Arretrati 

Anno 7° N.5

Cari amici, <Turchia Oggi> - sito indipendente e che va avanti con le proprie forze - non se la passa troppo bene. Se potete, dateci una mano. Intendiamoci, non vi chiediamo denaro. Nemmeno un euro. No, quello che vi chiediamo è che ci stiate vicini adoperandovi in giro e spendendo parole buone nei nostri confronti. In altri termini, trovateci un po' di pubblicità o qualche sponsorizzazione. Altrimenti saremo costretti a chiudere. Per andare avanti, infatti, abbiamo bisogno che qualcuno ci aiuti, quanto basta. Grazie per quello che farete, la direzione.

MORTE DI UN MARTIRE

Don_Andrea

Un lettore ci ha rimproverato di essere faziosi, soprattutto di scrivere sempre bene della Turchia anche di fronte a fatti esecrandi come l'uccisione di Don Andrea Santoro a Trabzon e chi ha chiesto come mai non ci siamo sentiti in dovere di condannare subito il delitto. A tutti i nostri amici - se siamo in difetto - le nostre scuse. Al lettore in questione rimandiamo alla voce <Posta>. Ci è d'obbligo però aggiungere che il nostro ritardo è dovuto al fatto che <Turchia Oggi> - essendo un sito povero finanziariamente e non aiutato economicamente da alcuno - non può uscire tutti i giorni ma ogni settimana, ed anche con grandi sacrifici. In altre parole facciamo sentire la nostra voce solo quando abbiamo racimolato il denaro che serve.
Detto questo -
da italiani e cattolici non possiamo non farci partecipi del dolore che ha colpito la Chiesa tutta, ed anche in maniera, molto forte, per l'uccisione del sacerdote caduto da martire per mano di un giovane imbevuto di ideologie ultranazionaliste miste ad una sorta di fanatismo religioso peraltro poco convincente. Vogliamo sperare che il clima di odio che ha portato a questo gesto in una parte dell'Anatolia, peraltro più vicina ai confini con la Georgia e l'Armenia che non a quelli dell'Iran, non si allarghi a macchia d'olio. E ce ne sono purtroppo i segnali visto che che ad Izmir giovedì pomeriggio un sacerdote è stato aggredito da alcuni giovani che gli hanno gridato "Vi faremo morire tutti".
Al di là dell'assassinio di don Andrea e di quest'altro inqualificabile gesto, che potrebbero essere circoscritti ad episodi di cronaca violenta, quello che lascia  riflettere è il fatto che - nonostante il premier turco Recep Tayyip Erdogan e ed il suo vice nonché ministro degli Esteri Abdullah Gul si siano affrettati a condannare l'assassinio - la patria di Ataturk sembra essere precipitata in uno strano malessere. Se è vero infatti che mai come in questo momento l'economia del Paese sta vivendo il suo momento migliore, tanto che Ankara potrebbe entrare in Europa anche oggi stesso, è altrettanto vero che il kemalismo è oggetto di continue bordate con il rischio, a lungo andare, che la Turchia possa perdere la sua caratteristica laica per diventare una nazione completamente a guida religiosa.
In un Paese, non certo teocratico, il dialogo interreligioso dovrebbe essere più che mai saldo. Invece è pressoché inesistente. E' da tempo che la Chiesa cristiana, sia essa cattolica, ortodossa o protestante, lamenta tutta una serie di vessazioni e non sarà certo la visita del Pontefice Benedetto XVI il prossimo novembre a migliorare la situazione, se da parte del Governo centrale non sarà manifesta la buona volontà di stendere la mano. Il Primo Ministro turco è statista troppo intelligente per non comprendere che il sangue di don Andrea può alienare le simpatie di quanti in Europa hanno votato in favore della Turchia nell'UE (già se ne intravedono i segnali). Occorre che le scorribande di Trabzon e di Izmir non offrano ad altri esaltati l'occasione per successive violenze, occorre che Ankara pronunci un "no" secco a qualsiasi tipo di manifestazione come quelle che si sono avute anche in Turchia contro i giornalisti e i vignettisti che hanno offeso Maometto. In merito a questa vicenda la libertà di stampa, alla quale si sono appellati i mass-media per giustificare i disegni "offensivi", non c'entra assolutamente nulla. Diciamo che Fleming Rose- il cronista danese che ha commissionato e pubblicato le immagini del profeta, ha peccato (lui e i suoi imitatori) di presunzione oltre che di leggerezza infischiandosene delle conseguenze o forse credendo che un incendio si possa spegnere con la benzina e non con l'acqua. Strano però che lo sdegno per l'"offesa"  sia improvvisamente esploso a quattro mesi e passa dopo la pubblicazione di dette vignette che risale precisamente al 30 settembre scorso. Come mai la protesta non è scoppiata allora? Ciò lascia supporre che questa, oggi, sia stata abilmente orchestrata. Non sappiamo da chi, ma abilmente orchestrata - questo è certo - per giustificare quelle che successivamente sarebbero state le violenze in Europa, in Medio ed Estremo Oriente. E' possibile quindi che l'uccisione del sacerdote sia stata la vendetta scatenata dalla rabbia per le caricature di Maometto. Come è pure possibile (e noi ne siamo convinti) che il pretesto della vendetta sia stato abilmente utilizzato per propri fini (prostituzione, traffico di droga ed armi) da gruppi criminosi pronti a tutto pur di danneggiare le aspirazioni europee del Paese; o comunque utilizzato da fazioni intransigenti (religiosi e nazionalisti) che mal sopportano l'idea di una Turchia iscritta ad un club cristiano. Come che sia, il premier Erdogan deve raccogliere la sfida e vincerla. Ne ha i mezzi per farlo. Quello che ha compiuto finora, per risollevare il Paese dalla crisi economica nella quale era caduto negli anni addietro, ha del titanico. Altri leader europei non ci sarebbero riusciti. E a lui quindi che il mondo democratico guarda, nella certezza che saprà non solo portare avanti tutte le riforme che gli sono state chieste (ed in parte già recepite) ma in particolare fare da cerniera tra Oriente ed Occidente, tra Islam e Cristianesimo. Mai come ora la Turchia deve fare da faro.
E allora l'assassinio di don Andrea sarà solo un triste ricordo.
(Turchia Oggi)

 

DON ANDREA SARA' BEATO

I_funerali_a_San_Giovanni

Lo ha annunciato il Vicario di Roma, cardinal Camillo Ruini, nell'omelia pronunciata in San Giovanni ai solenni funerali del sacerdote assassinato a Trabzon.

Don Andrea Santoro sarà beato. Lo ha annunciato il cardinale Camillo Ruini nell'omelia pronunciata ai solenni funerali del sacerdote ucciso da un fanatico islamico in Turchia. Due lunghi applausi in basilica hanno accolto la notizia nella basilica di San Giovanni in Laterano gremita da migliaia di fedeli. "Rispetteremo pienamente - ha detto il porporato - nel processo di beatificazione e canonizzazione che ho in animo di aprire, tutte le leggi e i tempi della Chiesa, ma fin da adesso sono interiormente persuaso che nel sacrificio di don Andrea ricorrono tutti gli elementi costitutivi del martirio cristiano".
Per il cardinale, don Andrea è da considerarsi martire. La parola martirio nel lungo testo dell'omelia fa capolino in più passi. "Quello di don Andrea - ha affermato il vicario del Papa a Roma - era un tipico coraggio cristiano, quel tipico coraggio di cui i martiri hanno dato prova, attraverso i secoli, in innumerevoli occasioni. Un coraggio che ha la sua radice nell'unione con Gesù Cristo, nella forza che viene da lui, in maniera tanto misteriosa quanto vera e concreta".
CHIESA GREMITA - La chiesa, addobbata di fiori bianchi e rossi, è gremita di fedeli e anche a messa già iniziata non si è fermato l'afflusso della gente accorsa per dare l'ultimo saluto a don Andrea. Tra i banchi tantissimi giovani, numerose scolaresche e tantissime persone comuni. Molti non sono riusciti a trattenere le lacrime, soprattutto i parrocchiani della chiesa dei Santi Fabiano e Venanzio dove don Andrea ha prestato servizio pastorale dal 1994 al 2000. La bara è stata posizionata al centro del sagrato su un tappeto rosso con accanto un cero e un mazzo di fiori con il Vangelo aperto. Seduta sul primo banco, accanto alle altre due figlie, l'anziana madre di don Andrea ascolta le parole di Ruini con lo sguardo fisso sulla bara del figlio, anche quando il cardinale ricorda il gesto dell'anziana signora che ha perdonato "con tutto il cuore la persona che si è armata per uccidere il figlio e prova grande pena per lui essendo anche lui un figlio dell'unico Dio che è amore".

I POLITICI - Numerose anche i politici presenti: il presidente del Senato Marcello Pera, il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, il leader della Margherita Francesco Rutelli, quello dell'Udeur Clemente Mastella, il sindaco di Roma Walter Veltroni e il leader dell'Unione Prodi. Il professore, invece di sedersi tra le autorità, ha preferito confondersi tra la gente che affollava le navate della chiesa. In prima fila anche l'ambasciatore turco in Italia, Ugur Ziyal
L'OMELIA - Il cardinale Ruini nell'omelia ha lanciato un appello per "il diritto alla libertà di religione, madre di ogni libertà" da affermare "in concreto ovunque nel mondo" e "senza discriminazioni". Il coraggio cristiano di cui ha dato prova don Andrea costruisce la pace e l'amore dove ci sono odio e intolleranza ha detto il porporato: "Ho messo l'accento sul coraggio di don Andrea e sul significato del coraggio cristiano. Questo coraggio, però, non è per colpire ed uccidere, ma per amare e per costruire, in concreto per costruire la comprensione, l'amicizia e la pace là dove troppo spesso regnano l'intolleranza, il disprezzo e l'odio". Il cardinale ha proseguito ricordando le parole pronunciate mercoledì da Papa Benedetto, dopo aver ricordato la lettera di don Andrea che aveva appena ricevuto: "Il Signore faccia sì che il sacrificio della sua vita contribuisca alla causa del dialogo fra le religioni e della pace tra i popoli. Questo era certamente l'animo con il quale don Andrea è andato a vivere in Turchia e questo è il senso che egli intendeva dare a una sua eventuale morte lenta e prematura". (Corriere della Sera)
10.02.2006

LA PISTA DELLA PROSTITUZIONE

L'omicida_al_momento_dell'arresto

Ouzhan Akdil, l'assassinio di don Andrea Santoro, potrebbe essere stato "istruito" da locali sfruttatori di ragazze provenienti dall'Est europeo.

