PAROLE CHIARE

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Il
ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul ha dichiarato
che combattere crimini come l'assassinio del
giudice Ozbilgin è al primo posto nell'agenda nel
Governo Erdogan. |
La
Turchia non torna indietro. Parola di Abdullah Gul. Il
ministro degli Esteri turco, durante il congresso dell'Akp ad
Amasya si è trattenuto a lungo con i giornalisti, parlando del
futuro del Paese e facendo quella che a tutti è parsa una
dichiarazione programmatica. "Non c'è motivo di pensare
- ha detto Gul - che la Turchia possa fare passi indietro
rispetto ai progressi che l'hanno condotta alla sua forma
democratica".
"In questi anni abbiamo operato una vera e propria
rivoluzione silenziosa - ha continuato - Tutti i problemi
saranno risolti osservando le regole della democrazia, specie
quella di una democrazia così giovane come la Turchia
moderna. Il Paese adesso sta attraversando un momento di
grande cambiamento e crescita soprattutto dal punto di vista
economico. Il popolo turco può cominciare a pensare in modo
più positivo al suo futuro".
Gul non ha nascosto la sua preoccupazione per tutti gli eventi
che stanno interessando la Turchia e l'ondata reazionaria che
recentemente ha portato all'assassinio di Mustav Yucel
Ozbilgin, giudice del Danistay, il Consiglio di Stato.
"Combattere queste manifestazioni è al primo posto nella
nostra agenda, la polizia, l'Intelligence e le Forze di
Sicurezza sono competenti e portano avanti ogni giorno il loro
compito di mantenimento dell'ordine pubblico". Parole
chiare che sembrano voler fare dimenticare i fischi ricevuti
da tutti i membri dell'Akp ai funerali del giudice ucciso e
che Erdogan ha evitato solo perché non ha voluto
parteciparvi. (ApCom)
26.05.2006
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LA DATA NON SI
CAMBIA

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"Non
ci saranno elezioni anticipate e si voterà, come previsto nel
novembre 2007 per il rinnovo del Parlamento turco. Lo hanno
ribadito il premier Erdogan ed ministro Gul. |
Non ci
saranno elezioni anticipate e si voterà, come previsto, nel
novembre del 2007. Il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan ed
il suo ministro degli Esteri, Abdullah Gul, hanno
ribadito fermamente le date per le consultazioni elettorali per il
rinnovo del Parlamento di Ankara rispondendo così alle richieste
delle sue dimissioni legate alle accuse di avere propiziato l'attacco
armato della scorsa settimana da parte di un avvocato legato ad un
gruppo di estremisti islamo-nazionalisti che ha ucciso un giudice del
Consiglio di Stato ferendone altri quattro.
"Coloro che vogliono che il Governo del partito Akp decida di
anticipare la data delle elezioni legislative si sbagliano", ha
detto Erdogan in un discorso al gruppo parlamentare del suo partito
Dal canto suo - rispondendo ad alcuni rumors della stampa locale che avevano
parlato di possibili elezioni anticipate - il ministro degli Esteri, Gul ha dichiarato che questo
tipo di ipotesi e indiscrezioni sono delle azioni superficiali che
puntano a distogliere l'attenzione dai successi raggiunti dal patito dei
governo GIustizia e Sviluppo (Akp). "L'opposizione del Chp (Partito
Repubblicano del popolo), ha aggiunto Gul, svelando la sua visione sugli
artefici della campagna - sta ponendo dei problemi inesistenti in agenda
per bloccare i progressi fatti dall'Akp".
Gul ha assicurato che le elezioni parlamentari si svolgeranno a novembre
del 2007, mentre qualche mese prima, a maggio, sarà eletto il nuovo
presidente turco. Il Chp e la sinistra turca stanno tentando di evitare
che il nuovo Capo dello Stato venga eletto dalla maggioranza dell'islam
moderato rappresentato dall'Akp, il partito del premier Recep Tayyip
Erdogan. (da ApCom-Ansa)
26.05.2006
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TRE ARRESTI PER
L'ASSASSINIO DEL GIUDICE

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Tra
questi un ex ufficiale dell'esercito turco che era
stato espulso per "indisciplina" (estremismo
islamico). Il premier Erdogan in polemica con il Capo
dello Stato Maggiore delle Forze Armate, gen. Hilmi
Ozkok. |
Tre
persone sono state dichiarate in arresto dalla polizia turca
come complici dell'avvocato estremista Alpasan Asla già
arrestato in precedenza come autore dell'assalto armato che
mercoledì 17 maggio al Consiglio di Stato di Ankara, nel
corso del quale un giudice è rimasto ucciso ed altri tre sono
rimasti feriti. Lo ha riferiro la stampa turca.
Uno degli arrestati, Mazaffer Tekin, un ex ufficiale espulso
dalle Forze Armate turche per "indisciplina"
(estremismo islamico) era stato condotto con una ferita
di arma da fuoco al petto, in un ospedale di Istanbul, da due
uomini non ancora identificati ma attualmente ricercati dalla
polizia.
Questi ultimi prima di fuggire avevano affermato in ospedale
che Tekin aveva tentato di suicidarsi per sfuggire ad un
probabile interrogatorio. Anche la polizia ha diffuso come
"probabile" questa ipotesi. Tekin, considerato il
capo del gruppo che aveva organizzato sia l'attacco al
Consiglio di Stato, sia i tre recenti attentati contro il
quotidiano di sinistra <Cumhuriyet>, sembra un
estremista di opinioni ultranazionalista anche perché la
polizia ha ritrovato in casa sua opuscoli e libretti che fanno
pensare all'organizzazione estremista islamo-nazionalista
detta "Coalizione della Mela rossa".
 Nel frattempo il premier turco Recep tayyip Erdogan ha
criticato senza nominarlo il Capo di Stato Maggiore delle
Forze Armate turche, generale Hilmi Ozkok, che aveva elogiato
senza riserve la manifestazione spontanea anti-Governo di
decine di migliaia di persone al Mausoleo di Ataturk ad
Ankara, in occasione dei funerali del giudice ucciso. Ozkok
aveva anzi invitato a mantenere alta la mobilitazione in
difesa della Costituzione laica della Turchia.
"Le persone che hanno responsabilità di un tale
incarico, devono sapere molto bene cosa suggerire e come
suggerire. Le parole hanno delle conseguenze" - ha
dichiarato Erdogan in riferimento alle parole del numero uno
dei militari turchi. (Ansa)
26.05.2006
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IL VELO
ISLAMICO

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L'uccisione
da parte di un fanatico religioso del giudice Ozbilgin, accusato
di aver vietato ad una donna l'uso del "turban" a scuola
evidenzia quanto sia divenuta scottante la questione del velo, che
divide i difensori della laicità dello Stato dai "religiosi".
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L'uccisione da parte di un fanatico religioso del giudice turco
Yucel Ozbilgin, "colpevole" di aver negato ad una donna di indossare
il velo islamico durante il lavoro a scuola, ha evidenziato quanto sia
divenuta scottante nella "laica" Turchia la questione del velo.
Vietato del tutto nei primi decenni della Repubblica turca, il velo
è stato gradatamente riammesso nel corso degli ultimi anni e ora lo si
può vedere indossato in tutti i modi e in tutti i colori a seconda
dell'età, della moda, della propria tradizione familiare. Per
regolare e contenere questa esplosione religiosa "popolare"
femminile, dal 1997 l'uso del velo islamico è proibito nelle scuole,
inclusa l'Università, e negli edifici di Stato, dato che il turban (questo
velo che copre i capelli e si attorciglia attorno al collo) venne
considerato un simbolo politico antilaico oltre che antiliberale perché
- sostenne la parte laica del Paese - simboleggia la segregazione e la
sottomissione della donna nelle società musulmane.
I dirigenti del partito islamico Akp, attualmente al Governo in
Turchia con il premier Erdogan, avevano promesso ai loro elettori
l'abolizione di questo divieto, considerato una violazione delle
libertà di culto e di espressione. Ma per i "kemalisti" turchi
questo divieto continua ad essere un baluardo del carattere laico della
Repubblica turca voluto dallo stesso padre della patria Kemal Ataturk
per salvaguardarne la laicità. Inoltre i laici sostengono che
normalmente le donne subiscono sin da bambine forti pressioni (fino al
ricatto morale e religioso) familiari e sociali a portare il velo e ad
accettare un ruolo sottomesso e segregato nella società per cui -
secondo essi - non si può parlare in alcun modo di "libertà"
o di "libera scelta".
Sta di fatto che tutto ciò crea tensioni, spaccando la società
civile a discapito delle donne.
Alle ragazze che cercano di entrare nelle università con il velo è
proibito l'accesso e così in questi anni oltre diecimila studentesse,
per le quali il velo non è solo un "pezzo" d'abbigliamento ma
parte della loro identità, hanno lasciato gli studi universitari o
hanno ripiegato sulle scuole coraniche. Nel 2004 solo nelle 350
scuole coraniche di Istanbul, su ventimila iscritti, sedicimila erano
donne e ragazze musulmane praticanti. Scelta obbligata che può
rivelarsi controproducente per un cammino di modernizzazione
anticonfessionale.
Così, benché lo stesso presidente della Repubblica turca, Ahmet
Necdet Sezer, ancora nei primi mesi del 2006 abbia posto il veto sulla
proposta di legge sull'abrogazione del divieto di velo, si è visto
però costretto a concedere l'amnistia a migliaia di donne espulse dalle
università perché indossavano il velo islamico vietato dal sistema
scolastico laico vigente nel Paese.
Il mistero della pistola
"Glock"
E' in questo quadro che mercoledì 17 maggio è stata assassinato
da un suo collega un avvocato turco, perché, il 23 aprile, difendendo
la laicità dello Stato, si era dichiarato contrario all'uso del velo
per una donna musulmana insegnante e direttrice di una scuola materna.
Yucel Ozbilgin è stato colpito al cervello con un colpo di pistola,
mentre svolgeva il suo lavoro di giudice, insieme ad altri cinque suoi
colleghi - di cui due donne - anch'essi gravemente feriti durante
la sparatoria avvenuta nel tribunale di Istanbul. A sparare,
l'avvocato Alparslan Arslan, che, facendo fuoco con ben undici colpi
di proiettili, ha urlato: "Allahu Ekber. Allah è grande. Il furore di
Dio sia contro di voi. Noi siamo i suoi messaggeri e soldati". Questo
giovane avvocato, non ancora trentenne, già nel 2001 era stato pedinato
dalla polizia per i suoi modi aggressivi di comportarsi e per il suo
fanatismo religioso.
Colpisce il fatto che sia riuscito ad entrare armato nell'aula del
tribunale, passando inosservato. Appena catturato mentre tentava la
fuga, gli è stata trovata in mano una pistola "Glock" definita
"pistola fantasma" perché capace di sfuggire ai metal detector.
E' della stessa marca e fattura di quella usata per ammazzare don
Andrea Santoro.
Più di ventimila persona hanno partecipato ai funerali di Ozbilgin,
presente anche il presidente della Repubblica turca, Ahmet Necdet
Sezer, che ha
condannato il gesto e si è detto sconcertato per questo attacco rivolto
non solo ad un avvocato - fatto di per sé già estremamente grave, -
ma certamente anche alla Costituzione turca e alla laicità dello Stato.
Anche il Primo Ministro Erdogan, che non è andato ai funerali, ha
espresso la sua disapprovazione per tale gesto e, di fronte al
sospetto che questa azione sia stata da lui velatamente approvato, ha
dichiarato che si sbaglia chi vuole legare questo assassinio alla "questione del velo".
(Mavi Zambak/Asianews.it)
26.05.2006
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UN GIORNALE
ISLAMICO AVEVA INDICATO LA VITTIMA

