Arretrati 

Anno 7° N.28

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ATTUALITA'

TRADIRE LO SPIRITO

Massimo_D%27Alema

 

Tale sarebbe - ha detto il nostro ministro degli Esteri, Massimo D'Alema - se fosse messo in discussione il processo di allargamento alla Turchia . L'incontro con Ali Babacan.

Ali_Babacan"L'Italia è contraria alle campagne e alle prese di posizioni politiche manifestatesi in Europa che mettono in discussione il processo di allargamento alla Turchia in nome di una totale chiusura dell'UE e in se stessa che farebbe un errore e tradirebbe lo spirito stesso dell'Unione europea".
Lo ha affermato il nostro ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, in una conferenza stampa congiunta con il ministro dell'Economia turco, Ali Babacan. "La collaborazione tra l'Unione Europea e un grande Paese islamico come la Turchia è un messaggio positivo a fronte dei rischi di uno scontro di civiltà", ha affermato il capo della Farnesina, "vogliamo tenere aperta questa prospettiva che non è a breve periodo" perché è "utile a mantenere una politica di pace e di dialogo nel Mediterraneo".
Nell'occasione D'Alema ha ribadito che "è interesse italiano evitare una crisi tra negoziato UE e Turchia" una eventualità che "dipende in parte dall'atteggiamento europeo,in parte da quello del Governo turco nel compiere scelte coerenti e coraggiose". Incoraggiando l'esecutivo di Ankara a proseguire sulla via delle riforme, in particolar modo per quanto riguarda il rispetto della libertà di pensiero e dei diritti delle minoranze, D'alema ha affermato che con la Turchia è necessario "mantenere aperto il dialogo, il negoziato" perché questo è "il modo migliore per incoraggiare le riforme nel Paese". "Se nel corso di questi anni", ha osservato, "sono stati compiuti passi avanti è anche perché è stato aperto il negoziato" in vista di una futura adesione della Turchia all'Unione Europea.
Secondo D'alema, "la Turchia che entrerà in Europa sarà diversa dalla Turchia di oggi" che comunque, a suo avviso rimane"uno dei Paesi islamici più aperti e più democratici". "Non spetta a me giudicare con quanta rapidità" si andrà avanti con questo processo, ha precisato, "noi abbiamo incoraggiato il Governo turco a procedere con le riforme e ricevuto rassicurazioni che si stanno muovendo in questa direzione",anche se non possiamo che cogliere i rilievi" fatti dal Parlamento europeo nel severo rapporto diffuso a Strasburgo.
Romano_ProdiIl ministro turco, che ha incontrato anche il presidente del consiglio, Romano Prodi, ha definito "costruttivo e fruttuoso" il colloquio avuto con D'Alema, precisando che le relazioni tra Italia e Turchia stanno vivendo un momento di grande crescita sul piano della cooperazione economica e politica. "Negli ultimi anni la Turchia ha conosciuto riforme fondamentali", ha detto, e "sta diventando una nazione sempre più democratica dove crescono le garanzie di libertà". Secondo il ministro turco, i negoziati per una futura adesione dei Ankara all'UE avviati nell'ottobre scorso, hanno ottenuto dal punto di vista tecnico risultati molto soddisfacenti. "Sul tavolo rimangono le questioni politiche che rallentano il processo", ha osservato, riferendosi alla questione di Cipro e al malcontento registrato nelle opinioni pubbliche europee e turche. "Dobbiamo essere pazienti", ha affermato, spiegando che un accordo definitivo con Cipro chiederà molto tempo. E al riguardo ha indicato che da ora in avanti vi sarà una maggiore cooperazione con l'Italia.
"Non c'e' nessun dubbio da parte dell'UE", ha replicato D'Alema, "che l'accordo di libero commercio tra UE e Turchia si deve considerare esteso a tutti i paesi membri". "Questo principio generale non derogabile per l'Europa", ha però ammonito, "si scontra con la questione di Cipro e la sua storia". Per il capo della diplomazia italiana "da una parte si deve far rispettare l'accordo di libero commercio, dall'altra occorre assumere delle iniziative che permettano di superare l'isolamento di Cipro Nord". "L'Italia" ha sottolineato D'Alema, "è attivamente impegnata nella ricerca di una soluzione che consenta di superare questo problema" e l'idea è quella di "tradurre in una proposta concreta" l'ipotesi di"accordi diretti" tra Cipro e Bruxelles. (Agi)
30.09.2006

 

INCORAGGIAMENTO DELLA BONINO

Il ministro per le Politiche Europee ha voluto rassicurare il titolare dell'Economia turco, Ali Babacan, che è stato e sarà sempre amico della Turchia.

''Abbiamo sempre sostenuto l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea e continueremo a farlo'': lo ha detto il ministro per le Politiche Europee, Emma Bonino, che ha incontrato il ministro dell'Economia turco e capo negoziatore per l'adesione all'UE, Ali Babaçan, in Italia per incontri istituzionali sull'ingresso della Turchia nell'Unione. ''In questi giorni i segnali da parte dell'UE non sono proprio incoraggianti per un paese che affronta un momento difficile della fase negoziale per l'adesione - ha proseguito la Bonino - Da amica della Turchia, sono certa che questo Paese riconosce che sta attraversando una fase cruciale e proseguirà gli sforzi finora compiuti per l'ingresso nella UE''. (Adnkronos)
30.09.2006

 

LA VISITA DI REHN

Olli_Rehn

Il commissario UE all'Allargamento si vedrà ad Ankara con il premier e con i ministri degli Esteri, della Giustizia e dell'Economia.

Il commissario europeo all'Allargamento, Olli Rehn, sarà in visita ufficiale in Turchia dal 2 al 4 ottobre per incontrare le più alte cariche del Paese, a poche settimane dalla pubblicazione del rapporto della Commissione Europea sullo stato dei progressi di Ankara per l'adesione all'UE, atteso il prossimo 8 novembre. Lo confermano fonti comunitarie a Bruxelles sottolineando che nel corso della missione il commissario finlandese si intratterrà, in particolare, con il premier turco Recep Tayip Erdogan, il ministro degli Esteri Abdullah Gul, il ministro della Giustizia Cemil Cicek e Ali Babacan, il ministro dell'Economia turco che guida le trattative con Bruxelles.
A quanto si apprende, Rehn dovrebbe anche pronunciare un discorso presso un'università della capitale ed intervenire nel corso di una riunione di Turk-Is, uno dei piu' grandi sindacati operai del Paese. I negoziati per l'adesione della Turchia all'Unione Europea si sono aperti lo scorso 3 ottobre a Lussemburgo. (Adnkronos)
30.09.2006

 

STRADA PIU' DIFFICILE

Camiel_Eurlings

Approvato dall'europarlamento un rapporto molto critico sulla Turchia in cui si deplora il "rallentamento del processo di riforme".

La strada della Turchia verso l'adesione all'Unione europea diventa più difficile: Ankara ha rallentato l'attuazione delle riforme e il Parlamento europeo, incaricato di una valutazione del processo in atto, risponde lanciando nuovi avvertimenti a rispettare gli impegni presi, invitando nello stesso tempo le altre istituzioni europee a fare ugualmente la loro parte ed a prendere le iniziative necessarie affinché il processo di allargamento dell'UE non sia bloccatodall'assenza di un adeguato trattato.
In proposito gli eurodeputati ribadiscono che quello di Nizza ''non costituisce una base accettabile per ulteriori decisioni sull'adesione di nuovi stati membri''.
Gli eurodeputati hanno votato a larga maggioranza - 429 voti a favore, 41 contro e 125 astenuti - una risoluzione del popolare olandese Camiel Eurlings, il cui testo ha richiesto una delicata gestazione, seguita da una votazione, per motivi diversi trasversale. Tra gli italiani hanno votato a favore i rappresentanti di Margherita, Udc, Forza Italia (tranne Mauro, che figura tra gli astenuti), gran parte dei rappresentanti di An, Prc, Comunisti italiani, Verdi, più De Michelis e Rivera.
Contro hanno votato il radicale Marco Cappato, i leghisti, Alessandra Mussolini e Luca Romagnoli. Si sono astenuti i rappresentanti nel gruppo socialista e Berlato (An).
Il Parlamento, riconosciuto che il rafforzamento dei legami tra la Turchia e l'Unione europea ''è di fondamentale importanza per l'UE, per la Turchia e per tutta la regione'', ribadisce che l'apertura di negoziati costituisce il punto di avvio di un processo duraturo, ''che per sua stessa natura e' aperto e non porta automaticamente e a priori all'adesione''.
Per questo il rapporto avverte che, in caso di grave e persistente violazione dei principi della democrazia, del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, dello stato di diritto e dei principi del diritto internazionale, la Commissione potrebbe raccomandare la sospensione dei negoziati al Consiglio. D'altra parte, il Parlamento ritiene che, indipendentemente dall'esito dei negoziati, le relazioni tra UE e Turchia ''debbano garantire che la Turchia resti saldamente inserita nell'ambito di strutture europee''.
Intanto i deputati deplorano il rallentamento del processo di riforma in Turchia, evidenziato ''da persistenti carenze e progressi insufficienti'' soprattutto nell'ambito della libertà di espressione, dei diritti religiosi e delle minoranze, delle relazioni tra civili e militari, dei diritti delle donne, dei diritti culturali e della rapida e corretta esecuzione delle decisioni in materia giudiziaria da parte dei servizi statali.
I deputati, votando un emendamento proposto da Antonio Tajani (Fi) si augurano anche che il viaggio del Papa in Turchia contribuisca al dialogo interreligioso e interculturale.
Accogliendo con 320 voti favorevoli, 283 contrari e 40 astensioni una richiesta dei gruppi socialista e liberal-democratico, il Parlamento ha invece soppresso il paragrafo in cui era chiesto alla Turchia di riconoscere il genocidio armeno, ergendo tale atto a ''condizione preliminare'' della sua adesione all'Unione europea. Tuttavia, viene sottolineato che ''è indispensabile che un Paese che si avvia all'adesione accetti e riconosca il proprio passato''.
I deputati, infine, ricordano alla Turchia che il riconoscimento di tutti gli stati membri, compreso Cipro, ''è un elemento necessario del processo di adesione all'UE''.
In coincidenza con la discussione del rapporto l'europarlamento ha rafforzato le misure di sicurezza, soprattutto nei confronti del relatore per timore di azioni da parte di certi gruppi estremisti turchi. (Ansa)

30.09.2006

 

UN MIGLIORAMENTO

Il capo negoziatore per l'adesione della Turchia UE, il ministro dell'Economia Ali Babacan, ha detto che il rapporto di Strasburgo è meglio di quello precedente. "Però non possiamo considerarci contenti", ha aggiunto.

