Arretrati 

Anno 7° N.31

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ATTUALITA'

DATA UFFICIOSA

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Il nostro presidente del Consiglio Romano Prodi il 22 e 23 gennaio sarà ad Ankara per incontrarsi con il premier turco Recep Tayyip Erdogan. Più carte da giocare.

E' ufficiosa la data della visita del Presidente Romano Prodi ad Ankara, il 22-23 gennaio 2007, ma già si avanzano speculazioni su quelli che saranno i temi da trattare ed il carattere delle discussioni con il Premier turco Recep Tayyip Erdogan. Nonostante gli sforzi del Capo negoziatore - il ministro Ali Babacan, di recente in visita in Italia - alcuni incontri con altri capi di Governo europei, uno degli ultimi con il Cancelliere tedesco, sono stati degli esercizi privi di sostanziali avanzamenti sugli scottanti dossier dell'avvicinamento turco all'Unione Europea.
Da un lato vi è stata una recrudescenza dell'attività terroristica di alcuni gruppi estremisti, con i rappresentanti dei curdi in Italia che sostengono come dopo gli sforzi iniziali su scuole, bilinguismo e diritti la situazione sia sostanzialmente ferma; dall'altro l'Armenia continua a lanciare anatemi al riguardo del "genocidio degli armeni", anche se questa sembrerebbe materia da essere deferita in toto ad apposite commissioni di storici. Ora poi con il riconoscimento del Premio Nobel allo scrittore turco Orhan Pamuk e con le recenti disposizioni legislative francesi in materia di "negazione del genocidio" sembra di nuovo ravvivarsi nell'Unione Europea un fronte antiturco. Di Cipro poi non si cessa di discutere anche perché su questo punto la Turchia si mostra vulnerabile, avendo sottoscritto dei trattati vincolanti all'epoca dell'adesione all'Unione doganale, rafforzati ora dalle norme previste dal recepimento dello acquis communautaire.
Non sappiamo predire l'atteggiamento globale di Romano Prodi, a capo di una coalizione che, per bocca dei suoi esponenti di maggior rilievo, si è sempre detta a favore di un ingresso della Turchia nell'ambìto club europeo. Molto dipenderà dallo stato generale delle cose italiche dopo il travaglio della Legge finanziaria 2006, sicuramente dalla congiuntura politica internazionale ivi compresi gli equilibri nelle nuove aree di crisi, ed anche dalle risultanze del viaggio del Papa in terra turca. Proprio quest'ultimo aspetto riveste una certa importanza: il Papa infatti reca anche un cahier de doléances da presentare agli alti interlocutori turchi con alcuni suoi aspetti fortemente sostenuti dall'Unione o comunque da molti paesi aderenti alla Unione. E' noto che le confessioni religiose non musulmane in Turchia attraversino notevoli difficoltà, compresa la storica chiesa ortodossa. La esigua minoranza armena e la chiesa cattolica versano in difficoltà finanziarie, sono imbrigliate dalle regole di uno Stato laico sulla carta ma musulmano nei fatti, l'edilizia religiosa è in una grave situazione per non parlare del problema delle vocazioni e delle ordinazioni e dello stesso aspetto della sicurezza dei religiosi cristiani. Prodi non è mai stato personalmente un grande amico della Turchia, sia quando faceva il Premier negli anni '90, che come presidente della Commissione europea. Anzi l'ultima visita ufficiale l'ha compiuta in Turchia durante il suo primo Governo, all'epoca del premier turco Mesut Yilmaz, che organizzo per lui una visita del Bosforo a bordo della nave della marina turca legata al nome di Kemal Ataturk.
Scenario politico non dei migliori - Si può certo argomentare che a Bruxelles dovesse diplomaticamente mediare nella variegata costellazione di opinioni ed atteggiamenti dei Paesi membri nei confronti della Turchia, ma si può ben dire che un vero entusiasmo personale non lo abbia mai manifestato. Il suo Ministro degli Esteri invece, nonostante il parziale scivolone costituito dall'affaire Ocalan e benché abbia messo paletti ben visibili in materia di adesione, ha sempre sostenuto la validità strategica per l'Europa di accogliere questo Stato a prevalenza musulmana, accogliendo l'impostazione lungimirante sulla natura politica e non solo geografica del progetto europeo.
Una carta da giocare sul versante economico è quella di accelerare la collaborazione con la Turchia per la realizzazione del gasdotto Igi che collegherà la Turchia all'Italia via la Grecia, soluzione che consentirà di ridurre i costi di trasporto; inoltre potrebbero essere definitivamente approvati maggiori investimenti infrastrutturali congiunti al riguardo della penetrazione economica italiana nelle zone interne dell'Anatolia, di cui l'area di Gaziantep costituisce già un utile paradigma.
Certamente lo scenario politico che si presenterà non sembra dei migliori per una eventuale azione italiana, con la Francia in larga maggioranza contraria alla Turchia (ma non il suo presidente), la Germania che non nomina mai la parola adesione, l'Austria chiusa come non mai sul tema Turchia, una presidenza tedesca che si mostrerà come il suo Cancelliere, cioè debole, stretta tra i vincoli interni della grosse Koalition e la necessità di rilanciare il progetto di Costituzione Europea (il quale tra l'altro implica che dopo Romania e Bulgaria non dovrebbe aver luogo un altro allargamento prima di avere una Carta costituzionale condivisa ed accettata da tutti gli Stati membri): cosa potrà inventare Prodi che non sia un mero riassunto dei soliti temi già sviscerati in tanti diversi consessi, proprio lui sul quale anche in questi giorni continuano ad addensarsi nubi fosche riguardanti il futuro del suo Gabinetto? (Stefano Barocci)
28.10.2006

 

ALLARGAMENTO, POI....

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Poi - ha detto il nostro ministro degli Esteri e vicepresidente del Consiglio, Massimo D'Alema - una volta inglobate nell'UE Turchia e Balcani - occorrerà dire basta.

L'allargamento europeo sarà completato solo quando saranno inclusi i Balcani occidentali e la Turchia e a quel punto il processo dovrà fermarsi. E' l'opinione del ministro degli Esteri Massimo D'Alema che nei giorni scorsi ha parlato di Europa di fronte agli studenti dell'Istituto universitario Europeo di Fiesole . Secondo D'Alema il processo di allargamento dell'Unione Europea non è ancora completato e ''lo sarà solo quando avremo incluso nell'Europa democratica non solo Romania e Bulgaria (nel gennaio 2007) ma anche i Balcani occidentali e, in uno scenario successivo, più lungo, la Turchia''. In particolare per quanto riguarda la Turchia, secondo il titolare della Farnesina, ''si tratta di incoraggiare il consolidamento democratico di un Paese musulmano che è anche un attore geo-politico essenziale nell'area mediorientale. Ci vogliono tutte le condizioni necessarie (a cominciare dal superamento del nodo di Cipro) e ci vorrà più tempo. Ma dobbiamo avere chiaro, come Italia e come Europa, che la porta deve restare aperta, perché è nei nostri interessi strategici''. Dopo Balcani occidentali e Turchia, però, ''l'allargamento dovrebbe fermarsi almeno per un futuro prevedibile. L'Europa dovrebbe invece sviluppare politiche di vicinato più credibili, anzitutto verso la Russia, l'Ucraina e lo spazio ex-sovietico, il Mediterraneo settentrionale''. Proprio sui rapporti tra Europa e Russia, il titolare della Farnesina ha rilevato che nel settore energetico tra Europa e Mosca ''siamo ancora lontani da regole certe di cooperazione, soprattutto quando la Russia ambisce a entrare nel settore di distribuzione europeo'' ribadendo la necessità di una ''politica energetica comune''. Nel futuro dell'Unione Europea, per il ministro degli Esteri c'è una ''seconda occasione''. ''Lo stallo del Trattato costituzionale - ha detto - ha generato una crisi evidente, ma ha anche aumentato la consapevolezza della posta in gioco: l'Europa deve pensarsi come attore strategico'', deve ''darsi necessariamente una proiezione strategica esterna''. Per il vice-premier, infatti, ''l'Europa dei primi anni '50 è stata rivolta all'interno e l'Europa dei prossimi 50 anni esisterà se esisterà all'esterno, se farà della sicurezza internazionale, in aree e settori vitali per le nostre economie e società, la sua priorita'''.
Quattro proposte - Per promuovere un ruolo da ''attore internazionale'' dell'Europa, D'Alema ha avanzato quattro proposte: in primo luogo la necessità di ''unificare la rappresentanza europea nel Fondo monetario internazionale e nella Banca Mondiale'' perché ''abbiamo interesse a farlo: una rappresentanza unita dell'Europa conterà comunque di più di una rappresentanza nazionale frammentata''. Occorre poi ''usare in modo europeo i seggi nazionali del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite'' e ''usare nella logica di una standing army delle Nazioni Unite la Forza di reazione rapida europea, stabilendo anche nuove forme di cooperazione tra UE, Nato e Onu''. Infine, secondo il titolare della Farnesina, occorre ''sviluppare una vera politica europea dell'energia, definendo un approccio comune dei Paesi consumatori europei nei confronti dei maggiori produttori''. Nell'ottica di una maggiore proiezione internazionale dell'UE, D'Alema legge ''come primo segno di risveglio la risposta europea alla crisi libanese''. In questo quadro, D'Alema ha ribadito l'importanza di istituzioni efficienti, riaffermando l'importanza del Trattato costituzionale di Roma la cui essenza ''resta indispensabile. Dobbiamo riprendere il processo già dalla presidenza tedesca del 2007 e averne chiaro l'obiettivo: l'essenza del trattato di Roma va salvata''. Tra i temi affrontati dal ministro degli Esteri nel suo intervento anche la questione dell'identità europea. A questo proposito ha invitato a respingere ''la tentazione di definire l'identità dell'Europa non su valori condivisi, ma 'contro' qualcosa, in questo caso il mondo islamico''. ''L'identità europea - ha concluso - va definita su valori positivi democratici, fra cui la capacità di integrazione e il rispetto delle diversità, non su scelte negative di esclusione. Se scegliesse questa seconda strada, l'Europa diventerebbe in realtà un epicentro dello scontro di civiltà. Non abbiamo - ha concluso - nessun interesse a favorire un esito del genere". (Asca)
28.10.2006

 

SCONTRO FINALE

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Mentre attende la visita di Benedetto XVI, la Turchia si trova in bilico fra Occidente e Islam. Il Paese è lacerato dalle tensioni fra laici e religiosi. Il braccio di ferro vede in prima fila i militari, che accusano il premier Erdogan di "cripto-integralismo". Un articolo di Pino Buongiorno su <Panorama>.

Palazzo Cancaya è la roccaforte del laicismo turco. Qui vive da sei anni il presidente Ahmet Necdet Sezer, già al vertice della Corte costituzionale. Il sontuoso edificio ospita spesso i Capi di Stato e di Governo stranieri. Nel corso dell'ultimo incontro con il cancelliere tedesco Angela Merkel, il presidente turco ha sforato i tempi del rigido protocollo prolungando i colloqui fino al tardo pomeriggio.
Voleva capire le vere intenzioni della Germania sull'ingresso della Turchia nell'Unione Europea. Apriti cielo! Il ministro dell'Economia e capo negoziatore con la UE, Ali Babacan, uno dei più influenti rappresentanti del partito di Governo Akp (partito della giustizia e dello sviluppo, di matrice islamica), presente all'incontro, ha protestato: Merkel era attesa dal premier Recep Tayyp Erdogan a Istanbul per l'iftar, la cena all'imbrunire che spezza il digiuno durante il ramadan.
Diventato paonazzo, il presidente ha ammonito Babacan a non interferire più, soprattutto per questioni di puro galateo islamico. È uno dei più eclatanti episodi andato in scena su tutte le tv turche, che mostra quanto sia acuta la tensione fra laici e religiosi in un Paese in cui il 99 per cento dei 73 milioni di abitanti è di fede musulmana.
Di più: un terzo di questa fetta di popolazione sta vivendo un revival religioso e, per certi aspetti, integralista, simile a quello di molte società del Medio Oriente. È qui che la rabbia popolare per le vignette satiriche danesi è sfociata nell'omicidio del missionario italiano Andrea Santoro.
Ed è qui che la visita di Papa Ratzinger, dal 28 novembre al 1° dicembre, è preceduta dalla pubblicazione di un thriller, diventato subito best-seller e intitolato L'attentato al Papa. Chi ucciderà Benedetto XVI a Istanbul?
Qualche giorno prima della visita di Angela Merkel, era toccato ai generali alzare la voce per bocca del nuovo Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate Yasar Büyükanit, ufficiale che da sempre disdegna il Governo a guida islamica di Erdogan, da lui considerato "cripto-integralista".
Una sorta di pronunciamento - "La Turchia è minacciata dal fondamentalismo" ha tuonato, anch'egli in diretta tv, mentre il primo ministro si trovava alla Casa Bianca. Büyükanit ha messo in secondo piano perfino il nemico storico, il separatismo curdo. A ruota sono intervenuti, con regia accurata, tutt'e quattro i capi delle Forze Armate, di terra, di aria, della marina e della gendarmeria.
Un vero pronunciamento che ha messo i brividi, non fosse altro perché per tre volte, dalla fine della presidenza di Atatürk, i militari sono andati al potere, seppure brevemente, con colpi di stato, per impedire che la Turchia abbracciasse la sharia.
Siamo alla vigilia di un altro golpe? "No, il pericolo vero è quando i militari non parlano" sorride Yusuf Kanli, direttore del primo quotidiano in lingua inglese, il <Turkish Daily News>. Erdogan e i suoi ministri non l'hanno affatto presa bene, sostenendo che "il fondamentalismo non esiste in Turchia
". Ma, ben sapendo come potrebbero reagire i vertici delle forze armate, non hanno neanche protestato più di tanto.
"La verità è che questo scambio di opinioni non andrebbe fatto in pubblico, ma nelle sedi più appropriate del Consiglio di sicurezza nazionale" minimizza con <Panorama> Zeynep Karahan Uslu, esponente di spicco del gruppo parlamentare dell'Akp (356 seggi su 550). "Varie ricerche demoscopiche rivelano che la stragrande maggioranza dei turchi non ha alcuna nostalgia per lo stato religioso. Questo desiderio riguarda solo fasce marginali della popolazione".
Tre appuntamenti decisivi - Il braccio di ferro si aggraverà nell'imminenza di tre appuntamenti decisivi. Prima il controverso pellegrinaggio del Papa. Poi le elezioni presidenziali del maggio 2007. E, a novembre, il rinnovo del Parlamento. Alla fine di "questa lunga fase di transizione", come la definisce Yusuf Kanli, ci sarà o una democrazia migliore di quella attuale o l'oscurantismo religioso.
"Aspettiamo il Pontefice e lo accoglieremo con grande rispetto" assicura la deputatessa Karahan Uslu. Ma è un fatto che nessun viaggio papale sarà accompagnato da misure di sicurezza così imponenti a seguito delle minacce dei gruppi nazionalisti e islamisti, Al Qaeda in prima fila. Dopo questo banco di prova sulla tenuta del governo, inizierà la campagna per l'elezione del presidente.
"Erdogan muore dalla voglia di candidarsi" giura il noto editorialista Murat Yetkin. "Per scongiurarlo i militari sono scesi in campo. Non vogliono un islamico al potere, che farebbe saltare i delicati equilibri fra laici e religiosi". Ancora più cruciali le elezioni politiche.
Dal novembre 2002 la Turchia è guidata da un Governo monocolore dell'Akp. L'opposizione in parlamento è affidata a una pattuglia di deputati del Chp, lo storico Partito repubblicano del popolo, fondato da Atatürk, d'ispirazione socialdemocratica e laica.
Gli ultimi sondaggi danno il partito di Erdogan in calo, dal 34.5 al 26 per cento. Il premier sarebbe stato abbandonato da quei sostenitori, non necessariamente islamici, che l'avevano appoggiato per protesta contro i vecchi partiti corrotti e inconcludenti.
Molti consensi sarebbero passati al Chp e al partito di destra Madrepatria, che potrebbe entrare in Parlamento. "Il trend anti Erdogan è irreversibile" ritiene Onur Oymen, vice-presidente del Partito repubblicano del popolo. "Molti che hanno votato per l'Akp non vogliono l'islamizzazione della Turchia".
Ma è davvero così preoccupante la penetrazione dell'Islam politico? Il premier continua a ripetere che il suo non è un partito islamico, ma una sorta di democrazia cristiana, sul modello di quella italiana o tedesca, applicata ai musulmani: movimento conservatore, democratico e non fondamentalista, e soprattutto filo-europeo. Erdogan vanta i maggiori successi sul fronte economico. Dal 2004 il Pil cresce a ritmi del 6-7 per cento annuo.
L'inflazione, che teneva lontani gli investitori stranieri, è scesa al 9 per cento nel 2005 dopo il pauroso 80 per cento degli anni Novanta. Le linee guida del Fondo monetario sono state seguite alla lettera. Solo la disoccupazione resta alta. Per il resto si può dire che oggi il clima economico è favorevole e le imprese straniere (fra cui 500 italiane) fanno buoni affari.
Velo_si,_velo_no_2Il velo islamico - I critici mostrano l'altra faccia della medaglia: il tentativo degli ambienti islamici di infiltrare la scuola, l'amministrazione pubblica, la polizia. "Nonostante la professione di moderazione e filoeuropeismo, Erdogan ha un'agenda precisa: all'ultimo punto c'è la sharia" accusa l'ambasciatore Murat Bilhan, che ha appena fondato un centro di studi strategici all'Università Kultur di Istanbul.
Non è così convinto Elhan Ozay, professore dell'Università statale di Istanbul, una delle istituzioni del diritto amministrativo turco: "La minaccia islamista è vera, ma non è né grave né imminente" spiega. "Di concreto c'è solo la tentazione di dare l'assalto alla laicità dello Stato".
Gli esempi più vistosi sono stati i tentativi di introdurre il velo islamico nei luoghi pubblici e di approvare una normativa per consentire l'accesso a licei e università agli studenti provenienti dalle scuole coraniche per imam (iniziative bloccate dal consiglio di stato e dal presidente Sezer, dopodiché, per reazione, un alto magistrato è stato assassinato).
Ma Erdogan ha varato un provvedimento che consente alle fondazioni religiose straniere l'acquisto di beni immobili in Turchia: un modo per favorire la presenza di Milli Gorus (Visione nazionale), fondazione integralista sospettata di finanziare il terrorismo islamico.
"Per dare qualche contentino ai religiosi, Erdogan ha finito per litigare con le università, con i militari, con i grandi imprenditori e con l'ordine giudiziario", spiega Ozay. "Di qui il suo recente nervosismo. La verità è che entrambi i contendenti, laici e religiosi, esagerano nelle accuse reciproche e nei sospetti. Ma il rischio della deriva islamica può essere combattuto solo consentendo alla Turchia l'ingresso nell'Unione Europea". (Pino Buongiorno/Panorama)
28.10.2006

 

RISCHI DI UN TRAUMA

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Le preoccupazioni del presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso per la Turchia che non avrebbe ottemperato a tutti gli impegni.

Il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso non la vede molto bene per la Turchia. "Mi dipiasce dirlo - ha affermato nel corso di una intervista rilasciata al giornalista Giuseppe Sarcina per il <Corriere della Sera> (edizione del 26/10/2006) - ma le cose vanno male. A tutt'oggi non vedo i progressi che mi sarei aspettato. Speriamo che la presidenza finlandese riesca ad evitare uno stop nelle trattative. ma, sinceramente, sono preoccupato".
28.10.2006

 

DERIVA NAZIONALISTA

Questo il rischio in cui potrebbe ritrovarsi la Turchia - Paese islamico ma moderatamente acceso - se l'UE le sbattesse la porta in faccia. Un rischio da non correre.

Man mano che si avvicina il prossimo 8 novembre, giorno in cui la Commissione europea presenterà la propria relazione annuale sull'andamento del processo di riforme in Turchia, sembrano moltiplicarsi i dubbi e le perplessità che dall'inizio accompagnano il cammino di Ankara verso l'UE. Al continuo ribadire, da parte dei funzionari dell'Unione europea, della natura "aperta" delle trattative in corso fra Bruxelles e la Mezzaluna - talmente "aperta" da consentire al limite anche una "chiusura" in corso d'opera - fa eco la preoccupazione se non l'irritazione delle autorità e dell'opinione pubblica della Turchia, secondo cui la "prudenza" europea nasce in realtà da pregiudizi di natura ideologica.
La stampa internazionale, dal canto suo, s'interroga sulle eventuali conseguenze di un mancato matrimonio fra Bruxelles e Ankara, accreditando l'idea di una Turchia pronta a cadere - per contrappasso - nella morsa dell'estremismo islamico. Lettura che tuttavia rischia di essere più adeguata ai timori occidentali che non alla realtà del Paese della Mezzaluna. "Non credo che un rifiuto da parte dell'Unione europea possa avere in Turchia una ricaduta in termini di recrudescenza del fondamentalismo islamico - spiega Massimo Campanini, docente di Storia contemporanea dell'Islam e dei Paesi arabi all'Università Orientale di Napoli, rispondendo alle domande del <Velino> -. Nel senso che i partiti islamici turchi oggi al potere sono molto moderati, e da un punto di vista religioso sono portatori di esigenze minime. Il rischio, semmai, sarebbe piuttosto quello di un ritorno del nazionalismo turco. Il nazionalismo infatti è un fattore che ha tradizionalmente svolto un ruolo molto importante nel forgiare l'identità della Turchia; e nel caso l'Europa sbattesse la porta in faccia ad Ankara, ciò potrebbe tradursi più in un bisogno di rivalsa dell'identità turca che di quella islamica".
Islamismo annacquato - Anche la Turchia, al pari di molti altri paesi islamici, registra da alcuni decenni a questa parte un ritorno di massa alle istanze religiose. Fenomeno che, per quanto riguarda il paese della Mezzaluna, è databile fra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio degli anni Sessanta, quando si assiste a un indebolimento del laicismo introdotto da Mustafa Kemal Ataturk e successivamente a un ritorno autorizzato dei simboli religiosi. "Quello del premier Recep Tayyip Erdogan è però un partito islamico molto annacquato - riprende il docente universitario -. Si potrebbe dire, per fare un esempio, che Giustizia e Sviluppo (il partito del premier, ndr) è islamico quanto l'Udc è un partito cattolico. Se però l'UE chiudesse all'Udc, anche in un momento in cui il partito fosse al Governo, ciò non comporterebbe una rivolta armata in Italia da parte dei militanti cattolici". Non bisogna poi dimenticare l'importante ruolo di controllo svolto in Turchia dall'esercito, istituzione tradizionalmente laica. "I militari però - continua Campanini - continuano a essere fortemente nazionalisti: un fallimento delle trattative con Bruxelles comporterebbe quindi, come minimo, una caduta di Erdogan, che sulla scommessa europea ha puntato molto.
Naturalmente posso solo avanzare delle ipotesi: ma, considerate così le cose, più che a una avanzata delle correnti islamiche radicali potrei pensare a un ritorno del nazionalismo turco, anche per quanto riguarda i rapporti con le minoranze etniche. E se cadesse Erdogan, non penserei a un ritorno al potere di un partito islamico, quanto all'avvento di un partito maggiormente nazionalista". Un altro punto essenziale nel dibattito sull'entrata della Turchia nell'Unione europea riguarda la funzione di "ponte" che Ankara potrebbe svolgere fra il mondo islamico e il Vecchio continente. "In termini teorici - spiega Campanini - la possibilità di svolgere questo ruolo costituisce una speranza coltivata dalla stessa Ankara. Nel senso che la Turchia è un Paese formalmente islamico, dove al momento è al potere un partito che fa riferimento all'Islam. È chiaro quindi che la Turchia ambisca ad assumersi questo compito, ed è anche probabile che Ankara abbia alcune carte diplomatiche da giocare in questa prospettiva".
Preoccupazioni per il Kurdistan - Tuttavia, avverte lo studioso, ci sono alcuni punti da tenere presenti: "In primo luogo, il fatto che il mondo arabo e il mondo turco si sono sempre guardati in cagnesco. Difficilmente quindi il primo sarà disposto a firmare un assegno in bianco ad Ankara, come rappresentante dell'Islam di fronte all'Europa. Al contrario è probabile che altri paesi islamici del mondo arabo, dotati di un certo peso - come l'Egitto, il Marocco, la Tunisia - possano preferire candidare se stessi per questo ruolo piuttosto che delegare il tutto alla Turchia. Ammesso quindi che la Turchia riesca a entrare nell'UE ciò potrebbe crearle dei problemi con altri paesi dell'area". Problemi che potrebbero essere alimentati anche dall'alleanza che la Turchia ha stretto da anni con Israele. "E quindi - commenta Campanini - o la Turchia si impegna a risolvere la questione palestinese, mettendo a rischio l'alleanza con Israele; oppure e' difficile che il mondo arabo-musulmano accetti di farsi rappresentare da Ankara sulla scena europea. Problema che tra l'altro riguarda più le opinioni pubbliche che i governi. Se questi sono infatti sempre pronti a chiudere un occhio, le popolazioni sono invece furibonde per quanto da decenni accade in Palestina". La situazione politica di Ankara, del resto, risente anche dello svolgimento delle vicende irachene.
"Allo stato attuale delle cose - conclude Campanini - è tutt'altro che irrealistico pensare a una prossima frantumazione dell'Iraq. Potrebbe nascere uno Stato federale diviso in tre componenti: sciita, sunnita e curda. Oppure potrebbe fallire anche l'ipotesi federale, con tre staterelli indipendenti al posto del vecchio Stato iracheno. Uno scenario che potrebbe tornare comodo a Washington e anche a Teheran, visto che gli iraniani potrebbero essere tentati di fagocitare il sud del paese, vale a dire la parte abitata dagli sciiti. Ad Ankara però la cosa sta già suscitando gravi preoccupazioni: un Kurdistan iracheno autonomo darebbe nuovo slancio alle istanze autonomiste dei curdi in Turchia. E cosa potrebbe fare Ankara, visto che non può in ogni caso permettersi di assecondare il movimento indipendentista?". (Paolo Petrillo-Il Velino/Il legno storto)
28.10.2006

NESSUNA MINACCIA

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Intervista con il presidente del Parlamento Europeo, Josep Borrell. L'UE non è un club cristiano e con la Turchia dentro l'Europa avrebbe più peso politico.

- Presidente Josep Borrell, l'assegnazione del Nobel a Orhan Pamuk e l'approvazione, a Parigi, della legge sul genocidio armeno sollevano un quesito: la Turchia deve entrare in Europa perché va integrata o perché è la Turchia?
"Sono vere tutte e due le cose, e certo un'Europa con la Turchia svilupperebbe il dialogo con l'Islam e avrebbe un peso geo-politico più incisivo. Tuttavia non dimentichiamo che sono in corso negoziati il cui risultato è un'incognita. La trattativa sarà costellata di difficoltà. Penso soltanto al cosiddetto protocollo di Ankara che prevede l'apertura di porti e aeroporti turchi a navi e aerei ciprioti: non sappiamo neppure se questo problema molto concreto potrà davvero essere risolto, anche se lo speriamo. Vorrei ricordare inoltre che il Parlamento europeo ha votato una risoluzione estremamente critica sul processo negoziale, registrando pochi progressi e sottolineando le difficoltà".
- Con una Turchia di 100 milioni di abitanti fra 10 anni "non ci sarà alcuna possibilità di un'Europa integrata", come teme il francese Sarkozy?
"Il timore principale delle nostre opinioni pubbliche nasce dal fatto che la stragrande maggioranza della popolazione turca è di religione islamica. Un dato di fatto che non va trascurato ma non deve essere considerato una minaccia: se la Turchia rispetterà i criteri che le vengono richiesti non ci sarà nulla da temere. L'Europa non è un club cristiano, e la Turchia è un Paese laico".
- Qual è l'identità europea, allora?
"'identità europea va costruita su valori condivisi: democrazia, diritti umani, protezione dell'ambiente, tutela sociale, parità uomo e donna. E' questo a rappresentare l'identità europea, non la storia che anzi ci contrappone. E la costruzione di un'identità politica europea serve a superare la storia".
- C'è chi teme però che l'eventuale ingresso della Turchia metterebbe a rischio la stessa dimensione politica europea.
"E perché? Già oggi non tutti i membri dell'Unione hanno la stessa volontà di integrazione politica".
Tornando alla legge francese sul genocidio armeno, non crede che rappresenti una voluta minaccia all'ingresso della Turchia?
"Quella legge non è ancora legge, deve passare al Senato".
- Un recentissimo saggio del sociologo tedesco Peter Hahne riprende in chiave europea alcuni concetti che Oriana Fallaci riferiva all'Occidente: l'Europa, di fronte all'avanzare dell'islamismo, non reagisce ma svende i suoi valori fondanti e perde la propria identità. Non crede che recenti avvenimenti confermino che il modello interculturale è in profonda crisi, in Europa?
"Nonostante le difficoltà che tutti conosciamo, confrontarsi con la diversità rappresenta una delle caratteristiche dell'identità europea. Non si può immaginare un'Europa monoculturale. Anche per una ragione molto concreta: saremo obbligati ad accogliere un numero sempre crescente di immigrati per colmare il gap demografico, la società europea dovrà per forza diventare multi-culturale. I rischi di conflitti legati a questo processo richiedono piuttosto lo sviluppo di sistemi di integrazione sociale che consentano la realizzazione concreta del multi-culturalismo, e prima di tutto il confronto con l'Islam all'interno e all'esterno delle proprie frontiere. E', questa, una delle grandi sfide politiche che ci attendono".
- Con queste premesse, dove finisce l'Europa?
"Nessuno può e vuole lanciarsi nell'esercizio politico di tracciare le frontiere dell'Europa. Di certo, però, avviando le trattative con la Turchia l'Europa ha rinunciato a uno dei criteri oggettivi, quello geografico. E' altrettanto vero che l'opinione pubblica chiede una pausa: prima di eventuali nuovi allargamenti bisogna pensare all'integrazione. L'Europa si è ampliata molto più rapidamente di quanto sia riuscita ad integrarsi: ha più massa che velocità".
- Proprio per superare queste difficoltà non servirebbe una robusta opera di ingegneria costituzionale che rafforzasse istituzioni e regole europee?
"La necessità delle riforme è quella che in spagnolo chiamiamo "asignatura pendiente", una materia in cui si è rimandati a settembre. Già il trattato di Maastricht del '93 ne prevedeva ma non sono mai state fatte. Oggi c'è una vera urgenza: non si può fare una buona politica senza buone istituzioni, ma queste non crescono sugli alberi. Spero in proposte concrete della futura presidenza tedesca". (Emanuele Novazio/La Stampa web)
28.10.2006

 

POCA FIDUCIA

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Non ne hanno - nei confronti della Turchia - due turchi su tre. Un sondaggio pubblicato dal quotidiano <Hurriyet>. Mal vista la Francia.

