Arretrati 

Anno 7° N.13

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BUONA PASQUA

Buona_Pasqua

Gli auguri di <Turchia Oggi> a quanti credono e a quanti non credono nella speranza che il mondo possa trovare un po' di serenità e di pace. 

Cari amici di <Turchia Oggi>, Buona Pasqua. Tanti auguri a quanti credono in questa giornata della Resurrezione e tanti auguri a quanti non credono. Sono trascorsi più di duemila anni da quel giorno ma - a quanto pare - il mondo non è affatto cambiato ed il sacrificio del figlio di Dio è servito a ben poco. Sono così numerosi  i fatti di sangue, le crudeltà, le uccisioni e le miserie quotidiane riportati dalla stampa che ormai non ci si fa neppure più caso. Tanto che  risultano parole al vento anche quelle del Pontefice che - nonostante si affanni a predicare la pace, l'amore verso il prossimo e la carità - non riesce a far breccia nei cuori di chi vuole ad ogni costo guerre, morte e distruzione. E badate, non ci riferiamo solo ai terroristi che - ovunque si trovino ad operare -  portano avanti una loro calcolata strategia; non ci riferiamo solo all'Iran che tra tre anni potrebbe avere l'atomica e disporne nel peggiore dei modi; ci riferiamo anche a chi dovrebbe risolvere certi problemi diversamente e non certo preparando di nascosto attacchi nucleari pur di avere ragione. La speranza è che oltre Atlantico qualcuno - più saggio - riesca a far comprendere al Capo della Casa Bianca che altri sono i modi per ottenere quello che si vuole. Bush ha già commesso un errore, invadendo un Paese - l'Iraq - con la scusa che Saddam Hussein aveva armi di distruzione di massa. Non era affatto vero ed ora il presidente rischia addirittura un impeachement nell'affaire del <Ciagate>. Le conseguenze della guerra, naturalmente, non le stanno pagando gli Stati Uniti che si trovano migliaia di chilometri lontani dall'Iraq. No, le stanno pagando gli iracheni che ogni giorno muoiono a decine per gli attentati che si susseguono con una escalation devastante, le sta pagando l'Europa per il rincaro continuo del petrolio che ha portato alle stelle i prezzi dei generi primi, le stanno pagando infine anche Paesi, come la Turchia, che hanno la sfortuna di confinare con l'Iraq e che ora si trovano a dover affrontare in maniera drammatica situazioni che diversamente non si sarebbero nemmeno poste.
Immagini_degli_scontri_in_TurchiaPrendiamo per l'appunto il caso della Turchia. Una politica ambigua di Washington ed una addirittura provocatoria di Bruxelles, hanno permesso ai curdi di impossessarsi del Nord Iraq e di mettere praticamente le mani sui giacimenti di greggio. Le avance - limitate dapprima ad una maggiore autonomia del popolo curdo ormai indipendente da Baghdad - sono diventate via via più pressanti tanto che ora addirittura si insiste sulla creazione di un grande Kursistan che inevitabilmente andrebbe a toccare i territori sia della Siria che dell'Iran e della Turchia. In Siria ci sono stati la scorsa estate alcune sommesse duramente represse da Damasco. Incidenti a suo tempo erano scoppiati anche in Iran, ma non se ne seppe più di tanto. L'obiettivo primario rimane però la Turchia. Destabilizzandola con una serie di attentati compiuti dai terroristi del Pkk, i curdi hanno buon gioco nel far prevalere il loro gioco sottile: che poi è quello di provocare le tentazioni dell'esercito turco con un loro pesante intervento e richiamare così l'attenzione del mondo occidentale sulla incapacità di Ankara di rispettare i diritti civili. Solo l' intervento strumentale di 50 parlamentari europei (tra i quali il solito Vittorio Agnoletto) poteva condannare gli incidenti di Diyarbakir - costati la vita purtroppo anche ad alcuni innocenti - quando era evidente che il piano era stato coordinato  a tavolino da quanti agiscono dietro le quinte con la complicità di agenti esterni. Non altrimenti le manifestazioni di Diyarbakir, scaturite durante i funerali dei guerriglieri uccisi durante un conflitto a fuoco con la polizia, si sarebbero fermate lì. Ed invece si sono allargate in più parti della Turchia, dal sud-est anatolico alla stessa Istanbul. E non solo mancati neppure azioni da parte di donne-kamikaze . Gli Usa - e l'Europa in primis - forse non si rendono conto che se dovesse venir meno il fronte turco, sarebbe una debacle per l'intero l'Occidente. Ankara dal canto suo faccia la sua parte. Conceda alle popolazioni curde quei diritti che forse ancora non sono state dati pienamente. Ed in quanto al premier, sarebbe bene che Erdogan pensasse meno ai turbanti,ai foulard e al divieto degli alcolici, e comunque a rivendicazioni di carattere islamico, e un po' più al mantenimento dell'ordine democratico nel Paese. 
Per la correttezza delle informazioni, sugli incidenti in Turchia riportiamo alcune considerazioni di altri analisti che - pur risalenti alla scorsa settimana - sono sempre validissime. Aggiungiamo anche take su i più recenti fatti di cronaca.
(Turchia Oggi)
14.04.2006

TRA OPPOSTE PRESSIONI

Il_premier_turco_Erdogan

 

Opinione pubblica turca ha chiesto al premier Recep Tayyip Erdogan il pugno di ferro contro l'attività del Pkk. L'UE è invece per una soluzione politica.