Il capo negoziatore turco per l'adesione della Turchia all'UE, il ministro dell'Economia, Ali Babacan, ha affermato, che il rapporto approvato al Parlamento Europeo è ''migliorato rispetto al primo rapporto preparato dalla Commissione esteri dell'europarlamento, ma non si può definire un buon rapporto''.
''Pur migliorato non possiamo dire che siamo contenti'' - ha affermato Babacan, che a Roma è stato ricevuto dal presidente del Consiglio italiano, Romano Prodi, dal ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, e poi ha incontrato il ministro del Commercio Estero, Emma Bonino.
''Il rapporto principale che può influenzare le decisioni dell'UE e' quello che la Commissione di Bruxelles sta preparando'' - ha aggiunto Babacan.
In risposta ad una domanda sulle critiche europee al rallentamento delle riforme in Turchia e sulla libertà d'espressione, Babacan ha detto: ''Occorre tenere presente che la Turchia negli ultimi 3-4 anni ha compiuto molti passi sulle libertà, sui diritti civili e sulla democratizzazione. Sappiamo che la Turchia non è giunta ancora alla perfezione su questi argomenti. E che deve compiere altri passi. Ma non si possono svalutare i successi degli ultimi 3-4 anni''.
Il rapporto sulla Turchia approvato dal Parlamento di Strasburgo ha stralciato la parte in cui si poneva il riconoscimento come ''genocidio'' dei massacri degli armeni cristiani anatolici del 1915-16, ma ha confermato le insufficienze di Ankara in particolare in materia di libertà di espressione di garanzie per la libertà di culto per i non musulmani. (Ansa)
30.09.2006

 

L'ENTUSIASMO C'E' SEMPRE

Il_leader_turco_Erdogan

"Il processo di riforme prosegue senza rallentamento", ha tenuto a precisare il premier turco respingendo le critiche sia interne che esterne.

Il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha affermato che la Turchia non ha perduto il suo ''entusiasmo'' nel suo processo di adesione all'Unione Europea, respingendo così le critiche interne ed esterne che rilevano un rallentamento nella volontà riformatrice pro-Europa dell'attuale Governo di Ankara.
''Il processo di riforme prosegue senza rallentamento e senza perdita di entusiasmo'' - ha dichiarato il premier turco in un suo discorso al gruppo parlamentare del suo partito Akp.
''Tutto ciò non si fa da un giorno all'altro. Occorre essere pazienti'' - ha aggiunto Erdogan sottolineando la necessità di un ''cambiamento di mentalità'' da parte della burocrazia turca.
Erdogan ha anche lasciato nuovamente intendere che una modifica del controverso articolo 301 del codice penale che punisce le offese alla ''turchità'' (turkciuluk, identità turca) potrebbe essere attuata. L'UE e vari circoli liberali turchi chiedono l'abrogazione o una radicale modifica di quell'articolo, in base al quale sono stati processati vari scrittori, tra cui Orhan Pamuk, e vari giornalisti e che rende possibile l'incriminazione di una vasta gamma di opinioni critiche verso le istituzioni e gli organi dello stato e del governo turchi.
Il Governo turco ha finora resistito ad una modifica di quell'articolo presumibilmente perché teme le reazioni dei nazionalisti e della diffusa opinione pubblica nazionalista. (Ansa)
30.09.2006.

 

SCETTICISMO

Il 68% degli italiani non crede che la Turchia possa, sia pure in un futuro, entrare a far parte dell'Unione Europea.

Gli italiani credono nella crescita numerica della comunità europea nei prossimi 15 anni, ma non nell'adesione della Turchia e dell'Ucraina . Lo rivela un sondaggio della fondazione "Bertelsmann" in 13 Paesi dell'UE
Il 60% degli italiani intervistati ritiene che nel 2020 l'UE conterà più di 27 membri: l'anno prossimo dovrebbero aderire Romania e Bulgaria. Solo il 32%, d'altra parte, crede che la Turchia entrerà nell'UE ancor meno (27%) sono quelli che vedono l'Ucraina come membro dell'Unione. (Ansa)
30.09.2006

 

LO STOP DI BARROSO E VILLEPIN

Il_Commissario_UE_Josè_Barroso  Dominique_de_Villepin

Tanto i presidente della Commissione UE che il presidente francese hanno innalzato una barriera circa l'ingresso di Turchia e Croazia nell'Unione.

Dopo l'arrivo di Bulgaria e Romania, l'Unione Europea dovrà affrontare il problema della Costituzione prima di ulteriori allargamenti: alla vigilia del via libera al rapporto sull'adesione degli ultimi due membri, il presidente della Commissione, Josè Manuel Barroso, ha colto l'occasione della presenza al suo fianco del premier francese Dominique de Villepin per precisare che Croazia e altri dovranno mettersi in fila e avere pazienza.
L'incontro a due è sembrato correre su un binario parallelo, quasi una comune intesa: de Villepin a lanciare proposte di grande respiro bocciando quelle del rivale interno, Nicolas Sarkozy; Barroso a stoppare ulteriori adesioni - con il plauso di Villepin - precisando che ''non possiamo continuare ad allargare senza chiarire la questione istituzionale''.
Barroso ha voluto sottolineare quanto sarebbe ''imprudente'' pensare ad ulteriori allargamenti prima di aver risolto la questione della Costituzione bocciata da Francia e Olanda proprio alla vigilia di un'importante tappa nell'allargamento dell'Europa da 25 a 27. La Commissione, a meno che Bulgaria e Romania non soddisfino pienamente i criteri dettati e non facciano in tempo grandi e ambiziose riforme, chiederà di escluderle inizialmente da alcune politiche comunitarie, congelando così parte degli aiuti per l'agricoltura e lo sviluppo regionale.
Su questa scia, Barroso e Villepin hanno gelato le aspettative di Croazia e Turchia: il primo rispondendo con lo ''stop alle adesioni'' a un giornalista che gli chiedeva notizie della richiesta della Croazia, il secondo mettendo duramente in guardia la Turchia dal mancato rispetto dell'unione doganale.
Entrambi i Paesi avevano avviato l'anno scorso i negoziati per l'adesione. Su Ankara, de Villepin è stato secco: l'Unione Europea dovrà ''trarre le conclusioni'' di un'eventuale reiterata chiusura della Turchia dei suoi porti alle navi greco-cipriote. ''E' importantissimo - ha sottolineato de Villepin - che la Turchia capisca che deve rispettare gli impegni, rispettarne lo spirito e la lettera. In mancanza di ciò, gli europei dovranno tirarne le conclusioni''. Barroso, invece, ha ampliato il suo discorso sul congelamento delle adesioni parlando di ''una questione costituzionale che diventa sempre più importante. Per avere un progetto che funzioni - ha detto guardando de Villepin - abbiamo bisogno dell'impegno di tutti quelli che vi partecipano. E' arrivato il momento di definire un quadro della nostra vita in comune''.Parole chiare, come chiare erano state, due settimane fa, quelle di Nicolas Sarkozy, ministro degli Interni francese avversario interno di Villepin nella destra di Governo.
Proponeva un ''mini-trattato'', una specie di nucleo delle regole costituzionali da far approvare entro il 2008 al posto della discussa Costituzione. ''Non è una priorità'', ha tuonato de Villepin, tagliando corto sulla disquisizione e sottolineando che la prima preoccupazione deve essere quella di ''dare risposte concrete ai cittadini dimostrando loro che l'Europa sa crescere''. Il premier francese è stato invece propositivo, specie sul tema dell'energia, lanciando l'idea di un ''mister energia'', un responsabile della ''diplomazia energetica europea'' che consenta all'UE di parlare ''con una sola voce'' con le controparti nel fondamentale settore degli approvvigionamenti.
Finale con sorrisi e strette di mano, dopo che de Villepin aveva, brevemente, ripreso la sua aria severa per decretare un ''no'' assoluto della Francia alla proposta - sostenuta da una petizione di un milione di firme - di abbandonare la sede di Strasburgo del Parlamento europeo, riunendo tutto a Bruxelles: "Difendiamo - ha proclamato - Strasburgo e i trattati. E sappiamo bene che saranno rispettati''.(Ansa).
30.09.2006

MANCANZA DI VISIONE

Il Partito Radicale Transnazionale piuttosto duro con le dichiarazione poco incoraggiante del presidente della Commissione UE a proposito di Ankara nell'UE.

L'intervista di Barroso trasmessa su <Euronews> rispecchia la mancanza di visione e di progetto europeo per i popoli dell'altra sponda del Mediterraneo. Sono semmai Barroso e la sua Commissione ad essere poco incoraggianti e non invece i progressi fatti dalla Turchia. È questa Unione Europea che ha deciso di far deragliare il processo di adesione.

Al di là delle ragioni che esistono per chiedere alla Turchia di riprendere il ritmo delle riforme, è chiaro che la strategia europea - delle critiche e dei rinvii - è il frutto di politiche nazionali ripiegate su se stesse. Così si arriverà alla vittoria, anche in Turchia, delle posizioni più nazionaliste, antieuropee, antioccidentali che già si stanno rafforzando.

