Arretrati 

Anno 7° N.29

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ATTUALITA'

FRONTE COMUNE

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Rinnovato impegno della Casa Bianca, da parte del presidente George W. Bush, contro il terrorismo del Pkk. L'incontro con il premier turco Recep Tayyip Erdogan.

Erdogan_a_WashingtonUn rinnovato impegno a fare fronte comune nella lotta contro il terrorismo è arrivato dal presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, e dal Primo Ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, ricevuto alla Casa Bianca. L'incontro è avvenuto all'indomani del cessate-il-fuoco unilaterale dichiarato dalla guerriglia del Pkk, il Partito dei lavoratori del Kurdistan, da ventidue anni in guerra contro il governo di Ankara.
"Abbiamo parlato della nostra determinazione a combattere il terrorismo e l'estremismo", ha detto Bush dopo il colloquio che si è protratto di un'ora sul previsto. Il capo della Casa Bianca ha anche rinnovato l'impegno a sostenere gli sforzi della Turchia per entrare nell'Unione Europea.
Alla vigilia della missione a Washington, il giornali turchi avevano scritto che il Primo Ministro avrebbe sollecitato l'amministrazione americana a iniziative concrete per stroncare la guerriglia curda che ha le sue basi nel nord dell'Iraq. Un tema che è stato confermato dal portavoce della Casa Bianca, Tony Snow. (Agi)

13.10.2006

 

TREGUA:
IL CAPO DEI MILITARI
LA RESPINGE

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"Il nostro atteggiamento - ha dichiarato il numero uno delle Forze Armate turche, gen. Yashar Buyukanit a proposito dell'offerta del Pkk - non cambia di un pollice

Il "numero uno" dei militari turchi, generale Yashar Buyukanit, ha respinto la tregua unilaterale annunciata dal Pkk (Partito dei lavoratori turchi) ed ha ribadito che le Forze Armate turche "continueranno la loro lotta fino a quando non resti più un solo terrorista armato".
"Il nostro atteggiamento non cambia di un pollice. Non esiste altra soluzione", ha affermato il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate turche chiedendo ai ribelli del Pkk di rinunciare "incondizionatamente" ad ogni forma di lotta armate e ad arrendersi alla giustizia turca.
Buyukanit ha ricordato le violazioni delle precedenti tregue proclamate da parte dello stesso Pkk ricordando in particolare che nel 1993 alcuni membri del Pkk uccisero a Bingol nella Turchia sud orientale 33 soldati turchi disarmati che rientravano dalla licenza.
L'ultima tregua è durata dal 1999 (all'indomani della cattura di Ocalan in Kenya) fino al giugno 2004 quando sono riprese le azioni armate costate nel solo 2006 la morte di 90 soldati e 100 ribelli. (da
Ansa)
13.10.2006

 

"LE CONDIZIONI SONO NOSTRE"

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Il premier turco Recep Taiyyp Erdogan esige dai separatisti curdi del Pkk che depongano le armi se si vuole il "cessate il fuoco".

Il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan esige dai separatisti curdi del Pkk che depongano le armi, seguendo l'appello del loro leader in prigione Abdullah Öcalan. In diverse interviste diffuse nelle ultime ore dalle televisioni turche, il capo del Governo ha tuttavia rifiutato il termine "cessate il fuoco" utilizzato da Öcalan.
"È possibile concludere un cessate il fuoco tra Stati, ma per un'organizzazione terroristica si tratta di un termine inappropriato". Il Pkk "deve deporre le armi", ha dichiarato Erdogan. La guerriglia del Partito curdo dei lavoratori contro l'esercito di Ankara ha causato oltre 30.000 morti dal 1984 nella Turchia orientale.
Öcalan aveva ordinato ai suoi uomini il cessate il fuoco dalla prigione speciale turca di Imrali dove sconta dal 1999 l'ergastolo per "tradimento e separatismo". "Fino a che non saremo minacciati di distruzione totale, il Pkk non dovrebbe assolutamente usare le sue armi" è stato il messaggio del leader curdo, trasmesso dai suoi avvocati all'agenzia filo-Pkk Firat, che lo ha diffuso dal suo sito internet.
I commentatori si aspettano che il Pkk ubbidisca. Öcalan conseva infatti una forte influenza sui combattenti e sui loro capi militari. (Ticin@nline)
13.10.2006

 

MISSILI CON GITTATA FINO IN TURCHIA

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Ne sarebbero entrati in possesso di recente gli hezbollah. L'informativa viene dai servizi segreti tedeschi. Tonnellate di armamenti in libano in mano alle milizie sciite.

Gli hezbollah sarebbero entrati di recente in possesso di missili con una gittata di circa mille chilometri, in grado cioè di colpire obiettivi situati anche sull'isola di Creta e in Turchia. Secondo il settimanale "Focus", che cita un rapporto top secret del "Bundesnachrichtendienst" (Bnd), i servizi segreti tedeschi, la milizia libanese avrebbe ricevuto i razzi di produzione iraniana via terra, attraverso la Siria. Hezbollah avrebbe ricevuto anche tonnellate di armamenti, tra cui mortai, munizioni e fucili. Secondo il Bnd, la milizia sciita libanese dispone attualmente di un arsenale ancora piu' consistente di quanto lo fosse prima del conflitto con Israele. <Focus> riporta una dichiarazione di un alto funzionario del Bnd, secondo il quale il pattugliamento delle coste libanesi da parte della Marina tedesca, tesa ad impedire il rifornimento di armi a Hezbollah, è "un puro show", in quanto "Hezbollah scoppia di rinnovata forza". (Agi) -
13.10.2006

 

LE MINACCE DI AL QAEDA

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Le hanno riportate nei giorni scorsi i giornali turchi. Sono rivolte anche contro le istituzioni che riceveranno Benedetto XVI a fine novembre. Ancora polemiche sul discorso di Ratisbona.

Sulla stampa turca dei giorni scorsi è comparso un messaggio di Al Qaeda nel quale si minacciavano tutti coloro che riceveranno il Papa in Turchia, istituzioni comprese. E' quanto ha riferito all'< Adnkronos> mons. Luigi Padovese, vicario apostolico in Anatolia, sottolineando che comunque ''la visita del Papa in Turchia avrà il suo sviluppo naturale''. Anzi, ha aggiunto, ''nei prossimi giorni vi sarà un'altra riunione della Conferenza episcopale turca per fare il punto sull'organizzazione del viaggio''.
Sul quotidiano <Hurriyet>, uno dei più diffusi del Paese, ha spiegato Padovese, ''ho visto che venivano riportate le minacce di Al Qaeda contro tutti coloro che incontreranno il Papa comprese le autorità dello Stato''. Su un altro giornale il <Turkish Daily News> invece un articolo di commento ''affermava che il Pontefice sapeva bene ciò che diceva nel suo discorso di Ratisbona - ha spiegato ancora mons.Padovese - e che anzi lo aveva pronunciato come forma di provocazione contro l'ingresso della Turchia nell'UE''.
Il giornale inoltre faceva riferimento alla posizione espressa da Ratzinger quando era ancora cardinale che si era dichiarato contrario all'allargamento alla Turchia dell'Unione Europea. Questo è il clima difficile nel quale procedono i preparativi del viaggio del Papa che si svolgerà dal 28 novembre al 1° dicembre. (Adnkronos)
13.10.2006

 

UN PROBLEMA "DELICATO"

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Pur non essendoci i presupposti di qualche pericolo per l'incolumità del Papa durante la sua prossima visita in Turchia, occorre non abbassare la guardia. Lo ha affermato il nostro ministro dell'Interno.

Amato ammette che la sicurezza del Papa in Turchia è un problema "delicato", ma nega un aggravamento dopo il recente dirottamento aereo della <Turkish Airlines>. Il ministro dell'Interno, nell'informativa al Senato sul gesto di un pirata isolato, ha detto che "in relazione alla visita del Papa in Turchia, con delicati problemi di sicurezza, è difficile vedere in questo episodio qualcosa che aggrava i problemi di sicurezza. L'episodio ha messo in evidenza una buona efficienza del nostro sistema di prevenzione e sicurezza". (Ansa)
13.10.2006

 

"PERICOLO PER LA VITA DEL PONTEFICE"

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Lo sostiene Yucel Kaya, autore del romanzo bestseller "Papa'ya Suikast" (Attentato al Papa). "Non credo però - ha dichiarato - per opera del popolo o del Governo turco".

