<TURCHIA
OGGI> - A PARTE LA DOCUMENTAZIONE DELL'AMBASCIATA DI ITALIA AD
ANKARA E DELL'ICE DI ISTANBUL - SI AVVALE PER LE NOTIZIE E GLI
ARTICOLI RIPORTATI SUL SUO WEB, E NATURALMENTE RELATIVE ALLA TURCHIA,
DELLE NEWS
GIA' APPARSE IN ALTRI SITI O GIA' PUBBLICATE SU QUOTIDIANI E
RIVISTE. NON FA ALTRO CHE ASSEMBLARLE, NELLA CONVINZIONE CHE SIANO DI
MAGGIORE UTILITA' PER QUANTI HANNO UN QUALCHE INTERESSE PER QUESTO PAESE. "TURCHIA
OGGI>, AD OGNI MODO, E' SEMPRE A VOSTRA DISPOSIZIONE.
ATTUALITA'
MISSIONE
OK

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Il
Parlamento turco ha detto sì con 340 voti su 533 all'invio
di truppe in Libano che non dovranno però essere
finalizzate al disarmo degli Hezbollah, |
Il Parlamento turco ha
approvato a grande maggioranza la mozione del Governo di
Ankara favorevole all'invio di forze turche in Libano
nell'ambito della forza di pace dell'Onu, Unifil II,
nonostante le opposizioni diffuse in vari strati della
popolazione turca. Hanno votato a favore 340 deputati su 533
votanti. I contrari sono stati 192, gli astenuti uno. Cinque
deputati del partito di maggioranza di radici islamiche, Akp,
si sono aggiunti al no compatto dell'opposizione rappresentata
quasi totalmente dal partito socialdemocratico, Chp.
La mozione approvata prevede l'invio per un anno di una forza
navale di pattugliamento e di militari per l'addestramento di
soldati libanesi. Intervenendo nel dibattito il vice-premier e
ministro degli Esteri Abdullah Gul ha affermato che la
partecipazione turca "sarà inferiore a 1000 uomini"
e non contempla la presenza di unità di combattimento. Lo
stesso ministro ha più volte assicurato che la missione turca
non potrà essere coinvolta in attività finalizzate al
disarmo degli Hezbollah. Il premier Recep Tayyip Erdogan, che si è
impegnato a ritirare le truppe turche dall'Unifil se ad esse
dovesse essere chiesto di disarmare Hezbollah, ha affermato
che la missione è necessaria per ingrandire il prestigio
della Turchia in Medio oriente, dove Ankara è decisa a
giocare "un ruolo attivo".
Lo stesso Erdogan aveva rivolto un appello agli altri
Paesi musulmani a partecipare in gran numero alla forza dell'Onu
in Libano per assolvere ad un loro "dovere storico".
Alcuni commentatori turchi hanno osservato che la
partecipazione turca potrà giovare al processo di adesione
della Turchia all'Unione europea. Contemporaneamente al
dibattito parlamentare vi sono state nella capitale turca
manifestazioni di varie organizzazioni non governative di
sinistra che hanno protestato contro la mozione sostenendo che
essa in pratica serve gli interessi degli Usa e di Israele.
Secondo alcuni sondaggi effettuati da giornali e tv
turche almeno un 70-75 per cento della popolazione è
contrario all'invio di truppe turche perché teme che esse
possano essere coinvolte in scontri con correligionari
musulmani.
Gran parte dell'opinione pubblica turca afferma che la Turchia
dovrebbe concentrare le proprie forze nella lotta al
terrorismo interno curdo del Pkk (Partito dei lavoratori curdi
di Abdullah Ocalan), che negli ultimi tempi hanno fortemente
intensificato i loro attacchi contro i militari turchi, mentre
la sua emanazione Tak (Falchi per la liberazione del
Kurdistan) ha commesso vari attentati sanguinosi in località
turistiche come Istanbul, Marmaris ed Antalya, al fine di
colpire il turismo estero in Turchia.
Nello scorso fine settimana ben otto militari turchi, in gran
parte giovani di leva, sono stati uccisi, suscitando un'ondata
di esasperazione nel Paese per i continui attacchi del Pkk.
Anche il presidente della Repubblica Ahmet Necdet Sezer, si
era detto apertamente "contrario"
all'invio di truppe turche perché "non è compito della
Turchia difendere gli interessi degli altri paesi". I
vertici militari turchi hanno espresso dubbi ed hanno
sottolineato i rischi della missione, dando l'impressione di
non avervi un interesse paragonabile a quello che anch'essi
ripongono nella lotta al terrorismo interno del Pkk. (Ansa)
12.09.2006
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"UNA
DECISIONE IMPORTANTE"

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Così
si è espresso il nostro capo della Farnesina, Massimo
D'Alema, a proposito della scelta del Parlamento turco. |
Il ministro degli Esteri Massimo
D'Alema ha salutato con favore la scelta della Turchia di partecipare
alla missione internazionale nel sud del Libano. E' "una decisione politicamente molto delicata e importante,
perché si tratta dell'ingresso in Unifil di un attore regionale
strategico e di un paese musulmano moderato", ha spiegato il capo della Farnesina nel corso del suo intervento alle
commissioni congiunte Esteri e Difesa della Camera, dove è iniziato l'esame del decreto legge che autorizza la
partecipazione italiana a Unifil2. Secondo D'Alema, la scelta
"certamente contribuirà a rafforzare i rapporti fra l'UE e la
Turchia". (Agi)
12.09.2006
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PROTESTA
LA PIAZZA

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Sindacati
e associazioni di categoria turchi contro la decisione
del Governo di Ankara di partecipare alla missione
Unifil2. |
I sindacati
e le associazioni di categoria turchi sono scesi per le strade
di Ankara per protestare contro la decisione del Governo di
inviare soldati nel sud del Libano. Momenti di tensione
si sono registrati quando la polizia è intervenuta per
bloccare cinque attivisti di un'associazione di sinistra, che
si erano incatenati ai cancelli di una struttura militare di
fronte alla sede del Parlamento: i manifestanti sono stati
portati via e arrestati. "Chiediamo alle madri e ai padri
e a tutti coloro che non vogliono i soldati facciano ritorno
dentro bare di esprimere il loro dissenso nei confronti
dell'istanza governativa", si legge nel comunicato
diffuso dai promotori della protesta.
(da La Repubblica.it)
12.09.2006
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LA
REPRIMENDA
AD ANKARA
DI BRUXELLES

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Il
comitato Affari Esteri del Parlamento UE ha chiesto alla
Turchia il riconoscimento del genocidio armeno, maggiori
diritti umani e la normalizzazione dei rapporti con
Cipro. |
Il comitato Affari Esteri del
Parlamento UE rimane impegnato saldamente
nell'obiettivo delle trattative dell'Unione Europea con la
Turchia, ma afferma che è necessario che Ankara faccia
importanti riforme per ottenere questo risultato.
E' il contenuto di un rapporto adottato in cui il
comitato ha accolto favorevolmente l'inizio dei negoziati di
adesione con la Turchia, ma ha espresso rincrescimento per il
rallentamento del processo di riforma in quel Paese. Il testo
approvato con 53 voti a favore, 6 contro e 8 astensioni, sarà
dibattuto dal Parlamento durante la seduta plenaria del 25-28
settembre.
Il rapporto nota "imperfezioni persistenti" in
ambiti come la libertà di espressione, i diritti delle
minoranze e religiosi, il ruolo dei militari e della polizia,
i diritti delle donne, del sindacato e culturali. Il comitato
Affari Esteri dell'europarlamento invita anche la Turchia
riconoscere il genocidio degli armeni come presupposto per
l'adesione.
Gli euro-parlamentari hanno invitato poi a prendere appena possibile
provvedimenti concreti per la normalizzazione dei rapporti
bilaterali con Cipro. Il 21 settembre 2005 il Consiglio
affermava che la prosecuzione delle trattative dipenderà dal
fatto che la Turchia apra le sue frontiere a navi e aerei
ciprioti e che la situazione sarebbe stata rivista nel 2006.
Inoltre il Comitato UE ha chiesto ad Ankara un abbassamento
della soglia del 10% a livello nazionale che sbarra l'accesso
dei partiti politici al Parlamento turco.
Su questo punto vi è in questi giorni in discussione davanti
alla Corte dei diritti dell'uomo il ricorso di un politico il
cui partito è stato appunto escluso dall'assemblea
legislativa turca in base al mancato raggiungimento della
soglia. Pur avendo ottenuto in una singola circoscrizione
quasi il 50% dei voti (la maggioranza relativa), si è visto
"soffiare" i tre seggi da altre due formazioni che avevano
ottenuto il 14 ed il 9 per cento circa rispettivamente.
Egli si è appellato al Tribunale del Consiglio d'Europa
affermando che tale soglia nega il diritto a libere elezioni
ed alla rappresentanza dei cittadini sancito dalla Convenzione
Europea (Art. 3 del Protocollo 1). Il Tribunale non ha ancora
reso noto il suo pronunciamento.
La Turchia - Stato membro del Consiglio d'Europa e quindi
tenuto a rispetto della Convenzione europea sui diritti
dell'uomo - è stata portata frequentemente davanti al
Tribunale dei diritti dell'uomo, dove di recente è stata condannata
più volte per limitazione della libertà di espressione e per
violazione del giusto processo. (Gabriella
Mira Marq/Osservatorio sulla legalità)
12.09.2006
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PREOCCUPAZIONE
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Secondo
il Comitato per la prevenzione della tortura e delle
pene (Cpt) del Consiglio d'Europa, le condizioni di
detenzioni nelle carceri turche lascerebbero a
desiderare. |
Nonostante gli incoraggianti
miglioramenti registrati in Turchia in seguito all'introduzione
nel 2005 del nuovo codice penale e di procedura penale, le condizioni di detenzione nelle carceri rimangono preoccupanti.
E' quanto emerge dal rapporto del Comitato per la prevenzione della tortura e delle pene (Cpt) del Consiglio
d'Europa sulla sua visita in Turchia nel dicembre scorso.
Durante la visita nelle tre regioni di Istanbul, Adana e Van, la delegazione del Cpt ha riesaminato il trattamento delle
persone catturate dalle forze dell'ordine (polizia e carabinieri) e ha valutato il funzionamento della tutela
giuridica attualmente in vigore contro i maltrattamenti.
''La situazione che emerge non è del tutto rassicurante'', si legge nel rapporto del Cpt, che conferma una generale
persistenza di abusi e di un ''uso sproporzionato della forza,
sia nelle manifestazioni pubbliche che nel periodo di custodia
da parte delle forze dell'ordine, responsabili di maltrattamenti
fisici anche di seria natura''.
Affinché i diritti dei detenuti vengano rispettati, il Cpt chiede alle
autorità turche di adottare ''tutte le misure necessarie per garantire a tutti l'accesso a un avvocato, come
stabilito per legge'', di aumentare ''gli sforzi per migliorare
la qualità e la riservatezza delle visite mediche'' e di ''incoraggiare il lavoro di commissioni per la difesa dei
diritti umani e tenere sotto controllo in sito il personale delle forze dell'ordine''.
Nonostante non fosse previsto in agenda, il comitato anti-tortura ha affrontato anche il caso del capo dell'
organizzazione separatista armata curda Pkk, Abdullah Ocalan, detenuto nel carcere di massima sicurezza nell'isola di
Imrali. In particolare, il dialogo con le autorità ha riguardato le
difficoltà incontrate da avvocati e famigliari nel raggiungere
Ocalan. (Ansa)
12.09.2006
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UNA QUAESTIO
CHE NON SI RIESCE
A RISOLVERE

