Arretrati 

Anno 7° N.26

Cari amici, <Turchia Oggi> - sito indipendente e che va avanti con le proprie forze - non se la passa troppo bene. Se potete, dateci una mano. Intendiamoci, non vi chiediamo denaro. Nemmeno un euro. No, quello che vi chiediamo è che ci stiate vicini adoperandovi in giro e spendendo parole buone nei nostri confronti. In altri termini, trovateci un po' di pubblicità o qualche sponsorizzazione. Altrimenti saremo costretti a chiudere. Per andare avanti, infatti, abbiamo bisogno che qualcuno ci aiuti, quanto basta. Grazie per quello che farete, la direzione.

<TURCHIA OGGI> - A PARTE LA DOCUMENTAZIONE DELL'AMBASCIATA DI ITALIA AD ANKARA E DELL'ICE DI ISTANBUL - SI  AVVALE PER LE NOTIZIE E GLI ARTICOLI RIPORTATI SUL SUO WEB, E NATURALMENTE RELATIVE ALLA TURCHIA, DELLE NEWS GIA' APPARSE  IN ALTRI SITI O GIA' PUBBLICATE SU QUOTIDIANI E RIVISTE. NON FA ALTRO CHE ASSEMBLARLE, NELLA CONVINZIONE CHE SIANO DI MAGGIORE UTILITA' PER QUANTI HANNO UN QUALCHE INTERESSE PER QUESTO PAESE. "TURCHIA OGGI>, AD OGNI MODO, E' SEMPRE A VOSTRA DISPOSIZIONE.

ATTUALITA'

MISSIONE OK

Forze_Armate_turche

 

Il Parlamento turco ha detto sì con 340 voti su 533 all'invio di truppe in Libano che non dovranno però essere finalizzate al disarmo degli Hezbollah,

Il_voto_in_ParlamentoIl Parlamento turco ha approvato a grande maggioranza la mozione del Governo di Ankara favorevole all'invio di forze turche in Libano nell'ambito della forza di pace dell'Onu, Unifil II, nonostante le opposizioni diffuse in vari strati della popolazione turca. Hanno votato a favore 340 deputati su 533 votanti. I contrari sono stati 192, gli astenuti uno. Cinque deputati del partito di maggioranza di radici islamiche, Akp, si sono aggiunti al no compatto dell'opposizione rappresentata quasi totalmente dal partito socialdemocratico, Chp.
Il_premier_Erdogan_e_il_ministro_degli_Esteri_Gul_durante_il_voto_in_ParlamentoLa mozione approvata prevede l'invio per un anno di una forza navale di pattugliamento e di militari per l'addestramento di soldati libanesi. Intervenendo nel dibattito il vice-premier e ministro degli Esteri Abdullah Gul ha affermato che la partecipazione turca "sarà inferiore a 1000 uomini" e non contempla la presenza di unità di combattimento. Lo stesso ministro ha più volte assicurato che la missione turca non potrà essere coinvolta in attività finalizzate al disarmo degli Hezbollah. Il premier Recep Tayyip Erdogan, che si è impegnato a ritirare le truppe turche dall'Unifil se ad esse dovesse essere chiesto di disarmare Hezbollah, ha affermato che la missione è necessaria per ingrandire il prestigio della Turchia in Medio oriente, dove Ankara è decisa a giocare "un ruolo attivo".
Lo stesso Erdogan aveva rivolto un appello agli altri Paesi musulmani a partecipare in gran numero alla forza dell'Onu in Libano per assolvere ad un loro "dovere storico". Alcuni commentatori turchi hanno osservato che la partecipazione turca potrà giovare al processo di adesione della Turchia all'Unione europea. Contemporaneamente al dibattito parlamentare vi sono state nella capitale turca manifestazioni di varie organizzazioni non governative di sinistra che hanno protestato contro la mozione sostenendo che essa in pratica serve gli interessi degli Usa e di Israele. Secondo alcuni sondaggi effettuati da giornali e tv turche almeno un 70-75 per cento della popolazione è contrario all'invio di truppe turche perché teme che esse possano essere coinvolte in scontri con correligionari musulmani.
Gran parte dell'opinione pubblica turca afferma che la Turchia dovrebbe concentrare le proprie forze nella lotta al terrorismo interno curdo del Pkk (Partito dei lavoratori curdi di Abdullah Ocalan), che negli ultimi tempi hanno fortemente intensificato i loro attacchi contro i militari turchi, mentre la sua emanazione Tak (Falchi per la liberazione del Kurdistan) ha commesso vari attentati sanguinosi in località turistiche come Istanbul, Marmaris ed Antalya, al fine di colpire il turismo estero in Turchia.
Nello scorso fine settimana ben otto militari turchi, in gran parte giovani di leva, sono stati uccisi, suscitando un'ondata di esasperazione nel Paese per i continui attacchi del Pkk. Anche il presidente della Repubblica Ahmet Necdet Sezer, si era detto apertamente "contrario" all'invio di truppe turche perché "non è compito della Turchia difendere gli interessi degli altri paesi". I vertici militari turchi hanno espresso dubbi ed hanno sottolineato i rischi della missione, dando l'impressione di non avervi un interesse paragonabile a quello che anch'essi ripongono nella lotta al terrorismo interno del Pkk. (Ansa)
12.09.2006

 

"UNA DECISIONE IMPORTANTE"

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Così si è espresso il nostro capo della Farnesina, Massimo D'Alema, a proposito della scelta del Parlamento turco.

Il ministro degli Esteri Massimo D'Alema ha salutato con favore la scelta della Turchia di partecipare alla missione internazionale nel sud del Libano. E' "una decisione politicamente molto delicata e importante, perché si tratta dell'ingresso in Unifil di un attore regionale strategico e di un paese musulmano moderato", ha spiegato il capo della Farnesina nel corso del suo intervento alle commissioni congiunte Esteri e Difesa della Camera, dove è iniziato l'esame del decreto legge che autorizza la partecipazione italiana a Unifil2. Secondo D'Alema, la scelta "certamente contribuirà a rafforzare i rapporti fra l'UE e la Turchia". (Agi)
12.09.2006

 

 

PROTESTA LA PIAZZA

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Sindacati e associazioni di categoria turchi contro la decisione del Governo di Ankara di partecipare alla missione Unifil2.

I sindacati e le associazioni di categoria turchi sono scesi per le strade di Ankara per protestare contro la decisione del Governo di inviare soldati nel sud del Libano. Momenti di tensione si sono registrati quando la polizia è intervenuta per bloccare cinque attivisti di un'associazione di sinistra, che si erano incatenati ai cancelli di una struttura militare di fronte alla sede del Parlamento: i manifestanti sono stati portati via e arrestati. "Chiediamo alle madri e ai padri e a tutti coloro che non vogliono i soldati facciano ritorno dentro bare di esprimere il loro dissenso nei confronti dell'istanza governativa", si legge nel comunicato diffuso dai promotori della protesta.
(da La Repubblica.it)
12.09.2006

 

LA REPRIMENDA
AD ANKARA
DI BRUXELLES

Bruxelles

Il comitato Affari Esteri del Parlamento UE ha chiesto alla Turchia il riconoscimento del genocidio armeno, maggiori diritti umani e la normalizzazione dei rapporti con Cipro.

Il comitato Affari Esteri del Parlamento UE rimane impegnato saldamente nell'obiettivo delle trattative dell'Unione Europea con la Turchia, ma afferma che è necessario che Ankara faccia importanti riforme per ottenere questo risultato.
E' il contenuto di un rapporto adottato in cui il comitato ha accolto favorevolmente l'inizio dei negoziati di adesione con la Turchia, ma ha espresso rincrescimento per il rallentamento del processo di riforma in quel Paese. Il testo approvato con 53 voti a favore, 6 contro e 8 astensioni, sarà dibattuto dal Parlamento durante la seduta plenaria del 25-28 settembre.
Il rapporto nota "imperfezioni persistenti" in ambiti come la libertà di espressione, i diritti delle minoranze e religiosi, il ruolo dei militari e della polizia, i diritti delle donne, del sindacato e culturali. Il comitato Affari Esteri dell'europarlamento invita anche la Turchia riconoscere il genocidio degli armeni come presupposto per l'adesione.
Gli euro-parlamentari hanno invitato poi a prendere appena possibile provvedimenti concreti per la normalizzazione dei rapporti bilaterali con Cipro. Il 21 settembre 2005 il Consiglio affermava che la prosecuzione delle trattative dipenderà dal fatto che la Turchia apra le sue frontiere a navi e aerei ciprioti e che la situazione sarebbe stata rivista nel 2006.
Inoltre il Comitato UE ha chiesto ad Ankara un abbassamento della soglia del 10% a livello nazionale che sbarra l'accesso dei partiti politici al Parlamento turco.
Su questo punto vi è in questi giorni in discussione davanti alla Corte dei diritti dell'uomo il ricorso di un politico il cui partito è stato appunto escluso dall'assemblea legislativa turca in base al mancato raggiungimento della soglia. Pur avendo ottenuto in una singola circoscrizione quasi il 50% dei voti (la maggioranza relativa), si è visto "soffiare" i tre seggi da altre due formazioni che avevano ottenuto il 14 ed il 9 per cento circa rispettivamente.
Egli si è appellato al Tribunale del Consiglio d'Europa affermando che tale soglia nega il diritto a libere elezioni ed alla rappresentanza dei cittadini sancito dalla Convenzione Europea (Art. 3 del Protocollo 1). Il Tribunale non ha ancora reso noto il suo pronunciamento.
La Turchia - Stato membro del Consiglio d'Europa e quindi tenuto a rispetto della Convenzione europea sui diritti dell'uomo - è stata portata frequentemente davanti al Tribunale dei diritti dell'uomo, dove di recente è stata condannata più volte per limitazione della libertà di espressione e per violazione del giusto processo. (Gabriella Mira Marq/Osservatorio sulla legalità)
12.09.2006

PREOCCUPAZIONE

Secondo il Comitato per la prevenzione della tortura e delle pene (Cpt) del Consiglio d'Europa, le condizioni di detenzioni nelle carceri turche lascerebbero a desiderare.