L%27aereo_Turkish_dirottatoLa vita del Papa "è in pericolo" perché "ha molti nemici in giro per il mondo", ma non per l'imminente viaggio in Turchia. Anche se non esclude in assoluto "un attentato" a Benedetto XVI durante la sua visita nel Paese anatolico, Yucel Kaya, autore del libro "Papa'ya suikast" (Attentato al Papa) - Chi ucciderà Benedetto XVI a Istanbul. Lo scrittore turco, interpellato da <Apcom> ad Istanbul, è convinto: "Non credo che gli succeda nulla in Turchia, ma se anche dovesse esserci un attentato, non sarà certo per opera del popolo o del Governo turco. Gli italiani e la gente che lavora in Vaticano sono le trappole del Papa. Per questo ho scritto il libro, per proteggere i turchi e la Turchia. In questo mi sento un profeta". E sull'aereo dirottato ieri a Brindisi, un boeing della <Turkish Airline>s, Kaya lancia la sua ipotesi: "Credo sia un dirottamento legato a gente che lavora in Vaticano".
"Se il Papa viene in Turchia potrebbe essere vittima di un attentato, ma non è sicuro. Ciò che è sicuro - spiega l'autore del discusso libro - che non avverrà per mano di turchi. Voglio proteggere il mio popolo, perché se succede qualcosa al Papa tutti penserebbero che sono stati i turchi". La trama del libro infatti presenta un complotto ordito da un cardinale dell'Opus Dei che vorrebbe uccidere Benedetto XVI per prendere il suo posto.
- Come è nata l'idea di scrivere un libro su un attentato al Papa in Turchia?
"Prima ho cercato tutte le informazioni relative al Papa e ho trovato notizie anche su possibili attentati - spiega lo scrittore - poi ho messo insieme tutte le informazioni raccolte e ho scritto il libro. Non so nulla però di cosa succederà durante il viaggio. Dalle informazioni raccolte ritengo che sia possibile un attentato, ma ripeto, non per opera del popolo turco".
- Cosa pensa del Papa?
"Penso e so - risponde - che ha troppi nemici in giro per il mondo, ma non in Turchia. So anche che il Papa non vuole che i turchi entrino nell'Unione Europea".
- Dunque, Benedetto XVI non è in pericolo in Turchia?
"Ripeto, non gli succederà nulla. Stanno facendo tutto per proteggerlo, ma ha troppi nemici nel mondo e credo che la sua vita sia in pericolo".
- Si trova d'accordo con Alì Agca, l'attentatore turco che nel 1981 a san Pietro tentò di uccidere Giovanni Paolo II, quando invita il Pontefice a non andare in Turchia perché la sua vita è in pericolo?
"Sì, Agca ha ragione", ribatte Kaya.
L'autore, musulmano ma "non estremista", confida di non voler regalare il libro al Papa, né di volerlo incontrare personalmente.
"L'ho scritto solo perché voglio proteggere la Turchia e i turchi".
- E il libro potrebbe ispirare atti, seppur isolati, di fanatici?
"Non credo. Il tipo di persone che possono mettere in pratica un attentato - osserva - non legge il mio libro, non è intellettuale, non credo che si possa dire: 'Ok ammaziamo il Papa' per aver letto il mio libro".
- Come ha reagito la Chiesa cattolica e ortodossa all'uscita del libro?
"Non abbiamo mai avuto reazioni negative. Volevano solo sapere di cosa tratta il libro - spiega - mi hanno chiesto informazioni sulla mia vita, ma nessuno mi ha attaccato o cose del genere".
E sulle vendite, Kaya taglia corto: "Il libro sta vendendo, ma non è un best-seller".
Infine, sull'intervento così discusso del Papa a Ratisbona sull'Islam, l'autore osserva: "Credo che non sia stato giusto il suo discorso, così come lo crede tutto il popolo turco. Gli daremo il benvenuto qui in Turchia. Ma non è stata la cosa giusta da dire in quella occasione".
Il libro racconta una storia di intrighi e complicità, con protagonisti l'Opus Dei, la P2 e i servizi segreti. La trama ruota intorno alle vicende del giornalista Oriano Ciroella, membro dell'Opus Dei, che diventa l'esecutore materiale dell'assassinio di Benedetto XVI durante la sua visita a Istanbul. Mandante del delitto, un cardinale piduista ed esponente dell'Opera, che vuole togliere di mezzo il Papa per prendere il suo posto. Nella trama c'è anche il Mit, il servizio segreto turco, espressione della destra nazionalista e islamica, contrario alle ipotesi di unione delle chiese cattolica e ortodossa all'interno del Paese. (Apcom)
13.10.2006

 

LA PREOCCUPAZIONE C'E'

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Lo testimonia una dichiarazione del card. Oscar Andreas Roidriguez Maradiaga, arcivescovo in Honduras. "Il Pontefice deve comunque andare in Turchia", ha detto.

''Siamo molto preoccupati per il viaggio del Santo Padre in Turchia, la Chiesa dell'America Latina sta pregando intensamente . Io credo che Benedetto XVI ci debba comunque andare perché' non possiamo essere vittime del terrore, della paura''. Lo ha dichiarato il cardinale Oscar Andreas Roidriguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucicalpa in Honduras, a margine di un incontro al Centro papa Luciani in provincia di Belluno. ''Il Papa stesso ha ripetuto le parole di Giovanni Paolo II: non abbiate paura. E quando abbiamo fede, non temiamo neppure il martirio'' ha aggiunto il porporato. Secondo Maradiaga, Benedetto XVI ''deve andare'' in Turchia per ''gettare ponti''. ''Questo è il compito di un Pontefice'', ha insistito il cardinale, affermando subito dopo che tra i cristiani del Sud America '', che sono molto devoti a papa Ratzinger, si è molto sofferto in questi giorni per la strumentalizzazione del suo intervento a Ratisbona, rispetto al quale è stata evidente l'orchestrazione di alcuni media''. Ritornando alla visita in Turchia, Maradiaga si è detto convinto che ''si deve assolutamente fare'' e che ''tutti dobbiamo pregare''. Anche perché - ha precisato - ''è una visita molto attesa anche dai nostri fratelli Ortodossi, perché anche loro sono in difficoltà a causa del fondamentalismo musulmano''. (Asca)
13.10.2006

 

LA TRAPPOLA

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L'incontro ad Istanbul del Pontefice Benedetto XVI con il patriarca armeno apostolico di Costantinopoli Mesrop II potrebbe irritare il Governo Erdogan.

Benedetto XVI "riapre" la questione armena a difesa della libertà delle minoranze religiose. Le feluche pontificie rassicurano le autorità turche e lavorano febbrilmente per scongiurare i rischi di un nuovo incidente diplomatico con un Paese a maggioranza musulmana. "Il viaggio in Turchia è una grande opportunità per stemperare le tensioni attraverso il confronto", gettano acqua sul fuoco Oltretevere, mentre dall'episcopato turco arrivano segnali di preoccupazione alla luce delle gravi incomprensioni e della bufera seguita ai riferimenti papali all'Islam in Baviera.
Il pomeriggio del 30 novembre, a Istanbul il Papa incontrerà il patriarca armeno apostolico Mesrop II. "E' un passo importante verso l'unità dei cristiani e non va assolutamente interpretato come un atto ostile verso il Governo di Ankara", ha spiegato l'arcivescovo di Curia Francesco Gioia, in prima linea nel dialogo interreligioso. Sono ancora aperte, però, le ferite del genocidio su base etnica e religiosa del popolo armeno, di cui la Turchia non ha mai voluto riconoscere le responsabilità. La Segreteria di Stato cerca di prevenire e attenuare i possibili contraccolpi. Alla terza loggia del Palazzo Apostolico si evidenzia come il Parlamento europeo abbia appena deciso di eliminare il riconoscimento del genocidio armeno dalla lista delle pre-condizioni per l'adesione di Ankara all'Unione Europea (come era invece previsto nella prima versione del testo), pur sottolineando come sia "indispensabile" che la Turchia affronti la questione. "L'invito al Pontefice è una decisione coraggiosa del Gverno turco e ne va apprezzato l'intento costruttivo - ha precisato Gioia - Oltre al patriarca armeno apostolico, Benedetto XVI incontrerà in Turchia pure le guide spirituali delle altre minoranze: l'arcivescovo siro-ortodosso, i rappresentanti delle chiese evangeliche, il patriarca greco-ortodosso".
Una realtà pesantissima - Una scelta "forte, che alzerà il velo su una realtà pesantissima", tanto da fare di Joseph Ratzinger il portavoce delle istanze di tutti i cristiani, ha sottolineato il teologo don Gianni Baget Bozzo. "Anche se non farà esplicita menzione dello sterminio di un milione e mezzo di armeni compiuto nel 1915 dai Giovani Turchi - ha sostenuto Baget Bozzo - incontrando a Istanbul il patriarca Mesrop II, il Santo Padre accende i riflettori sul mancato rispetto della libertà religiosa e sui diritti negati ai fedeli". Tanto più che Benedetto XVI ha sempre usato parole molto chiare di condanna del genocidio. "L'abbraccio al patriarca sarà testimonianza di verità verso il sacrificio e la sofferenza della comunità armena - ha affermato il ciellino Luigi Amicone, direttore del settimanale teo-con <Tempi> - Come già per il discorso di Ratisbona su Maometto, il Pontefice dimostra di non avere paura delle strumentalizzazioni politiche che prenderanno di mira anche questo suo storico gesto". Il pensiero del Papa, ha osservato il cardinale Pio Laghi, sarà rivolto alle sofferenze che il popolo armeno ha patito in nome della fede cristiana "negli anni della terribile persecuzione che resta nella storia col nome tristemente significativo di 'Metz Yeghern', il grande male".
Un incontro, quindi, che è al contempo "un segno di gratitudine e un intervento concreto" per gli armeni e gli altri cristiani che in terra d'Islam "continuano a testimoniare anche oggi la loro fedeltà al Vangelo". Il genocidio, rimarcano in Curia, rappresenta una delle pagine più oscure e dimenticate del secolo scorso. Joseph Ratzinger intende rileggerla non per condannare la Turchia ma per rendere omaggio a quanti sotto l'Impero Ottomano sacrificarono la propria vita alla fede in Cristo e per rivendicare i diritti negati ai credenti di oggi. A ispirarlo è il ricordo della denuncia di Leone XIII del silenzio generale di fronte alla tragedia armena e il grido di dolore di Benedetto XV per la "miserrima Armeniorum gens". Una vicinanza e una solidarietà che saranno linee-guida nell'incontro di Istanbul. "Ma il suo gesto ha anche un significato 'interno', in quanto serve a sollecitare un impegno maggiore per ricostituire l'unità tra i cristiani", ha chiarito Laghi. (Giacomo Galeazzi/La Stampa.web)
13.10.2006

 

RASSICURAZIONI MA...

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Nel corso della sua visita ad Ankara, il Commissario UE all'Allargamento Olli Rehn ha criticato il ritmo delle riforme in Turchia. La questione Cipro.

Visita ad Ankara del Commissario europeo per l'Allargamento, Olli Rehn, per rassicurare la Turchia dopo che Bruxelles ha criticato il ritmo delle riforme in vista dell'ingresso nell'UE e ha chiesto di aprire entro la fine dell'anno porti e aeroporti ai collegamenti diretti con Cipro. "Possiamo davvero evitare uno scontro fra treni se ne abbiamo la volontà", ha affermato Rehn in una conferenza stampa senza precisare quali sarebbero le conseguenze di un simile "scontro" sull'andamento dei negoziati di adesione avviati esattamente un anno fa.
Rehn ha tra l'altro sollecitato l'abolizione dell'articolo 301 del codice penale turco che permette di perseguire scrittori e giornalisti curdi o semplicemente dissidenti per aver insultato l'identità nazionale turca. "Non posso neppure immaginare uno Stato membro dell'Ue che non rispetti un principio europeo fondamentale come la liberta di espressione", ha spiegato il commissario in un discorso. Opporsi all'abolizione di quell'articolo come fa il ministro della Giustizia, Cemil Cicek, ha osservato Rehn, "di fatto significa opporsi a una condizione chiave per l'ingresso nell'UE". (da Agi)
13.10.2006

 

....E COMUNQUE CRITICHE A FRANCIA E GERMANIA

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Il Commissario UE all'Allargamento contro le posizioni di quanti vorrebbero per la Turchia una semplice "partnership privilegiata".

