Arretrati 

Anno 7° N.6

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LA CONDANNA

Recep_Tayyip_Erdogan

Il Primo Ministro turco, Recep Tayyip Erdogan , riprendendo le parole del Pontefice ha voluto ribadire che non esiste alcuno scontro tra musulmani e cristiani.

''Condanno le caricature almeno quanto condanno le modalità di protesta alle stesse. Non si tratta di uno scontro tra musulmani e cristiani ma, come sottolineato anche dal Papa, di una mancanza di rispetto verso la sensibilità dei credenti musulmani''. Così il premier turco Recep Tayyip Erdogan, in un'intervista esclusiva al <Tg1>, ha commentato il caso delle vignette considerate ''blasfeme'' che ha innescato manifestazioni di protesta in tutto il mondo islamico. Poi il leader turco è voluto tornare sull'assassinio di padre Santoro: la sua uccisione, ha affermato, ''non può essere collegata alla crisi'' scatenata dalle caricature, ''ma ciò non toglie che abbia profondamente ferito la Turchia, artefice del dialogo tra le civiltà e i popoli''.
''L'unico conforto - ha aggiunto - è stato l'immediato arresto del presunto assassino''.Insomma, ha messo in chiaro Erdogan, ''l'Islam vero ripudia categoricamente ogni forma di eccesso''. Per questo, ha spiegato, non ha senso parlare di un Islam moderato o meno. ''Il mio partito - ha puntualizzato - è un partito democratico e conservatore. 
Conservatore perché salvaguarda l'importanza della famiglia come cardine della società, ma ciò non ci impedisce di essere attenti e aperti agli sviluppi del mondo esterno. Siamo impegnati a farlo - ha rassicurato Erdogan - e lo faremo''.(Ansa)
18.02.2006

APPELLO CONGIUNTO TURCO-TEDESCO
Il_ministro_degli_Esteri_turco_Abdullah_Gul

 

I ministri degli Esteri Frank-Walter Steinmeier e Abdullah Gul hanno espresso preoccupazione per la crisi innescata dalla pubblicazione delle vignette su Maometto.

Frank-Walter_SteinmeierNuovo appello congiunto tedesco-turco per disinnescare le tensione tra Islam e
Occidente. Il quotidiano popolare tedesco <Bild> e quello turco <Hurriyet> - già protagonisti recentemente di una iniziativa analoga dei rispettivi direttori- hanno pubblicato gli interventi del ministro degli Esteri della Germania, Frank-Walter Steinmeier, e del suo omologo della Turchia, Abdullah Gul, in cui si è espresso preoccupazione per la crisi innescata dalla pubblicazione delle vignette su Maometto. "Assistiamo con grande preoccupazione", hanno scritto i capi delle due diplomazie, "al fatto che il fossato tra Occidente e mondo musulmano sembra allargarsi sempre di più. Alcuni paventano addirittura un 'conflitto di civiltà. Si tratta di una situazione che ci inquieta profondamente".
Steinmeier e Gul hano sottolineato che "da un tale conflitto nessuno uscirebbe vincitore", motivo cui è necessario "agire insieme" opponendosi "a tutte le tendenze che vanno verso uno 'scontro tra culture'" e tornando a un dialogo in cui "la libertà di opinione e il rispetto religioso trovino entrambi posto". I ministri hanno aggiunto poi che "la libertà di stampa e di opinione costituiscono i pilastri portanti della democrazia e dove questi valori sono messi in discussione sono anche i diritti umani e civili a subirne i danni. Il passato dell'Europa offre esempi sufficientemente dolorosi in tal senso".
Un richiamo a un maggiore rispetto per i sentimenti religiosi e per la cultura degli altri è stato lanciato anche dall'ex Cancelliere tedesco Gerhard Schroeder, a margine del "Forum economico di Gedda", in Arabia Saudita. Schroeder ha affermato che "nei mesi scorsi in Europa si è venuti meno al principio del rispetto dei sentimenti religiosi altrui" e ha, quindi, esortato tutti a tornare sulla strada della tolleranza e del reciproco rispetto. Schroeder ha anche condannato le violenti proteste seguite nel mondo islamico alla pubblicazione delle vignette. (Agi
18.02.2006

 

MUSULMANI IN CORTEO A REGGIO EMILIA

In più di mille hanno sfilato per le vie della città  per manifestare contro le vignette del giornale danese. Nessun incidente.

Un migliaio di musulmani ha sfilato  nel centro storico di Reggio Emilia contro le vignette satiriche su Maometto pubblicate da un quotidiano danese.
Se nel mondo islamico (e non solo) la protesta ha seminato violenza, la manifestazione di Reggio Emilia si è svolta senza incidenti. Molta inquietudine era evidente tra la gente, in 
particolare tra i commercianti del centro storico, ma il corteo islamico è sfilato in modo pacifico. La presenza del banchetto che la Lega Nord allestisce ogni sabato in piazza non ha creato scintille anche perché le forze dell'ordine avevano provveduto a programmare all'ultimo istante un itinerario diverso della marcia antivignette, giunta in piazza della Vittoria anziché in piazza Prampolini.
I manifestanti hanno mostrato striscioni e scandito slogan in lingua araba, urlati anche in italiano, quali: "Sì alla libertà di parola, no alla libertà di offesa", "No alla falsa 
democrazia", "No al razzismo", "Cattolici, ebrei, musulmani uniti per difendere i profeti". Si è inneggiato alla pace e alla necessità di evitare la satira sui profeti. In piazza, ha preso la parola il presidente del Centro islamico reggiano Driss Guessous, organizzatore della manifestazione, che alla fine si è recato in municipio per consegnare una lettera al sindaco. Il 
primo cittadino, nell'imminenza della manifestazione, aveva chiesto che si svolgesse "nel pieno rispetto della legalità e dei diritti di tutti".
Al corteo ha partecipato, tra gli altri, anche l'imam della moschea di Reggio Mahamed Ahmad. Il marocchino Joud Mahjoub, consigliere comunale aggiunto per gli stranieri di Novellara (comune della Bassa reggiana), aveva tra l'altro preannunciato: 
''Andremo al corteo contro le vignette per palesarne la blasfemia e la gratuità, esprimendo anche indignazione per i roghi di bandiere e le violenze contro le ambasciate: non è un costume islamico e offusca i valori sanciti da Maometto''. Guessous, Ahmad e Mahjoub  avevano preso parte ad una manifestazione in piazza, promossa da un gruppo di cattolici impegnati nel sociale e nelle istituzioni per ricordare, nel giorno dei funerali romani, don Andrea Santoro, il sacerdote assassinato in Turchia. (Ansa)
18.02.2006

GLI AMMONIMENTI
DI STRAW
SIANO  RECEPITI

Jack_Straw

 

In questi termini si è espresso il presidente turco-cipriota, Mehmet Talat, rivolgendosi ai greco-ciprioti dopo il summit con la Tusiad e con una delegazione di uomini di affari.

Mehmet_Ali_TalatTurkish Cypriot President Mehmet Ali Talat said on Monday that Greek Cyprus should consider bold criticism leveled by British Foreign Secretary Jack Straw as a warning toward Greek Cypriot policies on the divided island.
 "They should accept this as a warning. I believe they will receive many more of similar warnings," Talat said after a meeting with a delegation from Turkey's influential business group, the Turkish Industrialists and Businessmen's Association (Tusiad).
Last week, Straw told the British Parliament that the Greek Cypriot side was using its European Union membership as "unacceptable" leverage to advance its own interests in efforts to resolve the deep-seated Cyprus issue and that it was trying to marginalize the Turkish Cypriots. He attacked Greek Cypriot policies and suggested they could lead to the recognition of the existence of an independent Turkish Cypriot state on the island.
Straw's strongly worded remarks drew comment from the Greek Cypriot administration, which said in a reaction that Britain lost its credibility as a mediator for the reunification of Cyprus. 
Talat expressed the desire that the Greek Cypriot administration would see the deadlock and exert efforts for reunification of the island, not for its division.
 "Straw told the truth and did so without hurting the feelings of Greek Cypriots," he added.
In comments on Straw's remarks, Tusiad board head Ömer Sabancı called on Greek Cyprus to adopt a constructive approach and help Turkey and the Turkish Cypriots, who are working for a solution to the decades-old problem.
 "Today Britain raises concerns [over Greek Cypriot policies] and tomorrow some other countries will do so. What we expect is that the Greek Cypriot side should be constructive," Sabancı added.
Sabancı also reiterated Tusiad's support for an action plan recently announced by Ankara for the resumption of the reunification process on Cyprus for a comprehensive solution.
The plan, made public by Foreign Minister Abdullah Gül last month, envisages the opening of Turkish ports to traffic from Greek Cyprus in return for steps to eliminate the economic isolation of the Turkish Cypriots. It also calls for a high-level meeting of Turkish, Greek, Turkish and Greek Cypriot officials under U.N. auspices no later than May or June to finalize the package and discuss its implementation.
Talat said the plan drafted by Turkey as a result of consultations with Turkish Cypriot officials was crucial and added it was an initiative taken by the Turkish side at a time when there was a deadlock on the island. 
Talat emphasized that with the plan supported by the international community, the Turkish side showed once more that it wants a solution.
Talat says Greek Cyprus wants to assimilate Turkish Cypriots:

Talat claimed that Greek Cypriot leader Tassos Papadopoulos wanted to turn the Turkish Cypriots living on the island into slaves.
"He is radical and chauvinistic. He believes in the superiority of Greeks and wants to have full power and assimilate us," Talat said in an interview with German daily Frankfurter Allgemeine Zeitung. (Turkish Daily News)
18.02.2006

ACCUSE E SOSPETTI
SUL MOVIMENTO
DEGLI IDEALISTI MHP

Il_lungomare_di_Smirne

 

Gli inquirenti turchi, che stanno cercando di far luce su chi abbia armato la mano del killer di don Andrea, non trascurano alcuna pista.

