Arretrati 

Anno 7° N.32

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ATTUALITA'

ULTIMATUM

Cinque_settimane_per_Ankara

Cinque settimane di tempo concesse dalla Commissione UE alla Turchia per correre ai ripari e correggere i punti dove secondo Bruxelles non sono stati fatti progressi. Un rapporto impietoso.

E' un rapporto impietoso, che fotografa in 73 pagine di analisi puntuale gli scarsi progressi, e in alcuni casi i passi indietro, della Turchia nella sua marcia di avvicinamento all'UE, soprattutto in campo politico. Il documento, che la Commissione europea ha reso noto mercoledì scorso, è tale da giustificare il congelamento dei negoziati di adesione con Ankara, cominciati solo un anno fa. E tuttavia nessuno a Bruxelles vuol prendersi la responsabilità di sbattere definitivamente la porta il faccia ai turchi.
La salomonica decisione, ispirata dal presidente Barroso e che è stato avvallato dal collegio dei commissari, prevede dunque la pubblicazione di un rapporto molto critico, ma senza che la Commissione si spinga fino a raccomandare la sospensione dei negoziati. La parte delle raccomandazioni, per ora, sarà stralciata. Una decisione finale verrà presa dal vertice dei capi di governo a Bruxelles a metà dicembre. E questo lascia al Governo turco un margine di cinque settimane per cercare di ribaltare un verdetto che al momento non potrebbe che essere negativo. Nei termini soft che caratterizzano la politica europea, questo equivale ad un ultimatum.
Cinque settimane sono evidentemente poche per invertire la tendenza che è fotografata nel rapporto: contenere l'influenza dei militari in politica, garantire il rispetto dei diritti umani, la tutela delle minoranze, eliminare le discriminazioni, e promuovere la condizione femminile. Il premier turco Erdogan ha già fatto sapere che il Governo potrebbe emendare l'articolo 301 del codice penale, che punisce il vilipendio del Paese e che è stato usato per limitare la libertà di espressione mandando sotto processo giornalisti e scrittori. Ma difficilmente questo passo potrà bastare.
La partita, dunque, si giocherà probabilmente sulla questione di Cipro: l'isola che è stata per metà occupata militarmente dalla Turchia e che per l'altra metà ha aderito alla UE divenendone uno stato membro. Nonostante gli inviti e le intimazioni di Bruxelles, il Governo turco non solo non ha ancora riconosciuto la Repubblica di Cipro, non solo continua a porre il veto sulla sua adesione agli organismi internazionali come l'Ocse, ma si ostina a chiudere i propri porti alle navi che battono bandiera cipriota o che provengono direttamente da un porto cipriota.
Così facendo, nota il rapporto, la Turchia "viola l'accordo sull'Unione doganale" e non applica il protocollo, firmato nel luglio 2005, che estende ai nuovi stati membri dell'UE gli accordi già precedentemente sottoscritti con l'Europa. Secondo le autorità di Ankara, il mancato rispetto degli accordi è giustificato dal desiderio di rompere l'isolamento in cui si trova la parte nord dell'isola di Cipro, riconosciuta solo dai turchi. Tuttavia è evidente che questa situazione risulta insostenibile. La Turchia non può pretendere di negoziare l'adesione ad una Unione di cui non riconosce uno stato membro e contro il quale ha addirittura decretato un embargo unilaterale.
Finora i tentativi della presidenza di turno finlandese per trovare un compromesso tra le parti sono miseramente falliti. Ma senza una rapida revoca del blocco aeronavale turco imposto a Cipro, è difficile immaginare che a dicembre i capi di governo europei possano dare mandato alla Commissione di proseguire i negoziati. Anche perché, su questo punto, oltre a Cipro e alla Grecia, anche la Francia e l'Austria non intendono transigere.
Al di là della questione cipriota, il rapporto della Commissione traccia comunque un quadro assai fosco della distanza che ancora separa il sistema politico e sociale turco da una democrazia di stile europeo.
Vediamo i principali rilievi.
1) La nuova legge antiterrorismo varata nel giugno scorso "introduce restrizioni legali alla libertà di espressione, della stampa e dei media"
2) Nonostante limitati progressi per contenere lo strapotere dei militari "le Forze Armate hanno continuato ad esercitare una significativa influenza politica". "Nessun progresso è stato fatto per rafforzare il controllo parlamentare sui bilanci militari". Ed esiste un "protocollo segreto" che consente "di compiere operazioni militari per questioni di sicurezza interna senza richiesta delle autorità civili".
3) Anche se l'indipendenza dei giudici è sancita dalla Costituzione "un numero di fattori appaiono ancora limitarla".
4) "La corruzione rimane diffusa nel settore pubblico e giudiziario".
5) Scarsi progressi anche nel campo dei diritti umani. "Casi di torture e maltrattamenti sono riportati in particolare fuori dai centri di detenzione". L'articolo sul vilipendio "è stato ripetutamente utilizzato per perseguire opinioni non violente espresse da giornalisti, scrittori, professori e attivisti". "Le donne restano vulnerabili a pratiche discriminatorie" e "il rispetto dei diritti della donna rimane un problema critico". "Non ci sono stati progressi per quanto riguarda i diritti sindacali". E infine "l'approccio della Turchia ai diritti delle minoranze rimane invariato".
Con una simile pagella, anche se i negoziati dovessero continuare, la promozione appare lontana. (la Repubblica.it)
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Il rapporto negativo della Commissione UE non ci ha minimamente sorpreso. E non tanto e non solo perché nei giorni scorsi il <Financial Times> aveva anticipato il suo contenuto, quanto soprattutto perché è da lungo tempo che Bruxelles, in tutte le maniere e in tutte le salse, ci ha fatto capire di non volere nel suo club la Turchia. Questo lo sa bene Ankara e lo sanno pure i turchi che ormai non si illudono più di entrare nell'Unione Europea. I punti che - secondo le teste d'uovo della Commissione - la Turchia non avrebbe rispettato non sono altro che una pietosa scusa per sostenere che il Paese della Mezzaluna non è maturo, né ora né in futuro per far parte del consesso europeo. Quando si pensa però che dal primo gennaio prossimo l'UE aprirà le porte alla Romania e alla Bulgaria e quando si leggono certe dichiarazioni del nostro presidente del Consiglio Romano Prodi a detta del quale sarebbe ora di allargare l'Unione anche alla Macedonia, bene c'è da credere che ci stiamo dando da matti nell'affermare le cose più insensate come il voler fare di questo vecchio continente un'amalgama di Paesi poveri e arretrati. Ma la Turchia, no! La Turchia meglio tenerla alla larga. Non sarebbe stato molto allora meglio fermarsi ai Quindici e non accettare altre domande? Certo Ankara ci faceva comodo durante la guerra fredda, baluardo contro i carri armati di Breznev. Adesso invece ci fa paura. Ci fanno paura i suoi cento milioni di abitanti che la Turchia avrà entro il 2010 e che potrebbero ribaltare le quote dei rappresentati parlamentari a Strasburgo; ci fa paura il suo potenziale economico che in meno di un decennio potrebbe essere equiparato addirittura a quello della Germania; ci fa paura la sua agricoltura e ci fa paura (e non se ne spiega il motivo) il suo fortissimo esercito. Eppure è proprio grazie a questo esercito che, ancora oggi, la Turchia è laica e non si è buttata tra le braccia dell'integralismo islamico. Ma attenzione, a furia di trovare cavilli Ankara potrebbe guardare con più simpatia al vicino Iran. In questo caso sarebbero grossi dolori, senza contare che è proprio attraverso l'Anatolia che passano la maggiori pipeline dirette nel Mediterraneo. Riflettete per un attimo cosa potrebbe succedere se ad un certo punto la Turchia decidesse di chiudere i serbatoi del petrolio e del gas che vengono dal Caucaso. Sarebbe la fine per la Germania, la Francia, l'Austria, per il Cancelliere Merkel e per il nostro Prodi. Siamo seri. Se ci sono problemi da risolvere (vedi la questione Cipro), si può trovare il modo di farlo ma senza ultimatum. E' pur vero però che anche la Turchia deve fare passi in avanti e dimostrare la sua buona volontà che molte volte manca. L'ambiguità di certi governanti, più congenita alla mentalità araba che non a quella turca, non paga. Metteteci poi l'ostracismo palese, dimostrato nei confronti di Papa Benedetto XVI e del suo prossimo viaggio sia da parte del premier Erdogan che del suo entourage; non venite poi a chiedere per quale motivo l'Europa guarda con diffidenza la Turchia. Peccato! Farsi amica la Chiesa cattolica - e non ostacolarla con vessazioni e soprusi quali sono soggetti ad esempio i nostri sacerdoti in Turchia - sarebbe stata l'occasione per un appoggio in più all'interno dell'UE. Sembra invece che Ankara spinga sempre più forte il suo radicalismo religioso. E questo, questo sì che fa paura. (Turchia Oggi)
10.11.2006

 

PRONTO A MODIFICARE LA LEGGE SULLA STAMPA

Recep_T._Erdogan

Il contestato art. 301 in Turchia - a detta di quanto affermato il capo del Governo turco Erdogan - potrebbe avere i giorni contati.

Il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha detto che il suo Governo è pronto a modificare l'articolo 301 del codice penale utilizzato per perseguire legalmente scrittori e giornalisti, in seguito alle aspre critiche dell'Unione Europea.
"Siamo pronti a proposte per rendere l'articolo 301 più circostanziato se ci sono problemi causati dalla sua vaghezza", ha detto Erdogan secondo quanto riporta l'agenzia di stampa <Anatolian>. (Reuters)
10.11.2006

 

UE SODDISFATTA

Olli_Rehn

 

Accolto con favore a Bruxelles l'annuncio del premier turco di modificare l'articolo penale relativo all'art. 301.

Il responsabile per l'Allargamento dell'Unione Europea ha accolto con favore l'annuncio di disponibilità del premier turco a modificare il codice penale vigente nel suo Paese in modo da armonizzare la libertà di espressione con gli standard europei.
"Le intenzioni dichiarate dal Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan di voler mettere in linea la normativa turca sulla libertà di espressione con gli standard europei sono benvenute", ha detto in un comunicato il commissario per l'allargamento Olli Rehn.
"L'annuncio dimostra il personale impegno del Primo Ministro turco nel garantire la libertà di espressione e nel voler divenire parte dell'Unione Europea", ha aggiunto Rehn. ( daReuters)
10.11.2006

 

SULLA QUESTIONE CIPRIOTA NON SI TRATTA

Il_problema_cipriota

Ankara ha dato subito una risposta a Bruxelles circa le osservazioni fatte da quest'ultima sull'apertura dei porti ed aeroporti.

La Turchia ha fatto sapere di non considerare la questione cipriota fondamentale per la prosecuzione del suo negoziato di adesione all'Unione Europea. In coincidenza con la presentazione, a Bruxelles, del rapporto sui progressi compiuti da Ankara nel processo di avvicinamento all'adesione, il Governo turco ha reso noto che considera la questione cipriota "un problema politico" e che "non costituisce un obbligo riguardo al nostro processo negoziale, che è' di natura tecnica". (Agr)
10.11.2006

ITALIA FIDUCIOSA

Massimo_D%27Alema_al_Foro_Italia-Turchia

Secondo massimo D'Alema si dovrebbe trovare una soluzione di Cipro ed Ankara non deve lasciarsi scoraggiare dal rapporto UE.

L'Italia ritiene che si possa arrivare a una soluzione sulla questione di Cipro, ha detto il ministro degli Esteri Massimo D'Alema, invitando la Turchia a non lasciarsi scoraggiarsi dal rapporto della Commissione UE molto critico verso Ankara.
"Per Cipro siamo favorevoli alla ricerca di un compromesso cui sta lavorando positivamente la presidenza finlandese", ha detto D'Alema al Forum italo-turco. "Ritengo che ci siano margini perché un'intesa si possa raggiungere e abbiamo invitato i partner europei ad avere un comportamento flessibile".
"Questo compromesso si dovrebbe basare sulla decisione dell'Europa di accelerare un regolamento per il commercio diretto con la parte nord di Cipro e contestualmente con la piena applicazione da parte della Turchia dell'intesa doganale", ha spiegato D'Alema.
L'UE esige l'apertura dei porti e degli aeroporti turchi ai vettori commerciali di Cipro, che è membro della UE dal maggio 2004, come previsto dal "Protocollo di Ankara", con cui la Turchia accetta di estendere a Cipro i benefici dell'unione doganale, ma che non ha ancora applicato. (Adnkronos)
10.11.2006

 

I DUBBI DI ILLIKAS

Il ministro degli Esteri greco-cipriota convinto che Ankara non ascolterà il diktat della Commissione europea.

Cipro dubita seriamente che la Turchia accetti di cedere sul tema dell'unione doganale con Nicosia entro metà dicembre, l'ultimatum fissato dall'UE . Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri cipriota George Lillikas. ''Non esiste niente di significativo che possa succedere tra oggi e la metà di dicembre e portare a un cambiamento nella posizione della Turchia'', ha detto ai giornalisti il ministro, aggiungendo di non condividere l'ottimismo di alcuni sul fatto che si possa arrivare a un accordo entro la metà di dicembre. ''Conosciamo il comportamento della Turchia meglio dei nostri partner dell'Ue, sono 32 anni che abbiamo a che fare'' con Ankara, ha detto Lillikas, in riferimento al 1974, data dell'invasione del nord di Cipro da parte dell'esercito turco dopo un colpo di stato di ultranazionalisti che volevano l'unione con la Grecia. Da allora l'isola è divisa. ''Sappiamo come la Turchia onora i suoi impegni'', ha aggiunto. La Commissione europea ha lasciato aleggiare la minaccia di una sospensione dei negoziati di adesione della Turchia all'UE, annunciando che farà le ''raccomandazioni necessarie'' prima del Consiglio europeo del 14 e 15 dicembre, se la Turchia non rispetterà i suoi obblighi nei confronti di Cipro entro tale data. Bruxelles ha sottolineato che ''nessun progresso è stato fatto su alcun aspetto della normalizzazione delle relazioni bilaterali'' con Cipro e che ''il fallimento'' di Ankara nel conformarsi ai suoi obblighi avrebbe ''un effetto sul processo generale dei negoziati''. Nel luglio 2005, la Turchia ha firmato un protocollo che estende la sua unione doganale con l'UE ai dieci stati entrati nel blocco europeo nel 2004. Tuttavia, rifiuta di applicarlo ai ciprioti greci, nonostante facciano parte del gruppo. (Asca-Afp)
10.11.2006

 

"STRATEGICA PER LA NOSTRA SICUREZZA"

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Questo il pensiero di Emma Bonino, ministro delle Politiche europee e del Commercio internazionale, a proposito della necessità di portare la Turchia dentro l'Europa.

"Il desiderio di adesione all'UE è stato il motore del processo democratico nei Paesi dell'Est ed è il più grande incentivo alle riforme di Ankara che è pietra miliare della nostra sicurezza. E' sorprendente che l'Europa chiuda gli occhi di fronte all'alleanza strategica con la Turchia". Lo ha affermato in una intervista a <la Repubblica> il ministro delle Politiche europee e del commercio internazionale Emma Bonino riferendosi ai negoziati per l'adesione di Ankara all'Unione Europea.
"Iran, Iraq, Siria, terrorismo, Medio Oriente, problemi energetici - ha sottolineato Bonino - solo guardando a questi temi ci si accorge quanto sia importante la Turchia per la stabilizzazione e la sicurezza della regione a cavallo tra Europa e Medio oriente. Ankara può rappresentare per il mondo musulmano un modello di Paese islamico laico e democratico".
Sulle alternative all'Europa per Ankara, Bonino ha aggiunto che la Turchia "potrebbe creare un'alleanza nel Mar Nero con la Russia e con le Repubbliche del Caucaso. Ed è forte la richiesta degli integralisti islamici di un riavvicinamento al Pakistan. E' nostro interesse tenere la Turchia legata all'UE". "L'Europa aperta a questo Paese - ha concluso il ministro - è un messaggio per il mondo islamico che il Vecchio Continente non è una cittadella cristiana chiusa in se stessa". (Adnkronos)
10.11.2006

 

FRATTINI: "MERITA FIDUCIA"

Il vicepresidente della Commissione europea frena sulle ipotesi avanzate riguardo il rallentamento di Ankara nel cammino delle riforme.

Il vicepresidente della Commissione europea, Franco Frattini, frena sulle ipotesi avanzate negli ultimi giorni riguardo l'ingresso della Turchia in Europa: "Sarebbe pericoloso e controproducente sospendere il processo di adesione" e anche "una sospensione parziale del negoziato sarebbe un segnale negativo". Frattini lo ha detto a Bruxelles, in un incontro con i giornalisti italiani. Secondo il responsabile UE alla Giustizia è necessario invece "accompagnare il programma di riforme di Ankara" e "sostenere l'ala riformista che appoggia Recep Tayyip Erdogan sulla strada delle riforme sempre più avanzate, in particolare sulle libertà religiose e sulla libertà di espressione". Frattini si è anche detto d'accordo con il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, e con altri governi europei sul fatto che la Turchia meriti ancora "segnali di fiducia". (Agr)
10.11.2006

 

L'AVVERTIMENTO DELLA MERKEL

Il_Cancelliere_tedesco_Angela_Merkel

"Se la Turchia non attuerà il protocollo di Ankara - ha detto il Cancelliere tedesco - la situazione si farà molto seria".

Se la Turchia non attuerà il Protocollo di Ankara aprendo anche alle merci greco-cipriote i propri porti e aeroporti rischierà una ''situazione molto, molto seria''. E' l'avvertimento lanciato dal Cancelliere tedesco Angela Merkel, dal primo gennaio 2007 presidente di turno dell'Unione Europea, in un'intervista al quotidiano di Monaco di Baviera <Sueddeutsche Zeitung>. Dichiarazioni giunte alla vigilia della pubblicazione del rapporto della Commissione Europea sullo stato di avanzamento della Turchia, che è stato molto negativo. Proprio il rifiuto di Ankara di aprire porti e aeroporti ai greco-cipriota è il punto cruciale. Della questione doveva occuparsi un incontro organizzato dalla presidenza finlandese dell'UE tra le due parti di Cipro, la Grecia e la Turchia, che però è saltato. (Adnkronos-Aki)
10.11.2006

 

NESSUNA FORMA ALTERNATIVA

Massimo_D%27Alema

 

"Sarebbe un errore pensare in questo modo" ha spiegato il nostro ministro degli Esteri Massimo D'Alema in merito all'adesione della Turchia.

Il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, definisce ''un errore'' la possibilità di pensare ''a forme alternative di adesione completa'' della Turchia all'Unione Europea. Nel giorno in cui la commissione europea pubblica il rapporto sullo stato dei negoziati fra Ankara e Bruxelles, il titolare della Farnesina ribadisce poi l'appello ''a non fermare il cammino'' della Turchia verso l'Europa. ''Non nego ostacoli e resistenze - ha detto D'Alema, intervenendo insieme al collega di Ankara, Abdullah Gul, a un foro di dialogo italo-turco- ma sarebbe sbagliato considerare questo fenomeno come il segnale che si volta pagina. Sarebbe un errore aprire forme alternative all'adesione completa, non e' all'ordine del giorno e l'Italia si opporrà ad un passo indietro di questo tipo''. (Adnkronos)
10.11.2006



L'APPOGGIO DI ZAPATERO

Lo ribadirà domenica al premier turco Erdogan nel corso della sua visita di due giorni in Turchia. Nell'agenda una serie di questioni.

Il premier José Luis Zapatero ribadirà dopodomani, domenica, al Primo Ministro turco Recep Tayp Erdogan che la Spagna appoggia pienamente l'ingresso della Turchia nella UE, informano fonti governative, riferite dall'agenzia <Europa Press>. La visita ufficiale di Zapatero, il 12 e 13 novembre ad Istanbul, giunge pochi giorni dopo l'annuncio di una raccomandazione alla Turchia sui negoziati di adesione alla UE da parte della Commissione Europea. Madrid, sottolineano al riguardo le fonti, "ha sempre approvato l'ingresso della Turchia nelle istituzioni comunitarie" e riconosce che il governo di Erdogan sta compiendo "un grande sforzo" per approvare le riforme richieste per l'adesione, pur constatando "le difficoltà" create dalla irrisolta questione cipriota. La Commissione europea ha avvertito il Governo turco delle conseguenze che avrà sui negoziati di adesione la mancata esecuzione, entro dicembre, dei suoi obblighi rispetto a Cipro, soprattutto riguardo all'ammissione di navi e aerei ciprioti nei suoi porti ed aeroporti, come esige il Protocollo di Ankara. Nell'agenda della visita di Zapatero a Istanbul, i rapporti bilaterali e gli investimenti iberici in Turchia, con un incontro previsto per lunedì 13 fra una quarantina delle principali aziende spagnole e turche, organizzato dall'Unione delle Camere e Borse della Turchia, che sarà presieduto dai due premier. All'incontro saranno presenti anche il ministro dell'Industria, turismo e commercio spagnolo, Joan Clos e i vertici della Confederazione delle Camere di Commercio spagnole. Zapatero ed Erdogan faranno anche il punto sull'iniziativa dell'Alleanza di Civiltà, della quale si sono fatti promotori alle Nazioni Unite, in occasione della riunione del gruppo di Alto Livello prevista domani a Istanbul. Il rapporto su un anno di attività del gruppo per l'Alleanza di Civiltà sarà consegnato lunedì 13 nelle mani del segretario uscente delle Nazioni Unite, Kofi Annan, che lo presenterà alla comunità internazionale a fine anno a New York. (Denaro.it)
10.11.2006

QUELLO CHE VUOLE L'EUROPA

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Dichiarazione del presidente della Commissione europea Manuel Durao Barroso, a margine della presentazione del rapporto.

''L'Europa ha bisogno di una Turchia stabile, democratica e sempre più prospera, in pace con i suoi vicini, saldamente in cammino verso la modernizzazione e l'adozione di valori europei''. Lo dichiara il presidente della Commissione Europea Josè Manuel Durao Barroso, a margine della presentazione del rapporto sullo stato di avanzamento di Ankara. ''E' questa la ragione - prosegue il presidente - per cui abbiamo avviato negoziati di adesione con la Turchia. Tuttavia, la chiave per il successo di tale processo è che la Turchia continui le riforme con piena determinazione e adempia ai suoi obblighi''. (Adnkronos)
10.11.2006

 

FORO DI DIALOGO ITALO-TURCO

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Erano presenti - oltre ai ministri degli Esteri dei due Paesi - rispettivamente Massimo D'Alema e Abdullah Gul - l'ex titolare della Farnesina Renaro Ruggiero e il direttore di <Limes> Lucio Caracciolo.

Nel giorno in cui è stato diffuso a Bruxelles il rapporto della Commissione europea sullo stato dei negoziati tra Ankara ed UE si è tenuto a Roma il terzo Foro permanente di dialogo italo-turco al quale erano presenti i ministri degli Esteri dei due Paesi, Massimo D'Alema e Abdullah Gul.
Il Foro organizzato dalla rivista <Limes> con <Unicredit> ed il Centro Studi turco <Sam>, il cui titolo per quest'anno è stato 2Il 150 anniversario delle relazioni italo-turche, una visione comune per l'Europa", si è aperto con una relazione sui rapporti politici tra i due Paesi affidata all'ex ministro degli Esteri Renato Ruggiero, consigliere del presidente del Consiglio Romano Prodi sulla "Dichiarazione sul futuro dell'Europa", e alla presidente del gruppo di lavoro turco all'Assemblea parlamentare euromediterranea, Zeynep Karahan-Uslu.
La sessione dedicata ai rapporti economici, con particolare riferimento alle politiche energetiche, ha visto gli interventi di Alessandro Ortis, presidente dell'Autorità per l'energia ed il gas, di Mithat Lalkan, coordinatore turco per le questioni energetiche. Infine, delle relazioni socio-culturali hanno parlato Alessio Gorla, membro del Cda di <Rai cinema>, e Hanzade Dogan, membri del consiglio direttivo dell'associazione mondiale dei giornali.
Alla sessione plenaria, introdotta dal presidente di <Unicredit> Alessandro Profumo, sono intervenuti D'Alema e gul che poi - al temine dei loro discorsi - hanno tenuto una conferenza stampa congiunta.
Nel pomeriggio sono intervenuti il sindaco di Roma Walter Veltroni, il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni e il presidente del gruppo interparlamentare italo-turco Valentina Aprea. Le conclusioni sono state affidate a Egeman Bagis, consigliere di politica estera del premier turco Recep Tayip Erdogan, e a Lucio Caracciolo direttore di <Limes>. (
Adnkronos)
10.11.2006

 

UNO SPACCATO SULLA TURCHIA

Uno_spaccato_sulla_Turchia

 

Un articolo di Tiberio Graziani segnalatoci da un nostro affezionato lettore e che volentieri mettiamo in pagina, anche se molto lungo, per la ricchezza dei riferimenti storici e per la sua approfondita analisi..

Uno_spaccato_sulla_Turchia_2La questione, puntualmente posta dai mezzi di comunicazione ogniqualvolta si parla dell'allargamento (o integrazione) dell'UE, se la Turchia sia una nazione europea o asiatica, risente di un approccio dialettico e ideologico euro-centrico (o occidentale) che, privilegiando vuoi interpretazioni e rappresentazioni storiche di parte, vuoi specifici interessi economici, politici, militari o culturali, permette di dirimere la stessa, a seconda della convenienza, collocandola ora in Europa, ora in Asia.
In realtà, nel quadro di una corretta analisi geopolitica, tale questione non si pone affatto. Già la semplice considerazione - svincolata da ogni uso strumentale e ideologico delle rappresentazioni cartografiche - secondo la quale l'Europa è il prolungamento occidentale dell'Asia mentre, specularmente, l'Asia costituisce quello orientale dell'Europa, permette di far osservare che l'Asia Minore, seppur geologicamente asiatica, per posizione geografica è più vicina al Vecchio Continente che all'Asia propriamente detta. Essa costituisce, come evidenziato da Pierre Béharl, una penisola dell'Europa meridionale al pari di quella iberica, italiana o ellenica, anzi, per certi aspetti ne sarebbe, in riferimento alla massa eurasiatica, la "péninsule primordiales2. La prossimità geografica rispetto alla parte occidentale del continente eurasiatico e la particolare conformazione fisica della "quarta penisola europea" hanno permesso, da sempre, un continuo scambio tra le popolazioni dell'Europa sudorientale, del bacino mediterraneo, della penisola anatolica e quelle dell'Asia centrale. Inoltre, in relazione allo sviluppo della cultura europea che trae le sue origini anche da quella greca, è noto che
"il cuore dell 'Ellade fu, sin dalle origini, il mondo egeo" e che "i centri vitali furono prima sul litorale occidentale dell'Asia Minore, poi si irradiarono nella Grecia continentales3. Per il geografo libertario Élisée Reclus l'Anatolia è una terra dell'Asia incastonata in un litorale europeo, mentre per Grousset "1'Anatolie `incline' ses occupante vers l'Europe"4. L'enunciazione di Grousset ha il pregio, secondo Béhar, di indicare la grande legge geopolitica di questa parte del mondo.
L'Asia Minore è inoltre quel territorio che integra l'Europa propriamente detta, specificamente la parte centrale e sudorientale, alla massa continentale eurasiatica permettendole il collegamento con l'Oceano Indiano.
In riferimento a quel grande lago interno che è il Mediterraneo, l'Anatolia costituisce il corrispondente orientale della penisola iberica, con la quale, dal punto di vista strategico, controlla l'accesso a quello che fu definito mare nostrum. Ma la specularità e la corrispondenza tra i due guardiani del mare nostrum non è soltanto geografica, bensì anche culturale: come la cultura iberica (spagnola e portoghese) è espressione di una sintesi euromediterranea tra cultura europea e influenze orientali, parimenti quella della penisola anatolica è il risultato di una sintesi tra cultura asiatica e influenze dell'Europa mediterranea e slava.
Costanti geopolitiche
e vocazione imperiale

La "quarta penisola", ove attualmente si dispiega la Repubblica turca, è sempre stata, per la sua conformazione e posizione, un crocevia tra Europa, Asia e Africa e come tale ha svolto un ruolo geopolitico e geostrategico cruciale, di ponte o barriera, in tutte le epoche storiche, qualificandosi in particolare come luogo d'elezione (un vero pivot geografico), per la costruzione (o il contenimento) di grandi unità imperiali e, dopo la scomparsa dell'impero ottomano, anche imperialistiche.
Un rapido excursus storico, qui di seguito riportato, ci permette di precisare e contestualizzare, sinteticamente, la funzione di perno geografico assunto dalla penisola nelle varie epoche:
- nell'epoca delle grandi migrazioni la penisola anatolica è stata il centro prima del consolidamento ed in seguito dell'irradiamento del regno indoeuropeo degli Ittiti (1850 - 1200 a.C);
- nell'epoca dell'antica Grecia, costituita da Magna Grecia, Grecia peninsulare e Asia Minore, è principalmente attraverso il litorale anatolico - la sponda orientale degli Elleni - che si diffonde la cultura ionica nel bacino mediterraneo. Le grandi province anatoliche di Troade, Lidia, Caria, Frigia, Bitinia forniranno, a partire dal 1250 a.C., dopo la guerra achea contro Troia, cultura e risorse per l'egemonia ellenica nel Mediterraneo. L'Anatolia nord-occidentale sarà, in seguito, la sede del potente e ricco regno di Lidia che, governato dal re Creso (560 a.C.), ebbe, fino all'arrivo dei Persiani, il controllo di gran parte dell'Asia Minore;

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Pierre Béhar, Une géopolitique pour 1 Europe, éditions Desjonquères, Paris, 1992, p. 38.
2 Ibidem,
p.107.
3 Y. Chataigneau, J. Sion, Pays balkanique, in P. Vidal de La Bianche, L. Gallois (a cura di), Géographie universelle VII, 2, Paris, 1934, p.513, cit. in Pierre Béhar, Une géopolitique pour 1'Europe, éditions Desjonqueres, Paris, 1992.
4 René Grousset, Gorge Deniker, La face de 1 Asie, Paris, 1962, p. 58, cit. in Pierre Béhar, Une géopolitique pour 1 Europe, éditions Desjonquères, Paris, 1992.

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- nell'epoca del grande impero achemenide la penisola anatolica è per il Re dei Re Ciro (546 a.C.) prima e poi per Dario (512 a.C.) un ponte gettato sul Mediterraneo, che successivamente Alessandro il Bicorne (334 a.C.), nel tentativo imperiale di unificare l'Oriente e l'Occidente - reciso in Frigia il nodo di Gordio - attraverserà a ritroso per estendere il proprio dominio fmo alle acque del fiume Indo. Alla morte del Grande Macedone, gran parte della penisola sarà disputata tra la popolazione dei Galati, i regni pontico, seleucide, armeno e di Pergamo;
- nell'epoca dell'espansione dell'impero romano, l'Asia Minore sarà parzialmente acquisita da Roma, in seguito al lascito di Attalo re di Pergamo, nel 133 a. C., e pacificata per oltre tre secoli dalle sue legioni;
- nell'epoca della profonda ristrutturazione dell'impero romano, parte della penisola costituirà il territorio orientale dell'Impero bizantino (395-1453 d.C.). L'Anatolia orientale sarà invece dominata, fino all'arrivo della dinastia degli Ottomani (1299), da un altro potere, quello dei Selgiuchidi;
- nell'epoca delle unità geopolitiche europee è il centro dell'irradiazione dell'Impero ottomano (1299-1923);
- nell'epoca delle nazioni e degli imperialismi, la "quarta penisola", presidiata dagli Ottomani, costituirà, nell'ambito del "grand jeus5, una barriera contro la penetrazione imperialistica dei Francesi e degli Inglesi nel vicino Oriente, sarà inoltre una barriera per la Russia degli zar cui impedirà lo sbocco ai mari caldi;
- nell'epoca del sistema bipolare costituirà, a partire dell'adesione della repubblica turca all'Alleanza Atlantica (1952) fmo alla dissoluzione dell'URSS (1991), il baluardo sud-orientale dell'imperialismo anglo-americano in continuo confronto col colosso sovietico;
-nell'epoca dell'attuale sistema unipolare (1991-2004) costituisce, nell'ambito della geopolitica mondiale dell'imperialismo statunitense, il più importante tassello della "strategia del cerchio esterno" volta ad accerchiare e soffocare la Russia al fine di conquistare il cuore del mondo, l'heartland eurasiatico, come teorizzato dal geografo britannico Harfold Mackinder un secolo fa.
Ascesa e declino
di un impero

La dinastia ottomana viene fondata, sul finir del XIII secolo, da Osman6, capo di alcune popolazioni turcomanne che, spinte dalla pressione mongola, si erano stabilite, circa un secolo prima, nell'estremità nord-occidentale della penisola anatolica. Nel corso di un paio di secoli, le conquiste territoriali e l'assoggettamento delle popolazioni autoctone, effettuati dai discendenti di Osman in tre successive ondate, costituiscono una nuova entità geopolitica che si consolida ed amplia a spese di Bisanzio e di Venezia' (la Cartagine del quindicesimo secolo) fmo a raggiungere, con Solimano il Magnifico (1520-1566), il suo apogeo nel XVI secolo.
Tra il XVI e il XVII secolo, la Sublime Porta ha realizzato dunque il suo massimo dispiegamento territoriale,
articolandolo su tre continenti8, Asia, Europa e Africa, e su sei mari, Mar Adriatico, Mar Egeo, Mar Nero, Mar Caspio, Mar Rosso, Golfo Persico e Mar Mediterraneo.
Gli Ottomani, ponendo come baricentro della loro progressiva espansione la penisola anatolica - un altopiano quadrilatero che, secondo René Grousset
9, sembra riprodurre, in forma più moderata, la tettonica dell'Asia centrale, regione e "paesaggio" dei loro avi - ordinano, in un vasto e complesso sistema imperiale, le numerose e diverse, per etnia e cultura, popolazioni che incontrano sulla loro strada.
La grande capacità amministrativa e la notevole tolleranza esercitata verso i popoli10 e le nazioni inglobati nel nuovo edificio imperiale, ricordano la politica imperiale attuata da Roma, di cui la dinastia ottomana proclama, esplicitamente, di