Il Partito Radicale Trasnazionale rilancia l'iniziativa di un "Satyagraha" per la Pace anche per accelerare il processo di adesione della Turchia in un'Europa federale come risposta ai fondamentalismi, alle illusioni delle sovranità nazionali ed alle guerre. (Radicali.it)
30.09.2006

GRAN BRETAGNA A FAVORE

Margaret_Beckett

Ribadito il sostegno all'ingresso di Ankara in Europa dal ministro degli Esteri, Margaret Beckett.

Il ministro degli Esteri della Gran Bretagna, Margaret Beckett, ha ribadito il suo sostegno all'entrata della Turchia nell'UE. L'allargamento dell'UE "concretizza le speranze di pace che avevano ispirato i suoi fondatori", ha dichiarato Beckett, al congresso del partito laburista.
Il ministro degli Esteri è convito che l'adesione della Turchia aiuterebbe la mescolanza di culture e di fedi religiose". "Se riusciremo a fare aderire anche la Turchia ci sarà un reale contributo al dialogo e al dibattito tra le religioni e le culture nel mondo", ha aggiunto.
Il Regno Unito è da tempo tra i sostenitori della Turchia nell'UE. (
Apcom)30.09.2006

 

UN GRAVISSIMO ERRORE

Riccardo_Illy

Per il presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia, Riccardo Illy - che ha criticato la presa di posizione del commissario UE Barroso - il processo di integrazione dell'Unione deve andare avanti sia con Turchia e Croazia sia con altri Paesi dell'ex Jugoslavia.

''Sarebbe un fatto gravissimo 'stoppare' il processo di integrazione e adesione all' Unione europea di nuovi membri, per i quali si è avviato già il negoziato'': lo ha affermato il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy, che è anche presidente dell' Assemblea delle Regioni d' Europa (Are), interpellato dall' Ansa in merito alle affermazioni del presidente della Commissione UE, Manuel Barroso.
''Credo che Barroso - ha puntualizzato Illy - intendesse che ulteriori allargamenti, per i quali occorre avviare nuovi negoziati, vanno pensati 'a valle' dell' approvazione della Costituzione. Su questo sono d' accordo - ha aggiunto - perché l' avevo già detto, ben prima del 2004''.
Secondo Illy, infatti, ''era meglio risolvere il problema della Costituzione europea prima dell' allargamento ai dieci membri. E il ragionamento - ha spiegato - era semplice: è già difficile approvarla in 15, figuriamoci in 25. Purtroppo si è scelto di proseguire altrimenti. A questo punto - ha aggiunto - il fatto di allargare la Comunità ad altri Stati non cambia nulla''.
Illy ha quindi auspicato la prosecuzione dei negoziati già aperti, in particolare quelli con Croazia e Turchia, ''ma anche nel caso di quelli avviati e interrotti - ha precisato - come con la Serbia-Montenegro, ci penserei su bene prima di dire che va approvata la Costituzione''. A detta del presidente del Friuli Venezia Giulia, infatti,''i Paesi dell' area dell' ex Jugoslavia rappresentano un' opportunità rilevante, ma anche una forte minaccia di destabilizzazione, soprattutto nell' area del Kosovo, per l' intera UE. L' unico modo per disinnescare quella mina - ha spiegato Illy - è attraverso la 'dis-integrazione' della Jugoslavia, per poi 'reintegrare' quei Paesi nell' Unione. E' un processo che è stato già completato per la Slovenia, si trova a tre quarti del cammino per la Croazia, e va proseguito con sicurezza per gli altri Paesi, a prescindere - ha concluso - dall' approvazione della Costituzione europea''. (Ansa)
30.09.2006

"UNA POSIZIONE MIOPE E SCELLERATA"

Il presidente della Regione Puglia, Niki Vendola, non ha gradito il punti di vista del Commissario UE sulla Turchia.

''Le dichiarazioni del Commissario Europeo Josè Manuel Barroso di uno stop all'allargamento dell'Unione Europea ad altri Paesi dell'Est dopo il prossimo ingresso di Romania e Bulgaria esprimono una posizione miope e scellerata''. Lo ha detto il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, a margine della riunione del Consiglio Regionale.
''Non si può frenare un movimento di adesione all'Unione Europea da parte di quei Paesi dell'area balcanica - ha spiegato - coni quali molte Regioni d'Europa frontaliere particolarmente sensibili, e tra queste la Puglia, sono da tempo già impegnate in progetti di sviluppo e cooperazione transfrontalieri. Una vera Europa unita non può assolutamente prescindere da un coinvolgimento diretto dei Balcani e della Turchia. Il blocco di questo processo di unificazione e di integrazione - ha concluso Vendola - avrebbe come effetto lo svilimento dell'idea stessa di Europa, con gravi conseguenze anche sotto il profilo politico internazionale''. (Ansa)
30.09.2006

"NON CI SONO LE CONDIZIONI"

Mario Mauro, vice presidente del Parlamento europeo ha commentato il voto di Strasburgo in merito al rapporto Eurlings sulla Turchia.

''Non ci sono le condizioni per un ingresso a pieno titolo della Turchia in Europa'': così Mario Mauro, vice presidente del Parlamento europeo, commenta l'approvazione da parte del Parlamento di Strasburgo della relazione Eurlings sulla Turchia.
''Mancanza di requisiti comprovata - ha aggiunto Mauro - dall'inasprimento delle condizioni poste dal rapporto Eurlings dove viene valorizzato in positivo il ruolo del viaggio del Papa e si torna ad esigere che il Governo turco si confronti con la memoria storica del genocidio armeno''. (Ansa)
30.09.2006

 

IL "NO" DEL CARDINALE

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Il capo della Chiesa cattolica romana in Gran Bretagna, Cormac Murphy-O' Connor, contrario all'ingresso di Ankara. La delusione della componente musulmana.

Il cardinale Cormac Murphy-O'Connor, capo della Chiesa cattolica romana in GranBretagna, ha detto che alla Turchia non dovrebbe essere consentito di aderire all'Unione Europea.
''Non credo che mescolare due culture sia una buona idea'', ha detto il prelato citato dalla stampa, aggiungendo che l'Europa è un continente cristiano dove potrebbe non esserciposto per i turchi musulmani.
La dichiarazione del cardinale ha sorpreso i dirigenti islamici in Gran Bretagna che l'hanno definita ''deludente''. Le parole sono state pronunciate in un momento in cui sembranoplacarsi, almeno nel Regno Unito, le polemiche della comunità musulmana per le parole recentemente pronunciate dal Papa a Ratisbona, giudicate offensive per l'Islam.
Il cardinale ha in particolare criticato il premier Tony Blair secondo cui la Turchia dovrebbe poter aderire all'Unione Europea quanto prima. Le opinioni espresse dal premier alriguardo ''dovrebbero essere messe in discussione'' ha detto il cardinale Murphy-O'Connor, arcivescovo di Westminster e capo dei cattolici d'Inghilterra e del Galles.
Inayat Bunglawala, del Muslim Council britannico, ha commentato: ''Le dichiarazioni del Cardinale sono deludenti. La Turchia è un Paese democratico e pluralista''. (Ansa)
30.09.2006

 

NIENTE DIVERSIVI E PRE-CONDIZIONI

Così il vice-presidente del gruppo Pse al parlamento europeo, Pasqualina Napoletano.

''La valutazione dei progressi della Turchia nel processo di adesione all'Unione deve concentrarsi sul merito delle valutazioni dei criteri stabiliti a Copenaghen e dei dossier legati all'acquis comunitario (l'insieme delle norme e dei principi alla base della UE, ndr).
Evitiamo di introdurre diversivi e nuove pre-condizioni che non aiutano un processo già di per sé difficile e che richiede da parte nostra trasparenza, coerenza e obiettività''. Lo ha
dichiarato Pasqualina Napoletano, vice presidente del gruppo Pse al Parlamento europeo.
''L'obiettivo dei negoziati è l'adesione, come socialisti europei rifiutiamo ogni ipotesi alternativa. Dobbiamo essere puntuali nei giudizi e richiedere al Governo, alle istituzioni ed alla società turca - ha aggiunto Napoletano - di impegnarsi a fondo su temi rispetto ai quali i progressi devono essere più significativi e costanti. Il compito dell'Europa è quello di influenzare positivamente gli sviluppi interni di questo paese ed il suo ruolo esterno di stabilizzazione pacifica in un'area esplosiva dove sono concentrate le più gravi minacce allapace''. (Ansa)

30.09.2006

 

IL DISSENSO DA CASINI

Daniele_Capezzone

Il segretario dei radicali, Daniele Capezzone, ha replicato al leader dell'Udc che in una intervista aveva precisato di essere contrario alla Turchia in Europa.

''Dissento con forza dalla gravissima scelta politica di Pier Ferdinando Casini, ribadita su <Il Messaggero>, di schierarsi contro l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea. L'ho scritto su <Europa> insieme con Paolo Messa, curatore di <Formiche>: isolare e attaccare Erdogan è un erroredrammatico, perché significherebbe consegnare la Turchia ai fondamentalisti. Occorre invece aiutare Erdogan, e un punto cruciale è proprio quello di favorire e accelerare l'ingresso di Ankara nell'UE. Non capisco per quale ragione Casini si schiacci su questa posizione così negativa''. Lo ha affermatp il segretario dei Radicali italiani, Daniele Capezzone, replicando alle posizioni espresse dal leader dell'Udc. (da Adnkronos)
30.09.2006

 

SI', MA, PERO'....

Mons._Luigi_Padovese

La posizione dei vescovi cattolici presenti in Turchia, circa l'adesione di Ankara all'UE - ribadita dal vicario apostolico dell'Anatolia, mons. Luigi Padovese.

