Arretrati 

Anno 7° N.24

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ATTUALITA'

"L'ITALIA CI AIUTI"

Il_presidente_turco-cipriota_Mehmet_Ali_Talat_con_il_direttore_di_Turchia_Oggi

 

Nostra intervista a Nicosia con il presidente di Cipro Nord (Trnc), Mehmet Ali Talat che ci ha confermato tra l'altro: "Noi vogliamo, come abbiamo sempre voluto del resto, la riunificazione dell'isola".

Il_presidente_turco-cipriota_Mehmet_Ali_TalatSono ritornato a Cipro Nord dopo moltissimi anni ed è stata per me una sorpresa vedere  questa parte dell'isola completamente trasformata. L'avevo vista per prima volta, nel 1985. A quell'epoca lavoravo per il <Il Mattino> di Napoli. Assieme ad altri colleghi ero andato a Nicosia (Lefkosa) per intervistare l'allora presidente della Repubblica Rauf Denktas, persona gentilissima tra l'altro, che  - ricordo bene - ci aveva messo a disposizione, oltre ad una simpatica guida, un vecchio Mercedes nero con autista per spostarci da una capo all'altro di quel lembo di terra, prima a Girne e a Famagosta e quindi su su fino alla punta della penisola di Karpas là dove è possibile ammirare il Mar Mediterraneo per 180 gradi in tutto il suo splendore. Ricordo ancora che a colpirci era stato il piccolo centro di Girne (Kyrenia): un borgo con quattro case, il porticciolo, i bastioni possenti ed ancora gli asinelli, liberi di girare per le strette viuzze. Nell'aria il profumo intensissimo dei gelsomini, quello stesso che aveva colpito il ministro degli Esteri britannico, sir Antony Eden, quando nel 1941 era volato a Nicosia per incontrare l'omologo turco alla vigilia dell'invasione di Hitler nei Balcani. Era il 1941 e ogni luogo favorevole e ogni tetto di casa era affollato di greci e turchi plaudenti. Fu proprio in quella occasione che Eden si lasciò andare ad una breve riflessione, in seguito riportata nelle sue "Memorie", e cioè che Cipro "non è mai appartenuta alla Grecia, sebbene nove secoli fa facesse parte dell'impero bizantino".
Mehmet_Ali_TalatSi diceva poc'anzi come la Repubblica di Cipro Nord (Rtnc) sia molto cambiata, a cominciare dalla sua capitale. Addio alle vecchie pensioncine, a quelle in particolare che nella zona costiera si affacciavano sul mare, adagiate a malapena sui terrapieni in discesa lungo le minuscole baie; addio alle arterie ad una corsia che si arrampicavano per i monti Besparmak, per buttarsi poi giù a precipizio in una serie di pericolosissimi tornanti; addio ai venditori di pannocchie messe a cuocere in recipienti improvvisati per la curiosità dei pochi turisti; addio alle barchette dei pescatori, addio alle locande da quattro soldi. Ora nei luoghi di villeggiatura alberghi a quattro/cinque stelle, tutti con annesso casinò, fanno bella mostra di se; non c'è angolo di campagna dove non si vedano ville e multiproprietà; moderne autostrade attraversano i passi nello spazio di poco tempo; boutique con le firme più prestigiose si affacciano nei quartieri eleganti; ristoranti di grido offrono il meglio in fatto di carne e di pesce. Una cosa, soprattutto: non si avverte minimamente la presenza dei 30 mila soldati delle Forze Armate turche che stazionano nella Trnc per proteggerla da eventuali, ma ormai impensati, scherzi da parte greca. Certo, sono ormai lontani gli anni '50/60 e lontani pure i primi anni '70. Lontano, per fortuna, il tempo dell'Eoka, che agiva in nome dell'Enosis, e del suo terrorismo. Un problema questo, peraltro, che aveva dovuto affrontare lo stesso Eden ma che non seppe comunque risolvere anche per una inspiegabile intransigenza di Washington che vedeva le cose a modo suo e che in quel momento era più incline a tenersi per amica Atene più che Ankara. Londra, al contrario, considerava "l'alleanza con la Turchia come un elemento fondamentale" in quella parte del mondo. Cronache da dimenticare, si dirà. Ma potrà qualcuno dimenticare le morti provocate dall'Eoka del tenente colonnello Georgos Grivas? Potrà qualcuno dimenticare le ragioni per le quali la nascita, il 16 agosto 1960, della prima Repubblica indipendente di Cipro - potenze garanti Gran Bretagna, Turchia e Grecia - fu messa in discussione tre anni più tardi per le aggressioni e le minacce dei greci tanto che i turco-ciprioti dovettero ritirarsi nei ghetti e negli enclavi per proteggersi? Potrà qualcuno dimenticare che, se nel 1974 ci fu un intervento militare turco nell'isola, ciò fu dovuto al fatto che il colpo di stato voluto dalla Cia per eliminare l'arcivescovo Makarios aveva lo scopo di annettere Cipro alla Grecia? Ed oggi, oggi, chi può dimenticare che il referendum del 2004 per trovare una soluzione alla riunificazione dell'isola è stato vanificato unicamente per il secco "no" della popolazione greco-cipriota? Noi ci auguriamo che quanto prima, sia i leader delle due comunità, Mehmet Ali Talat e Tassos Papadopoulos, sia i ministri degli Esteri turco e greco trovino quello che i latini chiamavano il "modus vivendi". Ci auguriamo in primis che Nicosia, membro dell'UE, non ponga il diritto di veto al prosieguo dei negoziati per l'adesione di Ankara all'Europa. L'Italia in questo senso è pronta a fare la sua parte. Palazzo Chigi da sempre è sensibile al problema cipriota. Una sua soluzione, infatti, può aprire nuovi sbocchi anche per il nostro Paese. Una intervista, concessa a <Turchia Oggi> dal presidente Talat nel suo ufficio di Nicosia, chiarisce molte cose:

 - Signor Presidente, prima ancora di entrare nel merito del "problema Cipro" - visto soprattutto dal punto di vista politico ed in merito alla riunificazione dell'isola - mi permetta restringere per un attimo il discorso ai rapporti tra la Trnc e l'Italia. Con una premessa, che è questa: quando si chiede ad un italiano - anche di buona cultura - cosa sa dire di Cipro la risposta immancabilmente è sempre la stessa, vale a dire che Cipro è una Repubblica con una comunità greca o di etnia greca e che fa parte dell'Unione Europea. Pochissimi infatti sanno che l'isola è divisa in due dal 1974 e che esiste anche una comunità turco-cipriota. Ed allora io Le chiedo: se esiste una così scarsa preparazione storica, non va forse ricercata nel fatto che da sempre il Governo turco-cipriota ha fatto ben poco per far conoscere a noi italiani questa diversa realtà?
"Questo significa che noi non siamo riusciti ad informare l'Italia abbastanza. E' la nostra mancanza. Eppure, l'Italia è un nostro vicino ed anche un Paese le cui genti, dai genovesi ai veneziani, hanno governato l'isola tanti anni prima che vi arrivassero gli Ottomani. Questo significa, altresì, che dobbiamo lavorare di più e dobbiamo farci conoscere di più. Mi auguro che pure Lei, da questo punto di vista, ci possa essere di aiuto. Il nostro scopo non è quello di avere ragione a tutti i costi, quanto informare gli Italiani su quella che è la reale situazione del problema Cipro".

 -
Quali sono stati nel passato  i rapporti politici tra Roma ed il Governo di Rauf Denktas e quali attualmente quelli con il Suo Governo?
"
Per dire la verità non esistono sostanziali differenze nei rapporti fra le due presidenze e l'Italia. Va precisato però che - grazie ad una specifica e mirata campagna d'informazione e di comunicazione da parte del nostro Governo - anche i rapporti con l'Italia hanno acquistato maggior vigore. Specie dopo il referendum il livello d'interesse dei Paesi, ivi compresa l'Italia, è aumentato sensibilmente. Un ulteriore motivo in più per farci conoscere meglio dall'Italia".

 - Parliamo di scambi commerciali. L'Italia - terzo partner con la Turchia - è presente in questo Paese con imprese e società di notevoli importanza. Le chiedo: esiste un interscambio anche tra l'Italia e Cipro Nord? Quali le dimensioni e quante infine le nostre industrie che operano nella Trnc? In rapporto agli investimenti stranieri, l'Italia in quale gradino è collocato?
"
Dal punto di vista commerciale sono numerosi i prodotti che importiamo dall'Italia. Tanto per farle un esempio importiamo frigoriferi, lavastoviglie e cose del genere. Sì, importiamo parecchio dall'Italia. In quanto alle imprese il discorso è diverso.Una volta ce c'erano tante, sia come compagnie sia come aziende. Oggi come oggi invece - anche per ragioni strettamente economico-commerciali - di imprese italiane italiane non ve ne sono. Circa gli investimenti, infine, non saprei proprio cosa dirle".

 - Signor Presidente, Le facevo osservare, poc'anzi, come gli italiani non conoscano Cipro se non identificandola con la Grecia. Capita di osservare ad esempio - nello sfogliare una rivista - che la promozione dell'isola è solo in una direzione. A dimostrazione che il ministero della Cultura greco-cipriota ce la mette tutta per attirare potenziali turisti, durante il periodo estivo ed anche in altri mesi dell'anno. Non ci pare di ricordare invece che lo stesso stia facendo l'equivalente dicastero turco-cipriota eppure e proprio nella Trnc che si trovano i più importanti siti archeologici : vedi Famagosta, Girne, Bellapais, il Castello di Sant'Ilarione, tanto per citarne alcuni. C'è ne può dare una spiegazione?
"I turco-ciprioti da tantissimi anni sono rimasti isolati dal resto del mondo. E così, purtroppo, quale conseguenza di questa situazione, anche l'interesse del mondo pubblicitario nei confronti di Cipro Nord è venuto a mancare. Senza contare che promuovere della pubblicità all'estero costa parecchio. Il fatto stesso di essere una comunità isolata da questo punto di vista ci danneggia molto. Va precisato, ad ogni modo, che dopo il referendum del 2004, anche nella Trnc lo sviluppo economico ha subito una notevole spinta con ripercussioni positive a tutti i livelli. Penso quindi che in futuro saremo più pronti nel fare la pubblicità all'estero".