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Un dossier pubblicato dal
<Think-tank
Friends of Europe> mostra come la vicenda cipriota
potrebbe da qui a pochi mesi avere ripercussioni
importanti sulla marcia della Turchia verso l'UE, che
rischia di incepparsi seriamente.
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Mentre la Turchia è
scossa da una poderosa raffica di attentati, perpetrati dai
terroristi curdi, un'altra tegola si
abbatte su Ankara. Si tratta, per la precisione, della
possibilità che le trattative per l'ingresso del Paese
anatolico nell'UE si inceppino. E' questa la (quasi)
convinzione del <Think-tank Friends
of Europe>, che in collaborazione con la <Chatman House< e
con lo <European Institute of the London School of Ecnomics>,
altri prestigiosi centri di pensiero, ha pubblicato un dossier
intitolato "Turkey and the EU, four scenarios: from train
crash to full steam ahead". L'autrice del dossier, Kirsty
Hughes, ha delineato, come indica il titolo della ricerca,
quattro possibilità per il futuro europeo di Ankara. Le prime
due sono fondate su una visione decisamente ottimista e si
soffermano sulle ipotesi che i negoziati proseguano senza
intoppi o che registrino alcuni piccoli ostacoli, comunque sia
ampiamente superabili. Le seconde due, invece, prevedono
rispettivamente un congelamento delle trattative o una rottura
clamorosa e l'autrice rimarca più volte come queste due siano
le chiavi di lettura più adeguate.
La questione cipriota
non tramonta mai
A decretare la scomoda situazione in cui s'è cacciata la
Turchia, è l'affare cipriota. Ankara, al momento della firma
del protocollo per l'avvio delle trattative con l'UE, aveva
garantito che avrebbe aperto i propri porti e i propri scali
aerei alle merci dei Paesi europei di nuovo ingresso (Cipro
compresa), sulla base del protocollo commerciale siglato dalla
Turchia con Bruxelles - un impegno forte in vista dell'avvio
delle trattative - e volto a favorire la liberalizzazione dei
commerci tra l'area neocomunitaria e l'Anatolia. Il problema
è che Ankara non ha rispettato pienamente il protocollo e
continua a impedire l'accesso di merci cipriote nelle proprie
infrastrutture portuale e aeroportuali. La querelle
diplomatica tra Turchia e Cipro si trascina ormai da 32 anni,
cioè dal 1974, anno in cui l'esercito turco invase la parte
settentrionale dell'isola e creò uno Stato filo-turco, mai
riconosciuto dalla comunità internazionale, che considera
legittima, ai sensi del diritto internazionale, la sola parte
settentrionale dell'isola, abitata dai greco-ciprioti. Parte
che nel 2004 è entrata nell'Unione europea insieme a Polonia,
Ungheria, Slovenia, Lettonia, Lituania, Estonia, Malta,
Repubblica ceca e Slovacchia. Il divieto d'accesso alle merci
turche viola il protocollo commerciale e pone la Turchia in
una situazione scomoda.
Nel giugno scorso, Cipro aveva minacciato da subito di
interrompere le trattative, nel momento in cui l'UE aveva
preso in mano il dossier riguardante il capitolo scienza e
ricerca, primo dei 35 scogli che Ankara deve superare per
coronare il proprio sogno europeista. Il problema è in base
alle regole UE, basta un solo voto contrario, un solo
"no" da parte di uno Stato membro, per interrompere
il negoziato e ripartire dal punto di rottura, in attesa di
riprendere le trattative e trovare un compromesso sul capitolo
oggetto di discussione. ll rischio è che la prossima volta
Cipro potrebbe essere meno malleabile e bloccare veramente la
trattativa, andando oltre la semplice minaccia brandita nel
giugno scorso. E come fa notare il dossier di <Friends of
Europe>, Cipro potrebbe essere seguita da altri Stati europei,
Austria su tutti. Il Paese alpino è infatti da sempre ostile
all'allargamento dell'UE verso la Turchia e smessi i panni del
presidente di turno dell'UE, il Primo Ministro Schuessel
potrebbe dare fuoco alle polveri e scatenare la solita
offensiva antiturca, utile a intercettare voti in vista delle
prossime elezioni autunnali.
Il premier turco Recep Tayyip Erdogan non cede
però di un
millimetro- Erdogan infatti va ribadendo che "la Turchia non
può permettere che Cipro nord venga isolata" e che il Governo turco non estenderà l'efficacia del protocollo alle
merci cipriote fino a quando la questione relativa a Cipro
nord non verrà chiusa. In altri termini, Erdogan attende che
l'UE si adoperi affinché le due parti dell'isola si
riunifichino o almeno, inizino a intrattenere rapporti
bilaterali. Prima dell'allargamento dell'UE, nel maggio del
2004, era stata l'Onu a promuovere un referendum per la
riunificazione, che aveva dato luogo a risultati piuttosto
particolari, con la parte turca favorevole all'eliminazione
della linea verde (che separe dal 1974 le due zone dell'isola)
e la porzione greca - poi "premiata" con l'accesso
in Europa - che aveva espresso il proprio "no",
facendo fallire impietosamente il cosiddetto Piano Annan.
Quali rimedi?
La situazione è dunque alquanto ingarbugliata, con la
Turchia, chiusasi volontariamente nell'angolo, che rifiuta di
applicare il protocollo alle merci cipriote, Nicosia che
minaccia di fare saltare i negoziati e potrebbe trascinarsi
dietro alcune capitali euro-scettiche e Bruxelles che resta a
guardare, incapace al momento di favorire la ricerca di un
valido compromesso. Una proposta la lancia invece <Friends of
Europe>, che avanza l'ipotesi di favorire l'utilizzo del porto
di Famagusta (importante infrastruttura di Cipro nord) da
parte di entrambe le comunità dell'isola, di riconoscere il
turco come lingua ufficiale dell'UE e di conferire ai
rappresentanti di Cipro nord lo status di osservatori in seno
all'Europarlamento. Ma la parola finale spetta, come al
solito, alla politica. E i tavoli sono molto più complessi
dei dossier. (Quadranteuropa)
12.09.2006
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PAPADOPOULOS
ALZA IL TIRO

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Il
presidente greco-cipriota ha chiesto all'Unione Europea
di fare pressioni sul Governo turco che non vuole fare
aprire porti ed aeroporti a navi e aerei di Nicosia. |
Il presidente cipriota
Tassos Papadopoulos ha chiesto all'Unione Europea di fare
pressioni sul Governo turco, reo di non estendere a navi e
aerei ciprioti gli accordi doganali raggiunti con l'Unione
Europea. Nel luglio 2005, la Turchia ha firmato un accordo che
prevede l'estensione ai 10 nuovi membri dell'Unione degli
accordi doganali già in vigore con i 15 "vecchi"
membri della
UE. Il Parlamento turco non ha però ancora ratificato il
trattato, e il Governo di Ankara continua a negare l'entrata
di navi e aerei ciprioti sul suo territorio. Cipro è divisa
in due dal 1974, quando un fallito golpe mirante
all'unificazione con la Grecia scatenò l'invasione della
parte settentrionale dell'isola da parte delle forze turche.
La zona di occupazione turca si è auto-proclamata repubblica
nel 1983, ma è riconosciuta a livello internazionale
solamente dalla Turchia, la quale non riconosce invece il
legittimo governo cipriota di Nicosia. (Peace
Reporter)
12.09.2006
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RIBADITO
IL "NO"