Il Commissario UE all'Allargamento, Olli Rehn, ha criticato i politici europei, come il candidato presidenziale francese Nicolas Sarkozy, e in passato il Cancelliere tedesco Angela Markel, che hanno suggerito una "partnership privilegiata" al posto della piena adesione della Turchia nell'UE.
"Molti politici europei hanno appoggiato l'idea di una 'partnership privilegiata' per la Turchia invece della piena adesione. Questo avviene nonostante il fatto che l'UE e i suoi leader abbiano deciso all'unanimità di aprire i negoziati" di adesione, ha osservato Rehn.
"Continuare a parlare di una 'partnership privilegiata', non fa che minare la credibilità dell'UE", ha ammonito il Commissario aggiungendo che l'insistenza sull'argomento "riduce l'incentivo politico per le riforme e provoca reazioni politiche" in Turchia. (da
Apcom)
13.10.2006

 

IL PIANO FINLANDIA

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Riguarda la fine dell'isolamento commerciale di Cipro Nord da parte dell'UE, l'apertura del porto di Famagosta e una politica più duttile da parte di Ankara.

Il Commissario UE all'Allargamento, Olli Rehn, ha invitato tutti gli Stati membri dell'UE a sostenere il piano della presidenza di turno finlandese per porre fine all'isolamento commerciale di Cipro Nord, sostenendo che "potrebbe essere l'ultima occasione per un po' di tempo" per evitare una crisi nei rapporti tra UE e Turchia.
Al momento, ha spiegato il Commissario durante un incontro con alcuni giornalisti a Bruxelles a cui era presente la <Agence France Presse>, "nessuna delle parti ha respinto il piano finlandese che è un segnale abbastanza incoraggiante sulla possibilità di successo". Il piano - ufficialmente ancora segreto - dovrebbe consistere nella apertura del porto turco-cipriota di Famagosta sotto la supervisione dell'UE e dell'Onu. Una soluzione che permetterebbe alla Turchia di poter porre fine all'embargo contro la Repubblica di Cipro, che viola l'accordo di unione doganale siglato con l'UE.
Rehn si è limitato a dire che la proposta di Helsinki "aiuterà a sbloccare l'attuale impasse riguardante le questioni commerciali, creando consizioni speciali per il commercio tra Cipro Nord e l'UE". Il Commissario ha aggiunto che la Finlandia proporrà "una certa formula che include misure di accompagnamento" per facilitare l'approvazione del piano da parte UE. (da
Apcom)
13.10.2006

 

IMPORTANZA PRIMARIA

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Nessun commento ufficiale circa l'incontro a Londra tra i premier inglese e turco ma un portavoce di Downing Street ha parlato positivamente sulla Turchia nell'UE.

During talks with Prime Minister Recep Tayyip Erdoğan at 10 Downing Street, which he is set to leave within a year, Britain's "lame duck" leader Tony Blair expressed his support for Turkey's European Union entry.
"Turkish membership in the EU is firmly in the EU's interest, to help with the fight against terrorism, human trafficking, organized crime and drugs," a spokesman for Blair's office said.
The two prime ministers didn't personally give statements to the media, yet posed for photojournalists after almost one-and-a-half hours of talks.
Blair, Turkey's staunch supporter within the EU from the beginning, most recently expressed his view in an address to trade union activists in Brighton. With a strongly worded statement late last month, he then warned that denying EU membership to Turkey would be "seismic," with ramifications aroundthe world.
This summer, Britain's new Foreign Secretary Margaret Beckett pledged London's backing to keep Turkey's accession negotiations with the EU on track despite a rift between Ankara and Brussels over Cyprus.
"Certainly I can assure you that there is great goodwill towards those negotiations, and I know not just from the United Kingdom, that there are many in the EU who will do everything they can to keep those negotiations on track," Beckett said.
Her remarks came during her first visit to the U.S. capital as Britain's top diplomat in July. At the decision of Blair, she replaced Jack Straw in May. "It's always possible in any accession negotiations that great difficulties could arise," she said referring to the row over the EU's demand that Turkey open its ports and airports to Greek Cypriot traffic this year. (Turkish Daily News)
13.10.2006

 

D'ALEMA: "SOSTENIAMO LA TURCHIA"

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"Si tratta di una scelta strategica per il nostro Paese - ha affermato il nostro ministro degli Esteri - Non ci appartiene una visione chiusa dell'Europa".

Il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, ha ribadito "il convinto sostegno ell'Italia all'ingresso della Turchia nell'UE", "una scelta strategica operata nella convinzione che non si debba avere "una visione chiusa dell'Europa". Aprendo alla Farnesina la seconda sessione plenaria del Tavolo permanente di collaborazione con la Turchia, D'Alema non si è nascosto che "lo scenario per i negoziati di adesione è problematico" perché l'atteggiamento tra gli Stati membri "non è uniforme" e tra gli stessi turchi serpeggia un certo "scetticismo".
Ma l'Italia, ha assicurato D'Alema, resta convinta che portare un importante Paese musulmano nell'UE rappresenti "una grande opportunità". "Non ci appartiene una visione dell'Europa su base etnica o confessionale - ha assicurato il ministro degli Esteri - perché l'UE ha una dimensione plurale e ha fondamento nella libertà e nella democrazia che sono valori laici". Quindi "anche se l'ingresso di Ankara altererà il rapporto numerico tra cristiani e musulmani" nell'Unione, resterà la garanzia della "laicità dello Stato" e anzi sarà questa l'occasione per dimostrare che "Islam e modernità, religiosità e secolarismo possono trovare una sintesi armoniosa". Del resto l'importanza della Turchia, una bastione della Nato alle porte del medio Oriente, è dimostrata dall'impegno elle truppe di Ankara nella missione Unifil in Libano.
Per quanto gli ostacoli nel negoziato di adesione all'UE, D'Alema ha assicurato che l'Italia sarà "interlocutore attento" a incoraggiare l'attuazione di riforme in materia di libertà di espressione e di rispetto delle minoranze e ha garantito "il pieno sostegno dell'Italia" alla proposta di "ragionevole compromesso" avanzata dalla presidenza di turno finlandese dell'UE sulla questione di Cipro, che prevede il rispetto da parte di Ankara della libera circolazione delle merci con l'isola e in cambio l'Unione metterebbe fine all'isolamento della parte Nord.
(da Agi)
13.10.2006

 

STRADA ANCORA LUNGA

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Lo ha sottolineato il Cancelliere tedesco Angela Merkel a proposito dell'ingresso della Turchia nell'UE.

In visita in Turchia, il Cancelliere tedesco Angela Merkel ha giudicato ancora "lunga" la strada dei negoziati di adesione di Ankara all'Unione Europea e ha ribadito, in un'intervista rilasciata alla televisione pubblica tedesca <Ard>, che il suo partito, la Cdu (partito cristiano democratico), continua a preferire l'ipotesi di un "partenariato privilegiato" con Ankara.
Il premier turco Recep Tayyip Erdogan aveva invitato l'Europa ad accordare alla Turchia "lo stesso interesse e sostegno" riservato ad altri paesi dell'Est europeo, di recente entrati a far parte dell'UE. (La Stampa.web)
13.10.2006

 

RIDEFINIRE LE FRONTIERE,
MA FUORI LA TURCHIA

Lo ha detto, in una intervista rilasciata al quotidiano inglese <Sunday Telegraph>, il ministro dell'Interno francese Nicolas Sarkozy.

Per Nicolas Sarkozy, uno dei favoriti alle presidenziali francesi del 2007, l'Unione Europea deve riformare in fretta le sue istituzioni e definire chiaramente le sue frontiere, lasciandone fuori la Turchia.
Con un intervento pubblicato sul <Sunday Telegraph>, il ministro degli Interni francese ritiene che sia indispensabile stabilire un nuovo quadro geografico e politico dell'allargamento dell'UE, per riuscire ad "ottenere il sostegno dei cittadini per il progetto europeo". Il leader dell'Ump valuta che le energie che guidano il movimento europeista sono ormai "agli sgoccioli".
Sarkozy propone la firma di un mini-trattato che modichi quelli di Nizza e di Amsterdam, da ratificare nel 2008, prima delle elezioni euro-parlamentari del 2009. In questo dovranno essere previsti l'introduzione del voto a maggioranza qualificata nel Consiglio europeo per numerose materie, il potere del parlamento di eleggere il presidente della Commissione e la creazione di un ministro europeo degli Esteri.
Sarkozy giudica poi "illogico, ingiusto e intollerabile" l'attuale sistema di finanziamenti dell'Unione europea. Infine, il probabile candidato Ump alla poltrona di Capo di stato francese, si dichiara favorevole alla formula dei "partenariati privilegiati" con alcuni Paesi, in primo luogo "il nostro vicino e amico, la Turchia".
"Ci sono delle valide ragioni - scrive Sarkozy - per rafforzare i nostri legami con la Turchia, senza tuttavia doverle proporre di divenire stato membro a pieno titolo". (La Stampa.web)
13.10.2006


ORA E' SCONTRO APERTO

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La Camera dei Deputati in Francia ha approvato la proposta di legge avanzata dai socialisti che rende un crimine il rifiuto del genocidio armeno ad opera dei turchi ottomani. La reazione di Ankara.