- Per quanto riguarda il discorso economico, anche avendo un italiano la buona volontà di trascorrere una vacanza in Cipro Nord, il problema di fondo è quello del viaggio aereo. Causa dell'embargo dei greco-ciprioti, non esiste la possibilità di arrivare direttamente nello scalo di Ercan (Nicosia). Ragion per cui un povero turista è obbligato a passare per Istanbul, con conseguente enorme perdita di tempo. Di fatto, partendo da una qualsiasi località europea - dopo un lungo stop all'aeroporto Ataturk -  si arriva ad Ercan attorno alle 22.20 di sera. Senza contare che il biglietto viene a costare molto, ma molto di più. Domanda: cosa sta facendo il Governo Talat per venire a capo di questo problema?
"
E' proprio questo l'isolamento a cui accennano prima. E' proprio questo....Noi stiamo soffrendo dell'isolamento e delle conseguenze che ne derivano. E' un motivo in più perché l'Italia - e con l'Italia anche gli altri Paesi - ci dia una mano e ci faccia finalmente uscire fuori dal cerchio nel quale ci hanno relegato".

 - Va da sé che il discorso si fa ora tutto politico investendo direttamente la Turchia. E' recente l'ostracismo manifestato a Lussemburgo, nei confronti di quest'ultima, dal Governo di Tassos Papadopoulos che sembrava intenzionato addirittura a porre il veto sui negoziati tra Ankara e l'Unione Europea. Se la crisi  è stata scongiurata è perché i ministri degli Esteri sono riusciti a trovare in extremis una formula di compromesso. Ma la partita non è affatto chiusa. Non è un mistero, infatti, che Nicosia cercherà di mettere sempre i bastoni tra le ruote. E questo fino a quando il Governo Erdogan non riconoscerà Cipro Sud e disporrà che navi e aerei ciprioti entrino nei porti e negli aeroporti della Turchia come aveva promesso. Signor presidente, In questa situazione qual'è l'atteggiamento del Suo Governo? Tutto ciò non Le sembra la conseguenza del fatto che nel 2004 Cipro Sud sia stata ammessa nell'Unione Europea senza una precedente soluzione politica dello status dell'isola? Se ne può uscire fuori, ora, con un qualsiasi escamotage? 
"
Come ha dichiarato il Segretario Generale dell'Onu, signor Kofi Annan, noi dobbiamo lavorare perché l'isolamento venga a cadere. La soluzione del problema è in questa direzione. La stessa, ripeto, indicata dal Segretario Generale dell'Onu".

 - Ai primi di luglio, Lei Signor presidente, grazie alla mediazione del Vice Segretario Generale dell'ONU, Ibrahim Gambari, si è incontrato con il presidente greco-cipriota Tassos Papadopolous con il quale ha raggiunto un accordo in 5 punti per riavviare il processo di pace. In base a questo accordo i colloqui avranno inizio a fine luglio, e dovrebbero proseguire con la prospettiva di una trattativa di pace vera e propria. Ha buone speranze?
"Per la verità non ho un idea precisa al riguardo. Ma me lo auguro. Per parte mia farò il mio meglio. In base all'accordo prepareremo un piano e lo presenteremo ai greco-ciprioti. Quindi ci riuniremo per definire i capitoli e le procedure da approvare.  E solo successivamente che avranno inizio le trattative. Trattative che dovrebbero portarci ad una risoluzione definitiva. Noi faremmo quello che ci spetta. Per momento serve a poco essere ottimisti o pessimisti. E' in questa seconda fase, infatti, che usciranno fuori le posizioni delle parti. Noi - come abbiamo dimostrato già attraverso il referendum - desideriamo risolvere la questione di Cipro. Ma vogliamo anche una risoluzione basata sulla parità politica, con due regioni e due parti. Il Piano Annan, del resto, era e rimane un accordo equilibrato, comprensivo dei nostri desiderata. In definitiva, noi vogliamo portare in avanti le trattative nell' ambito del Piano di Annan. E le vogliamo concludere".

 - Nel merito dei rapporti tra Atene ed Ankara, quest'ultima aveva riservato una accoglienza molto fredda alla proposta del ministro degli Esteri greco, Dora Bakoiannis, che sta preparando un piano europeo per la riunificazione dell'isola. Atene vorrebbe che fossero applicati a Cipro i principi delle libertà di movimento, di domicilio e di acquisto di proprietà. Il piano turco si basa, al contrario, sul principio della "bi-zonalità" che prevede restrizioni alla possibilità per i greco-ciprioti di acquistare proprietà nel Nord turco dell'isola perché, a giudizio di Ankara, in mancanza di queste restrizioni, la presenza turca a Cipro finirebbe presto. Può esprimere in merito un suo giudizio?
"Cosa vuole che le dica. E' un fatto che la Grecia, anche se volesse dare suggerimenti non in conformità con Nicosia, è pur sempre condizionata da questa. Atene quindi non deve essere lasciata sola, specie quando si devono fare passi importanti. Qualunque soluzione venga trovata, la comunità internazionale non può essere assente".

  Al di là dei risultati elettorali in Cipro Sud che ultimamente hanno dato la vittoria alla coalizione di Governo che da tre anni sostiene il presidente Papadopoulos, ci si interroga se - a non volere la riunificazione - sia veramente la popolazione greco-cipriota o non piuttosto i partiti che hanno avuto il voto da quest'ultima. Lo ha ribadito pure il suo ministro degli Esteri, Serdar Denktash. In altre parole  - secondo Lei -  se si dovesse riproporre un referendum, i greco-ciprioti direbbero ancora "no" alla riunificazione? Ed i turco-ciproti, a loro volta, voterebbero ancora "si"?
"
Dipende da come potrebbe essere impostato il referendum. Quale piano potrebbe esservi  incluso? Lo stesso od un altro? Bene, se fosse un piano simile a quello di Annan, abbiamo dei dati formulati in base all'<opinion poll survey>. Secondo questi dati - qualora si dovesse indire un referendum, sì anche in questo momento - la comunità turco-cipriota voterebbe come in precedenza".

 - Recentemente da Bruxelles è rimbalzata la notizia che la Commissione Europea voglia aprire un suo ufficio nella Trnc e che abbia anche votato un pacchetto di aiuti economici. E' vero?
"
E' vero. Due giorni dopo il referendum, il Consiglio dell'Europa dell'UE aveva già preso una decisione in tal senso, e cioè di aprire un suo ufficio a Cipro Nord, e questo perché avevamo votato per il "sì". Va detto che i greco-ciprioti hanno fatto di tutto perché questo non si verificasse. Inutilmente, però, giacché alla fine il Consiglio d'Europa ha approvato la decisione iniziale. Ma intanto sono trascorsi due anni, di litigi".

 - Una decisione questa voluta anche dal Commissario all'Allargamento Ollie Ren? 
"No, dal Consiglio d'Europa".

 - Esiste una comunità cattolica a Cipro Nord? E, se esiste, come si comporta il Governo della Trnc nei confronti di questa, e più genericamente nei confronti delle comunità cristiane?
"Secondo la Costituzione della Repubblica di Cipro del 1960 le religioni minoritarie furono poste allora davanti al dilemma se far parte della comunità  turco-cipriota o di quella greco-cipriota. I cattolici, nella fattispecie i Maroniti, scelsero la seconda. Pur essendo i nostri rapporti con questi ultimi ben diversi da quelli che abbiamo con l'altra parte, è pur vero che i Maroniti - per il fatto stesso di vivere con i greco-ciprioti - alla fine si sono sentiti più vicini alla comunità greco-cipriota tanto da avere posizioni alquanto simili. Dopo il 1964 era rimasto un solo villaggio con una comunità cattolica. Una sua delegazione, peraltro, fu ricevuta da me l'anno scorso quando ero primo Ministro. Si trattava di una richiesta di abitazioni che abbiamo loro concesso. C'è anche un altro gruppo di Maroniti che vivono nella zona militare. Qui il problema è un po' più complicato per cui vengono spesso nel mio ufficio per parlare e per discutere dei loro problemi. Il rapporto è sempre cordiale e abbastanza aperto...".

 - "Cipro non è mai appartenuta alla Grecia, sebbene nove secoli fa facesse parte dell'impero bizantino, dal quale fu staccata ad opera di Riccardo I d'Inghilterra nel dodicesimo secolo...". A scrivere queste cose, nelle sue <Memorie>, sir Antony Eden dal 1951 al 1957 dapprima ministro degli Esteri e successivamente Primo Ministro della Corona britannica. Lei, presidente Talat, condivide questa affermazione?
"Posso solo risponderle che i turco-ciprioti sono venuti in questa terra dall'Anatolia mentre i greco-ciprioti non sono venuti dalla Grecia. Senza contare che il periodo degli Ottomani è durato dal 1571, con la fine del dominio veneziano, al 1914 quando l'Inghilterra approfittò della guerra per assumere la sovranità su Cipro. Circa tre secoli e mezzo nel corso dei quali Cipro è diventata un' isola turca. Non è mai stata invrece un'isola greca".

 - Signor presidente vuole aggiungere qualche altra cosa?
"Quando alcuni anni fa l'Onu decise che Cipro Nord dovesse essere isolata, il provvedimento - che non contemplava l'embargo - fu preso perché era convinzione al Palazzo di Vetro che i turco-ciprioti non volessero riunirsi con la parte greco-cipriota. Ma questo non era affatto vero. E' vero al contrario che noi abbiamo sempre voluto la riunificazione dell'isola, come prova il referendum dell'aprile 2004. Ora se ne è accorto pure il Segretario generale Kofi Annan che ha chiesto al Consiglio di Sicurezza di toglierci dall'isolamento. La comunità internazionale e l'Italia devono fare il possibile per aiutarci". (Turchia Oggi)
03.08.2006

 

 

L'INVITO

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Lo ha fatto il ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul, al nostro titolare della Farnesina Massimo D'Alema. Il viaggio ad Ankara previsto per ottobre.