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Ankara
ha confermato che non intende fare ratificare dal
Parlamento l'accordo di estensione dell'Unione doganale
(apertura dei porti ed aeroporti turchi alle merci greco-cipriote). |
Ankara
ha confermato che non intende fare ratificare dal Parlamento
turco, come chiesto dall'Unione Europea, l'accordo di
estensione dell'Unione doganale che la obbligherebbe ad aprire
i suoi porti ed aeroporti alle merci greco-cipriote.
"Noi non abbiamo intenzione di presentare quel testo
davanti al Parlamento", ha dichiarato il portavoce del
ministero degli Esteri turco Namik Tan.
Ankara non riconosce la repubblica di Cipro, che dal 2004 è
membro dell'UE ed è riconosciuta internazionalmente in
rappresentanza dell'intera isola divisa, perché riconosce
solo la repubblica turca di Cipro Nord, che non ha
riconoscimento internazionale. Il premier turco Recep Tayyip
Erdogan aveva confermato lo scorso luglio che la Turchia non
aprirà i suoi scali alle merci greco-cipriote fino a quando
non sarà stato messo fine all'isolamento commerciale di Cipro
Nord. (da Ansa):
12.09.2006
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LA
RISPOSTA: "SIAMO COSTERNATI"
|
Ankara
ha respinto come "incompatibili con la credibilità
del Parlamento europeo" le conclusioni del rapporto
approvato dalla Commissione Affari Esteri. |
Ankara ha respinto come
''incompatibili con la credibiltà del Parlamento europeo'' le
conclusioni di un rapporto approvato dalla Commissione esteri dell'assise in cui, oltre a denunciare un ''rallentamento del
processo di riforme'', si esorta la Turchia ''a riconoscere il
genocidio degli armeni'' (del 1915-16), come condizione preventiva ad una eventuale
adesione all' Unione Europea.
''Siamo costernati per sforzi miranti a imporre delle pre-condizioni lontane dall'essere obbiettive su questioni che
necessitano una seria disciplina accademica'',- afferma un comunicato del ministero degli
Esteri turco.
''Alcuni elementi del rapporto, redatti con considerazioni politiche, non sono compatibili con la
credibilità del PE'' - continua il comunicato con riferimento alla richiesta di
riconoscimento come genocidio del massacro degli armeni negli ultimi anni dell'impero ottomano, che
provocò, secondo gli armeni, 1.5 milioni di morti tra i cristiani armeni, ma che,
secondo Ankara provocarono poche centinaia di migliaia di vittime equamente divise tra la parte armena e la parte turca.
Il rapporto approvato dalla commissione Affari Esteri del Parlamento di Strasburgo, che ha natura ''non vincolante'', ma dovrebbe
essere approvato in seduta plenaria a fine settembre, rileva
"deficienze persistenti'' e ''progressi insufficienti'' della
Turchia ''in materia di liberta' di espressione, di religione e
nei dirittio delle minoranze, di relazione tra i civili ed i militari, di applicazione delle leggi sul terreno, di diritti
delle donne, di diritti sindacali, di diritti culturali e di indipendenza del sistema
giudiziario''. (da Ansa)
12.09.2006
|
STRATEGIA
FALLIMENTARE
|
Marco Cappato,
deputato
europeo radicale e membro della Segreteria nazionale
della <Rosa nel Pugno>, molto duro con l'UE
circa le critiche di quest'ultima alla Turchia.
|
La
Commissione esteri del Parlamento europeo, approvando il
rapporto <Eurlings> - pur con delle modifiche rispetto a un
testo originale ancor più ostile nei confronti della Turchia
- ha dato il suo contributo alla fallimentare strategia
dell'Unione Europea, che ha deciso sempre più apertamente far
deragliare il processo di adesione.
Al
di là delle molte ragioni che esistono per chiedere alla
Turchia di riprendere con slancio le riforme, è evidente
che l'attuale linea negoziale europea - fatta solo
di moniti, critiche e rinvii - è il frutto delle politiche di
Stati nazionali impauriti e ripiegati su se stessi.
Continuando su questa strada, ben presto l'Unione Europea sarà
responsabile della vittoria, anche in Turchia, di sentimenti e
risentimenti nazionalistici, anti-europei e anti-occidentali
che iniziano già ora a rafforzarsi.
L'alternativa,
che cercheremo di rilanciare anche attraverso l'iniziativa del
Satyagraha per la Pace proposto dal Partito Radicale
transnazionale, è quella di accelerare il processo di
adesione della Turchia presentando alle opinioni pubbliche
europee il progetto di una grande Europa federale come
risposta ai pericoli del fondamentalismo e della guerra. (Radicali.it)
12.09.2006
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LA
RASSICURAZIONE

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"Noi
non supereremo la linea di confine del Parlamento
turco", ha detto il nuovo Capo di Stato Maggiore
delle Forze Armate, gen. Yasar Buyukanit. |
Turkish
Chief of General Staff General Yasar Buyukanit has denied
claims that Turkish soldiers were at risk of being placed in
combat situations under foreign commanders, and added: "No
one can force our soldiers to do something that we do not
permit. No one can give orders to us there."
Buyukanit made his first evaluation of the deployment decision
after the Turkish Parliament passed a resolution to send
troops to Lebanon on Tuesday, and said, "We will not exceed
the boundaries that the Turkish Parliament drew." Gen.
Buyukanit responded to journalists' questions at Pakistan's
Military Day celebrations. When asked if he was comfortable
with the parliament's decision, Buyukanit said he could not
comment, and added: "Do not ask me this. We are not going,
we are sending." (Zaman)
12.09.2006
|
IL
MONITO
|
Duro
attacco della Turchia alla situazione di caos che regna
nei territori curdi dell'Iraq del Nord. La minaccia di
un intervento oltre confine. |
Duro attacco della
Turchia alla situazione di caos che regna nei territori curdi
dell'Iraq settentrionale. Il direttore generale per la
Sicurezza al Ministero degli Esteri turco Hayati Guven ha
detto, citato dall'Ansa, a
un incontro di specialisti dell'antiterrorismo promosso dalla
Nato "I campi del Pkk (Partito dei lavoratori del
Kurdistan) nel nord dell'Iraq devono essere chiusi e
i loro capi devono essere arrestati ed estradati in Turchia. I
leader del Pkk sono in nord Iraq. Là reclutano e indottrinano i
terroristi per mandarli poi in Turchia. Essi godono di una
totale libertà di azione per la mancanza di misure
efficaci".
Guven ha aggiunto che in assenza di un intervento
americano-iracheno contro i campi del Pkk, Ankara potrebbe
decidere un'operazione militare oltre il confine. Il
funzionario ha quindi indicato in 91 i militari turchi uccisi
nel corso del 2006 dai guerriglieri curdi, il cui numero nei
campi nel nord dell'Iraq supera i tremila. (Arab
Monitor)
12.09.2006
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LA CONDANNA

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"Il
terrorismo non ha giustificazione". Lo ha
sottolineato il presidente dell'Assemblea del Consiglio
d'Europa, René van del Linden, dopo gli ultimi
attentati in Turchia.
|
"Il terrorismo non
ha giustificazione". Lo ha sottolineato il presidente
dell'Assemblea del Consiglio d'Europa, René van der Linden,
commentando l'attentato avvenuto nella regione turca di Van e
che ha ucciso due persone, ferendone venti.
Egli ha condannato gli attacchi ed espresso solidarietà'
alle vittime della Turchia, Stato membro del Consiglio.
"Non c'è ancora chiarezza sull'identità dei perpetrori
- ha fatto notare - tuttavia gli autori sono solo criminali
mossi dal solo scopo di uccidere persone innocenti".
Van der Linden ha ricordato che il terrorismo "deve
essere considerato un crimine contro l'umanità e fermamente
rigettato anche ove dichiari fini politici. Occorre
combatterlo con tutti i mezzi legali possibili".
Già qualche giorno fa il presidente del "Pace" aveva dovuto
esprimere le proprie condoglianza alla Turchia per la serie di
esplosioni che hanno ucciso tre persone a ne hanno ferite una
cinquantina ad Antalya, Istanbul e Marmaris.
In quella occasione egli rinnovò il suo appello agli Stati
membri per la firma e la ratifica della Convenzione del
Consiglio d'Europa per la prevenzione del terrorismo che
consentirebbe un'azione sinergica contro questo micidiale
fenomeno. (Gabriella Mira Marq/Bollettino
sulla Legalità)
12.09.2006
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"AZIONI
INACCETTABILI"

