Arretrati 

Anno 7° N.23

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ATTUALITA'

PATTI CHIARI

Carlo_Pelanda

 

Una attenta analisi del giornalista Carlo Pelanda de <Il Foglio> sulla Turchia. Il rischio è quella di perderla se UE ed anche il Vaticano non le vanno incontro.

Il_FOGLIOTroppi politici e analisti europei sottovalutano la rilevanza prospettica della Turchia nello scenario di contenimento dell'islam. La sua adesione all'UE, infatti, è considerata dai più questione che si può rimandare e trattare con linguaggio nominale: un lungo percorso, dai 10 ai 15 anni, di condizioni che Ankara dovrà rispettare, ma senza un impegno del tipo: "Se le rispetti tutte, poi sicuramente entri". Il linguaggio sostanziale, invece, dice: "Intanto rispettatele, poi vedremo". Tale ambiguità sta destabilizzando il sistema turco perché non permette di ancorarlo a un futuro certo. La Lira è in crisi di svalutazione non solo per disordine inflazionistico interno - brillantemente contenuto da un'ottima gestione della Banca Centrale - ma anche perché il mercato ritiene che alla fine Ankara non sarà mai parte dell'euro-sistema. Nessun problema immediato: la Turchia sta aumentando le esportazioni e dando lavoro alla gente grazie alla svalutazione e il Fondo Monetario, su istruzione statunitense, ha appena varato un prestito di sostegno dal grande valore "fiduciante": l'inflazione sarà contenuta, l'economia verrà ordinata e la Turchia resterà un pilastro della Nato e dell'Occidente. Tuttavia, nei think tank più attenti alla materia si ritiene che l'America, alla lunga, non ce la farà da sola a tenere Ankara entro il perimetro occidentale. La Turchia è esposta a una crescente pressione islamizzante che può essere contrastata solo con l'inclusione nell'Europa pur progressiva e condizionata. Il punto è che la Turchia sta diventando il nuovo campo di battaglia tra jihadisti e occidentali e l'Europa deve decidere se combattere o mollare, arretrando il fronte. La decisione è tra delegare alla Turchia una parte della guerra contro gli arabi-islamici, ripristinando l'antico ruolo dell'Impero ottomano, in cambio dell'entrata in Europa oppure darla per persa. A chi non coglie tale criticità va ricordata una frase di Osama bin Laden nel 2001. Disse che stava per finire un periodo di 80 anni di umiliazione per l'islam. Fece preciso riferimento a quando Kemal Ataturk, nel 1924, abolì il Califfato ottomano. Ed è suo progetto prioritario il ripristinarlo a partire da Istanbul, trampolino per l'islamizzazione dell'Europa. Ma i politici europei non decideranno. Pertanto questa rubrica chiede al Vaticano, centro pensante dell'occidente insieme agli Usa, di valutare se sia il caso di avviare un serio, e risolutivo, lobbying pro-Ankara a Bruxelles in cambio dell'impegno turco di lavorare per l'occidente e di tutelare i sacerdoti cristiani. (Carlo Pelanda/Il Foglio)
22.07.2006

GLI OBIETTIVI DELLA PRESIDENZA FINLANDESE

Tra i vari impegni assunti da Helsinki vi è l'allargamento dell'Unione europea alla Turchia. L'atteggiamento di Matti Vanhanen.

Gli obiettivi che si è proposto il Governo finlandese per il suo semestre di presidenza dell'UE, pur tralasciando lo spinoso tema della Costituzione Europea, risultano essere estremamente delicati per il futuro delle istituzioni comunitarie e di tutti i Paesi membri.
Tra i vari impegni assunti dalla Finlandia, particolare attenzione merita quello che probabilmente sarà il tema caldo di questo autunno: l'allargamento dell'Unione Europea alla Turchia.
Recep Tayyip Erdogan, il premier turco artefice del lungo percorso di avvicinamento all'UE, troverà, senza dubbio, nella Finlandia un partner più costruttivo di quanto lo sia stato l'Austria nel corso del suo semestre di presidenza appena concluso. Già nel 1999, infatti, durante la sua prima presidenza dell'UE, la Finlandia aprì uno spiraglio alla mermbership di Ankara.
Il Primo Ministro finlandese, Matti Vanhanen, dopo aver confermato il suo sostegno all'ampio processo d'allargamento conclusosi nel Maggio 2004, ha dichiarato che l'accesso della Turchia è nelle mani dello stesso Governo di Ankara, concordando con l'analisi del Commissario per l'Allargamento Olli Rehn, secondo cui è necessario che la Turchia apra i propri porti e aeroporti ai traffici provenienti da Cipro e continui nel suo cammino riformatore.
La presidenza finlandese, quindi, sembra decisa a contrastare l'atteggiamento assunto da alcuni Paesi membri pregiudizialmente contrari ad ulteriori allargamenti dell'Unione: nonostante i possibili veti di Francia, Grecia, Austria e Cipro all'ingresso della Turchia, Matti Vanhanen ha infatti ribadito che qualsiasi Paese europeo che condivida i valori dell'Unione e rispetti i criteri di Copenaghen deve poter avere la possibilità di diventare un membro a tutti gli effetti dell'UE. (Francesco Fusaro/Notizie radicali)
22.07.2006

 

I CINQUE PUNTI

Il_premier_turco_Erdogan_mentre_stringe_la_mano_al_presidente_turco-cipriota_Talat

 

Grazie alla mediazione del vice-segretario generale Onu, Ibrahim Gambari, raggiunto un accordo tra Mehmet Ali Talat e Tassos Papadopolulos per l'avvio di trattative di pace a Cipro.

Ibrahim_GambariIl Governo greco ha dato il proprio imprimatur all'ultimo sforzo delle Nazioni Unite per far ripartire colloqui tra greco-ciprioti e turco-ciprioti tesi a riunificare l'isola di Cipro, divisa dal 1974 in seguito ad un'invasione militare turca. Sabato 9 luglio, nella "zona cuscinetto" di Nicosia sotto controllo Onu, i leader delle due parti, il presidente greco-cipriota Tassos Papadopoulos ed il premier turco-cipriota Mehmet Ali Talat, grazie alla mediazione del vice-segretario generale dell'Onu Ibrahim Gambari, hanno raggiunto un accordo in cinque punti per riavviare il processo di pace interrotto due anni fa.
In base a questo accordo, i colloqui avranno inizio a fine luglio e - dopo un primo periodo di bassa intensità in cui sarà toccata una serie di problemi preliminari legati al conflitto - dovrebbero proseguire con la prospettiva di sfociare in trattative di pace vere e proprie.
L'inizio dei negoziati dovrebbe inoltre contribuire a sbloccare una serie di intralci intervenuti nel processo di adesione della Turchia all'UE in quanto Ankara non intende sinora riconoscere Cipro, dal 2004 membro dell'Unione Europea.
"Ci auguriamo di vedere l'inizio di trattative concrete sulle questioni politiche in parallelo con le discussioni riguardanti le misure per rafforzare la fiducia reciproca. Per ora ritengo che questo avvio sia molto utile", ha detto il Primo Ministro greco Costas Karamanlis al termine di un incontro con Papadopoulos, arrivato nei giorni scorsiad Atene per colloqui anche con il presidente della Repubblica Karolos Papoulias, con il ministro degli Esteri Dora Bakoyannis e con i leader dei principali partiti politici del Paese.
Papadopoulos e Talat non si incontravano dall'aprile del 2004, quando un piano di riunificazione dell'isola proposto dal segretario generale dell'Onu, Kofi Annan, fu sottoposto a referendum e approvato dall'etnia turca ma respinto da quella greca. L'esito del referendum fece sì che entrasse nell'UE solo la Repubblica di Cipro (la parte greca) e non tutta l'isola.
L'annosa questione della divisione di Cipro rappresenta un serio ostacolo nelle trattative per l'ingresso della Turchia nell'UE, avviate lo scorso ottobre, nelle quali è cresciuta la pressione su Ankara affinché riconosca il governo di Nicosia, (l'unico riconosciuto a livello internazionale) e apra porti e aeroporti alle merci e ai passeggeri greco-ciprioti. (Denaro.it)
22.07.2006

 

"NO A CONCESSIONI"

Il_premier_Erdogan

 

Così si è espresso il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan a proposito dell'annosa questione relative ai negoziati per la riunificazione di Cipro.