"Si" all'adesione della Turchia all'Unione europea, ma a patto che questo significhi anche un maggior rispetto dei diritti delle minoranze, in particolare in tema di tolleranza e di libertà religiosa. E su questo ''c'è ancora molta strada da fare''. Questa la posizione dei vescovi cattolici presenti in Turchia, ribadita dal vicario apostolico dell'Anatolia, monsignor Luigi Padovese, in occasione dell'approvazione a Strasburgo della relazione sui progressi fatti da Ankara nel processo di avvicinamento all'UE.
''Il nostro parere è fondamentalmente positivo - ha spiegato all'Ansa monsignor Padovese - ma è condizionato all'applicazione reale dei diritti delle minoranze. Noi non entriamo in questioni di carattere politico o economico: abbiamo a cuore il bene delle nostre comunità. Quindi siamo favorevoli all'adesione, purché i diritti delle minoranze vengano rispettati, venga riconosciuta la fisionomia morale e giuridica delle chiede presenti in Turchia, venga riconosciuto lo status dei seminari''.
Mons. Padovese ha auspicato ''un concetto di laicità inteso in senso più europeo e meno nazionale. E penso questo - aggiunge - nello spirito di Ataturk, da adeguare alla situazione di oggi''.
Secondo il vicario dell'Anatolia, ''progressi sono stati fatti, da parte del governo centrale c'è una chiara indicazione, però tutto questo trova opposizione sia all'interno del Parlamento sia per quanto riguarda l'applicazione da parte delle autorità locali''. Molta la strada ancora da fare, per Padovese, nel campo della libertà religiosa, della tolleranza: ''in altre parole - osserva - il riconoscimento delle minoranze non dev'essere un problema ma una ricchezza, ma nella mentalità generale questo concetto non è entrato ancora pienamente''.
Il prelato è ricorso anche a un esempio di esperienza diretta, quello della Chiesa Bebekli di Adana, da lui chiusa un anno fa per protestare contro il rifiuto delle autorità locali di applicare la legge turca che prevede un minimo di dieci metri di distanza tra i luoghi di culto e le costruzioni circostanti (in quel caso un ristorante e una discoteca). ''Dopo che abbiamo chiuso la chiesa - ha raccontato - il ristorante e la discoteca non hanno più funzionato. Quando l'abbiamo riaperta, hanno ricominciato a lavorare. Ora risolleveremo il caso, perché non possiamo essere presi in giro. Non chiuderò ancora la chiesa, ma mi appellerò alle autorità competenti''. (Ansa)

30.09.2006

 

ERRARE
UMANUM EST,
PERSEVERARE

IL_PRIMO_MINISTRO_TURCO

Il premier turco Recep Tayyip Erdogan, a distanza di pochi giorni, ha rinnovato le sue critiche nei confronti del Pontefice Benedetto XVI.

Il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha ripetuto ad Istanbul le sue critiche alle affermazioni sull'islam del Papa Benedetto XVI, definendo, inoltre, ''manovre'' le successive precisazioni del pontefice e dichiarando che il presidente turco, Ahmet Necdet Sezer, ''dirà al
Papa le cose necessarie'' quando lo incontrerà nel corso della sua visita in Turchia a fine novembre. Lo hanno affermato fonti giornalistiche presenti ad un seminario su temi economici tenuto ad Istanbul, a cui è intervenuto lo stesso Erdogan.
''Il Papa è una figura sia religiosa, sia politica. Ma ha parlato in una maniera che non e' adatta nemmeno per noi uomini politici. Quando si è trattato di una mancanza di rispetto per il mio Profeta, noi non lo abbiamo tollerato'', ha affermato Erdogan, secondo le stesse fonti, aggiungendo:'' Forse si è trattato di uno scivolamento della lingua (come a dire: ''una voce dal sen fuggita'', ndr). Penso che il nostro presidente dira' le cose necessarie nel corso del suo incontro col papa'', ha aggiunto.
Il premier turco ha poi definito ''manovre'' le precisazioni del Papa, che si è detto ''vivamente dispiaciuto'' per le aspre reazioni (partite dalla Turchia, ndr) che aveva provocato una sua citazione storica (dell'imperatore bizantino Manuele II Paleologo), da lui ''non condivisa''.
Erdogan aveva già criticato la settimana scorsa le affermazioni del papa definendole ''brutte e sfortunate'' ed aveva pubblicamente chiesto ''le scuse'' di Benedetto XVI, che ha in programma una visita in Turchia, su invito del presidente Sezer e del patriarca ortodosso Bartolomeos II, dal 28 novembre al 1 dicembre.
La stampa turca ed i politici turchi ricordano spesso che il Papa in un suo intervento di anni fa, quando era ancora un cardinale, si pronunciò per un ''partenariato speciale'' per la Turchia nell'UE(invece di un'adesione a pieno titolo considerata da Ankara irrinunciabile), spiegando che la tradizione della Turchia ''è estranea alla civiltà europea''. (Ansa)
30.09.2006


MAGGIORE DIPLOMAZIA

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Il ministro dell'Economia turco Ali Babacan ha dichiarato che Ankara ha preso atto dei "tentativi di correzione" da parte del Papa.

Quelle di Benedetto XVI sull'Islam ''sono state parole inopportune ma abbiamo preso atto dei tentativi recenti del Papa di correggerle. La situazione adesso è migliore''. Lo ha affermato il ministro dell'Economia e capo negoziatore turco per l'UE Ali Babacan in una conferenza stampa congiunta alla Farnesina con il vicepremier e ministro degli Esteri Massimo D'Alema.
Secondo Babacan ''più si discute su questo tema e più ci sarà rispetto e comprensione dei valori degli altri''. (da Ansa)
30.09.2006

 

"PASSI POSITIVI"

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Il Gran Mufti di Turchia ha visto positivamente l'incontro del Pontefice con i rappresentanti islamici politici e religiosi.

''Ci vorrà un po' di tempo per cancellare totalmente l'errore commesso. Ma le recenti espressioni di dispiacere del Papa, e il discorso fatto ai rappresentanti islamici politici e religiosi, verranno sicuramente percepiti come passi positivi''. Lo ha dichiarato, in un'intervista a <La Repubblica>, Ali Bardakoglu, Gran Mufti' di Turchia.
''Ieri (lunedì settembre, ndr) - ha aggiunto - il Papa ha sottolineato la sua profonda stima e rispetto per l'Islam e per i musulmani. Ha detto che continuerà a rispettare il dialogo e la reciprocità. Tutto questomette fine alle preoccupazioni che gli impegni per il dialogo non sarebbero stati mantenuti''.
Sul viaggio che Benedetto XVI sta progettando in Turchia il Gran Muft' ha detto, ''la nostra è una Repubblica laica e democratica. Le mie dichiarazioni non sono politiche. Io posso parlare solo di argomenti religiosi. Qui i musulmani convivono in pace con cristiani ed ebrei da secoli. Per noi, far sì che membri di altre religioni vivano liberamente il loro credo e' un dovere. Abbiamo accolto tanti leader religiosi in passato. la nostra esperienza di ospitalità lascia fuori qualsiasi tipo di preoccupazione''. (Adnkronos)
30.09.2006

 

DA RATISBONA
AD ISTANBUL
(VIA ANKARA)

Sua_Santita_Benedetto_XVI_andrà_in_visita_in_Turchia

Nella scena della grande politica internazionale, la politica di Papa Benedetto XVI - che farà prossimamente un viaggio in Turchia - sarà determinante per ricucire gli strappi tra la Chiesa e il mondo musulmano.

