Arretrati 

Anno 7° N.28

Cari amici, <Turchia Oggi> - sito indipendente e che va avanti con le proprie forze - non se la passa troppo bene. Se potete, dateci una mano. Intendiamoci, non vi chiediamo denaro. Nemmeno un euro. No, quello che vi chiediamo è che ci stiate vicini adoperandovi in giro e spendendo parole buone nei nostri confronti. In altri termini, trovateci un po' di pubblicità o qualche sponsorizzazione. Altrimenti saremo costretti a chiudere. Per andare avanti, infatti, abbiamo bisogno che qualcuno ci aiuti, quanto basta. Grazie per quello che farete, la direzione.

ATTUALITA'

TRADIRE LO SPIRITO

Massimo_D%27Alema

 

Tale sarebbe - ha detto il nostro ministro degli Esteri, Massimo D'Alema - se fosse messo in discussione il processo di allargamento alla Turchia . L'incontro con Ali Babacan.

Ali_Babacan"L'Italia è contraria alle campagne e alle prese di posizioni politiche manifestatesi in Europa che mettono in discussione il processo di allargamento alla Turchia in nome di una totale chiusura dell'UE e in se stessa che farebbe un errore e tradirebbe lo spirito stesso dell'Unione europea".
Lo ha affermato il nostro ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, in una conferenza stampa congiunta con il ministro dell'Economia turco, Ali Babacan. "La collaborazione tra l'Unione Europea e un grande Paese islamico come la Turchia è un messaggio positivo a fronte dei rischi di uno scontro di civiltà", ha affermato il capo della Farnesina, "vogliamo tenere aperta questa prospettiva che non è a breve periodo" perché è "utile a mantenere una politica di pace e di dialogo nel Mediterraneo".
Nell'occasione D'Alema ha ribadito che "è interesse italiano evitare una crisi tra negoziato UE e Turchia" una eventualità che "dipende in parte dall'atteggiamento europeo,in parte da quello del Governo turco nel compiere scelte coerenti e coraggiose". Incoraggiando l'esecutivo di Ankara a proseguire sulla via delle riforme, in particolar modo per quanto riguarda il rispetto della libertà di pensiero e dei diritti delle minoranze, D'alema ha affermato che con la Turchia è necessario "mantenere aperto il dialogo, il negoziato" perché questo è "il modo migliore per incoraggiare le riforme nel Paese". "Se nel corso di questi anni", ha osservato, "sono stati compiuti passi avanti è anche perché è stato aperto il negoziato" in vista di una futura adesione della Turchia all'Unione Europea.
Secondo D'alema, "la Turchia che entrerà in Europa sarà diversa dalla Turchia di oggi" che comunque, a suo avviso rimane"uno dei Paesi islamici più aperti e più democratici". "Non spetta a me giudicare con quanta rapidità" si andrà avanti con questo processo, ha precisato, "noi abbiamo incoraggiato il Governo turco a procedere con le riforme e ricevuto rassicurazioni che si stanno muovendo in questa direzione",anche se non possiamo che cogliere i rilievi" fatti dal Parlamento europeo nel severo rapporto diffuso a Strasburgo.
Romano_ProdiIl ministro turco, che ha incontrato anche il presidente del consiglio, Romano Prodi, ha definito "costruttivo e fruttuoso" il colloquio avuto con D'Alema, precisando che le relazioni tra Italia e Turchia stanno vivendo un momento di grande crescita sul piano della cooperazione economica e politica. "Negli ultimi anni la Turchia ha conosciuto riforme fondamentali", ha detto, e "sta diventando una nazione sempre più democratica dove crescono le garanzie di libertà". Secondo il ministro turco, i negoziati per una futura adesione dei Ankara all'UE avviati nell'ottobre scorso, hanno ottenuto dal punto di vista tecnico risultati molto soddisfacenti. "Sul tavolo rimangono le questioni politiche che rallentano il processo", ha osservato, riferendosi alla questione di Cipro e al malcontento registrato nelle opinioni pubbliche europee e turche. "Dobbiamo essere pazienti", ha affermato, spiegando che un accordo definitivo con Cipro chiederà molto tempo. E al riguardo ha indicato che da ora in avanti vi sarà una maggiore cooperazione con l'Italia.
"Non c'e' nessun dubbio da parte dell'UE", ha replicato D'Alema, "che l'accordo di libero commercio tra UE e Turchia si deve considerare esteso a tutti i paesi membri". "Questo principio generale non derogabile per l'Europa", ha però ammonito, "si scontra con la questione di Cipro e la sua storia". Per il capo della diplomazia italiana "da una parte si deve far rispettare l'accordo di libero commercio, dall'altra occorre assumere delle iniziative che permettano di superare l'isolamento di Cipro Nord". "L'Italia" ha sottolineato D'Alema, "è attivamente impegnata nella ricerca di una soluzione che consenta di superare questo problema" e l'idea è quella di "tradurre in una proposta concreta" l'ipotesi di"accordi diretti" tra Cipro e Bruxelles. (Agi)
30.09.2006

 

INCORAGGIAMENTO DELLA BONINO

Il ministro per le Politiche Europee ha voluto rassicurare il titolare dell'Economia turco, Ali Babacan, che è stato e sarà sempre amico della Turchia.

''Abbiamo sempre sostenuto l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea e continueremo a farlo'': lo ha detto il ministro per le Politiche Europee, Emma Bonino, che ha incontrato il ministro dell'Economia turco e capo negoziatore per l'adesione all'UE, Ali Babaçan, in Italia per incontri istituzionali sull'ingresso della Turchia nell'Unione. ''In questi giorni i segnali da parte dell'UE non sono proprio incoraggianti per un paese che affronta un momento difficile della fase negoziale per l'adesione - ha proseguito la Bonino - Da amica della Turchia, sono certa che questo Paese riconosce che sta attraversando una fase cruciale e proseguirà gli sforzi finora compiuti per l'ingresso nella UE''. (Adnkronos)
30.09.2006

 

LA VISITA DI REHN

Olli_Rehn

Il commissario UE all'Allargamento si vedrà ad Ankara con il premier e con i ministri degli Esteri, della Giustizia e dell'Economia.

Il commissario europeo all'Allargamento, Olli Rehn, sarà in visita ufficiale in Turchia dal 2 al 4 ottobre per incontrare le più alte cariche del Paese, a poche settimane dalla pubblicazione del rapporto della Commissione Europea sullo stato dei progressi di Ankara per l'adesione all'UE, atteso il prossimo 8 novembre. Lo confermano fonti comunitarie a Bruxelles sottolineando che nel corso della missione il commissario finlandese si intratterrà, in particolare, con il premier turco Recep Tayip Erdogan, il ministro degli Esteri Abdullah Gul, il ministro della Giustizia Cemil Cicek e Ali Babacan, il ministro dell'Economia turco che guida le trattative con Bruxelles.
A quanto si apprende, Rehn dovrebbe anche pronunciare un discorso presso un'università della capitale ed intervenire nel corso di una riunione di Turk-Is, uno dei piu' grandi sindacati operai del Paese. I negoziati per l'adesione della Turchia all'Unione Europea si sono aperti lo scorso 3 ottobre a Lussemburgo. (Adnkronos)
30.09.2006

 

STRADA PIU' DIFFICILE

Camiel_Eurlings

Approvato dall'europarlamento un rapporto molto critico sulla Turchia in cui si deplora il "rallentamento del processo di riforme".

La strada della Turchia verso l'adesione all'Unione europea diventa più difficile: Ankara ha rallentato l'attuazione delle riforme e il Parlamento europeo, incaricato di una valutazione del processo in atto, risponde lanciando nuovi avvertimenti a rispettare gli impegni presi, invitando nello stesso tempo le altre istituzioni europee a fare ugualmente la loro parte ed a prendere le iniziative necessarie affinché il processo di allargamento dell'UE non sia bloccatodall'assenza di un adeguato trattato.
In proposito gli eurodeputati ribadiscono che quello di Nizza ''non costituisce una base accettabile per ulteriori decisioni sull'adesione di nuovi stati membri''.
Gli eurodeputati hanno votato a larga maggioranza - 429 voti a favore, 41 contro e 125 astenuti - una risoluzione del popolare olandese Camiel Eurlings, il cui testo ha richiesto una delicata gestazione, seguita da una votazione, per motivi diversi trasversale. Tra gli italiani hanno votato a favore i rappresentanti di Margherita, Udc, Forza Italia (tranne Mauro, che figura tra gli astenuti), gran parte dei rappresentanti di An, Prc, Comunisti italiani, Verdi, più De Michelis e Rivera.
Contro hanno votato il radicale Marco Cappato, i leghisti, Alessandra Mussolini e Luca Romagnoli. Si sono astenuti i rappresentanti nel gruppo socialista e Berlato (An).
Il Parlamento, riconosciuto che il rafforzamento dei legami tra la Turchia e l'Unione europea ''è di fondamentale importanza per l'UE, per la Turchia e per tutta la regione'', ribadisce che l'apertura di negoziati costituisce il punto di avvio di un processo duraturo, ''che per sua stessa natura e' aperto e non porta automaticamente e a priori all'adesione''.
Per questo il rapporto avverte che, in caso di grave e persistente violazione dei principi della democrazia, del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, dello stato di diritto e dei principi del diritto internazionale, la Commissione potrebbe raccomandare la sospensione dei negoziati al Consiglio. D'altra parte, il Parlamento ritiene che, indipendentemente dall'esito dei negoziati, le relazioni tra UE e Turchia ''debbano garantire che la Turchia resti saldamente inserita nell'ambito di strutture europee''.
Intanto i deputati deplorano il rallentamento del processo di riforma in Turchia, evidenziato ''da persistenti carenze e progressi insufficienti'' soprattutto nell'ambito della libertà di espressione, dei diritti religiosi e delle minoranze, delle relazioni tra civili e militari, dei diritti delle donne, dei diritti culturali e della rapida e corretta esecuzione delle decisioni in materia giudiziaria da parte dei servizi statali.
I deputati, votando un emendamento proposto da Antonio Tajani (Fi) si augurano anche che il viaggio del Papa in Turchia contribuisca al dialogo interreligioso e interculturale.
Accogliendo con 320 voti favorevoli, 283 contrari e 40 astensioni una richiesta dei gruppi socialista e liberal-democratico, il Parlamento ha invece soppresso il paragrafo in cui era chiesto alla Turchia di riconoscere il genocidio armeno, ergendo tale atto a ''condizione preliminare'' della sua adesione all'Unione europea. Tuttavia, viene sottolineato che ''è indispensabile che un Paese che si avvia all'adesione accetti e riconosca il proprio passato''.
I deputati, infine, ricordano alla Turchia che il riconoscimento di tutti gli stati membri, compreso Cipro, ''è un elemento necessario del processo di adesione all'UE''.
In coincidenza con la discussione del rapporto l'europarlamento ha rafforzato le misure di sicurezza, soprattutto nei confronti del relatore per timore di azioni da parte di certi gruppi estremisti turchi. (Ansa)

30.09.2006

 

UN MIGLIORAMENTO

Il capo negoziatore per l'adesione della Turchia UE, il ministro dell'Economia Ali Babacan, ha detto che il rapporto di Strasburgo è meglio di quello precedente. "Però non possiamo considerarci contenti", ha aggiunto.

Il capo negoziatore turco per l'adesione della Turchia all'UE, il ministro dell'Economia, Ali Babacan, ha affermato, che il rapporto approvato al Parlamento Europeo è ''migliorato rispetto al primo rapporto preparato dalla Commissione esteri dell'europarlamento, ma non si può definire un buon rapporto''.
''Pur migliorato non possiamo dire che siamo contenti'' - ha affermato Babacan, che a Roma è stato ricevuto dal presidente del Consiglio italiano, Romano Prodi, dal ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, e poi ha incontrato il ministro del Commercio Estero, Emma Bonino.
''Il rapporto principale che può influenzare le decisioni dell'UE e' quello che la Commissione di Bruxelles sta preparando'' - ha aggiunto Babacan.
In risposta ad una domanda sulle critiche europee al rallentamento delle riforme in Turchia e sulla libertà d'espressione, Babacan ha detto: ''Occorre tenere presente che la Turchia negli ultimi 3-4 anni ha compiuto molti passi sulle libertà, sui diritti civili e sulla democratizzazione. Sappiamo che la Turchia non è giunta ancora alla perfezione su questi argomenti. E che deve compiere altri passi. Ma non si possono svalutare i successi degli ultimi 3-4 anni''.
Il rapporto sulla Turchia approvato dal Parlamento di Strasburgo ha stralciato la parte in cui si poneva il riconoscimento come ''genocidio'' dei massacri degli armeni cristiani anatolici del 1915-16, ma ha confermato le insufficienze di Ankara in particolare in materia di libertà di espressione di garanzie per la libertà di culto per i non musulmani. (Ansa)
30.09.2006

 

L'ENTUSIASMO C'E' SEMPRE

Il_leader_turco_Erdogan

"Il processo di riforme prosegue senza rallentamento", ha tenuto a precisare il premier turco respingendo le critiche sia interne che esterne.

Il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha affermato che la Turchia non ha perduto il suo ''entusiasmo'' nel suo processo di adesione all'Unione Europea, respingendo così le critiche interne ed esterne che rilevano un rallentamento nella volontà riformatrice pro-Europa dell'attuale Governo di Ankara.
''Il processo di riforme prosegue senza rallentamento e senza perdita di entusiasmo'' - ha dichiarato il premier turco in un suo discorso al gruppo parlamentare del suo partito Akp.
''Tutto ciò non si fa da un giorno all'altro. Occorre essere pazienti'' - ha aggiunto Erdogan sottolineando la necessità di un ''cambiamento di mentalità'' da parte della burocrazia turca.
Erdogan ha anche lasciato nuovamente intendere che una modifica del controverso articolo 301 del codice penale che punisce le offese alla ''turchità'' (turkciuluk, identità turca) potrebbe essere attuata. L'UE e vari circoli liberali turchi chiedono l'abrogazione o una radicale modifica di quell'articolo, in base al quale sono stati processati vari scrittori, tra cui Orhan Pamuk, e vari giornalisti e che rende possibile l'incriminazione di una vasta gamma di opinioni critiche verso le istituzioni e gli organi dello stato e del governo turchi.
Il Governo turco ha finora resistito ad una modifica di quell'articolo presumibilmente perché teme le reazioni dei nazionalisti e della diffusa opinione pubblica nazionalista. (Ansa)
30.09.2006.

 

SCETTICISMO

Il 68% degli italiani non crede che la Turchia possa, sia pure in un futuro, entrare a far parte dell'Unione Europea.

Gli italiani credono nella crescita numerica della comunità europea nei prossimi 15 anni, ma non nell'adesione della Turchia e dell'Ucraina . Lo rivela un sondaggio della fondazione "Bertelsmann" in 13 Paesi dell'UE
Il 60% degli italiani intervistati ritiene che nel 2020 l'UE conterà più di 27 membri: l'anno prossimo dovrebbero aderire Romania e Bulgaria. Solo il 32%, d'altra parte, crede che la Turchia entrerà nell'UE ancor meno (27%) sono quelli che vedono l'Ucraina come membro dell'Unione. (Ansa)
30.09.2006

 

LO STOP DI BARROSO E VILLEPIN

Il_Commissario_UE_Josè_Barroso  Dominique_de_Villepin

Tanto i presidente della Commissione UE che il presidente francese hanno innalzato una barriera circa l'ingresso di Turchia e Croazia nell'Unione.

Dopo l'arrivo di Bulgaria e Romania, l'Unione Europea dovrà affrontare il problema della Costituzione prima di ulteriori allargamenti: alla vigilia del via libera al rapporto sull'adesione degli ultimi due membri, il presidente della Commissione, Josè Manuel Barroso, ha colto l'occasione della presenza al suo fianco del premier francese Dominique de Villepin per precisare che Croazia e altri dovranno mettersi in fila e avere pazienza.
L'incontro a due è sembrato correre su un binario parallelo, quasi una comune intesa: de Villepin a lanciare proposte di grande respiro bocciando quelle del rivale interno, Nicolas Sarkozy; Barroso a stoppare ulteriori adesioni - con il plauso di Villepin - precisando che ''non possiamo continuare ad allargare senza chiarire la questione istituzionale''.
Barroso ha voluto sottolineare quanto sarebbe ''imprudente'' pensare ad ulteriori allargamenti prima di aver risolto la questione della Costituzione bocciata da Francia e Olanda proprio alla vigilia di un'importante tappa nell'allargamento dell'Europa da 25 a 27. La Commissione, a meno che Bulgaria e Romania non soddisfino pienamente i criteri dettati e non facciano in tempo grandi e ambiziose riforme, chiederà di escluderle inizialmente da alcune politiche comunitarie, congelando così parte degli aiuti per l'agricoltura e lo sviluppo regionale.
Su questa scia, Barroso e Villepin hanno gelato le aspettative di Croazia e Turchia: il primo rispondendo con lo ''stop alle adesioni'' a un giornalista che gli chiedeva notizie della richiesta della Croazia, il secondo mettendo duramente in guardia la Turchia dal mancato rispetto dell'unione doganale.
Entrambi i Paesi avevano avviato l'anno scorso i negoziati per l'adesione. Su Ankara, de Villepin è stato secco: l'Unione Europea dovrà ''trarre le conclusioni'' di un'eventuale reiterata chiusura della Turchia dei suoi porti alle navi greco-cipriote. ''E' importantissimo - ha sottolineato de Villepin - che la Turchia capisca che deve rispettare gli impegni, rispettarne lo spirito e la lettera. In mancanza di ciò, gli europei dovranno tirarne le conclusioni''. Barroso, invece, ha ampliato il suo discorso sul congelamento delle adesioni parlando di ''una questione costituzionale che diventa sempre più importante. Per avere un progetto che funzioni - ha detto guardando de Villepin - abbiamo bisogno dell'impegno di tutti quelli che vi partecipano. E' arrivato il momento di definire un quadro della nostra vita in comune''.Parole chiare, come chiare erano state, due settimane fa, quelle di Nicolas Sarkozy, ministro degli Interni francese avversario interno di Villepin nella destra di Governo.
Proponeva un ''mini-trattato'', una specie di nucleo delle regole costituzionali da far approvare entro il 2008 al posto della discussa Costituzione. ''Non è una priorità'', ha tuonato de Villepin, tagliando corto sulla disquisizione e sottolineando che la prima preoccupazione deve essere quella di ''dare risposte concrete ai cittadini dimostrando loro che l'Europa sa crescere''. Il premier francese è stato invece propositivo, specie sul tema dell'energia, lanciando l'idea di un ''mister energia'', un responsabile della ''diplomazia energetica europea'' che consenta all'UE di parlare ''con una sola voce'' con le controparti nel fondamentale settore degli approvvigionamenti.
Finale con sorrisi e strette di mano, dopo che de Villepin aveva, brevemente, ripreso la sua aria severa per decretare un ''no'' assoluto della Francia alla proposta - sostenuta da una petizione di un milione di firme - di abbandonare la sede di Strasburgo del Parlamento europeo, riunendo tutto a Bruxelles: "Difendiamo - ha proclamato - Strasburgo e i trattati. E sappiamo bene che saranno rispettati''.(Ansa).
30.09.2006

MANCANZA DI VISIONE

Il Partito Radicale Transnazionale piuttosto duro con le dichiarazione poco incoraggiante del presidente della Commissione UE a proposito di Ankara nell'UE.

L'intervista di Barroso trasmessa su <Euronews> rispecchia la mancanza di visione e di progetto europeo per i popoli dell'altra sponda del Mediterraneo. Sono semmai Barroso e la sua Commissione ad essere poco incoraggianti e non invece i progressi fatti dalla Turchia. È questa Unione Europea che ha deciso di far deragliare il processo di adesione.

Al di là delle ragioni che esistono per chiedere alla Turchia di riprendere il ritmo delle riforme, è chiaro che la strategia europea - delle critiche e dei rinvii - è il frutto di politiche nazionali ripiegate su se stesse. Così si arriverà alla vittoria, anche in Turchia, delle posizioni più nazionaliste, antieuropee, antioccidentali che già si stanno rafforzando.

Il Partito Radicale Trasnazionale rilancia l'iniziativa di un "Satyagraha" per la Pace anche per accelerare il processo di adesione della Turchia in un'Europa federale come risposta ai fondamentalismi, alle illusioni delle sovranità nazionali ed alle guerre. (Radicali.it)
30.09.2006

GRAN BRETAGNA A FAVORE

Margaret_Beckett

Ribadito il sostegno all'ingresso di Ankara in Europa dal ministro degli Esteri, Margaret Beckett.

