Arretrati 

Anno 7° N.15

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PRESIDENTE DONNA

Il_nuovo_presidente_del_Consiglio_di_Stato_turco_signora_Sumru_Cartoglu

La più alta carica giuridico-amministrativa della Turchia affidata a Sumru Cortoglu, una signora di 63 anni. Un Paese dove i diritti femminili sono rispettati, nonostante sembri il contrario.

Una donna è stata eletta presidente del Consiglio di Stato turco, la più alta istanza giuridico amministrativa del Paese. Sumru Cortoglu, 63 anni, è la seconda donna alla testa dei principali istituti giuridici del Paese dopo la nomina, l'anno scorso, di Tulay Tugcu prima donna a presiedere la Corte Costituzionale. La Turchia, con una popolazione a maggioranza musulmana, è stata incoraggiata dall'UE a rafforzare i diritti delle donne nel processo negoziale dell'ottobre scorso per un'eventuale adesione all'UE.
le donne turche sono state introdotte alla vita pubblica negli ani Trenta da Mustafa Kemal Ataturk, fondatore della Turchia moderna. Il diritto di voto alle donne risale al 1934, molto prima di numerosi Paesi europei, anche se nelle zone rurali le donne sono sovente sottomesse alle tradizioni patriarcali.
Tansu ciller è stata la prima donna in Turchia, dal 1933 al 1996, a diventare Primo Ministro.
L'attuale governo vicino a posizione religiose, ha una sola( donna ministro e il Parlamento ne conta solo una ventina su 550.Ansa)
04.05.2006

 

UN LEGAME FORTE

Il_premier_turco_Erdogan

 

Berlusconi "è un grande amico" - ha detto il presidente della C.d.C di Istanbul - ma le relazioni Turchia/Italia continueranno con il Governo Prodi.

Il_presidente_della_Camera_di_Commercio_di_Istanbul_Murat_YalcintasSilvio Berlusconi ''è un grande amico'', ma le relazioni tra Turchia e Italia continueranno anche con il futuro Governo di Romano Prodi, perché si tratta di ''un legame forte'' che rimane a prescindere anche dai Governi: è l'opinione del presidente della Camera di Commercio di Istanbul, Murat Yalcintas, a capo di un'organizzazione che rappresenta 350.000 imprenditori turchi e copre il 43% delle esportazioni complessive della Turchia, metà delle quali sono dirette verso l'UE.
''Lo stretto rapporto tra Turchia e Italia non è soltanto tra Berlusconi e Recep Tayyip Erdogan. Continuerà quindi con Prodi, ma anche dopo Prodi e dopo Erdogan'', ha detto Yalcintas a margine di un incontro con la stampa internazionale organizzato a Bruxelles.
L'interscambio commerciale tra Italia e Turchia è secondo solo a quello con la Germania con circa 6 miliardi di euro all'anno di esportazioni italiane a fronte di 4 miliardi di importazioni. In Turchia sono inoltre attivi numerosi gruppi italiani dalla <Telecom> a <Unicredit>, da <Fiat> alle aziende che operano nel settore strategico delle infrastrutture (<Italcementi>, <Trevi>, <Ansaldo>).
Durante l'incontro a Bruxelles Yalcintas ha sottolineato l'importante ruolo che la Turchia potrebbe giocare diventando pieno membro dell'Unione Europea, offrendo un enorme mercato di consumatori alle aziende europee e bilanciando il calo demografico del blocco: ''la Turchia è un'opportunità d'oro per l'Europa'', ha detto ai giornalisti.
Con una popolazione europea in calo, l'ingresso della Turchia è per Yalcintas tanto più importante in quanto dei circa 70 milioni di turchi, oltre due terzi sono sotto i 35 anni. 
Sottolineando dunque che la comunità economica turca punta chiaramente a vedere la Turchia nell'UE Yalcintas ha tuttavia aggiunto che se i negoziati attualmente in corso dovessero concludersi negativamente, ''lo accetteremo e non sarà la fine del mondo''.
I negoziati per l'adesione della Turchia all'UE sono cominciati nell'ottobre scorso per una durata prevista di almeno dieci anni. I 25 membri dell'UE dovranno unanimemente aprire e chiudere trattative su 35 diversi capitoli. Finora è stato portato a termine solo il primo capitolo su scienza e ricerca. (Ansa)
04.05.2006

NON FORZIAMO I TEMPI

Ulku_Adatepe

Intervista del quotidiano <Il Giornale> alla figlia di Mustafa Kemal Ataturk, Ulku Adatepe. La signora, 73 anni, convinta che è presto per un ingresso ella Turchia nell'UE.

"E' ancora troppo presto. Vi vorrà molto tempo, molto più di quello previsto dagli accordi internazionali perché la Turchia non è pronta per l'Europa e viceversa". Ulku Adatepe, la figlia 73enne del fondatore della Turchia moderna, Mustafa Kemal Ataturk, risponde così in una lunga intervista al <Giornale>, la prima concessa ad un cronista italiano, alla domanda se il suo Paese sia pronto per l'Unione Europea.
"Cercare di forzare la situazione non ha senso - dice - Adesso assistiamo ad una Turchia che vuole entrare a tutti i costi, facendo anche concessioni che non tengono conto dei valori del popolo turco. E a un'Europa che è molto interessata al suo potenziale strategico ed economico", riflette la figlia di Ataturk che avverte. "Ci sono dei problemi da risolvere".
"In questo momento - spiega - ci sono due Turchie. molte persone credono che tutto sia come Istanbul. Ma non è vero. Bisogna intervenire sull'Est del Paese dove c'è ancora tanto analfabetismo, dove i bambini non vanno a scuola e vengono avviati al lavoro nero, dove le donne spesso non sono libere. si sta venendo a creare un dislivello sociale preoccupante". Adesso ci sono pochi ricchi e milioni di poveri".
Rimasta orfana quando aveva 15 anni, insieme a tre fratelli e due sorelle, la figlia di Ataturk sottolinea al <Giornale> che "lo Stato turco vive ancora delle riforme operate da lui fra il 1923 e il 1938" e racconta che "quando morì lasciò scritto nel testamento che nessuno dei suoi figli avrebbe dovuto fare politica. ovviamente ci spiegò le motivazioni di quella decisione. Disse che la politica spesso è un ambiente sporco".
Riguardo alle elezioni del prossimo ano, rinnovo del parlamento e presidenziali, la Adatepe aggiunge che "il Governo uscente ha condotto un'ottima politica in campo estero, ma ha fatto ben poco per risolvere i problemi interni del paese, a cominciare dalla condizione delle donne per continuare con la questione curda e la grande povertà che affligge la maggior parte della Turchia. E comunque sono molto più preoccupata per l'elezione del presidente della Repubblica. Francamente non voglio vedere Erdogan prendere il posto di Sezer".
A proposito delle recenti affermazioni del Capo dello Stato sulla democrazia in pericolo, la figlia di Ataturk conclude: "Il rischio esiste ed è inutile nasconderlo. La Turchia attraversa un momento molto particolare perché vi sono al suo interno molte spinte estremiste. Ma sono ottimista e credo che saranno i giovani a salvarla, gli stessi su cui mio padre ha investito tanto. Saranno loro ad impedire che gli integralisti prendano il sopravvento". (Adnkronos)
04.05.2006

INSIEME

Condolezza_Rice_assieme_al_premier_turco_Erdogan

 

Il Segretario di Stato Usa, Condoleeza Rice, nei giorni scorsi in visita ad Ankara, ha rinnovato la promessa degli Stati Uniti di combattere il Pkk.

Il Segretario di Stato americano, Condoleeza Rice, motivi per visitare la Turchia ne aveva molti. Ma per l'Esecutivo di Ankara uno dei più importanti era la risoluzione della cosiddetta "questione curda", che è diventato il problema più urgente nell'agenda del premier Recep Tayyip Erdogan.
La Rice era arrivata nella capitale turca dopo una breve quanto contestata visita in Grecia. Ed anche in Turchia non ha certo ricevuto una accoglienza calorosa da parte della popolazione e della stampa. Ma le numerose questioni politiche hanno ben presto calamitato l'attenzione sulle dichiarazioni del Segretario di Stato Usa, soprattutto su quelle riguardanti la questione curda. "Turchia, Irak e Stati Uniti - ha detto la Rice - collaboreranno insieme per annullare le azioni militari del Pkk". Il problema è che adesso isolare il Pkk potrebbe non bastare a contenere l'ondata di odio scoppiata il 26 marzo scorso e che per sette giorni ha letteralmente messo a ferro e fuoco la regione di Diyarbakir, nell'est del Paese.
In una settimana di proteste hanno perso la vita 16 persone, 10 negli scontri con la polizia, quattro negli attentati ad Istanbul. Nessuno se lo aspettava, tanto meno Erdogan, ma il problema curdo è scoppiato un'altra volta, improvvisamente, in tutta la sua violenza. Ed anche la sua complessità. Il Pkk, il partito dei lavoratori del Kurdistan, fondato da Abdullah Ocalan e dichiarato illegale da Turchia, Europa e Stati Uniti, vuole la creazione di un Kurdistan indipendente e spesso in passato non ha esitato a ricorrere all'uso ella forza per imporre le proprie idee. Poi ci sono i Tak, I falchi per la liberazione del Kurdistan, braccio armato del Pkk, che negli ultimi tempi si sono resi protagonisti degli attentati più sanguinosi e che hanno anche rivendicato le bombe ad Istanbul tra la fine di marzo e l'inizio di aprile.
Sono stati proprio loro a dichiarare che le loro azioni terroristiche diventeranno sempre più violente, perché il problema dei curdi possa assumere una evidenza internazionale. Un problema di soluzione quanto mai difficile anche per le diverse anime che compongono il movimento curdo. Un una conferenza stampa che si è tenuta ad Istanbul tre mesi fa, le correnti più moderate come quella capeggiata dall'ex deputato Leyla Zana, sono state messe in minoranza.
C'è poi la reazione del Governo turco, colto di sorpresa da questa escalation di violenza, che gli ha procurato non pochi problemi con l'Unione Europea. Erdogan ha deciso di potenziare la presenza militare nelle zone ad est del Paese, in particolare quelle vicine ai confini con l'Iran e la Siria, per ridurre al minimo il passaggio di potenziali terroristi sul suolo turco. Una mossa che a molti è sembrata l'anticamera di una operazione a tappeto sull'intero territorio per sgominare tutti i nuclei dell'organizzazione separatista. Una guerriglia, questa, che potrebbe costare decine di vittime fra i civili.
Il Pkk ha iniziato le sue operazioni militari nel 1984. Da quella data si calcola che abbiano perso la vita fra le 37 mila e le 40 mila persone. Il cessate il fuoco proclamato dall'organizzazione nel 2004 ed i toni ottimistici utilizzati da Erdogan durante la sua visita a Diyarbakir nei mesi scorsi sembrano lontani anni luce. (ApCom)
04.05.2006

SOLO SEMPLICI MISURE

Operazioni_contro_il_Pkk_in_Turchia

Così ha risposto il portavoce del ministero degli Esteri turco all'ambasciatore iracheno ad Ankara che gli chiedeva spiegazioni circa il rafforzamento delle truppe turche al confine.

