Arretrati 

Anno 7° N.27

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ATTUALITA'

CLIMA DA CAMBIARE

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Le parole rasserenanti del presidente iraniano nei confronti di Papa Benedetto XVI in netto contrasto con il duro l'attacco lanciato dal direttore degli Affari religiosi turco.

Benedetto_XVICon meraviglia, nei giorni scorsi, abbiamo recepito l'intervento di Mahmoud Ahmadinejad in difesa di Papa Benedetto XVI in un momento in cui il mondo islamico gridava tutto il suo odio contro il massimo rappresentante della Chiesa cattolica. Forse la mossa del presidente iraniano - come si è avanzato dalle pagine di qualche quotidiano nazionale - è stata calcolata. Forse. Fatto sta che Ahmadinejad - il quale ne siamo certi ha colto nella lezione di Ratisbona il vero senso delle parole del Pontefice che altri invece hanno voluto interpretare in malafede - ha fatto la mossa giusta. A nostro avviso non ce n'erano di diverse. Ad  Ahmadinejad, quindi, un bel 10 e lode. Voto che, naturalmente, non possiamo dare al Gran Mufti Ali Bardokoglu, quel presidente degli Affari Religiosi turco al quale si deve de facto la responsabilità di avere scatenato la bagarre fanatica nei confronti del Papa. Ma c'era da aspettarselo. Il clima, nel Paese della Mezzaluna, nel giro di due/tre anni è cambiato sensibilmente. Una impressione? Mah! Basta girare per le strade di Istanbul o di qualche altra città della Turchia per sentirsi addosso gli occhi di persone che non ti guardano più benevolmente. Sono quelle stesse poi che - domani o domani l'altro - potrebbero tradurre le affermazioni del Gran Mufti, o peggio ancora quelle del Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan ("Le dichiarazioni del Pontefice - ha commentato - sono malvagie e inopportune", sic!), magari in aggressioni e ferimenti.
Noi ci auguriamo che l'establishment di Ankara si renda conto che - proseguendo su questa strada - il suo ingresso nell'Unione Europea diventa una mera illusione. Non saranno certo le missioni economico-commerciali né gli sforzi delle rappresentanze diplomatiche ad abbattere il muro di ostilità, sempre più granitico, sia da parte di Bruxelles sia da parte dei Paesi che fanno parte dell'Unione. La visita di Benedetto XVI in Turchia a fine novembre (sempre che si faccia), sia l'occasione dunque per ricucire lo strappo tra la Chiesa cattolica ed il mondo islamico, tra Santa Sede e il Governo turco. Sarebbe davvero assurdo affermare che si stava meglio sotto l'Impero ottomano quando tutte le fedi erano permesse e quando si poteva trovare in Turchia tutta la protezione del sultano là dove in altre parti dell'Europa le persecuzioni a causa di religioni diverse erano all'ordine del giorno. Purtroppo nazionalismo e islamismo oggi, in terra anatolica, vanno di pari passo. Ne sono una prova una serie di avvenimenti che - a parte gli attentati che ci sono stati al clero cristiano, le censure e le  dure reazioni in varie forme - mostrano un crescente rancore nei confronti del Vecchio continente. Di quell'Europa che - ad onor del vero -  sembra provi piacere a ricordare agli anatolici la disfatta di Lepanto e di Vienna. Questo la Turchia, orgogliosa come poche nazioni, non lo sopporta. Ora, se non si vuole Ankara nell'UE, lo si dica chiaramente. In questo caso però Bruxelles pagherà le sue conseguenze, a nostro parere gravissime. Se, al contrario la vogliamo al nostro interno, allora si cessi di mettere in continuazione un paletto dietro l'altro (diritti civili, riconoscimento di Cipro greca, riconoscimento del genocidio armeno, curdi e chi più ne ha più ne metta) quando l'economia di questo Paese va a gonfie vele (Pil in crescita nell'anno in corso del 7.5%). Del resto, se così non fosse il Fondo Monetario Internazionale non avrebbe inserito la Turchia nel riallineamento delle quote. Bene, abbiano finito con questa breve nota. Ci siamo permessi di dire la nostra, proprio perché questo Paese a noi ci è molto caro. Come fosse il nostro. Speriamo solo di non attirarci, per quanto detto, un putiferio di critiche come già è accaduto. (Turchia Oggi)
21.09.2006

 

LA VISITA SI FARA'

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La conferma sul viaggio del Pontefice in Turchia è arrivata al termine dell'assemblea della Conferenza episcopale turca svoltasi ad Istanbul.

Si terrà regolarmente la visita ufficiale di Benedetto XVI in Turchia. La conferma è arrivata al termine della assemblea della Conferenza episcopale turca che si è svolta ad Istanbul, presente anche mons. Piero Marini, capo dell'ufficio per le celebrazioni liturgiche papali. A dichiararlo al Sir è stato il portavoce dei vescovi turchi, mons. Georges Marovitch.
A seguito delle proteste scoppiate nel mondo musulmano, Turchia compresa, per il discorso del Papa all'università di Regensburg, sembrava che la visita del Pontefice fosse a rischio. Ma poi è giunta una schiarita. "La visita si farà regolarmente", ha dichiarato il portavoce che ha aggiunto che "si protrarrà fino al 1 dicembre, giorno in cui il Papa, presso la Cattedrale di Santo Spirito ad Istanbul, incontrerà le comunità cattoliche locali appartenenti ai vari riti. Assisterà alla funzione anche Bartolomeo I, patriarca ecumenico. L'incontro con mons. Marini era, infatti, per mettere a punto le liturgie. Non si è parlato di eventuali incontri con rappresentanti o leader islamici".
"Nel corso dell'assemblea - ha affermato mons. Marovitch - il Nunzio apostolico, mons. Lucibello, ha letto la dichiarazione del Segretario di Stato, card. Bertone in cui vengono spiegate le vere intenzioni del Pontefice. Ma in Turchia i giornali hanno chiesto ancora le scuse da parte del Santo Padre. Comunque il clima non è particolarmente acceso e non si registra, almeno fino ad ora, nessun atto intimidatorio o violento nei confronti della Chiesa. L'unica azione emblematica di protesta è accaduta ad Ankara dove esponenti di un associazione islamica hanno deposto una corona nera davanti la Nunziatura apostolica. Anche se lentamente il clima si sta svelenendo e questo lascia ben sperare per una visita serena e sicura. Quanto è accaduto - ha concluso - non farà altro che rafforzare l'intenzione di Benedetto XVI di andare avanti sulla strada del dialogo tra le religioni". (
ToscanaOggi online)
21.09.2006

 

ARRESTATELO

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La richiesta, nei confronti del Papa, venuta dal Direttorato generale per gli Affari Religiosi di Ankara (Diyanet).

Il Direttorato generale per gli Affari Religiosi di Ankara (Diyanet) ha chiesto al ministero della Giustizia turco di aprire un'inchiesta sulle affermazioni del Papa sull'Islam e di arrestarlo durante la sua visita nel Paese prevista dal 28 al 30 novembre. Lo rende noto l'agenzia di stampa <Anadolu>. Ratzinger, sostiene la Diyanet, ha violato le leggi turche su libertà di credo e pensiero, "insultando" l'Islam e il profeta Maometto. (Agr)
21.09.2006

"PAPA RATZINGER, NON VENIRE"

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Nella querelle di questi giorni, scatenata dal fanatismo musulmano contro il Pontefice, anche l'ex lupo grigio Mehmet Ali Agca ha voluto dire la sua.

"Papa Ratzinger, te lo dice uno che conosce bene queste cose. La tua vita adesso è in pericolo. Non venire in Turchia, assolutamente!". E' quanto si legge nella lettera inviata a Papa Bendetto XVI dall'attentatore turco di Papa Giovanni Paolo II, Mehmet Ali Agca, riportata dal quotidiano <La Repubblica>.
Agca sta scontando una lunga pena in Turchia per reati precedenti all'attentato del 1982 in piazza San Pietro. La lettera è un misto di segnali in codice e illazioni, capaci di inquietare il Vaticano, la Turchia, la Germania e qualche servizio segreto occidentale, scrive il quotidiano. "Perdonate il Papa - scrive Agca a lettere maiuscole in testa alla lettera datata 18 settembre - nel periodo compreso tra il 1980 e il 2000 io ho avuto rapporti con diversi servizi di paesi occidentali e del Vaticano. In quei venti anni ho imparato molte cose e sono entrato in possesso di alcuni segreti incredibili". Uno di questi segreti avrebbe vincolato l'allora cardinale Ratzinger al comandante delle guardie della Santa sede, Alois Esterman. "Un servizio ben noto, che proteggeva Ratzinger, uccise Esterman nel maggio 1998 insieme con la moglie e la guardia svizzera Cedric Tornay nella sua casa all'interno del Vaticano", scrive il Lupo grigio, aggiungendo che "il servizio italiano Sismi sa bene come sono andate le cose". L'ex attentatore afferma quindi che "un servizio segreto molto potente", che vuole ricevere il sostegno del Vaticano "nella propria politica internazionale", sarebbe a conoscenza di ulteriori dettagli di tale vicenda. La lettera si conclude con l'invito al Pontefice a "dimettersi per tornare a vivere in pace in patria". "Al suo posto dovrebbe essere eletto uno dei cardinali dell'onesto Stato italiano, volti alla pace e alla democrazia, Tettamanzi o Bertone - scrive Agca - il Vaticano dovrebbe diventare un centro di pace e fratellanza. Il mondo ha bisogno di questo, non di odio e vendetta". (Apcom)
21.09.2006

"DICHIARAZIONI MALVAGIE"

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In questo modo si è espresso il premier turco, Recep Tayyip Erdogan, a proposito dell'intervento del Pontefice sull'Islam.

Il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha condannato le affermazioni di Papa Benedetto XVI sull'Islam, definendole malvagie e inopportune, e lo ha invitato a ritirarle. 
''Il Papa ha parlato come politico piuttosto che come uomo di religione'', ha detto Erdogan alla televisione.
''Le dichiarazioni sono malvagie e inopportune. Il Papa deve fare un passo indietro per preservare la pace inter-religiosa'', ha aggiunto. 
Il premier turco parlava prima che dal Vaticano si facesse sapare che il Papa è  ''vivamente dispiaciuto'' che alcuni passi del suo discorso possano aver urtato la sensibilità dei musulmani. (Ansa)
21.09.2006

 

"COME HITLER E MUSSOLINI"

Il j'accuse contro Sua Santità Benedetto XVI del numero due dell'Akp turco, Salih Kapusuz.