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Secondo
il sito Internet <Cnn-Turk>, il quotidiano
<Vakit> aveva pubblicato la foto del magistrato
ucciso e di altri suoi colleghi indicando gli
obiettivi a potenziali attentatori. |
Il
giornale fondamentalista ialamico <Vakit> aveva
pubblicato già il 13 maggio scorso sia la foto e il nome del
giudice del Consiglio di Stato Yucel Ozbilgin ucciso
dall'avvocato integralista Aslan Alpaslan sia quelle di altri
tre magistrati rimasti feriti. Il quotidiano tra l'altro aveva
additato il gruppo dei togati alla pubblica esecrazione per
avere esteso il divieto per le insegnanti di portare il velo
islamico anche nei pressi dell'edificio scolastico. Lo ha
ricordato il sito Internet della rete televisiva
<Cnn-Turk> ripubblicando la pagina del giornale
estremista in cui le foto dei giudici venivano preceduto dal
titolo "Ecco i membri (del Consiglio di Stato) che hanno
chiuso la strada della scuola alla maestra con il velo".
Secondo lo stesso sito della <Cnn-Turk>, il quotidiano
aveva così "indicato gli obiettivi" a potenziali
attentatori. (da Ansa)
26.05.2006
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AGGIORNATO
IL PROCESSO AL KILLER DI DON SANTORO

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Dopo
la prima udienza, il processo riprenderà il 16 giugno. L'assassino
del sacerdote rischia una pena da 18 a 28 anni di carcere. La difesa
cerca di accreditare la tesi dell'infermità mentale. |
Si è
aperto ed immediatamente aggiornato presso il Tribunale penale di Trabzon (Trebisonda) in Turchia il
processo contro Ouzhan Akdil, 16 anni, il ragazzo che lo scorso 5 febbraio aveva
ucciso il missionario italiano Don Andrea Santoro e che adesso deve rispondere
dell'accusa di omicidio volontario. La prima udienza è durata oltre tre ore e
si è svolta a porte chiuse. Il killer,
in carcere dallo scorso 16 febbraio, era arrivato su un blindato della polizia ed
è entrato dall'ingresso secondario del tribunale. Nell'aula insieme
all'assassino anche il padre, Hikmet Akdil, e il giovane avvocato Maya Usta, di
soli 22 anni e che esercita la professione da 5 mesi. Fuori la madre di Ouzhan
Akdil, che milita nell'Akp, lo stesso partito del premier Erdogan. La donna ha
atteso in corridoio insieme con i suoi altri due figli, che sono stati chiamati
come testimoni insieme con Emirhan Demir e Sanet Uslu, amici del killer. Il
processo è stato poi rinviato al prossimo 14 giugno. Ouzhan Akdil rischia da 18 a 28
anni di carcere. Esclusa la pena dell'ergastolo, data la minore età
dell'imputato. Rimane ancora parzialmente incerto il movente dell'omicidio,
anche se sembra sempre di più il gesto isolato di un fanatico. Ouzhan Akdil ha
infatti confessato di aver compiuto l'omicidio, dichiarando di essere stato
sconvolto dall'ondata di violenza seguita alla pubblicazione delle vignette
contro il profeta Maometto. Ma le ombre sull'accaduto sono molte, anche a
distanza di tre mesi. Gli inquirenti continuano a tenere aperta anche l'ipotesi
della vendetta mafiosa, secondo la quale il vero mandante dell'assassinio di Don
Santoro sarebbe la malavita legata al traffico della prostituzione, attività
particolarmente fiorente a Trebisonda e che Don Santoro cercava di contrastare
da oltre due anni. Rimane anche incerto se Ouzhan Akdil abbia agito da solo e di
sua spontanea volontà oppure se sia stato spinto a compiere l'omicidio da
qualche estremista nazionalista. come affermato nei giorni immediatamente successivi all'omicidio. Di certo, per il momento si sa solo che il delitto è
stato compiuto "Glock" con una pistola calibro 9 di proprietà del fratello. Gli
avvocati di Ouzhan Akdil non hanno rilasciato dichiarazioni. Secondo fonti di
stampa potrebbero decidere di richiedere la temporanea infermità mentale e
cercare di far ottenere al killer il minimo della pena. (Age)
26.05.2006
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LA DOLOROSA
SITUAZIONE DEI CRISTIANI

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Molti
di questi costretti ad abbandonare la propria patria - Turchia
inclusa - perché non sufficientemente protetti. |
L'intera
Chiesa Cattolica deve mobilitarsi con iniziative diplomatiche e
economiche a favore dei cristiani in Paesi a maggioranza islamica,
dove la difficile situazione "sta inducendo migliaia di cristiani a
lasciare la loro patria ove non sono più "adeguatamente protetti nei
loro diritti fondamentali". Lo ha affermato il ministro degli Esteri
della Santa Sede, Giovanni Lajolo, che ha illustrato l'impegno della
Santa Sede in questo ambito all'Assemblea del Pontificio Consiglio
per la Pastorale dei Migranti. "E' particolarmente dolorosa - ha
denunciato - la situazione dei cristiani in Terra Santa; ma anche in
Turchia e negli altri Paesi del Medio Oriente la loro presenza si è
ridotta considerevolmente. Molti dei cristiani che vi si trovano
sono stranieri soggiornanti in via temporanea. E' triste constatare
oggi anche l'esodo dei cristiani dall'Iraq, ove la presenza
cristiana e' minoritaria ma ben radicata". Mons. Lajolo ha
sottolineato anche che "è impossibile citare in proposito dati
precisi, atteso che in quei Paesi, compreso Israele, non vi sono
censimenti". (Agi)
26.05.2006
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ALLARGARE
L'UE ALLA TURCHIA

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"Bisogna
riprendere il cammino dell'Europa", ha detto il presidente
del Senato italiano Franco Marini. |
"Bisogna far riprendere il
cammino dell'Europa", un'Europa "che potrebbe arrivare anche
alla Turchia" in modo che si possano "sfruttare tutte le
potenzialità di quest'area allargata" verso il Medio Oriente
"per giocare un ruolo più forte nello scacchiere mondiale".
E' questo il pensiero del presidente del Senato Franco Marini che ha
affrontato l'argomento intervenendo all'inaugurazione di una mostra su
De Gasperi.
Marini ha ricordato la figura dello statista, alla presenza della figlia
e del senatore a vita Giulio Andreotti. "Oggi - ha detto facendo
implicito riferimento a Berlusconi - si rivendica la continuità con la
sua storia, anche con qualche imprudenza. Ma questo è il segno che la
sua grandezza oggi è unanimamente riconosciuta".
Il presidente del Senato ha sottolineato come De Gasperi avesse in sé
"due caratteristiche che difficilmente si ritrovano contemporaneamente
nei politici di oggi": la prima era "una capacità di visione
strategica delle grandi questioni" e l'altra "il coraggio di
una forte capacità di realizzazione, perché è stato un uomo delle
riforme".
In questa sua capacità di visione strategica, ha spiegato Marini, De
Gasperi "aveva capito prima di tutti la necessità di avere un
forte polo europeo dentro l'alleanza atlantica, aveva capito, per dirla
come si farebbe adesso, che l'unilateralismo si portava dietro grandi
rischi".
Marini ha poi sottolineato che dopo i referendum di Olanda e Francia
"c'è stata una battuta d'arresto dell'Europa politica che è
necessario far ripartire anche per le strategie di rilancio
economico". Il presidente del Senato si è dunque soffermato sulla
questione dell'allargamento dell'UE che, ha ammesso, ha determinato un
rallentamento: "ma - ha aggiunto - bisogna far riprendere il
cammino" anche perché "questo rallentamento è bilanciato
dalla costruzione di un'Europa più completa che può ambire a un ruolo
strategico". (ApCom)
26.05.2006
SOLUZIONE
LONTANA