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5 Tale periodo può situarsi cronologicamente tra il 1774 (trattato di Kiigiik-Kaynarca) e la fine del primo conflitto mondiale.
6 Othm
n in arabo. Per un approfondimento dei temi oggetto del presente capitolo, si veda Robert Mantran (a cura di), Storia dell Impero ottomano, Argo, Lecce, 2000.
Venezia nel quindicesimo secolo è una grande potenza navale. Essa detiene il monopolio dei commerci verso l'Oriente e le coste del Mar Nero ed esercita l'egemonia sulla zona dei Dardanelli. Si presenta, inoltre, benché repubblica laica, come la protettrice della Cristianità in Oriente. In quanto potenza marittima, per circa tre secoli, fmo al 1797, quando viene conquistata da Napoleone Bonaparte, Venezia si scontrerà con l'impero continentale ottomano cui contenderà il controllo del Mediterraneo e dell'Egeo e con quello austriaco per il controllo delle coste adriatiche.
8 In realtà, dal punto di vista della geografia fisica, l'Asia, l'Europa e l'Africa costituiscono una sola massa terrestre in quanto nessuna delle tre aree è completamente circondata dagli oceani. A tal proposito confronta le argomentazioni svolte da Jordis von Lohausen,
Les Empires et la puissance. La géopolitique aujourd'hui, Éditions du labyrinthe, Paris, 1996, pp. 280-282.
9 René Grousset, George Deniker, La Face de 1 Asie, Paris, 1962, pp. 57-58, cit. in Pierre Béhar, L'Autriche-Hongrie ideé d'avenir, éditions Desjonquères, Paris, 1991.
10 Se si esclude la pratica del "tributo di sangue", cui erano soggette, in particolare, le popolazioni balcaniche.
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di raccogliere l'eredità orientale. Anzi, a dire il vero, per alcuni aspetti la riattualizza e mantiene in vita, formalmente, fmo all'abolizione del sultanato (1 novembre 1922).
Da questo punto vista, quello cioè della continuità della funzione imperiale, la conquista di Costantinopoli (1453) non segna affatto la fine dell'Impero romano d'Oriente, bensì un cruento passaggio di testimone, una dolorosa translatio imperii. Proprio per rivendicare tale continuità, appena presa la città, il Sultano Mehmet II si fregia subito del titolo di qaysar-i-Rum, cioè di Cesare romano. Osserva Pierre Béharu che "certo, il nuovo Imperatore era musulmano. Ma questo tratto, mostruoso al sentimento dei cristiani, se ci si riflette, non ha nulla di sbalorditivo. Augusto [il fondatore dell'impero romano] non era cristiano. Se Carlomagno e poi Ottone il Grande in occidente, i basileis di Bisanzio in oriente, avevano potuto, in quanto cristiani, fregiarsi di una dignità fondata da un pagano, un musulmano, giunto il proprio turno, poteva fare altrettanto. [...] Che l'imperatore romano d'oriente non potesse essere musulmano - sottolinea Béhar - era un pregiudizio cristiano occidentale." Quando Mehmet II entra a cavallo a Santa Sofia e fa della Basilica ortodossa una moschea, si comporta esattamente come i cristiani che edificano le loro chiese sugli antichi templi pagani, con la differenza, qualitativamente importante, che il Qaysar-i-Rum riunisce, ricollegandosi così alla tradizione romana (seppur per il tramite di una fede diversa da quella degli antichi Padri, quella musulmana) il potere temporale e l'autorità spirituale, che la religione paolina aveva dissociati.
Nel XVII secolo l'Impero turco si estende, quindi, sulla Turchia e sui suoi prolungamenti meridionali, gli attuali Iraq, Siria, Libano e la penisola arabica; domina la regione del Caucaso fino al Mar Caspio; è egemone in Africa settentrionale, con i possedimenti di Egitto e di Algeria, mentre a nordovest si protende verso l'Europa centrorientale con il possesso dei Balcani, dell'Ungheria, della Boemia-Moravia, della Podolia, dell'Ucraina, e della Crimea.
Al termine del secolo però, col fallimento dell'assedio di Vienna (1683) e la perdita dell'Ungheria, della Transilvania e dell'Ucraina occidentale - eventi che porteranno, nel 1699, al trattato di Karlowitz12, stipulato tra la Sublime Porta e la coalizione europea13 -, inizia il lento e irrefrenabile declino dell'Impero creato dagli eredi di Osman, figlio di Ertogrul.
Nel corso del secolo successivo, lo stato ottomano perderà tutti i suoi territori europei, dalla Serbia alla Grecia, dal Regno di Romania alla Bulgaria e alla Bessarabia. Col trattato di Kiigiik-Kaynarca (21 luglio 1774), la Russia, oltre ad acquisire i territori tra il Dnepr e il Bug, diviene la protettrice della Chiesa greca e dei cristiani ortodossi dell'Impero ottomano. Gli Ottomani perdono, così, non solo significative porzioni del proprio territorio, ma soprattutto prestigio e controllo verso i propri sudditi. A rimarcare l'appena acquisito ruolo di paladina della cristianità ortodossa, Caterina II fa edificare una Chiesa ortodossa a Istanbul, la capitale dell'Impero della Sublime Porta.
La questione
d'Oriente

Il trattato di Kiigiik-Kaynarca, sebbene regoli per circa un decennio i rapporti tra Russi e Ottomani, inaugura, per la Russia, l'Austria, la Francia e la Gran Bretagna la complessa "questione d'Oriente". Nascono infatti, a partire da questa data, le linee direttrici di quella che sarà la penetrazione europea nel Vicino Oriente, la cui unità geopolitica è assicurata dagli Ottomani.
In questa partita ogni partecipante attua una propria strategia: la Russia, interessata ad aprirsi un varco versi i mari caldi per accrescere il proprio spazio vitale, scopre nel Turco il suo "nemico ereditario"; la Gran Bretagna, determinata a controllare le vie delle Indie e a proteggere i suoi interessi imperialistici nel Mediterraneo, nel Vicino Oriente e in India, inizia una sottile, variegata e ambigua diplomazia tesa a sobillare le popolazioni arabe contro il "giogo turco", contenere l'espansione russa verso gli stretti e, infine, arginare l'allargamento dell'Austria verso i Balcani proprio attraverso il governo ottomano; l'Austria, preoccupata della crescente influenza russa nell'Europa sud-orientale, si affretta a contendere al dominio della Sublime Porta i possedimenti balcanici. Nel gioco rientra, infine, anche la Francia. L'alleata tradizionale dell'Impero ottomano, desiderosa di estendere la propria politica mediterranea al Vicino Oriente, si interessa sempre di più ai paesi arabi appartenenti all'unità geopolitica costruita dalla dinastia ottomana. Così, le nazioni europee, pur perseguendo ognuna i propri interessi, contribuiscono congiuntamente all'annientamento dell'impero ottomano.
La "questione d'Oriente" che era in realtà una "questione dell'Occidente" come, provocatoriamente, nel 1922 il giovane storico Arnold Toynbee l'aveva ridefmita14, si protrarrà per più di un secolo, terminando sostanzialmente col trattato di Sèvres nell'agosto del 1920.

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11 Pierre Béhar, Une géopolitique pour l'Europa, éditions Desjonquères, Paris, 1992, p.148.
12 Col trattato di Karlowitz l'Austria acquisisce l'Ungheria, la Transilvania, la Croazia e la Slavonia. La Polonia ingloba la Podolia e l'Ucraina, mentre la Serenissima ottiene il Peloponneso. La Russia, invece, conserva il possesso di Azov sul Mar Nero.
13 La coalizione, nota come Lega Santa, venne istituita il 5 marzo 1684, a Linz, per iniziativa di Papa Innocenzo XI. Essa riuniva la repubblica veneziana, l'Austria e la Polonia. La Russia ne farà parte due anni più tardi.
14 Arnold J. Toynbee,
The Western Question in Greece and Turkey,
New York 1970.

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In questo lasso di tempo, la Porta, oltre a subire le mire espansionistiche degli Europei, deve anche affrontare i gravi problemi interni, relativi alla gestione dell'Impero e alle nascenti spinte autonomiste, alcune delle quali, peraltro, come nel caso della Grecia, ben viste e perfino sollecitate ed appoggiate dalla Gran Bretagna. A queste questioni interne, il sultano Mahmud II (il sultano infedele) tenterà di dare una risposta tramite l'attuazione di una vasta politica di riforme: le tanzimat15. Con le tanzimat (1839 -1878) inizia il primo processo di occidentalizzazione e modernizzazione dell'impero ottomano16. Questo processo, lungi dal rafforzare l'Impero, contribuirà, al contrario, a indebolirlo determinandone la frammentazione interna. Le riforme avviate da Mahmud II, infatti, sopprimendo le strutture intermedie, centralizzano e snaturano il potere imperiale irrigidendone il complesso e delicato meccanismo. E questo il periodo in cui le richieste di maggior autonomia vengono avanzate non solo su base nazionale (come, ad esempio, nel caso dei Greci, Serbi, Macedoni, Armeni, ecc.) ma anche su quella confessionale o etno-confessionale, come nel caso degli Ebrei". Per la prima volta nella storia dell'impero, infatti, anche i millet (comunità confessionali) avanzano richieste di autonomia.
E' da notare che la nuova
intellighenzia ottomana, portavoce dei particolarismi nazionali, recependo e assimilando le idee nazionaliste sorte dalla rivoluzione francese, veniva, in tal modo, conquistata da un vero e proprio colonialismo culturale che anticipa quello militare e politico di pochi anni dopo.
Sarà proprio sulla piattaforma ideologica di questo asservimento culturale e spirituale che nascerà, a Parigi, nel 1889 la
Società ottomana per l'unione e il progresso, l'organizzazione che esprime più compiutamente l'emergente movimento dei Giovani Turchi, il quale troverà motivo d'ispirazione anche nelle concezioni laiche, democratiche e nazionaliste dell'italiano Giuseppe Mazzini.
Prende piede per la prima volta, in termini dichiaratamente politici, l'idea della "nazione turca".
Il movimento dei Giovani Turchi deporrà, nel 1908, il sultano Abdul Hamid II e, presentandosi come nuova classe dirigente, imporrà una costituzione democratica.
Gran Bretagna e Germania:
vie di mare e di terra

Sono gli anni in cui, mentre la Porta subisce continue ed inarrestabili amputazioni territoriali e si ripiega su se stessa, un'altra potenza, la Gran Bretagna, facendo leva sul sea power, cerca di espandere il proprio dominio a discapito delle potenze continentali. Nel 1840, con la costruzione del porto militare di Malta, la Gran Bretagna inizia ad allestire quella vasta cintura di basi navali che, agli inizi del Novecento, si estenderà da Gibilterra a Hong Kong, passando per Malta, Cipro, Alessandria, il Golfo Persico, i porti indiani e Singapore. Il disegno talassocratico degli Inglesi, che si consoliderà con la presenza britannica a Suez, nel Kuwait, a Aden, a Simonstown (Città del Capo), nelle Mauritius, in India, a Trinconmalee (Ceylon) e a Pengang, incontra però, in quegli anni, due ostacoli: la Germania e la Russia. In particolare la Germania che, nel 1898, ottiene dal Sultano la concessione per la costruzione del tronco di ferrovia Istanbul-Baghdad, costituente parte di un progetto ferroviario che prevede il collegamento dell'Europa centrale (Berlino) con il Golfo Persico (Bassora) e con la Penisola arabica (Medina). L'ambizioso progetto, che riconferma, con strutture tecniche adeguate al tempo, la naturale funzione di ponte dell'Anatolia, non solo tra l'Europa e l'Asia, ma anche tra l'Europa centroccidentale e il Vicino Oriente e dunque l'Oceano Indiano, suscita le immediate proteste della Francia, della Russia e soprattutto della Gran Bretagna. Per

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15 Tanzimat, plurale del sostantivo arabo tanzim, "messa in ordine, riorganizzazione". A chi si diletta di comparazioni, non sfuggirà la similitudine con la perestrojka ("ristrutturazione") sovietica, preludio del crollo dell'URSS.
16 11 secondo processo di "modernizzazione" e "laicizzazione" dell'impero ottomano si ebbe tra il 1913 e il 1918, ad opera del Comitato per l'unione e il progresso (CUP).
17 "Nel XIX secolo anche gli ebrei, al pari dei greci e degli armeni, furono sottoposti al sistema del millet, le comunità protette che, in cambio di una tassa, avevano diritto a organizzarsi in modo autonomo sul piano delle leggi in materia di questioni religiose e di statuto personale. Gli ebrei divennero una millet sotto l'autorità del Hahambashi, il rabbino capo, stabilito e riconosciuto con decreto imperiale ottomano. Di fatto le comunità straniere e le minoranze confessionali sono state le protagoniste del cambiamento sociale e della modernizzazione della Turchia. In un elenco del 1912, compaiono i nomi di 40 banchieri attivi a Istanbul. Tra loro 12 erano greci, 12 armeni, 8 ebrei e 5 europei. Un analogo elenco di agenti di cambio comprende 18 greci, 6 ebrei, 5 armeni e neppure un turco. Il contributo culturale degli ebrei fu rilevante nella medicina, nel teatro e nella stampa. Furono probabilmente gli stampatori ebrei, che di fatto monopolizzavano il mercato a causa del divieto religioso a utilizzare i caratteri turchi e arabi, a stampare le prime copie del Corano in turco quando nel 1727 un firmano imperiale revocò tale divieto". Magdi Allam, L'islam e gli ebrei in Turchia. Attacco al modello ottomano, "Il Corriere della Sera", 16 novembre 2003. In realtà il primo stampatore del Corano in lingua turca non fu un ebreo, ma un ungherese musulmano, tale Ibrahim Mutafarriqa (Muteferriqe), cui nel 1727 "fu concesso il permesso di stampare libri nell'Impero ottomano", Storia universale Feltrinelli. L'Islamismo. II Dalla caduta di Costantinopoli ai nostri giorni, a cura di G. E. von Grunebaum, Feltrinelli, Milano 1972, p. 112. Si veda anche, a tal riguardo, Ettore Rossi, Letteratura turca, Casini, Roma 1957, pp. 449-450, che riporta . "In Turchia si cominciò a stampare opere in caratteri arabi soltanto nel 1729 per iniziativa di Ibrahim Mutafarriqa, un ungherese caduto prigioniero dei Turchi nel 1674 e fattosi musulmano. Era uomo di ingegno, istruito in gioventù in un collegio della terra nativa: conosceva anche il latino e aveva poi assimilato la cultura orientale (...) Il primo libro stampato fu un "dizionario arabo-turco" di Vanquli (...) Tra il 1729 e il 1745 (anno della morte di Ibrahim Mutafarriqa) furono stampate 17 opere specialmente di storia e di geografia
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Londra questa "via di terra", se costruita, costituirebbe, infatti, un serio intralcio alle sue mire espansionistiche in India, vanificherebbe il controllo che esercita nel Golfo Persico e nell'Oceano Indiano e, soprattutto, creerebbe una falla nella sua cintura di presidi navali, spina dorsale del suo Impero marittimo e mercantilistico.
Se a ciò aggiungiamo che proprio nel 1898 l'Ammiraglio tedesco Alfred von Tirpitz ottiene dal Kaiser il via libera per la costruzione di una flotta d'alto mare mirante a contendere il primato navale di Londra, e che la Germania inoltre, in pochi anni, attraverso una intelligente azione diplomatica è diventata, soprattutto, un affidabile interlocutore economico e commerciale ed in prospettiva un potenziale alleato militare dell'impero ottomano, si chiariscono alcune delle motivazioni che acuiranno gli attriti tra la Germania e la Gran Bretagna e condurranno allo scoppio della I Guerra mondiale.
La pretesa della Germania di contendere alla Gran Bretagna il primato navale sarà all'origine delle riflessioni di Halford J. Mackinder, il padre della geopolitica britannica cui si deve la formulazione della teoria dell'heartland. Riguardo alla posizione egemone della marina britannica, lo studioso inglese scrive che questa "era magnifica e lucrosa e sembrava così sicura che la gente della metà dell'epoca vittoriana considerava quasi nel naturale ordine delle cose che l'insulare Gran Bretagna dovesse dominare i maris18. A proposito invece del tentativo di von Tirpitz così l'illustre geopolitico si esprimeva alcuni anni dopo: "la mossa intrapresa dalla Germania significava che la nazione che già possedeva la più grande potenza terrestre organizzata e che occupava la posizione strategica centrale in Europa stava per dotarsi di una potenza navale sufficientemente forte da neutralizzare quella britannica"19
L'indebitamento
dell'Impero ottomano

Con la perdita di grandi porzioni del proprio spazio imperiale, la Porta subisce anche una importante breccia nel proprio sistema economico che, quantunque basato anche sugli scambi commerciali, è tuttavia in gran misura autosufficiente e, dunque, indipendente dall'economia internazionale. La pressione militare esercitata dalle nazioni europee e dalla Russia e il bisogno di nuove risorse economiche spingono Istanbul a ridefmire i propri accordi commerciali con il modo occidentale. Il 1838, con la ratifica del trattato anglo-ottomano concernente l'abrogazione dei monopoli ottomani e l'eliminazione degli alti dazi, segna una ulteriore ed irreversibile tappa del declino dell'impero. Con tale accordo l'economia della Sublime Porta entra nel vischioso sistema economico e fmanziario internazionale.. Gli effetti immediati furono la diminuzione della produzione del cotone a causa della concorrenza statunitense e una vera catastrofe per l'artigianato e la nascente e modesta industria, aggredite dalla dinamica concorrenza europea. Secondo lo storico Ira Lapidus20, il coinvolgimento nell'economia internazionale portò lo stato ottomano, con i primi prestiti del 1854, ad indebitarsi in maniera progressiva, tanto da essere costretta ad accettare, nel breve volgere di neanche tre interi decenni, nel 1882, un'amministrazione estera del debito, a causa dell'impossibilità di pagare gli onerosi interessi imposti dalle banche straniere. Il controllo estero sull'economia ottomana - un vero e proprio commissariamento della politica economica di Istanbul - mentre favorì la prosperità di Greci, Armeni, Ebrei e di altre minoranze attive nel commercio mondiale, non modificò, tuttavia, la distribuzione del potere politico al suo interno. Infatti, come riporta Lapidus, "le minoranze etniche non riuscirono a mettere in discussione la supremazia delle élite statali; il controllo della tassazione, i principali investimenti e il potere ideologico e militare rimasero appannaggio dell 'apparato ottomano. Alla vigilia della formazione della repubblica turca, soltanto le élite militari e amministrative determinarono il destino del regime"21.
Una nuova risorsa:
il petrolio

Nei primi anni del secolo XX gli interessi delle potenze imperialistiche europee nell'area del Vicino Oriente aumentano considerevolmente a causa non solo delle opportunità date dalla particolare posizione geografica per i collegamenti con l'Asia, l'India e con l'Oceano Indiano, ma anche per la scoperta dei giacimenti dell'oro nero fatta in Mesopotamia.
L'interesse per la nuova risorsa di energia, e dunque per l'accaparramento dei giacimenti ove essa si trova, si accresce notevolmente durante il primo conflitto mondiale, a motivo sia dell'accelerazione dello sviluppo industriale delle nazioni europee, impresso dalla guerra ormai sempre più "tecnologica", "moderna" e "totale", sia dell'importanza acquisita dai combustibili derivati dal petrolio nella conduzione della guerra stessa.
Per la realizzazione del tronco ferroviario Istanbul-Baghdad, la Deutche Bank, tramite una società appositamente costituita, il 5 marzo 1903 ottiene dal governo ottomano una concessione inclusiva di alcuni diritti minerari, limitati ad una fascia di 20 km su entrambi i lati dall'asse ferroviario, pari ad estensione di circa 500 kmq. Come noto la linea ferroviaria
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18 Halford Jolm Mackinder, Democratic Ideals and Reality. A Study in the Politics of Reconstruction, p. 56, Norton, New York 1962.
19 Halford John Mackinder, The Round World and the Winning of the Peace, in "Foreign Affairs", 21, July 1943. La versione italiana di questo articolo, a cura di Federica Jean, è stata pubblicata in "Limes, Rivista Italiana di geopolitica", 1, 1994, con il titolo Il mondo intero e come vincere la pace.
20 Ira M.Lapidus, Storia delle società islamiche, Einaudi, Torino 1995-2000, vol. III, vedi pp. 49-65.
21
Ibidem.
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non verrà costruita, ma i diritti minerari rimarranno ai Tedeschi, che, pochi anni dopo, nel 1911, li porteranno in dote alla Turkish Petroleum Company (Tpc), costituita su iniziativa di Kalouste Sarchis Gulbenkian (1886-1956), il facoltoso uomo d'affari armeno (noto come il "signor 5%" per i ricavi sui suoi traffici di petrolio), in base a un rapporto tecnico dal quale emergeva il notevole potenziale petrolifero dell'intera regione. Oltre Gulbenkian e la Deutsche Bank fecero parte della compagine societaria della Tcp anche l'Anglo-Saxon Petroleum (Royal Dutch-Shell) e l'Anglo-Persian Petroleum.
Appena un mese prima dello scoppio del primo conflitto mondiale, ed esattamente il 24 giugno 1914, il Sultano firmò un decreto che assegnava alla Tpc le concessioni petrolifere dei vilayet di Mossul, Kirkuk, Baghdad e Bassora. Nel corso del conflitto la Deutsche Bank sarà estromessa dalla società Tpc, e Londra sequestrerà, come "bottino di guerra", il 25% delle azioni da essa detenute.
Nel 1928 la Tpc si trasformerà nell'Iraq Petroleum Company (Ipc), il cui capitale azionario sarà suddiviso tra le società inglesi e anglo-olandesi, Anglo-Persian e Anglo-Saxon (cioè RD-Shell), la francese Compagnie Frangaise des Pétroles, e le americane Standard Oil of New Jersey e Standard Oil of New York.
L'ingresso delle società americane è un considerevole successo che gli Stati Uniti colgono dopo aver imposto la loro dottrina detta "della porta aperta", e rappresenta inoltre un primo tangibile effetto della intromissione dell'imperialismo americano nell'area mediterranea a seguito della loro partecipazione alla guerra intraeuropea del `14-'18.
La prima guerra mondiale:
spartizione dell'Impero
e creazione degli Stati artificiali

Nel corso del primo conflitto mondiale ed esattamente il 16 maggio del 1916 i governi di Londra e Parigi concludono un patto segreto noto come accordo Sykes-Picot, secondo il quale la Francia, dopo la sconfitta dell'Impero ottomano, avrebbe assunto una posizione predominante in Siria (all'epoca comprendente anche l'attuale Libano), nell'Anatolia meridionale e nella Mesopotamia settentrionale (comprendente le regioni petrolifere di Mossul e Kirkuk, oggi irachene). Alla Gran Bretagna sarebbero andati invece dei protettorati nel Golfo Persico, in Arabia, in Palestina, nella valle del Giordano e nella Mesopotamia meridionale (corrispondente all'attuale Iraq centrale e meridionale). L'accordo, benché reso pubblico dai rivoluzionari bolscevichi, fu adottato dalla Conferenza di Sanremo del 25 aprile 1920 e reso esecutivo, in agosto, dal trattato di Sèvres, che sancirà la spartizione dell'Impero ottomano in sfere di influenza franco-inglesi, e sarà all'origine di quel vero e proprio obbrobrio geopolitico costituito dalla successiva creazione delle "nazioni artificiali" di Iraq, Siria, Libano, Giordania, Arabia Saudita, e da ultimo Israele, senza alcun rispetto per la storia, la tradizione e la cultura delle popolazioni autoctone, in particolare quella curda e quella palestinese.
Una nazione dalle macerie
di un grande Impero

Al termine del conflitto, il quadro mondiale è completamente mutato. Le maggiori unità geopolitiche dell'epoca sono o scomparse, come gli imperi centrali e quello ottomano, o alle prese con un vasto e profondo processo di riorganizzazione interna, come nel caso della nuova Russia dei soviet. Gli unici e veri vincitori sono la Francia e l'Inghilterra, che si spartiscono, nel Vicino Oriente, i possedimenti dell'ex-impero ottomano, e gli Stati Uniti, che si sono inseriti nelle faccende europee.
In tale contesto si afferma, in Turchia, una nuova classe dirigente, costituita dalle elite militari e amministrative, guidata da Mustafa Kema122.
Mustafa Kemal, che più tardi rinuncerà al nome Mustafa, troppo islamico per un d6mne, e assumerà l'epiteto di Atatiirk ("Turco veneratoi23 o "Padre della nuova Turchia"), facendo leva sulla nuova "idea nazionale turca" riesce a mobilitare

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22 Mustafa Kemal (Salonicco 1881 - Istanbul 1938), entrato giovanissimo alla scuola militare di Salonicco, proseguì gli studi a Monastir e, in seguito, all'accademia di Istanbul, ove partecipò alla vita delle società segrete, d'ispirazione laica e massonica, contro il regime del sultano Abdul Hamid 11. Nominato capitano e inviato a Damasco, fondò nel 1905 il gruppo nazionalista turco Vatan ve Hiirriyet (Patria e libertà). Di nuovo a Salonicco, frequentò il Comitato Ittihad ti Terekki (Unione e progresso), espressione organizzativa dei Giovani Turchi, entrando in contatto con i suoi dirigenti. Conobbe, in particolare, il nazionalista Enver Pascià, fautore del panturchismo, col quale in seguito doveva entrare in conflitto. Dopo la campagna di Tripolitania contro gli Italiani (1911-1912), ricoprì l'incarico di addetto militare in Bulgaria. Nel corso della prima guerra mondiale si distinse nella difesa dei Dardanelli (1915), nelle campagne del Caucaso (1916) e di Palestina (1917). Rifiutandosi di accettare le clausole dell'armistizio di Moudros (30 ottobre 1918) entrò in contrasto col Sultano Mehmet VI e venne pertanto richiamato nella capitale. Nominato, tuttavia, ispettore delle truppe di Erzerum, (maggio 1919), convinse una parte dell'esercito a lottare per l'indipendenza del paese, minacciato di smembramento. Forte dell'appoggio dell'esercito, si oppose al governo centrale e organizzò i congressi nazionalisti di Erzerum e di Sivas, mobilitando attorno alla causa dell'indipendenza e dell'unità un numero crescente di personalità politiche e militari. Alla prima grande assemblea nazionale (23 aprile 1920), assunse la guida della lotta contro il governo di Istanbul e contro gli alleati. Sconfitto l'esercito greco (1922), fu proclamato Gazi (Vittorioso) dall'assemblea nazionale, e in novembre fece votare la soppressione del sultanato.
23 Robert Matran in La Turquie aujourd'hui (ouvrage dirigé par Oliver Roy), Universalis, 2004, p. 126.
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ampi strati della popolazione anatolica e frenare in parte il progetto di spartizione dell'altopiano tra Francia e Gran Bretagna.
Tra tutte le regioni dell'area, suddivise in protettorati o regimi fantoccio, tuttavia, solo la Turchia (cioè l'altopiano anatolico), grazie all'azione di Atatiirk e al forte spirito nazionalista dell'intera classe dirigente, emerge, al termine della Grande Guerra, come paese completamente indipendente, nonostante le considerevoli amputazioni territoriali.
La Turchia nel primo dopoguerra:
autonomia nazionale, occidentalizzazione
ed equilibrio regionale
Kemal_AtaturkA partire dalla sua fondazione (29 ottobre 1923) come Repubblica laica24, e fmo al 1945, la Turchia, concentrata nello sforzo di modernizzazione impostole da Ataturk, conduce una politica regionale tesa principalmente a consolidare lo stato nazionale turco entro il limes, indicato dallo stesso Ataturk (Anatolia e Tracia turca), comprendente l'Hatay turco - costituito dal vilayet di Iskenderum (Alessandretta) e Antahya (Antiochia) - e il vilayet di Mossul, e ad assumere e mantenere un ruolo di autonomia e di parità nei nuovi sistemi geopolitici venutisi a creare al termine del primo conflitto mondiale, ed in seguito ai rivolgimenti interni alle nazioni europee.
Mentre 1'Hatay, che il Trattato di Losanna (24 luglio 1923) aveva assegnato alla Siria sotto mandato francese, fu alla fine annesso alla Turchia (1939), l'azione di Atatuirk per acquisire il Kurdistan meridionale (vilayet di Mossul) non fu coronata da successo, a motivo sia del ruolo strategico della regione che della presenza di giacimenti petroliferi. Ricordiamo che le forze britanniche occuparono la regione di Mossul nel novembre del 1918, disattendendo l'armistizio di Moudros (30 ottobre 1918), appena firmato. La questione del vilayet di Mossul fu portata dinanzi alla Società delle Nazioni che, nel 1925, deliberò in favore della Gran Bretagna, riconoscendo tuttavia alla Turchia un diritto del 10% dei ricavi dei prodotti petroliferi per 25 anni. La giovane repubblica turca, in cerca di stabilità e di sostegno internazionale, finì pertanto per abbandonare le sue rivendicazioni.

La rivoluzione kemalista
ovvero l'occidentalizzazione forzata

Grazie anche all'appoggio di un governo guidato dal suo stretto collaboratore, già capo della delegazione turca ai negoziati di Losanna, Mustafa Ismet Iniinii25, Atatuirk avviò una radicale occidentalizzazione del paese, fondata sulla laicizzazione forzata dell'intera nazione. Le tappe di questo processo furono: abolizione del califfato; soppressione dei tribunali religiosi e delle scuole coraniche; soppressione degli ordini dei dervisci; eliminazione, nella costituzione, del riferimento all'Islam quale religione di stato; adozione dell'alfabeto latino; abolizione della poligamia; campagna per l'eliminazione delle parole di origine araba e persiana; adozione di norme per l'introduzione dell'abbigliamento europeo e campagna contro il velo femminile, sostituzione del calendario islamico con quello gregoriano, campagna contro il sistema onomastico tradizionale (nel 1934 l'uso del cognome fu reso obbligatorio e l'assemblea nazionale assegnò a Mustafa Kemal quello di Atatiirk). Venne infine riconosciuto il diritto di voto alle donne e furono introdotti codici di ispirazione europea per il diritto civile, penale e commerciale, sul modello rispettivamente francese, italiano e svizzero.
Il giacobinismo kemalista
e la questione delle minoranze

Le riforme kemaliste, basate sui sei principi fondamentali della repubblica (nazionalismo, laicismo, repubblicanesimo, populismo, statalismo, rivoluzione, alcuni peraltro già presenti nel programma dei Giovani Turchi), tendenti a rendere omogenea la popolazione, colpirono ogni espressione dell'identità etnica e culturale delle consistenti minoranze armena, greca e curda.
Durante il corso della guerra, la gran parte delle comunità armene e greche residenti nella penisola anatolica aveva intrapreso la strada dell'emigrazione, non solo a causa degli eventi bellici, ma anche, come nel caso degli armeni, a motivo delle deportazioni operate dal governo ottomano.
Al termine del conflitto, l'unica minoranza di una certa consistenza era sostanzialmente costituita dalla etnia curda.
Per quanto riguarda la questione armena, Atatiirk respinse il trattato di Sèvres, accettato dal sultano Mehmet VI, che imponeva la costituzione di uno stato armeno, e attuò, verso le comunità armene, una politica di discriminazione al fine di favorirne la totale emigrazione.
Alla proclamazione della repubblica, la questione della minoranza greca era stata, invece, già in parte risolta con la politica degli scambi di popolazione formalizzata il 30 gennaio 1923 con una apposita convenzione.

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24 La repubblica turca venne proclamata, il 29 ottobre 1923, dalla seconda assemblea nazionale, formata in maggioranza da rappresentanti del Partito del popolo (poi Partito repubblicano del popolo, Ciimhuriyet Halk Partisi), fondato da Atatiirk. La presidenza fu attribuita a Atatiirk che la mantenne fino al 1938, anno della sua scomparsa.
25 Mustafa Ismet Inònii (1884 - 1973). Primo ministro con Atatiirk, fu il secondo presidente della Turchia; divenuto capo dell'opposizione dopo il 1950, ritornò al potere col colpo di stato del 1960.
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Per il nazionalismo giacobino di Atatiirk, l'unica vera minoranza era quindi costituita dai Curdi. Il "Padre dei Turchi" cercò di risolvere radicalmente il problema curdo mediante una politica di turchificazione che, basandosi sulla confutazione delle origini indoeuropee dei Curdi, tentò di assimilarli come improbabili turchi delle montagne e, nel tentativo di cancellarne ogni richiamo alla propria specificità etno-culturale, negò loro di parlare la propria lingua, di lampante origine indoeuropea.
Il "problema del nazionalismo curdo", praticamente inesistente, per secoli, nell'ambito dell'unità geopolitica ottomana, fu originato dunque dall'intervento delle potenze europee, che con la politica prima dei protettorati ed in seguito della creazione ed imposizione di entità "artificiali" di tipo europee quali le "nazioni" siriana, libanese e irachena, attuarono la divisione dello spazio vitale curdo ed il conseguente smembramento della popolazione lì residente, e dal nazionalismo neoilluminista del governo kemalista.
Il ruolo geopolitico
della Repubblica kemalista

Se dunque sul piano nazionale il nuovo stato kemalista accentua il suo carattere "occidentale", con l'imposizione di riforme volte a sradicare il recente passato ottomano e a ridurre, per quanto possibile, il retroterra culturale arabo, su quello internazionale persegue una politica volta a entrare nel novero delle potenze europee, rivendicando la propria posizione geografica, fino a diventare membro della Società delle Nazioni nel 1932.
La dottrina geopolitica della giovane repubblica turca è pienamente espressa dalla affermazione di Atatiirk: "La Turchia come un insieme compatto e omogeneo, immune da ogni pretesa a carattere universalistas26, il che significa abbandono di ogni tentazione panturca ed islamica.
Le fasi di tale azione politica sono contrassegnate dai diversi trattati che il governo turco sigla con la Russia sovietica, principalmente in funzione antibritannica. Il governo turco, dopo l'estromissione del triumvirato guidato da Talat Pascià (1913-1918), determinato ad assumere una importante funzione occidentale, abbandona ogni aspirazione sulle regioni turcofone (espressione della politica panturanica di Enver Pascià27) inglobate nello spazio geopolitico sovietico e, già nel 1921, firma con l'Urss un primo trattato di amicizia, cui seguiranno altri due trattati di amicizia e neutralità (1925 e 1931), inclusivi anche di rilevanti sostegni economici. Una volta rassicurato il vicino sovietico, grazie anche alla provvidenziale scomparsa dell'amico-nemico Enver Pascià, la politica del Governo di Atatuirk si volge verso occidente con maggior determinazione, con il duplice scopo di proteggere l'appena acquisita integrità nazionale, e di assumere un definito ruolo internazionale entrando nella Società delle Nazioni.
Proprio al fine di proteggere la propria neutralità e integrità territoriale, potenzialmente minacciata dalla Bulgaria, la Turchia promuove e sottoscrive nel 1934, con Grecia28, Jugoslavia e Romania, il Patto Balcanico. Con questo accordo gli Stati contraenti si impegnavano a prestarsi mutua assistenza qualora uno di loro fosse stato aggredito da un altro stato balcanico.
Nel frattempo, il governo di Ankara riesce ad ottenere, nella Convenzione di Montreux, l'abolizione della Commissione internazionale degli stretti e della smilitarizzazione dei Dardanelli, del Mar di Marmara e del Bosforo.
L'obiettivo geopolitico di Atatiirk è ora raggiunto: confini certi della nuova Turchia (a parte il contenzioso con la Grecia per il Mar Egeo, considerato dai greci un proprio "lago"), riconoscimento internazionale della Turchia quale potenza regionale, inserimento nella politica occidentale e avvio di una politica volta a tessere relazioni stabili e durature con i paesi limitrofi.
In tale contesto, la Turchia si fa promotrice, nel 1937, di un importante accordo multilaterale con Persia, Iraq e Afghanistan. Il trattato, noto come Patto di Sa'dabad, aveva lo scopo di avviare una politica di stabilità dell'area e, soprattutto, una stretta collaborazione nel prevenire e reprimere le ricorrenti
sollevazioni curde29.

