ATTUALITA'
DATA
UFFICIOSA

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Il
nostro presidente del Consiglio Romano Prodi il 22 e 23 gennaio
sarà ad Ankara per incontrarsi con il premier turco Recep Tayyip
Erdogan. Più carte da giocare. |
E'
ufficiosa la data della visita del Presidente Romano Prodi ad Ankara, il
22-23 gennaio 2007, ma già si avanzano speculazioni su quelli che saranno
i temi da trattare ed il carattere delle discussioni con il Premier turco
Recep Tayyip Erdogan. Nonostante gli sforzi del Capo negoziatore - il ministro
Ali Babacan, di recente in visita in Italia - alcuni incontri con altri
capi di Governo europei, uno degli ultimi con il Cancelliere tedesco, sono
stati degli esercizi privi di sostanziali avanzamenti sugli scottanti
dossier dell'avvicinamento turco all'Unione Europea.
Da un lato vi è stata una recrudescenza dell'attività terroristica di
alcuni gruppi estremisti, con i rappresentanti dei curdi in Italia che
sostengono come dopo gli sforzi iniziali su scuole, bilinguismo e diritti
la situazione sia sostanzialmente ferma; dall'altro l'Armenia continua
a lanciare anatemi al riguardo del "genocidio degli armeni",
anche se questa sembrerebbe materia da essere deferita in toto ad apposite
commissioni di storici. Ora poi con il riconoscimento del Premio Nobel
allo scrittore turco Orhan Pamuk e con le recenti disposizioni legislative
francesi in materia di "negazione del genocidio" sembra di nuovo
ravvivarsi nell'Unione Europea un fronte antiturco. Di Cipro poi non si
cessa di discutere anche perché su questo punto la Turchia si mostra
vulnerabile, avendo sottoscritto dei trattati vincolanti all'epoca
dell'adesione all'Unione doganale, rafforzati ora dalle norme previste
dal recepimento dello acquis
communautaire.
Non sappiamo predire l'atteggiamento globale di Romano Prodi, a capo di
una coalizione che, per bocca dei suoi esponenti di maggior rilievo, si è
sempre detta a favore di un ingresso della Turchia nell'ambìto club
europeo. Molto dipenderà dallo stato generale delle cose italiche dopo il
travaglio della Legge finanziaria 2006, sicuramente dalla congiuntura
politica internazionale ivi compresi gli equilibri nelle nuove aree di
crisi, ed anche dalle risultanze del viaggio del Papa in terra turca.
Proprio quest'ultimo aspetto riveste una certa importanza: il Papa
infatti reca anche un cahier de doléances da presentare agli alti interlocutori turchi
con alcuni suoi aspetti fortemente sostenuti dall'Unione o comunque da
molti paesi aderenti alla Unione. E' noto che le confessioni religiose
non musulmane in Turchia attraversino notevoli difficoltà, compresa la
storica chiesa ortodossa. La esigua minoranza armena e la chiesa cattolica
versano in difficoltà finanziarie, sono imbrigliate dalle regole di uno
Stato laico sulla carta ma musulmano nei fatti, l'edilizia religiosa è
in una grave situazione per non parlare del problema delle vocazioni e
delle ordinazioni e dello stesso aspetto della sicurezza dei religiosi
cristiani. Prodi non è mai stato personalmente un grande amico della
Turchia, sia quando faceva il Premier negli anni '90, che come presidente
della Commissione europea. Anzi l'ultima visita ufficiale l'ha
compiuta in Turchia durante il suo primo Governo, all'epoca del premier
turco Mesut Yilmaz, che organizzo per lui una visita del Bosforo a bordo
della nave della marina turca legata al nome di Kemal Ataturk.
Scenario politico non dei
migliori - Si può certo argomentare che a Bruxelles dovesse diplomaticamente mediare
nella variegata costellazione di opinioni ed atteggiamenti dei Paesi
membri nei confronti della Turchia, ma si può ben dire che un vero
entusiasmo personale non lo abbia mai manifestato. Il suo Ministro degli
Esteri invece, nonostante il parziale scivolone costituito dall'affaire Ocalan e benché abbia messo paletti ben visibili in materia
di adesione, ha sempre sostenuto la validità strategica per l'Europa di
accogliere questo Stato a prevalenza musulmana, accogliendo
l'impostazione lungimirante sulla natura politica e non solo geografica
del progetto europeo.
Una carta da giocare sul versante economico è quella di accelerare la
collaborazione con la Turchia per la realizzazione del gasdotto Igi che
collegherà la Turchia all'Italia via la Grecia, soluzione che consentirà
di ridurre i costi di trasporto; inoltre potrebbero essere definitivamente
approvati maggiori investimenti infrastrutturali congiunti al riguardo
della penetrazione economica italiana nelle zone interne dell'Anatolia,
di cui l'area di Gaziantep costituisce già un utile paradigma.
Certamente lo scenario politico che si presenterà non sembra dei migliori
per una eventuale azione italiana, con la Francia in larga maggioranza
contraria alla Turchia (ma non il suo presidente), la Germania che non
nomina mai la parola adesione, l'Austria chiusa come non mai sul tema
Turchia, una presidenza tedesca che si mostrerà come il suo Cancelliere,
cioè debole, stretta tra i vincoli interni della grosse
Koalition e la necessità di rilanciare il progetto di Costituzione
Europea (il quale tra l'altro implica che dopo Romania e Bulgaria non
dovrebbe aver luogo un altro allargamento prima di avere una Carta
costituzionale condivisa ed accettata da tutti gli Stati membri): cosa
potrà inventare Prodi che non sia un mero riassunto dei soliti temi già
sviscerati in tanti diversi consessi, proprio lui sul quale anche in
questi giorni continuano ad addensarsi nubi fosche riguardanti il futuro
del suo Gabinetto? (Stefano Barocci)
28.10.2006
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ALLARGAMENTO,
POI....

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Poi
- ha detto il nostro ministro degli Esteri e vicepresidente del
Consiglio, Massimo D'Alema - una volta inglobate nell'UE Turchia e
Balcani - occorrerà dire basta. |
L'allargamento
europeo sarà completato solo quando saranno inclusi i Balcani occidentali
e la Turchia e a quel punto il processo dovrà fermarsi. E' l'opinione del
ministro degli Esteri Massimo D'Alema che nei giorni scorsi ha parlato di
Europa di fronte agli studenti dell'Istituto universitario Europeo di
Fiesole . Secondo D'Alema il processo di allargamento dell'Unione Europea
non è ancora completato e ''lo sarà solo quando avremo incluso
nell'Europa democratica non solo Romania e Bulgaria (nel gennaio 2007) ma
anche i Balcani occidentali e, in uno scenario successivo, più lungo, la
Turchia''. In particolare per quanto riguarda la Turchia, secondo il
titolare della Farnesina, ''si tratta di incoraggiare il consolidamento
democratico di un Paese musulmano che è anche un attore geo-politico
essenziale nell'area mediorientale. Ci vogliono tutte le condizioni
necessarie (a cominciare dal superamento del nodo di Cipro) e ci vorrà più
tempo. Ma dobbiamo avere chiaro, come Italia e come Europa, che la porta
deve restare aperta, perché è nei nostri interessi strategici''. Dopo
Balcani occidentali e Turchia, però, ''l'allargamento dovrebbe fermarsi
almeno per un futuro prevedibile. L'Europa dovrebbe invece sviluppare
politiche di vicinato più credibili, anzitutto verso la Russia, l'Ucraina
e lo spazio ex-sovietico, il Mediterraneo settentrionale''. Proprio sui
rapporti tra Europa e Russia, il titolare della Farnesina ha rilevato che
nel settore energetico tra Europa e Mosca ''siamo ancora lontani da regole
certe di cooperazione, soprattutto quando la Russia ambisce a entrare nel
settore di distribuzione europeo'' ribadendo la necessità di una
''politica energetica comune''. Nel futuro dell'Unione Europea, per il
ministro degli Esteri c'è una ''seconda occasione''. ''Lo stallo del
Trattato costituzionale - ha detto - ha generato una crisi evidente, ma ha
anche aumentato la consapevolezza della posta in gioco: l'Europa deve
pensarsi come attore strategico'', deve ''darsi necessariamente una
proiezione strategica esterna''. Per il vice-premier, infatti, ''l'Europa
dei primi anni '50 è stata rivolta all'interno e l'Europa dei prossimi 50
anni esisterà se esisterà all'esterno, se farà della sicurezza
internazionale, in aree e settori vitali per le nostre economie e società,
la sua priorita'''.
Quattro proposte
- Per promuovere un ruolo da ''attore internazionale''
dell'Europa, D'Alema ha avanzato quattro proposte: in primo luogo la
necessità di ''unificare la rappresentanza europea nel Fondo monetario
internazionale e nella Banca Mondiale'' perché ''abbiamo interesse a
farlo: una rappresentanza unita dell'Europa conterà comunque di più di
una rappresentanza nazionale frammentata''. Occorre poi ''usare in modo
europeo i seggi nazionali del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite''
e ''usare nella logica di una standing army delle Nazioni Unite la
Forza di reazione rapida europea, stabilendo anche nuove forme di
cooperazione tra UE, Nato e Onu''. Infine, secondo il titolare della
Farnesina, occorre ''sviluppare una vera politica europea dell'energia,
definendo un approccio comune dei Paesi consumatori europei nei confronti
dei maggiori produttori''. Nell'ottica di una maggiore proiezione
internazionale dell'UE, D'Alema legge ''come primo segno di risveglio la
risposta europea alla crisi libanese''. In questo quadro, D'Alema ha
ribadito l'importanza di istituzioni efficienti, riaffermando l'importanza
del Trattato costituzionale di Roma la cui essenza ''resta indispensabile.
Dobbiamo riprendere il processo già dalla presidenza tedesca del 2007 e
averne chiaro l'obiettivo: l'essenza del trattato di Roma va salvata''.
Tra i temi affrontati dal ministro degli Esteri nel suo intervento anche
la questione dell'identità europea. A questo proposito ha invitato a
respingere ''la tentazione di definire l'identità dell'Europa non su
valori condivisi, ma 'contro' qualcosa, in questo caso il mondo islamico''.
''L'identità europea - ha concluso - va definita su valori positivi
democratici, fra cui la capacità di integrazione e il rispetto delle
diversità, non su scelte negative di esclusione. Se scegliesse questa
seconda strada, l'Europa diventerebbe in realtà un epicentro dello
scontro di civiltà. Non abbiamo - ha concluso - nessun interesse a
favorire un esito del genere". (Asca)
28.10.2006
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SCONTRO
FINALE

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Mentre
attende la visita di Benedetto XVI, la Turchia si trova in bilico
fra Occidente e Islam. Il Paese è lacerato dalle tensioni fra laici
e religiosi. Il braccio di ferro vede in prima fila i militari, che
accusano il premier Erdogan di "cripto-integralismo". Un articolo
di Pino Buongiorno su <Panorama>.
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Palazzo
Cancaya è la roccaforte del laicismo turco. Qui vive da sei anni il
presidente Ahmet Necdet Sezer, già al vertice della Corte costituzionale.
Il sontuoso edificio ospita spesso i Capi di Stato e di Governo stranieri.
Nel corso dell'ultimo incontro con il cancelliere tedesco Angela Merkel,
il presidente turco ha sforato i tempi del rigido protocollo prolungando i
colloqui fino al tardo pomeriggio.
Voleva capire le vere intenzioni della Germania sull'ingresso della
Turchia nell'Unione Europea. Apriti cielo! Il ministro dell'Economia e
capo negoziatore con la UE, Ali Babacan, uno dei più influenti
rappresentanti del partito di Governo Akp (partito della giustizia e dello
sviluppo, di matrice islamica), presente all'incontro, ha protestato:
Merkel era attesa dal premier Recep Tayyp Erdogan a Istanbul per l'iftar,
la cena all'imbrunire che spezza il digiuno durante il ramadan.
Diventato paonazzo, il presidente ha ammonito Babacan a non interferire più,
soprattutto per questioni di puro galateo islamico. È uno dei più
eclatanti episodi andato in scena su tutte le tv turche, che mostra quanto
sia acuta la tensione fra laici e religiosi in un Paese in cui il 99 per
cento dei 73 milioni di abitanti è di fede musulmana.
Di più: un terzo di questa fetta di popolazione sta vivendo un revival
religioso e, per certi aspetti, integralista, simile a quello di molte
società del Medio Oriente. È qui che la rabbia popolare per le vignette
satiriche danesi è sfociata nell'omicidio del missionario italiano Andrea
Santoro.
Ed è qui che la visita di Papa Ratzinger, dal 28 novembre al 1°
dicembre, è preceduta dalla pubblicazione di un thriller, diventato
subito best-seller e intitolato L'attentato al Papa. Chi ucciderà
Benedetto XVI a Istanbul?
Qualche giorno prima della visita di Angela Merkel, era toccato ai
generali alzare la voce per bocca del nuovo Capo di Stato Maggiore delle
Forze Armate Yasar Büyükanit, ufficiale che da sempre disdegna il Governo
a guida islamica di Erdogan, da lui considerato "cripto-integralista".
Una sorta di pronunciamento
- "La Turchia è minacciata dal fondamentalismo" ha tuonato,
anch'egli in diretta tv, mentre il primo ministro si trovava alla Casa
Bianca. Büyükanit ha messo in secondo piano perfino il nemico storico,
il separatismo curdo. A ruota sono intervenuti, con regia accurata, tutt'e
quattro i capi delle Forze Armate, di terra, di aria, della marina e della
gendarmeria.
Un vero pronunciamento che ha messo i brividi, non fosse altro perché per
tre volte, dalla fine della presidenza di Atatürk, i militari sono andati
al potere, seppure brevemente, con colpi di stato, per impedire che la
Turchia abbracciasse la sharia.
Siamo alla vigilia di un altro golpe? "No, il pericolo vero è quando
i militari non parlano" sorride Yusuf Kanli, direttore del primo
quotidiano in lingua inglese, il <Turkish Daily News>.
Erdogan e i suoi ministri non l'hanno affatto presa bene, sostenendo che
"il fondamentalismo non esiste in Turchia".
Ma, ben sapendo come potrebbero reagire i vertici delle forze armate, non
hanno neanche protestato più di tanto.
"La verità è che questo scambio di opinioni non andrebbe fatto in
pubblico, ma nelle sedi più appropriate del Consiglio di sicurezza
nazionale" minimizza con <Panorama> Zeynep Karahan Uslu,
esponente di spicco del gruppo parlamentare dell'Akp (356 seggi su 550).
"Varie ricerche demoscopiche rivelano che la stragrande maggioranza
dei turchi non ha alcuna nostalgia per lo stato religioso. Questo
desiderio riguarda solo fasce marginali della popolazione".
Tre appuntamenti decisivi
- Il braccio di ferro si aggraverà nell'imminenza di tre appuntamenti
decisivi. Prima il controverso pellegrinaggio del Papa. Poi le elezioni
presidenziali del maggio 2007. E, a novembre, il rinnovo del Parlamento.
Alla fine di "questa lunga fase di transizione", come la
definisce Yusuf Kanli, ci sarà o una democrazia migliore di quella
attuale o l'oscurantismo religioso.
"Aspettiamo il Pontefice e lo accoglieremo con grande rispetto"
assicura la deputatessa Karahan Uslu. Ma è un fatto che nessun viaggio
papale sarà accompagnato da misure di sicurezza così imponenti a seguito
delle minacce dei gruppi nazionalisti e islamisti, Al Qaeda in prima fila.
Dopo questo banco di prova sulla tenuta del governo, inizierà la campagna
per l'elezione del presidente.
"Erdogan muore dalla voglia di candidarsi" giura il noto
editorialista Murat Yetkin. "Per scongiurarlo i militari sono scesi
in campo. Non vogliono un islamico al potere, che farebbe saltare i
delicati equilibri fra laici e religiosi". Ancora più cruciali le
elezioni politiche.
Dal novembre 2002 la Turchia è guidata da un Governo monocolore dell'Akp.
L'opposizione in parlamento è affidata a una pattuglia di deputati del
Chp, lo storico Partito repubblicano del popolo, fondato da Atatürk,
d'ispirazione socialdemocratica e laica.
Gli ultimi sondaggi danno il partito di Erdogan in calo, dal 34.5 al 26
per cento. Il premier sarebbe stato abbandonato da quei sostenitori, non
necessariamente islamici, che l'avevano appoggiato per protesta contro i
vecchi partiti corrotti e inconcludenti.
Molti consensi sarebbero passati al Chp e al partito di destra
Madrepatria, che potrebbe entrare in Parlamento. "Il trend
anti Erdogan è irreversibile" ritiene Onur Oymen, vice-presidente
del Partito repubblicano del popolo. "Molti che hanno votato per l'Akp
non vogliono l'islamizzazione della Turchia".
Ma è davvero così preoccupante la penetrazione dell'Islam politico? Il
premier continua a ripetere che il suo non è un partito islamico, ma una
sorta di democrazia cristiana, sul modello di quella italiana o tedesca,
applicata ai musulmani: movimento conservatore, democratico e non
fondamentalista, e soprattutto filo-europeo. Erdogan vanta i maggiori
successi sul fronte economico. Dal 2004 il Pil cresce a ritmi del 6-7 per
cento annuo.
L'inflazione, che teneva lontani gli investitori stranieri, è scesa al 9
per cento nel 2005 dopo il pauroso 80 per cento degli anni Novanta. Le
linee guida del Fondo monetario sono state seguite alla lettera. Solo la
disoccupazione resta alta. Per il resto si può dire che oggi il clima
economico è favorevole e le imprese straniere (fra cui 500 italiane)
fanno buoni affari.
Il velo islamico
- I critici mostrano l'altra faccia della medaglia: il tentativo degli
ambienti islamici di infiltrare la scuola, l'amministrazione pubblica, la
polizia. "Nonostante la professione di moderazione e filoeuropeismo,
Erdogan ha un'agenda precisa: all'ultimo punto c'è la sharia"
accusa l'ambasciatore Murat Bilhan, che ha appena fondato un centro di
studi strategici all'Università Kultur di Istanbul.
Non è così convinto Elhan Ozay, professore dell'Università statale di
Istanbul, una delle istituzioni del diritto amministrativo turco: "La
minaccia islamista è vera, ma non è né grave né imminente"
spiega. "Di concreto c'è solo la tentazione di dare l'assalto alla
laicità dello Stato".
Gli esempi più vistosi sono stati i tentativi di introdurre il velo
islamico nei luoghi pubblici e di approvare una normativa per consentire
l'accesso a licei e università agli studenti provenienti dalle scuole
coraniche per imam (iniziative bloccate dal consiglio di stato e dal
presidente Sezer, dopodiché, per reazione, un alto magistrato è stato
assassinato).
Ma Erdogan ha varato un provvedimento che consente alle fondazioni
religiose straniere l'acquisto di beni immobili in Turchia: un modo per
favorire la presenza di Milli Gorus (Visione nazionale), fondazione
integralista sospettata di finanziare il terrorismo islamico.
"Per dare qualche contentino ai religiosi, Erdogan ha finito per
litigare con le università, con i militari, con i grandi imprenditori e
con l'ordine giudiziario", spiega Ozay. "Di qui il suo recente
nervosismo. La verità è che entrambi i contendenti, laici e religiosi,
esagerano nelle accuse reciproche e nei sospetti. Ma il rischio della
deriva islamica può essere combattuto solo consentendo alla Turchia
l'ingresso nell'Unione Europea". (Pino Buongiorno/Panorama)
28.10.2006
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RISCHI
DI UN TRAUMA

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Le
preoccupazioni del presidente della Commissione europea Josè Manuel
Barroso per la Turchia che non avrebbe ottemperato a tutti gli
impegni. |
Il
presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso non la
vede molto bene per la Turchia. "Mi dipiasce dirlo - ha affermato nel
corso di una intervista rilasciata al giornalista Giuseppe Sarcina per il
<Corriere della Sera> (edizione del 26/10/2006) - ma le cose vanno
male. A tutt'oggi non vedo i progressi che mi sarei aspettato.
Speriamo che la presidenza finlandese riesca ad evitare uno stop nelle
trattative. ma, sinceramente, sono preoccupato".
28.10.2006
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DERIVA
NAZIONALISTA
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Questo
il rischio in cui potrebbe ritrovarsi la Turchia - Paese islamico ma
moderatamente acceso - se l'UE le sbattesse la porta in faccia. Un
rischio da non correre. |
Man mano che si avvicina il prossimo
8 novembre, giorno in cui la Commissione europea presenterà la propria
relazione annuale sull'andamento del processo di riforme in Turchia,
sembrano moltiplicarsi i dubbi e le perplessità che dall'inizio
accompagnano il cammino di Ankara verso l'UE. Al continuo ribadire, da
parte dei funzionari dell'Unione europea, della natura "aperta"
delle trattative in corso fra Bruxelles e la Mezzaluna - talmente
"aperta" da consentire al limite anche una "chiusura"
in corso d'opera - fa eco la preoccupazione se non l'irritazione delle
autorità e dell'opinione pubblica della Turchia, secondo cui la
"prudenza" europea nasce in realtà da pregiudizi di natura
ideologica.
La stampa internazionale, dal canto suo, s'interroga sulle eventuali
conseguenze di un mancato matrimonio fra Bruxelles e Ankara, accreditando
l'idea di una Turchia pronta a cadere - per contrappasso - nella morsa
dell'estremismo islamico. Lettura che tuttavia rischia di essere più
adeguata ai timori occidentali che non alla realtà del Paese della
Mezzaluna. "Non credo che un rifiuto da parte dell'Unione europea
possa avere in Turchia una ricaduta in termini di recrudescenza del
fondamentalismo islamico - spiega Massimo Campanini, docente di Storia
contemporanea dell'Islam e dei Paesi arabi all'Università Orientale di
Napoli, rispondendo alle domande del <Velino> -. Nel senso che i
partiti islamici turchi oggi al potere sono molto moderati, e da un punto
di vista religioso sono portatori di esigenze minime. Il rischio, semmai,
sarebbe piuttosto quello di un ritorno del nazionalismo turco. Il
nazionalismo infatti è un fattore che ha tradizionalmente svolto un ruolo
molto importante nel forgiare l'identità della Turchia; e nel caso
l'Europa sbattesse la porta in faccia ad Ankara, ciò potrebbe tradursi più
in un bisogno di rivalsa dell'identità turca che di quella
islamica".
Islamismo annacquato -
Anche la Turchia, al pari di molti altri paesi islamici, registra da
alcuni decenni a questa parte un ritorno di massa alle istanze religiose.
Fenomeno che, per quanto riguarda il paese della Mezzaluna, è databile
fra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio degli anni Sessanta, quando si
assiste a un indebolimento del laicismo introdotto da Mustafa Kemal
Ataturk e successivamente a un ritorno autorizzato dei simboli religiosi.
"Quello del premier Recep Tayyip Erdogan è però un partito islamico
molto annacquato - riprende il docente universitario -. Si potrebbe dire,
per fare un esempio, che Giustizia e Sviluppo (il partito del premier, ndr)
è islamico quanto l'Udc è un partito cattolico. Se però l'UE chiudesse
all'Udc, anche in un momento in cui il partito fosse al Governo, ciò non
comporterebbe una rivolta armata in Italia da parte dei militanti
cattolici". Non bisogna poi dimenticare l'importante ruolo di
controllo svolto in Turchia dall'esercito, istituzione tradizionalmente
laica. "I militari però - continua Campanini - continuano a essere
fortemente nazionalisti: un fallimento delle trattative con Bruxelles
comporterebbe quindi, come minimo, una caduta di Erdogan, che sulla
scommessa europea ha puntato molto.
Naturalmente posso solo avanzare delle ipotesi: ma, considerate così le
cose, più che a una avanzata delle correnti islamiche radicali potrei
pensare a un ritorno del nazionalismo turco, anche per quanto riguarda i
rapporti con le minoranze etniche. E se cadesse Erdogan, non penserei a un
ritorno al potere di un partito islamico, quanto all'avvento di un partito
maggiormente nazionalista". Un altro punto essenziale nel dibattito
sull'entrata della Turchia nell'Unione europea riguarda la funzione di
"ponte" che Ankara potrebbe svolgere fra il mondo islamico e il
Vecchio continente. "In termini teorici - spiega Campanini - la
possibilità di svolgere questo ruolo costituisce una speranza coltivata
dalla stessa Ankara. Nel senso che la Turchia è un Paese formalmente
islamico, dove al momento è al potere un partito che fa riferimento
all'Islam. È chiaro quindi che la Turchia ambisca ad assumersi questo
compito, ed è anche probabile che Ankara abbia alcune carte diplomatiche
da giocare in questa prospettiva".
Preoccupazioni per il
Kurdistan - Tuttavia, avverte lo studioso, ci sono alcuni punti da tenere presenti:
"In primo luogo, il fatto che il mondo arabo e il mondo turco si sono
sempre guardati in cagnesco. Difficilmente quindi il primo sarà disposto
a firmare un assegno in bianco ad Ankara, come rappresentante dell'Islam
di fronte all'Europa. Al contrario è probabile che altri paesi islamici
del mondo arabo, dotati di un certo peso - come l'Egitto, il Marocco, la
Tunisia - possano preferire candidare se stessi per questo ruolo piuttosto
che delegare il tutto alla Turchia. Ammesso quindi che la Turchia riesca a
entrare nell'UE ciò potrebbe crearle dei problemi con altri paesi
dell'area". Problemi che potrebbero essere alimentati anche
dall'alleanza che la Turchia ha stretto da anni con Israele. "E
quindi - commenta Campanini - o la Turchia si impegna a risolvere la
questione palestinese, mettendo a rischio l'alleanza con Israele; oppure
e' difficile che il mondo arabo-musulmano accetti di farsi rappresentare
da Ankara sulla scena europea. Problema che tra l'altro riguarda più le
opinioni pubbliche che i governi. Se questi sono infatti sempre pronti a
chiudere un occhio, le popolazioni sono invece furibonde per quanto da
decenni accade in Palestina". La situazione politica di Ankara, del
resto, risente anche dello svolgimento delle vicende irachene.
"Allo stato attuale delle cose - conclude Campanini - è tutt'altro
che irrealistico pensare a una prossima frantumazione dell'Iraq. Potrebbe
nascere uno Stato federale diviso in tre componenti: sciita, sunnita e
curda. Oppure potrebbe fallire anche l'ipotesi federale, con tre
staterelli indipendenti al posto del vecchio Stato iracheno. Uno scenario
che potrebbe tornare comodo a Washington e anche a Teheran, visto che gli
iraniani potrebbero essere tentati di fagocitare il sud del paese, vale a
dire la parte abitata dagli sciiti. Ad Ankara però la cosa sta già
suscitando gravi preoccupazioni: un Kurdistan iracheno autonomo darebbe
nuovo slancio alle istanze autonomiste dei curdi in Turchia. E cosa
potrebbe fare Ankara, visto che non può in ogni caso permettersi di
assecondare il movimento indipendentista?". (Paolo Petrillo-Il
Velino/Il legno storto)
28.10.2006
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NESSUNA MINACCIA

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Intervista con il presidente del Parlamento Europeo,
Josep Borrell. L'UE non è un club cristiano e con la Turchia dentro
l'Europa avrebbe più peso politico.
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- Presidente Josep Borrell,
l'assegnazione del Nobel a Orhan Pamuk e l'approvazione, a Parigi, della
legge sul genocidio armeno sollevano un quesito: la Turchia deve entrare
in Europa perché va integrata o perché è la Turchia?
"Sono vere tutte e due le cose, e certo un'Europa con la Turchia
svilupperebbe il dialogo con l'Islam e avrebbe un peso geo-politico più
incisivo. Tuttavia non dimentichiamo che sono in corso negoziati il cui
risultato è un'incognita. La trattativa sarà costellata di difficoltà.
Penso soltanto al cosiddetto protocollo di Ankara che prevede l'apertura
di porti e aeroporti turchi a navi e aerei ciprioti: non sappiamo neppure
se questo problema molto concreto potrà davvero essere risolto, anche se
lo speriamo. Vorrei ricordare inoltre che il Parlamento europeo ha votato
una risoluzione estremamente critica sul processo negoziale, registrando
pochi progressi e sottolineando le difficoltà".
- Con una Turchia di 100 milioni di abitanti fra 10 anni "non ci
sarà alcuna possibilità di un'Europa integrata", come teme il francese
Sarkozy?
"Il timore principale delle nostre opinioni pubbliche nasce dal fatto che
la stragrande maggioranza della popolazione turca è di religione
islamica. Un dato di fatto che non va trascurato ma non deve essere
considerato una minaccia: se la Turchia rispetterà i criteri che le
vengono richiesti non ci sarà nulla da temere. L'Europa non è un club
cristiano, e la Turchia è un Paese laico".
- Qual è l'identità europea, allora?
"'identità europea va costruita su valori condivisi: democrazia,
diritti umani, protezione dell'ambiente, tutela sociale, parità uomo e
donna. E' questo a rappresentare l'identità europea, non la storia che
anzi ci contrappone. E la costruzione di un'identità politica europea
serve a superare la storia".
- C'è chi teme però che l'eventuale ingresso della Turchia
metterebbe a rischio la stessa dimensione politica europea.
"E perché? Già oggi non tutti i membri dell'Unione hanno la stessa
volontà di integrazione politica".
Tornando alla legge francese sul genocidio armeno, non crede che
rappresenti una voluta minaccia all'ingresso della Turchia?
"Quella legge non è ancora legge, deve passare al Senato".
- Un recentissimo saggio del sociologo tedesco Peter Hahne
riprende in chiave europea alcuni concetti che Oriana Fallaci riferiva
all'Occidente: l'Europa, di fronte all'avanzare dell'islamismo, non
reagisce ma svende i suoi valori fondanti e perde la propria identità.
Non crede che recenti avvenimenti confermino che il modello interculturale
è in profonda crisi, in Europa?
"Nonostante le difficoltà che tutti conosciamo, confrontarsi con la
diversità rappresenta una delle caratteristiche dell'identità europea.
Non si può immaginare un'Europa monoculturale. Anche per una ragione
molto concreta: saremo obbligati ad accogliere un numero sempre crescente
di immigrati per colmare il gap demografico, la società europea dovrà
per forza diventare multi-culturale. I rischi di conflitti legati a questo
processo richiedono piuttosto lo sviluppo di sistemi di integrazione
sociale che consentano la realizzazione concreta del multi-culturalismo, e
prima di tutto il confronto con l'Islam all'interno e all'esterno delle
proprie frontiere. E', questa, una delle grandi sfide politiche che ci
attendono".
- Con queste premesse, dove finisce l'Europa?
"Nessuno può e vuole lanciarsi nell'esercizio politico di tracciare le
frontiere dell'Europa. Di certo, però, avviando le trattative con la
Turchia l'Europa ha rinunciato a uno dei criteri oggettivi, quello
geografico. E' altrettanto vero che l'opinione pubblica chiede una pausa:
prima di eventuali nuovi allargamenti bisogna pensare all'integrazione.
L'Europa si è ampliata molto più rapidamente di quanto sia riuscita ad
integrarsi: ha più massa che velocità".
- Proprio per superare queste difficoltà non servirebbe una
robusta opera di ingegneria costituzionale che rafforzasse istituzioni e
regole europee?
"La necessità delle riforme è quella che in spagnolo chiamiamo "asignatura
pendiente", una materia in cui si è rimandati a settembre. Già il
trattato di Maastricht del '93 ne prevedeva ma non sono mai state fatte.
Oggi c'è una vera urgenza: non si può fare una buona politica senza
buone istituzioni, ma queste non crescono sugli alberi. Spero in proposte
concrete della futura presidenza tedesca". (Emanuele Novazio/La
Stampa web)
28.10.2006
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POCA
FIDUCIA