Benedetto XVI come Hitler e Mussolini. Si fa sempre più aspra la polemica del mondo islamico nei confronti del Papa, accusato di aver pronunciato giudizi offensivi nei confronti dell'Islam durante la sua visita in Germania. Le parole del Pontefice, ha denunciato il numero due del partito islamico turco della Giustizia e del Benessere (Akp), Salih Kapusuz, sono ''il risultato di una penosa ignoranza'' dell'Islam e del suo Profeta.
''Ha una mentalità oscurantista che viene dai tempi bui del Medio Evo - ha tuonato Kapusuz, citato dall'agenzia di stampa turca <Anatolia> - E' un peccato che non abbia beneficiato dello spirito della riforma nel mondo cristiano. (Le sue parole) sembrano uno sforzo per ravvivare la mentalità della Crociate''. ''Benedetto, autore di dichiarazioni tanto insolenti e inopportune, passerà alla storia per le sue parole, passerà alla storia nella stessa categoria di leader come Hitler e Mussolini'', ha affermato il numero due del Partito del premier Recep Tayyip Erdogan. (da Adnkronos)
21.09.2006

PARROCO ACCOLTELLATO IN BAVIERA

L'aggressore, un turco che già in passato aveva minacciato di dar fuoco ad una chiesa cattolica, ricoverato in un reparto di psichiatria.

Un grave fatto di sangue ha guastato la gioia dei cattolici di Kassel durante la visita del Papa Benedetto XVI in Baviera (Germania meridionale): un prete cattolico di 70 anni è stato aggredito a Kassel (centro) da un turco di 28 anni che ha suonato alla porta della
parrocchia, è entrato in chiesa ed ha colpito ripetutamente con un coltello il religioso, ferendolo gravemente.
Il parroco è stato trasportato immediatamente in ospedale e sottoposto a varie operazioni chirurgiche per fermare le emorragie interne causate dalle coltellate. ''Ora è cosciente ma è molto debole'', ha detto una portavoce della polizia, secondo la quale l'anziano parroco è ancora in pericolo di vita.
L'aggressore è stato fermato dalle autorità locali grazie alla descrizione dei testimoni oculari. Gli agenti in borghese lo hanno fermato poco dopo nei pressi della sua abitazione. Il turco - che aveva già minacciato in passato altri membri della parrocchia ed aveva detto di voler dar fuoco alla chiesa - è stato interrogato dalla polizia e ricoverato poi in un reparto di psichiatria. (da Ansa)
21.09.2006

DOVE STA ANDANDO UN PAESE CHE PRIMA ERA LAICO

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Il linciaggio di un uomo che aveva ucciso un imam in una mosche di Istanbul ripropone il discorso sui religiosi e sui legami con i gruppi più eversivi.

Una_manifestazione_Ibda-CE' divenuta una questione politica di rilievo nazionale la vicenda del linciaggio di un uomo che aveva appena ucciso un imam in una moschea di Istanbul.
I dirigenti del maggiore partito di opposizione Chp (laico e socialdemocratico) hanno annunciato una serie di interrogazioni parlamentari, perché la setta islamica a cui entrambi gli uomini uccisi erano legati, è sospettata - secondo la stampa - di avere legami con il gruppo terrorista islamico Ibda-C (Fronte incursori dell'Oriente islamico) e con boss mafiosi. Il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha definito questi legami come ''speculazioni di stampa, miranti a creare tensioni''.
L'episodio risale ai primi di settembre 3 settembre nella moschea Ismailaga del rione Carsamba di Istanbul, che fa parte del quartiere di Fatih, definito dalla stampa liberale ''ghetto islamista'' anche perché uomini e donne vi si vestono in perfetta foggia islamica e sono particolarmente devoti all'islam rigorista della confraternita dei Nakshibendi (originatasi in Asia centrale nel XIV secolo).
Poco dopo la preghiera del mattino Mustafa Erdal, di 27 anni, anch'egli un imam-predicatore, accoltellò a morte l'imam ufficiale della moschea Ismailaga, Ali Ozturk, di 54 anni e fu subito dopo picchiato a morte da un gruppo di fedeli che aveva assistito al litigio ed all'assassinio nella stessa moschea.
I primo rapporto della polizia parlava di un ''suicidio'' di Erdal, ma l'autopsia smentì questo rapporto accertando che la morte era avvenuta per dissanguamento creato verosimilmente da varie lesioni omicide.
''La polizia ha cercato di nascondere il linciaggio?'' - si sono chiesti i giornali aprendo varie inchieste sulla setta e sul quartiere di Carsamba e di Fatih.
E' così emerso che dietro il duplice omicidio in moschea potevano esserci legami della setta Ismailaga con il gruppo terrorista Ibda-C (Fronte incursori dell'Oriente islamico) che rivendicò i 4 attentati contemporanei del novembre 2003 a due sinagoghe, al consolato britannico ed alla banca inglese Hsbc che provocarono 57 morti e centinaia di feriti.
E' emerso che i rapporti fra la setta Ismailaga ed il gruppo terrorista Ibda-C erano noti alla polizia sin dal 2000 tanto che in un suo rapporto del 2000, poi ignorato, aveva scritto che l'Ibda-C aveva ottenuto degli appoggi economici e militanti dai membri della setta Ismailaga; che diversi membri della setta avevano svolto ''missioni critiche'' nelle istituzioni statali; e che sulla rivista ufficiale della setta venivano pubblicati regolarmente i comunicati dell'Ibda-C. Infine che la setta era divisa in due fazioni sin dall'anno 2000 quando erano iniziati gli stretti rapporti con con l'Ibda-C. 
Dunque ''almeno una parte della setta ha partecipato ad attività terroristiche? E perché la polizia ha ignorato quel rapporto?'' - si sono chiesti quindi i giornali laici turchi.
Uno dei leader della setta, Sadettin Ustaosmanoglu, della famiglia del massimo leader della setta, Mahmut Ustaosmanoglu ha ammesso al giornale turco <Radikal> che ci sono legami tra la setta stessa e l'Ibda-C, ma tenendo a precisare ''che non vi sono screzi'': ''non c'e' nessun problema tra la setta ed Ibda-c - ha affermato - quelli dell'Ibda-c rispettano molto il nostro leader Mahmud Hodja (maestro). Nella setta, ci sono tanti difensori dell'Ibda-C''. Un altro leader della stessa setta Husnu Kilic, ha affermato: ''i membri della setta sono circa 100 mila, tra cui, molti uomini d'affari ed accademici''. 
Legami tra setta e mafia - I giornali hanno poi attirato l'attenzione anche sui legami tra la setta e la mafia, ricordando che il boss mafioso, Kasim Zengin, arrestato ed interrogato dalla polizia aveva accusato in febbraio scorso uno dei leader della setta Metin Balkanoglu di aver fondato ''un tribunale religioso'' e di averlo condannato a morte accusandolo di avere usato 700 miliardi lire turche (376.000 euro) della stessa setta per comprare un supermercato. Balkanoglu ha negato la condanna ed ha ammesso di avere dato "solo una piccola quantità di danaro'' a Zengin. 
Nel rione di Carsamba, come in tutto il quartiere di Fatih, gli uomini portano tutti il ''sarik'' (piccolo turbante bianco) o il takke (papalina) degli imam, il ''salvar'' (pantaloni larghi) o il ''giuppé'' (camicione lungo senza collare). I bambini che giocano per strada indossano anche loro il ''giuppé'' e il ''takke'', mentre le donne sono tutte interamente coperte dal ''kara carsaf'' (lenzuolo nero). 
Anche i nomi dei negozi ricordano la tradizione religiosa islamica come i nomi delle più importanti preghiere. La Biblioteca si chiama ''Yasin'', il negozio di abbigliamento si chiama ''Lutuf'', il ristorante ''Bereket'', la sartoria si chiama ''Furkan'' (uno dei 99 nomi di Allah)). Sulla vetrina di un negozio c'e' la scritta: 'Ssi cerca una signora col turban'' (il copricapo islamico turco).
Nel quartiere di Fatih i giornalisti sono visti come il demonio: ''Non si rilasciano interviste'' - vi dicono a muso duro, guardandovi con ostilità.
Il leader del Partito di opposizione Chp, in un'intervista al quotidiano <Cumhuriyet> ha dichiarato: ''in quel quartiere, esiste un'altra repubblica, Hanno fondato un tribunale. Hanno persino eseguito una sentenza capitale''. (Lucio Leante/Ansa)
21.09.2006

RINVIATO IL RAPPORTO SULL'ADESIONE

 

La riunione della Commissione europea relativa alla Tuchia si terrà l'8 novembre invece che il 24 ottobre.

Il rapporto della Commissione europea sullo stato di preparazione della Turchia per l'adesione ai Venticinque sarà presentato l'8 novembre e non, come inizialmente previsto, il 24 ottobre. Lo ha riferito a Bruxelles Kristina Nagy, portavoce del commissario europeo all'Allargamento, Olli Rehn. La portavoce ha precisato che il motivo di tale rinvio è dovuto esclusivamente a "variazioni dell'agenda" dell'UE. (Tg.com)
21.09.2006

 

RIAPERTO IL PARLAMENTO

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La decisione di anticipare il rientro dalla vacanze da parte dei suoi componenti dettato dalla necessità di discutere le riforme chieste dall'UE. Ma nella prima seduta non si è parlato dell'art.301 né di Unione doganale.