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26 Jacques Benoist-Méchin, Mustapha Kémal ou la mort d'un empire, Livre de poche, Paris, 1960, p.235.27 Enver Pascià (Istanbul 1881 - Ceken 1922). Esponente del Comitato di Unione e Progresso, partecipò ai torbidi del 1908 e al colpo di stato del 1913, che trasformò la monarchia costituzionale del 1908 in dittatura militare unionista. Fece parte, dal 1913 al 1918, con Talat Bey e Cemal Bey, del triumvirato unionista. Durante la seconda guerra balcanica ricoprì l'incarico di capo di stato maggiore ed in seguito quello di ministro della guerra. Fautore dell'alleanza con la Germania, assunse il comando delle forze ottomane nella prima guerra mondiale. Ideatore e organizzatore di un'unità speciale, che svolse operazioni di guerriglia in Macedonia, in Libia, nel Caucaso e in Iran, puntò sulla solidarietà islamica e, più tardi, anche su quella panturanica. In seguito alla sconfitta, riparò a Odessa e a Berlino. Nel 1920 si recò a Mosca ove chiese l'appoggio per Atatiirk. Trasferitosi in Asia centrale, fece credere ai sovietici di voler organizzare i musulmani locali contro l'impero britannico; in realtà tentò di riunire, in nome del panturchismo, alcuni gruppi di Uzbeki per ostacolare la penetrazione sovietica nel Turkestan. Morì in combattimento contro le forze sovietiche. 8 La Turchia aveva già sottoscritto, col governo di Atene, un trattato bilaterale di amicizia, neutralità, conciliazione e arbitrato ed una convenzione sul commercio e la navigazione, rispettivamente il 30 ottobre e il 30 dicembre del 1930.
29 Sempre nel 1937, era divampata, a Dersim, un'ennesima sollevazione curda. La "questione curda" era stata oggetto di accordi bilaterali tra Turchia e Persia già nel 1929.
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Il secondo conflitto mondiale
e il pragmatico neutralismo di Ankara

Nel corso della seconda guerra mondiale, Ankara, fedele ai dettami kemalisti ("la Turchia, solo la Turchia, niente altro che la Turchia" e "yurtta sulh cihanda sulh", "pace in patria, in pace con l'estero") resiste alle tentazioni panturchiste e alle sollecitazioni che le provengono dalla Germania hitleriana per un suo coinvolgimento nel conflitto30 e mantiene una posizione neutrale, tuttavia adombrata dalla sottoscrizione del patto di mutua assistenza con la Francia e la Gran Bretagna (19 ottobre 1939) e del trattato di amicizia con la Germania (18 giugno 1941). Molto pragmaticamente e altrettanto vergognosamente il 23 febbraio del 1945 il governo turco dichiara guerra alla Germania e al Giappone. Ciò, e nonostante non sia stata coinvolta in alcuna azione di guerra, permetterà alla Turchia di partecipare, in aprile, alla Conferenza di San Francisco ed essere, pertanto, un membro fondatore dell'ONU, nuova edizione della Società delle Nazioni.
La Turchia
nel sistema bipolare

Appena si profila la Guerra Fredda31, la Turchia, preoccupata delle rivendicazioni territoriali avanzate dalla vicina Unione Sovietica32 su alcune regioni orientali, a motivo della popolazione lì residente di origine georgiana e armena, e certa di poter giocare un proprio ruolo geo-strategico nel nuovo sistema mondiale che si va delineando, chiede, sin dal 1949, di aderire al trattato del Patto Atlantico. Diventerà membro della Nato solo nel 1952, insieme alla Grecia, dopo aver superato, grazie agli USA, le obiezioni di alcuni stati europei preoccupati che il nuovo arrivato avrebbe esteso la linea di contatto diretto con il colosso sovietico, e, soprattutto, dopo aver assicurato la propria fedeltà a Washington, inviando, due anni prima, nel 1950, sotto l'egida dell'ONU, una brigata in Corea a sostegno della guerra americana.
Nell'ambito dell'Alleanza Atlantica, la Turchia si contraddistinguerà sia per essere l'unico paese di cultura musulmana, benché occidentalizzato e dunque laico, sia per la sua vocazione "autonomista" in materia di politica estera (in ciò curiosamente avvicinandosi alla Francia di de Gaulle e, per certi aspetti, alla Spagna), sia a motivo dei ricorrenti dissidi con la Grecia per la questione di Cipro, che, sfociati nel breve confronto del 1974
33 tra le due nazioni egee, rappresenteranno una contraddizione interna al Patto Atlantico. Infatti, in quel breve lasso di tempo non solo si assistette ad un confronto tra due paesi alleati, ma anche al blocco degli aiuti economici e militari statunitensi verso la Turchia, che rispose con la chiusura delle basi americane presenti sul suo territorio.
Ankara sarà, per Washington, un alleato fondamentale ma sempre difficile da gestire.
Sebbene entrata nell'Organizzazione del Patto Atlantico con lo scopo, in ossequio alla dottrina Truman34, di contenere una eventuale espansione sovietica verso il Mar Mediterraneo, la Turchia, tuttavia, in coerenza con la politica nazionalista di autonomia attuata negli anni precedenti la seconda guerra mondiale, tenta di assumere un ruolo di preminenza regionale attraverso la creazione di una rete di alleanze con alcuni Paesi dei Balcani e del Vicino Oriente. Nel 1953, infatti, sottoscrive un nuovo Patto balcanico con Grecia e Jugoslavia, che sarà sostituito l'anno successivo, su iniziativa di Belgrado, dal Patto di Alleanza, e nel 1955 promuove e firma il Patto di Baghdad con Gran Bretagna, Iraq, Iran e Pakistan.
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30 Una alleanza tra il Terzo Reich e la Repubblica Turca prevedeva per quest'ultima 1'Azerbaigian sovietico e mano libera in Asia centrale.
31 L'inizio della "guerra fredda" può essere fatto risalire al discorso tenuto dal premier britannico Churchill il 15 marzo del 1946, a Fulton (Missouri, USA). In quell'occasione Churchill, davanti al presidente americano Truman, delineò i principali punti che avrebbero condizionato, fino alla guerra di Suez (1956, inizio della "peaceful coexistence") la politica internazionale mondiale: `fraterna associazione dei popoli di lingua inglese" e dunque una "relazione speciale tra il Commonwealth britannico, l'impero, e gli Stati Uniti"; "l'uso comune di tutte le basi navali e aree in possesso dei due paesi [USA e GB] in tutto il mondo" al fine di raddoppiare la "mobilità della marina e dell'aviazione americana" ed espandere "di gran lunga quelle dell'impero britannico"; la linea di demarcazione europea dei due blocchi geopolitici ("Da Stettino nel Baltico e Trieste nell'Adriatico, una cortina di ferro è scesa sul continente"; la prassi da adottare nei confronti dell'URSS ("occorre trattare da posizioni di forza perché non c'è nulla che i russi ammirano così tanto come la forza e nulla per cui hanno meno rispetto che per la debolezza, specialmente la debolezza militare").
32 In seguito alle minacce (vere o presunte) dell'URSS verso la Turchia, al tentativo di un colpo di stato filosovietico in Grecia, e, in particolare, alla comunicazione (febbraio 1947), del governo britannico al Dipartimento di Stato statunitense, concernente l'impossibilità di far fronte agli impegni militari ed economici assunti in Grecia dalla Corona al termine del conflitto Truman chiese (12 marzo 1947) al Congresso di aiutare i due paesi mediterranei anticipando i capisaldi della dottrina che porta il suo nome.
33 Il governo di Ankara, in risposta al colpo di stato fomentato dalla Grecia dei colonnelli nell'isola di Cipro, proclamò, sui territori controllati dal proprio esercito, una repubblica indipendente turco-cipriota.
34
La Dottrina Truman trovò la sua base teorica nell'articolo The sources of the soviet conduct di Mister X (George F. Kennan) apparso nella rivista del Council on Foreign Relations ("Foreign Affaire", vol. 2; 4, July 1947, pp. 566-582). Essa fu, dapprima, estesa all'intera Europa col piano Marshall e il Patto atlantico e, in seguito, resa mondiale con il Point Four Plan di aiuti economici ai paesi sottosviluppati, al fine di attirare questi ultimi nella propria sfera d'influenza.
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Il tentativo di costituire e capeggiare un sistema di difesa regionale con Balcani e Vicino Oriente, seppur integrato nella NATO, tuttavia fallisce sia sul versante occidentale che su quello sudorientale.
Il Patto Balcanico (detto anche di Alleanza) viene vanificato, infatti, sia a causa del disimpegno del Maresciallo Tito, il quale, collocandosi nell'ambito dei Paesi non allineati, si sgancia dal confronto tra Usa e Urss, e sia per l'inasprirsi della questione cipriota, che inibisce ogni sorta di collaborazione tra Ankara e Atene. Il Patto di Baghdad, invece, perde di significato a causa del golpe (14 luglio 1958) attuato del generale Abdul Karim Kassen, che ne denuncia non solo la funzione contro l'espansionismo sovietico a nord, ma anche quella di contenimento della pressione dei "nazionalismi" arabi a sud, rappresentati, dal 1953, dall'Egitto di Nasser35. A ciò occorre aggiungere anche la diffidenza nutrita dalla gran parte del mondo musulmano e arabo verso la Turchia sia per il forzato processo di laicizzazione di una vasta porzione dell'area, sia per il riconoscimento dello Stato di Israele.
La repubblica turca, rompendo ogni continuità politica con la propria eredità ottomana, respingendo l'opzione di equidistanza avanzata dai paesi non allineati, non comprende appieno la propria funzione di Ponte d'Eurasia e le potenzialità di sviluppo in essa insite. Scegliendo la "riva" occidentale, la Turchia si incammina in un percorso che la porterà sempre più ad affiancare e subire dapprima le iniziative neocolonialiste europee, e successivamente quelle neocartaginesi degli angloamericani, nonché a inimicarsi ulteriormente il mondo arabo.
Le fasi di questo percorso filoatlantico e antiarabo, ricordiamo, sono contraddistinte dal riconoscimento dello stato di Israele nel 1948, dalla partecipazione alla guerra di Corea, dall'inserimento nel sistema NATO nel 1952, dalla condanna della nazionalizzazione della compagnia di gestione del canale di Suez nel 195636, cui seguì l'appoggio diplomatico alla aggressione della Francia, della Gran Bretagna e di Israele contro l'Egitto di Nasser, nonché dalla dura condanna della lotta di indipendenza nazionale condotta dal Fnl algerino.
Nel sistema bipolare la Turchia assumerà, dunque, fino alla caduta dell'Unione Sovietica, un ruolo fondamentale nel dispositivo dell'Alleanza Atlantica, che la utilizzerà sia come barriera contro il colosso sovietico, sia come testa di ponte per controllare la parte meridionale del Mar Nero e come base di sorveglianza elettronica in direzione dell'URSS, della Siria e dell'Iraq.
La Turchia condividerà per alcuni decenni tale funzione geostrategica di contenimento e controllo dell'Unione sovietica con l'altro bastione dell'Occidente: la Persia dello scià Reza Pahlevi.
Dalla rivoluzione khomeinista
al collasso sovietico

Con la rivoluzione khomeinista del 1979, il quadro geopolitico dell'area mediorientale cambia drasticamente. L'Occidente, capeggiato dagli Usa, perde con la Persia dello scià uno dei due pilastri sul quale aveva edificato, fin dalla fine del secondo conflitto mondiale, il confronto militare e strategico con l'Unione sovietica. Eventi immediatamente successivi, come il colpo di stato in Pakistan (aprile 1979) e le due guerre pressoché decennali che seguono - conflitto sovietico-afghano (dic. 1979-febbr. '89) e conflitto Iran-Iraq (1980-'88) - , appaiono, sul piano geostrategico, come una pronta risposta dell'Occidente talassocratico che, per interposta persona, tenta di regolare i conti, una volta per tutte, col nemico di sempre: la Russia. Infatti è con la trappola afghana, organizzata dall'amministrazione Carter37 e dal suo consigliere per la sicurezza nazionale, Zbigniew Brzezinski, che inizia il declino dell'Unione Sovietica, già all'interno drammaticamente provata dalla lunga stagnazione economica dell'era brezneviana.
In tale nuovo contesto, l'importanza della Turchia, quale presidio occidentale, sembrerebbe sicuramente accresciuta, e per certi versi lo è sicuramente; tuttavia, è proprio in questo decennio, che la Turchia entra in contrasto con il più importante e sicuro alleato degli interessi del cosiddetto "mondo libero" dell'intera area: Israele. Per Tel Aviv, la Turchia si inseriva, fin dal 195838 in quella "strategia periferica" ideata da Ben Gurion, fmalizzata a mantenere un equilibrio nel Vicino Oriente tramite i paesi non arabi (Turchia e Iran). Nel 1980, tuttavia, i rapporti tra i due paesi si incrinarono a tal punto che le relazioni diplomatiche furono interrotte. Tale episodio è da mettere in relazione all'accordo di pace israelo-egiziano del
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35 11 patto di Baghdad, dopo il ritiro dell'Iraq dall'alleanza, diede luogo nel 1959 alla costituzione del patto CENTO (Centrai Treaty Organization). Gli Stati Uniti vi parteciparono indirettamente mediante trattati bilaterali di cooperazione con i singoli membri. Il patto CENTO venne sciolto nel 1979 in seguito alla rivoluzione khomeinista.
36 Per un rapido e sintetico sguardo sulla crisi di Suez, vedi Gianfranco Peroncini, La Guerra di Suez, Edizioni all'insegna del Veltro, Parma 1986.
37 "Nel luglio del 1979 Carter firmò una direttiva presidenziale per lanciare un piano segreto a sostegno dei mujahidin in Afghanistan. Confermato dall'ex direttore della CIA Robert Gates nel suo libro From the Shadows, questo "piano segreto" era strumentale al fine di provocare la guerra sovietico-afghana" (Robert Gates, From the Shadows: The Ultimate Insider's Story of Five Presidents and How They Won the Cold War)" in Nobel War Prize di Michel Chossudovsky, (http://www.globalresearch.ca)

38 Nell'estate del 1958, Israele e Turchia firmarono un accordo di cooperazione diplomatica, militare, commerciale e scientifica, noto come "patto periferico".
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1979, con il quale Israele "cominciò a intravedere la possibilità di una più diretta "opzione araba" come strategia alternativa per la sua sicurezza nazionales39, al colpo di stato del 198040 ed infine all'indirizzo tiepidamente e pragmaticamente filoislamico impresso dal governo neoliberista di Turgut 0zal.
Nel corso degli anni ottanta la politica estera turca, dunque, nonostante i notevoli problemi di stabilità interna ed i sommovimenti dell'intera area, e a parte la lunga crisi diplomatica con Israele, si muove lungo i tradizionali binari della fedeltà atlantica, della neutralità e della non interferenza con i paesi del vicino Oriente. Il basso profilo internazionale della Turchia in questi anni sarà tuttavia fonte di preoccupazione per Ankara, che rinegozia l'alleanza bilaterale con gli USA e nel 1987 chiede formalmente (e invano) di entrare nella Comunità Europea.
La Turchia nel sistema unipolare:
dalla ricerca di una identità geopolitica
alla sudditanza atlantica Ricerca di una
identità geopolitica

La guerra del Golfo e il crollo dell'Unione Sovietica41, con cui si aprono gli anni novanta, rappresentano due eventi che la Turchia prontamente cavalca al fine di emergere dalla penombra internazionale degli anni precedenti.
In relazione alla crisi del Golfo, il comportamento di Ankara è teso a rimarcare il proprio ruolo regionale, ora nuovamente ed eccezionalmente rilevante sul piano geostrategico. Per tali fmalità, interrompe gli oleodotti con l'Iraq, concede l'uso delle proprie basi alla coalizione capeggiata dagli angloamericani e, dopo il cessate il fuoco, aderisce - soffrendo peraltro un danno economico stimato pari a circa 10 miliardi di dollari l'anno - , al vergognoso embargo decretato contro la popolazione irachena. Con questi atteggiamenti, la Turchia rompe la tradizionale e cauta politica di neutralità e non interferenza sino ad allora perseguita.
Sul piano delle relazioni con i paesi dell'area vicinorientale, riprende i rapporti diplomatici con Israele, e, parallelamente, avvia una azione di avvicinamento al mondo arabo in nome della comune cultura islamica. I rapporti con Israele, dapprima sostanzialmente commerciali, evolveranno nell'alleanza militare del 199642 che evidenzierà la loro funzione antisiriana.
Col disfacimento dell'impero sovietico, la Turchia guadagna improvvisamente, a est, l'inatteso ruolo di potenziale guida delle nuove repubbliche indipendenti (Azerbaigian, Kazakistan, Uzbekistan, Turkmenistan, Kirghizistan), ricche di risorse energetiche, mentre, a occidente, con la crisi della Federazione jugoslava ed il crollo del regime comunista di Tirana, le si apre l'opportunità di inserirsi nella riorganizzazione dei Balcani che assumono, agli occhi di Ankara, un grande valore strategico quale direttrice per il trasporto di risorse energetiche e di materie prime dall'Asia centrale all'Europa, attraverso il corridoio Turchia-Bulgaria-Macedonia-Albania. Per raggiungere questo obiettivo la Turchia promuove una serie di azioni politiche volte a favorire la secessione della Bosnia Erzegovina, della Macedonia e della regione Kosovo e Methoija dalla Federazione jugoslava e a isolare la Serbia percepita come punta avanzata degli interessi russi.
Questa nuova aspirazione della Turchia a sviluppare la propria influenza verso oriente ed occidente è consacrata, agli inizi del 1992, dal presidente Demirel con la storica espressione "la Turchia si estende dal Mar Adriatico alla Muraglia cineses43. La dottrina Demirel trova la propria giustificazione culturale e ideologica nelle tendenze panturaniche e filoislamiche che, seppur da sempre rigettate dalla oligarchia politico-militare turca, ora vengono con invidiabile tempismo pragmaticamente accettate.
Alle dichiarazioni di Demirel seguono l'immediato riconoscimento della Bosnia Erzegovina (febbraio 1992), la proposta di Ecevit (giugno 1992) di un patto militare per la sicurezza comune tra Turchia e Bosnia Erzegovina44, il trattato con l'Albania, che entra, auspice Ankara, nella Conferenza Islamica al fine di contrastare le pretese territoriali che la Grecia aveva avanzato su alcune zone dell'Albania meridionale (Epiro settentrionale secondo i Greci).
Sempre nel 1992, il Governo di Ankara promuove una conferenza (che si terrà ad Ashkabad) dei paesi islamici dell'Asia centrale (Uzbekistan, Turkmenistan, Kazakistan, Azerbaigian, Kirghizistan, Tagikistan, Iran, Pakistan), nel corso della

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39 Daniela Pioppi in Geopolitica della Turchia (a cura di Roberto Aliboni), Franco Angeli, Milano, 1999, p. 104.
40 In seguito alla svolta liberista attuata dal breve governo di Stileiman Demirel (1979-80), il Partito Repubblicano del Popolo reagì chiedendo la nazionalizzazione dei beni di produzione e l'istituzione di nuove alleanze con il Terzo Mondo e i Paesi socialisti dell'Europa orientale. La forte contrapposizione generò un'ondata di manifestazioni di piazza e attentati terroristici, fino a quando il 12 settembre 1980 l'esercito assume il potere, sospende la Costituzione ed impone la legge marziale. Organo di Governo diventa il Consiglio di sicurezza nazionale, presieduto dal generale Kenan Evren. Il capo di stato maggiore, ammiraglio Búlent Ulusu, è nominato primo ministro.
41 L'otto dicembre 1991 l'Unione Sovietica si dissolve e nasce la Confederazione degli Stati indipendenti.
42 L'accordo turco-israeliano, firmato in due tempi distinti, nel febbraio e nell'agosto del 1996, da due Governi diversi, venne ratificato da Necmettin Erbakan, capo del Refah Partisi (Partito del Benessere) di ispirazione islamica. L'alleanza militare prevedeva, tra l'altro, esercitazioni congiunte aeree e navali, nonché l'accesso di Israele ai porti ed allo spazio aereo anatolico.
43 In "Politica", 25 febbraio 1992.
44 La Turchia assicurerà ingenti forniture di armi e munizioni ai bosniaci "musulmani" di Izetbegovic per tutta la durata della guerra
contro la Serbia.
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quale vengono delineati i punti programmatici inerenti le infrastrutture necessarie per l'unificazione economica dell'intera area. Le infrastrutture riguardano principalmente: nuovi oleodotti, gasdotti, linee elettriche e telefoniche. Viene inoltre valutata l'opportunità di realizzare una nuova rete autostradale e ferroviaria per collegare l'Asia centrale al Mediterraneo attraverso l'Iran e la Turchia. In questo ampio disegno rientra anche la realizzazione della linea ferroviaria Istanbul-Pechino che sarà inaugurata nel 1996.
Come è facilmente intuibile, tutte le azioni condotte da Ankara tendono a limitare l'influenza della Russia sia nell'area centroasiatica che in quella balcanica. I nuovi corridoi (in particolare, l'oleodotto Baku-Ceyhan) prospettati da Ankara estromettono, infatti, Mosca dall'intera area.
L'accerchiamento della Russia
e il ruolo della Turchia

Quella che sembra essere, agli inizi degli anni novanta, per Ankara, una nuova e autonoma strategia geopolitica, in realtà rientra nel più vasto disegno degli Usa di conquista dello spazio eurasiatico in ossequio alle teorie di Kissinger, Brzezinski e Huntington.
Per i nordamericani, la Turchia è una potenza regionale laica, testa di ponte della NATO, con un regime sostanzialmente affidabile, che ha la specificità di trovarsi a cavallo tra l'Europa e l'Asia e di fungere quindi da cerniera (o cuneo) tra quattro diverse realtà geografiche, economiche, etniche e culturali: Balcani, Russia, Asia centrale e Vicino Oriente; è inoltre il centro di importanti vie di comunicazione per il petrolio e il gas del Caucaso e dell'Asia centrale. E', inoltre, ricattabile sul piano internazionale per l'annosa questione curda. La sua influenza politica e culturale, nonché economica, opportunamente "sollecitata" dagli strateghi statunitensi, potrebbe irradiarsi, per posizione geografica e affinità culturali ed etniche, lungo una diagonale ovest-est che va dai mari Mediterraneo ed Egeo fino alle repubbliche caucasiche e a quelle turcofone dell'Asia centrale, che confinano con la Federazione Russa, la Cina, l'Afghanistan e l'Iran, e diventare una spina nel fianco della Russia e della Cina, dove, peraltro la presenza militare americana diventa sempre più rilevante.45
Tra gli analisti suggeritori della strategia geopolitica statunitense volta a "sollecitare" e "orientare" il governo di Ankara verso l'avventurismo del panturchismo spicca Graham E. Fuller, consulente della influente Rand Corporation ed ex-vice presidente del National Intelligence Council della Cia. Gran conoscitore del mondo arabo e dell'Islam cosiddetto politico, Fuller è autore di interessanti saggi dedicati alla geopolitica dell'Islam, dell'Iran, della Turchia e alla questione curda. Di particolare rilievo le tesi esposte nei suoi Turkey Faces East: New Orientations Toward the Middle East and the Old Soviet Union47 e Turkey's New Geopolitics: From the Balkans to Western China48, pubblicati rispettivamente nel 1992 e nel 1993, basate su analisi e riflessioni maturate tra la fine degli anni ottanta e il 1991. Per Fuller e i suoi collaboratori, con il crollo dell'Unione sovietica il ruolo regionale della Turchia dovrebbe cambiare. La "nuova" Turchia, come la definisce Fuller, dovrebbe abbandonare la tradizionale politica "isolazionista", passare cioè, come più sinteticamente riporta in un articolo di circa dieci anni dopo, ma prima dell' 11 settembre 2001, da una politica "defensive" e "reactive" ad una invece "positive and dynamic" che dovrebbe espandersi in "all direction - north, south, east and west". Fuller auspica per la Turchia una "grande geopolitica" che dovrebbe basarsi sulla "internal richness of the Turkish population itself and all its multiple elements - Anatolian Turks, Turkmen, Turks from the Balkans, Kurds, Caucasian peoples, central Asian peoples, Uighurs, Sunni and Alevi Muslims, secularist, liberals, leftists, nationalists, and Islamist groups. Every one of these groups can contribue in its own way to create a "grand" foreign policy". (Graham E. Fuller, Cengiz (adar, Grand Geopolitics for a new Turkey, "The Eurasian Politician", 4, August 2001).
Le tesi e le raccomandazioni di Fuller si accordano perfettamente con quella che abbiamo definito più sopra "dottrina Demirel".
L'influenza della Turchia si diffonde dunque lungo il fianco meridionale della Russia, proprio in quell'area defmita da Brzezinski come "arco di crisi".
Dal punto di vista nordamericano, la Turchia diventa quindi un importante anello di una cintura di stati, facilmente controllabili per Washington, che accerchiano la Russia, e costituiscono una potenziale linea di frattura (cioè di destabilizzazione) all'interno della massa eurasiatica. Una linea di frattura che gli strateghi di Washington alimentano e allargano ad arte sulla base di endogene situazioni critiche (come ad esempio in Daghestan, in Cecenia e nella federazione jugoslava) e colorano pragmaticamente di verde appoggiando e pilotando le iniziative terroristiche dell'islamismo wahhabita, secondo la logica dello "scontro di civiltà" teorizzata da Samuel Huntington.

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45 Mohammed-Reza Djalili, Thierry Kellner, Les États-Unis et l'Asie centrale après le 11 septembre 2001, Géopolitique des États-Unis, "Revue fraNaise de Géopolitique", 1, 2003, p. 242-267.
46 Graham E. Fuller, Ian O. Lesser, Geopolitica dell'Islam, Donzelli Editore, Roma, 1996.
47 Graham E. Fuller, Turkey Faces East: New Orientations Toward the Middle East and the Old Soviet Union, Rand Corp., Santa Monica, 1992, vedi anche From Eastern Europe to Western China: The Growing Role of Turkey in the World and Its Implications for Western Interests, Rand Corp., Santa Monica, 1993.
48 Graham E. Fuller, Ian O. Lesser, (con Paul B. Henze e J. F. Brown), Turkey's New Geopolitics: From the Balkans to Western China, Westview Press, Boulder, 1993.
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L'importante e strategico ruolo di Ankara, tuttavia, benché rilevante sul piano geopolitico, perde nel corso degli ultimi anni, una precisa funzione militare, a causa della presenza dei contingenti americani e inglesi nell'intera area in seguito alla sequela delle guerre da loro capitanate: Kuwait (1991), Afghanistan (2001) e Iraq (2003). A queste guerre bisogna aggiungere anche quella scatenata contro la Serbia di Milosevic nel 1999 con cui la NATO si assicura il pieno controllo militare dei Balcani.
Nei primi anni del 2000, con la stabilizzazione militare del sistema unipolare e la parallela espansione militare oltre che economica e politica, dell'imperialismo americano in Europa orientale e nel Vicino Oriente, il ruolo della Turchia è dunque fortemente ridimensionato: la repubblica anatolica diventa sempre più un paese suddito dell'iperpotenza d'oltreoceano.
 

La crisi irachena
e la questione curda

Uno_spaccato_sulla_Turchia_4Tuttavia quando scoppia di nuovo la questione irachena tra il gennaio e il marzo del 2003, l'alleanza tra Washington e Ankara sembra incrinarsi come, per altri motivi, anche quella tra gli Usa e la "vecchia Europa" rappresentata dalla Germania, dalla Francia e dal Belgio. Per un istante l'organizzazione NatoO sembra scricchiolare.
Il parlamento turco rifiuta infatti, fin da subito, di fornire basi militari alle forze anglo-americane. In seguito, quando Erdogan ottiene, faticosamente, l'approvazione per l'invio di circa diecimila unità, sarà Washington a dover rifiutare l'aiuto di Ankara, a causa della reazione dei Curdi iracheni che, timorosi di vedere invaso il nord del paese (regioni di Mossul e Kirkuk) da truppe turche, dichiarano di aprire il fuoco sul primo soldato turco che si faccia vivo ai confmi tra Iraq e Turchia. Il timore del governo e del parlamento turco invece è che i Curdi iracheni appoggino gli americani per ottenere l'indipendenza, un fatto che alimenterebbe le rivendicazioni di autonomia dei Curdi turchi.

 

La Turchia e l'Europa.
La prospettiva europea

Con il crollo del muro di Berlino ed il collasso sovietico, molti in Europa hanno creduto di poter vedere realizzato, in tempi brevissimi, il sogno dell'unità continentale. Il successo dell'integrazione della Germania di Pankow nella Repubblica Federale Tedesca anticipava per costoro quello dell'integrazione dei paesi dell'Europa orientale nell'Unione Europea. La realtà tuttavia è stata loro matrigna. L'unità economica e commerciale indubbiamente c'è stata, ma non quella geopolitica. Quest'ultima è stata inficiata dai seguenti passaggi della politica militare americana: estensione e rafforzamento della NATO che ha, peraltro, battuto sul tempo l'allargamento a venticinque dell'UE; dislocamento di truppe statunitensi nell'area del Vicino Oriente (in occasione della crisi del Kuwait, della guerra all'Afghanistan e all'Iraq) e nell'area balcanica (in occasione della questione del Kosovo). Questi avvenimenti non solo sono stati un monito per la nazioni europee come la Francia e la Germania, che, ripetutamente, hanno cercato di porre, all'attenzione degli altri paesi membri dell'Unione, il problema della difesa comune, ma hanno soprattutto stabilito, manu militari, l'estensione della "frontiera" statunitense all'Europa orientale. Di fatto la "giurisdizione militare" sull'intera Europa - esclusa la Russia - è oggi completamente una questione americana e ...inglese.
Sebbene l'Europa oggi, geopoliticamente parlando, non esista, se non come parte costituente dell'Occidente americanocentrico, essa annovera tuttavia numerosi partigiani che possiamo suddividere in due classi principali: gli occidentalisti e gli utopisti.
Appartengono alla classe degli occidentalisti gli Europei che si richiamano alle radici "giudaico-cristiane" o semplicemente cristiane (cattoliche e protestanti), laiche e neoilluministe dell'Europa, sia nella loro interpretazione liberale sia in quella socialista. Attratti dall'American way of
life, difficilmente dissentono dai loro alleati d'oltreatlantico: in defmitiva, sono Europei solo per le loro origini.
Gli utopisti si richiamano, invece, oltre che alle radici cristiane, riferite, in particolare, esclusivamente, alle sole tradizioni cattolica o ortodossa, anche a quelle pagane e classiche dell'Europa nibelungica o greco-romana. Fortemente critici del neoilluminismo e dell'americanismo, sono alla perenne ricerca di una terza alternativa: ieri tra USA e URSS oggi tra USA e Islam, domani, molto probabilmente, tra Usa e Cina. Oggettivamente, al di là delle loro intenzioni, non si discostano, sul piano dell'azione e dell'incisività politica, dagli occidentalisti. Nel migliore dei casi gli utopisti sono i testimoni del tramonto di un'Europa da loro sognata, fortemente voluta, ma mai esistita, nel peggiore sono degli utili idioti.
La Turchia e
l'Unione Europea

