BUONA PASQUA

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Gli auguri di <Turchia Oggi> a quanti credono e a quanti non credono
nella speranza che il mondo possa trovare un po' di serenità e di
pace. |
Cari amici di <Turchia
Oggi>, Buona Pasqua. Tanti auguri a quanti credono in questa giornata della
Resurrezione e tanti auguri a quanti non credono. Sono trascorsi più di
duemila anni da quel giorno ma - a quanto pare - il mondo non è affatto
cambiato ed il sacrificio del figlio di Dio è servito a ben poco. Sono così
numerosi i fatti di sangue, le crudeltà, le uccisioni e le miserie
quotidiane riportati dalla stampa che ormai non ci si fa neppure più caso.
Tanto che risultano parole al vento anche quelle del Pontefice che -
nonostante si affanni a predicare la pace, l'amore verso il prossimo e la
carità - non riesce a far breccia nei cuori di chi vuole ad ogni costo
guerre, morte e distruzione. E badate, non ci riferiamo solo ai terroristi
che - ovunque si trovino ad operare - portano avanti una loro
calcolata strategia; non ci riferiamo solo all'Iran che tra tre anni
potrebbe avere l'atomica e disporne nel peggiore dei modi; ci riferiamo
anche a chi dovrebbe risolvere certi problemi diversamente e non certo
preparando di nascosto attacchi nucleari pur di avere ragione. La speranza è
che oltre Atlantico qualcuno - più saggio - riesca a far comprendere al Capo
della Casa Bianca che altri sono i modi per ottenere quello che si vuole.
Bush ha già commesso un errore, invadendo un Paese - l'Iraq - con la scusa
che Saddam Hussein aveva armi di distruzione di massa. Non era affatto vero
ed ora il presidente rischia addirittura un impeachement
nell'affaire del <Ciagate>. Le conseguenze della guerra,
naturalmente, non le stanno pagando gli Stati Uniti che si trovano migliaia
di chilometri lontani dall'Iraq. No, le stanno pagando gli iracheni che ogni
giorno muoiono a decine per gli attentati che si susseguono con una
escalation devastante, le sta pagando l'Europa per il rincaro continuo del
petrolio che ha portato alle stelle i prezzi dei generi primi, le stanno
pagando infine anche Paesi, come la Turchia, che hanno la sfortuna di
confinare con l'Iraq e che ora si trovano a dover affrontare in maniera
drammatica situazioni che diversamente non si sarebbero nemmeno poste.
Prendiamo
per l'appunto il caso della Turchia. Una politica ambigua di Washington ed
una addirittura provocatoria di Bruxelles, hanno permesso ai curdi di
impossessarsi del Nord Iraq e di mettere praticamente le mani sui giacimenti
di greggio. Le avance - limitate dapprima ad una maggiore autonomia
del popolo curdo ormai indipendente da Baghdad - sono diventate via via più
pressanti tanto che ora addirittura si insiste sulla creazione di un grande
Kursistan che inevitabilmente andrebbe a toccare i territori sia della Siria
che dell'Iran e della Turchia. In Siria ci sono stati la scorsa estate
alcune sommesse duramente represse da Damasco. Incidenti a suo tempo erano
scoppiati anche in Iran, ma non se ne seppe più di tanto. L'obiettivo
primario rimane però la Turchia. Destabilizzandola con una serie di
attentati compiuti dai terroristi del Pkk, i curdi hanno buon gioco nel far
prevalere il loro gioco sottile: che poi è quello di provocare le tentazioni
dell'esercito turco con un loro pesante intervento e richiamare così
l'attenzione del mondo occidentale sulla incapacità di Ankara di rispettare
i diritti civili. Solo l' intervento strumentale di 50 parlamentari europei
(tra i quali il solito Vittorio Agnoletto) poteva condannare gli incidenti
di Diyarbakir - costati la vita purtroppo anche ad alcuni innocenti - quando
era evidente che il piano era stato coordinato a tavolino da quanti
agiscono dietro le quinte con la complicità di agenti esterni. Non
altrimenti le manifestazioni di Diyarbakir, scaturite durante i funerali dei
guerriglieri uccisi durante un conflitto a fuoco con la polizia, si
sarebbero fermate lì. Ed invece si sono allargate in più parti della
Turchia, dal sud-est anatolico alla stessa Istanbul. E non solo mancati
neppure azioni da parte di donne-kamikaze . Gli Usa - e l'Europa in
primis - forse non si rendono conto che se dovesse venir meno il fronte
turco, sarebbe una debacle
per l'intero l'Occidente. Ankara dal canto suo faccia la sua parte. Conceda
alle popolazioni curde quei diritti che forse ancora non sono state dati
pienamente. Ed in quanto al premier, sarebbe bene che Erdogan pensasse meno
ai turbanti,ai foulard e al divieto degli alcolici, e comunque a
rivendicazioni di carattere islamico, e un po' più al mantenimento
dell'ordine democratico nel Paese.
Per la correttezza delle informazioni, sugli incidenti in Turchia riportiamo
alcune considerazioni di altri analisti che - pur risalenti alla scorsa
settimana - sono sempre validissime. Aggiungiamo anche take su i più recenti
fatti di cronaca. (Turchia
Oggi)
14.04.2006
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TRA OPPOSTE PRESSIONI

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Opinione pubblica turca ha chiesto al premier Recep Tayyip Erdogan
il pugno di ferro contro l'attività del Pkk. L'UE è invece per una
soluzione politica. |
Il
Governo turco è nella morsa di opposte pressioni dopo l'intensa ripresa
delle attività del Pkk (Partito dei lavoratori curdi) di Abdullah Ocalan
nella Turchia orientale e ad Istanbul: da un lato l'Europa chiede ad Ankara
di astenersi nelle sue reazioni da un "uso eccessivo della forza";
dall'altro, l'opinione pubblica e i partiti turchi di opposizione lo
accusano di lassismo e chiedono misure più drastiche contro il terrorismo
curdo, una richiesta di pugno di ferro riecheggiata con forza durante i
funerali di cinque militari ed un poliziotto rimasti uccisi nel corso di
attacchi del Pkk alle forze dell'ordine.
Le tensioni, le pressioni e le polemiche hanno preso avvio dai sanguinosi
incidenti a Diyarbakir, in occasione dei funerali di 14 membri del Pkk morti
nel fine settimana precedente in uno degli scontri con i militari turchi
intensificatisi gradualmente dal giugno 2004 quando il Pkk ha sospeso la sua
tregua unilaterale dichiarata nel 1999 dopo la cattura di Ocalan in Kenya.
Gli incidenti di Diyarbakir si sono poi estesi nel corso della scorsa
settimana anche a Batman ed in altre località della Turchia orientale
curdofona ed hanno provocato in totale 12 morti (tra cui 3 ragazzini) e
centinaia di feriti, sia tra i manifestanti (161), sia tra le forze
dell'ordine (199). Trecento negozi sono stati danneggiati e saccheggiati e
circa 500 manifestanti sono stati arrestati.
Questi
incidenti hanno avuto un seguito la notte del 2 aprile ad Istanbul dove, per
rappresaglia, alcuni membri incappucciati del Tak (Falchi per la libertà del
Kurdistan, un gruppo di fuoriusciti del Pkk, che la polizia ritiene una
sigla paravento dello stesso Pkk), hanno lanciato bottiglie incendiarie su
un autobus cittadino uccidendo tre persone e ferendone altre tre. Esponenti
dello stesso Tak hanno fatto esplodere poi una bomba in una sede del partito
al Governo Akp di un quartiere popolare di Istanbul, ferendo tre persone.
Cinque militari turchi sono stati uccisi su una montagna nei pressi di
Sirnak ed un poliziotto è morto in seguito ad un attacco contro un
commissariato nella provincia di Bingol.
Il timore di una ripresa in grande stile del terrorismo del Pkk
(classificato come terrorista anche dall'UE) è diffuso tra la opinione
pubblica turca che teme un ritorno agli anni di piombo turchi, il
quindicennio 1984-1999, quando oltre 30 mila persone rimasero uccise. Un
timore che rischia di innescare acute tensioni tra la popolazione turca e
quella curda dell'est.
