ATTUALITA'
"L'ITALIA
CI AIUTI"

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Nostra
intervista a Nicosia con il presidente di Cipro Nord (Trnc),
Mehmet Ali Talat che ci ha confermato tra l'altro: "Noi
vogliamo, come abbiamo sempre voluto del resto, la
riunificazione dell'isola". |
Sono ritornato a Cipro Nord
dopo moltissimi anni ed è stata per me una sorpresa vedere
questa parte dell'isola completamente trasformata. L'avevo vista
per prima volta, nel 1985. A quell'epoca lavoravo per il <Il
Mattino> di Napoli. Assieme ad altri colleghi ero andato a
Nicosia (Lefkosa) per intervistare l'allora presidente della
Repubblica Rauf Denktas, persona gentilissima tra l'altro,
che - ricordo bene - ci aveva messo a disposizione, oltre ad
una simpatica guida, un vecchio Mercedes nero con autista per
spostarci da una capo all'altro di quel lembo di terra, prima a
Girne e a Famagosta e quindi su su fino alla punta della penisola
di Karpas là dove è possibile ammirare il Mar Mediterraneo per
180 gradi in tutto il suo splendore. Ricordo ancora che a colpirci
era stato il piccolo centro di Girne (Kyrenia): un borgo con
quattro case, il porticciolo, i bastioni possenti ed ancora gli
asinelli, liberi di girare per le strette viuzze. Nell'aria il
profumo intensissimo dei gelsomini, quello stesso che aveva
colpito il ministro degli Esteri britannico, sir Antony Eden,
quando nel 1941 era volato a Nicosia per incontrare l'omologo
turco alla vigilia dell'invasione di Hitler nei Balcani. Era il
1941 e ogni luogo favorevole e ogni tetto di casa era affollato di
greci e turchi plaudenti. Fu proprio in quella occasione che Eden
si lasciò andare ad una breve riflessione, in seguito riportata
nelle sue "Memorie", e cioè che Cipro "non è mai
appartenuta alla Grecia, sebbene nove secoli fa facesse parte
dell'impero bizantino".
Si diceva poc'anzi come la Repubblica di Cipro Nord (Rtnc) sia
molto cambiata, a cominciare dalla sua capitale. Addio alle
vecchie pensioncine, a quelle in particolare che nella zona
costiera si affacciavano sul mare, adagiate a malapena sui
terrapieni in discesa lungo le minuscole baie; addio alle arterie
ad una corsia che si arrampicavano per i monti Besparmak, per
buttarsi poi giù a precipizio in una serie di pericolosissimi
tornanti; addio ai venditori di pannocchie messe a cuocere in
recipienti improvvisati per la curiosità dei pochi turisti; addio
alle barchette dei pescatori, addio alle locande da quattro soldi.
Ora nei luoghi di villeggiatura alberghi a quattro/cinque stelle, tutti
con annesso casinò, fanno bella mostra di se; non c'è angolo di
campagna dove non si vedano ville e multiproprietà; moderne
autostrade attraversano i passi nello spazio di poco tempo;
boutique con le firme più prestigiose si affacciano nei quartieri
eleganti; ristoranti di grido offrono il meglio in fatto di carne
e di pesce. Una cosa, soprattutto: non si avverte minimamente la
presenza dei 30 mila soldati delle Forze Armate turche che
stazionano nella Trnc per proteggerla da eventuali, ma ormai
impensati, scherzi da parte greca. Certo, sono ormai lontani gli
anni '50/60 e lontani pure i primi anni '70. Lontano, per fortuna,
il tempo dell'Eoka, che agiva in nome dell'Enosis, e del suo
terrorismo. Un problema questo, peraltro, che aveva dovuto
affrontare lo stesso Eden ma che non seppe comunque risolvere
anche per una inspiegabile intransigenza di Washington che vedeva
le cose a modo suo e che in quel momento era più incline a
tenersi per amica Atene più che Ankara. Londra, al contrario,
considerava "l'alleanza con la Turchia come un elemento
fondamentale" in quella parte del mondo. Cronache da
dimenticare, si dirà. Ma potrà qualcuno dimenticare le morti
provocate dall'Eoka del tenente colonnello Georgos Grivas? Potrà
qualcuno dimenticare le ragioni per le quali la nascita, il 16
agosto 1960, della prima Repubblica indipendente di Cipro -
potenze garanti Gran Bretagna, Turchia e Grecia - fu messa in
discussione tre anni più tardi per le aggressioni e le minacce
dei greci tanto che i turco-ciprioti dovettero ritirarsi nei
ghetti e negli enclavi per proteggersi? Potrà qualcuno
dimenticare che, se nel 1974 ci fu un intervento militare turco
nell'isola, ciò fu dovuto al fatto che il colpo di stato voluto
dalla Cia per eliminare l'arcivescovo Makarios aveva lo scopo di
annettere Cipro alla Grecia? Ed oggi, oggi, chi può dimenticare
che il referendum del 2004 per trovare una soluzione alla
riunificazione dell'isola è stato vanificato unicamente per il
secco "no" della popolazione greco-cipriota? Noi ci
auguriamo che quanto prima, sia i leader delle due comunità,
Mehmet Ali Talat e Tassos Papadopoulos, sia i ministri degli
Esteri turco e greco trovino quello che i latini chiamavano il
"modus vivendi". Ci auguriamo in primis che
Nicosia, membro dell'UE, non ponga il diritto di veto al prosieguo
dei negoziati per l'adesione di Ankara all'Europa. L'Italia in
questo senso è pronta a fare la sua parte. Palazzo Chigi da
sempre è sensibile al problema cipriota. Una sua soluzione,
infatti, può aprire nuovi sbocchi anche per il nostro Paese. Una
intervista, concessa a <Turchia Oggi> dal presidente Talat
nel suo ufficio di Nicosia, chiarisce molte cose:
-
Signor Presidente, prima ancora di entrare nel merito del "problema
Cipro" - visto soprattutto dal punto di vista politico ed
in merito alla riunificazione dell'isola - mi permetta
restringere per un attimo il discorso ai rapporti tra la Trnc e
l'Italia. Con una premessa, che è questa: quando si chiede ad
un italiano - anche di buona cultura - cosa sa dire di Cipro la
risposta immancabilmente è sempre la stessa, vale a dire che
Cipro è una Repubblica con una comunità greca o di etnia greca e
che fa parte dell'Unione Europea. Pochissimi infatti sanno che
l'isola è divisa in due dal 1974 e che esiste anche una comunità
turco-cipriota. Ed allora io Le chiedo: se esiste una così scarsa
preparazione storica, non va forse ricercata nel fatto che da
sempre il Governo turco-cipriota ha fatto ben poco per far
conoscere a noi italiani questa diversa realtà?
"Questo
significa che noi non siamo riusciti ad informare l'Italia
abbastanza. E' la nostra
mancanza. Eppure, l'Italia è un nostro vicino ed anche un Paese
le cui genti, dai genovesi ai veneziani, hanno governato l'isola
tanti anni prima che vi arrivassero gli Ottomani. Questo significa,
altresì, che dobbiamo lavorare di più e dobbiamo farci conoscere
di più. Mi auguro che pure Lei, da questo punto di vista, ci
possa essere di aiuto. Il nostro scopo non è quello di avere
ragione a tutti i costi, quanto informare gli Italiani su quella
che è la reale situazione del problema Cipro".
-
Quali sono stati nel passato
i rapporti politici tra Roma ed il Governo di
Rauf Denktas e quali attualmente quelli con il Suo Governo?
"Per
dire la verità non esistono sostanziali differenze nei rapporti
fra le due presidenze e l'Italia. Va precisato però che - grazie
ad una specifica e mirata campagna d'informazione e di
comunicazione da parte del nostro Governo - anche i rapporti con
l'Italia hanno acquistato maggior vigore. Specie dopo il
referendum il livello d'interesse dei Paesi, ivi compresa
l'Italia, è aumentato sensibilmente. Un ulteriore motivo in più per
farci conoscere meglio dall'Italia".
-
Parliamo di scambi commerciali. L'Italia - terzo partner con
la Turchia - è presente in questo Paese con imprese e società
di notevoli importanza. Le chiedo: esiste un interscambio anche
tra l'Italia e Cipro Nord? Quali le dimensioni e quante infine
le nostre industrie che operano nella Trnc? In rapporto agli
investimenti stranieri, l'Italia in quale gradino è collocato?
"Dal punto di
vista commerciale sono numerosi i prodotti che importiamo
dall'Italia. Tanto per farle un esempio importiamo frigoriferi,
lavastoviglie e cose del genere. Sì, importiamo parecchio
dall'Italia. In quanto alle imprese il discorso è diverso.Una
volta ce c'erano tante, sia come compagnie sia come aziende.
Oggi come oggi invece - anche per ragioni strettamente
economico-commerciali - di imprese italiane italiane non ve ne
sono. Circa gli investimenti, infine, non saprei proprio cosa
dirle".
-
Signor Presidente, Le facevo osservare, poc'anzi, come gli
italiani non conoscano Cipro se non identificandola con la Grecia.
Capita di osservare ad esempio - nello sfogliare una rivista -
che la promozione dell'isola è solo in una direzione. A
dimostrazione che il ministero della Cultura greco-cipriota ce la
mette tutta per attirare potenziali turisti, durante il periodo
estivo ed anche in altri mesi dell'anno. Non
ci pare di ricordare invece che lo stesso stia facendo
l'equivalente dicastero turco-cipriota eppure e proprio nella Trnc
che si trovano i più importanti siti archeologici : vedi
Famagosta, Girne, Bellapais, il Castello di Sant'Ilarione, tanto
per citarne alcuni. C'è ne può dare una spiegazione?
"I turco-ciprioti da tantissimi anni sono
rimasti isolati dal resto del mondo. E così, purtroppo, quale
conseguenza di questa situazione, anche l'interesse del mondo
pubblicitario nei confronti di Cipro Nord è venuto a mancare.
Senza contare che promuovere della pubblicità all'estero costa
parecchio. Il fatto stesso di essere una comunità isolata da
questo punto di vista ci danneggia molto. Va precisato, ad ogni
modo, che dopo il referendum del 2004, anche nella Trnc lo
sviluppo economico ha subito una notevole spinta con ripercussioni
positive a tutti i livelli. Penso quindi che in futuro saremo più
pronti nel fare la pubblicità all'estero".