L'ambasciatore iracheno ad Ankara si è recato nei giorni scorsi al ministero degli Esteri turco per chiedere spiegazioni su un recente dispiegamento di truppe alla frontiera irachena nel quadro della lotta contro i ribelli curdi. Lo ha detto un diplomatico turco.
"Ci ha consegnato una nota ufficiale che chiede informazioni sulla natura delle misure prese alla frontiera", ha detto all'<Afp> il diplomatico che ha chiesto l'anonimato.
Secondo il diplomatico la nota non contiene proteste contro supposte operazioni condotte da commando turchi oltre la frontiera irachena, smentendo così indicazioni dei media turchi. "Non ci sono operazioni di questo tipo e la nota non contiene una tale protesta", ha detto.
La televisione turca <Ntv> aveva affermato che il presidente iracheno Jalal Talabani si era detto preoccupato per un dispiegamento di truppe turche e iraniane ai confini settentrionali dell'Iraq e aveva dichiarato che Baghdad non avrebbe consentito interferenze straniere.
Sempre secondo la <Ntv>, la nota irachena consegnata al ministero degli Esteri includeva una protesta contro operazioni di "scarsa intensità" condotte da commando turchi contro il Pkk in territorio iracheno.
Il portavoce del ministero degli Esteri ha sottolineato come l'ambasciatore iracheno sia stato informato circa il rafforzamento delle truppe turche alla frontiera che altro non sarebbero se non misure prese ogni anno allo scioglimento delle nevi al fine di bloccare l'infiltrazione dei ribelli. (Ansa-Afp-Reuters)
04.05.2006

IL MODELLO

Pkk_model_Asala

Ormai è certo: il Pkk si adegua agli schemi dell'organizzazione eversiva armena "Asala", responsabile negli anni passati dell'assassinio di 34 diplomatici turchi.

The terror network, Pkk (Kurdish Workers' Party), took the Armenian terror network, Asala, that martyred 34 Turkish diplomats as an example for its operations. Turkish National Intelligence Organization (Mit) uncovered a plot of the terror network against 131 foreign representatives of Turkey.
Armenian terror network Asala (The Armenian Secret Army for the Liberation of Armenia) firstly martyred Turkey's Ambassador to Vienna Danis Tunaligil in 1975. The same organization martyred 34 Turkish diplomats by 1984. Upon the action realized against Ankara Esenboga Airport on 7 August 1982, Turkey had started wide scale operations against Asala with the instruction of the term's President, Kenan Evren.
Many terror experts say Aasala changed dimension and continues its activities within PKK.
Several Armenians were caught in the operations against the terror network.
The terror network Pkk driven into a corner in Turkey with the spring operation code named, "Suleyman Soydan 137," launched by Turkish Armed Forces by reinforcing troops in the region of 2nd Division now aims at Turkey's representatives abroad. In its action plan abroad, the organization will use the methods of terror network Asala.
The intelligence units say that the terror network plans various actions on the ground that it will seek revenge for 15 people who died in the incidents in 13 provinces, mainly in Diyarbakir.
Mit revealed the divisive organization is preparing for actions aiming at Turkey's 131 foreign representatives in this frame. The Turkish Foreign Ministry taking action upon Mit's warning warned Turkey's 131 diplomatic representatives abroad against probable actions. In this frame, top level security measures have been taken for Turkey's foreign representatives.
In the operations against the organization within the last five years, hundreds of kilos of plastic explosives (C-3, C-4 and A-4) have been seized by the police (Sedat Gunec/Zaman)
04.05.2006

11 BIMBI E SEI ADULTI FERITI DA UNA BOMBA  

 

L'attentato - compiuto probabilmente da militanti del Pkk - è avvenuto ad Hakkari, nel sud-est anatolico.

Una bomba è esplosa accanto ad un minibus con a bordo figli di soldati di rientro da scuola nel sudest della Turchia, ferendo 17 persone, compreso 11 bimbi.
Lo hanno riferito il capo della sicurezza locale.
La bomba, ad Hakkari, nel sudest a prevalenza curdo, rientra nell'escalation di violenza nella regione, dove i soldati hanno intensificato le operazioni contro i guerriglieri del gruppo Kurdistan Workers' Party (Pkk).
Yasar Agdere, capo della sicurezza di Hakkari, ha detto che nessuno dei feriti  - compresi cinque soldati e un passante - è in gravi condizioni.
"Le indagini continuano, ancora non sappiamo di che tipo di bomba si tratta", ha detto ai giornalisti. (Reuters)
04.05.2006

OLTRE OTTANTA ARRESTI IN MANIFESTAZIONI

Gli_incidenti_del_1_maggio_in_Turchia

Trentaquattro di questi sono stati fatti il 1 maggio ad Istanbul dopo alcuni incidenti con la polizia.

Almeno 85 persone sono state arrestate in Turchia in seguito ad incidenti avvenuti nel corso delle manifestazioni del 1 maggio. A Istanbul, 34 persone sono finite in manette per aver cercato di organizzare un corteo in una zona interdetta alle manifestazioni, secondo quanto ha dichiarato il governatore della città, Muammar Guler.
La polizia è intervenuta in forze con gas lacrimogeni e manganelli per allontanare i dimostranti dalla piazza Taksim, sulla riva occidentale del Bosforo. Secondo la rete televisiva <Ntv> vi sono stati diversi feriti. (Ticin@nline)
04.05.2006


CONDANNE PESANTI PER I SOSTENITORI DI OCALAN

 

Le ha inflitte un Tribunale di Diyarbakir a tre studenti colpevoli di appartenenza al Pkk.

Un Tribunale di Diyarbakir, città della Turchia orientale a maggioranza curda, ha condannato tre studenti a più di sei anni di carcere per avere raccolto delle firme in favore del capo ribelle curdo Abdullah Ocalan.
I giudici hanno respinto le argomentazioni degli accusati, che sostenevano di avere usato il loro diritto di libertà di espressione, considerandoli invece colpevoli di appartenenza al Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk, separatista), del quale Ocalan è il capo.
In un primo momento la Corte aveva emesso un verdetto di condanna a sette anni e mezzo di prigione per ciascuno degli accusati, ma poi ha ridotto la sentenza a a sei anni e tre mesi per la loro buona condotta durante il processo. (Ansa-Afp)
04.05.2006

SEPARATISTI CURDI MINACCIANO L'IRAN

Sarebbe la ritorsione perché alcuni avamposti del Pkk sarebbero stati bombardati dall'esercito iraniano.

Alcuni membri del Pkk, il partito separatista curdo attivo nel nord-est della Turchia, minacciano di esportare la guerriglia in Iran. Secondo il Pkk, alcuni degli avamposti dell'organizzazione sarebbero stati bombardati dagli iraniani lo scorso 20 aprile: dieci persone sarebbero morte, e altrettante rimaste ferite. "Non c'è un accordo tra la Turchia e l'Iran per attaccare le nostre posizioni", ha affermato uno dei leader del gruppo. (Agr)
04.05.2006

RIPRESO L'INVIO DI PRODOTTI PETROLIFERI A BAGHDAD

Tre mesi fa la Turchia aveva sospeso le spedizioni a causa del mancato pagamento dei debiti (1 miliardo di dollari).

La Turchia ha ripreso l'invio di prodotti petroliferi in Iraq, tre mesi dopo avere sospeso le spedizioni a causa del mancato pagamento dei debiti. Lo ha annunciato Kursad Tuzmen, ministro del Commercio Estero di Ankara.
Le spedizioni di prodotti petroliferi "sono riprese", ha affermato Tuzmen. Il Governo di Baghdad, ha spiegato, ha pagato la prima tranche delle tre rate complessive in cui è stato frazionato il debito.
Ankara aveva sospeso le spedizioni il 21 gennaio, quando l'esposizione del Governo di Baghdad aveva raggiunto il miliardo di dollari. La Turchia è il maggior fornitore di prodotti petroliferi raffinati all'Iraq. (Ap)
04.05.2006

IL "CANALE" TURCO

Secondo il quotidiano palestinese <al-Quds> - sulla base di informazioni ricevute da fonti diplomatiche Usa - Ankara si adopererebbe per un dialogo tra gli Usa ed Hamas.

Un "canale di comunicazione segreto fra Hamas e il Governo degli Stati Uniti potrebbe essere in fase di allestimento grazie ai buoni uffici della Turchia. Lo ha scritto il quotidiano palestinese <al-Quds> sulla base di informazioni ricevute da fonti diplomatiche a Washington.
Secondo il giornale potrebbe non essere casuale il fatto che il Segretario di Stato Usa, Condoleeza Rice abbia visitato Ankara poche ore dopo che in quella capitale aveva fatto tappa il presidente dell'Anp palestinese, Abu Mazen. Il quotidiano ha ricordato inoltre che, dopo la vittoria elettorale del 25 gennaio, il dirigente di Hamas Khaled Meshaal è stato prontamente ricevuto dai dirigenti turchi. Da parte sua il ministro degli Esteri di Ramallah, Mahmud a-Zahar, un dirigente di hamas, ha incontrato a Doha (Qatar) il deputato arabo-israeliano Azmi Bishara.
A detta del sito <Palestine-info>, vicino ad Hamas, i due hanno discusso le ripercussioni "dell'assedio israelo-americano al popolo palestinese". (Ansa)
04.05.2006

I PREPARATIVI
ENTRANO NEL VIVO

Papa_Benedetto_XVI

L'organizzatore dei viaggi del Pontefice Benedetto XVI, Alberto Gasparri, in Turchia per la visita di novembre del Santo Padre. Sullo sfondo, l'ecumenismo e il dialogo con l'Islam in chiave culturale