Anticipando il suo rientro dalle vacanze, il Parlamento turco si è riunito per cominciare a discutere una serie di riforme chieste dall'Unione Europea, ma il Governo ha fatto sapere che la riforma più attesa a Bruxelles, e cioè quella dell'articolo 301 del codice penale che punisce estensivamente le "offese alla identità turca", non era all'ordine del giorno come confermato dal portavoce del Governo e ministro della Giustizia Cemil Cicek.
L'articolo era fortemente di attualità perché ,sulla base del 301, nell'agenda della Giustizia c'era il processo penale alla scrittrice e giornalista Elif Shafak, di 34 anni (successivamente prosciolta da ogni accusa, ndr), alla sbarra solo perché il personaggio armeno di un suo romanzo ("Il bastardo di Istanbul"), accusa i "macellai turchi" dei massacri di armeni cristiani compiuti nel 1915, nell'ultima fase dell'impero ottomano. E' la prima volta che quell'articolo viene applicato per parole pronunciate da un personaggio di fantasia di un romanzo e gli opinionisti liberali turchi ne vogliono l'abrogazione in quanto esso può essere usato per punire una vasta gamma di opinioni critiche di carattere politico o storico.
Lo stesso articolo era stato usato per mettere alla sbarra quest'anno lo scrittore Orhan Pamuk (poi prosciolto) ed il pubblicista armeno Hrant Dink (condannato a sei mesi) sempre per riferimenti ai massacri degli armeni del 1915-16.
Ciò non di meno, all'ordine del giorno del Parlamento, vi erano alcune importanti riforme atte ad allargare le libertà di culto e d'associazione per alcune minoranze religiose, in particolare cristiano-ortodosse, e le libertà sindacali.
Queste riforme dovrebbero essere approvate prima della formulazione del Rapporto sui progressi della Turchia (una sorta di esame annuale) sulla via dell'adesione all'UE, da parte della Commissione europea di Bruxelles, per cercare di migliorarne i contenuti ed i giudizi a favore di Ankara.
Nell'agenda del Parlamento di Ankara - a quanto è stato reso noto nei giorni scorsi dal Governo - non vi era, alla riapertura dell'aula, nemmeno la ratifica del protocollo di estensione dell'Unione doganale ai nuovi membri dell'Unione Europea, chiesta dall'UE, e che sarebbe la condizione preventiva per l'apertura degli scali turchi ai mezzi e alle merci greco-cipriote della Repubblica di Cipro (membro dell'UE dal maggio 2004).
L'Unione Europea ha minacciato un'interruzione, almeno parziale, del negoziato di adesione Turchia-UE se Ankara non si aprirà alle merci greco-cipriote. (Denaro.it)
21.09.2006

 

PROSCIOLTA ELIF SHAFAK

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La scrittrice turca, nota per il libro "Baba ve Pic", era stata accusata di avere offeso l'identità della nazione.

Un tribunale di Istanbul ha prosciolto dall'accusa di vilipendio all'identità nazionale la scrittrice turca Elif Safak, autrice del libro "Baba ve Pic". La 34enne scrittrice era stata indagata su denuncia dell'avvocato ultra-nazionalista Kemal Kerincsiz, presidente del sindacato dei giuristi. (Adnkronos)
21.09.2006

IL "NO" DI SARKOZY

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L'attuale ministro dell'Interno francese e prossimo candidato per l'Eliseo non vuole la Turchia nell'Unione Europea. Lo ha dichiarato a chiare lettere.

Alla ricerca di consensi elettorali, Nicolas Sarkozy fa la voce grossa con la Turchia. "Chiedo che non vengano sviluppati i negoziati di adesione fino a quando la Turchia non avrà ratificato ed effettivamente applicato in buona fede il Protocollo di Ankara", ha detto   riferendosi all'insieme degli impegni che il Governo Erdogan ha assunto, in particolare sulla questione di Cipro e che esita ad applicare per timore di contraccolpi in politica interna. Le trattative sono già impantanate prima ancora di entrare nel vivo dei problemi e questa intemerata di Sarkozy peggiora ulteriormente le prospettive. Sarkozy, che ha ancora espresso forti dubbi sulla possibilità che la Turchia arrivi a un'adesione "piena e completa" all'UE, ha parlato come leader dell'Unp, principale partito al potere, come membro del Governo (è ministro dell'Interno) e soprattutto come candidato alla presidenza della Repubblica per l'elezione del prossimo giugno. Le sue parole non hanno stupito, tutt'al più è stato notato il tono particolarmente "presidenziale", e il fatto di esser state evidentemente pronunciate con la certezza di avere la spalle ben coperte: non solo dal presidente in carica Jacques Chirac e dall'insieme dei membri del Governo di cui è premier Dominique Villepin (altro pretendente alla presidenza della Repubblica) ma soprattutto dall'ostilità ampiamente maggioritaria che l'opinione pubblica del Paese mostra a ogni sondaggio per la prospettiva di un ingresso di Ankara nell'UE.
Agli occhi dei francesi la Turchia è troppo popolosa, grande, povera, dinamica e concorrenziale per poter essere integrata evitando sconquassi economici e politici. Senza contare che si tratta di far entrare nell'UE un Paese musulmano: e anche questo conta, eccome e più che mai, in una Francia nella quale la comunità di fede islamica ha dimensioni imponenti. Tanto chiara è l'ostilità dell'opinione pubblica a un'adesione turca che anche i socialisti francesi, con i loro numerosi pretendenti alla successione di Chirac, tutti impegnati a sparare a zero su ogni mossa del governo e in particolare di Nicolas Sarkozy, su questo punto si guardano bene dal distinguersi dal centro e dalla destra. Anche per le sinistre, infatti, rimane fermo il paletto fissato da Chirac l'anno scorso, quando l'UE ha finalmente accettato di avviare con Ankara le trattative di adesione (pur precisando che i negoziati potrebbero durare un decennio): prima di dare via libera - ha avvertito Chirac - la Francia sottoporrà a referendum popolare la ratifica del Trattato di adesione della Turchia.
È un impegno, quello di Chirac, che equivale a una promessa di bocciatura. Promessa che lega politicamente le mani al suo successore, che si tratti di Sarkozy, della socialista rampante Se'gole'ne Royal o di un qualche outsider. Se pure i vertici della classe politica dovessero poi cambiare idea, a causa di qualche imprevedibile rivolgimento geo-politico, si sa che nei cambiamenti di rotta le tendenze profonde dell'opinione pubblica sono assai più lente.(Velino)
21.09.2006

I FORTI DUBBI DI BARROSO

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Il presidente della Commissione europea non si è detto ottimista per l'ingresso della Turchia nel club dei Venticinque.

Josè Manuel Durao Barroso non è ottimista sul negoziato per l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea. E' uno degli aspetti che emerge dall'intervista rilasciata a <EuroNews> dal presidente della Commissione, che ha toccato numerosi temi delle politiche comunitarie. "Per il momento - ha detto - non siamo molto incoraggiati dalle notizie che riceviamo. Credo necessario che la Turchia comprenda che deve rispettare i suoi obblighi e impegni. All'inizio del mese di novembre pubblicheremo il nostro rapporto sullo stato dell'avanzamento del negoziato con la Turchia. Posso garantire che sarà un rapporto oggettivo, onesto e rigoroso".
Gli obblighi e gli impegni a cui fa riferimento Barroso riguardano in particolare i rapporti con Cipro, Paese membro dell'Unione ma che Ankara non riconosce intrattenendo relazioni solo con la parte turca
dell'isola. (Euronews)
21.09.2006

 

TOUR D'HORIZON

Il_ministro_turco_Ali_Babacan

 

Prevista per giovedì prossimo a Roma la visita del ministro dell'Economia turco Ali Babacan. Una serie di incontri con le massime autorità italiane.

Romano_ProdiIl prossimo 28 settembre è prevista la visita a Roma del ministro per l'Economia e Capo negoziatore per i colloqui sull'accesso della Turchia all'Unione Europea, Ali Babacan. Nell'ambito di una serie di visite nei Paesi europei  il Ministro Babacan incontrerà in Italia il Premier Romano Prodi, il Ministro degli Esteri Massimo D'Alema, il Ministro per le Politiche comunitarie Emma Bonino, esponenti di <Sace> e <Simest>, di Confindustria e di Sviluppo Lazio e la comunità turca presente a Roma. 
Nella prima parte di settembre l'esponente politico turco aveva avviato un nuovo tour d'horizon in Europa. In Belgio ed Olanda si era visto con i più importanti referenti nazionali e comunitari per le questioni riguardanti l'Unione Europea ed i negoziati di accesso della Turchia che, come noto, sono stati avviati lo scorso 3 ottobre 2005.  
Con il ministro per l'Economia olandese Joop Wijn, il ministro degli Esteri Bernard Bot ed il ministro delle Finanze e vicepresidente del Consiglio Gerrit Zalm ha discusso degli ultimi sviluppi economici e politici riguardanti il suo Paese e l'interessante area geopolitica che lo circonda. Proseguendo in Belgio Babacan si è incontrato con Didier Donfut, che guida il Desk Unione Europea presso il ministero degli Esteri belga, e con il ministro degli Esteri Karel De Gucht, concludendo la sua missione a livello comunitario con Jan Figel, Commissario europeo per l'istruzione, la cultura, il multi-linguismo e la formazione e con Olli Rehn, Commissario all'Allargamento.
Si può immaginare che con gli interlocutori italiani saranno discussi gli ultimi sviluppi della situazione in Libano, il ruolo della Turchia per la pacificazione dell'intera area, l'invio di truppe turche come caschi blu a ridosso del fiume Litani, la situazione nelle repubbliche caucasiche, i rapporti con Israele ed altri temi politici.
Sul piano economico e delle riforme interne saranno affrontati i temi del rallentamento dell'azione riformista, le difficoltà economiche congiunturali e la situazione della sicurezza interna, dopo la recente recrudescenza degli attentati.
Specialmente la stampa britannica aveva fatto cenno, con un editoriale dell'attento <Economist>, a difficoltà interne che avrebbero spiegato la letargia turca in materia di riforme e la scarsa visibilità del ministro Babacan sullo scenario europeo.
Programma intenso di riforme - Il ministero turco degli Esteri aveva prontamente risposto con una nota del suo portavoce, Namik Tan, ribadendo che gli avvenimenti mediorientali avevano comprensibilmente distolto l'attenzione dall'obiettivo principale, ma che questo non è mai stato abbandonato. A far giustizia delle voci di dissapori con il ministro degli Esteri è poi stato lo stesso Abdullah Gül che ha energicamente sostenuto la politica europea del suo giovane collega.
Il personaggio politico che si appresta a sbarcare in Italia è veramente di primo piano e degno di ogni migliore attenzione. Nel suo cursus honorem infatti figurano degli studi di ingegneria industriale compiuti nella prestigiosa <Middle East Technical University> di Ankara dove si è laureato con il massimo dei voti, proseguendo con una borsa di studio <Fulbright> a Evanston nell'Illinois, dove ha conseguito il "Mba" nel 1992. Dopo aver lavorato alcuni anni come consultant per il mondo bancario americano ha fatto ritorno nella sua città natale dove si è occupato dell'azienda tessile di famiglia ed è divenuto consigliere del Sindaco di Ankara.
Nel 2002 entra nello scenario politico dalla porta principale: è co-fondatore del Partito della Giustizia e dello Sviluppo (Akp) con il presidente Erdogan e viene eletto Deputato di Ankara. La vittoria elettorale dell'Akp e la successiva costituzione del Governo Erdogan lo vede nominare ministro per l'Economia come membro più giovane del Gabinetto, a soli 35 anni.
Babacan avvia un programma intenso di riforme avendo in mira l'obiettivo che sarà colto alcuni anni dopo con l'avvio dei negoziati ufficiali di adesione alla UE. Le sue spalle sono coperte non solo dalla consistenza elettorale del suo partito, ma anche dal prestito miliardario del Fmi con il quale la Turchia riprende la via di una sicura crescita economica dopo due crisi di inattesa asprezza. Gli impegni propri degli obiettivi europei lo tengono lontano dall'arena politica turca più spettacolare; evita le questioni di stampo religioso e le facili polemiche interne, concentrandosi invece sulle attività economiche e finanziarie e rifuggendo da ogni facile populismo. Tra il 2003 ed il 2005 partecipa ad incontri di alto livello come il Forum Economico Mondiale di Davos ed il Bilderberg Group.
Il 24 maggio 2005 il Premier turco lo nomina Capo negoziatore per i colloqui di accesso della Turchia nella UE, un incarico che corona e completa il suo intenso e riconosciuto impegno. Crediamo di poter dire che non sarebbe male se alcuni dei nostri esponenti di Governo, magari animati dalla stessa determinazione e forte apertura nella vita di studio e lavoro di Babacan, realizzassero con lui un legame lungimirante ed un sodalizio politico, ottimo strumento per i politici che si cimentano nel campo delle  relazioni internazionali. (Stefano Barocci)
21.09.2006