La ripresa del terrorismo del Pkk viene imputata al Governo. Il leader del
partito Chp (socialdemocratico) di opposizione, Deniz Baykal, ha
espressamente accusato il Governo di "lassismo" chiedendo misure più
drastiche contro il terrorismo, mentre vari commentatori hanno osservato che
la speranza di una democratizzazione del nazionalismo curdo si sta rivelando
infondata.
In particolare sotto accusa sono i dirigenti locali del "Partito democratico
turco" (Dtp) creato nel 2004, con dichiarazioni moderate, da alcuni ex
deputati curdi (tra cui Leyla Zana, liberata dopo 10 anni di galera per
complicità con il Pkk) sostituendosi all'auto-dissolto Dehap, sotto accusa
"legami organici" con il Pkk e per brogli elettorali.
Durante gli incidenti di Diyarbakir - hanno notato i giornali turchi - i
dirigenti del Dtp hanno fatto appelli a resistere alle forze dell'ordine ed
a tenere chiusi i negozi.
Il sindaco di Diyarbakir, Osman Baydemir, membro del Dtp, è sotto inchiesta
giudiziaria per avere esaltato "il coraggio" dei manifestanti che
sfasciavano le vetrine, pur invitandoli apparentemente alla calma. Il
segretario del Dtp di Batman, Ayhan Karabulut, si è costituito alla polizia
che lo cercava per avere istigato gli scontri. Il capo del Dtp di Osmaniye,
Ibrahim Dindar, è stato arrestato per avere nascosto in casa due membri del
Pkk che preparavano un attentato. Anche il sindaco di Hakkari, Metin Tekce,
è sotto accusa per avere sostenuto che "il Pkk non è un' organizzazione
terrorista".
Il giornale <Radikal> ha scritto in un commento che "è difficile fare una
distinzione tra Pkk e Dtp, che ne sembra ormai il portavoce, senza nemmeno
l'autonomia mostrata dal Dehap", mentre il giornale <Milliyet> ha
sottolineato che "il Dtp è ormai il braccio politico del Pkk" e "non può
rappresentare i turchi". Vari commentatori non escludono che su queste basi
la magistratura possa chiedere lo scioglimento del Dtp, come è avvenuto per
tutti i partiti curdi che lo hanno preceduto.
Lo stesso premier turco Recep Tayyip Erdogan, pur confermando che "non vi
saranno passi indietro" nel processo di democratizzazione in corso in
Turchia orientale promettendo anzi "più diritti e più democrazia", ha
affermato che si rifiuterà di avere contatti con il Dtp "fino a quando esso
non riconoscerà che il Pkk è un'organizzazione terrorista".
Erdogan ha criticato i circa 50 parlamentari europei (tra cui gli
italiani Vittorio Agnoleto, Fausto Bertinotti, Giulietto Chiesa e Lilli
Gruber) che gli hanno scritto una lettera in cui si condanna il Governo
turco per gli incidenti di Diyarbakir e Batman. "Quei parlamentari europei
avrebbero dovuto assistere agli incidenti prima di scrivere quella lettera",
ha affermato. (Lucio
Leante/Ansa)
14.04.2006
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CAMBIO DI STRATEGIA

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Gli incidenti dei giorni scorsi in Turchia sembrano dimostrare che
il Pkk si sta movendo diversamente da come aveva fatto in passato. I
funerali di Diyarbakir una occasione per una prova di forza. |
12 morti, centinaia di feriti e di arresti sono il bilancio
pesantissimo di una settimana di violenze e scontri che hanno
infiammato le città della Turchia orientale. Le violenze si sono poi
propagate fino ad Istanbul, dove in due diversi raccapriccianti
episodi hanno perso la vita quattro persone. Questo epilogo violento
è arrivato al termine di un periodo, la fine di marzo,
caratterizzato da diversi e contraddittori sviluppi sul fronte della
questione curda.
Vediamo quindi di procedere con ordine.
Il 20 marzo lo Stato Maggiore delle Forze Armate aveva comunicato la
sua decisione di non concedere l'autorizzazione a procedere nei
confronti del capo di stato maggiore dell'esercito, generale
Buyukanit, e di altri ufficiali dell'esercito e della gendarmeria.
L'autorizzazione era stata richiesta dal giudice Sarikaya titolare
dell'inchiesta sullo scandalo di Semdinli. Il giudice aveva mosso
accuse molto gravi nei confronti del generale Buyukanit: di aver
cercato di influenzare con le sue dichiarazioni le indagini sui
membri della gendarmeria implicati nello scandalo. Buyukanit aveva
affermato, parlando di uno degli arrestati: "Lo conosco, abbiamo
lavorato insieme in passato, è un bravo ragazzo". Facendo poi
riferimento alla testimonianza di un imprenditore di Diyarbakir
rilasciate davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sul
caso Semdinli, Sarikaya aveva accusato Buyukanit e gli altri
ufficiali di avere creato una organizzazione illegale e di aver
prodotto falsi documenti, nel periodo in cui il generale prestava
servizio a Diyarbakir. Le accuse di Sarikaya avevano scatenato una
vera e propria tempesta politica ed avevano creato un forte clima di
tensione tra le forze armate e il governo Erdogan. I militari
accusavano il giudice di essere uno strumento di un disegno politico
volto a discreditare le forze armate. Sibilline erano state le
dichiarazioni del capo di Stato Maggiore, generale Ozkok: "Se le
Forze Armate si trovassero costrette a difendersi, tutti ne
risentirebbero, a cominciare dalla borsa e dal processo di adesione
alla UE". Non ha quindi sorpreso nessuno il rifiuto dello Stato
Maggiore di concedere l'autorizzazione al giudice Sarikaya. Con il
loro comunicato, però, i militari non si limitavano a motivare dal
punto di vista giuridico la loro decisione ma provvedevano anche a
una delegittimazione dell'operato di Sarikaya invitando "chiunque
avesse responsabilità costituzionali a individuare chi si celasse
dietro l'operato del giudice".
Un inatteso e riservato incontro tra il premier Recep Tayyip Erdogan
ed il generale Buyukanit sanciva poi la raggiunta tregua tra
l'esecutivo ed i militari.
Il giorno successivo al comunicato dei militari coincideva con la
festa del Newroz, l'occasione nella quale la tradizione curda
festeggia l'inizio della primavera. A lungo vietata dalle autorità,
in seguito al recente processo riformatore da alcuni anni i curdi
sono tornati liberamente a festeggiare questa ricorrenza. Nonostante
gli allarmismi della vigilia, anche quest'anno centinaia di migliaia
di persone hanno potuto, a parte qualche rara eccezione, festeggiare
pacificamente l'evento nelle regioni orientali e nelle metropoli del
paese.
Quasi nelle stesse ore, dalle città di Diyarbakir e Urfa, arrivava
la notizia che tre televisioni locali avevano cominciato a
trasmettere programmi in lingua curda. La possibilità di mandare in
onda trasmissioni radio-televisive "in lingue e dialetti usati
tradizionalmente dai cittadini turchi nella vita quotidiana" era
stata una delle conquiste ottenute dal processo riformatore in
chiave europea. Fino a questo momento però solamente la tv di stato
<Trt> aveva inserito nei suoi palinsesti una trasmissione quotidiana
di 30 minuti nella quale, a rotazione, venivano usate due varianti
della lingua curda, zaza e kurmanji, il bosniaco, il circasso e
l'arabo. Ostacoli e impedimenti di varia natura avevano impedito la
concessione della necessaria autorizzazione alle radio-televisioni
private che chiedevano di mandare in onda trasmissioni in lingua
curda. Il 17 marzo il Consiglio Superiore per la Radio e la
Televisione (Rtuk) aveva concesso l'agognata autorizzazione a due tv
di Diyarbakir, <Gun Tv> e <Soz Tv>, ed a una radio di Urfa, <Medya
Fm>. Per il momento l'autorizzazione consente un totale di 4 ore di
programmazione alla settimana con sottotitoli in turco. Da più parti
la decisione del Rtuk alla vigilia del Newroz era stata interpretata
come un segnale positivo lanciato dall'establishment alla
popolazione curda.
Ad una settimana dalla festa del Newroz, però, la situazione nelle
regioni orientali precipitava rapidamente. La scintilla l'aveva
fornita la notizia che l'esercito in un operazione nella regione di
Bingol/Mus aveva ucciso 14 militanti del Pkk.
