.
Chevron is a 15 percent shareholder in Cpc while Russia is a 24 percent shareholder in the consortium. Shareholders also include Kazakhstan and Oman as state shareholders as well as oil companies BP Plc, Royal Dutch Shell, LUKOIL and Rosneft. (Turkish Daily News)
17.11.2006

 

IN AUMENTO L'IMPORT DI ENERGIA

La Turchia sempre più dipendente da altri Paesi per petrolio, gas naturale e carbone. A fine anno la bolletta costerà al Paese 29 milioni di dollari.

Secondo l'Ufficio Statistico Nazionale Tuik, nei primi 9 mesi dell'anno in corso le importazioni in Turchia di prodotti energetici (petrolio, gas naturale, carbone, ecc.) sono ammontate a 21 miliardi di dollari (il 21% delle importazioni totali del Paese). Rispetto allo stesso periodo del 2005 esse sono cresciute del 42,4% (14.8 miliardi di dollari). Dei 21 miliardi di dollari di prodotti energetici importati nei primi nove mesi dell'anno in corso, 12.6 miliardi di dollari sono imputabili al petrolio, 1.3 miliardi $ al carbone e 7.2 miliardi $ al gas naturale. A fine 2006, la bolletta energetica costerà al Paese circa 29 miliardi di dollari. Attualmente il costo dei prodotti energetici costituisce il 53% del deficit totale della bilancia commerciale turca. (Ice Istanbul)
17.11.2006

 

STRANO A DIRSI
MA LA RUSSIA
RISCHIA GROSSO

Nel 2007 infatti l'il Grande Orso avrà un buco energetico di 4.2 miliardi di metri cubi sul mercato interno.

Per quanto possa apparire paradossale, la Russia rischia una crisi energetica per mancanza di gas: lo sostiene il quotidiano <Vedomosti>, annunciando che già nel 2007 ci sarà un buco di 4.2 miliardi di metri cubi sul mercato interno. E la Georgia intende ridurre la sua dipendenza dal gas russo già l'anno prossimo firmando un accordo con Azerbaijan, Iran e Turchia. Lo afferma il primo ministro georgiano, Zurab Nogaideli. Intanto Rosneft festeggia un inatteso piazzamento nel novero delle più grandi compagnie russe, seconda solo alla sorella maggiore Gazprom, gigante mondiale, che sta già insidiando nelle classifiche mostri sacri internazionali come Microsoft. (Denaro.it)
17.11.2006

IL MACHILLAGE
PER GLI SCALI
AEROPORTUALI

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I lavori di ristrutturazione hanno interessato un po' tutti i terminal turchi sia dal punto dell'efficienza, sia da quella della sicurezza e della modernità delle strutture

In addition to its campaign to enable middle-class citizens to fly for the price of a bus ticket, Turkey accelerated construction works on major ports and terminals in order to meet increasing passenger demands.
Airports in the major Turkish cities of Istanbul, Ankara and Izmir are being renovated in the frame of the ambitious plan.
The build-operate-transfer model makes it possible for the projects to often be completed ahead of schedule and radically solves funding problems.
An investment of $706.6-million has been made in airports over the last two years using this model.
New international departure terminals for Antalya, Mugla Dalaman, Ankara Esenboga and Izmir Adnan Menderes airports have been constructed by private companies.
Such serious projects undertaken without funding from the ministry budget should serve a model for other areas as well, authorities say.
The build-operate-transfer model also contributes to employment; 6,000 people worked on the new terminal projects.
Over 8,500 people were employed as construction started in the areas of airline companies, catering, cleaning, security companies, duty-free, food and beverages, parking and advertisement.
New airports activated the insurance sector as well. Four airports were insured for $550 million.
A $420 million bank loan was received for the terminals completed within two years without using public resources.
Corporation taxes over $206 million will reportedly be paid by the private sector to the state for these investments.
The Regional Airport Transfer Project implemented in 2003 made it possible for the airports' capacity to be increased in particular.
In addition to airport construction works on the basis of the build-operate-transfer model, the Turkish Ministry of Transport also spent $125 million for the construction, repair and maintenance of seven airports in an effort to meet increasing demands in domestic lines. As a result, the country's yearly passenger capacity has increased by 25 million.
Increased airport capacity also contributed to increased air traffic as well as to the number of passengers. A rise of 129 percent in passenger capacity for domestic lines and 39 percent in foreign lines took place in 2002-2005.
2015 Goal Already Reached
The overall activity in airline traffic is also reflected in the statistics.
A rise of 68 percent in domestic lines, 31 percent in foreign lines and 31 percent in transits took place. The number of aircrafts used in passenger and cargo transport rose from 150 to 250.
Turkey's progress in air transport also exceeded the expectations of international institutions.
The target number of passengers for 2015 was set as 56 million according to data from the International Civil Aviation Organization (ICAO).
However, the number of air passengers rose from 31 million to 56 million in just three years time, reaching of ICAO's goal nine years earlier than planned. (Selim Kuvel/Zaman)
17.11.2006

 

SPESE DI SANITA'

 

"Sono ancora troppo alte", ha bacchettato il Fondo Monetario internazionale che ha sollecitato Ankara affinché prenda gli opportuni provvedimenti.

Il Fondo Monetario Internazionale bacchetta la Turchia. Dopo la quarta e quinta ispezione condotte dall'Istituzione, il Paese della Mezzaluna risulta ancora indietro rispetto ad alcune riforme.
Sotto la lente di ingrandimento ci sono le spese per la salute. Nel report infatti si legge la constatazione che per il Fmi le spese riguardanti la sanità sono ancora troppo alte, nonostante la riforma della sicurezza sociale approvata dal Parlamento nei mesi scorsi. A questo si aggiunge l'invito alla Turchia a "non posporre le riforme strutturali" e a rendere più solida l'economia del Paese per evitare il ripetersi di un periodo di fluttuazioni come quello di magio e giugno. (
Apcom)
17.11.2006

 

INVESTIMENTI ARABI

L'<Aujan Group>, gigante nel settore bevande, vorrebbe investire 100 milioni di dollari in Turchia. I contatti tra il suo presidente, Sheikh Aujan, ed il premier turco Recep Tayyip Erdogan.

L'<Aujan Group> di Dubai punta sulla Turchia. La società, gigante arabo nel settore bevande, ha deciso infatti di investire 100 milioni di dollari nel Paese della Mezzaluna. Sheikh Aujan, presidente della compagnia, sta conducendo le trattative direttamente con il premier Recep Tayyip Erdogan. E sembrerebbe aver promesso un investimento ulteriore. l'<Aujan Group>, infatti, dovrà presto costruire un quartier generale o ad Ankara o ad Istanbul e avrebbe garantito al Primo Ministro turco che appalterà la costruzione ad aziende turche. (Apcom)
17.11.2006

TURISMO

NUOVA LINEA MARITTIMA

 

Partito da Brindisi per Canakkale in Turchia un traghetto che fa parte dell'armatore <Italroro Srl>. Previsti 30 mila passeggeri all'anno.

