ATTUALITA'
PATTI
CHIARI

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Una
attenta analisi del giornalista Carlo Pelanda de <Il
Foglio> sulla Turchia. Il rischio è quella di perderla
se UE ed anche il Vaticano non le vanno incontro. |
Troppi
politici e analisti europei sottovalutano la rilevanza prospettica
della Turchia nello scenario di contenimento dell'islam. La
sua adesione all'UE, infatti, è considerata dai più
questione che si può rimandare e trattare con linguaggio
nominale: un lungo percorso, dai 10 ai 15 anni, di condizioni che
Ankara dovrà rispettare, ma senza un impegno del tipo:
"Se le rispetti tutte, poi sicuramente entri". Il
linguaggio sostanziale, invece, dice: "Intanto
rispettatele, poi vedremo". Tale ambiguità sta
destabilizzando il sistema turco perché non permette di
ancorarlo a un futuro certo. La Lira è in crisi di
svalutazione non solo per disordine inflazionistico interno -
brillantemente contenuto da un'ottima gestione della Banca Centrale - ma anche perché il mercato ritiene che alla
fine Ankara non sarà mai parte dell'euro-sistema. Nessun problema
immediato: la Turchia sta aumentando le esportazioni e dando
lavoro alla gente grazie alla svalutazione e il Fondo Monetario, su istruzione statunitense, ha appena varato un
prestito di sostegno dal grande valore "fiduciante":
l'inflazione sarà contenuta, l'economia verrà ordinata e la
Turchia resterà un pilastro della Nato e dell'Occidente.
Tuttavia, nei think tank più attenti alla materia si ritiene
che l'America, alla lunga, non ce la farà da sola a tenere
Ankara entro il perimetro occidentale. La Turchia è esposta
a una crescente pressione islamizzante che può essere contrastata
solo con l'inclusione nell'Europa pur progressiva e
condizionata. Il punto è che la Turchia sta diventando il
nuovo campo di battaglia tra jihadisti e occidentali e l'Europa
deve decidere se combattere o mollare, arretrando il fronte.
La decisione è tra delegare alla Turchia una parte della
guerra contro gli arabi-islamici, ripristinando l'antico ruolo
dell'Impero ottomano, in cambio dell'entrata in Europa oppure
darla per persa. A chi non coglie tale criticità va
ricordata una frase di Osama bin Laden nel 2001. Disse che stava
per finire un periodo di 80 anni di umiliazione per l'islam. Fece
preciso riferimento a quando Kemal Ataturk, nel 1924, abolì
il Califfato ottomano. Ed è suo progetto prioritario il
ripristinarlo a partire da Istanbul, trampolino per l'islamizzazione
dell'Europa. Ma i politici europei non decideranno. Pertanto
questa rubrica chiede al Vaticano, centro pensante dell'occidente
insieme agli Usa, di valutare se sia il caso di avviare un
serio, e risolutivo, lobbying pro-Ankara a Bruxelles in cambio
dell'impegno turco di lavorare per l'occidente e di tutelare
i sacerdoti cristiani.
(Carlo Pelanda/Il Foglio)
22.07.2006
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GLI
OBIETTIVI DELLA PRESIDENZA FINLANDESE
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Tra
i vari impegni assunti da Helsinki vi è l'allargamento
dell'Unione europea alla Turchia. L'atteggiamento di Matti
Vanhanen. |
Gli obiettivi che si è
proposto il Governo finlandese per il suo semestre di presidenza
dell'UE, pur tralasciando lo spinoso tema della Costituzione
Europea, risultano essere estremamente delicati per il futuro
delle istituzioni comunitarie e di tutti i Paesi membri.
Tra i vari impegni assunti dalla Finlandia, particolare attenzione
merita quello che probabilmente sarà il tema caldo di questo
autunno: l'allargamento dell'Unione Europea alla Turchia.
Recep Tayyip Erdogan, il premier turco artefice del lungo percorso
di avvicinamento all'UE, troverà, senza dubbio, nella Finlandia
un partner più costruttivo di quanto lo sia stato l'Austria nel
corso del suo semestre di presidenza appena concluso. Già nel
1999, infatti, durante la sua prima presidenza dell'UE, la
Finlandia aprì uno spiraglio alla mermbership di Ankara.
Il Primo Ministro finlandese, Matti Vanhanen, dopo aver confermato
il suo sostegno all'ampio processo d'allargamento conclusosi
nel Maggio 2004, ha dichiarato che l'accesso della Turchia è
nelle mani dello stesso Governo di Ankara, concordando con
l'analisi del Commissario per l'Allargamento Olli Rehn,
secondo cui è necessario che la Turchia apra i propri porti e
aeroporti ai traffici provenienti da Cipro e continui nel suo
cammino riformatore.
La presidenza finlandese, quindi, sembra decisa a contrastare
l'atteggiamento assunto da alcuni Paesi membri pregiudizialmente
contrari ad ulteriori allargamenti dell'Unione: nonostante i
possibili veti di Francia, Grecia, Austria e Cipro all'ingresso
della Turchia, Matti Vanhanen ha infatti ribadito che qualsiasi
Paese europeo che condivida i valori dell'Unione e rispetti i
criteri di Copenaghen deve poter avere la possibilità di
diventare un membro a tutti gli effetti dell'UE. (Francesco
Fusaro/Notizie radicali)
22.07.2006
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I CINQUE
PUNTI

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Grazie
alla mediazione del vice-segretario generale Onu, Ibrahim
Gambari, raggiunto un accordo tra Mehmet Ali Talat e
Tassos Papadopolulos per l'avvio di trattative di pace a
Cipro. |
Il Governo greco ha dato il proprio
imprimatur all'ultimo sforzo delle Nazioni
Unite per far ripartire colloqui tra greco-ciprioti e
turco-ciprioti tesi a riunificare l'isola di Cipro, divisa dal
1974 in seguito ad un'invasione militare turca. Sabato 9 luglio,
nella "zona cuscinetto" di Nicosia sotto controllo Onu, i
leader delle due parti, il presidente greco-cipriota Tassos Papadopoulos
ed il premier turco-cipriota Mehmet Ali Talat, grazie alla
mediazione del vice-segretario generale dell'Onu Ibrahim Gambari,
hanno raggiunto un accordo in cinque punti per riavviare il
processo di pace interrotto due anni fa.
In base a questo accordo, i colloqui avranno inizio a fine luglio
e - dopo un primo periodo di bassa intensità in cui sarà toccata
una serie di problemi preliminari legati al conflitto - dovrebbero
proseguire con la prospettiva di sfociare in trattative di pace
vere e proprie.
L'inizio dei negoziati dovrebbe inoltre contribuire a sbloccare
una serie di intralci intervenuti nel processo di adesione della
Turchia all'UE in quanto Ankara non intende sinora riconoscere
Cipro, dal 2004 membro dell'Unione Europea.
"Ci auguriamo di vedere l'inizio di trattative concrete sulle
questioni politiche in parallelo con le discussioni riguardanti le
misure per rafforzare la fiducia reciproca. Per ora ritengo che
questo avvio sia molto utile", ha detto il Primo Ministro
greco Costas Karamanlis al termine di un incontro con Papadopoulos,
arrivato nei giorni scorsiad Atene per colloqui anche con il
presidente della Repubblica Karolos Papoulias, con il ministro
degli Esteri Dora Bakoyannis e con i leader dei principali partiti
politici del Paese.
Papadopoulos e Talat non si incontravano dall'aprile del 2004,
quando un piano di riunificazione dell'isola proposto dal
segretario generale dell'Onu, Kofi Annan, fu sottoposto a
referendum e approvato dall'etnia turca ma respinto da quella
greca. L'esito del referendum fece sì che entrasse nell'UE solo
la Repubblica di Cipro (la parte greca) e non tutta l'isola.
L'annosa questione della divisione di Cipro rappresenta un serio
ostacolo nelle trattative per l'ingresso della Turchia nell'UE,
avviate lo scorso ottobre, nelle quali è cresciuta la pressione
su Ankara affinché riconosca il governo di Nicosia, (l'unico
riconosciuto a livello internazionale) e apra porti e aeroporti
alle merci e ai passeggeri greco-ciprioti. (Denaro.it)
22.07.2006
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"NO A
CONCESSIONI"