Ha subito confessato Ouzhan Akdil, l'assassino sedicenne di don Andrea Santoro, catturato nel pieno della notte, mentre dormiva nella casa dei genitori inconsapevoli. Ma non sono ancora chiare le motivazioni che hanno armato la sua mano. Il ragazzo ha detto di essere rimasto
''sconvolto'' dalle caricature raffiguranti il Profeta Maometto e pubblicate, in settembre in Danimarca e, in gennaio, in altri Paesi europei.
Tuttavia - secondo gli inquirenti - la motivazione religiosa potrebbe non essere altro che un paravento dietro cui si nasconde la vendetta di trafficanti di esseri umani, che avrebbero fatto pagare al sacerdote la sua attività di recupero delle prostitute cristiane provenienti dai vicini Paesi ex-sovietici.
Un'ipotesi, quest'ultima,che sembra confermata dalle amicizie di Ouzhan Akdil negli ambienti dei locali sfruttatori di prostitute. Questi ultimi - secondo gli inquirenti - potrebbero avere istruito il giovane a gridare ''Allah o Akbar'' ed a dirsi poi ''sconvolto'' per le caricature e sfruttare così il suo giovanile fanatismo religioso solo per precostituire per depistare le indagini. Ed anche per precostituire l'attenuante del suo ''sconvolgimento psicologico'' per ragioni religiose, al fine di garantirgli una pena attenuata. 
Comunque rischia una condanna a circa 20 anni per il suo crimine. Salvo aggravanti, come sarebbe proprio la connessione con mandanti della criminalità organizzata. Finora è 
confermata la tesi, avanzata dalle autorità turche, del gesto di un isolato, senza connessioni con gruppi terroristici o politico-religiosi. Nessuna organizzazione, infatti, ha finora 
rivendicato la paternità del delitto, né sono stati, d'altra parte, individuati - che si sappia - i mandanti, estremisti religiosi o trafficanti di prostitute che siano. 
E' stata trovata anche la pistola calibro 9 con cui - come ha accertato la perizia balistica - sono stati sparati i due colpi (che hanno raggiunto il sacerdote uno al polmone, l' altro al cuore) alle spalle di don Andrea, domenica pomeriggio, mentre pregava nella chiesetta di Santa Maria, a Trabzon.
La polizia sapeva che il ragazzo (definito dai suoi ex compagni di scuola media come ''introverso, scontroso e cupo'', che si era iscritto al primo anno del liceo Fatih di Trabzon, ma 
non lo aveva mai frequentato) poteva essere armato. E così, alle 3.30, una squadra delle forze speciali della polizia ha fatto irruzione nella casa dei genitori, al centro della città di Trabzon, mentre il ragazzo dormiva.
La Polizia ha interrogato i genitori del giovane killer (la madre è una dirigente a Trabzon del partito Akp, lo stesso del premier Recep Tayyip Erodgan), come ha fatto anche con i due fratelli.
Tutti sono risultati estranei al delitto e non a conoscenza del fatto che Ouzhan fosse il ragazzo che la polizia cercava da due giorni.
Il ministro dell' Interno turco, Abdulkahdir Aksu, ha convocato una riunione urgente degli organi di sicurezza locali e nazionali a Trabzon (Trebisonda) per prendere misure conseguenti all' omicidio di don Andrea Santoro e per esaminare la situazione critica nella città e nella provincia. 
In una sua edizione il giornale <Hurriyet> ha accusato il governatore di Trabzon e della provincia, Huseyin Yavuzdemir, di ''negligenza e imprevidenza'' in relazione sia all'omicidio di don Santoro, sia a precedenti episodi di violenza e di diffusione delle attività mafiose nella stessa città. Lo stesso governatore, infatti, ha confermato che don Santoro aveva ricevuto minacce ed avvertimenti da sconosciuti. ''Eppure il sacerdote e la chiesa di Santa Maria non erano difese nemmeno da un poliziotto'', ha scritto lo stesso giornale <Hurriyet>.
Trabzon è una città dove da qualche tempo cova e cresce la violenza. L'anno scorso alcuni estremisti nazionalisti hanno tentato di linciare i membri dell' Associazione dei parenti dei 
detenuti (Tayad, di estrema sinistra). E' stato compiuto anche un attacco armato contro gli uffici e le auto dei calciatori della squadra ''Sport Trabzon'', mentre varie manifestazioni 
violente sono segnali di una attiva presenza mafiosa.
Trabzon è una città di traffici attraverso il Mar Nero, dove arrivano merci di tutti i generi dai Paesi vicini: Georgia, Ucraina, Russia. E' da questi Paesi che provengono ragazze che 
cercano di sopravvivere con la prostituzione.
E' ovvio che la polizia stia interrogando in queste ore le prostitute che don Andrea stava recuperando sottraendole ai loro sfruttatori, anch'essi interrogati. Ma sta anche cercando possibili mandanti tra gli estremisti religiosi, che, per la verità, a Trabzion non hanno mai manifestato un' attività rilevante. (Lucio Leante/Ansa)
10.02.2006

SACERDOTI
CATTOLICI SCORTATI
DALLA POLIZIA

Una_chiesa_cattolica_in_Turchia

Lo ha reso noto a <Repubblica> mons. Luigi Padovese che ha detto: "Speriamo che non sia per sempre".Ogni religioso avrà il suo angelo custode.

In Turchia i sacerdoti cattolici avranno presto il loro angelo custode, un agente armato di manette e pistola, che seguirà passo per passo i religiosi. Una scorta è stata già assegnata al vescovo vicario dell'Anatolia, monsignor Luigi Padovese, ed è in procinto di essere estesa ad altri ministri del culto cristiano in Anatolia.
La notizia è stata rivelata a <Repubblica> dallo stesso vescovo Padovese. "Mi è stato assegnato un poliziotto di guardia - dice al telefono il vicario apostolico in Turchia, ieri a Roma - che d'ora in poi mi accompagnerà ovunque, giorno e notte. Lo stesso provvedimento sarà adottato, mi hanno riferito le autorità turche, nei confronti di vescovi e sacerdoti. Ho dovuto anche trovare una stanza per ospitare l'agente che dovrà stare con me. Un'auto della polizia staziona già davanti alla nostra chiesa nella città di Iskenderun. E vetture di sicurezza controlleranno gli altri luoghi di culto".
Una misura presa dal ministro dell'Interno, Abdulkadir Aksu, presente a Trebisonda per un vertice di emergenza dopo l'omicidio di don Andrea Santoro, il parroco della chiesa di Santa Maria ucciso domenica pomeriggio da un killer sedicenne, collegato a un gruppo guidato da un predicatore islamico simpatizzante dei Lupi grigi. Ad attuarla saranno ovviamente poliziotti turchi, e non professionisti italiani. Un passo compiuto da Ankara anche per rispondere alle esigenze di maggiore sicurezza dei cittadini stranieri chieste dall'Europa. Ma alcune fonti non nascondono ora la preoccupazione per un'eventuale presenza di elementi vicini ai servizi segreti sull'attività della Chiesa.
La notizia delle scorte è confermata da AsiaNews, l'agenzia del Pontificio istituto missioni estere (Pime), secondo cui Ankara "pur continuando a dire che la pista del conflitto religioso non vale, ha messo guardie e vigilanza a tutte le chiese e gli obiettivi religiosi del Paese".
Nei giorni scorsi l'ambasciata italiana nella capitale turca si era mossa presso le autorità di Governo chiedendo di innalzare il livello di sicurezza per i luoghi di culto cattolici e i sacerdoti. E misure di protezione atte a garantire il normale svolgimento delle attività religiose erano state avanzate dal consolato italiano di Istanbul al governatore di Trebisonda. Non risulta tuttavia che siano state chieste vere e proprie scorte per i prelati.
Monsignor Padovese appare imbarazzato per un'iniziativa che rischia di limitare i suoi spazi di movimento. "Spero che la scorta assegnata sia solo una questione di poco tempo - spiega - questo significherebbe anche un controllo nei nostri confronti. Beninteso, non ho nulla da nascondere. Ma avere una persona al fianco 24 ore su 24, potrebbe risultare limitativo della nostra attività. Quel che più mi preoccupa, piuttosto, è questo connubio fra estremismo islamico e ultranazionalismo che sembra aver dato origine all'azione violenta contro don Andrea. Una democrazia senza tolleranza è una contraddizione in termini, un assurdo. E un problema che la Turchia deve risolvere".
"Io non sono stato avvertito e non so ancora nulla di questa misura - risponde monsignor Antonio Lucibello, nuovo nunzio del Vaticano ad Ankara - ma mi pare un provvedimento poco opportuno, che potrebbe contribuire ancora di più a creare distanza. E un passo che non mi trova molto d'accordo". (da la Repubblica.it)
10.02.2006

IL SANGUE VERSATO SIA SEME DI SPERANZA

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Le prime parole del Papa nell'apprendere la notizia sulla morte del parroco di Trebisonda.

"Il sangue versato diventi seme di speranza per costruire un'autentica fraternità tra i popoli".
Lo ha scritto Benedetto XVI nel messaggio di condoglianze indirizzato al cardinale vicario Camillo Ruini. "Profondamente colpito dalla tragica scomparsa di don Andrea Santoro ucciso a
Trabzon in Turchia mentre era raccolto in preghiera, desidero assicurare - ha continuato il Papa - la mia sentita partecipazione al dolore dell'intera Chiesa di Roma per la grave perdita di un così stimato e zelante sacerdote Fidei Donum".
Nel telegramma, il Pontefice si è detto poi particolarmente vicino "all'anziana mamma" del sacerdote, "tanto provata". (Agi)
10.02.2006

UN SACRIFICIO CHE SERVA

Benedetto_XVI

Il Pontefice, nell'aula Paolo VI ha ricordato in udienza generale la figura di don Andrea Santoro che qualche giorno prima di essere ucciso gli aveva inviato una bella lettera.

Il sacrificio di don Andrea ''contribuisca alla causa del dialogo fra le religioni e della pace tra i popoli''. Con queste parole Benedetto XVI ha ricordato nel corso dell'Udienza generale nell'Aula Paolo VI don Andrea Santoro ucciso domenica scorsa in Turchia nella chiesa di Santa
Maria a Trebisonda. ''Non possiamo non ricordare - aveva detto poco prima il Pontefice - quest'oggi don Andrea Santoro, sacerdote Fidei donum della diocesi di Roma, ucciso in Turchia la scorsa domenica, mentre era in chiesa raccolto in preghiera''.
''Proprio in questi giorni - ha detto il Papa rivolgendosi al termine dell'udienza ai fedeli di lingua italiana - mi è giunta una sua bella lettera, scritta il 31 gennaio scorso insieme alla piccola comunità cristiana della parrocchia Sancta Maria in Trebisonda. E' una commovente testimonianza di amore e di adesione a Cristo e alla sua Chiesa''. ''Il Signore accolga l'anima di questo silenzioso e coraggioso servitore del Vangelo e faccia sì che il sacrificio della sua vita contribuisca alla causa del dialogo fra le religioni e della pace tra i popoli''. (Adnkronos)
10.02.2006

UNA LUNGA TELEFONATA

I_premier_turco_e_spagnolo,_Erdogan_e_Zapatero

Nel colloquio tra il premier turco Recep Tayyip Erdogan ed il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi ribadita la necessità di non lasciare spazio alle provocazioni. Un documento firmato con lo spagnolo Josè Louis Zapatero.