 

INCONTRO TRA ZIYAL E PISICCHIO

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L'ambasciatore turco in Italia e il presidente italiano della Commissione Giustizia della Camera hanno avuto uno scambio di valutazioni sul ruolo di Ankara e Roma.

Il presidente della Commissione Giustizia della Camera, Pino Pisicchio, ha incontrato l'ambasciatore di Turchia Ugur Ziyal. Il colloquio ha permesso uno scambio di valutazioni sul ruolo dei due Paesi mediterranei nel Sistema Europeo, con particolare riferimento ai temi della giustizia e dei diritti umani.
"La Turchia - ha dichiarato Pisicchio a chiusura del colloquio - è un grande Paese che interpreta la sua scelta democratica alla luce di tradizioni culturali peculiari,proponendosi a utile modello in un'area geografica particolarmente sensibile". Pisicchio ha anche sottolineato positivamente le dichiarazioni del Governo turco sulla prossima visita del Papa:"un evento che non potrà non produrre effetti importanti sulla strada del dialogo interreligioso e interculturale". (Agi)
21.09.2006

 

 

LA MISSIONE TURCA IN LIBANO

Ankara dispiegherà i suoi soldati nel quadro della Forza provvisoria Unifil2 non prima ella fine del mese di ottobre.

La Turchia dispiegherà i suoi soldati nel quadro della Forza provvisoria delle Nazioni Unite in Libano (Unifil) entro la fine di ottobre. Lo ha affermato un alto responsabile del ministero degli Affari Esteri turco. Il numero dei soldati che saranno inviati e la loro zona di dispiegamento è ancora in corso di esame, ha sottolineato. Un gruppo di esperti militari e di diplomatici turchi - ha spiegato una fonte diplomatica turca - la prossima settimana si recherà a New York per discutere con dei responsabili delle Nazioni Unite delle modalità di dispiegamento dei caschi blu turchi. Il 5 settembre, il Parlamento turco ha dato il via libera alla partecipazione turca all'Unifil, la forza Onu incaricata di consolidare la tregua alla frontiera israelo-libanese, che dovrebbe essere dell'ordine di un migliaio di soldati. (Asca-Afp)
21.09.2006.

 

IL FEDERALISMO IN IRAK MINACCIA PER LA STABILITA' DELLA REGIONE
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Lo ha detto il ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul, nel corso di una conferenza all'<American Turkish Society> di New York.

Il ministro degli Esteri e vice-premier turco Abdullah Gul ha avvertito che un sistema federale in Iraq - con conseguenti regioni autonome sciite, curde e sunnite - potrebbe frammentare il Paese e minacciare la stabilità della regione.

"Il cuore del problema - ha dichiarato Gul a New York durante una conferenza all'<American Turkish Society> - è che se l'Iraq venisse diviso, ci sarebbe di certo una guerra civile e, di certo, i paesi confinanti ne verrebbero coinvolti. Il Medi Oriente non può sobbarcarsi questo. È troppo".

Leader sciiti, curdi e sunniti si sono incontrati lunedì per discutere una proposta di legge federalista avanzata questo mese dalla principale formazione sciita, la United Iraqi Alliance.

La minoranza sunnita - al potere durante il regime di Saddam Hussein - osteggia il disegno, temendo la divisione del Paese e la propria esclusione dal controllo delle risorse petrolifere irachene, concentrate nel nord dominato dai curdi e nel sud a maggioranza sciita. (Ap)
21.09.2006

 

LE PROMESSE DI WASHINGTON

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L'emissario speciale dell'amministrazione americana, Joseph Ralston, ha assicurato Ankara circa le misure urgenti da prendere contro il Pkk.

L'emissario speciale dell' amministrazione americana per la lotta al terrorismo del Pkk in Turchia, il generale in pensione Joseph Ralston, ha assicurato Ankara che Washington intende favorire ''misure urgenti, efficaci e visibili'' contro la minaccia del Pkk all' alleato turco.
Ralston, che in passato è stato comandante supremo delle forze Nato, è stato ricevuto recentemente dai massimi dirigenti del ministero degli Affari Esteri turco ed all'incontro era presente anche il generale turco in pensione Edip Baser, ex comandante delle forze di terra turche, nominato con un decreto del governo coordinatore turco per la lotta al Pkk.
Il generale americano ha precisato solo che ''un vasto ventaglio di misure sono allo studio'' per andare incontro alle ripetute richieste turche di interventi contro la presenza di campi del Pkk sulle montagne del Nord Iraq, da dove i ribelli separatisti del Pkk effettuano sanguinose incursioni in Turchia.
In passato Washington aveva più volte promesso ad Ankara che avrebbe preso misure efficaci, ma alle promesse non erano seguiti i fatti probabilmente perché il Nord Iraq è l'unica regione irachena dove ci sia una relativa tranquillità garantita anche da un precario equilibrio tra le organizzazioni curde nordirachene ed il Pkk. 
Ankara ha minacciato a diverse riprese un suo intervento diretto per mettere fine ai campi del Pkk, dove - a  suo dire - operano circa 3000 ribelli, a cui si aggiungono altri 2000 in Turchia. Ad un intervento militare diretto di Ankara in Nord Iraq, si oppongono,tuttavia, le organizzazioni curde nord-irachene che sono i migliori alleati degli americani non solo in Nord Iraq, ma in tutto il Paese: un loro esponente è lo stesso presidente iracheno, Jalal Talabani.
Il Pkk, considerato un gruppo terroristico sia dalla Turchia, sia dagli Usa, sia dall'Unione europea, ha ripreso dal giugno 2004 le sue azioni armate in Turchia e dall'inizio dell'anno - secondo fonti ufficiali - 91 militari turchi (25 nel solo mese di luglio) e circa un centinaio di ribelli curdi sono stati uccisi in scontri armati. La sua lotta armata in Turchia dal 
1984 ad oggi ha provocato oltre 37 mila morti. (da Ansa)
21.09.2006

 

OCALAN LEADER POLITICO DI TUTTI I CURDI

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Petizione al Consiglio d'Europa dell'organizzazione Kon-Kurd per sollecitare l'Europa a dare una mano al gruppo etnico che vive in Turchia, Iraq, Iran e Siria.

Oltre tre milioni di curdi residenti in Turchia, Iran, Iraq e Siria hanno firmato una petizione nella quale riconoscono Abdullah Ocalan, capo dell' organizzazione separatista armata curda Pkk, come loro rappresentante politico.
L'iniziativa, organizzata dalla confederazione delle associazioni curde in Europa, il Kon-Kurd, è stata presentata nel corso di una conferenza stampa al Parlamento europeo.
La campagna di raccolta delle firme, partita nel luglio 2005, si è conclusa nel maggio scorso. ''Sono state raccolte più di tre milioni di firme, delle quali 2 milioni solo in Turchia, 537.000 in Iraq, 333.000 in Iran, 156.000 in Siria, 140.000 in Europa e 33.000 in Russia'', ha spiegato Ahmet Gulati Dere, del Consiglio nazionale del Kurdistan.
Tuttavia,''se conteggiassimo anche le numerose firme che sono state confiscate dalle forze di sicurezza dei vari Paesi dove abbiamo condotto la nostra campagna, arriveremmo a 4 milioni e 300 mila adesioni'', ha aggiunto Dere, denunciando minacce e repressioni da parte dei Governi, intenzionati, ha dichiarato, ad impedire il lavoro dei volontari, ''alcuni dei quali si trovano ancora nelle carceri turche''.''Finora il popolo curdo non ha avuto altri mezzi che l'uso della forza per condurre la sua lotta'', ha concluso Dere. 
''Tuttavia, ha sempre chiesto sia di portare avanti la lotta per la sua liberazione con metodi pacifici, sia una soluzione pacifica''. E questa petizione ha dimostrato che per il popolo curdo ''Ocalan è l'unico rappresentante politico che può riuscire a portare la pace senza lotta''.
''L'Europa non può ignorare la grande adesione del popolo curdo'', ha sostenuto Feleknas Uca, del gruppo della Sinistra unitaria europea, nel corso della conferenza stampa. Uca spera che ''nel contesto delle discussioni per l'allargamento UE, l'Europa intervenga presso Ankara in difesa dei curdi''.Abdullah Ocalan è rinchiuso nel carcere di Imrali dal 1999, in condizioni di massimo isolamento.
La petizione è stata presentata al Consiglio d'Europa e a Ginevra e verrà inviata anche al Parlamento europeo e ai singoli stati membri UE. (Ansa)
21.09.2006

 

INTERCETTATO AEREO IRANIANO CON A BORDO AHMADINEJAD

 

Stando a quello che hanno poi riferito le autorità militari turche, che hanno costretto un Boeing 707 ad atterrare ad Istanbul, il velivolo era entrato in uno spazio aereo proibito.