Due turchi su tre affermano di non avere fiducia nell'Unione Europea, secondo un sondaggio pubblicato dal quotidiano turco <Milliyet>. Nel 2004, il 67.,5% aveva risposto affermativamente alla domanda "La Turchia deve assolutamente entrare nell'UE?" Oggi il 32.2% ha risposto, al sondaggio <A&G> (su 2.408 persone), di ritenere lontana questa eventualità, il 25.6% ha detto di essere contrario e il 33% si è detto indifferente. Il 78.1% degli interrogati non ha fiducia nell'Unione Europea.
Il sondaggio pubblico ha indicato che la Francia è fra i Paesi verso i quali i turchi hanno meno fiducia. Per il 76.1 degli intervistati, la Francia non è un Paese amico, così come la Grecia (78.1%) e gli Stati Uniti (78.5%). (da Ansa-Afp)
28.10.2006

 

SEI SU DIECI NON LA VOGLIONO

Sondaggio della <radioRmc> francese per sapere quanti francesi sono favorevoli all'ingresso di Ankara nell'UE.

Quasi sei francesi su dieci si oppongono all'entrata della Turchia nell'UE . A indicarlo un sondaggio condotto dalla LH2 per la <radioRMC>. Il 58% degli intervistati è contrario alla membership di Ankara, a favore un esiguo 28%. Il dato è in linea con un sondaggio di giugno dell'Eurobarometro: l'ostilità verso i turchi era al 55%. Nove gli stati più scettici dei francesi: l'Austria (81%) e la Germania (69%).(Asca-Afp)
28.10.2006

UN DIALOGO TRA SORDI

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I colloqui ad Ankara tra il Cancelliere tedesco Angela Merkel ed il premier turco Recep Tayyip Erdogan sulla questione Cipro non sono andati più in là di uno scambio di formalità.

La disputa sull'apertura di porti ed aeroporti turchi a navi ed aerei provenienti da Cipro, Stato membro dell'Unione Europea, ha contrassegnato la prima visita del Cancelliere tedesco, Signora Angela Merkel, ad Ankara. Si è fatto cenno ad una soluzione di compromesso che verrebbe presentata dalla Presidenza semestrale finnica, ma non sono stati forniti dettagli in merito, anche se fonti di Bruxelles alluderebbero all'apertura al commercio internazionale di un porto turco-cipriota. Questo consentirebbe al Governo turco di sostenere internamente la fattibilità dell'apertura di porti ai vettori di uomini e merci greco-ciprioti.
La Signora Merkel, cui sono stati tributati i consueti onori militari, ha incontrato il Premier Recep Tayyip Erdogan ed il presidente Ahmet Necdet Sezer, il cui mandato sarà in scadenza nel corso del 2007. La Signora Merkel ha voluto ribadire la centralità della questione del riconoscimento di Cipro per il successivo positivo svolgimento dei negoziati di adesione della Turchia, citando i cosiddetti protocolli di Ankara che pongono, a questo fine, la data limite del dicembre 2006. Il Premier turco ha ribadito l'esigenza che sia posta preliminarmente fine all'embargo internazionale che ha fatto della Cipro turca un "malato contagioso".
In un discorso tenuto ad Istanbul, in concomitanza della visita del Cancelliere tedesco, Erdogan ha ribadito l'importanza primaria attribuita all'accesso della Turchia all'Unione Europea ed ha altresì sottolineato l'esigenza di una migliore integrazione della comunità turca in Germania, forte di circa 2.5 milioni di individui, lodando gli sforzi in questo senso del Governo tedesco.
Il Cancelliere ed il Premier turco hanno preso parte ad un tradizionale Ifta, il pasto serale che rompe il digiuno del Ramadan, durante il quale il leader turco ha ribadito i temi noti dell'utilità dell'integrazione europea della Turchia, dell'inserimento di uno Stato prevalentemente musulmano a fianco di Stati di tradizione cristiana, rompendo millenarie preclusioni mentali in questo senso. Ha continuato sostenendo che, come nella Nato, anche all'interno dell'Unione il suo Paese potrebbe dare ulteriori contributi alla pacificazione e stabilizzazione dell'intera area mediorientale.
La Signora Merkel si è ripetutamente pronunciata a favore di un dialogo tra le culture e di un avvicinamento della Turchia all'Unione Europea senza mai però nominare un accesso diretto nel club dei 25.
A tratti è sembrato un dialogo tra sordi!
Al Premier turco non è rimasto che concludere come sia auspicabile un cambiamento di mentalità sul tema dei rapporti tra gli anatolici e gli europei, dimenticando come il suo proprio partito sia caratterizzato da un'indescrivibile doppiezza nel volere da un lato collocare la Turchia nel contesto dei paesi europei e dall'altro spingere i vari tasti di un ritorno ad un sistema ed un regime islamico neanche tanto velato! (Ste.Bar.)
28.10.2006

 

PROBLEMATICHE

Conferenza a Milano - organizzata dal Cipmo - sull'ingresso di Ankara nell'Unione Europea.

La conoscenza del punto di vista turco delle problematiche connesse con l'eventuale ingresso della Turchia nell'Unione Europea: questo il tema principale che è stato affrontato mercoledì scorso 25 ottobre a Milano presso la Fondazione Carialo.
All'iniziativa - organizzata dal Cipmo (Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente) - ha partecipato Cagri Erhan, direttore del Centro Studi sull'Europa dell'Università di Ankara. Ad affiancarlo c'erano quattro professori della facoltà di Giurisprudenza della cattolica di Milano: Massimo Condinanzi professore di Diritto dell'UE, Silvio Ferrari professore di Diritto canonico, Valerio Onida professore di Giustizia costituzionale e Antonio Padoa Schioppa professore di Storia del Diritto medioevale e moderno. (da Apcom)
28.10.2006

 

LA RIVALSA

Ai_tempi_dell%27Algeria_francese

 

Il Parlamento turco sta preparando una legge sui crimini commessi dai soldati francesi durante l'occupazione coloniale in Algeria. La questione Algeria.

La_ribellione_contro_i_francesi_in_AlgeriaIt is not clear just what kind of official retaliatory move Turkey will take after the French National Assembly adopted a bill on Thursday that would make it a crime to deny that Turks committed an Armenian genocide during World War I.
The Turkish Parliament Justice Sub-committee launched studies about a law proposal that would make it a crime to deny that France committed genocide in Algeria.
Members of the committee listened to Turkish History Society President Professor Yusuf Halacoglu and officials from the foreign ministry in their first meeting.
Professor Halacoglu provided historical information to the committee about Armenian violence in Turkey.
Halacoglu claimed that Armenians were freer than Turks during Ottoman times, recalling that Armenian citizens did not have to perform compulsory military service until 1876.
The commission will reportedly not accept the proposal that would make it a crime to deny that France committed genocide in Algeria.
Instead of enacting the law, the Turkish Parliament will prepare a text in which Turkey's practices in the field of human rights and freedoms will be explained.
The commission members decided that the Turkish History Society and the Foreign Ministry should conduct a detailed study on the Armenian genocide allegations.
The history of countries that officially recognize an Armenian genocide will also be examined in this context to see whether such cases occurred in their own past.
The study will explain the circumstances under which Turkey decided to deport Armenians in 1915.
The commission members will discuss reports to come from the Turkish History Society and Foreign Ministry in their second meeting. (Fatih Atik)
28.10.2006

 

UN LEGGE CHE NON HA SENSO

Il pensiero del Sottosegretario per l'Europa del Dipartimento di Stato Usa, Dan Fried, sul voto dell'Assemblea Nazionale francese.

"Una legge che criminalizza la discussione non embra avere alcun senso". E' quanto ha affermato il Sottosegretario per l'Europa del Dipartimento di Stato Usa, Dan Fried, in un incontro con la stampa a Bruxelles riguardo al voto dell'Assemblea nazionale francese sul genocidio armeno.
"Noi vogliamo incoraggiare la Turchia e l'Armenia a guardare apertamente" alla questione, ha spiegato Fried, riconoscendo che da parte turca ci sono state delle aperture sul dialogo con gli armeni. Per questo il Sottosegretario Isa ha invitato la Francia "a non assumere una posizione che renderebbe più difficile quel dialogo" e ha definito "corrette" le parole del presidente francese Jacques Chirac che ha preso le distanze dall'iniziativa parlamentare promossa dall'opposizione socialista
Per quanto riguarda la posizione americana, Fried ha riferito che "gli usa hanno ripetutamente denunviato questi terribili eventi", dall'altra Washington no ha mai usato la parola "genocidio" in riferimento a quanto accaduto durante la prima Guerra Mondiale. (
Apcom)
28.10.2006

CULTURA FRANCESE AL BANDO

Il voto in Francia sul genocidio armeno potrebbe avere ripercussioni su un boicottaggio sia dei prodotti radio-televisivi sia nell'acquisto di libri Made in France.

E adesso il boicottaggio contro i prodotti francesi scoppiato dopo l'approvazione da parte dell'Assemblea Nazionale della legge che prevede condanne per chi nega il genocidio armeno potrebbe allargarsi anche alla cultura.
Il presidente del consiglio di amministrazione della <Radio e Televisione turca> (Rtuk), Saban Sevinp, ha detto: "La quota di mercato francese all'interno dei nostri mercati è di circa il 10%. Ci sono cartoni animati, film e serie tv. La radio e le televisioni dovrebbero decidere di non mandarle più i onda".
E ha annunciato che la <Radio e Televisione turca> provvederanno quanto prima a farlo, aggiungendo che il boicottaggio potrebbe essere esteso anche ai libri. Fra le prime vittime a cadere ci potrebbero essere tanto Victor Hugo, autore de "I miserabili", che è uno dei libri più venduti in Turchia che Iacques Brel uno degli chansonnier più amati nel Paese della Mezzaluna. (Apcom)
28.10.2006

 

LA CONDANNA DELL'ASSEMBLEA NAZIONALE

L'Assemblea Nazionale turca all'unanimità ha preso posizione contro il progetto di legge francese che considera reato disconoscere il genocidio armeno.

Il Parlamento turco ha approvato, al termine agli inizi della settimana di una seduta speciale, una dichiarazione che condanna il voto dei deputati francesi su un progetto di legge che prevede sanzioni per chi nega il genocidio armeno nel 1915.
"Il popolo turco non deve vergognarsi della sua storia", si legge nel testo, secondo cui l'atteggiamento dell'assemblea francese "lascerà ferite aperte nelle relazioni politiche, economiche e militari tra Francia e Turchia". Il documento, approvato da tutti i partiti, dice anche che l'Armenia pagherà un "duro prezzo" per aver esercitato attività di lobbying in Francia e in altri paesi contro la Turchia, anche se non spiega cosa questo possa significare.
Molto critico anche il ministro degli Esteri turco Abdullah Gül, secondo il quale la proposta di legge francese viola il principio della libertà d'espressione e porta "un colpo severo alle relazioni franco-turche". Il Governo di Ankara ha promesso di contrastare il progetto di legge nelle corti internazionali se dovesse essere approvato in modo definitivo. (Ticin@nline)
28.10.2006

 

LA FRANCIA NON VUOLE ROMPERE

 

Il portavoce del ministero degli Esteri, Jena-Baptoste Mattei, ha affermato che il Governo di Parigi non è favorevole al testo votato dalla Camera sulla questione armena.

La Francia ha ricordato il suo attaccamento al ''dialogo'' e ai ''legami di amicizia'' con la Turchia, dopo che ieri il Parlamento turco ha denunciato l'approvazione da parte dei deputati francesi di un testo sul genocidio degli armeni nel 1915, sotto l'impero ottomano. ''Siamo molto legati al dialogo con la Turchia, così come ai legami di amicizia e di cooperazione che ci uniscono a questo Paese, che noi desideriamo continuare a sviluppare'', ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri Jena-Baptiste Mattei. Il ministro degli Esteri turco Abdullah Gul aveva affermato davanti ai parlamentari che l'adozione da parte dei deputati francesi della proposta di legge che punisce la negazione del genocidio armeno ''ha portato un duro colpo alle relazioni turco-francesi''. Mattei ha da parte sua ricordato che il Governo francese non è favorevole al testo e che ''trarrà profitto da ciascuna tappa (del processo legislativo - ndr) per continuare a far conoscere la sua posizione su questa proposta, che non gli sembra necessaria e la cui opportunità è discutibile''. Per entrare in vIgore, il testo deve infatti avere ancora l'avallo del Senato. (Asca-Afp)
28.10.2006

 

ATTACCHI
HACKER CONTRO
LA FRANCIA

Ordine_dei_giornalisti_italiani

 

Colpito nei giorni scorso da pirati informatici il sito dell'Ordine dei giornalisti italiani a Roma. Guastatori in opera dalla Turchia.

Attacco_informatico"Ci siamo impossessati del vostro sistema. Noi siamo i guardiani della Turchia e dell'Islam". Questa la frase che campeggia all'apertura del sito dell'Ordine dei giornalisti italiani. Nei giorni scorsi il sito è stato "governato" da alcuni hacker che si sono proclamati difensori dell'Islam e attaccano in maniera violenta la Francia.
Una volta aperto il sito dell'Ordine la home-page è stata "catturata" dall'indirizzo http://makara.kayyo.com/h/. Su questa si legge "Francia! Come puoi dimenticare il genocidio commesso da voi in Algeria e come osate accusare la Turchia con le vostre menzogne. Voi siete gli onesti che avete voluto la guerra. Ecco la guerra. Noi saremo la vostra sciagura. Ehi voi, voi non siete i nostri nemici, non abbiamo niente contro di voi. Ma questa è una cyber guerra. Voi non siete i proprietari di questa guerra. Ci dispiace. La nostra intenzione non è scassinarvi, ma vogliamo che alcuni politici francesi - conclude il messaggio - ci ascoltino e vedano la verità".
L'attacco sulla rete è stato una controffensiva alla legge varata dall'Assemblea nazionale francese che punisce penalmente chi nega il genocidio degli armeni in Turchia. L'obiettivo degli hacker è stato quello di richiamare l'attenzione contro il colonialismo francese in Algeria.
La scelta del sito dell'Ordine è casuale, ma l'attacco preoccupa chi dovrebbe garantire la sicurezza della rete internet. Apparentemente sembrerebbe opera di hacker professionisti. Sarà ora la polizia postale, alla quale è già stata sporta denuncia, a fare le necessarie verifiche. (Rainew.24)
28.10.2006

 

"NON VOGLIAMO IL PAPA"

La_scritta_dice_NON_VOGLIAMO_IL_PAPA_IN_TURCHIA

 

Alcuni striscioni con questa scritta - come documenta una foto scattata da un giornalista dell' <Ap> - sono apparsi in vari punti di Istanbul.

Ali_Bardacoglu_degli_Affari_religiosiIl 28 novembre il Pontefice giungerà ad Ankara per incontrarsi con il presidente della Repubblica turca, Ahmet Necdet Sezer, con il Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan, con il direttore del Dipartimento Affari religiosi Ali Bardokoglu e con il Corpo diplomatico al completo. Il viaggio proseguirà poi per Smirne, dove il Santo Padre visiterà non lontano da Efeso la casa della Madonna, ed infine per Istanbul ultima tappa - forse la più importante - dedicata agli incontri sia con i patriarcato ortodosso ed armeno, rispettivamente Bartolomeos I e Mesop II, sia il Gran Rabbino e il Gran Muffi. Un viaggio importante. Un viaggio però che lascia molte incognite perché, se è vero che il Santo Padre arriverà in Turchia - non tanto come capo della Chiesa cattolica quanto umile fratello cristiano - con le migliori intenzioni di ricucire eventuali strappi tra diverse fedi, è altrettanto vero che qualcuno nella terra di Ataturk fa di tutto per tenere accesa la miccia del rancore e dell'ostracismo più irriducibile nei confronti di Benedetto XVI. Ne sono una palese una riprova gli striscioni attaccati in molte parti di Istanbul riportanti la scritta "Non vogliamo il Papa". Già il gesto di per sè è grave, ma ancora più grave - e sintomatico di una situazione per nulla sicura dal punto di vista della salvaguardia della vita del Pontefice - è il fatto che gli striscioni (le foto sono Osman Orsal di <Ap>, ndr) non siano stati tolti. Qualcuno forse vuole che Benedetto XVI li legga bene. Non c'è da aggiungere altro. (Turchia Oggi)
28.10.2006

 

16 MILA AGENTI
PER PROTEGGERE
BENEDETTO XVI

Polizia_in_forza_per_proteggere_il_Pontefice

Il Pontefice nei quattro giorni in Turchia si sposterà all'interno delle città con una macchina blindata. Altre due identiche faranno parte del corteo.

Un'automobile blindata per Benedetto XVI ed altre due, identiche, faranno parte del corteo per gli spostamenti del Papa in Turchia: è una delle misure di sicurezza rese note dal Direttorato generale di sicurezza di Ankara che ha annunciato di aver adottato per la presenza papale un piano di protezione di "Tipo A", lo stesso usato in occasione della visita di Bush.
Elaborato insieme con i servizi di intelligence (Mit) e la Gendarmeria, il piano si occupa della sicurezza di Benedetto XVI fin dal suo ingresso nello spazio aereo turco. Gli F-16 dell'aviazione scorteranno l'aereo papale, con una misura che è insieme di protezione e di accoglienza.
Al momento dell'atterraggio dell'aereo, il traffico verrà bloccato nell'intera zona. Unità speciali di polizia e tiratori scelti saranno dislocati lungo i percorsi degli spostamenti papali.
Durante i quattro giorni della presenza del Papa (dal 28 novembre al primo dicembre) saranno 7mila gli agenti mobilitati ad Ankara e 9mila ad Istanbul: il Direttorato ha annunciato che in quei giorni non sarà concessa alcuna licenza.
La mobilitazione, oltre che garantire la sicurezza di Benedetto XVI, vuole anche prevenire proteste motivate con le parole della "lectio" di Regensburg, che a settembre hanno provocato contestazioni di piazza. La polizia ha avvertito che eventuali manifestazioni saranno vietate anche nelle province non visitate dal Papa. (AsiaNews.it)
28.10.2006

 

EDIZIONE IN TURCO
DELLA SINTESI
DEL CATECHISMO

Sarà pubblicata a cura dell'<Aiuto alla Chiesa che soffre>. L'iniziativa annunciata da mons. Luigi Padovese.

Un'edizione in turco di una sintesi del Catechismo della Chiesa cattolica, intitolata "Io credo", sarà pubblicata in occasione della visita di Benedetto XVI a cura dell'<Aiuto alla Chiesa che soffre>. L'iniziativa, riferisce <AsiaNews>, è stata annunciata a margine di un incontro a Koenisberg in Germania con mons. Luigi Padovese, vicario apostolico per l'Anatolia. (da Ansa)
28.10.2006

 

"AL PONTEFICE VORREI DIRE...."

Elif_Shafak

Intervista della rivista <Grazia> alla scrittrice turca Elif Shafak. L'importanza di una visita e dell'incontro del Papa con gli esponenti di religioni diverse.

Il 28 novembre Benedetto XVI andrà in Turchia, cuore europeo dell'islam. Elif Shafak, la scrittrice turca incriminata per le sue dichiarazioni politiche ed accusata di oltraggio all'identità turca, racconta in una intervista a <Grazia> come è il suo Paese e da quali divisioni è lacerato. "Mi piacerebbe dire al Papa di non cadere in generalizzazioni sull'Islam: è estremamente pericoloso. Il mondo musulmano non è un blocco monolitico come si pensa in Occidente. E' importante cogliere le differenze".
Ad esempio, "vorrei ricordargli che c'è anche un cammino Sufi, mistico dell'Islam, che è basato sull'amore. Gli direi anche che nel mio Paese c'è uno scontro di pensiero, tra democratici e i nazionalisti. La Turchia è spaccata: da una parte c'è chi vuole che il Paese entri in Europa, che diventi una società aperta; e dall'altra ci sono quelli che vogliono mantenere la Turchia isolata, xenofoba e nazionalista: una società chiusa".
Secondo la Shafak, "è proprio perché le cose si stanno muovendo verso l'apertura e la democrazia che i reazionari seminano sempre più panico e violenza": Quanto all'arrivo del Papa in Turchia, "è molto importante, così come la sua decisione di incontrare i massimi esponenti di diverse religioni e culture...". (da Adnkronos)
28.10.2006

PRIMUS INTER PARES

Benedetto_XVI Bartolomeo_I

Carico di significati l'incontro tra il Pontefice Benedetto XVI ed il Patriarca ortodosso di Istanbul Bartolomeo I. Un momento di forte ecumenismo.

Il Patriarca ortodosso di Istanbul, Bartolomeo I, si accinge ad incontrare, verso la fine di novembre, Papa Benedetto XVI. Questo incontro è carico di significati ecumenici: è noto che il Patriarca è impegnato da tempo, con coraggio e perseveranza, a favore di un riavvicinamento delle chiese cristiane.
Ma chi è Bartolomeo I e come svolge la sua attività in terra turca?
Nel quartiere fanariota della megalopoli turca, dove una volta si trovava la comunità greca più potente d'oriente, il Patriarca Ecumenico vive in un monastero di origine bizantina circondato da alte mura in quella che è ancora una enclave della ortodossia greca in terra turca. Questo uomo colto e gentile accoglie gli ospiti porgendo caffè e dolci delizie , rivolgendosi a loro spesso nella lingua degli ospiti, parla infatti correntemente sei lingue tra cui il turco, l'italiano ed il tedesco.
Egli si considera un primus inter pares tra i vescovi della chiesa ortodossa universale che dalle Americhe ad Alessandria conta circa 300 milioni di fedeli.
Tuttavia non governa uno Stato della Chiesa come comunemente si intende nel diritto internazionale parlando del Vaticano, né l'anziano religioso dalla barba bianca e lucente lo desidera, a dispetto di quello che gli rimproverano i nazionalisti turchi. Il sospetto, ed un malcelato senso di sfiducia, arriva anche da Ankara che lo considera come il capo religioso di una comunità di circa duemila fedeli presenti in Turchia, dislocati prevalentemente a ridosso delle coste e d'intorno al Bosforo. Nelle sedi governative non amano sentire la seconda parte del titolo "ecumenico", che gli spetta da oltre 1500 anni. La sua autorità emana dalla durata stessa della presenza del Patriarcato in terra ottomana prima e turca poi, attraverso vicende non sempre del tutto tranquille, seguendo la tradizione della Chiesa cristiana d'Oriente scandita attraverso i secoli: nel 1204, le crociate cattoliche, nel 1453 la conquista della città da parte dei turchi Osmanli, gli Ottomani secondo la dizione italiana, poi la dura separazione a seguito della costituzione della Repubblica turca all'indomani della prima guerra mondiale.
Quest'uomo incorpora in sé la storia millenaria di questa città, che una volta è stata un baricentro importante negli assi mondiali dei commerci, del potere politico e della potenza sui mari e sulle terre. Secondo la Costituzione repubblicana egli è un cittadino turco appartenente alla fede greco-ortodossa. I suoi studi in Germania, a Monaco, ed in Italia, a Roma, oltre al Seminario ortodosso nell'isola di Halki, nel Mar di Marmara, gli hanno conferito profondità di fede, ma anche grande capacità di valutare il pensiero ed i sentimenti dei vicini nella fede e nel senso della contiguità geografica.
La richiesta di nuove chiese - Il Patriarca ha un buon rapporto con le Autorità turche della città di Istanbul e con quelle del Governo di Ankara. L'attuale Primo Ministro, Recep Tayyip Erdogan, era stato Sindaco della metropoli posta su due continenti ed aveva avuto contatti frequenti con la guida religiosa ortodossa. Quest'ultimo però si sente, per così dire, un po' ingabbiato: durante la recente visita di monsignor Rino Fisichella, ordinario del Parlamento italiano, sono stati evidenziati problemi essenziali relativi alla vita delle comunità religiose cristiane. Difficoltà che si materializzano nella costruzione di nuove chiese e nel restauro e manutenzione di quelle, poche, già esistenti. I religiosi non possono mostrare segni esteriori della loro vita religiosa, così le suore italiane ad Izmir debbono uscire in borghese. Non è che si sia in presenza in terra turca di uno stabile e disteso colloquio tra la confessione religiosa maggioritaria, la musulmana, e quelle cristiane molteplici e variegate. Ricordiamo che ad Istanbul risiede anche il metropolita armeno, fatto di notevole importanza visto che tra Armenia e Turchia le frontiere sono chiuse, e non solo quelle fisiche: ogni possibilità di dialogo e comunicazione assume su questo sfondo una fondamentale importanza.
Lo Stato è laico ma questo Governo turco non è laico. Inoltre episodi di violenza non sono mancati e sono culminati nell'uccisione, alcuni mesi fa, di un sacerdote italiano. Lo stesso Seminario dell'isola di Halki, ci ricorda l'anziano Patriarca, è chiuso da anni e questo è uno degli argomenti che Bartolomeo I affronterà con il Papa cattolico forte del sostegno dell'Unione Europea che ne chiede la riapertura. Inoltre, e questo è oggettivamente più grave, lo stesso Patriarca non può ordinare nuovi preti ortodossi attingendo a cittadini turchi: come dire che i nuovi pastori dovrebbero venire da fuori, e naturalmente chiedere il permesso per vivere ed operare in terra turca.
Il Patriarca sostiene lealmente in ogni occasione e ad ogni livello politico l'adesione della Turchia all'Unione Europea. Bartolomeo I, che nasce con il nome borghese di Dimitrios Archondonis su una piccola isola egea passata nel 1923 a seguito del Trattato di Losanna alla sovranità turca, teme soprattutto che la sua comunità possa estinguersi, così come l'immenso patrimonio plurisecolare che la caratterizza. A 66 anni non è neanche il più anziano nel Patriarcato e tra i suoi possibili successori quelli con meno di 70 anni si contano sulle dita di una mano. Il suo impegno a favore di una Turchia nell'Unione Europea può essere visto anche come un possibile viatico di salvezza per questa sua chiesa e comunità. Ma sicuramente egli guarda, oltre che al suddetto patrimonio culturale millenario, alla salvaguardia della pace in una area molto turbolenta, alla crisi delle vocazioni religiose, al dialogo cristiani-musulmani. In altre parole il suo impegno ecumenico e la sua volontà di riavvicinamento è sicuramente autentico e dettato da motivazioni alte, che trascendono i limiti della pur importante sorte dell'ortodossia in terra turca.
La comunità ebraica - Il Patriarca ha subito il destino delle sua famiglia segnato dagli Accordi Venizelos-Inönü: allorché i greci dovettero abbandonare in massa i territori turchi e reciprocamente i turchi che abitavano le aree che oggi sono greche dovettero fare rotta verso l'Anatolia, con tutti drammi del caso acuiti anche dalle non isolate situazioni particolari, per esempio genti di etnia turca ma di fede ortodossa e greci turchizzati seguaci di Maometto. Lo scambio di popolazioni fu legittimato da accordi internazionali ma costituì comunque un dramma. Ancora oggi molti greci visitano come turisti Istanbul che nel corso della sua storia fu molto tollerante ed accogliente. Ricordiamo che vi prospera, pressoché indisturbata, una cospicua comunità ebraica qui da tempi immemorabili. Molti greci poi vogliono sposarsi o far battezzare i propri figli nel Patriarcato.
L'incontro con Papa Benedetto XVI può sicuramente costituire un momento di forte ecumenismo ed un segnale di apertura agli uomini di buona volontà in terra turca: ma la percezione di questa visita da parte turca susciterà - ne siamo certi - delle reazioni politicizzate, orientate e vagamente allarmistiche. (Stefano Barocci)
28.10.2006

AL FIANCO DEL SOMMO PADRE

Il_card._Walter_Kasper

Nel viaggio in Turchia sarà presente anche il card. Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l'Unità dei Cristiani.

Il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l'Unità dei Cristiani, sarà al fianco di Benedetto XVI nel delicato viaggio in Turchia.
- Che significato ha questo viaggio?
"La visita di Benedetto XVI in Turchia è molto importante e mostra la volontà e la disponibilità del papa al dialogo con i musulmani moderati. Ha tre finalità: il dialogo ecumenico e l'incontro con il Patriarca Bartolomeo I per portare avanti il dialogo con gli ortodossi; il dialogo con i musulmani; la volontà di rafforzare e incoraggiare la minoranza cristiana che vive in Turchia e questo è molto importante".
- Quale sarà un momento particolarmente importante del viaggio?
"La visita con il Patriarca Bartolomeo I e quello con il Patriarcato armeno saranno due momenti importanti per il dialogo con la Chiesa orientale".
- Crede cheil Papa parlerà del genocidio?
"I rapporti tra armeni e turchi sono molto delicati. Non so se il papa affronterà l'argomento".
- Il Papa si recherà per la prima volta in un Paese a maggioranza musulmana. La sicurezza è garantita?
"Lo Stato farà tutto il possibile per garantire la sicurezza del papa. Certamente è impossibile garantirla in assoluto, perché ci sono tanti matti nel mondo, ma nessuno qua in Vaticano è impaurito. Noi cristiani ci troviamo nelle mani di Dio". (Serena Sartini/www.korazym.org)
28.10.2006

 

LA REALTA' DI UNA CHIESA MINORITARIA

Intervista dell'<Aki-Adnkronos-International> a monsignor Luigi Padovese, vicario apostolico dell'Anatolia. "I cristiani non sono un corpo estraneo", ha detto.