Prime Minister Recep Tayyip Erdoğan reiterated yesterday that the government's priority was the lifting of sanctions imposed on the Turkish Cypriots, stressing that Turkey was not prepared to make any concessions in its dispute over the decades-long divided island.
"Our main priority is the lifting of the unjust restrictions and isolation of the Turkish Republic of Northern Cyprus (Kktc). No one should expect concessions from us on this issue," Erdoğan told reporters in Ankara before his departure for the Kktc where he will attend the July 20 celebrations in honor of the anniversary of the 1974 Turkish intervention to stop Greek Cypriot attacks on Turkish Cypriots.
Erdoğan said the Turkish side did its best for a long-lasting, fair and comprehensive solution to the Cyprus problem by fully supporting the U.N. efforts to reunify the island.
"We will pursue our constructive approach towards a comprehensive settlement based on the political equality of the two sides," he said. "Turkey is the side which sincerely wants a solution."
Turkey is under pressure from the European Union to open its ports and airports to the Greek Cypriot traffic by the end of this year but Ankara refuses to do so unless the international isolation of the Kktc is eased.
The Cyprus stalemate has threatened to derail Ankara's EU accession process, with Brussels warning of suspension of talks if Ankara does not quickly move to normalize its relations with Greek Cyprus.
Ankara says the EU demand is unfair because the Turkish Cypriots voted for a U.N.-backed plan for reunification with Greek Cypriots, which turned down the plan in a 2004 referendum. Soon after their rejection of the plan, Greek Cypriots unilaterally joined the EU. 
"We fulfilled our responsibilities. The international community should lift the unfair restrictions [on the Kktc] without delay," Erdoğan told a press conference at the Kktc's Ercan Airport.
Erdoğan also said Ankara welcomed a recent U.N. hosted meeting between Kktc President Mehmet Ali Talat and Greek Cypriot leader Tassos Papadopoulos.
Earlier this month, Talat and Papadopoulos had a rare meeting and agreed to work toward the island's reunification for the first time since the failure of the U.N. blueprint.
The two leaders agreed on a plan that would start two-tier negotiations -- one tackling everyday issues to build confidence and the other dealing with more serious political disputes including territorial and power sharing arrangements in a federal state.
Peace, freedom celebrations start in Kktc:

This year's high profile ceremonies mark a change of attitude on the part of the Justice and Development (Akp) government, which has been growingly discouraged with the lack of concrete steps from the West to fulfill promises to ease sanctions imposed on the Kktc. Erdoğan earlier said Turkey would not open its ports and airports even if this would mean a halt in entry negotiations with the EU.  The prime minister is scheduled to have talks with senior Kktc officials including President Mehmet Ali Talat, Prime Minister Ferdi Sabit Soyer, as well as former Kktc President Rauf Denktaş as part of his three-day stay in the Kktc.  The peace and freedom celebrations in the Kktc officially started yesterday with a 21-gun salute and a speech delivered by Talat.  
"We want peace in Cyprus. We want peace at home and in the world. My people and me as the president of the Kktc want to create a peace bridge between the Turks and Greeks in the eastern Mediterranean. We don't want much other than our basic rights and freedoms just like some other communities," Talat said. 
The Kktc president said resolving the Cyprus problem was his mission.
"The day when we attain fair and long-lasting peace and when we leave future generations a European and peaceful country where they can stand on their own feet, Turkey's effective peace initiative that started 32 years ago will have reached its goal," he said. 
The Turkish military's intervention more than three decades ago aimed to protect the Turkish Cypriot minority following an Athens-engineered Greek Cypriot coup in Nicosia that was designed to unite the island with Greece.
Although the coup eventually failed, Ankara has continued to deploy some 30,000 troops in the north, on the grounds that there has not yet been a permanent settlement to reunite the island. Greek Cypriots mark the intervention a "black anniversary". (Turkish Daily News)
22.07.2006

 

L'ULTIMATUM DI BARROSO

Josè_Manuel_Barroso

 

Per il presidente della Commissione europea sarebbero gravi lr conseguenze se Ankara non aprisse porti ed aeroporti a navi ed aerei greco-ciprioti.

Ultimatum di Josè Manuel Barroso alla Turchia: i colloqui per l'accordo di stabilizzazione e associazione all'UE procedono nella giusta direzione, ma la questione di Cipro è un ostacolo che va rimosso dai binari.
Il presidente della Commissione europea ha definito "incoraggiante" l'incontro che il leader turco-cipriota Mehmet Ali Talat ha avuto con il presidente greco- cipriota, Tassos Papadopulos, il primo in due anni.
"In linea generale, i negoziati sono sul binario giusto" ha detto Barroso, secondo il quale, però, la mancata applicazione da parte di Ankara del protocollo che prevede l'apertura dei porti turchi al traffico cipriota "avrebbe gravi conseguenze".
"Ovviamente la soluzione di questa questione renderebbe le cose più semplici per l'avanzamento dei nostri negoziati" ha detto ancora il presidente della Commissione, "anche se non si tratta di due faccende strettamente legate". (da Adnkronos)
22.07.2006

 

"UN GESTO NETTO"

Massimo_D%27Alema

Il nostro ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, ha ricordato ad Ankara il rispetto degli impegni in relazione a Cipro e all'Unione doganale firmata con gli Stati membri dell'UE.

La situazione dei negoziati di adesione tra UE e Turchia "richiede da parte turca un gesto netto e coerente nel senso del rispetto degli impegni che ha assunto con l'Europa". Lo ha detto, durante una conferenza stampa a Bruxelles, il ministro degli Esteri Massimo D'Alema riferendosi al mancato riconoscimento da parte di Ankara della Repubblica di Cipro.
Da diverse settimane la questione del mancato accesso delle navi e aerei ciprioti in territorio turco, in violazione dell'unione doganale firmata dalla Turchia con tutti gli Stati membri UE, incombe sull'avanzamento dei negoziati tra Ankara e Bruxelles. D'Alema ha ricordato che il 12 giugno, in occasione dell'apertura (e contemporanea chiusura) del primo capitolo negoziale sulla 'scienza e ricerca', "noi ci siamo adoperati per evitare che questa questione potesse diventare la ragione per bloccare il megoziato". "Sinceramente - ha continuato il vicepremier - ci sembrava in quel momento un pretesto".
Ma D'Alema ha ammonito che a ottobre, quando la Commissione europea presenterà il proprio rapporto annuale sui progressi della Turchia, la questione doganale "si presenterà non come un pretesto, ma come valutazione oggettiva" e quindi "è evidente che la Turchia deve mantenere gli impegni che assume altrimenti tutto diventerà più difficile e c'è il rischio che lo stesso negoziato subisca una battuta d'arresto".
Il ministro ha comunque ribadito che L'Italia "è da sempre favorevole al negoziato con la Turchia" perché "riteniamo che questo abbia un grande valore per l'Europa e la Turchia, sapendo che si tratta di un processo lungo e complesso". (
ApCom)
22.07.2006

DIFFICOLTA'

Giorgio_Napolitano

 

Per il nostro presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, l'ingresso della Turchia in Europa è problematico.

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano  non vede grossi ostacoli per l'adesione alla UE di Bulgaria e Romania, anche perché i Balcani sono parte dell'Europa. Più problematico invece a suo avviso si prospetta l'ingresso nell'Unione Europea della Turchia.
In dichiarazioni alla <Frankfurter Allgemeine Zeitung>, Napolitano afferma di considerare l'euro-scetticismo un fenomeno provvisorio, e crede che l'allargamento verso est sia irreversibile.
''Ora tocca alla Bulgaria e alla Romania. E sono del parere che i Paesi dei Balcani appartengano all'Europa e debbano avere una prospettiva di adesione'', ha detto Napolitano. ''Più spinosa - ha aggiunto - è la questione dell'ingresso della Turchia nella UE. Qui la prospettiva è più lunga e più incerta''.(Ansa)
Stupisce assai questo intervento del nostro Capo dello Stato, assai dubbioso sull'ingresso della Turchia in Europa. Stupisce soprattutto per due motivi: intanto perché si fa un confronto con Romania e Bulgaria, Paesi che proprio nei giorni scorsi sono sono messi sotto osservazione dalla stessa Bruxelles per la scarsa volontà di adeguamento a quelli che sono in termini economici i parametri imposti dall'UE (cosa significhi poi essere parte integrante dell'Europa- come ha osservato Napolitano - non lo comprendiamo proprio); secondariamente perché non molti mesi fa, e più precisamente alla fine del novembre scorso, il precedente presidente della Repubblica italiana Carlo Azeglio Ciampi, nella sua visita ad Ankara e ad Istanbul, aveva usato valutazioni completamente diverse da quelle di Napolitano.
22.07.2006

 

UNITA' DI INTENTI

Il segretario di Stato Usa, Condoleeza Rice, ed il ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul, hanno messo a punto un documento che indica la visione comune sui futuri sviluppi delle relazioni tra i loro Paesi.

Il segretario di Stato Usa Condoleezza Rice ed il ministro degli Esteri turco Abdullah Gul hanno annunciato la messa a punto di un documento che indica la visione comune sui futuri sviluppi delle relazioni tra Stati Uniti e Turchia.
In una conferenza stampa, al termine di un loro incontro, a Washington, Gul ha affermato che ''questa visione condivisa permetterà ai nostri Paesi di condurre consultazioni più vicine e frequenti a numerosi livelli; ci darà una struttura per dialogare; ci consentirà di affrontare con più efficacia questioni di rilevanza bilaterale, regionale e internazionale''.
La Rice ha sostenuto che ''a volte è importante fare un passo indietro dalle questioni quotidiane per guardare ai rapporti più generali e ricordare a noi stessi e ai nostri popoli che questi rapporti sono ampi, profondi e basati su valori e interessi strategici. E questo è proprio ciò che il documento ci permette di fare''.
Il ministro turco ha sottolineato come il testo comune non implichi una linea di azione, né delle direttive precise, ma sia più in generale una guida per un processo di dialogo intenso su differenti livelli tra Usa e Turchia.
Gul ha rilevato che Usa e Turchia hanno una lunga tradizione di buoni rapporti, fondata su una comune visione dello sviluppo democratico e dell'economia di mercato. Per il ministro, ''il documento non è altro che un modo per definire questa visione comune su carta e condividerla con gli altri" (Ansa)
22.07.2006

 

 

...MA CRESCONO ANCHE SENTIMENTI ANTI-OCCIDENTALI

 

La questione di Cipro, lo scetticismo esibito da alcuni Stati dell'UE sulle trattative per l'adesione turca e il sostegno americano alla politica israeliana mettono in crisi l'euro-entusiasmo dei turchi, come denuncia il ministro degli Esteri Abdullah Gul