Lunga telefonata tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ed il Primo Ministro turco Recep Tayyip  Erdogan. Al centro del colloquio la drammatica vicenda del sacerdote italiano Andrea Santoro, ucciso a Trebisonda. Il premier turco ha espresso il profondo
cordoglio suo personale e dell'intero Governo e ha informato il presidente Berlusconi sullo sviluppo delle indagini. I due premier si sono detti assolutamente d'accordo sulla necessità di non lasciare spazio alle provocazioni e di favorire invece il dialogo tra le religioni, le civiltà e i diversi popoli, come afferma anche la lettera apparsa sull'<International Herald Tribune> e firmata assieme da Erdogan e dal premier spagnolo José Louis Zapatero.
Il presidente Berlusconi ha presentato a sua volta le condoglianze per i dodici cittadini turchi deceduti in un incidente stradale a Roma ed ha informato il suo omologo sull'assistenza prestata ai feriti". Lo ha reso noto noto un comunicato di Palazzo Chigi.(Agi
10.02.2006

 

L'OMICIDIO CONDANNATO DA ERDOGAN

"Uccidere un sacerdote - ha detto il premier turco - per di più in un luogo di preghiera è inaccettabile".

Il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha condannato l'uccisione del sacerdote missionario italiano, don Andrea Santoro, avvenuta all'interno della chiesa di Santa Maria di Trabzon (Trebisonda) nella Turchia settentrionale sul Mar nero.
''Uccidere un sacerdote, per di più in un luogo di preghiera, è inaccettabile e lo condanniamo senza riserve. Questo episodio dopo i recenti sviluppi in Danimarca e Francia è estremamente sconfortante'', ha dichiarato a caldo il premier turco all'agenzia <Anadolu>.
Dal canto suo il ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul, ha telefonato all'ambasciatore italiano, Carlo Marsili, per esprimere le condoglianze di tutta la Turchia. Lo stesso ministro Gul aveva affermato, in una dichiarazione scritta, che le indagini in corso fanno pensare ad un episodio isolato.
''Siamo persuasi che questo brutale omicidio sia un incidente isolato. Speriamo che non si ripeta e che non crei danno al clima di tolleranza che regna nel nostro Paese'', ha aggiunto 
lo stesso ministro. (Ansa)
10.02.2006

"ESEMPIO DI CARITA' ED UMANITA'"

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Così il Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi sulla tragica fine del sacerdote don Andrea Santoro.

''La tragica morte di Don Andrea, mentre si trovava in preghiera in una chiesa della Turchia, mi ha colpito profondamente. La sua attività pastorale, l'appassionato impegno sociale e civile in terra straniera, la profonda fiducia nel dialogo tra le religioni e le culture lasceranno una traccia indelebile. Il suo esempio di carità e umanità costituisce un riferimento per tutti nella promozione dei valori condivisi di tolleranza, rispetto reciproco, centralità della dignità umana''. Così il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha commentato la tragica morte di Don Andrea Santoro, ucciso in Turchia, manifestando ai familiari dello scomparso, in un messaggio ''l'espressione del mio vivo cordoglio e partecipazione al vostro immenso dolore''. (Adnkronos)
10.02.2006

NO ALL'INTOLLERANZA

Silvio_Berlusconi

"Gli italiani di ogni fede e di cultura - ha detto il premier italiano - si inchinino dinanzi alla memoria del sacerdote ucciso a Trebisonda".

''Gli italiani di ogni fede e cultura si inchinano commossi dinanzi alla memoria del sacerdote ucciso a Trebisonda ed esprimano, assieme a noi, tutta la solidarietà 
alla Chiesa cattolica e al clero missionario. Con la precisa volontà di non cedere all'intolleranza, continueremo a lavorare per tenere vivo il dialogo fra le religioni e fra le civiltà, per isolare e per sconfiggere la violenza e la sua predicazione''. Lo ha affermato il premier Silvio Berlusconi in una dichiarazione.  ''Tolleranza e rispetto - ha sottolineato 
Berlusconi nella sua dichiarazione - sono alla base delle nostre democrazie e su queste virtù laiche è fondato il nostro sistema di libertà, di responsabilità, di doveri e di diritti. Se l'irrisione del sentimento religioso è un gesto di alta irresponsabilità, contro chiunque e da chiunque messo in atto, la violenza fanatica contro simboli e persone è blasfema 
anch'essa''. (Ansa)
10.02.2006

"IL GOVERNO ISOLI I FANATICI"

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Il nostro presidente del Consiglio Silvio Berlusconi convinto comunque che non bisogna rallentare il processo di ingresso della Turchia nell'UE.

L'uccisione del prete italiano in Turchia da parte di un sospetto estremista islamico non deve rallentare il processo di ingresso del Paese nell'Unione europea, ma il Governo Erdogan deve "individuare e neutralizzare i fanatici".
Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi precisando che l'adesione della Turchia alla UE può essere di esempio per gli altri Paesi di religione islamica.
"La situazione è davvero preoccupante. Il Governo Erdogan deve individuare e neutralizzare questi fanatici L'Italia e l'Europa non devono cadere comunque nella trappola della provocazione dei terroristi", ha detto Berlusconi nel corso della trasmissione radiofonica <Radio anch'io>.
A un ascoltatore che chiedeva se la vicenda dell'omicidio di don Santoro possa far ripensare l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea, Berlusconi ha risposto: "Penso proprio di no perché la Turchia è un Paese di confine, è nella Nato da molti anni e da sempre in sintonia con le regole e i patti sottoscritti. È grande mercato per i nostri prodotti".
"Il Governo Erdogan ha fatto molti passi in avanti e la negoziazione con la UE farà sì che il sistema di leggi turco debba adeguarsi completamente ai valori e alle leggi che vige in Europa. È un esempio per tutto mondo musulmano che pur islamico convive con l'occidente, ne accetta regola fondamentali...Bisogna agevolare l'ingresso come esempio prodromico per tutti i Paesi islamici", ha concluso il presidente del Consiglio. (Reuters)
10.02.2006


INGRESSO SOLO DOPO UNA VERIFICA

Gianfranco_Fini

La dichiarazione del ministro degli Esteri, Gianfranco Fini, a <Porta a porta>.

La Turchia potrà entrare nell'Unione europea ''solo dopo una verifica molto seria sia sulla
situazione economica che sugli standard di democrazia''. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Gianfranco Fini, intervenendo a <Porta a porta>.
''La Turchia - ha aggiunto Fini - se lo deve guadagnare l'ingresso nella UE. Ha già fatto molto ma, ad esempio sulla libertà di culto è necessario verificare che non sia solo teorica''.
Da parte sua il leader della Margherita, Francesco Rutelli, ha sottolineato che la Turchia ''rappresenta un interlocutore fondamentale per il futuro. Deve superare i traguardi per entrare nell'Unione Europea con grande esattezza e chiarezza. La Turchia è un Paese laico, moderno, in cui convivono ancora aspetti di arretratezza. Le vicende ultime (quella dell'uccisione del sacerdote italiano, ndr) saranno la cartina al tornasole per verificare l'esistenza di questo processo verso la democrazia''. (Asca)
10.02.2006

SOLIDARIETA' ALLA FAMIGLIA E ALLA CHIESA
Piero_Fassino

L'ha espressa il segretario politico dei Ds, Piero Fassino, a <Radio anche noi>.

''Di fronte all'omicidio di un sacerdote non si può che essere addolorati ed esprimere la più profonda solidarietà alla sua famiglia e alla Chiesa. Senza dubbio questo episodio è ancora più drammatico perché avviene in giorni in cui riemergono manifestazioni di fanatismo ideologico molto preoccupati''. Lo ha detto il segretario dei Ds, Piero Fassino, commentando a <Radio anche noi> la morte del sacerdote Andrea Santoro in Turchia.
''Don Santoro - ha sottolineato Fassino - assolveva un compito fondamentale che è quello del dialogo interreligioso, il mezzo più utile per evitare conflitti''. (Adnkronos)
10.02.2006

"NON SBAGLIA MAI CHI CERCA IL DIALOGO"

Walter_Veltroni

Risuonata nell'aula Giulio Cesare del Campidoglio la condanna del sindaco di Roma, Walter Veltroni, per il martirio di don Andrea.

''Non sbaglia mai chi vuole dialogare. Sbaglia chi decide in nome di Dio di far finire la vita di un altro''. E' risuonata chiara nell'Aula Giulio Cesare, in Campidoglio, la condanna del sindaco di Roma Walter Veltroni contro gli estremismi e il fanatismo religioso, in occasione della commemorazione in Consiglio Comunale per don Andrea Santoro, il missionario di Latina ucciso in Turchia. ''In quest'aula - ha detto Veltroni, davanti ai consiglieri, gli assessori della Giunta e alcuni conoscenti del sacerdote, tra cui il viceparroco della sua vecchia parrocchia romana SS.Fabiano e Venanzio don Marco Vianello, e il rettore della chiesa di S.Maria in Ara Coeli in Campidoglio, mons. Marcello Bordoni - ci siamo ritrovati per i momenti più difficili, per far sentire la voce della nostra città. Una voce di dialogo,di pace, di solidarietà. Oggi è un'occasione ancor più dolorosa, perché a cadere è stato un sacerdote legato a Roma, che era andato in una terra lontana per testimoniare la propria volontà di tenere aperta la porta del dialogo e del confronto''. Il sindaco ha ripercorso la biografia del 61enne missionario, originario di Latina, ordinato nel 1970, che è stato parroco a Roma dal 1994 al 2000 per poi scegliere la via della missione in Turchia, e ha sempre ''accarezzato il desiderio di creare ponti con l'Islam. In Turchia - ha poi raccontato Veltroni - aveva ricevuto numerose minacce, forse per la sua lotta contro la tratta delle prostitute''. Ma rimane scolpita negli animi, ribadisce il sindaco, la frase che don Andrea ripeteva sempre: ''La tentazione dell'odio è la minaccia più grave, il dialogo è l'unica soluzione. Noi non possiamo che ripetere questa frase, tanto più in un mondo in cui la pubblicazione di vignette accende reazioni così drammatiche. Contro l'idea dello scontro di civiltà, dobbiamo rispondere costruendo ponti, che sono la prima cosa che salta
nei conflitti, come nei Balcani''. Veltroni ha quindi citato le parole del presidente Ciampi e di Papa Benedetto XVI, che si sono espressi per ''il rispetto delle religioni degli altri, che deve valere per tutti. don Andrea - ha aggiunto - era un uomo particolare, con il cuore aperto agli altri, come i tanti missionari che stanno dalla parte degli ultimi. Vorrei - ha concluso il sindaco - che il Campidoglio potesse ancora una volta divenire un punto di incontro tra Islam moderato, cattolici e ebrei''. (Agi)
10.02.2006 

NESSUNA OSTILITA'

"Il grave fatto che ha colpito la Chiesa italiana - ha detto Dundar Kesapli di <Sky Turk> - non può indebolire i rapporti tra Italia e Turchia".

