Arretrati 

Anno 7° N.4

Cari amici, <Turchia Oggi> - sito indipendente e che va avanti con le proprie forze - non se la passa troppo bene. Se potete, dateci una mano. Intendiamoci, non vi chiediamo denaro. Nemmeno un euro. No, quello che vi chiediamo è che ci stiate vicini adoperandovi in giro e spendendo parole buone nei nostri confronti. In altri termini, trovateci un po' di pubblicità o qualche sponsorizzazione. Altrimenti saremo costretti a chiudere. Per andare avanti, infatti, abbiamo bisogno che qualcuno ci aiuti, quanto basta. Grazie per quello che farete, la direzione.

"UN GRANDE PAESE"

Silvio_Berlusconi

Il nostro presidente del Consiglio Silvio Berlusconi confessa di essere molto amato in Turchia. Simpatia ricambiata poi sui prodotti italiani.

Fra le tante domande rivolte al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sia nella trasmissione <Porta a Porta> sia a <Matrix> ce n'era una che riguardava la Turchia. La riportiamo assieme alla risposta del premier.
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Perché la Turchia deve entrare in Europa e se ci entra la Turchia perché non invitare ad entrare in Europa anche Israele come propone, ad esempio, Marco Pannella?
Io sono stato il primo in Europa, al tavolo dei Capi di Stato e di Governo, a proporre di allargare l'Unione Europea a Israele che è geograficamente un Paese "non Europa" ma che, dal punto di vista della cultura, dell'economia e delle radici è certamente un Paese che si può considerare europeo a tutti gli effetti. Quanto alla Turchia sono molto amato in quel Paese e questa simpatia si riversa anche sulle nostre imprese e sui prodotti italiani. Sono stato quello che più fortemente ha voluto l'inizio delle negoziazioni con l'Unione Europea e ritengo che sia giusto perché la Turchia è un grande Paese che ha messo in campo un ammodernamento importante con molte riforme, praticamente adeguandosi ai valori, ai principi, alle regolamentazioni dei Paesi d'Europa. Credo che sia importante avere la Turchia come Paese paradigmatico che, pur essendo di confessione musulmana, è assolutamente un Paese laico. (da un articolo di Letizia Bandoni/RagionPolitica.it)
03.02.2006

L'APPELLO

Cipro_è_divisa_in_due

 

Il premier turco si attende da Nicosia un passo in avanti ed una riposta positiva al piano d'azione di Ankara per Cipro.

Recep_Tayyip_ErdoganIl premier turco Recep Tayyip Erdogan fa appello a Nicosia perché risponda positivamente al piano d'azione proposto da Ankara per aprire porti e aeroporti turchi ai greco-ciprioti, in cambio della fine delle restrizioni nei confronti della 'Repubblica turca di Cipro Nord'. ''Noi siamo tranquilli perché siamo sempre stati un passo avanti'' negli sforzi per riunificare l'isola, ha rivendicato Erdogan.
A questo punto, ha aggiunto il premier turco, ''aspettiamo che l'altra parte faccia un passo positivo in risposta a quelli che abbiamo fatto noi''.  (da take Adnkronos)
03.02.2006

LA MEDIAZIONE

Hamas

La rilancia il Primo Ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, che offre i suoi servigi tra lo Stato di Israele e Hamas vincitore delle elezioni in Palestina.

La Turchia rilancia l'offerta di fare da ''mediatrice'' tra Israele e Hamas, forte del suo stretto rapporto con lo Stato ebraico e del suo essere un Paese musulmano, ma a condizione che il movimento di resistenza islamico rinunci alle armi. Il premier turco Recep Tayyip Erdogan riafferma il ruolo che Ankara può avere nel nuovo scenario mediorientale emerso dalle elezioni palestinesi dei giorni scorsi, nelle quali ha trionfato un gruppo inserito nella lista nera americana ed europea delle organizzazioni terroristiche e che non riconosce Israele, in un editoriale per il quotidiano arabo <Asharq al-Awsat>. (Adnkronos-Dpa)
03.02.2006

SCIOLTA LA RISERVA

Benedetto_XVI

Il Governo turco si è espresso ufficialmente sulla visita del Pontefice la cui data dovrebbe essere quella del 30 novembre prossimo, giorno di Sant'Andrea.

La data del progettato viaggio del Papa in Turchia "è stata già fissata, con l'accordo del Governo".
Lo si è appreso da fonte molto autorevole in Vaticano . Un viaggio in Turchia per incontrare il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo era stato ipotizzato nel 2005, ma era stato poi cancellato perché l'invito al Papa dal patriarcato non era stato confermato dal Governo turco che ora ha sciolto le riserve: la data probabile sembra essere il 30 novembre 2006. (Ansa)
03.02.2006

...MA AD ISTANBUL QUALCUNO NON SA

Alla Chiesa cattolica turca non è stata ancora data la notizia ufficiale del viaggio del Pontefice in Turchia nel prossimo autunno.

La Chiesa cattolica turca non conferma la data del viaggio del Papa in Turchia che, secondo notizie apparse sulla stampa nei giorni scorsi, dovrebbe svolgersi il prossimo 30 novembre, festa di Sant'Andrea. Continua così il giallo in merito al tanto agognato viaggio del Papa a Istanbul per incontrare il patriarca ortodosso Bartolomeo I e allo stesso tempo visitare un Paese a maggioranza musulmana.
''Attendiamo di conoscere la data ufficiale della visita del Santo Padre in Turchia'', ha infatti affermato il portavoce dei vescovi turchi mons. Georges Marovitch al <Sir>, l'agenzia stampa 
promossa dalla Cei.
''Le notizie - ha detto mons. Marovitch - si rincorrono. Un giornale turco riportava addirittura la data del febbraio 2007. Per mettere la parola fine alla questione bisogna solo attendere la 
comunicazione da parte della Santa Sede''.
Nell'attesa l'episcopato turco continua la sua attività. 
Prossimo impegno, aggiunge il portavoce, ''sarà un importante incontro, promosso dalla Commissione per il dialogo interreligioso, sulla sofferenza e povertà nel mondo. Cosa fanno le grandi religioni per combattere la sofferenza e dare sollievo ai più bisognosi. 
Porteranno la loro esperienza e testimonianza, tra gli altri, esponenti islamici, ebrei, ortodossi, protestanti e per i cattolici verrà illustrata l'attività della Caritas. Il prossimo 9 febbraio, infine, avremo l'assemblea generale dei vescovi turchi. Tra i punti all'ordine del giorno anche la probabile visita del Papa''.(Adnkronos)
03.02.2006

 

NESSUN PERICOLO:
IL VIRUS
NON SI AVVICINA

Influenza_aviaria

Un gruppo di esperti dell'influenza H5N1 ha voluto tranquillizzare l'opinione pubblica dopo l'ultimo caso registrato a Cipro Nord.

Il fatto che il virus H5N1 dell'influenza aviaria sia stato rilevato in un uccello nell'area nord di Cipro ''non indica assolutamente che il virus si stia avvicinando all'Italia o stia cambiando rotta, e per l'Italia questo non rappresenta un ulteriore segnale di allarme''. La rassicurazione arriva dai virologi, i quali sottolineano come la diffusione del virus nei Paesi limitrofi alla Turchia, dove il focolaio è stato più esteso, era comunque prevedibile.
Nessun allarme, dunque, per l'Italia: ''In sostanza, per il nostro Paese - hanno affermato i virologi Ilaria Capua, dell'Istituto zoo-profilattico sperimentale delle Venezie, e Mauro Delogu dell'Università di Bologna - non cambia nulla rispetto alle scorse settimane'. 
''Il caso confermato a Cipro - ha sottolineato Delogu - non deve assolutamente far pensare ad un avvicinamento del virus o a un suo spostamento verso altre rotte e non è, in questo senso, un dato allarmante per l'Italia. Anzi - ha aggiunto - per il nostro Paese la situazione resta invariata''. Dagli esperti giungono dunque commenti tranquillizzanti, anche perché, hanno precisato, ''era del tutto prevedibile che, dopo il focolaio in Turchia, casi di positività all'H5N1 si verificassero anche nei paesi limitrofi''. Insomma, un fenomeno in qualche modo atteso e che non allarma, al momento, gli specialisti.
Ma per l'Italia, quali sono i pericoli concreti e quali le vie che il virus potrebbe seguire per giungere sul nostro territorio? ''Oggi - ha aggiunto Delogu - l'unica strada davvero pericolosa è rappresentata dall'eventualità di importazioni clandestine, eventualità che gli stretti controlli in atto sembrano però scongiurare''. Quanto al rischio di diffusione del virus attraverso i flussi degli uccelli migratori, anche tale pericolo è per il momento scongiurato: il nuovo flusso migratorio è infatti atteso per la prossima primavera e avrà rotta verso Nord, escludendo dunque le nostre aree. Naturalmente, valgono le precauzioni già note: ''Per chi si dovesse recare a Cipro - ha detto Delogu - valgono i consigli che da mesi le autorità sanitarie ribadiscono, a partire dall'evitare luoghi con animali vivi come i mercati o il contatto con animali morti''.
Intanto, continuano i controlli a campione in varie zone d'Italia: ''Stiamo procedendo con i rilevamenti a campione sui volatili ma fino ad oggi - ha ricordato Delogu - nessun campione è risultato positivo all'H5N1''. Dello stesso parere anche la virologa Ilaria Capua: ''E' possibile che il virus sia arrivato a Cipro Nord seguendo gli scambi in atto con la Turchia, ma non si tratta comunque di un nuovo allarme per l'Italia. Le esportazioni da qual paese verso l'Europa sono comunque vietate. Ora - ha concluso l'esperta - bisognerà però verificare che nuovi focolai di infezione non si rilevino anche in altre zone di Cipro''. (Ansa)
03.02.2006