In Turchia, all'interno della classe liberale, stanno diffondendosi pericolosi sentimenti antieuropei e antiamericani. È questo l'allarme lanciato dal ministro degli Esteri di Ankara, Abdullah Gul, intervistato dal <Financial Times>. "Se i giovani, gli studenti e le persone dinamiche modificano approccio, se i loro sentimenti cambiano, questo non è positivo", ha spiegato il capo della diplomazia turca al foglio economico londinese. A determinare il tutto, secondo Gul, sarebbero lo scetticismo di Bruxelles e degli Stati membri dell'UE nei confronti dell'accesso turco e la politica americana in Medio Oriente. L'aperto sostegno di Washington all'invasione del Libano da parte di Israele può avere ripercussioni pericolose sulla società civile turca. Allo stesso modo, i ripensamenti europei sull'allargamento e la difficoltà riscontrata nel risolvere la questione cipriota (che ha rischiato di fare saltare, da subito, le trattative per l'adesione) potrebbero "innervosire" la società civile turca, una buona fetta della quale è da anni sostenitrice dell'integrazione europea del Paese.
Gul ha tirato poi un'altra stoccata all'amministrazione americana, sostenendo che Stati Uniti e Iraq devono intervenire nel nord del Paese mesopotamico, per evitare che le milizie curde del sud della Turchia ricevano armi e finanziamenti dal Kurdistan e per "francobollare" la frontiera. "Questo è molto pericoloso. Non possiamo tollerarlo e potremmo intervenire, sfruttando gli strumenti che ci vengono riconosciuti dal diritto internazionale", ha sottolineato Abdullah Gul. (Quadrante Europa)
22.07.2006


 

PIANO PER DISTRUGGERE LE BASI DEL PKK

Guerriglieri_curdi

Lo ha stilato il comando generale delle Forze militari turche e prevede l'invio di 50 mila soldati nel Nord dell'Iraq per combattere i terroristi del Pkk.

Il comando generale delle forze militari turche ha stilato un piano che prevede l'invio di 50mila soldati nel nord dell'Iraq per ''distruggere le basi usate dai guerriglieri del Partito dei lavoratori curdi (Pkk)'', secondo quanto ha riferito la <Cnn> turca.
Il piano prevede operazioni a breve termine, con incursioni aeree sulle basi del Pkk nell'area montana di Kandil e un intervento nel lungo periodo con i 50mila soldati che supererebbero di oltre 60 chilometri il confine tra i due Paesi. Nei giorni scorsi 15 militari turchi sono rimasti uccisi nei violenti scontri contro i militanti del Pkk, considerato una organizzazione terroristica da Turchia, Stati  Uniti e Unione europea. (Adnkronos)
22.07.2006

 

BOTTA E RISPOSTA
Abdullah_Ocalan

 

Il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha risposto in modo duro all'ambasciatore Usa che metteva in guardia Ankara da qualsiasi offensiva contro il Pkk nell'Iraq nel nord.

Il_premier_turco_Erdogan"Il terrorismo è terrorismo, in qualunque angolo del mondo. Non è possibile accettare determinate cose per un Paese e ritenerle inaccettabili per un altro. Il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) non è solo un problema dell'Iraq del Nord, è anche un problema europeo e della Turchia"
La Turchia non ci sta - Il premier turco Racep Tayyip Erdogan risponde così a Ros Wilson, ambasciatore Usa in Turchia, il quale aveva dichiarato in un'intervista che "Washington mette in guardia Ankara dallo svolgere qualsiasi operazione militare entro i confini iracheni per colpire i ribelli del Pkk, nel nord dell'Iraq". Il rappresentante degli Usa in Turchia aveva sottolineato che il suo Paese aveva più volte ribadito che un'azione militare unilaterale da parte di Ankara non sarebbe stata accettata. Erdogan ha risposto subito, accusando gli Stati Uniti di usare due pesi e due misure rispetto alla lotta al terrorismo nel mondo. Un eventuale attacco da parte dell'esercito turco in territorio iracheno non sembra all'ordine del giorno, ma la tensione al confine tra i due Paesi è molto alta. Il Pkk, nel 1984, ha iniziato la lotta armata per la secessione di alcune regioni del sud-est, quelle dove i curdi sono la maggioranza, e il conflitto tra l'esercito turco e i separatisti curdi ha causato la morte di circa 35mila persone. A giugno del 2004, il Pkk ha dichiarato la fine della tregua che durava dall'arresto del suo leader Abdullah Ocalan, nel 1999. Ma è nell'ultimo anno che il conflitto è tornato ai livelli di 10 anni fa. Da più di 10 anni Ankara mantiene circa 1.500 militari delle forze speciali al confine con l'Iraq. A gennaio 2006 il Governo turco ha deciso di aumentare di 40mila unità il contingente militare nella zona curda, al confine con l'Iraq, portandolo a 220mila uomini, allarmando l'Iraq che in questo momento non può permettersi una crisi con i curdi, l'unica delle tre principali comunità irachene a non essere sul piede di guerra, come i sunniti e gli sciiti. Il resoconto degli episodi dell'ultimo mese è indicativo del livello dello scontro.
Gli Usa nel mezzo - Il 23 giugno le forze di sicurezza turche hanno ucciso otto membri del Pkk in uno scontro a fuoco nel sudest della Turchia, nella provincia di Hakkari, vicino al confine con l'Iraq. Il Governo turco denuncia che vi sono basi di guerriglieri del Pkk nel Kurdistan iracheno. Il 30 giugno due soldati turchi sono rimasti uccisi e altri cinque altri feriti in seguito ad un attacco sferrato da ribelli del Pkk ad una caserma della gendarmeria nella provincia di Bingol in Turchia orientale. Il 6 luglio un uomo rimane rimasto ucciso in seguito all'esplosione di un'autobomba a un posto di guardia della polizia turca in un villaggio della provincia di Diyarbakir, massimo centro della zona curda. L'11 luglio due poliziotti turchi sono rimasti uccisi nel corso di un attacco armato nei pressi della città orientale turca di Sirnak, vicina al confine tra la Turchia e l'Iraq e il 13 luglio 5 soldati turchi sono morti e altri cinque sono rimasti feriti dall'esplosione di una mina nella regione orientale di Bitlis.
Il bilancio di una vera e propria guerra. Il Governo turco è furibondo e sotto la pressione dell'opinione pubblica interna. Il premier Erdogan minaccia di porre fine alla questione del Pkk attaccando le basi curde nel Kurdistan iracheno dove, dopo la caduta di Saddam, i curdi godono di un'autonomia totale. Hoshyar Zebari, ministro degli eEteri iracheno, il 6 luglio scorso, ha messo in guardia la Turchia dal compiere qualsiasi incursione militare nei territori dell'Iraq settentrionale per contrastare i guerriglieri curdi attestati in quella zona, e alle sue parole sono seguite le dichiarazioni dell'ambasciatore Wilson. La reazione di Erdogan è indicativa però di un malessere della Turchia che, di fronte alla contesa tra due alleati importanti, solo Washington sembra poter dirimere. Con l'Iraq, il Libano e la Palestina in fiamme, la diplomazia Usa non ne sentiva il bisogno. (Christian Elia/Peacereporter)
22.07.2006

DEUTSCHE BANK: ANKARA PERDE LA PAZIENZA

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Analisi del potente gruppo bancario sulla Turchia che ipotizza un intervento armato delle Forze militari turche in Iraq.

In Turkey the government and the Armed Forces are about to lose patience with the Kurdistan Workers' Party (Pkk), a terrorist organization based in northern Iraq, says Deutsche Bank, a German origin international investment bank.
In an analysis, Deutsche Bank pointed out that terrorist attacks in recent days topped the agenda of the Turkish Cabinet in its meeting on Monday, which decided on a probable cross-border military operation.
Turkey asked the Iraqi government and the United States to cooperate in its fight against the PKK in northern Iraq, the bank indicated. "Both the Turkish government and the Armed Forces ...are about to lose patience with the PKK. It is probable that the operation in northern Iraq will take place following the annual routine changes at the top of the chain of command in the Turkish Armed Forces in August. The operation is expected to cover both domestic and cross-border terrorist targets," the Deutsche Bank said in its analysis.
Within this framework, the anti-terror fight has resurfaced and taken the place of the economy in Turkey's new agenda, the German bank remarked. One example that proves this new situation in Turkey is that the withholding tax applied to foreign investment has not yet been removed by the government despite widespread expectations, Deutsche Bank argued in its analysis. (Turkish Daily News)
22.07.2006

 

LE CREDENZIALI

Dscf6729   Dscf6732

 

Prima missione ad Ankara del nuovo ambasciatore di San Marino, Giorgio Girelli, nella terra della Mezzaluna. L'incontro con il Capo dello Stato Ahmet Necdet Sezer.