Nonostante gli incoraggianti miglioramenti registrati in Turchia in seguito all'introduzione nel 2005 del nuovo codice penale e di procedura penale, le condizioni di detenzione nelle carceri rimangono preoccupanti. 
E' quanto emerge dal rapporto del Comitato per la prevenzione della tortura e delle pene (Cpt) del Consiglio d'Europa sulla sua visita in Turchia nel dicembre scorso.
Durante la visita nelle tre regioni di Istanbul, Adana e Van, la delegazione del Cpt ha riesaminato il trattamento delle persone catturate dalle forze dell'ordine (polizia e carabinieri) e ha valutato il funzionamento della tutela giuridica attualmente in vigore contro i maltrattamenti.
''La situazione che emerge non è del tutto rassicurante'', si legge nel rapporto del Cpt, che conferma una generale persistenza di abusi e di un ''uso sproporzionato della forza, sia nelle manifestazioni pubbliche che nel periodo di custodia da parte delle forze dell'ordine, responsabili di maltrattamenti fisici anche di seria natura''.
Affinché i diritti dei detenuti vengano rispettati, il Cpt chiede alle autorità turche di adottare ''tutte le misure necessarie per garantire a tutti l'accesso a un avvocato, come stabilito per legge'', di aumentare ''gli sforzi per migliorare la qualità e la riservatezza delle visite mediche'' e di ''incoraggiare il lavoro di commissioni per la difesa dei diritti umani e tenere sotto controllo in sito il personale delle forze dell'ordine''.
Nonostante non fosse previsto in agenda, il comitato anti-tortura ha affrontato anche il caso del capo dell' organizzazione separatista armata curda Pkk, Abdullah Ocalan, detenuto nel carcere di massima sicurezza nell'isola di Imrali. In particolare, il dialogo con le autorità ha riguardato le difficoltà incontrate da avvocati e famigliari nel raggiungere Ocalan. (Ansa)
12.09.2006

 

UNA QUAESTIO
CHE NON SI RIESCE
A RISOLVERE

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Un dossier pubblicato dal <Think-tank Friends of Europe> mostra come la vicenda cipriota potrebbe da qui a pochi mesi avere ripercussioni importanti sulla marcia della Turchia verso l'UE, che rischia di incepparsi seriamente.

Una_riunione_del_Think-tankMentre la Turchia è scossa da una poderosa raffica di attentati, perpetrati dai terroristi curdi, un'altra tegola si abbatte su Ankara. Si tratta, per la precisione, della possibilità che le trattative per l'ingresso del Paese anatolico nell'UE si inceppino. E' questa la (quasi) convinzione del <Think-tank Friends of Europe>, che in collaborazione con la <Chatman House< e con lo <European Institute of the London School of Ecnomics>, altri prestigiosi centri di pensiero, ha pubblicato un dossier intitolato "Turkey and the EU, four scenarios: from train crash to full steam ahead". L'autrice del dossier, Kirsty Hughes, ha delineato, come indica il titolo della ricerca, quattro possibilità per il futuro europeo di Ankara. Le prime due sono fondate su una visione decisamente ottimista e si soffermano sulle ipotesi che i negoziati proseguano senza intoppi o che registrino alcuni piccoli ostacoli, comunque sia ampiamente superabili. Le seconde due, invece, prevedono rispettivamente un congelamento delle trattative o una rottura clamorosa e l'autrice rimarca più volte come queste due siano le chiavi di lettura più adeguate.
La questione cipriota non tramonta mai

A decretare la scomoda situazione in cui s'è cacciata la Turchia, è l'affare cipriota. Ankara, al momento della firma del protocollo per l'avvio delle trattative con l'UE, aveva garantito che avrebbe aperto i propri porti e i propri scali aerei alle merci dei Paesi europei di nuovo ingresso (Cipro compresa), sulla base del protocollo commerciale siglato dalla Turchia con Bruxelles - un impegno forte in vista dell'avvio delle trattative - e volto a favorire la liberalizzazione dei commerci tra l'area neocomunitaria e l'Anatolia. Il problema è che Ankara non ha rispettato pienamente il protocollo e continua a impedire l'accesso di merci cipriote nelle proprie infrastrutture portuale e aeroportuali. La querelle diplomatica tra Turchia e Cipro si trascina ormai da 32 anni, cioè dal 1974, anno in cui l'esercito turco invase la parte settentrionale dell'isola e creò uno Stato filo-turco, mai riconosciuto dalla comunità internazionale, che considera legittima, ai sensi del diritto internazionale, la sola parte settentrionale dell'isola, abitata dai greco-ciprioti. Parte che nel 2004 è entrata nell'Unione europea insieme a Polonia, Ungheria, Slovenia, Lettonia, Lituania, Estonia, Malta, Repubblica ceca e Slovacchia. Il divieto d'accesso alle merci turche viola il protocollo commerciale e pone la Turchia in una situazione scomoda.
Nel giugno scorso, Cipro aveva minacciato da subito di interrompere le trattative, nel momento in cui l'UE aveva preso in mano il dossier riguardante il capitolo scienza e ricerca, primo dei 35 scogli che Ankara deve superare per coronare il proprio sogno europeista. Il problema è in base alle regole UE, basta un solo voto contrario, un solo "no" da parte di uno Stato membro, per interrompere il negoziato e ripartire dal punto di rottura, in attesa di riprendere le trattative e trovare un compromesso sul capitolo oggetto di discussione. ll rischio è che la prossima volta Cipro potrebbe essere meno malleabile e bloccare veramente la trattativa, andando oltre la semplice minaccia brandita nel giugno scorso. E come fa notare il dossier di <Friends of Europe>, Cipro potrebbe essere seguita da altri Stati europei, Austria su tutti. Il Paese alpino è infatti da sempre ostile all'allargamento dell'UE verso la Turchia e smessi i panni del presidente di turno dell'UE, il Primo Ministro Schuessel potrebbe dare fuoco alle polveri e scatenare la solita offensiva antiturca, utile a intercettare voti in vista delle prossime elezioni autunnali.
Il premier turco Recep Tayyip Erdogan non cede però di un millimetro- Erdogan infatti va ribadendo che "la Turchia non può permettere che Cipro nord venga isolata" e che il Governo turco non estenderà l'efficacia del protocollo alle merci cipriote fino a quando la questione relativa a Cipro nord non verrà chiusa. In altri termini, Erdogan attende che l'UE si adoperi affinché le due parti dell'isola si riunifichino o almeno, inizino a intrattenere rapporti bilaterali. Prima dell'allargamento dell'UE, nel maggio del 2004, era stata l'Onu a promuovere un referendum per la riunificazione, che aveva dato luogo a risultati piuttosto particolari, con la parte turca favorevole all'eliminazione della linea verde (che separe dal 1974 le due zone dell'isola) e la porzione greca - poi "premiata" con l'accesso in Europa - che aveva espresso il proprio "no", facendo fallire impietosamente il cosiddetto Piano Annan.
Quali rimedi?

La situazione è dunque alquanto ingarbugliata, con la Turchia, chiusasi volontariamente nell'angolo, che rifiuta di applicare il protocollo alle merci cipriote, Nicosia che minaccia di fare saltare i negoziati e potrebbe trascinarsi dietro alcune capitali euro-scettiche e Bruxelles che resta a guardare, incapace al momento di favorire la ricerca di un valido compromesso. Una proposta la lancia invece <Friends of Europe>, che avanza l'ipotesi di favorire l'utilizzo del porto di Famagusta (importante infrastruttura di Cipro nord) da parte di entrambe le comunità dell'isola, di riconoscere il turco come lingua ufficiale dell'UE e di conferire ai rappresentanti di Cipro nord lo status di osservatori in seno all'Europarlamento. Ma la parola finale spetta, come al solito, alla politica. E i tavoli sono molto più complessi dei dossier. (Quadranteuropa)
12.09.2006

PAPADOPOULOS ALZA IL TIRO

Conrollo_passaporti_alla_linea_verde_di_Nicosia_in_Cipro

 

Il presidente greco-cipriota ha chiesto all'Unione Europea di fare pressioni sul Governo turco che non vuole fare aprire porti ed aeroporti a navi e aerei di Nicosia.

