ATTUALITA'
FRONTE COMUNE

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Rinnovato impegno della Casa Bianca, da parte del presidente
George W. Bush, contro il terrorismo del Pkk. L'incontro con
il premier turco Recep Tayyip Erdogan. |
Un
rinnovato impegno a fare fronte comune nella lotta contro il
terrorismo è arrivato dal presidente degli Stati Uniti, George W.
Bush, e dal Primo Ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, ricevuto
alla Casa Bianca. L'incontro è avvenuto all'indomani del
cessate-il-fuoco unilaterale dichiarato dalla guerriglia del Pkk, il
Partito dei lavoratori del Kurdistan, da ventidue anni in guerra
contro il governo di Ankara.
"Abbiamo parlato della nostra determinazione a combattere il
terrorismo e l'estremismo", ha detto Bush dopo il colloquio che si è
protratto di un'ora sul previsto. Il capo della Casa Bianca ha anche
rinnovato l'impegno a sostenere gli sforzi della Turchia per entrare
nell'Unione Europea.
Alla vigilia della missione a Washington, il giornali turchi avevano
scritto che il Primo Ministro avrebbe sollecitato l'amministrazione
americana a iniziative concrete per stroncare la guerriglia curda
che ha le sue basi nel nord dell'Iraq. Un tema che è stato
confermato dal portavoce della Casa Bianca, Tony Snow. (Agi)
13.10.2006
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TREGUA:
IL CAPO DEI MILITARI
LA RESPINGE

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"Il nostro atteggiamento - ha dichiarato il numero uno delle
Forze Armate turche, gen. Yashar Buyukanit a proposito
dell'offerta del Pkk - non cambia di un pollice |
Il "numero
uno" dei militari turchi, generale Yashar Buyukanit, ha respinto la
tregua unilaterale annunciata dal Pkk (Partito dei lavoratori
turchi) ed ha ribadito che le Forze Armate turche "continueranno la
loro lotta fino a quando non resti più un solo terrorista armato".
"Il nostro atteggiamento non cambia di un pollice. Non esiste altra
soluzione", ha affermato il Capo di Stato Maggiore delle Forze
Armate turche chiedendo ai ribelli del Pkk di rinunciare
"incondizionatamente" ad ogni forma di lotta armate e ad arrendersi
alla giustizia turca.
Buyukanit ha ricordato le violazioni delle precedenti tregue
proclamate da parte dello stesso Pkk ricordando in particolare che
nel 1993 alcuni membri del Pkk uccisero a Bingol nella Turchia sud
orientale 33 soldati turchi disarmati che rientravano dalla licenza.
L'ultima tregua è durata dal 1999 (all'indomani della cattura di
Ocalan in Kenya) fino al giugno 2004 quando sono riprese le azioni
armate costate nel solo 2006 la morte di 90 soldati e 100 ribelli.
(da
Ansa)
13.10.2006
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"LE CONDIZIONI SONO NOSTRE"

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Il premier turco Recep Taiyyp Erdogan esige dai separatisti
curdi del Pkk che depongano le armi se si vuole il "cessate
il fuoco". |
Il Primo Ministro turco Recep
Tayyip Erdogan esige dai separatisti curdi del Pkk che depongano le
armi, seguendo l'appello del loro leader in prigione Abdullah Öcalan.
In diverse interviste diffuse nelle ultime ore dalle televisioni
turche, il capo del Governo ha tuttavia rifiutato il termine
"cessate il fuoco" utilizzato da Öcalan.
"È possibile concludere un cessate il fuoco tra Stati, ma per
un'organizzazione terroristica si tratta di un termine
inappropriato". Il Pkk "deve deporre le armi", ha dichiarato Erdogan.
La guerriglia del Partito curdo dei lavoratori contro l'esercito di
Ankara ha causato oltre 30.000 morti dal 1984 nella Turchia
orientale.
Öcalan aveva ordinato ai suoi uomini il cessate il fuoco dalla
prigione speciale turca di Imrali dove sconta dal 1999 l'ergastolo
per "tradimento e separatismo". "Fino a che non saremo minacciati di
distruzione totale, il Pkk non dovrebbe assolutamente usare le sue
armi" è stato il messaggio del leader curdo, trasmesso dai suoi
avvocati all'agenzia filo-Pkk Firat, che lo ha diffuso dal suo sito
internet.
I commentatori si aspettano che il Pkk ubbidisca. Öcalan conseva
infatti una forte influenza sui combattenti e sui loro capi
militari. (Ticin@nline)
13.10.2006
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MISSILI CON GITTATA FINO IN TURCHIA

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Ne sarebbero entrati in possesso di recente gli hezbollah.
L'informativa viene dai servizi segreti tedeschi. Tonnellate
di armamenti in libano in mano alle milizie sciite. |
Gli hezbollah sarebbero
entrati di recente in possesso di missili con una gittata di circa
mille chilometri, in grado cioè di colpire obiettivi situati anche
sull'isola di Creta e in Turchia. Secondo il settimanale "Focus",
che cita un rapporto top secret del "Bundesnachrichtendienst" (Bnd),
i servizi segreti tedeschi, la milizia libanese avrebbe ricevuto i
razzi di produzione iraniana via terra, attraverso la Siria.
Hezbollah avrebbe ricevuto anche tonnellate di armamenti, tra cui
mortai, munizioni e fucili. Secondo il Bnd, la milizia sciita
libanese dispone attualmente di un arsenale ancora piu' consistente
di quanto lo fosse prima del conflitto con Israele. <Focus> riporta
una dichiarazione di un alto funzionario del Bnd, secondo il quale
il pattugliamento delle coste libanesi da parte della Marina
tedesca, tesa ad impedire il rifornimento di armi a Hezbollah, è "un
puro show", in quanto "Hezbollah scoppia di rinnovata forza". (Agi)
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13.10.2006
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LE MINACCE DI AL QAEDA

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Le hanno riportate nei giorni scorsi i giornali turchi. Sono
rivolte anche contro le istituzioni che riceveranno
Benedetto XVI a fine novembre. Ancora polemiche sul discorso
di Ratisbona. |
Sulla stampa turca dei giorni
scorsi è comparso un messaggio di Al Qaeda nel quale si minacciavano
tutti coloro che riceveranno il Papa in Turchia, istituzioni
comprese. E' quanto ha riferito all'< Adnkronos>
mons. Luigi Padovese, vicario apostolico in Anatolia,
sottolineando che comunque ''la visita del Papa in Turchia avrà il
suo sviluppo naturale''. Anzi, ha aggiunto, ''nei prossimi giorni vi
sarà un'altra riunione della Conferenza episcopale turca per fare il
punto sull'organizzazione del viaggio''.
Sul quotidiano <Hurriyet>, uno dei più diffusi del Paese, ha
spiegato Padovese, ''ho visto che venivano riportate le
minacce di Al Qaeda contro tutti coloro che incontreranno il Papa
comprese le autorità dello Stato''. Su un altro giornale il <Turkish
Daily News> invece un articolo di commento ''affermava che il
Pontefice sapeva bene ciò che diceva nel suo discorso di Ratisbona -
ha spiegato ancora mons.Padovese - e che anzi lo aveva pronunciato
come forma di provocazione contro l'ingresso della Turchia
nell'UE''.
Il giornale inoltre faceva riferimento alla posizione espressa da
Ratzinger quando era ancora cardinale che si era dichiarato
contrario all'allargamento alla Turchia dell'Unione Europea. Questo
è il clima difficile nel quale procedono i preparativi del viaggio
del Papa che si svolgerà dal 28 novembre al 1° dicembre. (Adnkronos)
13.10.2006
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UN PROBLEMA "DELICATO"

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Pur non essendoci i presupposti di qualche pericolo per
l'incolumità del Papa durante la sua prossima visita in
Turchia, occorre non abbassare la guardia. Lo ha affermato
il nostro ministro dell'Interno. |
Amato ammette che la sicurezza
del Papa in Turchia è un problema "delicato", ma nega un
aggravamento dopo il recente dirottamento aereo della <Turkish
Airlines>. Il ministro dell'Interno, nell'informativa al Senato sul
gesto di un pirata isolato, ha detto che "in relazione alla visita
del Papa in Turchia, con delicati problemi di sicurezza, è difficile
vedere in questo episodio qualcosa che aggrava i problemi di
sicurezza. L'episodio ha messo in evidenza una buona efficienza del
nostro sistema di prevenzione e sicurezza". (Ansa)
13.10.2006
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"PERICOLO PER LA VITA DEL PONTEFICE"