L' uccisione, a Trebisonda, del sacerdote italiano don Andrea Santoro, ''non può essere 
considerata come un atteggiamento ostile della popolazione turca  nei confronti del popolo italiano ed ancor meno nei confronti  della religione cattolica''. Lo ha affermato il giornalista turco Dundar Kesapli, di <Sky Turk>, che vive in Italia dal 1989.
''Da musulmano, da turco, da marito di una moglie cristiana - dice Kesapli - esprimo il più vivo dissenso nei confronti di coloro che fuggono dal dialogo, dalla tolleranza e dalla strada 
dell'integrazione. Il rispetto della religione altrui è segno di civiltà mentre un atteggiamento diverso si trasforma in barbarie. Vanno isolati e condannati quanti, nascondendosi 
dietro il paravento della propria convinzione religiosa, contribuiscono al logoramento del lento processo dell' integrazione tra i popoli. Il grave fatto che ha colpito la Chiesa italiana non potrà indebolire i buoni rapporti tra  l'Italia e Turchia. La Turchia - conclude il giornalista - sa 
bene che la sua vocazione europea troverà sostegno nella  politica del governo italiano e che la triste vicenda non può  che essere considerata un episodio, condannabile e deplorevole 
ma soltanto un episodio''.  (Ansa)
10.02.2006

LA MANO DI UN REGISTA

Ne è convinto il Nunzio in Turchia, mons. Antonio Lucibello. Clima surriscaldato dalla pubblicazione delle vignette.

L'assassinio di don Andrea Santoro è maturato nel clima provocato dalla pubblicazione delle vignette su Maometto, ma "c'è un regista dietro tutto questo". Se ne dice convinto anche il Nunzio in Turchia, mons. Antonio Lucibello che, raggiunto telefonicamente da <AsiaNews> commenta: "In questo clima surriscaldato che si è creato in seguito alla pubblicazione delle vignette è chiaro che può succedere anche un omicidio. Sono comunque convinto che c'è un regista dietro tutto questo".
Mentre, secondo fonti della stampa turca, il giovane arrestato per l'uccisione di don Andrea ha confessato di essere stato mosso dalla rabbia per le vignette contro Maometto, il nunzio racconta di essere rimasto "colpito dalla reazione degli ambienti ufficiali". Egli ha citato la dichiarazione del vice ministro degli Affari religiosi turchi, Mehmet Gormez, che ha condannato l'uccisione di don Andrea "un uomo di Dio". Numerose, ha aggiunto mons. Lucibello, le espressioni di condoglianze che gli sono state fatte giungere. Significativo anche il fatto che alcuni giovani musulmani "hanno detto di essere umiliati per quello che è successo". (AsiaNews)
10.02.2006

"IN TURCHIA ERA BEN VOLUTO"

Non riescono a trovare una spiegazione gli ex parrocchiani di don Andrea Santoro. Quel che pensa mons. Ruggero Franceschini presidente della Conferenza episcopale turca.

Non riescono a trovare spiegazioni gli ex parrocchiani di don Andrea Santoro. Nella chiesa romana della Trasfigurazione, che il sacerdote ucciso a Trebisonda aveva retto dal 1972 al 1980, la preghiera è stata spezzata dalla notizia del delitto. E dallo sgomento. "Eravamo andati a trovarlo una prima volta ad Urfa (nel sud, al confine con la Siria, ndr) nella Pasqua del 2003: ci aveva sorpreso quanto fosse ben voluto dalla gente del Paese" hanno riferito all'agenzia missionaria Misna alcuni fedeli, riuniti in parrocchia, "eravamo stati spesso ospiti di famiglie musulmane e la sua presenza ci era sembrata davvero benaccetta: era un 'seme' di presenza cristiana, ci diceva".
Dopo essersi spostato a Trebisonda, sul Mar Nero, don Antonio aveva fatto ristrutturare un grande centro di spiritualità, con una chiesa e un convento capace di dare ospitalità a molta gente. "L'opera è durata almeno un paio d'anni" ha aggiunto Annamaria, una parrocchiana, "e anche qui certamente don Antonio era benvoluto, perché aveva dato lavoro a molti. Siamo andati a trovarlo nella scorsa Pasqua e lo abbiamo visto circondato da molta gente, spesso immigrati: minatori dell'est europeo, georgiani di tradizione cristiana. Il console georgiano aveva partecipato alla Messa di Pasqua".
I fedeli non credono alla pista della vendetta mafiosa. "Il centro attirava sicuramente l'attenzione" hanno ricordato "ma don Andrea sapeva intessere buoni rapporti con tutti, persino con i padroni della casa di appuntamenti in cui lavoravano alcune donne georgiane cristiane".
Domenica 29 gennaio i suo ex parrocchiani erano andati a sentirlo in Vicariato a Roma, dove era di passaggio e aveva tenuto un incontro sulle famiglie dell'Antico Testamento. "Si era soffermato sulla figura di Noè, che ha accolto la vocazione senza capirla del tutto ma senza ribellarsi" ha raccontato ancora Annamaria. "Quando anni fa monsignor Ruggero Franceschini (attuale presidente della Conferenza episcopale turca, ndr) gli aveva parlato della Turchia, si era lasciato coinvolgere. Sposava sempre la causa delle persone più deboli", hanno continuato i fedeli, "sapeva essere amico di tutti e certamente ha saputo accettare senza ribellarsi anche quest'ultima prova, come quel Noè di cui ci aveva parlato".(Agi)
10.02.2006

 

ASSEMBLEA DELL'EPISCOPATO TURCO

Si è tenuta ad Istanbul nella Cattedrale dello Spirito Santo. Celebrata una Messa in suffragio di don Andrea Santoro.

Si è tenuta ieri ad Istanbul l'assemblea dell'episcopato turco. All'ordine del giorno dell'assemblea c'erano le principali questioni pastorali che attraversano la vita della comunità cattolica: in particolare si sono discusse le  iniziative da intraprendere dopo il tragico episodio che ha colpito la Chiesa. Tutta la comunità turca ha reso omaggio a don Andrea Santoro, il missionario italiano ucciso a Trebisonda, al suo impegno per la fede, per il dialogo, per la pace.
A conclusione dell'assemblea nella Cattedrale dello Santo Spirito la Chiesa turca cha celebrato una Santa Messa in memoria di don Andrea. La Solenne Eucarestia è stata presieduta dal Nunzio Apostolico ad Ankara, mons. Antonio Lucibello, alla presenza del presidente della Conferenza Episcopale della Turchia, mons. Ruggero Franceschini, degli altri vescovi cattolici.
Erano presenti i maggiori rappresentanti delle comunità religiose cristiane di altre confessioni in Turchia; ne mancavano i leader musulmani che avevano chiesto espressamente di potere essere presenti per mostrare cordoglio e solidarietà. Massiccio l'afflusso di gente nella Cattedrale: fedeli di confessione cristiana ma anche molti musulmani. (Agenzia Fides
10.02.2006

"NON C'E' UNA ESCALATION DI VIOLENZA"

"Il tragico gesto rimarrà isolato", ha dichiarato un domenicano della comunità di Istanbul. "Quello che preoccupa è la chiave di lettura offerta dai mass-media occidentali".

I messaggi di condoglianze che giungono alle diverse comunità religiose cattoliche in Turchia si susseguono. Questo atteggiamento contribuisce ad alimentare la speranza che nutrono i missionari e i religiosi che vivono nel paese, scossi dopo l'omicidio di don Andrea.
Don Claudio Monge, della comunità dei Domenicani a Istanbul, raggiunto via telefono, ha spiegato: "Nel nostro cuore albergano dolore e tristezza: conoscevamo don Andrea e apprezzavamo il suo impegno pastorale. Ma vogliamo dire che attualmente non abbiamo motivi particolari per dire che nel paese le cose stiano cambiando, sul piano dei rapporti islamo-cristiani. Non c'è un'escalation di violenza: quel tragico gesto credo rimarrà isolato, ed è forse legato anche ad altre motivazioni, piuttosto che all'odio religioso. Quello che ci preoccupa è la chiave di lettura offerta dai mass-media occidentali, che quasi sempre ragiona nella logica della contrapposizione e della violenza. Non si può rappresentare l'Islam come religione di per sé violenta. Vorrei ricordare quanti musulmani ci hanno contattato, telefonato e visitato per esprimerci il loro dolore, le loro condoglianze e la preoccupazione condivisa che questo assassinio possa degenerare e innescare altra violenza. Dobbiamo cercare di sfuggire dalle interpretazioni ideologiche, che sono molto pericolose per l'opinione pubblica".
Don Claudio ha poi continuato: "Il futuro del mondo globalizzato è sempre più una necessaria, indispensabile convivenza di culture e di fedi. E' quello che don Andrea ha testimoniato con la sua stessa vita. Rendergli omaggio e onorare la sua memoria significa operare in questa direzione, lavorare per il dialogo, la relazione e la pace". (Agenzia Fides)
10.02.2006

"SBAGLIATO ACCUSARE L'ISLAM"
Cardinal_Josè_Martins

L'interpretazione data dal card. Josè Saraiva Martins, prefetto della Congregazione per le cause dei Santi.

''Con il sacrificio di don Andrea Santoro la Chiesa è tornata a colorarsi di nuovo di rosso, il colore del sangue dei suoi martiri. E' sempre successo e accadrà ancora, purtroppo. Ma non per questo la Chiesa si fermerà''. Lo ha affermato a <La Repubblica> il cardinale Josè Saraiva Martins, prefetto della Congregazione per le cause dei Santi, intervenendo sull'assassinio in 
Turchia del sacerdote italiano. Per Martins, inoltre, la relazione tra l'omicidio di don Andrea e le vignette blasfeme non è conseguenziale. ''Sarei prudente -ha detto- su questi aspetti''.
''Prima di parlare ed esprimere giudizi - ha continuato l'alto prelato - si deve conoscere tutta la verità. Bisogna capire il contesto in cui è maturata la tragedia''.
Per il cardinale Martins, inoltre, l'urlo ''Allah è grande'' lanciato dall'assassino di don Santoro ''va valutato con estrema prudenza anche perché sarebbe sbagliato coinvolgere uno specifico credo religioso''. ''Il dialogo interreligioso - ha proseguito Martins - deve comunque andare avanti''. ''E' sbagliato pure parlare di guerre di religione, perché ogni fede è contro la guerra e contro l'uso distorto dell'immagine di Dio''. (Adnkronos)
10.02.2006

........E DEMONIZZARLO

"Noi cristiani non siamo angosciati e terrorizzati, ma restiamo sereni nel nostro lavoro pastorale": questa quanto dichiarato del direttore della <Caritas> in Turchia, P.Adriano Franchini.

