ATTUALITA'
TRADIRE
LO SPIRITO

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Tale
sarebbe - ha detto il nostro ministro degli Esteri,
Massimo D'Alema - se fosse messo in discussione il
processo di allargamento alla Turchia . L'incontro con
Ali Babacan. |
"L'Italia
è contraria alle campagne e alle prese di posizioni politiche manifestatesi in Europa che
mettono in discussione il processo di allargamento alla Turchia
in nome di una totale chiusura dell'UE e in se stessa che farebbe
un errore e tradirebbe lo spirito stesso dell'Unione europea".
Lo ha affermato il nostro ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, in
una conferenza stampa congiunta con il ministro dell'Economia
turco, Ali Babacan. "La collaborazione tra l'Unione Europea e un grande Paese islamico come la Turchia
è un messaggio positivo a fronte dei rischi di uno scontro di
civiltà", ha affermato il capo della Farnesina, "vogliamo tenere aperta
questa prospettiva che non è a breve periodo" perché è
"utile a mantenere una politica di pace e di dialogo nel
Mediterraneo".
Nell'occasione D'Alema ha ribadito che "è interesse italiano evitare una crisi tra negoziato
UE e Turchia" una eventualità che "dipende in parte dall'atteggiamento europeo,in parte da quello del
Governo turco nel compiere scelte coerenti e coraggiose". Incoraggiando l'esecutivo di Ankara a
proseguire sulla via delle riforme, in particolar modo per quanto riguarda il rispetto della
libertà di pensiero e dei diritti delle minoranze, D'alema ha affermato che con la
Turchia è necessario "mantenere aperto il dialogo, il
negoziato" perché questo è "il modo migliore per incoraggiare
le riforme nel Paese". "Se nel corso di questi anni", ha
osservato, "sono stati compiuti passi avanti è anche perché
è stato aperto il negoziato" in vista di una futura adesione della Turchia all'Unione
Europea.
Secondo D'alema, "la Turchia che entrerà in Europa sarà diversa dalla Turchia di oggi" che
comunque, a suo avviso rimane"uno dei Paesi islamici più aperti e
più democratici". "Non spetta a me giudicare con quanta
rapidità" si andrà avanti con questo processo, ha
precisato, "noi abbiamo incoraggiato il Governo turco a procedere con le riforme e ricevuto
rassicurazioni che si stanno muovendo in questa direzione",anche se non possiamo che cogliere i rilievi" fatti dal
Parlamento europeo nel severo rapporto diffuso a
Strasburgo.
Il ministro turco, che ha incontrato anche il presidente del consiglio, Romano Prodi, ha
definito "costruttivo e fruttuoso" il colloquio avuto con D'Alema, precisando che le relazioni tra Italia e Turchia
stanno vivendo un momento di grande crescita sul piano della cooperazione economica e politica. "Negli ultimi anni la
Turchia ha conosciuto riforme fondamentali", ha detto, e
"sta diventando una nazione sempre più democratica dove crescono le
garanzie di libertà". Secondo il ministro turco, i negoziati per una futura
adesione dei Ankara all'UE avviati nell'ottobre scorso, hanno ottenuto dal punto di vista tecnico risultati molto
soddisfacenti. "Sul tavolo rimangono le questioni politiche che
rallentano il processo", ha osservato, riferendosi alla questione di Cipro e al malcontento registrato nelle opinioni
pubbliche europee e turche. "Dobbiamo essere pazienti", ha
affermato, spiegando che un accordo definitivo con Cipro
chiederà molto tempo. E al riguardo ha indicato che da ora in avanti vi
sarà una maggiore cooperazione con l'Italia.
"Non c'e' nessun dubbio da parte dell'UE", ha replicato D'Alema, "che l'accordo di libero commercio tra
UE e Turchia si deve considerare esteso a tutti i paesi membri".
"Questo principio generale non derogabile per l'Europa", ha
però ammonito, "si scontra con la questione di Cipro e la sua
storia". Per il capo della diplomazia italiana "da una parte si
deve far rispettare l'accordo di libero commercio, dall'altra occorre assumere delle iniziative che permettano di superare
l'isolamento di Cipro Nord". "L'Italia" ha sottolineato
D'Alema, "è attivamente impegnata nella ricerca di una soluzione che consenta di superare questo problema" e l'idea
è quella di "tradurre in una proposta concreta" l'ipotesi di"accordi diretti" tra Cipro e Bruxelles.
(Agi)
30.09.2006
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INCORAGGIAMENTO
DELLA BONINO
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Il
ministro per le Politiche Europee ha voluto rassicurare
il titolare dell'Economia turco, Ali Babacan, che è
stato e sarà sempre amico della Turchia. |
''Abbiamo
sempre sostenuto l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea
e continueremo a farlo'': lo ha detto il ministro per le
Politiche Europee, Emma Bonino, che ha incontrato il ministro
dell'Economia turco e capo negoziatore per l'adesione all'UE,
Ali Babaçan, in Italia per incontri istituzionali
sull'ingresso della Turchia nell'Unione. ''In questi giorni i
segnali da parte dell'UE non sono proprio incoraggianti per un
paese che affronta un momento difficile della fase negoziale
per l'adesione - ha proseguito la Bonino - Da amica della
Turchia, sono certa che questo Paese riconosce che sta
attraversando una fase cruciale e proseguirà gli sforzi
finora compiuti per l'ingresso nella UE''. (Adnkronos)
30.09.2006
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LA
VISITA DI REHN

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Il
commissario UE all'Allargamento si vedrà ad Ankara con
il premier e con i ministri degli Esteri, della
Giustizia e dell'Economia. |
Il commissario europeo
all'Allargamento, Olli Rehn, sarà in visita ufficiale in Turchia dal
2 al 4 ottobre per incontrare le più alte cariche del Paese, a poche
settimane dalla pubblicazione del rapporto della Commissione Europea
sullo stato dei progressi di Ankara per l'adesione all'UE, atteso il
prossimo 8 novembre. Lo confermano fonti comunitarie a Bruxelles
sottolineando che nel corso della missione il commissario finlandese
si intratterrà, in particolare, con il premier turco Recep Tayip
Erdogan, il ministro degli Esteri Abdullah Gul, il ministro della
Giustizia Cemil Cicek e Ali Babacan, il ministro dell'Economia turco
che guida le trattative con Bruxelles.
A quanto si apprende, Rehn dovrebbe anche pronunciare un discorso presso
un'università della capitale ed intervenire nel corso di una riunione di
Turk-Is, uno dei piu' grandi sindacati operai del Paese. I negoziati per l'adesione della Turchia all'Unione Europea si
sono aperti lo scorso 3 ottobre a Lussemburgo. (Adnkronos)
30.09.2006
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STRADA
PIU' DIFFICILE

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Approvato
dall'europarlamento un rapporto molto critico sulla
Turchia in cui si deplora il "rallentamento del
processo di riforme". |
La strada della Turchia verso
l'adesione all'Unione europea diventa più difficile: Ankara ha
rallentato l'attuazione delle riforme e il Parlamento europeo,
incaricato di una valutazione del processo in atto, risponde lanciando nuovi avvertimenti a rispettare gli impegni presi,
invitando nello stesso tempo le altre istituzioni europee a fare
ugualmente la loro parte ed a prendere le iniziative necessarie
affinché il processo di allargamento dell'UE non sia bloccatodall'assenza di un adeguato trattato.
In proposito gli eurodeputati ribadiscono che quello di Nizza ''non costituisce una base
accettabile per ulteriori decisioni sull'adesione di nuovi stati membri''.
Gli eurodeputati hanno votato a larga maggioranza - 429 voti a favore, 41 contro e 125 astenuti - una risoluzione del
popolare olandese Camiel Eurlings, il cui testo ha richiesto una
delicata gestazione, seguita da una votazione, per motivi diversi trasversale. Tra gli italiani hanno votato a favore i
rappresentanti di Margherita, Udc, Forza Italia (tranne Mauro,
che figura tra gli astenuti), gran parte dei rappresentanti di
An, Prc, Comunisti italiani, Verdi, più De Michelis e Rivera.
Contro hanno votato il radicale Marco Cappato, i leghisti, Alessandra Mussolini e Luca Romagnoli. Si sono astenuti i
rappresentanti nel gruppo socialista e Berlato (An).
Il Parlamento, riconosciuto che il rafforzamento dei legami tra la Turchia e l'Unione europea
''è di fondamentale importanza per l'UE, per la Turchia e per tutta la
regione'', ribadisce che l'apertura di negoziati costituisce il punto di
avvio di un processo duraturo, ''che per sua stessa natura e' aperto e non porta automaticamente e a priori all'adesione''.
Per questo il rapporto avverte che, in caso di grave e persistente violazione dei principi
della democrazia, del rispetto dei diritti umani e delle
libertà fondamentali, dello stato di diritto e dei principi del diritto internazionale, la
Commissione potrebbe raccomandare la sospensione dei negoziati
al Consiglio. D'altra parte, il Parlamento ritiene che, indipendentemente dall'esito dei negoziati, le relazioni tra
UE e Turchia ''debbano garantire che la Turchia resti saldamente
inserita nell'ambito di strutture europee''.
Intanto i deputati deplorano il rallentamento del processo di riforma in Turchia, evidenziato ''da persistenti carenze e
progressi insufficienti'' soprattutto nell'ambito della libertà
di espressione, dei diritti religiosi e delle minoranze, delle
relazioni tra civili e militari, dei diritti delle donne, dei diritti culturali e della rapida e corretta esecuzione delle
decisioni in materia giudiziaria da parte dei servizi statali.
I deputati, votando un emendamento proposto da Antonio Tajani (Fi) si augurano anche che il viaggio del Papa in Turchia
contribuisca al dialogo interreligioso e interculturale.
Accogliendo con 320 voti favorevoli, 283 contrari e 40 astensioni una richiesta dei gruppi socialista e
liberal-democratico, il Parlamento ha invece soppresso il paragrafo in cui era chiesto alla Turchia di riconoscere il
genocidio armeno, ergendo tale atto a ''condizione
preliminare'' della sua adesione all'Unione europea. Tuttavia, viene
sottolineato che ''è indispensabile che un Paese che si avvia
all'adesione accetti e riconosca il proprio passato''.
I deputati, infine, ricordano alla Turchia che il riconoscimento di tutti gli stati membri, compreso Cipro,
''è un elemento necessario del processo di adesione all'UE''.
In coincidenza con la discussione del rapporto l'europarlamento ha rafforzato le misure di sicurezza,
soprattutto nei confronti del relatore per timore di azioni da
parte di certi gruppi estremisti turchi. (Ansa)
30.09.2006
|
UN
MIGLIORAMENTO
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Il
capo negoziatore per l'adesione della Turchia UE, il
ministro dell'Economia Ali Babacan, ha detto che il
rapporto di Strasburgo è meglio di quello precedente.
"Però non possiamo considerarci contenti", ha
aggiunto. |
Il capo negoziatore turco per
l'adesione della Turchia all'UE, il ministro dell'Economia, Ali
Babacan, ha affermato, che il rapporto approvato al Parlamento Europeo
è ''migliorato rispetto al primo rapporto preparato dalla Commissione esteri dell'europarlamento, ma non si
può definire un buon rapporto''.
''Pur migliorato non possiamo dire che siamo contenti'' - ha affermato
Babacan, che a Roma è stato ricevuto dal presidente del Consiglio italiano, Romano Prodi, dal ministro
degli Esteri, Massimo D'Alema, e poi ha incontrato il ministro del
Commercio Estero, Emma Bonino.
''Il rapporto principale che può influenzare le decisioni dell'UE e' quello che la Commissione di Bruxelles sta
preparando'' - ha aggiunto Babacan.
In risposta ad una domanda sulle critiche europee al rallentamento delle riforme in Turchia e sulla
libertà d'espressione, Babacan ha detto: ''Occorre tenere presente che
la Turchia negli ultimi 3-4 anni ha compiuto molti passi sulle
libertà, sui diritti civili e sulla democratizzazione. Sappiamo
che la Turchia non è giunta ancora alla perfezione su questi argomenti. E che deve compiere altri passi. Ma non si possono
svalutare i successi degli ultimi 3-4 anni''.
Il rapporto sulla Turchia approvato dal Parlamento di Strasburgo ha stralciato la parte in cui si poneva il
riconoscimento come ''genocidio'' dei massacri degli armeni cristiani anatolici del 1915-16, ma ha confermato le
insufficienze di Ankara in particolare in materia di libertà di
espressione di garanzie per la libertà di culto per i non musulmani.
(Ansa)
30.09.2006
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L'ENTUSIASMO
C'E' SEMPRE