Tassos_PapadopoulosIl presidente cipriota Tassos Papadopoulos ha chiesto all'Unione Europea di fare pressioni sul Governo turco, reo di non estendere a navi e aerei ciprioti gli accordi doganali raggiunti con l'Unione Europea. Nel luglio 2005, la Turchia ha firmato un accordo che prevede l'estensione ai 10 nuovi membri dell'Unione degli accordi doganali già in vigore con i 15 "vecchi"  membri della UE. Il Parlamento turco non ha però ancora ratificato il trattato, e il Governo di Ankara continua a negare l'entrata di navi e aerei ciprioti sul suo territorio. Cipro è divisa in due dal 1974, quando un fallito golpe mirante all'unificazione con la Grecia scatenò l'invasione della parte settentrionale dell'isola da parte delle forze turche. La zona di occupazione turca si è auto-proclamata repubblica nel 1983, ma è riconosciuta a livello internazionale solamente dalla Turchia, la quale non riconosce invece il legittimo governo cipriota di Nicosia. (Peace Reporter)
12.09.2006

 

 

RIBADITO IL "NO"

Il_premier_turco_Erdogan

Ankara ha confermato che non intende fare ratificare dal Parlamento l'accordo di estensione dell'Unione doganale (apertura dei porti ed aeroporti turchi alle merci greco-cipriote).

Ankara ha confermato che non intende fare ratificare dal Parlamento turco, come chiesto dall'Unione Europea, l'accordo di estensione dell'Unione doganale che la obbligherebbe ad aprire i suoi porti ed aeroporti alle merci greco-cipriote.
"Noi non abbiamo intenzione di presentare quel testo davanti al Parlamento", ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri turco Namik Tan.
Ankara non riconosce la repubblica di Cipro, che dal 2004 è membro dell'UE ed è riconosciuta internazionalmente in rappresentanza dell'intera isola divisa, perché riconosce solo la repubblica turca di Cipro Nord, che non ha riconoscimento internazionale. Il premier turco Recep Tayyip Erdogan aveva confermato lo scorso luglio che la Turchia non aprirà i suoi scali alle merci greco-cipriote fino a quando non sarà stato messo fine all'isolamento commerciale di Cipro Nord. (da Ansa):
12.09.2006

 

LA RISPOSTA: "SIAMO COSTERNATI"

Ankara ha respinto come "incompatibili con la credibilità del Parlamento europeo" le conclusioni del rapporto approvato dalla Commissione Affari Esteri.

Ankara ha respinto come ''incompatibili con la credibiltà del Parlamento europeo'' le conclusioni di un rapporto approvato dalla Commissione esteri dell'assise in cui, oltre a denunciare un ''rallentamento del processo di riforme'', si esorta la Turchia ''a riconoscere il genocidio degli armeni'' (del 1915-16), come condizione preventiva ad una eventuale adesione all' Unione Europea.
''Siamo costernati per sforzi miranti a imporre delle pre-condizioni lontane dall'essere obbiettive su questioni che necessitano una seria disciplina accademica'',- afferma un comunicato del ministero degli Esteri turco.
''Alcuni elementi del rapporto, redatti con considerazioni politiche, non sono compatibili con la credibilità del PE'' - continua il comunicato con riferimento alla richiesta di riconoscimento come genocidio del massacro degli armeni negli ultimi anni dell'impero ottomano, che provocò, secondo gli armeni, 1.5 milioni di morti tra i cristiani armeni, ma che, secondo Ankara provocarono poche centinaia di migliaia di vittime equamente divise tra la parte armena e la parte turca. 
Il rapporto approvato dalla commissione Affari Esteri del Parlamento di Strasburgo, che ha natura ''non vincolante'', ma dovrebbe essere approvato in seduta plenaria a fine settembre, rileva 
"deficienze persistenti'' e ''progressi insufficienti'' della Turchia ''in materia di liberta' di espressione, di religione e nei dirittio delle minoranze, di relazione tra i civili ed i militari, di applicazione delle leggi sul terreno, di diritti delle donne, di diritti sindacali, di diritti culturali e di indipendenza del sistema giudiziario''. (da Ansa)
12.09.2006

 

STRATEGIA FALLIMENTARE

 

Marco Cappato, deputato europeo radicale e membro della Segreteria nazionale della <Rosa nel Pugno>, molto duro con  l'UE circa le critiche di quest'ultima alla Turchia.

La Commissione esteri del Parlamento europeo, approvando il rapporto <Eurlings> - pur con delle modifiche rispetto a un testo originale ancor più ostile nei confronti della Turchia - ha dato il suo contributo alla fallimentare strategia dell'Unione Europea, che ha deciso sempre più apertamente far deragliare il processo di adesione.

Al di là delle molte ragioni che esistono per chiedere alla Turchia di riprendere con slancio le riforme, è evidente che l'attuale linea negoziale europea - fatta solo di moniti, critiche e rinvii - è il frutto delle politiche di Stati nazionali impauriti e ripiegati su se stessi. Continuando su questa strada, ben presto l'Unione Europea sarà responsabile della vittoria, anche in Turchia, di sentimenti e risentimenti nazionalistici, anti-europei e anti-occidentali che  iniziano già ora a rafforzarsi.

L'alternativa, che cercheremo di rilanciare anche attraverso l'iniziativa del Satyagraha per la Pace proposto dal Partito Radicale transnazionale, è quella di accelerare il processo di adesione della Turchia presentando alle opinioni pubbliche europee il progetto di una grande Europa federale come risposta ai pericoli del fondamentalismo e della guerra. (Radicali.it)
12.09.2006

LA RASSICURAZIONE

Yasar_Buyukanit

"Noi non supereremo la linea di confine del Parlamento turco", ha detto il nuovo Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate, gen. Yasar Buyukanit.

Turkish Chief of General Staff General Yasar Buyukanit has denied claims that Turkish soldiers were at risk of being placed in combat situations under foreign commanders, and added: "No one can force our soldiers to do something that we do not permit. No one can give orders to us there."
Buyukanit made his first evaluation of the deployment decision after the Turkish Parliament passed a resolution to send troops to Lebanon on Tuesday, and said, "We will not exceed the boundaries that the Turkish Parliament drew." Gen. Buyukanit responded to journalists' questions at Pakistan's Military Day celebrations. When asked if he was comfortable with the parliament's decision, Buyukanit said he could not comment, and added: "Do not ask me this. We are not going, we are sending." (Zaman)
12.09.2006

 

IL MONITO

 

Duro attacco della Turchia alla situazione di caos che regna nei territori curdi dell'Iraq del Nord. La minaccia di un intervento oltre confine.

Duro attacco della Turchia alla situazione di caos che regna nei territori curdi dell'Iraq settentrionale. Il direttore generale per la Sicurezza al Ministero degli Esteri turco Hayati Guven ha detto, citato dall'Ansa, a un incontro di specialisti dell'antiterrorismo promosso dalla Nato "I campi del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan) nel nord dell'Iraq devono essere chiusi e i loro capi devono essere arrestati ed estradati in Turchia. I leader del Pkk sono in nord Iraq. Là reclutano e indottrinano i terroristi per mandarli poi in Turchia. Essi godono di una totale libertà di azione per la mancanza di misure efficaci".
Guven ha aggiunto che in assenza di un intervento americano-iracheno contro i campi del Pkk, Ankara potrebbe decidere un'operazione militare oltre il confine. Il funzionario ha quindi indicato in 91 i militari turchi uccisi nel corso del 2006 dai guerriglieri curdi, il cui numero nei campi nel nord dell'Iraq supera i tremila. (Arab Monitor)
12.09.2006

 

 

LA CONDANNA

René_van_der_Linden

"Il terrorismo non ha giustificazione". Lo ha sottolineato il presidente dell'Assemblea del Consiglio d'Europa, René van del Linden, dopo gli ultimi attentati in Turchia.

"Il terrorismo non ha giustificazione". Lo ha sottolineato il presidente dell'Assemblea del Consiglio d'Europa, René van der Linden, commentando l'attentato avvenuto nella regione turca di Van e che ha ucciso due persone, ferendone venti.
Egli ha condannato gli attacchi ed espresso solidarietà' alle vittime della Turchia, Stato membro del Consiglio. "Non c'è ancora chiarezza sull'identità dei perpetrori - ha fatto notare - tuttavia gli autori sono solo criminali mossi dal solo scopo di uccidere persone innocenti".
Van der Linden ha ricordato che il terrorismo "deve essere considerato un crimine contro l'umanità e fermamente rigettato anche ove dichiari fini politici. Occorre combatterlo con tutti i mezzi legali possibili".
Già qualche giorno fa il presidente del "Pace" aveva dovuto esprimere le proprie condoglianza alla Turchia per la serie di esplosioni che hanno ucciso tre persone a ne hanno ferite una cinquantina ad Antalya, Istanbul e Marmaris.
In quella occasione egli rinnovò il suo appello agli Stati membri per la firma e la ratifica della Convenzione del Consiglio d'Europa per la prevenzione del terrorismo che consentirebbe un'azione sinergica contro questo micidiale fenomeno. (Gabriella Mira Marq/Bollettino sulla Legalità)
12.09.2006

 

 

"AZIONI INACCETTABILI"

Remzi_Kartal

Una presa di distanza del vice presidente della confederazione del Kurdistan (Kkk), Remzi Kartal, circa gli attentati del Pkk. Intervista ad <Aki-Adnkronos International>.