P. Adriano Franchini Ofm Cap, direttore della Caritas e delle Pontificie Opere Missionarie in Turchia, francescano Cappuccino da 25 anni missionario nel Paese, raggiunto via telefono all'indomani dell'omicidio di don Andrea Santoro, ha dichiarato:
"Non bisogna aver paura né demonizzare l'islam turco, che è abituato a secoli di convivenza. Inoltre negli ultimi 70 anni i musulmani turchi hanno digerito la laicità dello stato promossa da Kemal Ataturk. Noi cristiani non siamo angosciati e terrorizzati, ma restiamo sereni nel nostro lavoro pastorale. A preoccuparci sono magari frange integraliste che hanno i loro circoli, la loro stampa: alcuni giornali estremisti in questi giorni hanno esortato all'odio religioso contro l'Occidente, hanno ricordato le Crociate e il colonialismo, hanno definito il dialogo interreligioso 'una trappola del Vaticano'. Quest'odio può scavare nelle coscienze dei più fragili, di quanti, come i giovani, sono facilmente influenzabili. E gesti di odio isolati, da parte di fanatici, sono possibili. Sono fiducioso sul fatto che il popolo turco non cadrà nella trappola delle frange fondamentaliste. Il Governo ha tutte le intenzioni di combatterle strenuamente e di non lasciare che la situazione degeneri: deve mantenere l'ordine e ha tutto l'interesse a dare un'immagine del Paese democratica e civile all'estero".
P. Adriano ha ricordato don Andrea: "La tragedia per noi cattolici in Turchia è stata grande. Con la Caritas avevamo programmato di fermarci una settimana a Trebisonda per esaminare a fondo il problema della tratta delle ragazze del Caucaso e studiare eventuali forme di interevento. Noi cattolici, infatti, non possiamo intervenire direttamente nel sociale: dobbiamo sempre appoggiarci a organizzazioni nazionali turche. Ma sul movente dell'assassinio di don Andrea propendo per il gesto inconsulto di un giovane esaltato". (Agenzia Fides)
10.02.2006

 

ERA STATO MINACCIATO PIU' VOLTE

Intervento di suor Antonietta Papa che conosceva da oltre 30 anni il sacerdote assassinato a Trebisonda. L'ombra della mafia.

Don Andrea Santoro era stato più volte minacciato di morte. Lo ha detto una religiosa, suor Antonietta Papa, amica per oltre 30 anni del sacerdote italiano ucciso a Trebisonda, in Turchia. "Andrea sapeva bene di essere in una posizione delicata" ha detto all'agenzia
missionaria <Misna> la suora, segretaria generale della Figlie di Maria missionarie, la congregazione cui Don Santoro aveva chiesto aiuto per la propria missione. "Più volte gli erano arrivate per telefono minacce di morte e negli ultimi anni il citofono della sua abitazione era stato incendiato in almeno un paio di occasioni".
"Da queste parti", scriveva Don Andrea Santoro in una lettera inviata alle Figlie di Maria lo scorso giugno e di cui la <Misna> ha ricevuto una copia, "la donna vive una situazione particolare di sofferenza che ci chiede di essere particolarmente illuminata con la luce che risplende sul volto di Maria". Nella sua richiesta di aiuto alle suore, il sacerdote evidenziava i compiti in cui le religiose avrebbero potuto aiutarlo: "la cura del piccolo germoglio di Chiesa, perché maturi e sviluppi, la tessitura di buoni rapporti con la città, l'accoglienza e la cura dei tanti ortodossi (donne soprattutto) provenienti dalle repubbliche dell'ex Unione Sovietica e che non hanno né chiesa, né prete, l'accoglienza dei musulmani che vengono in visita alla chiesa e che chiedono spesso di parlare di essere sostenuti nella preghiera nelle loro malattie fisiche e spirituali e infine la vicinanza alle tante prostitute cristiane che pullulano a Trebisonda per via di un'immigrazione femminile dall'est che consapevolmente o inconsapevolmente trova nel marciapiede il suo sbocco".
Secondo le informazioni raccolte dalla <Misna> e riportate anche da parte della stampa turca, sarebbe stata proprio l'attività di recupero e sostegno alle prostitute dell'est nella zona portuale di Trebisonda a far diventare don Andrea una figura scomoda. "A Pasqua - ha detto ancora suor Antonietta - le ragazze georgiane che lavoravano nella zona erano andate tutte in Chiesa per la messa. Andrea era rimasto molto colpito. Sapeva di essere in pericolo, ma ne parlava con la stessa pacatezza e serenità che lo hanno sempre contraddistinto". (Agi)
10.02.2006

RESTA IN PIEDI LA PISTA DELLA MALAVITA

 

Ne sembra più che convinto il segretario dei vescovi turchi, padre Mauro Pesce.

Per i vescovi della Turchia l'omicidio di don Andrea Santoro sarebbe legato alla pista della
prostituzione. "Qui tutti pensiamo che non sia stato ucciso per motivi religiosi o in riferimento alla famose vignette di cui si parla in questi giorni", ha affermato padre Mauro Pesce, segretario generale dei vescovi turchi.
"Don Andrea - ha spiegato padre Pesce - essendo a Trabzon, sul Mar Nero ai confini con la Georgia aveva visto il traffico delle ragazze provenienti dall'Ucraina, dalla Russia e dalla Georgia e aveva cercato di aiutarle. Era riuscito a salvarne qualcuna mandandola qui a Istanbul col bambino e la settimana scorsa era stato ancora qui per parlare coi nostri dirigenti
della <Caritas> nazionale per avviare un progetto di accoglienza.
Era programmato questa settimana di andare da lui per mettere a punto questa iniziativa". "Pensiamo - e' l'opinione del segretario dei vescovi turchi riportata dal Servizio Informazione Religiosa della Cei - che sia stato eliminato per questo motivo dalla mafia turca".
Padre Pesce ha ricordato anche l'amicizia con don Santoro: "Eravamo amici e qualche volta ci vedevamo. In uno dei suoi colloqui mi disse una volta che 'dobbiamo essere come l'Agnello
immolato'. Fu un paragone con il Gesù dell'Apocalisse che mi colpì e che ricordo ancora". "Mi veniva sempre in mente quando pensavo a lui - ha concluso - perché mi sembra che delinei la
sua personalità e il suo modo di pensare e di vivere". (Agi)
10.02.2006

IL RISCHIO CHE LA SITUAZIONE PEGGIORI

Forze_Armate_turche

"Siamo tutti senza parole", ha affermato mons. George Marovith, rappresentante della Santa Sede ad Istanbul.

"'Le forze di sicurezza sono ben organizzate. Ma il rischio che la situazione peggiori c'è''. Lo ha dichiarato mons. George Marovich, rappresentante della Santa sede ad Istanbul in un'intervista rilasciata a <Il Giornale> in merito all'omicidio di don Andrea Santoro, a Trebisonda. ''Siamo tutti senza parole - ha detto mons. Marovich - Ho ricevuto la notizia da monsignor Luigi Padovese, il vescovo dell'Anatolia: non posso ancora credere che qualcuno abbia potuto fargli questo''.
Secondo mons. Marovich, don Andrea era ''una persona straordinaria, impossibile elencarne tutte le qualità. Aiutava molte donne a uscire dal racket della prostituzione. Per questo era sempre nel mirino della mafia locale. Ma lui - ha continuato - non si fermava davanti a niente. E poi c'erano tutte le iniziative per portare avanti il dialogo con le altre confessioni religiose, soprattutto con quella musulmana. La sola cosa certa è che prima di oggi la comunità di Trabzon viveva in pace''.
Sulla possibilità che possano aver influito anche la recente vicenda delle vignette apparse sui giornali danesi, don Marovich ha affermato: ''Certo che questo episodio rischia di segnare un solco profondissimo nei rapporti fra l'Islam e le altre religioni. Per questo motivo qualche giorno fa la chiesa cattolica, il patriarcato di Costantinopoli, la comunità ebraica e la chiesa armena hanno scritto un documento per condannare fermamente le vignette pubblicate in Danimarca. Bisogna educare tutti al rispetto. La Turchia sta cambiando, ma deve fare ancora molta strada prima di entrare in Europa. Il Governo si sta impegnando, ma non può certo fare miracoli.
La spirale del fanatismo è sempre dietro l'angolo. Ed episodi come quelli delle vignette sul profeta Maometto - ha concluso - possono solo fomentare l'odio''. (Adnkronos)
10.02.2006

IL TESTAMENTO

Una_vita_per_gli_altri

Don Andrea Santori, tra l'altro, fa un accenno ai lavori di sistemazione della chiesa di Trabzon nella quale avrebbe trovato la morte.

Carissimi, è da un po' che non vi scrivevo, ma da pochissimo che non pregavo per voi, perché lo faccio ogni giorno alla messa, alle lodi e al vespro... Voi e la Turchia: chi mi avrebbe detto anni fa che avrei unito nel mio cuore amori così distanti? Voi e il Medio Oriente: chi mi avrebbe detto che avrei "portato in grembo", come si dice di Rebecca, due "figli" che "cozzano tra di loro" (Gen. 25,22), pur essendo fratelli nello stesso Abramo? Una madre sa che i suoi figli non si dividono in lei anche se sono divisi tra loro.
Così accade anche a me. Avverto in me motivi per amare e gli uni e gli altri, motivi per tenerli serrati nello stesso "calice" e radunati ai piedi della stessa croce. Ma avverto anche delle lontananze tra loro, pur corrette, ma a volte solo camuffate, da dichiarazioni di amicizia, di rispetto e di collaborazione, a volte invece davvero lenite da sforzi sinceri fatti da più parti per capirsi, accettarsi, offrire ognuno il proprio patrimonio e scoprire quello dell'altro. Altre volte ho l'impressione che questi mondi non si parlino in profondità, ma facciano come quelle coppie che parlano solo di spesa, di bollette, di mobili da spostare e di salute dei figli e si illudono di comunicare e invece diventano sempre più estranei. Europa e Medio Oriente (Turchia compresa, anche se è un caso a sé), Cristianesimo e Islam devono parlare di sé stessi, della propria storia passata e recente, del modo di concepire l'uomo e di pensare la donna, della propria fede. Devono confrontarsi sull'immagine che hanno di Dio, della religione, del singolo individuo, della società, su come coniugano il potere di Dio e i poteri dello Stato, i doveri dell'uomo davanti a Dio e i diritti che Dio, per grazia, ha conferito alla coscienza umana. Devono confrontarsi su cosa intendono per vita, famiglia, futuro, progresso, benessere, pace, sul senso che danno al dolore e alla morte, su cosa voglia dire che i popoli sono molti ma l'umanità è una, che la terra è divisa in nazioni territoriali ma tutta intera è una casa comune. Bisogna che accettino di fare a voce alta un esame di coscienza, senza timore di rivedere il proprio passato. Devono aiutarsi anzi a vicenda a purificare il proprio passato e la propria memoria. Solo dall'umiltà davanti alle proprie colpe e dalla misericordia davanti alle colpe dell'altro può nascere una riconciliazione fatta di reciproca "assoluzione". Io credo che ognuno di noi dentro di sé possa diminuire la lontananza tra questi mondi. È a partire dallo sguardo di Cristo e dall'amore del Padre che lo ha inviato a tutti i suoi figli, che possiamo riscoprire vicini quanti sentiamo lontani.
Come Gesù ci portava tutti dentro di sé, sui peccati di tutti versava il suo sangue e tutti ci sentiva pecore dell'unico suo gregge così noi possiamo dilatare il nostro cuore. Questo non ci impedirà di annunciare chiaramente e per intero il Vangelo e di agire in totale conformità ad esso. Al contrario, ce lo farà sentire un debito e un dovere. Ma ce lo farà fare col cuore di Gesù sulla croce, spalancato dall'amore e aperto dalla lancia, non con i sentimenti duri di chi ha sempre un "avversario" davanti.
Gesù ha avuto forse avversari? O li ha Dio? E anche chi lo pensa non può essere sentito da noi come un "avversario". Come vanno le cose qui a Trabzon? Ve ne parlerò più diffusamente alla prossima lettera, spiegandovi come dopo una prima fase di residenza a Urfa-Harran, conclusasi qualche settimana fa con la chiusura della "Ibrahimin evi" ("casa di Abramo" in turco) e il trasloco definitivo a Trabzon e dopo la seconda fase conclusasi con il completamento dei lavori di restauro della chiesa di Trabzon (è rimasto appena qualcosa), è iniziata una terza fase tutta avvolta ancora nell'oscurità, in attesa che Dio ci indichi le sue vie.
Questa attesa è fatta di silenzio, di preghiera, di speranza, di intima disponibilità a quello che Dio vorrà, di umiltà nell'accettare la povertà di risorse, di persone, di strumenti, di capacità personali. In questa fase, rileggo il passato della missione, scruto il presente, rivado agli inizi della chiesa a Gerusalemme, ascoltiamo le Scritture, cerchiamo di capire meglio il mondo da cui veniamo e il mondo dove siamo arrivati, cerchiamo di rendere accogliente quanto più possibile, per ogni evenienza, la chiesa, il monastero, la casa, i molteplici locali annessi. Vi aspetto per raccontarvi di persona e proseguire con voi il nostro cammino di "finestra" tra chiese, popoli, religioni. (Il Giornale.it)
10.02.2006