Il ministro degli Esteri della Gran Bretagna, Margaret Beckett, ha ribadito il suo sostegno all'entrata della Turchia nell'UE. L'allargamento dell'UE "concretizza le speranze di pace che avevano ispirato i suoi fondatori", ha dichiarato Beckett, al congresso del partito laburista.
Il ministro degli Esteri è convito che l'adesione della Turchia aiuterebbe la mescolanza di culture e di fedi religiose". "Se riusciremo a fare aderire anche la Turchia ci sarà un reale contributo al dialogo e al dibattito tra le religioni e le culture nel mondo", ha aggiunto.
Il Regno Unito è da tempo tra i sostenitori della Turchia nell'UE. (
Apcom)30.09.2006

 

UN GRAVISSIMO ERRORE

Riccardo_Illy

Per il presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia, Riccardo Illy - che ha criticato la presa di posizione del commissario UE Barroso - il processo di integrazione dell'Unione deve andare avanti sia con Turchia e Croazia sia con altri Paesi dell'ex Jugoslavia.

''Sarebbe un fatto gravissimo 'stoppare' il processo di integrazione e adesione all' Unione europea di nuovi membri, per i quali si è avviato già il negoziato'': lo ha affermato il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy, che è anche presidente dell' Assemblea delle Regioni d' Europa (Are), interpellato dall' Ansa in merito alle affermazioni del presidente della Commissione UE, Manuel Barroso.
''Credo che Barroso - ha puntualizzato Illy - intendesse che ulteriori allargamenti, per i quali occorre avviare nuovi negoziati, vanno pensati 'a valle' dell' approvazione della Costituzione. Su questo sono d' accordo - ha aggiunto - perché l' avevo già detto, ben prima del 2004''.
Secondo Illy, infatti, ''era meglio risolvere il problema della Costituzione europea prima dell' allargamento ai dieci membri. E il ragionamento - ha spiegato - era semplice: è già difficile approvarla in 15, figuriamoci in 25. Purtroppo si è scelto di proseguire altrimenti. A questo punto - ha aggiunto - il fatto di allargare la Comunità ad altri Stati non cambia nulla''.
Illy ha quindi auspicato la prosecuzione dei negoziati già aperti, in particolare quelli con Croazia e Turchia, ''ma anche nel caso di quelli avviati e interrotti - ha precisato - come con la Serbia-Montenegro, ci penserei su bene prima di dire che va approvata la Costituzione''. A detta del presidente del Friuli Venezia Giulia, infatti,''i Paesi dell' area dell' ex Jugoslavia rappresentano un' opportunità rilevante, ma anche una forte minaccia di destabilizzazione, soprattutto nell' area del Kosovo, per l' intera UE. L' unico modo per disinnescare quella mina - ha spiegato Illy - è attraverso la 'dis-integrazione' della Jugoslavia, per poi 'reintegrare' quei Paesi nell' Unione. E' un processo che è stato già completato per la Slovenia, si trova a tre quarti del cammino per la Croazia, e va proseguito con sicurezza per gli altri Paesi, a prescindere - ha concluso - dall' approvazione della Costituzione europea''. (Ansa)
30.09.2006

"UNA POSIZIONE MIOPE E SCELLERATA"

Il presidente della Regione Puglia, Niki Vendola, non ha gradito il punti di vista del Commissario UE sulla Turchia.

''Le dichiarazioni del Commissario Europeo Josè Manuel Barroso di uno stop all'allargamento dell'Unione Europea ad altri Paesi dell'Est dopo il prossimo ingresso di Romania e Bulgaria esprimono una posizione miope e scellerata''. Lo ha detto il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, a margine della riunione del Consiglio Regionale.
''Non si può frenare un movimento di adesione all'Unione Europea da parte di quei Paesi dell'area balcanica - ha spiegato - coni quali molte Regioni d'Europa frontaliere particolarmente sensibili, e tra queste la Puglia, sono da tempo già impegnate in progetti di sviluppo e cooperazione transfrontalieri. Una vera Europa unita non può assolutamente prescindere da un coinvolgimento diretto dei Balcani e della Turchia. Il blocco di questo processo di unificazione e di integrazione - ha concluso Vendola - avrebbe come effetto lo svilimento dell'idea stessa di Europa, con gravi conseguenze anche sotto il profilo politico internazionale''. (Ansa)
30.09.2006

"NON CI SONO LE CONDIZIONI"

Mario Mauro, vice presidente del Parlamento europeo ha commentato il voto di Strasburgo in merito al rapporto Eurlings sulla Turchia.

''Non ci sono le condizioni per un ingresso a pieno titolo della Turchia in Europa'': così Mario Mauro, vice presidente del Parlamento europeo, commenta l'approvazione da parte del Parlamento di Strasburgo della relazione Eurlings sulla Turchia.
''Mancanza di requisiti comprovata - ha aggiunto Mauro - dall'inasprimento delle condizioni poste dal rapporto Eurlings dove viene valorizzato in positivo il ruolo del viaggio del Papa e si torna ad esigere che il Governo turco si confronti con la memoria storica del genocidio armeno''. (Ansa)
30.09.2006

 

IL "NO" DEL CARDINALE

Il_cardinal_Cormac_Murphy-O%27Connor

Il capo della Chiesa cattolica romana in Gran Bretagna, Cormac Murphy-O' Connor, contrario all'ingresso di Ankara. La delusione della componente musulmana.

Il cardinale Cormac Murphy-O'Connor, capo della Chiesa cattolica romana in GranBretagna, ha detto che alla Turchia non dovrebbe essere consentito di aderire all'Unione Europea.
''Non credo che mescolare due culture sia una buona idea'', ha detto il prelato citato dalla stampa, aggiungendo che l'Europa è un continente cristiano dove potrebbe non esserciposto per i turchi musulmani.
La dichiarazione del cardinale ha sorpreso i dirigenti islamici in Gran Bretagna che l'hanno definita ''deludente''. Le parole sono state pronunciate in un momento in cui sembranoplacarsi, almeno nel Regno Unito, le polemiche della comunità musulmana per le parole recentemente pronunciate dal Papa a Ratisbona, giudicate offensive per l'Islam.
Il cardinale ha in particolare criticato il premier Tony Blair secondo cui la Turchia dovrebbe poter aderire all'Unione Europea quanto prima. Le opinioni espresse dal premier alriguardo ''dovrebbero essere messe in discussione'' ha detto il cardinale Murphy-O'Connor, arcivescovo di Westminster e capo dei cattolici d'Inghilterra e del Galles.
Inayat Bunglawala, del Muslim Council britannico, ha commentato: ''Le dichiarazioni del Cardinale sono deludenti. La Turchia è un Paese democratico e pluralista''. (Ansa)
30.09.2006

 

NIENTE DIVERSIVI E PRE-CONDIZIONI

Così il vice-presidente del gruppo Pse al parlamento europeo, Pasqualina Napoletano.

''La valutazione dei progressi della Turchia nel processo di adesione all'Unione deve concentrarsi sul merito delle valutazioni dei criteri stabiliti a Copenaghen e dei dossier legati all'acquis comunitario (l'insieme delle norme e dei principi alla base della UE, ndr).
Evitiamo di introdurre diversivi e nuove pre-condizioni che non aiutano un processo già di per sé difficile e che richiede da parte nostra trasparenza, coerenza e obiettività''. Lo ha
dichiarato Pasqualina Napoletano, vice presidente del gruppo Pse al Parlamento europeo.
''L'obiettivo dei negoziati è l'adesione, come socialisti europei rifiutiamo ogni ipotesi alternativa. Dobbiamo essere puntuali nei giudizi e richiedere al Governo, alle istituzioni ed alla società turca - ha aggiunto Napoletano - di impegnarsi a fondo su temi rispetto ai quali i progressi devono essere più significativi e costanti. Il compito dell'Europa è quello di influenzare positivamente gli sviluppi interni di questo paese ed il suo ruolo esterno di stabilizzazione pacifica in un'area esplosiva dove sono concentrate le più gravi minacce allapace''. (Ansa)

30.09.2006

 

IL DISSENSO DA CASINI

Daniele_Capezzone

Il segretario dei radicali, Daniele Capezzone, ha replicato al leader dell'Udc che in una intervista aveva precisato di essere contrario alla Turchia in Europa.

''Dissento con forza dalla gravissima scelta politica di Pier Ferdinando Casini, ribadita su <Il Messaggero>, di schierarsi contro l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea. L'ho scritto su <Europa> insieme con Paolo Messa, curatore di <Formiche>: isolare e attaccare Erdogan è un erroredrammatico, perché significherebbe consegnare la Turchia ai fondamentalisti. Occorre invece aiutare Erdogan, e un punto cruciale è proprio quello di favorire e accelerare l'ingresso di Ankara nell'UE. Non capisco per quale ragione Casini si schiacci su questa posizione così negativa''. Lo ha affermatp il segretario dei Radicali italiani, Daniele Capezzone, replicando alle posizioni espresse dal leader dell'Udc. (da Adnkronos)
30.09.2006

 

SI', MA, PERO'....

Mons._Luigi_Padovese

La posizione dei vescovi cattolici presenti in Turchia, circa l'adesione di Ankara all'UE - ribadita dal vicario apostolico dell'Anatolia, mons. Luigi Padovese.

"Si" all'adesione della Turchia all'Unione europea, ma a patto che questo significhi anche un maggior rispetto dei diritti delle minoranze, in particolare in tema di tolleranza e di libertà religiosa. E su questo ''c'è ancora molta strada da fare''. Questa la posizione dei vescovi cattolici presenti in Turchia, ribadita dal vicario apostolico dell'Anatolia, monsignor Luigi Padovese, in occasione dell'approvazione a Strasburgo della relazione sui progressi fatti da Ankara nel processo di avvicinamento all'UE.
''Il nostro parere è fondamentalmente positivo - ha spiegato all'Ansa monsignor Padovese - ma è condizionato all'applicazione reale dei diritti delle minoranze. Noi non entriamo in questioni di carattere politico o economico: abbiamo a cuore il bene delle nostre comunità. Quindi siamo favorevoli all'adesione, purché i diritti delle minoranze vengano rispettati, venga riconosciuta la fisionomia morale e giuridica delle chiede presenti in Turchia, venga riconosciuto lo status dei seminari''.
Mons. Padovese ha auspicato ''un concetto di laicità inteso in senso più europeo e meno nazionale. E penso questo - aggiunge - nello spirito di Ataturk, da adeguare alla situazione di oggi''.
Secondo il vicario dell'Anatolia, ''progressi sono stati fatti, da parte del governo centrale c'è una chiara indicazione, però tutto questo trova opposizione sia all'interno del Parlamento sia per quanto riguarda l'applicazione da parte delle autorità locali''. Molta la strada ancora da fare, per Padovese, nel campo della libertà religiosa, della tolleranza: ''in altre parole - osserva - il riconoscimento delle minoranze non dev'essere un problema ma una ricchezza, ma nella mentalità generale questo concetto non è entrato ancora pienamente''.
Il prelato è ricorso anche a un esempio di esperienza diretta, quello della Chiesa Bebekli di Adana, da lui chiusa un anno fa per protestare contro il rifiuto delle autorità locali di applicare la legge turca che prevede un minimo di dieci metri di distanza tra i luoghi di culto e le costruzioni circostanti (in quel caso un ristorante e una discoteca). ''Dopo che abbiamo chiuso la chiesa - ha raccontato - il ristorante e la discoteca non hanno più funzionato. Quando l'abbiamo riaperta, hanno ricominciato a lavorare. Ora risolleveremo il caso, perché non possiamo essere presi in giro. Non chiuderò ancora la chiesa, ma mi appellerò alle autorità competenti''. (Ansa)

30.09.2006

 

ERRARE
UMANUM EST,
PERSEVERARE

IL_PRIMO_MINISTRO_TURCO

Il premier turco Recep Tayyip Erdogan, a distanza di pochi giorni, ha rinnovato le sue critiche nei confronti del Pontefice Benedetto XVI.

Il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha ripetuto ad Istanbul le sue critiche alle affermazioni sull'islam del Papa Benedetto XVI, definendo, inoltre, ''manovre'' le successive precisazioni del pontefice e dichiarando che il presidente turco, Ahmet Necdet Sezer, ''dirà al
Papa le cose necessarie'' quando lo incontrerà nel corso della sua visita in Turchia a fine novembre. Lo hanno affermato fonti giornalistiche presenti ad un seminario su temi economici tenuto ad Istanbul, a cui è intervenuto lo stesso Erdogan.
''Il Papa è una figura sia religiosa, sia politica. Ma ha parlato in una maniera che non e' adatta nemmeno per noi uomini politici. Quando si è trattato di una mancanza di rispetto per il mio Profeta, noi non lo abbiamo tollerato'', ha affermato Erdogan, secondo le stesse fonti, aggiungendo:'' Forse si è trattato di uno scivolamento della lingua (come a dire: ''una voce dal sen fuggita'', ndr). Penso che il nostro presidente dira' le cose necessarie nel corso del suo incontro col papa'', ha aggiunto.
Il premier turco ha poi definito ''manovre'' le precisazioni del Papa, che si è detto ''vivamente dispiaciuto'' per le aspre reazioni (partite dalla Turchia, ndr) che aveva provocato una sua citazione storica (dell'imperatore bizantino Manuele II Paleologo), da lui ''non condivisa''.
Erdogan aveva già criticato la settimana scorsa le affermazioni del papa definendole ''brutte e sfortunate'' ed aveva pubblicamente chiesto ''le scuse'' di Benedetto XVI, che ha in programma una visita in Turchia, su invito del presidente Sezer e del patriarca ortodosso Bartolomeos II, dal 28 novembre al 1 dicembre.
La stampa turca ed i politici turchi ricordano spesso che il Papa in un suo intervento di anni fa, quando era ancora un cardinale, si pronunciò per un ''partenariato speciale'' per la Turchia nell'UE(invece di un'adesione a pieno titolo considerata da Ankara irrinunciabile), spiegando che la tradizione della Turchia ''è estranea alla civiltà europea''. (Ansa)
30.09.2006


MAGGIORE DIPLOMAZIA

Il_ministro_dell%27Economia_turco

Il ministro dell'Economia turco Ali Babacan ha dichiarato che Ankara ha preso atto dei "tentativi di correzione" da parte del Papa.

Quelle di Benedetto XVI sull'Islam ''sono state parole inopportune ma abbiamo preso atto dei tentativi recenti del Papa di correggerle. La situazione adesso è migliore''. Lo ha affermato il ministro dell'Economia e capo negoziatore turco per l'UE Ali Babacan in una conferenza stampa congiunta alla Farnesina con il vicepremier e ministro degli Esteri Massimo D'Alema.
Secondo Babacan ''più si discute su questo tema e più ci sarà rispetto e comprensione dei valori degli altri''. (da Ansa)
30.09.2006

 

"PASSI POSITIVI"

Il_Gran_Mufti_di_Turchia

Il Gran Mufti di Turchia ha visto positivamente l'incontro del Pontefice con i rappresentanti islamici politici e religiosi.

''Ci vorrà un po' di tempo per cancellare totalmente l'errore commesso. Ma le recenti espressioni di dispiacere del Papa, e il discorso fatto ai rappresentanti islamici politici e religiosi, verranno sicuramente percepiti come passi positivi''. Lo ha dichiarato, in un'intervista a <La Repubblica>, Ali Bardakoglu, Gran Mufti' di Turchia.
''Ieri (lunedì settembre, ndr) - ha aggiunto - il Papa ha sottolineato la sua profonda stima e rispetto per l'Islam e per i musulmani. Ha detto che continuerà a rispettare il dialogo e la reciprocità. Tutto questomette fine alle preoccupazioni che gli impegni per il dialogo non sarebbero stati mantenuti''.
Sul viaggio che Benedetto XVI sta progettando in Turchia il Gran Muft' ha detto, ''la nostra è una Repubblica laica e democratica. Le mie dichiarazioni non sono politiche. Io posso parlare solo di argomenti religiosi. Qui i musulmani convivono in pace con cristiani ed ebrei da secoli. Per noi, far sì che membri di altre religioni vivano liberamente il loro credo e' un dovere. Abbiamo accolto tanti leader religiosi in passato. la nostra esperienza di ospitalità lascia fuori qualsiasi tipo di preoccupazione''. (Adnkronos)
30.09.2006

 

DA RATISBONA
AD ISTANBUL
(VIA ANKARA)

Sua_Santita_Benedetto_XVI_andrà_in_visita_in_Turchia

Nella scena della grande politica internazionale, la politica di Papa Benedetto XVI - che farà prossimamente un viaggio in Turchia - sarà determinante per ricucire gli strappi tra la Chiesa e il mondo musulmano.