Un aereo iraniano con a bordo autorità e giornalisti è stato intercettato e fatto atterrare ad Istanbul da aerei militari turchi. Il Boeing 707 aveva accompagnato il presidente Mahmud  Ahmadinejad in Venezuela e stava rientrando a Teheran con a bordo il ministro dell'Industria Ali Reza Tahmasbi ed il vice ministro degli Esteri Mohammad Reza Baqeri. Le autorità turche, citate dall'<Irna>, avevano spiegato che l'aereo non aveva l'autorizzazione a sorvolare il territorio della Turchia, ma Baqeri ha smentito questa affermazione.
Il ministro Tahmasbi ha affermato, a sua volta, che il comportamento delle autorità turco va considerato come un grave "insulto" alla nazione irariana. Il velivolo più tardi è potuto ripartire. (Ansa)
21.09.2006

 

ADDESTRATORI ISRAELIANI PER SOLDATI CURDI

 

Lo ha affermato una fonte di unità speciale di Tel Aviv al programma giornalistico notturno della <Bbc> inglese.

Soldati delle forze speciali israeliane entrarono in Iraq dalla Turchia nel 2004 per addestrare due gruppi di truppe curde, ha detto al programma giornalistico notturno della <Bbc> uno degli addestratori israeliani. L'addestratore, il cui nome non è stato rivelato, ha riferito che soldati israeliani hanno insegnato a militari curdi ad agire come forze di sicurezza per il nuovo aeroporto di Irbil, città settentrionale dell'Iraq.
Gli israeliani, ha aggiunto, addestrarono inoltre più di 100 Peshmerga o militanti curdi per "missioni speciali" che includevano l'uso di armi e le tecniche per sparare a militanti in una folla. L'intervistato ha detto di credere che gli ufficiali curdi sapessero che gli addestratori erano israeliani, a differenza dei soldati. (Ticin@nline)
21.09.2006

 

SOCIETA'

I BAMBINI DI ISTANBUL A ROMA

 

L'iniziativa di ospitarne un piccolo gruppo partita dal presidente del Consiglio comunale, Mirko Coratti.

''La Capitale contro ogni forma di terrorismo e di guerra. Dopo i bambini israeliani provenienti dalla provincia di Haifa e giunti a Roma nelle scorse settimane e dopo un altro gruppo arrivato dal Libano, sarà la volta dei bimbi di Istanbul. Ne potremo ospitare alcuni a Roma, grazie alla disponibilità di famiglie che regaleranno loro un soggiorno pieno di amore, pace e serenità''. A proporlo è Mirko Coratti, presidente del Consiglio comunale di Roma, che ha ricevuto in Campidoglio una delegazione turca guidata da Mustafa Sarigul, sindaco di Sisli, il centralissimo primo municipio di Istanbul.
''Di recente - prosegue Coratti - l'ennesima bomba ha mietuto altre undici vittime, delle quali ben sette bambini, ad una fermata d'autobus nella citta' di Diyarbakir, nella regione sudorientale della Turchia. Nessuno merita di morire in nome di guerre politiche o religiose. E Roma, città multirazziale, deve fare scuola, aiutando e accogliendo i bambini innocenti coinvolti da atti di terrorismo o di guerra, per tentare di alleviare la loro sofferenza''.
Durante l'incontro il presidente Coratti, invitato dal sindaco di Sisli a ricambiare la visita ad Istanbul, ha accompagnato la delegazione per le stanze di Palazzo Senatorio, dall'Aula Giulio Cesare, alla sala della Protomoteca alla splendida terrazza con vista sui Fori e sul Colosseo: e al termine ha donato ai suoi ospiti una medaglia d'argento raffigurante il Palazzo del Consiglio comunale. (Adnkronos)
21.09.2006

 

 

SPESE SEMPRE PIU'
FORTI PER AFFITTO
E TRASPORTI

Sempre_più_caro_spostarsi_con_i_mezzi_in_Turchia

I dati, per la Turchia, rilevati dall'Istituto Statistico turco (Tuik). Una novità assoluta, in quanto al primo posto risultavano le spese per gli alimentari.

Secondo l'ultimo studio del Tuik (l' Istituto Statistico Turco) "Household Consumption Expenditures Survey", nel 2005 per le famiglie turche è salita del 23% - rispetto al 2004 - la spesa per gli affitti delle abitazioni. Le spese dell'affitto rappresentano nel "paniere familiare" oltre il 25% del totale. Al secondo posto - e questa è una novità assoluta, poiché erano sempre risultate al primo - le spese per gli alimentari e le bevande non alcooliche (24.9% del totale). Da notare la crescita delle spese per i trasporti (che rappresentano una quota dell' 1.6% del totale speso dalle famiglie), gli arredamenti (6.8% del totale) e -di converso- la diminuzione delle spese per abbigliamento e calzature (6.2%). Stabili le spese in telecomunicazioni (4.3%), ristoranti ed hotel (4,2%), sport e cultura (2.5%) ed educazione (1.9%). Un dato molto interessante è quello relativo al fatto che il quintile più ricco delle famiglie turche conta per il 37% del totale delle spese di tutte le famiglie del Paese. Ciò segnala - secondo gli statistici locali - ancora un forte squilibrio sociale, a cui corrisponde un dualismo territoriale ancora più evidente fra le aree più sviluppate (Istanbul, Izmir, Ankara, zone di Marmara e dell'Egeo ed alcune importanti città anatoliche) e quelle più arretrate dell' Est. (Ice Istanbul)
21.09.2006

 

IL CANCRO
E LA CAMPAGNA
CICLISTICA

Ciclisti_su_uno_dei_ponti_di_Istanbul

E' stata organizzata da una importante compagnia farmaceutica. L'attraversamento del Bosforo e l'arrivo ad Antalya per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla ricerca.

A pharmaceutical company organized a bicycle tour from Istanbul to Antalya to raise awareness of the importance of early diagnosis in cancer treatment.
As part of the project titled, "Blue Bicycle, Setting off for Early Diagnosis in Cancer," Turkey's National Team of cyclists set off from Istanbul crossing over the famous Bosphorous Bridge to begin their tour.
Istanbul locals gathered in Suadiye coast yesterday and gave their support to the cyclists. Cyclist Ayse Ustunoldu said that sport is very important because they help to strengthen the body against cancer.
The aim is to stress the importance of early diagnosis in cancer treatment, Ustunoldu said, adding, "The professional cyclists will ride along side locals at every city they pass through. For every single person that participates in these activities, 50 New Turkish Liras (YTL) will be given to the fund formed by Roche," told Ustunoldu.
The fund will help to establish mammography centers in various centers throughout the country. The cyclists are expected are arrived in Antalya on September 23. (Kursat Bayhan/Zaman)
21.09.2006

 

ECONOMIA

PIU' IMPORTANZA

International_Monetary_Fund

Nel progetto di riforma del Fondo Monetario Internazionale un aumento di capitale riservato anche alla Turchia.

Il progetto di riforma del Fondo monetario internazionale messo a punto dal direttore generale, Rodrigo Rato, è stato approvato con il 90.6% dei voti. Per il successo della proposta era necessario raccogliere l'85% dei consensi tra i 184 Paesi che fanno parte dell'organizzazione di Washington.
Il piano, che punta a rendere le quote di partecipazione al Fondo più aderenti alla nuova economia globalizzata, prevede l'immediato avvio di un aumento di capitale riservato per accrescere il peso di Cina, Turchia, Corea del Sud e Messico.
Contemporaneamente verrà formato un organismo che entro il 2008 dovrà studiare la revisione del meccanismo che regola il calcolo delle quote e che risale a Bretton Woods. Attualmente ai soli Stati Uniti fa capo un pacchetto di voti pari al 17,
L'Europa nel suo complesso pesa per circa un terzo e il Giappone si attesta al 6.,1 Di qui le reiterate critiche di mancata rappresentatività del Fondo e la necessità di studiare una formula che rafforzi la presenza e il potere
decisionale delle economie emergenti. Il progetto di Rato ha incontrato il sostegno del G7 ma anche la contrarietà di Brasile, Argentina e India che volevano contare di più sin da
subito.
Scontenti anche alcuni paesi africani che si ritengono non sufficientemente rappresentati e che chiedono la revisione del sistema dei basic votes, quelli attribuiti a ogni nazione a prescindere dal suo prodotto interno lordo. (Agi
21.09.2006

 

PIL IN CRESCITA

Abdullatif_Sener

Secondo l'Ufficio di Statistica turco il dato parla di un 7.5%. Il buon andamento corre da 18 mesi consecutivi. Un vero record.

Secondo l'Ufficio di Statistica Turco (Tuik) il Pil del Paese nel secondo trimestre dell'anno in corso è cresciuto del 7.5% (nel primo del +6.3%). Sono esattamente 18 trimestri consecutivi che il Pil turco cresce, dopo la crisi economica e finanziaria del 2001. Il vice Premier Abdullatif Sener in proposito ha evidenziato che la crescita economica quest' anno, nonostante le difficoltà riscontrate a livello dei cambi nella prima parte dell'anno ed eventuali ulteriori turbolenze nell'ultimo trimestre, dovrebbe attestarsi intorno al 6%: un ottimo risultato in linea con le previsioni del governo. Il settore che ancora una volta ha contribuito in maniera sostanziale al Pil è stato quello delle costruzioni, con il +13.7%. Gli analisti finanziari peraltro, pur sottolineando l'ottimo stato dell'economia locale, mostrano segnali di incertezza in merito alla seconda parte dell'anno che dicono potrebbe "mostrare un significativo rallentamento in considerazione di una possibile riduzione dei consumi privati e degli investimenti aziendali dovuti all'aumento dei tassi di interesse". Note molto positive, invece, dal fronte degli investimenti esteri, che avendo toccato quota 8.8 miliardi di dollari nel primo semestre, dovrebbero quantomeno raggiungere i 17 miliardi di dollari entro il prossimo dicembre. (Ice Istanbul)
21.09.2006

 

 

ISTANBUL: SUCCESSO SENZA PRECEDENTI
DELLA MISSIONE DELLA CCIAA DI TRIESTE

Riccardo_Illy

Oltre trenta le aziende del Friuli-Venezia Giulia, capeggiate dal presidente della regione Riccardo Illy che hanno preso parte al viaggio e che hanno avuto incontri di lavoro con uomini di affari turchi anche delle zone di Bursa, Inegol e Pendic. La visita al il nostro ambasciatore Carlo Marsili e la mostra sull'architetto D'Aronco.