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"Il
processo di riforme prosegue senza rallentamento",
ha tenuto a precisare il premier turco respingendo le
critiche sia interne che esterne. |
Il premier turco
Recep Tayyip Erdogan ha
affermato che la Turchia non ha perduto il suo ''entusiasmo'' nel suo processo di adesione all'Unione
Europea,
respingendo così le critiche interne ed esterne che rilevano un
rallentamento nella volontà riformatrice pro-Europa dell'attuale
Governo di Ankara.
''Il processo di riforme prosegue senza rallentamento e senza perdita di entusiasmo'' - ha dichiarato il premier turco in un
suo discorso al gruppo parlamentare del suo partito Akp.
''Tutto ciò non si fa da un giorno all'altro. Occorre essere
pazienti'' - ha aggiunto Erdogan sottolineando la necessità di
un ''cambiamento di mentalità'' da parte della burocrazia turca.
Erdogan ha anche lasciato nuovamente intendere che una modifica del controverso articolo 301 del codice penale che
punisce le offese alla ''turchità'' (turkciuluk, identità turca) potrebbe essere attuata.
L'UE e vari circoli liberali turchi chiedono l'abrogazione o una radicale modifica di
quell'articolo, in base al quale sono stati processati vari scrittori, tra cui Orhan Pamuk, e vari giornalisti e che rende
possibile l'incriminazione di una vasta gamma di opinioni critiche verso le istituzioni e gli organi dello stato e del
governo turchi.
Il Governo turco ha finora resistito ad una modifica di quell'articolo presumibilmente
perché teme le reazioni dei nazionalisti e della diffusa opinione pubblica nazionalista.
(Ansa)
30.09.2006.
|
SCETTICISMO
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Il
68% degli italiani non crede che la Turchia possa, sia
pure in un futuro, entrare a far parte dell'Unione
Europea. |
Gli italiani credono
nella crescita numerica della comunità europea nei prossimi
15 anni, ma non nell'adesione della Turchia e dell'Ucraina .
Lo rivela un sondaggio della fondazione "Bertelsmann"
in 13 Paesi dell'UE
Il 60% degli italiani intervistati ritiene che nel 2020 l'UE
conterà
più di 27 membri: l'anno prossimo dovrebbero aderire Romania
e Bulgaria. Solo il 32%, d'altra parte, crede che la Turchia
entrerà nell'UE ancor meno (27%) sono quelli che vedono
l'Ucraina come membro dell'Unione. (Ansa)
30.09.2006
|
LO
STOP DI BARROSO E VILLEPIN

|
Tanto
i presidente della Commissione UE che il presidente
francese hanno innalzato una barriera circa l'ingresso
di Turchia e Croazia nell'Unione. |
Dopo l'arrivo di Bulgaria e
Romania, l'Unione Europea dovrà affrontare il problema della Costituzione prima di ulteriori allargamenti: alla vigilia del
via libera al rapporto sull'adesione degli ultimi due membri, il
presidente della Commissione, Josè Manuel Barroso, ha colto l'occasione della presenza al suo fianco del premier francese
Dominique de Villepin per precisare che Croazia e altri dovranno
mettersi in fila e avere pazienza.
L'incontro a due è sembrato correre su un binario parallelo, quasi una comune intesa: de Villepin a lanciare proposte di
grande respiro bocciando quelle del rivale interno, Nicolas Sarkozy; Barroso a stoppare ulteriori adesioni - con il plauso
di Villepin - precisando che ''non possiamo continuare ad allargare senza chiarire la questione istituzionale''.
Barroso ha voluto sottolineare quanto sarebbe ''imprudente'' pensare ad ulteriori allargamenti prima di aver risolto la
questione della Costituzione bocciata da Francia e Olanda proprio alla vigilia di un'importante tappa nell'allargamento
dell'Europa da 25 a 27. La Commissione, a
meno che Bulgaria e Romania non soddisfino pienamente i criteri
dettati e non facciano in tempo grandi e ambiziose riforme,
chiederà di escluderle inizialmente da alcune politiche comunitarie, congelando
così parte degli aiuti per l'agricoltura e lo sviluppo regionale.
Su questa scia, Barroso e Villepin hanno gelato le aspettative di Croazia e Turchia: il primo rispondendo con lo
''stop alle adesioni'' a un giornalista che gli chiedeva notizie
della richiesta della Croazia, il secondo mettendo duramente in
guardia la Turchia dal mancato rispetto dell'unione doganale.
Entrambi i Paesi avevano avviato l'anno scorso i negoziati per l'adesione. Su Ankara, de Villepin
è stato secco: l'Unione Europea dovrà ''trarre le conclusioni'' di un'eventuale
reiterata chiusura della Turchia dei suoi porti alle navi greco-cipriote. ''E' importantissimo - ha sottolineato de
Villepin - che la Turchia capisca che deve rispettare gli impegni, rispettarne lo spirito e la lettera. In mancanza di
ciò, gli europei dovranno tirarne le conclusioni''. Barroso, invece, ha ampliato il suo discorso sul congelamento
delle adesioni parlando di ''una questione costituzionale che diventa sempre
più importante. Per avere un progetto che funzioni - ha detto guardando de Villepin - abbiamo bisogno
dell'impegno di tutti quelli che vi partecipano. E' arrivato il
momento di definire un quadro della nostra vita in comune''.Parole chiare, come chiare erano state, due settimane fa,
quelle di Nicolas Sarkozy, ministro degli Interni francese avversario interno di Villepin nella destra di
Governo.
Proponeva un ''mini-trattato'', una specie di nucleo delle regole
costituzionali da far approvare entro il 2008 al posto della discussa Costituzione. ''Non
è una priorità'', ha tuonato de Villepin, tagliando corto sulla disquisizione e sottolineando
che la prima preoccupazione deve essere quella di ''dare risposte concrete ai cittadini dimostrando loro che l'Europa sa
crescere''. Il premier francese è stato invece propositivo, specie sul tema dell'energia, lanciando l'idea di un ''mister
energia'', un responsabile della ''diplomazia energetica europea'' che consenta all'UE di parlare ''con una sola voce''
con le controparti nel fondamentale settore degli approvvigionamenti.
Finale con sorrisi e strette di mano, dopo che de Villepin aveva, brevemente, ripreso la sua aria severa per decretare un
''no'' assoluto della Francia alla proposta - sostenuta da una
petizione di un milione di firme - di abbandonare la sede di Strasburgo del
Parlamento europeo, riunendo tutto a Bruxelles:
"Difendiamo - ha proclamato - Strasburgo e i trattati. E sappiamo bene che saranno rispettati''.(Ansa).
30.09.2006
|
MANCANZA
DI VISIONE
|
Il Partito Radicale Transnazionale piuttosto duro con le
dichiarazione poco incoraggiante del presidente della
Commissione UE a proposito di Ankara nell'UE. |
L'intervista
di Barroso trasmessa su <Euronews> rispecchia la
mancanza di visione e di progetto europeo per i popoli
dell'altra sponda del Mediterraneo. Sono semmai Barroso e la
sua Commissione ad essere poco incoraggianti e non invece i
progressi fatti dalla Turchia. È questa Unione Europea che ha
deciso di far deragliare il processo di adesione.
Al
di là delle ragioni che esistono per chiedere alla Turchia di
riprendere il ritmo delle riforme, è chiaro che la strategia
europea - delle critiche e dei rinvii - è il frutto di
politiche nazionali ripiegate su se stesse. Così si arriverà
alla vittoria, anche in Turchia, delle posizioni più
nazionaliste, antieuropee, antioccidentali che già si stanno
rafforzando.
Il
Partito Radicale Trasnazionale rilancia l'iniziativa di un
"Satyagraha" per la Pace anche per accelerare il
processo di adesione della Turchia in un'Europa federale come
risposta ai fondamentalismi, alle illusioni delle sovranità
nazionali ed alle guerre. (Radicali.it)
30.09.2006
|
GRAN
BRETAGNA A FAVORE