La_Turchia_dei_lupi_grigiGli inquirenti turchi stanno cercando negli ambienti dei fondamentalisti islamici e, soprattutto, in quelli che esprimono una contiguità tra nazionalismo estremo e fondamentalismo islamico (come i cosiddetti ''lupi grigi'') le complicità e le connivenze in cui sono maturate sia l'uccisione del sacerdote cattolico, don Andrea Santoro, avvenuta a Trabzon (l'antica Trebisonda sul Mar Nero), sia l'aggressione al prete sloveno Martin Kmetec, avvenuta  a Izmir (l'antica Smirne, sul Mare Egeo).
Molti elementi, secondo le ultime notizie, portano infatti alla pista dei gruppuscoli nazional-fondamentalisti, in cui un nazionalismo etnico e pan-turchista di estrema destra si fonde e combina insieme con il fondamentalismo islamico, per il tramite dell'esaltazione dell' impero ottomano, che fu sia un sultanato (impero) turco (dato che gli Osmanli, gli ottomani, erano una famiglia aristocratica turca), sia un califfato islamico.
Ma ne nasce un problema anche politico perché molti dei membri di questi gruppetti si proclamano ''ulkucu'' (idealisti), come hanno fatto esplicitamente gli aggressori di padre Kmetec, e come, da alcuni rilievi delle indagini a Trabzon, pare possa dirsi del giovane killer Ouzhan Akdil che ha ucciso padre Santoro.
Senonché, il movimento degli ''ulkucu'' (idealisti), detti anche 'lupi grigi' - dal mito del lupo che guidò oltre mille anni fa i turchi fuori dalle steppe gelate della Siberia meridionale - è la denominazione ufficiale dell'organizzazione di massa del partito di azione nazionalista (Mhp), presieduto da Devlet Bahceli. Quest'ultimo, un medico di professione, afferma da diversi anni che sta cercando di affrancare l'immagine del suo partito e degli ulkucu da quella truce delle risse sanguinose di cui i "lupi grigi idealisti" furono protagonisti contro i gruppuscoli - altrettanto violenti - di estrema sinistra negli anni '70 e che poi contribuirono a giustificare 
(e per molti turchi a ''rendere necessario'') il colpo di stato dei militari del 1980. Più di recente Bahceli e gli altri dirigenti del partito nazionalista stanno cercando di affrancare l'immagine del movimento ulkucu da quella dei gruppi di lupi grigi che intimidiscono e picchiano per strada giovani che non si adeguano ai canoni della ''turchita''' e dell'islam ortodosso.
Questa immagine impopolare è stata rinverdita di recente con le polemiche sorte in occasione della liberazione poi annullata di Mehmet Ali Agca, che era un lupo grigio iscritto al movimento ''ulkucu'' e che viene considerato dalla maggioranza dei turchi un ''killer professionista ed una vergogna nazionale''. Questa immagine rischia di essere ulteriormente e definitivamente peggiorata se le indagini proveranno le supposte connessioni con i lupi grigi nell'uccisione di don Santoro e nell'aggressione di padre Kmetec.
Non sembra un caso che proprio in questi ultimi giorni, dopo i fatti di Trebisonda e di Smirne, alcuni massimi dirigenti del partito Mhp, tra essi il vicepresidente Mehmet Sendir, stiano discretamente chiamando vari giornalisti per lamentare un presunto comportamento ''scorretto'' da parte della stampa verso il suo partito. ''E' giusto biasimare permanentemente un partito per quello che hanno fatto in passato alcuni suoi membri (come Agca, ndr) ? o attribuirgli la responsabilità di certi atti solo perché i loro autori fanno con la mano il segno del lupo (indice e mignolo in alto, come nelle corna e medio ed anulare congiunti in basso con il pollice, ndr) o solo perché si proclamano 'ulkucu'?'', hanno lamentato in sostanza gli stessi dirigenti del Mhp.
A molti osservatori è sembrata sia una excusatio non petita (dato che nessuno finora ha tirato in ballo responsabilità politiche, dirette o indirette, dell'Mhp, ndr), sia un tentativo di mettere le mani avanti rispetto alla conclusione delle indagini sui casi Santoro e Kmetec, anche se quei dirigenti nazionalisti non si sono riferiti a quei casi, ma solo alla violenta (e secondo loro immeritata) fama degli ''ulkucu ufficiali'' di comportarsi per strada come fanno i pasdaran (guardiani della rivoluzione) iraniani.''L'Mhp ed il movimento degli 'ulkucu' dovrebbero, essi per primi, avere cura di fare le distizioni del caso all'interno dei loro ranghi'' - ha risposto il giornalista Mehmet Ali Birand sul <Turkish Daily News> alle rimostranze di Sendir.
Si contano a decine i casi nella sola Ankara di giovani di entrambi i sessi che raccontano di essere stati intimiditi, offesi (con epiteti di ''traditore infedele'' o ''puttana infedele'') e minacciati (anche con armi da fuoco) e solo perché avevano i capelli lunghi o portavano la minigonna, da gruppi di persone, che si proclamavano membri del movimento ''ulkucu'' .
E' vero che queste persone non hanno quasi mai (per paura) denunciato le aggressioni e che anche la stampa (anche per comprensibili timori di rappresaglie) non abbia quasi mai 
riportato quegli episodi. Ma è anche vero che l'Mhp ed il suo movimento Ulkucu non ne hanno mai preso concretamente le distanze. (Lucio Leante/Ansa)
18.02.2006

E' TEMPO
DI RIFLESSIONE
PER LA CHIESA


Mons._Padovese

Mons. Antonio Padovese, a proposito della morte di don Andrea Santoro a Trabzon: "Chi ha voluto cancellarne la presenza fisica non sa che ora la sua testimonianza è più forte".

Passato il momento di sconcerto e di sgomento dopo il barbaro assassinio di don Andrea Santoro, è tempo di riflessione, ora, per la Chiesa di Turchia.
Già ad Istanbul si era celebrata una solenne Messa di suffragio nella cattedrale di Santo Spirito a Istanbul, in memoria di don Andrea Santoro. Alla celebrazione, presieduta dal nunzio mons. Antonio Lucibello, avevano preso parte tutti i sacerdoti presenti in città di ogni nazionalità e confessione cristiana. Presente il metropolita armeno, Mesrob II, il vescovo siro-ortodosso Yusuf Cetin e il vicario del patriarca Bartolomeo I, che in quei giorni era  in visita pastorale in Brasile, e tutti i maggiori leader religiosi di altre professioni, ebrea e musulmana. Presenti anche le autorità civili e politiche, che avevano condannato pubblicamente  l'assassinio di don Andrea e hanno dimostrato vicinanza e solidarietà ai fedeli cristiani.
Ora le diverse comunità cattoliche presenti nel vicariato dell'Anatolia, si raccolgono intorno al proprio vescovo, mons. Luigi Padovese, per pregare con e per don Andrea.
Accorate le parole del Pastore di questo piccolo gregge a Iskenderun e a Mersin, durante la messa di suffragio in queste due parrocchie del Vicariato, nel sud della Turchia. "Con la morte di don Andrea la nostra Chiesa di Anatolia è divenuta più povera: abbiamo perso un amico, un fratello, un ministro di Dio, ma abbiamo guadagnato un esemplare testimone ed abbiamo ora un aiuto dal Cielo che prega per noi. Potrei dirvi tante cose su questi giorni: quanto ho visto e sentito a Trabzon e poi tutte le manifestazioni di lutto a Roma. Vi dico soltanto che la salma di don Andrea è stata accolta nella sua città in modo trionfale. La chiesa di san Giovanni a Roma, dove sono stati celebrati i funerali, era stracolma di sacerdoti e di persone. Vorrei dire che più che un funerale ho avuto l'impressione che si trattasse di un trionfo. E veramente don Andrea con la sua morte ha trionfato sul male e su chi l'ha compiuto. Chi ha voluto cancellare la sua presenza fisica non sa che ora la sua testimonianza è più forte. Si è ucciso il sacerdote don Andrea ma si è creato un martire la cui testimonianza non è più limitata alla piccola chiesa di santa Maria a Trabzon, ma in questi giorni è arrivata in tutto il mondo. Cosa hanno guadagnato quanti l'hanno ucciso? L'effetto contrario di quanto speravano. Come la mamma di don Andrea ha detto e come io a nome di don Andrea ripeto, noi perdoniamo chi ha compiuto questo gesto. Non è annientando chi la pensa in modo diverso che si risolvono i conflitti. L'unica strada che si deve percorrere è quella del dialogo, della conoscenza reciproca, della vicinanza e della simpatia. Ma fintanto che sui canali televisivi e sui giornali assistiamo a programmi che mettono in cattiva luce il cristianesimo e lo mostrano nemico dell'Islam (e viceversa), come possiamo pensare ad un clima di pace? Gli organi di stampa devono servire alla verità, ma anche alla pace. Chi scrive o dichiara cose false o non fondate è responsabile anche del male che produce. Occorre documentare quello che si dichiara e non lanciare frasi ad effetto che non trovano conferma nella realtà ed alimentano un clima di odio".
L'augurio è che anche i giornali italiani ed esteri, alla ricerca del sensazionale, pur di scrivere qualcosa di originale e di sorprendente, non arrivino ad infangare la persona di questo martire.
Lo sappiamo bene. Don Andrea non era un santo come quelli che spesso ci dipingiamo noi sulle immaginette: languidi, sdolcinati, sempre accondiscendenti e sorridenti. Aveva un carattere energico, deciso, a volte persino brusco, il volto risoluto, non ammetteva compromessi nella fatica di amare l'altro e nell'onestà della fede. Per questo continuamente chiedeva che si pregasse per lui, per la sua umanità, perché fosse docile alla volontà di Dio e fosse sempre più trasparenza di quel Gesù Cristo che voleva continuare ad abitare in terra di Turchia.
E Dio ha ascoltato la sua invocazione, l'ha purificato come l'oro nella fucina. Il sangue del martirio lava ogni errore, ogni peccato, ogni debolezza umana e assimila al dono totale del Crocifisso.
Con mons. Padovese, allora, possiamo chiedere a don Andrea che interceda ora presso il Padre: "Ti preghiamo di pregare per tutti i cristiani di Turchia, perché non abbiano paura a testimoniare la loro fede. La tua morte diventi strumento di unità tra musulmani e cristiani. La tua morte produca frutto e realizzi quanto tu cercavi in vita: l'amore reciproco nel nome dell'unico Dio". (AsiaNew)
18.02.2006

DISPOSTO A MORIRE PER GESU'

Don Andrea aveva messo in conto di poter essere ucciso a causa della sua fede. Le  confidenze nella sua ultima intervista.