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Non ne
hanno - nei confronti della Turchia - due turchi su tre. Un
sondaggio pubblicato dal quotidiano <Hurriyet>. Mal vista la
Francia. |
Due turchi
su tre affermano di non avere fiducia nell'Unione Europea, secondo un
sondaggio pubblicato dal quotidiano turco <Milliyet>. Nel 2004, il
67.,5% aveva risposto affermativamente alla domanda "La Turchia deve
assolutamente entrare nell'UE?" Oggi il 32.2% ha risposto, al
sondaggio <A&G> (su 2.408 persone), di ritenere lontana questa
eventualità, il 25.6% ha detto di essere contrario e il 33% si è detto
indifferente. Il 78.1% degli interrogati non ha fiducia nell'Unione
Europea.
Il sondaggio pubblico ha indicato che la Francia è fra i Paesi verso i
quali i turchi hanno meno fiducia. Per il 76.1 degli intervistati, la
Francia non è un Paese amico, così come la Grecia (78.1%) e gli Stati
Uniti (78.5%). (da Ansa-Afp)
28.10.2006
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SEI SU DIECI NON
LA VOGLIONO
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Sondaggio
della <radioRmc> francese per sapere quanti francesi sono
favorevoli all'ingresso di Ankara nell'UE. |
Quasi sei francesi su dieci si
oppongono all'entrata della Turchia nell'UE . A indicarlo un sondaggio
condotto dalla LH2 per la <radioRMC>. Il 58% degli intervistati è
contrario alla membership di Ankara, a favore un esiguo 28%. Il
dato è in linea con un sondaggio di giugno dell'Eurobarometro: l'ostilità
verso i turchi era al 55%. Nove gli stati più scettici dei francesi:
l'Austria (81%) e la Germania (69%).(Asca-Afp)
28.10.2006
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UN DIALOGO TRA
SORDI

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I
colloqui ad Ankara tra il Cancelliere tedesco Angela Merkel ed il
premier turco Recep Tayyip Erdogan sulla questione Cipro non sono
andati più in là di uno scambio di formalità. |
La disputa sull'apertura di porti
ed aeroporti turchi a navi ed aerei provenienti da Cipro, Stato membro
dell'Unione Europea, ha contrassegnato la prima visita del Cancelliere
tedesco, Signora Angela Merkel, ad Ankara. Si è fatto cenno ad una
soluzione di compromesso che verrebbe presentata dalla Presidenza
semestrale finnica, ma non sono stati forniti dettagli in merito, anche se
fonti di Bruxelles alluderebbero all'apertura al commercio
internazionale di un porto turco-cipriota. Questo consentirebbe al Governo
turco di sostenere internamente la fattibilità dell'apertura di porti
ai vettori di uomini e merci greco-ciprioti.
La Signora Merkel, cui sono stati tributati i consueti onori militari, ha
incontrato il Premier Recep Tayyip Erdogan ed il presidente Ahmet Necdet
Sezer, il cui mandato sarà in scadenza nel corso del 2007. La Signora
Merkel ha voluto ribadire la centralità della questione del
riconoscimento di Cipro per il successivo positivo svolgimento dei
negoziati di adesione della Turchia, citando i cosiddetti protocolli di
Ankara che pongono, a questo fine, la data limite del dicembre 2006. Il
Premier turco ha ribadito l'esigenza che sia posta preliminarmente fine
all'embargo internazionale che ha fatto della Cipro turca un "malato
contagioso".
In un discorso tenuto ad Istanbul, in concomitanza della visita del
Cancelliere tedesco, Erdogan ha ribadito l'importanza primaria
attribuita all'accesso della Turchia all'Unione Europea ed ha altresì
sottolineato l'esigenza di una migliore integrazione della comunità
turca in Germania, forte di circa 2.5 milioni di individui, lodando gli
sforzi in questo senso del Governo tedesco.
Il Cancelliere ed il Premier turco hanno preso parte ad un tradizionale Ifta,
il pasto serale che rompe il digiuno del Ramadan, durante il quale il
leader turco ha ribadito i temi noti dell'utilità dell'integrazione
europea della Turchia, dell'inserimento di uno Stato prevalentemente
musulmano a fianco di Stati di tradizione cristiana, rompendo millenarie
preclusioni mentali in questo senso. Ha continuato sostenendo che, come
nella Nato, anche all'interno dell'Unione il suo Paese potrebbe dare
ulteriori contributi alla pacificazione e stabilizzazione dell'intera
area mediorientale.
La Signora Merkel si è ripetutamente pronunciata a favore di un dialogo
tra le culture e di un avvicinamento della Turchia all'Unione Europea
senza mai però nominare un accesso diretto nel club dei 25.
A tratti è sembrato un dialogo tra sordi!
Al Premier turco non è rimasto che concludere come sia auspicabile un
cambiamento di mentalità sul tema dei rapporti tra gli anatolici e gli
europei, dimenticando come il suo proprio partito sia caratterizzato da
un'indescrivibile doppiezza nel volere da un lato collocare la Turchia
nel contesto dei paesi europei e dall'altro spingere i vari tasti di un
ritorno ad un sistema ed un regime islamico neanche tanto velato! (Ste.Bar.)
28.10.2006
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PROBLEMATICHE
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Conferenza
a Milano - organizzata dal Cipmo - sull'ingresso di Ankara
nell'Unione Europea. |
La
conoscenza del punto di vista turco delle problematiche connesse con
l'eventuale ingresso della Turchia nell'Unione Europea: questo il tema
principale che è stato affrontato mercoledì scorso 25 ottobre a Milano
presso la Fondazione Carialo.
All'iniziativa - organizzata dal Cipmo (Centro Italiano per la Pace in
Medio Oriente) - ha partecipato Cagri Erhan, direttore del Centro Studi
sull'Europa dell'Università di Ankara. Ad affiancarlo c'erano quattro
professori della facoltà di Giurisprudenza della cattolica di Milano:
Massimo Condinanzi professore di Diritto dell'UE, Silvio Ferrari
professore di Diritto canonico, Valerio Onida professore di Giustizia
costituzionale e Antonio Padoa Schioppa professore di Storia del Diritto
medioevale e moderno. (da Apcom)
28.10.2006
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LA
RIVALSA

|
Il
Parlamento turco sta preparando una legge sui crimini commessi dai soldati
francesi durante l'occupazione coloniale in Algeria. La questione
Algeria. |
It is not
clear just what kind of official retaliatory move Turkey will take after
the French National Assembly adopted a bill on Thursday that would make it
a crime to deny that Turks committed an Armenian genocide during World War
I.
The Turkish Parliament Justice Sub-committee launched studies about a law
proposal that would make it a crime to deny that France committed genocide
in Algeria.
Members of the committee listened to Turkish History Society President
Professor Yusuf Halacoglu and officials from the foreign ministry in their
first meeting.
Professor Halacoglu provided historical information to the committee about
Armenian violence in Turkey.
Halacoglu claimed that Armenians were freer than Turks during Ottoman
times, recalling that Armenian citizens did not have to perform compulsory
military service until 1876.
The commission will reportedly not accept the proposal that would make it
a crime to deny that France committed genocide in Algeria.
Instead of enacting the law, the Turkish Parliament will prepare a text in
which Turkey's practices in the field of human rights and freedoms will
be explained.
The commission members decided that the Turkish History Society and the
Foreign Ministry should conduct a detailed study on the Armenian genocide
allegations.
The history of countries that officially recognize an Armenian genocide
will also be examined in this context to see whether such cases occurred
in their own past.
The study will explain the circumstances under which Turkey decided to
deport Armenians in 1915.
The commission members will discuss reports to come from the Turkish
History Society and Foreign Ministry in their second meeting. (Fatih
Atik)
28.10.2006
|
UN
LEGGE CHE NON HA SENSO
|
Il
pensiero del Sottosegretario per l'Europa del Dipartimento di Stato
Usa, Dan Fried, sul voto dell'Assemblea Nazionale francese. |
"Una
legge che criminalizza la discussione non embra avere alcun senso".
E' quanto ha affermato il Sottosegretario per l'Europa del Dipartimento di
Stato Usa, Dan Fried, in un incontro con la stampa a Bruxelles riguardo al
voto dell'Assemblea nazionale francese sul genocidio armeno.
"Noi vogliamo incoraggiare la Turchia e l'Armenia a guardare
apertamente" alla questione, ha spiegato Fried, riconoscendo che da
parte turca ci sono state delle aperture sul dialogo con gli armeni. Per
questo il Sottosegretario Isa ha invitato la Francia "a non assumere
una posizione che renderebbe più difficile quel dialogo" e ha
definito "corrette" le parole del presidente francese Jacques
Chirac che ha preso le distanze dall'iniziativa parlamentare promossa
dall'opposizione socialista
Per quanto riguarda la posizione americana, Fried ha riferito che
"gli usa hanno ripetutamente denunviato questi terribili
eventi", dall'altra Washington no ha mai usato la parola
"genocidio" in riferimento a quanto accaduto durante la prima
Guerra Mondiale. (Apcom)
28.10.2006
|
CULTURA
FRANCESE AL BANDO
|
Il
voto in Francia sul genocidio armeno potrebbe avere ripercussioni su
un boicottaggio sia dei prodotti radio-televisivi sia nell'acquisto
di libri Made in France. |
E adesso
il boicottaggio contro i prodotti francesi scoppiato dopo l'approvazione
da parte dell'Assemblea Nazionale della legge che prevede condanne per chi
nega il genocidio armeno potrebbe allargarsi anche alla cultura.
Il presidente del consiglio di amministrazione della <Radio e
Televisione turca> (Rtuk), Saban Sevinp, ha detto: "La quota di
mercato francese all'interno dei nostri mercati è di circa il 10%. Ci
sono cartoni animati, film e serie tv. La radio e le televisioni
dovrebbero decidere di non mandarle più i onda".
E ha annunciato che la <Radio e Televisione turca> provvederanno
quanto prima a farlo, aggiungendo che il boicottaggio potrebbe essere
esteso anche ai libri. Fra le prime vittime a cadere ci potrebbero essere
tanto Victor Hugo, autore de "I miserabili", che è uno dei
libri più venduti in Turchia che Iacques Brel uno degli chansonnier più
amati nel Paese della Mezzaluna. (Apcom)
28.10.2006
|
LA CONDANNA DELL'ASSEMBLEA
NAZIONALE
|
L'Assemblea
Nazionale turca all'unanimità ha preso posizione contro il progetto
di legge francese che considera reato disconoscere il genocidio
armeno. |
Il Parlamento turco ha approvato, al termine
agli inizi della settimana di una seduta speciale, una dichiarazione che condanna il
voto dei deputati francesi su un progetto di legge che prevede sanzioni
per chi nega il genocidio armeno nel 1915.
"Il popolo turco non deve vergognarsi della sua storia", si
legge nel testo, secondo cui l'atteggiamento dell'assemblea francese
"lascerà ferite aperte nelle relazioni politiche, economiche e
militari tra Francia e Turchia". Il documento, approvato da tutti i
partiti, dice anche che l'Armenia pagherà un "duro prezzo" per
aver esercitato attività di lobbying in Francia e in altri paesi contro
la Turchia, anche se non spiega cosa questo possa significare.
Molto critico anche il ministro degli Esteri turco Abdullah Gül, secondo
il quale la proposta di legge francese viola il principio della libertà
d'espressione e porta "un colpo severo alle relazioni
franco-turche". Il Governo di Ankara ha promesso di contrastare il
progetto di legge nelle corti internazionali se dovesse essere approvato
in modo definitivo. (Ticin@nline)
28.10.2006
|
LA FRANCIA NON VUOLE
ROMPERE
|
Il
portavoce del ministero degli Esteri, Jena-Baptoste Mattei, ha
affermato che il Governo di Parigi non è favorevole al testo votato
dalla Camera sulla questione armena. |
La Francia ha ricordato il suo
attaccamento al ''dialogo'' e ai ''legami di amicizia'' con la Turchia,
dopo che ieri il Parlamento turco ha denunciato l'approvazione da parte
dei deputati francesi di un testo sul genocidio degli armeni nel 1915,
sotto l'impero ottomano. ''Siamo molto legati al dialogo con la Turchia,
così come ai legami di amicizia e di cooperazione che ci uniscono a
questo Paese, che noi desideriamo continuare a sviluppare'', ha dichiarato
il portavoce del ministero degli Esteri Jena-Baptiste Mattei. Il ministro
degli Esteri turco Abdullah Gul aveva affermato davanti ai parlamentari
che l'adozione da parte dei deputati francesi della proposta di legge che
punisce la negazione del genocidio armeno ''ha portato un duro colpo alle
relazioni turco-francesi''. Mattei ha da parte sua ricordato che il Governo
francese non è favorevole al testo e che ''trarrà profitto da ciascuna
tappa (del processo legislativo - ndr) per continuare a far
conoscere la sua posizione su questa proposta, che non gli sembra
necessaria e la cui opportunità è discutibile''. Per entrare in vIgore,
il testo deve infatti avere ancora l'avallo del Senato. (Asca-Afp)
28.10.2006
|
ATTACCHI
HACKER CONTRO
LA FRANCIA

|
Colpito
nei giorni scorso da pirati informatici il sito dell'Ordine dei
giornalisti italiani a Roma. Guastatori in opera dalla Turchia.
|
"Ci siamo impossessati del
vostro sistema. Noi siamo i guardiani della Turchia e dell'Islam".
Questa la frase che campeggia all'apertura del sito dell'Ordine dei
giornalisti italiani. Nei giorni scorsi il sito è stato
"governato" da alcuni hacker che si sono proclamati difensori
dell'Islam e attaccano in maniera violenta la Francia.
Una volta aperto il sito dell'Ordine la home-page è stata
"catturata" dall'indirizzo http://makara.kayyo.com/h/.
Su questa si legge "Francia! Come puoi dimenticare il genocidio
commesso da voi in Algeria e come osate accusare la Turchia con le vostre
menzogne. Voi siete gli onesti che avete voluto la guerra. Ecco la guerra.
Noi saremo la vostra sciagura. Ehi voi, voi non siete i nostri nemici, non
abbiamo niente contro di voi. Ma questa è una cyber guerra. Voi non siete
i proprietari di questa guerra. Ci dispiace. La nostra intenzione non è
scassinarvi, ma vogliamo che alcuni politici francesi - conclude il
messaggio - ci ascoltino e vedano la verità".
L'attacco sulla rete è stato una controffensiva alla legge varata
dall'Assemblea nazionale francese che punisce penalmente chi nega il
genocidio degli armeni in Turchia. L'obiettivo degli hacker è stato
quello di richiamare l'attenzione contro il colonialismo francese in
Algeria.
La scelta del sito dell'Ordine è casuale, ma l'attacco preoccupa chi
dovrebbe garantire la sicurezza della rete internet. Apparentemente
sembrerebbe opera di hacker professionisti. Sarà ora la polizia postale,
alla quale è già stata sporta denuncia, a fare le necessarie verifiche.
(Rainew.24)
28.10.2006
|
"NON
VOGLIAMO IL PAPA"

|
Alcuni
striscioni con questa scritta - come documenta una foto scattata da
un giornalista dell' <Ap> - sono apparsi in vari punti di
Istanbul. |
Il 28
novembre il Pontefice giungerà ad Ankara per incontrarsi con il
presidente della Repubblica turca, Ahmet Necdet Sezer, con il Primo
Ministro Recep Tayyip Erdogan, con il direttore del Dipartimento Affari
religiosi Ali Bardokoglu e con il Corpo diplomatico al completo. Il
viaggio proseguirà poi per Smirne, dove il Santo Padre visiterà non
lontano da Efeso la casa della Madonna, ed infine per Istanbul ultima
tappa - forse la più importante - dedicata agli incontri sia con i
patriarcato ortodosso ed armeno, rispettivamente Bartolomeos I e Mesop II,
sia il Gran Rabbino e il Gran Muffi. Un viaggio importante. Un viaggio
però che lascia molte incognite perché, se è vero che il Santo Padre
arriverà in Turchia - non tanto come capo della Chiesa cattolica quanto
umile fratello cristiano - con le migliori intenzioni di ricucire
eventuali strappi tra diverse fedi, è altrettanto vero che qualcuno nella
terra di Ataturk fa di tutto per tenere accesa la miccia del rancore e
dell'ostracismo più irriducibile nei confronti di Benedetto XVI. Ne sono
una palese una riprova gli striscioni attaccati in molte parti di Istanbul
riportanti la scritta "Non vogliamo il Papa". Già il gesto di
per sè è grave, ma ancora più grave - e sintomatico di una situazione
per nulla sicura dal punto di vista della salvaguardia della vita del
Pontefice - è il fatto che gli striscioni (le foto sono Osman Orsal di
<Ap>, ndr) non siano stati tolti. Qualcuno forse vuole che Benedetto
XVI li legga bene. Non c'è da aggiungere altro. (Turchia
Oggi)
28.10.2006
|
16 MILA AGENTI
PER PROTEGGERE
BENEDETTO XVI

|
Il
Pontefice nei quattro giorni in Turchia si sposterà all'interno
delle città con una macchina blindata. Altre due identiche faranno
parte del corteo. |
Un'automobile blindata per
Benedetto XVI ed altre due, identiche, faranno parte del corteo per gli
spostamenti del Papa in Turchia: è una delle misure di sicurezza rese
note dal Direttorato generale di sicurezza di Ankara che ha annunciato di
aver adottato per la presenza papale un piano di protezione di "Tipo
A", lo stesso usato in occasione della visita di Bush.
Elaborato insieme con i servizi di intelligence (Mit) e la Gendarmeria, il
piano si occupa della sicurezza di Benedetto XVI fin dal suo ingresso
nello spazio aereo turco. Gli F-16 dell'aviazione scorteranno l'aereo
papale, con una misura che è insieme di protezione e di accoglienza.
Al momento dell'atterraggio dell'aereo, il traffico verrà bloccato
nell'intera zona. Unità speciali di polizia e tiratori scelti saranno
dislocati lungo i percorsi degli spostamenti papali.
Durante i quattro giorni della presenza del Papa (dal 28 novembre al primo
dicembre) saranno 7mila gli agenti mobilitati ad Ankara e 9mila ad
Istanbul: il Direttorato ha annunciato che in quei giorni non sarà
concessa alcuna licenza.
La mobilitazione, oltre che garantire la sicurezza di Benedetto XVI, vuole
anche prevenire proteste motivate con le parole della "lectio" di
Regensburg, che a settembre hanno provocato contestazioni di piazza. La
polizia ha avvertito che eventuali manifestazioni saranno vietate anche
nelle province non visitate dal Papa. (AsiaNews.it)
28.10.2006
|
EDIZIONE
IN TURCO
DELLA SINTESI
DEL CATECHISMO
|
Sarà
pubblicata a cura dell'<Aiuto alla Chiesa che soffre>.
L'iniziativa annunciata da mons. Luigi Padovese. |
Un'edizione
in turco di una sintesi del Catechismo della Chiesa cattolica, intitolata
"Io credo", sarà pubblicata in occasione della visita di
Benedetto XVI a cura dell'<Aiuto alla Chiesa che soffre>.
L'iniziativa, riferisce <AsiaNews>, è stata annunciata a margine di
un incontro a Koenisberg in Germania con mons. Luigi Padovese, vicario
apostolico per l'Anatolia. (da Ansa)
28.10.2006
|
"AL
PONTEFICE VORREI DIRE...."

|
Intervista
della rivista <Grazia> alla scrittrice turca Elif Shafak.
L'importanza di una visita e dell'incontro del Papa con gli
esponenti di religioni diverse. |
Il 28
novembre Benedetto XVI andrà in Turchia, cuore europeo dell'islam. Elif
Shafak, la scrittrice turca incriminata per le sue dichiarazioni politiche
ed accusata di oltraggio all'identità turca, racconta in una intervista a
<Grazia> come è il suo Paese e da quali divisioni è lacerato.
"Mi piacerebbe dire al Papa di non cadere in generalizzazioni
sull'Islam: è estremamente pericoloso. Il mondo musulmano non è un
blocco monolitico come si pensa in Occidente. E' importante cogliere le
differenze".
Ad esempio, "vorrei ricordargli che c'è anche un cammino Sufi,
mistico dell'Islam, che è basato sull'amore. Gli direi anche che nel mio
Paese c'è uno scontro di pensiero, tra democratici e i nazionalisti. La
Turchia è spaccata: da una parte c'è chi vuole che il Paese entri in
Europa, che diventi una società aperta; e dall'altra ci sono quelli che
vogliono mantenere la Turchia isolata, xenofoba e nazionalista: una
società chiusa".
Secondo la Shafak, "è proprio perché le cose si stanno muovendo
verso l'apertura e la democrazia che i reazionari seminano sempre più
panico e violenza": Quanto all'arrivo del Papa in Turchia, "è
molto importante, così come la sua decisione di incontrare i massimi
esponenti di diverse religioni e culture...". (da Adnkronos)
28.10.2006
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PRIMUS
INTER PARES

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Carico
di significati l'incontro tra il Pontefice Benedetto XVI ed il
Patriarca ortodosso di Istanbul Bartolomeo I. Un momento di forte
ecumenismo. |
Il Patriarca
ortodosso di Istanbul, Bartolomeo I, si accinge ad incontrare, verso la
fine di novembre, Papa Benedetto XVI. Questo incontro è carico di
significati ecumenici: è noto che il Patriarca è impegnato da tempo, con
coraggio e perseveranza, a favore di un riavvicinamento delle chiese
cristiane.
Ma
chi è Bartolomeo I e come svolge la sua attività in terra turca?
Nel
quartiere fanariota della megalopoli turca, dove una volta si trovava la
comunità greca più potente d'oriente, il Patriarca Ecumenico vive in
un monastero di origine bizantina circondato da alte mura in quella che è ancora una enclave
della ortodossia greca in terra turca. Questo uomo colto e gentile
accoglie gli ospiti porgendo caffè e dolci delizie , rivolgendosi a loro
spesso nella lingua degli ospiti, parla infatti correntemente sei lingue
tra cui il turco, l'italiano ed il tedesco.
Egli si considera un primus inter pares tra i vescovi della chiesa
ortodossa universale che dalle Americhe ad Alessandria conta circa 300
milioni di fedeli.
Tuttavia non governa uno Stato della Chiesa come comunemente si intende
nel diritto internazionale parlando del Vaticano, né l'anziano
religioso dalla barba bianca e lucente lo desidera, a dispetto di quello
che gli rimproverano i nazionalisti turchi. Il sospetto, ed un malcelato
senso di sfiducia, arriva anche da Ankara che lo considera come il capo
religioso di una comunità di circa duemila fedeli presenti in Turchia,
dislocati prevalentemente a ridosso delle coste e d'intorno al Bosforo.
Nelle sedi governative non amano sentire la seconda parte del titolo
"ecumenico", che gli spetta da oltre 1500 anni. La sua autorità emana
dalla durata stessa della presenza del Patriarcato in terra ottomana prima
e turca poi, attraverso vicende non sempre del tutto tranquille, seguendo
la tradizione della Chiesa cristiana d'Oriente scandita attraverso i
secoli: nel 1204, le crociate cattoliche, nel 1453 la conquista della città
da parte dei turchi Osmanli, gli Ottomani secondo la dizione italiana, poi
la dura separazione a seguito della costituzione della Repubblica turca
all'indomani della prima guerra mondiale.
Quest'uomo incorpora in sé la storia millenaria di questa città, che
una volta è stata un baricentro importante negli assi mondiali dei
commerci, del potere politico e della potenza sui mari e sulle terre.
Secondo la Costituzione repubblicana egli è un cittadino turco
appartenente alla fede greco-ortodossa. I suoi studi in Germania, a
Monaco, ed in Italia, a Roma, oltre al Seminario ortodosso nell'isola di
Halki, nel Mar di Marmara, gli hanno conferito profondità di fede, ma
anche grande capacità di valutare il pensiero ed i sentimenti dei vicini
nella fede e nel senso della contiguità geografica.
La richiesta di nuove chiese
- Il Patriarca ha un buon rapporto con le Autorità turche della città di
Istanbul e con quelle del Governo di Ankara. L'attuale Primo Ministro,
Recep Tayyip Erdogan, era stato Sindaco della metropoli posta su due
continenti ed aveva avuto contatti frequenti con la guida religiosa
ortodossa. Quest'ultimo però si sente, per così dire, un po'
ingabbiato: durante la recente visita di monsignor Rino Fisichella, ordinario
del Parlamento italiano, sono stati evidenziati problemi essenziali
relativi alla vita delle comunità religiose cristiane. Difficoltà che si
materializzano nella costruzione di nuove chiese e nel restauro e
manutenzione di quelle, poche, già esistenti. I religiosi non possono
mostrare segni esteriori della loro vita religiosa, così le suore
italiane ad Izmir debbono uscire in borghese. Non è che si sia in
presenza in terra turca di uno stabile e disteso colloquio tra la
confessione religiosa maggioritaria, la musulmana, e quelle cristiane
molteplici e variegate. Ricordiamo che ad Istanbul risiede anche il
metropolita armeno, fatto di notevole importanza visto che tra Armenia
e Turchia le frontiere sono chiuse, e non solo quelle fisiche: ogni
possibilità di dialogo e comunicazione assume su questo sfondo una
fondamentale importanza.
Lo Stato è laico ma
questo Governo turco non è laico. Inoltre episodi di violenza non sono
mancati e sono culminati nell'uccisione, alcuni mesi fa, di un sacerdote
italiano. Lo stesso Seminario dell'isola di Halki, ci ricorda
l'anziano Patriarca, è chiuso da anni e questo è uno degli argomenti
che Bartolomeo I affronterà con il Papa cattolico forte del sostegno
dell'Unione Europea che ne chiede la riapertura. Inoltre, e questo è
oggettivamente più grave, lo stesso Patriarca non può ordinare nuovi
preti ortodossi attingendo a cittadini turchi: come dire che i nuovi
pastori dovrebbero venire da fuori, e naturalmente chiedere il permesso
per vivere ed operare in terra turca.
Il
Patriarca sostiene lealmente in ogni occasione e ad ogni livello politico
l'adesione della Turchia all'Unione Europea. Bartolomeo I, che nasce
con il nome borghese di Dimitrios Archondonis su una piccola isola egea
passata nel 1923 a seguito del Trattato di Losanna alla sovranità turca,
teme soprattutto che la sua comunità possa estinguersi, così come
l'immenso patrimonio plurisecolare che la caratterizza. A 66 anni non è
neanche il più anziano nel Patriarcato e tra i suoi possibili successori
quelli con meno di 70 anni si contano sulle dita di una mano. Il suo
impegno a favore di una Turchia nell'Unione Europea può essere visto
anche come un possibile viatico di salvezza per questa sua chiesa e
comunità. Ma sicuramente egli guarda, oltre che al suddetto patrimonio
culturale millenario, alla salvaguardia della pace in una area molto
turbolenta, alla crisi delle vocazioni religiose, al dialogo
cristiani-musulmani. In altre parole il suo impegno ecumenico e la sua
volontà di riavvicinamento è sicuramente autentico e dettato da
motivazioni alte, che trascendono i limiti della pur importante sorte
dell'ortodossia in terra turca.
La comunità ebraica
- Il Patriarca ha subito il destino delle sua famiglia segnato dagli Accordi
Venizelos-Inönü: allorché i greci dovettero abbandonare in massa i
territori turchi e reciprocamente i turchi che abitavano le aree che oggi
sono greche dovettero fare rotta verso l'Anatolia, con tutti drammi del
caso acuiti anche dalle non isolate situazioni particolari, per esempio
genti di etnia turca ma di fede ortodossa e greci turchizzati seguaci di
Maometto. Lo scambio di popolazioni fu legittimato da accordi
internazionali ma costituì comunque un dramma. Ancora oggi molti greci
visitano come turisti Istanbul che nel corso della sua storia fu molto
tollerante ed accogliente. Ricordiamo che vi prospera, pressoché
indisturbata, una cospicua comunità ebraica qui da tempi immemorabili.
Molti greci poi vogliono sposarsi o far battezzare i propri figli nel
Patriarcato.
L'incontro con Papa Benedetto XVI può sicuramente costituire un momento
di forte ecumenismo ed un segnale di apertura agli uomini di buona volontà
in terra turca: ma la percezione di questa visita da parte turca susciterà
- ne siamo certi - delle reazioni politicizzate, orientate e vagamente
allarmistiche. (Stefano Barocci)
28.10.2006
|
AL
FIANCO DEL SOMMO PADRE