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Una
presa di distanza del vice presidente della
confederazione del Kurdistan (Kkk), Remzi Kartal, circa
gli attentati del Pkk. Intervista ad <Aki-Adnkronos
International>. |
Gli attentati degli
ultimi giorni in Turchia sono azioni ''inaccettabili' che
"non contribuiscono" a trovare una soluzione alla
questione curda: a esprimere la ''profonda condanna''
dell'azione rivendicata dai Falchi del Kurdistan è stato il
vicepresidente e responsabile Esteri della Confederazione del
Kurdistan (Kkk) Remzi Kartal, in un'intervista rilasciata ad
<Aki-Adn Kronos International> nella sede della Confederazione
curda a Bruxelles. Interpellato sugli attentati degli ultimi
giorni a Marmaris, Istanbul, Antalya, e Mersin, l'ex membro
del Parlamento turco, in esilio da undici anni in Europa, ha
sottolineato a chiare lettere che il Kkk "si rammarica
profondamente di questi atti". "Condanniamo tali azioni che non
contribuiscono a trovare una soluzione per il popolo curdo".
(da Adnkronos International)
12.09.2006
|
CURDI CONTRO CURDI

|
I
quadri moderati pretendono la fine del terrore
separatista. Sotto accusa l'ideologia stalinista del
Pkk. La nascita di un nuovo partito ed il ruolo del
sindaco di Diyarbakir. |
Se poco tempo fa
un'ala del movimento separatista curdo Pkk aveva proposto
alla Turchia una tregua, nei giorni scorsi un'altra ha
letteralmente bombardato le basi dell'offerta.
"Falchi della libertà del Kurdistan", questa la sigla che si
è attribuita la responsabilità degli attacchi sanguinosi alla località
turistica di Marmaris e a Istanbul e in altre parti della
Turchia.
"Nulla sarà più come prima in Turchia", hanno minacciato
su internet gli autori degli omicidi annunciando altre azioni,
"abbiamo promesso di trasformare la Turchia in un
inferno". I tre morti di Antalya sono il prezzo che Ankara
paga al regime di isolamento carcerario del leader del Pkk
Ocalan, questa la prima ipotesi fatta dai media
internazionali.
I "falchi"
strumenti della lotta interna al Pkk
I "Falchi della libertà" sono apparsi il 1 maggio 2005 quando,
ancora completamente sconosciuti, avevano messo in
guardia i turisti dal visitare la Turchia. Nel luglio dello
stesso anno i loro primi attentati, commessi nelle cittadine
turistiche di Cesme e Kusadasi. Per un po' di tempo si è
creduto fossero una scheggia impazzita del nazionalismo curdo.
Solo lentamente le indagini hanno messo in evidenza che si
trattava dell'ala dura del Pkk. Anche altri presunti
attentatori, catturati dalla polizia turca martedì scorso
mentre preparavano un attacco a Izmir, sono membri del Pkk,
mentre altri due sono ricercati ad Antalya.
È probabile che l'ala più radicale del Pkk controlli i
"Falchi". Se così fosse, la ragione degli attentati
andrebbe cercata in una lotta tra le fazioni del nazionalismo
curdo. La nascita di uno Stato autonomo non è l'obiettivo
immediato e principale dei "Falchi". In realtà è più
probabile che violenza e scontro interno, abbiano a che fare
con la paura dei separatisti di perdere i loro retroterra
nelle montagne del nord Iraq.
Da questi territori, il numero due del Pkk Murad Karayilan,
una decina di giorni fa aveva offerto allo Stato turco una
tregua legata ad alcune condizioni. Sarebbe dovuta entrare in
vigore il 1 settembre. Ankara ha però ritenuto inaccettabili
le condizioni. Il Pkk legava la sua presunta disponibilità a
far tacere le armi, alla fine del regime di isolamento cui è
sottoposto Ocalan e a un dialogo del governo turco con il Pkk.
Le ragioni dell'offerta
curda
Non tutti nel Pkk hanno però appoggiato la proposta del
"cessate il fuoco". Quelli che la rifiutano in modo
categorico, sono probabilmente coloro che hanno scatenato i
"Falchi della libertà". Secondo quanto gli ambienti curdi
fanno trapelare, le discussioni su una possibile tregua non
sono però cessate. La paura dell'ala vicina a Karayilan è
che lo spazio di manovra politico e militare dovuto alle basi
disponibili nel nord Iraq, divenga sempre più stretto. La
mossa tattica dell'offerta di una tregua servirebbe a far
superare al Pkk il prossimo inverno. Le previsioni dei
nazionalisti curdi è che tra breve per il movimento diventerà
molto più difficile agire politicamente e militarmente
partendo dal nord Iraq.
I dirigenti del Pkk sanno che Usa e Turchia vogliono fare sul
serio. Il Nord Iraq deve essere sgomberato. Per dedicarsi
unicamente a questo compito, Washington ha nominato un alto
ufficiale. Sarà l'ex comandante della Nato, il generale
Ralston, a coordinare, tra Bagdad e Ankara, le azioni
americane e turche contro il Pkk. Sabato scorso inoltre il Primo
Ministro iracheno Maliki, ha assicurato i turchi che
l'Iraq del Nord non deve essere, e tra poco non lo sarà più,
un santuario inviolabile per il Pkk.
L'allarme dei quadri "moderati" del Pkk vicini a
Karayilan, è stato alimentato anche dalla nomina del nuovo
capo di Stato Maggiore delle Forze Srmate turche. Il generale
Buyukanit si è detto favorevole ad un atteggiamento più duro
verso i separatisti curdi. Büyükanit che ha preso
possesso delle sue nuove funzioni è un vero
"falco". Il generale che per anni ha diretto,
principalmente contro i curdi, l'attività dell'esercito
nella Turchia sud orientale, vuole risolvere definitivamente
la questione del militarismo separatista e non fa nessun
mistero delle sue intenzioni.
I "Falchi della libertà" rappresentano indubbiamente
l'ala più estremista e disposta alla violenza del
nazionalismo curdo. Ciò non vuol però dire che il resto dei
militanti del Pkk sia disposto a rinunciare alla lotta armata
contro Ankara. Finora i "Falchi" nei loro attentati hanno
privilegiato obiettivi prevalentemente economici. Soprattutto
turistici. Perciò hanno utilizzato cariche esplosive di
portata minima, che è stato possibile nascondere, il 16
giugno in un contenitore di rifiuti urbani del quartiere di
Istanbul Eminonu, ad Antalya invece stavano in un ciclomotore
e a Marmaris in un mini bus. Il Pkk propriamente detto, è
invece ritenuto responsabile degli ultimi attentati
nell'Anatolia orientale e sud-orientale, che hanno preso di
mira i treni.
Alternative alla
strategia Pkk
Anche i quadri moderati
curdi pretendono la fine del terrore separatista
Ma la pressione sul Pkk non viene solo dal fronte
militare. Anche quello che succede nella sua ala politica
preoccupa l'attuale gruppo dirigente separatista. Il sindaco
di Diyarbakir, Osman Baydemir, sembra volersi preparare a un
panorama politico diverso, ritagliandosi il ruolo di nuovo
portavoce dei curdi. Lo scopo è la nascita di
un'alternativa alla strategia del Pkk finora basata
soprattutto sulla violenza. Ma non basta. Nei mesi scorsi
prominenti politici moderati curdi che si fanno chiamare il
"Gruppo dei liberi curdi", hanno annunciato l'intenzione
di fondare un nuovo partito. La soluzione politica della
questione curda sarà il loro compito più importante.
Il loro portavoce è Serafettin Elci, mentre uno dei membri più
importanti è Haschim Haschimi. Elci per poco tempo, dopo il
colpo di stato militare del 1980, è stato ministro nel
governo Ecevit. Hascimi invece per due legislature ha fatto
parte del Parlamento di Ankara. Prima per il partito Refah,
poi per l'Anap. I due uomini politici sono vicini alle
posizioni del leader curdo nord iracheno, Barzani.
Nell'annunciare il progetto del nuovo partito, Elci ha messo
sotto accusa l'ideologia stalinista del Pkk e il fatto che
il movimento separatista non sia "fonte di speranza" ma
"fonte di impotenza" per la battaglia curda di democrazia
e libertà. Per Elci le possibilità di successo del movimento
terrorista sono pari a zero. Lui e i suoi compagni puntano a
fare dello Stato turco una struttura federale e per
raggiungere questo obiettivo vogliono innanzitutto rafforzare
la struttura comunale del governo locale. I curdi moderati non
vogliono più avere nulla a che spartire con la violenza Pkk
che colpisce gli innocenti, ha dichiarato Elci. (Amir
K.Ayuzj/Quadranteeuropa)
12.09.2006
|
ARRESTATI
DUE PRESUNTI TERRORISTI
|
Secondo
la polizia turca stavano preparando nel Paese della
Mezzaluna "attentati di grande effetto". |
La polizia turca ha
arrestato a Istanbul due sospetti ribelli curdi, che stavano
organizzando "attentati di grande effetto". Lo hanno
annunciato le autorità del Paese.
Un comunicato della polizia statale antiterrorismo ha spiegato
che gli uomini sono responsabili di due esplosioni avvenute
quest'anno a Istanbul, una contro un edifico governativo ad
agosto e l'altra contro una sede del Partito di Giustizia e
Sviluppo ad aprile, in cui sono rimaste ferite otto persone.
I due uomini hanno scagliato granate a mano e colpi di arma da
fuoco contro i poliziotti che cercavano di arrestarli nel
quartiere Esenyurt della città sul Bosforo: lo ha riferito
l'agenzia di stampa <Anatolia>, che ha aggiunto che non
ci sono stati feriti. Gli arrestati sarebbero esponenti del
Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) che avevano
ottenuto esplosivi nei campi di addestramento fuori dalla
Turchia, presumibilmente nel nord dell'Iraq.
La polizia ha inoltre arrestato altre cinque persone per
presunto favoreggiamento ai ribelli e ha rinvenuto un ingente
quantitativo di armi ed esplosivi nelle perquisizioni delle
loro abitazioni. (Ap)
12.09.2006
|
SOLDATI
FERITI DALLO SCOPPIO DI UNA MINA
|
E'
avvenuto a Bademli nel sud-est anatolico. L'ordigno
esploso al passaggio di un veicolo militare. |
Due soldati turchi sono
rimasti feriti nella zona sudorientale del Paese da una mina
terrestre esplosa al passaggio di un veicolo militare. Lo ha
annunciato l'agenzia di stampa <Anatolia>.
La deflagrazione è avvenuta a Bademli, un villaggio vicino
alla città a maggioranza curda di Diyarbakir. Secondo
Anatolia, l'ordigno è stato piazzato dai militanti curdi
attivi nell'area. I due soldati sono stati ricoverati in
ospedale e non sono stati forniti dettagli sulle loro
condizioni.
I militanti del Pkk (partito dei lavoratori del Kurdistan)
combattono per l'autonomia del sudest della Turchia dal 1984 e
lanciano costantemente attacchi contro obiettivi militari
turchi. Il gruppo è ritenuto un'organizzazione terroristica
da Ankara, Stati Uniti e Unione Europea. Il ministero degli
Esteri turco ha comunicato che novantuno soldati sono stati
uccisi negli attentati del Pkk dall'inizio dell'anno, mentre
472 civili hanno perso la vita o sono rimasti feriti. (Ap)
12.09.2006
|
COLPITE
DUE GUARDIE DEL CORPO DI ERDOGAN