| Così
si è espresso il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan
a proposito dell'annosa questione relative ai negoziati per
la riunificazione di Cipro. |
Prime Minister Recep Tayyip
Erdoğan reiterated yesterday that the government's priority
was the lifting of sanctions imposed on the Turkish Cypriots,
stressing that Turkey was not prepared to make any concessions in
its dispute over the decades-long divided island.
"Our main priority is the lifting of the unjust restrictions and
isolation of the Turkish Republic of Northern Cyprus (Kktc). No
one should expect concessions from us on this issue," Erdoğan
told reporters in Ankara before his departure for the Kktc where
he will attend the July 20 celebrations in honor of the
anniversary of the 1974 Turkish intervention to stop Greek Cypriot
attacks on Turkish Cypriots.
Erdoğan said the Turkish side did its best for a long-lasting,
fair and comprehensive solution to the Cyprus problem by fully
supporting the U.N. efforts to reunify the island.
"We will pursue our constructive approach towards a
comprehensive settlement based on the political equality of the
two sides," he said. "Turkey is the side which sincerely wants
a solution."
Turkey is under pressure from the European Union to open its ports
and airports to the Greek Cypriot traffic by the end of this year
but Ankara refuses to do so unless the international isolation of
the Kktc is eased.
The Cyprus stalemate has threatened to derail Ankara's EU
accession process, with Brussels warning of suspension of talks if
Ankara does not quickly move to normalize its relations with Greek
Cyprus.
Ankara says the EU demand is unfair because the Turkish Cypriots
voted for a U.N.-backed plan for reunification with Greek Cypriots,
which turned down the plan in a 2004 referendum. Soon after their
rejection of the plan, Greek Cypriots unilaterally joined the EU.
"We fulfilled our responsibilities. The international community
should lift the unfair restrictions [on the Kktc] without delay,"
Erdoğan told a press conference at the Kktc's Ercan Airport.
Erdoğan also said Ankara welcomed a recent U.N. hosted
meeting between Kktc President Mehmet Ali Talat and Greek Cypriot
leader Tassos Papadopoulos.
Earlier this month, Talat and Papadopoulos had a rare meeting and
agreed to work toward the island's reunification for the first
time since the failure of the U.N. blueprint.
The two leaders agreed on a plan that would start two-tier
negotiations -- one tackling everyday issues to build confidence
and the other dealing with more serious political disputes
including territorial and power sharing arrangements in a federal
state.
Peace, freedom
celebrations start in Kktc:
This year's high profile ceremonies mark a change of attitude on
the part of the Justice and Development (Akp) government, which
has been growingly discouraged with the lack of concrete steps
from the West to fulfill promises to ease sanctions imposed on the
Kktc. Erdoğan earlier said Turkey would not open its ports
and airports even if this would mean a halt in entry negotiations
with the EU. The prime minister is scheduled to have talks
with senior Kktc officials including President Mehmet Ali Talat,
Prime Minister Ferdi Sabit Soyer, as well as former Kktc President
Rauf Denktaş as part of his three-day stay in the Kktc.
The peace and freedom celebrations in the Kktc officially
started yesterday with a 21-gun salute and a speech delivered by
Talat.
"We want peace in Cyprus. We want peace at home and in the
world. My people and me as the president of the Kktc want to
create a peace bridge between the Turks and Greeks in the eastern
Mediterranean. We don't want much other than our basic rights and
freedoms just like some other communities," Talat said.
The Kktc president said resolving the Cyprus problem was his
mission.
"The day when we attain fair and long-lasting peace and when we
leave future generations a European and peaceful country where
they can stand on their own feet, Turkey's effective peace
initiative that started 32 years ago will have reached its
goal," he said.
The Turkish military's intervention more than three decades ago
aimed to protect the Turkish Cypriot minority following an
Athens-engineered Greek Cypriot coup in Nicosia that was designed
to unite the island with Greece.
Although the coup eventually failed, Ankara has continued to
deploy some 30,000 troops in the north, on the grounds that there
has not yet been a permanent settlement to reunite the island.
Greek Cypriots mark the intervention a "black anniversary".
(Turkish Daily News)
22.07.2006
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L'ULTIMATUM
DI BARROSO

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Per
il presidente della Commissione europea sarebbero gravi lr conseguenze se Ankara non aprisse porti ed aeroporti a
navi ed aerei greco-ciprioti. |
Ultimatum di Josè Manuel Barroso alla Turchia: i colloqui per l'accordo di
stabilizzazione e associazione all'UE procedono nella giusta direzione, ma la questione di Cipro
è un ostacolo che va
rimosso dai binari.
Il presidente della Commissione europea ha definito "incoraggiante" l'incontro che il leader turco-cipriota Mehmet
Ali Talat ha avuto con il presidente greco- cipriota, Tassos
Papadopulos, il primo in due anni.
"In linea generale, i negoziati sono sul binario giusto" ha detto Barroso, secondo il quale,
però, la mancata applicazione da parte di Ankara del protocollo che prevede l'apertura dei
porti turchi al traffico cipriota "avrebbe gravi conseguenze".
"Ovviamente la soluzione di questa questione renderebbe le cose più semplici per l'avanzamento dei nostri negoziati" ha detto
ancora il presidente della Commissione, "anche se non si tratta di due faccende strettamente legate".
(da Adnkronos)
22.07.2006
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"UN
GESTO NETTO"

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Il
nostro ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, ha ricordato
ad Ankara il rispetto degli impegni in relazione a Cipro e
all'Unione doganale firmata con gli Stati membri dell'UE. |
La
situazione dei negoziati di adesione tra UE e Turchia
"richiede da parte turca un gesto netto e coerente nel senso
del rispetto degli impegni che ha assunto con l'Europa". Lo
ha detto, durante una conferenza stampa a Bruxelles, il ministro
degli Esteri Massimo D'Alema riferendosi al mancato riconoscimento
da parte di Ankara della Repubblica di Cipro.
Da diverse settimane la questione del mancato accesso delle navi e
aerei ciprioti in territorio turco, in violazione dell'unione
doganale firmata dalla Turchia con tutti gli Stati membri UE,
incombe sull'avanzamento dei negoziati tra Ankara e Bruxelles. D'Alema
ha ricordato che il 12 giugno, in occasione dell'apertura (e
contemporanea chiusura) del primo capitolo negoziale sulla
'scienza e ricerca', "noi ci siamo adoperati per evitare che
questa questione potesse diventare la ragione per bloccare il
megoziato". "Sinceramente - ha continuato il vicepremier
- ci sembrava in quel momento un pretesto".
Ma D'Alema ha ammonito che a ottobre, quando la Commissione
europea presenterà il proprio rapporto annuale sui progressi
della Turchia, la questione doganale "si presenterà non come
un pretesto, ma come valutazione oggettiva" e quindi "è
evidente che la Turchia deve mantenere gli impegni che assume
altrimenti tutto diventerà più difficile e c'è il rischio che
lo stesso negoziato subisca una battuta d'arresto".
Il ministro ha comunque ribadito che L'Italia "è da sempre
favorevole al negoziato con la Turchia" perché
"riteniamo che questo abbia un grande valore per l'Europa e
la Turchia, sapendo che si tratta di un processo lungo e
complesso". (ApCom)
22.07.2006
|
DIFFICOLTA'

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Per
il nostro presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano,
l'ingresso della Turchia in Europa è problematico. |
Il presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano non vede grossi ostacoli per l'adesione alla
UE di Bulgaria e Romania, anche perché i Balcani sono parte dell'Europa.
Più problematico invece a suo avviso si prospetta l'ingresso nell'Unione
Europea della Turchia.
In dichiarazioni alla <Frankfurter Allgemeine Zeitung>, Napolitano afferma di considerare
l'euro-scetticismo un fenomeno provvisorio, e crede che l'allargamento verso est sia irreversibile.
''Ora tocca alla Bulgaria e alla Romania. E sono del parere che i Paesi dei Balcani
appartengano all'Europa e debbano avere una prospettiva di adesione'', ha detto
Napolitano. ''Più spinosa - ha aggiunto - è la questione dell'ingresso della
Turchia nella UE. Qui la prospettiva è più lunga e più incerta''.(Ansa)
Stupisce assai questo intervento del nostro Capo dello Stato,
assai dubbioso sull'ingresso della Turchia in Europa. Stupisce
soprattutto per due motivi: intanto perché si fa un confronto con
Romania e Bulgaria, Paesi che proprio nei giorni scorsi sono sono
messi sotto osservazione dalla stessa Bruxelles per la scarsa
volontà di adeguamento a quelli che sono in termini economici i
parametri imposti dall'UE (cosa significhi poi essere parte
integrante dell'Europa- come ha osservato Napolitano - non lo
comprendiamo proprio); secondariamente perché non molti mesi
fa, e più precisamente alla fine del novembre scorso, il
precedente presidente della Repubblica italiana Carlo Azeglio
Ciampi, nella sua visita ad Ankara e ad Istanbul, aveva usato
valutazioni completamente diverse da quelle di Napolitano.
22.07.2006
|
UNITA' DI
INTENTI
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Il
segretario di Stato Usa, Condoleeza Rice, ed il ministro
degli Esteri turco, Abdullah Gul, hanno messo a punto un
documento che indica la visione comune sui futuri sviluppi
delle relazioni tra i loro Paesi. |
Il segretario di Stato Usa Condoleezza Rice ed il ministro degli
Esteri turco Abdullah Gul hanno annunciato la messa a punto di un documento che
indica la visione comune sui futuri sviluppi delle relazioni tra Stati Uniti e Turchia.
In una conferenza stampa, al termine di un loro incontro, a Washington, Gul ha affermato che ''questa visione condivisa
permetterà ai nostri Paesi di condurre consultazioni più vicine e frequenti a numerosi livelli; ci
darà una struttura per dialogare; ci consentirà di affrontare con
più efficacia questioni di rilevanza bilaterale, regionale e internazionale''.
La Rice ha sostenuto che ''a volte è importante fare un passo indietro dalle questioni quotidiane per guardare
ai rapporti più generali e ricordare a noi stessi e ai nostri popoli che questi rapporti sono ampi, profondi e
basati su valori e interessi strategici. E questo è proprio ciò che il documento ci permette di fare''.
Il ministro turco ha sottolineato come il testo comune non implichi una linea di azione,
né delle direttive precise, ma
sia più in generale una guida per un processo di dialogo intenso su differenti livelli tra Usa e Turchia.
Gul ha rilevato che Usa e Turchia hanno una lunga tradizione di buoni rapporti, fondata su una comune visione dello sviluppo
democratico e dell'economia di mercato. Per il ministro, ''il documento non
è altro che un modo per definire questa visione comune su carta e condividerla con gli
altri" (Ansa)
22.07.2006
|
...MA
CRESCONO ANCHE SENTIMENTI ANTI-OCCIDENTALI
|
La
questione di Cipro, lo scetticismo esibito da alcuni Stati
dell'UE sulle trattative per l'adesione turca e il sostegno
americano alla politica israeliana mettono in crisi
l'euro-entusiasmo dei turchi, come denuncia il ministro
degli Esteri Abdullah Gul |
In Turchia, all'interno
della classe liberale, stanno diffondendosi pericolosi sentimenti
antieuropei e antiamericani. È questo l'allarme lanciato dal
ministro degli Esteri di Ankara, Abdullah Gul, intervistato dal
<Financial Times>. "Se i giovani, gli studenti e le
persone dinamiche modificano approccio, se i loro sentimenti
cambiano, questo non è positivo", ha spiegato il capo della
diplomazia turca al foglio economico londinese. A determinare il
tutto, secondo Gul, sarebbero lo scetticismo di Bruxelles e degli
Stati membri dell'UE nei confronti dell'accesso turco e la
politica americana in Medio Oriente. L'aperto sostegno di
Washington all'invasione del Libano da parte di Israele può
avere ripercussioni pericolose sulla società civile turca. Allo
stesso modo, i ripensamenti europei sull'allargamento e la
difficoltà riscontrata nel risolvere la questione cipriota (che
ha rischiato di fare saltare, da subito, le trattative per
l'adesione) potrebbero "innervosire" la società
civile turca, una buona fetta della quale è da anni sostenitrice
dell'integrazione europea del Paese.
Gul ha tirato poi un'altra stoccata all'amministrazione
americana, sostenendo che Stati Uniti e Iraq devono intervenire
nel nord del Paese mesopotamico, per evitare che le milizie curde
del sud della Turchia ricevano armi e finanziamenti dal Kurdistan
e per "francobollare" la frontiera. "Questo è
molto pericoloso. Non possiamo tollerarlo e potremmo intervenire,
sfruttando gli strumenti che ci vengono riconosciuti dal diritto
internazionale", ha sottolineato Abdullah Gul. (Quadrante
Europa)
22.07.2006
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PIANO PER
DISTRUGGERE LE BASI DEL PKK