-
Per quanto riguarda il discorso economico, anche avendo un
italiano la buona volontà di trascorrere una vacanza in Cipro
Nord, il problema di fondo è quello del viaggio aereo. Causa
dell'embargo dei greco-ciprioti, non esiste la possibilità di
arrivare direttamente nello scalo di Ercan (Nicosia). Ragion per
cui un povero turista è obbligato a passare per Istanbul, con
conseguente enorme perdita di tempo. Di fatto, partendo da una
qualsiasi località europea - dopo un lungo stop all'aeroporto
Ataturk - si arriva
ad Ercan attorno alle 22.20 di sera. Senza contare che il
biglietto viene a costare molto, ma molto di più. Domanda: cosa
sta facendo il Governo Talat per venire a capo di questo problema?
"E'
proprio questo l'isolamento a cui accennano prima. E' proprio
questo....Noi stiamo soffrendo dell'isolamento e delle conseguenze
che ne derivano. E' un motivo in più perché l'Italia - e con
l'Italia anche gli altri Paesi - ci dia una mano e ci faccia
finalmente uscire fuori dal cerchio nel quale ci hanno
relegato".
-
Va da sé che il discorso si fa ora tutto politico investendo
direttamente la Turchia. E' recente l'ostracismo manifestato a
Lussemburgo, nei confronti di quest'ultima, dal Governo di
Tassos Papadopoulos che sembrava intenzionato addirittura a porre
il veto sui negoziati tra Ankara e l'Unione Europea. Se la crisi
è stata scongiurata è perché i ministri degli Esteri
sono riusciti a trovare in extremis una formula di compromesso. Ma
la partita non è affatto chiusa. Non è un mistero, infatti, che
Nicosia cercherà di mettere sempre i bastoni tra le ruote. E
questo fino a quando il Governo Erdogan non riconoscerà Cipro Sud
e disporrà che navi e aerei ciprioti entrino nei porti e negli
aeroporti della Turchia come aveva promesso. Signor presidente, In
questa situazione qual'è l'atteggiamento del Suo Governo?
Tutto ciò non Le sembra la conseguenza del fatto che nel 2004
Cipro Sud sia stata ammessa nell'Unione Europea senza una
precedente soluzione politica dello status dell'isola? Se
ne può uscire fuori, ora, con un qualsiasi escamotage?
" Come ha
dichiarato il Segretario Generale dell'Onu, signor Kofi Annan,
noi dobbiamo lavorare perché l'isolamento venga a cadere. La
soluzione del problema è in questa direzione. La stessa, ripeto,
indicata dal Segretario Generale dell'Onu".
-
Ai primi di luglio, Lei
Signor presidente, grazie alla mediazione del Vice Segretario
Generale dell'ONU, Ibrahim Gambari, si è incontrato con il presidente
greco-cipriota Tassos Papadopolous con il quale ha raggiunto un
accordo in 5 punti per riavviare il processo di pace. In base a
questo accordo i colloqui avranno inizio a fine luglio, e
dovrebbero proseguire con la prospettiva di una trattativa di pace
vera e propria. Ha buone speranze?
"Per
la verità non ho un idea
precisa al riguardo. Ma me lo auguro. Per parte mia farò il mio
meglio. In base all'accordo prepareremo un piano e lo presenteremo
ai greco-ciprioti. Quindi ci riuniremo per definire i capitoli e
le procedure da approvare. E
solo successivamente che avranno inizio le trattative.
Trattative che dovrebbero portarci ad una risoluzione definitiva.
Noi faremmo quello che ci spetta. Per momento serve a poco essere
ottimisti o pessimisti. E' in questa seconda fase, infatti, che
usciranno fuori le posizioni delle parti. Noi - come abbiamo
dimostrato già attraverso il referendum - desideriamo risolvere
la questione di Cipro. Ma vogliamo anche una risoluzione basata
sulla parità politica, con due regioni e due parti. Il Piano
Annan, del resto, era e rimane un accordo equilibrato, comprensivo
dei nostri desiderata. In definitiva, noi vogliamo portare
in avanti le trattative nell' ambito del Piano di Annan. E le
vogliamo concludere".
-
Nel merito dei rapporti tra Atene ed Ankara, quest'ultima aveva
riservato una accoglienza molto fredda alla proposta del ministro
degli Esteri greco, Dora Bakoiannis, che sta preparando un piano
europeo per la riunificazione dell'isola. Atene vorrebbe che
fossero applicati a Cipro i principi delle libertà di movimento,
di domicilio e di acquisto di proprietà. Il piano turco si basa,
al contrario, sul principio della "bi-zonalità" che
prevede restrizioni alla possibilità per i greco-ciprioti di
acquistare proprietà nel Nord turco dell'isola perché, a
giudizio di Ankara, in mancanza di queste restrizioni, la presenza
turca a Cipro finirebbe presto. Può esprimere in merito un suo
giudizio?
"Cosa vuole che le dica. E' un fatto che la Grecia, anche
se volesse dare suggerimenti non in conformità con Nicosia, è
pur sempre condizionata da questa. Atene quindi non deve essere
lasciata sola, specie quando si devono fare passi importanti.
Qualunque soluzione venga trovata, la comunità internazionale non
può essere assente".
-
Al di là dei risultati elettorali in Cipro Sud che
ultimamente hanno dato la vittoria alla coalizione di Governo che
da tre anni sostiene il presidente Papadopoulos, ci si interroga
se - a non volere la riunificazione - sia veramente la
popolazione greco-cipriota o non piuttosto i partiti che hanno
avuto il voto da quest'ultima. Lo ha ribadito pure il suo
ministro degli Esteri, Serdar Denktash. In altre parole -
secondo Lei - se si dovesse riproporre un referendum, i
greco-ciprioti direbbero ancora "no" alla
riunificazione? Ed i turco-ciproti, a loro volta, voterebbero
ancora "si"?
"Dipende
da come potrebbe essere impostato il referendum. Quale piano
potrebbe esservi incluso? Lo stesso od un altro? Bene, se
fosse un piano simile a
quello di Annan, abbiamo dei dati formulati in base all'<opinion
poll survey>. Secondo questi dati - qualora si dovesse indire un
referendum, sì anche in questo momento - la comunità turco-cipriota
voterebbe come in precedenza".
-
Recentemente da Bruxelles è rimbalzata la notizia che la
Commissione Europea voglia aprire un suo ufficio nella Trnc e che
abbia anche votato un pacchetto di aiuti economici. E' vero?
"E' vero. Due
giorni dopo il referendum, il Consiglio dell'Europa dell'UE
aveva già preso una decisione in tal senso, e cioè di aprire un
suo ufficio a Cipro Nord, e questo perché avevamo votato per il
"sì". Va detto che i greco-ciprioti hanno fatto di
tutto perché questo non si verificasse. Inutilmente, però,
giacché alla fine il Consiglio d'Europa ha approvato la decisione
iniziale. Ma intanto sono trascorsi due anni, di litigi".
- Una decisione questa voluta anche dal Commissario all'Allargamento
Ollie Ren?
"No, dal Consiglio d'Europa".
-
Esiste una comunità cattolica a Cipro Nord? E, se esiste, come si
comporta il Governo della Trnc nei confronti di questa, e più
genericamente nei confronti delle comunità cristiane?
"Secondo
la Costituzione della Repubblica di Cipro del 1960 le religioni
minoritarie furono poste allora davanti al dilemma se far parte
della comunità turco-cipriota o di quella greco-cipriota. I
cattolici, nella fattispecie i Maroniti, scelsero la seconda.
Pur essendo i nostri rapporti con questi ultimi ben diversi da
quelli che abbiamo con l'altra parte, è pur vero
che i Maroniti - per il fatto stesso di vivere con i
greco-ciprioti - alla fine si sono sentiti più vicini alla
comunità greco-cipriota tanto da avere posizioni alquanto simili.
Dopo il 1964 era rimasto un solo villaggio con una comunità
cattolica. Una sua delegazione, peraltro, fu ricevuta da me l'anno
scorso quando ero primo Ministro. Si trattava di una richiesta di
abitazioni che abbiamo loro concesso. C'è anche un altro gruppo
di Maroniti che vivono nella zona militare. Qui il problema è un
po' più complicato per cui vengono spesso nel mio ufficio per
parlare e per discutere dei loro problemi. Il rapporto è sempre
cordiale e abbastanza aperto...".
-
"Cipro non è mai appartenuta alla Grecia, sebbene nove
secoli fa facesse parte dell'impero bizantino, dal quale fu
staccata ad opera di Riccardo I d'Inghilterra nel dodicesimo
secolo...". A scrivere queste cose, nelle sue <Memorie>,
sir Antony Eden dal 1951 al 1957 dapprima ministro degli Esteri e
successivamente Primo Ministro della Corona britannica. Lei,
presidente Talat, condivide questa affermazione?
"Posso
solo risponderle che i
turco-ciprioti sono venuti in questa terra dall'Anatolia mentre
i greco-ciprioti non sono venuti dalla Grecia. Senza contare che
il periodo degli Ottomani è durato dal 1571, con la fine del
dominio veneziano, al 1914 quando l'Inghilterra approfittò della
guerra per assumere la sovranità su Cipro. Circa tre secoli e
mezzo nel corso dei quali Cipro è diventata un' isola turca. Non
è mai stata invrece un'isola greca".
-
Signor presidente
vuole aggiungere qualche altra cosa?
"Quando
alcuni anni fa l'Onu decise che Cipro Nord dovesse essere isolata,
il provvedimento - che non contemplava l'embargo - fu preso
perché era convinzione al Palazzo di Vetro che i turco-ciprioti
non volessero riunirsi con la parte greco-cipriota. Ma questo non
era affatto vero. E' vero al contrario che noi abbiamo sempre
voluto la riunificazione dell'isola, come prova il referendum
dell'aprile 2004. Ora se ne è accorto pure il Segretario generale
Kofi Annan che ha chiesto al Consiglio di Sicurezza di toglierci
dall'isolamento. La comunità internazionale e l'Italia devono
fare il possibile per aiutarci". (Turchia
Oggi)
03.08.2006
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L'INVITO

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Lo
ha fatto il ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul, al
nostro titolare della Farnesina Massimo D'Alema. Il viaggio
ad Ankara previsto per ottobre. |
Il ministro degli Esteri turco,
Abdullah Gul, ha invitato in Turchia, per ottobre, il vice-premier Massimo D' Alema. L' invito, secondo quando ha detto
lo stesso Gul alla stampa turca, è stato formulato nel corso di un incontro bilaterale che si
è svolto recentemente a Roma a conclusione dei lavori
del vertice sul Libano.