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Lo sostiene Yucel Kaya, autore del romanzo bestseller "Papa'ya
Suikast" (Attentato al Papa). "Non credo però - ha
dichiarato - per opera del popolo o del Governo turco". |
La
vita del Papa "è in pericolo" perché "ha molti nemici in giro per il
mondo", ma non per l'imminente viaggio in Turchia. Anche se non
esclude in assoluto "un attentato" a Benedetto XVI durante la sua
visita nel Paese anatolico, Yucel Kaya, autore del libro "Papa'ya
suikast" (Attentato al Papa) - Chi ucciderà Benedetto XVI a
Istanbul. Lo scrittore turco, interpellato da <Apcom> ad Istanbul, è
convinto: "Non credo che gli succeda nulla in Turchia, ma se anche
dovesse esserci un attentato, non sarà certo per opera del popolo o
del Governo turco. Gli italiani e la gente che lavora in Vaticano
sono le trappole del Papa. Per questo ho scritto il libro, per
proteggere i turchi e la Turchia. In questo mi sento un profeta". E
sull'aereo dirottato ieri a Brindisi, un boeing della <Turkish
Airline>s, Kaya lancia la sua ipotesi: "Credo sia un dirottamento
legato a gente che lavora in Vaticano".
"Se il Papa viene in Turchia potrebbe essere vittima di un
attentato, ma non è sicuro. Ciò che è sicuro - spiega l'autore del
discusso libro - che non avverrà per mano di turchi. Voglio
proteggere il mio popolo, perché se succede qualcosa al Papa tutti
penserebbero che sono stati i turchi". La trama del libro infatti
presenta un complotto ordito da un cardinale dell'Opus Dei che
vorrebbe uccidere Benedetto XVI per prendere il suo posto.
- Come è nata l'idea di scrivere un libro su un attentato al
Papa in Turchia?
"Prima ho cercato tutte le informazioni relative al Papa e ho
trovato notizie anche su possibili attentati - spiega lo scrittore -
poi ho messo insieme tutte le informazioni raccolte e ho scritto il
libro. Non so nulla però di cosa succederà durante il viaggio. Dalle
informazioni raccolte ritengo che sia possibile un attentato, ma
ripeto, non per opera del popolo turco".
- Cosa pensa del Papa?
"Penso e so - risponde - che ha troppi nemici in giro per il mondo,
ma non in Turchia. So anche che il Papa non vuole che i turchi
entrino nell'Unione Europea".
- Dunque, Benedetto XVI non è in pericolo in Turchia?
"Ripeto, non gli succederà nulla. Stanno facendo tutto per
proteggerlo, ma ha troppi nemici nel mondo e credo che la sua vita
sia in pericolo".
- Si trova d'accordo con Alì Agca, l'attentatore turco che nel
1981 a san Pietro tentò di uccidere Giovanni Paolo II, quando invita
il Pontefice a non andare in Turchia perché la sua vita è in
pericolo?
"Sì, Agca ha ragione", ribatte Kaya.
L'autore, musulmano ma "non estremista", confida di non voler
regalare il libro al Papa, né di volerlo incontrare personalmente.
"L'ho scritto solo perché voglio proteggere la Turchia e i turchi".
- E il libro potrebbe ispirare atti, seppur isolati, di fanatici?
"Non credo. Il tipo di persone che possono mettere in pratica un
attentato - osserva - non legge il mio libro, non è intellettuale,
non credo che si possa dire: 'Ok ammaziamo il Papa' per aver letto
il mio libro".
- Come ha reagito la Chiesa cattolica e ortodossa all'uscita del
libro?
"Non abbiamo mai avuto reazioni negative. Volevano solo sapere di
cosa tratta il libro - spiega - mi hanno chiesto informazioni sulla
mia vita, ma nessuno mi ha attaccato o cose del genere".
E sulle vendite, Kaya taglia corto: "Il libro sta vendendo, ma non è
un best-seller".
Infine, sull'intervento così discusso del Papa a Ratisbona
sull'Islam, l'autore osserva: "Credo che non sia stato giusto il suo
discorso, così come lo crede tutto il popolo turco. Gli daremo il
benvenuto qui in Turchia. Ma non è stata la cosa giusta da dire in
quella occasione".
Il libro racconta una storia di intrighi e complicità, con
protagonisti l'Opus Dei, la P2 e i servizi segreti. La trama ruota
intorno alle vicende del giornalista Oriano Ciroella, membro dell'Opus
Dei, che diventa l'esecutore materiale dell'assassinio di Benedetto
XVI durante la sua visita a Istanbul. Mandante del delitto, un
cardinale piduista ed esponente dell'Opera, che vuole togliere di
mezzo il Papa per prendere il suo posto. Nella trama c'è anche il
Mit, il servizio segreto turco, espressione della destra
nazionalista e islamica, contrario alle ipotesi di unione delle
chiese cattolica e ortodossa all'interno del Paese. (Apcom)
13.10.2006
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LA PREOCCUPAZIONE C'E'

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Lo testimonia una dichiarazione del card. Oscar Andreas
Roidriguez Maradiaga, arcivescovo in Honduras. "Il Pontefice
deve comunque andare in Turchia", ha detto. |
''Siamo molto preoccupati per
il viaggio del Santo Padre in Turchia, la Chiesa dell'America Latina
sta pregando intensamente . Io credo che Benedetto XVI ci debba
comunque andare perché' non possiamo essere vittime del terrore,
della paura''. Lo ha dichiarato il cardinale Oscar Andreas
Roidriguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucicalpa in Honduras, a
margine di un incontro al Centro papa Luciani in provincia di
Belluno. ''Il Papa stesso ha ripetuto le parole di Giovanni Paolo II:
non abbiate paura. E quando abbiamo fede, non temiamo neppure il
martirio'' ha aggiunto il porporato. Secondo Maradiaga, Benedetto
XVI ''deve andare'' in Turchia per ''gettare ponti''. ''Questo è il
compito di un Pontefice'', ha insistito il cardinale, affermando
subito dopo che tra i cristiani del Sud America '', che sono molto
devoti a papa Ratzinger, si è molto sofferto in questi giorni per la
strumentalizzazione del suo intervento a Ratisbona, rispetto al
quale è stata evidente l'orchestrazione di alcuni media''.
Ritornando alla visita in Turchia, Maradiaga si è detto convinto che
''si deve assolutamente fare'' e che ''tutti dobbiamo pregare''.
Anche perché - ha precisato - ''è una visita molto attesa anche dai
nostri fratelli Ortodossi, perché anche loro sono in difficoltà a
causa del fondamentalismo musulmano''. (Asca)
13.10.2006
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LA TRAPPOLA

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L'incontro ad Istanbul del Pontefice Benedetto XVI con il
patriarca armeno apostolico di Costantinopoli Mesrop II
potrebbe irritare il Governo Erdogan. |
Benedetto XVI "riapre" la
questione armena a difesa della libertà delle minoranze religiose.
Le feluche pontificie rassicurano le autorità turche e lavorano
febbrilmente per scongiurare i rischi di un nuovo incidente
diplomatico con un Paese a maggioranza musulmana. "Il viaggio in
Turchia è una grande opportunità per stemperare le tensioni
attraverso il confronto", gettano acqua sul fuoco Oltretevere,
mentre dall'episcopato turco arrivano segnali di preoccupazione alla
luce delle gravi incomprensioni e della bufera seguita ai
riferimenti papali all'Islam in Baviera.
Il pomeriggio del 30 novembre, a Istanbul il Papa incontrerà il
patriarca armeno apostolico Mesrop II. "E' un passo importante verso
l'unità dei cristiani e non va assolutamente interpretato come un
atto ostile verso il Governo di Ankara", ha spiegato l'arcivescovo
di Curia Francesco Gioia, in prima linea nel dialogo interreligioso.
Sono ancora aperte, però, le ferite del genocidio su base etnica e
religiosa del popolo armeno, di cui la Turchia non ha mai voluto
riconoscere le responsabilità. La Segreteria di Stato cerca di
prevenire e attenuare i possibili contraccolpi. Alla terza loggia
del Palazzo Apostolico si evidenzia come il Parlamento europeo abbia
appena deciso di eliminare il riconoscimento del genocidio armeno
dalla lista delle pre-condizioni per l'adesione di Ankara all'Unione
Europea (come era invece previsto nella prima versione del testo),
pur sottolineando come sia "indispensabile" che la Turchia affronti
la questione. "L'invito al Pontefice è una decisione coraggiosa del
Gverno turco e ne va apprezzato l'intento costruttivo - ha precisato
Gioia - Oltre al patriarca armeno apostolico, Benedetto XVI
incontrerà in Turchia pure le guide spirituali delle altre
minoranze: l'arcivescovo siro-ortodosso, i rappresentanti delle
chiese evangeliche, il patriarca greco-ortodosso".
Una realtà pesantissima
- Una scelta "forte, che alzerà il velo su una realtà pesantissima",
tanto da fare di Joseph Ratzinger il portavoce delle istanze di
tutti i cristiani, ha sottolineato il teologo don Gianni Baget
Bozzo. "Anche se non farà esplicita menzione dello sterminio di un
milione e mezzo di armeni compiuto nel 1915 dai Giovani Turchi - ha
sostenuto Baget Bozzo - incontrando a Istanbul il patriarca Mesrop
II, il Santo Padre accende i riflettori sul mancato rispetto della
libertà religiosa e sui diritti negati ai fedeli". Tanto più che
Benedetto XVI ha sempre usato parole molto chiare di condanna del
genocidio. "L'abbraccio al patriarca sarà testimonianza di verità
verso il sacrificio e la sofferenza della comunità armena - ha
affermato il ciellino Luigi Amicone, direttore del settimanale
teo-con <Tempi> - Come già per il discorso di Ratisbona su Maometto,
il Pontefice dimostra di non avere paura delle strumentalizzazioni
politiche che prenderanno di mira anche questo suo storico gesto".
Il pensiero del Papa, ha osservato il cardinale Pio Laghi, sarà
rivolto alle sofferenze che il popolo armeno ha patito in nome della
fede cristiana "negli anni della terribile persecuzione che resta
nella storia col nome tristemente significativo di 'Metz Yeghern',
il grande male".
Un incontro, quindi, che è al contempo "un segno di gratitudine e un
intervento concreto" per gli armeni e gli altri cristiani che in
terra d'Islam "continuano a testimoniare anche oggi la loro fedeltà
al Vangelo". Il genocidio, rimarcano in Curia, rappresenta una delle
pagine più oscure e dimenticate del secolo scorso. Joseph Ratzinger
intende rileggerla non per condannare la Turchia ma per rendere
omaggio a quanti sotto l'Impero Ottomano sacrificarono la propria
vita alla fede in Cristo e per rivendicare i diritti negati ai
credenti di oggi. A ispirarlo è il ricordo della denuncia di Leone
XIII del silenzio generale di fronte alla tragedia armena e il grido
di dolore di Benedetto XV per la "miserrima Armeniorum gens". Una
vicinanza e una solidarietà che saranno linee-guida nell'incontro di
Istanbul. "Ma il suo gesto ha anche un significato 'interno', in
quanto serve a sollecitare un impegno maggiore per ricostituire
l'unità tra i cristiani", ha chiarito Laghi. (Giacomo Galeazzi/La
Stampa.web)
13.10.2006
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RASSICURAZIONI MA...