| Lo
ha stilato il comando generale delle Forze militari turche e
prevede l'invio di 50 mila soldati nel Nord dell'Iraq per
combattere i terroristi del Pkk. |
Il comando generale delle forze
militari turche ha stilato un piano che prevede l'invio di 50mila soldati nel nord dell'Iraq per ''distruggere le basi usate dai
guerriglieri del Partito dei lavoratori curdi (Pkk)'', secondo quanto
ha riferito la <Cnn> turca.
Il piano prevede operazioni a breve termine, con incursioni aeree sulle basi del Pkk nell'area montana di Kandil e un intervento
nel lungo periodo con i 50mila soldati che supererebbero di oltre 60
chilometri il confine tra i due Paesi. Nei giorni scorsi 15 militari
turchi sono rimasti uccisi nei violenti scontri contro i militanti del
Pkk, considerato una organizzazione terroristica da Turchia, Stati
Uniti e Unione europea. (Adnkronos)
22.07.2006
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BOTTA E
RISPOSTA

|
Il
premier turco Recep Tayyip Erdogan ha risposto in modo duro
all'ambasciatore Usa che metteva in guardia Ankara da
qualsiasi offensiva contro il Pkk nell'Iraq nel nord. |
"Il terrorismo è
terrorismo, in qualunque angolo del mondo. Non è possibile
accettare determinate cose per un Paese e ritenerle inaccettabili
per un altro. Il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) non è
solo un problema dell'Iraq del Nord, è anche un problema
europeo e della Turchia"
La Turchia non ci sta
- Il premier turco
Racep Tayyip Erdogan risponde così a Ros Wilson, ambasciatore Usa
in Turchia, il quale aveva dichiarato in un'intervista che
"Washington mette in guardia Ankara dallo svolgere qualsiasi
operazione militare entro i confini iracheni per colpire i ribelli
del Pkk, nel nord dell'Iraq". Il rappresentante degli Usa in
Turchia aveva sottolineato che il suo Paese aveva più volte
ribadito che un'azione militare unilaterale da parte di Ankara non
sarebbe stata accettata. Erdogan ha risposto subito, accusando gli
Stati Uniti di usare due pesi e due misure rispetto alla lotta al
terrorismo nel mondo. Un eventuale attacco da parte
dell'esercito turco in territorio iracheno non sembra all'ordine
del giorno, ma la tensione al confine tra i due Paesi è molto
alta. Il Pkk, nel 1984, ha iniziato la lotta
armata per la secessione di alcune regioni del sud-est, quelle
dove i curdi sono la maggioranza, e il conflitto tra l'esercito
turco e i separatisti curdi ha causato la morte di circa 35mila
persone. A giugno del 2004, il Pkk ha dichiarato la fine della
tregua che durava dall'arresto del suo leader Abdullah Ocalan,
nel 1999. Ma è nell'ultimo anno che il conflitto è tornato ai
livelli di 10 anni fa. Da più di 10 anni Ankara mantiene circa
1.500 militari delle forze speciali al confine con l'Iraq. A
gennaio 2006 il Governo turco ha deciso di aumentare di 40mila
unità il contingente militare nella zona curda, al confine con
l'Iraq, portandolo a 220mila uomini, allarmando l'Iraq che in
questo momento non può permettersi una crisi con i curdi,
l'unica delle tre principali comunità irachene a non essere sul
piede di guerra, come i sunniti e gli sciiti. Il resoconto degli
episodi dell'ultimo mese è indicativo del livello dello scontro.
Gli Usa nel mezzo -
Il 23 giugno le forze di sicurezza turche hanno ucciso otto membri
del Pkk in uno scontro a fuoco nel sudest della Turchia, nella
provincia di Hakkari, vicino al confine con l'Iraq. Il Governo
turco denuncia che vi sono basi di guerriglieri del Pkk nel
Kurdistan iracheno. Il 30 giugno due soldati turchi sono rimasti
uccisi e altri cinque altri feriti in seguito ad un attacco
sferrato da ribelli del Pkk ad una caserma della gendarmeria nella
provincia di Bingol in Turchia orientale. Il 6 luglio un uomo
rimane rimasto ucciso in seguito all'esplosione di un'autobomba a
un posto di guardia della polizia turca in un villaggio della
provincia di Diyarbakir, massimo centro della zona curda. L'11
luglio due poliziotti turchi sono rimasti uccisi nel corso di un
attacco armato nei pressi della città orientale turca di Sirnak,
vicina al confine tra la Turchia e l'Iraq e il 13 luglio 5 soldati
turchi sono morti e altri cinque sono rimasti feriti
dall'esplosione di una mina nella regione orientale di Bitlis.
Il bilancio di una vera e propria guerra. Il Governo turco è
furibondo e sotto la pressione dell'opinione pubblica interna.
Il premier Erdogan minaccia di porre fine alla questione del Pkk
attaccando le basi curde nel Kurdistan iracheno dove, dopo la
caduta di Saddam, i curdi godono di un'autonomia totale. Hoshyar
Zebari, ministro degli eEteri iracheno, il 6 luglio scorso, ha
messo in guardia la Turchia dal compiere qualsiasi incursione
militare nei territori dell'Iraq settentrionale per contrastare i
guerriglieri curdi attestati in quella zona, e alle sue parole
sono seguite le dichiarazioni dell'ambasciatore Wilson. La
reazione di Erdogan è indicativa però di un malessere della
Turchia che, di fronte alla contesa tra due alleati importanti,
solo Washington sembra poter dirimere. Con l'Iraq, il Libano e
la Palestina in fiamme, la diplomazia Usa non ne sentiva il
bisogno. (Christian Elia/Peacereporter)
22.07.2006
|
DEUTSCHE
BANK: ANKARA PERDE LA PAZIENZA

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Analisi
del potente gruppo bancario sulla Turchia che ipotizza un
intervento armato delle Forze militari turche in Iraq. |
In Turkey the government and
the Armed Forces are about to lose patience with the Kurdistan
Workers' Party (Pkk), a terrorist organization based in northern
Iraq, says Deutsche Bank, a German origin international investment
bank.
In an analysis, Deutsche Bank pointed out that terrorist attacks
in recent days topped the agenda of the Turkish Cabinet in its
meeting on Monday, which decided on a probable cross-border
military operation.
Turkey asked the Iraqi government and the United States to
cooperate in its fight against the PKK in northern Iraq, the bank
indicated. "Both the Turkish government and the Armed Forces
...are about to lose patience with the PKK. It is probable that
the operation in northern Iraq will take place following the
annual routine changes at the top of the chain of command in the
Turkish Armed Forces in August. The operation is expected to cover
both domestic and cross-border terrorist targets," the Deutsche
Bank said in its analysis.
Within this framework, the anti-terror fight has resurfaced and
taken the place of the economy in Turkey's new agenda, the German
bank remarked. One example that proves this new situation in
Turkey is that the withholding tax applied to foreign investment
has not yet been removed by the government despite widespread
expectations, Deutsche Bank argued in its analysis. (Turkish
Daily News)
22.07.2006
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LE
CREDENZIALI