Uno_spaccato_sulla_Turchia_3
Nell'ambito dell'Unione europea si sono sempre manifestate due tendenze: una proamericana (euroatlantica), patrocinata dal Regno Unito, ed una eurocontinentale, patrocinata dalla Francia e dalla Germania. E nell'ambito dell'evoluzione di questa dicotomia, che andrebbe dunque analizzato, dal punto di vista geopolitico e geostrategico, il senso dell'inclusione nell'Unione (o dell'apparentamento all'Unione) di ogni nuovo membro.
La Turchia, per la sua cruciale posizione geostrategica, diventa, in rapporto all'evoluzione dell'Ue, la chiave di volta di almeno tre scenari geopolitici, che definiamo, per ora, come euroccidentale, euroamericano ed eurocentrico.
Scenario euro-ccidentale
Questo scenario è sostanzialmente quello attuale. Esso considera un'Europa a ventisette (allargata quindi anche alla Romania e alla Bulgaria, ma non inclusiva della Turchia), fortemente controllata, sul piano finanziario, dalla BCE, ma debolmente coordinata, su quello politico, dalla terna costituita dalle nazioni europee più determinanti dal punto di vista economico e politico: Francia, Germania e Gran Bretagna.
Secondo una corretta prospettiva geopolitica, questa Europa non costituisce affatto un'unità completa, in quanto deficitaria del contrafforte sudorientale, rappresentato dall'attuale Turchia, e con scarso peso militare nel Mar Mediterraneo. Un'Europa che non controlla i Dardanelli, se non mediante una organizzazione guidata da una potenza d'oltreatlantico (la NATO), che non ha la possibilità di approvvigionarsi delle risorse energetiche presenti nel "suo" Vicino (e non "Medio") Oriente e in Asia centrale, ma è tributaria dei potentati anglo-americani, e non ha il libero accesso all'Oceano Indiano è, parafrasando, il principe di Metternich, soltanto una
"geographischer Begriff'. Occorre inoltre considerare che il ruolo di Bruxelles, a causa dell'intrinseca fragilità politica dell'Unione e del fatto che la quasi totalità dei paesi membri aderiscono alla NATO49, non potrà essere geopolitico, ma soltanto geostrategico, subalterno e funzionale agli interessi d'oltreoceano.
Su scala mondiale, l'Europa a ventisette seguiterebbe dunque a costituire la testa di ponte del sistema occidentale, a guida angloamericana, lanciato al controllo (se non alla conquista) dell'Asia, e dunque dell'intero pianeta.
Rifiutando la Turchia quale membro dell'Unione, l'Europa a ventisette non entrerebbe a diretto contatto con le aree di crisi del Vicino Oriente - Iraq, Siria e Iran -, ma ciò non la terrebbe al riparo dalle azioni "terroristiche"; queste, costituendo il Vecchio Continente l'anello debole del sistema politico-militare occidentale, con tutta probabilità saranno verosimilmente intensificate al fine di spingere i singoli governi nazionali a scindere le proprie responsabilità da quelle americane, come è avvenuto recentemente nel caso della Spagna.
Una Turchia fuori dall'Europa ed eterodiretta dagli Usa sarebbe libera inoltre di espandere la sua influenza a occidente affinando la dottrina Demirel, basata, ricordiamo, sulla miscela ideologica del panturchismo e dell'islamismo politico. In tale prospettiva la Turchia, mantenendo alta la tensione nell'ex Federazione jugoslava tra le diverse etnie e culture, contribuirebbe a ritardare o addirittura impedire l'integrazione nella UE di Croazia, Serbia, Macedonia, Bosnia Erzegovina e Albania. La Turchia in tal caso rappresenterebbe un serio e ingestibile fattore esterno di destabilizzazione per l'intera Unione.
Scenario euroamericano - Lo scenario euroamericano considera che la "nuova" Turchia, quella cara al think tank della Rand Corporation, sponsorizzata dagli Usa50, (che la ritengono pragmaticamente "occidentale" o "orientale", a seconda del ruolo che le vogliono riservare), entri nella UE per rafforzare il partito euroamericano - già largamente ed efficacemente rappresentato dalla Gran Bretagna, dall'Italia e dalle nazioni della "nuova" Europa51 (Polonia e Ungheria) - e dunque vanificare i ricorrenti tentativi franco-tedeschi di emancipare la UE dal soffocante abbraccio con la potenza d'oltreatlantico. In tal caso i timori degli Europei tradizionalmente contrari all'entrata in Europa del Paese della Mezzaluna (Austria, Olanda e Svezia), relativi alla religione islamica, all'elevato numero di abitanti, all'alto tasso di natalità52, ai diritti umani violati, alla non remota possibilità di invischiare direttamente il Vecchio Continente nei conflitti dell'area del Vicino Oriente, alimentati ad arte, diventano gli elementi costitutivi di una strategia tesa a creare tensioni sociali e politiche all'interno dell'Unione53 (che la indebolirebbero anche sul piano economico) e orientare la pubblica opinione europea contro il pericolo
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49 L'organizzazione del patto nordatlantico annovera tra i paesi membri le seguenti nazioni: Belgio, Bulgaria, Canada, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Islanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Turchia, Ungheria, USA.
50 A ridosso del vertice Nato, tenuto a Istanbul nel giugno del 2004, ancora una volta l'Amministrazione americana, per bocca del presidente Bush, ha tenuto a raccomandare a Bruxelles l'importanza dell'ingresso della Turchia nella Ue. Il summit della Nato, secondo il segretario generale dell'Alleanza Atlantica, Jaap de Hoop Scheffer destinato a rafforzare il dialogo mediterraneo all'interno del piano del Grande Medio Oriente" e la Turchia, in quanto modello di stato laico nel mondo musulmano, riveste una funzione strategica in questo contesto "per aiutare la comunità internazionale a proiettarsi nella vasta regione mediorientale e a fronteggiare le minacce asimmetriche legate al terrorismo, alla proliferazione di armi di distruzione di massa e ai conflitti etnico-religiosi".
51 La divisione tra vecchia e nuova Europa venne evocata da Rumsfeld e Bush in occasione della crisi euroatlantica originata dal rifiuto franco-tedesco a partecipare all'aggressione all'Iraq.
52 La popolazione turca è passata dai circa 35 milioni del 1970 agli oltre 56 del 1990 per raggiungere i 67 milioni nel 2001; alcuni analisti prevedono per il 2015 una crescita pari a quella attuale della Germania (oltre 80 milioni di abitanti). (Fonti: Piene Béhar,
Une géopolitique pour l'Europa, éditions Desjonquères, Paris, 1992, p. 160; Luigi Di Comite, Eros Moretti, Geopolitica del Mediterraneo, Carocci editore, Roma, 1999, p. 132; Calendario atlante De Agostini 2003, GEOnext - Istituto Geografico De Agostini, Novara, 2002, p.968; Gian Paolo Papa, L'ultimo treno per il continente cristiano, in "Aspenia", 24, 2004, p. 240-249.
53 Principalmente in Francia e in Germania.
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islamico, al fine di facilitare e sostenere la penetrazione neocolonialista degli angloamericani nel Vicino Oriente e in Asia centrale. Questa strategia, inoltre, fomentando l'avversione verso le culture araba e islamica, crea le precondizioni per realizzare un vulnus geopolitico, passante nel Mar Mediterraneo, tra l'Europa e i paesi del Nord Africa e del Vicino Oriente54. Le basi teoriche di questo disegno, ricordiamo, sono espresse compiutamente dagli scritti di Samuel Huntington.
Secondo questo scenario che abbiamo definito euro-americano, l'UE sarebbe per alcuni aspetti formalmente un'unità geopolitica quasi completa, (essendo il continuum geopolitico interrotto dalla non inclusione di Serbia, Macedonia, Croazia, Bosnia e Albania), in quanto tecnicamente comprenderebbe la Turchia, il suo naturale contrafforte sudorientale. Tuttavia come analizzato più sopra, tale unità sarebbe vanificata proprio dal ruolo strategico proamericano della "nuova" Turchia. In questo caso la Turchia sarebbe un fattore interno di destabilizzazione dell'Unione per quanto concerne la politica estera, la difesa comune e l'omogeneizzazione delle politiche sociali in ossequio alla politica americana del "divide et impera".
L'ingresso della "nuova" Turchia inoltre giustificherebbe la candidatura e successivamente l'adesione all'Unione Europea di un'altra "nuova " nazione "occidentale": Israele. In prospettiva l'ingresso di Israele costringerebbe tutti gli Europei a seguire e subire la politica antiaraba degli angloamericani, ed inoltre a considerare e gestire i paesi arabi del bacino mediterraneo come il proprio "cortile di casa", secondo lo schema adottato e perseguito dai nordamericani nei confronti delle nazioni del Centro e del Sud America.
Secondo questa visuale, i recenti "dissapori" diplomatici tra la "nuova" Turchia e Israele55, come d'altronde il rifiuto di partecipare all'aggressione dell'Iraq nel marzo del 2003, sono spiegabili nel contesto dei rapporti di forza tra la lobby industrial-militare turca, tradizionalmente filoamericana, e il governo formalmente "filoislamico" di Erdogan. Queste recenti incomprensioni all'interno del "campo" americano, pur creando degli interessanti precedenti, che svilupperemo analizzando lo scenario "eurocentrico", non sembrano affatto inficiare, per ora, la politica proamericana di Ankara.
Scenario eurocentrico o dell'Unione riformata - Secondo un'altra prospettiva, che prevede il baricentro del potere di Bruxelles spostato sull'asse procontinentale Parigi-Berlino ed il contemporaneo slittamento della Turchia da uno schieramento filoamericano ad uno eurocontinentale56, l'ingresso di Ankara nell'UE potrebbe contribuire a far evolvere quest'ultima in un'unità politica autonoma che bilancerebbe, nello spazio eurasiatico, la Russia e, a livello mondiale, si contrapporrebbe agli Usa. La guida dell'Unione in tal caso sarebbe, in prospettiva, assicurata non più dal fragile e inconsistente trilateralismo attuale (Gran Bretagna, Francia, Germania) sul quale incombe l'asse decisionale Londra-Washington, ma da quello costituito da Francia, Germania e Turchia.
Il principale motivo per cui l'ingresso della Turchia potrebbe accelerare tale evoluzione risiede nel fatto che temi e problematiche squisitamente politici, come la difesa e la politica estera comuni, tenute sempre al di fuori dalle discussioni decisive di Bruxelles o, nel migliore dei casi, procrastinate a improbabili scadenze se non proprio congelate, irromperebbero immediatamente nel dibattito politico europeo, costringendo i tecnocrati e i politici del Vecchio Continente ad affrontarli e ad operare una scelta decisiva per il futuro della stessa Unione.
Tale ingresso, mentre alienerebbe agli Usa un prezioso partner, acquisirebbe alla causa proeuropea un elemento indispensabile57 per la costituzione di una unità politica europea completa, gelosa della propria integrità comprensiva del bacino mediterraneo e consapevole dell'importanza della presenza dell'Unione nelle politiche vicinorientali. Con la Turchia inclusa nel contesto europeo, l'UE guadagnerebbe di fatto, al di fuori della Nato, il controllo degli stretti, l'opportunità di far valere, a livello mondiale, le proprie ragioni relative alla politica di accaparramento delle risorse energetiche, scioglierebbe facilmente l'annosa questione cipriota e renderebbe marginale, seppur con qualche difficoltà, la questione curda, riconoscendo ai Curdi di Turchia gli stessi diritti delle altre minoranze linguistiche ed etniche presenti nell'Unione58, e ciò in base non a preoccupazioni ideologiche, seguendo qualche fumoso universalismo cristiano o laico, ma per precise e vincolanti necessità pratiche.
Nell'eventualità di una Unione Europea riformata, cosciente del proprio destino geopolitico e della ritrovata integrità territoriale, Bruxelles potrà dichiarare la propria politica nei confronti dei paesi arabi e di Israele, longa manus dell'imperialismo Usa, liberamente, senza subire le pressioni americane.
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54 Tiberio Graziani, La création de l'ennemi islamique dans la le cadre de la géopolitique USA pour la domination mondiale, in Tahir de la Nive, Les Croisés de l'Onde Sam, Éd. Avatar, Paris 2003, pp. 195-207.
55 1124 maggio 2004, Ankara ha richiamato "per consultazioni" il proprio ambasciatore a Tel Aviv e innalzato a rango di ambasciatore il console per la Palestina a Gerusalemme.
56 Un potenziale slittamento di Ankara verso l'Europa è stato oggetto di un interessante articolo di G.E. Fuller recentemente pubblicato in "The Washington Quarterly", summer 2004, Turkey' strategic model: myths and realities, p.51-59.
57 La penisola anatolica rappresenta, in riferimento al Mar Mediterraneo, il naturale pendant geopolitico della Spagna; vedi più sopra il paragrafo Le costanti geopolitiche della "quarta penisola" europea.
58
L'Unione Europea si adopera per tutelare le lingue regionali e minoritarie presenti sul suo territorio basco, bretone, catalano, frisone, gallese, ecc.
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La presenza nello scenario mondiale di una UE basata sull'asse franco-tedesco e allargata alla Turchia metterebbe fine, per quanto sopra esposto, al sistema unipolare. In questo percorso l'UE potrebbe contare sull'appoggio di molti alleati, attualmente critici dello strapotere degli anglo-americani sull'intero pianeta. Tra questi, l'UE potrà annoverare, almeno nella fase iniziale della sua costruzione politica, anche la Russia.
Nella fase iniziale, poiché una UE di questo tipo, essenzialmente eurocentrica, sostituendo in pratica gli USA e la Gran Bretagna nel controllo dell'Europa (occidentale e centrorientale) e del vicino Oriente, lascerebbe alla Turchia l'attuale ruolo di potenza regionale, limitandone però la potenziale espansione culturale e politica verso l'occidente balcanico ed adriatico (ex Jugoslavia e Albania), al fine di contenere le preoccupazioni delle popolazioni non musulmane lì residenti. La nuova UE riformata si troverebbe a dover mettere in campo strategie politiche volte a riempire all'interno del proprio spazio il "vuoto" geopolitico dell'ex-Jugoslavia e dell'Albania. Tale spazio andrebbe riunificato in una nuova confederazione europea sudorientale in cui l'apporto delle comunità slave, specificatamente serbe, particolarmente sensibili al richiamo della Russia, dovrebbe essere valorizzato e centrale al fine di renderle impermeabili alle potenziali ingerenze russe.
Che l'ipotesi dello scenario sopra esposto non sia affatto peregrina trova la sua ragion d'essere nella crisi euroatlantica emersa a ridosso della questione irachena. In quell'occasione, il fermo e deciso "no alla guerra" di Belgio, Francia e Germania, congiunto alle perplessità espresse dalla Turchia in merito alla concessione delle basi militari alle forze angloamericane per l'aggressione all'Iraq, ha posto le premesse di una possibile politica europea volta a contrastare se non proprio isolare gli Usa e la Gran Bretagna e, questione forse più importante per i proeuropei, ha portato allo scoperto il problema della comune difesa europea al di fuori della Nato.
La crisi euro-atlantica, che non è stata ancora superata, ma semplicemente congelata, ha certamente lasciato il segno. Se non ci fosse stato quel precedente, difficilmente Zapatero, con la sola pressione popolare, avrebbe avuto la forza di sganciare la Spagna dal pantano iracheno.
Oltre la crisi euro-atlantica occorre tener presente, nello slittamento di Ankara dal polo d'attrazione americano a quello europeo, anche i recenti dissapori diplomatici tra la Turchia e Israele, l'entità politica attualmente più filoamericana del Vicino Oriente. Le incomprensioni sorte in relazione alla politica dell'amministrazione Sharon sulla questione palestinese e le decisioni prese dal Gverno turco sull'interruzione dei rapporti diplomatici, sebbene non debbano essere fraintese come ha tenuto a sottolineare il primo ministro Erdogan, hanno tuttavia nuovamente posto, con la nomina del console turco di Gerusalemme Húseyin Avni Bigakgi ad ambasciatore, il problema dello stato giuridico della Città Santa59, e posto le premesse del riconoscimento internazionale dello stato palestinese.
Altri fattori decisivi per l'evoluzione proeuropea dell'Unione allargata alla Turchia sono, inoltre, forniti dall'ampliamento del mercato dell'euro, che diventerebbe la moneta di riferimento per i paesi arabi e quelli centroasiatici, e dal controllo delle fonti energetiche del Caucaso.
Sul piano della politica sociale interna, un'Unione Europea, così riformata ed allargata alla Turchia, dovrà prendere importanti e drastiche decisioni relative al problema della massiccia immigrazione dall'Africa e stabilire importanti norme regolatrici della migrazione interna nonché della distribuzione demografica nello spazio dell'Unione, al fine di eliminare attriti e incomprensioni tra gruppi etnici e culturali differenti, attriti facilmente strumentalizzabili dagli angloamericani e, dunque, potenzialmente dannosi per la serenità e la coesione sociale e politica dell'Unione.
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59 Riporta il commentatore Zúbeyde Evren Mesci "L'aver nominato un "ambasciatore"; però, non significa che il consolato di Gerusalemme "viene innalzato a Ambasciata". Questo perché, in base alla decisione ONU del 1947, Gerusalemme non deve essere considerata sotto la sovranità di nessuno stato e questo status quo non può essere modificato. Lì nessuno stato può aprire un 'ambasciata. Israele ha autonomamente preso la decisione che "Gerusalemme deve esser considerata territorio israeliano", ma neanche gli Stati Uniti hanno potuto aprirvi un 'ambasciata. L 'Ambasciatore di Israele ad Ankara, Pinhas Avivi, a proposito della nomina di un ambasciatore al consolato di Gerusalemme ha affermato a Sabah: "E' la prima volta che sento una cosa del genere - ed ha continuato - Penso che prima della nascita dello stato palestinese non si possa neanche fare. La Turchia sarà presto uno stato europeo. E non c'è in Europa uno stato che abbia preso una decisione analoga. Penso che sia un bene se la Turchia segue la politica europea in materia", Sabah, 26/5/04, trad. di Michelangelo Guida, www.aljazira.it.
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La Turchia e L'Eurasia. La marcia
ad Oriente dell'Occidente americanocentrico

Nel lontano 1922, un giovane scrittore francese, Pierre Drieu La Rochelle, in un suo celeberrimo saggio politico, dedicato al ruolo della Francia e dell'Europa nel nuovo contesto internazionale verificatosi all'indomani della Grande Guerra, scriveva:
"Al momento vedo solo questo: l'America si è alzata e tutta la scala delle grandezze politiche deve essere rifattas60. Qualche rigo più sotto, nel considerare anche la "nuova Russia, l'altra potenza di domani61" , auspicava la costituzione di un blocco europeo capace di contrapporsi ai due colossi continentali. Consapevole del tramonto dell'epoca delle nazioni e dell'avvento di un'altra era, contraddistinta da unità politiche continentali, ravvisava negli sterili e litigiosi nazionalismi la debolezza dei popoli europei. Nei due decenni successivi, il teorico del "socialismo fascista" sarà l'indomito ed inascoltato alfiere dell'unificazione continentale dell'Europa.
Ventitré anni più tardi, dopo il crollo militare dell'Asse italo-tedesco, il maturo scrittore - consapevole e
angosciato dell'inarrestabile avanzata della potenza d'oltre atlantico - riporrà, realisticamente, le sue speranze nella Russia sovietica, quale ultimo custode dell'integrità continentale e decisivo contrappeso mondiale alla dilagante potenza a stelle e strisce.
La fiducia, occorre freddamente riconoscerlo, è stata, nonostante tutto, ben riposta. Infatti per quarantasei
anni la parte orientale dell'Europa non ha dovuto subire la colonizzazione militare, economica e politica degli affaristi di Wall Street e dei loro sostenitori, né la degradazione culturale, né la sostanziale perdita di identità, né la mercificazione dei
rapporti sociali, fattori che, sinergicamente, hanno accelerato la mutazione antropologica dell'abitante del Vecchio Continente, degradandolo da homo Europaeus
a homo Occidentalis, all'uomo a una dimensione, come ci ha lasciato scritto il filosofo ebreo-tedesco Herbert Marcuse.
Si obietterà che, certo, l'Europa dell'est ha subito un pesante asservimento ideologico, una limitazione delle libertà individuali, come mai s'era visto prima, ma, lo chiediamo senza alcun spirito di partigianeria, cosa poteva opporsi all'ipertrofia individualista dell'Occidente, al crescente svilimento della vita, al forsennato consumismo, alla perversione liberaldemocratica (o socialdemocratica) e capital-imperialista dei rapporti politici, sociali ed economici, se non, dati i tempifi2, un moto uguale e contrario, una pari ed opposta deviazione culturale e spirituale, proveniente peraltro, per filiazione storica, dallo stesso crogiolo, laico e illuminista, dell'occidentale Rivoluzione francese? Una pari ed opposta deviazione, a ben guardare, tuttavia potenzialmente e agevolmente (almeno in prospettiva) rettificabile, grazie alla presenza delle numerose, variegate e vive culture - non ancora toccate in profondità dal cancro della modernità occidentale - presenti nello stato sopranazionale sovietico e nello spazio dell'ex Patto di Varsavia.

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60 Pierre Drieu La Rochelle, Mesure de la France, Éditions Grasset, Paris. 1964, p.73.
61 Jidem, p. 74.
62 L'era economica secondo Werner Sombart. (Tiberio Graziani)
10.11.2006

 

CLIMA TESO

Il_Santo_Padre_Benedetto_XVI Ali_Bardako

 

Prosegue la preparazione in Turchia per la visita, il 28 novembre prossimo, del Pontefice. Il presidente della Diyanet turca, Ali Bardakoglu, sfida ancora Benedetto XVI sul "caso Ratisbona".

DiyanetSi avvicina il 28 novembre, data di partenza del Papa per la Turchia, e crescono le preoccupazioni: il 2 novembre scorso gli spari davanti al consolato italiano a Istanbul, poi la notizia che i servizi di sicurezza turchi e vaticani simuleranno attacchi terroristici nei luoghi che visiterà il pontefice. Non sarà certamente una visita semplice per Benedetto XVI in Turchia. E una nuova conferma arriva dalle parole pronunciate dal presidente per gli Affari Religiosi (Diyanet) della Turchia, prof. dott. Ali Bardakoglu (che nonostantesia un laico e non appartenga al clero musulmano, la stampa italiana continua a chiamare erroneamente "gran mufti di Ankara" o addirittura "di Istanbul", arrivando anche a espressioni quali "definibile come gran mufti di Turchia", che è e resta altrettanto errata), risolleverà il caso Ratisbona durante il Viaggio Apostolico di Benedetto XVI in Turchia, dal 28 novembre al 1º dicembre. Bardakoglu ha anticipato che parlerà a Benedetto XVI "dell'errore da lui commesso" nel suo discorso di Regensburg.Lo farà durante l'incontro che avrà con il Pontefice, quando quest'ultimo verrà in visita alla Diyanet. "Dirò al papa del suo errore. Il Papa sarà in visita in casa nostra. I nostri pensieri sono netti. Non possiamo sacrificare - ha dichiarato Bardakoglu ieri in una sua intervista al quotidianoturco <Yeni Shafak> - le verità religiose alla cortesia".
Bardakoglu era stato il primo esponente musulmano a criticare con molta asprezza le affermazioni di Benedetto XVI sull'Islam e sul rapporto tra religione e violenza nella sua lectio magistralis all'Università di Regensburg, nel corso della sua visita pastorale in Germania. Bardakoglu all'epoca chiese non solo le scuse del Papa per le parole pronunciate ma mise anche in dubbio l'opportunità della visita di Benedetto XVI in Turchia. Qualche giorno fa, invece, ha espresso un cambio di rotta - come ha riferito Korazym.org - sostenendo che la visita papale in Turchia "potrà servire ad incentivare il dialogo, ma non a calmare tutte le tensioni".
Anche l'ex presidente dell'Iran per due mandati, dal 1997 al 2005, Mohammad Khatami, vede nella visita di Benedetto XVI in Turchia un'occasione per promuovere il dialogo tra cristiani e musulmani. Khatami ha dichiarato domenica scorsa al quotidiano romano <Il Messaggero> che la visita che il papa realizzerà alla fine del mese in terra turca "è una opportunità positiva per favorire la comprensione tra mondo islamico e cristiano". L'ex Capo di Stato iraniano ha rilasciato queste dichiarazioni a Londra, dove si trovava in visita nel contesto delle attività della Fondazione per il Dialogo tra le Civiltà, della quale è presidente. "Purtroppo nel corso della storia i vertici politici hanno fatto un uso strumentale della religione. Occorre strappare le fedi dal loro controllo ed eliminare le incomprensioni tra le parti", ha aggiunto.
Sono prese di posizione in fin dei conti comunqueincoraggianti, per questo primo viaggio di Benedetto XVI in un Paese musulmano, che - nel contesto di crescenti tensioni interreligiose e internazionali - incontra ostacoli di vario genere. Il primo ministro turco, Recep Tayyp Erdogan, leader di un partito dal forte carattere religioso ma al tempo stesso primo sostenitore dell'ingresso della Turchia nell'UE, negli stessi giorni in cui il papa arriverà in Turchia andrà all'estero. Benché l'invito a Benedetto XVI sia stato fatto dal presidente della Turchia, l'assenza del Primo Ministro pesa sul piano politico. Lo sgarbo diplomatico è grave, solo in parte addolcito dalla motivazione addotta per l'assenza: il 28 e il 29 novembre si terrà un importante vertice della Nato a Riga, in Lettonia, con i ministri degli Esteri e della Difesa di tutti i paesi membri e alcuni importanti capi di governo (non soltanto l'alleanza atlantica è da sempre uno degli assi portanti della politica estera turca, ma a Riga è all'ordine del giorno anche la base Nato in Turchia). Tuttavia, il Papa saràin Turchia anche il 30 novembre e il 1° dicembre, a vertice Nato concluso, e non è detto che a sorpresa non venga organizzatoun incontro tra Erdogan e Benedetto XVI.
Il viaggio del Papa avviene in un momento particolarmente difficile dei lunghi negoziati per l'ingresso della Turchia nell'Unione europea. La sua candidatura è stata riconosciuta solo nel 1999, e i negoziati sono iniziati nell'ottobre 2005 dopo che l'UE aveva affermato, che con le riforme avviate erano "sufficientemente soddisfatti" i requisiti chiesti quanto a diritti umani e democrazia. La Turchia fatica però a raggiungere tutti gli obiettivi, compreso quello della libertà religiosa tornata al centro dell'attenzione con il viaggio del Papa: la Costituzione sancisce la libertà di culto ma la legge non ne garantisce il completo esplicamento, e quindi la Commissione europea ha chiesto esplicitamente che fossero rimossi tutti gli ostacoli "per consentire l'effettiva libertà di religione sia per l'individuo che per le comunità".
Il giudizio estremamente negativo della Commissione UE sui progressi fatti da Ankara, in particolare per quanto riguarda il mancato riconoscimento di Cipro e i diritti umani, rende la situazione ancora più delicata. Per l'opinione pubblica turca, la questione di Cipro è dolorosa: i turco-ciprioti avevano approvato con referendum il Piano Annan per la riunificazione, i greco-ciprioti l'avevano bocciato ma il loro Stato è entrato nell'UE mentre la Turchia è da anni sulla soglia. Così la chiusura dei porti turchi alle navi cipriote è solo l'ennesimo sintomo di un irrigidimento di Ankara: secondo l'ultimo sondaggio i favorevoli all'ingresso nell'UE sono scesi dal 70% sotto il 50% della popolazione. Il fenomeno può essere collegato alle difficoltà dei negoziati con l'UE, che alcuni imputano alla volontà franco-tedesca di giungere a una sospensione degli stessi. Inoltre, pesa la legge approvata dall'Assemblea Nazionale francese, rendendo reato la negazione del genocidio armeno operato dai turchi. C'è comunque anche il sostegno del Governo inglese, che tramite il ministro degli Esteri ha giudicato l'allargamento alla Turchia "una occasione storica" e mette in guardia dalla crisi che potrebbe aprire una sospensione dei negoziati. Qualche giorno fa il Primo Ministro turco, Recep Tayyp Erdogan, aveva fatto un passo avanti annunciando un adeguamento ai livelli occidentali della legge sulla libertà d'espressione. Immediata la reazione positiva al vertice dell'UE: "Si tratta di una decisione benvenuta, che deve essere però concretizzata al più presto", aveva detto ieri Kristzina Nagy, portavoce del Commissario europeo all'Allargameno, Olli Rehn. (Barbara Marino/www.korazym.org)
10.11.2006

 

"NON SCAPPO"

Il_premier_Erdogan

Il premier turco, Recep Tayyip Erdogan, ha voluto spiegare i motivi per i quali non sarà presente ad Ankara quando il 28 novembre arriverà Benedetto XVI.

"Non scappo dalla Turchia perché viene il Papa": lo ha detto il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan, rispondendo a una domanda sulle ragioni della sua assenza dalla Turchia durante la visita di Benedetto XVI in programma dal prossimo 28 novembre all'1° dicembre.
"Io - ha affermato ancora il premier di Ankara - non faccio i miei programmi secondo i programmi del Papa. In quei giorni io dovrò essere al vertice di Riga e il Papa è stato invitato in Turchia dal nostro presidente. Incontrerà lui ed il direttore generale degli affari religiosi durante la sua presenza in questo Paese".
"Il Papa - ha proseguito Erdogan - riveste due ruoli: quello di leader religioso e quello di politico. Verrà in Turchia con entrambi questi ruoli. Io sono il primo ministro della Turchia e non faccio i miei programmi secondo quelli del Papa. In quei giorni dovrò essere a Riga per il vertice della Nato; non posso spontaneamente far annullare il vertice della Nato in Lettonia a cui parteciperanno il presidente Bush e ministri degli Esteri e della Difesa di tanti Paesi. Un vertice che, naturalmente, è stato programmato ben prima della visita del Papa".
"In ogni caso - ribadisce il primo ministro turco - il Papa incontrerà in Turchia il presidente della Repubblica ed il direttore degli affari religiosi. La mia assenza è solo una coincidenza". Infine, Erdogan ha definto "sbagliate" le notizie pubblicate dalla stampa estera. "Tutti scrivono - ha osservato - che il mio viaggio in Lettonia è determinato dalla presenza del Papa nel mio Paese. Non è assolutamente vero e non c'è nessun legame". (la Repubblica.it)
10.11.2006

 

LAICI IN PIAZZA

La_manifestazione_dei_laici_ad_Ankara

La maggioranza silenziosa della Turchia, secolare, occidentale, nazionale, ha fatto sentire la sua voce per dire che il Pontefice è benvoluto nel Paese. Diffidenza estrema per il premier Erdogan.

La_Turchia_laica_aspetta_il_PapaÈ la Turchia che di solito non fa notizia: secolare, occidentale, nazionalista. La maggioranza silenziosa di un Paese che da qualche anno fa parlare di sé per le violenze dei fondamentalisti musulmani, per l'islamizzazione strisciante promossa dal premier Recep Tayyp Erdogan, per le continue incomprensioni con l'Unione Europea. Quella Turchia è scesa per strada, nonostante il freddo e la pioggia. Parecchie migliaia di persone si sono ritrovate a mezzogiorno sulla Piazza Tandogan, nel centro di Ankara, il crocevia da cui si raggiunge il memoriale di Ataturk, il presidente che ha modernizzato il Paese. Sono passati quasi settant'anni dalla sua morte, ma Mustafa Kemal, questo il suo nome originario, continua a essere il riferimento del suo popolo, senza distinzione di età.
Sulla piazza incroci pensionati fieri di esibire spille con la sua immagine, ma anche tanti studenti universitari provenienti da ogni regione del Paese. E moltissime donne: giovani, di mezza età, anziane vestite all'occidentale. Sono libere, consapevoli, istruite. E molto determinate. Loro le prime a intonare lo slogan che viene urlato dieci, venti, cento volte: "La Turchia è laica, resterà laica". Non criticano le connazionali che portano il velo, ma temono che un giorno possano essere costrette a indossarlo. E sentono l'urgenza di reagire, di difendere la propria identità e dunque la modernità. Molte di loro non avevano partecipato a manifestazioni prima d'ora.
Tutti diffidano di Erdogan, il premier che all'opinione pubblica interna si presenta come "un moderato di centrodestra" e che limita allo stretto necessario i riferimenti alla sua identità di musulmano osservante. "È vero, una parte della Turchia si dimostra più sensibile ai valori islamici e il primo ministro interpreta questi sentimenti - ha spiegato al quotidiano <Il Giornale> il professor Husein Bagci -. Tuttavia non gli si può certo rimproverare di aver varato riforme in tal senso. Ci ha provato, ma la struttura secolare del Paese glielo ha impedito".
Yasar_BuyukanitQualche dimostrante lo accusa di sostenere di nascosto le fazioni fondamentaliste, quelle a cui apparterrebbe Ibrahim Ak, l'estremista che la scorsa settimana ha sparato tre colpi in aria di fronte al consolato italiano di Istanbul e inneggiato all'uccisione del Papa. Bagci smentisce: "È un'accusa infondata", ma il timore di un'islamizzazione persiste. Il Capo di Stato maggiore Yasar Buyukanit un mese fa aveva denunciato la crescente influenza del fondamentalismo, accusando il Governo di voler "ridefinire la laicità". In gioco c'è anche la scelta del nuovo presidente, che verrà eletto dal Parlamento.
C'è però un problema: la maggioranza è del partito musulmano "Giustizia e Libertà" e lo stesso Erdogan ambisce a quella carica. Ma l'esercito, che in Turchia continua ad avere un'influenza enorme ed è di fatto una sovrastruttura di garanzia al di sopra dell'esecutivo, glielo vuole impedire. Pretende che il nuovo Capo dello Stato sia espressione di tutti i cittadini e non della minoranza più islamizzata, che è al potere solo grazie alle anomalie del sistema elettorale.
La recente manifestazione va letta anche in questa prospettiva: è il primo episodio di un confronto destinato a diventare sempre più duro e che potrebbe anche sfociare in un golpe se Erdogan non recederà dai suoi propositi. La manifestazione di cui sopra era promossa dal Partito liberale repubblicano - l'unico d'opposizione rappresentato in Parlamento - e dal "Partito sociale", assieme a diverse associazioni civiche. Sono i nazionalisti di sinistra, che non hanno nulla contro la visita del Papa. "Venga pure, non c'è problema", ha detto Hulia, una cinquantenne ben vestita. "Non mi sembra che ami la Turchia - ha rilanciato il trentenne Nihat - ma è il benvenuto".
Nessuno evoca le polemiche provocate dal discorso a Ratisbona: la maggior parte della popolazione non si è sentita offesa dalle frasi di Benedetto XVI. Molti invece denunciano "l'imperialismo Usa" e non nascondono la rabbia nei confronti dell'UE e di un'adesione che si allontana sempre più. "Non svendete il nostro Paese", si leggva su un cartello. "Vogliamo un futuro di libertà", urlano in coro dei ragazzi. L'Islam integralista è la prima preoccupazione, ma non l'unica in questa Turchia, laica e tormentata. (Alessandro Renzo/www.Korazym.org)
10.11.2006

LA GRANDE FUGA

Recep_Erdogan

Non solo il Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan non ci sarà quando il Pontefice toccherà il 28 novembre il suolo turco ma sarà assente anche il ministro di Stato per gli Affari Religiosi, Mehmet Aydin.

Non solo il Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan, ma anche il ministro di Stato responsabile per gli Affari Religiosi: i viaggi all'estero dei responsabili politici turchi aumentano a vista d'occhio, e con essi anche le assenze dei membri del Governo agli incontri con papa Benedetto XVI. Dell'assenza del premier Erdogan, impegnato in un vertice della Nato a Riga, in Lettonia, si è discusso ampiamente in questi giorni, con tanto di nota ufficiale anche da parte della Sala Stampa della Santa Sede. Due giorni fa lo stesso Erdogan, di persona, è tornato sull'argomento, sostenendo con forza di fronte ai giornalisti che la sua non è una fuga causata dall'arrivo del Papa.
Ma c'è di più, perché i quotidiani turchi hanno annunciato anche l'assenza di Mehmet Aydin, ministro di Stato responsabile per gli Affari Religiosi, sempre a causa di un viaggio all'estero. I giornali turchi <Hürriyet>, <Bugün> e <Sabah>, in una loro edizione hanno interpretato questo stato delle cose come una fuga del ceto politico locale durante la visita del Papa.
Ali_Bardakoglu.Da segnalare ci sono anche le osservazioni del presidente per gli Affari Religiosi, Ali Bardakoglu: "Il Papa è un leader politico e religioso, ma l'identità religiosa ci interessa di più. Noi ci intratteniamo con il Papa in quanto leader religioso, le sue idee politiche non c'interessano molto. D'altronde neanche la nostra presidenza religiosa ha degli obiettivi politici".
Rispondendo alle domande, Bardakoglu ha anche affermato che sarebbe un errore porre tutte le speranze per il futuro in un solo avvenimento, come se la visita potesse mettere da parte tutti i fattori negativi che l'hanno preceduta. "Però - dice Bardakoglu - nonostante tutto questa visita sarà un'occasione per fare dei passi positivi verso l'avvio di un dialogo".
Negli ultimi giorni, i giornali turchi hanno dato anche rilievo al fatto che <L'Osservatore Romano> ha riportato la notizia che il libro del Papa "Io credo" verrà stampato in turco in occasione del viaggio papale in Turchia. Questa iniziativa del Vaticano, come l'incontro del Papa con le autorità turche, è visto come segno della buona fede del Vaticano per aprire delle vie di dialogo con l'Islam. (da Daniele Lorenzi/www.korazym.com)
10.11.2006


LA "BIBBIA DEL FANCIULLO" IN TURCO

La_Bibbia_del_fanciullo_in_lingua_turca

Una introduzione alle basi della fede cristiana ed è rivolto alle famiglie e ai giovani dell'Anatolia. L'approvazione della Congregazione per il Clero.

Stando a giornali turchi <L'Osservatore Romano>avrebbe dato notizia di un libro del Pontefice dal titolo"Io Credo" in turco, che sarebbe statostampato in occasione del viaggio papale in Turchia. Questa iniziativa del Vaticano, come l'incontro del papa con le autorità turche,erastata lettadalla stampa turcacome segno della buona fede del Vaticano per aprire delle vie di dialogo con l'Islam. Una notizia molta bella, ma non vera, anche se il fumo era segno di qualche fuoco... Da qui, la volontà di saperne di più.
Per primo abbiamo verificato che il giornale della Santa Sedenon ha dato una notizia del genere. Invece, un libretto tradotto in turcodal titolo "Io credo" esiste davvero.E il testo ha l'approvazione della Congregazione per il Clero e della Congregazione per la Dottrina della Fede. Si tratta della "Bibbia del Fanciullo. Dio parla ai suoi figli",che offre un'introduzione alle basi della fede cristiana ed è rivolto alle famiglie e ai giovani.Questo volume di portata mondiale, che rappresenta il progetto principale dell'Associazione internazionale di Diritto pontificio Aiuto alla Chiese che Soffre (Kirche in Not/Ostpriesterhilfe), con 150 diverseedizioni linguistiche, già da molti anni è disponibile in turco su carta (dal 1979 al 30 giugno 2006 sono state distribuite 35.000 copie destinate non soltanto ai turchiin Europa ma anche alla Turchia stessa)e anche on line.
La notizia della (ri)stampa di "Io credo" in turco, in previsione del viaggio papale in Turchia, dunque era vera, maèribalzata sui giornali turchi in modo leggermenteerrato, in seguito a un comunicato dell'<Acs>. (da Barbara Marino/www.korazym.com)
10.11.2006

 

ECCESSIVI ALLARMISMI ALIMENTATI
DA CHI VUOLE LA TENSIONE

il_libro_ATTENTATO_AL_PAPA

Questa l'impressione di mons. Luigi Padovese vicario apostolico dell'Anatolia a proposito del prossimo viaggio del Papa e dei colpi di pistola sparati davanti al Consolato generale italiano ad Istanbul.