Il capo della diplomazia turca ha spiegato di essersi trovato d'accordo su molti argomenti con D'Alema, con il quale ha
opinioni convergenti sui problemi del Medio Oriente. Nell' incontro, che
è stato il primo tra il neo-oministro D'Alema e
Gul, si è anche parlato di relazioni bilaterali tra i due Paesi.
(Ansa)
03.08.2006
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EUROSCETTICISMO

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Quasi
la metà dei cittadini comunitari, austriaci in testa, è
contraria all'adesione della Turchia nel Club dei 25. Il
dato fornito da <Eurobarometro>. |
Quasi
la metà degli europei è contraria all'ingresso della Turchia
nell'Unione Europea, anche se Ankara dovesse rispettare tutti i
criteri richiesti. E' quanto emerge dal sondaggio <Eurobarometro>
sull'allargamento diffuso dalla Commissione Europea. Secondo
il sondaggio, solo il 39% degli europei è favorevole all'adesione
turca, mentre il 48% vi si oppone, contro il 55% registrato
nell'ultimo sondaggio, diffuso a dicembre. Queste cifre mostrano
quindi un leggero calo dell'opposizione alla Turchia, ma va
considerato che la domanda è stata posta in una maniera
leggermente differente. In autunno, gli intervistati si erano
visti domandare se fossero favorevoli o sfavorevoli all'entrata
''in futuro'' di questo paese nell'UE. La domanda posta nel nuovo
sondaggio realizzato da marzo a maggio aggiunge ''una volta che la
Turchia si conformerà alle condizioni stabilite dall'UE'.
L'opposizione più forte viene sempre dagli austriaci, che sono
all'81% contrari all'adesione turca. Dopo di loro vengono i
tedeschi e i lussemburghesi (69%), i ciprioti (68%), i greci
(67%), i cechi (61%), i belgi, gi slovacchi e i finlandesi (55%) e
i francesi (54%). Gli spagnoli sono i meno contrari(23%), davanti
ai polacchi e i maltesi (31%) . (Asca-Afp)
03.08.2006
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LA
CONDANNA

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L'ultima
strage in Libano, con la morte di decine di piccoli
innocenti, ha provocato la dura reazione del premier turco
Recep Tayyip Erdogan. |
Il
premier turco Recep Tayyip Erdogan ha condannato l'uccisione di
civili in Libano affermando che si tratta di ''una nuova cultura
della violenza'' che potrebbe alimentare odio e terrorismo nella
regione. ''Non può mai esserci un giustificazione - ha detto
Erdogan - per una mentalità che massacra innocenti, distrugge
città e giustifica violenza . E' impensabile - ha aggiunto il Primo
Ministro turco - rimanere in silenzio di fronte a questo
nuova ragione di potere, questa nuova cultura della violenza che
contamina il senso di giustizia. Quello che si sta perdendo non è
solo la vita di persone innocenti, ma tutti i valori umani che
costituiranno la base di una pace mondiale. Ognuno se ne dovrebbe
rendere conto prima che sia troppo tardi, perché questa guerra
sta alimentando violenza e ulteriore consolidamento del
terrorismo''. La Turchia, uno dei pochi Paesi islamici amici di
Israele, ha cercato di mediare nelle prime fasi della crisi quando
un suo inviato è stato mandato in Siria per convincere Damasco a
portare alla liberazione del soldato israeliano rapito dai
palestinesi.(Asca-Afp)
03.08.2006
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LA
CONDIZIONE
| La
Turchia disposta a mettere a disposizione i suoi uomini in
Libano per una forza multinazionale solo se ci sarà il
"cessate
il fuoco". |
Se
si giungerà a un cessate il fuoco nella guerra tra Israele e
Libano e l'Onu deciderà di inviare una forza multinazionale di
pace, la Turchia sarà in prima fila. Il Primo Ministro Recep
Tayyip Erdogan ha confermato la disponibilità del suo Paese, che
dovrebbe rappresentare il perno della missione se si considera la
scarsa propensione di altri importanti Paesi a inviare truppe sul
terreno.
Pur sostenendo la necessità di un intervento, Stati Uniti e Regno
Unito hanno detto di essere già troppo impegnati in Iraq e
Afghanistan. In una telefonata al premier britannico Tony Blair,
il presidente francese Jacques Chirac ha comunicato che Parigi non
invierà truppe se non ci sarà un accordo fondato su una
"soluzione globale del problema", attualmente difficile
da prospettare. Il ministro della Difesa tedesco, Franz Josef Jung,
ha rilasciato alcune dichiarazioni che sembrano escludere un
intervento della Germania. I Paesi arabi moderati alleati degli
Stati Uniti (Giordania, Egitto, Arabia Saudita) non possono invece
permettersi di partecipare ad un'azione che le loro opinioni
pubbliche, tentate dalle sirene delle forze islamiche radicali,
potrebbero interpretare come un sostegno a Israele. Oltre alla
Turchia, l'unica a aver finora chiaramente espresso la sua
disponibilità a inviare truppe è l'Italia, memore del successo
della spedizione militare in Libano del 1982.
Il braccio dell'Ue in
Medio Oriente
Erdogan ritiene che la partecipazione alla stabilizzazione del
Libano meridionale possa favorire la proiezione europea della
Turchia. Rafforzando la posizione nel Levante, Ankara avrebbe
infatti più possibilità di influire sulle scelte dei governi
arabi moderati, trasformandosi in un elemento chiave dell'Unione
europea nei suoi rapporti politici e economici con l'intero Medio
Oriente. Ma agendo da protagonista regionale, sarebbe facilitato
anche un altro compito "europeo" della Turchia:
promuovere in quest'area la diffusione di un islam moderato, che
veda proprio nell'esperienza turca un esempio da emulare. La
decisione di Erdogan non è comunque dettata solo dai possibili
positivi sviluppi dei rapporti con Bruxelles.
Ricevere il sostegno degli Usa nella guerra al Pkk
Un impegno militare consentirebbe alla Turchia di guadagnare punti
anche nei confronti di Washington, soprattutto in un momento in
cui le relazioni tra i due Paesi registrano una forte sintonia sul
problema curdo. Secondo quanto riportato da <Asia
Times>,
nei giorni scorsi il presidente statunitense George W.
Bush, avrebbe direttamente telefonato ad Erdogan per assicurargli
che "gli Usa lavoreranno con la Turchia per fare fronte alla
minaccia terroristica" rappresentata dal Partito del
lavoratori curdi (Pkk). Il premier turco sarebbe rimasto
estremamente soddisfatto dalle parole provenienti da Washington,
che riconoscono "l'urgenza e la necessità" di porre
fine alle attività antiturche condotte dal Pkk a partire dai suoi
santuari nell'Iraq settentrionale. Secondo la televisione turca,
il processo sarebbe a uno stadio molto avanzato. A livello
militare, sia ad Ankara che a Baghdad si sarebbero già svolti
degli incontri tra militari turchi e statunitensi per definire i
passi concreti da compiere con l'obiettivo di contrastare il Pkk.
Attualmente, secondo il Governo turco, sarebbero circa 5.000 i
militanti curdi che operano per colpire la Turchia dal nord
dell'Iraq. Sempre secondo Ankara, nel solo mese di luglio, il Pkk
avrebbe ucciso 25 uomini appartenenti alle forze di sicurezza
turche. Finora gli Stati Uniti erano rimasti impassibili di fronte
alle richieste di intervento del governo turco. Ora la situazione
registra degli importanti sviluppi, ma se la Turchia vuole
cogliere a pieno questa occasione, deve essere pronta ad assumersi
le sue responsabilità nel Libano meridionale, pur agendo
nell'ambito di una forza di intervento multilaterale.
Tutelare l'alleanza energetica con Israele
La propensione di Ankara a intervenire in Libano ha anche un
terzo, altrettanto importante, motivo. Il 13 luglio, a Ceyhan, è
stata inaugurata la pipeline
Baku-Tbilisi-Ceyhan (Btc), che dovrà trasportare greggio
dall'Azerbaijan alla Turchia passando per la Georgia. Ma non solo.
Il progetto prevede che al Btc sia legata in futuro anche un
oleodotto sottomarino lungo 400 km che collegherebbe Ceyhan al
porto israeliano di Ashkelon, bypassando così Siria e Libano. Da
qui, il greggio prenderebbe poi la via di Eliat, sul Mar Rosso. In
questo modo Israele riceverebbe parte del petrolio proveniente dal
Caucaso non solo per soddisfare le proprie necessità energetiche,
ma anche per esportarlo verso i mercati di India, Cina e Corea del
Sud.
Il progetto era stato confermato l'11 maggio dal sindaco di Antalya,
Menderes Turel, che al Jerusalem
Post ne aveva chiarito i dettagli. Secondo quanto affermato
da Turel, all'oleodotto sarebbero anche affiancate altre pipeline
per il trasporto di gas naturale e acqua. Israele infatti
attribuisce grande importanza anche al reperimento di risorse
idriche. In un'area dove queste ultime sono scarse e divise tra più
Paesi, il trasporto di acqua dalle fonti upstream di Tigri e
Eufrate in Anatolia consentirebbe a Israele di avere
un'alternativa al Giordano. Le risorse di questo fiume, divise tra
Israele, Libano, Siria, Giordania e - quando esisterà - Stato
palestinese, sono uno dei principali motivi di preoccupazione e
tensione nell'area mediorientale.