INVITO UFFICIALE

E' stato fatto al Pontefice Benedetto XVI dal presidente della Repubblica turca, Ahmet Necdet Sezer.

Papa Benedetto XVI è stato invitato ufficialmente in Turchia dal presidente turco Ahmet Sezer dal 28 al 30 novembre prossimo. Lo ha riferito il capo di gabinetto del presidente Atajanli che ha messo in relazione lo scioglimento delle riserve sulla data della visita con l'uccisione di Don Santoro. A questo annuncio ha fatto seguito immediatamente una dichiarazione del portavoce Vaticano Joaquin Navarro-Valls.
A conferma dell'importanza che la Turchia attribuisce alla visita, il presidente Sezer ha accettato il progetto del Pontefice di incontrare il patriarca di Costantinopoli al Fanar il giorno della festa dell'apostolo Andrea, il 30 novembre, e per questo ha rinunciato ad intervenire al vertice della nato a riga, previsto il 28 e 29 novembre, dove la Turchia sarà rappresentata dal premier Recep Tayyip Erdogan.
Secondo le autorità turche sarebbe stato concordato con il Vaticano di prolungare di un giorno la prevista durata della visita fissandola dal 28 novembre al 1 dicembre prossimi.
In realtà, spiegano in vaticano, la durata della visita sarà definita a suo tempo(. Nessuno ancora è andato sul posto per esaminare sia gli aspetti diplomatici e religiosi che quelli logistici. Si tratterà di una visita di Stato e parallelamente di una visita ecumenica, di una visita pastorale e di un pellegrinaggio.
Il Pontefice parteciperà ad una celebrazione comune con il patriarca Dimitrios ad Istanbul e poi vorrà probabilmente visitare la casa della Madonna ad Efeso ed incontrare la comunità cattolica di Smirne, come aveva fatto Giovanni Paolo II.
nelle prossime settimane partirà per la Turchia il nuovo responsabile dell'organizzazione dei viaggi pontifici Alberto Gasparri, accompagnato da un prelato della segreteria di Stato che insieme al nunzio ad Ankara, monsignor Antonio Lucibello, dovrà analizzare tutti i risvolti della visita destinata ad assumere un peso inizialmente non previsto. (da un articolo di Bruno Bartolini/Corriere della Sera)
10.02.2006

AGGREDITO AD IZMIR UN SACERDOTE 

Il religioso è stato circondato da un gruppo di giovani che gli hanno gridato "Vi faremo morire tutti".

Un gruppo di giovani ha aggredito e minacciato un sacerdote ad Izmir.  "I ragazzi lo hanno preso per la gola e gli hanno urlato: "Vi faremo morire tutti". Il vescovo monsignor Luigi Padovese, Vicario Apostolico dell'Anatolia era ancora sconvolto mentre raccontava all'Ansa quest'ennesimo episodio "frutto evidente di fanatismo". Teatro dell'aggressione: la piccola parrocchia di Sant'Elena dei frati conventuali. Il sacerdote aggredito si chiama Martin Kmetec ed è di nazionalità slovena. (Ansa)
10.02.2006

ITALIA IN PRIMA LINEA
NEL SOSTEGNO
PER L'UNIONE EUROPEA

L'ambasciatore_italiano_Carlo_Marsili

Per il nostro ambasciatore ad Ankara, Carlo Marsili, i legami tra il nostro Paese e la Turchia sono sempre più forti ed i rapporti bilaterali attualmente hanno "un rilievo eccezionale".

I legami tra Italia e Turchia sono sempre più forti ed i rapporti bilaterali hanno attualmente un "rilievo eccezionale". Lo ha affermato l'ambasciatore italiano ad Ankara, Carlo Marsili, in una intervista al nuovo servizio in lingua italiana dell'emittente <Voce della Turchia>. Il rapporto ha ricevuto un "impulso eccezionale" in campo politico, economico (l'interscambio ha raggiunto i 14 miliardi di dollari l'anno), culturale e nel dialogo tra le due società civili, ha sottolineato l'ambasciatore, ricordando che, negli ultimi 18 mesi, hanno visitato la Turchia il presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, i presidenti dei due rami del Parlamento, Marcello Pera e Pier Ferdinando Casini, nonché numerosi esponenti dei partiti di Governo e dell'opposizione.
Il salto di qualità dei rapporti negli ultimi anni - ha ricordato ancora il diplomatico, commentando la ricorrenza del 150mo anniversario dell'apertura di relazioni diplomatiche tra l'allora Regno d'Italia e l'Impero ottomano - è dovuto anche al fatto che l'Italia è oggi "il Paese che sostiene maggiormente le aspirazioni della Turchia ad entrare nell'UE".
Tra i primi Stati a riconoscere la nuova Repubblica fondata nel 1923 da Kemal Ataturk, l'Italia - "non soltanto il Governo, ma tutto l'arco politico-parlamentare, con pochissime eccezioni" - appoggia la candidatura di Ankara in quanto "la Turchia è sempre stata un Paese europeo" ed anche perché "è fondamentale includere l'area mediterranea nell'allargamento dell'UE, finora concentrato sul Nord e Centro Europa. E la Turchia è il Paese più grande in tale settore vitale per l'Italia".
Ho il vantaggio di essere l'unico ambasciatore ad Ankara con una moglie turca", ha concluso Marsili, rispondendo ad un accenno dell'intervistatrice a tale fattore personale, che motivo di particolare simpatia da parte degli ospiti turchi. (Adnkronos-Aki)
10.02.2006

IL PROCESSO DI ADESIONE VA AVANTI

Ribadito dalla Commissione europea che l'omicidio di don Andrea non inciderà minimamente sui negoziati: una dichiarazione del portavoce di Olli Rehn.

La Commissione europea ha ribadito che il processo di adesione della Turchia all'UE 
non sarà intaccato dall'omicidio di don Andrea Santoro e ha confermato di aver presentato al Consiglio UE la raccomandazione formale per l'inizio del negoziato sul primo capitolo previsto 
nel lungo processo verso la membership europea, quello riguardante la scienza e la ricerca.
''Si tratta di un tragico incidente che rappresenta tuttavia un fatto isolato e che e' stato anche ampiamente condannato dal Governo turco'', ha osservato la portavoce del commissario UE 
per l'allargamento Olli Rehn.
''La Commissione conferma il suo attaccamento al quadro negoziale approvato dai 25 stati europei - ha aggiunto la portavoce - che prevede una sospensione dei negoziati soltanto in caso di persistente violazione dei principi di libertà, democrazia, rispetto dei diritti umani e libertà fondamentali. E' chiaro che nella situazione attuale non ci sono queste condizioni''.
Intanto il processo di adesione va avanti e in questi giorni la Commissione ha finalizzato lo screening (cioè la valutazione della capacità delle autorità turche di adeguarsi alle regole comunitarie) del capitolo relativo alla scienza e alla ricerca, e ha presentato una raccomandazione formale al Consiglio UE perché si avviino ufficialmente i negoziati sul primo capitolo.
Finora, da quando lo scorso 3 ottobre il Consiglio europeo ha dato il via libera ai negoziati, sono state condotte soltanto le operazioni di screening.
I 25 stati membri dell'UE dovranno ora accogliere all'unanimità la richiesta dell'esecutivo di Bruxelles e dovranno nuovamente pronunciarsi sulla chiusura del capitolo di negoziati. Questa doppia procedura sarà seguita per tutti i 35 capitoli previsti dal processo che si prevede dovrebbe durare almeno dieci anni.(Ansa)
10.02.2006

 

LE CORTI DI GIUSTIZIA
NON SONO
AD DI SOPRA DELLE CRITICHE

Giustizia

In un Paese democratico questa deve essere una  massima da rispettare

Turkey's Court of Appeals released a statement in favor of freedom of expression.
"No institution or person can escape from criticism in a democratic society that is regulated by law," read the text, displaying tolerance towards public criticism.
The Appeals Court officials accepted the written criticism of Turkish Prime Minister Recep Tayyip Erdogan's nomination to the parliament before the 2002 elections as legal, and determined the statement did not violate human rights.
"The idea that courts are above criticism is not true," said the same officials.
A judicial member brought up a case against the Turkish daily, Yeni Safak, over the publication of an article dated 17 September 2002 that criticized the appeals court, and asked for a compensation for the emotional anguish he suffered.
The Court's statement described the article as an acceptable criticism:
"A judicial decree can also attract criticism. No institution or person can escape from criticism in a democratic society that is regulated by a law-ruled government. There is, however, a need for perfect maintenance of the balance between form and content, and the public interest should take precedence over anything else in criticism." (Anadolu News Agency/Zaman)
10.02.2006

RESTRIZIONI LINGUISTICHE
IN OLANDA: 
LA REAZIONE DELLA TURCHIA

Condannata ogni forma di discriminazione contro turchi e musulmani.