Partita in questi giorni una nuova linea marittima da Brindisi per la Turchia. Armatore è la <Italroro Srl, su iniziativa della Confartgianato Puglia ed il sostegno del governo e delle imprese turche. Tre i traghetti che faranno scalo in Turchia a CanaKkale. Previsti 30.000 "passaggi" l'anno. La Turchia è il terzo partner commerciale dell'Italia, con un incremento recente dello inerscambio tra cui le esportazioni italiane salite del 23%. (Iniziativa Meridionale)
17.11.2006

MEDICINA

OBESITA': LA SFIDA
DELLA SANITA'
PER IL XXI SECOLO

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Di questo problema sanitario che coinvolge indistintamente i Paesi più ricchi del pianeta si è discusso nella Conferenza Oms che si è svolta recentemente ad Istanbul.

L'obesità è una delle sfide più importanti di sanità pubblica per il ventunesimo secolo . Per facilitare gli interventi in Europa, l'ufficio regionale europeo dell'Oms ha organizzato la "Conferenza ministeriale per il contrasto all'obesità" che si è svolta ad Istanbul dal 15 al 17 novembre 2006.
L'obiettivo è stato quello di richiamare l'attenzione sul problema, sottoporlo alle agende politiche e promuovere una collaborazione internazionale, anche a livello di decisori e programmatori. Sono infatti necessari interventi governativi adeguati e, in particolare, bisogna consolidare le politiche multi-settoriali basate su prove di efficacia.
L'incontro ha fornito ai partecipanti le conoscenze e gli strumenti migliori per permettere loro di affrontare il problema nel proprio Paese e spingere così i governi a intervenire. La speranza è che il coinvolgimento di ministri con diversi portafoglio, insieme a rappresentanti della società civile e organizzazioni internazionali, favorisca la nascita di partnership internazionali e intersettoriali.
Il costo sociale dell'obesità è enorme: in alcuni Paesi europei raggiunge l'1 per cento del prodotto interno lordo e rappresenta il 6 per cento della spesa sanitaria diretta. Inoltre, i costi indiretti (dovuti alle morti premature, alla riduzione della produttività lavorativa e ai relativi guadagni) sono doppi rispetto a quelli diretti. Si stima, per esempio, che la Spagna spenda per l'obesità in totale circa 2.5 miliardi di euro ogni anno.
Il costo varia comunque da Paese a Paese. A causa dell'obesità, in Svezia si spendono 45 dollari all'anno pro capite per le spese sanitarie, e a questi si aggiungono costi indiretti per 157 dollari.
In altri Paesi il costo diretto pro capite si aggira più o meno intorno allo stesso valore: fino a 35 dollari in Germania, 32 nei Paesi Bassi. In Belgio, invece, la spesa pro capite è di ben 69 dollari e rappresenta così quasi il 6 per cento delle spese sanitarie. E per di più questi costi sono in continuo aumento. Nel Regno Unito il costo pro capite è passato da 13 dollari nel 1998 a 25-31 dollari nel 2002. (Ufficio stampa ISS)
17.11.2006

 

UN DURO COLPO
AL COLPO
DELLA STREGA

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Al vaglio una nuova tecnica chirurgica che avrà il compito di sostituirsi al più complesso intervento della fusione spinale nella cura dei dolori lombari. Il Congresso di Istanbul.

L'ultimo congresso dei medici specialisti in materia di colonna vertebrale, tenutosi a Istanbul, ha aperto le porte alla sperimentazione di un nuovo intervento per la cura della ernia del disco. Il compito di modernizzare il procedimento delle operazioni lombari è affidato a un nuovo strumento: un elastico.
Per chiarire come funzioni l'intervento chirurgico è necessario metterlo in diretta comparazione con quello utilizzato attualmente. L'attuale tecnica chirurgica prevede il bloccaggio, attraverso un insieme di viti, placche e innesti, delle vertebre interessate, efficace nel breve periodo, più problematico invece nel lungo. L'intervento di stabilizzazione dinamica prevede invece l'inserimento di un elastico di stabilizzazione spinale tra i processi inter-spinosial fine di ammortizzare il peso delle vertebre adiacenti.
Il dispositivo elastico sarà costituito da un nucleo centrale realizzato in silicone e nelle zone esterne da una rete e giunzioni in poliestere.
Altro importante aspetto è la minore invasività dell'operazione chirurgica stessa, che permetterà di ridurre i tempi dell'intervento a circa un'ora e il ricovero a due o tre giorni. Nonostante sia ancora in fase di sperimentazione è opportuno sottolineare che la metà degli interventi eseguiti fino a oggi, in scala mondiale, sono stati compiuti in Italia, particolarità che non deve essere sottovalutata dal momento che permetterà al nostro paese di porsi all'avanguardia nel campo della chirurgia vertebrale.
È possibile eseguire questi interventi in alcune strutture quali: Bologna, I. O. Rizzoli; Milano, I. O. Galeazzi; Parma, A. O. di Parma. (Medtronics-Msn)
17.11.2006

 

PATATINE FRITTE?
PRIMA IN MICRO-ONDE
POI IN PADELLA

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E' il metodo - perché non facciano male - consigliato dall'equipe del prof. Koray Palazoglu dell'Università di Mersin in Turchia. Uno studio pubblicato sul <Journal of Science of Food Agricolture>.

Buone notizie per grandi e piccini golosi di patatine fritte. Sembra infatti che passare le patate nel microonde prima di friggerle riduca i livelli di una sostanza potenzialmente cancerogena. Lo spiegano i ricercatori diretti dal prof. Koray Palazoglu dell'Università di Mersin (Turchia), autori di uno studio pubblicato sul <Journal of Science of Food and Agriculture>.
La scoperta della formazione di acrilamide - una possibile sostanza cancerogena nell'uomo - negli alimenti ha moltiplicato le ricerche su metodi di cottura alternativi. Questa sostanza si forma durante numerosi processi fra cui la frittura, la cottura in forno e la preparazione di arrosti. I ricercatori turchi hanno scoperto un sistema per ridurre la formazione di acrilamide nelle patate fritte: basta ridurre i tempi di frittura e pre-cuocere le patatine al microonde, prima di buttarle nell'olio caldo. Questo sistema di doppia cottura porta a una marcata riduzione della sostanza nel mirino, che in alcuni casi risulta più che dimezzata. Si tratta di una soluzione che richiede poco tempo e che oltre tutto regala alle patate fritte un bel colorito dorato, probabilmente a causa del trattamento più gentile cui questo alimento è sottoposto nella fase di preparazione, spiega Palazoglu. (Adnkronos Salute)
17.11.2006

PER LA CALVIZIE CELLULE STAMINALI

Calvizie17

 

Il ricercatore turco Kursad Turkmen dell'Università di Ottawa in Canadà è riuscito a riprodurre la pelle. Lo ha anticipato lui stesso al Antalya ad un congresso di ematologia.

Turkish scientist Kursad Turkmen, a researcher at the University of Ottawa in Canada, has succeeded in reproducing skin with hair.
Professor Turkmen was in the southern Turkish city of Antalya for the Hematology Congress. Describing his work, he said that he was conducting research on skin using stem cells.
According to Turkmen, as the elderly population grows, illnesses caused by old age are increasing. The cost of treatment for these illnesses has reached an alarming level for the economy of many countries.
"So, embryonic stem cell research is very important. Embryonic stem cells research means tissue replacement, which would enable one to live healthily in our aging world," explained Turkmen.
The Turkish scientist clarified that this research had delivered good results when conducted on animals but many years were needed before the treatment could be attempted on humans.
Turkmen explained that all body tissues could be reproduced using embryonic cells. These cells could also be of use in the treatment of illnesses such as diabetes, Parkinson's disease and multiple sclerosis. (Anadolu News Agency-Zaman)
17.11.2006

CULTURA

BENVENUTA

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Una delegazione della <Fondazione Marmara> ricevuta da Sua Santità Benedetto XVI in occasione del meeting italo turco relativo alle celebrazioni dei 150 anni delle relazioni tra i due Paesi. L'incontro in piazza San Pietro con il presidente Akkan Suver e con alcuni membri del sodalizio. Duemila giornalisti al seguito del Papa in Turchia.