Nella scena della grande politica internazionale una prima conseguenza, quasi obbligata, delle forti tensioni nate dopo la lezione tenuta da Benedetto XVI il 12 settembre alla università di Ratisbona è stata quella di far porre sotto un'attenzione particolare il viaggio che il pontefice compirà in Turchia dal 28 novembre al 1° dicembre prossimi, che è divenuto strategico per capire compiutamente il segno che caratterizzerà questo pontificato. Intorno a quella visita si sono condensati infatti molteplici fattori che, in qualche misura, riconducono tutti a momenti particolarmente delicati per la Chiesa e per gli equilibri geopolitici in almeno due continenti.
In primo luogo l'origine stessa del viaggio, ovvero l'incontro con il patriarca ecumenico ortodosso di Costantinopoli Bartolomeo I, riporta lo sguardo alle questioni ancora aperte con l'ortodossia, rimanda a quanto accade, o non accade, nei rapporti con Mosca e apre l'immenso panorama della vita religiosa (anche nelle sue ripercussioni coi fenomeni politici e sociali) nell'est europeo, a principiare dall'Ucraina.
Si deve affrontare la situazione dei cristiani in uno Stato laico, come si definisce quello turco, dove la religione islamica è assolutamente prevalente e dove è aperta la grande questione di una libertà religiosa, chiave dell'accesso della Turchia alla Unione Europea. Una Turchia che risulta, per altri versi, determinante per gli equilibri del vicino Oriente. L' insieme dei problemi si intreccia oggi con la relazione con l'islam visto nella sua universalità. Non meno importante è la questione, anche se più interna alla vita della Chiesa, della forma che Benedetto XVI intende dare al suo pontificato nell'inevitabile allontanarsi temporale di scelte e orientamenti lasciati dal suo grande predecessore. Capire, in ultima analisi, secondo quali criteri questo pontificato contribuisca a far entrare nella Chiesa della storia, dopo che sono già entrati in quella della fede, i 26 anni di Giovanni Paolo II e nel contempo delinei il proprio progetto. Una matassa assai intricata che richiede, per essere dipanata, una cura estrema. I precedenti di Paolo VI e Giovanni Paolo II - Anche Paolo VI (nel 1967) e Giovanni Paolo II (nel 1979) visitarono la Turchia ed è naturale che intorno al Bosforo e a una città dall'alto valore simbolico per l'Occidente e per l'Oriente, come Bisanzio-Costantinopoli-Istanbul si concentrino snodi culturali, storici e religiosi di estrema durezza, ma anche di grande speranza. Sono passati 27 anni dall'ultima visita di un Pontefice romano. Per quanto è accaduto da allora nei rapporti tra cristianesimo e islam, è una vera eternità. E in questa eternità la somma tra quanto vi è stato di positivo e quanto di negativo tende decisamente verso un bilancio tristemente in rosso.
A conferma della estrema delicatezza della visita, da sempre sul crinale tra conferma e cancellazione, va ricordato come il viaggio in Turchia fosse già stato previsto per lo scorso anno e come abbia subito un rinvio, in quanto le autorità turche non avevano gradito che l'invito, per il 2005, fosse partito direttamente dal patriarca ortodosso Bartolomeo I senza attendere l'assenso del governo.
Tra i suoi momenti più significativi il viaggio prevede il primo giorno (28 novembre) l'arrivo ad Ankara, un incontro con le autorità politiche, l'omaggio al mausoleo di Ataturk e la sera del secondo giorno (29 novembre) a Istanbul una udienza con il Patriarca ecumenico ortodosso Bartolomeo I. Il 30 novembre il Papa assisterà, per la festa di Sant'Andrea, l'apostolo del mondo greco, alla solenne liturgia eucaristica presieduta dal patriarca. In quella occasione verrà firmata una dichiarazione congiunta che dovrebbe segnare un ulteriore passo nel dialogo ecumenico. Vi sarà anche un incontro con Mesrob II, il patriarca armeno ortodosso. La comunità armena, nonostante tutto, è ancora numerosa e attiva, anche se il genocidio (almeno un milione e mezzo di vittime), perpetrato agli inizi del XX secolo da parte islamica dei cristiani armeni, è ancora uno dei grandi tabù della società turca.
La Turchia conta oggi 70 milioni di abitanti, al 99% musulmani. La rimanente, esigua, percentuale si ripartisce tra i cattolici, che sarebbero intorno ai 30mila con tre circoscrizioni di rito latino (l'arcidiocesi di Smirne, il vicariato apostolico di Istanbul, il vicariato apostolico dell'Anatolia) alle quali vanno aggiunte le comunità di rito orientale (l'arcidiocesi di Istanbul per gli armeni cattolici, di Diarbekir dei caldei e il vicariato apostolico dei siri cattolici), i 60mila cristiani armeni ortodossi, i diecimila siri ortodossi e i meno di tremila greco-ortodossi appartenenti al patriarcato di Costantinopoli, i protestanti di varie confessioni per circa tremila fedeli. Si stima quindi che i cristiani in Turchia, complessivamente, superino di poco le centomila unità. A completare il quadro della composizione religiosa del Paese si segnala, infine, la presenza di circa 25mila ebrei. La presidenza degli Affari Religiosi - Nelle relazioni con le religioni la Turchia moderna si autodefinisce come una Repubblica laica, ma è una laicità che va intesa in una prassi alquanto diversa dalla nostra, se si pensa che tutto l'insieme del culto islamico è diretto da un organismo statale, la presidenza degli Affari religiosi della Repubblica di Turchia, nata nel 1924 e oggi diretta dal professore Ali Bardakoglu che, per inciso, è stato tra i primi a manifestare riprovazione per la parole del papa a Ratisbona. Infatti per Kemal Ataturk, il fondatore della Turchia moderna, laicizzare lo Stato non significò distinguere e separare gli ambiti di competenza dei due poteri, secondo il modello europeo, ma semplicemente eliminare la religione dall'ambito pubblico e sottoporre a tutela statale l'organizzazione del culto. Oggi la presidenza degli Affari religiosi provvede "alla vera conoscenza della religione dell'Islam e ad aumentare la devozione ai valori etici e religiosi" attraverso il sostentamento di quasi 60mila persone impegnate nei servizi nelle moschee, la cura delle 76.455 moschee esistenti nel paese, la pubblicazione di libri e opuscoli, il mantenimento di centri culturali e sociali, per un budget nel 2002, di 1.126 milioni di lire turche (quasi 600 milioni di euro).
La vita dei cristiani turchi avviene solitamente in piccole comunità, spesso disperse e lontane tra di loro decine di chilometri. Ma l'isolamento e la pochezza numerica non significano pochezza spirituale o incapacità di indicare prospettive. Per presentare solo un esempio, ricordiamo come la comunità cattolica di Antiochia sia composta da una ottantina di fedeli ma, nonostante l'esiguità numerica della presenza cattolica, quella città, da sempre capace di accogliere culture e religioni diverse, si pone come protagonista di iniziative sulla pace e sul dialogo. Lo scorso anno è salita alla ribalta dell'informazione con lo svolgimento di un simposio sull'incontro (e non sullo scontro) di civiltà, che ha visto insieme ebrei, ortodossi, islamici, armeni, caldei, cattolici ed esponenti politici e diplomatici. Sempre in quella città del sud della Turchia la Pasqua viene celebrata in un'unica data, quella del calendario giuliano, sia dalla comunità cattolica, sia da quella ortodossa che partecipano reciprocamente, inoltre, a numerose iniziative gli uni delle altre.
La visita del Papa giunge quando la questione internazionale più impegnativa e di lungo periodo, sul tavolo diplomatico turco, è quella dell'ingresso nella Unione Europea. La Turchia chiese per la prima volta di entrare in Europa nel 1987. Dal 2005 è ufficialmente candidata e si è aperto un lungo percorso che, tra verifiche ed esami, dovrebbe concludersi tra qualche anno. Quattro sono gli aspetti sono sotto la lente degli osservatori europei: che la Turchia abbia istituzioni politiche saldamente democratiche; che vi sia piena tutela dei diritti e delle minoranze; che si sviluppi una economia di mercato efficiente; che si manifesti una chiara volontà di recepire la legislazione europea. In questo contesto, una questione non definita è quella dei diritti della minoranza curda, da sempre in conflitto col governo di Ankara, mentre rimane evidente lo scoglio politico della irrisolta questione cipriota. Un mosaico complesso - In primo luogo suscita ancora delle riserve la rispondenza della Turchia - non solo dal punto di vista legislativo, ma soprattutto da quello comportamentale - a standard internazionali accettabili nel rispetto dei diritti umani e religiosi e indubbiamente l'omicidio del sacerdote italiano Andrea Santoro, nel febbraio 2006, ha rafforzato la tesi di coloro secondo i quali la libertà di culto non vi sarebbe garantita. I rapporti tra Ankara e Vaticano divengono così uno dei passaggi cruciali per l'evoluzione delle relazioni tra Turchia ed Europa. Anche per questo la visita del Papa è importante agli occhi del governo turco, in quanto da un suo esito positivo potrebbe scaturire l'attesa luce verde a una accelerazione del processo di adesione.
Si deve considerare un ulteriore elemento che rende ancora più complesso il mosaico delle valutazioni. Infatti, nel giudizio sulla rispondenza della Turchia alle richieste della Unione Europea non vi è una completa sintonia tra comunità cristiana locale e curia romana. Se a Roma si è più dubbiosi (non si dimentichi che quando era ancora cardinale Joseph Ratzinger si era espresso in maniera sfavorevole e aveva auspicato semmai forme di partnerariato piuttosto che una inclusione vera e propria), nella Conferenza episcopale turca e nei fedeli prevale un giudizio più positivo, che nasce soprattutto dall'auspicio che l'ingresso in Europa possa migliorare le condizioni della Chiesa e dei cristiani. In primo luogo ne potrebbe essere favorita la risoluzione di gravi impedimenti alla vita ecclesiale, come quello che la Chiesa non goda di personalità giuridica e quindi non possa possedere beni immobili. Sarebbe anche possibile il superamento di preclusioni verso alcune carriere, come quella militare.
Certamente l'attuale organizzazione della Chiesa cattolica turca è pensata per favorire l'avvicinarsi della Turchia all'Europa. La Conferenza episcopale turca aderisce infatti al Consiglio delle Conferenze episcopali europee e non a quello dell'Asia. Un fatto apparentemente marginale, ma assai significativo di un orientamento. Anche i rapporti politici interni alla Turchia tendono in questo periodo a favorire l'ingresso in Europa. Dal 2002, superata una aspra fase di contrasti interni nati dopo il tentativo del partito di Necmettin Erbakan di introdurre una forte ispirazione islamica nella vita politica e che portò per reazione nel 1997 a un colpo di stato militare volto a ripristinare la linea fondante di Ataturk, è salito al potere il leader di ispirazione islamico-moderata Recep Tayyip Erdogan, che propone una politica estera allineata, come tradizione, con gli Usa, di avvicinamento all'Europa e non ostile a Israele.
Si è affermato un modello istituzionale e di Governo che si basa su di un movimento politico moderato che ha le sue radici nell'islam ma che, al contempo, si definisce come filo-occidentale. Una proposta politica che ha suscitato la forte reazione dei fondamentalisti, che non allentano la pressione di un terrorismo che si è dato l'obiettivo di rendere impossibile il mantenimento del sistema democratico e di radicalizzare irreparabilmente la vita politica. E' ovvio che, se questa strategia destabilizzante avesse successo, ogni avvicinamento alla UE si arresterebbe immediatamente. Banco di prova difficile - All'interno di queste riflessioni va collocato anche il forte interesse degli Stati Uniti a tenere staccata la Turchia, che fu a suo tempo un fidato bastione contro l'Urss, da ogni tentazione islamista radicale. Non meraviglia quindi se gli Stati Uniti vedono con favore l'integrazione di quel Paese in Europa. Ne è conseguita una strategia americana di ampio respiro, anche nei confronti delle resistenze presenti in Europa, e che potrebbe anche in parte spiegare il poco entusiasmo con cui alcuni settori della stampa statunitense (<New York Times> ma anche <Usa Today>) hanno accolto la lezione papale di Ratisbona, in quanto con i suoi esiti poteva compromettere quell'incontro tra Chiesa cattolica e Turchia che, come si detto, è determinante per garantire condizioni favorevoli al cammino di Ankara verso Bruxelles.
Con una posta in gioco così alta e con gli occhi di tutto il mondo che in quei giorni si rivolgeranno verso il Bosforo e l'Anatolia, è certo che la preparazione del viaggio rappresenta un banco di prova assai difficile anche per gli appena rinnovati uffici di curia, che sono ora chiamati a mostrare quanto giustificata sia stata la fiducia in loro riposta. Per il nuovo segretario di Stato cardinal Tarcisio Bertone, per il nuovo 'ministro degli Esteri' Dominique Mamberti, e - last but not least - per il nuovo responsabile della sala stampa vaticana padre Federico Lombardi, che ha sulle spalle l'eredità di un espertissimo conoscitore di tutti i meccanismi della comunicazione come Joaquin Navarro Valls, una occasione tanto unica quanto impegnativa. (Umberto Mazzone/Pagine di Difesa)
30.09.2006

 

UNA OCCASIONE UNICA, DA NON PERDERE

Bartolomeo_I°_si_vedrà_con_il_Pontefice

Boicottare la visita del Pontefice in Turchia con manifestazioni ostili da parte del mondo musulmano significherebbe non comprendere il significato del viaggio.

Durante la sua visita in Turchia in programma per la fine di novembre il Papa incontrerà Bartolomeo I, il Patriarca ortodosso di Costantinopoli, cioé di Istanbul, e i due renderanno nota una dichiarazione comune di carattere ecumenico. E' quanto ha detto mons. Luigi Padovese, vicario apostolico dell'Anatolia, in un'intervista rilasciata all'agenzia cattolica <Zenit> nella quale ha spiegato i problemi e le prospettive legate alla prossima visita del Papa in Turchia.
''La visita del Santo Padre è delicata non problematica per le questioni di carattere ecumenico - ha detto mons. Padovese - perché da questo punto di vista si è già raggiunta una sintonia, poi ci sarà una dichiarazione comune da parte del Vescovo di Roma e del Patriarca di Istanbul''.
''La questioni più complesse - ha aggiunto - riguardano il rapporto tra Cristianesimo ed Islam, e cosa pensa il Pontefice dell'eventuale ingresso in Europa della Turchia. I media turchi criticarono l'allora Cardinale Ratzinger perché secondo loro sfavorevole all'ingresso della Turchia in Europa''. In quanto alla situazione interna che sta attraversando il Paese,il rappresentante della Santa Sede ha spiegato che ''la Turchia è una realtà composita, dove la presenza di gruppi nazionalisti ed il crescente fenomeno d'islamizzazione prodotta da una situazione economica che è andata degenerando, ha fatto maturare un atteggiamento di chiusura sia nei confronti del cristianesimo che nei confronti dell'Europa''.
"Forse noi pensiamo che lì siano tutti favorevoli all'eventuale ingresso della Turchia in Europa - ha proseguito mons. Padovese - ma mi sto invece rendendo conto che non è così. Ci sono gruppi islamici i quali pensano che l'avvicinamento della Turchia all'Europa possa far smarrire l'identità musulmana. In Turchia essere un buon turco equivale oggi ad essere un buon musulmano. Per queste persone l'ingresso della Turchia in Europa potrebbe significare essere un buon turco e non più un buon musulmano''.
Sui problemi recenti che hanno segnato i rapporti fra Santa Sede e mondo islamico, infine, mons. Padovese ha affermato: ''Temo che qualcuno in Turchia abbia interesse a montare la protesta fino all'arrivo del Pontefice. Per i fondamentalisti è un'occasione troppo ghiotta. Ho letto una dichiarazione del responsabile degli Affari Religiosi turchi, il quale ha precisato che la Turchia riceverà il Pontefice ma come Capo di Stato. Il che significa cha la figura di leader religioso passa in secondo piano''.
Da questo punto di vista ''a qualcuno piacerebbe che il Pontefice non vada in Turchia - ha spiegato - ma ormai non si tratta di aprire una finestra sul mondo islamico, ma un balcone, per fare un discorso chiaro sui rapporti tra Islam e Cristianesimo. Sono convinto che quello che è stato un problema potrebbe diventare una occasione insostituibile, una opportunità unica, perché tutti i media dei Paesi arabi saranno puntati su quello che dirà il Papa. Alcuni non saranno contenti, ma almeno verrà riportato quanto il Santo Padre affermerà'', ha concluso mons. Padovese. (Adnkronos)
30.09.2006

 

RAFFORZARE IL DIALOGO CON GLI ORTODOSSI

Questo - come ha ricordato il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo II - uno degli obiettivi di Benedetto XVI quando si recherà in Turchia.

La visita di Benedetto XVI in Turchia in programma dal 28 novembre al primo dicembre acquista un valore decisivo non solo perché si tratta della prima visita del Papa tedesco in un Paese a maggioranza islamica, ma anche per "rafforzare il dialogo tra cattolici e ortodossi". È quanto ha sottolineato il patriarca ecumenico Bartolomeo I, incontrando un gruppo di giornalisti nella sede di Al Fanar - sede del Patriarcato - a Istanbul.
"Avremo l'occasione di accogliere il Papa qui al Patriarcato - ha affermato Bartolomeo I - e firmare qui una dichiarazione comune dopo la liturgia che si terrà nella cattedrale San Giorgio il 30 novembre, festa del patrono ecumenico Sant'Andrea. Aspettiamo con grande amore fraterno il papa in Turchia - ha aggiunto il capo della chiesa ortodossa - si tratta di una visita importante per il nostro Paese e per i nostri rapporti tra cattolici e ortodossi".
Il patriarca ha inoltre ricordato che proprio la settimana scorsa la commissione mista cattolico-ortodossa si è riunita a Belgrado in Serbia, per riprendere il dialogo teologico dopo una interruzione di quasi sei anni. Su questo argomento è intervenuto il metropolita di Pergamo, Ioannis, che ha sottolineato come "il dialogo è ad un punto cruciale, perché non ci troviamo d'accordo sulla primazia della Chiesa. Ma noi vogliamo arrivare ad una piena comunione e per questo - ha concluso Ioannis - dobbiamo cominciare con le cose che dividono per riprendere il dialogo". (Apcom)
30.09.2006

 

SEGNALE IMPORTANTE

Lo è, per il capo delegazione di Forza Italia a Bruxelles, Antonio Tajani, il sostegno del Parlamento europeo al viaggio del Papa in Turchia.

Il sostegno del Parlamento europeo al viaggio di Benedetto XVI in Turchia ''rappresenta un segnale importante in favore del dialogo tra cristiani e musulmani'', ha detto Antonio Tajani, capo della delegazione di Forza Italia al Parlamento europeo e vicepresidente del Partito popolare (Ppe).
''Si tratta di un voto che, per la prima volta, riconosce al Santo Padre un ruolo determinante dovuto alla sua autorita' morale'', ha aggiunto Tajani dopo l'approvazione da parte dell' assemblea di Strasburgo di un emendamento al rapporto sull' adesione della Turchia all'Ue che porta le firme dello stesso Tajani, dell'olandese Eurlings e del britannico Tannock (tutti
del gruppo Ppe) in sostegno del viaggio del Papa. (Ansa)
30.09.2006

 

POTERE RELIGIOSO
IN AUMENTO
NELLA VITA PUBBLICA

Il_gen._Ilker_Basbug

Duro intervento ad Ankara ai cadetti dell'accademia militare del comandante dell'esercito turco, gen. Ilker Basbug, contro la minaccia islamica nel Paese. "La minaccia reazionaria - ha detto - ha raggiunto livelli allarmanti". "Tentativi sistematici di erodere i principi su cui si fondava la rivoluzione di Ataturk".

Duro intervento il 25 settembre ad Ankara del comandante dell'esercito turco, generale Ilker Basbug, contro la minaccia islamica in Turchia. Parlando ai cadetti dell'accademia militare, durante il suo discorso inaugurale per l'apertura dell'anno accademico 2006-2007, il comandante ha affermato che la minaccia reazionaria ha raggiunto livelli allarmanti per via del maggior potere acquisito dalle comunità religiose in campo economico e politico. Ha respinto inoltre le critiche europee, difendendo il diritto dei militari ad avere voce in capitolo nelle questioni socio-politiche della nazione.
Si sa che da quando la Turchia ha chiesto di entrare in Europa, la Comunità Europea discute sul ruolo delle Forze armate nella vita sociale e politica turca. Anzi, una clausola perché il Paese della Mezzaluna possa essere ammesso è proprio che l'esercito non influenzi ed interferisca nelle questioni politiche e amministrative dello Stato. E' ancora attuale il monito del vicepresidente della Commissione europea Guenter Verheugen: "Finché sarà il potere militare - attraverso il consiglio di Sicurezza nazionale, che si autodefinisce baluardo dello stato laico e difensore dell'ideologia kemalista - a controllare la politica e non la politica a controllare l'esercito, non riesco ad immaginare come la Turchia possa divenire un membro dell'UE".
E proprio il 25, rispondendo alle critiche dell'inviato dell'Unione Europea, Hansjoerg Kretschmer, il quale aveva affermato che i militari sono abituati a esprimere opinioni su ogni questione, Basbug ha dichiarato che l'esercito ha il diritto di dire la sua quando si tratta di difendere la laicità e il nazionalismo. "Le Forze Armate turche hanno sempre difeso e continueranno a difendere lo Stato nazionale, lo Stato unitario e lo Stato laico" ha affermato ieri ad Ankara.
L'esercito si è fatto finora garante della laicità kemalista, anche facendo pagare un altissimo prezzo alla nazione, quali la formazione di un apparato burocratico militare con costi economici elevatissimi e una sistematica repressione contro ogni forma di fanatismo. L'esercito fu chiamato ad essere il difensore del nazionalismo e della laicità e per difendere questi due valori ha organizzato ben quattro colpi di Stato. Il primo ebbe luogo nel 1960 e fu seguito da altri nel 1971, 1980, 1997, di volta in volta per tutelare lo Stato sia contro i gruppi islamici che contro i partiti di sinistra che cominciavano a influenzare troppo la vita politica del Paese.Pilastro della laicità - L'esercito, dunque, fin dall'inizio, è stato il pilastro sul quale fu fondata la Repubblica e in seguito definì, in larga misura, le norme di comportamento per le élites politiche della Repubblica. Questo è il principale motivo per cui nella società turca di oggi prevalgono elementi e norme comportamentali militari, quali eroismo, autorità e disciplina. I leader della nuova repubblica turca, del resto, avevano una formazione militare e la organizzarono come uno Stato nazionale omogeneo, a scapito delle minoranze etniche e religiose. Lo stesso Mustafa Kemal Pascià, l'Atatürk padre e fondatore della Turchia, era un generale militare diplomatosi all'Accademia di Guerra a Istanbul e formatosi nell'esercito ottomano.
Nel 1925, creando la Repubblica turca dalle macerie dell'impero ottomano, Atatürk cercò di "pulire ed elevare la fede islamica, liberandola dal ruolo di strumento politico" e nel 1937 soppresse l'articolo della Costituzione che proclamava l'Islam religione di Stato. Il suo obiettivo principale era quello di dare inizio al processo di costruzione di un'identità nazionale turca, unita a una marcata occidentalizzazione, considerata indispensabile per la sopravvivenza della Turchia. Desiderava trasformare il Paese in decadenza, in uno Stato moderno e civilizzato: per lui e per i riformisti la civilizzazione significava "civilizzazione occidentale".
E' su questa linea che si inserirono le riforme di Atatürk, che comprendevano l'abolizione del sultanato, del califfato e degli Ulema, la rinuncia alla sharia, l'adozione di un nuovo codice civile sul modello di quello vigente in Svizzera, la sostituzione dell'alfabeto arabo con quello latino, l'eliminazione delle parole di origine araba e persiana, il passaggio dal calendario lunare a quello solare, la sostituzione del venerdì con la domenica come giorno di riposo e il riconoscimento dei diritti politici alle donne. Tali misure non erano ideate tanto per eliminare l'Islam e i valori islamici dalla società turca, quanto piuttosto per porre fine alle funzioni politiche dell'Islam e al potere delle istituzioni religiose nella legislazione e nella giustizia turca, trasformando la religione in una questione di coscienza individuale.Un duro j'accuse - Il generale Basbug, senza esitazioni, ha dichiarato che una grave minaccia incombe sulla Turchia da parte di sette islamiche e che la presenza musulmana è fortemente in crescita in molti ambiti vitali, mettendo così a rischio i risultati raggiunti dalla rivoluzione di Ataturk, che aveva dato vita a una Turchia laica. "Devo annunciare con rammarico che la minaccia reazionaria (Islamica), sebbene in alcuni ambienti non lo si voglia ammettere, ha raggiunto livelli preoccupanti", ha detto Basbug, mettendo in guardia la nazione e fors'anche l'Europa. E ha aggiunto: "Ci sono tentativi intenzionali, costanti e sistematici nel voler erodere gli obiettivi ottenuti dalla rivoluzione kemalista".
E ha avvertito: "Trasformando la religione in un'ideologia si finirà per politicizzarla e a uscirne sconfitta sarà soprattutto la religione stessa". Le accuse di Basbug sembrerebbero essere rivolte al partito al Governo Giustizia e Sviluppo (Akp), che affonda le sue radici nell'islam politico. Ma il Governo del Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan nega di perseguire un programma islamista e l'Akp si dichiara un partito democratico conservatore. Proprio per questo, Faruk Çelik, ex deputato dell'Akp, in tutta risposta al generale ha dichiarato che spetta al governo affrontare ogni eventuale minaccia islamica: "Se è vero che la Turchia sta facendo un passo indietro, se è vero che esiste una reazione [religiosa], voglio che tutti sappiano che il Governo della Repubblica turca è la principale forza che la contrasterà". (Mavi Zambak-Asia News/Pagine di Difesa)
30.09.2006

 

ANKARA AL CONTRATTACCO

Cortre_europea_per_i_diritti_dell%27uomo

La risposta della Turchia ai greco-ciprioti che si erano rivolti alla Corte europea per i Diritti dell'uomo per ottenere le proprietà perdute nella parte nord dell'isola.