| Ad
aggredirle, nella città di Sogut, nel nordovest della
Turchia, un gruppo di nazionalisti che rimproverano al
premier l'incapacità di fronteggiare la violenza del
Pkk. |
Due guardie del corpo di
Recep Tayyip Erdogan sono rimaste ferite nel corso di una
manifestazione dei nazionalisti a Sogut, città nel nordovest
del Paese dove il Primo Ministro turco aveva pronunciato un
discorso.
Uno degli uomini della scorta feriti, Ali Erdogan, è il
nipote del premier. E' stato colpito con un pugno al volto da
un manifestante che indossava nocche d'ottone.I nazionalisti
protestavano per l'incapacità del governo di contrastare gli
attacchi dei ribelli curdi. I militanti del Pkk (partito dei
lavoratori del Kurdistan) combattono per l'autonomia del
sudest della Turchia dal 1984 e lanciano costantemente
attacchi contro obiettivi militari turchi. Il gruppo è
ritenuto un'organizzazione terroristica da Ankara, Stati Uniti
e Unione Europea. Il ministero degli Esteri turco ha
comunicato che novantuno soldati sono stati uccisi negli
attentati del Pkk dall'inizio dell'anno, mentre 472 civili
hanno perso la vita o sono rimasti feriti. (Ap)
12.09.2006
|
LA
NOTA DELL'UFFICIO DEL TURISMO
|
La
Turchia cerca di rassicurare quanti vorrebbero
fare un viaggio in questo Paese ma hanno paura degli
attentati. Prese le misure necessarie. |
Una
nota sui recenti episodi terroristici, che condanna il
terrorismo e vuole rassicurare turisti e operatori: l'ha
diramata l'Ufficio Cultura e Turismo della Turchia.
"Recentemente la Turchia - afferma la nota - è stata
colpita da attentati terroristici nelle città di Marmaris,
Antalya ed Istanbul. Ci rammarica essere stati testimoni di
questi atti, che dimostrano l'assenza di rispetto per le
persone e i Paesi. Il terrorismo è un problema internazionale
e il suo scopo è quello di creare terrore e seminare il
panico. Siamo più che mai decisi ad assicurare che siano
prese le misure necessarie contro questo piccolo gruppo che
minaccia, con tali atti, la comunità internazionale. Ci
aspettiamo da quest'ultima la stessa determinazione e
appoggio. In queste situazioni, come in tutte le altre, noi
abbiamo piena fiducia nei turisti che vengono a visitare la
Turchia, così come negli operatori che organizzano viaggi nel
nostro Paese. (GuidaViaggi)
12.09.2006
|
.....E
QUELLA DELLE AGENZIE VIAGGIO
|
"Non
possiamo negare di avere avuto numeri in calo per la
Turchia - ha detto il direttore generale di
<Alpitur> , Massimo Broccoli - anche se restiamo
in linea con il budget". |
Non
ha compromesso la stagione l'ondata di attentati che ha colpito negli
scorsi giorni alcune mete della Turchia. Dagli uffici dei t.o. arrivano
rassicurazioni e le cancellazioni o riprotezioni per chi lo ha previsto
(la Farnesina non ha mai emesso sconsigli sul Paese) si contano sulle dita
di una mano. Si sono però bloccate le nuove richieste, a conclusione di
una stagione tutt'altro che entusiasmante: "Non possiamo negare di
avere avuto numeri in calo - spiega il direttore generale di <Alpitour>,
Massimo Broccoli - anche se restiamo in linea con il budget; sul Paese
avevamo ridotto molto la disponibilità, perché i segnali dal mercato non
sembravano incoraggianti già dallo scorso inverno". (TTG
Italia)
12.09.2006
|
NELLA
RETE PRESUNTI AFFILIATI AL-QAEDA
|
Sequestrati
nelle loro abitazioni a Bagcilar, uno dei quartieri più
poveri di Istanbul, armi e documenti. |
La
polizia turca ha arrestato ad Istanbul quattro persone che
avrebbero legami con al-Qaeda. Secondo quanto riferito
dall'agenzia di stampa <Anadolu>, i sospetti sono sotto
custodia con l'accusa di avere pianificato un attacco
dinamitardo.
Gli inquirenti hanno reso noto di avere sequestrato nelle case
dei quattro Bagcilar, uno dei sobborghi più poveri di
Istanbul, documenti con istruzioni per la fabbricazione di
bombe, una carabina, una pistola, false carte di identità e
materiale organizzativo contenuto in alcuni compact-disc.
Secondo gli agenti, i quattro sospetti erano tra coloro che
inneggiarono all'organizzazione terroristica fondata da Osama
bin Laden al-Qaeda in occasione di una manifestazione
commemorativa di Abu Musab al-Zarqawi, ex numero uno di
al-Quada in Iraq, ucciso il 7 giugno scorso vicino a Baquba
durante un raid aereo Usa. (da Agi)
12.09.2006
|
PAPA
'YA SUIKAST