Pope Benedict XVI received a delegationfrom the Marmara Foundation last week,whenthe group was in Rome to attend meetings organized by the Turkish and Italian foreign ministries to mark the 150th anniversary of Turkish-Italian relations.
The audience between the pope and theMarmara Foundation delegation -- consisting of its president, Akkan Suver, and Academic Council membersProfessor İlter Turan (Bilgi University), journalist Leyla Tavşanoğlu (daily Cumhuriyet) and businessman Cafer Okray -- took placein the Vatican.
Pope Benedict described the Marmara Foundation as one of Turkey's leading nongovernmental organizations and said he attached great importance to his forthcoming visit to Turkey, adding that he would be accompanied by nearly 2,000 journalists on his trip.
Noting the importance of the Love and Peace Iftar Dinner, organized annually during Ramadan by the Marmara Foundation for the past 10 years, Pope Benedict said it was one of the reasons hehadreceived the foundation.
Suver said the Turkish state and its people were willing to see Pope Benedict in their country and that any demonstrations that took place during his visit should be regarded as a virtue of Turkey's democracy.
At the end of the visit, Pope Benedict said he believed that his visit to Ankara, Istanbul and Izmir would open up new vistas for peace and love.
Archbishop Pier Luigi Celata, secretary of the Pontifical Council for Inter-religious Dialogue, was also present during the visit. (Turkish Daily News)
17.11.2006

IL VIA AD ISTANBUL,
CAPITALE
DELLA CULTURA

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Favorevole la Commissione europea per la data del 2010. La metropoli turca dovrebbe avere buone possibilità di essere scelta.

The European Commission has approved a jury recommendation declaring Istanbul as the cultural capital of Europe for 2010.
In April, a seven-member jury recommended Istanbul as one of the cultural capitals of Europe for 2010 in a committee meeting held in Brussels along with the German city Essen and the Hungarian city Pec.
Istanbul, Turkey's largest city outpaced Kiev of Ukraine in the non-EU cities category with a decision taken by the jury, which consists of members from the European Parliament, the European Commission and the Council of Europe.
Prime Minister Recep Tayyip Erdogan gave full support to the decision, saying that it would contribute to the promotion of Istanbul as a world city.
"The rich cultural heritage of Istanbul will be enriched further," Erdogan said, adding that it was more meaningful as the concept of Alliance of Civilizations was currently on the world agenda. He also pledged that the government would grant the necessary assistance to prepare Istanbul for 2010. (Cihan News Agency-Zaman)
17.11.2006

LEONARDO, LA MENTE
UNIVERSALE

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Una mostra, aperta fino al 31 dicembre prossimo presso il Rahmi Koc Museum, offrirà l'opportunità di vedere una serie di sistemi meccanici ispirati dai disegni del geniale artista.

Nel corso della sua lunga vita Leonardo da Vinci, il celeberrimo pittore e inventore rinascimentale, realizzò appena una dozzina di dipinti. E benché essi includano capolavori come la "Monna Lisa" e "L'ultima cena", la domanda è inevitabilmente una: che cosa faceva Leonardo quando non dipingeva? La risposta può essere trovata nella mostra "Leonardo: la Mente Universale" che, al Rahmi Koc Museum, ospiterà fino al 31 dicembre prossimo una serie di sistemi meccanici ispirati dai disegni del geniale artista.
Raramente quest'ultimo portava a termine i suoi dipinti a causa della passione che nutriva per le innovazioni tecnologiche. Il da Vinci, che a partire dal 1470 divenne famoso come pittore talentuoso, coltivò sempre la passione, oltre che per la pittura, per le nuove invenzioni. E quando, fra i circoli artistici dell'epoca, circolò la notizia secondo cui Ludovico Sforza, il personaggio più potente di Milano, stava cercando un ingegnere militare e anche uno scultore per realizzare una statua del padre, Leonardo gli scrisse una lettera in cui, tra l'altro, si legge: "Possiedo una collezione di ponti resistenti ed estremamente leggeri, adatti ad essere trasportati senza problemi e con i quali si possono inseguire i nemici e, allo stesso tempo, fuggire da loro, ed altri sicuri e indistruttibili contro il fuoco e la battaglia, facili e convenienti da sollevare e posizionare".
Questa lettera, di 900 parole, si conclude così: "Posso realizzare sculture in marmo, bronzo o argilla, e anche dipinti di ogni sorta, come lei preferisce". Ludovico Sforza lo assunse. Nello stesso tempo il Sultano ottomano Mehmed, il Conquistatore, offrì a Leonardo il posto di pittore imperiale, ma il da Vinci non accettò e il posto venne poi occupato dal Bellini.
Nel film "Istanbul sotto le mie ali" abbiamo potuto ammirare gli affascinanti disegni tecnologici di Leonardo. La storia delle ali che Hazarfen Ahmad Chalabi usò per volare dalla torre di Galata è la seguente: un vascello impegnato nella battaglia tra l'Impero ottomano e gli Italiani fu portato a Istanbul. E Francesca, la figlia ferita di un capitano ucciso, divenne la schiava di Ahmad Chalabi. Una volta a Roma, Francesca ebbe l'opportunità di decifrare i lavori di Leonardo e aiutò Hazarfen, che l'aveva curata, a svelare il segreto di come si fa a volare.
Non sappiano quanto sia accurato lo scenario della vita di Hazarfen, ma le riproduzioni delle ali che egli usò, così come altre riproduzioni, sono esposte alla mostra che, come detto all'inizio, si concluderà l'ultimo giorno di dicembre. L'esposizione ospita 40 copie funzionanti, quasi tutte a grandezza naturale, create da storici specializzati e da ingegneri ispirati dai disegni originali di Leonardo. E' impossibile, girando per la mostra, non fare connessioni con i robot, i carri armati, i sommergibili, il paracadute e la misteriosa Monna Lisa, e riflettere sul fatto che sono stati tutti realizzati dalla stessa persona.
Emmanouil Koutsourelis, il curatore della rassegna sponsorizzata da <Arcelik> e realizzata in cooperazione con <The Partners>, afferma di ammirare i meccanismi di movimento delle cose viventi alla luce dei suoi studi in biologia. "Questa mostra è unica per due motivi - sottolinea - Primo: perché include 40 macchine funzionanti, costruite sulla base degli appunti di Leonardo. Secondo: è sostenuta da attività culturali e sociali. Chiunque abbia un interesse nell'ingegneria, nell'arte e nella storia la apprezzerà, e l'apprezzeranno anche i bambini perché è istruttiva e divertente".
Al pubblico vengono presentati, tra i tanti, oggetti come il rilevatore di umidità, il carro armato, la mitragliatrice, lo spremi-olive e il congegno per la stampa. I primi Paesi ad ospitare questa rassegna - in cui si uniscono conoscenza e divertimento - sono stati l'Italia e la Grecia; ora tocca alla Turchia. In seguito sarà la volta di altre Nazioni, fra cui gli Usa, il Giappone, la Cina e l'India. (
Sara Basilici)
17.11.2006

CALMA INTELLETTUALE

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Claudio Magris - uno dei più noti critici italiani nonché utore di saggi e collaboratore di molti giornali tra i quali il <Corriere della Sera> - è intervenuto ad Istanbul al "Meeting at the Center of the World" organizzato dalla Municipalità metropolitana. Tra i tanti temi dibattuti, quello sui limiti in letteratura. L'ammirazione per il Nobel Orahn Pamuk ed il rapporto con Yasar kemal.