Il ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul, ha invitato in Turchia, per ottobre, il vice-premier Massimo D' Alema. L' invito, secondo quando ha detto lo stesso Gul alla stampa turca, è stato formulato nel corso di un incontro bilaterale che si è svolto recentemente a Roma a conclusione dei lavori del vertice sul Libano.
Il capo della diplomazia turca ha spiegato di essersi trovato d'accordo su molti argomenti con D'Alema, con il quale ha opinioni convergenti sui problemi del Medio Oriente. Nell' incontro, che è stato il primo tra il neo-oministro D'Alema e Gul, si è anche parlato di relazioni bilaterali tra i due Paesi. (Ansa)

03.08.2006

 

 

EUROSCETTICISMO

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Quasi la metà dei cittadini comunitari, austriaci in testa, è contraria all'adesione della Turchia nel Club dei 25. Il dato fornito da <Eurobarometro>.

EurobarometroQuasi la metà degli europei è contraria all'ingresso della Turchia nell'Unione Europea, anche se Ankara dovesse rispettare tutti i criteri richiesti. E' quanto emerge dal sondaggio <Eurobarometro> sull'allargamento diffuso dalla Commissione Europea. Secondo il sondaggio, solo il 39% degli europei è favorevole all'adesione turca, mentre il 48% vi si oppone, contro il 55% registrato nell'ultimo sondaggio, diffuso a dicembre. Queste cifre mostrano quindi un leggero calo dell'opposizione alla Turchia, ma va considerato che la domanda è stata posta in una maniera leggermente differente. In autunno, gli intervistati si erano visti domandare se fossero favorevoli o sfavorevoli all'entrata ''in futuro'' di questo paese nell'UE. La domanda posta nel nuovo sondaggio realizzato da marzo a maggio aggiunge ''una volta che la Turchia si conformerà alle condizioni stabilite dall'UE'. L'opposizione più forte viene sempre dagli austriaci, che sono all'81% contrari all'adesione turca. Dopo di loro vengono i tedeschi e i lussemburghesi (69%), i ciprioti (68%), i greci (67%), i cechi (61%), i belgi, gi slovacchi e i finlandesi (55%) e i francesi (54%). Gli spagnoli sono i meno contrari(23%), davanti ai polacchi e i maltesi (31%) . (Asca-Afp)
03.08.2006

 

 

LA CONDANNA

Il_raid_su_Cana

 

L'ultima strage in Libano, con la morte di decine di piccoli innocenti, ha provocato la dura reazione del premier turco Recep Tayyip Erdogan.

Gli_innocenti_di_CanaIl premier turco Recep Tayyip Erdogan ha condannato l'uccisione di civili in Libano affermando che si tratta di ''una nuova cultura della violenza'' che potrebbe alimentare odio e terrorismo nella regione. ''Non può mai esserci un giustificazione - ha detto Erdogan - per una mentalità che massacra innocenti, distrugge città e giustifica violenza . E' impensabile - ha aggiunto il Primo Ministro turco - rimanere in silenzio di fronte a questo nuova ragione di potere, questa nuova cultura della violenza che contamina il senso di giustizia. Quello che si sta perdendo non è solo la vita di persone innocenti, ma tutti i valori umani che costituiranno la base di una pace mondiale. Ognuno se ne dovrebbe rendere conto prima che sia troppo tardi, perché questa guerra sta alimentando violenza e ulteriore consolidamento del terrorismo''. La Turchia, uno dei pochi Paesi islamici amici di Israele, ha cercato di mediare nelle prime fasi della crisi quando un suo inviato è stato mandato in Siria per convincere Damasco a portare alla liberazione del soldato israeliano rapito dai palestinesi.(Asca-Afp)
03.08.2006

 

LA CONDIZIONE

La Turchia disposta a mettere a disposizione i suoi uomini in Libano per una forza multinazionale solo se ci sarà il "cessate il fuoco".

Se si giungerà a un cessate il fuoco nella guerra tra Israele e Libano e l'Onu deciderà di inviare una forza multinazionale di pace, la Turchia sarà in prima fila. Il Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan ha confermato la disponibilità del suo Paese, che dovrebbe rappresentare il perno della missione se si considera la scarsa propensione di altri importanti Paesi a inviare truppe sul terreno.
Pur sostenendo la necessità di un intervento, Stati Uniti e Regno Unito hanno detto di essere già troppo impegnati in Iraq e Afghanistan. In una telefonata al premier britannico Tony Blair, il presidente francese Jacques Chirac ha comunicato che Parigi non invierà truppe se non ci sarà un accordo fondato su una "soluzione globale del problema", attualmente difficile da prospettare. Il ministro della Difesa tedesco, Franz Josef Jung, ha rilasciato alcune dichiarazioni che sembrano escludere un intervento della Germania. I Paesi arabi moderati alleati degli Stati Uniti (Giordania, Egitto, Arabia Saudita) non possono invece permettersi di partecipare ad un'azione che le loro opinioni pubbliche, tentate dalle sirene delle forze islamiche radicali, potrebbero interpretare come un sostegno a Israele. Oltre alla Turchia, l'unica a aver finora chiaramente espresso la sua disponibilità a inviare truppe è l'Italia, memore del successo della spedizione militare in Libano del 1982.
Il braccio dell'Ue in Medio Oriente

Erdogan ritiene che la partecipazione alla stabilizzazione del Libano meridionale possa favorire la proiezione europea della Turchia. Rafforzando la posizione nel Levante, Ankara avrebbe infatti più possibilità di influire sulle scelte dei governi arabi moderati, trasformandosi in un elemento chiave dell'Unione europea nei suoi rapporti politici e economici con l'intero Medio Oriente. Ma agendo da protagonista regionale, sarebbe facilitato anche un altro compito "europeo" della Turchia: promuovere in quest'area la diffusione di un islam moderato, che veda proprio nell'esperienza turca un esempio da emulare. La decisione di Erdogan non è comunque dettata solo dai possibili positivi sviluppi dei rapporti con Bruxelles.
Ricevere il sostegno degli Usa nella guerra al Pkk

Un impegno militare consentirebbe alla Turchia di guadagnare punti anche nei confronti di Washington, soprattutto in un momento in cui le relazioni tra i due Paesi registrano una forte sintonia sul problema curdo. Secondo quanto riportato da <Asia Times>, nei giorni scorsi il presidente statunitense George W. Bush, avrebbe direttamente telefonato ad Erdogan per assicurargli che "gli Usa lavoreranno con la Turchia per fare fronte alla minaccia terroristica" rappresentata dal Partito del lavoratori curdi (Pkk). Il premier turco sarebbe rimasto estremamente soddisfatto dalle parole provenienti da Washington, che riconoscono "l'urgenza e la necessità" di porre fine alle attività antiturche condotte dal Pkk a partire dai suoi santuari nell'Iraq settentrionale. Secondo la televisione turca, il processo sarebbe a uno stadio molto avanzato. A livello militare, sia ad Ankara che a Baghdad si sarebbero già svolti degli incontri tra militari turchi e statunitensi per definire i passi concreti da compiere con l'obiettivo di contrastare il Pkk.
Attualmente, secondo il Governo turco, sarebbero circa 5.000 i militanti curdi che operano per colpire la Turchia dal nord dell'Iraq. Sempre secondo Ankara, nel solo mese di luglio, il Pkk avrebbe ucciso 25 uomini appartenenti alle forze di sicurezza turche. Finora gli Stati Uniti erano rimasti impassibili di fronte alle richieste di intervento del governo turco. Ora la situazione registra degli importanti sviluppi, ma se la Turchia vuole cogliere a pieno questa occasione, deve essere pronta ad assumersi le sue responsabilità nel Libano meridionale, pur agendo nell'ambito di una forza di intervento multilaterale.
Tutelare l'alleanza energetica con Israele

La propensione di Ankara a intervenire in Libano ha anche un terzo, altrettanto importante, motivo. Il 13 luglio, a Ceyhan, è stata inaugurata la pipeline Baku-Tbilisi-Ceyhan (Btc), che dovrà trasportare greggio dall'Azerbaijan alla Turchia passando per la Georgia. Ma non solo. Il progetto prevede che al Btc sia legata in futuro anche un oleodotto sottomarino lungo 400 km che collegherebbe Ceyhan al porto israeliano di Ashkelon, bypassando così Siria e Libano. Da qui, il greggio prenderebbe poi la via di Eliat, sul Mar Rosso. In questo modo Israele riceverebbe parte del petrolio proveniente dal Caucaso non solo per soddisfare le proprie necessità energetiche, ma anche per esportarlo verso i mercati di India, Cina e Corea del Sud.
Il progetto era stato confermato l'11 maggio dal sindaco di Antalya, Menderes Turel, che al Jerusalem Post ne aveva chiarito i dettagli. Secondo quanto affermato da Turel, all'oleodotto sarebbero anche affiancate altre pipeline per il trasporto di gas naturale e acqua. Israele infatti attribuisce grande importanza anche al reperimento di risorse idriche. In un'area dove queste ultime sono scarse e divise tra più Paesi, il trasporto di acqua dalle fonti upstream di Tigri e Eufrate in Anatolia consentirebbe a Israele di avere un'alternativa al Giordano. Le risorse di questo fiume, divise tra Israele, Libano, Siria, Giordania e - quando esisterà - Stato palestinese, sono uno dei principali motivi di preoccupazione e tensione nell'area mediorientale.
Tutti progetti attorno a cui si stanno consolidando i rapporti tra Turchia e Israele. Adesso il Libano, potrebbe rappresentarne il banco di prova. (Marco
Zaganella/Quadrante Europa)
03.08.2006


AIUTI ALIMENTARI

Derrate turche ai profughi libanesi per 900 tonnellate di rifornimento. Valore, 1.2 milioni di dollari.

La Turchia ha fatto sapere di voler inviare aiuti alimentari ai profughi libanesi per un valore superiore a 1.2 milioni di dollari in Libano e in Siria . Le 900 tonnellate di rifornimenti dovrebbero essere portate con camion e trasportate in Libano a partire dalla prossima settimana, mentre un sesto degli aiuti e' destinato ai profughi libanesi scappati in Siria. (Asca-Afp)
03.08.2006

 

RESPINTI ALLA FRONTIERA

Cinquanta studenti iraniani erano penetrati in Turchia probabilmente per andare a combattere in Libano.