|
Ribadito
il sostegno all'ingresso di Ankara in Europa dal
ministro degli Esteri, Margaret Beckett. |
Il
ministro degli Esteri della Gran Bretagna, Margaret Beckett,
ha ribadito il suo sostegno all'entrata della Turchia nell'UE.
L'allargamento dell'UE "concretizza le speranze di pace
che avevano ispirato i suoi fondatori", ha dichiarato
Beckett, al congresso del partito laburista.
Il ministro degli Esteri è convito che l'adesione della
Turchia aiuterebbe la mescolanza di culture e di fedi
religiose". "Se riusciremo a fare aderire anche la
Turchia ci sarà un reale contributo al dialogo e al dibattito
tra le religioni e le culture nel mondo", ha aggiunto.
Il Regno Unito è da tempo tra i sostenitori della Turchia
nell'UE. (Apcom)30.09.2006
|
UN
GRAVISSIMO ERRORE

|
Per
il presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia,
Riccardo Illy - che
ha criticato la presa di posizione del commissario UE
Barroso - il processo di integrazione dell'Unione
deve andare avanti sia con Turchia e Croazia sia con
altri Paesi dell'ex Jugoslavia. |
''Sarebbe un fatto gravissimo
'stoppare' il processo di integrazione e adesione all' Unione europea di nuovi membri, per i quali si
è avviato
già il negoziato'': lo ha affermato il presidente della Regione
Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy, che è anche presidente dell' Assemblea delle Regioni d' Europa (Are), interpellato
dall' Ansa in merito alle affermazioni del presidente della Commissione
UE, Manuel Barroso.
''Credo che Barroso - ha puntualizzato Illy - intendesse che ulteriori allargamenti, per i quali occorre avviare nuovi
negoziati, vanno pensati 'a valle' dell' approvazione della Costituzione. Su questo sono d' accordo - ha aggiunto -
perché
l' avevo già detto, ben prima del 2004''.
Secondo Illy, infatti, ''era meglio risolvere il problema della Costituzione europea prima dell' allargamento ai dieci
membri. E il ragionamento - ha spiegato - era semplice: è già
difficile approvarla in 15, figuriamoci in 25. Purtroppo si è
scelto di proseguire altrimenti. A questo punto - ha aggiunto -
il fatto di allargare la Comunità ad altri Stati non cambia
nulla''.
Illy ha quindi auspicato la prosecuzione dei negoziati già aperti, in particolare quelli con Croazia e Turchia, ''ma anche
nel caso di quelli avviati e interrotti - ha precisato - come con la Serbia-Montenegro, ci penserei su bene prima di dire che
va approvata la Costituzione''. A detta del presidente del Friuli Venezia Giulia, infatti,''i Paesi dell' area dell' ex Jugoslavia rappresentano un'
opportunità rilevante, ma anche una forte minaccia di
destabilizzazione, soprattutto nell' area del Kosovo, per l' intera
UE. L' unico modo per disinnescare quella mina - ha spiegato Illy -
è attraverso la 'dis-integrazione' della
Jugoslavia, per poi 'reintegrare' quei Paesi nell' Unione. E' un
processo che è stato già completato per la Slovenia, si trova
a tre quarti del cammino per la Croazia, e va proseguito con sicurezza per gli altri Paesi, a prescindere - ha concluso -
dall' approvazione della Costituzione europea''. (Ansa)
30.09.2006 |
"UNA
POSIZIONE MIOPE E SCELLERATA"
| Il
presidente della Regione Puglia, Niki Vendola, non ha
gradito il punti di vista del Commissario UE sulla
Turchia. |
''Le dichiarazioni del Commissario
Europeo Josè Manuel Barroso di uno stop all'allargamento dell'Unione
Europea ad altri Paesi dell'Est dopo il prossimo ingresso di Romania e
Bulgaria esprimono una posizione miope e scellerata''. Lo ha detto il
presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, a margine della
riunione del Consiglio Regionale.
''Non si può frenare un movimento di adesione all'Unione Europea da parte di quei Paesi
dell'area balcanica - ha spiegato - coni quali molte Regioni d'Europa frontaliere particolarmente sensibili,
e tra queste la Puglia, sono da tempo già impegnate in progetti di
sviluppo e cooperazione transfrontalieri. Una vera Europa unita non
può assolutamente prescindere da un coinvolgimento diretto dei
Balcani e della Turchia. Il blocco di questo processo di unificazione
e di integrazione - ha concluso Vendola - avrebbe come effetto lo
svilimento dell'idea stessa di Europa, con gravi conseguenze anche
sotto il profilo politico internazionale''. (Ansa)
30.09.2006
|
"NON
CI SONO LE CONDIZIONI"
|
Mario
Mauro, vice presidente del Parlamento europeo ha
commentato il voto di Strasburgo in merito al rapporto
Eurlings sulla Turchia. |
''Non ci sono le condizioni per
un ingresso a pieno titolo della Turchia in Europa'': così Mario Mauro, vice presidente del Parlamento europeo, commenta
l'approvazione da parte del Parlamento di Strasburgo della relazione Eurlings sulla Turchia.
''Mancanza di requisiti comprovata - ha aggiunto Mauro - dall'inasprimento delle condizioni poste dal rapporto Eurlings
dove viene valorizzato in positivo il ruolo del viaggio del Papa
e si torna ad esigere che il Governo turco si confronti con la
memoria storica del genocidio armeno''. (Ansa)
30.09.2006 |
IL
"NO" DEL CARDINALE

|
Il
capo della Chiesa cattolica romana in Gran Bretagna,
Cormac Murphy-O' Connor, contrario all'ingresso di
Ankara. La delusione della componente musulmana. |
Il cardinale Cormac
Murphy-O'Connor, capo della Chiesa cattolica romana in GranBretagna, ha detto che alla Turchia non dovrebbe essere consentito di aderire all'Unione
Europea.
''Non credo che mescolare due culture sia una buona idea'', ha detto il prelato citato dalla stampa, aggiungendo che
l'Europa è un continente cristiano dove potrebbe non esserciposto per i turchi musulmani.
La dichiarazione del cardinale ha sorpreso i dirigenti islamici in Gran Bretagna che l'hanno definita ''deludente''. Le
parole sono state pronunciate in un momento in cui sembranoplacarsi, almeno nel Regno
Unito, le polemiche della comunità
musulmana per le parole recentemente pronunciate dal Papa a
Ratisbona, giudicate offensive per l'Islam.
Il cardinale ha in particolare criticato il premier Tony Blair secondo cui la Turchia dovrebbe poter aderire all'Unione
Europea quanto prima. Le opinioni espresse dal premier alriguardo ''dovrebbero essere messe in discussione'' ha detto il
cardinale Murphy-O'Connor, arcivescovo di Westminster e capo dei
cattolici d'Inghilterra e del Galles.
Inayat Bunglawala, del Muslim Council britannico, ha commentato: ''Le dichiarazioni del Cardinale sono deludenti. La
Turchia è un Paese democratico e pluralista''. (Ansa)
30.09.2006 |
NIENTE
DIVERSIVI E PRE-CONDIZIONI
|
Così
il vice-presidente del gruppo Pse al parlamento europeo,
Pasqualina Napoletano. |
''La valutazione dei progressi della Turchia nel processo di adesione all'Unione deve
concentrarsi sul merito delle valutazioni dei criteri stabiliti
a Copenaghen e dei dossier legati all'acquis comunitario
(l'insieme delle norme e dei principi alla base della UE,
ndr).
Evitiamo di introdurre diversivi e nuove pre-condizioni che non
aiutano un processo già di per sé difficile e che richiede da
parte nostra trasparenza, coerenza e obiettività''. Lo ha
dichiarato Pasqualina Napoletano, vice presidente del gruppo Pse
al Parlamento europeo.
''L'obiettivo dei negoziati è l'adesione, come socialisti europei rifiutiamo ogni ipotesi alternativa. Dobbiamo essere
puntuali nei giudizi e richiedere al Governo, alle istituzioni
ed alla società turca - ha aggiunto Napoletano - di impegnarsi
a fondo su temi rispetto ai quali i progressi devono essere più
significativi e costanti. Il compito dell'Europa è quello di influenzare positivamente gli sviluppi interni di questo paese
ed il suo ruolo esterno di stabilizzazione pacifica in un'area
esplosiva dove sono concentrate le più gravi minacce allapace''. (Ansa)
30.09.2006 |
IL DISSENSO
DA CASINI

|
Il
segretario dei radicali, Daniele Capezzone, ha replicato
al leader dell'Udc che in una intervista aveva precisato
di essere contrario alla Turchia in Europa. |
''Dissento con forza dalla
gravissima scelta politica di Pier Ferdinando Casini, ribadita su
<Il Messaggero>, di schierarsi contro l'ingresso della Turchia
nell'Unione Europea. L'ho scritto su <Europa> insieme con Paolo Messa,
curatore di <Formiche>: isolare e attaccare Erdogan è un erroredrammatico,
perché significherebbe consegnare la Turchia ai
fondamentalisti. Occorre invece aiutare Erdogan, e un punto cruciale
è proprio quello di favorire e accelerare l'ingresso di Ankara
nell'UE. Non capisco per quale ragione Casini si schiacci su questa
posizione così negativa''. Lo ha affermatp il segretario dei Radicali
italiani, Daniele Capezzone, replicando alle posizioni espresse dal
leader dell'Udc. (da Adnkronos)
30.09.2006 |
SI',
MA, PERO'....