'Calm optimist' must be the best-fitting term to describe Italian critic and intellectual Claudio Magris, with whom we and a group of other writers and journalists had dinner the other night.
I'm not saying this simply by looking at his outwardly cold stance nor his "distant" behaviors peculiar to most European intellectuals. That calm and cool-headed optimism becomes clearer when you get familiar with his thought system and value judgments.
Magris came to Istanbul last weekend to attend a series of conference entitled " Meetings at the Center of the World," organized by the Istanbul Metropolitan Municipality. He delivered a speech with Dogan Hizlan entitled "Modern Criticism: The limits in literature" on Saturday in Cemal Resit Rey Concert Hall. Many literature fans like myself did not have the opportunity to listen to his speech because it coincided with the annual Tuyap Book Fair. However, the dinner the previous night was very beneficial in that sense because we had the opportunity to get to know him. Although Claudio Magris is one the most respected critics of Europe and most important contenders for the Nobel Prize for Literature, he is not known in Turkey. His only work in our language, "El Yordamiyla" was published by Merkez Kitaplar just before the fair kicked off. This is not his masterpiece. He actually wants his novel "Il Danubio" (The Danube) to be translated to Turkish. The book, carrying the marks of his travels along the River Danube, is described as a series of poems composed for the variety and brilliance of the countries through which the river passes. The subject of Orhan Pamuk and the Nobel Prize tacitly came up during the talk. Magris said he was celebrating Orhan Pamuk while not hiding his familiarity with Yasar Kemal. Writing analyses for the most prestigious paper in Italy, Corriera Della Serra, Magris is not only a man of letters but also an intellectual who thinks hard about global matters. He accepted that Europe was going backwards in terms of freedoms; however, he does not take the clash of civilizations notion seriously. To him, the greatest affliction to bring on a serious headache in the world is the emigration flow that will be triggered by the unjust distribution of gross income. "Small identities' getting stuck in big identities is like a bullet ready to be shot. The civilization problem was ignored and now we have this. To me, the obligation to show one's passport on the border of any country is barbarism" The source of discrimination bothers him significantly as an intellectual. But, as I said, Magris is "a calm optimist"; he does not reveal his ability to make clever retorts, rather he thinks it more proper to make multi-sided analyses. He is not at all hopeless about either the future of literature and art or the grave problems with which the world is faced. Despite his proverb-like phrase, "Once upon a time, the future was good," this is so.
"There is a hope in art and thought. There is a positive change, and we should all make contributions to this. However, there is also a great danger, and we have to resist together" he said.
We understand from the lengthy and enjoyable dinner that Magris shares many of the concerns that Turkish writers and journalists have. For instance, he is troubled by fast-selling books that are of poor quality. As regards to the dinner, like many foreigners, Magris had no difficulty making himself at home in Istanbul and he loved the delicious food made by Haci Abdullah. Particularly after eating the fruity and honeyed quince dessert, called "atom" by connoisseurs, and drinking Turkish coffee, his 'cold' look disappeared completely. His initial appearance of fatique and tension eventually melted as the literature master relaxed and cheered up before the night was over. (Ali Colak/Zaman)
17.11.2006

"FUGA DA BISANZIO"

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Vicini alle feste natalizie perché non regalare, tra i tanti romanzi e saggi che affollano gli scaffali delle librerie, una delle più belle opere di Iosif Brodskij. Lo scrittore russo, morto ad appena 56 anni, l'aveva elaborata nel 1986 un anno prima di vincere il premio Nobel per la letteratura. Testo di straordinaria intensità e sobrietà si compone di due parti, la seconda delle quali è maggiormente legata al titolo.

