ATTUALITA'
TRADIRE
LO SPIRITO

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Tale
sarebbe - ha detto il nostro ministro degli Esteri,
Massimo D'Alema - se fosse messo in discussione il
processo di allargamento alla Turchia . L'incontro con
Ali Babacan. |
"L'Italia
è contraria alle campagne e alle prese di posizioni politiche manifestatesi in Europa che
mettono in discussione il processo di allargamento alla Turchia
in nome di una totale chiusura dell'UE e in se stessa che farebbe
un errore e tradirebbe lo spirito stesso dell'Unione europea".
Lo ha affermato il nostro ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, in
una conferenza stampa congiunta con il ministro dell'Economia
turco, Ali Babacan. "La collaborazione tra l'Unione Europea e un grande Paese islamico come la Turchia
è un messaggio positivo a fronte dei rischi di uno scontro di
civiltà", ha affermato il capo della Farnesina, "vogliamo tenere aperta
questa prospettiva che non è a breve periodo" perché è
"utile a mantenere una politica di pace e di dialogo nel
Mediterraneo".
Nell'occasione D'Alema ha ribadito che "è interesse italiano evitare una crisi tra negoziato
UE e Turchia" una eventualità che "dipende in parte dall'atteggiamento europeo,in parte da quello del
Governo turco nel compiere scelte coerenti e coraggiose". Incoraggiando l'esecutivo di Ankara a
proseguire sulla via delle riforme, in particolar modo per quanto riguarda il rispetto della
libertà di pensiero e dei diritti delle minoranze, D'alema ha affermato che con la
Turchia è necessario "mantenere aperto il dialogo, il
negoziato" perché questo è "il modo migliore per incoraggiare
le riforme nel Paese". "Se nel corso di questi anni", ha
osservato, "sono stati compiuti passi avanti è anche perché
è stato aperto il negoziato" in vista di una futura adesione della Turchia all'Unione
Europea.
Secondo D'alema, "la Turchia che entrerà in Europa sarà diversa dalla Turchia di oggi" che
comunque, a suo avviso rimane"uno dei Paesi islamici più aperti e
più democratici". "Non spetta a me giudicare con quanta
rapidità" si andrà avanti con questo processo, ha
precisato, "noi abbiamo incoraggiato il Governo turco a procedere con le riforme e ricevuto
rassicurazioni che si stanno muovendo in questa direzione",anche se non possiamo che cogliere i rilievi" fatti dal
Parlamento europeo nel severo rapporto diffuso a
Strasburgo.
Il ministro turco, che ha incontrato anche il presidente del consiglio, Romano Prodi, ha
definito "costruttivo e fruttuoso" il colloquio avuto con D'Alema, precisando che le relazioni tra Italia e Turchia
stanno vivendo un momento di grande crescita sul piano della cooperazione economica e politica. "Negli ultimi anni la
Turchia ha conosciuto riforme fondamentali", ha detto, e
"sta diventando una nazione sempre più democratica dove crescono le
garanzie di libertà". Secondo il ministro turco, i negoziati per una futura
adesione dei Ankara all'UE avviati nell'ottobre scorso, hanno ottenuto dal punto di vista tecnico risultati molto
soddisfacenti. "Sul tavolo rimangono le questioni politiche che
rallentano il processo", ha osservato, riferendosi alla questione di Cipro e al malcontento registrato nelle opinioni
pubbliche europee e turche. "Dobbiamo essere pazienti", ha
affermato, spiegando che un accordo definitivo con Cipro
chiederà molto tempo. E al riguardo ha indicato che da ora in avanti vi
sarà una maggiore cooperazione con l'Italia.
"Non c'e' nessun dubbio da parte dell'UE", ha replicato D'Alema, "che l'accordo di libero commercio tra
UE e Turchia si deve considerare esteso a tutti i paesi membri".
"Questo principio generale non derogabile per l'Europa", ha
però ammonito, "si scontra con la questione di Cipro e la sua
storia". Per il capo della diplomazia italiana "da una parte si
deve far rispettare l'accordo di libero commercio, dall'altra occorre assumere delle iniziative che permettano di superare
l'isolamento di Cipro Nord". "L'Italia" ha sottolineato
D'Alema, "è attivamente impegnata nella ricerca di una soluzione che consenta di superare questo problema" e l'idea
è quella di "tradurre in una proposta concreta" l'ipotesi di"accordi diretti" tra Cipro e Bruxelles.
(Agi)
30.09.2006
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INCORAGGIAMENTO
DELLA BONINO
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Il
ministro per le Politiche Europee ha voluto rassicurare
il titolare dell'Economia turco, Ali Babacan, che è
stato e sarà sempre amico della Turchia. |
''Abbiamo
sempre sostenuto l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea
e continueremo a farlo'': lo ha detto il ministro per le
Politiche Europee, Emma Bonino, che ha incontrato il ministro
dell'Economia turco e capo negoziatore per l'adesione all'UE,
Ali Babaçan, in Italia per incontri istituzionali
sull'ingresso della Turchia nell'Unione. ''In questi giorni i
segnali da parte dell'UE non sono proprio incoraggianti per un
paese che affronta un momento difficile della fase negoziale
per l'adesione - ha proseguito la Bonino - Da amica della
Turchia, sono certa che questo Paese riconosce che sta
attraversando una fase cruciale e proseguirà gli sforzi
finora compiuti per l'ingresso nella UE''. (Adnkronos)
30.09.2006
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LA
VISITA DI REHN

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Il
commissario UE all'Allargamento si vedrà ad Ankara con
il premier e con i ministri degli Esteri, della
Giustizia e dell'Economia. |
Il commissario europeo
all'Allargamento, Olli Rehn, sarà in visita ufficiale in Turchia dal
2 al 4 ottobre per incontrare le più alte cariche del Paese, a poche
settimane dalla pubblicazione del rapporto della Commissione Europea
sullo stato dei progressi di Ankara per l'adesione all'UE, atteso il
prossimo 8 novembre. Lo confermano fonti comunitarie a Bruxelles
sottolineando che nel corso della missione il commissario finlandese
si intratterrà, in particolare, con il premier turco Recep Tayip
Erdogan, il ministro degli Esteri Abdullah Gul, il ministro della
Giustizia Cemil Cicek e Ali Babacan, il ministro dell'Economia turco
che guida le trattative con Bruxelles.
A quanto si apprende, Rehn dovrebbe anche pronunciare un discorso presso
un'università della capitale ed intervenire nel corso di una riunione di
Turk-Is, uno dei piu' grandi sindacati operai del Paese. I negoziati per l'adesione della Turchia all'Unione Europea si
sono aperti lo scorso 3 ottobre a Lussemburgo. (Adnkronos)
30.09.2006
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STRADA
PIU' DIFFICILE

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Approvato
dall'europarlamento un rapporto molto critico sulla
Turchia in cui si deplora il "rallentamento del
processo di riforme". |
La strada della Turchia verso
l'adesione all'Unione europea diventa più difficile: Ankara ha
rallentato l'attuazione delle riforme e il Parlamento europeo,
incaricato di una valutazione del processo in atto, risponde lanciando nuovi avvertimenti a rispettare gli impegni presi,
invitando nello stesso tempo le altre istituzioni europee a fare
ugualmente la loro parte ed a prendere le iniziative necessarie
affinché il processo di allargamento dell'UE non sia bloccatodall'assenza di un adeguato trattato.
In proposito gli eurodeputati ribadiscono che quello di Nizza ''non costituisce una base
accettabile per ulteriori decisioni sull'adesione di nuovi stati membri''.
Gli eurodeputati hanno votato a larga maggioranza - 429 voti a favore, 41 contro e 125 astenuti - una risoluzione del
popolare olandese Camiel Eurlings, il cui testo ha richiesto una
delicata gestazione, seguita da una votazione, per motivi diversi trasversale. Tra gli italiani hanno votato a favore i
rappresentanti di Margherita, Udc, Forza Italia (tranne Mauro,
che figura tra gli astenuti), gran parte dei rappresentanti di
An, Prc, Comunisti italiani, Verdi, più De Michelis e Rivera.
Contro hanno votato il radicale Marco Cappato, i leghisti, Alessandra Mussolini e Luca Romagnoli. Si sono astenuti i
rappresentanti nel gruppo socialista e Berlato (An).
Il Parlamento, riconosciuto che il rafforzamento dei legami tra la Turchia e l'Unione europea
''è di fondamentale importanza per l'UE, per la Turchia e per tutta la
regione'', ribadisce che l'apertura di negoziati costituisce il punto di
avvio di un processo duraturo, ''che per sua stessa natura e' aperto e non porta automaticamente e a priori all'adesione''.
Per questo il rapporto avverte che, in caso di grave e persistente violazione dei principi
della democrazia, del rispetto dei diritti umani e delle
libertà fondamentali, dello stato di diritto e dei principi del diritto internazionale, la
Commissione potrebbe raccomandare la sospensione dei negoziati
al Consiglio. D'altra parte, il Parlamento ritiene che, indipendentemente dall'esito dei negoziati, le relazioni tra
UE e Turchia ''debbano garantire che la Turchia resti saldamente
inserita nell'ambito di strutture europee''.
Intanto i deputati deplorano il rallentamento del processo di riforma in Turchia, evidenziato ''da persistenti carenze e
progressi insufficienti'' soprattutto nell'ambito della libertà
di espressione, dei diritti religiosi e delle minoranze, delle
relazioni tra civili e militari, dei diritti delle donne, dei diritti culturali e della rapida e corretta esecuzione delle
decisioni in materia giudiziaria da parte dei servizi statali.
I deputati, votando un emendamento proposto da Antonio Tajani (Fi) si augurano anche che il viaggio del Papa in Turchia
contribuisca al dialogo interreligioso e interculturale.
Accogliendo con 320 voti favorevoli, 283 contrari e 40 astensioni una richiesta dei gruppi socialista e
liberal-democratico, il Parlamento ha invece soppresso il paragrafo in cui era chiesto alla Turchia di riconoscere il
genocidio armeno, ergendo tale atto a ''condizione
preliminare'' della sua adesione all'Unione europea. Tuttavia, viene
sottolineato che ''è indispensabile che un Paese che si avvia
all'adesione accetti e riconosca il proprio passato''.
I deputati, infine, ricordano alla Turchia che il riconoscimento di tutti gli stati membri, compreso Cipro,
''è un elemento necessario del processo di adesione all'UE''.
In coincidenza con la discussione del rapporto l'europarlamento ha rafforzato le misure di sicurezza,
soprattutto nei confronti del relatore per timore di azioni da
parte di certi gruppi estremisti turchi. (Ansa)
30.09.2006
|
UN
MIGLIORAMENTO
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Il
capo negoziatore per l'adesione della Turchia UE, il
ministro dell'Economia Ali Babacan, ha detto che il
rapporto di Strasburgo è meglio di quello precedente.
"Però non possiamo considerarci contenti", ha
aggiunto. |
Il capo negoziatore turco per
l'adesione della Turchia all'UE, il ministro dell'Economia, Ali
Babacan, ha affermato, che il rapporto approvato al Parlamento Europeo
è ''migliorato rispetto al primo rapporto preparato dalla Commissione esteri dell'europarlamento, ma non si
può definire un buon rapporto''.
''Pur migliorato non possiamo dire che siamo contenti'' - ha affermato
Babacan, che a Roma è stato ricevuto dal presidente del Consiglio italiano, Romano Prodi, dal ministro
degli Esteri, Massimo D'Alema, e poi ha incontrato il ministro del
Commercio Estero, Emma Bonino.
''Il rapporto principale che può influenzare le decisioni dell'UE e' quello che la Commissione di Bruxelles sta
preparando'' - ha aggiunto Babacan.
In risposta ad una domanda sulle critiche europee al rallentamento delle riforme in Turchia e sulla
libertà d'espressione, Babacan ha detto: ''Occorre tenere presente che
la Turchia negli ultimi 3-4 anni ha compiuto molti passi sulle
libertà, sui diritti civili e sulla democratizzazione. Sappiamo
che la Turchia non è giunta ancora alla perfezione su questi argomenti. E che deve compiere altri passi. Ma non si possono
svalutare i successi degli ultimi 3-4 anni''.
Il rapporto sulla Turchia approvato dal Parlamento di Strasburgo ha stralciato la parte in cui si poneva il
riconoscimento come ''genocidio'' dei massacri degli armeni cristiani anatolici del 1915-16, ma ha confermato le
insufficienze di Ankara in particolare in materia di libertà di
espressione di garanzie per la libertà di culto per i non musulmani.
(Ansa)
30.09.2006
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L'ENTUSIASMO
C'E' SEMPRE

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"Il
processo di riforme prosegue senza rallentamento",
ha tenuto a precisare il premier turco respingendo le
critiche sia interne che esterne. |
Il premier turco
Recep Tayyip Erdogan ha
affermato che la Turchia non ha perduto il suo ''entusiasmo'' nel suo processo di adesione all'Unione
Europea,
respingendo così le critiche interne ed esterne che rilevano un
rallentamento nella volontà riformatrice pro-Europa dell'attuale
Governo di Ankara.
''Il processo di riforme prosegue senza rallentamento e senza perdita di entusiasmo'' - ha dichiarato il premier turco in un
suo discorso al gruppo parlamentare del suo partito Akp.
''Tutto ciò non si fa da un giorno all'altro. Occorre essere
pazienti'' - ha aggiunto Erdogan sottolineando la necessità di
un ''cambiamento di mentalità'' da parte della burocrazia turca.
Erdogan ha anche lasciato nuovamente intendere che una modifica del controverso articolo 301 del codice penale che
punisce le offese alla ''turchità'' (turkciuluk, identità turca) potrebbe essere attuata.
L'UE e vari circoli liberali turchi chiedono l'abrogazione o una radicale modifica di
quell'articolo, in base al quale sono stati processati vari scrittori, tra cui Orhan Pamuk, e vari giornalisti e che rende
possibile l'incriminazione di una vasta gamma di opinioni critiche verso le istituzioni e gli organi dello stato e del
governo turchi.
Il Governo turco ha finora resistito ad una modifica di quell'articolo presumibilmente
perché teme le reazioni dei nazionalisti e della diffusa opinione pubblica nazionalista.
(Ansa)
30.09.2006.
|
SCETTICISMO
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Il
68% degli italiani non crede che la Turchia possa, sia
pure in un futuro, entrare a far parte dell'Unione
Europea. |
Gli italiani credono
nella crescita numerica della comunità europea nei prossimi
15 anni, ma non nell'adesione della Turchia e dell'Ucraina .
Lo rivela un sondaggio della fondazione "Bertelsmann"
in 13 Paesi dell'UE
Il 60% degli italiani intervistati ritiene che nel 2020 l'UE
conterà
più di 27 membri: l'anno prossimo dovrebbero aderire Romania
e Bulgaria. Solo il 32%, d'altra parte, crede che la Turchia
entrerà nell'UE ancor meno (27%) sono quelli che vedono
l'Ucraina come membro dell'Unione. (Ansa)
30.09.2006
|
LO
STOP DI BARROSO E VILLEPIN

|
Tanto
i presidente della Commissione UE che il presidente
francese hanno innalzato una barriera circa l'ingresso
di Turchia e Croazia nell'Unione. |
Dopo l'arrivo di Bulgaria e
Romania, l'Unione Europea dovrà affrontare il problema della Costituzione prima di ulteriori allargamenti: alla vigilia del
via libera al rapporto sull'adesione degli ultimi due membri, il
presidente della Commissione, Josè Manuel Barroso, ha colto l'occasione della presenza al suo fianco del premier francese
Dominique de Villepin per precisare che Croazia e altri dovranno
mettersi in fila e avere pazienza.
L'incontro a due è sembrato correre su un binario parallelo, quasi una comune intesa: de Villepin a lanciare proposte di
grande respiro bocciando quelle del rivale interno, Nicolas Sarkozy; Barroso a stoppare ulteriori adesioni - con il plauso
di Villepin - precisando che ''non possiamo continuare ad allargare senza chiarire la questione istituzionale''.
Barroso ha voluto sottolineare quanto sarebbe ''imprudente'' pensare ad ulteriori allargamenti prima di aver risolto la
questione della Costituzione bocciata da Francia e Olanda proprio alla vigilia di un'importante tappa nell'allargamento
dell'Europa da 25 a 27. La Commissione, a
meno che Bulgaria e Romania non soddisfino pienamente i criteri
dettati e non facciano in tempo grandi e ambiziose riforme,
chiederà di escluderle inizialmente da alcune politiche comunitarie, congelando
così parte degli aiuti per l'agricoltura e lo sviluppo regionale.
Su questa scia, Barroso e Villepin hanno gelato le aspettative di Croazia e Turchia: il primo rispondendo con lo
''stop alle adesioni'' a un giornalista che gli chiedeva notizie
della richiesta della Croazia, il secondo mettendo duramente in
guardia la Turchia dal mancato rispetto dell'unione doganale.
Entrambi i Paesi avevano avviato l'anno scorso i negoziati per l'adesione. Su Ankara, de Villepin
è stato secco: l'Unione Europea dovrà ''trarre le conclusioni'' di un'eventuale
reiterata chiusura della Turchia dei suoi porti alle navi greco-cipriote. ''E' importantissimo - ha sottolineato de
Villepin - che la Turchia capisca che deve rispettare gli impegni, rispettarne lo spirito e la lettera. In mancanza di
ciò, gli europei dovranno tirarne le conclusioni''. Barroso, invece, ha ampliato il suo discorso sul congelamento
delle adesioni parlando di ''una questione costituzionale che diventa sempre
più importante. Per avere un progetto che funzioni - ha detto guardando de Villepin - abbiamo bisogno
dell'impegno di tutti quelli che vi partecipano. E' arrivato il
momento di definire un quadro della nostra vita in comune''.Parole chiare, come chiare erano state, due settimane fa,
quelle di Nicolas Sarkozy, ministro degli Interni francese avversario interno di Villepin nella destra di
Governo.
Proponeva un ''mini-trattato'', una specie di nucleo delle regole
costituzionali da far approvare entro il 2008 al posto della discussa Costituzione. ''Non
è una priorità'', ha tuonato de Villepin, tagliando corto sulla disquisizione e sottolineando
che la prima preoccupazione deve essere quella di ''dare risposte concrete ai cittadini dimostrando loro che l'Europa sa
crescere''. Il premier francese è stato invece propositivo, specie sul tema dell'energia, lanciando l'idea di un ''mister
energia'', un responsabile della ''diplomazia energetica europea'' che consenta all'UE di parlare ''con una sola voce''
con le controparti nel fondamentale settore degli approvvigionamenti.
Finale con sorrisi e strette di mano, dopo che de Villepin aveva, brevemente, ripreso la sua aria severa per decretare un
''no'' assoluto della Francia alla proposta - sostenuta da una
petizione di un milione di firme - di abbandonare la sede di Strasburgo del
Parlamento europeo, riunendo tutto a Bruxelles:
"Difendiamo - ha proclamato - Strasburgo e i trattati. E sappiamo bene che saranno rispettati''.(Ansa).
30.09.2006
|
MANCANZA
DI VISIONE
|
Il Partito Radicale Transnazionale piuttosto duro con le
dichiarazione poco incoraggiante del presidente della
Commissione UE a proposito di Ankara nell'UE. |
L'intervista
di Barroso trasmessa su <Euronews> rispecchia la
mancanza di visione e di progetto europeo per i popoli
dell'altra sponda del Mediterraneo. Sono semmai Barroso e la
sua Commissione ad essere poco incoraggianti e non invece i
progressi fatti dalla Turchia. È questa Unione Europea che ha
deciso di far deragliare il processo di adesione.
Al
di là delle ragioni che esistono per chiedere alla Turchia di
riprendere il ritmo delle riforme, è chiaro che la strategia
europea - delle critiche e dei rinvii - è il frutto di
politiche nazionali ripiegate su se stesse. Così si arriverà
alla vittoria, anche in Turchia, delle posizioni più
nazionaliste, antieuropee, antioccidentali che già si stanno
rafforzando.
Il
Partito Radicale Trasnazionale rilancia l'iniziativa di un
"Satyagraha" per la Pace anche per accelerare il
processo di adesione della Turchia in un'Europa federale come
risposta ai fondamentalismi, alle illusioni delle sovranità
nazionali ed alle guerre. (Radicali.it)
30.09.2006
|
GRAN
BRETAGNA A FAVORE

|
Ribadito
il sostegno all'ingresso di Ankara in Europa dal
ministro degli Esteri, Margaret Beckett. |
Il
ministro degli Esteri della Gran Bretagna, Margaret Beckett,
ha ribadito il suo sostegno all'entrata della Turchia nell'UE.
L'allargamento dell'UE "concretizza le speranze di pace
che avevano ispirato i suoi fondatori", ha dichiarato
Beckett, al congresso del partito laburista.
Il ministro degli Esteri è convito che l'adesione della
Turchia aiuterebbe la mescolanza di culture e di fedi
religiose". "Se riusciremo a fare aderire anche la
Turchia ci sarà un reale contributo al dialogo e al dibattito
tra le religioni e le culture nel mondo", ha aggiunto.
Il Regno Unito è da tempo tra i sostenitori della Turchia
nell'UE. (Apcom)30.09.2006
|
UN
GRAVISSIMO ERRORE