I funerali a Diyarbakir di quattro militanti uccisi a Mus sfociavano
infatti in guerriglia urbana quando la polizia cercava di impedire
con la forza la formazione di un corteo di 1000 persone diretto
verso il centro della città.
Per tre giorni migliaia di persone, 3000 secondo i dati della
polizia, in gran parte giovani e giovanissimi, innalzavano
barricate, incendiavano pneumatici, attaccavano edifici pubblici e
si scontravano con la polizia. Le immagini delle forze speciali
della polizia con passamontagna e dei convogli militari che
affluivano in città richiamavano alla memoria quelle degli anni più
bui per la città e la regione, gli anni '90. Nonostante le
dichiarazioni del prefetto e degli organi di polizia, "Abbiamo dato
l'ordine di non usare armi da fuoco", "Le forze dell'ordine hanno
mostrato grande sangue freddo", il bilancio dei tre giorni di
scontri era pesantissimo: 7 vittime, tutte civili, compresi due
bambini, colpite da proiettili, veri o di plastica, centinaia di
arresti e di feriti, decine di negozi semidistrutti. La protesta e
gli scontri si erano frattanto rapidamente estesi anche ad altri
centri della regione contribuendo ad aggravare il bilancio: un
bambino di tre anni ucciso da un proiettile alla gola a Batman e due
vittime, sempre per colpi d'arma da fuoco, a Kiziltepe.
Le
violenze poi non risparmiavano nemmeno la lontana Istanbul: un
imbianchino di 50 anni moriva nell'esplosione di una bomba
abbandonata in un cestino di rifiuti accanto ad una fermata
dell'autobus. L'attentato veniva rivendicato dai fantomatici "Falchi
per la Liberazione del Kurdistan" che già in passato avevano
rivendicato simili azioni in località turistiche del paese. Tre
persone perdevano infine la vita in un altro quartiere popolare di
Istanbul, nell'incendio dell'autobus sul quale viaggiavano, colpito
dalle bottiglie molotov dei manifestanti.
Di fronte alla gravità della situazione ci sono state le
dichiarazioni del Primo Ministro Erdogan: "Invito le madri a
controllare i propri figli, altrimenti dopo sarà inutile piangere.
Le forze di sicurezza sono pronte a contrastare ogni manifestazione
in appoggio ai terroristi, che si tratti di donne o di bambini".
Dello stesso tono le parole del ministro dell'Interno Abdulkadir
Aksu, che ha commentato gli scontri di Diyarbakir definendoli "un
tradimento della patria e della persona umana". Nessun riferimento
alle vittime ed alle circostanze in cui sono state uccise. Alle
reazioni degli esponenti del Governo ha risposto Ahmet Turk,
co-presidente del <Dpt> (Partito della Società Democratica): "Le
parole del premier Erdogan non fanno onore al suo ruolo. Non ha
detto nemmeno di essere dispiaciuto per la morte di bambini". Il
presidente della Associazione dei Diritti umani (Ihd), Alatas, in
una conferenza stampa ha condannato l'uso della violenza ed ha
definito "disastrosa la prospettiva che essa si possa propagare in
tutto il paese" facendo riferimento alle vittime di Istanbul.
Mentre si contano le vittime e si raccolgono i detriti per le
strade, si riapre il valzer delle interpretazioni.
Buona parte del mondo politico e delle istituzioni legge gli episodi
dei giorni scorsi come il segnale di un cambio di strategia da parte
del Pkk. La conferma viene indicata nell'atteggiamento della
televisione curda <Roj-Tv> che trasmette dalla Danimarca, accusata
di aver diretto ed indirizzato gli scontri, ordinato la serrata dei
negozi e invitato i manifestanti a colpire i negozianti reticenti.
Al di là dell'effettivo ruolo avuto dalla tv lascia quantomeno
perplessi vedere esponenti politici e media attribuire al Governo
danese la responsabilità per quanto accade nell'est del Paese. Detto
questo, anche ai più appassionati difensori della causa curda appare
difficile credere al carattere spontaneo della rivolta, e non
intravedere dietro quello che è accaduto la volontà da parte del Pkk
di riaffermare la sua autorità e la sua visibilità portando lo
scontro dalle montagne, dove è nettamente in difficoltà, ai centri
urbani. Già in passato, lo scorso 15 febbraio, attraverso la stampa
e i siti internet, l'organizzazione aveva fatto appello alla serrata
dei negozi per ricordare l'anniversario della cattura di Ocalan. Un
invito andato disatteso. Come ricorda Ahmet Insel su <Radikal>, in
quell'occasione attraverso alcuni organi di stampa il Pkk aveva
accusato le amministrazioni locali di irresponsabilità. I funerali
di Diyarbakir hanno rappresentato quindi per l'organizzazione
l'occasione per una prova di forza.
Le
immagini di Diyarbakir hanno poi mostrato, anche a chi ha finora
preferito non vedere, la drammatica realtà in cui vive la
popolazione, soprattutto giovanile, delle città della Turchia
orientale: giovani cresciuti negli anni '90 in clima di guerra e di
violenza, altissimi tassi di disoccupazione, disgregazione delle
strutture familiari prodotta dalla situazione di emigrazione
forzata, assenza di politiche sociali. Un quadro che da solo
basterebbe a creare le premesse per esplosioni di violenza come
quelle dei giorni scorsi.
Ad essere al centro delle valutazioni c'è poi l'atteggiamento dello
Stato, delle istituzioni e delle forze di sicurezza.
Come ha rivelato ancora Ahmet Insel, la base del Pkk attaccata
sabato 25 era controllata dai militari da più di un anno, e quindi è
legittimo chiedersi perchési sia scelto proprio questo momento per
un'azione armata. Una domanda di questo genere porterebbe più
lontano, fino ad interrogarsi sulle modalità con cui viene condotta
dal punto di vista militare la guerra al Pkk, cosa effettivamente
accada nelle operazioni militari al di là degli scarni comunicati
ufficiali.
Le dichiarazioni poi delle autorità che lodano l'equilibrio delle
forze di sicurezza nel gestire la crisi dei giorni scorsi sono
smentite dalla gravità del bilancio delle vittime e dalle modalità
in cui sono state uccise. Sono pochissime però le voci che si levano
per chiedere di fare chiarezza su questo punto. Tra esse quella
dell'ex presidente dell'associazione dei diritti umani, Ondul, per
il quale "è necessaria un'inchiesta su chi abbia dato l'ordine di
sparare e su chi lo abbia concretamente applicato". In generale
sembra passare l'atteggiamento per cui l'epilogo drammatico di
manifestazioni come quelle dei giorni scorsi abbia qualcosa di
inevitabile e naturale.
L'unico elemento certo è il fatto che le violenze degli ultimi
giorni corrono seriamente il rischio di produrre un unico effetto,
quello di ridurre di nuovo la questione curda ad un problema di
ordine pubblico da lasciare alle forze di sicurezza. Una soluzione
che farebbe la gioia di quanti, su entrambi i fronti, vorrebbero che
la tensione continuasse a rimanere molto alta nella regione, magari
tornando ad applicare lo stato d'eccezione, abolito nel 2002. In
questo senso non è certo incoraggiante la notizia che il governo
starebbe per mettere mano alla Legge Antiterrorismo nel senso di un
suo inasprimento, assecondando pressioni in tal senso che giungono
da diversi ambienti.
Sembrano quindi salutari gli appelli che da più parti giungono
perché sia la politica e non la violenza a prendere la parola dando
vita ad una vera e propria campagna di mobilitazione nazionale per
affrontare la questione curda in tutta la sua complessità. Tra i
molteplici elementi che al momento rendono però più difficile questo
ritorno al primato della politica, due sembrano essere i più
rilevanti:
il primo riguarda lo spazio di manovra effettivo di cui è in
possesso il Governo Erdogan: la recente crisi con i militari sul
caso Semdinli ha mostrato ancora una volta la tragica contraddizione
nella quale è avvinghiato il partito Akp: da una parte chiamato a
ridisegnare gli equilibri di potere tradizionali della politica
turca e dall'altra, per la sua matrice islamica, costantemente a
rischio di vedersi delegittimato con l'accusa di attentare alla
laicità della repubblica.