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Adesso
che nella parte greca di Cipro ha vinto la coalizione di
Governo che sostiene Tassos Papadopoulos (il partito di
centro Diko), la riunificazione dell'isola diventa sempre
più difficile. |
La coalizione di
Governo che da tre anni sostiene il presidente cipriota Tassos Papadopoulos e
la sua politica contraria al piano Onu per la riunificazione di
Cipro ha vinto le elezioni parlamentari che sin dai primi exit poll avevano visto, come nelle
precedenti del 2001, quasi alla pari il partito Akel (comunista, che sostiene
Papadopoulos) e il Disy (di centro-destra all'opposizione).
Quando però lo scrutinio dei voti si è avvicinato al 50% è apparso chiaro che, pur restando quasi testa a testa, Akel e
Disy stavano perdendo punti rispetto alle passate elezioni a svantaggio del Diko (di centro, guidato dal
Capo dello Stato) e del socialista Edek, anch'esso all'interno della coalizione di
Governo. Alla fine dei conteggi, l'Akel ha ottenuto il 31.2% delle preferenze (-3,4% rispetto al 2001); il Disy il
30.3% (-3.5%), il Dyko il 17,9% (+3%) e l'Edek l'8.9% (+2.4%).
La consultazione, come ci si aspettava da più parti, è stata quindi un vero e proprio esame per la politica portata
avanti da Papadopoulos e cominciata con il sonoro "no" con cui
due anni fa (in un referendum condotto anche nella parte Nord dell'isola occupata) la maggior parte dei greco-ciprioti
bocciò il piano proposto dal segretario generale dell'Onu Kofi Annan
per riunificare l'isola divisa dal 1974 in seguito ad una invasione militare turca. I turco-ciprioti, invece, votarono a
maggioranza per il piano Annan.
Il voto dei greco-ciprioti va quindi a premiare e incoraggiare la strategia di Papadopoulos che tende ad ottenere
dalla Turchia il massimo delle concessioni a favore del Governo
di Cipro facendo leva sui negoziati di adesione all'Unione Europea avviati da Ankara lo scorso ottobre. Ed arrivando anche
al punto di minacciare di porre il proprio veto al prosieguo dei
colloqui qualora la Turchia non adempia all'impegno che si è assunta con
l'UE di aprire entro la fine dell'anno porti e aeroporti al traffico proveniente dalla Repubblica di Cipro.
Solo quest'ultima, infatti, dal maggio 2004 fa parte dell'UE ed
è anche l'unica entità riconosciuta a livello internazionale. Nella parte Nord dell'isola sotto occupazione
militare nel 1983, l'allora leader turco-cipriota Rauf Denktash
proclamò la Repubblica Turca di Cipro del Nord (Rtcn) che
è riconosciuta soltanto da Ankara.
Al contrario del Dyko, i partiti che nel referendum dell'aprile 2004 - e in particolare il Disy - si batterono a
favore del "si" al piano Annan hanno subito una netta erosione
nelle fila del loro elettorato che, va ricordato, a Cipro è stato in questa occasione di poco
più di 500.000 persone. Il calo dei voti per l'Akel, secondo fonti politiche locali,
sarebbe invece da attribuire al desiderio di numerosi simpatizzanti del partito di ''punirlo''
perché delusi dalla sua posizione iniziale a favore del
"si" al referendum per il piano Annan, modificata all'ultimo momento.
Ma, stando all'opinione di vari osservatori politici indipendenti e diplomatici europei qui a Nicosia, la caparbia
politica di chiusura nei confronti della Turchia che Papadopoulos
continuerà a portare avanti, soprattutto adesso che ha avuto un'indubbia manifestazione di sostegno dai propri
connazionali, sul lungo termine non condurrà ad alcun risultato
positivo per la riunificazione di quest'isola. (Fulvio
Morroni/Ansa)
26.05.2006
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NEGOZIATI:
"ANKARA RISPETTI
GLI ACCORDI"
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Continuano
a rimanere ampie le divergenze tra la Commissione europea e la
Turchia sulla questione di Cipro. Botta e risposta tra Olli Rehn e
Ali Babacan. |
Continuano a
rimanere ampie le divergenze tra la Commissione europea e la Turchia sulla
questione di Cipro, mentre si stringono i tempi per l'apertura del primo
capitolo dei negoziati per l'eventuale adesione di Ankara all'UE.
"C'é un chiaro collegamento tra l'apertura dei negoziati e
l'attuazione degli accordi che la Turchia ha sottoscritto con l'UE",
ha detto a Bruxelles il commissario UE per l'allargamento Olli Rehn,
riferendosi in particolare all'applicazione del protocollo di Ankara che
obbliga la Turchia ad aprire i suoi porti e aeroporti alle merci
provenienti da Cipro.
"C'é una differenza di interpretazione su come applicare il
protocollo. Il nostro approccio è diverso da quello della Commissione",
ha risposto davanti alla stampa il ministro turco Ali Babacan, che guida i
negoziati con l'UE nel lungo processo verso l'adesione. Secondo la
posizione di Ankara è infatti necessario che Cipro rompa l'isolamento
economico nei confronti della comunità turco-cipriota dell'isola, prima
di potere usufruire dei vantaggi di un'unione doganale con la Turchia.
Un isolamento che avrebbe potuto essere superato già due anni fa se i
ciprioti avessero votato in favore del referendum sulla riunificazione
dell'isola promosso dall'Onu, e che invece é stato bocciato dalla
maggioranza greco-cipriota, come ricorda ieri Babacan.
Di fronte a questo stallo diplomatico, Rehn nella conferenza congiunta con
Babacan, ha ricordato che è sempre più necessario per la Turchia agire
"con urgenza", in modo da riuscire ad aprire i primi negoziati
(sul capitolo sulla ricerca) a giugno.
Da ottobre, quando il processo è stato avviato, si è proceduto
esclusivamente a verificare il grado di preparazione della Turchia in
"circa metà" dei 35 capitoli di cui si compone l'ampio
pacchetto negoziale.
Oltre alla questione di Cipro, Rehn ha ricordato l'urgenza per la
Turchia di portare avanti le riforme legislative per garantire
effettivamente la libertà di espressione, i diritti fondamentali, la
libertà religiosa. "Ci aspettiamo inoltre - ha aggiunto Rehn - un
ampio piano di azione per lo sviluppo economico del Sud Est del Paese",
dove si concentra la minoranza curda. (Denaro.it)
26.05.2006
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"ACCETTEREMO
IL VERDETTO
DEGLI STORICI"

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Lo
ha affermato nel corso di un convegno il capo negoziatore turco
all'UE, Ali Babacan, a proposito del "genocidio" degli armeni. |
Sul "genocidio" degli armeni
la Turchia "è pronta ad accettare i risultati delle ricerche e a fare i
conti con la storia ma la questione è in sospeso in quanto non ci sono ancora
prove tangibili da parte degli scienziati". Lo ha detto il ministro dell'Economia turco e capo negoziatore di Ankara per l'adesione della Turchia
all'UE, Ali Babacan, a margine di un convegno a Bruxelles sull' Allargamento.
La questione armena è un nervo scoperto per Ankara. Gli armeni affermano che
nel 1915-16 l'impero ottomano sterminò 1,5 milioni di loro concittadini che
morirono di stenti durante la deportazione dall'Anatolia o uccisi da bande
armate organizzate.
Rispondendo a una domanda sulla questione, Babacan ha sottolineato che la
Turchia "è pronta ad accettare i risultati delle ricerche e a fare i conti
con la storia ma la questione è in sospeso in quanto non ci sono prove
tangibili da parte degli scienziati". Per questo, ha aggiunto, "non
possiamo fare dichiarazioni a riguardo". Un comitato scientifico
indipendente composto da ricercatori e storici sta cercando di far luce sul
presunto massacro, specie dopo l'apertura da parte delle autorità turche degli
archivi storici del Paese.
In questo contesto, il capo negoziatore presso i Venticinque ha assicurato che
il governo Erdogan "vorrebbe che la situazione con l'Armenia si sbloccasse
ma - ha aggiunto - non sta al Parlamento (turco, ndr.) dare un giudizio, sono
gli storici a doverlo fare".
La Turchia ha sempre negato il genocidio, invece confermato da un gran numero di
storici, da foto e testimonianze. Proprio questo negazionismo è uno dei tanti
punti neri che dovranno essere chiariti prima dell'adesione di Ankara all'UE,
prevista non prima del 2015. (fonte Aki/Nuova
agenzia Radicali)
26.05.2006
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"GENOCIDIO" DEGLI
ARMENI E PRIGIONE

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450
mila turchi che vivono in Francia potrebbero vedersi spalancare le porte
del carcere se negassero gli eccidi. |
The bill,
punishing those who deny the Armenian genocide due for discussion in the French
Parliament on Thursday, is worrying the 450,000 Turks living in France.
If the bill is enacted, tens of thousands of Turkish expatriates will become
potential offenders.
Turkish-French citizens say the denial bill cannot be enforced say, "Will you
put in prison tens of thousands deniers of the genocide?"
Turkish expatriates have been reacting against the Socialist Party (PS), which
prepared the bill, and organized protests on May 18 before the French
Assembly.
They will send their message to the French parliamentarians by chaining
themselves and taping their mouths.
Turkish-origin head of the PS's Strasbourg-Neuhof town regional office Saban
Kiper, protests his party's attempt and said, "I find it really unnecessary."
Kiper has been conducting negotiations for three weeks with the party's regional
office and headquarters, as well as evoking Turkish-French citizens to protest
the bill.
"Tens of thousands of Turkish-French citizens like me want to be proud of this
country. However, how can you feel proud of it; it calls your ancestors
murderers," said Kiper, PS's only Turkish origin regional branch president.
Saban, also a member of the French Joint Culture Youth Council, says tens of
thousands of Turks in France may be imprisoned, if the bill is enacted.
Cojep President Ali Gedikoglu said they protested the motion with the slogan,
"Don't restrict freedoms, don't keep the truth in the dark," and
thousands of Turks sent letters of protest to the French authorities.
Gedikoglu announced they will protest outside the French Parliament while the
motion is being discussed on May 18; sending their message to parliamentarians
by chaining themselves to the gates and tapping their mouths shut.
The Cojep president indicated they were able to make contact with leading
figures from the Socialist Party and may possibly meet with party leader
Francois Hollande.
Paris Anatolia Cultural Center Chairman Dr. Demir Onger thinks the motion is
"a result of the effective lobbying activities the Armenian Diaspora in France
has been conducing for 80 years," and says, "This attempt is a shame for
France that pretends to be the champion of freedom of expression."
"France, which refers the past to the historians when the issue is its own
history, passes a law on the history of another country and displays a
paradoxical attitude," cardiologist Dr. Onger defends, accusing France of
"playing with the fire."
Demir Onger noted they established the "Union for Freedom of Expression" in
order to protest the motion and sent thousands of protest letters to the French
authorities.
Onger criticized Turkey's ineffective lobbying, describing it as "a vertical
lobbying" conducted by top level bureaucrats or company bosses. Onger stated
the Armenians follow a policy from the bottom up and said Turkey must initiate
activities in an effort to persuade the French people in the long term.
Yuksel Bilici, an expatriate graduate student on "Turks' political
participation in France" living in the capital Paris, termed the proposal as
an "election present" for the Armenian Diaspora asking, "Will they put
500,000 Turks in Jail?".
Suleyman Toppeker, an official translator, said, "If 15,000 people sign a
petition claiming 'We do not believe in the genocide', they will be
immediately jailed".
Marc Semo, an expert on Turkey from the leftist French paper, Liberation,
advocating that the draft, which will cause problems over freedoms, concerns
France a great deal and emphasizes the difficulty in the implementation of such
a law.
There is no political integrity in France prior to the election due in 2007,
Semo revealed, and added French President Jacques Chirac, favoring Turkey, will
not be able to do anything because the law could be acceded in parliament on May
18.
The notice of motion leads to some concerns among expatriates, while several
Turkish foundations and institutions in France have noticeably remained silent.
Some other foundations referring to Zaman's view avoided sharing their
assessments on the issue. Few pay attention to the case except for a number of
foundations in France, where nearly 450,000 Turkish people reside. (Ali Ihsan
Aydin/Zaman)
26.05.2006
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L'ONU INDAGA
SULLE VIOLENZE ALLE DONNE