Don Andrea Santoro aveva messo in conto di poter essere ucciso a causa della sua fede. Nella sua ultima intervista, inedita fino a quando la prima parte è stata trasmessa da <RaiUno>, nella puntata di "A Sua immagine", il sacerdote aveva confidato: "Dio viene incontro a noi. Ma poi diventa la nostra partenza, animati dallo stesso spirito d'amore, armati con lo stesso bagaglio di Paolo: il nome di Gesù, di riconciliatore, di rappacificatore. Un nome nel cui sangue noi siamo radunati nell'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito santo. Un nome nel cui sangue siamo disposti a dare il nostro sangue". "Dobbiamo - sono le parole di don Andrea - mostrare il nostro amore che ci trapassa il cuore e che si infigge anche sulle nostre mani, perché non c'è dono di Gesù, non c'è dono dell'amore del Padre che non passi attraverso una moneta, che è il dono della nostra vita,  che è il dono di amare oltre misura, amando anche chi non ci ama, servendo anche chi non ci serve, dando la vita a chi a volte ce la rende impossibile". Il missionario assassinato a Trebisonda era arrivato in Turchia con un solo desiderio: "riseminare il vangelo che e' il nome di Gesù Signore, il nome di Gesù che versa il suo sangue, perché nel suo corpo noi siamo radunati nell'unità. Riseminare, riaccendere queste piccole luci, tornare qui ad Antiochia per riprendere questo fuoco iniziale, per ri-imparare di nuovo come si semina la Chiesa nello spirito di pace".
Ma anche, aggiungeva, "come si semina qui, a contatto con realtà così diverse ed a pochi passi da luoghi dove, purtroppo, il sangue scorre, a contatto con i musulmani, a contatto con gli ebrei, a contatto con le varie comunità cristiane". "Ecco - spiegava don Andrea - si tratta di presentarsi con il nome di Gesù avendo in noi le sue stimmate, come fece Gesù. Venire qui - si chiedeva il sacerdote - per che fare? Nulla: vivere da cristiano. Certo, nasce una domanda molto seria quando si sta qui: ma sono davvero cristiano? Non posso parlare, non posso fare, non ho molto da agire, ma allora chi sono? Che cosa ho dentro?". "Quando non puoi parlare - osservava - quando non potevo parlare, la domanda era: ma dentro c'è una ricchezza, c'e' una luce? Quando non puoi parlare, cos'hai e chi sei? Quando non puoi agire, che cosa puoi regalare agli altri, se non puoi dare la tua azione? E poi, in che maniera la verità del tuo essere prete precede il tuo manifestarti come prete? Mi ha cambiato tutto questo. Credo che mi abbia migliorato. Mi ha fatto riscoprire nell'umiltà, nella pochezza, nella solitudine, nel nascondimento, le sorgenti nascoste. Se tra te e Dio c'è qualcosa, questo si manifesta". 
Secondo don Andrea infatti, "se ami gli altri, pur non potendo fare, li ami davvero. Se ogni parola, ogni sorriso, ogni saluto, ogni spesa che fai, ogni apertura di porta è un atto di amore sincero, gioviale, allegro, spontaneo, limpido, pulito, allora veramente puoi dire che ami". Per il missionario, che già viene definito un martire, la fede significava "partenza". "Se non c'è la disponibilità a partire - rilevava il sacerdote - non c'è la fede. Partire vuol dire mettersi in un cammino dove Dio sempre di più ti si manifesta, dove tu sempre di più lo incontri, dove sempre di più sei da lui riempito e da lui svuotato e sempre di più diventi una fonte di benedizione per gli altri. Quindi la disponibilità a misurarsi faccia a faccia in una relazione con
Dio, dove lui prende le redini della tua vita, dove lui ti organizza, dove l'incertezza che ti viene da Dio è preferibile alle certezze che vengono da te". Nell'intervista poi don Andrea spiegava il perché della sua scelta: "Arrivai esattamente a settembre del 2000. Perché in Turchia? 23 anni fa conobbi il Medio Oriente nella Palestina: quello che Gesù ha compiuto, cosa ha significato per noi e per il mondo intero. Fui affascinato, fu per me un'esperienza che mi cambiò dentro, e poi in un secondo tempo volli proseguire questa mia esperienza fatta di silenzio, di contatto con la parola, di lunghi tragitti a piedi, in Turchia ed in Siria, per vedere il germogliare della Chiesa che era nata dal cuore di Gerusalemme, per vedere come la Chiesa si è moltiplicata in piccole realtà, minuscole comunità.
E, continuava don Andrea, "Mi resi conto, da questa mia esperienza, che questa Chiesa da cui siamo stati generati si trova ad aver bisogno di aiuto, perché ridotta in grande povertà per mille motivi e vicende accadute lungo i secoli". "Davanti alla grotta di San Pietro, ad Antiochia, non si può - sottolineava il missionario - non pensare all'umile pescatore di Galilea. Da un piccolo lago sbattuto a questa enorme metropoli greco-romana, Antiochia". E la "confessione personale" di don Andrea chiudeva l'intervista:
"Undici anni fa, la prima volta che venni in Turchia venni con questo intento: vedere, toccare con mano le fatiche degli apostoli. La vastità della Terra, i viaggi, gli spostamenti, mi hanno convinto che davvero hanno amato perché hanno faticato. Io aggiungo la mia piccola fatica alla loro, il mio piccolo contributo a far camminare la parola di Gesù in questo mondo". (Agi
18.02.2006

"CONTINUERO'
A DIRE
CIO' CHE PENSO"

Oriana_Fallac

 

La scrittrice Oriana Fallaci prende spunto dall'assassinio di don Andrea, per scagliarsi contro la Turchia ed il suo futuro ingresso nell'UE.

Il quotidiano <Libero> ha pubblicato nei giorni scorsi in prima pagina un intervento di Oriana Fallaci, in accompagnamento al capitolo sulla Turchia dal terzo volume della Trilogia della scrittrice (Oriana Fallaci intervista se stessa: l'Apocalisse). Titolo: "Perché la Turchia non deve entrare in Europa".
"L'assassinio di don Santoro e la vile reazione dell'Occidente" scrive Fallaci, "sono la dimostrazione di quanto ho scritto nella mia Trilogia". Il "martirio di don Andrea Santoro" è "L'episodio più significativo e più scandaloso e più straziante e più imperdonabile della guerra che l'Islam ha dichiarato all'Occidente".
"Ad assassinarlo col consueto bercio Allah Akbar" prosegue Fallaci "il turco sedicenne che i nostri giornali e le nostre televisioni presentano come un ragazzo ferito dalle divertenti e innocue vignette apparse in Danimarca sul profeta spadaccino e tagliatore di teste". Dalle rappresentazioni mediatiche scrive Fallaci "Manca pure il racconto della consuenta viltà con cui i nostrani califfi e visir, i presunti pacifisti del Politically Correct, gli arcobalenisti della Sinistra della Destra e del Centro, i complici del nemico che trattiamo da amico, commentano il delitto".
E ancora: "Quei califfi e quei visir che mai, dico mai, protestano contro le vignette e le canzonacce e i film e le pieces teatrali che irridono i cristiani e in particolare i cattolici". Così stando le cose conclude la scrittrice "sono quattr'anni" che "Imploro di ragionare e mi sgolo a ripetere Sveglia, Occidente, sveglia! Siamo in guerra, e in guerra bisogna combattere. Chi si arrende è perduto". E conclude "Io continuerò a dire ciò che dico, ad esempio in queste pagine sulla Turchia, finché avrò fiato". (Megachip)
18.02.2006

TURCHIA DETERMINANTE
PER IL DIALOGO
TRA OCCIDENTE ED ORIENTE

 

Analisi di <Pagine di Difesa> sul ruolo di Ankara, ora che l'Iran è intenzionato a dotarsi della bomba atomica. La schiera dei "turcofoni" dopo l'uccisione di don Andrea.

Nelle ultime settimane sono accaduti due fatti che hanno molto colpito l'opinione pubblica mondiale: le vignette su Maometto, che hanno originato tumulti in alcuni paesi musulmani, e l'omicidio di don Andrea Santoro, avvenuto a Trebisonda in Turchia. Tali eventi hanno creato tensioni fra Paesi occidentali e stati islamici, fornendo argomentazioni da cavalcare per coloro che sostengono l'esistenza di uno scontro fra civiltà.
In seguito a tali avvenimenti, in vari paesi è tornato a farsi sentire il partito trasversale dei contrari all'ingresso della Turchia nell'Unione Europea (UE). La schiera dei "turcofobi" ha cavalcato la medesima argomentazione esposta in passato, asserendo che non si può accettare nella UE un Paese musulmano perché, secondo loro, l'Islam non accetta i valori condivisi dell'Europa e della società occidentale in genere. Una tesi molto di moda in questo momento, dopo i tumulti verificatisi in parecchi paesi islamici in seguito alla pubblicazione delle vignette su Maometto, profeta dell'Islam.
Di fronte all'uccisione di don Santoro non si può fare altro che mostrare sdegno, su questo non possono esserci dubbi. Non sembra, invece, opportuno abusare di questo tragico fatto per lanciare strali e accuse contro l'Islam nel suo complesso e contro certi paesi nella fattispecie. Non pare logico che si possa prendere a pretesto la morte di un coraggioso missionario per invocare l'esclusione della Turchia dal processo di integrazione europea. Appare quantomeno improbabile credere che sia stato il Governo turco, guidato da Recep Tayyp Erdogan, a fomentare l'odio nel nome della guerra santa.
Piuttosto che utilizzare la questione in modo strumentale, è opportuno riflettere sul fatto che, oggi più che mai, c'è bisogno di agevolare il cammino della Turchia verso l'Europa. Il coinvolgimento di Ankara, oltre per la sua posizione geopolitica privilegiata, si rende necessario ragionando sul ruolo che la Turchia può svolgere agli occhi dell'intero universo islamico.
Mentre tutto il mondo osserva col fiato sospeso le mosse dell'Iran e del suo presidente Ahmadinejad, intenzionato a dotarsi della bomba atomica, è opportuno segnalare che Ankara potrebbe fornire un contributo utile per ricercare il dialogo con Teheran. In virtù dell'influenza che può esercitare sulla Siria, il solo Stato alleato dell'Iran nella regione, Ankara potrebbe svolgere una mediazione importante nei confronti dell'Iran. Trattandosi di un Paese musulmano, guidato da un Governo che pone l'Islam come ideologia di base, la Turchia potrebbe essere un interlocutore ben accetto per quelle frange iraniane più inclini alla soluzione politica.
Di fronte a pressioni provenienti da Ankara, il Governo di Ahmadinejad non potrebbe fare ricorso a difese di tipo retorico e populiste nel sacro nome dell'Islam, evocando l'ingerenza delle "potenze imperialiste alleate col nemico sionista". I musulmani di tutto il mondo potrebbero vedere che esiste un altro tipo di Islam, che si oppone alla politica aggressiva di Ahmadinejad. L'intervento diplomatico della Turchia avrebbe enorme impatto sulle masse musulmane, giacché rivelerebbe con chiarezza che la questione nucleare non deve essere intesa come una contesa fra Islam e Occidente.
La Turchia potrebbe diventare l'emblema di uno nuovo archetipo di Stato musulmano. Il premier turco Erdogan possiede tutte le caratteristiche necessarie per impersonare il prototipo di leader musulmano adatto ai tempi moderni, giacché guida un partito di ispirazione religiosa moderata, che coniuga sviluppo e precetti coranici. Erdogan rappresenta per i musulmani un'alternativa per affermare l'orgoglio islamico, in modo opposto da quanto predicato da Osama bin Laden e dagli altri leader integralisti.
Sulla necessità di coinvolgere la Turchia nella UE si era pronunciato esplicitamente il premier greco Costas Karamanlis, leader del paese europeo che più ha avuto problemi coi turchi nel corso della storia. In un'intervista rilasciata al quotidiano francese <Le Figaro>, pubblicata il 23 settembre 2005, Karamanlis affermò che "una Turchia europeizzata è nell'interesse di tutti". Oggi più che mai la UE ha bisogno della piena adesione della Turchia. L'ingresso di Ankara in Europa potrà dimostrare che Occidente e Islam, ben lungi dall'essere incompatibili, possono cooperare con successo. (Pagine di Difesa)
18.02.2006

HAMAS AD ANKARA

Khaled_Mashaad

La visita nella capitale turca del capo dell'Ufficio politico palestinese, Khaled Meshaal. Il Governo Erdogan ha offerto la sua mediazione tra il movimento radicale e Israele. La dura reazione di Tel Aviv.