Tutti progetti attorno a cui si stanno consolidando i rapporti tra
Turchia e Israele. Adesso il Libano, potrebbe rappresentarne il
banco di prova. (Marco Zaganella/Quadrante
Europa)
03.08.2006
|
AIUTI
ALIMENTARI
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Derrate
turche ai profughi libanesi per 900 tonnellate di
rifornimento. Valore, 1.2 milioni di dollari. |
La
Turchia ha fatto sapere di voler inviare aiuti alimentari ai
profughi libanesi per un valore superiore a 1.2 milioni di dollari
in Libano e in Siria . Le 900 tonnellate di rifornimenti
dovrebbero essere portate con camion e trasportate in Libano a
partire dalla prossima settimana, mentre un sesto degli aiuti e'
destinato ai profughi libanesi scappati in Siria. (Asca-Afp)
03.08.2006
|
RESPINTI
ALLA FRONTIERA
|
Cinquanta
studenti iraniani erano penetrati in Turchia probabilmente
per andare a combattere in Libano. |
La
Turchia ha respinto alla propria frontiera 50 studenti islamici
provenienti da Teheran che tentavano di raggiungere il Libano per
sostenere attivamente la guerriglia Hezbollah contro Israele. Gli
studenti, hanno sostenuto di esser partiti sulla base di
un'iniziativa privata non appoggiata dalle autorità iraniane. (Agenzia
Grt)
03.08.2006
|
NUOVO CAPO
DELLE FORZE ARMATE
TURCHE

|
E'
il generale Yashar Buyukanit, intransigente difensore della
laicità dello Stato. E' stato nominato ufficialmente dal presidente
della Repubblica. |
Il generale Yashar
Buyukanit, reputato un intransigente difensore della laicità dello
Stato turco, è stato ufficialmente nominato Capo di Stato Maggiore delle Forze
Armate turche con un decreto formato dal presidente della Repubblica, Ahmet Necdet Sezer.
La nomina, che - riferisce l'agenzia turca <Anadolu> - avrà effetto dal 30 agosto, mette fine
secondo gli osservatori
alle polemiche intorno a presunte manovre degli ambienti islamici vicini al
Governo contrari al generale
Buyukanit, attuale Capo di Stato Maggiore delle forze di terra, proprio
perché ritenuto meno flessibile del ''numero uno'' uscente dei militari turchi, il generale Hilmi Ozkok.
Il generale Buyukanit era stato accusato nel marzo scorso da un procuratore di Van (Turchia orientale) di avere coperto
alcuni 007 della gendarmeria, presunti autori di un attentato ad una libreria di Semdinli. Successivamente il procuratore di Van, accusato di avere voluto coinvolgere Buyukanit per impedirne la
promozione e su impulso di alcuni esponenti del partito filoislamico Akp al
Governo, era' stato radiato dalla
magistratura.
I commentatori turchi (e gli stessi ambienti dell'Unione europea che spingono per una riduzione dell'influenza dei
militari sulla vita politica della Turchia) si erano divisi sulla vicenda: alcuni la hanno giudicata una conferma della
tradizionale impunità per i generali turchi, mentre altri vi hanno visto un tentativo sventato di utilizzare le funzioni di
magistrato per fini politici e personali.
I militari turchi, a cui la Costituzione turca conferisce di fatto la funzione di ''guardiani''
dell'unità, della laicità e
della democraticità della Turchia, erano stati protagonisti di tre colpi di
Stato (nel 1960, nel 1971 e nel 1980) e nel 1997 avevano provocato, con un proclama, la caduta del primo
Governo presieduto da un esponente dell'islam politico turco, l'ex
premier Necmettin Erbakan, il quale aveva cercato di spostare l'asse politico interno e internazionale della Turchia verso il
mondo islamico.(Ansa)
03.08.2006
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FIRMATO
IL PROVVEDIMENTO
ANTI-TERRORISMO

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Le
riserve del Capo dello Stato turco. Il testo nei mesi scorsi aveva provocato una serie di
polemiche, in seguito superate. La nuova legge estende e ridefinisce i reati in
materia. |
Turkish
President Ahmet Necdet Sezer has approved the anti-terror bill,
which caused controversy in Turkey in recent months.
According to a statement from the Presidential Press Office on
Monday, President Sezer sent law no 5532 concerning amendments to
the anti-terror bill to the Prime Ministry in accordance with
articles 89 and 104 of the Turkish Constitution.
The statement added that Sezer would apply to the Supreme Court in
order to cancel some articles of the law.
The Turkish government's controversial new anti-terror bill had
been approved by the Turkish National Assembly on June 29.
The new law, whose preparation was accelerated following the
recent resurgence of terror activities across Turkey, extends and
redefines terror offenses.
Human trafficking, drug smuggling, obstruction of education,
influencing of tenders, prostitution, pollution of the environment
and forgery of credit cards could be categorized as terror
offenses, according to the new anti-terror bill.
Organizations which have no involvement in arms will not be
included under the scope of the new law.
In June, the Turkish Press Council had warned that the bill
amending the current anti-terror law could kill editorial
independence and lead to deep auto-censorship.
The 6th article of the controversial new anti-terror bill, which
had given rise to debate in the country, had been removed from the
text of the bill during the Justice Sub-committee stage, ending
discussions about whether it could lead to the release of Abdullah
Ocalan, the jailed leader of Pkk terrorist organization. (Zaman)
03.08.2006
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VICINI
ALL'ACQUISTO
DI 30 NUOVI
CACCIA-BOMBARDIERI

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Si
tratta dell'ultima generazione degli F-16 che dovranno
andare a rinnovare la squadriglia dell'aviazione turca. Il
costo dell'operazione. |
Turkey is planning to buy a
new squadron of F-16 fighter jets worth at least $1.5 billion as a
stop-gap solution until new-generation fighter aircraft join its
Air Force in the next decade, procurement and military officials
said.
The move is likely to
kill an earlier plan with Israel for the upgrade of 48 Vietnam-era
F-4E fighters.
"Our plan is to buy 30 new F-16 fighters, and negotiations
are continuing," said one procurement official.
Officials said a final agreement might emerge before the end of
this year if all technical and financial talks with Lockheed
Martin, the aircraft's manufacturer, go smoothly.
Ankara is planning to buy the F-16 Block 52+, one of the F-16
Fighting Falcon family's most advanced fighters.
Greece last year signed a deal to buy 30 F-16 Block 52+ fighters,
scheduled for delivery in 2009.
For the $10 billion program to buy nearly 100 new-generation
fighters, Turkey's largest defense procurement project in history,
Turkish officials are presently holding simultaneous talks with
Lockheed Martin, lead-manufacturer of the Joint Strike Fighter,
also known as the F-35 Lightning II, and Europe's Eurofighter
consortium, maker of the Eurofighter Typhoon.
Turkey has already announced that it could buy the JSF, the
Eurofighter or a combination of the two.
Turkey is a partner in the JSF's system development and
demonstration phase, and has agreed to pay $175 million, but
has not committed to buying the F-35.
Some defense analysts suggest that a Turkish move to buy 30 more
F-16s could raise the chances that Turkey would choose the JSF
over the Eurofighter. However, procurement officials have declined
to comment.
Turkey is due to make a final decision over its new-generation
fighter before the yearend.
Presently, Turkey's 217 F-16 jets make up its Air Force's backbone.
Those aircraft had been co-manufactured at of Turkey's Tusas
Aerospace Industries Inc. (TAI) plant in the late 1980s and 1990s
under a contract with Lockheed Martin, and TAI would be likely to
have a role for the 30 new F-16s, if a deal is reached.
The plan for new F-16s would put on hold a $480 million effort to
upgrade 48 F-4E Phantom fighters, or at least limit the upgrades
and perform them all locally, one procurement official said.
"The F-4E program already is on hold," the official said.
"We've downgraded its priority ranking. If we bought new F-16s,
we might minimize its scope."
The current plan called for the upgrades to be performed by TAI.
But the bulk of the money would go to Israel Aircraft Industries (IAI)
in technology-transfer fees and licenses, according to Turkish
officials.
Under a 1997 contract, IAI has been leading a joint-effort to
upgrade 54 U.S.-made F-4Es.
The F-4 modernization plan had been designed as a stopgap solution
until the acquisition of the JSF or the Eurofighter.
Turkey earlier also looked at the possibility of purchasing used
F-16 fighters from the United States, but the U.S. government said
it had no used planes to sell.
Some defense analysts said that Greece's decision to buy 30 brand
new F-16 Block 52+ fighters might have prompted Turkey to acquire
the same aircraft. (Turkish Daily News)
03.08.2006
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CRONACA
CASERMA
SALTA IN ARIA PER UNA FUGA DI GAS
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E'
avvenuto nella provincia di Van. In un primo momento si era
pensato ad un attentato dei terroristi del Pkk. |
E' stata una fuga di gas a
provocare un'esplosione in una caserma turca nella provincia
sud-orientale di Van. Sei militari feriti è il bilancio
dell'incidente per cui inizialmente si era pensato ad un attentato
perché nella zona sono attivi i separatisti curdi del Pkk, il
Partito dei lavoratori del Kurdistan che nelle ultime settimane ha
intensificato la sua campagna militare contro le Forze Armate
turche. (AGI)
03.08.2006 -
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ATTENTATO
AD IZMIR: CINQUE FERITI
|
La
deflagrazione probabilmente provocata da un ordigno a
percussione. Nessuna rivendicazione. |
Cinque persone sono rimaste
ferite, una gravemente , per un'esplosione avvenuta nella notte
nella città turca di Izmir. Secondo il capo della polizia
locale, Huseyin Capkin, la deflagrazione appare provocata da ''una
bomba a percussione''. Nessun gruppo ha rivendicato l'azione. (Adnkronos-Dpa)
03.08.2006
|
PRECIPITA
AEREO MILITARE, TRE MORTI
|
Il
velivolo, un F-5A di costruzione americana, era appena
decollato. Le vittime sono il pilota e due militari che si
trovavano a bordo. |
Un air force turco, di
costruzione americana, si è schiantato subito dopo il decollo, uccidendo il pilota e altri due soldati a bordo, alla base
aerea nell'Anatolia centrale, in Turchia. Lo rende noto
l'esercito.
Il jet F-5A da combattimento è decollato dalla base di Konya
questo pomeriggio è si è schiantato per motivi non chiari,
secondo l'esercito, il quale ha precisato che sull'incidente è
stata avviata un'inchiesta. (Ap)
03.08.2006
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ASSOLTA LA
GIORNALISTA PERIHAN MAGDEN

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La
donna era finita in Turchia sul banco degli imputata perché
accusata di istigazione a non svolgere il servizio militare. |
Una scrittrice e giornalista
turca, Perihan Magden, è stata assolta dall'accusa di aver
istigato le persone a non svolgere il servizio militare. La donna
si era schierata pubblicamente a difesa di un obiettore di
coscienza che era stato condannato a quattro anni di reclusione in
un carcere militare per essersi rifiutato di vestire l'uniforme.