Gli_effetti_dell'attentato_al_busIl Governo turco è nella morsa di opposte pressioni dopo l'intensa ripresa delle attività del Pkk (Partito dei lavoratori curdi) di Abdullah Ocalan nella Turchia orientale e ad Istanbul: da un lato l'Europa chiede ad Ankara di astenersi nelle sue reazioni da un "uso eccessivo della forza"; dall'altro, l'opinione pubblica e i partiti turchi di opposizione lo accusano di lassismo e chiedono misure più drastiche contro il terrorismo curdo, una richiesta di pugno di ferro riecheggiata con forza durante i funerali di cinque militari ed un poliziotto rimasti uccisi nel corso di attacchi del Pkk alle forze dell'ordine.
Le tensioni, le pressioni e le polemiche hanno preso avvio dai sanguinosi incidenti a Diyarbakir, in occasione dei funerali di 14 membri del Pkk morti nel fine settimana precedente in uno degli scontri con i militari turchi intensificatisi gradualmente dal giugno 2004 quando il Pkk ha sospeso la sua tregua unilaterale dichiarata nel 1999 dopo la cattura di Ocalan in Kenya.
Gli incidenti di Diyarbakir si sono poi estesi nel corso della scorsa settimana anche a Batman ed in altre località della Turchia orientale curdofona ed hanno provocato in totale 12 morti (tra cui 3 ragazzini) e centinaia di feriti, sia tra i manifestanti (161), sia tra le forze dell'ordine (199). Trecento negozi sono stati danneggiati e saccheggiati e circa 500 manifestanti sono stati arrestati.
La_sede_dell'Akp_attaccata_ad_Istanbul_dal_PkkQuesti incidenti hanno avuto un seguito la notte del 2 aprile ad Istanbul dove, per rappresaglia, alcuni membri incappucciati del Tak (Falchi per la libertà del Kurdistan, un gruppo di fuoriusciti del Pkk, che la polizia ritiene una sigla paravento dello stesso Pkk), hanno lanciato bottiglie incendiarie su un autobus cittadino uccidendo tre persone e ferendone altre tre. Esponenti dello stesso Tak hanno fatto esplodere poi una bomba in una sede del partito al Governo Akp di un quartiere popolare di Istanbul, ferendo tre persone. Cinque militari turchi sono stati uccisi su una montagna nei pressi di Sirnak ed un poliziotto è morto in seguito ad un attacco contro un commissariato nella provincia di Bingol.
Il timore di una ripresa in grande stile del terrorismo del Pkk (classificato come terrorista anche dall'UE) è diffuso tra la opinione pubblica turca che teme un ritorno agli anni di piombo turchi, il quindicennio 1984-1999, quando oltre 30 mila persone rimasero uccise. Un timore che rischia di innescare acute tensioni tra la popolazione turca e quella curda dell'est.
La ripresa del terrorismo del Pkk viene imputata al Governo. Il leader del partito Chp (socialdemocratico) di opposizione, Deniz Baykal, ha espressamente accusato il Governo di "lassismo" chiedendo misure più drastiche contro il terrorismo, mentre vari commentatori hanno osservato che la speranza di una democratizzazione del nazionalismo curdo si sta rivelando infondata.
In particolare sotto accusa sono i dirigenti locali del "Partito democratico turco" (Dtp) creato nel 2004, con dichiarazioni moderate, da alcuni ex deputati curdi (tra cui Leyla Zana, liberata dopo 10 anni di galera per complicità con il Pkk) sostituendosi all'auto-dissolto Dehap, sotto accusa "legami organici" con il Pkk e per brogli elettorali.
Durante gli incidenti di Diyarbakir - hanno notato i giornali turchi - i dirigenti del Dtp hanno fatto appelli a resistere alle forze dell'ordine ed a tenere chiusi i negozi.
Il sindaco di Diyarbakir, Osman Baydemir, membro del Dtp, è sotto inchiesta giudiziaria per avere esaltato "il coraggio" dei manifestanti che sfasciavano le vetrine, pur invitandoli apparentemente alla calma. Il segretario del Dtp di Batman, Ayhan Karabulut, si è costituito alla polizia che lo cercava per avere istigato gli scontri. Il capo del Dtp di Osmaniye, Ibrahim Dindar, è stato arrestato per avere nascosto in casa due membri del Pkk che preparavano un attentato. Anche il sindaco di Hakkari, Metin Tekce, è sotto accusa per avere sostenuto che "il Pkk non è un' organizzazione terrorista".
Il giornale <Radikal> ha scritto in un commento che "è difficile fare una distinzione tra Pkk e Dtp, che ne sembra ormai il portavoce, senza nemmeno l'autonomia mostrata dal Dehap", mentre il giornale <Milliyet> ha sottolineato che "il Dtp è ormai il braccio politico del Pkk" e "non può rappresentare i turchi". Vari commentatori non escludono che su queste basi la magistratura possa chiedere lo scioglimento del Dtp, come è avvenuto per tutti i partiti curdi che lo hanno preceduto.
Lo stesso premier turco Recep Tayyip Erdogan, pur confermando che "non vi saranno passi indietro" nel processo di democratizzazione in corso in Turchia orientale promettendo anzi "più diritti e più democrazia", ha affermato che si rifiuterà di avere contatti con il Dtp "fino a quando esso non riconoscerà che il Pkk è un'organizzazione terrorista".
Erdogan ha criticato  i circa 50 parlamentari europei (tra cui gli italiani Vittorio Agnoleto, Fausto Bertinotti, Giulietto Chiesa e Lilli Gruber) che gli hanno scritto una lettera in cui si condanna il Governo turco per gli incidenti di Diyarbakir e Batman. "Quei parlamentari europei avrebbero dovuto assistere agli incidenti prima di scrivere quella lettera", ha affermato. (Lucio Leante/Ansa)
14.04.2006

CAMBIO DI STRATEGIA

Dimostranti_curdi_durante_gli_incidenti

Gli incidenti  dei giorni scorsi in Turchia sembrano dimostrare che il Pkk si sta movendo diversamente da come aveva fatto in passato. I funerali di Diyarbakir una occasione per una prova di forza.