Dscf6727Si è conclusa la prima missione in Turchia dell'ambasciatore della Repubblica di San Marino Giorgio Girelli, il primo nella storia dei rapporti tra i due Stati dopo la firma del trattato, avvenuta nel 2005, con il quale  i due Paesi stabilirono di elevare appunto al rango di ambasciate le rispettive relazioni. Nel corso di una suggestiva cerimonia Girelli ha infatti presentato le lettere credenziali dei "Capitani Reggenti della Serenissima Repubblica di San Marino a Sua Eccellenza Ahmet Necdet Sezer, Presidente della Repubblica di Turchia".  Nel loro documento i Capitani Reggenti Terenzi e Francini hanno tra l'altro fatto presente che "le pregevoli doti che contraddistinguono questo primo ambasciatore sammarinese e la sua dedizione alla causa del Paese sono per noi sicura garanzia che Egli, con la cura che porrà nel solerte adempimento della Sua alta missione, saprà validamente contribuire all'ulteriore sviluppo della buona armonia e dell'amichevole collaborazione fra i due Governi e conciliarsi la stima e la considerazione di Dscf6735Vostra Eccellenza".
Presentate le lettere, l'ambasciatore Girelli ha rivolto al presidente della Repubblica di Turchia  il seguente indirizzo di saluto:
"Signor Presidente,
Le rivolgo il deferente saluto della Repubblica di San Marino e mio personale.
Lo Stato che rappresento si caratterizza da secoli per essere terra repubblicana di libertà, pace e democrazia. Quella libertà e quella pace  che nel secondo dopoguerra la Turchia ha concorso in modo determinante a preservare per l'intero Occidente esponendosi in prima linea con la coraggiosa partecipazione alle alleanze che le circostanze richiesero.
Sono particolarmente onorato di essere il primo ambasciatore, presso la Repubblica di Turchia,  della Repubblica di San Marino, il cui territorio si affaccia sul mare Adriatico, un tempo chiamato Golfo di Venezia. E da allora il ruolo di quel mare, come di tutto il Mediterraneo, è cambiato: da luogo di scontri e di conflitti a sede di pacifici traffici, di incontro e di comprensione tra i popoli. San Marino, per il ruolo di  sollecitazione morale  che  può  esercitare,  apprezza e condivide i propositi europeistici della Turchia , consapevole che essa, quale ponte tra popoli e culture, può efficacemente  contribuire alla  convivenza  pacifica  e collaborativa tra le genti. E sulla base di questo spirito auspico, Signor Presidente,
che la collaborazione tra Turchia e San Marino possa aprirsi e proseguire con proficui risultati e reciproca soddisfazione".
Il presidente Sezer, intrattenendo Girelli a cordiale colloquio, ha risposto con espressioni di apprezzamento, dimostrandosi particolarmente informato sui tratti salienti della Repubblica del Titano ( ne conosce alla perfezione, ad esempio, il movimento turistico) facendo anche riferimento ai comuni interessi con l'ambasciatore Girelli per le materie giuridiche.
Nel corso della sua permanenza in Turchia Girelli ha anche avuto incontri con autorità di governo ed esponenti di enti pubblici e categorie produttive allo scopo di verificare le potenzialità di collaborazione  culturale ed economica tra i due Paesi.
Ad Ankara, alla Unione delle Camere di Commercio turche, un primo colloquio si è svolto  con Rifat Hisarciklioglu e Ismail Koksal, rispettivamente presidente e segretario generale della Unione medesima. 
Al ministero per gli Affari Esteri Girelli ha invece avuto separati incontri con il vice sottosegretario Ahmet Acet e con il vice sottosegretario Ender Arat. I temi trattati hanno riguardato le opportunità offerte da San Marino agli operatori stranieri nonché i pregi culturali e turistici della Repubblica e dei territori limitrofi. Allo Stato di San Marino è  stata pure prospettata l'opportunità di prendere parte al congresso mondiale delle Camere di commercio che si svolgerà appunto in Turchia il prossimo anno nonché agli eventi di cultura e spettacolo che per conto della Unione Europea la Turchia dovrà organizzare prossimamente. 
Sempre nel corso di questi colloqui sono stati affrontati i contenuti preliminari di due schemi di convenzioni internazionali tra i due Paesi sottoposti dall'ambasciatore Girelli alle autorità turche: la prima attiene al divieto delle doppie imposizioni per i rispettivi operatori e la seconda per la promozione e la reciproca protezione degli investimenti. L'ambasciatore di San Marino non ha poi mancato di dare illustrazione dei più recenti provvedimenti legislativi adottati dalla Repubblica del Titano in materia fiscale. Tali atti sono ora al vaglio delle cancellerie dei competenti ministeri della Turchia 
Altri contatti di approfondimento il rappresentante di San Marino ha poi avuto ad Istanbul con esponenti della Tusiad, l'Associazione nazionale degli industriali della Turchia.
Al suo rientro in Italia l'ambasciatore Girelli ha dichiarato: "Mio compito primario è ora riferire  sugli esiti di questo primo contatto alle autorità di governo della repubblica di San Marino ed attendere istruzioni per i successivi adempimenti. Desidero comunque sottolineare la grande cortesia ed il particolare riguardo che in ogni circostanza di questa missione sono stati riservati dalla Turchia a San Marino".
22.07.2006

PRESSIONI SU ERDOGAN

 

Il presidente siriano ha telefonato al premier turco perché questi intervenga su Israele per un cessate il fuoco in Libano.

Il presidente siriano Bashar  Assad ha telefonato al premier turco Recep Tayyip Erdogan per 
chiedergli di fare pressioni su Israele affinché dichiari un cessate  il fuoco in Libano. Lo riporta la <Cnn> turca. Secondo quanto riferito  dall'emittente, Erdogan ha risposto che la Turchia sta lavorando  perché si arrivi alla dichiarazione di un cessate il fuoco e che continuerà a farlo.
Erdogan ha ricevuto la telefonata del presidente siriano a  Cipro, dove si trova per una visita ufficiale alla parte turca  dell'isola. La Turchia ha buone relazioni con tutte le parti coinvolte nella crisi, Israele, Libano e palestinesi, e spesso ha agito da  mediatore nel conflitto mediorientale. (Adnkronos)
22.07.2006

                                              

EVACUAZIONE

Turchi_evacuati_dal_Libano

 

Centosessanta turchi, assistiti dalla propria ambasciata, hanno lasciato precipitosamente il Libano sotto il bombardamento degli israeliani.

Turks have been fleeing from Lebanon -- increasingly under siege from Israeli attacks -- by buses, rented taxis or private cars, news reports said .
Twenty-four people mostly including Turks evacuated Lebanon yesterday by bus through Syria chartered by the Turkish Embassy in Beirut, which is the second journey arranged by the embassy. The first bus carried 34 people including mostly Turkish businessmen and tourists, who crossed into Turkey at the Turkish-Syrian border crossing of Yaylıdere early .
Embassy officials said  160 Turks have returned to Turkey by two buses chartered by the embassy and by private cars since the beginning of the Israeli bombardment. 
Most of the Turks who returned to Turkey were in Lebanon for tourism and business reasons, the officials were quoted as saying by the Anatolia news agency. The same officials also said Turkish citizens living in Beirut would be able to return to Turkey if they established contacts with the Turkish Embassy there. 
If the number of Turks who wanted to return home is high, we'll line up ferries, said embassy officials.
A 19-year-old university student, who returned to Turkey over the weekend by the first bus charted by the Turkish Embassy, said he did not want to return to Lebanon again.
"There is no peace in the Middle East. People there are always on alert," Mehmet Ali Çarpar, who was attending Lebanon's American University, was quoted as saying by Anatolia. 
The Turkish Foreign Ministry advised Turks to postpone travel to Lebanon in light of the conflict, with Foreign Minister Abdullah Gül saying that his ministry was working to enable the return of Turkish citizens in the region. Lebanon remained virtually cut off from the outside world after Israel imposed an air and sea blockade, launched repeated strikes on its only international airport and bombed the main highway to Syria.
Erdoğan speaks tough against Israel:

Prime Minister Recep Tayyip Erdoğan charged that Western powers were "keeping mum" over mounting bloodshed in the Middle East, warning that they would "pay the bill" by facing more terrorist attacks.
"Bombs are exploding, innocent people are being killed, and infrastructures are being destroyed. ... The powerful continue to crush the weak, but unfortunately those who hold the power in the world are keeping mum," Erdoğan was quoted as saying during a ceremony to launch a housing project in the northeastern city of Artvin.
"Those who back global peace (only) with words will sooner or later pay the bill by facing global terrorism. ... This is provoking terrorism," he said.
Erdoğan complained that violence in the Middle East was also damaging U.S. efforts to enhance democracy and human rights in the region, hinting that Ankara might reconsider its role in such initiatives.
He urged the Group of Eight leaders to push for a ceasefire in the crisis and harshly criticized Israeli military offensives.
"I appeal to the G8 countries to make a joint decision that would allow the U.N. Security Council to establish a ceasefire. ... They have to work this out," he said.
The leaders of the G8 nations -- Britain, Canada, France, Germany, Italy, Japan, Russia and the United States -- gathered in Saint Petersburg on Saturday for a summit expected to tackle the turmoil.
Israel launched the strikes in retaliation to the capture of two of its soldiers by the Lebanese Shiite group Hezbollah last week and another soldier by Palestinian militants in Gaza on June 25.
"If the abduction incident in Palestine is negative, responding to it with disproportionate force is worse," Erdoğan said. "Nothing can justify the showering of bombs on innocent civilians and the merciless destruction of cities."
"The children of Palestine are as precious as those of Israel," he said, as several people from the crowd he was addressing shouted "Down with Israel."
Turkey, one of Israel's few Muslim allies, sought to mediate in the early stages of the crisis when it sent a special envoy to Syria for talks with President Bashar Assad in a bid to convince Damascus to use its influence over Hamas to secure the release of the Israeli soldier.
Lebanon asks for Turkish mediator for a ceasefire:

Erdoğan spoke by phone with his Lebanese counterpart, Fuad Saniora, who requested Turkish mediation for a cease-fire to end the spiraling violence in the Middle East, an official said.
The prime minister told Saniora Turkey would "make every kind of contribution" for a cease-fire, Erdoğan's spokesman, Akif Beki, was quoted as saying by The Associated Press, but gave no further information.
Palestinian prime minister slams 'world's silence'

Palestine's Prime Minister Ismail Haniya said the international community has descended into "unprecedented silence" over raging turmoil in the Middle East and Israeli "cruelty" against the Palestinians, in remarks published in a Turkish daily yesterday.   "The world is in a very strange state of silence. ... It seems the people do not wish to see this cruelty," he said in an interview with the mass-circulation daily Sabah.  Haniya, however, said he kept his hopes high that "humankind will one day hear the voice of its coscience." (Turkish Daily News)
22.07.2006

SPESE MILITARI

 

La Turchia è il quinto Paese in Europa ed il quarto nel Medioriente ad investire di più in questo particolare settore.