Turkey is campaigning against discrimination towards Turks and Muslims in Europe.
Turkey's capital, Ankara, is continuing its initiatives against the immigration test applied to foreigners in Germany, and is reacting towards the proposal that "only Dutch should be spoken on the streets of The Netherlands".
Ankara says the Rotterdam Code, the behavior charter for residents of the city, and proposals from Minister of Integration and Immigration Rita Verdonk do not conform to human rights principles.
Ankara was told "This episode is not a governmental opinion, but the work of the municipalities, and was also protested within the realm."
"Let those who do not speak German in school sweep the school garden," a strongly criticized proposal by president and chief executive officer Robert Heinemann read.
Turkey, in the belief that language education should be carried out according to the "willingness principle" told Berlin, "Encouragement should be the basis for education, not punishment." (Suleyman Kurt/Zaman)
10-02.2006

IL RUOLO DELLE DONNE
NEL M.O
E NEL NORD AFRICA

Emma_Bonino

Si è tenuta ad Istanbul - presenti anche neodeputate irachene ed afghane - la Conferenza internazionale sulle pari opportunità. L'intervento dell'esponente radicale Emma Bonino che ha auspicato un mondo che non sia né vittima né protagonista di manipolazioni.

Aperti e chiusi ad Istanbul i lavori della Conferenza internazionale su "Pari opportunità e partecipazione politica delle donne nel Medio Oriente e Africa del Nord" organizzata dal <Turkish Economic and Social Studies Foundation (Tesev)> nell'ambito del programma "Democracy Assistance Dialogue", promosso dai Governi italiano, turco e yemenita e condotto in partenariato con "Non c'è Pace Senza Giustizia". Vi hanno partecipato oltre 150 donne provenienti da tutti i Paesi della regione. L'eurodeputata radicale Emma Bonino, animatrice della campagna per la promozione del ruolo della donna nel mondo arabo, ha dichiarato tra l'altro: "L'argomento a cui è stata dedicata questa conferenza è un elemento cardinale del processo di riforma verso l'affermazione della democrazia e dello stato di diritto nella regione. Lo sviluppo democratico richiede l'inclusione delle donne come componente attiva e essenziale della società. Allo stesso tempo, il movimento che lotta per l'affermazione dei diritti delle donne potrebbe essere la dinamica principale del processo di democratizzazione e del cambiamento politico.
Come ha dimostrato anche la presenza nella sala di parecchie neo-deputate irachene e afghane, questa lotta sta registrando esiti positivi nella regione. E' questo il mondo arabo che dobbiamo sostenere: né vittima né protagonista di manipolazioni. Le donne e gli uomini che lo rappresentano non sono mai stati i nostri veri interlocutori. Quello che mi auguro è che il mondo politico, le istituzioni europee, sappiano leggere e distinguere quello che sta succedendo in questa parte del mondo e che lo sciagurato gesto di un fanatico qui in Turchia non serva a criminalizzare tutto un popolo. Cosi come gli episodi di manifestazione violenta accaduti come per miracolo in Paesi dove di 'spontaneo' notoriamente non vi è nulla, non ci spingano magari, come è nelle intenzioni dei mandanti di tali gesti, a fare sconti all'Iran su nucleare e diritti umani e alla Siria sul processo per l'assassinio di Rafiq Hariri.
E l'ora di una politica, che non abbiamo mai avuto, che incoraggi e sostenga i tanti liberali e democratici arabi, oggi molto spesso senza voci, e promuova concretamente il ruolo delle donne nella regione". (Notizie radicali)
10.02.2006

SI LAVORA ANCORA
SULLE CAUSE
DELL'INCIDENTE

Una_scena_straziante

In merito al disastro del pullman che ha causato la morte di 12 turisti turchi, la procura di Roma ha iscritto frattanto nel registro degli indagati l'autista e il proprietario della compagnia di trasporti.

Dopo aver avviato un'indagine sull'incidente avvenuto a Roma - in cui 12 turisti turchi sono morti e 20 sono rimasti feriti - la procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati l'autista del pullman e il proprietario della compagnia di trasporti. L'accusa è di omicidio plurimo colposo e disastro colposo. I vigili del fuoco, con l'ausilio di due gru, stanno tentando la rimozione del pullman, ancora incastrato in posizione verticale nel giardino tra due palazzine. Il mezzo sarà esaminato per accertare le cause dell'incidente. Al vaglio degli investigatori due ipotesi: un malore dell'autista o un guasto meccanico. Intanto si aggrava la situazione per due donne ricoverate al policlinico Gemelli, che sarebbero in pericolo di vita. Restano stabili invece le condizioni dell'autista del pullman, miracolosamente rimasto vivo.
Il mezzo è precipitato ieri notte da un'altezza di circa 15 metri dopo aver proseguito dritto in una curva a gomito e aver sfondato il muretto di contenimento della carreggiata. Nell'incidente sono morte dodici persone mentre 20 sono rimaste ferite. Le vittime sono tutti turisti turchi, concessionari della <Ford> che si trovavano nella capitale per un viaggio premio.
Intanto la procura di Roma iscrive al registro degli indagati per omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni colpose, l'autista del pullman e il responsabile della ditta proprietaria del mezzo. "L'iscrizione - si sottolinea in Procura - costituisce un atto dovuto che consente alle parti di nominare propri consulenti". Il pubblico ministero Leonardo Frisani ha deciso di nominare due consulenti tecnici per verificare lo stato di manutenzione del pullman, accertare eventuali guasti e stabilire le cause dell'incidente. Nelle indagini del pm prende corpo anche l'ipotesi di un'eventuale manomissione del mezzo. Il magistrato non vuole trascurare alcuna ipotesi, compresa anche quella su un'eventuale ritorsione per l'omicidio di don Santoro. E' proprio Frisani infatti il magistrato incaricato delle indagini sulla morte del religioso in Turchia. Le salme dei 12 cittadini turchi rimasti uccisi nell'incidente non saranno sottoposte ad autopsia ma soltanto a esame esterno.
Diventa dunque importante poter esaminare il mezzo, che al momento è in fase di recupero. Intorno alle 10 e trenta di questa mattina due gru sono state portate sul luogo della tragedia per cercare di rimuovere il pullman, ancora incastrato in posizione verticale tra due palazzine. La via è stata chiusa al traffico nel tratto interessato. Un funzionario dei vigili del fuoco ha assicurato che l'intervento sarà compiuto in condizioni di totale sicurezza.
Al momento gli investigatori hanno definitivamente escluso le ipotesi dell'alta velocità e della presenza di una lastra di ghiaccio. Restano invece plausibili come spiegazioni la possibilità di un malore dell'autista o di un guasto meccanico del mezzo. Ancora non è stata chiarita l'origine della lunga traccia di pneumatico lasciata dal pullman sull'asfalto fino al punto della caduta. Bisogna infatti appurare se questa dipenda da una brusca frenata oppure se sia il segno lasciato da una ruota rimasta bloccata. Contemplata nel guasto meccanico ci sarebbe anche la possibilità che il motore si sia spento a causa dell'umidità o perché il mezzo non era stato adeguatamente riscaldato prima della partenza.
I feriti. Si aggrava la situazione di due donne ricoverate al policlinico Gemelli di Roma ricoverate nel dipartimento di rianimazione. "Per una abbiamo riscontrato un trauma cranico toracico-addominale - ha affermato Proietti - mentre per l'altra un trauma maxillo-facciale e torace-addome. La prognosi è ancora riservata e occorre aspettare almeno due giorni per verificarne le condizioni". Nessun problema invece per gli altri due feriti ricoverati al Gemelli, una donna e un uomo, per i quali la prognosi verrà sciolta nel giro di 24-36.
Sembrano stabili invece le condizioni di Adamo Cellini, l'autista italiano alla guida del pullman. La diagnosi dei medici è di contusione polmonare e fratture multiple. L'uomo, ricoverato nel reparto di rianimazione dell'ospedale S. Camillo di Roma, è intubato e mantenuto in coma farmacologico. La prognosi resta riservata. Cellini è arrivato nell'ospedale della capitale cosciente ma agitato. Tra le numerose fratture riportate dall'uomo anche quella del femore e delle costole. (Repubblica.it)
10.02.2006

IL MESSAGGIO DI CIAMPI

"L'Italia partecipa con sentita solidarietà a questo grave lutto". I sentimenti di vivo cordoglio e partecipazione.

In un messaggio inviato al presidente della Repubblica di Turchia Ahmet Necdet Sezer, il Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi ha espresso il proprio cordoglio per l'incidente stradale in cui a Roma hanno perso la vita 12 cittadini turchi.
''Sono costernato dalla notizia della sciagura stradale, occorsa questa notte a Roma, che è costata la vita ad alcuni cittadini  turchi, che si trovavano in Italia per trascorrere una serena vacanza  premio con le loro famiglie - ha affermato Ciampi - l'Italia partecipa con sentita solidarietà a questo grave lutto, nello spirito dei profondi vincoli di amicizia e collaborazione che legano da sempre i nostri due Paesi, e augura con me ai feriti un pronto ristabilimento. 
Nel farle pervenire, a nome del popolo italiano e mio personale,  sentimenti di vivo cordoglio e partecipazione - ha concluso - la prego di volersene rendere interprete anche con le famiglie delle vittime''. (Adnkronos)
<Turchia Oggi> si associa al lutto espresso dal presidente Ciampi.
10.02.2006

UN MINUTO DI SILENZIO

Lo hanno espresso i partecipanti alla Conferenza sul turismo a Roma a ricordo delle vittime del pullman precipitato.

Un minuto di silenzio ha aperto i lavori della II Conferenza sul turismo organizzata dal Comune di Roma presso l'Auditorium per commemorare la morte dei 12 turisti turchi ieri sera in un incidente stradale alle pendici di Monte Mario.
Ad aprire i lavori della Conferenza era stata la vicesindaco di Roma, Maria Pia Garavaglia secondo la quale ''oggi Italia e Turchia sono accumunate da uno stesso dolore'' facendo un chiaro riferimento anche all'uccisione del missionario italiano, Andrea Santoro avvenuta in Turchia. (Adnkronos)
10.02.2006

UN AMBASCIATORE DIVISO TRA DUE TRAGEDIE

Ugur_Ziyal

Come ha spiegato il consigliere stampa Suha Bakanakgil, il diplomatico prima ha dovuto rendere omaggio alla salma di don Andrea e poi recarsi in visita ai connazionali rimasti miracolosamente salvi nell'incidente del pullman.