"La comunità cristiana in Turchia attende con interesse e partecipazione la visita del Papa, anche perché si aspetta da lui parole di sostegno. Si aspetta che il Santo Padre presenti alla maggioranza musulmana la realtà di una chiesa che nel Paese è minoritaria, ma non nemica del popolo turco": con queste parole monsignor Luigi Padovese, vicario apostolico dell'Anatolia e grande conoscitore dei temi relativi alla cristianità in Turchia, spiega ad <Aki-Adnkronos International> come il Paese si prepari alla visita di Papa Benedetto XVI, che inizierà il 28 novembre prossimo. "I cristiani - ha proseguito monsignor Padovese - non sono un corpo estraneo alla Turchia, ma una componente del tessuto nazionale, che deve però essere integrata maggiormente attraverso il riconoscimento di tutti i diritti di cui godono gli altri cittadini turchi". Nel colloquio con <Aki>, l'arcivescovo affronta anche i fatti di attualità, come la proposta di legge legge francese che punisce chi nega il genocidio degli armeni (in prevalenza cattolici), approvata la scorsa settimana dall'Assemblea nazionale. Per il prelato, il riaccendersi della questione armena in seguito a questa iniziativa non darà vita a nuove tensioni tra musulmani e cattolici in Turchia e non renderà più pericoloso il viaggio del Papa. "I vescovi hanno espresso il loro appoggio alle dichiarazioni dal patriarca armeno Mesrop II, che si è dissociato da quanto il parlamento francese ha stabilito - ricorda monsignor Padovese - Anche il fatto che anche il presidente francese Chirac abbia preso posizione contro la legge è abbastanza significativo". Ma il vescovo non sminuisce la portata dell'iniziativa: "Le cose dette all'estero, in questo caso in Francia, hanno un peso e purtroppo spesso non si considerano le risonanze negative per le comunità in loco - spiega - Bisogna aiutare la convivenza e non esasperare le tensioni". Il vescovo ammette la necessità di ridiscutere la questione armena: "Quando, mi auguro presto, in Turchia ci sarà un incremento di pluralismo e democrazia, come già in parte accade, si potrà riprendere in esame quei fatti da parte degli storici: in questo contesto, invece, mi sembra che si voglia solo umiliare i turchi".
Tutto è molto complesso - La realtà del cristianesimo in Turchia è molto complessa, ricorda monsignor Padovese: "Ci sono cattolici latini e ortodossi, il patriarcato ecumenico e quello di Antiochia, armeni cattolici e gregoriani, caldei, siro-cattolici, siro-ortodossi, melkiti. Questo insieme variegato - continua - soprattutto nel sud si raccoglie in poche chiese e così anche i cristiani di altre confessioni partecipano alle nostre liturgie". Nonostante le numerose sfaccettature, comunque, la comunità cristiana resta numericamente molto ridotta: "E' difficile fare una stima sui cristiani di Turchia, che oscillano tra gli 80 e i 100 mila - spiega il vescovo - Calcoli esatti non ne sono mai stati fatti e le cifre approssimative di cui disponiamo si riferiscono solo ai cristiani dichiarati. C'è una larga fetta di famiglie, originariamente cristiane, che per necessità di sopravvivenza ha rinunciato alla propria identità, almeno all'esterno".
Per i cattolici di Turchia, che rappresentano meno dell'1% del totale della popolazione, "la coscienza della propria identità è molto più sentita che in un paese di tradizione cristiana", spiega ad <Aki> mons. Luigi Padovese. "Lo si nota ad esempio nei matrimoni: è difficile che un cattolico sposi un musulmano e questo è il segno più indicativo di un'identità che si vuole mantenere". Soprattutto nel sud e nelle regioni dove la convivenza ha una tradizione più consolidata, ultimamente è diventato meno imprudente manifestare apertamente la propria fede: "Ci sono tanti ragazzi e ragazze che portano una catenina con la croce - esemplifica mons. Padovese - mentre capita che in Inghilterra la si debba nascondere per motivi di ordine professionale" (il riferimento è al caso dell'hostess sospesa dalla <British Airways> per la scelta di indossare una croce). Nei numerosi saggi che Luigi Padovese ha dedicato al tema, si legge come sia proprio in Turchia che, in buona parte, la Chiesa degli albori abbia preso corpo e si sia sviluppata. Ad Antiochia, ad esempio, ha preso forma la prima missione ai pagani ed è sorto uno dei primi centri di riflessione teologica. Lo stesso Vangelo di Matteo sembra essere l'eco della catechesi condotta in queste terre. Cosa ha portato allora la comunità cristiana a sgretolarsi e quasi a scomparire nel corso degli anni? "All'origine del fenomeno ci sono le vicissitudini storiche, a partire dal passaggio dall'impero ottomano alla repubblica turca, - spiega il vescovo - A un certo punto è stato necessario passare da una realtà ottomana molto eterogenea a uno stato nazionale forte, dotato di un'identità precisa. Questo è il merito di Ataturk (il 'padre dei turchi' Mustafa Kemal, fondatore e primo presidente della Repubblica, ndr), che ha dato il senso dello stato, riducendo di contraccolpo le diversità e quindi anche le minoranze e i loro diritti, nonostante ci fosse un trattato". Il riferimento di monsignor Padovese è al Trattato di Losanna del 1923, che imponeva il riconoscimento dei diritti di tutte le minoranze. La Turchia ha però dato un'interpretazione restrittiva del Trattato, che ha impedito ad alcuni gruppi, tra cui i cattolici latini, di godere di personalità giuridica e di tutti i diritti che ne conseguono.
Situazione inasprita - "Il processo di nazionalizzazione - spiega il prelato - ha ridotto il numero di cristiani e ha portato alla scomparsa di molte chiese, ospedali, ospizi e scuole che pure fino al 1940 erano ancora attivi". Negli ultimi anni, poi, la situazione si è inasprita: "Sempre più spesso essere buon turco significa essere musulmano. Ed è questo binomio che spiega fenomeni recenti, come l'omicidio di don Andrea Santoro". Monsignor Padovese ricorda a questo proposito le parole della madre e del fratello del minorenne accusato di aver ucciso a Trebisonda, lo scorso febbraio, il religioso italiano: "La madre parla del figlio come di un eroe dell'Islam, che è in carcere per Dio, e il fratello se la prende con il 'cane americano' e con l'Occidente, che sarebbero causa di tutti i disordini. Sembra quasi che si siano spartiti le dichiarazioni, una il versante religioso, l'altro quello politico. E sono proprio queste le due componenti che condizionano la vita delle minoranze, formalmente accettate, ma non con pari diritti". (Aki-Adnkronos International)
28.10.2006

 

 

MESSAGGERO DI PACE

Il_patriarca_armeno_Mesrop_II

Così si è espresso il Patriarca armeno, Mesrop II, circa il viaggio del Pontefice in Turchia. Previsto anche un incontro tra i due.

"Il Papa è messaggero di pace e visiterà uno dei Paesi musulmani più moderati nel mondo, che ha un Governo secolare. Spero che la sua visita crei dei ponti da costruire tra musulmani e il mondo cristiano, tra est ed ovest e che la sua visita, prima di tutto e soprattutto, aiuti la comprensione reciproca tra musulmani e cristiani". E' quanto afferma il Patriarca armeno in Turchia Mesrop II, commentando la visita del Papa nel Paese anatolico, confermato qualche giorno fa dal Vaticano e in programma dal 28 novembre al primo dicembre.
Benedetto XVI visiterà dunque il Patriarcato armeno. "Sì - risponde Mesrop - ma non so il giorno. Noi l'abbiamo invitato". E si aspetta parole di condanna sul genocidio? "Per gli armeni e i turchi la questione di ciò che successe negli anni Cinquanta è una questione molto delicata - risponde il Patriarca - speriamo di superarla con il dialogo con i turchi".
Per Mesrop "la visita di Benedetto XVI in Turchia sarà un segnale di vicinanza anche alla chiesa ortodossa orientale". E sulla sicurezza, il Patriarca è tranquillo. "Penso che gli ufficiali turchi abbiano preso tutte le precauzioni necessarie - risponde - ultimamente gli ufficiali turchi mi hanno detto che ci saranno misure di sicurezza enormi. Sono sicuro che il governo turco farà tutto il possibile per prevenire attacchi". (Apcom)
28.10.2006

 

EQUIVOCI FUGATI DAL DIALOGO

"Mi pare che vi sia un orientamento sereno ad accogliere il Papa in Turchia", ha detto mons. Pierluigi Celata, segretario del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso.

"Mi pare che vi sia un orientamento sereno ad accogliere il papa in Turchia, con quella ospitalità che è tipica del popolo turco. Questa è la sensazione che ho colto dalla mia visita". Le incomprensioni post-Regensburg sono acqua passata: Monsignor Pierluigi Celata, segretario del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, reduce da una recente missione in Turchia dove ha avuto incontri con le massime autorità islamiche, parla in modo positivo della prossima visita di Benedetto XVI ad Ankara, Istanbul e Smirne.
"la Turchia è un Paese di non facilissima comprensione - ha spiegato l'arcivescovo proveniente dalle fila della diplomazia, nel corso di una conferenza stampa di presentazione del messaggio vaticano di fine Ramadan - La realtà musulmana è ben presente. La maggioranza sunnita, l'unica ad essere riconosciuta, è organizzata attraverso un ufficio statale presso il Primo Ministro. la visita papale è nata, subito dopo la sua elezione, dall'intenzione di Benedetto XVI di restituire la visita del Patriarca di Costantinopoli". (da
Ansa)
28.10.2006

IL PAPA BUONO
RIPORTATO
AD ISTANBUL

Lo_scultore_Carlo_Balljana

Il 1 dicembre prossimo una statua alta due metri dedicata a Giovanni XXIII verrà scoperta da Benedetto XVI davanti alla cattedrale del Santo Spirito. L'opera scolpita dall'artista Carlo Balljana.

Aveva 19 anni il giovane studente Carlo, nel marzo del 1963, quando, già folgorato da "Papa Giovanni", realizzò un crocifisso in bronzo e lo inviò al Pontefice per il suo onomastico. Oggi, che di anni ne ha 62, e nel frattempo di strada ne ha fatta, Carlo Balljana, archiettoo e scultore, è al suo tredicesimo monumento dedicato a Giovanni XXIII: quello in bronzo, alto un paio di metri, che il 1 dicembre sarà scoperto da Papa Benedetto XVI a Istanbul nel corso della sua storica visita in terra di Turchia.
Balljana e il "Papa buono". Un rapporto che nasce con il monumento di Giovanni XXIII circondato dai bambini, oggi collocato a Lusia (Rovigo) e che prosegue con quello di Sotto il Monte, ma anche con quello collocato davanti alla Nunziatura di Sofia. Un rapporto diventato intenso e spirituale: "Perchè - confida l'artista di Sernaglia - basta che chiuda gli occhi e vedo il suo volto". Un rapporto fra lo scultore e il Beato che non è sfuggito agli uomini della Chiesa. Tanto da far dire a mons. Antonio Lucibello, nunzio apostolico in Turchia: "Balljana, con la sua opera, è riuscito ad esprimere nei tratti somatici di Papa Giovanni XXIII, quella beatitudine evangelica nella mitezza che gli uomini del suo tempo avevano colto nel giusto segno, definendolo universalmente il Papa buono".
Una statua "che esce dal cuore nobile dell'artista più che dalla fine intelligenza" quella che, il 1 dicembre, sarà scoperta da Benedetto XVI davanti alla Cattedrale del Santo Spirito di Istanbul, e poi collocata davanti alla Basilica di Sant'Antonio, la casa dei Frati minori conventuali, iniziata a costruire esattamente cent'anni fa. Tutti luoghi cari a Giovanni XXIII, che fu per dieci anni Nunzio apostolico in Turchia, sulla sponda del Bosforo.
Dal 5 gennaio del 1935 al Natale del 1994. Anni che, in parte, coincidono con la tragedia della guerra. "E il Papa Giovanni di Balljana - fa notare oggi monsignor Francesco Capovilla - è lo stesso che balza da un fioretto del <Giornale dell'Anima>". Era il 1939 e l'allora mons. Roncalli, raccolto in preghiera, sulle rive del Bosforo, rifletteva: "... Dalla finestra della mia camera, qui, presso i Padri Gesuiti, osservo tutte le sere un assemblarsi di barche sul Bosforo... E' la pesca organizzata delle palamite, grossi pesci che si dice vengano da punti lontani del Mar Nero... Imitare i pescatori del Bosforo, lavorare giorno e notte con le fiaccole accese, ecco il nostro grave e sacro dovere".
"Papa Giovanni con l'abito dimesso del pellegrino, la mano destra sorreggente la colomba che evoca l'arcobaleno della pace, la mano sinistra aperta al dono di sè, nell'umile atto dell'indigente": questa è l'immagine scolpita nel bronzo da Balljana (nella foto ancora mancante della colomba) che dal 1 dicembre ricorderà davanti alla Basilica di Sant'Antonio i dieci anni del Papa buono a Istanbul. E Balljana sarà là. Testimone di un evento: la visita di Benedetto XVI in Turchia. Che sarà ricordato da un'altra opera dello scultore trevigiano: il bassorilievo e le medaglie celebrative con l'effige di Papa Ratzinger e dei Santi apostoli Pietro e Andrea. (Gianpiero De Diana/
Il Gazzettino on line)
28.10.2006

CONDITIO SINE...

Georgi_Parvanov Volen_Siderov

 

Per la Turchia e per le minoranze turche in Bulgaria tutto dipenderà da chi vincerà il secondo turno delle elezioni. Nel primo turno sono usciti fuori il presidente uscente Georgi Parvanov ed il leader dell'estrema destra Volen Siderov.

Domenica 22 ottobre in Bulgaria ci si è recati alle urne per votare il nuovo Presidente. Il 63% dei voti è andato al presidente uscente Georgi Parvanov mentre il 20-22% dei voti è statoraccolto dal leader dell'estrema destra e leader di Ataka, Volen Siderov. Il movimento Ataka ha raccolto il doppio dei voti (570.000) rispetto alle elezioni politiche del 2005. Il candidato della destra, Nedelcho Beronov, non ha superato il 10% dei consensi.
"Parvanov è quasi presidente, dell'astensionismo", ha titolato la propria pagina il quotidiano <Sega>. Alle urne si è recato infatti solo il 39-40% degli aventi diritto.
Parvanov e Siderv ora si affronteranno al secondo turno il prossimo 29 ottobre. Molti commentatori hanno fatto paragoni con le elezioni presidenziali francesi del 2002 quando al secondo turno passarono Jean Marie Le Pen e Jacques Chirac.
La retorica anti-turca - Parvanov era il candidato non solo del Partito socialista bulgaro, attualmente al Governo, ma anche del Movimento per i diritti e le libertà, punto di riferimento in Bulgaria della minoranza turca. Sono stati più di 200 i pullman di persone con la doppia cittadinanza (turco-bulgara) provenienti da Istanbul, Bursa, Izmir e Ankara e arrivati in Bulgaria per votare. La dura retorica anti-turca adottata in campagna elettorale da Siderov ha infatti compattato la principale minoranza della Bulgaria sul nominativo di Parvanov.
Siderov in campagna elettorale si è proposto, nel caso di vittoria, di dichiarare anti-costituzionale i partiti turchi, vietare le trasmissioni in lingua turca sulla TV statale bulgara, e di espellere dal Paese "ogni traditore che sventola in Bulgaria la bandiera turca".
Attacchi al leader del Movimento per i diritti e le libertà Ahmed Dogan sono arrivati anche dal candidato della destra Nedelcho Beronov il quale ha affermato che "su un terzo del territorio bulgaro si è istituito un regime corporativo etnico rappresentato dal Movimento per i diritti e le libertà". A suo avviso un secondo mandato a Parvanov non farebbe altro che rafforzare il potere di Ahmed Dogan. Parvanov ha ribattuto sostenendo che è pericoloso giocare sul tema della tolleranza etnica.
La crisi della destra - Al secondo turno rimarrà a casa il candidato della destra, sconfitto da Siderov. Lo stesso Parvanov si augurava che questa situazione non si verificasse. Il Presidente uscente ha affermato che l'arrivo al secondo turno di Siderov sarebbe stato "vergognoso per la Bulgaria".
"Il vero rivale di Parvanov è Beronov", spiegavano due studenti ad un comizio elettorale di Parvanov tenutosi il venerdì precedente al voto. "Non abbiamo paura di Siderov, è una testa calda. In molti dicono di sostenerlo ma poi, sapendo che è una testa calda, non gli daranno il voto".
La realtà si è dimostrata diversa. La sconfitta di Beronov ha approfondito la crisi all'interno della destra tant'è che Ivan Kostov, ex primo ministro e attualmente leader dei Democratici per una Bulgaria forte, uno dei soggetti politici che compongono attualmente la destra bulgara, aveva dichiarato che il proprio partito non avrebbe sostenuto nessun candidato.
Cartoni animati e manifesti elettorali - Durante la campagna elettorale è circolato un cartone animato: il protagonista era Volen Siderov, che se ne andava in giro pistole alla mano e su un carroarmato. Negli slogan del video si facevano dei paragoni tra Siderov e Slobodan Milosevic. Nei sottotitoli si elencavano le cifre delle varie tragedie che hanno costellato la dissoluzione della ex Jugoslavia. In tutta risposta sui cartelloni pubblicitari di Ataka è apparso Parvanov con indosso un fez rosso.
Voto di protesta - L'establishment bulgaro considera Volen Siderov un fascista, xenofobo e con idee contro i rom, i turchi e gli ebrei. Nella notte del giorno delle elezioni molti sociologi hanno sottolineato come nessun politico avrebbe sostenuto Siderov al secondo turno pena il rischio di stigmatizzazione. Secondo gli esperti l'alta percentuale ottenuta da Siderov va considerata voto di protesta da parte di quei cittadini bulgari che hanno perso molte certezze in questi 16 anni di transizione.
Georgi Parvanov ha dichiarato, nella conferenza stampa successiva al primo turno, che senza dubbio vi è un deficit di giustizia in Bulgaria. Siderov ha però sfruttato al massimo questo dato di fatto: il suo ritornello incessante è stato che politici, ministri e primo ministro hanno continuato a depredare i cittadini bulgari rimanendo impuniti.
Al secondo turno Parvanov non dovrebbe avere problemi. Certo è che con una sua riconferma il Partito socialista bulgaro assommerebbe a sé tutte le principali cariche nel paese: presidenza, Primo ministro, presidente dell'Assemblea Nazionale e procuratore generale.
Attualmente i socialisti sono al potere assiema al Movimento per i diritti e le solidarietà e il Movimento Simeone II. Quest'ultimo partito però non ha sostenuto la candidatura di Parvanov alle presidenziali e questo ha reso ulteriormente fragile la coalizione di governo.
Poprio per questo ora la questione politica principale nel paese non riguarda l'esito del secondo turno, ritenuto scontato, ma l'eventualità di elezioni politiche anticipate, dopo l'entrata della Bulgaria nell'UE il prossimo primo gennaio del 2007. (Tanya Mangalokova/www.osservatoriobalcani.org/articleview/6305/1/51/)
28.10.2006

 

 

EUROPA,
MEDITERRANEO,
TERRORISMO

Limassol

La relazione dell'avv. Franco Coccia al convegno che dall'8 al 12 novembre si terrà a Limassol da parte dell'Associazione ex parlamentari europei.

Appuntamento a Limassol. E' qui - in questa ridente cittadina della Repubblica cipriota - che si riuniranno quattordici associazioni di ex parlamentari europei. L'Italia sarà sarà presente al completo guidata dal suo presidente avv. Franco Coccia, già componente per i "laici" del Consiglio Superiore della Magistratura. I lavori si terranno da mercoledì 8 a sabato 12 novembre. Purtroppo non ci sarà la delegazione turca, a meno di un ripensamento all'ultimo momento. I motivi di questa assenza - tanto più grave in quanto la Turchia è stata tra i Paesi soci fondatori delle Associazioni ex parlamentari europei - vanno ricercati in uno sgarbo (forse anche qualcosa di più) che il Governo di Nicosia, o comunque gli organizzatori del convegno, hanno di recente fatto alla delegazione in questione. Alla quale, secondo le disposizioni date, non sarebbe stato dato il permesso di scendere all'aeroporto di Larnaka, quindi relativamente vicino a Limassol, bensì a Nicosia, là dove poi sarebbe stata costretta a sottostare a tutte quelle pratiche doganali alle quali vengono sottoposti i comuni viaggiatori. Non solo, ma in un depliant già dato alle stampe dall'organizzazione e da distribuire quando sarà il momento ai partecipanti ai lavori, è stata inserita una cartina topografica nella quale la zona della Repubblica della Rtnc (Cipro Nord) viene indicata come zona "occupata". Ce n'era abbastanza per un rifiuto.
Noi di <Turchia Oggi> ci auguriamo però che lo "strappo" venga ricucito. Sarebbe un peccato se ciò non avvenisse, maggiormente ora che la Finlandia sta facendo il possibile per trovare una soluzione alla crisi che coinvoge - nell'ambito di una riunificazione dell'isola - Turchia, Cipro Nord e Cipro Sud. Di seguito la relazione che leggerà l'avv. Franco Coccia.