|
Per
il presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia,
Riccardo Illy - che
ha criticato la presa di posizione del commissario UE
Barroso - il processo di integrazione dell'Unione
deve andare avanti sia con Turchia e Croazia sia con
altri Paesi dell'ex Jugoslavia. |
''Sarebbe un fatto gravissimo
'stoppare' il processo di integrazione e adesione all' Unione europea di nuovi membri, per i quali si
è avviato
già il negoziato'': lo ha affermato il presidente della Regione
Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy, che è anche presidente dell' Assemblea delle Regioni d' Europa (Are), interpellato
dall' Ansa in merito alle affermazioni del presidente della Commissione
UE, Manuel Barroso.
''Credo che Barroso - ha puntualizzato Illy - intendesse che ulteriori allargamenti, per i quali occorre avviare nuovi
negoziati, vanno pensati 'a valle' dell' approvazione della Costituzione. Su questo sono d' accordo - ha aggiunto -
perché
l' avevo già detto, ben prima del 2004''.
Secondo Illy, infatti, ''era meglio risolvere il problema della Costituzione europea prima dell' allargamento ai dieci
membri. E il ragionamento - ha spiegato - era semplice: è già
difficile approvarla in 15, figuriamoci in 25. Purtroppo si è
scelto di proseguire altrimenti. A questo punto - ha aggiunto -
il fatto di allargare la Comunità ad altri Stati non cambia
nulla''.
Illy ha quindi auspicato la prosecuzione dei negoziati già aperti, in particolare quelli con Croazia e Turchia, ''ma anche
nel caso di quelli avviati e interrotti - ha precisato - come con la Serbia-Montenegro, ci penserei su bene prima di dire che
va approvata la Costituzione''. A detta del presidente del Friuli Venezia Giulia, infatti,''i Paesi dell' area dell' ex Jugoslavia rappresentano un'
opportunità rilevante, ma anche una forte minaccia di
destabilizzazione, soprattutto nell' area del Kosovo, per l' intera
UE. L' unico modo per disinnescare quella mina - ha spiegato Illy -
è attraverso la 'dis-integrazione' della
Jugoslavia, per poi 'reintegrare' quei Paesi nell' Unione. E' un
processo che è stato già completato per la Slovenia, si trova
a tre quarti del cammino per la Croazia, e va proseguito con sicurezza per gli altri Paesi, a prescindere - ha concluso -
dall' approvazione della Costituzione europea''. (Ansa)
30.09.2006 |
"UNA
POSIZIONE MIOPE E SCELLERATA"
| Il
presidente della Regione Puglia, Niki Vendola, non ha
gradito il punti di vista del Commissario UE sulla
Turchia. |
''Le dichiarazioni del Commissario
Europeo Josè Manuel Barroso di uno stop all'allargamento dell'Unione
Europea ad altri Paesi dell'Est dopo il prossimo ingresso di Romania e
Bulgaria esprimono una posizione miope e scellerata''. Lo ha detto il
presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, a margine della
riunione del Consiglio Regionale.
''Non si può frenare un movimento di adesione all'Unione Europea da parte di quei Paesi
dell'area balcanica - ha spiegato - coni quali molte Regioni d'Europa frontaliere particolarmente sensibili,
e tra queste la Puglia, sono da tempo già impegnate in progetti di
sviluppo e cooperazione transfrontalieri. Una vera Europa unita non
può assolutamente prescindere da un coinvolgimento diretto dei
Balcani e della Turchia. Il blocco di questo processo di unificazione
e di integrazione - ha concluso Vendola - avrebbe come effetto lo
svilimento dell'idea stessa di Europa, con gravi conseguenze anche
sotto il profilo politico internazionale''. (Ansa)
30.09.2006
|
"NON
CI SONO LE CONDIZIONI"
|
Mario
Mauro, vice presidente del Parlamento europeo ha
commentato il voto di Strasburgo in merito al rapporto
Eurlings sulla Turchia. |
''Non ci sono le condizioni per
un ingresso a pieno titolo della Turchia in Europa'': così Mario Mauro, vice presidente del Parlamento europeo, commenta
l'approvazione da parte del Parlamento di Strasburgo della relazione Eurlings sulla Turchia.
''Mancanza di requisiti comprovata - ha aggiunto Mauro - dall'inasprimento delle condizioni poste dal rapporto Eurlings
dove viene valorizzato in positivo il ruolo del viaggio del Papa
e si torna ad esigere che il Governo turco si confronti con la
memoria storica del genocidio armeno''. (Ansa)
30.09.2006 |
IL
"NO" DEL CARDINALE

|
Il
capo della Chiesa cattolica romana in Gran Bretagna,
Cormac Murphy-O' Connor, contrario all'ingresso di
Ankara. La delusione della componente musulmana. |
Il cardinale Cormac
Murphy-O'Connor, capo della Chiesa cattolica romana in GranBretagna, ha detto che alla Turchia non dovrebbe essere consentito di aderire all'Unione
Europea.
''Non credo che mescolare due culture sia una buona idea'', ha detto il prelato citato dalla stampa, aggiungendo che
l'Europa è un continente cristiano dove potrebbe non esserciposto per i turchi musulmani.
La dichiarazione del cardinale ha sorpreso i dirigenti islamici in Gran Bretagna che l'hanno definita ''deludente''. Le
parole sono state pronunciate in un momento in cui sembranoplacarsi, almeno nel Regno
Unito, le polemiche della comunità
musulmana per le parole recentemente pronunciate dal Papa a
Ratisbona, giudicate offensive per l'Islam.
Il cardinale ha in particolare criticato il premier Tony Blair secondo cui la Turchia dovrebbe poter aderire all'Unione
Europea quanto prima. Le opinioni espresse dal premier alriguardo ''dovrebbero essere messe in discussione'' ha detto il
cardinale Murphy-O'Connor, arcivescovo di Westminster e capo dei
cattolici d'Inghilterra e del Galles.
Inayat Bunglawala, del Muslim Council britannico, ha commentato: ''Le dichiarazioni del Cardinale sono deludenti. La
Turchia è un Paese democratico e pluralista''. (Ansa)
30.09.2006 |
NIENTE
DIVERSIVI E PRE-CONDIZIONI
|
Così
il vice-presidente del gruppo Pse al parlamento europeo,
Pasqualina Napoletano. |
''La valutazione dei progressi della Turchia nel processo di adesione all'Unione deve
concentrarsi sul merito delle valutazioni dei criteri stabiliti
a Copenaghen e dei dossier legati all'acquis comunitario
(l'insieme delle norme e dei principi alla base della UE,
ndr).
Evitiamo di introdurre diversivi e nuove pre-condizioni che non
aiutano un processo già di per sé difficile e che richiede da
parte nostra trasparenza, coerenza e obiettività''. Lo ha
dichiarato Pasqualina Napoletano, vice presidente del gruppo Pse
al Parlamento europeo.
''L'obiettivo dei negoziati è l'adesione, come socialisti europei rifiutiamo ogni ipotesi alternativa. Dobbiamo essere
puntuali nei giudizi e richiedere al Governo, alle istituzioni
ed alla società turca - ha aggiunto Napoletano - di impegnarsi
a fondo su temi rispetto ai quali i progressi devono essere più
significativi e costanti. Il compito dell'Europa è quello di influenzare positivamente gli sviluppi interni di questo paese
ed il suo ruolo esterno di stabilizzazione pacifica in un'area
esplosiva dove sono concentrate le più gravi minacce allapace''. (Ansa)
30.09.2006 |
IL DISSENSO
DA CASINI

|
Il
segretario dei radicali, Daniele Capezzone, ha replicato
al leader dell'Udc che in una intervista aveva precisato
di essere contrario alla Turchia in Europa. |
''Dissento con forza dalla
gravissima scelta politica di Pier Ferdinando Casini, ribadita su
<Il Messaggero>, di schierarsi contro l'ingresso della Turchia
nell'Unione Europea. L'ho scritto su <Europa> insieme con Paolo Messa,
curatore di <Formiche>: isolare e attaccare Erdogan è un erroredrammatico,
perché significherebbe consegnare la Turchia ai
fondamentalisti. Occorre invece aiutare Erdogan, e un punto cruciale
è proprio quello di favorire e accelerare l'ingresso di Ankara
nell'UE. Non capisco per quale ragione Casini si schiacci su questa
posizione così negativa''. Lo ha affermatp il segretario dei Radicali
italiani, Daniele Capezzone, replicando alle posizioni espresse dal
leader dell'Udc. (da Adnkronos)
30.09.2006 |
SI',
MA, PERO'....

|
La
posizione dei vescovi cattolici presenti in Turchia,
circa l'adesione di Ankara all'UE - ribadita dal vicario
apostolico dell'Anatolia, mons. Luigi Padovese. |
"Si"
all'adesione della Turchia all'Unione europea, ma a patto che questo
significhi anche un maggior rispetto dei diritti delle minoranze, in particolare in
tema di tolleranza e di libertà religiosa. E su questo ''c'è
ancora molta strada da fare''. Questa la posizione dei vescovi
cattolici presenti in Turchia, ribadita dal vicario apostolico dell'Anatolia, monsignor Luigi Padovese, in occasione
dell'approvazione a Strasburgo della relazione sui progressi fatti da Ankara nel processo di avvicinamento
all'UE.
''Il nostro parere è fondamentalmente positivo - ha spiegato all'Ansa monsignor Padovese - ma
è condizionato all'applicazione reale dei diritti delle minoranze. Noi non
entriamo in questioni di carattere politico o economico: abbiamo
a cuore il bene delle nostre comunità. Quindi siamo favorevoli
all'adesione, purché i diritti delle minoranze vengano rispettati, venga riconosciuta la fisionomia morale e giuridica
delle chiede presenti in Turchia, venga riconosciuto lo status
dei seminari''.
Mons. Padovese ha auspicato ''un concetto di laicità inteso in senso più europeo e meno nazionale. E penso questo - aggiunge -
nello spirito di Ataturk, da adeguare alla situazione di oggi''.
Secondo il vicario dell'Anatolia, ''progressi sono stati fatti, da parte del
governo centrale
c'è una chiara indicazione, però tutto questo trova opposizione sia
all'interno del Parlamento sia per quanto riguarda l'applicazione da parte delle
autorità locali''. Molta la strada ancora da fare, per Padovese, nel campo della
libertà religiosa, della tolleranza: ''in altre parole - osserva - il
riconoscimento delle minoranze non dev'essere un problema ma una
ricchezza, ma nella mentalità generale questo concetto non è
entrato ancora pienamente''.
Il prelato è ricorso anche a un esempio di esperienza diretta, quello della Chiesa Bebekli di Adana, da lui chiusa un anno fa
per protestare contro il rifiuto delle autorità locali di applicare la legge turca che prevede un minimo di dieci metri di
distanza tra i luoghi di culto e le costruzioni circostanti (in
quel caso un ristorante e una discoteca). ''Dopo che abbiamo chiuso la chiesa -
ha raccontato - il ristorante e la discoteca non hanno più funzionato. Quando l'abbiamo riaperta, hanno
ricominciato a lavorare. Ora risolleveremo il caso, perché non
possiamo essere presi in giro. Non chiuderò ancora la chiesa,
ma mi appellerò alle autorità competenti''. (Ansa)
30.09.2006 |
ERRARE
UMANUM EST,
PERSEVERARE

|
Il
premier turco Recep Tayyip Erdogan, a distanza di pochi
giorni, ha rinnovato le sue critiche nei confronti del
Pontefice Benedetto XVI. |
Il premier turco
Recep Tayyip Erdogan ha ripetuto ad Istanbul le sue critiche alle affermazioni
sull'islam del Papa Benedetto XVI, definendo, inoltre,
''manovre'' le successive precisazioni del pontefice e dichiarando che il presidente turco, Ahmet
Necdet Sezer, ''dirà al
Papa le cose necessarie'' quando lo incontrerà nel corso della
sua visita in Turchia a fine novembre. Lo hanno affermato fonti
giornalistiche presenti ad un seminario su temi economici tenuto
ad Istanbul, a cui è intervenuto lo stesso Erdogan.
''Il Papa è una figura sia religiosa, sia politica. Ma ha parlato in una maniera che non e' adatta nemmeno per noi uomini
politici. Quando si è trattato di una mancanza di rispetto per
il mio Profeta, noi non lo abbiamo tollerato'', ha affermato
Erdogan, secondo le stesse fonti, aggiungendo:'' Forse si è trattato di uno scivolamento della lingua (come a dire: ''una
voce dal sen fuggita'', ndr). Penso che il nostro presidente
dira' le cose necessarie nel corso del suo incontro col papa'',
ha aggiunto.
Il premier turco ha poi definito ''manovre'' le precisazioni del Papa, che si
è detto ''vivamente dispiaciuto'' per le aspre reazioni (partite dalla
Turchia, ndr) che aveva provocato una sua citazione storica (dell'imperatore bizantino Manuele II
Paleologo), da lui ''non condivisa''.
Erdogan aveva già criticato la settimana scorsa le affermazioni del papa definendole ''brutte e sfortunate'' ed
aveva pubblicamente chiesto ''le scuse'' di Benedetto XVI, che
ha in programma una visita in Turchia, su invito del presidente
Sezer e del patriarca ortodosso Bartolomeos II, dal 28 novembre
al 1 dicembre.
La stampa turca ed i politici turchi ricordano spesso che il Papa in un suo intervento di anni fa, quando era ancora un
cardinale, si pronunciò per un ''partenariato speciale'' per la
Turchia nell'UE(invece di un'adesione a pieno titolo considerata da Ankara irrinunciabile), spiegando che la
tradizione della Turchia ''è estranea alla civiltà europea''.
(Ansa)
30.09.2006
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MAGGIORE DIPLOMAZIA

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Il
ministro dell'Economia turco Ali Babacan ha dichiarato
che Ankara ha preso atto dei "tentativi di
correzione" da parte del Papa. |
Quelle di Benedetto XVI sull'Islam
''sono state parole inopportune ma abbiamo preso atto dei tentativi recenti del Papa di correggerle. La situazione adesso
è migliore''. Lo ha affermato il ministro dell'Economia e capo
negoziatore turco per l'UE Ali Babacan in una conferenza stampa
congiunta alla Farnesina con il vicepremier e ministro degli Esteri Massimo D'Alema.
Secondo Babacan ''più si discute su questo tema e più ci sarà rispetto e comprensione dei valori degli
altri''. (da Ansa)
30.09.2006 |
"PASSI
POSITIVI"

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Il
Gran Mufti di Turchia ha visto positivamente l'incontro
del Pontefice con i rappresentanti islamici politici e
religiosi. |
''Ci vorrà un po' di tempo per
cancellare totalmente l'errore commesso. Ma le recenti espressioni di
dispiacere del Papa, e il discorso fatto ai rappresentanti islamici politici e religiosi, verranno sicuramente percepiti come
passi positivi''. Lo ha dichiarato, in un'intervista a <La
Repubblica>, Ali Bardakoglu, Gran Mufti' di Turchia.
''Ieri (lunedì settembre, ndr) - ha aggiunto - il Papa ha sottolineato la sua profonda
stima e rispetto per l'Islam e per i musulmani. Ha detto che
continuerà a rispettare il dialogo e la reciprocità. Tutto questomette fine alle preoccupazioni che gli impegni per il dialogo non
sarebbero stati mantenuti''.
Sul viaggio che Benedetto XVI sta progettando in Turchia il Gran Muft' ha detto, ''la nostra
è una Repubblica laica e democratica. Le
mie dichiarazioni non sono politiche. Io posso parlare solo di
argomenti religiosi. Qui i musulmani convivono in pace con cristiani
ed ebrei da secoli. Per noi, far sì che membri di altre religioni
vivano liberamente il loro credo e' un dovere. Abbiamo accolto tanti
leader religiosi in passato. la nostra esperienza di ospitalità
lascia fuori qualsiasi tipo di preoccupazione''. (Adnkronos)
30.09.2006
|
DA
RATISBONA
AD ISTANBUL
(VIA ANKARA)