Il capo dell'Ufficio politico di Hamas, Khaled Meshaal, è arrivato giovedì scorso a Ankara per colloqui al ministero degli Esteri turco, nella prima visita di un dirigente del movimento radicale islamico palestinese in un Paese non arabo. La Turchia ha offerto la sua mediazione fra Hamas e Israele.
La delegazione del movimento radicale islamico, che ha conquistato la maggioranza assoluta alle elezioni parlamentari palestinesi del 25 gennaio, si è poi incontrata "con diplomatici di rango elevato", come aveva già anticipato un responsabile turco che ha chiesto l'anonimato.
La rete televisiva <Ntv>, sempre giovedì aveva intervistato un giornalista siriano che vive in Turchia, Hosni Mahalli, che ha detto di aver viaggiato da Damasco a Ankara sullo stesso aereo con Meshaal, e che il leader di Hamas gli ha detto che la sua visita in Turchia durata tre giorni. La partenza infatti è prevista per oggi.
Meshaal vive in esilio, soprattutto in Siria. Secondo la Ntv e la televisione Cnn-Turk, Meshaal è stato invitato dal partito della Giustizia e sviluppo (Akp, islamico, al potere in Turchia). Il rappresentante palestinese a Ankara ha detto di non essere al corrente di questa visita.
Il mese scorso il primo ministro turco Recep Tayyp Erdogan aveva detto che il suo Paese era pronto a fare da intermediario fra Israele e Hamas, facendo leva sulle buone relazioni di Ankara con le due parti.
Erdogan aveva invitato da una parte la comunità internazionale a accettare il risultato delle elezioni palestinese e dall'altra Hamas - un'organizzazione considerata terrorista da Usa e UE, e che non riconosce Israele - a cambiare linea politica.
La Turchia, Paese musulmano ma laico, è il principale alleato di Israele nella regione dal 1996, quando i due Paesi hanno firmato un trattato di cooperazione militare. Ankara però ha anche stretti rapporti con i palestinesi e sostiene la loro rivendicazione a un loro Stato. A Gaza un responsabile di Hamas ha fatto sapere che l'organizzazione ha ricevuto un invito ufficiale per colloqui a Mosca, in data da stabilire.
La registrare la dura reazione di Tel Aviv secondo la quale la visita "costituisce un grave danno al processo di pace".
"Ne siamo  profondamente delusi", così un portavoce dell'Ambasciata di Israele ad A Ankara. "Si tratta di un regalo gratuito lanciato al mondo da Ankara nel senso che un gruppo terrorista non ha bisogno di rinunciare alle sue pratiche sanguinarie per ricevere una legittimazione politica. Quali sarebbero le reazioni turche se in Europa venisse ricevuta una delegazione del Pkk?>.
Da precisare che il ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul aveva telefonata alla sua collega israeliana Tzipi Livni per annunciare la visita della delegazione di hamas e per presentarla nel quadro degli sforzi della Turchia per la ripresa del processo di pace in Palestina. Ma il ministro Livni aveva ribattuto che la comunità internazionale ha posto tre precise condizioni ad Hamas (il riconoscimento di Israele, la rinuncia al terrore e l'impegno alla road map) e che l'invito ad Hamas costituisce una grave incrinatura nel fronte della comunità internazionale. (Ansa)
18.02.2006

 

FORTE
PREOCCUPAZIONE
PER L'ATOMICA

Energia_internazionale_per_l'energia_atomica

In arrivo ad Ankara il rappresentante Usa dell'Iaea, Greg Shultze, per colloqui sul programma nucleare dell'Iran. Il malumore dei militari mentre il Governo smorza.

Il rappresentante americano presso l'Agenzia Internazionale per l'energia atomica (Iaea), Greg 
Shultze, è atteso ad Ankara per colloqui di alto livello sul programma nucleare iraniano. Lo riferisce la stampa turca.
Secondo il giornale <Sabah> obiettivo di Shulltze è convincere Ankara che i progetti nucleari iraniani pongono una seria minaccia alla sicurezza della Turchia.
Il Governo turco nelle ultime settimane ha da un lato invitato l'Iran alla massima trasparenza sui suoi programmi nucleari ed a riprendere i negoziati con l'Aiea e con le altre organizzazioni internazionali, ma, dall'altro, si è detto contrario alle ipotesi di sanzioni internazionali contro 
Teheran.
A quanto risulta all'Ansa, i militari turchi, sono molto preoccupati per i programmi nucleari iraniani, dato che l'Iran è un Paese confinante con il territorio turco e data anche la 
storica rivalità tra i due Paesi.
Nella base e nei quadri dirigenti del partito di radici islamiche Akp, attualmente al governo ad Ankara, prevale invece un atteggiamento di fiducia rispetto alle intenzioni iraniane, 
una fiducia motivata con la certezza della solidità della ''solidarietà islamica'' tra i due Paesi, anche se la Turchia è a maggioranza sunnita e l'Iran è a maggioranza sciita. (Ansa)
18.02.2006

ALLUMINIO ITALIANO BLOCCATO IN TURCHIA: ERA DIRETTO IN IRAN

Uomini_del_Sismi

L'operazione condotta dai servizi segreti turchi (Milli ilstihbarat tesklati) in raccordo con il nostro Sismi e con la Cia. Forse destinato per missili o per l'atomica.

Alluminio per missili o per l'atomica? È il solito dilemma. Sia come sia, l'Italia si conferma snodo cruciale dei traffici d'alluminio pesante dopo che un paio di tir con quasi quattro tonnellate di questa pregiatissima lega prodotta nel Nord Italia sono stati intercettati dai servizi segreti turchi del Mit (Milli ilstihbarat teskilati) in raccordo con il Sismi e la Cia nell'angusto e congestionato valico di frontiera a Gurbulak/Bazargan, fra Iran e Turchia.
Il sequestro del carico diretto a Teheran è avvenuto a dicembre ma la notizia è trapelata soltanto adesso quando si è chiusa la prima fase dell'attività di intelligence incentrata sui movimenti dei due autisti iraniani, Mohammad Javad Jaafari e Mahin Falsafi, che proprio per non destare sospetti nella tratta finale del viaggio iniziato in Lombardia, avrebbero percorso strade secondarie utilizzando automezzi immatricolati in Turchia. Adesso i due autisti - che si sono detti all'oscuro della "delicatezza" del materiale trasportato nonché della sua destinazione finale - sono in stato di fermo poiché non hanno chiarito fino in fondo le modalità del viaggio. Per quel poco che se ne sa, la "merce" sarebbe stata caricata vicino a Milano, in una fonderia collocata in una zona già considerata "d'interesse" dalla Procura di Varese che sta per chiudere l'inchiesta del 2001 sull'acquisto di 60mila tubi d'alluminio denominati t6-7075 da parte della società <Atlantic> del noto cittadino giordano, Hamel Hussein, già coinvolto in precedenti tentativi di procurement. Da qui la merce sarebbe passata per la Bulgaria eppoi in Turchia. La spedizione sarebbe stata organizzata da una insospettabile società d'intermediazione turca, la <Step Sa> di Istanbul, il cui capitale sarebbe però controllato all'80 per cento da personaggi iraniani. I tecnici del Taei (Ente turco per l'energia atomica), una volta ultimati gli accertamenti sul prodotto confiscato si sono detti "certi" della destinazione del carico: ovvero, i siti nucleari iraniani per la costruzione di centrifughe finalizzate all'arricchimento dell'uranio. L'alluminio sequestrato - secondo le autorità centrali di Ankara e quelle periferiche di Agri (dove i tir sono stati fermati) - sarebbe indicativo dell'altissimo livello raggiunto dai tecnici iraniani poiché servirebbe ad alimentare le cosiddette "centrifughe p2" di ultimissima generazione, capaci di produrre uranio arricchito al massimo entro due anni.
Fonti d'intelligence italiane confermano la vicenda, riferiscono di un'attività segretissima andata avanti per mesi con un continuo scambio d'informazioni con gli 007 turchi, ma sull'utilizzo che potrebbe essere fatto della partita d'alluminio acquistata in Italia, prendono le distanze. Le "barre" oggetto della compravendita sarebbero state acquistate dagli iraniani per un fine diverso, sicuramente bellico. Due le opzioni: aeronautico o missilistico.
Ma c'è di più. La società italiana finita nel mirino dei servizi segreti di mezzo mondo non avrebbe rispettato i rigidissimi protocolli di sicurezza previsti in materia di cessione di "materiale sensibile", e per questa sua "negligenza" sarebbe stata segnalata all'autorità giudiziaria. La società si sarebbe difesa affermando di non aver venduto quel materiale a una società iraniana, e ciò corrispondere al vero vista la ragione sociale ufficiale dell'acquirente. Ma nella denuncia alla magistratura si censurerebbe esplicitamente il comportamento dell'azienda lombarda poiché, nella fase più calda delle indagini, avrebbe cercato di dimostrare l'indimostrabile e cioè che quelle tonnellate di alluminio smerciato a barre non avevano certamente varcato i confini nazionali. 
Sia come sia, la Turchia è in stato di allerta. È proprio recentissima la pubblica richiesta di "trasparenza" sui programmi nucleari sollecitata ai dirimpettai iraniani. Preoccupa la decisione di Teheran di riprendere le attività di arricchimento dell'uranio. "Chiediamo ancora ai nostri amici iraniani - ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri di Ankara - di cogliere quest'opportunità: a questo punto, agire con buon senso, piena trasparenza e cooperazione sarebbe utile per risparmiare alla nostra regione, già alle prese con vari problemi, una nuova difficoltà". Il riferimento va anche ai due tir bloccati al confine, e non è puramente casuale.(gianmarco.chiocci@ilgiornale.it/Il Giornale.it)
18.02.2006

 

SCONTRO TRA POTERI

Velo_islamico

Il Consiglio di Stato turco ha respinto le critiche del premier Erdogan ad una sentenza che penalizza le insegnanti con il velo islamico.

Il Consiglio di Stato della Turchia ha energicamente respinto le recenti critiche del premier Recep Tayyip Erdogan e di altri ministri a una sua sentenza che penalizza le insegnanti che portano il velo islamico non solo all'interno dell'edificio ma anche nelle sue immediate vicinanze, definendo quelle critiche ''una indebita ingerenza dell'esecutivo nel sistema giudiziario, in violazione della Costituzione turca''.
Il premier Erdogan ha subito ribattuto che ''criticare una sentenza non vuol dire interferire nel sistema giudiziario''.
Erdogan e altri ministri avevano la scorsa settimana aspramente criticato una sentenza del Consiglio di Stato che aveva stabilito che un'insegnante di una scuola materna che portava il velo islamico anche se fuori dell'orario scolastico ''non aveva diritto alla promozione a direttrice'', in quanto dava un cattivo esempio ai suoi allievi nelle vicinanze della scuola.
Il presidente del Consiglio di Stato, Ender Cetinkaya, ha poi spiegato che la sua Corte non ha alcuna intenzione né di estendere la nozione di spazio pubblico né di interferire nella vita privata delle insegnanti, ma che si tratta di aderire allo spirito della proibizione che sussiste negli edifici pubblici e nelle Università (anche private).
Lo stesso Consiglio di Stato aveva sospeso un regolamento ministeriale che parificava i diplomati dei licei per imam-predicatori ai diplomati dei licei, ai fini dell'iscrizione alle facoltà diverse da quelle di teologia, concedendo loro facilitazioni per acquisire un secondo diploma in un liceo. Anche in quell'occasione il Consiglio di Stato aveva subito critiche aperte da parte di esponenti del Governo monocolore turco che si regge sulla maggioranza parlamentare del partito di radici islamiche ''Giustizia e sviluppo'' (Akp), di cui è presidente lo stesso Erdogan. (Ansa)
18.02.2006

L'UE ELOGIA IL PREMIER ERDOGAN ED IL CAPO DELLE FORZE ARMATE

Stretta_di_mano_tra_Erdogan_e_il_gen.Ozkok

 

Un recente studio del centro per la Sicurezza Europea ha messo in evidenza che il generale Hilmi Ozkok preferisce restare fuori dalle questioni politiche e al tempo stesso che il Primo Ministro è molto attento alle esigenze dell'Esercito.

The European Union (EU) praised the work habits of Turkish Prime Minister Recep Tayyip Erdogan and Chief of General Staff Gen. Hilmi Ozkok.
Gen. Ozkok emphasized, the Center for European Security Studies examining the EU funds and the army-civilian relationship in Turkey keeps the Turkish Armed Forces (Tsk) away from political discussions, prefers consensus in disputed issues and leaves the last word to politicians.
The center assessed Ozkok's attitude positively affects Turkey's tendency towards the EU and regarding Erdogan it said: "The Prime Minister is aware of the army's sensitivities and pays attention not to make arrangements to be opposed by the army."
The report prepared by the Center emphasized Erdogan and Ozkok have the same point of view in the relationship between religion and politics. "Erdogan put a distance between political Islam and himself," the report read.
Transformation in civilian-army connection in Turkey is also mentioned in the same report, emphasizing the most important role Ozkok played in the appointment of a civilian to the top of the National Security Council along with improving affairs between the two institutions.
"Though the Justice and Development Party (Akp) is regarded as a party with religious tendency," the report said, "the modus vivendi that seems to be established between top level Tsk and the ruling AKP instead of the disagreement is not less important. This relationship is a good sign in terms of the continuing meeting and of the full adaptation to the practice in Europe-the EU and the EU countries."
Eurasia Strategic Researches Center (Asam) also supported the report prepared by the Center for European Security Studies.
Asam members Ret. Major General Armagan Kuloglu and Ret. Gen. Edip Baser were also in the working group preparing the report. These two generals, however, objected to some parts of the report and left the group while the studies were in progress. (Fatih Atik/Zaman)
18.02.2006

ANNIVERSARIO
DELLE RELAZIONI
ITALIA-TURCHIA

Ambasciata_Italia_Ankara

 

Quest'anno si celebra la ricorrenza dei 150 anni. Il logo che sarà utilizzato per tutte le iniziative.

