ATTUALITA'
ULTIMATUM

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Cinque
settimane di tempo concesse dalla Commissione UE alla Turchia
per correre ai ripari e correggere i punti dove secondo
Bruxelles non sono stati fatti progressi. Un rapporto
impietoso. |
E' un rapporto impietoso, che
fotografa in 73 pagine di analisi puntuale gli scarsi progressi, e
in alcuni casi i passi indietro, della Turchia nella sua marcia di
avvicinamento all'UE, soprattutto in campo politico. Il documento,
che la Commissione europea ha reso noto mercoledì scorso, è tale
da giustificare il congelamento dei negoziati di adesione con
Ankara, cominciati solo un anno fa. E tuttavia nessuno a Bruxelles
vuol prendersi la responsabilità di sbattere definitivamente la
porta il faccia ai turchi.
La salomonica decisione, ispirata dal presidente Barroso e che è
stato avvallato dal collegio dei commissari, prevede dunque la
pubblicazione di un rapporto molto critico, ma senza che la
Commissione si spinga fino a raccomandare la sospensione dei
negoziati. La parte delle raccomandazioni, per ora, sarà
stralciata. Una decisione finale verrà presa dal vertice dei capi
di governo a Bruxelles a metà dicembre. E questo lascia al Governo
turco un margine di cinque settimane per cercare di ribaltare un
verdetto che al momento non potrebbe che essere negativo. Nei
termini soft che caratterizzano la politica europea, questo
equivale ad un ultimatum.
Cinque settimane sono evidentemente poche per invertire la tendenza
che è fotografata nel rapporto: contenere l'influenza dei militari
in politica, garantire il rispetto dei diritti umani, la tutela
delle minoranze, eliminare le discriminazioni, e promuovere la
condizione femminile. Il premier turco Erdogan ha già fatto sapere
che il Governo potrebbe emendare l'articolo 301 del codice penale,
che punisce il vilipendio del Paese e che è stato usato per
limitare la libertà di espressione mandando sotto processo
giornalisti e scrittori. Ma difficilmente questo passo potrà
bastare.
La partita, dunque, si giocherà probabilmente sulla questione di
Cipro: l'isola che è stata per metà occupata militarmente dalla
Turchia e che per l'altra metà ha aderito alla UE divenendone uno
stato membro. Nonostante gli inviti e le intimazioni di Bruxelles,
il Governo turco non solo non ha ancora riconosciuto la Repubblica di
Cipro, non solo continua a porre il veto sulla sua adesione agli
organismi internazionali come l'Ocse, ma si ostina a chiudere i
propri porti alle navi che battono bandiera cipriota o che
provengono direttamente da un porto cipriota.
Così facendo, nota il rapporto, la Turchia "viola l'accordo
sull'Unione doganale" e non applica il protocollo, firmato nel
luglio 2005, che estende ai nuovi stati membri dell'UE gli accordi
già precedentemente sottoscritti con l'Europa. Secondo le autorità
di Ankara, il mancato rispetto degli accordi è giustificato dal
desiderio di rompere l'isolamento in cui si trova la parte nord
dell'isola di Cipro, riconosciuta solo dai turchi. Tuttavia è
evidente che questa situazione risulta insostenibile. La Turchia non
può pretendere di negoziare l'adesione ad una Unione di cui non
riconosce uno stato membro e contro il quale ha addirittura
decretato un embargo unilaterale.
Finora i tentativi della presidenza di turno finlandese per trovare
un compromesso tra le parti sono miseramente falliti. Ma senza una
rapida revoca del blocco aeronavale turco imposto a Cipro, è
difficile immaginare che a dicembre i capi di governo europei
possano dare mandato alla Commissione di proseguire i negoziati.
Anche perché, su questo punto, oltre a Cipro e alla Grecia, anche
la Francia e l'Austria non intendono transigere.
Al di là della questione cipriota, il rapporto della Commissione
traccia comunque un quadro assai fosco della distanza che ancora
separa il sistema politico e sociale turco da una democrazia di
stile europeo.
Vediamo i principali rilievi.
1) La nuova legge antiterrorismo varata nel giugno scorso
"introduce restrizioni legali alla libertà di espressione,
della stampa e dei media"
2) Nonostante limitati progressi per contenere lo strapotere dei
militari "le Forze Armate hanno continuato ad esercitare una
significativa influenza politica". "Nessun progresso è
stato fatto per rafforzare il controllo parlamentare sui bilanci
militari". Ed esiste un "protocollo segreto" che
consente "di compiere operazioni militari per questioni di
sicurezza interna senza richiesta delle autorità civili".
3) Anche se l'indipendenza dei giudici è sancita dalla Costituzione
"un numero di fattori appaiono ancora limitarla".
4) "La corruzione rimane diffusa nel settore pubblico e
giudiziario".
5) Scarsi progressi anche nel campo dei diritti umani. "Casi di
torture e maltrattamenti sono riportati in particolare fuori dai
centri di detenzione". L'articolo sul vilipendio "è stato
ripetutamente utilizzato per perseguire opinioni non violente
espresse da giornalisti, scrittori, professori e attivisti".
"Le donne restano vulnerabili a pratiche discriminatorie"
e "il rispetto dei diritti della donna rimane un problema
critico". "Non ci sono stati progressi per quanto riguarda
i diritti sindacali". E infine "l'approccio della Turchia
ai diritti delle minoranze rimane invariato".
Con una simile pagella, anche se i negoziati dovessero continuare,
la promozione appare lontana. (la
Repubblica.it)
_________________________________
Il rapporto negativo della Commissione UE non ci ha minimamente
sorpreso. E non tanto e non solo perché nei giorni scorsi il
<Financial Times> aveva anticipato il suo contenuto, quanto
soprattutto perché è da lungo tempo che Bruxelles, in tutte le
maniere e in tutte le salse, ci ha fatto capire di non volere nel
suo club la Turchia. Questo lo sa bene Ankara e lo sanno pure i
turchi che ormai non si illudono più di entrare nell'Unione
Europea. I punti che - secondo le teste d'uovo della Commissione - la
Turchia non avrebbe rispettato non sono altro che una pietosa
scusa per sostenere che il Paese della Mezzaluna non è maturo, né
ora né in futuro per far parte del consesso europeo. Quando si
pensa però che dal primo gennaio prossimo l'UE aprirà le porte
alla Romania e alla Bulgaria e quando si leggono certe dichiarazioni
del nostro presidente del Consiglio Romano Prodi a detta del quale
sarebbe ora di allargare l'Unione anche alla Macedonia, bene c'è da
credere che ci stiamo dando da matti nell'affermare le cose più
insensate come il voler fare di questo vecchio
continente un'amalgama di Paesi poveri e arretrati. Ma la Turchia,
no! La Turchia meglio tenerla alla larga. Non sarebbe stato molto
allora meglio fermarsi ai Quindici e non accettare altre domande?
Certo Ankara ci faceva comodo durante la guerra fredda, baluardo
contro i carri armati di Breznev. Adesso invece ci fa paura. Ci
fanno paura i suoi cento milioni di abitanti che la Turchia avrà
entro il 2010 e che potrebbero ribaltare le quote dei rappresentati
parlamentari a Strasburgo; ci fa paura il suo potenziale economico
che in meno di un decennio potrebbe essere equiparato addirittura a
quello della Germania; ci fa paura la sua agricoltura e ci fa paura (e non
se ne spiega il motivo) il suo fortissimo esercito. Eppure è
proprio grazie a questo esercito che, ancora oggi, la Turchia è laica
e non si è buttata tra le braccia dell'integralismo islamico. Ma
attenzione, a furia di trovare cavilli Ankara potrebbe guardare con
più simpatia al vicino Iran. In questo caso sarebbero grossi
dolori, senza contare che è proprio attraverso l'Anatolia che
passano la maggiori pipeline dirette nel Mediterraneo. Riflettete
per un attimo cosa potrebbe succedere se ad un certo punto la
Turchia decidesse di chiudere i serbatoi del petrolio e del gas che
vengono dal Caucaso. Sarebbe la fine per la Germania, la Francia,
l'Austria, per il Cancelliere Merkel e per il nostro Prodi. Siamo
seri. Se ci sono problemi da risolvere (vedi la questione Cipro), si
può trovare il modo di farlo ma senza ultimatum. E' pur vero però
che anche la Turchia deve fare passi in avanti e dimostrare la sua
buona volontà che molte volte manca. L'ambiguità di certi
governanti, più congenita alla mentalità araba che non a quella
turca, non paga. Metteteci poi l'ostracismo palese, dimostrato nei
confronti di Papa Benedetto XVI e del suo prossimo viaggio sia da
parte del premier Erdogan che del suo entourage; non venite poi a
chiedere per quale motivo l'Europa guarda con diffidenza la Turchia. Peccato! Farsi amica la Chiesa
cattolica - e non ostacolarla con vessazioni e soprusi quali sono
soggetti ad esempio i nostri sacerdoti in Turchia - sarebbe stata l'occasione
per un appoggio in più all'interno dell'UE. Sembra invece che
Ankara spinga sempre più forte il suo radicalismo religioso. E
questo, questo sì che fa paura. (Turchia
Oggi)
10.11.2006
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PRONTO A
MODIFICARE LA LEGGE SULLA STAMPA

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Il
contestato art. 301 in Turchia - a detta di quanto affermato
il capo del Governo turco Erdogan - potrebbe avere i giorni
contati. |
Il Primo Ministro turco Recep
Tayyip Erdogan ha detto che il suo Governo è pronto a modificare
l'articolo 301 del codice penale utilizzato per perseguire
legalmente scrittori e giornalisti, in seguito alle aspre critiche
dell'Unione Europea.
"Siamo pronti a proposte per rendere l'articolo 301 più
circostanziato se ci sono problemi causati dalla sua vaghezza",
ha detto Erdogan secondo quanto riporta l'agenzia di stampa <Anatolian>.
(Reuters)
10.11.2006
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UE
SODDISFATTA

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Accolto
con favore a Bruxelles l'annuncio del premier turco di
modificare l'articolo penale relativo all'art. 301. |
Il responsabile per l'Allargamento
dell'Unione Europea ha accolto con favore l'annuncio di disponibilità
del premier turco a modificare il codice penale vigente nel suo Paese
in modo da armonizzare la libertà di espressione con gli standard
europei.
"Le intenzioni dichiarate dal Primo Ministro Recep Tayyip
Erdogan di voler mettere in linea la normativa turca sulla libertà
di espressione con gli standard europei sono benvenute", ha
detto in un comunicato il commissario per l'allargamento Olli Rehn.
"L'annuncio dimostra il personale impegno del Primo Ministro
turco nel garantire la libertà di espressione e nel voler divenire
parte dell'Unione Europea", ha aggiunto Rehn. ( daReuters)
10.11.2006
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SULLA
QUESTIONE CIPRIOTA NON SI TRATTA

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Ankara
ha dato subito una risposta a Bruxelles circa le osservazioni
fatte da quest'ultima sull'apertura dei porti ed aeroporti. |
La Turchia ha fatto sapere di
non considerare la questione cipriota fondamentale per la
prosecuzione del suo negoziato di adesione all'Unione Europea. In
coincidenza con la presentazione, a Bruxelles, del rapporto sui
progressi compiuti da Ankara nel processo di avvicinamento
all'adesione, il Governo turco ha reso noto che considera la
questione cipriota "un problema politico" e che "non
costituisce un obbligo riguardo al nostro processo negoziale, che è'
di natura tecnica". (Agr)
10.11.2006
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ITALIA
FIDUCIOSA

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Secondo
massimo D'Alema si dovrebbe trovare una soluzione di Cipro ed
Ankara non deve lasciarsi scoraggiare dal rapporto UE. |
L'Italia ritiene che si possa
arrivare a una soluzione sulla questione di Cipro, ha detto il
ministro degli Esteri Massimo D'Alema, invitando la Turchia a non
lasciarsi scoraggiarsi dal rapporto della Commissione UE molto
critico verso Ankara.
"Per Cipro siamo favorevoli alla ricerca di un compromesso cui
sta lavorando positivamente la presidenza finlandese", ha detto
D'Alema al Forum italo-turco. "Ritengo che ci siano margini
perché un'intesa si possa raggiungere e abbiamo invitato i partner
europei ad avere un comportamento flessibile".
"Questo compromesso si dovrebbe basare sulla decisione
dell'Europa di accelerare un regolamento per il commercio diretto
con la parte nord di Cipro e contestualmente con la piena
applicazione da parte della Turchia dell'intesa doganale", ha
spiegato D'Alema.
L'UE esige l'apertura dei porti e degli aeroporti turchi ai vettori
commerciali di Cipro, che è membro della UE dal maggio 2004, come
previsto dal "Protocollo di Ankara", con cui la Turchia
accetta di estendere a Cipro i benefici dell'unione doganale, ma che
non ha ancora applicato. (Adnkronos)
10.11.2006
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I DUBBI DI
ILLIKAS
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Il
ministro degli Esteri greco-cipriota convinto che Ankara non
ascolterà il diktat della Commissione europea. |
Cipro dubita seriamente che la
Turchia accetti di cedere sul tema dell'unione doganale con Nicosia
entro metà dicembre, l'ultimatum fissato dall'UE . Lo ha dichiarato
il ministro degli Esteri cipriota George Lillikas. ''Non esiste
niente di significativo che possa succedere tra oggi e la metà di
dicembre e portare a un cambiamento nella posizione della Turchia'',
ha detto ai giornalisti il ministro, aggiungendo di non condividere
l'ottimismo di alcuni sul fatto che si possa arrivare a un accordo
entro la metà di dicembre. ''Conosciamo il comportamento della
Turchia meglio dei nostri partner dell'Ue, sono 32 anni che abbiamo
a che fare'' con Ankara, ha detto Lillikas, in riferimento al 1974,
data dell'invasione del nord di Cipro da parte dell'esercito turco
dopo un colpo di stato di ultranazionalisti che volevano l'unione
con la Grecia. Da allora l'isola è divisa. ''Sappiamo come la
Turchia onora i suoi impegni'', ha aggiunto. La Commissione europea
ha lasciato aleggiare la minaccia di una sospensione dei negoziati
di adesione della Turchia all'UE, annunciando che farà le
''raccomandazioni necessarie'' prima del Consiglio europeo del 14 e
15 dicembre, se la Turchia non rispetterà i suoi obblighi nei
confronti di Cipro entro tale data. Bruxelles ha sottolineato che
''nessun progresso è stato fatto su alcun aspetto della
normalizzazione delle relazioni bilaterali'' con Cipro e che ''il
fallimento'' di Ankara nel conformarsi ai suoi obblighi avrebbe ''un
effetto sul processo generale dei negoziati''. Nel luglio 2005, la
Turchia ha firmato un protocollo che estende la sua unione doganale
con l'UE ai dieci stati entrati nel blocco europeo nel 2004.
Tuttavia, rifiuta di applicarlo ai ciprioti greci, nonostante
facciano parte del gruppo. (Asca-Afp)
10.11.2006
|
"STRATEGICA
PER LA NOSTRA SICUREZZA"

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Questo
il pensiero di Emma Bonino, ministro delle Politiche europee e
del Commercio internazionale, a proposito della necessità di
portare la Turchia dentro l'Europa. |
"Il desiderio di adesione
all'UE è stato il motore del processo democratico nei Paesi
dell'Est ed è il più grande incentivo alle riforme di Ankara che
è pietra miliare della nostra sicurezza. E' sorprendente che
l'Europa chiuda gli occhi di fronte all'alleanza strategica con la
Turchia". Lo ha affermato in una intervista a <la
Repubblica> il ministro delle Politiche europee e del commercio
internazionale Emma Bonino riferendosi ai negoziati per l'adesione
di Ankara all'Unione Europea.
"Iran, Iraq, Siria, terrorismo, Medio Oriente, problemi
energetici - ha sottolineato Bonino - solo guardando a questi temi
ci si accorge quanto sia importante la Turchia per la
stabilizzazione e la sicurezza della regione a cavallo tra Europa e
Medio oriente. Ankara può rappresentare per il mondo musulmano un
modello di Paese islamico laico e democratico".
Sulle alternative all'Europa per Ankara, Bonino ha aggiunto che la
Turchia "potrebbe creare un'alleanza nel Mar Nero con la Russia
e con le Repubbliche del Caucaso. Ed è forte la richiesta degli
integralisti islamici di un riavvicinamento al Pakistan. E' nostro
interesse tenere la Turchia legata all'UE". "L'Europa
aperta a questo Paese - ha concluso il ministro - è un messaggio
per il mondo islamico che il Vecchio Continente non è una
cittadella cristiana chiusa in se stessa". (Adnkronos)
10.11.2006
|
FRATTINI:
"MERITA FIDUCIA"
|
Il
vicepresidente della Commissione europea frena sulle ipotesi
avanzate riguardo il rallentamento di Ankara nel cammino delle
riforme. |
Il vicepresidente della
Commissione europea, Franco Frattini, frena sulle ipotesi avanzate
negli ultimi giorni riguardo l'ingresso della Turchia in Europa:
"Sarebbe pericoloso e controproducente sospendere il processo
di adesione" e anche "una sospensione parziale del
negoziato sarebbe un segnale negativo". Frattini lo ha detto a
Bruxelles, in un incontro con i giornalisti italiani. Secondo il
responsabile UE alla Giustizia è necessario invece
"accompagnare il programma di riforme di Ankara" e
"sostenere l'ala riformista che appoggia Recep Tayyip Erdogan
sulla strada delle riforme sempre più avanzate, in particolare
sulle libertà religiose e sulla libertà di espressione".
Frattini si è anche detto d'accordo con il ministro degli Esteri,
Massimo D'Alema, e con altri governi europei sul fatto che la
Turchia meriti ancora "segnali di fiducia". (Agr)
10.11.2006
|
L'AVVERTIMENTO
DELLA MERKEL

|
"Se
la Turchia non attuerà il protocollo di Ankara - ha detto il
Cancelliere tedesco - la situazione si farà molto
seria". |
Se la Turchia non attuerà il
Protocollo di Ankara aprendo anche alle merci greco-cipriote i
propri porti e aeroporti rischierà una ''situazione molto, molto
seria''. E' l'avvertimento lanciato dal Cancelliere tedesco Angela
Merkel, dal primo gennaio 2007 presidente di turno dell'Unione
Europea, in un'intervista al quotidiano di Monaco di Baviera <Sueddeutsche
Zeitung>. Dichiarazioni giunte alla vigilia della pubblicazione
del rapporto della Commissione Europea sullo stato di avanzamento
della Turchia, che è stato molto negativo. Proprio il rifiuto di
Ankara di aprire porti e aeroporti ai greco-cipriota è il punto
cruciale. Della questione doveva occuparsi un incontro organizzato
dalla presidenza finlandese dell'UE tra le due parti di Cipro, la
Grecia e la Turchia, che però è saltato. (Adnkronos-Aki)
10.11.2006
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NESSUNA
FORMA ALTERNATIVA

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"Sarebbe
un errore pensare in questo modo" ha spiegato il nostro
ministro degli Esteri Massimo D'Alema in merito all'adesione
della Turchia. |
Il ministro degli Esteri,
Massimo D'Alema, definisce ''un errore'' la possibilità di pensare
''a forme alternative di adesione completa'' della Turchia
all'Unione Europea. Nel giorno in cui la commissione europea
pubblica il rapporto sullo stato dei negoziati fra Ankara e
Bruxelles, il titolare della Farnesina ribadisce poi l'appello ''a
non fermare il cammino'' della Turchia verso l'Europa. ''Non nego
ostacoli e resistenze - ha detto D'Alema, intervenendo insieme al
collega di Ankara, Abdullah Gul, a un foro di dialogo italo-turco-
ma sarebbe sbagliato considerare questo fenomeno come il segnale che
si volta pagina. Sarebbe un errore aprire forme alternative
all'adesione completa, non e' all'ordine del giorno e l'Italia si
opporrà ad un passo indietro di questo tipo''. (Adnkronos)
10.11.2006
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L'APPOGGIO
DI ZAPATERO
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Lo
ribadirà domenica al premier turco Erdogan nel corso della
sua visita di due giorni in Turchia. Nell'agenda una serie di
questioni. |
Il
premier José Luis Zapatero ribadirà dopodomani, domenica, al Primo
Ministro turco Recep Tayp Erdogan che la Spagna appoggia pienamente
l'ingresso della Turchia nella UE, informano fonti governative,
riferite dall'agenzia <Europa Press>. La visita ufficiale di
Zapatero, il 12 e 13 novembre ad Istanbul, giunge pochi giorni dopo
l'annuncio di una raccomandazione alla Turchia sui negoziati di
adesione alla UE da parte della Commissione Europea. Madrid,
sottolineano al riguardo le fonti, "ha sempre approvato
l'ingresso della Turchia nelle istituzioni comunitarie" e
riconosce che il governo di Erdogan sta compiendo "un grande
sforzo" per approvare le riforme richieste per l'adesione,
pur constatando "le difficoltà" create dalla irrisolta
questione cipriota. La Commissione europea ha avvertito il Governo
turco delle conseguenze che avrà sui negoziati di adesione la
mancata esecuzione, entro dicembre, dei suoi obblighi rispetto a
Cipro, soprattutto riguardo all'ammissione di navi e aerei
ciprioti nei suoi porti ed aeroporti, come esige il Protocollo di
Ankara. Nell'agenda della visita di Zapatero a Istanbul, i
rapporti bilaterali e gli investimenti iberici in Turchia, con un
incontro previsto per lunedì 13 fra una quarantina delle principali
aziende spagnole e turche, organizzato dall'Unione delle Camere e
Borse della Turchia, che sarà presieduto dai due premier.
All'incontro saranno presenti anche il ministro dell'Industria,
turismo e commercio spagnolo, Joan Clos e i vertici della
Confederazione delle Camere di Commercio spagnole. Zapatero ed
Erdogan faranno anche il punto sull'iniziativa dell'Alleanza di
Civiltà, della quale si sono fatti promotori alle Nazioni Unite, in
occasione della riunione del gruppo di Alto Livello prevista domani
a Istanbul. Il rapporto su un anno di attività del gruppo per
l'Alleanza di Civiltà sarà consegnato lunedì 13 nelle mani del
segretario uscente delle Nazioni Unite, Kofi Annan, che lo presenterà
alla comunità internazionale a fine anno a New York. (Denaro.it)
10.11.2006
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QUELLO CHE
VUOLE L'EUROPA

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Dichiarazione
del presidente della Commissione europea Manuel Durao Barroso,
a margine della presentazione del rapporto. |
''L'Europa ha bisogno di una
Turchia stabile, democratica e sempre più prospera, in pace con i
suoi vicini, saldamente in cammino verso la modernizzazione e
l'adozione di valori europei''. Lo dichiara il presidente della
Commissione Europea Josè Manuel Durao Barroso, a margine della
presentazione del rapporto sullo stato di avanzamento di Ankara.
''E' questa la ragione - prosegue il presidente - per cui abbiamo
avviato negoziati di adesione con la Turchia. Tuttavia, la chiave
per il successo di tale processo è che la Turchia continui le
riforme con piena determinazione e adempia ai suoi obblighi''. (Adnkronos)
10.11.2006
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FORO
DI DIALOGO ITALO-TURCO

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Erano
presenti - oltre ai ministri degli Esteri dei due Paesi -
rispettivamente Massimo D'Alema e Abdullah Gul - l'ex titolare
della Farnesina Renaro Ruggiero e il direttore di <Limes>
Lucio Caracciolo. |
Nel giorno in
cui è stato diffuso a Bruxelles il rapporto della Commissione
europea sullo stato dei negoziati tra Ankara ed UE si è tenuto a
Roma il terzo Foro permanente di dialogo italo-turco al quale erano
presenti i ministri degli Esteri dei due Paesi, Massimo D'Alema e
Abdullah Gul.
Il Foro organizzato dalla rivista <Limes> con <Unicredit>
ed il Centro Studi turco <Sam>, il cui titolo per quest'anno
è stato 2Il 150 anniversario delle relazioni italo-turche, una
visione comune per l'Europa", si è aperto con una relazione
sui rapporti politici tra i due Paesi affidata all'ex ministro degli
Esteri Renato Ruggiero, consigliere del presidente del Consiglio
Romano Prodi sulla "Dichiarazione sul futuro dell'Europa",
e alla presidente del gruppo di lavoro turco all'Assemblea
parlamentare euromediterranea, Zeynep Karahan-Uslu.
La sessione dedicata ai rapporti economici, con particolare
riferimento alle politiche energetiche, ha visto gli interventi di
Alessandro Ortis, presidente dell'Autorità per l'energia ed il gas,
di Mithat Lalkan, coordinatore turco per le questioni energetiche.
Infine, delle relazioni socio-culturali hanno parlato Alessio Gorla,
membro del Cda di <Rai cinema>, e Hanzade Dogan, membri del
consiglio direttivo dell'associazione mondiale dei giornali.
Alla sessione plenaria, introdotta dal presidente di <Unicredit>
Alessandro Profumo, sono intervenuti D'Alema e gul che poi - al
temine dei loro discorsi - hanno tenuto una conferenza stampa
congiunta.
Nel pomeriggio sono intervenuti il sindaco di Roma Walter Veltroni,
il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni e il presidente del
gruppo interparlamentare italo-turco Valentina Aprea. Le conclusioni
sono state affidate a Egeman Bagis, consigliere di politica estera
del premier turco Recep Tayip Erdogan, e a Lucio Caracciolo
direttore di <Limes>. (Adnkronos)
10.11.2006
|
UNO
SPACCATO SULLA TURCHIA