Ignorando le proteste arrivate dalla Turchia, la Camera dei deputati francese ha approvato giovedì mattina una proposta di legge che rende un crimine il rifiuto del genocidio armeno avvenuto per mano dei turchi ottomani, decisione che per il ministero turco degli Esteri comprometterà seriamente le relazioni tra Parigi e Ankara.
La proposta deve essere ratificata dal Senato e dal presidente Jacques Chirac prima di diventare legge, ma la Turchia ha già fatto sapere che il voto ha inferto un duro colpo alle relazioni fra i due alleati Nato.
"Le relazioni franco-turche, che si sono sviluppate per secoli.. . hanno ricevuto un duro colpo oggi come risultato della falsa e irresponsabile presa di posizione dei politici francesi che non vedono le conseguenze politiche delle loro azioni", ha dichiarato il ministero degli Esteri in una nota, dove non si precisa se la Turchia adotterà misure di ritorsione contro la Francia, uno dei membri fondatori dell'UE.
Gli uomini d'affari francesi temono una reazione molto dura da parte della Turchia all'approvazione della legge, che non dovrebbe però avere delle conseguenze negative sull'ingresso di Ankara nell'Unione Europea.
Una portavoce della Commissione Europea ha infatti fatto notare che i criteri presi in considerazione nei colloqui per decidere l'ingresso della Turchia all'Unione Europea non comprendono il riconoscimento del genocidio di armeni.
La Commissione Europea ha espresso il timore che l'approvazione della mozione sul genocidio armeno "nuocerà al dialogo sulla questione", secondo quanto riferito dalla portavoce.
La Turchia respinge fermamente le accuse di genocidio sistematico di circa 1.5 milioni di armeni nel 1915, durante la disgregazione dell'impero ottomano nella prima guerra mondiale, sostenendo che le morti dei cristiani armeni sono avvenute nel corso di in un conflitto partigiano con i musulmani turchi in cui entrambe le fazioni hanno perso molti uomini.
Tuttavia la comunità armena in Francia, composta da 500.000 persone, una delle più grandi comunità in Europa, ha fatto pressioni per l'approvazione della proposta di legge ed ha ottenuto l'appoggio di diversi partiti in parlamento.
La mozione è stata approvata con 106 voti a favore e 19 contrari.
NEGARE GENOCIDIO ARMENO COME NEGARE OLOCAUSTO
La Francia ha approvato una proposta di legge nel 2001 che riconosce ufficialmente il genocidio e la nuova mozione, avanzata dal partito Socialista all'opposizione, stabilisce che chiunque neghi il massacro debba essere punito con un anno di carcere e 45.000 euro di ammenda -- esattamente la stessa multa e punizione prevista per chi dovesse negare il genocidio degli ebrei per mano dei nazisti nella seconda guerra mondiale.
Il Governo francese non appoggia la mozione, ma l'Unione per un Movimento Popolare (Ump), il partito in carica, ha concesso ai suoi deputati la possibilità di decidere liberamente, un fatto che lascia prevedere che il voto passerà.
"Immaginate per un secondo se la Germania oggi si rifiutasse di ammettere l'Olocausto. E' assolutamente inaccettabile", ha detto alla radio <Rtl> il deputato dell'Ump Patrick Devedjian, che è di origini armene.
La sua approvazione alla Camera manda ora un segnale molto forte ad Ankara sulla riluttanza da parte francese di accettare la Turchia come un Paese pronto per entrare nell'UE e mette in crisi le relazioni fra Parigi ed Ankara. (
Reuters)
__________________________
Due parole appena, riproponendoci nel prossimo numero di essere più esaurienti. Qui non si tratta di prendere posizione se il genocidio armeno da parte degli ottomani del Sultano sia stato veramente compiuto o meno. E poi non è nostro compito intrometterci in questioni circa le quali sappiamo in realtà poco o nulla. Quello che desta preoccupazione è che un gruppo di parlamentari - magari senza alcuna cognizione in materia - si sia voluto sostituire agli storici votando addirittura una legge secondo la quale il solo negare il genocidio sia un delitto. Se il metro è questo, non c'è nazione che si salvi: a cominciare dalla stessa Francia per i crimini commessi in Algeria, la Spagna per l'annientamento degli indios, gli Stati uniti per quello dei pellirosse, l'Australia per lo sterminio degli aborigeni. Ma già il discorso ci sta portando lontano. La storia, ad ogni modo, devono farla quelli del mestiere con le carte in mano; non i politici. E non si venga a parlare della Shoah. Quando arrivarono gli americani nei campi di sterminio nazisti, i resti dei cadaveri erano ancora lì. Caldi. Non c'era proprio bisogno di prove!
La verità, a nostro avviso, è un'altra. Ancora una volta Parigi - come già era avvenuto qualche anno fa - cerca di mettere i bastoni tra le ruote alla Turchia. E' chiaro che i francesi non vogliono Ankara dentro l'Unione Europea. Il motivo lo sanno loro, o meglio lo conosciamo anche noi: tranquillizzare l'uomo della strada - terrorizzato da una sempre più numerosa popolazione islamica in terra gallica - promettendogli che i musulmani nella loro entità nazionale non varcheranno mai la soglia del vecchio Continente. Ed ecco allora rimescolare nel calderone, oggi con la questione armena, domani chissà con che cosa. E' un rischio grosso, però. Tenere fuori della porta la Turchia - quando si sono fatte entrare Romania e Bulgaria in merito alle quali è meglio tralasciare - potrebbe irrigidire senza ritorno il Paese della Mezzaluna sospinto sempre più ad Oriente. E' questo che si vuole?

13.10.2006

 

UN "DURO COLPO" AI RAPPORTI TRA DUE PAESI

Abdullah_Gul

Molto critico il ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul, appena appresa la notizia del voto francese.

La Francia ha assestato un ''duro colpo'' ai suoi rapporti diplomatici con la Turchia. Lo ha affermato il ministro degli Esteri turco Abdullah Gul dopo aver appreso dell'approvazione da parte di un ramo del Parlamento francese di un progetto di legge che punisce con il carcere chi nega il genocidio armeno commesso durante la prima guerra mondiale . ''Le relazioni franco-turche, sviluppate meticolosamente nel corso dei secoli - ha detto Gul - hanno subito un duro colpo per via delle iniziative irresponsabili di alcuni politici francesi di corte vedute, basate su accuse infondate. Con questa proposta di legge, la Francia sta sfortunatamente perdendo il suo status privilegiato con il popolo turco''. (Asca-Afp)
13.10.2006

 

UN VOTO CHE DANNEGGERA' GLI SFORZI DI RICONCILIAZIONE

La_Turchia_insorge_contro_il_voto_francese

Il rammarico della Commissione europea per l'approvazione della proposta di legge sul genocidio armeno.

La Commissione europea si è detta dispiaciuta per l'approvazione in prima lettura da parte di un ramo del parlamento francese d una proposta di legge che rende passibile di prigione la negazione del genocidio armeno, spiegando che ''impedirà il dialogo per la riconciliazione'' tra Turchia e Armenia. ''Questa legge non è ancora entrata in vigore, ma il Commissario Olli Rehn all'Allargamento ha detto chiaramente in questi ultimi giorni che, se dovesse essere adottata, impedirà il dialogo necessario per la riconciliazione su questa questione'', ha dichiarato Krisztina Nagy, portavoce dello stesso. ''E' molto importante vedere che in Turchia c'è un'apertura per condurre questo dibattito'', ha aggiunto Nagy . (Asca-Afp)
13.10.2006

 

VERGOGNOSA LA NUOVA LEGGE

Bulent_Arinc

Per il presidente del Parlamento turco, Bulent Arinc, la decisione francese è un "atteggiamento ostile".

La decisione francese nei confronti della questione armena riflette un ''atteggiamento ostile''. La Turchia ha commentato così un disegno di legge approvato da un ramo del Parlamento francese che rende passibile di carcere la negazione del genocidio armeno compiuto durante la prima guerra mondiale. ''E' una decisione vergognosa. Si tratta - ha commentato il presidente del Parlamento turco Bulent Arinc - di un atteggiamento ostile nei confronti della nazione turca. E' inaccettabile''. (Asca-Afp)
13.10.2006

 

L'INVITO DI CHIRAC

Jacques_Chirac_2

Il presidente francese da Erevan ha chiesto al Governo turco di riconoscere il genocidio armeno.

La Turchia riconosca il genocidio contro il popolo armeno durante la prima guerra mondiale prima di entrare nell'Unione Europea. E' la richiesta rivolta ad Ankara da Jacques Chirac che, a conclusione della sua visita nella capitale armena di Erevan, ha detto che ''ogni Paese cresce riconoscendo i suoi drammi e gli errori del passato''. ''La Turchia dovrebbe riconoscere il genocidio in Armenia per entrare nella UE - ha detto il presidente francese ripetendo la domanda di un giornalista durante la conferenza stampa congiunta con il presidente armeno Robert Kocharian - onestamente penso di sì''. (Adnkronoss-Dpa)
13.10.2006

 

VALORI PER ENTRARE NELL'UNIONE

Segolene_Royal

Anche la candidata socialista all'Eliseo, Segolene Royal, prende posizione sulla questione armena.

La probabile candidata socialista alle elezioni presidenziali del 2007, Segolene Royal, ha dichiarato che la Turchia deve riconoscere il genocidio del popolo armeno se vuole entrare nella Comunità Europea.
"Non si deve cedere su un certo numero di valori", ha detto Royal, secondo la quale bisogna "aiutare i Paesi a progredire".
"Non siamo obligati a farlo in modo brutale, provocatorio, per dare una lezione", ha aggiunto la presidente della regione Pouitou-Charentes, ricordando le difficoltà che la Francia ha avuto a riconoscere alcune parti della sua storia come la retata del Vel d'Hiv del luglio 1942, nella quale la polizia arrestò circa 13 mila ebrei parigini, la maggior parte dei quali è morta ad Auschwitz.
"Non bisogna né chiudere gli occhi né maltrattare un Paese", ha detto Royal, la quale ha sottolineato che "non è facile per alcuni Paesi riconoscere dei soprusi, degli episodi contrari alla dignità umana". (Ansa)
13.10.2006

 

IL GOVERNO DI PARIGI IN IMBARAZZO

Le_Monde

Sul caso Armenia l'Esecutivo comunque minimizza la portata della legge e punta ad un insabbiamento del testo durante la navetta con il Senato.