|
Nel
viaggio in Turchia sarà presente anche il card. Walter Kasper,
presidente del Pontificio Consiglio per l'Unità dei Cristiani. |
Il
cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l'Unità
dei Cristiani, sarà al fianco di Benedetto XVI nel delicato viaggio in
Turchia.
- Che significato ha questo viaggio?
"La visita di Benedetto XVI in Turchia è molto importante e mostra
la volontà e la disponibilità del papa al dialogo con i musulmani
moderati. Ha tre finalità: il dialogo ecumenico e l'incontro con il
Patriarca Bartolomeo I per portare avanti il dialogo con gli ortodossi; il
dialogo con i musulmani; la volontà di rafforzare e incoraggiare la
minoranza cristiana che vive in Turchia e questo è molto
importante".
- Quale sarà un momento particolarmente importante del viaggio?
"La visita con il Patriarca Bartolomeo I e quello con il Patriarcato
armeno saranno due momenti importanti per il dialogo con la Chiesa
orientale".
- Crede cheil Papa parlerà del genocidio?
"I rapporti tra armeni e turchi sono molto delicati. Non so se
il papa affronterà l'argomento".
- Il Papa si recherà per la prima volta in un Paese a
maggioranza musulmana. La sicurezza è garantita?
"Lo Stato farà tutto il possibile per garantire la
sicurezza del papa. Certamente è impossibile garantirla in assoluto,
perché ci sono tanti matti nel mondo, ma nessuno qua in Vaticano è
impaurito. Noi cristiani ci troviamo nelle mani di Dio". (Serena
Sartini/www.korazym.org)
28.10.2006
|
LA
REALTA' DI UNA CHIESA MINORITARIA
|
Intervista
dell'<Aki-Adnkronos-International> a monsignor Luigi Padovese,
vicario apostolico dell'Anatolia. "I cristiani non sono un
corpo estraneo", ha detto. |
"La
comunità cristiana in Turchia attende con interesse e partecipazione la
visita del Papa, anche perché si aspetta da lui parole di sostegno. Si
aspetta che il Santo Padre presenti alla maggioranza musulmana la realtà
di una chiesa che nel Paese è minoritaria, ma non nemica del popolo
turco": con queste parole monsignor Luigi Padovese, vicario
apostolico dell'Anatolia e grande conoscitore dei temi relativi alla
cristianità in Turchia, spiega ad <Aki-Adnkronos International>
come il Paese si prepari alla visita di Papa Benedetto XVI, che inizierà
il 28 novembre prossimo. "I cristiani - ha proseguito monsignor
Padovese - non sono un corpo estraneo alla Turchia, ma una componente del
tessuto nazionale, che deve però essere integrata maggiormente attraverso
il riconoscimento di tutti i diritti di cui godono gli altri cittadini
turchi". Nel colloquio con <Aki>, l'arcivescovo affronta anche
i fatti di attualità, come la proposta di legge legge francese che
punisce chi nega il genocidio degli armeni (in prevalenza cattolici),
approvata la scorsa settimana dall'Assemblea nazionale. Per il prelato, il
riaccendersi della questione armena in seguito a questa iniziativa non darà
vita a nuove tensioni tra musulmani e cattolici in Turchia e non renderà
più pericoloso il viaggio del Papa. "I vescovi hanno espresso il
loro appoggio alle dichiarazioni dal patriarca armeno Mesrop II, che si è
dissociato da quanto il parlamento francese ha stabilito - ricorda
monsignor Padovese - Anche il fatto che anche il presidente francese
Chirac abbia preso posizione contro la legge è abbastanza
significativo". Ma il vescovo non sminuisce la portata
dell'iniziativa: "Le cose dette all'estero, in questo caso in
Francia, hanno un peso e purtroppo spesso non si considerano le risonanze
negative per le comunità in loco - spiega - Bisogna aiutare la convivenza
e non esasperare le tensioni". Il vescovo ammette la necessità di
ridiscutere la questione armena: "Quando, mi auguro presto, in
Turchia ci sarà un incremento di pluralismo e democrazia, come già in
parte accade, si potrà riprendere in esame quei fatti da parte degli
storici: in questo contesto, invece, mi sembra che si voglia solo umiliare
i turchi".
Tutto è molto complesso
- La realtà del cristianesimo in Turchia è molto complessa, ricorda
monsignor Padovese: "Ci sono cattolici latini e ortodossi, il
patriarcato ecumenico e quello di Antiochia, armeni cattolici e
gregoriani, caldei, siro-cattolici, siro-ortodossi, melkiti. Questo
insieme variegato - continua - soprattutto nel sud si raccoglie in poche
chiese e così anche i cristiani di altre confessioni partecipano alle
nostre liturgie". Nonostante le numerose sfaccettature, comunque, la
comunità cristiana resta numericamente molto ridotta: "E' difficile
fare una stima sui cristiani di Turchia, che oscillano tra gli 80 e i 100
mila - spiega il vescovo - Calcoli esatti non ne sono mai stati fatti e le
cifre approssimative di cui disponiamo si riferiscono solo ai cristiani
dichiarati. C'è una larga fetta di famiglie, originariamente cristiane,
che per necessità di sopravvivenza ha rinunciato alla propria identità,
almeno all'esterno".
Per i cattolici di Turchia, che rappresentano meno dell'1% del totale
della popolazione, "la coscienza della propria identità è molto
più sentita che in un paese di tradizione cristiana", spiega ad <Aki>
mons. Luigi Padovese. "Lo si nota ad esempio nei matrimoni: è
difficile che un cattolico sposi un musulmano e questo è il segno più
indicativo di un'identità che si vuole mantenere". Soprattutto nel
sud e nelle regioni dove la convivenza ha una tradizione più consolidata,
ultimamente è diventato meno imprudente manifestare apertamente la
propria fede: "Ci sono tanti ragazzi e ragazze che portano una
catenina con la croce - esemplifica mons. Padovese - mentre capita che in
Inghilterra la si debba nascondere per motivi di ordine
professionale" (il riferimento è al caso dell'hostess sospesa dalla
<British Airways> per la scelta di indossare una croce). Nei
numerosi saggi che Luigi Padovese ha dedicato al tema, si legge come sia
proprio in Turchia che, in buona parte, la Chiesa degli albori abbia preso
corpo e si sia sviluppata. Ad Antiochia, ad esempio, ha preso forma la
prima missione ai pagani ed è sorto uno dei primi centri di riflessione
teologica. Lo stesso Vangelo di Matteo sembra essere l'eco della catechesi
condotta in queste terre. Cosa ha portato allora la comunità cristiana a
sgretolarsi e quasi a scomparire nel corso degli anni? "All'origine
del fenomeno ci sono le vicissitudini storiche, a partire dal passaggio
dall'impero ottomano alla repubblica turca, - spiega il vescovo - A un
certo punto è stato necessario passare da una realtà ottomana molto
eterogenea a uno stato nazionale forte, dotato di un'identità precisa.
Questo è il merito di Ataturk (il 'padre dei turchi' Mustafa Kemal,
fondatore e primo presidente della Repubblica, ndr), che ha dato il
senso dello stato, riducendo di contraccolpo le diversità e quindi anche
le minoranze e i loro diritti, nonostante ci fosse un trattato". Il
riferimento di monsignor Padovese è al Trattato di Losanna del 1923, che
imponeva il riconoscimento dei diritti di tutte le minoranze. La Turchia
ha però dato un'interpretazione restrittiva del Trattato, che ha impedito
ad alcuni gruppi, tra cui i cattolici latini, di godere di personalità
giuridica e di tutti i diritti che ne conseguono.
Situazione inasprita
- "Il processo di
nazionalizzazione - spiega il prelato - ha ridotto il numero di cristiani
e ha portato alla scomparsa di molte chiese, ospedali, ospizi e scuole che
pure fino al 1940 erano ancora attivi". Negli ultimi anni, poi, la
situazione si è inasprita: "Sempre più spesso essere buon turco
significa essere musulmano. Ed è questo binomio che spiega fenomeni
recenti, come l'omicidio di don Andrea Santoro". Monsignor Padovese
ricorda a questo proposito le parole della madre e del fratello del
minorenne accusato di aver ucciso a Trebisonda, lo scorso febbraio, il
religioso italiano: "La madre parla del figlio come di un eroe
dell'Islam, che è in carcere per Dio, e il fratello se la prende con il
'cane americano' e con l'Occidente, che sarebbero causa di tutti i
disordini. Sembra quasi che si siano spartiti le dichiarazioni, una il
versante religioso, l'altro quello politico. E sono proprio queste le due
componenti che condizionano la vita delle minoranze, formalmente
accettate, ma non con pari diritti". (Aki-Adnkronos
International)
28.10.2006
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MESSAGGERO DI PACE

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Così
si è espresso il Patriarca armeno, Mesrop II, circa il viaggio del
Pontefice in Turchia. Previsto anche un incontro tra i due. |
"Il Papa è messaggero di pace
e visiterà uno dei Paesi musulmani più moderati nel mondo, che ha un Governo secolare. Spero che la sua visita crei dei ponti da costruire tra
musulmani e il mondo cristiano, tra est ed ovest e che la sua visita,
prima di tutto e soprattutto, aiuti la comprensione reciproca tra
musulmani e cristiani". E' quanto afferma il Patriarca armeno in
Turchia Mesrop II, commentando la visita del Papa nel Paese anatolico,
confermato qualche giorno fa dal Vaticano e in programma dal 28 novembre al
primo dicembre.
Benedetto XVI visiterà dunque il Patriarcato armeno. "Sì - risponde
Mesrop - ma non so il giorno. Noi l'abbiamo invitato". E si aspetta
parole di condanna sul genocidio? "Per gli armeni e i turchi la
questione di ciò che successe negli anni Cinquanta è una questione molto
delicata - risponde il Patriarca - speriamo di superarla con il dialogo
con i turchi".
Per Mesrop "la visita di Benedetto XVI in Turchia sarà un segnale di
vicinanza anche alla chiesa ortodossa orientale". E sulla sicurezza,
il Patriarca è tranquillo. "Penso che gli ufficiali turchi abbiano
preso tutte le precauzioni necessarie - risponde - ultimamente gli
ufficiali turchi mi hanno detto che ci saranno misure di sicurezza enormi.
Sono sicuro che il governo turco farà tutto il possibile per prevenire
attacchi". (Apcom)
28.10.2006
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EQUIVOCI
FUGATI DAL DIALOGO
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"Mi
pare che vi sia un orientamento sereno ad accogliere il Papa in
Turchia", ha detto mons. Pierluigi Celata, segretario del
Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso. |
"Mi pare che vi
sia un orientamento sereno ad accogliere il papa in Turchia, con quella
ospitalità che è tipica del popolo turco. Questa è la sensazione che ho
colto dalla mia visita". Le incomprensioni post-Regensburg sono acqua
passata: Monsignor Pierluigi Celata, segretario del Pontificio Consiglio
per il dialogo interreligioso, reduce da una recente missione in Turchia
dove ha avuto incontri con le massime autorità islamiche, parla in modo
positivo della prossima visita di Benedetto XVI ad Ankara, Istanbul e
Smirne.
"la Turchia è un Paese di non facilissima comprensione - ha spiegato
l'arcivescovo proveniente dalle fila della diplomazia, nel corso di una
conferenza stampa di presentazione del messaggio vaticano di fine Ramadan
- La realtà musulmana è ben presente. La maggioranza sunnita, l'unica ad
essere riconosciuta, è organizzata attraverso un ufficio statale presso
il Primo Ministro. la visita papale è nata, subito dopo la sua elezione,
dall'intenzione di Benedetto XVI di restituire la visita del Patriarca di
Costantinopoli". (da Ansa)
28.10.2006
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IL
PAPA BUONO
RIPORTATO
AD ISTANBUL

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Il
1 dicembre prossimo una statua alta due metri dedicata a Giovanni
XXIII verrà scoperta da Benedetto XVI davanti alla cattedrale del Santo Spirito. L'opera scolpita dall'artista Carlo Balljana. |
Aveva 19 anni il
giovane studente Carlo, nel marzo del 1963, quando, già folgorato da
"Papa Giovanni", realizzò un crocifisso in bronzo e lo inviò
al Pontefice per il suo onomastico. Oggi, che di anni ne ha 62, e nel
frattempo di strada ne ha fatta, Carlo Balljana, archiettoo e scultore, è
al suo tredicesimo monumento dedicato a Giovanni XXIII: quello in bronzo,
alto un paio di metri, che il 1 dicembre sarà scoperto da Papa Benedetto
XVI a Istanbul nel corso della sua storica visita in terra di Turchia.
Balljana e il
"Papa buono". Un rapporto che nasce con il monumento di Giovanni
XXIII circondato dai bambini, oggi collocato a Lusia (Rovigo) e che
prosegue con quello di Sotto il Monte, ma anche con quello collocato
davanti alla Nunziatura di Sofia. Un rapporto diventato intenso e
spirituale: "Perchè - confida l'artista di Sernaglia - basta che
chiuda gli occhi e vedo il suo volto". Un rapporto fra lo scultore e il
Beato che non è sfuggito agli uomini della Chiesa. Tanto da far dire a
mons. Antonio Lucibello, nunzio apostolico in Turchia: "Balljana, con la
sua opera, è riuscito ad esprimere nei tratti somatici di Papa Giovanni
XXIII, quella beatitudine evangelica nella mitezza che gli uomini del suo
tempo avevano colto nel giusto segno, definendolo universalmente il Papa
buono".
Una statua "che esce dal cuore nobile dell'artista più che dalla
fine intelligenza" quella che, il 1 dicembre, sarà scoperta da
Benedetto XVI davanti alla Cattedrale del Santo Spirito di Istanbul, e poi
collocata davanti alla Basilica di Sant'Antonio, la casa dei Frati minori
conventuali, iniziata a costruire esattamente cent'anni fa. Tutti luoghi
cari a Giovanni XXIII, che fu per dieci anni Nunzio apostolico in Turchia,
sulla sponda del Bosforo.
Dal 5 gennaio del 1935 al Natale del 1994. Anni che, in parte, coincidono
con la tragedia della guerra. "E il Papa Giovanni di Balljana - fa
notare oggi monsignor Francesco Capovilla - è lo stesso che balza da un
fioretto del <Giornale dell'Anima>". Era il 1939 e l'allora
mons. Roncalli, raccolto in preghiera, sulle rive del Bosforo, rifletteva:
"... Dalla finestra della mia camera, qui, presso i Padri Gesuiti,
osservo tutte le sere un assemblarsi di barche sul Bosforo... E' la pesca
organizzata delle palamite, grossi pesci che si dice vengano da punti
lontani del Mar Nero... Imitare i pescatori del Bosforo, lavorare giorno e
notte con le fiaccole accese, ecco il nostro grave e sacro dovere".
"Papa Giovanni con l'abito dimesso del pellegrino, la mano destra
sorreggente la colomba che evoca l'arcobaleno della pace, la mano sinistra
aperta al dono di sè, nell'umile atto dell'indigente": questa è
l'immagine scolpita nel bronzo da Balljana (nella foto ancora mancante
della colomba) che dal 1 dicembre ricorderà davanti alla Basilica di
Sant'Antonio i dieci anni del Papa buono a Istanbul. E Balljana sarà là.
Testimone di un evento: la visita di Benedetto XVI in Turchia. Che sarà
ricordato da un'altra opera dello scultore trevigiano: il bassorilievo e
le medaglie celebrative con l'effige di Papa Ratzinger e dei Santi
apostoli Pietro e Andrea. (Gianpiero De Diana/Il
Gazzettino on line)
28.10.2006
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CONDITIO
SINE...

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Per
la Turchia e per le minoranze turche in Bulgaria tutto dipenderà da
chi vincerà il secondo turno delle elezioni. Nel primo turno sono
usciti fuori il presidente uscente Georgi Parvanov ed il
leader dell'estrema destra Volen Siderov. |
Domenica
22 ottobre in
Bulgaria ci si è recati alle urne per votare il nuovo Presidente. Il 63%
dei voti è andato al presidente uscente Georgi Parvanov mentre il 20-22%
dei voti è statoraccolto dal leader dell'estrema destra e leader di Ataka, Volen Siderov. Il movimento Ataka ha raccolto il doppio
dei voti (570.000) rispetto alle elezioni politiche del 2005. Il candidato
della destra, Nedelcho Beronov, non ha superato il 10% dei consensi.
"Parvanov è quasi presidente, dell'astensionismo", ha titolato la
propria pagina il quotidiano <Sega>. Alle urne si è recato infatti solo il
39-40% degli aventi diritto.
Parvanov e Siderv ora si affronteranno al secondo turno il prossimo 29
ottobre. Molti commentatori hanno fatto paragoni con le elezioni
presidenziali francesi del 2002 quando al secondo turno passarono Jean
Marie Le Pen e Jacques Chirac.
La retorica anti-turca
- Parvanov
era il candidato non solo del Partito socialista bulgaro, attualmente al Governo, ma anche del Movimento per i diritti e le libertà, punto di
riferimento in Bulgaria della minoranza turca. Sono stati più di 200 i
pullman di persone con la doppia cittadinanza (turco-bulgara) provenienti
da Istanbul, Bursa, Izmir e Ankara e arrivati in Bulgaria per votare. La
dura retorica anti-turca adottata in campagna elettorale da Siderov ha
infatti compattato la principale minoranza della Bulgaria sul nominativo
di Parvanov.
Siderov in campagna elettorale si è proposto, nel caso di vittoria, di
dichiarare anti-costituzionale i partiti turchi, vietare le trasmissioni
in lingua turca sulla TV statale bulgara, e di espellere dal Paese "ogni
traditore che sventola in Bulgaria la bandiera turca".
Attacchi al leader del Movimento per i diritti e le libertà Ahmed Dogan
sono arrivati anche dal candidato della destra Nedelcho Beronov il quale
ha affermato che "su un terzo del territorio bulgaro si è istituito un
regime corporativo etnico rappresentato dal Movimento per i diritti e le
libertà". A suo avviso un secondo mandato a Parvanov non farebbe altro
che rafforzare il potere di Ahmed Dogan. Parvanov ha ribattuto sostenendo
che è pericoloso giocare sul tema della tolleranza etnica.
La crisi della destra
- Al secondo
turno rimarrà a casa il candidato della destra, sconfitto da Siderov. Lo
stesso Parvanov si augurava che questa situazione non si verificasse. Il
Presidente uscente ha affermato che l'arrivo al secondo turno di Siderov
sarebbe stato "vergognoso per la Bulgaria".
"Il vero rivale di Parvanov è Beronov", spiegavano due studenti ad un
comizio elettorale di Parvanov tenutosi il venerdì precedente al voto.
"Non abbiamo paura di Siderov, è una testa calda. In molti dicono di
sostenerlo ma poi, sapendo che è una testa calda, non gli daranno il
voto".
La realtà si è dimostrata diversa. La sconfitta di Beronov ha
approfondito la crisi all'interno della destra tant'è che Ivan Kostov, ex
primo ministro e attualmente leader dei Democratici per una Bulgaria
forte, uno dei soggetti politici che compongono attualmente la destra
bulgara, aveva dichiarato che il proprio partito non avrebbe sostenuto
nessun candidato.
Cartoni animati e manifesti
elettorali - Durante
la campagna elettorale è circolato un cartone animato: il protagonista
era Volen Siderov, che se ne andava in giro pistole alla mano e su un
carroarmato. Negli slogan del video si facevano dei paragoni tra Siderov e
Slobodan Milosevic. Nei sottotitoli si elencavano le cifre delle varie
tragedie che hanno costellato la dissoluzione della ex Jugoslavia. In
tutta risposta sui cartelloni pubblicitari di Ataka è apparso Parvanov
con indosso un fez rosso.
Voto di protesta
- L'establishment bulgaro considera Volen Siderov un fascista,
xenofobo e con idee contro i rom, i turchi e gli ebrei. Nella notte del
giorno delle elezioni molti sociologi hanno sottolineato come nessun
politico avrebbe sostenuto Siderov al secondo turno pena il rischio di
stigmatizzazione. Secondo gli esperti l'alta percentuale ottenuta da
Siderov va considerata voto di protesta da parte di quei cittadini bulgari
che hanno perso molte certezze in questi 16 anni di transizione.
Georgi Parvanov ha dichiarato, nella conferenza stampa successiva al primo
turno, che senza dubbio vi è un deficit di giustizia in Bulgaria. Siderov
ha però sfruttato al massimo questo dato di fatto: il suo ritornello
incessante è stato che politici, ministri e primo ministro hanno
continuato a depredare i cittadini bulgari rimanendo impuniti.
Al secondo turno Parvanov non dovrebbe avere problemi. Certo è che con
una sua riconferma il Partito socialista bulgaro assommerebbe a sé tutte
le principali cariche nel paese: presidenza, Primo ministro, presidente
dell'Assemblea Nazionale e procuratore generale.
Attualmente i socialisti sono al potere assiema al Movimento per i diritti
e le solidarietà e il Movimento Simeone II. Quest'ultimo partito però
non ha sostenuto la candidatura di Parvanov alle presidenziali e questo ha
reso ulteriormente fragile la coalizione di governo.
Poprio per questo ora la questione politica principale nel paese non
riguarda l'esito del secondo turno, ritenuto scontato, ma l'eventualità
di elezioni politiche anticipate, dopo l'entrata della Bulgaria nell'UE il
prossimo primo gennaio del 2007. (Tanya Mangalokova/www.osservatoriobalcani.org/articleview/6305/1/51/)
28.10.2006
|
EUROPA,
MEDITERRANEO,
TERRORISMO