I MILITARI TURCHI E L'EUROPA

Le_Foze_Armate_turche

Un intervento del prof. Ihsan Dagi, della Facoltà di Relazioni Internazionali alla <Middle East Technical University> di Ankara, apparso sulle pagine del quotidiano <Radikal> nei giorni scorsi. Al centro del ragionamento il contraddittorio atteggiamento delle Forze Armate turche nei confronti della UE.

Negli ultimi giorni ha preso il via un salutare dibattito sull'atteggiamento delle forze armate rispetto al progetto di adesione all'Unione Europea. L'opinione prevalente sembra essere quella secondo cui le forze armate sosterrebbero l'obbiettivo dell'adesione e le riforme che in questa prospettiva sono richieste al Paese. Questa posizione è il frutto di una reale convinzione o è piuttosto dettata dalla necessità, magari per poter continuare sulla strada dell'adesione salvaguardando però "le condizioni particolari della Turchia"? Nessuna delle due cose. Se pensassimo in questo modo del resto non solo metteremmo in forse l'adesione della Turchia ma soprattutto ci allontaneremmo dall'obbiettivo di portare il potere dei militari sotto il controllo dell'autorità civile. Ipotizzare che i militari siano in possesso di un potere di veto rispetto all'adesione alla UE non rende un buon servizio né ad una Turchia democratica né ad una Turchia membro dell'Unione Europea. Un'ipotesi di questo genere non fa altro che aumentare i timori di coloro che desiderano vedere la Turchia dentro l'Unione Europea.
Il sostegno delle forze armate al progetto europeo non si fonda su di una reale persuasione. Come potremmo altrimenti spiegare l'atteggiamento dei generali che, riferendosi alla UE, ripetono che spaccherà il paese oppure che le riforme legislative indeboliscono l'autorità dello stato? Quanti generali ricordate che, dopo essere andati in pensione, parlando della UE dopo aver ribadito il loro sostegno non hanno fatto riferimento anche alle sue "cattive intenzioni"?
Negli archivi dei giornali e delle librerie si possono trovare i commenti pieni di timore e preoccupazione rispetto ai passi che si compiono nel processo di adesione alla UE (ad esempio il sostegno al piano Annan a Cipro). Ci sono secondo voi militari che non credono alle analisi strategiche secondo cui senza Cipro del Nord la Turchia sarebbe indifesa?
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Il dopo Helsinki
Passiamo ora al periodo successivo al vertice di Helsinki del 1999 (quando fu ufficialmente accettata la candidatura turca all'adesione alla UE, ndt), quando la questione europea si è fatta seria. Ricordate i commenti del generale Nahit Senogul, comandante dell'Accademia di Guerra? Dopo aver detto che la decisione del vertice gli aveva fatto piacere, ha aggiunto: "Ma soprattutto ha fatto piacere alla Grecia, ai greci di Cipro, ai terroristi separatisti, a quelli che vogliono abbattere la repubblica laica". Ancora Senogul: "I desideri dei terroristi separatisti e quelli dell'Unione coincidono". Dopo queste dichiarazioni è possibile sostenere che si appoggia il progetto della UE? E la risposta del generale in pensione Suat Ilhan alla domanda: "Perché no all'Europa?", è stata: "Una persona non può essere allo stesso tempo favorevole alla UE ed ataturkiano. L'adesione alla UE e l'ataturkismo non solo non coincidono ma sono fra loro in contrasto".
E' necessario ancora ricordare il famoso discorso dell'ex comandante dell'Mgk (Consiglio di Sicurezza Nazionale), generale Tuncer Kilic, che consigliava alla Turchia di rivolgersi alla Russia o all'Iran? Sarebbe possibile continuare ancora a lungo con questi esempi ma mi limiterò a fornirne uno molto recente.
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Il progetto di adesione alla UE può andare avanti senza l'appoggio delle Forze Armate?
Non fuggiamo da questa questione fondamentale. La risposta è sì, il progetto va avanti, anzi sta andando avanti. Il progetto della UE non è più un progetto, una politica di stato. La fase post Helsinki non avanza perché le élites di Stato sono giunte ad un compromesso, al contrario va avanti nonostante la loro resistenza. E questo perché dopo Helsinki l'adesione alla UE si è trasformata in un progetto sociale. I timori delle élites rispetto alla UE, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, fanno crescere l'appoggio dell'opinione pubblica. Per queste ragioni nella marcia di avvicinamento verso la UE, le élites di Stato e i militari non occupano una posizione chiave. Al contrario, una delle ragioni del grande sostegno sociale al progetto UE è la volontà di mettere fine ad una struttura politica in cui le élites prendono decisioni in nome e per il popolo nonostante il popolo.
Le Forze Armate non sono un'istituzione che può prendere decisioni rispetto alla UE. Non hanno questo potere. Agire e parlare come se avessero questo potere significa considerare l'esercito come una forza politica autonoma, dentro e al di sopra della politica. Le forze armate non sono un attore politico. Il loro compito è quello di prepararsi a difendere il paese nel modo più efficace. Le decisioni rispetto alla UE non sono prese dai militari ma dalla società e dai suoi rappresentanti politici. Attribuire alle forze armate il potere di veto significa ritornare punto e a capo. Non volevamo, con l'adesione alla UE, mettere fine alla "democrazia in stato di eccezione"? Certo, questo tipo di soluzione è ancora possibile, ma con questa idea di democrazia l'adesione alla UE è impensabile.
Se l'adesione della Turchia si regge su di un compromesso sociale, questo significa che non è necessaria l'approvazione della burocrazia. Di più, chi porterà sulle spalle il peso di questa fase di transizione non è la burocrazia civile e militare ma la società ed i suoi rappresentanti politici.
E' certo difficile esprimere valutazioni sui progressi registrati in questa fase senza fare i conti con una verità, quella per cui le forze armate non vedono e non vedranno di buon occhio le trasformazioni rese necessarie dal progetto europeo.
E' comprensibile che le forze armate si oppongano al progetto UE. Considerando le modalità di organizzazione, la formazione, gli aspetti storici e politici, il fatto che le forze armate abbiano un'attitudine conservatrice non ha niente di sorprendente. In tutto il mondo le Forze Armate sono conservatrici. Quello che stupisce è invece vedere che esistono tutta una serie di attori sociali che continuano ancora a considerare le Forze Armate come una forza modernizzatrice e progressista, facendo riferimento a schemi che appartengono al 19° secolo.
Il dibattito attuale che cerca di trascinare di nuovo in trincea le Forze Armate, in un spazio politico che avevano abbandonato e che tenta di restituire ai militari un ruolo politico autonomo, rischia di allontanare la Turchia dall'Europa e di contribuire a ricostruire in Occidente una certa immagine delle nostre Forze Armate.
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Kivrikoglu 2005
Esiste qualcuno di più indicato del capo di stato maggiore per riflettere il punto di vista interno alle forze armate? Diamo un'occhiata a quanto diceva nello scorso dicembre l'ex capo di Stato Maggiore Kivrikoglu al quotidiano <Milliyet>: "Le Forze Armate turche non sono mai state contrarie all'obbiettivo dell'adesione all'Unione Europea... Quello che noi sottolineavamo è il fatto che in questo processo di adesione non fosse messa in discussione l'unità indivisibile del Paese... A questo proposito l'Europa deve essere leale... Non deve applicare due pesi e due misure... L'UE pone alla Turchia delle condizioni che non sono previste per gli altri Paesi candidati... Nonostante questo i problemi che avevamo sottolineato allora, si sono poi presentati... A volte si ha l'impressione che l'UE dia degli ordini e la Turchia li esegua... L'allora ministro degli Esteri Ismail Cem diceva che se le condizioni poste dalla UE fossero state inique avremmo potuto trattare ma in seguito si è visto che non c'è stata nessuna trattativa. Si accetta qualunque cosa si dica, ho l'impressione che la Turchia faccia sempre concessioni. Attualmente le Forze Armate turche e le altre forze di sicurezza hanno le mani legate... Non possono reagire. E' l'UE al contrario ad agire, lo fa anche nei confronti del nostro sistema giuridico, prende posizione nei procedimenti penali, come è accaduto nel processo Pamuk. Al contrario non è intervenuta nel processo contro il rettore Askin (rettore dell'Università di Van recentemente arrestato sotto gli occhi delle telecamere ed accusato di diversi reati amministrativi. Accuse che secondo molti ambienti sarebbero strumentali e nasconderebbero il desiderio del potere politico di sbarazzarsi di un difensore della laicità, ndt). Perché l'Europa intervenga ci deve essere una questione che riguarda gli armeni o i curdi... La cosa più importante è il sostegno al nazionalismo curdo, lo appoggia costantemente... Questa fase deve essere gestita molto attentamente e con molto equilibrio. La Turchia non deve dare l'immagine di un paese pronto a fare qualunque cosa gli si chieda, perché in questo modo le richieste non finiranno mai. Dopo una richiesta ne verrà un'altra... Questo significa lo smembramento del Paese...".
E' importante fare alcune considerazioni alla luce di queste dichiarazioni. E' sinceramente possibile pensare che una persona o un'istituzione che ha posizioni del genere sui rapporti tra la Turchia e l'UE possa appoggiare il processo di adesione? Le Forze Armate non possono essere al fianco di un'Europa che minaccerebbe di smembrare il Paese utilizzando le rivendicazioni armene o curde. La vera domanda a cui trovare una risposta è perché le forze armate hanno questa percezione delle relazioni turco-europee. Non è certo possibile sostenere che essa coincida con lo spirito dell'Unione Europea. Kivrikoglu dice un'altra cosa: "Un'istituzione che da 150 anni guida la modernizzazione del Paese non si opporrà all'adesione turca". Questo è vero, perché l'adesione alla UE toglierà di mezzo "il diritto di governare" che alle Forze Armate deriva da questo ruolo modernizzatore. E' questa una delle ragioni che provocano la mancanza di chiarezza delle Forze Armate turche in materia di Unione Europea. (Ishan Dagi Radical/ traduzione di Fabio Salomoni per www.osservatoriobalcani.org.artiche/artiche view/5168/1/51)
03.02.2006