E' una legge sul genocidio armeno: ma quella approvata dall'Assemblea Nazionale francese (doprà ancora ripassare al Senato e poi tornare alla Camera) sembra soprattutto una faccenda mata per movimentare le acque della politica interna francese e per imbarazzare il governo conservatore. Eppure non sarà facile per la diplomazia di oltralpe placare l'irritazione della Turchia: il voto da parte dei deputati della legge che introduce sanzioni penali per chiunque neghi il genocidio degli armeni.
"le relazioni franco-turche, che si sono sviluppate nel corso dei secoli, sono state danneggiate oggi (giovedì 12, ndr) dalle affermazioni false e responsabili di personalità politiche francesi che non vedono le conseguenze politiche dei loro atti", è stato sottolineato ad Ankara subito dopo il voto. "Liberté, Egalité, Stupidité". Questo è stato il primo titolo dell'edizione on-line dell'autorevole quotidiano <Hurriyet>, che insieme a molti altri ha seguito il voto dell'Assemblea Nazionale minuto per minuto. Il Governo francese, imbarazzato da una legge della quale non sentiva la necessità e che, dal punto di vista diplomatico, rafforza presso Ankara il sentimento che la Francia sia il principale avversario della sua adesione all'Unione europea, ha dichiarato di non sostenere il provvedimento.
L'Esecutivo, fortemente imbarazzato, minimizza la portata della legge e punta ad un insabbiamento del testo durante la navetta con il Senato.
"L'iniziativa socialista solleva un doppio problema", ha osservato <Le Monde>. "Scrivere la storia non è compito della legge", aveva sostenuto il presidente della Repubblica Jacques chirac a proposito di un'altra legge, approvata a febbraio, e che parlava del "ruolo positivo" della colonizzazione francese. "La storia è affare degli storici", ha rimarcato il quotidiano, e questo testo "renderà più gravi le violazioni della libertà di espressione" in Francia. L'altro problema, ha proseguito <Le Monde>, riguarda le relazioni con Ankara: "Giornalisti e universitari turchi, che sono riusciti a rompere il tabù del genocidio nel loro paese, ritengono che la legge fornirà degli strumenti ai nazionalisti, pronti ad esigere dal governo di Ankara, che lo ha già fatto, delle rappresaglie economiche". (da
Apcom)
13.10.2006

 

ESULTANO GLI ARMENI:
"UNO STORICO
PASSO AVANTI"

Il_voto_sulla_questione_armena

L'emozione del presidente della Federazione euro-armena, Hilda Tchoboian.

"Salutiamo con emozione questo storico passo avanti con il quale, ancora una volta, la Francia indica la strada del progresso, dell'umanesimo e della dignità. L'idra negazionista è un tumore della libertà di espressione e una minaccia per l'ordine pubblico he è bene sradicare". Così Hilda Tchoboian, presidente della federazione euroarmena, ha commentato in una nota il voto dell'Assemblea nazionale francese sulla legge che criminalizza il diniego del genocidio armeno 1915.17.
Riferendosi ai provvedimenti assunti dalle autorità contro forze politiche negazioniste in Belgio, Olanda e Germania, la federazione euro-armena auspica "un approccio paneuropeo alla questione", attraverso l'introduzione di "una legislazione penale europea tesa a mettere un freno alle varie forme di negazionismo esistenti in Europa. E' veramente l'ora", ha concluso Tchoboian". (
Apcom)
13.10.2006

 

GLI INSULTI AD ATATURK

Un quotidiano di Sidney ha pubblicato una immagine che mostra il ministro delle Finanze australiano vestito come il Padre della Patria turco. L'accusa è quella di avere riabilitato  Mustafa, colpevole secondo i media locali di genocidio armeno. Per Peter Costello, il presidente turco era stato invece un modello positivo.

An Australian newspaper published a cartoon showing Australian Finance Minister Peter Costello pulling Ataturk's body from his grave.
In the cartoon, Ataturk was holding a paper that read "Armenian genocide."
A caption under the cartoon read, "He [Castello] raiseth up Ataturk."
In the article accompanying the cartoon, the writer asserted Turkey abolished most of the restrictions imposed by Ataturk.
Dennis Altman, writer of the article, indicated it was ironic of Costello to have praised Turkey last week.
The article claimed Ataturk saw religion as a barrier against progress; therefore, he attempted to prevent religion from holding a public role in modern Turkey.
It was further asserted that Ataturk tried to impose his opinions in a way that could shock both secular and pious Australians.
During a speech last week, Costello pointed to secular Turkey, founded by Ataturk, who commanded Turkish forces in Gallipoli, as a model of leadership for the Islamic world. (Anka/Zaman)
13.10.2006

 

LA MINACCIA REAZIONARIA

Il_presidente_Sezer_contro_la_minaccia_islamica

 

Così l'ha definita il Capo dello Stato turco, Ahmet Necdet Sezer, a proposito del pericolo strisciante del fondamentalismo islamico nel Paese.

Turchia_alle_prese_con_la_minaccia_islamicaIl presidente della Repubblica turca, Ahmet Necdet Sezer, energico difensore della laicità dello Stato ha approfittato del suo discorso all'apertura dei Parlamenti di Ankara per mettere in guardia contro la "minaccia reazionaria", termine solitamente usato per indicare il fondamentalismo islamico.
"Una delle minacce che pesano sulla sicurezza interna del nostro Paese dalla fondazione della Repubblica e la cui influenza continua a crescere è il pericolo reazionario" i cui obiettivi, ha sottolineato Sezer, "non sono cambiati" e consistono nel "rovesciare i valori dello Stato".
"E' evidente che la moltiplicazione degli sforzi per svuotare, mettendola in discussione, la sostanza del concetto di laicità...per infiltrarsi nella funzione pubblica, per far passare la religione dalla sfera individuale e quella dello Stato...hanno aumentato le tensioni sociali", ha aggiunto Sezer, il cui settennato, non rinnovabile, scade il prossimo aprile". (Ansa)
13.10.2006

 

L'AVVERTIMENTO

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa turco, gen. Yasar Buyukanit, ha messo in guardia contro la minaccia "reazionaria" dell'estremismo islamico.

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa turco ha avvertito che la Turchia si trova a fronteggiare una minaccia "reazionaria" dell'estremismo islamico.
A mettere in guardia contro tale minaccia è stato il generale Yasar Buyukanit, dopo che negli ultimi giorni avvertimenti analoghi sono arrivati da altri militari turchi di primo piano.
Si tratta di chiari segnali di una crescente tensione tra il Governo turco legato all'Islam e la potente gerarchia militare.
Buyukanit ha aggiunto che le Forze Armate turche sostengono la volontà del Paese di entrare nell'Unione Europea, ma ha precisato che hanno il diritto di difendersi dalle critiche dell'UE.
Rappresentanti dell'Unione hanno criticato l'abitudine dei militari di esprimersi pubblicamente su questioni politiche. (Reuters)
13.10.2006

 

I MERCATI TENGONO

In Turchia - dove tutto sembra essere messo in discussione - restano l'unico punto certo.

In un momento in cui tutto in Turchia sembra essere messo improvvisamente in discussione, la Borsa di Istanbul ed i mercati finanziari sembrano restare l'unico punto certo. Chi aspettava un crollo dopo le dichiarazioni del presidente della Repubblica Ahmet Necdet Sezer e del Capo di Stato Maggiore, generale Yasar Buyukanit, si sbagliava. Borsa e mercati stanno tenendo. (da Apcom)
13.10.2006

 

NESSUN PERICOLO

 

Il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha contestato le prese di posizione del Capo dello Stato e dei vertici militari sulla minaccia fondamentalista.

Il premier turco, Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato in aperta polemica con il Capo dello Stato e con i vertici militari che "in Turchia non esiste la minaccia del fondamentalismo religioso".
"In Turchia tale minaccia non esiste e il Governo sta prendendo provvedimenti contro l'estremismo", ha dichiarato il Primo Ministro, citato dalla <Cnn> turca. (da
Ansa)
13.10.2006

 

"CI VORREBBE
UN NUOVO
KEMAL MUSTAFA"

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A dirlo Ertugul Osman, pronipote dell'ultimo sultano turco Abdulhamid II. Il principe - che ha 87 anni - ha parlato senza peli sulla lingua del proprio Paese.

Se ci fosse ancora il sultanato, anche solo costituzionale, lui sarebbe sul trono occupato da Solimano il Magnifico. Potrebbe risiedere nel palazzo di Dolmabahçe, sul Bosforo, e guarderebbe al Topkapi come la sua ex-dimora. Ertugul Osman, 87 anni, è il diretto discendente della potente dinastia ottomana, che per cinque secoli guidò uno degli imperi più grandiosi della storia. Pronipote dell'ultimo sultano, Abdulhamid II, Ertugul Osman è un uomo dalle idee progressiste e illuminate. Così tanto che, intervistato dalla stampa sulla crisi politica che sta attraversando il paese, ha dichiarato senza peli sulla lingua che la Turchia è stata molto fortunata ad avere uno statista come Ataturk e che ne dovrebbe nascere un altro anche oggi.
Parlando ella "necessità per la Turchia di guardare verso Ovest", l'erede dell'Impero ottomano ha detto che il suo popolo non può assolutamente permettersi di fare passi indietro. Incalzato dai giornalisti, Ertugul Osman ha però gettato anche acqua sul fuoco. Parlando della "naturale vocazione della Turchia alla moderazione", il principe ha sottolineato che anche ai tempi dei suoi avi, quando nel Paese era in vigore la legge islamica della Svaria, la società turca è sempre stata lontana dal raggiungere le interpretazioni radicali proprie dei paesi arabi. (Apcom)
13.10.2006

 

LA CHIESA CHIEDE DI "LIBERARE" LA SCUOLA DEL PATRIARCATO

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Fondata in Turchia nel 1842, la scuola è di fatto chiusa dal 1971, in quanto la possono frequentare solo giovani turchi di religione ortodossa, che sono sempre troppo pochi. Il Patriarcato spera che la visita di Benedetto XVI aiuti ad ottenere il rispetto della libertà di religione e dei diritti delle minoranze.