La Turchia ha respinto alla propria frontiera 50 studenti islamici provenienti da Teheran che tentavano di raggiungere il Libano per sostenere attivamente la guerriglia Hezbollah contro Israele. Gli studenti, hanno sostenuto di esser partiti sulla base di un'iniziativa privata non appoggiata dalle autorità iraniane. (Agenzia Grt)
03.08.2006


 

NUOVO CAPO
 DELLE FORZE ARMATE
 TURCHE

Il_generale_turco_Yasar_Buyukanit

 

E' il generale Yashar Buyukanit, intransigente difensore della laicità dello Stato. E' stato nominato ufficialmente dal presidente della Repubblica. 

Il generale Yashar Buyukanit, reputato un intransigente difensore della laicità dello Stato turco, è stato ufficialmente nominato Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate turche con un decreto formato dal presidente della Repubblica, Ahmet Necdet Sezer.
La nomina, che - riferisce l'agenzia turca <Anadolu> - avrà effetto dal 30 agosto, mette fine secondo gli osservatori alle polemiche intorno a presunte manovre degli ambienti islamici vicini al Governo contrari al generale Buyukanit, attuale Capo di Stato Maggiore delle forze di terra, proprio perché ritenuto meno flessibile del ''numero uno'' uscente dei militari turchi, il generale Hilmi Ozkok.
Il generale Buyukanit era stato accusato nel marzo scorso da un procuratore di Van (Turchia orientale) di avere coperto alcuni 007 della gendarmeria, presunti autori di un attentato ad una libreria di Semdinli. Successivamente il procuratore di Van, accusato di avere voluto coinvolgere Buyukanit per impedirne la promozione e su impulso di alcuni esponenti del partito filoislamico Akp al Governo, era' stato radiato dalla magistratura.
I commentatori turchi (e gli stessi ambienti dell'Unione europea che spingono per una riduzione dell'influenza dei militari sulla vita politica della Turchia) si erano divisi sulla vicenda: alcuni la hanno giudicata una conferma della tradizionale impunità per i generali turchi, mentre altri vi hanno visto un tentativo sventato di utilizzare le funzioni di magistrato per fini politici e personali.
I militari turchi, a cui la Costituzione turca conferisce di fatto la funzione di ''guardiani'' dell'unità, della laicità e della democraticità della Turchia, erano stati protagonisti di tre colpi di Stato (nel 1960, nel 1971 e nel 1980) e nel 1997 avevano provocato, con un proclama, la caduta del primo Governo presieduto da un esponente dell'islam politico turco, l'ex premier Necmettin Erbakan, il quale aveva cercato di spostare l'asse politico interno e internazionale della Turchia verso il mondo islamico.(Ansa)
03.08.2006


FIRMATO
IL PROVVEDIMENTO
ANTI-TERRORISMO

Il_Capo_dello_Stato_turco

 

Le riserve del Capo dello Stato turco. Il testo nei mesi scorsi aveva provocato una serie di polemiche, in seguito superate. La nuova legge estende e ridefinisce i reati in materia.

Turkish President Ahmet Necdet Sezer has approved the anti-terror bill, which caused controversy in Turkey in recent months.
According to a statement from the Presidential Press Office on Monday, President Sezer sent law no 5532 concerning amendments to the anti-terror bill to the Prime Ministry in accordance with articles 89 and 104 of the Turkish Constitution.
The statement added that Sezer would apply to the Supreme Court in order to cancel some articles of the law.
The Turkish government's controversial new anti-terror bill had been approved by the Turkish National Assembly on June 29.
The new law, whose preparation was accelerated following the recent resurgence of terror activities across Turkey, extends and redefines terror offenses.
Human trafficking, drug smuggling, obstruction of education, influencing of tenders, prostitution, pollution of the environment and forgery of credit cards could be categorized as terror offenses, according to the new anti-terror bill.
Organizations which have no involvement in arms will not be included under the scope of the new law.
In June, the Turkish Press Council had warned that the bill amending the current anti-terror law could kill editorial independence and lead to deep auto-censorship.
The 6th article of the controversial new anti-terror bill, which had given rise to debate in the country, had been removed from the text of the bill during the Justice Sub-committee stage, ending discussions about whether it could lead to the release of Abdullah Ocalan, the jailed leader of Pkk terrorist organization. (Zaman)
03.08.2006

 

 

VICINI ALL'ACQUISTO
DI 30 NUOVI
CACCIA-BOMBARDIERI

I_nuovi_F-16

 

Si tratta dell'ultima generazione degli F-16 che dovranno andare a rinnovare la squadriglia dell'aviazione turca. Il costo dell'operazione.

Turkey is planning to buy a new squadron of F-16 fighter jets worth at least $1.5 billion as a stop-gap solution until new-generation fighter aircraft join its Air Force in the next decade, procurement and military officials said.
The move is likely to kill an earlier plan with Israel for the upgrade of 48 Vietnam-era F-4E fighters.
"Our plan is to buy 30 new F-16 fighters, and negotiations are continuing," said one procurement official.
Officials said a final agreement might emerge before the end of this year if all technical and financial talks with Lockheed Martin, the aircraft's manufacturer, go smoothly.
Ankara is planning to buy the F-16 Block 52+, one of the F-16 Fighting Falcon family's most advanced fighters.
Greece last year signed a deal to buy 30 F-16 Block 52+ fighters, scheduled for delivery in 2009.
For the $10 billion program to buy nearly 100 new-generation fighters, Turkey's largest defense procurement project in history, Turkish officials are presently holding simultaneous talks with Lockheed Martin, lead-manufacturer of the Joint Strike Fighter, also known as the F-35 Lightning II, and Europe's Eurofighter consortium, maker of the Eurofighter Typhoon.
Turkey has already announced that it could buy the JSF, the Eurofighter or a combination of the two.
Turkey is a partner in the JSF's system development and demonstration phase, and has agreed to pay $175 million, but has not committed to buying the F-35.
Some defense analysts suggest that a Turkish move to buy 30 more F-16s could raise the chances that Turkey would choose the JSF over the Eurofighter. However, procurement officials have declined to comment.
Turkey is due to make a final decision over its new-generation fighter before the yearend.
Presently, Turkey's 217 F-16 jets make up its Air Force's backbone. Those aircraft had been co-manufactured at of Turkey's Tusas Aerospace Industries Inc. (TAI) plant in the late 1980s and 1990s under a contract with Lockheed Martin, and TAI would be likely to have a role for the 30 new F-16s, if a deal is reached.
The plan for new F-16s would put on hold a $480 million effort to upgrade 48 F-4E Phantom fighters, or at least limit the upgrades and perform them all locally, one procurement official said. "The F-4E program already is on hold," the official said. "We've downgraded its priority ranking. If we bought new F-16s, we might minimize its scope."
The current plan called for the upgrades to be performed by TAI. But the bulk of the money would go to Israel Aircraft Industries (IAI) in technology-transfer fees and licenses, according to Turkish officials.
Under a 1997 contract, IAI has been leading a joint-effort to upgrade 54 U.S.-made F-4Es.
The F-4 modernization plan had been designed as a stopgap solution until the acquisition of the JSF or the Eurofighter.
Turkey earlier also looked at the possibility of purchasing used F-16 fighters from the United States, but the U.S. government said it had no used planes to sell.
Some defense analysts said that Greece's decision to buy 30 brand new F-16 Block 52+ fighters might have prompted Turkey to acquire the same aircraft. (Turkish Daily News)
03.08.2006

 

 

CRONACA

CASERMA SALTA IN ARIA PER UNA FUGA DI GAS

E' avvenuto nella provincia di Van. In un primo momento si era pensato ad un attentato dei terroristi del Pkk.

E' stata una fuga di gas a provocare un'esplosione in una caserma turca nella provincia sud-orientale di Van. Sei militari feriti è il bilancio dell'incidente per cui inizialmente si era pensato ad un attentato perché nella zona sono attivi i separatisti curdi del Pkk, il Partito dei lavoratori del Kurdistan che nelle ultime settimane ha intensificato la sua campagna militare contro le Forze Armate turche. (AGI)
03.08.2006 -

 

ATTENTATO AD IZMIR: CINQUE FERITI

La deflagrazione probabilmente provocata da un ordigno a percussione. Nessuna rivendicazione.

Cinque persone sono rimaste ferite, una gravemente , per un'esplosione avvenuta nella notte nella città turca di Izmir. Secondo il capo della polizia locale, Huseyin Capkin, la deflagrazione appare provocata da ''una bomba a percussione''. Nessun gruppo ha rivendicato l'azione. (Adnkronos-Dpa)
03.08.2006

 

 

PRECIPITA AEREO MILITARE, TRE MORTI

Il velivolo, un F-5A di costruzione americana, era appena decollato. Le vittime sono il pilota e due militari che si trovavano a bordo.

Un air force turco, di costruzione americana, si è schiantato subito dopo il decollo, uccidendo il pilota e altri due soldati a bordo, alla base aerea nell'Anatolia centrale, in Turchia. Lo rende noto l'esercito.
Il jet F-5A da combattimento è decollato dalla base di Konya questo pomeriggio è si è schiantato per motivi non chiari, secondo l'esercito, il quale ha precisato che sull'incidente è stata avviata un'inchiesta. (Ap)
03.08.2006

 

 

ASSOLTA LA GIORNALISTA PERIHAN MAGDEN

Perihan_Magden

La donna era finita in Turchia sul banco degli imputata perché accusata di istigazione a non svolgere il servizio militare.