Rischiava fino a tre anni di prigione. La Magden aveva scritto che
la Turchia avrebbe dovuto prevedere un servizio civile come
alternativa a quello militare. Dopo lo schieramento in tal senso
anche del procuratore generale, un giudice di Istanbul ha
decretato oggi che l'opinione della Magden rientrava nella libertà
di expressione e non rappresentava un reato per il codice penale
turco. In Turchia, tutti gli uomini sopra i 20 anni sono obbligati
a prestare servizio nelle forze armate per 15 mesi, e non è
prevista l'obiezione di coscienza. Nella speranza di accelerare il
suo avvicinamento all'Unione Europea, la Turchia è sotto forte
pressione per modificare, tra le altre cose, il suo sistema
giudiziario. (Alice)
03.08.2006
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CHIESTI
TRE ANNI DI CARCERE PER ELIF SHAFAK

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La
formulazione da parte del pubblico ministero di un tribunale
di Istanbul. La scrittrice deve rispondere del reato di
insulto all'unità nazionale. |
Il pubblico ministero di un tribunale di Istanbul ha chiesto fino a tre anni di reclusione
per la scrittrice turca Elif Shafak per aver ''insultato l'identità nazionale'' in uno dei suoi libri, ambientato al
tempo del massacro degli armeni sotto l'impero ottomano. Lo riferisce l'agenzia di stampa
<Anadolu>.
Sotto accusa il romanzo ''Baba ve Pic'' (Il padre e il bastardo), scritto inizialmente in inglese e poi tradotto in
turco nel marzo di quest'anno. Il racconto segue le peregrinazioni di quattro generazioni di donne tra gli Stati
Uniti e la Turchia per raccontare la storia di una famiglia armena e di uno dei suoi figli, abbandonato in Turchia durante il massacro degli armeni del 1915-1917, poi convertitosi
all'islam e vissuto come un turco.
Elif Shafak, 35 anni, è accusata del reato previsto dall'articolo 301 del codice penale, di cui l'Unione
Europea,
con la quale da ottobre la Turchia ha iniziato i negoziati per l'adesione,
aveva già chiesto l'abrogazione. Questa imputazione era stata usata in numerosi altri
processi contro intellettuali turchi: tra di essi, il giornalista Hrant Dink, condannato a sei
mesi di reclusione poi sospesi, e lo scrittore Orhan Pamuk, il cui processo si
è risolto in un nulla di fatto.
Il processo contro Elif Shafak è partito dalle accuse di Kemal Kerincsiz, avvocato diventato famoso per la sua continua
caccia a intellettuali che esprimono posizioni diverse da quelle ufficiali della Turchia sulla questione degli armeni.
La Turchia rifiuta la definizione di genocidio che molti Paesi danno del massacro degli armeni, avvenuto in Turchia alla
fine dell'impero ottomano, all'inizio del secolo. Gli armeni parlano di un milione e mezzo di morti; Ankara risponde che ci sono stati massacri da
entrambe le parti. La data del processo non è stata ancora resa nota.
(ANSA-AFP)
03.08.2006
|
CONDANNATE
LE MADRI DELLA PACE
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Arrestate
nel febbraio scorso, 24 donne sono state riconosciute
colpevoli di propaganda separatista a favore del Pkk. |
Ventiquattro donne turche,
autonominatesi madri della pace, sono state riconosciute colpevoli
di propaganda separatista e condannate ognuna a 10 mesi di
carcere. Erano state arrestate lo scorso 22 febbraio dopo essersi
incatenate l'una all'altra e aver bloccato il traffico nella
città di Diyarbakir, in Kurdistan, per chiedere un'amnistia
generale e la cessazione della detenzione in regime di isolamento.
Le donne sono state rilasciate dopo due mesi di prigionia. "La
manifestazione e gli slogan erano di pace - ha detto il legale
delle donne, Meral Bestas - è stata un'azione innocente che
dovrebbe essere tutelata dal diritto alla libertà di espressione.
Se non lo dovesse essere, la corte punirà un appello alla
pace". Nel dare lettura della sentenza, la corte ha sottolineato
il fatto che le donne abbiano bloccato il traffico e abbiano
mostrato uno striscione con su scritto "Ocalan esprime la nostra
volontà politica". Abdullah Ocalan, sotto custodia in Turchia
dal 1999, è il leader del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk),
dichiarato illegale. La sentenza deve essere però confermata
dalla Suprema corte di appello. (Cristina Papa/Il
Paesedelledonne online)
03.08.2006 |
SOCIETA'
ERDOGAN FA CAUSA
AD UNA RIVISTA SATIRICA
|
<Leman>,
una delle principali testate del genere in Turchia, aveva pubblicato
una vignetta in cui si vede il premier succhiare il sangue ad un
cittadino come una zecca. |
Un affondo satirico fa arrabbiare
Recep Tayyip Erdogan. Il premier turco ha citato in giudizio <Leman>,
una delle principali riviste satiriche del suo Paese, per aver pubblicato
sulla copertina dell'edizione di giugno un disegno in cui viene ritratto
con le sembianze di una zecca intenta a succhiare il sangue a un
cittadino.
Il primo ministro turco ha chiesto alla rivista di centro-sinistra 25mila
lire turche (12.500 euro) come riborso per l'offesa ricevuta, ha reso noto
l'emittente privata NTV.
Il titolo della copertina "incriminata" inoltre recitava:
"La zecca Reco-Congo fa piangere le madri della Turchia".
L'allusione "Reco-Congo" è legata al nome di battesimo del
premier (Recep) e alla febbre emorragica di Crimea-Congo, che negli ultimi
mesi ha ucciso decine di persone in Turchia. (Ap)
03.08.2006
|
VIA I PROVERBI

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L'istituto
della lingua turca - accogliendo una delle richieste fatte
dall'Unione Europea ad Ankara - ha deciso di dare un suo contributo
alla causa togliendo dai dizionari tutte quelle frasi, prodotte nei
secoli dall'originaria cultura nomade - che incitano alla violenza
contro il gentil sesso. Tradizioni da sfatare. Alcuni esempi. |
Tra le richieste dell'Unione Europea alla Turchia, se Ankara vuole entrare a far parte del club, c'è
la parità tra uomo e donna nella società. Ora l'Istituto della lingua
turca, una specie di Accademia della Crusca anatolica, ha deciso di dare
il suo contributo alla causa partendo dal linguaggio: dai dizionari
verranno tolti tutti quei proverbi, prodotti nei secoli dall'originaria
cultura nomade dei turchi, che incitano alla violenza contro il gentil
sesso o relegano comunque le donne a un ruolo di secondo piano.
Spariranno così adagi come "a un buon cavallo basta poco cibo, così come a una buona donna basta
un paio di mutande", o "la schiena di una donna non va lasciata senza
bastonate, e la pancia non va lasciata senza bambini", o ancora
"come
non è buono il mais raccolto dopo agosto, così non è buona la donna che
si alza dopo il marito". Frasi possibili ancora oggi, magari solo per
scherzo. Ma l'Istituto della lingua ha deciso di fare pulizia e di
eliminare qualunque riferimento machista.
Una società maschilista - Nonostante diverse
imprenditrici, giudici e persino un primo ministro donna in passato, la
Turchia rimane infatti un Paese dove è l'uomo a essere dominante,
specie nelle aree più rurali del Paese. Nell'est e nel sud-est, ai
confini con Siria e Iraq e dove buona parte della popolazione è
rappresentata da curdi, esiste ancora la tradizione degli "omicidi
d'onore" di donne incolpate di aver rovinato il buon nome della
famiglia. Spesso basta un'occhiata a uno sconosciuto, un gesto ribelle,
o una violenza sessuale subita da un parente.
Suicidi sospetti - Negli ultimi anni, spinta da Bruxelles,
Ankara ha inasprito le pene contro i delitti d'onore. Ma la pratica non
sembra essere sparita: se sono diminuiti gli omicidi, sono invece saliti i
suicidi di quelle che vengono chiamate "le vergini suicide". Ragazze
che si uccidono sotto la pressione della propria famiglia, per gli stessi
motivi. La strana serie di suicidi o tentati suicidi tra le ragazze ha
recentemente spinto l'Onu a mandare nell'est del Paese un suo inviato
speciale, nel tentativo di vederci chiaro. (Alessandro Ursic/PeaceReport)
03.08.2006
|
SI
DICE KEBAB O KEBAP?
POCO IMPORTA
PURCHE' SIA BUONO

| Anche
in Italia sta prendendo piede l'uso di consumare un pasto (magari
al posto della pizza) con questo cibo la cui origine è
tradizionalmente turca. Diffidare delle imitazioni. |
Negli ultimi anni
abbiamo imparato a conoscerlo, magari gustandocelo al posto delle solite
''italianissime'' pizza e piadina durante una passeggiata o dopo una
serata in discoteca. Ma, in fondo, quanto ne sappiamo davvero del Kebab? A
quanto sembra, veramente poco, in quanto il vero nome del specialità è
Kebap e non Kebab. Gli occidentali hanno storpiato il nome, magari
irridendo compiaciuti i cartelli dei negozi che riportano la dicitura
Kebap, ma non sono certo rimasti indifferenti agli inconsueti sapori di
questa pietanza.
Per quanti ancora non lo sapessero, il Kebap esiste in innumerevoli
versioni, frutto della fantasia di un popolo che per tradizione fonde
culture ed abitudini in un mix unico di occidente e oriente. Il Kebap
proviene infatti dalla Turchia, dove è ritenuto un vero e proprio piatto
tipico. Diffusissima da noi è però la versione ''da asporto'' o ''da
passeggio'' (Dürüm Kebap), del Döner Kebab. Spesso lo vediamo girare
(da qui il termine ''Döner'') all'interno di chioschetti, ma assai
raramente capita di fermarci e di assaporarlo al tavolo di un ristorante o
in una tipica tavola calda (Kebapçi).
Peccato, diremmo noi, perché così facendo ci perdiamo un momento di
''storia della cucina'' in compagnia del piccantissimo Adana Kebap (con
peperoncino rosso) o dello speziatissimo Urfa Kebap, magari accompagnati
dalle classiche sfoglie di grano e da un contorno fatto di insalata,
cipolle e burgur. Certo, possiamo trovare anche l'Urfa Kebap e l'Adana
Kebap da incartare e portar via, ma difficilmente potremmo comprenderne
realmente l'essenza.