Gli attentati degli ultimi giorni in Turchia sono azioni ''inaccettabili' che "non contribuiscono" a trovare una soluzione alla questione curda: a esprimere la ''profonda condanna'' dell'azione rivendicata dai Falchi del Kurdistan è stato il vicepresidente e responsabile Esteri della Confederazione del Kurdistan (Kkk) Remzi Kartal, in un'intervista rilasciata ad <Aki-Adn Kronos International> nella sede della Confederazione curda a Bruxelles. Interpellato sugli attentati degli ultimi giorni a Marmaris, Istanbul, Antalya, e Mersin, l'ex membro del Parlamento turco, in esilio da undici anni in Europa, ha sottolineato a chiare lettere che il Kkk "si rammarica profondamente di questi atti". "Condanniamo tali azioni che non contribuiscono a trovare una soluzione per il popolo curdo". (da Adnkronos International)
12.09.2006

 

 

CURDI CONTRO CURDI

Curdi

I quadri moderati pretendono la fine del terrore separatista. Sotto accusa l'ideologia stalinista del Pkk. La nascita di un nuovo partito ed il ruolo del sindaco di Diyarbakir.

Se poco tempo fa un'ala del movimento separatista curdo Pkk aveva proposto alla Turchia una tregua, nei giorni scorsi un'altra ha letteralmente bombardato le basi dell'offerta.
"Falchi della libertà del Kurdistan", questa la sigla che si è attribuita la responsabilità degli attacchi sanguinosi alla località turistica di Marmaris e a Istanbul e in altre parti della Turchia.
"Nulla sarà più come prima in Turchia", hanno minacciato su internet gli autori degli omicidi annunciando altre azioni, "abbiamo promesso di trasformare la Turchia in un inferno". I tre morti di Antalya sono il prezzo che Ankara paga al regime di isolamento carcerario del leader del Pkk Ocalan, questa la prima ipotesi fatta dai media internazionali.
I "falchi" strumenti della lotta interna al Pkk

Murad_Karayilan_i_un_suo_rifugioI "Falchi della libertà" sono apparsi il 1 maggio 2005 quando, ancora completamente sconosciuti, avevano messo in guardia i turisti dal visitare la Turchia. Nel luglio dello stesso anno i loro primi attentati, commessi nelle cittadine turistiche di Cesme e Kusadasi. Per un po' di tempo si è creduto fossero una scheggia impazzita del nazionalismo curdo. Solo lentamente le indagini hanno messo in evidenza che si trattava dell'ala dura del Pkk. Anche altri presunti attentatori, catturati dalla polizia turca martedì scorso mentre preparavano un attacco a Izmir, sono membri del Pkk, mentre altri due sono ricercati ad Antalya.
È probabile che l'ala più radicale del Pkk controlli i "Falchi". Se così fosse, la ragione degli attentati andrebbe cercata in una lotta tra le fazioni del nazionalismo curdo. La nascita di uno Stato autonomo non è l'obiettivo immediato e principale dei "Falchi". In realtà è più probabile che violenza e scontro interno, abbiano a che fare con la paura dei separatisti di perdere i loro retroterra nelle montagne del nord Iraq.
Da questi territori, il numero due del Pkk Murad Karayilan, una decina di giorni fa aveva offerto allo Stato turco una tregua legata ad alcune condizioni. Sarebbe dovuta entrare in vigore il 1 settembre. Ankara ha però ritenuto inaccettabili le condizioni. Il Pkk legava la sua presunta disponibilità a far tacere le armi, alla fine del regime di isolamento cui è sottoposto Ocalan e a un dialogo del governo turco con il Pkk.
Le ragioni dell'offerta curda

Non tutti nel Pkk hanno però appoggiato la proposta del "cessate il fuoco". Quelli che la rifiutano in modo categorico, sono probabilmente coloro che hanno scatenato i "Falchi della libertà". Secondo quanto gli ambienti curdi fanno trapelare, le discussioni su una possibile tregua non sono però cessate. La paura dell'ala vicina a Karayilan è che lo spazio di manovra politico e militare dovuto alle basi disponibili nel nord Iraq, divenga sempre più stretto. La mossa tattica dell'offerta di una tregua servirebbe a far superare al Pkk il prossimo inverno. Le previsioni dei nazionalisti curdi è che tra breve per il movimento diventerà molto più difficile agire politicamente e militarmente partendo dal nord Iraq.
I dirigenti del Pkk sanno che Usa e Turchia vogliono fare sul serio. Il Nord Iraq deve essere sgomberato. Per dedicarsi unicamente a questo compito, Washington ha nominato un alto ufficiale. Sarà l'ex comandante della Nato, il generale Ralston, a coordinare, tra Bagdad e Ankara, le azioni americane e turche contro il Pkk. Sabato scorso inoltre il Primo Ministro iracheno Maliki, ha assicurato i turchi che l'Iraq del Nord non deve essere, e tra poco non lo sarà più, un santuario inviolabile per il Pkk.
L'allarme dei quadri "moderati" del Pkk vicini a Karayilan, è stato alimentato anche dalla nomina del nuovo capo di Stato Maggiore delle Forze Srmate turche. Il generale Buyukanit si è detto favorevole ad un atteggiamento più duro verso i separatisti curdi. Büyükanit che ha preso possesso delle sue nuove funzioni è un vero "falco". Il generale che per anni ha diretto, principalmente contro i curdi, l'attività dell'esercito nella Turchia sud orientale, vuole risolvere definitivamente la questione del militarismo separatista e non fa nessun mistero delle sue intenzioni.
I "Falchi della libertà" rappresentano indubbiamente l'ala più estremista e disposta alla violenza del nazionalismo curdo. Ciò non vuol però dire che il resto dei militanti del Pkk sia disposto a rinunciare alla lotta armata contro Ankara. Finora i "Falchi" nei loro attentati hanno privilegiato obiettivi prevalentemente economici. Soprattutto turistici. Perciò hanno utilizzato cariche esplosive di portata minima, che è stato possibile nascondere, il 16 giugno in un contenitore di rifiuti urbani del quartiere di Istanbul Eminonu, ad Antalya invece stavano in un ciclomotore e a Marmaris in un mini bus. Il Pkk propriamente detto, è invece ritenuto responsabile degli ultimi attentati nell'Anatolia orientale e sud-orientale, che hanno preso di mira i treni.
Alternative alla strategia Pkk
Il_sindaco_di_Diyarbakir,_Osman_BaydemirAnche i quadri moderati curdi pretendono la fine del terrore separatista

Ma la pressione sul Pkk non viene solo dal fronte militare. Anche quello che succede nella sua ala politica preoccupa l'attuale gruppo dirigente separatista. Il sindaco di Diyarbakir, Osman Baydemir, sembra volersi preparare a un panorama politico diverso, ritagliandosi il ruolo di nuovo portavoce dei curdi. Lo scopo è la nascita di un'alternativa alla strategia del Pkk finora basata soprattutto sulla violenza. Ma non basta. Nei mesi scorsi prominenti politici moderati curdi che si fanno chiamare il "Gruppo dei liberi curdi", hanno annunciato l'intenzione di fondare un nuovo partito. La soluzione politica della questione curda sarà il loro compito più importante.
Il loro portavoce è Serafettin Elci, mentre uno dei membri più importanti è Haschim Haschimi. Elci per poco tempo, dopo il colpo di stato militare del 1980, è stato ministro nel governo Ecevit. Hascimi invece per due legislature ha fatto parte del Parlamento di Ankara. Prima per il partito Refah, poi per l'Anap. I due uomini politici sono vicini alle posizioni del leader curdo nord iracheno, Barzani.
Nell'annunciare il progetto del nuovo partito, Elci ha messo sotto accusa l'ideologia stalinista del Pkk e il fatto che il movimento separatista non sia "fonte di speranza" ma "fonte di impotenza" per la battaglia curda di democrazia e libertà. Per Elci le possibilità di successo del movimento terrorista sono pari a zero. Lui e i suoi compagni puntano a fare dello Stato turco una struttura federale e per raggiungere questo obiettivo vogliono innanzitutto rafforzare la struttura comunale del governo locale. I curdi moderati non vogliono più avere nulla a che spartire con la violenza Pkk che colpisce gli innocenti, ha dichiarato Elci. (Amir K.Ayuzj/Quadranteeuropa)
12.09.2006

ARRESTATI DUE PRESUNTI TERRORISTI

Secondo la polizia turca stavano preparando nel Paese della Mezzaluna "attentati di grande effetto".