Quest'anno è stato rifatto l'impianto elettrico, dopo che l'anno scorso erano state sostituite le vecchie finestre di legno con quelle di alluminio; le pareti sono di un bel rosa antico e bianco; i banchi sono scrittoi: alti, di legno nero, sagomati, con il piano che si solleva e la sedia di legno intarsiato. Vuoti. Non ci sono alunni. Nessuno.
Fondata nel 1842, la Scuola teologica del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli sorge in cima ad un'isoletta del mar di Marmara, Halki, ad un'ora e mezzo di navigazione da Istanbul, ricca di boschi e di villette per vacanze. Sull'isola non possono circolare automobili o altri mezzi a motore, così per muoversi, ed anche per salire alla scuola, che la domina, si deve prendere una delle colorate carrozzelle con due cavalli che fanno da taxi.
Doroteos, il sacerdote ortodosso che ne è il responsabile, racconta ai visitatori che la Scuola è stata fondata sul luogo di precedenti insediamenti sacri: ci sono ruderi del IX secolo. Distrutta o danneggiata dai terremoti che qui non sono rari, l'attuale edificio è completamente antisismico ed. ha la forma di una "p" greca, in onore di San Paolo. Ha funzionato durante l'Impero ottomano ed ha continuato a svolgere il suo compito di formazione sotto la Repubblica turca....Fino al 1971.
Da allora, di fatto, è chiusa. La potrebbero frequentare solo studenti turchi di religione ortodossa, ma in tutta la Turchia, la comunità ortodossa, che all'epoca della fondazione della scuola contava quasi 200mila fedeli, oggi ne ha alcune migliaia, meno di 5mila. A Haliki, i cristiani erano 180, ora sono 25. Così, non si riesce mai ad avere abbastanza studenti turchi di religione ortodossa che vogliano frequentare questa scuola. "Abbiamo chiesto - dice Doroteos - l'iscrizione per 5 studenti, ma hanno detto che sarebbe costato troppo e li hanno mandati in altre scuole". "La soluzione naturalmente c'è: basterebbe consentire la frequenza a studenti ortodossi stranieri". Ma per loro, il Governo impone un visto che scade dopo tre mesi. Persino la proprietà della scuola, della quale il Patriarcato ha i titoli, non è sicura.
Una atmosfera surreale - Lo stesso Governo, però, ha nominato, secondo la legge, un vicedirettore, anzi una vicedirettrice. Si chiama Perla. Il cognome non lo dice; si limita a spiegare che il suo lavoro attuale è spedire la posta al Ministero dell'istruzione. Alla domanda "che rapporti avete con lei?", uno dei pochi ortodossi presenti risponde "umani".
L'atmosfera è surreale. Tutto è pulito, ordinato e vuoto: il refettorio, l'aula magna con i ritratti dei rettori alle pareti di stoffa rossa e un'icona della Madonna su una sedia al centro, la biblioteca. "Ci sono 60mila volumi di 33 diverse materie - spiega Doroteos - ed anche libri antichi. Alcuni studenti vengono anche dagli Stati Uniti o dall'Australia, per preparare le tesi di laurea. Naturalmente possono stare qui per non più di tre mesi".
E c'è anche un piccolo appartamento per le eventuali visite del patriarca ecumenico. L'attuale, Bartolomeo I, qui ha studiato prima e insegnato poi e continua a venire in visita, "anche una volta al mese". Ci vengono anche metropoliti e religiosi, per motivi di studio. Attualmente c'è un metropolita
Al Patriarcato ecumenico sostengono che la chiusura della Scuola costituisce una violazione dell'articolo 40 del Trattato di Losanna, col quale la Turchia si è impegnata a garantire i diritti delle minoranze, e dell'articolo 24 della Costituzione turca, che garantisce la libertà di religione e di educazione. Garanzie che sono previste anche dall'articolo 9 della Convenzione Europea sui diritti dell'uomo, che la Turchia ha firmato. Ora, però, sembra che l'Europa si sia mossa: è di pochi giorni una risoluzione del Parlamento europeo che chiede ad Ankara di consentire al Patriarcato di far funzionare "il seminario" di Haliki.
Da parte sua, Bartolomeo I non nasconde di sperare che la visita di Benedetto XVI in Turchia, a novembre, sia di aiuto anche alla libertà di religione e ai diritti delle minoranze. Cattoliche e ortodosse. (Franco Pisano/AsiaNews.it)
13.10.2006

 

INCONTRO EUROPEO PER LA SOLIDARIETA' A CUBA

Riuniti ad Istanbul i rappresentanti delle organizzazioni di 23 Paesi. Un comunicato stampa dell'ambasciata del Governo avaniano.

Con la partecipazione di numerosi delegati provenienti da 23 Paesi europei si è concluso a Istanbul l'Incontro Europeo delle Organizzazioni di Solidarietà con Cuba, informa un comunicato-stampa dell'ambasciata di Cuba in quella nazione.
Alla riunione era presente una delegazione della Maggiore delle Antille guidata da Sergio Corrieri, presidente dell'Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli (Icap).
La fonte precisa che la dichiarazione finale, firmata dai partecipanti all'incontro, ratifica la volontà di quel movimento europeo di continuare a lavorare per la solidarietà e l'amicizia con il popolo cubano e la sua Rivoluzione.
Riflette anche le posizioni delle organizzazioni che esigono dai governi del cosiddetto Vecchio Continente di condannare la politica inumana e aggressiva contro Cuba, riassunta recentemente nel cosiddetto piano Bush, così come far pressione su Washington affinché il terrorista internazionale Luis Posada Carriles venga estradato in Venezuela.
Esige anche l'immediata liberazione di Gerardo Hernández, René González, Ramón Labañino, Antonio Guerrero e Fernando González, i cinque patrioti cubani tenuti ingiustamente prigionieri nelle carceri statunitensi per aver combattuto il terrorismo.
La nota dell'ambasciata cubana precisa che si esige anche la sospensione della cosiddetta posizione comune dell'Unione Europea e l'esercizio di una politica più giusta e indipendente per quanto riguarda Cuba, che rappresenti i veri sentimenti d'amicizia e rispetto esistenti tra i popoli europei e cubano.
Nel corso dell'evento è stato deciso di continuare ad appoggiare Cuba nel suo impegno di portare avanti una società esempio dell'esercizio dei diritti umani, che comprendono il diritto alla sanità pubblica e all'educazione gratuita, negata a molti popoli del mondo.
La dichiarazione finale riassume la convinzione di tutti i partecipanti che l'Isola continuerà ad avanzare nel suo sviluppo integrale e nell'applicazione del programma dell'Alternativa Bolivariana per le Americhe (Alba) in America Latina, dimostrando che un altro mondo migliore è possibile, afferma la fonte (Gramma International)
13.10.2006

SOCIETA'

ERDOGAN OTTIMISTA: "VINCERO' LE ELEZIONI"

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Il premier turco più che mai convinto di riportare lo stesso successo ottenuto nel 2002.

C'è aria di ottimismo in casa dell'Akp, il partito di orientamento islamico moderato a cui fa capo in Turchia anche il premier Recep Tayyip Erdogan. Ad un anno dalle elezioni, la formazione politica pensa che bisserà il successo ottenuto nelle consultazioni del 2002.
Fra i più positivi c'è proprio Erdogan che ha dichiarato: "In questi quattro anni abbiamo lavorato per cambiare il paese, in molti non si sono resi conto della portata della nostra azione politica, ma adesso cominciamo a raccogliere i primi frutti. Continueremo anche nella prossima legislatura. Se l'opposizione presenterà proposte costruttive, saremo lieti di accettarle". Un discorso simile a chi pensa di avere già vinto le elezioni:
Erdogan ne ha approfittato non solo per fotografare lo stato di salute del suo partito, ma anche per togliersi qualche sassolio dalle scarpe: "Qualcuno - ha continuato il premier - ha detto che ad Ankara non ci sono mai. Non è vero. Semplicemente, o sono all'estero per qualche impegno importante, o giro per il Paese per vedere quali siano le sue reali esigenze. Alla fine della legislatura non ci sarà provincia turca che potrà dire di non avermi mai visto". (da Apcom)
13.10.2006

 

UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE

Recep_Erdogan

Secondo la <Ntv> turca sarà in vigore per le prossime elezioni del 2007. Sarà appoggiata dall'opposizione solo se sarà modificato il testo sull'immunità parlamentare.

Il premier Recep Tayyip Erdogan lavora per cambiare la legge elettorale. Ad annunciarlo è la <Ntv>, attendibile emittente privata, secondo la quale il pacchetto di riforma sarebbe già in fase di redazione e potrebbe incontrare anche l'appoggio di buona parte dell'opposizione. Due gli aspetti più importanti. Il primo riguarda la modalità di elezione, per la quale su 550 parlamentari 100 dovranno essere eletti sulla base di collegi nazionali e non più nelle singole province. Il secondo, invece, diminuisce l'età minima per essere eletti da 30 a 25 anni. La nuova legge dovrebbe essere già operativa per le prossime elezioni politiche, nel 2007. La riforma, per poter passare ha bisogno di 367 voti a favore. L'<Akp> da solo, il partito del premier, ne ha a disposizione solo 355, quindi ha bisogno dell'opposizione. Appoggio che è sicuro ma non scontato. Il Chp, infatti, principale partito di centrosinistra, ha fatto sapere che voterà il pacchetto solo se il Governo modificherà la legge sull'immunità parlamentare.
Intanto i <Simit Sarayi>, i fast food che vendono cibi derivati dalla tradizione gastronomica turca, si trovano a fare i conti con la concorrenza di <Mc Donald's>, che continua ad aprire numerosi punti vendita. Un'espansione che il proprietario prende come un gesto di sfida. E che non è disposto a perdere. "McDonald's ha 34mila punti vendita? Bene, noi arriveremo a 34.001" ha annunciato Haluk Okutur, uno dei proprietari del marchio. Il piano è aprire nuovi punti di ristorazione, che arriveranno a quota 100 in tutta la Turchia nel 2007. Il simit (una specie di ciambella di pane ricoperta di semi di sesamo) è il piatto forte del negozio, dove però si possono trovare anche deliziosi tipi di borek (pasta sfoglia ripiena) nonch‚ pide turche e l'immancabile tea del mar Nero. Haluk Okutur ha sottolineato anche la maggiore convenienza del fast food turco, dicendo che se un hamburger menù costa 8 lire turche, per un caldo simit ne bastano al massimo due. La guerra è iniziata. E la Simit Sarai ha già investito 10 milioni di dollari. (Denaro.it)
13.10.2006

 

AL VOTO TRA UN ANNO

Il_Parlamento_turco

 

I cittadini turchi - come ha spiegato il presidente del Parlamento Bulent Arinc - saranno chiamati alle urne nel mese di ottobre.