12 morti, centinaia di feriti e di arresti sono il bilancio pesantissimo di una settimana di violenze e scontri che hanno infiammato le città della Turchia orientale. Le violenze si sono poi propagate fino ad Istanbul, dove in due diversi raccapriccianti episodi hanno perso la vita quattro persone. Questo epilogo violento è arrivato al termine di un periodo, la fine di marzo, caratterizzato da diversi e contraddittori sviluppi sul fronte della questione curda.
Vediamo quindi di procedere con ordine.
Il 20 marzo lo Stato Maggiore delle Forze Armate aveva comunicato la sua decisione di non concedere l'autorizzazione a procedere nei confronti del capo di stato maggiore dell'esercito, generale Buyukanit, e di altri ufficiali dell'esercito e della gendarmeria. L'autorizzazione era stata richiesta dal giudice Sarikaya titolare dell'inchiesta sullo scandalo di Semdinli. Il giudice aveva mosso accuse molto gravi nei confronti del generale Buyukanit: di aver cercato di influenzare con le sue dichiarazioni le indagini sui membri della gendarmeria implicati nello scandalo. Buyukanit aveva affermato, parlando di uno degli arrestati: "Lo conosco, abbiamo lavorato insieme in passato, è un bravo ragazzo". Facendo poi riferimento alla testimonianza di un imprenditore di Diyarbakir rilasciate davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sul caso Semdinli, Sarikaya aveva accusato Buyukanit e gli altri ufficiali di avere creato una organizzazione illegale e di aver prodotto falsi documenti, nel periodo in cui il generale prestava servizio a Diyarbakir. Le accuse di Sarikaya avevano scatenato una vera e propria tempesta politica ed avevano creato un forte clima di tensione tra le forze armate e il governo Erdogan. I militari accusavano il giudice di essere uno strumento di un disegno politico volto a discreditare le forze armate. Sibilline erano state le dichiarazioni del capo di Stato Maggiore, generale Ozkok: "Se le Forze Armate si trovassero costrette a difendersi, tutti ne risentirebbero, a cominciare dalla borsa e dal processo di adesione alla UE". Non ha quindi sorpreso nessuno il rifiuto dello Stato Maggiore di concedere l'autorizzazione al giudice Sarikaya. Con il loro comunicato, però, i militari non si limitavano a motivare dal punto di vista giuridico la loro decisione ma provvedevano anche a una delegittimazione dell'operato di Sarikaya invitando "chiunque avesse responsabilità costituzionali a individuare chi si celasse dietro l'operato del giudice".
Un inatteso e riservato incontro tra il premier Recep Tayyip Erdogan ed il generale Buyukanit sanciva poi la raggiunta tregua tra l'esecutivo ed i militari.
Il giorno successivo al comunicato dei militari coincideva con la festa del Newroz, l'occasione nella quale la tradizione curda festeggia l'inizio della primavera. A lungo vietata dalle autorità, in seguito al recente processo riformatore da alcuni anni i curdi sono tornati liberamente a festeggiare questa ricorrenza. Nonostante gli allarmismi della vigilia, anche quest'anno centinaia di migliaia di persone hanno potuto, a parte qualche rara eccezione, festeggiare pacificamente l'evento nelle regioni orientali e nelle metropoli del paese.
Quasi nelle stesse ore, dalle città di Diyarbakir e Urfa, arrivava la notizia che tre televisioni locali avevano cominciato a trasmettere programmi in lingua curda. La possibilità di mandare in onda trasmissioni radio-televisive "in lingue e dialetti usati tradizionalmente dai cittadini turchi nella vita quotidiana" era stata una delle conquiste ottenute dal processo riformatore in chiave europea. Fino a questo momento però solamente la tv di stato <Trt> aveva inserito nei suoi palinsesti una trasmissione quotidiana di 30 minuti nella quale, a rotazione, venivano usate due varianti della lingua curda, zaza e kurmanji, il bosniaco, il circasso e l'arabo. Ostacoli e impedimenti di varia natura avevano impedito la concessione della necessaria autorizzazione alle radio-televisioni private che chiedevano di mandare in onda trasmissioni in lingua curda. Il 17 marzo il Consiglio Superiore per la Radio e la Televisione (Rtuk) aveva concesso l'agognata autorizzazione a due tv di Diyarbakir, <Gun Tv> e <Soz Tv>, ed a una radio di Urfa, <Medya Fm>. Per il momento l'autorizzazione consente un totale di 4 ore di programmazione alla settimana con sottotitoli in turco. Da più parti la decisione del Rtuk alla vigilia del Newroz era stata interpretata come un segnale positivo lanciato dall'establishment alla popolazione curda.
Ad una settimana dalla festa del Newroz, però, la situazione nelle regioni orientali precipitava rapidamente. La scintilla l'aveva fornita la notizia che l'esercito in un operazione nella regione di Bingol/Mus aveva ucciso 14 militanti del Pkk.
I funerali a Diyarbakir di quattro militanti uccisi a Mus sfociavano infatti in guerriglia urbana quando la polizia cercava di impedire con la forza la formazione di un corteo di 1000 persone diretto verso il centro della città.
Per tre giorni migliaia di persone, 3000 secondo i dati della polizia, in gran parte giovani e giovanissimi, innalzavano barricate, incendiavano pneumatici, attaccavano edifici pubblici e si scontravano con la polizia. Le immagini delle forze speciali della polizia con passamontagna e dei convogli militari che affluivano in città richiamavano alla memoria quelle degli anni più bui per la città e la regione, gli anni '90. Nonostante le dichiarazioni del prefetto e degli organi di polizia, "Abbiamo dato l'ordine di non usare armi da fuoco", "Le forze dell'ordine hanno mostrato grande sangue freddo", il bilancio dei tre giorni di scontri era pesantissimo: 7 vittime, tutte civili, compresi due bambini, colpite da proiettili, veri o di plastica, centinaia di arresti e di feriti, decine di negozi semidistrutti. La protesta e gli scontri si erano frattanto rapidamente estesi anche ad altri centri della regione contribuendo ad aggravare il bilancio: un bambino di tre anni ucciso da un proiettile alla gola a Batman e due vittime, sempre per colpi d'arma da fuoco, a Kiziltepe.
L'attentato_di_IstanbulLe violenze poi non risparmiavano nemmeno la lontana Istanbul:  un imbianchino di 50 anni moriva nell'esplosione di una bomba abbandonata in un cestino di rifiuti accanto ad una fermata dell'autobus. L'attentato veniva rivendicato dai fantomatici "Falchi per la Liberazione del Kurdistan" che già in passato avevano rivendicato simili azioni in località turistiche del paese. Tre persone perdevano infine la vita in un altro quartiere popolare di Istanbul, nell'incendio dell'autobus sul quale viaggiavano, colpito dalle bottiglie molotov dei manifestanti.
Di fronte alla gravità della situazione ci sono state le dichiarazioni del Primo Ministro Erdogan: "Invito le madri a controllare i propri figli, altrimenti dopo sarà inutile piangere. Le forze di sicurezza sono pronte a contrastare ogni manifestazione in appoggio ai terroristi, che si tratti di donne o di bambini". Dello stesso tono le parole del ministro dell'Interno Abdulkadir Aksu, che ha commentato gli scontri di Diyarbakir definendoli "un tradimento della patria e della persona umana". Nessun riferimento alle vittime ed alle circostanze in cui sono state uccise. Alle reazioni degli esponenti del Governo ha risposto Ahmet Turk, co-presidente del <Dpt> (Partito della Società Democratica): "Le parole del premier Erdogan non fanno onore al suo ruolo. Non ha detto nemmeno di essere dispiaciuto per la morte di bambini". Il presidente della Associazione dei Diritti umani (Ihd), Alatas, in una conferenza stampa ha condannato l'uso della violenza ed ha definito "disastrosa la prospettiva che essa si possa propagare in tutto il paese" facendo riferimento alle vittime di Istanbul.
Mentre si contano le vittime e si raccolgono i detriti per le strade, si riapre il valzer delle interpretazioni.
Buona parte del mondo politico e delle istituzioni legge gli episodi dei giorni scorsi come il segnale di un cambio di strategia da parte del Pkk. La conferma viene indicata nell'atteggiamento della televisione curda <Roj-Tv> che trasmette dalla Danimarca, accusata di aver diretto ed indirizzato gli scontri, ordinato la serrata dei negozi e invitato i manifestanti a colpire i negozianti reticenti. Al di là dell'effettivo ruolo avuto dalla tv lascia quantomeno perplessi vedere esponenti politici e media attribuire al Governo danese la responsabilità per quanto accade nell'est del Paese. Detto questo, anche ai più appassionati difensori della causa curda appare difficile credere al carattere spontaneo della rivolta, e non intravedere dietro quello che è accaduto la volontà da parte del Pkk di riaffermare la sua autorità e la sua visibilità portando lo scontro dalle montagne, dove è nettamente in difficoltà, ai centri urbani. Già in passato, lo scorso 15 febbraio, attraverso la stampa e i siti internet, l'organizzazione aveva fatto appello alla serrata dei negozi per ricordare l'anniversario della cattura di Ocalan. Un invito andato disatteso. Come ricorda Ahmet Insel su <Radikal>, in quell'occasione attraverso alcuni organi di stampa il Pkk aveva accusato le amministrazioni locali di irresponsabilità. I funerali di Diyarbakir hanno rappresentato quindi per l'organizzazione l'occasione per una prova di forza.
L'esplosione_di_DiyarbakirLe immagini di Diyarbakir hanno poi mostrato, anche a chi ha finora preferito non vedere, la drammatica realtà in cui vive la popolazione, soprattutto giovanile, delle città della Turchia orientale: giovani cresciuti negli anni '90 in clima di guerra e di violenza, altissimi tassi di disoccupazione, disgregazione delle strutture familiari prodotta dalla situazione di emigrazione forzata, assenza di politiche sociali. Un quadro che da solo basterebbe a creare le premesse per esplosioni di violenza come quelle dei giorni scorsi.
Ad essere al centro delle valutazioni c'è poi l'atteggiamento dello Stato, delle istituzioni e delle forze di sicurezza.
Come ha rivelato ancora Ahmet Insel, la base del Pkk attaccata sabato 25 era controllata dai militari da più di un anno, e quindi è legittimo chiedersi perchési sia scelto proprio questo momento per un'azione armata. Una domanda di questo genere porterebbe più lontano, fino ad interrogarsi sulle modalità con cui viene condotta dal punto di vista militare la guerra al Pkk, cosa effettivamente accada nelle operazioni militari al di là degli scarni comunicati ufficiali.
Le dichiarazioni poi delle autorità che lodano l'equilibrio delle forze di sicurezza nel gestire la crisi dei giorni scorsi sono smentite dalla gravità del bilancio delle vittime e dalle modalità in cui sono state uccise. Sono pochissime però le voci che si levano per chiedere di fare chiarezza su questo punto. Tra esse quella dell'ex presidente dell'associazione dei diritti umani, Ondul, per il quale "è necessaria un'inchiesta su chi abbia dato l'ordine di sparare e su chi lo abbia concretamente applicato". In generale sembra passare l'atteggiamento per cui l'epilogo drammatico di manifestazioni come quelle dei giorni scorsi abbia qualcosa di inevitabile e naturale.
L'unico elemento certo è il fatto che le violenze degli ultimi giorni corrono seriamente il rischio di produrre un unico effetto, quello di ridurre di nuovo la questione curda ad un problema di ordine pubblico da lasciare alle forze di sicurezza. Una soluzione che farebbe la gioia di quanti, su entrambi i fronti, vorrebbero che la tensione continuasse a rimanere molto alta nella regione, magari tornando ad applicare lo stato d'eccezione, abolito nel 2002. In questo senso non è certo incoraggiante la notizia che il governo starebbe per mettere mano alla Legge Antiterrorismo nel senso di un suo inasprimento, assecondando pressioni in tal senso che giungono da diversi ambienti.
Sembrano quindi salutari gli appelli che da più parti giungono perché sia la politica e non la violenza a prendere la parola dando vita ad una vera e propria campagna di mobilitazione nazionale per affrontare la questione curda in tutta la sua complessità. Tra i molteplici elementi che al momento rendono però più difficile questo ritorno al primato della politica, due sembrano essere i più rilevanti:
il primo riguarda lo spazio di manovra effettivo di cui è in possesso il Governo Erdogan: la recente crisi con i militari sul caso Semdinli ha mostrato ancora una volta la tragica contraddizione nella quale è avvinghiato il partito Akp: da una parte chiamato a ridisegnare gli equilibri di potere tradizionali della politica turca e dall'altra, per la sua matrice islamica, costantemente a rischio di vedersi delegittimato con l'accusa di attentare alla laicità della repubblica.
Il secondo riguarda il ruolo e lo spazio che il sistema è disposto ad accordare ai rappresentanti politici curdi. In questo senso la decisione di aprire un'inchiesta sul sindaco di Diyarbakir, Baydemir, accusato di aver fraternizzato con i rivoltosi, e le rivelazioni del presidente del Dtp, Ahmet Turk: "Noi siamo pronti al dialogo ma ho chiesto dieci volte un appuntamento al ministro degli interni e non l'ho avuto, l'ho chiesto al Primo Ministro e non me l'ha dato" - per il momento non sembrano autorizzare l'ottimismo. (Fabio Salomoni/www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/5496/1/51)
14.04.2006

IL PROPRIO DOVERE

Il_generale_turco_Hilmi_Ozkok

Così ha detto il gen. Hilmi Ozkok, in visita a Diyarbakir dopo i recenti incidenti, a proposito delle Forze Armate turche.