Morto ad appena 56 anni, Iosif Brodskij è uno scrittore difficile. Meglio sarebbe dire non facile. Sembrerebbe un gioco di parole ma non è così. Si prenda ad esempio una delle sue opere, riproposta da poco nelle librerie dalla <Biblioteca Adelhi 180>: quella "Fuga da Bisanzio" che avrebbe anticipato di un anno la vittoria del premio Nobel per la letteratura (1987). Lì per lì sembra di avere compreso tutto, poi invece di accorgi che quelle 243 pagine vanno lette una seconda volta, con maggiore attenzione. E allora, solo allora ti accorgi che Brodskij ci sta offrendo uno spaccato della sua Russia, intriso di struggente malinconia, là dove i ricordi di Leningrado, della Crimea, dei palazzoni popolari, dei tram, della gente che si affanna nella giornata che scorre via, delle fabbriche, delle prigioni e del disprezzo per Lenin e Stalin, non sono certo - ne potrebbe esserlo - la nostalgia del passato e del bolscevismo ma quel qualcosa che è insito nell'animo di ogni scrittore russo.
Testo di straordinaria intensità e sobrietà - come si legge nella prefazione - "Fuga da Bisanzio" si compone di due parti, la seconda delle quali è maggiormente legata al titolo e quindi quella che più ci interessa. Parlando di Bisanzio, naturalmente il riferimento è ad Istanbul. Brodskij ci fa subito capire di non avere amato questa città. Il desiderio di vederla c'era, ma nemmeno poi tanto. Forse perché voleva ripetere l'esperienza del suo poeta preferito, Konstantinos Kavafis, che vi aveva abitato sul finire dell'800 per tre anni. Forse, ma la ragione - quella vera - era un'altra. Ve la diremo tra poco. Fatto sta che, appena messovi piede, non vede l'ora di ripartire. Non gli piace il colore bigio di Istanbul, non ancora metropoli, non gli piacciono le facciate e gli interni delle case, non gli piacciono le strade tortuose, sudice, con selciati spaventose e con mucchi di rifiuti in cui è un continuo scorazzare di gatti randagi, non gli piacciono soprattutto gli odori forti che tanto gli ricordano Astrakan e Samarcanda. E poi, nessuno lo ha chiamato effendi.
Quale dunque questa ragione che lo spinse - dopo aver lasciato Leningrado nel 1972 - a scendere ad Istanbul seguendo il meridiano di Pulkovo? Semplice: ripercorrere in parte il tragitto dell'Imperatore Costantino. Lo scrive lui stesso: "La ragione che ispirava il mio viaggio a Istanbul non era granché diversa da quella che guidava Costantino. Si capisce subito che Brodskij è innamorato di questa figura romana al quale si deve la nascita di Costantinopoli sulle fondamenta di Bisanzio. "Figlio del suo tempo, cioè del quarto secolo d.C. o, meglio, d.V (dopo Virgilio), Costantino - annota Broskij - uomo d'azione, non fosse altro perché era imperatore, poteva vedere in se stesso non solamente l'incarnazione ma anche lo strumento del principio lineare dell'esistenza. Per lui Bisanzio era una croce in senso simbolico ma anche in senso letterale, un'intersezione di rotte commerciali, di strade carovaniere, ecceterae, sia da est a ovest, sia da nord a sud. Sarebbe potuto bastare questo ad attirare la sua attenzione sul luogo che aveva dato al mondo (nel settimo secolo a. C) qualcosa che in tutte le lingue significa la stessa cosa: il denaro". Altro che In hoc signo vinces! In Bisanzio Costantino vide una città che sporgeva nel Mar di Marmara, una città facilmente difendibile se un muro veniva eretto tutt'intorno. "Vide - scrive Brodskij - i colli di questa città, che quasi ricordavano quelli di Roma; e se si soffermò sull'idea di costruirvi un palazzo, mettiamo, o una chiesa, capì che dalle finestre la vista sarebbe stata straordinaria, da togliere il fiato: tutta l'Asia sotto gli occhi..."
Ora, se non fosse stato per Costantino! A tenere fermo Brodskij ad Istanbul per qualche ora in più proprio l'imperatore romano, nonostante tutta la polvere da ingoiare: "Polvere! Questa sinistra sostanza che ti investe in pieno viso! Merita attenzione; e sarebbe meglio non occultarla dietro la parola 'polvere'. E' soltanto sporcizia in movimento, sudiciume che non riesce a trovare il suo ubi consistam e tuttavia costituisce l'essenza stessa di questa parte del mondo? O è la terra che anela a levarsi nell'aria, che si stacca da se stessa, come la mente dal corpo, come il corpo che si abbandona al calore? La pioggia tradisce la natura di questa sostanza quando rigagnoli bruni o nerastri vanno serpeggiando sotto i tuoi piedi, si rifrangono contro i ciottoli e fuggono giù per le arterie ondeggianti di questo kislak primordiale, senza però riuscire a coagularsi in pozzanghere perché dappertutto sguazza una quantità incalcolabile di ruote, numericamente superiore alle facce degli abitanti, che trascina via questa sostanza, tra un fragore assordante di clacson, oltre il ponte, via verso l'Asia, l'Anatolia, la Ionia, verso Trebisonda e Smirne....". Polvere che nemmeno i lustrascarpe riescono a togliere.
Oggi ad Istanbul non se ne trovano più, sono spariti dagli angoli delle strade come gli orsi. Se proprio vuoi ricorrere a loro, devi cercarli nelle hall degli alberghi. Ma sono ad uso e consumo dei turisti che si fanno fotografare accanto alle preziose cassette borchiate d'ottone contenenti il corredo di creme. Grandi filosofi i lustrascarpe! Brodskij va però oltre sostenendo che sono i filosofi ad essere lucidatori di scarpe.
Lanciandosi in una febbrile riflessione sulla storia della civiltà, Brodskij ci offre tutta una serie di pennellate. Il quadro che ne esce fuori non è certo una sponsorizzazione turistica. Lasciamoci avvolgere dai suoi colori, da alcune descrizioni (valga per tutte quella sull'Hagia Sophia), dal cay turco, dai Padiscia, dai minareti, dalla figura di Leandro. Alla fine anche noi saremo vittime della nostalgia. (
Veronica Incagliati)
__________________________
Iosif Brodskij: "Fuga da Bisanzio" - Biblioteca Adelphi 189 pag. 243 euro 15
17.11.2006

IL RE MAUSOLO
ED IL REPERTO
DEL BRITISH MUSEUM

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La visita a Londra di una delegazione privata di Bodrum, in occasione della Fiera internazionale del turismo, non ha avuto come obiettivo ufficialequello del ritorno in Turchia del grande basamento.

Representatives of several Bodrum-based nongovernmental organizations visiting London to take part in an international tourism fair held in the British capital found that no official petition has been filed withBritish authorities to return King Mausolos' mausoleum to Bodrum, its original location.
The mausoleum, which is one of the Seven Wonders of the Ancient World, is currently being exhibited at the British Museum.
A campaign was launched in early 2005 by the municipality of Bodrumfor parts of the mausoleum on display in London to be returned to Turkey.
Bodrum Peninsula Promotion Association (Boytav) Chairman Mehmet Kocadon, one of the NGO representatives visiting London, told the Doğan News Agency that British Museum officials said no official petition had been filed to date and that the mausoleum's return to Turkey was impossible at present.
The mausoleum is on display in hall 21 at the British Museum, where it was put on show around 150 years ago.
Lawyer Remzi Kazmaz said that 124,000 signatures had been collected for the petition to date and submitted to the Culture and Tourism Ministry two months ago. "Now we are waiting for the ministry to take action. We will file a lawsuit atthe European Court of Human Rights, depending on the reply we receivefrom Britain," Kazmaz said.
Queen Artemisia commissioned the mausoleum for her husband, the king of Caria, who livedbetween 377 and 353 B.C., in Halikarnasos.All that remains today are some stones fromthe mausoleum, which was built in 350 B.C. by the architect Pythea.
There is also a painting of the mausoleum executedaccording to a description recorded bythe historian Plinius.
British archeologists discovered the mausoleum, which is believed to have been destroyed during a major earthquake, and Lord Stratford Canning launched excavations in 1846 with special permission from Sultan Abdulmecit. (Turkish Daily News)
17.11.2006

 

OZPETEK: UN PROGETTO CON PAMUK

Ferzan_Ozpetek27

 

Il regista turco, ormai nazionalizzato italiano, si confessa ad un giornalista dell'Ansa: "Anche il calcio è un ponte per unire i due Paesi".

Orah_Pamuk57Questo servizio Ansa è stato realizzato prima che si giocasse la partita Italia-Turchia. Noi lo proponiamo comunque essendo sempre di attualità per le dichiarazioni rilasciate dal regista Ozpetek.
Italia-Turchia si incontrano, e non è solo un'amichevole: "le mie due patrie non sono così distanti come si immagina. Il fatto è che nel nostro mondo il diverso fa sempre più paura, di qualsiasi natura sia. E allora anche il calcio può essere un ponte". Ferzan Ozpeteck è stremato dopo aver appena chiuso le undici settimane di scene per "Saturno contro", il suo ultimo film, ma in cantiere c'è già un progetto con connazionale Orhan Pamuk, premio Nobel per la letteratura. Almeno per loro Roma e Istanbul, Turchia ed Europa sono una cosa.
Così la partita di mercoledì a Bergamo (finita 1-1,. ndr) lo intriga, a dispetto di una passione per il calcio appena accennata ("Il pallone mi piace, ma non so se la vedrò: il grande televisore di casa è acceso solo per i miei tanti amici, per il resto tutto quel che viene da lì mi annoia...). Se non altro perché l'incontro di calcio cade a due settimane dalla visita storica del Papa, e nell'epoca in cui fa discutere l'ingresso nell'UE del suo Paese natale. "Ho sempre più amici italiani che vanno in Turchia, e quando tornano mi dicono: 'ma lo sai che è tutt'altra cosa da come ce l'aspettavamo...' E' una frase che mi inorgoglisce - dice Ozpeteck, al telefono della sua casa di Roma, nella convinzione che la sua Turchia sia per molti ancora un oggetto misterioso - Allo stesso modo, fa orgoglio quando giro il mondo e vedo bambini con la maglia di Totti: l'ultima volta era due anni fa ad Ankara. E' un sogno, un modo per avvicinarsi...".
Si ritiene regista dei due mondi più che metà italiano e metà turco, perché è nato "nella capitale dell'impero romano d'Oriente e ho scelto la capitale dell'Impero d'Occidente". Cinema, cultura, e in fondo anche un pizzico di calcio: "Non sono tifoso esagerato - dice l'autore de "La finestra di fronte" e "Core sacro" - però il calcio mi incuriosisce: sono andato un paio di volte allo stadio, quando ero aiuto regista di <Ultra>. Mi documentai viaggiando in trasferta con i tifosi. Vivo a Roma, i laziali me ne avranno a male ma sono della Roma, è la squadra della città. Totti ha una carica di simpatia, ogni colta che lo vedo sorrido, divento di buon umore. Della Turchia conosco Sukur e simpatizzo per il Galatasaray, anche se sono nato nel quartiere di Racamis, quello del Fenerbaçhe".
Le due immagini
stereotipate