Ma se proprio vi dovesse capitare di fermarvi in un luogo dove il Kebap
viene preparato con cura e conoscenza, il consiglio è quello di
assaporare l'Iskender Kebap, la ricetta più ''nobile'' del Kebap, condito
con salsa con pomodoro, yogurt e burro fuso. Dal montone al capretto,
dall'agnello al vitello o manzo, fino alle ricette col pollo (Tavuk Kebap)
o le verdure, il Kebap viene proposto in moltissime versioni, pronte a
soddisfare i gusti di persone che provengono da ambienti e culture
differenti... magari come avviene a Istanbul, affascinante crocevia tra Oriente ed
Occidente. (Jugo)
03.08.2006
|
RESIDENZE DA
SOGNO:
CE NE E' ANCHE
UNA SUL BOSFORO

|
Si
tratta della "Toprak Mansion" che si affacia sul Bosforo
ed il cui costo si aggira sui 92 milioni di dollari. Al primo posto
svetta la residenza inglese "Updown Court". Prezzo: 139
milioni di $. |
I prezzi rimangono stellari, ma le
residenze di anno in anno appaiono sempre più regali. Come ogni anno la
rivista <Forbes>
ha presentato la classifica delle dieci case più costose del mondo in
vendita, redatta dalla prestigiosa agenzia immobiliare americana <Knight
Frank> e pubblicata sulla <International Residential Review>, la Bibbia
del mercato immobiliare mondiale. Come sempre non mancano le sorprese e le
conferme.
Primato - Al
primo posto si conferma la principesca residenza inglese "Updown
Court",
che anche nel 2005 aveva conquistato il primato: la reggia si trova nel
Regno Unito e precisamente a Windlesham nel Surrey e costa la modica cifra
di 139 milioni di dollari. Composta da 103 stanze è circondata da un
immenso giardino che supera i 50 acri di terra. Non solo la casa è
bellissima, ma è dotata di numerosi comfort: ci sono 5 piscine, un campo
dove si pratica lo squash, uno per il bowling e infine uno per il tennis.
All'interno dell'abitazione è possibile ammirare un pavimento a mosaico e
una grande sala cinematografica dotata di 50 posti a sedere. Inoltre nei
pressi della casa c'è una pista di decollo e atterraggio per gli
elicotteri, numerose scuderie per cavalli, una panic rooms (la stanza
nella quale i proprietari possono rifugiarsi e chiamare la polizia in caso
di rapina) e un enorme garage dove è possibile parcheggiare fino a otto
limousine. Lo sfarzo è presente in ogni angolo e la regalità non è solo
una presenza apparente: a pochi passi infatti si trova il Castello di
Windsor di proprietà di sua Maestà la Regina Elisabetta II.
Classifica
-
Al secondo posto tra le case in vendita più costose si attesta la villa
"Starwood Estate" che si trova ad Aspen in Colorado e che costa 135
milioni di dollari. Uno dei precedenti proprietari di questa proprietà
era il Principe saudita Bandar bin Sultan bin Abdul Aziz che ha lasciato
il suo incarico di ambasciatore negli Usa e ha venduto quest'abitazione
dotata di 15 stanze da letto, 16 bagni e piscine indoor, campi da tennis e
numerosi altri divertimenti. Al terzo posto si attesta "Maison de L'Amitie",
una villa che affaccia sulle famose spiagge di Palma Beach. Il costo è di
125 milioni di dollari e come le due precedenti case anche questa presenta
numerose attrattive.
Abitazioni -
Al quarto posto si trova un'abitazione turca di Istanbul, <Waterfront
Estate>, che costa 100 milioni di dollari ed è dotato di 64 stanze.
Seguono l'abitazione londinese "Toprak Mansion" (92 milioni di dollari,
con piscina indoor e bagno turco), la residenza newyorkese "Three
Ponds (una proprietà che supera i 60 acri di terra e costa 75 milioni di
dollari), quindi la californiana "The Portabello Estate" (75 milioni di
dollari e vista spettacolare su uno dei tratti più belli della costa
californiana. Chiudono la top ten "Pierre Penthouse" (70 milioni di
dollari),una casa bellissima al centro di New York, mentre al nono posto
si fermano a pari merito un'altra residenza californiana "Locksley
Hall"
e la reggia di stile europeo "Gold Coast Mansion" di San Francisco
entrambe di un valore di 65 milioni di dollari.
Costo - Ma
la classifica presentata da Forbes è molto dettagliata: la rivista
americana infatti si sofferma anche sulle dieci case più costose per ogni
continente. Inoltre fa sapere che proprio nei luoghi più remoti, come
nelle città africane è possibile acquistare non solo proprietà dove
sono presenti favolosa reggie, ma anche giardini immensi nei quali
passeggiano indisturbati leoni e elefanti che naturalmente sono
addomesticati. Secondo Liam Bailey, direttore dell'agenzia immobiliare
Knight Frank i migliori compratori degli ultimi anni sono i magnate russi:
"La maggior parte di questi si è stabilita a Londra e ha comprato case
favolose". Ma secondo l'esperto il futuro delle bellissime proprietà è
in mano ai cinesi. "Noi ci aspettiamo che questa classe di nuovi ricchi
arrivi presto in Occidente e compri queste bellissime residenze". (Francesco
Tortora/Corriere della Sera.it)
03.08.2006
|
ECONOMIA
NOTIZIARIO AMBASCIATA
D'ITALIA
DIMINUITA LA CORRUZIONE
Un recente rapporto della Banca Mondiale dal titolo "Lotta alla
corruzione nella transizione, chi ha successo e perché ", ha
rivelato che tra gli anni 2002 e 2005 il livello di corruzione in
Turchia è diminuito. Si tratta del terzo rapporto redatto dalla Banca
sull'argomento, che prende in considerazione la Turchia oltre a 26
paesi dell'Europa orientale e centro-asiatica. In questi paesi la
causa del successo della lotta alla corruzione viene attribuito alla
semplificazione del regime fiscale, al processo di revisione di alcune
leggi ed allo snellimento delle procedure burocratiche; la Turchia, in
particolare, ha adottato le leggi sul conflitto d'interessi, sui
controlli e le audizioni
finanziarie e sulle dichiarazioni. In alcune aree quali il rilascio di
licenze a società, la Turchia ha addirittura registrato un tasso di
corruzione inferiore rispetto ad alcuni paesi dell'Europa
occidentale, a differenza del settore delle gare e delle forniture
statali in cui la lotta alla corruzione non ha dato i risultati
sperati.
INFLAZIONE ATTESTATA TRA IL 9.1%
E IL 10%
Il Governatore della Banca Centrale turca, Dormus Yilmaz, ha
presentato il terzo rapporto sull'inflazione preparato dalla Banca
secondo cui, con una probabilità del 70%, il tasso di aumento dei
prezzi si attesterà entro fine anno tra il 9.1% ed il 10.5% e che
tale percentuale è destinata a diminuire nel secondo trimestre del
2007. Il Governo, che negli ultimi anni è riuscito a far diminuire
drasticamente l'aumento dei prezzi con attente e rigide politiche
finanziarie, si confronta ora con previsioni inflazionistiche di fine
anno raddoppiate rispetto a quelle preventivate in fase di bilancio
(5%). Il contenimento del tasso d'inflazione, si ricorda, è uno dei
punti cruciali del programma economico di stand-by in essere
con il Fondo Monetario Internazionale.
Secondo la Banca Centrale l'aumento dei prezzi del petrolio,
gli avvenimenti sui mercati finanziari internazionali continueranno a
ripercuotersi sull'aumento dell'inflazione così come le recenti
fluttuazioni delle valute che negli ultimi due mesi hanno determinato
un aumento di 1.5 punti percentuali su base annua. Nel breve periodo
si continuerà a registrare un aumento del tasso d'inflazione ed
occorrerà oltre un anno per eliminare gli effetti inflazionistici
registrati ultimamente nel Paese.
<TUPRAS> CON IL
FATTURATO PIU' ALTO
Le raffinerie <Tupras> hanno registrato nel 2005 il più alto
fatturato tra le principali aziende turche e si posizionano al primo
posto tra le prime dieci con la somma di €7.1 miliardi, a seguire,
la <Ford> con €2.5 miliardi e la <Toyota> con €1.7
miliardi. La lista, elaborata dalla Camera dell'Industria di
Istanbul, che elenca le prime 500 aziende in Turchia, vede nella top
ten oltre quelle menzionate, anche l'Ente Nazionale per
l'Elettricità - <Euas>, con €1.55 miliardi, l'azienda
turca di elettrodomestici, <Arcelik>, con €1.5 miliardi, le
acciaierie <Erdemir> anch'esse con €1.5 miliardi, la casa
automobilistica <Oyak Renault> con €1.4 miliardi, la <Vestel>
con €1.2 miliardi, la <Tofas> con €1.1 miliardi e la <Aygaz>
con poco più di un miliardo di Euro.
GARA VINTA DALL'<IVECO>
L'<Iveco> ha vinto la gara per la fornitura alla Municipalità
di Istanbul di mezzi antincendio, la commessa è pari a circa €35
milioni e la consegna avverrà il 17 novembre prossimo
L'IMMOBILE
E' L'INVESTIMENTO PIU' REDDITIZIO
Sulla base di sondaggi condotti recentemente dall'agenzia
immobiliare <Hurryetemlak>, appartenente al gruppo del
quotidiano <Hurriyet>, rispettivamente sulle aspettative
d'acquisto e sugli strumenti d'investimento, è risultato che il
65.2% dei partecipanti ha deciso di aspettare oltre un anno per poter
acquistare la prima casa mentre considera ancora l'immobile come
l'investimento più redditizio. Significativo, secondo il direttore
della <Hurryetemlak>, Erol Demirtas, il periodo di fluttuazione
dei cambi in cui sono stati svolti i sondaggi come dimostra il fatto
che la maggioranza della popolazione vede l'acquisto di un immobile
più sicuro dell'investimento in Borsa. Secondo un'economista del
settore, il criterio più importante nell'acquisto di una casa è
l'accesso ai prestiti bancari, a sua volta condizionato dalle
oscillazioni dei tassi d'interesse. Attualmente sono alti e non si
prevede a breve un ritorno al tasso annuale dell'1% e le banche di
fatto non stanno offrendo particolari condizioni per i prestiti
immobiliari probabilmente perché i risparmiatori stanno aspettando
tempi migliori per acquistare.
IMMATRICOLAZIONE
MOTOCICLI
Nel
mese di maggio i motocicli immatricolati sono aumentati del 40%
rispetto al mese precedente e del 76.1% rispetto allo stesso periodo
del 2005 mentre da gennaio a maggio il numero complessivo dei
motocicli registrati è stato pari a 543.740 unità.