Le Forze Armate turche amano i cittadini turchi e intendono proteggerli al pari degli altri cittadini turchi. Lo ha affermato il Capo di Stato maggiore delle Forze Armate turche, generale Hilmi Ozkok, in una sua eccezionale visita nella regione del sud-est anatolico a maggioranza curdofona.
"Noi amiamo tutti i cittadini di questa regione. Siamo le Forze Armate dell'intera Nazione. E serviamo l'intera nazione", ha dichiarato il numero uno dei militari turchi a Diyarbakir.
Diyarbakir e diverse altre località della regione sud-orientale sono state teatro recentemente di sanguinosi scontri tra le forze dell'ordine e dimostranti filo-Pkk che hanno provocato 15 morti e centinaia di feriti.
Ozkok ha affermato che i dimostranti non rappresentavano le reali opinioni della gente e li ha accusati di avere usato deliberatamente i bambini nelle manifestazioni per guadagnare consensi ed imbarazzare le forze dell'ordine.
"Le Forze Armate turche stanno facendo il loro lavoro", ha soggiunto a tale proposito Ozkok. (Ansa)
14.04.2006

UN MOMENTO PARTICOLARMENTE DIFFICILE

SCONTRO A FUOCO CON 14 MORTI (12 DEL PKK e 2 MILITARI)

Dodici militanti del Pkk, tra cui due donne, e due militari turchi sono rimasti uccisi in uno scontro a fuoco a Sirnak. Nel corso di un'operazione militare, i soldati hanno circondato il gruppo di terroristi dell'organizzazione separatista armata curda Pkk che il 4 aprile scorso avevano ucciso 5 soldati sulla montagna di Gabar nella stessa provincia di Sirnak. Ne è seguito il conflitto a fuoco con vittime da ambo le parti. (Ansa)

DUE SOLDATI MUOIONO NELLO SCOPPIO DI UNA MINA

Due soldati turchi sono stati uccisi ed altri due sono rimasti feriti nell'esplosione di una mina nel sudest della Turchia. Lo riferiscono le autorita' locali che attribuiscono la responsabilità dell'attentato ai separatisti curdi del Pkk. (Adnkronos-Dpa)

ATTENTATO CONTRO UNA MOSCHEA AD ORDU

Attentato nella madrassa di una moschea nella cittadina di Ordu, sulla costa del Mar Nero, in Turchia. Una persona è rimasta uccisa, molto probabilmente una attentatrice suicida,e altre tre ferite. L'esplosione e' avvenuta nei bagni della scuola femminile. Le forze dell'ordine hanno scoperto un secondo ordigno non ancora esploso nel giardino della moschea. (Adnkronos-Dpa)

ESPLOSIONE A DIYARBAKIR, TRE FERITI

Una bomba è esplosa a Diyarbakir, capoluogo della regione orientale curda della Turchia, ferendo tre persone. Lo hanno reso noto le reti televisive turche aggiungendo che la polizia attribuisce l'esplosione ad un attentato del Pkk. I feriti sono il conducente ed un passeggero di un piccolo autobus municipale ed un passante. (Ticin@nline)

LA PROTESTA DI DUE SOLDATI
E' terminata senza spargimenti di sangue una breve presa di ostaggi nel pieno centro di Istanbul dove due giovani militari assenti ingiustificati da una caserma di Egirdir ed armati di pistole ad aria compressa, avevano sequestrato per alcuni minuti un impiegato e un cliente all'interno di un fast food della catena <Burger King> prima di arrendersi alla polizia che aveva circondato il locale.
Di età fra i 20 e i 25 anni, vestiti con la stessa t-shirt con la scritta "Turchia" ed i colori della bandiera turca, i due hanno poi dichiarato di "aver compiuto quel gesto in segno di protesta per quanto è accaduto nel sud-est del Paese negli ultimi giorni, facendo riferimento agli scontri tra miliziani curdi e forze di sicurezza e lamentando che non sia stato fatto nulla per proteggere i soldati uccisi".

ARRESTATI 11 MILITANTI DEL PKK

La polizia turca ha arrestato ad Istanbul 11 militanti del Partito dei lavoratori curdi (Pkk) con l'accusa di aver pianificato un attentato terroristico. Lo riferisce l'agenzia stampa <Anatolia>, precisando che le forze dell'ordine hanno sequestrato materiale esplosivo e tutto il necessario per fabbricare un ordigno. (Adnkronos-Xin)

FORZE DI SICUREZZA UCCIDONO SEI RIBELLI

Le forze di sicurezza turche hanno ucciso sei militanti del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk), formazione politica indipendentista clandestina, nel corso di scontri nel sud-est della regione curda . Lo hanno riferitofonti delle stesse forze di sicurezza.
L'uccisione dei sei è solo l'ultimo episodio di una escalation di attacchi, alcuni rivendicati da gruppi legati al Pkk, e dopo la più sanguinosa rivolta civile avvenuta da oltre un decennio nella regione.
Le forze di sicurezza, nel corso di un'operazione con appoggio di elicotteri lanciata tre giorni fa nell'area montuosa di Sirnak, vicino al confine iracheno, hanno ucciso i sei ribelli ieri, hanno detto le fonti. (Reuters)
14.04.2006

 

POLITICA IMMUTATA

L'Ambasciatore_italiano_ad_Ankara_Carlo_Marsili

Lo ha rimarcato, a proposito dell'Italia nei confronti della Turchia, il nostro ambasciatore ad Ankara Carlo Marsili. Nessuna opposizione alla membership nell'UE.

L'ambasciatore d'Italia ad Ankara, Carlo Marsili, ha dichiarato in un'intervista al giornale turco in inglese <Turkish Daily News> che la politica dell'Italia verso la Turchia non cambierà con la vittoria del centrosinistra nelle lezioni politiche che si sono tenute nel nostro Paese.
"Per quanto riguarda la vittoria del signor Prodi, nuovo presidente del Consiglio, posso dire che non vi sarà alcun cambiamento nella nostra politica verso la Turchia", ha dichiarato Marsili con rferimento al fermo appoggio alla richiesta turca di aderire a pieno titolo all'Unione Europea garantito dal Governo presieduto da Silvio Berlusconi.
"Non vi è alcuna opposizione in Italia alla membership della Turchia (nell'UE) e la Turchia è considerata favorevolmente nel Parlamento italiano, con alcune minori eccezioni", ha aggiunto l'ambasciatore.
"Finora l'Europa si è allargata verso l'Europa settentrionale e orientale, un'area di interesse per Paesi come la Francia e la Germania. Il Mediterraneo, un'area di interesse vitale per l'Italia, è stato trascurato. Per l'Italia, la Turchia, che è il più grosso Paese mediterraneo, è l'ultimo anello per chiudere il cerchio dell'UE", ha concluso Marsili. (Ansa)
14.04.2006

IN PREPARAZIONE
NUOVO PACCHETTO
DI RIFORME

Vi sono comprese un più stretto controllo sui bilanci militari, la nomina di un ombudsman per combattere la corruzione ed una legge che protegga i diritti di proprietà delle minoranze religiose.