La Turchia è il quinto Paese In Europa ed il quarto in Medioriente che spende di più per gli apparati militari. Il denaro investito ammonta a circa 10 miliardi di dollari all'ano. Nel MO, lo Stato che investe maggiori risorse sul militare è l'Iran con una spesa di 37 miliardi di dollari. (ApCom)
22.07.2006

 

CRONACA

LA RICHIESTA

E' quella fatta dall'Unione Europea alla Turchia per l'abolizione di un articolo del codice penale sui reati di opinione.

L'Unione Europea ha chiesto alla Turchia di abolire un articolo del codice penale che prevede il carcere per chiunque offenda il senso di appartenenza alla nazione. I giornalisti turchi protestano da tempo contro questa norma e sono arrivati a imbavagliarsi per far capire che non possono svolgere come si deve il proprio mestiere a causa del controverso articolo. (AprileOnline.it)
22.07.2006

 

 

CONDANNA CONFERMATA PER UN GIORNALISTA

Il_giornalista_turco_Hrant_Dink

Si tratta di Hrant Dink ritenuto colpevole anche dalla Cassazione turca di avere offeso l'identità della nazione. La questione armena.

E' stata confermata dalla corte di Cassazione turca la condanna a sei mesi di reclusione, con la condizionale, per il giornalista turco di origini armene Hrant Dink, ritenuto colpevole di avere offeso l'identità turca.
Dink era stato autore di un articolo dedicato ai massacri degli armeni del 1915-1916 all'epoca degli ultimi Governi ottomani, subito dopo era stato condannato in primo grado da un Tribunale di Istanbul nell'ottobre del 2005 per un articolo pubblicato nel febbraio 2004 sulla sua rivista bilingue turco-armena <Agos>.
All'interno, il noto giornalista faceva appello al popolo armeno di ''volgersi verso il sangue nuovo dell'Armenia indipendente e di liberarsi così del peso della diaspora armena nel mondo, che si riconosce nel culto della memoria del passato, tra cui quella che per gli armeni è stato il primo genocidio del XX secolo, costato 1.5 milioni di morti".
In appello la sentenza di condanna per Dink era stata annullata per vizi di procedura ma la Cassazione l'ha confermata e Dink resta libero, ma dovrà scontare la pena a sei mesi, se nei prossimi cinque anni commetterà un reato analogo.
Dink, infatti, è sotto un altro procedimento giudiziario per ''tentativo di influenzare la giustizia'', un reato che prevede fino a tre anni di reclusione, per avere commentato negativamente la propria condanna a sei mesi in base ad un articolo del codice penale, il 301, che punisce le ''offese alla turchità''.
L'aspetto singolare della condanna di Dink è che il suo articolo mirava soprattutto a cercare nuove ragioni di amicizia tra turchi ed armeni ''guardando più al futuro che al passato''.
La questione della deportazione e dei massacri degli armeni del 1915-16 è particolarmente sensibile in Turchia, dato che Ankara respinge con forza la definizione di ''genocidio'' attribuita a quei massacri dagli armeni e da diversi Parlamenti europei, tra cui quello di Strasburgo, il quale ha chiesto ad Ankara di riconoscere quei massacri come "genocidio". (Ansa)
22.07.2006

LA DELUSIONE DI OLLI REHN

Il_Commissario_UE_Olli_Rehn

Il Commissario UE all'Allargamento ha criticato la sentenza della cassazione turca che ha condannato un giornalista per reati di opinione.

Il commissario all'Allargamento Olli Rehn si è detto ''deluso'' dalla sentenza della Corte di Cassazione della Turchia che ha confermato la condanna al carcere per Hrant Dink, il giornalista accusato di aver insultato la ''turchità '' in base all'articolo 301, lo stesso per cui fu incriminato, e poi prosciolto, il noto scrittore Orhan Pamuk.
''Questa sentenza limita l'esercizio della libertà di espressione in Turchia'', ha affermato Rehn in una dichiarazione ufficiale, aggiungendo che ''è tanto più preoccupante dal momento che ci sono molti altri processi pendenti di questo tipo in Turchia''.
Una simile decisione, ha spiegato il commissario, ''dimostra che la giustizia turca non è riuscita a creare un precedente nell'interpretazione del nuovo codice penale che sia in linea 
con gli standard dell'UE, e crea, invece, ''un caso vincolante che stabilisce la condotta per i processi futuri''.
Ricordando che la libertà di espressione è alla base della democrazia ed è un principio chiave dei criteri di adesione stabiliti a Copenhagen, Rehn ha invitato le autorità turche a ''emendare l'articolo 301 del nuovo codice penale, affinché la libertà di espressione sia sempre garantita''.(Ansa)
22.07.2006

 

PROCESSO ALLA SCRITTRICE ELIF SHAFAK

La_scrittrice_Elif_Shafak

In uno dei suoi romanzi, "Il bastardo di Costantinopoli" uscito per la prima volta negli Usa, un personaggio armeno fa riferimento ai "macellai turchi".

La scrittrice turca Elif Shafak ha reso noto che sarà processata a causa delle parole usate dai personaggi armeni del suo romanzo "Il bastardo di Costantinopoli", un libro che ha scritto mentre viveva a Tucson, negli Usa.
Nel libro, infatti, un personaggio armeno fa riferimento ai "macellai turchi". Questa frase sottintende un richiamo al genocidio armeno, che molti storici e Governi occidentali collocano fra il 1915 e il 1923, vicenda che il Governo turco ha sempre rifiutato di riconoscere, dicendo soltanto che molti Armeni morirono di inedia, malattia e fatica dovuti alle marce forzate in Siria nella rappresaglia contro la minoranza cristiana per aver collaborato con la Russia durante la prima guerra mondiale.
La versione ufficiale è poi che i morti siano circa un terzo di quelli che l'Occidente ritiene siano morti non solo di stenti susseguenti lo spostamento forzato, ma anche per le violenze le esecuzioni e gli stupri (oltre un milione). I turchi che accreditino la versione del genocidio vengono sottoposti ai rigori della legge in base al discusso articolo 301 del codice penale turco.
Il libro di Shafak, è stato pubblicato in Turchia l'8 marzo scorso ed ha già venduto più di 50.000 copie. (Osservatorio sulla legalità)
22.07.2006

 

BALLERINE CON IL VELO PER NON DISPIACERE ARINC

Il presidente del Parlamento turco, che a Tunceli aveva assistito ad uno spettacolo, ha però negato qualsiasi riferimento religioso al capo coperto delle donne.

"La questione è ridicola, è un nonsense": questo il commento secco del portavoce del Parlamento turco Bulen Arinc al riesplodere della questione del velo sulla stampa nazionale.
L'episodio che ha riacceso le polemiche è stato uno spettacolo di danza folcloristica nella città curda di Tunceli in cui, alla presenza di Arinc, delle danzatrici si sono esibite con il capo velato. Secondo la stampa turca, le artiste avrebbero indossato il velo per compiacere il politico, visto che non lo indossavano nelle esibizioni precedenti al suo arrivo.
La questione del velo è un argomento particolarmente sensibile in Turchia, dove la legge vieta di entrare a capo coperto in alcuni luoghi pubblici, tra cui le università. Secondo recenti sondaggi, però, circa il 76 per cento della popolazione è contrario a questo bando. "Ho assistito a spettacoli simili per più di dieci anni, nella gran parte delle danze folcloristiche le artiste si esibiscono con abiti tradizionali e a capo velato", ha dichiarato ai giornalisti Arinc, evitando di rispondere alle domande sul bando del velo, sull'opportunità di ritirarlo e, più in generale, sulla laicità dello stato turco. (Online.info)
22.07.2006

 

ANCHE I POLIZIOTTI TURCHI PROTESTANO

Alla base di una segnalazione alla Commissione per i Diritti umani ci sarebbe lo sfruttamento del posto di lavoro. 20 ore di straordinario alla settimana.

Anche i poliziotti turchi si lamentano. Un ufficiale di polizia si è rivolto alla Commissione per i diritti umani per segnalare la sua situazione, comune a quella di molti altri colleghi. Alla fonte della sua protesta ci sarebbe lo sfruttamento sul posto di lavoro.
Stando a quanto detto alla commissione, il povero poliziotto fa 20 ore di straordinario ogni settimana, per un totale di circa 80 ore mensili. Tutto gratis. Il poliziotto ha anche sottolineato di aver chiesto più volte che gli venissero pagati gli straordinari, ma senza risultato. La Commissione per i diritti umani dal canto suo ha fatto sapere che aprirà un'inchiesta sull'accaduto, anche per vedere quanti altri poliziotti si trovano nella stessa situazione dell'ufficiale che ha sporto denuncia. (ApCom)
22.07.2006

 

CONDANNATE A DIECI MESI

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La sentenza nei confronti di 24 donne - accusate di propaganda separatista a favore del Pkk - emessa dalla Corte criminale di Diyarbakir.