|
Uscito 10 giorni fa
in Turchia un romanzo che descrive l'assassinio di
Benedetto XVI nella sua visita ad Ankara, Efeso e
Istanbul. Caso inquietante, in un Paese in cui
l'accoglienza al Pontefice non sarà certo calorosa. I
vescovi gettano acqua sul fuoco.
|
Ne
aveva parlato qualche giorno fa, il vicario apostolico di
Istanbul, mons. Louis Pelâtre. In un'intervista all'agenzia
francese <I.Media> aveva ammesso la sua amarezza sul
mancato rispetto della libertà religiosa nel Paese, indicando
come esempio una novità editoriale piuttosto
"scottante". "Questa settimana - aveva spiegato
il presule - è in uscita un romanzo che racconta
dell'assassinio di Benedetto XVI durante la sua visita a
Istanbul. Tutto questo è triste". Notizia curiosa a
prima vista, che tuttavia, rende bene le contraddizioni di
alcuni settori della società turca: quel fronte anti-occidentale che negli ultimi mesi ha fatto della
propaganda anticristiana un vero e proprio must.
Il libro si intitola "Papa'ya suikast" (Attentato
al papa), con sottotitolo "Chi ucciderà Benedetto
XVI a Istanbul?", ed è stato scritto da Yücel
Kaya, un autore di gialli alle prime armi, che sta comunque
ottenendo un discreto successo, scalando la classifica dei
titoli più venduti su internet. Un formato di 13 per 19 cm per
336 pagine, in cui viene raccontata una storia di intrighi e
complicità, con tanto di Opus Dei, P2 e servizi segreti. La
trama ruota intorno alle vicende del giornalista Oriano
Ciroella, membro dell'Opus Dei, che diventa l'esecutore
materiale dell'assassinio del papa durante la sua visita a
Istanbul. Mandante del delitto, un cardinale piduista ed
esponente dell'Opera, che vuole togliere di mezzo
Benedetto XVI per prendere il suo posto. In uno scenario
simile, entra in gioco anche il Mit, il servizio segreto
turco, espressione della destra nazionalista e islamica,
contrario alle ipotesi di unione delle Chiese cattolica e
ortodossa all'interno del Paese.
Fin qui il soggetto dell'opera che in una situazione normale
potrebbe essere liquidata senza problemi come una delle tante
spy story alla "Codice da Vinci", così di moda in
questi anni. Ad inquietare sono però i riferimenti reali e
circostanziati (ruolo dei nazionalisti compreso), in un
contesto antireligioso che ha già lasciato sul campo figure
come don Andrea Santoro, il missionario romano ucciso a
febbraio a Trebisonda e padre Pierre Brunissen,
sopravvissuto ad un accoltellamento a Samsun.
Episodi liquidati tutti come gesti di fanatici, quando al
contrario il clima di intimidazione è un fatto reale.
Interpellati sull'argomento, figure autorevoli come il vicario
apostolico dell'Anatolia, mons. Luigi Padovese, e il
nunzio, mons. Antonio Lucibello, hanno voluto gettare
acqua sul fuoco, chiarendo che la sicurezza del papa è sotto
controllo e che "in Turchia c'è un clima
assolutamente normale". Eppure, nei mesi scorsi, i toni
usati erano diversi.
Riconoscimento
giuridico
"La Turchia - aveva detto mons. Luigi Padovese a
Giuseppe Caffulli del <Messaggero di Sant'Antonio>
- è uno Stato che si professa laico, ma che negli scorsi
decenni ha visto crescere sempre più, per necessità di
carattere politico, un fronte islamico vivace. Questo ha
determinato la realtà di uno Stato laico e, nel contempo,
confessionale. Non sulla carta, ma nei fatti. Uno Stato
confessionale di colorazione sunnita, come la maggior parte
della popolazione musulmana turca. Evidentemente a discapito
delle minoranze non solo cristiane, ma anche musulmane: penso
agli aleviti (un ramo degli alatiti sciiti, che costituiscono
il 20 per cento della popolazione, considerati dalla
maggioranza sunnita una forma eretica di islam - ndr) che
patiscono questa situazione di discriminazione. Credo che per
quanto riguarda le libertà religiose in Turchia ci sia ancora
molto cammino da percorrere. Uno dei primi passi da compiere
è il riconoscimento dello status giuridico delle varie
confessioni religiose. Noi, ad esempio, come Chiesa cattolica,
in Turchia non esistiamo. Le autorità sanno che il mio ruolo
è quello di capo della comunità cattolica, ma, di fatto,
vengo considerato un privato cittadino. Sono fortemente
convinto che il riconoscimento della libertà religiosa e
dello status giuridico delle varie confessioni non
interferisca con il principio della laicità dello
Stato".
Ne è una prova la testimonianza di un sacerdote, inviata a
marzo sotto anonimato ad <Asianews>: "Alcuni
giornali nazionali continuano a parlare dei missionari e del
loro proselitismo, della distribuzioni di soldi e tante altre
illazioni senza mai specificare l'identità degli
interessati. Si continua così ad insinuare nella testa della
gente che qui la Chiesa sta "convertendo" i turchi e
crea un pericolo! La Turchia ha oltre 70 milioni di abitanti e
tra questi solo un 150.000 sono cristiani: mi chiedo come un
Paese, laico e democratico, possa avere paura di qualche
conversione mentre viene quanto mai reclamizzato da diversi
giornali il passaggio di cristiani all'islam -
specialmente per motivi di matrimoni di stranieri con locali
- che non sono pochi".
I lupi grigi
E ancora, un'altro spaccato di vita, descritto sempre
descritto da <Asianews> : "L'estate scorsa sono
stato a Rize, cittadina non distante da Trabzon per preparare
un articolo sul Mar Nero, attirato da un titolo di un giornale
locale: 'Sulla via del mare è stato avvistato un sacerdote'.
Notizia riportata con sgomento come se avessero visto un Ufo
nei cieli del Mar Nero. Can Dundar - giornalista del <Milliyet>
- così inizia il suo pezzo del 6 febbraio su questo
quotidiano nazionale turco, di destra. E prosegue: 'le
persone con le quali ho poi parlato mi hanno fatto vedere il
luogo dove è stato avvistato il sacerdote dicendo: 'scappato
verso la montagna, i giovani gli sono corsi dietro per
prenderlo'. Da parte sua il capo religioso di Rize non ha
esitato a dichiarare 'sono in aumento i religiosi cristiani
che vengono a visitare la nostra città, hanno un intento
diverso, contro di loro dobbiamo mantenere la nostra unità
nazionale'. E il capo del partito rappresentante i Lupi Grigi
(Mhp) ha commentato: 'I sacerdoti che vengono nella nostra
regione vogliono rifondare lo Stato cristiano greco-ortodosso
che c'era prima, tra i sacerdoti ci sono delle spie che
lavorano per i paesi occidentali, stanno rovinando la nostra
pace, l'uomo del Mar Nero è un conservatore'. Non erano
forse queste dichiarazioni - continua il giornalista di <Milliyet>
- segnali del pericolo che si stava avvicinando? E alla fine
l'uccisione del sacerdote". Can Dundar così conclude:
"Se la Turchia laica chiede al mondo il rispetto di tutte
le religioni, è lei per prima che deve proteggere gli
appartenenti a tutte le religioni che si trovano nel suo
territorio".
"Attentato al papa. Chi ucciderà Benedetto XVI ad
Istanbul?" sarà letto in un ambiente simile.
"Dobbiamo collocare questo episodio per quello che
rappresenta: si tratta di finzione letteraria e come tale
dobbiamo prenderla", rassicura a <Il Giornale> il
nunzio apostolico in Turchia mons. Antonio Lucibello.
Ma sul viaggio del Pontefice cende comunque un'ombra. Se la
sicurezza sarà senza dubbio garantita (mons. Padovese ha
chiarito che "attentati o aggressioni nei confronti del Papa sono assolutamente da escludere'') , è la dimensione
culturale di un incontro la prima vittima. Verrebbe da dire
tra il serio e il faceto: speriamo sia l'unica. (Matteo
Spiguglia/www.korazym.com)
12.09.2006
|
NESSUN
PERICOLO
|
Il
nostro ministro dell'Interno, Giuliano Amato, ha voluto
rassicurare sul viaggio che il Papa farà in Turchia nel
prossimo novembre. |
Da parte italiana non vi
è alcun segnale di possibile pericolo per il viaggio che il
Papa compirà in Turchia . A farlo intendere è stato oggi il
ministro dell'Interno, Giuliano Amato accennando della
questione ad Assisi dove ha preso la parola nel corso
dell'incontro internazionale per la pace organizzato dalla
Comunità di Sant'Egidio. ''Credo che sarà un viaggio sicuro
- ha infatti detto Amato - anche perché se il Papa lo farà
ci sono gli elementi per parlare di una sua sicura tranquillità''. (Asca)
12.09.2006
|
DEMOCRAZIA
NEL KOSOVO
|
L'appoggio
della Turchia al giovane Paese espresso dal premier
Recep Tayyip Erdogan a Sali Berisha. |
The Turkish and Albanian
premiers stressed the need for the establishment of a
democratic, multicultural Kosovo in which everyone is
represented and lives in peace and harmony.
Prime Minister Recep Tayyip Erdogan and his visiting Albanian
counterpart Sali Berisha made the remarks at a joint press
conference following their bilateral talks in Ankara.
"We underlined the need for the establishment of a
democratic Kosovo which respects European standards and global
valuses, in which people enjoy rights and live in peace anf
harmony,", Erdogan said.
Stressing that it would be wrong to convict the minority for
the majority in Kosovo, Erdogan stated during his talks with
Berisha they also underlined the need to protect the righis of
the minority in the country. (da The
New Anatolian)
12.09.2006
|
SOCIETA'
COME FERMARE
ABUSI
E OMICIDI

|
Summit
sulle donne indetto dal Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan e
dal ministro Nimet Cubukçu. Un Paese che si trova ancora nella
condizione di dover far fronte ai delitti d'onore. |
The Prime Ministry will host a
summit on violence against women and "honor killings" today, with
representatives of relevant state bodies, unions, nongovernmental
organizations and universities in attendance.
State Minister for Womens and
Children's Affairs Nimet Çubukçu, who organized this summit, hopes
bureaucrats, politicians, union leaders, activists and academics who will
debate the problem will come up with a series of initiatives that can be
implemented as quickly as possible with immediate results.
Çubukçu had previously said that laws and mechanisms protecting women
from violence and punishing abuse were already in place. "We can say
that laws punishing those who commit violence against women are in place;
however, we can't yet say that the social attitude that shames those who
beat women is fully developed," she said.
Under Turkey's new Penal Code (Tck) approved last year, those found guilty
of honor killings now face life sentences. In the past, judges have often
shown leniency towards men who killed wives, daughters or sisters for
reasons of "honor."
Although welcome, tougher laws barely begin to tackle the deep social and
cultural roots of honor killing, the expression of a rigidly patriarchal
society that sees women as commodities to be used or cast away as men
see fit.
Amnesty International estimates that between a third and half of women in
Turkey suffer physical violence in their families.
A discrepancy in educational opportunities, a lower employment rate and
the patriarchal society are seen as some of the reasons Turkish women find
themselves in their current situation. (Turkish
Daily News)
12.09.2006
|
SCUOLA
TURCA
APERTA
NELLE FILIPPINE