Ormai è come se fosse iniziata la campagna elettorale. Il presidente della Grande Assemblea nazionale (il Parlamento turco) ha fatto sapere che nel mese di ottobre del 2007 i cittadini saranno chiamati al voto per decidere la composizione del nuovo Parlamento. "La data delle consultazioni - ha fatto sapere Bulent Arinc - potrà essere il 15, il 21 o il 28 ottobre".
Gli elettori decideranno chi guiderà la quinta legislatura del paese a partire dal 1982, anno in cui furono indette libere elezioni dopo il terzo golpe militare del 1980. Arinc ha approfittato anche per sottolineare che l'esecutivo guidato da Recep Tayyip Erdogan rimarrà in carica fino a fine legislatura e che no sono previste elezioni anticipate. (Apcom)
13.10.2006

ASSOCIAZIONE ITALIA-TURCHIA

Nominato il nuovo presidente nella persona del Cavaliere del Lavoro, Giorgio Zappa, direttore generale di <Finmeccanica>.

Il Cavaliere del lavoro Giorgio Zappa, direttore generale di <Finmeccanica>, è stato nominato presidente dell'Associazione di Amicizia Italia-Turchia, organizzazione che riunisce personalità del mondo della cultura e dell'economia dei due Paesi. Nel corso della cerimonia, tenutasi presso l'Ambasciata turca in Italia, oltre alla nomina di Zappa - che succede a Franco nobili - sono stati anche nominati i presidenti onorari dell'Associazione, l'ambasciatore turco in Italia Ugur Ziyal e l'ambasciatore italiano in Turchia Carlo Marsili.
Tra le varie iniziative in corso da parte dell'associazione vi è l'organizzazione degli eventi collegati alla celebrazione dei 150 anni di relazioni diplomatiche tra Italia e Turchia. (
Agi) 13.10.2006

 

SARANNO DUE
I TUNNEL
SOTTO IL BOSFORO

Marmaray_project

 

Dopo che saranno ultimati i lavori del "Marmaray project>, si darà il via ad una nuova impresa dedicata esclusivamente ai veicoli.

Once Istanbul finishes its Marmaray project, which will put a subway system underneath the Bosphorus, a second tube tunnel will be built for vehicles.The project, hoped to ease the ancient city of 15 million's traffic burden, will be based on the build-operate-transfer model and realized with no guarantee from the Treasury.
The Ministry of Transport's General Directorate of Railways, Ports, and Airports Construction (Dlh) applied to the High Planning Council for the construction of the second tunnel.
The Council's approval is needed for the construction of the tunnel, expected to cost $370 million.
The new tube channel differs from Marmaray because it only allows passage of vehicles.
It will be designed differently than the first Marmaray tunnel.
In contrast to the first tunnel, which was constructed using the sinking technique, the second tunnel will be designed by tunnel diggers, or "moles".
The new tube channel will be constructed on a two-tier system with traffic flowing in opposite directions.
The project was approved also by the Parliamentary Commission on Public Works and Settlement March 2006.
The construction of the first tunnel of the Marmaray project continues.
The 76 km railway line will have stops at the Istanbul neighborhoods of Gebze, Sogutlucesme, Uskudar, Sirkeci, Yenikapı and Halkali.
The hourly capacity of the current suburban line in a single destination will rise from 10,000 person-capacity to 75,000.
The tunnels' construction started in 2004 and is operated by Japan's Taisei-Kumagai Gumi and Turkish companies Gama and Nurol.
The project is expected to cost a total of $3.16 billion, including a $2.6 billion foreign loan.
Approximately $250 million was spent for the project by the end of 2005 and $265 million has been allocated for 2006.
The project is anticipated to be completed by 2009. (Anadolu News Agency/Zaman)
13.10.2006

 

COLLABORAZIONE

Livia_Turco

Come ha spiegato il ministro della Salute Livia Turco, "il settore socio-sanitario darà parte importante nei futuri rapporti" Italia-Turchia.

"Il settore socio-sanitario sarà parte importante nei futuri rapporti" tra Italia e Turchia. Ne è convinta il ministro della Saluta Livia Turco che alla Farnesina martedì scorso aveva aperto con il ministro degli Eteri Massimo D'Alema e quello del Commercio internazionale Emma Bonino la seconda sessione plenaria del Tavolo permanente sulla Turchia.
La Turco ha sottolineato come questa collaborazione "rafforzi le possibilità di godimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali" tra le quali c'è quella alla salute.
"La stretta collaborazione che intendiamo stabilire con la Turchia - ha aggiunto il ministro (che all'inizio del prossimo anno, forse già a gennaio si recherà in visita ad Ankara, ndr) - va nella direzione di una progressiva integrazione dei servizi sanitari turchi negli standard europei" ed in questo l'Italia viene ritenuta dalle autorità turche "un partner privilegiato".
Turco ha infine annunciato una sua visita ad Ankara per l'inizio del prossimo anno innanzitutto "per incoraggiare e sostenere la Turchia a svolgere un ruolo fondamentale per l'integrazione delle politiche sanitarie dei Paesi del Mediterraneo". (Ansa)
13.10.2006

SUCCESSO ITALIANO
AL CONGRESSO
DI ONCOLOGIA:

Lotta_al_cancro

IL Congresso scientifico di Istanbul ed il commento del prof. Francesco Cognetti: ''L'aggiunta della terapia ormonale alla radioterapia in pazienti con cancro della prostata localmente avanzato abbassa significativamente il tasso di recidiva". Poche le informazioni sul tumore alla mammella.