|
Nella
scena della grande politica internazionale, la politica
di Papa Benedetto XVI - che farà prossimamente un
viaggio in Turchia - sarà determinante per ricucire gli strappi tra la
Chiesa e il mondo musulmano. |
Nella scena della grande
politica internazionale una prima conseguenza, quasi
obbligata, delle forti tensioni nate dopo la lezione tenuta da
Benedetto XVI il 12 settembre alla università di Ratisbona è
stata quella di far porre sotto un'attenzione particolare il
viaggio che il pontefice compirà in Turchia dal 28 novembre
al 1° dicembre prossimi, che è divenuto strategico per
capire compiutamente il segno che caratterizzerà questo
pontificato. Intorno a quella visita si sono condensati
infatti molteplici fattori che, in qualche misura, riconducono
tutti a momenti particolarmente delicati per la Chiesa e per
gli equilibri geopolitici in almeno due continenti.
In primo luogo l'origine stessa del viaggio, ovvero
l'incontro con il patriarca ecumenico ortodosso di
Costantinopoli Bartolomeo I, riporta lo sguardo alle questioni
ancora aperte con l'ortodossia, rimanda a quanto accade, o
non accade, nei rapporti con Mosca e apre l'immenso panorama
della vita religiosa (anche nelle sue ripercussioni coi
fenomeni politici e sociali) nell'est europeo, a principiare
dall'Ucraina.
Si deve affrontare la situazione dei cristiani in uno Stato
laico, come si definisce quello turco, dove la religione
islamica è assolutamente prevalente e dove è aperta la
grande questione di una libertà religiosa, chiave
dell'accesso della Turchia alla Unione Europea. Una Turchia
che risulta, per altri versi, determinante per gli equilibri
del vicino Oriente. L' insieme dei problemi si intreccia
oggi con la relazione con l'islam visto nella sua
universalità. Non meno importante è la questione, anche se
più interna alla vita della Chiesa, della forma che Benedetto
XVI intende dare al suo pontificato nell'inevitabile
allontanarsi temporale di scelte e orientamenti lasciati dal
suo grande predecessore. Capire, in ultima analisi, secondo
quali criteri questo pontificato contribuisca a far entrare
nella Chiesa della storia, dopo che sono già entrati in
quella della fede, i 26 anni di Giovanni Paolo II e nel
contempo delinei il proprio progetto. Una matassa assai
intricata che richiede, per essere dipanata, una cura estrema.
I precedenti di Paolo VI
e Giovanni Paolo II
- Anche Paolo VI (nel 1967) e Giovanni Paolo II (nel 1979)
visitarono la Turchia ed è naturale che intorno al Bosforo e
a una città dall'alto valore simbolico per l'Occidente e
per l'Oriente, come Bisanzio-Costantinopoli-Istanbul si
concentrino snodi culturali, storici e religiosi di estrema
durezza, ma anche di grande speranza. Sono passati 27 anni
dall'ultima visita di un Pontefice romano. Per quanto è
accaduto da allora nei rapporti tra cristianesimo e islam, è
una vera eternità. E in questa eternità la somma tra quanto
vi è stato di positivo e quanto di negativo tende decisamente
verso un bilancio tristemente in rosso.
A conferma della estrema delicatezza della visita, da sempre
sul crinale tra conferma e cancellazione, va ricordato come il
viaggio in Turchia fosse già stato previsto per lo scorso
anno e come abbia subito un rinvio, in quanto le autorità
turche non avevano gradito che l'invito, per il 2005, fosse
partito direttamente dal patriarca ortodosso Bartolomeo I
senza attendere l'assenso del governo.
Tra i suoi momenti più significativi il viaggio prevede il
primo giorno (28 novembre) l'arrivo ad Ankara, un incontro
con le autorità politiche, l'omaggio al mausoleo di Ataturk
e la sera del secondo giorno (29 novembre) a Istanbul una
udienza con il Patriarca ecumenico ortodosso Bartolomeo I. Il
30 novembre il Papa assisterà, per la festa di Sant'Andrea,
l'apostolo del mondo greco, alla solenne liturgia
eucaristica presieduta dal patriarca. In quella occasione verrà
firmata una dichiarazione congiunta che dovrebbe segnare un
ulteriore passo nel dialogo ecumenico. Vi sarà anche un
incontro con Mesrob II, il patriarca armeno ortodosso. La
comunità armena, nonostante tutto, è ancora numerosa e
attiva, anche se il genocidio (almeno un milione e mezzo di
vittime), perpetrato agli inizi del XX secolo da parte
islamica dei cristiani armeni, è ancora uno dei grandi tabù
della società turca.
La Turchia conta oggi 70 milioni di abitanti, al 99%
musulmani. La rimanente, esigua, percentuale si ripartisce tra
i cattolici, che sarebbero intorno ai 30mila con tre
circoscrizioni di rito latino (l'arcidiocesi di Smirne, il
vicariato apostolico di Istanbul, il vicariato apostolico
dell'Anatolia) alle quali vanno aggiunte le comunità di
rito orientale (l'arcidiocesi di Istanbul per gli armeni
cattolici, di Diarbekir dei caldei e il vicariato apostolico
dei siri cattolici), i 60mila cristiani armeni ortodossi, i
diecimila siri ortodossi e i meno di tremila greco-ortodossi
appartenenti al patriarcato di Costantinopoli, i protestanti
di varie confessioni per circa tremila fedeli. Si stima quindi
che i cristiani in Turchia, complessivamente, superino di poco
le centomila unità. A completare il quadro della composizione
religiosa del Paese si segnala, infine, la presenza di circa
25mila ebrei.
La presidenza degli
Affari Religiosi
- Nelle relazioni con le religioni la Turchia moderna si
autodefinisce come una Repubblica laica, ma è una laicità
che va intesa in una prassi alquanto diversa dalla nostra, se
si pensa che tutto l'insieme del culto islamico è diretto
da un organismo statale, la presidenza degli Affari religiosi
della Repubblica di Turchia, nata nel 1924 e oggi diretta dal
professore Ali Bardakoglu che, per inciso, è stato tra i
primi a manifestare riprovazione per la parole del papa a
Ratisbona. Infatti per Kemal Ataturk, il fondatore della
Turchia moderna, laicizzare lo Stato non significò
distinguere e separare gli ambiti di competenza dei due
poteri, secondo il modello europeo, ma semplicemente eliminare
la religione dall'ambito pubblico e sottoporre a tutela
statale l'organizzazione del culto. Oggi la presidenza degli
Affari religiosi provvede "alla vera conoscenza della
religione dell'Islam e ad aumentare la devozione ai valori
etici e religiosi" attraverso il sostentamento di quasi
60mila persone impegnate nei servizi nelle moschee, la cura
delle 76.455 moschee esistenti nel paese, la pubblicazione di
libri e opuscoli, il mantenimento di centri culturali e
sociali, per un budget nel 2002, di 1.126 milioni di lire
turche (quasi 600 milioni di euro).
La vita dei cristiani turchi avviene solitamente in piccole
comunità, spesso disperse e lontane tra di loro decine di
chilometri. Ma l'isolamento e la pochezza numerica non
significano pochezza spirituale o incapacità di indicare
prospettive. Per presentare solo un esempio, ricordiamo come
la comunità cattolica di Antiochia sia composta da una
ottantina di fedeli ma, nonostante l'esiguità numerica
della presenza cattolica, quella città, da sempre capace di
accogliere culture e religioni diverse, si pone come
protagonista di iniziative sulla pace e sul dialogo. Lo scorso
anno è salita alla ribalta dell'informazione con lo
svolgimento di un simposio sull'incontro (e non sullo
scontro) di civiltà, che ha visto insieme ebrei, ortodossi,
islamici, armeni, caldei, cattolici ed esponenti politici e
diplomatici. Sempre in quella città del sud della Turchia la
Pasqua viene celebrata in un'unica data, quella del
calendario giuliano, sia dalla comunità cattolica, sia da
quella ortodossa che partecipano reciprocamente, inoltre, a
numerose iniziative gli uni delle altre.
La visita del Papa giunge quando la questione internazionale
più impegnativa e di lungo periodo, sul tavolo diplomatico
turco, è quella dell'ingresso nella Unione Europea. La
Turchia chiese per la prima volta di entrare in Europa nel
1987. Dal 2005 è ufficialmente candidata e si è aperto un
lungo percorso che, tra verifiche ed esami, dovrebbe
concludersi tra qualche anno. Quattro sono gli aspetti sono
sotto la lente degli osservatori europei: che la Turchia abbia
istituzioni politiche saldamente democratiche; che vi sia
piena tutela dei diritti e delle minoranze; che si sviluppi
una economia di mercato efficiente; che si manifesti una
chiara volontà di recepire la legislazione europea. In questo
contesto, una questione non definita è quella dei diritti
della minoranza curda, da sempre in conflitto col governo di
Ankara, mentre rimane evidente lo scoglio politico della
irrisolta questione cipriota.
Un mosaico complesso
- In primo luogo suscita ancora delle riserve la rispondenza
della Turchia - non solo dal punto di vista legislativo, ma
soprattutto da quello comportamentale - a standard
internazionali accettabili nel rispetto dei diritti umani e
religiosi e indubbiamente l'omicidio del sacerdote italiano
Andrea Santoro, nel febbraio 2006, ha rafforzato la tesi di
coloro secondo i quali la libertà di culto non vi sarebbe
garantita. I rapporti tra Ankara e Vaticano divengono così
uno dei passaggi cruciali per l'evoluzione delle relazioni
tra Turchia ed Europa. Anche per questo la visita del Papa è
importante agli occhi del governo turco, in quanto da un suo
esito positivo potrebbe scaturire l'attesa luce verde a una
accelerazione del processo di adesione.
Si deve considerare un ulteriore elemento che rende ancora più
complesso il mosaico delle valutazioni. Infatti, nel giudizio
sulla rispondenza della Turchia alle richieste della Unione
Europea non vi è una completa sintonia tra comunità
cristiana locale e curia romana. Se a Roma si è più dubbiosi
(non si dimentichi che quando era ancora cardinale Joseph
Ratzinger si era espresso in maniera sfavorevole e aveva
auspicato semmai forme di partnerariato piuttosto che una
inclusione vera e propria), nella Conferenza episcopale turca
e nei fedeli prevale un giudizio più positivo, che nasce
soprattutto dall'auspicio che l'ingresso in Europa possa
migliorare le condizioni della Chiesa e dei cristiani. In
primo luogo ne potrebbe essere favorita la risoluzione di
gravi impedimenti alla vita ecclesiale, come quello che la
Chiesa non goda di personalità giuridica e quindi non possa
possedere beni immobili. Sarebbe anche possibile il
superamento di preclusioni verso alcune carriere, come quella
militare.
Certamente l'attuale organizzazione della Chiesa cattolica
turca è pensata per favorire l'avvicinarsi della Turchia
all'Europa. La Conferenza episcopale turca aderisce infatti
al Consiglio delle Conferenze episcopali europee e non a
quello dell'Asia. Un fatto apparentemente marginale, ma
assai significativo di un orientamento. Anche i rapporti
politici interni alla Turchia tendono in questo periodo a
favorire l'ingresso in Europa. Dal 2002, superata una aspra
fase di contrasti interni nati dopo il tentativo del partito
di Necmettin Erbakan di introdurre una forte ispirazione
islamica nella vita politica e che portò per reazione nel
1997 a un colpo di stato militare volto a ripristinare la
linea fondante di Ataturk, è salito al potere il leader di
ispirazione islamico-moderata Recep Tayyip Erdogan, che
propone una politica estera allineata, come tradizione, con
gli Usa, di avvicinamento all'Europa e non ostile a Israele.
Si è affermato un modello istituzionale e di Governo che si
basa su di un movimento politico moderato che ha le sue radici
nell'islam ma che, al contempo, si definisce come
filo-occidentale. Una proposta politica che ha suscitato la
forte reazione dei fondamentalisti, che non allentano la
pressione di un terrorismo che si è dato l'obiettivo di
rendere impossibile il mantenimento del sistema democratico e
di radicalizzare irreparabilmente la vita politica. E' ovvio
che, se questa strategia destabilizzante avesse successo, ogni
avvicinamento alla UE si arresterebbe immediatamente.
Banco di prova difficile
- All'interno di queste riflessioni va collocato anche il
forte interesse degli Stati Uniti a tenere staccata la Turchia,
che fu a suo tempo un fidato bastione contro l'Urss, da ogni
tentazione islamista radicale. Non meraviglia quindi se gli
Stati Uniti vedono con favore l'integrazione di quel Paese
in Europa. Ne è conseguita una strategia americana di ampio
respiro, anche nei confronti delle resistenze presenti in
Europa, e che potrebbe anche in parte spiegare il poco
entusiasmo con cui alcuni settori della stampa statunitense (<New York Times> ma anche
<Usa Today>) hanno accolto la lezione
papale di Ratisbona, in quanto con i suoi esiti poteva
compromettere quell'incontro tra Chiesa cattolica e Turchia
che, come si detto, è determinante per garantire condizioni
favorevoli al cammino di Ankara verso Bruxelles.
Con una posta in gioco così alta e con gli occhi di tutto il
mondo che in quei giorni si rivolgeranno verso il Bosforo e
l'Anatolia, è certo che la preparazione del viaggio
rappresenta un banco di prova assai difficile anche per gli
appena rinnovati uffici di curia, che sono ora chiamati a
mostrare quanto giustificata sia stata la fiducia in loro
riposta. Per il nuovo segretario di Stato cardinal Tarcisio
Bertone, per il nuovo 'ministro degli Esteri' Dominique
Mamberti, e - last but not least - per il nuovo responsabile
della sala stampa vaticana padre Federico Lombardi, che ha
sulle spalle l'eredità di un espertissimo conoscitore di
tutti i meccanismi della comunicazione come Joaquin Navarro
Valls, una occasione tanto unica quanto impegnativa. (Umberto
Mazzone/Pagine di Difesa)
30.09.2006
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UNA
OCCASIONE UNICA, DA NON PERDERE

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Boicottare
la visita del Pontefice in Turchia con manifestazioni
ostili da parte del mondo musulmano significherebbe non
comprendere il significato del viaggio. |
Durante la sua visita in Turchia in programma per la fine di novembre il Papa
incontrerà Bartolomeo I, il Patriarca ortodosso di Costantinopoli,
cioé di
Istanbul, e i due renderanno nota una dichiarazione comune di carattere ecumenico. E' quanto ha detto mons. Luigi Padovese, vicario
apostolico dell'Anatolia, in un'intervista rilasciata all'agenzia
cattolica <Zenit> nella quale ha spiegato i problemi e le prospettive
legate alla prossima visita del Papa in Turchia.
''La visita del Santo Padre è delicata non problematica per le questioni di carattere ecumenico - ha detto mons. Padovese -
perché
da questo punto di vista si è già raggiunta una sintonia, poi ci
sarà una dichiarazione comune da parte del Vescovo di Roma e del
Patriarca di Istanbul''.
''La questioni più complesse - ha aggiunto - riguardano il rapporto tra Cristianesimo ed
Islam, e cosa pensa il Pontefice dell'eventuale ingresso in Europa della Turchia. I media turchi
criticarono l'allora Cardinale Ratzinger perché secondo loro sfavorevole all'ingresso della Turchia in Europa''. In quanto alla
situazione interna che sta attraversando il Paese,il rappresentante
della Santa Sede ha spiegato che ''la Turchia è una realtà composita, dove la presenza di gruppi nazionalisti ed il crescente
fenomeno d'islamizzazione prodotta da una situazione economica che
è
andata degenerando, ha fatto maturare un atteggiamento di chiusura
sia nei confronti del cristianesimo che nei confronti dell'Europa''.
"Forse noi pensiamo che lì siano tutti favorevoli all'eventuale ingresso della Turchia in Europa - ha
proseguito mons. Padovese - ma mi sto invece rendendo conto che non
è così. Ci sono gruppi islamici i quali pensano che l'avvicinamento
della Turchia all'Europa possa far smarrire l'identità musulmana. In
Turchia essere un buon turco equivale oggi ad essere un buon musulmano. Per queste persone l'ingresso della Turchia in Europa
potrebbe significare essere un buon turco e non più un buon
musulmano''.
Sui problemi recenti che hanno segnato i rapporti fra Santa Sede e mondo islamico, infine, mons. Padovese ha affermato: ''Temo che
qualcuno in Turchia abbia interesse a montare la protesta fino
all'arrivo del Pontefice. Per i fondamentalisti è un'occasione
troppo ghiotta. Ho letto una dichiarazione del responsabile degli
Affari Religiosi turchi, il quale ha precisato che la Turchia
riceverà il
Pontefice ma come Capo di Stato. Il che significa cha la figura di
leader religioso passa in secondo piano''.
Da questo punto di vista ''a qualcuno piacerebbe che il Pontefice non vada in Turchia - ha
spiegato - ma ormai non si tratta
di aprire una finestra sul mondo islamico, ma un balcone, per fare un
discorso chiaro sui rapporti tra Islam e Cristianesimo. Sono convinto
che quello che è stato un problema potrebbe diventare una occasione
insostituibile, una opportunità unica, perché tutti i media dei
Paesi arabi saranno puntati su quello che dirà il Papa. Alcuni non
saranno contenti, ma almeno verrà riportato quanto il Santo Padre
affermerà'', ha concluso mons. Padovese. (Adnkronos)
30.09.2006
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RAFFORZARE
IL DIALOGO CON GLI ORTODOSSI
|
Questo
- come ha ricordato il Patriarca di Costantinopoli
Bartolomeo II - uno degli obiettivi di Benedetto XVI
quando si recherà in Turchia. |
La visita di Benedetto
XVI in Turchia in programma dal 28 novembre al primo dicembre
acquista un valore decisivo non solo perché si tratta della
prima visita del Papa tedesco in un Paese a maggioranza
islamica, ma anche per "rafforzare il dialogo tra
cattolici e ortodossi". È quanto ha sottolineato il
patriarca ecumenico Bartolomeo I, incontrando un gruppo di
giornalisti nella sede di Al Fanar - sede del Patriarcato - a
Istanbul.
"Avremo l'occasione di accogliere il Papa qui al
Patriarcato - ha affermato Bartolomeo I - e firmare qui una
dichiarazione comune dopo la liturgia che si terrà nella
cattedrale San Giorgio il 30 novembre, festa del patrono
ecumenico Sant'Andrea. Aspettiamo con grande amore fraterno il
papa in Turchia - ha aggiunto il capo della chiesa ortodossa -
si tratta di una visita importante per il nostro Paese e per i
nostri rapporti tra cattolici e ortodossi".
Il patriarca ha inoltre ricordato che proprio la settimana
scorsa la commissione mista cattolico-ortodossa si è riunita
a Belgrado in Serbia, per riprendere il dialogo teologico dopo
una interruzione di quasi sei anni. Su questo argomento è
intervenuto il metropolita di Pergamo, Ioannis, che ha
sottolineato come "il dialogo è ad un punto cruciale,
perché non ci troviamo d'accordo sulla primazia della Chiesa.
Ma noi vogliamo arrivare ad una piena comunione e per questo -
ha concluso Ioannis - dobbiamo cominciare con le cose che
dividono per riprendere il dialogo". (Apcom)
30.09.2006
|
SEGNALE
IMPORTANTE
|
Lo
è, per il capo delegazione di Forza Italia a Bruxelles,
Antonio Tajani, il sostegno del Parlamento europeo al
viaggio del Papa in Turchia. |
Il sostegno del Parlamento
europeo al viaggio di Benedetto XVI in Turchia ''rappresenta un
segnale importante in favore del dialogo tra cristiani e musulmani'', ha detto Antonio Tajani, capo della delegazione di
Forza Italia al Parlamento europeo e vicepresidente del Partito
popolare (Ppe).
''Si tratta di un voto che, per la prima volta, riconosce al Santo Padre un ruolo determinante dovuto alla sua autorita'
morale'', ha aggiunto Tajani dopo l'approvazione da parte dell'
assemblea di Strasburgo di un emendamento al rapporto sull' adesione della Turchia all'Ue che porta le firme dello stesso
Tajani, dell'olandese Eurlings e del britannico Tannock (tutti
del gruppo Ppe) in sostegno del viaggio del Papa. (Ansa)
30.09.2006
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POTERE
RELIGIOSO
IN AUMENTO
NELLA VITA PUBBLICA

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Duro
intervento ad Ankara ai cadetti dell'accademia militare
del comandante dell'esercito turco, gen. Ilker Basbug,
contro la minaccia islamica nel Paese. "La minaccia
reazionaria - ha detto - ha raggiunto livelli
allarmanti". "Tentativi sistematici di erodere
i principi su cui si fondava la rivoluzione di Ataturk". |
Duro intervento il 25
settembre ad Ankara del comandante dell'esercito turco,
generale Ilker Basbug, contro la minaccia islamica in Turchia.
Parlando ai cadetti dell'accademia militare, durante il suo
discorso inaugurale per l'apertura dell'anno accademico
2006-2007, il comandante ha affermato che la minaccia
reazionaria ha raggiunto livelli allarmanti per via del
maggior potere acquisito dalle comunità religiose in campo
economico e politico. Ha respinto inoltre le critiche europee,
difendendo il diritto dei militari ad avere voce in capitolo
nelle questioni socio-politiche della nazione.
Si sa che da quando la Turchia ha chiesto di entrare in
Europa, la Comunità Europea discute sul ruolo delle Forze
armate nella vita sociale e politica turca. Anzi, una clausola
perché il Paese della Mezzaluna possa essere ammesso è
proprio che l'esercito non influenzi ed interferisca nelle
questioni politiche e amministrative dello Stato. E' ancora
attuale il monito del vicepresidente della Commissione europea
Guenter Verheugen: "Finché sarà il potere militare -
attraverso il consiglio di Sicurezza nazionale, che si
autodefinisce baluardo dello stato laico e difensore
dell'ideologia kemalista - a controllare la politica e non
la politica a controllare l'esercito, non riesco ad immaginare
come la Turchia possa divenire un membro dell'UE".
E proprio il 25, rispondendo alle critiche dell'inviato
dell'Unione Europea, Hansjoerg Kretschmer, il quale aveva
affermato che i militari sono abituati a esprimere opinioni su
ogni questione, Basbug ha dichiarato che l'esercito ha il
diritto di dire la sua quando si tratta di difendere la laicità
e il nazionalismo. "Le Forze Armate turche hanno sempre
difeso e continueranno a difendere lo Stato nazionale, lo
Stato unitario e lo Stato laico" ha affermato ieri ad
Ankara.
L'esercito si è fatto finora garante della laicità
kemalista, anche facendo pagare un altissimo prezzo alla
nazione, quali la formazione di un apparato burocratico
militare con costi economici elevatissimi e una sistematica
repressione contro ogni forma di fanatismo. L'esercito fu
chiamato ad essere il difensore del nazionalismo e della
laicità e per difendere questi due valori ha organizzato ben
quattro colpi di Stato. Il primo ebbe luogo nel 1960 e fu
seguito da altri nel 1971, 1980, 1997, di volta in volta per
tutelare lo Stato sia contro i gruppi islamici che contro i
partiti di sinistra che cominciavano a influenzare troppo la
vita politica del Paese.Pilastro della
laicità - L'esercito, dunque, fin dall'inizio, è stato il pilastro
sul quale fu fondata la Repubblica e in seguito definì, in
larga misura, le norme di comportamento per le élites
politiche della Repubblica. Questo è il principale motivo per
cui nella società turca di oggi prevalgono elementi e norme
comportamentali militari, quali eroismo, autorità e
disciplina. I leader della nuova repubblica turca, del resto,
avevano una formazione militare e la organizzarono come uno
Stato nazionale omogeneo, a scapito delle minoranze etniche e
religiose. Lo stesso Mustafa Kemal Pascià, l'Atatürk padre
e fondatore della Turchia, era un generale militare
diplomatosi all'Accademia di Guerra a Istanbul e formatosi
nell'esercito ottomano.
Nel 1925, creando la Repubblica turca dalle macerie
dell'impero ottomano, Atatürk cercò di "pulire ed
elevare la fede islamica, liberandola dal ruolo di strumento
politico" e nel 1937 soppresse l'articolo della
Costituzione che proclamava l'Islam religione di Stato. Il
suo obiettivo principale era quello di dare inizio al processo
di costruzione di un'identità nazionale turca, unita a una
marcata occidentalizzazione, considerata indispensabile per la
sopravvivenza della Turchia. Desiderava trasformare il Paese
in decadenza, in uno Stato moderno e civilizzato: per lui e
per i riformisti la civilizzazione significava "civilizzazione
occidentale".
E' su questa linea che si inserirono le riforme di Atatürk,
che comprendevano l'abolizione del sultanato, del califfato
e degli Ulema, la rinuncia alla sharia, l'adozione di un
nuovo codice civile sul modello di quello vigente in Svizzera,
la sostituzione dell'alfabeto arabo con quello latino,
l'eliminazione delle parole di origine araba e persiana, il
passaggio dal calendario lunare a quello solare, la
sostituzione del venerdì con la domenica come giorno di
riposo e il riconoscimento dei diritti politici alle donne.
Tali misure non erano ideate tanto per eliminare l'Islam e i
valori islamici dalla società turca, quanto piuttosto per
porre fine alle funzioni politiche dell'Islam e al potere
delle istituzioni religiose nella legislazione e nella
giustizia turca, trasformando la religione in una questione di
coscienza individuale.Un duro j'accuse
- Il generale Basbug, senza esitazioni, ha dichiarato che una
grave minaccia incombe sulla Turchia da parte di sette
islamiche e che la presenza musulmana è fortemente in
crescita in molti ambiti vitali, mettendo così a rischio i
risultati raggiunti dalla rivoluzione di Ataturk, che aveva
dato vita a una Turchia laica. "Devo annunciare con
rammarico che la minaccia reazionaria (Islamica), sebbene in
alcuni ambienti non lo si voglia ammettere, ha raggiunto
livelli preoccupanti", ha detto Basbug, mettendo in
guardia la nazione e fors'anche l'Europa. E ha aggiunto:
"Ci sono tentativi intenzionali, costanti e sistematici
nel voler erodere gli obiettivi ottenuti dalla rivoluzione
kemalista".
E ha avvertito: "Trasformando la religione in
un'ideologia si finirà per politicizzarla e a uscirne
sconfitta sarà soprattutto la religione stessa". Le
accuse di Basbug sembrerebbero essere rivolte al partito al Governo Giustizia e Sviluppo (Akp), che affonda le sue radici
nell'islam politico. Ma il Governo del Primo Ministro Recep
Tayyip Erdogan nega di perseguire un programma islamista e
l'Akp si dichiara un partito democratico conservatore.
Proprio per questo, Faruk Çelik, ex deputato dell'Akp, in
tutta risposta al generale ha dichiarato che spetta al governo
affrontare ogni eventuale minaccia islamica: "Se è vero
che la Turchia sta facendo un passo indietro, se è vero che
esiste una reazione [religiosa], voglio che tutti sappiano che
il Governo della Repubblica turca è la principale forza che
la contrasterà". (Mavi Zambak-Asia
News/Pagine di Difesa)
30.09.2006
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ANKARA
AL CONTRATTACCO