Il Governo turco presenterà al Parlamento, prima delle vacanze estive, un nuovo pacchetto di riforme sulla via della sua adesione all'unione Europea, che tuttavia non conterrà ancora le misure più spinose per Ankara richieste dall'UE. Lo ha annunciato il ministro egli Esteri turco, Abdullah Gul, respingendo esplicitamente la tesi, diffusa tra le diplomazie europee, che Ankara abbia rallentato il suo impegno europeista da quando ha ottenuto l'inizio formale del negoziato di adesione con l'UE nell'ottobre scorso.
"Noi siamo decisi a continuare il processo di riforme. Non è vero che stiamo andando indietro. Stiamo continuando avanti nella direzione di più democrazia e diritti umani", ha affermato Gul in una conferenza stampa.
Le riforme da lui annunciate comprendono un più stretto controllo sui bilanci militari, la nomina di un ombudsman per combattere la corruzione ed una legge che protegga i diritti di proprietà delle minoranze religiose, ma non comprenderanno per il momento le più urgenti richieste avanzate dall'UE:
Tra queste ultime, la modifica o l'abrogazione dell'articolo 301 del codice penale che punisce le opinioni offensive per le istituzioni e l'identità turca, in base al quale fu accusato lo scrittore Orhan Pamuk (poi prosciolto= e vari giornalisti.
"IN questo momento non prevediamo cambiamenti nell'articolo 301. Ma se sarà necessario, un cambiamento sarà possibile", ha detto Gul.
Assente dalle parole di Gul è stato anche ogni impegno a riaprire il seminario greco-ortodosso di Hebeliada, nei pressi di Istanbul, chiuso da vari decenni e la cui riapertura è stata spesso richiesta dall'UE e dalla Grecia in particolare.
Gul ha poi confermato, invece, che il suo Governo - che l'anno venturo dovrà affrontare nuove elezioni - presenterà per contrastare con più efficacia la ripresa del terrorismo del Pkk in Turchia orientale ed altrove.
"Le esigenze delle forze di sicurezza devono essere adempiute. E' inutile parlare di libertà e democrazia non hanno mezzi sufficienti per combattere contro il terrorismo", ha affermato senza precisare le nuove misure da prendere.
Le forze di sicurezza turche si sono spesso lamentate che le attuali norme vigenti non consentono una efficace lotta al terrorismo ed hanno chiesto tra l'altro un prolungamento dello stato di fermo per i sospetti e meno facili concessioni ella libertà provvisoria da parte dei magistrati. (Ansa)
14.04.2006

VARATA INTANTO QUELLA SUL SISTEMA SOCIALE

Il_Primo_Ministro_turco_Erdogan

Prevede che le tre forme (assicurazioni, Fondo pensionistico e Istituzione dipendenti autonomi) siano raggruppate in Turchia sotto un unico "ombrello".

Il nuovo pacchetto di riforme per il settore della sicurezza sociale della Turchia è pronto e il premier Recep Tayyip Erdogan lo ha presentato all'incontro con i suoi parlamentari, come scrive l'agenzia <Cihan>.
La riforma del sistema prevede che le tre istituzioni che al momento di occupano della sicurezza sociale (Istituzione assicurazioni sociali, Fondo pensionistico e Istituzione dipendenti autonomi), siano raggruppate sotto un unico "ombrello".
Inoltre la riforma prevede che fino a 18 anni tutti i cittadini usufruiscano dell'assistenza sanitaria gratuita presso tutti gli ospedali pubblici e quelli privati convenzionati. (Vita.it)
14.04.2006

AMBASCIATORE AD ANKARA RAPPRESENTANTE SPECIALE PER IL M.O

L'ambasciatore_danese_Christian_Hoppe

Si tratta del danese Christian Hoppe, da cinque anni diplomatico ad Ankara, che assumerà l'incarico nel prossimo settembre.

L'ambasciatore danese in Turchia è stato nominato nuovo rappresentante speciale di Copenaghen in Medio Oriente. A rivelarlo sono stati alcuni funzionari danesi, sottolineando gli sforzi che il Paese sta compiendo per ristabilire la propria immagine nel mondo islamico dopo la contestatissima pubblicazione delle vignette su Maometto.
Christian Hoppe, da cinque anni ambasciatore in Turchia, assumerò il nuovo incarico in settembre: anche se l'annuncio non deve considerarsi direttamente legato alla crisi scoppiata a gennaio si avverte la necessità "di ristabilire la buona reputazione della Danimarca", hanno chiarito i funzionari. (da Adnkronos)
14.04.2006

RINVIATO A GIUDIZIO L'ASSASSINO DI DON SANTORO

Don_Santoro

Depositate le motivazioni dalla Procura di Trabzon nei confronti del sedicenne Ouz Akti. Indagini ancora aperte.

Rischia l'ergastolo il giovanissimo fanatico che il 5 febbraio uccise padre Andrea Santoro a Trebisonda, nella Turchia settentrionale. La televisione <Ntv> ha riferito che il sedicenne Ouz Akti è stato rinviato a giudizio per omicidio premeditato. Il pubblico ministero ha chiesto per il ragazzo anche un anno di carcere per detenzione illegale di armi e una condanna da sei mesi a tre anni per minaccia alla sicurezza pubblica. Il giovane sarà giudicato dal tribunale dei minori che, all'udienza preliminare, dovrà stabilire se processarlo. L'avvocato dell'omicida, Mahya Usta, ha riferito di non aver ancora ricevuto copia del rinvio a giudizio. Non è ancora chiaro cosa abbia spinto Akti a sparare a padre Santoro, 61 anni, subito dopo la messa celebrata nella chiesa di Santa Maria. Testimoni hanno riferito di averlo sentito urlare "Allahu Akbar" (Dio è il più grande) prima che partissero i due colpi che uccisero il missionario. Nei giorni successivi all'omicidio si disse che il ragazzo aveva agito spinto dalla rabbia per le vignette satiriche sul profeta Maometto pubblicate da un giornale danese, per le quali si era levata un'ondata di sdegno in tutto il mondo islamico. Un'altra ipotesi e' invece che il ragazzo abbia agito come killer per conto dei boss che gestiscono il traffico di prostitute-schiave dall'Est e che potrebbero aver punito il prete per l'aiuto dato a molte giovani. (Agi)
14.04.2006

INGEGNERE TURCO UCCISO DAI TALEBANI IN AFGHANISTAN

La vittima lavorava alla <Kolin>, una compagnia specializzata in infrastrutture. Un suo collega era stato assassinato nel febbraio scorso.

Un ingegnere turco, che lavorava ad un progetto per la costruzione di una super-strada tra le due principali città della regione Kandahar ed Herat, in Afghanistan, è stato ucciso dai talebani. La vittima era sotto contratto per la <Kolin>, una compagnia specializzata in infrastrutture con sede ad Ankara. Lo ha reso noto l'ambasciata della Turchia a Kabul, che non ha reso noto note le generalità della vittima.
Della stessa società era dipendente un suo collega e connazionale, morto sempre nella medesima zona lo scorso febbraio insieme ad un tecnico indiano e al loro autista afghano. Anche in quel caso i ribelli fecero scoppiare contro di essi un ordigno occultato sul ciglio della strada. (Agi)
14.04.2006

 

ESPLODE ELICOTTERO MILITARE: 4 MORTI

Resti_dell'elicottero_esploso

La sciagura si è verificata nella zona di Koacaeli al ritorno di alcune manovre. Il velivolo era un <Bell Uh-1 Huey>.

Un elicottero è esploso nel nord-ovest della Turchia, provocando la morte di tutte le quattro persone che erano a bordo. come hanno riferito i media locali. Il velivolo, un <Bell Ih-1 Huey>, è esploso mentre si trovava in volo sopra un impianto industriale nella provincia di Koacaeli, spezzandosi in due. Due operai sono rimasti feriti a terra. l'elicottero era uno dei sette che avevano partecipato a delle manovre nell'area di Istanbul. (Adnkronos-Dpa)
14.04.2006

 

CONDANNATO TURCO CHE UCCISE LA SORELLA

Nove anni e tre mesi inflittigli dal Tribunale di Berlino. Era stato un delitto d'onore che in Germania aveva riacceso il dibattito sull'integrazione degli stranieri.