Nell'affrontare questo tema, non si può prescindere da un dato storico indiscutibile. Nella storia dell'umanità il rapporto tra l'Europa ed il Mediterraneo è stato centrale e decisivo per lo sviluppo della civiltà. Con lo scorrere dei secoli il Mediterraneo, che è stato definito "il cuore del mondo", e nel contempo "una perla", "un mare di luce", ha perso questa valenza. Oggi più che mai è diventato il nodo sin qui inestricabile della politica non solo europea ma internazionale. Un'area geografica che costituisce un labirinto ed un groviglio di problemi e prospettive presenti su scala globale. Alla sua soluzione sono legate le sorti della pace, della democrazia, dell'economia, della convivenza tra civiltà diverse, della sicurezza delle popolazioni.
Questa premessa non può non riportarci alle vicissitudini storiche che hanno visto come protagoniste le sponde del Mediterraneo, dalla talassocrazia alla modernità. Un filo inestinguibile che scorre lungo i secoli e che sono il nostro patrimonio.
Da Menfi, nel secondo millennio, la città più grande del mondo, ad Atene che con Pericle divenne la capitale culturale del Mediterraneo, a Cartagine centro di un enorme impero commerciale, ad Alessandria rivale di Atene nel ruolo di guida culturale nel mondo, a Roma per sei secoli capitale politica del Mediterraneo, e Granada la perla luminosa del Medio Evo Europeo a Venezia fino al 1700 regina dei mari. Le loro storie hanno segnato la vita di gran parte del mondo.
Le tre grandi religioni monoteiste - La cultura mediterranea è cresciuta attraverso incontri, scambi , passioni e commistioni di razze, duttilità e forti ambizioni. Agli arabi si deve la traduzione di Aristotele in latino e in arabo. E sono stati viaggiatori arabi o europei come Marco Polo e Cristoforo Colombo a portare nel mondo lo spirito di questo Mediterraneo aprendo la via a nuovi orizzonti. In esso sono nate e si sono affermate le tre grandi religioni monoteistiche: la giudaica, la cristiana e la mussulmana. I viaggi, i commerci, le vicende di guerra e di pace, i ritrovamenti, i matrimoni e le successive simbiosi culturali, nella musica come nella pittura o nell'arte culinaria: ecco ciò che più facilmente definisce il Mediterraneo di oggi e di ieri, secondo TAHAR BEN Jallun. Per altro verso per citare Braudel, "Le memoires de la mediterranée" : "Il Mediterraneo è un meccanismo che tende ad associare i Paesi che si trovano nel suo immenso spazio", ieri come oggi, malgrado tutto.
Un quadro etnico, culturale, storico e sociale complesso e di forte straordinarietà. Sul piano storico questo mare si avvia alla modernità con l'apertura del Canale di Suez. Si apre così alla modernità nel 1869 col divenire un mare di transito per le rotte tra il Pacifico, l'Oceano Indiano e l'Atlantico.
Questo breve excursus storico ci conduce alla nostra epoca che si caratterizza con il processo di marginalizzazione progressiva della riva Sud del Mediterraneo, in età moderna, nel XX secolo.
Marginalizzazione che ha visto l'allontanamento delle sue sponde e la crescente divaricazione tra la riva nord e le riva sud, tra Occidente ed Oriente, il che ha determinato il fenomeno della disintegrazione di quella unità culturale e non solo, che fu la base della civiltà mediterranea, creando un vero e proprio jato, con un "gap" di rilevanti proporzioni.
Venendo al presente vi sono due modi di configurare la regione del Mediterraneo che ha nell'Europa il pilastro fondamentale. Possiamo convenzionalmente delimitare, come viene definito nella geo-politica, il "Mediterraneo esteso" o il "Mediterraneo limitato" intendendo per il primo il Mediterraneo dei bacini che si sviluppano ad oriente del Bosforo e dei Dardanelli fino al Mar d'Azov; il "Mediterraneo limitato" che si estende dallo Stretto di Gibilterra ai Dardanelli. È' questa la parte cui di solito fanno riferimento i documenti delle Nazioni Unite, dell'Unione Europea e dei singoli Governi.
Tale delimitazione geo-politica va estesa al vicino Medio Oriente per la stretta connessione tra il Bacino del Mediterraneo ed i Paesi che direttamente o indirettamente vi si collegano. È di tutta evidenza, oggi più che mai, che il ruolo dell'Europa in questo scacchiere passa anche e soprattutto attraverso la risoluzione dei gravi conflitti in atto tra Israele e la Palestina, nel Libano ed alla ardua ma indispensabile costruzione di nuovi rapporti di distensione e collaborazione con grandi Paesi come la Siria e l'Iran, malgrado tutto, per la pace, la sicurezza e lo sviluppo della regione mediterranea.Così delimitata la dimensione abbiamo parlato del Mediterraneo, quale "cuore del mondo", anche nel senso che in questa regione si sono concentrati problemi e prospettive presenti su scala globale e segnatamente oggi il centro della crisi dei rapporti internazionali, divenuta acutissima negli ultimi tempi, che vede nel groviglio dei problemi che presenta anche la culla del terrorismo che allarma e colpisce la sicurezza delle popolazioni collegate alle sponde del Mediterraneo. Il quadro è caratterizzato da conflitti tra fondamentalismi religiosi, lotte politiche sulla sovranità territoriale e per il possesso di risorse naturali essenziali come acqua dolce e gli idrocarburi per eccellenza. Il tutto immerso nei problemi ambientali provocati dai cambiamenti climatici e dal rischio di disastri naturali.
Partenariato su tre pilastri -
Va detto come, all'accresciuta sensibilizzazione dell'opinione pubblica, si registra un atteggiamento incerto e contraddittorio da parte delle forze politiche e delle Istituzioni.
Negli anni '90 l'Unione Europea ha concepito una "politica comune" mediterranea, che è stata avviata nel '95 nella "Conferenza di Barcellona" in cui i 15 Paesi dell'Unione hanno firmato insieme ai 12 Paesi della sponda meridionale del Mediterraneo la "Dichiarazione di Barcellona" impegnandosi a realizzare un sistema di "partenariato" articolato su tre pilastri: il politico, l'economico e il socio-culturale. Mentre questi due ultimi hanno iniziato una lenta ma apprezzabile attuazione, il primo è rimasto bloccato fin dall'inizio (non è riuscito neanche a varare la progettata "Carta per la pace e la sicurezza" che avrebbe dovuto costituirne la base giuridico-politica) a causa del perdurare - e poi dell'aggravarsi - del conflitto arabo-israeliano. E vani sono stati i tentativi di riavviarla nelle "Conferenze euro-mediterranee" dei Ministri degli Esteri e dei Capi di Governo che si sono succedute. Ma certamente non ha contribuito a superare l'impasse quella mancanza di una vera e propria Politica estera comune (la progettata PESC) che ha impedito all'Europa di operare in unità di intenti e di azioni in tutto lo scacchiere medio-orientale (fino al punto di dividersi clamorosamente e di ridursi penosamente all'ininfluenza nella grave crisi irachena) Si deve aggiungere che l'allargamento a 25 ha orientato il maggior interesse dell'Unione verso l'Europa orientale e la Russia, ostacolando o almeno affievolendo l'impegno non tanto nel partenariato socio-culturale quanto in quello economico, e permettendo che i singoli Governi rinunciassero al proposito di attuare una "politica d'insieme" per il Mediterraneo e continuassero a ritenere più conveniente affrontare singolarmente i problemi e sfruttare le prospettive man mano che si presentano. Insomma alla "grande politica" concepita insieme si preferisce la piccola, miope "Reapolitik" degli interessi contingenti particolari.
Il quadro si è complicato acutamente per la questione, diventata cruciale, del terrorismo e della lotta ad esso; per l'esponenziale sviluppo del processo migratorio verso la riva nord nell'Europa continentale; per il risorgente fondamentalismo religioso alimentato strumentalmente che ripropone, antistoricamente, la teoria dello scontro tra civiltà. A questo si accompagna l'attuale incerto processo democratico nei Paesi dell'area araba e medio-orientale. Mentre si segnala il positivo avvicinamento, anche se non privo di problemi della Turchia all'Europa. La guerra in Irak, la situazione palestinese, l'esito delle elezioni sia in Palestina che in Israele, il destino della "Roadmap" e le vicende nucleari iraniane definiscono il quadro. Un discorso a parte merita il ruolo degli U.S.A., in questo scacchiere geo-politico, che appare connotato soprattutto da interessi di strategia di grande potenza unipolare e con difficoltà a comprendere la complessità del quadro, di cui la guerra preventiva è un inquietante segno di unilateralità al di fuori del rapporto con le N.U.
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Dichiarazione di Barcellona - In questo contesto le funzioni delle Nazioni Unite sono notevoli e molto influenti, ciò malgrado sono sotto stimate e non valorizzate e soprattutto si è privi di informazione. Sul piano operativo ed istituzionale l'Unione Europea ha sviluppato iniziative denominate "Azioni Mediterranee", mirando a delineare "spazi di collaborazione e di sviluppo". Tuttavia si deve registrare prevalente, soprattutto in questa fase critica, l'assenza di una chiara strategia d'insieme nei riguardi dello scacchiere mediterraneo. L'allargamento della comunità a 25 Paesi ha accentuato l'incertezza e la problematicità della politica comunitaria verso il sud della sua frontiera. Il quadro geo-politico europeo registra pertanto una evanescenza, malgrado gli impegni assunti per una azione comune e il prevalere della "Realpolitik" dei singoli Paesi e Governi.
In questo quadro tuttavia va ripercorso il cammino che - nonostante tutto - è stato compiuto da questo tipo di collaborazione internazionale nella regione mediterranea. Possiamo distinguere la fase uno della salvaguardia ambientale e la fase due che può definirsi dello sviluppo sostenibile. La prima è stata avviata negli anni '70 e la seconda si è delineata negli anni '90 nell'ambito della conferenza delle Nazioni Unite in ambito e sviluppo celebrato a Rio de Janeiro nel 1992.
Si è costruito in tal modo il sistema giuridico della Dichiarazione di Barcellona con un insieme di protocolli di attuazione indicanti la rilevanza delle prospettive dal 1976 al 2004.
In questo quadro si è realizzata una collaborazione a cui parteciparono tutti i paesi arabi compreso Israele e che adottarono la "Convenzione per la protezione del Mediterraneo dall'inquinamento".
L'iniziativa delle Nazioni Unite, con l'intervento dell'Unione Europea, ha tuttavia riguardato solo i problemi ambientali, restando esclusa la sfera economica e sociale, lasciata alle iniziative unilaterali.
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Agenda_Med_21Agenda Med 21 - La convenzione, come è noto ha natura giuridica ed istituzionale. Essa si esprime attraverso le riunioni delle "parti contraenti". Alle riunioni partecipano i governi e le organizzazioni non governative, vi partecipa la Comunità Economica Europea e dal 1993 l'Unione Europea con lo status giuridico di governo. Si avrà il Piano di azione del Mediterraneo, che ebbe negli anni (1975 - 1976) un seguito notevole, che si è poi gradualmente attenuato sino a scemare nel tempo. L'unico risultato è costituito dal mitigare l'inquinamento delle acque e soprattutto dall'aprirsi di un tavolo attorno al quale siedono, per la prima volta nella storia, tutti i Paesi arabi ed anche Israele, Libano, Siria e Libia da lungo tempo divisi da conflitti. In sostanza si è formato e consolidato un tavolo, su cui condurre "prove politiche di collaborazione" su temi specifici.
Purtroppo nella seconda parte degli anni '80 la collaborazione nell'ambito del sistema "Piano di azione del Mediterraneo", pur restando ancorata ai temi ambientali, non è andata al di là della lotta all'inquinamento. Si farà largo tra i Paesi della Convenzione di Barcellona l'esigenza di passare (Rio de Janeiro 1992) ad una seconda fase della collaborazione intesa come dello "sviluppo sostenibile" per il perseguimento non solo dell'integrazione ecologica ma dell'efficienza economica e del progresso sociale stabilendo un rapporto tra i vari campi operativi.
A Tunisi nel 1994 venne adottata a tale scopo la cosiddetta Agenda Med 21 che divenne ben presto una mera azione di facciata. Un nuovo meccanismo venne adottato nel 1996 più positivamente denominato "Piano di azione del Mediterraneo" pur se di efficacia operativa modesta. Le Nazioni Unite dal canto loro in questo ambito hanno sviluppato una collaborazione intergovernativa gestita dai singoli Governi con scarsi investimenti. Al contrario si deve riconoscere che l'Unione Europea, oltre a convogliare maggiori risorse su base locale ha sviluppato una reale collaborazione. L'Unione Europea è oggi una "parte contraente della convenzione" e partecipa finanziariamente al Piano d'azione mentre l'azione delle Nazioni Unite è via via scemata.
Per queste ragioni si deve invocare uno stretto coordinamento tra le politiche delle Nazioni Unite e quelle dell'Unione Europea. Va segnalato in questo contesto il ruolo del Consiglio d'Europa e dell'Unesco sul tema del "Paesaggio culturale", di profondo interesse la "Convenzione europea del paesaggio", ideata nell'ambito del Consiglio d'Europa.
Da quanto precede tuttavia si perviene alla conclusione che il bilancio della iniziativa e dell'azione svolta sia modesto ed oggi appare del tutto inadeguato alle sfide che la situazione ci impone. L'Unione Europea proprio perché incapace di operare con una politica estera comune non è stata in grado di esercitare il suo ruolo di protagonista deludendo le attese e pregiudizievole si rivela l'assenza di coordinamento tra le Nazioni Unite e l'Europa in un quadro geo-politico che si va aggravando aprendo scenari inquietanti. E questo per il dovere che incombeva sui 35 Paesi di fronteggiare molteplici sfide e nuove minacce. La sorte dell'Europa e del mondo sono strettamente interconnesse; il flagello del terrorismo ha colpito tutti: Casablanca, Djerba, Londra, Madrid, New York, Istanbul, Israele e più di recente Sharm el Sheik, Amman e Dahab. Questo era uno dei temi centrali della conferenza di Barcellona.
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Gli sviluppi recenti - A questo punto, la relazione non può non contenere un aggiornamento pertinente con il tema, sui recenti, gravi e tragici avvenimenti occorsi. Una considerazione si impone su tutte: la sanguinosa e distruttrice guerra tra Israele ed il Libano ha turbato il quadro ma ha tuttavia consentito all'Europa di ritrovare il suo positivo ruolo nel Mediterraneo e nel Medio-Oriente, come luoghi chiave, della propria politica internazionale e della propria sicurezza. In questo contesto va salutato, grazie anche, consentitemi di dire, all'iniziativa italiana, l'accordo di Bruxelles di agosto. In questa sede l'Europa ha ricomposto la propria unità, all'insegna del multilateralismo, ha saputo parlare con una sola voce, coronando l'iniziativa italiana. La scelta e l'invio di una forza di pace sotto il segno dell'O.N.U. UNIFIL 2 costituisce un primo e rilevante passo che ha tuttavia come condizione per il suo successo lo sviluppo positivo dell'iniziativa politico - diplomatica per costruire rapporti distensivi e di collaborazione nella regione, coinvolgendo Paesi come la Siria e l'Iran.
Un evento che può costituire una premessa per l'estensione dell'intervento di pace sotto l'insegna dell'Unifil a Gaza nel cuore del conflitto israeliano - palestinese che resta la chiave risolutiva della pace nella regione, convinti come siamo che la pace in Palestina è il più duro colpo che può essere dato al terrorismo. Quel che è doveroso rilevare è l'emergere di due fattori nuovi: la rinascita dell'ONU ed il suo rapporto con L'Europa, tornata ad essere protagonista, che apre nuove incoraggianti prospettive. Va salutata in questo contesto la risoluzione del Parlamento Europeo del 7 settembre scorso.
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Programma di lavoro per i prossimi 5 anni - La recente Conferenza Euro Mediterranea di Barcellona del 27 e 28 novembre 2005 cui ha partecipato il Consiglio Europeo dei capi di governo su cui si riponevano tante speranze è stata sostanzialmente un insuccesso e non ha consentito risultati apprezzabili.
Eppure 10 anni fa a Barcellona i rappresentanti dei Paesi dell'Unione Europea e del bacino del mediterraneo si erano dati appuntamento per dar vita alla nuova
""Euromed Partnership" per portare avanti e migliorare il Barcellona Process.
Questo quadro si è ulteriormente aggravato per lo scatenarsi del conflitto in Irak; la teorizzazione della guerra preventiva e il perdurante stato di guerra civile in questo Pese; la vittoria di Hamas e le elezioni israeliane; il congelamento della RoadMap, le influenze della crisi nucleare in Iran e da ultimo le strumentali fiammate del fondamentalismo islamico. Eventi distinti ma concorrenti nel drammatico scenario.
Il modesto compromesso raggiunto, anche per la mancata sottoscrizione di alcuni dei più importanti leader di paesi arabi, ha avuto come oggetto la firma di un "codice di condotta antiterrorismo", tra molti contrasti e distinguo, in un clima conflittuale. Il centro del contrasto è stato rappresentato tra chi considera il terrorismo ogni azione violenta che colpisca delle persone innocenti, per altri il criterio non dovrebbe essere applicato verso chi difende il proprio paese dall'occupazione straniera. Si è approvato un "Programma di lavoro" per i prossimi cinque anni di Euromed, che investe l'importante materia dell'immigrazione, le riforme e lo sviluppo delle sponde sud del Mediterraneo. Al di là della modestia del compromesso di deve riconoscere che per la prima volta è stato firmato un documento da arabi e israeliani di condanna,sia pure generica, al terrorismo "che non può essere mai giustificato" sotto ogni forma e mezzo. Si è infine rimessa alla prossima assemblea generale dell'Onu la responsabilità di determinare "la definizione legale del terrorismo". Questo è il nodo rimasto aperto. Se è vero che il compromesso è stato gracile e la delusione in parte giustificata, bisogna ripartire da qui per il rilancio dei tre traguardi che discendevano dai tre "panieri di Helsinki", sicurezza, cooperazione e diritti umani.
Sul terreno proprio della lotta al terrorismo va richiamato il "Documento" francese del 26/04/2006 e la "Relazione Brok alla Commissione esteri del P.E." del 25/04/2006.
Peace keeping - Nel primo si sostiene che anche solo per gestire le emergenze, l'attualità, sono necessari dei "miglioramenti" istituzionali partendo dal quadro dei Trattati vigenti. E tra queste attualità si cita anzitutto quella del terrorismo (e quindi della sicurezza). Si afferma che - con o senza la Costituzione - tale emergenza non può esser affrontata efficacemente dai singoli Stati per conto proprio, ma solo dalla Unione Europa nel suo insieme; che non può esser affidata solo all'intervento militare, ma richiede politiche organiche e coordinate in materia di polizia e giustizia penale, di lotta contro il razzismo e la xenofobia, di immigrazione e asilo, di cooperazione allo sviluppo economico e sociale, di colloquio culturale e inter-religioso. Cioè di quelli che l'ex commissario Barnier chiama "gli aspetti civili della crisi".
E i "miglioramenti" proposti a tale scopo sono interessanti perché implicano - tutti - una sorta di applicazione anticipata e parziale di punti molto importanti della Costituzione. Per esempio: la cosiddetta "Clausola di passerella" (art. 42 e 231 della Costituzione) che potrebbe esser applicata almeno in materia di GAI (Giustizia e Affari Interni) e nella lotta contro il razzismo e l'immigrazione clandestina, adottando il voto a maggioranza qualificata. Ma si aggiunge anche - ovviamente - che la lotta contro il terrorismo implica una politica estera veramente comune e almeno un embrione di difesa per adottare quella "solidarietà" prevista dai due citati articoli della Costituzione. E autentica PESC (e PESD) implica che si adottino i "miglioramenti " stabiliti dalla Costituzione (art. 27 e 197) per creare il Ministro degli Esteri europeo e il Servizio europeo per l'azione esterna.
La seconda (la Relazione Brok adottata dalla Commissione Affari Esteri) riguarda il "Nuovo accordo transatlantico UE-USA" e il "Partenariato paritetico NATO-PESD".
Sul primo tema il PE propone che - oltre a sostituire le "diverse iniziative non coordinate" attualmente esistenti in materia di economia e commercio con un accordo organico e complessivo mirante a creare entro il 2015 un "mercato transatlantico senza ostacoli" - venga creata una vera e propria "Comunità di azione" in materia di cooperazione mondiale e regionale, per regolare su un piano multilaterale le "emergenze" in materia di sicurezza, di terrorismo, di "peace keeping". E, più specificamente, chiede che si riesca a concordare la ratifica e l'attuazione degli obblighi che risultano dai Trattati internazionali (Protocollo di Kyoto, Corte penale internazionale, Convenzione sui diritti umani, pena di morte, proliferazione delle armi atomiche, lotta alla criminalità organizzata, immigrazione e asilo) . Sul secondo tema, concernente prevalentemente la difesa, la Relazione Brok parte dalla constatazione che "la NATO è stata uno dei garanti principali della stabilità e della sicurezza transatlantiche". Ma ora è nell'interesse comune degli Usa e dell'UE che sia realizzato un potenziamento dei mezzi militari di ambedue in un contesto di "autentico partenariato paritetico". Perciò si afferma che la Nato deve sviluppare la propria potenzialità in quanto "consesso di discussione politica" e così costituire il quadro nel quale anche la Pesc e la Pesc contribuiscono a realizzare una politica estera e di sicurezza (in particolare contro la minaccia del terrorismo) fondata sul "giusto equilibrio tra gli strumenti di prevenzione, gestione delle crisi e le capacità di intervento militare", da attuare sempre e solo su mandato dell'Onu in base ai principi della Carta della Nazioni Unite.
L'esperienza attuale dimostra come il coordinamento di un'azione di polizia internazionale ed europea e dell'"intelligence" ottenga dei successi considerevoli. Un esempio è costituito dallo smantellamento delle cellule terroristiche a Londra e non solo.
Non rappresenta certo la soluzione la costruzione di muri, ma è tempo al contrario di erigere ponti per citare il monito di Giovanni Paolo II. Né può l'Europa chiudersi e trasformarsi in una "fortezza bianca".

Il problema dell'immigrazione
- Una delle questioni più rilevanti è costituita dall'immigrazione e del suo sviluppo negli ultimi anni. Si deve considerare il valido giudizio contenuto nella dichiarazione congiunta, in questa occasione da Tony Blair e José Zapatero, secondo cui "l'immigrazione è portatrice di nuove energie quando è legale, ma è deleteria quando è incontrollata o ancora peggio orchestrata da gang del crimine". Il traffico di uomini, al pari del traffico di stupefacenti, non conosce frontiere. Va aggiunto, come questo traffico investa migliaia di minori e di donne, con fenomeni di riduzione in schiavitù e di incremento del mercato della prostituzione, anche minorile. In questo quadro il Mediterraneo è divenuto un enorme cimitero, un lago di morte. Secondo le stime di autorevoli osservatori la tragedia ha assunto le dimensioni di un conflitto bellico. Si è così stimato che in dieci anni si sono avuti ventimila annegati, tra le acque territoriali ed extra territoriali.
Il processo è incessante. Le nostre coste sono lambite da un mare in cui giacciono insepolte migliaia di persone senza nome. Non si riesce altresì a conoscere e governare il destino dei clandestini sovente trattenuti in inumani campi di raccolta.
Va segnalata positivamente la recente Conferenza di Rabat, avvenuta questa estate, sull'immigrazione a cui hanno partecipato 58 Paesi, 30 europei e 28 arabi ed africani il cui oggetto è stata la "europeizzazione" del tema dell'immigrazione e l'accettazione da parte dei Paesi arabi ed africani della corresponsabilità nella gestione dell'emergenza di questo fenomeno e la concretizzazione politica anche degli aiuti europei.
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Zona di libero scambio - Le cause del fenomeno sono ovvie e allo stato innegabili per le enormi disparità di ricchezza ed opportunità. Un divario che si è costantemente allargato. Il gap economico tra le due rive si è esteso, anziché ridursi, malgrado generose proposte. Il reddito pro capite europeo è passato da 20 mila a 30 mila dollari mentre quello della riva sud è rimasto fermo a 5 mila e non si sono compiuti progressi apprezzabili circa il rispetto dei diritti e soprattutto per quel che riguarda il ruolo della donna.
Il deficit di democrazia è generale malgrado qualche timido segnale idi inversione di tendenza. Le recenti elezioni in alcuni paesi Egitto, Palestina, Libano impongono una riflessione critica. In ogni caso la via del dialogo con ogni componente del mondo arabo va mantenuta aperta nei confronti di tutti i legittimi rappresentanti di questi popoli per favorire l'evoluzione democratica dei processi in atto.
Si deve raggiungere un forte accordo di gestione dei flussi migratori a garanzia dei paesi coinvolti e dei singoli migranti per guadagnare sicurezza, benessere in tutta la regione che vede paesi che sono già entrati nell'Unione Europea come Cipro e Malta o l'aspirazione ad entrarvi di un grande paese come la Turchia. Il processo avviato nel 1995 va perseguito come direttiva da realizzare possibilmente entro il 2010, di una zona di libero scambio tra l'Unione Europea ed i paesi del sud del Mediterraneo.
Va altresì segnalato come il Mediterraneo sta diventando sempre più un grande centro di traffici o di merci internazionali. Viene "scoperto" da grandi paesi emergenti dalla Cina all'India. Migliaia di navi solcano i suoi mari e attraccano ai suoi porti. Una grande prospettiva che va sostenuta e perseguita.
Tuttavia si tratta di un mare su cui si affacciano 21 Stati rivieraschi estremamente vulnerabile. Da registrare il dato eclatante: esso rappresenta l'1% della superficie degli oceani, ma sopporta il 30% del traffico marittimo nazionale. Di qui l'esigenza della sua preservazione.
Più in particolare da questo approccio derivano le esigenze di riprendere l'iniziativa perché:
A. tra gli alti e bassi del processo di pace si possa assicurare ad Israele e alla Palestina ed ai loro paesi confinanti una pace duratura e giusta in quella regione, secondo i principi: del popolo, dello Stato;
B. un forte impegno per migliorare le prospettive sociali economiche e culturali dello Stato palestinese;
C. si favorisca l'applicazione della Roadmap per la creazione di due stati democratici che vivano in pace e in sicurezza;
D. si incentivi lo sviluppo della società civile, il rispetto dei diritti umani in larga parte calpestati e per la salvezza di centinaia di migliaia di bambini;
E. si realizzi un'azione congiunta e concreta dell'Unione e dei paesi del bacino per la regolazione dei flussi migratori;
F. si pongano le basi nel 2010 di una zona di libero scambio nel bacino del Mediterraneo: per i prodotti industriali, agricoli e per i servizi, per l'aumento della cooperazione in numerosi settori strategici come l'energia, la gestione delle risorse e anche i trasporti, tutto al fine di realizzare un'area di "prosperità condivisa";
G. venga integrato e definito il "Codice della lotta al terrorismo" approvato nel Consiglio Europeo di Barcellona ed adottato dall'Unione e dai 35 paesi del bacino come un piano strategico di lotta al terrorismo in tutte le sue fasi; nel rispetto scrupoloso dei diritti inviolabili de l'uomo e delle convenzioni internazionali.
H. è urgente, più in generale, che si rivolga a tutti i soggetti, alle parti contraenti, dalle Nazioni Unite all'Unione, l'allarme per arginare il processo di desertificazione che incombe, tenuto conto che il mezzo secolo il deserto del Sahara si è espanso verso sud per 65 milioni di ettari, una superficie pari alla metà di quella dell'Europa;

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Conferenza di Barcellona - Infine occorre avere la consapevolezza, come si è rilevato nella recente Conferenza di Barcellona, che nei prossimi 20 anni ci si debba adoperare per la creazione di dieci milioni di posti di lavoro per assicurare un futuro decente ai giovani del sud del mediterraneo, vero antidoto al terrorismo, che consenta l'accesso alla istruzione, in larga parte preclusa ai giovani.
Si deve pure sottolineare come per la realizzazione di questi fini conta anche l'intervento di altri soggetti quale quello dell'Assemblea Parlamentare Euro-Mediterranea che si è tenuta a Rabat, prima del Consiglio europeo, dell'organismo di collegamento dei Presidenti dei Parlamenti nazionali della regione, delle O.N.G., delle donne, dei sindacati e dei partiti politici, che sovente mostrano una capacità di iniziativa che contraddice la lentezza e la scarsa efficienza della dimensione intergorvernativa.
Va rilevato ancora come la democrazia, in questo bacino, è un'esigenza primaria, che deve essere intesa come processo non come evento e ne merce d'esportazione.
In questa quadro bisogna avere la consapevolezza che uno scontro di civiltà tra l'Europa Cristiana ed il sud musulmano non solo fomenta chiusure ma è il terreno di cultura di ogni estremismo. Si deve al contrario favorire una "alleanza di civiltà" come proposta da Zapatero e ogni forma di dialogo.
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Necessità di una politica efficace - In conclusione non c'è Europa senza Mediterraneo, come mare di pace e di benessere e di tolleranza, come la storia ci insegna. Sembra opportuno richiamare le parole contenute nella dichiarazione congiunta di Tony Blair e José Zapatero in occasione della conferenza di Barcellona " è essenziale andare avanti. Le future generazioni non ci potrebbero mai perdonare qualora noi dovessimo fallire nel fare la differenza nella vita di centinaia di milioni di persone in questa regione".
A questo fine, al di la di tutto, deve vincere la strategia della tenacia e della pazienza per il rilancio di una politica congiunta di dimensione euro mediterranea.
Gli ex parlamentari europei debbono avere la consapevolezza che in questo quadro geo-politico, per la realizzazione degli obiettivi indicati, la pre-condizione è costituita dall'affermarsi dell'unità politica dell'Europa, della ripresa e dello sviluppo, del processo di costituzionalizzazione dell'U.E., che giunga a darsi una politica estera comune impegnata in questa direzione.
Non esistono alternative senza una politica efficace ed autorevole dell'U.E., coordinata con le N.U. ed una nuova politica transatlantica, si rischia l'affermarsi della espansione del fondamentalismo islamico e del terrorismo, l'indebolimento dei governi cosiddetti moderati e lo svanire di processi democratici.
In conclusione bisogna andare oltre Barcellona e questo impegno è racchiuso in
sostanza nel documento che sarà sottoposto al vostro esame.
(Franco Coccia)
28
.10.2006

SOCIETA'

UN PARCO
PER SOLE DONNE
AD ISTANBUL

Il_sindaco_di_istanbul_Feyzullah_Kiyiklik

Sarà inaugurato quanto prima nella città più popolosa della Turchia - a 15 chilometri da Corno d'Oro - , uno spazio pubblico vietato agli uomini single. Questa l'intenzione del sindaco, Feyzullah Kiyiklik. L'iniziativa - che verrà a costare 400 mila dollari - ha suscitato non poche perplessità nella categoria interessata.

Un parco ''per sole donne'', o meglio, uno spazio pubblico il cui ingresso è vietato agli uomini single: sarà inaugurato a breve a Istanbul con l'idea di garantire, alle signore della città più popolosa della Turchia, tranquillità all'aria aperta lontano da sguardi indiscreti o possibili molestatori. Questa l'intenzione esplicita del sindaco di Istanbul, Feyzullah Kiyiklik, che ha suscitato non poche perplessità tra rappresentanti di entrambi i sessi.
''La gran parte delle donne potrebbero esitare nel frequentare un parco pubblico, in questa nuova atmosfera possono invece liberamente godere di momenti di riposo e relax con i loro figli'', ha detto il sindaco conservatore nell'annunciare l'imminente apertura del parco per sole donne, ma che potranno essere accompagnate dai propri mariti, situato a 15 chilometri dal Corno d'oro e costato 400 mila dollari.
''Isolare le donne nella società è assolutamente controproducente per la loro indipendenza e per lo sviluppo istituzionale del Paese'', è la risposta di Turkel Minibas, docente presso l'Università di Istanbul. Gli fanno eco i membri del <Centro per la protezione delle donne>, il cui presidente, Nebahat Akkoc, tiene a precisare che comunque ''il primo problema da risolvere sono le centinaia di migliaia di luoghi considerati per soli uomini. Mentre, secondo l'avvocatessa e coordinatrice dell'Associazione delle donne, Nazan Moroglu, un'iniziativa del genere ''può essere al massimo considerata per zone rurali e ancora di stampo feudale, ma certo non ad Istanbul''. (AnsaMed)
28.10.2006

 

UCCISA DAL FRATELLO PER SALVARE L'ONORE

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La vittima - che aveva appena 15 anni - era rimasta uccisa dopo uno stupro. E' successo nel sud-est anatolico, non lontano al confine con l'Iran.

È stata uccisa da suo fratello perché aveva partorito un figlio fuori dal matrimonio. Naile Erdas, la vittima, aveva solo 15 anni: era rimasta incinta perché era stata violentata. È successo a Baskale, cittadina nell'Est della Turchia, vicino al confine con l'Iran e maggioranza curda. Naile aspettava un bambino e non aveva avuto il coraggio di dirlo alla sua famiglia. Che, appena lo ha scoperto, l'ha punita con la morte. Un delitto d'onore orribile, ma che sugli sterminati altipiani dell'Anatolia viene ancora commesso con agghiacciante regolarità.
E a farne le spese sono sempre giovani donne innocenti.
Due settimane fa Naile si sente male: lamenta febbre e mal di testa. Viene accompagnata al pronto soccorso, paradossalmente, proprio dal suo futuro assassino, il fratello maggiore Bahri. I medici dell'Ospedale pubblico di Baskale capiscono subito che qualcosa non va, che quella ragazzina di 15 anni non ha solo mal di testa e febbre. Al Procuratore capo della regione di Van hanno raccontato che Naile era in pessime condizioni fisiche, specie se si considera che era incinta di nove mesi, per non parlare di quelle psicologiche, che erano così critiche da indurre i medici a decidere di ricoverare la ragazza senza informare la famiglia che aspettava un bambino.
Naile rimane in ospedale sette giorni prima di dare alla luce il suo piccolo, in quello che probabilmente è il momento più sereno della sua gravidanza. Lontana da quel mondo chiuso e da quei genitori a cui era stata costretta a mentire. Ma due giorni dopo la dura realtà le riappare nuovamente di fronte ed è costretta ad affrontarla.
Dimessa dall'ospedale, la ragazza si dirige verso casa con in braccio il suo bambino. Sola, mentre percorre il tragitto e cerca il modo migliore per raccontare ai suoi genitori quello che le è successo. Sola, mentre pensa alla conseguenze. La prima con cui cerca di parlare è sua madre, Siti Erdas. Naile le racconta di non aver detto nulla della gravidanza perché aveva paura, che era stata violentata e non aveva fatto nulla di male e che per nascondere il suo stato aveva allargato i vestiti e cercato di comprimere il ventre il più possibile.
E per ultima cosa chiede di perdonarla. La madre prende il bambino e convoca una riunione di famiglia alla quale partecipano Mehmer Erdas, padre della ragazza, lo zio materno Kerim e quello paterno, Sabri Erdas. Il verdetto è unanime: Naile deve morire. E a ucciderla dovrà essere il fratello maggiore, Bahri, che alla riunione non ha partecipato, ma che esegue l'ordine senza esitazione. La sera dopo invita la sorella a uscire di casa con la scusa di una passeggiata. Appena si trovano in mezzo alla strada tira fuori una pistola e la uccide a sangue freddo.
I vicini dicono di aver sentito le urla della ragazza che ha tentato un'ultima, disperata fuga. I protagonisti di questa tragedia sono stati tutti arrestati. Barhi Erdas, come esecutore materiale del delitto, rischia l'ergastolo.
La storia di Naile, purtroppo, è simile a molte altre. Soltanto un mese fa a Gaziantep, vicino al confine con la Siria, Selahattin Sezgin, 22 anni, ha ucciso sua sorella, che di anni ne aveva 16, perché era rimasta incinta e non era sposata. L'ha presa a fucilate mentre dormiva, colpendola al petto e alla testa. Selahattin è già stato condannato all'ergastolo. Ma il problema resta. Nonostante il governo turco, con il nuovo codice penale del 2004, abbia previsto pene molto severe per chi commette reati d'onore e aperto numerose commissioni parlamentari per monitorarli, questi sono ancora molto frequenti in alcune zone, soprattutto quelle a maggioranza curda, dove le donne vivono in uno stato di totale emarginazione e i problemi legati alle azioni terroristiche del Pkk non permettono al Governo di agire con efficacia.
La situazione è drammatica e Bruxelles ha chiesto più volte di intervenire con forza. In Turchia ci sono molte donne che sono ammazzate dalla famiglia, ma anche altre, a decine, che vengono spinte al suicidio per rimediare alle loro colpe, quasi sempre di natura sessuale. Nel sud-est dell'Anatolia ci sono migliaia di donne che vivono a metà, quando non sono costrette a morire. Curde in maggior parte, ma anche turche. Perché l'ingiustizia non guarda in faccia nessuno. (Marta Ottaviani/Il Giornale.it)
28.10.2006

 

RIFLESSIONI
SULLE PAROLE
DI PRODI

Velo_si,_velo_no

L'invito - a proposito del velo sì, velo no - viene dal capo della Commissione parlamentare turca per gli Affari Esteri, Mehmet Dulger.

"Le trasformazioni sociali non avvengono con la forza: se non interveeniamo nelle scelte delle donne velate, gradualmente finiranno con il preferire forme di abbigliamento più moderate": così Mehmet Dulger, parlamentare del Partito Giustizia e Sviluppo (Akp) e capo della Commissione parlamentare turca per gli Affari Esteri, commenta ad <Aki-Adnkronos International> le dichiarazioni del presidente del Consiglio Romano Prodi sul velo islamico. Secondo Dulger, "il velo non rappresenta un ostacolo all'integrazione, dal momento che anche donne musulmane non velate e uomini che vivono in Europa da 20 anni hanno problemi d'integrazione". Il membro dell'Akp, un partito di ispirazione islamica, è convinto che "sia fuorviante creare un legame tra il problema dell'integrazione ed il velo. Piuttosto gli europei dovrebbero liberarsi dei loro pregiudizi nei confronti dei musulmani, che sono il vero ostacolo all'integrazione''.
Ricordando che la stessa Turchia sta ancora discutendo "se il velo debba essere vietato o no nei luoghi pubblici" Dulger aggiunge che ''nessuno dovrebbe interferire con il libero arbitrio delle persone, ma ovviamente non posso criticare Prodi, dal momento che noi stessi non siamo ancora in grado di risolvere il problema del velo".
Per Ahmet Tasgetiren, un leader musulmano ed editorialista del giornale conservatore <Yeni Safak>, "il nodo centrale del dibattito è se opprimere le convinzioni religiose sia giusto o no". L'opinione di Tasgetiren è che "le donne velate dovrebbero mostrare il viso nelle occasioni in cui sia necessaria l'identificazione. Un simile problema non esisteva in Europa prima dell'11 settembre, ma ora tutti i musulmani possono facilmente diventare 'sospetti'". Il leader musulmano si dice convinto che tale atteggiamento nasconda una latente islamofobia e rilancia: "Affermare che il velo è un ostacolo all'integrazione è come dire che l'Islam sia un ostacolo all'integrazione. Se l'Europa supera l'ostacolo dell'islamofobia, avrà compiuto un importante passo avanti verso l'integrazione''. ''Non si può raggiungere l'integrazione limitando la libertà", conclude Tasgetiren. Nonostante la costituzione secolare che vige nel paese, il 70% delle donne turche porta il velo, chi per motivi religiosi, chi per tradizione. Tuttavia le donne velate non possono accedere alle università ed agli impieghi pubblici. (Aki-Adnkronos International)
28.10.2006

 

DEPUTATA MUSULMANA RICEVE MINACCE DI MORTE

Ekin_Deligoez

Si tratta di Ekin Deligoez, nata in Turchia ma cresciuta in Germania. Aveva esortato le donne a togliersi il velo. La solidarietà del Bundestag.

Una deputata tedesca di religione musulmana, che aveva ricevuto minacce di morte dopo aver invitato le correligionarie a levarsi il velo, ha difeso il proprio diritto di esprimersi liberamente, ricevendo l' appoggio del presidente del Parlamento.
Ekin Deligoez, nata in Turchia e cresciuta in Germania, ha ribadito all'agenzia <Reuters> quanto da lei affermato in un' intervista a un giornale, in cui si rivolgeva alle musulmane dicendo loro: ''Rendetevi conto di quello che è la Germania di oggi. E' qui che vivete, dunque levatevi i vostri veli''.
Per l'intervista, pubblicata nelle scorse settimane, Deligoez è stata aspramente criticata da leader religiosi in Turchia. E' stata anche minacciata di morte ed e' sotto la protezione della polizia.
''Questa è la mia opinione e mi ci attengo'', ha detto la deputata alla Reuters>. Norbert Lammert, presidente del Bundestag (Camera bassa del Parlamento) e autorevole alleato del Cancelliere Angela Merkel (cristiano-democratica), ha preso le difese di Ekin Deligoez.
''Sono felicissima di aver avuto l'appoggio del capo del Parlamento. La maggior parte delle minacce miravano a intimidirmi, ma in una società democratica dovrebbe essere possibile esprimere anche un'opinione critica'', ha sottolineato la deputata. ''Questa discussione dimostra che ormai non si tratta più del velo, la questione è se possiamo esprimere le nostre opinioni'', ha aggiunto.
Lammert ha definito le minacce a Deligoez ''un grave attacco ai valori fondamentali della nostra Costituzione''. ''Questi attacchi sono inaccettabili. La signora Deligoez ha il diritto, come chiunque altro, di esprimere la sua opinione, a prescindere dal suo status politico o funzione'', ha detto il presidente del Bundestag in un comunicato. (Ansa)
28.10.2006

 

SAPORI E COLORI

Cucina_turca

Sono quelli della cucina turca. Dall'antipasto al dolce, tutto innaffiato da vini prodotti con uve dell'Anatolia. E' questo il ricco buffet offerto dal Festival gastronomico turco che si è aperto a Roma (si chiuderà il 5 novembre) al <St. Regis Grand Hotel> con i cuochi del <Divan>, istituzione culinaria di Istanbul.