|
La
posizione dei vescovi cattolici presenti in Turchia,
circa l'adesione di Ankara all'UE - ribadita dal vicario
apostolico dell'Anatolia, mons. Luigi Padovese. |
"Si"
all'adesione della Turchia all'Unione europea, ma a patto che questo
significhi anche un maggior rispetto dei diritti delle minoranze, in particolare in
tema di tolleranza e di libertà religiosa. E su questo ''c'è
ancora molta strada da fare''. Questa la posizione dei vescovi
cattolici presenti in Turchia, ribadita dal vicario apostolico dell'Anatolia, monsignor Luigi Padovese, in occasione
dell'approvazione a Strasburgo della relazione sui progressi fatti da Ankara nel processo di avvicinamento
all'UE.
''Il nostro parere è fondamentalmente positivo - ha spiegato all'Ansa monsignor Padovese - ma
è condizionato all'applicazione reale dei diritti delle minoranze. Noi non
entriamo in questioni di carattere politico o economico: abbiamo
a cuore il bene delle nostre comunità. Quindi siamo favorevoli
all'adesione, purché i diritti delle minoranze vengano rispettati, venga riconosciuta la fisionomia morale e giuridica
delle chiede presenti in Turchia, venga riconosciuto lo status
dei seminari''.
Mons. Padovese ha auspicato ''un concetto di laicità inteso in senso più europeo e meno nazionale. E penso questo - aggiunge -
nello spirito di Ataturk, da adeguare alla situazione di oggi''.
Secondo il vicario dell'Anatolia, ''progressi sono stati fatti, da parte del
governo centrale
c'è una chiara indicazione, però tutto questo trova opposizione sia
all'interno del Parlamento sia per quanto riguarda l'applicazione da parte delle
autorità locali''. Molta la strada ancora da fare, per Padovese, nel campo della
libertà religiosa, della tolleranza: ''in altre parole - osserva - il
riconoscimento delle minoranze non dev'essere un problema ma una
ricchezza, ma nella mentalità generale questo concetto non è
entrato ancora pienamente''.
Il prelato è ricorso anche a un esempio di esperienza diretta, quello della Chiesa Bebekli di Adana, da lui chiusa un anno fa
per protestare contro il rifiuto delle autorità locali di applicare la legge turca che prevede un minimo di dieci metri di
distanza tra i luoghi di culto e le costruzioni circostanti (in
quel caso un ristorante e una discoteca). ''Dopo che abbiamo chiuso la chiesa -
ha raccontato - il ristorante e la discoteca non hanno più funzionato. Quando l'abbiamo riaperta, hanno
ricominciato a lavorare. Ora risolleveremo il caso, perché non
possiamo essere presi in giro. Non chiuderò ancora la chiesa,
ma mi appellerò alle autorità competenti''. (Ansa)
30.09.2006 |
ERRARE
UMANUM EST,
PERSEVERARE

|
Il
premier turco Recep Tayyip Erdogan, a distanza di pochi
giorni, ha rinnovato le sue critiche nei confronti del
Pontefice Benedetto XVI. |
Il premier turco
Recep Tayyip Erdogan ha ripetuto ad Istanbul le sue critiche alle affermazioni
sull'islam del Papa Benedetto XVI, definendo, inoltre,
''manovre'' le successive precisazioni del pontefice e dichiarando che il presidente turco, Ahmet
Necdet Sezer, ''dirà al
Papa le cose necessarie'' quando lo incontrerà nel corso della
sua visita in Turchia a fine novembre. Lo hanno affermato fonti
giornalistiche presenti ad un seminario su temi economici tenuto
ad Istanbul, a cui è intervenuto lo stesso Erdogan.
''Il Papa è una figura sia religiosa, sia politica. Ma ha parlato in una maniera che non e' adatta nemmeno per noi uomini
politici. Quando si è trattato di una mancanza di rispetto per
il mio Profeta, noi non lo abbiamo tollerato'', ha affermato
Erdogan, secondo le stesse fonti, aggiungendo:'' Forse si è trattato di uno scivolamento della lingua (come a dire: ''una
voce dal sen fuggita'', ndr). Penso che il nostro presidente
dira' le cose necessarie nel corso del suo incontro col papa'',
ha aggiunto.
Il premier turco ha poi definito ''manovre'' le precisazioni del Papa, che si
è detto ''vivamente dispiaciuto'' per le aspre reazioni (partite dalla
Turchia, ndr) che aveva provocato una sua citazione storica (dell'imperatore bizantino Manuele II
Paleologo), da lui ''non condivisa''.
Erdogan aveva già criticato la settimana scorsa le affermazioni del papa definendole ''brutte e sfortunate'' ed
aveva pubblicamente chiesto ''le scuse'' di Benedetto XVI, che
ha in programma una visita in Turchia, su invito del presidente
Sezer e del patriarca ortodosso Bartolomeos II, dal 28 novembre
al 1 dicembre.
La stampa turca ed i politici turchi ricordano spesso che il Papa in un suo intervento di anni fa, quando era ancora un
cardinale, si pronunciò per un ''partenariato speciale'' per la
Turchia nell'UE(invece di un'adesione a pieno titolo considerata da Ankara irrinunciabile), spiegando che la
tradizione della Turchia ''è estranea alla civiltà europea''.
(Ansa)
30.09.2006
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MAGGIORE DIPLOMAZIA

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Il
ministro dell'Economia turco Ali Babacan ha dichiarato
che Ankara ha preso atto dei "tentativi di
correzione" da parte del Papa. |
Quelle di Benedetto XVI sull'Islam
''sono state parole inopportune ma abbiamo preso atto dei tentativi recenti del Papa di correggerle. La situazione adesso
è migliore''. Lo ha affermato il ministro dell'Economia e capo
negoziatore turco per l'UE Ali Babacan in una conferenza stampa
congiunta alla Farnesina con il vicepremier e ministro degli Esteri Massimo D'Alema.
Secondo Babacan ''più si discute su questo tema e più ci sarà rispetto e comprensione dei valori degli
altri''. (da Ansa)
30.09.2006 |
"PASSI
POSITIVI"

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Il
Gran Mufti di Turchia ha visto positivamente l'incontro
del Pontefice con i rappresentanti islamici politici e
religiosi. |
''Ci vorrà un po' di tempo per
cancellare totalmente l'errore commesso. Ma le recenti espressioni di
dispiacere del Papa, e il discorso fatto ai rappresentanti islamici politici e religiosi, verranno sicuramente percepiti come
passi positivi''. Lo ha dichiarato, in un'intervista a <La
Repubblica>, Ali Bardakoglu, Gran Mufti' di Turchia.
''Ieri (lunedì settembre, ndr) - ha aggiunto - il Papa ha sottolineato la sua profonda
stima e rispetto per l'Islam e per i musulmani. Ha detto che
continuerà a rispettare il dialogo e la reciprocità. Tutto questomette fine alle preoccupazioni che gli impegni per il dialogo non
sarebbero stati mantenuti''.
Sul viaggio che Benedetto XVI sta progettando in Turchia il Gran Muft' ha detto, ''la nostra
è una Repubblica laica e democratica. Le
mie dichiarazioni non sono politiche. Io posso parlare solo di
argomenti religiosi. Qui i musulmani convivono in pace con cristiani
ed ebrei da secoli. Per noi, far sì che membri di altre religioni
vivano liberamente il loro credo e' un dovere. Abbiamo accolto tanti
leader religiosi in passato. la nostra esperienza di ospitalità
lascia fuori qualsiasi tipo di preoccupazione''. (Adnkronos)
30.09.2006
|
DA
RATISBONA
AD ISTANBUL
(VIA ANKARA)