ORHAN PAMUK: I DUBBI DEL MINISTRO CICEK
Cemil_Cicek

Il titolare turco della Giustizia ha contestato le affermazioni dello scrittore secondo il quale non avrebbe detto quanto pubblicato a proposito degli armeni.

Turkey's Minister of Justice Cemil Cicek criticized writer Orhan Pamuk's long silence after the press published his expressions of "Armenians being subjected to genocide".
Cicek said, "If Orhan Pamuk had declared 'I did not say the expressions that were published', these cases would not have been filed and these difficulties would have been avoided."
The minister said Mr. Pamuk corrected his words, which led many to file charges against him, in his deposition on May 17. "While Pamuk was giving his deposition to the public prosecutor, he told the prosecutor that 'I did not utter the word genocide. I am proud of being Turkish and I didn't intend to insult'. However, these words remain only between them, and were not revealed to the public."
According to Cicek, the author made a statement only after the Nobel Prizes found their owners. The Justice Minister admitted the flaws in the Turkish Justice System but determined Mr. Pamuk was also guilty. (Zaman)
03.02.2006

I VERTICI DELLA TUSIAD CHIEDONO LA RIFORMA GIUDIZIARIA

Il_presidente_della_Tusiad_Omer_Sbanci

Al 36° Congresso del consiglio generale, il presidente Omer Sabanci ha detto che il sistema va cambiato perché troppo esposto al potere dei politici.

Turkish Industrialists and Businessmen's Association (Tusiad) Chairman Ömer Sabancı said on Thursday that Turkey's justice system was in need of immediate and comprehensive reform, noting that the present state of the judiciary exposed it to domination by politics.
Speaking at Tusiad's 36th General Council meeting, Sabancı said the need for reform was apparent for a long time but that the failure to do so was causing more problems every day. "We, as Tusiad, have placed judicial reform at the top of our agenda for some time," he said.
He listed their suggestions on how the judiciary may be reformed. "The structure of the Judges and Prosecutors' Supreme Board (Hsyk) needs to be changed. The Hsyk Secreteriat needs to be separate from the Justice Ministry. Appointment lists need to be prepared by the Hsyk and not the Justice Ministry. The constitutional article on the public good needs to be amended in a way that will not harm the rule of law. The length of time it takes for a court case to be resolved in Turkey damages the principle of one's right to a fair trial. The failure to properly investigate cases before starting them is as huge a problem as the overwhelming number of cases," said Sabancı.
The reforms passed to harmonize with the Copenhagen criteria cannot achieve their aim as long as they are not applied in practice, he said. "In particular courts making decisions as if there have been no changes made in the laws concerning freedom of expression and cultural rights are causing certain problems," said Sabancı.
He said the amnesties granted need to be stopped and the rights of suspects and convicts respected. The financial problems faced by the judiciary need to be ameliorated, with training and education becoming a permanent part of judicial officials' jobs, he said. (Turkish Daily News)
03.02.2006

 

CINQUE FERITI PER UN ATTENTATO AD ADANA

Esplosione non lontano dalla sede di un'associazione di amicizia turco-americana. Nella zona si trova la base aerea di Incirlik.

Un'esplosione si è verificata a Adana, nel sud della Turchia, non lontano dalla sede di un'associazione di amicizia turco-americana. Lo ha reso noto la televisione <Ntv>, aggiungendo che cinque persone sono rimaste ferite nell'esplosione. Le autorità turche hanno in seguito confermato che la deflagrazione è stata provocata da una bomba. Non ci sono rivendicazioni. Nei pressi di Adana si trova la base aerea di Incirlik, che ospita truppe statunitensi. (Rai.it)
03.02.2006

SCIOPERO DELLA FAME CESSATO

Mahemet_Ali_Agca

Lo aveva cominciato la famiglia di Ali Agca quale protesta per la reincarcerazione del loro congiunto.

La famiglia di Mehmet Ali Agca, su richiesta di quest'ultimo, ha sospeso lo sciopero della fame 
cominciato nei giorni scorsi per protestare contro la reincarcerazione dell'attentatore del Papa, che in Turchia deve scontare almeno altri 4 anni per l'omicidio del giornalista turco Abdi Ipekci del 1979.
Lo ha reso noto attraverso l'agenzia turca <Anadolu>, il fratello, Adnan Agca, secondo cui l'ex lupo grigio avrebbe inviato, attraverso il suo avvocato, un messaggio alla famiglia chiedendo di cessare lo sciopero della fame, a cui partecipavano 15 suoi familiari.
La madre di Agca, Muzeyyen, era stata ricoverata domenica in ospedale a Malatya, la città turca orientale dove vive. (Ansa)
03.02.2006

RILASCIATO DAI CURDI UN POLIZIOTTO DI SIRNAK

Hakan Acil, questo il nome, era stato sequestrato nello scorso ottobre. E' stato consegnato all'Associazione dei Diritti Umani.

E' tornato libero Hakan Acil, poliziotto turco sequestrato lo scorso ottobre in un villaggio della provincia di Sirnak, nel sud-est della Turchia. Dopo averlo tenuto in ostaggio per 3 mesi, i ribelli curdi appartenenti al Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk) lo hanno consegnato all'Associazione turca Diritti Umani (Ihd) in Iraq. A partire dal 1984, il Pkk, considerato gruppo terrorista sia dalla UE che dagli Usa, ha iniziato la sua lotta armata per ottenere l'indipendenza del Kurdistan. (Ansa)
03.02.2006

LA PROTESTA UFFICIALE
DI ANKARA
PER FEHRIYE ERDAL

Fehriye_Erdal

Il Parlamento europeo di rifiuta infatti di consegnare ad Ankara la donna accusata di terrorismo. Lo strano comportamento di Bruxelles.

Turkish parliamentarians in the Council of Europe complained to the council about Belgium's refusal to return terrorist Fehriye Erdal, on trial at Brugges Penal Court, to Turkey.
Turkish members of the Council of Europe Parliamentary Assembly (Pace) in an oral motion to the Committee of Ministers communicated that Belgium did not display a constructive attitude in the case.
The Committee's term president Romanian Foreign Minister Mihai-Razvan Ungureanu will respond today to the Turkish deputies.
Turkish deputies claim Belgium violated the treaties of the Council, and maintain Belgium must either try Erdal, arrested in 1999, for the crime of terrorism or return her to Turkey. The text of complaint read "Belgium, as a Council of Europe member, signed several treaties related to counter-terrorism. However, Belgium rejects the basic application of "either try or return" in these agreements, which the country is a part of."
The Committee of Ministers is expected to give a written answer to the issue in the upcoming months.
Fehriye Erdal, who has been neither repatriated nor put on trial in Belgium, is one of the perpetrators of the Ozdemir Sabanci murder. Since the issue has not been resolved through mutual relations, Turkey decided to bring the matter to the international platform. (Emre Demir/Zaman)
03.02.2006

LA RICHIESTA DI OCALAN
Abdullah_Ocalan

Condannato all'ergastolo per terrorismo, il capo dell'organizzazione eversiva Pkk insiste perché sia celebrato un nuovo processo a suo carico.