Il_salone_del_St._Regis_Grand_Hotel_dove_si_è_svolta_la_festa_della_cucina_turcaL'Ambasciata della Repubblica di Turchia, in collaborazione con il <St. Regis Grand Hotel>, ha organizzato un Festival Gastronomico Turco, intitolato "Colori e Sapori della Turchia", che partito venerdì 27 ottobre terminerà domenica 5 novembre 2006. Il Festival è un evento culinario che presenta un'opportunità in più per scoprire e gustare la ricchezza della cucina turca, nonché dare un'idea dell'ampia varietà dei suoi piatti. Durante tutto lo svolgimento del Festival, i nostri ospiti possono assaporare le squisite pietanze preparate dagli chef del <Divan> (Pub and Franchising), un'istituzione culinaria d'Istanbul di rinomata fama e di lunga tradizione. Inoltre, il Festival offre la possibilità di presentare al pubblico italiano, l'industria vinicola della Turchia, sempre in crescita. I vini rossi e bianchi sono offerti dall'azienda vinicola privata più antica della Turchia, "Vini Kavaklıdere", la quale produce vini con le uve dell'Anatolia dal 1929. Il Festival non solo si può considerare un piacere per il palato, ma anche per l'udito. Due musicisti turchi, il Sig. Tahir Aydoğu, al "kanun", ed il Sig. Hakan Ali Toker, al pianoforte, hanno eseguito giovedì 26 ottobre - nel corso del ricevimento al <St. Regis Hotel> - colorate melodie della musica classica turca.
Il Festival Gastronomico Turco è dunque una occasione una occasione per scoprire i punti salienti della varia e ricca cultura turca, la quale abbraccia diversi secoli e pone in rilievo l'eccezionale posizione geografica della Turchia, che si trova sulla crocevia di diverse culture. Nell'ambito del festival, due tra gli ospiti potranno vincere una vacanza premio di fine settimana, ad Istanbul da parte di <Turkish Airlines> e <Eresin Hotel>. (da Prima)
28.10.2006

PRIMO PASSO
VERSO
IL SATELLITE

Vertice_sul_satellite

La cosa più interessante è che il Governo di Ankara ne vuole uno fatto in casa senza così dipendere dagli stranieri.

Turkey's Defense Minister Vecdi Gonul stressed the importance of aerospace for a country's defense.
A foundation-laying ceremony was held for a Plane/Satellite Mounting and Integration plant in Tusas Aerospace Industries, Inc. (Tai) facilities in Ankara Thursday.
Speaking at the ceremony, Foreign Minister Abdullah Gul thanked the TAI administration and staff for their contribution in Turkey's progress in aerospace.
Stating Turkey's research in aerospace had mostly been theoretical so far and the satellites that had been used until today were completely foreign-made, Vecdi Gonul reminded the audience there was no Turkish-made satellite apart from Tubitak's (Scientific and Technological Research Council of Turkey) small 12-meter resolution testing satellite.
Gonul said Tai was charged with the manufacturing of a satellite "Gokturk" with smaller resolution for the first time with the decision taken by Defense Industry Executive Committee and the confidence in Tai.
Gonul said TAI would cooperate with Tubitak in this project.
"This is the beginning of an important attempt. The resolution level is much beyond Tubitak's first satellite but it is important that the manufacturing and mounting processes are realized here," the minister said.
Speaking at the ceremony, Defense Industry Undersecretary Murad Bayar said, "TAI will become an important center in Turkey's projects on aviation and aerospace with this mounting and integration plant.". (Anadolu News Agency-Zaman)
28.10.2006

 

PROIBITI
FESTE, CONCERTI
E CELLULARI

Una_festa_universitaria

Su disposizione del governatore della provincia di Istanbul, Muammar Guler, gli studenti universitari per motivi di sicurezza non potranno più divertirsi all'inizio e alle fine dell'anno accademico. In quanto ai ragazzi degli istituti superiori stop all'uso dei telefoni nelle scuole per disposizione dell'Authority all'Educazione.

Gli studenti turchi se la passano molto male. Il governatore della provincia di Istanbul, Muammar Guler, ha deciso un duro giro di vite. Lamentando problemi alla sicurezza nell'anno accademico passato, i vertici della sicurezza nella megalopoli del Bosforo hanno stabilito che le feste per l'inizio e la fine dell'anno accademico produco un rischioso avvicinamento degli studenti a gruppi ideologici o politici. Per questo motivo, quest'anno accademico, che è appena iniziato, feste e concerti verranno proibiti in tutti i 22 atenei presenti sul territorio cittadino. Guler ed il suo staff si sono giustificati dicendo che il provvedimento era stato reso necessario a causa dell'elevato numero di incidenti e risse che si è registrato negli ultimi tempi nelle università. E la motivazione sarebbe proprio la vicinanza agli studenti, di gruppi più o meno politicizzati ed ancora di altri gruppi etnici diversi. Così i responsabili della sicurezza, anche per prevenire problemi che potrebbero essere più seri, hanno deciso di distribuire delle brochure nei campus universitari, spiegando ai giovani che è meglio non farsi coinvolgere in azioni politiche dei gruppi presenti in università o peggio spacciare sostanze stupefacenti.
Non va molto meglio agli studenti delle scuole superiori. L'Authority per l'Educazione ha infatti dciso di bandire i cellulari nelle scuole. La motivazione di questo gesto sarebbe l'uso indiscriminato che ne fanno i ragazzi. Il riferimento è ai video e alle foto, pornografiche o violente che si possono reperire su Internet e veicolate facilmente tramite l'utilizzo di cellulari. "Questo è semplicemente immorale - ha dichiarato Akin Ozer , responsabile per l'Authority della scuola nella regione di Istanbul - I video che vengono spediti rappresentano l'utilizzo negativo che si può fare di questi telefoni mobili. Le scuole e gli insegnanti devono prendere provvedimenti". E per non lasciare nemmeno più un motivo per utilizzare il cellulare, Ozer ha intenzione di fare installare nelle scuole telefoni gratuiti che gli studenti potranno utilizzare in caso di necessità. "Sono contro sanzioni o restrizioni - ha detto Ozer - ma la situazione sta diventando intollerabile come scuola abbiamo il dovere di impedire che degeneri". (Apcom)
28.10.2006

 

IL SOGNO DI UN BUON
MATRIMONIO
PER I GIOVANI TURCHI

Il_sogno_di_un_matrimonio

Un sondaggio condotto dal quotidiano <Sabah> tra i ragazzi che frequentano la scuola superiore. Solo il 25% pensa alla carriera.

Ma quale università e carriera prestigiosa. Il chiodo fisso dei ragazzi turchi è il matrimonio. Il quotidiano <Sabah> ha condotto un sondaggio fra i giovani che frequentano la scuola superiore. I risultati sono sorprendenti. Il 65% delle ragazze e il 59% dei ragazzi sognano per prima cosa un matrimonio felice, dove per felice si intende amore per la propria metà e tanti bambini.
In particolare nella "wishes list" delle fanciulle viene al primo posto il matrimonio, al secondo una buona istruzione al terzo un buon impiego e solo al quarto tanti amici. Leggermente più pragmatici i ragazzi, che considerano il termine degli studi comunque come un traguardo importante da perseguire. Ma vale per il presente. Il futuro è solo per fedi nuziali e fidanzamenti. Solo il 30% degli intervistati, infatti, ritiene che per il proprio avvenire la cosa più importante sia un buon posto di lavoro. Il 25% appena pensa a fare una buona carriera. (Apcom)
28.10.2006

POCHE DONNE NELLE UNIVERSITA'

Un altro primato che non dovrebbe far piacere alla Turchia. La ricerca dell'Unione dell'Educazione e della Ricerca scientifica.

Un altro primato poco edificante per la Turchia. Secondo una ricerca condotta dall'Unione
dell'Educazione e della Ricerca scientifica, meno di un terzo dei lavoratori presenti in università è di sesso femminile. La percentuale è valida sia che si parli dipersonale amministrativo che di personale docente.
Per la precisione in Turchia ci sono circa 201 mila persone impiegate in campo universitario come rettori, vice rettori, presidi di facoltà, docenti e assistenti. Di queste il 78.1% sono uomini e il 21.9% donne. (Apcom)
28.10.2006

 

WORKSHOP SU ALIMENTAZIONE

Si terrà il 9 novembre prossimo ad Istanbul allargato ai temi dell'agricoltura e della biotecnologia. A chi rivolgersi per le informazioni.

Il 9 novembre si svolgerà ad Istanbul un convegno di ricerca intitolato "Alimentazione, agricoltura e biotecnologia".
L'obiettivo del convegno è quello di informare i partecipanti sulle opportunità di ricerca nei settori dell'alimentazione, dell'agricoltura e della biotecnologia attraverso il Settimo programma quadro (7PQ) e il Centro comune di ricerca della Commissione. Saranno inoltre diffuse informazioni sulla partecipazione della Turchia al 6PQ e sul processo di valutazione del programma.
Per ulteriori informazioni rivolgersi a:
Pınar Demirekler
Gıda Kalitesi ve Güvenliği Tematik Alan Sorumlusu
pinar.demirekler@tubitak..gov.tr
Tubitak FP6 National Coordination Office
Ataturk Bulvari No: 221
06100 Kavaklidere / ANKARA / TURKEY
Tel : +90 312 4685300 / 4623
Fax: +90 312 4274024
28.10.2006

"UNO...MA CON SALSA PICCANTE"

Doner_kebab

E' il doner kebab che a Milano sta soppiantando l'hamburger. La svolta di un operaio, nativo di Kahramanmaras in Turchia che prima lavorava presso un un mobilificio di Lissone e che poi ha pensato come fosse meglio vendere ai meneghini il panino imbottito di carne arrostita allo spiedo. Quanti sono oggi i locali del genere.

"Uno con salsa piccante". Il primo cliente, al <Monte Ararat pizza kebab> davanti alla stazione Bovisa, a due passi dall'Università, entra alle 11.40. Zaino in spalla e volto preoccupato di uno che nel pomeriggio deve affrontare lo scritto di matematica, ha tutta l'aria di non volersi concedere più di cinque minuti per pranzare. "Se è presto per il pranzo? Sì, forse - risponde - ma tra tre quarti d'ora qua fuori c'è la coda". Difficile non credergli, anche se basta attraversare la strada e girare l'angolo per trovare un secondo kebab take away.
Eppure, a quanto pare, c'è abbastanza clientela per entrambi.
Più che pizza o hamburger, il panino imbottito di carne arrostita allo spiedo solletica il palato di studenti con pochi soldi e di colletti bianchi in pausa pranzo in fuga dalle mense aziendali. Ma considerarla solo una moda, forse, non gli renderebbe giustizia. Basti pensare che a Milano la specialità gastronomica Made in Turchia (ma non solo) si trova praticamente ovunque. Le rosticcerie gestite da turchi sono, ormai, oltre duecento, un numero più che raddoppiato nell'ultimo anno, mentre, tanto per fare un paragone, i <McDonald's> in città sono solo 32, gli stessi da tre anni. E anche i praticamente onnipresenti ristoranti cinesi restano indietro, con una crescita tutto sommato costante ormai da anni. Quello del doner kebab, invece, è un fenomeno letteralmente esploso negli ultimi mesi.
Il proprietario del Monte Ararat pizza kebab, turco di Kahramanmaras, ha aperto il suo negozio nove mesi fa, ristrutturando due locali da un fabbrica dismessa.
Con un passato da operaio in un mobilificio di Lissone e prima ancora in un negozio di abbigliamento, ha trovato nella ristorazione il suo vero punto forte. "Le cose vanno a gonfie vele - spiega - ho clienti praticamente a ogni ora del giorno, dalla tarda mattinata fino a notte fonda: finché entra gente, io resto aperto". Niente tavolini e posti a sedere, solo qualche mensola per appoggiarsi e mangiare in piedi. La scelta gastronomica non è certo ampia: panino o piadina, il condimento è lo stesso.
Eppure, se non fosse per la musica pop turca di sottofondo assomiglierebbe in tutto e per tutto a fast food americano. Tabelloni luminosi con grande foto invitante dietro il bancone e menu completi di bibita a meno di 5 euro. Per i frequentatori più assidui, c'è anche la tessera punti: ogni cinque panini da 3.50 euro, uno è in regalo. E così a colpi di sconti per studenti e orario no-stop dalla mattina a notte fonda, il locale ha una media di 150 panini venduti ogni giorno e il suo gruppo di clienti fidati.
Quasi tutti italiani. Tutti sedotti dalla carne bruciacchiata sullo spiedo e farcita con salse e verdure.
Anche se, a ben guardare, a rivendicare l'originalità della ricetta sono in molti: pachistani, egiziani, marocchini, tunisini e greci. A Milano ci sono anche locali gestiti completamente da italiani che vendono kebab, mentre già spuntano le prime catene, proprio nello stile dei più tradizionali fast food. Come l'<Istanbul Doner Kebab> di via Vitruvio, dietro la Stazione Centrale, uno dei primi take-away turchi in città.
Aperto dal '98, praticamente un pioniere, quando a conoscere il kebab erano veramente in pochi. I proprietari, visto il giro d'affari in continuo aumento, in appena tre anni hanno aperto altre cinque rosticcerie, dove si vendono solo specialità turche.
Il motivo di questa crescita a tre cifre? I diretti interessati non hanno dubbi: "La ricetta del doner kebab - ammette il proprietario del take away vicino alla Bovisa - è stata adeguata ai gusti occidentali: niente cetrioli, come piace a noi turchi, ma ho deciso di mettere le patatine in aggiunta". Patatine fritte, proprio come nei tradizionali fast food. (Elena Jemmallo/Il Giornale.it)
28.10.2006

CRONACA

NUOVE MISURE
CONTRO
I PIRATI DELL'ARIA

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Sono allo studio della <Turkish Airlines>. Le cabine dei piloti saranno dotate di monitor a circuito chiuso.

Turkish Airlines (Thy) is placing video cameras in aircrafts to prevent passengers from entering the cockpit in the event of a possible plane hijacking.
The number of cameras that were placed in ten Airbuses depended on the size of the aircraft.
This new practice will later be implemented in all aircraft.
Thanks to the camera system, pilots will be able to monitor the movements of those on board, and determine suspicious passengers.
The cameras, however, will not have a recording feature.
Cameras allow the pilot to view the inside of the plane on the system's information screen.
Pilots can prevent the opening of steel cockpit doors.
With the new system, oversights similar to that during the hijacking of the plane on the Tiran-Istanbul flight, where a passenger managed to enter the cockpit during the in-flight meal, will be prevented.
Thy increased security measures after the Sept. 11 attacks.
Cockpit doors were reinforced with temporary simple methods and security was increased with newly placed metal bars and locks until August 2002.
Unwanted access from the passenger cabin to the cockpit was prevented.
By August 2002, Thy's cockpit doors were replaced by bulletproof and blast resistant doors certified by manufacturing companies and civil aviation authorities.
Cockpit doors in all airplanes are equipped with newly designed electromagnetic combination locks allowing access only with the right code.
There are two video cameras placed in the nose section and back of the body section in Airbus 330-200, allowing passengers to view the outside of the plane during all times between take off and landing.
Thy Technical Affairs General Director Assoc. Prof. Ismail Demir stated they "specially" asked for the video camera systems from Airbus in the airplane purchasing agreement.
While all planes have steel cockpit doors, the new video camera system has been welcomed by the pilots, Demir said, noting the system would gradually be placed in all planes.
Meanwhile, aviation and technology companies accelerated their studies on the Security of Aircraft in the Future European Environment Project in order to prevent potential attacks similar to those of Sept. 11.
The project offers innovations such as the use of TV cameras, microphones, and a secure cockpit biometrics system of fingerprints, iris and other scans and systems to prevent airplanes from crashing into buildings.
Airbus firstly has tested its danger detection system in Hamburg in recent months.
This system informs the pilot on any suspicious behavior detected by microphones and cameras.
The whole simulation of the system is expected to be made in 2008. (Zaman)
28.10.2006

 

TENTATIVO DI SUICIDIO DEL DIROTTATORE

I motivi che avrebbero portato il turco Hakan Evinci all'insano gesto provocato dalla consapevolezza di trascorrere molti anni in prigione.

Avrebbe tentato il suicidio in carcere Hakan Evinci,il dirottatore turco del <Boeing 737> della <Turkish Airlines> fatto atterrare a Brindisi. L'uomo avrebbe tentato di uccidersi quando si è reso conto che rischia di restare in carcere per molti anni. Nel suo Paese - avrebbe riferito Evinci - dopo un dirottamento compiuto senza armi, a quest'ora sarebbe già stato liberato. Le condizioni dell'uomo non destano preoccupazioni. (Ansa)
28.10.2006

 

LA RESA
DI UN CAPO PKK
NEL SUD-EST

L'uomo, che si è costituito alle Forze di sicurezza turche, è stato identificato come Fehmi Aslan. Potrebbe essere l'inizio di un ridimensionamento circa la strategia del terrorismo.

A member of the outlawed Kurdistan Workers' Party (Pkk), reported to be a senior leader within the group, has voluntarilysurrendered to security forces in southeastern Anatolia.
In a statement released late , the Governor's Officeof the southeastern province of Siirt said the PKK member, identified as Fehmi Aslan, had been kidnapped by the PKK in a 1994 raid onhis village thatleft 10 villagers dead.
He was 12 years old when he was kidnapped, the statement, carried by the Anatolia news agency, said. He was then told the raid had been the work of the security forces and that he had been saved by the Pkk.
But Aslan later found out, after contact with his relatives in recent years, that the raid had actually beencarried out by the Pkk and that it was responsible for the 10 deaths, which had included his close relatives.
After surrendering, Aslan told the authorities that more and more members of the Pkk -- designated a terrorist group by Turkey, the United States and the European Union -- were questioning what they were serving for. The members of the group used to believe that they would create an independent state but now everyone, including the most senior leaders of the Pkk, understands that this is not possible, said Aslan, according to the statement.
The statement from the Siirt Governor's Officealso issued a call for Pkk members to surrender, saying the group was trying to discourage its members from doing so and telling them that they would be mistreated or even killed by security forces.
"These are nothing but propaganda and lies. The state offers humanitarian treatment for all on the basis of the law," the statement said.
In a separate development, six Pkk terrorists also surrendered to security forces in Şırnak's Silopi district, the Anatolia news agency said on Saturday. The group of six Pkk members had fled from neighboring Iraq, Anatolia said.
The Pkk declared a unilateral cease-fire in September, but the military dismissed it as merely a tactical move given that the terrorist group's ability to launch attacks is seriously diminished by winter conditions. The military instead pledged to continue the fight until "not a single armed terrorist is left." The government also dismissed the cease-fire and said the Pkk should unilaterally lay down its arms. (Turkish daily News)
28.10.2006

 

LIBERATO IL FIGLIO DI UN RESPONSABILE DELL'AKP

Era stato sequestrato il 24 settembre scorso nell'est ella Turchia dai guerriglieri del Pkk.

Alcuni ribelli separatisti curdi hanno rilasciato il figlio di un responsabile regionale del Partito della giustizia e dello sviluppo (Akp, formazione conservatrice al potere) rapito nell'est della Turchia il 24 settembre scorso. Lo ha annunciato l'agenzia di stampa turca <Anadolu>.
Serdar Sener Suroglu, 33 anni, è stato interrogato sulle condizioni della sua detenzione dalle autorità militari ma non ha rivelato nessun particolare alla stampa. ''Sono solo contento che questo incubo sia terminato'', ha dichiarato citato da Anadolu.
Secondo un comunicato del governatore della provincia il giovane era stato rapito da una decina di membri del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) mentre si stava recando in auto nella città di Tunceli.
Gli altri passeggeri del veicolo erano stati lasciati liberi e solo il figlio del leader locale dell'Akp, Veli Suroglu, era stato sequestrato lasciando pensare alle autorità che il suo rapimento fosse a scopo di riscatto.
Il Pkk, che lotta dal 1984 per l'indipendenza del sud-est della Turchia, è considerato un'organizzazione terroristica da Ankara, dall'Unione Europea e dagli Stati Uniti.
I ribelli curdi, che dispongono di alcune basi in Iraq, hanno dichiarato un cessate il fuoco unilaterale a partire dall'inizio del mese nella speranza di iniziare un dialogo con il Governo
turco per mettere fine ad un conflitto che ha causato più di 37.000 morti. (Ansa-Afp)
28.10.2006

 

TRE GUERRIGLIERI UCCISI IN SCONTRI A FUOCO

Nonostante l'annunciata tregua, il Pkk continua a fronteggiare le forze di sicurezza della Turchia.

Le forze di sicurezza turche hanno uccisotre militanti del Partito dei lavoratori curdo (Pkk), nell'ennesimo episodio di violenza avvenuto da quando, il primo ottobre, il Pkk ha annunciato un cessate il fuoco unilaterale, che però l'esercito turco ha definito una trovata pubblicitaria. Gli scontri si sono verificati nella provincia orientale di Batman, al confine con l'Iraq. Secondo i militari, i ribelli hanno aperto il fuoco quando i soldati hanno chiesto loro di arrendersi. Il Pkk, considerato un'organizzazione terroristica da Turchia, Usa e UE, ha dichiarato di non voler effettuare attacchi durante il cessate il fuoco, promettendo però di difendersi se attaccato. La lotta separatista curda, iniziata nel 1984, ha causato oltre 30.000 morti. (Apcom)
28.10.2006

 

DHKP-C: ANTIMPERIALISTI RESPINGONO LE ACCUSE

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Si tratta di Maria Grazia Ardizzone, Moreno Pasquinelli e Alessia Monteverdi che davanti ai giudici di Perugia hanno ribadito la loro estraneità al il gruppo eversivo turco.

Hanno ribadito la loro estraneità alle accuse e parlato di ''indagine di natura politica'' nei loro confronti i tre esponenti del Campo antimperialista per i quali la procura della Repubblica di Perugia ha chiesto il rinvio a giudizio in relazione all'attività di alcuni componenti dell'organizzazione turca Dhkp-C.
Gli indagati, Maria Grazia Ardizzone, Moreno Pasquinelli e Alessia Monteverdi, hanno tenuto oggi una conferenza stampa presso il circolo Carlo Giuliani di San Sisto.
I tre sono accusati di avere fatto parte di un'associazione con finalità di terrorismo internazionale e di avere dato assistenza a membri della stessa. L'udienza preliminare nei loro confronti è in programma il primo dicembre prossimo. Ardizzone, Pasquinelli e Monteverdi respingono comunque ogni accusa. Pasquinelli e Ardizzone hanno definito ''assurda la formulazione della richiesta di rinvio a giudizio'' rilevando come siano stati contestati, a loro avviso, ''reati alternativi tra loro''.
Il tribunale del riesame che rimise in libertà i tre, arrestati nell'aprile del 2004, e poi la Cassazione - è stato ricordato - hanno escluso la sussistenza di gravi indizi di reato nei loro confronti. Hanno anzi sostenuto - ha spiegato in particolare Monteverdi - che l'intento era quello di aiutare un perseguitato politico, Er Avni a carico del quale e di Kilie Zeynep è in corso il processo davanti alla Corte d'assise di Perugia.
Nel corso dell'incontro è stata definita ''di natura politica'' l'inchiesta svolta a Perugia. ''E' servita - hanno detto Ardizzone e Pasquinelli - da un lato a fare un piacere alla Turchia in vista dell'adesione alla UE e dall'altro per dare un segnale di normalizzazione filo atlantica all'interno''.
I tre antimperialisti hanno quindi sottolineato come il Dhkp-C ''non sia una organizzazione terroristica pur essendo inserita nelle liste nere di Usa e UE''. A loro avviso si tratta invece di un gruppo ''impegnato contro l'oppressione militare in Turchia''. Ardizzone, Pasquinelli e Monteverdi hanno infine spiegato che né Er Avni né Kilie Zeynep ''hanno comunque mai rivendicato l'appartenenza a essa''. (Ansa)
28.10.2006

 

CAVIE GRECO-CIPRIOTE: VICENDA TUTTA DA CHIARIRE

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Mentre la rivista Usa <Defence and Foreign Affairs: Strategic Policy> conferma la notizia sui presunti esperimenti da parte delle Forze Armate turche, l'Esecutivo ellenico ha avviato una sua indagine.

La scabrosa vicenda dell'asserita utilizzazione come cavie da laboratorio da parte dell'esercito di Ankara di greco-ciprioti fatti prigionieri durante l'invasione turca di Cipro nell'estate del 1974 è l'argomento al centro dei discorsi della gente e dell'attenzione non solo di tutti i media dell'isola ma anche di quelli della Grecia, il cui Governo ha deciso di avviare un'indagine conoscitiva. Lo ha annunciato il portavoce dell'esecutivo ellenico, Theodoros Roussopoulos, affermando che ''il Governo non è in posizione di confermare la validità dei contenuti dell'articolo in questione. Atene sta comunque valutando ogni informazione relativa alla vicenda in stretta collaborazione con il governo della Repubblica di Cipro''.
Tutto è cominciato quando il quotidiano indipendente cipriota <Philelephteros> ha pubblicato estratti di un articolo apparso sull'ultimo numero della rivista Usa <Defence and Foreign Affairs: Strategic Policy>, un autorevole mensile che raggiunge per abbonamento Governi e agenzie governative di 170 Paesi del mondo. L'autore del servizio - dedicato alla ''crescente contrapposizione'' tra il Governo di Ankara e la popolazione curda - ha scritto che tra il 1984 ed il 1988 diversi civili e militari greco-ciprioti catturati durante l'invasione turca di Cipro furono avviati in segreto in Turchia dove sarebbero stati usati come cavie per esperimenti biochimici in laboratori militari. La fonte delle asserite informazioni, secondo l'autore dell'articolo, sarebbero stati alcuni curdi del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk, che si batte da anni per l'indipendenza del Kurdistan dalla Turchia), evasi da una base dell'esercito alla periferia di Ankara che opera sotto la supervisione dell'Accademia medica militare Gulhane. ''Questi curdi - concludeva l'articolo - hanno riferito di essere stati testimoni di esperimenti biochimici effettuati su prigionieri greco-ciprioti''. A raccogliere le loro testimonianze era stato, secondo la rivista, Theophilos Gheorghiades, un funzionario del dipartimento dell'informazione di Cipro, simpatizzante dei separatisti curdi, ucciso a Nicosia il 20 marzo 1994 asseritamente dai servizi segreti turchi (Mit) perché aveva saputo degli esperimenti condotti sui suoi connazionali e intendeva denunciarli.
Le "rivelazioni" della rivista Usa - che sono comunque ancora tutte da confermare - hanno risvegliato nei ciprioti meno giovani i fantasmi delle violenze subite durante l'invasione e nelle famiglie degli oltre 1.600 desaparecidos il dolore per la perdita dei loro cari al quale ora si aggiunge anche la rabbia per il sospetto che qualcuno di essi, sopravvissuto ai sanguinosi scontri di 31 anni fa, abbia potuto finire i propri giorni usato come una cavia in un laboratorio militare turco. A gettare benzina sul fuoco, qualora ce ne fosse stato bisogno, sono arrivate le dichiarazioni di Gregory Copley, presidente dell'Associazione per gli Studi Strategici Internazionali (Issa) con base a Washington e che è il gruppo editoriale che pubblica <Defence and Foreign Affairs>.
Intervistato da <Philelephteros>, Copley non solo ha confermato al giornale che l'Issa è in possesso di molte informazioni riguardanti greco-ciprioti sui quali sarebbero stati condotti esperimenti in laboratori turchi ma che ne sta raccogliendo altre ancora. ''Si tratta di una faccenda scottante per le autorità militari turche'', ha aggiunto Copley secondo cui di giorno in giorno emergono sempre maggiori informazioni circa il programma di armi chimiche e biologiche sviluppato dalla Turchia, una questione che l'Issa ''segue da vicino come del resto fa anche l'amministrazione Usa: il Pentagono, infatti, è uno degli abbonati della rivista'', ha detto Copley.
Il presidente dell'Issa ha detto di ritenere che dal momento in cui la Turchia catturò civili emilitari greco-ciprioti nel 1974, non ha mai avuto intenzione di rilasciarli né di ammettere di averli nelle proprie carceri. ''Per questo motivo (i turchi) furono liberi di farne ciò che volevano'', ha detto Copley il quale ha precisato di non sapere quanti prigionieri possano essere stati usati negli esperimenti ma di ritenere che Ankara stia utilizzando gli stessi metodi contro i curdi.
''Questa è la mia opinione. Al momento attuale le Forze Armate turche sono pronte ad avviare una grossa iniziativa militare sia contro i curdi del Pkk sia contro gli altri gruppi curdi alleati del Pkk nell'Iraq del Nord'', ha concluso Copley. (Furio Morroni/Ansa)
______________________
Il fatto, se fosse confermato, sarebbe non grave ma addirittura mostruoso. Ci sia permesso però di avere qualche dubbio, e non già perché - come qualcuno potrebbe pensare - <Turchia Oggi> è sempre a favore di Ankara, qualunque siano gli accadimenti - quanto perché la notizia ci sembra un poco sospetta. E' pur vero che a tirarla fuori non è stato un giornale greco-cipriota bensì una rivista Usa per cui dovrebbe essere più attendibile, ma è altrettanto vero che in un momento in cui l'Europa mostra la sua palese contrarietà a proseguire i negoziati di adesione all'UE con la Turchia, le confessioni di un sedicente terrorista curdo danno poco affidamento. Tutto fa brodo per gettare benzina sul fuoco.
28.10.2006

 

NUOVA SCOSSA DI TERREMOTO: PAURA D ISTANBUL

Scossa_di_terremoto_del_5.2_Richter

A distanza di pochi giorni il sisma si è fatto nuovamenbte sentire in Turchia. Questa volta nella baia di Gemlik.