|
Nella
scena della grande politica internazionale, la politica
di Papa Benedetto XVI - che farà prossimamente un
viaggio in Turchia - sarà determinante per ricucire gli strappi tra la
Chiesa e il mondo musulmano. |
Nella scena della grande
politica internazionale una prima conseguenza, quasi
obbligata, delle forti tensioni nate dopo la lezione tenuta da
Benedetto XVI il 12 settembre alla università di Ratisbona è
stata quella di far porre sotto un'attenzione particolare il
viaggio che il pontefice compirà in Turchia dal 28 novembre
al 1° dicembre prossimi, che è divenuto strategico per
capire compiutamente il segno che caratterizzerà questo
pontificato. Intorno a quella visita si sono condensati
infatti molteplici fattori che, in qualche misura, riconducono
tutti a momenti particolarmente delicati per la Chiesa e per
gli equilibri geopolitici in almeno due continenti.
In primo luogo l'origine stessa del viaggio, ovvero
l'incontro con il patriarca ecumenico ortodosso di
Costantinopoli Bartolomeo I, riporta lo sguardo alle questioni
ancora aperte con l'ortodossia, rimanda a quanto accade, o
non accade, nei rapporti con Mosca e apre l'immenso panorama
della vita religiosa (anche nelle sue ripercussioni coi
fenomeni politici e sociali) nell'est europeo, a principiare
dall'Ucraina.
Si deve affrontare la situazione dei cristiani in uno Stato
laico, come si definisce quello turco, dove la religione
islamica è assolutamente prevalente e dove è aperta la
grande questione di una libertà religiosa, chiave
dell'accesso della Turchia alla Unione Europea. Una Turchia
che risulta, per altri versi, determinante per gli equilibri
del vicino Oriente. L' insieme dei problemi si intreccia
oggi con la relazione con l'islam visto nella sua
universalità. Non meno importante è la questione, anche se
più interna alla vita della Chiesa, della forma che Benedetto
XVI intende dare al suo pontificato nell'inevitabile
allontanarsi temporale di scelte e orientamenti lasciati dal
suo grande predecessore. Capire, in ultima analisi, secondo
quali criteri questo pontificato contribuisca a far entrare
nella Chiesa della storia, dopo che sono già entrati in
quella della fede, i 26 anni di Giovanni Paolo II e nel
contempo delinei il proprio progetto. Una matassa assai
intricata che richiede, per essere dipanata, una cura estrema.
I precedenti di Paolo VI
e Giovanni Paolo II
- Anche Paolo VI (nel 1967) e Giovanni Paolo II (nel 1979)
visitarono la Turchia ed è naturale che intorno al Bosforo e
a una città dall'alto valore simbolico per l'Occidente e
per l'Oriente, come Bisanzio-Costantinopoli-Istanbul si
concentrino snodi culturali, storici e religiosi di estrema
durezza, ma anche di grande speranza. Sono passati 27 anni
dall'ultima visita di un Pontefice romano. Per quanto è
accaduto da allora nei rapporti tra cristianesimo e islam, è
una vera eternità. E in questa eternità la somma tra quanto
vi è stato di positivo e quanto di negativo tende decisamente
verso un bilancio tristemente in rosso.
A conferma della estrema delicatezza della visita, da sempre
sul crinale tra conferma e cancellazione, va ricordato come il
viaggio in Turchia fosse già stato previsto per lo scorso
anno e come abbia subito un rinvio, in quanto le autorità
turche non avevano gradito che l'invito, per il 2005, fosse
partito direttamente dal patriarca ortodosso Bartolomeo I
senza attendere l'assenso del governo.
Tra i suoi momenti più significativi il viaggio prevede il
primo giorno (28 novembre) l'arrivo ad Ankara, un incontro
con le autorità politiche, l'omaggio al mausoleo di Ataturk
e la sera del secondo giorno (29 novembre) a Istanbul una
udienza con il Patriarca ecumenico ortodosso Bartolomeo I. Il
30 novembre il Papa assisterà, per la festa di Sant'Andrea,
l'apostolo del mondo greco, alla solenne liturgia
eucaristica presieduta dal patriarca. In quella occasione verrà
firmata una dichiarazione congiunta che dovrebbe segnare un
ulteriore passo nel dialogo ecumenico. Vi sarà anche un
incontro con Mesrob II, il patriarca armeno ortodosso. La
comunità armena, nonostante tutto, è ancora numerosa e
attiva, anche se il genocidio (almeno un milione e mezzo di
vittime), perpetrato agli inizi del XX secolo da parte
islamica dei cristiani armeni, è ancora uno dei grandi tabù
della società turca.
La Turchia conta oggi 70 milioni di abitanti, al 99%
musulmani. La rimanente, esigua, percentuale si ripartisce tra
i cattolici, che sarebbero intorno ai 30mila con tre
circoscrizioni di rito latino (l'arcidiocesi di Smirne, il
vicariato apostolico di Istanbul, il vicariato apostolico
dell'Anatolia) alle quali vanno aggiunte le comunità di
rito orientale (l'arcidiocesi di Istanbul per gli armeni
cattolici, di Diarbekir dei caldei e il vicariato apostolico
dei siri cattolici), i 60mila cristiani armeni ortodossi, i
diecimila siri ortodossi e i meno di tremila greco-ortodossi
appartenenti al patriarcato di Costantinopoli, i protestanti
di varie confessioni per circa tremila fedeli. Si stima quindi
che i cristiani in Turchia, complessivamente, superino di poco
le centomila unità. A completare il quadro della composizione
religiosa del Paese si segnala, infine, la presenza di circa
25mila ebrei.
La presidenza degli
Affari Religiosi
- Nelle relazioni con le religioni la Turchia moderna si
autodefinisce come una Repubblica laica, ma è una laicità
che va intesa in una prassi alquanto diversa dalla nostra, se
si pensa che tutto l'insieme del culto islamico è diretto
da un organismo statale, la presidenza degli Affari religiosi
della Repubblica di Turchia, nata nel 1924 e oggi diretta dal
professore Ali Bardakoglu che, per inciso, è stato tra i
primi a manifestare riprovazione per la parole del papa a
Ratisbona. Infatti per Kemal Ataturk, il fondatore della
Turchia moderna, laicizzare lo Stato non significò
distinguere e separare gli ambiti di competenza dei due
poteri, secondo il modello europeo, ma semplicemente eliminare
la religione dall'ambito pubblico e sottoporre a tutela
statale l'organizzazione del culto. Oggi la presidenza degli
Affari religiosi provvede "alla vera conoscenza della
religione dell'Islam e ad aumentare la devozione ai valori
etici e religiosi" attraverso il sostentamento di quasi
60mila persone impegnate nei servizi nelle moschee, la cura
delle 76.455 moschee esistenti nel paese, la pubblicazione di
libri e opuscoli, il mantenimento di centri culturali e
sociali, per un budget nel 2002, di 1.126 milioni di lire
turche (quasi 600 milioni di euro).
La vita dei cristiani turchi avviene solitamente in piccole
comunità, spesso disperse e lontane tra di loro decine di
chilometri. Ma l'isolamento e la pochezza numerica non
significano pochezza spirituale o incapacità di indicare
prospettive. Per presentare solo un esempio, ricordiamo come
la comunità cattolica di Antiochia sia composta da una
ottantina di fedeli ma, nonostante l'esiguità numerica
della presenza cattolica, quella città, da sempre capace di
accogliere culture e religioni diverse, si pone come
protagonista di iniziative sulla pace e sul dialogo. Lo scorso
anno è salita alla ribalta dell'informazione con lo
svolgimento di un simposio sull'incontro (e non sullo
scontro) di civiltà, che ha visto insieme ebrei, ortodossi,
islamici, armeni, caldei, cattolici ed esponenti politici e
diplomatici. Sempre in quella città del sud della Turchia la
Pasqua viene celebrata in un'unica data, quella del
calendario giuliano, sia dalla comunità cattolica, sia da
quella ortodossa che partecipano reciprocamente, inoltre, a
numerose iniziative gli uni delle altre.
La visita del Papa giunge quando la questione internazionale
più impegnativa e di lungo periodo, sul tavolo diplomatico
turco, è quella dell'ingresso nella Unione Europea. La
Turchia chiese per la prima volta di entrare in Europa nel
1987. Dal 2005 è ufficialmente candidata e si è aperto un
lungo percorso che, tra verifiche ed esami, dovrebbe
concludersi tra qualche anno. Quattro sono gli aspetti sono
sotto la lente degli osservatori europei: che la Turchia abbia
istituzioni politiche saldamente democratiche; che vi sia
piena tutela dei diritti e delle minoranze; che si sviluppi
una economia di mercato efficiente; che si manifesti una
chiara volontà di recepire la legislazione europea. In questo
contesto, una questione non definita è quella dei diritti
della minoranza curda, da sempre in conflitto col governo di
Ankara, mentre rimane evidente lo scoglio politico della
irrisolta questione cipriota.
Un mosaico complesso
- In primo luogo suscita ancora delle riserve la rispondenza
della Turchia - non solo dal punto di vista legislativo, ma
soprattutto da quello comportamentale - a standard
internazionali accettabili nel rispetto dei diritti umani e
religiosi e indubbiamente l'omicidio del sacerdote italiano
Andrea Santoro, nel febbraio 2006, ha rafforzato la tesi di
coloro secondo i quali la libertà di culto non vi sarebbe
garantita. I rapporti tra Ankara e Vaticano divengono così
uno dei passaggi cruciali per l'evoluzione delle relazioni
tra Turchia ed Europa. Anche per questo la visita del Papa è
importante agli occhi del governo turco, in quanto da un suo
esito positivo potrebbe scaturire l'attesa luce verde a una
accelerazione del processo di adesione.
Si deve considerare un ulteriore elemento che rende ancora più
complesso il mosaico delle valutazioni. Infatti, nel giudizio
sulla rispondenza della Turchia alle richieste della Unione
Europea non vi è una completa sintonia tra comunità
cristiana locale e curia romana. Se a Roma si è più dubbiosi
(non si dimentichi che quando era ancora cardinale Joseph
Ratzinger si era espresso in maniera sfavorevole e aveva
auspicato semmai forme di partnerariato piuttosto che una
inclusione vera e propria), nella Conferenza episcopale turca
e nei fedeli prevale un giudizio più positivo, che nasce
soprattutto dall'auspicio che l'ingresso in Europa possa
migliorare le condizioni della Chiesa e dei cristiani. In
primo luogo ne potrebbe essere favorita la risoluzione di
gravi impedimenti alla vita ecclesiale, come quello che la
Chiesa non goda di personalità giuridica e quindi non possa
possedere beni immobili. Sarebbe anche possibile il
superamento di preclusioni verso alcune carriere, come quella
militare.
Certamente l'attuale organizzazione della Chiesa cattolica
turca è pensata per favorire l'avvicinarsi della Turchia
all'Europa. La Conferenza episcopale turca aderisce infatti
al Consiglio delle Conferenze episcopali europee e non a
quello dell'Asia. Un fatto apparentemente marginale, ma
assai significativo di un orientamento. Anche i rapporti
politici interni alla Turchia tendono in questo periodo a
favorire l'ingresso in Europa. Dal 2002, superata una aspra
fase di contrasti interni nati dopo il tentativo del partito
di Necmettin Erbakan di introdurre una forte ispirazione
islamica nella vita politica e che portò per reazione nel
1997 a un colpo di stato militare volto a ripristinare la
linea fondante di Ataturk, è salito al potere il leader di
ispirazione islamico-moderata Recep Tayyip Erdogan, che
propone una politica estera allineata, come tradizione, con
gli Usa, di avvicinamento all'Europa e non ostile a Israele.
Si è affermato un modello istituzionale e di Governo che si
basa su di un movimento politico moderato che ha le sue radici
nell'islam ma che, al contempo, si definisce come
filo-occidentale. Una proposta politica che ha suscitato la
forte reazione dei fondamentalisti, che non allentano la
pressione di un terrorismo che si è dato l'obiettivo di
rendere impossibile il mantenimento del sistema democratico e
di radicalizzare irreparabilmente la vita politica. E' ovvio
che, se questa strategia destabilizzante avesse successo, ogni
avvicinamento alla UE si arresterebbe immediatamente.
Banco di prova difficile
- All'interno di queste riflessioni va collocato anche il
forte interesse degli Stati Uniti a tenere staccata la Turchia,
che fu a suo tempo un fidato bastione contro l'Urss, da ogni
tentazione islamista radicale. Non meraviglia quindi se gli
Stati Uniti vedono con favore l'integrazione di quel Paese
in Europa. Ne è conseguita una strategia americana di ampio
respiro, anche nei confronti delle resistenze presenti in
Europa, e che potrebbe anche in parte spiegare il poco
entusiasmo con cui alcuni settori della stampa statunitense (<New York Times> ma anche
<Usa Today>) hanno accolto la lezione
papale di Ratisbona, in quanto con i suoi esiti poteva
compromettere quell'incontro tra Chiesa cattolica e Turchia
che, come si detto, è determinante per garantire condizioni
favorevoli al cammino di Ankara verso Bruxelles.
Con una posta in gioco così alta e con gli occhi di tutto il
mondo che in quei giorni si rivolgeranno verso il Bosforo e
l'Anatolia, è certo che la preparazione del viaggio
rappresenta un banco di prova assai difficile anche per gli
appena rinnovati uffici di curia, che sono ora chiamati a
mostrare quanto giustificata sia stata la fiducia in loro
riposta. Per il nuovo segretario di Stato cardinal Tarcisio
Bertone, per il nuovo 'ministro degli Esteri' Dominique
Mamberti, e - last but not least - per il nuovo responsabile
della sala stampa vaticana padre Federico Lombardi, che ha
sulle spalle l'eredità di un espertissimo conoscitore di
tutti i meccanismi della comunicazione come Joaquin Navarro
Valls, una occasione tanto unica quanto impegnativa. (Umberto
Mazzone/Pagine di Difesa)
30.09.2006
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UNA
OCCASIONE UNICA, DA NON PERDERE