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Prima
missione ad Ankara del nuovo ambasciatore di San Marino,
Giorgio Girelli, nella terra della Mezzaluna. L'incontro con
il Capo dello Stato Ahmet Necdet Sezer. |
Si è
conclusa la prima missione in Turchia dell'ambasciatore della
Repubblica di San Marino Giorgio Girelli, il primo nella storia
dei rapporti tra i due Stati dopo la firma del trattato, avvenuta
nel 2005, con il quale i
due Paesi stabilirono di elevare appunto al rango di ambasciate le
rispettive relazioni. Nel corso di una suggestiva cerimonia
Girelli ha infatti presentato le lettere credenziali dei "Capitani
Reggenti della Serenissima Repubblica di San Marino a Sua
Eccellenza Ahmet Necdet Sezer, Presidente della Repubblica di
Turchia". Nel
loro documento i Capitani Reggenti Terenzi e Francini hanno tra
l'altro fatto presente che "le pregevoli doti che
contraddistinguono questo primo ambasciatore sammarinese e la sua
dedizione alla causa del Paese sono per noi sicura garanzia che
Egli, con la cura che porrà nel solerte adempimento della Sua
alta missione, saprà validamente contribuire all'ulteriore
sviluppo della buona armonia e dell'amichevole collaborazione fra
i due Governi e conciliarsi la stima e la considerazione di
Vostra
Eccellenza".
Presentate le lettere, l'ambasciatore Girelli ha rivolto al presidente della Repubblica di Turchia
il seguente indirizzo di saluto:
"Signor
Presidente,
Le rivolgo il deferente saluto della Repubblica di San Marino e
mio personale.
Lo Stato che rappresento si caratterizza da secoli per essere
terra repubblicana di libertà, pace e democrazia. Quella libertà
e quella pace
che nel secondo dopoguerra la Turchia ha concorso in modo
determinante a preservare per l'intero Occidente esponendosi in
prima linea con la coraggiosa partecipazione alle alleanze che le
circostanze richiesero.
Sono particolarmente onorato di essere il primo ambasciatore,
presso la Repubblica di Turchia,
della Repubblica di San Marino, il cui territorio si
affaccia sul mare Adriatico, un tempo chiamato Golfo di Venezia. E
da allora il ruolo di quel mare, come di tutto il Mediterraneo, è
cambiato: da luogo di scontri e di conflitti a sede di pacifici
traffici, di incontro e di comprensione tra i popoli. San Marino,
per il ruolo di
sollecitazione morale
che
può
esercitare,
apprezza e condivide i propositi europeistici della Turchia
, consapevole che essa, quale ponte tra popoli e culture, può
efficacemente
contribuire alla
convivenza
pacifica
e collaborativa tra le genti. E sulla base di questo
spirito auspico, Signor Presidente,
che la collaborazione tra
Turchia e San Marino possa aprirsi e proseguire con proficui
risultati e reciproca soddisfazione".
Il
presidente Sezer, intrattenendo Girelli a cordiale colloquio, ha
risposto con espressioni di apprezzamento, dimostrandosi
particolarmente informato sui tratti salienti della Repubblica del
Titano ( ne conosce alla perfezione, ad esempio, il movimento
turistico) facendo anche riferimento ai comuni interessi con
l'ambasciatore Girelli per le materie giuridiche.
Nel
corso della sua permanenza in Turchia Girelli ha anche avuto
incontri con autorità di governo ed esponenti di enti pubblici e
categorie produttive allo scopo di verificare le potenzialità di
collaborazione culturale ed economica tra i due Paesi.
Ad Ankara, alla Unione delle Camere di Commercio turche, un primo
colloquio si è svolto con
Rifat Hisarciklioglu e Ismail Koksal, rispettivamente presidente e
segretario generale della Unione medesima.
Al ministero per gli Affari Esteri Girelli ha invece avuto
separati incontri con il vice sottosegretario Ahmet Acet e con il
vice sottosegretario Ender Arat. I temi trattati hanno riguardato
le opportunità offerte da San Marino agli operatori stranieri
nonché i pregi culturali e turistici della Repubblica e dei
territori limitrofi. Allo Stato di San Marino è stata pure prospettata l'opportunità di prendere parte al
congresso mondiale delle Camere di commercio che si svolgerà
appunto in Turchia il prossimo anno nonché agli eventi di cultura
e spettacolo che per conto della Unione Europea la Turchia dovrà
organizzare prossimamente.
Sempre nel corso di questi colloqui sono stati affrontati i
contenuti preliminari di due schemi di convenzioni internazionali
tra i due Paesi sottoposti dall'ambasciatore Girelli alle autorità
turche: la prima attiene al divieto delle doppie imposizioni per i
rispettivi operatori e la seconda per la promozione e la reciproca
protezione degli investimenti. L'ambasciatore di San Marino non ha
poi mancato di dare illustrazione dei più recenti provvedimenti
legislativi adottati dalla Repubblica del Titano in materia
fiscale. Tali atti sono ora al vaglio delle cancellerie dei
competenti ministeri della Turchia
Altri contatti di approfondimento il rappresentante di San Marino
ha poi avuto ad Istanbul con esponenti della Tusiad,
l'Associazione nazionale degli industriali della Turchia.
Al suo rientro in Italia l'ambasciatore Girelli ha dichiarato:
"Mio compito primario è ora riferire
sugli esiti di questo primo contatto alle autorità di
governo della repubblica di San Marino ed attendere istruzioni per
i successivi adempimenti. Desidero comunque sottolineare la grande
cortesia ed il particolare riguardo che in ogni circostanza di
questa missione sono stati riservati dalla Turchia a San
Marino".
22.07.2006
|
PRESSIONI
SU ERDOGAN
|
Il
presidente siriano ha telefonato al premier turco perché
questi intervenga su Israele per un cessate il fuoco in
Libano. |
Il presidente siriano Bashar
Assad ha telefonato al premier turco Recep Tayyip Erdogan per
chiedergli di fare pressioni su Israele affinché dichiari un cessate
il fuoco in Libano. Lo riporta la <Cnn> turca. Secondo quanto riferito
dall'emittente, Erdogan ha risposto che la Turchia sta lavorando
perché si arrivi alla dichiarazione di un cessate il fuoco e che
continuerà a farlo.
Erdogan ha ricevuto la telefonata del presidente siriano a Cipro, dove si trova per una visita ufficiale alla parte turca
dell'isola. La Turchia ha buone relazioni con tutte le parti coinvolte
nella crisi, Israele, Libano e palestinesi, e spesso ha agito da
mediatore nel conflitto mediorientale. (Adnkronos)
22.07.2006
|
EVACUAZIONE

|
Centosessanta
turchi, assistiti dalla propria ambasciata, hanno lasciato
precipitosamente il Libano sotto il bombardamento degli
israeliani. |
Turks have been fleeing from
Lebanon -- increasingly under siege from Israeli attacks -- by
buses, rented taxis or private cars, news reports said .
Twenty-four people
mostly including Turks evacuated Lebanon yesterday by bus through
Syria chartered by the Turkish Embassy in Beirut, which is the
second journey arranged by the embassy. The first bus carried 34
people including mostly Turkish businessmen and tourists, who
crossed into Turkey at the Turkish-Syrian border crossing of Yaylıdere
early .
Embassy officials said 160 Turks have returned to Turkey by
two buses chartered by the embassy and by private cars since the
beginning of the Israeli bombardment.
Most of the Turks who returned to Turkey were in Lebanon for
tourism and business reasons, the officials were quoted as saying
by the Anatolia news agency. The same officials also said Turkish
citizens living in Beirut would be able to return to Turkey if
they established contacts with the Turkish Embassy there.
If the number of Turks who wanted to return home is high, we'll
line up ferries, said embassy officials.
A 19-year-old university student, who returned to Turkey over the
weekend by the first bus charted by the Turkish Embassy, said he
did not want to return to Lebanon again.
"There is no peace in the Middle East. People there are always
on alert," Mehmet Ali Çarpar, who was attending Lebanon's
American University, was quoted as saying by Anatolia.
The Turkish Foreign Ministry advised Turks to postpone
travel to Lebanon in light of the conflict, with Foreign Minister
Abdullah Gül saying that his ministry was working to enable the
return of Turkish citizens in the region. Lebanon remained
virtually cut off from the outside world after Israel imposed an
air and sea blockade, launched repeated strikes on its only
international airport and bombed the main highway to Syria.
Erdoğan speaks
tough against Israel:
Prime Minister Recep Tayyip Erdoğan charged that Western
powers were "keeping mum" over mounting bloodshed in the
Middle East, warning that they would "pay the bill" by facing
more terrorist attacks.
"Bombs are exploding, innocent people are being killed, and
infrastructures are being destroyed. ... The powerful continue to
crush the weak, but unfortunately those who hold the power in the
world are keeping mum," Erdoğan was quoted as saying during
a ceremony to launch a housing project in the northeastern city of
Artvin.
"Those who back global peace (only) with words will sooner or
later pay the bill by facing global terrorism. ... This is
provoking terrorism," he said.
Erdoğan complained that violence in the Middle East was also
damaging U.S. efforts to enhance democracy and human rights in the
region, hinting that Ankara might reconsider its role in such
initiatives.
He urged the Group of Eight leaders to push for a ceasefire in the
crisis and harshly criticized Israeli military offensives.
"I appeal to the G8 countries to make a joint decision that
would allow the U.N. Security Council to establish a ceasefire.
... They have to work this out," he said.
The leaders of the G8 nations -- Britain, Canada, France, Germany,
Italy, Japan, Russia and the United States -- gathered in Saint
Petersburg on Saturday for a summit expected to tackle the turmoil.
Israel launched the strikes in retaliation to the capture of two
of its soldiers by the Lebanese Shiite group Hezbollah last week
and another soldier by Palestinian militants in Gaza on June 25.
"If the abduction incident in Palestine is negative, responding
to it with disproportionate force is worse," Erdoğan said.
"Nothing can justify the showering of bombs on innocent
civilians and the merciless destruction of cities."
"The children of Palestine are as precious as those of
Israel," he said, as several people from the crowd he was
addressing shouted "Down with Israel."
Turkey, one of Israel's few Muslim allies, sought to mediate in
the early stages of the crisis when it sent a special envoy to
Syria for talks with President Bashar Assad in a bid to convince
Damascus to use its influence over Hamas to secure the release of
the Israeli soldier.
Lebanon asks for
Turkish mediator for a ceasefire:
Erdoğan spoke by
phone with his Lebanese counterpart, Fuad Saniora, who
requested Turkish mediation for a cease-fire to end the spiraling
violence in the Middle East, an official said.
The prime minister told Saniora Turkey would "make every kind of
contribution" for a cease-fire, Erdoğan's spokesman, Akif
Beki, was quoted as saying by The Associated Press, but gave no
further information.
Palestinian prime
minister slams 'world's silence'
Palestine's Prime
Minister Ismail Haniya said the international community has
descended into "unprecedented silence" over raging turmoil in
the Middle East and Israeli "cruelty" against the Palestinians,
in remarks published in a Turkish daily yesterday.
"The world is in a very strange state of silence. ... It seems
the people do not wish to see this cruelty," he said in an
interview with the mass-circulation daily Sabah. Haniya,
however, said he kept his hopes high that "humankind will one
day hear the voice of its coscience." (Turkish
Daily News)
22.07.2006
|
SPESE
MILITARI
|
La
Turchia è il quinto Paese in Europa ed il quarto nel
Medioriente ad investire di più in questo particolare
settore. |
La
Turchia è il quinto Paese In Europa ed il quarto in Medioriente
che spende di più per gli apparati militari. Il denaro investito
ammonta a circa 10 miliardi di dollari all'ano. Nel MO, lo Stato
che investe maggiori risorse sul militare è l'Iran con una spesa
di 37 miliardi di dollari. (ApCom)
22.07.2006
|
CRONACA
LA RICHIESTA
|
E'
quella fatta dall'Unione Europea alla Turchia per l'abolizione di
un articolo del codice penale sui reati di opinione. |
L'Unione Europea ha chiesto alla
Turchia di abolire un articolo del codice penale che prevede il carcere
per chiunque offenda il senso di appartenenza alla nazione. I
giornalisti turchi protestano da tempo contro questa norma e sono
arrivati a imbavagliarsi per far capire che non possono svolgere come si
deve il proprio mestiere a causa del controverso articolo. (AprileOnline.it)
22.07.2006
|
CONDANNA
CONFERMATA PER UN GIORNALISTA