La polizia turca ha arrestato a Istanbul due sospetti ribelli curdi, che stavano organizzando "attentati di grande effetto". Lo hanno annunciato le autorità del Paese.
Un comunicato della polizia statale antiterrorismo ha spiegato che gli uomini sono responsabili di due esplosioni avvenute quest'anno a Istanbul, una contro un edifico governativo ad agosto e l'altra contro una sede del Partito di Giustizia e Sviluppo ad aprile, in cui sono rimaste ferite otto persone.
I due uomini hanno scagliato granate a mano e colpi di arma da fuoco contro i poliziotti che cercavano di arrestarli nel quartiere Esenyurt della città sul Bosforo: lo ha riferito l'agenzia di stampa <Anatolia>, che ha aggiunto che non ci sono stati feriti. Gli arrestati sarebbero esponenti del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) che avevano ottenuto esplosivi nei campi di addestramento fuori dalla Turchia, presumibilmente nel nord dell'Iraq.
La polizia ha inoltre arrestato altre cinque persone per presunto favoreggiamento ai ribelli e ha rinvenuto un ingente quantitativo di armi ed esplosivi nelle perquisizioni delle loro abitazioni. (Ap)
12.09.2006

SOLDATI FERITI DALLO SCOPPIO DI UNA MINA

E' avvenuto a Bademli nel sud-est anatolico. L'ordigno esploso al passaggio di un veicolo militare.

Due soldati turchi sono rimasti feriti nella zona sudorientale del Paese da una mina terrestre esplosa al passaggio di un veicolo militare. Lo ha annunciato l'agenzia di stampa <Anatolia>.
La deflagrazione è avvenuta a Bademli, un villaggio vicino alla città a maggioranza curda di Diyarbakir. Secondo Anatolia, l'ordigno è stato piazzato dai militanti curdi attivi nell'area. I due soldati sono stati ricoverati in ospedale e non sono stati forniti dettagli sulle loro condizioni.
I militanti del Pkk (partito dei lavoratori del Kurdistan) combattono per l'autonomia del sudest della Turchia dal 1984 e lanciano costantemente attacchi contro obiettivi militari turchi. Il gruppo è ritenuto un'organizzazione terroristica da Ankara, Stati Uniti e Unione Europea. Il ministero degli Esteri turco ha comunicato che novantuno soldati sono stati uccisi negli attentati del Pkk dall'inizio dell'anno, mentre 472 civili hanno perso la vita o sono rimasti feriti. (Ap)
12.09.2006

 

 

COLPITE DUE GUARDIE DEL CORPO DI ERDOGAN

La_manifestazione_contro_il_Pkk

Ad aggredirle, nella città di Sogut, nel nordovest della Turchia, un gruppo di nazionalisti che rimproverano al premier l'incapacità di fronteggiare la violenza del Pkk.

Due guardie del corpo di Recep Tayyip Erdogan sono rimaste ferite nel corso di una manifestazione dei nazionalisti a Sogut, città nel nordovest del Paese dove il Primo Ministro turco aveva pronunciato un discorso.
Uno degli uomini della scorta feriti, Ali Erdogan, è il nipote del premier. E' stato colpito con un pugno al volto da un manifestante che indossava nocche d'ottone.I nazionalisti protestavano per l'incapacità del governo di contrastare gli attacchi dei ribelli curdi. I militanti del Pkk (partito dei lavoratori del Kurdistan) combattono per l'autonomia del sudest della Turchia dal 1984 e lanciano costantemente attacchi contro obiettivi militari turchi. Il gruppo è ritenuto un'organizzazione terroristica da Ankara, Stati Uniti e Unione Europea. Il ministero degli Esteri turco ha comunicato che novantuno soldati sono stati uccisi negli attentati del Pkk dall'inizio dell'anno, mentre 472 civili hanno perso la vita o sono rimasti feriti. (Ap)
12.09.2006

 

LA NOTA DELL'UFFICIO DEL TURISMO

 

La Turchia cerca di rassicurare  quanti vorrebbero fare un viaggio in questo Paese ma hanno paura degli attentati. Prese le misure necessarie.

Una nota sui recenti episodi terroristici, che condanna il terrorismo e vuole rassicurare turisti e operatori: l'ha diramata l'Ufficio Cultura e Turismo della Turchia. "Recentemente la Turchia - afferma la nota - è stata colpita da attentati terroristici nelle città di Marmaris, Antalya ed Istanbul. Ci rammarica essere stati testimoni di questi atti, che dimostrano l'assenza di rispetto per le persone e i Paesi. Il terrorismo è un problema internazionale e il suo scopo è quello di creare terrore e seminare il panico. Siamo più che mai decisi ad assicurare che siano prese le misure necessarie contro questo piccolo gruppo che minaccia, con tali atti, la comunità internazionale. Ci aspettiamo da quest'ultima la stessa determinazione e appoggio. In queste situazioni, come in tutte le altre, noi abbiamo piena fiducia nei turisti che vengono a visitare la Turchia, così come negli operatori che organizzano viaggi nel nostro Paese. (GuidaViaggi)
12.09.2006

.....E QUELLA DELLE AGENZIE VIAGGIO

"Non possiamo negare di avere avuto numeri in calo per la Turchia - ha detto il direttore generale di <Alpitur> , Massimo Broccoli - anche se restiamo in linea con il budget".

Non ha compromesso la stagione l'ondata di attentati che ha colpito negli scorsi giorni alcune mete della Turchia. Dagli uffici dei t.o. arrivano rassicurazioni e le cancellazioni o riprotezioni per chi lo ha previsto (la Farnesina non ha mai emesso sconsigli sul Paese) si contano sulle dita di una mano. Si sono però bloccate le nuove richieste, a conclusione di una stagione tutt'altro che entusiasmante: "Non possiamo negare di avere avuto numeri in calo - spiega il direttore generale di <Alpitour>, Massimo Broccoli - anche se restiamo in linea con il budget; sul Paese avevamo ridotto molto la disponibilità, perché i segnali dal mercato non sembravano incoraggianti già dallo scorso inverno". (TTG Italia)
12.09.2006

NELLA RETE PRESUNTI AFFILIATI AL-QAEDA

Sequestrati nelle loro abitazioni a Bagcilar, uno dei quartieri più poveri di Istanbul, armi e documenti.

La polizia turca ha arrestato ad Istanbul quattro persone che avrebbero legami con al-Qaeda. Secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa <Anadolu>, i sospetti sono sotto custodia con l'accusa di avere pianificato un attacco dinamitardo.
Gli inquirenti hanno reso noto di avere sequestrato nelle case dei quattro Bagcilar, uno dei sobborghi più poveri di Istanbul, documenti con istruzioni per la fabbricazione di bombe, una carabina, una pistola, false carte di identità e materiale organizzativo contenuto in alcuni compact-disc.
Secondo gli agenti, i quattro sospetti erano tra coloro che inneggiarono all'organizzazione terroristica fondata da Osama bin Laden al-Qaeda in occasione di una manifestazione commemorativa di Abu Musab al-Zarqawi, ex numero uno di al-Quada in Iraq, ucciso il 7 giugno scorso vicino a Baquba durante un raid aereo Usa. (da
Agi)
12.09.2006

PAPA 'YA SUIKAST

papayasuikast-yucelkaya

Uscito 10 giorni fa in Turchia un romanzo che descrive l'assassinio di Benedetto XVI nella sua visita ad Ankara, Efeso e Istanbul. Caso inquietante, in un Paese in cui l'accoglienza al Pontefice non sarà certo calorosa. I vescovi gettano acqua sul fuoco.

Ne aveva parlato qualche giorno fa, il vicario apostolico di Istanbul, mons. Louis Pelâtre. In un'intervista all'agenzia francese <I.Media> aveva ammesso la sua amarezza sul mancato rispetto della libertà religiosa nel Paese, indicando come esempio una novità editoriale piuttosto "scottante". "Questa settimana - aveva spiegato il presule - è in uscita un romanzo che racconta dell'assassinio di Benedetto XVI durante la sua visita a Istanbul. Tutto questo è triste". Notizia curiosa a prima vista, che tuttavia, rende bene le contraddizioni di alcuni settori della società turca: quel fronte anti-occidentale che negli ultimi mesi ha fatto della propaganda anticristiana un vero e proprio must.
Il libro si intitola "Papa'ya suikast" (Attentato al papa), con sottotitolo "Chi ucciderà Benedetto XVI a Istanbul?", ed è stato scritto da Yücel Kaya, un autore di gialli alle prime armi, che sta comunque ottenendo un discreto successo, scalando la classifica dei titoli più venduti su internet. Un formato di 13 per 19 cm per 336 pagine, in cui viene raccontata una storia di intrighi e complicità, con tanto di Opus Dei, P2 e servizi segreti. La trama ruota intorno alle vicende del giornalista Oriano Ciroella, membro dell'Opus Dei, che diventa l'esecutore materiale dell'assassinio del papa durante la sua visita a Istanbul. Mandante del delitto, un cardinale piduista ed esponente dell'Opera, che vuole togliere di mezzo Benedetto XVI per prendere il suo posto. In uno scenario simile, entra in gioco anche il Mit, il servizio segreto turco, espressione della destra nazionalista e islamica, contrario alle ipotesi di unione delle Chiese cattolica e ortodossa all'interno del Paese.
Fin qui il soggetto dell'opera che in una situazione normale potrebbe essere liquidata senza problemi come una delle tante spy story alla "Codice da Vinci", così di moda in questi anni. Ad inquietare sono però i riferimenti reali e circostanziati (ruolo dei nazionalisti compreso), in un contesto antireligioso che ha già lasciato sul campo figure come don Andrea Santoro, il missionario romano ucciso a febbraio a Trebisonda e padre Pierre Brunissen, sopravvissuto ad un accoltellamento a Samsun.
Episodi liquidati tutti come gesti di fanatici, quando al contrario il clima di intimidazione è un fatto reale. Interpellati sull'argomento, figure autorevoli come il vicario apostolico dell'Anatolia, mons. Luigi Padovese, e il nunzio, mons. Antonio Lucibello, hanno voluto gettare acqua sul fuoco, chiarendo che la sicurezza del papa è sotto controllo e che "in Turchia c'è un clima assolutamente normale". Eppure, nei mesi scorsi, i toni usati erano diversi. 
Riconoscimento giuridico