Quest'anno si celebra il 150 anniversarıo dello stabilimento delle relazioni diplomatiche tra Italia e Turchia. Qui sopra il logo che sarà utilizzato per tutte le iniziative organizzate nel corso dell'anno dagli attori istituzionali per la promozione del Sistema Italia in Turchia. (fonte Ambasciata d'Italia ad Ankara)
18.02.2006

BIASIMI AL PREMIER
CHE HA CHIAMATO
BIFOLCO UN CONTADINO

Il_battibecco_di_Erdogan_con_un_contadino

Il fatto è avvenuto a Mersin, nel sud-est anatolico. Sembra che Erdogan abbia trattato molto male il suo interlocutore che lo aveva fermato lagnandosi delle sue difficoltà.

Aspre polemiche e biasimi da parte della stampa e dell'opinione pubblica sta suscitando in Turchia il fatto che il premier Recep Tayyip Erdogan, nel corso di un vivace battibecco da lui avuto a Mersin (Turchia) con un contadino che si lamentava per le difficoltà sue e del settore agricolo, lo ha apostrofato con l'espressione volgare ''lan'', che approssimativamente può corrispondere all'italiano ''bifolco''.
''Mi sta chiamando 'lan'?'' - ha chiesto incredulo lo stesso contadino, Kemal Oncel.
''Sì!'' - gli ha risposto a muso duro Erdogan.
''Mi sta chiamando 'lan'. Va bene non fa nulla'' - ha ribattuto conciliante il contadino, il quale in precedenza si era lamentato della politica del ministro dell'Agricoltura che negli 
ultimi anni ha comprato a prezzi molto bassi gli agrumi e il cotone prodotti nella regione di Mersin.
''E' da due anni che la mia mamma piange'' (un modo turco di dire che si sta patendo,ndr) - ha aggiunto poi sconfortato il contadino.
''E allora prendi la tua mamma e va via'' - ha infierito insistendo nel suo tono offensivo il premier turco prima che le sue guardie del corpo portassero via il contadino.
Tra le altre critiche, il quotidiano <Cumhuriyet> ha fatto osservare che il fondatore della Repubblica turca, Kemal Ataturk (al quale Erdogan ambisce ad essere paragonato) aveva modi molto signorili anche quando si rivolgeva a persone di umili condizioni e una volta disse che ''il contadino e' il signore della nazione turca''.
Tutte le Tv private turche hanno ritrasmesso la scena del battibecco, commentandola con critiche al premier. (Ansa)
18.02.2006

SUL BANCO DEGLI IMPUTATI DUE DOCENTI UNIVERSITARI

L'accusa è avere offeso l'identità turca, lo stesso reato per il quale era stato accusato lo scrittore Orhan Pamuk.

E' cominciato il  processo a due docenti universitari turchi accusati di avere ''offeso l'identità turca'' (lo stesso reato di opinione per il quale era stato accusato e poi prosciolto il mese scorso lo scrittore Orhan Pamuk) in un rapporto da loro stilato per il Governo, in cui si chiedeva un allargamento dei diritti delle minoranze in Turchia.
Il rapporto non è mai stato pubblicato a causa di violente polemiche scatenate dagli ultranazionalisti turchi, ma si sa che nello stesso rapporto si proponevano emendamenti costituzionali e legislativi liberali e si definiva ''paranoico'' il timore che l'allargamento dei diritti delle minoranze (tra cui i curdi e le minoranze religiose, come gli aleviti e i cristiani) possa provocare la divisione del Paese.
I due studiosi, Baskin Oran e Ibrahim Kaboglu, rischiano una pena fino a cinque anni di reclusione. In loro difesa si sono schierati i gruppi di difesa dei diritti umani, tra cui la Federazione internazionale dei diritti dell'uomo (Fidh).
L'Unione Europea ha chiesto, all'atto di dare inizio lo scorso ottobre al negoziato per l'adesione della Turchia all'UE, che Ankara riconosca anche nella pratica oltre che sulla carta delle leggi i diritti e le libertà fondamentali.
In questo quadro ha chiesto una modifica dell'articolo 310 del nuovo codice penale turco che punisce l'offesa alla ''turchità'' (turciuluk), considerato troppo generico e potenzialmente applicabile ad una indefinita gamma di opinioni critiche delle istituzioni turche e di coloro che sono al potere.(Ansa)
18.02.2006

ASSOLTA UNA RIVISTA PER VIGNETTE SU ERDOGAN

La_vignetta_su_Erdogan_apparsa_su_Penguin

Si tratta di <Penguin> che aveva ritratto il Primo Ministro nelle vesti di rana, scimmia, giraffa ed altri animali.

Il premier turco Tayyip Erdogan non ha il diritto di sentirsi diffamato se un disegnatore satirico lo ritrae nelle vesti di un animale. Lo ha stabilito un tribunale turco davanti al quale Erdogan aveva trascinato in giudizio per diffamazione (chiedendo un risarcimento di 30 mila dollari circa) la rivista satirica <Penguin> che lo aveva ritratto nelle vesti di rana, scimmia, giraffa ed altri animali.
La rivista aveva pubblicato quei disegni per solidarietà con il disegnatore satirico Musa Kart che era stato citato in giudizio da Erdogan per averlo ritratto come un gatto che si è ingarbugliato da sé nel filo di un gomitolo di lana. Kart era stato poi condannato, per avere ''umiliato pubblicamente'' il premier, a pagare una risarcimento di circa 7 mila dollari.
Recentemente anche una Corte d'Appello turca aveva ribaltato con un'assoluzione la condanna ricevuta in primo grado dal giornale di sinistra <Evrensel>, citato da Erdogan per averlo 
ritratto come un cavallo montato da uno dei suoi consiglieri.(Ansa)
18.02.2006

 

ATTENTATO AD ISTANBUL, UN MORTO E DICIASSETTE FERITI

Il_luogo_dell'attentato

 

Un ordigno, collocato da una organizzazione terroristica curda, fatto esplodere in un centro commerciale.

Manifestanti_curdi_in_azione_in_TurchiaUn ordigno fatto esplodere in un negozio di un centro commerciale nel quartiere di Bahcelievler ad Istanbul e rivendicato da una organizzazione terroristica curda (Falchi di Liberazione del Kurdistan), ha provocato un morto e diciassette feriti. 
Ecco alcuni precedenti di esplosioni avvenute negli ultimi anni nella città' turca.
- 15 nov 2003: due autobomba esplodono a Istanbul nei pressi di due sinagoghe mentre gruppi di ebrei locali erano raccolti per la preghiera del sabato ebraico. Sedici i morti e 146 feriti.
- 20 nov 2003: due esplosioni distruggono gran parte del Consolato britannico e la sede del gruppo bancario britannico <Hsbc> nel centro della città, uccidendo 27 persone e ferendone oltre 300.
- 17 mag 2004: tre bombe di ridotta potenza esplodono davanti a filiali della banca <Hsbc> a Ankara e a Istanbul, causando solo lievi danni materiali.
- 29 giu 2004: un'esplosione in un aereo della <Turkish Airlines> atterrato all'aeroporto Ataturk di Istanbul ferisce una addetta alle pulizie al lavoro nel velivolo, da cui si erano già allontanati i passeggeri: la bomba era contenuta in unpacchetto probabilmente lasciato da uno dei passeggeri.
- 10 ago 2004: nell'esplosione quasi simultanea di due ordigni in due alberghi di quartieri turistici muoiono due persone e 11 rimangono ferite. Il Capo della Polizia di Istanbul, Celalettin Cerrah parla di attacco terroristico.
- 4 ago 2005: poco dopo la mezzanotte (ora locale), un' esplosione squassa il quartiere residenziale di Pendik, nella parte asiatica della città. Due i morti. Le autorità turche accusano i ribelli curdi del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan) di essere i responsabili degli attentati che hanno colpito nell'estate il Paese. I ribelli però negano.
- 19 set 2005: una piccola esplosione in un cestino dei rifiuti ad Istanbul ferisce una persona. (Ansa)
18.02.2006

 

MAXI-SEQUESTRO DI EROINA PROVENIENTE DALLA TURCHIA

E' avvenuto al confine con la Bulgaria al posto di frontiera di Gradina.

Maxi-sequestro di eroina da parte della polizia serba al confine con la Bulgaria, dove gli agenti hanno bloccato un camion con a bordo oltre un quintale di droga proveniente dalla Turchia, diretto verosimilmente verso l'Europa occidentale.
Il sequestro, riferiscono fonti ufficiali del ministero dell'Interno di Belgrado, è avvenuto durante un controllo standard al posto di frontiera di Gradina. Nel camion i poliziotti hanno rinvenuto ben 111 chili di eroina pura nascosti da un doppio fondo. Il conducente, turco, è stato arrestato.
Il passaggio di Gradina, lungo il confine tra la Bulgaria e la ex Jugoslavia, è sempre stato una zona di transito per traffici illeciti di ogni specie fin dagli anni del socialismo reale. Prima del 1990 fu teatro di non pochi sequestri record di sostanze stupefacenti, provenienti in gran parte dal territorio turco.
Divenuta più difficile da oltrepassare negli anni '90, durante il periodo delle guerre post-jugoslave e dell'embargo contro la Serbia di Slobodan Milosevic, la zona è tornata pienamente al centro degli interessi di contrabbandieri e gruppi mafiosi transnazionali negli ultimi anni. 
Oltre che per la droga, Gradina è segnalata come uno snodo importante sulle rotte dei trafficanti di esseri umani e di schiave della prostituzione in viaggio da Est e da Sud verso i 
Balcani o verso i Paesi dell'UE Italia compresa. (Ansa)
18.02.2006

BOMBA ECOLOGICA
A COSTA MERLATA
DI OSTUNI

Il_mare_di_Costa_Merlata

Un appello del sindaco all'ambasciatore turco e alle autorità italiane perché si provveda a rimuove una nave battente bandiera turca carica di combustibile  che si è arenata sulla costa.