Twenty-four women who call themselves peace mothers were found guilty of voicing separatist propaganda by the Diyarbakır 4th Criminal Court on Tuesday and each was sentenced to serve 10 months in prison.
The women, aged between 40 and 75, had chained themselves to each other to block traffic in Diyarbakır and had called for a general amnesty and an end to isolation in prisons. They were arrested on Feb. 22 this year and freed after spending two months in jail.
None of the accused were present at the court on Tuesday. The women's lawyer Meral Beştaş said the common characteristic of all her clients was the fact that they were all mothers. "The demonstration and the slogans were aimed at peace. It was an innocent act and should be protected under the freedom of expression. If not, the court will be punishing a call for peace."
The prosecutor called for the women to be found guilty of propagating slogans of a separatist group.
The court noted that the accused had blocked the traffic and carried a banner that said: "Mr. Öcalan is our political will." Abdullah Öcalan is the jailed leader of the outlawed Kurdistan Workers' Party (Pkk).
The court said the women were guilty of spreading separatist propaganda, and sentenced them to one year imprisonment each. The court said it took mitigating factors into account to lesson the sentence to 10 months' imprisonment.
If the Supreme Court of Appeals approves the sentences, the women will return to jail. (Turkish Daily News)
22.07.2006

 

 

UN LIBRO PER RICORDARE DON SANTORO

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La storia del sacerdote, ucciso a Trabzon in Turchia, in una biografia redatta da Valentino Savoldi per le Edizioni Missionarie Italiane.

Era il 5 febbraio 2006. Don Andrea Santoro, parroco della chiesa di Santa Maria a Trabzon, in Turchia, viene ucciso. Inginocchiato negli ultimi banchi della chiesa, il missionario "fidei domum" si spegne proprio di fronte al cristo in croce, per mano di un giovane turco.
Ora la storia del missionario è già un libro, edito da Edizioni Missionarie Italiane, che ricostruisce la vita e l'opera di don Santoro e che porta come titolo il nome del parroco italiano.
Questa prima biografia è stata redatta da Valentino Salvoldi: riporta testimonianze dirette dello stesso autore che ha conosciuto in vita don Santoro, e quelle di numerosi amici. Il risultato è un ritratto del missionario sia dal punto di vista umano, sia da quello teologico e spirituale. Le scelte di vita di don Santoro si intrecciano infatti con le circostanze della morte: è l'amore per la Chiesa e la predilezione per i luoghi in cui il cristianesimo è nato a portare il parroco italiano a Trabzon, ma è proprio in Turchia che le sfide del dialogo interreligioso con l'islam diventano più difficili. Il religioso era infatti curatore del progetto interculturale "Finestra per il Medio Oriente" che si propone tra l'altro di favorire un dialogo rispettoso tra il patrimonio cristiano e il patrimonio musulmano.
Causa della morte dell'italiano si pensò infatti subito fosse l'integralismo islamico.
Il sottotitolo del libro è "Una porta sempre aperta": don Santoro viveva collaborando e dando la propria disponibilità ai fratelli di ogni credo religioso. E la porta aperta della sua chiesa alle spalle gli costò la vita.
L'<Emi> ha pubblicato il libro sulla biografia del missionario per presentarne la figura di tramite tra mondo islamico e realtà cristiana.
Don Santoro aveva 60 anni. Era nato a Latina ed era sacerdote dal 1970. Da circa 10 anni era in Turchia, prima a Urfa, nel sud, ai confini con la Siria, da tre anni a
Trabzon. (News Italia Press)
22.07.2006

 

PROTESTE CONTRO LA LAPIDAZIONE

Organizzazioni di donne turche riunite in una campagna internazionale per salvare la vita ad una iraniana condannata a morte con questo barbaro sistema.

Organizzazioni di donne turche si sono unite alla campagna internazionale in favore di Melek Ghorbany, condannata alla lapidazione in Iran per adulterio.
Esponenti delle organizzazioni si riuniranno davanti al consolato iraniano di Istanbul per leggere un documento di condanna delle lapidazioni che - in una nota già diffusa - vengono definite "un crimine contro l'umanità".
Il cartello di organizzazioni - che si impegnerà affinché l'Iran abbandoni questa pratica - chiede la liberazione di tutte le persone condannate alla lapidazione nella Repubblica Islamica, Ghorbany inclusa, oltre all'abolizione di tutte le altre punizioni previste in quel paese dalla sharia.
La campagna in favore della Ghorbany è stata lanciata dal suo avvocato americano, Lily Mazahery, che ha finora raccolto circa 2.000 firme. (Ntc)
22.07.2006

SALVI 2 SARDI RAPITI DA NARCOTRAFFICANTI

 

Erano stati sequestrati ad Istanbul dalla banda di un narco-trafficante curdo per un debito non pagato di 280 mila euro.

Un debito non saldato di 280 mila euro con un narco-trafficante curdo di nazionalità turca, stava per costare la vita a due giovani sardi, Rinaldo Ibba, di 29 anni, e Daniele Nonnis, di 28, entrambi di Quartu Sant'Elena (Cagliari), che sono stati sequestrati a Istanbul e salvati dopo 17 giorni di prigionia quando stavano per essere uccisi.
Il salvataggio è avvenuto l'11 maggio scorso, grazie a un'indagine congiunta del Gruppo operativo antidroga (Goa) della Guardia di Finanza di Roma e degli agenti del Commissariato della Polizia di Stato di Quartu Sant'Elena (Cagliari) che ha consentito alla Direzione centrale dei servizi antidroga (Dcsa) del ministero dell'Interno di mettere la polizia turca sulle tracce dei rapitori e arrestare il capo dell'organizzazione criminale curda, Mehmet Can, di Diyarbakir.
La vicenda è' stata resa nota adesso a conclusione di una complessa attività investigativa che ha permesso di sgominare un'organizzazione internazionale di narcotraffico che aveva la sua base nel territorio curdo ai confini tra Turchia e Siria e il suo principale centro di smistamento per l'Italia nel cagliaritano.
Ibba e Nonnis erano andati a Istanbul su incarico del padre del primo, Mariano, di 48 anni, originario di Lanusei, ritenuto il capo dell'organizzazione sarda, per trattare una ricontrattazione del debito con Can. Come hanno spiegato il dirigente del Commissariato della Polizia di Stato, vicequestore Gianfranco Murgia, e il responsabile del Goa di Roma,magg. Stefano Rebechesu, i sardi non avrebbero pagato la cifra pattuita, a causa del sequestro a Cassolnovo (Pavia) di una partita di quattro chilogrammi e mezzo di eroina,che doveva essere trasportata in Sardegna da Tiziana De Rosa, collaboratrice di Mariano Ibba e sposata con Can su incarico del suo capo per facilitare l'ingresso in Italia del curdo. Il trafficante ha sospettato un raggiro e ha accettato di trattare, facendo scattare la trappola nella quale sono caduti Ibba e Nonnis.
Arrivati a Istanbul il 25 aprile scorso, i due sono rimasti in mano ai sequestratori fino all'11 maggio, quando la polizia turca è riuscita a intercettare i rapitori mentre trasferivano gli ostaggi in un'altra prigione, dopo l'incontro con un nuovo emissario, anch'egli sardo ma residente a Modena, Giovanni Agus, il quale era tenuto sotto controllo grazie ad una microspia dotata di gps piazzata dagli investigatori italiani.
Il salvataggio dei due ostaggi, ordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Cagliari quando era apparso chiaro che i sequestratori stavano per ucciderli perche'  Ibba padre non pagava, ha fatto accelerare la conclusione dell'inchiesta, ''congelandola'' agli elementi acquisiti a metà maggio e impedendo lo sviluppo di un filone di indagini che portava addirittura a Baghdad dove Can si recava ogni settimana per incontrare i suoi principali fornitori.
I finanzieri del Goa di Roma e agenti del Commissariato di Polizia di Quartu hanno eseguito nove ordinanze di custodia cautelare in carcere, sgominando completamente la banda di Ibba, un ex collaboratore di giustizia che avrebbe organizzato il suo sodalizio criminale alla fine degli anni '90, proprio durante la permanenza in Emilia, mentre era sottoposto al regime di protezione perché aveva collaborato a smantellare una rete di narcotrafficanti sardo-calabresi. Ibba figlio e Nonnis, neanche una settimana dalla loro liberazione in Turchia, erano tornati già al ''lavoro'' ed erano stati bloccati dagli investigatori della Polizia di Stato di Quartu al loro ritorno da Roma con cocaina che rappresentava il ''provino'' presentato da un'organizzazione di trafficanti nigeriani, con i quali Ibba padre, secondo gli inquirenti, aveva allacciato contatti per rilanciare la sua attività.(Ansa)
22.07.2006.

TENTANO DI VENDERE UN QUADRO DI VAN GOGH

 

Manette a cinque turchi. L'opera del maestro impressionista all'esame degli esperti dell'università di Canakkale.

La polizia turca ha arrestato 5 connazionali per aver tentato di vendere un quadro di Van Gogh - di cui non è chiara l'autenticità e la provenienza - probabilmente trafugato da un museo iracheno. Lo ha riportato l'agenzia di stampa turca <Anatolia>.
Gli agenti sono intervenuti allorché alcuni aspiranti acquirenti si erano fatti avanti per comprare la tela al costo di 500mila dollari. I cinque sospettati sono finiti in manette nella cittadina occidentale di Canakkale, mentre trasportavano il dipinto. 
La polizia ha consegnato il quadro a degli esperti d'arte dell'Università di Canakkale per determinarne l'autenticità. (Adnkronos)
22.07.2006

 

IL "DRAMMA" DI UN INGLESE

Un particolare apparecchio costruito in Turchia per un cittadino di Liverpool sta mettendo il poveretto in seria difficoltà. Lo sfogo alla <Bbc>.