Il secondo riguarda il ruolo e lo spazio che il sistema è disposto
ad accordare ai rappresentanti politici curdi. In questo senso la
decisione di aprire un'inchiesta sul sindaco di Diyarbakir, Baydemir,
accusato di aver fraternizzato con i rivoltosi, e le rivelazioni del
presidente del Dtp, Ahmet Turk: "Noi siamo pronti al dialogo ma ho
chiesto dieci volte un appuntamento al ministro degli interni e non
l'ho avuto, l'ho chiesto al Primo Ministro e non me l'ha dato" - per
il momento non sembrano autorizzare l'ottimismo. (Fabio
Salomoni/www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/5496/1/51)
14.04.2006
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IL PROPRIO DOVERE

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Così ha detto il gen. Hilmi Ozkok, in visita a Diyarbakir
dopo i recenti incidenti, a proposito delle Forze Armate
turche. |
Le Forze
Armate turche amano i cittadini turchi e intendono proteggerli al
pari degli altri cittadini turchi. Lo ha affermato il Capo di Stato
maggiore delle Forze Armate turche, generale Hilmi Ozkok, in una sua
eccezionale visita nella regione del sud-est anatolico a maggioranza
curdofona.
"Noi amiamo tutti i cittadini di questa regione. Siamo le Forze
Armate dell'intera Nazione. E serviamo l'intera nazione", ha
dichiarato il numero uno dei militari turchi a Diyarbakir.
Diyarbakir e diverse altre località della regione sud-orientale sono
state teatro recentemente di sanguinosi scontri tra le forze
dell'ordine e dimostranti filo-Pkk che hanno provocato 15 morti e
centinaia di feriti.
Ozkok ha affermato che i dimostranti non rappresentavano le reali
opinioni della gente e li ha accusati di avere usato deliberatamente
i bambini nelle manifestazioni per guadagnare consensi ed
imbarazzare le forze dell'ordine.
"Le Forze Armate turche stanno facendo il loro lavoro", ha soggiunto
a tale proposito Ozkok. (Ansa)
14.04.2006
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UN MOMENTO PARTICOLARMENTE DIFFICILE
SCONTRO A FUOCO CON 14 MORTI (12 DEL PKK e 2 MILITARI)
Dodici militanti del Pkk, tra cui due donne, e due militari
turchi sono rimasti uccisi in uno scontro a fuoco a Sirnak. Nel corso di
un'operazione militare, i soldati hanno circondato il gruppo di terroristi
dell'organizzazione separatista armata curda Pkk che il 4 aprile scorso
avevano ucciso 5 soldati sulla montagna di Gabar nella stessa provincia di
Sirnak. Ne è seguito il conflitto a fuoco con vittime da ambo le parti. (Ansa)
DUE SOLDATI MUOIONO NELLO SCOPPIO DI
UNA MINA
Due soldati turchi sono stati uccisi ed altri due sono rimasti
feriti nell'esplosione di una mina nel sudest della Turchia. Lo riferiscono
le autorita' locali che attribuiscono la responsabilità dell'attentato ai
separatisti curdi del Pkk. (Adnkronos-Dpa)
ATTENTATO CONTRO UNA MOSCHEA AD ORDU
Attentato nella madrassa di una moschea nella cittadina di
Ordu, sulla costa del Mar Nero, in Turchia. Una persona è rimasta uccisa,
molto probabilmente una attentatrice suicida,e altre tre ferite.
L'esplosione e' avvenuta nei bagni della scuola femminile. Le forze
dell'ordine hanno scoperto un secondo ordigno non ancora esploso nel
giardino della moschea. (Adnkronos-Dpa)
ESPLOSIONE A DIYARBAKIR, TRE FERITI
Una bomba è esplosa a Diyarbakir, capoluogo della regione
orientale curda della Turchia, ferendo tre persone. Lo hanno reso noto le
reti televisive turche aggiungendo che la polizia attribuisce l'esplosione
ad un attentato del Pkk. I feriti sono il conducente ed un passeggero di un
piccolo autobus municipale ed un passante. (Ticin@nline)
LA PROTESTA DI DUE SOLDATI
E' terminata
senza spargimenti di sangue una breve presa di ostaggi nel
pieno centro di Istanbul dove due giovani militari assenti
ingiustificati da una caserma di Egirdir ed armati di
pistole ad aria compressa, avevano sequestrato per alcuni
minuti un impiegato e un cliente all'interno di un fast food
della catena <Burger King> prima di arrendersi alla polizia
che aveva circondato il locale.
Di età fra i 20 e i 25 anni, vestiti con la stessa t-shirt con
la scritta "Turchia" ed i colori della bandiera turca, i due
hanno poi dichiarato di "aver compiuto quel gesto in segno
di protesta per quanto è accaduto nel sud-est del Paese
negli ultimi giorni, facendo riferimento agli scontri tra
miliziani curdi e forze di sicurezza e lamentando che non
sia stato fatto nulla per proteggere i soldati uccisi".
ARRESTATI 11 MILITANTI DEL PKK
La polizia turca ha arrestato ad Istanbul 11 militanti del
Partito dei lavoratori curdi (Pkk) con l'accusa di aver pianificato un
attentato terroristico. Lo riferisce l'agenzia stampa <Anatolia>, precisando
che le forze dell'ordine hanno sequestrato materiale esplosivo e tutto il
necessario per fabbricare un ordigno. (Adnkronos-Xin)
FORZE DI SICUREZZA UCCIDONO SEI RIBELLI
Le forze di sicurezza turche hanno ucciso sei militanti del
Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk), formazione politica
indipendentista clandestina, nel corso di scontri nel sud-est della regione
curda . Lo hanno riferitofonti delle stesse forze di sicurezza.
L'uccisione dei sei è solo l'ultimo episodio di una escalation
di attacchi, alcuni rivendicati da gruppi legati al Pkk, e dopo la più
sanguinosa rivolta civile avvenuta da oltre un decennio nella regione.
Le forze di sicurezza, nel corso di un'operazione con appoggio
di elicotteri lanciata tre giorni fa nell'area montuosa di Sirnak, vicino al
confine iracheno, hanno ucciso i sei ribelli ieri, hanno detto le fonti. (Reuters)
14.04.2006
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POLITICA IMMUTATA

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Lo ha rimarcato, a proposito dell'Italia nei confronti della Turchia, il
nostro ambasciatore ad Ankara Carlo Marsili. Nessuna opposizione alla
membership nell'UE. |
L'ambasciatore d'Italia ad
Ankara, Carlo Marsili, ha dichiarato in un'intervista al giornale turco in
inglese <Turkish Daily News> che la politica dell'Italia verso la Turchia non
cambierà con la vittoria del centrosinistra nelle lezioni politiche che si sono
tenute nel nostro Paese.
"Per quanto riguarda la vittoria del signor Prodi, nuovo presidente del
Consiglio, posso dire che non vi sarà alcun cambiamento nella nostra politica
verso la Turchia", ha dichiarato Marsili con rferimento al fermo appoggio alla
richiesta turca di aderire a pieno titolo all'Unione Europea garantito dal
Governo presieduto da Silvio Berlusconi.
"Non vi è alcuna opposizione in Italia alla membership della Turchia
(nell'UE) e la Turchia è considerata favorevolmente nel Parlamento italiano, con
alcune minori eccezioni", ha aggiunto l'ambasciatore.
"Finora l'Europa si è allargata verso l'Europa settentrionale e orientale,
un'area di interesse per Paesi come la Francia e la Germania. Il Mediterraneo,
un'area di interesse vitale per l'Italia, è stato trascurato. Per l'Italia, la
Turchia, che è il più grosso Paese mediterraneo, è l'ultimo anello per chiudere
il cerchio dell'UE", ha concluso Marsili. (Ansa)
14.04.2006
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IN PREPARAZIONE
NUOVO PACCHETTO
DI RIFORME
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Vi sono comprese un più stretto controllo sui bilanci
militari, la nomina di un ombudsman per combattere la
corruzione ed una legge che protegga i diritti di proprietà
delle minoranze religiose. |
Il Governo turco
presenterà al Parlamento, prima delle vacanze estive, un nuovo
pacchetto di riforme sulla via della sua adesione all'unione
Europea, che tuttavia non conterrà ancora le misure più spinose per
Ankara richieste dall'UE. Lo ha annunciato il ministro egli Esteri
turco, Abdullah Gul, respingendo esplicitamente la tesi, diffusa tra
le diplomazie europee, che Ankara abbia rallentato il suo impegno
europeista da quando ha ottenuto l'inizio formale del negoziato di
adesione con l'UE nell'ottobre scorso.