Un appello all'ambasciatore turco in Italia e alle autorità italiane è stato rivolto dal sindaco di Ostuni perché si provveda in tempi brevi alla rimozione del relitto della motonave turca Hanife Ana, incagliata dal 6 febbraio scorso dinanzi a Costa Merlata di Ostuni, per evitare danni ambientali alla zona, che ha ottenuto per anni la bandiera blu dall'Unione Europea, e ripercussioni sul turismo della ''città bianca''.
Il sindaco Domenico Tanzarella - nella lettera inviata tra gli altri al presidente della Commissione Europea per l'ambiente, al ministro italiano, alla Protezione civile 
nazionale, al presidente della Regione Puglia ed a politici e amministratori locali - ricorda che la motonave è larga 9.2 metri e lunga 142, proveniva da Ravenna ed era diretta ad Istanbul con un carico di oltre 100 mila litri di carburante e olio lubrificante. Dopo il naufragio, sottolinea Tanzarella, la capitaneria di porto di Brindisi ha interdetto la navigazione, 
l'ancoraggio, la pesca e qualsiasi altra attività nel raggio di 500 metri dalla motonave incagliata e sono stati compiuti ''interventi utili a scongiurare l'immediato pericolo di inquinamento di carattere ambientale che potrebbe derivare dal versamento in mare del carburante e olio combustibile contenuto nelle stive''.
''Tuttavia - afferma il sindaco - dato il posizionamento della nave, è indispensabile attivare ogni sforzo poiché si provveda, a breve termine, alla rimozione per rendere fruibili il tratto di costa e di mare interessato''.
Secondo Tanzarella, infatti, malgrado le operazioni di bonifica dal carburante, la presenza della nave mette a rischio l'ambiente marino e terrestre e poi rischia di avere ''una disastrosa ricaduta sull'economia turistica del nostro Comune, visto che proprio in quella zona (campeggio Costa Merlata e spiaggia Costa Merlata) insistono numerose strutture ricettive e, nel corso della stagione estiva, migliaia di bagnanti.
In particolare Tanzarella ''rivolge un accorato appello alle autorità competenti della Turchia affinché l'armatore e lo Stato turco provvedano con la massima urgenza a rimuovere la motonave''.(Ansa)
18.02.2006

 

 

PRIMA CENTRALE NUCLEARE

Una_immagine_di_centrale_nucleare

 

L'ha deciso di costruirla la Turchia sulla costa del Mar Nero, e più precisamente nella zona di Sinop. La preoccupazione degli ambientalisti, considerato che l'Anatolia è zona a rischio sismico.

Sinop_sul_Mare_Nero_dove_dovrebbe_essere_costruita_la_centrale_nucleareLa Turchia ha deciso di costruire la sua prima centrale nucleare a Sinop sulla costa del Mar Nero. Lo hanno annunciato oggi funzionari statale del settore energetico. 
''L'ufficio del Primo Ministro e il ministero dell'Energia hanno deciso di costruire una centrale nucleare a Sinop, prendendo in considerazione fattori come le faglie geologiche e le acque fredde'', ha detto un funzionario addetto all'energia.
La Turchia si trova su faglie sismiche che ne fanno un Paese altamente esposto al pericolo di terremoti. Sinop si trova nella zolla centrale della costa del Mar Nero.
Il Paese non ha al momento nessuna centrale nucleare, ma uno studio preliminare prevede la costruzione da 3 a 5 centrali con una capacità totale di 5.000 megawatt.
Ankara conta di rendere operative le centrali nel 2012 sotto la responsabilità del ministero dell'energia.
I funzionari hanno detto che due consorzi saranno probabilmente incaricati della costruzione delle centrali nucleari, ma al momento non sono disponibili altri dettagli.
La fonte ha detto che il Consiglio di Sicurezza Nazionale, che comprende il presidente, uomini politici di spicco, e generali dell'esercito, esaminerà la proposta di costruire le centrali nucleari nella sua prossima riunione prevista per il 28 febbraio.
Sono invece iniziati colloqui con i principali produttori di energia nucleare come gli Stati Uniti,la Gran Bretagna, la Cina e il Giappone per il trasferimento di tecnologie e per i costi.
La maggior parte dell'attuale fabbisogno energetico del Paese è coperto da importazioni di gas e petrolio, e dalla produzione di energia idroelettrica e carbone.
Ma la recente disputa per il gas tra Russia e Ucraina, i vicini sul Mar Nero della Turchia, e la recente riduzione delle importazioni di gas iraniano dovuta al freddo hanno messo in luce la vulnerabilità di Ankara ad eventuali shock energetici dovuti a cause esterne.
La Turchia inoltre si trova in difficoltà a causa dei prezzi record cui è arrivato nel mondo il petrolio.
I precedenti tentativi di costruire una centrale nucleare in Turchia risalgono a trent'anni fa, ma sono falliti a causa dei costi e dell'opposizione dei gruppi per la salvaguardia ambientale.(Ansa-Reuters)
18.02.2006

 

 

GAZIANTEP
GUARDA SEMPRE PIU'
ALL'ITALIA

Gaziantep

Nel corso di una missione dell'ambasciatore Carlo Marsili nella città sud-orientale della Turchia firmati tra l'altro due Accordi di cooperazione in materia di visti.

L'ambasciatore d'Italia in Turchia Carlo Marsili ha condotto una missione a Gaziantep con una delegazione composta dai funzionari dell'Ufficio Commerciale dell'Ambasciata, dal console a Smirne, dal Direttore dell'Ufficio Ice di Istanbul e dalla direttrice dell'Istituto di Cultura di Ankara. Nel corso della visita l'Ambasciatore ha incontrato il Vali ed il Sindaco, i presidenti della Camera di Commercio e dell'Industria, la direttrice del centro europeo per lo sviluppo industriale di Gaziantep (Abigem) ed il rettore dell'Università. Tutti gli incontri hanno rivelato il forte interesse che l'intera città di Gaziantep e la sua comunità imprenditoriale nutrono verso l'Italia e le prospettive di affari con il nostro Paese. Durante la missione il console a Smirne ha firmato due Accordi di cooperazione in materia di visti con la Camera di Commercio e con la Camera dell'Industria, che potranno costituire una corsia preferenziale per gli imprenditori iscritti alle due Camere che intendano recarsi in Italia per affari. Nel corso degli incontri alla Camera dell'industria si è poi tenuto un seminario ad hoc sulle opportunità di cooperazione economica ed industriale tra Gaziantep e l'Italia. (fonte Ambasciata d'Italia)
18.02.2006

 

 

CREDITI PER IL GAS
CONCESSI
DALLA BANCA MONDIALE

Logo_della_Banca_Mondiale

La somma, di 325 milioni di Turchia che interessa la Turchia, rappresenta il prestito più alto finora erogato. Una durata di 13 anni. 

La Banca Mondiale ha concesso alla Turchia un credito pari a $325 milioni per la costruzione di depositi sotterranei per gas naturale e stazioni di compressione del gas destinato all'estero. Il credito, che avrà una durata di 13 anni ed un periodo di grazia di sette anni, rappresenta il prestito più elevato concesso dalla Banca per la ristrutturazione del settore energetico. Tali strutture permetteranno la fornitura ininterrotta di gas naturale al Paese senza dover ricorrere a tagli nella distribuzione in caso di mancanza di rifornimenti e contribuirà a rafforzare il ruolo di snodo energetico della Turchia tra i bacini di produzione e quelli di utenza. (fonte Amb. d'Ita)
18.02.2006

 

ENERGIA
ED ALTRE FONTI
ALTERNATIVE

Energia_buon_mercato

Il ministro turco Hilmi Guler negli Stati Uniti. L'incontro con i dirigenti di alcune americane interessate ai progetti di costruzione di centrali nucleari.

Il ministro turco per l'Energia Hilmi Guler si è recato negli Stati Uniti dove dove ha avuto dei colloqui con alcune aziende americane del settore energetico interessate ai progetti di costruzione di centrali nucleari in Turchia. Oltre al nucleare sono stati discussi discussi progetti riguardanti anche altre fonti energetiche quali quella termica e idraulica, nonché la riabilitazione di dighe e la privatizzazioni di miniere di carbone. Guler ha incontrato anche rappresentanti delle società petrolifere <Exxon>, <Mobil>, <BP> e <Chevron> con cui ha discusso di progetti di ricerca petrolifera. (fonte Amb. d'Ita)
18.02.2006

 

 

DISAVANZO COMMERCIALE

Nel 2005 è salito in Turchia a $43  miliardi registrando un aumento del 24.9% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Secondo i dati resi noti dall'Istituto di Statistica, il disavanzo commerciale della Turchia é salito  a $43 miliardi a fine 2005 registrando un aumento del 24.9% rispetto al 2004 ($34.3 miliardi). Le importazioni sono aumentate del 19%, pari a $116 miliardi, mentre le esportazioni sono salite del 15.8% a oltre $73 miliardi. Gli ambienti economici lamentano che il costante rafforzamento della valuta locale pone seri ostacoli alle esportazioni e conseguentemente alla crescita economica. (fonte Amb. d'Ita)
18.02.2006

 

 

LINEE DI CREDITO

Sono state concesse, per una somma di 250 milioni di dollari, dalla Banca Europea per gli Investimenti a cinque istituti turchi.

Cinque Istituti di credito turchi, la <Banca per lo Sviluppo Industriale>, la <Banca Vakiflar>, la <Banca per lo Sviluppo>, la <Banca Agricola> e la <Banca Halk>, beneficeranno  di una linea di credito dell'importo di $250 milioni aperta dalla Banca Europea per gli Investimenti. Le cinque banche potranno disporre ciascuna del predetto ammontare senza vincoli di autorizzazione con la BEI e i fondi saranno disponibili dal 1mo gennaio 2006 al 31 dicembre 2008. (fonte Amb. d'Ita)
18.02.2006

 

   

 

ACQUISTO SOSPESO

Una sentenza del Consiglio di Stato turco ha fatto sì che il Consorzio <Koll-Shell non abbia fatte sue le azioni della società <Tupras>.

Il Consiglio di Stato turco ha momentaneamente sospeso il procedimento per l'acquisizione delle azioni della <Tupras> da parte del Consozio <Koc-Shell>, a seguito della protesta del sindacato dei lavoratori del settore. La decisione è stata presa ad una settimana dalla firma del contratto che prevede la cessione in blocco del 51% delle azioni <Tupras> per un valore di $4.14 miliardi. L'Amministrazione per le Privatizzazioni si è astenuta dall'emettere alcun comunicato e si attende ora il responso dell'Alta Corte cui il sindacato in questione ha posto il reclamo. (fonte Amb. d'Ita)
18.02.2006

 

 

GARA PORTUALE CANCELLATA

La decisione, presa dal ministro delle Finanze turco Kemal Unakitan, riguarda la ristrutturazione del compresso <Galasport>.

Il ministro delle Finanze turco Kemal Unakitan, nel corso di un'intervista televisiva, ha annunciato la decisione del Governo di cancellare la gara per la ristrutturazione del complesso portuale <Galataport> a causa della mancanza dei necessari permessi. Lo stesso Ministro ha quindi aggiunto che l'Amministrazione per le Privatizzazioni procederà alla revisione dei documenti di gara ed all'emissione di un nuovo bando pubblico. Il precedente tender era stato aggiudicato all'uomo d'affari israelita Sami Ofer e al figlio Eyal. (fonte Amb. d'Ita)
18.02.2006

INDICATORI MACROECONOMICI



- Crescita PNL luglio-settembre 2005: 7.3%
- Valore assoluto PNL $ 70.2 miliardi (agosto 2005)
- Crescita PIL gennaio-marzo 2005: 4.8%
- Inflazione  annua (prezzi al consumo): 7.72% (2005)
- Interscambio con l'Italia nel 2005 (dati ICE): 13.12 miliardi di dollari, con   esportazioni pari a  7.52  (variazione annua +9.58%)  ed importazioni pari a 5.6  miliardi di dollari (variazione annua +20,49%). (fonte Amb. d'Ita)
18.02.2006

 

COSTRUZIONE DI LINEA FERROVIARIA
LUNGO L'ASSE BAKU-TBILISI-CEYHAN


Baku-Tbilisi-Ceyhan

Se ne è discusso durante l'incontro tra il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan ed il premier georgiano Zurab Nogaideli. Al progetto dovrebbe prendere parte anche l'Azerbaijan. Forse anche la partecipazione di Cina e Kazakhistan.  L'interscambio Italia-Turchia attestato sui 13 miliardi di dollari con un aumento del 12%.