Nella scena della grande politica internazionale una prima conseguenza, quasi obbligata, delle forti tensioni nate dopo la lezione tenuta da Benedetto XVI il 12 settembre alla università di Ratisbona è stata quella di far porre sotto un'attenzione particolare il viaggio che il pontefice compirà in Turchia dal 28 novembre al 1° dicembre prossimi, che è divenuto strategico per capire compiutamente il segno che caratterizzerà questo pontificato. Intorno a quella visita si sono condensati infatti molteplici fattori che, in qualche misura, riconducono tutti a momenti particolarmente delicati per la Chiesa e per gli equilibri geopolitici in almeno due continenti.
In primo luogo l'origine stessa del viaggio, ovvero l'incontro con il patriarca ecumenico ortodosso di Costantinopoli Bartolomeo I, riporta lo sguardo alle questioni ancora aperte con l'ortodossia, rimanda a quanto accade, o non accade, nei rapporti con Mosca e apre l'immenso panorama della vita religiosa (anche nelle sue ripercussioni coi fenomeni politici e sociali) nell'est europeo, a principiare dall'Ucraina.
Si deve affrontare la situazione dei cristiani in uno Stato laico, come si definisce quello turco, dove la religione islamica è assolutamente prevalente e dove è aperta la grande questione di una libertà religiosa, chiave dell'accesso della Turchia alla Unione Europea. Una Turchia che risulta, per altri versi, determinante per gli equilibri del vicino Oriente. L' insieme dei problemi si intreccia oggi con la relazione con l'islam visto nella sua universalità. Non meno importante è la questione, anche se più interna alla vita della Chiesa, della forma che Benedetto XVI intende dare al suo pontificato nell'inevitabile allontanarsi temporale di scelte e orientamenti lasciati dal suo grande predecessore. Capire, in ultima analisi, secondo quali criteri questo pontificato contribuisca a far entrare nella Chiesa della storia, dopo che sono già entrati in quella della fede, i 26 anni di Giovanni Paolo II e nel contempo delinei il proprio progetto. Una matassa assai intricata che richiede, per essere dipanata, una cura estrema. I precedenti di Paolo VI e Giovanni Paolo II - Anche Paolo VI (nel 1967) e Giovanni Paolo II (nel 1979) visitarono la Turchia ed è naturale che intorno al Bosforo e a una città dall'alto valore simbolico per l'Occidente e per l'Oriente, come Bisanzio-Costantinopoli-Istanbul si concentrino snodi culturali, storici e religiosi di estrema durezza, ma anche di grande speranza. Sono passati 27 anni dall'ultima visita di un Pontefice romano. Per quanto è accaduto da allora nei rapporti tra cristianesimo e islam, è una vera eternità. E in questa eternità la somma tra quanto vi è stato di positivo e quanto di negativo tende decisamente verso un bilancio tristemente in rosso.
A conferma della estrema delicatezza della visita, da sempre sul crinale tra conferma e cancellazione, va ricordato come il viaggio in Turchia fosse già stato previsto per lo scorso anno e come abbia subito un rinvio, in quanto le autorità turche non avevano gradito che l'invito, per il 2005, fosse partito direttamente dal patriarca ortodosso Bartolomeo I senza attendere l'assenso del governo.
Tra i suoi momenti più significativi il viaggio prevede il primo giorno (28 novembre) l'arrivo ad Ankara, un incontro con le autorità politiche, l'omaggio al mausoleo di Ataturk e la sera del secondo giorno (29 novembre) a Istanbul una udienza con il Patriarca ecumenico ortodosso Bartolomeo I. Il 30 novembre il Papa assisterà, per la festa di Sant'Andrea, l'apostolo del mondo greco, alla solenne liturgia eucaristica presieduta dal patriarca. In quella occasione verrà firmata una dichiarazione congiunta che dovrebbe segnare un ulteriore passo nel dialogo ecumenico. Vi sarà anche un incontro con Mesrob II, il patriarca armeno ortodosso. La comunità armena, nonostante tutto, è ancora numerosa e attiva, anche se il genocidio (almeno un milione e mezzo di vittime), perpetrato agli inizi del XX secolo da parte islamica dei cristiani armeni, è ancora uno dei grandi tabù della società turca.
La Turchia conta oggi 70 milioni di abitanti, al 99% musulmani. La rimanente, esigua, percentuale si ripartisce tra i cattolici, che sarebbero intorno ai 30mila con tre circoscrizioni di rito latino (l'arcidiocesi di Smirne, il vicariato apostolico di Istanbul, il vicariato apostolico dell'Anatolia) alle quali vanno aggiunte le comunità di rito orientale (l'arcidiocesi di Istanbul per gli armeni cattolici, di Diarbekir dei caldei e il vicariato apostolico dei siri cattolici), i 60mila cristiani armeni ortodossi, i diecimila siri ortodossi e i meno di tremila greco-ortodossi appartenenti al patriarcato di Costantinopoli, i protestanti di varie confessioni per circa tremila fedeli. Si stima quindi che i cristiani in Turchia, complessivamente, superino di poco le centomila unità. A completare il quadro della composizione religiosa del Paese si segnala, infine, la presenza di circa 25mila ebrei. La presidenza degli Affari Religiosi - Nelle relazioni con le religioni la Turchia moderna si autodefinisce come una Repubblica laica, ma è una laicità che va intesa in una prassi alquanto diversa dalla nostra, se si pensa che tutto l'insieme del culto islamico è diretto da un organismo statale, la presidenza degli Affari religiosi della Repubblica di Turchia, nata nel 1924 e oggi diretta dal professore Ali Bardakoglu che, per inciso, è stato tra i primi a manifestare riprovazione per la parole del papa a Ratisbona. Infatti per Kemal Ataturk, il fondatore della Turchia moderna, laicizzare lo Stato non significò distinguere e separare gli ambiti di competenza dei due poteri, secondo il modello europeo, ma semplicemente eliminare la religione dall'ambito pubblico e sottoporre a tutela statale l'organizzazione del culto. Oggi la presidenza degli Affari religiosi provvede "alla vera conoscenza della religione dell'Islam e ad aumentare la devozione ai valori etici e religiosi" attraverso il sostentamento di quasi 60mila persone impegnate nei servizi nelle moschee, la cura delle 76.455 moschee esistenti nel paese, la pubblicazione di libri e opuscoli, il mantenimento di centri culturali e sociali, per un budget nel 2002, di 1.126 milioni di lire turche (quasi 600 milioni di euro).
La vita dei cristiani turchi avviene solitamente in piccole comunità, spesso disperse e lontane tra di loro decine di chilometri. Ma l'isolamento e la pochezza numerica non significano pochezza spirituale o incapacità di indicare prospettive. Per presentare solo un esempio, ricordiamo come la comunità cattolica di Antiochia sia composta da una ottantina di fedeli ma, nonostante l'esiguità numerica della presenza cattolica, quella città, da sempre capace di accogliere culture e religioni diverse, si pone come protagonista di iniziative sulla pace e sul dialogo. Lo scorso anno è salita alla ribalta dell'informazione con lo svolgimento di un simposio sull'incontro (e non sullo scontro) di civiltà, che ha visto insieme ebrei, ortodossi, islamici, armeni, caldei, cattolici ed esponenti politici e diplomatici. Sempre in quella città del sud della Turchia la Pasqua viene celebrata in un'unica data, quella del calendario giuliano, sia dalla comunità cattolica, sia da quella ortodossa che partecipano reciprocamente, inoltre, a numerose iniziative gli uni delle altre.
La visita del Papa giunge quando la questione internazionale più impegnativa e di lungo periodo, sul tavolo diplomatico turco, è quella dell'ingresso nella Unione Europea. La Turchia chiese per la prima volta di entrare in Europa nel 1987. Dal 2005 è ufficialmente candidata e si è aperto un lungo percorso che, tra verifiche ed esami, dovrebbe concludersi tra qualche anno. Quattro sono gli aspetti sono sotto la lente degli osservatori europei: che la Turchia abbia istituzioni politiche saldamente democratiche; che vi sia piena tutela dei diritti e delle minoranze; che si sviluppi una economia di mercato efficiente; che si manifesti una chiara volontà di recepire la legislazione europea. In questo contesto, una questione non definita è quella dei diritti della minoranza curda, da sempre in conflitto col governo di Ankara, mentre rimane evidente lo scoglio politico della irrisolta questione cipriota. Un mosaico complesso - In primo luogo suscita ancora delle riserve la rispondenza della Turchia - non solo dal punto di vista legislativo, ma soprattutto da quello comportamentale - a standard internazionali accettabili nel rispetto dei diritti umani e religiosi e indubbiamente l'omicidio del sacerdote italiano Andrea Santoro, nel febbraio 2006, ha rafforzato la tesi di coloro secondo i quali la libertà di culto non vi sarebbe garantita. I rapporti tra Ankara e Vaticano divengono così uno dei passaggi cruciali per l'evoluzione delle relazioni tra Turchia ed Europa. Anche per questo la visita del Papa è importante agli occhi del governo turco, in quanto da un suo esito positivo potrebbe scaturire l'attesa luce verde a una accelerazione del processo di adesione.
Si deve considerare un ulteriore elemento che rende ancora più complesso il mosaico delle valutazioni. Infatti, nel giudizio sulla rispondenza della Turchia alle richieste della Unione Europea non vi è una completa sintonia tra comunità cristiana locale e curia romana. Se a Roma si è più dubbiosi (non si dimentichi che quando era ancora cardinale Joseph Ratzinger si era espresso in maniera sfavorevole e aveva auspicato semmai forme di partnerariato piuttosto che una inclusione vera e propria), nella Conferenza episcopale turca e nei fedeli prevale un giudizio più positivo, che nasce soprattutto dall'auspicio che l'ingresso in Europa possa migliorare le condizioni della Chiesa e dei cristiani. In primo luogo ne potrebbe essere favorita la risoluzione di gravi impedimenti alla vita ecclesiale, come quello che la Chiesa non goda di personalità giuridica e quindi non possa possedere beni immobili. Sarebbe anche possibile il superamento di preclusioni verso alcune carriere, come quella militare.
Certamente l'attuale organizzazione della Chiesa cattolica turca è pensata per favorire l'avvicinarsi della Turchia all'Europa. La Conferenza episcopale turca aderisce infatti al Consiglio delle Conferenze episcopali europee e non a quello dell'Asia. Un fatto apparentemente marginale, ma assai significativo di un orientamento. Anche i rapporti politici interni alla Turchia tendono in questo periodo a favorire l'ingresso in Europa. Dal 2002, superata una aspra fase di contrasti interni nati dopo il tentativo del partito di Necmettin Erbakan di introdurre una forte ispirazione islamica nella vita politica e che portò per reazione nel 1997 a un colpo di stato militare volto a ripristinare la linea fondante di Ataturk, è salito al potere il leader di ispirazione islamico-moderata Recep Tayyip Erdogan, che propone una politica estera allineata, come tradizione, con gli Usa, di avvicinamento all'Europa e non ostile a Israele.
Si è affermato un modello istituzionale e di Governo che si basa su di un movimento politico moderato che ha le sue radici nell'islam ma che, al contempo, si definisce come filo-occidentale. Una proposta politica che ha suscitato la forte reazione dei fondamentalisti, che non allentano la pressione di un terrorismo che si è dato l'obiettivo di rendere impossibile il mantenimento del sistema democratico e di radicalizzare irreparabilmente la vita politica. E' ovvio che, se questa strategia destabilizzante avesse successo, ogni avvicinamento alla UE si arresterebbe immediatamente. Banco di prova difficile - All'interno di queste riflessioni va collocato anche il forte interesse degli Stati Uniti a tenere staccata la Turchia, che fu a suo tempo un fidato bastione contro l'Urss, da ogni tentazione islamista radicale. Non meraviglia quindi se gli Stati Uniti vedono con favore l'integrazione di quel Paese in Europa. Ne è conseguita una strategia americana di ampio respiro, anche nei confronti delle resistenze presenti in Europa, e che potrebbe anche in parte spiegare il poco entusiasmo con cui alcuni settori della stampa statunitense (<New York Times> ma anche <Usa Today>) hanno accolto la lezione papale di Ratisbona, in quanto con i suoi esiti poteva compromettere quell'incontro tra Chiesa cattolica e Turchia che, come si detto, è determinante per garantire condizioni favorevoli al cammino di Ankara verso Bruxelles.
Con una posta in gioco così alta e con gli occhi di tutto il mondo che in quei giorni si rivolgeranno verso il Bosforo e l'Anatolia, è certo che la preparazione del viaggio rappresenta un banco di prova assai difficile anche per gli appena rinnovati uffici di curia, che sono ora chiamati a mostrare quanto giustificata sia stata la fiducia in loro riposta. Per il nuovo segretario di Stato cardinal Tarcisio Bertone, per il nuovo 'ministro degli Esteri' Dominique Mamberti, e - last but not least - per il nuovo responsabile della sala stampa vaticana padre Federico Lombardi, che ha sulle spalle l'eredità di un espertissimo conoscitore di tutti i meccanismi della comunicazione come Joaquin Navarro Valls, una occasione tanto unica quanto impegnativa. (Umberto Mazzone/Pagine di Difesa)
30.09.2006