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Boicottare
la visita del Pontefice in Turchia con manifestazioni
ostili da parte del mondo musulmano significherebbe non
comprendere il significato del viaggio. |
Durante la sua visita in Turchia in programma per la fine di novembre il Papa
incontrerà Bartolomeo I, il Patriarca ortodosso di Costantinopoli,
cioé di
Istanbul, e i due renderanno nota una dichiarazione comune di carattere ecumenico. E' quanto ha detto mons. Luigi Padovese, vicario
apostolico dell'Anatolia, in un'intervista rilasciata all'agenzia
cattolica <Zenit> nella quale ha spiegato i problemi e le prospettive
legate alla prossima visita del Papa in Turchia.
''La visita del Santo Padre è delicata non problematica per le questioni di carattere ecumenico - ha detto mons. Padovese -
perché
da questo punto di vista si è già raggiunta una sintonia, poi ci
sarà una dichiarazione comune da parte del Vescovo di Roma e del
Patriarca di Istanbul''.
''La questioni più complesse - ha aggiunto - riguardano il rapporto tra Cristianesimo ed
Islam, e cosa pensa il Pontefice dell'eventuale ingresso in Europa della Turchia. I media turchi
criticarono l'allora Cardinale Ratzinger perché secondo loro sfavorevole all'ingresso della Turchia in Europa''. In quanto alla
situazione interna che sta attraversando il Paese,il rappresentante
della Santa Sede ha spiegato che ''la Turchia è una realtà composita, dove la presenza di gruppi nazionalisti ed il crescente
fenomeno d'islamizzazione prodotta da una situazione economica che
è
andata degenerando, ha fatto maturare un atteggiamento di chiusura
sia nei confronti del cristianesimo che nei confronti dell'Europa''.
"Forse noi pensiamo che lì siano tutti favorevoli all'eventuale ingresso della Turchia in Europa - ha
proseguito mons. Padovese - ma mi sto invece rendendo conto che non
è così. Ci sono gruppi islamici i quali pensano che l'avvicinamento
della Turchia all'Europa possa far smarrire l'identità musulmana. In
Turchia essere un buon turco equivale oggi ad essere un buon musulmano. Per queste persone l'ingresso della Turchia in Europa
potrebbe significare essere un buon turco e non più un buon
musulmano''.
Sui problemi recenti che hanno segnato i rapporti fra Santa Sede e mondo islamico, infine, mons. Padovese ha affermato: ''Temo che
qualcuno in Turchia abbia interesse a montare la protesta fino
all'arrivo del Pontefice. Per i fondamentalisti è un'occasione
troppo ghiotta. Ho letto una dichiarazione del responsabile degli
Affari Religiosi turchi, il quale ha precisato che la Turchia
riceverà il
Pontefice ma come Capo di Stato. Il che significa cha la figura di
leader religioso passa in secondo piano''.
Da questo punto di vista ''a qualcuno piacerebbe che il Pontefice non vada in Turchia - ha
spiegato - ma ormai non si tratta
di aprire una finestra sul mondo islamico, ma un balcone, per fare un
discorso chiaro sui rapporti tra Islam e Cristianesimo. Sono convinto
che quello che è stato un problema potrebbe diventare una occasione
insostituibile, una opportunità unica, perché tutti i media dei
Paesi arabi saranno puntati su quello che dirà il Papa. Alcuni non
saranno contenti, ma almeno verrà riportato quanto il Santo Padre
affermerà'', ha concluso mons. Padovese. (Adnkronos)
30.09.2006
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RAFFORZARE
IL DIALOGO CON GLI ORTODOSSI
|
Questo
- come ha ricordato il Patriarca di Costantinopoli
Bartolomeo II - uno degli obiettivi di Benedetto XVI
quando si recherà in Turchia. |
La visita di Benedetto
XVI in Turchia in programma dal 28 novembre al primo dicembre
acquista un valore decisivo non solo perché si tratta della
prima visita del Papa tedesco in un Paese a maggioranza
islamica, ma anche per "rafforzare il dialogo tra
cattolici e ortodossi". È quanto ha sottolineato il
patriarca ecumenico Bartolomeo I, incontrando un gruppo di
giornalisti nella sede di Al Fanar - sede del Patriarcato - a
Istanbul.
"Avremo l'occasione di accogliere il Papa qui al
Patriarcato - ha affermato Bartolomeo I - e firmare qui una
dichiarazione comune dopo la liturgia che si terrà nella
cattedrale San Giorgio il 30 novembre, festa del patrono
ecumenico Sant'Andrea. Aspettiamo con grande amore fraterno il
papa in Turchia - ha aggiunto il capo della chiesa ortodossa -
si tratta di una visita importante per il nostro Paese e per i
nostri rapporti tra cattolici e ortodossi".
Il patriarca ha inoltre ricordato che proprio la settimana
scorsa la commissione mista cattolico-ortodossa si è riunita
a Belgrado in Serbia, per riprendere il dialogo teologico dopo
una interruzione di quasi sei anni. Su questo argomento è
intervenuto il metropolita di Pergamo, Ioannis, che ha
sottolineato come "il dialogo è ad un punto cruciale,
perché non ci troviamo d'accordo sulla primazia della Chiesa.
Ma noi vogliamo arrivare ad una piena comunione e per questo -
ha concluso Ioannis - dobbiamo cominciare con le cose che
dividono per riprendere il dialogo". (Apcom)
30.09.2006
|
SEGNALE
IMPORTANTE
|
Lo
è, per il capo delegazione di Forza Italia a Bruxelles,
Antonio Tajani, il sostegno del Parlamento europeo al
viaggio del Papa in Turchia. |
Il sostegno del Parlamento
europeo al viaggio di Benedetto XVI in Turchia ''rappresenta un
segnale importante in favore del dialogo tra cristiani e musulmani'', ha detto Antonio Tajani, capo della delegazione di
Forza Italia al Parlamento europeo e vicepresidente del Partito
popolare (Ppe).
''Si tratta di un voto che, per la prima volta, riconosce al Santo Padre un ruolo determinante dovuto alla sua autorita'
morale'', ha aggiunto Tajani dopo l'approvazione da parte dell'
assemblea di Strasburgo di un emendamento al rapporto sull' adesione della Turchia all'Ue che porta le firme dello stesso
Tajani, dell'olandese Eurlings e del britannico Tannock (tutti
del gruppo Ppe) in sostegno del viaggio del Papa. (Ansa)
30.09.2006
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POTERE
RELIGIOSO
IN AUMENTO
NELLA VITA PUBBLICA