Turkey has changed it strategy against Greek Cypriots, who had applied to the European Court of Human Rights (Echr) to keep their permanent properties in Northern Cyprus.
Legal assistance will be provided for the lawsuits filed by Turkish citizens.
Turkey, which has maintained a defensive stance against real estate lawsuits brought by Greek Cypriots so far, has decided to counterattack with its own lawsuits. The Directorate General of Foundations is identifying the foundation assets and personal real estates in the Balkans and Greek Cyprus one by one.
Individual lawsuits can be brought to the Echr. The Directorate General of Foundations is entitled to apply to the court directly, according to the Foundations Act.
During parliamentary debates on the Foundations Act, a proposal was made to develop new formulas against real estate cases opened by Greek Cypriots in the Echr. The secretary-general for EU affairs (Abgs) advised the government that cases should be opened by the Echr related to all foundation assets and personal real estate that is now in Western Thrace and Southern Cyprus.
Aydin Seckin, deputy director general of Foundations, verified the change in strategy for Turkish properties abroad and said that with the new regulation, a head directorate of foreign relations would be established and inventory and title deed efforts would be improved with respect to foundation assets.
Seckin stated that legal assistance would be provided to those who intended to file a court case in order to reclaim their property.
However, Abgs encourages Turkish-origin people to apply to courts themselves so that they can better defend Turkey's rights and can relieve the pressure imposed by the European Union.
Ahmet Dogan, the deputy head of the political affairs department of Abgs, emphasized that the suits opened by Turks would act as a relief for Turkey.
Claiming that the issue of foundations was aired so that no discrimination could be imposed on the property-obtaining of minorities, Dogan reiterated that there were three cases opened against Turkey by the Echr.
Emphasizing the fact that verdicts would be biased, Dogan said that there was a high possibility that unfavorable verdicts would be declared in the two cases that are in progress.
Turkey's shift in strategy came as a result of objections by MPs during the debate on the Foundations Act proposal which includes a provision on returning of real estate to minority foundations.
Dogan reiterated that there was no consensus in the European Union on foundation legislations and stated that remarks in European Human Rights Charter on the right to own property and non-discrimination were brought into acquis communitarie.
Expressing that the amicable settlement proposed for a 86 square meter shop is either to pay 2,300,000 Euros or to return the property, Dogan said, "If we do not accept the amicable solution, a 2.3 million Euro penalty will increase to God knows what. It can turn out to be a higher penalty in addition to return of the property."
"If we are facing such lawsuits, the same should go for Greece and Southern Cyprus, too. Turkish citizens or communities should bring suits for their properties in Greece and Southern Cyprus." he said.
Stating that inspection on foundation assets in Cyprus initiated by the Directorate General of Foundations created great discomfort for the Greek Cypriots, Dogan reasserted, "With such efforts, we must encourage people of Turkish origin to apply to courts, so that legal and political reciprocity can be ensured."
Seckin declared that they had launched an inventory effort in countries that were once a part of Ottoman territory, noting that the efforts on foundation properties in Cyprus continued.
"Thousands of foundations were established in Ottoman territories and they had much real estate. We have the opportunity to inspect them with this new act. We shall transfer the data and title deeds that we find into digital media, so that our citizens who apply to courts shall be provided with legal and documental support." he said.
_______________________MINORITY PROPERTIES IN TURKEYWith its lengthy efforts, the Directorate General of Foundations brought to light assets of minority foundations in Turkey. Minority foundations have a total of 2,419 assets in Turkey.Categorization of Minority Foundation Assets in Turkey:Churches, chapels - 284
Synagogues - 47
Workplaces - 622
Residences - 824
Hospitals - 4
Schools - 74
Land, Olive Groves - 522
Other - 42 (Fatih Atik/Zaman)
30.09.2006

SOCIETA'

SICUREZZA
SOCIALE?
UN'OPZIONE

Secondo l'Ufficio di Statistica turco (Tuik), 11.7 milioni di lavoratori non sono in regola con le leggi, in particolare nel settore agricolo.

Secondo uno studio dell'Istituto Statistico Turco (Tuik) riportato dal quotidiano <Dunya>, il 50.4% degli occupati turchi (11.7 milioni di lavoratori), non è in regola con le leggi sulla sicurezza sociale e le assicurazioni obbligatorie, e quindi il suo impiego deve considerarsi "lavoro illegale". Il settore in cui il fenomeno è più rilevante è quello dell'agricoltura, dove il lavoro nero è pari all'88.2% del totale (circa 6 milioni di lavoratori rispetto ai 6.8 in totale del settore). Va precisato peraltro che le stesse autorità turche - in lotta contro il lavoro nero e l'economia "sommersa" - hanno più volte indicato che il Pil non emerso del paese potrebbe essere pari a circa il 50-60% di quello statistico ufficiale (oggi, circa 400 miliardi di dollari). (Ice Istanbul)
30.09.2006

 

PROGETTO INTERCULTURALE CON L'ITALIA

Partirà il prossimo anno. e sarà nell'ambito del programma di promozione alla conoscenza dei Paesi islamici targato "Itercultura-Afs"

Partirà nel 2007 un progetto di collaborazione interculturale fra Italia e Turchia nell'ambito del programma di promozione alla conoscenza dei Paesi islamici targato "Itercultura-Afs" Turchia. L'iniziativa, che vede la Turchia partecipe per la prima volta, interessa per il terzo anno consecutivo anche la Tunisia ed è rivolta agli studenti italiani under 18 che intendono frequentare uno stage scolastico annuale in uno dei due Paesi del Mediterraneo.
In quest'ottica l'associazione "no-profit Itercultura" ha lanciato nel mese in corso un bando di concorso rivolto a tutti quelli nati tra il 1° gennaio 1990 e il 30 giugno 1992. "Il nostro obiettivo principale è quello di sconfiggere pregiudizi e intolleranze, proprio attraverso i programmi di scambio, che consentono di dialogare con persone di culture diverse e di interagire in maniera costruttiva" spiega il responsabile comunicazione e sviluppo Intercultura, Raffaele Pirola.
Lo stage inizierà nell'agosto del 2007 e terminerà entro giugno 2008. Il programma prevede la frequenza dell'anno scolastico in una scuola pubblica locale e l'accoglienza in una famiglia selezionata dai volontari dell'organizzazione <Afs> Turchia. Nel corso della permanenza si svolgeranno incontri-studio nei quali gli studenti avranno la possibilità di confrontare la propria esperienza e di valutare, insieme con i volontari di Intercultura, progressi e difficoltà. Per facilitare l'apprendimento della lingua turca, <Afs> organizza corsi specifici, in modo da permettere il pieno inserimento dei ragazzi italiani nella comunità di riferimento. Sono previste borse di studio per far fronte alle spese di soggiorno. (Denaro.it)
30.09.2006

 

NESSUNA CONNESSIONE
VACCINAZIONE
SCLEROSI MULTIPLA

Un_ricercatore_della_Dokuz_Eylul_University

Ricercatori turchi della <Dokuz Eylul University> di Izmir hanno escluso che la somministrazione di un anti-epatite B possa portare a questa malattia degenerativa.

L'eziologia della sclerosi multipla non è ancora ben definita. Si ritiene che gli agenti infettivi abbiano un ruolo nello sviluppo di questa malattia multifattoriale.
Sono stati riportati casi di sclerosi multipla dopo somministrazione di vaccini anti-epatite B.
Ricercatori della <Dokuz Eylul University> a Izmir, in Turchia, hanno confrontato 11 pazienti con sclerosi multipla i cui i primi segni clinici si sono manifestati dopo la vaccinazione contro l'epatite B ( gruppo I ) con 71 pazienti con sclerosi multipla che non sono mai stati vaccinati contro l'epatite B ed erano sierologicamente negativi nei confronti del virus dell'epatite B ( Gruppo II ), e 20 soggetti sani ( gruppo III ).
Il numero medio di episodi di sclerosi multipla dopo 2 anni è stato di 1.5 nel gruppo I e 1.63 nel gruppo II.
Il punteggio medio alla scala Edss ( Expanded Disability Status Scale ) dopo 2 anni è stato di 1.31 nel gruppo I e di 1.89 nel gruppo II.
La tipizzazione Hla e l'esame sierologico per l'antigene di superficie dell'epatite B sono stati eseguiti in tutti i gruppi.
Hla-Dr2 è risultato più frequente nei gruppi I e II rispetto ai soggetti sani.
I Ricercatori non hanno evidenziato alcuna differenza tra i pazienti con sclerosi multipla, sottoposti a vaccinazione o non vaccinati.
Pertanto, questo studio ha dimostrato che la vaccinazione contro l'epatite B non sembra essere coinvolta nello sviluppo di sclerosi multipla. ( Xagena_2006). (e-Vaccini.it)
30.09.2006

 

I 50 ANNI
DELLA LUFTHANSA
IN TURCHIA

I_50_anni_della_Lufthansa

La storia della compagnia di bandiera tedesca in terra anatolica ricordata nel corso di una cerimonia al Kempiski Palace di Istanbul.

The year 2006 marks the 50th anniversary of Lufthansa operations in Turkey.
"The story of Lufthansa's 50 years in Turkey is about an airline with a great reputation, commitment to a market and its successful deployment of modern aircraft andinnovative flight products, which have led to an increasing number of passengers and economical progress," said Joachim Steinbach, vice president of sales and services for Southeast Europe, Africa, the Middle East and Pakistan.
Steinbach was speaking at a gala dinner held at the Çırağan Palace Kempinski Hotel in Istanbul to commemorate the 50th anniversary. He pointed out that Lufthansa was founded in 1955 and after only one year it began flying to a number of destinations in the region starting with Istanbul. Today the German airline has 56 flights a week between Turkey and Germany.
Steinbach also noted that Lufthansa's charter airline Condor, its joint venture Sunexpress, Lufthansa Cargo and its catering company are operating in Turkey today. It also opened a call center here. Altogether the company has nearly 1,000 employees in Turkey. As a founding member of the world's biggest airline grouping, the Star Alliance network, Lufthansa offers its customers convenient connections to 842 destinations with 18 partner airlines.
The fact that Lufthansa started flights to Turkey after only one year of its foundation proves how much importance Lufthansa attaches to Turkey, according to Steinbach. "Even today as Lufthansa is a fully privatized company, we will continue to be the first to introduce technical innovations in the aviation industry in Turkey."
Lufthansa's first Turkish general manager, Sadık Elmas, underlined that "with the opening up of the national market to private airlines, positive developments have taken place in Turkey. The number of passengers has grown above the international average. In order to meet the new demand we have increased the number of flights during the summer months. In line with developments to come in 2007, we are planning to add to the number of flights as well."
Events for the 50th anniversary:

The aircraft that Lufthansa originally used in the '50swas the Lockheed Super-G-Constellation. So the first flight was commemorated this month with a brand new Airbus A321 that was painted just like the aircraft that flew to Istanbul in 1956. The flight attendants had on uniforms from 50 years ago and served classic Lufthansa cocktails on board. Other events have also been organized for customers, agencies and journalists with whom Lufthansa cooperates. (Turkish Daily News)
30.09.2006

CRONACA

OCALAN ORDINA AI SUOI IL "CESSATE IL FUOCO"

Abdullah_Ocalan

Lo ha annunciato una agenzia di stampa legata al Pkk e basata in Europa. I guerriglieri però sembra che non gli diano retta. Ankara comunque ha respinto la tregua. Un piano delle Forze armate turche per distruggere le basi nel Nord Iraq.

Il leader del Pkk Abdullah Ocalan ha ordinato ai suoi uomini un cessate il fuoco. Lo ha annunciato un'agenzia legata al Pkk e basata in Europa. ''Fino a che non saremo minacciati
di distruzione totale, il Pkk non dovrebbe assolutamente usare le sue armi'', è il messaggio di Ocalan dalla prigione speciale di Imrali trasmesso dai suoi avvocati all'agenzia Firat che lo ha pubblicato sul suo sito Internet. E' anche vero che i suoi non sembrano avere recepito i suoi ordini.
Il Primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha respinto comunque la tregua.
"È possibile concludere un cessate il fuoco tra Stati, ma per un'organizzazione terroristica si tratta di qualcosa di inappropriato", ha detto Erdogan in dichiarazioni rilasciate alla televisione privata S<amanyolu>.
Per lo stesso Ocalan, citato dai suoi avvocati, una nuova tregua unilaterale non sarebbe un segno di ''debolezza'', ma dovrebbe essere vista dalle autorità turche come un'occasione di riconciliazione tra il popolo turco ed il popolo curdo.
Ocalan sconta dal 1999 una condanna all'ergastolo, per tradimento e separatismo. Qualche giorno fa il presidente iracheno Jalal Talabani aveva affermato che su sua sollecitazione nel giro di pochi giorni il Pkk avrebbe annunciato ufficialmente una nuova tregua, dopo quella quinquennale interrotta nel giugno del 2004.
Il Governo iracheno aveva anche annunciato la chiusura degli uffici del Pkk in diverse cittadine curde nordirachene.
Nel frattempo le Forze Armate turche avevano fatto trapelare che era già pronto un loro piano per la distruzione dei campi del Pkk sulle montagne del Nord Iraq.
Anche gli americani hanno spedito in Turchia ed in Nord Iraq un loro inviato speciale incaricato di coordinare la lotta al Pkk, considerato un'organizzazione terroristica dalla Turchia, dall'Unione Europea e dagli Usa. (Ansa)
30.09.2006

 

ESECRAZIONE
Il_presidente_dell%27Iraq_Talabani

Le minacce del presidente iracheno Jalal Talabani nei confronti di quei Paesi che si immischirebbero negli affari di Baghdad ha provocato la dura reazione di Ankara.

Grande clamore e unanime riprovazione hanno provocato sulla stampa turca le minacce del presidente iracheno Jalal Talabani, un leader curdo nordiracheno, di appoggiare i ribelli separatisti curdi di Turchia, Iran e Siria se questi paesi ''non cesseranno di immischiarsi negli affari interni dell'Iraq''.
''La nostra pazienza è finita. Se le interferenze di quei tre Paesi non cesseranno, noi risponderemo nella stessa maniera. Sosterremo i dissidenti di quei Paesi e creeremo dei problemi'' - aveva dichiarato Talabani ad una radio americana.
''Talabani ha passato i limiti'' - hanno subito titolato i giornali turchi < Hurriyet> e < Radikal> mentre gli altri quotidiani turchi hanno condannato le ''minacce di Talabani'', ricordando che sulle montagne del Nord Iraq vi sono campi di ribelli curdi del Pkk che da quei campi compiono incursioni sanguinose in Turchia. Per questa ragione Ankara ha chiesto ripetutamente all'Iraq ed agli Usa un'intervento, minacciando in caso contrario un proprio intervento diretto finalizzato a metter fine alla lotta armata del Pkk che dal 1984 ha provocato in Turchia oltre 35 mila morti.
Il giornale < Hurriyet> ha sottolineato che, nonostante negli Usa Talabani avesse assicurato di avere convinto i dirigenti del Pkk (Partito dei lavoratori curdi) a proclamare il cessate il fuoco, il presidente iracheno ''non farà nulla'' e ''si sta burlando della Turchia''. Il Governo di Baghdad aveva annunciato qualche giorno fa di avere deciso la chiusura degli uffici del Pkk in varie cittadine nord irachene per migliorare i rapporti con Ankara. (da Ansa)

30.09.2006

 

SEQUESTRATO FIGLIO DI UN DIRIGENTE
DELL'AKP TURCO

L'azione eversiva - avvenuta a Tunceli (Anatolia orientale) - ad opera di un gruppo armato del Pkk.

Il figlio di un responsabile regionale del partito di Governo turco, Akp, è stato rapito da un gruppo di uomini armati, che - secondo le autorità locali - sono membri del Pkk (Partito dei lavoratori curdi). Serdar Sener Suroglu, di 33 anni, figlio del leader locale del partito Akp di Tunceli, Veli Suroglu - secondo un comunicato del governatore della provincia di Izmir diffuso dall'agenzia <Anadolu> - è stato sequestrato da una decina di uomini del Pkk mentre si dirigeva in auto nella città di Tunceli (Turchia orientale) da un villaggio vicino.
Gli altri passeggeri dell'auto sono stati lasciati liberi, ma il figlio del dirigente dell'Akp è stato portato via con la forza. Secondo le stesse autorità locali il rapimento potrebbe essere finalizzato alla richiesta di un riscatto. (Ansa)
30.09.2006

 

DIECI CHILI DI ESPLOSIVO SEQUESTRATO A SMIRNE

 

Il materiale avrebbe dovuto servire ai gruppo eversivi del Pkk per un attentato. Arrestato il custode di un edificio.

La polizia turca ha sequestrato circa 10 chili di esplosivo nella città portuale di Smirne, sventando così un possibile attacco terroristico sulla costa dell'Egeo da parte dei terroristi curdi. Lo hanno riferito fonti della sicurezza turca, precisando che nell'operazione in un complesso di abitazioni residenziali è stato arrestato il custode dell'edificio dove era nascosto l'esplosivo. Un mese fa, tre persone erano state uccise e circa 100 ferite, fra cui alcuni stranieri, in seguito a una serie di attacchi in resort turistici di Marmara e Antalya. (Adnkronos-Dpa)
30.09.2006

 

RIVENDICATO L'ATTENTATO DI IGDIR

L'azione, ad opera del Pkk, aveva provocato diciassette feriti di cui due gravi. Ucciso un tenente di polizia.

Il Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan) ha rivendicato su un suo sito Internet l'attentato
dinamitardo di sabato 23 settembre davanti ad una foresteria della polizia nei pressi di Igdir alla frontiera orientale con l'Armenia che ha provocato 17 feriti di cui due gravi.
La provincia di Igdir è fuori dell'area a prevalenza curda dove tradizionalmente sono localizzate le azioni armate del Pkk.
Il Pkk ha anche rivendicato il deragliamento di un treno merci avvenuto sempre sabato scorso a Palu, nella Turchia orientale. Inoltre un tenente di polizia - riferisce la <Cnn-Turk> - è stato ucciso ed altri due guardiani di villaggio feriti in un'imboscata attribuita ai terroristi del Pkk avvenuta nelvillaggio di Dargecit, nei pressi della città sud-orientale di Mardin. ( da Ansa)
30.09.2006

UCCISO UN BAMBINO DI DIECI ANNI

La vittima aveva trovato un ordigno lungo la strada che collega due località della Turchia e l'aveva raccolto.