Il capo dell'organizzazione separatista armata curda Pkk, Abdullah Ocalan, che sconta 
l'ergastolo nella prigione speciale turca di Imrali, ha chiesto formalmente che sia celebrato a suo carico un nuovo processo, come richiesto anche dalla Corte europea per i diritti umani di 
Strasburgo, che, nel maggio del 2005, definì il primo processo ''non equo''.
Lo riferisce l'agenzia di stampa turca <Anadolu>, citando il legale di Ocalan, Irfan Dundar, che ha presentato una richiesta in tal senso al Tribunale penale di Ankara.
Secondo quanto ha riferito lo stesso avvocato, ''attualmente c'e' un impedimento legislativo al nuovo processo a carico di Ocalan'', per cui ''è necessario che il Parlamento turco approvi presto un emendamento alla legge attuale, che lo renda possibile''.
La legge attuale a cui si riferisce il legale di Ocalan è quella che prevede un nuovo processo nei casi di processi turchi censurati dalla Corte di Strasburgo, esclude alcuni casi, in cui rientrano sia Ocalan, sia un centinaio di altri condannati per reati gravi contro la personalità dello Stato turco.
Ocalan, al termine del suo primo processo, celebrato nel 1999, dopo la sua cattura in Kenya, fu condannato a morte per ''separatismo e tradimento''. La pena gli fu poi commutata nel ''carcere a vita senza possibilità di perdono'', nel 2002, dopo l'abrogazione della pena di morte in Turchia, decisa, anche su pressioni europee, in vista del negoziato per l'adesione della Turchia all'UE. (Ansa)
03.02.2006

NO A SCARCERAZIONE DI PRESUNTO TERRORISTA DEL PKK

L'uomo era stato arrestato in Svizzera su mandato di cattura dell'Interpol turco.

Il tribunale penale federale elvetico ha respinto la richiesta di scarcerazione di un curdo attestato il 20 dicembre in Svizzera su mandato di cattura spiccato dall'ufficio turco dell'Interpol. Le autorità di Ankara sostengono che l'uomo è un terrorista del partito dei lavoratori del Kurdistan e che sarebbe coinvolto in diversi atti terroristici compiuti dal Pkk tra il 1990 e il 1995 in cui tra l'altro furono uccise diverse persone. (da Adnkronos)
03.02.2006

CASO PAVAROTTI:
 SOTTO ACCUSA
LA RADIO-TV DI STATO

Luciano_Pavarotti

Il grande tenore italiano era stato definito dal direttore del coro dell'emittente pubblica turca un cantante che piace agli "infedeli". Questi però nega tutto. Il caso in Parlamento

Anche questa volta, sulla notizia che riportiamo, vogliamo aggiungere qualche riga. Intanto per spiegare ai nostri lettori che essendo questo un fatto di cronaca (ripreso peraltro da giornali ed agenzie di stampa sullo stesso tono) ci pareva giusto inserirlo anche su <Turchia Oggi>. Secondariamente per sottolineare come l'opinione negativa del direttore del coro della Radio-Tv pubblica turca nei confronti di Pavarotti, non significa assolutamente che i turchi ragionino tutti allo stesso modo. Non a caso il grande tenore italiano è sempre stato ospite gradito di un Paese e di un popolo che si riconosce nei valori musicali dell'occidente.
Coinvolge e mette sotto accusa la direzione generale della Radio-Tv pubblica turca, <Trt,> il caso del direttore del coro orchestrale accusato di avere definito la musica classica, e nella specie quella cantata da Luciano Pavarotti, ''una musica da infedeli e da traditori della patria turca''.
Trt_turcaIl capo del settore polifonico della <Trt>e direttore del coro, Ergin Erenoglu, ha però ha respinto, in una conversazione con l'Ansa, tutte le accuse definendole ''ridicole'' e ''frutto di un malinteso e di invidie tra tenori''. ha inoltre affermato di essere ''tutt'altro che un fondamentalista o un talebano'', mentre la direzione della <Trt> ha annunciato stasera di avere aperto un'inchiesta sulla vicenda.
Contro Erenoglu, definito dai suoi accusatori ''un talebano turco'', ma da alcune fonti giornalistiche anche laiche ''un musicista ed un uomo molto moderno'', si è svolta una manifestazione dei suoi accusatori che ne chiedono le dimissioni. I manifestanti hanno coinvolto nella loro protesta anche la direzione stessa della radio-televisione di stato.
La <Trt> è attualmente diretta, ad interim, dal vicedirettore generale, Ali Guney, perché forti polemiche sono nate sulla nomina di Muhsin Mete (noto per i suoi legami con le confraternite islamiche) proposta dal Governo di Ankara (attualmente interamente formato da esponenti del partito di radici islamiche Akp). In attesa di un chiarimento su Mete, incaricato d'affari è stato nominato dal governo, il vicedirettore Guney, noto anch'egli, però, per essere un membro della confraternita islamica "Nur" e per essere stato in passato l'imam di una moschea di un villaggio della provincia di Sakarya (100 chilometri a sudest di Istanbul).
L'episodio, all'origine della polemica, era successo negli ultimi mesi dell'anno scorso sul torpedone che riconduceva ad Ankara il coro reduce da un concerto in Grecia.
''Togliete via quella musica "ghavur" (infedele)'', avrebbe detto - secondo i suoi accusatori - Erenoglu, sostituendo bruscamente il Cd di Pavarotti con musica popolare turca.
Alle rimostranze di uno dei componenti del suo coro, che riteneva da 35 anni la musica classica quella da ascoltare da parte di professionisti, Erenoglu avrebbe ribattuto: ''Questo vuol dire che da 35 anni ti sbagli e che sei un traditore e dovresti perciò andare in pensione''.
Da allora, la polemica è cresciuta e si è allargata coinvolgendo sempre di più l'intera dirigenza della <Trt,> nominata dall'attuale Governo del partito di radici islamiche Akp, di cui é presidente il premier turco Recep Tayyip Erdogan.
La direzione della <Trt> ha ammesso in un suo comunicato che sulla vicenda ''è in corso un'inchiesta interna ordinata personalmente il 24 gennaio scorso dal vicedirettore 
generale, Ali Guney''. Il comunicato continua affermando che ''un episodio avvenuto in un torpedone non può essere indicativo della politica generale di una grande azienda come la <Trt>, la quale, in quanto organo statale, da' spazio ad ogni tipo di musica''.
Erenoglu nel frattempo ha totalmente smentito all'Ansa la versione dei fatti fornita dai suoi accusatori: ''Non ho mai usato la parola "ghavur" (infedele) e quando ho sostituito un Cd di Pavarotti con un altro di musica popolare cantata da quattro noti tenori turchi, un tenore del coro, notoriamente rivale di uno dei quattro, ha protestato dicendo che si trattava di tenori poco famosi''. Erenoglu ha poi precisato di non avere mai detto ''traditori della patria'', ma di avere accusato scherzosamente i membri del coro di essere ''traditori di amici e colleghi''. 
''Io comunque sono tutt'altro che un fondamentalista e, come capo del settore polifonico della <Trt>, ovviamente, amo la musica classica e quella cantata da Pavarotti'' - ha concluso Erenoglu.
In ogni caso, l'episodio, al di là delle intemperanze personali, potrebbe rivestire - se sarà confermato nei termini denunciati dagli accusatori - un significato generale di rilievo in un paese come la Turchia, in cui lo stesso padre fondatore della Repubblica, Kemal Ataturk, ed il suo successore, Ismet Inonu, sottolineavano entrambi l'importanza della musica classica per la europeizzazione del Paese.
Infine, dal novembre del 2002, dall'avvento cioé al potere del partito di Erdogan, i laici turchi denunciano un'erosione del carattere secolare della Repubblica turca, anche negli aspetti culturali, attuata soprattutto attraverso una sistematica sostituzione dei vecchi dirigenti laici, con dirigenti provenienti da esperienze islamiche.
Il_deputato_Berhan_SimsekFrattanto il deputato di Istanbul, Berhan Simsek, del partito di opposizione di sinistra Chp, ha presentato un'interrogazione parlamentare per sapere ''se risponda a verità il fatto che il 
direttore del coro della <Trt>, Ergin Erenoglu, abbia definito nel novembre scorso traditori della patria coloro che ascoltano musica classica'' e ''se sia vero che il direttore dei programmi radiofonici della <Trt>, Senol Goka, abbia davvero minacciato  "conseguenze" ai danni di coloro che hanno protestato davanti alla sede della <Trt>'', chiedendo il licenziamento di Erenoglu.
Dal canto suo il presidente del sindacato turco dei dipendenti della <Trt> (musicisti, artisti e giornalisti), Haber-Sen, che appoggiato la protesta dei musicisti della radio-televisione, ha affermato che ''la <Trt censura> da due anni le notizie ed i programmi e fa propaganda alla sharia (le legge coranica)''.
''La <Trt> sta facendo propaganda, tramite schermo televisivo e radio, la propaganda della sharia'' - ha detto il presidente dello stesso sindacato, Esin Yelekçi, aggiungendo che la Televisione di stato, anche a questo fine, starebbe ''esercitando per conto del Governo, da due anni, una censura sulle notizie, sui programmi televisivi e sugli artisti''.(Ansa)
03.02.2006

 

IL PREMIER  RIFIUTA I CHIARIMENTI

Il_Primo_Ministro_turco_Erdogan

Incalzato dai mass-media turchi di dare spiegazioni su i sui beni, Recep Tayyip Erdogan ha risposto che il suo partito si giova solo di contributi pubblici legali.