Una scrittrice e giornalista turca, Perihan Magden, è stata assolta dall'accusa di aver istigato le persone a non svolgere il servizio militare. La donna si era schierata pubblicamente a difesa di un obiettore di coscienza che era stato condannato a quattro anni di reclusione in un carcere militare per essersi rifiutato di vestire l'uniforme. Rischiava fino a tre anni di prigione. La Magden aveva scritto che la Turchia avrebbe dovuto prevedere un servizio civile come alternativa a quello militare. Dopo lo schieramento in tal senso anche del procuratore generale, un giudice di Istanbul ha decretato oggi che l'opinione della Magden rientrava nella libertà di expressione e non rappresentava un reato per il codice penale turco. In Turchia, tutti gli uomini sopra i 20 anni sono obbligati a prestare servizio nelle forze armate per 15 mesi, e non è prevista l'obiezione di coscienza. Nella speranza di accelerare il suo avvicinamento all'Unione Europea, la Turchia è sotto forte pressione per modificare, tra le altre cose, il suo sistema giudiziario. (Alice)
03.08.2006

 

 

CHIESTI TRE ANNI DI CARCERE PER ELIF SHAFAK

Elif_Safak

La formulazione da parte del pubblico ministero di un tribunale di Istanbul. La scrittrice deve rispondere del reato di insulto all'unità nazionale.

Il pubblico ministero di un tribunale di Istanbul ha chiesto fino a tre anni di reclusione per la scrittrice turca Elif Shafak per aver ''insultato l'identità nazionale'' in uno dei suoi libri, ambientato al tempo del massacro degli armeni sotto l'impero ottomano. Lo riferisce l'agenzia di stampa <Anadolu>.
Sotto accusa il romanzo ''Baba ve Pic'' (Il padre e il bastardo), scritto inizialmente in inglese e poi tradotto in turco nel marzo di quest'anno. Il racconto segue le peregrinazioni di quattro generazioni di donne tra gli Stati Uniti e la Turchia per raccontare la storia di una famiglia armena e di uno dei suoi figli, abbandonato in Turchia durante il massacro degli armeni del 1915-1917, poi convertitosi all'islam e vissuto come un turco.
Elif Shafak, 35 anni, è accusata del reato previsto dall'articolo 301 del codice penale, di cui l'Unione Europea, con la quale da ottobre la Turchia ha iniziato i negoziati per l'adesione, aveva già chiesto l'abrogazione. Questa imputazione era stata usata in numerosi altri processi contro intellettuali turchi: tra di essi, il giornalista Hrant Dink, condannato a sei mesi di reclusione poi sospesi, e lo scrittore Orhan Pamuk, il cui processo si è risolto in un nulla di fatto.
Il processo contro Elif Shafak è partito dalle accuse di Kemal Kerincsiz, avvocato diventato famoso per la sua continua caccia a intellettuali che esprimono posizioni diverse da quelle ufficiali della Turchia sulla questione degli armeni. 
La Turchia rifiuta la definizione di genocidio che molti Paesi danno del massacro degli armeni, avvenuto in Turchia alla fine dell'impero ottomano, all'inizio del secolo. Gli armeni parlano di un milione e mezzo di morti; Ankara risponde che ci sono stati massacri da entrambe le parti. La data del processo non è stata ancora resa nota. (ANSA-AFP)
03.08.2006

 

CONDANNATE LE MADRI DELLA PACE

Arrestate nel febbraio scorso, 24 donne sono state riconosciute colpevoli di propaganda separatista a favore del Pkk.

Ventiquattro donne turche, autonominatesi madri della pace, sono state riconosciute colpevoli di propaganda separatista e condannate ognuna a 10 mesi di carcere. Erano state arrestate lo scorso 22 febbraio dopo essersi incatenate l'una all'altra e aver bloccato il traffico nella città di Diyarbakir, in Kurdistan, per chiedere un'amnistia generale e la cessazione della detenzione in regime di isolamento. Le donne sono state rilasciate dopo due mesi di prigionia. "La manifestazione e gli slogan erano di pace - ha detto il legale delle donne, Meral Bestas - è stata un'azione innocente che dovrebbe essere tutelata dal diritto alla libertà di espressione. Se non lo dovesse essere, la corte punirà un appello alla pace". Nel dare lettura della sentenza, la corte ha sottolineato il fatto che le donne abbiano bloccato il traffico e abbiano mostrato uno striscione con su scritto "Ocalan esprime la nostra volontà politica". Abdullah Ocalan, sotto custodia in Turchia dal 1999, è il leader del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), dichiarato illegale. La sentenza deve essere però confermata dalla Suprema corte di appello. (Cristina Papa/Il Paesedelledonne online)
03.08.2006

 

SOCIETA'

ERDOGAN FA CAUSA AD UNA RIVISTA SATIRICA

<Leman>, una delle principali testate del genere in Turchia, aveva pubblicato una vignetta in cui si vede il premier succhiare il sangue ad un cittadino come una zecca.

Un affondo satirico fa arrabbiare Recep Tayyip Erdogan. Il premier turco ha citato in giudizio <Leman>, una delle principali riviste satiriche del suo Paese, per aver pubblicato sulla copertina dell'edizione di giugno un disegno in cui viene ritratto con le sembianze di una zecca intenta a succhiare il sangue a un cittadino.
Il primo ministro turco ha chiesto alla rivista di centro-sinistra 25mila lire turche (12.500 euro) come riborso per l'offesa ricevuta, ha reso noto l'emittente privata NTV.
Il titolo della copertina "incriminata" inoltre recitava: "La zecca Reco-Congo fa piangere le madri della Turchia". L'allusione "Reco-Congo" è legata al nome di battesimo del premier (Recep) e alla febbre emorragica di Crimea-Congo, che negli ultimi mesi ha ucciso decine di persone in Turchia. (Ap)
03.08.2006

 

 

VIA I PROVERBI

Via_i_proverbi_contro_le_donne

L'istituto della lingua turca - accogliendo una delle richieste fatte dall'Unione Europea ad Ankara - ha deciso di dare un suo contributo alla causa togliendo dai dizionari tutte quelle frasi, prodotte nei secoli dall'originaria cultura nomade - che incitano alla violenza contro il gentil sesso. Tradizioni da sfatare. Alcuni esempi.

Tra le richieste dell'Unione Europea alla Turchia, se Ankara vuole entrare a far parte del club, c'è la parità tra uomo e donna nella società. Ora l'Istituto della lingua turca, una specie di Accademia della Crusca anatolica, ha deciso di dare il suo contributo alla causa partendo dal linguaggio: dai dizionari verranno tolti tutti quei proverbi, prodotti nei secoli dall'originaria cultura nomade dei turchi, che incitano alla violenza contro il gentil sesso o relegano comunque le donne a un ruolo di secondo piano.
Spariranno così adagi come "a un buon cavallo basta poco cibo, così come a una buona donna basta un paio di mutande", o "la schiena di una donna non va lasciata senza bastonate, e la pancia non va lasciata senza bambini", o ancora "come non è buono il mais raccolto dopo agosto, così non è buona la donna che si alza dopo il marito". Frasi possibili ancora oggi, magari solo per scherzo. Ma l'Istituto della lingua ha deciso di fare pulizia e di eliminare qualunque riferimento machista.
Una società maschilista - Nonostante diverse imprenditrici, giudici e persino un primo ministro donna in passato, la Turchia rimane infatti un Paese dove è l'uomo a essere dominante, specie nelle aree più rurali del Paese. Nell'est e nel sud-est, ai confini con Siria e Iraq e dove buona parte della popolazione è rappresentata da curdi, esiste ancora la tradizione degli "omicidi d'onore" di donne incolpate di aver rovinato il buon nome della famiglia. Spesso basta un'occhiata a uno sconosciuto, un gesto ribelle, o una violenza sessuale subita da un parente.
Suicidi sospetti - Negli ultimi anni, spinta da Bruxelles, Ankara ha inasprito le pene contro i delitti d'onore. Ma la pratica non sembra essere sparita: se sono diminuiti gli omicidi, sono invece saliti i suicidi di quelle che vengono chiamate "le vergini suicide". Ragazze che si uccidono sotto la pressione della propria famiglia, per gli stessi motivi. La strana serie di suicidi o tentati suicidi tra le ragazze ha recentemente spinto l'Onu a mandare nell'est del Paese un suo inviato speciale, nel tentativo di vederci chiaro. (Alessandro Ursic/PeaceReport)
03.08.2006

 

 

SI DICE KEBAB O KEBAP?
POCO IMPORTA
PURCHE' SIA BUONO

kebab

 

Anche in Italia sta prendendo piede l'uso di consumare un pasto (magari al posto della pizza) con questo cibo la cui origine è tradizionalmente turca. Diffidare delle imitazioni.

Negli ultimi anni abbiamo imparato a conoscerlo, magari gustandocelo al posto delle solite ''italianissime'' pizza e piadina durante una passeggiata o dopo una serata in discoteca. Ma, in fondo, quanto ne sappiamo davvero del Kebab? A quanto sembra, veramente poco, in quanto il vero nome del specialità è Kebap e non Kebab. Gli occidentali hanno storpiato il nome, magari irridendo compiaciuti i cartelli dei negozi che riportano la dicitura Kebap, ma non sono certo rimasti indifferenti agli inconsueti sapori di questa pietanza.
Per quanti ancora non lo sapessero, il Kebap esiste in innumerevoli versioni, frutto della fantasia di un popolo che per tradizione fonde culture ed abitudini in un mix unico di occidente e oriente. Il Kebap proviene infatti dalla Turchia, dove è ritenuto un vero e proprio piatto tipico. Diffusissima da noi è però la versione ''da asporto'' o ''da passeggio'' (Dürüm Kebap), del Döner Kebab. Spesso lo vediamo girare (da qui il termine ''Döner'') all'interno di chioschetti, ma assai raramente capita di fermarci e di assaporarlo al tavolo di un ristorante o in una tipica tavola calda (Kebapçi).
Peccato, diremmo noi, perché così facendo ci perdiamo un momento di ''storia della cucina'' in compagnia del piccantissimo Adana Kebap (con peperoncino rosso) o dello speziatissimo Urfa Kebap, magari accompagnati dalle classiche sfoglie di grano e da un contorno fatto di insalata, cipolle e burgur. Certo, possiamo trovare anche l'Urfa Kebap e l'Adana Kebap da incartare e portar via, ma difficilmente potremmo comprenderne realmente l'essenza.
Ma se proprio vi dovesse capitare di fermarvi in un luogo dove il Kebap viene preparato con cura e conoscenza, il consiglio è quello di assaporare l'Iskender Kebap, la ricetta più ''nobile'' del Kebap, condito con salsa con pomodoro, yogurt e burro fuso. Dal montone al capretto, dall'agnello al vitello o manzo, fino alle ricette col pollo (Tavuk Kebap) o le verdure, il Kebap viene proposto in moltissime versioni, pronte a soddisfare i gusti di persone che provengono da ambienti e culture differenti... magari come avviene a Istanbul, affascinante crocevia tra Oriente ed Occidente. (Jugo)
03.08.2006

 

RESIDENZE DA SOGNO:
CE NE E' ANCHE
UNA SUL BOSFORO

Bosforo_1

 

Si tratta della "Toprak Mansion" che si affacia sul Bosforo ed il cui costo si aggira sui 92 milioni di dollari. Al primo posto svetta la residenza inglese "Updown Court". Prezzo: 139 milioni di $.