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Nel corso della sua visita ad Ankara, il Commissario UE
all'Allargamento Olli Rehn ha criticato il ritmo delle
riforme in Turchia. La questione Cipro. |
Visita ad Ankara del
Commissario europeo per l'Allargamento, Olli Rehn, per rassicurare
la Turchia dopo che Bruxelles ha criticato il ritmo delle riforme in
vista dell'ingresso nell'UE e ha chiesto di aprire entro la fine
dell'anno porti e aeroporti ai collegamenti diretti con Cipro.
"Possiamo davvero evitare uno scontro fra treni se ne abbiamo la
volontà", ha affermato Rehn in una conferenza stampa senza precisare
quali sarebbero le conseguenze di un simile "scontro" sull'andamento
dei negoziati di adesione avviati esattamente un anno fa.
Rehn ha tra l'altro sollecitato l'abolizione dell'articolo 301 del
codice penale turco che permette di perseguire scrittori e
giornalisti curdi o semplicemente dissidenti per aver insultato
l'identità nazionale turca. "Non posso neppure immaginare uno Stato
membro dell'Ue che non rispetti un principio europeo fondamentale
come la liberta di espressione", ha spiegato il commissario in un
discorso. Opporsi all'abolizione di quell'articolo come fa il
ministro della Giustizia, Cemil Cicek, ha osservato Rehn, "di fatto
significa opporsi a una condizione chiave per l'ingresso nell'UE".
(da Agi)
13.10.2006
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....E COMUNQUE CRITICHE A FRANCIA E GERMANIA

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Il Commissario UE all'Allargamento contro le posizioni di
quanti vorrebbero per la Turchia una semplice "partnership
privilegiata". |
Il Commissario
UE all'Allargamento, Olli Rehn, ha criticato i politici europei,
come il candidato presidenziale francese Nicolas Sarkozy, e in
passato il Cancelliere tedesco Angela Markel, che hanno suggerito
una "partnership privilegiata" al posto della piena adesione della
Turchia nell'UE.
"Molti politici europei hanno appoggiato l'idea di una 'partnership
privilegiata' per la Turchia invece della piena adesione. Questo
avviene nonostante il fatto che l'UE e i suoi leader abbiano deciso
all'unanimità di aprire i negoziati" di adesione, ha osservato Rehn.
"Continuare a parlare di una 'partnership privilegiata', non fa che
minare la credibilità dell'UE", ha ammonito il Commissario
aggiungendo che l'insistenza sull'argomento "riduce l'incentivo
politico per le riforme e provoca reazioni politiche" in Turchia.
(da
Apcom)
13.10.2006
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IL PIANO FINLANDIA

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Riguarda la fine dell'isolamento commerciale di Cipro Nord
da parte dell'UE, l'apertura del porto di Famagosta e una
politica più duttile da parte di Ankara. |
Il Commissario
UE all'Allargamento, Olli Rehn, ha invitato tutti gli Stati membri
dell'UE a sostenere il piano della presidenza di turno finlandese
per porre fine all'isolamento commerciale di Cipro Nord, sostenendo
che "potrebbe essere l'ultima occasione per un po' di tempo" per
evitare una crisi nei rapporti tra UE e Turchia.
Al momento, ha spiegato il Commissario durante un incontro con
alcuni giornalisti a Bruxelles a cui era presente la <Agence France
Presse>, "nessuna delle parti ha respinto il piano finlandese che è
un segnale abbastanza incoraggiante sulla possibilità di successo".
Il piano - ufficialmente ancora segreto - dovrebbe consistere nella
apertura del porto turco-cipriota di Famagosta sotto la supervisione
dell'UE e dell'Onu. Una soluzione che permetterebbe alla Turchia di
poter porre fine all'embargo contro la Repubblica di Cipro, che
viola l'accordo di unione doganale siglato con l'UE.
Rehn si è limitato a dire che la proposta di Helsinki "aiuterà a
sbloccare l'attuale impasse riguardante le questioni
commerciali, creando consizioni speciali per il commercio tra Cipro
Nord e l'UE". Il Commissario ha aggiunto che la Finlandia proporrà
"una certa formula che include misure di accompagnamento" per
facilitare l'approvazione del piano da parte UE. (da
Apcom)
13.10.2006
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IMPORTANZA PRIMARIA

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Nessun commento ufficiale circa l'incontro a Londra tra i
premier inglese e turco ma un portavoce di Downing Street ha
parlato positivamente sulla Turchia nell'UE. |
During talks with Prime
Minister Recep Tayyip Erdoğan at 10 Downing Street, which he is set
to leave within a year, Britain's "lame duck" leader Tony Blair
expressed his support for Turkey's European Union entry.
"Turkish membership in the EU is firmly in the EU's interest, to
help with the fight against terrorism, human trafficking, organized
crime and drugs," a spokesman for Blair's office said.
The two prime ministers didn't personally give statements to the
media, yet posed for photojournalists after almost one-and-a-half
hours of talks.
Blair, Turkey's staunch supporter within the EU from the beginning,
most recently expressed his view in an address to trade union
activists in Brighton. With a strongly worded statement late last
month, he then warned that denying EU membership to Turkey would be
"seismic," with ramifications aroundthe world.
This summer, Britain's new Foreign Secretary Margaret Beckett
pledged London's backing to keep Turkey's accession negotiations
with the EU on track despite a rift between Ankara and Brussels over
Cyprus.
"Certainly I can assure you that there is great goodwill towards
those negotiations, and I know not just from the United Kingdom,
that there are many in the EU who will do everything they can to
keep those negotiations on track," Beckett said.
Her remarks came during her first visit to the U.S. capital as
Britain's top diplomat in July. At the decision of Blair, she
replaced Jack Straw in May. "It's always possible in any accession
negotiations that great difficulties could arise," she said
referring to the row over the EU's demand that Turkey open its ports
and airports to Greek Cypriot traffic this year. (Turkish
Daily News)
13.10.2006
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D'ALEMA: "SOSTENIAMO LA TURCHIA"

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"Si tratta di una scelta strategica per il nostro Paese - ha
affermato il nostro ministro degli Esteri - Non ci
appartiene una visione chiusa dell'Europa". |
Il ministro degli Esteri,
Massimo D'Alema, ha ribadito "il convinto sostegno ell'Italia
all'ingresso della Turchia nell'UE", "una scelta strategica operata
nella convinzione che non si debba avere "una visione chiusa
dell'Europa". Aprendo alla Farnesina la seconda sessione plenaria
del Tavolo permanente di collaborazione con la Turchia, D'Alema non
si è nascosto che "lo scenario per i negoziati di adesione è
problematico" perché l'atteggiamento tra gli Stati membri "non è
uniforme" e tra gli stessi turchi serpeggia un certo "scetticismo".
Ma l'Italia, ha assicurato D'Alema, resta convinta che portare un
importante Paese musulmano nell'UE rappresenti "una grande
opportunità". "Non ci appartiene una visione dell'Europa su base
etnica o confessionale - ha assicurato il ministro degli Esteri -
perché l'UE ha una dimensione plurale e ha fondamento nella libertà
e nella democrazia che sono valori laici". Quindi "anche se
l'ingresso di Ankara altererà il rapporto numerico tra cristiani e
musulmani" nell'Unione, resterà la garanzia della "laicità dello
Stato" e anzi sarà questa l'occasione per dimostrare che "Islam e
modernità, religiosità e secolarismo possono trovare una sintesi
armoniosa". Del resto l'importanza della Turchia, una bastione della
Nato alle porte del medio Oriente, è dimostrata dall'impegno elle
truppe di Ankara nella missione Unifil in Libano.
Per quanto gli ostacoli nel negoziato di adesione all'UE, D'Alema ha
assicurato che l'Italia sarà "interlocutore attento" a incoraggiare
l'attuazione di riforme in materia di libertà di espressione e di
rispetto delle minoranze e ha garantito "il pieno sostegno
dell'Italia" alla proposta di "ragionevole compromesso" avanzata
dalla presidenza di turno finlandese dell'UE sulla questione di
Cipro, che prevede il rispetto da parte di Ankara della libera
circolazione delle merci con l'isola e in cambio l'Unione metterebbe
fine all'isolamento della parte Nord.
(da Agi)
13.10.2006
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STRADA ANCORA LUNGA

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Lo ha sottolineato il Cancelliere tedesco Angela Merkel a
proposito dell'ingresso della Turchia nell'UE. |
In visita in Turchia, il
Cancelliere tedesco Angela Merkel ha giudicato ancora "lunga" la
strada dei negoziati di adesione di Ankara all'Unione Europea e ha
ribadito, in un'intervista rilasciata alla televisione pubblica
tedesca <Ard>, che il suo partito, la Cdu (partito cristiano
democratico), continua a preferire l'ipotesi di un "partenariato
privilegiato" con Ankara.
Il premier turco Recep Tayyip Erdogan aveva invitato l'Europa ad
accordare alla Turchia "lo stesso interesse e sostegno" riservato ad
altri paesi dell'Est europeo, di recente entrati a far parte
dell'UE. (La Stampa.web)
13.10.2006
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RIDEFINIRE LE FRONTIERE,
MA FUORI LA TURCHIA
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Lo ha detto, in una intervista rilasciata al quotidiano
inglese <Sunday Telegraph>, il ministro dell'Interno
francese Nicolas Sarkozy. |
Per Nicolas
Sarkozy, uno dei favoriti alle presidenziali francesi del 2007,
l'Unione Europea deve riformare in fretta le sue istituzioni e
definire chiaramente le sue frontiere, lasciandone fuori la Turchia.
Con un intervento pubblicato sul <Sunday Telegraph>, il ministro
degli Interni francese ritiene che sia indispensabile stabilire un
nuovo quadro geografico e politico dell'allargamento dell'UE, per
riuscire ad "ottenere il sostegno dei cittadini per il progetto
europeo". Il leader dell'Ump valuta che le energie che guidano il
movimento europeista sono ormai "agli sgoccioli".
Sarkozy propone la firma di un mini-trattato che modichi quelli di
Nizza e di Amsterdam, da ratificare nel 2008, prima delle elezioni
euro-parlamentari del 2009. In questo dovranno essere previsti
l'introduzione del voto a maggioranza qualificata nel Consiglio
europeo per numerose materie, il potere del parlamento di eleggere
il presidente della Commissione e la creazione di un ministro
europeo degli Esteri.
Sarkozy giudica poi "illogico, ingiusto e intollerabile" l'attuale
sistema di finanziamenti dell'Unione europea. Infine, il probabile
candidato Ump alla poltrona di Capo di stato francese, si dichiara
favorevole alla formula dei "partenariati privilegiati" con alcuni
Paesi, in primo luogo "il nostro vicino e amico, la Turchia".
"Ci sono delle valide ragioni - scrive Sarkozy - per rafforzare i
nostri legami con la Turchia, senza tuttavia doverle proporre di
divenire stato membro a pieno titolo". (La
Stampa.web)
13.10.2006
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ORA E' SCONTRO APERTO