Il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha rifiutato di fornire particolari sulle sue ricchezze personali, come gli chiedevano vari giornali, affermando che lui, i dirigenti del suo partito ed i ministri del suo governo rispondono dei loro beni e ricchezze solo davanti alle autorità competenti.
''Si tratta di cose che ciascuno può vedere da sè sulla pagina web del partito Giustizia e sviluppo, che si giova solo dei contributi pubblici fissati dalla legge'' - ha affermato Erdogan in un discorso ai duputati del gruppo parlamentare del suo partito (Akp) aggiungendo che lo stesso Akp ''è stato eletto al governo per mettere fine alla corruzione''.
Sull'arricchimento di Erdogan si interrogano in questi giorni i mass-media turchi (e su cui gia' da qualche anno circolano cifre dell' ordine dei miliardi di dollari, diffuse dagli ambienti finanziari turchi) sull'onda di una polemica sulle sostanze degli uomini politici turchi. Il ministro delle Finanze Kemal Unakitan, messo sotto i riflettori per due villette abusive a Istanbul, (per le quali avrebbe chiesto una legge di condono fiscale), aveva risposto chiedendosi la fonte e l'origine dei cospicui fondi bancari che sarebbero stati ''accumulati da un leader dell'opposizione'' (presumibilmente - secondo la stampa, il presidente del partito Chp, Deniz Baykal).
Erdogan ha implicitamente difeso Unakitan ed ha esplicitamente accusato lo stesso partito di opposizione Chp di non rispettare il testamento del padre della patria Kemal Ataturk, dato che quel partito (che fu erede universale anche dei beni di Ataturk, ndr) - ha detto Erdogan, mostrando e citando il testamento dello stesso Ataturk ed una recente lettera di una figlia vivente di Ataturk all'Akp - ''non paga i contributi annuali da esso dovuti all'Istituto statale per la lingua e la storia patria''.
''Il Chp è l'unico partito al mondo ad essere proprietario di una banca'', ha anche affermato Erdogan riferendosi alla <Is Bank>, una banca fondata dallo stesso Ataturk e che appartiene in parte al Chp, in parte all'Istituto per la lingua e la storia  patria ed in parte ad azionisti privati. (Ansa)
03.02.2006

<STANDARD & POOR'S>:  CAMBIATO
L' OUTLOOK DA STABILE A POSITIVO

Standard & Poor's

Privatizzazioni a livelli record nel 2005 per la Turchia. La somma - stando ai dati forniti dal ministero delle Finanze e dall'Autorità competente - si aggirerebbe sui 17 miliardi di dollari di cui 8.2 già materialmente incassati dal Governo di Ankara. Quali sono le principali operazioni concluse. Messe in evidenza comunque dall'agenzia di rating il disavanzo delle partite correnti.

Privatizzazioni a livello record nel 2005 per la Turchia: oltre 17 miliardi di dollari (di cui 8.2 già materialmente incassati dal Governo). Questi sono i dati ufficiali forniti dal ministero delle Finanze e dall' Autorità per le Privatizzazioni. Le principali operazioni concluse sono state: - <Turkish Telecom> (telecomunicazioni, 6.5 miliardi di dollari); - <Tupras> (Compagnia petrolifera) 4.5 miliardi $ ; - <Erdemir> (Acciaieria) 2.8 miliardi $; - <Porto di Mersin> (755 milioni $); - <Istanbul Hilton> ed <Izmir Hotel> (755 milioni $);< Eti> (Impianti Alluminio) 305 milioni $. Le privatizzazioni effettuate dall' attuale Governo dal 2003 ad oggi ammontano a oltre 20 miliardi di dollari. Sia il ministro Kemal Unakitan, che il presidente dell' Autorità per le Privatizzazionim Metin Kilci, hanno evidenziato che il grande successo del processo di privatizzazione in Turchia non è altro che lo specchio dell' attuale fase congiunturale attraversata dal Paese. Nel contempo, la nota agenzia di rating internazionale <Standard & Poor's>, ha mutato l' outlook sulla Turchia da "stabile" a "positivo" a seguito del favorevole andamento dell' economia, principalmente sul versante di privatizzazioni, investimenti esteri, e lotta all' inflazione e alla disoccupazione. La stessa <S&P> sottolinea però ancora un rischio-Paese concentrato soprattutto sul disavanzo delle partite correnti della bilancia commerciale. (Ice Istanbul)
03.02.2006

 

COMMESSA
DA 50 MLN PER TRENI
<ANSALDOBREDA>

AnsaldoBreda

La società di <Fineccanica> si è aggiudicata assieme alla turca <Yapi Merkezi> la gara per la fornitura, alla Municipalità di Kayseri, di un sstema tranviario di 17.5 km con 31 stazioni. Una flotta di 22 veicoli <Sirio>.

I_treni_AnsaldoBredaCommessa da 50 mln in Turchia per <AnsaldoBreda>. La società di <Finmeccanica> si è aggiudicata assieme alla società turca <Yapi Merkezi> la gara per la fornitura, alla Municipalità di Kayseri, di un sistema tranviario di 17.5 km con 31 stazioni e di una flotta di 22 veicoli, per un valore di 50 milioni di euro circa. In base al contratto, si legge in una nota, la <AnsaldoBreda> fornirà i tram <Sirio>, nella versione bidirezionale con cabine di guida in entrambe le estremità, capaci di trasportare 270 passeggeri in ambiente climatizzato e in grado di viaggiare in accoppiamento multiplo.
Con questa commessa salgono ad oltre 250 i <Sirio> in fase di realizzazione in Italia e all'estero, a conferma dell'adattabilità dei prodotti alle richieste del cliente e delle avanzate qualità tecnologiche offerte dai veicoli <AnsaldoBreda>. Nel 2004 gli ordini di <AnsaldoBreda> hanno raggiunto gli 815 milioni di euro mentre il portafoglio ordini è arrivato a 1772.80 milioni di euro. (Adnkronos)
03.02.2006

 

TORNANO NORMALI
LE FORNITURE
DI GAS ALLA TURCHIA

Pipeline,gas_alla_Turchia

 

Recentemente erano state tagliate sia dalla Russia che dall'Iran a causa del grande freddo. Le assicurazioni delle fonti specializzate.

Le forniture di gas da Russia ed Iran verso la Turchia stanno aumentando, dopo i recenti tagli. Lo hanno rilevato fonti ufficiali del ministero dell'Energia di Ankara. Il freddo intenso aveva costretto soprattutto l'Iran a tagliare le sue forniture di gas naturale verso la Turchia, costringendo il Paese a ridurre fortemente le erogazioni. Le fonti turche assicurano che i rifornimenti iraniani, che per contratto dovrebbero essere di 25 milioni di metri cubi al giorno, sono tornati a 16 milioni di metri cubi, contro i 5.5-11 milioni di metri cubi delle ultime due settimane. La Russia, che fornisce il 65% dei fabbisogni turchi di gas, ha aumentato a 32 milioni di metri cubi i suoi rifornimenti attraverso il gasdotto del Mar Nero che dovrebbe assicurare per contratto 24 milioni di metri cubi al giorno. (Agi)
03.02.2006

LA CRISI DELL'ENERGIA SPINGE
SEMPRE PIU' VERSO IL NUCLEARE

Ricerche_sul_nucleare

In Turchia non se ne parla solo a livello accademico. Sembra infatti che il Governo di Ankara disporrebbe di un piano per costruire due centrali per un totale di 3.000 megawatt. La prima dovrebbe avviarsi il prossimo anno e la seconda dovrebbe essere costruita entro il 2014.