Successo della missione ad Istanbul della Camera di Commercio Industria Agricoltura e Artigianato di Trieste (Cciaa) la cui visita - grazie ad una collaborazione tra il Fvg e la Turchia - si è protratta dal 17 al 20 settembre. Oltre trenta le aziende presenti del Friuli Venezia Giulia (delle province di Pordenone, Gorizia, Udine e Trieste) nei settori della meccanica, del legno-arredo, della logistica che partiranno alla volta del Paese.
Precedentemente detta missione economica e istituzionale era stata presentata a Trieste dal presidente della Regione, Riccardo Illy, che aveva parlato dal progetto "Friuli Venezia Giulia - Turchia: un ponte per l'Europa" finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia e coordinato dalla Camera di Commercio di Trieste.
"In una prima fase progettuale - aveva spiegato Antonio Paoletti, l'assessore regionale alle Relazioni internazionali, nel ruolo di capofila del progetto Turchia coordinato dall'ente camerale triestino - sono stati individuati i possibili settori di interesse per le Pmi della regionali. Sono stati scelti i settori potenzialmente più penetranti nel mercato turco, anche per aspetti come la complementarità e il basso costo della dei fattori produttivi. I settori individuati sono stati quello del legno-arredo, della meccanica e della logistica".
Come accennato, oltre trenta le aziende che hanno preso parte alla missione grazie anche alla disponibilità da parte turca di altrettanti interlocutori che hanno dato vita ad incontri d'affari, sfiorando quali i trecento business meeting. La "due giorni" economica e imprenditoriale turca ha avuto il momento centrale nella presentazione istituzionale di lunedì 18 settembre e nei successivi incontri bilaterali tra aziende del Friuli Venezia Giulia e della Turchia.
Il recupero di Villa Tarabya - In apertura vi è stata nella prestigiosa sede del Pera Museum l'inaugurazione della mostra "D'Aronco-Architetto Ottomano"."Cultura, economia e rapporti istituzionali - ha sottolineato l'assessore regionale ai Rapporti Internazionali, Franco Iacop - vengono uniti per una missione che va a coronare un lavoro di oltre un anno e un progetto, quello sulla Turchia, che vede nella fase conclusiva la presenza di numerose aziende e autorità regionali".
Mentre gli imprenditori del legno e arredo si recavano al distretto produttivo del mobile di Inegol, quelli della meccanica al distretto di Bursa e quelli della logistica alla nuova infrastruttura portuale di Pendik e allo scalo di Kumport, il presidente della Regione accompagnato dall'assessore Franco Iacop volavano ad Ankara per degli incontri istituzionali con i massimi livelli del Governo turco.
Per la cronaca da registrare che Illy ha confermato la volontà della Regione di contribuire al recupero di Villa Tarabya, edificata sulle coste del Bosforo proprio da D'Aronco e di proprietà del Governo italiano, che ora giace in completo stato di abbandono.
Nel corso della varie cerimonie sono intervenuti - tra gli altri - gli assessori Enrico Bertossi,  Roberto Cosolini, Gianna Malisani, nonché i presidenti delle Camere di Commercio di Trieste e Pordenone, Antonio Paoletti e Giovanni Pavan (l'ente camerale giuliano è infatti capofila della missione promossa in Turchia), i vicepresidenti delle Camere di Udine e Gorizia, Claudio Ferri e Gianfranco Cappellari, l'amministratore delegato di <Finest> Emilio Terpin, la curatrice della mostra Diana Bacillari, accanto a numerosissime autorità di Istanbul, tra cui il vice governatore della città Cumhur Guven Tasbasi. Uno scambio gradito di saluti c'è stato infine sia con l'ambasciatore d'Italia ad Ankara Carlo Marsili sia con la presidente del <Business Council Italia-Turchia> dell'Agenzia nazionale per le Relazioni Economiche Internazionali, Zeynep Bodur Okyay.
Alcune cifre: l'interscambio (dati 2005) ammonta a quasi 245 milioni di euro.
''L'auspicio è senz'altro quello di un'ulteriore intensificazione dei rapporti tra la nostra regione e la Turchia, nei diversi campi economici ma anche sul piano culturale, perché sono convinto del futuro in Europa di questo Paese''. Così, Illy, alla cena conclusiva offerta da Alfredo Altavilla, amministratore delegato di Fiat Turchia, sponsor principale degli eventi culturali "I Turchi in Europa". Illy  - tra l'altro - ha ribadito l'importanza della visita, che ha confermato come la Turchia sia un Paese a forte crescita economica, moderno e democratico, in fase di adeguamento agli standard europei e anche agli aquis communitaire (richiesti per l'ingresso nella UE dalle autorità di Bruxelles), ''che potrebbe consentirgli fra qualche anno di diventare membro dell'Unione''. (da New Italia Press, Inform E Adnkronos
21.09.2006

 

<ENI> SIGLA ACCORDO CON <CALIK>

Eni

Acquisizione da parte del gruppo italiano del 50% della <Transanadolu Pipeline Company> controllata dalla compagnia turca. L'obiettivo è fornire un nuovo mezzo competitivo per il trasporto del petrolio prodotto in Russia e nel Mar Caspio. Una capacità di 1.5 milioni barili di greggio al giorno.

<Eni> e la compagnia turca <Calik> hanno firmato, alla presenza del ministro dell'Energia turco Hilmi Guler e dell'ambasciatore italiano in Turchia Carlo Marsili, l'accordo per l'acquisizione da parte di <Eni> del 50 per cento della <TransAnadolu Pipeline Company>, società controllata da <Calik>.
Entrambe le compagnie si serviranno quindi della <Trans Anadolu Pipeline Company> per la realizzazione e la gestione delle attività operative dell'oleodotto <Trans Anadolu Pipeline> (Tap).
Le parti hanno inoltre raggiunto l'accordo per la governance della compagnia, dei rapporti con gli azionisti e della gestione del progetto.
La licenza per il progetto Tap concessa dal Governo turco a Calik nel giugno di quest'anno, sarà quindi trasferita direttamente alla <Trans Anadolu Pipeline Company> (Tappco).
Tappco sarà responsabile della progettazione, della costruzione e delle attività operative della condotta, che trasporterà greggio dagli impianti vicino Samsun, sul Mar Nero, alle strutture di carico olio nei pressi del terminal di Ceyhan, sul Mediterraneo.
Il progetto comprende la costruzione di una pipeline di 550 km, la realizzazione di un nuovo terminal di carico olio a Samsun e dei nuovi impianti di stoccaggio olio a Ceyhan.
La capacità progettata dell'intero sistema di trasporto sarà di 1.5 milioni d barili di petrolio al giorno.
Scopo del progetto è fornire un nuovo mezzo di trasporto affidabile, eco-sostenibile e competitivo per il trasporto del petrolio prodotto in Russia e nella regione del Caspio.
Il trasporto del greggio tramite la pipeline che attraverserà la Turchia contribuirà, inoltre, ad aumentare il livello di sicurezza della navigazione.
Non solo. Secondo  i firmatari dell'accordo saranno ridotte le criticità ambientali connesse con il trasporto del greggio attraverso le petroliere negli stretti del Bosforo e dei Dardanelli. (Re.DE/Denaro.it)
21.09.2006

 

<GAZPROM>
AUMENTA L'EXPORT
VERSO LA TURCHIA

Gazprom_apre_ancor_più_i_rubinetti

Ankara soddisfatta dopo i problemi venuti da una conduttura con l'Iran. Raddoppiate le forniture attraverso il <Blue Stream>.

Il colosso russo <Gazprom> ha aumentato le esportazioni di gas verso la Turchia, dopo che Ankara ha chiesto a Mosca un surplus di fornitura a causa dei problemi su una conduttura dell'Iran. Lo ha scritto lo <Zaman online>.
La notizia è stata confermata dal vicepresidente della <Gazexport>, unità dedicata all'esportazioni di <Gazprom>, Sergei Yemelyanov. La compagnia ha raddoppiato le forniture di gas attraverso il <Blue Stream> per un voolume totale di 30 milioni di metri cubi al giorno. Alla fine di agosto i ribelli curdi avevano fatto scoppiare una sezione del gasdotto nella parte orientale del paese che trasporta il gas dall'Iran. (Apcom)
21.09.2006

 

VIA LIBERA
DELL'ANTITRUST
PER <CIMENTO>

Cementir

Una operazione da 110 milioni di euro trasferisce le azioni della società turca alla <Cementir> della famiglia Caltagirone.

Disco verde dell'antitrust della Turchia all'acquisizione della <Elazig Cimento> da parte della <Cementir> che consolida così la posizione nel paese. Il valore dell'operazione ammonta a 110 milioni di euro e consente alla <Cementir> che fa capo alla famiglia Caltagirone di aumentare la capacità produttiva in Turchia a 5 milioni di tonnellate di cemento l'anno. Il gruppo Caltagirone rafforza così la posizione tra i principali produttori di cemento in Turchia dopo l'acquisizione nel 2001 della <Cimentas>. Negli ultimi 5 anni il gruppo ha investito in Turchia oltre 500 milioni di euro. (Asca)
21.09.2006

...E VIA LIBERA DEL GOVERNO PER <TEKEL> 

Il monopolista turco dell'Industria del tabacco verrà privatizzato all'inizio del 2007. I profitti per l'anno in corso (140 milioni di dollari).