Un bambino di dieci anni è stato ucciso dall'esplosione di un ordigno che aveva trovato e preso in mano sulla strada fra le località di Siirt ed Eruh, nel sudest della Turchia. Il fratello di 12 anni è rimasto gravemente ferito. (Adnkronos)
30.09.2006

 

APERTO IL PROCESSO A 56 SINDACI CURDI

L'accusa nei confronti del gruppo è quella di sostenere l'illegale partito dei Lavoratori (Pkk).

Ha avuto inizio nei giorni scorsi a Diyarbakir, in Turchia, il processo contro 56 sindaci curdi, accusati di sostenere l'illegale Partito dei Lavoratori Curdi (Pkk). I sindaci avevano inviato una lettera al premier danese Anders Fogh Rasmussen, chiedendogli di non chiudere <Roj Tv>, una televisione curda con base in Danimarca. La Turchia accusa la televisione di essere una sostenitrice del Pkk, e i sindaci per "l'appoggio cosciente" dato ai ribelli curdi. La guerra tra l'esercito turco e il Pkk, che reclama l'indipendenza per la popolazione curda, ha provocato 30 mila morti in 22 anni. L'Unione Europea ha chiesto alla Turchia di riesaminare le accuse contro i sindaci, pena il possibile rallentamento dei colloqui per l'entrata di Ankara nella UE. (Virgilio)
30.09.2006

 

DI NUOVO ALLA SBARRA IL GIORNALISTA DINK

Il_giornalista_Hrant_Dink

 

L'accusa è quella di "offesa all'identità turca". Richiesta dal tribunale la condanna a tre anni di reclusione.

Il giornalista di origini armene Hrant Dink, già condannato nell'ottobre del 2005 per lo stesso reato, subirà un nuovo processo per ''offesa all'identità turca'' per avere definito in un'intervista ''un genocidio'' i massacri degli armeni perpetrati nel 1915-1916 da uno degli ultimi governi ottomani.
La procura di Sisli di Istanbul ha aperto infatti un nuovo processo a suo carico, chiedendo la pena massima di 3 anni di reclusione, prevista dall'articolo 301 del codice penale che, in caso di condanna, si aggiungerebbero ai 6 mesi di reclusione con la condizionale già a lui comminati.
Nell'intervista, concessa nel luglio scorso all'agenzia internazionale <Reuters>, Dink affermava: ''Sicuro che affermo che si è trattato di un genocidio. Il risultato lo qualifica e gli da' un nome. Potete vedere voi stessi che un popolo che e' vissuto in queste terre 4.000 anni è scomparso''.
Nel precedente processo Dink era stato condannato per avere sulla sua rivista <Agos> fatto appello agli armeni ''a rivolgersi ora verso il sangue nuovo dell'Armeniaindipendente''.
L'articolo 301 che punisce ogni ''offesa alla turchità'' (turkciuluk) è stato invocato da circoli nazionalisti turchi per mettere sotto processo lo scrittore Orhan Pamuk e la scrittrice Elif Shafak. Esso è criticato, per la sua vaghezza che rende imputabile chiunque esprima critiche verso le istituzioni turche ed i loro rappresentanti, sia dall'UnioneEuropea sia da giornalisti ed intellettuali turchi che ne chiedono l'abrogazione.
La questione dei massacri degli armeni è un argomento praticamente tabù in Turchia, dato che Ankara respinge la qualifica di ''genocidio'' (considerata un'offesa all'identità turca) per quei massacri. Ankara, in particolare, smentisce che essi abbiano provocato oltre un milione di morti (1.5 milioni secondo gli armeni), affermando che si trattò di scontrireciproci tra turchi musulmani e armeni cristiani che avrebbero provocato ''non più di 300 mila morti per parte'' e che essi avrebbero avuto come origine la collaborazione militare delle popolazioni armene con l'invasore russo dell'Anatolia ottomana. (Ansa)
30.09.2006


OTTUAGENARIO CONDANNATO PER CRITICHE AD ERDOGAN

Un anziano ingegnere aveva scritto che il premier turco ed il suo partito sfruttano la religione e favoriscono la reislamizzazione nel Paese.

Un cittadino turco di 83 anni è stato condannato a pagare una multa di 10.000 nuove lire (circa 5.300 euro) per avere accusato il premier Recep Tayyip Erdogan, il suo partito Akp ed il suo Governo di sfruttare la religione e di favorire la reislamizzazione della Turchia.
Mehmet Dorduncu, un ingegnere in pensione residente ad Istanbul, aveva incollato una sua lettera di due pagine contenente quella ed altre accuse all'attuale Governo turco sul libro d'oro della casa natale del padre della patria Kemal Ataturk, a Salonicco. Erdogan durante la sua visita in Grecia alla casa di Ataturk del maggio scorso aveva scoperto la lettera e l'aveva strappata dal libro.
Nella lettera l'anziano ingegnere accusava Erdogan ed il suo partito di ''sfruttare i sentimenti religiosi dei turchi'' e di mirare alla reislamizzazione della Turchia, ma anche di essere ''uno schiavo'' degli Usa e dell' Unione Europea. Erdogan ha avviato contro di lui sia una causa civile, che si è conclusa con la condanna all'ammenda, sia un processo penale per cui Dorduncu rischia fino a quattro anni di prigione.
L'Akp di Erdogan è spesso accusato dai turchi di orientamento laico di avere, con il suo partito ed il suo Governo, un' ''agenda segreta'' mirante alla graduale islamizzazione della società e dello Stato. (Ansa)
30.09.2006

 

ORHAN PAMUK INSISTE

Orhan_Pamuk

Lo scrittore turco in una intervista al quotidiano spagnolo <El Pais> ha affermato come il suo Paese abbia "urgente bisogno di democrazia".

"La Turchia ha urgente bisogno di democrazia". Sono state queste le parole usate dallo scrittore Orhan Pamuk per descrivere la situazione nel suo Paese. In una intervista che sarà sul supplemento domenicale del quotidiano spagnolo <El Pais>, il romanziere - che l'anno scorso fu incriminato per avere infranto l'articolo 301 del nuovo codice penale - ha parlato anche della persecuzione giudiziaria che scrittori come lui ed Elif Shafah, assolta la settimana scorsa, hanno subito.
L'autore si è lamentato per l'"attacco alla cultura" in atto nel suo Paese, sottolineando come una persona debba ormai riflettere attentamente prima di poter parlare. Secondo Pamuk ora in Turchia, anche tra i militari, da sempre garanti della laicità dello Stato, comincerebbero ad annidarsi gruppi nazionalisti che nutrono sentimenti antieuropei. (da Apcom)
30.09.2006

 

MUOIONO CINQUE IMMIGRATI AL LARGO DI SMIRNE

La_tragedia_degli_immigrati

Un barcone con un gruppo di disperati era diretto in Grecia quando si è rovesciato.

Cinque immigranti clandestini sono morti nelle acque del Mar Egeo, al largo di Karaburun, nei pressi di Smirne in seguito al naufragio del loro barcone, diretto in Grecia, ma 35 dei loro compagni di viaggio sono stati recuperati in mare e messi in salvo dalla guardia costiera turca. Lo ha reso noto l'agenzia turca <Anadolu>.
Le isole greche dell'Egeo sono un un punto di passaggio abituale delle rotte dell'immigrazione clandestina diretta in Europa. (Ansa)
30.09.2006

 

INDAGINI SULLE ACCUSE

Un gruppo di avvocati di Smirne si è rivolto all'Onu dopo il naufragio di alcuni immigrati nelle acque dell'Egeo.

Un gruppo di avvocati di Smirne si è rivolto all'Alto Commissariato per i rifugiati dell'Onu per
richiedere un'indagine sulle accuse rivolte alla guardia costiera greca di 35 immigrati clandestini recuperati al largo della città turca, che affermano di essere stati gettati in mare da un'imbarcazione greca e di avere così causato la morte di sei loro compagni di viaggio.
I superstiti della tragedia, provenienti da vari Paesi del Nord Africa, hanno raccontato di essere giunti nell'isola di Chios, dove sarebbero stati imbarcati dalla guardia costiera su un'imbarcazione civile il cui equipaggio li avrebbe poi gettati a mare nei pressi della costa turca.
Sei di essi sono annegati ed i rimanenti 31 sono stati soccorsi e tratti in salvo dalla guardia costiera turca con la collaborazione della popolazione locale. (Ansa)
30.09.2006

 

NESSUNA COLLABORAZIONE

Non la riceve, a suo dire, la Grecia a proposito del fenomeno della immigrazione clandestina.

La Grecia non sta ricevendo la collaborazione che ha richiesto dalla confinante Turchia per limitare il fenomeno dell'immigrazione clandestina. La dura dichiarazione - come riferisce la stampa ateniese - è stata fatta dal portavoce del ministero degli Esteri greco Giorgios Koumoutsakos a Washington dove si trova al seguito del capo della diplomazia ellenica, Dora Bakoyannis.
''La Grecia ha cercato la cooperazione delle autorità turche per rimpatriare gli immigrati illegali e la loro risposta è stata ben lontana dall'essere soddisfacente'', ha affermato il portavoce rispondendo a domande di giornalisti circa commenti critici alla gestione greca del problema dell'immigrazione clandestina apparsi sulla stampa turca.
Negli ultimi quattro anni, ha ricordato Koumoutsakos, il governo di Atene ha chiesto a più riprese a quello di Ankara di rimpatriare 22.000 immigrati entrati in Grecia dalla Turchia masolo 1.400 di essi sono stati accettati indietro. ''Quindi la Grecia aspetta ancora la cooperazione della Turchia'', ha concluso il portavoce esortando ancora una volta Ankara arispettare l'accordo fatto sul rimpatrio dei migranti. (Ansa)

30.09.2006

ECONOMIA

MIGLIORA L'ECONOMIA

Il rapporto della Banca Centrale turca vede il tasso di inflazione scendere a fine anno al 7.5% rispetto al 7.6% preventivato.

Migliora l'economia turca: secondo un rapporto periodico pubblicato dalla Banca Centrale di Ankara, il tasso d'inflazione del Paese appare destinato a scendere da oggi a fine anno al 7.5 per cento rispetto alla previsione del 7.6 per cento rilasciata appena due settimane fa. Il dato complessivo su base annua dovrebbe risultare del 9.6 per cento, anch'esso in calo rispetto alla precedente stima del 9.8 per cento e al tasso attuale del 10.3 per cento. Altri dati positivi sono costituiti dal tasso di sviluppo, indicato ora al 5.1 per cento per l'intero 2006 (contro una stima governativa d'inizio d'anno del 5 per cento e quella del Fondo monetario del 4.8 per cento fornita appena all' inizio di settembre). Buoni segnali anche dalla disoccupazione (escluso il settore agricolo), che nel trimestre maggio-luglio è risultato dell' 11.5 per cento, contro il 12.5 per cento registrato nell'ultimo trimestre del 2005. (Denaro.it)
30.09.2006

 

DEBITO SALDATO ENTRO IL 2010

La Turchia, Paese fortemente indebitato con il Fondo Monetario Internazionale, restituirà il prestito avuto di 12.6 miliardi di dollari.

La Turchia, il Paese maggiormente indebitato con il Fondo monetario internazionale, pagherà all'istituzione 12.6 miliardi dollari entro il 2010. Fra il mese di ottobre e novembre è prevista la restituzione di 2.1 miliardi di dollari, poi pagarne 5.6 nel 2007. Stando ai dati riportati dallo stesso Fondo monetario internazionale, alla fine di agosto, l'indebitamento del Paese della Mezzaluna ammontava a 11.6 miliardi di dollari totali, ai quali, entro il 2010 andrà ad aggiungersi un altro miliardo di interessi.
Importo che potrebbe anche cambiare a seconda di come la Turchia deciderà di usare il denaro ricevuto in prestito. Fino a questo momento si sa di certo che ha utilizzato circa 4.3 miliardi di dollari e che entro maggio 2008 potrà usarne altri 5.5. Riguardo ai pagamenti al Fondo monetario internazionale, la Turchia si aspetta di poter sostenere meglio questo impegno economico dopo la fine di quest'anno. Se la situazione generale del Paese si mantiene su questi parametri, il Paese della Mezzaluna dovrebbe pagare 576 milioni di dollari in gennaio, 1.9 miliardi di dollari in febbraio, 127 milioni di dollari in marzo, 576 in aprile, 485 in maggio, 127 in giugno, 382 in luglio, 572 in agosto, 127 in settembre, 222 in ottobre 414 in novembre e 127 in dicembre. Un rapporto, quello con il Fondo monetario internazionale per il quale la Turchia ha dovuto mettere mano a poderose riforme, prima fra tutte quella della Sicurezza sociale. E se il Fondo nutre grandi speranze e ha voluto omaggiare a Turchia, organizzando il meeting del 2009 a Istanbul, unica ad averlo ospitato due volte insieme a Washington, non sono mancati anche motivi di attrito con il governo di Ankara. Nel marzo scorso la decisione di tagliare l'iva sul tessile fu accolta molto male dall'Fmi. Così male che il governo turco si guardo bene dall'estenderla ad altri settori, che pure avrebbero avuto bisogno di provvedimenti urgenti. Adesso che si parla di taglio dell'iva sul turismo, sono in molti a chiedersi come l'Fmi potrà reagire. (Denaro.it)
30.09.2006

 

RECORD DI INVESTIMENTI DALL'ESTERO:
9.7 MILIARDI DI DOLLARI A FINE AGOSTO

Yased

Il dato fornito da un report della associazione turca <Yased>. Stando a quanto sottolineato dal presidente, l'anno in corso si dovrebbe chiudere con una somma pari ai 12 miliardi di dollari. Un nuovo programma di credito lanciato dalla banca <Garanti> destinato alle giovani imprenditrici.

Saban_Erdikler_presidente_della_YusadSecondo un report della <Yased> (L'Associazione degli investitori esteri in Turchia), la Turchia ha attratto, a fine agosto, 9.7 miliardi di dollari di investimenti dall'estero. La somma è composta da 7.2 miliardi di dollari di investimenti nei settori tlc, bancario/finanziario, assicurativo, industriale, turistico, e 1.6 miliardi di dollari nel campo immobiliare.
Il presidente della <Yased>, Erdikler, ha sottolineato che il 2006 sarà l'anno record degli investimenti esteri poiché la somma totale raggiunta dal Paese dovrebbe superare i 12 miliardi di dollari (si precisa in proposito che solo alcuni giorni orsono il vice Primo ministro, Abdullatif Sener, aveva indicato una somma oscillante intorno ai 17 miliardi di dollari). La cifra di 12 miliardi di dollari sarebbe il record assoluto per la Turchia (nel 2005 gli investimenti esteri hanno raggiunto i 9.7 miliardi di dollari); una somma così rilevante che farebbe classificare il Paese fra i primi al mondo in quanto a ricettività di Ide.
Erdikler ha evidenziato infine che la stabilità politica ed economica e la lotta all'economia sommersa sono fra i temi più cari agli investitori esteri.
Nel frattempo, un nuovo programma di credito lanciato dalla banca turca <Garanti>, destinato a sostenere le giovani imprenditrici, garantirà prestiti fino a 30mila dollari per le donne che lavorano o intendono lanciare piccole o medie imprese.
L'istituto ha sviluppato il pacchetto di sostegni in collaborazione con l'Associazione delle imprenditrici (Kagider). Si tratta di uno dei primi programmi di questo genere a essere realizzati nel Paese e il primo della banca <Garanti>, quarto istituto di credito turco per grandezza. Finora quaranta donne hanno già fatto domanda per accedere ai finanziamenti.
"Per portare alla luce il potenziale della Turchia - ha detto Nafiz Karedere, vicepresidente della <Garanti> - abbiamo bisogno di più imprenditori e più produzione. Le donne sono il gruppo che ha bisogno di maggior supporto".
Mentre la presenza di donne turche nei settori del management aziendale, della legge, della medicina e dell'ingegneria è tra le più alte al mondo, la loro partecipazione al mondo dell'economia è tra le più basse fra i Paesi dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. (Denaro.it)
30.09.2006

 

IL NODO SCORSOIO
DELLE CALZATURE
CINESI

Calzature_cinesi

Il presidente dell'Associazione turca <Egeaysad>, Ali Nihat Bicer, ha nuovamente posto in evidenza - per il sistema industriale del settore locale - il rischio rappresentato dal forte flusso di scarpe importate dal Paese del Celeste Impero. Alcune stime che lasciano riflettere. Riduzione della capacità produttiva.

Il presidente dell'Associazione dei Produttori di Calzature dell'Egeo <Egeaysad>, Ali Nihat Bicer, ha nuovamente posto in evidenza il rischio per il sistema industriale calzaturiero locale rappresentato dal forte flusso di scarpe importate dalla Cina. Nel corso del 2005 e nonostante i vari contingenti, sovrapprezzi, ecc. posti in essere dalle autorità locali, la Cina ha incrementato nei primi mesi del 2006 il suo export di oltre il 106% (53.7% la quota di mercato cinese e 222 milioni di dollari il valore esportato in Turchia - stime <Egeaysad> in mancanza di dati ufficiali); il monitoraggio posto in essere dalle autorità turche segnala incrementi percentuali ancora molto consistenti (intorno al +20-25% 2006/2005). Le calzature cinesi sono, per la quasi totalità, calzature in plastica che coprono circa il 65% dell'import totale della Turchia. Il dato più preoccupante fornito dal Bicer è quello riferito alla consistente riduzione (-25%), a seguito della concorrenza cinese, della capacità produttiva locale che -si ricorda- è la sesta al mondo. (Ice Istanbul)
30.09.2006

 

CON IL "BLUE STREAM 2"
L'ITALIA
SARA' AVVANTAGGIATA

Gazprom

Il mega-gasdotto, che passerà per la Turchia, naturalmente porterà grossi benefici anche a questo Paese. 5 miliardi di dollari di investimento.

Con l'accordo di cooperazione strategica che firmeranno il 15 ottobre prossimo, <Eni> e <Gazprom> si impegneranno a dar vita a una joint-venture per la realizzazione e gestione di un mega-gasdotto che passerà dalla Turchia, destinato a convogliare verso l'Italia altri cinque miliardi di metri cubi di gas russo all'anno. Lo ha affermato la stampa russa - non smentita dal gruppo italiano - che ha tenuto a Tripoli, in Libia, la riunione del suo consiglio di amministrazione dove è stato analizzato proprio il dossier dell'accordo strategico con <Gazprom>. Il "Blue Stream 2" - così si chiamerà il nuovo gasdotto, che dovrebbe entrare in funzione nel 2012 - seguirà a grandi linee il percorso di "Blue Stream 1": passerà sotto i fondali del Mar Nero evitando l'Ucraina e attraversando la Turchia. <Gazprom> dovrebbe investire 5 miliardi di dollari per la realizzazione del progetto.
Il colosso russo del metano si sarebbe affrettato a concludere l'accordo con <Eni> nel timore di essere spiazzato dal progetto alternativo Nabucco che prevede la costruzione di un gasdotto per il trasporto di gas di Turkmenistan, Kazakhstan e Azerbaigian in Europa attraverso Georgia e Turchia, aggirando la Russia. "Blue Stream 2" dovrebbe avere una capacità massima di 8 miliardi di metri cubi di gas all'anno e potrebbe servire anche per forniture energetiche a Grecia, Ungheria e Bulgaria. Intanto il consiglio di amministrazione dell'<Eni> riunitosi in Libia (non è la prima volta che il gigante italiano convoca il suo board nelle capitali Paesi fornitori, era già successo in Egitto) ha dato un primo via libera all'alleanza con la russa <Gazprom>. Nei giorni scorsi l'amministratore delegato del gruppo, Paolo Scaroni, assicurava comunque che l'avvio della partnership russa non cambierà le strategie verso il Mediterraneo dell'<Eni>.
"Quello che facciamo in Russia - spiegava Scaroni - non ha legami diretti con Libia e Algeria", Paesi a cui "continuiamo a guardare con estremo interesse". Anche perché i conti del gruppo si confermano eccellenti: l'Eni ha chiuso il primo semestre del 2006 con una crescita del 21.5 per cento dell'utile netto, attestatosi a 5.28 miliardi di euro. La società si appresta a distribuire un acconto sul dividendo di 0.60 euro ad azione (più 33.3 per cento rispetto al 2005). L'utile operativo del gruppo, si legge nella semestrale, ha raggiunto i 10.54 miliardi, con un rialzo del 29.2 per cento rispetto allo stesso periodo del 2005. (Denaro.it)
30.09.2006

 

...MA PER L'ANTITRUST
CON l'ACCORDO
MERCATO A RISCHIO

Antonio_Catricalà_presidente_dell%27Antitrust

A detta del suo presidente, Antonio Catricalà, se ne sa ancora poco. Il rischio di veder prevalere solo elementi di collaborazione tra due società.