AUMENTO DELL'ENERGIA
ELETTRICA E DEL PREZZO
In
Turchia l'energia elettrica per uso industriale ha subito - in questi
ultimi anni - un sostanzioso incremento sino a giungere ad essere la
terza più costosa in ambito Ocse, dopo Italia e Giappone. In Italia
il costo è di 16.10 centesimi di dollaro per kWh, in Giappone di 12.70
centesimi per kWh ed in Turchia il costo è di 10.50 centesimi per kWh
(gli Usa con 5.60 centesimi per kWh sono fra i meno costosi insieme ad
esempio alla Spagna (5.40) ed alla Francia (4,80)). La Svezia è la più
economica -in ambito Ocse- fornendo elettricità ad un costo pari a
3,40 centesimi per kWh. Fuori dall'Ocse l'energia elettrica più
economica -sempre per uso industriale- è quella fornita dal
Kazakistan (1.80 centesimi per kWh), seguito dal Sud Africa (1.90
centesimi) e da Venezuela e Cina con 3,20 centesimi per kWh. Per
quanto attiene il costo dell'elettricità per uso domestico la Turchia
è decima (11.70 centesimi per kWh). I Paesi più economici sono il
Canada e l' Austria con 6.20 centesimi per kWh. In ambito Ocse la
Turchia detiene tuttavia un altro primato tutt'altro che
invidiabile, ovvero quello dell'uso illegale dell'elettricità che
viene sottratta dalla rete.
PROFITTI DEL SETTORE BANCARIO
I profitti netti del settore bancario in Turchia nei primi cinque mesi
di quest'anno sono ammontati a $2.8 miliardi mentre nello stesso
periodo a causa delle fluttuazioni di cambio, il settore ha perso
oltre $1 miliardo nelle transazioni in valuta estera ed ha guadagnato
$3.8 miliardi in quelle in valuta nazionale. I dati, divulgati
dall'Agenzia per la Supervisione e la Regolamentazione del settore
Bancario (Bddk), mostrano anche che il volume totale delle attività
bancarie di investimento e sviluppo è aumentato del 5% a $18.4
miliardi, mentre il volume totale dei depositi in valuta estera e'
aumentato del 9.2% a $9.7 miliardi.
PROSPETTIVE DA
"STABILI" A "POSITIVE"
Secondo l'agenzia di rating internazionale, <Moody's>,
le prospettive a medio termine del settore bancario in Turchia sono
passate da "stabili" a "positive". Per gli
analisti dell'Agenzia, i più bassi tassi d'interesse insieme alla
crescita economica alimentata dalla crescita della domanda dei
prestiti, compresi quelli immobiliari, hanno effettivamente
contribuito a rendere più forti le performance
del settore. Inoltre, il continuo interesse mostrato da parte di
investitori stranieri per gli istituti di credito nazionali fa
prevedere lo sviluppo nuovi strumenti di credito che saranno
introdotti nel corso del prossimo anno.
VENDITA DELLA <FINANSBANK>
(46%)
Il Consiglio per la Concorrenza ha recentemente approvato la vendita
del 46% della <Finansbank>, di tutte le sue società affiliate e
delle 100 founding shares
della Finanziaria Fiba in suo possesso, alla
<National Bank of
Greece> (Nbg) per l'importo totale di $2.7 miliardi.
BACHECA
La Camera di Commercio, Industria,
Artigianato e Agricoltura di Treviso ha indetto la 55^ edizione del
Concorso per la premiazione della Fedeltà al Lavoro e del Progresso
Economico, esteso anche ai lavoratori ed imprenditori trevigiani che
si siano distinti all'estero per la loro attività almeno
ventennale. Il bando per la partecipazione al concorso, che scadrà il
prossimo 2 ottobre, è consultabile sul sito www.tv.camcom.it
.
LA
<PIAGGIO> PUNTA SUL MERCATO TURCO
Il
vice-Presidente della <Piaggio>, Matteo Colaninno, ha dichiarato che
attualmente l'Italia rappresenta il più grande mercato di
motocicli in Europa, pur rilevando che al momento si sta
attraversando in Europa una fase di stagnazione nel settore. Per
Colaninno è giunto il momento di puntare su altri Paesi e la
Turchia potrebbe rivelarsi la nuova speranza europea per il suo
alto potenziale di crescita. Attualmente la <Piaggio>, fondata nel
1884 e leader nel settore in Europa, produce in Italia, Spagna,
India e Cina, vendendo 1.5 milioni di motocicli ogni anno
solamente sul mercato europeo.
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| STORIA DI SUCCESSO DI UNA
IMPRENDITRICE DEL MOBILE
In
un recente articolo apparso sul <Sole 24 Ore> viene riportata la storia di
successo di un'imprenditrice di Kayseri, attiva con la sua
azienda nel settore delle sedie. Tre anni fa Safak Civici ha vinto
la gara per fornire 22.000 sedie al distretto di Manzano del
Friuli, a quel tempo duramente provato dalla concorrenza cinese.
Da quel momento la businesswoman turca di Kayseri è stata ed è ancora una delle
realtà più significative della de-localizzazione economica. L'episodio non
è casuale: la città anatolica può essere definita la capitale del mobile
turco ma è anche sede di tre aree industriali, con una potente
quanto dinamica Camera dell'Industria locale presieduta da
Mustafa Bodyak. Da quel giorno di tre anni fa ad oggi, l'azienda
della signora Civici e di suo marito ha rifornito il mercato
italiano di oltre 400 mila sedie prodotte con know-how e design Made
in Italy che garantisce tutt'ora
uno sbocco commerciale costante all'impresa, che conta
attualmente 39 dipendenti ed un fatturato di €1.5 milioni
l'anno. Ora è giunto il momento di vendere sedie anche in
Turchia, afferma la signora Civici, aggiungendo che con 500 mila
matrimoni e 100 mila divorzi l'anno il mercato nazionale del
mobile è molto promettente.
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NUOVO
STABILIMENTO <FERROLI> A DUZCE
L'azienda
italiana <Ferroli>, che produce condizionatori e impianti di
riscaldamento e presente in Turchia da circa 18 anni, aprirà
uno stabilimento produttivo a Duzce, una delle zone che presenta
maggiori facilitazioni agli investimenti. La <Ferroli>, che ha
scelto la Turchia piuttosto che la Romania per questa operazione,
investirà la somma di $35 milioni ed esporterà il 75% della
produzione. Attualmente la <Ferroli> detiene investimenti in 14
paesi e conta di
produrre in Turchia a partire da gennaio 2007 100.000
riscaldamenti combi e 500.000 termosifoni. Nel 2005 il fatturato
della <Ferroli> in Turchia, dove sono presenti 250 venditori in franchising ed è attiva in tutte le città del Paese che
utilizzano gas naturale, è stato pari a $40 milioni. Con il
nuovo stabilimento di Duzce si prevede un aumento del fatturato
fino a $200 milioni.
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ECONOMIA
A PIU' RAPIDA ESPANSIONE
Secondo
un recente rapporto dell'Ocse relativo alla crescita economica
dei Paesi membri nel primo trimestre del 2006, l'economia della
Turchia è quella che ha registrato la più rapida espansione.
Il paese ha realizzato una crescita del 6.4%, seguita a distanza
dalla Grecia con il 2.8%, dalla Cecoslovacchia con il 2%,
dall'Islanda con l'1.9%, dal Messico con l'1.5%, dagli Stati
Uniti con l'1.4%, da Corea del Sud e Slovenia con l'1.2%,
dalla Svezia con l'1.1% e dalla Finlandia con l'1%. Nel primo
trimestre l'Italia, l'Austria e la Norvegia sono cresciute
dello 0.6%. Nei quattro trimestri del 2005 l'economia della
Turchia e' cresciuta rispettivamente del 6.6%, 5.5%, 7.7%
e 9.5%, mentre quella dell'Italia ha registrato le seguenti
percentuali di crescita: -0.4%, 0.6%, 0.3% e crescita zero
nell'ultimo trimestre.
I
NUOVI MEMBRI DELLA DEIK
Nel
corso della recente Assemblea
Generale del Consiglio per
le Relazioni Economiche Internazionali
(Deik), cui ha partecipato anche il Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan, il
numero dei membri del Consiglio è stato elevato da 22 a 26. I
nuovi membri sono il presidente del <Gruppo Dogus>, Ferit Sahenk, il
presidente per le Comunicazioni della Finanziaria <Koc>, Hasan Bengu,
il presidente del Consiglio Esecutivo del <Gruppo Kale>, Zeynep
Bodur Okyay (presidente anche del <Business Council> italo-turco) ed
il presidente dell'Associazione delle Agenzie di viaggio turche
(<Tursab>), Basaran Ulusoy. Il Consiglio
per le Relazioni Economiche Internazionali aprirà prossimamente
alcune sedi negli Stati Uniti, in Giappone, in Cina e in India, al
fine di avviare una attività di collaborazione con i
consiglieri commerciali che già operano in quei Paesi.
JOINT
VENTURE TRA <AYDIN> e <BERNARDINI>
E'
stata di recente inaugurata una joint
venture per la produzione di olio d'oliva tra la <Aydın>
e l'italiana <Bernardini>. L'investimento è stato pari
a $8 milioni e la produzione avrà inizio nel prossimo mese di
settembre con una capacità giornaliera di 100 tonnellate al
giorno.
| MIRABILANDIA
APRIRA' AD ISTANBUL
E'
prevista ad Istanbul l'inaugurazione del parco giochi
Mirabilandia, il più grande dopo Disneyland, nella seconda metà del 2007. La Turchia
sarà cosi' il terzo paese
straniero ad ospitare la struttura di intrattenimento che è
stata voluta dalla <Eko Tekstil> e dalla <Gisad> con il know-how
del gruppo Mirabilandia. Il nuovo parco sara' costruito nella
parte anatolica di Istanbul e sarà destinato anche ad un
pubblico adulto. Al suo interno troveranno peraltro spazio un
ospedale, un complesso sportivo, sale cinematografiche e un
complesso d appartamenti. Secondo la <Price Water House Coopers>, il
volume d'affari del settore dell'intrattenimento in Turchia
raggiungerà quest'anno la somma di $3.8 miliardi, con un
incremento fino a $5.7 miliardi nel 2010.
|
VETTORI
CIVILI PER VOLI REGIONALI
La <Tusas> e l'industria aeronautica turca (Tai) svilupperanno
vettori civili per voli regionali e stanno per concludere i
relativi studi di fattibilità. Il modello dell'aereo
prescelto per tale progetto sarebbe il <Rrj>, sviluppato
congiuntamente dalla russa <Sukhoi> e dall'italiana <Alenia>. Le
parti interessate avrebbero rivelato che la scelta e' stata
fatta dopo aver preso in considerazione modelli di aerei canadesi,
brasiliani, ucraini e cinesi, che però sono stati scartati per
motivi di budget e perché non corrispondenti alle caratteristiche
tecniche qui richieste.