In comune le due squadre hanno i colori, il giallo e il rosso. sono le stesse radici, in parte dimenticate. "L'immagine che l'Europa ha della Turchia non è esatta - racconta Ozpetek, arrivato 39 anni fa in Italia per studiare cinema - E' come quando la Tv americana parla dell'Italia e mostrano l'unica donna siciliana seduta fuori di casa, su una sedia di vimini. Serra Yilmaz, la mia attrice e amica, mi ha letto una statistica: in Turchia le donne manager sono il 22%, in Italia il 9%. Però due anni fa ad una prima dell'Opera di Istanbul le Tv inquadrarono una donna con il volto coperto. Era l'unica...". Per questo, il regista di Istanbul sorride sull'argomento Turchia-UE: "Se ne parla come se l'Europa facesse una cortesia, ed invece si fanno affari enormi - ricorda - In un certo senso è l'Europa che ha bisogno della Turchia. La Turchia però è ancora un Paese pieno di contraddizioni, è anche il suo fascino in un mondo globalizzato: Istanbul è l'Europa, a 30 chilometri puoi trovare un altro mondo. Ecco, la mia terra ha bisogno di questo, capire quale è la sua via".
l'Europa cristiana proverà a scoprirlo con la visita di Benedetto XVI, tra due settimane: "Questo è un Papa che non viaggia molto: perché va in Turchia? Se è per aprirsi ad una cultura diversa - ragiona il 'laico' Ozpetek - per gettare un ponte, benissimo. Per me, laico, vale la frase di Bobulova in "Cuore sacro": 'Dio non è in una chiesa o una moschea, ma ovunque'. E' bello se il primo passo del Papa sarà la visita al mausoleo di Ataturk. Nel mondo avverto tanta religione, un supermercato se guardate i politici, ma poca spiritualità. Guardo a quel viaggio con positività: e quanto al pericolo, credo sia in tutto il mondo. Non esagerate il gesto di qualche esaltato dei giorni scorsi...".
L'abolizione dell'articolo 301 della Costituzione turca, quello che limita la libertà di parola, "ormai è ora che cada", aggiunge Ozpetek. Intanto però la civiltà quotidiana dice altro: che le distanze sono molto minori di quanto si pensi. Alcune settimane fa ha incontrato ad Istanbul Pamuk ("è il nostro orgoglio, un po' come per l'Italia la Coppa del Mondo") per discutere di un film italiano da uno dei suoi libri. Giovedì ha finito di girare "Saturno contro", in uscita il 2 marzo. E in futuro? "Sono cresciuto in un quartiere di Istanbul dove vivevano greci, turchi e armeni: ogni angolo una cucina e una cultura diversi, un po' come in Italia cambiando città. Un giorno - conclude - dovrei girare un documentario su differenze e somiglianze di Italia e Turchia". Magari cominciando con una partita di calcio. (
Ansa)
17.11.2006

ARTE

SANTRAL ISTANBUL,
UNA TATE
GALLERY TURCA

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Uno dei più imponenti progetti culturali europei degli ultimi anni vedrà la luce le porte all'inizio del 2007 sulle spoglie della centrale elettrica di Silahtara, situata nel cuore del Corno d'Oro. La creazione di un museo di arte contemporanea che fungerà da residenza per artisti, biblioteca e museo dell'energia, lanciando così l'antica Costantinopoli nella rete della creazione contemporanea.

Il_quartiere_Santral44Un_particolare_di_Santral73"Anche voi potete avere la vostra Tate Modern Gallery". La profezia, pronunciata da Donald Hyslop, uno dei responsabili del celebre museo britannico, ha incoraggiato la popolazione di Istanbul riunita in occasione di una conferenza all'Università Bilgi. Ed è cosa fatta, o quasi. "Santral Istanbul", uno dei più imponenti progetti culturali europei di questi ultimi anni, aprirà le porte all'inizio del 2007.
Iniziati dall'Università Bilgi di Istanbul, i lavori di riconversione della centrale elettrica di Silahtara, situata nel cuore del Corno d'Oro, uno dei più antichi quartieri industriali della città, mira alla creazione di un museo di arte contemporanea che funga anche da residenza per artisti, biblioteca e museo dell'energia, lanciando così l'antica Costantinopoli nella rete mondiale della creazione contemporanea.

Se il Guggenheim patrocina...

Durante la conferenza per la presentazione del sito, uno dei fondatori della Friche de la Belle de Mai, antica fabbrica di tabacco marsigliese riconvertita in piattaforma culturale, si è avvicendato all'ex direttore del museo Guggenheim di Bilbao, Thomas Messer, per presentare "Santral Istanbul". Un patrocinio prestigioso che la dice lunga sull'ambizione del progetto.
"Santral" e il suo futuro sito di 118.000 metri quadrati scommette su due aspetti della vita artistica: le produzioni riconosciute dalle grandi strutture culturali e le alternative più anarchiche, nate dalle zone industriali e dai luoghi di creazione alternativi. Museo di arte contemporanea di ampio respiro internazionale e vivaio di quasi 1000 giovani talenti, creatori e ricercatori ospitati ogni anno nella residenza.
D'altra parte, gli obiettivi dei fondatori di "Santral Istanbul" - creazione, scambio e multidisciplinarietà - riprendono il credo di numerosi luoghi alternativi europei. Dalla Friche de la Belle de Mai all'UfaFabrik di Berlino, passando per le Halles di Shaerbeek di Bruxelles, l'Usine di Ginevra, il Bloom di Milano o ancora l'Atenaou popular di Barcellona. E il fatto di essere sotto l'autorità di una struttura istituzionale non ostacola l'iniziativa di Istanbul di abbattere le barriere e investire nello spazio urbano.
Con un approccio partecipativo, l'iniziativa intende estendere il suo raggio d'azione ben al di là dei muri della centrale, attraverso laboratori di arte urbana, mobilitando l'area d'installazione e i suoi abitanti. Una rinascita per questo quartiere industriale sulle rive del Corno d'Oro abbandonato da tempo.
Non solo Santral. Obiettivo 2010 per Istanbul

Ma "Santral" non è l'unico progetto che gli abitanti di Istanbul vedranno fiorire. Nel suo cammino verso l'adesione e avanzando verso il suo status di capitale europea della cultura, la città, che ha da poco aperto tre nuovi musei di portata internazionale e sta riconvertendo numerosi siti destinati alla cultura.
Le opere di Picasso o Rodin vedranno molte sale d'esposizione pronte ad accoglierle. L'arte contemporanea procede insieme alle opere dell'età ottomana, e così i più grandi artisti dell'arte moderna turca sono esposti accanto ai pezzi di antichità... E non è che la punta dell'iceberg. Il restyling della città darà una nuova vita agli edifici ottomani e i centri amministrativi storici diventeranno musei. (Mariella Esvant-traduzione di Agnese Gaia/CafeBabel.com)
17.11.2006

 

PROLUNGATA
LA MOSTRA
SU D'ARONCO

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Data l'enorme affluenza di pubblico gli organizzatori hanno deciso di tenerla aperta fino al 15 dicembre prossimo.