I prezzi rimangono stellari, ma le residenze di anno in anno appaiono sempre più regali. Come ogni anno la rivista <Forbes> ha presentato la classifica delle dieci case più costose del mondo in vendita, redatta dalla prestigiosa agenzia immobiliare americana <Knight Frank> e pubblicata sulla <International Residential Review>, la Bibbia del mercato immobiliare mondiale. Come sempre non mancano le sorprese e le conferme.
Primato - Al primo posto si conferma la principesca residenza inglese "Updown Court", che anche nel 2005 aveva conquistato il primato: la reggia si trova nel Regno Unito e precisamente a Windlesham nel Surrey e costa la modica cifra di 139 milioni di dollari. Composta da 103 stanze è circondata da un immenso giardino che supera i 50 acri di terra. Non solo la casa è bellissima, ma è dotata di numerosi comfort: ci sono 5 piscine, un campo dove si pratica lo squash, uno per il bowling e infine uno per il tennis. All'interno dell'abitazione è possibile ammirare un pavimento a mosaico e una grande sala cinematografica dotata di 50 posti a sedere. Inoltre nei pressi della casa c'è una pista di decollo e atterraggio per gli elicotteri, numerose scuderie per cavalli, una panic rooms (la stanza nella quale i proprietari possono rifugiarsi e chiamare la polizia in caso di rapina) e un enorme garage dove è possibile parcheggiare fino a otto limousine. Lo sfarzo è presente in ogni angolo e la regalità non è solo una presenza apparente: a pochi passi infatti si trova il Castello di Windsor di proprietà di sua Maestà la Regina Elisabetta II.
Classifica - Al secondo posto tra le case in vendita più costose si attesta la villa "Starwood Estate" che si trova ad Aspen in Colorado e che costa 135 milioni di dollari. Uno dei precedenti proprietari di questa proprietà era il Principe saudita Bandar bin Sultan bin Abdul Aziz che ha lasciato il suo incarico di ambasciatore negli Usa e ha venduto quest'abitazione dotata di 15 stanze da letto, 16 bagni e piscine indoor, campi da tennis e numerosi altri divertimenti. Al terzo posto si attesta "Maison de L'Amitie", una villa che affaccia sulle famose spiagge di Palma Beach. Il costo è di 125 milioni di dollari e come le due precedenti case anche questa presenta numerose attrattive.
Abitazioni - Al quarto posto si trova un'abitazione turca di Istanbul, <Waterfront Estate>, che costa 100 milioni di dollari ed è dotato di 64 stanze. Seguono l'abitazione londinese "Toprak Mansion" (92 milioni di dollari, con piscina indoor e bagno turco), la residenza newyorkese "Three Ponds (una proprietà che supera i 60 acri di terra e costa 75 milioni di dollari), quindi la californiana "The Portabello Estate" (75 milioni di dollari e vista spettacolare su uno dei tratti più belli della costa californiana. Chiudono la top ten "Pierre Penthouse" (70 milioni di dollari),una casa bellissima al centro di New York, mentre al nono posto si fermano a pari merito un'altra residenza californiana "Locksley Hall" e la reggia di stile europeo "Gold Coast Mansion" di San Francisco entrambe di un valore di 65 milioni di dollari.
Costo - Ma la classifica presentata da Forbes è molto dettagliata: la rivista americana infatti si sofferma anche sulle dieci case più costose per ogni continente. Inoltre fa sapere che proprio nei luoghi più remoti, come nelle città africane è possibile acquistare non solo proprietà dove sono presenti favolosa reggie, ma anche giardini immensi nei quali passeggiano indisturbati leoni e elefanti che naturalmente sono addomesticati. Secondo Liam Bailey, direttore dell'agenzia immobiliare Knight Frank i migliori compratori degli ultimi anni sono i magnate russi: "La maggior parte di questi si è stabilita a Londra e ha comprato case favolose". Ma secondo l'esperto il futuro delle bellissime proprietà è in mano ai cinesi. "Noi ci aspettiamo che questa classe di nuovi ricchi arrivi presto in Occidente e compri queste bellissime residenze". (Francesco Tortora/Corriere della Sera.it)
03.08.2006

 

 

ECONOMIA

NOTIZIARIO AMBASCIATA D'ITALIA

DIMINUITA LA CORRUZIONE

Un recente rapporto della Banca Mondiale dal titolo "Lotta alla corruzione nella transizione, chi ha successo e perché ", ha rivelato che tra gli anni 2002 e 2005 il livello di corruzione in Turchia è diminuito. Si tratta del terzo rapporto redatto dalla Banca sull'argomento, che prende in considerazione la Turchia oltre a 26 paesi dell'Europa orientale e centro-asiatica. In questi paesi la causa del successo della lotta alla corruzione viene attribuito alla semplificazione del regime fiscale, al processo di revisione di alcune leggi ed allo snellimento delle procedure burocratiche; la Turchia, in particolare, ha adottato le leggi sul conflitto d'interessi, sui controlli  e le audizioni finanziarie e sulle dichiarazioni. In alcune aree quali il rilascio di licenze a società, la Turchia ha addirittura registrato un tasso di corruzione inferiore rispetto ad alcuni paesi dell'Europa occidentale, a differenza del settore delle gare e delle forniture statali in cui la lotta alla corruzione non ha dato i risultati sperati. 

INFLAZIONE ATTESTATA TRA IL 9.1% E IL 10%

Il Governatore della Banca Centrale turca, Dormus Yilmaz, ha presentato il terzo rapporto sull'inflazione preparato dalla Banca secondo cui, con una probabilità del 70%, il tasso di aumento dei prezzi si attesterà entro fine anno tra il 9.1% ed il 10.5% e che tale percentuale è destinata a diminuire nel secondo trimestre del 2007. Il Governo, che negli ultimi anni è riuscito a far diminuire drasticamente l'aumento dei prezzi con attente e rigide politiche finanziarie, si confronta ora con previsioni inflazionistiche di fine anno raddoppiate rispetto a quelle preventivate in fase di bilancio (5%). Il contenimento del tasso d'inflazione, si ricorda, è uno dei punti cruciali del programma economico di stand-by in essere con il Fondo Monetario Internazionale.  Secondo la Banca Centrale l'aumento dei prezzi del petrolio, gli avvenimenti sui mercati finanziari internazionali continueranno a ripercuotersi sull'aumento dell'inflazione così come le recenti fluttuazioni delle valute che negli ultimi due mesi hanno determinato un aumento di 1.5 punti percentuali su base annua. Nel breve periodo si continuerà a registrare un aumento del tasso d'inflazione ed occorrerà oltre un anno per eliminare gli effetti inflazionistici registrati ultimamente nel Paese.

<TUPRAS> CON IL FATTURATO PIU' ALTO

Le raffinerie <Tupras> hanno registrato nel 2005 il più alto fatturato tra le principali aziende turche e si posizionano al primo posto tra le prime dieci con la somma di €7.1 miliardi, a seguire, la <Ford> con €2.5 miliardi e la <Toyota> con €1.7 miliardi. La lista, elaborata dalla Camera dell'Industria di Istanbul, che elenca le prime 500 aziende in Turchia, vede nella top ten oltre quelle menzionate, anche l'Ente Nazionale per l'Elettricità - <Euas>, con €1.55 miliardi, l'azienda turca di elettrodomestici, <Arcelik>, con €1.5 miliardi, le acciaierie <Erdemir> anch'esse con €1.5 miliardi, la casa automobilistica <Oyak Renault> con €1.4 miliardi, la <Vestel> con €1.2 miliardi, la <Tofas> con €1.1 miliardi e la <Aygaz> con poco più di un miliardo di Euro. 

GARA VINTA DALL'<IVECO>

L'<Iveco> ha vinto la gara per la fornitura alla Municipalità di Istanbul di mezzi antincendio, la commessa è pari a circa €35 milioni e la consegna avverrà il 17 novembre prossimo

L'IMMOBILE E' L'INVESTIMENTO PIU' REDDITIZIO

Sulla base di sondaggi condotti recentemente dall'agenzia immobiliare <Hurryetemlak>, appartenente al gruppo del quotidiano <Hurriyet>, rispettivamente sulle aspettative d'acquisto e sugli strumenti d'investimento, è risultato che il 65.2% dei partecipanti ha deciso di aspettare oltre un anno per poter acquistare la prima casa mentre considera ancora l'immobile come l'investimento più redditizio. Significativo, secondo il direttore della <Hurryetemlak>, Erol Demirtas, il periodo di fluttuazione dei cambi in cui sono stati svolti i sondaggi come dimostra il fatto che la maggioranza della popolazione vede l'acquisto di un immobile più sicuro dell'investimento in Borsa. Secondo un'economista del settore, il criterio più importante nell'acquisto di una casa è l'accesso ai prestiti bancari, a sua volta condizionato dalle oscillazioni dei tassi d'interesse. Attualmente sono alti e non si prevede a breve un ritorno al tasso annuale dell'1% e le banche di fatto non stanno offrendo particolari condizioni per i prestiti immobiliari probabilmente perché i risparmiatori stanno aspettando tempi migliori per acquistare.

IMMATRICOLAZIONE MOTOCICLI

Nel mese di maggio i motocicli immatricolati sono aumentati del 40% rispetto al mese precedente e del 76.1% rispetto allo stesso periodo del 2005 mentre da gennaio a maggio il numero complessivo dei motocicli registrati è stato pari a 543.740 unità.