|
Si
tratta di Hrant Dink ritenuto colpevole anche dalla Cassazione
turca di avere offeso l'identità della nazione. La questione
armena. |
E' stata confermata dalla
corte di Cassazione turca la condanna a sei mesi di reclusione, con la
condizionale, per il giornalista turco di origini armene Hrant Dink,
ritenuto colpevole di avere offeso l'identità turca.
Dink era stato autore di un articolo dedicato ai massacri degli armeni
del 1915-1916 all'epoca degli ultimi Governi ottomani, subito dopo era
stato condannato in primo grado da un Tribunale di Istanbul nell'ottobre
del 2005 per un articolo pubblicato nel febbraio 2004 sulla sua rivista
bilingue turco-armena <Agos>.
All'interno, il noto giornalista faceva appello al popolo armeno di
''volgersi verso il sangue nuovo dell'Armenia indipendente e di
liberarsi così del peso della diaspora armena nel mondo, che si
riconosce nel culto della memoria del passato, tra cui quella che per
gli armeni è stato il primo genocidio del XX secolo, costato 1.5
milioni di morti".
In appello la sentenza di condanna per Dink era stata annullata per vizi
di procedura ma la Cassazione l'ha confermata e Dink resta libero, ma
dovrà scontare la pena a sei mesi, se nei prossimi cinque anni
commetterà un reato analogo.
Dink, infatti, è sotto un altro procedimento giudiziario per
''tentativo di influenzare la giustizia'', un reato che prevede fino a
tre anni di reclusione, per avere commentato negativamente la propria
condanna a sei mesi in base ad un articolo del codice penale, il 301,
che punisce le ''offese alla turchità''.
L'aspetto singolare della condanna di Dink è che il suo articolo mirava
soprattutto a cercare nuove ragioni di amicizia tra turchi ed armeni
''guardando più al futuro che al passato''.
La questione della deportazione e dei massacri degli armeni del 1915-16
è particolarmente sensibile in Turchia, dato che Ankara respinge con
forza la definizione di ''genocidio'' attribuita a quei massacri dagli
armeni e da diversi Parlamenti europei, tra cui quello di Strasburgo, il
quale ha chiesto ad Ankara di riconoscere quei massacri come
"genocidio". (Ansa)
22.07.2006
|
LA DELUSIONE DI
OLLI REHN

|
Il
Commissario UE all'Allargamento ha criticato la sentenza della
cassazione turca che ha condannato un giornalista per reati di
opinione. |
Il commissario all'Allargamento Olli Rehn si
è detto ''deluso'' dalla sentenza della Corte di Cassazione della Turchia che
ha confermato la condanna al carcere per Hrant Dink, il giornalista accusato di aver
insultato la ''turchità '' in base all'articolo 301, lo stesso per cui fu incriminato, e poi prosciolto, il noto scrittore
Orhan Pamuk.
''Questa sentenza limita l'esercizio della libertà di espressione in Turchia'', ha
affermato Rehn in una dichiarazione ufficiale, aggiungendo che ''è tanto
più preoccupante dal momento che ci sono molti altri processi pendenti di questo tipo in Turchia''.
Una simile decisione, ha spiegato il commissario, ''dimostra che la giustizia turca non
è riuscita a creare un precedente nell'interpretazione del nuovo codice penale che sia in linea
con gli standard dell'UE, e crea, invece, ''un caso vincolante che stabilisce la condotta per i processi futuri''.
Ricordando che la libertà di espressione è alla base della democrazia ed è un principio chiave dei criteri di adesione
stabiliti a Copenhagen, Rehn ha invitato le autorità turche a ''emendare l'articolo 301 del nuovo codice penale,
affinché la libertà di espressione sia sempre garantita''.(Ansa)
22.07.2006
|
PROCESSO ALLA
SCRITTRICE ELIF SHAFAK

|
In
uno dei suoi romanzi, "Il bastardo di
Costantinopoli" uscito per la prima volta negli Usa, un
personaggio armeno fa riferimento ai "macellai turchi". |
La scrittrice turca Elif Shafak ha
reso noto che sarà processata a causa delle parole usate dai personaggi
armeni del suo romanzo "Il bastardo di Costantinopoli", un
libro che ha scritto mentre viveva a Tucson, negli Usa.
Nel libro, infatti, un personaggio armeno fa riferimento ai
"macellai turchi". Questa frase sottintende un richiamo al
genocidio armeno, che molti storici e Governi occidentali collocano fra
il 1915 e il 1923, vicenda che il Governo turco ha sempre rifiutato di
riconoscere, dicendo soltanto che molti Armeni morirono di inedia,
malattia e fatica dovuti alle marce forzate in Siria nella rappresaglia
contro la minoranza cristiana per aver collaborato con la Russia durante
la prima guerra mondiale.
La versione ufficiale è poi che i morti siano circa un terzo di quelli
che l'Occidente ritiene siano morti non solo di stenti susseguenti lo
spostamento forzato, ma anche per le violenze le esecuzioni e gli stupri
(oltre un milione). I turchi che accreditino la versione del genocidio
vengono sottoposti ai rigori della legge in base al discusso articolo
301 del codice penale turco.
Il libro di Shafak, è stato pubblicato in Turchia l'8 marzo scorso ed
ha già venduto più di 50.000 copie. (Osservatorio
sulla legalità)
22.07.2006
|
BALLERINE CON IL
VELO PER NON DISPIACERE ARINC
|
Il
presidente del Parlamento turco, che a Tunceli aveva assistito ad
uno spettacolo, ha però negato qualsiasi riferimento religioso al
capo coperto delle donne. |
"La questione è ridicola, è
un nonsense": questo il commento secco del portavoce del Parlamento
turco Bulen Arinc al riesplodere della questione del velo sulla stampa
nazionale.
L'episodio che ha riacceso le polemiche è stato uno spettacolo di danza
folcloristica nella città curda di Tunceli in cui, alla presenza di
Arinc, delle danzatrici si sono esibite con il capo velato. Secondo la
stampa turca, le artiste avrebbero indossato il velo per compiacere il
politico, visto che non lo indossavano nelle esibizioni precedenti al
suo arrivo.
La questione del velo è un argomento particolarmente sensibile in
Turchia, dove la legge vieta di entrare a capo coperto in alcuni luoghi
pubblici, tra cui le università. Secondo recenti sondaggi, però, circa
il 76 per cento della popolazione è contrario a questo bando. "Ho
assistito a spettacoli simili per più di dieci anni, nella gran parte
delle danze folcloristiche le artiste si esibiscono con abiti
tradizionali e a capo velato", ha dichiarato ai giornalisti Arinc,
evitando di rispondere alle domande sul bando del velo, sull'opportunità
di ritirarlo e, più in generale, sulla laicità dello stato turco. (Online.info)
22.07.2006
|
ANCHE I
POLIZIOTTI TURCHI PROTESTANO
| Alla
base di una segnalazione alla Commissione per i Diritti umani
ci sarebbe lo sfruttamento del posto di lavoro. 20 ore di
straordinario alla settimana. |
Anche i poliziotti turchi si
lamentano. Un ufficiale di polizia si è rivolto alla Commissione per i
diritti umani per segnalare la sua situazione, comune a quella di molti
altri colleghi. Alla fonte della sua protesta ci sarebbe lo sfruttamento
sul posto di lavoro.
Stando a quanto detto alla commissione, il povero poliziotto fa 20 ore
di straordinario ogni settimana, per un totale di circa 80 ore mensili.
Tutto gratis. Il poliziotto ha anche sottolineato di aver chiesto più
volte che gli venissero pagati gli straordinari, ma senza risultato. La
Commissione per i diritti umani dal canto suo ha fatto sapere che aprirà
un'inchiesta sull'accaduto, anche per vedere quanti altri poliziotti si
trovano nella stessa situazione dell'ufficiale che ha sporto denuncia. (ApCom)
22.07.2006
|
CONDANNATE A
DIECI MESI