Un terremoto di 5.2 gradi della scala Richter ha scosso la Baia di Gemlik, nella parte nord-occidentale della Turchia . L'osservatorio Kandilli di Istanbul afferma che il sisma e' stato avvertito anche nella citta', sebbene a circa 100 chilometri dalla baia. Al momento non si hanno notizie di danni o di vittime. (Asca-Afp)
28.10.2006

NOTIZIARIO DI AMBASCIATA

 

PIENA INTESA TRA GOVERNO E FMI
Piena intesa tra il Governo di Ankara ed il Fondo Monetario Internazionale in merito ai prossimi passi da effettuare in campo economico nell’ambito del programma economico e finanziario previsto dall’Accordo triennale di Stand-By. Nel corso della settimana precedente ha infatti avuto luogo in Turchia la quinta revisione di tale Accordo triennale (2005 – 2008), che prevede un sostegno finanziario complessivo di circa 10 miliardi di dollari. In occasione della missione la delegazione dell’Istituzione finanziaria internazionale, guidata dall’alto funzionario Lorenzo Giorgianni, ha incontrato rappresentanti istituzionali, quali il ministro Ali Babacan, il responsabile del dicastero delle Finanze Kemal Unakitan ed il Sottosegretario al Tesoro Canakci, nonché i responsabili delle maggiori associazioni di categoria, come ad esempio la Tusiad, che riunisce i principali industriali e uomini d’affari del Paese, e la Tbb, l’associazione delle banche turche. Lorenzo Giorgianni ha dipinto un quadro macro-economico sostanzialmente stabile, a dispetto di una riduzione della crescita nel 2006 (6%) e nel 2007 (5%), un rallentamento peraltro fisiologico a seguito delle note turbolenze finanziarie che hanno contraddistinto il periodo aprile – giugno 2006. Note di particolare merito riguardano l’avanzo primario, stabile al 6,5% del Prodotto Nazionale Lordo, e un aumento consistente del flusso delle esportazioni, che da gennaio ad agosto 2006 hanno raggiunto un valore di 53,8 miliardi di dollari, con un incremento del 15% rispetto ai primi 8 mesi del 2005. Rimangono tuttavia sul tappeto nodi strutturali che secondo l’istituzione di Washington dovrebbero essere oggetto di particolare attenzione da parte delle Autorità di Ankara negli ultimi mesi del corrente anno e nel 2007. In primo luogo l’ingente deficit della bilancia dei pagamenti, che nei primi otto mesi del 2006 ha già raggiunto i 22.4 miliardi di dollari, facendo registrare un aumento del 44.6% rispetto allo stesso periodo del 2005. Sotto osservazione anche l’aumento del livello dei prezzi, con una inflazione ormai a due cifre: 10.55% su base annuale nel mese di settembre con previsione del 10% a fine anno. Un accento particolare è stato inoltre posto sulla necessità di proseguire nel cammino delle riforme nel settore amministrativo e nel sistema sanitario e pensionistico. La spesa pubblica elevata, soprattutto nel campo della sicurezza sociale e degli esborsi salariali a favore dei dipendenti pubblici (20% in termini nominali e 10% su base reale), potrebbe infine costituire un ostacolo non irrilevante al conseguimento di elevati tassi di crescita che hanno contraddistinto la netta ripresa della Turchia negli anni precedenti. Nel corso dei prossimi due mesi, l’analisi dello stato dell’economia del Paese sarà sottoposto alla valutazione Consiglio Esecutivo del Fmi, con l’obiettivo di concludere entro il mese di dicembre la quinta revisione dell’accordo di stand – by e procedere all’ulteriore esborso di fondi nei confronti del locale Sottosegretariato al Tesoro.

AUMENTO DELLA PRESSIONE FISCALE
Il Parlamento turco ha iniziato in questi giorni la discussione della Finanziaria 2007. In base alla bozza presentata si prevede l’anno prossimo un aumento del 15% della pressione fiscale. Tale incremento, suscettibile di variazione nel corso del dibattito parlamentare, si concentrerà principalmente sull’acquisto di motocicli (15.2%), su tabacchi e alcolici (20%) e sui costi inerenti  l’emissione di documenti personali e documenti ufficiali (passaporti – carte d’identità – registrazioni per l’acquisto di terreni). Il maggiore livello di tassazione e’ stato oggetto di critica da parte di alcuni economisti, i quali si sono schierati anche contro i tagli effettuati al Ministero della Salute (-12%), alla Direzione delle Autostrade (-14%), al ministero dei Trasporti (-20%) ed a quello del ministero dei Lavori Pubblici (-5%). Tali tagli, qualora confermati, causerebbero un preoccupante rallentamento dei maggiori progetti infrastrutturali del Paese. Tra i Dicasteri che invece beneficeranno di un aumento del budget per il 2007 figurano il ministero delle Finanze e quello dell’Educazione, del Comando della Gendarmeria e della Direzione Generale per la Sicurezza, a significare il positivo intensificarsi della lotta al terrorismo ed al crimine urbano. Gli aumenti più significativi andranno infine ai Dicasteri dell’Ambiente e della Giustizia, con un incremento rispetto al 2005 pari al 60%.

FLUSSI DI CAPITALI ESTERI
La Turchia risulta essere tra i Paesi che attraggono i maggiori flussi di  capitali esteri. Secondo i dati contenuti nell’edizione di quest’anno del Rapporto sugli Investimenti nel mondo, pubblicato dall’Unctad, la Conferenza delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo, nel 2005 i Paesi emergenti hanno attirato un totale di $334 miliardi con la Cina in prima posizione con oltre $72 miliardi, il Sudafrica passato da $800 milioni a oltre $6 miliardi e la Turchia che dai $2.8 miliardi del 2004 è salita lo scorso anno a $9.7 miliardi. Secondo il rapporto, la Turchia, l’anno scorso al 35° posto, e’ risalita alla 22ma posizione nella graduatoria dei Paesi che attraggono maggiori capitali esteri, figurando tra i principali Paesi emergenti verso cui confluisce l’interesse degli investitori. Infine, uno studio dell'<AT Kearney> sul grado di fiducia degli investitori rispetto a diversi  Paesi, colloca la Turchia al 13mo posto, un netto balzo in avanti rispetto al 2005,  anno in cui occupava la 24ma posizione. Le ragioni di questo successo della Turchia sono da ascriversi principalmente alla riduzione della corporate tax (dal 30% al 20%), al programma di privatizzazione in atto ed alla stabilizzazione macro-economica.

APERTO IL NUOVO TERMINAL DI ANKARA
Il Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan e le
più alte cariche del Governo hanno recentemente partecipato alla cerimonia di inaugurazione del nuovo terminal dell’aeroporto di Ankara. La nuova struttura, realizzata su una superficie di 182.000 metri quadrati, ospita per la prima volta sia il terminal internazionale che quello domestico. Si prevede un incremento del traffico dei passeggeri da 2 a 10 milioni all’anno.

CALO NELLE VENDITE <TOTAL>
 seguito della campagna di boicottaggio nei confronti dei prodotti francesi, il presidente dell’Unione Generale dei Consumatori ha riportato il calo del 30% delle vendite della <Total>, che ha circa 500 stazioni di servizio nel Paese. L’Associazione ha iniziato la campagna contro alcuni prodotti di origine francese a seguito del voto del Parlamento transalpino volto a punire chi nega che il popolo armeno abbia sofferto un genocidio da parte dei turchi ottomani durante la prima guerra mondiale. Nonostante il Governo e la stampa locale si siano dichiarati contro questa iniziativa che andrebbe a colpire i lavoratori turchi impiegati nelle aziende francesi, sembra che l’iniziativa sia sostenuta da gran parte della popolazione.

DEFICIT DI BILANCIO DI FINE ANNO
Secondo le stime rese note dal vice Primo Ministro Abdullatif Sener il deficit di bilancio a fine anno  sarà di circa YTL 4 miliardi (approssimativamente €2.1 miliardi). Sener ha anche sottolineato che il deficit degli ultimi anni ha sempre superato il 10% del PNL e che soltanto negli ultimi due anni si è registrata una costante diminuzione. Commentando poi la finanziaria per il 2007 il vice Primo Ministro ha aggiunto che il target di crescita sarà del 5%, con un tasso d’inflazione del 4%, mentre il Pnl è destinato a salire a quota $404 miliardi con un reddito medio annuo pro-capite di $5.472. Tra le principali cause dell’attuale deficit, Sener ha menzionato l’aumento degli investimenti nel settore privato, quello dei prezzi energetici nonchél’incremento delle importazioni a causa delle fluttuazioni valutarie.

CRESCITA IN RALLENTAMENTO
Il ministro per l’Economia Ali Babacan ha recentemente affermato che la crescita economica del Paese nel 2007 rallenterà pur restando intorno al 5%, come previsto dall’accordo di stand-by siglato con il Fondo Monetario Internazionale. Il ministro ha anche sottolineato che il surplus primario per i prossimi quattro anni sarà pari al 6.5%, con previsioni del 7% per quest’anno, mentre sul fronte delle privatizzazioni nel 2007 è prevista  la messa in vendita di una consistente partecipazione nella seconda banca statale, la <Halkbank>.

RAPPORTO OCSE
L'Organizzazione per lo Sviluppo della Cooperazione Economica (Ocse) ha recentemente pubblicato un rapporto nel quale sostiene che la Turchia, per consolidare la propria stabilità economica, ha bisogno di porre maggiore attenzione al capitolo delle riforme strutturali, soprattutto nel settore pensionistico ed assicurativo. L’Organizzazione  ritiene inoltre fondamentale una incisiva liberalizzazione del mercato del lavoro ed una maggiore autonomia del
Consiglio per la Concorrenza (Spk). Secondo il rapporto, la Turchia potrà far fronte alla vulnerabilità del proprio mercato finanziario solo proseguendo nel cammino di riforme che ha comunque registrato importanti successi e riconoscimenti a livello internazionale. Tra i consigli contenuti nel rapporto dell’Ocse, oltre alla semplificazione delle normative d’affari al fine di attirare investimenti esteri, figura infine quello di porre rimedio alle inefficienze nel settore dell’educazione primaria e secondaria e nel comparto agricolo, in cui il ricorso ai sussidi appare al momento ancora troppo elevato.

<IS BANK>: LA 50ma in EUROPA
Secondo la rivista <The Banker>, la <Iş Bank> è il 50mo istituto di credito tra 300 banche europee. La graduatoria, elaborata sulla base dei dati relativi al 2005, indica che la <Iş Bank> rappresenta anche la più grande banca locale con un capitale di $6.2 miliardi.

INVESTIMENTI <UNICREDITO> PER 3 MLD DI EURO
Il direttore generale del Gruppo <Unicredito> Sergio Ermotti ha recentemente affermato che <Unicredito> conta di investire in Turchia 3 miliardi di euro in forma di prestiti o di investimenti diretti. Il Gruppo - ha aggiunto Ermotti - stabilisce il plafond di finanziamenti in base alle potenzialità di sviluppo del Paese in cui intende investire. Nel caso della Turchia, oltre al processo di privatizzazione in corso, sono già iniziati e sono  in programma importanti progetti infrastrutturali che avranno un impatto di un certo rilievo sullo sviluppo del mercato dei capitali.
Le attività del Gruppo <Unicredito> si svolgono principalmente in Italia, Germania, Austria, Medio Oriente ed Europa Orientale per un totale di 19 Paesi, 7.000 filiali, 140.000 impiegati ed oltre 28 milioni di clienti.

CAPITALI STRANIERI
l vice Primo Ministro, Abdullatif Sener, ha recentemente dichiarato che nei prossimi sei mesi i capitali stranieri nel settore bancario raggiungeranno la quota del 30% rispetto all’attuale 15%. L’interesse per il settore è in costante crescita e negli ultimi due anni sono state vendute 11 banche con asset totali pari a $14 miliardi.

INDICATORI MACROECONOMICI
 - Crescita del PNL nel 2005: 7.7%; gennaio – aprile 2006: 6.3%
 - Inflazione  annua (prezzi al consumo): 7.72% (2005); 10,59% (agosto 2006)
 - Interscambio con l’Italia nel 2006 (gen – agosto): oltre $10.1 miliardi, con esportazioni verso l’Italia pari a  4.4 miliardi di dollari (+ 30.37% rispetto al corrispondente periodo del 2005) ed importazioni dall’Italia pari a 5.7 miliardi di dollari (+14.34 % rispetto al corrispondente periodo del 2005). (Ice Istanbul su dati dell’Istituto Turco di Statistica- Tuik)
_______________________
A cura di: Simona De Martino - Capo dell'Ufficio Economico e Commerciale dell'Ambasciata d'Italia ad Ankara
                Gianmarco Macchia - Vice Capo dell'Ufficio Economico e Commerciale
                Roberto Luongo - Direttore dell'Ufficio Ice di Istanbul
Redazione : Tiziana Staffolari - Collaboratore Economico e Finanziario

28.10.2006

ECONOMIA

IL FMI CRITICA LA FINANZIARIA 2007
TROPPE SPESE CORRENTI IN TURCHIA

Secondo l'organismo internazionale la previsione di 207 miliardi di Lire turche (circa 140 milioni di dollari) fissata per il prossimo anno sarebbe fuori controllo e non in linea con gi accordi intercorsi con il Governo di Ankara. L'ammontare dovrà quindi assolutamente ridursi. Una nota del ministro delle Finanze turco, Kemal Unakitan.

Il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) ritiene che la Finanziaria turca per l'anno 2007, che prevede una spesa di 207 miliardi di Lire Turche (circa 140 miliardi di dollari), sia fuori controllo e non in linea con gli accordi intercorsi con lo stesso. "L'Fmi ritiene le cifre contenute nella finanziaria (207 miliardi di YTL )molto elevate. Tale ammontare deve assolutamente ridursi. La spesa corrente in particolare per i pubblici dipendenti,i trasferimenti correnti e la sicurezza sociale è particolarmente elevata" ha dichiarato un alto esponente da Washington, evidenziando che i capitoli di spesa sono in crescita rispetto al 2006 di oltre il 20%. I tagli alla spesa sono ritenuti l'unica possibilità insieme alla lotta all'evasione, per evitare un generalizzato incremento delle imposte e delle tasse. Il ministro delle Finanze Kema Unakitan ha risposto all'invito del Fondo Monetario Internazionale, facendo presente che l'aumento dei tassi di interesse, l'esplosione del prezzo del petrolio e l'indifferibile aumento concesso ai dipendenti pubblici, ha generato tale squilibrio a cui il governo porrà certamente rimedio. Unakitan ha anche evidenziato che la Turchia continua a mostrare un'elevata attenzione al tema soprattutto se si osserva l'avanzo primario del settore pubblico che nel 2006 è risultato del 6.5% rispetto al Prodotto Nazionale Lordo. Su un altro versante invece si deve invece evidenziare che l'afflusso di capitali e gli investimenti diretti dall'estero (circa 10 miliardi di dollari nel 2006 e 13/15 miliardi previsti a fine 2006 gli Ide), stanno certamente generando i suoi frutti - non solo per il contenimento del deficit delle partite correnti della bilancia dei pagamenti - ma anche e forse soprattutto per un miglioramento complessivo della percezione della Turchia a livello globale. Secondo uno studio dell'<AT Kearney> sul grado di fiducia degli investitori rispetto a diversi paesi, la Turchia si pone al 13mo posto mentre lo scorso anno la sua posizione era 24ma su 25 Paesi esaminati. Le ragioni di questo successo della Turchia sono da ascriversi principalmente alla riduzione della corporate tax (dal 30 al 20%), al programma di privatizzazione in atto ed alla stabilizzazione macro-economica. (Ice Istanbul)
28.10.2006

 

FORUM GLOBALE
SUGLI INVESTIMENTI
INTERNAZIONALI

Forum_globale_sugli_investimenti

E' in programma ad Istanbul il 6 ed il 7 novembre. Ad inaugurarlo il ministro dell'Economia turco Ali Babacan.

Ali_BabacanUn Forum globale sugli investimenti internazionali dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Oecd). E' in programma a Istanbul il 6 e il 7 novembre. Ali Babacan, ministro di Stato turco e negoziatore capo per i colloqui con l'Unione europea e Richard Hecklinger, vicesegretario generale dell'Oecd, inugureranno il forum, organizzato dal sottosegretariato turco del Tesoro e il segretariato dell'Oecd. Si inizierà il 6 con un forum sul clima per gli investimenti. Il giorno dopo si discuteranno due temi: "Cornice politica per gli investimenti", e "La partecipazione di investitori internazionali nelle infrastrutture". Prevista la partecipazione di funzionari pubblici di alto livello, rappresentanti del settore privato e ministri di Paesi membri o con rapporti di cooperazione con l'Ocse, accademici e funzionari di ong.
Intanto una delegazione dell'Unione delle Camere di Commercio e della Borsa delle merci turca (Tobb), guidata dal suo presidente, Rifat Hisarciklioglu, è tornata ad Ankara da Parigi. Hanno incontrato i grandi nomi dell'economia francese e parlato con loro dei devastanti effetti che l'approvazione finale della legge sul genocidio armeno (votata dall'Assemblea nazionale lo scorso 12 ottobre) potrà avere sulle relazioni fra Francia e Turchia.
Il provvedimento deve passare l'esame del Senato e venire ratificato dal presidente della Repubblica Jacques Chirac. Prevede una multa di 45mila euro e la reclusione per chi nega l'esistenza del genocidio armeno, che Ankara non ha mai riconosciuto e durante il quale nel 1915 morì un milione di armeni.
La delegazione della Tobb ha parlato con esponenti della Camera di Commercio di Parigi e con l'Unione Europea delle Camere di Commercio e di industria. (Denaro.it)
28.10.2006

 

STRATEGIA <BNP PARIBAS>

L'obiettivo è accelerare il proprio sviluppo nel bacino mediterraneo e nei Paesi dell'Europa orientale. Il ruolo della Turchia.

<Bnl Paribas> intende accelerare il proprio sviluppo nel bacino mediterraneo e nei Paesi dell'Europa orientale, rafforzandosi soprattutto in Turchia e in Ucraina, dove intende portare da 763 a 1.000 le sue agenzie. Lo ha riferito oggi il gruppo bancario francese che ha acquistato nei mesi scorsi la Bnl, precisando di avere allo studio anche il lancio di una banca retail in Russia, dove è presente attualmente solo con una banca di finanziamento e di investimento.
Secondo il comunicato pubblicato stamani, la banca ha nuovamente rialzato il suo obiettivo di apertura di nuovi punti di vendita, con più di 130 aperture previste già nel 2007, portando così il numero totale di sportelli nell'area Mediterraneo-Paesi del Golfo a 650. "La crescita sarà particolarmente forte in Turchia" dove la rete passerà dalle 113 agenzie della fine del 2005 a 176 nel 2006 e a 233 nel 2007, precisa il comunicato.
In Ucraina, la rete della filiale <Ukrsibbank>, il cui acquisto é stato finalizzato nella prima metà del 2006, passerà dalle 763 agenzie della fine del 2005 a 1.000 entro il 2006.(Ansa)
28.10.2006


SICUREZZA SOCIALE

Il budget 2007 in Turchia vede un disavanzo stimato attorno a 8.3 miliardi di dollari.

Continuano le discussioni sul budget governativo turco per il 2007. A preoccupare adesso sono i fondi riservati alla sicurezza sociale. Fonti governative hanno anticipato che le istituzioni del settore avranno entrate per 45.5 miliardi di dollari e spese per almeno 53.8 miliardi di dollari, che equivale a dire un disavanzo di 8.3 miliardi di dollari. gli stanziamenti per la sicurezza sociale per il 2007 ammonteranno a circa il 5% del prodotto interno nazionale. (Apcom)
28.10.2006

 

SCONTI ENERGIA:
NO AL SUO
ANNULLAMENTO

L'allarme degli industriali turchi che accusano il Governo Erdogan di avere fatto poco per risolvere i problemi nel Paese relativi alla competitività con la Cina.

Gli industriali turchi lanciano l'allarme: non si può fare a meno degli sconti sull'energia concordati in settembre. Il panico si è venuto a creare dopo che l'Autorità per la Regolazione del mercato energetico (Epdk) aveva annunciato tagli ad alcuni sconti stabiliti ad un accordo fra Governo e imprenditori.
Gli industriali hanno fatto sapere tramite i principali quotidiani del Paese che si tratta di una decisione adottata per cercare di compensare la perdita di energia causata dal suo utilizzo illegale. E che a pagarne le spese saranno gli imprenditori che hanno già annunciato una perdita di competitività rispetto a colossi come la Cina. Con tutti i danni economici che ne derivano.
L'Unione degli esportatori di acciaio turchi ha detto che il prezzo dell'energia nel paese è uno dei più cari del mondo industrializzato. In Cina le compagnie pagano prezzi irrisori per l'approvvigionamento. Tutto questo perché, a sentire l'Unione, da quelle parti l'energia non viene rubata come nel Paese della Mezzaluna. L'accusa al Governo è di non avere fatto nulla per risolvere o limitare questo problema, rivalendosi solo con chi l'energia la paga. (
Apcom)
28.10.2006

 

SUPERATA
LA CRISI
DEI MERCATI

L'economia turca pensa nuovamente all'Europa. Da tenere d'occhio anche le elezioni politiche e presidenziali. Il rapporto trimestrale di <Unicredit New Europe Researche Network>.

L'economia turca è stata particolarmente sensibile agli "umori" dei mercati internazionali nella prima metà del 2006, fa notare il rapporto trimestrale di <Unicredit New Europe Research Network>, fattore che sarà quello di maggior rischio nel 2007. Nonostante la volatilità dei mercati, la Turchia può recuperare il terreno perduto, e le prospettive rimangono positive, anche se l'inflazione ha ripreso a correre.
Nel 2007 la riduzione dei prezzi del greggio e delle materie prime dovrebbe aiutare il mercato finanziario turco. Particolare attenzione va riservata alle elezioni presidenziali e politiche che si terranno nel 2007. Superate le difficoltà finanziarie la Turchia, secondo il report, si dovrà focalizzare sul processo di adesione all'UE, che sta registrando una disaffezione da parte europea e turca soprattutto a causa della questione cipriota.
Pil: al 7.4% nel 2005 al 5.2% nel 2006, al 5.4% nel 2007, al 6.4% del 2008
Inflazione: all'8.2% nel 2005, al 9.4% nel 2006, al 7.7% nel 2007, al 5.9 nel 2008
Disoccupazione: al 10.3 nel 2005, al 10% nel 2006, al 9.5% nel 2007, al 9.2% nel 2008. (
Apcom)
28.10.2006

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ECONOMIA

AD ISTANBUL DEBUTTA <LINEA>
NUOVA BERLINA DI SEGMENTO C

La_nuova_Fiat_Linea

La vettura <Fiat> sarà presentata al Salone dell'Automobile della metropoli turca dal 2 al 12 novembre. La novità - che entrerà nei mercati europei ed extraeuropei dalla seconda metà del 2007 - sarà prodotta negli stabilimenti di Bursa. Una produzione di circa 60 mila unità l'anno. Le caratteristiche e gli allestimenti.

Al Salone dell'Automobile di Istanbul, in programma dal 2 al 12 novembre, debutterà <Fiat Linea>, la nuova berlina a tre volumi del segmento C. Nata nell'abito della <Tofas A.S.>, la joint venture paritetica tra <Fiat Auto> e <Koc Holding> quotata alla Borsa di Istanbul, la nuova vettura sarà prodotta nello stabilimento turco di Bursa (a regime sono previste 60 mila unità l'anno) e commercializzata in alcuni Paesi europei ed extraeuropei a partire dalla seconda metà del 2007. Inoltre, successivamente la vettura sarà realizzata anche in altri Paesi.
Disegnata dal <Centro Stile Fiat>, la nuova <Fiat Linea> presenta un design esterno elegante e dinamico. "La stessa cura stilistica - ha precisato la casa torinese - è stata posta all'interno dove le linee sono armoniose, ben bilanciate con quelle degli esterni e creano un ambiente accogliente, luminoso e capace di garantire una straordinaria abitabilità interna ed un comfort superiore in termini di ergonomia e spazio a disposizione del guidatore e dei passeggeri. Impressione confermata dalle generose dimensioni della macchina che la pongono ai vertici della sua fascia: infatti, <Fiat Linea> è lunga 4.56 metri, larga 1.73 m, alta 1.5 m e con un passo di 2.6 metri, oltre ad avere un ampio bagagliaio di 500 litri".
<Fiat Linea> sarà proposta in diversi allestimenti e datata di contenuti da segmento superiore come dimostrano alcuni sofisticati dispositivi infotelematici che migliorano il comfort e la qualità del tempo trascorso a bordo. Inoltre, <Fiat Linea> offrà un equipaggiamento dedicato alla protezione del guidatore e dei passeggeri e una gamma articolata di propulsori a benzina e diesel, abbinati a cambi manuali ed automatici. (Ansa)
28.10.2006

 

SAN MARINO E LA MISSIONE
ECONOMICA

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37ma assemblea annuale dei World Trade Centers ad Istanbul. Un evento internazionale a cui prendono parte anche i delegati della Repubblica del Titano. Opportunità di incontro one-to-one tra imprenditori locali e sanmarinesi. Le prospettive di cooperazione e l'allargamento dei mercati.

Da domani 29 ottobre al 02 novembre 2006 si tiene a Istanbul, in Turchia, la 37° Assemblea Annuale di tutti i World Trade Center. Un evento internazionale a cui parteciperanno delegati provenienti dai WTC di tutto il mondo oltre agli imprenditori del network WTC. Durante le giornate di lavoro sono previste sessioni di confronto tra i vertici dei WTCs su tematiche riguardanti il commercio internazionale, seminari organizzati per aree geografiche, forum con oggetto "Situazione delle Pmi in Turchia e prospettive di cooperazione e scambio internazionale" a cui interverranno esponenti del Governo turco, Camera di Commercio, esperti del mercato turco, WTCs locali e rappresentanti di note organizzazioni e imprese di livello internazionale. La partecipazione da parte delle aziende è volta soprattutto a realizzare incontri individuali precedentemente organizzati con imprenditori della Turchia.
Il WTC Istanbul è tra i più importanti centri del commercio Europeo e mondiale, un "ponte naturale" tra i continenti. Durante l'evento vi saranno opportunità di confronto e di incontro con operatori economici provenienti da un'area di alto interesse strategico per gli imprenditori locali e italiani.
Obiettivi della WTCA General Assembly:
- Promuovere il commercio internazionale e lo sviluppo di relazioni tra imprenditori di tutto il mondo con i partner turchi
- Assistere gli imprenditori nella ricerca di partner affidabili
- Mobilitare in occasione del meeting le aziende leader nel settore di appartenenza
- Allargare gli incontri d'affari per i partecipanti, ai mercati e alle opportunità della Turchia e dei paesi di provenienza degli altri WTCsUn evento internazionale:
- Opportunità di incontri one-to-one tra imprenditori con appuntamenti predefiniti dal WTC
- Conferenze, seminari e iniziative parallele agli incontri sull'economia della Turchia
- Workshop su materie inerenti al commercio internazionale
Per informazioni, contattare

dr. Valeria Terenzi - WTC San Marino-Rimini - Tel 0549 909539 Fax 0549 972261
info@wtc.sm

28.10.2006

 

LA ROADMAP

Riunione degli industriali ad Istanbul il 1 e il 2 novembre per mettere a punto una piattaforma operativa da presentare al Governo.

Gli industriali turchi si riuniscono e, questa volta, chiedono più voce in capitolo. L'1 e il 2 novembre prossimi, ad Istanbul, si terrà il loro quinto Congresso.
Il presidente della camera di Commercio di Istanbul, Tanil Kupuk, ha fatto sapere che sarà un appuntamento molto importante e particolarmente sentito quest'anno perché verrà discussa e stabilita una piattaforma operativa, una vera Roadmap dell'industria turca, da presentare alle maggiori istituzioni e naturalmente anche al governo. In primo piano le riforme economiche chieste da tempo all'Esecutivo di ankara ed il ruolo che la produzione industriale turca potrà ricoprire a livello globale. (
Apcom)
28.10.2006

 

LEADER NEI CELLULARI

 

La <Turkcell>, che non ha rivali nella comunicazione mobile, ha battuto nel settembre scorso ogni record. 30 milioni di clienti.

<Turkcell>, leader della comunicazione mobile in Turchia, batte un nuovo record. La compagnia ha infatti annunciato di avere superato i 30 milioni di clienti nel settembre 2006, con un incremento del 3.3% rispetto a giugno 2006 e del 15.3% rispetto al settembre 2005.
In particolare, in questo momento, ci sono 5.7 milioni di clienti in abbonamento e 25.1 i clienti con carta prepagata. Anche tra i clienti di recente acquisizione, il 91% ha scelto una carta prepagata. Questo nuovo primato, hanno detto dalla società, è il risultato di un sapiente lavoro dal punto di vista della comunicazione, ma anche di una grande diversificazione del prodotto, per venire incontro alle esigenze di tutti. (Apcom)
28.10.2006

 

BANCHE IN CRESCITA:
PAROLA
DI <FITCH RATING>

Le fluttuazioni dei mercati non impensieriscono gli istituti di credito della Turchia.

Le fluttuazioni del mercato non impensieriscono gli istituti di credito turchi. Parola di <Fitch Ratings> secondo cui le banche del paese della Mezzaluna stanno attraversando un ottimo periodo e stanno crescendo nonostante le fluttuazioni che hanno caratterizzato i mercati turchi nei mesi scorsi. In particolare - fa notare l'agenzia di rating - i miglioramenti sono effetto di una maggiore diversificazione del prodotto e dagli investimenti stranieri che dal 204 hanno iniziato ad entrare nel sistema bancario turco. (Apcom)
28.10.2006

INVESTIMENTI
TURCHI
IN EGITTO

Quattro miliardi di dollari per la costruzione di una zona industriale su un'area di due milioni di mq al Cairo, specializzata in tessili e vetro.

La Turchia investirà 4 miliardi di dollari per la costruzione di una zona industriale su un'area di due milioni di metri quadrati al Cairo, specializzata in tessili e vetro. Lo riferisce il quotidiano egiziano economico <Al Alam el Yom>. Il presidente dell'autorità industriale per lo sviluppo, Amr Assal, spiega che la zona rientra nell'ambito del progetto del ministero per il Commercio e l'Industria di creare dieci zone industriali, orientate all'esportazione, su trenta milioni di metri quadrati, al Cairo e Alessandria. Assal aggiunge che tale zona attirerà sostanziali investimenti turchi. L'Associazione di esportatori turchi raduna 40mila operatori che vogliono trarre profitto dall'accordo di libero scambio con l'Egitto, firmato nel 2005. L'interscambio con la Turchia, il sesto partner dell'Egitto, raggiunge nel 2005 i 950 milioni dollari. Intanto, secondo un comunicato diffuso dal sottosegretariato al Commercio estero turco (Igme - Promotion Center of Turkey ), il 75 per cento del totale dell'export turco proviene da cinque città. Ad oggi, 56 città contribuiscono all'export nazionale ( 73 miliardi di dollari nel 2005 e 53 miliardi di dollari nei primi otto mesi del 2006), ma Istanbul con 29,4 miliardi (55 per cento del totale ) è nettamente al primo posto in questa speciale graduatoria, seguita da Bursa ( 4.6 miliard ) e Izmir (3.8 miliardi). (Denaro.it)
28.10.2006

 

GASDOTTO IGI
PRONTO
TRA DUE MESI

Si_lavora_al_gasdotto_Igi

 

Il primo tratto collegherà Turchia, Grecia ed Italia. Sarà completato entro il 2012. Il nostro Paese sarà unito con un raccordo all'altezza della Puglia.