"Noi siamo decisi a continuare il processo di riforme. Non è vero
che stiamo andando indietro. Stiamo continuando avanti nella
direzione di più democrazia e diritti umani", ha affermato Gul in
una conferenza stampa.
Le riforme da lui annunciate comprendono un più stretto controllo
sui bilanci militari, la nomina di un ombudsman per combattere la
corruzione ed una legge che protegga i diritti di proprietà delle
minoranze religiose, ma non comprenderanno per il momento le più
urgenti richieste avanzate dall'UE:
Tra queste ultime, la modifica o l'abrogazione dell'articolo 301 del
codice penale che punisce le opinioni offensive per le istituzioni e
l'identità turca, in base al quale fu accusato lo scrittore Orhan
Pamuk (poi prosciolto= e vari giornalisti.
"IN questo momento non prevediamo cambiamenti nell'articolo 301. Ma
se sarà necessario, un cambiamento sarà possibile", ha detto Gul.
Assente dalle parole di Gul è stato anche ogni impegno a riaprire il
seminario greco-ortodosso di Hebeliada, nei pressi di Istanbul,
chiuso da vari decenni e la cui riapertura è stata spesso richiesta
dall'UE e dalla Grecia in particolare.
Gul ha poi confermato, invece, che il suo Governo - che l'anno
venturo dovrà affrontare nuove elezioni - presenterà per contrastare
con più efficacia la ripresa del terrorismo del Pkk in Turchia
orientale ed altrove.
"Le esigenze delle forze di sicurezza devono essere adempiute. E'
inutile parlare di libertà e democrazia non hanno mezzi sufficienti
per combattere contro il terrorismo", ha affermato senza precisare
le nuove misure da prendere.
Le forze di sicurezza turche si sono spesso lamentate che le attuali
norme vigenti non consentono una efficace lotta al terrorismo ed
hanno chiesto tra l'altro un prolungamento dello stato di fermo per
i sospetti e meno facili concessioni ella libertà provvisoria da
parte dei magistrati. (Ansa)
14.04.2006
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VARATA INTANTO QUELLA SUL SISTEMA SOCIALE

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Prevede che le tre forme (assicurazioni, Fondo pensionistico
e Istituzione dipendenti autonomi) siano raggruppate in
Turchia sotto un unico "ombrello". |
Il nuovo
pacchetto di riforme per il settore della sicurezza sociale della
Turchia è pronto e il premier Recep Tayyip Erdogan lo ha presentato
all'incontro con i suoi parlamentari, come scrive l'agenzia <Cihan>.
La riforma del sistema prevede che le tre istituzioni che al momento
di occupano della sicurezza sociale (Istituzione assicurazioni
sociali, Fondo pensionistico e Istituzione dipendenti autonomi),
siano raggruppate sotto un unico "ombrello".
Inoltre la riforma prevede che fino a 18 anni tutti i cittadini
usufruiscano dell'assistenza sanitaria gratuita presso tutti gli
ospedali pubblici e quelli privati convenzionati. (Vita.it)
14.04.2006
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AMBASCIATORE AD ANKARA RAPPRESENTANTE SPECIALE PER IL M.O

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Si tratta del danese Christian Hoppe, da cinque anni
diplomatico ad Ankara, che assumerà l'incarico nel prossimo
settembre. |
L'ambasciatore
danese in Turchia è stato nominato nuovo rappresentante speciale di
Copenaghen in Medio Oriente. A rivelarlo sono stati alcuni
funzionari danesi, sottolineando gli sforzi che il Paese sta
compiendo per ristabilire la propria immagine nel mondo islamico
dopo la contestatissima pubblicazione delle vignette su Maometto.
Christian Hoppe, da cinque anni ambasciatore in Turchia, assumerò il
nuovo incarico in settembre: anche se l'annuncio non deve
considerarsi direttamente legato alla crisi scoppiata a gennaio si
avverte la necessità "di ristabilire la buona reputazione della
Danimarca", hanno chiarito i funzionari. (da
Adnkronos)
14.04.2006
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RINVIATO A GIUDIZIO L'ASSASSINO DI DON SANTORO

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Depositate le motivazioni dalla Procura di Trabzon nei
confronti del sedicenne Ouz Akti. Indagini ancora aperte. |
Rischia l'ergastolo il
giovanissimo fanatico che il 5 febbraio uccise padre Andrea Santoro
a Trebisonda, nella Turchia settentrionale. La televisione <Ntv> ha
riferito che il sedicenne Ouz Akti è stato rinviato a giudizio per
omicidio premeditato. Il pubblico ministero ha chiesto per il
ragazzo anche un anno di carcere per detenzione illegale di armi e
una condanna da sei mesi a tre anni per minaccia alla sicurezza
pubblica. Il giovane sarà giudicato dal tribunale dei minori che,
all'udienza preliminare, dovrà stabilire se processarlo. L'avvocato
dell'omicida, Mahya Usta, ha riferito di non aver ancora ricevuto
copia del rinvio a giudizio. Non è ancora chiaro cosa abbia spinto
Akti a sparare a padre Santoro, 61 anni, subito dopo la messa
celebrata nella chiesa di Santa Maria. Testimoni hanno riferito di
averlo sentito urlare "Allahu Akbar" (Dio è il più grande) prima che
partissero i due colpi che uccisero il missionario. Nei giorni
successivi all'omicidio si disse che il ragazzo aveva agito spinto
dalla rabbia per le vignette satiriche sul profeta Maometto
pubblicate da un giornale danese, per le quali si era levata
un'ondata di sdegno in tutto il mondo islamico. Un'altra ipotesi e'
invece che il ragazzo abbia agito come killer per conto dei boss che
gestiscono il traffico di prostitute-schiave dall'Est e che
potrebbero aver punito il prete per l'aiuto dato a molte giovani. (Agi)
14.04.2006
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INGEGNERE TURCO UCCISO DAI TALEBANI IN AFGHANISTAN
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La vittima lavorava alla <Kolin>, una compagnia
specializzata in infrastrutture. Un suo collega era stato
assassinato nel febbraio scorso. |
Un ingegnere
turco, che lavorava ad un progetto per la costruzione di una
super-strada tra le due principali città della regione Kandahar ed
Herat, in Afghanistan, è stato ucciso dai talebani. La vittima era
sotto contratto per la <Kolin>, una compagnia specializzata in
infrastrutture con sede ad Ankara. Lo ha reso noto l'ambasciata
della Turchia a Kabul, che non ha reso noto note le generalità della
vittima.
Della stessa società era dipendente un suo collega e connazionale,
morto sempre nella medesima zona lo scorso febbraio insieme ad un
tecnico indiano e al loro autista afghano. Anche in quel caso i
ribelli fecero scoppiare contro di essi un ordigno occultato sul
ciglio della strada. (Agi)
14.04.2006
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ESPLODE ELICOTTERO MILITARE: 4 MORTI

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La sciagura si è verificata nella zona di Koacaeli al
ritorno di alcune manovre. Il velivolo era un <Bell Uh-1
Huey>. |
Un elicottero
è esploso nel nord-ovest della Turchia, provocando la morte di tutte
le quattro persone che erano a bordo. come hanno riferito i media
locali. Il velivolo, un <Bell Ih-1 Huey>, è esploso mentre si
trovava in volo sopra un impianto industriale nella provincia di
Koacaeli, spezzandosi in due. Due operai sono rimasti feriti a
terra. l'elicottero era uno dei sette che avevano partecipato a
delle manovre nell'area di Istanbul. (Adnkronos-Dpa)
14.04.2006
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CONDANNATO TURCO CHE UCCISE LA SORELLA
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Nove anni e tre mesi inflittigli dal Tribunale di Berlino.