|
La
relazione
dell'avv. Franco Coccia al convegno che dall'8 al 12 novembre si
terrà a Limassol da parte dell'Associazione ex parlamentari
europei. |
Appuntamento
a Limassol. E' qui - in questa ridente cittadina della Repubblica
cipriota - che si riuniranno quattordici associazioni di ex
parlamentari europei. L'Italia sarà sarà presente al completo guidata
dal suo presidente avv. Franco Coccia, già componente per i
"laici" del Consiglio Superiore della Magistratura. I lavori si
terranno da mercoledì 8 a sabato 12 novembre. Purtroppo non ci sarà la
delegazione turca, a meno di un ripensamento all'ultimo momento. I motivi
di questa assenza - tanto più grave in quanto la Turchia è stata tra i
Paesi soci fondatori delle Associazioni ex parlamentari europei - vanno
ricercati in uno sgarbo (forse anche qualcosa di più) che il Governo di
Nicosia, o comunque gli organizzatori del convegno, hanno di recente fatto
alla delegazione in questione. Alla quale, secondo le disposizioni date,
non sarebbe stato dato il permesso di scendere all'aeroporto di Larnaka,
quindi relativamente vicino a Limassol, bensì a Nicosia, là dove poi
sarebbe stata costretta a sottostare a tutte quelle pratiche doganali alle
quali vengono sottoposti i comuni viaggiatori. Non solo, ma in un depliant
già dato alle stampe dall'organizzazione e da distribuire quando sarà il
momento ai partecipanti ai lavori, è stata inserita una cartina
topografica nella quale la zona della Repubblica della Rtnc (Cipro Nord)
viene indicata come zona "occupata". Ce n'era abbastanza per un
rifiuto.
Noi di <Turchia Oggi> ci auguriamo però che lo "strappo"
venga ricucito. Sarebbe un peccato se ciò non avvenisse, maggiormente ora
che la Finlandia sta facendo il possibile per trovare una soluzione alla
crisi che coinvoge - nell'ambito di una riunificazione dell'isola -
Turchia, Cipro Nord e Cipro Sud. Di seguito la relazione che leggerà
l'avv. Franco Coccia.
Nell'affrontare
questo tema, non si può prescindere
da un dato storico indiscutibile. Nella storia dell'umanità il rapporto
tra l'Europa ed il Mediterraneo è stato centrale e decisivo per lo
sviluppo della civiltà. Con lo scorrere dei secoli il Mediterraneo, che
è stato definito "il cuore del mondo", e nel contempo "una
perla", "un mare di luce", ha perso questa valenza. Oggi più che
mai è diventato il nodo sin qui inestricabile della politica non
solo europea ma internazionale. Un'area geografica che costituisce un
labirinto ed un groviglio di problemi e prospettive presenti su scala
globale. Alla sua soluzione sono legate le sorti della pace, della
democrazia, dell'economia, della convivenza tra civiltà diverse, della
sicurezza delle popolazioni.
Questa
premessa non può non riportarci alle vicissitudini storiche che hanno
visto come protagoniste le sponde del Mediterraneo, dalla talassocrazia
alla modernità. Un filo inestinguibile che scorre lungo i secoli e che
sono il nostro patrimonio.
Da Menfi, nel secondo millennio, la città più grande del mondo, ad Atene
che con Pericle divenne la capitale culturale del Mediterraneo, a
Cartagine centro di un enorme impero commerciale, ad Alessandria
rivale di Atene nel ruolo di guida culturale nel mondo, a Roma per
sei secoli capitale politica del Mediterraneo, e Granada la perla luminosa
del Medio Evo Europeo a Venezia fino al 1700 regina dei mari. Le loro
storie hanno segnato la vita di gran parte del mondo.
Le tre grandi religioni
monoteiste - La
cultura mediterranea è cresciuta attraverso incontri, scambi , passioni e
commistioni di razze, duttilità e forti ambizioni. Agli arabi si deve la
traduzione di Aristotele in latino e in arabo. E sono stati viaggiatori
arabi o europei come Marco Polo e Cristoforo Colombo a portare nel mondo
lo spirito di questo Mediterraneo aprendo la via a
nuovi orizzonti. In esso sono nate e si sono affermate le
tre grandi religioni monoteistiche: la giudaica, la cristiana e la
mussulmana. I viaggi, i commerci, le vicende di guerra e di pace, i
ritrovamenti, i
matrimoni e le successive simbiosi culturali, nella musica come
nella pittura o nell'arte culinaria: ecco ciò che più facilmente
definisce il Mediterraneo di oggi e di ieri, secondo TAHAR BEN Jallun. Per
altro verso per citare Braudel, "Le memoires de la mediterranée" :
"Il Mediterraneo è un meccanismo che tende ad associare i Paesi che si
trovano nel suo immenso spazio", ieri come oggi, malgrado tutto.
Un quadro etnico, culturale, storico e sociale complesso e di forte
straordinarietà. Sul piano storico questo mare si avvia alla modernità
con l'apertura del Canale di Suez. Si apre così alla modernità nel
1869 col divenire un mare di
transito per le rotte tra il Pacifico, l'Oceano Indiano e l'Atlantico.
Questo breve excursus storico ci conduce alla nostra epoca che si
caratterizza con il processo di marginalizzazione
progressiva della riva Sud del Mediterraneo, in età moderna, nel XX
secolo.
Marginalizzazione che ha visto l'allontanamento delle sue sponde e la
crescente divaricazione tra la riva nord e le riva sud, tra Occidente ed
Oriente, il che ha determinato il fenomeno della disintegrazione di quella
unità culturale e non solo, che fu la base della civiltà mediterranea,
creando un vero e proprio jato, con un "gap" di rilevanti proporzioni.
Venendo al presente vi sono due modi di configurare la regione del
Mediterraneo che ha nell'Europa il pilastro fondamentale. Possiamo
convenzionalmente delimitare, come viene definito nella geo-politica, il
"Mediterraneo esteso" o il "Mediterraneo limitato" intendendo per
il primo il Mediterraneo dei bacini che si sviluppano ad oriente del
Bosforo e dei Dardanelli fino al Mar d'Azov; il "Mediterraneo
limitato" che si estende dallo Stretto di Gibilterra ai Dardanelli. È'
questa la parte cui di solito fanno riferimento i documenti delle Nazioni
Unite, dell'Unione Europea e dei singoli Governi.
Tale
delimitazione geo-politica va estesa al vicino Medio Oriente per la
stretta connessione tra il Bacino del Mediterraneo ed i Paesi che
direttamente o indirettamente vi si collegano. È di tutta evidenza, oggi
più che mai, che il ruolo dell'Europa in questo scacchiere passa anche
e soprattutto attraverso la risoluzione dei gravi conflitti in atto tra
Israele e la Palestina, nel Libano ed alla ardua ma indispensabile
costruzione di nuovi rapporti di distensione e collaborazione con grandi
Paesi come la Siria e l'Iran, malgrado tutto, per la pace, la sicurezza
e lo sviluppo della regione mediterranea.Così
delimitata la dimensione abbiamo parlato del Mediterraneo, quale "cuore
del mondo", anche nel senso che in questa regione si sono concentrati
problemi e prospettive presenti su scala globale e segnatamente oggi il
centro della crisi dei rapporti internazionali, divenuta acutissima negli
ultimi tempi, che vede nel groviglio dei problemi che presenta anche la
culla del terrorismo che allarma e colpisce la sicurezza delle popolazioni
collegate alle sponde del Mediterraneo. Il quadro è caratterizzato da
conflitti tra fondamentalismi religiosi, lotte politiche sulla sovranità
territoriale e per il possesso di risorse naturali essenziali come acqua
dolce e gli idrocarburi per eccellenza. Il tutto immerso nei problemi
ambientali provocati dai cambiamenti climatici e dal rischio di disastri
naturali.
Partenariato su tre pilastri
-
Va
detto come, all'accresciuta sensibilizzazione dell'opinione pubblica,
si registra un atteggiamento incerto e contraddittorio da parte delle
forze politiche e delle Istituzioni.
Negli
anni '90 l'Unione Europea ha concepito una "politica comune"
mediterranea, che è stata avviata nel '95 nella "Conferenza di
Barcellona" in cui i 15 Paesi dell'Unione hanno firmato insieme ai 12
Paesi della sponda meridionale del Mediterraneo la "Dichiarazione di
Barcellona" impegnandosi a realizzare un sistema di "partenariato"
articolato su tre pilastri: il politico, l'economico e il
socio-culturale. Mentre questi due ultimi hanno iniziato una lenta ma
apprezzabile attuazione, il primo è rimasto bloccato fin
dall'inizio (non è riuscito neanche a varare la progettata
"Carta per la pace e la sicurezza" che avrebbe dovuto costituirne la
base giuridico-politica) a causa del perdurare - e poi dell'aggravarsi
- del conflitto arabo-israeliano. E vani sono stati i tentativi di
riavviarla nelle "Conferenze euro-mediterranee" dei Ministri degli
Esteri e dei Capi di Governo che si sono succedute. Ma certamente non ha
contribuito a superare l'impasse quella mancanza di una vera e propria
Politica estera comune (la progettata
PESC) che ha impedito all'Europa di operare in unità di intenti e di
azioni in tutto lo scacchiere medio-orientale (fino al punto di dividersi
clamorosamente e di ridursi penosamente all'ininfluenza nella grave
crisi irachena) Si deve aggiungere che l'allargamento a 25 ha orientato
il maggior interesse dell'Unione verso l'Europa orientale e la Russia,
ostacolando o almeno affievolendo l'impegno non tanto nel partenariato
socio-culturale quanto in quello economico, e
permettendo che i singoli Governi rinunciassero al proposito di
attuare una "politica d'insieme" per il Mediterraneo e continuassero
a ritenere più conveniente affrontare singolarmente i problemi e
sfruttare le prospettive man mano che si presentano. Insomma alla
"grande politica" concepita insieme si preferisce la piccola, miope
"Reapolitik" degli interessi contingenti particolari.
Il
quadro si è complicato acutamente per la questione, diventata cruciale,
del terrorismo e della lotta ad esso; per l'esponenziale sviluppo del
processo migratorio verso la riva nord nell'Europa continentale; per il
risorgente fondamentalismo religioso alimentato strumentalmente che
ripropone, antistoricamente, la teoria dello scontro tra civiltà. A
questo si accompagna l'attuale incerto processo democratico nei Paesi
dell'area araba e medio-orientale. Mentre si segnala il positivo
avvicinamento, anche se non privo di problemi della Turchia all'Europa.
La guerra in Irak, la situazione palestinese, l'esito delle elezioni sia
in Palestina che in Israele, il destino della "Roadmap" e le vicende
nucleari iraniane definiscono il quadro. Un discorso a parte merita il
ruolo degli U.S.A., in questo scacchiere geo-politico, che appare
connotato soprattutto da interessi di strategia di grande potenza
unipolare e con difficoltà a comprendere la complessità del quadro, di
cui la guerra preventiva è un inquietante segno di unilateralità al di
fuori del rapporto con le N.U.
**************
Dichiarazione di Barcellona
- In
questo contesto le funzioni delle Nazioni Unite sono notevoli e molto
influenti, ciò malgrado sono sotto stimate e non valorizzate e
soprattutto si è privi di informazione. Sul piano operativo ed
istituzionale l'Unione Europea ha sviluppato iniziative denominate
"Azioni Mediterranee", mirando a delineare "spazi di collaborazione
e di sviluppo". Tuttavia si deve registrare prevalente, soprattutto in
questa fase critica, l'assenza di una chiara strategia d'insieme nei
riguardi dello scacchiere mediterraneo. L'allargamento della comunità a
25 Paesi ha accentuato l'incertezza e la problematicità della politica
comunitaria verso il sud della sua frontiera. Il quadro geo-politico
europeo registra pertanto una evanescenza, malgrado gli impegni assunti
per una azione comune e il prevalere della "Realpolitik" dei singoli
Paesi e Governi.
In questo quadro tuttavia va ripercorso il cammino che - nonostante
tutto - è stato compiuto da questo tipo di collaborazione
internazionale nella regione mediterranea. Possiamo distinguere la fase
uno della salvaguardia ambientale e la fase due che può definirsi
dello sviluppo sostenibile. La prima è stata avviata negli anni
'70 e la seconda si è delineata negli anni '90 nell'ambito della
conferenza delle Nazioni Unite in ambito e sviluppo celebrato a Rio de
Janeiro nel 1992.
Si è costruito in tal modo il sistema giuridico della Dichiarazione di
Barcellona con un insieme di protocolli di attuazione indicanti la
rilevanza delle prospettive dal 1976 al 2004.
In questo quadro si è realizzata una collaborazione a cui parteciparono
tutti i paesi arabi compreso Israele e che adottarono la "Convenzione
per la protezione del Mediterraneo dall'inquinamento".
L'iniziativa delle Nazioni Unite, con l'intervento dell'Unione
Europea, ha tuttavia riguardato solo i problemi ambientali, restando
esclusa la sfera economica e sociale, lasciata alle iniziative
unilaterali.
**************
Agenda Med 21
- La
convenzione, come è noto ha natura giuridica ed istituzionale. Essa si
esprime attraverso le riunioni delle "parti contraenti". Alle riunioni
partecipano i governi e le organizzazioni non governative, vi partecipa la
Comunità Economica Europea e dal 1993 l'Unione Europea con lo status
giuridico di governo. Si avrà il Piano di azione del Mediterraneo, che
ebbe negli anni (1975 - 1976) un
seguito notevole, che si è poi gradualmente attenuato sino a scemare nel
tempo. L'unico risultato è costituito dal mitigare l'inquinamento
delle acque e soprattutto dall'aprirsi di un tavolo attorno al quale
siedono, per la prima volta nella storia, tutti i Paesi arabi ed anche
Israele, Libano, Siria e Libia da lungo tempo divisi da conflitti. In
sostanza si è formato e consolidato un tavolo, su cui condurre "prove
politiche di collaborazione" su temi specifici.
Purtroppo
nella seconda parte degli anni '80 la collaborazione nell'ambito del
sistema "Piano di azione del Mediterraneo", pur restando ancorata ai
temi ambientali, non è andata al di là della lotta all'inquinamento.
Si farà largo tra i Paesi della Convenzione di Barcellona l'esigenza di
passare (Rio de Janeiro 1992) ad una seconda fase della collaborazione
intesa come dello "sviluppo sostenibile" per il perseguimento non solo
dell'integrazione ecologica ma dell'efficienza economica e del
progresso sociale stabilendo un rapporto tra i vari campi operativi.
A
Tunisi nel 1994 venne adottata a tale scopo la cosiddetta Agenda Med 21
che divenne ben presto una mera azione di facciata. Un nuovo meccanismo
venne adottato nel 1996 più positivamente denominato "Piano di azione
del Mediterraneo" pur se di efficacia operativa modesta. Le Nazioni
Unite dal canto loro in questo ambito hanno sviluppato una collaborazione
intergovernativa gestita dai singoli Governi con scarsi investimenti. Al
contrario si deve riconoscere che l'Unione Europea, oltre a convogliare
maggiori risorse su base locale ha sviluppato una reale collaborazione.
L'Unione Europea è oggi una "parte contraente della convenzione" e
partecipa finanziariamente al Piano d'azione mentre l'azione delle
Nazioni Unite è via via scemata.
Per queste ragioni si deve invocare uno stretto coordinamento tra le
politiche delle Nazioni Unite e quelle dell'Unione Europea. Va segnalato
in questo contesto il ruolo del Consiglio d'Europa e dell'Unesco sul
tema del "Paesaggio culturale", di profondo interesse la "Convenzione europea del paesaggio", ideata nell'ambito del
Consiglio d'Europa.
Da quanto precede tuttavia si perviene alla conclusione che il bilancio
della iniziativa e dell'azione svolta sia modesto ed oggi appare del
tutto inadeguato alle sfide che la situazione ci impone. L'Unione
Europea proprio perché incapace di operare con una politica estera comune
non è stata in grado di esercitare il suo ruolo di protagonista deludendo
le attese e pregiudizievole si rivela l'assenza di coordinamento tra le
Nazioni Unite e l'Europa in un quadro geo-politico che si va aggravando
aprendo scenari inquietanti. E questo per il dovere che incombeva sui 35
Paesi di fronteggiare molteplici sfide e nuove minacce. La sorte
dell'Europa e del mondo sono strettamente interconnesse; il flagello del
terrorismo ha colpito tutti: Casablanca, Djerba, Londra, Madrid, New York,
Istanbul, Israele e più di recente Sharm el Sheik, Amman e Dahab. Questo
era uno dei temi centrali della conferenza di Barcellona.
***************
Gli sviluppi recenti
-
A
questo punto, la relazione non può non contenere un aggiornamento
pertinente con il tema, sui recenti, gravi e tragici avvenimenti occorsi.
Una considerazione si impone su tutte: la sanguinosa e distruttrice guerra
tra Israele ed il Libano ha turbato il quadro ma ha tuttavia consentito
all'Europa di ritrovare il suo positivo ruolo nel Mediterraneo e nel
Medio-Oriente, come luoghi chiave, della propria politica internazionale e
della propria sicurezza. In questo contesto va salutato, grazie anche,
consentitemi di dire, all'iniziativa italiana,
l'accordo di Bruxelles di agosto. In questa sede l'Europa ha
ricomposto la propria unità, all'insegna del multilateralismo, ha
saputo parlare con una sola voce, coronando l'iniziativa italiana. La
scelta e l'invio di una forza di pace sotto il segno dell'O.N.U.
UNIFIL 2 costituisce un primo e rilevante passo che ha tuttavia come
condizione per il suo successo lo sviluppo positivo dell'iniziativa
politico - diplomatica per costruire rapporti distensivi e di
collaborazione nella regione, coinvolgendo
Paesi come la Siria e
l'Iran.
Un evento che può costituire una premessa per l'estensione
dell'intervento di pace sotto l'insegna dell'Unifil a Gaza nel cuore
del conflitto israeliano - palestinese che resta la chiave risolutiva
della pace nella regione, convinti come siamo che la pace in Palestina è
il più duro colpo che può essere dato al terrorismo. Quel che è
doveroso rilevare è l'emergere di due fattori nuovi: la rinascita
dell'ONU ed il suo rapporto con L'Europa,
tornata ad essere protagonista, che apre nuove incoraggianti
prospettive. Va salutata in questo contesto la risoluzione del Parlamento
Europeo del 7 settembre scorso.
**************
Programma di lavoro per i
prossimi 5 anni - La
recente Conferenza Euro Mediterranea di Barcellona del 27 e 28 novembre
2005 cui ha partecipato il Consiglio Europeo dei capi di governo su cui si
riponevano tante speranze è stata sostanzialmente un insuccesso e non ha
consentito risultati apprezzabili.
Eppure 10 anni fa a Barcellona i rappresentanti dei Paesi dell'Unione
Europea e del bacino del mediterraneo si erano dati appuntamento per dar
vita alla nuova
""Euromed Partnership" per portare avanti e migliorare
il Barcellona Process.
Questo quadro si è ulteriormente aggravato per lo scatenarsi del
conflitto in Irak; la teorizzazione della guerra preventiva e il
perdurante stato di guerra civile in questo Pese; la vittoria di Hamas e
le elezioni israeliane; il congelamento della RoadMap, le influenze
della crisi nucleare in Iran e da ultimo le strumentali fiammate del
fondamentalismo islamico. Eventi distinti ma concorrenti nel drammatico
scenario.
Il modesto compromesso raggiunto, anche per la mancata sottoscrizione
di alcuni dei più importanti leader di paesi arabi, ha avuto come
oggetto la firma di un "codice di condotta antiterrorismo", tra molti
contrasti e distinguo, in un clima conflittuale. Il centro del contrasto
è stato rappresentato tra chi considera il terrorismo ogni azione
violenta che colpisca delle persone innocenti, per altri il criterio non
dovrebbe essere applicato verso chi difende il proprio paese
dall'occupazione straniera. Si
è approvato un "Programma di lavoro" per i prossimi cinque anni di
Euromed, che investe l'importante materia dell'immigrazione, le
riforme e lo sviluppo delle sponde sud del Mediterraneo. Al di là della
modestia del compromesso di deve riconoscere che per la prima volta è
stato firmato un documento da arabi e israeliani di condanna,sia pure
generica, al terrorismo "che non può essere mai giustificato" sotto
ogni forma e mezzo. Si è infine rimessa alla prossima assemblea generale
dell'Onu la responsabilità di determinare "la definizione legale del
terrorismo". Questo è il nodo rimasto aperto. Se è vero che il
compromesso è stato gracile e la delusione in parte giustificata, bisogna
ripartire da qui per il rilancio
dei tre traguardi che discendevano
dai tre "panieri di Helsinki", sicurezza, cooperazione e diritti
umani.
Sul terreno proprio della lotta al terrorismo va richiamato il
"Documento" francese del 26/04/2006 e la "Relazione Brok alla
Commissione esteri del P.E." del 25/04/2006.
Peace keeping
- Nel primo si sostiene che anche solo per gestire le emergenze, l'attualità,
sono necessari dei "miglioramenti"
istituzionali partendo dal quadro dei Trattati vigenti. E tra
queste attualità si cita anzitutto quella del terrorismo (e quindi della
sicurezza). Si afferma che - con o senza la Costituzione - tale emergenza
non può esser affrontata efficacemente dai singoli Stati per conto
proprio, ma solo dalla Unione Europa nel suo insieme; che non può esser
affidata solo all'intervento militare, ma richiede politiche organiche e
coordinate in materia di polizia e giustizia penale, di lotta contro il
razzismo e la xenofobia, di immigrazione e asilo, di cooperazione allo
sviluppo economico e sociale, di colloquio culturale e inter-religioso.
Cioè di quelli che l'ex commissario Barnier chiama "gli aspetti
civili della crisi".
E i "miglioramenti" proposti a tale scopo sono interessanti
perché implicano - tutti - una sorta di applicazione
anticipata e parziale di punti
molto importanti della
Costituzione. Per esempio: la cosiddetta "Clausola di
passerella" (art. 42 e 231 della Costituzione) che potrebbe esser
applicata almeno in materia di GAI (Giustizia e Affari Interni) e nella
lotta contro il razzismo e l'immigrazione clandestina, adottando il voto a
maggioranza qualificata. Ma si aggiunge anche - ovviamente - che la
lotta contro il terrorismo implica una politica estera veramente comune e
almeno un embrione di difesa per adottare quella "solidarietà"
prevista dai due citati articoli della Costituzione. E autentica PESC (e
PESD) implica che si adottino i "miglioramenti " stabiliti dalla
Costituzione (art. 27 e 197) per creare il Ministro
degli Esteri europeo e il Servizio
europeo per l'azione esterna.
La
seconda (la Relazione
Brok adottata dalla Commissione Affari Esteri) riguarda il "Nuovo
accordo transatlantico UE-USA" e il "Partenariato paritetico NATO-PESD".
Sul
primo tema il PE propone che - oltre a sostituire le "diverse
iniziative non coordinate" attualmente esistenti in materia di
economia e commercio con un accordo organico e complessivo mirante a
creare entro il 2015 un "mercato transatlantico senza ostacoli"
- venga creata una vera e propria "Comunità
di azione" in materia di cooperazione mondiale e
regionale, per regolare su
un piano multilaterale le "emergenze" in materia di sicurezza,
di terrorismo, di "peace keeping". E, più specificamente,
chiede che si riesca a concordare la ratifica e l'attuazione degli
obblighi che risultano dai Trattati internazionali (Protocollo di Kyoto,
Corte penale internazionale, Convenzione sui diritti umani, pena di morte,
proliferazione delle armi atomiche, lotta alla criminalità organizzata,
immigrazione e asilo) . Sul
secondo tema, concernente prevalentemente la difesa, la Relazione Brok
parte dalla constatazione che "la NATO è
stata uno dei garanti principali della stabilità e della sicurezza
transatlantiche". Ma ora è nell'interesse
comune degli Usa e dell'UE che sia realizzato un potenziamento dei mezzi
militari di ambedue in un contesto di "autentico partenariato
paritetico". Perciò si afferma che la Nato deve sviluppare la
propria potenzialità in quanto "consesso di discussione
politica" e così costituire il quadro nel quale anche la Pesc
e la Pesc contribuiscono a
realizzare una politica estera e di sicurezza (in particolare contro la minaccia del terrorismo)
fondata sul "giusto equilibrio tra gli strumenti di prevenzione,
gestione delle crisi e le capacità di intervento militare", da
attuare sempre e solo su mandato dell'Onu in base ai principi della Carta
della Nazioni Unite.
L'esperienza
attuale dimostra come il coordinamento di un'azione di polizia
internazionale ed europea e dell'"intelligence" ottenga dei successi
considerevoli. Un
esempio è costituito dallo
smantellamento delle cellule terroristiche a Londra e non solo.
Non
rappresenta certo la soluzione la costruzione di muri, ma è tempo al
contrario di erigere ponti per citare il monito di Giovanni Paolo II. Né
può l'Europa chiudersi e trasformarsi in una "fortezza
bianca".
Il
problema dell'immigrazione - Una
delle questioni più rilevanti è costituita dall'immigrazione e del suo
sviluppo negli ultimi anni. Si deve considerare il valido giudizio
contenuto nella dichiarazione congiunta, in questa occasione da Tony Blair
e José Zapatero, secondo cui "l'immigrazione è portatrice di nuove
energie quando è legale, ma è deleteria quando è incontrollata o ancora
peggio orchestrata da gang del crimine". Il traffico di uomini, al pari
del traffico di stupefacenti, non conosce frontiere. Va aggiunto, come
questo traffico investa migliaia di minori e di donne, con fenomeni di
riduzione in schiavitù e di incremento del mercato della prostituzione,
anche minorile. In questo quadro il Mediterraneo è divenuto un enorme
cimitero, un lago di morte. Secondo le stime di autorevoli osservatori la
tragedia ha assunto le dimensioni di un conflitto bellico. Si è così
stimato che in dieci anni si sono avuti ventimila annegati,
tra le acque territoriali ed extra territoriali.
Il processo è incessante. Le nostre coste sono lambite da un mare in cui
giacciono insepolte migliaia di persone senza nome. Non si riesce altresì
a conoscere e governare il destino dei clandestini sovente trattenuti in
inumani campi di raccolta.
Va segnalata positivamente la recente
Conferenza di Rabat, avvenuta questa estate, sull'immigrazione a cui
hanno partecipato 58 Paesi, 30 europei e 28 arabi ed africani il cui
oggetto è stata la "europeizzazione" del tema dell'immigrazione e
l'accettazione da parte dei Paesi arabi ed africani della
corresponsabilità nella gestione dell'emergenza di questo fenomeno e la
concretizzazione politica anche degli aiuti europei.
*************
Zona
di libero scambio - Le
cause del fenomeno sono ovvie e allo stato innegabili per le enormi
disparità di ricchezza ed opportunità. Un divario che si è
costantemente allargato. Il gap economico tra le due rive si è esteso,
anziché ridursi, malgrado generose proposte. Il reddito pro capite
europeo è passato da 20 mila a 30 mila dollari mentre quello della riva
sud è rimasto fermo a 5 mila e non si sono compiuti progressi
apprezzabili circa il rispetto dei diritti e soprattutto per quel che
riguarda il ruolo della donna.
Il deficit di democrazia è generale malgrado qualche timido segnale idi
inversione di tendenza. Le recenti elezioni in alcuni paesi Egitto,
Palestina, Libano impongono una riflessione critica. In ogni caso la via
del dialogo con ogni componente del mondo arabo va mantenuta aperta nei
confronti di tutti i legittimi rappresentanti di questi popoli per
favorire l'evoluzione democratica dei processi in atto.
Si deve raggiungere un forte accordo di gestione dei flussi migratori a
garanzia dei paesi coinvolti
e dei singoli migranti per guadagnare sicurezza, benessere in tutta la
regione che vede paesi che sono già entrati nell'Unione Europea come
Cipro e Malta o l'aspirazione ad entrarvi di un grande paese come la
Turchia. Il processo avviato nel 1995 va perseguito come direttiva da
realizzare possibilmente entro il 2010, di una zona di libero scambio tra
l'Unione Europea ed i paesi del sud del Mediterraneo.
Va altresì segnalato come il Mediterraneo sta diventando sempre più un
grande centro di traffici o di merci internazionali. Viene "scoperto"
da grandi paesi emergenti dalla Cina all'India. Migliaia di navi solcano
i suoi mari e attraccano ai suoi porti. Una grande prospettiva che va
sostenuta e perseguita.
Tuttavia si tratta di un mare su cui si affacciano 21 Stati rivieraschi
estremamente vulnerabile. Da registrare il dato eclatante: esso
rappresenta l'1% della superficie degli oceani, ma sopporta il 30% del
traffico marittimo nazionale. Di qui l'esigenza della sua preservazione.
Più in particolare da questo approccio derivano le esigenze di riprendere
l'iniziativa perché:
A.
tra gli alti e bassi del processo di pace si possa assicurare ad
Israele e alla Palestina ed ai loro paesi confinanti una pace duratura e
giusta in quella regione, secondo i
principi: del popolo, dello Stato;
B.
un forte impegno per migliorare le prospettive
sociali economiche e culturali dello Stato palestinese;
C.
si favorisca l'applicazione della Roadmap per la creazione di
due stati democratici che vivano in pace e in sicurezza;
D.
si incentivi lo sviluppo della società civile, il rispetto dei
diritti umani in larga parte calpestati e per la salvezza di centinaia di
migliaia di bambini;
E.
si realizzi un'azione congiunta e concreta dell'Unione e dei
paesi del bacino per la regolazione dei flussi migratori;
F.
si pongano le basi nel 2010 di una zona di libero scambio nel
bacino del Mediterraneo: per i prodotti industriali, agricoli e per i
servizi, per l'aumento della cooperazione in numerosi settori strategici
come l'energia, la gestione delle risorse e anche i trasporti, tutto al
fine di realizzare un'area di "prosperità condivisa";
G.
venga integrato e definito il "Codice della lotta al
terrorismo" approvato nel Consiglio Europeo di Barcellona ed adottato
dall'Unione e dai 35 paesi del bacino come un piano strategico di lotta
al terrorismo in tutte le sue fasi;
nel
rispetto scrupoloso dei diritti inviolabili de l'uomo e delle
convenzioni internazionali.
H.
è urgente, più in generale, che si rivolga a tutti i soggetti,
alle parti contraenti, dalle Nazioni Unite all'Unione, l'allarme per
arginare il processo di desertificazione che incombe, tenuto conto che il
mezzo secolo il deserto del Sahara si è espanso verso sud per 65 milioni
di ettari, una superficie pari alla metà di quella dell'Europa;
*********
Conferenza
di Barcellona - Infine
occorre avere la consapevolezza, come si è rilevato nella recente
Conferenza di Barcellona, che nei prossimi 20 anni
ci si debba adoperare per la creazione di dieci milioni di posti di
lavoro per assicurare un futuro decente ai giovani del sud del
mediterraneo, vero antidoto al terrorismo, che consenta l'accesso alla
istruzione, in larga parte preclusa ai giovani.
Si
deve pure sottolineare come per la realizzazione di questi fini conta
anche l'intervento di altri soggetti quale quello dell'Assemblea
Parlamentare Euro-Mediterranea che si è tenuta a Rabat, prima del
Consiglio europeo, dell'organismo di collegamento dei Presidenti dei
Parlamenti nazionali della regione, delle O.N.G., delle donne, dei
sindacati e dei partiti politici, che sovente mostrano una capacità di
iniziativa che contraddice la lentezza e la scarsa efficienza della
dimensione intergorvernativa.
Va rilevato ancora come la democrazia, in questo bacino, è un'esigenza
primaria, che deve essere intesa
come processo non come evento e ne merce d'esportazione.
In questa quadro bisogna avere la consapevolezza che uno scontro di civiltà
tra l'Europa Cristiana ed il sud musulmano non solo fomenta chiusure ma
è il terreno di cultura di ogni estremismo. Si deve al contrario favorire
una "alleanza di civiltà" come proposta da Zapatero e ogni forma di
dialogo.
****************
Necessità di una
politica efficace - In
conclusione non c'è Europa senza Mediterraneo, come mare di pace e di
benessere e di tolleranza, come la storia ci insegna. Sembra opportuno
richiamare le parole contenute nella dichiarazione congiunta di Tony Blair
e José Zapatero in occasione della conferenza
di Barcellona " è essenziale andare avanti. Le future generazioni non
ci potrebbero mai perdonare qualora noi dovessimo fallire nel fare la
differenza nella vita di centinaia di milioni di persone in questa
regione".
A
questo fine, al di la di tutto, deve vincere la strategia della tenacia e
della pazienza per il rilancio di una politica
congiunta di dimensione euro mediterranea.
Gli
ex parlamentari europei debbono avere la consapevolezza che in questo
quadro geo-politico, per la realizzazione degli obiettivi indicati, la
pre-condizione è costituita dall'affermarsi dell'unità politica
dell'Europa, della ripresa e dello sviluppo, del processo di
costituzionalizzazione dell'U.E., che giunga a darsi una politica estera
comune impegnata in questa direzione.
Non
esistono alternative senza una politica efficace ed autorevole
dell'U.E., coordinata con
le N.U. ed una nuova politica transatlantica, si rischia l'affermarsi
della espansione del fondamentalismo islamico e del terrorismo,
l'indebolimento dei governi cosiddetti moderati e lo svanire di processi
democratici.
In conclusione bisogna andare oltre Barcellona e questo impegno è
racchiuso in
sostanza nel documento che sarà sottoposto al vostro esame.
(Franco Coccia)
28.10.2006
|
SOCIETA'
UN
PARCO
PER SOLE DONNE
AD ISTANBUL

|
Sarà
inaugurato quanto prima nella città più popolosa della Turchia - a
15 chilometri da Corno d'Oro - , uno spazio pubblico vietato agli uomini
single. Questa l'intenzione del sindaco, Feyzullah Kiyiklik.
L'iniziativa - che verrà a costare 400 mila dollari - ha suscitato
non poche perplessità nella categoria interessata. |
Un parco ''per sole donne'', o
meglio, uno spazio pubblico il cui ingresso è vietato agli uomini single:
sarà inaugurato a breve a Istanbul con l'idea di garantire, alle signore della
città più popolosa della Turchia, tranquillità all'aria aperta lontano da sguardi
indiscreti o possibili molestatori. Questa l'intenzione esplicita del sindaco di Istanbul, Feyzullah Kiyiklik, che ha
suscitato non poche perplessità tra rappresentanti di entrambi i sessi.
''La gran parte delle donne potrebbero esitare nel frequentare un parco pubblico, in questa nuova atmosfera possono
invece liberamente godere di momenti di riposo e relax con i loro figli'', ha detto il sindaco conservatore nell'annunciare
l'imminente apertura del parco per sole donne, ma che potranno essere accompagnate dai propri mariti, situato a 15 chilometri
dal Corno d'oro e costato 400 mila dollari.
''Isolare le donne nella società è assolutamente controproducente per la loro indipendenza
e per lo sviluppo
istituzionale del Paese'', è la risposta di Turkel Minibas, docente presso l'Università di Istanbul. Gli fanno eco i membri
del <Centro per la protezione delle donne>, il cui presidente, Nebahat Akkoc, tiene a precisare che comunque ''il primo
problema da risolvere sono le centinaia di migliaia di luoghi considerati per soli uomini. Mentre, secondo l'avvocatessa e
coordinatrice dell'Associazione delle donne, Nazan Moroglu, un'iniziativa del genere ''può essere al massimo considerata
per zone rurali e ancora di stampo feudale, ma certo non ad Istanbul''. (AnsaMed)
28.10.2006
|
UCCISA
DAL FRATELLO PER SALVARE L'ONORE

|
La
vittima - che aveva appena 15 anni - era rimasta uccisa dopo uno
stupro. E' successo nel sud-est anatolico, non lontano al confine
con l'Iran. |
È stata
uccisa da suo fratello perché aveva partorito un figlio fuori dal
matrimonio. Naile Erdas, la vittima, aveva solo 15 anni: era rimasta
incinta perché era stata violentata. È successo a Baskale, cittadina
nell'Est della Turchia, vicino al confine con l'Iran e maggioranza curda.
Naile aspettava un bambino e non aveva avuto il coraggio di dirlo alla sua
famiglia. Che, appena lo ha scoperto, l'ha punita con la morte. Un delitto
d'onore orribile, ma che sugli sterminati altipiani dell'Anatolia viene
ancora commesso con agghiacciante regolarità.
E a farne le spese sono sempre giovani donne innocenti.
Due settimane fa Naile si sente male: lamenta febbre e mal di testa. Viene
accompagnata al pronto soccorso, paradossalmente, proprio dal suo futuro
assassino, il fratello maggiore Bahri. I medici dell'Ospedale pubblico di
Baskale capiscono subito che qualcosa non va, che quella ragazzina di 15
anni non ha solo mal di testa e febbre. Al Procuratore capo della regione
di Van hanno raccontato che Naile era in pessime condizioni fisiche,
specie se si considera che era incinta di nove mesi, per non parlare di
quelle psicologiche, che erano così critiche da indurre i medici a
decidere di ricoverare la ragazza senza informare la famiglia che
aspettava un bambino.
Naile rimane in ospedale sette giorni prima di dare alla luce il suo
piccolo, in quello che probabilmente è il momento più sereno della sua
gravidanza. Lontana da quel mondo chiuso e da quei genitori a cui era
stata costretta a mentire. Ma due giorni dopo la dura realtà le riappare
nuovamente di fronte ed è costretta ad affrontarla.
Dimessa dall'ospedale, la ragazza si dirige verso casa con in braccio il
suo bambino. Sola, mentre percorre il tragitto e cerca il modo migliore
per raccontare ai suoi genitori quello che le è successo. Sola, mentre
pensa alla conseguenze. La prima con cui cerca di parlare è sua madre,
Siti Erdas. Naile le racconta di non aver detto nulla della gravidanza
perché aveva paura, che era stata violentata e non aveva fatto nulla di
male e che per nascondere il suo stato aveva allargato i vestiti e cercato
di comprimere il ventre il più possibile.
E per ultima cosa chiede di perdonarla. La madre prende il bambino e
convoca una riunione di famiglia alla quale partecipano Mehmer Erdas,
padre della ragazza, lo zio materno Kerim e quello paterno, Sabri Erdas.
Il verdetto è unanime: Naile deve morire. E a ucciderla dovrà essere il
fratello maggiore, Bahri, che alla riunione non ha partecipato, ma che
esegue l'ordine senza esitazione. La sera dopo invita la sorella a uscire
di casa con la scusa di una passeggiata. Appena si trovano in mezzo alla
strada tira fuori una pistola e la uccide a sangue freddo.
I vicini dicono di aver sentito le urla della ragazza che ha tentato
un'ultima, disperata fuga. I protagonisti di questa tragedia sono stati
tutti arrestati. Barhi Erdas, come esecutore materiale del delitto,
rischia l'ergastolo.
La storia di Naile, purtroppo, è simile a molte altre. Soltanto un mese
fa a Gaziantep, vicino al confine con la Siria, Selahattin Sezgin, 22
anni, ha ucciso sua sorella, che di anni ne aveva 16, perché era rimasta
incinta e non era sposata. L'ha presa a fucilate mentre dormiva,
colpendola al petto e alla testa. Selahattin è già stato condannato
all'ergastolo. Ma il problema resta. Nonostante il governo turco, con il
nuovo codice penale del 2004, abbia previsto pene molto severe per chi
commette reati d'onore e aperto numerose commissioni parlamentari per
monitorarli, questi sono ancora molto frequenti in alcune zone,
soprattutto quelle a maggioranza curda, dove le donne vivono in uno stato
di totale emarginazione e i problemi legati alle azioni terroristiche del
Pkk non permettono al Governo di agire con efficacia.
La situazione è drammatica e Bruxelles ha chiesto più volte di
intervenire con forza. In Turchia ci sono molte donne che sono ammazzate
dalla famiglia, ma anche altre, a decine, che vengono spinte al suicidio
per rimediare alle loro colpe, quasi sempre di natura sessuale. Nel
sud-est dell'Anatolia ci sono migliaia di donne che vivono a metà, quando
non sono costrette a morire. Curde in maggior parte, ma anche turche.
Perché l'ingiustizia non guarda in faccia nessuno. (Marta Ottaviani/Il
Giornale.it)
28.10.2006
|
RIFLESSIONI
SULLE PAROLE
DI PRODI

|
L'invito
- a proposito del velo sì, velo no - viene dal capo della
Commissione parlamentare turca per gli Affari Esteri, Mehmet Dulger. |
"Le trasformazioni sociali non
avvengono con la forza: se non interveeniamo nelle scelte delle donne
velate, gradualmente finiranno con il preferire forme di abbigliamento più
moderate": così Mehmet Dulger, parlamentare del Partito Giustizia e
Sviluppo (Akp) e capo della Commissione parlamentare turca per gli Affari
Esteri, commenta ad <Aki-Adnkronos International> le
dichiarazioni del presidente del Consiglio Romano Prodi sul velo islamico.
Secondo Dulger, "il velo non rappresenta un ostacolo
all'integrazione, dal momento che anche donne musulmane non velate e
uomini che vivono in Europa da 20 anni hanno problemi
d'integrazione". Il membro dell'Akp, un partito di ispirazione
islamica, è convinto che "sia fuorviante creare un legame tra il
problema dell'integrazione ed il velo. Piuttosto gli europei dovrebbero
liberarsi dei loro pregiudizi nei confronti dei musulmani, che sono il
vero ostacolo all'integrazione''.
Ricordando che la stessa Turchia sta ancora discutendo "se il velo
debba essere vietato o no nei luoghi pubblici" Dulger aggiunge che
''nessuno dovrebbe interferire con il libero arbitrio delle persone, ma
ovviamente non posso criticare Prodi, dal momento che noi stessi non siamo
ancora in grado di risolvere il problema del velo".
Per Ahmet Tasgetiren, un leader musulmano ed editorialista del giornale
conservatore <Yeni Safak>, "il nodo centrale del dibattito è
se opprimere le convinzioni religiose sia giusto o no". L'opinione di
Tasgetiren è che "le donne velate dovrebbero mostrare il viso nelle
occasioni in cui sia necessaria l'identificazione. Un simile problema non
esisteva in Europa prima dell'11 settembre, ma ora tutti i musulmani
possono facilmente diventare 'sospetti'". Il leader musulmano si dice
convinto che tale atteggiamento nasconda una latente islamofobia e
rilancia: "Affermare che il velo è un ostacolo all'integrazione è
come dire che l'Islam sia un ostacolo all'integrazione. Se l'Europa supera
l'ostacolo dell'islamofobia, avrà compiuto un importante passo avanti
verso l'integrazione''. ''Non si può raggiungere l'integrazione limitando
la libertà", conclude Tasgetiren. Nonostante la costituzione
secolare che vige nel paese, il 70% delle donne turche porta il velo, chi
per motivi religiosi, chi per tradizione. Tuttavia le donne velate non
possono accedere alle università ed agli impieghi pubblici. (Aki-Adnkronos
International)
28.10.2006
|
DEPUTATA
MUSULMANA RICEVE MINACCE DI MORTE

|
Si
tratta di Ekin Deligoez, nata in Turchia ma cresciuta in Germania.
Aveva esortato le donne a togliersi il velo. La solidarietà del
Bundestag. |
Una deputata tedesca di
religione musulmana, che aveva ricevuto minacce di morte dopo aver invitato le correligionarie a levarsi il velo, ha difeso il proprio diritto di esprimersi liberamente, ricevendo l'
appoggio del presidente del Parlamento.
Ekin Deligoez, nata in Turchia e cresciuta in Germania, ha ribadito all'agenzia
<Reuters> quanto da lei affermato in un' intervista a un giornale, in cui si rivolgeva alle musulmane
dicendo loro: ''Rendetevi conto di quello che è la Germania di oggi. E' qui che vivete, dunque levatevi i vostri veli''.
Per l'intervista, pubblicata nelle scorse settimane, Deligoez è stata aspramente criticata da leader religiosi in Turchia. E'
stata anche minacciata di morte ed e' sotto la protezione della polizia.
''Questa è la mia opinione e mi ci attengo'', ha detto la deputata alla
Reuters>. Norbert Lammert, presidente del Bundestag (Camera bassa del
Parlamento) e autorevole alleato del Cancelliere Angela Merkel (cristiano-democratica), ha preso le difese di Ekin
Deligoez.
''Sono felicissima di aver avuto l'appoggio del capo del Parlamento. La maggior parte delle minacce miravano a
intimidirmi, ma in una società democratica dovrebbe essere possibile esprimere anche un'opinione critica'', ha sottolineato
la deputata. ''Questa discussione dimostra che ormai non si tratta più del velo, la questione
è se possiamo esprimere le
nostre opinioni'', ha aggiunto.
Lammert ha definito le minacce a Deligoez ''un grave attacco ai valori fondamentali della nostra Costituzione''. ''Questi
attacchi sono inaccettabili. La signora Deligoez ha il diritto, come chiunque altro, di esprimere la sua opinione, a prescindere
dal suo status politico o funzione'', ha detto il presidente del Bundestag in un comunicato.
(Ansa)
28.10.2006
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SAPORI E COLORI