Il primo tratto del gasdotto Igi, che collegherà Turchia, Grecia e Italia, sarà pronto entro la fine del 2006. La notizia pubblicata dall'agenzia turca <Cihan> è stata annunciata dalla società di stato del gas turco, <Botas>. Circa 750 milioni di metri cubi di gas naturale saranno trasportati annualmente verso la Grecia e poi, nel prossimo futuro, verso l'Italia. Il progetto, infatti, coinvolge oltre a <Botas>, la greca <Depa> e l'italiana <Edison Gas>.
Entro il 2012 l'ammontare complessivo di gas trasportato raggiungerà quota 11 miliardi di metri cubi di cui tre miliardi destinati alla penisola ellenica e otto all'Italia. Per l'Italia il gasdotto sarà collegato con un raccordo all'altezza della Puglia.
Il nuovo gasdotto si collegherà alla rete del Paese anatolico, consentendo all'Italia di importare ogni anno tra gli otto e i 410 miliardi metri cubi di gas naturale provenienti dal Mar Caspio e dal Medioriente, nelle quali si trova oltre il 10 per cento delle riserve mondiali. La conduttura avrà un impatto visivo praticamente nullo. Il tratto in territorio pugliese sarà completamente interrato e la sola opera visibile sarà la cabina di misura del gas, che occuperà una superficie pari a quella di una piccola abitazione con giardino. Inoltre, l'impianto non avrà impatto ambientale, non generando emissioni in atmosfera o scarichi in mare.
Nel frattempo, gli industriali turchi lanciano l'allarme: non si può assolutamente fare ma meno degli sconti sull'energia concordati in settembre. Il panico si è venuto a creare dopo che l'Autorità per la regolazione del mercato energetico (Epdk), aveva annunciato venerdì scorso tagli ad alcuni sconti stabiliti a un accordo fra governo e imprenditori.
Gli industriali hanno fatto sapere tramite i principali quotidiani del Paese che si tratta di una decisione adottata per cercare di compensare la perdita di energia causata dal suo utilizzo illegale. E che a pagarne le spese saranno gli imprenditori, che hanno già annunciato una perdita di competitività rispetto a colossi come la Cina. Con tutti i danni economici che ne deriveranno. L'Unione degli esportatori di acciaio turchi ha detto che il prezzo dell'energia nel Paese è uno dei più cari del mondo industrializzato.
In Cina le compagnie pagano prezzi irrisori per l'approvvigionamento. Tutto perché, a sentire l'Unione, da quelle parti l'energia non viene rubata come nel Paese della Mezzaluna. L'accusa al governo è di non aver fatto nulla per risolvere o limitare questo problema, rivalendosi solo con chi l'energia la paga. (Denaro.it)
28.10.2006

 

GAS: BASTA
CON IL MONOPOLIO
PUBBLICO

Yusuf_Gunay

L'affermazione del presidente dell'Authority turca per la Regolazione dell'energia (Edpk), Yusuf Gunay che senza mezzi termini ha difeso l'iniziativa privata.

Il presidente dell'Autorità turca per la Regolazione dell'Energia (EdpK), Yusuf Gunay, ha parlato chiaro: il monopolio pubblico del gas naturale deve finire, soprattutto per quanto riguarda l'importazione. Gunay ha detto senza mezzi termini che, se i privati riescono a trovarlo ad un prezzo più conveniente, devono essere liberi di importarlo.
Gunay ha reso noto che sta stendendo una relazione sui problemi più gravi riguardanti il settore energetico d presentare al ministro dell'Energia Hilmi Guler, sottolineando che il fabbisogno energetico nel Paese sta aumentando considerevolmente e che le compagnie private devono potersi allacciare alle infrastrutture pubbliche. Stando a quanto dichiarato dall'Authority, infatti, negli ultimi due anni ci sono stati quasi mezzo milione di nuovi allacciamenti e che in località come Sanliurfa, Kars, Erzincan c'è bisogno di corposi investimenti. L'intervento dei privati, quindi, è necessario anche per far rimanere il costo dell'energia nei livelli di norma. (
Apcom)
28.10.2006

 

RAHMI KOC:
PIU' INVESTIMENTI
NEEL'ENERGIA

Il presidente della <Koc Holding> ha spiegato come verrà utilizzata la <Tupras>.

Il presidente onorario di <Koc Holding>, Rahmi Koc, ha spiegato come verrà utilizzata la <Tupras>, azienda leader nel ramo petrolchimico turco, recentemente acquistata. Koc ha voluto sottolineare che l'acquisizione avrà un ruolo specifico nelle politiche della Holding. "Per acquistare <Tupras - ha detto Koc - abbamo creato un'altra società, la <Spv>. Queste due realtà lavoreranno insieme e in breve tempo compenseremo la cifra spesa per l'operazione di acquisto". (Apcom)
28.10.2006

 

GRADIMENTO
DEGLI INVESTITORI
STRANIERI

In un anno la Turchia è balzata avanti di 13 posizioni. Ora è arrivata alla 22ma posizione su scala mondiale.

Con i suoi 9.7 miliardi di dollari in investimenti stranieri diretti per il 2005, la Turchia scala la classifica dei Paesi che attraggono il maggior numero di investitori dall'estero. Il Paese della Mezzaluna è arrivato ad una ragguardevole 22ma posizione su scala mondiale. il dato è stato reso noto dalla Conferenza delle Nazioni unite per lo Sviluppo e il Commercio.
Lo scorso anno la Turchia si era piazzata al 35 posto. In soli 12 mesi è balzata avanti di tredici posizioni. (da
Apcom)
28.10.2006

 

INTERESSE
PER LA PROPRIETA'
COMMERCIALE

Lo mostrano gli investitori stranieri che guardano sempre più alla Turchia, in particolare per quanto riguarda i terreni dove costruire alberghi e centri ad hoc.

Gli investitori stranieri stanno mostrando un particolare interesse verso la proprietà commerciale in Turchia: lo dichiara Anadolu Cansel Turgut Yazici, amministratore delegato della società di consulenze immobiliari <Tskb Gayrimental Degerleme>.
"C'è stata una notevole crescita nel numero di investitori negli ultimi nove mesi - dice - in particolare nel settore della proprietà commerciale. Gli investitori intendono comprare terreni per costruire alberghi e centri commerciali. Il 90 per cento - aggiunge - sceglie Istanbul per i loro investimenti. Gli investitori provengono soprattutto da Germania, Gran Bretagna, Spagna, Usa, Dubai, Kuwait e Qatar. Il ruolo dei consulenti - sostiene la Yazici - è essenziale per fare investimenti affidabili, soprattutto nel campo immobiliare: in Turchia, infatti, c'è un'illegalità diffusa. "Succede spesso, ad esempio, di andare al catasto e scoprire che uno spazio destinato a uso residenziale viene usato illegalmente per attività commerciali".( da Denaro.it)
28.10.2006

 

ALLARME
SPECULAZIONE
EDILIZIA

Grattacielo_speculazione_edilizia

Per il presidente del Board turco, Vedat Demiroz, nel Paese si costruisce troppo e troppo in fretta. Un dossier al Toki.

Vedaz demiroz,, presidente del Board per l'edilizia turco, ha lanciato l'allarme. Nel Paese si costruisce troppo e troppo in fretta. Alcuni quartieri sorti recentemente non solo ad Istanbul, ma in tutta la Turchia, la popolazione è arrivata anche a 70mila abitanti. Decisamente troppi, per zone che dovevano essere di nuova concezione. Per questo Demiroz ha mandato un dossier all'Amministrazione centrale per l'edilizia di massa (Toki), nel quale ha sottolineato l'esigenza di costruire palazzi in grado di contenere meno persone e con una maggiore qualità sia nei materiali sia nelle rifiniture.
Parlando poi di quelle già edificate, ha detto: "Dieci milioni su 16 case hanno bisogno di essere rinnovate in 5 0 10 anni. Solo ad Istanbul sono due milioni". Demiroz ha poi chiesto un maggior coordinamento fra le istituzioni e singole municipalità per gestire meglio il fenomeno dell'urbanizzazione, sottolineando che, se il Toki non ha a disposizione i soldi per farlo, allora è meglio coinvolgere anche i privati. (
Apcom)
28.10.2006

 

AUTO USATE: BOOM DI ACQUISTI

 

Con il Ramadan in Turchia aumento del costo del denaro e inflazione hanno favorito la "seconda mano". Tra le vetture più richieste <Tofas> e <Fiat Uno>.

In Turchia è boom di acquisti di auto usate, acquistate prima della festa del Ramadan. A orientare i turchi verso la seconda mano sarebbero principalmente l'aumento del costo del denaro e l'inflazione. Secondo le associazioni del settore, come riporta la stampa locale, l'incremento si era già registrato da prima dell'estate, quando l'aumento dei tassi di interesse ha reso più caro il costo della vita. Stando a quanto dichiarato dai rivenditori di auto usate di Bursa, i turchi in particolare sono orientati su modelli a basso costo e macchine utilitarie. A guidare la classifica delle seconde mano più richieste ci sono i modelli della <Tofas> e la <Fiat Uno>. (Apcom)
28.10.2006

 

ADSL SUPERECONOMICA

 

Si chiama "Smile" e sarà dotata di un modem senza fili. A lanciarla in Turchia la <Dogan Yayin Holding>. Costerà poco meno di 16 euro al mese.

Pronto in Turchia il primo pacchetto adsl super economico con tanto di modem senza fili. Si chiama "Adsl-smile" e a lanciarlo sarà la <Dogan Yayin Holding>, guidata dal miliardario Aydin Dogan, e che è la realtà più importante in Turchia nel campo dell'intrattenimento e delle comunicazioni.
Stando a quanto riportato dal quotidiano <Sabah>, il pacchetto costerà solo 29 nuove Lire turche al mese, poco meno di 16 euro. Orhan Goksal, direttore del progetto, ha detto: "Abbiamo deciso di puntare sulle connessioni veloci ed i servizi Internet. I media sulla rete sono il miglior investimento sul futuro. Per questo abbiamo pensato a Adsl-Smile". Nel pacchetto saranno inclusi anche una cuffia con microfono Philips per parlare su Internet, un account mail di 1 Gb e un programma anti-virus. (
Apcom)
28.10.2006

PRONTO INTERNET
SUL RAILWAYS
ANKARA-INTERNET

Il_servizio_Internet_sui_treni

Attivata una connessione wireless di 24 ore su 24 grazie all'operatore <Avea>.

The Internet, now considered by many to be indispensable, will no longer be unavailable on train trips in Turkey.
Taking into consideration requests for Internet access on trains, the State Railways Association (TCDD) realized the project on the Ankara-Istanbul line, and has begun to provide a 24-hour wireless connection on the Baskent and Cumhuriyet trains.
After months-long preparation, the TCDD managed to establish a continuous connection for 95 percent of the line. Now those traveling on trains will be able to use the Internet with their laptop computers during the course of the voyage.
Seemingly never-ending dull train trips will turn into a pleasant and entertaining event, particularly for young travelers. The service will be offered free of charge.
The general public has not been informed of the development yet. The implementation, already being used by vigilant travelers, is due to be officially announced following the Ramadan holiday. If there is an increased demand, the project will also be implemented on the Ankara Express, known as the sleeper train.
For now, free Internet will be available only on dining cars and those adjacent to the dining car. If the traveler requests access to the cars where the Internet is available, he or she will be given tickets for those cars.
A high-ranking official from the TCDD said, "If the operation draws more attention than we estimate, it will be expanded first to all the cars, then to other trains running between Ankara and Istanbul."
The GSM operator Avea has implemented wireless Internet on the railroad between Ankara and Istanbul, which is 576 kilometers (360 miles) long.
Initially, Turkcell and Avea had intended to bid for the contract but Turkcell backed out at the last minute.
TCDD officials noted: "Avea showed the will to win the bid. They quoted a very reasonable price, and although providing the hardware was not among our conditions, Avea offered to provide us with the hardware for free to win the bid."
The TCDD will be paying $350 a month for the wireless Internet connection provided by Avea. (Zaman)
28.10.2006

 

IL 25% DELLA BANCHE
CONTROLLATO
DAGLI STRANIERI
Abdullatif_Sener

Secondo il vice Primo Ministro turco Abdullatif Sener, intervenuto in un dibattito televisivo, se è vero che non si può non parlare di "invasione straniera", è altrettanto vero che questa presenza nel sistema finanziario locale sta pilotando enormi quantità di valuta essenziali per la trasformazione del Paese.

Terminata da poche settimane in Turchia la fusione tra <Koc Bank> e <Yapi Kredit> ad opera di <Unicredit>, la banca italiana che controlla de facto il terzo gruppo bancario del Paese, si sono concluse in questi giorni altre due importanti operazioni. Si tratta del completamento dell'acquisto da parte di <Dexia< della <DenizBank> (è stato acquisito il 74.99% della sesta banca locale, appartenente al gruppo <Zorlu>, per un ammontare di 2.4 miliardi di dollari) e dell'acquisizione da parte di <Citigroup> del 20% di <Akbank> (Gruppo <Sabanci>), per un ammontare di 3.1 miliardi di dollari. La <Akbank> è la seconda banca della Turchia e la prima tra le banche private. Secondo alcuni analisti locali, <Citigroup> non supererà la quota azionaria del 20%, in considerazione di un patto stabilito con la famiglia Sabanci, mentre altri ritengono che la banca statunitense a breve non solo salirà al 50%, ma contribuirà alla possibile acquisizione di un'altra importante banca locale, la <Halkbank>. Il vice Primo Ministro Abdullatif Sener in un intervento televisivo - in merito alla c.d. "invasione" estera nel sistema bancario turco - ha non solo difeso questo processo, ma ha fatto presente che la presenza estera (<National Bank of Greece>, <Bnp<, <Fortis<, ecc.) nel sistema finanziario locale sta pilotando in Turchia enormi quantità di valuta che sono essenziali per continuare il processo di trasformazione e consolidamento del Paese (gli investimenti esteri ammonteranno ad oltre 15 miliardi di dollari a fine 2006). Secondo accreditate fonti finanziarie locali, le banche estere controllerebbero attualmente oltre il 25% del sistema bancario locale, ma a fine anno tale percentuale si dovrebbe incrementare al 30%. (Ice Istanbul)
28.10.2006

 

PRESTITI <AKBANK>

 

Il progetto dell'istituto è quello di concederli in tempi rapidi. Due "punti di credito" già aperti a Gebze a ad Istanbul, nella parte asiatica.

<Akbank> punta sul settore dei prestiti. E lo fa aprendo un branch appositamente studiato per concedere prestiti in tempi più brevi. Il progetto è ambizioso e per questo l'istituto di credito conta di triplicare il personale addetto in breve tempo. Per il momento sono stati aperti due "punti di credito", a Gezbe, nella regione di Kocaeli, subito dopo la parte asiatica di Istanbul, e nell'esclusivo quartiere di Beyoglu.
Il piano è di aprirne 200 in quattro anni. I "punti di credito" sono specializzati nella concessione di tutti i tipi di prestiti e di arte di credito. Secondo quanto dichiarato da Hakan Binbasgil la precedenza nell'apertura di nuovi branch verrà data alle zone dove <Akbank> registra il maggior numero di richieste di prestito. (
Apcom)
28.10.2006

 

SETTORE SERVIZI

 

Nel 2007, in Turchia, si prevede un vero e proprio boom. Crescerà infatti del 5.4%. Buone notizie anche per quanto riguarda l'industriale.

La Turchia nel 2007 crescerà ancora. A dirlo è il ministero delle Finanze che prevede un aumento del prodotto interno lordo del 5%.
A trainare il Paese sarà soprattutto il settore servizi che da solo, sempre secondo stime ministeriali, crescerà del 5.4%. Buone notizie anche per il settore industriale e per quello agricolo che secondo le proiezioni vedranno un amento del 5.2% e del 2.5%. (
Apcom)
28.10.2006

 

SABANCI ALL'ATTACCO

 

I due cugini, Demir ed Omer, apriranno a Duzce una ditta specializzata in box di plastica per prodotti ortofrutticoli. Alta tecnlogia.

Sono usciti dal potente clan dei Sabanci per motivi diversi. Demir l'anno scorso ha venduto la sua quota di azioni, mentre Omer ha lasciato perché diventato presidente della Tusiad, la Confindustria turca.
Adesso secondo autorevoli fonti della stampa locale si mettono in affari insieme. I due cugini Sabanci, infatti, apriranno una ditta a Duzce, specializzata in box di plastica per prodotto ortofrutticoli. il suo nome sarà "Odesa" (iniziali dei nomi e del cognome del fondatore). per la produzione verrà impiegata una tecnologia particolarmente sofisticata. (
Apcom)
28.10.2006

 

EXPORT DEL 1208%

 

Il nuovo motore della Turchia viene adesso dall'est dell'Anatolia. Le esportazioni in 22 anni passate da 146.9 milioni di dollari a 1.9 miliardi di dollari.

La Turchia scopre un nuovo motore: l'Est del Paese, spesso tristemente famoso per le condizioni arretratezza e per la violazione dei diritti umani, Ebbene, anche dal remoto Est dell'Anatolia possono arrivare buone notizie.
In 22 anni, cioè dal 1984 al 2005, le esportazioni sono aumentate del 1208%, passando da 146.9 milioni di dollari a 1.9 miliardi di dollari. Il dato è stato reso noto dall'Associazione degli esportatori dell'Anatolia (Gaib). La maggior parte delle merci che varcano il confine sono cereali, tessili e frutta disidratata. E per il 2006 potrebbe essere toccato un nuovo record. (
Apcom)
28.10.2006

TURISMO

<MEDTRAVEL 2006 - MEDITERRANEAN-HEALTH
CONGRESS TOURISM&REAL ESTATE EXHIBITION>

MedTravelAntalya

La fiera - che coinvolge in una piattaforma comune tutti gli operatori del turismo congressuale, immobiliare nonché quello legato alla salute e al wellness - si terrà nella città di Antalya dal 2 al 4 novembre prossimi. Il programma ambizioso della Turchia e la sua pianificazione entro il 2010.

MedTravel_AntalyaDal 2 al 4 novembre ad Antalya si terrà il <MedTravel Antalya 2006 - Mediterranean, Health-Congress Tourism & Real Estate Exhibition> - la fiera che coinvolge in una piattaforma comune tutti gli operatori del turismo congressuale, immobiliare e quello legato alla salute e al wellness al fine di mostrare ed illustrare le potenzialità strutturali e naturali della Turchia. Paese già apprezzato per le sue bellezze naturali ed artistiche, deve il suo successo non solo al turismo tradizionale, ma anche al contribuito di altre forme di investimento e di offerta quali il turismo congressuale, immobiliare e quello legato alla salute e al wellness. Nei programmi del settore, infatti, la Turchia ha pianificato l'ambizioso obiettivo di raggiungere, entro il 2010, ben 30 milioni di visitatori. Sono infatti numerosi i turisti che, ogni anno, raggiungono la Turchia per beneficiare delle 1300 terme e delle 240 sorgenti di acqua calda presenti sul territorio. Inoltre, accanto al turismo termale, è in forte crescita il numero di visitatori che scelgono la Turchia per curare la propria salute e sottoporsi ad interventi realizzati dai medici turchi con i metodi innovativi. A tale proposito, gli studi di settore hanno evidenziato che la popolazione europea, negli ultimi anni, ha scelto di effettuare questi trattamenti nei Paesi dove il rapporto qualità/prezzo è vantaggioso, come appunto la Turchia. (GuidaViaggi.it)
28.10.2006

RITORSIONE:
ARARAT
SEMI-PROIBITO

Il_monte_Ararat_in_lontananza

Per disposizione delle autorità turche, la montagna - dove secondo la leggenda sarebbe approdata l'arca di Noè e che è sacra per gli armeni - non potrà essere più scalata se non in numero limitato di persone. Per farlo occorrerà un permesso speciale che dovrà essere richiesto almeno due mesi prima dell'escursione.

La potremmo definire una "ripicca alla Turca". Dopo l'approvazione da parte dell'Assemblea Nazionale francese della legge che punisce chi nega il genocidio armeno, il Paese della Mezzaluna le sta studiando tutte per punzecchiare sia Parigi che Erevan. Non paga del boicottaggio che sta interessando tutti i prodotti provenienti dalla Francia, adesso pur di vendicarsi è stato tirato in mezzo uno ei luoghi più importanti e suggestivi di tutta la storia dell'umanità: il monte Ararat. La montagna dove, secondo la leggenda approdò l'arca di Noè, è sacra per gli armeni che ogni anno arrivano a centinaia per scalarla. Così sacra che, per punirli, i turchi stanno facendo in modo di limitare il numero di persone che vuole salirci sopra. Secondo un protocollo siglato dal ministero della Cultura, ministero dell'Interno e servizi segreti, i cittadini stranieri dovranno ottenere un permesso speciale per salire sull'Ararat. E nel caso ci dovessero riuscire, potranno percorrere solo alcuni sentieri.
Gli stranieri, inoltre, non potranno più condurre ricerche o esplorazioni a scopo scientifico. il permesso per salire sul monte dovrà essere accordato dal ministero degli Esteri. Lo stesso ragionamento varrà per le agenzie di viaggio specializzate che organizzano tour sulla montagna, nel caso in cui i partecipanti non siano turchi. Il permesso dovrà essere richiesto almeno due mesi prima dell'escursione. (Apcom)
28.10.2006

L'ULTIMO PARADISO: GOYNUK

La cittadina adagiata sul fiume Catak - tra i monti Kapiormani e Koroglu - ha tutta una storia da raccontare, a cominciare da quello dei Frigi.

There is a small and pretty town in a deep valley formed by the Çatak River, whichpasses through mountains and hills in the western Black Sea province of Bolu, which is famous for its huge mountains, dense green forests and untouched nature.
This pretty town, named Göynük, nestled betweenMt. Kapıormanı and Mt. Köroğlu, has a history that stretches as far back as the Phrygianperiod.
Additionally, the Çatak thermal spring, measuring 32 degrees Celsius and situatedin nearby Himmetoğlu Village, is said to have been in use as a thermal bath since the Roman period.
Apart from the Çatak thermal spring, the Göynük region has two more thermal springs: Ilıca and Sarıkız, which have been drawing quite a number of visitors lately. Lakes Çubuk and Sünnet are also among the town's sightseeing areas that can be visited particularly during spring and autumn.
The town, which has variously been called Torbalı, Türbeli, Gölyük and Gölnük throughout its history, was originally known asKoinon Gallicanan, according to information posted on the town's Web site.
Göynük wasan area ofsettlement during the Phrygian, Roman, Byzantine and Ottoman periods. Byzantine tombstones located in the village of Kilciler and an epitaph from the Phrygian period located in Soğukçam -- also known as Germonos -- are archaeological remains in the Göynük area.
Göynük was conquered by the Ottomans in 1323, towards the end of the reign of Osman Gazi. Gazi Süleyman Paşa Mosque is one of the historical structures in the town datingfrom that period. Other structures include the Akşemseddin Tomb, the Gazi Süleyman Paşa Bath, the tombs of Bıçakçı Ömer Dede and Debbağ Dede and the Zafer (Victory) Tower.
Göynük is also famous for its houses, whichare around 100-150 years old. These structures, all remnants of the Ottoman period, are nowadays being restored, adding to the historical wealth of thetown. (Selahattin Sonmez/Turkish Daily News)
28.10.2006

 

LA RICONQUISTA

Il mausoleo di Kemal Ataturk preso d'assalto dai turisti, in larga parte locali. Toccato il tetto dei 6 milioni nei primi nove mesi del 2006.

Almeno dal punto di vista turistico hanno dimostrato di essere quanto mai secolarizzati. Nei primi nove mesi del 2006 il mausoleo di Mustafa Kemal Atatürk è stato letteralmente preso d'assalto da turisti, in larga maggioranza locali, arrivando a toccare il picco di 6 milioni, ben il 155% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. A dirlo è il sito ufficiale del momento. La cifra potrebbe aumentare vertiginosamente in questo periodo, per vie delle festività del Ramadan, che si sono concluse ieri, e della festa del 10 novembre, anniversario della morte del grande statista. (Apcom)
28.10.2006

AMBIENTE/SALUTE

DISASTRO AMBIENTALE

Morte_per_gli_scarichi_gassosi

Una cittadina turca vicina alla parte asiatica di Istanbul sotto l'incubo di sostanze nocive per la popolazione. Una recente indagine della <Tbmm> ha accertato un elevatissimo numero di decessi dovuti a cancro. Di questi, il 44% ai polmoni. Industrie che non tengono conto dell'obbligatorietà dei controlli.

Paura a Dilovasi, una cittadina nella provincia di Koacaeli che si trova vicino alla parte asiatica di Istanbul. Alcune industrie poste nel mezzo di un centro abitato stanno producendo gas che contengono sostanze nocive per la popolazione. A dare l'allarme è stata la Commissione parlamentare, nominata appositamente dalla <Tbmm>. L'area è tata dichiarata "altamente pericolosa per la popolazione" e in particolare i quartieri di Yeni Yildiz e Fatih sono stati evacuati per proteggere la salute dei loro abitanti.
L prima valutazione resa nota dalla Commissione parlamentare ha riferito espressamente la presenza massiccia di sostanze cancerogene nella regione. E le industrie da mettere sotto controllo potrebbero essere a decine. La popolazione interessata si conta in decine di migliaia di persone. Il rapporto della Commissione ha anche messo in evidenza che le società sotto accusa avevano tutti i meccanismi di rilevazione delle sostanze nocive resi obbligatori per legge, ma che non li hanno usati se non raramente. Sui pensa che questo scarso controllo sia stato per non dover denunciare la presenza di sostanze tossiche nei loro prodotti.
Sempre secondo la Commissione ci sono poi numerose industrie che non sono consapevoli dell'obbligatorietà dei controlli. Secondo alcuni dati risalenti al 205, il 44% di tutte le fabbriche presenti a Dilovasi sono senza licenza, mente il 76% delle fabbriche nella zona industriale non hanno i meccanismi di controllo. La Commissione ha anche fatto presente che le contromisure devono essere prese nel più breve tempo possibile, partendo dall'evacuazione dei quartieri. Operazioni che saranno pagate dagli industriali che hanno provocato il disastro.
C'è poi da tenere in considerazione la comprensibile paura della gente di Dilovasi. Secondo una recente statistica, il 32.3% dei decessi nella regione è dovuta al cancro. Di questi, il 44% muore di tumore ai polmoni. Numeri che sono 2.7 volte maggiori della media mondiale e della media turca. I residenti che hanno vissuto a Dilovasi per dieci anni o più hanno 4.4 volte più possibilità di ammalarsi di cancro rispetto a chi ci vive o ha vissuto per meno di 10 anni.
Un studio pubblicato a maggio dal Consiglio turco per la Ricerca Scientifica e tecnologica ha mostrato che a Dilovasi l'inquinamento supera di 30 volte i limiti europei. Le tracce di cadmio (metallo considerato tossico) e dei suoi derivati nell'aria erano di 7.170 milligrammi mentre l'Europa ne consente 239.
Già in agosto il ministro per l'Ambiente e le Foreste, Osman Pepe, aveva dato a 170 industrie a Dilovasi un periodo per mettersi in regola e adottare meccanismi di controllo per l'inquinamento e le emissioni. E adesso si pensa all'Europa. parlando con il <Turkish Daily News>, Pepe ha detto che per adeguarsi agli standard di Bruxelles occorrono 70 miliardi di euro. Un accordo con gli industriali potrebbe far ripartire la cifra in 20 miliardi di euro stanziati dal settore privato e 50 dallo Stato. Ma anche fra gli imprenditori, c'è chi preferisce investire in attività più redditizie come le fabbriche di Dilovasi e le loro esalazioni cancerogene. (Apcom)
28.10.2006

 

NAVE CARICA DI AMIANTO RESPINTA DALLA TURCHIA

La "Otapan", unità fatiscente battente bandiera messicana, aveva a bordo un carico di 54 tonnellate. Ne aveva dichiarato uno solo.

E' rientrata nel porto di Amsterdam, da dove era partita in luglio, la nave "Otapan" respinta dalle autorità turche perché conteneva un carico eccessivo di amianto.
La <Otapan", battente bandiera messicana, era diretta a Smirme ma le era stato proibito di entrare nelle acque territoriali turche. Il divieto era giunto da Ankara in seguito alla scoperta che la quantità di amianto trasportata non era di una tonnellata, come indicato inizialmente, ma raggiungeva le 54 tonnellate.
Un errore nella compilazione dei documenti sarebbe stato alla base del malinteso che non è stato superato neppure dopo una trattativa diretta tra i governi dei due Paesi. La "Otapan", imbarcazione fatiscente rimasta prima bloccata per sette anni nel porto di Amsterdam, era stata ferma per diversi giorni all'altezza dell'isola greca di Lesbo e quindi trainata nuovamente in Olanda dove - è stato annunciato - sarà fatta una valutazione sulla quantità di amianto a bordo prima di consegnare la nave ad una società incaricata della demolizione.
Dietro tutta la vicenda c'è una controversia che riguarda anche la proprietà della nave. <Basilisk>, una società di recupero crediti, responsabile della trasmissione di informazioni errate al ministero olandese sull'amianto trasportato, era l'iniziale proprietaria insieme con il Governo olandese. <Basilisk> avrebbe recentemente venduto la nave al cantiere navale turco Simsekler, incaricato dello smantellamento. la co-proprietà con <Basilisk>, tuttavia, non è stata riconosciuta dall'Aja. (Ansa)
28.10.2006

 

MARE PIU' SICURO
GRAZIE
AL SISTEMA VRMTC

Ratifica dell'accordo firmato nei giorni scorsi a Venezia tra le 15 Marine Militari di altrettanti Paesi, Turchia inclusa. Monitoraggio costante del Mediterraneo e Mar Nero.