Era stato un delitto d'onore che in Germania aveva riacceso
il dibattito sull'integrazione degli stranieri. |
Nove anni e
tre mesi di reclusione a un giovane turco che ha ucciso la sorella,
da lui accusata di vivere troppo all'occidentale. La condanna e'
stata pronunciata da un Tribunale di Berlino dove Hatin Surucu, 23
anni, era stata freddata a colpi di pistola dal fratello in strada,
rea di aver rinnegato il velo islamico e di essere andata a vivere
da sola con il suo figlioletto.Il delitto d'onore aveva suscitato
sdegno e stupore e riacceso il dibattito sull'integrazione degli
stranieri. (Ansa)
14.04.2006
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ALCOLICI:
"SI" DEL TRIBUNALE
ALLA VENDITA
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Bloccata in Turchia una circolare del Governo. La decisione
presa dopo che si erano scatenate forti critiche. |
Un Tribunale
turco ha bloccato una circolare che limitava la vendita di alcool,
per la quale si erano scatenate critiche contro il Governo Erdogan
accusato di volere introdurre in un Paese laico le regole
dell'Islam. Lo ha annunciato l'agenzia di stampa <Anadolu>.
Il principale organo giurisdizionale in materia amministrativa della
Turchia ha ordinato la sospensione di questo testo di legge in
attesa che venga presa in proposito una decisione definitiva.
La circolare concede alle autorità locali, la maggior parte delle
quali sono in mano al Partito della Giustizia e dello Sviluppo (Akp),
un movimento di matrice islamica al potere dal 2003, il diritto di
proibire nei bar e nei ristoranti il consumo di vino e di altre
bevande alcoliche.
"La circolare non è conforme alle più alte norme legali", ha
spiegato il Tribunale aggiungendo che "le restrizioni che comporta
potrebbero avere come conseguenza che i luoghi dove viene servito
alcool vengano emarginati".
Molti municipi amministrati dal partito islamico-conservatore al
potere in Turchia hanno deciso di proibire la vendita di alcool,
ufficialmente per proteggere i valori familiari, ma la
generalizzazione di questo divieto ha suscitato forti critiche in un
Paese che aspira ad entrare nell'Unione Europea.
Nel dicembre scorso il sindaco di Ankara, Melih Gokcek, aveva
spiegato di avere introdotto il divieto di alcool nei locali della
capitale non "per il divieto coranico ma solo perché l'alcool
puzza".
Il 99% dei turchi sono di religione musulmana e l'Islam proibisce di
bere alcolici. Nonostante ciò nel Paese vige una interpretazione
moderata del Corano e il consumo e la vendita di alcool, se
autorizzata da licenza, sono attività legali. Lo stesso Kemal
Ataturk, venerato Padre della patria e fautore della laicità dello
Stato, era un forte bevitore di raki (una tradizionale bevanda
alcolica nazionale a base di anice). (Ansa-Afp)
14.04.2006 |
NOTIZIARIO DELL'AMBASCIATA ITALIANA
I DATI DELLA
CRESCITA: ATTESTATA AL 7.6%
Eccezionali i dati sulla crescita nel 2005 che, superando le stime, si è
attestata al 7.6% (Pnl). Una crescita legata all'aumento della
produzione industriale ed agricola (per la quale si era invece previsto
un rallentamento) ma anche ai consumi privati, che si confermano il
principale volano dello sviluppo economico di questo Paese. Non
altrettanto per gli investimenti pubblici, che rimangono ancora bassi
per la necessità di contenimento della spesa volta a preservare l'avanzo
primario al 6.5% secondo i dettami del Fmi. L'inattesa crescita ha
portato anche un aumento nel reddito pro capite che ha raggiunto a fine
2005 i 5000 dollari.
CREAZIONE DI UN'EUROPA PIU' STABILE E SICURA
Il ministro incaricato di condurre i negoziati di adesione all'Unione
Europea, Ali Babacan, nel corso di un seminario svoltosi recentemente ad
Ankara sul tema "Adozione di strutture amministrative in linea con i
negoziati di adesione all'UE", organizzato dalla Banca Mondiale, ha
affermato che il processo di integrazione della Turchia contribuirà a
creare un'Europa più stabile e sicura: un compito certamente non
semplice ma neppure impossibile, al fine di creare in Europa un ambiente
in cui differenze religiose e culturali possano pacificamente
coesistere. Il direttore della Banca Mondiale in Turchia, Andrew Vorkink,
ha invece incentrato il suo intervento sui reiterati successi
macro-economici raggiunti dal
Paese, ponendo l'accento sul fatto che il processo di adesione
all'Unione Europea costituisce un forte incentivo alla continuazione del
percorso di riforme intrapreso. In particolare l'alto dirigente della
Banca Mondiale ha tenuto a precisare la centralità del settore
dell'educazione nel processo di sviluppo del Paese. A tal fine ha
suggerito come misure fondamentali nel processo di riforma un adeguato
aumento del livello dei salari degli insegnanti, al momento il più basso
in Europa, ed il miglioramento degli standard educativi, con particolare
riguardo alla scuola secondaria.
PREOCCUPAZIONE DEL FMI PER LA DIMINUZIONE DI ALCUNE IMPOSTE
La pressione esercitata sul Governo di Ankara dalle varie associazioni di
categoria per una diminuzione delle imposte su alcuni beni preoccupa il
Fondo Monetario Internazionale (Fmi) che teme uno scostamento rispetto
al programma triennale di stand-by del valore di $10 miliardi. Il
direttore del Fmi, Rodrigo Rato, ha infatti affermato che il Paese corre
il rischio di perdere progressivamente la credibilità sul piano
economico finora consolidata. Tale dichiarazione ha preceduto di qualche
giorno l'arrivo ad Ankara di una missione tecnica del Fondo volta ad
appurare lo stato d'attuazione delle riforme stabilite in sede di
negoziato dell'accordo stand-by. Parallelamente, economisti
della <Deutsche Bank> esprimono dubbi in merito alla recente riduzione
dell'imposta su alcuni beni tessili dal 18% all'8%,
applicata a favore del settore in crisi, nonché sull'aumento dei salari
dei dipendenti statali che si tradurrà per le casse dello Stato in
uscite addizionali pari a $1.5 milioni (0.39% del Pil). Tali decisioni
vengono inoltre interpretate dagli analisti come strategie di natura
meramente politica volte ad aumentare il consenso popolare in vista
delle prossime elezioni generali del 2007. Il ministro delle Finanze,
Kemal Unakitan, non ha tardato ad assicurare che qualsiasi speculazione
su ulteriori eventuali tagli di imposta è senza fondamento. Il vice
Primo Ministro Abdullatif Sener ha infine aggiunto che eventuali
riduzioni d'imposta saranno prese in considerazione in fase di
elaborazione del Bilancio statale per il 2007 e solamente a condizione
che il bilancio di quest'anno dimostri segnali economici incoraggianti.
COME DETENERE LE MAGGIORI RISERVE DI ENERGIA GEOTERMICA
Nel corso di una recente visita a Izmir, dove sono stati di recente
individuate fonti di energia geotermica, il ministro per l'Energia,
Hilmi Guler, ha affermato che la Turchia detiene le maggiori riserve
mondiali di tale risorsa energetica in Europa mentre occupa la settima
posizione su scala mondiale. Il ministro ha tenuto a precisare che,
sebbene l'energia geotermica, oltre che rinnovabile, sia la più sicura
in termini di protezione ambientale, il Paese attualmente ne consuma
solo il 5% a causa di uno sfruttamento non adeguato. La connessione tra
energia e protezione ambientale è stata altresì trattata da Guler nel
corso della recente Conferenza Internazionale sul Petrolio ed il Gas
Naturale nel Mar Nero e nel Mar Caspio, tenutasi ad Ankara. In tale
occasione il Sottosegretario Sami Demirbilek ha dato lettura di un
discorso del ministro Guler, assente per contestuali impegni all'estero,
nel quale questi ha sottolineato che l'utilizzo degli stretti di
Istanbul e dei Dardanelli ha raggiunto ormai livelli così elevati da
mettere in serio pericolo l'equilibrio del territorio a livello
ambientale. Nel corso dell'intervento è stato inoltre messo in risalto
il ruolo della Turchia di Paese ponte tra gli Stati produttori e quelli
consumatori di petrolio e gas naturale. Un corridoio, quello est -
ovest, che sarà ancor più rafforzato attraverso la piena operatività
della pipeline Baku - Tbilisi - Ceyhan e della Southern Caucasian
Pipeline (Baku - Tbilisi - Erzurum), volte di portare in Europa le
risorse naturali presenti nella regione caucasica. Nel suo discorso,
infine, il ministro dell'Energia ha voluto porre particolare attenzione
all'assoluta rilevanza dello snodo di Ceyhan, che dovrebbe essere il
terminale si un oleodotto proveniente da Samsun.