"La Turchia - aveva detto mons. Luigi Padovese a Giuseppe Caffulli del <Messaggero di Sant'Antonio> - è uno Stato che si professa laico, ma che negli scorsi decenni ha visto crescere sempre più, per necessità di carattere politico, un fronte islamico vivace. Questo ha determinato la realtà di uno Stato laico e, nel contempo, confessionale. Non sulla carta, ma nei fatti. Uno Stato confessionale di colorazione sunnita, come la maggior parte della popolazione musulmana turca. Evidentemente a discapito delle minoranze non solo cristiane, ma anche musulmane: penso agli aleviti (un ramo degli alatiti sciiti, che costituiscono il 20 per cento della popolazione, considerati dalla maggioranza sunnita una forma eretica di islam - ndr) che patiscono questa situazione di discriminazione. Credo che per quanto riguarda le libertà religiose in Turchia ci sia ancora molto cammino da percorrere. Uno dei primi passi da compiere è il riconoscimento dello status giuridico delle varie confessioni religiose. Noi, ad esempio, come Chiesa cattolica, in Turchia non esistiamo. Le autorità sanno che il mio ruolo è quello di capo della comunità cattolica, ma, di fatto, vengo considerato un privato cittadino. Sono fortemente convinto che il riconoscimento della libertà religiosa e dello status giuridico delle varie confessioni non interferisca con il principio della laicità dello Stato".
Ne è una prova la testimonianza di un sacerdote, inviata a marzo sotto anonimato ad <Asianews>: "Alcuni giornali nazionali continuano a parlare dei missionari e del loro proselitismo, della distribuzioni di soldi e tante altre illazioni senza mai specificare l'identità degli interessati. Si continua così ad insinuare nella testa della gente che qui la Chiesa sta "convertendo" i turchi e crea un pericolo! La Turchia ha oltre 70 milioni di abitanti e tra questi solo un 150.000 sono cristiani: mi chiedo come un Paese, laico e democratico, possa avere paura di qualche conversione mentre viene quanto mai reclamizzato da diversi giornali il passaggio di cristiani all'islam - specialmente per motivi di matrimoni di stranieri con locali - che non sono pochi".
I lupi grigi

E ancora, un'altro spaccato di vita, descritto sempre descritto da <Asianews> : "L'estate scorsa sono stato a Rize, cittadina non distante da Trabzon per preparare un articolo sul Mar Nero, attirato da un titolo di un giornale locale: 'Sulla via del mare è stato avvistato un sacerdote'. Notizia riportata con sgomento come se avessero visto un Ufo nei cieli del Mar Nero. Can Dundar - giornalista del <Milliyet> - così inizia il suo pezzo del 6 febbraio su questo quotidiano nazionale turco, di destra. E prosegue: 'le persone con le quali ho poi parlato mi hanno fatto vedere il luogo dove è stato avvistato il sacerdote dicendo: 'scappato verso la montagna, i giovani gli sono corsi dietro per prenderlo'. Da parte sua il capo religioso di Rize non ha esitato a dichiarare 'sono in aumento i religiosi cristiani che vengono a visitare la nostra città, hanno un intento diverso, contro di loro dobbiamo mantenere la nostra unità nazionale'. E il capo del partito rappresentante i Lupi Grigi (Mhp) ha commentato: 'I sacerdoti che vengono nella nostra regione vogliono rifondare lo Stato cristiano greco-ortodosso che c'era prima, tra i sacerdoti ci sono delle spie che lavorano per i paesi occidentali, stanno rovinando la nostra pace, l'uomo del Mar Nero è un conservatore'. Non erano forse queste dichiarazioni - continua il giornalista di <Milliyet> - segnali del pericolo che si stava avvicinando? E alla fine l'uccisione del sacerdote". Can Dundar così conclude: "Se la Turchia laica chiede al mondo il rispetto di tutte le religioni, è lei per prima che deve proteggere gli appartenenti a tutte le religioni che si trovano nel suo territorio".
"Attentato al papa. Chi ucciderà Benedetto XVI ad Istanbul?" sarà letto in un ambiente simile. "Dobbiamo collocare questo episodio per quello che rappresenta: si tratta di finzione letteraria e come tale dobbiamo prenderla", rassicura a <Il Giornale> il nunzio apostolico in Turchia mons. Antonio Lucibello. Ma sul viaggio del Pontefice cende comunque un'ombra. Se la sicurezza sarà senza dubbio garantita (mons. Padovese ha chiarito che "attentati o aggressioni nei confronti del Papa sono assolutamente da escludere'') , è la dimensione culturale di un incontro la prima vittima. Verrebbe da dire tra il serio e il faceto: speriamo sia l'unica. (Matteo Spiguglia/www.korazym.com)
12.09.2006

 

NESSUN PERICOLO

 

Il nostro ministro dell'Interno, Giuliano Amato, ha voluto rassicurare sul viaggio che il Papa farà in Turchia nel prossimo novembre.

Da parte italiana non vi è alcun segnale di possibile pericolo per il viaggio che il Papa compirà in Turchia . A farlo intendere è stato oggi il ministro dell'Interno, Giuliano Amato accennando della questione ad Assisi dove ha preso la parola nel corso dell'incontro internazionale per la pace organizzato dalla Comunità di Sant'Egidio. ''Credo che sarà un viaggio sicuro - ha infatti detto Amato - anche perché se il Papa lo farà ci sono gli elementi per parlare di una sua sicura tranquillità''. (Asca)
12.09.2006

DEMOCRAZIA NEL KOSOVO

 

L'appoggio della Turchia al giovane Paese espresso dal premier Recep Tayyip Erdogan a Sali Berisha.

The Turkish and Albanian premiers stressed the need for the establishment of a democratic, multicultural Kosovo in which everyone is represented and lives in peace and harmony.
Prime Minister Recep Tayyip Erdogan and his visiting Albanian counterpart Sali Berisha made the remarks at a joint press conference following their bilateral talks in Ankara.
"We underlined the need for the establishment of a democratic Kosovo which respects European standards and global valuses, in which people enjoy rights and live in peace anf harmony,", Erdogan said.
Stressing that it would be wrong to convict the minority for the majority in Kosovo, Erdogan stated during his talks with Berisha they also underlined the need to protect the righis of the minority in the country. (da The New Anatolian)
12.09.2006

 

SOCIETA'

COME FERMARE
ABUSI
E OMICIDI

Nimet_Cubukçu

Summit sulle donne indetto dal Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan e dal ministro Nimet Cubukçu. Un Paese che si trova ancora nella condizione di dover far fronte ai delitti d'onore.

The Prime Ministry will host a summit on violence against women and "honor killings" today, with representatives of relevant state bodies, unions, nongovernmental organizations and universities in attendance.
State Minister for Womens and Children's Affairs Nimet Çubukçu, who organized this summit, hopes bureaucrats, politicians, union leaders, activists and academics who will debate the problem will come up with a series of initiatives that can be implemented as quickly as possible with immediate results.
Çubukçu had previously said that laws and mechanisms protecting women from violence and punishing abuse were already in place. "We can say that laws punishing those who commit violence against women are in place; however, we can't yet say that the social attitude that shames those who beat women is fully developed," she said. 
Under Turkey's new Penal Code (Tck) approved last year, those found guilty of honor killings now face life sentences. In the past, judges have often shown leniency towards men who killed wives, daughters or sisters for reasons of "honor."
Although welcome, tougher laws barely begin to tackle the deep social and cultural roots of honor killing, the expression of a rigidly patriarchal society that sees women as commodities to be used or cast away as men see fit.
Amnesty International estimates that between a third and half of women in Turkey suffer physical violence in their families.
A discrepancy in educational opportunities, a lower employment rate and the patriarchal society are seen as some of the reasons Turkish women find themselves in their current situation. (Turkish Daily News)
12.09.2006

 

SCUOLA TURCA
APERTA
NELLE FILIPPINE

Scuola_turca_nelle_Filippine

L'iniziativa presa ad opera di uomini di affari. Il primo istituto di questo genere risale al 1994. Alla inaugurazione il ministro locale dell'Educazione, Jesli A. Lapus.