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La
risposta della Turchia ai greco-ciprioti che si erano
rivolti alla Corte europea per i Diritti dell'uomo per
ottenere le proprietà perdute nella parte nord
dell'isola. |
Turkey
has changed it strategy against Greek Cypriots, who had
applied to the European Court of Human Rights (Echr) to keep
their permanent properties in Northern Cyprus.
Legal assistance will be provided for the lawsuits filed by
Turkish citizens.
Turkey, which has maintained a defensive stance against real
estate lawsuits brought by Greek Cypriots so far, has decided
to counterattack with its own lawsuits. The Directorate
General of Foundations is identifying the foundation assets
and personal real estates in the Balkans and Greek Cyprus one
by one.
Individual lawsuits can be brought to the Echr. The
Directorate General of Foundations is entitled to apply to the
court directly, according to the Foundations Act.
During parliamentary debates on the Foundations Act, a
proposal was made to develop new formulas against real estate
cases opened by Greek Cypriots in the Echr. The
secretary-general for EU affairs (Abgs) advised the government
that cases should be opened by the Echr related to all
foundation assets and personal real estate that is now in
Western Thrace and Southern Cyprus.
Aydin Seckin, deputy director general of Foundations, verified
the change in strategy for Turkish properties abroad and said
that with the new regulation, a head directorate of foreign
relations would be established and inventory and title deed
efforts would be improved with respect to foundation assets.
Seckin stated that legal assistance would be provided to those
who intended to file a court case in order to reclaim their
property.
However, Abgs encourages Turkish-origin people to apply to
courts themselves so that they can better defend Turkey's
rights and can relieve the pressure imposed by the European
Union.
Ahmet Dogan, the deputy head of the political affairs
department of Abgs, emphasized that the suits opened by Turks
would act as a relief for Turkey.
Claiming that the issue of foundations was aired so that no
discrimination could be imposed on the property-obtaining of
minorities, Dogan reiterated that there were three cases
opened against Turkey by the Echr.
Emphasizing the fact that verdicts would be biased, Dogan said
that there was a high possibility that unfavorable verdicts
would be declared in the two cases that are in progress.
Turkey's shift in strategy came as a result of objections by
MPs during the debate on the Foundations Act proposal which
includes a provision on returning of real estate to minority
foundations.
Dogan reiterated that there was no consensus in the European
Union on foundation legislations and stated that remarks in
European Human Rights Charter on the right to own property and
non-discrimination were brought into acquis communitarie.
Expressing that the amicable settlement proposed for a 86
square meter shop is either to pay 2,300,000 Euros or to
return the property, Dogan said, "If we do not accept the
amicable solution, a 2.3 million Euro penalty will increase to
God knows what. It can turn out to be a higher penalty in
addition to return of the property."
"If we are facing such lawsuits, the same should go for
Greece and Southern Cyprus, too. Turkish citizens or
communities should bring suits for their properties in Greece
and Southern Cyprus." he said.
Stating that inspection on foundation assets in Cyprus
initiated by the Directorate General of Foundations created
great discomfort for the Greek Cypriots, Dogan reasserted,
"With such efforts, we must encourage people of Turkish
origin to apply to courts, so that legal and political
reciprocity can be ensured."
Seckin declared that they had launched an inventory effort in
countries that were once a part of Ottoman territory, noting
that the efforts on foundation properties in Cyprus continued.
"Thousands of foundations were established in Ottoman
territories and they had much real estate. We have the
opportunity to inspect them with this new act. We shall
transfer the data and title deeds that we find into digital
media, so that our citizens who apply to courts shall be
provided with legal and documental support." he said.
_______________________MINORITY
PROPERTIES IN TURKEYWith its lengthy
efforts, the Directorate General of Foundations brought to
light assets of minority foundations in Turkey. Minority
foundations have a total of 2,419 assets in Turkey.Categorization of
Minority Foundation Assets in Turkey:Churches,
chapels - 284
Synagogues - 47
Workplaces - 622
Residences - 824
Hospitals - 4
Schools - 74
Land, Olive Groves - 522
Other - 42 (Fatih Atik/Zaman)
30.09.2006
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SOCIETA'
SICUREZZA
SOCIALE?
UN'OPZIONE
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Secondo
l'Ufficio di Statistica turco (Tuik), 11.7 milioni di lavoratori
non sono in regola con le leggi, in particolare nel settore
agricolo. |
Secondo uno studio
dell'Istituto Statistico Turco (Tuik) riportato dal quotidiano <Dunya>,
il 50.4% degli occupati turchi (11.7 milioni di lavoratori), non è in
regola con le leggi sulla sicurezza sociale e le assicurazioni
obbligatorie, e quindi il suo impiego deve considerarsi "lavoro
illegale". Il settore in cui il fenomeno è più rilevante è
quello dell'agricoltura, dove il lavoro nero è pari all'88.2% del
totale (circa 6 milioni di lavoratori rispetto ai 6.8 in totale del
settore). Va precisato peraltro che le stesse autorità turche - in
lotta contro il lavoro nero e l'economia "sommersa" - hanno più
volte indicato che il Pil non emerso del paese potrebbe essere pari a
circa il 50-60% di quello statistico ufficiale (oggi, circa 400 miliardi
di dollari). (Ice Istanbul)
30.09.2006
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PROGETTO
INTERCULTURALE CON L'ITALIA
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Partirà
il prossimo anno. e sarà nell'ambito del programma di promozione
alla conoscenza dei Paesi islamici targato "Itercultura-Afs" |
Partirà nel 2007 un progetto di
collaborazione interculturale fra Italia e Turchia nell'ambito del
programma di promozione alla conoscenza dei Paesi islamici targato
"Itercultura-Afs" Turchia. L'iniziativa, che vede la Turchia
partecipe per la prima volta, interessa per il terzo anno consecutivo
anche la Tunisia ed è rivolta agli studenti italiani under 18 che
intendono frequentare uno stage scolastico annuale in uno dei due Paesi
del Mediterraneo.
In quest'ottica l'associazione "no-profit Itercultura" ha
lanciato nel mese in corso un bando di concorso rivolto a tutti quelli
nati tra il 1° gennaio 1990 e il 30 giugno 1992. "Il nostro
obiettivo principale è quello di sconfiggere pregiudizi e intolleranze,
proprio attraverso i programmi di scambio, che consentono di dialogare
con persone di culture diverse e di interagire in maniera costruttiva"
spiega il responsabile comunicazione e sviluppo Intercultura, Raffaele
Pirola.
Lo stage inizierà nell'agosto del 2007 e terminerà entro giugno
2008. Il programma prevede la frequenza dell'anno scolastico in una
scuola pubblica locale e l'accoglienza in una famiglia selezionata dai
volontari dell'organizzazione <Afs> Turchia. Nel corso della
permanenza si svolgeranno incontri-studio nei quali gli studenti avranno
la possibilità di confrontare la propria esperienza e di valutare,
insieme con i volontari di Intercultura, progressi e difficoltà. Per
facilitare l'apprendimento della lingua turca, <Afs> organizza
corsi specifici, in modo da permettere il pieno inserimento dei ragazzi
italiani nella comunità di riferimento. Sono previste borse di studio
per far fronte alle spese di soggiorno. (Denaro.it)
30.09.2006
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NESSUNA CONNESSIONE
VACCINAZIONE
SCLEROSI MULTIPLA

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Ricercatori
turchi della <Dokuz Eylul University> di Izmir hanno escluso
che la somministrazione di un anti-epatite B possa portare a
questa malattia degenerativa. |
L'eziologia della sclerosi multipla non è ancora ben definita. Si
ritiene che gli agenti infettivi abbiano un ruolo nello sviluppo di
questa malattia multifattoriale.
Sono stati riportati casi di sclerosi multipla dopo somministrazione di
vaccini anti-epatite B.
Ricercatori della <Dokuz Eylul University> a Izmir, in Turchia, hanno
confrontato 11 pazienti con sclerosi multipla i cui i primi segni
clinici si sono manifestati dopo la vaccinazione contro l'epatite B (
gruppo I ) con 71 pazienti con sclerosi multipla che non sono mai stati
vaccinati contro l'epatite B ed erano sierologicamente negativi nei
confronti del virus dell'epatite B ( Gruppo II ), e 20 soggetti sani (
gruppo III ).
Il numero medio di episodi di sclerosi multipla dopo 2 anni è stato di
1.5 nel gruppo I e 1.63 nel gruppo II.
Il punteggio medio alla scala Edss ( Expanded Disability Status Scale )
dopo 2 anni è stato di 1.31 nel gruppo I e di 1.89 nel gruppo II.
La tipizzazione Hla e l'esame sierologico per l'antigene di
superficie dell'epatite B sono stati eseguiti in tutti i gruppi.
Hla-Dr2 è risultato più frequente nei gruppi I e II rispetto ai
soggetti sani.
I Ricercatori non hanno evidenziato alcuna differenza tra i pazienti con
sclerosi multipla, sottoposti a vaccinazione o non vaccinati.
Pertanto, questo studio ha dimostrato che la vaccinazione contro
l'epatite B non sembra essere coinvolta nello sviluppo di sclerosi
multipla. ( Xagena_2006). (e-Vaccini.it)
30.09.2006
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I 50 ANNI
DELLA LUFTHANSA
IN TURCHIA

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La
storia della compagnia di bandiera tedesca in terra anatolica
ricordata nel corso di una cerimonia al Kempiski Palace di
Istanbul. |
The year 2006 marks the 50th
anniversary of Lufthansa operations in Turkey.
"The story of Lufthansa's 50
years in Turkey is about an airline with a great reputation, commitment
to a market and its successful deployment of modern aircraft andinnovative
flight products, which have led to an increasing number of passengers
and economical progress," said Joachim Steinbach, vice president of
sales and services for Southeast Europe, Africa, the Middle East and
Pakistan.
Steinbach was speaking at a gala dinner held at the Çırağan
Palace Kempinski Hotel in Istanbul to commemorate the 50th anniversary.
He pointed out that Lufthansa was founded in 1955 and after only one
year it began flying to a number of destinations in the region starting
with Istanbul. Today the German airline has 56 flights a week between
Turkey and Germany.
Steinbach also noted that Lufthansa's charter airline Condor, its joint
venture Sunexpress, Lufthansa Cargo and its catering company are
operating in Turkey today. It also opened a call center here. Altogether
the company has nearly 1,000 employees in Turkey. As a founding member
of the world's biggest airline grouping, the Star Alliance network,
Lufthansa offers its customers convenient connections to 842
destinations with 18 partner airlines.
The fact that Lufthansa started flights to Turkey after only one year of
its foundation proves how much importance Lufthansa attaches to Turkey,
according to Steinbach. "Even today as Lufthansa is a fully privatized
company, we will continue to be the first to introduce technical
innovations in the aviation industry in Turkey."
Lufthansa's first Turkish general manager, Sadık Elmas, underlined
that "with the opening up of the national market to private airlines,
positive developments have taken place in Turkey. The number of
passengers has grown above the international average. In order to meet
the new demand we have increased the number of flights during the summer
months. In line with developments to come in 2007, we are planning to
add to the number of flights as well."
Events for the 50th
anniversary:
The aircraft that Lufthansa originally used in the '50swas the
Lockheed Super-G-Constellation. So the first flight was commemorated
this month with a brand new Airbus A321 that was painted just like the
aircraft that flew to Istanbul in 1956. The flight attendants had on
uniforms from 50 years ago and served classic Lufthansa cocktails on
board. Other events have also been organized for customers, agencies and
journalists with whom Lufthansa cooperates. (Turkish
Daily News)
30.09.2006
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CRONACA
OCALAN ORDINA AI
SUOI IL "CESSATE IL FUOCO"

|
Lo
ha annunciato una agenzia di stampa legata al Pkk e basata in
Europa. I guerriglieri però sembra che non gli diano retta. Ankara
comunque ha respinto la tregua. Un piano delle Forze armate turche per distruggere le basi
nel Nord Iraq. |
Il leader del Pkk Abdullah Ocalan ha ordinato ai suoi uomini un cessate il fuoco. Lo ha annunciato
un'agenzia legata al Pkk e basata in Europa. ''Fino a che non saremo minacciati
di distruzione totale, il Pkk non dovrebbe assolutamente usare le sue
armi'', è il messaggio di Ocalan dalla prigione speciale di Imrali trasmesso dai suoi avvocati all'agenzia Firat che lo
ha pubblicato sul suo sito Internet. E' anche vero che i suoi non sembrano
avere recepito i suoi ordini.
Il Primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha respinto comunque la
tregua. "È possibile
concludere un cessate il fuoco tra Stati, ma per un'organizzazione
terroristica si tratta di qualcosa di inappropriato", ha detto Erdogan
in dichiarazioni rilasciate alla televisione privata S<amanyolu>.
Per lo stesso Ocalan, citato dai suoi avvocati, una nuova tregua unilaterale non sarebbe un segno di ''debolezza'', ma
dovrebbe essere vista dalle autorità turche come un'occasione di riconciliazione tra il popolo turco ed il popolo curdo.
Ocalan sconta dal 1999 una condanna all'ergastolo, per tradimento e separatismo.
Qualche giorno fa il presidente iracheno Jalal Talabani aveva affermato che su sua sollecitazione nel giro di pochi giorni
il Pkk avrebbe annunciato ufficialmente una nuova tregua, dopo quella quinquennale interrotta nel giugno del 2004.
Il Governo iracheno aveva anche annunciato la chiusura degli uffici del Pkk in diverse cittadine curde nordirachene.
Nel frattempo le Forze Armate turche avevano fatto trapelare che era già pronto un loro
piano per la distruzione dei campi del Pkk sulle montagne del Nord Iraq.
Anche gli americani hanno spedito in Turchia ed in Nord Iraq un loro inviato speciale incaricato di coordinare la lotta al
Pkk, considerato un'organizzazione terroristica dalla Turchia, dall'Unione
Europea e dagli Usa. (Ansa)
30.09.2006
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ESECRAZIONE

|
Le
minacce del presidente iracheno Jalal Talabani nei confronti di quei
Paesi che si immischirebbero negli affari di Baghdad ha provocato la
dura reazione di Ankara. |
Grande clamore e unanime riprovazione hanno provocato sulla stampa turca le minacce del
presidente iracheno Jalal Talabani, un leader curdo nordiracheno, di appoggiare i ribelli separatisti curdi di
Turchia, Iran e Siria se questi paesi ''non cesseranno di immischiarsi negli affari interni dell'Iraq''.
''La nostra pazienza è finita. Se le interferenze di quei tre Paesi non cesseranno, noi risponderemo nella stessa maniera.
Sosterremo i dissidenti di quei Paesi e creeremo dei problemi'' - aveva dichiarato Talabani ad una radio americana.
''Talabani ha passato i limiti'' - hanno subito titolato i giornali turchi
< Hurriyet> e < Radikal> mentre gli altri quotidiani
turchi hanno condannato le ''minacce di Talabani'', ricordando che sulle montagne del Nord Iraq vi sono campi di ribelli curdi del Pkk
che da quei campi compiono incursioni sanguinose in Turchia. Per questa ragione Ankara ha chiesto ripetutamente all'Iraq ed agli
Usa un'intervento, minacciando in caso contrario un proprio intervento diretto finalizzato a metter fine alla lotta armata
del Pkk che dal 1984 ha provocato in Turchia oltre 35 mila
morti.
Il giornale < Hurriyet> ha sottolineato che, nonostante negli Usa Talabani
avesse assicurato di avere convinto i
dirigenti del Pkk (Partito dei lavoratori curdi) a proclamare il cessate il fuoco, il presidente iracheno ''non
farà nulla'' e
''si sta burlando della Turchia''. Il Governo di Baghdad aveva annunciato qualche giorno fa di avere deciso la chiusura degli
uffici del Pkk in varie cittadine nord irachene per migliorare i rapporti con Ankara.
(da Ansa)
30.09.2006
|
SEQUESTRATO FIGLIO
DI UN DIRIGENTE
DELL'AKP TURCO
|
L'azione
eversiva - avvenuta a Tunceli (Anatolia orientale) - ad opera di un
gruppo armato del Pkk. |
Il figlio di un responsabile regionale del partito di
Governo turco, Akp, è stato rapito da un gruppo di uomini armati, che - secondo le
autorità locali - sono membri del Pkk (Partito dei lavoratori curdi). Serdar Sener Suroglu, di 33 anni, figlio del leader locale
del partito Akp di Tunceli, Veli Suroglu - secondo un comunicato del governatore della provincia di Izmir diffuso dall'agenzia
<Anadolu> - è stato sequestrato da una decina di uomini del Pkk mentre si dirigeva in auto nella
città di Tunceli (Turchia orientale) da un villaggio vicino.
Gli altri passeggeri dell'auto sono stati lasciati liberi, ma il figlio del
dirigente dell'Akp è stato portato via con la forza. Secondo le stesse
autorità locali il rapimento potrebbe essere finalizzato alla richiesta di un riscatto.
(Ansa)
30.09.2006
|
DIECI CHILI DI
ESPLOSIVO SEQUESTRATO A SMIRNE
|
Il
materiale avrebbe dovuto servire ai gruppo eversivi del Pkk per un
attentato. Arrestato il custode di un edificio. |
La polizia turca ha sequestrato
circa 10 chili di esplosivo nella città portuale di Smirne, sventando così un possibile attacco terroristico sulla costa dell'Egeo da parte dei
terroristi curdi. Lo hanno riferito fonti della sicurezza turca,
precisando che nell'operazione in un complesso di abitazioni residenziali
è stato arrestato il custode dell'edificio dove era nascosto l'esplosivo.
Un mese fa, tre persone erano state uccise e circa 100 ferite, fra cui
alcuni stranieri, in seguito a una serie di attacchi in resort turistici
di Marmara e Antalya. (Adnkronos-Dpa)
30.09.2006
|
RIVENDICATO
L'ATTENTATO DI IGDIR
|
L'azione,
ad opera del Pkk, aveva provocato diciassette feriti di cui due
gravi. Ucciso un tenente di polizia. |
Il Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan) ha rivendicato su un suo sito Internet l'attentato
dinamitardo di sabato 23 settembre davanti ad una foresteria della polizia nei pressi di Igdir alla frontiera orientale con
l'Armenia che ha provocato 17 feriti di cui due gravi.
La provincia di Igdir è fuori dell'area a prevalenza curda dove tradizionalmente sono localizzate le azioni armate del Pkk.
Il Pkk ha anche rivendicato il deragliamento di un treno merci avvenuto sempre sabato scorso a Palu, nella Turchia
orientale. Inoltre un tenente di polizia - riferisce la <Cnn-Turk> - è stato ucciso ed altri due guardiani di villaggio feriti
in un'imboscata attribuita ai terroristi del Pkk avvenuta nelvillaggio di Dargecit, nei pressi della città sud-orientale di Mardin. (
da Ansa)
30.09.2006
|
UCCISO UN BAMBINO
DI DIECI ANNI
|
La
vittima aveva trovato un ordigno lungo la strada che collega due
località della Turchia e l'aveva raccolto. |
Un bambino di dieci anni è stato ucciso dall'esplosione di un ordigno che aveva trovato e preso
in mano sulla strada fra le località di Siirt ed Eruh, nel sudest della Turchia. Il fratello di 12 anni
è rimasto gravemente ferito. (Adnkronos)
30.09.2006
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APERTO IL PROCESSO
A 56 SINDACI CURDI
|
L'accusa
nei confronti del gruppo è quella di sostenere l'illegale partito
dei Lavoratori (Pkk). |
Ha avuto inizio nei giorni scorsi a
Diyarbakir,
in Turchia, il processo contro 56 sindaci curdi, accusati di sostenere
l'illegale Partito dei Lavoratori Curdi (Pkk). I sindaci avevano inviato
una lettera al premier danese Anders Fogh Rasmussen, chiedendogli di non
chiudere <Roj Tv>, una televisione curda con base in Danimarca. La Turchia
accusa la televisione di essere una sostenitrice del Pkk, e i sindaci per
"l'appoggio cosciente" dato ai ribelli curdi. La guerra tra l'esercito
turco e il Pkk, che reclama l'indipendenza per la popolazione curda, ha
provocato 30 mila morti in 22 anni. L'Unione Europea ha chiesto alla
Turchia di riesaminare le accuse contro i sindaci, pena il possibile
rallentamento dei colloqui per l'entrata di Ankara nella UE. (Virgilio)
30.09.2006
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DI NUOVO ALLA
SBARRA
IL GIORNALISTA DINK