|
Un
articolo di Tiberio Graziani segnalatoci da un nostro
affezionato lettore e che volentieri mettiamo in pagina, anche
se molto lungo, per la ricchezza dei riferimenti storici e per
la sua approfondita analisi.. |
La
questione, puntualmente posta dai mezzi di comunicazione
ogniqualvolta si parla dell'allargamento (o integrazione) dell'UE,
se la Turchia sia una nazione europea o asiatica, risente di un
approccio dialettico e ideologico euro-centrico (o occidentale) che,
privilegiando vuoi interpretazioni e rappresentazioni storiche di
parte, vuoi specifici interessi economici, politici, militari o
culturali, permette di dirimere la stessa, a seconda della
convenienza, collocandola ora in Europa, ora in Asia.
In realtà, nel quadro di una corretta analisi geopolitica, tale
questione non si pone affatto. Già la semplice considerazione -
svincolata da ogni uso strumentale e ideologico delle
rappresentazioni cartografiche - secondo la quale l'Europa è il
prolungamento occidentale dell'Asia mentre, specularmente, l'Asia
costituisce quello orientale dell'Europa, permette di far osservare
che l'Asia Minore, seppur geologicamente asiatica, per posizione
geografica è più vicina al Vecchio Continente che all'Asia
propriamente detta. Essa costituisce, come evidenziato da Pierre Béharl,
una penisola dell'Europa meridionale al pari di quella iberica,
italiana o ellenica, anzi, per certi aspetti ne sarebbe, in
riferimento alla massa eurasiatica, la "péninsule primordiales2. La prossimità geografica
rispetto alla parte occidentale del continente eurasiatico e la
particolare conformazione fisica della "quarta penisola
europea" hanno permesso, da sempre, un continuo scambio tra le
popolazioni dell'Europa sudorientale, del bacino mediterraneo, della
penisola anatolica e quelle dell'Asia centrale. Inoltre, in
relazione allo sviluppo della cultura europea che trae le sue
origini anche da quella greca, è noto che "il
cuore dell 'Ellade fu,
sin dalle origini, il mondo egeo" e
che "i
centri vitali furono
prima sul litorale occidentale dell'Asia Minore, poi si irradiarono
nella Grecia continentales3. Per
il geografo libertario Élisée Reclus l'Anatolia è una terra
dell'Asia incastonata in un litorale europeo, mentre per Grousset "1'Anatolie
`incline' ses occupante vers l'Europe"4. L'enunciazione di Grousset ha il pregio, secondo Béhar, di
indicare la grande legge geopolitica di questa parte del mondo.
L'Asia Minore è inoltre quel territorio che integra l'Europa
propriamente detta, specificamente la parte centrale e sudorientale,
alla massa continentale eurasiatica permettendole il collegamento
con l'Oceano Indiano.
In riferimento a quel grande lago interno che è il Mediterraneo,
l'Anatolia costituisce il corrispondente orientale della penisola
iberica, con la quale, dal punto di vista strategico, controlla
l'accesso a quello che fu definito mare
nostrum. Ma la specularità e la corrispondenza tra i due
guardiani del mare nostrum non
è soltanto geografica, bensì anche culturale: come la cultura
iberica (spagnola e portoghese) è espressione di una sintesi
euromediterranea tra cultura europea e influenze orientali,
parimenti quella della penisola anatolica è il risultato di una
sintesi tra cultura asiatica e influenze dell'Europa mediterranea e
slava.
Costanti
geopolitiche
e vocazione imperiale
La "quarta
penisola", ove attualmente si dispiega la Repubblica turca, è
sempre stata, per la sua conformazione e posizione, un crocevia tra Europa, Asia e Africa e come tale ha svolto un ruolo
geopolitico e geostrategico cruciale, di ponte
o barriera, in tutte le epoche storiche, qualificandosi in
particolare come luogo d'elezione (un vero pivot
geografico), per la costruzione (o il contenimento) di grandi
unità imperiali e, dopo la scomparsa dell'impero ottomano, anche
imperialistiche.
Un rapido excursus storico,
qui di seguito riportato, ci permette di precisare e
contestualizzare, sinteticamente, la funzione di perno geografico
assunto dalla penisola nelle varie epoche:
-
nell'epoca delle grandi migrazioni la penisola
anatolica è stata il centro prima del consolidamento ed in seguito
dell'irradiamento del regno indoeuropeo degli Ittiti (1850 - 1200
a.C);
-
nell'epoca
dell'antica Grecia, costituita da Magna Grecia, Grecia peninsulare e
Asia Minore, è principalmente attraverso il litorale anatolico - la
sponda orientale degli Elleni - che si diffonde la cultura ionica
nel bacino mediterraneo. Le grandi province anatoliche di Troade,
Lidia, Caria, Frigia, Bitinia forniranno, a partire dal 1250 a.C.,
dopo la guerra achea contro Troia, cultura e risorse per l'egemonia
ellenica nel Mediterraneo. L'Anatolia nord-occidentale sarà, in
seguito, la sede del potente e ricco regno di Lidia che, governato
dal re Creso (560 a.C.), ebbe, fino all'arrivo dei Persiani, il
controllo di gran parte dell'Asia Minore;
____________________
Pierre Béhar, Une
géopolitique pour 1 Europe, éditions Desjonquères, Paris,
1992, p. 38.
2 Ibidem,
p.107.
3 Y. Chataigneau, J. Sion, Pays
balkanique, in P. Vidal de La Bianche, L. Gallois (a cura di), Géographie universelle VII, 2, Paris, 1934, p.513, cit. in Pierre Béhar,
Une géopolitique pour 1'Europe,
éditions Desjonqueres, Paris, 1992.
4 René Grousset, Gorge Deniker, La
face de 1 Asie, Paris, 1962, p. 58, cit. in Pierre Béhar, Une géopolitique pour 1 Europe, éditions Desjonquères, Paris,
1992.
____________________________
-
nell'epoca del grande
impero achemenide la penisola anatolica è per il Re dei Re Ciro
(546 a.C.) prima e poi per Dario (512 a.C.) un ponte gettato sul
Mediterraneo, che successivamente Alessandro il Bicorne (334 a.C.),
nel tentativo imperiale di unificare l'Oriente e l'Occidente -
reciso in Frigia il nodo di Gordio - attraverserà a ritroso per
estendere il proprio dominio fmo alle acque del fiume Indo. Alla
morte del Grande Macedone, gran parte della penisola sarà disputata
tra la popolazione dei Galati, i regni pontico, seleucide, armeno e
di Pergamo;
-
nell'epoca dell'espansione dell'impero romano, l'Asia
Minore sarà parzialmente acquisita da Roma, in seguito al lascito
di Attalo re di Pergamo, nel 133 a. C., e pacificata per oltre tre
secoli dalle sue legioni;
-
nell'epoca della
profonda ristrutturazione dell'impero romano, parte della penisola
costituirà il territorio orientale dell'Impero bizantino (395-1453
d.C.). L'Anatolia orientale sarà invece dominata, fino all'arrivo
della dinastia degli Ottomani (1299), da un altro potere, quello dei
Selgiuchidi;
-
nell'epoca delle
unità geopolitiche europee è il centro dell'irradiazione
dell'Impero ottomano (1299-1923);
-
nell'epoca delle
nazioni e degli imperialismi, la "quarta penisola",
presidiata dagli Ottomani, costituirà, nell'ambito del "grand
jeus5,
una barriera contro
la penetrazione imperialistica dei Francesi e degli Inglesi nel vicino Oriente, sarà inoltre una barriera per la Russia degli zar
cui impedirà lo sbocco ai mari caldi;
-
nell'epoca del
sistema bipolare costituirà, a partire dell'adesione della
repubblica turca all'Alleanza Atlantica (1952) fmo alla dissoluzione
dell'URSS (1991), il baluardo sud-orientale dell'imperialismo anglo-americano in continuo confronto col colosso sovietico;
-nell'epoca
dell'attuale sistema unipolare (1991-2004) costituisce, nell'ambito
della geopolitica mondiale dell'imperialismo statunitense, il più
importante tassello della "strategia del cerchio esterno"
volta ad accerchiare e soffocare la Russia al fine di conquistare il
cuore del mondo, l'heartland
eurasiatico, come
teorizzato dal geografo britannico Harfold Mackinder un secolo fa.
Ascesa
e declino
di un impero
La dinastia ottomana
viene fondata, sul finir del XIII secolo, da Osman6,
capo di alcune popolazioni turcomanne che, spinte dalla pressione
mongola, si erano stabilite, circa un secolo prima, nell'estremità
nord-occidentale della penisola anatolica. Nel corso di un paio di
secoli, le conquiste territoriali e l'assoggettamento delle
popolazioni autoctone, effettuati dai discendenti di Osman in tre
successive ondate, costituiscono una nuova entità geopolitica che
si consolida ed amplia a spese di Bisanzio e di Venezia'
(la Cartagine del quindicesimo secolo) fmo a raggiungere, con
Solimano il Magnifico (1520-1566), il suo apogeo nel XVI secolo.
Tra il XVI e il XVII secolo, la Sublime Porta ha realizzato dunque
il suo massimo dispiegamento territoriale,
articolandolo
su tre continenti8,
Asia, Europa e Africa, e su sei mari, Mar Adriatico, Mar Egeo, Mar
Nero, Mar Caspio, Mar Rosso, Golfo Persico e Mar Mediterraneo.
Gli Ottomani, ponendo
come baricentro della loro progressiva espansione la penisola
anatolica - un altopiano quadrilatero che, secondo René Grousset9,
sembra riprodurre, in forma più moderata, la tettonica dell'Asia
centrale, regione e "paesaggio" dei loro avi - ordinano,
in un vasto e complesso sistema imperiale, le numerose e diverse,
per etnia e cultura, popolazioni che incontrano sulla loro strada.
La grande capacità amministrativa e la notevole tolleranza
esercitata verso i popoli10
e le nazioni inglobati nel nuovo edificio imperiale, ricordano la
politica imperiale attuata da Roma, di cui la dinastia ottomana
proclama, esplicitamente, di
________________________________
5 Tale periodo può situarsi cronologicamente tra il
1774 (trattato di Kiigiik-Kaynarca) e la fine del primo conflitto
mondiale.
6 Othm n in
arabo. Per un approfondimento dei temi oggetto del presente
capitolo, si veda Robert Mantran (a cura di), Storia dell Impero ottomano, Argo,
Lecce, 2000.
Venezia
nel quindicesimo secolo è una grande potenza navale. Essa detiene
il monopolio dei commerci verso l'Oriente e le coste del Mar Nero ed
esercita l'egemonia sulla zona dei Dardanelli. Si presenta, inoltre,
benché repubblica laica, come la protettrice della Cristianità in
Oriente. In quanto potenza marittima, per circa tre secoli, fmo al
1797, quando viene conquistata da Napoleone Bonaparte, Venezia si
scontrerà con l'impero continentale ottomano cui contenderà il
controllo del Mediterraneo e dell'Egeo e con quello austriaco per il
controllo delle coste adriatiche.
8 In realtà, dal punto di vista della geografia fisica, l'Asia,
l'Europa e l'Africa costituiscono una sola massa terrestre
in quanto nessuna delle tre aree è completamente circondata dagli
oceani. A tal proposito confronta le argomentazioni svolte da Jordis
von Lohausen, Les
Empires et la puissance. La
géopolitique aujourd'hui, Éditions
du labyrinthe, Paris, 1996, pp. 280-282.
9 René Grousset, George Deniker, La Face
de 1 Asie, Paris,
1962, pp. 57-58, cit. in Pierre Béhar, L'Autriche-Hongrie ideé d'avenir, éditions
Desjonquères, Paris, 1991.
10 Se si esclude la pratica del
"tributo di sangue", cui erano soggette, in particolare,
le popolazioni balcaniche.
___________________________________
di
raccogliere l'eredità orientale. Anzi, a dire il vero, per alcuni
aspetti la riattualizza e mantiene in vita, formalmente, fmo
all'abolizione del sultanato (1 novembre 1922).
Da questo punto vista, quello cioè della continuità della funzione
imperiale, la conquista di Costantinopoli (1453) non segna affatto
la fine dell'Impero romano d'Oriente, bensì un cruento passaggio di
testimone, una dolorosa translatio
imperii. Proprio per rivendicare tale continuità, appena presa
la città, il Sultano Mehmet II si fregia subito del titolo di qaysar-i-Rum,
cioè di Cesare romano. Osserva Pierre Béharu che "certo,
il nuovo Imperatore era musulmano. Ma questo tratto, mostruoso al
sentimento dei cristiani, se ci si riflette, non ha nulla di
sbalorditivo. Augusto [il fondatore dell'impero romano] non
era cristiano. Se Carlomagno e poi Ottone il Grande in occidente, i basileis
di Bisanzio in oriente,
avevano potuto, in quanto cristiani, fregiarsi di una dignità
fondata da un pagano, un musulmano, giunto il proprio turno, poteva
fare altrettanto. [...] Che l'imperatore romano d'oriente non
potesse essere musulmano - sottolinea Béhar - era
un pregiudizio cristiano occidentale." Quando Mehmet II
entra a cavallo a Santa Sofia e fa della Basilica ortodossa una
moschea, si comporta esattamente come i cristiani che edificano le
loro chiese sugli antichi templi pagani, con la differenza,
qualitativamente importante, che il Qaysar-i-Rum riunisce, ricollegandosi così alla tradizione romana
(seppur per il tramite di una fede diversa da quella degli antichi
Padri, quella musulmana) il potere temporale e l'autorità
spirituale, che la religione paolina aveva dissociati.
Nel XVII secolo l'Impero turco si estende, quindi, sulla Turchia e
sui suoi prolungamenti meridionali, gli attuali Iraq, Siria, Libano
e la penisola arabica; domina la regione del Caucaso fino al Mar
Caspio; è egemone in Africa settentrionale, con i possedimenti di
Egitto e di Algeria, mentre a nordovest si protende verso l'Europa
centrorientale con il possesso dei Balcani, dell'Ungheria, della
Boemia-Moravia, della Podolia, dell'Ucraina, e della Crimea.
Al termine del secolo però, col fallimento dell'assedio di Vienna
(1683) e la perdita dell'Ungheria, della Transilvania e dell'Ucraina
occidentale - eventi che porteranno, nel 1699, al trattato di
Karlowitz12, stipulato tra la Sublime Porta e la
coalizione europea13 -, inizia il lento e irrefrenabile
declino dell'Impero creato dagli eredi di Osman, figlio di Ertogrul.
Nel corso del secolo successivo, lo stato ottomano perderà tutti i
suoi territori europei, dalla Serbia alla Grecia, dal Regno di
Romania alla Bulgaria e alla Bessarabia. Col trattato di
Kiigiik-Kaynarca (21 luglio 1774), la Russia, oltre ad acquisire i
territori tra il Dnepr e il Bug, diviene la protettrice della Chiesa
greca e dei cristiani ortodossi dell'Impero ottomano. Gli Ottomani
perdono, così, non solo significative porzioni del proprio
territorio, ma soprattutto prestigio e controllo verso i propri
sudditi. A rimarcare l'appena acquisito ruolo di paladina della
cristianità ortodossa, Caterina II fa edificare una Chiesa
ortodossa a Istanbul, la capitale dell'Impero della Sublime Porta.
La questione
d'Oriente
Il trattato di Kiigiik-Kaynarca, sebbene regoli per circa un
decennio i rapporti tra Russi e Ottomani, inaugura, per la Russia,
l'Austria, la Francia e la Gran Bretagna la complessa
"questione d'Oriente". Nascono infatti, a partire da
questa data, le linee direttrici di quella che sarà la penetrazione
europea nel Vicino Oriente, la cui unità geopolitica è assicurata
dagli Ottomani.
In questa partita ogni partecipante attua una propria strategia: la
Russia, interessata ad aprirsi un varco versi i mari caldi per
accrescere il proprio spazio vitale, scopre nel Turco il suo
"nemico ereditario"; la Gran Bretagna, determinata a
controllare le vie delle Indie e a proteggere i suoi interessi
imperialistici nel Mediterraneo, nel Vicino Oriente e in India,
inizia una sottile, variegata e ambigua diplomazia tesa a sobillare
le popolazioni arabe contro il "giogo turco", contenere
l'espansione russa verso gli stretti e, infine, arginare
l'allargamento dell'Austria verso i Balcani proprio attraverso il
governo ottomano; l'Austria, preoccupata della crescente influenza
russa nell'Europa sud-orientale, si affretta a contendere al dominio
della Sublime Porta i possedimenti balcanici. Nel gioco rientra,
infine, anche la Francia. L'alleata tradizionale dell'Impero
ottomano, desiderosa di estendere la propria politica mediterranea
al Vicino Oriente, si interessa sempre di più ai paesi arabi
appartenenti all'unità geopolitica costruita dalla dinastia
ottomana. Così, le nazioni europee, pur perseguendo ognuna i propri
interessi, contribuiscono congiuntamente all'annientamento
dell'impero ottomano.
La "questione d'Oriente" che era in realtà una
"questione dell'Occidente" come, provocatoriamente, nel
1922 il giovane storico Arnold Toynbee l'aveva ridefmita14,
si protrarrà per più di un secolo, terminando sostanzialmente col
trattato di Sèvres nell'agosto del 1920.
__________________________________
11 Pierre Béhar, Une géopolitique pour l'Europa, éditions
Desjonquères, Paris, 1992, p.148.
12 Col trattato di Karlowitz l'Austria acquisisce
l'Ungheria, la Transilvania, la Croazia e la Slavonia. La Polonia
ingloba la Podolia e l'Ucraina, mentre la Serenissima ottiene il
Peloponneso. La Russia, invece, conserva il possesso di Azov sul Mar
Nero.
13 La coalizione, nota come Lega Santa, venne istituita il 5 marzo
1684, a Linz, per iniziativa di Papa Innocenzo XI. Essa riuniva la
repubblica veneziana, l'Austria e la Polonia. La Russia ne farà
parte due anni più tardi.
14 Arnold J. Toynbee, The
Western Question in Greece
and Turkey, New
York 1970.
_______________________________________
In
questo lasso di tempo, la Porta, oltre a subire le mire
espansionistiche degli Europei, deve anche affrontare i gravi
problemi interni, relativi alla gestione dell'Impero e alle nascenti
spinte autonomiste, alcune delle quali, peraltro, come nel caso
della Grecia, ben viste e perfino sollecitate ed appoggiate dalla
Gran Bretagna. A queste questioni interne, il sultano Mahmud II (il
sultano infedele) tenterà di dare una risposta tramite l'attuazione
di una vasta politica di riforme: le tanzimat15. Con
le tanzimat (1839
-1878) inizia il primo processo di occidentalizzazione e
modernizzazione dell'impero ottomano16. Questo processo,
lungi dal rafforzare l'Impero, contribuirà, al contrario, a
indebolirlo determinandone la frammentazione interna. Le riforme
avviate da Mahmud II, infatti, sopprimendo le strutture intermedie,
centralizzano e snaturano il potere imperiale irrigidendone il
complesso e delicato meccanismo. E questo il periodo in
cui le richieste di maggior autonomia vengono avanzate non solo su
base nazionale (come, ad esempio, nel caso dei Greci, Serbi,
Macedoni, Armeni, ecc.) ma anche su quella confessionale o
etno-confessionale, come nel caso degli Ebrei". Per la prima
volta nella storia dell'impero, infatti, anche i
millet (comunità
confessionali) avanzano richieste di autonomia.
E' da notare che la nuova intellighenzia
ottomana,
portavoce dei particolarismi nazionali, recependo e assimilando le
idee nazionaliste sorte dalla rivoluzione francese, veniva, in tal
modo, conquistata da un vero e proprio colonialismo culturale che
anticipa quello militare e politico di pochi anni dopo.
Sarà proprio sulla piattaforma ideologica di questo asservimento
culturale e spirituale che nascerà, a Parigi, nel 1889 la Società
ottomana per l'unione e il progresso, l'organizzazione
che esprime più compiutamente l'emergente movimento dei Giovani
Turchi, il quale troverà motivo d'ispirazione anche nelle
concezioni laiche, democratiche e nazionaliste dell'italiano
Giuseppe Mazzini.
Prende piede per la prima volta, in termini dichiaratamente
politici, l'idea della "nazione turca".
Il movimento dei Giovani Turchi deporrà, nel 1908, il sultano Abdul
Hamid II e, presentandosi come nuova classe dirigente, imporrà una
costituzione democratica.
Gran
Bretagna e Germania:
vie di mare e di terra
Sono
gli anni in cui, mentre la Porta subisce continue ed inarrestabili
amputazioni territoriali e si ripiega su se stessa, un'altra
potenza, la Gran Bretagna, facendo leva sul sea
power, cerca
di espandere il proprio dominio a discapito delle potenze
continentali. Nel 1840, con la costruzione del porto militare di
Malta, la Gran Bretagna inizia ad allestire quella vasta cintura di
basi navali che, agli inizi del Novecento, si estenderà da
Gibilterra a Hong Kong, passando per Malta, Cipro, Alessandria, il
Golfo Persico, i porti indiani e Singapore. Il disegno
talassocratico degli Inglesi, che si consoliderà con la presenza
britannica a Suez, nel Kuwait, a Aden, a Simonstown (Città del
Capo), nelle Mauritius, in India, a Trinconmalee (Ceylon) e a
Pengang, incontra però, in quegli anni, due ostacoli: la Germania e
la Russia. In particolare la Germania che, nel 1898, ottiene dal
Sultano la concessione per la costruzione del tronco di ferrovia
Istanbul-Baghdad, costituente parte di un progetto ferroviario che
prevede il collegamento dell'Europa centrale (Berlino) con il Golfo
Persico (Bassora) e con la Penisola arabica (Medina). L'ambizioso
progetto, che riconferma, con strutture tecniche adeguate al tempo,
la naturale funzione di ponte dell'Anatolia, non solo tra l'Europa e
l'Asia, ma anche tra l'Europa centroccidentale e il Vicino Oriente e
dunque l'Oceano Indiano, suscita le immediate proteste della
Francia, della Russia e soprattutto della Gran Bretagna. Per
_______________________________
15
Tanzimat, plurale
del sostantivo arabo tanzim,
"messa in ordine, riorganizzazione". A chi si diletta di
comparazioni, non sfuggirà la similitudine con la perestrojka ("ristrutturazione")
sovietica, preludio del crollo dell'URSS.
16 11 secondo processo di
"modernizzazione" e "laicizzazione" dell'impero
ottomano si ebbe tra il 1913 e il 1918,
ad
opera del Comitato per l'unione e il progresso (CUP).
17 "Nel XIX secolo anche gli ebrei, al
pari dei greci e degli armeni, furono sottoposti al sistema del
millet, le comunità protette che, in cambio di
una tassa, avevano diritto a organizzarsi in modo autonomo sul piano
delle leggi in materia di questioni religiose e di statuto personale. Gli ebrei
divennero una millet sotto l'autorità del Hahambashi, il rabbino
capo, stabilito e riconosciuto con decreto imperiale ottomano. Di fatto le
comunità straniere e le minoranze confessionali sono state le
protagoniste del cambiamento sociale e della
modernizzazione della
Turchia. In un elenco del 1912, compaiono i nomi di 40 banchieri attivi a Istanbul. Tra loro 12 erano
greci, 12 armeni, 8 ebrei e 5 europei. Un analogo elenco di agenti di cambio
comprende 18 greci, 6 ebrei, 5 armeni e neppure un turco. Il contributo culturale degli ebrei fu rilevante nella medicina,
nel teatro e nella stampa. Furono probabilmente gli stampatori
ebrei, che di fatto monopolizzavano il mercato a causa del divieto religioso a utilizzare i
caratteri turchi e arabi, a stampare le prime copie del Corano in
turco quando nel 1727 un firmano imperiale revocò
tale divieto". Magdi Allam, L'islam e gli ebrei in Turchia. Attacco al modello ottomano,
"Il Corriere della Sera",
16 novembre 2003. In realtà il primo stampatore del Corano in lingua
turca non fu un ebreo, ma un ungherese musulmano, tale
Ibrahim Mutafarriqa (Muteferriqe), cui nel
1727 "fu concesso il permesso di stampare libri nell'Impero
ottomano",
Storia universale
Feltrinelli. L'Islamismo. II Dalla caduta di Costantinopoli ai
nostri giorni, a cura di G. E. von
Grunebaum, Feltrinelli, Milano 1972, p.
112. Si
veda
anche, a tal riguardo, Ettore Rossi,
Letteratura turca, Casini,
Roma 1957, pp. 449-450, che
riporta . "In Turchia si cominciò a stampare opere in caratteri arabi
soltanto nel 1729 per iniziativa di Ibrahim Mutafarriqa, un
ungherese caduto prigioniero dei Turchi nel 1674 e fattosi
musulmano. Era uomo di ingegno, istruito in gioventù in un collegio
della terra nativa: conosceva anche il latino e aveva poi assimilato
la cultura orientale (...) Il primo libro stampato fu un
"dizionario arabo-turco" di Vanquli (...) Tra il 1729 e il
1745 (anno della morte di Ibrahim Mutafarriqa) furono stampate 17
opere specialmente di storia
e di geografia
_____________________________
Londra
questa "via di terra", se costruita, costituirebbe,
infatti, un serio intralcio alle sue mire espansionistiche in India,
vanificherebbe il controllo che esercita nel Golfo Persico e
nell'Oceano Indiano e, soprattutto, creerebbe una falla nella sua
cintura di presidi navali, spina dorsale del suo Impero marittimo e
mercantilistico.
Se a ciò aggiungiamo che proprio nel 1898 l'Ammiraglio tedesco
Alfred von Tirpitz ottiene dal Kaiser il via libera per la
costruzione di una flotta d'alto mare mirante a contendere il
primato navale di Londra, e che la Germania inoltre, in pochi anni,
attraverso una intelligente azione diplomatica è diventata,
soprattutto, un affidabile interlocutore economico e commerciale ed
in prospettiva un potenziale alleato militare dell'impero ottomano,
si chiariscono alcune delle motivazioni che acuiranno gli attriti
tra la Germania e la Gran Bretagna e condurranno allo scoppio della
I Guerra mondiale.
La pretesa della Germania di contendere alla Gran Bretagna il
primato navale sarà all'origine delle riflessioni di Halford J.
Mackinder, il padre della geopolitica britannica cui si deve la
formulazione della teoria dell'heartland. Riguardo alla posizione
egemone della marina britannica, lo studioso inglese scrive che
questa "era magnifica e
lucrosa e sembrava così sicura che la gente della metà dell'epoca
vittoriana considerava quasi nel naturale ordine delle cose che
l'insulare Gran Bretagna dovesse dominare i maris18.
A proposito invece del tentativo di von Tirpitz così l'illustre
geopolitico si esprimeva alcuni anni dopo: "la
mossa intrapresa dalla Germania significava che la nazione che già
possedeva la più grande potenza terrestre organizzata e che
occupava la posizione strategica centrale in Europa stava per
dotarsi di una potenza navale sufficientemente forte da
neutralizzare quella britannica"19
L'indebitamento
dell'Impero ottomano
Con la perdita di grandi porzioni del proprio spazio imperiale,
la Porta subisce anche una importante breccia nel proprio sistema
economico che, quantunque basato anche sugli scambi commerciali, è
tuttavia in gran misura autosufficiente e, dunque, indipendente
dall'economia internazionale. La pressione militare esercitata dalle
nazioni europee e dalla Russia e il bisogno di nuove risorse
economiche spingono Istanbul a ridefmire i propri accordi
commerciali con il modo occidentale. Il 1838, con la ratifica del
trattato anglo-ottomano concernente l'abrogazione dei monopoli
ottomani e l'eliminazione degli alti dazi, segna una ulteriore ed
irreversibile tappa del declino dell'impero. Con tale accordo
l'economia della Sublime Porta entra nel vischioso sistema economico
e fmanziario internazionale.. Gli effetti immediati furono la
diminuzione della produzione del cotone a causa della concorrenza
statunitense e una vera catastrofe per l'artigianato e la nascente e
modesta industria, aggredite dalla dinamica concorrenza europea.
Secondo lo storico Ira Lapidus20, il coinvolgimento
nell'economia internazionale portò lo stato ottomano, con i primi
prestiti del 1854, ad indebitarsi in maniera progressiva, tanto da
essere costretta ad accettare, nel breve volgere di neanche tre
interi decenni, nel 1882, un'amministrazione estera del debito, a
causa dell'impossibilità di pagare gli onerosi interessi imposti
dalle banche straniere. Il controllo estero sull'economia ottomana -
un vero e proprio commissariamento della politica economica di
Istanbul - mentre favorì la prosperità di Greci, Armeni, Ebrei e
di altre minoranze attive nel commercio mondiale, non modificò,
tuttavia, la distribuzione del potere politico al suo interno.
Infatti, come riporta Lapidus, "le
minoranze etniche non riuscirono a mettere in discussione la
supremazia delle élite statali; il controllo della tassazione, i
principali investimenti e il potere ideologico e militare rimasero
appannaggio dell 'apparato ottomano. Alla vigilia della formazione
della repubblica turca, soltanto le élite militari e amministrative
determinarono il destino del regime"21.
Una
nuova risorsa:
il petrolio
Nei primi anni del secolo XX gli interessi delle potenze
imperialistiche europee nell'area del Vicino Oriente aumentano
considerevolmente a causa non solo delle opportunità date dalla
particolare posizione geografica per i collegamenti con l'Asia,
l'India e con l'Oceano Indiano, ma anche per la scoperta dei
giacimenti dell'oro nero fatta in Mesopotamia.
L'interesse per la nuova risorsa di energia, e dunque per
l'accaparramento dei giacimenti ove essa si trova, si accresce
notevolmente durante il primo conflitto mondiale, a motivo sia
dell'accelerazione dello sviluppo industriale delle nazioni europee,
impresso dalla guerra ormai sempre più "tecnologica",
"moderna" e "totale", sia dell'importanza
acquisita dai combustibili derivati dal petrolio nella conduzione
della guerra stessa.
Per la realizzazione del tronco ferroviario Istanbul-Baghdad, la
Deutche Bank,
tramite una società appositamente costituita, il 5 marzo 1903
ottiene dal governo ottomano una concessione inclusiva di alcuni
diritti minerari, limitati ad una fascia di 20 km su entrambi i lati
dall'asse ferroviario, pari ad estensione di circa 500 kmq. Come
noto la linea ferroviaria
_______________________________
18 Halford Jolm Mackinder, Democratic Ideals and Reality. A Study in the Politics of Reconstruction,
p.
56,
Norton, New York 1962.
19 Halford John Mackinder, The Round World and the Winning of the Peace, in "Foreign Affairs", 21,
July
1943. La versione italiana di questo articolo, a cura di
Federica Jean, è stata pubblicata in "Limes, Rivista Italiana
di geopolitica", 1, 1994, con il titolo Il mondo intero e come vincere la
pace.
20
Ira M.Lapidus, Storia
delle società islamiche, Einaudi,
Torino 1995-2000, vol. III, vedi pp. 49-65.
21
Ibidem.
_____________________________________
non
verrà costruita, ma i diritti minerari rimarranno ai Tedeschi, che,
pochi anni dopo, nel 1911, li porteranno in dote alla Turkish
Petroleum Company (Tpc),
costituita su iniziativa
di Kalouste Sarchis Gulbenkian (1886-1956), il facoltoso uomo
d'affari armeno (noto come il "signor 5%" per i ricavi sui
suoi traffici di petrolio), in base a un rapporto tecnico dal quale
emergeva il notevole potenziale petrolifero dell'intera regione.
Oltre Gulbenkian e la Deutsche
Bank fecero parte della compagine societaria della Tcp anche l'Anglo-Saxon
Petroleum
(Royal Dutch-Shell) e l'Anglo-Persian
Petroleum.
Appena un mese prima dello scoppio del primo conflitto
mondiale, ed esattamente il 24 giugno 1914, il Sultano firmò un
decreto che assegnava alla Tpc le concessioni petrolifere dei
vilayet di Mossul, Kirkuk, Baghdad e Bassora. Nel corso del
conflitto la Deutsche Bank sarà
estromessa dalla società Tpc, e Londra sequestrerà, come
"bottino di guerra", il 25% delle azioni da essa detenute.
Nel 1928 la Tpc si trasformerà
nell'Iraq Petroleum Company (Ipc),
il cui capitale azionario sarà suddiviso tra le società inglesi e
anglo-olandesi, Anglo-Persian
e Anglo-Saxon (cioè RD-Shell),
la francese Compagnie
Frangaise des Pétroles, e le americane Standard
Oil of New Jersey e Standard Oil of New York.
L'ingresso delle società americane è un considerevole successo
che gli Stati Uniti colgono dopo aver imposto la loro dottrina detta
"della porta aperta", e rappresenta inoltre un primo
tangibile effetto della intromissione dell'imperialismo americano
nell'area mediterranea a seguito della loro partecipazione alla
guerra intraeuropea del `14-'18.
La prima guerra
mondiale:
spartizione dell'Impero
e creazione degli Stati
artificiali
Nel corso del primo
conflitto mondiale ed esattamente il 16 maggio del 1916 i governi di
Londra e Parigi concludono un patto segreto noto come accordo
Sykes-Picot, secondo il quale la Francia, dopo la sconfitta
dell'Impero ottomano, avrebbe assunto una posizione predominante in
Siria (all'epoca comprendente anche l'attuale Libano), nell'Anatolia
meridionale e nella Mesopotamia settentrionale (comprendente le
regioni petrolifere di Mossul e Kirkuk, oggi irachene). Alla Gran
Bretagna sarebbero andati invece dei protettorati nel Golfo Persico,
in Arabia, in Palestina, nella valle del Giordano e nella
Mesopotamia meridionale (corrispondente all'attuale Iraq centrale e
meridionale). L'accordo, benché reso pubblico dai rivoluzionari
bolscevichi, fu adottato dalla Conferenza di Sanremo del 25 aprile
1920 e reso esecutivo, in agosto, dal trattato di Sèvres, che
sancirà la spartizione dell'Impero ottomano in sfere di influenza
franco-inglesi, e sarà all'origine di quel vero e proprio obbrobrio
geopolitico costituito dalla successiva creazione delle
"nazioni artificiali" di Iraq, Siria, Libano, Giordania,
Arabia Saudita, e da ultimo Israele, senza alcun rispetto per la
storia, la tradizione e la cultura delle popolazioni autoctone, in
particolare quella curda e quella palestinese.
Una nazione dalle
macerie
di un grande Impero
Al termine del
conflitto, il quadro mondiale è completamente mutato. Le maggiori
unità geopolitiche dell'epoca sono o scomparse, come gli imperi
centrali e quello ottomano, o alle prese con un vasto e profondo
processo di riorganizzazione interna, come nel caso della nuova
Russia dei soviet. Gli unici e veri vincitori sono la Francia e
l'Inghilterra, che si spartiscono, nel Vicino Oriente, i
possedimenti dell'ex-impero ottomano, e gli Stati Uniti, che si sono
inseriti nelle faccende europee.
In tale contesto si afferma, in Turchia, una nuova classe
dirigente, costituita dalle elite militari e amministrative, guidata
da Mustafa Kema122.
Mustafa Kemal, che più tardi rinuncerà al nome Mustafa, troppo
islamico per un d6mne, e
assumerà l'epiteto di Atatiirk ("Turco veneratoi23
o "Padre della nuova Turchia"), facendo leva sulla nuova
"idea nazionale turca" riesce a mobilitare
____________________________________
22 Mustafa Kemal (Salonicco 1881 - Istanbul 1938),
entrato giovanissimo alla scuola militare di Salonicco, proseguì
gli studi a Monastir e, in seguito, all'accademia di Istanbul, ove
partecipò alla vita delle società segrete, d'ispirazione laica e
massonica, contro il regime del sultano Abdul Hamid 11. Nominato
capitano e inviato a Damasco, fondò nel 1905 il gruppo nazionalista
turco Vatan ve Hiirriyet (Patria e libertà). Di nuovo a Salonicco,
frequentò il Comitato Ittihad ti Terekki (Unione e progresso),
espressione organizzativa dei Giovani Turchi, entrando in contatto
con i suoi dirigenti. Conobbe, in particolare, il nazionalista Enver
Pascià, fautore del panturchismo, col quale in seguito doveva
entrare in conflitto. Dopo la campagna di Tripolitania contro gli
Italiani (1911-1912), ricoprì l'incarico di addetto militare in
Bulgaria. Nel corso della prima guerra mondiale si distinse nella
difesa dei Dardanelli (1915), nelle campagne del Caucaso (1916) e di
Palestina (1917). Rifiutandosi di accettare le clausole
dell'armistizio di Moudros (30 ottobre 1918) entrò in contrasto col
Sultano Mehmet VI e venne pertanto richiamato nella capitale.
Nominato, tuttavia, ispettore delle truppe di Erzerum, (maggio
1919), convinse una parte dell'esercito a lottare per l'indipendenza
del paese, minacciato di smembramento. Forte dell'appoggio
dell'esercito, si oppose al governo centrale e organizzò i
congressi nazionalisti di Erzerum e di Sivas, mobilitando attorno
alla causa dell'indipendenza e dell'unità un numero crescente di
personalità politiche e militari. Alla prima grande assemblea
nazionale (23 aprile 1920), assunse la guida della lotta contro il
governo di Istanbul e contro gli alleati. Sconfitto l'esercito greco
(1922), fu proclamato Gazi (Vittorioso)
dall'assemblea nazionale, e in novembre fece votare la soppressione
del sultanato.
23 Robert Matran in La Turquie aujourd'hui (ouvrage
dirigé par Oliver Roy), Universalis, 2004, p. 126.
_____________________________________
ampi
strati della popolazione anatolica e frenare in parte il progetto di
spartizione dell'altopiano tra Francia e Gran Bretagna.
Tra tutte le regioni dell'area, suddivise in protettorati o regimi
fantoccio, tuttavia, solo la Turchia (cioè l'altopiano anatolico),
grazie all'azione di Atatiirk e al forte spirito nazionalista
dell'intera classe dirigente, emerge, al termine della Grande
Guerra, come paese completamente indipendente, nonostante le
considerevoli amputazioni territoriali.
La Turchia nel primo
dopoguerra:
autonomia nazionale, occidentalizzazione
ed equilibrio
regionale
A partire dalla sua
fondazione (29 ottobre 1923) come Repubblica laica24, e
fmo al 1945, la Turchia, concentrata nello sforzo di modernizzazione
impostole da Ataturk, conduce una politica regionale tesa
principalmente a consolidare lo stato nazionale turco entro il limes,
indicato dallo stesso Ataturk (Anatolia e Tracia turca),
comprendente l'Hatay turco - costituito dal vilayet
di Iskenderum (Alessandretta) e Antahya (Antiochia) - e
il vilayet di Mossul, e ad
assumere e mantenere un ruolo di autonomia e di parità nei nuovi
sistemi geopolitici venutisi a creare al termine del primo conflitto
mondiale, ed in seguito ai rivolgimenti interni alle nazioni
europee.
Mentre 1'Hatay, che il Trattato di Losanna (24 luglio 1923) aveva
assegnato alla Siria sotto mandato francese, fu alla fine annesso
alla Turchia (1939), l'azione di Atatuirk per acquisire il Kurdistan
meridionale (vilayet di Mossul) non fu
coronata da successo, a motivo sia del ruolo strategico della
regione che della presenza di giacimenti petroliferi. Ricordiamo che
le forze britanniche occuparono la regione di Mossul nel novembre
del 1918, disattendendo l'armistizio di Moudros (30 ottobre
1918), appena firmato. La questione del vilayet
di Mossul fu portata dinanzi
alla Società delle Nazioni che, nel 1925, deliberò in
favore della Gran Bretagna, riconoscendo tuttavia alla Turchia un
diritto del 10% dei ricavi dei prodotti petroliferi per 25 anni. La
giovane repubblica turca, in cerca di stabilità e di sostegno
internazionale, finì pertanto per abbandonare le sue
rivendicazioni. |
La rivoluzione
kemalista
ovvero l'occidentalizzazione forzata
Grazie anche
all'appoggio di un governo guidato dal suo stretto collaboratore, già
capo della delegazione turca ai negoziati di Losanna, Mustafa Ismet
Iniinii25, Atatuirk avviò una radicale
occidentalizzazione del paese, fondata sulla laicizzazione forzata
dell'intera nazione. Le tappe di questo processo furono: abolizione
del califfato; soppressione dei tribunali religiosi e delle scuole
coraniche; soppressione degli ordini dei dervisci; eliminazione,
nella costituzione, del riferimento all'Islam quale religione di
stato; adozione dell'alfabeto latino; abolizione della poligamia;
campagna per l'eliminazione delle parole di origine araba e
persiana; adozione di norme per l'introduzione dell'abbigliamento
europeo e campagna contro il velo femminile, sostituzione del
calendario islamico con quello gregoriano, campagna contro il
sistema onomastico tradizionale (nel 1934 l'uso del cognome fu reso
obbligatorio e l'assemblea nazionale assegnò a Mustafa Kemal quello
di Atatiirk). Venne infine riconosciuto il diritto di voto alle
donne e furono introdotti codici di ispirazione europea per il
diritto civile, penale e commerciale, sul modello rispettivamente
francese, italiano e svizzero.
Il giacobinismo
kemalista
e la questione delle minoranze
Le riforme
kemaliste, basate sui sei principi fondamentali della repubblica
(nazionalismo, laicismo, repubblicanesimo, populismo, statalismo,
rivoluzione, alcuni peraltro già presenti nel programma dei Giovani
Turchi), tendenti a rendere omogenea la popolazione, colpirono ogni
espressione dell'identità etnica e culturale delle consistenti
minoranze armena, greca e curda.
Durante il corso della guerra, la gran parte delle comunità armene
e greche residenti nella penisola anatolica aveva intrapreso la
strada dell'emigrazione, non solo a causa degli eventi bellici, ma
anche, come nel caso degli armeni, a motivo delle deportazioni
operate dal governo ottomano.
Al termine del conflitto, l'unica minoranza di una certa consistenza
era sostanzialmente costituita dalla etnia curda.
Per quanto riguarda la
questione armena, Atatiirk respinse il trattato di Sèvres,
accettato dal sultano Mehmet VI, che imponeva la costituzione di uno
stato armeno, e attuò, verso le comunità armene, una politica di
discriminazione al fine di favorirne la totale emigrazione.
Alla proclamazione della repubblica, la questione della
minoranza greca era stata, invece, già in parte risolta con la
politica degli scambi di popolazione formalizzata il 30 gennaio 1923
con una apposita convenzione.
_______________________________
24 La repubblica turca venne proclamata, il 29
ottobre 1923, dalla seconda assemblea nazionale, formata in
maggioranza da rappresentanti del Partito del popolo (poi Partito
repubblicano del popolo, Ciimhuriyet Halk Partisi), fondato da
Atatiirk. La presidenza fu attribuita a Atatiirk che la mantenne
fino al 1938, anno della sua scomparsa.
25
Mustafa Ismet Inònii (1884 - 1973). Primo ministro con Atatiirk, fu
il secondo presidente della Turchia; divenuto capo dell'opposizione
dopo il 1950, ritornò al potere col colpo di stato del 1960.
_____________________________-
Per
il nazionalismo giacobino di Atatiirk, l'unica vera minoranza era
quindi costituita dai Curdi. Il "Padre dei Turchi" cercò
di risolvere radicalmente il problema curdo mediante una politica di
turchificazione che, basandosi sulla confutazione delle origini
indoeuropee dei Curdi, tentò di assimilarli come improbabili turchi
delle montagne e, nel tentativo di cancellarne ogni richiamo
alla propria specificità etno-culturale, negò loro di parlare la
propria lingua, di lampante origine indoeuropea.
Il "problema del nazionalismo curdo", praticamente
inesistente, per secoli, nell'ambito dell'unità geopolitica
ottomana, fu originato dunque dall'intervento delle potenze europee,
che con la politica prima dei protettorati ed in seguito della
creazione ed imposizione di entità "artificiali" di tipo
europee quali le "nazioni" siriana, libanese e irachena,
attuarono la divisione dello spazio vitale curdo ed il conseguente
smembramento della popolazione lì residente, e dal nazionalismo
neoilluminista del governo kemalista.
Il ruolo geopolitico
della Repubblica kemalista
Se dunque sul piano nazionale il nuovo stato kemalista
accentua il suo carattere "occidentale", con l'imposizione
di riforme volte a sradicare il recente passato ottomano e a
ridurre, per quanto possibile, il retroterra culturale arabo, su
quello internazionale persegue una politica volta a entrare nel
novero delle potenze europee, rivendicando la propria posizione
geografica, fino a diventare membro della Società delle Nazioni nel
1932.
La dottrina geopolitica della giovane repubblica turca è pienamente
espressa dalla affermazione di Atatiirk: "La
Turchia come un insieme compatto e omogeneo, immune
da ogni pretesa a carattere universalistas26, il
che significa abbandono di ogni tentazione panturca ed islamica.
Le fasi di tale azione politica sono contrassegnate dai diversi
trattati che il governo turco sigla con la Russia sovietica,
principalmente in funzione antibritannica. Il governo turco, dopo
l'estromissione del triumvirato guidato da Talat Pascià
(1913-1918), determinato ad assumere una importante funzione
occidentale, abbandona ogni aspirazione sulle regioni turcofone
(espressione della politica panturanica di Enver Pascià27)
inglobate nello spazio geopolitico sovietico e, già nel 1921, firma
con l'Urss un primo trattato di amicizia, cui seguiranno altri due
trattati di amicizia e neutralità (1925 e 1931), inclusivi anche di
rilevanti sostegni economici. Una volta rassicurato il vicino
sovietico, grazie anche alla provvidenziale scomparsa
dell'amico-nemico Enver Pascià, la politica del Governo di Atatuirk
si volge verso occidente con maggior determinazione, con il duplice
scopo di proteggere l'appena acquisita integrità nazionale, e di
assumere un definito ruolo internazionale entrando nella Società
delle Nazioni.
Proprio al fine di proteggere la propria neutralità e integrità
territoriale, potenzialmente minacciata dalla Bulgaria, la Turchia
promuove e sottoscrive nel 1934, con Grecia28,
Jugoslavia e Romania, il Patto Balcanico. Con questo accordo gli
Stati contraenti si impegnavano a prestarsi mutua assistenza qualora
uno di loro fosse stato aggredito da un altro stato balcanico.
Nel frattempo, il governo di Ankara riesce ad ottenere, nella
Convenzione di Montreux, l'abolizione della Commissione
internazionale degli stretti e della smilitarizzazione dei
Dardanelli, del Mar di Marmara e del Bosforo.
L'obiettivo geopolitico di Atatiirk è ora raggiunto: confini certi
della nuova Turchia (a parte il contenzioso con la Grecia per il Mar
Egeo, considerato dai greci un proprio "lago"),
riconoscimento internazionale della Turchia quale potenza regionale,
inserimento nella politica occidentale e avvio di una politica volta
a tessere relazioni stabili e durature con i paesi limitrofi.
In tale contesto, la Turchia si fa promotrice, nel 1937, di un
importante accordo multilaterale con Persia, Iraq e Afghanistan. Il
trattato, noto come Patto di Sa'dabad, aveva lo scopo di avviare una
politica di stabilità dell'area e, soprattutto, una stretta
collaborazione nel prevenire e reprimere le ricorrenti
sollevazioni curde29.
__________________________
26 Jacques Benoist-Méchin, Mustapha Kémal ou la mort d'un empire,
Livre
de poche, Paris, 1960, p.235.27
Enver Pascià (Istanbul 1881 - Ceken 1922). Esponente del Comitato
di Unione e Progresso, partecipò ai torbidi del 1908 e al colpo di
stato del 1913, che trasformò la monarchia costituzionale del 1908
in dittatura militare unionista. Fece parte, dal 1913 al 1918, con
Talat Bey e Cemal Bey, del triumvirato unionista. Durante la seconda
guerra balcanica ricoprì l'incarico di capo di stato maggiore ed in
seguito quello di ministro della guerra. Fautore dell'alleanza con
la Germania, assunse il comando delle forze ottomane nella prima
guerra mondiale. Ideatore e organizzatore di un'unità speciale, che
svolse operazioni di guerriglia in Macedonia, in Libia,
nel Caucaso e in Iran, puntò sulla solidarietà islamica e, più
tardi, anche su quella panturanica. In seguito alla sconfitta, riparò
a Odessa e a Berlino. Nel 1920 si recò a Mosca ove chiese
l'appoggio per Atatiirk. Trasferitosi in Asia centrale, fece credere
ai sovietici di voler organizzare i musulmani locali contro l'impero
britannico; in realtà tentò di riunire, in nome del panturchismo,
alcuni gruppi di Uzbeki per ostacolare la penetrazione
sovietica nel Turkestan. Morì in combattimento contro le forze
sovietiche. 8 La Turchia aveva già sottoscritto, col governo di
Atene, un trattato bilaterale di amicizia, neutralità,
conciliazione e arbitrato ed una convenzione sul commercio e la
navigazione, rispettivamente il 30 ottobre e il 30 dicembre del
1930.
29 Sempre nel 1937, era
divampata, a Dersim, un'ennesima sollevazione curda. La
"questione curda" era stata oggetto di accordi bilaterali
tra Turchia e Persia già nel 1929.
_______________________________
Il
secondo conflitto mondiale
e il pragmatico neutralismo di Ankara
Nel corso della seconda
guerra mondiale, Ankara, fedele ai dettami kemalisti ("la
Turchia, solo la Turchia, niente altro che la Turchia" e
"yurtta
sulh cihanda sulh", "pace
in patria, in pace con l'estero") resiste alle tentazioni
panturchiste e alle sollecitazioni che le provengono dalla Germania
hitleriana per un suo coinvolgimento nel conflitto30
e mantiene una posizione neutrale, tuttavia adombrata dalla
sottoscrizione del patto di mutua assistenza con la Francia e la
Gran Bretagna (19 ottobre 1939) e del trattato di amicizia con la
Germania (18 giugno 1941). Molto pragmaticamente e altrettanto
vergognosamente il 23 febbraio del 1945 il governo turco dichiara
guerra alla Germania e al Giappone. Ciò, e nonostante non sia stata
coinvolta in alcuna azione di guerra, permetterà alla Turchia di
partecipare, in aprile, alla Conferenza di San Francisco ed essere,
pertanto, un membro fondatore dell'ONU, nuova edizione della Società
delle Nazioni.
La Turchia
nel sistema
bipolare
Appena si profila la Guerra
Fredda31,
la Turchia, preoccupata delle rivendicazioni territoriali avanzate
dalla vicina Unione Sovietica32
su alcune regioni orientali, a motivo della popolazione lì
residente di origine georgiana e armena, e certa di poter giocare un
proprio ruolo geo-strategico nel nuovo sistema mondiale che si va
delineando, chiede, sin dal 1949, di aderire al trattato del Patto
Atlantico. Diventerà membro della Nato solo nel 1952, insieme alla
Grecia, dopo aver superato, grazie agli USA, le obiezioni di alcuni
stati europei preoccupati che il nuovo arrivato avrebbe esteso la
linea di contatto diretto con il colosso sovietico, e, soprattutto,
dopo aver assicurato la propria fedeltà a Washington, inviando, due
anni prima, nel 1950, sotto l'egida dell'ONU, una brigata in Corea a
sostegno della guerra americana.
Nell'ambito dell'Alleanza Atlantica, la Turchia si contraddistinguerà
sia per essere l'unico paese di cultura musulmana, benché
occidentalizzato e dunque laico, sia per la sua vocazione
"autonomista" in materia di politica estera (in ciò
curiosamente avvicinandosi alla Francia di de Gaulle e, per certi
aspetti, alla Spagna), sia a motivo dei ricorrenti dissidi con la
Grecia per la questione di Cipro, che, sfociati nel breve confronto
del 197433
tra le due nazioni egee, rappresenteranno una contraddizione interna
al Patto Atlantico. Infatti, in quel breve lasso di tempo non solo
si assistette ad un confronto tra due paesi alleati, ma anche al
blocco degli aiuti economici e militari statunitensi verso la
Turchia, che rispose con la chiusura delle basi americane presenti
sul suo territorio.
Ankara sarà, per Washington, un alleato fondamentale ma
sempre difficile da gestire.
Sebbene entrata
nell'Organizzazione del Patto Atlantico con lo scopo, in ossequio
alla dottrina Truman34,
di contenere una eventuale espansione sovietica verso il Mar
Mediterraneo, la Turchia, tuttavia, in coerenza con la politica
nazionalista di autonomia attuata negli anni precedenti la seconda
guerra mondiale, tenta di assumere un ruolo di preminenza regionale
attraverso la creazione di una rete di alleanze con alcuni Paesi dei
Balcani e del Vicino Oriente. Nel 1953, infatti, sottoscrive un
nuovo Patto balcanico con Grecia e Jugoslavia, che sarà sostituito
l'anno successivo, su iniziativa di Belgrado, dal Patto di Alleanza,
e nel 1955 promuove e firma il Patto di Baghdad con Gran Bretagna,
Iraq, Iran e Pakistan.
_____________________________
30 Una alleanza tra il Terzo Reich e la Repubblica Turca
prevedeva per quest'ultima 1'Azerbaigian sovietico e mano libera in
Asia centrale.
31 L'inizio della "guerra fredda" può
essere fatto risalire al discorso tenuto dal premier britannico
Churchill il 15 marzo del 1946, a Fulton (Missouri, USA). In
quell'occasione Churchill, davanti al presidente americano Truman,
delineò i principali punti che avrebbero condizionato, fino alla
guerra di Suez (1956, inizio della "peaceful coexistence") la
politica internazionale mondiale: `fraterna
associazione dei popoli di lingua inglese" e
dunque una "relazione
speciale tra il Commonwealth britannico, l'impero, e gli Stati
Uniti"; "l'uso comune di tutte le basi navali
e aree in possesso dei due paesi [USA e GB] in
tutto il mondo" al fine di raddoppiare la "mobilità della marina e
dell'aviazione americana" ed espandere "di gran lunga quelle dell'impero
britannico"; la linea di demarcazione europea dei
due blocchi geopolitici ("Da
Stettino nel Baltico e Trieste nell'Adriatico, una cortina di ferro
è scesa sul continente"; la prassi da adottare nei
confronti dell'URSS ("occorre
trattare da posizioni di forza perché non c'è nulla che i russi
ammirano così tanto come la forza e nulla per cui hanno meno
rispetto che per la debolezza, specialmente la debolezza
militare").
32 In seguito alle minacce (vere o presunte)
dell'URSS verso la Turchia, al tentativo di un colpo di stato
filosovietico in Grecia, e, in particolare, alla comunicazione
(febbraio 1947), del governo britannico al Dipartimento di Stato
statunitense, concernente l'impossibilità di far fronte agli
impegni militari ed economici assunti in Grecia dalla Corona al
termine del conflitto Truman chiese (12 marzo 1947) al Congresso di
aiutare i due paesi mediterranei anticipando i capisaldi
della dottrina che porta il suo nome.
33 Il governo di Ankara, in risposta al colpo di stato
fomentato dalla Grecia dei colonnelli nell'isola di Cipro, proclamò,
sui territori controllati dal proprio esercito, una repubblica
indipendente turco-cipriota.
34 La Dottrina Truman trovò la
sua base teorica nell'articolo The sources of the soviet conduct di Mister X (George F. Kennan)
apparso nella rivista del Council
on Foreign Relations ("Foreign Affaire", vol.
2; 4, July 1947, pp. 566-582). Essa fu, dapprima, estesa all'intera
Europa col piano Marshall e il Patto atlantico e, in seguito, resa
mondiale con il Point Four Plan di aiuti economici ai paesi
sottosviluppati, al fine di attirare questi ultimi nella propria
sfera d'influenza.
_____________________________________________
Il
tentativo di costituire e capeggiare un sistema di difesa regionale
con Balcani e Vicino Oriente, seppur integrato nella NATO, tuttavia
fallisce sia sul versante occidentale che su quello sudorientale.
Il Patto Balcanico (detto anche di Alleanza) viene vanificato,
infatti, sia a causa del disimpegno del Maresciallo Tito, il quale,
collocandosi nell'ambito dei Paesi non allineati, si sgancia dal
confronto tra Usa e Urss, e sia per l'inasprirsi della questione
cipriota, che inibisce ogni sorta di collaborazione tra Ankara e
Atene. Il Patto di Baghdad, invece, perde di significato a causa del
golpe (14 luglio 1958) attuato del generale Abdul Karim Kassen, che
ne denuncia non solo la funzione contro l'espansionismo sovietico a
nord, ma anche quella di contenimento della pressione dei
"nazionalismi" arabi a sud, rappresentati, dal 1953,
dall'Egitto di Nasser35. A ciò occorre aggiungere anche
la diffidenza nutrita dalla gran parte del mondo musulmano e arabo
verso la Turchia sia per il forzato processo di laicizzazione di una
vasta porzione dell'area, sia per il riconoscimento dello Stato di
Israele.
La repubblica turca, rompendo ogni continuità politica con la
propria eredità ottomana, respingendo l'opzione di equidistanza
avanzata dai paesi non allineati, non comprende appieno la propria
funzione di Ponte d'Eurasia e le potenzialità di sviluppo in essa
insite. Scegliendo la "riva" occidentale, la Turchia si
incammina in un percorso che la porterà sempre più ad affiancare e
subire dapprima le iniziative neocolonialiste europee, e
successivamente quelle neocartaginesi degli angloamericani, nonché
a inimicarsi ulteriormente il mondo arabo.
Le fasi di questo percorso filoatlantico e antiarabo, ricordiamo,
sono contraddistinte dal riconoscimento dello stato di Israele nel
1948, dalla partecipazione alla guerra di Corea, dall'inserimento
nel sistema NATO nel 1952, dalla condanna della nazionalizzazione
della compagnia di gestione del canale di Suez nel 195636,
cui seguì l'appoggio diplomatico alla aggressione della Francia,
della Gran Bretagna e di Israele contro l'Egitto di Nasser, nonché
dalla dura condanna della lotta di indipendenza nazionale condotta
dal Fnl algerino.
Nel sistema bipolare la Turchia assumerà, dunque, fino alla caduta
dell'Unione Sovietica, un ruolo fondamentale nel dispositivo
dell'Alleanza Atlantica, che la utilizzerà sia come barriera contro
il colosso sovietico, sia come testa di ponte per controllare la
parte meridionale del Mar Nero e come base di sorveglianza
elettronica in direzione dell'URSS, della Siria e dell'Iraq.
La Turchia condividerà per alcuni decenni tale funzione
geostrategica di contenimento e controllo dell'Unione sovietica con
l'altro bastione dell'Occidente: la Persia dello scià Reza Pahlevi.
Dalla rivoluzione
khomeinista
al collasso sovietico
Con la rivoluzione khomeinista del 1979, il quadro geopolitico
dell'area mediorientale cambia drasticamente. L'Occidente,
capeggiato dagli Usa, perde con la Persia dello scià uno dei due
pilastri sul quale aveva edificato, fin dalla fine del secondo
conflitto mondiale, il confronto militare e strategico con l'Unione
sovietica. Eventi immediatamente successivi, come il colpo di stato
in Pakistan (aprile 1979) e le due guerre pressoché decennali che
seguono - conflitto sovietico-afghano (dic. 1979-febbr. '89) e
conflitto Iran-Iraq (1980-'88) - , appaiono, sul piano geostrategico,
come una pronta risposta dell'Occidente talassocratico che, per
interposta persona, tenta di regolare i conti, una volta per tutte,
col nemico di sempre: la Russia. Infatti è con la trappola afghana,
organizzata dall'amministrazione Carter37 e dal suo
consigliere per la sicurezza nazionale, Zbigniew Brzezinski, che
inizia il declino dell'Unione Sovietica, già all'interno
drammaticamente provata dalla lunga stagnazione economica dell'era
brezneviana.
In tale nuovo contesto, l'importanza della Turchia, quale presidio
occidentale, sembrerebbe sicuramente accresciuta, e per certi versi
lo è sicuramente; tuttavia, è proprio in questo decennio, che la
Turchia entra in contrasto con il più importante e sicuro alleato
degli interessi del cosiddetto "mondo libero" dell'intera
area: Israele. Per Tel Aviv, la Turchia si inseriva, fin dal 195838
in quella "strategia periferica" ideata da Ben Gurion,
fmalizzata a mantenere un equilibrio nel Vicino Oriente tramite i
paesi non arabi (Turchia e Iran). Nel 1980, tuttavia, i rapporti tra
i due paesi si incrinarono a tal punto che le relazioni diplomatiche
furono interrotte. Tale episodio è da mettere in relazione
all'accordo di pace israelo-egiziano del
__________________________
35 11 patto di Baghdad, dopo il ritiro
dell'Iraq dall'alleanza, diede luogo nel 1959 alla costituzione del
patto CENTO (Centrai Treaty
Organization). Gli Stati Uniti vi parteciparono indirettamente
mediante trattati bilaterali di cooperazione con i singoli membri.
Il patto CENTO venne sciolto nel 1979 in seguito alla rivoluzione
khomeinista.
36
Per un rapido e sintetico sguardo sulla crisi di Suez, vedi
Gianfranco Peroncini, La
Guerra di Suez, Edizioni all'insegna del Veltro, Parma 1986.
37 "Nel luglio del 1979 Carter firmò una direttiva
presidenziale per lanciare un piano segreto a sostegno dei mujahidin
in Afghanistan. Confermato dall'ex direttore della CIA Robert Gates
nel suo libro From the Shadows, questo "piano
segreto" era strumentale al fine di provocare
la guerra sovietico-afghana" (Robert
Gates, From the Shadows: The
Ultimate Insider's Story of Five Presidents and How They Won the Cold War)" in Nobel War Prize di Michel Chossudovsky,
(http://www.globalresearch.ca)
38 Nell'estate del 1958,
Israele e Turchia firmarono un accordo di cooperazione diplomatica,
militare, commerciale e scientifica, noto come "patto
periferico".
_____________________________________
1979,
con il quale Israele "cominciò
a intravedere la possibilità di una più diretta "opzione araba"
come strategia alternativa per la sua sicurezza nazionales39,
al colpo di stato del 198040 ed infine all'indirizzo
tiepidamente e pragmaticamente filoislamico impresso dal governo
neoliberista di Turgut 0zal.
Nel corso degli anni ottanta la politica estera turca, dunque,
nonostante i notevoli problemi di stabilità interna ed i
sommovimenti dell'intera area, e a parte la lunga crisi diplomatica
con Israele, si muove lungo i tradizionali binari della fedeltà
atlantica, della neutralità e della non interferenza con i paesi
del vicino Oriente. Il basso profilo internazionale della Turchia in
questi anni sarà tuttavia fonte di preoccupazione per Ankara, che
rinegozia l'alleanza bilaterale con gli USA e nel 1987 chiede
formalmente (e invano) di entrare nella Comunità Europea.
La Turchia nel sistema
unipolare:
dalla ricerca di una identità geopolitica
alla
sudditanza atlantica Ricerca di una
identità geopolitica
La guerra del
Golfo e il crollo dell'Unione Sovietica41, con cui si
aprono gli anni novanta, rappresentano due eventi che la Turchia
prontamente cavalca al fine di emergere dalla penombra
internazionale degli anni precedenti.
In relazione alla crisi del Golfo, il comportamento di Ankara è
teso a rimarcare il proprio ruolo regionale, ora nuovamente ed
eccezionalmente rilevante sul piano geostrategico. Per tali fmalità,
interrompe gli oleodotti con l'Iraq, concede l'uso delle proprie
basi alla coalizione capeggiata dagli angloamericani e, dopo il cessate
il fuoco, aderisce - soffrendo peraltro un danno economico
stimato pari a circa 10 miliardi di dollari l'anno - , al vergognoso
embargo decretato contro la popolazione irachena. Con questi
atteggiamenti, la Turchia rompe la tradizionale e cauta politica di
neutralità e non interferenza sino ad allora perseguita.
Sul piano delle relazioni con i paesi dell'area vicinorientale,
riprende i rapporti diplomatici con Israele, e, parallelamente,
avvia una azione di avvicinamento al mondo arabo in nome della
comune cultura islamica. I rapporti con Israele, dapprima
sostanzialmente commerciali, evolveranno nell'alleanza militare del
199642 che evidenzierà la loro funzione antisiriana.
Col disfacimento dell'impero sovietico, la Turchia guadagna
improvvisamente, a est, l'inatteso ruolo di potenziale guida delle
nuove repubbliche indipendenti (Azerbaigian, Kazakistan, Uzbekistan,
Turkmenistan, Kirghizistan), ricche di risorse energetiche, mentre,
a occidente, con la crisi della Federazione jugoslava ed il crollo
del regime comunista di Tirana, le si apre l'opportunità di
inserirsi nella riorganizzazione dei Balcani che assumono, agli
occhi di Ankara, un grande valore strategico quale direttrice per il
trasporto di risorse energetiche e di materie prime dall'Asia
centrale all'Europa, attraverso il corridoio
Turchia-Bulgaria-Macedonia-Albania. Per raggiungere questo obiettivo
la Turchia promuove una serie di azioni politiche volte a favorire
la secessione della Bosnia Erzegovina, della Macedonia e della
regione Kosovo e Methoija dalla Federazione jugoslava e a isolare la
Serbia percepita come punta avanzata degli interessi russi.
Questa nuova aspirazione della Turchia a sviluppare la propria
influenza verso oriente ed occidente è consacrata, agli inizi del
1992, dal presidente Demirel con la storica espressione "la
Turchia si estende dal Mar Adriatico alla Muraglia cineses43.
La dottrina Demirel trova la propria giustificazione culturale e
ideologica nelle tendenze panturaniche e filoislamiche che, seppur
da sempre rigettate dalla oligarchia politico-militare turca, ora
vengono con invidiabile tempismo pragmaticamente accettate.
Alle dichiarazioni di Demirel seguono l'immediato riconoscimento
della Bosnia Erzegovina (febbraio 1992), la proposta di Ecevit
(giugno 1992) di un patto militare per la sicurezza comune tra
Turchia e Bosnia Erzegovina44, il trattato con l'Albania,
che entra, auspice Ankara, nella Conferenza Islamica al fine di
contrastare le pretese territoriali che la Grecia aveva avanzato su
alcune zone dell'Albania meridionale (Epiro settentrionale secondo i
Greci).
Sempre nel 1992, il Governo di Ankara promuove una conferenza
(che si terrà ad Ashkabad) dei paesi islamici dell'Asia centrale (Uzbekistan,
Turkmenistan, Kazakistan, Azerbaigian, Kirghizistan, Tagikistan,
Iran, Pakistan), nel corso della
_______________________________
39 Daniela
Pioppi in Geopolitica
della Turchia (a cura di
Roberto Aliboni), Franco Angeli, Milano, 1999, p. 104.
40 In
seguito alla svolta liberista attuata dal breve governo di Stileiman
Demirel (1979-80), il Partito Repubblicano del
Popolo reagì chiedendo la nazionalizzazione dei beni di produzione e l'istituzione di
nuove alleanze con il Terzo Mondo e i Paesi socialisti dell'Europa
orientale. La forte
contrapposizione generò un'ondata di manifestazioni di piazza e
attentati terroristici, fino a quando il 12 settembre 1980
l'esercito assume il potere, sospende la Costituzione ed impone la
legge marziale. Organo di Governo diventa il Consiglio di sicurezza
nazionale, presieduto dal generale Kenan Evren. Il capo di stato
maggiore, ammiraglio Búlent Ulusu, è
nominato primo
ministro.
41 L'otto dicembre
1991 l'Unione Sovietica si dissolve e nasce la Confederazione degli
Stati indipendenti.
42 L'accordo
turco-israeliano, firmato in due tempi distinti, nel febbraio e
nell'agosto del 1996, da due Governi diversi, venne ratificato
da Necmettin Erbakan, capo del
Refah Partisi (Partito del Benessere) di ispirazione islamica.
L'alleanza militare prevedeva, tra l'altro, esercitazioni
congiunte aeree e navali, nonché l'accesso di Israele ai porti ed
allo spazio aereo anatolico.
43 In
"Politica", 25 febbraio 1992.
44 La Turchia assicurerà ingenti forniture di armi e
munizioni ai bosniaci "musulmani" di Izetbegovic per tutta
la durata della guerra
contro la Serbia.
________________________________-
quale
vengono delineati i punti programmatici inerenti le infrastrutture
necessarie per l'unificazione economica dell'intera area. Le
infrastrutture riguardano principalmente: nuovi oleodotti, gasdotti,
linee elettriche e telefoniche. Viene inoltre valutata l'opportunità
di realizzare una nuova rete autostradale e ferroviaria per
collegare l'Asia centrale al Mediterraneo attraverso l'Iran e la
Turchia. In questo ampio disegno rientra anche la realizzazione
della linea ferroviaria Istanbul-Pechino che sarà inaugurata nel
1996.
Come è facilmente intuibile, tutte le azioni condotte da Ankara
tendono a limitare l'influenza della Russia sia nell'area
centroasiatica che in quella balcanica. I nuovi corridoi (in
particolare, l'oleodotto Baku-Ceyhan) prospettati da Ankara
estromettono, infatti, Mosca dall'intera area.
L'accerchiamento della
Russia
e il ruolo della Turchia
Quella che sembra essere, agli inizi degli anni novanta, per
Ankara, una nuova e autonoma strategia geopolitica, in realtà
rientra nel più vasto disegno degli Usa di conquista dello spazio
eurasiatico in ossequio alle teorie di Kissinger, Brzezinski e
Huntington.
Per i nordamericani, la Turchia è una potenza regionale laica,
testa di ponte della NATO, con un regime sostanzialmente affidabile,
che ha la specificità di trovarsi a cavallo tra l'Europa e l'Asia e
di fungere quindi da cerniera (o cuneo) tra quattro diverse realtà
geografiche, economiche, etniche e culturali: Balcani, Russia, Asia
centrale e Vicino Oriente; è inoltre il centro di importanti vie di
comunicazione per il petrolio e il gas del Caucaso e dell'Asia
centrale. E', inoltre, ricattabile sul piano internazionale per
l'annosa questione curda. La sua influenza politica e culturale,
nonché economica, opportunamente "sollecitata" dagli
strateghi statunitensi, potrebbe irradiarsi, per posizione
geografica e affinità culturali ed etniche, lungo una diagonale
ovest-est che va dai mari Mediterraneo ed Egeo fino alle repubbliche
caucasiche e a quelle turcofone dell'Asia centrale, che confinano
con la Federazione Russa, la Cina, l'Afghanistan e l'Iran, e
diventare una spina nel fianco della Russia e della Cina, dove,
peraltro la presenza militare americana diventa sempre più
rilevante.45
Tra gli analisti suggeritori della strategia geopolitica
statunitense volta a "sollecitare" e "orientare"
il governo di Ankara verso l'avventurismo del panturchismo spicca
Graham E. Fuller, consulente della influente Rand Corporation ed
ex-vice presidente del National Intelligence Council della Cia. Gran
conoscitore del mondo arabo e dell'Islam cosiddetto politico, Fuller
è autore di interessanti saggi dedicati alla geopolitica dell'Islam4ó,
dell'Iran, della Turchia e alla questione curda. Di particolare
rilievo le tesi esposte nei suoi Turkey
Faces East: New Orientations Toward the Middle East and the Old
Soviet Union47 e Turkey's
New Geopolitics: From the Balkans to Western China48,
pubblicati rispettivamente nel 1992 e nel 1993, basate su
analisi e riflessioni maturate tra la fine degli anni ottanta e il
1991. Per Fuller e i suoi collaboratori, con il crollo dell'Unione
sovietica il ruolo regionale della Turchia dovrebbe cambiare. La
"nuova" Turchia, come la definisce Fuller, dovrebbe
abbandonare la tradizionale politica "isolazionista",
passare cioè, come più sinteticamente riporta in un articolo di
circa dieci anni dopo, ma prima dell' 11 settembre 2001, da una
politica "defensive" e
"reactive" ad una invece "positive
and dynamic" che dovrebbe espandersi in "all
direction - north, south, east and west". Fuller auspica
per la Turchia una "grande geopolitica" che dovrebbe
basarsi sulla "internal
richness of the Turkish population itself and all its multiple
elements - Anatolian Turks, Turkmen, Turks from the Balkans, Kurds,
Caucasian peoples, central Asian peoples, Uighurs, Sunni and Alevi
Muslims, secularist, liberals, leftists, nationalists, and Islamist
groups. Every one of these groups can contribue in its own way to
create a "grand" foreign policy". (Graham E.
Fuller, Cengiz (adar, Grand
Geopolitics for a new Turkey, "The Eurasian Politician",
4, August 2001).
Le tesi e le raccomandazioni di Fuller si accordano perfettamente
con quella che abbiamo definito più sopra "dottrina Demirel".
L'influenza della Turchia si diffonde dunque lungo il fianco
meridionale della Russia, proprio in quell'area defmita da
Brzezinski come "arco di crisi".
Dal punto di vista nordamericano, la Turchia diventa quindi un
importante anello di una cintura di stati, facilmente controllabili
per Washington, che accerchiano la Russia, e costituiscono una
potenziale linea di frattura (cioè di destabilizzazione)
all'interno della massa eurasiatica. Una linea di frattura che gli
strateghi di Washington alimentano e allargano ad arte sulla base di
endogene situazioni critiche (come ad esempio in Daghestan, in
Cecenia e nella federazione jugoslava) e colorano pragmaticamente di
verde appoggiando e pilotando le iniziative terroristiche
dell'islamismo wahhabita, secondo la logica dello "scontro di
civiltà" teorizzata da Samuel Huntington.
_________________________________
45 Mohammed-Reza Djalili, Thierry Kellner, Les
États-Unis et l'Asie centrale après le 11 septembre 2001, Géopolitique
des États-Unis, "Revue fraNaise de Géopolitique", 1,
2003, p. 242-267.
46 Graham E. Fuller, Ian O. Lesser, Geopolitica
dell'Islam, Donzelli Editore, Roma, 1996.
47 Graham E. Fuller, Turkey
Faces East: New Orientations Toward the Middle East and the Old
Soviet Union, Rand Corp., Santa Monica, 1992, vedi anche From
Eastern Europe to Western China: The Growing Role of Turkey in the
World and Its Implications for Western Interests, Rand Corp.,
Santa Monica, 1993.
48
Graham E. Fuller, Ian O. Lesser, (con Paul B. Henze e J. F. Brown), Turkey's
New Geopolitics: From the Balkans to Western China, Westview
Press, Boulder, 1993.
_________________________________
L'importante
e strategico ruolo di Ankara, tuttavia, benché rilevante sul piano
geopolitico, perde nel corso degli ultimi anni, una precisa funzione
militare, a causa della presenza dei contingenti americani e inglesi
nell'intera area in seguito alla sequela delle guerre da loro
capitanate: Kuwait (1991), Afghanistan (2001) e Iraq (2003). A
queste guerre bisogna aggiungere anche quella scatenata contro la
Serbia di Milosevic nel 1999 con cui la NATO si assicura il pieno
controllo militare dei Balcani.
Nei primi anni del 2000, con la stabilizzazione militare del sistema
unipolare e la parallela espansione militare oltre che economica e
politica, dell'imperialismo americano in Europa orientale e nel
Vicino Oriente, il ruolo della Turchia è dunque fortemente
ridimensionato: la repubblica anatolica diventa sempre più un paese
suddito dell'iperpotenza d'oltreoceano.
|
La crisi irachena
e la
questione curda
Tuttavia quando
scoppia di nuovo la questione irachena tra il gennaio e il marzo del
2003, l'alleanza tra Washington e Ankara sembra incrinarsi come, per
altri motivi, anche quella tra gli Usa e la "vecchia
Europa" rappresentata dalla Germania, dalla Francia e dal
Belgio. Per un istante l'organizzazione NatoO sembra scricchiolare.
Il parlamento turco rifiuta infatti, fin da subito, di fornire basi
militari alle forze anglo-americane. In seguito, quando Erdogan
ottiene, faticosamente, l'approvazione per l'invio di circa
diecimila unità, sarà Washington a dover rifiutare l'aiuto di
Ankara, a causa della reazione dei Curdi iracheni che, timorosi di
vedere invaso il nord del paese (regioni di Mossul e Kirkuk) da
truppe turche, dichiarano di aprire il fuoco sul primo soldato turco
che si faccia vivo ai confmi tra Iraq e Turchia. Il timore del
governo e del parlamento turco invece è che i Curdi iracheni
appoggino gli americani per ottenere l'indipendenza, un fatto che
alimenterebbe le rivendicazioni di autonomia dei Curdi turchi. |
La Turchia e l'Europa.
La prospettiva europea
Con il crollo del
muro di Berlino ed il collasso sovietico, molti in Europa hanno
creduto di poter vedere realizzato, in tempi brevissimi, il sogno
dell'unità continentale. Il successo dell'integrazione della
Germania di Pankow nella Repubblica Federale Tedesca anticipava per
costoro quello dell'integrazione dei paesi dell'Europa orientale
nell'Unione Europea. La realtà tuttavia è stata loro matrigna.
L'unità economica e commerciale indubbiamente c'è stata, ma non
quella geopolitica. Quest'ultima è stata inficiata dai seguenti
passaggi della politica militare americana: estensione e
rafforzamento della NATO che ha, peraltro, battuto sul tempo
l'allargamento a venticinque dell'UE; dislocamento di truppe
statunitensi nell'area del Vicino Oriente (in occasione della crisi
del Kuwait, della guerra all'Afghanistan e all'Iraq) e nell'area
balcanica (in occasione della questione del Kosovo). Questi
avvenimenti non solo sono stati un monito per la nazioni europee
come la Francia e la Germania, che, ripetutamente, hanno cercato di
porre, all'attenzione degli altri paesi membri dell'Unione, il
problema della difesa comune, ma hanno soprattutto stabilito, manu
militari, l'estensione della "frontiera"
statunitense all'Europa orientale. Di fatto la "giurisdizione
militare" sull'intera Europa - esclusa la Russia - è oggi
completamente una questione americana e ...inglese.
Sebbene l'Europa oggi, geopoliticamente parlando, non esista, se non
come parte costituente dell'Occidente americanocentrico, essa
annovera tuttavia numerosi partigiani che possiamo suddividere in
due classi principali: gli occidentalisti e gli utopisti.
Appartengono alla classe degli occidentalisti gli Europei che si
richiamano alle radici "giudaico-cristiane" o
semplicemente cristiane (cattoliche e protestanti), laiche e
neoilluministe dell'Europa, sia nella loro interpretazione liberale
sia in quella socialista. Attratti dall'American way
of life,
difficilmente
dissentono dai loro alleati d'oltreatlantico: in defmitiva, sono
Europei solo per le loro origini.
Gli utopisti si richiamano, invece, oltre che alle radici cristiane,
riferite, in particolare, esclusivamente, alle sole tradizioni
cattolica o ortodossa, anche a quelle pagane e classiche dell'Europa
nibelungica o greco-romana. Fortemente critici del neoilluminismo e
dell'americanismo, sono alla perenne ricerca di una terza
alternativa: ieri tra USA e URSS oggi tra USA e Islam, domani, molto
probabilmente, tra Usa e Cina. Oggettivamente, al di là delle loro
intenzioni, non si discostano, sul piano dell'azione e
dell'incisività politica, dagli occidentalisti. Nel migliore dei
casi gli utopisti sono i testimoni del tramonto di un'Europa da loro
sognata, fortemente voluta, ma mai esistita, nel peggiore sono degli
utili idioti.
La Turchia e
l'Unione
Europea
Nell'ambito
dell'Unione europea si sono sempre manifestate due tendenze: una
proamericana (euroatlantica), patrocinata dal Regno Unito, ed una
eurocontinentale, patrocinata dalla Francia e dalla Germania. E
nell'ambito
dell'evoluzione di questa dicotomia, che andrebbe dunque analizzato,
dal punto di vista geopolitico e geostrategico, il senso
dell'inclusione nell'Unione (o dell'apparentamento all'Unione) di
ogni nuovo membro.
La Turchia, per la sua cruciale posizione geostrategica,
diventa, in rapporto all'evoluzione dell'Ue, la chiave di volta di
almeno tre scenari geopolitici, che definiamo, per ora, come
euroccidentale, euroamericano ed eurocentrico.
Scenario
euro-ccidentale
Questo
scenario è sostanzialmente quello attuale. Esso considera un'Europa
a ventisette (allargata quindi anche alla Romania e alla Bulgaria,
ma non inclusiva della Turchia), fortemente controllata, sul piano
finanziario, dalla BCE, ma debolmente coordinata, su quello
politico, dalla terna costituita dalle nazioni europee più
determinanti dal punto di vista economico e politico: Francia,
Germania e Gran Bretagna.
Secondo una corretta prospettiva geopolitica, questa Europa non
costituisce affatto un'unità completa, in quanto deficitaria del
contrafforte sudorientale, rappresentato dall'attuale Turchia, e con
scarso peso militare nel Mar Mediterraneo. Un'Europa che non
controlla i Dardanelli, se non mediante una organizzazione guidata
da una potenza d'oltreatlantico (la NATO), che non ha la possibilità
di approvvigionarsi delle risorse energetiche presenti nel
"suo" Vicino (e non "Medio") Oriente e in Asia
centrale, ma è tributaria dei potentati anglo-americani, e non ha il
libero accesso all'Oceano Indiano è, parafrasando, il principe di
Metternich, soltanto una "geographischer
Begriff'. Occorre
inoltre considerare che il ruolo di Bruxelles, a causa
dell'intrinseca fragilità politica dell'Unione e del fatto che la
quasi totalità dei paesi membri aderiscono alla NATO49,
non potrà essere geopolitico, ma soltanto geostrategico, subalterno
e funzionale agli interessi d'oltreoceano.
Su scala mondiale, l'Europa a ventisette seguiterebbe dunque a
costituire la testa di ponte del sistema occidentale, a guida
angloamericana, lanciato al controllo (se non alla conquista)
dell'Asia, e dunque dell'intero pianeta.
Rifiutando la Turchia quale membro dell'Unione, l'Europa a
ventisette non entrerebbe a diretto contatto con le aree di crisi
del Vicino Oriente - Iraq, Siria e Iran -, ma ciò non la terrebbe
al riparo dalle azioni "terroristiche"; queste,
costituendo il Vecchio Continente l'anello debole del sistema
politico-militare occidentale, con tutta probabilità saranno
verosimilmente intensificate al fine di spingere i singoli governi
nazionali a scindere le proprie responsabilità da quelle americane,
come è avvenuto recentemente nel caso della Spagna.
Una Turchia fuori dall'Europa ed eterodiretta dagli Usa sarebbe
libera inoltre di espandere la sua influenza a occidente affinando
la dottrina Demirel, basata, ricordiamo, sulla miscela ideologica
del panturchismo e dell'islamismo politico. In tale prospettiva la
Turchia, mantenendo alta la tensione nell'ex Federazione jugoslava
tra le diverse etnie e culture, contribuirebbe a ritardare o
addirittura impedire l'integrazione nella UE di Croazia, Serbia,
Macedonia, Bosnia Erzegovina e Albania. La Turchia in tal caso
rappresenterebbe un serio e ingestibile fattore esterno di
destabilizzazione per l'intera Unione.
Scenario
euroamericano - Lo
scenario euroamericano considera che la "nuova" Turchia,
quella cara al think
tank della Rand
Corporation, sponsorizzata dagli Usa50, (che la ritengono
pragmaticamente "occidentale" o "orientale", a
seconda del ruolo che le vogliono riservare), entri nella UE per
rafforzare il partito euroamericano - già largamente ed
efficacemente rappresentato dalla Gran Bretagna, dall'Italia e dalle
nazioni della "nuova" Europa51 (Polonia e
Ungheria) - e dunque vanificare i ricorrenti tentativi
franco-tedeschi di emancipare la UE dal soffocante abbraccio con la
potenza d'oltreatlantico. In tal caso i timori degli Europei
tradizionalmente contrari all'entrata in Europa del Paese della
Mezzaluna (Austria, Olanda e Svezia), relativi alla religione
islamica, all'elevato numero di abitanti, all'alto tasso di natalità52,
ai diritti umani violati, alla non remota possibilità di
invischiare direttamente il Vecchio Continente nei conflitti
dell'area del Vicino Oriente, alimentati ad arte, diventano gli
elementi costitutivi di una strategia tesa a creare tensioni sociali
e politiche all'interno dell'Unione53 (che la
indebolirebbero anche sul piano economico) e orientare la pubblica
opinione europea contro il pericolo
_________________________
49 L'organizzazione del patto nordatlantico annovera
tra i paesi membri le seguenti nazioni: Belgio, Bulgaria, Canada,
Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Grecia,
Islanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Paesi
Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Romania, Slovacchia,
Slovenia, Spagna, Turchia, Ungheria, USA.
50
A ridosso del vertice Nato, tenuto a Istanbul nel giugno del 2004,
ancora una volta l'Amministrazione americana, per bocca del
presidente Bush, ha tenuto a raccomandare a Bruxelles l'importanza
dell'ingresso della Turchia nella Ue. Il summit della Nato, secondo il segretario
generale dell'Alleanza Atlantica, Jaap de Hoop Scheffer "è
destinato
a rafforzare il dialogo mediterraneo all'interno del piano del Grande Medio Oriente" e la Turchia, in quanto modello
di stato laico nel mondo musulmano, riveste una funzione strategica
in questo contesto "per aiutare la comunità internazionale a proiettarsi nella vasta
regione mediorientale e a fronteggiare le minacce asimmetriche legate al terrorismo, alla proliferazione di armi di distruzione di massa
e ai conflitti etnico-religiosi".
51
La divisione tra vecchia e nuova Europa venne evocata da Rumsfeld e
Bush in occasione della crisi euroatlantica originata dal rifiuto
franco-tedesco a partecipare all'aggressione all'Iraq.
52 La popolazione turca è passata dai circa 35 milioni del 1970
agli oltre 56 del 1990 per raggiungere i 67 milioni nel 2001; alcuni
analisti prevedono per il 2015 una crescita pari a quella attuale
della Germania (oltre 80 milioni di abitanti). (Fonti: Piene Béhar,
Une géopolitique pour l'Europa, éditions
Desjonquères, Paris, 1992, p. 160; Luigi Di Comite, Eros Moretti, Geopolitica del Mediterraneo, Carocci editore, Roma, 1999, p.
132; Calendario atlante De Agostini 2003, GEOnext
- Istituto Geografico De Agostini, Novara, 2002, p.968; Gian Paolo
Papa, L'ultimo treno per il continente cristiano, in
"Aspenia", 24, 2004, p. 240-249.
53 Principalmente in Francia e
in Germania.
________________________________
islamico,
al fine di facilitare e sostenere la penetrazione neocolonialista
degli angloamericani nel Vicino Oriente e in Asia centrale. Questa
strategia, inoltre, fomentando l'avversione verso le culture araba e
islamica, crea le precondizioni per realizzare un vulnus
geopolitico, passante nel Mar Mediterraneo, tra l'Europa
e i paesi del Nord Africa e del Vicino Oriente54. Le basi
teoriche di questo disegno, ricordiamo, sono espresse compiutamente
dagli scritti di Samuel Huntington.
Secondo questo scenario che abbiamo definito euro-americano, l'UE
sarebbe per alcuni aspetti formalmente un'unità geopolitica quasi
completa, (essendo il continuum
geopolitico interrotto dalla non inclusione di Serbia,
Macedonia, Croazia, Bosnia e Albania), in quanto tecnicamente
comprenderebbe la Turchia, il suo naturale contrafforte sudorientale.
Tuttavia come analizzato più sopra, tale unità sarebbe vanificata
proprio dal ruolo strategico proamericano della "nuova"
Turchia. In questo caso la Turchia sarebbe un fattore interno di
destabilizzazione dell'Unione per quanto concerne la politica
estera, la difesa comune e l'omogeneizzazione delle politiche
sociali in ossequio alla politica americana del "divide
et impera".
L'ingresso della "nuova" Turchia inoltre
giustificherebbe la candidatura e successivamente l'adesione
all'Unione Europea di un'altra "nuova " nazione
"occidentale": Israele. In prospettiva l'ingresso di
Israele costringerebbe tutti gli Europei a seguire e subire la
politica antiaraba degli angloamericani, ed inoltre a considerare e
gestire i paesi arabi del bacino mediterraneo come il proprio
"cortile di casa", secondo lo schema adottato e perseguito
dai nordamericani nei confronti delle nazioni del Centro e del Sud
America.
Secondo questa visuale, i recenti "dissapori" diplomatici
tra la "nuova" Turchia e Israele55, come
d'altronde il rifiuto di partecipare all'aggressione dell'Iraq nel
marzo del 2003, sono spiegabili nel contesto dei rapporti di forza
tra la lobby
industrial-militare turca, tradizionalmente
filoamericana, e il governo formalmente "filoislamico" di
Erdogan. Queste recenti incomprensioni all'interno del
"campo" americano, pur creando degli interessanti
precedenti, che svilupperemo analizzando lo scenario "eurocentrico",
non sembrano affatto inficiare, per ora, la politica proamericana di
Ankara.
Scenario
eurocentrico o dell'Unione riformata - Secondo un'altra
prospettiva, che prevede il baricentro del potere di Bruxelles
spostato sull'asse procontinentale Parigi-Berlino ed il
contemporaneo slittamento della Turchia da uno schieramento
filoamericano ad uno eurocontinentale56, l'ingresso di
Ankara nell'UE potrebbe contribuire a far evolvere quest'ultima in
un'unità politica autonoma che bilancerebbe, nello spazio
eurasiatico, la Russia e, a livello mondiale, si contrapporrebbe
agli Usa. La guida dell'Unione in tal caso sarebbe, in prospettiva,
assicurata non più dal fragile e inconsistente trilateralismo
attuale (Gran Bretagna, Francia, Germania) sul quale incombe l'asse
decisionale Londra-Washington, ma da quello costituito da Francia,
Germania e Turchia.
Il principale motivo per cui l'ingresso della Turchia potrebbe
accelerare tale evoluzione risiede nel fatto che temi e
problematiche squisitamente politici, come la difesa e la politica
estera comuni, tenute sempre al di fuori dalle discussioni decisive
di Bruxelles o, nel migliore dei casi, procrastinate a improbabili
scadenze se non proprio congelate, irromperebbero immediatamente nel
dibattito politico europeo, costringendo i tecnocrati e i politici
del Vecchio Continente ad affrontarli e ad operare una scelta
decisiva per il futuro della stessa Unione.
Tale ingresso, mentre alienerebbe agli Usa un prezioso partner,
acquisirebbe alla causa proeuropea un elemento
indispensabile57 per la costituzione di una unità
politica europea completa, gelosa della propria integrità
comprensiva del bacino mediterraneo e consapevole dell'importanza
della presenza dell'Unione nelle politiche vicinorientali. Con la
Turchia inclusa nel contesto europeo, l'UE guadagnerebbe di fatto,
al di fuori della Nato, il controllo degli stretti, l'opportunità
di far valere, a livello mondiale, le proprie ragioni relative alla
politica di accaparramento delle risorse energetiche, scioglierebbe
facilmente l'annosa questione cipriota e renderebbe marginale,
seppur con qualche difficoltà, la questione curda, riconoscendo ai
Curdi di Turchia gli stessi diritti delle altre minoranze
linguistiche ed etniche presenti nell'Unione58, e ciò in
base non a preoccupazioni ideologiche, seguendo qualche fumoso
universalismo cristiano o laico, ma per precise e vincolanti
necessità pratiche.
Nell'eventualità di una Unione Europea riformata, cosciente del
proprio destino geopolitico e della ritrovata integrità
territoriale, Bruxelles potrà dichiarare la propria politica nei
confronti dei paesi arabi e di Israele, longa
manus dell'imperialismo Usa, liberamente, senza subire le
pressioni americane.
____________________________
54
Tiberio Graziani, La
création de l'ennemi islamique dans la le cadre de la géopolitique
USA pour la domination mondiale, in Tahir de la Nive, Les
Croisés de l'Onde Sam, Éd. Avatar, Paris 2003, pp.
195-207.
55 1124
maggio 2004, Ankara ha richiamato "per consultazioni" il
proprio ambasciatore a Tel Aviv e innalzato a rango di ambasciatore
il console per la Palestina a Gerusalemme.
56 Un
potenziale slittamento di Ankara verso l'Europa è stato oggetto di
un interessante articolo di G.E. Fuller recentemente pubblicato in
"The Washington Quarterly", summer 2004, Turkey'
strategic model: myths and realities, p.51-59.
57 La
penisola anatolica rappresenta, in riferimento al Mar Mediterraneo,
il naturale pendant
geopolitico della Spagna; vedi più sopra il paragrafo Le
costanti geopolitiche della "quarta penisola" europea.
58 L'Unione
Europea si adopera per tutelare le lingue regionali e minoritarie
presenti sul suo territorio basco, bretone, catalano, frisone,
gallese, ecc.
___________________________________
La
presenza nello scenario mondiale di una UE basata sull'asse
franco-tedesco e allargata alla Turchia metterebbe fine, per quanto
sopra esposto, al sistema unipolare. In questo percorso l'UE
potrebbe contare sull'appoggio di molti alleati, attualmente critici
dello strapotere degli anglo-americani sull'intero pianeta. Tra
questi, l'UE potrà annoverare, almeno nella fase iniziale della sua
costruzione politica, anche la Russia.
Nella fase iniziale, poiché una UE di questo tipo, essenzialmente
eurocentrica, sostituendo in pratica gli USA e la Gran Bretagna nel
controllo dell'Europa (occidentale e centrorientale) e del vicino
Oriente, lascerebbe alla Turchia l'attuale ruolo di potenza
regionale, limitandone però la potenziale espansione culturale e
politica verso l'occidente balcanico ed adriatico (ex Jugoslavia e
Albania), al fine di contenere le preoccupazioni delle popolazioni
non musulmane lì residenti. La nuova UE riformata si troverebbe a
dover mettere in campo strategie politiche volte a riempire
all'interno del proprio spazio il "vuoto" geopolitico
dell'ex-Jugoslavia e dell'Albania. Tale spazio andrebbe riunificato
in una nuova confederazione europea sudorientale in cui l'apporto
delle comunità slave, specificatamente serbe, particolarmente
sensibili al richiamo della Russia, dovrebbe essere valorizzato e
centrale al fine di renderle impermeabili alle potenziali ingerenze
russe.
Che l'ipotesi dello scenario sopra esposto non sia affatto peregrina
trova la sua ragion d'essere nella crisi euroatlantica emersa a
ridosso della questione irachena. In quell'occasione, il fermo e
deciso "no alla guerra" di Belgio, Francia e Germania,
congiunto alle perplessità espresse dalla Turchia in merito alla
concessione delle basi militari alle forze angloamericane per
l'aggressione all'Iraq, ha posto le premesse di una possibile
politica europea volta a contrastare se non proprio isolare gli Usa
e la Gran Bretagna e, questione forse più importante per i
proeuropei, ha portato allo scoperto il problema della comune difesa
europea al di fuori della Nato.
La crisi euro-atlantica, che non è stata ancora superata, ma
semplicemente congelata, ha certamente lasciato il segno. Se non ci
fosse stato quel precedente, difficilmente Zapatero, con la sola
pressione popolare, avrebbe avuto la forza di sganciare la Spagna
dal pantano iracheno.
Oltre la crisi euro-atlantica occorre tener presente, nello
slittamento di Ankara dal polo d'attrazione americano a quello
europeo, anche i recenti dissapori diplomatici tra la Turchia e
Israele, l'entità politica attualmente più filoamericana del
Vicino Oriente. Le incomprensioni sorte in relazione alla politica
dell'amministrazione Sharon sulla questione palestinese e le
decisioni prese dal Gverno turco sull'interruzione dei rapporti
diplomatici, sebbene non debbano essere fraintese come ha tenuto a
sottolineare il primo ministro Erdogan, hanno tuttavia nuovamente
posto, con la nomina del console turco di Gerusalemme Húseyin Avni
Bigakgi ad ambasciatore, il problema dello stato giuridico della Città Santa59, e posto le premesse del riconoscimento
internazionale dello stato palestinese.
Altri fattori decisivi per l'evoluzione proeuropea dell'Unione
allargata alla Turchia sono, inoltre, forniti dall'ampliamento del
mercato dell'euro, che diventerebbe la moneta di riferimento per i
paesi arabi e quelli centroasiatici, e dal controllo delle fonti
energetiche del Caucaso.
Sul piano della politica sociale interna, un'Unione Europea, così
riformata ed allargata alla Turchia, dovrà prendere importanti e
drastiche decisioni relative al problema della massiccia
immigrazione dall'Africa e stabilire importanti norme regolatrici
della migrazione interna nonché della distribuzione demografica
nello spazio dell'Unione, al fine di eliminare attriti e
incomprensioni tra gruppi etnici e culturali differenti, attriti
facilmente strumentalizzabili dagli angloamericani e, dunque,
potenzialmente dannosi per la serenità e la coesione sociale e
politica dell'Unione.
______________________________
59 Riporta il commentatore Zúbeyde Evren Mesci "L'aver
nominato un "ambasciatore";
però,
non significa che il consolato di Gerusalemme "viene
innalzato a Ambasciata". Questo perché, in base alla decisione ONU del 1947,
Gerusalemme non deve essere considerata sotto la sovranità di
nessuno stato e questo status
quo non
può essere modificato. Lì nessuno stato può aprire un
'ambasciata. Israele ha autonomamente preso la decisione che "Gerusalemme deve esser considerata territorio
israeliano", ma neanche gli Stati Uniti hanno potuto aprirvi un
'ambasciata. L 'Ambasciatore di Israele ad Ankara, Pinhas Avivi, a
proposito della nomina di un ambasciatore al consolato di
Gerusalemme ha affermato a Sabah: "E'
la prima volta che sento una cosa del genere - ed ha continuato - Penso
che prima della nascita dello stato palestinese non si possa neanche
fare. La Turchia sarà presto uno stato europeo. E non c'è in
Europa uno stato che abbia preso una decisione analoga. Penso che
sia un bene se la Turchia segue la politica europea in
materia", Sabah, 26/5/04, trad. di Michelangelo Guida, www.aljazira.it.
________________________________
La
Turchia e L'Eurasia. La marcia
ad Oriente dell'Occidente
americanocentrico
Nel
lontano 1922, un giovane scrittore francese, Pierre Drieu La
Rochelle, in un suo celeberrimo saggio politico, dedicato al ruolo
della Francia e dell'Europa nel nuovo contesto internazionale
verificatosi all'indomani della Grande Guerra, scriveva: "Al
momento
vedo solo questo: l'America si è alzata e tutta la scala delle
grandezze politiche deve essere rifattas60. Qualche
rigo più sotto, nel considerare anche la "nuova
Russia, l'altra potenza di domani61"
, auspicava la costituzione di un blocco europeo capace di
contrapporsi ai due colossi continentali. Consapevole del tramonto
dell'epoca delle nazioni e dell'avvento di un'altra era,
contraddistinta da unità politiche continentali, ravvisava negli
sterili e litigiosi nazionalismi la debolezza dei popoli europei.
Nei due decenni successivi, il teorico del "socialismo
fascista" sarà l'indomito ed inascoltato alfiere
dell'unificazione continentale dell'Europa.
Ventitré anni più tardi, dopo il crollo militare dell'Asse
italo-tedesco, il maturo scrittore - consapevole e angosciato
dell'inarrestabile avanzata
della
potenza d'oltre
atlantico - riporrà, realisticamente, le sue speranze nella Russia
sovietica, quale ultimo custode dell'integrità continentale
e decisivo contrappeso mondiale alla dilagante potenza a stelle e
strisce.
La fiducia, occorre freddamente riconoscerlo, è stata, nonostante
tutto, ben riposta. Infatti per quarantasei anni
la parte
orientale dell'Europa non ha dovuto subire
la
colonizzazione militare,
economica e politica degli affaristi di Wall Street e dei loro
sostenitori, né la degradazione culturale, né la sostanziale
perdita di identità, né la mercificazione dei
rapporti sociali, fattori che, sinergicamente, hanno accelerato la
mutazione antropologica dell'abitante del Vecchio Continente,
degradandolo da homo Europaeus
a
homo Occidentalis, all'uomo
a una dimensione, come ci ha lasciato scritto il filosofo
ebreo-tedesco Herbert Marcuse.
Si obietterà che, certo, l'Europa dell'est ha subito un pesante
asservimento ideologico, una limitazione delle libertà individuali,
come mai s'era visto prima, ma, lo chiediamo senza alcun spirito di
partigianeria, cosa poteva opporsi all'ipertrofia individualista
dell'Occidente, al crescente svilimento della vita, al forsennato
consumismo, alla perversione liberaldemocratica (o
socialdemocratica) e capital-imperialista dei rapporti politici,
sociali ed economici, se non, dati i tempifi2, un moto
uguale e contrario, una pari ed opposta deviazione culturale e
spirituale, proveniente peraltro, per filiazione storica, dallo
stesso crogiolo, laico e illuminista, dell'occidentale Rivoluzione
francese? Una pari ed opposta deviazione, a ben guardare, tuttavia
potenzialmente e agevolmente (almeno in prospettiva) rettificabile,
grazie alla presenza delle numerose, variegate e vive culture - non
ancora toccate in profondità dal cancro della modernità
occidentale - presenti nello stato sopranazionale sovietico e nello
spazio dell'ex Patto di Varsavia.
________________________________
60 Pierre Drieu La Rochelle, Mesure
de la France, Éditions
Grasset, Paris. 1964, p.73.
61 Jidem,
p.
74.
62 L'era economica secondo
Werner Sombart.
(Tiberio
Graziani)
10.11.2006
|
CLIMA
TESO