A new Turkish school in the Philippine capital of Manila officially began classes .
The first Turkish school in the Philippines opened in 1994, and such schools continue to flourish, as demonstrated by the opening of the Fountain Santolan School.
Several local and foreign statesmen, journalists, writers, businessmen and teachers joined the school's inauguration ceremony, where Turkish Deputy Speaker Ismail Alptekin expressed his pride in international Turkish schools. He said graduates of these schools would always be a part of Turkey.
Speaking of the need for peace in the world, Alptekin said that Turkey would do its best in to help end the clashes in the Middle East.
Philippines Minister of Education Jesli A. Lapus, speaking at the ceremony, said they were overjoyed with the level of education provided by these institutions and the opportunities for growth they provided for the countries' youth.
As part of the opening celebrations, students gave a performance of Turkish songs and folk dances that were warmly appreciated by audience, in particular by the Turkish delegation. The guests were most moved by the student's perfect rendition of Turkish singer Kirac's song, "Karahisar Castle."
Turkish guests and Philippine authorities took a tour of the school following the performance.
Philippine Minister Lapus compared the 60-student classrooms of local schools to the 16-person classroom system at the Turkish school, underscoring the importance of smaller classes for a higher quality of education. (Abdullah Marasli/Zaman)
12.09.2006

GIAPPONESI
ALLA RICERCA
DEL MOSTRO

Alla_ricerca_del_mostro_di_Van

 

Team, con in testa un giornalista, sul lago Van per catturare le immagini della bestia preistorica che secondo la leggenda vivrebbe in fondo alle acque.

A Japanese journalist and his team that came to Turkey to collect eyewitness testimony about the legendary Van Lake monster completed their investigation with a surprise discovery.
Author-translator Takano Hideyuki, photographer Mori Kiyashi and assistant Suezawa Yasufumi from the Japanese magazine Shosetsu Tendai by Kodansha arrived in Van nearly two weeks ago to investigate the legend of the Van Lake monster.
Hideyuki said when they completed their research and returned to Van, they witnessed a monster-like body swimming in the lake about 300 meters offshore and captured the event on film.
Hideyuki said such a sighting following the completion of their research thrilled his team, and added that they showed the pictures and film to experts at Van Yuzuncu Yil University, but the murky images were not conclusive.
Before departing for Japan, the team announced they would return to the region in the future to conduct further research. (Anadolu News Agency)
12.09.2006

RAMADAM,
CIBI...E
SPECULAZIONI

In_preghiera_per_il_Ramadan

Le avvertenze della Banca Centrale turca ai consumatori in prossimità della festività islamica. Molti alimenti, infatti, potrebbero avere aumenti di prezzo.

La Banca Centrale turca ha avvisato i consumatori di fare attenzione al costo degli alimenti durante il periodo del Ramadam, la festa più importante del calendario islamico che consiste nel digiuno diurno e che inizierà l'ultima settimana di settembre per concludersi l'ultima settimana di ottobre.
Il prezzo di alcuni cibi, secondo l'istituzione, potrebbe aumentare non solo per l'inflazione ma anche a causa di speculazioni proprie del periodo. Il picco degli aumenti dovrebbe verificarsi proprio nelle prime tre settimane di settembre. (Apcom)
12.09.2006

 

CRONACA

CASI DI RABBIA

Ne sono stati riscontrati quattro in altrettanti villaggi (Kozak Camavlu, Yukari Cuma, Zagnos e Kacihamzalar) nella zona di Pergamo (Izmir).

The health bureau of the Bergama region in Izmir quarantined four villages when domestic animals there tested positive for rabies.
Veterinarian Niyazi Savaş said they found rabies in pets in the villages of Kozak Çamavlu, Yukarı Cuma, Zağnos and Hacıhamzalar.
Savaş said they took samples from animals and tested them in Izmir, noting that the disease had spread from wild animals to the domestic ones. He said the necessary injections have been done on domestic animals in the four villages in order to prevent the spread of the disease but noted that it was impossible to do the same for wild animals. (Turkish Daily News)
12.09.2006

 

ALPINISTI ITALIANI MUOIONO SUL MONTE ARARAT

Caterina_Fruttero Franco_Pacifico

 

Si chiamavano Caterina Fruttero e Franco Pacifico.  Al momento dell'incidente si trovavano a 4.200 metri quando sono stati investiti da una bufera di neve

Una_veduta_del_monte_AraratDue alpinisti italiani sono morti nella Turchia orientale durante una discesa dalla vetta del monte Ararat. Le vittime sono Caterina Fruttero e Franco Pacifico, presidente della sezione di Savignano (Cuneo) del Club alpino italiano, che facevano parte di un gruppo di 11 scalatori che si trovavano ad un'altitudine di circa 4.200 metri. 
Aydin Alkan dell'agenzia di viaggi <Sobek>, che aveva organizzato l'escursione, ha detto che la cordata aveva già scalato la vetta del monte a 5.136 metri; stava discendendo quando è stata sorpresa dal maltempo. Il gruppo di alpinisti italiani avrebbe dovuto rimanere unito ma, durante l'ascensione, Caterina Fruttero e il compagno di cordata Franco Pacifico, si sono staccati per unirsi ad un paio di iraniani che, come loro, puntavano verso la vetta del massiccio.
12.09.2006

 

RIENTRATI I TURISTI BLOCCATI IN TURCHIA ED ISRAELE

 

Per il folto gruppo (5.500 di nazionalità francese), le assicurazioni del ministro Leon Bertrand.

Sono tornati quasi tutti a casa i 5.500 turisti francesi bloccati in Turchia e in Israele per una lite tra la loro agenzia di viaggio ed alcune compagnie aeree. Lo ha assicurato il ministro del Turismo francese, Leon Bertrand.
Circa 400 passeggeri erano rimasti bloccati in Turchia per una controversia tra l'agenzia di viaggio <Elegance> e la compagnia aerea turca <Atlas jet>. I Israele, su 1500 turisti bloccati, 200 si trovavano ancora a Tel Aviv alla ricerca di voli alternativi.
I passeggeri che avevano comperato un pacchetto (volo più albergo) sono potuti tornare a a spese delle loro agenzie di viaggio. I voli semplici, non coperti da garanzie, sono stati invece a spese sia dell'agenzia che dei passeggeri. (
Apcom)
12.09.2006

 

NOTIZIARIO D'AMBASCIATA

25 SOCIETA' ITALIANE AD IZMIR

Sono attualmente 25 le società italiane che prenderanno parte alla <Eurasia 2006 Agroexpo-Agriculture, Greenhouse e Stockbreeding Exibition>, che avrà luogo dal 21 al 24 settembre a Smirne. La numerosa presenza italiana - ha tenuto a sottolineare il Console d'Italia, Michele Tommasi - è la manifestazione del grande interesse rivolto alla regione egea da parte dei produttori italiani del settore, con particolare riguardo alla cooperazione nel campo dell'irrigazione, dei prodotti chimici per l'agricoltura e della produzione di olio d'oliva. Secondo il presidente della Camera di Commercio tra Italia e Smirne, Rebii Akbudak, la Fiera rappresenterà senza dubbio un'importante occasione per approfondire eventuali ulteriori possibilità di partnership tra operatori turchi ed italiani, la cui partecipazione ha superato di gran lunga le aspettative degli organizzatori.

AUMENTATO IL DEFICIT COMMERCIALE

In base ai dati messi a disposizione dall'Istituto di Statistica della Turchia (Tuik, nei primi sette mesi di quest'anno il deficit commerciale è aumentato del 29.1%, raggiungendo quota $30.3 miliardi, con un volume totale di esportazioni pari a $46.4 miliardi (+13% rispetto allo stesso periodo del 2005) e di importazioni per $76.8 miliardi (+18.8% rispetto al 2005). La valuta nazionale, che aveva guadagnato terreno nel corso degli ultimi anni ha perso ormai il 15% del suo valore negli ultimi mesi, senza peraltro avere nessun effetto benefico sull'aumento delle esportazioni, come sperato dagli analisti economici.

....MA AUMENTATE ANCHE LE ESPORTAZIONI

Il capo dell' Assemblea degli Esportatori turchi (Tim), Oguz Satici,  nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Gaziantep ha reso noto che le esportazioni della Turchia nel mese di agosto sono aumentate del 27.07% rispetto allo stesso mese del 2005, per la somma totale di circa $7 miliardi. Satici ha inoltre sottolineato quanto sia importante per gli esportatori turchi che le misure volte al contenimento dell'inflazione tengano conto delle loro esigenze, sollecitando il Governo a prendere provvedimenti che non deludano le aspettative della categoria. Il ministro per il Commercio Estero, Kurzat Tuzmen, presente alla conferenza, ha infine aggiunto che per quest'anno il target fissato è tra 82 e 84 miliardi di dollari. 