In una fase caratterizzata - anche in Turchia - dalla crisi energetica dovuta al forte freddo che ha colpito tutta l'Europa ed in particolare la Russia, si riprende a parlare - non più solo a livelli accademici - di nucleare come prossima fonte energetica alternativa agli idrocarburi. Il petrolio costituisce oggi la fonte del 38% dell'energia consumata in Turchia, seguito dal carbone 27% , gas 23% e fonti rinnovabili pulite 12%. In sostanza la dipendenza della Turchia dai combustibili fossili è di circa il 90%. Le autorità locali pongono una notevole enfasi sulle risorse energetiche alternative quali l'energia solare, eolica, biomasse ecc. anche se sempre più il dibattito politico si sta riaccendendo sul nucleare. Secondo accreditate fonti giornalistiche locali, il Governo disporrebbe di un piano per costruire una/due centrali nucleari, per un totale di 3.000 Megawatt alimentate con uranio locale. La prima dovrebbe avviarsi nel 2007 ed avrebbe un potenziale di 1.500 Mw, mentre la seconda dovrebbe essere costruita entro il 2014. E' da evidenziare che alcuni Paesi confinanti quali l'Armenia, la Bulgaria, l'Ukraina e la Russia dispongono già da numerosi anni di centrali nucleari e che l' Iran - come noto - sta cercando di avviare un programma in tal senso.(Ice Istanbul)
03.02.2006

 

WORKSHOP A PALERMO
CON 12 PAESI
DEL MEDITERRANEO

Luca_di_Montezemolo

Si svolgerà dal 19 al 21 febbraio nell'ambito del "Crossing Mare Nostrum" e vi sarà presente anche la Turchia.

Workshop con aziende di 12 Paesi del Mediterraneo si svolgeranno dal 19 al 21 febbraio a Palermo nell'ambito di "Crossing Mare Nostrum", evento organizzato da Confindustria, Ice, Abi, Ipi e Umce (l'organismo imprenditoriale del Mediterraneo) con il sostegno dei ministeri degli Affari esteri e delle Attività produttive. Lo scopo è, si legge in una nota, "rilanciare la centralità dell'Italia e della Sicilia nel Bacino, con particolare attenzione al ruolo di piattaforma logistica strategica che può svolgere l'Isola". Agli incontri con 200 rappresentanti del mondo produttivo e finanziario di Turchia, Marocco, Algeria, Tunisia, Egitto, Israele, Siria, Palestina, Libano, Giordania, Cipro e Malta, l'Italia parteciperà con una delegazione di circa 300 imprese grandi, piccole e medie, con particolare spazio per quelle siciliane che hanno tempo fino al 31 gennaio per aderire. Ai lavori interverrà il presidente di Confindustria, Luca di Montezemolo. I colloqui saranno concentrati sulla promozione degli investimenti e degli accordi di import-export in un'area commerciale ad altissima dinamicità economica al pari dell'Europa centro-orientale. Il programma prevede un business forum; una serie di "country presentation", visite alle aree industriali di Termini Imerese (Palermo), Trapani-Marsala e di Mazara del Vallo per gli imprenditori stranieri, workshop tra le aziende e sui processi di privatizzazione dei sistemi bancari, incontri istituzionali sullo sviluppo di collaborazioni bilaterali nei campi della ricerca, dell'università, della produzione e delle infrastrutture. (Agi)
03.02.2006

SONO IN AUMENTO
I VIAGGIATORI
NEGLI SCALI LOCALI

Lo_scalo_Esemboga_ad_Ankara

Il riferimento è alla Turchia dove il traffico aereo ha registrato tra il 2003 e il 2004 un enorme balzo in avanti. Solo otto Paesi dei 25 dell'UE hanno fatto segnalare quantità maggiori di arrivi e partenze.

Cresce in modo significativo il traffico aereo in Turchia: tra il 2003 e il 2004 il numero di passeggeri è aumentato del 31.8 per cento, mentre il trasporto merci ha conosciuto un incremento del 17.5 per cento. Secondo l'Eurostat, l'ufficio statistico dell'UE, i viaggiatori transitati per gli aeroporti turchi nel 2004 sono stati oltre 44 milioni, pari all'incirca a quelli registrati in Olanda, che è al sesto posto per ampiezza del traffico a livello europeo, dopo Gran Bretagna (quasi 200 milioni), Germania (135 milioni), Spagna (130 milioni), Francia (102 milioni) e Italia (quasi 82 milioni). Quanto al trasporto di merci via aerea, la Turchia ha registrato un totale di 328mila tonnellate nel corso del 2004.
"Solo otto Paesi dei 25 dell'UE hanno fatto segnalare quantità maggiori a quelle turche", si legge nel rapporto pubblicato da "Eurostat". L'aeroporto turco principale, sia per passeggeri che per merci, si conferma quello di Istanbul (Ataturk) con oltre 15milioni di viaggiatori e più di 265.000 tonnellate di beni transitati nel 2004, con incrementi del 30.8 per cento (per i passeggeri) e del 15,3 per cento (per le merci) rispetto al 2003.I maggiori incrementi a livello nazionale si sono però verificati nell'aeroporto di Antalya per i passeggeri (+31.7 per cento, pari a oltre 13.5 milioni) e in quello di Ankara (Esenboga) per le merci (+43.6 per cento, pari a circa 27mila tonnellate). (denaro.it)
03.02.2006

SICUREZZA SOCIALE

Il_ministro_del_lavoro_turco_Basesgioglu

Le riforme alla legge saranno completate in Turchia non prima della fine del mese. Unificazione di tre Istituti in un unico Ente.

Le riforme alla Legge sulla Sicurezza Sociale saranno completate in Turchia non prima della fine di questo meseo, secondo quanto affermato dal ministro del Lavoro Murat Basesgioglu. La riforma comprende l'unificazione dei tre Istituti di Sicurezza Sociale in un'unico Ente e la revisione dei sistemi pensionistico e sanitario con l'introduzione di un'assicurazione sanitaria, il monitoraggio delle spese sanitarie e l'aumento dei vincoli di bilancio degli ospedali. Il ritardo nella conclusine di tali riforme, la cui approvazione era una delle condizioni poste a suo tempo dal Fondo Monetario Internazionale per l'avvio del nuovo accordo di stand-by, ha di fatto rallentato l'erogazione delle prime due tranche del credito approvata solo nello scorso ottobre. Il direttore delle Relazioni Esterne del Fondo Monetario Internazionale, Thomas Dawson, è comunque fiducioso sulla capacità del Governo di Ankara di adempiere a tutti i suoi obblighi prefissati. (fonte Ambasciata d'Italia ad Ankara)
03.02.2006

 

IN AUMENTO LA DISOCCUPAZIONE

I dati dell'Istituto di Statistica della Presidenza del Consiglio turco.

L'Istituto di Statistica della Presidenza del Consiglio turco (Tuik) ha reso noto che il dato relativo alla disoccupazione nel periodo settembre-novembre del 2005 si è attestato al 10.1%, in aumento rispetto al 9.7% del trimestre precedente. Il dato denota comunque un discreto miglioramento rispetto al 2004 (10.3%) e al 2003 (10.5%). (fonte Amb. d'Ita)
03.02.2006

 

 

STRATEGIA HSBC

Hsbc

Prevista in Turchia la duplicazione degli investimenti entro i prossimi cinque anni ed espansione del proprio network fino a 350 filiali.

La <Hsbc> prevede di duplicare i suoi investimenti in Turchia entro i prossimi cinque anni ed espandere il proprio network dalle attuali 159 filiali alle 350 stimate distribuite in tutto il Paese, così come prevede di aumentare il numero del personale fino a 8.000 unità entro il 2010. E' quanto ha annunciato il Presidente della <Hsbc> durante un incontro con il Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan, nel corso del quale ha anche affermato che la <Hsbc> è determinata nella sua azione di sviluppo nel settore. La <Hsbc> è presente in Turchia dal 1990 quando con un investimento di $10 milioni fu costituita la filiale interamente turca della <Hsbc>. (fonte Amb. d'Ita)
03.02.2006

 

 

 

PASSA DI MANO LA <JOY FM>

La_stazione_radio_Joy_FM

La stazione radio della <Star's Media> aggiudicata in gara d'asta per 4.4 milioni di dollari alla <Galata Television and Radio Broadcasting>.