|
Prosegue
la preparazione in Turchia per la visita, il 28 novembre
prossimo, del Pontefice. Il presidente della Diyanet turca,
Ali Bardakoglu, sfida ancora Benedetto XVI sul "caso
Ratisbona". |
Si
avvicina il 28 novembre, data di partenza del Papa per la Turchia, e
crescono le preoccupazioni: il 2 novembre scorso gli spari davanti
al consolato italiano a Istanbul, poi la notizia che i servizi di
sicurezza turchi e vaticani simuleranno attacchi terroristici nei
luoghi che visiterà il pontefice. Non sarà certamente una visita
semplice per Benedetto XVI in Turchia. E una nuova conferma arriva
dalle parole pronunciate dal presidente per gli Affari Religiosi (Diyanet)
della Turchia, prof. dott. Ali Bardakoglu (che nonostantesia
un laico e non appartenga al clero musulmano, la stampa italiana
continua a chiamare erroneamente "gran mufti di Ankara" o
addirittura "di Istanbul", arrivando anche a espressioni
quali "definibile come gran mufti di Turchia", che è e
resta altrettanto errata), risolleverà il caso Ratisbona durante il
Viaggio Apostolico di Benedetto XVI in Turchia, dal 28 novembre al 1º
dicembre. Bardakoglu ha anticipato che parlerà a Benedetto XVI
"dell'errore da lui commesso" nel suo discorso di
Regensburg.Lo farà durante l'incontro che avrà con il
Pontefice, quando quest'ultimo verrà in visita alla Diyanet.
"Dirò al papa del suo errore. Il Papa sarà in visita in casa
nostra. I nostri pensieri sono netti. Non possiamo sacrificare - ha
dichiarato Bardakoglu ieri in una sua intervista al quotidianoturco
<Yeni Shafak> - le verità religiose alla cortesia".
Bardakoglu era stato il primo esponente musulmano a criticare con
molta asprezza le affermazioni di Benedetto XVI sull'Islam e sul
rapporto tra religione e violenza nella sua lectio magistralis
all'Università di Regensburg, nel corso della sua visita pastorale
in Germania. Bardakoglu all'epoca chiese non solo le scuse del Papa
per le parole pronunciate ma mise anche in dubbio l'opportunità
della visita di Benedetto XVI in Turchia. Qualche giorno fa, invece,
ha espresso un cambio di rotta - come ha riferito Korazym.org -
sostenendo che la visita papale in Turchia "potrà servire ad
incentivare il dialogo, ma non a calmare tutte le tensioni".
Anche l'ex presidente dell'Iran per due mandati, dal 1997 al
2005, Mohammad Khatami, vede nella visita di Benedetto XVI in
Turchia un'occasione per promuovere il dialogo tra cristiani e
musulmani. Khatami ha dichiarato domenica scorsa al quotidiano
romano <Il Messaggero> che la visita che il papa realizzerà
alla fine del mese in terra turca "è una opportunità positiva
per favorire la comprensione tra mondo islamico e cristiano".
L'ex Capo di Stato iraniano ha rilasciato queste dichiarazioni a
Londra, dove si trovava in visita nel contesto delle attività della
Fondazione per il Dialogo tra le Civiltà, della quale è
presidente. "Purtroppo nel corso della storia i vertici
politici hanno fatto un uso strumentale della religione. Occorre
strappare le fedi dal loro controllo ed eliminare le incomprensioni
tra le parti", ha aggiunto.
Sono prese di posizione in fin dei conti
comunqueincoraggianti, per questo primo viaggio di Benedetto
XVI in un Paese musulmano, che - nel contesto di crescenti tensioni
interreligiose e internazionali - incontra ostacoli di vario genere.
Il primo ministro turco, Recep Tayyp Erdogan, leader di un partito
dal forte carattere religioso ma al tempo stesso primo sostenitore
dell'ingresso della Turchia nell'UE, negli stessi giorni in cui il
papa arriverà in Turchia andrà all'estero. Benché l'invito a
Benedetto XVI sia stato fatto dal presidente della Turchia,
l'assenza del Primo Ministro pesa sul piano politico. Lo sgarbo
diplomatico è grave, solo in parte addolcito dalla motivazione
addotta per l'assenza: il 28 e il 29 novembre si terrà un
importante vertice della Nato a Riga, in Lettonia, con i ministri
degli Esteri e della Difesa di tutti i paesi membri e alcuni
importanti capi di governo (non soltanto l'alleanza atlantica è
da sempre uno degli assi portanti della politica estera turca, ma a
Riga è all'ordine del giorno anche la base Nato in Turchia).
Tuttavia, il Papa saràin Turchia anche il 30 novembre e il
1° dicembre, a vertice Nato concluso, e non è detto che a sorpresa
non venga organizzatoun incontro tra Erdogan e Benedetto XVI.
Il viaggio del Papa avviene in un momento particolarmente difficile
dei lunghi negoziati per l'ingresso della Turchia nell'Unione
europea. La sua candidatura è stata riconosciuta solo nel 1999, e i
negoziati sono iniziati nell'ottobre 2005 dopo che l'UE aveva
affermato, che con le riforme avviate erano "sufficientemente
soddisfatti" i requisiti chiesti quanto a diritti umani e
democrazia. La Turchia fatica però a raggiungere tutti gli
obiettivi, compreso quello della libertà religiosa tornata al
centro dell'attenzione con il viaggio del Papa: la Costituzione
sancisce la libertà di culto ma la legge non ne garantisce il
completo esplicamento, e quindi la Commissione europea ha chiesto
esplicitamente che fossero rimossi tutti gli ostacoli "per
consentire l'effettiva libertà di religione sia per l'individuo
che per le comunità".
Il giudizio estremamente negativo della Commissione UE sui progressi
fatti da Ankara, in particolare per quanto riguarda il mancato
riconoscimento di Cipro e i diritti umani, rende la situazione
ancora più delicata. Per l'opinione pubblica turca, la questione
di Cipro è dolorosa: i turco-ciprioti avevano approvato con
referendum il Piano Annan per la riunificazione, i greco-ciprioti
l'avevano bocciato ma il loro Stato è entrato nell'UE mentre la
Turchia è da anni sulla soglia. Così la chiusura dei porti turchi
alle navi cipriote è solo l'ennesimo sintomo di un irrigidimento
di Ankara: secondo l'ultimo sondaggio i favorevoli all'ingresso
nell'UE sono scesi dal 70% sotto il 50% della popolazione. Il
fenomeno può essere collegato alle difficoltà dei negoziati con
l'UE, che alcuni imputano alla volontà franco-tedesca di giungere
a una sospensione degli stessi. Inoltre, pesa la legge approvata
dall'Assemblea Nazionale francese, rendendo reato la negazione del
genocidio armeno operato dai turchi. C'è comunque anche il sostegno
del Governo inglese, che tramite il ministro degli Esteri ha
giudicato l'allargamento alla Turchia "una occasione
storica" e mette in guardia dalla crisi che potrebbe aprire una
sospensione dei negoziati. Qualche giorno fa il Primo Ministro
turco, Recep Tayyp Erdogan, aveva fatto un passo avanti annunciando
un adeguamento ai livelli occidentali della legge sulla libertà
d'espressione. Immediata la reazione positiva al vertice dell'UE:
"Si tratta di una decisione benvenuta, che deve essere però
concretizzata al più presto", aveva detto ieri Kristzina Nagy,
portavoce del Commissario europeo all'Allargameno, Olli Rehn. (Barbara
Marino/www.korazym.org)
10.11.2006
|
"NON
SCAPPO"