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Sono
quelli della cucina turca. Dall'antipasto al dolce, tutto innaffiato
da vini prodotti con uve dell'Anatolia. E' questo il ricco buffet
offerto dal Festival gastronomico turco che si è aperto a Roma (si
chiuderà il 5 novembre) al <St. Regis Grand Hotel> con i
cuochi del <Divan>, istituzione culinaria di Istanbul.
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L'Ambasciata della
Repubblica di Turchia, in collaborazione con il <St. Regis Grand Hotel>,
ha organizzato un Festival Gastronomico Turco, intitolato "Colori e
Sapori della Turchia", che partito venerdì 27 ottobre terminerà
domenica 5 novembre 2006. Il Festival è un evento culinario che presenta
un'opportunità in più per scoprire e gustare la ricchezza della cucina
turca, nonché dare un'idea dell'ampia varietà dei suoi piatti.
Durante tutto lo svolgimento del Festival, i nostri ospiti possono
assaporare le squisite pietanze preparate dagli chef del <Divan>
(Pub and Franchising), un'istituzione culinaria d'Istanbul di rinomata
fama e di lunga tradizione. Inoltre, il Festival offre la possibilità di
presentare al pubblico italiano, l'industria vinicola della Turchia,
sempre in crescita. I vini rossi e bianchi sono offerti dall'azienda
vinicola privata più antica della Turchia, "Vini Kavaklıdere",
la quale produce vini con le uve dell'Anatolia dal 1929. Il Festival non
solo si può considerare un piacere per il palato, ma anche per l'udito.
Due musicisti turchi, il Sig. Tahir Aydoğu, al "kanun", ed il
Sig. Hakan Ali Toker, al pianoforte, hanno eseguito giovedì 26 ottobre -
nel corso del ricevimento al <St. Regis Hotel> - colorate melodie
della musica classica turca.
Il Festival Gastronomico Turco è dunque una occasione una occasione per
scoprire i punti salienti della varia e ricca cultura turca, la quale
abbraccia diversi secoli e pone in rilievo l'eccezionale posizione
geografica della Turchia, che si trova sulla crocevia di diverse culture.
Nell'ambito del festival, due tra gli ospiti potranno vincere una
vacanza premio di fine settimana, ad Istanbul da parte di <Turkish
Airlines> e <Eresin Hotel>. (da Prima)
28.10.2006
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PRIMO
PASSO
VERSO
IL SATELLITE

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La
cosa più interessante è che il Governo di Ankara ne vuole uno
fatto in casa senza così dipendere dagli stranieri. |
Turkey's
Defense Minister Vecdi Gonul stressed the importance of aerospace for a
country's defense.
A foundation-laying ceremony was held for a Plane/Satellite Mounting and
Integration plant in Tusas Aerospace Industries, Inc. (Tai) facilities in
Ankara Thursday.
Speaking at the ceremony, Foreign Minister Abdullah Gul thanked the TAI
administration and staff for their contribution in Turkey's progress in
aerospace.
Stating Turkey's research in aerospace had mostly been theoretical so
far and the satellites that had been used until today were completely
foreign-made, Vecdi Gonul reminded the audience there was no Turkish-made
satellite apart from Tubitak's (Scientific and Technological Research
Council of Turkey) small 12-meter resolution testing satellite.
Gonul said Tai was charged with the manufacturing of a satellite
"Gokturk" with smaller resolution for the first time with the decision
taken by Defense Industry Executive Committee and the confidence in Tai.
Gonul said TAI would cooperate with Tubitak in this project.
"This is the beginning of an important attempt. The resolution level is
much beyond Tubitak's first satellite but it is important that the
manufacturing and mounting processes are realized here," the minister
said.
Speaking at the ceremony, Defense Industry Undersecretary Murad Bayar said,
"TAI will become an important center in Turkey's projects on aviation
and aerospace with this mounting and integration plant.". (Anadolu
News Agency-Zaman)
28.10.2006
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PROIBITI
FESTE, CONCERTI
E CELLULARI

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Su
disposizione del governatore della provincia di Istanbul, Muammar
Guler, gli studenti universitari per motivi di sicurezza non
potranno più divertirsi all'inizio e alle fine dell'anno
accademico. In quanto ai ragazzi degli istituti superiori stop
all'uso dei telefoni nelle scuole per disposizione dell'Authority
all'Educazione. |
Gli studenti turchi se la passano
molto male. Il governatore della provincia di Istanbul, Muammar Guler, ha
deciso un duro giro di vite. Lamentando problemi alla sicurezza nell'anno
accademico passato, i vertici della sicurezza nella megalopoli del Bosforo
hanno stabilito che le feste per l'inizio e la fine dell'anno accademico
produco un rischioso avvicinamento degli studenti a gruppi ideologici o
politici. Per questo motivo, quest'anno accademico, che è appena
iniziato, feste e concerti verranno proibiti in tutti i 22 atenei presenti
sul territorio cittadino. Guler ed il suo staff si sono giustificati
dicendo che il provvedimento era stato reso necessario a causa
dell'elevato numero di incidenti e risse che si è registrato negli ultimi
tempi nelle università. E la motivazione sarebbe proprio la vicinanza
agli studenti, di gruppi più o meno politicizzati ed ancora di altri
gruppi etnici diversi. Così i responsabili della sicurezza, anche per
prevenire problemi che potrebbero essere più seri, hanno deciso di
distribuire delle brochure nei campus universitari, spiegando ai
giovani che è meglio non farsi coinvolgere in azioni politiche dei gruppi
presenti in università o peggio spacciare sostanze stupefacenti.
Non va molto meglio agli studenti delle scuole superiori. L'Authority per
l'Educazione ha infatti dciso di bandire i cellulari nelle scuole. La
motivazione di questo gesto sarebbe l'uso indiscriminato che ne fanno i
ragazzi. Il riferimento è ai video e alle foto, pornografiche o violente
che si possono reperire su Internet e veicolate facilmente tramite
l'utilizzo di cellulari. "Questo è semplicemente immorale - ha
dichiarato Akin Ozer , responsabile per l'Authority della scuola nella
regione di Istanbul - I video che vengono spediti rappresentano l'utilizzo
negativo che si può fare di questi telefoni mobili. Le scuole e gli
insegnanti devono prendere provvedimenti". E per non lasciare nemmeno
più un motivo per utilizzare il cellulare, Ozer ha intenzione di fare
installare nelle scuole telefoni gratuiti che gli studenti potranno
utilizzare in caso di necessità. "Sono contro sanzioni o restrizioni
- ha detto Ozer - ma la situazione sta diventando intollerabile come
scuola abbiamo il dovere di impedire che degeneri". (Apcom)
28.10.2006
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IL SOGNO DI UN
BUON
MATRIMONIO
PER I GIOVANI TURCHI

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Un
sondaggio condotto dal quotidiano <Sabah> tra i ragazzi che
frequentano la scuola superiore. Solo il 25% pensa alla carriera.
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Ma quale università e carriera
prestigiosa. Il chiodo fisso dei ragazzi turchi è il matrimonio. Il
quotidiano <Sabah> ha condotto un sondaggio fra i giovani che frequentano la
scuola superiore. I risultati sono sorprendenti. Il 65% delle ragazze e il
59% dei ragazzi sognano per prima cosa un matrimonio felice, dove per
felice si intende amore per la propria metà e tanti bambini.
In particolare nella "wishes list" delle fanciulle viene al
primo posto il matrimonio, al secondo una buona istruzione al terzo un
buon impiego e solo al quarto tanti amici. Leggermente più pragmatici i
ragazzi, che considerano il termine degli studi comunque come un traguardo
importante da perseguire. Ma vale per il presente. Il futuro è solo per
fedi nuziali e fidanzamenti. Solo il 30% degli intervistati, infatti,
ritiene che per il proprio avvenire la cosa più importante sia un buon
posto di lavoro. Il 25% appena pensa a fare una buona carriera. (Apcom)
28.10.2006
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POCHE DONNE NELLE
UNIVERSITA'
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Un
altro primato che non dovrebbe far piacere alla Turchia. La ricerca
dell'Unione dell'Educazione e della Ricerca scientifica.
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Un altro primato poco edificante per
la Turchia. Secondo una ricerca condotta dall'Unione
dell'Educazione e della Ricerca scientifica, meno di un terzo dei
lavoratori presenti in università è di sesso femminile. La percentuale
è valida sia che si parli dipersonale amministrativo che di personale
docente.
Per la precisione in Turchia ci sono circa 201 mila persone impiegate in
campo universitario come rettori, vice rettori, presidi di facoltà,
docenti e assistenti. Di queste il 78.1% sono uomini e il 21.9% donne. (Apcom)
28.10.2006
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WORKSHOP
SU ALIMENTAZIONE
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Si
terrà il 9 novembre prossimo ad Istanbul allargato ai temi
dell'agricoltura e della biotecnologia. A chi rivolgersi per le
informazioni. |
Il 9
novembre si svolgerà ad Istanbul un convegno di ricerca intitolato "Alimentazione,
agricoltura e biotecnologia".
L'obiettivo del convegno è quello di informare i partecipanti sulle
opportunità di ricerca nei settori dell'alimentazione, dell'agricoltura e
della biotecnologia attraverso il Settimo programma quadro (7PQ) e il
Centro comune di ricerca della Commissione. Saranno inoltre diffuse
informazioni sulla partecipazione della Turchia al 6PQ e sul processo di
valutazione del programma.
Per ulteriori informazioni rivolgersi a:
Pınar Demirekler
Gıda Kalitesi ve Güvenliği Tematik Alan Sorumlusu
pinar.demirekler@tubitak..gov.tr
Tubitak FP6 National Coordination Office
Ataturk Bulvari No: 221
06100 Kavaklidere / ANKARA / TURKEY
Tel : +90 312 4685300 / 4623
Fax: +90 312 4274024
28.10.2006
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"UNO...MA CON
SALSA PICCANTE"

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E'
il doner kebab che a Milano sta soppiantando l'hamburger. La svolta
di un operaio, nativo di Kahramanmaras in Turchia che prima lavorava
presso un un mobilificio di Lissone e che poi ha pensato come fosse
meglio vendere ai meneghini il panino imbottito di carne arrostita
allo spiedo. Quanti sono oggi i locali del genere. |
"Uno con salsa piccante". Il primo
cliente, al <Monte Ararat pizza kebab> davanti alla stazione Bovisa, a
due passi dall'Università, entra alle 11.40. Zaino in spalla e volto
preoccupato di uno che nel pomeriggio deve affrontare lo scritto di
matematica, ha tutta l'aria di non volersi concedere più di cinque minuti
per pranzare. "Se è presto per il pranzo? Sì, forse - risponde - ma tra
tre quarti d'ora qua fuori c'è la coda". Difficile non credergli, anche
se basta attraversare la strada e girare l'angolo per trovare un secondo
kebab take away.
Eppure, a quanto pare, c'è abbastanza clientela per entrambi.
Più che pizza o hamburger, il panino imbottito di carne arrostita allo
spiedo solletica il palato di studenti con pochi soldi e di colletti
bianchi in pausa pranzo in fuga dalle mense aziendali. Ma considerarla
solo una moda, forse, non gli renderebbe giustizia. Basti pensare che a
Milano la specialità gastronomica Made in Turchia (ma non solo) si trova
praticamente ovunque. Le rosticcerie gestite da turchi sono, ormai, oltre
duecento, un numero più che raddoppiato nell'ultimo anno, mentre, tanto
per fare un paragone, i <McDonald's> in città sono solo 32, gli stessi
da tre anni. E anche i praticamente onnipresenti ristoranti cinesi restano
indietro, con una crescita tutto sommato costante ormai da anni. Quello
del doner kebab, invece, è un fenomeno letteralmente esploso negli
ultimi mesi.
Il proprietario del Monte Ararat pizza kebab, turco di Kahramanmaras, ha
aperto il suo negozio nove mesi fa, ristrutturando due locali da un
fabbrica dismessa.
Con un passato da operaio in un mobilificio di Lissone e prima ancora in
un negozio di abbigliamento, ha trovato nella ristorazione il suo vero
punto forte. "Le cose vanno a gonfie vele - spiega - ho clienti
praticamente a ogni ora del giorno, dalla tarda mattinata fino a notte
fonda: finché entra gente, io resto aperto". Niente tavolini e posti a
sedere, solo qualche mensola per appoggiarsi e mangiare in piedi. La
scelta gastronomica non è certo ampia: panino o piadina, il condimento è
lo stesso.
Eppure, se non fosse per la musica pop turca di sottofondo assomiglierebbe
in tutto e per tutto a fast food americano. Tabelloni luminosi con grande
foto invitante dietro il bancone e menu completi di bibita a meno di 5
euro. Per i frequentatori più assidui, c'è anche la tessera punti: ogni
cinque panini da 3.50 euro, uno è in regalo. E così a colpi di sconti
per studenti e orario no-stop dalla mattina a notte fonda, il locale ha
una media di 150 panini venduti ogni giorno e il suo gruppo di clienti
fidati.
Quasi tutti italiani. Tutti sedotti dalla carne bruciacchiata sullo spiedo
e farcita con salse e verdure.
Anche se, a ben guardare, a rivendicare l'originalità della ricetta sono
in molti: pachistani, egiziani, marocchini, tunisini e greci. A Milano ci
sono anche locali gestiti completamente da italiani che vendono kebab,
mentre già spuntano le prime catene, proprio nello stile dei più
tradizionali fast food. Come l'<Istanbul Doner Kebab> di via Vitruvio,
dietro la Stazione Centrale, uno dei primi take-away turchi in città.
Aperto dal '98, praticamente un pioniere, quando a conoscere il kebab
erano veramente in pochi. I proprietari, visto il giro d'affari in
continuo aumento, in appena tre anni hanno aperto altre cinque
rosticcerie, dove si vendono solo specialità turche.
Il motivo di questa crescita a tre cifre? I diretti interessati non hanno
dubbi: "La ricetta del doner kebab - ammette il proprietario del take
away vicino alla Bovisa - è stata adeguata ai gusti occidentali: niente
cetrioli, come piace a noi turchi, ma ho deciso di mettere le patatine in
aggiunta". Patatine fritte, proprio come nei tradizionali fast food. (Elena
Jemmallo/Il Giornale.it)
28.10.2006
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CRONACA
NUOVE
MISURE
CONTRO
I PIRATI DELL'ARIA

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Sono
allo studio della <Turkish Airlines>. Le cabine dei piloti
saranno dotate di monitor a circuito chiuso. |
Turkish
Airlines (Thy) is placing video cameras in aircrafts to prevent passengers
from entering the cockpit in the event of a possible plane hijacking.
The number of cameras that were placed in ten Airbuses depended on the
size of the aircraft.
This new practice will later be implemented in all aircraft.
Thanks to the camera system, pilots will be able to monitor the movements
of those on board, and determine suspicious passengers.
The cameras, however, will not have a recording feature.
Cameras allow the pilot to view the inside of the plane on the system's
information screen.
Pilots can prevent the opening of steel cockpit doors.
With the new system, oversights similar to that during the hijacking of
the plane on the Tiran-Istanbul flight, where a passenger managed to enter
the cockpit during the in-flight meal, will be prevented.
Thy increased security measures after the Sept. 11 attacks.
Cockpit doors were reinforced with temporary simple methods and security
was increased with newly placed metal bars and locks until August 2002.
Unwanted access from the passenger cabin to the cockpit was prevented.
By August 2002, Thy's cockpit doors were replaced by bulletproof and
blast resistant doors certified by manufacturing companies and civil
aviation authorities.
Cockpit doors in all airplanes are equipped with newly designed
electromagnetic combination locks allowing access only with the right
code.
There are two video cameras placed in the nose section and back of the
body section in Airbus 330-200, allowing passengers to view the outside of
the plane during all times between take off and landing.
Thy Technical Affairs General Director Assoc. Prof. Ismail Demir stated
they "specially" asked for the video camera systems from Airbus in the
airplane purchasing agreement.
While all planes have steel cockpit doors, the new video camera system has
been welcomed by the pilots, Demir said, noting the system would gradually
be placed in all planes.
Meanwhile, aviation and technology companies accelerated their studies on
the Security of Aircraft in the Future European Environment Project in
order to prevent potential attacks similar to those of Sept. 11.
The project offers innovations such as the use of TV cameras, microphones,
and a secure cockpit biometrics system of fingerprints, iris and other
scans and systems to prevent airplanes from crashing into buildings.
Airbus firstly has tested its danger detection system in Hamburg in recent
months.
This system informs the pilot on any suspicious behavior detected by
microphones and cameras.
The whole simulation of the system is expected to be made in 2008. (Zaman)
28.10.2006
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TENTATIVO DI
SUICIDIO DEL DIROTTATORE
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I
motivi che avrebbero portato il turco Hakan Evinci all'insano gesto
provocato dalla consapevolezza di trascorrere molti anni in
prigione. |
Avrebbe tentato il suicidio in
carcere Hakan Evinci,il dirottatore turco del <Boeing 737> della
<Turkish
Airlines> fatto atterrare a Brindisi. L'uomo avrebbe tentato di uccidersi
quando si è reso conto che rischia di restare in carcere per molti anni.
Nel suo Paese - avrebbe riferito Evinci - dopo un dirottamento compiuto
senza armi, a quest'ora sarebbe già stato liberato. Le condizioni
dell'uomo non destano preoccupazioni. (Ansa)
28.10.2006
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LA
RESA
DI UN CAPO PKK
NEL SUD-EST
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L'uomo,
che si è costituito alle Forze di sicurezza turche, è stato
identificato come Fehmi Aslan. Potrebbe essere l'inizio di un
ridimensionamento circa la strategia del terrorismo. |
A member
of the outlawed Kurdistan Workers' Party (Pkk), reported to be a senior
leader within the group, has voluntarilysurrendered to security
forces in southeastern Anatolia.
In a statement released late , the Governor's Officeof the
southeastern province of Siirt said the PKK member, identified as Fehmi
Aslan, had been kidnapped by the PKK in a 1994 raid onhis village
thatleft 10 villagers dead.
He was 12 years old when he was kidnapped, the statement, carried by the
Anatolia news agency, said. He was then told the raid had been the work of
the security forces and that he had been saved by the Pkk.
But Aslan later found out, after contact with his relatives in recent
years, that the raid had actually beencarried out by the Pkk and
that it was responsible for the 10 deaths, which had included his close
relatives.
After surrendering, Aslan told the authorities that more and more members
of the Pkk -- designated a terrorist group by Turkey, the United States
and the European Union -- were questioning what they were serving for. The
members of the group used to believe that they would create an independent
state but now everyone, including the most senior leaders of the Pkk,
understands that this is not possible, said Aslan, according to the
statement.
The statement from the Siirt Governor's Officealso issued a call for
Pkk members to surrender, saying the group was trying to discourage its
members from doing so and telling them that they would be mistreated or
even killed by security forces.
"These are nothing but propaganda and lies. The state offers
humanitarian treatment for all on the basis of the law," the statement
said.
In a separate development, six Pkk terrorists also surrendered to security
forces in Şırnak's Silopi district, the Anatolia news agency
said on Saturday. The group of six Pkk members had fled from neighboring
Iraq, Anatolia said.
The Pkk declared a unilateral cease-fire in September, but the military
dismissed it as merely a tactical move given that the terrorist group's
ability to launch attacks is seriously diminished by winter conditions.
The military instead pledged to continue the fight until "not a single
armed terrorist is left." The government also dismissed the cease-fire
and said the Pkk should unilaterally lay down its arms. (Turkish
daily News)
28.10.2006
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LIBERATO
IL FIGLIO DI UN RESPONSABILE DELL'AKP
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Era
stato sequestrato il 24 settembre scorso nell'est ella Turchia dai
guerriglieri del Pkk. |
Alcuni ribelli separatisti
curdi hanno rilasciato il figlio di un responsabile regionale del Partito della giustizia e dello sviluppo (Akp, formazione
conservatrice al potere) rapito nell'est della Turchia il 24 settembre scorso. Lo ha annunciato l'agenzia di stampa
turca <Anadolu>.
Serdar Sener Suroglu, 33 anni, è stato interrogato sulle condizioni della sua detenzione dalle
autorità militari ma non ha rivelato nessun particolare alla stampa. ''Sono solo contento che questo incubo sia terminato'', ha
dichiarato citato da Anadolu.
Secondo un comunicato del governatore della provincia il giovane era stato rapito da una decina di membri del Partito dei
lavoratori del Kurdistan (Pkk) mentre si stava recando in auto nella città di Tunceli.
Gli altri passeggeri del veicolo erano stati lasciati liberi e solo il figlio del leader locale dell'Akp, Veli Suroglu, era
stato sequestrato lasciando pensare alle autorità che il suo rapimento fosse a scopo di riscatto.
Il Pkk, che lotta dal 1984 per l'indipendenza del sud-est della Turchia, è considerato un'organizzazione terroristica da
Ankara, dall'Unione Europea e dagli Stati Uniti.
I ribelli curdi, che dispongono di alcune basi in Iraq, hanno dichiarato un cessate il fuoco unilaterale a partire dall'inizio
del mese nella speranza di iniziare un dialogo con il Governo
turco per mettere fine ad un conflitto che ha causato più di 37.000 morti.
(Ansa-Afp)
28.10.2006
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TRE GUERRIGLIERI
UCCISI IN SCONTRI A FUOCO
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Nonostante
l'annunciata tregua, il Pkk continua a fronteggiare le forze di
sicurezza della Turchia. |
Le forze di sicurezza turche hanno
uccisotre militanti del Partito dei lavoratori curdo (Pkk),
nell'ennesimo episodio di violenza avvenuto da quando, il primo ottobre,
il Pkk ha annunciato un cessate il fuoco unilaterale, che però l'esercito
turco ha definito una trovata pubblicitaria. Gli scontri si sono
verificati nella provincia orientale di Batman, al confine con l'Iraq.
Secondo i militari, i ribelli hanno aperto il fuoco quando i soldati hanno
chiesto loro di arrendersi. Il Pkk, considerato un'organizzazione
terroristica da Turchia, Usa e UE, ha dichiarato di non voler effettuare
attacchi durante il cessate il fuoco, promettendo però di difendersi se
attaccato. La lotta separatista curda, iniziata nel 1984, ha causato oltre
30.000 morti. (Apcom)
28.10.2006
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DHKP-C:
ANTIMPERIALISTI RESPINGONO LE ACCUSE

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Si
tratta di Maria Grazia Ardizzone, Moreno Pasquinelli e Alessia
Monteverdi che davanti ai giudici di Perugia hanno ribadito la loro
estraneità al il gruppo eversivo turco. |
Hanno ribadito la loro
estraneità alle accuse e parlato di ''indagine di natura politica'' nei loro confronti i tre esponenti del Campo antimperialista per i
quali la procura della Repubblica di Perugia ha chiesto il rinvio a giudizio in relazione
all'attività di alcuni componenti dell'organizzazione turca Dhkp-C.
Gli indagati, Maria Grazia Ardizzone, Moreno Pasquinelli e Alessia Monteverdi, hanno tenuto oggi una conferenza stampa
presso il circolo Carlo Giuliani di San Sisto.
I tre sono accusati di avere fatto parte di un'associazione con finalità di terrorismo internazionale e di avere dato
assistenza a membri della stessa. L'udienza preliminare nei loro confronti
è in programma il primo dicembre prossimo. Ardizzone, Pasquinelli e Monteverdi respingono comunque ogni
accusa. Pasquinelli e Ardizzone hanno definito ''assurda la formulazione della richiesta di rinvio a giudizio'' rilevando
come siano stati contestati, a loro avviso, ''reati alternativi tra loro''.
Il tribunale del riesame che rimise in libertà i tre, arrestati nell'aprile del 2004, e poi la Cassazione -
è stato
ricordato - hanno escluso la sussistenza di gravi indizi di reato nei loro confronti. Hanno anzi sostenuto - ha spiegato in
particolare Monteverdi - che l'intento era quello di aiutare un perseguitato politico, Er Avni a carico del quale e di Kilie
Zeynep è in corso il processo davanti alla Corte d'assise di Perugia.
Nel corso dell'incontro è stata definita ''di natura politica'' l'inchiesta svolta a Perugia. ''E' servita - hanno
detto Ardizzone e Pasquinelli - da un lato a fare un piacere alla Turchia in vista dell'adesione alla
UE e dall'altro per dare un segnale di normalizzazione filo atlantica all'interno''.
I tre antimperialisti hanno quindi sottolineato come il Dhkp-C ''non sia una organizzazione terroristica pur essendo
inserita nelle liste nere di Usa e UE''. A loro avviso si tratta invece di un gruppo ''impegnato contro l'oppressione militare in
Turchia''. Ardizzone, Pasquinelli e Monteverdi hanno infine spiegato che né Er Avni
né Kilie Zeynep ''hanno comunque mai rivendicato l'appartenenza a essa''.
(Ansa)
28.10.2006
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CAVIE
GRECO-CIPRIOTE: VICENDA TUTTA DA CHIARIRE

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Mentre
la rivista Usa <Defence and Foreign Affairs: Strategic Policy>
conferma la notizia sui presunti esperimenti da parte delle Forze
Armate turche, l'Esecutivo ellenico ha avviato una sua indagine. |
La scabrosa vicenda dell'asserita
utilizzazione come cavie da laboratorio da parte dell'esercito di Ankara di greco-ciprioti fatti prigionieri durante
l'invasione turca di Cipro nell'estate del 1974 è l'argomento al centro dei discorsi della gente e dell'attenzione
non solo di tutti i media dell'isola ma anche di quelli della Grecia, il cui
Governo ha deciso di avviare un'indagine conoscitiva. Lo ha annunciato il portavoce dell'esecutivo
ellenico, Theodoros Roussopoulos, affermando che ''il Governo non è in posizione di confermare la
validità dei contenuti dell'articolo in questione. Atene sta comunque valutando ogni
informazione relativa alla vicenda in stretta collaborazione con il governo della Repubblica di Cipro''.
Tutto è cominciato quando il quotidiano indipendente cipriota <Philelephteros> ha pubblicato estratti di un articolo
apparso sull'ultimo numero della rivista Usa <Defence and Foreign Affairs: Strategic
Policy>, un autorevole mensile che raggiunge per abbonamento Governi e agenzie governative di 170
Paesi del mondo. L'autore del servizio - dedicato alla ''crescente
contrapposizione'' tra il Governo di Ankara e la popolazione curda - ha scritto che tra il 1984 ed il 1988
diversi civili e militari greco-ciprioti catturati durante l'invasione turca di Cipro furono avviati in segreto in Turchia
dove sarebbero stati usati come cavie per esperimenti biochimici in laboratori militari. La fonte delle asserite informazioni,
secondo l'autore dell'articolo, sarebbero stati alcuni curdi del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk, che si batte da anni
per l'indipendenza del Kurdistan dalla Turchia), evasi da una base dell'esercito alla periferia di Ankara che opera sotto la
supervisione dell'Accademia medica militare Gulhane. ''Questi curdi - concludeva l'articolo - hanno riferito di essere stati
testimoni di esperimenti biochimici effettuati su prigionieri
greco-ciprioti''. A raccogliere le loro testimonianze era stato, secondo la rivista, Theophilos Gheorghiades, un funzionario del
dipartimento dell'informazione di Cipro, simpatizzante dei separatisti
curdi, ucciso a Nicosia il 20 marzo 1994 asseritamente dai servizi segreti turchi (Mit)
perché aveva saputo degli esperimenti condotti sui suoi connazionali e intendeva denunciarli.
Le "rivelazioni" della rivista Usa - che sono comunque ancora tutte da confermare - hanno risvegliato nei ciprioti meno
giovani i fantasmi delle violenze subite durante l'invasione e nelle famiglie degli oltre 1.600
desaparecidos il dolore per la perdita dei loro cari al quale ora si aggiunge anche la
rabbia per il sospetto che qualcuno di essi, sopravvissuto ai sanguinosi scontri di 31 anni fa, abbia potuto finire i propri
giorni usato come una cavia in un laboratorio militare turco. A gettare benzina sul fuoco, qualora ce ne fosse stato bisogno,
sono arrivate le dichiarazioni di Gregory Copley, presidente dell'Associazione per gli Studi Strategici Internazionali (Issa)
con base a Washington e che è il gruppo editoriale che pubblica <Defence and Foreign
Affairs>.
Intervistato da <Philelephteros>, Copley non solo ha confermato al giornale che l'Issa
è in possesso di molte informazioni riguardanti greco-ciprioti sui quali sarebbero
stati condotti esperimenti in laboratori turchi ma che ne sta raccogliendo altre ancora. ''Si tratta di una faccenda scottante
per le autorità militari turche'', ha aggiunto Copley secondo cui di giorno in giorno emergono sempre maggiori informazioni
circa il programma di armi chimiche e biologiche sviluppato dalla Turchia, una questione che l'Issa ''segue da vicino come
del resto fa anche l'amministrazione Usa: il Pentagono, infatti, è uno degli abbonati della rivista'', ha detto Copley.
Il presidente dell'Issa ha detto di ritenere che dal momento in cui la Turchia
catturò civili emilitari greco-ciprioti nel 1974, non ha mai avuto intenzione di rilasciarli
né di ammettere di averli nelle proprie carceri. ''Per questo motivo (i turchi) furono liberi di farne
ciò che volevano'', ha detto Copley il quale ha precisato di non sapere quanti prigionieri
possano essere stati usati negli esperimenti ma di ritenere che Ankara stia utilizzando gli stessi metodi contro i curdi.
''Questa è la mia opinione. Al momento attuale le Forze Armate turche sono pronte ad avviare una grossa iniziativa militare sia
contro i curdi del Pkk sia contro gli altri gruppi curdi alleati del Pkk nell'Iraq del Nord'', ha concluso
Copley. (Furio Morroni/Ansa)
______________________
Il fatto, se fosse confermato, sarebbe non grave ma
addirittura mostruoso. Ci sia permesso però di avere qualche dubbio, e
non già perché - come qualcuno potrebbe pensare - <Turchia Oggi>
è sempre a favore di Ankara, qualunque siano gli accadimenti - quanto
perché la notizia ci sembra un poco sospetta. E' pur vero che a tirarla
fuori non è stato un giornale greco-cipriota bensì una rivista Usa per
cui dovrebbe essere più attendibile, ma è altrettanto vero che in un
momento in cui l'Europa mostra la sua palese contrarietà a proseguire i
negoziati di adesione all'UE con la Turchia, le confessioni di un
sedicente terrorista curdo danno poco affidamento. Tutto fa brodo per
gettare benzina sul fuoco.
28.10.2006
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NUOVA
SCOSSA DI TERREMOTO: PAURA D ISTANBUL