In vista del prossimo viaggio apostolico di Benedetto XVI in Turchia dal 28 novembre al 1° dicembre, mons. Luigi Padovese, vicario apostolico dell'Anatolia, ha detto all'agenzia <Zenit> che "non bisogna dare risalto ad eccessivi allarmismi da parte di chi vuole creare tensioni".
Mons. Padovese ha voluto in questo modo stemperare il clima di tensione alimentato da alcuni fatti accaduti recentemente: Ibrahim Ak, un giovane di 26 anni, ha sparato il due novembre tre colpi in aria davanti alla sede del Consolato d'Italia a Istanbul, per protestare contro l'arrivo del vescovo di Roma; il libro giallo dal titolo "Attentato al Papa. Chi ucciderà Benedetto XVI a Istanbul", scritto da Yücel Kaya, attualmente il titolo più venduto in Turchia.
In merito all'atto compiuto dal giovane turco, il vicario apostolico dell'Anatolia ha spiegato: "Credo non si debba dare eccessivo rilievo agli atti inconsulti, come quello del giovane davanti all'Ambasciata italiana. Una eccessiva polarizzazione su questi episodi da una parte della stampa turca serve ad alimentare tensioni e a produrre - non lo escludo - altri gesti del genere".
"Da parte della stampa estera serve a creare allarmismi - ha invece precisato -. Per chi ha bisogno di riempire le pagine dei giornali, episodi marginali come questo sono 'pane caldo' da consumare, soprattutto per chi è mosso da motivi ideologici".
Un po' dispiaciuto invece mons. Padovese per l'assenza, all'incontro con il Pontefice, del ministro per gli Affari Religiosi: "Mi spiace piuttosto che - come comunicano diversi giornali turchi - oltre al Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan, sarà assente anche il ministro Mehmet Aydin, responsabile degli Affari Religiosi, che dovrà fare un viaggio all'estero". "Non faccio ipotesi su questa assenza che comunque appare strana, tenendo conto che il Papa non viene in Turchia soltanto come Capo di Stato, ma anche come leader religioso", ha commentato. "Certo, tenendo conto che una parte dell'opinione pubblica turca non sembra apprezzare la visita del Santo Padre, gesti come questi - al di là della loro reale giustificazione da non escludere! - possono essere letti come espressione di una presa di distanza", ha concluso.
Tutto colpo della stampa estera a cui "serve a creare allarmismi"? Stiamo a vedere ...(Alessandro Renzo/www.Korazym.org)
10.11.2006

 

SIMULAZIONE ANTI-TERRORISMO

 

Sarà effettuata in Turchia qualche giorno prima della partenza di Benedetto XVI alla volta di Ankara, Izmir ed Istanbul.

Simulazione anti-terrorismo in Turchia in vista del viaggio del Papa nel Paese, un viaggio sempre più a rischio dopo l'ultimo episodio di giovedì 2 novembre, quando un uomo ha sparato in aria davanti al consolato d'Italia a Istanbul proprio per protestare contro l'arrivo di Benedetto XVI. La simulazione avrà luogo alcuni giorni prima della partenza del Pontefice, fissata per il 28 novembre, quando, riferiscono all'Adnkronos autorevoli fonti, uomini preposti alla sicurezza del Papa, unitamente ai servizi segreti turchi, effettueranno una vera e propria esercitazione per pianificare il viaggio che il Pontefice si accinge a compiere in terra turca. Nulla sarà, ovviamente, lasciato al caso: l'esercitazione sarà estesa a tutti i luoghi che verranno visitati dal Papa. (Adnkronos)
10.11.2006

L'ITALIA CHIEDE SICUREZZA

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Il timore della nostra ambasciata ad Ankara è che "molti turchi facciano confusione tra Italia e Vaticano".

Le misure di sicurezza davanti all'ambasciata d'Italia ad Ankara, ai consolati italiani ad Istanbul e a Smirme e alle altre istituzioni italiane in Turchia sono state "decisamente rafforzate" - come aveva sollecitato il nostro più importante rappresentante diplomatico alle autorità turche - dopo che un uomo ha sparato tre colpi di pistola nei pressi del consolato generale d'Italia di Istanbul per protestare contro la prossima visita del Papa in Turchia, prevista dal 28 novembre al 1 dicembre.
Il timore dei diplomatici italiani è che "molti turchi facciano confusione tra Italia e Vaticano". (Ansa)
10.11.2006

 

APERTA UN'INCHIESTA SULLA SPARATORIA

Il fascicolo nelle mani del capo del pool antiterrorismo di Roma, Franco Ionta. Più che altro però una formalità.

Farà parte del fascicolo aperto dal capo del pool dell'antiterrorismo della procura di Roma, Franco Ionta, il nuovo episodio di contestazione nei confronti di Benedetto XVI per la sua imminente visita in Turchia. Il magistrato valuterà il gesto compiuto dal giovane islamico, che ha sparato alcuni colpi di pistola davanti al consolato generale italiano a Istanbul, nell'ambito dell'inchiesta per istigazione a delinquere, in relazione all'attentato contro una personalità dello Stato, e strage, aperta subito dopo le minacce scaturite dalle parole sull'Islam pronunciate dal Pontefice in Germania. (Agi)
10.11.2006

 

FORSE UN MILITANTE ISLAMICO

Secondo le indagini lo sparatore davanti al Consolato generale italiano ad Istanbul apparterrebbe al gruppo islamico Ibda-C noto per avere rivendicato una serie di attentati sanguinosi.

L'uomo che ha sparato tre colpi di pistola davanti al Consolato generale italiano di Istanbul per protesta contro la prossima visita del papa in Turchia potrebbe appartenere al gruppo fondamentalista islamico denominato Ibda-C (Fronte incursori del Grande Oriente Islamico) che rivendicò gli attentati contro due sinagoghe ebraiche e contro due obiettivi britannici (consolato e banca Hsbc) del novembre 2003 provocando circa 70 morti ed un centinaio di feriti. Lo hanno rivelato all'Ansa fonti vicine agli inquirenti, a condizione di anonimato, confermando anche quanto scritto dal giornale <Hurriyet> secondo cui lo sparatore dopo essere stato arrestato dalla polizia avrebbe fatto un gesto tipico dei membri dell'Ibda-C, cioè quello di portare le due mani giunte sulla testa.
"Gli inquirenti non trascurano alcuna pista e stanno esaminando ovviamente anche quella dell'Ibda-C", ha affermato la fonte.
A due diverse fazioni dell'Ibda-C appartenevano sia l'iman Ali Ozturk, di 54 anni delle moschea di Ismailaga del quartiere fondamentalista di Fatih, sia il suo uccisore Mustafa Ersal, di 27 anni, che venne poi linciato nella stessa moschea dai sostenitori dell'imam ucciso ai primi del settembre scorso, facendo emergere anche legami del gruppo con la mafia turca (collegata al nazionalismo estremista). Il gruppo Ibda-C è un gruppo sunnita salafita che fa riferimento all'Islam delle origini, che lotta per l'instaurazione di un regime islamico in Turchia e che considera blasfemo lo Stato secolare turco.
Il processo ai suoi esponenti arrestati dopo gli attentati di Istanbul del novembre 2003 fece emergere i rapporti tra l'Ibda-C e al Qaida, di cui l'Ibda-C condivide l'ideologia di fondo.
Se fosse confermata l'appartenenza dello sparatore identificato finora come Ibrahim Ak di 26 anni nonostante non avesse indosso documenti al momento dell'arresto, perderebbe peso la tesi del "gesto isolato" e acquisterebbero maggior peso le sue stesse dichiarazioni secondo cui egli avrebbe inteso con il suo gesto lanciare un segnale ad altri esponenti della galassia fondamentalista turca ed internazionale per attivarsi in vista della visita papale. (Ansa)
10.11.2006

 

LA SFIDA DELLA LIBERTA' RELIGIOSA

La_Turchia,_oggi,_e_la_religione

Quello dei diritti delle minoranze in Turchia è uno dei nodi ancora da risolvere in un Paese che fa della laicità un totem, anche a costo di rigidità anacronistiche. I passi in avanti e la strada ancora da fare.

In una Repubblica che si dice laica e che nella costituzione riconosce l'uguaglianza dei cittadini "senza distinzione di opinione o di religione" può essere a rischio la libertà religiosa? Domanda legittima quando si parla della Turchia, Paese di grandi tradizioni culturali e religiose, negli ultimi anni osservato speciale in tema di diritti delle minoranze. Perché il tanto sbandierato negoziato per l'ingresso nell'Unione Europeacomporta il rispetto di valori e principi fondanti: un obiettivo a cui tendere in un contesto politico e sociale particolare, in cuiragionare di libertà religiosa significa confrontarsicon equilibri delicatissimi che coinvolgono la sfera giuridica e culturale, ma anche il sistema educativo e istituzionale. La cornice che permette di inquadrare il tutto è il principio della laicità, un vero e proprio totem che regola la vita del Paese da quando Mustafa Kemal Atatürk, nel 1923, fondò la Repubblica turca, sulle ceneri dell'Impero Ottomano, ispirandosi al secolarismo delle democrazie occidentali.
Laicità e religione di Stato - Per oltre 80 anni, il laicismo si è proposto come baluardo contro l'estremismo, grazie anche al ruolo di controllo dell'Esercito, ben disposto ad intervenire con colpi di Stato quando ce ne fosse stato il bisogno. C'è però un tratto tipico di questa impostazione che nella pratica ha ridimensionato notevolmente le libertà individuali, a cominciare dal diritto a professare la propria religione in condizioni di effettiva parità. Nonostante gli sforzi recenti, la laicità turca non è mai stata concepita secondo l'approccio liberale che in Europa è riuscito con successo a separare ruoli e competenze di Stato e Chiesa. Per dirla alla Cavour, nessuna "libera Chiesa in libero Stato", ma un modello che elimina totalmente la religione da un ambito pubblico autonomo, assoggettandola da un punto di vista organizzativo al controllo dello Stato. È quanto svolge la Diyanet, la presidenza per gli affari religiosi, un organismo statale previsto dall'articolo 136 della Costituzione che amministra materialmente il culto islamico. Gestione di 75mila moschee, dove lavorano circa 100mila funzionari statali, trasmissione dei valori religiosi, rispetto (almeno formale) dei fedeli di altre religioni e diffusione di un Islam tollerante: aspetti ideali e pratici per "mantenere la stabilità" e provvedere "all'unità e alla solidarietà nazionale". La Diyanet, organizzata con una struttura piramidale presente anche a livello locale, in ogni provincia e distretto del Paese, tiene a rendere visibile il proprio profilo religioso, ma il presidente è un autorevole funzionario di uno Stato che, di fatto, rappresenta l'ultima istanza in materia religiosa.
La laicità sopra ogni cosa, dunque, insieme all'affermazione dell'identità turca, in base al quale, nel sentire comune,tutte le confessioni religiose diverse dall'Islam vengono viste come elementi estranei alla storia e alla cultura del Paese. Un aspetto particolarmente sentito nelle scuole, dove l'educazione rimane improntata ad un nazionalismo rigido:per l'Unione Europea,si tratta di un vero e proprio"indottrinamento nazionalistico di massa",che escludeogni forma di pluralismo nei programmi scolastici e nell'insegnamento.
Da considerare inoltre, il nodo dell'articolo 301 del codice penale, che prevede come reato le offese alla "nazionalità e all'identità turche" e cheè servito di recente a perseguire scrittori e giornalisti (colpevoli di aver espresso opinioni su Islam o genocidio armeno), ma anche alcuni cristiani. Tra questi, Turan Topal e Hakan Tastan, due convertiti al cristianesimo accusati di aver "denigrato la nazionalità turca", di aver incitato l'odio contro l'islam ed aver segretamente compilato un elenco di cittadini per offrire corsi biblici (tentativo di conversione, dunque). E' in arrivo così un nuovo processo, nonostante le aperture del premier Erdogan che si è detto disponibile ad una revisione dell'articolo 301.
Religioni in cerca di personalità giuridica - In un Paese in cui i musulmani rappresentano il 99,8% della popolazione, le discriminazioni religiose vengono favorite poi da un sistema di norme che, per usare un eufemismo, non aiuta. Nodo principale da risolvere è senza dubbio il mancato riconoscimento giuridico delle minoranze. In base al Trattato di Losanna del 24 luglio 1923, lo Stato considerava "confessioni ammesse" soltanto le comunità greco-ortodossa, armena ed ebraica, predisponendo tuttavia forti limitazioni in tema di proprietà, di educazione e di costruzione di luoghi di culto. Tutte le altre confessioni, a cominciare dalla Chiesa cattolica e dalle Chiese protestanti, tuttora non esistono ufficialmente: uno status riferito alle organizzazioni (per esempio la conferenza episcopale) e alle proprietà, ma anche alle singole persone. Capita così che per il Governo un vescovo cattolico sia un semplice cittadino, o che lo stesso patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, non venga riconosciuto come tale.
La questione della personalità giuridica delle comunità non musulmane è uno dei principali temi in agenda, che sta molto a cuore anche all'Unione Europea. Da mesi, il Governo turco ha annunciato l'imminente approvazione della "Legge sulle fondazioni" che dovrebbe riconoscere il diritto alla proprietà dei beni esistenti e, forse, possibili indennizzi dei beni incamerati negli anni scorsi dallo Stato. Al momento, tuttavia, il provvedimento non è stato votato (doveva essere discusso a luglio) e non mancano segnali poco incoraggianti. Primo fra tutti, l'episodio dell'aprile scorso, quando il Governo turco chiese alla Commissione europea l'invio di esperti per discutere le misure sulla libertà religiosa. Richiesta accolta, ma respinta dallo stesso governo il giorno prima della partenza dei funzionari dell'UE.
La carta di identità - Se ci si cala poi nella vita dei singoli cittadini, la condizione delle minoranze è resa difficile dalla norma che chiede ad ogni persona di dichiarare sulla propria carta di identità il credo religioso. Una scelta rigida tra tre possibilità (cristiano, musulmano ed ebreo), senzaconsiderare minimamentele altre varianti, a cominciare dall'ateismo. Il problema però nasce dal fatto che l'appartenenza religiosa, in un paese a stragrande maggioranza islamica, serve soltanto a identificare chi musulmano non è. Aspetto non marginale, se si tiene conto di quanto accennato sopra e cioè che per paradosso il cristianesimo o l'ebraismo vengano visti da molti come elementi estraneo all'identità turca, il valore che la stessa laicità si propone di difendere.
Il 25 aprile, è stata tuttavia approvata una legge che permette ai cittadini di cancellare dai registri pubblici i dati sulla fede religiosa. Un provvedimento contraddittorio perché l'articolo 35 comma 2 stabilisce il diritto alla cancellazione, mentre l'articolo 7 comma 1 specifica che, comunque, le informazioni sull'appartenenza religiosa devono essere date in ogni caso. La carta di identità mantiene la sezione dedicata al credo e il cittadino può far valere la sua volontà solamente ex post. È chiaro che in un clima non favorevole, la pratica non sia poi così conveniente, anche perché le richieste possono non essere accolte e cancellazioni o cambiamenti (magari il caso di un musulmano diventato cristiano) sono a rischio di strumentalizzazione. Basti pensare che nell'ottobre del 2005, in base a questa forma di controllo, il ministro Mehmet Aydin, spiegò che 368 fedeli si erano convertiti al cristianesimo, sotto l'influenza delle attività missionarie. La stessa argomentazione usata nel dibattito seguito all'omicidio di don Andrea Santoro, accusato di aver pagato conversioni. La battaglia per la carta di identità senza riferimenti alla religione, ha comunque visto in campo personalità di spessore, come l'attuale presidente della Repubblica, Ahmet Necdet Sezer, convinto che uno Stato moderno non debba chiedere ai suoi cittadini di rendere conto della loro religione. La nuova legge ha aperto una breccia, ma sinceramente è ancora difficile capire cosa sia cambiato.
Le minoranze religiose si muovono in uno scacchiere complesso, che pone interrogativi sia per i cristiani e gli ebrei, ma anche per alcune correnti minoritarie dell'Islam, diverse dalla maggioranza sunnita. Un mosaico di fede e di difficoltà che merita di essere approfondito.
Essere cristiano in Turchia, significa fare parte di una comunità piccolissima: poco meno di 150mila persone su 70 milioni di abitanti, pari allo 0,2% della popolazione. E' un mosaico di tradizioni ed esperienze, dai cattolici latini (20mila)ai greco-ortodossi (13mila), passando per gli armeni (2mila i cattolici e 80mila gli ortodossi), i siri (1200 i cattolici e 10mila i cattolici), i caldei (appena 300) e i protestanti (5mila). Modi diversi di testimoniare la fede in Cristo, uniti peròdalle stesse difficoltà.
Stranieri in patria - Per capire il ruolo e i problemi delle comunità cristiane bisogna tornare al trattato di Losanna del 24 luglio 1923, con cui fu siglata la pace tra la Turchia e le Potenze dell'Intesa che combatterono nella Prima guerra mondiale, la fine definitiva dell'ImperoOttomano e la nascita dello Stato laico di stampo khemalista.In materia religiosa, il documento definiva "confessioni ammesse" soltanto le comunità religiose greco-ortodossa, armena ed ebraica, a cui veniva conferito un particolare status, comunque ben lontano da un pieno riconoscimento della personalità giuridica. Da allora, tutte le altre confessioni (a cominciare da quella cattolica, seguita dai caldei, dai siri-cattolici e siri-ortodossi e dai protestanti) sono considerate straniere e soggette a pesanti limitazioni. Un paradosso in una terra dove il cristianesimo è presente sin dalle origini, grazie alla predicazione di san Paolo e di sant'Andrea. Le limitazioni in questione - condivise molte volte anche con le confessioni ammesse -si traducono nell'impossibilità di acquistare proprietà, di costruire nuove chiese edi aprire seminari e nel mancato riconoscimento del clero.
Uno stato di cose, spiegato bene da padre Giovanni Sale in un articolo pubblicato a marzo su <Civiltà cattolica>. "Le diocesi, parrocchie e istituti religiosi della minoranza cattolica non beneficiano di riconoscimento giuridico da parte dello stato; i loro responsabili - vescovi, parroci, superiori religiosi - e il loro personale religioso non sono riconosciuti come ministri di culto". E ancora:i loro diritti di proprietà sugli immobili (chiese, conventi, scuole, ospedali) non sono riconosciuti in quanto tali, ma unicamente vengono registrati con il nome di privati o come fondazioni private, cosicché in caso di estinzione di tali persone o fondazioni, in assenza di successori, gli immobili sono confiscati dal tesoro pubblico. Il personale religioso straniero, infine,è soggetto a un regime particolare di permesso di soggiorno, valido spesso soltanto per un anno, quando al contrario gli altri residenti provenienti da paesi europei ricevono il loro permesso di soggiorno per tre o per cinque anni".
A tutto questo si devono aggiungere le difficoltà ordinarie a celebrare liberamenteil culto. A riguardo,è emblematico quanto succede a Demre, città natale di san Nicola, dove le autorità impediscono da anni al patriarca ecumenico Bartolomeo I di celebrare la liturgia della festa del santo. La chiesa localeperlo Statoè un museo e il suo utilizzo è soggetto ad autorizzazione. Nel 2005, l'episodio più curioso, che ha visto la comunità ortodossa locale celebrare la divina liturgia in una casa privata mentre nella chiesa-museo, il muftì locale aveva organizzato una preghiera per la pace. Ma situazioni simili si registrano anche a Tarso, città natale di San Paolo, con la chiesa trasformata sempre in museo, inaccessibile al culto anche per i turisti stranieri che vogliono ripercorrere le orme dell'"apostolo delle genti".
Al tempo stesso, i leader religiosi sono controllati sia dal governo che dai servizi segreti e in definitiva non riconosciuti per il ruolo che ricoprono. Capita così che tra un vescovo e un privato cittadino non vi sia alcuna differenza, tranne che il pregiudizio di considerare un cristiano un elemento estraneo, uno straniero, indipendentemente dalla sua cittadinanza. E se i rapporti con l'Islam sono gestiti dalla Diyanet, quelli con le chiese cristiane sono affidati al ministero degli Esteri (da poco è stata creata tuttavia la nuova figura del ministro per gli affari religiosi).
L'intransigenza è totale anche per quanto riguarda la formazione del clero. La scuola teologica del Patriarcato ecumenico, nell'isola di Heybeliada,è di fatto chiusa dal 1971, i cattolici non hanno seminari, come gli armeni che rappresentano anche un caso politico con la questione del genocidio del 1915, mai riconosciuto dalle autorità turche, pur essendo una ferita ancora aperta.
Un clima anticristiano - Al di là degli aspetti giuridici, la Turchia del dopo 11 settembre preoccupa per un risveglio anticristiano di settori della società, senza dubbio minoritari, ma capaci tuttavia di organizzarsi anche grazie al sostegno dei media. L'omicidio di don Andrea Santoro e gli attacchi ad altri religiosi sono maturati in un clima di sospetto e diffidenza, in una sorta di stato profondo che unisce circoli nazionalistici presenti nell'esercito, nella polizia, nei servizi segreti e nella stessa amministrazione. Campagne che vedono nei preti un'orda di missionari pronti a convertire anche con il denaro, nel patriarcato ortodosso di Costantinopoli il baluardo per un ritorno allo spirito delle crociate, nei cristiani una presenza ostile, partendo dal presupposto che, come ribadiscono i Lupi Grigi, "il turco non ha altro amico che il turco" (leggi il turco islamico).
Mariagrazia Zambon, nel già citato "La Turchia è vicina", elenca in modo dettagliato le tante ombre di intolleranza: le dichiarazioni di personaggi pubblici come la moglie dell'ex Primo Ministro Bulent Ecevit ("La religione islamica ci sta scivolando tra le mani e ci sono molti musulmani che si convertono al cristianesimo"), i talk show che mettono in ridicolo la fede cristiana, i testi scolastici che presentano un "cristianesimo falsato e ridicolo" con un Vangelo ridotto a storia inventata dai papi, ma anchele diverse sensibilità a seconda dell'area geografica del Paese. "In Turchia - spiega la Zambon - c'è in atto un profondo processo di trasformazione, ma tutta l'Anatolia, cioè gran parte del territorio non ha assimilato il cambiamento".
La solita dialettica che vede in campo "frange integraliste, fanatiche e nazionaliste che hanno i loro circoli e la loro stampa, attraverso cui esortano all'odio religioso contro l'Occidente, ricordano le crociate e il colonialismo e definiscono il dialogo interreligioso una trappola del Vaticano".
Eppure, anche se realtà simili fanno molto rumore, non mancano "autorità civili e religiose di ogni credo che da anni stanno costruendo una rete di relazioni basate sul dialogo e sul rispetto". Una di queste è mons. Luigi Padovese, vicario apostolico dell'Anatolia, secondo cui lo Stato profondo della Turchia (quello del nazionalismo e del radicalismo islamico), non è motivo di pessimismo circa la presenza cristiana in Turchia. "Certo, - spiega -occorre aiutare i cristiani ad uscire dall'anonimato o dall'indifferenze nella quale la situazione passata li ha relegati". E' un impegno che interpella tutti, a cominciare dal patriarcato ecumenico di Costantinopoli, una comunità di appena 3mila fedeli,con un passatofatto di grandi numeri, ridotti in modoesponenziale dalle vicende dell'ultimo secolo.
Un esempio su tutti, lo scambio tra popolazioni "greche" e "turche", sancito dal trattato di Losanna del 1923, con un milione e 344mila cristiani ortodossiricondotti in Grecia e 464mila musulmani rinviati in Turchia, perdepotenziare il ruolo delle minoranze nei due Paesi.A ciò seguì anche il calo costante dei cristiani di Istanbul, passati da 136 mila del 1927 agli 86 mila del 1965, fino ad arrivare ai 70 mila di oggi (stima riferita a tutte le confessioni). La sede del patriarcato (il Fanar), per secoli luogo simbolo della capitale dell'ortodossia, con il tempoè diventata un sobborgo, obiettivo di proteste e di atti di violenza, come quello del 1955 quando nel clima seguito all'occupazione di Cipro, migliaia di vandali assaltarono i quartieri greci, infrangendo vetrine, profanando cimiteri e distruggendo chiese. Oggi, è tornata la calma ma, aggiunge la Zambon nel suo libro, "i tanto in tanto le vetrate del Fanar vengono distrutte e le mura imbrattate con vernice spray, per non parlare delle piccole bombe incendiarie che vengono lanciate sul tetto".
Intanto, il numero di cristiani è ridotto al lumicino. "Non vogliamo niente di più che i nostri diritti; - ha detto Bartolomeo I, incontrando un gruppo di giornalisti in ottobre - al momento della proclamazione della Repubblica turca i cristiani ortodossi qui erano 180.000, oggi sono meno di 5.000. Chiedetevi il perché".
(Matteo Spicuglia/www.korazym.com)
10.11.2006

 

UNA "FANTASIA"

Ilham_Aliyev

 

Così il presidente dell'Azerbaigian, Ilhan Aliyev, ha definito il "genocidio armeno". Criticato il provvedimento francese che considera reato la sua negazione.

Il presidente dell'Azerbaigian, Ilhan Aliyev, ha liquidato come una "fantasia" il genocidio armeno perpetrato in Turchia durante l'agonia dell'Impero Ottomano, negli anni successivi alla fine della I Guerra Mondiale, e ha criticato il recente provvedimento legislativo francese che punisce come reato la negazione dell'eccidio, costato circa un milione e mezzo di morti, parificandola a quella dell'Olocausto; le norme sono state approvate in prima lettura dalla Camera bassa di Parigi, ma per entrare in vigore necessitano di due ulteriori passaggi parlamentari. "Il cosiddetto genocidio armeno non ha nulla a che fare con la realtà, è una fantasia dei gruppi di pressione armeni per giustificare la loro aggressione nei confronti di altri Paesi e spacciarsi come vittime", ha dichiarato Aliyev incontrando un gruppo di giornalisti stranieri. Il suo Paese, che e' tra l'altro uno stretto alleato di Ankara, è diviso dall'Armenia da una storica inimicizia, che esisteva già ai tempi dell'Urss; le due Repubbliche ex sovietiche hanno combattuto una guerra per il controllo del Nagorno Karabakh, enclave armena in territorio azero, e le forze di Baku hanno avuto la peggio; il conflitto è costato 35.000 vittime. Quanto al disegno di legge francese, il leader azero l'ha definito una "smaccata violazione della democrazia". In Francia, meta principale della diaspora d'inizio Novecento, vive la piu' grande comunità armena d'Europa fuori dai confini nazionali. (Agi Reuters)
10.11.2006

 

"SCORDATEVI UNO STATO INDIPENDENTE

Abdullah_Gul

Monito del ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul, dalle pagine del quotidiano <Hurriyet> ai leader curdi iracheno.

I leader curdi iracheni non devono portare avanti il sogno di uno Stato curdo indipendente nel Nord del paese. E' il monito lanciato dal ministro degli Esteri turco Abdullah Gul, in una intervista rilasciata al quotidiano <Hurriyet>.
Gul ha inoltre criticato quelli che Ankara ritiene i piani curdi sulla città di Kirkuk, ricca di petrolio, e ga di nuovo invitato l'Iraq a non sostenere i ribelli separatisti del Pkk che lanciano attacchi in Turchia dalle loro basi nel Nord dell'Iraq. "Non rincorrete un Kurdistan. Accantonate il vostro sogno di proteggere Kirkuk. Non proteggete il Pkk", ha dichiarato Gul dalle pagine dell'<Hurriyet>, "Siete sull'orlo di un errore storico". (da
Ap)
10.11.2006

SOCIETA'

AUMENTANO
LE DONNE NELL'AKP
DI ERDOGAN

Una recente campagna di tesseramento, in vista delle elezioni del prossimo anno, ha dato risultati incoragganti.

Le lezioni politiche che si terranno nel 2007 si avvicinano ed il Partito per la Giustizia affila le armi. A cominciare da quelle delle risorse umane. Una recente campagna di tesseramento ha prodotto risultati incoraggianti: il numero delle donne e dei giovani all'interno dell'organizzazione sta aumentando sensibilmente. in questo momento le rappresentanti del gentil sesso sono720 mila su quasi 3 milioni, circa un quarto del totale.
Di queste, il 27% ha tra i 18 e i 30 anni; il 33% tra i 31 e i 40 anni ed il rimanente tra i 41 e i 60. In aumento costante anche gli studenti, soprattutto quelli universitari. un ingresso necessario se si conta che il 56% dei dirigenti attuali ha appena il certificato di scuola primaria. (Apcom)
10.11.2006

 

80% DELLE RAGAZZE PER LA "LIBERTA' DI VELO"

Il_velo_in_Turchia

Indagine demoscopica in Turchia condotta dal quotidiano <Sabah>. Maggiore tolleranza rispetto al passato.

L'83.4% delle ragazze turche è per la "libertà di velo", indipendentemente dal fato che loro lo indossino o meno. Lo sostiene un sondaggio condotto dal quotidiano <Sabah>, con un campione composto quasi il 90% da ragazze che hanno il capo scoperto ed età delle intervistate tra i 15 ed i 22 anni, provenienti da varie parti del Paese.
Oltre l'80% ha detto che se una donna turca vuole portare il turban (il velo islamico della tradizione locale) deve essere libera di farlo. Solo il 57.2% del campione si è definito anche "religiosa", a dimostrare che nelle nuove generazioni turche c'è molto spazio per la tolleranza e il rispetto. (Apcom)
10.11.2006

 

TURCA IN COSTUME INTEGRALE CACCIATA DALLA PISCINA

E' avvenuto in un liceo tedesco di Berlino. Il motivo va ricercato nel fatto che l'abbigliamento, una volta inzuppato di acqua, avrebbe potuto mandare a fondo la protagonista: una ragazza di nome Hatina.

L'integrazione degli immigrati di fede musulmana ha subito un altro colpo in Germania. A Berlino il direttore di una piscina e un istruttore di nuoto hanno invitato una studentessa turca quindicenne, che insieme ai compagni di classe prendeva lezioni, a lasciare l'impianto perché indossava un costume da bagno che le copriva gambe e braccia. E' accaduto ad Hatice, studentessa del "Robert-Blum-Gymnasium". Il giornale <Tagesspiegel>, che ha riferito l'episodio, ha scritto che i responsabili della piscina "Am Sachsendamm" hanno assicurato che la loro decisione non nascondeva alcun pregiudizio, ma era motivata dal timore che il costume da bagno, una volta inzuppato di acqua, potesse mandare a fondo la ragazza. Hatice ha tentato di spiegare che in Turchia quel costume è di norma.
L'incidente ha creato imbarazzo alle autorità berlinesi che da tempo hanno avviato una campagna di sensibilizzazione per persuadere le famiglie di religione musulmana a mandare i figli a lezioni di nuoto, uno sport che in Germania è parte integrante dell'ora di educazione fisica. Una recente indagine ha rilevato che nei quartieri multietnici di Neukoelln e di Friedrichshain-Kreuzberg la percentuale delle bambine in era scolare che non sa nuotare è rispettivamente del 26.3 e del 27 per cento: decisamente alta per il paese. (Agi)
10.11.2006

ASSOLTA L'ARCHEOLOGA TEORICA
DEL VELO ANTI-MAOMETTO

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Per la 92enne Muazzez Ilmiye Cig, e per il suo editore, il Tribunale ha stabilito che quanto scritto in suo libro non costrituisce reato.

A 92 anni forse pensava di godersi i suoi nipoti, la sua pensione e il successo delle sue pubblicazioni. Invece Muazzez Ilmiye Cig, accademica turca di fama internazionale, ed invece il primo novembre è finita sotto processo per un libro pubblicato lo scorso anno. L'accusa era quella di aver offeso la religione musulmana, per aver dato un'interpretazione distorta dell'origine dell'utilizzo del velo islamico in Medio Oriente. Il documento incriminato non è il solito romanzo. Si tratta di un testo scientifico.
Con la Cig è comparso sul banco degli imputati anche il suo editore. Entrambi sono stati assolti perché il fatto - come ha sentenziato il Tribunale - non costituisce reato.
Muazzez, ex docente conosciuta in tutto il mondo per le sue ricerche, è un'esperta del popolo dei Sumeri, civiltà mesopotamica che si sviluppò nel 5.000 avanti Cristo. In oltre sessant'anni di attività ha tradotto migliaia di tavolette e redatto numerosi testi. Nel suo ultimo lavoro, descrivendo le usanze di questa popolazione, ha scritto che in Medio Oriente il velo era puramente un segno di distinzione e non un'imposizione religiosa. Per dimostrare questa teoria, la Cig ha spiegato che le sacerdotesse nel periodo sumerico si mettevano il velo solo per sottolineare uno status sociale diverso da quello delle altre donne. Anzi, sostiene l'anziana accademica, queste donne, seppur velate, spesso erano anche delle iniziatrici dei giovani ai piaceri della carne. Solo molti secoli dopo, secondo la studiosa, il velo è stato utilizzato come strumento repressivo, per nascondere la femminilità. L'autrice ha poi concluso che oggi, nella maggior parte dei Paesi musulmani, è un simbolo di divisione del sesso femminile.
Un saggio di antropologia dal valore scientifico innegabile. Ma le frange più integraliste in Turchia non si fermano neanche davanti a questo. E così un gruppo di legali dei nazionalisti islamici a Izmir, città sul Mar Mediterraneo e considerata uno dei luoghi più occidentalizzati del Paese, ha fatto mettere sotto accusa l'anziana signora. Alla faccia della sua età e del suo curriculum di docente universitario e dirigente del Museo Archeologico di Istanbul.
Ma chi ha avuto il coraggio di incriminare una donna di 92 anni non aveva fatto i conti con un altro aspetto: il carattere della studiosa. Originaria di Bursa, dov'è nata nel 1914, in piena guerra d'indipendenza, la signora Cig non è certo disposta a passare sopra le sue ricerche e i suoi principi. E ha rincarato la dose. Parlando con i giornalisti ha detto di non essere una cattiva musulmana, ma solamente di aver evidenziato un dato di fatto, cioè il reale valore attribuito oggi al velo islamico, cioè una fedele seguace dei principi di Mustafa Kemal Atatürk, fondatore della Turchia moderna. Non paga, la signora Cig ha speso anche qualche (pesante) parola sulla situazione odierna del suo Paese, dicendo apertamente che il governo di Recep Tayyip Erdogan e del suo partito (Akp, di orientamento islamico moderato) stanno facendo regredire la società e cancellando quei valori laici e repubblicani che rendono la Turchia uno Stato unico nel panorama mediorientale.
"a Turchia adesso è attraversata da una forte spinta nazionalista e reazionaria - ha concluso la studiosa - ma io sono ottimista per il futuro della mia nazione, e credo nel suo popolo. E comunque non permetterò a nessuno di farmi desistere dai miei principi, che sono quelli di Atatürk".
La Cig era già nota alle cronache turche per una lettera aperta scritta qualche tempo fa nientemeno che a Emine Erdogan, la consorte del premier, che indossa il türban, il velo islamico della tradizione turca.
Le aveva chiesto di non metterlo più nelle occasioni pubbliche, in grazia del ruolo istituzionale che ricopriva. "Nel privato può fare quello che vuole - disse al tempo la Cig -, ma quando è in pubblico, come moglie del capo del governo, non dovrebbe". Emine Erdogan non le ha mai risposto. (da Marta Ottaviani/Il Giornale.it)
10.11.2006

 

ARRIVANO I JEANS
ECOLOGICI
CON COTONE TURCO

In_arrivo_i_jeans_ecologici

 

Saranno messi in commercio dalla <Levi Strauss Europe>. Tutto puro al 100 per cento. Bottoni di cocco e metallo non galvanizzato.