Con la primavera, inizia la stagione dei viaggi all'estero di Benedetto XVI. Mentre cresce l'attesa per il pellegrinaggio in terra polacca dal 25 al 28 maggio, dietro le quinte cominciano a prendere forma anche gli altri impegni internazionali: a Valencia, in occasione dell'Incontro mondiale delle Famiglie, evento già pianificato in ogni dettaglio, e in Turchia, dove il Papa arriverà il 28 novembre.
Da quanto <Korazym.org> apprende, l'organizzatore dei viaggi papali, Alberto Gasbarri, il 2 maggio era a Istanbul per i primi sopralluoghi in preparazione alla visita del Pontefice. Si è trattato di impegni tecnici di routine per Gasbarri, che nelle scorse settimane aveva già visitato Valencia e la Baviera. La tappa in Turchia è stata comunque significativa perché legata all'organizzazione di un viaggio delicato sotto molti punti di vista. In primo luogo emerge il carattere ecumenico della presenza di Benedetto XVI, invitato dal Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I per prendere parte alle celebrazioni della festa di Sant'Andrea. Un aspetto significativo, specie dopo le "scaramucce" diplomatiche che erano state alla base del rinvio della visita dal 2005 al 2006, come <Korazym> aveva già riferito.
Il viaggio in Turchia assume importanza anche per i riflessi che potrà avere sul fronte del dialogo con l'Islam, nella democrazia più avanzata tra i Paesi musulmani, dove tuttavia l'omicidio di don Andrea Santoro è segno di un clima diffuso di intolleranza. Vicende su cui il Papa presumibilmente avrà modo di tornare, specie in un momento in cui fonti di stampa hanno spiegato il nuovo corso voluto dal pontefice circa lo stile di dialogo con l'Islam: un rapporto basato meno sui contenuti religiosi e teologici e più sulla cultura, sui diritti umani, sul rifiuto della violenza. Sarebbero questi, a detta di <Repubblica> e <Asianews>, i risultati di un seminario svoltosi a porte chiuse a Castel Gandolfo l'1 e il 2 settembre scorsi, alla presenza di circa 35 esperti internazionali. "Benedetto XVI è forse fra le poche personalità ad aver capito profondamente l'ambiguità in cui si dibatte l'Islam contemporaneo e la sua fatica nel trovare un posto nella società moderna", ha detto ad <Asianews> padre Samir Khalil Samir, del Pontificio Istituto Orientale, uno dei partecipanti all'incontro. "Nello stesso tempo - ha spiegato - egli sta proponendo all'Islam una via per costruire la convivenza mondiale e con le religioni basata non sul dialogo religioso, ma culturale e di civiltà, basato sulla razionalità e su una visione dell'uomo e della natura umana che viene prima di qualunque ideologia o religione". Questo puntare al dialogo culturale spiegherebbe, ad esempio, la scelta del Pontefice di assorbire il Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso dentro al più grande Pontificio Consiglio per la Cultura.
Nel caso della Turchia, il confronto culturale potrebbe passare dalla richiesta di un pieno riconoscimento della libertà religiosa, aspetto che secondo la Santa Sede rappresenta, tra le altre cose, la vera pregiudiziale circa l'ingresso del Paese nell'Unione Europea. I nodi ancora da risolvere sono stati dibattuti di recente in un articolo di padre Giovanni Sale, pubblicato su <La Civiltà Cattolica>, rivista vicinissima alla Santa Sede e alla Segreteria di Stato. Se da una parte vengono evidenziati i tratti positivi dell'Islam moderato del Governo Erdogan, al tempo stesso non si fanno sconti sulla violazione di diritti fondamentali. "Uno degli aspetti più controversi riguarda il tema della tutela delle minoranze religiose - si legge - in particolare dei cristiani che vivono nel paese, circa 150.000, i quali si sentono e sono discriminati sul piano dei diritti e spesso minacciati dal fanatismo dei fondamentalisti. Anche se la Turchia riconosce la libertà religiosa come uno dei fondamenti dello stato laico, di fatto l'esercizio di tale libertà risulta, per le minoranze religiose non musulmane, sottoposto a restrizioni e condizionamenti".
In questo contesto, "la Chiesa cattolica, in quanto confessione non riconosciuta dallo stato, è sottoposta a limitazioni, soprattutto in ordine all'esercizio del ministero pastorale, e quindi fatta oggetto di discriminazioni. Le strutture cattoliche - diocesi, parrocchie, istituti religiosi - non godono di riconoscimento giuridico, per cui il personale religioso non è annoverato tra i ministri del culto, mentre quello di nazionalità non turca deve sottomettersi a un regime particolare per ottenere il permesso di soggiorno". Seguono con una chiarezza disarmante, le richieste della Santa Sede: la Chiesa cattolica, "non chiede al Governo turco nessun privilegio particolare, ma semplicemente il riconoscimento dei suoi diritti, per esercitare il proprio ministero a vantaggio dei cattolici turchi". "A tale proposito - continua l'articolo - ricordiamo le parole che Giovanni Paolo II indirizzò al nuovo ambasciatore della Turchia il 7 dicembre 2001: "In Turchia, i cattolici sono una piccola minoranza. Essi non vedono contraddizione tra l'essere cattolici e l'essere turchi, e attendono [...] di vedere riconosciuto lo stato giuridico della Chiesa. Essi confidano che nella loro patria continueranno a trovare quel rispetto per le minoranze che costituisce 'la pietra angolare dell'armonia sociale e l'indicatore della maturità civile raggiunta da un paese e dalle sue istituzioni'. La Turchia può servire anche da ponte, mostrando chiaramente che le sue legittime preoccupazioni per l'unità nazionale non sono in conflitto con il rispetto dei diritti degli individui e delle minoranze". Parole illuminate che ancora oggi conservano tutta la loro attualità e tutto il loro valore. (Mattia Bianchi/www.korazym.org)
04.05.2006

 

UN CLIMA
DI COLLABORAZIONE
E AMICIZIA

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Messaggio di padre Rubén Tierrablanca Ofm, che guida la Fraternità francescana internazionale presente ad Istanbul. I diversi segno di "una vita nuova".

"La gioia pasquale ha inondato di luce tutta la storia dell'umanità. E' questa la certezza che si proclama ovunque si trovano i cristiani. Nella nostra situazione di minoranza cristiana in Turchia, questa gioia ha un sapore particolare: i frutti della risurrezione si manifestano con discrezione, ma nel cammino della nostra Chiesa locale e nella ricerca del dialogo ecumenico e interreligioso, hanno una importanza rilevante e alimentano la nostra speranza di una vita migliore, nuova in Cristo risorto": lo ha scritto in un messaggio p. Rubén Tierrablanca Ofm, che guida la Fraternità francescana internazionale presente a Istanbul in Turchia.
Il frate racconta i "diversi segni di vita nuova" che sono frutto della Pasqua 2006, segnata da un clima di collaborazione e di amicizia sul piano dei rapporti ecumenici e interreligiosi. A partire dal rapporto con le autorità civili: "Il presidente del nostro municipio di Beyoğlu - racconta - ha inviato alle comunità cristiane (cattoliche, ortodosse, armene, siriache e protestanti) delle uova in un vasetto di ceramica cinese per tutti i fedeli che frequentano le nostre chiese e per augurarci Buona Pasqua. Egli è di religione musulmana, ma nutre grande stima della religione cristiana e dei cristiani del suo territorio".
Inoltre, continua p. Ruben, la festività ha contribuito anche ad avvicinare la comunità cattolica e quella ebraica:
"Avendo celebrato quest'anno contemporaneamente la Pasqua ebrei e cristiani (la Chiesa ortodossa l'ha celebrata il 23 aprile), il Gran Rabbino d'Istanbul, Izak Haleva ha accolto i diversi rappresentanti religiosi nella sua residenza per il mutuo augurio di buona Pasqua. Ai fratelli maggiori abbiamo espresso l'augurio Pesah Same'ach!".
Buoni frutti anche sul piano ecumenico: "All'indomani della Pasqua (Lunedì dell'Angelo), Mesrob II, il Patriarca della Chiesa Armena apostolica ha invitato tutti gli altri rappresentanti cristiani nel giardino della sua residenza. Accanto al Patriarca Mesrob II, padrone di casa, si trovavano Bartolomeo I, Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Izak Haleva, Gran Rabbino d'Istanbul; Antonio Lucibello, Nunzio apostolico in Turchia; Louis Pelâtre, nostro Vescovo latino; François Yakan, Vicario dei Caldei cattolici; Yusuf Sağ, Vescovo dei Siriani cattolici. Più tardi è arrivato il Metropolita della Chiesa Siriaca ortodossa, Yusuf Çetin ed altri rappresentanti della Chiesa protestante. Con altri accompagnatori e fedeli armeni siamo stati testimoni di questo significativo incontro".
P. Ruben nota: "Questa esperienza di vita nuova è in contrasto con l'inclinazione dei mass-media turchi che mettono in risalto le nostre difficoltà, oppure ridicolizzano i simboli cristiani dicendo, per esempio, che per i bambini cristiani la Pasqua è gettarsi uova addosso. Cerchiamo di testimoniare che Pasqua è molto di più".
Il francescano conclude: "La costruzione della pace e della fratellanza nel mondo e tra i credenti è e sarà sempre un impegno quotidiano, che noi cristiani vogliamo annunciare nella verità del Risorto. Cristo è veramente risorto". (Agenzia Fides)
04.05.2006

LA CITTA' DI RIFERIMENTO

L'attività dei missionari cristiani ad Istanbul è di gran lunga maggiore a qualsiasi altra parte della Turchia. Vi sono 126 di differenti culti, alle quali si appoggiano 4 periodici, 1 Caffè, 36 associazioni, 17 quotidiani, 12 siti Internet, 1 museo, 1 hotel, 6 stazioni radio, sei compagnie e 44 fondazioni.

There's more missionary activity in Istanbul than anywhere else in the country and the number of Jehovah's Witnesses is on the rise, according to a recent Ankara Chamber of Trade and Commerce (Ato) report.
There are 126 churches for Turkish Christians of different nominations in Istanbul, as well as four periodicals, one cafe, 36 associations, 17 newspapers, 12 Internet sites, one museum, one hotel, six radio stations, six companies, 44 foundations and two publishing houses. In relatively well-off neighborhoods in Istanbul, missionaries use movie theaters, theaters, cafes and other entertainment venues for activities such as screening Christian movies. The two publishing houses distribute books, leaflets, audio cassettes, CDs and VCDs to promote and propagate Christianity nationwide.
There are around 6.5 million Jehovah's Witnesses in 235 countries (and on islands) around the world, with around 2,000 in Turkey, Arto Zagikyan of the Jehovah's Witness told the Anka News Agency. Stating that Jehovah's Witnesses aren't involved in corruption, smuggling or politics, Zagikyan said that they're only interested in spiritual matters.
He explained that they have numerous houses of worship, called "Kingdom Halls," in various areas of Istanbul and stated that their goal is to promote their faith to others through the books and leaflets they distribute.
A report recently released by Ato indicates that Turkey has become a key target country for missionaries, accusing such activities of threatening the unitary structure of the state by provoking ethnic and religious differences. Asserting that missionaries are people who call themselves "messiahs" and come from places as diverse as South Korea, the U.S., the UK, New Zealand, Austria, Germany, Sweden and Romania, the report adds that they are mostly coordinated from Adana, Edirne, Istanbul, Ankara, Izmir, Trabzon, Antalya, Hatay, Bursa and Samsun.
Stating there are an overall some 50,000 Christian communities in Turkey, the report added that outside Istanbul Christians have over 300 places of worship, numerous bookstores, one library, six periodicals, dozens of foundations, numerous printing houses, five radio stations, several monasteries, two cafes, one gathering place, six commercial companies, one hotel, one translation office, seven newspapers, two museums, and dozens of associations dedicated to missionary activity. Underlining that in 2003 alone there were 190 instances of missionary activity, the report said that the Bahais were responsible for 27 of them, adding that the Bahais concentrate on Sivas and Erzincan, while Christians tend to focus on Nevsehir, Adiyaman, Adana, Bursa, Diyarbakir and Mersin. The report listed the various groups in Turkey involved in missionary activity as the Jehovah's Witnesses, Bahais, Protestants, Catholics, Orthodox and Syrian Orthodox.
Ato gave the following information about the different missionary groups:
Jehovah's Witnesses: Their headquarters are in New York. Traveling preachers spread oral propaganda. Members distribute books, magazines and leaflets and hold seminars and meetings. While their activities are predominantly based in Istanbul, there are also Kingdom Halls in Ankara, Izmir, Eskisehir, Antalya, Hatay, Aydin, Kusadasi and Mersin. Their activities are coordinated by the Holy Book Courses Association set up in Istanbul in 1974.
Bahais: They concentrate their efforts on Sivas, Erzincan, Hatay, Adana, Gaziantep, Sanliurfa, Birecik, Mersin, Edirne and Istanbul.
Protestants: Their headquarters are in Schormdorf, Germany. In Ankara there's the Turkish Protestant Churches Union as well as 19 other Protestant churches established in 2000.
Catholics: Organized by the Vatican.
Orthodox: They've been attempting to create an Orthodox separatist movement in the Eastern Black Sea region since the 1980s.
Syrian Orthodox: They're based in Mardin and predominantly seek recognition of their right to practice their religion and develop their culture.
For the most part missionaries based in Ankara are either Protestant or Jehovah's Witnesses, the report said. It went on to say that the activities of the Protestant community are organized by the 10 Protestant churches linked to Kurtulus church in Balgat, adding that they distribute books and leaflets to the public in Ankara. (The New Anatolian)
04.05.2006

PACE: QUALE
STRADA
PERCORRERE

Il_patriarca_armeno_Mesrob_Mutafyan

L'intervento del patriarca armeno Mesrob Mutafyan II al convegno "Le relazioni turco-armene: l'arte di vivere insieme nella società ottomana", svoltosi nell'Università Erciyes di Kayseri. 