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A
distanza di pochi giorni il sisma si è fatto nuovamenbte sentire in
Turchia. Questa volta nella baia di Gemlik. |
Un
terremoto di 5.2 gradi della scala Richter ha scosso la Baia di Gemlik,
nella parte nord-occidentale della Turchia . L'osservatorio Kandilli di
Istanbul afferma che il sisma e' stato avvertito anche nella citta',
sebbene a circa 100 chilometri dalla baia. Al momento non si hanno notizie
di danni o di vittime. (Asca-Afp)
28.10.2006
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NOTIZIARIO DI AMBASCIATA
PIENA INTESA TRA GOVERNO
E FMI
Piena intesa tra il Governo di Ankara ed il Fondo Monetario
Internazionale in merito ai prossimi passi da effettuare in
campo economico nell’ambito del programma economico e
finanziario previsto dall’Accordo triennale di Stand-By.
Nel corso della settimana precedente ha infatti avuto luogo in
Turchia la quinta revisione di tale Accordo triennale (2005
– 2008), che prevede un sostegno finanziario complessivo di
circa 10 miliardi di dollari. In occasione della missione la
delegazione dell’Istituzione finanziaria internazionale,
guidata dall’alto funzionario Lorenzo Giorgianni, ha
incontrato rappresentanti istituzionali, quali il ministro Ali
Babacan, il responsabile del dicastero delle Finanze Kemal
Unakitan ed il Sottosegretario al Tesoro Canakci, nonché i
responsabili delle maggiori associazioni di categoria, come ad
esempio la Tusiad, che riunisce i principali industriali e
uomini d’affari del Paese, e la Tbb, l’associazione delle
banche turche. Lorenzo Giorgianni ha dipinto un quadro macro-economico
sostanzialmente stabile, a dispetto di una riduzione della
crescita nel 2006 (6%) e nel 2007 (5%), un rallentamento
peraltro fisiologico a seguito delle note turbolenze
finanziarie che hanno contraddistinto il periodo aprile –
giugno 2006. Note di particolare merito riguardano l’avanzo
primario, stabile al 6,5% del Prodotto Nazionale Lordo, e un
aumento consistente del flusso delle esportazioni, che da
gennaio ad agosto 2006 hanno raggiunto un valore di 53,8
miliardi di dollari, con un incremento del 15% rispetto ai
primi 8 mesi del 2005. Rimangono tuttavia sul tappeto nodi
strutturali che secondo l’istituzione di Washington
dovrebbero essere oggetto di particolare attenzione da parte
delle Autorità di Ankara negli ultimi mesi del corrente anno
e nel 2007. In primo luogo l’ingente deficit della bilancia
dei pagamenti, che nei primi otto mesi del 2006 ha già
raggiunto i 22.4 miliardi di dollari, facendo registrare un
aumento del 44.6% rispetto allo stesso periodo del 2005. Sotto
osservazione anche l’aumento del livello dei prezzi, con una
inflazione ormai a due cifre: 10.55% su base annuale nel mese
di settembre con previsione del 10% a fine anno. Un accento
particolare è stato inoltre posto sulla necessità di
proseguire nel cammino delle riforme nel settore
amministrativo e nel sistema sanitario e pensionistico. La
spesa pubblica elevata, soprattutto nel campo della sicurezza
sociale e degli esborsi salariali a favore dei dipendenti
pubblici (20% in termini nominali e 10% su base reale),
potrebbe infine costituire un ostacolo non irrilevante al
conseguimento di elevati tassi di crescita che hanno
contraddistinto la netta ripresa della Turchia negli anni
precedenti. Nel corso dei prossimi due mesi, l’analisi dello
stato dell’economia del Paese sarà sottoposto alla
valutazione Consiglio Esecutivo del Fmi, con l’obiettivo di
concludere entro il mese di dicembre la quinta revisione
dell’accordo di stand – by e procedere all’ulteriore esborso di fondi nei
confronti del locale Sottosegretariato al Tesoro.
AUMENTO
DELLA PRESSIONE FISCALE
Il Parlamento turco ha iniziato in questi giorni la
discussione della Finanziaria 2007. In base alla bozza
presentata si prevede l’anno prossimo un aumento del 15%
della pressione fiscale. Tale
incremento, suscettibile di variazione nel corso del dibattito
parlamentare, si concentrerà principalmente sull’acquisto
di motocicli (15.2%), su tabacchi e alcolici (20%) e sui costi
inerenti l’emissione
di documenti personali e documenti ufficiali (passaporti –
carte d’identità – registrazioni per l’acquisto di
terreni). Il maggiore livello di tassazione e’ stato oggetto
di critica da parte di alcuni economisti, i quali si sono
schierati anche contro i tagli effettuati al Ministero della
Salute (-12%), alla Direzione delle Autostrade (-14%), al ministero
dei Trasporti (-20%) ed a quello del ministero dei Lavori
Pubblici (-5%). Tali tagli, qualora confermati, causerebbero
un preoccupante rallentamento dei maggiori progetti
infrastrutturali del Paese. Tra i Dicasteri che invece
beneficeranno di un aumento del budget per il 2007 figurano il
ministero delle Finanze e quello dell’Educazione, del
Comando della Gendarmeria e della Direzione Generale per la
Sicurezza, a significare il positivo intensificarsi della
lotta al terrorismo ed al crimine urbano. Gli aumenti più
significativi andranno infine ai Dicasteri dell’Ambiente e
della Giustizia, con un incremento rispetto al 2005 pari al
60%.
FLUSSI DI CAPITALI
ESTERI
La Turchia risulta essere tra i Paesi che attraggono i
maggiori flussi di capitali
esteri. Secondo i dati contenuti nell’edizione di
quest’anno del Rapporto sugli Investimenti nel mondo,
pubblicato dall’Unctad, la Conferenza delle Nazioni Unite
per il commercio e lo sviluppo, nel 2005 i Paesi emergenti
hanno attirato un totale di $334 miliardi con la Cina in prima
posizione con oltre $72 miliardi, il Sudafrica passato da $800
milioni a oltre $6 miliardi e la Turchia che dai $2.8 miliardi
del 2004 è salita lo scorso anno a $9.7 miliardi. Secondo il
rapporto, la Turchia, l’anno scorso al 35° posto, e’
risalita alla 22ma posizione nella graduatoria dei Paesi che
attraggono maggiori capitali esteri, figurando tra i
principali Paesi emergenti verso cui confluisce l’interesse
degli investitori. Infine, uno studio dell'<AT Kearney>
sul grado di fiducia degli investitori rispetto a diversi
Paesi, colloca la Turchia al 13mo posto, un netto balzo in
avanti rispetto al 2005, anno
in cui occupava la 24ma posizione. Le ragioni di questo
successo della Turchia sono da ascriversi principalmente alla
riduzione della corporate
tax (dal 30% al 20%), al programma di privatizzazione in
atto ed alla stabilizzazione macro-economica.
APERTO
IL NUOVO TERMINAL DI ANKARA
Il Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan e le più
alte cariche del Governo hanno recentemente partecipato alla
cerimonia di inaugurazione del nuovo terminal dell’aeroporto
di Ankara. La nuova struttura, realizzata su una superficie di
182.000 metri quadrati, ospita per la prima volta sia il
terminal internazionale che quello domestico. Si prevede un
incremento del traffico dei passeggeri da 2 a 10 milioni
all’anno.
CALO NELLE VENDITE
<TOTAL>
seguito della campagna di boicottaggio nei confronti dei
prodotti francesi, il presidente dell’Unione Generale dei
Consumatori ha riportato il calo del 30% delle vendite della
<Total>, che ha circa 500 stazioni di servizio nel
Paese. L’Associazione ha iniziato la campagna contro alcuni
prodotti di origine francese a seguito del voto del Parlamento
transalpino volto a punire chi nega che il popolo armeno abbia
sofferto un genocidio da parte dei turchi ottomani durante la
prima guerra mondiale. Nonostante il Governo e la stampa
locale si siano dichiarati contro questa iniziativa che
andrebbe a colpire i lavoratori turchi impiegati nelle aziende
francesi, sembra che l’iniziativa sia sostenuta da gran
parte della popolazione.
DEFICIT DI
BILANCIO DI FINE ANNO
Secondo le stime rese note dal vice Primo Ministro Abdullatif
Sener il deficit di bilancio a fine anno sarà
di circa YTL 4 miliardi (approssimativamente €2.1 miliardi).
Sener ha anche sottolineato che il deficit degli ultimi anni
ha sempre superato il 10% del PNL e che soltanto negli ultimi
due anni si è registrata una costante diminuzione.
Commentando poi la finanziaria per il 2007 il vice Primo
Ministro ha aggiunto che il target di crescita sarà del 5%,
con un tasso d’inflazione del 4%, mentre il Pnl è destinato
a salire a quota $404 miliardi con un reddito medio annuo
pro-capite di $5.472. Tra le principali cause dell’attuale
deficit, Sener ha menzionato l’aumento degli investimenti
nel settore privato, quello dei prezzi energetici nonchél’incremento
delle importazioni a causa delle fluttuazioni valutarie.
CRESCITA
IN RALLENTAMENTO
Il ministro per l’Economia Ali Babacan ha recentemente
affermato che la crescita economica del Paese nel 2007
rallenterà pur restando intorno al 5%, come previsto
dall’accordo di stand-by
siglato con il Fondo Monetario Internazionale. Il ministro ha
anche sottolineato che il surplus primario per i prossimi
quattro anni sarà pari al 6.5%, con previsioni del 7% per
quest’anno, mentre sul fronte delle privatizzazioni nel 2007
è prevista la messa in vendita di una consistente partecipazione
nella seconda banca statale, la <Halkbank>.
RAPPORTO
OCSE
L'Organizzazione per lo Sviluppo della Cooperazione Economica
(Ocse) ha recentemente pubblicato un rapporto nel quale
sostiene che la Turchia, per consolidare la propria stabilità
economica, ha bisogno di porre maggiore attenzione al capitolo
delle riforme strutturali, soprattutto nel settore
pensionistico ed assicurativo. L’Organizzazione ritiene inoltre fondamentale una incisiva
liberalizzazione del mercato del lavoro ed una maggiore
autonomia del Consiglio
per la Concorrenza
(Spk). Secondo il rapporto, la Turchia potrà far fronte alla
vulnerabilità del proprio mercato finanziario solo
proseguendo nel cammino di riforme che ha comunque registrato
importanti successi e riconoscimenti a livello internazionale.
Tra i consigli contenuti nel rapporto dell’Ocse, oltre alla
semplificazione delle normative d’affari al fine di attirare
investimenti esteri, figura infine quello di porre rimedio
alle inefficienze nel settore dell’educazione primaria e
secondaria e nel comparto agricolo, in cui il ricorso ai
sussidi appare al momento ancora troppo elevato.
<IS
BANK>: LA 50ma in EUROPA
Secondo la rivista <The
Banker>,
la <Iş Bank> è il 50mo istituto di credito tra 300
banche europee. La graduatoria, elaborata sulla base dei dati
relativi al 2005, indica che la <Iş Bank>
rappresenta anche la più grande banca locale con un capitale
di $6.2 miliardi.
INVESTIMENTI
<UNICREDITO> PER 3 MLD DI EURO
Il direttore generale del Gruppo <Unicredito> Sergio
Ermotti ha recentemente affermato che <Unicredito> conta
di investire in Turchia 3 miliardi di euro in forma di
prestiti o di investimenti diretti. Il Gruppo - ha aggiunto
Ermotti - stabilisce il plafond di finanziamenti in
base alle potenzialità di sviluppo del Paese in cui intende
investire. Nel caso della Turchia, oltre al processo di
privatizzazione in corso, sono già iniziati e sono
in programma importanti progetti infrastrutturali che
avranno un impatto di un certo rilievo sullo sviluppo del
mercato dei capitali. Le
attività del Gruppo <Unicredito> si svolgono
principalmente in Italia, Germania, Austria, Medio Oriente ed
Europa Orientale per un totale di 19 Paesi, 7.000 filiali,
140.000 impiegati ed oltre 28 milioni di clienti.
CAPITALI
STRANIERI
l vice Primo Ministro, Abdullatif Sener, ha recentemente
dichiarato che nei prossimi sei mesi i capitali stranieri nel
settore bancario raggiungeranno la quota del 30% rispetto
all’attuale 15%. L’interesse per il settore è in costante
crescita e negli ultimi due anni sono state vendute 11 banche
con asset totali
pari a $14 miliardi.
INDICATORI
MACROECONOMICI
- Crescita
del PNL nel 2005: 7.7%; gennaio – aprile 2006: 6.3%
- Inflazione
annua (prezzi al consumo): 7.72% (2005); 10,59%
(agosto 2006)
- Interscambio
con l’Italia nel 2006 (gen – agosto): oltre $10.1
miliardi, con esportazioni verso
l’Italia pari
a 4.4 miliardi di
dollari (+ 30.37% rispetto al corrispondente periodo del 2005)
ed importazioni dall’Italia pari a 5.7 miliardi di dollari
(+14.34 % rispetto al corrispondente periodo del 2005). (Ice
Istanbul su dati dell’Istituto Turco di Statistica- Tuik)
_______________________
A
cura di: Simona De Martino - Capo dell'Ufficio Economico e
Commerciale dell'Ambasciata d'Italia ad Ankara
Gianmarco Macchia - Vice Capo dell'Ufficio Economico e
Commerciale
Roberto Luongo - Direttore dell'Ufficio Ice di Istanbul
Redazione : Tiziana Staffolari - Collaboratore Economico e
Finanziario
28.10.2006 |
ECONOMIA
IL FMI CRITICA LA FINANZIARIA 2007
TROPPE SPESE CORRENTI IN TURCHIA
|
Secondo
l'organismo internazionale la previsione di 207 miliardi di Lire
turche (circa 140 milioni di dollari) fissata per il prossimo anno
sarebbe fuori controllo e non in linea con gi accordi intercorsi con
il Governo di Ankara. L'ammontare dovrà quindi assolutamente
ridursi. Una nota del ministro delle Finanze turco, Kemal Unakitan. |
Il Fondo Monetario Internazionale (Fmi)
ritiene che la Finanziaria turca per l'anno 2007, che prevede una spesa di
207 miliardi di Lire Turche (circa 140 miliardi di dollari), sia fuori
controllo e non in linea con gli accordi intercorsi con lo stesso.
"L'Fmi ritiene le cifre contenute nella finanziaria (207 miliardi di
YTL )molto elevate. Tale ammontare deve assolutamente ridursi. La spesa
corrente in particolare per i pubblici dipendenti,i trasferimenti correnti
e la sicurezza sociale è particolarmente elevata" ha dichiarato un
alto esponente da Washington, evidenziando che i capitoli di spesa sono in
crescita rispetto al 2006 di oltre il 20%. I tagli alla spesa sono
ritenuti l'unica possibilità insieme alla lotta all'evasione, per evitare
un generalizzato incremento delle imposte e delle tasse. Il ministro delle
Finanze Kema Unakitan ha risposto all'invito del Fondo Monetario
Internazionale, facendo presente che l'aumento dei tassi di interesse,
l'esplosione del prezzo del petrolio e l'indifferibile aumento concesso ai
dipendenti pubblici, ha generato tale squilibrio a cui il governo porrà
certamente rimedio. Unakitan ha anche evidenziato che la Turchia continua
a mostrare un'elevata attenzione al tema soprattutto se si osserva
l'avanzo primario del settore pubblico che nel 2006 è risultato del 6.5%
rispetto al Prodotto Nazionale Lordo. Su un altro versante invece si deve
invece evidenziare che l'afflusso di capitali e gli investimenti diretti
dall'estero (circa 10 miliardi di dollari nel 2006 e 13/15 miliardi
previsti a fine 2006 gli Ide), stanno certamente generando i suoi frutti -
non solo per il contenimento del deficit delle partite correnti della
bilancia dei pagamenti - ma anche e forse soprattutto per un miglioramento
complessivo della percezione della Turchia a livello globale. Secondo uno
studio dell'<AT Kearney> sul grado di fiducia degli investitori rispetto a
diversi paesi, la Turchia si pone al 13mo posto mentre lo scorso anno la
sua posizione era 24ma su 25 Paesi esaminati. Le ragioni di questo
successo della Turchia sono da ascriversi principalmente alla riduzione
della corporate tax (dal 30 al 20%), al programma di privatizzazione in
atto ed alla stabilizzazione macro-economica. (Ice
Istanbul)
28.10.2006
|
FORUM
GLOBALE
SUGLI INVESTIMENTI
INTERNAZIONALI

| E'
in programma ad Istanbul il 6 ed il 7 novembre. Ad inaugurarlo il
ministro dell'Economia turco Ali Babacan. |
Un Forum
globale sugli investimenti internazionali dell'Organizzazione per la
cooperazione e lo sviluppo economico (Oecd). E' in programma a Istanbul
il 6 e il 7 novembre. Ali Babacan, ministro di Stato turco e negoziatore
capo per i colloqui con l'Unione europea e Richard Hecklinger,
vicesegretario generale dell'Oecd, inugureranno il forum, organizzato
dal sottosegretariato turco del Tesoro e il segretariato dell'Oecd. Si
inizierà il 6 con un forum sul clima per gli investimenti. Il giorno dopo
si discuteranno due temi: "Cornice politica per gli investimenti",
e "La partecipazione di investitori internazionali nelle
infrastrutture". Prevista la partecipazione di funzionari pubblici di
alto livello, rappresentanti del settore privato e ministri di Paesi
membri o con rapporti di cooperazione con l'Ocse, accademici e
funzionari di ong.
Intanto una delegazione dell'Unione delle Camere di Commercio e della
Borsa delle merci turca (Tobb), guidata dal suo presidente, Rifat
Hisarciklioglu, è tornata ad Ankara da Parigi. Hanno incontrato i grandi
nomi dell'economia francese e parlato con loro dei devastanti effetti
che l'approvazione finale della legge sul genocidio armeno (votata
dall'Assemblea nazionale lo scorso 12 ottobre) potrà avere sulle
relazioni fra Francia e Turchia.
Il provvedimento deve passare l'esame del Senato e venire ratificato dal
presidente della Repubblica Jacques Chirac. Prevede una multa di 45mila
euro e la reclusione per chi nega l'esistenza del genocidio armeno, che
Ankara non ha mai riconosciuto e durante il quale nel 1915 morì un
milione di armeni.
La delegazione della Tobb ha parlato con esponenti della Camera di Commercio
di Parigi e con l'Unione Europea delle Camere di Commercio e di
industria. (Denaro.it)
28.10.2006
|
STRATEGIA <BNP
PARIBAS>
|
L'obiettivo
è accelerare il proprio sviluppo nel bacino mediterraneo e nei
Paesi dell'Europa orientale. Il ruolo della Turchia. |
<Bnl Paribas> intende accelerare il
proprio sviluppo nel bacino mediterraneo e nei Paesi dell'Europa
orientale, rafforzandosi soprattutto in Turchia e in Ucraina, dove intende
portare da 763 a 1.000 le sue agenzie. Lo ha riferito oggi il gruppo
bancario francese che ha acquistato nei mesi scorsi la Bnl, precisando di
avere allo studio anche il lancio di una banca retail in Russia, dove è
presente attualmente solo con una banca di finanziamento e di
investimento.
Secondo il comunicato pubblicato stamani, la banca ha nuovamente rialzato
il suo obiettivo di apertura di nuovi punti di vendita, con più di 130
aperture previste già nel 2007, portando così il numero totale di
sportelli nell'area Mediterraneo-Paesi del Golfo a 650. "La crescita
sarà particolarmente forte in Turchia" dove la rete passerà dalle
113 agenzie della fine del 2005 a 176 nel 2006 e a 233 nel 2007, precisa
il comunicato.
In Ucraina, la rete della filiale <Ukrsibbank>, il cui acquisto é stato
finalizzato nella prima metà del 2006, passerà dalle 763 agenzie della
fine del 2005 a 1.000 entro il 2006.(Ansa)
28.10.2006
|
SICUREZZA SOCIALE
|
Il
budget 2007 in Turchia vede un disavanzo stimato attorno a 8.3
miliardi di dollari. |
Continuano
le discussioni sul budget governativo turco per il 2007. A preoccupare
adesso sono i fondi riservati alla sicurezza sociale. Fonti governative
hanno anticipato che le istituzioni del settore avranno entrate per 45.5
miliardi di dollari e spese per almeno 53.8 miliardi di dollari, che
equivale a dire un disavanzo di 8.3 miliardi di dollari. gli stanziamenti
per la sicurezza sociale per il 2007 ammonteranno a circa il 5% del
prodotto interno nazionale. (Apcom)
28.10.2006
|
SCONTI
ENERGIA:
NO AL SUO
ANNULLAMENTO
|
L'allarme
degli industriali turchi che accusano il Governo Erdogan di avere
fatto poco per risolvere i problemi nel Paese relativi alla
competitività con la Cina. |
Gli
industriali turchi lanciano l'allarme: non si può fare a meno degli
sconti sull'energia concordati in settembre. Il panico si è venuto a
creare dopo che l'Autorità per la Regolazione del mercato energetico (Epdk)
aveva annunciato tagli ad alcuni sconti stabiliti ad un accordo fra
Governo e imprenditori.
Gli industriali hanno fatto sapere tramite i principali quotidiani del
Paese che si tratta di una decisione adottata per cercare di compensare la
perdita di energia causata dal suo utilizzo illegale. E che a pagarne le
spese saranno gli imprenditori che hanno già annunciato una perdita di
competitività rispetto a colossi come la Cina. Con tutti i danni
economici che ne derivano.
L'Unione degli esportatori di acciaio turchi ha detto che il prezzo
dell'energia nel paese è uno dei più cari del mondo industrializzato. In
Cina le compagnie pagano prezzi irrisori per l'approvvigionamento. Tutto
questo perché, a sentire l'Unione, da quelle parti l'energia non viene
rubata come nel Paese della Mezzaluna. L'accusa al Governo è di non avere
fatto nulla per risolvere o limitare questo problema, rivalendosi solo con
chi l'energia la paga. (Apcom)
28.10.2006
|
SUPERATA
LA CRISI
DEI MERCATI
|
L'economia
turca pensa nuovamente all'Europa. Da tenere d'occhio anche le
elezioni politiche e presidenziali. Il rapporto trimestrale di
<Unicredit New Europe Researche Network>. |
L'economia
turca è stata particolarmente sensibile agli "umori" dei
mercati internazionali nella prima metà del 2006, fa notare il rapporto
trimestrale di <Unicredit New Europe Research Network>, fattore che
sarà quello di maggior rischio nel 2007. Nonostante la volatilità dei
mercati, la Turchia può recuperare il terreno perduto, e le prospettive
rimangono positive, anche se l'inflazione ha ripreso a correre.
Nel 2007 la riduzione dei prezzi del greggio e delle materie prime
dovrebbe aiutare il mercato finanziario turco. Particolare attenzione va
riservata alle elezioni presidenziali e politiche che si terranno nel
2007. Superate le difficoltà finanziarie la Turchia, secondo il report,
si dovrà focalizzare sul processo di adesione all'UE, che sta
registrando una disaffezione da parte europea e turca soprattutto a causa
della questione cipriota.
Pil: al 7.4% nel 2005 al 5.2% nel 2006, al 5.4% nel 2007, al 6.4% del 2008
Inflazione: all'8.2% nel 2005, al 9.4% nel 2006, al 7.7% nel 2007, al 5.9
nel 2008
Disoccupazione: al 10.3 nel 2005, al 10% nel 2006, al 9.5% nel 2007, al
9.2% nel 2008. (Apcom)
28.10.2006
|
_6
ECONOMIA
AD
ISTANBUL DEBUTTA <LINEA>
NUOVA BERLINA DI SEGMENTO C

|
La
vettura <Fiat> sarà presentata al Salone dell'Automobile
della metropoli turca dal 2 al 12 novembre. La novità - che
entrerà nei mercati europei ed extraeuropei dalla seconda metà del
2007 - sarà prodotta negli stabilimenti di Bursa. Una produzione di
circa 60 mila unità l'anno. Le caratteristiche e gli allestimenti.
|
Al Salone
dell'Automobile di Istanbul, in programma dal 2 al 12 novembre, debutterà
<Fiat Linea>, la nuova berlina a tre volumi del segmento C. Nata
nell'abito della <Tofas A.S.>, la joint venture paritetica
tra <Fiat Auto> e <Koc Holding> quotata alla Borsa di
Istanbul, la nuova vettura sarà prodotta nello stabilimento turco
di Bursa (a regime sono previste 60 mila unità l'anno) e commercializzata
in alcuni Paesi europei ed extraeuropei a partire dalla seconda metà del
2007. Inoltre, successivamente la vettura sarà realizzata anche in altri
Paesi.
Disegnata dal <Centro Stile Fiat>, la nuova <Fiat Linea>
presenta un design esterno elegante e dinamico. "La stessa
cura stilistica - ha precisato la casa torinese - è stata posta
all'interno dove le linee sono armoniose, ben bilanciate con quelle degli
esterni e creano un ambiente accogliente, luminoso e capace di garantire
una straordinaria abitabilità interna ed un comfort superiore in termini
di ergonomia e spazio a disposizione del guidatore e dei passeggeri.
Impressione confermata dalle generose dimensioni della macchina che la
pongono ai vertici della sua fascia: infatti, <Fiat Linea> è lunga
4.56 metri, larga 1.73 m, alta 1.5 m e con un passo di 2.6 metri, oltre ad
avere un ampio bagagliaio di 500 litri".
<Fiat Linea> sarà proposta in diversi allestimenti e datata di
contenuti da segmento superiore come dimostrano alcuni sofisticati
dispositivi infotelematici che migliorano il comfort e la qualità del
tempo trascorso a bordo. Inoltre, <Fiat Linea> offrà un
equipaggiamento dedicato alla protezione del guidatore e dei passeggeri e
una gamma articolata di propulsori a benzina e diesel, abbinati a cambi
manuali ed automatici. (Ansa)
28.10.2006
|
SAN
MARINO E LA MISSIONE
ECONOMICA

|
37ma
assemblea annuale dei World Trade Centers ad Istanbul. Un evento
internazionale a cui prendono parte anche i delegati della
Repubblica del Titano. Opportunità di incontro one-to-one tra
imprenditori locali e sanmarinesi. Le prospettive di cooperazione e
l'allargamento dei mercati. |
Da
domani 29 ottobre al 02 novembre 2006 si tiene a Istanbul, in Turchia, la 37°
Assemblea Annuale di tutti i World Trade Center. Un evento internazionale
a cui parteciperanno delegati provenienti dai WTC di tutto il mondo oltre
agli imprenditori del network WTC. Durante le giornate di lavoro sono
previste sessioni di confronto tra i vertici dei WTCs su tematiche
riguardanti il commercio internazionale, seminari organizzati per aree
geografiche, forum con oggetto "Situazione delle Pmi in Turchia e
prospettive di cooperazione e scambio internazionale" a cui
interverranno esponenti del Governo turco, Camera di Commercio, esperti
del mercato turco, WTCs locali e rappresentanti di note organizzazioni e
imprese di livello internazionale. La partecipazione da parte delle
aziende è volta soprattutto a realizzare incontri individuali
precedentemente organizzati con imprenditori della Turchia.
Il WTC Istanbul è tra i più
importanti centri del commercio Europeo e mondiale, un "ponte
naturale" tra i continenti. Durante l'evento vi saranno opportunità
di confronto e di incontro con operatori economici provenienti da
un'area di alto interesse strategico per gli imprenditori locali e
italiani.
Obiettivi della WTCA
General Assembly:
- Promuovere il commercio
internazionale e lo sviluppo di relazioni tra imprenditori di tutto il
mondo con i partner turchi
- Assistere gli imprenditori nella ricerca di partner affidabili
- Mobilitare in occasione del meeting le aziende leader nel settore di
appartenenza
- Allargare gli incontri d'affari per i partecipanti, ai mercati e alle
opportunità della Turchia e dei paesi di provenienza degli altri WTCsUn
evento internazionale:
- Opportunità di incontri one-to-one tra imprenditori con appuntamenti
predefiniti dal WTC
- Conferenze, seminari e iniziative parallele agli incontri
sull'economia della Turchia
- Workshop su materie inerenti al commercio internazionale
Per informazioni, contattare
dr. Valeria Terenzi - WTC
San Marino-Rimini - Tel 0549 909539 Fax 0549 972261
info@wtc.sm
28.10.2006
|
LA
ROADMAP
|
Riunione
degli industriali ad Istanbul il 1 e il 2 novembre per mettere a
punto una piattaforma operativa da presentare al Governo. |
Gli industriali
turchi si riuniscono e, questa volta, chiedono più voce in capitolo. L'1
e il 2 novembre prossimi, ad Istanbul, si terrà il loro quinto Congresso.
Il presidente della camera di Commercio di Istanbul, Tanil Kupuk, ha fatto
sapere che sarà un appuntamento molto importante e particolarmente
sentito quest'anno perché verrà discussa e stabilita una piattaforma
operativa, una vera Roadmap dell'industria turca, da presentare alle
maggiori istituzioni e naturalmente anche al governo. In primo piano le
riforme economiche chieste da tempo all'Esecutivo di ankara ed il ruolo
che la produzione industriale turca potrà ricoprire a livello globale. (Apcom)
28.10.2006
|
LEADER NEI
CELLULARI
|
La
<Turkcell>, che non ha rivali nella comunicazione mobile, ha
battuto nel settembre scorso ogni record. 30 milioni di clienti. |
<Turkcell>, leader della
comunicazione mobile in Turchia, batte un nuovo record. La compagnia ha
infatti annunciato di avere superato i 30 milioni di clienti nel settembre
2006, con un incremento del 3.3% rispetto a giugno 2006 e del 15.3%
rispetto al settembre 2005.
In particolare, in questo momento, ci sono 5.7 milioni di clienti in
abbonamento e 25.1 i clienti con carta prepagata. Anche tra i clienti di
recente acquisizione, il 91% ha scelto una carta prepagata. Questo nuovo
primato, hanno detto dalla società, è il risultato di un sapiente lavoro
dal punto di vista della comunicazione, ma anche di una grande
diversificazione del prodotto, per venire incontro alle esigenze di tutti.
(Apcom)
28.10.2006
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BANCHE IN CRESCITA:
PAROLA
DI <FITCH RATING>
|
Le
fluttuazioni dei mercati non impensieriscono gli istituti di credito
della Turchia. |
Le fluttuazioni del mercato non
impensieriscono gli istituti di credito turchi. Parola di <Fitch
Ratings> secondo cui le banche del paese della Mezzaluna stanno
attraversando un ottimo periodo e stanno crescendo nonostante le
fluttuazioni che hanno caratterizzato i mercati turchi nei mesi scorsi. In
particolare - fa notare l'agenzia di rating - i miglioramenti sono
effetto di una maggiore diversificazione del prodotto e dagli investimenti
stranieri che dal 204 hanno iniziato ad entrare nel sistema bancario
turco. (Apcom)
28.10.2006
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INVESTIMENTI
TURCHI
IN EGITTO
|
Quattro
miliardi di dollari per la costruzione di una zona industriale su un'area di due milioni di mq al Cairo, specializzata in tessili e
vetro. |
La Turchia
investirà 4 miliardi di dollari per la costruzione di una zona
industriale su un'area di due milioni di metri quadrati al Cairo,
specializzata in tessili e vetro. Lo riferisce il quotidiano egiziano
economico <Al Alam el Yom>. Il presidente dell'autorità industriale per
lo sviluppo, Amr Assal, spiega che la zona rientra nell'ambito del
progetto del ministero per il Commercio e l'Industria di creare dieci
zone industriali, orientate all'esportazione, su trenta milioni di metri
quadrati, al Cairo e Alessandria. Assal aggiunge che tale zona attirerà
sostanziali investimenti turchi. L'Associazione di esportatori turchi
raduna 40mila operatori che vogliono trarre profitto dall'accordo di
libero scambio con l'Egitto, firmato nel 2005. L'interscambio con la
Turchia, il sesto partner dell'Egitto, raggiunge nel 2005 i 950 milioni
dollari. Intanto, secondo un comunicato diffuso dal sottosegretariato al
Commercio estero turco (Igme - Promotion Center of Turkey ), il 75 per
cento del totale dell'export turco proviene da cinque città. Ad oggi,
56 città contribuiscono all'export nazionale ( 73 miliardi di dollari
nel 2005 e 53 miliardi di dollari nei primi otto mesi del 2006), ma
Istanbul con 29,4 miliardi (55 per cento del totale ) è nettamente al
primo posto in questa speciale graduatoria, seguita da Bursa ( 4.6 miliard
) e Izmir (3.8 miliardi). (Denaro.it)
28.10.2006
|
GASDOTTO
IGI
PRONTO
TRA DUE MESI