Francesco_Cognetti_2Un lavoro selezionato come il più importante del congresso, altre sette presentazioni scientifiche, numerosi poster: il Regina Elena di Roma è l'Istituto che ha portato il maggior contributo scientifico al congresso della Società Europea di Oncologia (Esmo) in corso ad Istanbul fino al 3 ottobre.
''Si tratta di un indubbio riconoscimento per noi - ha commentato il prof. Francesco Cognetti, direttore scientifico dell'Ire - perché abbiamo presentato una serie di lavori che sono stati riconosciuti ed apprezzati dalla comunità scientifica internazionale presente in questo congresso che coinvolge oltre 7000 esperti provenienti da Europa, Usa e Giappone''.
''In particolare - ha aggiunto Cognetti - il gruppo che ho istitutito sulle metanalisi degli studi comparativi pubblicati in letteratura su varie tematiche o quesiti ancora non risolti nel trattamento di alcuni tumori come quello della prostata, vescica, polmone, pancreas e mammella ha realizzato studi di grande rilievo a livello mondiale. Nello specifico si dimostra, per esempio, che l'aggiunta della terapia ormonale alla radioterapia in pazienti con cancro della prostata localmente avanzato abbassa significativamente il tasso di recidiva e sembra migliorare anche la sopravvivenza di questi malati. Questo lavoro che viene presentato dal dott. Paolo Carlini è stato il primo selezionato per la sessione plenaria''.
In un altro studio di metanalisi, emerge l'effetto positivo sulla riduzione delle recidive e sulla sopravvivenza della chemioterapia effettuata dopo intervento chirurgico nei pazienti operati per carcinoma della vescica. Questa ipotesi è in corso per altro di verifica con uno studio nazionale coordinato dal Regina Elena che vede la partecipazione di circa 100 centri in tutta Italia.
''Un successo che ci inorgoglisce - ha concluso Cognetti - perché conferma l'ottimo stato della ricerca all'Istituto e il contributo estremamente positivo svolto dai giovani che abbiamo inviato negli anni scorsi in prestigiosi centri di ricerca a livello internazionale". (Adnkronos/IGN Cronaca)
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Informazioni poco esaurienti - I risultati di uno studio recente svolto su donne europee con tumore della mammella allo stadio iniziale e presentato per la prima volta al Congresso dell'Esmo (European Society for Medical Oncology), indica che il fabbisogno di informazioni delle pazienti non viene soddisfatto e che vi è un livello inammissibilmente basso di coinvolgimento delle pazienti in decisioni su terapie che potrebbero potenzialmente prolungare la loro vita . L'indagine ha rivelato che sono particolarmente meno informate le donne più anziane, quelle meno istruite e quelle senza accesso a Internet.
"La nostra indagine dimostra che le informazioni fornite alle pazienti relativamente alla terapia endocrina adiuvante non sono certo ottimali", ha affermato uno dei membri del comitato direttivo del Gaea, Yvonne Wengström, presidente dell'Eons (European Oncology Nursing Society) del Karolinska Institute, Stoccolma, Svezia. "Nonostante il personale sanitario sia una fonte di informazione molto affidabile per le pazienti, l'indagine ha dimostrato che le pazienti non hanno ricevuto informazioni esaurienti sulla logica della cura e sulle sue potenziali conseguenze. In effetti, a molte pazienti non sono state neppure offerte delle scelte sulle terapie disponibili. Le pazienti che hanno partecipato all'indagine hanno espresso il desiderio di voler ricevere più informazioni sulla cura e in modo particolare sugli effetti collaterali."
L'indagine, che fa parte dell'iniziativa Gaea, ha coinvolto 547 donne in menopausa con tumore della mammella allo stadio iniziale provenienti da nove Paesi europei. L'indagine si prefiggeva di conoscere il livello di conoscenza e di comprensione delle donne relativamente alla terapia endocrina adiuvante (ormonale) e al rischio di recidiva, al coinvolgimento delle pazienti nella presa di decisioni sulla cura e al loro fabbisogno di informazioni e supporto. La terapia endocrina adiuvante viene somministrata dopo l'intervento chirurgico per il tumore al seno onde ridurre il rischio di recidiva e viene di solito seguita per almeno cinque anni. Si hanno a disposizione tipi diversi di terapie, ognuna delle quali presenta un diverso profilo di rischio-beneficio per la paziente. Le pazienti devono conoscere lo scopo della cura endocrina adiuvante e il rapporto di rischio-beneficio in modo da poter effettuare una scelta informata.
Terapia endocrina - "Come medici, non stiamo chiaramente soddisfacendo le esigenze delle pazienti dato che non le coinvolgiamo nella decisione di iniziare la terapia endocrina adiuvante e non stiamo dando loro le informazioni di cui hanno bisogno per prendere tali decisioni", ha affermato il Dott. Alberto Costa, direttore dell'Esp, Scuola Europea di Oncologia , Milano, Italia e membro del comitato direttivo di Gaea. "Questa non è una prassi medica efficace. Sulla base di questi risultati, Eso metterà a punto delle iniziative mirate ad aiutare i medici a perfezionare la loro capacità di comunicazione e a diventare più efficaci nel soddisfare le esigenze delle pazienti."
Solo il 22% delle pazienti è stato molto o completamente coinvolto nella decisione di iniziare la terapia endocrina adiuvante e tra queste il minor coinvolgimento si è evidenziato tra le donne di età superiore ai sessant'anni. Molte donne che hanno partecipato all'indagine si ritengono insoddisfatte per lo scarso livello di coinvolgimento nella presa di decisioni sulla cura da seguire.
Non sorprende che le donne che erano state coinvolte più attivamente nella decisione di iniziare la terapia ormonale erano anche quelle che avevano ricevuto maggiori informazioni sugli effetti collaterali e sulla durata della cura rispetto alle donne che non erano state coinvolte affatto. Le pazienti attivamente coinvolte avevano anche ricevuto più informazioni sui vantaggi dell'assunzione a lungo termine della terapia adiuvante e sul rischio che il tumore al seno si ripresentasse.
"Le esperienze precedenti ci hanno dimostrato che le pazienti attive e ben informate ottengono risultati migliori dal trattamento", ha precisato Ingrid Kössler, presidente di <Europa Donna, la coalizione europea per la lotta contro il tumore alla mammella>. "Questi risultati mettono in luce che relativamente alla conoscenza le pazienti con tumore alla mammella che hanno un più elevato livello culturale comunicano meglio e quindi è necessario dedicare maggiori sforzi per risolvere questa situazione e soddisfare i fabbisogni di donne più anziane e meno istruite."
Per ulteriori informazioni sull'Iniziativa Gaea, visitare l'indirizzo www.gaeainitiative.eu.
Note - Informazioni sull'Iniziativa Gaea e sul sondaggio delle pazienti.
L'Iniziativa Gaea è frutto di una collaborazione tra Eso, Eons e Novartis Oncology. L'indagine, che fa parte dell'iniziativa, è stata strutturata in modo da comprendere il livello di conoscenza delle donne in menopausa relativamente al rischio di recidiva del tumore iniziale alla mammella in fase iniziale, alla terapia ormonale adiuvante, il loro atteggiamento nei suoi confronti e infine identificare i bisogni delle pazienti relativamente all'informazione e al supporto e come poterle soddisfare nel modo migliore. Europa Donna, la coalizione europea per la lotta contro il tumore della
mammella, nell'ambito dell'iniziativa Gaea ha svolto il ruolo di coordinatore ponendo molta attenzione alla salvaguardia delle pazienti.
L'indagine delle pazienti Gaea è stata eseguita tra pazienti con tumore al seno in menopausa che seguivano una terapia endocrina adiuvante in nove Paesi europei: Austria (n=34); Francia (n=92); Germania (n=82); Ungheria (n=34); Italia (n=90); Spagna (n=71); Svezia (n=36); Svizzera (n=12) e Regno Unito (96). Sono stati analizzati in tutto 547 questionari. Le donne potevano prendere parte all'indagine se avevano ricevuto diagnosi di tumore della mammella allo stadio iniziale (definito come localizzato al tessuto mammario e/o ai linfonodi circostanti), erano in menopausa e stavano attualmente
ricevendo una terapia ormonale adiuvante da almeno un anno. per maggiori informazioni: Matthew Kent, Phone: +44-(0)-7899-876-685, Email: matthew.kent@toniclc.com, Website: www.gaeainitiative.eu (ImmediaPress)
13.10.2006

 

CODICE CIVILE
E LEGAMI
TRA DUE PAESI

Atatuk

Il consigliere federale elvetico Christoph Blocher - intervenendo alle celebrazioni per gli 80 di questo ordinamento - si è detto orgoglioso, e al tempo stesso pieno di umiltà, per il fatto che il sistema svizzero fosse stato preso a modello da Kemal Ataturk.

Il_consigliere_elvetico_Christoph_BlocherIl consigliere federale Christoph Blocher, intervenendo alle celebrazioni per gli 80 anni del Codice civile turco, si è detto fiero che la Svizzera abbia contribuito a ricreare un sistema giuridico, offrendo da modello il proprio Codice. "Questo ci riempie contemporaneamente di orgoglio e di umiltà e costituisce un forte legame tra i nostri due Paesi", ha affermato Blocher davanti a 200 personalità riunite all'università di Ankara.
A scuola "eravamo fieri che la grande Turchia avesse ripreso - dalla piccola Svizzera - il Codice civile", ha esordito Blocher. "Quando, negli anni Quaranta del secolo scorso, questo fatto riempiva d'orgoglio il mio cuore di ragazzino, non m'immaginavo neppure lontanamente che avrei avuto l'onore di presenziare a questi festeggiamenti".
Il consigliere federale ha poi raccontato un episodio personale che in passato lo vide confrontato con la Turchia. "Quando in qualità di giovane collaboratore giuridico presso l'impresa - di cui sarei diventato proprietario in seguito - mi trovai a dover trattare la domanda di un imprenditore turco concernente la costruzione di un impianto industriale in Turchia, chiesi al presidente fondatore della nostra ditta se dovevamo eseguire il mandato nella lontana Turchia, un Paese a noi estraneo. Altri Paesi, altri costumi, mi dissi all'epoca. La risposta del presidente fu perentoria: "I Turchi sono persone rette, hanno pur ripreso il nostro Codice civile. E quindi saranno anche buoni soci in affari!".
"Abbiamo concluso l'affare - ha proseguito Blocher - e da lì si è creata un'ottima collaborazione che perdura da parecchi anni e che è stata sempre caratterizzata da una reciproca fiducia". Non è quindi un caso - ha rilevato - che un grande numero di noti professori di diritto svizzero siano presenti al simposio per gli 80 anni del Codice civile. "Questi miei connazionali sono la testimonianza vivente non soltanto dei contatti a livello professionale instauratisi dopo il 1923, ma e soprattutto sono la dimostrazione di relazioni d'amicizia".
I trattati di Losanna e Montreaux - Il capo del Dipartimento federale di Giustizia e Polizia ha quindi ripercorso gli ultimi 80 anni, menzionando le occasioni e gli episodi che hanno legato in qualche modo Svizzera e Turchia. Ha ricordato che a Ginevra si stampavano un tempo circa 22 quotidiani d'opposizione ottomana; che nel 1923 venne concluso il "Trattato di pace di Losanna", considerato ancora oggi il vero e proprio atto di nascita della Repubblica turca; ha menzionato i "Trattati di Montreux" del 1936, grazie ai quali la Turchia raggiunse la piena sovranità sui Dardanelli, il Mar di Marmara e il Bosforo; ha ricordato che a Zurigo nel 1960 ebbero luogo i negoziati relativi ai "Trattati di Cipro", e che nel 1988 Davos fu la sede per il ravvicinamento turco-greco e che sul "Bürgenstock" nel 2004 ebbe luogo l'ultima tornata dei colloqui su Cipro.
Non è tutto. Blocher ha menzionato "altri campi in cui i rapporti tra la Svizzera e la Turchia - improntati a reciproco rispetto e benevolenza - si sono sviluppati in maniera variata". Oltre alla ripresa del codice civile nel 1926, ha menzionato la <Migros turca>, la cui fondazione avvenne nel 1954 in seguito alla visita di Gottfried Duttweiler, padre della <Migros>; ha detto che fino al 1970 gli atenei preferiti dagli studenti turchi erano Ginevra, Losanna, Friburgo e Neuchâtel.
"Rendo omaggio al coraggio dei vostri padri fondatori, che hanno saputo fondere il progresso con l'eredità del passato in una sintesi vitale e orientata verso il futuro", ha concluso Blocher. (Ticin@nline)
13.10.2006

META' DELLE RAGAZZE
NON LAVORA
E NON STUDIA

Ragazze_in_Turchia

Una indagine dell'Ocse sul Paese della Mezzaluna fa emergere un problema finora sottovalutato.

Un'indagine dell'Ocse sulle ragazze turche fa emergere un problema finora sottovalutato nel Paese della Mezzaluna, ancora combattuto fra la volontà laica di rinnovo e progresso e le tensioni integraliste di ritorno al passato. Secondo l'Ocse il 44% delle giovani tra i 15 e i 19 anni non studia e non lavora, vivendo in balia della famiglia patriarcale che le obbliga alle proprie scelte. Gli episodi di segregazione sono comuni tanto nell'arretrata zona orientale del Paese quanto in città apparentemente moderne e cosmopolite come Istanbul. (Agr)
13.10.2006

CRONACA

18 ANNI INFLITTI ALL'ASSASSINO DI DON SANTORO

 

La sentenza emessa da un tribunale di Ankara dove era comparso il giovane omicida. Il crimine era stato compiuto a Trabzon nel febbraio scorso.

Diciotto anni di carcere. E' la condanna inflitta al ragazzo di 16 anni, responsabile dell'omicidio di