 

UNA OCCASIONE UNICA, DA NON PERDERE

Bartolomeo_I°_si_vedrà_con_il_Pontefice

Boicottare la visita del Pontefice in Turchia con manifestazioni ostili da parte del mondo musulmano significherebbe non comprendere il significato del viaggio.

Durante la sua visita in Turchia in programma per la fine di novembre il Papa incontrerà Bartolomeo I, il Patriarca ortodosso di Costantinopoli, cioé di Istanbul, e i due renderanno nota una dichiarazione comune di carattere ecumenico. E' quanto ha detto mons. Luigi Padovese, vicario apostolico dell'Anatolia, in un'intervista rilasciata all'agenzia cattolica <Zenit> nella quale ha spiegato i problemi e le prospettive legate alla prossima visita del Papa in Turchia.
''La visita del Santo Padre è delicata non problematica per le questioni di carattere ecumenico - ha detto mons. Padovese - perché da questo punto di vista si è già raggiunta una sintonia, poi ci sarà una dichiarazione comune da parte del Vescovo di Roma e del Patriarca di Istanbul''.
''La questioni più complesse - ha aggiunto - riguardano il rapporto tra Cristianesimo ed Islam, e cosa pensa il Pontefice dell'eventuale ingresso in Europa della Turchia. I media turchi criticarono l'allora Cardinale Ratzinger perché secondo loro sfavorevole all'ingresso della Turchia in Europa''. In quanto alla situazione interna che sta attraversando il Paese,il rappresentante della Santa Sede ha spiegato che ''la Turchia è una realtà composita, dove la presenza di gruppi nazionalisti ed il crescente fenomeno d'islamizzazione prodotta da una situazione economica che è andata degenerando, ha fatto maturare un atteggiamento di chiusura sia nei confronti del cristianesimo che nei confronti dell'Europa''.
"Forse noi pensiamo che lì siano tutti favorevoli all'eventuale ingresso della Turchia in Europa - ha proseguito mons. Padovese - ma mi sto invece rendendo conto che non è così. Ci sono gruppi islamici i quali pensano che l'avvicinamento della Turchia all'Europa possa far smarrire l'identità musulmana. In Turchia essere un buon turco equivale oggi ad essere un buon musulmano. Per queste persone l'ingresso della Turchia in Europa potrebbe significare essere un buon turco e non più un buon musulmano''.
Sui problemi recenti che hanno segnato i rapporti fra Santa Sede e mondo islamico, infine, mons. Padovese ha affermato: ''Temo che qualcuno in Turchia abbia interesse a montare la protesta fino all'arrivo del Pontefice. Per i fondamentalisti è un'occasione troppo ghiotta. Ho letto una dichiarazione del responsabile degli Affari Religiosi turchi, il quale ha precisato che la Turchia riceverà il Pontefice ma come Capo di Stato. Il che significa cha la figura di leader religioso passa in secondo piano''.
Da questo punto di vista ''a qualcuno piacerebbe che il Pontefice non vada in Turchia - ha spiegato - ma ormai non si tratta di aprire una finestra sul mondo islamico, ma un balcone, per fare un discorso chiaro sui rapporti tra Islam e Cristianesimo. Sono convinto che quello che è stato un problema potrebbe diventare una occasione insostituibile, una opportunità unica, perché tutti i media dei Paesi arabi saranno puntati su quello che dirà il Papa. Alcuni non saranno contenti, ma almeno verrà riportato quanto il Santo Padre affermerà'', ha concluso mons. Padovese. (Adnkronos)
30.09.2006

 

RAFFORZARE IL DIALOGO CON GLI ORTODOSSI

Questo - come ha ricordato il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo II - uno degli obiettivi di Benedetto XVI quando si recherà in Turchia.

La visita di Benedetto XVI in Turchia in programma dal 28 novembre al primo dicembre acquista un valore decisivo non solo perché si tratta della prima visita del Papa tedesco in un Paese a maggioranza islamica, ma anche per "rafforzare il dialogo tra cattolici e ortodossi". È quanto ha sottolineato il patriarca ecumenico Bartolomeo I, incontrando un gruppo di giornalisti nella sede di Al Fanar - sede del Patriarcato - a Istanbul.
"Avremo l'occasione di accogliere il Papa qui al Patriarcato - ha affermato Bartolomeo I - e firmare qui una dichiarazione comune dopo la liturgia che si terrà nella cattedrale San Giorgio il 30 novembre, festa del patrono ecumenico Sant'Andrea. Aspettiamo con grande amore fraterno il papa in Turchia - ha aggiunto il capo della chiesa ortodossa - si tratta di una visita importante per il nostro Paese e per i nostri rapporti tra cattolici e ortodossi".
Il patriarca ha inoltre ricordato che proprio la settimana scorsa la commissione mista cattolico-ortodossa si è riunita a Belgrado in Serbia, per riprendere il dialogo teologico dopo una interruzione di quasi sei anni. Su questo argomento è intervenuto il metropolita di Pergamo, Ioannis, che ha sottolineato come "il dialogo è ad un punto cruciale, perché non ci troviamo d'accordo sulla primazia della Chiesa. Ma noi vogliamo arrivare ad una piena comunione e per questo - ha concluso Ioannis - dobbiamo cominciare con le cose che dividono per riprendere il dialogo". (Apcom)
30.09.2006

 

SEGNALE IMPORTANTE

Lo è, per il capo delegazione di Forza Italia a Bruxelles, Antonio Tajani, il sostegno del Parlamento europeo al viaggio del Papa in Turchia.

Il sostegno del Parlamento europeo al viaggio di Benedetto XVI in Turchia ''rappresenta un segnale importante in favore del dialogo tra cristiani e musulmani'', ha detto Antonio Tajani, capo della delegazione di Forza Italia al Parlamento europeo e vicepresidente del Partito popolare (Ppe).
''Si tratta di un voto che, per la prima volta, riconosce al Santo Padre un ruolo determinante dovuto alla sua autorita' morale'', ha aggiunto Tajani dopo l'approvazione da parte dell' assemblea di Strasburgo di un emendamento al rapporto sull' adesione della Turchia all'Ue che porta le firme dello stesso Tajani, dell'olandese Eurlings e del britannico Tannock (tutti
del gruppo Ppe) in sostegno del viaggio del Papa. (Ansa)
30.09.2006

 

POTERE RELIGIOSO
IN AUMENTO
NELLA VITA PUBBLICA

Il_gen._Ilker_Basbug

Duro intervento ad Ankara ai cadetti dell'accademia militare del comandante dell'esercito turco, gen. Ilker Basbug, contro la minaccia islamica nel Paese. "La minaccia reazionaria - ha detto - ha raggiunto livelli allarmanti". "Tentativi sistematici di erodere i principi su cui si fondava la rivoluzione di Ataturk".