Nuova vendita di beni appartenenti al <Gruppo Uzan> da parte del Fondo di Assicurazione dei Depositi e dei Risparmi (Tmsf): la scorsa settimana si è conclusa la gara relativa alla stazione radio della <Star's Media>, <Joy FM>, aggiudicata per la somma di $3.2 milioni alla <Galata Television and Radio Broadcasting>. La <Joy FM>, che trasmette principalmente musica straniera, era stata valutata $4.4 milioni. Anche la stazione <Joy Turk FM>, sempre appartenente alla <Star's Media<, è stata venduta per $1.8 milioni contro un valore stimato di $2.7, alla <Hail Television e Radio Publishing>. (fonte Amb. d'Ita)
03.02.2006

 

 

INDICATORI MACROECONOMICI

 

- Crescita PNL luglio-settembre 2005: 7.3%
- Valore assoluto PNL $ 70.2 miliardi (agosto 2005)
- Crescita PIL gennaio-marzo 2005: 4.8%
- Inflazione  annua (prezzi al consumo): 7.72% (2005)
- Interscambio con l'Italia nel periodo gennaio-ottobre 2005 (dati ICE): 10.6 miliardi milioni di dollari, con esportazioni pari a  6.14  (variazione annua +10,47%)  ed importazioni pari a 4.46  miliardi di dollari (variazione annua +21,08%). (fonte Amb. d'Ita)03.02.2006

 

COOPERAZIONE ECONOMICA

Una_immagine_di_Adana

Il 2° Forum ad Adana dal 22 al 24 di questo mese vedrà riuniti i maggiori operatori sia turchi che dell'Europa, dell'area mediterranea e del Medio Oriente.

Dal 22 al 24 febbraio 2006 si svolgerà in Adana il "Secondo Forum sulla Cooperazione Economica". L'evento, che vedrà riuniti operatori economici turchi ed operatori provenienti dall'Europa, dall'area mediterranea, dal Medio Oriente, ospiterà sia incontri settoriali che a carattere generale e costituirà un utile strumento di contatto tra gli operatori, fonte di informazioni per coloro che fossero interessati a partnership commerciali in Turchia. Chi fosse interessato a partecipare può contattare la Camera di Commercio di Adana al seguente indirizzo e-mail: vazi@adana-to.org.tr . (fonte Amb. d'Ita)
03.02.20
06

 

UN PAESE 
CON UNO SVILUPPO
INADEGUALE

Turchia,_lo_sviluppo_inadeguale

Cifre da record sostengono l'andamento dell'economia turca. Le buone notizie sono tuttavia accompagnate da dati allarmanti relativi a disoccupazione, incidenti, lavoro nero e minorile e da una generale fragilità del sindacato. Le preoccupazioni dell'UE.

Disoccupazione, lavoro nero, diritti sociali e sindacali sono state questioni per lungo tempo emarginate nel dibattito politico e nei media in Turchia. Emarginazione prodotta dalla combinazione di due elementi diversi: da un lato il processo di adesione all'Unione Europea (UE) che almeno a partire dal 2002, con la nascita del Governo Erdogan, ha monopolizzato l'agenda politica ed il dibattito pubblico. Dall'altro i risultati sorprendenti fatti registrare dall'economia turca negli ultimi due anni ed il clima di generale euforia che essi hanno generato.
Il miracolo turco
L'andamento dell'economia nelle ultime rilevazioni di settembre ha mostrato un tasso di crescita del 7,3%, un dato da far invidia anche al miracolo cinese. A fare la parte del leone le esportazioni, che nel 2005 hanno superato i 73 miliardi di dollari. Buone notizie arrivano anche dall'andamento dell'inflazione, per decenni variabile impazzita dell'economia turca: nel triennio del Governo Erdogan è scesa sotto il tetto del 10%, e l'obbiettivo per il 2006 è di raggiungere il 5%. La Confindustria (Tusiad) delinea scenari rosei per il futuro prossimo, arrivando ad ipotizzare, nella migliore delle ipotesi, che il reddito medio pro-capite dei turchi nel 2014 potrebbe passare dagli attuali 4282 a 11.900 dollari
Le cronache dell'ultimo scorcio del 2005 e delle prime settimane del nuovo anno hanno però riportato l'attenzione sul lato oscuro del miracolo turco.
La prima occasione l'ha fornita una manifestazione organizzata il 18 dicembre da alcuni sindacati e movimenti politici della sinistra. Riunite intorno allo slogan "Per una Turchia democratica/Un bilancio per la gente", 25.000 persone si sono ritrovate ad Ankara, per dare vita ad quella che è stata "la più grande manifestazione dopo quella del marzo 2003", in cui in 50.000 avevano detto no alla partecipazione della Turchia all'avventura americana in Iraq.
In un clima di grande effervescenza, accanto a riferimenti all'attualità politica, la manifestazione è stata soprattutto l'occasione per mettere sotto accusa la politica economica del governo: "Ci dicono che l'economia cresce e l'inflazione scende ma crescono anche disoccupazione e povertà", ha esordito Suleyman Celebi, segretario del sindacato Disk (Confederazione dei Sindacati dei Lavoratori Rivoluzionari). In particolare nel mirino dei manifestanti vi era il progetto per il bilancio statale del 2006, in discussione in parlamento proprio in quei giorni. Un bilancio, ha commentato sempre Celebi "che non è stato certo preparato pensando ai lavoratori ed ai diritti sociali".
Accanto al Governo Erdogan sul banco degli imputati anche il Fondo Monetario Internazionale (Fmi), indicato come il controllore - nemmeno troppo occulto - delle politiche economiche del paese.
Anne_KruegerProprio nei giorni precedenti la manifestazione, il vicepresidente dell'Fmi, Anne Krueger, dopo aver lodato i recenti successi dell'economia turca aveva preso di mira il deficit pubblico, individuandone la causa principale nella spesa sociale. La sua ricetta era stata piuttosto brusca: "Potrebbe essere necessario attuare politiche che portino a stringere la cinghia".
Alla Krueger i manifestanti hanno risposto chiedendo un bilancio statale "pensato per la gente e non per l'Fmi", reclamando in particolare maggiori investimenti nella sanità e nella scuola.
I dati contenuti in una serie di ricerche promosse da sindacati e dall'Ufficio turco di Statistica (Tuik) hanno contribuito a confermare le preoccupazioni sullo stato di salute del mondo del lavoro in Turchia.
Cresce l'economia, non il lavoro
In primo luogo il problema della disoccupazione: nonostante la crescita dell'economia del paese, i dati sul numero dei senza lavoro non solo non accennano a scendere ma mostrano anzi una tendenza al rialzo: nel mese di ottobre il tasso di disoccupazione era del 9.7%, con 42.000 disoccupati in più rispetto alle rilevazioni di luglio. Ad un'analisi più ravvicinata si scopre come siano sopratutto due le categorie ad essere colpite: i giovani e le donne. Il 18.2% dei giovani è disoccupato, percentuale che sale al 22.3% nelle zone urbane. Cresce anche il numero di giovani neo-laureati che hanno difficoltà a trovare un impiego. Per quanto riguarda le donne un raffronto con i dati del 1990 sui tassi di partecipazione alla forza lavoro è sufficientemente eloquente per illustrare la situazione: mentre nel 1990 il 34.1% delle donne lavorava, nel 2004 questa percentuale è caduta al 25.4%. In altri termini significa che sono 18 milioni le donne turche escluse dal mercato del lavoro. Secondo il sindacato Disk poi l'età media, 31 anni, in cui le donne abbandonano il lavoro in seguito alla maternità è sensibilmente inferiore alla media europea, 39 anni.
Quando si analizzano i dati sulla forza lavoro occupata in Turchia va poi tenuto presente che le statistiche ufficiali comprendono anche la categoria "Lavorante in famiglia senza salario", una condizione che interessa soprattutto giovani e donne e che di fatto costituisce una forma di disoccupazione occulta.
Anche le autorità politiche sono ormai costrette a riconoscere come la crescita economica degli ultimi anni non abbia contribuito a alleviare il problema della disoccupazione.
Il_presidente_del_parlamento_turco_Bulent_ArincIl presidente del Parlamento, Bulent Arinc, ha ammesso che "la mancata riduzione dei tassi di disoccupazione nonostante il tasso di crescita economica registrato negli ultimi anni è una delle principali questioni sulle quali riflettere". Un rapporto della Banca Mondiale sottolinea come "la crescita degli ultimi anni non ha portato benefici a quei segmenti della società che hanno dato il loro voto al partito di Governo". Anche per i vertici della Confindustria turca, disoccupazione e squilibri regionali rappresentano i due principali rischi per il futuro del paese.
Omicidi bianchi, lavoro nero
Anche per chi un lavoro ce l'ha, la situazione si presenta tutt'altro che rosea. Secondo un rapporto del sindaco dei metalmeccanici Mess, il 51% della forza lavoro turca sarebbe "in nero".
I dati dell'Ufficio di Statistica in questo senso sono ancora più eloquenti: su di un totale di 22 milioni di persone che compongono la forza lavoro attiva, solo 11 milioni sono coperti da una qualche forma di protezione sociale, garantita da tre diverse istituzioni (Ssk per i lavoratori dipendenti, Bag-Kur per i lavoratori autonomi ed Emekli Sandigi per i dipendenti pubblici). Per quanto riguarda i rimanenti 11 milioni, 3.690.000 appartengono alla categoria "Lavoranti in famiglia senza salario" per i quali la legge non prevede nessun obbligo di iscrizione ad una assicurazione sociale. 7.975.000 sono invece i lavoratori privi di qualsiasi forma di protezione sociale a cui avrebbero invece diritto.
A ribadire le difficili condizioni e la mancanza di protezione dei lavoratori turchi è arrivata poi una lunga serie di incidenti verificatisi in diverse fabbriche del paese nelle prime settimane del 2005. Il più grave di questi episodi è accaduto in un'industria di Bursa, la capitale del settore tessile. In un incendio in una fabbrica hanno perso la vita tre operaie, due delle quali minorenni, di 15 e 17 anni.
Secondo Emel Nacir, dell'associazione per i diritti dei lavoratori tessili di Bursa, il settore tessile è tra quelli che presentano le peggiori condizioni in materia di sicurezza sul lavoro, mancanza di assicurazione sociale e diritti sindacali. Nella fabbrica in cui lavoravano le tre vittime erano impiegati almeno duecento operai, per la maggior parte donne, il 70% dei quali senza protezione sociale. Secondo il sindacato Tekstil. L l'impiego di donne e ragazzi, assenza di assicurazione sociale e bassi salari sarebbero condizioni ampiamente diffuse nel settore tessile.
Sindacato al 5%, bambini a quota 469.000
La giovane età di due delle vittime di Bursa ha poi ricordato al paese la realtà del lavoro minorile.
La Turchia è tra i paesi che aderiscono al programma internazionale per la lotta al lavoro minorile promosso dall'Ilo (Organizzazione Internazionale del Lavoro). La legge turca sul lavoro proibisce l'impiego per i ragazzi che non abbiano compiuto il quindicesimo anno di età. Una eccezione è però prevista per coloro che si trovino tra i 14 e i 15 anni, a condizione che non vengano impiegati in lavori pesanti. Come sottolinea l'avvocato Ozeren di Istanbul, però, nella realtà, soprattutto nel settore tessile, questa indicazione viene spesso disattesa. Le statistiche ufficiali sulle dimensioni del fenomeno del lavoro minorile sono piuttosto contraddittorie. Le più attendibili sono probabilmente quelle fornite dal ministero del lavoro nel 2004, secondo cui i bambini, compresi nella classe di età 12-14 anni, inseriti nel mondo del lavoro sarebbero 469.000.
I sindacati hanno poi più volte ricordato che incidenti come quello di Bursa sono una diretta conseguenza della debole presenza del sindacato nelle fabbriche turche. Per l'ex segretario del sindacato Kesk, Sami Evren "solamente il 5% dei lavoratori aderisce ad un sindacato."
E del problema dei diritti sindacali in Turchia ha cominciato ad occuparsi anche l'Unione Europea lo scorso ottobre durante l'elaborazione del Rapporto annuale sullo stato di avanzamento delle riforme. In quella occasione a Bruxelles è stato organizzato un incontro con i rappresentanti dei principali sindacati del paese chiamati a tracciare il quadro della situazione. Un quadro preoccupante che aveva spinto Olli Rehn, responsabile UE per l'allargamento, a dichiarare: "Continuano serie limitazioni per quanto riguarda i diritti di aderire al sindacato, la contrattazione collettiva ed il diritto di sciopero. Siamo ancora lontani dagli standard fissati dall'ILO". E gli esempi non mancano certo: il divieto di scioperare imposto ai minatori da parte del governo per "ragioni di sicurezza nazionale" oppure la reazione della polizia contro gli insegnanti del sindacato Egitim-Sen che lo scorso novembre cercavano di manifestare ad Ankara. Il dato più eclatante riguarda però i licenziamenti motivati dall'adesione ad un sindacato. Secondo il rapporto di Turk-Is presentato a Bruxelles, nel 2004 sono stati 11.968 i lavoratori che hanno perso il posto per essersi iscritti al sindacato.
Il vertice di Bruxelles ha fatto nascere molte attese rispetto alla possibilità che la UE possa giocare un ruolo importante su di un aspetto del processo di democratizzazione e di trasformazione della società turca, il mondo del lavoro, fino a questo momento sostanzialmente trascurato. Il bisogno della presenza europea si fa ancora più urgente se si tiene conto della latitanza dell'opposizione politica, in primis il partito Chp (Partito Repubblicano del Popolo), in materia di questioni sociali e sindacali, sulle quali si fa notare per il suo silenzio assordante.
La domanda però che molti si pongono è se l'attuale clima politico che si respira in diversi paesi dell'Unione sia realmente propizio per spingere la UE ad assumere questo ruolo. (Fabio Salomoni/www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/5201/1/51/)
03.02.2006