|
Il
premier turco, Recep Tayyip Erdogan, ha voluto spiegare i
motivi per i quali non sarà presente ad Ankara quando il 28
novembre arriverà Benedetto XVI. |
"Non
scappo dalla Turchia perché viene il Papa": lo ha detto il Primo
Ministro turco Recep Tayyip
Erdogan, rispondendo a una domanda sulle ragioni della sua assenza
dalla Turchia durante la visita di Benedetto XVI in programma dal
prossimo 28 novembre all'1° dicembre.
"Io - ha affermato ancora il premier di Ankara - non faccio i
miei programmi secondo i programmi del Papa. In quei giorni io dovrò
essere al vertice di Riga e il Papa è stato invitato in Turchia dal
nostro presidente. Incontrerà lui ed il direttore generale degli
affari religiosi durante la sua presenza in questo Paese".
"Il Papa - ha proseguito Erdogan - riveste due ruoli: quello di
leader religioso e quello di politico. Verrà in Turchia con
entrambi questi ruoli. Io sono il primo ministro della Turchia e non
faccio i miei programmi secondo quelli del Papa. In quei giorni dovrò
essere a Riga per il vertice della Nato; non posso spontaneamente
far annullare il vertice della Nato in Lettonia a cui parteciperanno
il presidente Bush e ministri degli Esteri e della Difesa di tanti
Paesi. Un vertice che, naturalmente, è stato programmato ben prima
della visita del Papa".
"In ogni caso - ribadisce il primo ministro turco - il Papa
incontrerà in Turchia il presidente della Repubblica ed il
direttore degli affari religiosi. La mia assenza è solo una
coincidenza". Infine, Erdogan ha definto "sbagliate"
le notizie pubblicate dalla stampa estera. "Tutti scrivono - ha
osservato - che il mio viaggio in Lettonia è determinato dalla
presenza del Papa nel mio Paese. Non è assolutamente vero e non c'è
nessun legame". (la Repubblica.it)
10.11.2006
|
LAICI
IN PIAZZA

|
La
maggioranza silenziosa della Turchia, secolare, occidentale,
nazionale, ha fatto sentire la sua voce per dire che il
Pontefice è benvoluto nel Paese. Diffidenza estrema per il
premier Erdogan. |
È
la Turchia che di solito non fa notizia: secolare, occidentale,
nazionalista. La maggioranza silenziosa di un Paese che da qualche
anno fa parlare di sé per le violenze dei fondamentalisti
musulmani, per l'islamizzazione strisciante promossa dal premier Recep
Tayyp Erdogan, per le continue incomprensioni con l'Unione Europea.
Quella Turchia è scesa per strada, nonostante il freddo e la
pioggia. Parecchie migliaia di persone si sono ritrovate a
mezzogiorno sulla Piazza Tandogan, nel centro di Ankara, il crocevia
da cui si raggiunge il memoriale di Ataturk, il presidente che ha
modernizzato il Paese. Sono passati quasi settant'anni dalla sua
morte, ma Mustafa Kemal, questo il suo nome originario, continua a
essere il riferimento del suo popolo, senza distinzione di età.
Sulla piazza incroci pensionati fieri di esibire spille con la sua
immagine, ma anche tanti studenti universitari provenienti da ogni
regione del Paese. E moltissime donne: giovani, di mezza età,
anziane vestite all'occidentale. Sono libere, consapevoli, istruite.
E molto determinate. Loro le prime a intonare lo slogan che viene
urlato dieci, venti, cento volte: "La Turchia è laica, resterà
laica". Non criticano le connazionali che portano il velo, ma
temono che un giorno possano essere costrette a indossarlo. E
sentono l'urgenza di reagire, di difendere la propria identità e
dunque la modernità. Molte di loro non avevano partecipato a
manifestazioni prima d'ora.
Tutti diffidano di Erdogan, il premier che all'opinione pubblica
interna si presenta come "un moderato di centrodestra" e
che limita allo stretto necessario i riferimenti alla sua identità
di musulmano osservante. "È vero, una parte della Turchia si
dimostra più sensibile ai valori islamici e il primo ministro
interpreta questi sentimenti - ha spiegato al quotidiano <Il
Giornale> il professor Husein Bagci -. Tuttavia non gli si può
certo rimproverare di aver varato riforme in tal senso. Ci ha
provato, ma la struttura secolare del Paese glielo ha impedito".
Qualche dimostrante lo accusa di sostenere di nascosto le fazioni
fondamentaliste, quelle a cui apparterrebbe Ibrahim Ak, l'estremista
che la scorsa settimana ha sparato tre colpi in aria di fronte al
consolato italiano di Istanbul e inneggiato all'uccisione del Papa.
Bagci smentisce: "È un'accusa infondata", ma il timore di
un'islamizzazione persiste. Il Capo di Stato maggiore Yasar
Buyukanit un mese fa aveva denunciato la crescente influenza del
fondamentalismo, accusando il Governo di voler "ridefinire la
laicità". In gioco c'è anche la scelta del nuovo presidente,
che verrà eletto dal Parlamento.
C'è però un problema: la maggioranza è del partito musulmano
"Giustizia e Libertà" e lo stesso Erdogan ambisce a
quella carica. Ma l'esercito, che in Turchia continua ad avere
un'influenza enorme ed è di fatto una sovrastruttura di garanzia al
di sopra dell'esecutivo, glielo vuole impedire. Pretende che il
nuovo Capo dello Stato sia espressione di tutti i cittadini e non
della minoranza più islamizzata, che è al potere solo grazie alle
anomalie del sistema elettorale.
La recente manifestazione va letta anche in questa prospettiva: è
il primo episodio di un confronto destinato a diventare sempre più
duro e che potrebbe anche sfociare in un golpe se Erdogan non
recederà dai suoi propositi. La manifestazione di cui sopra era promossa
dal Partito liberale repubblicano - l'unico
d'opposizione rappresentato in Parlamento - e dal "Partito
sociale", assieme a diverse associazioni civiche. Sono i
nazionalisti di sinistra, che non hanno nulla contro la visita del
Papa. "Venga pure, non c'è problema", ha detto Hulia, una
cinquantenne ben vestita. "Non mi sembra che ami la Turchia -
ha rilanciato il trentenne Nihat - ma è il benvenuto".
Nessuno evoca le polemiche provocate dal discorso a Ratisbona: la
maggior parte della popolazione non si è sentita offesa dalle frasi
di Benedetto XVI. Molti invece denunciano "l'imperialismo Usa"
e non nascondono la rabbia nei confronti dell'UE e di un'adesione
che si allontana sempre più. "Non svendete il nostro Paese",
si leggva su un cartello. "Vogliamo un futuro di libertà",
urlano in coro dei ragazzi. L'Islam integralista è la prima
preoccupazione, ma non l'unica in questa Turchia, laica e
tormentata. (Alessandro Renzo/www.Korazym.org)
10.11.2006
|
LA
GRANDE FUGA

|
Non
solo il Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan non ci sarà
quando il Pontefice toccherà il 28 novembre il suolo turco ma
sarà assente anche il ministro di Stato per gli Affari
Religiosi, Mehmet Aydin. |
Non
solo il Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan, ma anche il ministro di
Stato responsabile per gli Affari Religiosi: i viaggi
all'estero dei responsabili politici turchi aumentano a vista
d'occhio, e con essi anche le assenze dei membri del Governo agli
incontri con papa Benedetto XVI. Dell'assenza del premier Erdogan,
impegnato in un vertice della Nato a Riga, in Lettonia, si è
discusso ampiamente in questi giorni, con tanto di nota ufficiale
anche da parte della Sala Stampa della Santa Sede. Due giorni fa lo
stesso Erdogan, di persona, è tornato sull'argomento, sostenendo
con forza di fronte ai giornalisti che la sua non è una fuga
causata dall'arrivo del Papa.
Ma c'è di più, perché i quotidiani turchi hanno annunciato anche
l'assenza di Mehmet Aydin, ministro di Stato responsabile per gli
Affari Religiosi, sempre a causa di un viaggio all'estero. I
giornali turchi <Hürriyet>, <Bugün> e <Sabah>,
in una loro edizione hanno interpretato questo stato delle cose come
una fuga del ceto politico locale durante la visita del Papa.
Da segnalare ci sono anche le osservazioni del presidente per gli
Affari Religiosi, Ali Bardakoglu: "Il Papa è un
leader politico e religioso, ma l'identità religiosa ci interessa
di più. Noi ci intratteniamo con il Papa in quanto leader
religioso, le sue idee politiche non c'interessano molto.
D'altronde neanche la nostra presidenza religiosa ha degli obiettivi
politici".
Rispondendo alle domande, Bardakoglu ha anche affermato che
sarebbe un errore porre tutte le speranze per il futuro in un solo
avvenimento, come se la visita potesse mettere da parte tutti i
fattori negativi che l'hanno preceduta. "Però - dice Bardakoglu - nonostante tutto questa visita sarà un'occasione per
fare dei passi positivi verso l'avvio di un dialogo".
Negli ultimi giorni, i giornali turchi hanno dato anche rilievo al
fatto che <L'Osservatore Romano> ha riportato la notizia che
il libro del Papa "Io credo" verrà stampato in turco in
occasione del viaggio papale in Turchia. Questa iniziativa del
Vaticano, come l'incontro del Papa con le autorità turche, è
visto come segno della buona fede del Vaticano per aprire delle vie
di dialogo con l'Islam. (da Daniele Lorenzi/www.korazym.com)
10.11.2006
|
LA
"BIBBIA DEL FANCIULLO" IN TURCO

|
Una
introduzione alle basi della fede cristiana ed è rivolto alle
famiglie e ai giovani dell'Anatolia. L'approvazione della
Congregazione per il Clero. |
Stando
a giornali turchi <L'Osservatore Romano>avrebbe dato
notizia di un libro del Pontefice dal titolo"Io Credo"
in turco, che sarebbe statostampato in occasione del viaggio
papale in Turchia. Questa iniziativa del Vaticano, come l'incontro
del papa con le autorità turche,erastata lettadalla
stampa turcacome segno della buona fede del Vaticano per
aprire delle vie di dialogo con l'Islam. Una notizia molta bella,
ma non vera, anche se il fumo era segno di qualche fuoco... Da qui,
la volontà di saperne di più.
Per primo abbiamo verificato che il giornale della Santa Sedenon
ha dato una notizia del genere. Invece, un libretto tradotto in
turcodal titolo "Io credo" esiste davvero.E
il testo ha l'approvazione della Congregazione per il Clero e
della Congregazione per la Dottrina della Fede. Si tratta della
"Bibbia del Fanciullo. Dio parla ai suoi figli",che
offre un'introduzione alle basi della fede cristiana ed è rivolto
alle famiglie e ai giovani.Questo volume di portata mondiale,
che rappresenta il progetto principale dell'Associazione
internazionale di Diritto pontificio Aiuto alla Chiese che Soffre (Kirche
in Not/Ostpriesterhilfe), con 150 diverseedizioni
linguistiche, già da molti anni è disponibile in turco su carta
(dal 1979 al 30 giugno 2006 sono state distribuite 35.000 copie
destinate non soltanto ai turchiin Europa ma anche alla
Turchia stessa)e anche on line.
La notizia della (ri)stampa di "Io credo" in turco, in
previsione del viaggio papale in Turchia, dunque era vera, maèribalzata
sui giornali turchi in modo leggermenteerrato, in seguito a un
comunicato dell'<Acs>. (da Barbara Marino/www.korazym.com)
10.11.2006
|
ECCESSIVI
ALLARMISMI ALIMENTATI
DA CHI VUOLE LA TENSIONE