Duro intervento il 25 settembre ad Ankara del comandante dell'esercito turco, generale Ilker Basbug, contro la minaccia islamica in Turchia. Parlando ai cadetti dell'accademia militare, durante il suo discorso inaugurale per l'apertura dell'anno accademico 2006-2007, il comandante ha affermato che la minaccia reazionaria ha raggiunto livelli allarmanti per via del maggior potere acquisito dalle comunità religiose in campo economico e politico. Ha respinto inoltre le critiche europee, difendendo il diritto dei militari ad avere voce in capitolo nelle questioni socio-politiche della nazione.
Si sa che da quando la Turchia ha chiesto di entrare in Europa, la Comunità Europea discute sul ruolo delle Forze armate nella vita sociale e politica turca. Anzi, una clausola perché il Paese della Mezzaluna possa essere ammesso è proprio che l'esercito non influenzi ed interferisca nelle questioni politiche e amministrative dello Stato. E' ancora attuale il monito del vicepresidente della Commissione europea Guenter Verheugen: "Finché sarà il potere militare - attraverso il consiglio di Sicurezza nazionale, che si autodefinisce baluardo dello stato laico e difensore dell'ideologia kemalista - a controllare la politica e non la politica a controllare l'esercito, non riesco ad immaginare come la Turchia possa divenire un membro dell'UE".
E proprio il 25, rispondendo alle critiche dell'inviato dell'Unione Europea, Hansjoerg Kretschmer, il quale aveva affermato che i militari sono abituati a esprimere opinioni su ogni questione, Basbug ha dichiarato che l'esercito ha il diritto di dire la sua quando si tratta di difendere la laicità e il nazionalismo. "Le Forze Armate turche hanno sempre difeso e continueranno a difendere lo Stato nazionale, lo Stato unitario e lo Stato laico" ha affermato ieri ad Ankara.
L'esercito si è fatto finora garante della laicità kemalista, anche facendo pagare un altissimo prezzo alla nazione, quali la formazione di un apparato burocratico militare con costi economici elevatissimi e una sistematica repressione contro ogni forma di fanatismo. L'esercito fu chiamato ad essere il difensore del nazionalismo e della laicità e per difendere questi due valori ha organizzato ben quattro colpi di Stato. Il primo ebbe luogo nel 1960 e fu seguito da altri nel 1971, 1980, 1997, di volta in volta per tutelare lo Stato sia contro i gruppi islamici che contro i partiti di sinistra che cominciavano a influenzare troppo la vita politica del Paese.Pilastro della laicità - L'esercito, dunque, fin dall'inizio, è stato il pilastro sul quale fu fondata la Repubblica e in seguito definì, in larga misura, le norme di comportamento per le élites politiche della Repubblica. Questo è il principale motivo per cui nella società turca di oggi prevalgono elementi e norme comportamentali militari, quali eroismo, autorità e disciplina. I leader della nuova repubblica turca, del resto, avevano una formazione militare e la organizzarono come uno Stato nazionale omogeneo, a scapito delle minoranze etniche e religiose. Lo stesso Mustafa Kemal Pascià, l'Atatürk padre e fondatore della Turchia, era un generale militare diplomatosi all'Accademia di Guerra a Istanbul e formatosi nell'esercito ottomano.
Nel 1925, creando la Repubblica turca dalle macerie dell'impero ottomano, Atatürk cercò di "pulire ed elevare la fede islamica, liberandola dal ruolo di strumento politico" e nel 1937 soppresse l'articolo della Costituzione che proclamava l'Islam religione di Stato. Il suo obiettivo principale era quello di dare inizio al processo di costruzione di un'identità nazionale turca, unita a una marcata occidentalizzazione, considerata indispensabile per la sopravvivenza della Turchia. Desiderava trasformare il Paese in decadenza, in uno Stato moderno e civilizzato: per lui e per i riformisti la civilizzazione significava "civilizzazione occidentale".
E' su questa linea che si inserirono le riforme di Atatürk, che comprendevano l'abolizione del sultanato, del califfato e degli Ulema, la rinuncia alla sharia, l'adozione di un nuovo codice civile sul modello di quello vigente in Svizzera, la sostituzione dell'alfabeto arabo con quello latino, l'eliminazione delle parole di origine araba e persiana, il passaggio dal calendario lunare a quello solare, la sostituzione del venerdì con la domenica come giorno di riposo e il riconoscimento dei diritti politici alle donne. Tali misure non erano ideate tanto per eliminare l'Islam e i valori islamici dalla società turca, quanto piuttosto per porre fine alle funzioni politiche dell'Islam e al potere delle istituzioni religiose nella legislazione e nella giustizia turca, trasformando la religione in una questione di coscienza individuale.Un duro j'accuse - Il generale Basbug, senza esitazioni, ha dichiarato che una grave minaccia incombe sulla Turchia da parte di sette islamiche e che la presenza musulmana è fortemente in crescita in molti ambiti vitali, mettendo così a rischio i risultati raggiunti dalla rivoluzione di Ataturk, che aveva dato vita a una Turchia laica. "Devo annunciare con rammarico che la minaccia reazionaria (Islamica), sebbene in alcuni ambienti non lo si voglia ammettere, ha raggiunto livelli preoccupanti", ha detto Basbug, mettendo in guardia la nazione e fors'anche l'Europa. E ha aggiunto: "Ci sono tentativi intenzionali, costanti e sistematici nel voler erodere gli obiettivi ottenuti dalla rivoluzione kemalista".
E ha avvertito: "Trasformando la religione in un'ideologia si finirà per politicizzarla e a uscirne sconfitta sarà soprattutto la religione stessa". Le accuse di Basbug sembrerebbero essere rivolte al partito al Governo Giustizia e Sviluppo (Akp), che affonda le sue radici nell'islam politico. Ma il Governo del Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan nega di perseguire un programma islamista e l'Akp si dichiara un partito democratico conservatore. Proprio per questo, Faruk Çelik, ex deputato dell'Akp, in tutta risposta al generale ha dichiarato che spetta al governo affrontare ogni eventuale minaccia islamica: "Se è vero che la Turchia sta facendo un passo indietro, se è vero che esiste una reazione [religiosa], voglio che tutti sappiano che il Governo della Repubblica turca è la principale forza che la contrasterà". (Mavi Zambak-Asia News/Pagine di Difesa)
30.09.2006

 

ANKARA AL CONTRATTACCO

Cortre_europea_per_i_diritti_dell%27uomo

La risposta della Turchia ai greco-ciprioti che si erano rivolti alla Corte europea per i Diritti dell'uomo per ottenere le proprietà perdute nella parte nord dell'isola.

Turkey has changed it strategy against Greek Cypriots, who had applied to the European Court of Human Rights (Echr) to keep their permanent properties in Northern Cyprus.
Legal assistance will be provided for the lawsuits filed by Turkish citizens.
Turkey, which has maintained a defensive stance against real estate lawsuits brought by Greek Cypriots so far, has decided to counterattack with its own lawsuits. The Directorate General of Foundations is identifying the foundation assets and personal real estates in the Balkans and Greek Cyprus one by one.
Individual lawsuits can be brought to the Echr. The Directorate General of Foundations is entitled to apply to the court directly, according to the Foundations Act.
During parliamentary debates on the Foundations Act, a proposal was made to develop new formulas against real estate cases opened by Greek Cypriots in the Echr. The secretary-general for EU affairs (Abgs) advised the government that cases should be opened by the Echr related to all foundation assets and personal real estate that is now in Western Thrace and Southern Cyprus.
Aydin Seckin, deputy director general of Foundations, verified the change in strategy for Turkish properties abroad and said that with the new regulation, a head directorate of foreign relations would be established and inventory and title deed efforts would be improved with respect to foundation assets.
Seckin stated that legal assistance would be provided to those who intended to file a court case in order to reclaim their property.
However, Abgs encourages Turkish-origin people to apply to courts themselves so that they can better defend Turkey's rights and can relieve the pressure imposed by the European Union.
Ahmet Dogan, the deputy head of the political affairs department of Abgs, emphasized that the suits opened by Turks would act as a relief for Turkey.
Claiming that the issue of foundations was aired so that no discrimination could be imposed on the property-obtaining of minorities, Dogan reiterated that there were three cases opened against Turkey by the Echr.
Emphasizing the fact that verdicts would be biased, Dogan said that there was a high possibility that unfavorable verdicts would be declared in the two cases that are in progress.
Turkey's shift in strategy came as a result of objections by MPs during the debate on the Foundations Act proposal which includes a provision on returning of real estate to minority foundations.
Dogan reiterated that there was no consensus in the European Union on foundation legislations and stated that remarks in European Human Rights Charter on the right to own property and non-discrimination were brought into acquis communitarie.
Expressing that the amicable settlement proposed for a 86 square meter shop is either to pay 2,300,000 Euros or to return the property, Dogan said, "If we do not accept the amicable solution, a 2.3 million Euro penalty will increase to God knows what. It can turn out to be a higher penalty in addition to return of the property."
"If we are facing such lawsuits, the same should go for Greece and Southern Cyprus, too. Turkish citizens or communities should bring suits for their properties in Greece and Southern Cyprus." he said.
Stating that inspection on foundation assets in Cyprus initiated by the Directorate General of Foundations created great discomfort for the Greek Cypriots, Dogan reasserted, "With such efforts, we must encourage people of Turkish origin to apply to courts, so that legal and political reciprocity can be ensured."
Seckin declared that they had launched an inventory effort in countries that were once a part of Ottoman territory, noting that the efforts on foundation properties in Cyprus continued.
"Thousands of foundations were established in Ottoman territories and they had much real estate. We have the opportunity to inspect them with this new act. We shall transfer the data and title deeds that we find into digital media, so that our citizens who apply to courts shall be provided with legal and documental support." he said.
_______________________MINORITY PROPERTIES IN TURKEYWith its lengthy efforts, the Directorate General of Foundations brought to light assets of minority foundations in Turkey. Minority foundations have a total of 2,419 assets in Turkey.Categorization of Minority Foundation Assets in Turkey:Churches, chapels - 284
Synagogues - 47
Workplaces - 622
Residences - 824
Hospitals - 4
Schools - 74
Land, Olive Groves - 522
Other - 42 (Fatih Atik/Zaman)
30.09.2006

SOCIETA'

SICUREZZA
SOCIALE?
UN'OPZIONE

Secondo l'Ufficio di Statistica turco (Tuik), 11.7 milioni di lavoratori non sono in regola con le leggi, in particolare nel settore agricolo.