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La Camera dei Deputati in Francia ha approvato la proposta
di legge avanzata dai socialisti che rende un crimine il
rifiuto del genocidio armeno ad opera dei turchi ottomani.
La reazione di Ankara. |
Ignorando le proteste arrivate dalla Turchia, la Camera dei deputati
francese ha approvato giovedì mattina una proposta di legge che
rende un crimine il rifiuto del genocidio armeno avvenuto per mano
dei turchi ottomani, decisione che per il ministero turco degli
Esteri comprometterà seriamente le relazioni tra Parigi e Ankara.
La proposta deve essere ratificata dal Senato e dal presidente
Jacques Chirac prima di diventare legge, ma la Turchia ha già fatto
sapere che il voto ha inferto un duro colpo alle relazioni fra i due
alleati Nato.
"Le relazioni franco-turche, che si sono sviluppate per secoli.. .
hanno ricevuto un duro colpo oggi come risultato della falsa e
irresponsabile presa di posizione dei politici francesi che non
vedono le conseguenze politiche delle loro azioni", ha dichiarato il
ministero degli Esteri in una nota, dove non si precisa se la
Turchia adotterà misure di ritorsione contro la Francia, uno dei
membri fondatori dell'UE.
Gli uomini d'affari francesi temono una reazione molto dura da parte
della Turchia all'approvazione della legge, che non dovrebbe però
avere delle conseguenze negative sull'ingresso di Ankara nell'Unione
Europea.
Una portavoce della Commissione Europea ha infatti fatto notare che
i criteri presi in considerazione nei colloqui per decidere
l'ingresso della Turchia all'Unione Europea non comprendono il
riconoscimento del genocidio di armeni.
La Commissione Europea ha espresso il timore che l'approvazione
della mozione sul genocidio armeno "nuocerà al dialogo sulla
questione", secondo quanto riferito dalla portavoce.
La Turchia respinge fermamente le accuse di genocidio sistematico di
circa 1.5 milioni di armeni nel 1915, durante la disgregazione
dell'impero ottomano nella prima guerra mondiale, sostenendo che le
morti dei cristiani armeni sono avvenute nel corso di in un
conflitto partigiano con i musulmani turchi in cui entrambe le
fazioni hanno perso molti uomini.
Tuttavia la comunità armena in Francia, composta da 500.000 persone,
una delle più grandi comunità in Europa, ha fatto pressioni per
l'approvazione della proposta di legge ed ha ottenuto l'appoggio di
diversi partiti in parlamento.
La mozione è stata approvata con 106 voti a favore e 19 contrari.
NEGARE GENOCIDIO ARMENO COME NEGARE OLOCAUSTO
La Francia ha approvato una proposta di legge nel 2001 che riconosce
ufficialmente il genocidio e la nuova mozione, avanzata dal partito
Socialista all'opposizione, stabilisce che chiunque neghi il
massacro debba essere punito con un anno di carcere e 45.000 euro di
ammenda -- esattamente la stessa multa e punizione prevista per chi
dovesse negare il genocidio degli ebrei per mano dei nazisti nella
seconda guerra mondiale.
Il Governo francese non appoggia la mozione, ma l'Unione per un
Movimento Popolare (Ump), il partito in carica, ha concesso ai suoi
deputati la possibilità di decidere liberamente, un fatto che lascia
prevedere che il voto passerà.
"Immaginate per un secondo se la Germania oggi si rifiutasse di
ammettere l'Olocausto. E' assolutamente inaccettabile", ha detto
alla radio <Rtl> il deputato dell'Ump Patrick Devedjian, che è di
origini armene.
La sua approvazione alla Camera manda ora un segnale molto forte ad
Ankara sulla riluttanza da parte francese di accettare la Turchia
come un Paese pronto per entrare nell'UE e mette in crisi le
relazioni fra Parigi ed Ankara. (Reuters)
__________________________
Due parole appena, riproponendoci nel
prossimo numero di essere più esaurienti. Qui non si tratta di
prendere posizione se il genocidio armeno da parte degli ottomani
del Sultano sia stato veramente compiuto o meno. E poi non è nostro
compito intrometterci in questioni circa le quali sappiamo in realtà
poco o nulla. Quello che desta preoccupazione è che un gruppo di
parlamentari - magari senza alcuna cognizione in materia - si sia
voluto sostituire agli storici votando addirittura una legge secondo
la quale il solo negare il genocidio sia un delitto. Se il metro è
questo, non c'è nazione che si salvi: a cominciare dalla stessa
Francia per i crimini commessi in Algeria, la Spagna per
l'annientamento degli indios, gli Stati uniti per quello dei
pellirosse, l'Australia per lo sterminio degli aborigeni. Ma già il
discorso ci sta portando lontano. La storia, ad ogni modo, devono
farla quelli del mestiere con le carte in mano; non i politici. E
non si venga a parlare della Shoah. Quando arrivarono gli americani
nei campi di sterminio nazisti, i resti dei cadaveri erano ancora
lì. Caldi. Non c'era proprio bisogno di prove!
La verità, a nostro avviso, è un'altra. Ancora una volta Parigi -
come già era avvenuto qualche anno fa - cerca di mettere i bastoni
tra le ruote alla Turchia. E' chiaro che i francesi non vogliono
Ankara dentro l'Unione Europea. Il motivo lo sanno loro, o meglio lo
conosciamo anche noi: tranquillizzare l'uomo della strada -
terrorizzato da una sempre più numerosa popolazione islamica in
terra gallica - promettendogli che i musulmani nella loro entità
nazionale non varcheranno mai la soglia del vecchio Continente. Ed
ecco allora rimescolare nel calderone, oggi con la questione armena,
domani chissà con che cosa. E' un rischio grosso, però. Tenere fuori
della porta la Turchia - quando si sono fatte entrare Romania e
Bulgaria in merito alle quali è meglio tralasciare - potrebbe
irrigidire senza ritorno il Paese della Mezzaluna sospinto sempre
più ad Oriente. E' questo che si vuole?
13.10.2006
|
UN "DURO COLPO" AI RAPPORTI TRA DUE PAESI

|
Molto critico il ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul,
appena appresa la notizia del voto francese. |
La Francia ha assestato un
''duro colpo'' ai suoi rapporti diplomatici con la Turchia. Lo ha
affermato il ministro degli Esteri turco Abdullah Gul dopo aver
appreso dell'approvazione da parte di un ramo del Parlamento
francese di un progetto di legge che punisce con il carcere chi nega
il genocidio armeno commesso durante la prima guerra mondiale . ''Le
relazioni franco-turche, sviluppate meticolosamente nel corso dei
secoli - ha detto Gul - hanno subito un duro colpo per via delle
iniziative irresponsabili di alcuni politici francesi di corte
vedute, basate su accuse infondate. Con questa proposta di legge, la
Francia sta sfortunatamente perdendo il suo status privilegiato con
il popolo turco''. (Asca-Afp)
13.10.2006
|
UN VOTO CHE DANNEGGERA' GLI SFORZI DI RICONCILIAZIONE

|
Il rammarico della Commissione europea per l'approvazione
della proposta di legge sul genocidio armeno. |
La Commissione europea si è
detta dispiaciuta per l'approvazione in prima lettura da parte di un
ramo del parlamento francese d una proposta di legge che rende
passibile di prigione la negazione del genocidio armeno, spiegando
che ''impedirà il dialogo per la riconciliazione'' tra Turchia e
Armenia. ''Questa legge non è ancora entrata in vigore, ma il
Commissario Olli Rehn all'Allargamento ha detto chiaramente in
questi ultimi giorni che, se dovesse essere adottata, impedirà il
dialogo necessario per la riconciliazione su questa questione'', ha
dichiarato Krisztina Nagy, portavoce dello stesso. ''E' molto
importante vedere che in Turchia c'è un'apertura per condurre questo
dibattito'', ha aggiunto Nagy . (Asca-Afp)
13.10.2006
|
VERGOGNOSA LA NUOVA LEGGE

|
Per il presidente del Parlamento turco, Bulent Arinc, la
decisione francese è un "atteggiamento ostile". |
La decisione francese nei
confronti della questione armena riflette un ''atteggiamento ostile''.
La Turchia ha commentato così un disegno di legge approvato da un
ramo del Parlamento francese che rende passibile di carcere la
negazione del genocidio armeno compiuto durante la prima guerra
mondiale. ''E' una decisione vergognosa. Si tratta - ha commentato
il presidente del Parlamento turco Bulent Arinc - di un
atteggiamento ostile nei confronti della nazione turca. E'
inaccettabile''. (Asca-Afp)
13.10.2006
|
L'INVITO DI CHIRAC

|
Il presidente francese da Erevan ha chiesto al Governo turco
di riconoscere il genocidio armeno. |
La Turchia riconosca il
genocidio contro il popolo armeno durante la prima guerra mondiale
prima di entrare nell'Unione Europea. E' la richiesta rivolta ad
Ankara da Jacques Chirac che, a conclusione della sua visita nella
capitale armena di Erevan, ha detto che ''ogni Paese cresce
riconoscendo i suoi drammi e gli errori del passato''. ''La Turchia
dovrebbe riconoscere il genocidio in Armenia per entrare nella UE -
ha detto il presidente francese ripetendo la domanda di un
giornalista durante la conferenza stampa congiunta con il presidente
armeno Robert Kocharian - onestamente penso di sì''. (Adnkronoss-Dpa)
13.10.2006
|
VALORI PER ENTRARE NELL'UNIONE

|
Anche la candidata socialista all'Eliseo, Segolene Royal,
prende posizione sulla questione armena. |
La probabile candidata
socialista alle elezioni presidenziali del 2007, Segolene Royal, ha
dichiarato che la Turchia deve riconoscere il genocidio del popolo
armeno se vuole entrare nella Comunità Europea.
"Non si deve cedere su un certo numero di valori", ha detto Royal,
secondo la quale bisogna "aiutare i Paesi a progredire".
"Non siamo obligati a farlo in modo brutale, provocatorio, per dare
una lezione", ha aggiunto la presidente della regione
Pouitou-Charentes, ricordando le difficoltà che la Francia ha avuto
a riconoscere alcune parti della sua storia come la retata del Vel
d'Hiv del luglio 1942, nella quale la polizia arrestò circa 13 mila
ebrei parigini, la maggior parte dei quali è morta ad Auschwitz.
"Non bisogna né chiudere gli occhi né maltrattare un Paese", ha
detto Royal, la quale ha sottolineato che "non è facile per alcuni
Paesi riconoscere dei soprusi, degli episodi contrari alla dignità
umana". (Ansa)
13.10.2006
|
IL GOVERNO DI PARIGI IN IMBARAZZO