AUMENTO DELL'ENERGIA ELETTRICA E DEL PREZZO
In Turchia l'energia elettrica per uso industriale ha subito - in questi ultimi anni - un sostanzioso incremento sino a giungere ad essere la terza più costosa in ambito Ocse, dopo Italia e Giappone. In Italia il costo è di 16.10 centesimi di dollaro per kWh, in Giappone di 12.70 centesimi per kWh ed in Turchia il costo è di 10.50 centesimi per kWh (gli Usa con 5.60 centesimi per kWh sono fra i meno costosi insieme ad esempio alla Spagna (5.40) ed alla Francia (4,80)). La Svezia è la più economica -in ambito Ocse- fornendo elettricità ad un costo pari a 3,40 centesimi per kWh. Fuori dall'Ocse l'energia elettrica più economica -sempre per uso industriale- è quella fornita dal Kazakistan (1.80 centesimi per kWh), seguito dal Sud Africa (1.90 centesimi) e da Venezuela e Cina con 3,20 centesimi per kWh. Per quanto attiene il costo dell'elettricità per uso domestico la Turchia è decima (11.70 centesimi per kWh). I Paesi più economici sono il Canada e l' Austria con 6.20 centesimi per kWh. In ambito Ocse la Turchia detiene tuttavia un altro primato tutt'altro che invidiabile, ovvero quello dell'uso illegale dell'elettricità che viene sottratta dalla rete.

PROFITTI DEL SETTORE BANCARIO

I profitti netti del settore bancario in Turchia nei primi cinque mesi di quest'anno sono ammontati a $2.8 miliardi mentre nello stesso periodo a causa delle fluttuazioni di cambio, il settore ha perso oltre $1 miliardo nelle transazioni in valuta estera ed ha guadagnato $3.8 miliardi in quelle in valuta nazionale. I dati, divulgati dall'Agenzia per la Supervisione e la Regolamentazione del settore Bancario (Bddk), mostrano anche che il volume totale delle attività bancarie di investimento e sviluppo è aumentato del 5% a $18.4 miliardi, mentre il volume totale dei depositi in valuta estera e' aumentato del 9.2% a $9.7 miliardi.

PROSPETTIVE DA "STABILI" A "POSITIVE"

Secondo l'agenzia di rating internazionale, <Moody's>, le prospettive a medio termine del settore bancario in Turchia sono passate da "stabili" a "positive". Per gli analisti dell'Agenzia, i più bassi tassi d'interesse insieme alla crescita economica alimentata dalla crescita della domanda dei prestiti, compresi quelli immobiliari, hanno effettivamente contribuito a rendere più forti le performance del settore. Inoltre, il continuo interesse mostrato da parte di investitori stranieri per gli istituti di credito nazionali fa prevedere lo sviluppo nuovi strumenti di credito che saranno introdotti nel corso del prossimo anno.

 

VENDITA DELLA <FINANSBANK> (46%)

Il Consiglio per la Concorrenza ha recentemente approvato la vendita del 46% della <Finansbank>, di tutte le sue società affiliate e delle 100 founding shares  della Finanziaria Fiba in suo possesso, alla  <National Bank of Greece> (Nbg) per l'importo totale di $2.7 miliardi. 

 

BACHECA

La Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Treviso ha indetto la 55^ edizione del Concorso per la premiazione della Fedeltà al Lavoro e del Progresso Economico, esteso anche ai lavoratori ed imprenditori trevigiani che si siano distinti all'estero per la loro attività almeno ventennale. Il bando per la partecipazione al concorso, che scadrà il prossimo 2 ottobre, è consultabile sul sito www.tv.camcom.it .
 
LA <PIAGGIO> PUNTA SUL MERCATO TURCO
PiaggioIl vice-Presidente della <Piaggio>, Matteo Colaninno, ha dichiarato che attualmente l'Italia rappresenta il più grande mercato di motocicli in Europa, pur rilevando che al momento si sta attraversando in Europa una fase di stagnazione nel settore. Per Colaninno è giunto il momento di puntare su altri Paesi e la Turchia potrebbe rivelarsi la nuova speranza europea per il suo alto potenziale di crescita. Attualmente la <Piaggio>, fondata nel 1884 e leader nel settore in Europa, produce in Italia, Spagna, India e Cina, vendendo 1.5 milioni di motocicli ogni anno solamente sul mercato europeo.
 
STORIA DI SUCCESSO DI UNA IMPRENDITRICE DEL MOBILE

Safak_Civici_a_destra_nella_fotoIn un recente articolo apparso sul <Sole 24 Ore> viene riportata la storia di successo di un'imprenditrice di Kayseri, attiva con la sua azienda nel settore delle sedie. Tre anni fa Safak Civici ha vinto la gara per fornire 22.000 sedie al distretto di Manzano del Friuli, a quel tempo duramente provato dalla concorrenza cinese. Da quel momento la businesswoman turca di Kayseri è stata ed è ancora una delle realtà più significative della de-localizzazione economica. L'episodio non è casuale: la città anatolica può essere definita la capitale del mobile turco ma è anche sede di tre aree industriali, con una potente quanto dinamica Camera dell'Industria locale presieduta da Mustafa Bodyak. Da quel giorno di tre anni fa ad oggi, l'azienda della signora Civici e di suo marito ha rifornito il mercato italiano di oltre 400 mila sedie prodotte con know-how e design Made in Italy che garantisce tutt'ora  uno sbocco commerciale costante all'impresa, che conta attualmente 39 dipendenti ed un fatturato di €1.5 milioni l'anno. Ora è giunto il momento di vendere sedie anche in Turchia, afferma la signora Civici, aggiungendo che con 500 mila matrimoni e 100 mila divorzi l'anno il mercato nazionale del mobile è molto promettente.

 

 NUOVO STABILIMENTO <FERROLI> A DUZCE

FerroliL'azienda italiana <Ferroli>, che produce condizionatori e impianti di riscaldamento e presente in Turchia da circa 18 anni, aprirà uno stabilimento produttivo a Duzce, una delle zone che presenta maggiori facilitazioni agli investimenti. La <Ferroli>, che ha scelto la Turchia piuttosto che la Romania per questa operazione, investirà la somma di $35 milioni ed esporterà il 75% della produzione. Attualmente la <Ferroli> detiene investimenti in 14 paesi  e conta di produrre in Turchia a partire da gennaio 2007 100.000 riscaldamenti combi e 500.000 termosifoni. Nel 2005 il fatturato della <Ferroli> in Turchia, dove sono presenti 250 venditori in franchising ed è attiva in tutte le città del Paese che utilizzano gas naturale, è stato pari a $40 milioni. Con il nuovo stabilimento di Duzce si prevede un aumento del fatturato fino a $200 milioni.
 

ECONOMIA A PIU' RAPIDA ESPANSIONE
Secondo un recente rapporto dell'Ocse relativo alla crescita economica dei Paesi membri nel primo trimestre del 2006, l'economia della Turchia è quella che ha registrato la più rapida espansione. Il paese ha realizzato una crescita del 6.4%, seguita a distanza dalla Grecia con il 2.8%, dalla Cecoslovacchia con il 2%, dall'Islanda con l'1.9%, dal Messico con l'1.5%, dagli Stati Uniti con l'1.4%, da Corea del Sud e Slovenia con l'1.2%, dalla Svezia con l'1.1% e dalla Finlandia con l'1%. Nel primo trimestre l'Italia, l'Austria e la Norvegia sono cresciute dello 0.6%. Nei quattro trimestri del 2005 l'economia della Turchia e' cresciuta rispettivamente del 6.6%, 5.5%, 7.7% e 9.5%, mentre quella dell'Italia ha registrato le seguenti percentuali di crescita: -0.4%, 0.6%, 0.3% e crescita zero nell'ultimo trimestre.

I NUOVI MEMBRI DELLA DEIK
Nel corso della recente Assemblea Generale del Consiglio per le Relazioni Economiche Internazionali (Deik), cui ha partecipato anche il Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan, il numero dei membri del Consiglio è stato elevato da 22 a 26. I nuovi membri sono il presidente del <Gruppo Dogus>, Ferit Sahenk, il presidente per le Comunicazioni della Finanziaria <Koc>, Hasan Bengu, il presidente del Consiglio Esecutivo del <Gruppo Kale>, Zeynep Bodur Okyay (presidente anche del <Business Council> italo-turco) ed il presidente dell'Associazione delle Agenzie di viaggio turche (<Tursab>), Basaran Ulusoy. Il Consiglio per le Relazioni Economiche Internazionali aprirà prossimamente alcune sedi negli Stati Uniti, in Giappone, in Cina e in India, al fine di avviare una attività di collaborazione con i consiglieri commerciali che già operano in quei Paesi. 

JOINT VENTURE TRA <AYDIN> e <BERNARDINI>

E' stata di recente inaugurata una joint venture per la produzione di olio d'oliva tra la <Aydın> e l'italiana <Bernardini>. L'investimento è stato pari a $8 milioni e la produzione avrà inizio nel prossimo mese di settembre con una capacità giornaliera di 100 tonnellate al giorno.
 
MIRABILANDIA APRIRA' AD ISTANBUL

MirabilandiaE' prevista ad Istanbul l'inaugurazione del parco giochi Mirabilandia, il più grande dopo Disneyland, nella seconda metà del 2007. La Turchia sarà cosi' il terzo paese straniero ad ospitare la struttura di intrattenimento che è stata voluta dalla <Eko Tekstil> e dalla <Gisad> con il know-how del gruppo Mirabilandia. Il nuovo parco sara' costruito nella parte anatolica di Istanbul e sarà destinato anche ad un pubblico adulto. Al suo interno troveranno peraltro spazio un ospedale, un complesso sportivo, sale cinematografiche e un complesso d appartamenti. Secondo la <Price Water House Coopers>, il volume d'affari del settore dell'intrattenimento in Turchia raggiungerà quest'anno la somma di $3.8 miliardi, con un incremento fino a $5.7 miliardi nel 2010.