|
Questa
l'impressione di mons. Luigi Padovese vicario apostolico
dell'Anatolia a proposito del prossimo viaggio del Papa e dei
colpi di pistola sparati davanti al Consolato generale
italiano ad Istanbul. |
In
vista del prossimo viaggio apostolico di Benedetto XVI in Turchia
dal 28 novembre al 1° dicembre, mons. Luigi Padovese, vicario
apostolico dell'Anatolia, ha detto all'agenzia <Zenit> che
"non bisogna dare risalto ad eccessivi allarmismi da parte di
chi vuole creare tensioni".
Mons. Padovese ha voluto in questo modo stemperare il clima di
tensione alimentato da alcuni fatti accaduti recentemente: Ibrahim
Ak, un giovane di 26 anni, ha sparato il due novembre tre colpi
in aria davanti alla sede del Consolato d'Italia a Istanbul, per
protestare contro l'arrivo del vescovo di Roma; il libro giallo
dal titolo "Attentato al Papa. Chi ucciderà Benedetto XVI
a Istanbul", scritto da Yücel Kaya, attualmente il titolo più
venduto in Turchia.
In merito all'atto compiuto dal giovane turco, il vicario
apostolico dell'Anatolia ha spiegato: "Credo non si debba
dare eccessivo rilievo agli atti inconsulti, come quello del giovane
davanti all'Ambasciata italiana. Una eccessiva polarizzazione su
questi episodi da una parte della stampa turca serve ad alimentare
tensioni e a produrre - non lo escludo - altri gesti del
genere".
"Da parte della stampa estera serve a creare allarmismi - ha
invece precisato -. Per chi ha bisogno di riempire le pagine dei
giornali, episodi marginali come questo sono 'pane caldo' da
consumare, soprattutto per chi è mosso da motivi ideologici".
Un po' dispiaciuto invece mons. Padovese per l'assenza,
all'incontro con il Pontefice, del ministro per gli Affari Religiosi:
"Mi spiace piuttosto che - come comunicano diversi giornali
turchi - oltre al Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan, sarà
assente anche il ministro Mehmet Aydin, responsabile degli Affari Religiosi,
che dovrà fare un viaggio all'estero". "Non faccio
ipotesi su questa assenza che comunque appare strana, tenendo conto
che il Papa non viene in Turchia soltanto come Capo di Stato, ma
anche come leader religioso", ha commentato. "Certo,
tenendo conto che una parte dell'opinione pubblica turca non sembra
apprezzare la visita del Santo Padre, gesti come questi - al di là
della loro reale giustificazione da non escludere! - possono
essere letti come espressione di una presa di distanza", ha
concluso.
Tutto colpo della stampa estera a cui "serve a creare
allarmismi"? Stiamo a vedere ...(Alessandro Renzo/www.Korazym.org)
10.11.2006
|
SIMULAZIONE
ANTI-TERRORISMO
|
Sarà
effettuata in Turchia qualche giorno prima della partenza di
Benedetto XVI alla volta di Ankara, Izmir ed Istanbul. |
Simulazione
anti-terrorismo in Turchia in vista del viaggio del Papa nel Paese,
un viaggio sempre più a rischio dopo l'ultimo episodio di giovedì
2 novembre, quando un uomo ha sparato in aria davanti al consolato
d'Italia a Istanbul proprio per protestare contro l'arrivo di
Benedetto XVI. La simulazione avrà luogo alcuni giorni prima della
partenza del Pontefice, fissata per il 28 novembre, quando,
riferiscono all'Adnkronos autorevoli fonti, uomini preposti
alla sicurezza del Papa, unitamente ai servizi segreti turchi,
effettueranno una vera e propria esercitazione per pianificare il
viaggio che il Pontefice si accinge a compiere in terra turca. Nulla
sarà, ovviamente, lasciato al caso: l'esercitazione sarà estesa a
tutti i luoghi che verranno visitati dal Papa. (Adnkronos)
10.11.2006
|
L'ITALIA
CHIEDE SICUREZZA

|
Il
timore della nostra ambasciata ad Ankara è che "molti
turchi facciano confusione tra Italia e Vaticano". |
Le
misure di sicurezza davanti all'ambasciata d'Italia ad Ankara, ai
consolati italiani ad Istanbul e a Smirme e alle altre istituzioni
italiane in Turchia sono state "decisamente rafforzate" -
come aveva sollecitato il nostro più importante rappresentante
diplomatico alle autorità turche - dopo che un uomo ha sparato tre colpi di
pistola nei pressi del consolato generale d'Italia di Istanbul per
protestare contro la prossima visita del Papa in Turchia, prevista
dal 28 novembre al 1 dicembre.
Il timore dei diplomatici italiani è che "molti turchi
facciano confusione tra Italia e Vaticano". (Ansa)
10.11.2006
|
APERTA
UN'INCHIESTA SULLA SPARATORIA
|
Il
fascicolo nelle mani del capo del pool antiterrorismo di Roma,
Franco Ionta. Più che altro però una formalità. |
Farà
parte del fascicolo aperto dal capo del pool dell'antiterrorismo
della procura di Roma, Franco Ionta, il nuovo episodio di
contestazione nei confronti di Benedetto XVI per la sua imminente
visita in Turchia. Il magistrato valuterà il gesto compiuto dal
giovane islamico, che ha sparato alcuni colpi di pistola davanti al
consolato generale italiano a Istanbul, nell'ambito dell'inchiesta
per istigazione a delinquere, in relazione all'attentato contro una
personalità dello Stato, e strage, aperta subito dopo le minacce
scaturite dalle parole sull'Islam pronunciate dal Pontefice in
Germania. (Agi)
10.11.2006
|
FORSE
UN MILITANTE ISLAMICO
|
Secondo
le indagini lo sparatore davanti al Consolato generale
italiano ad Istanbul apparterrebbe al gruppo islamico Ibda-C
noto per avere rivendicato una serie di attentati sanguinosi. |
L'uomo
che ha sparato tre colpi di pistola davanti al Consolato generale
italiano di Istanbul per protesta contro la prossima visita del papa
in Turchia potrebbe appartenere al gruppo fondamentalista islamico
denominato Ibda-C (Fronte incursori del Grande Oriente Islamico) che
rivendicò gli attentati contro due sinagoghe ebraiche e contro due
obiettivi britannici (consolato e banca Hsbc) del novembre
2003 provocando circa 70 morti ed un centinaio di feriti. Lo hanno
rivelato all'Ansa fonti vicine agli inquirenti, a condizione
di anonimato, confermando anche quanto scritto dal giornale <Hurriyet>
secondo cui lo sparatore dopo essere stato arrestato dalla polizia
avrebbe fatto un gesto tipico dei membri dell'Ibda-C, cioè quello
di portare le due mani giunte sulla testa.
"Gli inquirenti non trascurano alcuna pista e stanno esaminando
ovviamente anche quella dell'Ibda-C", ha affermato la fonte.
A due diverse fazioni dell'Ibda-C appartenevano sia l'iman Ali
Ozturk, di 54 anni delle moschea di Ismailaga del quartiere
fondamentalista di Fatih, sia il suo uccisore Mustafa Ersal, di 27
anni, che venne poi linciato nella stessa moschea dai sostenitori
dell'imam ucciso ai primi del settembre scorso, facendo emergere
anche legami del gruppo con la mafia turca (collegata al
nazionalismo estremista). Il gruppo Ibda-C è un gruppo sunnita
salafita che fa riferimento all'Islam delle origini, che lotta per
l'instaurazione di un regime islamico in Turchia e che considera
blasfemo lo Stato secolare turco.
Il processo ai suoi esponenti arrestati dopo gli attentati di
Istanbul del novembre 2003 fece emergere i rapporti tra l'Ibda-C e
al Qaida, di cui l'Ibda-C condivide l'ideologia di fondo.
Se fosse confermata l'appartenenza dello sparatore identificato
finora come Ibrahim Ak di 26 anni nonostante non avesse indosso
documenti al momento dell'arresto, perderebbe peso la tesi del
"gesto isolato" e acquisterebbero maggior peso le sue
stesse dichiarazioni secondo cui egli avrebbe inteso con il suo
gesto lanciare un segnale ad altri esponenti della galassia
fondamentalista turca ed internazionale per attivarsi in vista della
visita papale. (Ansa)
10.11.2006
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LA
SFIDA DELLA LIBERTA' RELIGIOSA

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Quello
dei diritti delle minoranze in Turchia è uno dei nodi ancora
da risolvere in un Paese che fa della laicità un totem, anche
a costo di rigidità anacronistiche. I passi in avanti e la
strada ancora da fare. |
In
una Repubblica che si dice laica e che nella costituzione riconosce
l'uguaglianza dei cittadini "senza distinzione di opinione o
di religione" può essere a rischio la libertà religiosa?
Domanda legittima quando si parla della Turchia, Paese di grandi
tradizioni culturali e religiose, negli ultimi anni osservato
speciale in tema di diritti delle minoranze. Perché il tanto
sbandierato negoziato per l'ingresso nell'Unione Europeacomporta
il rispetto di valori e principi fondanti: un obiettivo a cui
tendere in un contesto politico e sociale particolare, in cuiragionare
di libertà religiosa significa confrontarsicon equilibri
delicatissimi che coinvolgono la sfera giuridica e culturale, ma
anche il sistema educativo e istituzionale. La cornice che permette
di inquadrare il tutto è il principio della laicità, un vero e
proprio totem che regola la vita del Paese da quando Mustafa Kemal
Atatürk, nel 1923, fondò la Repubblica turca, sulle ceneri
dell'Impero Ottomano, ispirandosi al secolarismo delle democrazie
occidentali.
Laicità e religione di
Stato - Per
oltre 80 anni, il laicismo si è proposto come baluardo contro
l'estremismo, grazie anche al ruolo di controllo dell'Esercito,
ben disposto ad intervenire con colpi di Stato quando ce ne fosse
stato il bisogno. C'è però un tratto tipico di questa
impostazione che nella pratica ha ridimensionato notevolmente le
libertà individuali, a cominciare dal diritto a professare la
propria religione in condizioni di effettiva parità. Nonostante gli
sforzi recenti, la laicità turca non è mai stata concepita secondo
l'approccio liberale che in Europa è riuscito con successo a
separare ruoli e competenze di Stato e Chiesa. Per dirla alla
Cavour, nessuna "libera Chiesa in libero Stato", ma un
modello che elimina totalmente la religione da un ambito pubblico
autonomo, assoggettandola da un punto di vista organizzativo al
controllo dello Stato. È quanto svolge la Diyanet, la presidenza
per gli affari religiosi, un organismo statale previsto
dall'articolo 136 della Costituzione che amministra materialmente
il culto islamico. Gestione di 75mila moschee, dove lavorano circa
100mila funzionari statali, trasmissione dei valori religiosi,
rispetto (almeno formale) dei fedeli di altre religioni e diffusione
di un Islam tollerante: aspetti ideali e pratici per "mantenere
la stabilità" e provvedere "all'unità e alla
solidarietà nazionale". La Diyanet, organizzata con una
struttura piramidale presente anche a livello locale, in ogni
provincia e distretto del Paese, tiene a rendere visibile il proprio
profilo religioso, ma il presidente è un autorevole funzionario di
uno Stato che, di fatto, rappresenta l'ultima istanza in materia
religiosa.
La laicità sopra ogni cosa, dunque, insieme all'affermazione
dell'identità turca, in base al quale, nel sentire comune,tutte
le confessioni religiose diverse dall'Islam vengono viste come
elementi estranei alla storia e alla cultura del Paese. Un aspetto
particolarmente sentito nelle scuole, dove l'educazione rimane
improntata ad un nazionalismo rigido:per l'Unione Europea,si
tratta di un vero e proprio"indottrinamento nazionalistico
di massa",che escludeogni forma di pluralismo nei
programmi scolastici e nell'insegnamento.
Da considerare inoltre, il nodo dell'articolo 301 del codice penale,
che prevede come reato le offese alla "nazionalità e all'identità
turche" e cheè servito di recente a perseguire scrittori e
giornalisti (colpevoli di aver espresso opinioni su Islam o
genocidio armeno), ma anche alcuni cristiani. Tra questi, Turan
Topal e Hakan Tastan, due convertiti al cristianesimo accusati
di aver "denigrato la nazionalità turca", di aver
incitato l'odio contro l'islam ed aver segretamente compilato un
elenco di cittadini per offrire corsi biblici (tentativo di
conversione, dunque). E' in arrivo così un nuovo processo,
nonostante le aperture del premier Erdogan che si è detto
disponibile ad una revisione dell'articolo 301.
Religioni in cerca di
personalità giuridica
- In un Paese in cui i musulmani rappresentano il 99,8% della
popolazione, le discriminazioni religiose vengono favorite poi da un
sistema di norme che, per usare un eufemismo, non aiuta. Nodo
principale da risolvere è senza dubbio il mancato riconoscimento
giuridico delle minoranze. In base al Trattato di Losanna del 24
luglio 1923, lo Stato considerava "confessioni ammesse"
soltanto le comunità greco-ortodossa, armena ed ebraica,
predisponendo tuttavia forti limitazioni in tema di proprietà, di
educazione e di costruzione di luoghi di culto. Tutte le altre
confessioni, a cominciare dalla Chiesa cattolica e dalle Chiese
protestanti, tuttora non esistono ufficialmente: uno status
riferito alle organizzazioni (per esempio la conferenza episcopale)
e alle proprietà, ma anche alle singole persone. Capita così che
per il Governo un vescovo cattolico sia un semplice cittadino, o che
lo stesso patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, non
venga riconosciuto come tale.
La questione della personalità giuridica delle comunità non
musulmane è uno dei principali temi in agenda, che sta molto a
cuore anche all'Unione Europea. Da mesi, il Governo turco ha
annunciato l'imminente approvazione della "Legge sulle
fondazioni" che dovrebbe riconoscere il diritto alla proprietà
dei beni esistenti e, forse, possibili indennizzi dei beni
incamerati negli anni scorsi dallo Stato. Al momento, tuttavia, il
provvedimento non è stato votato (doveva essere discusso a luglio)
e non mancano segnali poco incoraggianti. Primo fra tutti,
l'episodio dell'aprile scorso, quando il Governo turco chiese
alla Commissione europea l'invio di esperti per discutere le
misure sulla libertà religiosa. Richiesta accolta, ma respinta
dallo stesso governo il giorno prima della partenza dei funzionari
dell'UE.
La carta di identità
- Se ci si cala poi nella vita dei singoli cittadini, la condizione
delle minoranze è resa difficile dalla norma che chiede ad ogni
persona di dichiarare sulla propria carta di identità il credo
religioso. Una scelta rigida tra tre possibilità (cristiano,
musulmano ed ebreo), senzaconsiderare minimamentele
altre varianti, a cominciare dall'ateismo. Il problema però nasce
dal fatto che l'appartenenza religiosa, in un paese a stragrande
maggioranza islamica, serve soltanto a identificare chi musulmano
non è. Aspetto non marginale, se si tiene conto di quanto accennato
sopra e cioè che per paradosso il cristianesimo o l'ebraismo
vengano visti da molti come elementi estraneo all'identità turca,
il valore che la stessa laicità si propone di difendere.
Il 25 aprile, è stata tuttavia approvata una legge che permette ai
cittadini di cancellare dai registri pubblici i dati sulla fede
religiosa. Un provvedimento contraddittorio perché l'articolo 35
comma 2 stabilisce il diritto alla cancellazione, mentre
l'articolo 7 comma 1 specifica che, comunque, le informazioni
sull'appartenenza religiosa devono essere date in ogni caso. La
carta di identità mantiene la sezione dedicata al credo e il
cittadino può far valere la sua volontà solamente ex post. È
chiaro che in un clima non favorevole, la pratica non sia poi così
conveniente, anche perché le richieste possono non essere accolte e
cancellazioni o cambiamenti (magari il caso di un musulmano
diventato cristiano) sono a rischio di strumentalizzazione. Basti
pensare che nell'ottobre del 2005, in base a questa forma di
controllo, il ministro Mehmet Aydin, spiegò che 368 fedeli si erano
convertiti al cristianesimo, sotto l'influenza delle attività
missionarie. La stessa argomentazione usata nel dibattito seguito
all'omicidio di don Andrea Santoro, accusato di aver pagato
conversioni. La battaglia per la carta di identità senza
riferimenti alla religione, ha comunque visto in campo personalità
di spessore, come l'attuale presidente della Repubblica, Ahmet
Necdet Sezer, convinto che uno Stato moderno non debba chiedere ai
suoi cittadini di rendere conto della loro religione. La nuova legge
ha aperto una breccia, ma sinceramente è ancora difficile capire
cosa sia cambiato.
Le minoranze religiose si muovono in uno scacchiere complesso, che
pone interrogativi sia per i cristiani e gli ebrei, ma anche per
alcune correnti minoritarie dell'Islam, diverse dalla maggioranza
sunnita. Un mosaico di fede e di difficoltà che merita di essere
approfondito.
Essere cristiano in
Turchia, significa fare parte di una comunità piccolissima: poco
meno di 150mila persone su 70 milioni di abitanti, pari allo 0,2%
della popolazione. E' un mosaico di tradizioni ed esperienze, dai
cattolici latini (20mila)ai greco-ortodossi (13mila), passando
per gli armeni (2mila i cattolici e 80mila gli ortodossi), i siri
(1200 i cattolici e 10mila i cattolici), i caldei (appena 300) e i
protestanti (5mila). Modi diversi di testimoniare la fede in Cristo,
uniti peròdalle stesse difficoltà.
Stranieri in patria
- Per capire il ruolo e i problemi delle comunità
cristiane bisogna tornare al trattato di Losanna del 24 luglio 1923,
con cui fu siglata la pace tra la Turchia e le Potenze dell'Intesa
che combatterono nella Prima guerra mondiale, la fine definitiva
dell'ImperoOttomano e la nascita dello Stato laico di stampo
khemalista.In materia religiosa, il documento definiva
"confessioni ammesse" soltanto le
comunità religiose greco-ortodossa, armena ed ebraica, a cui veniva
conferito un particolare status, comunque ben lontano da un pieno
riconoscimento della personalità giuridica. Da allora, tutte le
altre confessioni (a cominciare da quella cattolica, seguita dai
caldei, dai siri-cattolici e siri-ortodossi e dai protestanti) sono
considerate straniere e soggette a pesanti limitazioni. Un paradosso
in una terra dove il cristianesimo è presente sin dalle origini,
grazie alla predicazione di san Paolo e di sant'Andrea. Le
limitazioni in questione - condivise molte volte anche con le
confessioni ammesse -si traducono nell'impossibilità di
acquistare proprietà, di costruire nuove chiese edi aprire
seminari e nel mancato riconoscimento del clero.
Uno
stato di cose, spiegato bene da padre Giovanni Sale in un articolo
pubblicato a marzo su <Civiltà cattolica>. "Le diocesi,
parrocchie e istituti religiosi della minoranza cattolica non
beneficiano di riconoscimento giuridico da parte dello stato; i loro
responsabili - vescovi, parroci, superiori religiosi - e il loro
personale religioso non sono riconosciuti come ministri di
culto". E ancora:i loro diritti di proprietà sugli
immobili (chiese, conventi, scuole, ospedali) non sono riconosciuti
in quanto tali, ma unicamente vengono registrati con il nome di
privati o come fondazioni private, cosicché in caso di estinzione
di tali persone o fondazioni, in assenza di successori, gli immobili
sono confiscati dal tesoro pubblico. Il personale religioso
straniero, infine,è soggetto a un regime particolare di
permesso di soggiorno, valido spesso soltanto per un anno, quando al
contrario gli altri residenti provenienti da paesi europei ricevono
il loro permesso di soggiorno per tre o per cinque anni".
A tutto questo si devono aggiungere le difficoltà ordinarie
a celebrare liberamenteil culto. A riguardo,è
emblematico quanto succede a Demre, città natale di san Nicola,
dove le autorità impediscono da anni al patriarca ecumenico
Bartolomeo I di celebrare la liturgia della festa del santo. La chiesa localeperlo Statoè un museo e il suo
utilizzo è soggetto ad autorizzazione. Nel 2005, l'episodio più
curioso, che ha visto la comunità ortodossa locale celebrare la
divina liturgia in una casa privata mentre nella chiesa-museo, il
muftì locale aveva organizzato una preghiera per la pace. Ma
situazioni simili si registrano anche a Tarso, città natale di San
Paolo, con la chiesa trasformata sempre in museo, inaccessibile al
culto anche per i turisti stranieri che vogliono ripercorrere le
orme dell'"apostolo delle genti".
Al tempo stesso, i leader religiosi sono controllati sia dal governo
che dai servizi segreti e in definitiva non riconosciuti per il
ruolo che ricoprono. Capita così che tra un vescovo e un privato
cittadino non vi sia alcuna differenza, tranne che il pregiudizio di
considerare un cristiano un elemento estraneo, uno straniero,
indipendentemente dalla sua cittadinanza. E se i rapporti con
l'Islam sono gestiti dalla Diyanet, quelli con le chiese cristiane
sono affidati al ministero degli Esteri (da poco è stata creata
tuttavia la nuova figura del ministro per gli affari religiosi).
L'intransigenza è totale anche per quanto riguarda
la formazione del clero. La scuola teologica del Patriarcato
ecumenico, nell'isola di Heybeliada,è di fatto chiusa dal
1971, i cattolici non hanno seminari, come gli armeni che
rappresentano anche un caso politico con la questione del genocidio
del 1915, mai riconosciuto dalle autorità turche, pur essendo una
ferita ancora aperta.
Un clima anticristiano -
Al di là degli aspetti giuridici, la Turchia del dopo 11 settembre
preoccupa per un risveglio anticristiano di settori della società,
senza dubbio minoritari, ma capaci tuttavia di organizzarsi anche
grazie al sostegno dei media. L'omicidio di don Andrea Santoro e
gli attacchi ad altri religiosi sono maturati in un clima di
sospetto e diffidenza, in una sorta di stato profondo che
unisce circoli nazionalistici presenti nell'esercito, nella
polizia, nei servizi segreti e nella stessa amministrazione.
Campagne che vedono nei preti un'orda di missionari pronti a
convertire anche con il denaro, nel patriarcato ortodosso di
Costantinopoli il baluardo per un ritorno allo spirito delle
crociate, nei cristiani una presenza ostile, partendo dal
presupposto che, come ribadiscono i Lupi Grigi, "il turco non
ha altro amico che il turco" (leggi il turco islamico).
Mariagrazia Zambon, nel già citato "La Turchia è vicina",
elenca in modo dettagliato le tante ombre di intolleranza: le
dichiarazioni di personaggi pubblici come la moglie dell'ex Primo
Ministro Bulent Ecevit ("La religione islamica ci sta
scivolando tra le mani e ci sono molti musulmani che si convertono
al cristianesimo"), i talk show che mettono in ridicolo
la fede cristiana, i testi scolastici che presentano un "cristianesimo
falsato e ridicolo" con un Vangelo ridotto a storia inventata
dai papi, ma anchele diverse sensibilità a seconda
dell'area geografica del Paese. "In Turchia - spiega la
Zambon - c'è in atto un profondo processo di trasformazione, ma
tutta l'Anatolia, cioè gran parte del territorio non ha
assimilato il cambiamento". La solita dialettica che vede
in campo "frange integraliste, fanatiche e nazionaliste che hanno
i loro circoli e la loro stampa, attraverso cui esortano all'odio
religioso contro l'Occidente, ricordano le crociate e il
colonialismo e definiscono il dialogo interreligioso una trappola
del Vaticano".
Eppure, anche se realtà simili fanno molto rumore, non mancano
"autorità civili e religiose di ogni credo che da anni stanno
costruendo una rete di relazioni basate sul dialogo e sul rispetto".
Una di queste è mons. Luigi Padovese, vicario apostolico
dell'Anatolia, secondo cui lo Stato profondo della Turchia (quello
del nazionalismo e del radicalismo islamico), non è motivo di
pessimismo circa la presenza cristiana in Turchia. "Certo, -
spiega -occorre aiutare i cristiani ad uscire dall'anonimato
o dall'indifferenze nella quale la situazione passata li ha
relegati". E' un impegno che interpella tutti, a cominciare dal
patriarcato ecumenico di Costantinopoli, una comunità di appena
3mila fedeli,con un passatofatto di grandi numeri,
ridotti in modoesponenziale dalle vicende dell'ultimo
secolo.
Un esempio su tutti, lo scambio tra popolazioni "greche" e
"turche", sancito dal trattato di Losanna del 1923, con un
milione e 344mila cristiani ortodossiricondotti in Grecia e
464mila musulmani rinviati in Turchia, perdepotenziare il
ruolo delle minoranze nei due Paesi.A ciò seguì anche il
calo costante dei cristiani di Istanbul, passati da 136 mila del
1927 agli 86 mila del 1965, fino ad arrivare ai 70 mila di oggi
(stima riferita a tutte le confessioni). La sede del patriarcato (il
Fanar), per secoli luogo simbolo della capitale dell'ortodossia,
con il tempoè diventata un sobborgo, obiettivo di proteste e
di atti di violenza, come quello del 1955 quando nel clima seguito
all'occupazione di Cipro, migliaia di vandali assaltarono i
quartieri greci, infrangendo vetrine, profanando cimiteri e
distruggendo chiese. Oggi, è tornata la calma ma, aggiunge la
Zambon nel suo libro, "i tanto in tanto le vetrate del Fanar
vengono distrutte e le mura imbrattate con vernice spray, per non
parlare delle piccole bombe incendiarie che vengono lanciate sul
tetto".
Intanto, il numero di cristiani è ridotto al lumicino. "Non
vogliamo niente di più che i nostri diritti; - ha detto
Bartolomeo I, incontrando un gruppo di giornalisti in ottobre - al
momento della proclamazione della Repubblica turca i cristiani
ortodossi qui erano 180.000, oggi sono meno di 5.000. Chiedetevi il
perché". (Matteo Spicuglia/www.korazym.com)
10.11.2006
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UNA
"FANTASIA"

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Così
il presidente dell'Azerbaigian, Ilhan Aliyev, ha definito il
"genocidio armeno". Criticato il provvedimento
francese che considera reato la sua negazione. |
Il presidente dell'Azerbaigian,
Ilhan Aliyev, ha liquidato come una "fantasia" il genocidio armeno perpetrato in Turchia durante l'agonia dell'Impero
Ottomano, negli anni successivi alla fine della I Guerra Mondiale, e ha criticato il recente provvedimento legislativo
francese che punisce come reato la negazione dell'eccidio, costato circa un milione e mezzo di morti, parificandola a
quella dell'Olocausto; le norme sono state approvate in prima lettura dalla
Camera bassa di Parigi, ma per entrare in vigore necessitano di due ulteriori passaggi parlamentari. "Il
cosiddetto genocidio armeno non ha nulla a che fare con la realtà,
è una fantasia dei gruppi di pressione armeni per giustificare la loro aggressione nei confronti di altri Paesi e
spacciarsi come vittime", ha dichiarato Aliyev incontrando un gruppo di giornalisti stranieri. Il suo Paese, che e' tra
l'altro uno stretto alleato di Ankara, è diviso dall'Armenia da una storica inimicizia, che
esisteva già ai tempi dell'Urss; le due Repubbliche ex sovietiche hanno combattuto
una guerra per il controllo del Nagorno Karabakh, enclave armena in territorio azero, e le forze di Baku hanno avuto la
peggio; il conflitto è costato 35.000 vittime. Quanto al disegno di legge francese, il leader azero l'ha definito una
"smaccata violazione della democrazia". In Francia, meta principale della diaspora d'inizio Novecento, vive la piu'
grande comunità armena d'Europa fuori dai confini nazionali. (Agi
Reuters)
10.11.2006
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"SCORDATEVI
UNO STATO INDIPENDENTE

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Monito
del ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul, dalle pagine
del quotidiano <Hurriyet> ai leader curdi iracheno. |
I leader curdi
iracheni non devono portare avanti il sogno di uno Stato curdo
indipendente nel Nord del paese. E' il monito lanciato dal ministro
degli Esteri turco Abdullah Gul, in una intervista rilasciata al
quotidiano
<Hurriyet>.
Gul ha inoltre criticato quelli che Ankara ritiene i piani curdi
sulla città di Kirkuk, ricca di petrolio, e ga di nuovo invitato
l'Iraq a non sostenere i ribelli separatisti del Pkk che lanciano
attacchi in Turchia dalle loro basi nel Nord dell'Iraq. "Non
rincorrete un Kurdistan. Accantonate il vostro sogno di proteggere
Kirkuk. Non proteggete il Pkk", ha dichiarato Gul dalle pagine
dell'<Hurriyet>, "Siete sull'orlo di un errore
storico". (da Ap)
10.11.2006
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SOCIETA'
AUMENTANO
LE DONNE NELL'AKP
DI ERDOGAN
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Una
recente campagna di tesseramento, in vista delle elezioni del
prossimo anno, ha dato risultati incoragganti. |
Le lezioni politiche che si terranno
nel 2007 si avvicinano ed il Partito per la Giustizia affila le armi. A
cominciare da quelle delle risorse umane. Una recente campagna di
tesseramento ha prodotto risultati incoraggianti: il numero delle donne e
dei giovani all'interno dell'organizzazione sta aumentando sensibilmente.
in questo momento le rappresentanti del gentil sesso sono720 mila su quasi
3 milioni, circa un quarto del totale.
Di queste, il 27% ha tra i 18 e i 30 anni; il 33% tra i 31 e i 40 anni ed
il rimanente tra i 41 e i 60. In aumento costante anche gli studenti,
soprattutto quelli universitari. un ingresso necessario se si conta che il
56% dei dirigenti attuali ha appena il certificato di scuola primaria. (Apcom)
10.11.2006
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80% DELLE RAGAZZE
PER LA "LIBERTA' DI VELO"

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Indagine
demoscopica in Turchia condotta dal quotidiano <Sabah>.
Maggiore tolleranza rispetto al passato. |
L'83.4% delle ragazze turche è per
la "libertà di velo", indipendentemente dal fato che loro lo
indossino o meno. Lo sostiene un sondaggio condotto dal quotidiano
<Sabah>, con un campione composto quasi il 90% da ragazze che hanno
il capo scoperto ed età delle intervistate tra i 15 ed i 22 anni,
provenienti da varie parti del Paese.
Oltre l'80% ha detto che se una donna turca vuole portare il turban (il
velo islamico della tradizione locale) deve essere libera di farlo. Solo
il 57.2% del campione si è definito anche "religiosa", a
dimostrare che nelle nuove generazioni turche c'è molto spazio per la
tolleranza e il rispetto. (Apcom)
10.11.2006
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TURCA IN COSTUME
INTEGRALE CACCIATA DALLA PISCINA
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E'
avvenuto in un liceo tedesco di Berlino. Il motivo va ricercato nel
fatto che l'abbigliamento, una volta inzuppato di acqua, avrebbe
potuto mandare a fondo la protagonista: una ragazza di nome Hatina. |
L'integrazione degli immigrati di
fede musulmana ha subito un altro colpo in Germania. A Berlino il
direttore di una piscina e un istruttore di nuoto hanno invitato una
studentessa turca quindicenne, che insieme ai compagni di classe prendeva
lezioni, a lasciare l'impianto perché indossava un costume da bagno che
le copriva gambe e braccia. E' accaduto ad Hatice, studentessa del "Robert-Blum-Gymnasium".
Il giornale <Tagesspiegel>, che ha riferito l'episodio, ha scritto
che i responsabili della piscina "Am Sachsendamm" hanno
assicurato che la loro decisione non nascondeva alcun pregiudizio, ma era
motivata dal timore che il costume da bagno, una volta inzuppato di acqua,
potesse mandare a fondo la ragazza. Hatice ha tentato di spiegare che in
Turchia quel costume è di norma.
L'incidente ha creato imbarazzo alle autorità berlinesi che da tempo
hanno avviato una campagna di sensibilizzazione per persuadere le famiglie
di religione musulmana a mandare i figli a lezioni di nuoto, uno sport che
in Germania è parte integrante dell'ora di educazione fisica. Una recente
indagine ha rilevato che nei quartieri multietnici di Neukoelln e di
Friedrichshain-Kreuzberg la percentuale delle bambine in era scolare che
non sa nuotare è rispettivamente del 26.3 e del 27 per cento: decisamente
alta per il paese. (Agi)
10.11.2006
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ASSOLTA
L'ARCHEOLOGA TEORICA
DEL VELO ANTI-MAOMETTO

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Per
la 92enne Muazzez Ilmiye Cig, e per il suo editore, il Tribunale ha
stabilito che quanto scritto in suo libro non costrituisce reato. |
A 92 anni forse pensava di godersi i
suoi nipoti, la sua pensione e il successo delle sue pubblicazioni. Invece
Muazzez Ilmiye Cig, accademica turca di fama internazionale, ed invece il primo novembre
è finita sotto processo per un libro pubblicato lo scorso
anno. L'accusa era quella di aver offeso la religione musulmana, per aver dato
un'interpretazione distorta dell'origine dell'utilizzo del velo islamico
in Medio Oriente. Il documento incriminato non è il solito romanzo. Si
tratta di un testo scientifico.
Con la Cig è comparso sul banco degli imputati anche il suo editore.
Entrambi sono stati assolti perché il fatto - come ha sentenziato il
Tribunale - non costituisce reato.
Muazzez, ex docente conosciuta in tutto il mondo per le sue ricerche, è
un'esperta del popolo dei Sumeri, civiltà mesopotamica che si sviluppò
nel 5.000 avanti Cristo. In oltre sessant'anni di attività ha tradotto
migliaia di tavolette e redatto numerosi testi. Nel suo ultimo lavoro,
descrivendo le usanze di questa popolazione, ha scritto che in Medio
Oriente il velo era puramente un segno di distinzione e non un'imposizione
religiosa. Per dimostrare questa teoria, la Cig ha spiegato che le
sacerdotesse nel periodo sumerico si mettevano il velo solo per
sottolineare uno status sociale diverso da quello delle altre donne. Anzi,
sostiene l'anziana accademica, queste donne, seppur velate, spesso erano
anche delle iniziatrici dei giovani ai piaceri della carne. Solo molti
secoli dopo, secondo la studiosa, il velo è stato utilizzato come
strumento repressivo, per nascondere la femminilità. L'autrice ha poi
concluso che oggi, nella maggior parte dei Paesi musulmani, è un simbolo
di divisione del sesso femminile.
Un saggio di antropologia dal valore scientifico innegabile. Ma le frange
più integraliste in Turchia non si fermano neanche davanti a questo. E
così un gruppo di legali dei nazionalisti islamici a Izmir, città sul
Mar Mediterraneo e considerata uno dei luoghi più occidentalizzati del
Paese, ha fatto mettere sotto accusa l'anziana signora. Alla faccia della
sua età e del suo curriculum di docente universitario e dirigente del
Museo Archeologico di Istanbul.
Ma chi ha avuto il coraggio di incriminare una donna di 92 anni non aveva
fatto i conti con un altro aspetto: il carattere della studiosa.
Originaria di Bursa, dov'è nata nel 1914, in piena guerra d'indipendenza,
la signora Cig non è certo disposta a passare sopra le sue ricerche e i
suoi principi. E ha rincarato la dose. Parlando con i giornalisti ha detto
di non essere una cattiva musulmana, ma solamente di aver evidenziato un
dato di fatto, cioè il reale valore attribuito oggi al velo islamico, cioè
una fedele seguace dei principi di Mustafa Kemal Atatürk, fondatore della
Turchia moderna. Non paga, la signora Cig ha speso anche qualche (pesante)
parola sulla situazione odierna del suo Paese, dicendo apertamente che il
governo di Recep Tayyip Erdogan e del suo partito (Akp, di orientamento
islamico moderato) stanno facendo regredire la società e cancellando quei
valori laici e repubblicani che rendono la Turchia uno Stato unico nel
panorama mediorientale.
"a Turchia adesso è attraversata da una forte spinta nazionalista e
reazionaria - ha concluso la studiosa - ma io sono ottimista per il futuro
della mia nazione, e credo nel suo popolo. E comunque non permetterò a
nessuno di farmi desistere dai miei principi, che sono quelli di Atatürk".
La Cig era già nota alle cronache turche per una lettera aperta scritta
qualche tempo fa nientemeno che a Emine Erdogan, la consorte del premier,
che indossa il türban, il velo islamico della tradizione turca.
Le aveva chiesto di non metterlo più nelle occasioni pubbliche, in grazia
del ruolo istituzionale che ricopriva. "Nel privato può fare quello che
vuole - disse al tempo la Cig -, ma quando è in pubblico, come moglie del
capo del governo, non dovrebbe". Emine Erdogan non le ha mai risposto. (da
Marta
Ottaviani/Il Giornale.it)
10.11.2006
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ARRIVANO I JEANS
ECOLOGICI
CON COTONE TURCO