|
L'iniziativa
presa ad opera di uomini di affari. Il primo istituto di questo
genere risale al 1994. Alla inaugurazione il ministro locale
dell'Educazione, Jesli A. Lapus. |
A new
Turkish school in the Philippine capital of Manila officially began
classes .
The first Turkish school in the Philippines opened in 1994, and such
schools continue to flourish, as demonstrated by the opening of the
Fountain Santolan School.
Several local and foreign statesmen, journalists, writers, businessmen and
teachers joined the school's inauguration ceremony, where Turkish Deputy
Speaker Ismail Alptekin expressed his pride in international Turkish
schools. He said graduates of these schools would always be a part of
Turkey.
Speaking of the need for peace in the world, Alptekin said that Turkey
would do its best in to help end the clashes in the Middle East.
Philippines Minister of Education Jesli A. Lapus, speaking at the ceremony,
said they were overjoyed with the level of education provided by these
institutions and the opportunities for growth they provided for the
countries' youth.
As part of the opening celebrations, students gave a performance of
Turkish songs and folk dances that were warmly appreciated by audience, in
particular by the Turkish delegation. The guests were most moved by the
student's perfect rendition of Turkish singer Kirac's song,
"Karahisar Castle."
Turkish guests and Philippine authorities took a tour of the school
following the performance.
Philippine Minister Lapus compared the 60-student classrooms of local
schools to the 16-person classroom system at the Turkish school,
underscoring the importance of smaller classes for a higher quality of
education. (Abdullah Marasli/Zaman)
12.09.2006
|
GIAPPONESI
ALLA RICERCA
DEL MOSTRO

|
Team,
con in testa un giornalista, sul lago Van per catturare le immagini
della bestia preistorica che secondo la leggenda vivrebbe in fondo
alle acque. |
A Japanese
journalist and his team that came to Turkey to collect eyewitness
testimony about the legendary Van Lake monster completed their
investigation with a surprise discovery.
Author-translator Takano Hideyuki, photographer Mori Kiyashi and assistant
Suezawa Yasufumi from the Japanese magazine Shosetsu Tendai by Kodansha
arrived in Van nearly two weeks ago to investigate the legend of the Van
Lake monster.
Hideyuki said when they completed their research and returned to Van, they
witnessed a monster-like body swimming in the lake about 300 meters
offshore and captured the event on film.
Hideyuki said such a sighting following the completion of their research
thrilled his team, and added that they showed the pictures and film to
experts at Van Yuzuncu Yil University, but the murky images were not
conclusive.
Before departing for Japan, the team announced they would return to the
region in the future to conduct further research. (Anadolu
News Agency)
12.09.2006
|
RAMADAM,
CIBI...E
SPECULAZIONI

|
Le
avvertenze della Banca Centrale turca ai consumatori in prossimità
della festività islamica. Molti alimenti, infatti, potrebbero
avere aumenti di prezzo. |
La Banca
Centrale turca ha avvisato i consumatori di fare attenzione al costo degli
alimenti durante il periodo del Ramadam, la festa più importante del
calendario islamico che consiste nel digiuno diurno e che inizierà
l'ultima settimana di settembre per concludersi l'ultima settimana di
ottobre.
Il prezzo di alcuni cibi, secondo l'istituzione, potrebbe aumentare non
solo per l'inflazione ma anche a causa di speculazioni proprie del
periodo. Il picco degli aumenti dovrebbe verificarsi proprio nelle prime
tre settimane di settembre. (Apcom)
12.09.2006
|
CRONACA
CASI DI RABBIA
|
Ne
sono stati riscontrati quattro in altrettanti villaggi (Kozak
Camavlu, Yukari Cuma, Zagnos e Kacihamzalar) nella zona di Pergamo (Izmir). |
The health bureau of the Bergama
region in Izmir quarantined four villages when domestic animals there
tested positive for rabies.
Veterinarian Niyazi Savaş said they found rabies in pets in the
villages of Kozak Çamavlu, Yukarı Cuma, Zağnos and Hacıhamzalar.
Savaş said they took samples from animals and tested them in Izmir,
noting that the disease had spread from wild animals to the domestic ones.
He said the necessary injections have been done on domestic animals in the
four villages in order to prevent the spread of the disease but noted
that it was impossible to do the same for wild animals. (Turkish
Daily News)
12.09.2006
|
ALPINISTI ITALIANI
MUOIONO SUL MONTE ARARAT

|
Si
chiamavano Caterina Fruttero e Franco Pacifico. Al momento
dell'incidente si trovavano a 4.200 metri quando sono stati
investiti da una bufera di neve |
Due alpinisti italiani sono morti
nella Turchia orientale durante una discesa dalla vetta del monte Ararat.
Le vittime sono Caterina Fruttero e Franco Pacifico, presidente della
sezione di Savignano (Cuneo) del Club alpino italiano, che facevano parte di un gruppo di 11
scalatori che si trovavano ad un'altitudine di circa 4.200 metri.
Aydin Alkan dell'agenzia di viaggi <Sobek>, che aveva organizzato
l'escursione, ha detto che la cordata aveva già scalato la vetta del
monte a 5.136 metri; stava discendendo quando è stata sorpresa dal
maltempo. Il gruppo di alpinisti italiani avrebbe dovuto rimanere unito
ma, durante l'ascensione, Caterina Fruttero e il compagno di cordata
Franco Pacifico, si sono staccati per unirsi ad un paio di iraniani che,
come loro, puntavano verso la vetta del massiccio.
12.09.2006 |
RIENTRATI
I TURISTI BLOCCATI IN TURCHIA ED ISRAELE
|
Per
il folto gruppo (5.500 di nazionalità francese), le assicurazioni
del ministro Leon Bertrand. |
Sono tornati quasi
tutti a casa i 5.500 turisti francesi bloccati in Turchia e in Israele per
una lite tra la loro agenzia di viaggio ed alcune compagnie aeree. Lo ha
assicurato il ministro del Turismo francese, Leon Bertrand.
Circa 400 passeggeri
erano rimasti bloccati in Turchia per una controversia tra l'agenzia di
viaggio <Elegance> e la compagnia aerea turca <Atlas jet>. I
Israele, su 1500 turisti bloccati, 200 si trovavano ancora a Tel Aviv alla
ricerca di voli alternativi.
I passeggeri che avevano comperato un pacchetto (volo più albergo) sono
potuti tornare a a spese delle loro agenzie di viaggio. I voli semplici,
non coperti da garanzie, sono stati invece a spese sia dell'agenzia che
dei passeggeri. (Apcom)
12.09.2006
|
NOTIZIARIO
D'AMBASCIATA
25
SOCIETA' ITALIANE AD IZMIR
Sono
attualmente 25 le società italiane che prenderanno parte alla
<Eurasia 2006 Agroexpo-Agriculture, Greenhouse e Stockbreeding
Exibition>, che avrà luogo dal 21 al 24 settembre a Smirne.
La numerosa presenza italiana - ha tenuto a sottolineare il
Console d'Italia, Michele Tommasi - è la manifestazione del
grande interesse rivolto alla regione egea da parte dei
produttori italiani del settore, con particolare riguardo alla
cooperazione nel campo dell'irrigazione, dei prodotti chimici
per l'agricoltura e della produzione di olio d'oliva.
Secondo il presidente della Camera di Commercio tra Italia e
Smirne, Rebii Akbudak, la Fiera rappresenterà senza dubbio
un'importante occasione per approfondire eventuali ulteriori
possibilità di partnership
tra operatori turchi ed italiani, la cui partecipazione ha
superato di gran lunga le aspettative degli organizzatori.
AUMENTATO
IL DEFICIT COMMERCIALE
In base ai dati messi a
disposizione dall'Istituto di Statistica della Turchia (Tuik,
nei primi sette mesi di quest'anno il deficit commerciale è
aumentato del 29.1%, raggiungendo quota $30.3 miliardi, con un
volume totale di esportazioni pari a $46.4 miliardi (+13%
rispetto allo stesso periodo del 2005) e di importazioni per
$76.8 miliardi (+18.8% rispetto al 2005). La valuta nazionale,
che aveva guadagnato terreno nel corso degli ultimi anni ha
perso ormai il 15% del suo valore negli ultimi mesi, senza
peraltro avere nessun effetto benefico sull'aumento delle
esportazioni, come sperato dagli analisti economici.
....MA AUMENTATE ANCHE
LE ESPORTAZIONI
Il capo dell'
Assemblea degli Esportatori turchi (Tim), Oguz Satici, nel
corso di una conferenza stampa tenutasi a Gaziantep ha reso noto
che le esportazioni della Turchia nel mese di agosto sono
aumentate del 27.07% rispetto allo stesso mese del 2005, per la
somma totale di circa $7 miliardi. Satici ha inoltre
sottolineato quanto sia importante per gli esportatori turchi
che le misure volte al contenimento dell'inflazione tengano
conto delle loro esigenze, sollecitando il Governo a prendere
provvedimenti che non deludano le aspettative della categoria.
Il ministro per il Commercio Estero, Kurzat Tuzmen, presente alla
conferenza, ha infine aggiunto che per quest'anno il target
fissato è tra 82 e 84 miliardi di dollari.
| <FERROLI>
APRE A DUZCE
L'azienda
italiana <Ferroli>, che produce condizionatori e impianti di
riscaldamento e presente in Turchia da circa 18 anni, inaugurerà uno stabilimento produttivo a Duzce il prossimo 19
settembre. L'investimento previsto è pari a 30 milioni di
euro. Attualmente la Ferroli, che intende esportare circa il
75% della propria produzione locale, detiene investimenti in 14
paesi e conta di produrre in Turchia a partire dal gennaio 2007
100.000 impianti di riscaldamento combi e 500.000 termosifoni.
Nel 2005 il fatturato della <Ferroli> nel Paese è stato pari a
37 milioni di euro, con un incremento del 95% rispetto
all'anno precedente.
|
VIA CON LE PRIVATIZZAZIONI
A seguito dell'approvazione
da parte dell'Autorità
per la regolamentazione del settore energetico (Epdk) della
privatizzazione di venti reti di distribuzione di energia
elettrica del Paese, l'Amministrazione per le
Privatizzazioni (Oib) ha avviato la vendita del 100% di tre reti
di distribuzione. La privatizzazione, che riguarda la <Baskent
Eletrik Dagitim>, la <Sakarya Eletrik Dagitim< e la Istanbul
<Anadolu Eletrik Dagitim>, si concluderà il prossimo 15
dicembre e rientra tra le operazioni previste nell'accordo
siglato con il Fondo Monetario Internazionale nonché nel
programma di liberalizzazione del settore energetico concordato
due anni fa con la Banca Mondiale.
INTERESSE PER IL QATAR
Diverse società turche,
tra le quali la <Yuksel>, la <Baytur> e la <Gama>, sarebbero
interessate alla gara indetta in Qatar dall'Autorità per i
Lavori Pubblici per
la costruzione di 450 chilometri di strade urbane e rurali e di
53 svincoli. Il progetto infrastrutturale include due progetti:
"Doha Expressway", che intende sviluppare una rete stradale che
colleghi il nord al sud del Paese; il "Lusail Expressway", che
agevolerà il flusso automobilistico nel centro di Doha. I
partecipanti stranieri alle gare non dovranno consorziarsi con
imprese nazionali mentre si prevede che il programma si
concretizzerà in 13 contratti individuali per un valore
totale di $2.2 miliardi.
BACHECA
La Camera di Commercio,
Industria, Artigianato e Agricoltura di Treviso ha indetto la
55^ edizione del Concorso per la premiazione della Fedeltà al
Lavoro e del Progresso Economico, esteso anche ai lavoratori ed
imprenditori trevigiani che si siano distinti all'estero per
la loro attività almeno ventennale. Il bando per la
partecipazione al concorso, che scadrà il prossimo 2 ottobre,
e' consultabile sul sito www.tv.camcom.it
.
INDICATORI
MACROECONOMICI
- Crescita
del PNL nel 2005: 7.7%; gen. - marzo 2006: 6.3%
-
Inflazione
annua (prezzi al consumo): 7.72% (2005);
10,26% (agosto 2006)
- Interscambio
con l'Italia nel 2006 (gen - luglio): $ 8.7 miliardi,
con esportazioni
verso
l'Italia
pari
a 3.9 miliardi
di dollari (+ 29.34% rispetto al corrispondente periodo del
2005) ed importazioni dall'Italia pari a 4.8 miliardi di
dollari (+14.90 % rispetto al corrispondente periodo del
2005). (Ice
Istanbul su dati dell'Istituto Turco di Statistica- Tuik)
A cura di:
Simona De Martino, capo dell'Ufficio economico e commerciale
Gianmarco Macchia, vice capo
redazione: Tiziana Staffolari, collaboratore economico e
commerciale
12.09.2006
|
ECONOMIA
LA
<FIAT>
LOW COAST
A BURSA