L'interscambio tra Italia e Turchia si è attestato a fine 2005 a ben 13 miliardi di dollari, con un aumento del 12 per cento rispetto al risultato del 2004 ed un saldo attivo pari a 1,9 miliardi di dollari.
Le esportazioni italiane si sono attestate a 7,52 miliardi di dollari (+9.58 rispetto al 2004) e le importazioni a 5,6 miliardi di dollari (+20.49 per cento).
I dati pubblicati dall'Istituto Nazionale di statistica indicano anche un fortissimo aumento nelle importazioni dalla Cina (+52.6 per cento rispetto al 2004) che segue immediatamente l'Italia nella classifica dei Paesi fornitori. 
Intanto un nuovo gasdotto attraverserà le regioni eurasiatiche. La Turchia, la Georgia e l'Azerbaijan hanno progettato di iniziare i lavori per la costruzione del gasdotto Baku-Tbilisi-Erzurum entro la fine del 2006.
L'annuncio è stato fatto dal Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan a Istanbul dopo un colloquio con il premier Ministro georgiano Zurab Nogaideli, che è stato in visita ufficiale in Turchia per due giorni. Secondo Erdogan, erogare gas turco lungo il corridoio della regione del mar Caspio sarà il più importante incarico della nuova cooperazione turco-georgiana. Una certa quantità di petrolio è già stata erogata lungo l'oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan (l'idrocarburo è in viaggio e raggiungerà presto la località di Ceyhan). Il Consiglio turco-gerogiano per gli Affari ha anche discusso sulla possibilità di costruire una linea ferroviaria lungo l'asse Kars-Tbilisi-Baku.
La Georgia e l'Azerbaijan parteciperebbero ugualmente al progetto. Secondo quanto riporta il quotidiano turco <Dunya>, Erdogan vedrebbe di buon occhio anche la partecipazione di Cina e Kazakhistan.
Il premier turco ha inoltre messo l'accento sul fatto che la ferrovia dovrebbe assicurare la consegna veloce e sicura delle merci e che diverrebbe così vitale nel corridoio di trasporti eurasiatici, anche in funzione dell'accelerazione impressa dall'Ue sulla costruzione dei corridoi europei di trasporto. (Denaro.it)
18.02.2006

 LE AZIENDE ITALIANE IMPEGNATE
IN TURCHIA SONO PIU' DI 7.000

Promos

Quelle più attive si concentrano soprattutto in Lombardia (2.419; 33.7% sul totale nazionale) e Veneto (1.069; 14%). E' quanto emerge da uno studio della Camera di Commercio di Milano che, attraverso la <Promos> organizza per il 23 c.m un seminario sul tema "Turchia, un nuovo partner in Europa".

Sono oltre 7mila (7.180 a metà 2005) le aziende italiane già impegnate in Turchia e si concentrano soprattutto in Lombardia (2.419; 33.7 per cento sul totale nazionale) e Veneto (1.069; 14.9 per cento).
E' quanto emerge da uno studio della Camera di Commercio di Milano che, attraverso la sua azienda per le attività internazionali <Promos>, giovedì prossimo 23 febbraio organizza nel capoluogo lombardo un seminario dedicato soprattutto alle piccole e medie imprese su "Turchia, un nuovo partner in Europa".
Con il forte aumento della presenza di imprese italiane sul territorio turco, crescono proporzionalmente anche gli scambi commerciali tra Italia e Turchia: l'incremento è di circa il 20 per cento annuo, raggiungendo un controvalore quasi i 10 miliardi di euro.
In aumento sia l'import (+19 per cento) che l'export italiano in Turchia (+20.6 per cento). Le Regioni più attive sono la Lombardia, con un interscambio di quasi 2 miliardi e 700 milioni di euro (27.7 per cento nazionale, +10.6 per cento in un anno), il Piemonte con circa 1 miliardo e 700 milioni di euro (17.5 per cento italiano, +17.1 per cento) e il Veneto con quasi 1 miliardo (10.2 per cento, +24.3 per cento).
I prodotti che si esportano di più sono i macchinari per industria (603 milioni di euro; 14.2 per cento del totale italiano), ma si commercia anche in veicoli su strada (422 milioni di euro di export, 10 per cento del totale) e in filati, tessuti e articoli tessili (416 milioni di export; 9.8 per cento).
"Nell'area mediterranea la Turchia rappresenta un mercato importante, a cui le nostre imprese guardano con sempre crescente interesse - commenta Bruno Ermolli, presidente di <Promos> - e, anche con questo seminario, pensiamo di poter aiutare le nostre aziende a conoscere meglio le potenzialità e le opportunità d'affari che la Turchia offre, oltre a capire la strade per intensificare da subito le relazioni commerciali e il sistema degli scambi con l'estero". (Denaro.it)
18.02.2006

 

<MILANOVESTEMODA>:
SODDISFAZIONE
DI UN BUYER TURCO

MilanoVendeModa

Secondo la visione di Mert Kaarata il valore aggiunto del prodotto esposto sta nel giusto rapporto qualità/prezzo. Mancano però proposte di abiti da sera e una sezione dedicata alle calzature. La possibilità di fare acquisti su una fascia di mercato diversa da quella delle griffe. Perché il Made in Italy dura sempre.

Turchia,_vince_il_rapporto_qualità_prezzoMert Karaata, figlio dei titolari di tre boutique (due di moda femminile e una maschile) ad Istanbul, è uno degli esponenti della delegazione Turca invitata a visitare <MilanoVendeModa>. Le sue considerazioni a manifestazione ancora in corso sono estremamente positive. "Sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla fiera. Mi aspettavo di trovare un'offerta meno vasta. Per quanto mi riguarda manca solo una maggior scelta nelle proposte di abiti da sera e, se posso fare una ulteriore considerazione, sarebbe interessante avere anche una sezione dedicata alle calzature". Soddisfatto del posizionamento temporale della fiera che gli consente di visitarla con attenzione e tranquillità per poi proseguire il suo soggiorno milanese in attesa delle sfilate della prossima settimana, durante le quali concentrerà l'attenzione sugli acquisti per la boutique top di gamma di famiglia in cui sono vendute esclusivamente le griffe, Karaata si dichiara soddisfatto del rapporto qualità/prezzo degli espositori di <MilanoVendeModa>. "Quello che stiamo vivendo oggi non è un momento particolarmente brillante in Turchia. Sono venuto qui proprio per valutare la possibilità di fare acquisti su una fascia di mercato diversa da quella delle griffe per poi valutare la possibilità di aprire nuove realtà retail con un posizionamento diverso da quello che già abbiamo. Essendo la prima volta che visitavo questa manifestazione non ho fatto ordini in questi giorni di fiera. Ma appena rientro in Turchia li farò sicuramente anche se in maniera misurata perché voglio iniziare a fare una sorta di test per vedere come reagisce il mercato". Mercato, quello turco, che pare essere molto sensibile al valore del prodotto Made in Italy nel quale riconosce un ottimo standard qualitativo. "Noi compriamo sia dalla Francia che dall'Italia e devo dire che tutte e due le proposte soddisfano i bisogni dei nostri clienti. Gli accessori stanno avendo sempre più successo e chi li acquista guarda più al design che alla marca. Qui ho trovato un paio di cose che credo andranno molto bene nei nostri negozi". E se la sezione Trend, è stata quella ritenuta più interessante, le proposte dei giovani di Guest Square sono ritenute valide. Poca importanza, invece, viene data alle sfilate alle quali sono preferiti gli stand. Inserirà <MilanoVendeModa> nella mappa delle fiere che tornerà a visitare? "Certamente, e alla prossima edizione arriverò anche molto più preparato". (Cristina Mello-Grand/Modaonline.it)
18.02.2006

 

L'ENERGIA A BUON MERCATO
E' UNO STIMOLO
PER LA COMPETIZIONE

Tobb

Delusione da parte degli industriali turchi per le decisioni prese dal Consiglio di coordinamento economico. Ci si attende una maggiore risposta ai problemi reali.

Decisions taken at the Economy Coordination Council did not please the business world, which gathered to handle the problems of the real sector and find solutions to them.
The businessmen told that they attended the council meeting in order to convey their problems complaining that their expectations were not met. Real sector representatives request for the council to take concrete and direct decisions for the solution of problems.
Agreeing on the Turkish economy's recovery from the economic crisis, the businessmen remark that the intra-sector problems are the main issues of the new period.
Chairman of Turkish Union of Chambers and Commodities Exchanges (Tobb) Rifat Hisarciklioglu who said they would meet with the Prime Minister Recep Tayyip Erdogan on Tuesday, explained that their most important demand would be on diminishing the burden on employment and reduction in taxes.
Indicating that they are striving to obtain relieving decisions for the real sector, Hisarciklioglu told, "We have been saying these in every platform for a long time. The compulsory employment should be annulled; energy support should be given to the business world. Termination indemnity and unemployment benefits should not be in practice simultaneously. "Hisarciklioglu expressed that the floating exchange rate policy was in the hands of the government, which is the biggest complaint of the exporters, adding that compensating measures could be taken.
Turkish Exporters Council President Oguz Satici expecting the free rate of exchange regime will be dissuaded, claimed that the fiscal policies, which are currently being practiced, were wrong. The decisions taken by the council were "disappointing", Satici termed, adding that the council's decisions failed to solve the problems of exporters. He admitted that the sector was undergoing hard days. "The rate of exchange is an outcome. The way you practice the fiscal policy, will determine the outcome." Satici told that it has become impossible to achieve better successes in exports with the present policies. The fiscal policy is planned only for the stock exchange and importers, Satici said speaking unhopefully about the short-term economy.
"The prime minister says that they will particularly pay attention not to increase income costs of industry and exporters. This is impossible. Turkey cannot realize the energy reform in the short run," acknowledged Satici.
What do tycoons demand from Ankara?
The burdens on employment should be lifted in order to provide more people with jobs, and compulsory employment should be abolished.
The termination indemnity and unemployment benefit should not be in practice at the same time.
The fiscal policy should be redefined in favor of the exporters.
The free rate of exchange regime should be left; the floating exchange rate regime should be adopted.
Real sector should be given priority in economic policies. The necessary steps should be immediately taken in this regard.
The energy costs and taxes should be lowered.
Reduction in income and corporate taxes should continue.
Real interests should definitely be reduced. (Zaman)
18.02.2006

 

LE PROMESSE
DI TAV
INVESTMENT HOLDING

Tav

Offerta pubblica da parte della società, che opera negli aeroporti, per non meno del suo capitale. La privatizzazione dovrebbe avvenire nel prossimo autunno.

Tav Investment Holding, the biggest airport builder and operator company in Turkey, took action for Initial Public Offering (Ipo) of less than half of its 400,000,000 new Turkish liras
(Ytl) capital.
Having investments in neighboring countries besides Turkey, TAV authorized Hsbc and Csfb for its public offering process.
According to Tav managers, the company plans to open to the public next fall.
The related sources in London said Friday the company's value is expected to be about 1.5 billion after the Ipo.
Ttav Investment Holding had been established last in 2005 as an umbrella company for some of the operations of Tepe-Akfen Ventures consortium in Ankara , Izmir, and abroad.
Tepe and Afken groups have 50-50 percent shares in the holding.
Tav had also bought Havas, a ground handling service company, last year and has begun to grow in this field as well. (Economy News Desk/Zaman)
18.02.2006

                                         

LIVELLI DI POVERTA'

Un turco su quattro ne è sotto, specie nelle zone rurali (40%). Uno studio dell'Istituto Statistico Nazionale (Tuik) relativo al 2004.