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Saranno
messi in commercio dalla <Levi Strauss Europe>. Tutto puro al
100 per cento. Bottoni di cocco e metallo non galvanizzato. |
Arrivano i jeans ecologici equelli equo-solidali. Dopo il
caffè e il cioccolato, sul mercatosbarcano i "denim" certificati da
<Faitrade TransFair Italia>, marchio che certifica la provenienza da aziende e consorzi di produttori di
Paesiin via di sviluppo che lavorano secondo i criteri del commercio equo e
solidale. Per realizzare i pantaloni che saranno commercializzati in25 discount al centro nord, informa
l'Unione Consumatori, è statoutilizzato cotone coltivato in Camerun, lavorato e tessuto in Italia e
poi confezionato in Tunisia.
A firmare i jeans ecologici, è invece <Levi Strauss Europe> che ha annunciato il lancio di
<Levi's eco jeans>, ''il primo totalmentecompatibile creato da un brand denim: realizzato
- spiegano allasocietà - usando cotone organico 100% certificato, ogni elemento diquesto jeans, dal processo produttivo ai componenti,
èeco-sostenibile''.
Il processo produttivo, spiegano all'azienda, ''inizia conl'utilizzo di cotone organico 100%, proveniente dalla Turchia, cuivengono aggiunti accessori come i bottoni in cocco e in metallo nongalvanizzato, rifiniti usando solo componenti naturali. I normalirivetti di rame sono sostituiti da cuciture rinforzate e la produzione
avviene in un'area creata appositamente negli stabilimenti <Levi's> inUngheria''.
(Adnkronos)
10.11.2006
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LA
FAME,
ED ALTRO ANCORA
IN AFRICA

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Tutti
i problemi inerenti il Continente nero sono stati dibattuti in un summit che si è aperto nei giorni scorso ad Istanbul. L'identità
musulmana all'interno della globalizzazione. |
The first
ever African Islamic Summit, bringing together religious leaders from
thirty-two countries, began its three-day run in
Istanbul.
The problems of the African continent, which has been struggling with
social burdens and cultural ordeals for decades, was discussed during
the summit.
Organized by the Turkish Department of Religious Affairs, the summit was
opened by Turkish Prime Minister Tayyip Erdogan. With the exception of
Sudan, all the participating countries will be represented by their
highest religious authorities.
The results of the three-day summit, which also addressed problems
experienced by the Islamic world, was announced to the public
following the conclusion. Important aid organizations from Turkey were
also present at the meeting.
Turkey will share its knowledge and experience in religious matters with
many Muslim African countries, such as Mozambique, Togo, Mauritania,
Sudan, Uganda, the Ivory Coast and more.
The summit dealed with issues such as Muslim identity and globalization,
and how to adopt a common stance while preserving and promoting Muslim
historical and cultural heritage.
Although the summit dealed mostly with religious issues, it nonethelessed
make as many endeavors as possible to take further steps in
finding lasting solutions to the economic and social problems of Africa.
Prof. Dr. Mehmet Gormez, Turkish Deputy Director of Religious Affairs,
stated that the summit was of very high importance for Turkey.
Speaking to Zaman, Dr. Ali Dere, the head of Foreign Affairs under the
Directorate of Religious Affairs, offered his assessment of the Istanbul
meeting and stated they had been organizing the Eurasian Islamic Summit
for six years. The summit was aimed at forming a strategic unity. He also noted that they
were planning to expand cooperation with religious leaders and
institutions of Balkan, Caucasus and Turkic Muslim States to include the
Muslim African states as well.
"We are working on adopting common principles in religious education,
institutionalization and services. We are going to share what we have
gained from the Eurasian Islamic Summits with African countries. Africa
has many serious problems and it is impossible for us to deal with them by
ourselves. Therefore, we have arranged for our aid organizations to
provide those countries with the humanitarian aid and economic support
they need. We will first evaluate the problems ourselves and then will
help the aid organizations involved as much as possible" Dr. Dere
remarked.
Dere also noted that Turkey had no arrogance or claims whatsoever of being
a leader though it had been the organizer of such serious meetings.
However, it was the most experienced Muslim state, thus it can be an
example. He said that most Islamic countries were either deprived of or
lacked deep-rooted experience like Turkey's.
"They want to form a model similar to Turkey. They ask for help in
institutional structuring and demand religious officers from us. Turkey's
responsibility is to carry out a voluntary task by remaining loyal to
historical ties and it has no claims of being a leader. This is no more
than an attempt to share what we have; an attempt that stems from a
centuries-old responsibility," said Dere.
Africa's Greatest Problem is
Poverty
Half of the world's poorest live in Africa. According to statistics
from the World Bank, Central Africa is the poorest region globally in
terms of income per capita, where the annual income is below $765. Income
per capita in Ethiopia and Burundi is below $90.
Furthermore, Africa is the only continent getting poorer in the world in
the last 25 years. Infrastructure does not permit people to catch up with
the standards of a modern life. Only 12 per cent of roads are in a usable
condition in Central Africa.
Another calamity is only 20 percent of all Africans, about 680 million
people, have access to working electricity.
The unlucky continent is also the least healthy one. One of the greatest
and persistent difficulties is access to safe drinking water. Africans
spend about 40 billion hours a year to forage for clean water. Therefore,
the potential workforce that would normally be spared for production is
spent on the long and tiring search for water. Nearly 80 percent of all
diseases are caused by unsafe water. A great majority of infant deaths
stems from preventable and curable ailments such as malaria.
It is thought that with a fund of only $100 million dollars, polio and
chicken pox could be eradicated for good.
With only 10 percent of the world's total population, the continent
nevertheless houses two-third of AIDS victims. Life expectancy is below 40
in nine countries.
Another difficulty African countries suffer from is corruption, which
encroaches on the economic support provided to the continent. Civil wars
and disagreements over boundaries often make life unbearable for the
African citizen. (Isa Yasar)
10.11.2006
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COMMEMORAZIONE

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Manifestazione
all'Eur per ricordare il primo anniversario della collocazione del
monumento dedicato a Kemal Ataturk. |
In occasione del
sessantesimo anniversario della scomparsa del fondatore della Repubblica
di Turchia, Mustafa Kemal Ataturk, e del primo anniversario della
collocazione del monumento dedicato al grande statista nel quartiere Eur
di Roma, si terrà alle ore 9.00 di questa mattina venerdì 10 novembre una manifestazione
commemorativa promossa dall'ambasciatore turco S.E Ugur Ziyal alla
presenza del corpo diplomatico e dei cittadini turchi residenti nel nostro
Paese nonché degli amici italiani. (Uait)
10.11.2006
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CRONACA
E' MORTO L'EX
PREMIER BULENT ECEVIT

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Lo
statista turco da tempo era ricoverato presso l'ospedale militare di
Ankara. Nel 1999 aveva presentato la candidatura formale per
l'ingresso di Ankara nell'UE. |
L'ex Primo Ministro turco Bulent
Ecevit, che presentò la candidatura del suo Paese per l'ingresso nell'UE
nel 1999, è morto a 81 anni. Ecevit era ricoverato nell'ospedale militare
di Ankara dopo aver avuto un infarto in maggio mentre partecipava ad un
funerale di un alto magistrato ucciso da un fondamentalista islamico.
Ecevit è stato cinque volte Primo Ministro. Amante della poesia, la sua
carriera politica è stata contrassegnata dalla fede in un nazionalismo
temperato dalla sinistra. Domani i solenni funerali di Stato. (Ansa)
10.11.2006
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APPELLO CONTRO
ISOLAMENTO DI TRE DETENUTI
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Ad
approvarlo, all'unanimità, il Consiglio provinciale di Firenze
mobilitato per salvare la vita all'avv. Behic Asci che fa lo
sciopero della fame assieme a Gulcan Goruroglu e Sevci Saymaz in un
carcere turco. |
Il Consiglio provinciale di Firenze
ha approvato all'unanimità la mozione della settima Commissione
consiliare per salvare la vita dell'avvocato Behic Asci, di Gulcan
Goruroglu e di Sevci Saymaz, scioperanti della fame contro l'isolamento
carcerario in Turchia. ''Tutti sono a conoscenza della vicenda - ha
illustrato la presidente della Commissione Eluisa Lo Presti (Ds) - e la
Commissione ha voluto esplicitare nell'appello la non condivisione di una
forma così estrema di lotta fino alla morte''.
Per Sandro Targetti (Prc) ''è importante dare il nostro contributo perché
questa spirale di sofferenza e di morte venga interrotta. La questione
delle carceri e le condizioni della detenzione, riguarda i diritti umani,
i diritti della persona, ed anche l'ingresso della Turchia nell'Unione
europea''.
Massimo Lensi (FI) ha sottolineato come ''questo avvocato e gli altri 122
fra detenuti e non detenuti hanno deciso di suicidarsi attraverso una
forma dolorosissima e lacerante di iniziativa politica violenta che è
quella della sciopero fino alla morte. Nel nostro piccolo, dovremmo
iniziare una riflessione sull'ingresso della Turchia in un'Unione Europea
che non presta la dovuta attenzione alle problematiche sui diritti civili
e sui diritti individuali''. (Adnkronos)
10.11.2006
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BIMBO DI DUE ANNI
"BLOCCATO"
PERCHE' PERICOLOSO RICERCATO
|
Il
piccolo stava per imbarcarsi su un volo diretto in Turchia in
compagnia del proprio genitore. Il fatto increscioso, sul quale è
stata aperta una inchiesta, si è verificato negli Emirati Arabi. |
A un bimbo di due anni è stato
impedito di imbarcarsi su un aereo diretto in Turchia negli Emirati Arabi
Uniti perché il suo nome compariva in un elenco di sospetti ricercati .
Lo ha riferito un giornale locale <Emirates Today>. Il quotidiano ha
raccontato che gli estremi del passaporto del bambino, fra i quali la data
di nascita, coincidevano con quelli contenuti in un mandato di cattura.
Non si conosce la causa del pasticcio.
"Mentre stavano passando attraverso le procedure di controllo dei
passaporti per salire a bordo, uno degli agenti in servizio ha detto che
volevano prendere Suhail", ha detto all'<Emirates Today> il
padre del bimbo, Abdullah Mohamed Saleh.
"Pensavo che stesse scherzando e ho detto 'Prendetelo se volete' ",
ha dichiarato. "Al che mi ha fatto vedere la copia di un documento
che diceva che Suhail era ricercato e che pendeva su di lui un mandato di
cattura".
Le autorità hanno detto che faranno un'indagine sull'incidente, ha
riferito il giornale. (Reuters)
10.11.2006
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AD ISTANBUL
RESIDENZE DI LUSSO SENZA PERMESSI

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La
zona è quella di Sisli, una delle più esclusive della metropoli.
Due edifici di otto piani che improvvisamente soni diventati 27, ben
19 in più. |
Dovevano essere il fiore
all'occhiello di Sisli, uno dei quartieri più esclusivi di Istanbul.
Invece si sono trasformati nell'ennesimo scandalo edilizio. Si tratta di
due edifici da 27 piani e appartamenti categoria super lusso, dalla cui
sommità si gode una splendida vista sul Bosforo.
Il complesso si chiama <Kempinski Astoria Redidence Towers> e sorge
vicino al centro commerciale Cevahir. Ben 19 piani sono stati costruiti
senza autorizzazione. Il palazzo, infatti, da progetto originario doveva
essere di soli otto piani. La osa ha fatto sorridere è che hanno già
prenotato appartamenti nel complesso numerose celebrità turche, tra cui
l'ex Primo Ministro Tansu Ciller. Corre ai ripari il presidente della
compagnia costruttrice che ha detto: "Non è solo un nostro problema,
riguarda tutta Istanbul". (Apcom)
10.11.2006 |
AZIENDE
"SPIANO" I CLIENTI PER STRATEGIE DI VENDITA
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La
popolazione dei giovani consumatori turchi ha attratto l'attenzione
delle aziende straniere e locali al punto di seguirla con camere a
circuito chiuso per tutto il tempo che sta nei negozi. |
La popolazione di
giovani consumatori turchi ha attratto l'attenzione delle aziende
straniere e locali al punto da introdurre un sistema di
"spionaggio" delle abitudini dei clienti all'interno dei negozi.
La notizia, ali limiti della legalità, si apprende dallo <Zaman
Online>.
Il sistema di videocamere, piazzate all'interno dei negozi, permette di
registrare le abitudini dei clienti e di trasformarli in dati statistici
che vengono utilizzati per studiare le strategie di vendita dei prodotti.
I ragazzi vengono "spiati" durante le permanenza nei negozi. Si
calcla il tempo, il tipo di spesa, il totale degli acquisti, quanti
clienti visitano il negozio e in quali orari. (Apcom)
10.11.2006 |
DONNA
PARTORISCE 17° FIGLIO
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La
puerpera, una turca di 55 anni nativa della zona di Mus nel sud-est
anatolico, ha già cinque nipoti. |
Mamma da guiness dei
primati in Turchia: una donna di 55 anni ha dato alla luce il suo 17mo
figlio, un maschietto. Lo ha riferito l'agenzia di stampa <Anadolu>
secondo cui la donna, che in passato aveva avuto anche due aborti, ha
assicurato che questo è il suo ultimo parto. Originaria di Mus, nel
sud-est anatolico, la mamma record ha dieci figli maschi e sette femmine.
la donna ed il marito, di 66 anni, hanno già molti nipoti, cinque solo
dal loro primogenito. (Adnkronos-Dpa)
10.11.2006 |
NOTIZIARIO D'AMBASCIATA
INVESTIRE IN TURCHIA, INVESTIRE NEL
FUTURO
Il Congresso mondiale degli uomini d'affari della Turchia, che si tiene
dal 1996 ogni due anni, si riunirà
a Istanbul il 18 e 19 novembre. Tema dell'edizione di quest'anno è
"Investire in Turchia, investire nel futuro", con workshop e
pannelli interattivi sull'argomento. Circa 2000 imprenditori
provenienti da oltre 50 Paesi, insieme a burocrati e funzionari
ministeriali, si riuniranno per discutere dell'importante tematica e
delle opportunità d'investimento in Turchia che saranno presentate agli
imprenditori nel "Cities Investment Catalogue" e nel "Cities
Investment Market".
LA CRESCITA DEI CENTRI
COMMERCIALI
Dopo numerosi anni dominati dalla cultura del "Bazar" e delle
migliaia di negozi e piccole attività commerciali da Istanbul alla più
piccola città della Turchia, si assiste ad una crescita esponenziale dei
centri commerciali sia di proprietà locale che estera. Ad oggi sono
presenti nel Paese 119 Shopping Mall
di cui 47 si trovano nella grande area metropolitana di Istanbul, dove
recentemente sono stati peraltro inaugurati i piu' moderni
centri commerciali (Cevahir e Kanyon) con investimenti per la sola
costruzione superiori ai $150-200 milioni ciascuno. Gli olandesi
Corio hanno acquisito lo scorso anno il 47% dell'allora più importante
centro commerciale di Istanbul (Akmerkez) e
sono in procinto di acqıisire ulteriori quote nei malls Olivium e
Cevahir. Quest'ultimo, secondo in ordine di grandezza in Europa,
potrebbe essere ceduto a breve alla <Kuwait Investment Authority>
per un prezzo superiore ai $750 milioni. Il 50% del centro commerciale di
Eskisehir, una località non distante da Ankara, è in fase di cessione
alla <Merril Lynch> ed alla <Krea Real Estate>, mentre una joint-venture
americano-tedesca (<US GGP> ed <Otto>) è pronta ad investire
$200 milioni in un centro commerciale a Tatilya (Istanbul). Anche gli
austriaci della Meinl intendono effettuare un investimento di oltre $100
milioni in Turchia, sebbene non abbiano ancora deciso la localita'. Va
precisato che imprenditori locali, come ad esempio la famiglia Ezacibasi,
da soli o in collaborazione con imprese estere, intendono effettuare
consistenti investimenti nel settore. <Turk-Mall>, con i tedeschi
<Grundbesitz Investmentgesellschaft>, non
solo ha inaugurato recentemente ad Izmir il centro commerciale "Forum
Bornova" ma sta al momento pianificando aperture a tappeto in tutta
la Turchia con investimenti superiori ai $5 miliardi nei prossimi
dieci anni.
|
LE DIFFICOLTA' DI <BOTAS>
L'Ente Nazionale turco competente per il trasporto e la distribuzione
delle Risorse Naturali (Botas) ha recentemente informato il ministero
dell'Energia di trovarsi in difficoltà finanziarie tali da impedire al
momento di far fronte ai pagamenti dovuti sia ad alcune banche che ad
alcuni Paesi fornitori (Russia, Iran, Algeria e Nigeria). Nel comunicato
la <Botas< informa inoltre di aver quasi raggiunto il limite di
credito bancario consentito per cui si troverebbe nell'impossibilita'
di ricorrere all'apertura di una nuova linea di credito; a causa di tali
difficoltà non ha escluso che nel corso della stagione invernale possa
ricorrere a tagli all'erogazione dell'energia. Per rimediare in parte
a tale situazione deficitaria la <Botas> ha quindi deciso di
aumentare le tariffe di distribuzione del gas naturale per uso domestico
del 5.8% e per uso industriale del 5.4%, pur mantenendo una politica di
contenimento degli aumenti a difesa dei consumatori. Interpellato in
merito alle difficoltà economiche della <Botas> ed ai recenti
aumenti, il ministro dell'Energia, Hilmi Guler, ha affermato che è
ingiusto parlare della <Botas> come di una società in fallimento, aggiungendo
che sono in corso dei negoziati per risolvere le problematiche finanziarie
e che per quanto riguarda gli aumenti, trattandosi di un bene importato,
è assolutamente normale che si debbano effettuare degli aggiustamenti
monetari nel corso dell'anno.
SUMMIT
SULLA COOPERAZIONE ECONOMICA
Il ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul, ha partecipato a
Mosca al summit dei ministri degli Esteri della Cooperazione Economica del
Mar Nero (Bsec). Nel corso della riunione sarà dicsusso il progetto
riguardante la costruzione di un'autostrada lunga 7.000 km che circonderà
l'intera regione del Mar Nero. L'iniziativa, già approvata da parte
dei ministri dei Trasporti dei Paesi della Bsec, attende ora la ratifica
dei Ministri degli Affari Esteri. La Bsec, istituita nel 1992 su
iniziativa dell'allora Primo Ministro turco Turgut, comprende oltre alla
Turchia, la Grecia, l'Albania, l'Armenia, l'Azeirbaja, la Bulgaria,
la Moldovia, la Romania, la Russia, Serbia-Montenegro e l'Ucraina. Alla
Turchia spettera' la presidenza della Bsec, ora della Serbia-Montenegro,
il prossimo anno.
BOICOTTAGGIO PRODOTTI FRANCESI
Prosegue la campagna di boicottaggio nei confronti dei prodotti francesi.
L'Associazione dei Consumatori ha annunciato che il prossimo prodotto
nel mirino della protesta sarà la <Tefal> e le associate <Moulinex>
e <Rowenta>. Non si ferma quindi l'azione decisa dei consumatori,
che hanno preso di mira prima i prodotti della Total e successivamente
quelli dell'<Oreal>. La campagna di boicottaggio andrà avanti
finché il progetto di legge non sarà ritirato, ha dichiarato il presidente
dell'Associazione, Deniz.
REPUBBLICA
TURCA DI CIPRO NORD
La Banca Mondiale ha recentemente pubblicato un rapporto sull'attuale
situazione economica della c.d. "Repubblica turca di Cipro del Nord".
Lo studio, intitolato "Sostenibilità e Risorse di Crescita Economica
nella Cipro del Nord", ed alla cui realizzazione ha partecipato anche
il Centro di Coordinamento dell'Unione Europea ed alcune Organizzazioni
non Governative, si sofferma su alcuni aspetti particolarmente deficitari
della gestione economica della c.d. "Repubblica turca di Cipro del
Nord", in particolare sulla previdenza sociale che attualmente copre
solo il 42% della forza lavoro e le cui spese sono molto elevate,
rendendone pertanto impossibile la sostenibilità già nel breve periodo.
Il sistema pensionistico erode in modo eccessivo le risorse dello Stato,
pari al 12% del Pnl. La Banca Mondiale considera quindi improcrastinabili
riforme radicali senza la cui attuazione il benessere sociale nel lungo
termine sarebbe messo a rischio, con il rischio di vedere notevolmente
aumentato il gap con la parte meridionale dell'isola e una dipendenza
sempre più accentuata da Ankara.
INTERSCAMBIO
Nei primi nove mesi del 2006 il valore dell'interscambio della Turchia
ha già raggiunto quota $161.1 miliardi, con le esportazioni pari a $60.7
miliardi (+13.4% rispetto ai primi 9 mesi del 2005) e le importazioni a
quota $100.5 miliardi (+17.8% rispetto allo stesso periodo del 2005). Il
disavanzo della bilancia commerciale è pertanto di $39.8 miliardi (+25,2%
rispetto al 2005). L'Italia risulta essere il terzo partner commerciale
con un interscambio di $11.2 miliardi (+22% rispetto al 2005). L'export
dell'Italia verso la Turchia è stato di $6.2 miliardi (+12.8% rispetto al
2005), mentre le esportazioni turche verso l'Italia sono cresciute del 25.5%
raggiungendo quota $5 miliardi, con un saldo positivo per l'Italia di $1.2
miliardi. La quota di mercato dell'Italia sulle importazioni totali della
Turchia è pari al 6.%. Germania e Russia restano i principali partner
commerciali della Turchia, con la Russia che però ha scavalcato la
Germania come primo paese fornitore ($12.5 miliardi), grazie alle sempre
più ampie forniture di gas naturale (oltre 20 miliardi di m3 l'anno ed
una dipendenza da quelle fonti pari al 67% del fabbisogno energetico della
Turchia). In forte crescita permangono le esportazioni della Cina
(ormai consolidato terzo Paese fornitore della Turchia) con un aumento del
45% rispetto allo stesso periodo del 2005, della Francia (+15.2%), dell'Iran
(+84%) e della Grecia (+50%).
LA MISSIONE DI JOHN LIPSKY (FMI)
Il vice presidente esecutivo del Fondo Monetario Internazionale, John
Lipsky, in visita per la prima volta ad Ankara, ha recentemente incontrato
il ministro degli Esteri Abdullah Gul, il ministro dell'Economia Ali
Babacan e quello delle Finanze Kemal Unakitan, oltre ad alti funzionari e
rappresentanti di alcune istituzioni economiche, tra cui l'Associazione
delle Camere di Commercio, dell'Industria e delle Borse (Tobb). Al termine della sua visita
Lipsky ha tenuto una conferenza stampa nel corso della quale si è
soffermato sulla questione relativa al contenimento del tasso
d'inflazione. Secondo Lipsky le pressioni esterne che hanno causato
l'impennata dei prezzi sono temporanee ed il tasso d'inflazione
riprenderà a scendere dal prossimo anno attestandosi a fine 2007 vicino
al 4%. Il rappresentante del Fmi non considera peraltro
critico il deficit della bilancia dei pagamenti, la cui riduzione
- ha sottolineato Lipsky - dovrebbe essere sostenuta da adeguate
politiche finanziarie di medio e lungo periodo.
SUCCESSI
DELLE RIFORME
Un team di economisti esperti di Turchia guidati dall'ex Desk Chief del
Fondo Monetario Internazionale per la Turchia, Riza Moghadam, attuale
advisor del Direttore del <Fondo Rodrigo Rato>, ha recentemente
elaborato un rapporto che sottolinea i successi delle riforme attuate ed i
significativi cambiamenti che ha subito il Paese nel corso di questi
ultimi anni. Nel ricordare la crisi dell'economia turca nel 2001 il
rapporto cita le difficoltà affrontate con determinazione dal Governo per
riportare il tasso d'inflazione, allora al 70%, ad una sola cifra, nonché
la costante diminuzione dei tassi d'interesse che ha sensibilmente
migliorato le prospettive di sostenibilità del debito.
PERSISTE
IL DEFICIT DELLA SPESA SOCIALE
Il deficit finanziario della spesa sociale continua ad aumentare
nonostante i continui sforzi del Governo, secondo quanto comunicato
dall'Agenzia stampa <Anatolian News>.
Le risorse destinate nel budget del prossimo anno per coprire il deficit
del settore dovrebbero ammontare al 5% del PNL contro il 4.1% di
quest'anno e a dispetto del 4.3% preventivato in fase di bilancio 2006.
Quanto al finanziamento della spesa sociale, nel budget per il 2007 è
previsto lo stanziamento di $20.5 miliardi contro i $16 miliardi del 2006,
con un aumento del 28.1%, mentre le istituzioni sociali del settore
dovrebbero avere nel 2007 introiti pari a $45.5 miliardi a fronte di una
spesa di $53.8 miliardi, di cui $33.6 miliardi di contributi e $16.4
miliardi di spese sanitarie. Il settore, che nel 2006 ha mostrato una
ripresa parziale con un aumento delle entrate stimate all'8,5% del Pnl,
secondo le attuali proiezioni raggiungerà una spesa pari al 12.2% del Pnl
contro il 12% preventivato.
TASSO
DI INFLAZIONE
Il Governatore della Banca Centraleturca, Dormus Yilmaz, nel corso della
presentazione alla Commissione Parlamentare di Pianificazione e Bilancio,
ha affermato che il tasso d'inflazione si attesterà a fine anno tra il
9.2% ed il 10.6% (10.55% nel solo mese di settembre). Il Governatore ha
rivolto un appello al Governo affinché mantenga una stretta disciplina
fiscale prima del prossimo appuntamento elettorale nel 2007, affermando
che i tagli ai tassi d'interesse che la Banca potrebbe effettuare
all'inizio del prossimo anno dovranno essere accompagnati da
un'adeguata politica fiscale. Secondo Yilmaz le politiche dei prezzi
dovrebbero armonizzarsi con gli obiettivi del tasso d'inflazione
evitando budget di spesa eccessivi per il settore pubblico. Finora i
prezzi al consumo sono cresciuti molto più velocemente rispetto alle
aspettative della Banca Centrale; ciò ha causato la perdita di almeno un
quarto del valore della valuta nazionale e dei titoli denominati in valuta
estera, costringendo pertanto l'Istituto ad innalzare i tassi
d'interesse.
INVESTIMENTI
E PRIVATIZZAZIONI
Secondo l'Agenzia
di Stato per la Pianificazione, nel prossimo anno i proventi derivanti
dalla privatizzazione, che nel 2006 saranno pari a circa $10 miliardi, si
ridurranno sensibilmente fino a toccare quota $4 miliardi. Il motivo
sarebbe connesso al fatto che nel novero delle privatizzazioni del 2006
rientreranno quelle relative a <Telekom>, alle acciaierie <Erdemir>
ed alle raffinerie <Tupras>, mentre nel 2007 sono previste numerose
cessioni di importi decisamente inferiori ai tre colossi menzionati. Nel
contempo, il volume delle esportazioni che quest'anno dovrebbe attestarsi
intorno agli $83 miliardi, secondo
alcuni analisti locali toccherà per la prima volta nel 2007 la cifra
record di $100 miliardi. Commentando tali dati il Primo ministro Recep
Tayyip Erdogan, in occasione dell'inaugurazione della Nona
Settimana dell'export turco, ha
sottolineato il fatto che secondo le stime nel 2023 la Turchia esporterà
oltre $500 miliardi, entrando a far parte, proprio in occasione del
centenario della Repubblica, delle 10 potenze economiche mondiali
(attualmente è in 20ma posizione).
**************
Ammontano a 37 le società qualificate
dall'Amministrazione per le Privatizzazioni per prendere parte alla
vendita delle reti di distribuzione di energia elettrica di Ankara,
Sakarya e Istanbul, che dovrebbe far entrare nelle casse dello Stato $10
miliardi circa. Tra le società e joint ventures partecipanti,
figurano alcuni giganti stranieri tra cui le italiane <Enel> ed <Edison>,
le tedesche <E.ON> e <EnBW>, le statunitensi <AES> e la
spagnola <Iberdrola>
*************.
Al fine di far fede agli impegni presi
con il Fondo Monetario Internazionale di procedere alla vendita del 99%
della Halkbank entro il 25 maggio 2008, il Parlamento ha recentemente
approvato una legge che consente alla predetta banca di continuare a
concedere prestiti a piccole e medie imprese per i prossimi cinque anni
mantenendo così il suo ruolo tradizionale a sostegno di tale fascia
imprenditoriale. Tra i possibili partecipanti alla gara per la
privatizzazione, da cui si prevedono introiti tra $4 e $5 miliardi,
vi sono la <Garanti Bankasi>, <General Electric>, la
<Citibank>, lo <Spain Banco Bilbao Vizcaya Argentaria> (Bbva)
e la <Fortis>.
INDICATORI
MACROECONOMICI
- Crescita
del PNL nel 2005: 7.7%; gennaio - aprile 2006: 6.3%
- Inflazione
annua (prezzi al consumo): 7.72% (2005); 10,59% (agosto
2006)
- Interscambio
con l'Italia nel 2006 (gen - settembre): oltre $11.2 miliardi, con
esportazioni verso
l'Italia pari
a $4,9
miliardi (+25,5% rispetto al corrispondente periodo del 2005) ed
importazioni dall'Italia pari a $6.2 miliardi (+12,8 % rispetto al
corrispondente periodo del 2005). (Ice Istanbul su dati
dell'Istituto Turco di Statistica- Tuik)
PROGETTO
"HOW TO GO INTERNATIONAL"
L'Unioncamere della Liguria, assieme agli <Euro Info Centres>
di alcune Regioni dell'Italia, della Spagna e della Turchia impegnate in
progetti europei, sta coordinando il progetto "How to go
International", finanziato
dall'Unione Europea - Direzione Generale delle Imprese e
dell'Industria, il cui scopo è quello di contribuire all'applicazione
delle linee guida indicate dall'Entrepreneurship
Action Plan della Commissione Europea conducendo una serie di attività
a sostegno della competitività delle piccole e medie imprese (SMEs) e
delle micro-imprese che intendono ampliare la loro attività a livello
internazionale. L'obiettivo principale del progetto è quello di fornire
sia alle SMEs che alle micro-imprese l'assistenza che consenta loro di
superare la difficoltà che si presentano nell'accedere ai mercati
europei ed internazionali; l'adeguata gestione delle proprie risorse; la
definizione di chiare strategie e la gestione di attività di cooperazione
transnazionali. A tale riguardo è stato creato il seguente sito web
relativo al progetto www.lig.camcom.it/howtogointernational,
dove le parti interessate possono accedere a tutte le informazioni
relative ai processi di internazionalizzazione già svolte sia dalle Regioni che dai Paesi coinvolti nelle attività del
progetto stesso. La Turchia vi è rappresentata dalle Camere di Commercio
di Istanbul e Gaziantep, ed uno dei principali eventi previsti in ambito
al progetto sarà tenuto proprio ad Istanbul il prossimo 4 dicembre quando
oltre 100 aziende provenienti da Italia , Spagna e Turchia si
incontreranno per discutere e verificare le opportunità di affari nei
seguenti settori: agro-alimentare, costruzioni, meccanica, elettronica ed
automazione, gomma e plastica. Per prendere parte all'evento sarà
necessario compilare il formulario di partecipazione disponibile sul
predetto sito web dove sarà altresì possibile consultare on-line la
lista dei partecipanti ed eventualmente fissare in anticipo delle riunioni
di lavoro.
A cura di: Simona De
Martino - capo dell'Ufficio Economico e Commerciale dell'Ambasciata
d'Italia
Gianmarco Macchia - vice capo dell'Ufficio economico e commerciale
Roberto Luongo - direttore dell'Ufficio Ice di Istanbul
Redazione: Tiziana Staffolari - collaboratore economico e finanziario
10.11.2006 |
ECONOMIA
SUL MERCATO CON
UNA NUOVA VETTURA

|
E'
partito dal salone di Istanbul, che si è aperto la scorsa settimana
il rilancio della <Fiat> cxhe ha presentato in anteprima
mondiale la "Linea" una tre volumi del segmento C nata
nell'ambito della <Tofas A.S>, joint venture tra il
gruppo torinese e quello Koc. Presente anche la <Lancia> con
la concept car "Lancia Delta HPE>, due versioni della
"Ypsilon", una "Musa" ed una "Thesis". |
E' partito dal salone dell'auto di
Istanbul, che si è la scorsa settimana, il rilancio della <Fiat>
verso i Paesi dell'Europa dell'est, ed in particolare nello stesso mercato
turco. La casa torinese ha infatti presentato in anteprima mondiale la
"Linea", la nuova berlina a tre volumi del segmento C nata nell'
ambito della <Tofas A.S.>, la joint-venture paritetica tra
<Fiat Auto> e <Koc Holding> quotata alla Borsa di Istanbul. E'
una sorta di nuova world car di <Fiat Auto>: oltre che in
Turchia, sarà infatti prodotta anche in Russia e in India e probabilmente
anche in Cina. La nuova vettura sarà prodotta nello stabilimento turco di
Bursa (a regime sono previste 60.000 unità l'anno) e commercializzata in
alcuni Paesi europei ed extraeuropei a partire dalla seconda metà del
2007. Per realizzarla sono stati investiti 170 milioni di euro. Disegnata
dal <Centro Stile Fiat>, la nuova "Fiat Linea" presenta un
design esterno elegante e dinamico ed ha generose dimensioni che la
pongono ai vertici della sua fascia: è lunga 4.56 metri, larga 1.73 m,
alta 1.5 m e con un passo di 2,6 metri, oltre ad avere un ampio bagagliaio
di 500 litri. Oltre alla "Linea", la Fiat ha proposto ad
Istanbul il "Suv Sedici", la show car "Oltre" e
varie versioni della "Grande Punto" e della "Panda",
tra cui la "Monster". Nello stand c'é infine anche il "Doblò"
a tripla alimentazione (benzina, metano e bioetanolo). In Turchia sarà
commercializzata l'intera gamma, tranne il monovolume "Phedra".
La previsione è di venderne subito circa un migliaio, mentre, a regime,
la stima è di 3.000 unità l'anno. In occasione del centenario, la <Lancia>
è presente ad Istanbul con la concept car "Lancia Delta HPE",
due versioni della "Lancia Ypsilon", una "Musa" e una
"Thesis". (Denaro.it)
10.11.2006
|
FIAT: NUOVE NOMINE NEL GRUPPO,
ALTAVILLA VA ALLA <POWERTRAIN>
|
Pugliese
di Taranto, nel marzo del 2005 aveva assunto le responsabilità del
<Business Development> dell'Auro per poi essere nominato
amministratore delegato della <Tofas>. Al suo posto andrà ora
Ali Aydin Pandir che proviene dalla <General Motors> dove ha
ricoperto incarichi di responsabilità in numerosi Paesi.
Paolo Martinelli assumerà invece la responsabilità della Direzione
Sviluppo Motori Benzina di <Fpt>. |
Nuove nomine nel gruppo <Fiat>.
Alfredo
Altavilla, attualmente amministratore delegato della <Tofas>, è stato
nominato amministratore delegato di <Fpt> (<Fiat Powertrain
Technologies>) in
sostituzione di Domenico Bordone. Altavilla, che farà parte del <Group
Executive Council>, continuerà ad essere responsabile per le alleanze
industriali del settore automobilistico. Nuovo amministratore delegato di
<Tofas> sarà Ali Aydin Pandir che proviene dalla <General Motors> dove ha
ricoperto incarichi di responsabilità in numerosi Paesi. Paolo Martinelli,
che oggi guida la Direzione Motori della Gestione Sportiva di Ferrari,
assumerà invece la responsabilità della Direzione Sviluppo Motori
Benzina di <Fpt> (<Fiat Powertrain Technologies>). Mario Mairano sarà invece
il responsabile della costituenda direzione Risorse Umane e Segreteria
Generale della Ferrari. Mairano mantiene temporaneamente anche la
direzione Risorse Umane del Gruppo <Fiat>. La <Fiat>, in una nota, ringrazia
Domenico Bordone, che lascia su sua richiesta il Gruppo, per l'importante
contributo fornito in tanti anni di attività e gli formula i migliori
auguri per i suoi impegni futuri.
Alfredo Altavilla è nato a Taranto nel 1963. Laureato in Economia e
Commercio è entrato in <Fiat Auto> nel 1990. Dal 2002 al 2005 ha gestito le
attività delle alleanze internazionali di <Fiat Auto>. Nel marzo del 2005
ha assunto la responsabilità del <Business Development> dell'Auto. Nel
luglio dello stesso anno è stato nominato amministratore delegato della
<Tofas>, la joint venture paritetica tra <Fiat Auto> e il
<Gruppo Koc>, quotata
alla Borsa di Istanbul. Paolo Martinelli, nato a Modena nel 1952 è
laureato in Ingegneria Meccanica. E' entrato in <Ferrari> nel 1978 e nel
1995 è passato alla <Gestione Sportiva Ferrari>, assumendo la responsabilità
della Direzione Motori per le vetture di Formula 1.
Mario Mairano, nato a Torino nel 1951, ha iniziato la carriera
professionale nel 1974 nell'ambito del settore Veicoli Industriali del
<Gruppo Fiat>. Nel 2000 ha assunto l'incarico di responsabile delle Risorse
Umane del <Gruppo Capitalia> ma è tornato in <Fiat Auto> nell'aprile del
2004 come Direttore del Personale. Nel luglio del 2005 ha assunto la
Direzione delle Risorse Umane del Gruppo. Ali Aydin Pandir, nato a
Istanbul nel 1956, è laureato in Ingegneria Meccanica. Negli ultimi
quindici anni ha lavorato alla <General Motors>. (Apcom)
10.11.2006
|
UNA MAGGIORE
CONOSCENZA
ITALIA-TURCHIA
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Come
ha spiegato Fatih Aycin, segretario generale della Camera di
Commercio Italiana ad Istanbul, ciò sarà reso possibile attraverso
l'incremento di investimenti diretti. |
''L'obiettivo del progetto èquello di sviluppare un percorso formativo-informativo sulle LineeGuida Ocse diretto alle imprese che partecipano ai processi diinternazionalizzazione e che possono garantire al nostro
Paese unosviluppo economico sostenibile di crescita solido e continuativo''.
Con queste parole Francesca Mariani, rappresentante del Punto diContatto Nazionale del
Governo, spiega il progetto tra <Confapi> eCamera di Commercio Italiana in Turchia volto alla creazione di nuoveoccasioni per avviare rapporti economici oltre confine per i piccoli e
medi imprenditori veneti.
''Per questo avvieremo un'attività di maggior conoscenzareciproca fra i Italia e Turchia - spiega Fatih Ayçin,
segretariogenerale della Camera di Commercio Italiana in Turchia - attraversol'organizzazione di incontri d'affari tra imprenditori, perincrementare gli investimenti diretti,
l'attività di import edexport, le collaborazioni commerciali ed
industriali''.
Il progetto, che coinvolge anche la RegioneVeneto, prevede inizialmente degli appuntamenti formativi einformativi per le aziende che si dichiareranno interessate.
Successivamente verranno incrociate le caratteristiche e le diversenecessità degli imprenditori che quindi verranno accompagnati apartecipare agli incontri bilaterali che si potranno tenere tanto inItalia quanto in Turchia.
''E' diffuso l'interesse tra le aziende associate - sottolineaMonica
Galvanin, presidente di <Confapi Venet> - a conoscere il mercato turco in maniera ancora
più approfondita e diretta. Si tratta infatti di una realtà economica interessante ed in continua crescita''. Isettori coinvolti spazieranno da quello meccanico, a quello tessile ea quello del trattamento dei rifiuti e della generazione di energiaalternativa".
(Adnkronos)
10.11.2006
|
D'ORA IN POI
BOSFORO PIU' SICURO