UNA BOCCATA DI
OSSIGENO
Il
settore del turismo ha ricevuto una boccata di ossigeno a seguito della
recente eclissi solare. A fronte di recenti dati non del tutto positivi,
che indicavano una riduzione del 10% nel numero dei turisti nel mese di
febbraio, tale evento astronomico è stato considerato dal ministro del
Turismo, Atilla Koc, "un momento di svolta" per questo settore in stato
di sofferenza. Tramite una mirata promozione pubblicitaria condotta in
alcune fiere internazionali è stato possibile attrarre un consistente
numero di curiosi e di esperti da ogni parte del mondo, che si sono
riuniti principalmente ad Antalya.
4 VOLI GIORNALIERI ANKARA-KAYSERI
La compagnia di bandiera <Turkish Airlines> ha annunciato che aumenterà
quattro voli giornalieri il collegamento tra Istanbul e la città di
Kayseri in Anatolia centrale, alla luce del rafforzamento nei rapporti
economici con i Paesi arabi, in particolare con Dubai. Kayseri è già
collegata tramite voli diretti a destinazioni europee, quali Copenhagen,
Colonia, Vienna, Amsterdam, Francoforte e Dusseldorf.
KONYA: UN MODELLO DI CITTA'
La città di Konya, in Anatolia
centrale, dopo essere stata inserita dal <Financial Times> nella
lista delle migliori 14 città del mondo in cui fare investimenti
diretti, è stata scelta dall'Università americana nello Utah come
modello di città che ha saputo in questi anni auto-finanziare il proprio
sviluppo. Nel corso di un seminario organizzato dalla predetta
Università (""Comprendere la
globalizzazione nella periferia turca: lo spirito di Konya") sono state
analizzate le peculiarità della città anatolica che vanta uno sviluppo industriale di successo,
caratterizzato da un debito quasi nullo nei confronti del sistema
bancario, da un adeguato livello di pianificazione urbana e dalla
presenza di piccole e medie industrie in settori diversificati. Il
sindaco di Konya, funzionari della locale Camera di Commercio ed altri
rappresentanti istituzionali si sono recati negli Stati Uniti per
prendere parte al suddetto seminario fornendo dettagliate informazioni
sugli incentivi offerti agli investitori stranieri.
VOLUME SCAMBI NELLA
FREE COMMERCIAL TRADE
Il
Sottosegretariato al Commercio Estero turco ha comunicato che il volume
degli scambi nelle free commercial
trade zones è aumentato dell'1.6% nei primi due mesi del 2006 per
una somma totale pari a $3.203 milioni ($3.151 nello stesso periodo del
2005). La più alta concentrazione di scambi è avvenuta nella zona franca
di Istanbul nel settore della lavorazione del cuoio ($852.2 milioni),
seguita da quello dei prodotti agricoli processati ($125.9 milioni) ed
in terza posizione da quello dei prodotti vegetali ($55.9 milioni).
AUMENTATO IL LIVELLO
DI DISOCCUPAZIONE
L'Istituto di Statistica turco della Presidenza del Consiglio (Tuik) ha reso
noti gli ultimi dati ufficiali sul livello di disoccupazione in Turchia nel
2005. Con un tasso di inizio anno dell'11.5% e nonostante la ripresa
avvenuta tra aprile e settembre, in cui il livello di disoccupazione si è
assestato intorno al 10%, nell'ultimo trimestre la percentuale è nuovamente
salita fino a registrare l'11.2% nel mese dicembre. Resta pertanto elevata
la percentuale di forza lavoro che è attualmente disoccupata nel Paese e che
è stimata in 2.7 milioni di unità, a fronte di un numero di occupati pari a
21.3 milioni. Si evidenzia infine che tra i disoccupati una larga fetta è
rappresentata da soggetti in possesso di un diploma di scuola superiore o di
istituto tecnico.
TESSILE: CONSIGLI PER TENERE IL PASSO CON LA CONCORRENZA
Secondo uno studio condotto dal prof. Isik Tarakcioglu della "Ege
University" di Izmir, la crisi del comparto tessile turco impone
un'attenzione particolare da parte degli importatori ed utilizzatori
finali di macchinari tessili. I produttori turchi di tessili ed
abbigliamento, per contrastare l'agguerrita concorrenza cinese e di
altri Paesi dell'Estremo Oriente, tendono infatti ad acquistare nuovi
macchinari a tecnologia
avanzata che consentono di aumentare la produttività con un consistente
abbattimento dei costi, garantendo al contempo una fornitura di
prodotti finali di alta qualità e ad elevato contenuto
tecnologico. Lo studio tuttavia evidenzia che tale quadro potrebbe
paradossalmente causare nel lungo termine un serio ridimensionamento del
settore in termini soprattutto qualitativi, a seguito della tendenza
ormai diffusa di dotarsi di macchinari ad alta tecnologia a scatola
chiusa, senza condurre analisi e studi preliminari approfonditi sulla
necessità di acquistare nuova strumentazione dall'estero e sul loro
concreto utilizzo nelle fabbriche. Le imprese turche del comparto
tessile inoltre - conclude lo studio - dovrebbero non solo concentrarsi
sulla commercializzazione di prodotti fortemente innovativi, ma
soprattutto impegnarsi ad investire in modo massiccio nel settore della
ricerca applicata.
PIASTRELLE, UN MOMENTO DIFFICILE
Secondo il presidente della Federazione dei Produttori turchi di
piastrelle in ceramica, Adnan Polat, il settore in questione sta
attraversando un difficile momento congiunturale dopo aver contribuito
per anni allo sviluppo economico del Paese. Per tale ragione, Polat ha
esortato il Governo a mettere in atto adeguate misure volte a sostenere
in modo efficace il settore della ceramica, esposto ad una forte
competitività a livello internazionale.
Il presidente della Federazione ha infine evidenziato che l'alto costo
del lavoro, unitamente a quello dell'energia, dei trasporti e delle
materie prime, rappresentano fattori ostativi all'afflusso di
nuovi investimenti nel settore.
TASSO DI INFLAZIONE: 8.15% A FEBBRAIO
In un recente comunicato la Banca Centrale turca ha fatto presente che
l'oscillazione dei prezzi del petrolio potrebbe impedire il
raggiungimento degli obiettivi prefissati in sede di bilancio per quanto
riguarda il contenimento dell'inflazione il cui tasso annuale,
attestatosi al 7.72% a fine 2005, è salito all'8.15% nel mese di
febbraio 2006. L'Istituto Centrale prevede che l'inflazione inizi a
diminuire nel mese di marzo, confermando che il target prefissato per
l'anno corrente resterà invariato al 5%.
LAVORATORI DELLA <TUPRAS>
IN AGITAZIONE
Continuano le proteste dei sindacati dei lavoratori della <Tupras> che si
oppongono alla cessione in blocco del 51% delle azioni al Consorzio <Koc-Shell>,
che si è aggiudicato il tender
per la somma di $4.14 miliardi. A seguito di una sentenza di
sospensione emessa da una corte nazionale in merito all'operazione di
acquisto del pacchetto di maggioranza delle azioni della <Tupras>, il
Consiglio Supremo delle Privatizzazioni (Oyk) si pronuncerà nei prossimi
giorni riguardo al proseguimento della suddetta operazione finanziaria.
L'Amministrazione per le Privatizzazioni (Oib) si è astenuta
dall'emettere alcun comunicato, in attesa del responso del Consiglio
Supremo, presieduto dal Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan, cui il
sindacato in questione ha inoltrato il reclamo.