|
Sul caso Armenia l'Esecutivo comunque minimizza la portata
della legge e punta ad un insabbiamento del testo durante la
navetta con il Senato. |
E' una legge
sul genocidio armeno: ma quella approvata dall'Assemblea Nazionale
francese (doprà ancora ripassare al Senato e poi tornare alla
Camera) sembra soprattutto una faccenda mata per movimentare le
acque della politica interna francese e per imbarazzare il governo
conservatore. Eppure non sarà facile per la diplomazia di oltralpe
placare l'irritazione della Turchia: il voto da parte dei deputati
della legge che introduce sanzioni penali per chiunque neghi il
genocidio degli armeni.
"le relazioni franco-turche, che si sono sviluppate nel corso dei
secoli, sono state danneggiate oggi (giovedì 12, ndr) dalle
affermazioni false e responsabili di personalità politiche francesi
che non vedono le conseguenze politiche dei loro atti", è stato
sottolineato ad Ankara subito dopo il voto. "Liberté, Egalité,
Stupidité". Questo è stato il primo titolo dell'edizione on-line
dell'autorevole quotidiano <Hurriyet>, che insieme a molti altri ha
seguito il voto dell'Assemblea Nazionale minuto per minuto. Il
Governo francese, imbarazzato da una legge della quale non sentiva
la necessità e che, dal punto di vista diplomatico, rafforza presso
Ankara il sentimento che la Francia sia il principale avversario
della sua adesione all'Unione europea, ha dichiarato di non
sostenere il provvedimento.
L'Esecutivo, fortemente imbarazzato, minimizza la portata della
legge e punta ad un insabbiamento del testo durante la navetta con
il Senato.
"L'iniziativa socialista solleva un doppio problema", ha osservato
<Le Monde>. "Scrivere la storia non è compito della legge", aveva
sostenuto il presidente della Repubblica Jacques chirac a proposito
di un'altra legge, approvata a febbraio, e che parlava del "ruolo
positivo" della colonizzazione francese. "La storia è affare degli
storici", ha rimarcato il quotidiano, e questo testo "renderà più
gravi le violazioni della libertà di espressione" in Francia.
L'altro problema, ha proseguito <Le Monde>, riguarda le relazioni
con Ankara: "Giornalisti e universitari turchi, che sono riusciti a
rompere il tabù del genocidio nel loro paese, ritengono che la legge
fornirà degli strumenti ai nazionalisti, pronti ad esigere dal
governo di Ankara, che lo ha già fatto, delle rappresaglie
economiche". (da
Apcom)
13.10.2006
|
ESULTANO GLI ARMENI:
"UNO STORICO
PASSO AVANTI"

|
L'emozione del presidente della Federazione euro-armena,
Hilda Tchoboian. |
"Salutiamo con
emozione questo storico passo avanti con il quale, ancora una volta,
la Francia indica la strada del progresso, dell'umanesimo e della
dignità. L'idra negazionista è un tumore della libertà di
espressione e una minaccia per l'ordine pubblico he è bene
sradicare". Così Hilda Tchoboian, presidente della federazione
euroarmena, ha commentato in una nota il voto dell'Assemblea
nazionale francese sulla legge che criminalizza il diniego del
genocidio armeno 1915.17.
Riferendosi ai provvedimenti assunti dalle autorità contro forze
politiche negazioniste in Belgio, Olanda e Germania, la federazione
euro-armena auspica "un approccio paneuropeo alla questione",
attraverso l'introduzione di "una legislazione penale europea tesa a
mettere un freno alle varie forme di negazionismo esistenti in
Europa. E' veramente l'ora", ha concluso Tchoboian". (Apcom)
13.10.2006
|
GLI INSULTI AD ATATURK
|
Un quotidiano di Sidney ha pubblicato una immagine che
mostra il ministro delle Finanze australiano vestito come il
Padre della Patria turco. L'accusa è quella di avere
riabilitato Mustafa, colpevole secondo i media locali
di genocidio armeno. Per Peter Costello, il presidente turco
era stato invece un modello positivo. |
An Australian newspaper
published a cartoon showing Australian Finance Minister Peter
Costello pulling Ataturk's body from his grave.
In the cartoon, Ataturk was holding a paper that read "Armenian
genocide."
A caption under the cartoon read, "He [Castello] raiseth up Ataturk."
In the article accompanying the cartoon, the writer asserted Turkey
abolished most of the restrictions imposed by Ataturk.
Dennis Altman, writer of the article, indicated it was ironic of
Costello to have praised Turkey last week.
The article claimed Ataturk saw religion as a barrier against
progress; therefore, he attempted to prevent religion from holding a
public role in modern Turkey.
It was further asserted that Ataturk tried to impose his opinions in
a way that could shock both secular and pious Australians.
During a speech last week, Costello pointed to secular Turkey,
founded by Ataturk, who commanded Turkish forces in Gallipoli, as a
model of leadership for the Islamic world. (Anka/Zaman)
13.10.2006
|
LA MINACCIA REAZIONARIA

|
Così l'ha definita il Capo dello Stato turco, Ahmet Necdet
Sezer, a proposito del pericolo strisciante del
fondamentalismo islamico nel Paese. |
Il
presidente della Repubblica turca, Ahmet Necdet Sezer, energico
difensore della laicità dello Stato ha approfittato del suo discorso
all'apertura dei Parlamenti di Ankara per mettere in guardia contro
la "minaccia reazionaria", termine solitamente usato per indicare il
fondamentalismo islamico.
"Una delle minacce che pesano sulla sicurezza interna del nostro
Paese dalla fondazione della Repubblica e la cui influenza continua
a crescere è il pericolo reazionario" i cui obiettivi, ha
sottolineato Sezer, "non sono cambiati" e consistono nel "rovesciare
i valori dello Stato".
"E' evidente che la moltiplicazione degli sforzi per svuotare,
mettendola in discussione, la sostanza del concetto di laicità...per
infiltrarsi nella funzione pubblica, per far passare la religione
dalla sfera individuale e quella dello Stato...hanno aumentato le
tensioni sociali", ha aggiunto Sezer, il cui settennato, non
rinnovabile, scade il prossimo aprile". (Ansa)
13.10.2006
|
L'AVVERTIMENTO
|
Il Capo di Stato Maggiore della Difesa turco, gen. Yasar
Buyukanit, ha messo in guardia contro la minaccia
"reazionaria" dell'estremismo islamico. |
Il Capo di Stato Maggiore
della Difesa turco ha avvertito che la Turchia si trova a
fronteggiare una minaccia "reazionaria" dell'estremismo islamico.
A mettere in guardia contro tale minaccia è stato il generale Yasar
Buyukanit, dopo che negli ultimi giorni avvertimenti analoghi sono
arrivati da altri militari turchi di primo piano.
Si tratta di chiari segnali di una crescente tensione tra il Governo
turco legato all'Islam e la potente gerarchia militare.
Buyukanit ha aggiunto che le Forze Armate turche sostengono la
volontà del Paese di entrare nell'Unione Europea, ma ha precisato
che hanno il diritto di difendersi dalle critiche dell'UE.
Rappresentanti dell'Unione hanno criticato l'abitudine dei militari
di esprimersi pubblicamente su questioni politiche. (Reuters)
13.10.2006
|
I MERCATI TENGONO
|
In
Turchia - dove tutto sembra essere messo in discussione -
restano l'unico punto certo. |
In un momento
in cui tutto in Turchia sembra essere messo improvvisamente in
discussione, la Borsa di Istanbul ed i mercati finanziari sembrano
restare l'unico punto certo. Chi aspettava un crollo dopo le
dichiarazioni del presidente della Repubblica Ahmet Necdet Sezer e
del Capo di Stato Maggiore, generale Yasar Buyukanit, si sbagliava.
Borsa e mercati stanno tenendo. (da
Apcom)
13.10.2006
|
NESSUN PERICOLO
|
Il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha contestato
le prese di posizione del Capo dello Stato e dei vertici
militari sulla minaccia fondamentalista. |
Il premier
turco, Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato in aperta polemica con il
Capo dello Stato e con i vertici militari che "in Turchia non esiste
la minaccia del fondamentalismo religioso".
"In Turchia tale minaccia non esiste e il Governo sta prendendo
provvedimenti contro l'estremismo", ha dichiarato il Primo Ministro,
citato dalla <Cnn> turca. (da
Ansa)
13.10.2006
|
"CI VORREBBE
UN NUOVO
KEMAL MUSTAFA"

|
A dirlo Ertugul Osman, pronipote dell'ultimo sultano turco
Abdulhamid II. Il principe - che ha 87 anni - ha parlato
senza peli sulla lingua del proprio Paese. |
Se ci fosse ancora il
sultanato, anche solo costituzionale, lui sarebbe sul trono occupato
da Solimano il Magnifico. Potrebbe risiedere nel palazzo di
Dolmabahçe, sul Bosforo, e guarderebbe al Topkapi come la sua
ex-dimora. Ertugul Osman, 87 anni, è il diretto discendente della
potente dinastia ottomana, che per cinque secoli guidò uno degli
imperi più grandiosi della storia. Pronipote dell'ultimo sultano,
Abdulhamid II, Ertugul Osman è un uomo dalle idee progressiste e
illuminate. Così tanto che, intervistato dalla stampa sulla crisi
politica che sta attraversando il paese, ha dichiarato senza peli
sulla lingua che la Turchia è stata molto fortunata ad avere uno
statista come Ataturk e che ne dovrebbe nascere un altro anche oggi.
Parlando ella "necessità per la Turchia di guardare verso Ovest",
l'erede dell'Impero ottomano ha detto che il suo popolo non può
assolutamente permettersi di fare passi indietro. Incalzato dai
giornalisti, Ertugul Osman ha però gettato anche acqua sul fuoco.
Parlando della "naturale vocazione della Turchia alla moderazione",
il principe ha sottolineato che anche ai tempi dei suoi avi, quando
nel Paese era in vigore la legge islamica della Svaria, la società
turca è sempre stata lontana dal raggiungere le interpretazioni
radicali proprie dei paesi arabi. (Apcom)
13.10.2006
|
LA CHIESA CHIEDE DI "LIBERARE" LA SCUOLA DEL PATRIARCATO