|
La
sentenza nei confronti di 24 donne - accusate di propaganda
separatista a favore del Pkk - emessa dalla Corte criminale di
Diyarbakir. |
Twenty-four women who call
themselves peace mothers were found guilty of voicing separatist
propaganda by the Diyarbakır 4th Criminal Court on Tuesday and each
was sentenced to serve 10 months in prison.
The women, aged between 40 and 75, had chained themselves to each other
to block traffic in Diyarbakır and had called for a general amnesty
and an end to isolation in prisons. They were arrested on Feb. 22 this
year and freed after spending two months in jail.
None of the accused were present at the court on Tuesday. The women's
lawyer Meral Beştaş said the common characteristic of all her
clients was the fact that they were all mothers. "The demonstration
and the slogans were aimed at peace. It was an innocent act and should
be protected under the freedom of expression. If not, the court will be
punishing a call for peace."
The prosecutor called for the women to be found guilty of propagating
slogans of a separatist group.
The court noted that the accused had blocked the traffic and carried a
banner that said: "Mr. Öcalan is our political will." Abdullah Öcalan
is the jailed leader of the outlawed Kurdistan Workers' Party (Pkk).
The court said the women were guilty of spreading separatist propaganda,
and sentenced them to one year imprisonment each. The court said it took
mitigating factors into account to lesson the sentence to 10 months'
imprisonment.
If the Supreme Court of Appeals approves the sentences, the women will
return to jail. (Turkish Daily News)
22.07.2006
|
UN LIBRO PER
RICORDARE DON SANTORO

|
La
storia del sacerdote, ucciso a Trabzon in Turchia, in una
biografia redatta da Valentino Savoldi per le Edizioni Missionarie
Italiane. |
Era il 5 febbraio 2006. Don Andrea
Santoro, parroco della chiesa di Santa Maria a Trabzon, in Turchia,
viene ucciso. Inginocchiato negli ultimi banchi della chiesa, il
missionario "fidei domum" si spegne proprio di fronte al
cristo in croce, per mano di un giovane turco.
Ora la storia del missionario è già un libro, edito da Edizioni
Missionarie Italiane, che ricostruisce la vita e l'opera di don Santoro
e che porta come titolo il nome del parroco italiano.
Questa prima biografia è stata redatta da Valentino Salvoldi: riporta
testimonianze dirette dello stesso autore che ha conosciuto in vita don
Santoro, e quelle di numerosi amici. Il risultato è un ritratto del
missionario sia dal punto di vista umano, sia da quello teologico e
spirituale. Le scelte di vita di don Santoro si intrecciano infatti con
le circostanze della morte: è l'amore per la Chiesa e la predilezione
per i luoghi in cui il cristianesimo è nato a portare il parroco
italiano a Trabzon, ma è proprio in Turchia che le sfide del dialogo
interreligioso con l'islam diventano più difficili. Il religioso era
infatti curatore del progetto interculturale "Finestra per il
Medio Oriente" che si propone tra l'altro di favorire un dialogo
rispettoso tra il patrimonio cristiano e il patrimonio musulmano.
Causa della morte dell'italiano si pensò infatti subito fosse
l'integralismo islamico.
Il sottotitolo del libro è "Una porta sempre aperta":
don Santoro viveva collaborando e dando la propria disponibilità ai
fratelli di ogni credo religioso. E la porta aperta della sua chiesa
alle spalle gli costò la vita.
L'<Emi> ha pubblicato il libro sulla biografia del missionario per
presentarne la figura di tramite tra mondo islamico e realtà cristiana.
Don Santoro aveva 60 anni. Era nato a Latina ed era sacerdote dal 1970.
Da circa 10 anni era in Turchia, prima a Urfa, nel sud, ai confini con
la Siria, da tre anni a Trabzon.
(News Italia
Press)
22.07.2006
|
PROTESTE CONTRO
LA LAPIDAZIONE
|
Organizzazioni
di donne turche riunite in una campagna internazionale per salvare
la vita ad una iraniana condannata a morte con questo barbaro
sistema. |
Organizzazioni di donne turche si
sono unite alla campagna internazionale in favore di Melek Ghorbany,
condannata alla lapidazione in Iran per adulterio.
Esponenti delle organizzazioni si riuniranno davanti al consolato
iraniano di Istanbul per leggere un documento di condanna delle
lapidazioni che - in una nota già diffusa - vengono definite "un
crimine contro l'umanità".
Il cartello di organizzazioni - che si impegnerà affinché l'Iran
abbandoni questa pratica - chiede la liberazione di tutte le persone
condannate alla lapidazione nella Repubblica Islamica, Ghorbany inclusa,
oltre all'abolizione di tutte le altre punizioni previste in quel
paese dalla sharia.
La campagna in favore della Ghorbany è stata lanciata dal suo avvocato
americano, Lily Mazahery, che ha finora raccolto circa 2.000 firme. (Ntc)
22.07.2006
|
SALVI 2 SARDI
RAPITI DA NARCOTRAFFICANTI
|
Erano
stati sequestrati ad Istanbul dalla banda di un narco-trafficante
curdo per un debito non pagato di 280 mila euro. |
Un debito non saldato di 280 mila euro con un
narco-trafficante curdo di nazionalità turca, stava per costare la vita a due giovani sardi, Rinaldo Ibba, di 29
anni, e Daniele Nonnis, di 28, entrambi di Quartu Sant'Elena (Cagliari), che sono stati sequestrati a Istanbul e salvati dopo
17 giorni di prigionia quando stavano per essere uccisi.
Il salvataggio è avvenuto l'11 maggio scorso, grazie a un'indagine congiunta del Gruppo
operativo antidroga (Goa) della Guardia di Finanza di Roma e degli agenti del Commissariato
della Polizia di Stato di Quartu Sant'Elena (Cagliari) che ha consentito alla Direzione centrale dei servizi antidroga
(Dcsa) del ministero dell'Interno di mettere la polizia turca sulle tracce dei rapitori e arrestare il capo dell'organizzazione
criminale curda, Mehmet Can, di Diyarbakir.
La vicenda è' stata resa nota adesso a conclusione di una complessa attività investigativa che
ha permesso di sgominare un'organizzazione internazionale di narcotraffico che aveva la
sua base nel territorio curdo ai confini tra Turchia e Siria e il suo principale centro di smistamento per l'Italia nel
cagliaritano.
Ibba e Nonnis erano andati a Istanbul su incarico del padre del primo, Mariano, di 48 anni, originario di Lanusei, ritenuto
il capo dell'organizzazione sarda, per trattare una ricontrattazione del debito con Can. Come hanno spiegato il
dirigente del Commissariato della Polizia di Stato, vicequestore Gianfranco
Murgia, e il responsabile del Goa di Roma,magg. Stefano Rebechesu, i sardi non avrebbero pagato la cifra
pattuita, a causa del sequestro a Cassolnovo (Pavia) di una partita di quattro chilogrammi e mezzo di eroina,che doveva
essere trasportata in Sardegna da Tiziana De Rosa, collaboratrice di Mariano
Ibba e sposata con Can su incarico del suo capo per facilitare l'ingresso in Italia del curdo. Il
trafficante ha sospettato un raggiro e ha accettato di trattare, facendo scattare
la trappola nella quale sono caduti Ibba e Nonnis.
Arrivati a Istanbul il 25 aprile scorso, i due sono rimasti in mano ai sequestratori fino all'11 maggio, quando la polizia
turca è riuscita a intercettare i rapitori mentre trasferivano gli ostaggi in un'altra prigione, dopo l'incontro con un nuovo
emissario, anch'egli sardo ma residente a Modena, Giovanni Agus, il quale era tenuto sotto controllo grazie ad una microspia
dotata di gps piazzata dagli investigatori italiani.
Il salvataggio dei due ostaggi, ordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Cagliari quando
era apparso chiaro che i sequestratori stavano per ucciderli perche'
Ibba padre non pagava, ha fatto accelerare la conclusione dell'inchiesta,
''congelandola'' agli elementi acquisiti a metà maggio e impedendo lo sviluppo di un filone di indagini che portava
addirittura a Baghdad dove Can si recava ogni settimana per incontrare i suoi principali fornitori.
I finanzieri del Goa di Roma e agenti del Commissariato di Polizia di Quartu hanno eseguito nove ordinanze di custodia
cautelare in carcere, sgominando completamente la banda di Ibba, un ex collaboratore di giustizia che avrebbe organizzato il suo
sodalizio criminale alla fine degli anni '90, proprio durante la permanenza in Emilia, mentre era sottoposto al regime di
protezione perché aveva collaborato a smantellare una rete di narcotrafficanti sardo-calabresi.
Ibba figlio e Nonnis, neanche una settimana dalla loro liberazione in Turchia, erano tornati
già al ''lavoro'' ed erano stati bloccati dagli investigatori della Polizia di Stato
di Quartu al loro ritorno da Roma con cocaina che rappresentava il ''provino'' presentato da un'organizzazione di trafficanti
nigeriani, con i quali Ibba padre, secondo gli inquirenti, aveva allacciato contatti per rilanciare la sua
attività.(Ansa)
22.07.2006.
|
TENTANO DI
VENDERE UN QUADRO DI VAN GOGH
|
Manette
a cinque turchi. L'opera del maestro impressionista all'esame
degli esperti dell'università di Canakkale. |
La polizia turca ha arrestato 5
connazionali per aver tentato di vendere un quadro di Van Gogh - di cui non
è chiara l'autenticità e la provenienza - probabilmente trafugato da un museo
iracheno. Lo ha riportato l'agenzia di stampa turca <Anatolia>.
Gli agenti sono intervenuti allorché alcuni aspiranti acquirenti si erano fatti avanti per
comprare la tela al costo di 500mila dollari. I cinque sospettati sono finiti in manette nella
cittadina occidentale di Canakkale, mentre trasportavano il dipinto.
La polizia ha consegnato il quadro a degli esperti d'arte dell'Università di Canakkale per
determinarne l'autenticità. (Adnkronos)
22.07.2006
|
IL
"DRAMMA" DI UN INGLESE
|
Un
particolare apparecchio costruito in Turchia per un cittadino di
Liverpool sta mettendo il poveretto in seria difficoltà. Lo sfogo
alla <Bbc>. |
Un uomo che si è fatto impiantare
una protesi elettronica al pene, per curare l'impotenza, si ritrova ad avere una erezione ogni volta che il vicino apre col telecomando la porta del garage. "Non
è divertente", si è sfogato l'anonimo interlocutore del Merseyside (la contea di
Liverpool) alla radio della <Bbc>, spiegando che la protesi funziona sulla stessa frequenza del telecomando e che non
è possibile intervenire sull'apparecchio perché l'intervento è stato fatto in Turchia. "Ogni volta che lui apre la porta del
garage io non posso uscire di casa per almeno un'ora, è molto imbarazzante", si
è lamentato il malcapitato. Il tabloid britannico <Sun>, riferendo la
notizia, scrive: "Se sei l'uomo che ha telefonato alla radio, o se lo conosci, chiama al
più presto la nostra redazione". (Agi)
22.07.2006 |
ECONOMIA
AUMENTATI I TASSI
DI 25 PUNTI BASE