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L'accusa
è quella di "offesa all'identità turca". Richiesta dal
tribunale la condanna a tre anni di reclusione. |
Il giornalista di origini armene Hrant Dink,
già condannato nell'ottobre del 2005 per lo stesso reato, subirà un nuovo processo per ''offesa
all'identità
turca'' per avere definito in un'intervista ''un genocidio'' i massacri degli armeni perpetrati nel 1915-1916 da uno degli
ultimi governi ottomani.
La procura di Sisli di Istanbul ha aperto infatti un nuovo processo a suo carico, chiedendo la pena massima di 3 anni di
reclusione, prevista dall'articolo 301 del codice penale che, in caso di condanna, si aggiungerebbero ai 6 mesi di reclusione con
la condizionale già a lui comminati.
Nell'intervista, concessa nel luglio scorso all'agenzia internazionale <Reuters>, Dink affermava: ''Sicuro che affermo che si è trattato di un genocidio. Il risultato lo qualifica e gli
da' un nome. Potete vedere voi stessi che un popolo che e' vissuto in queste terre 4.000 anni
è scomparso''.
Nel precedente processo Dink era stato condannato per avere sulla sua rivista
<Agos> fatto appello agli armeni ''a rivolgersi ora verso il sangue nuovo dell'Armeniaindipendente''.
L'articolo 301 che punisce ogni ''offesa alla turchità'' (turkciuluk) è stato invocato da circoli nazionalisti turchi
per mettere sotto processo lo scrittore Orhan Pamuk e la scrittrice Elif Shafak. Esso
è criticato, per la sua vaghezza che rende imputabile chiunque esprima critiche verso le
istituzioni turche ed i loro rappresentanti, sia dall'UnioneEuropea sia da giornalisti ed intellettuali turchi che ne chiedono l'abrogazione.
La questione dei massacri degli armeni è un argomento praticamente tabù in Turchia, dato che Ankara respinge la
qualifica di ''genocidio'' (considerata un'offesa all'identità turca) per quei massacri. Ankara, in particolare, smentisce che
essi abbiano provocato oltre un milione di morti (1.5 milioni secondo gli armeni), affermando che si
trattò di scontrireciproci tra turchi musulmani e armeni cristiani che avrebbero provocato ''non
più di 300 mila morti per parte'' e che essi
avrebbero avuto come origine la collaborazione militare delle popolazioni armene con l'invasore russo dell'Anatolia ottomana.
(Ansa)
30.09.2006
|
OTTUAGENARIO CONDANNATO PER CRITICHE AD ERDOGAN
| Un
anziano ingegnere aveva scritto che il premier turco ed il suo
partito sfruttano la religione e favoriscono la reislamizzazione nel
Paese. |
Un cittadino turco di 83 anni è stato condannato a pagare una multa di 10.000 nuove lire
(circa 5.300 euro) per avere accusato il premier Recep Tayyip Erdogan, il suo partito Akp ed il suo
Governo di sfruttare la religione e di favorire la reislamizzazione della Turchia.
Mehmet Dorduncu, un ingegnere in pensione residente ad Istanbul, aveva incollato una sua lettera di due pagine
contenente quella ed altre accuse all'attuale Governo turco sul libro d'oro della casa natale del padre della patria Kemal
Ataturk, a Salonicco. Erdogan durante la sua visita in Grecia alla casa di Ataturk del maggio scorso aveva scoperto la
lettera e l'aveva strappata dal libro.
Nella lettera l'anziano ingegnere accusava Erdogan ed il suo partito di ''sfruttare i sentimenti religiosi dei turchi'' e di
mirare alla reislamizzazione della Turchia, ma anche di essere ''uno
schiavo'' degli Usa e dell' Unione Europea. Erdogan ha avviato contro di lui sia una causa civile, che
si è conclusa con la condanna all'ammenda, sia un processo penale per cui
Dorduncu rischia fino a quattro anni di prigione.
L'Akp di Erdogan è spesso accusato dai turchi di orientamento laico di avere, con il suo partito ed il suo
Governo, un' ''agenda segreta'' mirante alla graduale islamizzazione della
società e dello Stato. (Ansa)
30.09.2006
|
ORHAN PAMUK
INSISTE

|
Lo
scrittore turco in una intervista al quotidiano spagnolo <El
Pais> ha affermato come il suo Paese abbia "urgente bisogno
di democrazia". |
"La Turchia ha urgente bisogno
di democrazia". Sono state queste le parole usate dallo scrittore
Orhan Pamuk per descrivere la situazione nel suo Paese. In una intervista
che sarà sul supplemento domenicale del quotidiano spagnolo <El
Pais>, il romanziere - che l'anno scorso fu incriminato per avere
infranto l'articolo 301 del nuovo codice penale - ha parlato anche della
persecuzione giudiziaria che scrittori come lui ed Elif Shafah, assolta la
settimana scorsa, hanno subito.
L'autore si è lamentato per l'"attacco alla cultura" in atto
nel suo Paese, sottolineando come una persona debba ormai riflettere
attentamente prima di poter parlare. Secondo Pamuk ora in Turchia, anche
tra i militari, da sempre garanti della laicità dello Stato,
comincerebbero ad annidarsi gruppi nazionalisti che nutrono sentimenti
antieuropei. (da Apcom)
30.09.2006
|
MUOIONO CINQUE
IMMIGRATI AL LARGO DI SMIRNE

|
Un
barcone con un gruppo di disperati era diretto in Grecia quando si
è rovesciato. |
Cinque immigranti clandestini sono morti nelle acque del Mar Egeo, al largo di Karaburun, nei
pressi di Smirne in seguito al naufragio del loro barcone, diretto in Grecia, ma 35 dei loro compagni di viaggio sono stati
recuperati in mare e messi in salvo dalla guardia costiera turca. Lo ha reso noto l'agenzia turca
<Anadolu>.
Le isole greche dell'Egeo sono un un punto di passaggio abituale delle rotte dell'immigrazione clandestina diretta in
Europa. (Ansa)
30.09.2006
|
INDAGINI SULLE
ACCUSE
|
Un
gruppo di avvocati di Smirne si è rivolto all'Onu dopo il naufragio di
alcuni immigrati nelle acque dell'Egeo. |
Un gruppo di avvocati di Smirne si
è rivolto all'Alto Commissariato per i rifugiati dell'Onu per
richiedere un'indagine sulle accuse rivolte alla guardia costiera greca di
35 immigrati clandestini recuperati al largo della città turca, che affermano di essere
stati gettati in mare da un'imbarcazione greca e di avere così causato la morte di sei loro compagni di viaggio.
I superstiti della tragedia, provenienti da vari Paesi del Nord Africa, hanno raccontato di essere giunti
nell'isola di Chios, dove sarebbero stati imbarcati dalla guardia costiera su un'imbarcazione civile il cui equipaggio li
avrebbe poi gettati a mare nei pressi della costa turca.
Sei di essi sono annegati ed i rimanenti 31 sono stati soccorsi e tratti in salvo dalla guardia costiera turca con la
collaborazione della popolazione locale. (Ansa)
30.09.2006
|
NESSUNA
COLLABORAZIONE
|
Non
la riceve, a suo dire, la Grecia a proposito del fenomeno della
immigrazione clandestina. |
La Grecia non sta ricevendo la collaborazione che ha richiesto dalla confinante Turchia per
limitare il fenomeno dell'immigrazione clandestina. La dura dichiarazione - come riferisce
la stampa ateniese - è stata fatta dal portavoce del ministero degli Esteri greco
Giorgios Koumoutsakos a Washington dove si trova al seguito del capo della diplomazia ellenica, Dora Bakoyannis.
''La Grecia ha cercato la cooperazione delle autorità turche per rimpatriare gli immigrati illegali e la loro risposta
è stata ben lontana dall'essere soddisfacente'', ha affermato il portavoce rispondendo a domande di giornalisti circa commenti
critici alla gestione greca del problema dell'immigrazione clandestina apparsi sulla stampa turca.
Negli ultimi quattro anni, ha ricordato Koumoutsakos, il governo di Atene ha chiesto a
più riprese a quello di Ankara di
rimpatriare 22.000 immigrati entrati in Grecia dalla Turchia masolo 1.400 di essi sono stati accettati indietro. ''Quindi la Grecia aspetta ancora la cooperazione della Turchia'', ha
concluso il portavoce esortando ancora una volta Ankara arispettare l'accordo fatto sul rimpatrio dei migranti. (Ansa)
30.09.2006
|
ECONOMIA
MIGLIORA
L'ECONOMIA
|
Il
rapporto della Banca Centrale turca vede il tasso di inflazione
scendere a fine anno al 7.5% rispetto al 7.6% preventivato. |
Migliora l'economia turca: secondo
un rapporto periodico pubblicato dalla Banca Centrale di Ankara, il tasso
d'inflazione del Paese appare destinato a scendere da oggi a fine anno al
7.5 per cento rispetto alla previsione del 7.6 per cento rilasciata appena
due settimane fa. Il dato complessivo su base annua dovrebbe risultare del
9.6 per cento, anch'esso in calo rispetto alla precedente stima del 9.8
per cento e al tasso attuale del 10.3 per cento. Altri dati positivi sono
costituiti dal tasso di sviluppo, indicato ora al 5.1 per cento per
l'intero 2006 (contro una stima governativa d'inizio d'anno del 5 per
cento e quella del Fondo monetario del 4.8 per cento fornita appena all'
inizio di settembre). Buoni segnali anche dalla disoccupazione (escluso il
settore agricolo), che nel trimestre maggio-luglio è risultato dell' 11.5
per cento, contro il 12.5 per cento registrato nell'ultimo trimestre del
2005. (Denaro.it)
30.09.2006
|
DEBITO SALDATO
ENTRO IL 2010
|
La
Turchia, Paese fortemente indebitato con il Fondo Monetario
Internazionale, restituirà il prestito avuto di 12.6 miliardi
di dollari. |
La Turchia, il Paese maggiormente
indebitato con il Fondo monetario internazionale, pagherà all'istituzione
12.6 miliardi dollari entro il 2010. Fra il mese di ottobre e novembre è
prevista la restituzione di 2.1 miliardi di dollari, poi pagarne 5.6 nel
2007. Stando ai dati riportati dallo stesso Fondo monetario
internazionale, alla fine di agosto, l'indebitamento del Paese della
Mezzaluna ammontava a 11.6 miliardi di dollari totali, ai quali, entro il
2010 andrà ad aggiungersi un altro miliardo di interessi.
Importo che potrebbe anche cambiare a seconda di come la Turchia deciderà
di usare il denaro ricevuto in prestito. Fino a questo momento si sa di
certo che ha utilizzato circa 4.3 miliardi di dollari e che entro maggio
2008 potrà usarne altri 5.5. Riguardo ai pagamenti al Fondo monetario
internazionale, la Turchia si aspetta di poter sostenere meglio questo
impegno economico dopo la fine di quest'anno. Se la situazione generale
del Paese si mantiene su questi parametri, il Paese della Mezzaluna
dovrebbe pagare 576 milioni di dollari in gennaio, 1.9 miliardi di dollari
in febbraio, 127 milioni di dollari in marzo, 576 in aprile, 485 in
maggio, 127 in giugno, 382 in luglio, 572 in agosto, 127 in settembre, 222
in ottobre 414 in novembre e 127 in dicembre. Un rapporto, quello con il
Fondo monetario internazionale per il quale la Turchia ha dovuto mettere
mano a poderose riforme, prima fra tutte quella della Sicurezza sociale. E
se il Fondo nutre grandi speranze e ha voluto omaggiare a Turchia,
organizzando il meeting del 2009 a Istanbul, unica ad averlo ospitato due
volte insieme a Washington, non sono mancati anche motivi di attrito con
il governo di Ankara. Nel marzo scorso la decisione di tagliare l'iva sul
tessile fu accolta molto male dall'Fmi. Così male che il governo turco si
guardo bene dall'estenderla ad altri settori, che pure avrebbero avuto
bisogno di provvedimenti urgenti. Adesso che si parla di taglio dell'iva
sul turismo, sono in molti a chiedersi come l'Fmi potrà reagire. (Denaro.it)
30.09.2006
|
RECORD DI
INVESTIMENTI DALL'ESTERO:
9.7 MILIARDI DI DOLLARI A FINE AGOSTO

| Il
dato fornito da un report della associazione turca
<Yased>. Stando a quanto sottolineato dal presidente, l'anno
in corso si dovrebbe chiudere con una somma pari ai 12 miliardi di
dollari. Un nuovo programma di credito lanciato dalla banca <Garanti>
destinato alle giovani imprenditrici. |
Secondo un report della
<Yased>
(L'Associazione degli investitori esteri in Turchia), la Turchia ha
attratto,
a fine agosto, 9.7 miliardi di dollari di investimenti dall'estero. La
somma è composta da 7.2 miliardi di dollari di investimenti nei settori
tlc, bancario/finanziario, assicurativo, industriale, turistico, e 1.6
miliardi di dollari nel campo immobiliare.
Il presidente della <Yased>, Erdikler, ha sottolineato che il 2006 sarà l'anno
record degli investimenti esteri poiché la somma totale raggiunta dal
Paese dovrebbe superare i 12 miliardi di dollari (si precisa in proposito
che solo alcuni giorni orsono il vice Primo ministro, Abdullatif Sener, aveva indicato
una somma oscillante intorno ai 17 miliardi di dollari). La cifra di 12
miliardi di dollari sarebbe il record assoluto per la Turchia (nel 2005
gli investimenti esteri hanno raggiunto i 9.7 miliardi di dollari); una
somma così rilevante che farebbe classificare il Paese fra i primi al
mondo in quanto a ricettività di Ide.
Erdikler ha evidenziato infine che la stabilità politica ed economica e la
lotta all'economia sommersa sono fra i temi più cari agli investitori
esteri.
Nel frattempo, un nuovo programma di credito lanciato dalla banca turca
<Garanti>, destinato a sostenere le giovani imprenditrici, garantirà
prestiti fino a 30mila dollari per le donne che lavorano o intendono
lanciare piccole o medie imprese.
L'istituto ha sviluppato il pacchetto di sostegni in collaborazione con
l'Associazione delle imprenditrici (Kagider). Si tratta di uno dei primi
programmi di questo genere a essere realizzati nel Paese e il primo della
banca <Garanti>, quarto istituto di credito turco per grandezza. Finora
quaranta donne hanno già fatto domanda per accedere ai finanziamenti.
"Per portare alla luce il potenziale della Turchia - ha detto Nafiz Karedere,
vicepresidente della <Garanti> - abbiamo bisogno di più imprenditori e più
produzione. Le donne sono il gruppo che ha bisogno di maggior supporto".
Mentre la presenza di donne turche nei settori del management aziendale,
della legge, della medicina e dell'ingegneria è tra le più alte al
mondo, la loro partecipazione al mondo dell'economia è tra le più
basse fra i Paesi dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo
economico. (Denaro.it)
30.09.2006
|
IL
NODO SCORSOIO
DELLE CALZATURE
CINESI

|
Il
presidente dell'Associazione turca <Egeaysad>, Ali Nihat Bicer,
ha nuovamente posto in evidenza - per il sistema
industriale del settore locale - il rischio rappresentato dal forte flusso di
scarpe importate dal Paese del Celeste Impero. Alcune stime che
lasciano riflettere. Riduzione della capacità produttiva. |
Il presidente
dell'Associazione dei Produttori di Calzature dell'Egeo <Egeaysad>,
Ali Nihat Bicer, ha nuovamente posto in evidenza il rischio per il sistema
industriale calzaturiero locale rappresentato dal forte flusso di scarpe
importate dalla Cina. Nel corso del 2005 e nonostante i vari contingenti,
sovrapprezzi, ecc. posti in essere dalle autorità locali, la Cina ha
incrementato nei primi mesi del 2006 il suo export di oltre il 106% (53.7%
la quota di mercato cinese e 222 milioni di dollari il valore esportato in
Turchia - stime <Egeaysad> in mancanza di dati ufficiali); il
monitoraggio posto in essere dalle autorità turche segnala incrementi
percentuali ancora molto consistenti (intorno al +20-25% 2006/2005). Le
calzature cinesi sono, per la quasi totalità, calzature in plastica che
coprono circa il 65% dell'import totale della Turchia. Il dato più
preoccupante fornito dal Bicer è quello riferito alla consistente
riduzione (-25%), a seguito della concorrenza cinese, della capacità
produttiva locale che -si ricorda- è la sesta al mondo. (Ice
Istanbul)
30.09.2006
|
CON IL "BLUE
STREAM 2"
L'ITALIA
SARA' AVVANTAGGIATA

|
Il
mega-gasdotto, che passerà per la Turchia, naturalmente porterà
grossi benefici anche a questo Paese. 5 miliardi di dollari di
investimento. |
Con l'accordo di cooperazione
strategica che firmeranno il 15 ottobre prossimo, <Eni> e <Gazprom> si
impegneranno a dar vita a una joint-venture per la realizzazione e
gestione di un mega-gasdotto che passerà dalla Turchia, destinato a
convogliare verso l'Italia altri cinque miliardi di metri cubi di gas
russo all'anno. Lo ha affermato la stampa russa - non smentita dal gruppo
italiano - che ha tenuto a Tripoli, in Libia, la riunione del
suo consiglio di amministrazione dove è stato analizzato proprio il dossier dell'accordo strategico con
<Gazprom>. Il "Blue Stream 2" -
così si chiamerà il nuovo gasdotto, che dovrebbe entrare in funzione nel
2012 - seguirà a grandi linee il percorso di "Blue Stream 1": passerà
sotto i fondali del Mar Nero evitando l'Ucraina e attraversando la
Turchia. <Gazprom> dovrebbe investire 5 miliardi di dollari per la
realizzazione del progetto.
Il colosso russo del metano si sarebbe affrettato a concludere l'accordo
con <Eni> nel timore di essere spiazzato dal progetto alternativo Nabucco
che prevede la costruzione di un gasdotto per il trasporto di gas di
Turkmenistan, Kazakhstan e Azerbaigian in Europa attraverso Georgia e
Turchia, aggirando la Russia. "Blue Stream 2" dovrebbe avere una capacità
massima di 8 miliardi di metri cubi di gas all'anno e potrebbe servire
anche per forniture energetiche a Grecia, Ungheria e Bulgaria. Intanto il
consiglio di amministrazione dell'<Eni> riunitosi in Libia (non è la prima volta che il gigante italiano convoca il suo
board
nelle capitali Paesi fornitori, era già successo in Egitto) ha dato un
primo via libera all'alleanza con la russa <Gazprom>. Nei giorni scorsi
l'amministratore delegato del gruppo, Paolo Scaroni, assicurava comunque
che l'avvio della partnership russa non cambierà le strategie verso il
Mediterraneo dell'<Eni>.
"Quello che facciamo in Russia - spiegava Scaroni
- non ha legami diretti con Libia e Algeria", Paesi a cui "continuiamo
a guardare con estremo interesse". Anche perché i conti del gruppo si
confermano eccellenti: l'Eni ha chiuso il primo semestre del 2006 con
una crescita del 21.5 per cento dell'utile netto, attestatosi a 5.28
miliardi di euro. La società si appresta a distribuire un acconto sul
dividendo di 0.60 euro ad azione (più 33.3 per cento rispetto al 2005).
L'utile operativo del gruppo, si legge nella semestrale, ha raggiunto i
10.54 miliardi, con un rialzo del 29.2 per cento rispetto allo stesso
periodo del 2005. (Denaro.it)
30.09.2006
|
...MA PER
L'ANTITRUST
CON l'ACCORDO
MERCATO A RISCHIO