|
Fondata in Turchia nel 1842, la scuola è di fatto chiusa dal
1971, in quanto la possono frequentare solo giovani turchi di
religione ortodossa, che sono sempre troppo pochi. Il
Patriarcato spera che la visita di Benedetto XVI aiuti ad
ottenere il rispetto della libertà di religione e dei diritti
delle minoranze. |
Quest'anno è stato rifatto
l'impianto elettrico, dopo che l'anno scorso erano state sostituite
le vecchie finestre di legno con quelle di alluminio; le pareti sono
di un bel rosa antico e bianco; i banchi sono scrittoi: alti, di
legno nero, sagomati, con il piano che si solleva e la sedia di
legno intarsiato. Vuoti. Non ci sono alunni. Nessuno.
Fondata nel 1842, la Scuola teologica del Patriarcato ecumenico di
Costantinopoli sorge in cima ad un'isoletta del mar di Marmara,
Halki, ad un'ora e mezzo di navigazione da Istanbul, ricca di boschi
e di villette per vacanze. Sull'isola non possono circolare
automobili o altri mezzi a motore, così per muoversi, ed anche per
salire alla scuola, che la domina, si deve prendere una delle
colorate carrozzelle con due cavalli che fanno da taxi.
Doroteos, il sacerdote ortodosso che ne è il responsabile, racconta
ai visitatori che la Scuola è stata fondata sul luogo di precedenti
insediamenti sacri: ci sono ruderi del IX secolo. Distrutta o
danneggiata dai terremoti che qui non sono rari, l'attuale edificio
è completamente antisismico ed. ha la forma di una "p" greca, in
onore di San Paolo. Ha funzionato durante l'Impero ottomano ed ha
continuato a svolgere il suo compito di formazione sotto la
Repubblica turca....Fino al 1971.
Da allora, di fatto, è chiusa. La potrebbero frequentare solo
studenti turchi di religione ortodossa, ma in tutta la Turchia, la
comunità ortodossa, che all'epoca della fondazione della scuola
contava quasi 200mila fedeli, oggi ne ha alcune migliaia, meno di
5mila. A Haliki, i cristiani erano 180, ora sono 25. Così, non si
riesce mai ad avere abbastanza studenti turchi di religione
ortodossa che vogliano frequentare questa scuola. "Abbiamo chiesto -
dice Doroteos - l'iscrizione per 5 studenti, ma hanno detto che
sarebbe costato troppo e li hanno mandati in altre scuole". "La
soluzione naturalmente c'è: basterebbe consentire la frequenza a
studenti ortodossi stranieri". Ma per loro, il Governo impone un
visto che scade dopo tre mesi. Persino la proprietà della scuola,
della quale il Patriarcato ha i titoli, non è sicura.
Una atmosfera surreale
- Lo stesso Governo, però, ha nominato, secondo la legge, un
vicedirettore, anzi una vicedirettrice. Si chiama Perla. Il cognome
non lo dice; si limita a spiegare che il suo lavoro attuale è
spedire la posta al Ministero dell'istruzione. Alla domanda "che
rapporti avete con lei?", uno dei pochi ortodossi presenti risponde
"umani".
L'atmosfera è surreale. Tutto è pulito, ordinato e vuoto: il
refettorio, l'aula magna con i ritratti dei rettori alle pareti di
stoffa rossa e un'icona della Madonna su una sedia al centro, la
biblioteca. "Ci sono 60mila volumi di 33 diverse materie - spiega
Doroteos - ed anche libri antichi. Alcuni studenti vengono anche
dagli Stati Uniti o dall'Australia, per preparare le tesi di laurea.
Naturalmente possono stare qui per non più di tre mesi".
E c'è anche un piccolo appartamento per le eventuali visite del
patriarca ecumenico. L'attuale, Bartolomeo I, qui ha studiato prima
e insegnato poi e continua a venire in visita, "anche una volta al
mese". Ci vengono anche metropoliti e religiosi, per motivi di
studio. Attualmente c'è un metropolita
Al Patriarcato ecumenico sostengono che la chiusura della Scuola
costituisce una violazione dell'articolo 40 del Trattato di Losanna,
col quale la Turchia si è impegnata a garantire i diritti delle
minoranze, e dell'articolo 24 della Costituzione turca, che
garantisce la libertà di religione e di educazione. Garanzie che
sono previste anche dall'articolo 9 della Convenzione Europea sui
diritti dell'uomo, che la Turchia ha firmato. Ora, però, sembra che
l'Europa si sia mossa: è di pochi giorni una risoluzione del
Parlamento europeo che chiede ad Ankara di consentire al Patriarcato
di far funzionare "il seminario" di Haliki.
Da parte sua, Bartolomeo I non nasconde di sperare che la visita di
Benedetto XVI in Turchia, a novembre, sia di aiuto anche alla
libertà di religione e ai diritti delle minoranze. Cattoliche e
ortodosse. (Franco Pisano/AsiaNews.it)
13.10.2006
|
INCONTRO EUROPEO PER LA SOLIDARIETA' A CUBA
|
Riuniti ad Istanbul i rappresentanti delle organizzazioni di
23 Paesi. Un comunicato stampa dell'ambasciata del Governo
avaniano. |
Con la
partecipazione di numerosi delegati provenienti da 23 Paesi europei
si è concluso a Istanbul l'Incontro Europeo delle Organizzazioni di
Solidarietà con Cuba, informa un comunicato-stampa dell'ambasciata
di Cuba in quella nazione.
Alla riunione era presente una delegazione della Maggiore delle
Antille guidata da Sergio Corrieri, presidente dell'Istituto Cubano
di Amicizia con i Popoli (Icap).
La fonte precisa che la dichiarazione finale, firmata dai
partecipanti all'incontro, ratifica la volontà di quel movimento
europeo di continuare a lavorare per la solidarietà e l'amicizia con
il popolo cubano e la sua Rivoluzione.
Riflette anche le posizioni delle organizzazioni che esigono dai
governi del cosiddetto Vecchio Continente di condannare la politica
inumana e aggressiva contro Cuba, riassunta recentemente nel
cosiddetto piano Bush, così come far pressione su Washington
affinché il terrorista internazionale Luis Posada Carriles venga
estradato in Venezuela.
Esige anche l'immediata liberazione di Gerardo Hernández, René
González, Ramón Labañino, Antonio Guerrero e Fernando González, i
cinque patrioti cubani tenuti ingiustamente prigionieri nelle
carceri statunitensi per aver combattuto il terrorismo.
La nota dell'ambasciata cubana precisa che si esige anche la
sospensione della cosiddetta posizione comune dell'Unione Europea e
l'esercizio di una politica più giusta e indipendente per quanto
riguarda Cuba, che rappresenti i veri sentimenti d'amicizia e
rispetto esistenti tra i popoli europei e cubano.
Nel corso dell'evento è stato deciso di continuare ad appoggiare
Cuba nel suo impegno di portare avanti una società esempio
dell'esercizio dei diritti umani, che comprendono il diritto alla
sanità pubblica e all'educazione gratuita, negata a molti popoli del
mondo.
La dichiarazione finale riassume la convinzione di tutti i
partecipanti che l'Isola continuerà ad avanzare nel suo sviluppo
integrale e nell'applicazione del programma dell'Alternativa
Bolivariana per le Americhe (Alba) in America Latina, dimostrando
che un altro mondo migliore è possibile, afferma la fonte (Gramma
International)
13.10.2006
|
SOCIETA'
ERDOGAN OTTIMISTA: "VINCERO' LE ELEZIONI"

|
Il premier turco più che mai convinto di riportare lo
stesso successo ottenuto nel 2002. |
C'è aria di ottimismo in casa
dell'Akp, il partito di orientamento islamico moderato a cui fa capo
in Turchia anche il premier Recep Tayyip Erdogan. Ad un anno dalle
elezioni, la formazione politica pensa che bisserà il successo
ottenuto nelle consultazioni del 2002.
Fra i più positivi c'è proprio Erdogan che ha dichiarato: "In questi
quattro anni abbiamo lavorato per cambiare il paese, in molti non si
sono resi conto della portata della nostra azione politica, ma
adesso cominciamo a raccogliere i primi frutti. Continueremo anche
nella prossima legislatura. Se l'opposizione presenterà proposte
costruttive, saremo lieti di accettarle". Un discorso simile a chi
pensa di avere già vinto le elezioni:
Erdogan ne ha approfittato non solo per fotografare lo stato di
salute del suo partito, ma anche per togliersi qualche sassolio
dalle scarpe: "Qualcuno - ha continuato il premier - ha detto che ad
Ankara non ci sono mai. Non è vero. Semplicemente, o sono all'estero
per qualche impegno importante, o giro per il Paese per vedere quali
siano le sue reali esigenze. Alla fine della legislatura non ci sarà
provincia turca che potrà dire di non avermi mai visto". (da
Apcom)
13.10.2006
|
UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE

|
Secondo la <Ntv> turca sarà in vigore per le prossime
elezioni del 2007. Sarà appoggiata dall'opposizione solo
se sarà modificato il testo sull'immunità parlamentare. |
Il premier Recep Tayyip
Erdogan lavora per cambiare la legge elettorale. Ad annunciarlo è la
<Ntv>, attendibile emittente privata, secondo la quale il pacchetto
di riforma sarebbe già in fase di redazione e potrebbe incontrare
anche l'appoggio di buona parte dell'opposizione. Due gli aspetti
più importanti. Il primo riguarda la modalità di elezione, per la
quale su 550 parlamentari 100 dovranno essere eletti sulla base di
collegi nazionali e non più nelle singole province. Il secondo,
invece, diminuisce l'età minima per essere eletti da 30 a 25 anni.
La nuova legge dovrebbe essere già operativa per le prossime
elezioni politiche, nel 2007. La riforma, per poter passare ha
bisogno di 367 voti a favore. L'<Akp> da solo, il partito del
premier, ne ha a disposizione solo 355, quindi ha bisogno
dell'opposizione. Appoggio che è sicuro ma non scontato. Il Chp,
infatti, principale partito di centrosinistra, ha fatto sapere che
voterà il pacchetto solo se il Governo modificherà la legge
sull'immunità parlamentare.
Intanto i <Simit Sarayi>, i fast food che vendono cibi derivati
dalla tradizione gastronomica turca, si trovano a fare i conti con
la concorrenza di <Mc Donald's>, che continua ad aprire numerosi
punti vendita. Un'espansione che il proprietario prende come un
gesto di sfida. E che non è disposto a perdere. "McDonald's ha
34mila punti vendita? Bene, noi arriveremo a 34.001" ha annunciato
Haluk Okutur, uno dei proprietari del marchio. Il piano è aprire
nuovi punti di ristorazione, che arriveranno a quota 100 in tutta la
Turchia nel 2007. Il simit (una specie di ciambella di pane
ricoperta di semi di sesamo) è il piatto forte del negozio, dove
però si possono trovare anche deliziosi tipi di borek (pasta sfoglia
ripiena) nonch‚ pide turche e l'immancabile tea del mar Nero. Haluk
Okutur ha sottolineato anche la maggiore convenienza del fast food
turco, dicendo che se un hamburger menù costa 8 lire turche, per un
caldo simit ne bastano al massimo due. La guerra è iniziata. E la
Simit Sarai ha già investito 10 milioni di dollari. (Denaro.it)
13.10.2006
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AL VOTO TRA UN ANNO