|
Decisione
a sorpresa della Banca Centrale turca. La notizia diffusa
dall'agenzia <Iha>. |
La Banca Centrale turca ha aumentato
a sorpresa il costo del denaro. Il consiglio di politica monetaria della
Banca ha infatti votato a favore di un rialzo di 25 punti base al 17.50%
del tasso sui depositi giornalieri. Lo comunica l'agenzia di stampa locale
<Iha>. Anche il tasso sui prestiti è stato alzato di 25 punti base
al 22,50%. La Banca Centrale turca ha aumentato i tassi lo scorso maggio
per la prima volta dal 2001. (Radiocor)
22.07.2006
|
LA CRESCITA NON
SEMPRE PUO' SALVARE
|
Il
Pil che in Turchia nel primo trimestre 2006 ha raggiunto un +6.4%
non è stato sufficiente a compensare la svalutazione della divisa
locale, l'incremento del tasso di disoccupazione e il nuovo record
del deficit delle partite correnti. |
Gli ultimi accadimenti politici e
i ritardi accumulati nel processo di integrazione nell'UE, stanno frenando
l'incipiente sviluppo dell'economia turca. La crescita del Pil (+6.4%) nel
primo trimestre del 2006 non è stata sufficiente a compensare la
svalutazione della divisa locale, l'incremento del tasso di disoccupazione
e il nuovo record del deficit delle partite correnti. I dati che
fotografano la variazione del Pil nel corso dell'ultimo decennio (
superiori al 6% annuo)confermano che il Paese eurasiatico ha fatto molto
per centrare l'obiettivo dello sviluppo economico. Il settore delle
costruzioni ( +25.9%), gli investimenti ( +30.5%) e i consumi privati
(+9%), continuano a svolgere un ruolo fondamentale nel processo di
crescita economica. Tuttavia, questi dati indicano una lieve frenata
rispetto al + 10.2% registrato dal Pil nel quarto trimestre dello scorso
anno e il + 7.6% del 2005. Gli ultimi accadimenti sul fronte politico non
hanno contribuito a mantenere inalterato l'equilibrio economico del paese.
Il governo di Ankara ha dovuto affrontare alcuni focolai di violenza
religiosa che hanno rimesso in dubbio l'ingresso nel club dei venticinque
nel breve termine. L'ultimo report dell'UE sui progressi compiuti dalla
Turchia mette in guardia non solo dalla mancanza di libertà religiosa e
dalla scarsa volontà di riconoscere Cipro come stato indipendente, ma
pone l'accento anche sulla paralisi delle riforme economiche e sugli
scarsi progressi compiuti sul fronte normativo. Il primo sintomo di questa
frenata è arrivato dal mercato dei cambi: dalla fine di aprile la Lira
turca si è svalutata del 22% rispetto al dollaro Usa e all'euro. Gli
analisti spiegano che questa quotazione - la più bassa dall'aprile del
2003 - deve essere imputata in larga parte alla ritirata di capitali
stranieri arrivati in Turchia sulla scia delle negoziazioni con l'UE. La Lira ha risentito anche dall'inattesa crescita dell'inflazione (10%) in
maggio. Per sostenere la divisa locale, la Banca Centrale ha aumentato i
tassi di interesse di ben quattro punti percentuali durante le ultime
settimane. Il provvedimento potrebbe avere conseguenze negative sui
consumi domestici, visto che il 20% della popolazione vive con meno di due
dollari al giorno. Allo stesso modo, la quotazione della divisa locale
potrebbe avere conseguenze negative sul commercio estero (un altro dei
pilastri dell'economia turca). Le previsioni formulate dall'Oedc indicano
che la bilancia delle partite correnti potrebbe toccare livelli record nei
prossimi tre anni. L'anno scorso, il deficit ha toccato il 6.3%. Nel 2006
il deficit potrebbe arrivare al 6,6%. Per il 2007, le previsioni sono al
7%. La UE e gli organismi internazionali hanno sottolineato che - per
poter mantenere inalterati i suoi livelli di crescita - la Turchia
dovrebbe compiere uno sforzo supplementare per preservare la fiducia
internazionale e interna nelle sue istituzioni politiche ed economiche.
Per centrare l'obiettivo, è necessario aumentare la credibilità nelle
politiche macro- economiche, assicurare che l'evoluzione normativa porti
una riduzione dei rischi finanziari, migliorare la competitività delle
imprese e realizzare cambiamenti profondi nel sistema tributario e del
mercato del lavoro. Il governo turco continua ad essere ottimista sia
sull'esito dell'esame di novembre per poter continuare le negoziazioni con
l'UE, sia sulle prospettive del nono Piano di Sviluppo che dovrebbe
trovare applicazione nel periodo 2007- 2013. Il progetto si propone di far
crescere del 65% il reddito pro-capite del Paese, creare 620.000 nuovi
posti di lavoro, ridurre l'inflazione al 3% e ridimensionare il peso del
settore agricolo. Il piano di privatizzazioni ingloba una diminuzione del
valore generato dalle imprese statali dal 9% al 3.3% del Pil. A cura di www.fondionline.it
. (Finanza.com)
22.07.2006
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L'INFLAZIONE
MIGLIORERA' DA AGOSTO
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Questa
la sensazione del Fondo Monetario Internazionale a proposito della
ripresa turca e degli obiettivi da raggiungere da parte di Ankara. |
Il Fmi assicura che
la ripresa dell'economia turca e la diminuzione dell'inflazione
inizieranno da agosto, come si apprende da <Zaman Online>.
L'aumento dei prezzi potrebbe influenzare il target del 2006, ma è più
importante raggiungere gli obiettivi di medio termine piuttosto che quelli
sul breve periodo. Il Fondo Monetario Internazionale ha inoltre
sottolineato che la perdita di stabilità su base mensile è poco
rilevante e che il deficit delle partite correnti sarà per la
maggiorparte coperto dagli investimenti esteri diretti in arrivo. (ApCom)
22.07.2006
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AUMENTO DEI FONDI
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Il
Fmi potrebbe decidere di aumentare gli investimenti a favore della
Turchia per contribuire alla flessibilizzazione del mercato del
lavoro. |
Il Fondo Monetario Internazionale
potrebbe decidere di aumentare gli investimenti a favore della Turchia.
Fonti all'interno dellistituzione hanno fatto sapere che il Fmi sta
seguendo con grande attenzione la crescita del Paese della Mezzaluna e
sono sempre più propensi a ritenere che la Turchia giocherà un ruolo di
primaria importanza nel futuro panorama mondiale.
I fondi, quando verranno stanziati, contribuiranno alla flessibilizzazione
del mercato del lavoro e l'applicazione della riforma del sistema della
sicurezza sociale che sta incontrando particolari difficoltà nel Paese. (ApCom)
22.07.2006
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LE IMPRESE ITALIANE FANNO ROTTA
VERSO IL PAESE DELLA MEZZALUNA

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Il
nostro export si rivolge in particolare alla Turchia con le Regioni Lombardia e Piemonte che risultano essere le
più attive con un valore complessivo che sfiora un
miliardo e mezzo di euro. La missione organizzata da <Promos>,
azienda speciale della Cciaa, dal 10 al 12 settembre prossimi. La
dichiarazione del suo presidente.
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<Promos>, azienda speciale della
Camera di Commercio Industria Agricoltura e Artigianato (Cciaa) di
Milano per le attività internazionali, in collaborazione con il ministero
delle Attività Produttive - Punto di Contatto Nazionale, organizza una
missione in Turchia, dal 10 al 12 settembre con l'obiettivo di creare
nuovi contatti d'affari e diffondere una cultura d'impresa legata alle
linee Ocse, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico.
"Il Mediterraneo rappresenta per le nostre imprese un importante
orizzonte di sviluppo - ha dichiarato Bruno Ermolli, presidente di <Promos>, azienda speciale della Camera di Commercio di Milano per le
attività internazionali - E la Camera di commercio è
particolarmente impegnata nel promuovere le relazioni con i Paesi
dell'area, attraverso una serie di attività che culminano nell'annuale
conferenza del Laboratorio Euro-mediterraneo, giunta quest'anno alla sua
quarta edizione e che si è tenuta a Milano il 17 e 18 luglio scorsi. É infatti
importante promuovere la cooperazione e soprattutto fornire strumenti
concreti per aiutare la competitività delle nostre imprese che operano su
questi mercati. E in tale ottica la missione in Turchia rappresenta una
valida opportunità ".
L'export italiano si rivolge alla Turchia con le Regioni Lombardia e
Piemonte che risultano essere le più attive con un valore
complessivo dell'export che sfiora un miliardo e mezzo di euro. Tra le
regioni si distinguono per il flusso delle esportazioni: la Lombardia con
quasi un terzo e il Piemonte col 15%. I settori più attivi nell'export
sono quelli dei macchinari e del materiale da trasporto, con il 46.2% del
totale. (News Italia Press)
22.07.2006
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UNO-DUE, ED OPLA'
LA VENDITA