Anongoing exhibition titled "Ottoman Architect D'Aronco: 1893-1909 Istanbul Projects," which opened on Sept. 17 at the Suna and İnan Kıraç Foundation's Istanbul Research Institute Gallery,has been extended until Dec. 15, the foundation announced Tuesday.
Famous Italian architect Raimondo Tommaso D'Aronco was the chief palace architect to Ottoman Sultan Abdülhamid II in Istanbulfor 16 years, between 1893 and 1909.
The exhibit features a collection of D'Aronco's work consisting of original charcoal drawings andwatercolors as well as a selected collection compiled from his library, reported the Anatolia news agency.
The exhibition, jointly organized by the Istanbul Research Institute and the Italian Culture Center in Istanbul under the auspices of the Italian Consulate General in Istanbul in cooperation withItaly'sFriuli Venezia Giulia Autonomous Regionand the municipality of Udine, was previously scheduled to end on Nov. 15. (Turkish Daily News)
17.11.2006

 

TAPPETI A NAPOLI

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Un viaggio tra antichi capi dell'Anatolia e del Caucaso. L'occasione è offerta da una mostra allestita nei saloni del Circolo Canottieri dove Icin Turkkan, esperto di tappeti e di sumak, presenta la sua esposizione. Una svariata gamma della manifattura tradizionale turca, espressione di una cultura tanto affascinante quanto misteriosa. Il detto "serve un tappeto nel posto giusto".

Come mai ha scelto il capoluogo partenopeo per presentare il suo "show del tappeto"?
- La vostra è una città oggettivamente bellissima ma per me ha un valore in più. Da bambino ho vissuto a Napoli per qualche anno, e studiato alla Nato. Questa mostra vuole essere perciò un omaggio personale ad un luogo cui sono particolarmente affezionato. E che, per molti versi, ha linee culturali simili a quelle della mia città.
Avete già dei clienti napoletani?
- Certo. Da alcuni anni anni la nostra produzione si appoggia a una ditta di Bergamo la "Kebelle", specializzata nella lavorazione di tappeti orientali. Vendiamo in diverse città d'Italia, tra cui anche Napoli. E ora vogliamo allargare l'attenzione anche al resto del Sud Italia. Fornendo un sistema particolare di vendita.
Quale?
- Quello di servire principalmente a domicilio, su appuntamento. I clienti possono visionare i tappeti direttamente nella loro casa. Scegliendo, in tal modo, quello più adatto all'ambiente circostante. Il nostro motto è: "Serve un tappeto al posto giusto".
Cosa mostrate?
- Tappeti turchi e caucasici moderni e antichi, alcuni risalenti anche al 1850. Tutti prodotti con manifattura tradizionale turca e caratterizzati da sofisticate tecniche di lavorazione e di lavaggio.
Dunque tappeti rari?
- Esatto. Sia per l'origine che per i disegni, con colori naturali e vivaci, fatti con noci, gusci ed erba che danno origine a tessuti impreziositi da intrecci di fila d'oro e d'argento. Ma preziosi sono pure i ricami e la tessitura. A trama grossa, con doppio nodo, motivi floreali e immagini di storia dell'epoca tramandata.
Tutto il fascino dell'Oriente, insomma...
- Sì. Nelle stoffe è impresso un forte richiamo alle radici culturali e al nostro popolo. A tal proposito vorrei sottolineare un pensiero personalissimo. Questa esposizione non vuole essere solo un business economico ma anche un'iniziativa culturale.
Si spieghi meglio.
- Vede, quando andiamo da un cliente noi non ci limitiamo ad esporre la merce. Ma parliamo anche di politica, di religione, di punti in comune tra la vostra e la nostra mentalità, insomma.
Dunque la vendita diventa un'occasione di approfondimento e di scambio culturale?
- Proprio così. E in una prospettiva di condivisone di valori e tradizioni differenti. I prodotti tessili diventano un veicolo comunicativo che esalta la diversità. (Velia De Sanctis/Denaro.it)
17.11.2006

 

LAMPI DI LUCE
SULL'ANTICO
IMPERO OTTOMANO

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911 fotografie, raccolte in libro appartenuto a Abdulhamid II, che registrano puntualmente come fosse in realtà questo immenso territorio tra il 1976 e il 1909 e che andava da Creta al Cairo, da Gerusalemme a Sofia.

Photographs featuring images of places stretching over a territory of 22 million square meters on three continents and ruled by the Ottoman Empire during the reign of sultan Abdülhamid II, the 34th sultan of the Ottoman Empire between 1876 and 1909,have been collectedin a new book.
The photographs were compiled from the huge collection comprising 911 photo albums owned by Abdülhamid II. The photographs highlight the attractive regions of the once Ottoman territory, showcasing a vast area from Crete to Cairo, Jerusalem to Sofia.
The book was prepared by Mehmet Bahadır Dördüncü and features period photographs of Bulgaria, Macedonia, Croatia, Syria, Iraq, Jordan, Israel, Palestine, Oman, Yemen, Saudi Arabia, Armenia, Azerbaijan, Georgia, Algeria, Libya, Egypt, Tunisia, Iran, Bulgaria and Russia.
Among the most interesting images are photographs of the Bulgarian provinces of Burgas, Sofia, Varna, Plevne and Prizren, which were under Ottoman rule for 500 years.
There are also educational notes about the places photographed in the book. Important architectural works, including mosques, tower clocks, hospitals, libraries, baths and tombs, are described.
Old Ottoman provinces:
The book also showcases images of Skopje, Varna, Kosovo, Salonika and Sarajevo as well as interesting photos of Medina, Mecca, Baghdad, Mosul, Damascus, Aleppo, Beirut, Amman, Tripoli, Lesbos and Crete. All the photos were taken during that period.
The old photographs of a military school located in a monastery in Macedonia where Atatürk, the founder of Turkish Republic, received part of his education and of the Hagia Sophia Mosque in Salonika are other interesting features in the book, reported the Anatolia news agency. (Turkish Daily News)
17.11.2006

SPETTACOLI/MUSICA

JAZZ FESTIVAL
AD ANKARA
(10° EDIZIONE)

Ankara_Jazz_Festival10

La manifestazione, che si è aperta nei giorni scorsi, si chiuderà sabato 25 novembre. Vi prendono parte i migliori artisti di questo genere di musica che trova in Turchia sempre più affezionati.