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I cittadini turchi - come ha spiegato il presidente del
Parlamento Bulent Arinc - saranno chiamati alle urne nel
mese di ottobre. |
Ormai è come se fosse
iniziata la campagna elettorale. Il presidente della Grande
Assemblea nazionale (il Parlamento turco) ha fatto sapere che
nel mese di ottobre del 2007 i cittadini saranno chiamati al
voto per decidere la composizione del nuovo Parlamento. "La data
delle consultazioni - ha fatto sapere Bulent Arinc - potrà
essere il 15, il 21 o il 28 ottobre".
Gli elettori decideranno chi guiderà la quinta legislatura del
paese a partire dal 1982, anno in cui furono indette libere
elezioni dopo il terzo golpe militare del 1980. Arinc ha
approfittato anche per sottolineare che l'esecutivo guidato da
Recep Tayyip Erdogan rimarrà in carica fino a fine legislatura e
che no sono previste elezioni anticipate. (Apcom)
13.10.2006
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ASSOCIAZIONE ITALIA-TURCHIA
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Nominato il nuovo presidente nella persona del Cavaliere
del Lavoro, Giorgio Zappa, direttore generale di <Finmeccanica>. |
Il
Cavaliere del lavoro Giorgio Zappa, direttore generale di <Finmeccanica>,
è stato nominato presidente dell'Associazione di Amicizia
Italia-Turchia, organizzazione che riunisce personalità del
mondo della cultura e dell'economia dei due Paesi. Nel corso
della cerimonia, tenutasi presso l'Ambasciata turca in Italia,
oltre alla nomina di Zappa - che succede a Franco nobili - sono
stati anche nominati i presidenti onorari dell'Associazione,
l'ambasciatore turco in Italia Ugur Ziyal e l'ambasciatore
italiano in Turchia Carlo Marsili.
Tra le varie iniziative in corso da parte dell'associazione vi è
l'organizzazione degli eventi collegati alla celebrazione dei
150 anni di relazioni diplomatiche tra Italia e Turchia. (Agi)
13.10.2006
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SARANNO DUE
I TUNNEL
SOTTO IL BOSFORO

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Dopo che saranno ultimati i lavori del "Marmaray
project>, si darà il via ad una nuova impresa dedicata
esclusivamente ai veicoli. |
Once Istanbul finishes its Marmaray project, which will put a
subway system underneath the Bosphorus, a second tube tunnel
will be built for vehicles.The project, hoped to ease the
ancient city of 15 million's traffic burden, will be based on
the build-operate-transfer model and realized with no guarantee
from the Treasury.
The Ministry of Transport's General Directorate of Railways,
Ports, and Airports Construction (Dlh) applied to the High
Planning Council for the construction of the second tunnel.
The Council's approval is needed for the construction of the
tunnel, expected to cost $370 million.
The new tube channel differs from Marmaray because it only
allows passage of vehicles.
It will be designed differently than the first Marmaray tunnel.
In contrast to the first tunnel, which was constructed using the
sinking technique, the second tunnel will be designed by tunnel
diggers, or "moles".
The new tube channel will be constructed on a two-tier system
with traffic flowing in opposite directions.
The project was approved also by the Parliamentary Commission on
Public Works and Settlement March 2006.
The construction of the first tunnel of the Marmaray project
continues.
The 76 km railway line will have stops at the Istanbul
neighborhoods of Gebze, Sogutlucesme, Uskudar, Sirkeci, Yenikapı
and Halkali.
The hourly capacity of the current suburban line in a single
destination will rise from 10,000 person-capacity to 75,000.
The tunnels' construction started in 2004 and is operated by
Japan's Taisei-Kumagai Gumi and Turkish companies Gama and Nurol.
The project is expected to cost a total of $3.16 billion,
including a $2.6 billion foreign loan.
Approximately $250 million was spent for the project by the end
of 2005 and $265 million has been allocated for 2006.
The project is anticipated to be completed by 2009. (Anadolu
News Agency/Zaman)
13.10.2006
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COLLABORAZIONE

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Come ha spiegato il ministro della Salute Livia Turco,
"il settore socio-sanitario darà parte importante nei
futuri rapporti" Italia-Turchia. |
"Il settore
socio-sanitario sarà parte importante nei futuri rapporti" tra
Italia e Turchia. Ne è convinta il ministro della Saluta Livia
Turco che alla Farnesina martedì scorso aveva aperto con il
ministro degli Eteri Massimo D'Alema e quello del Commercio
internazionale Emma Bonino la seconda sessione plenaria del
Tavolo permanente sulla Turchia.
La Turco ha sottolineato come questa collaborazione "rafforzi le
possibilità di godimento dei diritti umani e delle libertà
fondamentali" tra le quali c'è quella alla salute.
"La stretta collaborazione che intendiamo stabilire con la
Turchia - ha aggiunto il ministro (che all'inizio del prossimo
anno, forse già a gennaio si recherà in visita ad Ankara, ndr)
- va nella direzione di una progressiva integrazione dei servizi
sanitari turchi negli standard europei" ed in questo l'Italia
viene ritenuta dalle autorità turche "un partner privilegiato".
Turco ha infine annunciato una sua visita ad Ankara per l'inizio
del prossimo anno innanzitutto "per incoraggiare e sostenere la
Turchia a svolgere un ruolo fondamentale per l'integrazione
delle politiche sanitarie dei Paesi del Mediterraneo". (Ansa)
13.10.2006
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SUCCESSO ITALIANO
AL CONGRESSO
DI ONCOLOGIA:

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IL Congresso scientifico di Istanbul ed il commento del
prof. Francesco Cognetti: ''L'aggiunta della terapia
ormonale alla radioterapia in pazienti con cancro della
prostata localmente avanzato abbassa significativamente
il tasso di recidiva". Poche le informazioni sul tumore
alla mammella.
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Un
lavoro selezionato come
il più importante del
congresso, altre sette presentazioni scientifiche,
numerosi poster: il
Regina Elena di Roma è l'Istituto che ha portato il maggior
contributo scientifico al congresso della Società Europea di
Oncologia (Esmo) in corso ad Istanbul fino al 3 ottobre.
''Si tratta di un indubbio riconoscimento per noi - ha
commentato il prof.
Francesco Cognetti, direttore scientifico dell'Ire -
perché abbiamo presentato una serie di lavori che sono stati
riconosciuti ed apprezzati dalla comunità scientifica
internazionale presente in questo congresso che coinvolge oltre
7000 esperti provenienti da Europa, Usa e Giappone''.
''In particolare - ha aggiunto Cognetti - il gruppo che ho
istitutito sulle metanalisi degli studi comparativi pubblicati
in letteratura su varie tematiche o quesiti ancora non risolti
nel trattamento di alcuni tumori come quello della prostata,
vescica, polmone, pancreas e mammella ha realizzato studi di
grande rilievo a livello mondiale. Nello specifico si dimostra,
per esempio, che
l'aggiunta della terapia ormonale alla radioterapia in pazienti
con cancro della prostata localmente avanzato abbassa
significativamente il tasso di recidiva e sembra migliorare
anche la sopravvivenza di questi malati. Questo lavoro
che viene presentato dal dott.
Paolo Carlini
è stato il primo selezionato per la sessione plenaria''.
In un altro studio di metanalisi, emerge l'effetto positivo
sulla riduzione delle recidive e sulla sopravvivenza della
chemioterapia effettuata dopo intervento chirurgico nei pazienti
operati per carcinoma della vescica. Questa ipotesi è in corso
per altro di verifica con uno studio nazionale coordinato dal
Regina Elena che vede la partecipazione di circa 100 centri in
tutta Italia.
''Un successo che ci
inorgoglisce - ha concluso Cognetti - perché conferma
l'ottimo stato della ricerca all'Istituto e il contributo
estremamente positivo svolto dai giovani che abbiamo inviato
negli anni scorsi in prestigiosi centri di ricerca a livello
internazionale". (Adnkronos/IGN
Cronaca)
____________________________
Informazioni poco
esaurienti - I
risultati di uno studio recente svolto su donne europee con
tumore della mammella allo stadio iniziale e presentato per la
prima volta al Congresso dell'Esmo (European Society for Medical
Oncology), indica che il fabbisogno di informazioni delle
pazienti non viene soddisfatto e che vi è un livello
inammissibilmente basso di coinvolgimento delle pazienti in
decisioni su terapie che potrebbero potenzialmente prolungare la
loro vita . L'indagine ha rivelato che sono particolarmente meno
informate le donne più anziane, quelle meno istruite e quelle
senza accesso a Internet.
"La nostra indagine dimostra che le informazioni fornite alle
pazienti relativamente alla terapia endocrina adiuvante non sono
certo ottimali", ha affermato uno dei membri del comitato
direttivo del Gaea, Yvonne Wengström, presidente dell'Eons (European
Oncology Nursing Society) del Karolinska Institute, Stoccolma,
Svezia. "Nonostante il personale sanitario sia una fonte di
informazione molto affidabile per le pazienti, l'indagine ha
dimostrato che le pazienti non hanno ricevuto informazioni
esaurienti sulla logica della cura e sulle sue potenziali
conseguenze. In effetti, a molte pazienti non sono state neppure
offerte delle scelte sulle terapie disponibili. Le pazienti che
hanno partecipato all'indagine hanno espresso il desiderio di
voler ricevere più informazioni sulla cura e in modo particolare
sugli effetti collaterali."
L'indagine, che fa parte dell'iniziativa Gaea, ha coinvolto 547
donne in menopausa con tumore della mammella allo stadio
iniziale provenienti da nove Paesi europei. L'indagine si
prefiggeva di conoscere il livello di conoscenza e di
comprensione delle donne relativamente alla terapia endocrina
adiuvante (ormonale) e al rischio di recidiva, al coinvolgimento
delle pazienti nella presa di decisioni sulla cura e al loro
fabbisogno di informazioni e supporto. La terapia endocrina
adiuvante viene somministrata dopo l'intervento chirurgico per
il tumore al seno onde ridurre il rischio di recidiva e viene di
solito seguita per almeno cinque anni. Si hanno a disposizione
tipi diversi di terapie, ognuna delle quali presenta un diverso
profilo di rischio-beneficio per la paziente. Le pazienti devono
conoscere lo scopo della cura endocrina adiuvante e il rapporto
di rischio-beneficio in modo da poter effettuare una scelta
informata.
Terapia endocrina
- "Come medici, non stiamo chiaramente soddisfacendo le esigenze
delle pazienti dato che non le coinvolgiamo nella decisione di
iniziare la terapia endocrina adiuvante e non stiamo dando loro
le informazioni di cui hanno bisogno per prendere tali
decisioni", ha affermato il Dott. Alberto Costa, direttore dell'Esp,
Scuola Europea di Oncologia , Milano, Italia e membro del
comitato direttivo di Gaea. "Questa non è una prassi medica
efficace. Sulla base di questi risultati, Eso metterà a punto
delle iniziative mirate ad aiutare i medici a perfezionare la
loro capacità di comunicazione e a diventare più efficaci nel
soddisfare le esigenze delle pazienti."
Solo il 22% delle pazienti è stato molto o completamente
coinvolto nella decisione di iniziare la terapia endocrina
adiuvante e tra queste il minor coinvolgimento si è evidenziato
tra le donne di età superiore ai sessant'anni. Molte donne che
hanno partecipato all'indagine si ritengono insoddisfatte per lo
scarso livello di coinvolgimento nella presa di decisioni sulla
cura da seguire.
Non sorprende che le donne che erano state coinvolte più
attivamente nella decisione di iniziare la terapia ormonale
erano anche quelle che avevano ricevuto maggiori informazioni
sugli effetti collaterali e sulla durata della cura rispetto
alle donne che non erano state coinvolte affatto. Le pazienti
attivamente coinvolte avevano anche ricevuto più informazioni
sui vantaggi dell'assunzione a lungo termine della terapia
adiuvante e sul rischio che il tumore al seno si ripresentasse.
"Le esperienze precedenti ci hanno dimostrato che le pazienti
attive e ben informate ottengono risultati migliori dal
trattamento", ha precisato Ingrid Kössler, presidente di <Europa
Donna, la coalizione europea per la lotta contro il tumore alla
mammella>. "Questi risultati mettono in luce che relativamente
alla conoscenza le pazienti con tumore alla mammella che hanno
un più elevato livello culturale comunicano meglio e quindi è
necessario dedicare maggiori sforzi per risolvere questa
situazione e soddisfare i fabbisogni di donne più anziane e meno
istruite."
Per ulteriori informazioni sull'Iniziativa Gaea, visitare
l'indirizzo
www.gaeainitiative.eu.
Note -
Informazioni sull'Iniziativa Gaea e sul sondaggio delle
pazienti.
L'Iniziativa Gaea è frutto di una collaborazione tra Eso, Eons e
Novartis Oncology. L'indagine, che fa parte dell'iniziativa, è
stata strutturata in modo da comprendere il livello di
conoscenza delle donne in menopausa relativamente al rischio di
recidiva del tumore iniziale alla mammella in fase iniziale,
alla terapia ormonale adiuvante, il loro atteggiamento nei suoi
confronti e infine identificare i bisogni delle pazienti
relativamente all'informazione e al supporto e come poterle
soddisfare nel modo migliore. Europa Donna, la coalizione
europea per la lotta contro il tumore della
mammella, nell'ambito dell'iniziativa Gaea ha svolto il ruolo di
coordinatore ponendo molta attenzione alla salvaguardia delle
pazienti.
L'indagine delle pazienti Gaea è stata eseguita tra pazienti con
tumore al seno in menopausa che seguivano una terapia endocrina
adiuvante in nove Paesi europei: Austria (n=34); Francia (n=92);
Germania (n=82); Ungheria (n=34); Italia (n=90); Spagna (n=71);
Svezia (n=36); Svizzera (n=12) e Regno Unito (96). Sono stati
analizzati in tutto 547 questionari. Le donne potevano prendere
parte all'indagine se avevano ricevuto diagnosi di tumore della
mammella allo stadio iniziale (definito come localizzato al
tessuto mammario e/o ai linfonodi circostanti), erano in
menopausa e stavano attualmente
ricevendo una terapia ormonale adiuvante da almeno un anno. per
maggiori informazioni: Matthew Kent, Phone:
+44-(0)-7899-876-685, Email: matthew.kent@toniclc.com, Website:
www.gaeainitiative.eu
(ImmediaPress)
13.10.2006
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CODICE CIVILE
E LEGAMI
TRA DUE PAESI

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Il consigliere federale elvetico Christoph Blocher -
intervenendo alle celebrazioni per gli 80 di questo
ordinamento - si è detto orgoglioso, e al tempo stesso pieno
di umiltà, per il fatto che il sistema svizzero fosse stato
preso a modello da Kemal Ataturk. |
Il
consigliere federale Christoph Blocher, intervenendo alle
celebrazioni per gli 80 anni del Codice civile turco, si è detto
fiero che la Svizzera abbia contribuito a ricreare un sistema
giuridico, offrendo da modello il proprio Codice. "Questo ci
riempie contemporaneamente di orgoglio e di umiltà e costituisce
un forte legame tra i nostri due Paesi", ha affermato Blocher
davanti a 200 personalità riunite all'università di Ankara.
A scuola "eravamo fieri che la grande Turchia avesse ripreso -
dalla piccola Svizzera - il Codice civile", ha esordito Blocher.
"Quando, negli anni Quaranta del secolo scorso, questo fatto
riempiva d'orgoglio il mio cuore di ragazzino, non m'immaginavo
neppure lontanamente che avrei avuto l'onore di presenziare a
questi festeggiamenti".
Il consigliere federale ha poi raccontato un episodio personale
che in passato lo vide confrontato con la Turchia. "Quando in
qualità di giovane collaboratore giuridico presso l'impresa - di
cui sarei diventato proprietario in seguito - mi trovai a dover
trattare la domanda di un imprenditore turco concernente la
costruzione di un impianto industriale in Turchia, chiesi al
presidente fondatore della nostra ditta se dovevamo eseguire il
mandato nella lontana Turchia, un Paese a noi estraneo. Altri
Paesi, altri costumi, mi dissi all'epoca. La risposta del
presidente fu perentoria: "I Turchi sono persone rette, hanno
pur ripreso il nostro Codice civile. E quindi saranno anche
buoni soci in affari!".
"Abbiamo concluso l'affare - ha proseguito Blocher - e da lì si
è creata un'ottima collaborazione che perdura da parecchi anni e
che è stata sempre caratterizzata da una reciproca fiducia". Non
è quindi un caso - ha rilevato - che un grande numero di noti
professori di diritto svizzero siano presenti al simposio per
gli 80 anni del Codice civile. "Questi miei connazionali sono la
testimonianza vivente non soltanto dei contatti a livello
professionale instauratisi dopo il 1923, ma e soprattutto sono
la dimostrazione di relazioni d'amicizia".
I trattati di
Losanna e Montreaux
- Il capo del Dipartimento federale di Giustizia e Polizia ha
quindi ripercorso gli ultimi 80 anni, menzionando le occasioni e
gli episodi che hanno legato in qualche modo Svizzera e Turchia.
Ha ricordato che a Ginevra si stampavano un tempo circa 22
quotidiani d'opposizione ottomana; che nel 1923 venne concluso
il "Trattato di pace di Losanna", considerato ancora oggi il
vero e proprio atto di nascita della Repubblica turca; ha
menzionato i "Trattati di Montreux" del 1936, grazie ai quali la
Turchia raggiunse la piena sovranità sui Dardanelli, il Mar di
Marmara e il Bosforo; ha ricordato che a Zurigo nel 1960 ebbero
luogo i negoziati relativi ai "Trattati di Cipro", e che nel
1988 Davos fu la sede per il ravvicinamento turco-greco e che
sul "Bürgenstock" nel 2004 ebbe luogo l'ultima tornata dei
colloqui su Cipro.
Non è tutto. Blocher ha menzionato "altri campi in cui i
rapporti tra la Svizzera e la Turchia - improntati a reciproco
rispetto e benevolenza - si sono sviluppati in maniera variata".
Oltre alla ripresa del codice civile nel 1926, ha menzionato la
<Migros turca>, la cui fondazione avvenne nel 1954 in seguito
alla visita di Gottfried Duttweiler, padre della <Migros>; ha
detto che fino al 1970 gli atenei preferiti dagli studenti
turchi erano Ginevra, Losanna, Friburgo e Neuchâtel.
"Rendo omaggio al coraggio dei vostri padri fondatori, che hanno
saputo fondere il progresso con l'eredità del passato in una
sintesi vitale e orientata verso il futuro", ha concluso Blocher.
(Ticin@nline)
13.10.2006
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META' DELLE RAGAZZE
NON LAVORA
E NON STUDIA

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Una indagine dell'Ocse sul Paese della Mezzaluna fa emergere
un problema finora sottovalutato. |
Un'indagine dell'Ocse sulle
ragazze turche fa emergere un problema finora sottovalutato nel
Paese della Mezzaluna, ancora combattuto fra la volontà laica di
rinnovo e progresso e le tensioni integraliste di ritorno al
passato. Secondo l'Ocse il 44% delle giovani tra i 15 e i 19 anni
non studia e non lavora, vivendo in balia della famiglia patriarcale
che le obbliga alle proprie scelte. Gli episodi di segregazione sono
comuni tanto nell'arretrata zona orientale del Paese quanto in città
apparentemente moderne e cosmopolite come Istanbul. (Agr)
13.10.2006 |
CRONACA
18 ANNI INFLITTI ALL'ASSASSINO DI DON SANTORO
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La sentenza emessa da un tribunale di Ankara dove era comparso il
giovane omicida. Il crimine era stato compiuto a Trabzon nel
febbraio scorso. |
Diciotto anni di carcere. E' la
condanna inflitta al ragazzo di 16 anni, responsabile dell'omicidio di
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