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Missione
in Turchia del relatore speciale della Commissione delle Nazioni Unite sui
Diritti dell'uomo, Yakin Ertuk. Si concluderà a fine mese. |
Yakin Ertürk, il relatore speciale della
Commissione delle Nazioni Unite sui diritti dell'uomo sulla violenza contro le
donne e le relative cause e conseguenze, sta conducendo una missione esplorativa
in Turchia che si concluderà il 31 maggio.
Yakin Ertürk, docente di sociologia all'Università tecnica del Medio Oriente
ad Ankara, in Turchia, è stata nominata relatore speciale nel 2003.
La relatrice speciale ha programmato visite ad Ankara, Batman, Van e Sanliurfa
per raccogliere informazioni di prima mano sulla violenza contro le donne nel
Paese. Uno specifico punto della missione riguarda lo studio sui suicidi delle
donne e delle ragazze.
Durante la visita, ha incontrato ed incontrerà i rappresentanti del Governo, le
organizzazioni non governative, i funzionari delle Nazioni Unite e le famiglie
delle vittime. Alla fine del viaggio la signora Ertürk preveda di presentare un
rapporto che conterrà risultati e raccomandazioni al nuovo Consiglio dei
diritti dell'uomo delle Nazioni Unite.
Le conclusioni del lavoro della relatrice Onu potrebbero interessare per alcuni
versi anche l'Unione Europea, in vista dell'adesione di Ankara. (Bollettino
Osservatorio sulla legalità)
26.05.2006
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IN AUMENTO LE PENSIONI
PRIVATE
|
Dall'anno
scorso in Turchia hanno segnato un incremento del 21%. Il giro di affari
è passato da 1 a 1.5 miliardi di nuove Lire turche. |
In Turchia sale la voglia
di pensione privata. Il Centro di supervisione delle pensioni private ha reso
noto che, rispetto all'anno scorso quasi 150 mila persone hanno scelto forme di
previdenza alternative, passando da 673 mila a 815 mila, con un incremento del
21%.
Secondo le stime rese note dalle 11 maggiori compagnie del Paese dall'anno
scorso il giro di affari è passato da 1.5 miliardi di nuove Lire turche, cioè
da 530 a 794 milioni di euro. Il 40% delle polizze è stato stipulato dai
giovani con età compresa fra i 25 e i 34 anni. (ApCom)
26.05.2006
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SICUREZZA
SOCIALE: APPROVATA
LA RIFORMA

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Il
presidente della Repubblica turca, Ahmet Necdet Sezer, ha controfirmato il
disegno di legge. Rimane aperta la questione dell'età pensionabile. |
Il presidente della
Repubblica turca, Ahmet Necdet Sezer, ha approvato la nuova riforma della
sicurezza sociale che aveva ottenuto il via libera dal Parlamento tre settimane
fa e che era stata appoggiata con forza dal Fondo Monetario internazionale.
La legge si pone l'obiettivo di conglobare in un'unica struttura, l'istituzione
per la sicurezza sociale, tutti i vari enti che si occupavano della previdenza
pubblica fino a questo momento. Il passaggio avverrà in re anni, le persone che
lavoravano all'interno delle vecchie strutture verranno riassorbite in quella
nuova. La nuova legge è stata duramente contestata dall'opposizione in sede di
dibattito parlamentare ed anche il Capo dello Stato, Ahmet Necdet Sezer. aveva contestato
l'innalzamento dell'età pensionabile, ponendo il veto su questa parte della
riforma. Questo è infatti l'unico nodo che rimane da sciogliere: l'innalzamento
a 65 dell'età per il ritiro dal lavoro. E su questo il presidente della
Repubblica sembra non voler scendere a compromessi. (ApCom)
26.05.2006
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AUTORIZZAZIONE
PER STUDIO
CON CELLULE
EMBRIOMALI STAMINALI

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E'
venuta dal ministero della Salute turco che deciderà quali medici
potranno condurre questo tipo di ricerca. |
Il
ministero della Salute turco ha introdotto una nuova regolamentazione
concernente la precedente messa al bando della ricerca con le
cellule staminali embrionali. Il ministero autorizzerà la ricerca
sulla clonazione terapeutica e sulle cellule staminali fetali per la
cura di alcune malattie.
Prima, una commissione etico-scientifica esaminerà lo stato della
ricerca sulle cellule staminali, anche per creare linee guida che
regolamentino questo tipo di ricerca. Come spiega Bekir
Keskinkilic, del ministero della Salute, è il ministero stesso
che "deciderà quali medici potranno condurre questo tipo di
ricerca. Comunque, l'autorizzazione della commissione etica sarà
necessaria ad un medico che si vuole cimentare in questa area di
studio". (Cellule Staminali)
26.05.2006
|
SEI
TURCHI RINCHIUSI A GUANTANAMO

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Rientrano
in una lista di 759 persone accusate dal Dipartimento della Difesa Usa di
terrorismo. I nomi dei prigionieri. |
The US
Department of Defense (Pentagon) issued a list of 759 foreign terrorism suspects
held at the Guantanamo Bay prison camp "at any phase" since January 2002.
Four Turkish names are on the list, in addition to Murat Kurnaz, currently known
to be detained in Guantanamo, and Salih Uyar delivered to Turkey.
The list includes: Yuksel Celikgogus, Mahmut Nuri Mert, Ibrahim Sen and Turkis-
origin Belgium citizen Mesut Sen.
The Pentagon first announced the names of 558 detainees on April 19 following a
lawsuit filed by the Associated Press on the grounds of the Freedom of
Information Act.
The US Department of Defense had previously kept the names of other detainees
secret. The comprehensive list announced Tuesday includes "new" 201
detainees at Guantanamo.
While the most of the detainees who are citizens of Western countries such as
Britain have been repatriated, no detailed information was provided about the
condition those previously kept at Guantanamo; according to the list.
That the names of some top executive Al-Qaeda administrators thought to be
detained by the US are not included on the list raised the question "where are
those people being kept?"
Claims that the US Central Intelligence Agency (CIA) kept the detainees at
private probation houses across Europe remain on the agenda; on the other hand,
it is uncertain whether or not the top executive al-Qaeda members were ever
brought to Guantanamo.
The CIA claims that Guantanamo has a secret detention center inside, while the
Washington administration rejects the claim.
Reportedly, 480 detainees are still being kept at the base, from which 275
people have been released. Only10 people have filed a case in the four years
since Guantanamo was established. (Cihan News Agency-Anadolu News Agency/Zaman)
26.05.2006
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QUATTRO
BAMBINI UCCISI DA UNA BOMBA