|
Le
indiscrezioni del <Lingotto> danno per certa la
costruzione dell'auto a basso costo, che sarà prodotta
in joint venture con l'indiana <Tata
Motors>, nelle officine turche gestite assieme al
gruppo <Koc>. Nella stessa fabbrica vengono
prodotti Doblò e il Ducato. Non si sa però ancora
nulla sul modello e sul costo della vettura. |
Costerà meno di 5 mila
euro e avrà una discreta diffusione soprattutto nei mercati
dei Paesi emergenti. Si parla della nuova auto a basso costo
(ma ormai si usa dire low-cost) che la <Fiat>
produrrà insieme alla <Tata Motors>, la società indiana che già
collabora con il gruppo di Torino nella produzione di camion.
La notizia è stata direttamente confermata dall'amministratore delegato di
<Fiat>,
a Venezia per la celebrazione del centenario della <Lancia>.
"Può darsi!, ha risposto Sergio Marchionne ai cronisti che gli
chiedevano se
il gruppo di Torino farà un'auto low-cost con <Tata. Non solo,
ma il manager del <Lingotto> ha spiegato che "i tempi sono
abbastanza brevi".
Secondo Marchionne, la Tata "ha già fatto molto lavoro"
attorno a questo progetto. "Noi - ha aggiunto - ci metteremo
il know how (cioè la conoscenza e l'esperienza) e forse anche
dei soldi. Il progetto con Tata va a 360 gradi ed è in
continua evoluzione. Sono i nostri partner industriali in
India, ma cercheremo anche di sviluppare certi mercati esteri".
<Tata>, in India, produce camion con <Iveco> ma la nuova auto a
basso costo, stando alle indiscrezioni, dovrebbe essere
costruita in Turchia, nello stabilimento di Bursa che <Fiat>
gestisce indiese al gruppo industriale turco <Koc> (nella stessa
fabbrica vengono già prodotti il Doblò e il Ducato).
Difficile avere indiscrezioni sul nuovo modello e quali
saranno gli obiettivi di vendita. Di sicuro l'automobile non
sarà destinata soltanto al mercato italiano, anzi si guarderà
soprattutto all'estero e ai Paesi emergenti. Un mercato
interessante è certamente l'India, ma si punta anche alla
Turchia e alla Cina. Del resto, il segmento delle automobili
supereconomiche rappresenterà nei prossimi anni un importante
business per i costruttori. <Fiat > arriva leggermente in ritardo
in questo segmento di mercato dove sono già presenti la <Renault> (con la Logan prodotta in Romania) e i cinesi della
<Faw Hongta>.
Dall'Oriente al Sudamerica dove <Fiat> possiede uno stabilimento
a Cordoba (Argentina). "L'impegno che stiamo guardando
adesso, e che probabilmente finalizzerò nei prossimi 60-90
giorni, riguarda l'utilizzo dello stabilimento in Argentina",
ha detto Marchionne, lasciando capire che forse un partner sarà
trovato anche per il mercato sudamericano.
Per il resto, <Fiat> non trascura quanto succede in Italia.
C'è l'intenzione di riacquistare da <Mediobanca> la quota del
29% della <Ferrari>, mentre piazzetta Cuccia dovrebbe uscire dal
<Lingotto> (ora possiede l'1.8%). "Aspettiamo di trovare
l'accordo - ha sottolineato Marchionne - ma si tratta di una partita da
chiudere velocemente, entro questo mese di sicuro". Buone
prospettive per quanto riguarda l'altra controllata nel
settore lusso, la <Maserati>: arriveranno la Quattroporte con il
cambio automatico e la nuova coupè e per l'inizio del 2008 la
società tornerà a guadagnare. Invece nei prossimi giorni
arriveranno la New Ypsilon e, sempre in casa Lancia, nel 2008
anche la nuova Delta Hpe (la Lancia punta a vendere 300 mila
auto all'anno entro il 2010 e lo stesso obiettivo è fissato
anche per l'Alfa Romeo).
E <Fiat>? A ottobre arriveranno i dati del terzo trimestre 2006,
che comunque è in linea con le aspettive. "Cercheremo di non
sgarrare", spiega Marchionne. Intanto la Borsa ha
applaudito il
possibile accordo con Tata e premia il titolo (+1.45%).
(Gigi Furini/Libertàonline)
12.09.2006
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PRESTO
ANCHE ISTANBUL AVRA'
LA SUA "SILICON VALLEY" TURCA

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Lo
ha annunciato il governatore della metropoli, Muammer
Gulerha, in occasione dell'inaugurazione della <CeBit
Bilisim Eurasia>. Governo, municipalità, imprese
locali e internazionali (vedi <Microsoft> e <Ibm>)
- in raccordo con l'Università - pronti a finanziare
l'ambizioso progetto. |
In
occasione dell'inaugurazione della <CeBit Bilisim Eurasia> il
Governatore dell'Area Metropolitana di Istanbul (con oltre 15
milioni di abitanti sulle due sponde del Bosforo), Muammer
Gulerha, ha annunciato che i programmi per lanciare ad Istanbul
una "Silicon Valley" turca sono pronti e che il Governo e la municipalità, in raccordo con le Università, il
mondo delle imprese locali e alcune multinazionali (tra cui
<Microsoft> e <Ibm>), sono pronti a finanziare - nell'ambito delle
prossime Leggi di Bilancio - l'ambizioso programma. Nel corso
della giornata anche il vice Primo Ministro Abdullatif Sener ha
sottolineato il fatto che entro il 2010 il 51% della
popolazione utilizzerà internet e oltre |
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