Il monopolista turco dell'industria del tabacco, <Tekel>, verrà privatizzato all'inizio del 2007. Sarà il terzo tentativo di Ankara per vendere la compagnia statale, dopo i fallimenti delle aste del 2003 e del 2005. <Tekel> prevede di realizzare profitti per 140 milioni di dollari nel 2006 e di superare il 40 per cento del mercato, dall'attuale 38.5 per cento. (Denaro.it)
21.09.2006

 

IN CINA
PER ATTRARRE
INVESTIMENTI

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Delegazione turca, formata da operatori economici e guidata dal ministro del Commercio Estero Kursat Tuzmen a Shanghai e Pechino.

Una delegazione formata da operatori economici e guidata dal ministro del Commercio Estero turco, Kursat Tuzmen, si è recata in visita  in Cina dove - nel corso delle soste a Shanghai e Pechino - sono state gettate le basi per importanti protocolli nei settori commerciale, finanziario ed economico. La Cina è attualmente il quarto Paese fornitore della Turchia, con un export di 6.8 miliardi di dollari che nel corso del 2005 si è incrementato del 52.6% rispetto all'anno precedente, e nei primi sette mesi di quest'anno di un ulteriore 50% (5.3 miliardi di dollari). Dal versante turco però le esportazioni verso il gigante asiatico sono particolarmente limitate (549 milioni di dollari nel 2005 e 374 milioni di dollari nei primi sette mesi del 2006) e in crescita tale da non influire in maniera sostanziale rispetto al clamoroso saldo negativo della bilancia commerciale bilaterale (circa 6.3 miliardi di dollari nel 2005: è il secondo peggior saldo negativo della bilancia commerciale della Turchia; il primo è con la Russia). Si precisa inoltre che il montante flusso di beni provenienti dalla Cina colpisce soprattutto i settori tradizionali dell'industria locale, quali ad esempio il tessile, l'abbigliamento e le calzature, ma anche la meccanica leggera, i motocicli,ecc. Le autorità locali, anche con iniziative di contenimento daziario, quote, contingenti, riduzioni dell'Iva su alcuni prodotti, ecc. stanno cercando di contenere la "furia commerciale" cinese, ma per ora senza risultati di rilievo. Va anche sottolineato che l'obiettivo turco in Cina è non solo quello di riequilibrare la bilancia commerciale con maggiori esportazioni in quel Paese, ma soprattutto di poter operare maggiormente nell'interessante mercato delle infrastrutture stradali, energetiche, ferroviarie, edili, ecc. con le aggressive imprese di cui dispone questo paese. Il ministro Tuzmen evidenzia inoltre l'opportunità per i cinesi di investire in Turchia facendola divenire una "base operativa" nel Mediterraneo. L'obiettivo è quello di attrarre una parte dei 50 miliardi di dollari che la "tigre asiatica" investirà all'estero nel 2007 e portare i cinesi ad acquistare i bond turchi per diversificare sempre più il loro portafoglio internazionale. (Ice Istanbul)
21.09.2006

LO SGUARDO DI <IVECO>

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Il gruppo industriale italiano, specializzato in veicoli commerciali, pronto a sfondare anche in Turchia.

"Oltre alla Cina, <Iveco> sta guardando ad altre aree: in Turchia e in India stiamo sfruttando il potenziale delle partnership del Gruppo <Fiat>, e in Sudamerica stiamo traendo vantaggio dalla forza di Fiat nell'area". Lo ha detto ad Hannover, in occasione del salone del veicolo commerciale e industriale, l' amministratore delegato dell'<Iveco>, Paolo Monferino. "Tutti questi sviluppi - ha precisato - cambieranno profondamente <Iveco> nei prossimi anni".(Ansa)
21.09.2006.

 

VERSO UN RECORD ASSOLUTO

Secondo un report della Yased, la Turchia ha attratto 9.7 miliardi di dollari Usa di investimenti dall'estero. Una dichiarazione del presidente.

Secondo un report della Yased (L'Associazione degli investitori esteri in Turchia), la Turchia ha attratto - a fine agosto - 9.7 miliardi di dollari Usa di investimenti dall'estero. La somma è composta da 7.2 miliardi di dollari di investimenti nei settori tlc, bancario/finanziario, assicurativo, industriale, turistico,ecc. e 1.6 miliardi di dollari nel campo immobiliare. Il presidente della Yased, Erdikler, ha sottolineato che il 2006 sarà l'anno record degli investimenti esteri poiché la somma totale raggiunta dal Paese dovrebbe superare i 12 miliardi di dollari (si precisa in proposito che solo alcuni giorni orsono il vice Primo Ministro Abdullatif Sener aveva indicato una somma oscillante intorno ai 17 miliardi di dollari). La cifra di 12 miliardi di dollari sarebbe il record assoluto per la Turchia (nel 2005 gli investimenti esteri hanno raggiunto i 9.7 miliardi di dollari); una somma cosi rilevante che farebbe classificare il Paese fra i primi al mondo in quanto a ricettività di IDE. Erdikler ha evidenziato infine che la stabilità politica ed economica e la lotta all'economia sommersa sono fra i temi più cari agli investitori esteri.(Ice Istanbul)
21.09.2006

 

IL TEA TURCO
E L' INTERESSE
DEL DMCC

Il_cay,_ovvero_il_tea,_la_bevanda_nazionale_turca

Il Dubai guarda sempre più alla coltivazione di questa pianta in Turchia. Che cosa ne pensa il marketing manager, Gaiti Rabbani.

Businessmen from Gulf countries, best-known for their real estate ventures, are now directing their interest to marketing Turkish tea to the world.
The Dubai Multi Commodities Center (Dmcc), which turned Dubai into a major important trade center in a short period of time, is now directing its interest toward Turkey, currently ranked 16th on the list of world economies.
The center will assess the opportunities in Turkey for production, exportation and investment in tea, and is researching ways to introduce gold items, in addition to tea, to the international market.
Turkey trails Italy as the country that has the largest export volume of gold items.
Gaiti Rabbani, marketing manager for the Dmcc, said that they had focused their efforts on creating a center in Dubai where tea consumers and producers could come together. "The expectation is that small and medium-scale Turkish companies with little experience in export will use this center as an opportunity to further business activities."
The Dmcc is seeking cooperation with Turkish companies as part of its economic activities in the sectors of gold, precious metals, real estate and tea.
Contrary to Europe and the U.S., the Middle East has been increasing tea production in the region, said Rabbani, and added that the center would serve to bring producers and consumers together without the need for third parties.
The Dmcc has continually observed the Istanbul stock exchange in regard to gold trading, said Rabbani, and added that the center was looking for ways to improve trade with Turkey in gold and other precious metals.
The Dubai Gold and Commodities Exchange has names such as Goldas and Atasay as its members. (Abdulhamit Yildiz/Zaman)
21.09.2006

 

ECONOMIA

ANCORA TERZO PARTNER COMMERCIALE
MA LA CINA AVANZA SEMPRE PIU' VELOCE

Made_in_Italy

Il Paese del Celeste Impero sta insidiando le aziende del Made in Italy quale fornitore della Turchia. Lo affermano i dati della Camera di Commercio di Milano e dell'Istituto del Commercio Estero. In testa sempre la Germania con 13.6 miliardi di controvalore (più 8.5%) seguita dalla Russia con 12.8 mld di $ (più 41.9%).

L'Italia è il terzo partner commerciale mondiale della Turchia, ma la Cina sta insediando le aziende del Made in Italy quali fornitori del mercato turco. Lo affermano dati della Camera di Commercio di Milano e dell'Istituto del Commercio Estero (Ice). Secondo lo studio, la classifica dei principali Paesi fornitori della Turchia nel 2005 vede sempre saldamente in testa la Germania, con 13.6 miliardi di dollari di controvalore (più 8.5 per cento rispetto al 2004), cui seguono la Russia con 12.8 miliardi (più 41.9 per cento) grazie alle crescenti forniture di gas naturale e l'Italia con 7.5 miliardi di dollari (più 9.6 per cento). La Cina nel 2005 è diventata il quarto Paese fornitore della Turchia, con un balzo del 52.6 per cento (6.8 miliardi di dollari). Solo nel settore calzaturiero le importazioni dalla Cina sono cresciute del 120 per cento, arrivando al 50 per cento dell'import totale dall'estero, con un dimezzamento della produzione locale. La Francia, con 5.8 miliardi (più 5.3 per cento) si attesta al quinto posto, seguita dagli Stati Uniti (5.3 miliardi, più 12 per cento), Regno Unito, Svizzera e Spagna. Ma i dati relativi al primo bimestre del 2006 indicano un sorpasso della Cina sull'Italia quale terzo fornitore. Quanto ai mercati di sbocco delle aziende turche, anche in questo caso la Germania si attesta al primo posto, con 9,4 miliardi di importazioni, seguita dal Regno Unito con 5.9 miliardi e dall'Italia con 5.6 miliardi.


I Paesi che fanno più affari con la Mezzaluna

Paese Mld dollari
Germania: 23
Russia: 15.1
Italia: 13.1
Regno Unito: 10,7
Stati Uniti: 10.1
Cina: 7.3
L'Italia è il terzo partner commerciale della Turchia nel 2005 con interscambi per 13.1 miliardi di dollari. La Germania è prima con 23 miliardi di dollari. (Denaro.it)
21.09.2006

 

OK <UNICREDIT> A FUSIONE

Il via libera degli azionisti dell'Istituto italiano alla nascita di <Yapi ve Kredi Bankasi>, banca che prenota un posto tra i primi quattro gruppi in Turchia.

Via libera alla nascita di <Yapi ve Kredi Bankasi>, banca che prenota un posto tra i primi quattro gruppi del settore in Turchia, con una quota di mercato oltre il 10%. Come annunciato da <Unicredit>, l'assemblea degli azionisti di <Koçbank A.S.> (<Koçbank>) - controllata al 99,8% da <Koç Financial Services A.S.>, la joint venture paritetica fra <UniCredit> e il <Gruppo Koç> - e quella di <Yapi ve Kredi Bankasi A.S.> (<Yapi Kredi>) - controllata al 67.3% da <Koçbank> - hanno approvato la fusione fra <Koçbank> e <Yapi Kredi>, da cui nascerà la nuova banca. Il perfezionamento della fusione è previsto a inizio ottobre, sempre previo ottenimento delle necessarie autorizzazioni locali e alla registrazione presso la competente Camera di Commercio.
La banca risultante dalla fusione opererà dunque con il nome <Yapi ve Kredi Bankasi A.S>. Avrà un totale attivo di 24 miliardi di euro e punterà a diventare leader del mercato turco in termini di crescita e creazione di valore e di ottenere una posizione di eccellenza nelle principali linee di business.
Attraverso una rete distributiva di 643 sportelli, la nuova banca avrà una forte copertura geografica a livello nazionale, con importanti presenze nelle prime 10 città del Paese, evidenzia un comunicato di <Unicredit>. La fusione genererà significative economie di scala oltre allo sviluppo di fabbriche prodotto e di una piattaforma di distribuzione di rilievo: i 13 milioni di clienti potranno infatti beneficiare di nuove opportunità quali prodotti e servizi bancari altamente competitivi e in linea con i migliori standard internazionali a livello retail e corporate. (Apcom)
21.09.2006

 

BLOCCATO
PER MANCANZA
DI FONDI

Gap

Iniziato nel 1960 il progetto Gap (Southeastern Anatolia Project) ha avuto varie fasi di stallo. Allo stato attuale è stato fatto il 56%. Alla ricerca di nuovi capitali (stranieri) per raggiungere i 15 milioni di dollari, necessari per il completamento dell'opera.