|
Il
primo tratto collegherà Turchia, Grecia ed Italia. Sarà completato
entro il 2012. Il nostro Paese sarà unito con un raccordo
all'altezza della Puglia. |
Il primo
tratto del gasdotto Igi, che collegherà Turchia, Grecia e Italia, sarà
pronto entro la fine del 2006. La notizia pubblicata dall'agenzia turca
<Cihan> è stata annunciata dalla società di stato del gas turco, <Botas>.
Circa 750 milioni di metri cubi di gas naturale saranno trasportati
annualmente verso la Grecia e poi, nel prossimo futuro, verso l'Italia.
Il progetto, infatti, coinvolge oltre a <Botas>, la greca <Depa>
e l'italiana <Edison Gas>.
Entro il 2012 l'ammontare complessivo di gas trasportato raggiungerà
quota 11 miliardi di metri cubi di cui tre miliardi destinati alla
penisola ellenica e otto all'Italia. Per l'Italia il gasdotto sarà
collegato con un raccordo all'altezza della Puglia.
Il nuovo gasdotto si collegherà alla rete del Paese anatolico,
consentendo all'Italia di importare ogni anno tra gli otto e i 410
miliardi metri cubi di gas naturale provenienti dal Mar Caspio e dal
Medioriente, nelle quali si trova oltre il 10 per cento delle riserve
mondiali. La conduttura avrà un impatto visivo praticamente nullo. Il
tratto in territorio pugliese sarà completamente interrato e la sola
opera visibile sarà la cabina di misura del gas, che occuperà una
superficie pari a quella di una piccola abitazione con giardino. Inoltre,
l'impianto non avrà impatto ambientale, non generando emissioni in
atmosfera o scarichi in mare.
Nel frattempo, gli industriali turchi lanciano l'allarme: non si può
assolutamente fare ma meno degli sconti sull'energia concordati in
settembre. Il panico si è venuto a creare dopo che l'Autorità per la
regolazione del mercato energetico (Epdk), aveva annunciato venerdì
scorso tagli ad alcuni sconti stabiliti a un accordo fra governo e
imprenditori.
Gli industriali hanno fatto sapere tramite i principali quotidiani del
Paese che si tratta di una decisione adottata per cercare di compensare la
perdita di energia causata dal suo utilizzo illegale. E che a pagarne le
spese saranno gli imprenditori, che hanno già annunciato una perdita di
competitività rispetto a colossi come la Cina. Con tutti i danni
economici che ne deriveranno. L'Unione degli esportatori di acciaio
turchi ha detto che il prezzo dell'energia nel Paese è uno dei più cari
del mondo industrializzato.
In Cina le compagnie pagano prezzi irrisori per l'approvvigionamento.
Tutto perché, a sentire l'Unione, da quelle parti l'energia non viene
rubata come nel Paese della Mezzaluna. L'accusa al governo è di non
aver fatto nulla per risolvere o limitare questo problema, rivalendosi
solo con chi l'energia la paga. (Denaro.it)
28.10.2006
|
GAS:
BASTA
CON IL MONOPOLIO
PUBBLICO

|
L'affermazione
del presidente dell'Authority turca per la Regolazione dell'energia
(Edpk), Yusuf Gunay che senza mezzi termini ha difeso l'iniziativa
privata. |
Il
presidente dell'Autorità turca per la Regolazione dell'Energia (EdpK),
Yusuf Gunay, ha parlato chiaro: il monopolio pubblico del gas naturale
deve finire, soprattutto per quanto riguarda l'importazione. Gunay ha
detto senza mezzi termini che, se i privati riescono a trovarlo ad un
prezzo più conveniente, devono essere liberi di importarlo.
Gunay ha reso noto che sta stendendo una relazione sui problemi più gravi
riguardanti il settore energetico d presentare al ministro dell'Energia
Hilmi Guler, sottolineando che il fabbisogno energetico nel Paese sta
aumentando considerevolmente e che le compagnie private devono potersi
allacciare alle infrastrutture pubbliche. Stando a quanto dichiarato dall'Authority,
infatti, negli ultimi due anni ci sono stati quasi mezzo milione di nuovi
allacciamenti e che in località come Sanliurfa, Kars, Erzincan c'è
bisogno di corposi investimenti. L'intervento dei privati, quindi, è
necessario anche per far rimanere il costo dell'energia nei livelli di
norma. (Apcom)
28.10.2006
|
RAHMI KOC:
PIU' INVESTIMENTI
NEEL'ENERGIA
|
Il
presidente della <Koc Holding> ha spiegato come verrà
utilizzata la <Tupras>.
|
Il presidente onorario di <Koc
Holding>, Rahmi Koc, ha spiegato come verrà utilizzata la <Tupras>,
azienda leader nel ramo petrolchimico turco, recentemente acquistata. Koc
ha voluto sottolineare che l'acquisizione avrà un ruolo specifico nelle
politiche della Holding. "Per acquistare <Tupras - ha detto Koc -
abbamo creato un'altra società, la <Spv>. Queste due realtà
lavoreranno insieme e in breve tempo compenseremo la cifra spesa per
l'operazione di acquisto". (Apcom)
28.10.2006
|
GRADIMENTO
DEGLI INVESTITORI
STRANIERI
|
In
un anno la Turchia è balzata avanti di 13 posizioni. Ora è
arrivata alla 22ma posizione su scala mondiale. |
Con i suoi 9.7
miliardi di dollari in investimenti stranieri diretti per il 2005, la
Turchia scala la classifica dei Paesi che attraggono il maggior numero di
investitori dall'estero. Il Paese della Mezzaluna è arrivato ad una
ragguardevole 22ma posizione su scala mondiale. il dato è stato reso noto
dalla Conferenza delle Nazioni unite per lo Sviluppo e il Commercio.
Lo scorso anno la Turchia si era piazzata al 35 posto. In soli 12 mesi è
balzata avanti di tredici posizioni. (da Apcom)
28.10.2006 |
INTERESSE
PER LA PROPRIETA'
COMMERCIALE
|
Lo
mostrano gli investitori stranieri che guardano sempre più alla
Turchia, in particolare per quanto riguarda i terreni dove costruire
alberghi e centri ad hoc. |
Gli
investitori stranieri stanno mostrando un particolare interesse verso la
proprietà commerciale in Turchia: lo dichiara Anadolu Cansel Turgut
Yazici, amministratore delegato della società di consulenze immobiliari
<Tskb Gayrimental Degerleme>.
"C'è stata una notevole crescita nel numero di investitori negli
ultimi nove mesi - dice - in particolare nel settore della proprietà
commerciale. Gli investitori intendono comprare terreni per costruire
alberghi e centri commerciali. Il 90 per cento - aggiunge - sceglie
Istanbul per i loro investimenti. Gli investitori provengono soprattutto
da Germania, Gran Bretagna, Spagna, Usa, Dubai, Kuwait e Qatar. Il ruolo
dei consulenti - sostiene la Yazici - è essenziale per fare investimenti
affidabili, soprattutto nel campo immobiliare: in Turchia, infatti, c'è
un'illegalità diffusa. "Succede spesso, ad esempio, di andare al
catasto e scoprire che uno spazio destinato a uso residenziale viene usato
illegalmente per attività commerciali".( da Denaro.it)
28.10.2006 |
ALLARME
SPECULAZIONE
EDILIZIA

|
Per
il presidente del Board turco, Vedat Demiroz, nel Paese si
costruisce troppo e troppo in fretta. Un dossier al Toki. |
Vedaz
demiroz,, presidente del Board per l'edilizia turco, ha lanciato
l'allarme. Nel Paese si costruisce troppo e troppo in fretta. Alcuni
quartieri sorti recentemente non solo ad Istanbul, ma in tutta la Turchia,
la popolazione è arrivata anche a 70mila abitanti. Decisamente troppi,
per zone che dovevano essere di nuova concezione. Per questo Demiroz ha
mandato un dossier all'Amministrazione centrale per l'edilizia di massa (Toki),
nel quale ha sottolineato l'esigenza di costruire palazzi in grado di
contenere meno persone e con una maggiore qualità sia nei materiali sia
nelle rifiniture.
Parlando poi di quelle già edificate, ha detto: "Dieci milioni su 16
case hanno bisogno di essere rinnovate in 5 0 10 anni. Solo ad Istanbul
sono due milioni". Demiroz ha poi chiesto un maggior coordinamento
fra le istituzioni e singole municipalità per gestire meglio il fenomeno
dell'urbanizzazione, sottolineando che, se il Toki non ha a disposizione i
soldi per farlo, allora è meglio coinvolgere anche i privati. (Apcom)
28.10.2006 |
AUTO
USATE: BOOM DI ACQUISTI
|
Con
il Ramadan in Turchia aumento del costo del denaro e inflazione hanno
favorito la "seconda mano". Tra le vetture più richieste
<Tofas> e <Fiat Uno>. |
In
Turchia è boom di acquisti di auto usate, acquistate prima della festa
del Ramadan. A orientare i turchi verso la seconda mano sarebbero
principalmente l'aumento del costo del denaro e l'inflazione. Secondo le
associazioni del settore, come riporta la stampa locale, l'incremento si
era già registrato da prima dell'estate, quando l'aumento dei tassi di
interesse ha reso più caro il costo della vita. Stando a quanto
dichiarato dai rivenditori di auto usate di Bursa, i turchi in particolare
sono orientati su modelli a basso costo e macchine utilitarie. A guidare
la classifica delle seconde mano più richieste ci sono i modelli della
<Tofas> e la <Fiat Uno>. (Apcom)
28.10.2006 |
ADSL
SUPERECONOMICA
|
Si
chiama "Smile" e sarà dotata di un modem senza fili. A
lanciarla in Turchia la <Dogan Yayin Holding>. Costerà poco
meno di 16 euro al mese. |
Pronto
in Turchia il primo pacchetto adsl super economico con tanto di modem
senza fili. Si chiama "Adsl-smile" e a lanciarlo sarà la
<Dogan Yayin Holding>, guidata dal miliardario Aydin Dogan, e che è
la realtà più importante in Turchia nel campo dell'intrattenimento e
delle comunicazioni.
Stando a quanto riportato dal quotidiano <Sabah>, il pacchetto
costerà solo 29 nuove Lire turche al mese, poco meno di 16 euro. Orhan
Goksal, direttore del progetto, ha detto: "Abbiamo deciso di puntare
sulle connessioni veloci ed i servizi Internet. I media sulla rete sono il
miglior investimento sul futuro. Per questo abbiamo pensato a Adsl-Smile".
Nel pacchetto saranno inclusi anche una cuffia con microfono Philips per
parlare su Internet, un account mail di 1 Gb e un programma anti-virus. (Apcom)
28.10.2006
|
PRONTO
INTERNET
SUL RAILWAYS
ANKARA-INTERNET

|
Attivata
una connessione wireless di 24 ore su 24 grazie all'operatore <Avea>. |
The
Internet, now considered by many to be indispensable, will no longer be
unavailable on train trips in Turkey.
Taking into consideration requests for Internet access on trains, the
State Railways Association (TCDD) realized the project on the
Ankara-Istanbul line, and has begun to provide a 24-hour wireless
connection on the Baskent and Cumhuriyet trains.
After months-long preparation, the TCDD managed to establish a continuous
connection for 95 percent of the line. Now those traveling on trains will
be able to use the Internet with their laptop computers during the course
of the voyage.
Seemingly never-ending dull train trips will turn into a pleasant and
entertaining event, particularly for young travelers. The service will be
offered free of charge.
The general public has not been informed of the development yet. The
implementation, already being used by vigilant travelers, is due to be
officially announced following the Ramadan holiday. If there is an
increased demand, the project will also be implemented on the Ankara
Express, known as the sleeper train.
For now, free Internet will be available only on dining cars and those
adjacent to the dining car. If the traveler requests access to the cars
where the Internet is available, he or she will be given tickets for those
cars.
A high-ranking official from the TCDD said, "If the operation draws more
attention than we estimate, it will be expanded first to all the cars,
then to other trains running between Ankara and Istanbul."
The GSM operator Avea has implemented wireless Internet on the railroad
between Ankara and Istanbul, which is 576 kilometers (360 miles) long.
Initially, Turkcell and Avea had intended to bid for the contract but
Turkcell backed out at the last minute.
TCDD officials noted: "Avea showed the will to win the bid. They quoted
a very reasonable price, and although providing the hardware was not among
our conditions, Avea offered to provide us with the hardware for free to
win the bid."
The TCDD will be paying $350 a month for the wireless Internet connection
provided by Avea. (Zaman)
28.10.2006
|
IL
25% DELLA BANCHE
CONTROLLATO
DAGLI STRANIERI

|
Secondo
il vice Primo Ministro turco Abdullatif Sener, intervenuto in un
dibattito televisivo, se è vero che non si può non parlare di
"invasione straniera", è altrettanto vero che questa
presenza nel sistema finanziario locale sta pilotando enormi
quantità di valuta essenziali per la trasformazione del Paese. |
Terminata
da poche settimane in Turchia la fusione tra <Koc Bank> e <Yapi
Kredit> ad opera di <Unicredit>, la banca italiana che controlla de
facto il terzo gruppo bancario del Paese, si sono concluse in questi
giorni altre due importanti operazioni. Si tratta del completamento
dell'acquisto da parte di <Dexia< della <DenizBank> (è stato
acquisito il 74.99% della sesta banca locale, appartenente al gruppo <Zorlu>,
per un ammontare di 2.4 miliardi di dollari) e dell'acquisizione da parte
di <Citigroup> del 20% di <Akbank> (Gruppo <Sabanci>),
per un ammontare di 3.1 miliardi di dollari. La <Akbank> è la
seconda banca della Turchia e la prima tra le banche private. Secondo
alcuni analisti locali, <Citigroup> non supererà la quota azionaria
del 20%, in considerazione di un patto stabilito con la famiglia Sabanci,
mentre altri ritengono che la banca statunitense a breve non solo salirà
al 50%, ma contribuirà alla possibile acquisizione di un'altra importante
banca locale, la <Halkbank>. Il vice Primo Ministro Abdullatif Sener
in un intervento televisivo - in merito alla c.d. "invasione"
estera nel sistema bancario turco - ha non solo difeso questo processo, ma
ha fatto presente che la presenza estera (<National Bank of Greece>,
<Bnp<, <Fortis<, ecc.) nel sistema finanziario locale sta
pilotando in Turchia enormi quantità di valuta che sono essenziali per
continuare il processo di trasformazione e consolidamento del Paese (gli
investimenti esteri ammonteranno ad oltre 15 miliardi di dollari a fine
2006). Secondo accreditate fonti finanziarie locali, le banche estere
controllerebbero attualmente oltre il 25% del sistema bancario locale, ma
a fine anno tale percentuale si dovrebbe incrementare al 30%. (Ice
Istanbul)
28.10.2006 |
PRESTITI
<AKBANK>
|
Il
progetto dell'istituto è quello di concederli in tempi
rapidi. Due "punti di credito" già aperti a Gebze a ad
Istanbul, nella parte asiatica. |
<Akbank>
punta sul settore dei prestiti. E lo fa aprendo un branch
appositamente studiato per concedere prestiti in tempi più brevi. Il
progetto è ambizioso e per questo l'istituto di credito conta di
triplicare il personale addetto in breve tempo. Per il momento sono stati
aperti due "punti di credito", a Gezbe, nella regione di Kocaeli,
subito dopo la parte asiatica di Istanbul, e nell'esclusivo quartiere di
Beyoglu.
Il piano è di aprirne 200 in quattro anni. I "punti di credito"
sono specializzati nella concessione di tutti i tipi di prestiti e di arte
di credito. Secondo quanto dichiarato da Hakan Binbasgil la precedenza
nell'apertura di nuovi branch verrà data alle zone dove
<Akbank> registra il maggior numero di richieste di prestito. (Apcom)
28.10.2006 |
SETTORE
SERVIZI
|
Nel
2007, in Turchia, si prevede un vero e proprio boom. Crescerà
infatti del 5.4%. Buone notizie anche per quanto riguarda
l'industriale. |
La
Turchia nel 2007 crescerà ancora. A dirlo è il ministero delle Finanze
che prevede un aumento del prodotto interno lordo del 5%.
A trainare il Paese sarà soprattutto il settore servizi che da solo,
sempre secondo stime ministeriali, crescerà del 5.4%. Buone notizie anche
per il settore industriale e per quello agricolo che secondo le proiezioni
vedranno un amento del 5.2% e del 2.5%. (Apcom)
28.10.2006 |
SABANCI
ALL'ATTACCO
|
I
due cugini, Demir ed Omer, apriranno a Duzce una ditta specializzata
in box di plastica per prodotti ortofrutticoli. Alta tecnlogia. |
Sono
usciti dal potente clan dei Sabanci per motivi diversi. Demir l'anno
scorso ha venduto la sua quota di azioni, mentre Omer ha lasciato perché
diventato presidente della Tusiad, la Confindustria turca.
Adesso secondo autorevoli fonti della stampa locale si mettono in affari
insieme. I due cugini Sabanci, infatti, apriranno una ditta a Duzce,
specializzata in box di plastica per prodotto ortofrutticoli. il suo nome
sarà "Odesa" (iniziali dei nomi e del cognome del fondatore).
per la produzione verrà impiegata una tecnologia particolarmente
sofisticata. (Apcom)
28.10.2006 |
EXPORT
DEL 1208%
|
Il
nuovo motore della Turchia viene adesso dall'est dell'Anatolia. Le
esportazioni in 22 anni passate da 146.9 milioni di dollari a 1.9
miliardi di dollari. |
La
Turchia scopre un nuovo motore: l'Est del Paese, spesso tristemente famoso
per le condizioni arretratezza e per la violazione dei diritti umani,
Ebbene, anche dal remoto Est dell'Anatolia possono arrivare buone notizie.
In 22 anni, cioè dal 1984 al 2005, le esportazioni sono aumentate del
1208%, passando da 146.9 milioni di dollari a 1.9 miliardi di dollari. Il
dato è stato reso noto dall'Associazione degli esportatori dell'Anatolia
(Gaib). La maggior parte delle merci che varcano il confine sono cereali,
tessili e frutta disidratata. E per il 2006 potrebbe essere toccato un
nuovo record. (Apcom)
28.10.2006 |
TURISMO
<MEDTRAVEL
2006 - MEDITERRANEAN-HEALTH
CONGRESS TOURISM&REAL ESTATE EXHIBITION>

|
La
fiera - che coinvolge in una piattaforma comune tutti gli operatori
del turismo congressuale, immobiliare nonché quello legato alla
salute e al wellness - si terrà nella città di Antalya dal 2 al 4
novembre prossimi. Il programma ambizioso della Turchia e la sua
pianificazione entro il 2010. |
Dal
2 al 4 novembre ad Antalya si terrà il <MedTravel Antalya 2006 -
Mediterranean, Health-Congress Tourism & Real Estate Exhibition>
- la fiera che coinvolge in una piattaforma comune tutti gli operatori
del turismo congressuale, immobiliare e quello legato alla salute e al wellness
al fine di mostrare ed illustrare le potenzialità strutturali e naturali
della Turchia. Paese già apprezzato per le sue bellezze naturali ed
artistiche, deve il suo successo non solo al turismo tradizionale, ma
anche al contribuito di altre forme di investimento e di offerta quali il
turismo congressuale, immobiliare e quello legato alla salute e al wellness.
Nei programmi del settore, infatti, la Turchia ha pianificato
l'ambizioso obiettivo di raggiungere, entro il 2010, ben 30 milioni di
visitatori. Sono infatti numerosi i turisti che, ogni anno, raggiungono la
Turchia per beneficiare delle 1300 terme e delle 240 sorgenti di acqua
calda presenti sul territorio. Inoltre, accanto al turismo termale, è in
forte crescita il numero di visitatori che scelgono la Turchia per curare
la propria salute e sottoporsi ad interventi realizzati dai medici turchi
con i metodi innovativi. A tale proposito, gli studi di settore hanno
evidenziato che la popolazione europea, negli ultimi anni, ha scelto di
effettuare questi trattamenti nei Paesi dove il rapporto qualità/prezzo
è vantaggioso, come appunto la Turchia. (GuidaViaggi.it)
28.10.2006
|
RITORSIONE:
ARARAT
SEMI-PROIBITO

|
Per
disposizione delle autorità turche, la montagna - dove secondo la
leggenda sarebbe approdata l'arca di Noè e che è sacra per gli armeni - non
potrà essere più scalata se non in numero limitato di persone. Per
farlo occorrerà un permesso speciale che dovrà essere richiesto
almeno due mesi prima dell'escursione. |
La potremmo definire una
"ripicca alla Turca". Dopo l'approvazione da parte
dell'Assemblea Nazionale francese della legge che punisce chi nega il
genocidio armeno, il Paese della Mezzaluna le sta studiando tutte per
punzecchiare sia Parigi che Erevan. Non paga del boicottaggio che sta
interessando tutti i prodotti provenienti dalla Francia, adesso pur di
vendicarsi è stato tirato in mezzo uno ei luoghi più importanti e
suggestivi di tutta la storia dell'umanità: il monte Ararat. La montagna
dove, secondo la leggenda approdò l'arca di Noè, è sacra per gli armeni
che ogni anno arrivano a centinaia per scalarla. Così sacra che, per
punirli, i turchi stanno facendo in modo di limitare il numero di persone
che vuole salirci sopra. Secondo un protocollo siglato dal ministero della
Cultura, ministero dell'Interno e servizi segreti, i cittadini stranieri
dovranno ottenere un permesso speciale per salire sull'Ararat. E nel caso
ci dovessero riuscire, potranno percorrere solo alcuni sentieri.
Gli stranieri, inoltre, non potranno più condurre ricerche o esplorazioni
a scopo scientifico. il permesso per salire sul monte dovrà essere
accordato dal ministero degli Esteri. Lo stesso ragionamento varrà per le
agenzie di viaggio specializzate che organizzano tour sulla montagna, nel
caso in cui i partecipanti non siano turchi. Il permesso dovrà essere
richiesto almeno due mesi prima dell'escursione. (Apcom)
28.10.2006
|
L'ULTIMO PARADISO: GOYNUK
|
La
cittadina adagiata sul fiume Catak - tra i monti Kapiormani e
Koroglu - ha tutta una storia da raccontare, a cominciare da quello
dei Frigi. |
There is a
small and pretty town in a deep valley formed by the Çatak River, whichpasses
through mountains and hills in the western Black Sea province of Bolu,
which is famous for its huge mountains, dense green forests and untouched
nature.
This pretty town, named Göynük, nestled betweenMt. Kapıormanı
and Mt. Köroğlu, has a history that stretches as far back as the
Phrygianperiod.
Additionally, the Çatak thermal spring, measuring 32 degrees Celsius and
situatedin nearby Himmetoğlu Village, is said to have been in
use as a thermal bath since the Roman period.
Apart from the Çatak thermal spring, the Göynük region has two more
thermal springs: Ilıca and Sarıkız, which have been drawing
quite a number of visitors lately. Lakes Çubuk and Sünnet are also among
the town's sightseeing areas that can be visited particularly during
spring and autumn.
The town, which has variously been called Torbalı, Türbeli, Gölyük
and Gölnük throughout its history, was originally known asKoinon
Gallicanan, according to information posted on the town's Web site.
Göynük wasan area ofsettlement during the Phrygian, Roman,
Byzantine and Ottoman periods. Byzantine tombstones located in the village
of Kilciler and an epitaph from the Phrygian period located in Soğukçam
-- also known as Germonos -- are archaeological remains in the Göynük
area.
Göynük was conquered by the Ottomans in 1323, towards the end of the
reign of Osman Gazi. Gazi Süleyman Paşa Mosque is one of the
historical structures in the town datingfrom that period. Other
structures include the Akşemseddin Tomb, the Gazi Süleyman Paşa
Bath, the tombs of Bıçakçı Ömer Dede and Debbağ Dede and
the Zafer (Victory) Tower.
Göynük is also famous for its houses, whichare around 100-150
years old. These structures, all remnants of the Ottoman period, are
nowadays being restored, adding to the historical wealth of thetown. (Selahattin
Sonmez/Turkish Daily News)
28.10.2006
|
LA
RICONQUISTA
|
Il
mausoleo di Kemal Ataturk preso d'assalto dai turisti, in larga
parte locali. Toccato il tetto dei 6 milioni nei primi nove mesi del
2006. |
Almeno dal
punto di vista turistico hanno dimostrato di essere quanto mai
secolarizzati. Nei primi nove mesi del 2006 il mausoleo di Mustafa Kemal
Atatürk è stato letteralmente preso d'assalto da turisti, in larga
maggioranza locali, arrivando a toccare il picco di 6 milioni, ben il 155%
in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. A dirlo è il sito
ufficiale del momento. La cifra potrebbe aumentare vertiginosamente in
questo periodo, per vie delle festività del Ramadan, che si sono concluse
ieri, e della festa del 10 novembre, anniversario della morte del grande
statista. (Apcom)
28.10.2006
|
AMBIENTE/SALUTE
DISASTRO
AMBIENTALE

|
Una
cittadina turca vicina alla parte asiatica di Istanbul sotto
l'incubo di sostanze nocive per la popolazione. Una recente indagine
della <Tbmm> ha accertato un elevatissimo numero di decessi
dovuti a cancro. Di questi, il 44% ai polmoni. Industrie che non
tengono conto dell'obbligatorietà dei controlli. |
Paura a Dilovasi, una cittadina
nella provincia di Koacaeli che si trova vicino alla parte asiatica di
Istanbul. Alcune industrie poste nel mezzo di un centro abitato stanno
producendo gas che contengono sostanze nocive per la popolazione. A dare
l'allarme è stata la Commissione parlamentare, nominata appositamente
dalla <Tbmm>. L'area è tata dichiarata "altamente pericolosa
per la popolazione" e in particolare i quartieri di Yeni Yildiz e
Fatih sono stati evacuati per proteggere la salute dei loro abitanti.
L prima valutazione resa nota dalla Commissione parlamentare ha riferito
espressamente la presenza massiccia di sostanze cancerogene nella regione.
E le industrie da mettere sotto controllo potrebbero essere a decine. La
popolazione interessata si conta in decine di migliaia di persone. Il
rapporto della Commissione ha anche messo in evidenza che le società
sotto accusa avevano tutti i meccanismi di rilevazione delle sostanze
nocive resi obbligatori per legge, ma che non li hanno usati se non
raramente. Sui pensa che questo scarso controllo sia stato per non dover
denunciare la presenza di sostanze tossiche nei loro prodotti.
Sempre secondo la Commissione ci sono poi numerose industrie che non sono
consapevoli dell'obbligatorietà dei controlli. Secondo alcuni dati
risalenti al 205, il 44% di tutte le fabbriche presenti a Dilovasi sono
senza licenza, mente il 76% delle fabbriche nella zona industriale non
hanno i meccanismi di controllo. La Commissione ha anche fatto presente
che le contromisure devono essere prese nel più breve tempo possibile,
partendo dall'evacuazione dei quartieri. Operazioni che saranno pagate
dagli industriali che hanno provocato il disastro.
C'è poi da tenere in considerazione la comprensibile paura della gente di
Dilovasi. Secondo una recente statistica, il 32.3% dei decessi nella
regione è dovuta al cancro. Di questi, il 44% muore di tumore ai polmoni.
Numeri che sono 2.7 volte maggiori della media mondiale e della media
turca. I residenti che hanno vissuto a Dilovasi per dieci anni o più
hanno 4.4 volte più possibilità di ammalarsi di cancro rispetto a chi ci
vive o ha vissuto per meno di 10 anni.
Un studio pubblicato a maggio dal Consiglio turco per la Ricerca
Scientifica e tecnologica ha mostrato che a Dilovasi l'inquinamento supera
di 30 volte i limiti europei. Le tracce di cadmio (metallo considerato
tossico) e dei suoi derivati nell'aria erano di 7.170 milligrammi mentre
l'Europa ne consente 239.
Già in agosto il ministro per l'Ambiente e le Foreste, Osman Pepe, aveva
dato a 170 industrie a Dilovasi un periodo per mettersi in regola e
adottare meccanismi di controllo per l'inquinamento e le emissioni. E
adesso si pensa all'Europa. parlando con il <Turkish Daily News>,
Pepe ha detto che per adeguarsi agli standard di Bruxelles occorrono 70
miliardi di euro. Un accordo con gli industriali potrebbe far ripartire la
cifra in 20 miliardi di euro stanziati dal settore privato e 50 dallo
Stato. Ma anche fra gli imprenditori, c'è chi preferisce investire in
attività più redditizie come le fabbriche di Dilovasi e le loro
esalazioni cancerogene. (Apcom)
28.10.2006
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NAVE CARICA DI
AMIANTO RESPINTA DALLA TURCHIA
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La
"Otapan", unità fatiscente battente bandiera messicana,
aveva a bordo un carico di 54 tonnellate. Ne aveva dichiarato uno
solo. |
E' rientrata nel porto di Amsterdam,
da dove era partita in luglio, la nave "Otapan" respinta dalle
autorità turche perché conteneva un carico eccessivo di amianto.
La <Otapan", battente bandiera messicana, era diretta a Smirme ma
le era stato proibito di entrare nelle acque territoriali turche. Il
divieto era giunto da Ankara in seguito alla scoperta che la quantità di
amianto trasportata non era di una tonnellata, come indicato inizialmente,
ma raggiungeva le 54 tonnellate.
Un errore nella compilazione dei documenti sarebbe stato alla base del
malinteso che non è stato superato neppure dopo una trattativa diretta
tra i governi dei due Paesi. La "Otapan", imbarcazione
fatiscente rimasta prima bloccata per sette anni nel porto di Amsterdam,
era stata ferma per diversi giorni all'altezza dell'isola greca di Lesbo e
quindi trainata nuovamente in Olanda dove - è stato annunciato - sarà
fatta una valutazione sulla quantità di amianto a bordo prima di
consegnare la nave ad una società incaricata della demolizione.
Dietro tutta la vicenda c'è una controversia che riguarda anche la
proprietà della nave. <Basilisk>, una società di recupero crediti,
responsabile della trasmissione di informazioni errate al ministero
olandese sull'amianto trasportato, era l'iniziale proprietaria insieme con
il Governo olandese. <Basilisk> avrebbe recentemente venduto la nave
al cantiere navale turco Simsekler, incaricato dello smantellamento. la
co-proprietà con <Basilisk>, tuttavia, non è stata riconosciuta
dall'Aja. (Ansa)
28.10.2006
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MARE PIU' SICURO
GRAZIE
AL SISTEMA VRMTC
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Ratifica
dell'accordo firmato nei giorni scorsi a Venezia tra le 15 Marine
Militari di altrettanti Paesi, Turchia inclusa. Monitoraggio
costante del Mediterraneo e Mar Nero. |
Mediterraneo più sicuro con il <Vrmtc> (Virtual regional maritime traffic centre), il nuovo sistema di
monitoraggio dei traffici marittimi, il cui quartier generale operativo è
stato istituito a Roma, nella sede del comando della Squadra navale. L'uso
del Vrmtc è diventato una realtà con la ratifica dell'accordo, nei
giorni scorsi a Venezia, tra 15 Marine militari di altrettanti Paesi. A
firmare l'accordo - nel corso del "Regional seapower symposium" fra le
Marine di 29 Paesi del Mediterraneo e del Mar Nero, che si è concluso nei
giorni scorsi a Venezia - sono stati Albania, Cipro, Francia, Giordania,
Israele, Italia, Malta, Montenegro, Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna,
Turchia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Hanno invece posticipato la firma
("di un paio d'anni") la Croazia e la Grecia. Il <Vrmtc> è, in
sintesi, un software realizzato dalla Marina militare italiana, che usa
Internet come piattaforma per lo scambio e che è stato dato gratuitamente
alle altre Marine che hanno siglato l'accordo. Il sistema - che attraverso
la sede operativa di Roma permette di controllare il traffico marittimo
del Mediterraneo e del Mar Nero - già dal 2004 è attivo in via
sperimentale, ma ora è passato alla fase più propriamente operativa,
alla "cooperazione diretta" tra i Paesi firmatari. L'obiettivo
principale è quello di condividere le informazioni su tutto il traffico
navale dell'area mediterranea e del Mar Nero di natanti pari o al di sopra
delle 300 tonnellate di stazza, che devono rispondere alle direttive dell'<International
marittime organization>. Le varie Marine possono così avere in tempo reale
la situazione nei due mari, segnalando passaggi di navi sospette, ma anche
"dividersi" i compiti di intervento e di monitoraggio a seconda delle
emergenze. Un primo passo, questo, che apre a nuove strade di cooperazione
su altri fronti.
Il software utilizza la rete internet come piattaforma per lo scambio. Le
informazioni viaggiano per via web, un sistema sicuro come quello per le
<web banking>. Le varie marine possono così avere in tempo reale la
situazione nei due mari, segnalando passaggi di navi sospette, ma anche
"dividersi" i compiti di intervento e di monitoraggio a seconda
delle emergenze. Un primo passo, questo, che apre a nuove strade di
cooperazione su altri fronti. La firma, ha detto il Capo di Stato Maggiore
della Difesa, l'ammiraglio Giampaolo Di Paola, "segna un obiettivo
particolarmente importante, sia per il suo significato sul piano della
collaborazione multinazionale, sia per la portata sul piano
tecnico-operativo". Il fine è rivolto ad una maggior sicurezza
dell'area perché, ha spiegato il ministro della Difesa Parisi "solo
un sistema dinamico, fondato sul principio della sicurezza collettiva, può
affrontare la fluidità e l'asimmetria delle sfide dei nostri giorni. Il
controllo di traffici marittimi illeciti - ha ribadito Parisi -
inevitabilmente richiede la partecipazione delle Marine in operazioni che
hanno più che altro il profilo di polizia marittima, a conferma, ancora
una volta, del mutato profilo delle sfide della nostra epoca". Il
sistema <Vrmtc> è uno strumento ritenuto fondamentale per svolgere
un'azione di prevenzione e per garantire appunto la sicurezza sul mare,
"che a sua volta - ha sottolineato Parisi - influenza la sicurezza
sul territorio". (Denaro.it)
28.10.2006
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CULTURA
TUTELA
UNESCO