|
A
detta del suo presidente, Antonio Catricalà, se ne sa ancora poco.
Il rischio di veder prevalere solo elementi di collaborazione tra
due società. |
L'Antitrust "mantiene elevato
il livello di attenzione su eventuali comportamenti
anti-concorrenziali" su alcune operazioni, tra le quali il nascente
accordo fra <Gazprom> ed <Eni>, "del quale si sa ancora poco".
L'accordo, afferma il presidente dell'Antitrust, Antonio Catricalà,
intervenendo all'Istituto <Aspen>, "rischierebbe di veder prevalere
elementi di collaborazione fra le due società piuttosto che costituire
occasione di un reale confronto". Ricostruendo quanto trapelato a
proposito dell'accordo che sarà firmato il prossimo 15 ottobre, Catricalà
ha spiegato che "sembra che <Gazprom> pensi di entrare direttamente sul
mercato italiano della distribuzione e della vendita di gas sfruttando gli
spazi lasciati liberi da <Eni>, mentre questa ottenga in cambio la
possibilità di sfruttare giacimenti di idrocarburi in Russia". Il
quotidiano moscovita <Kommersant> ha rivelato che con l'accordo <Eni> e
<Gazprom> si impegneranno a dar vita a una joint-venture per la
realizzazione e gestione di un gasdotto destinato a convogliare verso
l'Italia altri 5 miliardi di metri cubi di gas russo l'anno. (da s.g/Denaro.it)
30.09.2006
|
GASDOTTI,
FORNITURE E PREZZI
|
Accordi
di massima tra Ankara e Teheran sulla fornitura di combustibile. Il
caso di <Gazprom>. Ii nuovi scenari che potrebbero
aprirsi. La dipendenza dell'Europa dalle pipeline dell'Est. |
L'undici settembre 2006 Turchia e
Iran hanno raggiunto l'accordo sulla fornitura di gas all'Europa. Secondo
l'accordo, il gas iraniano destinato al Vecchio Continente transiterà
attraverso le pipeline turche in direzione est-ovest. Tuttavia, si
tratterebbe ancora di un accordo di massima, visto che poco dopo
l'annuncio sul sito ufficiale del ministero dell'Energia turco una
fonte anonima del ministero degli Esteri ha fatto trapelare che ci
sarebbero ancora molte cose da definire. A dire il vero, il gas iraniano
transita già da alcuni anni attraverso la Turchia per rifornire gli Stati
europei grazie a un accordo firmato un decennio or sono, accordo che
Ankara non ha mai realmente gradito. Proprio per i malumori turchi, al
posto degli otto miliardi di metri cubi di gas previsti in transito per il
2006, ne sono passati finora soltanto 2.5 miliardi. Il gasdotto che
collega l'iraniana Tabriz con Ankara, inaugurato nel 2001, è quindi
allo stato attuale praticamente inutilizzato.
Considerata la fame energetica dell'Europa negli ultimi anni, è
evidente che se il gasdotto ha sin qui funzionato per appena un terzo
della sua portata, il motivo non è certamente da cercare in un calo della
domanda. Al contrario, l'Europa sta soffrendo ultimamente degli screzi
tra Turchia e Iran derivanti da una opposta visione che Ankara e Teheran
hanno del ruolo della Turchia nel mercato energetico eurasiatico. Se
l'Iran prevede una Turchia che si limiti a essere un ponte tra i propri
giacimenti e i Paesi europei, al contrario Ankara vorrebbe trasformare la
Turchia in una piattaforma (hub) di raccolta, stoccaggio e distribuzione
del gas e del petrolio mediorientale. In uno scenario 'all'iraniana'
la Turchia guadagnerebbe esclusivamente i diritti di transito sul gas
venduto all'Occidente, mentre in uno scenario "alla turca" potrebbe
accumulare ingenti risorse energetiche da più Paesi esportatori del Medio
Oriente per poi rivendere panieri energetici confezionati sul proprio
territorio attingendo da più fonti, in base ai prezzi di mercato e alle
contingenze geopolitiche.
Questo secondo scenario, oltre a garantire guadagni notevolmente superiori
ai turchi, permetterebbe anche alla Turchia di proporsi come garante
energetico dell'Europa, capace di assorbire crisi dell'offerta di
breve e media durata, crisi simili a quella russo-ucraina dell'ultimo
inverno. L'Europa, oltre a una relativa sicurezza dei rifornimenti,
guadagnerebbe uno Stato cuscinetto nel Grande Gioco del XXI secolo,
togliendosi molti imbarazzi, come quello di fare direttamente affari con
l'Iran, un paese verso il quale potrebbe anche essere costretta a
chiedere sanzioni Onu se la vicenda nucleare iraniana non dovesse trovare
una soluzione ragionevole.
Querelle sotterranea
- Ma la querelle sotterranea tra Iran e Turchia potrebbe non essere la sola
minaccia alla sicurezza energetica europea: anche l'altro storico
fornitore di gas del nostro continente, la Russia, potrebbe non essere più
così affidabile come si è fin ora dimostrato; ci sono sviluppi, infatti,
nella crisi russo-ucraina. Tale crisi ha tenuto banco per settimane intere
durante lo scorso inverno, causando anche notevoli cali nelle forniture di
gas agli Stati europei finché, il 4 gennaio 2006, <Gazprom> e <Naftogaz>
hanno raggiunto un accordo di fornitura basato sulla creazione di una
società con sede in Svizzera, la <Rosukrenergo>, avente il ruolo di
raccogliere gas turkmeno a sufficienza da creare, miscelato a quello
russo, un paniere di gas a basso costo destinato all'Ucraina.
Secondo l'accordo di gennaio, <Gazprom> avrebbe pagato il gas turkemo a 65
dollari americani per mille metri cubi, ma dopo appena sei mesi, in
luglio, il prezzo è già stato ritoccato a 100 dollari, in seguito alle
decise pressioni del dittatore turkmeno Niyazov. Tale rinegoziazione, come
hanno puntualmente commentato molti analisti russi, segna la fine del
monopolio di <Gazprom>, cioè del monopolio russo, sulle risorse energetiche
dei Paesi ex sovietici. Nello specifico, però, <Gazprom> non ha perso la
guerra ma solo una battaglia e, per essere ancora più precisi, si tratta
di una ritirata tattica che asseconda la strategia a lungo termine di non
avere concorrenti ma solo fornitori nell'area centro-asiatica.
È ormai noto, infatti, che il Turkmenistan vuole inserirsi nel mercato
cinese dell'energia, un mercato molto appetito anche da <Gazprom>. Il 21
agosto Cina e Turkmenistan hanno firmato un accordo di cooperazione
politica economica e culturale. Tra le pagine, anche la conferma piena al
progetto di costruzione di un gasdotto (dovrebbe essere pronto nel 2009)
che permetterà a Ashgabat di vendere ai cinesi circa 30 miliardi di metri
cubi di gas all'anno. E, si sa, i cinesi il gas lo pagano davvero bene.
Il problema, a questo punto, è che la produzione turkmena di gas potrebbe
rivelarsi insufficiente a garantire entrambe le forniture e sembra
scontato che se Niyazov si dovesse trovare costretto a scegliere se
fornire gas a <Gazprom> al prezzo bloccato di 100 dollari per mille metri
cubi o vendere lo stesso gas a Pechino a prezzi ben più alti,
automaticamente <Gazprom> si troverebbe con un discreto ammanco nelle
proprie tubature.
Bolletta energetica
- Il gigante russo, da parte sua, vorrebbe accaparrarsi quasi completamente
la produzione turkmena, per poi rivenderla a piacimento sia all'Europa,
via Ucraina, sia alla stessa Cina. Non è da escludere, per questo, che
<Gazprom> accetti ulteriori aumenti di prezzo per il gas turkmeno, pur di
assicurarsi il monopolio di tale risorsa e neutralizzare un concorrente
diretto, lasciandogli i guadagni ma sottraendogli il ruolo geopolitico. Il
problema è, come sempre, per chi sta all'altro capo della pipeline e
non ha alcun controllo su queste complesse dinamiche: l'Europa. Assai
probabile, quindi, un ulteriore aumento della bolletta energetica nel
Vecchio Continente, ma solo se tutto andrà per il meglio perché esiste
anche uno scenario peggiore in cui rientra, manco a dirlo, l'Ucraina.
Tale Paese, infatti, con l'accordo di gennaio pagava 95 dollari per
mille metri cubi grazie - come abbiamo già ricordato - alla fornitura
turkmena, il cui costo era di 65 dollari per la stessa quantità. Ora che
da 65 dollari il gas turkmeno è passato a 100 dollari, ovviamente
l'Ucraina non potrà continuare a pagarne 95. Secondo gli analisti ne
pagherà almeno 120. Siamo, comunque, alla metà di quanto pagano gli
europei (230-250 dollari per mille metri cubi). Tuttavia si tratta di un
prezzo difficilmente sopportabile dalla provatissima economia ucraina, che
potrebbe spingere Kiev a intraprendere nuove azioni disperate, cioè
chiudere nuovamente il <Gasdotto della Fratellanza> in direzione ovest
oppure tornare a "fare la cresta" sul gas europeo, sifondandolo dalla
conduttura che prosegue fino alla Repubblica Slovacca.
Screzi con le periferie
- Al di là dei singoli accordi tra Paesi produttori e consumatori di gas
naturale, sono evidenti almeno due dinamiche complessive a cui è bene
prestare la massima attenzione. La prima è che la maggior parte dei Paesi
industrializzati punta ormai sul gas naturale come sostituto a medio
termine del petrolio: da parecchi mesi, infatti, la maggior parte dei
'giochi' interessa l'oro blu e non più quello nero. La seconda è
che anche attori di caratura globale come <Gazprom> (una società che si
appresta addirittura a dare l'assalto al mercato americano) cominciano
ad avere alcuni problemi. Non è azzardato definire impero una società
come <Gazprom>, che gestisce direttamente (in territorio russo) e
indirettamente (nei Paesi "satelliti") le maggiori risorse mondiali di
gas naturale. Ebbene anche <Gazprom>, come ogni impero, è destinata ad
avere screzi con le sue periferie.
Problemi, va chiarito, perfettamente alla portata del colosso del gas,
almeno fintanto che si presenteranno uno alla volta senza turbare
l'equilibrio globale della bilancia energetica mondiale. In uno scenario
del genere gli unici a soffrirne realmente saranno i Paesi importatori
europei, su cui - come le regole di mercato impongono - verranno scaricati
gli aumenti del prezzo. Anche se tali aumenti arrivassero a causare una
seria crisi della domanda in Europa, poco cambierebbe per <Gazprom> che
avrebbe in ogni caso India e Cina (e in un futuro non lontanissimo gli
Stati Uniti) come clienti pronti a divorare ogni eventuale eccesso
dell'offerta.
La situazione potrebbe diventare, al contrario, critica per <Gazprom>
qualora diversi fornitori dovessero dare forfait contemporaneamente:
emergerebbero in tal caso le classiche tendenze centrifughe che nei secoli
hanno fatto la rovina di ogni impero. Questo discorso è valido solo in
parte anche per l'altro grande fornitore di gas: l'Iran. Tale Paese ha
infatti un'industria energetica molto più primitiva e ritardi
tecnologici notevoli a cui attualmente riesce a far fronte grazie alle
abbondantissime riserve (è il secondo Paese al mondo per giacimenti, dopo
la Russia), all'ottima posizione geografica e a una assai aggressiva
politica di potenza regionale che scoraggia le multinazionali straniere a
entrare nel mercato iraniano del gas. (Giuseppe Croce/Pagine
di Difesa)
30.09.2006
|
<SHELL>
POTREBBE UNIRSI
A <ENI-CALIK>

|
"Il
progetto offrirebbe un corridoio per aumentare la quantità di
petrolio che arriverà dalla Russia e dal Mar Caspio alla
Turchia", ha dichiarato una portavoce. |
La compagnia petrolifera <Royal
Dutch Shell> sta "sondando la possibilità" di unirsi al
progetto per la costruzione dell'oleodotto Tap che collegherà Samsun a
Ceyhan in Turchia. Il piano di <Eni> e <Calik> ha l'obiettivo
di ridurre il traffico di petroliere che intasa lo stretto dei Dardanelli.
"Il progetto offrirebbe un corridoio per aumentare la quantità di
petrolio che arriverà dalla Russia e dal Mar Caspio alla Turchia",
ha dichiarato un portavoce di <Shell>, aggiungendo che è ancora
troppo presto per parlare di costi e di date di avvio.
<Eni> e la compagnia turca <Calik> hanno firmato il 15
settembre scorso l'accordo per l'acquisizione da parte di <Eni> del
50% della <Trans Anadolu Pipeline Company>, società controllata da
<Calik>. Entrambe le compagnie si serviranno quindi della <Trans
Anadolu Pipeline Company> per la realizzazione e la gestione delle
attività operative dell'oleodotto <Trans Anadolu Pipeline> (Tap).
La condotta trasporterà greggio dagli impianti vicino Samsun, sul Mar
Nero, alle strutture di carico olio nei pressi del terminal di Ceyhan, sul
Mediterraneo. Il progetto comprende la costruzione di una pipeline di 550
km, la realizzazione di un nuovo terminal di carico greggio a Samsun e dei
nuovi impianti di stoccaggio a Ceyhan. la capacità progettata dell'intero
sistema di trasporto sarà di 1.5 milioni di barili di petrolio al giorno.
(Ap)
30.09.2006
|
AVVIATO L'ITER
PER LE CENTRALI
NUCLEARI

|
Documento
messo a punto dal ministro turco per l'Energia. Il testo dovrà
essere sottoscritto da tutti i membri del Governo. |
Con un documento messo a punto dal
ministero turco per l'Energia, è stato avviato l'iter per rendere
possibile la costruzione e la gestione di centrali nucleari in Turchia. Il
testo dovrà essere sottoscritto da tutti i membri del governo di Ankara
prima di procedere con la selezione delle aziende candidate alla creazione
e gestione delle centrali. Le aziende interessate, per poter partecipare
alla gara, dovranno rispondere ai requisiti stabiliti dall'Agenzia turca
per l'energia atomica (Taek), secondo quanto riferisce l'agenzia di stampa
turca <Anadolu>.
Il governo turco dovrà indicare la capacità delle centrali e i terreni
su cui sorgeranno, fissare i prezzi per le licenze così come gli
eventuali incentivi finanziari per la costruzione delle infrastrutture,
oltre a stabilire la procedura per la selezione delle offerte. (Denaro.it)
30.09.2006
|
LA
FORTUNA
DI UNA IMPRESA
ECOLOGICA

|
300
mila euro guadagnati dalla turca <Bilgin Energy>. In pratica -
grazie al Protocollo di Kyoto, i Paesi che mettono troppo gas
inquinanti, invece di pagare una multa, comprano i
"crediti" di energia pulita da altre parti. |
Thanks to
the Kyoto Protocol, since Bilgin Energy prevented 72,000 tons of carbon
dioxide from being emitted by generating electrical energy through wind
power, the company was awarded 300,000 euros.
Under the accords of the Kyoto Protocol, countries that generate huge
amounts of greenhouse gases that want to avoid paying fines are permitted
to purchase "gas emission rights" from countries that emit less gas.
But because Turkey did not ratify the treaty and wasn't able to sell its
emission credits, Bilgin Energy sold them through a German firm.
The company's Deputy Chairman Tolga Bilgin stated that if Turkey became
party to the treaty, nearly 800,000 euros would be saved for the same
amount of carbon dioxide, and further investments could be funded.
Those who operate facilities that decrease the amount carbon dioxide
emissions, such as hydroelectric plants, waste treatment facilities and
modern garbage storages are entitled to the same right.
Recently, Bilgin Energy Investment Holding inaugurated a 30 megawatt wind
power plant in northwestern Turkey.
The plant, whose construction was funded by the company's equity capital
and the external loans, is the first private facility in the industry
built in the build-and-operate model.
The company's launch of operation also marks the realization of the
seemingly impossible: even though it is not party to the Kyoto Protocol,
Turkey began exporting carbon dioxide certificates under that treaty,
which allows the countries and companies with high carbon dioxide emission
to purchase emission rights from elsewhere.
Tolga Bilgin took a unique path with regard to emission credits sales. He
contacted the German standardization institute TUV and a consulting firm
to obtain a certificate enabling the sale of the credits.
Bilgin said that even the consulting firms did not have any idea as to
whether companies of a non-party country to Kyoto Protocol were able to
sell emission rights- (Gurhan Savgi/Zaman)
30.09.2006
|
I SITI DOVE OSANO
LE API

| Missione
imprenditoriale in Turchia nei settori agroalimentare, costruzione e
servizi. Consultare www.lig.camcom.it/howtogointernational. |
www.lig.camcom.it/howtogointernational:
sul sito tutte le informazioni sul Progetto "How to go international",
che prevede una missione imprenditoriale in Turchia
nei settori agroalimentare, costruzioni e servizi.
www.globalgeografia.com: il sito contiene numerose informazioni di
carattere geografico di ogni parte del mondo.
www.confapi.org: Sito della Confapi Nazionale.
www.api.napoli.it: Sul sito è possibile partecipare ai Forum di
discussione, acquistare o vendere beni e servizi, consultare la rassegna
stampa quotidiana ed altro ancora.
Spazio associati:
www.tralice.it: l'impresa associata "Tralice srl" da sempre opera
nel settore dell'edilizia industriale, delle bonifiche ambientali, della
manutenzione e costruzione degli impianti di distribuzione carburanti,
sempre con sguardo attento all'ambiente e alla sicurezza. Il sito
contiene una breve storia dell'azienda, una panoramica sui servizi e i
prodotti offerti. (Denaro.it)
30.09.2006
|
ECONOMIA
CRESCE IL PESO
ECONOMICO
|
Per
l'ex vice presidente del Fmi, la Turchia deve però incrementare le
riforme per rendere i mercati meno volatili. |
Il peso economico della
Turchia sta crescendo e presto assumerà un ruolo importante nell'economia
globale. Lo ha detto Anne Krueger, ex vicepresidente del Fondo monetario
Internazionale. Ma non sono tutte rose e fiori. La Krueger, infatti, ha
anche messo in guardia sulla situazione finanziaria del Paese. "Se la
Turchia vuole un mercato meno volatile - ha detto - deve iniziare a
portare avanti seriamente il processo di riforma economica. Solo in questo
modo si ottiene una maggiore stabilità". (Apcom)
30.09.2006
|
PIL PRO-CAPITE
|
Secondo
le stime del Fmi nel 2007 toccherà in Turchia gli 8.839 dollari,
ben 500 in più rispetto all'anno precedente. |
Vola il prodotto
interno lordo della Turchia. Secondo le stime rese note dal Fondo
Monetario Internazionale, nel 2007 si arriveranno a toccare gli 8.839
dollari pro-capite, ben 500 dollari in più rispetto al 2006. Un trend
in crescita dal 2003, quando il prodotto interno lordo era appena di 6,807
dollari. Un ritmo di crescita di tutto rispetto, che da quattro anni fa ha
fatto segnare un incremento del 20.9%.
Già nel 2004 e nel 2005 si era registrato un aumento significativo, con
7.494 e 7.950 dollari. (Apcom)
30.09.2006
|
EXPORT-IMPORT
IN AUMENTO
|
In
attesa del bilancio di fine anno, i dati in Turchia nei primi otto
mesi 2006. Esportazioni per 53 miliardi di dollari ed importazioni
per 89 miliardi di dollari. |
L'import
e l'export turchi sono in aumento. In attesa del bilancio di fine anno, il
sottosegretariato turco al Commercio Estero ha reso note alcune cifre. In
particolare le importazioni turche hanno raggiunto il volume di 89 miliardi
di euro nei primi otto mesi dell'anno, segnando un +18.1% rispetto
all'anno precedente, mentre le esportazioni sono cresciute del 17.4%,
raggiungendo i 53 miliardi di dollari. Il debito nel commercio estero in
questo momento è del 19.3%, attestato sui 35.4 miliardi di dollari. (Apcom)
30.09.2006
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FIDUCIA
DEI CONSUMATORI
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E'
tornata a crescere in Turchia nel mese di agosto. Un dato
estremamente positivo se si pensa che da maggio l'indicatore aveva
collezionato solo segni negativi. |
La
fiducia dei consumatori turchi nel mese di agosto è tornata a crescere.
Un dato molto positivo, se si pensa che da maggio l'indicatore aveva
collezionato solo segni negativi. In particolare l'aumento è stato del
31.17%, passando dagli 88.6 punti di luglio, minimo storico dal dicembre
2003, al 91.4 di luglio.
L'aumento più evidente si è avuto nell'acquisto di beni durevoli, che ha
segnato ben il 6.34% in più rispetto al mese di luglio. A giocare un
ruolo predominante è stata sicuramente anche la situazione economica
generale della popolazione, cresciuta del 3.22% sempre rispetto al mese
precedente.
Se fino ad aprile la fiducia dei consumatori si era mantenuta costante, da
maggio a luglio si è assistito ad un crollo vertiginoso, dovuto
soprattutto ai due mesi di grande incertezza che hanno caratterizzato i
mercati finanziari turchi proprio in quel periodo, situazione da cui la
Turchia è uscita grazie al vigoroso lavoro della Banca Centrale e
dall'aumento di tassi di interesse.
la diminuzione della fiducia dei consumatori era stata ampiamente prevista
dal governatore della <Merkez Bankasi>, Durmus Yilmaz, che aveva
collocato proprio nel mese di agosto l'inizio della normalizzazione.
(Apcom)
30.09.2006
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MATRIMONI
SOTTO CONTROLLO
DEL FISCO