COMPUTER A BASSO COSTO

Bill_Gates_e_la_Microsoft

Per sfondare nel mercato estivo la <Microsoft> sta lanciando in Turchia la campagna "My first computer" insieme ad <Intel> e a Turkish Telekom>.

The American software giant, Microsoft, is launching a campaign, "My First Computer" together with Intel and Turkish Telekom in Turkey, with the aim of providing as many Turkish homes as possible with cheap computers and fast internet connections.
Sector experts suggest the low cost computers will retail for around $100, while Microsoft officials reported they would retail for "at least $300". The Turkish version of the Windows XP Starter Edition system was designed for beginners and first time computer users.
These computers will include anti-virus software and control tools to prevent children from entering inappropriate websites. The world computer software giant Microsoft's Bill Gates, the world's richest man, introduced the campaign during a press conference in Istanbul on Monday, underlining their aim to reach 80 percent of Turkish houses. Gates also emphasized his excitement for the project launched to supply laptops to 84,000 Turkish teachers.
Microsoft's owner mentioned one of the major problems in making computer purchases is selection a computer to suit individual needs, over priced computers and the perception that learning how to use a computer is difficult.
Microsoft General Director in Turkey, Caglayan Arkan said research indicates that adults are willing to buy computers, but have concerns about affecting their children's education and failing to monitor its use as well as financial difficulties.
The campaign is important in dealing with those obstacles; Gates declared, the details of the project will be clarified in March or April and will be implemented in early summer. The target is to reach 25 million households and 15 million companies in Turkey, where currently there are only five million computer users.
Arkan emphasized the campaign will help to achieve this target. The Chief of Turkish Telekom Administrative Board, Paul Doany revealed that the project is a fundamental step towards removing "the numeric cliff" gradually enlarging between computer users and those without access to the academic world, which will play a role on the development of jobs, education and communication opportunities of individual users, as well as small and middle sized companies. (Mehmet Sakin, Zelis Yildiral/Zaman)
03.02.2006

 

ITALIA 3° PARTNER

Il nostro Paese, che nei confronti della Turchia era al secondo posto, è stato superato dalla Russia. Ma anche questa ulteriore posizione viene insidiata: dalla Cina.

Il <Tuik>, Istituto Turco di Statistica, ha fornito i dati sul commercio estero del Paese per l' anno appena trascorso (vedi tabella in fondo). Nel 2005 e importazioni sono cresciute del 19% rispetto al 2004, mentre le esportazioni sono aumentate del 15.8%. Il saldo negativo della bilancia commerciale è pari a 42.9 miliardi di dollari (+25% '05/'04). L' Italia si attesta al terzo posto come partner commerciale e terzo paese fornitore della Turchia, con un interscambio pari a 13.1 miliardi di dollari (7.5 miliardi di dollari di esportazioni e 5.6 miliardi di importazioni); il saldo è positivo per l' Italia per 1,9 miliardi di dollari. La quota di mercato dell' Italia sul totale dell' import turco è del 6.5%. Germania e Russia rimangono i principali partner commerciali della Turchia, con la Russia che si conferma il principale fornitore di gas naturale ed altri idrocarburi, ma è interessante evidenziare la scalata della Cina che diviene il quarto Paese fornitore, insidiando ormai da vicino le posizioni dell' Italia con incrementi percentuali molto corposi: +52.6% di crescita nel 2005 rispetto al 2004. 

L'INTERSCAMBIO COMMERCIALE DELLA TURCHIA
(valori in migliaia di dollari e variazioni sul periodo corrispondente)

                                                                     

Gennaio - Dicembre 2004

Gennaio - Dicembre

2005

Var%

 

IMPORTAZIONI                   

97.539.766

116.048.269

 

18,98%

ESPORTAZIONI

 

63.167.153

73.122.150

 

15,76%

di cui :

PAESE

IMPORTAZIONI

(Gen.-Dic. 2005)

Var%

 

ESPORTAZIONI

(Gen.-Dic. 2005)

Var%

 

GERMANIA

 

 13.572.714

8,45%

  9.435.894

7,90%

RUSSIA

 

 12.817.607

41,90%

  2.371.446

27,55%

ITALIA

 

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