|
<Eni>
e la turca <Aalik> hanno firmato un accordo con la compagnia
indiana <Indian Oil Company Limited> sulla "possibile
partecipazione" di quest'ultima al progetto per la costruzione
dell'oleodotto Samsun-Ceyhan che colleghereà la costa del Mar Nero
a quella del Mediterraneo attraverso l'Anatolia consentendo così di
by-passare gli stretti. |
<Eni> e la compagnia turca
<Aalik> hanno firmato un accordo con la compagnia indiana <Indian
Oil Company Limited> (Iocl) sulla "possibile partecipazione della
Iocl" al progetto per la costruzione dell'oleodotto Samsun-Ceyhan che
collegherà la costa turca del mar nero con quella turca del Mediterraneo
consentendo di by-passare gli stretti turchi. A renderlo noto un
comunicato dell'<Eni>.
Il progetto Samsun-Ceyhan, si legge in una nota, "è la soluzione
più efficace e convincente per l'evacuazione dell'olio caspico verso il
Mar Mediterraneo, sia dal punto di vista commerciale, sia sotto gli
aspetti tecnici e di rispetto dell'ambiente. la costruzione dell'oleodotto
consentirà all'olio prodotto nelle regioni del Caspio di raggiungere il
Mediterraneo in modo facile ed economico, contribuendo così a rendere
più sicura la navigazione degli stretti turchi e a proteggere il
sensibile ecosistema dell'area. (Apcom)
10.11.2006
|
GIUDIZIO
POSITIVO DEL FMI
|
Quinta
revisione dell'accordo triennale che prevede un sostegno finanziario
stand by alla Turchia per complessivi 10 miliardi di dollari. |
A seguito della
quinta revisione dell'accordo triennale (2005-08). che prevede in sostegno
finanziario stand bay per complessivi 10 miliardi di dollari alla
Turchia è emersa una piena intesa tra il Governo di Ankara ed il Fondo
Monetario Internazionale in merito ai prossimi passi da effettuare in
campo economico.
Il rapporto della delegazione del Fondo, guidata da Lorenzo Giorgianni, ha
dipinto un quadro macro-economico sostanzialmente stabile, a dispetto di
una riduzione prevista della crescita nel 2006 (6%) e nel 2007 (5%) e ad
un rallentamento a seguito delle turbolenze finanziarie che hanno
contraddistinto il periodo aprile-giugno di quest'anno. Note di
particolare merito riguardano il saldo primario attivo del bilancio dello
Stato, apri al 6.5% del Pnl, e l'aumento consistente del flusso delle
esportazioni, che da gennaio ad agosto 2006 hanno raggiunto un valore di
53.8 miliardi di dollari, con un incremento del 15% rispetto ai primo otto
mesi del 2005.
I nodi
strutturali che secondo l'istituzione di Washington dovrebbero essere
oggetto di particolare attenzione da parte delle autorità di Ankara negli
ultimi mesi del corrente anno e nel 2007 sono il deficit della bilancia
dei pagamenti, che nei primi otto mesi del 2006 ha raggiunto i 22.4
miliardi di dollari, con una crescita del 44.6% e l'aumento del livello
dei prezzi, con un tasso di inflazione al 10.55% su base annuale nel mese
di settembre. La previsione è una riduzione al 10% a fine anno. (da
Il Sole 24 Ore-Radiocor)
10.11.2006
|
PRESTITO
RECORD
|
Lo
ha concesso la Banca Europea per gli Investimenti (Bei) alla
Turchia. Una nota diffusa alla stampa dal presidente, Philippe
Maystadt. |
Una cifra record
quella accordata nel 2006 dalla Banca europea per gli investimenti (Bei)
ad Ankara: 2.8 miliardi di euro volti a finanziare, in particolare,
progetti infrastrutturali ed ambientali, il 70 per cento in più rispetto
alla cifra complessiva stanziata per il periodo 2000-2005, pari a 5.8
miliardi di euro. In una nota diffusa alla stampa, Philippe Maystadt
presidente della Bei, sottolinea "l'impegno del gruppo per lo
sviluppo del mercato turco ed il supporto dato al settore pubblico e
privato". Durante lo stesso anno, il Fondo europeo per gli
investimenti (Fei) ha accordato ad Ankara 130 milioni di euro in
investimenti di capitale. Sono all'incirca quaranta anni che la Bei
concede importanti prestiti alla Turchia, agendo nei settori chiave
dell'economia del paese. "Il nostro compito - spiega Francis
Carpenter, direttore del Fei - è quello di assicurare che le migliori
pratiche del mercato vengano applicate, sostenendo lo sviluppo di
industrie performanti. Ciò dovrebbe condurre allo sviluppo del settore
privato e ad importanti ritorni economici". (Denaro.it)
10.11.2006
|
<NORTEL>
CREA
UN GLOBAL OPERATION
CENTER
|
Oltre
300 ingegneri assisteranno in Turchia le reti di una nuova
generazione a livello globale. |
<Nortel>*
[NYSE/TSX: NT] ha annunciato nuovi dettagli sul suo nuovo Centro Operativo
di Eccellenza internazionale (Global Operations Center of Excellence) in
Turchia. Situato nel campus Ricerca e Sviluppo dell'affiliata turca di
<Nortel - Nortel Netaş> - ad Umraniye, Istanbul, il nuovo
centro creerà circa 300 nuovi posti di lavoro per laureati ed esperti di
assistenza alle reti.
La creazione del Centro di Eccellenza rientra nel piano di trasformazione
del business di <Nortel>, che prevede la sostituzione di più di 100
centri operativi nel mondo con un numero limitato di Centri di Eccellenza
focalizzati. In questo modo, <Nortel> si pone l'obiettivo di
migliorare la qualità dei propri servizi di assistenza tecnica,
integrazione e test di accettazione mediante una migliore efficienza di
scala, l'ottimizzazione dell'organizzazione e il miglioramento dei
processi operativi.
"<Nortel> mira ad offrire un livello più elevato di assistenza
ai propri clienti, mantenendosi, al tempo stesso, competitiva nei costi",
ha affermato Joel Hackney, vicepresidente senior, Global Operations and
Quality, <Nortel>. "Situata nel cuore della regione <Emea>,
il nuovo Centro turco trarrà vantaggio dalla sua vicinanza ai principali
clienti, potendo, al tempo stesso, avvalersi delle professionalità locali
migliorando la competitività nei costi".
Il nuovo Centro di Eccellenza offrirà assistenza tecnica e gestionale ai
clienti internazionali di Nortel nell'ambito dei carrier di nuova
generazione, dotati di reti mobili, convergenti e metro Ethernet, reti
ottiche comprese. I servizi forniti dal nuovo centro comprendono:
assistenza tecnica globale alle reti per i clienti nel Nord America e in
Europa, Medio Oriente e Africa (Emea), assistenza globale sui prodotti,
integrazione delle soluzioni e test di accettazione per l'area <Emea<.
2L'anno prossimo <Nortel Netaş>, la nostra affiliata turca,
celebrerà il suo quarantennale", ha commentato Tim Watkins, presidente
Nord Europa, Medio Oriente e Turchia, <Nortel>. "Proprio per la
nostra notevole esperienza in questa regione siamo fiduciosi rispetto ai
vantaggi che il nuovo Centro genererà. La sede di <Nortel Netaş>
è oggi un importante centro di Ricerca e Sviluppo di altissima qualità e
prevediamo che l'etica professionale dimostrata sarà la stessa anche
nel nuovo Centro per l'eccellenza".
I primi impiegati del nuovo Centro di Eccellenza di <Nortel> hanno
già cominciato a frequentare corsi di formazione per approfondire la
conoscenza delle soluzioni e del portafoglio di servizi <Nortel>.
Con l'assunzione iniziale di 300 ingegneri, il Centro di Eccellenza
entrerà in servizio nella prima metà del 2007.
<Nortel>
<Nortel> è leader affermato nell'offerta di sistemi e soluzioni di
comunicazione che arricchiscono il modo in cui le persone comunicano ed
interagiscono, contribuendo a sviluppare il commercio su scala mondiale,
gestendo e tutelando il flusso delle informazioni, anche le più critiche.
<Nortel >si rivolge sia agli operatori di telecomunicazioni fisse e
mobili, che ad aziende ed organizzazioni pubbliche e private. Le soluzioni
tecnologiche innovative di <Nortel> spaziano dai servizi end-to-end
a banda larga, al VoIP (Voice over IP), alle applicazioni multimediali
fino ai servizi wireless a banda larga, e sono sviluppate per affrontare
con successo le più importanti sfide a livello mondiale. <Nortel>
è presente in oltre 150 paesi. Per ulteriori informazioni visitare il
sito Web <Nortel> all'indirizzo www.nortel.com e per le ultime
notizie www.nortel.com/news.
_______________________________
*Nortel,
il logo Nortel, il Globemark , sono trademark di Nortel Networks.
Per ulteriori informazioni:
Michele Prosperi
Nortel
06-51529407
prosperi@nortel.com
Francesco Petrella/Barbara Papini
Pleon srl
Tel. 02-20562.1
francesco.petrella@pleon.com
barbara.papini@pleon.com
(Giuliana Capizzi/Risorse.net)
10.11.2006
|
75 SOCIETA'
CON CAPITALE
ITALIANO
|
Il
nostro Paese è il quinto per numero di acquisizioni di imprese
turche. Al primo posto risulta la Germania, seguita da Gran
Bretagna, Olanda e Francia. |
L'Italia si conferma tra i
principali partner economici della Turchia. Nei primi otto mesi del 2006,
sono state 75 le società costituite in loco con capitale italiano.
L'Italia è il quinto Paese per numero di acquisizioni di imprese
turche. Al primo posto risulta la Germania, con 395 aziende, seguita da
Regno Unito, Olanda e Francia. Nel contempo, nel periodo gennaio-luglio
2006, le esportazioni italiane sono aumentate del 13.56 per cento rispetto
allo stesso periodo dello scorso anno. La Camera di commercio italiana in
Turchia, a Istanbul, fa notare come sia sempre più importante la presenza
italiana nel Paese. In un quadro di crescita del Pil che quest'anno si
dovrebbe attestare al 5 per cento, l'Italia è il terzo partner
commerciale di Ankara. Alla prima voce del nostro export troviamo macchine
per impieghi speciali e gli autoveicoli, cresciuti del 48.6 per cento.
Bene anche gli articoli di abbigliamento in tessuto, con una crescita del
26.24 per cento. In espansione anche il settore creditizio. <Unicredito>
conta di investire nel Paese circa tre miliardi di euro, in forma di
prestiti o di investimenti diretti. (da Denaro.it)
10.11.2006 |
I
PUNTI NODALI
DELL'ECONOMIA
TURCA

|
Sono
l'economia sommersa e l'evasione fiscale. A sollevare il problema,
nel corso di un seminario presso l'Okan University, il ministro
delle Finanze Kemal Unakitan. |
Nel corso di un seminario tenutosi
presso l'Okan University, il ministro delle Finanze Kemal Unakitan ha
sottolineato che l'economia sommersa (qui definita unregistered economy) -
abbinata all'evasione fiscale - è il problema più serio che l'economia
turca sta affrontando. "...L'emersione di una parte dell'economia del
Paese è fondamentale sia nel processo di avvicinamento all'UE, ma
soprattutto per rendere completamente autonoma la Turchia dagli aiuti
finanziari esterni. Il sommerso ha effetti negativi perversi sul settore
pubblico, ma anche sulle imprese...Bisogna assolutamente cambiare questa
situazione...". Sempre secondo il ministro, il fenomeno è
particolarmente diffuso non solo nei settori a più alto valore aggiunto,
ma anche ad esempio nel comparto della lavorazione della carne che e'
gravato solo dall'Iva (Kdv) all'1%. In merito a ciò è anche intervenuto
il Presidente della Tusiad (comparabile alla Confindustria), Omer Sabanci,
il quale ha quantificato al 32% l'economia sommersa turca (alcuni analisti
peraltro indicano nel 50% il Pil sommerso del Paese) sottolineando che la
Turchia non può più permettersi questa situazione per un tempo
indefinito e che c'è bisogno di una sempre più stretta cooperazione fra
gli imprenditori ed il Governo per battere questo grave fenomeno.(Ice
Istanbul)
10.11.2006
|
L'OTTIMISMO
DELLE C.D.C EUROPEE

|
<Eurochambres>
ha annunciato la creazione del "Forum delle Camere di Commercio
UE-Turchia" per formare le imprese turche nei prossimi tre
anni. |
L'associazione
europea delle Camere di Commercio europee, <Eurochambres>, ha
lanciato un messaggio di ottimismo in un momento particolarmente delicato
nei rapporti UE e Turchia. "Nei momenti in cui il dibattito politico
è surriscaldato, come ora, la comunità delle imprese ha una
responsabilità: aprire la strada alla fiducia e alla cooperazione
reciproca", ha affermato in una nota il presidente di <Eurochambres>
Pierre Simon, dopo avere incontrato ad Ankara il premier turco Recep
Tayyip Erdogan e il caponegoziatore con L'UE e ministro dell'Economia Ali
Babakan.
"I negoziati di adesione sono nelle mani dei nostri leader politici.
ma la Turchia potrebbe cogliere l'opportunità offerta dai negoziati UE
per eseguire tutte le riforme necessarie", h osservato Simon,
auspicando il completamento della liberalizzazione dei commerci e delle
priovatizzazioni, oltre al miglioramento del clima per gli investimenti.
<Eurochambres> ha inoltre annunciato la creazione del "Forum
delle Camere di commercio UE-Turchia" per formare le imprese turche
nei prossimi tre anni. (Apcom)
10.11.2006 |
TASSI
DI INTERESSE TROPPO ALTI
|
Le
critiche del presidente dell'Unione esportatori turca (Tim), Oguz
Satici. "A questi livelli ostacolano gli investimenti del
paese", ha sottolineato. |
Il presidente
dell'Unione esportatori turca (Tim), Oguz Satici, lancia l'allarme:
"I tassi di interesse dovrebbero dovrebbero essere nuovamente
abbassati perché a questi livelli ostacolano gli investimenti nel Paese,
la produzione e l'esportazione". Satici ha sottolineato che negli
ultimi cinque anni questi settori hanno vissuto una notevole e costante
crescita proprio grazie alla stabilità dei tassi e che questa inversione
di tendenza può solo far perdere competitività al Paese.
Il presidente Satici ha detto poi che per risolvere questo problema
bisogna avviare prima un tavolo di confronto con le banche che secondo lui
dovrebbero cominciare a praticare una politica diversa, soprattutto per
quanto riguarda gli stanziamenti di capitale e il supporto per le
iniziative imprenditoriali. "Perché la produzione e la conseguente
esportazione - ha concluso - in questo momento sono le uni che voci che
riescono a tenere a bada i valori dell'import". (Apcom)
10.11.2006 |
ALLEANZA
TRA <DOGAN GROUP> E
<DEUTSCHE BANK>

|
L'accordo
firmato ad Istanbul servirà per offrire, attraverso la società
<Gayrimenkul Gelistirme ve Pazarlama>, servizi nel campo dei
mutui ai consumatori turchi. |
Il <Dogan
Group>, una delle realtà più importanti in Turchia - dall'industria
dei media e della comunicazione al settore energia passando per le
assicurazioni - ha unito le forze con <Deutsche Bank>, uno dei
maggiori fornitori di servizi finanziari al mondo, per offrire servizi nel
campo dei mutui ai consumatori turchi. L'accordo è stato firmato ad
Istanbul. la società si chiama <Gayrimenkul Gelistirme ve
Pazarlama>. Il 49% delle azioni appartengono al <Dogan Group> e
alla <Dogan Holdin>, l'altro 49% alla <Deutsche Bank>.
L'accordo è stato siglato dopo aver constatato che l'economia turca sta
crescendo costantemente fin dal 2002. Il settore delle costruzioni è
cresciuto del 21.5 nel 2005 e secondo stime governative i proprietari di
casa in Turchia in questo momento sarebbero circa 17 milioni. Quindi il
primo obiettivo della <Gayrimenkul Gelistirme ve Pazarlama> sarà
proprio quello di garantire una maggiore scelta di servizi a chi vuole
acquistare casa. In secondo luogo fornire prestiti agevolati a chi intende
rinnovare il proprio edificio. Una scelta non banale, se si pensa che ad
Istanbul il 40% degli stabili non è a norma con il nuovo regolamento
antisismico. Mehmet Ali Yalpindag, presidente di <Dogan Holdin>, ha
dichiarato al quotidiano <Hurriyet>: "Con l'aumentare della
popolazione e il maggior numero di giovani, aumenta anche la richiesta di
appartamenti e di prestiti per acquistarli. E' evidente che bisogna
mettere a disposizione un'offerta più varia". (Apcom)
10.11.2006 |
IL
DIALOGO ECONOMICO
|
La
Confindustria turca (Tusiad) ha deciso di invitare una delegazione
di businessmen armeni nel Paese della Mezzaluna. L'obiettivo è
quello di creare occasioni di confronto. |
Una mossa a
sorpresa. Dopo la contestata legge approvata dal Parlamento francese lo
scorso 12 ottobre, che prevede sanzioni e carcere per chi nega il
genocidio armeno del 1915, la Tusiad, la Confindustria turca, ha deciso di
invitare una delegazione di businessmen armeni nel Paese della Mezzaluna.
La notizia è stata data nei giorni scorsi ed è rimbalzata su tutti i
principali media nazionali.
La decisione è stata presa durante la prima della Confederazione delle
imprese del Mar Nero e del Caspio. Una realtà nella quale l'Armenia gioca
un ruolo determinante e questo particolare non è sfuggito agli
industriali turchi. Si tratta di un dialogo che era già stato ripreso nel
2000. Noyan Soyak, membro del Consiglio per lo sviluppo delle relazioni
fra industriali turchi ed armeni, ha dichiarato: "Gli uomini d'affari
armeni sono costantemente informati sulle iniziative e gli sviluppi della
Tusiad. Soprattutto da quando Omer Sabanci è stato eletto presidente si
è venuta a creare una buona sinergia. l'obiettivo è quello di creare
occasioni di confronto sempre più frequenti". (Apcom)
10.11.2006 |
IL
CASO FORMENTI

|
Interrogazione
di Aldo Patriciello, vice presidente della Commissione Attività
produttive del Parlamento di Strasburgo, circa eventuali danni per
l'evasione dazi/oneri da parte dei produttori turchi. |
Il caso Formenti torna nuovamente
sul tavolo dell'esecutivo di Bruxelles, chiamato in causa, questa volta,
dal vice presidente della Commissione Attività produttive del Parlamento
di Strasburgo, Aldo Patriciello (Udc), il quale pone sul tavolo
l'ipotesi di un risarcimento da parte dell'UE per le aziende europee
di tv color travolte dalla concorrenza sleale di quelle turche.
Un'iniziativa che come sottolinea l'euro-parlamentare "tiene
conto della risposta del commissario Lazlo Kovàcs alle interrogazioni
sullo stesso argomento degli on.li Andrea Losco e Gianluca Susta, e delle
responsabilità della Commissione accertate dal Tribunale di primo grado
del 10 maggio 2001(EUR Lex 61997A0186 ), che hanno determinato il mancato
recupero dei dazi dagli importatori anche dopo il 2001". Patriciello,
in particolare, chiede se si convenga sul fatto che "l'evasione dei
dazi/oneri equivalenti da parte dei produttori turchi, peraltro
documentata sugli atti della stessa Commissione ( Reg. CE 1531/2002 del 14
agosto 2002, punto 40 ) abbia determinato danni gravissimi allo specifico
comparto e sulla opportunità di risarcire le aziende in gravissima crisi
per quanto accaduto rivalendosi eventualmente sui Paesi responsabili".
Nel frattempo, nelle scorse settimane anche Losco era tornato ad
interrogare la Commissione, in merito alla vicenda, a seguito della
risposta di Kovacs.
L'euro-parlamentare della Margherita aveva dichiarato, in primo luogo,
il proprio "stupore nell'apprendere che l'Olaf definisce erronee
le dichiarazioni di origine dei televisori effettuate dagli esportatori
turchi, in quanto esse sono state presentate ben prima che la Turchia
emanasse una disposizione di legge per l'assolvimento degli oneri
equivalenti al dazio, condizione imprescindibile per immettere i tubi
catodici in Turchia in libera pratica, ed anche dopo la chiusura
dell'inchiesta antidumping, nel corso della quale gli stessi produttori
hanno dichiarato i loro prodotti non di origine turca, per cui -
sottolineava Losco - la consapevolezza della falsità della dichiarazione
e del dolo è in re ipsa".
Ma l'ex governatore della Campania manifestava anche "preoccupazione
nel constatare che non viene dato conto al Parlamento dei giudizi già
conclusi in merito al tentativo di recupero dei dazi antidumping evasi, e
più in particolare della sentenza della terza sezione del Tribunale di
primo grado del 10 maggio 2001 (Eur-Lex - 61997A0186), relativa allo
specifico argomento e riguardante numerose cause riunite, riferite a più
Stati". Una sentenza nella quale "sembrerebbe che il recupero dei dazi
viene negato a causa di numerosi inadempimenti della Commissione e, tra
gli altri, quello di omessa informazione agli importatori, carenza che è
incomprensibile come possa continuare a persistere".
Infine, Losco proponeva alla Commissione di convenire "sulla
opportunità di porre rimedio a tutti gli inadempimenti evidenziati nella
sentenza sopra citata nonché di intervenire (in qualche modo rimediando)
a sostegno di quelle imprese europee che ancora versano in stato di crisi
per responsabilità non proprie".
Ma a Losco risponde il vicepresidente della Commissione Siim Kallas,
delegato per Affari amministrativi, audit e lotta antifrode. Kallas, in
particolare, conferma che "i danni relativi all'importazione di
televisori a colori dalla Turchia sono stati causati dal mancato pagamento
dei dazi antidumping, in violazione della normativa comunitaria
applicabile, che impone dazi antidumping definitivi su alcuni paesi terzi".
"Le indagini dell'Olaf - prosegue il vicepresidente dell'UE -
hanno rilevato che i televisori a colori importati nella Comunità erano
stati dichiarati erroneamente di origine turca al momento
dell'importazione, mentre l'effettiva origine dei televisori era di paesi
soggetti all'obbligo di dazi antidumping. E' stato pertanto raccomandato
agli Stati membri di provvedere al saldo di eventuali mancati pagamenti di
dazi antidumping".
Tuttavia Kallas evidenzia anche che la sentenza evocata da Losco "è
relativa all'importazione nella Comunità di televisori a colori
provenienti dalla Turchia avvenuta in un periodo di tempo precedente a
quello su cui l'Olaf ha condotto le proprie indagini". "Da
allora - sottolinea - la Commissione e la Turchia hanno compiuto
progressi notevoli in materia di funzionamento dell'unione doganale CE/Turchia".
Progressi che riguardano espressamente "le manchevolezze individuate
dal Tribunale di primo grado nella sentenza sopraccitata". (Pietro
Falco/Denaro.it)
10.11.2006 |
ECONOMIA
ISTANBUL-ANKARA IN
SOLI 3 ORE e 10 MINUTI
ALLA VELOCITA' DI 250 CHILOMETRI ALL'ORA
|
I
test della nuova linea lunga 576 km effettuati da
"Archimede, treno diagnostico ideato da Rfi (Rete Ferroviaria
Italiana) e progettato dalla <Mer Mec>, con partenza da Eskent.
Il tempo di percorrenza sarà ridotto della metà da quello
attuale facendo in tal modo una forte concorrenza ai voli aerei. Una
avanzata frontiera tecnologica al servizio delle ferrovie turche. |
Grazie ad "Archimede", la tecnologia
italiana ha ottenutoun nuovo prestigioso riconoscimento all'estero.
Il treno diagnostico - ideato da RFI (Rete Ferroviaria Italiana), la società dell'infrastruttura del Gruppo Ferrovie
dello Stato e progettato dalla <Mer Mec> - è stato infatti scelto per effettuare i test diagnostici della nuova linea ad
alta velocità delle ferrovie turche che collegherà Istanbul ad Ankara, i due centri nevralgici del Paese, ad una velocita'
di 250 km orari.
Il giorno stabilito per l'evento è stato il 29 ottobre, data simbolica per la Turchia, che festeggia in quella giornata la
propria festa nazionale e che ripone molte aspettative sul progetto della linea alta
velocità, per garantire un adeguato sistema di infrastrutture al Paese. La prima AV, una volta
completata nel 2008, consentirà di percorrere i 576 km tra
Istanbul ed Ankara in 3 ore e 10 minuti, contro le attuali 6 ore e mezzo. Ogni anno, 12 milioni di persone si spostano tra
le due metropoli, preferendo oggi l'aereo o la macchina.
Secondo uno studio delle ferrovie turche però, la competitività della nuova linea AV - con i suoi 419 passeggeri
per treno e un tempo di percorrenza più che dimezzato - porterà il market
share, dall'attuale 10%, al 78 per cento.
"Archimede" ha effettuato un completo service diagnostico, partendo da Eskent e viaggiando sulla
nuova linea AV per circa 100 km, durante i quali sono stati eseguiti test e rilevazioni relative alla geometria del
binario, al profilo e alle accelerazioni. I dati rilevati saranno analizzati direttamente a bordo treno dai tecnici di
RFI e <Mer Mec>, società di progettazione e sviluppo di soluzioni tecnologiche per le reti ferroviarie presente in
tutto il mondo e attiva anche in Turchia.
"Archimede" è in grado di misurare, istante per istante e a una
velocità di 220 km orari, 119 parametri diversi e rappresenta la più avanzata frontiera tecnologica nel campo
della manutenzione ferroviaria, come conferma questa nuova
commessa internazionale. Viene abitualmente utilizzato sulla rete italiana per i normali controlli sulle linee esistenti ed
i test su quelle nuove.
Le apparecchiature di bordo comprendono 57 calcolatori, 24 laser, 43 sensori ottici/telecamere, 47 accelerometri, decine
di sensori di forza, velocità, posizione e temperatura, una piattaforma inerziale mutuata dalla ricerca in campo avionico,un innovativo sistema di cablatura capace di trasmettere in
tempo reale i dati rilevati e le immagini riprese dalle telecamere con un flusso dati di 2.500 Mbit al secondo, sistemi
di isolamento elettromagnetico, sistemi antincendio e anti-
intrusione.
Completano le dotazioni di bordo un impianto di interfono, un sistema telefonico interno e una
unità Gsm per il collegamento alla rete cellulare. Questi sofisticati apparati
consentono ad Archimede di misurare tutte le componenti
dell'armamento ferroviario (rotaie, traversine, massicciata), la
funzionalità della linea di alimentazione elettrica (se presente) e degli apparati tecnologici di sicurezza che
controllano la circolazione, e che sono disseminati lungo la linea., correlando tra di loro tutti i dati misurati.
(Agi)
10.11.2006
|
<SELEX>
FIRMA
CONTRATTO
DA 44 MLN DI EURO

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La
società di <Finmeccanica> scelta per completare
l'ammodernamento dei sette centri per il controllo del traffico
aereo civile della Turchia. L'intesa con la direzione generale della
Dhmi. La fornitura sarà articolata in due tranche. La consegna di
centonovanta postazioni per i controllori. Pieno rispetto dei
requisiti di <Eurocontrol>. L'intera operazione sarà
completata entro tre anni. |
<Selex Sistemi Integrati>,
società di <Finmeccanica>, ha siglato un contratto da 44 milioni di
euro per il completo ammodernamento dei sette centri per il controllo del
traffico aereo civile della Turchia.
L'intesa con la direzione generale della Aviazione Turca, che sancisce
il successo di <Selex Sistemi Integrati> nella gara "Smart2 (Systematic
Modernization of Atm Resources in Turkey), prevede la fornitura di un
sistema - basato ad Ankara - in grado di monitorare l'intero spazio
aereo del Paese, più sei centri di controllo di velivoli in avvicinamento
destinati ad equipaggiare gli aeroporti di Istanbul, Izmir, Antalya,
Dalaman, Ercan e Bodrum.
Il sistema realizzato da <Selex Sistemi Integrati>, grazie alla
tecnologia disaster recovery, consente, in particolare, il
trasferimento del controllo del traffico aereo dal centro nazionale di
Ankara a quelli di Istanbul e Izmir, che potranno quindi operare come
infrastrutture di back-up. La fornitura, articolata in due tranche,
prevede, entro i primi 12 mesi, l'aggiornamento dei sistemi già in uso.
Successivamente, verranno consegnate 190 postazioni per controllori del
traffico aereo, collegate ad un sistema di trattamento dei dati
particolarmente avanzato, nel pieno rispetto dei requisiti di <Eurocontrol>.
L'operazione sarà completata entro 36 mesi.
10.11.2006
|
ACQUISTO DI
ELICOTTERI <S-70B>

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La
firma dell'accordo tra la americana <Sikorsky Aircraft> ed il
ministro della Difesa turco Vecdi Gonul. Velivoli leggeri ma
piuttosto veloci. |
<Sikorsky Aircraft> ha
annunciato la firma di un accordo che rende effettivo un contratto fra la
ditta americana, il ministro della Difesa Vecdi Gonul ed il
sotto-segretariato per l'Industria della difesa turchi, per la cessione
di 17 elicotteri <S-70B Sea Hawk>, che a partire dal 2009 andranno
ad aggiungersi alle sette macchine già in servizio nella marina militare
di quella nazione.
Il bimotore <Sikorsky S-70>, noto in ambito militare come UH-60
(esercito Usa), HH-60 (Usaf) e SH-60 (US Navy) è una macchina media da
trasporto tattico, con versioni specializzate nel soccorso aereo, guerra
ASW e persino in missioni elettroniche. L'elicottero avrebbe dovuto
sostituire l'UH-1 ma i costi sono risultati troppo elevati per
consentirlo. Il <Black Hawk> è una macchina veloce, protetta contro
il fuoco delle armi leggere e atterraggi duri, ma in termini di capacità
di trasporto, la sua fusoliera, simile a quella dei primi Mi-24 della <Mil>,
è troppo angusta per ottenere un carico utile maggiore di quello dell'
UH-1, e decisamente inferiore a quello del <Mi-8> o del <Puma>.
Ecco perché il <Balck Hawk> non ha avuto modo di sostituire
totalmente il predecessore. Comunque sia nel 1986, a pochi anni dalla
entrata in servizio, già almeno 500 elicotteri di questo tipo erano in
linea, e il quantitativo è aumentato in seguito, con un certo successo di
export, dove comunque gli ultimi modelli <Iroquis> hanno fatto una
dura concorrenza agli <AB-412> e ai <Bell 412> in quanto più
economici e non molto inferiori in fatto di prestazioni. (Avionews)
10.11.2006
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....E GIA' SI
PENSA
AI NUOVI
CACCIA <100 F-35>