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L'esplosione
è avvenuta ad Erzincan, nella parte orientale della Turchia. Le vittime
stavano giocando dentro un capanno. |
Tragico
bilancio dell'ennesimo attentato in Turchia: quattro bambini sono morti
rimasto nell'esplosione di una bomba a Erzincan, nella parte orientale del Paese. Secondo quanto riferito
all'agenzia di stampa <Anadolu> dal governatore della città, Ali
Gungor, l'esplosione è avvenuta in un capanno di legno utilizzato
come deposito nei pressi di un edificio comunale e nei pressi del
quale stavano giocando le quattro vittime. (Adnkronos-Dpa)
26.05.2006
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L'AVVERTIMENTO
DI OCALAN: "INTENSIFICHEREMO LA LOTTA"
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Le
minacce dal carcere del leader separatista del Pkk. Numerosi morti nelle
ultime settimane. |
Il
leader separatista curdo,Ocalan, ha minacciato dal carcere di "intensificare" la lotta armata del Partito dei lavoratori del
Kurdistan. Se l'esercito turco continuerà a dare la caccia ai
ribelli del Pkk,considerato gruppo terroristico, esso "si
rafforzerà" di
numero, i combattimenti si intensificheranno. "Lanciamo un
avvertimento", ha detto Ocalan. Secondo l'agenzia <Firat.in>
nelle ultime
settimane i combattimenti tra ribelli del Pkk e forze turche si sono
intensificati. Numerosi i morti. (Ansa)
26.05.2006
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ESPLODE
MINA: UCCISO UN MILITARE, FERITO UN ALTRO
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L'attentato
ad opera dei terroristi del Pkk è avvenuto nel sud est anatolico e più
precisamente nelle zone di Lice (Diyarbakir) e Baskale (Van). |
Un
militare turco è rimasto ucciso ed un altro ferito nella Turchia sud-orientale
per effetto di due separate esplosioni di mine attribuite al gruppo separatista
armato curdo Pkk. lo ha reso noto l'agenzia turca <Anadolu> precidsando
che le due esplosioni sono avvenute a Lice nei pressi di Diyarbakir e a Baskale
nella provincia estremo-orientale di Van.
Il Pkk, classificato come organizzazione terrorista sia dalla Turchia sia
dall'Unione Europea e dagli Usa, ha intensificato negli ultimi mesi le sue
azioni armate contro l'esercito turco soprattutto nel sud-est anatolico a
prevalenza curdofona.
La Turchia ha, a sua volta, intensificato le operazioni di ricerca dei terroristi
del Pkk nella stessa regione ed ha ammassato migliaia di militari ai confini con
l'Iraq al fine di prevenire le infiltrazioni in Turchia di militanti del Pkk che
vivono in alcuni campi sulle montagne nord-irachene. (Ansa)
26.05.2006
|
DENUNCIATO
BOMBARDAMENTO TURCO
|
Secondo
il Sottosegretario del Governo regionale del Kurdistan irakeno, proiettili
di artiglieria avrebbero raggiunto il villaggio di Kafer Shur. Ankara
però smentisce. |
Il Governo del Kurdistan,
regione autonoma dell'Iraq, ha accusato le Forze Armate turche di avere
bombardato un villaggio turco vicino alla frontiera, cosa che ankara ha smentito
parlando di "totale invenzione".
Secondo i curdi, colpi di artiglieria dell'esercito turco avrebbero raggiunto il
villaggio di Kafer Salih, sottosegretario nel governo regionale del Kurdistan
irakeno. "Tre proiettili d'artiglieria sono caduti sul villaggio, vi sono
stati danni materiali ma nessuno è stato ferito", ha specificato,
precisando che "è la seconda volta in una settimana che villaggi vengono
bombardati nel nord" dell'Iraq.
Riferiremo ciò al Governo di Baghdad affinché possano prendere contatto con il
Governo turco e chiedere una spiegazione", ha proseguito Salih.
Ad Ankara un responsabile governativo, interrogato in merito alle accuse curde,
ha dichiarato alla <Reuters>: "Non è vero... tutte le misure sono
dalla nostra parte del confIne". (Ansa-Afp-Reuters)
26.05.2006
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TURCOMANNI
PENALIZZATI PERCHE' PRIVI DI MILIZIE
|
Intervista
dell'<Aki-Adnkronos International" al
rappresentante a Parigi della comunità, Nihad Bayatli. |
"Non sarà il nuovo
Governo iracheno, specchio dei giochi di potere dei singoli
partiti e del ruolo ormai decisivo che svolgono le varie
milizie in Iraq, a riportare la stabilità e la sicurezza nel
Paese". Ne è convinto Nihad Bayatli, rappresentante dei
turcomanni iracheni in Francia, che in un colloquio con <Aki-Adnkronos
International> boccia l'esecutivo insediatosi a Baghdad
dopo mesi di estenuanti trattative. Il nuovo Governo,
sottolinea Bayatli, "non rappresenta tutte le comunità
irachene, ma solo chi dispone di proprie milizie". Non a
caso, osserva l'esponente turcomanno, "l'80% dei ministri
in carica controlla gruppi di uomini armati" ed è
proprio in base a questa logica, secondo Bayatli, che
sarebbero state assegnate le varie poltrone (tre
ministeri-chiave - Difesa, Interno e Sicurezza Nazionale -
sono ancora vacanti ma ieri (24 maggio, ndr) il premier Nuri
al-Maliki ha fatto sapere che le nomine verranno annunciate
entro sabato).
La scarsa rappresentatività del nuovo esecutivo iracheno,
osserva Bayatli, è dimostrata dal fatto che ai turcomanni è
andato un solo dicastero (Giovani e Sport) malgrado questi
rappresentino il terzo gruppo etnico del Paese (Bayatli parla
di una comunità di 2,5-3 milioni di persone). "In teoria
avrebbero dovuto assegnarci almeno due ministeri e un
vice-premierato - lamenta l'esponente - ma purtroppo non
avendo milizie, il nostro peso a Baghdad è limitato e non ci
considerano come la forza che in realtà siamo".
Il fatto di non poter contare su un proprio 'miniesercito' ha
avuto ripercussioni negative anche in occasione delle elezioni
dello scorso dicembre, denuncia Bayatli. "Noi crediamo
nella democrazia, crediamo che sia possibile costruire un
nuovo Iraq e per questo siamo andati a votare in massa alle
recenti consultazioni. Ma ci è stato impedito di far sentire
la nostra voce, hanno sabotato le urne, hanno fatto sparire le
schede". L'esponente cita l'esempio di Arbil, in
Kurdistan, dove vivono "oltre 300 mila turcomanni".
"I nostri elettori avrebbero dovuto essere almeno 100
mila in quest'area - fa notare Bayatli - invece dallo spoglio
ufficiale delle schede risulta che solo 4 mila turcomanni si
sarebbero recati alle urne".
La situazione è particolarmente tesa nella città petrolifera
di Kirkuk, "arabizzata"' da Saddam Hussein durante
gli anni del suo regime ma che tutte e tre le principali etnie
irachene - arabi, curdi e turcomanni - rivendicano. "La
storia parla da sé - commenta Bayatli - noi abbiamo sempre
rappresentato la maggioranza nella zona. Prima di Saddam, il
60% della popolazione di Kirkuk era turcomanna, il 20% curda e
solo il 10% araba, tant'è che ancora oggi tutti parlano la
nostra lingua. Ma gli equilibri sono cambiati dalla caduta del
regime di Saddam. In questi tre anni 500 mila curdi sono
tornati a Kirkuk da altre parti dell'Iraq e dall'estero e
hanno iniziato a costruire case, appoggiati in questo da
americani e israeliani. Noi siamo andati al consolato
statunitense a protestare, ma la loro riposta è stata
semplicemente: "fate venire anche voi 500 mila turcomanni".
E' un'ipotesi assurda, ecco perché tutti sono arrabbiati a
Kirkuk".
Il dialogo con i curdi in realtà, continua, ma c'è lo stallo
della consultazione che questi vorrebbero indire entro il 2007
per decidere se Kirkuk, dove viene prodotto il 20% del
petrolio iracheno, diventerà una provincia del Kurdistan o se
invece farà parte dell'Iraq, come chiedono i turcomanni. Le
divisioni riguardano soprattutto il diritto di voto a quanti
si sono stabiliti nell'area da poco. "Noi chiediamo due
cose, chiediamo all'Onu di venire a fare un censimento che
attesti una volta per tutte la nostra presenza storica a
Kirkuk e chiediamo che i curdi 'trapiantati' vengano esclusi
dal voto".
Per quanto riguarda invece il rapporto privilegiato con
Ankara, Bayatli difende il legame della comunità turcomanna
con la Turchia dicendosi sorpreso dalle critiche mosse dalle
altre comunità irachene. "E' vero, riceviamo sostegno da
un Paese straniero, ma chi non lo fa? Gli Stati Uniti aiutano
da 14 anni i curdi, l'Iran fa altrettanto con gli arabi sciiti
e Siria e Arabia Saudita con i sunniti. Non vedo cosa ci sia
di così sorprendente da scatenare polemiche sul ruolo che
Ankara intenderebbe ritagliarsi in Iraq". Per Bayatli le
priorità, ora, sono altre, a cominciare dal nodo della
sicurezza.
"Noi chiediamo l'unità, chiediamo il disarmo delle
milizie e un governo davvero rappresentativo e chiediamo anche
agli Stati Uniti di rimanere in Iraq ma soltanto fino a quando
non ci sarà un governo abbastanza forte da prendere in mano
la situazione". Solo così "la gente potrà tornare
a dormire sonni tranquilli. O governiamo tutti - conclude
Bayatli - o nessuno riuscirà a governare l'Iraq". (Adnkronos-Aki)
26.05.2006
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ESPULSI TURCHI
PER MINACCE
A MUSULMANA

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Il
provvedimento, nei confronti di due persone, preso dalle autorità
elvetiche. Si tratta del marito di una giovane sposa e del padre di questa. |
Due
cittadini turchi, colpevoli di aver minacciato di morte una giovane musulmana,
residente in Svizzera, sono stati espulsi dalle autorità elvetiche. Lo hanno
comunicato fonti giudiziarie di San Gallo, nel nord della Svizzera.
I due espulsi sono il marito della giovane donna e il padre di quest'ultima, che
l'ha costretta al matrimonio.
Il decreto di espulsione per il padre, 46 anni, artefice di queste nozze
combinate, prevede anche che l'interessato non possa tornare in Svizzera, dove
viveva legalmente con la famiglia, prima di dieci anni. Il marito della ragazza,
già condannato per violenza in Turchia, dovrà restare fuori dal Paese elvetico
per i prossimi 5 anni.
La giovane donna era stata costretta dal padre a sposarsi lo scorso anno in
Turchia, prima del trasferimento in Svizzera.
Qualche settimana fa il marito della ragazza, ottenuto il permesso di soggiorno
dalle autorità elvetiche, ha potuto raggiungere la moglie a San Gallo.
Ma la ragazza si è rifiutata di andare a vivere con lo sposo.
Di fronte alla presa di posizione della donna, marito e padre hanno minacciata
di morte la giovane musulmana che si è rivolta all'autorità giudiziaria.
Il tribunale di San Gallo per evitare un "crimine d'onore" considerato
"in alcuni ambienti islamici fondamentalisti come l'unica possibilità per
lavare l'affronto del rifiuto di un matrimonio", ha deciso di agire
radicalmente ed espellere i due uomini. (ApCom)
26.05.2006
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ECEVIT IN CONDIZIONI
STABILI MA GRAVI

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L'ex
premier socialista turco era stato colpito la scorsa settimana da una
forma di ictus. Si trova ricoverato in un ospedale militare. |
L'ex premier turco Bulent Ecevit continua
ad essere in condizioni gravi ma stabili, dopo l'emorragia cerebrale che lo ha
colpito la scorsa settimana. Ecevit ha subito un'operazione di oltre sei ore e
poi è entrato in coma indotto.
"I segnali vitali di Ecevit" sono stabili, ma le sue condizioni
generali restano gravi", si affermava in un bollettino medico dell'ospedale
militare "Gata" presso il quale è ricoverato l'esponente socialista
turco. (ApCom)
26.05.2006
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PERSONE DISPERSE A CAUSA
DI PIOGGE TORRENZIALI
|
La
sciagura è avvenuta nella provincia di Kars. Colpito il villaggio di
Yukari Karaguney. Un uomo estratto vivo dal fango. |
Le piogge torrenziali hanno provocato una
frana nell'est della Turchia che ha sommerso otto abitazioni sul pendio di una
collina: quattro persone, tra cui tre bambini, risultano disperse.La frana ha
colpito il villaggio di Yukari Karaguney nella provincia di Kars, ha spiegato il
governatore Mehmet Ufuk Erdem. Un uomo è stato estratto vivo dal fango, ma i
soccorritori stanno ancora cercando una ragazza di 24 anni e tre bambini di 5, 7
e 8 anni. (Ap)
26.05.2006
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SCONTRO TRA DUE CAMION:
40 MORTI
|
La
sciagura è avvenuta vicino a Osmaniye, nel sud anatolico. Uno dei mezzi
trasportava clandestini afghani. |
E' di quaranta morti, soprattutto
clandestini afgani, e sette feriti il bilancio di un incidente stradale vicino
Osmaniye, nel sud della Turchia. Lo ha detto il governatore della provincia
meridionale, Zubeyir Kemelek, alla rete <Ntv> . Lo scontro e' avvenuto tra
due camion. (Asca-Afp)
26.05.2006
|
COLLISIONE
IN VOLO
TRA DUE CACCIA