Nove anni e tre mesi di reclusione a un giovane turco che ha ucciso la sorella, da lui accusata di vivere troppo all'occidentale. La condanna e' stata pronunciata da un Tribunale di Berlino dove Hatin Surucu, 23 anni, era stata freddata a colpi di pistola dal fratello in strada, rea di aver rinnegato il velo islamico e di essere andata a vivere da sola con il suo figlioletto.Il delitto d'onore aveva suscitato sdegno e stupore e riacceso il dibattito sull'integrazione degli stranieri. (Ansa)
14.04.2006

ALCOLICI:
"SI" DEL TRIBUNALE 
ALLA VENDITA

Bloccata in Turchia una circolare del Governo. La decisione presa dopo che si erano scatenate forti critiche.

Un Tribunale turco ha bloccato una circolare che limitava la vendita di alcool, per la quale si erano scatenate critiche contro il Governo Erdogan accusato di volere introdurre in un Paese laico le regole dell'Islam. Lo ha annunciato l'agenzia di stampa <Anadolu>.
Il principale organo giurisdizionale in materia amministrativa della Turchia ha ordinato la sospensione di questo testo di legge in attesa che venga presa in proposito una decisione definitiva.
La circolare concede alle autorità locali, la maggior parte delle quali sono in mano al Partito della Giustizia e dello Sviluppo (Akp), un movimento di matrice islamica al potere dal 2003, il diritto di proibire nei bar e nei ristoranti il consumo di vino e di altre bevande alcoliche.
"La circolare non è conforme alle più alte norme legali", ha spiegato il Tribunale aggiungendo che "le restrizioni che comporta potrebbero avere come conseguenza che i luoghi dove viene servito alcool vengano emarginati".
Molti municipi amministrati dal partito islamico-conservatore al potere in Turchia hanno deciso di proibire la vendita di alcool, ufficialmente per proteggere i valori familiari, ma la generalizzazione di questo divieto ha suscitato forti critiche in un Paese che aspira ad entrare nell'Unione Europea.
Nel dicembre scorso il sindaco di Ankara, Melih Gokcek, aveva spiegato di avere introdotto il divieto di alcool nei locali della capitale non "per il divieto coranico ma solo perché l'alcool puzza".
Il 99% dei turchi sono di religione musulmana e l'Islam proibisce di bere alcolici. Nonostante ciò nel Paese vige una interpretazione moderata del Corano e il consumo e la vendita di alcool, se autorizzata da licenza, sono attività legali. Lo stesso Kemal Ataturk, venerato Padre della patria e fautore della laicità dello Stato, era un forte bevitore di raki (una tradizionale bevanda alcolica nazionale a base di anice). (Ansa-Afp)
14.04.2006

 

NOTIZIARIO DELL'AMBASCIATA ITALIANA

I DATI DELLA CRESCITA: ATTESTATA AL 7.6%
Eccezionali i dati sulla crescita nel 2005 che, superando le stime, si è attestata al 7.6% (Pnl). Una crescita legata all'aumento della produzione industriale ed agricola (per la quale si era invece previsto un rallentamento) ma anche ai consumi privati, che si confermano il principale volano dello sviluppo economico di questo Paese. Non altrettanto per gli investimenti pubblici, che rimangono ancora bassi per la necessità di contenimento della spesa volta a preservare l'avanzo primario al 6.5% secondo i dettami del Fmi. L'inattesa crescita ha portato anche un aumento nel reddito pro capite che ha raggiunto a fine 2005 i 5000 dollari.

CREAZIONE DI UN'EUROPA PIU' STABILE E SICURA
Il ministro incaricato di condurre i negoziati di adesione all'Unione Europea, Ali Babacan, nel corso di un seminario svoltosi recentemente ad Ankara sul tema "Adozione di strutture amministrative in linea con i negoziati di adesione all'UE", organizzato dalla Banca Mondiale, ha affermato che il processo di integrazione della Turchia contribuirà a creare un'Europa più stabile e sicura: un compito certamente non semplice ma neppure impossibile, al fine di creare in Europa un ambiente in cui differenze religiose e culturali possano pacificamente coesistere. Il direttore della Banca Mondiale in Turchia, Andrew Vorkink, ha invece incentrato il suo intervento sui reiterati successi macro-economici raggiunti dal  Paese, ponendo l'accento sul fatto che il processo di adesione all'Unione Europea costituisce un forte incentivo alla continuazione del percorso di riforme intrapreso. In particolare l'alto dirigente della Banca Mondiale ha tenuto a precisare la centralità del settore dell'educazione nel processo di sviluppo del Paese. A tal fine ha suggerito come misure fondamentali nel processo di riforma un adeguato aumento del livello dei salari degli insegnanti, al momento il più basso in Europa, ed il miglioramento degli standard educativi, con particolare riguardo alla scuola secondaria. 

PREOCCUPAZIONE DEL FMI PER LA DIMINUZIONE DI ALCUNE IMPOSTE
La pressione esercitata sul Governo di Ankara dalle varie associazioni di categoria per una diminuzione delle imposte su alcuni beni preoccupa il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) che teme uno scostamento rispetto al programma triennale di stand-by del valore di $10 miliardi. Il direttore del Fmi, Rodrigo Rato, ha infatti affermato che il Paese corre il rischio di perdere progressivamente la credibilità sul piano economico finora consolidata. Tale dichiarazione ha preceduto di qualche giorno l'arrivo ad Ankara di una missione tecnica del Fondo volta ad appurare lo stato d'attuazione delle riforme stabilite in sede di negoziato dell'accordo stand-by. Parallelamente, economisti della <Deutsche Bank> esprimono dubbi in merito alla recente riduzione dell'imposta su alcuni beni tessili dal 18% all'8%,  applicata a favore del settore in crisi, nonché sull'aumento dei salari dei dipendenti statali che si tradurrà per le casse dello Stato in uscite addizionali pari a $1.5 milioni (0.39% del Pil). Tali decisioni vengono inoltre interpretate dagli analisti come strategie di natura meramente politica volte ad aumentare il consenso popolare in vista delle prossime elezioni generali del 2007. Il ministro delle Finanze, Kemal Unakitan, non ha tardato ad assicurare che qualsiasi speculazione su ulteriori eventuali tagli di imposta è senza fondamento. Il vice Primo Ministro Abdullatif Sener ha infine aggiunto che eventuali riduzioni d'imposta saranno prese in considerazione in fase di elaborazione del Bilancio statale per il 2007 e solamente a condizione che il bilancio di quest'anno dimostri segnali economici incoraggianti.

COME DETENERE LE MAGGIORI RISERVE DI ENERGIA GEOTERMICA
Nel corso di una recente visita a Izmir, dove sono stati di recente individuate fonti di energia geotermica, il ministro per l'Energia, Hilmi Guler, ha affermato che la Turchia detiene le maggiori riserve mondiali di tale risorsa energetica in Europa mentre occupa la settima posizione su scala mondiale. Il ministro ha tenuto a precisare che, sebbene l'energia geotermica, oltre che rinnovabile, sia la più sicura in termini di protezione ambientale, il Paese attualmente ne consuma solo il 5% a causa di uno sfruttamento non adeguato. La connessione tra energia e protezione ambientale è stata altresì trattata da Guler nel corso della recente Conferenza Internazionale sul Petrolio ed il Gas Naturale nel Mar Nero e nel Mar Caspio, tenutasi ad Ankara. In tale occasione il Sottosegretario Sami Demirbilek ha dato lettura di un discorso del ministro Guler, assente per contestuali impegni all'estero, nel quale questi ha sottolineato che l'utilizzo degli stretti di Istanbul e dei Dardanelli ha raggiunto ormai livelli così elevati da  mettere in serio pericolo l'equilibrio del territorio a livello ambientale. Nel corso dell'intervento è stato inoltre messo in risalto il ruolo della Turchia di Paese ponte tra gli Stati produttori e quelli consumatori di petrolio e gas naturale. Un corridoio, quello est - ovest, che sarà ancor più rafforzato attraverso la piena operatività della pipeline Baku - Tbilisi - Ceyhan e della Southern Caucasian Pipeline (Baku - Tbilisi - Erzurum), volte di portare in Europa le risorse naturali presenti nella regione caucasica. Nel suo discorso, infine, il ministro dell'Energia ha voluto porre particolare attenzione all'assoluta rilevanza dello snodo di Ceyhan, che dovrebbe essere il terminale si un oleodotto proveniente da Samsun.