Non credo che la ragione principale del ritrovarci qui in questa occasione, come figli della repubblica, sia quella di coprire di elogi l'Impero ottomano. Possiamo però dire che l'analisi del sistema che ha permesso nella società ottomana la convivenza tra identità diverse è molto importante. In un mondo che diventa sempre più piccolo, persone di popoli, lingue e religioni diverse si trovano a dovere convivere le une accanto alle altre, in un mosaico culturale. In questa prospettiva ritengo che non sia inutile prendere in considerazione l'esperienza ottomana.
Vorrei condividere con voi alcune riflessioni su quella che alcune persone e la stampa nazionale definiscono la "questione armena". E' un fatto universalmente noto che il modo in cui guardiamo alla storia costituisce una questione morale, lo è anche il modo in cui raccontiamo la storia alle generazioni di oggi. Mostrare la verità richiede libertà e rappresenta una questione di coraggio. Faremmo molta fatica a discutere di alcune verità con le nuove generazioni se cercassimo di costringere queste verità dentro schemi prestabiliti, se diventassimo schiavi di una determinata ideologia, se assumessimo una prospettiva nazionalista, razzista e militaresca. La possibilità di avere uno sguardo di verità verso la storia dipende dalla capacità che avremo di liberarci da valutazioni soggettive e da pregiudizi consolidati.
Non è possibile sostenere, idealizzando in questo modo la storia, che nelle relazioni armeno-ottomane gli armeni non abbiamo incontrato problemi.
Sappiamo anche però che turchi e armeni si sono incontrati la prima volta almeno 1300 anni fa.
Se poi veramente lo storico Yegise avesse scritto nel 5° secolo l'opera che racconta della guerra armeno-persiana, allora questa significherebbe che la data del primo incontro turco-armeno risale a 1500 anni fa. In un periodo così lungo rispetto alle relazioni politiche e militari quelle fondate sulla guerra e sulla violenza sono relativamente poche.
L'onda nazionalista scatenata dalla rivoluzione francese, come in molti altri paesi, ha fatto sentire la sua influenza anche sulle diverse popolazioni che componevano l'impero ottomano. Soprattutto verso la fine del 19° secolo le relazioni hanno cominciato a farsi sempre più tese. La responsabilità va individuata nello stato ottomano, negli stati russo, francese, americano ed inglese, nei partiti politici armeni, nel patriarcato armeno di Istanbul. Anche se non si tratta di responsabilità dello stesso peso, sarebbe immorale per ciascuna delle parti in causa cercare di chiamarsi fuori e rifiutare la propria parte di responsabilità, addossandola completamente sugli altri.
Si dovrebbe abbandonare la letteratura fatta........
I turchi e gli armeni dovrebbero ormai abbandonare la letteratura fatta di frasi del tipo: "Noi volevano molto bene a loro". Invece di usare espressioni nostalgiche fatte di: "Ah, il mio droghiere era armeno", oppure: "Ah, il mio vicino era turco!" sarebbe meglio dare impulso a lavori scientifici e storici che comprendano esempi concreti delle modalità con cui turchi e armeni vivevano insieme.
Invece di sprecare tempo e soldi per pubblicare libri che contengono solo variazioni di tesi arcinote che turchi e armeni hanno imparato a memoria, sarebbe molto meglio tradurre in turco ed in inglese ed offrirle all'attenzione degli studiosi alcune opere in armeno che potrebbero fornire un contributo importante per lo studio della storia delle relazioni turco-armene.
Piuttosto che di nuovi commenti c'è un gran bisogno di fonti primarie. Ad esempio, i rapporti del parlamento armeno, dal 1863 fino al sultano Abdulhamnid, rappresentano uno dei buchi neri della storia del nostro paese. Si dovrebbero tradurre e pubblicare con il testo a fronte. Dovremmo poter leggere in turco anche gli scritti del patriarca Nerses II (1874-1884), di Madteos III (1894-1896 e 1908-1909), le memorie in tre volumi di Magakya I (1896-1908) e quelle di Zave I (1913-1915 e 1919-1922). Invece di pubblicazioni che trattano della chiesa e della cultura armene in una forma lontana da ogni approccio scientifico, gli studenti universitari turchi dovrebbero poter leggere la storia della chiesa armena del patriarca Magakya. E' necessario poi che l'accademia possa avere accesso agli archivi del patriarcato che tra il 1916 ed il 1918 sono stati trasferiti a Gerusalemme. Senza perdere altro tempo poi si deve cominciare l'insegnamento della lingua ottomana, armena e turca nelle università della Turchia e dell'Armenia. Questo creerebbe le premesse per ricerche comuni tra accademici turchi e armeni.
Per poter uscire dal vicolo cieco attuale, l'unica strada per potere garantire il dialogo è il rispetto reciproco. E' difficile, se non impossibile, arrivare a qualsiasi risultato offendendosi reciprocamente. E' quindi molto importante che gruppi provenienti da Armenia e Turchia e composti da accademici, giovani, artisti e giornalisti si possano incontrare e conoscere.
Si deve poi mostrare rispetto per la storia degli altri. Alcuni storici armeni si devono liberare della tendenza a vedere i turchi come nomadi barbari senza cultura provenienti dall'Asia Centrale e allo stesso modo alcuni storici turchi devono fare lo stesso rispetto al loro approccio che tende a trasformare anche gli indiani americani in tribù turche che hanno superato lo stretto di Bering oppure che ripete affermazioni del tipo: "Gli armeni non hanno mai fondato uno stato, non lo hanno saputo fare". Sia i turchi che gli armeni sono popoli che hanno saputo ottenere nella storia importanti successi in campo politico e culturale.
Nei musei delle civiltà anatoliche l'approccio che nega l'esistenza dei regni armeni può tutt'al più riuscire a convincere i propri cittadini, visto che non è possibile ignorare negli archivi e nelle biblioteche i documenti che testimoniano dei trattati che i regni armeni hanno siglato con gli stati occidentali. Al contrario, mostrando rispetto reciproco per la storia altrui e lodando, quando è necessario, i successi storici dell'altro sarà invece possibile creare dell'empatia reciproca.
Persone che appartengono alla stessa area geografica
Turchi ed armeni devono poi mostrare lo stesso rispetto per i simboli religiosi e nazionali. Si deve essere molto attenti ad evitare che in manifestazioni politiche fanatici li insultino, calpestino e brucino. Al contrario bisogna dare vita ad iniziative che contribuiscano ad accrescere l'amicizia.
Altrimenti non si fanno progressi se non quelli che portano a spargere i semi dell'inimicizia.
Turchi ed armeni sono persone che appartengono alla stessa area geografica, riunite da Dio. Questa è una realtà che né ora né mai sarà possibile modificare. In altri termini turchi ed e armeni sono costretti ad imparare a convivere. Senza tenere conto di questa realtà, gli strateghi che cercano di accecare le giovani generazioni commettono un peccato. Dovrebbero essere le celebri parole di Ataturk ad imporsi: "Pace in patria, pace nel mondo". Le persone possono essere amiche o nemiche. La fratellanza e l'amicizia non sono preferibili?
Altrimenti un nazionalismo fanatico che ritiene il proprio paese e la propria razza superiore, la propria lingua la migliore, non andrebbe oltre uno sterile narcisismo collettivo, in grado di produrre solamente un narcisismo simmetrico nell'altro. Negare l'altro oppure vederlo come straniero o potenziale nemico non solo serve a creare il caos nel paese ma nello stesso tempo crea inquietudine e preoccupazione rispetto a quale sarà, tra i diversi gruppi sociali, la prossima vittima.
Credo anche che la frase ripetuta spesso: "Turchi e curdi sono gli autentici fondatori" rappresenti una forma di discriminazione. Se i nostri fratelli turchi e curdi sono gli unici elementi originari di queste terre, nei migliori dei casi questo significa sottovalutare gli armeni e la loro tradizione scritta che risale al 6° A.C. ed ancora di più sottovalutare chi come siriaci e ebrei vanta una presenza ancora più lontana nel tempo. Oggi nel nostro Paese su di una popolazione totale di 70 milioni gli armeni sono ridotti a 70.000.
Secondo le informazioni fornite da alcune istituzioni statali le persone di origine armene provenienti dall'estero che sono venute a vivere nel nostro paese sarebbero 30.000. Stando così le cose, è necessario trovare una soluzione a tutti quei problemi, in materia di religione, educazione, statuto delle fondazioni, che coinvolgono una comunità armena, che ormai a stento rappresenta un millesimo della popolazione totale. Risolvere questi problemi sarebbe un passo nella direzione di rendere concreti concetti astratti quali "pluralismo", "convivenza", "tolleranza". In caso contrario saremo testimoni della perdita dei colori del nostro paese a vantaggio di una progressiva monotonizzazione. In quanto armeni della Turchia, divisi tra due diversi amori, il legame della cittadinanza e della vita quotidiana con la Turchia, il legame della religione e della stirpe comune con l'Armenia, desideriamo poi la normalizzazione delle relazioni con l'Armenia. Difficile però realizzare dei progressi senza delle concessioni reciproche.
Infine siamo costretti a pensare che cosa ci unisce come persone, al di là della religione, della lingua, della appartenenza etnica. In questo senso diventa importante che cosa saremo capaci di lasciare ai nostri figli. Per questo motivo è importante incoraggiare non solamente la formazione tecnico-scientifica ma anche quella umanistica. Credo che la ricerca linguistica e letteraria possa rappresentare un potente fattore unificante.
La_chiesa_armena_di_Santa_Croce_sul_lago_VanMagari avessimo saputo, come hanno fatto con successo altri paesi, considerare le civiltà precedenti quella ottomana, bizantina, armena, siriaca e ebraica come parte della nostra eredità storico-culturale. Avremmo in questo modo arricchito la Turchia. Da questo punto di vista considero un passo molto positivo il progetto del ministero della Cultura di restaurare la chiesa armena dell'isola di Akdamadar nel lago di Van.
Sia i turchi che gli armeni sono costretti ad uscire dall'angusta prospettiva fondata sul nazionalismo ed il razzismo. Le conseguenze che questi elementi hanno prodotto sono sotto gli occhi di tutti: guerre sanguinose, lacrime e odio che si trasmette attraverso diverse generazioni.
Credo che arrivare ad una situazione di pace sia possibile solamente uscendo dall'angusta prospettiva di cui parlavo. Sostituire al nazionalismo ed al razzismo la legge dell'ospitalità è più consono ai nostri valori morali.
Ringrazio infine il rettore dell'Università Erciyes e gli organizzatori di questo simposio, mi auguro che questa occasione nella nostra storica Kayseri rappresenti un passo importante sulla strada della pace, saluto con il massimo rispetto tutti i partecipanti.
Prego per l'unità, la felicità e la pace di tutti i cittadini del nostro Paese. Grazie. (Patriarca armeno Mesrob Mutafyan Ii-traduzione di Fabio Salomoni da Radikal/http:www.osservatoriobalcani.org/artiche/articleview/5596/1/51/)
04.05.2006

30 MILA MORTI
AMMAZZATI
DAGLI ARMENI

Hikmet_Ozdemir

Secondo il professor Hilmet Ordemir, polemicamente aspro, prima dell'emigrazione forzata della comunità armena nel 1915 questa si era ribellata insorgendo contro l'Impero e provocando una strage tra i civili turchi dei villaggi orientali del Paese.