|
E'
avvenuta sul Mar Egeo a 35 miglia a sud di Rodi. Coinvolti un velivolo militare turco ed
uno greco. Deceduto il pilota di quest'ultimo. I rispettivi ministri degli Esteri hanno cercato subito di
smussare le tensioni. |
Grecia e Turchia sono di nuovo ai ferri
corti per la collisione in volo tra due caccia militari sopra il Mar Egeo.
Ufficialmente i due Governi hanno assicurato che quanto accaduto non avrà
ripercussioni sui rapporti tra i due Paesi, da qualche tempo più amichevoli, ma
Atene ed Ankara si sono subito accusate l'un l'altra di avere provocato
l'incidente.
I due f-16 si sono scontrati alle 12:48 ora locale di martedì scorso (le 11.48
in Italia) a 35 miglia a sud di Rodi, vicino alla più piccola Karpathos,
l'isola più meridionale del Dodecanneso. Il pilota turco è riuscito ad
azionare il seggiolino eiettabile e si è salvato. Intercettato da un elicottero
greco a 100 miglia dalla costa turca, si è rifiutato di salire e ha preferito
imbarcarsi su un cargo battente bandiera panamense. Da lì è stato prelevato da
un elicottero militare turco e riportato in patria.
Sulla dinamica di quanto accaduto - che ha visto la morte del pilota greco
- le versioni divergono. Secondo il ministero
della Difesa di Atene, i due caccia erano impegnati i un'azione che tecnicamente
si chiama di combattimento aereo simulato. In pratica i due F-16 si rincorrevano
nei cieli dell'Egeo e giocavano alla guerra.
"Gli aerei si sono scontrati durante manovre di intercettazione sopra
Karpathos", ha dichiarato un funzionario del ministero. Il ministero della
Difesa di Atene ha riferito che quotidianamente l'aviazione militare intercetta
aerei turchi che invadono lo spazio aereo greco.
Opposta la versione della Turchia. "Aerei dell'Aviazione greca hanno
intercettato aerei dell'Aviazione turca, in quotidiano volo di addestramento
nello spazio aereo dell'Egeo e del mediterraneo, 35 miglia a sud dell'isola di
Rodi", ha reso noto lo Stato Maggiore di Ankara. "E' in corso
un'indagine sull'incidente", si legge ancora nel comunicato.
Manovre di intercettazione
Il sindaco di Karpathos, Michalis Ioannidis, ha riferito alla televisione greca
che nell'isola è stata sentita un'esplosione ma nessuno ha visto sia accaduto
in cielo.
L'Aviazione e la marina greche hanno subito organizzato una missione in soccorso
dei piloti. Si è levato in volo un elicottero <Super Puma> mentre
dall'isola di Kasos è salpata una fregata.
Grecia e Turchia, nemiche storiche, sono state sull'orlo della guerra l'ultima
volta dieci anni fa per uno sperduto sperone disabitato nell'Egeo, dopo il
conflitto per Cipro nel 1974. La guerra fu evitata grazie alla mediazione degli
Stati Uniti che temevano un conflitto armato tra due membri della Nato.
Negli ultimi anni i rapporti erano alquanto migliorati. I due Governi si erano dati
infatti reciproco sostegno nel 1999, quando entrambi i Paesi furono colpiti da
terremoti. Atene, poi, appoggia il tentativo della Turchia di entrare
nell'Unione Europea. Ma non si può parlare di pacificazione e non c'è ancora
un'intesa sulla sovranità territoriale. la Grecia pretende il rispetto di no
spazio aereo di 10 miglia attorno alle sue coste mentre la Turchia riconosce
solo 6 miglia, stesso limite previsto per le acque territoriali.
Il ministro degli Esteri turco Abdullah Gul ha chiamato la sua omologa greca
Dora Bakoyanni. "I due ministri hanno espresso il loro rincrescimento per
l'incidente e hanno concordato sul fatto che non debba interferire negli sforzi
dei due Paesi di migliorare le proprie relazioni", si legge in una nota
ufficiale del ministero degli esteri greco.
Ulteriore segnale di dialogo, la Turchia ha fatto sapere che il Capo delle Forze
Armate, gen. Hilmi Ozkok, si è messo in contatto con la controparte greca per
tentare di appurare quanto accaduto. (Agi-Reuters-Afp)
26.05.2006
|
"TESTARDAGGINE
INUTILE"

|
Secondo
la stampa turca la collisione tra gli F-16 avrebbe
potuto essere evitata solo se fosse stata attivata una
linea "rossa". "Non vogliamo scontri tra
i due vicini e i due alleati". |
La stampa turca ha
deplorato l'''inutile testardaggine'' di Ankara e Atene, che
non hanno attivato una linea speciale che avrebbe potuto
impedire la collisione tra gli F-16 dei due Paesi sopra il Mar
Egeo. I giornali turchi hanno comunque accolto con favore il
fatto che alla fine la ragione abbia prevalso e che
l'incidente non abbia provocato eccessive tensioni tra i due Paesi,
entrambi membri della Nato ma in contrasto su diverse
questioni. ''Corpo a corpo nell'aria, ragione in terra'' ha
titolato l'<Hurriyet>, precisando che i ministri degli
Esteri dei due Paesi si erano parlati al telefono poco dopo
l'incidente per impedire uno scontro diplomatico.
L'editorialista del quotidiano ha spiegato che il dramma
avrebbe potuto essere evitato se i due vicini avessero
attivato una linea ''rossa'' tra i loro ministeri della
Difesa, al fine di evitare delle crisi nel Mar Egeo e
coordinare i loro mezzi. ''Non comprendiamo, si tratta di
mancanza di volontà o di sincerità?'', si è chiesto il
giornalista, che ha affermato come il pilota greco sia morto
per niente. Il <Milliyet> ha scritto che il ''buon
senso'' delle due parti ha allentato la tensione. ''Prima la
collisione, poi il silenzio'', ha titolato il quotidiano. Per
la stampa turca l'incidente non ha costituito una sorpresa,
perché le manovre di intimidazione - voli a distanza ridotta,
inseguimenti - sono all'ordine del giorno al di sopra del Mar
Egeo. ''Non vogliamo scontri tra due vicini e due alleati. Ci
auguriamo che l'Egeo sia trasformato in un mare di pace e
amicizia'', ha sottolineato un editoriale del quotidiano in
inglese <The New Anatolian>. Il cronista ha fatto
appello alla ragione dei ''moderati'' dei due Paesi per
impedire che i legami bilaterali siano ''inquinati'' da
questo incidente. (Asca-Afp)
26.05.2006
|
LA
VOCE GROSSA

|
Il
Primo Ministro greco Costas Karamanlis ha minacciato la
Turchia di ritorsioni per l'incidente sul Mar Egeo che
ha visto due caccia scontrasi in volo. |
La collisione tra gli
F-16 di Grecia e Turchia sarà ''presa in considerazione'' nel
contesto della candidatura di Ankara all'entrata nell'UE. Lo
ha detto il Primo Ministro greco Costas Caramanlis.
''L'incidente deve essere un segnale alla Turchia affinché
abbandoni tattiche che non concordano con le sue prospettive
europee'', ha detto Caramanlis durante una conferenza stampa
al termine del vertice ministeriale dell'Ocse. ''Tutto ciò
sarà preso in considerazione nel quadro delle prospettive
europee della Turchia'', ha aggiunto. (Asca-Afp)
26.05.2006
|
TRUFFA
PER 3.7 MILIONI DI EURO
|
A
capo della banda - che operava in Germania ed in
Svizzera promettendo lucrosi investimenti - un turco di
34 anni. |
Una rete di truffatori
si è appropriata indebitamente di 3,7 milioni di euro (5,6
milioni di franchi svizzeri) in Germania e Svizzera
promettendo lucrosi investimenti, in realtà mai realizzati.
Gli inquirenti hanno perquisito negli scorsi giorni le
abitazioni e gli uffici dei sospetti a San Gallo, Berlino,
Schwerin e Amburgo, ha riferito la polizia della città
anseatica.
A capo della banda c'era un turco di 34 annni, arrestato in un
Internet café a Berlino in possesso di
documenti italiani falsi. Con i suoi complici, ha imbrogliato
dapprima almeno 94 investitori in Germania fra il marzo del
2004 e il febbraio del 2005, proponendo operazioni a termine
particolarmente interessanti.
Nell'agosto del 2005 il "cervello" era riuscito a
sfuggire a un tentativo di cattura, da parte della divisione
anticriminalità economica di Amburgo, e in seguito si era
trasferito a San Gallo, dove aveva fondato la società <Pro
Novo>, che proponeva prodotti finanziari a rendimento
fisso.
La banda aveva continuato a "lavorare" ed i soldi
raccolti, senza essere invertiti come promesso, erano stati
trasferiti in Turchia, tramite passaggi su conti in Svizzera e
in Germania. (Ticin@nline)
26.05.2006
|
INCENDIO
ALL'AEROPORTO
ATATURK

|
Danni
ingentissimi nella sezione merci dello scalo
internazionale di Istanbul. Tre i feriti. Non ancora chiare le cause
che hanno alimentato le fiamme. La rivendicazione di un
gruppo militante curdo. |
E' stato domato dopo circa tre ore
di sforzi il grosso incendio che si è sviluppato nel pomeriggio
di mercoledì scorso nella sezione merci dell'aeroporto Ataturk di
Istanbul provocando una densa nuvola di fumo sulla metropoli turca sul Bosforo e scatenando il panico tra i passeggeri, il
personale dell' aeroporto ed i parenti dei turisti in volo verso
la città.
Tre persone sono state ricoverate in ospedale con sintomi di intossicazione da fumo. Casi
più leggeri di intossicazione sono stati riportati da varie persone che si trovavano nell'aeroporto
o nelle sue vicinanze a causa della intensa colonna di fumo e fiamme, le cui immagini i media turchi e quelli di tutto il
mondo hanno trasmesso in diretta.
L'incendio è stato domato con molta fatica dopo circa tre ore dai numerosi vigili del fuoco accorsi subito sul posto che
si sono avvalsi anche di aerei anti-incendio i quali hanno riversato continuamente enormi
quantità di acqua sul focolaio.
''Non c'è stata perdita di vite umane, ma vi sono danni economici molto grossi'' - ha affermato il governatore di
Istanbul, Muammer Guler, che ha precisato che il fuoco si era sprigionato dapprima in un deposito e si
era poi esteso all' intera sezione cargo dell'aeroporto che -
secondo lo stesso governatore - conteneva materiali chimici, alcuni dei quali
''infiammabili ed esplosivi''.
Il traffico aereo, inizialmente sospeso, è stato poi riattivato, quando era apparso chiaro che i vigili del fuoco
erano riusciti ad arginare il fuoco impedendo che si estendesse
al terminal passeggeri, già evacuato per precauzione quando si
temeva che il vento avrebbe fatto estendere il fuoco all'area passeggeri.
Una nota di
<Firat News Agency>
Le autorità turche, compreso il governatore di Istanbul, hanno attribuito le cause dell'incendio ad un ''guasto nell'
impianto elettrico'', ma, secondo le Tv private turche, tale spiegazione appare quanto meno prematura e le reali cause
dell'incendio ''non sono state ancora accertate''. Si aspetta il
responso dell'inchiesta delle autorità aeroportuali e di quella
della magistratura.
Le stesse Tv turche e gli osservatori hanno ricordato che un serio incendio semidistrusse, il 14 novembre dell'anno scorso,
anche l'aeroporto Esenboga di Ankara. La causa dell'incendio fu
allora attribuita ad ''una friggitrice lasciata nella notte con
olio bollente'' in una caffetteria dello stesso aeroporto. A molti commentatori turchi ed osservatori stranieri quella
spiegazione sembrò inadeguata, ma l'episodio non è stato mai
chiarito del tutto.
In Turchia agiscono diverse forze - dal Tak (una formazione estremista curda che le
autorità ritengono una sigla paravento del Pkk) al Dhkp-C (una formazione di estrema sinistra) - che in
passato hanno effettuato attentati nelle grandi città, tra cui
Istanbul ed hanno mirato a colpire il traffico turistico, che in
Turchia rappresenta una risorsa strategica ed una fetta importante (18 miliardi di dollari l'anno scorso) del reddito
nazionale. (Ansa)
____________________________
La paternità dell'incendio è stata rivendicata da un gruppo
militante curdo. Lo ha reso noto l'agenzia stampa filocurda
<Firat News Agency>. (Agr)
26.05.2006
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TENSIONI DELLA POLITICA INTERNA
CROLLATA LA BORSA DI ISTANBUL