The 10th edition of the Ankara Jazz Festival, which will run through Nov. 25 featuring a rich lineup of jazz musicians from both Turkey and abroad, got with two performances.
The Ankara-based Cazın Kartalları Orchestra kicked off the festival with a concert at whichTurkish jazz masters Nükhet Ruacan, Neşet Ruacan and Durul Gence are featured as soloists. The concert wasscheduled at the Middle East Technical University (Metu)'s Culture and Congress Center.
The second concert featured the Uraz Kıvaner Quartet, led by the young Kıvaner and featuring U.S. jazz musicians.
This year's festival, under the theme of "singing jazz," will focus more on jazz vocals. The festival, which started in 1996as the Metu Jazz Days, also marks Metu's 50th and Hacettepe University's 40th anniversaries of founding. Along with Metu and Hacettepe, Bilkent University will also serve as a venue for festival concerts.
The Ankara Jazz Society and the Leo Organization are the joint organizers of the festival, which is sponsored by numerous institutions including the embassies of Germany, the United States, the Netherlands and Brazil as well as the Italian, German and French culture centers in Ankara.
Highlights of the festival program include JP Gallis with Apopsis 7 featuring Sibel Köse, the Esther Kaiser Trio from Germany, the Tuna Ötenel Quartet and the Önder Focan Trio featuring Dutch vocalist Fleurine.
A must-see for Ankara jazz buffs is likely the Charlie Haden Liberation Music Orchestra featuring Carla Bley ata concert scheduled for Nov. 22 at the Metu Culture and Congress Center.
The festival also includes performances by renowned flautistŞefika Kutluer with the Claude Bolling Trio and the Antonello Salis-Michele Rabbia Duo from Italy.
A concert by Brazilian jazz vocalist Lica Cecato on Nov. 25 will mark the finale of the 13-day festival, which also includes jam sessions at the Sheraton Hotel's CopperClub.
Program booklets and tickets for the festival are available at the Web sites www.biletix.com and www.acd.org. Ticket prices range from YTL 10 to 100. (da Turkish Daily News)
17.11.2006

SPORT

UN PAREGGIO
NELL'AMICHEVOLE
ITALIA-TURCHIA

Giacinto_Facchetti_giovane32  Roberto_Donadoni62 Di_Natale,_gol_per_l%27Italia23

A segnare per la nostra Nazionale è stato Di Natale al 38'. Autorete di Materazzi al 41'. In sostanza quella giocata in memoria di Giacinto Facchettio al Comunale di Bergamo non è stata una prova entusiasmante.

Brocchi_in_azione16L'amichevole Italia-Turchia si giocava in memoria di Giacinto Facchetti, e probabilmente il momento più emozionante è stato prima dell'inizio, quando Gigi Riva e Tarcisio Burgnich hanno consegnato una targa ricordo alla moglie di Giacinto, Giovanna Facchetti. Pe ril resto, si è giocata una partita in cui l'Italia ha prodotto una prova non entusiasmante, al cospetto tra gli altri del presidente di Lega Matarrese e del commissario della Federcalcio Pancalli, presenti in tribuna.
Si è scelto di giocare a Bergamo, città di origine del compianto giocatore e dirigente dell'Inter, e città natale tra gli altri anche del ct azzurro Donadoni. E' stata una serata fredda in cui gli azzurri sono scesi in campo privi di molti campioni del mondo (Totti, Toni, Perrotta, Nesta, Pirlo, Gattuso, Del Piero). Donadoni ha mandato in campo dal 1° minuto Brocchi e Mauri, mentre nella formazione annunciata erano previsti Barone e Aquilani. Unica punta Gilardino.
Lo_stadio_di_Bergamo53L'inizio migliore è stato quello degli azzurri, poi dopo l'infortunio del portiere turco Rustu l'incontro si è appiattito su livelli mediocri. Le reti sono arrivate da errori: un rinvio errato del secondo portiere turco ha sbattuto su Gilardino ed è finito sui piedi di Di Natale che ha segnato a porta vuota. Tre minuti dopo Materazzi ha deviato goffamente nella propria porta una rimessa in campo di un giocatore turco. Poi il secondo tempo, con molte sostituzioni, e conseguentemente la qualità del gioco non è migliorata.A un quarto d'ora dalla fine ci hanno provato i turchi con un tiro di Altintop, senza esito. In definitiva a centrocampo si è visto qualcosa di buono soprattutto dal solito DeRossi, mentre Gilardino e DiNatale non hanno sfigurato in attacco, ma nel compresso la prova degli azzurri è stata decisamente opaca.

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Italia-Turchia 1-1 (primo tempo 1-1)
ITALIA: Buffon (al 46' Amelia), Oddo (al 46' Zaccardo), Cannavaro (al 46' Barzagli), Materazzi, Zambrotta (al 70' Pasqual), Camoranesi (al 59' Rocchi), De Rossi (al 70' Palombo), Brocchi (al 59' Barone), Mauri (al 46' Aquilani), Di Natale, Gilardino (al 46' Bonazzoli)
TURCHIA: Rustu (al 9' Demirel), Hamin Altintop (al 75' Gokzenz), Gokhan, Cetin, Uzulmez, Sabri, Emre (al 75' Sahin), Aurelio, Arda, Tuncay (al 63' Tumer), Hakan Sukur (al 63'Hal. Altintop) Arbitro: Busacca (Svizzera) Marcatori: al 38' Di Natale, al 41' autorete di Materazzi. (La Stampa Web)
17.11.2006

GRAZIE CAPITANO,
GRAZIE
GIACINTO

Due immagini su tutte di Facchetti: la stretta di mano di Pele e le sue braccia alzate al cielo quando la sorte ci regalò la possibilità di approdare alla finale del Campionato europeo 1968.

La maglia azzurra è qualcosa che uno a volte se la sente addosso ancora prima di indossarla. È il sogno della vita per il 90% di tutti coloro che sin da bambini prendono a calci un pallone. È un ideale, un punto d'arrivo. E' il massimo che un calciatore professionista possa sognare. È il trampolino di lancio per una carriera e soprattutto fa lievitare a dismisura gli ingaggi.
Negli ultimi anni abbiamo visto gente che ha rinunciato a questa maglia, gente che si è auto-sospesa in attesa di tempi più prolifici e calciatori che pur non avendo vinto nulla di importante in nazionale ha lasciato una traccia indelebile e alla fine si sono fermati (Maldini).
La maglia della nazionale ha dato tanto a tutti e ogni tanto capita di imbatterci in qualcuno che ha dato a quella maglia forse più di quanto ha ricevuto.
Alcuni calciatori più degli altri hanno dato a questa maglia tutto quello che avevano. Uno di questi calciatori è il grande Giacinto Facchetti. Un capitano coraggioso, nonché un calciatore eccezionale.
Per indossare la fascia di capitano occorre essere degli uomini speciali. Capitan Facchetti lo era e domani l'Italia calcistica lo ricorda a Bergamo.
Due immagini su tutte resteranno di Giacinto Facchetti: la stretta di mano a Pelè nella sfortunata finale di Città del Messico e le sue braccia alzate al cielo quando la sorte ci regalò la possibilità di approdare alla finale del Campionato europeo 1968, in un San Paolo che 22 anni dopo si sarebbe ripreso quello che ci aveva dato.
Nessuno ti dimenticherà mai capitano. (CalcioBlog.it)
17.11.2006

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