VETTORI CIVILI PER VOLI REGIONALI

La <Tusas> e l'industria aeronautica turca (Tai) svilupperanno vettori civili per voli regionali e stanno per concludere i relativi studi di fattibilità. Il modello dell'aereo prescelto per tale progetto sarebbe il <Rrj>, sviluppato congiuntamente dalla russa <Sukhoi> e dall'italiana <Alenia>. Le parti interessate avrebbero rivelato che la scelta e' stata fatta dopo aver preso in considerazione modelli di aerei canadesi, brasiliani, ucraini e cinesi, che però sono stati scartati per motivi di budget e perché non corrispondenti alle caratteristiche tecniche qui richieste. 

AUMENTO DEL TASSO DI INTERESSE

Il Comitato per la Politica Monetaria della Banca Centrale turca ha deciso l'aumento di 0.25 punti del tasso d'interesse per la ricezione dei depositi a breve termine che è ora pari al 17.50% mentre quello per la cessione dei depositi ha raggiunto il 22.50%. La decisione ha sorpreso mercati ed analisti che non si aspettavano un rialzo in questo momento. Il provvedimento è stato comunque accolto positivamente, in quanto tende a rafforzare la credibilità della politica monetaria della Banca e a controllare in modo efficace la massa monetaria. 

 
2.5 MILIARDI DI $ PER L'INTRATTENIMENTO
Secondo il presidente dell'Associazione turca  dei managers dei settori del turismo, della ristorazione, delle discoteche e dei club (<Turiyd>), Erol Kaynar, il fatturato del comparto dell'intrattenimento in Turchia vale al momento $2.5 miliardi. Tale fatturato sarebbe generato da oltre 17.000 persone ad alto reddito, di cui 10.000 residenti ad Istanbul e gli altri 7.000 nel resto del Paese. Il Presidente della <Turiyd> ha anche evidenziato che mentre negli Usa ed in Europa il recarsi fuori per colazione, pranzo ed a ballare in discoteca è divenuta ormai un'abitudine, in Turchia il fenomeno, pur se in crescita, è ancora limitato solo alle classi più abbienti. Uno dei limiti indicati alla crescita del comparto entertainment è il costo ancora molto elevato dell'accesso ai locali.

"VERSO UNA STRATEGIA DI CAPITALI ESTERI PER LA TURCHIA"
Un rapporto recentemente pubblicato dall'Associazione Internazionale degli Investitori (<Yased>), dal titolo "Verso una strategia di capitali esteri per la Turchia", suggerisce la creazione di un ambiente adatto ad attrarre investimenti dall'estero. Le riforme finora intraprese dalla Turchia, prosegue il rapporto,  hanno sicuramente avuto un effetto positivo sul rilancio degli investimenti provenienti dall'estero ma sono inadeguate per attrarre nuovi capitali ed occorre ora una nuova strategia. Nella pubblicazione vengono inoltre elencati i punti che rendono poco competitivo il Paese, quali la mancanza di adeguata formazione e di risorse umane preparate e la scarsità di fondi destinati ad attività di ricerca e sviluppo.

TURISMO: FALLITO L'OBIETTIVO DEI 20 MILIARDI DI $

In base alle recenti rilevazioni dell'Istituto di Statistica Nazionale turco, il numero dei turisti arrivati in Turchia nella prima metà di quest'anno è diminuito dell'8% rispetto al dato del 2005. Gli arrivi nel semestre hanno raggiunto la somma di circa 7.8 milioni (8.5 milioni nello stesso periodo del 2005), mentre nel solo mese di giugno sono scesi dell'1.4% per un totale di circa 2.36 milioni (2.4% nel giugno 2005). Per ciò che concerne la provenienza dei turisti, si è registrato un aumento di quelli statunitensi (+70.5%), mentre quelli europei sono diminuiti nel complesso del 16.1%; tra questi il flusso proveniente dalla Germania è aumentato del 16% nel solo mese di giugno, mentre nello stesso mese si è registrato un incremento pari al 9% degli arrivi dei turisti russi. Nonostante una leggera ripresa rispetto al mese di maggio il settore, che ha risentito degli effetti negativi dell'influenza aviaria che ha colpito il Paese nei primi mesi del 2006 e dei problemi connessi alle "vignette" a sfondo religioso che hanno provocato scalpore soprattutto in Europa, non riuscirà a raggiungere a fine anno la somma di $20 miliardi preventivati in fase di bilancio e necessari per finanziare il deficit delle partite correnti che nel mese di maggio è stato pari a $4 miliardi.

NUOVO STATUTO DELLA TBB

La Gazzetta Ufficiale turca ha pubblicato il nuovo statuto dell'Unione Bancaria turca (Tbb) modificato di recente dall'Autorità per la Supervisione e Regolamentazione del Settore Bancario (Bddk). Con il nuovo testo la rappresentanza delle banche nel consiglio della Tbb viene stabilita in base all'attività svolta dagli istituti di credito e non in base alla loro nazionalità, finora fattore di discriminazione per gli istituti di credito stranieri nel Paese.

ACCORDO TRA <AKBANK> E <PARSIAN INVESTMENT COMPANY>
La <Akbank> ha informato la Borsa di Istanbul di aver siglato un accordo con l'iraniana <Parsian Investment Company> per la vendita dell'intero capitale azionario, 65%, della <Sabanci Bank Pls> in Inghilterra, che la predetta detiene. La firma di tale accordo è avvenuta in conformità a quanto deciso dal Consiglio di Amministrazione della <Akbank> e in base alla stessa intesa la <Universal Trading>, che detiene il 35% della <Sabanci Bank Plc>, venderà la propria quota. Il prezzo di vendita delle azioni non è stato ancora determinato e l'operazione dovrà attendere il nulla osta dell'Autorità per i Servizi Finanziari britannica.

LA CLASSIFICA DELLA BORSA DI ISTANBUL
Secondo uno studio della Federazione Mondiale delle Borse, nonostante le recenti turbolenze che hanno influenzato l'andamento dei mercati finanziari in Turchia, nell'ultimo anno la Borsa di Istanbul è risultata essere la settima in termini di guadagno pur avendo registrato una perdita del 13.1%. Solo la Borsa di Buenos Aires ha subito una perdita simile, seguita da quelle di Bombay (-13.7%) e Bogotà (-18.3%).

ACQUISIZIONE <YAPI KREDI>

L'Amministratore delegato della Finanziaria <Koc>, Kemal Kaya, ha recentemente reso noto che il processo di acquisizione da parte della <Yapi Kredi>, una banca privata fondata nel 1994, di <Kocbank>, avviata nel settembre 2005, si concluderà entro quest'anno facendo così della <Yapi Kredi> la quinta banca per grandezza in Turchia. Un team di venti esperti sta lavorando da tempo al processo di integrazione operativa dei due istituti, occupandosi del ricollocamento e della formazione del personale che lavora nelle filiali esistenti e nei nuovi 30 uffici aperti quest'anno, mentre si prevede che altre 100 filiali saranno inaugurate nei prossimi tre anni. 

 

PRIVATIZZAZIONI
La 13ma Corte del Consiglio di Stato ha sospeso la privatizzazione del 46.12% delle acciaierie <Erdemir>, aggiudicate lo scorso ottobre al Fondo di Solidarietà dell'Esercito (<Oyak>) accogliendo la richiesta a suo tempo presentata dall'Unione delle Camere degli Ingegneri e degli Architetti che si era opposta alla vendita, reclamando che la Commissione sulla Competitività non aveva rispettato la normativa in fase di approvazione dell'operazione. Secondo il presidente della Camera degli Ingegneri Meccanici, Emin Koramaz, la <Erdemir> deve essere ora restituita allo Stato e lanciata una nuova gara. Nel frattempo la Borsa ha sospeso la trattazione dei titoli della <Erdemir> che, si ricorda, era stata venduta all'<Oyak> per la somma di $2.77 miliardi. L'Amministrazione per le Privatizzazioni (<Oib>) potrà ora appellarsi alla decisione della Corte il cui verdetto concerne sostanzialmente l'approvazione della vendita da parte del Consiglio Supremo per le Privatizzazioni (<Oyk>). Per gli analisti del settore l'accaduto, che ha suscitato non poche perplessità sull'attuazione del programma di privatizzazioni in corso nel Paese, non dovrebbe comunque tradursi nella cancellazione della vendita.

 

INDICATORI MACROECONOMICI
 - Crescita del Pnl nel 2005: 7.7%; gen. - marzo 2006: 6.3%
 - Inflazione  annua (prezzi al consumo): 7.72% (2005); 10,1% (giugno 2006)
 - Interscambio con l'Italia nel 2006 - gen - maggio - (dati Ice): 6.1 miliardi di dollari, con esportazioni verso l'Italia pari a  2.8 miliardi di dollari (+ 25,6% rispetto al corrispondente periodo del 2005) ed importazioni dall'Italia pari a 3.3 miliardi di dollari (+11,6 % rispetto al corrispondente periodo del 2005).

A cura di: Simona De Martino, Capo dell'Ufficio Economico e Commerciale dell'Ambasciata d'Italia in Turchia; Gianmarco Macchia, vice-capo dell'Ufficio Economico e Commerciale; Roberto Luongo, direttore dell'Ufficio Ice di Istanbul. Redazione: Tiziana Staffolari, collaboratore economico e finanziario
03.08.2006

 

 

ITALIA-TURCHIA/MEF: CONCLUSIONE FORMALE
DEL PROGETTO COLLABORAZIONE SU APPALTI

Mef

Lo ha reso noto il nostro ministero dell'Economia in un comunicato pubblicato sul sito www.tesoro.it. Il finanziamento da parte dell'Unione Europea con un budget di 1.3 milioni di euro. Il convegno di Ankara sul tema: "Tendenze del public procurement nel processo di integrazione". Consigliere del "gemellaggio" Giancarlo De Stefano.

Si è concluso formalmente il progetto di gemellaggio tra Italia e Turchia dedicato al rafforzamento del sistema turco degli appalti pubblici. Lo fa sapere il ministero dell'Economia in un comunicato pubblicato sul sito www.tesoro.it, dove si annuncia che sarà avviato un progetto analo