CONFERENZA DEL " WORKD ECONOMIC FORUM" A NOVEMBRE
Nel mese di novembre del 2006 il "World Economic Forum", conosciuto nel
mondo per l'organizzazione del summit di Davos, si riunirà in Turchia in
occasione di una conferenza sullo sviluppo sostenibile. L'evento sarà
finalizzato principalmente a riunire sotto un unico tetto aziende nazionali
ed estere, esponenti del mondo politico e della società civile, al fine di
discutere delle opportunità in campo economico e finanziario che questo
Paese al momento può offrire. Un'attenzione particolare sarà inoltre
riservata al binomio trasporti ed ambiente, con riferimento al possibile
futuro utilizzo di fonti di energia alternativa al fine di ridurre la
crescente piaga dell'inquinamento che investe i grandi agglomerati urbani
nel mondo.
PRESTITO ALLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE
Un prestito complessivo di 3 milioni di Euro è stato concesso nel corso
dei primi tre mesi del 2006 dal Governo turco alle piccole e medie
imprese nazionali. La zona dell'Egeo ha attratto la quantità più
consistente del prestito (1.2 milioni di Euro) seguita dalla zona del
Mediterraneo (Euro 410.000) e dalla regione anatolica (Euro 300.000).
Quanto alla suddivisione per settori, 1.4 milioni di Euro sono stati
destinati al comparto manifatturiero mentre circa 950.000 Euro assegnati
a quello agricolo.
UN SOSTEGNO FINANZIARIO DI 2 MILIARDI DI EURO
Nebi Celik e Ramazan Kadak, vice Sottosegretari del ministero
dell'Agricoltura e rappresentanti della Turchia al tavolo negoziale
europeo per i dossier relativi alle questioni agricole, hanno di recente
annunciato che un sostegno finanziario pari a 2 miliardi di Euro
potrebbe essere garantito nel corso dei prossimi sette anni da parte di
Bruxelles. Pre-requisito fondamentale per tale finanziamento è
rappresentato dalla istituzione in tempi ristretti dell'Agenzia di
Pagamento per lo Sviluppo Rurale, la cui costituzione è anche oggetto di
un progetto di gemellaggio amministrativo finanziato dalla Commissione
europea ed aggiudicato di recente ad un consorzio guidato dall'Austria.
TUTELA DEL PATRIMONIO CULTURALE
Il ministero del Turismo turco ha di recente annunciato l'avvio di un
complesso programma finanziato dall'Unione Europea volto a tutelare il
patrimonio culturale nella zona sud-orientale della Turchia e più in
generale a fornire un importante contributo allo sviluppo economico e
sociale della regione. Un progetto in particolare, che si inserisce
nella vasta iniziativa Gap che coinvolge il sud est anatolico, è
finalizzato alla formazione di guide turistiche, per un totale di circa
125 nuove professionalità.
VENDITA DI APPARTAMENTI E VILLE
La recente introduzione della legislazione volta a regolare l'acquisto di
proprietà immobiliari da parte di stranieri in Turchia ha provocato un
rapido incremento della vendita di appartamenti e ville nella zona
dell'Egeo. Il numero di immobili al momento posseduti da proprietari di
nazionalità non turca ha raggiunto una cifra pari a 21.000 unità.
Particolarmente presenti i
nord-europei, in primis i britannici, gli irlandesi, i tedeschi e gli
olandesi.
PRESTITO
La <Banca Garanti> ha di recente concesso un prestito al <Gruppo Demirer>
e al partner tedesco <Enercon GmbH> ai fini di un consistente
investimento nel settore della produzione dell'energia eolica nella
regione di Smirne. Una volta concluso, tale complesso sarà in termini di
capacità di produzione il primo in Turchia.
PRIVATIZZAZIONI
Nell'ambito del
processo di privatizzazione le autorità turche hanno deciso di cedere i
diritti di uso di 4 porti gestiti attualmente dalle Ferrovie turche (Tccd).
I porti in parola sono i seguenti: Izmir (area egea), Samsun (Mar Nero),
Derince e Bandirma (area di Marmara). E' infine in fase di vendita anche
un porto multiuso, adibito essenzialmente all'utilizzo dei contanier,
sul versante europeo del Mar di Marmara.
INDICATORI MACROECONOMICI
-
Crescita del Pnl nel 2005: 7.7%
- Inflazione
annua (prezzi al consumo): 7.72% (2005); 8.16%
(gennaio-marzo 2006)
- Interscambio con l'Italia nel
2005 (dati Ice): 13.12 miliardi di dollari, con esportazioni
pari a 7.52
(variazione annua +9.58%)
ed importazioni pari a 5.6
miliardi di dollari (variazione annua +20.49%).
A cura di:
Simona De Martino - Capo dell'Ufficio Economico e Commerciale
dell'ambasciata d'Italia;
Gianmarco Macchia - vice Capo dell'Ufficio Economico e Commerciale
Roberto Luongo - direttore dell'Ufficio Ice di Istanbul
Redazione: Tiziana Staffolani - Collaboratore Economico e Finanziario
14.04.2006
|
ITALIA, 3° PARTNER COMMERCIALE MA
OCCORRE FARE ATTENZIONE ALLA CINA
|
I dati statistici relativi al commercio estero della Turchia nel
bimestre gennaio-febbraio 2006. Il nostro Paese sopravanzato come
fornitore da Pechino. Da evidenziare che le esportazioni di quest'ultima
verso Ankara sono cresciute in questo periodo di oltre il 17% rispetto
al corrispondente bimestre del 2005. |
Si forniscono in
allegato
i dati statistici relativi al commercio estero della Turchia nel
bimestre gennaio-febbraio 2006. I dati mostrano che l'Italia è
tuttora il terzo partner commerciale della Turchia, ma è stata
sopravanzata dalla Cina come terzo Paese fornitore. E' da
evidenziare che le esportazioni della Cina verso la Turchia sono
cresciute - nel primo bimestre - di oltre il 71% rispetto al
corrispondente bimestre del 2005. Le esportazioni dell'Italia
mostrano una crescita dell' 11.8%, mentre nel contempo le
esportazioni turche verso l'Italia sono aumentate del 18.4%. La
quota di mercato dell'Italia sul totale importato dalla Turchia è
pari al 6.1%. Il saldo dell'interscambio bilaterale italo-turco è
positivo per l'Italia per 92.5 milioni di dollari. Il saldo della
bilancia commerciale della Turchia è negativo per 7 miliardi di
dollari ed è in crescita del 42.9% rispetto allo stesso periodo del
2005.
L'INTERSCAMBIO COMMERCIALE DELLA TURCHIA
(valori in migliaia di dollari e variazioni sul periodo
corrispondente)
|
|
Genn. - Febbraio 2005
|
Genn. - Febbraio 2006
|
Var%
|
|
IMPORTAZIONI
|
15,535,971
|
17,774,327
|
14.41%
|
ESPORTAZIONI
|
10,648,985
|
10,750,464
|
0.95%
|
di cui :
PAESE
|
IMPORTAZIONI
(Genn. Febbraio 2006)
|
Var%
|
ESPORTAZIONI
(Genn. Febbraio
2006)
|
Var%
|
RUSSIA
|
2,248,360
|
32.17%
|
350,114
|
19.05%
|
|
GERMANIA
|
1,977,634
|
12.70%
|
1,321,692
|
-9.97%
|
|
CINA |
1,283,046
|
71.06%
|
71,367
|
22.05%
|
|
ITALIA
|
1,081,585
|
11.77%
|
989,094
|
18.44%
|
|
FRANCIA
|
869,538
|
13.14%
|
600,504
|
0.95%
|
|
STATI UNITI
|
782,184
|
-0.20%
|
850,103
|
14.76%
|
|
INGHILTERRA
|
713,933
|
19.36%
|
898,808
|
10.17%
|
|
IRAN
|
495,430
|
45.94%
|
108,732
|
-26.80%
|
|
COREA DEL SUD
|
490,957
|
-1.23%
|
54,760
|
334.74%
|
|
SPAGNA
|
483,756
|
22.92%
|
445,557
|
-6.10%
|
|
SVIZZERA
|
467,301
|
-39.27%
|
150,688
|
113.11%
|
|
GIAPPONE
|
389,472
|
13.54%
|
35,791
|
-16.54%
|
|
ARABIA SAUDITA
|
317,833
|
1.09%
|
106,753
|
-12.66%
|
|
BELGIO
|
305,606
|
2.23%< | |
|