Secondo uno studio dell' Istituto Statistico Nazionale (Tuik) relativo al 2004, circa 18 milioni di turchi restano ancora sotto il livello di povertà (1/4 della popolazione del Paese). E' da evidenziare che il dato decresce sensibilmente nelle aree urbane (16.6%) e si impenna notevolmente nelle zone rurali del Paese (40%) a dimostrazione di un fortissimo dualismo socio-economico che anche i recenti successi in campo economico non sono riusciti ancora a scalfire. Lo studio evidenzia inoltre che povertà e mancanza di educazione scolastica restano ancora un binomio inscindibile e che il paese sul versante della formazione scolastica deve effettuare notevoli passi in avanti.(Ice Istanbul)
18.02.2006

 

CONTRATTI IN IRAK

 

Imprenditori turchi impegnati nel 2005 per 109 progetti. Circa 1.5 miliardi di commesse. L'interscambio con Baghdad vede privilegiata Ankara.

Turkish contracting firms took in charge 109 projects in Iraq at a total value of $ 1.5 bln in 2005. Foreign Economic Relations Board (Deik) prepared a report and assessed bilateral economic & commercial relations between Turkey and Iraq. The report says Turkey's exports to Iraq increased from $ 829 mln to $ 1.8 bln in 2004, and imports from Iraq reached $ 467.5 mln. In 2005, Turkey's exports reached $ 2.7 bln, a 48 percent increase, and the imports dropped 2 points, to $ 458.7 mln. The report indicates that cross border trade volume has reached $ 3-5 bln in 2005. According to official figures for post-war period (in construction and infrastructure area), 23 Turkish companies undertook projects worth of $ 240 mln in 2003, 71 companies completed 93 projects (of a total value of $ 543 mln) in 2004, and 86 companies took in charge 109 projects of $ 1.5 bln in 2005. The most important projects which Turkish companies undertook after war in Iraq ends are construction of U.S. Embassy ($ 350 mln), Sulaymaniah University ($ 259 mln), Diwaniya-Nasiriya-Samawa-Iraq express road ($ 161 mln), Irbil International Airport ($ 160 mln) and U.S. Army Corps North Sector Military Camp ($mln). (The New Anatolian)
18.02.2006

MUTUI INVESTIMENTI
CON IL BAHRAIN
DI SHEIKH KHALIFAH

Il_premier_Erdogan_assieme_a_Sheikh_Khalifah_Ben_Salman_al-Khalifah

Il premier arabo ha ricambiato ad Ankara la visita che gli aveva fatto Erdogan nel novembre scorso.

Visits paid by Turkish Prime Minister Tayyip Erdogan to Gulf countries last November in order to develop economic relations have started to bear fruit.Bahraini Prime Minister Sheikh Khalifah Ben Salman al-Khalifah, currently in Ankara on official business, asked the Turkish PM to ease the way for investments they are planning in Turkey.Erdogan relieved al-Khalifah with his assurance that bureaucratic obstacles before foreign investors in Turkey have been removed, and in return, asked for priority for the Turkish businessmen dealing with infrastructure works in Bahrain.The trade volume between the two countries stands at $50 million.At the end of the November meetings, agreements on "mutual encouragement and protection of investments" and "cooperation and solidarity in customs issues" were signed between Turkey and Bahrain.Reportedly businessmen from the Gulf country experienced in privatizations are being encouraged to invest in Turkish communication, civil aviation and metallurgy sectors.Erdogan said the decisions to mutually increase investments taken in November must be put into practice.The issue of Cyprus also came to the agenda during talks. Bahrain's PM al-Khalifah said they have tourism investments in Cyprus, "We support your just case." Meanwhile, Bahrain's demand for military training from Turkish officers was answered positively.Al-Khalifah took part in the working dinner held by the Chambers Union, and promised to make all efforts to develop their relationships. Chambers Union Chairman Rifat Hisarciklioglu signaled Turkey's membership with the European Union will provide limitless opportunities for the region. (Erdal Sen/Zaman)
18.02.2006

 

E'  GIUNTO IL TEMPO 
DI PROMUOVERE
IZMIR ALL'ESTERO

Esiad

Una dichiarazione di  Kemal Colakoglu, membro dell'<Egean Industry and Businessmen Association> e console onorario del Messico a Smirne.

Aegean Industry and Businessmen Association (Esiad) member Kemal Çolakoğlu has said it was time to promote Izmir abroad.
Çolakoğlu, who is also the honorary consul of Mexico in Izmir, said a multi-partner company to introduce and promote Izmir to foreign investors should be established. Stating that Izmir has overcome many infrastructural problems, Çolakoğlu said that Izmir still had been unable to obtain the desired results from investment.
"Izmir has not been able to promote to foreign investors the positive aspects of the city such as transportation, a qualified labor force and its close location to European markets. All attempts made by businessmen and professional chambers should be gathered under one roof. A multi-partner company should be established. These kinds of companies established in Ireland and Scotland have achieved great success in attracting foreign investment. On the other hand, there are many similar institutions in parts of Europe. We, as businessmen, professional chambers and associations, can come together and establish a company employing professionals." 
Pointing out that the completion of highways, railway links, airport upgrades and the privatization of the Port of Izmir will be completed in 2006, Çolakoğlu said, "After realizing all these projects, Izmir will have nothing to complain about."  
The first support came from the Aegean Region Chamber of Industry (Ebso). Ebso Chairman Tamer Taşkın stressed that they would support Çolakoğlu's proposal and bring the proposal to the agenda of the Aegean Economy Development Foundation (Egev). (Turkish Daily News)
18.02.2006

 

UNA SU SEI PUO'
ACCEDERE
AL MONDO DEGLI AFFARI

Nimet_Cubukcu

A sostenerlo, a proposito di donne, Nimet Cubukcu ministro dello Stato turco per la famiglia.

Nimet Cubukcu, Turkey's Minister of State for Women and Family, said the employment rate among women has gradually fallen since 1990, and "Only 5,926 million women out of 35,929 million have jobs in Turkey."
Minister Cubukcu, in her speech in the "Women Employment Summit" organized by Turkish Employee Unions Confederation, said Friday, "The reason for this fall is related to women paying the bill of the economic crises in Turkey."
Sexual discrimination is still influential in engaging jobs as well as firing people, the minister acknowledged.
In the same meeting, Labor and Social Insurance Minister Murat Basesgioglu said women work mostly in the agricultural sector by 49.6 percent and the biggest employment area for women is in the public sector.
In reply to a question, Basesgioglu said there will be no delay in the Social Security Reform and added the government is as determined as ever on the issue. "The government has fulfilled its task. The draft bill was presented to the parliament as soon as possible. The draft is currently in the Planning and Budget commission. The government's involvement in the parliament's legislative process is constrained. However, we continue our efforts to pass the draft through the commission and the General Assembly. A delay will not be caused by our part." (Cihan News Agency/Zaman)
18.02.2006

"I COLORI DELLA VITA....

Un_aspetto_della_guerra

....e l'altro aspetto della guerra". Questo il titolo di un libro pubblicato da Mursel Acay che è stato giornalista per 17 anni ed inviato per il <Central News Agency> (<Sabah>) in alcune zone dell'Irak e del sud-est. L'edizione corredata da 50 foto che -oltre ad essere belle - fanno molto riflettere.

A journalist is a person who witnesses blood, tears and pain as well as good things. The greatest desire of a journalist who sometimes feels himself very close to death is to eternalize his or her work. Mürsel Acay, who has been working as a journalist for 17 years, this time has taken pictures of a "non-objective" war. He looks at the background of the merciless conditions of the Iraq war. Each photograph expresses many things in life because they are the "The Colors of Life and the Other Side of War."
Acay, Diyarbakır reporter for the Central News Agency (Sabah newspaper), watched the Iraq war in 2003 from the northern front. There are women and children who experienced the violence of the war in the worst way. A house, the windows of which were covered with plastic sheets to protect against the poisonous gases of Saddam, children playing under black clouds while bombs explode, the eyes of a child who has lost his father and mother under the ruins of their house, he is seven years old at most, one sees such knowledge in his face...
Noting that each photograph in the book, which includes photographs of people fleeing the war in Iraq, smiling faces despite the war and the life that has been going on in spite of everything, takes him back to the past, to the time when he took them, Acay says: "It was important to publish colorful scenes and colorful lives in Iraq and in the region in my book. I did not want to reflect the painful face of war. I wanted to reflect the movement that took place during the Iraq war, the difficult life caused by this movement, life after the war and the colorful life of women and children in the Southeast."
A photographer is a witness of his age:

The second edition of Acay's book, which includes pictures he took on the northern front of the Iraq war and in the Southeast, was published with an introduction written by labor union leader and writer Yaşar Seyman under the title "From the objective of a journalist who dedicated his eyes to the people."
Seyman says the following about Acay, who also observed the Gulf war between the United States and Iraq in 1991:
 "Nobody knows how his heart, full of love, endured two Iraq wars, but he continues to show the visual facts of the war to the people of the world. He fearlessly shows to the people of our age how life continues mercilessly in the ruins of war. ... While taking the pictures, his honest presentation of events from his own perspective is sometimes like a 'media presentation' and sometimes a 'photographic artist.' The human faces in his photographs cause people's hearts to shiver. His photographs draw us closer to those beautiful people."
The colors of life despite the war:

Acay says children are always the most innocent victims of wars. They do not know what war is and why it occurs. The cruelty of war finds them everywhere in the world, in Vietnam, Bosnia, Ossetia and in Iraq. Either it leaves them without a mother or a father, or they become statistics. Escaping from war is not a game. They leave the land where they were born with the fear of war in their eyes and vague expressions on their small faces.
This time Acay's camera caught an Iraqi girl with bare feet. Maybe she wants to live in a place far from wars and bombs. She looks at Acay, but life still goes on for this little girl despite the war. Acay tried to find this girl after the war but to no avail.
Acay also experienced the suicide bombers of the insurgency after the war in Iraq and he included snapshots of those events, asking: "I wonder if it is related to this attack? Nobody knows."
And here is life...

In a section of his book Acay reflects on life in the Southeast, where he was born. He shows through his camera the difficult living conditions of the women of the region, their traditions and culture, and people's love for life. We witness a civilization that will sometime disappear in Hasankeyf. Acay portrays the women of the Southeast as the guardians of their property, their children and their houses in his photographs. A mother watching the sunset with her children on the edge of the Tigris... The municipal bus goes to villages to illuminate the dark world of women under a literacy course sponsored by the Diyarbakır Rotary Club. Doesn't this desire for learning turn into a passion for women with children in their arms and the alphabet on their tongues? In another photograph, Acay shows people fishing in the Tigris.
Among some photographs is Başarı Village in Diyarbakır's Çermik district. February 2002. A mother fights for the life of her children after giving birth to two babies with the help of an unlicensed nurse from the village. The twin girls cannot breathe, their faces are purple. At the same time, military doctors performing checkups in the village come to her rescue. Dr. Cengiz Aydın gives the babies the kiss of life and manages to save them. These pictures received an award in the Press Photos of the Year competition sponsored by the Photojournalists' Association. He says modestly in the introduction of the book: "Like all journalists, I pressed the camera's shutter release button..." It is true, a journalist is a witness of history but these pictures are more than this.
Acay says all these pictures will soon be exhibited in Sweden. (Turkish Daily News)
18.02.2006

AUMENTANO I MINORI
SFRUTTATI
DA GANG E FAMIGLIE