Director of Armenian Studies at the Institute of Turkish History Professor Hikmet Ozdemir said Armenian insurgents attacked Turkish villages in eastern provinces and caused the mass murder across the region before the emigration decision taken in 1915.
"Thirty thousand Turkish civilians were killed in Kars. Armenian militants also rebelled in southern Anatolian city of Kahramanmaras, and the killings did not cease immediately after the emigration decision was taken," Ozdemir said.
Speaking at a conference titled "Points overlooked in the 1915 debates" at Kocaeli University, Ozdemir said he wants Turks to accept the allegations that Armenians caused massacres and added he definitely does not want to debate the issue further.
Ozdemir said a false memory has been developed because of the Armenian allegations and this has been turned into a religious issue, adding, "Unfortunately, some of our intellectuals and scientists also believe these allegations."
The History Institute has original documents relating to the Armenian massacres of the period and it has revealed these documents, he added.
"The Ottoman State imposed emigration not only on Armenians, but also on insurgents, Arabs, and Greeks. The period was a time of crisis. British forces were attacking from one side and Russian forces were attacking from the other. Before the emigration decision was taken, Armenian insurgents were rebelling as a whole in cities in the country's eastern region. We are sure that the insurgent Armenians were cooperating with Turkey's enemies. They were attacking Turkish villages and conducting massacres." (Anadolu News Agency/Zaman)
04.05.2006

 

UNA CRISI
DIPLOMATICA
SFIORATA

Il riconoscimento del genocidio armeno fatto dal Primo Ministro canadese, Stephen Harper, non è piaciuto ad Ankara che ha protestato duramente.

Crisi diplomatica sfiorata tra Canada e Turchia a causa del riconoscimento del genocidio armeno fatto dal Primo Ministro Stephen Harper. Il ministero degli Esteri turco ha inoltrato una nota di protesta, nella quale si sottolinea come "la posizione di Parlamenti e Governi esteri su fatti storici non del tutto chiariti non cambia affatto la sostanza di quanto è avvenuto in passato".
Harper, insieme a tutti i parlamentari della "House of Commons" e del Senato, la scorsa settimana aveva firmato un documento nel quale si riconosceva il genocidio commesso in Armenia tra il 1915 e il 1923, quando l'esercito dell'Impero Ottomano mise in atto una capillare pulizia etnica della popolazione armena. Si calcola che le vittime superarono il milione e mezzo.
La Turchia ha sempre negato il genocidio. "La posizione del Canada - continua la nota di protesta di Ankara - non aiuta certo a rafforzare il dialogo tra la Turchia e l'Armenia, e sicuramente ha degli effetti negativi sulle relazioni bilaterali".
Un quotidiano turco ha ipotizzato una possibile ritorsione commerciale di Ankara. Ipotesi questa categoricamente smentita dal Governo turco. (corriere.com)
04.05.2006

GIUDICE VODESE
CITA IL NEGAZIONISTA
DOGU PERINCEK

Dogu_Perincek

L'accusa del magistrato di Losanna nei confronti del capo del Partito dei lavoratori turchi (nazionalista) è quella di razzismo.

Il giudice istruttore vodese Jacques Antenen ha citato il politico turco Dogu Perinçek davanti al Tribunale di polizia di Losanna per discriminazione razziale. L'uomo, capo del Partito dei lavoratori turchi (nazionalista), in diversi discorsi tenuti in Svizzera, aveva negato il genocidio degli armeni del 1915. Se ritenuto colpevole Perinçek rischia fino a sei mesi di carcere.
L'ordinanza è stata emessa in contumacia in quanto non vi sono più notizie di Perinçek, che si è separato dai propri avvocati, ha indicato all'<Ats> Jacques Antenen, confermando notizie in questo senso pubblicate da <24 Heures> e <Tages Anzeiger>".
Giunto in Svizzera a fine luglio 2005 in occasione delle celebrazioni dell'82mo anniversario del Trattato di Losanna, Perinçek aveva negato pubblicamente in un discorso a Glattburg (ZH) la realtà del genocidio armeno del 1915. Il Canton Zurigo aveva aperto una procedura in base all'articolo 261bis del codice penale. Per le stesse affermazioni, il leader del piccolo partito nazionalista era poi stato denunciato anche in altri cantoni.
Vaud è stato incaricato di occuparsi di tutti i procedimenti aperti in Svizzera contro Perinçek, compreso il primo avviato a Zurigo. Il giudice Antenen aveva interrogato il politico lo scorso settembre e al termine dell'incontro aveva deciso di non procedere immediatamente a un'incriminazione: aveva invece chiesto di poter visionare gli scritti e i testi dei discorsi di Perinçek. Ora, dopo alcuni mesi, è giunta l'ingiunzione di presentarsi in Tribunale. (Ticin@nline)
04.05.2006


BOCCIATA
PARTE DELLA RIFORMA
SOCIALE

Il_Capo_dello_Stato_turco_Sezer

Il presidente della Repubblica turca, Ahmet Necdet Sezer, ha detto "no" alla legge che appena il mese scorso era stata approvata dal Parlamento.

Il presidente della Repubblica turca, Ahmet Necdet Sezer, ha bocciato una parte importante della Riforma sullo Stato sociale, che il Parlamento di Ankara aveva approvato (fra infinite polemiche) meno di dieci giorni fa. In particolare, la nuova legge, a lungo caldeggiata anche dal Fondo Monetario Internazionale, è stata messa sotto accusa perché presenterebbe un iter troppo complesso per chi vuole avvalersi del sistema sanitario nazionale.
Il nuovo regolamento, scritto in prevalenza da esponenti dell'Akp (il partito di maggioranza), obbliga chi ha bisogno di cure a rivolgersi prima a centri di salute e solo dopo ad andare in ospedale. Il ministero della Salute, in particolare, stava classificando questi centri della salute in tre differenti livelli. Secondo la parte di legge cancellata da Sezer, un paziente bisognoso di cure, indipendentemente dalla patologia, avrebbe dovuto presentarsi prima ai centri di primo livello e poi passare ai successivi due, ma solo dopo avere ottenuto il nulla sta dal livello precedente. Se il paziente avesse rifiutato l'iter avrebbe dovuto pagare una parte delle spese sanitarie di tasca sua. Gli unici casi in cui questa procedura poteva essere evitata erano gli incidenti sul posto di lavoro, gli incidenti durante le operazioni militari e gli incidenti in caso di calamità naturale.
Nella regione di Duzce, sul Mar Nero e non lontano da Istanbul, scelta per sperimentare la nuova procedura, il 90% degli abitanti si è dichiarato profondamente insoddisfatto. I sindacati per la tutela della salite e del servizio pubblico si sono appellati al Consiglio di Stato per farla cancellare. Sempre secondo il nuovo regolamento, chi si vuole avvalere del servizio sanitario nazionale dovrà esibire obbligatoriamente carta di identità, patente, certificato matrimoniale o passaporto. Questa documentazione non sarà ritenuta necessaria solo in caso di urgenza. sempre stando al nuovo regolamento, i pazienti che ricevono cure in ambulatorio o che sottopongono a cure dentali dovranno versare due nuove Lore turche come contributo delle spese. Chi ha bisogno dell'innesto di protesi dovrà contribuire coprendo il 10% o il 20% del suo costo. non dovrà versare nulla chi appartiene alle seguenti categorie. vittime di incidenti sul lavoro, disoccupati, vittime di incidenti militari, malati cronici. (
ApCom)
04.05.2006

TUTELA AMBIENTE:
APPROVATA
UNA NUOVA LEGGE

 Una_immagine_di_Tuzla

 

Il "sì" del Parlamento turco dopo che il Governo era corso ai ripari a seguito del ritrovamento di sostanze tossico alle porte di Istanbul.

TuzlaIl Parlamento turco ha approvato la nuova legge sull'ambiente. dopo lo scandalo delle sostanze tossiche rinvenute il 7 aprile a Tuzla, alle porte di Istanbul, il Governo turco aveva subito annunciato di essere pronto a varare un nuovo testo per la tutela dell'ambiente. Fra i contenuti anche multe più elevate per chi inquina.
L'esecutivo di Ankara sta cercando di correre il più possibile ai ripari dopo che a inizio aprile era stato scoperto un deposito abusivo di sostanze tossiche sotterrate dalla compagnia farmaceutica <Unifar>. Nel sobborgo erano stati rinvenuti 200 barili contenenti fenolo, sostanza tossica utilizzata per produrre farmaci. l Governo ha anche denunciato l'azienda responsabile dell'inquinamento dell'area. (Ap-ApCom)
04.05.2006

SI APRIRA' IL 15 MAGGIO IL PROCESSO AL KILLER DI DON SANTORO

Ouz Akti, il sedicenne reo confesso, rischia una pena durissima. La procura infatti nei giorni scorsi aveva chiesto l'ergastolo.

E' stata fissata al 15 maggio l'apertura del processo nei confronti del ragazzo turco accusato dell'omicidio di padre Andrea Santoro, il missionario ucciso lo scorso 5 febbraio nella chiesa di Santa Maria a Trebisonda, nel nordest della Turchia. Lo ha fatto sapere l'agenzia di stampa turca <Anatolia>, citata dalla <Misna>, precisando che la Corte d'Assise di Trebisonda ha approvato l'atto d'accusa con cui la procura nei giorni scorsi aveva chiesto l'ergastolo per Ouzhan Akdil, il 16 enne che deve rispondere dell'accusa di omicidio premeditato, detenzione illegale di armi da fuoco e attentato alla sicurezza generale. (Adnkronos)
04.05.2006

MASTICA GOMMA A CERIMONIA PER ATATURK: ARRESTATO

L'uomo, un funzionario del partito turco al Governo, stava deponendo un mazzo di fiori davanti al monumento. "Non mi ero accorto - ha detto - Sono molto dispiaciuto".

Un funzionario del partito turco al potere è stato arrestato per aver avuto in bocca una gomma da masticare mentre deponeva una corona di fiori davanti a un monumento al fondatore del Paese Kemal Ataturk . Lo ha riferito l'agenzia d'informazione di Stato <Anatolian>.
Veysel Dalci, a capo della sezione locale del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (Akp) nella cittadina di Fatsa, sul Mar Nero, è accusato di avere insultato la memoria di Ataturk durante la cerimonia svoltasi in occasione del Giorno della sovranità nazionale della Turchia.
Dalci, farmacista 38enne con due figli, ha detto alla tv <Cnn Turk> che masticava un chewing-gum per nascondere l'odore dell'aglio mangiato la sera prima.
"Dopo aver deposto una corona davanti al monumento, mi sono accorti che avevo la gomma da masticare in bocca. Sono molto dispiaciuto", ha detto.(Reuters)
04.05.2006

GALLIPOLI

I_morti_della_battaglia_di_Gallipoli

Ricordato con una commovente cerimonia - alla quale hanno preso parte migliaia di australiani e neo-zelandesi - il 91/mo anniversario della battaglia che fu combattuta dagli Imperi Centrali (Germania, Austria e Turchia) e dalle Forze Alleate e che costò la vita a circa 500 mila soldati di entrambi i fronti.