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Inchiesta
in corso per trenta celebrazioni a Batman, nel sud-est
dell'Anatolia. Un invito a presentare la lista completa dei regali
di nozze. |
Li
ricorderanno come gli auguri più originali: 30 coppie turche a Batman,
nell'est del Paese, hanno ricevuto dal fisco una lettera in cui, oltre
alle felicitazioni per il loro matrimonio, c'era l'invito a presentare la
lista completa dei regali di nozze e il consuntivo dei soldi spesi per
organizzare il matrimonio.
Questo perché nella regione, particolarmente religiosa, si celebrano
ancora unioni secondo l'antica usanza turca e una coppia può trovarsi a
ricevere come "regalino" 15 chilogrammi di oro. Presenti dal
valore enorme, che puntualmente sfuggono al controllo del fisco. Per
questo motivo, il dipartimento delle Finanze di Batman ha deciso di agire
preventivamente e di richiedere una sorta di "dichiarazione dei
redditi alternativa". (Apcom)
30.09.2006
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NASCE
LA MULTA
ALLE AZIENDE
DI ABBIGLIAMENTO

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Colpirà
chi non mette tutte le informazioni sui capi prodotti. La penale,
primo effetto della "Legge del consumatore" numero 4077
varata dal Governo Erdogan. |
Aria di
nuove multe in Turchia. Il ministero dell'Industria e del Commercio ha
approvato una multa che colpirà le aziende di abbigliamento. La penalità
ammonta a 4.392 nuove Lire turche (circa 2.200 euro) e sarà comminata per
ogni tipo di merce che non presenta tutte le informazioni necessarie, come
per esempio composizione del tessuto, modalità del lavaggio etc.
La multa è il primo effetto concreto della legge numero 4077 chiamata
"legge del consumatore", varata dal governo Erdogan per
uniformarsi agli standard richiesti da Bruxelles. Le autorità del
ministero hanno dichiarato: "Le informazioni sull'etichetta sono
fondamentali soprattutto per far capire al consumatore che tipo di merce
si accinge ad acquistare e come deve trattarle successivamente". (Apcom)
30.09.2006
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APPARECCHI
TV COLOR CON TUBO CATODICO
IL "VESTITO" E' ....TURCO, L'ANIMA E' CINESE

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Ancora
sul caso <Formenti-Seleco> e sul "traffico"
televisivo dell'asse Ankara-Pechino che - stando al j'accuse
dell'avvocato del gruppo itialano - avrebbe messo in ginocchio il
nostro comparto settoriale. L'inerzia dell'Unione Europea e
principalmente della Commissione. L'iter della vicenda. I giudizi
pendenti.
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Il "vestito" è turco, l'anima
cinese: non si tratta di un viaggiatore sull'antica Via della Seta ma
del comune televisore che possiamo comprare in Italia o nel resto
dell'Europa. Circa l'ottanta per cento degli apparecchi con tubo
catodico (da distinguere dai più avveniristici schermi al plasma)
presenti sul mercato del Vecchio Continente sono importati dalla Turchia e
recano impresso il marchio Made in Turkey. L'inghippo sta però
nel fatto che a parte l'involucro la componentistica elettronica è
costruita in Cina, sulla quale graverebbero i dazi anti-dumping imposti
dall'Unione Europea. Passando per Ankara, i televisori cinesi acquistano
"cittadinanza" turca - su di loro non ci sono dazi - e vengono
rismistati in Europa. Su 24 milioni di tv catodiche importate 19 milioni e
mezzo sono quelle turco-cinesi.
Il "traffico" televisivo dell'asse Ankara-Pechino ha messo in
ginocchio negli scorsi anni il comparto italiano del settore, come è
tornato a denunciare il commissario straordinario della <Formenti-Seleco>,
Francesco Fimmanò, intervistato dal <Sole 24 Ore>. L'amministratore
dell'una volta glorioso gruppo pordenonese non ha mancato di accusare
ancora una volta l'inerzia della Comunità europea - in primo luogo
della Commissione: "Laszlo Kovacs (commissario UE alla Fiscalità e
all'Unione doganale, ndr) a nome della Commissione ha risposto
all'interrogazione di due europarlamentari ai quali avevamo trasmesso
dei documenti, avallando la nostra ricostruzione. Ma non ha detto che alla
base di tutto c'è una sua inadempienza. È curioso che la Commissione
esorti oggi al recupero dei dazi, dopo aver permesso il crollo
dell'intero settore europeo dei televisori, messo in ginocchio dai
turchi. Il recupero dei dazi sarebbe comunque inefficace perché le varie
<Seleco> e <Grundig> sono già fallite per colpa di gruppi come
<Vestel>, <Beko>, <Profilo> e <Izmir>".
"La Commissione - aveva scritto Kovacs all'inizio di questo mese in una
nota di risposta all'interrogazione sulla concorrenza sleale
turco-cinese - è al corrente del problema segnalato ed ha già adottato
diverse iniziative per porvi rimedio. L'inchiesta antidumping relativa
alle importazioni di televisori con origine in Turchia si è conclusa
senza l'imposizione di misure antidumping, essendosi accertato che i
prodotti in questione non erano originari di tale Paese. Tuttavia,
un'inchiesta antidumping parallela, relativa all'importazione di
televisori dalla Cina e da taluni paesi del Sud-Est asiatico ha portato
all'imposizione delle misure antidumping di cui al regolamento (CE) n.
1531/2002. Il regolamento in parola impone anche dazi antidumping sui
televisori prodotti in Turchia da taluni fabbricanti turchi, in quanto è
stato accertato che i televisori sono in realtà originari dei Paesi
interessati dall'inchiesta di cui sopra".
Anti-dumping
- Il commissario aveva sottolinea che "a seguito di reclami presentati
dall'industria europea, l'Ufficio europeo per la lotta antifrode (Olaf)
ha avviato un inchiesta, giungendo alla conclusione che i dazi antidumping
dovuti per i televisori in questione erano stati evasi sulla base di
erronee dichiarazioni dell'origine". E che in conseguenza di tali
risultanze, "gli Stati membri sono stati invitati a recuperare i dazi
antidumping evasi".
Kovacs ha ricordato che "in data 17 gennaio 2005 la direzione generale
Fiscalità e Unione doganale della Commissione ha informato le autorità
doganali degli Stati membri in merito all'interpretazione data dalla
Commissione delle norme sull'origine applicabili al prodotto in
questione sulla base dell'allegato 11 del regolamento (Cee) n. 2454/93".
E che la direzione generale Bilancio aveva poi sollecitato i Governi
nazionali "a informare la Commissione sull'andamento delle procedure di
recupero e sulle loro basi giuridiche".
Il recupero dei dazi doganali non pagati al momento dell'immissione in
libera pratica dei prodotti sarebbe quindi "già in atto". Il
commissario ungherese osserva pure che "in diversi Stati membri gli
importatori hanno presentato appello contro la decisione delle autorità
di recuperare i dazi antidumping evasi".
I giudizi sono attualmente "pendenti presso le corti nazionali, alcune
delle quali si sono rivolte alla Corte europea di giustizia per
un'interpretazione della legislazione comunitaria". "In tale sede -
aveva concluso Kovacs - la Commissione avrà la possibilità di presentare
il proprio punto di vista".
Al di là dei buoni propositi e delle rassicurazioni del commissario, come
ribadisce l'avvocato Fimmanò, primo grande accusatore del "complotto
televisivo" fra Ankara e Pechino ai danni delle aziende europee, le
istituzioni di Bruxelles hanno dimostrato ancora una volta di preoccuparsi
di chiudere la stalla quando i buoi sono ormai da tempo scappati. (Nicola
Leoni/laPadania.online)
30.09.2006
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PORTO DI
ALESSANDRIA

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Consorzio
egizio-turco-americano per la gestione della stazione marittima che
avrà la durata massima di 20 anni. Le indiscrezioni di un
quotidiano del Cairo. |
L'Autorità portuale di Alessandria
d'Egitto sta valutando l'offerta presentata da un consorzio formato da una
società americana, una turca e una egiziana per la gestione della
stazione marittima. Lo riferisce il quotidiano arabo <Asharq el Awasat>.
Il consorzio comprende l'americana Royal Caribbean, che gestisce oltre 12
porti turistici al mondo - fra cui Stati Uniti, Italia, e Turchia -
l'egiziana <Kadmar> e la turca <Agi port>s. Secondo Hatem el
Qadi, amministratore delegato di Kadmar, nei prossimi giorni dovranno
avere la risposta definitiva sulla loro offerta. "Il consorzio gestirà
il porto e curerà il marketing con le agenzie turistiche
internazionali", ha detto el Qadi. La gestione del porto sarà
concessa per 20 anni. In seguito all'approvazione dell'offerta sarà
creata una società egiziana per gestire il progetto. (Denaro.it)
30.09.2006
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PROSPETTIVE DI
CRESCITA
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Tutto
bene per <Finmeccanica> anche per i contratti stilati con la
Turchia e con gli Stati Uniti. |
Per <JPMorgan> le prospettive di
crescita per <Finmeccanica> sono positive e gli utili sono destinati a
crescere a sostegno quindi del dividendo. Lo si legge in una nota del
broker a seguito di un roadshow di <Finmeccanica> negli Stati Uniti. Vengono
meno, sostiene il broker, le preoccupazioni per un budget governativo
militare in discesa mentre si intravede l'impatto positivo di contratti
potenziali in Turchia e gli Usa per gli elicotteri, in Turchia per l'Eurofighter
e negli Usa per il ''Joint Cargo Aircreaft'' (valore totale stimato in 12.5 miliardi di dollari). Secondo le stime del broker gli utili per
azione del gruppo dovrebbero crescere in media del 17% all'anno nell'arco
dei prossimi cinque anni. In base a questo <JPMorgan> ritiene possibile un
aumento del payout al 40% circa (rispetto al 33% del 2005) per una
crescita del dividendo a breve termine di oltre il 20%. Sul titolo il
broker ribadisce l'Overweight con un target di 21 euro. (Asca)
30.09.2006
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AMBIENTE
DESERTIFICAZIONE:
UN PERICOLO
DA NON TRASCURARE

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La
regione dei laghi in Turchia rischia di prosciugarsi. La causa va
ricercata nella minore precipitazione in questi ultimi anni e
nell'eccessivo consumo delle risorse idriche da parte dei contadini. |
The Konya Plain is in danger of
desertification due to consistently less precipitation in recent years as
well as to improper consumption of groundwater by farmers in the region.
Certain lakes in the region, which is the country's main source of grain
crops, and rivers being used to water fields are drying out one by one,
the Doğan News Agency reported yesterday.
Lake Akşehir, made popular by a famous Nasreddin Hodja joke, and Lake
Meke, which was originally a crater lake and the youngest volcanic
formation in Turkey, have both dried up.
Peasants living in almost 80 villages in the region -- which is called the
"Lakes Region" -- who once earned their livelihood via fishing in
those lakes are now engaged in farming, the agency said.
Tourists have lost their interest in visiting the once popular Lake Meke
since the lake turned into a quagmire that emitsan annoying smell.
The natural diversity in the region is also negatively affected from the
situation in the environment. In the past, a yearly average of 100,000
tourists visited the lake.
"Now peoplecan walk in Lake Meke. The most important reason for
this situation is a decrease in precipitation and improper use of ground
water," Tahir Nalbantçılar, head of the Konya branch of the
Chamber of Geology Engineers, told the agency.
"Carelessness has consumed a five million years old heritage. The
situation of the lake now makes us very sad," Karapınar Mayor
Mehmet Mugayıtoğlu said.
Another warning report about desertification in Turkey was published in
yesterday's Milliyet with quotes from Filiz Demirayak, World Wildlife Fund
Turkey's CEO.
"In 10years' time, we will be the poorest country in Europe
regarding water," Demirayak said, drawing attention to the careless
consumption of water. She said Turkey could turn into Africa. (Turkish
Daily News)
30.09.2006
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TURISMO
UN
BUON AGOSTO

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Il
trascorso mese ha visto infatti, per quanto riguarda il turismo, un
incremento dell'1.6% di visitatori stranieri rispetto allo steso
periodo del 2005. |
Secondo l'Ufficio
Statistico Turco (Tuik), nel mese di agosto i turisti esteri in visita in
Turchia sono cresciuti dell'1.6% rispetto allo stesso mese del 2005 (2.9
milioni di visitatori). Il totale nei primi 8 mesi dell'anno è stato pari
a 13.9 milioni di visitatori (-4.9% rispetto allo stesso periodo del
2005). L'obiettivo delle autorità locali, e in particolare del ministero
del Turismo, era quello di convogliare nel paese 26 milioni di visitatori
(un +30% rispetto al 2005), con introiti in valuta superiori ai 20
miliardi di dollari, contro i 18 miliardi di dollari nel 2005. Purtroppo
la crisi mediorientale, l'influenza aviaria e gli attentati terroristici
in alcune aree turistiche del Paese hanno ridotto le prospettive di
crescita dell'importante fenomeno turistico. La Turchia pur tuttavia,
secondo le autorità locali, resterebbe anche nel 2006 fra le prime 5 o 6
mete turistiche più ambite dai turisti esteri a livello mondiale. Le
stesse autorità governative si stanno adoperando affinché venga al più
presto effettuata una diversificazione della politica turistica non più
basata solo sul mare e le spiagge, ma anche sul turismo culturale,
congressuale e -a più lungo termine- invernale: è prevista una proposta
di candidare la Turchia come sito per le Olimpiadi invernali o per i
Campionati del mondo delle discipline sportive invernali. (Ice
Istanbul)
30.09.2006
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TERRA DI MISTERO

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Un parco naturale, al confine tra Bulgaria e Turchia.
E' la regione di Strandzha lacerata da lotte antiche che hanno
lasciato cicatrici sotterranee: scompaiono nel silenzio delle sue
valli boscose per poi riaffiorare all'improvviso come fiumi carsici.
Lo spopolamento dei giovani e le Chiese. Il pensiero di padre Roman.
|
"Che cosa è cambiato veramente
negli anni della transizione? La differenza è che prima eravamo molto più
ricchi dei nostri vicini turchi, di quelli che stanno dall'altra parte del
confine, adesso, invece, è proprio il contrario. Quelli che passano la
frontiera qui a Malko Tarnovo hanno tutti belle macchine, moderne, noi
invece solo vecchie Lada e motociclette Simson, quelle della Germania
Orientale". E' con queste parole, pronunciate con una sfumatura amara
della voce, che l'ingegner Zlatarov, direttore del parco naturale della
Strandzha, ci da la chiave di lettura di un'altra delle battaglie
silenziose che caratterizzano questa terra marginale e orgogliosa, ma
anche la Bulgaria nel suo complesso. E' la lotta per il potere economico
tra le grandi città, in cui in questi anni si sono concentrati capitali,
risorse umane ed energie, e le medie e piccole realtà come quelle di
Malko Tarnovo e della regione della Strandzha, che alla marginalità
geografica hanno visto aggiungersi, nell'ultimo decennio e mezzo, anche
una marginalizzazione economica e umana.
Un manifesto silenzioso a quello che succede in queste terre è il
malinconico sfasciarsi delle case in legno, una volta curate e quasi
eleganti, del paesino di Kondolovo, a circa metà della strada, solitaria
e tutta buche, che unisce Tzarevo, sul mare, a Malko Tranovo e al punto di
confine per Istanbul e la Turchia. Fino all'89 nei dintorni di Malko
Tarnovo erano attive ben quattro miniere di rame, attività presente nella
zona almeno dal periodo romano. Adesso nessuna delle quattro lavora.
"Quando lavoravo per il ministero dell'Agricoltura, prima dell'89, qui
c'era fin troppo lavoro. Dovevamo andare in giro nei Balcani e sui Rodopi
per trovare le braccia che ci mancavano per il lavoro nei boschi. Adesso
anche questo non esiste più, di fatto qui non c'è nessuna attività
produttiva, e l'unico lavoro possibile è quello di agente nella polizia
di frontiera". Anche per questo, insiste Zlatarov, il parco naturale è
un'opportunità che non va sprecata, e che potrebbe portare risorse
indispensabili per la gente della Strandzha. Il problema è che né
l'establishment, né buona parte della popolazione locale sembrano
essersene accorti.
Nella regione si assiste ad uno spopolamento consistente, che riguarda
soprattutto i più giovani. Malko Tarnovo, che fino all'inizio degli anni
'90 contava circa cinquemila abitanti, oggi vede la sua popolazione
ridotta a tremilacinquecento persone. "I giovani scappano da qui, non c'è
niente da fare per loro in questa città", mi dice Anastasia, originaria
di Yambol, ma che da più di cinquant'anni vive a Malko Tarnovo, e che
adesso, dopo la pensione, vende candele e cartoline all'interno della
bella chiesa dedicata all'Assunzione della Vergine, ornata di numerose
icone della prima metà dell'800. Ma la stessa situazione vale, in forma
anche più accentuata, per i villaggi sparsi nelle valli della Strandzha,
fino al mar Nero.
L'ultimo villaggio bulgaro
- Radka ha quasi ottant'anni, e vende gelati in uno spiazzo semivuoto di
Rezovo, l'ultimo villaggio bulgaro sulla costa prima della frontiera
turca, di fronte alla grande caserma oggi in disuso. Al suo fianco, una
torretta di avvistamento di legno e metallo sembra ancora voler spiare un
nemico che è più tale. "Qui ormai siamo rimasti una cinquantina di
persone, tutti pensionati o quasi. Una volta c'erano i militari, oggi non
c'è più niente, e ci dobbiamo arrangiare. Anche i miei figli sono andati
in città, e non vedo come un giorno possano tornare qui".
Incontro Plamen mentre lavora, insieme ad una squadra di collegi della
<Btk>,
la compagnia telefonica bulgara, sul ponte che unisce le due sponde della
Veleka, non lontano da Gramatikovo. Le forti piogge cadute a giugno hanno
gonfiato i meandri profondi del fiume, che ha strappato pioppi e carpini
scendendo impetuoso a valle, danneggiando seriamente anche il ponte e i
cavi che ci passano sopra. "Non riesco a crederci, adesso anche gli
italiani hanno scoperto che da queste parti c'è il mare!", mi dice con
un sorriso ampio, contadino. "Qui però non c'è mentalità turistica,
non sanno servire i clienti, ci vorranno anni prima che le cose inizino a
cambiare!".
Le zone marginali ed isolate, si sa, hanno sempre creato personalità
testarde e punti di vista controcorrente, e se da una parte si vorrebbe
non essere più marginali, dall'altra c'è chi l'isolamento lo vive più
come un dono che come una condanna. "Il vero problema non è che il
paese sta morendo, il problema è che il paese sta risorgendo, e presto
inizieranno anche qui a costruire e a venire in tanti a fare
villeggiatura, come già succede a Sinemoretz", si lamenta, in modo
inaspettato, Georgi, proprietario di una piccola casa-albergo a Rezovo,
dove ama intrattenere i suoi ospiti con storie di boschi e di mare. "Allora dovrò dire per sempre addio a questa tranquillità, a questo
silenzio. Sarà un altro posto allora, un posto che non sentirò più
mio".
A Malko Tarnovo si nascondono le ultime tracce di un'altra tensione,
sotterranea e sconosciuta, oggi quasi spenta in verità, ma che in passato
a portato a scontri ostinati e violenti nelle vallate della Strandzha. E'
quello che ha contrapposto la Chiesa ortodossa e quella cattolica uniate,
che intorno al 1860 era riuscita a ritagliarsi uno spazio importante, per
poi regredire fino a diventare un fattore di importanza marginale. Qui, a
Malko Tarnovo, il cattolicesimo uniate trovò un forte attore di
attrazione nel liceo fondato ad Edirne dai padri resurrezionisti. Nel 1862
circa seicento famiglie accolsero l'Unione con la Chiesa di Roma, attratte
tra l'altro dalla possibilità di far studiare i propri figli in lingua
bulgara, privilegio accordato ai cattolici. Iniziarono però scontri anche
violenti, che portarono addirittura all'anatema pubblico per coloro che
avevano deciso di entrare nella chiesa uniate.
Papa Roncalli
- "Questa è una missione difficile. Lo è sempre stata, visto
l'isolamento, i tanti anni di repressione sotto il regime e la necessità
di operare con estrema prudenza, per non essere accusati di fare
proselitismo. Questo è pur sempre un paese ortodosso", mi dice padre
Roman, che, nato in un paesino polacco, perso tra Varsavia e Danzica, ha
speso gli ultimi quattordici anni come sacerdote della comunità uniate di
Malko Tarnovo. Lo incontro mentre lava i vetri della chiesa della
Santissima Trinità, costruita nel 1935 con l'interessamento attivo
dell'allora nunzio in Bulgaria Angelo Roncalli, poi papa Giovanni XXIII, e
che oggi conserva, in una piccola bacheca all'ingresso, la papalina bianca
di un'altro pontefice che ha segnato la storia recente, Giovanni Paolo II,
donata durante la sua visita in Bulgaria nel 2002. Oggi ci sono appena
duecento cattolici nella Strandzha bulgara, tutti concentrati a Malko
Tarnovo. Prima ce n'erano anche negli altri paesi della zona, ma molti
sono emigrati all'estero o verso le grandi città, oppure sono venuti a
Malko Tarnovo. Chiedo a padre Roman se ci siano ancora fedeli a prendere
parte alla celebrazione della domenica. "Sempre di meno", mi risponde
il sacerdote con occhi miopi e sorridenti," ma finchè ci sarà un
sacerdote ci saranno sempre fedeli a partecipare alla Messa". (Francesco
Marino/www.osservatoriobalcani.org/article/article/view/6073/1/51/)
30.09.2006
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CULTURA
NESSUNO LO SA
MA C'E' UNA STATUA
DI PONTEFICE