 

<FERROLI> APRE A DUZCE

Azienda_FerroliL'azienda italiana <Ferroli>, che produce condizionatori e impianti di riscaldamento e presente in Turchia da circa 18 anni, inaugurerà uno stabilimento produttivo a Duzce il prossimo 19 settembre. L'investimento previsto è pari a 30 milioni di euro. Attualmente la Ferroli, che intende esportare circa  il 75% della propria produzione locale, detiene investimenti in 14 paesi e conta di produrre in Turchia a partire dal gennaio 2007 100.000 impianti di riscaldamento combi e 500.000 termosifoni. Nel 2005 il fatturato della <Ferroli> nel Paese è stato pari a 37 milioni di euro, con un incremento del 95% rispetto all'anno precedente.

 

 

VIA CON LE PRIVATIZZAZIONI

A seguito dell'approvazione da parte dell'Autorità per la regolamentazione del settore energetico (Epdk) della privatizzazione di venti reti di distribuzione di energia elettrica del Paese, l'Amministrazione per le Privatizzazioni (Oib) ha avviato la vendita del 100% di tre reti di distribuzione. La privatizzazione, che riguarda la <Baskent Eletrik Dagitim>, la <Sakarya Eletrik Dagitim< e la Istanbul <Anadolu Eletrik Dagitim>, si concluderà il prossimo 15 dicembre e rientra tra le operazioni previste nell'accordo siglato con il Fondo Monetario Internazionale nonché nel programma di liberalizzazione del settore energetico concordato due anni fa con la Banca Mondiale.

INTERESSE PER IL QATAR

Diverse società turche, tra le quali la <Yuksel>, la <Baytur> e la <Gama>, sarebbero interessate alla gara indetta in Qatar dall'Autorità per i Lavori  Pubblici per la costruzione di 450 chilometri di strade urbane e rurali e di 53 svincoli. Il progetto infrastrutturale include due progetti: "Doha Expressway", che intende sviluppare una rete stradale che colleghi il nord al sud del Paese; il "Lusail Expressway", che agevolerà il flusso automobilistico nel centro di Doha. I partecipanti stranieri alle gare non dovranno consorziarsi con imprese nazionali mentre si prevede che il programma si concretizzerà in 13 contratti individuali per un valore totale di $2.2 miliardi.

 

BACHECA
La Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Treviso ha indetto la 55^ edizione del Concorso per la premiazione della Fedeltà al Lavoro e del Progresso Economico, esteso anche ai lavoratori ed imprenditori trevigiani che si siano distinti all'estero per la loro attività almeno ventennale. Il bando per la partecipazione al concorso, che scadrà il prossimo 2 ottobre, e' consultabile sul sito www.tv.camcom.it .

 

INDICATORI MACROECONOMICI
 - Crescita del PNL nel 2005: 7.7%; gen. - marzo 2006: 6.3%
 - Inflazione  annua (prezzi al consumo): 7.72% (2005); 10,26% (agosto 2006)
 - Interscambio con l'Italia nel 2006 (gen - luglio): $ 8.7 miliardi, con esportazioni verso l'Italia pari a  3.9 miliardi di dollari (+ 29.34% rispetto al corrispondente periodo del 2005) ed importazioni dall'Italia pari a 4.8 miliardi di dollari (+14.90 % rispetto al corrispondente periodo del 2005). (Ice Istanbul su dati dell'Istituto Turco di Statistica- Tuik)    

A cura di: Simona De Martino, capo dell'Ufficio economico e commerciale
                Gianmarco Macchia, vice capo
redazione: Tiziana Staffolari, collaboratore economico e commerciale
12.09.2006

 

ECONOMIA

LA <FIAT>
LOW COAST
A BURSA

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Le indiscrezioni del <Lingotto> danno per certa la costruzione dell'auto a basso costo, che sarà prodotta in joint venture con l'indiana <Tata Motors>, nelle officine turche gestite assieme al gruppo <Koc>. Nella stessa fabbrica vengono prodotti Doblò e il Ducato. Non si sa però ancora nulla sul modello e sul costo della vettura.

Costerà meno di 5 mila euro e avrà una discreta diffusione soprattutto nei mercati dei Paesi emergenti. Si parla della nuova auto a basso costo (ma ormai si usa dire low-cost) che la <Fiat> produrrà insieme alla <Tata Motors>, la società indiana che già collabora con il gruppo di Torino nella produzione di camion.
La notizia è stata direttamente confermata dall'amministratore delegato di <Fiat>, a Venezia per la celebrazione del centenario della <Lancia>. "Può darsi!, ha risposto Sergio Marchionne ai cronisti che gli chiedevano se il gruppo di Torino farà un'auto low-cost con <Tata. Non solo, ma il manager del <Lingotto> ha spiegato che "i tempi sono abbastanza brevi".
Secondo Marchionne, la Tata "ha già fatto molto lavoro" attorno a questo progetto. "Noi - ha aggiunto - ci metteremo il know how (cioè la conoscenza e l'esperienza) e forse anche dei soldi. Il progetto con Tata va a 360 gradi ed è in continua evoluzione. Sono i nostri partner industriali in India, ma cercheremo anche di sviluppare certi mercati esteri".
<Tata>, in India, produce camion con <Iveco> ma la nuova auto a basso costo, stando alle indiscrezioni, dovrebbe essere costruita in Turchia, nello stabilimento di Bursa che <Fiat> gestisce indiese al gruppo industriale turco <Koc> (nella stessa fabbrica vengono già prodotti il Doblò e il Ducato). Difficile avere indiscrezioni sul nuovo modello e quali saranno gli obiettivi di vendita. Di sicuro l'automobile non sarà destinata soltanto al mercato italiano, anzi si guarderà soprattutto all'estero e ai Paesi emergenti. Un mercato interessante è certamente l'India, ma si punta anche alla Turchia e alla Cina. Del resto, il segmento delle automobili supereconomiche rappresenterà nei prossimi anni un importante business per i costruttori. <Fiat > arriva leggermente in ritardo in questo segmento di mercato dove sono già presenti la <Renault> (con la Logan prodotta in Romania) e i cinesi della <Faw Hongta>.
Dall'Oriente al Sudamerica dove <Fiat> possiede uno stabilimento a Cordoba (Argentina). "L'impegno che stiamo guardando adesso, e che probabilmente finalizzerò nei prossimi 60-90 giorni, riguarda l'utilizzo dello stabilimento in Argentina", ha detto Marchionne, lasciando capire che forse un partner sarà trovato anche per il mercato sudamericano.
Per il resto, <Fiat> non trascura quanto succede in Italia.
C'è l'intenzione di riacquistare da <Mediobanca> la quota del 29% della <Ferrari>, mentre piazzetta Cuccia dovrebbe uscire dal <Lingotto> (ora possiede l'1.8%). "Aspettiamo di trovare l'accordo - ha sottolineato Marchionne - ma si tratta di una partita da chiudere velocemente, entro questo mese di sicuro". Buone prospettive per quanto riguarda l'altra controllata nel settore lusso, la <Maserati>: arriveranno la Quattroporte con il cambio automatico e la nuova coupè e per l'inizio del 2008 la società tornerà a guadagnare. Invece nei prossimi giorni arriveranno la New Ypsilon e, sempre in casa Lancia, nel 2008 anche la nuova Delta Hpe (la Lancia punta a vendere 300 mila auto all'anno entro il 2010 e lo stesso obiettivo è fissato anche per l'Alfa Romeo).
E <Fiat>? A ottobre arriveranno i dati del terzo trimestre 2006, che comunque è in linea con le aspettive. "Cercheremo di non sgarrare", spiega Marchionne. Intanto la Borsa ha applaudito il possibile accordo con Tata e premia il titolo (+1.45%).
(Gigi Furini/Libertàonline)
12.09.2006

 

 

PRESTO ANCHE ISTANBUL AVRA'
LA SUA "SILICON VALLEY" TURCA

Una_Silicon_Valley_anche_in_Turchia

Lo ha annunciato il governatore della metropoli, Muammer Gulerha, in occasione dell'inaugurazione della <CeBit Bilisim Eurasia>. Governo, municipalità, imprese locali e internazionali (vedi <Microsoft> e <Ibm>) - in raccordo con l'Università - pronti a finanziare l'ambizioso progetto.

In occasione dell'inaugurazione della <CeBit Bilisim Eurasia> il Governatore dell'Area Metropolitana di Istanbul (con oltre 15 milioni di abitanti sulle due sponde del Bosforo), Muammer Gulerha, ha annunciato che i programmi per lanciare ad Istanbul una "Silicon Valley" turca sono pronti e che il Governo e la municipalità, in raccordo con le Università, il mondo delle imprese locali e alcune multinazionali (tra cui <Microsoft> e <Ibm>), sono pronti a finanziare - nell'ambito delle prossime Leggi di Bilancio - l'ambizioso programma. Nel corso della giornata anche il vice Primo Ministro Abdullatif Sener ha sottolineato il fatto che entro il 2010 il 51% della popolazione utilizzerà internet e oltre