Mediterraneo più sicuro con il <Vrmtc> (Virtual regional maritime traffic centre), il nuovo sistema di monitoraggio dei traffici marittimi, il cui quartier generale operativo è stato istituito a Roma, nella sede del comando della Squadra navale. L'uso del Vrmtc è diventato una realtà con la ratifica dell'accordo, nei giorni scorsi a Venezia, tra 15 Marine militari di altrettanti Paesi. A firmare l'accordo - nel corso del "Regional seapower symposium" fra le Marine di 29 Paesi del Mediterraneo e del Mar Nero, che si è concluso nei giorni scorsi a Venezia - sono stati Albania, Cipro, Francia, Giordania, Israele, Italia, Malta, Montenegro, Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna, Turchia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Hanno invece posticipato la firma ("di un paio d'anni") la Croazia e la Grecia. Il <Vrmtc> è, in sintesi, un software realizzato dalla Marina militare italiana, che usa Internet come piattaforma per lo scambio e che è stato dato gratuitamente alle altre Marine che hanno siglato l'accordo. Il sistema - che attraverso la sede operativa di Roma permette di controllare il traffico marittimo del Mediterraneo e del Mar Nero - già dal 2004 è attivo in via sperimentale, ma ora è passato alla fase più propriamente operativa, alla "cooperazione diretta" tra i Paesi firmatari. L'obiettivo principale è quello di condividere le informazioni su tutto il traffico navale dell'area mediterranea e del Mar Nero di natanti pari o al di sopra delle 300 tonnellate di stazza, che devono rispondere alle direttive dell'<International marittime organization>. Le varie Marine possono così avere in tempo reale la situazione nei due mari, segnalando passaggi di navi sospette, ma anche "dividersi" i compiti di intervento e di monitoraggio a seconda delle emergenze. Un primo passo, questo, che apre a nuove strade di cooperazione su altri fronti.
Il software utilizza la rete internet come piattaforma per lo scambio. Le informazioni viaggiano per via web, un sistema sicuro come quello per le <web banking>. Le varie marine possono così avere in tempo reale la situazione nei due mari, segnalando passaggi di navi sospette, ma anche "dividersi" i compiti di intervento e di monitoraggio a seconda delle emergenze. Un primo passo, questo, che apre a nuove strade di cooperazione su altri fronti. La firma, ha detto il Capo di Stato Maggiore della Difesa, l'ammiraglio Giampaolo Di Paola, "segna un obiettivo particolarmente importante, sia per il suo significato sul piano della collaborazione multinazionale, sia per la portata sul piano tecnico-operativo". Il fine è rivolto ad una maggior sicurezza dell'area perché, ha spiegato il ministro della Difesa Parisi "solo un sistema dinamico, fondato sul principio della sicurezza collettiva, può affrontare la fluidità e l'asimmetria delle sfide dei nostri giorni. Il controllo di traffici marittimi illeciti - ha ribadito Parisi - inevitabilmente richiede la partecipazione delle Marine in operazioni che hanno più che altro il profilo di polizia marittima, a conferma, ancora una volta, del mutato profilo delle sfide della nostra epoca". Il sistema <Vrmtc> è uno strumento ritenuto fondamentale per svolgere un'azione di prevenzione e per garantire appunto la sicurezza sul mare, "che a sua volta - ha sottolineato Parisi - influenza la sicurezza sul territorio". (Denaro.it)
28.10.2006

CULTURA

TUTELA UNESCO

Unuesco_e_salvaguardia_dei_siti_turchi

Nel patrimonio per l'umanità potrebbero entrare quanto prima 18 siti turchi tra i quali la moschea del Solimano ad Istanbul, la città di Bursa ed Efeso.

Dal 1994 non compaiono siti turchi nell'aggiornamento della lista Unesco, che tutela i beni "patrimonio" per l'umanità. Adesso l'organizzazione potrebbe decidere di includere alcuni luoghi che il ministero per la Cultura e il Turismo ha segnalato da tempo. Fra questi ci sono la moschea di Selimiye, capolavoro dell'architetto Sinan, la città di Bursa, antica capitale dell'impero ottomano. Sembra che il Paese della Mezzaluna si sia lamentato per la scarsa attenzione che l'Unesco ha dedicato negli ultimi tempi al grandissimo patrimonio artistico e culturale turco. Al momento i beni posti sotto tutela sono, oltre alla penisola storica di Istanbul, il sito archeologico di Troia, Pamukkale, Goreme e la Cappadocia. Mancano il monastero di Sumela, capolavoro dell'arte bizantina, il sito archeologico di Efeso e la città di Mardin, considerata la perla dell'est Anatolia. (Apcom)
28.10.2006

 

ALLA CONQUISTA
DELLA TURCHIA
IL RESTAURO ITALIANO

ICE_Italia_Turchia

Organizzata dall'Ice ad Istanbul una manifestazione che prevede la realizzazione di una mostra sulle eccellenze della nostra scuola. 150 milioni di dollari per ristrutturare Eminonu.

Il restauro italiano alla conquista della Turchia. L'Istituto del Commercio Estero (Ice) sta organizzando a Istanbul una manifestazione che prevede la realizzazione di una mostra sulle eccellenze del restauro italiano, seminari formativi per gli operatori turchi e workshop ed incontri business to business per la promozione delle aziende italiane. La manifestazione prende il via il 12 dicembre con l'inaugurazione della mostra sulle eccellenze del restauro italiano, cui seguiranno i seminari formativi tenuti da esperti sulla riqualificazione dei centri storici, la protezione sismica dei monumenti, i restauri su grandi opere italiane e le nuove tecnologie in tema di restauro architettonico. Il giorno successivo sono previsti workshop per le imprese italiane e turche. La Turchia, si legge sul sito dell'Ice, sta attraversando un momento di grande vivacità economica, sia dal punto di vista congiunturale sia da quello dell'interesse degli investitori stranieri. Il Paese è inoltre uno dei principali 'giacimenti' culturali a livello mondiale, con numerosi siti archeologici e monumenti che necessitano di lavori di restauro. E' proprio per la ricchezza del Paese che una giuria di esperti dell'Unione Europea ha proposto Istanbul come Capitale europea della cultura nel 2010: a seguito di questa proclamazione è stato previsto un investimento di 150 milioni di dollari per il progetto di ristrutturazione di Eminonu, che avrà come principio ispiratore quello di conservare l'identità e lo spirito originario della città. (Denaro.It)
28.10.2006

"L'IMPERO PERDUTO"

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L'ultimo saggio di Paolo Cesaretti. Vita di Anna di Bisanzio, una sovrana tra Oriente ed Occidente. Uno spaccato di storia di Costantinopoli dal 1143 al 1207. Sullo sfondo di un matrimonio tra bambini un "fitto intreccio di relazioni diplomatiche e di strategie di alleanze". La caduta della "Nuova Roma".

Historia docet, la storia insegna. Dovrebbe essere così ma in realtà oggigiorno la storia non insegna proprio nulla dal momento che nessuno la studia più. Non la studiano gli studenti a scuola perché i programmi ministeriali non la contemplano se non in maniera riduttiva tipo Bignami o peggio, non la studiano gli insegnanti dal momento che si sentono esonerati da qualunque rinfrescata mnemonica sul passato, non la studiano i politici che invece dovrebbero sapere come qualsiasi avvenimento è sempre fatto di corsi e ricorsi storici per cui si potrebbero evitare ad esempio tanti incidenti di percorso inutili.
Certo la storia, se non la sia ama, diventa pesante. Tutte quelle date, quei nomi, quei riferimenti. Meglio la lettura di un magazine tutto foto e, meglio ancora, un'ora davanti al video per vedersi un reality (come li chiamano adesso) e magari l'"Isola dei famosi". Se però, poco poco, un interesse c'è, bene allora il nostro consiglio è di prendere in esame la lettura dell'ultimo saggio di Paolo Cesaretti dal titolo "L'Impero Perduto". E' la storia di Agnès, figlia del re di Francia Luigi VII, promessa sposa nel 1179, poco più che bambina, al giovane Alesio, figlio dell'imperatore di Costantinopoli Manuele I. Sullo sfondo di questo matrimonio - come si legge nella prefazione del libro edito da <Mondadori< nella collana <Le Scie> - "un fitto intreccio di relazioni diplomatiche e di strategie d'alleanza volte ad arginare da un lato la supremazia di Federico I Barbarossa, dall'altro l'onnipresente minaccia islamica".
Al di là comunque della narrazione attorno a questa figura femminile, che fu suo malgrado strumento di disegni più grandi di lei, l'importanza del libro è nel mostrarci uno spaccato di Costantinopoli e dell'impero bizantino già con i segni del disfacimento fino alla caduta della città ad opera dei soldati della quarta crociata. Messa a ferro e fuoco - cosa che non farà neppure il Sultano Maometto II quando la conquistò nel 1453 - la "Nuova Roma" (così era stata battezzata dopo la rifondazione di Bisanzio da parte di Costantino) non sarà più la stessa. "Non è rimasta che povera gente", citava Robert di Clari ricordando l'ingresso dei crociati nella Città mentre donne e fanciulli e vecchi si facevano il segno della croce e cantavano sommessi Ayos phasileos marchio al passaggio dei vincitori. In quanto all'imperatrice Agnès si era rifugiata nel castello con gran parte delle dame più nobili del mondo. Castello dove, tra l'altro, era accumulato uno dei tesori più ingenti mai esistiti.
Dinanzi alla successione di meraviglie che Costantinopoli offriva loro, e che essi "scoprivano - scrive Cesaretti - come in una parata trionfale", i Crociati (in primis i veneziani) depredarono tutto quello che c'era a cominciare dalla spoliazione sistematica della Basilica di Santa Sofia e arrivando persino ad oltraggiare il sepolcro di Giustiniano. Annota sempre Cesaretti : "I crociati spinsero all'estremo spregio le 'inversioni simboliche' già viste a Tessalonica da parte dei normanni e in una sorta di empia parodia bardarono cavalli e muli con penne, calamai, libri e tutto ciò che caratterizzava l'antica civiltà della paideia classica e la distingueva dal mondo 'moderno' e occidentale del commercio delle armi. E se già la folla costantinopolitana ottenebrata da oscuri vaticini aveva mutilato la statua di Atena, i crociati distrussero lucidamente la meravigliosa statua di Elena 'impossibile a descrivere a parole e rappresentare ai posteri', in quanto 'bellezza bella nella essenza, virgulto degli Amori, sollecitudine di Afrodite, dono perfetto della natura'. Quando poi i crociati......". Il bottino non ebbe paralleli nella storia.
Partito dall'Europa per conquistare Gerusalemme, l'esercito latino della coalizione crociata pensò bene di fermarsi a mezza strada e chiudere definitivamente il suo discorso con il mondo musulmano. Un po' una anticipazione di quello che avrebbe fatto l'esercito Usa che - partito per abbattere il tiranno Sadam, ha poi pensato bene di di mettere a ferro e a fuoco tutto l'Iraq. Corsi e ricorsi storici, come si accennava. (Veronica incagliati)
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"L'Impero perduto" di Paolo Cesaretti
CEdizione Mondatori
pag. 381 euro 19.00

28.10.2006

 

"EURHOPE 1153"

Eurhope1153

Diciassette artisti per comprendere la Turchia contemporanea: li propone il centro d'arte di Villa Manin di Passariano (Udine) dove fino al 25 febbraio prossimo esporranno le loro opere, tra gli altri, Haluk Ahakçe, Fikret Atay, Bashir Borlakov, Osman Bozkurt, Banu Cennetoglu, Hussein Chalayan e ceddet Erek.

Diciassette artisti per capire la Turchia contemporanea: li propone il Centro d' arte Contemporanea di Villa Manin di Passariano (Udine) dove, al primo piano della villa dogale, dal 29 ottobre 2006 al 25 febbraio 2007, per "EurHope 1153" esporranno le loro opere gli artisti Haluk Akakçe, Fikret Atay, Bashir Borlakov, Osman Bozkurt, Banu Cennetoglu, Hussein Chalayan, Cevdet Erek, Esra Ersen, Inci Eviner, Hatice Güleryüz, Gülsün Karamustafa, Ömer Ali Kazma, Sefer Memisoglu, Ahmet Ögüt, Osman Bingöl, Erkan Özgen e Nasan Tur.
La mostra - che, nel titolo, intende ricordare le miglia marine che separano il Golfo di Trieste dal porto di Istanbul - è stata inserita nel più ampio progetto "I Turchi in Europa", voluto dalla regione e inaugurato l' estate scorsa a Palmanova (Udine). ''EurHope 1153" è un percorso simbolico che vuole ricalcare la storia, sottolineare il presente, ma anche ispirare i futuri rapporti tra due regioni di un mondo in costante trasformazione.
La Turchia è una nazione che si esprime geograficamente come ponte tra Europa e Asia e che, oggi, può essere principale luogo d' incontro e fondamentale territorio di dialogo tra
Oriente e Occidente. L' articolata realtà sociale e culturale di questo Paese e' matrice di un' identità forte caratterizzata tanto dalla sua eterogeneità quanto dalla sua unicità.
A ''EuroHope 1153'' espongono gli artisti turchi dell' ultima generazione che utilizzano principalmente il video e la fotografia e che, nel loro lavoro, raccontano un mondo
multiforme e dinamico, particolarmente rilevante in relazione agli attuali sviluppi artistici internazionali. L' esigenza di dare vita a narrazioni originali che riflettano i mutamenti
avvenuti negli ultimi anni in Turchia, la necessità di utilizzare liberamente i diversi mezzi espressivi e il desiderio di sperimentazione sono alcuni degli aspetti che accomunano gli approcci e i linguaggi di questa mostra.
Gli artisti esprimono un' ironia corrosiva che smaschera sia le mitologie nazionali che quelle quotidiane: dalla rielaborazione di un passato tanto ricco quanto complesso all' urgenza di analizzare le contraddizioni della società contemporanea, le loro opere forniscono profondi spunti di riflessione sui rapporti tra arte, individuo e società.
"Eurhope 1153" intende mettere anche a confronto artisti turchi ed europei per una comprensione reciproca. In mostra quadri, opere audiovisive, e tante fotografie per una Turchia diversa, forse sconosciuta. (Info: Villa Manin Centro d' Arte Contemporanea - 0432 906509; press@villamanincontemporanea.it). (Ansa)
28.10.2006

 

UN D'ARONCO INEDITO

Acquarelli_di_D%27Aronco

Al Pera Museum è possibile vedere gli acquarelli che il grande architetto italiano - uno degli artisti più prolifici nell'Istanbul di fin de secle (1800) - dipinse durante la sua lunga permanenza nella capitale dell'Impero ottomano. Scenari che ci danno una idea di quanto bella ed affascinante fosse questa città.

Few people today realize that in the 19th century the Ottoman rulers and elite class wanted to change the image of Istanbul into that of a "modern" European capital. This drive started in the first half of that century and then expanded in the second half as architects and urban planners came from European countries to try their luck, invited or otherwise, and the Ottomans went there.
At the same time, the ring of such calls for freedom and equality was becoming a siren's song to those who were unhappy with the governments of the time.
The impetus for real architectural change came in the 1860s although there had previously been palaces built in the Western style of a large central building with adjoining wings and smaller buildings for the people and services required for the imperial palace.
We read of the famous Balyan family, Armenian Turks who were prominent architects in Istanbul in the 19th century. They designed the Dolmabahçe and Çırağan palaces as well as other buildings. The two palaces externally look as Western as possible while the interiors were more Islamic in concept and decoration.
Foreigners were beginning to arrive on the scene with the increase in foreign trade after 1838. Among the first were the Swiss Fossati brothers who were actively designing embassies such as the Russian one in 1839 and the Dutch Embassy in 1855. The Turks staged an exposition in 1863 to which the heads of European governments were invited, and this gave further impetus to other foreigners arriving in Istanbul. Cafes and restaurants vied with hotels and stores stocked with European goods in what was known as Pera (today's Beyoğlu). Theater, opera and music performances enlivened the cultural scene. The promenade along İstiklal Caddesi from Taksim to Tünel was enormously popular. Moreover, the great fire of 1870 destroyed many buildings in the area giving the possibility of redesigning and rebuilding with more fireproof materials.
It was the decision of the Turks to stage an exposition in 1895 and that drew the attention of Raimondo d'Aronco. He won the competition to design it and was given charge of designing the whole exhibition. He came and stayed with only occasional visits to his home in Italy. The exposition of 1895 never materialized, however, as the city suffered a devastating earthquake. He was made imperial architect and only when the Young Turk revolution in 1908 curbed the powers of the sultan, did he leave permanently to return to his own country the following year.
In the meantime, he had set up his own architectural office and executed numerous projects for government officials and wealthy Ottomans. These ranged from mausoleums to palaces and summer homes. He also had a hand in building Yıldız Palace, not in western style, but in a throwback to the small structures of Topkapı Palace, combining buildings constructed in western style with the Turkish practice of dotting small structures around an extensive garden with varying attractions from cool green trees to a winding stream.
It is d'Aronco who introduced Istanbul to what is called the Art Noveau style or Stile Floreal. This as an architectural form concerned itself with flowing lines and interior and exterior decoration. Its introduction into the scene in the late 19th century replaced the attempts to replicate the buildings of by-gone eras, and although it only lasted for some 20 years, the style in turn gave the impetus to other architectural movements. It certainly nudged the neo-classical style previously so popular in Istanbul to one side.
Today few of the buildings he designed are still standing, but with those that do we can see how different this type of work actually is. They neither fit in with the usual Ottoman buildings nor with the plain boxes that pass for modern construction. Floral decoration, flowing lines and the use of iron in balustrades and balconies predominate as one can see in the Flora Han at Karaköy, the old Botter home near Tünel on İstiklal Caddesi and the summer residence of the Italian Embassy at Tarabya.
D'Aronco exhibition at Pera Museum:

D'Aronco would most likely be pleased to see that the Pera Museum has been built on the site of a hotel built by Achille Maussonos in 1893. As a result of a decision by the board of the Suna and İnan Kıraç Foundation, the old building was gutted and then restored for a reported $35 million to serve as a museum and conference center. There is also a café and a charming bookstore-gift shop run by very nice people who are only too willing to help you spend your money.
The d'Aronco exhibition is sponsored by the Italian Consulate General, the Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia and the Udine Municipality in cooperation with the Italian Cultural Center. While you might not be able to see many of the d'Aronco structures that were actually built, except in old photographs, anyone in Istanbul has a chance until Nov. 15 at the Pera Museum in Istanbul. According to Özalp Birol, the general manager for Cultural and Arts Enterprises, Suna and İnan Kıraç Foundation, this exhibition was among the first he suggested to the foundation's board.
D'Aronco was a particularly prolific architect and has left behind many drawings of proposed buildings, monuments, decorations on facades, arches, etc., in charcoal and watercolor. He had the advantage of practical experience, having worked in his family's construction business in Italy.
Interestingly the exhibition is not at the museum itself but at the Istanbul Araştırmalar Enstitütüsü (Istanbul Research Institute), some 50 meters or so on the same street towards the British Consulate General. This is also a Kıraç Foundation project. The space in what was also an old building is small and rather intimate. Not only are d'Aronco's drawings on display but as well books from his library that give an idea of his reading habits and on what formed a basis for his ideas and interests.
And speaking of books, the museum has produced a special one to coincide with the exhibition. Written in Italian, Turkish and English, the reader will find discussions of d'Aronco's architecture, designs, buildings he proposed to build in Istanbul, his library and his biography. The 342-page book, "Osmanlı Mimarı D'Aronco 1893-1909 Istanbul Projeleri," has many pictures and photographs illustrating his work and that of a few others. It has its fascinations and quite interesting as Turkey today has so much trouble attracting foreign businesses and investments but doesn't seem to have had during the 19th century in particular.
This is not the first time that the Pera Museum has been involved in producing a book in conjunction with its exhibition and one finds one on the costumes of Ottoman women and also on the paintings commissioned by Claes Ralamb, a Swedish ambassador to Istanbul in the 17th century, in conjunction with Istanbul's Swedish Research Institute. And it certainly won't be the last time.
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Italian Ottoman architect Raimondo d'Aronco:

Raimondo d'Aronco was born on Aug. 31, 1857 in Gemona del Friuli and was apprenticed by his building contractor father to a master builder in Graz. He had in the meantime rather ironically been nicknamed Attila for his unruly behavior growing up. He subsequently completed his studies at the Venice Academy of Fine Arts. Over the next few years, he busied himself submitting designs for various competitions and at the same time taught at a number of places in Italy.
The commission for the First Italian Architecture Exhibition in Turin was given to d'Aronco and brought him a lot of attention. The Italian government sent him to Istanbul at the request of the sultan and, although the planning for the 1895 exhibition didn't lead to anything in the end, he was given a number of other projects, including contributing to the restoration of Hagia Sophia.
Although he stayed in Istanbul, after 1900 he began to turn his attention back to Italy where he carried out a number of projects successfully. He served as a member of the Italian parliament and helped found the Italian Federation of Architect. (Niki Gamm)
28.10.2006

NON C'E' PACE PER ORHAN PAMUK

L'Unione degli artisti turchi ha attaccato lo scrittore accusandolo di essere uno "stipendiato".

Non c'è pace per Orhan Pamuk, lo scrittore turco insignito lo scorso 12 ottobre del Premio Nobel per la Letteratura nel 2006. Dopo le critiche dei principali quotidiani turchi, adesso il romanziere deve fare i conti anche con l'Unione degli artisti turchi, che ha gradito poco la decisione dell'Accademia Reale di Svezia.
Lo ha reso noto la stessa organizzazione, che ha inviato ai principali quotidiani, fra cui <Hurriyet>, <Zaman> e <Sabah>, una dichiarazione, sottoscritta da 80 intellettuali, non solo scrittori come Pamuk, ma anche scultori e musicisti. Nel documento ci sono accuse pesanti non solo a Pamuk, ma alla stessa Europa. "Pamuk - ha spiegato il vicepresidente dell'Unione, Demirtas Ceyhun - non ha ricevuto un premio, gli hanno dato uno stipendio. Ormai il Nobel non può più essere considerato un premio letterario ma è solo uno strumento nelle mani delle nazioni imperialiste". L'Unione ha anche annunciato una conferenza stampa sul tema, che si terrà fra qualche giorno con data ancora da stabilirsi. (Apcom)
28.10.2006

 

"YPSILON"

Questa la storia di uno scrittore canturino, ingegnere meccanico, trasferitosi ad Istanbul. Il viaggio in Turchia, una esperienza di vita.

Non poteva dare avvio migliore alla sua carriera di scrittore l'ingegnere meccanico canturino Andrea De Lellis. Una storia di vita che si sviluppa lungo una ypsilon tracciata idealmente tra Italia e Turchia, patria attuale dell'autore - da qui il titolo del romanzo "Ypsilon" - con protagonista un giovane sognatore Enrico, alla ricerca del proprio essere. La storia di un ragazzo innamorato, forse un po' sfortunato, ma animato dalla volontà di ritrovarsi in questa sorta di viaggio a forma di ypsilon. L'inizio appare essere pacato, ma dopo un avvio un po' lento, la narrazione assume un ritmo incalzante per arrivare ad un finale travolgente. La scrittura è fluida e appassionante e tende ad avvolgere il lettore pagina dopo pagina nella sua semplicità e limpidezza. Ottimo esordio perciò per un neonato avventuriero del mondo del romanzo. Non sarebbe un azzardo, dato anche i riferimenti alla sua esperienza di vita, il viaggio in Turchia ad esempio, leggere il romanzo come una celata autobiografia. (f.so/La Provincia di Sondrio)
28.10.2006

 

CENSURATO DELACROIX

Per disposizione del ministero turco dell'Istruzione tolta dai manuali scolastici la riproduzione del celebre quadro del pittore francese dal titolo "La libertà che guida il popolo".

Il ministero turco dell'Istruzione ha deciso di togliere dai manuali scolastici la riproduzione del celebre quadro del pittore francese Eugene Delacroix, "La libertà che guida il popolo" che raffigura una donna con i seni scoperti, simbolo della rivoluzione francese. Lo rendono noto i giornali turchi.
La riproduzione si trovava sui libri di educazione civica destinati agli alunni di tredici anni. L'editore del manuale ha ricevuto una notifica da parte del ministero che gli chiede di ritirare le copie e di togliere la pagina "65", quella relativa al dipinto di Delacroix (1798-1863). Il quadro, creato nel 1930, è esposto al museo del Louvre a Parigi e mette in scena la rivoluzione del luglio 1830 in Francia.
"Questa opera è il simbolo della rivoluzione francese...non è solo il simbolo della Francia ma della democrazia", ha commentato l'editorialista del <Milliyet>. Ozgur Bozdogan, capo del sindacato degli insegnanti turchi, ha definito la decisione ministeriale "Inaccettabile". (
Ansa-Afp)
28.10.2006

LEONARDO
AL RAHMI M.KOC
MUSEUM

Mostra_su_Leonardo

 

Dal 2 novembre alla fine di dicembre i turchi avranno la possibilità di rendersi conto di quanto fosse stato geniale l'artista italiano.

Istanbul's Rahmi M. Koç Museum will host an international exhibition featuring replicas of machines based on Leonardo da Vinci's original designs on Nov. 2-Dec. 31, museum officials announced .
The interactive exhibition "The Genius of Leonardo" will feature life-sized and functioning examples of the inventions of da Vinci, all developed with material available during the time helived, including wood, rope and glue.
The museum saidin a statement that the exhibition would showcase 40 replicas of machines da Vinci designed between 1478 and 1513 built by a group of scientists and craftsmen. All materials were crafted by hand, based on da Vinci's instructions and employing tools of the time.
The exhibition consists of five sections, four of which are based on applications linked to the elements -- fire, water, earth and air -- which held a strong fascination for da Vinci. The fifth section groups other devices.
The exhibit is the first of its kind in Turkey, enabling visitors to touch and see the machines working.
"The Genius of Leonardo" was first presented in Greece from Feb. 1 to April 16. The Athens exhibition space housed a large screen displaying da Vinci's drawings and notes. In addition, a short documentary on the artist's life and multifaceted body of work was screened. Similar displays are expected in Istanbul.
The exhibit will travel to Greek Cyprus, Hong Kong, Mexico, Canada, China, Japan, Spain, the United States and Russia after its Istanbul run.
More information on "The Genius of Leonardo" is available athttp://www.the-genius-of-leonardo.com/main. asp. (Turkish Daily News)
28.10.2006

 

MOSTRA "VENICE-ISTANBUL"

Rosa_Martines

Rosa Martinez, curatrice della scorsa Biennale di Venezia Arti Visive, ha presentato una selezione di lavori.

Nella migliore tradizione del "prendi 2 paghi 1", Rosa Martinez, curatrice - con Maria de Corral - della scorsa Biennale di Venezia Arti Visive, ha presentato all'Istanbul Museum of Modern Art la mostra Venice-Istanbul, con una selezione di lavori presenti alla kermesse veneziana. Fino al gennaio 2007 sul Bosforo si potranno vedere, tra le altre, opere di Semiha Berksoy, Donna Conlon, Bruna Esposito, Regina Jose Galindo, Guerilla Girls, Subodh Gupta, Mona Hatoum, Emily Jacir, William Kentridge, Rem Koolhaas, Nikos Navridis, Robin Rhode, Bülent Þangar, Berni Serle, Valeska Soares, Antoni Tapies, Pascale Marthine Tayou, The Center of Attention, Joana Vasconcelos. In totale cinquantasei lavori di venti diversi artisti. Magari - a oltre un anno dalla mostra "originale" - questa riproposizione poteva più efficacemente prendere a prestito il titolo di una sezione della Biennale targata Bonami, Ritardi e rivoluzioni... In attesa che magari qualche altra sede si offra per proseguire il gioco al riciclo...
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Dal 18 ottobre 2006 al 28 gennaio 2007
Istanbul Museum of Modern Art
Karaköy - Istanbul (Turchia)
Info: +90-212-3347331 - handan.senkoken@istanbulmodern.org (Exibart.com)
28.10.2006

SPETTACOLI

LA FESTA DI HALLOWEEN

La_festa_di_Hallowen

L'antica ricorrenza anglosassone ricordata al Movenpick Gourmet di Istanbul.

Surprise your family or friends with pumpkin delicaciesfrom the Mövenpick Gourmet on Oct. 31 to celebrate Halloween.
Pumpkin cakes prepared by the Mövenpick Hotel Istanbul's pastry chef, Yücel Akbaş, will highlight the meaning of the day in a sweet and delicious way. If you wantto use pumpkins as decoration at home or in the office to celebrate Halloween, you can get themcarved in the shape of scary faces at the Mövenpick Gourmet. (Turkish Daily News)
28.10.2006

SPORT

AMICHEVOLE ITALIA-TURCHIA A BERGAMO

Lo_stadio_di_Bergamo

Si giocherà il 15 novembre prossimo in omaggio alla memoria di Giacinto Facchetti. La ufficializzazione da parte della Federcalcio.

La Federcalcio ha ufficializzato la decisione di far disputare a Bergamo un'amichevole fra Italia e Turchia fissata per il prossimo 15 novembre. Si tratta, si legge nella nota, di "un omaggio alla memoria di Giacinto Facchetti". Infatti Bergamo era la zona d'origine della "bandiera" dell'Inter, campione d'Europa con la Nazionale nel 1968 e vice-campione del mondo a Messico 1970. "Vogliamo ricordare il campione e l'uomo - ha spiegato il vicecommissario della Figc Gigi Riva, compagno di Facchetti in azzurro - Era un esempio di serietà, rettitudine e lealtà sportiva. In un periodo così delicato e difficile per il calcio italiano, il suo stile ed il suo modo di interpretare lo sport deve essere un insegnamento soprattutto per i più giovani". Facchetti ha giocato per 94 volte nelle file della Nazionale maggiore e, secondo la Figc, "la sua scomparsa ha suscitato in tutto il mondo molta emozione, con testimonianze di stima e solidarietà". (Libertàonline)
28.10.2006

 

MAXI MULTA FIA:
IL RICORSO
E' STATO RITIRATO

La decisione presa dagli organizzatori del Gp di F. 1 di Istanbul che comunque hanno già versato metà dei 5 milioni di dollari.

Gli organizzatori del Gran Premio della Turchia di Formula 1 hanno deciso di ritirare il ricorso contro la multa di 5 milioni di dollari decisa dalla Fia dopo la gara del 27 agosto scorso. Nell'occasione, a premiare il vincitore Felipe Massa era stato Mehmet Ali Talat, leader dell'auto-proclamata Repubblica turca di Cipro, nata dopo l'invasione del 1974 ma non riconosciuta dagli organismi internazionali.
La Fia, dopo l'accaduto e le proteste di Cipro e della comunità internazionale, disse che era stata compromessa "la neutralità politica della cerimonia di premiazione". Per questo, punì il Gran Premio con la multa più salata di tutti i tempi, senza però optare per la misura più drastica, l'esclusione dal calendario. Lo scorso 19 settembre, gli organizzatori del Gp di Istanbul avevano provveduto a versare metà della somma dovuta alla Fia, e ora dovranno pagare i restanti 2.5 miloni di dollari. (Ap)
28.10.2006

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