UNA BOCCATA DI OSSIGENO
Il settore del turismo ha ricevuto una boccata di ossigeno a seguito della recente eclissi solare. A fronte di recenti dati non del tutto positivi, che indicavano una riduzione del 10% nel numero dei turisti nel mese di febbraio, tale evento astronomico è stato considerato dal ministro del Turismo, Atilla Koc, "un momento di svolta" per questo settore in stato di sofferenza. Tramite una mirata promozione pubblicitaria condotta in alcune fiere internazionali è stato possibile attrarre un consistente numero di curiosi e di esperti da ogni parte del mondo, che si sono riuniti principalmente ad Antalya.

4 VOLI GIORNALIERI ANKARA-KAYSERI
La compagnia di bandiera <Turkish Airlines> ha annunciato che aumenterà quattro voli giornalieri il collegamento tra Istanbul e la città di Kayseri in Anatolia centrale, alla luce del rafforzamento nei rapporti economici con i Paesi arabi, in particolare con Dubai. Kayseri è già collegata tramite voli diretti a destinazioni europee, quali Copenhagen, Colonia, Vienna, Amsterdam, Francoforte e Dusseldorf. 

KONYA: UN MODELLO DI CITTA'
La città  di Konya, in Anatolia centrale, dopo essere stata inserita dal <Financial Times>  nella lista delle migliori 14 città del mondo in cui fare investimenti diretti, è stata scelta dall'Università americana nello Utah come modello di città che ha saputo in questi anni auto-finanziare il proprio sviluppo. Nel corso di un seminario organizzato dalla predetta Università  (""Comprendere la globalizzazione nella periferia turca: lo spirito di Konya") sono state analizzate le peculiarità della città  anatolica che vanta uno sviluppo industriale di successo, caratterizzato da un debito quasi nullo nei confronti del sistema bancario, da un adeguato livello di pianificazione urbana e dalla presenza di piccole e medie industrie in settori diversificati. Il sindaco di Konya, funzionari della locale Camera di Commercio ed altri rappresentanti istituzionali si sono recati negli Stati Uniti per prendere parte al suddetto seminario fornendo dettagliate informazioni sugli incentivi offerti agli investitori stranieri.

VOLUME SCAMBI NELLA FREE COMMERCIAL TRADE
Il Sottosegretariato al Commercio Estero turco ha comunicato che il volume degli scambi nelle free commercial trade zones è aumentato dell'1.6% nei primi due mesi del 2006 per una somma totale pari a $3.203 milioni ($3.151 nello stesso periodo del 2005). La più alta concentrazione di scambi è avvenuta nella zona franca di Istanbul nel settore della lavorazione del cuoio ($852.2 milioni), seguita da quello dei prodotti agricoli processati ($125.9 milioni) ed in terza posizione da quello dei prodotti vegetali ($55.9 milioni). 

AUMENTATO IL LIVELLO DI DISOCCUPAZIONE

L'Istituto di Statistica turco della Presidenza del Consiglio (Tuik) ha reso noti gli ultimi dati ufficiali sul livello di disoccupazione in Turchia nel 2005. Con un tasso di inizio anno dell'11.5% e nonostante la ripresa avvenuta tra aprile e settembre, in cui il livello di disoccupazione si è assestato intorno al 10%, nell'ultimo trimestre la percentuale è nuovamente salita fino a registrare l'11.2% nel mese dicembre. Resta pertanto elevata la percentuale di forza lavoro che è attualmente disoccupata nel Paese e che è stimata in 2.7 milioni di unità, a fronte di un numero di occupati pari a 21.3 milioni. Si evidenzia infine che tra i disoccupati una larga fetta è rappresentata da soggetti in possesso di un diploma di scuola superiore o di istituto tecnico.

TESSILE: CONSIGLI PER TENERE IL PASSO CON LA CONCORRENZA
 Secondo uno studio condotto dal prof. Isik Tarakcioglu della "Ege University" di Izmir, la crisi del comparto tessile turco impone un'attenzione particolare da parte degli importatori ed utilizzatori finali di macchinari tessili. I produttori turchi di tessili ed abbigliamento, per contrastare l'agguerrita concorrenza cinese e di altri Paesi dell'Estremo Oriente, tendono infatti ad acquistare nuovi macchinari  a tecnologia avanzata che consentono di aumentare la produttività con un consistente abbattimento dei costi, garantendo al contempo una fornitura di  prodotti finali  di alta qualità e ad elevato contenuto tecnologico. Lo studio tuttavia evidenzia che tale quadro potrebbe paradossalmente causare nel lungo termine un serio ridimensionamento del settore in termini soprattutto qualitativi, a seguito della tendenza ormai diffusa di dotarsi di macchinari ad alta tecnologia a scatola chiusa, senza condurre analisi e studi preliminari approfonditi sulla necessità di acquistare nuova strumentazione dall'estero e sul loro concreto utilizzo nelle fabbriche. Le imprese turche del comparto tessile inoltre - conclude lo studio - dovrebbero non solo concentrarsi sulla commercializzazione di prodotti fortemente innovativi, ma soprattutto impegnarsi ad investire in modo massiccio nel settore della ricerca applicata. 

PIASTRELLE, UN MOMENTO DIFFICILE
Secondo il presidente della Federazione dei Produttori turchi di piastrelle in ceramica, Adnan Polat, il settore in questione sta attraversando un difficile momento congiunturale dopo aver contribuito per anni allo sviluppo economico del Paese. Per tale ragione, Polat ha esortato il Governo a mettere in atto adeguate misure volte a sostenere in modo efficace il settore della ceramica, esposto ad una forte competitività a livello internazionale.  Il presidente della Federazione ha infine evidenziato che l'alto costo del lavoro, unitamente a quello dell'energia, dei trasporti e delle materie prime,  rappresentano fattori ostativi all'afflusso di nuovi investimenti nel settore. 

TASSO DI INFLAZIONE: 8.15% A FEBBRAIO
In un recente comunicato la Banca Centrale turca ha fatto presente che l'oscillazione dei prezzi del petrolio potrebbe impedire il raggiungimento degli obiettivi prefissati in sede di bilancio per quanto riguarda il contenimento dell'inflazione il cui tasso annuale, attestatosi al 7.72% a fine 2005, è salito all'8.15% nel mese di febbraio 2006. L'Istituto Centrale prevede che l'inflazione inizi a diminuire nel mese di marzo, confermando che il target prefissato per l'anno corrente resterà invariato al 5%.

LAVORATORI DELLA <TUPRAS> IN AGITAZIONE
Continuano le proteste dei sindacati dei lavoratori della <Tupras> che si oppongono alla cessione in blocco del 51% delle azioni al Consorzio <Koc-Shell>, che si è aggiudicato il tender per la somma di $4.14 miliardi. A seguito di una sentenza di sospensione emessa da una corte nazionale in merito all'operazione di acquisto del pacchetto di maggioranza delle azioni della <Tupras>, il Consiglio Supremo delle Privatizzazioni (Oyk) si pronuncerà nei prossimi giorni riguardo al proseguimento della suddetta operazione finanziaria. L'Amministrazione per le Privatizzazioni (Oib) si è astenuta dall'emettere alcun comunicato, in attesa del responso del Consiglio Supremo, presieduto dal Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan, cui il sindacato in questione ha inoltrato il reclamo. 