The Southeastern Anatolia Project (Gap), one of Turkey's biggest development projects, has been halted because of a lack of funds.
An amount of nearly YTL 20 billion ($13.5 billion) has so far been spent on the project, which since its launch in 1960, has been halted several times. It was last accelerated during the time of former Turkish Prime Minister and President Turgut Ozal.
Fifteen billion dollars is required for to finish the project, now stalled at 56-percent complete.
The Turkish government seeks to resolve the financial problem with the help of foreign investors.
The international advertising campaign for investments have finally started to show their effect.
Several delegations, including British tourism companies, South Korean businessmen, Kuwait Investment Agency and Chinese Under-Secretary for Foreign Trade conducted studies in the region.
Answering Zaman's questions, Gap Regional Development Administration (Rda) Head Muammer Yasar Ozgul said the international interest shown in the project was increasing daily.
The government offered the project to the interest of foreign investors, especially from the Gulf countries.
A detailed briefing titled "Gap Project and Investment Opportunities" was given to nearly 80 local and foreign investors in the Austrian capital of Vienna in cooperation with the Chamber of Trade and Industry.
A 60-person delegation visited Jordan as part of business trips organized abroad to garner export and develop commercial relationships with neighboring countries.
The Rda also signed agreements with Egypt, Syria and Israel and contributed to the development of joint projects and educational programs for Middle Eastern countries.
The administration also staged a Middle Eastern Countries Economic Cooperation Forum with the purpose of exchanging views and developing cooperation.
Second-generation Turkish businessmen living in Europe met Gap businessmen in a forum co-held by the Gaziantep Chamber of Trade, Gap Rda and Turkish Young Businessmen's Association.
The Administration also held briefings in Saudi Arabia's commercial center Jeddah, and Kuwait in March 2005.
Kuwait Investment Authority responded to the government's efforts, announcing their interest in the geothermal energy production project and said they want to see a feasibility report.
Il denaro non ha lingua, religione o colore - "The capital has no language, religion or color," Muammer Yasar Ozgul said, referring to the debates over Gulf capital in Turkey.
With intense globalization in the world, the circulation of money has increased. "Capital tours the world quickly and settles in the country or region it finds most profitable. We think the region is very suitable for investment from several points of view. We invite everyone, regardless of their color, language and religion to make investments in our country and region," Ozgul said.
Yasar Ozgul said that the project was initially handled as a program to develop water and land resources.
The project included 12 packages, with 22 dams, 19 hydroelectric stations and an irrigation network in an area of 1.7 million hectares.
A sustainable development philosophy was later adopted and the project's scope was extended to include investments in all sectors, in addition to the program of developing water resources in parallel with developments in the world.
When the project is completed, total electrical output will be 27 billion kilowatt-hours per year, personal income per capita will increase by 209 percent and employment will be provided for 3.8 million people
The financial need for public investments predicted in the context of the Master Plan is $32 billion.
The total cost is YTL 35 billion in 2005 figures.
An estimated amount of YTL 20 billion ($13.5 billion) has so far been spent. .
A pecuniary actualization of 21 percent in agriculture and 83 percent in energy has been realized.
Eight hydroelectric stations were completed from among the 12 projects.
Electricity of 253 billion kWh was produced until the beginning of 2006 when the Karakaya, Ataturk, Batman, Kralkizi, Dicle, Birecik and Karkamis stations started operating.
When the annual course of the investments funds in 1990-2005 is taken into consideration, an annual share of 6.9 percent was allocated from all public resources.
Fifteen billion dollars is required for the completion of all investments in the project, which is due to be finished in four years.
The amount of foreign loans used for investments is $2.1 billon.
A donation of $10 million has been used so far.
The 47 million euro-donation allocated by the European Commission for the region is used in supporting small and medium size enterprises and in the frame of cultural heritage and rural development components.
Gap in Figures
Completed hydroelectric stations: 8
Amount of electricity produced: 18.7 billion kWh
Area opened to irrigation: 236,019 acres
Irrigation network under construction: 142,099 acres
Irrigation area to be put to bid: 374,118 acres
Number of organized industrial zones: 10
Number of small industry sites: 2 (Abdulhamit Yildiz/Zaman)
21.09.2006

 

<SIKORSKY>:
COME FRONTEGGIARE
NUOVI OSTACOLI

Elicotteri_per_la_Turchia

Il nodo della questione ruota attorno alle garanzie (Stato turco) per l'acquisto di dodici elicotteri del tipo <Seahawk S-70B>.

A planned deal between Sikorsky Aircraft -- Turkey's top supplier of military helicopters for the last decade -- and the Turkish defense procurement authorities is now facing a bizarre barrier that may bring the U.S. manufacturer and the Ankara government to loggerheads, ending their lucrative relationship. The dispute concerns the payment method to finance the sale of 12 Seahawk S-70B naval helicopters.
The Undersecretariat for the Defense Industry (Ssm), responsible for defense procurement, accuses Sikorsky of rejecting government-backed payment guarantees for the planned $380 million deal, instead demanding commercial bank guarantees.
A top procurement official told the Turkish Daily News that Ankara had told the U.S. company that it had financing available for the Seahawk contract and that it was prepared to pay under an agreed timetable. However Sikorsky insisted on a letter of credit scheme to be administered by a commercial bank.
The effective message sent by such a demand is that Sikorsky does not accept a government payment guarantee -- something the official says they "have not experienced with a supplier before."
On June 1, 2005, Ssm and Sikorsky signed a memorandum of understanding for the Seahawk sale. But the deal's finalization was delayed because of Ankara's desire to purchase the platforms using the remainder of a U.S. Export and Import Bank (Ex-Im) loan, originally extended in 1991 to support the sale to the Turkish military of Sikorsky-designed helicopters.
Turkey had already used more than $950 billion of the $1.3 billion loan to finance earlier purchases of S-70 Black Hawk utility helicopters for its army and gendarmerie. The S-70 is the international version of the U.S. military's UH-60 Black Hawk.
In January, Ex-Im extended the remaining loan guarantee, worth nearly $320 million, beyond an earlier deadline of 2008 to enable Turkey and Sikorsky to finalize the Seahawk deal. Under the plan, Turkey would have financed the remaining $60 million portion of the full $380 million sale through its own assets.
Industria della difesa - This was viewed as a breakthrough at the time, but Ssm later complained that the Ex-Im loan guarantee formula would be too costly and instead it has decided to finance the entire deal through its own resources.
A defense industry source said that Sssm had vacillated a great deal before eventually deciding on a payment method and that this caused major delays but added that a supplier insisting on a commercial guarantee rather than a government guarantee was unheard of.
Sikorsky did not comment on the guarantee dispute. But one Sikorsky official has said that Sikorsky Aircraft and Ssm were working together to finalize all the conditions of the project, including financing.
SSM officials say this is a bizarre dispute and that Sikorsky's refusal to accept government payment guarantees meant it did not trust the Turkish state. "In that case they should cease to do business in this country," one official said. 
Sikorsky has previously sold eight S-70B Seahawks to the Turkish Navy via other means of funding. One of the choppers crashed in 2002, shortly after delivery.
The anti-submarine warfare and anti-surface warfare Seahawk is equipped with U.S. Hellfire and Norwegian-designed Penguin missiles. Turkey plans to deploy the new batch of 12 Seahawks on Perry-class frigates it had received earlier from the United States.
The U.S. company also is vying for another $700 million-plus Turkish contract to build 32 military and 20 civilian utility helicopters. Sikorsky is also offering Turkey partnership for the launch of an export variant on the Black Hawk. (Turkish Daily News)
21.09.2006

 

CONFLITTO
TRA LA <THY>
E LE PRIVATE

Turkish_Airlines

19 piccole compagnie che operano in Turchia intendono ricorrere all'Antitrust per concorrenza sleale da parte della società di bandiera.

In tutto 19 compagnie aeree private che operano in Turchia hanno intenzione di presentare ricorso presso l'Antitrust per concorrenza sleale da parte della compagnia di bandiera <Turkish Airlines> (Thy) che ha creato un'unità lowcost che opera anche sui voli interni.
La <Turkish Express>, società a basso costo nata da Thy, sarebbe stata pensata per concorrere sul mercato estero e non su quello nazionale tanto più che la Thy riceve rimborsi da parte dello Stato, criticano le compagnie private. Per questo motivo chiedono all'Antitrust di imporre alla <Turkish Airlines> di interrompere le tratte interne e di operare silo su voli da/per l'estero. (Apcom)
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The same competition for passengers that exists among Turkish bus companies is now appearing in the Turkish airline industry.
Private airlines are competing to attract more passengers with new promotions and scheduling flights to new provinces.
Onur Air had temporarily lowered its tickets prices to $6.
Fly Air reduced its ticket prices for Istanbul-Izmir flights to $30.
Pegasus, which chose the Sabiha Gokcen Airport, located in an Istanbul suburb, as its flight hub, starts its rates from$37.
Various incentives had been offered to encourage the use of Sabiha Gokcen Airport.
Turkish Airlines (THY), known as the "big brother" by other companies in the industry, is preparing to make a move with a second company to secure its share in the domestic airlines market.
But other companies were not pleased when Turkish Express, also known as THY-2, announced it would only offer domestic flights.
'2nd Companies not as Successful'
Private airline companies believe it is wrong for