La_cerimonia_a_GallipoliSome 10,000 Australians and New Zealanders gathered in northwestern Turkey early  to honor the memory of thousands of soldiers killed in the 1915 Battle of Gallipoli, one of the bloodiest of World War I, the Anatolia news agency reported.
The dawn ceremony marks the time of the first landings by the Australian and New Zealand Army Corps (ANZAC) on the Gallipoli peninsula in the ill-fated Allied campaign to take the Dardanelles Strait from the Ottoman Empire.
In the ensuing eight months of fighting, about 11,000 ANZAC troops were killed, fighting alongside British, Indian and French soldiers.
Turkey, the successor to the Ottoman Empire, puts its own losses at some 86,000.
Every April thousands of Australians and New Zealanders make a pilgrimage to the historic peninsula to commemorate the battle.
Speaking at the solemn service, Australian Governor-General Michael Jeffery praised the courage of both the ANZAC and the Turkish soldiers, who were led by Mustafa Kemal Ataturk, then a young lieutenant colonel who was to become the founder of modern Turkey eight years later.
"This war has left us a common history based on mutual respect," Jeffery said, according to Anatolia.
Loud applause erupted from the crowd when a Turkish military official read out Ataturk's memorable message to the mothers of foreign soldiers killed at Gallipoli: "Your sons have now become also our sons... They are now lying in the soil of a friendly country."
The national anthems of Australia, New Zealand and Turkey were played after prayers and officials from the three countries laid wreaths at Anzac Cove.
Margaret Wilson,, the speaker of New Zealand's House of Representatives, and Russ Shalders, the chief of the Australian Navy, also took part in the event. (Turkish Daily News)
04.05.2006

NUCLEARE,
LA TURCHIA
SOGNA

Una_centrale_nucleare

 

Come il ministro Hilmi Guler, che prima voleva affidare il Paese al carbone, all'acqua e alle fonti di energia rinnovabile, abbia potuto cambiare opinione in pochi mesi convinto ora che il Paese debba costruire anche quattro reattori entro il 2020. Quali sono gli argomenti a favore di cui si avvale il Governo.

Il_ministro_turco_dell'Energia_Hilmi_GulerIl dibattito sull'utilizzo dell'energia nucleare a scopi pacifici non è nuovo in Turchia. Si può dire che torni ciclicamente ad essere d'attualità. Dopo l'incidente di Chernobyl del 1986 i fascicoli rimasero per lungo tempo tra la polvere degli scaffali del ministero dell'Energia turco, prima di riapparire qualche anno fa. È stato il ministro dell'Energia Hilmi Güler del partito Akp (Giustizia e Sviluppo) ad aprire la strada al nucleare all'inizio del 2004. A dire il vero nel gennaio di quell'anno Güler sosteneva ancora che "la Turchia si affiderà al carbone, all'acqua e alle fonti di energia rinnovabile". Solo quattro mesi dopo però i toni erano diventati diversi: "Siamo in cerca di investitori per la costruzione di reattori nucleari. Entro il 2020 ne costruiremo tra 2 e 4".
Un nuovo piano energetico
Verso la fine del 2005 il Governo ha finalmente scoperto le carte dei suoi piani energetici e ha dichiarato di voler attivare tre centrali nucleari entro il 2012. Questa data deve essere sembrata troppo azzardata perfino al Ministro dell'Energia, che il 6 gennaio 2006 ha infatti ratificato la proposta spostando la data d'avvio del nucleare turco al 2015.
Quando poi all'inizio del 2006 la Russia ha chiuso i rubinetti del gas all'Ucraina, dimostrando così la volontà di usare l'energia come arma politica, era arrivato il momento del ministro dell'Energia. Anche in Turchia si è acceso il dibattito sulla dipendenza dall'estero. Negli ultimi anni il Paese ha notevolmente allargato la sua rete di gas naturale concludendo importanti accordi sia con la Russia che con l'Iran. Tutte mosse che sottolineano l'urgenza di una soluzione alla questione energetica. Agli occhi dei politici turchi questa soluzione si chiama nucleare.
"
Tangenti nucleari" per l'UE
I piani d'energia nazionale diventano di interesse della politica estera quando si considera l'opzione nucleare. Alla vigilia dell'avvio dei negoziati con la Turchia, il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha visitato parecchie città europee per portare avanti la sua causa. In questi casi gli incentivi economici possono giocare un ruolo importante. Nell'estate del 2004 ha infatti ventilato la possibilità di una gara d'appalto del valore di 12.5 miliardi di euro per la costruzione di centrali nucleari in Francia. Il quotidiano <Milliyet> ha prontamente commentato: "Tangenti nucleari".
I rappresentanti dell'industria locale finora si sono dimostrati piuttosto scettici, come per esempio i soci dell'associazione industriale <T_siad> che hanno manifestato al Ministro dell'Energia la loro perplessità su questo progetto così oneroso. La loro opinione non è mutata nemmeno dopo il rassicurante annuncio del ministro: "Lo Stato interverrà concedendo particolari crediti in caso di insolvenze".
Ankara quanto costa?
Uno degli ulteriori argomenti a favore della costruzione di reattori nucleari è la convinzione che il consumo di energia turco sia destinato ad aumentare notevolmente nei prossimi anni. E senza la costruzione dei reattori l'approvvigionamento del Paese sarebbe a rischio. Questi ragionamenti si basano su stime del ministero dell'Energia pubblicate per la prima volta nel 2005. In base al consumo energetico del 2004, il ministro aveva previsto per il 2005 una cifra di 197 miliardi chilowattora. In realtà nel 2005 ne sono stati consumati solo 145 miliardi. L'errore della stima statale è stato del ben 26%. Si può presumere quindi che il consumo di 500 chilowattora, previsto per l'anno 2020, sia largamente sovrastimato. Il Governo turco prevede che a una crescita economica costante corrisponderà un rispettivo aumento del consumo energetico. Al contrario l'esempio di alcuni paesi industrializzati occidentali ha dimostrato che quando l'industrializzazione aumenta, il consumo di energia non diminuisce necessariamente. I possibili risparmi dovuti alla crescente efficienza economica sono stati omessi. L'ente Eiei, associato al ministero, sostiene che sarebbe possibile risparmiare fino al 30% dell'energia consumata attualmente.
Un movimento antinucleare
Ma il dissenso cresce sui piani atomici del Governo. Il 1° aprile si è riunita per la seconda volta la piattaforma anti-nucleare (Nkp) di cui fanno parte oltre cento Ong, numerosi ordini professionali e le maggiori organizzazioni a tutela dell'ambiente. Si è deciso di compiere passi concreti, come per esempio l'organizzazione di due conferenze in memoria dell'incidente nucleare di Chernobyl, una a Izmir e l'altra a Mersin. E infine un grande incontro che si terrà il 20 aprile sul Mar Nero, a Sinop, possibile sede di un reattore in futuro.
Per ora gli avversari del nucleare sono riusciti ad impedire la costruzione di centrali nucleari. Attendiamo ulteriori risvolti sulla questione. (Ekrem Eddy Guzeldere-traduzione di Marco Agosta/cafebabel.com)
04.05.2006

IL PEGGIORE DISASTRO DEL NUCLEARE CIVILE

Ricordate_le_vittime_di_Chernobyl Nucleare,_alcune_memorie_sono_più_corte_delle_altre

 

Chernobyl 26 aprile 1986: mai fatta chiarezza sul numero delle vittime. Mancano i soldi per un nuovo sarcofago. Le commemorazioni ufficiali.

Il_disastro_di_ChernobylTrentuno i morti per esposizione diretta all'incendio del reattore, ma sino a 100.000 i "liquidatori" stroncati dalla missione impossibile del giorno dopo a Chernobyl. Ottomila i decessi solo in Russia. Da quattromila a 90.000 le vittime "'prevedibili" di tumori scatenati dalle radiazioni. E un generico sette milioni circa alla voce 'persone colpite'. Vent'anni dopo la peggiore catastrofe del nucleare civile, la guerra delle cifre continua, simbolo di una tragedia mal compresa dai tecnici nei momenti cruciali, mal gestita dalla politica, mal raccontata, in una epocale corsa a ostacoli tra censura e sensazionalismo, che per l'allora Unione Sovietica è stata la prima e forse più grande prova della glasnost gorbacioviana. Così, il mondo intero annotava la prima pubblica ammissione di errori fatta dal segretario generale del Pcus il 14 maggio, tre settimane dopo il disastro. Ma dopo altri tre anni i sovietici venivano a sapere che poche ore dopo lo scoppio del reattore numero 4 della centrale nucleare Lenin, a Chernobyl si tenne una "maratona della pace": il percorso indicato ai quasi mille partecipanti, tutti adolescenti, prevedeva un giro attorno allo stabilimento in parte in fiamme.
Il blocco numero quattro era saltato in aria alle ore 1.23 di quel 26 aprile 1986, con due esplosioni consecutive, frutto di un temerario esperimento giudicato poi "un suicidio tecnico". I primissimi 'liquidatori' mandati a spalare le macerie radioattive, ignari, spesso anche senza tute protettive, in turni lampo di 90 secondi accumularono dosi di contaminazione che per moltissimi significò morte da cancro nel giro di pochi anni. Per quanti? Da 25.000 a 100.000, tentano le varie organizzazioni che da anni raccolgono dati al riguardo. Le prime evacuazioni furono ordinate il 28 aprile, per i 45.000 abitanti di Pripiat, il paesino a tre chilometri dalla centrale. Il 29 aprile l'agenzia sovietica <Tass> diffondeva un dispaccio su "un incidente di media gravità alla centrale nucleare di Cernobyl". Altre 100.000 persone vennero fatte sgomberare all'inizio di maggio, gli abitanti nel raggio di 30 chilometri. La capitale ucraina, Kiev, dista poco più di 60 chilometri: i vertici accademici sconsigliarono le evacuazioni. Ma Valeri Legassov, membro dell'Accademia delle Scienze dell'Urss, autore del primo rapporto, strenuo guardiano della versione ufficiale dei fatti, si suicidò nell'aprile 1988, lasciando un celebre e inquietante 'testamento' poi pubblicato sulla <Pravda>.
Chernobyl_venti_anni_dopoChernobyl_venti_anni_dopoTutta la cronaca dei "giorni dopo" è un mosaico di inefficienza e assurdità che raccontano dei tempi e del Paese di fronte alla prima catastrofe con pubblico internazionale. La nube radioattiva sprigionata dal disastro - con una intensità di radiazioni paria a 400 volte circa quelle della bomba di Hiroshima - fu portata dai venti verso Ovest, Nord-Ovest, nei cieli di oltre mezza Europa e non solo. Il 29 aprile la nube arrivò in Polonia, Germania, Austria, Romania, Finlandia e Svezia, il 30 aprile in Svizzera e Italia del Nord, due giorni dopo in Francia, Belgio, Paesi Bassi, Gran Bretagna e Grecia, sino a Israele, Kuwait, Turchia. Tassi di radioattività anomala dispersa nell'aria furono registrati addirittura in quei gironi addirittura in Giappone, maggio in Cina, Usa e Canada.
Mentre il viaggio delle polveri contaminate seminavano paure e polemiche in mezzo mondo, sul fronte dell'emergenza "interna", dopo le 5.000 tonnellate di sabbia riversate da uomini, sui resti del reattore numero 4 fu costruito il cosiddetto 'sarcofago' che oggi allarma il mondo con metri di fessure e crepe. Per costruirne uno nuovo, nel 1997 il G7 di Denver istituì il <Chernobyl Shelter Fund>, gestito dalla banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Berd). La nuova struttura dovrebbe coprire il vecchio sarcofago e garantire altri 100 anni di sicurezza. Ma dei 758 milioni messi in conto per l'opera, e in gran parte 'promessi' da precisi donatori, per ora solo una piccolissima parte è stata stanziata e gli unici lavori compiuti sono di piccola manutenzione.
Giorni addietro in Ucraina si è aperta la settimana delle commemorazioni ufficiali, contemporaneamente ad una conferenza internanzionale che vorrebbe fare il punto sulla lezione rappresentata dal disastro. Sotto il titolo: "Vent'anni dopo l'incidente di Chernobyl, sguardo al futuro", gli organizzatori promettono una franca discussione sull'accaduto e l'esperienza accumulata negli anni successivi. Il presidente ucraino Viktor Yushchenko, nel suo discorso di apertura, ha proposto di convocare una nuova conferenza di donatori, "per delineare una strategia di azioni comuni per superare le conseguenze della catastrofe. Esorto l'Unione Europea e l'Onu a essere tra i primi organizzatori". Yushchenko ha ricordato il problema della nuova "copertura" e ha lasciato intendere che i soldi mancanti, in casa, non ci sono. D'altronde, ha sottolineato, la Bielorussia forse è stata colpita il doppio rispetto all'Ucraina". E al di là dell'origine della tragedia, "il terremoto partito da Chernobyl avrà ancora a lungo carattere planetario. (ApCom)
04.05.2006