L'Antitrust "mantiene elevato il livello di attenzione su eventuali comportamenti anti-concorrenziali" su alcune operazioni, tra le quali il nascente accordo fra <Gazprom> ed <Eni>, "del quale si sa ancora poco". L'accordo, afferma il presidente dell'Antitrust, Antonio Catricalà, intervenendo all'Istituto <Aspen>, "rischierebbe di veder prevalere elementi di collaborazione fra le due società piuttosto che costituire occasione di un reale confronto". Ricostruendo quanto trapelato a proposito dell'accordo che sarà firmato il prossimo 15 ottobre, Catricalà ha spiegato che "sembra che <Gazprom> pensi di entrare direttamente sul mercato italiano della distribuzione e della vendita di gas sfruttando gli spazi lasciati liberi da <Eni>, mentre questa ottenga in cambio la possibilità di sfruttare giacimenti di idrocarburi in Russia". Il quotidiano moscovita <Kommersant> ha rivelato che con l'accordo <Eni> e <Gazprom> si impegneranno a dar vita a una joint-venture per la realizzazione e gestione di un gasdotto destinato a convogliare verso l'Italia altri 5 miliardi di metri cubi di gas russo l'anno. (da s.g/Denaro.it)
30.09.2006

 

GASDOTTI, FORNITURE E PREZZI

Accordi di massima tra Ankara e Teheran sulla fornitura di combustibile. Il caso di <Gazprom>. Ii nuovi scenari che potrebbero aprirsi. La dipendenza dell'Europa dalle pipeline dell'Est.

L'undici settembre 2006 Turchia e Iran hanno raggiunto l'accordo sulla fornitura di gas all'Europa. Secondo l'accordo, il gas iraniano destinato al Vecchio Continente transiterà attraverso le pipeline turche in direzione est-ovest. Tuttavia, si tratterebbe ancora di un accordo di massima, visto che poco dopo l'annuncio sul sito ufficiale del ministero dell'Energia turco una fonte anonima del ministero degli Esteri ha fatto trapelare che ci sarebbero ancora molte cose da definire. A dire il vero, il gas iraniano transita già da alcuni anni attraverso la Turchia per rifornire gli Stati europei grazie a un accordo firmato un decennio or sono, accordo che Ankara non ha mai realmente gradito. Proprio per i malumori turchi, al posto degli otto miliardi di metri cubi di gas previsti in transito per il 2006, ne sono passati finora soltanto 2.5 miliardi. Il gasdotto che collega l'iraniana Tabriz con Ankara, inaugurato nel 2001, è quindi allo stato attuale praticamente inutilizzato.
Considerata la fame energetica dell'Europa negli ultimi anni, è evidente che se il gasdotto ha sin qui funzionato per appena un terzo della sua portata, il motivo non è certamente da cercare in un calo della domanda. Al contrario, l'Europa sta soffrendo ultimamente degli screzi tra Turchia e Iran derivanti da una opposta visione che Ankara e Teheran hanno del ruolo della Turchia nel mercato energetico eurasiatico. Se l'Iran prevede una Turchia che si limiti a essere un ponte tra i propri giacimenti e i Paesi europei, al contrario Ankara vorrebbe trasformare la Turchia in una piattaforma (hub) di raccolta, stoccaggio e distribuzione del gas e del petrolio mediorientale. In uno scenario 'all'iraniana' la Turchia guadagnerebbe esclusivamente i diritti di transito sul gas venduto all'Occidente, mentre in uno scenario "alla turca" potrebbe accumulare ingenti risorse energetiche da più Paesi esportatori del Medio Oriente per poi rivendere panieri energetici confezionati sul proprio territorio attingendo da più fonti, in base ai prezzi di mercato e alle contingenze geopolitiche.
Questo secondo scenario, oltre a garantire guadagni notevolmente superiori ai turchi, permetterebbe anche alla Turchia di proporsi come garante energetico dell'Europa, capace di assorbire crisi dell'offerta di breve e media durata, crisi simili a quella russo-ucraina dell'ultimo inverno. L'Europa, oltre a una relativa sicurezza dei rifornimenti, guadagnerebbe uno Stato cuscinetto nel Grande Gioco del XXI secolo, togliendosi molti imbarazzi, come quello di fare direttamente affari con l'Iran, un paese verso il quale potrebbe anche essere costretta a chiedere sanzioni Onu se la vicenda nucleare iraniana non dovesse trovare una soluzione ragionevole.
Querelle sotterranea - Ma la querelle sotterranea tra Iran e Turchia potrebbe non essere la sola minaccia alla sicurezza energetica europea: anche l'altro storico fornitore di gas del nostro continente, la Russia, potrebbe non essere più così affidabile come si è fin ora dimostrato; ci sono sviluppi, infatti, nella crisi russo-ucraina. Tale crisi ha tenuto banco per settimane intere durante lo scorso inverno, causando anche notevoli cali nelle forniture di gas agli Stati europei finché, il 4 gennaio 2006, <Gazprom> e <Naftogaz> hanno raggiunto un accordo di fornitura basato sulla creazione di una società con sede in Svizzera, la <Rosukrenergo>, avente il ruolo di raccogliere gas turkmeno a sufficienza da creare, miscelato a quello russo, un paniere di gas a basso costo destinato all'Ucraina.
Secondo l'accordo di gennaio, <Gazprom> avrebbe pagato il gas turkemo a 65 dollari americani per mille metri cubi, ma dopo appena sei mesi, in luglio, il prezzo è già stato ritoccato a 100 dollari, in seguito alle decise pressioni del dittatore turkmeno Niyazov. Tale rinegoziazione, come hanno puntualmente commentato molti analisti russi, segna la fine del monopolio di <Gazprom>, cioè del monopolio russo, sulle risorse energetiche dei Paesi ex sovietici. Nello specifico, però, <Gazprom> non ha perso la guerra ma solo una battaglia e, per essere ancora più precisi, si tratta di una ritirata tattica che asseconda la strategia a lungo termine di non avere concorrenti ma solo fornitori nell'area centro-asiatica.
È ormai noto, infatti, che il Turkmenistan vuole inserirsi nel mercato cinese dell'energia, un mercato molto appetito anche da <Gazprom>. Il 21 agosto Cina e Turkmenistan hanno firmato un accordo di cooperazione politica economica e culturale. Tra le pagine, anche la conferma piena al progetto di costruzione di un gasdotto (dovrebbe essere pronto nel 2009) che permetterà a Ashgabat di vendere ai cinesi circa 30 miliardi di metri cubi di gas all'anno. E, si sa, i cinesi il gas lo pagano davvero bene. Il problema, a questo punto, è che la produzione turkmena di gas potrebbe rivelarsi insufficiente a garantire entrambe le forniture e sembra scontato che se Niyazov si dovesse trovare costretto a scegliere se fornire gas a <Gazprom> al prezzo bloccato di 100 dollari per mille metri cubi o vendere lo stesso gas a Pechino a prezzi ben più alti, automaticamente <Gazprom> si troverebbe con un discreto ammanco nelle proprie tubature.
Bolletta energetica - Il gigante russo, da parte sua, vorrebbe accaparrarsi quasi completamente la produzione turkmena, per poi rivenderla a piacimento sia all'Europa, via Ucraina, sia alla stessa Cina. Non è da escludere, per questo, che <Gazprom> accetti ulteriori aumenti di prezzo per il gas turkmeno, pur di assicurarsi il monopolio di tale risorsa e neutralizzare un concorrente diretto, lasciandogli i guadagni ma sottraendogli il ruolo geopolitico. Il problema è, come sempre, per chi sta all'altro capo della pipeline e non ha alcun controllo su queste complesse dinamiche: l'Europa. Assai probabile, quindi, un ulteriore aumento della bolletta energetica nel Vecchio Continente, ma solo se tutto andrà per il meglio perché esiste anche uno scenario peggiore in cui rientra, manco a dirlo, l'Ucraina.
Tale Paese, infatti, con l'accordo di gennaio pagava 95 dollari per mille metri cubi grazie - come abbiamo già ricordato - alla fornitura turkmena, il cui costo era di 65 dollari per la stessa quantità. Ora che da 65 dollari il gas turkmeno è passato a 100 dollari, ovviamente l'Ucraina non potrà continuare a pagarne 95. Secondo gli analisti ne pagherà almeno 120. Siamo, comunque, alla metà di quanto pagano gli europei (230-250 dollari per mille metri cubi). Tuttavia si tratta di un prezzo difficilmente sopportabile dalla provatissima economia ucraina, che potrebbe spingere Kiev a intraprendere nuove azioni disperate, cioè chiudere nuovamente il <Gasdotto della Fratellanza> in direzione ovest oppure tornare a "fare la cresta" sul gas europeo, sifondandolo dalla conduttura che prosegue fino alla Repubblica Slovacca.
Screzi con le periferie - Al di là dei singoli accordi tra Paesi produttori e consumatori di gas naturale, sono evidenti almeno due dinamiche complessive a cui è bene prestare la massima attenzione. La prima è che la maggior parte dei Paesi industrializzati punta ormai sul gas naturale come sostituto a medio termine del petrolio: da parecchi mesi, infatti, la maggior parte dei 'giochi' interessa l'oro blu e non più quello nero. La seconda è che anche attori di caratura globale come <Gazprom> (una società che si appresta addirittura a dare l'assalto al mercato americano) cominciano ad avere alcuni problemi. Non è azzardato definire impero una società come <Gazprom>, che gestisce direttamente (in territorio russo) e indirettamente (nei Paesi "satelliti") le maggiori risorse mondiali di gas naturale. Ebbene anche <Gazprom>, come ogni impero, è destinata ad avere screzi con le sue periferie.
Problemi, va chiarito, perfettamente alla portata del colosso del gas, almeno fintanto che si presenteranno uno alla volta senza turbare l'equilibrio globale della bilancia energetica mondiale. In uno scenario del genere gli unici a soffrirne realmente saranno i Paesi importatori europei, su cui - come le regole di mercato impongono - verranno scaricati gli aumenti del prezzo. Anche se tali aumenti arrivassero a causare una seria crisi della domanda in Europa, poco cambierebbe per <Gazprom> che avrebbe in ogni caso India e Cina (e in un futuro non lontanissimo gli Stati Uniti) come clienti pronti a divorare ogni eventuale eccesso dell'offerta.
La situazione potrebbe diventare, al contrario, critica per <Gazprom> qualora diversi fornitori dovessero dare forfait contemporaneamente: emergerebbero in tal caso le classiche tendenze centrifughe che nei secoli hanno fatto la rovina di ogni impero. Questo discorso è valido solo in parte anche per l'altro grande fornitore di gas: l'Iran. Tale Paese ha infatti un'industria energetica molto più primitiva e ritardi tecnologici notevoli a cui attualmente riesce a far fronte grazie alle abbondantissime riserve (è il secondo Paese al mondo per giacimenti, dopo la Russia), all'ottima posizione geografica e a una assai aggressiva politica di potenza regionale che scoraggia le multinazionali straniere a entrare nel mercato iraniano del gas. (Giuseppe Croce/Pagine di Difesa)
30.09.2006

<SHELL>
POTREBBE UNIRSI
A <ENI-CALIK>

Gruppo_Shell

"Il progetto offrirebbe un corridoio per aumentare la quantità di petrolio che arriverà dalla Russia e dal Mar Caspio alla Turchia", ha dichiarato una portavoce.

La compagnia petrolifera <Royal Dutch Shell> sta "sondando la possibilità" di unirsi al progetto per la costruzione dell'oleodotto Tap che collegherà Samsun a Ceyhan in Turchia. Il piano di <Eni> e <Calik> ha l'obiettivo di ridurre il traffico di petroliere che intasa lo stretto dei Dardanelli.
"Il progetto offrirebbe un corridoio per aumentare la quantità di petrolio che arriverà dalla Russia e dal Mar Caspio alla Turchia", ha dichiarato un portavoce di <Shell>, aggiungendo che è ancora troppo presto per parlare di costi e di date di avvio.
<Eni> e la compagnia turca <Calik> hanno firmato il 15 settembre scorso l'accordo per l'acquisizione da parte di <Eni> del 50% della <Trans Anadolu Pipeline Company>, società controllata da <Calik>. Entrambe le compagnie si serviranno quindi della <Trans Anadolu Pipeline Company> per la realizzazione e la gestione delle attività operative dell'oleodotto <Trans Anadolu Pipeline> (Tap). La condotta trasporterà greggio dagli impianti vicino Samsun, sul Mar Nero, alle strutture di carico olio nei pressi del terminal di Ceyhan, sul Mediterraneo. Il progetto comprende la costruzione di una pipeline di 550 km, la realizzazione di un nuovo terminal di carico greggio a Samsun e dei nuovi impianti di stoccaggio a Ceyhan. la capacità progettata dell'intero sistema di trasporto sarà di 1.5 milioni di barili di petrolio al giorno. (Ap)
30.09.2006

 

AVVIATO L'ITER
PER LE CENTRALI
NUCLEARI

Centrali_nucleari

Documento messo a punto dal ministro turco per l'Energia. Il testo dovrà essere sottoscritto da tutti i membri del Governo.

Con un documento messo a punto dal ministero turco per l'Energia, è stato avviato l'iter per rendere possibile la costruzione e la gestione di centrali nucleari in Turchia. Il testo dovrà essere sottoscritto da tutti i membri del governo di Ankara prima di procedere con la selezione delle aziende candidate alla creazione e gestione delle centrali. Le aziende interessate, per poter partecipare alla gara, dovranno rispondere ai requisiti stabiliti dall'Agenzia turca per l'energia atomica (Taek), secondo quanto riferisce l'agenzia di stampa turca <Anadolu>.
Il governo turco dovrà indicare la capacità delle centrali e i terreni su cui sorgeranno, fissare i prezzi per le licenze così come gli eventuali incentivi finanziari per la costruzione delle infrastrutture, oltre a stabilire la procedura per la selezione delle offerte. (Denaro.it)
30.09.2006

LA FORTUNA
DI UNA IMPRESA
ECOLOGICA

Energia_alternativa_in_Turchia

300 mila euro guadagnati dalla turca <Bilgin Energy>. In pratica - grazie al Protocollo di Kyoto, i Paesi che mettono troppo gas inquinanti, invece di pagare una multa, comprano i "crediti" di energia pulita da altre parti.

Thanks to the Kyoto Protocol, since Bilgin Energy prevented 72,000 tons of carbon dioxide from being emitted by generating electrical energy through wind power, the company was awarded 300,000 euros.
Under the accords of the Kyoto Protocol, countries that generate huge amounts of greenhouse gases that want to avoid paying fines are permitted to purchase "gas emission rights" from countries that emit less gas.
But because Turkey did not ratify the treaty and wasn't able to sell its emission credits, Bilgin Energy sold them through a German firm.
The company's Deputy Chairman Tolga Bilgin stated that if Turkey became party to the treaty, nearly 800,000 euros would be saved for the same amount of carbon dioxide, and further investments could be funded.
Those who operate facilities that decrease the amount carbon dioxide emissions, such as hydroelectric plants, waste treatment facilities and modern garbage storages are entitled to the same right.
Recently, Bilgin Energy Investment Holding inaugurated a 30 megawatt wind power plant in northwestern Turkey.
The plant, whose construction was funded by the company's equity capital and the external loans, is the first private facility in the industry built in the build-and-operate model.
The company's launch of operation also marks the realization of the seemingly impossible: even though it is not party to the Kyoto Protocol, Turkey began exporting carbon dioxide certificates under that treaty, which allows the countries and companies with high carbon dioxide emission to purchase emission rights from elsewhere.
Tolga Bilgin took a unique path with regard to emission credits sales. He contacted the German standardization institute TUV and a consulting firm to obtain a certificate enabling the sale of the credits.
Bilgin said that even the consulting firms did not have any idea as to whether companies of a non-party country to Kyoto Protocol were able to sell emission rights- (Gurhan Savgi/Zaman)
30.09.2006

 

I SITI DOVE OSANO LE API

Tralice_srl

 

Missione imprenditoriale in Turchia nei settori agroalimentare, costruzione e servizi. Consultare www.lig.camcom.it/howtogointernational.

www.lig.camcom.it/howtogointernational: sul sito tutte le informazioni sul Progetto "How to go international", che prevede una missione imprenditoriale in Turchia nei settori agroalimentare, costruzioni e servizi.
www.globalgeografia.com: il sito contiene numerose informazioni di carattere geografico di ogni parte del mondo.
www.confapi.org: Sito della Confapi Nazionale.
www.api.napoli.it: Sul sito è possibile partecipare ai Forum di discussione, acquistare o vendere beni e servizi, consultare la rassegna stampa quotidiana ed altro ancora.
Spazio associati:
www.tralice.it: l'impresa associata "Tralice srl" da sempre opera nel settore dell'edilizia industriale, delle bonifiche ambientali, della manutenzione e costruzione degli impianti di distribuzione carburanti, sempre con sguardo attento all'ambiente e alla sicurezza. Il sito contiene una breve storia dell'azienda, una panoramica sui servizi e i prodotti offerti. (Denaro.it)
30.09.2006

ECONOMIA

CRESCE IL PESO ECONOMICO

Per l'ex vice presidente del Fmi, la Turchia deve però incrementare le riforme per rendere i mercati meno volatili.

Il peso economico della Turchia sta crescendo e presto assumerà un ruolo importante nell'economia globale. Lo ha detto Anne Krueger, ex vicepresidente del Fondo monetario Internazionale. Ma non sono tutte rose e fiori. La Krueger, infatti, ha anche messo in guardia sulla situazione finanziaria del Paese. "Se la Turchia vuole un mercato meno volatile - ha detto - deve iniziare a portare avanti seriamente il processo di riforma economica. Solo in questo modo si ottiene una maggiore stabilità". (Apcom)
30.09.2006

 

PIL PRO-CAPITE

Secondo le stime del Fmi nel 2007 toccherà in Turchia gli 8.839 dollari, ben 500 in più rispetto all'anno precedente.

Vola il prodotto interno lordo della Turchia. Secondo le stime rese note dal Fondo Monetario Internazionale, nel 2007 si arriveranno a toccare gli 8.839 dollari pro-capite, ben 500 dollari in più rispetto al 2006. Un trend in crescita dal 2003, quando il prodotto interno lordo era appena di 6,807 dollari. Un ritmo di crescita di tutto rispetto, che da quattro anni fa ha fatto segnare un incremento del 20.9%.
Già nel 2004 e nel 2005 si era registrato un aumento significativo, con 7.494 e 7.950 dollari. (Apcom)
30.09.2006

 

EXPORT-IMPORT IN AUMENTO

In attesa del bilancio di fine anno, i dati in Turchia nei primi otto mesi 2006. Esportazioni per 53 miliardi di dollari ed importazioni per 89 miliardi di dollari.

L'import e l'export turchi sono in aumento. In attesa del bilancio di fine anno, il sottosegretariato turco al Commercio Estero ha reso note alcune cifre. In particolare le importazioni turche hanno raggiunto il volume di 89 miliardi di euro nei primi otto mesi dell'anno, segnando un +18.1% rispetto all'anno precedente, mentre le esportazioni sono cresciute del 17.4%, raggiungendo i 53 miliardi di dollari. Il debito nel commercio estero in questo momento è del 19.3%, attestato sui 35.4 miliardi di dollari. (Apcom)
30.09.2006

 

FIDUCIA DEI CONSUMATORI

E' tornata a crescere in Turchia nel mese di agosto. Un dato estremamente positivo se si pensa che da maggio l'indicatore aveva collezionato solo segni negativi.