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Lunedì
scorso il livello più basso dall'inizio dell'anno. Una perdita di circa
l'8.3 per cento. L'indice Imkb100 dei cento titoli guida dell'economia
turca sceso nella stessa giornata di ben 3.292,62 punti attestandosi sul
livello di 36.351,06 punti. L'analisi di un esperto di <Global
Securities>. |
La Borsa di Istanbul ha
toccato lunedì scorso il suo livello più basso dagli inizi dell'anno perdendo
circa l'8.3%. Il crollo viene attribuito dagli analisti soprattutto alle
tensioni interne, oltre che alla congiuntura internazionale.
L'indice Imkb100 dei 100 titoli guida dell'economia turca è sceso di ben
3.292,62 punti, attestandosi sul livello di 36.351,06 punti.
"La tendenza alle vendite prosegue sui mercati internazionali. Ma la
ragione per cui essa è più forte in Turchia sono le tensioni nella politica
interna", ha affermato all'agenzia turca <Anadolu> l'analista di
<Global Securities>, Arzu Odabasi, Il riferimento evidente è alle
polemiche seguite all'assalto armato di un avvocato estremista nazionalista e
fondamentalista islamico, probabile membro di un gruppo islamo-nazionalista, che
ha ucciso un giudice del Consiglio di Stato e ne ha feriti altri quattro a causa
di una loro sentenza che limitava l'uso del copricapo islamico femminile. Il
Capo dello Stato, il numero uno dei militari, il leader dell'opposizione e le
alte magistrature hanno concordemente accusato il Governo, ed in particolare il
premier Recep Tayyip Erdogan, di avere propiziato l'assalto amato con i suoi
attacchi verbali delle scorse settimane ai giudici poi colpiti.
Già nella settimana precedente la Lira turca aveva subito oscillazioni notevoli
facendo registrare un deprezzamento del 15% sul dollaro e sull'euro, poi in
parte recuperato.
Nel mese di aprile l'inflazione aveva avuto una impennata dell'1.34%, facendo
lievitare l'inflazione attesa a fine dell'anno a circa l'8.83%, ben oltre
l'obiettivo del Governo del 5%. (Ansa)
26.05.2006
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NOTIZIARIO
DELL'AMBASCIATA D'ITALIA
| UNA MANOVRA CHE NON E' PROPRIO
UNA PASSEGGIATA
Come
previsto, la delegazione del Fondo Monetario Internazionale, giunta in Turchia la scorsa settimana,
è arrivata ad Ankara
per incontri ufficiali con alcuni rappresentanti delle istituzioni. Le
due delegazioni guidate rispettivamente dal Responsabile del Desk
Turchia del Fmi, Lorenzo Giorgianni, e dal ministro di Stato Ali
Babacan, hanno affrontato
i consueti temi economici, con particolare riferimento alla crescita
economica del Paese, all'afflusso di capitali esteri destinati ad
investimenti diretti, al deficit della bilancia dei pagamenti ed al
contenimento del tasso d'inflazione. Sono stati inoltre discussi gli
argomenti più direttamente collegati all'accordo di stand-by con
il Fondo, in particolare lo stato di avanzamento del processo di
privatizzazione, la ristrutturazione del sistema fiscale e la riforma
della legge sulla sicurezza sociale. Alla riunione ha partecipato
anche il rappresentante in Turchia della Banca Mondiale, Andrew
Vorkink.
Ora anche se la prima tranche del prestito è cosa fatta, il Fmi non
rinuncia a correggere il tiro della politica economica turca. Giorgianni
ha voluto dare un paio di suggerimenti al ministro Babacan ed al suo
staff.
Intanto - ha sottolineato Giorgianni - occorre rendere più severa la
politica fiscale e fare molta attenzione allo sviluppo di quella
monetaria. Suggerimenti che arrivano assieme ad una brutta notizia: nei
prossimo mesi il Paese della Mezzaluna dovrà tagliare 4.4 miliardi di
nuove Lire turche delle spese. Che tradotto in termini di moneta
comunitaria sono circa 2.3 miliardi di euro.
Una manovra che non è proprio una passeggiata e che ha costretto Babacan
a dichiarare che bisognerà riflettere seriamente sulle previsioni fatte
sul disavanzo delle partite correnti. Non solo. Il Fmi ha anche chiesto
alla banca centrale una maggiore cautela per quanto riguarda le decisioni
sui tassi di interesse. |
IL
DEBITO TURCO NEI CONFRONTI DEL FONDO
Il ministro di Stato turco Ali Babacan, nel corso di una riunione con gli
organi di stampa tenutasi presso il ministero del Tesoro sul tema
degli investimenti in Turchia, ha reso noto che il debito del Paese
nei confronti del Fondo Monetario Internazionale è sceso a $11.8
miliardi dai $23.5 iniziali e che l'attuale accordo di stand-by terminerà nel 2008. Babacan ha aggiunto che il Governo intende
collaborare con il Fondo e con la Banca Mondiale anche per cercare di
ottenere tassi di interesse più bassi di almeno 3-4 punti sui
crediti concessi alla Turchia.
SCESO
(SECONDO IL GOVERNO) IL LIVELLO DELLA POVERTA'
Il vice Premier turco, Abdullatif Sener, ha affermato che il numero delle
persone che vivono al di sotto della soglia di povertà è in
costante diminuzione. Secondo le ultime rilevazioni statistiche
relative al 2004, si tratterebbe infatti di 17.9 milioni (19.5 milioni
nel 2003) ovvero il 25.6% della popolazione, con un decremento
rispetto a due anni fa di circa il 10%. Secondo Sener tale diminuzione
è stata possibile grazie all'impegno profuso dal Governo per il
raggiungimento di uno sviluppo sostenibile ed un livello di stabilità
macro-economica necessari a consentire il benessere dei
cittadini. Tra le misure citate da Sener, il recente aumento del
salario minimo e la riforma del sistema di sicurezza sociale, che
garantirà un adeguato tetto assistenziale per tutti.
| L'INTERESSE
DI 8 SOCIETA'
Il ministro dell'Energia, Hilmi Guler, in una recente intervista ad un
quotidiano locale, ha informato che almeno otto società private
hanno manifestato il proprio interesse a costruire le centrali
nucleari nel Paese. Le varie aziende nazionali interessate al
progetto hanno in particolare avanzato una specifica richiesta di
partecipazione al suddetto programma da parte del settore pubblico. Si
tratta ora - ha continuato Guler - di determinare in quale misura ciò
sarà possibile, ipotizzando l'applicazione del modello PPP
(Public Private Partnership) che prevede un investimento congiunto dei
settori pubblico e privato o di altri modelli che potranno essere
determinati nel corso di riunioni future. Per quanto riguarda la
località prescelta per la costruzione della prima centrale
nucleare, Sinop, Guler ha affermato che uno studio dettagliato è
stato appena completato e che sarà molto importante scegliere la
tecnologia più adeguata. Il Ministro, pur sottolineando la
preferenza del Governo per il sito di Sinop, ha tenuto a precisare che
se una società avesse intenzione di avviare la costruzione di una
centrale nucleare, potrebbe farlo nella località di Mersin Akkuyu,
in quanto le relative licenze risultano già disponibili.
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DIRETTIVE
PER GLI ESPORTATORI ORTOFRUTTICOLI
Il ministro dell'Agricoltura turco, Mehmet Mehdi Eker, ha dichiarato che d'ora in poi gli
esportatori ortofrutticoli turchi dovranno presentare dei certificati
sanitari attestanti l'assenza di residui chimici sul prodotto e che
se questi supereranno il limite consentito, saranno costretti a pagare
una penale.
DEFICIT
NELLA BILANCIA DEI PAGAMENTI
Secondo
gli ultimi dati pubblicati dalla Banca Centrale turca, la bilancia dei
pagamenti nel primo trimestre del 2006 ha riportato un deficit di
$3,058 milioni, con un incremento del 24.1% rispetto allo stesso periodo del 2005. Da gennaio
a marzo di quest'anno il deficit commerciale è cresciuto del
39.6%, attestandosi a circa $8,704 milioni. In avanzo invece i
servizi, le cui entrate nel primo trimestre sono ammontate a $1,151
milioni, anche se in
leggero calo rispetto allo stesso periodo del 2005 (- $1,195). Quanto
alle due principali voci della parte in conto capitale della bilancia
dei pagamenti, gli investimenti diretti dall'estero e gli
investimenti di portafoglio, i primi si sono assestati a $1,057
milioni nel 2006, con un
aumento del 43.6% rispetto al 2005 (+ $736.000), mentre i secondi
hanno raggiunto la somma di $ 3,578 milioni, rispetto ai $3,796 del
2005.
CRESCITA
DELLA PRODUZIONE INDUSTRIALE
I
recenti dati pubblicati dall'Istituto
di Statistica della Presidenza del Consiglio della Turchia (Tuik)
mostrano una crescita della produzione industriale del Paese pari
all'8.9% nel mese di marzo (3.4% nello stesso mese del 2005) con una
crescita media nel primo trimestre del 3.1%. L'aumento più
significativo si è registrato nel settore minerario (+10.7%)
seguito dal manifatturiero (+9%) e da quello dei servizi (+7.5%).
TURKEY-AFRICA FOREIGN TRADE
BRIDGE
Nei
giorni scorsi ad Istanbul si è tenuto il convegno "Turkey-Africa
Foreign Trade Bridge", organizzato dalla "Tukson" (The Turkish
Confederation of Businessmen and Industrialists), cui hanno
partecipato oltre ai Ministri degli Esteri di numerosi Paesi africani,
alcune centinaia di imprese del continente ed oltre 2.000 aziende
locali. Scopo del forum è stato quello di rafforzare i legami
economici e commerciali con il Continente africano. In base agli
ultimi dati, il volume dell'interscambio con l'Africa e' cresciuto
dai $5.4 miliardi del 2003 ai $9.6 miliardi del 2005 (+77.7%), con le
esportazioni turche passate da $2.1 miliardi nel 2003 a $3.6 miliardi
nel 2005, mentre le importazioni sono giunte a quota $6 miliardi nel
2005, contro i $3.3 miliardi del 2003 (con un saldo negativo nel 2005
per la Turchia di $2.4 miliardi). I principali Paesi partner in
quell'area risultano essere il Sud Africa, la Libia, la Nigeria e il