Un uomo che si è fatto impiantare una protesi elettronica al pene, per curare l'impotenza, si ritrova ad avere una erezione ogni volta che il vicino apre col telecomando la porta del garage. "Non è divertente", si è sfogato l'anonimo interlocutore del Merseyside (la contea di Liverpool) alla radio della <Bbc>, spiegando che la protesi funziona sulla stessa frequenza del telecomando e che non è possibile intervenire sull'apparecchio perché l'intervento è stato fatto in Turchia. "Ogni volta che lui apre la porta del garage io non posso uscire di casa per almeno un'ora, è molto imbarazzante", si è lamentato il malcapitato. Il tabloid britannico <Sun>, riferendo la notizia, scrive: "Se sei l'uomo che ha telefonato alla radio, o se lo conosci, chiama al più presto la nostra redazione". (Agi)
22.07.2006 

 

ECONOMIA

AUMENTATI I TASSI DI 25 PUNTI BASE

Svalutata_la_moneta_turca

 

Decisione a sorpresa della Banca Centrale turca. La notizia diffusa dall'agenzia <Iha>.

La Banca Centrale turca ha aumentato a sorpresa il costo del denaro. Il consiglio di politica monetaria della Banca ha infatti votato a favore di un rialzo di 25 punti base al 17.50% del tasso sui depositi giornalieri. Lo comunica l'agenzia di stampa locale <Iha>. Anche il tasso sui prestiti è stato alzato di 25 punti base al 22,50%. La Banca Centrale turca ha aumentato i tassi lo scorso maggio per la prima volta dal 2001. (Radiocor)
22.07.2006

 

LA CRESCITA NON SEMPRE PUO' SALVARE

 

 

Il Pil che in Turchia nel primo trimestre 2006 ha raggiunto un +6.4% non è stato sufficiente a compensare la svalutazione della divisa locale, l'incremento del tasso di disoccupazione e il nuovo record del deficit delle partite correnti.

Gli ultimi accadimenti politici e i ritardi accumulati nel processo di integrazione nell'UE, stanno frenando l'incipiente sviluppo dell'economia turca. La crescita del Pil (+6.4%) nel primo trimestre del 2006 non è stata sufficiente a compensare la svalutazione della divisa locale, l'incremento del tasso di disoccupazione e il nuovo record del deficit delle partite correnti. I dati che fotografano la variazione del Pil nel corso dell'ultimo decennio ( superiori al 6% annuo)confermano che il Paese eurasiatico ha fatto molto per centrare l'obiettivo dello sviluppo economico. Il settore delle costruzioni ( +25.9%), gli investimenti ( +30.5%) e i consumi privati (+9%), continuano a svolgere un ruolo fondamentale nel processo di crescita economica. Tuttavia, questi dati indicano una lieve frenata rispetto al + 10.2% registrato dal Pil nel quarto trimestre dello scorso anno e il + 7.6% del 2005. Gli ultimi accadimenti sul fronte politico non hanno contribuito a mantenere inalterato l'equilibrio economico del paese. Il governo di Ankara ha dovuto affrontare alcuni focolai di violenza religiosa che hanno rimesso in dubbio l'ingresso nel club dei venticinque nel breve termine. L'ultimo report dell'UE sui progressi compiuti dalla Turchia mette in guardia non solo dalla mancanza di libertà religiosa e dalla scarsa volontà di riconoscere Cipro come stato indipendente, ma pone l'accento anche sulla paralisi delle riforme economiche e sugli scarsi progressi compiuti sul fronte normativo. Il primo sintomo di questa frenata è arrivato dal mercato dei cambi: dalla fine di aprile la Lira turca si è svalutata del 22% rispetto al dollaro Usa e all'euro. Gli analisti spiegano che questa quotazione - la più bassa dall'aprile del 2003 - deve essere imputata in larga parte alla ritirata di capitali stranieri arrivati in Turchia sulla scia delle negoziazioni con l'UE. La Lira ha risentito anche dall'inattesa crescita dell'inflazione (10%) in maggio. Per sostenere la divisa locale, la Banca Centrale ha aumentato i tassi di interesse di ben quattro punti percentuali durante le ultime settimane. Il provvedimento potrebbe avere conseguenze negative sui consumi domestici, visto che il 20% della popolazione vive con meno di due dollari al giorno. Allo stesso modo, la quotazione della divisa locale potrebbe avere conseguenze negative sul commercio estero (un altro dei pilastri dell'economia turca). Le previsioni formulate dall'Oedc indicano che la bilancia delle partite correnti potrebbe toccare livelli record nei prossimi tre anni. L'anno scorso, il deficit ha toccato il 6.3%. Nel 2006 il deficit potrebbe arrivare al 6,6%. Per il 2007, le previsioni sono al 7%. La UE e gli organismi internazionali hanno sottolineato che - per poter mantenere inalterati i suoi livelli di crescita - la Turchia dovrebbe compiere uno sforzo supplementare per preservare la fiducia internazionale e interna nelle sue istituzioni politiche ed economiche. Per centrare l'obiettivo, è necessario aumentare la credibilità nelle politiche macro- economiche, assicurare che l'evoluzione normativa porti una riduzione dei rischi finanziari, migliorare la competitività delle imprese e realizzare cambiamenti profondi nel sistema tributario e del mercato del lavoro. Il governo turco continua ad essere ottimista sia sull'esito dell'esame di novembre per poter continuare le negoziazioni con l'UE, sia sulle prospettive del nono Piano di Sviluppo che dovrebbe trovare applicazione nel periodo 2007- 2013. Il progetto si propone di far crescere del 65% il reddito pro-capite del Paese, creare 620.000 nuovi posti di lavoro, ridurre l'inflazione al 3% e ridimensionare il peso del settore agricolo. Il piano di privatizzazioni ingloba una diminuzione del valore generato dalle imprese statali dal 9% al 3.3% del Pil. A cura di www.fondionline.it . (Finanza.com)
22.07.2006

 

L'INFLAZIONE MIGLIORERA' DA AGOSTO

 

Questa la sensazione del Fondo Monetario Internazionale a proposito della ripresa turca e degli obiettivi da raggiungere da parte di Ankara.

Il Fmi assicura che la ripresa dell'economia turca e la diminuzione dell'inflazione inizieranno da agosto, come si apprende da <Zaman Online>.
L'aumento dei prezzi potrebbe influenzare il target del 2006, ma è più importante raggiungere gli obiettivi di medio termine piuttosto che quelli sul breve periodo. Il Fondo Monetario Internazionale ha inoltre sottolineato che la perdita di stabilità su base mensile è poco rilevante e che il deficit delle partite correnti sarà per la maggiorparte coperto dagli investimenti esteri diretti in arrivo. (
ApCom)
22.07.2006

AUMENTO DEI FONDI

Il Fmi potrebbe decidere di aumentare gli investimenti a favore della Turchia per contribuire alla flessibilizzazione del mercato del lavoro.

Il Fondo Monetario Internazionale potrebbe decidere di aumentare gli investimenti a favore della Turchia. Fonti all'interno dellistituzione hanno fatto sapere che il Fmi sta seguendo con grande attenzione la crescita del Paese della Mezzaluna e sono sempre più propensi a ritenere che la Turchia giocherà un ruolo di primaria importanza nel futuro panorama mondiale.
I fondi, quando verranno stanziati, contribuiranno alla flessibilizzazione del mercato del lavoro e l'applicazione della riforma del sistema della sicurezza sociale che sta incontrando particolari difficoltà nel Paese. (ApCom)
22.07.2006

 

LE IMPRESE  ITALIANE FANNO ROTTA
VERSO IL PAESE DELLA MEZZALUNA

CCIAA

Il nostro export si rivolge in particolare alla Turchia con le Regioni Lombardia e Piemonte che risultano essere le più attive con un valore complessivo che sfiora un miliardo e mezzo di euro. La missione organizzata da <Promos>, azienda speciale della Cciaa, dal 10 al 12 settembre prossimi. La dichiarazione del suo presidente.

<Promos>, azienda speciale della Camera di Commercio Industria Agricoltura e Artigianato (Cciaa) di Milano per le attività internazionali, in collaborazione con il ministero delle Attività Produttive - Punto di Contatto Nazionale, organizza una missione in Turchia, dal 10 al 12 settembre con l'obiettivo di creare nuovi contatti d'affari e diffondere una cultura d'impresa legata alle linee Ocse, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico.
"Il Mediterraneo rappresenta per le nostre imprese un importante orizzonte di sviluppo - ha dichiarato Bruno Ermolli, presidente di <Promos>, azienda speciale della Camera di Commercio di Milano per le attività internazionali - E la Camera di commercio è particolarmente impegnata nel promuovere le relazioni con i Paesi dell'area, attraverso una serie di attività che culminano nell'annuale conferenza del Laboratorio Euro-mediterraneo, giunta quest'anno alla sua quarta edizione e che si è tenuta a Milano il 17 e 18 luglio scorsi. É infatti importante promuovere la cooperazione e soprattutto fornire strumenti concreti per aiutare la competitività delle nostre imprese che operano su questi mercati. E in tale ottica la missione in Turchia rappresenta una valida opportunità ".
L'export italiano si rivolge alla Turchia con le Regioni  Lombardia e Piemonte che risultano essere le più attive con un valore complessivo dell'export che sfiora un miliardo e mezzo di euro. Tra le regioni si distinguono per il flusso delle esportazioni: la Lombardia con quasi un terzo e il Piemonte col 15%. I settori più attivi nell'export sono quelli dei macchinari e del materiale da trasporto, con il 46.2% del totale. (News Italia Press)
22.07.2006

 

UNO-DUE, ED OPLA' LA VENDITA

Avea

 

Il 40.5% di <Avea> è passato dalla compagnia di Marco Tronchetti Provera a <Turk Telecom>. Nelle casse della società italiana 500 milioni di dollari di cui una parte rimarrà però in Turchia.