NUOVE ASTE
PER TRE CENTRALI
TERMOELETTRICHE

Bingol_dove_dovrebbe_sorgere_una_delle_tre_cenrali_termoelettriche

Dovranno sorgere in Turchia nelle zone di Bingol-Karliova (parte orientale), Bursa-Keles (nei pressi del Bosforo) e Tekirdak (sulla costa nord dei Dardaneli).

Diventare indipendenti nel settore energetico. Sembra essere questo l'imperativo della Turchia, come di molti Paesi che, a inizio gennaio, hanno sofferto delle riduzioni delle esportazioni di gas dalla Russia. E per raggiungere l'obiettivo, dopo aver approvato la costruzione di tre centrali nucleari, dei depositi di gas sotterranei e aver appoggiato la costruzione del "Progetto Nabucco pipeline", il ministero dell'Energia cerca nuove compagnie per realizzare tre impianti termoelettrici a carbone.
Il <Turkish Daily News> riporta la notizia e aggiunge che a breve il ministero indirà tre gare di appalto per scegliere le aziende che si occuperanno dei lavori. Tra maggio e giugno saranno stabiliti i termini delle aste. il ministero ha già deciso intanto le zone dove sorgeranno le centrali. Si tratta di Bingol-Karliova (nella parte orientale del Paese), a Bursa-Keles (a nord, nei pressi del Bosforo) e a Tekirdag (dalla parte opposta dello stretto dei Dardanelli sulla costa nord della Turchia). (ApCom)
04.05.2006

SUCCESSO DEL WORKSHOP CALZATURIERO

Calzaturiero

L'industria turca ricopre una posizione di rilievo tra i Paesi esportatori di prodotti moda di alta qualità. Il ruolo dell'Ice.

E' stata inaugurata e si chiuderà nella giornata di oggi ad Istanbul l'edizione primaverile del <Workshop Calzature>, previsto nell'Intesa operativa 2005 dell'Accordo di settore MAP/ ANCI/ ICE. L'industria calzaturiera turca ricopre una posizione di rilievo tra i Paesi esportatori di prodotti moda di alta qualità. La capacità produttiva del settore, che ammonta a 500 milioni di paia, nel 2004, ha raggiunto 200 milioni di paia, di cui più del 26% è stato rappresentato da calzature in pelle. Nonostante l' industria calzaturiera locale sia dominata da 33 maggiori imprese, che hanno una capacità produttiva giornaliera di 328.100 paia, è da segnalare la presenza di molte piccole e medie imprese. Negli ultimi anni, comunque, la produzione e le esportazioni turche hanno subito un declino a favore delle importazioni straniere. Nel 2005, secondo i dati forniti dall'Istituto di Statistica Turco (Tuik), elaborati dall' Ufficio Ice di Istanbul, le esportazioni italiane verso la Turchia hanno continuato a registrare una dinamica positiva: +9.6% rispetto al 2004, per un valore pari a 7.5 miliardi di dollari. Tra i beni tipici del Made in Italy in crescita si evidenziano la gioielleria e gli articoli di abbigliamento, che hanno totalizzato valori intorno ai 35 milioni di dollari per ciascuna voce. Le statistiche relative alle importazioni turche di calzature e componenti vedono al primo posto nella graduatoria dei maggiori partner fornitori del mercato locale la Cina, principalmente per le calzature in plastica e gomma, con un totale di 221.708.342 dollari e una quota di mercato del 53.72%. L'Italia occupa la seconda posizione, con un valore di US$ 53.838.377 e una quota di mercato, per le calzature in pelle, del 13.05%. Il workshop, a cui partecipano 11 calzaturifici italiani, ha luogo preso la sala Dolmabahçe del centralissimo <Ceylan Intercontinental Hotel> di Istanbul. Sulla base delle precedenti esperienze, la seconda giornata espositiva è stata dedicata all'approfondimento dei contatti stretti durante l'esposizione, attraverso la visita diretta delle aziende e dei buyers turchi contattati. L' Ufficio Ice di Istanbul ha provveduto a contattare gli operatori locali del settore (importatori, distributori, dettaglianti, grossisti, negozianti) e le principali Camere di Commercio turche, mediante l'inoltro di 1.500 inviti, accompagnati dalla brochure illustrativa delle aziende italiane partecipanti al workshop. L'iniziativa è stata, inoltre, pubblicizzata nel sito Web in lingua turca dell'Ufficio Ice e in quelli delle principali riviste settoriali, come <Turkish Leather>. Un' inserzione pubblicitaria era stata fatta sul principale quotidiano, <Hurriyet>, il 26 aprile, mentre la Camera di Commercio di Istanbul ha provveduto a realizzare un annuncio sulla propria <Gazzetta>. (Ice Istanbul)
04.05.2006

 

NOTIZIARIO DELL'AMBASCIATA D'ITALIA

NUOVAMENTE AD ANKARA LA DELEGAZIONE DEL FMI

Il ministro dell'Economia Ali Babacan ha invitato il Fondo Monetario Internazionale in Turchia per condurre la terza revisione prevista dall'attuale accordo di stand-by. La delegazione, guidata dal rappresentante dell'Imf Lorenzo Giorgianni, ha il compito ad Ankara di incontrare funzionari delle istituzioni pubbliche e rappresentanti del mondo privato. Nel corso degli incontri particolare attenzione sarà posta ai recenti sviluppi macro-economici,  all'approvazione della nuova legge sulla sicurezza sociale e al processo delle riforme strutturali.

CONTRIBUTO TURCO ALLA CRESCITA MONDIALE

Secondo un recente studio dell'<Economist Intelligence Unit> della rivista britannica <The Economist>, entro il 2020 il contributo della Turchia alla crescita economica mondiale sarà pari all'1.3%. Il calcolo è stato fatto considerando una crescita media annua di base del 3.5% negli ultimi 25 anni. In base ad una graduatoria relativa alle maggiori economie nel mondo stilata dal Fondo Monetario Internazionale, a fine 2006 la Turchia dovrebbe occupare il 17mo posto con un Pnl di $414 miliardi ed un reddito pro-capite medio annuo di $5.692. Nel 2002, anno successivo a quello della crisi economica, la Turchia era al 26mo posto con un Pnl pari a $183 miliardi.

AUMENTATE LE ATTIVITA' COMMERCIALI

L'Istituto di Statistica della presidenza del Consiglio della Turchia (Tuik) ha reso noto che il numero delle attività commerciali avviate nel primo trimestre dell'anno in corso è aumentato del 17.6% raggiungendo quota  14.754 (12.542 nello stesso periodo del 2005). Con riferimento al mese di marzo, il numero delle società costituite è aumentato del 25.7% rispetto allo stesso mese dello scorso anno (4.475) per un totale di 5.627, cooperative incluse, mentre sempre nello stesso mese di riferimento le attività commerciali sono aumentate del 19.2%, da 4.766 a 6.616.

ESEMPLARI RISULTATI ECONOMI

Gli analisti del Fondo Monetario Internazionale continuano a descrivere i risultati economici della Turchia come esemplari. In un rapporto sull'economia mondiale di recente pubblicazione, si fa tuttavia presente che la crescita economica registrata dai Paesi cosiddetti "emergenti" dell'Europa sud orientale, tra cui appunto la Turchia, subirà nell'anno in corso una leggera flessione. Ciò che desta  le maggiori preoccupazioni è l'alto deficit delle partite correnti di questi Paesi. Con particolare riferimento alla Turchia, il Fondo prevede che nell'anno in corso il deficit continuerà ad aumentare arrivando al 6.5% sul Pnl  a fine 2006 (6.3% nel 2005) mentre il tasso d'inflazione dovrebbe raggiungere quota 6.5% (7.72% nel 2005) per  diminuire fino al 4.4% nel 2007. Il rapporto prosegue indicando che il tasso di crescita record del 7.7% registrato nel 2005 subirà una flessione nel corrente anno, assestandosi al 6%. Si nota infine che la crescita del Pnl, contrariamente alle aspettative, è diventata sempre più dipendente dalla domanda interna mentre il debito estero è aumentato sia a causa dell'innalzamento dei prezzi petroliferi che dell'apprezzamento della valuta locale. 

NUOVO RECORD DI INVESTIMENTI ESTERI

Secondo la società di consulenza finanziaria <Raymond James> (RJ), la Turchia, che nel corso del 2005 aveva attratto investimenti esteri per 9.7 miliardi di dollari, quest'anno potrebbe conseguire un nuovo record raggiungendo quota 17 miliardi di dollari. I settori maggiormente interessati sono quello bancario/assicurativo (oltre 7 gruppi bancari sono in vendita per un valore oscillante fra i 7 e gli 8 miliardi di dollari), quello elettrico, il petrolchimico ed il monopolio dei tabacchi. Sempre secondo la RJ, la Turchia dovrà necessariamente attirare sempre più investimenti dall'estero per coprire il  vistoso deficit delle partite correnti della bilancia dei pagamenti. A tale proposito, lo studio della società di consulenza in questione evidenzia il ruolo centrale rivestito dalla Russia, secondo paese esportatore in Turchia, soprattutto in qualità di fornitore di gas naturale. In particolare si stanno intensificando le relazioni fra i due Paesi attraverso un consistente afflusso di investimenti diretti. I settori verso i quali le imprese russe stanno al momento verificando le opportunità di eventuali rapporti di collaborazione sono: petrolifero e petrolchimico (oltre alla collaborazione per la costruzione di oleodotti e gasdotti, è prevista tra l'altro la costruzione di un impianto di anticongelanti per auto da parte della <Lukoil>) ed energetico (imprese russe sono interessate alla costruzione di centrali nucleari nel Paese, alla privatizzazione della rete di distribuzione dell'energia elettrica ed alla costruzione di centrali termo-elettriche in diverse aree della Turchia).