CONFERENZA DEL " WORKD ECONOMIC FORUM" A NOVEMBRE
Nel mese di novembre del 2006 il "World Economic Forum", conosciuto nel mondo per l'organizzazione del summit di Davos, si riunirà in Turchia in occasione di una conferenza sullo sviluppo sostenibile. L'evento sarà finalizzato principalmente a riunire sotto un unico tetto aziende nazionali ed estere, esponenti del mondo politico e della società civile, al fine di discutere delle opportunità in campo economico e finanziario che questo Paese al momento può offrire. Un'attenzione particolare sarà inoltre riservata al binomio trasporti ed ambiente, con riferimento al possibile futuro utilizzo di fonti di energia alternativa al fine di ridurre la crescente piaga dell'inquinamento che investe i grandi agglomerati urbani nel mondo.

PRESTITO ALLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE
Un prestito complessivo di 3 milioni di Euro è stato concesso nel corso dei primi tre mesi del 2006 dal Governo turco alle piccole e medie imprese nazionali. La zona dell'Egeo ha attratto la quantità più consistente del prestito (1.2 milioni di Euro) seguita dalla zona del Mediterraneo (Euro 410.000) e dalla regione anatolica (Euro 300.000). Quanto alla suddivisione per settori, 1.4 milioni di Euro sono stati destinati al comparto manifatturiero mentre circa 950.000 Euro assegnati a quello agricolo.

UN SOSTEGNO FINANZIARIO DI 2 MILIARDI DI EURO
Nebi Celik e Ramazan Kadak, vice Sottosegretari del ministero dell'Agricoltura e rappresentanti della Turchia al tavolo negoziale europeo per i dossier relativi alle questioni agricole, hanno di recente annunciato che un sostegno finanziario pari a 2 miliardi di Euro potrebbe essere garantito nel corso dei prossimi sette anni da parte di Bruxelles. Pre-requisito fondamentale per tale finanziamento è rappresentato dalla istituzione in tempi ristretti dell'Agenzia di Pagamento per lo Sviluppo Rurale, la cui costituzione è anche oggetto di un progetto di gemellaggio amministrativo finanziato dalla Commissione europea ed aggiudicato di recente ad un consorzio guidato dall'Austria.

TUTELA DEL PATRIMONIO CULTURALE
Il ministero del Turismo turco ha di recente annunciato l'avvio di un complesso programma finanziato dall'Unione Europea volto a tutelare il patrimonio culturale nella zona sud-orientale della Turchia e più in generale a fornire un importante contributo allo sviluppo economico e sociale della regione. Un progetto in particolare, che si inserisce nella vasta iniziativa Gap che coinvolge il sud est anatolico, è finalizzato alla formazione di guide turistiche, per un totale di circa 125 nuove professionalità. 

VENDITA DI APPARTAMENTI E VILLE
La recente introduzione della legislazione volta a regolare l'acquisto di proprietà immobiliari da parte di stranieri in Turchia ha provocato un rapido incremento della vendita di appartamenti e ville nella zona dell'Egeo. Il numero di immobili al momento posseduti da proprietari di nazionalità non turca ha raggiunto una cifra pari a 21.000 unità. Particolarmente presenti  i nord-europei, in primis i britannici, gli irlandesi, i tedeschi e gli olandesi.

PRESTITO
La <Banca Garanti> ha di recente concesso un prestito al <Gruppo Demirer> e al partner tedesco <Enercon GmbH> ai fini di un consistente investimento nel settore della produzione dell'energia eolica nella regione di Smirne. Una volta concluso, tale complesso sarà in termini di capacità di produzione il primo in Turchia. 

PRIVATIZZAZIONI
Nell'ambito del processo di privatizzazione le autorità turche hanno deciso di cedere i diritti di uso di 4 porti gestiti attualmente dalle Ferrovie turche (Tccd). I porti in parola sono i seguenti: Izmir (area egea), Samsun (Mar Nero), Derince e Bandirma (area di Marmara). E' infine in fase di vendita anche un porto multiuso, adibito essenzialmente all'utilizzo dei contanier, sul versante europeo del Mar di Marmara.

INDICATORI MACROECONOMICI
 - Crescita del Pnl nel 2005: 7.7%
 - Inflazione  annua (prezzi al consumo): 7.72% (2005); 8.16% (gennaio-marzo 2006)
 - Interscambio con l'Italia nel 2005 (dati Ice): 13.12 miliardi di dollari, con esportazioni pari a  7.52  (variazione annua +9.58%)  ed importazioni pari a 5.6  miliardi di dollari (variazione annua +20.49%).

A cura di:
Simona De Martino - Capo dell'Ufficio Economico e Commerciale dell'ambasciata d'Italia;
Gianmarco Macchia - vice Capo dell'Ufficio Economico e Commerciale
Roberto Luongo - direttore dell'Ufficio Ice di Istanbul
Redazione: Tiziana Staffolani - Collaboratore Economico e Finanziario

 14.04.2006

 

ITALIA, 3° PARTNER COMMERCIALE MA
OCCORRE FARE ATTENZIONE ALLA CINA

I dati statistici relativi al commercio estero della Turchia nel bimestre gennaio-febbraio 2006. Il nostro Paese sopravanzato come fornitore da Pechino. Da evidenziare che le esportazioni di quest'ultima verso Ankara sono cresciute in questo periodo di oltre il 17% rispetto al corrispondente bimestre del 2005.

Si forniscono in allegato i dati statistici relativi al commercio estero della Turchia nel bimestre gennaio-febbraio 2006. I dati mostrano che l'Italia è tuttora il terzo partner commerciale della Turchia, ma è stata sopravanzata dalla Cina come terzo Paese fornitore. E' da evidenziare che le esportazioni della Cina verso la Turchia sono cresciute - nel primo bimestre - di oltre il 71% rispetto al corrispondente bimestre del 2005. Le esportazioni dell'Italia mostrano una crescita dell' 11.8%, mentre nel contempo le esportazioni turche verso l'Italia sono aumentate del 18.4%. La quota di mercato dell'Italia sul totale importato dalla Turchia è pari al 6.1%. Il saldo dell'interscambio bilaterale italo-turco è positivo per l'Italia per 92.5 milioni di dollari. Il saldo della bilancia commerciale della Turchia è negativo per 7 miliardi di dollari ed è in crescita del 42.9% rispetto allo stesso periodo del 2005.
                          
L'INTERSCAMBIO COMMERCIALE DELLA TURCHIA
                
(valori in migliaia di dollari e variazioni sul periodo corrispondente)

                                                                      

Genn. - Febbraio  2005

Genn. - Febbraio   2006

Var% 

 

IMPORTAZIONI                    

15,535,971

17,774,327

 

14.41%

ESPORTAZIONI 

 

10,648,985

10,750,464

 

0.95%

di cui : 

PAESE

IMPORTAZIONI

(Genn. Febbraio 2006)

Var%

 

ESPORTAZIONI

(Genn. Febbraio

          2006) 

Var%

 

RUSSIA

 

   2,248,360 

32.17%

     350,114 

19.05%

GERMANIA

 

   1,977,634 

12.70%

  1,321,692 

-9.97%

CINA 

   1,283,046 

71.06%

       71,367 

22.05%

ITALIA

 

   1,081,585 

11.77%

     989,094 

18.44%

FRANCIA

 

      869,538 

13.14%

     600,504 

0.95%

STATI UNITI

 

      782,184 

-0.20%

     850,103 

14.76%

INGHILTERRA

 

      713,933 

19.36%

     898,808 

10.17%

IRAN

 

      495,430 

45.94%

     108,732 

-26.80%

COREA DEL SUD

 

      490,957 

-1.23%

       54,760 

334.74%

SPAGNA

 

      483,756 

22.92%

     445,557 

-6.10%

SVIZZERA

 

      467,301 

-39.27%

     150,688 

113.11%

GIAPPONE

 

      389,472 

13.54%

       35,791 

-16.54%

ARABIA SAUDITA

 

      317,833 

1.09%

     106,753 

-12.66%

BELGIO

 

      305,606 

2.23%<