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Sono
quelli della quinta generazione. Il Governo turco avrebbe rinunciato
alla partecipazione del progetto europeo per lo sviluppo dell'<Eurofighter
Typhoon>. |
Il Governo turco sta valutando
l'ipotesi di acquistare <100 F-35> di quinta generazione dall'industria
americana <Lockheed Martin>, rinunciando alla partecipazione nel progetto
europeo per lo sviluppo dell'<Eurofighter
Typhoon>. Secondo fonti
giornalistiche locali, il valore del contratto potrebbe superare i 10
miliardi di dollari.
La Turchia per tradizione dota la sua forza aerea di apparati di
fabbricazione statunitense. Il progetto dell' <F-35 Joint Strike Fighter> si
concluderà nel 2012, e l'eventuale dotazione avverrà nel 2015. (Avionews)
10.11.2006
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SI
RITORNA AI PROGETTI ANTICHI

|
Quello
stradale di Dereyolu, avviato durante l'Impero ottomano 113 anni fa,
è in fase di ultimazione. Tredici tunnel fanno da cornice ad una
arteria che collega la regione del Mar Nero e quella dell'Anatolia
centrale. |
A project
that was initiated during the Ottoman Empire and remained unfinished for
113 years due to high costs, warfare, and political reasons was restarted
three years ago and is almost complete.
Eighty percent of the Dereyolu Project has been completed and the road is
expected to be opened within a year. There are 13 tunnels over the
60-kilometer highway and it will connect the Black Sea region to the
Central Anatolia region.
The Dereyolu Project was first initiated in 1873 during the reign of
Sultan Abdul Aziz, but was suspended on grounds of high costs. Engineer
Chingiryan brought up the project again between 1885-1890. His efforts did
not go beyond preliminary inspections.
Later moves were hindered back by the Tripoli war, the Balkan War, World
War I and Turkish War of Independence.
The ruling Justice and Development Party (AKP) government put the project
on its emergency action plan to enhance the economic development of the
region.
The project is being undertaken by Turkey's Public Waterworks
Administration and will be taken over by the General Directorate of
Highways (Tck) after it has been completed.
The TCK will inaugurate the highway in July 2007. (Ahmet Kaya/Zaman)
10.11.2006 |
QUASI
PRONTO IL PONTE DI INEBOLU

|
Iniziato
nel 1882 per desiderio del governatore del tempo, ha visto passare
tre Sultani e 59 Governi repubblicani. I lavori saranno terminati
entro l'anno. |
The
construction of the Inebolu Harbor, which began in 1882 and saw the reigns
of three Ottoman Sultans and 59 Turkish Republic governments, will finally
be finished.
Idris Gulec, mayor of Inebolu, heralded the harbor's completion, which
is expected at the end of the year.
Kastamonu's then-governor Sirri Pasha, who launched the project over a
century ago, told his successor Abdurrahman Pasha, "I'm leaving you an
orphan; my biggest request is for you to exert great efforts to make it
reach completion."
Sirri Pasha's wish will be realized after 124 years.
The laying of the harbor's foundation coincided with Sultan Abdulhamit
II's reign.
Sirri Pasha made an appeal to the Sultan in 1882 for a harbor to be
constructed in Inebolu, one of the most important trade centers on the
Black Sea.
Sultan Abdulhamit II approved the project and immediately allocated the
necessary funds to build the harbor.
The construction work was launched the same year. However, in spite of the
decades that passed by, the construction work could not be finished.
The harbor, whose importance was further emphasized in Ataturk's words,
"My eyes are fixed on Sakarya while I prick up my ears for Inebolu,"
could not be finished during the terms of many famous leaders such as
Suleyman Demirel, Bulent Ecevit, Turgut Ozal, Mesut Yilmaz, Necmettin
Erbakan and Tansu Ciller.
The situation received Minister of Transportation Binali Yildirim's
attention while he was in Inebolu, his voting district, for the opening
ceremony of a fishing hut.
Yildirim then promised that the construction would be finished by the end
of 2006.
Gulec said: "The harbor will have been completed by the end of this year
and we are going to be happy. Consequently, we will have carried out Sirri
Pasha's wish." (Aydin Hizlica/Zaman)
10.11.2006
|
TAPPETI:
NON CI SONO RIVALI

|
La
Turchia rimane uno tra i più grandi produttori sia di quelli fatti a
mano sia di quelli realizzati a macchina. Un giro di affari per
milioni e milioni di dollari. |
Turkey
remains among the world's biggest manufacturers of handloom and
machine-made carpets. The domestic carpet market, worth over $500 million,
has recently begun to accelerate its development. Sahin Saki, Chairman of
Dilek Carpet in Gaziantep, pointed out that the market had become more
attractive, adding that they aimed to grow by 30 percent in 2007.
With an annual market of two million square meters of carpet, Saki noted
they wish to become one of the top ten companies in the industry.
Organizing dealer meetings for this reason, Saki tells listeners how the
industry can improve: "Our company overrates research and development.
We regard our dealers not as supplier, but as partners in our company."
While Turkey's market is 90 percent covered by dealerships, Saki
declared they plan to reach the other 10 percent by the end of the year,
noting they would organize dealer meetings semi-annually in the following
period to the advantage of all parties.
Purposing to be strong abroad as well as in Turkey, Saki revealed they
exported 40 percent of their manufacturing to Germany, Austria, Kazakhstan,
Saudi Arabia, Mauritania, Kuwait, Jordan and Dubai. (Adem
Yilmaz/Zaman)
10.11.2006
|
LO SBARCO DI
<MOODY'S>
|
Un'altra
importante conferma per il Paese della Mezzaluna dove già si
trovano <Merril Lynch>, <Morgan Stanley>, <Ubs> e
<Fitch Ratings>. |
Un'altra importante conferma per la
Turchia. Dopo società del calibro di <Merril Lynch>, <Morgan
Stanley> e <Ubs>, adesso anche <Moody's>, agenzia di rating
e consulenza di fama mondiale, aprirà la sua filiale ad Istanbul. Le
previsioni danno il trasloco nel Paese della Mezzaluna a gennaio 2007.
Lo scorso 6 novembre c'è stata una sorta di cocktail di presentazione. La
prima società di rating ad aprire i battenti in Turchia è stata
<Fitch Rating>, nel 1999. Negli ambienti finanziari si dice che
<Moody's> abbia deciso lo sbarco nel Paese della Mezzaluna in
considerazione del rapido sviluppo economici e dell'aumento dei tassi di
credito. (Apcom)
10.11.2006 |
COSTO
DEL LAVORO
|
Perdita
di competitività della Turchia, rispetto ad altri Paesi, a causa
del suo aumento (+9.51% rispetto al 2005). Cresciuti gli stipendi
dell'1.16% . |
Aumenta il costo del
lavoro in Turchia. Uno studio condotto dalla <Tisk>, l'Unione dei
sindacati turchi, registra un incremento del 9.51% rispetto al 2005.
Sempre secondo lo studio, lo stipendio lordo dei lavoratori turchi è
cresciuto mediamente dell'1.16%. La ricerca fa anche notare che nel
panorama internazionale del 2005 la Turchia ha perso competitività
rispetto alle altre nazioni. Rispetto ad altri Paesi dove c'è maggiore
competizione interna ed estera, la Turchia si trova in una posizione di
svantaggio perché in questi posti il costo del lavoro è diminuito o si
è stabilito stabile. Ora il Paese della Mezzaluna viene dopo Polonia,
Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia. (Apcom)
10.11.2006
|
AZIENDE
ABUSIVE
|
"Il
fenomeno deve sparire al più presto - ha dichiarato il ministro
delle Finanze turco Kemal Unakitan - prima che diventi
insostenibile". D'accordo il presidente della Tusiad, Omer
Sabanci.
|
"Il fenomeno
delle imprese abusive non registrate deve sparire al più presto possibile
prima che diventi insostenibile". A dirlo il ministro delle Finanze
turco Kemal Unakitan che ha poi aggiunto: "Le aziendeabusive
rappresentano una delle realtà più pericolose per l'economia turca
perché sfuggono al controllo del fisco e deve essere posta fine al
fenomeno indipendentemente dall'ingresso della Turchia nell'UE".
Per invertire la tendenza i piani del ministro sono ambiziosi. Punire da
una parte, ma dall'altra incentivare chi si vuole mettere in regola.
"Daremo supporto alle società che vorranno mettersi dalla nostra
parte", ha detto Unakitan che ha anche annunciato una task force
formata dal ministero delle Finanze, Unione delle Camere di Commercio e
della Borsa delle merci (Tobb) e la Confindustria turca (Tusiad). E
proprio dalla Tusiad è arrivata una sollecitazione. Il presidente Omer
Sabanci ha fatto sapere che, in base a ricerche condotte dall'Istituzione,
la quota imprese non registrate si avvicina al 32%. "La lotta deve
essere costante - ha detto Sabanci - Mi rendo conto che comporterà
numerosi sforzi, anche e soprattutto economici. ma i risultati, quando lo
otterremo, li compenseranno del tutto". (Apcom)
10.11.2006 |
ALIMENTI
PER BAMBINI
|
Il
Governo turco ha deciso il taglio delle tasse che grava su cibi e
beveraggi destinati all'infanzia. Una mossa utile per le prossime
elezioni. |
Il Governo turco ha
deciso il taglio delle tasse sugli alimenti per bambini e sui biscotti.
L'obiettivo è far ripartire i consumi del settore.Se si tiene conto
dell'alto tasso di natalità della Turchia, si parla di milioni di euro.
Le imposte scenderanno dal 18 all'8%.
Il presidente dell'Unione degli industriali turchi produttori di cibo e
beveraggi ha sottolineato che la misura governativa è necessaria perché
il settore rischia il collasso. Un provvedimento che sembra stare
particolarmente a cuore al premier erdogan. La tutela della famiglia è ai
primi posti del programma politico del suo Partito per la Giustizia e lo
Sviluppo (Akp).
Una mossa del genere potrebbe rivelarsi quanto mai utile in vista delle
prossime elezioni. (Apcom)
10.11.2006 |
LA
LETTERA DI BLAIR

| Il
premier britannico si è rivolto al suo omologo turco, Recep Tayyip
Erdogan, per evitare una forte multa (500 milioni di dollari)
all'azienda <Diageo>. |
"Caro Tayyip":
il premier britannico Tony Blair ha scritto una lettera al suo
omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, per chiedere che il Consiglio di
Stato non imponga delle pesanti sanzioni economiche all'azienda britannica
<Diageo>.
Lettera che, come riporta il quotidiano conservatore <The Times>, ha
suscitato l'ira dell'opposizione turca la quale ha accusato il Primo
Ministro del Paese della Mezzaluna di avere abusato della propria
posizione. La <Diageo>, insieme ad altre aziende estere, è stata
accusata dalla dogana turca di aver venduto in Anatolia bevande alcoliche
destinate all'esportazione in regime di duty-free, evitando in
questo modo di pagare le tasse.
Blair aveva parlato di circa 500 milioni di dollari di multa, una
quantità che secondo fonti turche sarebbe dieci volte superiore alle
somme effettivamente in discussione. Da Downing Street si sottolinea come
la lettera sia stata inviata su consiglio dell'Ambasciata britannica
presso la Turchia e come il "rappresentare gli interessi britannici
formi parte delle responsabilità di un Primo Ministro". (Apcom)
10.11.2006 |
AUMENTANO
I PROFITTI DI <IS BANKASI>
|
L'utile
dell'Istituto di credito turco - corteggiato moltissimo anche da
numerosi "colleghi" europei - è salito del 40% nei primi
nove mesi del 2006. |
Volano i profitti di
<Is Bankasi> che nei primi nove mesi del 2006 ha visto aumentare
l'utile del 40% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. L'Istituto
bancario, ultimamente corteggiato anche da numerosi "colleghi"
europei ha raggiunto un profitto di 992 milioni di nuove Lore turche,
equivalenti a 530 milioni di euro. Il Ceo di <Is Bankasi>, Ersin
Izince, ha dichiarato che la banca ha intrapreso uno stabile e costante trend
di crescita e che mira a radicarsi ancora di più nel territorio per i
prossimi anni. (Apcom)
10.11.2006
|
AMBIENTE
TERREMOTO:
SUONA L'ALLARME
PER IL BIG BANG

|
A
mettere il guardia la Turchia, e più specificatamente Istanbul, è
stato il capo del consiglio nazionale sui sismi, Haluk Eydogan. Molte
imprese edilizie eludono la legge del 2000 creata per eliminare il
malcostume di costruzioni scadenti. |
Turkey's top seismologist has warned
that authorities are not enforcing measures to improve construction
standards, a key element in efforts to minimize the impact of a major
quake that is expected to hit the country's largest city, Istanbul, in the
near future.
Haluk Eyidoğan, head of the National Earthquake Council, said in
remarks published on Saturday that contractors and inspection firms were
using fraudulent practices to circumvent legislation passed in 2000 to
stamp out shoddy construction.
The law was enacted after two powerful tremors in 1999 claimed 20,000
lives in the northwest of the country, 1,000 of them in Istanbul. Many
deaths were blamed on sub-standard buildings, the result of widespread
corruption plaguing the construction sector.
"The law needs revision because it has some loopholes that allow
for abuses," Eyidoğan told the Milliyet daily.
Seismologists expect a tremor over 7.0 on the Richter scale to strike
Istanbul, a sprawling metropolis of more than 10 million people and
Turkey's industrial hub, within three decades.
The deputy chairman of an association of inspection companies that license
buildings alleged that the majority of firms colluded with contractors to
carry out inspections at prices lower than was required by the law.
But at those lower prices they could not afford to employ sufficient
inspectors to conduct the surveys properly and this compromised the
licensing norms set by the law, Recep Keskin told Milliyet.
In addition, they let construction companies get away with shoddy work, he
said. "Worried that they will lose business, 99 percent of inspection
companies turn a blind eye to contractor faults."
The authorities are currently racing against time to improve tens of
thousands of sub-standard buildings in Istanbul, where intensive migration
has spawned scores of shoddy shanty towns built on unsafe ground.
"We cannot say Istanbul's buildings are currently ready for the
earthquake," Istanbul Governor Muammer Güler told the Anatolia news
agency. "It is not easy to complete everything in a short time."
A 2003 study suggested that a tremor of 7.5 on the Richter scale would
damage 252,000 buildings, flattening 25,000 of them.
A disaster on such scale can kill 70,000 people if precautions are not
taken to strengthen or demolish and rebuild sub-standard buildings, it
said.
Güler said a major three-day exercise will be held in Istanbul next month
to train members of the army, government agencies, private institutions
and civic groups in post-quake response.
Nearly 6,000 people will participate in the drills, based on a scenario of
a tremor measuring 7.2 on the Richter scale. They will involve the
evacuation of schools, the rescue of people from a train crash and a ship
sinking in the Bosporus, and response to environmental fallout, he said. (Turkish
Daily News)
10.11.2006
|
SALUTE
NESSUN LEGAME
ASSOCIATO A SCLEROSI
(MULTIPLA)

|
Secondo
i ricercatori turchi della Dokuz Eylul University> di Izmir non
ci sarebbe correlazione tra questa malattia degenerativa e la
vaccinazione anti-epatite B. |
L'eziologia della sclerosi
multipla non è ancora ben definita. Si ritiene che gli agenti infettivi abbiano un ruolo nello sviluppo di
questa malattia multi-fattoriale.
Sono stati riportati casi di sclerosi multipla dopo somministrazione di
vaccini anti-epatite B. Ricercatori della <Dokuz Eylul University> ad Izmir, in Turchia, hanno
confrontato 11 pazienti con sclerosi multipla i cui i primi segni clinici
si sono manifestati dopo la vaccinazione contro l'epatite B ( gruppo I )
con 71 pazienti con sclerosi multipla che non sono mai stati vaccinati
contro l'epatite B ed erano sierologicamente negativi nei confronti del
virus dell'epatite B (Gruppo II), e 20 soggetti sani (gruppo III).
Il numero medio di episodi di sclerosi multipla dopo 2 anni è stato di
1.5 nel gruppo I e 1.63 nel gruppo II. Il punteggio medio alla scala Edss (Expanded Disability Status Scale)
dopo 2 anni è stato di 1.31 nel gruppo I e di 1.89 nel gruppo II.
La tipizzazione Hla e l'esame sierologico per l'antigene di superficie
dell'epatite B sono stati eseguiti in tutti i gruppi.
Hla-Dr2 è risultato più frequente nei gruppi I e II rispetto ai soggetti
sani.
I Ricercatori non hanno evidenziato alcuna differenza tra i pazienti con
sclerosi multipla, sottoposti a vaccinazione o non vaccinati. Pertanto, questo studio ha dimostrato che la vaccinazione contro
l'epatite B non sembra essere coinvolta nello sviluppo di sclerosi
multipla. (XagenaSalute.it)
10.11.2006
|
LE
ERBE DELLA SALUTE

|
Se
mai vi capitasse di passare - nel distretto di Taksim ad Istanbul -
davanti al negozio Duhan, entrate dentro a curiosare. Il titolare,
Ali Cevat Dalgin, da esperto farmacologo qual'è vi dirà tutto
sulle piante erbacee a cominciare dal licopodio alla celidonia, dal
teucrium all'assenzio e al tarassaco; per finire a quelle più
comuni come la salvia, la rosa canina, la menta e il biancospino.
Come curare le malattie. |
Colorate come
fantasmagorici fiori, inebrianti come sensualissime essenze, naturali come
ciò che le ha create. E infatti le erbe, perché proprio di loro
parliamo, sono una parte naturale della nostra vita. La Turchia è un Paese
molto ricco di erbe, ma poche persone sono a conoscenza dei trattamenti
che è possibile praticare con questi prodotti naturali. Un vero esperto
del settore è il dottor Ali Cevat Dalgin, proprietario del negozio Duhan,
nel distretto di Taksim ad Istanbul, il quale sottolinea che le erbe hanno
innumerevoli effetti benefici sulla salute umana.
Nel preciso istante in cui entrate a Duhan cominciate ad essere
avvolti dal profumo esotico delle erbe e delle spezie. Le prime, essiccate
e messe in appositi vasetti, creano una deliziosa armonia di colori.
Inoltre, a Dulian ogni vostra domanda sulle erbe otterrà una risposta
mentre vi rilassate sorseggiando, manco a dirlo, un tè alle erbe.
In genere, in un negozio di piante erbacee, si possono trovare venti tipi
di erbe come, ad esempio, la salvia, la millefoglie, la rosa canina,
la menta e il biancospino. A Duhan si possono trovare rarissime piante
medicinali, tra cui l'agrimonia, il licopodio, la celidonia, il teucrium,
l'assenzio, il salice, l'ortica dei morti, il tarassaco, il salice
bianco, il fiore d'arancio, l'ippocastano, il fiordaliso, l'olio di
rosa di Isparta.
Le spezie non sono soltanto un condimento per il cibo, ma hanno anche
effetti curativi per alcune malattie. Inoltre, alcune di esse hanno
proprietà antisettiche e afrodisiache. Ciò che rende speciali le spezie
è che queste nascono spontaneamente, e il motivo per cui vengono usate in
quasi ogni campo risiede nel loro sapore unico e profumato. Alcune delle
spezie che si trovano a Duhan sono il ciliegio mahaleb, la radice di
mora, il liquidambar, la radice di calamo e l'aloe.
Ma non è tutto. Il negozio offre anche olii naturali come l'eucalipto,
il pine orange, la canfora, la noce moscata, il giacinto indiano, il
bergamotto, l'angelica sinensis, la cannella farmaceutica. E ancora:
l'olio di palissandro, di cipresso, di basilico, di pesco, di gelsomino,
di ginepro, di semi di uva e di semi di ortica. Per i clienti
di Duhan vengono preparate delle misture di questi olii. a seconda del
tipo di pelle della persona interessata.
A proposito del potere salutare delle erbe il dottor Dalgin - il quale
afferma di essere stato attratto dal lato medicamentoso delle erbe
leggendo il libro "Treatment with Herbs" - dice di "avere
affrontato alcuni problemi miei e dei miei familiari e amici usando le
erbe medicinali". Lo stesso dottor Dalgin fa notare che una droga è
impiegata per curare una sola malattia alla volta, mentre le erbe si usano
per curare innumerevoli problemi, e aggiunge: "Adoperando le erbe
bisogna seguire un metodo che consideri non solo la singola malattia del
paziente, ma anche altri suoi disturbi. Ecco perché è sbagliato cercare
di trattare un problema di salute usando metodi erboristici sconosciuti.
Ai miei pazienti io suggerisco sempre di consultare persone note per i
successi conseguiti con i loro trattamenti con le erbe. Nello stesso
tempo, avverto che non bisogna dare fiducia a coloro i quali curano le
malattie nascondendo di usare le erbe".
Il dottor Dalgin dichiara poi che, nel campo della farmacologia, un
ingrediente attivo è preso dalle piante, mentre molte sostanze chimiche
sono aggiunte ad esso per dargli profumo, colore e consistenza. "Durante
tutti questi processi la pianta perde la sua struttura organica e diventa
una sostanza chimica. E ogni sostanza chimica crea un effetto tossico nel
corpo umano, che è organico - spiega - E' per questa ragione che le
droghe provocano diversi effetti collaterali. Cosa, questa, che fanno pure
le erbe, che però non hanno soltanto un singolo ingrediente attivo, bensì
anche molte altre sostanze". Per esempio "la pianta del corallo
è benefica per i problemi legati al sistema nervoso come lo stress e la
depressione, e dà sollievo ai muscoli". Inoltre "allevia i
problemi di digestione causati dagli effetti secondari degli
antidepressivi". Per questo motivo "bisogna prescrivere erbe alle
persone anziane senza intaccare l'integrità dell'organismo vivente".
Nel trattamento con le piante medicinali, continua il dottor Dalgin,
la malattia è curata in maniera permanente con miscele che aumentano
l'energia vitale dei pazienti. Il dottore dichiara anche che il fattore
"della digestione viene trascurato
nel trattamento dell'ipertensione arteriosa o dei problemi cardiaci"
e conclude: "Con il trascorrere del tempo, il dosaggio delle droghe
è aumentato nella cura di queste malattie. Le droghe usate per il cuore
hanno effetti collaterali sul fegato, il che peggiora la qualità della
vita. Tuttavia, è possibile mantenere un'alta qualità di vita con le
erbe, sempre che queste siano usate in modo adeguato". (Sara
Basilici)
10.11.2006
|
TURISMO
BUONO IL 2005,
MOLTO MENO
L'ANNO IN CORSO

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Il
turismo in Turchia, che stava registrando una crescita eccezionale, ha
visto un deciso rallentamento a causa di una serie di concause. |
Secondo uno studio predisposto
dall'Organizzazione Mondiale del Turismo (Omt), nel 2005 la Turchia ha
raggiunto l'ottava posizione nella classifica mondiale per introiti
derivanti dal turismo. La Turchia ha fatto registrare 18.2 miliardi di
dollari con un incremento del 14.2 per cento rispetto al 2004
(l'incremento più elevato fra i primi 10 Paesi della graduatoria). La
classifica per introiti è guidata dagli Usa con 81.7 miliardi di dollari,
seguiti dalla Spagna (47.9), Francia (42.3), Italia (35.4), Regno Unito
(30.4), Cina (29.3) e Germania (29.2). In quanto a numero di visitatori la
Turchia è al nono posto in classifica con 20.3 milioni di turisti (più
20.5 per cento - '05/'04). L'Italia in questa classifica è al
quinto posto con 36.5 milioni di turisti. Nell'anno in corso (primi nove
mesi) - secondo alcune riviste specializzate del settore - i proventi si
sarebbero ridotti del 5.8 per cento a 13.7 miliardi di dollari, tendenza
che si confermerebbe anche a fine anno (si parla di proventi non superiori
a 17 miliardi di dollari nel 2006). Le ragioni di questo calo complessivo
(la riduzione sarebbe anche nel numero di visitatori in una percentuale
intorno all'8/10 per cento) sarebbero ascrivibili - secondo alcuni
analisti - all'influenza aviaria, alla Coppa del Mondo di calcio
tenutasi in Germania e in generale al clima di tensione vissuto
nell'area mediorientale e nel bacino del Mediterraneo. (da Denaro.it)
10.11.2006
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UN
ARCOBALENO DI LUCI

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Il
più importante simbolo di Istanbul, The Bosphorus Bridge, che
collega la parte europea della metropoli a quella asiatica è pronto
ad accendersi con centinaia di migliaia di lampadine decorative.
Sarà uno spettacolo unico nel suo genere. L'inaugurazione avverrà
alla presenza del Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan e delle
massime autorità cittadine. La costruzione è lunga 1.074 metri, 16
in meno del The Fatih Sultan Mehmet Bridge. |
The
Bosporus Bridge, one of the most important symbols in Istanbul, is crossed
by an average 200,000 vehicles a day.
A project to illuminate the bridge that connects Asia and Europe is almost
complete.
The $3.5 million decorative lighting project will be inaugurated by Prime
Minister Recep Tayyip Erdogan.
The new majestic look of the Bosporus Bridge will be used in ads as the
new face of Turkey.
Istanbul's symbol will be a new center of attraction.
The decision to illuminate the bridge was made at the Tourism Commission,
represented by members of the government, municipality and illumination
industry, last year.
They examined other structures in the world that used decorative lighting.
The City Light company won the bid in October 2005.
Forty people have been working on the new lighting project, which will be
completed before Nov. 25.
Suspension Bridges Symbols for Famous Cities
There are 70 suspension bridges in the world.
Japan's Akashi-Kaikyo Bridge, the world's longest suspension bridge,
with a length of 1,990 meters, was completed in 1998.
The Golden Gate Bridge, San Francisco's most famous landmark, is 224
meters above the water. The bridge was built in 1937.
The Brooklyn Suspension bridge was built in 1983. The main suspension span
is 486 meters long and the bridge includes bicycle and pedestrian paths.
The Bosporus Bridge is 1,074 meters long.
The Fatih Sultan Mehmet Bridge, built in 1988, is 1,090 meters long. (Isa
Sezer)
10.11.2006
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CULTURA
VENEZIA E
L'ORIENTE

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A
Parigi una mostra, che resterà aperta fino al 18 febbraio
prossimo,racconta i rapporti culturali e commerciali nel
Mediterraneo. E' uno scrigno di delizie ed erudizioni varie. I
soggiorni di Gentile Bellini a Costantinopoli, già Istanbul, per
dipingere il celebre ritratto del Sultano Maometto II. Il sogno
orientale fatto pietra. Incontro di civiltà ma anche
qualcos'altro.
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La bella mostra su Venise et
l'Orient all'Institut du monde arabe di Parigi (fino al 18
febbraio) è uno scrigno di delizie e finezze ed erudizioni varie, ma
anche una perversa applicazione pratica di quello spirito che Jean Sévillia
ha battezzato Historiquement correct in un libro del 2003 che in
Francia ha fatto molto discutere. In pratica, è la riscrittura del
passato secondo i criteri di correttezza politica e ideologica del
presente, con il risultato che la storia la si giudica invece di
comprenderla.
Certo, per gli occhi la mostra parigina è una festa. L'assunto è
semplice, indiscutibile e, come tutte le verità, anche piuttosto banale:
Venezia è la più orientale delle città occidentali e ha costruito non
solo la sua finita prosperità ma anche la sua eterna bellezza su una
fittissima rete di relazioni con l'Oriente, nelle sue declinazioni
bizantine, arabe, mamelucche, islamiche, persiane, turche. All'ombra di
San Marco, questo "sogno orientale fatto pietra" secondo Théophile
Gautier in Viaggio in Italia, il commercio e l'arte parlano
d'Oriente, con ardite contaminazioni che arrivano a trasformare tessuti
ottomani in pianete per sontuose messe barocche, tappeti da preghiera
verso la Mecca in tovaglie d'altare e a coprire Bibbie con rilegature di
Corani. Ecco l'importazione di prodotti finiti e delle tecniche per realizzarli, ecco i tappeti e i vetri laccati, le ceramiche e i
lapislazzuli, i cuoi e gli astrolabi, i quadri con le ambasciate e un
bellissimo firmano di Solimano il Magnifico che garantisce al bailo
ghiotti privilegi commerciali. E naturalmente i soggiorni di Gentile
Bellini a Costantinopoli già Istanbul per dipingere il celebre ritratto
di Maometto II, seguito da una lunga serie di artisti da esportazione per
le lunghe serie di istantanee di sultani baffuti, inturbantati,
ingioiellati e tutti indistintamente serissimi. Né si farà troppo i
pignoli quando il "libretto giovani" dell'esposizione racconta che nel
1797 "le truppe francesi di Bonaparte occuparono Venezia" (vero: fra
l'indignazione del popolo, che scese in piazza al grido di "Viva San
Marco!"), che "venne attaccata al Regno d'Italia" (falso: piuttosto,
venduta all'Austria in un baratto poco elegante). Del resto, anche il
Figaroscope edito per l'occasione parla di una Lapidazione di San
Pietro che suona quantomeno bizzarra...
Però pochi, pochissimi accenni spiegano che l'incontro di civiltà fu
sempre accompagnato dal loro scontro. Su questo, la mostra parigina, più
che reticente, è mistificante, come se temesse di risvegliare demoni
contemporanei fin troppo presenti e incombenti. Poche battute sul
saccheggio di Bisanzio del 1204. Pochissime sulle molte terribili guerre
che contrapposero la Serenissima agli Ottomani. È esposta la polena con
il turco incatenato che troneggiava sulla prua della nave di Francesco
Morosini "il Peloponnesiaco" senza che uno straccio di didascalia
spieghi chi fosse l'ultimo eroe di Venezia, quali prodigi di valore e di
tenacia la Repubblica già declinante dispiegò nella guerra di Candia e
che ai veneziani il turco che piaceva era appunto così: incatenato. Va
bene che l'Institut di monde arabe ha il compito di far dialogare le
civiltà, ma "aggiustare" la storia non sembra il presupposto giusto per
costruirne una migliore. (Alberto Mattioli/La
Stampa Web)
10.11.2006
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LE VIE DELLA SETA,
UN PROGETTO
MOLTO AMBIZIOSO
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Una
iniziativa che si articolerà in tre anni e che coinvolgerà
Turchia, Israele, Iran, India, Cina e Giappone. Coinvolti gli
Istituti di Cultura italiani. Il ruolo del Comune di Foggia. |
Grande successo delle manifestazioni che
rientrano nel progetto "Le vie della seta", promosso dall'Assessorato
alla Cultura del Comune di Foggia con il contributo dell'Assessorato al
Turismo della Regione Puglia. Un'iniziativa che ha avuto come obiettivo
quello di promuovere
l'incontro tra la produzione culturale di diversi popoli e nazioni e
quella della Capitanata. Il progetto, che prende il nome dal percorso
geografico che ricorda il viaggio di Marco Polo verso l'Oriente, si
articolerà in tre anni: meta di quest'anno il bacino Mediterraneo e in
particolare la Turchia e Israele, nel 2007 Iran e India, nel 2008 Cina e
Giappone. Al progetto partecipano, per l´anno in corso, gli Istituti
italiani di Cultura di Tel Aviv e di Istanbul. Il Comune di Foggia ha
coinvolto nel progetto anche il Conservatorio di Musica, l'Associazione
Spazio Musica, il Cinema Falso Movimento. Per cominciare, da domani a
Istanbul e Smirne si terranno concerti dell'ensemble "U.Giordano". (Daniele
Zazzara/Teleradioerre)
10.11.2006
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SPETTACOLO SENZA
PARI
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Quattro fotografie, scattate di
notte, che riprendono uno dei due ponti di Istanbul. Siamo grati al signor
Francesco Paolo Doronzo di avercele inviate. Sono istantanee molto belle
che danno un'idea della grandiosità di questa costruzione, che collega la
parte europea della città a quella asiatica, e grazie alla quale
centinaia di migliaia di automobilisti ogni giorno passano da un
punto all'altro.
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SPETTACOLI/TV
BAMBINI DEL MONDO
AD URGUP

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Il
Festival, che si tiene in Belgio e in Olanda, ogni anno ha un tema
diverso. Quest'anno tocca alla Turchia. Per questo motivo si
sposterà per quattro giorni, dal 18 al 21 novembre, in Cappadocia. |
The World Children's Festival 2006,
an educational gathering of children held annually by the Netherlands,
will be held in Nevşehir's Ürgüp this year on Nov. 18-21.
The World Children's Festival, which has a history of 19 years, runs
throughout the whole of the Netherlands and Belgium between the end of May
and the end of June each year. The event focuses on a different country
each year and this year's theme country was Turkey. The festival then
travels to the featured country for four days.
Director of the Dutch-Turkish Foundation for Culture and Art, Adnan Dalkıran,
told the Anatolia news agency that they were pleased to host the event in
Turkey.
He added that around 50 children from Morocco, Spain, Portugal, Italy,
Mexico and the Netherlands would gather in Ürgüp along with fellow
Turkish participants to take part in an array of cultural activities that
consist of special youth productions of performing arts.
Ensembles taking part in the earlier editions of the event were from
Morocco, South Africa, Ghana, India, Surinam, Brazil, Indonesia, Peru and
Ethiopia. Some of these groups were specially created for the festival --
such as the Souk Circus and Wakha Wakha in 2005 -- and still exist.
One such ensemble was also created in Turkey, The Sulukule Kids, and they
were featured in the Netherlands leg of the event as one of the two main
acts of the festival along with the youth dance troupe the Anatolia Junior
Fire. (Turkish Daily News)
10.11.2006
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VIA
LIBERA A MURDOCH DALL'AUTHORITY
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Il
magnate australiano dell'informazione potrà acquistare l'emittente
<Tgrt> in società con Ahmet Ertegun. |
Il Consiglio
Superiore per la Radio e la Tv turca (Rtuk) ha detto sì. Rubert Murdoch,
il magnate australiano dell'informazione, potrà acquistare l'emittente
<Tgrt> in società con Ahmet Ertegun, businessman turco noto nel
campo della comunicazione. prima dell'estate il <Rtuk> aveva frenato
l'operazione perché aveva accusato la compagnia do Ertegun, chiamata
<Atlantic Records>, di essere una società di facciata. (Apcom)
10.11.2006 |
"BORAT
SONO IO"

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Il
giornalista turco Mahir Cagri, in una intervista a <Wired
News>, ha accusato il comico britannico Sacha Baron Cohen di
averlo imitato e rivendicando il copyright circa il protagonista
della pellicola "Cultural Learnings of America for Make Benefit
Glorious Nation of Kazhstan" prodotta dalla <20th Century
Fox> e campione di incassi negli Stati Uniti. Non si escludono
vie legali. |
"Tutti
sanno che sacha Baron Cohen sta imitando me. Ho ricevuto un sacco di
e-mail dagli Stati Uniti, in cui tante persone mi hanno detto di aver
capito che quell'attore imita me". Lo ha detto il giornalista turco
Mahir Cagri che, in una intervista rilasciata via e-mail a <Wired
News>, rivendica una sorta di copyright sull'improbabile inviato
della tv kazaka, protagonista della pellicola "Cultural Learnings of
America for Make Benefit Glorious Nation of Kazhstan", prodotta dalla
<20th Century Fox> e campione di incassi lo scorso weekend
negli Stati Uniti.
"Si è impossessato del mio personagio", ha accusato Cagri,
sottolineando che il comico britannico, Sacha Baron Cohen, "non mia
ha mai contattato per avere il mio permesso". Il giornalista, che a
ragion del vero denota una impressionante somiglianza con Borat, divenne
una star del web verso la fine degli anni '90 in seguito alla
pubblicazione di una pagina personale in cui si presentava in pose
stravaganti ed in cui, con un inglese maccheronico, invitava giovani
turiste ad andarlo a trovare in turchia.
Cagri, ora, non esclude di adire per vie legali, per violazione del
diritto di autore. "Baron Cohen sta facendo un sacco di soldi con la
mia immagine", ha concluso il giornalista turco, assicurando che è
lui, e soltanto lui, la era fonte di ispirazione del cult-movie che lo
scorso fine settimana ha sbancato il box office americano realizzando 26.4
milioni di dollari. (Adnkronos)
10.11.2006
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SPORT
ITALIA-TURCHIA,
BIGLIETTI
IN VENDITA

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partita di calcio, per ricordare Giacinto facchetti, si giocherà
mercoledì 15 novembre al Comunale di Bergamo. Il dettaglio dei
prezzi. |
E' cominciata la prevendita dei
biglietti per Italia-Turchia di mercoledì 15 novembre, l'amichevole
degli azzurri di Roberto Donadoni che per la seconda volta da sempre si
esibiranno al Comunale. Sarà l'occasione per ricordare Giacinto
Facchetti e la partita diventerà anche un appuntamento nelle
manifestazioni del Centenario dell'Atalanta.
La tribuna centrale è stata completamente requisita dalla Figc (la
utilizzerà per inviti, autorità e stampa). Sono stati messi in vendita i
biglietti degli altri settori. I prezzi sono popolari e i biglietti
ridotti sono riservati alle donne e ai ragazzi fino a 16 anni.
Questo il dettaglio dei prezzi: tribuna Creberg (settore unico) 30 euro
(ridotto 14 euro), parterre tribuna 14 euro (10), parterre Creberg 18 euro
(10), distinti 14 euro (no ridotti), curva Pisani e sud 10 (no ridotti),
settore ospiti 10 euro (no ridotti).
I biglietti saranno disponibili negli abituali punti vendita dell'Atalanta:
le ricevitorie Lottomatica autorizzate di Bergamo e provincia, la
biglietteria dello stadio (ore 10-12 e 15-18) e, sempre in città, il Club
Amici (15-19) di via Novelli e la sede del Creberg in Porta Nuova.
Considerata la grande attesa che sta caratterizzando la partita è il caso
che gli interessati non perdano tempo, recandosi il prima possibile o
nelle ricevitorie Lottomatica della provincia che vendono i biglietti
dell'Atalanta o, in città, nei punti vendita autorizzati. E ovviamente
servirà pazienza, perché ovunque sono prevedibili delle code. (L'Eco
di Bergamo)
10.11.2006
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LA MARATONA AL
LITUANO PUKSTAS
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La
classica di Istanbul ha visto un folto gruppo di partecipanti. Tra
le donne la vittoria è andata alla russa Madina Biktagirova. |
Il lituano Mindaugas Pukstas ha
vinto in 2h 12' 52'' la 28/ma edizione della Maratona di Istanbul. Pukstas
si è imposto sul percorso che lega le due rive, europea e asiatica, della
città turca attraverso il ponte del Bosforo. Tra le donne, vittoria alla
russa Madina Biktagirova che ha tagliato il traguardo in 2h 28' 21''. (Ansa)
10.11.2006
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UN
TEAM DI SUCCESSO

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Continua
la serie positiva di "Mapei Meridia, la competitiva formazione toscana
che ha vinto la 10° Alanya International MTB Cup. |
La serie dei
successi del team "Mapei Merida" continua.Infatti, la
competitiva formazione toscana, ha vinto la 10° Alanya International MTB
Cup, gara internazionale cross country di mountain bike, svoltasi
ad Alanya, con il biker altoatesino Johann Pallhuber, che ha elevato a sette i suoi successi stagionali.
La competizione turca, svoltasi su sei giri di un nervoso circuito
collinare e sulla distanza complessiva di Km 42, è stata caratterizzata
da una partenza lanciata di Johann Pallhuber, del campione belga Roel
Paulissen e dallo svizzero Kristof Bischof. I tre fuggitivi hanno
proseguito al comando sino al penultimo giro, quando il portacolori del
team "Mapei Merida", l'altoatesino Johann Pallhuber ha forzato
il ritmo su un selettivo tratto in salita, riuscendo ad avvantaggiarsi nei
confronti dello svizzero Bishof e del belga Paulissen, classificatisi,
rispettivamente, al secondo ed al terzo posto, attardati di 35" e di
1' e 25". (Solobike.it)
10.11.2006
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