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Il
40.5% di <Avea> è passato dalla compagnia di Marco Tronchetti Provera a <Turk Telecom>. Nelle casse della società italiana
500 milioni di dollari di cui una parte rimarrà però in Turchia. |
È un uno-due l'ultima operazione
comunicata al mercato da <Telecom>. Si è infatti appena conclusa, secondo i
piani, una parte rilevante dell'accordo turco della compagnia di Marco
Tronchetti Provera. La
vendita del 40.5% di <Avea> a <Turk Telecom> porta nelle casse della società
italiana 500 milioni di dollari e realizza un piano già messo a punto
da un anno che prevedeva, fra le altre cose, un diritto di prelazione di
<Turk Telecom> sulla quota di <Avea> appena passata di mano.
Di questo mezzo miliardo di dollari una metà resterà in Turchia e
arricchirà la quota di <Telecom> in <Oger Telecom>, la holding che
rappresenta quella cordata di gruppi italiani, sauditi e libanesi che è
riuscita a conquistare il 55% di <Turk Telecom> per oltre 6.5 miliardi di
dollari, che lo Stato turco aveva messo sul mercato. Attualmente <Telecom>
ha in <Oger> una quota di "solo" il 13%, che però si rafforzerà con
l'ingresso della compagnia nella borsa di Dubai. L'altra metà dei 500
milioni di dollari incassati dalla compagnia di Tronchetti Provera prenderà
invece la via di Milano e servirà ad alleggerire il debito finanziario
netto dell'ex monopolista nazionale delle Telecomunicazioni. Sicuramente
questi 250 milioni non faranno male alle casse della holding <Olimpia>, che
dovrà a breve liquidare anche le banche. Tuttavia, nonostante le
manovre rapide degli ultimi tempi, da <Pirelli Tyre> agli accordi turchi, un
rapporto "sereno" con un debito che a inizio anno superava i 39
miliardi di euro e che ora sarà di poco inferiore sembra ancora lontano.
E la situazione grafica del titolo rispecchia pienamente questa
condizione: i prezzi stanno tentando di mantenersi aggrappati con le
unghie e con i denti al supporto di area 2.10, quasi sapessero che
scivolando al di sotto di questa quota segnalerebbero la ripresa del trend
ribassista attivo da fine 2006, trend che invece era stato interrotto
dalla fase laterale degli ultimi due mesi circa. Sotto area 2.10 il
grafico parla di un supporto a quota 1,75/78 euro: è quindi possibile che
non sia ancora giunto il momento per comprare il titolo, che solo in caso
di tenuta di area 2,10 e successivo superamento di quota 2.25 invierebbe
un primo timido segnale di ripresa. (FinanzaBlog.it)
22.07.2006
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UNA
NUOVA <TURK TELECOM>
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Iniziata
la ristrutturazione aziendale, la società turca delle
telecomunicazioni trasferirà quasi interamente la sede operativa da
Ankara ad Istanbul. |
La <Turk
Telecom> inizia la ristrutturazione aziendale e festeggia il
raggiungimento del 13/mo osto nella raduatoria mondiale dei colossi delle
telecomunicazioni. La sede operativa della compagnia, di proprietà del
consorzio a guida saudita <Oger telecom>, di cui fa parte anche
<Telecom Italia>. sarà trasferita quasi tutta internamente ad
Istanbul. Rimarranno ad Ankara solo alcuni centri di comunicazione. Paul
Donay, direttore generale della compagnia, ha spiegato che la nuova
<Turk Telecom> sarà una società con una visione completamente
diversa, con una cura speciale per il settore delle vendite e del
marketing.
<Oger> ha vinto l'asta di privatizzazione del 55% della compagnia,
ex monopolista del settore, con un bid da 6.55 miliardi di dollari.
(ApCom)
22.07.2006
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30 MILIONI DI
CLIENTI
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Alla
faccia della crisi, il colosso turco delle telecomunicazioni -
<Turkcell> - continua a battere ogni record. |
Alla faccia della crisi, <Turkcell>
continua a battere ogni record. Il colosso turco delle telecomunicazioni
ha toccato quota 30 milioni di clienti, con un incremento del 3.8%
rispetto al mese precedente. Una bella soddisfazione se si pensa che il
periodo non è proprio dei più rosei. Solo nell'ultimo trimestre si sono
aggiunti oltre un milione di contatti. (ApCom)
22.07.2006
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LA
BARRIERA DEI 100 MILIARDI DI DOLLARI
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Questo
l'obiettivo della Turchia per il 2007 a proposito di esportazioni.
Per la fine dell'anno la cifra dovrebbe attestarsi sugli 84 mld di
$. |
"Se riusciremo
a raggiungere l'obiettivo di quest'anno, con le esportazioni a 84 miliardi
di dollari, potremo passare la barriera psicologica dei 100 miliardi di
dollari nel 2007". E' questa la visione ottimistica del
sottosegretario al Commercio Estero della Turchia, Tuncer Kayalar,
riportata da <Zaman Online>.
Nonostante le fluttuazioni di mercato degli ultimi mesi, il rialzo di
tassi d'interesse e l'inflazione a due cifre di giugno, Kayalar è
convinto che le esportazioni potranno contribuire alla ripresa del Paese e
già a fine luglio il tasso d'inflazione scenderà a valori sotto le due
cifre.
L'aumento del valore dell'euro e del dollaro contro la lira turca (che ha
perso quasi il 20% del suo valore in meno di tre mesi), ha permesso un
balzo delle esportazioni del 28.4% a giugno e questo, secondo il
sottosegretario al Commercio Estero, fa ben sperare per l'obiettivo di 84
miliardi di dollari alla fine del 2006. (ApCom)
22.07.2006
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CRESCE L'IMPORT
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Saldo
negativo della bilancia commerciale della Turchia nella misura di
21.6 miliardi di dollari (+36.7 per cento '06/'05). |
Secondo l'Ufficio Statistico Turco (Tuik), nei primi 5 mesi dell'anno
in corso, le importazioni della Turchia sono cresciute del 18 per cento
rispetto allo stesso periodo del 2005, raggiungendo quota 53.3 miliardi di
dollari; l'export è invece cresciuto dell'8 per cento toccando la
somma di 31.7 miliardi di dollari. Lo comunica l'Istituto Italiano per
il Commercio Estero. Il saldo della bilancia commerciale è negativo per
21.6 miliardi di dollari (+36.7 per cento '06/'05).
L'Italia rimane il terzo partner commerciale della Turchia, con un
interscambio di 6.1 miliardi di dollari (+18 per cento '06/'05).
L'export dell'Italia verso la Turchia è pari - nei primi cinque mesi
del 2006 - a 3.3 miliardi di dollari (+11.7 per cento rispetto al
corrispondente periodo del 2005), mentre l'import dalla Turchia è
cresciuto del 25.6 per cento raggiungendo quota 2.8 miliardi di dollari.
Germania e Russia sono i principali fornitori e partner commerciali della
Turchia, con incrementi percentuali molto consistenti . Sempre più
rilevante invece l'apporto della Cina, che si consolida come terzo Paese
fornitore (3.7 miliardi di dollari +53.4 per cento '06/'05). (Denaro.it)
22.07.2006
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LA TURCHIA SARA' A
TRIPOLI

| Per
la prima volta la manifestazione libica, che si svolgerà dall'8 al 12
novembre, ospiterà 52 aziende della Mezzaluna. In programma anche
una visita del ministro Kursad Tuzmen. |
Dall'8 al 12 novembre la Fiera
internazionale di Tripoli ospiterà per la prima volta una manifestazione
fieristica completamente dedicata alla Turchia.
Lo rende noto il consigliere commerciale dell'ambasciata turca a
Tripoli, indicando che la Jamahiriya costituisce uno dei più importanti
obiettivi della strategia di Ankara per l'Africa.
In questo quadro, 52 aziende turche hanno preso parte alla Fiera
internazionale 2006 che si è tenuta in aprile, e in programma c'è
anche l'organizzazione, durante l'estate, di una visita di una
delegazione commerciale turca guidata dal ministro di Stato Kursad Tuzmen,
responsabile per il commercio estero. Oltre 60 sono le imprese di
costruzione turche che operano attualmente in Libia. Nel 2005 la Turchia
ha esportato in Libia per 400 milioni di dollari, ed importato petrolio
per 1.5 miliardi di dollari. La Turchia, secondo il diplomatico, mira a
diventare il più importante partner commerciale del Paese maghrebino,
confortata anche dalla vicinanza geografica. (Denaro.it)
22.07.2006
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VIA
DELLA SETA
E LA GEOPOLICA
DEL PETROLIO
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Inaugurato in Turchia l'oleodotto
Baku-Tiblisi-Ceyhan
(BTC), che trasporterà sulle sponde del Mediterraneo l'oro nero
del Mar Caspio. L'alleanza tra Stati e multinazionali per il
sostegno ad una politica energetica. Il ruolo
dell'Italia presente nella partecipazione con un 5%.
Gli altri progetti.
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 I presidenti di Turchia, Georgia,
Azerbaijan, i rappresentanti istituzionali di 32 paesi, tra i quali
l'Italia (erano presenti il ministro per lo Sviluppo Economico Pierluigi
Bersani ed il nostro ambasciatore ad Ankara Carlo Marsili), 400 giornalisti, un'orchestra sinfonica, 2.500 gendarmi. La
Turchia ha voluto celebrare in grande stile l'inaugurazione ufficiale
del terminale petrolifero di Ceyhan, tappa finale dell'oleodotto
Baku-Tiblisi-Ceyhan (Btc), la "Via della seta del 21° secolo",
destinato a far arrivare ogni anno sulle sponde del Mediterraneo 50
milioni di tonnellate del prezioso petrolio del Mar Caspio - Azeri Light.
Le celebrazioni avevano avuto un prologo ad Istanbul dove il presidente
della Repubbica Ahmet Necdet Sezer aveva offerto una cena a 600 ospiti.
Nella giornata di Ce |
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