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Duro
intervento ad Ankara ai cadetti dell'accademia militare
del comandante dell'esercito turco, gen. Ilker Basbug,
contro la minaccia islamica nel Paese. "La minaccia
reazionaria - ha detto - ha raggiunto livelli
allarmanti". "Tentativi sistematici di erodere
i principi su cui si fondava la rivoluzione di Ataturk". |
Duro intervento il 25
settembre ad Ankara del comandante dell'esercito turco,
generale Ilker Basbug, contro la minaccia islamica in Turchia.
Parlando ai cadetti dell'accademia militare, durante il suo
discorso inaugurale per l'apertura dell'anno accademico
2006-2007, il comandante ha affermato che la minaccia
reazionaria ha raggiunto livelli allarmanti per via del
maggior potere acquisito dalle comunità religiose in campo
economico e politico. Ha respinto inoltre le critiche europee,
difendendo il diritto dei militari ad avere voce in capitolo
nelle questioni socio-politiche della nazione.
Si sa che da quando la Turchia ha chiesto di entrare in
Europa, la Comunità Europea discute sul ruolo delle Forze
armate nella vita sociale e politica turca. Anzi, una clausola
perché il Paese della Mezzaluna possa essere ammesso è
proprio che l'esercito non influenzi ed interferisca nelle
questioni politiche e amministrative dello Stato. E' ancora
attuale il monito del vicepresidente della Commissione europea
Guenter Verheugen: "Finché sarà il potere militare -
attraverso il consiglio di Sicurezza nazionale, che si
autodefinisce baluardo dello stato laico e difensore
dell'ideologia kemalista - a controllare la politica e non
la politica a controllare l'esercito, non riesco ad immaginare
come la Turchia possa divenire un membro dell'UE".
E proprio il 25, rispondendo alle critiche dell'inviato
dell'Unione Europea, Hansjoerg Kretschmer, il quale aveva
affermato che i militari sono abituati a esprimere opinioni su
ogni questione, Basbug ha dichiarato che l'esercito ha il
diritto di dire la sua quando si tratta di difendere la laicità
e il nazionalismo. "Le Forze Armate turche hanno sempre
difeso e continueranno a difendere lo Stato nazionale, lo
Stato unitario e lo Stato laico" ha affermato ieri ad
Ankara.
L'esercito si è fatto finora garante della laicità
kemalista, anche facendo pagare un altissimo prezzo alla
nazione, quali la formazione di un apparato burocratico
militare con costi economici elevatissimi e una sistematica
repressione contro ogni forma di fanatismo. L'esercito fu
chiamato ad essere il difensore del nazionalismo e della
laicità e per difendere questi due valori ha organizzato ben
quattro colpi di Stato. Il primo ebbe luogo nel 1960 e fu
seguito da altri nel 1971, 1980, 1997, di volta in volta per
tutelare lo Stato sia contro i gruppi islamici che contro i
partiti di sinistra che cominciavano a influenzare troppo la
vita politica del Paese.Pilastro della
laicità - L'esercito, dunque, fin dall'inizio, è stato il pilastro
sul quale fu fondata la Repubblica e in seguito definì, in
larga misura, le norme di comportamento per le élites
politiche della Repubblica. Questo è il principale motivo per
cui nella società turca di oggi prevalgono elementi e norme
comportamentali militari, quali eroismo, autorità e
disciplina. I leader della nuova repubblica turca, del resto,
avevano una formazione militare e la organizzarono come uno
Stato nazionale omogeneo, a scapito delle minoranze etniche e
religiose. Lo stesso Mustafa Kemal Pascià, l'Atatürk padre
e fondatore della Turchia, era un generale militare
diplomatosi all'Accademia di Guerra a Istanbul e formatosi
nell'esercito ottomano.
Nel 1925, creando la Repubblica turca dalle macerie
dell'impero ottomano, Atatürk cercò di "pulire ed
elevare la fede islamica, liberandola dal ruolo di strumento
politico" e nel 1937 soppresse l'articolo della
Costituzione che proclamava l'Islam religione di Stato. Il
suo obiettivo principale era quello di dare inizio al processo
di costruzione di un'identità nazionale turca, unita a una
marcata occidentalizzazione, considerata indispensabile per la
sopravvivenza della Turchia. Desiderava trasformare il Paese
in decadenza, in uno Stato moderno e civilizzato: per lui e
per i riformisti la civilizzazione significava "civilizzazione
occidentale".
E' su questa linea che si inserirono le riforme di Atatürk,
che comprendevano l'abolizione del sultanato, del califfato
e degli Ulema, la rinuncia alla sharia, l'adozione di un
nuovo codice civile sul modello di quello vigente in Svizzera,
la sostituzione dell'alfabeto arabo con quello latino,
l'eliminazione delle parole di origine araba e persiana, il
passaggio dal calendario lunare a quello solare, la
sostituzione del venerdì con la domenica come giorno di
riposo e il riconoscimento dei diritti politici alle donne.
Tali misure non erano ideate tanto per eliminare l'Islam e i
valori islamici dalla società turca, quanto piuttosto per
porre fine alle funzioni politiche dell'Islam e al potere
delle istituzioni religiose nella legislazione e nella
giustizia turca, trasformando la religione in una questione di
coscienza individuale.Un duro j'accuse
- Il generale Basbug, senza esitazioni, ha dichiarato che una
grave minaccia incombe sulla Turchia da parte di sette
islamiche e che la presenza musulmana è fortemente in
crescita in molti ambiti vitali, mettendo così a rischio i
risultati raggiunti dalla rivoluzione di Ataturk, che aveva
dato vita a una Turchia laica. "Devo annunciare con
rammarico che la minaccia reazionaria (Islamica), sebbene in
alcuni ambienti non lo si voglia ammettere, ha raggiunto
livelli preoccupanti", ha detto Basbug, mettendo in
guardia la nazione e fors'anche l'Europa. E ha aggiunto:
"Ci sono tentativi intenzionali, costanti e sistematici
nel voler erodere gli obiettivi ottenuti dalla rivoluzione
kemalista".
E ha avvertito: "Trasformando la religione in
un'ideologia si finirà per politicizzarla e a uscirne
sconfitta sarà soprattutto la religione stessa". Le
accuse di Basbug sembrerebbero essere rivolte al partito al Governo Giustizia e Sviluppo (Akp), che affonda le sue radici
nell'islam politico. Ma il Governo del Primo Ministro Recep
Tayyip Erdogan nega di perseguire un programma islamista e
l'Akp si dichiara un partito democratico conservatore.
Proprio per questo, Faruk Çelik, ex deputato dell'Akp, in
tutta risposta al generale ha dichiarato che spetta al governo
affrontare ogni eventuale minaccia islamica: "Se è vero
che la Turchia sta facendo un passo indietro, se è vero che
esiste una reazione [religiosa], voglio che tutti sappiano che
il Governo della Repubblica turca è la principale forza che
la contrasterà". (Mavi Zambak-Asia
News/Pagine di Difesa)
30.09.2006
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ANKARA
AL CONTRATTACCO

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La
risposta della Turchia ai greco-ciprioti che si erano
rivolti alla Corte europea per i Diritti dell'uomo per
ottenere le proprietà perdute nella parte nord
dell'isola. |
Turkey
has changed it strategy against Greek Cypriots, who had
applied to the European Court of Human Rights (Echr) to keep
their permanent properties in Northern Cyprus.
Legal assistance will be provided for the lawsuits filed by
Turkish citizens.
Turkey, which has maintained a defensive stance against real
estate lawsuits brought by Greek Cypriots so far, has decided
to counterattack with its own lawsuits. The Directorate
General of Foundations is identifying the foundation assets
and personal real estates in the Balkans and Greek Cyprus one
by one.
Individual lawsuits can be brought to the Echr. The
Directorate General of Foundations is entitled to apply to the
court directly, according to the Foundations Act.
During parliamentary debates on the Foundations Act, a
proposal was made to develop new formulas against real estate
cases opened by Greek Cypriots in the Echr. The
secretary-general for EU affairs (Abgs) advised the government
that cases should be opened by the Echr related to all
foundation assets and personal real estate that is now in
Western Thrace and Southern Cyprus.
Aydin Seckin, deputy director general of Foundations, verified
the change in strategy for Turkish properties abroad and said
that with the new regulation, a head directorate of foreign
relations would be established and inventory and title deed
efforts would be improved with respect to foundation assets.
Seckin stated that legal assistance would be provided to those
who intended to file a court case in order to reclaim their
property.
However, Abgs encourages Turkish-origin people to apply to
courts themselves so that they can better defend Turkey's
rights and can relieve the pressure imposed by the European
Union.
Ahmet Dogan, the deputy head of the political affairs
department of Abgs, emphasized that the suits opened by Turks
would act as a relief for Turkey.
Claiming that the issue of foundations was aired so that no
discrimination could be imposed on the property-obtaining of
minorities, Dogan reiterated that there were three cases
opened against Turkey by the Echr.
Emphasizing the fact that verdicts would be biased, Dogan said
that there was a high possibility that unfavorable verdicts
would be declared in the two cases that are in progress.
Turkey's shift in strategy came as a result of objections by
MPs during the debate on the Foundations Act proposal which
includes a provision on returning of real estate to minority
foundations.
Dogan reiterated that there was no consensus in the European
Union on foundation legislations and stated that remarks in
European Human Rights Charter on the right to own property and
non-discrimination were brought into acquis communitarie.
Expressing that the amicable settlement proposed for a 86
square meter shop is either to pay 2,300,000 Euros or to
return the property, Dogan said, "If we do not accept the
amicable solution, a 2.3 million Euro penalty will increase to
God knows what. It can turn out to be a higher penalty in
addition to return of the property."
"If we are facing such lawsuits, the same should go for
Greece and Southern Cyprus, too. Turkish citizens or
communities should bring suits for their properties in Greece
and Southern Cyprus." he said.
Stating that inspection on foundation assets in Cyprus
initiated by the Directorate General of Foundations created
great discomfort for the Greek Cypriots, Dogan reasserted,
"With such efforts, we must encourage people of Turkish
origin to apply to courts, so that legal and political
reciprocity can be ensured."
Seckin declared that they had launched an inventory effort in
countries that were once a part of Ottoman territory, noting
that the efforts on foundation properties in Cyprus continued.
"Thousands of foundations were established in Ottoman
territories and they had much real estate. We have the
opportunity to inspect them with this new act. We shall
transfer the data and title deeds that we find into digital
media, so that our citizens who apply to courts shall be
provided with legal and documental support." he said.
_______________________MINORITY
PROPERTIES IN TURKEYWith its lengthy
efforts, the Directorate General of Foundations brought to
light assets of minority foundations in Turkey. Minority
foundations have a total of 2,419 assets in Turkey.Categorization of
Minority Foundation Assets in Turkey:Churches,
chapels - 284
Synagogues - 47
Workplaces - 622
Residences - 824
Hospitals - 4
Schools - 74
Land, Olive Groves - 522
Other - 42 (Fatih Atik/Zaman)
30.09.2006
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SOCIETA'
SICUREZZA
SOCIALE?
UN'OPZIONE
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Secondo
l'Ufficio di Statistica turco (Tuik), 11.7 milioni di lavoratori
non sono in regola con le leggi, in particolare nel settore
agricolo. |
Secondo uno studio
dell'Istituto Statistico Turco (Tuik) riportato dal quotidiano <Dunya>,
il 50.4% degli occupati turchi (11.7 milioni di lavoratori), non è in
regola con le leggi sulla sicurezza sociale e le assicurazioni
obbligatorie, e quindi il suo impiego deve considerarsi "lavoro
illegale". Il settore in cui il fenomeno è più rilevante è
quello dell'agricoltura, dove il lavoro nero è pari all'88.2% del
totale (circa 6 milioni di lavoratori rispetto ai 6.8 in totale del
settore). Va precisato peraltro che le stesse autorità turche - in
lotta contro il lavoro nero e l'economia "sommersa" - hanno più
volte indicato che il Pil non emerso del paese potrebbe essere pari a
circa il 50-60% di quello statistico ufficiale (oggi, circa 400 miliardi
di dollari). (Ice Istanbul)
30.09.2006
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PROGETTO
INTERCULTURALE CON L'ITALIA
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Partirà
il prossimo anno. e sarà nell'ambito del programma di promozione
alla conoscenza dei Paesi islamici targato "Itercultura-Afs" |
Partirà nel 2007 un progetto di
collaborazione interculturale fra Italia e Turchia nell'ambito del
programma di promozione alla conoscenza dei Paesi islamici targato
"Itercultura-Afs" Turchia. L'iniziativa, che vede la Turchia
partecipe per la prima volta, interessa per il terzo anno consecutivo
anche la Tunisia ed è rivolta agli studenti italiani under 18 che
intendono frequentare uno stage scolastico annuale in uno dei due Paesi
del Mediterraneo.
In quest'ottica l'associazione "no-profit Itercultura" ha
lanciato nel mese in corso un bando di concorso rivolto a tutti quelli
nati tra il 1° gennaio 1990 e il 30 giugno 1992. "Il nostro
obiettivo principale è quello di sconfiggere pregiudizi e intolleranze,
proprio attraverso i programmi di scambio, che consentono di dialogare
con persone di culture diverse e di interagire in maniera costruttiva"
spiega il responsabile comunicazione e sviluppo Intercultura, Raffaele
Pirola.
Lo stage inizierà nell'agosto del 2007 e terminerà entro giugno
2008. Il programma prevede la frequenza dell'anno scolastico in una
scuola pubblica locale e l'accoglienza in una famiglia selezionata dai
volontari dell'organizzazione <Afs> Turchia. Nel corso della
permanenza si svolgeranno incontri-studio nei quali gli studenti avranno
la possibilità di confrontare la propria esperienza e di valutare,
insieme con i volontari di Intercultura, progressi e difficoltà. Per
facilitare l'apprendimento della lingua turca, <Afs> organizza
corsi specifici, in modo da permettere il pieno inserimento dei ragazzi
italiani nella comunità di riferimento. Sono previste borse di studio
per far fronte alle spese di soggiorno. (Denaro.it)
30.09.2006
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NESSUNA CONNESSIONE
VACCINAZIONE
SCLEROSI MULTIPLA