Marocco. Negli ultimi anni, inoltre, le imprese turche si sono
aggiudicate importanti progetti infrastrutturali soprattutto in
Algeria e Libia per un valore superiore ad un miliardo di dollari.
Numerosi ministri africani presenti al Forum hanno rilasciato
dichiarazioni relative alle possibilità di collaborazione con le
imprese locali: Nigeria: l'interesse maggiore è nella collaborazione nei
settori agricolo, dello sfruttamento di miniere d'oro, di carbone,
di fosfato ed altri 380 minerali. Il Paese è altresì interessato
ad importare macchinari ed impianti. - Guinea:
l'interesse principale si concentra in campo energetico (carbone ed
idroelettrico) ed aurifero. Le imprese turche possono fornire prodotti
agro-alimentari, materiali edili e prodotti tessili. - Rep.
Centrp-africana: le opportunità maggiori sono connesse all'uranio
ed al turismo dove si attendono investimenti consistenti dall'estero -
Togo: gli investimenti
esteri più attesi sono nei seguenti settori: agricoltura,
farmaceutici, cantieristica, giocattoli e fosfato. - Gabon:
si auspicano collaborazioni industriali dall'estero principalmente nel
settore del legname e prodotti derivati.
PREOCCUPAZIONI
La comunità d'affari francese in Turchia ha espresso preoccupazione
circa le possibili ripercussioni economiche e commerciali se dovesse
passare in Parlamento la legge che vieta in Francia la negazione del
"genocidio" a danno della popolazione armena nel secolo scorso. Lo
stesso Erdogan ha avuto un colloquio con i maggiori imprenditori
francesi ad Ankara, cui ha manifestato le proprie preoccupazioni sugli
effetti negativi sia sul piano politico che delle relazioni
commerciali bilaterali. La Francia è attualmente il quinto partner
economico della Turchia, dopo Germania, Russia, Italia e Cina, con un
volume di scambi che nel 2005 ha totalizzato €8.2 miliardi (€4.7
miliardi di importazioni dalla Francia e €3.5 miliardi di esportazioni).
IL FRONTE DEGLI INVESTIMENTI
ESTERI
Il ministro turco dell'Economia Ali Babacan ha affermato che l'ottimo risultato
registrato dalla Turchia nel 2005 sul fronte degli investimenti esteri
(circa $10 miliardi) quest'anno sarà certamente migliorato. Nel primo
trimestre dell'anno in corso, gli investimenti provenienti dall'estero
hanno già raggiunto quota un miliardo di dollari cui vanno aggiunte
le rilevanti somme (diversi miliardi di dollari) previste dalla
vendita di <Telsim> e <Turk Telekom>, ambedue nel settore della telefonia.
Il ministro di Stato ha inoltre ricordato che i settori maggiormente
dinamici e con le più forti potenzialità sono i seguenti quello
bancario, chimico, immobiliare, vetrario, ceramico, del cemento e
delle telecomunicazioni
PRODUZIONE A BURSA DI MODELLO
MINICARGO
La <Tofas> ed il <Gruppo Psa> (Peugeot e Citroen) in partnership dal 2005 per
la produzione di veicoli commerciali leggeri, hanno recentemente
concordato di produrre negli stabilimenti della <Tofas> a Bursa il
modello Minicargo. La produzione inizierà nella seconda metà del
2007 e rappresenta una delle priorità dell'accordo che durerà
fino al 2017.
| BEN VISTO L'INGRESSO Di
<VODAFON>
I
vertici dell'<Avea>, il terzo gestore di telefonia mobile in
Turchia,
sono soddisfatti della recente acquisizione delle azioni <Telsim> da
parte della <Vodafon> e ritengono che con l'entrata di quest'ultima
nel Paese il settore delle telecomunicazioni in Turchia crescerà e
si espanderà sensibilmente. Secondo l'<Avea> l'interesse di un
tale operatore straniero è sintomatico delle potenzialità
offerte dal Paese anche nei servizi di terza generazione.
|
VIA LIBERA
Via libera del presidente della Repubblica turco, Ahmet Necdet Sezer, al
decreto approvato dal Consiglio dei Ministri che concede la licenza al
consorzio italo - turco <Eni-Calik> per la costruzione
dell'oleodotto Samsun-Ceyhan.
COMMERCIO ORTOFRUTTICOLO ITALIANO
Il 29 maggio p.v. si svolgerà presso l'Hotel Hilton di Izmir un
seminario organizzato dalla <Mediterranean Fruit Company (Mfc)>, un
consorzio italiano formato da 25 aziende del settore. Il rappresentante in
Turchia della Mfc, Selcuk Ozmen, nel presentare l'iniziativa alla stampa
locale, ha sottolineato quanto sia importante il ruolo svolto dal
Consorzio nel commercio ortofrutticolo tra l'Italia ed i Paesi del
Mediterraneo.
IN AUMENTO IL
NUMERO DELLE SOCIETA'
Secondo i dati più recenti forniti dall'Istituto di Statistica della
Presidenza del Consiglio della Turchia (Tuik), il numero delle società
turche costituite nel primo quadrimestre dell'anno è aumentato del 17.2% rispetto allo scorso anno, per un totale di 19.623 unità.
LUSINGHIERI
I RISULTATI <TOFAS/FIAT>
Secondo quanto riportato dall'amministratore
delegato della <Tofas>, Alfredo
Altavilla alla stampa locale, i risultati finanziari relativi al primo
quadrimestre del 2006 sono stati lusinghieri con un aumento del 114.7% (YTL
25,8 milioni) rispetto allo stesso periodo del 2005. La produzione di
autovetture è incrementata infatti del 4.6% per un totale di 37.451 unità,
di cui il 79% è costituita dal popolare modello Doblo. Le vendite sono a
loro volta aumentate del 12.2% (71% per la Doblo, 11% per l'Albea e il
7% per la Grande Punto) mentre la quota di mercato della <Tofas> nel
primo quadrimestre è salita al 12.1%. Altavilla, commentando tali
risultati, ha reso noto che entro giugno sarà rafforzato l'organico con
l'assunzione di circa 400 persone, saranno effettuati entro il 2007
investimenti per 550 milioni
di euro e che infine si darà avvio alla produzione di altri due modelli
<Fiat>, il Mini cargo e il D200.
INVESTIMENTI NEL SETTORE BANCARIO
L'Istituto
di credito ellenico, <Alpha Bank>, sta valutando la possibilità di attuare
un investimento nel settore bancario turco. Si tratterebbe del secondo
investimento del genere dopo l' accordo siglato ad Atene tra la <National
Bank of Greece> (Nbc) e la <Finansbank> lo scorso aprile. La <Alpha Bank>,
che ha registrato un incremento dei profitti del 50% nel primo quadrimestre
del 2006, è già da tempo impegnata ad espandere le sue filiali estere ed è
già presente nella regione dei Balcani, dove ha acquisito alcune importanti
banche locali.
Si trascrivono qui di seguito i principali investimenti nel settore
bancario turco effettuati a partire dal 2001:
- nel
settembre 2001 la <Hsb> acquisisce la <Demirbank> al
prezzo di $350 milioni;
- nel
dicembre 2001 la greca <NovaBank> acquista dal Fondo per i
Risparmi e le Assicurazioni (Tmsf) la <Sitebank> che nel marzo
2003 diventa <BankEuropa>;
- nel
febbraio 2005 avviene la prima fusione tra istituti di credito; si
tratta in particolare della francese <Bnp Paribas> e della
turca <Teb Turk Ekonomi Bankasi>. Il 50% delle azioni della
<Teb Financial Investment Co.>, che possedeva l'84.25% della
<Teb>, fu trasferito alla <Bnp Paribas> per la somma di
$216.8 milioni;
- nel
luglio 2005 la <Dis Bank> (Turk Dis Ticaret Bankasi) è stata
acquistata dal Gruppo Finanziario belga-olandese <Fortis>, dal
Gruppo <Dogan> per la somma di €880 milioni, pari
all'89.34% del totale azionario. Il nome dell'istituto è poi
cambiato in <Fortis>;
- in
agosto 2005 la <Dogus Holding> e la <General Electric
Consumer Finance> (Gecf) hanno siglato un accordo concernente la
vendita del 25.5% delle azioni della <Garanti Bankasi> per la
somma di $1.555,5 milioni;
- il
Gruppo <Unicredito> è partner al 50% di <Koc Holding>
in <Koc Finans>, che a
sua volta ha acquisito il 57.4% detenuto dal Gruppo <Cukurova>
e dal Fondo di Assicurazione dei Depositi in <Yapi Kredi>;
- nel
giugno 2005 la Banca IMI del Gruppo <Sanpaolo Imi> e la
<Global Security Services>, società turca leader nella
trattazione di titoli hanno siglato un accordo per l'acquisizione
da parte di <Banca Imi> del 20% della <Global>, con
un'opzione di acquisto per un'ulteriore quota del 30% nei
prossimi due anni a partire dalla data dell'investimento iniziale;
- alla
fine del 2005 la più grande banca israeliana, la <Bank Hapoalim>,
ha acquisito il 58% della <Bank C Kredi ve Kalkinma> (C Bank)
per l'ammontare di $113 milioni;
- il
4 aprile 2006 con un accordo siglato ad Atene tra la <National
Bank of Greece> (Nbg) e la <Finansbank>
sono state ufficialmente vendute il 46% delle azioni di
quest'ultima ed il 100% di quelle appartenenti al fondatore della
<Finansbank>, al prezzo di €2,291 milioni, con un
trasferimento alla <Nbg> di tutte le società affiliate;
- La
<Sekerbank> è invece alla ricerca di un partner da quando il
negoziato con l'olandese <Rabobank> è stato
abbandonato nel febbraio 2006. Tra le banche interessate ad
acquisire il 52% della Sekerbank figurebbero la <Standard Bank>,
la <Banca Imi>, la <Societe Generale>, la <Banque
Populaire Atlantique> e la <Dubai Sheikh El Maktum>. Anche
la <Akbank> sarebbe alla ricerca di un partner straniero; a
tale proposito sarebbero stati avviati contatti con la <Hsbc>
e con la <Citibank>. Infine, la <Denizbank> sta al
momento prendendo in considerazione offerte presentate dalla <Societe
Generale>, da <Banca Intesa>, dalla <Deixa Bank> e
dalla <Standard Bank>.
AUMENTO
QUOTE DI CAPITALE
Secondo l'Autorità di supervisione del settore bancario (Bddk), 15
banche, di cui 6 locali e 9 straniere, dovranno aumentare le proprie quote
di capitale versato entro i prossimi cinque mesi. Tra gli istituti di
credito stranieri figurano la <Banca di Roma>, che dovrà versare
$25 milioni in contanti, la <Deutsche Bank<, la <JP Morgan>,
la <Abn Amro>, la <Societè Generale>, la <Taib Investment
Bank>, la <WestLB>, la <Bank Mellat< e la <Habib Bank>.
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