Quarantotto ore da dimenticare per l'ambasciatore turco a Roma, Ugur Ziyal, diviso in due giorni tra lo sgomento per l'uccisione di Don Andrea Santoro nella chiesa di Trabzon per mano di un giovane turco e il dolore per la morte di dodici suoi connazionali finiti con il pullman che li riportava in albergo dopo una festa in una scarpata al Trionfale.
''In due giorni è un po' troppo'', aveva commentato laconico nei giorni scorsi il consigliere stampa dell'ambasciata Suha Bacanakgil. "Stamani l'ambasciatore è andato a Pratica di 
Mare ad accogliere la salma del prete italiano ucciso in Turchia. Subito dopo si recherà a far visita ai 18 connazionali rimasti feriti nell'incidente ricoverati in cinque ospedali della capitale. Nel pomeriggio provvederà invece a ricevere i familiari delle vittime - agenti commerciali della <Ford> in viaggio premio a Roma - che proprio in queste ore stanno per 
partire per l'Italia. (Ansa)
10.02.2006

MANCANZA DI RISPETTO DEL CONSIGLIO LOMBARDO

Una lettera dell'ambasciatore turco in Italia, Ugur Ziyal, nella quale ci si rammarica di aver preso iniziative (vicenda "genocidio armeni") giudicando fatti senza conoscerli attraverso una ricerca storica-scientifica. La replica di Attilio Fontana.

Parla di rammarico e di mancanza di rispetto la lettera che l'ambasciatore turco in Italia, Ugur Ziyal ,ha inviato alcune settimane fa al capogruppo lombardo della Lega Nord, Massimo Zanello, dopo avere saputo della mozione presentata al Consiglio regionale lombardo contro l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea a causa del riconoscimento del genocidio armeno.
''Non conosco i motivi che hanno portato a questa mozione - scrive l'ambasciatore nella lettera resa pubblica solo adesso - ma vorrei esprimere la mia difficoltà a comprendere con quale capacità un parlamento può giudicare un periodo storico sul quale esistono opinioni e 
commenti differenti. Evidentemente esiste un conflitto di opinioni sui fatti accaduti. In questi casi il metodo civile da seguire è quello di arrivare alla verità attraverso il reciproco dibattito e la ricerca scientifica''.
L'ambasciatore Ziyal coglie l'occasione della lettera per rinnovare l'appello all'Europa a sostegno della proposta che la Turchia ha avanzato ''affinché gli eventi precedenti e posteriori al 
1915 siano esaminati da una commissione formata da storici ed esperti di entrambi i Paesi e i dati siano presentati all'opinione pubblica internazionale''. 
Dura reazione da parte del presidente del Consiglio regionale lombardo Attilio Fontana (Lega Nord), il quale parla di un ''tentativo di ingerenza inaccettabile''. Fontana sostiene che ''il rammaricarsi non compete a nessuno e la democrazia vuole dire anche lasciare che un parlamento, votato dai cittadini, si esprima sui contenuti che ritiene opportuni''.
Il presidente lombardo sostiene che, dopo la lettera dell'ambasciatore turco, avrà maggiore premura nel portare in aula la mozione contro l'ingresso della Turchia. ''Questo gesto - sostiene Fontana - è la dimostrazione che i nostri timori sono fondati''. (Adnkronos)
10.02.2006

UN DISCORSO TABU'

Rinviati a giudizio cinque giornalisti per avere violato un articolo del codice penale che sanzione come reato l'insulto allo Stato.

Il genocidio di armeni durante la Prima guerra mondiale resta un tabù in Turchia. Dopo il processo allo scrittore Orhan Pamuk, conclusosi il mese scorso con il ritiro 
dell'accusa di aver offeso ''l'identità turca'', adesso è la volta di 5 giornalisti, comparsi davanti al giudice per aver violato un articolo del codice penale che sanziona come reato l'insulto a 
qualunque organo di Stato. Se condannati, Hasan Cemal, Murat Belge, Ismet Berkan, Haluk Sahin e Erol Katircioglu rischiano da sei mesi a dieci anni di reclusione.
Ankara ha sempre respinto l'accusa secondo cui la campagna violenta lanciata contro gli armeni tra il 1915 e il 1917 sia stata un genocidio. (Adnkronos)
10.02.2006

I DIRITTI UMANI VANNO RISPETTATI

Olli_Rehn

Il commissario europeo all'Allargamento, Olli Rehn, ha voluto far sentire la sua voce sul rinvio a giudizio in Turchia di cinque giornalisti.

La Turchia "deve rispettare i valori europei" per portare a buon fine i negoziati di adesione all'Unione Europea; lo ha spiegato oggi, parlando a Budapest alla Central European University, il commissario all'Allargamento Olli Rehn, il quale ha precisato che una delle condizioni fondamentali è la libertà d'espressione.
"Fatemi spiegare la distinzione tra l'apertura dei negoziati e l'accesso nell'Unione Europea: per aprire i negoziati, si devono si devono rispettare a sufficienza i criteri, per diventare uno Stato membro, si devono rispettare completamente tutte le condizioni", ha premesso Rehn, rispondendo a una domanda sulle vicende che hanno visto protagonisti lo scrittore Orhan Pamuk, poi prosciolto dal Tribunale di Ankara, e una serie di giornalisti arrestati per una serie di reati connessi.
"In particolare - ha aggiunto Rehn - la libertà d'espressione è un'importante condizione, un valore europeo fondamentale, ed è importante che il governo turco abbia un approccio attivo".
Nei mesi scorsi proprio Rehn ha chiesto alla Turchia che venga modificato il Codice penale, che lascerebbe troppo spazio a interpretazioni limitative della libertà d'espressione. Anche oggi il commissario europeo ha ribadito che i temi sul tappeto nel processo di adesione sono tra gli altri proprio quello delle normative, della giustizia e dei diritti civili. Rehn ha inoltre affermato che l'UE "continua a monitorare il fatto che in Turchia ci sia un normale rapporto tra la componente militare e quella civile".
In questa fase di confronto aspro tra l'Europa e il mondo islamico, comunque, il commissario europeo ha riconosciuto ad Ankara un ruolo "moderatore" e ha sottolineato che, se il processo d'adesione andrà a buon fine, la Turchia "può diventare un ponte tra le civiltà". (da Notizie radicali)
10.02.2006

UN MORTO E 16 FERITI PER UN ATTENTATO AD ISTANBUL

L'attentato_di_Istanbul

Un ordigno è esploso nel quartiere europeo di Bairampasha. Coinvolti nella deflagrazione anche alcuni poliziotti.

Un'esplosione è avvenuta in un Internet cafè di Istanbul provocando un morto e 16 feriti, tra cui un ragazzo in gravi condizioni ed alcuni poliziotti. Il locale dove è avvenuta l'esplosione è frequentato solitamente da agenti di polizia, nel quartiere Bairampasha, nella zona europea di Istanbul, ha detto il capo della polizia. "Aspettiamo i risultati dei primi rilievi'" ha aggiunto, confermando però che si tratta di una bomba. La vittima aveva 21 anni. (Ansa)
10.02.2006

VITTIMA DI UN AGGUATO IL PRESIDENTE DEL PARTITO AKP

Faruk_Celik

L'uomo, Faruk Celik, mentre entrava nell'auditorium di Bursa è stato ferito ad una gamba da un attentatore che poi è stato arrestato.

Il presidente del partito al Governo in Turchia, Faruk Celik, è rimasto ferito in un attacco compiuto da un uomo armato a Bursa, nella parte occidentale del Paese. Stando a quanto riporta l'agenzia stampa <Anatolia>, l'aggressore ha aperto il fuoco contro il leader del partito Giustizia e sviluppo (Akp) del premier Recep Tayyp Erdogan, mentre entrava nell'auditorium della città per partecipare ad una riunione. Raggiunto da un proiettile ad una gamba, Celik è stato immmediatamente trasferito in ospedale. L'uomo è stato arrestato e interrogato dalla polizia. (Adnkronos/Xin)
10.02.2006

EX AMMIRAGLIO COLPEVOLE DI ARRICCHIMENTO ILLECITO
L'ex_ammiraglio_Ilhami_Erdil

Si tratta di Ilhami Erdil, già comandante della Marina Militare turca, condannato a due anni di carcere per arricchimento illecito.

Un ex comandante della Marina Militare turca, l'ammiraglio Ilhami Erdil, è stato 
condannato da un tribunale militare a due anni e mezzo di reclusione per arricchimento illecito. Lo ha reso noto l' agenzia <Anadolu>. E' la prima volta in Turchia che una pena detentiva viene inflitta a un militare di così alto rango.
Il tribunale ha ordinato la confisca di due appartamenti di lusso, il cui acquisto l'ufficiale non ha saputo giustificare per quanto riguarda la provenienza dei fondi, e chiesto che l' 
ammiraglio, ora in pensione, sia radiato dalle Forze armate. Ad Erdil sono stati inoltre inflitti cinque mesi di reclusione con la condizionale, e un'ammenda di 600 lire turche (circa 380 
euro), per irregolarità nell'attribuzione di commesse pubbliche tra il 1999 e il 2001.
La figlia e l'ex aiutante di campo dell'ammiraglio, che è stato comandante della Marina dalla fine degli anni '90 al 2002, sono stati condannati a pene pecuniarie da 300 a 600 lire turche 
per abusi e spese eccessive per gli alloggi di servizio. La moglie, invece, è stata prosciolta dalle stesse accuse. Erdil è il militare di più alto grado condannato da 30 anni 
in Turchia. L'ultimo generale turco processato per una vicenda simile era stato il comandante dell'Aeronautica Emin Alpkaya, processato nel 1976 con l'accusa di aver percepito tangenti nell'ambito del cosiddetto scandalo "Lockheed", per facilitare la vendita di aerei dell'industria americana. Dimessosi allo scoppio dello scandalo, il generale fu in seguito assolto. 
(
Ansa-Afp-Reuters)
10.02.2006

NUOVO CALCOLO PER ALI AGCA: SARA' SCARCERATO NEL 2010

L'ex lupo grigio che nel 1981 attentò alla vita di Giovanni Paolo II ha scongiurato una detenzione più lunga.

Mehmet Ali Agca sarà scarcerato il 18 gennaio 2010. A seguito di un "nuovo calcolo" degli anni che deve scontare in Turchia per l'omicidio del giornalista turco, Abdi Ipekci, l'uomo che attentò alla vita del Pontefice Giovanni Paolo II nel 1981 vede dunque scongiurare l'ipotesi di una scarcerazione nel 2014. Il nuovo calcolo è stato effettuato dal procuratore esecutivo di Kartal, Cuma Ulger. (Ansa)
10.02.2006

OCALAN COLPITO DA INFARTO
Abdullah_Ocalan

La notizia diramata dagli avvocati difensori, Giuliano Pisapia, Luigi Saraceni ed Arturo Salerni. Appello all'UE.

Il leader curdo Abdullah Ocalan, detenuto in isolamento nel carcere turco di Imrali, è stato colpito da un infarto. Lo riferiscono gli avvocati Giuliano Pisapia, Luigi Saraceni e Arturo Salerni, difensori in Italia di Ocalan che rivolgono un appello all'Unione Europea e al Comitato per la prevenzione della Tortura del Consiglio d'Europa "affinché siano adottate le misure opportune nei confronti della Repubblica turca per rendere possibile ai difensori, ai familiari e ai medici di fiducia del detenuto di poter tempestivamente accertare le sue condizioni di salute". (da Ansa)
10.02.2006

 

.....MA IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA SMENTISCE