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Ricercatori
turchi della <Dokuz Eylul University> di Izmir hanno escluso
che la somministrazione di un anti-epatite B possa portare a
questa malattia degenerativa. |
L'eziologia della sclerosi multipla non è ancora ben definita. Si
ritiene che gli agenti infettivi abbiano un ruolo nello sviluppo di
questa malattia multifattoriale.
Sono stati riportati casi di sclerosi multipla dopo somministrazione di
vaccini anti-epatite B.
Ricercatori della <Dokuz Eylul University> a Izmir, in Turchia, hanno
confrontato 11 pazienti con sclerosi multipla i cui i primi segni
clinici si sono manifestati dopo la vaccinazione contro l'epatite B (
gruppo I ) con 71 pazienti con sclerosi multipla che non sono mai stati
vaccinati contro l'epatite B ed erano sierologicamente negativi nei
confronti del virus dell'epatite B ( Gruppo II ), e 20 soggetti sani (
gruppo III ).
Il numero medio di episodi di sclerosi multipla dopo 2 anni è stato di
1.5 nel gruppo I e 1.63 nel gruppo II.
Il punteggio medio alla scala Edss ( Expanded Disability Status Scale )
dopo 2 anni è stato di 1.31 nel gruppo I e di 1.89 nel gruppo II.
La tipizzazione Hla e l'esame sierologico per l'antigene di
superficie dell'epatite B sono stati eseguiti in tutti i gruppi.
Hla-Dr2 è risultato più frequente nei gruppi I e II rispetto ai
soggetti sani.
I Ricercatori non hanno evidenziato alcuna differenza tra i pazienti con
sclerosi multipla, sottoposti a vaccinazione o non vaccinati.
Pertanto, questo studio ha dimostrato che la vaccinazione contro
l'epatite B non sembra essere coinvolta nello sviluppo di sclerosi
multipla. ( Xagena_2006). (e-Vaccini.it)
30.09.2006
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I 50 ANNI
DELLA LUFTHANSA
IN TURCHIA

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La
storia della compagnia di bandiera tedesca in terra anatolica
ricordata nel corso di una cerimonia al Kempiski Palace di
Istanbul. |
The year 2006 marks the 50th
anniversary of Lufthansa operations in Turkey.
"The story of Lufthansa's 50
years in Turkey is about an airline with a great reputation, commitment
to a market and its successful deployment of modern aircraft andinnovative
flight products, which have led to an increasing number of passengers
and economical progress," said Joachim Steinbach, vice president of
sales and services for Southeast Europe, Africa, the Middle East and
Pakistan.
Steinbach was speaking at a gala dinner held at the Çırağan
Palace Kempinski Hotel in Istanbul to commemorate the 50th anniversary.
He pointed out that Lufthansa was founded in 1955 and after only one
year it began flying to a number of destinations in the region starting
with Istanbul. Today the German airline has 56 flights a week between
Turkey and Germany.
Steinbach also noted that Lufthansa's charter airline Condor, its joint
venture Sunexpress, Lufthansa Cargo and its catering company are
operating in Turkey today. It also opened a call center here. Altogether
the company has nearly 1,000 employees in Turkey. As a founding member
of the world's biggest airline grouping, the Star Alliance network,
Lufthansa offers its customers convenient connections to 842
destinations with 18 partner airlines.
The fact that Lufthansa started flights to Turkey after only one year of
its foundation proves how much importance Lufthansa attaches to Turkey,
according to Steinbach. "Even today as Lufthansa is a fully privatized
company, we will continue to be the first to introduce technical
innovations in the aviation industry in Turkey."
Lufthansa's first Turkish general manager, Sadık Elmas, underlined
that "with the opening up of the national market to private airlines,
positive developments have taken place in Turkey. The number of
passengers has grown above the international average. In order to meet
the new demand we have increased the number of flights during the summer
months. In line with developments to come in 2007, we are planning to
add to the number of flights as well."
Events for the 50th
anniversary:
The aircraft that Lufthansa originally used in the '50swas the
Lockheed Super-G-Constellation. So the first flight was commemorated
this month with a brand new Airbus A321 that was painted just like the
aircraft that flew to Istanbul in 1956. The flight attendants had on
uniforms from 50 years ago and served classic Lufthansa cocktails on
board. Other events have also been organized for customers, agencies and
journalists with whom Lufthansa cooperates. (Turkish
Daily News)
30.09.2006
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CRONACA
OCALAN ORDINA AI
SUOI IL "CESSATE IL FUOCO"

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Lo
ha annunciato una agenzia di stampa legata al Pkk e basata in
Europa. I guerriglieri però sembra che non gli diano retta. Ankara
comunque ha respinto la tregua. Un piano delle Forze armate turche per distruggere le basi
nel Nord Iraq. |
Il leader del Pkk Abdullah Ocalan ha ordinato ai suoi uomini un cessate il fuoco. Lo ha annunciato
un'agenzia legata al Pkk e basata in Europa. ''Fino a che non saremo minacciati
di distruzione totale, il Pkk non dovrebbe assolutamente usare le sue
armi'', è il messaggio di Ocalan dalla prigione speciale di Imrali trasmesso dai suoi avvocati all'agenzia Firat che lo
ha pubblicato sul suo sito Internet. E' anche vero che i suoi non sembrano
avere recepito i suoi ordini.
Il Primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha respinto comunque la
tregua. "È possibile
concludere un cessate il fuoco tra Stati, ma per un'organizzazione
terroristica si tratta di qualcosa di inappropriato", ha detto Erdogan
in dichiarazioni rilasciate alla televisione privata S<amanyolu>.
Per lo stesso Ocalan, citato dai suoi avvocati, una nuova tregua unilaterale non sarebbe un segno di ''debolezza'', ma
dovrebbe essere vista dalle autorità turche come un'occasione di riconciliazione tra il popolo turco ed il popolo curdo.
Ocalan sconta dal 1999 una condanna all'ergastolo, per tradimento e separatismo.
Qualche giorno fa il presidente iracheno Jalal Talabani aveva affermato che su sua sollecitazione nel giro di pochi giorni
il Pkk avrebbe annunciato ufficialmente una nuova tregua, dopo quella quinquennale interrotta nel giugno del 2004.
Il Governo iracheno aveva anche annunciato la chiusura degli uffici del Pkk in diverse cittadine curde nordirachene.
Nel frattempo le Forze Armate turche avevano fatto trapelare che era già pronto un loro
piano per la distruzione dei campi del Pkk sulle montagne del Nord Iraq.
Anche gli americani hanno spedito in Turchia ed in Nord Iraq un loro inviato speciale incaricato di coordinare la lotta al
Pkk, considerato un'organizzazione terroristica dalla Turchia, dall'Unione
Europea e dagli Usa. (Ansa)
30.09.2006
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ESECRAZIONE

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Le
minacce del presidente iracheno Jalal Talabani nei confronti di quei
Paesi che si immischirebbero negli affari di Baghdad ha provocato la
dura reazione di Ankara. |
Grande clamore e unanime riprovazione hanno provocato sulla stampa turca le minacce del
presidente iracheno Jalal Talabani, un leader curdo nordiracheno, di appoggiare i ribelli separatisti curdi di
Turchia, Iran e Siria se questi paesi ''non cesseranno di immischiarsi negli affari interni dell'Iraq''.
''La nostra pazienza è finita. Se le interferenze di quei tre Paesi non cesseranno, noi risponderemo nella stessa maniera.
Sosterremo i dissidenti di quei Paesi e creeremo dei problemi'' - aveva dichiarato Talabani ad una radio americana.
''Talabani ha passato i limiti'' - hanno subito titolato i giornali turchi
< Hurriyet> e < Radikal> mentre gli altri quotidiani
turchi hanno condannato le ''minacce di Talabani'', ricordando che sulle montagne del Nord Iraq vi sono campi di ribelli curdi del Pkk
che da quei campi compiono incursioni sanguinose in Turchia. Per questa ragione Ankara ha chiesto ripetutamente all'Iraq ed agli
Usa un'intervento, minacciando in caso contrario un proprio intervento diretto finalizzato a metter fine alla lotta armata
del Pkk che dal 1984 ha provocato in Tur |
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