Arrivano i jeans ecologici equelli equo-solidali. Dopo il caffè e il cioccolato, sul mercatosbarcano i "denim" certificati da <Faitrade TransFair Italia>, marchio che certifica la provenienza da aziende e consorzi di produttori di Paesiin via di sviluppo che lavorano secondo i criteri del commercio equo e solidale. Per realizzare i pantaloni che saranno commercializzati in25 discount al centro nord, informa l'Unione Consumatori, è statoutilizzato cotone coltivato in Camerun, lavorato e tessuto in Italia e poi confezionato in Tunisia.
A firmare i jeans ecologici, è invece <Levi Strauss Europe> che ha annunciato il lancio di <Levi's eco jeans>, ''il primo totalmentecompatibile creato da un brand denim: realizzato - spiegano allasocietà - usando cotone organico 100% certificato, ogni elemento diquesto jeans, dal processo produttivo ai componenti, èeco-sostenibile''.
Il processo produttivo, spiegano all'azienda, ''inizia conl'utilizzo di cotone organico 100%, proveniente dalla Turchia, cuivengono aggiunti accessori come i bottoni in cocco e in metallo nongalvanizzato, rifiniti usando solo componenti naturali. I normalirivetti di rame sono sostituiti da cuciture rinforzate e la produzione
avviene in un'area creata appositamente negli stabilimenti <Levi's> inUngheria''. (Adnkronos)
10.11.2006

 

LA FAME,
ED ALTRO ANCORA
IN AFRICA

Bambini_africani

Tutti i problemi inerenti il Continente nero sono stati dibattuti in un summit che si è aperto nei giorni scorso ad Istanbul. L'identità musulmana all'interno della globalizzazione.

The first ever African Islamic Summit, bringing together religious leaders from thirty-two countries, began its three-day run in Istanbul.
The problems of the African continent, which has been struggling with social burdens and cultural ordeals for decades, was discussed during the summit.
Organized by the Turkish Department of Religious Affairs, the summit was opened by Turkish Prime Minister Tayyip Erdogan. With the exception of Sudan, all the participating countries will be represented by their highest religious authorities.
The results of the three-day summit, which also addressed problems experienced by the Islamic world, was announced to the public following the conclusion. Important aid organizations from Turkey were also present at the meeting.
Turkey will share its knowledge and experience in religious matters with many Muslim African countries, such as Mozambique, Togo, Mauritania, Sudan, Uganda, the Ivory Coast and more.
The summit dealed with issues such as Muslim identity and globalization, and how to adopt a common stance while preserving and promoting Muslim historical and cultural heritage.
Although the summit dealed mostly with religious issues, it nonethelessed make as many endeavors as possible to take further steps in finding lasting solutions to the economic and social problems of Africa.
Prof. Dr. Mehmet Gormez, Turkish Deputy Director of Religious Affairs, stated that the summit was of very high importance for Turkey.
Speaking to Zaman, Dr. Ali Dere, the head of Foreign Affairs under the Directorate of Religious Affairs, offered his assessment of the Istanbul meeting and stated they had been organizing the Eurasian Islamic Summit for six years. The summit was aimed at forming a strategic unity. He also noted that they were planning to expand cooperation with religious leaders and institutions of Balkan, Caucasus and Turkic Muslim States to include the Muslim African states as well.
"We are working on adopting common principles in religious education, institutionalization and services. We are going to share what we have gained from the Eurasian Islamic Summits with African countries. Africa has many serious problems and it is impossible for us to deal with them by ourselves. Therefore, we have arranged for our aid organizations to provide those countries with the humanitarian aid and economic support they need. We will first evaluate the problems ourselves and then will help the aid organizations involved as much as possible" Dr. Dere remarked.
Dere also noted that Turkey had no arrogance or claims whatsoever of being a leader though it had been the organizer of such serious meetings. However, it was the most experienced Muslim state, thus it can be an example. He said that most Islamic countries were either deprived of or lacked deep-rooted experience like Turkey's.
"They want to form a model similar to Turkey. They ask for help in institutional structuring and demand religious officers from us. Turkey's responsibility is to carry out a voluntary task by remaining loyal to historical ties and it has no claims of being a leader. This is no more than an attempt to share what we have; an attempt that stems from a centuries-old responsibility," said Dere.


Africa's Greatest Problem is Poverty

Half of the world's poorest live in Africa. According to statistics from the World Bank, Central Africa is the poorest region globally in terms of income per capita, where the annual income is below $765. Income per capita in Ethiopia and Burundi is below $90.
Furthermore, Africa is the only continent getting poorer in the world in the last 25 years. Infrastructure does not permit people to catch up with the standards of a modern life. Only 12 per cent of roads are in a usable condition in Central Africa.
Another calamity is only 20 percent of all Africans, about 680 million people, have access to working electricity.
The unlucky continent is also the least healthy one. One of the greatest and persistent difficulties is access to safe drinking water. Africans spend about 40 billion hours a year to forage for clean water. Therefore, the potential workforce that would normally be spared for production is spent on the long and tiring search for water. Nearly 80 percent of all diseases are caused by unsafe water. A great majority of infant deaths stems from preventable and curable ailments such as malaria.
It is thought that with a fund of only $100 million dollars, polio and chicken pox could be eradicated for good.
With only 10 percent of the world's total population, the continent nevertheless houses two-third of AIDS victims. Life expectancy is below 40 in nine countries.
Another difficulty African countries suffer from is corruption, which encroaches on the economic support provided to the continent. Civil wars and disagreements over boundaries often make life unbearable for the African citizen. (Isa Yasar)
10.11.2006

 

COMMEMORAZIONE

I_festeggiamenti_per_Ataturk

Manifestazione all'Eur per ricordare il primo anniversario della collocazione del monumento dedicato a Kemal Ataturk.

In occasione del sessantesimo anniversario della scomparsa del fondatore della Repubblica di Turchia, Mustafa Kemal Ataturk, e del primo anniversario della collocazione del monumento dedicato al grande statista nel quartiere Eur di Roma, si terrà alle ore 9.00 di questa mattina venerdì 10 novembre una manifestazione commemorativa promossa dall'ambasciatore turco S.E Ugur Ziyal alla presenza del corpo diplomatico e dei cittadini turchi residenti nel nostro Paese nonché degli amici italiani. (Uait)
10.11.2006

CRONACA

E' MORTO L'EX PREMIER BULENT ECEVIT

Addio,_Ecevit

Lo statista turco da tempo era ricoverato presso l'ospedale militare di Ankara. Nel 1999 aveva presentato la candidatura formale per l'ingresso di Ankara nell'UE.

L'ex Primo Ministro turco Bulent Ecevit, che presentò la candidatura del suo Paese per l'ingresso nell'UE nel 1999, è morto a 81 anni. Ecevit era ricoverato nell'ospedale militare di Ankara dopo aver avuto un infarto in maggio mentre partecipava ad un funerale di un alto magistrato ucciso da un fondamentalista islamico. Ecevit è stato cinque volte Primo Ministro. Amante della poesia, la sua carriera politica è stata contrassegnata dalla fede in un nazionalismo temperato dalla sinistra. Domani i solenni funerali di Stato. (Ansa)
10.11.2006

 

APPELLO CONTRO ISOLAMENTO DI TRE DETENUTI

Ad approvarlo, all'unanimità, il Consiglio provinciale di Firenze mobilitato per salvare la vita all'avv. Behic Asci che fa lo sciopero della fame assieme a Gulcan Goruroglu e Sevci Saymaz in un carcere turco.

Il Consiglio provinciale di Firenze ha approvato all'unanimità la mozione della settima Commissione consiliare per salvare la vita dell'avvocato Behic Asci, di Gulcan Goruroglu e di Sevci Saymaz, scioperanti della fame contro l'isolamento carcerario in Turchia. ''Tutti sono a conoscenza della vicenda - ha illustrato la presidente della Commissione Eluisa Lo Presti (Ds) - e la Commissione ha voluto esplicitare nell'appello la non condivisione di una forma così estrema di lotta fino alla morte''.
Per Sandro Targetti (Prc) ''è importante dare il nostro contributo perché questa spirale di sofferenza e di morte venga interrotta. La questione delle carceri e le condizioni della detenzione, riguarda i diritti umani, i diritti della persona, ed anche l'ingresso della Turchia nell'Unione europea''.
Massimo Lensi (FI) ha sottolineato come ''questo avvocato e gli altri 122 fra detenuti e non detenuti hanno deciso di suicidarsi attraverso una forma dolorosissima e lacerante di iniziativa politica violenta che è quella della sciopero fino alla morte. Nel nostro piccolo, dovremmo iniziare una riflessione sull'ingresso della Turchia in un'Unione Europea che non presta la dovuta attenzione alle problematiche sui diritti civili e sui diritti individuali''. (Adnkronos)
10.11.2006

 

BIMBO DI DUE ANNI "BLOCCATO"
PERCHE' PERICOLOSO RICERCATO

Il piccolo stava per imbarcarsi su un volo diretto in Turchia in compagnia del proprio genitore. Il fatto increscioso, sul quale è stata aperta una inchiesta, si è verificato negli Emirati Arabi.

A un bimbo di due anni è stato impedito di imbarcarsi su un aereo diretto in Turchia negli Emirati Arabi Uniti perché il suo nome compariva in un elenco di sospetti ricercati . Lo ha riferito un giornale locale <Emirates Today>. Il quotidiano ha raccontato che gli estremi del passaporto del bambino, fra i quali la data di nascita, coincidevano con quelli contenuti in un mandato di cattura. Non si conosce la causa del pasticcio.
"Mentre stavano passando attraverso le procedure di controllo dei passaporti per salire a bordo, uno degli agenti in servizio ha detto che volevano prendere Suhail", ha detto all'<Emirates Today> il padre del bimbo, Abdullah Mohamed Saleh.
"Pensavo che stesse scherzando e ho detto 'Prendetelo se volete' ", ha dichiarato. "Al che mi ha fatto vedere la copia di un documento che diceva che Suhail era ricercato e che pendeva su di lui un mandato di cattura".
Le autorità hanno detto che faranno un'indagine sull'incidente, ha riferito il giornale. (Reuters)
10.11.2006

 

AD ISTANBUL RESIDENZE DI LUSSO SENZA PERMESSI

Una_veduta_di_Sisli

La zona è quella di Sisli, una delle più esclusive della metropoli. Due edifici di otto piani che improvvisamente soni diventati 27, ben 19 in più.

Dovevano essere il fiore all'occhiello di Sisli, uno dei quartieri più esclusivi di Istanbul. Invece si sono trasformati nell'ennesimo scandalo edilizio. Si tratta di due edifici da 27 piani e appartamenti categoria super lusso, dalla cui sommità si gode una splendida vista sul Bosforo.
Il complesso si chiama <Kempinski Astoria Redidence Towers> e sorge vicino al centro commerciale Cevahir. Ben 19 piani sono stati costruiti senza autorizzazione. Il palazzo, infatti, da progetto originario doveva essere di soli otto piani. La osa ha fatto sorridere è che hanno già prenotato appartamenti nel complesso numerose celebrità turche, tra cui l'ex Primo Ministro Tansu Ciller. Corre ai ripari il presidente della compagnia costruttrice che ha detto: "Non è solo un nostro problema, riguarda tutta Istanbul". (Apcom)
10.11.2006

AZIENDE "SPIANO" I CLIENTI PER STRATEGIE DI VENDITA

La popolazione dei giovani consumatori turchi ha attratto l'attenzione delle aziende straniere e locali al punto di seguirla con camere a circuito chiuso per tutto il tempo che sta nei negozi.

La popolazione di giovani consumatori turchi ha attratto l'attenzione delle aziende straniere e locali al punto da introdurre un sistema di "spionaggio" delle abitudini dei clienti all'interno dei negozi. La notizia, ali limiti della legalità, si apprende dallo <Zaman Online>.
Il sistema di videocamere, piazzate all'interno dei negozi, permette di registrare le abitudini dei clienti e di trasformarli in dati statistici che vengono utilizzati per studiare le strategie di vendita dei prodotti. I ragazzi vengono "spiati" durante le permanenza nei negozi. Si calcla il tempo, il tipo di spesa, il totale degli acquisti, quanti clienti visitano il negozio e in quali orari. (
Apcom)
10.11.2006

DONNA PARTORISCE 17° FIGLIO

La puerpera, una turca di 55 anni nativa della zona di Mus nel sud-est anatolico, ha già cinque nipoti.

Mamma da guiness dei primati in Turchia: una donna di 55 anni ha dato alla luce il suo 17mo figlio, un maschietto. Lo ha riferito l'agenzia di stampa <Anadolu> secondo cui la donna, che in passato aveva avuto anche due aborti, ha assicurato che questo è il suo ultimo parto. Originaria di Mus, nel sud-est anatolico, la mamma record ha dieci figli maschi e sette femmine. la donna ed il marito, di 66 anni, hanno già molti nipoti, cinque solo dal loro primogenito. (Adnkronos-Dpa)
10.11.2006

NOTIZIARIO D'AMBASCIATA

INVESTIRE IN TURCHIA, INVESTIRE NEL FUTURO

Il Congresso mondiale degli uomini d'affari della Turchia, che si tiene dal 1996 ogni due anni, si riunirà a Istanbul il 18 e 19 novembre. Tema dell'edizione di quest'anno è "Investire in Turchia, investire nel futuro", con workshop e pannelli interattivi sull'argomento. Circa 2000 imprenditori provenienti da oltre 50 Paesi, insieme a burocrati e funzionari ministeriali, si riuniranno per discutere dell'importante tematica e delle opportunità d'investimento in Turchia che saranno presentate agli imprenditori nel "Cities Investment Catalogue" e nel "Cities Investment Market".

LA CRESCITA DEI CENTRI COMMERCIALI

Un_centro_commerciale_ad_IstanbulDopo numerosi anni dominati dalla cultura del "Bazar" e delle migliaia di negozi e piccole attività commerciali da Istanbul alla più piccola città della Turchia, si assiste ad una crescita esponenziale dei centri commerciali sia di proprietà locale che estera. Ad oggi sono presenti nel Paese 119 Shopping Mall di cui 47 si trovano nella grande area metropolitana di Istanbul, dove recentemente sono stati peraltro inaugurati i piu' moderni centri commerciali (Cevahir e Kanyon) con investimenti per la sola costruzione superiori ai $150-200 milioni ciascuno. Gli olandesi Corio hanno acquisito lo scorso anno il 47% dell'allora più importante centro commerciale di Istanbul (Akmerkez) e sono in procinto di acqıisire ulteriori quote nei malls Olivium e Cevahir. Quest'ultimo, secondo in ordine di grandezza in Europa, potrebbe essere ceduto a breve alla <Kuwait Investment Authority> per un prezzo superiore ai $750 milioni. Il 50% del centro commerciale di Eskisehir, una località non distante da Ankara, è in fase di cessione alla <Merril Lynch> ed alla <Krea Real Estate>, mentre una joint-venture americano-tedesca (<US GGP> ed <Otto>) è pronta ad investire $200 milioni in un centro commerciale a Tatilya (Istanbul). Anche gli austriaci della Meinl intendono effettuare un investimento di oltre $100 milioni in Turchia, sebbene non abbiano ancora deciso la localita'. Va precisato che imprenditori locali, come ad esempio la famiglia Ezacibasi, da soli o in collaborazione con imprese estere, intendono effettuare consistenti investimenti nel settore. <Turk-Mall>, con i tedeschi <Grundbesitz Investmentgesellschaft>, non solo ha inaugurato recentemente ad Izmir il centro commerciale "Forum Bornova" ma sta al momento pianificando aperture a tappeto in tutta la Turchia con investimenti superiori ai $5 miliardi nei prossimi dieci anni.

LE DIFFICOLTA' DI <BOTAS>

L'Ente Nazionale turco competente per il trasporto e la distribuzione delle Risorse Naturali (Botas) ha recentemente informato il ministero dell'Energia di trovarsi in difficoltà finanziarie tali da impedire al momento di far fronte ai pagamenti dovuti sia ad alcune banche che ad alcuni Paesi fornitori (Russia, Iran, Algeria e Nigeria). Nel comunicato la <Botas< informa inoltre di aver quasi raggiunto il limite di credito bancario consentito per cui si troverebbe nell'impossibilita' di ricorrere all'apertura di una nuova linea di credito; a causa di tali difficoltà non ha escluso che nel corso della stagione invernale possa ricorrere a tagli all'erogazione dell'energia. Per rimediare in parte a tale situazione deficitaria la <Botas> ha quindi deciso di aumentare le tariffe di distribuzione del gas naturale per uso domestico del 5.8% e per uso industriale del 5.4%, pur mantenendo una politica di contenimento degli aumenti a difesa dei consumatori. Interpellato in merito alle difficoltà economiche della <Botas> ed ai recenti aumenti, il ministro dell'Energia, Hilmi Guler, ha affermato che è ingiusto parlare della <Botas> come di una società in fallimento, aggiungendo che sono in corso dei negoziati per risolvere le problematiche finanziarie e che per quanto riguarda gli aumenti, trattandosi di un bene importato, è assolutamente normale che si debbano effettuare degli aggiustamenti monetari nel corso dell'anno.

SUMMIT SULLA COOPERAZIONE ECONOMICA

Il ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul, ha partecipato a Mosca al summit dei ministri degli Esteri della Cooperazione Economica del Mar Nero (Bsec). Nel corso della riunione sarà dicsusso il progetto riguardante la costruzione di un'autostrada lunga 7.000 km che circonderà l'intera regione del Mar Nero. L'iniziativa, già approvata da parte dei ministri dei Trasporti dei Paesi della Bsec, attende ora la ratifica dei Ministri degli Affari Esteri. La Bsec, istituita nel 1992 su iniziativa dell'allora Primo Ministro turco Turgut, comprende oltre alla Turchia, la Grecia, l'Albania, l'Armenia, l'Azeirbaja, la Bulgaria, la Moldovia, la Romania, la Russia, Serbia-Montenegro e l'Ucraina. Alla Turchia spettera' la presidenza della Bsec, ora della Serbia-Montenegro, il prossimo anno.

BOICOTTAGGIO PRODOTTI FRANCESI

Prosegue la campagna di boicottaggio nei confronti dei prodotti francesi. L'Associazione dei Consumatori ha annunciato che il prossimo prodotto nel mirino della protesta sarà la <Tefal> e le associate <Moulinex> e <Rowenta>. Non si ferma quindi l'azione decisa dei consumatori, che hanno preso di mira prima i prodotti della Total e successivamente quelli dell'<Oreal>. La campagna di boicottaggio andrà avanti finché il progetto di legge non sarà ritirato, ha dichiarato il presidente dell'Associazione, Deniz.

REPUBBLICA TURCA DI CIPRO NORD

La Banca Mondiale ha recentemente pubblicato un rapporto sull'attuale situazione economica della c.d. "Repubblica turca di Cipro del Nord". Lo studio, intitolato "Sostenibilità e Risorse di Crescita Economica nella Cipro del Nord", ed alla cui realizzazione ha partecipato anche il Centro di Coordinamento dell'Unione Europea ed alcune Organizzazioni non Governative, si sofferma su alcuni aspetti particolarmente deficitari della gestione economica della c.d. "Repubblica turca di Cipro del Nord", in particolare sulla previdenza sociale che attualmente copre solo il 42% della forza lavoro e le cui spese sono molto elevate, rendendone pertanto impossibile la sostenibilità già nel breve periodo. Il sistema pensionistico erode in modo eccessivo le risorse dello Stato, pari al 12% del Pnl. La Banca Mondiale considera quindi improcrastinabili riforme radicali senza la cui attuazione il benessere sociale nel lungo termine sarebbe messo a rischio, con il rischio di vedere notevolmente aumentato il gap con la parte meridionale dell'isola e una dipendenza sempre più accentuata da Ankara.

 

INTERSCAMBIO

Nei primi nove mesi del 2006 il valore dell'interscambio della Turchia ha già raggiunto quota $161.1 miliardi, con le esportazioni pari a $60.7 miliardi (+13.4% rispetto ai primi 9 mesi del 2005) e le importazioni a quota $100.5 miliardi (+17.8% rispetto allo stesso periodo del 2005). Il disavanzo della bilancia commerciale è pertanto di $39.8 miliardi (+25,2% rispetto al 2005). L'Italia risulta essere il terzo partner commerciale con un interscambio di $11.2 miliardi (+22% rispetto al 2005). L'export dell'Italia verso la Turchia è stato di $6.2 miliardi (+12.8% rispetto al 2005), mentre le esportazioni turche verso l'Italia sono cresciute del 25.5% raggiungendo quota $5 miliardi, con un saldo positivo per l'Italia di $1.2 miliardi. La quota di mercato dell'Italia sulle importazioni totali della Turchia è pari al 6.%. Germania e Russia restano i principali partner commerciali della Turchia, con la Russia che però ha scavalcato la Germania come primo paese fornitore ($12.5 miliardi), grazie alle sempre più ampie forniture di gas naturale (oltre 20 miliardi di m3 l'anno ed una dipendenza da quelle fonti pari al 67% del fabbisogno energetico della Turchia). In forte crescita permangono le esportazioni della Cina (ormai consolidato terzo Paese fornitore della Turchia) con un aumento del 45% rispetto allo stesso periodo del 2005, della Francia (+15.2%), dell'Iran (+84%) e della Grecia (+50%).

LA MISSIONE DI JOHN LIPSKY (FMI)

Il vice presidente esecutivo del Fondo Monetario Internazionale, John Lipsky, in visita per la prima volta ad Ankara, ha recentemente incontrato il ministro degli Esteri Abdullah Gul, il ministro dell'Economia Ali Babacan e quello delle Finanze Kemal Unakitan, oltre ad alti funzionari e rappresentanti di alcune istituzioni economiche, tra cui l'Associazione delle Camere di Commercio, dell'Industria e delle Borse (Tobb). Al termine della sua visita Lipsky ha tenuto una conferenza stampa nel corso della quale si è soffermato sulla questione relativa al contenimento del tasso d'inflazione. Secondo Lipsky le pressioni esterne che hanno causato l'impennata dei prezzi sono temporanee ed il tasso d'inflazione riprenderà a scendere dal prossimo anno attestandosi a fine 2007 vicino al 4%. Il rappresentante del Fmi non considera peraltro critico il deficit della bilancia dei pagamenti, la cui riduzione - ha sottolineato Lipsky - dovrebbe essere sostenuta da adeguate politiche finanziarie di medio e lungo periodo.

SUCCESSI DELLE RIFORME

Un team di economisti esperti di Turchia guidati dall'ex Desk Chief del Fondo Monetario Internazionale per la Turchia, Riza Moghadam, attuale advisor del Direttore del <Fondo Rodrigo Rato>, ha recentemente elaborato un rapporto che sottolinea i successi delle riforme attuate ed i significativi cambiamenti che ha subito il Paese nel corso di questi ultimi anni. Nel ricordare la crisi dell'economia turca nel 2001 il rapporto cita le difficoltà affrontate con determinazione dal Governo per riportare il tasso d'inflazione, allora al 70%, ad una sola cifra, nonché la costante diminuzione dei tassi d'interesse che ha sensibilmente migliorato le prospettive di sostenibilità del debito.

PERSISTE IL DEFICIT DELLA SPESA SOCIALE

Il deficit finanziario della spesa sociale continua ad aumentare nonostante i continui sforzi del Governo, secondo quanto comunicato dall'Agenzia stampa <Anatolian News>. Le risorse destinate nel budget del prossimo anno per coprire il deficit del settore dovrebbero ammontare al 5% del PNL contro il 4.1% di quest'anno e a dispetto del 4.3% preventivato in fase di bilancio 2006. Quanto al finanziamento della spesa sociale, nel budget per il 2007 è previsto lo stanziamento di $20.5 miliardi contro i $16 miliardi del 2006, con un aumento del 28.1%, mentre le istituzioni sociali del settore dovrebbero avere nel 2007 introiti pari a $45.5 miliardi a fronte di una spesa di $53.8 miliardi, di cui $33.6 miliardi di contributi e $16.4 miliardi di spese sanitarie. Il settore, che nel 2006 ha mostrato una ripresa parziale con un aumento delle entrate stimate all'8,5% del Pnl, secondo le attuali proiezioni raggiungerà una spesa pari al 12.2% del Pnl contro il 12% preventivato.

TASSO DI INFLAZIONE

Il Governatore della Banca Centraleturca, Dormus Yilmaz, nel corso della presentazione alla Commissione Parlamentare di Pianificazione e Bilancio, ha affermato che il tasso d'inflazione si attesterà a fine anno tra il 9.2% ed il 10.6% (10.55% nel solo mese di settembre). Il Governatore ha rivolto un appello al Governo affinché mantenga una stretta disciplina fiscale prima del prossimo appuntamento elettorale nel 2007, affermando che i tagli ai tassi d'interesse che la Banca potrebbe effettuare all'inizio del prossimo anno dovranno essere accompagnati da un'adeguata politica fiscale. Secondo Yilmaz le politiche dei prezzi dovrebbero armonizzarsi con gli obiettivi del tasso d'inflazione evitando budget di spesa eccessivi per il settore pubblico. Finora i prezzi al consumo sono cresciuti molto più velocemente rispetto alle aspettative della Banca Centrale; ciò ha causato la perdita di almeno un quarto del valore della valuta nazionale e dei titoli denominati in valuta estera, costringendo pertanto l'Istituto ad innalzare i tassi d'interesse.

 

INVESTIMENTI E PRIVATIZZAZIONI
Secondo l'Agenzia di Stato per la Pianificazione, nel prossimo anno i proventi derivanti dalla privatizzazione, che nel 2006 saranno pari a circa $10 miliardi, si ridurranno sensibilmente fino a toccare quota $4 miliardi. Il motivo sarebbe connesso al fatto che nel novero delle privatizzazioni del 2006 rientreranno quelle relative a <Telekom>, alle acciaierie <Erdemir> ed alle raffinerie <Tupras>, mentre nel 2007 sono previste numerose cessioni di importi decisamente inferiori ai tre colossi menzionati. Nel contempo, il volume delle esportazioni che quest'anno dovrebbe attestarsi intorno agli $83 miliardi, secondo alcuni analisti locali toccherà per la prima volta nel 2007 la cifra record di $100 miliardi. Commentando tali dati il Primo ministro Recep Tayyip Erdogan, in occasione dell'inaugurazione della Nona Settimana dell'export turco, ha sottolineato il fatto che secondo le stime nel 2023 la Turchia esporterà oltre $500 miliardi, entrando a far parte, proprio in occasione del centenario della Repubblica, delle 10 potenze economiche mondiali (attualmente è in 20ma posizione).

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Ammontano a 37 le società qualificate dall'Amministrazione per le Privatizzazioni per prendere parte alla vendita delle reti di distribuzione di energia elettrica di Ankara, Sakarya e Istanbul, che dovrebbe far entrare nelle casse dello Stato $10 miliardi circa. Tra le società e joint ventures partecipanti, figurano alcuni giganti stranieri tra cui le italiane <Enel> ed <Edison>, le tedesche <E.ON> e <EnBW>, le statunitensi <AES> e la spagnola <Iberdrola>

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Al fine di far fede agli impegni presi con il Fondo Monetario Internazionale di procedere alla vendita del 99% della Halkbank entro il 25 maggio 2008, il Parlamento ha recentemente approvato una legge che consente alla predetta banca di continuare a concedere prestiti a piccole e medie imprese per i prossimi cinque anni mantenendo così il suo ruolo tradizionale a sostegno di tale fascia imprenditoriale. Tra i possibili partecipanti alla gara per la privatizzazione, da cui si prevedono introiti tra $4 e $5 miliardi, vi sono la <Garanti Bankasi>, <General Electric>, la <Citibank>, lo <Spain Banco Bilbao Vizcaya Argentaria> (Bbva) e la <Fortis>.

 

INDICATORI MACROECONOMICI

- Crescita del PNL nel 2005: 7.7%; gennaio - aprile 2006: 6.3%
- Inflazione annua (prezzi al consumo): 7.72% (2005); 10,59% (agosto 2006)
- Interscambio con l'Italia nel 2006 (gen - settembre): oltre $11.2 miliardi, con esportazioni verso l'Italia pari a $4,9 miliardi (+25,5% rispetto al corrispondente periodo del 2005) ed importazioni dall'Italia pari a $6.2 miliardi (+12,8 % rispetto al corrispondente periodo del 2005). (Ice Istanbul su dati dell'Istituto Turco di Statistica- Tuik)

PROGETTO "HOW TO GO INTERNATIONAL"

L'Unioncamere della Liguria, assieme agli <Euro Info Centres> di alcune Regioni dell'Italia, della Spagna e della Turchia impegnate in progetti europei, sta coordinando il progetto "How to go International", finanziato dall'Unione Europea - Direzione Generale delle Imprese e dell'Industria, il cui scopo è quello di contribuire all'applicazione delle linee guida indicate dall'Entrepreneurship Action Plan della Commissione Europea conducendo una serie di attività a sostegno della competitività delle piccole e medie imprese (SMEs) e delle micro-imprese che intendono ampliare la loro attività a livello internazionale. L'obiettivo principale del progetto è quello di fornire sia alle SMEs che alle micro-imprese l'assistenza che consenta loro di superare la difficoltà che si presentano nell'accedere ai mercati europei ed internazionali; l'adeguata gestione delle proprie risorse; la definizione di chiare strategie e la gestione di attività di cooperazione transnazionali. A tale riguardo è stato creato il seguente sito web relativo al progetto www.lig.camcom.it/howtogointernational, dove le parti interessate possono accedere a tutte le informazioni relative ai processi di internazionalizzazione già svolte sia dalle Regioni che dai Paesi coinvolti nelle attività del progetto stesso. La Turchia vi è rappresentata dalle Camere di Commercio di Istanbul e Gaziantep, ed uno dei principali eventi previsti in ambito al progetto sarà tenuto proprio ad Istanbul il prossimo 4 dicembre quando oltre 100 aziende provenienti da Italia , Spagna e Turchia si incontreranno per discutere e verificare le opportunità di affari nei seguenti settori: agro-alimentare, costruzioni, meccanica, elettronica ed automazione, gomma e plastica. Per prendere parte all'evento sarà necessario compilare il formulario di partecipazione disponibile sul predetto sito web dove sarà altresì possibile consultare on-line la lista dei partecipanti ed eventualmente fissare in anticipo delle riunioni di lavoro.

A cura di: Simona De Martino - capo dell'Ufficio Economico e Commerciale dell'Ambasciata d'Italia
Gianmarco Macchia - vice capo dell'Ufficio economico e commerciale
Roberto Luongo - direttore dell'Ufficio Ice di Istanbul
Redazione: Tiziana Staffolari - collaboratore economico e finanziario
10.11.2006

ECONOMIA

SUL MERCATO CON UNA NUOVA VETTURA

Fiat_Linea

E' partito dal salone di Istanbul, che si è aperto la scorsa settimana il rilancio della <Fiat> cxhe ha presentato in anteprima mondiale la "Linea" una tre volumi del segmento C nata nell'ambito della <Tofas A.S>, joint venture tra il gruppo torinese e quello Koc. Presente anche la <Lancia> con la concept car "Lancia Delta HPE>, due versioni della "Ypsilon", una "Musa" ed una "Thesis".

La_Fiat_Linea_esposta_al_Salone_di_IstanbulE' partito dal salone dell'auto di Istanbul, che si è la scorsa settimana, il rilancio della <Fiat> verso i Paesi dell'Europa dell'est, ed in particolare nello stesso mercato turco. La casa torinese ha infatti presentato in anteprima mondiale la "Linea", la nuova berlina a tre volumi del segmento C nata nell' ambito della <Tofas A.S.>, la joint-venture paritetica tra <Fiat Auto> e <Koc Holding> quotata alla Borsa di Istanbul. E' una sorta di nuova world car di <Fiat Auto>: oltre che in Turchia, sarà infatti prodotta anche in Russia e in India e probabilmente anche in Cina. La nuova vettura sarà prodotta nello stabilimento turco di Bursa (a regime sono previste 60.000 unità l'anno) e commercializzata in alcuni Paesi europei ed extraeuropei a partire dalla seconda metà del 2007. Per realizzarla sono stati investiti 170 milioni di euro. Disegnata dal <Centro Stile Fiat>, la nuova "Fiat Linea" presenta un design esterno elegante e dinamico ed ha generose dimensioni che la pongono ai vertici della sua fascia: è lunga 4.56 metri, larga 1.73 m, alta 1.5 m e con un passo di 2,6 metri, oltre ad avere un ampio bagagliaio di 500 litri. Oltre alla "Linea", la Fiat ha proposto ad Istanbul il "Suv Sedici", la show car "Oltre" e varie versioni della "Grande Punto" e della "Panda", tra cui la "Monster". Nello stand c'é infine anche il "Doblò" a tripla alimentazione (benzina, metano e bioetanolo). In Turchia sarà commercializzata l'intera gamma, tranne il monovolume "Phedra". La previsione è di venderne subito circa un migliaio, mentre, a regime, la stima è di 3.000 unità l'anno. In occasione del centenario, la <Lancia> è presente ad Istanbul con la concept car "Lancia Delta HPE", due versioni della "Lancia Ypsilon", una "Musa" e una "Thesis". (Denaro.it)
10.11.2006

FIAT: NUOVE NOMINE NEL GRUPPO,
ALTAVILLA VA ALLA <POWERTRAIN>

Alfredo_Altavilla

Pugliese di Taranto, nel marzo del 2005 aveva assunto le responsabilità del <Business Development> dell'Auro per poi essere nominato amministratore delegato della <Tofas>. Al suo posto andrà ora Ali Aydin Pandir che proviene dalla <General Motors> dove ha ricoperto incarichi di responsabilità in numerosi Paesi. Paolo Martinelli assumerà invece la responsabilità della Direzione Sviluppo Motori Benzina di <Fpt>.

Nuove nomine nel gruppo <Fiat>. Alfredo Altavilla, attualmente amministratore delegato della <Tofas>, è stato nominato amministratore delegato di <Fpt> (<Fiat Powertrain Technologies>) in sostituzione di Domenico Bordone. Altavilla, che farà parte del <Group Executive Council>, continuerà ad essere responsabile per le alleanze industriali del settore automobilistico. Nuovo amministratore delegato di <Tofas> sarà Ali Aydin Pandir che proviene dalla <General Motors> dove ha ricoperto incarichi di responsabilità in numerosi Paesi. Paolo Martinelli, che oggi guida la Direzione Motori della Gestione Sportiva di Ferrari, assumerà invece la responsabilità della Direzione Sviluppo Motori Benzina di <Fpt> (<Fiat Powertrain Technologies>). Mario Mairano sarà invece il responsabile della costituenda direzione Risorse Umane e Segreteria Generale della Ferrari. Mairano mantiene temporaneamente anche la direzione Risorse Umane del Gruppo <Fiat>. La <Fiat>, in una nota, ringrazia Domenico Bordone, che lascia su sua richiesta il Gruppo, per l'importante contributo fornito in tanti anni di attività e gli formula i migliori auguri per i suoi impegni futuri.
Alfredo Altavilla è nato a Taranto nel 1963. Laureato in Economia e Commercio è entrato in <Fiat Auto> nel 1990. Dal 2002 al 2005 ha gestito le attività delle alleanze internazionali di <Fiat Auto>. Nel marzo del 2005 ha assunto la responsabilità del <Business Development> dell'Auto. Nel luglio dello stesso anno è stato nominato amministratore delegato della <Tofas>, la joint venture paritetica tra <Fiat Auto> e il <Gruppo Koc>, quotata alla Borsa di Istanbul. Paolo Martinelli, nato a Modena nel 1952 è laureato in Ingegneria Meccanica. E' entrato in <Ferrari> nel 1978 e nel 1995 è passato alla <Gestione Sportiva Ferrari>, assumendo la responsabilità della Direzione Motori per le vetture di Formula 1.
Mario Mairano, nato a Torino nel 1951, ha iniziato la carriera professionale nel 1974 nell'ambito del settore Veicoli Industriali del <Gruppo Fiat>. Nel 2000 ha assunto l'incarico di responsabile delle Risorse Umane del <Gruppo Capitalia> ma è tornato in <Fiat Auto> nell'aprile del 2004 come Direttore del Personale. Nel luglio del 2005 ha assunto la Direzione delle Risorse Umane del Gruppo. Ali Aydin Pandir, nato a Istanbul nel 1956, è laureato in Ingegneria Meccanica. Negli ultimi quindici anni ha lavorato alla <General Motors>. (Apcom)
10.11.2006

UNA MAGGIORE CONOSCENZA
ITALIA-TURCHIA

Come ha spiegato Fatih Aycin, segretario generale della Camera di Commercio Italiana ad Istanbul, ciò sarà reso possibile attraverso l'incremento di investimenti diretti.