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Nel
patrimonio per l'umanità potrebbero entrare quanto prima 18 siti
turchi tra i quali la moschea del Solimano ad Istanbul, la città di
Bursa ed Efeso. |
Dal 1994
non compaiono siti turchi nell'aggiornamento della lista Unesco, che
tutela i beni "patrimonio" per l'umanità. Adesso
l'organizzazione potrebbe decidere di includere alcuni luoghi che il ministero
per la Cultura e il Turismo ha segnalato da tempo. Fra questi ci sono la moschea
di Selimiye, capolavoro dell'architetto Sinan, la città di Bursa, antica
capitale dell'impero ottomano. Sembra che il Paese della Mezzaluna si sia
lamentato per la scarsa attenzione che l'Unesco ha dedicato negli ultimi
tempi al grandissimo patrimonio artistico e culturale turco. Al momento i
beni posti sotto tutela sono, oltre alla penisola storica di Istanbul, il
sito archeologico di Troia, Pamukkale, Goreme e la Cappadocia. Mancano il
monastero di Sumela, capolavoro dell'arte bizantina, il sito archeologico
di Efeso e la città di Mardin, considerata la perla dell'est Anatolia. (Apcom)
28.10.2006
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ALLA CONQUISTA
DELLA TURCHIA
IL RESTAURO ITALIANO

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Organizzata
dall'Ice ad Istanbul una manifestazione che prevede la realizzazione
di una mostra sulle eccellenze della nostra scuola. 150 milioni di
dollari per ristrutturare Eminonu. |
Il
restauro italiano alla conquista della Turchia. L'Istituto del Commercio Estero
(Ice) sta organizzando a Istanbul una manifestazione che prevede la
realizzazione di una mostra sulle eccellenze del restauro italiano,
seminari formativi per gli operatori turchi e workshop ed incontri business
to business per la promozione delle aziende italiane. La
manifestazione prende il via il 12 dicembre con l'inaugurazione della
mostra sulle eccellenze del restauro italiano, cui seguiranno i seminari
formativi tenuti da esperti sulla riqualificazione dei centri storici, la
protezione sismica dei monumenti, i restauri su grandi opere italiane e le
nuove tecnologie in tema di restauro architettonico. Il giorno successivo
sono previsti workshop per le imprese italiane e turche. La Turchia, si
legge sul sito dell'Ice, sta attraversando un momento di grande vivacità
economica, sia dal punto di vista congiunturale sia da quello
dell'interesse degli investitori stranieri. Il Paese è inoltre uno dei
principali 'giacimenti' culturali a livello mondiale, con numerosi siti
archeologici e monumenti che necessitano di lavori di restauro. E' proprio
per la ricchezza del Paese che una giuria di esperti dell'Unione Europea
ha proposto Istanbul come Capitale europea della cultura nel 2010: a
seguito di questa proclamazione è stato previsto un investimento di 150
milioni di dollari per il progetto di ristrutturazione di Eminonu, che avrà
come principio ispiratore quello di conservare l'identità e lo spirito
originario della città. (Denaro.It)
28.10.2006
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"L'IMPERO
PERDUTO"

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L'ultimo
saggio di Paolo Cesaretti. Vita di Anna di Bisanzio, una sovrana tra
Oriente ed Occidente. Uno spaccato di storia di Costantinopoli dal
1143 al 1207. Sullo sfondo di un matrimonio tra bambini un
"fitto intreccio di relazioni diplomatiche e di strategie di
alleanze". La caduta della "Nuova Roma". |
Historia
docet, la storia insegna. Dovrebbe essere così ma in realtà
oggigiorno la storia non insegna proprio nulla dal momento che nessuno la
studia più. Non la studiano gli studenti a scuola perché i programmi
ministeriali non la contemplano se non in maniera riduttiva tipo Bignami o
peggio, non la studiano gli insegnanti dal momento che si sentono
esonerati da qualunque rinfrescata mnemonica sul passato, non la studiano
i politici che invece dovrebbero sapere come qualsiasi avvenimento è
sempre fatto di corsi e ricorsi storici per cui si potrebbero evitare ad
esempio tanti incidenti di percorso inutili.
Certo la storia, se non la sia
ama, diventa pesante. Tutte quelle date, quei nomi, quei riferimenti.
Meglio la lettura di un magazine tutto foto e, meglio ancora, un'ora
davanti al video per vedersi un reality (come li chiamano adesso) e
magari l'"Isola dei famosi". Se però, poco poco, un interesse
c'è, bene allora il nostro consiglio è di prendere in esame la lettura
dell'ultimo saggio di Paolo Cesaretti dal titolo "L'Impero
Perduto". E' la storia di Agnès, figlia del re di Francia Luigi VII,
promessa sposa nel 1179, poco più che bambina, al giovane Alesio, figlio
dell'imperatore di Costantinopoli Manuele I. Sullo sfondo di questo
matrimonio - come si legge nella prefazione del libro edito da
<Mondadori< nella collana <Le Scie> - "un fitto intreccio
di relazioni diplomatiche e di strategie d'alleanza volte ad arginare da
un lato la supremazia di Federico I Barbarossa, dall'altro l'onnipresente
minaccia islamica".
Al di là comunque della narrazione attorno a questa figura femminile, che
fu suo malgrado strumento di disegni più grandi di lei, l'importanza del
libro è nel mostrarci uno spaccato di Costantinopoli e dell'impero
bizantino già con i segni del disfacimento fino alla caduta della città
ad opera dei soldati della quarta crociata. Messa a ferro e fuoco - cosa
che non farà neppure il Sultano Maometto II quando la conquistò nel 1453 -
la "Nuova Roma" (così era stata battezzata dopo la rifondazione
di Bisanzio da parte di Costantino) non sarà più la stessa. "Non
è rimasta che povera gente", citava Robert di Clari ricordando
l'ingresso dei crociati nella Città mentre donne e fanciulli e vecchi si
facevano il segno della croce e cantavano sommessi Ayos phasileos
marchio al passaggio dei vincitori. In quanto all'imperatrice Agnès
si era rifugiata nel castello con gran parte delle dame più nobili del
mondo. Castello dove, tra l'altro, era accumulato uno dei tesori più
ingenti mai esistiti.
Dinanzi alla successione di meraviglie che Costantinopoli offriva loro, e
che essi "scoprivano - scrive Cesaretti - come in una parata
trionfale", i Crociati (in primis i veneziani) depredarono tutto
quello che c'era a cominciare dalla spoliazione sistematica della Basilica
di Santa Sofia e arrivando persino ad oltraggiare il sepolcro di
Giustiniano. Annota sempre Cesaretti : "I crociati spinsero
all'estremo spregio le 'inversioni simboliche' già viste a Tessalonica da
parte dei normanni e in una sorta di empia parodia bardarono cavalli e
muli con penne, calamai, libri e tutto ciò che caratterizzava l'antica
civiltà della paideia classica e la distingueva dal mondo 'moderno'
e occidentale del commercio delle armi. E se già la folla
costantinopolitana ottenebrata da oscuri vaticini aveva mutilato la statua
di Atena, i crociati distrussero lucidamente la meravigliosa statua di Elena
'impossibile a descrivere a parole e rappresentare ai posteri', in
quanto 'bellezza bella nella essenza, virgulto degli Amori, sollecitudine
di Afrodite, dono perfetto della natura'. Quando poi i
crociati......". Il bottino non ebbe paralleli nella storia.
Partito dall'Europa per conquistare Gerusalemme, l'esercito latino della
coalizione crociata pensò bene di fermarsi a mezza strada e chiudere
definitivamente il suo discorso con il mondo musulmano. Un po' una
anticipazione di quello che avrebbe fatto l'esercito Usa che - partito per abbattere il tiranno
Sadam, ha poi pensato
bene di di mettere a ferro e a fuoco tutto l'Iraq. Corsi e ricorsi storici, come
si accennava. (Veronica incagliati)
___________________
"L'Impero
perduto" di Paolo Cesaretti
CEdizione Mondatori
pag. 381 euro 19.00
28.10.2006
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"EURHOPE
1153"

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Diciassette
artisti per comprendere la Turchia contemporanea: li propone il
centro d'arte di Villa Manin di Passariano (Udine) dove fino al 25 febbraio prossimo esporranno le loro opere, tra
gli altri, Haluk Ahakçe, Fikret Atay, Bashir Borlakov, Osman
Bozkurt, Banu Cennetoglu, Hussein Chalayan e ceddet Erek. |
Diciassette
artisti per capire la Turchia contemporanea: li propone il Centro d' arte Contemporanea di Villa Manin di Passariano
(Udine) dove, al primo piano della villa dogale, dal 29 ottobre 2006 al 25 febbraio 2007, per
"EurHope 1153" esporranno le loro opere gli artisti Haluk Akakçe, Fikret Atay, Bashir Borlakov,
Osman Bozkurt, Banu Cennetoglu, Hussein Chalayan, Cevdet Erek, Esra Ersen, Inci Eviner, Hatice Güleryüz, Gülsün
Karamustafa, Ömer Ali Kazma, Sefer Memisoglu, Ahmet Ögüt, Osman Bingöl, Erkan
Özgen e Nasan Tur.
La mostra - che, nel titolo, intende ricordare le miglia marine che separano il Golfo di
Trieste dal porto di Istanbul - è stata inserita nel più ampio progetto
"I Turchi in Europa", voluto dalla regione e inaugurato l' estate scorsa a Palmanova
(Udine). ''EurHope 1153" è un percorso simbolico che vuole ricalcare
la storia, sottolineare il presente, ma anche ispirare i futuri rapporti tra due regioni di un mondo in costante trasformazione.
La Turchia è una nazione che si esprime geograficamente come ponte tra Europa e Asia e che, oggi,
può essere principale luogo d' incontro e fondamentale territorio di dialogo tra
Oriente e Occidente. L' articolata realtà sociale e culturale di questo Paese e' matrice di un'
identità forte caratterizzata tanto dalla sua eterogeneità quanto dalla sua
unicità.
A ''EuroHope 1153'' espongono gli artisti turchi dell' ultima generazione che
utilizzano principalmente il video e la fotografia e che, nel loro lavoro, raccontano un mondo
multiforme e dinamico, particolarmente rilevante in relazione agli attuali sviluppi artistici internazionali. L' esigenza di
dare vita a narrazioni originali che riflettano i mutamenti
avvenuti negli ultimi anni in Turchia, la necessità di utilizzare liberamente i diversi mezzi espressivi e il desiderio
di sperimentazione sono alcuni degli aspetti che accomunano gli approcci e i linguaggi di questa mostra.
Gli artisti esprimono un' ironia corrosiva che smaschera sia le mitologie nazionali che quelle quotidiane: dalla
rielaborazione di un passato tanto ricco quanto complesso all' urgenza di analizzare le contraddizioni della
società contemporanea, le loro opere forniscono profondi spunti di riflessione sui rapporti tra arte, individuo e
società.
"Eurhope 1153" intende mettere anche a confronto artisti turchi ed europei per una comprensione reciproca. In mostra
quadri, opere audiovisive, e tante fotografie per una Turchia diversa, forse sconosciuta.
(Info: Villa Manin Centro d' Arte Contemporanea - 0432 906509; press@villamanincontemporanea.it).
(Ansa)
28.10.2006
|
UN
D'ARONCO INEDITO

|
Al
Pera Museum è possibile vedere gli acquarelli che il grande
architetto italiano - uno degli artisti più prolifici nell'Istanbul
di fin de secle (1800) - dipinse durante la sua lunga permanenza
nella capitale dell'Impero ottomano. Scenari che ci danno una idea
di quanto bella ed affascinante fosse questa città. |
Few people
today realize that in the 19th century the Ottoman rulers and elite class
wanted to change the image of Istanbul into that of a "modern"
European capital. This drive started in the first half of that century and
then expanded in the second half as architects and urban planners came
from European countries to try their luck, invited or otherwise, and the
Ottomans went there.
At the same time, the ring of such calls for freedom and equality was
becoming a siren's song to those who were unhappy with the governments of
the time.
The impetus for real architectural change came in the 1860s although there
had previously been palaces built in the Western style of a large central
building with adjoining wings and smaller buildings for the people and
services required for the imperial palace.
We read of the famous Balyan family, Armenian Turks who were prominent
architects in Istanbul in the 19th century. They designed the Dolmabahçe
and Çırağan palaces as well as other buildings. The two palaces
externally look as Western as possible while the interiors were more
Islamic in concept and decoration.
Foreigners were beginning to arrive on the scene with the increase in
foreign trade after 1838. Among the first were the Swiss Fossati brothers
who were actively designing embassies such as the Russian one in 1839 and
the Dutch Embassy in 1855. The Turks staged an exposition in 1863 to which
the heads of European governments were invited, and this gave further
impetus to other foreigners arriving in Istanbul. Cafes and restaurants
vied with hotels and stores stocked with European goods in what was known
as Pera (today's Beyoğlu). Theater, opera and music performances
enlivened the cultural scene. The promenade along İstiklal Caddesi
from Taksim to Tünel was enormously popular. Moreover, the great fire of
1870 destroyed many buildings in the area giving the possibility of
redesigning and rebuilding with more fireproof materials.
It was the decision of the Turks to stage an exposition in 1895 and that
drew the attention of Raimondo d'Aronco. He won the competition to design
it and was given charge of designing the whole exhibition. He came and
stayed with only occasional visits to his home in Italy. The exposition of
1895 never materialized, however, as the city suffered a devastating
earthquake. He was made imperial architect and only when the Young Turk
revolution in 1908 curbed the powers of the sultan, did he leave
permanently to return to his own country the following year.
In the meantime, he had set up his own architectural office and executed
numerous projects for government officials and wealthy Ottomans. These
ranged from mausoleums to palaces and summer homes. He also had a hand in
building Yıldız Palace, not in western style, but in a throwback
to the small structures of Topkapı Palace, combining buildings
constructed in western style with the Turkish practice of dotting small
structures around an extensive garden with varying attractions from cool
green trees to a winding stream.
It is d'Aronco who introduced Istanbul to what is called the Art Noveau
style or Stile Floreal. This as an architectural form concerned itself
with flowing lines and interior and exterior decoration. Its introduction
into the scene in the late 19th century replaced the attempts to replicate
the buildings of by-gone eras, and although it only lasted for some 20
years, the style in turn gave the impetus to other architectural movements.
It certainly nudged the neo-classical style previously so popular in
Istanbul to one side.
Today few of the buildings he designed are still standing, but with those
that do we can see how different this type of work actually is. They
neither fit in with the usual Ottoman buildings nor with the plain boxes
that pass for modern construction. Floral decoration, flowing lines and
the use of iron in balustrades and balconies predominate as one can see in
the Flora Han at Karaköy, the old Botter home near Tünel on İstiklal
Caddesi and the summer residence of the Italian Embassy at Tarabya.
D'Aronco exhibition at Pera Museum:
D'Aronco would most likely be pleased to see that the Pera Museum has been
built on the site of a hotel built by Achille Maussonos in 1893. As a
result of a decision by the board of the Suna and İnan Kıraç
Foundation, the old building was gutted and then restored for a reported
$35 million to serve as a museum and conference center. There is also a
café and a charming bookstore-gift shop run by very nice people who are
only too willing to help you spend your money.
The d'Aronco exhibition is sponsored by the Italian Consulate General, the
Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia and the Udine Municipality in
cooperation with the Italian Cultural Center. While you might not be able
to see many of the d'Aronco structures that were actually built, except in
old photographs, anyone in Istanbul has a chance until Nov. 15 at the Pera
Museum in Istanbul. According to Özalp Birol, the general manager for
Cultural and Arts Enterprises, Suna and İnan Kıraç Foundation,
this exhibition was among the first he suggested to the foundation's
board.
D'Aronco was a particularly prolific architect and has left behind many
drawings of proposed buildings, monuments, decorations on facades, arches,
etc., in charcoal and watercolor. He had the advantage of practical
experience, having worked in his family's construction business in Italy.
Interestingly the exhibition is not at the museum itself but at the
Istanbul Araştırmalar Enstitütüsü (Istanbul Research
Institute), some 50 meters or so on the same street towards the British
Consulate General. This is also a Kıraç Foundation project. The
space in what was also an old building is small and rather intimate. Not
only are d'Aronco's drawings on display but as well books from his library
that give an idea of his reading habits and on what formed a basis for his
ideas and interests.
And speaking of books, the museum has produced a special one to coincide
with the exhibition. Written in Italian, Turkish and English, the reader
will find discussions of d'Aronco's architecture, designs, buildings he
proposed to build in Istanbul, his library and his biography. The 342-page
book, "Osmanlı Mimarı D'Aronco 1893-1909 Istanbul Projeleri,"
has many pictures and photographs illustrating his work and that of a few
others. It has its fascinations and quite interesting as Turkey today has
so much trouble attracting foreign businesses and investments but doesn't
seem to have had during the 19th century in particular.
This is not the first time that the Pera Museum has been involved in
producing a book in conjunction with its exhibition and one finds one on
the costumes of Ottoman women and also on the paintings commissioned by
Claes Ralamb, a Swedish ambassador to Istanbul in the 17th century, in
conjunction with Istanbul's Swedish Research Institute. And it certainly
won't be the last time.
_________________
Italian Ottoman architect Raimondo d'Aronco:
Raimondo d'Aronco was born on Aug. 31, 1857 in Gemona del Friuli and was
apprenticed by his building contractor father to a master builder in Graz.
He had in the meantime rather ironically been nicknamed Attila for his
unruly behavior growing up. He subsequently completed his studies at the
Venice Academy of Fine Arts. Over the next few years, he busied himself
submitting designs for various competitions and at the same time taught at
a number of places in Italy.
The commission for the First Italian Architecture Exhibition in Turin was
given to d'Aronco and brought him a lot of attention. The Italian
government sent him to Istanbul at the request of the sultan and, although
the planning for the 1895 exhibition didn't lead to anything in the end,
he was given a number of other projects, including contributing to the
restoration of Hagia Sophia.
Although he stayed in Istanbul, after 1900 he began to turn his attention
back to Italy where he carried out a number of projects successfully. He
served as a member of the Italian parliament and helped found the Italian
Federation of Architect. (Niki Gamm)
28.10.2006
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NON C'E' PACE PER ORHAN PAMUK
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L'Unione
degli artisti turchi ha attaccato lo scrittore accusandolo di essere
uno "stipendiato". |
Non c'è pace per Orhan Pamuk, lo
scrittore turco insignito lo scorso 12 ottobre del Premio Nobel per la
Letteratura nel 2006. Dopo le critiche dei principali quotidiani turchi,
adesso il romanziere deve fare i conti anche con l'Unione degli artisti
turchi, che ha gradito poco la decisione dell'Accademia Reale di Svezia.
Lo ha reso noto la stessa organizzazione, che ha inviato ai principali
quotidiani, fra cui <Hurriyet>, <Zaman> e <Sabah>, una
dichiarazione, sottoscritta da 80 intellettuali, non solo scrittori come
Pamuk, ma anche scultori e musicisti. Nel documento ci sono accuse pesanti
non solo a Pamuk, ma alla stessa Europa. "Pamuk - ha spiegato il
vicepresidente dell'Unione, Demirtas Ceyhun - non ha ricevuto un premio,
gli hanno dato uno stipendio. Ormai il Nobel non può più essere
considerato un premio letterario ma è solo uno strumento nelle mani delle
nazioni imperialiste". L'Unione ha anche annunciato una conferenza
stampa sul tema, che si terrà fra qualche giorno con data ancora da
stabilirsi. (Apcom)
28.10.2006
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"YPSILON"
|
Questa
la storia di uno scrittore canturino, ingegnere meccanico,
trasferitosi ad Istanbul. Il viaggio in Turchia, una esperienza di
vita. |
Non poteva
dare avvio migliore alla sua carriera di scrittore l'ingegnere meccanico
canturino Andrea De Lellis. Una storia di vita che si sviluppa lungo una
ypsilon tracciata idealmente tra Italia e Turchia, patria attuale
dell'autore - da qui il titolo del romanzo "Ypsilon" - con
protagonista un giovane sognatore Enrico, alla ricerca del proprio essere.
La storia di un ragazzo innamorato, forse un po' sfortunato, ma animato
dalla volontà di ritrovarsi in questa sorta di viaggio a forma di ypsilon.
L'inizio appare essere pacato, ma dopo un avvio un po' lento, la
narrazione assume un ritmo incalzante per arrivare ad un finale
travolgente. La scrittura è fluida e appassionante e tende ad avvolgere
il lettore pagina dopo pagina nella sua semplicità e limpidezza. Ottimo
esordio perciò per un neonato avventuriero del mondo del romanzo. Non
sarebbe un azzardo, dato anche i riferimenti alla sua esperienza di vita,
il viaggio in Turchia ad esempio, leggere il romanzo come una celata
autobiografia. (f.so/La Provincia
di Sondrio)
28.10.2006
|
CENSURATO
DELACROIX
|
Per
disposizione del ministero turco dell'Istruzione tolta dai
manuali scolastici la riproduzione del celebre quadro del pittore
francese dal titolo "La libertà che guida il popolo". |
Il ministero turco
dell'Istruzione ha deciso di togliere dai manuali scolastici la
riproduzione del celebre quadro del pittore francese Eugene Delacroix,
"La libertà che guida il popolo" che raffigura una donna con i
seni scoperti, simbolo della rivoluzione francese. Lo rendono noto i
giornali turchi.
La riproduzione si trovava sui libri di educazione civica destinati agli
alunni di tredici anni. L'editore del manuale ha ricevuto una notifica da
parte del ministero che gli chiede di ritirare le copie e di togliere la
pagina "65", quella relativa al dipinto di Delacroix
(1798-1863). Il quadro, creato nel 1930, è esposto al museo del Louvre a
Parigi e mette in scena la rivoluzione del luglio 1830 in Francia.
"Questa opera è il simbolo della rivoluzione francese...non è solo
il simbolo della Francia ma della democrazia", ha commentato
l'editorialista del <Milliyet>. Ozgur Bozdogan, capo del sindacato
degli insegnanti turchi, ha definito la decisione ministeriale
"Inaccettabile". (Ansa-Afp)
28.10.2006
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LEONARDO
AL RAHMI M.KOC
MUSEUM

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Dal
2 novembre alla fine di dicembre i turchi avranno la possibilità di
rendersi conto di quanto fosse stato geniale l'artista italiano. |
Istanbul's Rahmi M. Koç Museum will
host an international exhibition featuring replicas of machines based on
Leonardo da Vinci's original designs on Nov. 2-Dec. 31, museum officials
announced .
The interactive exhibition "The Genius of Leonardo" will feature
life-sized and functioning examples of the inventions of da Vinci, all
developed with material available during the time helived, including
wood, rope and glue.
The museum saidin a statement that the exhibition would showcase 40
replicas of machines da Vinci designed between 1478 and 1513 built by a
group of scientists and craftsmen. All materials were crafted by hand,
based on da Vinci's instructions and employing tools of the time.
The exhibition consists of five sections, four of which are based on
applications linked to the elements -- fire, water, earth and air -- which
held a strong fascination for da Vinci. The fifth section groups other
devices.
The exhibit is the first of its kind in Turkey, enabling visitors to touch
and see the machines working.
"The Genius of Leonardo" was first presented in Greece from Feb. 1 to
April 16. The Athens exhibition space housed a large screen displaying da
Vinci's drawings and notes. In addition, a short documentary on the
artist's life and multifaceted body of work was screened. Similar displays
are expected in Istanbul.
The exhibit will travel to Greek Cyprus, Hong Kong, Mexico, Canada, China,
Japan, Spain, the United States and Russia after its Istanbul run.
More information on "The Genius of Leonardo" is available athttp://www.the-genius-of-leonardo.com/main.
asp. (Turkish Daily News)
28.10.2006
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MOSTRA
"VENICE-ISTANBUL"

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Rosa
Martinez, curatrice della scorsa Biennale di Venezia Arti Visive, ha
presentato una selezione di lavori. |
Nella
migliore tradizione del "prendi 2 paghi 1", Rosa Martinez,
curatrice - con Maria de Corral - della scorsa Biennale di Venezia Arti
Visive, ha presentato all'Istanbul Museum of Modern Art la mostra
Venice-Istanbul, con una selezione di lavori presenti alla kermesse
veneziana. Fino al gennaio 2007 sul Bosforo si potranno vedere, tra le
altre, opere di Semiha Berksoy, Donna Conlon, Bruna Esposito, Regina Jose
Galindo, Guerilla Girls, Subodh Gupta, Mona Hatoum, Emily Jacir, William
Kentridge, Rem Koolhaas, Nikos Navridis, Robin Rhode, Bülent Þangar,
Berni Serle, Valeska Soares, Antoni Tapies, Pascale Marthine Tayou, The
Center of Attention, Joana Vasconcelos. In totale cinquantasei lavori di
venti diversi artisti. Magari - a oltre un anno dalla mostra "originale"
- questa riproposizione poteva più efficacemente prendere a prestito il
titolo di una sezione della Biennale targata Bonami, Ritardi e
rivoluzioni... In attesa che magari qualche altra sede si offra per
proseguire il gioco al riciclo...
__________________
Dal 18 ottobre 2006 al 28 gennaio 2007
Istanbul Museum of Modern Art
Karaköy - Istanbul (Turchia)
Info: +90-212-3347331 - handan.senkoken@istanbulmodern.org
(Exibart.com)
28.10.2006
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SPETTACOLI
LA FESTA
DI HALLOWEEN

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L'antica
ricorrenza anglosassone ricordata al Movenpick Gourmet di
Istanbul. |
Surprise your family or
friends with pumpkin delicaciesfrom the Mövenpick Gourmet
on Oct. 31 to celebrate Halloween.
Pumpkin cakes prepared by the Mövenpick Hotel Istanbul's pastry
chef, Yücel Akbaş, will highlight the meaning of the day
in a sweet and delicious way. If you wantto use pumpkins
as decoration at home or in the office to celebrate Halloween,
you can get themcarved in the shape of scary faces at the
Mövenpick Gourmet. (Turkish Daily News)
28.10.2006
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SPORT
AMICHEVOLE
ITALIA-TURCHIA A BERGAMO

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Si
giocherà il 15 novembre prossimo in omaggio alla memoria
di Giacinto Facchetti. La ufficializzazione da parte della
Federcalcio. |
La Federcalcio ha
ufficializzato la decisione di far disputare a Bergamo
un'amichevole fra Italia e Turchia fissata per il prossimo 15
novembre. Si tratta, si legge nella nota, di "un omaggio alla
memoria di Giacinto Facchetti". Infatti Bergamo era la zona
d'origine della "bandiera" dell'Inter, campione
d'Europa con la Nazionale nel 1968 e vice-campione del mondo a
Messico 1970. "Vogliamo ricordare il campione e l'uomo - ha
spiegato il vicecommissario della Figc Gigi Riva, compagno di
Facchetti in azzurro - Era un esempio di serietà, rettitudine
e lealtà sportiva. In un periodo così delicato e difficile per
il calcio italiano, il suo stile ed il suo modo di interpretare
lo sport deve essere un insegnamento soprattutto per i più
giovani". Facchetti ha giocato per 94 volte nelle file della
Nazionale maggiore e, secondo la Figc, "la sua scomparsa ha
suscitato in tutto il mondo molta emozione, con testimonianze di
stima e solidarietà". (Libertàonline)
28.10.2006
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MAXI
MULTA FIA:
IL RICORSO
E' STATO RITIRATO
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La
decisione presa dagli organizzatori del Gp di F. 1 di
Istanbul che comunque hanno già versato metà dei 5
milioni di dollari. |
Gli organizzatori del Gran
Premio della Turchia di Formula 1 hanno deciso di ritirare il
ricorso contro la multa di 5 milioni di dollari decisa dalla Fia
dopo la gara del 27 agosto scorso. Nell'occasione, a premiare il
vincitore Felipe Massa era stato Mehmet Ali Talat, leader
dell'auto-proclamata Repubblica turca di Cipro, nata dopo
l'invasione del 1974 ma non riconosciuta dagli organismi
internazionali.
La Fia, dopo l'accaduto e le proteste di Cipro e della comunità
internazionale, disse che era stata compromessa "la
neutralità politica della cerimonia di premiazione". Per
questo, punì il Gran Premio con la multa più salata di tutti i
tempi, senza però optare per la misura più drastica,
l'esclusione dal calendario. Lo scorso 19 settembre, gli
organizzatori del Gp di Istanbul avevano provveduto a versare
metà della somma dovuta alla Fia, e ora dovranno pagare i
restanti 2.5 miloni di dollari. (Ap)
28.10.2006
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