AUMENTO DEL TASSO DI
INTERESSE
Il
Comitato per la Politica Monetaria della Banca Centrale turca ha deciso
l'aumento di 0.25 punti del tasso d'interesse per la ricezione
dei depositi a breve termine che è ora pari al 17.50% mentre
quello per la cessione dei depositi ha raggiunto il 22.50%. La
decisione ha sorpreso mercati ed analisti che non si aspettavano
un rialzo in questo momento. Il provvedimento è stato comunque
accolto positivamente, in quanto tende a rafforzare la credibilità della politica monetaria della Banca e a
controllare in modo efficace la massa monetaria.
2.5 MILIARDI DI $ PER
L'INTRATTENIMENTO
Secondo il
presidente dell'Associazione turca dei managers
dei settori del turismo, della ristorazione, delle discoteche e
dei club (<Turiyd>), Erol Kaynar, il fatturato del comparto
dell'intrattenimento in Turchia vale al momento $2.5 miliardi. Tale
fatturato sarebbe generato da oltre 17.000 persone ad alto reddito, di
cui 10.000 residenti ad Istanbul e gli altri 7.000 nel resto del
Paese. Il Presidente della <Turiyd> ha anche evidenziato che mentre
negli Usa ed in Europa il recarsi fuori per colazione, pranzo ed a
ballare in discoteca è divenuta ormai un'abitudine, in Turchia il
fenomeno, pur se in crescita, è ancora limitato solo alle classi più
abbienti. Uno dei limiti indicati alla crescita del comparto entertainment
è il costo ancora molto elevato dell'accesso ai locali.
"VERSO UNA STRATEGIA
DI CAPITALI ESTERI PER LA TURCHIA"
Un rapporto recentemente pubblicato dall'Associazione
Internazionale degli Investitori (<Yased>), dal titolo "Verso una
strategia di capitali esteri per la Turchia", suggerisce la
creazione di un ambiente adatto ad attrarre investimenti
dall'estero. Le riforme finora intraprese dalla Turchia, prosegue il
rapporto, hanno
sicuramente avuto un effetto positivo sul rilancio degli investimenti
provenienti dall'estero ma sono inadeguate per attrarre nuovi
capitali ed occorre ora una nuova strategia. Nella pubblicazione
vengono inoltre elencati i punti che rendono poco competitivo il
Paese, quali la mancanza di adeguata formazione e di risorse umane
preparate e la scarsità di fondi destinati ad attività di
ricerca e sviluppo.
TURISMO: FALLITO L'OBIETTIVO
DEI 20 MILIARDI DI $
In base alle
recenti rilevazioni dell'Istituto di Statistica Nazionale turco, il
numero dei turisti arrivati in Turchia nella prima metà di
quest'anno è diminuito dell'8% rispetto al dato del 2005.
Gli arrivi nel semestre hanno raggiunto la somma di circa 7.8
milioni (8.5 milioni nello stesso periodo del 2005), mentre nel
solo mese di giugno sono scesi dell'1.4% per un totale di circa
2.36 milioni (2.4% nel giugno 2005). Per ciò che concerne la
provenienza dei turisti, si è registrato un aumento di quelli
statunitensi (+70.5%), mentre
quelli europei sono diminuiti nel complesso del 16.1%; tra questi
il flusso proveniente dalla Germania è aumentato del 16% nel
solo mese di giugno, mentre nello stesso mese si è registrato
un incremento pari al 9% degli arrivi dei turisti russi.
Nonostante una leggera ripresa rispetto al mese di maggio il
settore, che ha risentito degli effetti negativi dell'influenza
aviaria che ha colpito il Paese nei primi mesi del 2006 e dei
problemi connessi alle "vignette" a sfondo religioso che
hanno provocato scalpore soprattutto in Europa, non riuscirà a
raggiungere a fine anno la somma di $20 miliardi preventivati in
fase di bilancio e necessari per finanziare il deficit delle
partite correnti che nel mese di maggio è stato pari a $4
miliardi.
NUOVO STATUTO DELLA TBB
La
Gazzetta Ufficiale turca ha pubblicato il nuovo statuto dell'Unione
Bancaria turca (Tbb) modificato
di recente dall'Autorità
per la Supervisione e Regolamentazione del Settore Bancario (Bddk).
Con il nuovo testo la rappresentanza delle banche nel consiglio
della Tbb viene stabilita in base all'attività svolta dagli
istituti di credito e non in base alla loro nazionalità, finora
fattore di discriminazione per gli istituti di credito stranieri
nel Paese.
ACCORDO
TRA <AKBANK> E <PARSIAN INVESTMENT COMPANY>
La
<Akbank> ha informato la Borsa di Istanbul di aver siglato un
accordo con l'iraniana <Parsian Investment Company> per la vendita
dell'intero capitale azionario, 65%, della <Sabanci Bank Pls> in
Inghilterra, che la predetta detiene. La firma di tale accordo è avvenuta in
conformità a quanto deciso dal Consiglio di
Amministrazione della <Akbank> e in base alla stessa intesa la
<Universal Trading>, che detiene il 35% della <Sabanci Bank
Plc>, venderà la propria quota. Il prezzo di vendita delle azioni non
è stato ancora determinato e l'operazione dovrà attendere il
nulla osta dell'Autorità per i Servizi Finanziari britannica.
LA CLASSIFICA DELLA BORSA DI
ISTANBUL
Secondo
uno studio della Federazione Mondiale delle Borse, nonostante le
recenti turbolenze che hanno influenzato l'andamento dei mercati
finanziari in Turchia, nell'ultimo anno la Borsa di Istanbul è risultata essere la settima in termini di guadagno pur avendo
registrato una perdita del 13.1%. Solo la Borsa di Buenos Aires ha
subito una perdita simile, seguita da quelle di Bombay (-13.7%) e
Bogotà (-18.3%).
ACQUISIZIONE <YAPI
KREDI>
L'Amministratore
delegato della Finanziaria <Koc>, Kemal Kaya, ha recentemente reso
noto che il processo di acquisizione da parte della <Yapi Kredi>,
una banca privata fondata nel 1994, di <Kocbank>, avviata nel
settembre 2005, si concluderà entro quest'anno facendo così della
<Yapi Kredi> la quinta banca per grandezza in Turchia.
Un team di venti esperti sta lavorando da tempo al processo di
integrazione operativa dei due istituti, occupandosi del
ricollocamento e della formazione del personale che lavora nelle
filiali esistenti e nei nuovi 30 uffici aperti quest'anno,
mentre si prevede che altre 100 filiali saranno inaugurate nei
prossimi tre anni.
PRIVATIZZAZIONI
La
13ma Corte del Consiglio di Stato ha sospeso la privatizzazione
del 46.12% delle acciaierie <Erdemir>, aggiudicate lo
scorso ottobre al Fondo
di Solidarietà dell'Esercito (<Oyak>) accogliendo la richiesta
a suo tempo presentata dall'Unione delle Camere degli Ingegneri
e degli Architetti che si era opposta alla vendita, reclamando che
la Commissione sulla Competitività non aveva rispettato la
normativa in fase di approvazione dell'operazione. Secondo il presidente della Camera degli Ingegneri Meccanici, Emin Koramaz,
la <Erdemir> deve essere ora restituita allo Stato e lanciata una
nuova gara. Nel frattempo la Borsa ha sospeso la trattazione dei
titoli della <Erdemir> che, si ricorda, era stata venduta all'<Oyak>
per la somma di $2.77 miliardi. L'Amministrazione per le
Privatizzazioni (<Oib>) potrà ora appellarsi alla decisione della
Corte il cui verdetto concerne sostanzialmente l'approvazione
della vendita da parte del Consiglio Supremo per le
Privatizzazioni (<Oyk>). Per gli analisti del settore l'accaduto,
che ha suscitato non poche perplessità sull'attuazione del
programma di privatizzazioni in corso nel Paese, non dovrebbe
comunque tradursi nella cancellazione della vendita.
INDICATORI
MACROECONOMICI
- Crescita del Pnl
nel 2005: 7.7%; gen. - marzo 2006: 6.3%
- Inflazione
annua (prezzi al consumo): 7.72% (2005); 10,1% (giugno
2006)
- Interscambio con
l'Italia nel 2006 - gen - maggio - (dati Ice): 6.1 miliardi di
dollari, con esportazioni
verso
l'Italia pari
a 2.8 miliardi di dollari
(+ 25,6% rispetto al corrispondente periodo del 2005) ed importazioni
dall'Italia pari a 3.3 miliardi di dollari (+11,6 % rispetto al
corrispondente periodo del 2005).
A
cura di: Simona De Martino, Capo dell'Ufficio Economico e Commerciale
dell'Ambasciata d'Italia in Turchia; Gianmarco Macchia, vice-capo
dell'Ufficio Economico e Commerciale; Roberto Luongo, direttore
dell'Ufficio Ice di Istanbul. Redazione: Tiziana Staffolari,
collaboratore economico e finanziario
03.08.2006
|
ITALIA-TURCHIA/MEF:
CONCLUSIONE FORMALE
DEL PROGETTO COLLABORAZIONE SU APPALTI

|
Lo
ha reso noto il nostro ministero dell'Economia in un comunicato
pubblicato sul sito www.tesoro.it.
Il finanziamento da parte dell'Unione Europea con un budget di 1.3
milioni di euro. Il convegno di Ankara sul tema: "Tendenze
del public procurement nel processo di integrazione".
Consigliere del "gemellaggio" Giancarlo De Stefano. |
Si è concluso formalmente il
progetto di gemellaggio tra Italia e Turchia dedicato al rafforzamento
del sistema turco degli appalti pubblici. Lo fa sapere il ministero
dell'Economia in un comunicato pubblicato sul sito www.tesoro.it, dove
si annuncia che sarà avviato un progetto analo |
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