''L'obiettivo del progetto èquello di sviluppare un percorso formativo-informativo sulle LineeGuida Ocse diretto alle imprese che partecipano ai processi diinternazionalizzazione e che possono garantire al nostro Paese unosviluppo economico sostenibile di crescita solido e continuativo''.
Con queste parole Francesca Mariani, rappresentante del Punto diContatto Nazionale del Governo, spiega il progetto tra <Confapi> eCamera di Commercio Italiana in Turchia volto alla creazione di nuoveoccasioni per avviare rapporti economici oltre confine per i piccoli e medi imprenditori veneti.
''Per questo avvieremo un'attività di maggior conoscenzareciproca fra i Italia e Turchia - spiega Fatih Ayçin, segretariogenerale della Camera di Commercio Italiana in Turchia - attraversol'organizzazione di incontri d'affari tra imprenditori, perincrementare gli investimenti diretti, l'attività di import edexport, le collaborazioni commerciali ed industriali''.
Il progetto, che coinvolge anche la RegioneVeneto, prevede inizialmente degli appuntamenti formativi einformativi per le aziende che si dichiareranno interessate.
Successivamente verranno incrociate le caratteristiche e le diversenecessità degli imprenditori che quindi verranno accompagnati apartecipare agli incontri bilaterali che si potranno tenere tanto inItalia quanto in Turchia.
''E' diffuso l'interesse tra le aziende associate - sottolineaMonica Galvanin, presidente di <Confapi Venet> - a conoscere il mercato turco in maniera ancora più approfondita e diretta. Si tratta infatti di una realtà economica interessante ed in continua crescita''. Isettori coinvolti spazieranno da quello meccanico, a quello tessile ea quello del trattamento dei rifiuti e della generazione di energiaalternativa". (Adnkronos)
10.11.2006

 

D'ORA IN POI BOSFORO PIU' SICURO

Lavori_alla_pipeline_Samsun-Ceyhan

 

<Eni> e la turca <Aalik> hanno firmato un accordo con la compagnia indiana <Indian Oil Company Limited> sulla "possibile partecipazione" di quest'ultima al progetto per la costruzione dell'oleodotto Samsun-Ceyhan che colleghereà la costa del Mar Nero a quella del Mediterraneo attraverso l'Anatolia consentendo così di by-passare gli stretti.

Eni<Eni> e la compagnia turca <Aalik> hanno firmato un accordo con la compagnia indiana <Indian Oil Company Limited> (Iocl) sulla "possibile partecipazione della Iocl" al progetto per la costruzione dell'oleodotto Samsun-Ceyhan che collegherà la costa turca del mar nero con quella turca del Mediterraneo consentendo di by-passare gli stretti turchi. A renderlo noto un comunicato dell'<Eni>.
Il progetto Samsun-Ceyhan, si legge in una nota, "è la soluzione più efficace e convincente per l'evacuazione dell'olio caspico verso il Mar Mediterraneo, sia dal punto di vista commerciale, sia sotto gli aspetti tecnici e di rispetto dell'ambiente. la costruzione dell'oleodotto consentirà all'olio prodotto nelle regioni del Caspio di raggiungere il Mediterraneo in modo facile ed economico, contribuendo così a rendere più sicura la navigazione degli stretti turchi e a proteggere il sensibile ecosistema dell'area. (Apcom)
10.11.2006

 

GIUDIZIO POSITIVO DEL FMI

Quinta revisione dell'accordo triennale che prevede un sostegno finanziario stand by alla Turchia per complessivi 10 miliardi di dollari.

A seguito della quinta revisione dell'accordo triennale (2005-08). che prevede in sostegno finanziario stand bay per complessivi 10 miliardi di dollari alla Turchia è emersa una piena intesa tra il Governo di Ankara ed il Fondo Monetario Internazionale in merito ai prossimi passi da effettuare in campo economico.
Il rapporto della delegazione del Fondo, guidata da Lorenzo Giorgianni, ha dipinto un quadro macro-economico sostanzialmente stabile, a dispetto di una riduzione prevista della crescita nel 2006 (6%) e nel 2007 (5%) e ad un rallentamento a seguito delle turbolenze finanziarie che hanno contraddistinto il periodo aprile-giugno di quest'anno. Note di particolare merito riguardano il saldo primario attivo del bilancio dello Stato, apri al 6.5% del Pnl, e l'aumento consistente del flusso delle esportazioni, che da gennaio ad agosto 2006 hanno raggiunto un valore di 53.8 miliardi di dollari, con un incremento del 15% rispetto ai primo otto mesi del 2005.
I nodi strutturali che secondo l'istituzione di Washington dovrebbero essere oggetto di particolare attenzione da parte delle autorità di Ankara negli ultimi mesi del corrente anno e nel 2007 sono il deficit della bilancia dei pagamenti, che nei primi otto mesi del 2006 ha raggiunto i 22.4 miliardi di dollari, con una crescita del 44.6% e l'aumento del livello dei prezzi, con un tasso di inflazione al 10.55% su base annuale nel mese di settembre. La previsione è una riduzione al 10% a fine anno. (da
Il Sole 24 Ore-Radiocor)
10.11.2006

 

PRESTITO RECORD

 

Lo ha concesso la Banca Europea per gli Investimenti (Bei) alla Turchia. Una nota diffusa alla stampa dal presidente, Philippe Maystadt.

Una cifra record quella accordata nel 2006 dalla Banca europea per gli investimenti (Bei) ad Ankara: 2.8 miliardi di euro volti a finanziare, in particolare, progetti infrastrutturali ed ambientali, il 70 per cento in più rispetto alla cifra complessiva stanziata per il periodo 2000-2005, pari a 5.8 miliardi di euro. In una nota diffusa alla stampa, Philippe Maystadt presidente della Bei, sottolinea "l'impegno del gruppo per lo sviluppo del mercato turco ed il supporto dato al settore pubblico e privato". Durante lo stesso anno, il Fondo europeo per gli investimenti (Fei) ha accordato ad Ankara 130 milioni di euro in investimenti di capitale. Sono all'incirca quaranta anni che la Bei concede importanti prestiti alla Turchia, agendo nei settori chiave dell'economia del paese. "Il nostro compito - spiega Francis Carpenter, direttore del Fei - è quello di assicurare che le migliori pratiche del mercato vengano applicate, sostenendo lo sviluppo di industrie performanti. Ciò dovrebbe condurre allo sviluppo del settore privato e ad importanti ritorni economici". (Denaro.it)
10.11.2006

 

<NORTEL> CREA
UN GLOBAL OPERATION
CENTER

Oltre 300 ingegneri assisteranno in Turchia le reti di una nuova generazione a livello globale.

<Nortel>* [NYSE/TSX: NT] ha annunciato nuovi dettagli sul suo nuovo Centro Operativo di Eccellenza internazionale (Global Operations Center of Excellence) in Turchia. Situato nel campus Ricerca e Sviluppo dell'affiliata turca di <Nortel - Nortel Netaş> - ad Umraniye, Istanbul, il nuovo centro creerà circa 300 nuovi posti di lavoro per laureati ed esperti di assistenza alle reti.
La creazione del Centro di Eccellenza rientra nel piano di trasformazione del business di <Nortel>, che prevede la sostituzione di più di 100 centri operativi nel mondo con un numero limitato di Centri di Eccellenza focalizzati. In questo modo, <Nortel> si pone l'obiettivo di migliorare la qualità dei propri servizi di assistenza tecnica, integrazione e test di accettazione mediante una migliore efficienza di scala, l'ottimizzazione dell'organizzazione e il miglioramento dei processi operativi.
"<Nortel> mira ad offrire un livello più elevato di assistenza ai propri clienti, mantenendosi, al tempo stesso, competitiva nei costi", ha affermato Joel Hackney, vicepresidente senior, Global Operations and Quality, <Nortel>. "Situata nel cuore della regione <Emea>, il nuovo Centro turco trarrà vantaggio dalla sua vicinanza ai principali clienti, potendo, al tempo stesso, avvalersi delle professionalità locali migliorando la competitività nei costi".
Il nuovo Centro di Eccellenza offrirà assistenza tecnica e gestionale ai clienti internazionali di Nortel nell'ambito dei carrier di nuova generazione, dotati di reti mobili, convergenti e metro Ethernet, reti ottiche comprese. I servizi forniti dal nuovo centro comprendono: assistenza tecnica globale alle reti per i clienti nel Nord America e in Europa, Medio Oriente e Africa (Emea), assistenza globale sui prodotti, integrazione delle soluzioni e test di accettazione per l'area <Emea<.
2L'anno prossimo <Nortel Netaş>, la nostra affiliata turca, celebrerà il suo quarantennale", ha commentato Tim Watkins, presidente Nord Europa, Medio Oriente e Turchia, <Nortel>. "Proprio per la nostra notevole esperienza in questa regione siamo fiduciosi rispetto ai vantaggi che il nuovo Centro genererà. La sede di <Nortel Netaş> è oggi un importante centro di Ricerca e Sviluppo di altissima qualità e prevediamo che l'etica professionale dimostrata sarà la stessa anche nel nuovo Centro per l'eccellenza".
I primi impiegati del nuovo Centro di Eccellenza di <Nortel> hanno già cominciato a frequentare corsi di formazione per approfondire la conoscenza delle soluzioni e del portafoglio di servizi <Nortel>. Con l'assunzione iniziale di 300 ingegneri, il Centro di Eccellenza entrerà in servizio nella prima metà del 2007.
<Nortel>
<Nortel> è leader affermato nell'offerta di sistemi e soluzioni di comunicazione che arricchiscono il modo in cui le persone comunicano ed interagiscono, contribuendo a sviluppare il commercio su scala mondiale, gestendo e tutelando il flusso delle informazioni, anche le più critiche. <Nortel >si rivolge sia agli operatori di telecomunicazioni fisse e mobili, che ad aziende ed organizzazioni pubbliche e private. Le soluzioni tecnologiche innovative di <Nortel> spaziano dai servizi end-to-end a banda larga, al VoIP (Voice over IP), alle applicazioni multimediali fino ai servizi wireless a banda larga, e sono sviluppate per affrontare con successo le più importanti sfide a livello mondiale. <Nortel> è presente in oltre 150 paesi. Per ulteriori informazioni visitare il sito Web <Nortel> all'indirizzo www.nortel.com e per le ultime notizie www.nortel.com/news.
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Nortel, il logo Nortel, il Globemark , sono trademark di Nortel Networks.
Per ulteriori informazioni:
Michele Prosperi
Nortel
06-51529407
prosperi@nortel.com
Francesco Petrella/Barbara Papini
Pleon srl
Tel. 02-20562.1

francesco.petrella@pleon.com
barbara.papini@pleon.com
(Giuliana Capizzi/Risorse.net)
10.11.2006

 

75 SOCIETA'
CON CAPITALE
ITALIANO

Il nostro Paese è il quinto per numero di acquisizioni di imprese turche. Al primo posto risulta la Germania, seguita da Gran Bretagna, Olanda e Francia.

L'Italia si conferma tra i principali partner economici della Turchia. Nei primi otto mesi del 2006, sono state 75 le società costituite in loco con capitale italiano. L'Italia è il quinto Paese per numero di acquisizioni di imprese turche. Al primo posto risulta la Germania, con 395 aziende, seguita da Regno Unito, Olanda e Francia. Nel contempo, nel periodo gennaio-luglio 2006, le esportazioni italiane sono aumentate del 13.56 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. La Camera di commercio italiana in Turchia, a Istanbul, fa notare come sia sempre più importante la presenza italiana nel Paese. In un quadro di crescita del Pil che quest'anno si dovrebbe attestare al 5 per cento, l'Italia è il terzo partner commerciale di Ankara. Alla prima voce del nostro export troviamo macchine per impieghi speciali e gli autoveicoli, cresciuti del 48.6 per cento. Bene anche gli articoli di abbigliamento in tessuto, con una crescita del 26.24 per cento. In espansione anche il settore creditizio. <Unicredito> conta di investire nel Paese circa tre miliardi di euro, in forma di prestiti o di investimenti diretti. (da Denaro.it)
10.11.2006

 

I PUNTI NODALI
DELL'ECONOMIA
TURCA

Kemal_Unakitan

Sono l'economia sommersa e l'evasione fiscale. A sollevare il problema, nel corso di un seminario presso l'Okan University, il ministro delle Finanze Kemal Unakitan.

Nel corso di un seminario tenutosi presso l'Okan University, il ministro delle Finanze Kemal Unakitan ha sottolineato che l'economia sommersa (qui definita unregistered economy) - abbinata all'evasione fiscale - è il problema più serio che l'economia turca sta affrontando. "...L'emersione di una parte dell'economia del Paese è fondamentale sia nel processo di avvicinamento all'UE, ma soprattutto per rendere completamente autonoma la Turchia dagli aiuti finanziari esterni. Il sommerso ha effetti negativi perversi sul settore pubblico, ma anche sulle imprese...Bisogna assolutamente cambiare questa situazione...". Sempre secondo il ministro, il fenomeno è particolarmente diffuso non solo nei settori a più alto valore aggiunto, ma anche ad esempio nel comparto della lavorazione della carne che e' gravato solo dall'Iva (Kdv) all'1%. In merito a ciò è anche intervenuto il Presidente della Tusiad (comparabile alla Confindustria), Omer Sabanci, il quale ha quantificato al 32% l'economia sommersa turca (alcuni analisti peraltro indicano nel 50% il Pil sommerso del Paese) sottolineando che la Turchia non può più permettersi questa situazione per un tempo indefinito e che c'è bisogno di una sempre più stretta cooperazione fra gli imprenditori ed il Governo per battere questo grave fenomeno.(Ice Istanbul)
10.11.2006

 

L'OTTIMISMO DELLE C.D.C EUROPEE

Eurochambres

<Eurochambres> ha annunciato la creazione del "Forum delle Camere di Commercio UE-Turchia" per formare le imprese turche nei prossimi tre anni.

L'associazione europea delle Camere di Commercio europee, <Eurochambres>, ha lanciato un messaggio di ottimismo in un momento particolarmente delicato nei rapporti UE e Turchia. "Nei momenti in cui il dibattito politico è surriscaldato, come ora, la comunità delle imprese ha una responsabilità: aprire la strada alla fiducia e alla cooperazione reciproca", ha affermato in una nota il presidente di <Eurochambres> Pierre Simon, dopo avere incontrato ad Ankara il premier turco Recep Tayyip Erdogan e il caponegoziatore con L'UE e ministro dell'Economia Ali Babakan.
"I negoziati di adesione sono nelle mani dei nostri leader politici. ma la Turchia potrebbe cogliere l'opportunità offerta dai negoziati UE per eseguire tutte le riforme necessarie", h osservato Simon, auspicando il completamento della liberalizzazione dei commerci e delle priovatizzazioni, oltre al miglioramento del clima per gli investimenti. <Eurochambres> ha inoltre annunciato la creazione del "Forum delle Camere di commercio UE-Turchia" per formare le imprese turche nei prossimi tre anni. (
Apcom)
10.11.2006

 

TASSI DI INTERESSE TROPPO ALTI

Le critiche del presidente dell'Unione esportatori turca (Tim), Oguz Satici. "A questi livelli ostacolano gli investimenti del paese", ha sottolineato.

Il presidente dell'Unione esportatori turca (Tim), Oguz Satici, lancia l'allarme: "I tassi di interesse dovrebbero dovrebbero essere nuovamente abbassati perché a questi livelli ostacolano gli investimenti nel Paese, la produzione e l'esportazione". Satici ha sottolineato che negli ultimi cinque anni questi settori hanno vissuto una notevole e costante crescita proprio grazie alla stabilità dei tassi e che questa inversione di tendenza può solo far perdere competitività al Paese.
Il presidente Satici ha detto poi che per risolvere questo problema bisogna avviare prima un tavolo di confronto con le banche che secondo lui dovrebbero cominciare a praticare una politica diversa, soprattutto per quanto riguarda gli stanziamenti di capitale e il supporto per le iniziative imprenditoriali. "Perché la produzione e la conseguente esportazione - ha concluso - in questo momento sono le uni che voci che riescono a tenere a bada i valori dell'import". (
Apcom)
10.11.2006

 

ALLEANZA
TRA <DOGAN GROUP> E
<DEUTSCHE BANK>

Deutsche_Bank

 

L'accordo firmato ad Istanbul servirà per offrire, attraverso la società <Gayrimenkul Gelistirme ve Pazarlama>, servizi nel campo dei mutui ai consumatori turchi.

Il <Dogan Group>, una delle realtà più importanti in Turchia - dall'industria dei media e della comunicazione al settore energia passando per le assicurazioni - ha unito le forze con <Deutsche Bank>, uno dei maggiori fornitori di servizi finanziari al mondo, per offrire servizi nel campo dei mutui ai consumatori turchi. L'accordo è stato firmato ad Istanbul. la società si chiama <Gayrimenkul Gelistirme ve Pazarlama>. Il 49% delle azioni appartengono al <Dogan Group> e alla <Dogan Holdin>, l'altro 49% alla <Deutsche Bank>.
L'accordo è stato siglato dopo aver constatato che l'economia turca sta crescendo costantemente fin dal 2002. Il settore delle costruzioni è cresciuto del 21.5 nel 2005 e secondo stime governative i proprietari di casa in Turchia in questo momento sarebbero circa 17 milioni. Quindi il primo obiettivo della <Gayrimenkul Gelistirme ve Pazarlama> sarà proprio quello di garantire una maggiore scelta di servizi a chi vuole acquistare casa. In secondo luogo fornire prestiti agevolati a chi intende rinnovare il proprio edificio. Una scelta non banale, se si pensa che ad Istanbul il 40% degli stabili non è a norma con il nuovo regolamento antisismico. Mehmet Ali Yalpindag, presidente di <Dogan Holdin>, ha dichiarato al quotidiano <Hurriyet>: "Con l'aumentare della popolazione e il maggior numero di giovani, aumenta anche la richiesta di appartamenti e di prestiti per acquistarli. E' evidente che bisogna mettere a disposizione un'offerta più varia". (
Apcom)
10.11.2006

 

IL DIALOGO ECONOMICO

La Confindustria turca (Tusiad) ha deciso di invitare una delegazione di businessmen armeni nel Paese della Mezzaluna. L'obiettivo è quello di creare occasioni di confronto.

Una mossa a sorpresa. Dopo la contestata legge approvata dal Parlamento francese lo scorso 12 ottobre, che prevede sanzioni e carcere per chi nega il genocidio armeno del 1915, la Tusiad, la Confindustria turca, ha deciso di invitare una delegazione di businessmen armeni nel Paese della Mezzaluna. La notizia è stata data nei giorni scorsi ed è rimbalzata su tutti i principali media nazionali.
La decisione è stata presa durante la prima della Confederazione delle imprese del Mar Nero e del Caspio. Una realtà nella quale l'Armenia gioca un ruolo determinante e questo particolare non è sfuggito agli industriali turchi. Si tratta di un dialogo che era già stato ripreso nel 2000. Noyan Soyak, membro del Consiglio per lo sviluppo delle relazioni fra industriali turchi ed armeni, ha dichiarato: "Gli uomini d'affari armeni sono costantemente informati sulle iniziative e gli sviluppi della Tusiad. Soprattutto da quando Omer Sabanci è stato eletto presidente si è venuta a creare una buona sinergia. l'obiettivo è quello di creare occasioni di confronto sempre più frequenti". (
Apcom)
10.11.2006

 

IL CASO FORMENTI

Aldo_Patriciello

 

Interrogazione di Aldo Patriciello, vice presidente della Commissione Attività produttive del Parlamento di Strasburgo, circa eventuali danni per l'evasione dazi/oneri da parte dei produttori turchi.

Il caso Formenti torna nuovamente sul tavolo dell'esecutivo di Bruxelles, chiamato in causa, questa volta, dal vice presidente della Commissione Attività produttive del Parlamento di Strasburgo, Aldo Patriciello (Udc), il quale pone sul tavolo l'ipotesi di un risarcimento da parte dell'UE per le aziende europee di tv color travolte dalla concorrenza sleale di quelle turche.
Un'iniziativa che come sottolinea l'euro-parlamentare "tiene conto della risposta del commissario Lazlo Kovàcs alle interrogazioni sullo stesso argomento degli on.li Andrea Losco e Gianluca Susta, e delle responsabilità della Commissione accertate dal Tribunale di primo grado del 10 maggio 2001(EUR Lex 61997A0186 ), che hanno determinato il mancato recupero dei dazi dagli importatori anche dopo il 2001". Patriciello, in particolare, chiede se si convenga sul fatto che "l'evasione dei dazi/oneri equivalenti da parte dei produttori turchi, peraltro documentata sugli atti della stessa Commissione ( Reg. CE 1531/2002 del 14 agosto 2002, punto 40 ) abbia determinato danni gravissimi allo specifico comparto e sulla opportunità di risarcire le aziende in gravissima crisi per quanto accaduto rivalendosi eventualmente sui Paesi responsabili".
Nel frattempo, nelle scorse settimane anche Losco era tornato ad interrogare la Commissione, in merito alla vicenda, a seguito della risposta di Kovacs.
L'euro-parlamentare della Margherita aveva dichiarato, in primo luogo, il proprio "stupore nell'apprendere che l'Olaf definisce erronee le dichiarazioni di origine dei televisori effettuate dagli esportatori turchi, in quanto esse sono state presentate ben prima che la Turchia emanasse una disposizione di legge per l'assolvimento degli oneri equivalenti al dazio, condizione imprescindibile per immettere i tubi catodici in Turchia in libera pratica, ed anche dopo la chiusura dell'inchiesta antidumping, nel corso della quale gli stessi produttori hanno dichiarato i loro prodotti non di origine turca, per cui - sottolineava Losco - la consapevolezza della falsità della dichiarazione e del dolo è in re ipsa".
Ma l'ex governatore della Campania manifestava anche "preoccupazione nel constatare che non viene dato conto al Parlamento dei giudizi già conclusi in merito al tentativo di recupero dei dazi antidumping evasi, e più in particolare della sentenza della terza sezione del Tribunale di primo grado del 10 maggio 2001 (Eur-Lex - 61997A0186), relativa allo specifico argomento e riguardante numerose cause riunite, riferite a più Stati". Una sentenza nella quale "sembrerebbe che il recupero dei dazi viene negato a causa di numerosi inadempimenti della Commissione e, tra gli altri, quello di omessa informazione agli importatori, carenza che è incomprensibile come possa continuare a persistere".
Infine, Losco proponeva alla Commissione di convenire "sulla opportunità di porre rimedio a tutti gli inadempimenti evidenziati nella sentenza sopra citata nonché di intervenire (in qualche modo rimediando) a sostegno di quelle imprese europee che ancora versano in stato di crisi per responsabilità non proprie".
Ma a Losco risponde il vicepresidente della Commissione Siim Kallas, delegato per Affari amministrativi, audit e lotta antifrode. Kallas, in particolare, conferma che "i danni relativi all'importazione di televisori a colori dalla Turchia sono stati causati dal mancato pagamento dei dazi antidumping, in violazione della normativa comunitaria applicabile, che impone dazi antidumping definitivi su alcuni paesi terzi". "Le indagini dell'Olaf - prosegue il vicepresidente dell'UE - hanno rilevato che i televisori a colori importati nella Comunità erano stati dichiarati erroneamente di origine turca al momento dell'importazione, mentre l'effettiva origine dei televisori era di paesi soggetti all'obbligo di dazi antidumping. E' stato pertanto raccomandato agli Stati membri di provvedere al saldo di eventuali mancati pagamenti di dazi antidumping".
Tuttavia Kallas evidenzia anche che la sentenza evocata da Losco "è relativa all'importazione nella Comunità di televisori a colori provenienti dalla Turchia avvenuta in un periodo di tempo precedente a quello su cui l'Olaf ha condotto le proprie indagini". "Da allora - sottolinea - la Commissione e la Turchia hanno compiuto progressi notevoli in materia di funzionamento dell'unione doganale CE/Turchia". Progressi che riguardano espressamente "le manchevolezze individuate dal Tribunale di primo grado nella sentenza sopraccitata". (Pietro Falco/Denaro.it)
10.11.2006

ECONOMIA

ISTANBUL-ANKARA IN SOLI 3 ORE e 10 MINUTI
ALLA VELOCITA' DI 250 CHILOMETRI ALL'ORA

I test della nuova linea lunga 576 km effettuati da "Archimede, treno diagnostico ideato da Rfi (Rete Ferroviaria Italiana) e progettato dalla <Mer Mec>, con partenza da Eskent. Il tempo di percorrenza sarà ridotto della metà da quello attuale facendo in tal modo una forte concorrenza ai voli aerei. Una avanzata frontiera tecnologica al servizio delle ferrovie turche.

Grazie ad "Archimede", la tecnologia italiana ha ottenutoun nuovo prestigioso riconoscimento all'estero.
Il treno diagnostico - ideato da RFI (Rete Ferroviaria Italiana), la società dell'infrastruttura del Gruppo Ferrovie
dello Stato e progettato dalla <Mer Mec> - è stato infatti scelto per effettuare i test diagnostici della nuova linea ad
alta velocità delle ferrovie turche che collegherà Istanbul ad Ankara, i due centri nevralgici del Paese, ad una velocita'
di 250 km orari.
Il giorno stabilito per l'evento è stato il 29 ottobre, data simbolica per la Turchia, che festeggia in quella giornata la propria festa nazionale e che ripone molte aspettative sul progetto della linea alta velocità, per garantire un adeguato sistema di infrastrutture al Paese. La prima AV, una volta completata nel 2008, consentirà di percorrere i 576 km tra
Istanbul ed Ankara in 3 ore e 10 minuti, contro le attuali 6 ore e mezzo. Ogni anno, 12 milioni di persone si spostano tra
le due metropoli, preferendo oggi l'aereo o la macchina.
Secondo uno studio delle ferrovie turche però, la competitività della nuova linea AV - con i suoi 419 passeggeri per treno e un tempo di percorrenza più che dimezzato - porterà il market share, dall'attuale 10%, al 78 per cento.
"Archimede" ha effettuato un completo service diagnostico, partendo da Eskent e viaggiando sulla nuova linea AV per circa 100 km, durante i quali sono stati eseguiti test e rilevazioni relative alla geometria del binario, al profilo e alle accelerazioni. I dati rilevati saranno analizzati direttamente a bordo treno dai tecnici di RFI e <Mer Mec>, società di progettazione e sviluppo di soluzioni tecnologiche per le reti ferroviarie presente in
tutto il mondo e attiva anche in Turchia.
"Archimede" è in grado di misurare, istante per istante e a una velocità di 220 km orari, 119 parametri diversi e rappresenta la più avanzata frontiera tecnologica nel campo della manutenzione ferroviaria, come conferma questa nuova
commessa internazionale. Viene abitualmente utilizzato sulla rete italiana per i normali controlli sulle linee esistenti ed
i test su quelle nuove.
Le apparecchiature di bordo comprendono 57 calcolatori, 24 laser, 43 sensori ottici/telecamere, 47 accelerometri, decine di sensori di forza, velocità, posizione e temperatura, una piattaforma inerziale mutuata dalla ricerca in campo avionico,un innovativo sistema di cablatura capace di trasmettere in tempo reale i dati rilevati e le immagini riprese dalle telecamere con un flusso dati di 2.500 Mbit al secondo, sistemi di isolamento elettromagnetico, sistemi antincendio e anti- intrusione.
Completano le dotazioni di bordo un impianto di interfono, un sistema telefonico interno e una unità Gsm per il collegamento alla rete cellulare. Questi sofisticati apparati consentono ad Archimede di misurare tutte le componenti
dell'armamento ferroviario (rotaie, traversine, massicciata), la funzionalità della linea di alimentazione elettrica (se presente) e degli apparati tecnologici di sicurezza che controllano la circolazione, e che sono disseminati lungo la linea., correlando tra di loro tutti i dati misurati. (Agi)
10.11.2006

 

<SELEX> FIRMA
CONTRATTO
DA 44 MLN DI EURO

Selex_sistemi_integrati

La società di <Finmeccanica> scelta per completare l'ammodernamento dei sette centri per il controllo del traffico aereo civile della Turchia. L'intesa con la direzione generale della Dhmi. La fornitura sarà articolata in due tranche. La consegna di centonovanta postazioni per i controllori. Pieno rispetto dei requisiti di <Eurocontrol>. L'intera operazione sarà completata entro tre anni.

<Selex Sistemi Integrati>, società di <Finmeccanica>, ha siglato un contratto da 44 milioni di euro per il completo ammodernamento dei sette centri per il controllo del traffico aereo civile della Turchia.
L'intesa con la direzione generale della Aviazione Turca, che sancisce il successo di <Selex Sistemi Integrati> nella gara "Smart2 (Systematic Modernization of Atm Resources in Turkey), prevede la fornitura di un sistema - basato ad Ankara - in grado di monitorare l'intero spazio aereo del Paese, più sei centri di controllo di velivoli in avvicinamento destinati ad equipaggiare gli aeroporti di Istanbul, Izmir, Antalya, Dalaman, Ercan e Bodrum.
Il sistema realizzato da <Selex Sistemi Integrati>, grazie alla tecnologia disaster recovery, consente, in particolare, il trasferimento del controllo del traffico aereo dal centro nazionale di Ankara a quelli di Istanbul e Izmir, che potranno quindi operare come infrastrutture di back-up. La fornitura, articolata in due tranche, prevede, entro i primi 12 mesi, l'aggiornamento dei sistemi già in uso. Successivamente, verranno consegnate 190 postazioni per controllori del traffico aereo, collegate ad un sistema di trattamento dei dati particolarmente avanzato, nel pieno rispetto dei requisiti di <Eurocontrol>. L'operazione sarà completata entro 36 mesi.
10.11.2006

ACQUISTO DI ELICOTTERI <S-70B>

Elicotteri_S-70_B_Sea_Hawk

La firma dell'accordo tra la americana <Sikorsky Aircraft> ed il ministro della Difesa turco Vecdi Gonul. Velivoli leggeri ma piuttosto veloci.

Sikorsky_S-70<Sikorsky Aircraft> ha annunciato la firma di un accordo che rende effettivo un contratto fra la ditta americana, il ministro della Difesa Vecdi Gonul ed il sotto-segretariato per l'Industria della difesa turchi, per la cessione di 17 elicotteri <S-70B Sea Hawk>, che a partire dal 2009 andranno ad aggiungersi alle sette macchine già in servizio nella marina militare di quella nazione.
Il bimotore <Sikorsky S-70>, noto in ambito militare come UH-60 (esercito Usa), HH-60 (Usaf) e SH-60 (US Navy) è una macchina media da trasporto tattico, con versioni specializzate nel soccorso aereo, guerra ASW e persino in missioni elettroniche. L'elicottero avrebbe dovuto sostituire l'UH-1 ma i costi sono risultati troppo elevati per consentirlo. Il <Black Hawk> è una macchina veloce, protetta contro il fuoco delle armi leggere e atterraggi duri, ma in termini di capacità di trasporto, la sua fusoliera, simile a quella dei primi Mi-24 della <Mil>, è troppo angusta per ottenere un carico utile maggiore di quello dell' UH-1, e decisamente inferiore a quello del <Mi-8> o del <Puma>. Ecco perché il <Balck Hawk> non ha avuto modo di sostituire totalmente il predecessore. Comunque sia nel 1986, a pochi anni dalla entrata in servizio, già almeno 500 elicotteri di questo tipo erano in linea, e il quantitativo è aumentato in seguito, con un certo successo di export, dove comunque gli ultimi modelli <Iroquis> hanno fatto una dura concorrenza agli <AB-412> e ai <Bell 412> in quanto più economici e non molto inferiori in fatto di prestazioni. (Avionews)
10.11.2006

 

....E GIA' SI PENSA
AI NUOVI
CACCIA <100 F-35>

100_F-35

 

Sono quelli della quinta generazione. Il Governo turco avrebbe rinunciato alla partecipazione del progetto europeo per lo sviluppo dell'<Eurofighter Typhoon>.

I_nuovi_F-35Il Governo turco sta valutando l'ipotesi di acquistare <100 F-35> di quinta generazione dall'industria americana <Lockheed Martin>, rinunciando alla partecipazione nel progetto europeo per lo sviluppo dell'<Eurofighter Typhoon>. Secondo fonti giornalistiche locali, il valore del contratto potrebbe superare i 10 miliardi di dollari.
La Turchia per tradizione dota la sua forza aerea di apparati di fabbricazione statunitense. Il progetto dell' <F-35 Joint Strike Fighter> si concluderà nel 2012, e l'eventuale dotazione avverrà nel 2015. (Avionews)
10.11.2006

 

SI RITORNA AI PROGETTI ANTICHI

Ripreso_in_mano_un_antico_progetto_ottomano

Quello stradale di Dereyolu, avviato durante l'Impero ottomano 113 anni fa, è in fase di ultimazione. Tredici tunnel fanno da cornice ad una arteria che collega la regione del Mar Nero e quella dell'Anatolia centrale.

A project that was initiated during the Ottoman Empire and remained unfinished for 113 years due to high costs, warfare, and political reasons was restarted three years ago and is almost complete.
Eighty percent of the Dereyolu Project has been completed and the road is expected to be opened within a year. There are 13 tunnels over the 60-kilometer highway and it will connect the Black Sea region to the Central Anatolia region.
The Dereyolu Project was first initiated in 1873 during the reign of Sultan Abdul Aziz, but was suspended on grounds of high costs. Engineer Chingiryan brought up the project again between 1885-1890. His efforts did not go beyond preliminary inspections.
Later moves were hindered back by the Tripoli war, the Balkan War, World War I and Turkish War of Independence.
The ruling Justice and Development Party (AKP) government put the project on its emergency action plan to enhance the economic development of the region.
The project is being undertaken by Turkey's Public Waterworks Administration and will be taken over by the General Directorate of Highways (Tck) after it has been completed.
The TCK will inaugurate the highway in July 2007. (Ahmet Kaya/Zaman)
10.11.2006

QUASI PRONTO IL PONTE DI INEBOLU

Inebolu_Harbor

Iniziato nel 1882 per desiderio del governatore del tempo, ha visto passare tre Sultani e 59 Governi repubblicani. I lavori saranno terminati entro l'anno.

The construction of the Inebolu Harbor, which began in 1882 and saw the reigns of three Ottoman Sultans and 59 Turkish Republic governments, will finally be finished.
Idris Gulec, mayor of Inebolu, heralded the harbor's completion, which is expected at the end of the year.
Kastamonu's then-governor Sirri Pasha, who launched the project over a century ago, told his successor Abdurrahman Pasha, "I'm leaving you an orphan; my biggest request is for you to exert great efforts to make it reach completion."
Sirri Pasha's wish will be realized after 124 years.
The laying of the harbor's foundation coincided with Sultan Abdulhamit II's reign.
Sirri Pasha made an appeal to the Sultan in 1882 for a harbor to be constructed in Inebolu, one of the most important trade centers on the Black Sea.
Sultan Abdulhamit II approved the project and immediately allocated the necessary funds to build the harbor.
The construction work was launched the same year. However, in spite of the decades that passed by, the construction work could not be finished.
The harbor, whose importance was further emphasized in Ataturk's words, "My eyes are fixed on Sakarya while I prick up my ears for Inebolu," could not be finished during the terms of many famous leaders such as Suleyman Demirel, Bulent Ecevit, Turgut Ozal, Mesut Yilmaz, Necmettin Erbakan and Tansu Ciller.
The situation received Minister of Transportation Binali Yildirim's attention while he was in Inebolu, his voting district, for the opening ceremony of a fishing hut.
Yildirim then promised that the construction would be finished by the end of 2006.
Gulec said: "The harbor will have been completed by the end of this year and we are going to be happy. Consequently, we will have carried out Sirri Pasha's wish." (Aydin Hizlica/Zaman)
10.11.2006

TAPPETI: NON CI SONO RIVALI

Tappeti_turchi

 

La Turchia rimane uno tra i più grandi produttori sia di quelli fatti a mano sia di quelli realizzati a macchina. Un giro di affari per milioni e milioni di dollari.