La fiducia dei consumatori turchi nel mese di agosto è tornata a crescere. Un dato molto positivo, se si pensa che da maggio l'indicatore aveva collezionato solo segni negativi. In particolare l'aumento è stato del 31.17%, passando dagli 88.6 punti di luglio, minimo storico dal dicembre 2003, al 91.4 di luglio.
L'aumento più evidente si è avuto nell'acquisto di beni durevoli, che ha segnato ben il 6.34% in più rispetto al mese di luglio. A giocare un ruolo predominante è stata sicuramente anche la situazione economica generale della popolazione, cresciuta del 3.22% sempre rispetto al mese precedente.
Se fino ad aprile la fiducia dei consumatori si era mantenuta costante, da maggio a luglio si è assistito ad un crollo vertiginoso, dovuto soprattutto ai due mesi di grande incertezza che hanno caratterizzato i mercati finanziari turchi proprio in quel periodo, situazione da cui la Turchia è uscita grazie al vigoroso lavoro della Banca Centrale e dall'aumento di tassi di interesse.
la diminuzione della fiducia dei consumatori era stata ampiamente prevista dal governatore della <Merkez Bankasi>, Durmus Yilmaz, che aveva collocato proprio nel mese di agosto l'inizio della normalizzazione. (
Apcom)
30.09.2006

 

MATRIMONI
SOTTO CONTROLLO
DEL FISCO

matrimonio_fisco

Inchiesta in corso per trenta celebrazioni a Batman, nel sud-est dell'Anatolia. Un invito a presentare la lista completa dei regali di nozze.

Li ricorderanno come gli auguri più originali: 30 coppie turche a Batman, nell'est del Paese, hanno ricevuto dal fisco una lettera in cui, oltre alle felicitazioni per il loro matrimonio, c'era l'invito a presentare la lista completa dei regali di nozze e il consuntivo dei soldi spesi per organizzare il matrimonio.
Questo perché nella regione, particolarmente religiosa, si celebrano ancora unioni secondo l'antica usanza turca e una coppia può trovarsi a ricevere come "regalino" 15 chilogrammi di oro. Presenti dal valore enorme, che puntualmente sfuggono al controllo del fisco. Per questo motivo, il dipartimento delle Finanze di Batman ha deciso di agire preventivamente e di richiedere una sorta di "dichiarazione dei redditi alternativa". (
Apcom)
30.09.2006

 

NASCE LA MULTA
ALLE AZIENDE
DI ABBIGLIAMENTO


Abbigliamento_in_Turchia_e_multa_alle_aziende

Colpirà chi non mette tutte le informazioni sui capi prodotti. La penale, primo effetto della "Legge del consumatore" numero 4077 varata dal Governo Erdogan.

Aria di nuove multe in Turchia. Il ministero dell'Industria e del Commercio ha approvato una multa che colpirà le aziende di abbigliamento. La penalità ammonta a 4.392 nuove Lire turche (circa 2.200 euro) e sarà comminata per ogni tipo di merce che non presenta tutte le informazioni necessarie, come per esempio composizione del tessuto, modalità del lavaggio etc.
La multa è il primo effetto concreto della legge numero 4077 chiamata "legge del consumatore", varata dal governo Erdogan per uniformarsi agli standard richiesti da Bruxelles. Le autorità del ministero hanno dichiarato: "Le informazioni sull'etichetta sono fondamentali soprattutto per far capire al consumatore che tipo di merce si accinge ad acquistare e come deve trattarle successivamente". (
Apcom)
30.09.2006

 

APPARECCHI TV COLOR CON TUBO CATODICO
IL "VESTITO" E' ....TURCO, L'ANIMA E' CINESE

Seleco_Tv

Ancora sul caso <Formenti-Seleco> e sul "traffico" televisivo dell'asse Ankara-Pechino che - stando al j'accuse dell'avvocato del gruppo itialano - avrebbe messo in ginocchio il nostro comparto settoriale. L'inerzia dell'Unione Europea e principalmente della Commissione. L'iter della vicenda. I giudizi pendenti.

Francesco_FimmanòIl "vestito" è turco, l'anima cinese: non si tratta di un viaggiatore sull'antica Via della Seta ma del comune televisore che possiamo comprare in Italia o nel resto dell'Europa. Circa l'ottanta per cento degli apparecchi con tubo catodico (da distinguere dai più avveniristici schermi al plasma) presenti sul mercato del Vecchio Continente sono importati dalla Turchia e recano impresso il marchio Made in Turkey. L'inghippo sta però nel fatto che a parte l'involucro la componentistica elettronica è costruita in Cina, sulla quale graverebbero i dazi anti-dumping imposti dall'Unione Europea. Passando per Ankara, i televisori cinesi acquistano "cittadinanza" turca - su di loro non ci sono dazi - e vengono rismistati in Europa. Su 24 milioni di tv catodiche importate 19 milioni e mezzo sono quelle turco-cinesi.
Il "traffico" televisivo dell'asse Ankara-Pechino ha messo in ginocchio negli scorsi anni il comparto italiano del settore, come è tornato a denunciare il commissario straordinario della <Formenti-Seleco>, Francesco Fimmanò, intervistato dal <Sole 24 Ore>. L'amministratore dell'una volta glorioso gruppo pordenonese non ha mancato di accusare ancora una volta l'inerzia della Comunità europea - in primo luogo della Commissione: "Laszlo Kovacs (commissario UE alla Fiscalità e all'Unione doganale, ndr) a nome della Commissione ha risposto all'interrogazione di due europarlamentari ai quali avevamo trasmesso dei documenti, avallando la nostra ricostruzione. Ma non ha detto che alla base di tutto c'è una sua inadempienza. È curioso che la Commissione esorti oggi al recupero dei dazi, dopo aver permesso il crollo dell'intero settore europeo dei televisori, messo in ginocchio dai turchi. Il recupero dei dazi sarebbe comunque inefficace perché le varie <Seleco> e <Grundig> sono già fallite per colpa di gruppi come <Vestel>, <Beko>, <Profilo> e <Izmir>".
"La Commissione - aveva scritto Kovacs all'inizio di questo mese in una nota di risposta all'interrogazione sulla concorrenza sleale turco-cinese - è al corrente del problema segnalato ed ha già adottato diverse iniziative per porvi rimedio. L'inchiesta antidumping relativa alle importazioni di televisori con origine in Turchia si è conclusa senza l'imposizione di misure antidumping, essendosi accertato che i prodotti in questione non erano originari di tale Paese. Tuttavia, un'inchiesta antidumping parallela, relativa all'importazione di televisori dalla Cina e da taluni paesi del Sud-Est asiatico ha portato all'imposizione delle misure antidumping di cui al regolamento (CE) n. 1531/2002. Il regolamento in parola impone anche dazi antidumping sui televisori prodotti in Turchia da taluni fabbricanti turchi, in quanto è stato accertato che i televisori sono in realtà originari dei Paesi interessati dall'inchiesta di cui sopra".
Anti-dumping - Il commissario aveva sottolinea che "a seguito di reclami presentati dall'industria europea, l'Ufficio europeo per la lotta antifrode (Olaf) ha avviato un inchiesta, giungendo alla conclusione che i dazi antidumping dovuti per i televisori in questione erano stati evasi sulla base di erronee dichiarazioni dell'origine". E che in conseguenza di tali risultanze, "gli Stati membri sono stati invitati a recuperare i dazi antidumping evasi".
Kovacs ha ricordato che "in data 17 gennaio 2005 la direzione generale Fiscalità e Unione doganale della Commissione ha informato le autorità doganali degli Stati membri in merito all'interpretazione data dalla Commissione delle norme sull'origine applicabili al prodotto in questione sulla base dell'allegato 11 del regolamento (Cee) n. 2454/93". E che la direzione generale Bilancio aveva poi sollecitato i Governi nazionali "a informare la Commissione sull'andamento delle procedure di recupero e sulle loro basi giuridiche".
Il recupero dei dazi doganali non pagati al momento dell'immissione in libera pratica dei prodotti sarebbe quindi "già in atto". Il commissario ungherese osserva pure che "in diversi Stati membri gli importatori hanno presentato appello contro la decisione delle autorità di recuperare i dazi antidumping evasi".
I giudizi sono attualmente "pendenti presso le corti nazionali, alcune delle quali si sono rivolte alla Corte europea di giustizia per un'interpretazione della legislazione comunitaria". "In tale sede - aveva concluso Kovacs - la Commissione avrà la possibilità di presentare il proprio punto di vista".
Al di là dei buoni propositi e delle rassicurazioni del commissario, come ribadisce l'avvocato Fimmanò, primo grande accusatore del "complotto televisivo" fra Ankara e Pechino ai danni delle aziende europee, le istituzioni di Bruxelles hanno dimostrato ancora una volta di preoccuparsi di chiudere la stalla quando i buoi sono ormai da tempo scappati. (Nicola Leoni/laPadania.online)
30.09.2006

 

PORTO DI ALESSANDRIA

Il_porto_di_Alessandria_di_Egitto

Consorzio egizio-turco-americano per la gestione della stazione marittima che avrà la durata massima di 20 anni. Le indiscrezioni di un quotidiano del Cairo.

L'Autorità portuale di Alessandria d'Egitto sta valutando l'offerta presentata da un consorzio formato da una società americana, una turca e una egiziana per la gestione della stazione marittima. Lo riferisce il quotidiano arabo <Asharq el Awasat>. Il consorzio comprende l'americana Royal Caribbean, che gestisce oltre 12 porti turistici al mondo - fra cui Stati Uniti, Italia, e Turchia - l'egiziana <Kadmar> e la turca <Agi port>s. Secondo Hatem el Qadi, amministratore delegato di Kadmar, nei prossimi giorni dovranno avere la risposta definitiva sulla loro offerta. "Il consorzio gestirà il porto e curerà il marketing con le agenzie turistiche internazionali", ha detto el Qadi. La gestione del porto sarà concessa per 20 anni. In seguito all'approvazione dell'offerta sarà creata una società egiziana per gestire il progetto. (Denaro.it)
30.09.2006

 

PROSPETTIVE DI CRESCITA

Tutto bene per <Finmeccanica> anche per i contratti stilati con la Turchia e con gli Stati Uniti.

Per <JPMorgan> le prospettive di crescita per <Finmeccanica> sono positive e gli utili sono destinati a crescere a sostegno quindi del dividendo. Lo si legge in una nota del broker a seguito di un roadshow di <Finmeccanica> negli Stati Uniti. Vengono meno, sostiene il broker, le preoccupazioni per un budget governativo militare in discesa mentre si intravede l'impatto positivo di contratti potenziali in Turchia e gli Usa per gli elicotteri, in Turchia per l'Eurofighter e negli Usa per il ''Joint Cargo Aircreaft'' (valore totale stimato in 12.5 miliardi di dollari). Secondo le stime del broker gli utili per azione del gruppo dovrebbero crescere in media del 17% all'anno nell'arco dei prossimi cinque anni. In base a questo <JPMorgan> ritiene possibile un aumento del payout al 40% circa (rispetto al 33% del 2005) per una crescita del dividendo a breve termine di oltre il 20%. Sul titolo il broker ribadisce l'Overweight con un target di 21 euro. (Asca)
30.09.2006

AMBIENTE

DESERTIFICAZIONE:
UN PERICOLO
DA NON TRASCURARE

Il_pericolo_della_desertificazione

La regione dei laghi in Turchia rischia di prosciugarsi. La causa va ricercata nella minore precipitazione in questi ultimi anni e nell'eccessivo consumo delle risorse idriche da parte dei contadini.

The Konya Plain is in danger of desertification due to consistently less precipitation in recent years as well as to improper consumption of groundwater by farmers in the region.
Certain lakes in the region, which is the country's main source of grain crops, and rivers being used to water fields are drying out one by one, the Doğan News Agency reported yesterday.
Lake Akşehir, made popular by a famous Nasreddin Hodja joke, and Lake Meke, which was originally a crater lake and the youngest volcanic formation in Turkey, have both dried up.
Peasants living in almost 80 villages in the region -- which is called the "Lakes Region" -- who once earned their livelihood via fishing in those lakes are now engaged in farming, the agency said.
Tourists have lost their interest in visiting the once popular Lake Meke since the lake turned into a quagmire that emitsan annoying smell. The natural diversity in the region is also negatively affected from the situation in the environment. In the past, a yearly average of 100,000 tourists visited the lake.
"Now peoplecan walk in Lake Meke. The most important reason for this situation is a decrease in precipitation and improper use of ground water," Tahir Nalbantçılar, head of the Konya branch of the Chamber of Geology Engineers, told the agency.
"Carelessness has consumed a five million years old heritage. The situation of the lake now makes us very sad," Karapınar Mayor Mehmet Mugayıtoğlu said.
Another warning report about desertification in Turkey was published in yesterday's Milliyet with quotes from Filiz Demirayak, World Wildlife Fund Turkey's CEO.
"In 10years' time, we will be the poorest country in Europe regarding water," Demirayak said, drawing attention to the careless consumption of water. She said Turkey could turn into Africa. (Turkish Daily News)
30.09.2006

TURISMO

UN BUON AGOSTO

Boom_del_turismo

Il trascorso mese ha visto infatti, per quanto riguarda il turismo, un incremento dell'1.6% di visitatori stranieri rispetto allo steso periodo del 2005.

Secondo l'Ufficio Statistico Turco (Tuik), nel mese di agosto i turisti esteri in visita in Turchia sono cresciuti dell'1.6% rispetto allo stesso mese del 2005 (2.9 milioni di visitatori). Il totale nei primi 8 mesi dell'anno è stato pari a 13.9 milioni di visitatori (-4.9% rispetto allo stesso periodo del 2005). L'obiettivo delle autorità locali, e in particolare del ministero del Turismo, era quello di convogliare nel paese 26 milioni di visitatori (un +30% rispetto al 2005), con introiti in valuta superiori ai 20 miliardi di dollari, contro i 18 miliardi di dollari nel 2005. Purtroppo la crisi mediorientale, l'influenza aviaria e gli attentati terroristici in alcune aree turistiche del Paese hanno ridotto le prospettive di crescita dell'importante fenomeno turistico. La Turchia pur tuttavia, secondo le autorità locali, resterebbe anche nel 2006 fra le prime 5 o 6 mete turistiche più ambite dai turisti esteri a livello mondiale. Le stesse autorità governative si stanno adoperando affinché venga al più presto effettuata una diversificazione della politica turistica non più basata solo sul mare e le spiagge, ma anche sul turismo culturale, congressuale e -a più lungo termine- invernale: è prevista una proposta di candidare la Turchia come sito per le Olimpiadi invernali o per i Campionati del mondo delle discipline sportive invernali. (Ice Istanbul)
30.09.2006

 

TERRA DI MISTERO

Il_parco_di_Strandzha

Un parco naturale, al confine tra Bulgaria e Turchia. E' la regione di Strandzha lacerata da lotte antiche che hanno lasciato cicatrici sotterranee: scompaiono nel silenzio delle sue valli boscose per poi riaffiorare all'improvviso come fiumi carsici. Lo spopolamento dei giovani e le Chiese. Il pensiero di padre Roman.

"Che cosa è cambiato veramente negli anni della transizione? La differenza è che prima eravamo molto più ricchi dei nostri vicini turchi, di quelli che stanno dall'altra parte del confine, adesso, invece, è proprio il contrario. Quelli che passano la frontiera qui a Malko Tarnovo hanno tutti belle macchine, moderne, noi invece solo vecchie Lada e motociclette Simson, quelle della Germania Orientale". E' con queste parole, pronunciate con una sfumatura amara della voce, che l'ingegner Zlatarov, direttore del parco naturale della Strandzha, ci da la chiave di lettura di un'altra delle battaglie silenziose che caratterizzano questa terra marginale e orgogliosa, ma anche la Bulgaria nel suo complesso. E' la lotta per il potere economico tra le grandi città, in cui in questi anni si sono concentrati capitali, risorse umane ed energie, e le medie e piccole realtà come quelle di Malko Tarnovo e della regione della Strandzha, che alla marginalità geografica hanno visto aggiungersi, nell'ultimo decennio e mezzo, anche una marginalizzazione economica e umana.
Un manifesto silenzioso a quello che succede in queste terre è il malinconico sfasciarsi delle case in legno, una volta curate e quasi eleganti, del paesino di Kondolovo, a circa metà della strada, solitaria e tutta buche, che unisce Tzarevo, sul mare, a Malko Tranovo e al punto di confine per Istanbul e la Turchia. Fino all'89 nei dintorni di Malko Tarnovo erano attive ben quattro miniere di rame, attività presente nella zona almeno dal periodo romano. Adesso nessuna delle quattro lavora. "Quando lavoravo per il ministero dell'Agricoltura, prima dell'89, qui c'era fin troppo lavoro. Dovevamo andare in giro nei Balcani e sui Rodopi per trovare le braccia che ci mancavano per il lavoro nei boschi. Adesso anche questo non esiste più, di fatto qui non c'è nessuna attività produttiva, e l'unico lavoro possibile è quello di agente nella polizia di frontiera". Anche per questo, insiste Zlatarov, il parco naturale è un'opportunità che non va sprecata, e che potrebbe portare risorse indispensabili per la gente della Strandzha. Il problema è che né l'establishment, né buona parte della popolazione locale sembrano essersene accorti.
Nella regione si assiste ad uno spopolamento consistente, che riguarda soprattutto i più giovani. Malko Tarnovo, che fino all'inizio degli anni '90 contava circa cinquemila abitanti, oggi vede la sua popolazione ridotta a tremilacinquecento persone. "I giovani scappano da qui, non c'è niente da fare per loro in questa città", mi dice Anastasia, originaria di Yambol, ma che da più di cinquant'anni vive a Malko Tarnovo, e che adesso, dopo la pensione, vende candele e cartoline all'interno della bella chiesa dedicata all'Assunzione della Vergine, ornata di numerose icone della prima metà dell'800. Ma la stessa situazione vale, in forma anche più accentuata, per i villaggi sparsi nelle valli della Strandzha, fino al mar Nero.
L'ultimo villaggio bulgaro - Radka ha quasi ottant'anni, e vende gelati in uno spiazzo semivuoto di Rezovo, l'ultimo villaggio bulgaro sulla costa prima della frontiera turca, di fronte alla grande caserma oggi in disuso. Al suo fianco, una torretta di avvistamento di legno e metallo sembra ancora voler spiare un nemico che è più tale. "Qui ormai siamo rimasti una cinquantina di persone, tutti pensionati o quasi. Una volta c'erano i militari, oggi non c'è più niente, e ci dobbiamo arrangiare. Anche i miei figli sono andati in città, e non vedo come un giorno possano tornare qui".
Incontro Plamen mentre lavora, insieme ad una squadra di collegi della <Btk>, la compagnia telefonica bulgara, sul ponte che unisce le due sponde della Veleka, non lontano da Gramatikovo. Le forti piogge cadute a giugno hanno gonfiato i meandri profondi del fiume, che ha strappato pioppi e carpini scendendo impetuoso a valle, danneggiando seriamente anche il ponte e i cavi che ci passano sopra. "Non riesco a crederci, adesso anche gli italiani hanno scoperto che da queste parti c'è il mare!", mi dice con un sorriso ampio, contadino. "Qui però non c'è mentalità turistica, non sanno servire i clienti, ci vorranno anni prima che le cose inizino a cambiare!".
Le zone marginali ed isolate, si sa, hanno sempre creato personalità testarde e punti di vista controcorrente, e se da una parte si vorrebbe non essere più marginali, dall'altra c'è chi l'isolamento lo vive più come un dono che come una condanna. "Il vero problema non è che il paese sta morendo, il problema è che il paese sta risorgendo, e presto inizieranno anche qui a costruire e a venire in tanti a fare villeggiatura, come già succede a Sinemoretz", si lamenta, in modo inaspettato, Georgi, proprietario di una piccola casa-albergo a Rezovo, dove ama intrattenere i suoi ospiti con storie di boschi e di mare. "Allora dovrò dire per sempre addio a questa tranquillità, a questo silenzio. Sarà un altro posto allora, un posto che non sentirò più mio".
A Malko Tarnovo si nascondono le ultime tracce di un'altra tensione, sotterranea e sconosciuta, oggi quasi spenta in verità, ma che in passato a portato a scontri ostinati e violenti nelle vallate della Strandzha. E' quello che ha contrapposto la Chiesa ortodossa e quella cattolica uniate, che intorno al 1860 era riuscita a ritagliarsi uno spazio importante, per poi regredire fino a diventare un fattore di importanza marginale. Qui, a Malko Tarnovo, il cattolicesimo uniate trovò un forte attore di attrazione nel liceo fondato ad Edirne dai padri resurrezionisti. Nel 1862 circa seicento famiglie accolsero l'Unione con la Chiesa di Roma, attratte tra l'altro dalla possibilità di far studiare i propri figli in lingua bulgara, privilegio accordato ai cattolici. Iniziarono però scontri anche violenti, che portarono addirittura all'anatema pubblico per coloro che avevano deciso di entrare nella chiesa uniate.
Papa Roncalli - "Questa è una missione difficile. Lo è sempre stata, visto l'isolamento, i tanti anni di repressione sotto il regime e la necessità di operare con estrema prudenza, per non essere accusati di fare proselitismo. Questo è pur sempre un paese ortodosso", mi dice padre Roman, che, nato in un paesino polacco, perso tra Varsavia e Danzica, ha speso gli ultimi quattordici anni come sacerdote della comunità uniate di Malko Tarnovo. Lo incontro mentre lava i vetri della chiesa della Santissima Trinità, costruita nel 1935 con l'interessamento attivo dell'allora nunzio in Bulgaria Angelo Roncalli, poi papa Giovanni XXIII, e che oggi conserva, in una piccola bacheca all'ingresso, la papalina bianca di un'altro pontefice che ha segnato la storia recente, Giovanni Paolo II, donata durante la sua visita in Bulgaria nel 2002. Oggi ci sono appena duecento cattolici nella Strandzha bulgara, tutti concentrati a Malko Tarnovo. Prima ce n'erano anche negli altri paesi della zona, ma molti sono emigrati all'estero o verso le grandi città, oppure sono venuti a Malko Tarnovo. Chiedo a padre Roman se ci siano ancora fedeli a prendere parte alla celebrazione della domenica. "Sempre di meno", mi risponde il sacerdote con occhi miopi e sorridenti," ma finchè ci sarà un sacerdote ci saranno sempre fedeli a partecipare alla Messa". (Francesco Marino/www.osservatoriobalcani.org/article/article/view/6073/1/51/)
30.09.2006

CULTURA

NESSUNO LO SA
MA C'E' UNA STATUA
DI PONTEFICE

Benedetto_XV

"Benefattore di tutti i popoli, senza distinzione tra nazionalità o religione": questa la scritta che si legge incisa su un monumento in bronzo eretto ad Istanbul, subito dopo la I° Guerra Mondiale, in onore di Papa Benedetto XV. Si trova davanti al sagrato della Cattedrale dello Spirito Santo. L'attuale Pontefice vi renderà onore.