ASPETTI POSITIVI ...E NEGATIVI

Ali_BabacanNel corso di una conferenza stampa organizzata dal ministero dell'Economia turco, il Ministro Ali Babacan ha posto in evidenza i positivi risultati ottenuti negli ultimi tre anni dal Governo Erdogan in campo economico, sottolineando come "gli anni a cavallo fra il 1993 ed il 2002 possono considerarsi anni perduti per la Turchia, anni nei quali altri Paesi dell'Europa sud orientale e soprattutto dell'Asia hanno saputo modificare il proprio assetto economico ed istituzionale per rispondere al meglio alle sfide della globalizzazione." La crescita economica in quegli anni fu solo del 2.6%, mentre dal 2003 al 2005  la crescita del Pnl turco è stata pari al 22.8% e nell'anno in corso lo sviluppo  continuerà attestandosi intorno al 5%. Il ministro dell'Economia ha inoltre tenuto a precisare che la crescita economica del Paese non è generata dai consumi, pur in crescita, ma sopratutto da una corrente di investimenti privati che nel 2005 ha superato i 46 miliardi di Euro. Ciò ha favorito un miglioramento della produttività, assecondato in particolare da importazioni di beni di investimento (macchinari, impianti a tecnologia avanzata), fattore che ha comportato anche un mutamento della composizione dell'export del Paese (maggior numero di beni industriali e macchinari ed una minor quantità di beni di consumo tradizionali quali tessile, abbigliamento ed agro-alimentari). Anche l'inflazione è stata oggetto della riflessione di Babacan, il quale ha posto in risalto il passaggio da una media del 73.5%, nel periodo 1993 - 2002 al 6/7% attuale, in una fase congiunturale caratterizzata da prezzi del petrolio in ascesa vertiginosa e tassi di interesse in aumento negli Usa e nella zona dell'euro. Un altro aspetto positivo sottolineato nel corso della conferenza è stato quello relativo agli investimenti diretti esteri, che da una media di 1/1.5 miliardi di dollari nel periodo 1993-2002 hanno raggiunto negli ultimi anni circa 10 miliardi di dollari. I punti più dolenti della situazione economica turca permangono invece quelli del deficit pubblico, pari a 23.5 miliardi di dollari (6.3 % del Pnl) e quello relativo alla bilancia commerciale, che a fine 2005 ha registrato un deficit di 43 miliardi di dollari, con un aumento di  7 miliardi di dollari nei primi due mesi del 2006.

DISOCCUPATI E FORZA LAVORO

"Circa il 20% dei disoccupati in Turchia è composto da giovani. Il Governo non ha preso nessun provvedimento efficace al fine di impiegare tale preziosa forza lavoro". E' quanto ha affermato il Presidente dell'Associazione degli industriali e degli uomini d'affari turchi (Tusiad), Omer Sabanci, il quale ha esortato il Governo ad aiutare i giovani a sviluppare le proprie capacità lavorative e avviare nuove attività imprenditoriali.

PROGETTI INFRASTRUTTURALI AUTOSTRADE

Il ministro dei Lavori Pubblici turco, Faruk Nafiz Ozak, ha dichiarato alla stampa che la Direzione Generale delle Autostrade ha in cantiere diversi grandi progetti infrastrutturali e che molte compagnie straniere sarebbero interessate a prendervi parte, senza peraltro specificare i Paesi di appartenenza. Tra gli eventuali progetti, il Ministro ha citato l'autostrada Ankara-Izmir con collegamenti per Antalya e Bursa, l'autostrada  di Marmara settentrionale e quella che collegherà Izmir a Istanbul.

CRESCIUTO IL VOLUME DI ATTIVITA' DELLE BANCHE

Il volume di attività delle banche turche nel 2005 è cresciuto del 29.4%, con la <Taib Investment Bank>, la <Calyon Bank>, la <Bankeuropa> e la <ABN Amro Bank> che hanno registrato la crescita maggiore. In base al volume delle attività le prime dieci banche turche risultano essere la <Ziraat>, la <Is>, la <Akbank>, la <Garanti>, la <Vakifbank>, la <Halkbank>, la <Yapi Kredi>, la <Koc>, la <Finansbank> e la <Denizbank>.

SI MANTERRA' IL REGIME DI CAMBIO FLUTTUANTE

Rispondendo alla stampa a seguito di un incontro con la comunità imprenditoriale della Turchia, il vice Primo Ministro, Abdullatif Sener, ha affermato che il Paese manterrà fino al 2013 il regime di cambio fluttuante come previsto nel nono Piano di Sviluppo. Quanto alla questione del deficit e del suo pagamento, Sener ha affermato che, pur essendo elevato ($23.5 miliardi nel 2005), nello stesso anno nel Paese sono entrati $44.4 miliardi di cui il 57% sotto forma di investimenti diretti o flussi di capitali a lungo termine.

PRIVATIZZAZIONI

La tedesca <Sudzucker>, la francese <Sain Louis Sucre> e l'inglese <British Sugar> sono interessate al processo di privatizzazione degli impianti di lavorazione dello zucchero Ilgin, Eregli e Bor, la cui produzione ammonta al 16% della capacità totale del Paese. In aggiunta a questi tre, sarà prossimamente pubblicizzata la vendita del 9.9% dello zuccherificio Kayseri.

MESSO IN VENDITA IL CEMENTIFICIO <ELAZIG>

Il presidente del comparto cemento del <Gruppo Oyak>, Celal Caglar, ha informato che il cementificio <Elazig>, di cui il 70% è posseduto da Oyak ed il restante 30% dalla <Gama Costruzioni>, è stato messo in vendita e prevede che la privatizzazione si concluderà nel prossimo mese di giugno. Oltre 25 tra compagnie locali e straniere partecipano alla gara del cementificio il cui valore e' stato stimato in $250 milioni.

ACQUISIZIONI

La <Dubai Investment Group> e la <Garanti Bankasi General Electric> sarebbero interessati all'acquisizione dell'Istituto bancario <Halk>, la cui vendita dovrebbe concludersi entro la fine dell'anno. Parallelamente, organi della stampa locale hanno informato che la più grande società di investimenti in Kuwait, la <Kuwait Global Investment House>, ha avviato le procedure per l'apertura di una banca d'investimenti in Turchia.

INDICATORI MACROECONOMICI
 - Crescita del PNL nel 2005: 7.7%
 - Inflazione  annua (prezzi al consumo): 7.72% (2005); 8.16% (gennaio-marzo 2006)
 - Interscambio con l'Italia nel 2005 (dati ICE): 13.12 miliardi di dollari, con esportazioni pari a  7.52  (variazione annua +9.58%)  ed importazioni pari a 5.6  miliardi di dollari (variazione annua +20,49%).

GARE
Il ministero della Sanità ha indetto una gara per la fornitura di 205 ambulanze inclusive di equipaggiamento medico. La gara si svolgerà il 29 maggio alle ore 11.30 ora locale presso gli uffici di Ankara. I partecipanti dovranno versare una cauzione non inferiore al 3% dell'ammontare della gara. Per ulteriori informazioni gli interessati potranno scrivere al seguente indirizzo e-mail: http://www.saglik.gov.tr/eng/ 

A cura di: Simona De Martino - Capo dell'Ufficio Economico e Commerciale dell'Ambasciata d'Italia in Turchia
                Gianmarco Macchia - vice Capo dell'Ufficio Economico e Commerciale

                Roberto Luongo  - direttore dell'Ufficio Ice di Istanbul
redazione : Tiziana Staffolari - Collaboratore economico e finanziario

04.05.2006

C'E' CHI INSISTE SULLA NECESSITA'
DI DOVER SVALUTARE LA LIRA TURCA

La_nuova_Lira_turca

Solo in questo modo - ha dichiarato il premio Nobel per l'economia, Robert A. Mundell - la Turchia potrebbe superare quei segnali di crisi che si vedono all'orizzonte e che sono incremento della disoccupazione, produzione industriale in calo, investimenti esteri di portafoglio piuttosto che diretti, aumento del deficit delle partite correnti della bilancia dei pagamenti.

Robert_A._MundellIl premio Nobel per l'economia Robert A. Mundell, professore di economia alla <Columbia University> di New York, la scorsa settimana - nel corso di un seminario organizzato dalla Banca d'affari <Is Yatirim> - ha parlato apertamente della necessità per la Turchia di effettuare una svalutazione della Lira a seguito della aspra lotta che le Autorità locali stanno effettuando per contrastare l'inflazione (l'attuale tasso è all'8% circa). La svalutazione della Lira nei confronti del dollaro dovrebbe avvenire sulla base di quattro indicatori che si iniziano ad intravedere all'orizzonte: produzione industriale in calo; investimenti esteri principalmente di portafoglio piuttosto che diretti; incremento del deficit delle partite correnti della bilancia dei pagamenti; aumento sensibile della disoccupazione. "...Potrebbero essere 2 o 3 piccole svalutazioni o una unica di maggiore ampiezza, dipenderà dalle Autorità monetarie e dalla situazione contingente...comunque la svalutazione - dopo che il target sull'inflazione sarà raggiunto - sarà inevitabile ...". "...La Lira turca si è fortemente rivalutata dal 2000 in poi. Questa è la situazione che si incontra quando un paese lotta contro l'inflazione...un controllo molto rigido della politica monetaria consente un flusso di capitali dall'estero che rafforza la moneta locale, ciò però genera un peggioramento delle partite correnti (p.es. minori esportazioni).. a quel punto le Autorità debbono intervenire e svalutare la moneta" ha continuato Mundell, facendo due esempi concreti quali il Canada nel periodo 1987 - '92 ed il Brasile negli anni novanta. Il Premio Nobel ha anche sottolineato il fatto che al momento la Lira turca non dovrebbe essere troppo agganciata all'Euro per evitare ulteriori ripercussioni economiche. Ad oggi, è da notare, non vi sono state delle prese di posizione ufficiali da parte delle Autorità monetarie locali in merito alle dichiarazioni di Mundell, mentre le associazioni imprenditoriali - colpite fortemente dalla rivalutazione della Lira e dalla concorrenza cinese in alcuni comparti tradizionali - hanno accolto molto favorevolmente l'ipotesi dell'economista statunitense.(Ice Istanbul)
04.05.2006

...E CHI PREME PER SCONGIURARE
LA PARTECIPAZIONE DI <GAZPROM>

Alexei_Miller_numero_uno_di_Gazprom

Washington vuole evitare a tutti i costi che il colosso russo prenda parte alla costruzione del gasdotto Bursa-Komotini e la cui offerta sarebbe più che allettante dal momento che investirebbe sul progetto per triplicare la potenzialità di trasporto delle pipeline assicurando a Turchia e Grecia contratti di fornitura energetica a prezzi scontati.

Evitare che Gazprom prenda parte alla costruzione del gasdotto Bursa-Komotini: è stato questo il principale scopo del viaggio europeo di Condoleezza Rice, Segretario di Stato americano, che prima di andare al vertice Nato di Sofia si era recata nella capitale greca e in quella turca . Secondo quanto ha riferito riferisce il <Financial Times>, l'obiettivo di Rice è stato quello di incalzare l'Esecutivo greco, guidato da Costas Karamanlis, affinché desista dal firmare un accordo che permetterebbe al monopolista russo del gas di partecipare allo sfruttamento della pipeline, un progetto da 600 milioni di dollari siglato nel 2005 e fortemente sostenuto da Unione europea e Stati Uniti, vista la rilevanza non solamente eco