Turkey remains among the world's biggest manufacturers of handloom and machine-made carpets. The domestic carpet market, worth over $500 million, has recently begun to accelerate its development. Sahin Saki, Chairman of Dilek Carpet in Gaziantep, pointed out that the market had become more attractive, adding that they aimed to grow by 30 percent in 2007.
With an annual market of two million square meters of carpet, Saki noted they wish to become one of the top ten companies in the industry. Organizing dealer meetings for this reason, Saki tells listeners how the industry can improve: "Our company overrates research and development. We regard our dealers not as supplier, but as partners in our company."
While Turkey's market is 90 percent covered by dealerships, Saki declared they plan to reach the other 10 percent by the end of the year, noting they would organize dealer meetings semi-annually in the following period to the advantage of all parties.
Purposing to be strong abroad as well as in Turkey, Saki revealed they exported 40 percent of their manufacturing to Germany, Austria, Kazakhstan, Saudi Arabia, Mauritania, Kuwait, Jordan and Dubai. (Adem Yilmaz/Zaman)
10.11.2006

 

LO SBARCO DI <MOODY'S>

Un'altra importante conferma per il Paese della Mezzaluna dove già si trovano <Merril Lynch>, <Morgan Stanley>, <Ubs> e <Fitch Ratings>.

Un'altra importante conferma per la Turchia. Dopo società del calibro di <Merril Lynch>, <Morgan Stanley> e <Ubs>, adesso anche <Moody's>, agenzia di rating e consulenza di fama mondiale, aprirà la sua filiale ad Istanbul. Le previsioni danno il trasloco nel Paese della Mezzaluna a gennaio 2007.
Lo scorso 6 novembre c'è stata una sorta di cocktail di presentazione. La prima società di rating ad aprire i battenti in Turchia è stata <Fitch Rating>, nel 1999. Negli ambienti finanziari si dice che <Moody's> abbia deciso lo sbarco nel Paese della Mezzaluna in considerazione del rapido sviluppo economici e dell'aumento dei tassi di credito. (Apcom)
10.11.2006

 

COSTO DEL LAVORO

Perdita di competitività della Turchia, rispetto ad altri Paesi, a causa del suo aumento (+9.51% rispetto al 2005). Cresciuti gli stipendi dell'1.16% .

Aumenta il costo del lavoro in Turchia. Uno studio condotto dalla <Tisk>, l'Unione dei sindacati turchi, registra un incremento del 9.51% rispetto al 2005. Sempre secondo lo studio, lo stipendio lordo dei lavoratori turchi è cresciuto mediamente dell'1.16%. La ricerca fa anche notare che nel panorama internazionale del 2005 la Turchia ha perso competitività rispetto alle altre nazioni. Rispetto ad altri Paesi dove c'è maggiore competizione interna ed estera, la Turchia si trova in una posizione di svantaggio perché in questi posti il costo del lavoro è diminuito o si è stabilito stabile. Ora il Paese della Mezzaluna viene dopo Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia. (Apcom)
10.11.2006

 

AZIENDE ABUSIVE

"Il fenomeno deve sparire al più presto - ha dichiarato il ministro delle Finanze turco Kemal Unakitan - prima che diventi insostenibile". D'accordo il presidente della Tusiad, Omer Sabanci.

"Il fenomeno delle imprese abusive non registrate deve sparire al più presto possibile prima che diventi insostenibile". A dirlo il ministro delle Finanze turco Kemal Unakitan che ha poi aggiunto: "Le aziendeabusive rappresentano una delle realtà più pericolose per l'economia turca perché sfuggono al controllo del fisco e deve essere posta fine al fenomeno indipendentemente dall'ingresso della Turchia nell'UE".
Per invertire la tendenza i piani del ministro sono ambiziosi. Punire da una parte, ma dall'altra incentivare chi si vuole mettere in regola. "Daremo supporto alle società che vorranno mettersi dalla nostra parte", ha detto Unakitan che ha anche annunciato una task force formata dal ministero delle Finanze, Unione delle Camere di Commercio e della Borsa delle merci (Tobb) e la Confindustria turca (Tusiad). E proprio dalla Tusiad è arrivata una sollecitazione. Il presidente Omer Sabanci ha fatto sapere che, in base a ricerche condotte dall'Istituzione, la quota imprese non registrate si avvicina al 32%. "La lotta deve essere costante - ha detto Sabanci - Mi rendo conto che comporterà numerosi sforzi, anche e soprattutto economici. ma i risultati, quando lo otterremo, li compenseranno del tutto". (
Apcom)
10.11.2006

 

ALIMENTI PER BAMBINI

Il Governo turco ha deciso il taglio delle tasse che grava su cibi e beveraggi destinati all'infanzia. Una mossa utile per le prossime elezioni.

Il Governo turco ha deciso il taglio delle tasse sugli alimenti per bambini e sui biscotti. L'obiettivo è far ripartire i consumi del settore.Se si tiene conto dell'alto tasso di natalità della Turchia, si parla di milioni di euro. Le imposte scenderanno dal 18 all'8%.
Il presidente dell'Unione degli industriali turchi produttori di cibo e beveraggi ha sottolineato che la misura governativa è necessaria perché il settore rischia il collasso. Un provvedimento che sembra stare particolarmente a cuore al premier erdogan. La tutela della famiglia è ai primi posti del programma politico del suo Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (Akp).
Una mossa del genere potrebbe rivelarsi quanto mai utile in vista delle prossime elezioni. (
Apcom)
10.11.2006

 

LA LETTERA DI BLAIR

Tony_Blair

Il premier britannico si è rivolto al suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, per evitare una forte multa (500 milioni di dollari) all'azienda <Diageo>.

Il_premier_Recep_Erdogan"Caro Tayyip": il premier britannico Tony Blair ha scritto una lettera al suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, per chiedere che il Consiglio di Stato non imponga delle pesanti sanzioni economiche all'azienda britannica <Diageo>.
Lettera che, come riporta il quotidiano conservatore <The Times>, ha suscitato l'ira dell'opposizione turca la quale ha accusato il Primo Ministro del Paese della Mezzaluna di avere abusato della propria posizione. La <Diageo>, insieme ad altre aziende estere, è stata accusata dalla dogana turca di aver venduto in Anatolia bevande alcoliche destinate all'esportazione in regime di duty-free, evitando in questo modo di pagare le tasse.
Blair aveva parlato di circa 500 milioni di dollari di multa, una quantità che secondo fonti turche sarebbe dieci volte superiore alle somme effettivamente in discussione. Da Downing Street si sottolinea come la lettera sia stata inviata su consiglio dell'Ambasciata britannica presso la Turchia e come il "rappresentare gli interessi britannici formi parte delle responsabilità di un Primo Ministro". (
Apcom)
10.11.2006

 

AUMENTANO I PROFITTI DI <IS BANKASI>

L'utile dell'Istituto di credito turco - corteggiato moltissimo anche da numerosi "colleghi" europei - è salito del 40% nei primi nove mesi del 2006.

Volano i profitti di <Is Bankasi> che nei primi nove mesi del 2006 ha visto aumentare l'utile del 40% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. L'Istituto bancario, ultimamente corteggiato anche da numerosi "colleghi" europei ha raggiunto un profitto di 992 milioni di nuove Lore turche, equivalenti a 530 milioni di euro. Il Ceo di <Is Bankasi>, Ersin Izince, ha dichiarato che la banca ha intrapreso uno stabile e costante trend di crescita e che mira a radicarsi ancora di più nel territorio per i prossimi anni. (Apcom)
10.11.2006

AMBIENTE

TERREMOTO:
SUONA L'ALLARME
PER IL BIG BANG

La_mappa_del_sisma_in_Turchia_nel_1999

A mettere il guardia la Turchia, e più specificatamente Istanbul, è stato il capo del consiglio nazionale sui sismi, Haluk Eydogan. Molte imprese edilizie eludono la legge del 2000 creata per eliminare il malcostume di costruzioni scadenti.

Turkey's top seismologist has warned that authorities are not enforcing measures to improve construction standards, a key element in efforts to minimize the impact of a major quake that is expected to hit the country's largest city, Istanbul, in the near future.
Haluk Eyidoğan, head of the National Earthquake Council, said in remarks published on Saturday that contractors and inspection firms were using fraudulent practices to circumvent legislation passed in 2000 to stamp out shoddy construction.
The law was enacted after two powerful tremors in 1999 claimed 20,000 lives in the northwest of the country, 1,000 of them in Istanbul. Many deaths were blamed on sub-standard buildings, the result of widespread corruption plaguing the construction sector.
"The law needs revision because it has some loopholes that allow for abuses," Eyidoğan told the Milliyet daily.
Seismologists expect a tremor over 7.0 on the Richter scale to strike Istanbul, a sprawling metropolis of more than 10 million people and Turkey's industrial hub, within three decades.
The deputy chairman of an association of inspection companies that license buildings alleged that the majority of firms colluded with contractors to carry out inspections at prices lower than was required by the law.
But at those lower prices they could not afford to employ sufficient inspectors to conduct the surveys properly and this compromised the licensing norms set by the law, Recep Keskin told Milliyet.
In addition, they let construction companies get away with shoddy work, he said. "Worried that they will lose business, 99 percent of inspection companies turn a blind eye to contractor faults."
The authorities are currently racing against time to improve tens of thousands of sub-standard buildings in Istanbul, where intensive migration has spawned scores of shoddy shanty towns built on unsafe ground.
"We cannot say Istanbul's buildings are currently ready for the earthquake," Istanbul Governor Muammer Güler told the Anatolia news agency. "It is not easy to complete everything in a short time."
A 2003 study suggested that a tremor of 7.5 on the Richter scale would damage 252,000 buildings, flattening 25,000 of them.
A disaster on such scale can kill 70,000 people if precautions are not taken to strengthen or demolish and rebuild sub-standard buildings, it said.
Güler said a major three-day exercise will be held in Istanbul next month to train members of the army, government agencies, private institutions and civic groups in post-quake response.
Nearly 6,000 people will participate in the drills, based on a scenario of a tremor measuring 7.2 on the Richter scale. They will involve the evacuation of schools, the rescue of people from a train crash and a ship sinking in the Bosporus, and response to environmental fallout, he said. (Turkish Daily News)
10.11.2006

SALUTE

NESSUN LEGAME
ASSOCIATO A SCLEROSI
(MULTIPLA)

Sclerosi_multipla

Secondo i ricercatori turchi della Dokuz Eylul University> di Izmir non ci sarebbe correlazione tra questa malattia degenerativa e la vaccinazione anti-epatite B.

L'eziologia della sclerosi multipla non è ancora ben definita. Si ritiene che gli agenti infettivi abbiano un ruolo nello sviluppo di questa malattia multi-fattoriale.
Sono stati riportati casi di sclerosi multipla dopo somministrazione di vaccini anti-epatite B. Ricercatori della <Dokuz Eylul University> ad Izmir, in Turchia, hanno confrontato 11 pazienti con sclerosi multipla i cui i primi segni clinici si sono manifestati dopo la vaccinazione contro l'epatite B ( gruppo I ) con 71 pazienti con sclerosi multipla che non sono mai stati vaccinati contro l'epatite B ed erano sierologicamente negativi nei confronti del virus dell'epatite B (Gruppo II), e 20 soggetti sani (gruppo III).
Il numero medio di episodi di sclerosi multipla dopo 2 anni è stato di 1.5 nel gruppo I e 1.63 nel gruppo II. Il punteggio medio alla scala Edss (Expanded Disability Status Scale) dopo 2 anni è stato di 1.31 nel gruppo I e di 1.89 nel gruppo II.
La tipizzazione Hla e l'esame sierologico per l'antigene di superficie dell'epatite B sono stati eseguiti in tutti i gruppi.
Hla-Dr2 è risultato più frequente nei gruppi I e II rispetto ai soggetti sani.
I Ricercatori non hanno evidenziato alcuna differenza tra i pazienti con sclerosi multipla, sottoposti a vaccinazione o non vaccinati. Pertanto, questo studio ha dimostrato che la vaccinazione contro l'epatite B non sembra essere coinvolta nello sviluppo di sclerosi multipla. (XagenaSalute.it)
10.11.2006

 

LE ERBE DELLA SALUTE

Le_erbe_del_dottor_Cevat_Dalgin

Se mai vi capitasse di passare - nel distretto di Taksim ad Istanbul - davanti al negozio Duhan, entrate dentro a curiosare. Il titolare, Ali Cevat Dalgin, da esperto farmacologo qual'è vi dirà tutto sulle piante erbacee a cominciare dal licopodio alla celidonia, dal teucrium all'assenzio e al tarassaco; per finire a quelle più comuni come la salvia, la rosa canina, la menta e il biancospino. Come curare le malattie.

Colorate come fantasmagorici fiori, inebrianti come sensualissime essenze, naturali come ciò che le ha create. E infatti le erbe, perché proprio di loro parliamo, sono una parte naturale della nostra vita. La Turchia è un Paese molto ricco di erbe, ma poche persone sono a conoscenza dei trattamenti che è possibile praticare con questi prodotti naturali. Un vero esperto del settore è il dottor Ali Cevat Dalgin, proprietario del negozio Duhan, nel distretto di Taksim ad Istanbul, il quale sottolinea che le erbe hanno innumerevoli effetti benefici sulla salute umana.
Nel preciso istante in cui entrate a Duhan cominciate ad essere avvolti dal profumo esotico delle erbe e delle spezie. Le prime, essiccate e messe in appositi vasetti, creano una deliziosa armonia di colori. Inoltre, a Dulian ogni vostra domanda sulle erbe otterrà una risposta mentre vi rilassate sorseggiando, manco a dirlo, un tè alle erbe.
In genere, in un negozio di piante erbacee, si possono trovare venti tipi di erbe come, ad esempio, la salvia, la millefoglie, la rosa canina, la menta e il biancospino. A Duhan si possono trovare rarissime piante medicinali, tra cui l'agrimonia, il licopodio, la celidonia, il teucrium, l'assenzio, il salice, l'ortica dei morti, il tarassaco, il salice bianco, il fiore d'arancio, l'ippocastano, il fiordaliso, l'olio di rosa di Isparta.
Le spezie non sono soltanto un condimento per il cibo, ma hanno anche effetti curativi per alcune malattie. Inoltre, alcune di esse hanno proprietà antisettiche e afrodisiache. Ciò che rende speciali le spezie è che queste nascono spontaneamente, e il motivo per cui vengono usate in quasi ogni campo risiede nel loro sapore unico e profumato. Alcune delle spezie che si trovano a Duhan sono il ciliegio mahaleb, la radice di mora, il liquidambar, la radice di calamo e l'aloe.
Ma non è tutto. Il negozio offre anche olii naturali come l'eucalipto, il pine orange, la canfora, la noce moscata, il giacinto indiano, il bergamotto, l'angelica sinensis, la cannella farmaceutica. E ancora: l'olio di palissandro, di cipresso, di basilico, di pesco, di gelsomino, di ginepro, di semi di uva e di semi di ortica. Per i clienti di Duhan vengono preparate delle misture di questi olii. a seconda del tipo di pelle della persona interessata.
A proposito del potere salutare delle erbe il dottor Dalgin - il quale afferma di essere stato attratto dal lato medicamentoso delle erbe leggendo il libro "Treatment with Herbs" - dice di "avere affrontato alcuni problemi miei e dei miei familiari e amici usando le erbe medicinali". Lo stesso dottor Dalgin fa notare che una droga è impiegata per curare una sola malattia alla volta, mentre le erbe si usano per curare innumerevoli problemi, e aggiunge: "Adoperando le erbe bisogna seguire un metodo che consideri non solo la singola malattia del paziente, ma anche altri suoi disturbi. Ecco perché è sbagliato cercare di trattare un problema di salute usando metodi erboristici sconosciuti. Ai miei pazienti io suggerisco sempre di consultare persone note per i successi conseguiti con i loro trattamenti con le erbe. Nello stesso tempo, avverto che non bisogna dare fiducia a coloro i quali curano le malattie nascondendo di usare le erbe".
Il dottor Dalgin dichiara poi che, nel campo della farmacologia, un ingrediente attivo è preso dalle piante, mentre molte sostanze chimiche sono aggiunte ad esso per dargli profumo, colore e consistenza. "Durante tutti questi processi la pianta perde la sua struttura organica e diventa una sostanza chimica. E ogni sostanza chimica crea un effetto tossico nel corpo umano, che è organico - spiega - E' per questa ragione che le droghe provocano diversi effetti collaterali. Cosa, questa, che fanno pure le erbe, che però non hanno soltanto un singolo ingrediente attivo, bensì anche molte altre sostanze". Per esempio "la pianta del corallo è benefica per i problemi legati al sistema nervoso come lo stress e la depressione, e dà sollievo ai muscoli". Inoltre "allevia i problemi di digestione causati dagli effetti secondari degli antidepressivi". Per questo motivo "bisogna prescrivere erbe alle persone anziane senza intaccare l'integrità dell'organismo vivente".
Nel trattamento con le piante medicinali, continua il dottor Dalgin, la malattia è curata in maniera permanente con miscele che aumentano l'energia vitale dei pazienti. Il dottore dichiara anche che il fattore "della digestione viene trascurato nel trattamento dell'ipertensione arteriosa o dei problemi cardiaci" e conclude: "Con il trascorrere del tempo, il dosaggio delle droghe è aumentato nella cura di queste malattie. Le droghe usate per il cuore hanno effetti collaterali sul fegato, il che peggiora la qualità della vita. Tuttavia, è possibile mantenere un'alta qualità di vita con le erbe, sempre che queste siano usate in modo adeguato". (
Sara Basilici)
10.11.2006

TURISMO

BUONO IL 2005,
MOLTO MENO
L'ANNO IN CORSO

Turismo_montano_in_Turchia Boom_del_turismo_in_Turchia_nel_2005

 

Il turismo in Turchia, che stava registrando una crescita eccezionale, ha visto un deciso rallentamento a causa di una serie di concause.

Turismo_in_TurchiaSecondo uno studio predisposto dall'Organizzazione Mondiale del Turismo (Omt), nel 2005 la Turchia ha raggiunto l'ottava posizione nella classifica mondiale per introiti derivanti dal turismo. La Turchia ha fatto registrare 18.2 miliardi di dollari con un incremento del 14.2 per cento rispetto al 2004 (l'incremento più elevato fra i primi 10 Paesi della graduatoria). La classifica per introiti è guidata dagli Usa con 81.7 miliardi di dollari, seguiti dalla Spagna (47.9), Francia (42.3), Italia (35.4), Regno Unito (30.4), Cina (29.3) e Germania (29.2). In quanto a numero di visitatori la Turchia è al nono posto in classifica con 20.3 milioni di turisti (più 20.5 per cento - '05/'04). L'Italia in questa classifica è al quinto posto con 36.5 milioni di turisti. Nell'anno in corso (primi nove mesi) - secondo alcune riviste specializzate del settore - i proventi si sarebbero ridotti del 5.8 per cento a 13.7 miliardi di dollari, tendenza che si confermerebbe anche a fine anno (si parla di proventi non superiori a 17 miliardi di dollari nel 2006). Le ragioni di questo calo complessivo (la riduzione sarebbe anche nel numero di visitatori in una percentuale intorno all'8/10 per cento) sarebbero ascrivibili - secondo alcuni analisti - all'influenza aviaria, alla Coppa del Mondo di calcio tenutasi in Germania e in generale al clima di tensione vissuto nell'area mediorientale e nel bacino del Mediterraneo. (da Denaro.it)
10.11.2006

UN ARCOBALENO DI LUCI

Bosphorus_Bridge

Il più importante simbolo di Istanbul, The Bosphorus Bridge, che collega la parte europea della metropoli a quella asiatica è pronto ad accendersi con centinaia di migliaia di lampadine decorative. Sarà uno spettacolo unico nel suo genere. L'inaugurazione avverrà alla presenza del Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan e delle massime autorità cittadine. La costruzione è lunga 1.074 metri, 16 in meno del The Fatih Sultan Mehmet Bridge.

The Bosporus Bridge, one of the most important symbols in Istanbul, is crossed by an average 200,000 vehicles a day.
A project to illuminate the bridge that connects Asia and Europe is almost complete.
The $3.5 million decorative lighting project will be inaugurated by Prime Minister Recep Tayyip Erdogan.
The new majestic look of the Bosporus Bridge will be used in ads as the new face of Turkey.
Istanbul's symbol will be a new center of attraction.
The decision to illuminate the bridge was made at the Tourism Commission, represented by members of the government, municipality and illumination industry, last year.
They examined other structures in the world that used decorative lighting.
The City Light company won the bid in October 2005.
Forty people have been working on the new lighting project, which will be completed before Nov. 25.
Suspension Bridges Symbols for Famous Cities
There are 70 suspension bridges in the world.
Japan's Akashi-Kaikyo Bridge, the world's longest suspension bridge, with a length of 1,990 meters, was completed in 1998.
The Golden Gate Bridge, San Francisco's most famous landmark, is 224 meters above the water. The bridge was built in 1937.
The Brooklyn Suspension bridge was built in 1983. The main suspension span is 486 meters long and the bridge includes bicycle and pedestrian paths.
The Bosporus Bridge is 1,074 meters long.
The Fatih Sultan Mehmet Bridge, built in 1988, is 1,090 meters long. (Isa Sezer)
10.11.2006

CULTURA

VENEZIA E L'ORIENTE

A Parigi una mostra, che resterà aperta fino al 18 febbraio prossimo,racconta i rapporti culturali e commerciali nel Mediterraneo. E' uno scrigno di delizie ed erudizioni varie. I soggiorni di Gentile Bellini a Costantinopoli, già Istanbul, per dipingere il celebre ritratto del Sultano Maometto II. Il sogno orientale fatto pietra. Incontro di civiltà ma anche qualcos'altro.

La bella mostra su Venise et l'Orient all'Institut du monde arabe di Parigi (fino al 18 febbraio) è uno scrigno di delizie e finezze ed erudizioni varie, ma anche una perversa applicazione pratica di quello spirito che Jean Sévillia ha battezzato Historiquement correct in un libro del 2003 che in Francia ha fatto molto discutere. In pratica, è la riscrittura del passato secondo i criteri di correttezza politica e ideologica del presente, con il risultato che la storia la si giudica invece di comprenderla.
Certo, per gli occhi la mostra parigina è una festa. L'assunto è semplice, indiscutibile e, come tutte le verità, anche piuttosto banale: Venezia è la più orientale delle città occidentali e ha costruito non solo la sua finita prosperità ma anche la sua eterna bellezza su una fittissima rete di relazioni con l'Oriente, nelle sue declinazioni bizantine, arabe, mamelucche, islamiche, persiane, turche. All'ombra di San Marco, questo "sogno orientale fatto pietra" secondo Théophile Gautier in Viaggio in Italia, il commercio e l'arte parlano d'Oriente, con ardite contaminazioni che arrivano a trasformare tessuti ottomani in pianete per sontuose messe barocche, tappeti da preghiera verso la Mecca in tovaglie d'altare e a coprire Bibbie con rilegature di Corani. Ecco l'importazione di prodotti finiti e delle tecniche per realizzarli, ecco i tappeti e i vetri laccati, le ceramiche e i lapislazzuli, i cuoi e gli astrolabi, i quadri con le ambasciate e un bellissimo firmano di Solimano il Magnifico che garantisce al bailo ghiotti privilegi commerciali. E naturalmente i soggiorni di Gentile Bellini a Costantinopoli già Istanbul per dipingere il celebre ritratto di Maometto II, seguito da una lunga serie di artisti da esportazione per le lunghe serie di istantanee di sultani baffuti, inturbantati, ingioiellati e tutti indistintamente serissimi. Né si farà troppo i pignoli quando il "libretto giovani" dell'esposizione racconta che nel 1797 "le truppe francesi di Bonaparte occuparono Venezia" (vero: fra l'indignazione del popolo, che scese in piazza al grido di "Viva San Marco!"), che "venne attaccata al Regno d'Italia" (falso: piuttosto, venduta all'Austria in un baratto poco elegante). Del resto, anche il Figaroscope edito per l'occasione parla di una Lapidazione di San Pietro che suona quantomeno bizzarra...
Però pochi, pochissimi accenni spiegano che l'incontro di civiltà fu sempre accompagnato dal loro scontro. Su questo, la mostra parigina, più che reticente, è mistificante, come se temesse di risvegliare demoni contemporanei fin troppo presenti e incombenti. Poche battute sul saccheggio di Bisanzio del 1204. Pochissime sulle molte terribili guerre che contrapposero la Serenissima agli Ottomani. È esposta la polena con il turco incatenato che troneggiava sulla prua della nave di Francesco Morosini "il Peloponnesiaco" senza che uno straccio di didascalia spieghi chi fosse l'ultimo eroe di Venezia, quali prodigi di valore e di tenacia la Repubblica già declinante dispiegò nella guerra di Candia e che ai veneziani il turco che piaceva era appunto così: incatenato. Va bene che l'Institut di monde arabe ha il compito di far dialogare le civiltà, ma "aggiustare" la storia non sembra il presupposto giusto per costruirne una migliore. (Alberto Mattioli/La Stampa Web)
10.11.2006

 

LE VIE DELLA SETA,
UN PROGETTO
MOLTO AMBIZIOSO

Una iniziativa che si articolerà in tre anni e che coinvolgerà Turchia, Israele, Iran, India, Cina e Giappone. Coinvolti gli Istituti di Cultura italiani. Il ruolo del Comune di Foggia.

Grande successo delle manifestazioni che rientrano nel progetto "Le vie della seta", promosso dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Foggia con il contributo dell'Assessorato al Turismo della Regione Puglia. Un'iniziativa che ha avuto come obiettivo quello di promuovere l'incontro tra la produzione culturale di diversi popoli e nazioni e quella della Capitanata. Il progetto, che prende il nome dal percorso geografico che ricorda il viaggio di Marco Polo verso l'Oriente, si articolerà in tre anni: meta di quest'anno il bacino Mediterraneo e in particolare la Turchia e Israele, nel 2007 Iran e India, nel 2008 Cina e Giappone. Al progetto partecipano, per l´anno in corso, gli Istituti italiani di Cultura di Tel Aviv e di Istanbul. Il Comune di Foggia ha coinvolto nel progetto anche il Conservatorio di Musica, l'Associazione Spazio Musica, il Cinema Falso Movimento. Per cominciare, da domani a Istanbul e Smirne si terranno concerti dell'ensemble "U.Giordano". (Daniele Zazzara/Teleradioerre)
10.11.2006

 

SPETTACOLO SENZA PARI

Quattro fotografie, scattate di notte, che riprendono uno dei due ponti di Istanbul. Siamo grati al signor Francesco Paolo Doronzo di avercele inviate. Sono istantanee molto belle che danno un'idea della grandiosità di questa costruzione, che collega la parte europea della città a quella asiatica, e grazie alla quale centinaia di migliaia di automobilisti ogni giorno passano da un punto all'altro.

 
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SPETTACOLI/TV

BAMBINI DEL MONDO AD URGUP

Festival_dei_ragazzi_nel_mondo

Il Festival, che si tiene in Belgio e in Olanda, ogni anno ha un tema diverso. Quest'anno tocca alla Turchia. Per questo motivo si sposterà per quattro giorni, dal 18 al 21 novembre, in Cappadocia.

The World Children's Festival 2006, an educational gathering of children held annually by the Netherlands, will be held in Nevşehir's Ürgüp this year on Nov. 18-21.
The World Children's Festival, which has a history of 19 years, runs throughout the whole of the Netherlands and Belgium between the end of May and the end of June each year. The event focuses on a different country each year and this year's theme country was Turkey. The festival then travels to the featured country for four days.
Director of the Dutch-Turkish Foundation for Culture and Art, Adnan Dalkıran, told the Anatolia news agency that they were pleased to host the event in Turkey.
He added that around 50 children from Morocco, Spain, Portugal, Italy, Mexico and the Netherlands would gather in Ürgüp along with fellow Turkish participants to take part in an array of cultural activities that consist of special youth productions of performing arts.
Ensembles taking part in the earlier editions of the event were from Morocco, South Africa, Ghana, India, Surinam, Brazil, Indonesia, Peru and Ethiopia. Some of these groups were specially created for the festival -- such as the Souk Circus and Wakha Wakha in 2005 -- and still exist.
One such ensemble was also created in Turkey, The Sulukule Kids, and they were featured in the Netherlands leg of the event as one of the two main acts of the festival along with the youth dance troupe the Anatolia Junior Fire. (Turkish Daily News)
10.11.2006

 

VIA LIBERA A MURDOCH DALL'AUTHORITY

Il magnate australiano dell'informazione potrà acquistare l'emittente <Tgrt> in società con Ahmet Ertegun.

Il Consiglio Superiore per la Radio e la Tv turca (Rtuk) ha detto sì. Rubert Murdoch, il magnate australiano dell'informazione, potrà acquistare l'emittente <Tgrt> in società con Ahmet Ertegun, businessman turco noto nel campo della comunicazione. prima dell'estate il <Rtuk> aveva frenato l'operazione perché aveva accusato la compagnia do Ertegun, chiamata <Atlantic Records>, di essere una società di facciata. (Apcom)
10.11.2006

 

"BORAT SONO IO"

La_rivendicazione_del_giornalista_turco

Il giornalista turco Mahir Cagri, in una intervista a <Wired News>, ha accusato il comico britannico Sacha Baron Cohen di averlo imitato e rivendicando il copyright circa il protagonista della pellicola "Cultural Learnings of America for Make Benefit Glorious Nation of Kazhstan" prodotta dalla <20th Century Fox> e campione di incassi negli Stati Uniti. Non si escludono vie legali.

"Tutti sanno che sacha Baron Cohen sta imitando me. Ho ricevuto un sacco di e-mail dagli Stati Uniti, in cui tante persone mi hanno detto di aver capito che quell'attore imita me". Lo ha detto il giornalista turco Mahir Cagri che, in una intervista rilasciata via e-mail a <Wired News>, rivendica una sorta di copyright sull'improbabile inviato della tv kazaka, protagonista della pellicola "Cultural Learnings of America for Make Benefit Glorious Nation of Kazhstan", prodotta dalla <20th Century Fox> e campione di incassi lo scorso weekend negli Stati Uniti.
"Si è impossessato del mio personagio", ha accusato Cagri, sottolineando che il comico britannico, Sacha Baron Cohen, "non mia ha mai contattato per avere il mio permesso". Il giornalista, che a ragion del vero denota una impressionante somiglianza con Borat, divenne una star del web verso la fine degli anni '90 in seguito alla pubblicazione di una pagina personale in cui si presentava in pose stravaganti ed in cui, con un inglese maccheronico, invitava giovani turiste ad andarlo a trovare in turchia.
Cagri, ora, non esclude di adire per vie legali, per violazione del diritto di autore. "Baron Cohen sta facendo un sacco di soldi con la mia immagine", ha concluso il giornalista turco, assicurando che è lui, e soltanto lui, la era fonte di ispirazione del cult-movie che lo scorso fine settimana ha sbancato il box office americano realizzando 26.4 milioni di dollari. (Adnkronos)
10.11.2006

SPORT

ITALIA-TURCHIA,
BIGLIETTI
IN VENDITA

Il_Comunale_di_Bergamo

La partita di calcio, per ricordare Giacinto facchetti, si giocherà mercoledì 15 novembre al Comunale di Bergamo. Il dettaglio dei prezzi.

Roberto_DonadoniE' cominciata la prevendita dei biglietti per Italia-Turchia di mercoledì 15 novembre, l'amichevole degli azzurri di Roberto Donadoni che per la seconda volta da sempre si esibiranno al Comunale. Sarà l'occasione per ricordare Giacinto Facchetti e la partita diventerà anche un appuntamento nelle manifestazioni del Centenario dell'Atalanta.
La tribuna centrale è stata completamente requisita dalla Figc (la utilizzerà per inviti, autorità e stampa). Sono stati messi in vendita i biglietti degli altri settori. I prezzi sono popolari e i biglietti ridotti sono riservati alle donne e ai ragazzi fino a 16 anni.
Questo il dettaglio dei prezzi: tribuna Creberg (settore unico) 30 euro (ridotto 14 euro), parterre tribuna 14 euro (10), parterre Creberg 18 euro (10), distinti 14 euro (no ridotti), curva Pisani e sud 10 (no ridotti), settore ospiti 10 euro (no ridotti).
I biglietti saranno disponibili negli abituali punti vendita dell'Atalanta: le ricevitorie Lottomatica autorizzate di Bergamo e provincia, la biglietteria dello stadio (ore 10-12 e 15-18) e, sempre in città, il Club Amici (15-19) di via Novelli e la sede del Creberg in Porta Nuova.
Considerata la grande attesa che sta caratterizzando la partita è il caso che gli interessati non perdano tempo, recandosi il prima possibile o nelle ricevitorie Lottomatica della provincia che vendono i biglietti dell'Atalanta o, in città, nei punti vendita autorizzati. E ovviamente servirà pazienza, perché ovunque sono prevedibili delle code. (L'Eco di Bergamo)
10.11.2006

LA MARATONA AL LITUANO PUKSTAS

La classica di Istanbul ha visto un folto gruppo di partecipanti. Tra le donne la vittoria è andata alla russa Madina Biktagirova.

Il lituano Mindaugas Pukstas ha vinto in 2h 12' 52'' la 28/ma edizione della Maratona di Istanbul. Pukstas si è imposto sul percorso che lega le due rive, europea e asiatica, della città turca attraverso il ponte del Bosforo. Tra le donne, vittoria alla russa Madina Biktagirova che ha tagliato il traguardo in 2h 28' 21''. (Ansa)
10.11.2006

 

UN TEAM DI SUCCESSO

Johann_Pallhuber

 

Continua la serie positiva di "Mapei Meridia, la competitiva formazione toscana che ha vinto la 10° Alanya International MTB Cup.

La serie dei successi del team "Mapei Merida" continua.Infatti, la competitiva formazione toscana, ha vinto la 10° Alanya International MTB Cup, gara internazionale cross country di mountain bike, svoltasi ad Alanya, con il biker altoatesino Johann Pallhuber, che ha elevato a sette i suoi successi stagionali.
La competizione turca, svoltasi su sei giri di un nervoso circuito collinare e sulla distanza complessiva di Km 42, è stata caratterizzata da una partenza lanciata di Johann Pallhuber, del campione belga Roel Paulissen e dallo svizzero Kristof Bischof. I tre fuggitivi hanno proseguito al comando sino al penultimo giro, quando il portacolori del team "Mapei Merida", l'altoatesino Johann Pallhuber ha forzato il ritmo su un selettivo tratto in salita, riuscendo ad avvantaggiarsi nei confronti dello svizzero Bishof e del belga Paulissen, classificatisi, rispettivamente, al secondo ed al terzo posto, attardati di 35" e di 1' e 25". (
Solobike.it)
10.11.2006

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