Marco_Tronchetti_ProveraÈ un uno-due l'ultima operazione comunicata al mercato da <Telecom>. Si è infatti appena conclusa, secondo i piani, una parte rilevante dell'accordo turco della compagnia di Marco Tronchetti Provera. La vendita del 40.5% di <Avea> a <Turk Telecom> porta nelle casse della società italiana 500 milioni di dollari e realizza un piano già messo a punto da un anno che prevedeva, fra le altre cose, un diritto di prelazione di <Turk Telecom> sulla quota di <Avea> appena passata di mano.
Di questo mezzo miliardo di dollari una metà resterà in Turchia e arricchirà la quota di <Telecom> in <Oger Telecom>, la holding che rappresenta quella cordata di gruppi italiani, sauditi e libanesi che è riuscita a conquistare il 55% di <Turk Telecom> per oltre 6.5 miliardi di dollari, che lo Stato turco aveva messo sul mercato. Attualmente <Telecom> ha in <Oger> una quota di "solo" il 13%, che però si rafforzerà con l'ingresso della compagnia nella borsa di Dubai. L'altra metà dei 500 milioni di dollari incassati dalla compagnia di Tronchetti Provera prenderà invece la via di Milano e servirà ad alleggerire il debito finanziario netto dell'ex monopolista nazionale delle Telecomunicazioni. Sicuramente questi 250 milioni non faranno male alle casse della holding <Olimpia>, che dovrà a breve liquidare anche le banche. Tuttavia, nonostante le manovre rapide degli ultimi tempi, da <Pirelli Tyre> agli accordi turchi, un rapporto "sereno" con un debito che a inizio anno superava i 39 miliardi di euro e che ora sarà di poco inferiore sembra ancora lontano.
E la situazione grafica del titolo rispecchia pienamente questa condizione: i prezzi stanno tentando di mantenersi aggrappati con le unghie e con i denti al supporto di area 2.10, quasi sapessero che scivolando al di sotto di questa quota segnalerebbero la ripresa del trend ribassista attivo da fine 2006, trend che invece era stato interrotto dalla fase laterale degli ultimi due mesi circa. Sotto area 2.10 il grafico parla di un supporto a quota 1,75/78 euro: è quindi possibile che non sia ancora giunto il momento per comprare il titolo, che solo in caso di tenuta di area 2,10 e successivo superamento di quota 2.25 invierebbe un primo timido segnale di ripresa. (FinanzaBlog.it)
22.07.2006

 

UNA NUOVA <TURK TELECOM>

Iniziata la ristrutturazione aziendale, la società turca delle telecomunicazioni trasferirà quasi interamente la sede operativa da Ankara ad Istanbul.

La <Turk Telecom> inizia la ristrutturazione aziendale e festeggia il raggiungimento del 13/mo osto nella raduatoria mondiale dei colossi delle telecomunicazioni. La sede operativa della compagnia, di proprietà del consorzio a guida saudita <Oger telecom>, di cui fa parte anche <Telecom Italia>. sarà trasferita quasi tutta internamente ad Istanbul. Rimarranno ad Ankara solo alcuni centri di comunicazione. Paul Donay, direttore generale della compagnia, ha spiegato che la nuova <Turk Telecom> sarà una società con una visione completamente diversa, con una cura speciale per il settore delle vendite e del marketing.
<Oger> ha vinto l'asta di privatizzazione del 55% della compagnia, ex monopolista del settore, con un bid da 6.55 miliardi di dollari. (
ApCom)
22.07.2006

 

30 MILIONI DI CLIENTI

Alla faccia della crisi, il colosso turco delle telecomunicazioni - <Turkcell> - continua a battere ogni record.

Alla faccia della  crisi, <Turkcell> continua a battere ogni record. Il colosso turco delle telecomunicazioni ha toccato quota 30 milioni di clienti, con un incremento del 3.8% rispetto al mese precedente. Una bella soddisfazione se si pensa che il periodo non è proprio dei più rosei. Solo nell'ultimo trimestre si sono aggiunti oltre un milione di contatti. (ApCom)
22.07.2006

 

LA BARRIERA DEI 100 MILIARDI DI DOLLARI

Questo l'obiettivo della Turchia per il 2007 a proposito di esportazioni. Per la fine dell'anno la cifra dovrebbe attestarsi sugli 84 mld di $.

"Se riusciremo a raggiungere l'obiettivo di quest'anno, con le esportazioni a 84 miliardi di dollari, potremo passare la barriera psicologica dei 100 miliardi di dollari nel 2007". E' questa la visione ottimistica del sottosegretario al Commercio Estero della Turchia, Tuncer Kayalar, riportata da <Zaman Online>.
Nonostante le fluttuazioni di mercato degli ultimi mesi, il rialzo di tassi d'interesse e l'inflazione a due cifre di giugno, Kayalar è convinto che le esportazioni potranno contribuire alla ripresa del Paese e già a fine luglio il tasso d'inflazione scenderà a valori sotto le due cifre.
L'aumento del valore dell'euro e del dollaro contro la lira turca (che ha perso quasi il 20% del suo valore in meno di tre mesi), ha permesso un balzo delle esportazioni del 28.4% a giugno e questo, secondo il sottosegretario al Commercio Estero, fa ben sperare per l'obiettivo di 84 miliardi di dollari alla fine del 2006.  (
ApCom)
22.07.2006

CRESCE L'IMPORT

 

Saldo negativo della bilancia commerciale della Turchia nella misura di 21.6 miliardi di dollari (+36.7 per cento '06/'05).

Secondo l'Ufficio Statistico Turco (Tuik), nei primi 5 mesi dell'anno in corso, le importazioni della Turchia sono cresciute del 18 per cento rispetto allo stesso periodo del 2005, raggiungendo quota 53.3 miliardi di dollari; l'export è invece cresciuto dell'8 per cento toccando la somma di 31.7 miliardi di dollari. Lo comunica l'Istituto Italiano per il Commercio Estero. Il saldo della bilancia commerciale è negativo per 21.6 miliardi di dollari (+36.7 per cento '06/'05).
L'Italia rimane il terzo partner commerciale della Turchia, con un interscambio di 6.1 miliardi di dollari (+18 per cento '06/'05). L'export dell'Italia verso la Turchia è pari - nei primi cinque mesi del 2006 - a 3.3 miliardi di dollari (+11.7 per cento rispetto al corrispondente periodo del 2005), mentre l'import dalla Turchia è cresciuto del 25.6 per cento raggiungendo quota 2.8 miliardi di dollari. Germania e Russia sono i principali fornitori e partner commerciali della Turchia, con incrementi percentuali molto consistenti . Sempre più rilevante invece l'apporto della Cina, che si consolida come terzo Paese fornitore (3.7 miliardi di dollari +53.4 per cento '06/'05). (Denaro.it)
22.07.2006

 

LA TURCHIA SARA' A TRIPOLI

Fiera_di_Tripoli

 

Per la prima volta la manifestazione libica, che si svolgerà dall'8 al 12 novembre, ospiterà 52 aziende della Mezzaluna. In programma anche una visita del ministro Kursad Tuzmen.

Dall'8 al 12 novembre la Fiera internazionale di Tripoli ospiterà per la prima volta una manifestazione fieristica completamente dedicata alla Turchia.
Lo rende noto il consigliere commerciale dell'ambasciata turca a Tripoli, indicando che la Jamahiriya costituisce uno dei più importanti obiettivi della strategia di Ankara per l'Africa.
In questo quadro, 52 aziende turche hanno preso parte alla Fiera internazionale 2006 che si è tenuta in aprile, e in programma c'è anche l'organizzazione, durante l'estate, di una visita di una delegazione commerciale turca guidata dal ministro di Stato Kursad Tuzmen, responsabile per il commercio estero. Oltre 60 sono le imprese di costruzione turche che operano attualmente in Libia. Nel 2005 la Turchia ha esportato in Libia per 400 milioni di dollari, ed importato petrolio per 1.5 miliardi di dollari. La Turchia, secondo il diplomatico, mira a diventare il più importante partner commerciale del Paese maghrebino, confortata anche dalla vicinanza geografica. (Denaro.it)
22.07.2006


VIA DELLA SETA
E LA GEOPOLICA
DEL PETROLIO

Inaugurazione_del_Baku-Ceyhan 

Inaugurato in Turchia l'oleodotto Baku-Tiblisi-Ceyhan (BTC), che trasporterà sulle sponde del Mediterraneo l'oro nero del Mar Caspio. L'alleanza tra Stati e multinazionali per il sostegno ad una politica energetica. Il ruolo dell'Italia presente nella partecipazione con un 5%. Gli altri progetti.

Baku-Ceyhan-pipelineIl_taglio_del_nastro_per_il_Baku-CeyhanI presidenti di Turchia, Georgia, Azerbaijan, i rappresentanti istituzionali di 32 paesi, tra i quali l'Italia (erano presenti il ministro per lo Sviluppo Economico Pierluigi Bersani ed il nostro ambasciatore ad Ankara Carlo Marsili), 400 giornalisti, un'orchestra sinfonica, 2.500 gendarmi. La Turchia ha voluto celebrare in grande stile l'inaugurazione ufficiale del terminale petrolifero di Ceyhan, tappa finale dell'oleodotto Baku-Tiblisi-Ceyhan (Btc), la "Via della seta del 21° secolo", destinato a far arrivare ogni anno sulle sponde del Mediterraneo 50 milioni di tonnellate del prezioso petrolio del Mar Caspio - Azeri Light. Le celebrazioni avevano avuto un prologo ad Istanbul dove il presidente della Repubbica Ahmet Necdet Sezer aveva offerto una cena a 600 ospiti.
Nella giornata di Ce