Poco distante da una importante strada del centro di Istanbul si erge una statua imponente di Papa Benedetto, con una targa che lo celebra come "benefattore di tutti i popoli, senza distinzione tra nazionalità o religione".
Papa Benedetto XVI, il cui recente discorso sull'Islam ha acceso forti polemiche nel mondo musulmano, visiterà anche questa statua in bronzo, durante il suo delicato viaggio in Turchia a fine novembre.
E' questo un gesto di riconciliazione da parte di un governo con radici islamiche che ha definito le parole del papa tedesco "brutte e infelici"? O è solo un grave errore di tempistica?
La risposta è nessuno dei due . La statua è stata eretta nel 1921 per ricordare Papa Benedetto XV, l'ultimo capo della chiesa cattolica ad usare questo nome prima dell'elezione del cardinale tedesco Joseph Ratzinger al soglio pontificio nell'aprile 2005.
Ratzinger ha dichiarato che i tentativi ripetuti dell'ultimo papa Benedetto di porre fine alla prima Guerra mondiale lo hanno spinto a scegliere questo nome.
La Turchia ricorda quel Papa, di origini italiane, per aver aperto le strutture sanitarie cattoliche a tutte le vittime della guerra, indipendentemente dalla parte per la quale combattevano. L'allora Impero ottomano era alleato con la Germania, che aveva perso la guerra.
La statua si erge su un piedistallo di pietra nel piccolo sagrato della Cattedrale del Santo Spirito, costruita nel 1846.
Il municipio di Istanbul ha finanziato il restauro della statua in vista della visita del Papa.
"Siamo il Municipio di tutti, non di uno solo gruppo", ha dichiarato Nadya Tasel, responsabile per il Comune dei rapporti con le minoranze, mentre visitava il cantiere dei lavori.
"Questo è un dono dalla città. Non è giusto dire quanto costa un regalo", ha risposto Tasel alla domanda su quanto siano costati i lavori di restauro. (Reuters)
30.09.2006

 

"IL CASTELLO BIANCO"

Il_Castello_Bianco_di_Orhan_Pamuk

Puntuale, nelle edizioni Einaudi è uscito l'ultimo libro per l'Italia di Orhan Pamuk, lo scrittore turco famoso in tutto il mondo per la fama che gli hanno procurato le sue opere quali <Istanbul", "Il mio nome è Rosso" e "Neve". Storia di un gentiluomo veneziano catturato dai turchi e venduto ad un astrologo di Costantinopoli.

Puntuale, come avviene ormai da qualche anno, è comparso sugli scaffali delle nostre librerie una delle ultime fatiche di Orhan Pamuk, lo scrittore turco famoso ormai in tutto il mondo non solo per la fama che gli hanno procurato le sue opere quali "Istanbul>, "Neve>, "Il mio nome è Rosso" e tanti altri, ma anche per le noie avute con la giustizia del suo Paese che l'anno scorso avevano fatto temere il peggio. "Il castello bianco" - questo il titolo del libro edito da Einaudi - è un romanzo breve che ha come protagonisti principali due soli attori, un giovane gentiluomo veneziano e un astronomo turco. La storia si svolge nel Seicento quando la potenza militare dell'impero ottomano è ancora forte, nonostante qualche sconfitta subita dal suo esercito qua e là. Storia di un ventenne che viene catturato dai pirati e venduto come schiavo a colui che, alla Corte del Sultano, veniva chiamato con deferenza Maestro. Si legge nella prefazione del libro tradotto da Giampiero Bellingeri: "I due si assomigliano come gocce d'acqua. Ma il loro legame è ancora più profondo. Due mondi, due diverse culture si scoprono simili, si interrogano e collaborano insieme. Una metafora della relazione tra Oriente e Occidente".
Niente da dire. Pamuk sa sempre fare centro. Si potrà anche non condividere il suo pensiero di letterato rivoluzionario, quel suo andar contro il sistema di un Paese - la Turchia - che lui considera per nulla democratico, quell'insistere su certi argomenti che alla fine lo rendono persino sospetto, si dica quel che si vuole ma non certo che non sia un grande scrittore. "Il castello bianco", pur non raggiungendo il volo pindarico di un "Istanbul", ha comunque il pregio di farci conoscere uno spaccato di vita ottomana, quella per intenderci della ricerca scientifica, della meditazione, del silenzio dove anche il Padiscià, vale a dire il Sultano, viene lasciato fuori o perlomeno sull'uscio. Il Sultano è Maometto IV, lo stesso che all'inizio del racconto salva la vita del prigioniero, forse affascinato dalla sua cultura e dalla sua passione per l'astronomia e la matematica. O forse, per rimanere più sul pragmatico, perché quel veneziano, giovanissimo sì ma dotato di una intelligenza molto acuta, aveva fatto credere di sapersi muovere anche nel campo della medicina. Nella opulenta e ricca Costantinopoli il veneziano vedrà scorrere i suoi anni, accanto al Maestro. Insieme studieranno i fuochi d'artificio, progetteranno orologi, discuteranno di biologia e di ingegneria, insieme riusciranno a debellare una epidemia di peste, raccontandosi nel frattempo la propria vita, insieme progetteranno una potente machina da guerra per far vincere la guerra in Polonia. Ma sarà per il fatto che il marchingegno non funzionerà e che l'evento bellico si risolverà in una sconfitta per gli ottomani, una testa sarebbe poi ruzzolata sulla terra. Non quella del veneziano, per intenderci. Questi potrà continuare a vivere le sue giornate nella sua casa di Costantinopoli. "Sopra un tavolo, nel vassoio intarsiato di madreperla, stavano pesche e ciliegie; dietro il tavolo, un sofà di vimini intrecciati dove erano disposti cuscini di piume dello stesso colore verde della cornice della finestra: lì ero seduto io, a ormai settant'anni.......". (
Vera. Inc)
__________________
"Il castello bianco" di Orhan Pamuk. Ed. Einaudi pag. 172 prezzo euro 9.80
30.09.2006

 

COME DAR RISALTO AD UN ANTICO TESORO

Numismatica

Si tratta di quello relativo a monete d'argento ritrovate dall'archeologa Franca Palazzini nel 1969 nell'antica città di Iasos non lontano da Migla, in Turchia, e cui ora ha voluto dare risalto un periodico italiano di numismatica. La conferenza stampa del prof. Fede Berti presente il nostro console Michele Tommasi.

Silver coins unearthed in the ancient city of Iasos, located inMuğla's Milas district, are being featuredinthe semiannual Italian state periodicalBollettino Di Numismatica (Bulletin ofNumismatics).
The coins are currently on temporary displayat the İzmir Archaeology Museum.
Speaking at a press conference on Friday Fede Berti, the head of the Italian excavation team workingat the site, said they wanted the findings to beon permanent displayat the museum.Noting that the silver coins were unearthed by Franca Palazzini in 1969 in Iasos and that Italian archaeologists are conducting excavations at the site under the auspices of the Culture and Tourism Ministry, Berti said: "The findings should be put on permanent display instead of being hidden awayin the museum'sstorerooms. We are ready to do our best to achieve this goal."
The press conference was attended by İzmir Archaeology Museum Director Mehmet Tuna andItalian Consul inİzmir Michele Tommasi as well as other guests withan interest in the coins. (Turkish Daily News)
30.09.2006

 

ARTE ISLAMICA ALL'ASTA

Arte_islamica_1

 

La famosa casa britannica <Sotheby> batterà il prossimo 11 ottobre alcuni pezzi di valore (manoscritti ed altro) con prezzi di apertura che potranno partire anche da 30,000 sterline. Tra gli oggetti anche una pagina del Corano scritta nell'Africa del Nord nel nono secolo.

Famous British auction house Sotheby's is preparing for an Islamic art auction on Oct. 11.
The auction, titled "Arts of the Islamic World," will feature numerous items ranging from the pages of a manuscript by Islamic philosopher and scientist Ibn Sina to İznik tiles and various Ottoman period items, reported the Anatolia news agency on Monday.
The auctioneers are expecting Ibn Sina's manuscript to fetch around 8,000 to 12,000 pounds during the auction, at whichhandwritten Korans will also go under the hammer.
Sotheby's estimates a single page of a Koran believed to be written in Northern Africa during the ninth century could fetch around 7,000 to 10,000 pounds, while the price for gold leaf Korans are expected to be around 20,000 to 30,000 pounds.
The auction will also feature an ancient door inlaid withmother-of-pearl, a mirror cover and several paintings.
Spanish and İznik tiles from a private collection in Europe that constitute the most important part of the auction are featured in a separate catalogue. Among the items in the catalogue is an İznik plate that dates to 1575, with an opening price of 30,000 pounds. An İznik jug in the same catalogue has an opening price of 15,000 pounds.
A barber's apron (4,000 pounds) and an embroidered leather wallet (8,000 pounds) from the Ottoman period are also among the items to be auctioned. (Turkish Daily News)
30.09.2006

 

I° FESTIVAL INTERNAZIONALE DELLA CULTURA E DELL'ARTE

Il_teatro_di_Aspendos

Il successo della manifestazione estiva nel teatro di Aspendos ha convinto gli organizzatori a dare subito il via ad una ulteriore kermesse che si aprirà il 2 ottobre.

After a busy summerhostingan international opera and ballet festival and performances by the dance troupeAnatolian Fire, Antalya's 2,000-year-old Aspendos Theater is getting ready for the launching of a newart festival this year.
The 1st International Aspendos Culture and Art Festival will be held Oct. 2-18, the festival's organizers announced on Sunday.
Metin Yakar, the festival's coordinator, said in a statement that the event would focus on all kinds of Turkish music as well as folk dances and culture.
The event will kick off with a concert by Turkish classical singer Ahmet Özhan accompanied by the Culture and Tourism Ministry's Istanbul Historical Turkish Music Ensemble. The concert will also feature a sema show by whirling dervishes.
Pop singer Sertab Erener will give a concert on Oct. 5; the Antalya State Opera and Ballet will perform the "Yunus Emre Oratorio" on Oct. 9; and folk singer Sümer Ezgü is scheduled for a concert accompanied by the Ankara State Turkish Folk Music Choir on Oct. 12. The Culture and Tourism Ministry's State Folk Dance Ensemble will perform a dance show on Oct. 16.
The festival will conclude on Oct. 18with a Turkish Night featuring several activities including a show by anOttoman janissary band, recitals by bards and oil wrestling shows. (Turkish Daily News)
30.09.2006

 

INSEDIAMENTO
DI 8.400 ANNI FA
AD ULUCAK

scoperte_archeologiche_a_Ulucak

Il sito neolitico è stato scoperto non lontano da Izmir da un team di archeologi guidato da Fulya Dedeoglu.

A team of archaeologists working at the Ulucak tumulus, located in İzmir's Kemalpaşa district, have unearthed a Neolithic settlement area dating back some 8,400 years, an archaeologist announced last week.
Archaeologist Fulya Dedeoğlu ofEge University told the Doğan News Agency that excavations had been under way in the areasince 1995.
She said they believed their latest discovery could be the oldest settlement dating fromthe Neolithic period unearthed to date and added that further excavations on the lower levels could reveal even older remains.
Workshops, storage facilities and furnaces are among the most significant structures unearthed in the tumulus, estimated to date backto 6,400 B.C., said Dedeoğlu, adding that mother goddess figures and pieces of ceramics were also discovered.
Dedeoğlu said they were lucky that they did not encounter water while excavatingthe area. "In most of the excavation areas in the Aegean region, underground water covers the area and hinders excavations. We were lucky that it didn't happen here," she explained. (Turkish Daily News)
30.09.2006

 

LA SCOPERTA DI DAMASCO

Teschi umani di 9.5000 fa rinvenuti da una equipe franco-siriana in un cimitero localizzato nel villaggio di Jaidet al-Khass.

Archaeologists said they had uncovered decorated human skulls dating back as long as 9,500 yearsin a burial site near the Syrian capital of Damascus.
"The human skulls date back between 9,500 and 9,000 years ago, [on which] lifelike faces were modeled with clay earth ... then colored to accentuate the features," said Danielle Stordeur, head of the joint French-Syrian archaeological mission behind the discovery.
Located at a burial site near a prehistoric village, the five skulls were found earlier this month in a pit resting against one another, underneath the remains of an infant, said Stordeur.
The French archaeologist described as "extraordinary" the find at the Neolithic site of Tell Aswad, at Jaidet al-Khass village, 35 kilometers (22 miles) from Damascus.
The discovery was not the first of its kind in the Middle East, but "the realism of two of these skulls is striking," stressed Stordeur, in charge of the excavation along with Bassam Jamous, the chief of antiquities of Syria's National Museum.
"They surprise by the regularity and the smoothness of their features," Stordeur said of the skulls.
"The eyes are shown as closed, underlined by black bitumen. The nose is straight and fine, with a pinched base to portray the nostrils. (Turkish Daily News)
30.09.2006

SPORT

VOLLEY AMARO

Le_nostre_azzurre

Italia femminile ko con la Turchia (2-3) in una gara di qualificazione del Gran Prix 2007. La squadra, che era in testa, ha ceduto nel tie-break.

Massimo_BarboliniItalvolley femminile ko con la Turchia (2-3) in una gara di qualificazione del Gran Prix 2007. Esordio amaro per il ct Barbolini. Questi i parziali: 25-20 25-22 20-25 19-25 12-15. L'Italia, dopo essere stata in vantaggio per 2-0, ha ceduto al tie-break alla Turchia, dopo una gara equilibrata, in cui Rinieri e compagne non hanno mai trovato la continuità di gioco. Tra le azzurre vanno comunque elogiate Elisa Togut, che con regolarità ha superato il muro turco, e Paola Paggi. (Ansa)
30.09.2006

 

IN APPELLO

La Federazione turca degli sport automobilistici (Tosfed) e l'azienda Mso contro l'ammenda di 5 mln di $ quale multa per i fatti del Gp di F 1 ad Istanbul.

La Federazione turca degli sport automobilistici (Tosfed) e l'azienda Mso, organizzatori del Gran Premio di Turchia di Formula Uno, hanno presentato appello contro l'ammenda di 5 milioni di dollari, pari a 3.94 milioni di euro, inflitta dalla Fia per aver utilizzato a fini di propaganda politica la cerimonia di premiazione del Gp del 2006, chiedendo una riduzione della pena pecuniaria, considerata eccessiva. (Adnkronos)
30.09.2006

 

RALLY DI TURCHIA

Rally_Turchia

Diffuso l'elenco completo dei concorrenti della gara di correrà tra meno di un mese intorno ai monti Tauros di Antalya e Kemer.

È stato diffuso l'elenco completo dei concorrenti che prenderanno parte al prossimo Rally of Turkey, che si correrà tra meno di un mese sulle strade disegnate intorno ai monti della città di Antalya e Kemer.
Alla gara turca saranno al via tutti i 12 piloti ufficiali del campionato, a cui si aggiungono preziosi outsider tra cui Xavier Pons, ancora come terza guida Kronos, il ceco del Czech Rally Team Skoda, Jan Kopecky (Skoda Fabia WRC) e Alex Bengue, al via con una Subaru Impreza WRC semiufficiale del Team Red Devil Atolye Kazaz.
Tra gli iscritti, inoltre, spunta il nome di Francois Duval, rimasto a piedi dopo l'improvviso taglio delle sponsorizzazioni dell'energy-drink "Kizz-Me". Ora il belga spera di racimolare il budget necessario per correre realmente la gara anatolica, anche se al momento pare che abbia l'unico supporto della filiale belga della Skoda. (Claudio Pilia/Premiowww)
30.09.2006

 

INFORTUNIO A SEBASTIEN LOEB

Sebastien_Loeb

Il francese della Citroen si è rotto un braccio e non potrà così partecipare al Rally di Turchia.

Sebastien Loeb si è fratturato un braccio e salterà il Rally di Turchia, quart'ultimo appuntamento del Mondiale Rally in programma la prossima settimana.
Il francese della Citroen, leader della classifica iridata con 35 punti sul finlandese Marcus Gronholm, si è infortunato durante un escursione in mountain bike nei pressi della sua abitazione alsaziana.
Il team Kronos ha annunciato che Loeb è stato operato e che i tempi di recupero, ancora imprecisati, sicuramente escluderanno una partecipazione del transalpino al prossimo appuntamento della stagione. Per questo motivo la squadra e la casa madre, <Citroen Sport>, si sono subito messe alla ricerca di un sostituto per la sola prova sugli sterrati turchi. In alternativa la <Kronos> potrebbe schierare solamente due vetture, quelle abitualmente affidate agli spagnoli Dani Sordo e Xavi Pons.
Dopo il Rally di Turchia il programma del Mondiale prevede altre tre tappe: nell'ordine Australia (27-29 ottobre), Nuova Zelanda (17-19novembre) e Galles (1-3 dicembre). Per vincere il suo terzo titolo iridato consecutivo Loeb ha bisogno di raccogliere almeno 5 punti prima del termine della stagione. (Adnkronos)
30.09.2006

 

UNA VITTORIA ALLA GRANDE

La_vittoria_dei_colori_italiani_al_Mondiale_Turismo_di_Istanbul

Alessandro Zanardi e "Zanna" si sono aggiudicati le gare in programma ad Istanbul del Mondiale Turismo.

Vittoria alla grande per i colori italiani e non solo sulle due ruote: a Istanbul, entrambe le gare in programma del Mondiale Turismo sono state vinte da nostri portacolori.
Gara 1 ha visto una bella affermazione di Alessandro Zanardi, alla guida della Bmw del team Italy-Spain: "Zanna" ha preceduto sul traguardo Rydell, autore della "pole" con la Seat, e Tarquini, al volante dell'altra vettura spagnola.
Un Tarquini, del resto, in gran forma, visto che, partito dalla sesta posizione in Gara 2, è riuscito a vincere, precedendo l'altra Seat di Terting e la Chevrolet di un brillante Larini.
A due gare dalla fine (si corre ancora l'8 ottobre a Valencia e il 18 novembre a Macao) le classifiche Mondiali sono apertissime: in quella Piloti, l'inglese Andy Priaulx (BMW) precede con 58 punti Tarquini (57), Rydell (51) e Thompson (49); fra i Costruttori, la Seat conduce con 201 punti davanti a BMW (192) e Alfa Romeo (125). (Quattroruote)
30.09.2006

HOME ARRETRATI

ISTANBUL CAFE'