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"Benefattore
di tutti i popoli, senza distinzione tra nazionalità o
religione": questa la scritta che si legge incisa su un
monumento in bronzo eretto ad Istanbul, subito dopo la I° Guerra Mondiale, in onore di Papa Benedetto XV. Si trova davanti al sagrato
della Cattedrale dello Spirito Santo. L'attuale Pontefice vi
renderà onore. |
Poco distante da una
importante strada del centro di Istanbul si erge una statua
imponente di Papa Benedetto, con una targa che lo celebra come
"benefattore di tutti i popoli, senza distinzione tra
nazionalità o religione".
Papa Benedetto XVI, il cui recente discorso sull'Islam ha
acceso forti polemiche nel mondo musulmano, visiterà anche
questa statua in bronzo, durante il suo delicato viaggio in
Turchia a fine novembre.
E' questo un gesto di riconciliazione da parte di un governo
con radici islamiche che ha definito le parole del papa
tedesco "brutte e infelici"? O è solo un grave
errore di tempistica?
La risposta è nessuno dei due . La statua è stata eretta nel
1921 per ricordare Papa Benedetto XV, l'ultimo capo della
chiesa cattolica ad usare questo nome prima dell'elezione del
cardinale tedesco Joseph Ratzinger al soglio pontificio
nell'aprile 2005.
Ratzinger ha dichiarato che i tentativi ripetuti dell'ultimo papa Benedetto di porre fine alla prima Guerra mondiale lo
hanno spinto a scegliere questo nome.
La Turchia ricorda quel Papa, di origini italiane, per aver
aperto le strutture sanitarie cattoliche a tutte le vittime
della guerra, indipendentemente dalla parte per la quale
combattevano. L'allora Impero ottomano era alleato con la
Germania, che aveva perso la guerra.
La statua si erge su un piedistallo di pietra nel piccolo
sagrato della Cattedrale del Santo Spirito, costruita nel
1846.
Il municipio di Istanbul ha finanziato il restauro della
statua in vista della visita del Papa.
"Siamo il Municipio di tutti, non di uno solo
gruppo", ha dichiarato Nadya Tasel, responsabile per il
Comune dei rapporti con le minoranze, mentre visitava il
cantiere dei lavori.
"Questo è un dono dalla città. Non è giusto dire
quanto costa un regalo", ha risposto Tasel alla domanda
su quanto siano costati i lavori di restauro. (Reuters)
30.09.2006
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"IL
CASTELLO BIANCO"

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Puntuale,
nelle edizioni Einaudi è uscito l'ultimo libro per l'Italia di
Orhan Pamuk, lo scrittore turco famoso in tutto il mondo per la fama
che gli hanno procurato le sue opere quali <Istanbul",
"Il mio nome è Rosso" e "Neve". Storia di un
gentiluomo veneziano catturato dai turchi e venduto ad un astrologo
di Costantinopoli. |
Puntuale,
come avviene ormai da qualche anno, è comparso sugli scaffali delle
nostre librerie una delle ultime fatiche di Orhan Pamuk, lo scrittore
turco famoso ormai in tutto il mondo non solo per la fama che gli hanno
procurato le sue opere quali "Istanbul>, "Neve>, "Il
mio nome è Rosso" e tanti altri, ma anche per le noie avute con la
giustizia del suo Paese che l'anno scorso avevano fatto temere il peggio.
"Il castello bianco" - questo il titolo del libro edito da
Einaudi - è un romanzo breve che ha come protagonisti principali due soli
attori, un giovane gentiluomo veneziano e un astronomo turco. La
storia si svolge nel Seicento quando la potenza militare dell'impero
ottomano è ancora forte, nonostante qualche sconfitta subita dal suo
esercito qua e là. Storia di un ventenne che viene catturato dai pirati e
venduto come schiavo a colui che, alla Corte del Sultano, veniva chiamato
con deferenza Maestro. Si legge nella prefazione del libro tradotto da Giampiero
Bellingeri: "I due si assomigliano come gocce d'acqua. Ma il loro
legame è ancora più profondo. Due mondi, due diverse culture si scoprono
simili, si interrogano e collaborano insieme. Una metafora della relazione
tra Oriente e Occidente".
Niente da dire. Pamuk sa sempre fare centro. Si potrà anche non
condividere il suo pensiero di letterato rivoluzionario, quel suo andar
contro il sistema di un Paese - la Turchia - che lui considera per nulla
democratico, quell'insistere su certi argomenti che alla fine lo rendono
persino sospetto, si dica quel che si vuole ma non certo che non sia un
grande scrittore. "Il castello bianco", pur non raggiungendo il
volo pindarico di un "Istanbul", ha comunque il pregio di farci
conoscere uno spaccato di vita ottomana, quella per intenderci della
ricerca scientifica, della meditazione, del silenzio dove anche il
Padiscià, vale a dire il Sultano, viene lasciato fuori o perlomeno
sull'uscio. Il Sultano è Maometto IV, lo stesso che all'inizio del
racconto salva la vita del prigioniero, forse affascinato dalla sua
cultura e dalla sua passione per l'astronomia e la matematica. O forse,
per rimanere più sul pragmatico, perché quel veneziano, giovanissimo sì
ma dotato di una intelligenza molto acuta, aveva fatto credere di
sapersi muovere anche nel campo della medicina. Nella opulenta e ricca
Costantinopoli il veneziano vedrà scorrere i suoi anni, accanto al
Maestro. Insieme studieranno i fuochi d'artificio, progetteranno orologi,
discuteranno di biologia e di ingegneria, insieme riusciranno a debellare
una epidemia di peste, raccontandosi nel frattempo la propria vita,
insieme progetteranno una potente machina da guerra per far vincere la
guerra in Polonia. Ma sarà per il fatto che il marchingegno non funzionerà
e che l'evento bellico si risolverà in una sconfitta per gli
ottomani, una testa sarebbe poi ruzzolata sulla terra. Non quella del
veneziano, per intenderci. Questi potrà continuare a vivere le sue giornate nella sua
casa di Costantinopoli. "Sopra un tavolo, nel vassoio intarsiato di
madreperla, stavano pesche e ciliegie; dietro il tavolo, un sofà di
vimini intrecciati dove erano disposti cuscini di piume dello stesso
colore verde della cornice della finestra: lì ero seduto io, a ormai
settant'anni.......". (Vera.
Inc)
__________________
"Il castello bianco" di Orhan Pamuk. Ed. Einaudi pag. 172
prezzo euro 9.80
30.09.2006
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COME DAR RISALTO
AD UN ANTICO TESORO

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Si
tratta di quello relativo a monete d'argento ritrovate
dall'archeologa Franca Palazzini nel 1969 nell'antica città di
Iasos non lontano da Migla, in Turchia, e cui ora ha voluto dare
risalto un periodico italiano di numismatica. La conferenza stampa
del prof. Fede Berti presente il nostro console Michele Tommasi. |
Silver coins unearthed in the
ancient city of Iasos, located inMuğla's Milas district, are
being featuredinthe semiannual Italian state periodicalBollettino
Di Numismatica (Bulletin ofNumismatics).
The coins are currently on temporary displayat the İzmir
Archaeology Museum.
Speaking at a press conference on Friday Fede Berti, the head of the
Italian excavation team workingat the site, said they wanted the
findings to beon permanent displayat the museum.Noting
that the silver coins were unearthed by Franca Palazzini in 1969 in Iasos
and that Italian archaeologists are conducting excavations at the site
under the auspices of the Culture and Tourism Ministry, Berti said: "The
findings should be put on permanent display instead of being hidden awayin
the museum'sstorerooms. We are ready to do our best to achieve this
goal."
The press conference was attended by İzmir Archaeology Museum
Director Mehmet Tuna andItalian Consul inİzmir Michele
Tommasi as well as other guests withan interest in the coins. (Turkish
Daily News)
30.09.2006
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ARTE ISLAMICA
ALL'ASTA

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La
famosa casa britannica <Sotheby> batterà il prossimo 11
ottobre alcuni pezzi di valore (manoscritti ed altro) con prezzi di
apertura che potranno partire anche da 30,000 sterline. Tra gli
oggetti anche una pagina del Corano scritta nell'Africa del Nord nel
nono secolo. |
Famous British auction house
Sotheby's is preparing for an Islamic art auction on Oct. 11.
The auction, titled "Arts of the Islamic World," will feature numerous
items ranging from the pages of a manuscript by Islamic philosopher and
scientist Ibn Sina to İznik tiles and various Ottoman period items,
reported the Anatolia news agency on Monday.
The auctioneers are expecting Ibn Sina's manuscript to fetch around 8,000
to 12,000 pounds during the auction, at whichhandwritten Korans will
also go under the hammer.
Sotheby's estimates a single page of a Koran believed to be written in
Northern Africa during the ninth century could fetch around 7,000 to
10,000 pounds, while the price for gold leaf Korans are expected to be
around 20,000 to 30,000 pounds.
The auction will also feature an ancient door inlaid withmother-of-pearl,
a mirror cover and several paintings.
Spanish and İznik tiles from a private collection in Europe that
constitute the most important part of the auction are featured in a
separate catalogue. Among the items in the catalogue is an İznik
plate that dates to 1575, with an opening price of 30,000 pounds. An
İznik jug in the same catalogue has an opening price of 15,000 pounds.
A barber's apron (4,000 pounds) and an embroidered leather wallet (8,000
pounds) from the Ottoman period are also among the items to be auctioned.
(Turkish Daily News)
30.09.2006
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I° FESTIVAL
INTERNAZIONALE DELLA CULTURA E DELL'ARTE

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Il
successo della manifestazione estiva nel teatro di Aspendos ha
convinto gli organizzatori a dare subito il via ad una ulteriore
kermesse che si aprirà il 2 ottobre. |
After a busy summerhostingan
international opera and ballet festival and performances by the dance
troupeAnatolian Fire, Antalya's 2,000-year-old Aspendos Theater is
getting ready for the launching of a newart festival this year.
The 1st International Aspendos Culture and Art Festival will be held Oct.
2-18, the festival's organizers announced on Sunday.
Metin Yakar, the festival's coordinator, said in a statement that the
event would focus on all kinds of Turkish music as well as folk dances and
culture.
The event will kick off with a concert by Turkish classical singer Ahmet
Özhan accompanied by the Culture and Tourism Ministry's Istanbul
Historical Turkish Music Ensemble. The concert will also feature a sema
show by whirling dervishes.
Pop singer Sertab Erener will give a concert on Oct. 5; the Antalya State
Opera and Ballet will perform the "Yunus Emre Oratorio" on Oct. 9; and
folk singer Sümer Ezgü is scheduled for a concert accompanied by the
Ankara State Turkish Folk Music Choir on Oct. 12. The Culture and Tourism
Ministry's State Folk Dance Ensemble will perform a dance show on Oct. 16.
The festival will conclude on Oct. 18with a Turkish Night featuring
several activities including a show by anOttoman janissary band,
recitals by bards and oil wrestling shows. (Turkish
Daily News)
30.09.2006
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INSEDIAMENTO
DI 8.400 ANNI FA
AD ULUCAK

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Il
sito neolitico è stato scoperto non lontano da Izmir da un team di
archeologi guidato da Fulya Dedeoglu. |
A team of archaeologists working at
the Ulucak tumulus, located in İzmir's Kemalpaşa district, have
unearthed a Neolithic settlement area dating back some 8,400 years, an
archaeologist announced last week.
Archaeologist Fulya Dedeoğlu ofEge University told the Doğan
News Agency that excavations had been under way in the areasince
1995.
She said they believed their latest discovery could be the oldest
settlement dating fromthe Neolithic period unearthed to date and
added that further excavations on the lower levels could reveal even older
remains.
Workshops, storage facilities and furnaces are among the most significant
structures unearthed in the tumulus, estimated to date backto 6,400
B.C., said Dedeoğlu, adding that mother goddess figures and pieces of
ceramics were also discovered.
Dedeoğlu said they were lucky that they did not encounter water while
excavatingthe area. "In most of the excavation areas in the Aegean
region, underground water covers the area and hinders excavations. We were
lucky that it didn't happen here," she explained. (Turkish
Daily News)
30.09.2006
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LA SCOPERTA DI
DAMASCO
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Teschi
umani di 9.5000 fa rinvenuti da una equipe franco-siriana in un
cimitero localizzato nel villaggio di Jaidet al-Khass. |
Archaeologists said they had
uncovered decorated human skulls dating back as long as 9,500 yearsin
a burial site near the Syrian capital of Damascus.
"The human skulls date back between 9,500 and 9,000 years ago, [on
which] lifelike faces were modeled with clay earth ... then colored to
accentuate the features," said Danielle Stordeur, head of the joint
French-Syrian archaeological mission behind the discovery.
Located at a burial site near a prehistoric village, the five skulls were
found earlier this month in a pit resting against one another, underneath
the remains of an infant, said Stordeur.
The French archaeologist described as "extraordinary" the find
at the Neolithic site of Tell Aswad, at Jaidet al-Khass village, 35
kilometers (22 miles) from Damascus.
The discovery was not the first of its kind in the Middle East, but
"the realism of two of these skulls is striking," stressed
Stordeur, in charge of the excavation along with Bassam Jamous, the chief
of antiquities of Syria's National Museum.
"They surprise by the regularity and the smoothness of their features,"
Stordeur said of the skulls.
"The eyes are shown as closed, underlined by black bitumen. The nose
is straight and fine, with a pinched base to portray the nostrils. (Turkish
Daily News)
30.09.2006
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SPORT
VOLLEY AMARO

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Italia
femminile ko con la Turchia (2-3) in una gara di qualificazione del
Gran Prix 2007. La squadra, che era in testa, ha ceduto nel tie-break. |
Italvolley femminile ko con la
Turchia (2-3) in una gara di qualificazione del Gran Prix 2007. Esordio
amaro per il ct Barbolini. Questi i parziali: 25-20 25-22 20-25 19-25
12-15. L'Italia, dopo essere stata in vantaggio per 2-0, ha ceduto al
tie-break alla Turchia, dopo una gara equilibrata, in cui Rinieri e
compagne non hanno mai trovato la continuità di gioco. Tra le azzurre
vanno comunque elogiate Elisa Togut, che con regolarità ha superato il
muro turco, e Paola Paggi. (Ansa)
30.09.2006
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IN APPELLO
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La
Federazione turca degli sport automobilistici (Tosfed) e l'azienda
Mso contro l'ammenda di 5 mln di $ quale multa per i fatti del Gp di
F 1 ad Istanbul. |
La Federazione turca degli sport
automobilistici (Tosfed) e l'azienda Mso, organizzatori del Gran Premio di
Turchia di Formula Uno, hanno presentato appello contro l'ammenda di 5
milioni di dollari, pari a 3.94 milioni di euro, inflitta dalla Fia per
aver utilizzato a fini di propaganda politica la cerimonia di premiazione
del Gp del 2006, chiedendo una riduzione della pena pecuniaria,
considerata eccessiva. (Adnkronos)
30.09.2006
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RALLY DI TURCHIA

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Diffuso
l'elenco completo dei concorrenti della gara di correrà tra meno di
un mese intorno ai monti Tauros di Antalya e Kemer. |
È stato diffuso l'elenco completo
dei concorrenti che prenderanno parte al prossimo Rally of Turkey, che si
correrà tra meno di un mese sulle strade disegnate intorno ai monti della
città di Antalya e Kemer.
Alla gara turca saranno al via tutti i 12 piloti ufficiali del campionato,
a cui si aggiungono preziosi outsider tra cui Xavier Pons, ancora come
terza guida Kronos, il ceco del Czech Rally Team Skoda, Jan Kopecky (Skoda
Fabia WRC) e Alex Bengue, al via con una Subaru Impreza WRC semiufficiale
del Team Red Devil Atolye Kazaz.
Tra gli iscritti, inoltre, spunta il nome di Francois Duval, rimasto a
piedi dopo l'improvviso taglio delle sponsorizzazioni dell'energy-drink
"Kizz-Me". Ora il belga spera di racimolare il budget necessario
per correre realmente la gara anatolica, anche se al momento pare che
abbia l'unico supporto della filiale belga della Skoda. (Claudio
Pilia/Premiowww)
30.09.2006
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INFORTUNIO A
SEBASTIEN LOEB

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Il
francese della Citroen si è rotto un braccio e non potrà così
partecipare al Rally di Turchia. |
Sebastien Loeb si è fratturato un braccio e
salterà il Rally di Turchia, quart'ultimo appuntamento del Mondiale Rally in programma la prossima settimana.
Il francese della Citroen, leader della classifica iridata con 35 punti sul finlandese Marcus Gronholm, si
è infortunato durante un escursione in mountain bike nei pressi della sua abitazione
alsaziana.
Il team Kronos ha annunciato che Loeb è stato operato e che i tempi di
recupero, ancora imprecisati, sicuramente escluderanno una partecipazione del transalpino al
prossimo appuntamento della stagione. Per questo motivo la squadra e la casa madre,
<Citroen Sport>, si sono subito messe alla ricerca di un sostituto per la sola prova sugli sterrati turchi. In alternativa la
<Kronos> potrebbe schierare solamente due vetture, quelle abitualmente
affidate agli spagnoli Dani Sordo e Xavi Pons.
Dopo il Rally di Turchia il programma del Mondiale prevede altre tre tappe: nell'ordine Australia (27-29 ottobre), Nuova Zelanda (17-19novembre) e Galles (1-3 dicembre). Per vincere il suo terzo titolo
iridato consecutivo Loeb ha bisogno di raccogliere almeno 5 punti prima del termine della stagione.
(Adnkronos)
30.09.2006
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UNA VITTORIA ALLA
GRANDE

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Alessandro
Zanardi e "Zanna" si sono aggiudicati le gare in programma
ad Istanbul del Mondiale Turismo. |
Vittoria alla grande per i colori
italiani e non solo sulle due ruote: a Istanbul, entrambe le gare in
programma del Mondiale Turismo sono state vinte da nostri portacolori.
Gara 1 ha visto una bella affermazione di Alessandro Zanardi, alla guida
della Bmw del team Italy-Spain: "Zanna" ha preceduto sul traguardo Rydell, autore della "pole"
con la Seat, e Tarquini, al volante dell'altra vettura spagnola.
Un Tarquini, del resto, in gran forma, visto che, partito dalla sesta
posizione in Gara 2, è riuscito a vincere, precedendo l'altra Seat di
Terting e la Chevrolet di un brillante Larini.
A due gare dalla fine (si corre ancora l'8 ottobre a Valencia e il 18
novembre a Macao) le classifiche Mondiali sono apertissime: in quella
Piloti, l'inglese Andy Priaulx (BMW) precede con 58 punti Tarquini (57),
Rydell (51) e Thompson (49); fra i Costruttori, la Seat conduce con 201
punti davanti a BMW (192) e Alfa Romeo (125). (Quattroruote)
30.09.2006
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