Secondo uno studio dell'Istituto Statistico Turco (Tuik) riportato dal quotidiano <Dunya>, il 50.4% degli occupati turchi (11.7 milioni di lavoratori), non è in regola con le leggi sulla sicurezza sociale e le assicurazioni obbligatorie, e quindi il suo impiego deve considerarsi "lavoro illegale". Il settore in cui il fenomeno è più rilevante è quello dell'agricoltura, dove il lavoro nero è pari all'88.2% del totale (circa 6 milioni di lavoratori rispetto ai 6.8 in totale del settore). Va precisato peraltro che le stesse autorità turche - in lotta contro il lavoro nero e l'economia "sommersa" - hanno più volte indicato che il Pil non emerso del paese potrebbe essere pari a circa il 50-60% di quello statistico ufficiale (oggi, circa 400 miliardi di dollari). (Ice Istanbul)
30.09.2006

 

PROGETTO INTERCULTURALE CON L'ITALIA

Partirà il prossimo anno. e sarà nell'ambito del programma di promozione alla conoscenza dei Paesi islamici targato "Itercultura-Afs"

Partirà nel 2007 un progetto di collaborazione interculturale fra Italia e Turchia nell'ambito del programma di promozione alla conoscenza dei Paesi islamici targato "Itercultura-Afs" Turchia. L'iniziativa, che vede la Turchia partecipe per la prima volta, interessa per il terzo anno consecutivo anche la Tunisia ed è rivolta agli studenti italiani under 18 che intendono frequentare uno stage scolastico annuale in uno dei due Paesi del Mediterraneo.
In quest'ottica l'associazione "no-profit Itercultura" ha lanciato nel mese in corso un bando di concorso rivolto a tutti quelli nati tra il 1° gennaio 1990 e il 30 giugno 1992. "Il nostro obiettivo principale è quello di sconfiggere pregiudizi e intolleranze, proprio attraverso i programmi di scambio, che consentono di dialogare con persone di culture diverse e di interagire in maniera costruttiva" spiega il responsabile comunicazione e sviluppo Intercultura, Raffaele Pirola.
Lo stage inizierà nell'agosto del 2007 e terminerà entro giugno 2008. Il programma prevede la frequenza dell'anno scolastico in una scuola pubblica locale e l'accoglienza in una famiglia selezionata dai volontari dell'organizzazione <Afs> Turchia. Nel corso della permanenza si svolgeranno incontri-studio nei quali gli studenti avranno la possibilità di confrontare la propria esperienza e di valutare, insieme con i volontari di Intercultura, progressi e difficoltà. Per facilitare l'apprendimento della lingua turca, <Afs> organizza corsi specifici, in modo da permettere il pieno inserimento dei ragazzi italiani nella comunità di riferimento. Sono previste borse di studio per far fronte alle spese di soggiorno. (Denaro.it)
30.09.2006

 

NESSUNA CONNESSIONE
VACCINAZIONE
SCLEROSI MULTIPLA

Un_ricercatore_della_Dokuz_Eylul_University

Ricercatori turchi della <Dokuz Eylul University> di Izmir hanno escluso che la somministrazione di un anti-epatite B possa portare a questa malattia degenerativa.

L'eziologia della sclerosi multipla non è ancora ben definita. Si ritiene che gli agenti infettivi abbiano un ruolo nello sviluppo di questa malattia multifattoriale.
Sono stati riportati casi di sclerosi multipla dopo somministrazione di vaccini anti-epatite B.
Ricercatori della <Dokuz Eylul University> a Izmir, in Turchia, hanno confrontato 11 pazienti con sclerosi multipla i cui i primi segni clinici si sono manifestati dopo la vaccinazione contro l'epatite B ( gruppo I ) con 71 pazienti con sclerosi multipla che non sono mai stati vaccinati contro l'epatite B ed erano sierologicamente negativi nei confronti del virus dell'epatite B ( Gruppo II ), e 20 soggetti sani ( gruppo III ).
Il numero medio di episodi di sclerosi multipla dopo 2 anni è stato di 1.5 nel gruppo I e 1.63 nel gruppo II.
Il punteggio medio alla scala Edss ( Expanded Disability Status Scale ) dopo 2 anni è stato di 1.31 nel gruppo I e di 1.89 nel gruppo II.
La tipizzazione Hla e l'esame sierologico per l'antigene di superficie dell'epatite B sono stati eseguiti in tutti i gruppi.
Hla-Dr2 è risultato più frequente nei gruppi I e II rispetto ai soggetti sani.
I Ricercatori non hanno evidenziato alcuna differenza tra i pazienti con sclerosi multipla, sottoposti a vaccinazione o non vaccinati.
Pertanto, questo studio ha dimostrato che la vaccinazione contro l'epatite B non sembra essere coinvolta nello sviluppo di sclerosi multipla. ( Xagena_2006). (e-Vaccini.it)
30.09.2006

 

I 50 ANNI
DELLA LUFTHANSA
IN TURCHIA

I_50_anni_della_Lufthansa

La storia della compagnia di bandiera tedesca in terra anatolica ricordata nel corso di una cerimonia al Kempiski Palace di Istanbul.

The year 2006 marks the 50th anniversary of Lufthansa operations in Turkey.
"The story of Lufthansa's 50 years in Turkey is about an airline with a great reputation, commitment to a market and its successful deployment of modern aircraft andinnovative flight products, which have led to an increasing number of passengers and economical progress," said Joachim Steinbach, vice president of sales and services for Southeast Europe, Africa, the Middle East and Pakistan.
Steinbach was speaking at a gala dinner held at the Çırağan Palace Kempinski Hotel in Istanbul to commemorate the 50th anniversary. He pointed out that Lufthansa was founded in 1955 and after only one year it began flying to a number of destinations in the region starting with Istanbul. Today the German airline has 56 flights a week between Turkey and Germany.
Steinbach also noted that Lufthansa's charter airline Condor, its joint venture Sunexpress, Lufthansa Cargo and its catering company are operating in Turkey today. It also opened a call center here. Altogether the company has nearly 1,000 employees in Turkey. As a founding member of the world's biggest airline grouping, the Star Alliance network, Lufthansa offers its customers convenient connections to 842 destinations with 18 partner airlines.
The fact that Lufthansa started flights to Turkey after only one year of its foundation proves how much importance Lufthansa attaches to Turkey, according to Steinbach. "Even today as Lufthansa is a fully privatized company, we will continue to be the first to introduce technical innovations in the aviation industry in Turkey."
Lufthansa's first Turkish general manager, Sadık Elmas, underlined that "with the opening up of the national market to private airlines, positive developments have taken place in Turkey. The number of passengers has grown above the international average. In order to meet the new demand we have increased the number of flights during the summer months. In line with developments to come in 2007, we are planning to add to the number of flights as well."
Events for the 50th anniversary:

The aircraft that Lufthansa originally used in the '50swas the Lockheed Super-G-Constellation. So the first flight was commemorated this month with a brand new Airbus A321 that was painted just like the aircraft that flew to Istanbul in 1956. The flight attendants had on uniforms from 50 years ago and served classic Lufthansa cocktails on board. Other events have also been organized for customers, agencies and journalists with whom Lufthansa cooperates. (Turkish Daily News)
30.09.2006

CRONACA

OCALAN ORDINA AI SUOI IL "CESSATE IL FUOCO"

Abdullah_Ocalan

Lo ha annunciato una agenzia di stampa legata al Pkk e basata in Europa. I guerriglieri però sembra che non gli diano retta. Ankara comunque ha respinto la tregua. Un piano delle Forze armate turche per distruggere le basi nel Nord Iraq.

Il leader del Pkk Abdullah Ocalan ha ordinato ai suoi uomini un cessate il fuoco. Lo ha annunciato un'agenzia legata al Pkk e basata in Europa. ''Fino a che non saremo minacciati
di distruzione totale, il Pkk non dovrebbe assolutamente usare le sue armi'', è il messaggio di Ocalan dalla prigione speciale di Imrali trasmesso dai suoi avvocati all'agenzia Firat che lo ha pubblicato sul suo sito Internet. E' anche vero che i suoi non sembrano avere recepito i suoi ordini.
Il Primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha respinto comunque la tregua.
"È possibile concludere un cessate il fuoco tra Stati, ma per un'organizzazione terroristica si tratta di qualcosa di inappropriato", ha detto Erdogan in dichiarazioni rilasciate alla televisione privata S<amanyolu>.
Per lo stesso Ocalan, citato dai suoi avvocati, una nuova tregua unilaterale non sarebbe un segno di ''debolezza'', ma dovrebbe essere vista dalle autorità turche come un'occasione di riconciliazione tra il popolo turco ed il popolo curdo.
Ocalan sconta dal 1999 una condanna all'ergastolo, per tradimento e separatismo. Qualche giorno fa il presidente iracheno Jalal Talabani aveva affermato che su sua sollecitazione nel giro di pochi giorni il Pkk avrebbe annunciato ufficialmente una nuova tregua, dopo quella quinquennale interrotta nel giugno del 2004.
Il Governo iracheno aveva anche annunciato la chiusura degli uffici del Pkk in diverse cittadine curde nordirachene.
Nel frattempo le Forze Armate turche avevano fatto trapelare che era già pronto un loro piano per la distruzione dei campi del Pkk sulle montagne del Nord Iraq.
Anche gli americani hanno spedito in Turchia ed in Nord Iraq un loro inviato speciale incaricato di coordinare la lotta al Pkk, considerato un'organizzazione terroristica dalla Turchia, dall'Unione Europea e dagli Usa. (Ansa)
30.09.2006

 

ESECRAZIONE
Il_presidente_dell%27Iraq_Talabani

Le minacce del presidente iracheno Jalal Talabani nei confronti di quei Paesi che si immischirebbero negli affari di Baghdad ha provocato la dura reazione di Ankara.

Grande clamore e unanime riprovazione hanno provocato sulla stampa turca le minacce del presidente iracheno Jalal Talabani, un leader curdo nordiracheno, di appoggiare i ribelli separatisti curdi di Turchia, Iran e Siria se questi paesi ''non cesseranno di immischiarsi negli affari interni dell'Iraq''.
''La nostra pazienza è finita. Se le interferenze di quei tre Paesi non cesseranno, noi risponderemo nella stessa maniera. Sosterremo i dissidenti di quei Paesi e creeremo dei problemi'' - aveva dichiarato Talabani ad una radio americana.
''Talabani ha passato i limiti'' - hanno subito titolato i giornali turchi < Hurriyet> e < Radikal> mentre gli altri quotidiani turchi hanno condannato le ''minacce di Talabani'', ricordando che sulle montagne del Nord Iraq vi sono campi di ribelli curdi del Pkk che da quei campi compiono incursioni sanguinose in Turchia. Per questa ragione Ankara ha chiesto ripetutamente all'Iraq ed agli Usa un'intervento, minacciando in caso contrario un proprio intervento diretto finalizzato a metter fine alla lotta armata del Pkk che dal 1984 ha provocato in Tur