Arretrati 

Anno 7° N.2

Cari amici, <Turchia Oggi> - sito indipendente e che va avanti con le proprie forze - non se la passa troppo bene. Se potete, dateci una mano. Intendiamoci, non vi chiediamo denaro. Nemmeno un euro. No, quello che vi chiediamo è che ci stiate vicini adoperandovi in giro e spendendo parole buone nei nostri confronti. In altri termini, trovateci un po' di pubblicità o qualche sponsorizzazione. Altrimenti saremo costretti a chiudere. Per andare avanti, infatti, abbiamo bisogno che qualcuno ci aiuti, quanto basta. Grazie per quello che farete, la direzione.

IL PANICO
Bambini_ricoverati_in_ospedale_per_l'aviaria

 

Situazione più che mai  difficile per la Turchia dal punto di vista sanitario. Ma proprio per questo l'UE deve starle vicina ed aiutarla nel bisogno.

Disinfestazione_antiaviariaParliamoci chiaro. Quello che sta accadendo in Turchia dal punto di vista sanitario è molto preoccupante. E non solo e non tanto per i numerosi casi accertati di influenza aviaria finora registrati nel Paese, e ancor più per la morte di alcuni bambini, quanto e soprattutto perché il virus H5N1 - che ormai ha raggiunto una megalopoli come Istanbul - potrebbe mutare geneticamente si che il contagio - come si era paventato - avverrebbe non più da animale a uomo ma da uomo a uomo. Non c'è da stare allegri, insomma. Da qui ad additare però la Turchia come parte dell'emisfero asiatico-mediterraneo da mettere al bando ci pare estremamente esagerato. Almeno per adesso. Fermo restando infatti che il divieto di importazione di volatili dall'Anatolia, imposto dall'Unione Europea, sia una misura doverosa oltre che necessaria, non si può non sottolineare come una ghettizzazione sanitaria di questo Paese sicuramente avrebbe per quest'ultimo disastrose conseguenze economiche. E proprio adesso che - in linea con le direttive di Bruxelles - Ankara sta marciando a pieno regime verso la riduzione sia dell'inflazione che del debito verso l'estero. Non va dimenticato che una tra le risorse della Turchia - forse la principale - è quella del turismo mai andato così bene per le casse dello Stato come nel 2005. Sollecitare invece - e ce ne siamo resi conto ascoltando la telecronica di un inviato della Tv italiana di Stato - la gente ad avere paura della Turchia additandola come "infetta", significa convincere potenziali nuovi turisti ad accantonare l'idea di recarsi in questo Paese. Quello che è importante, a nostro avviso, più che incutere il terrore come si sta facendo, è aiutare la Turchia ad uscire fuori da questa situazione. I modi sono tanti; a cominciare da un valido sostegno sanitario - quindi con l'invio nelle zone colpite dal virus di specialisti e di strutture sofisticate - e perché no da validi sostegni finanziari sia direttamente al Governo di Ankara sia a quegli operatori che, a causa dell'abbattimento di centinaia di migliaia di polli, hanno perduto gran parte delle loro risorse. Se poi la politica dell'UE è quella di far precipitare la Turchia nel baratro di una crisi economica, allora è tutto un altro discorso. Ed allora sarebbe inutile anche a mettersi a puntualizzare. (Turchia Oggi)
12.01.2006

REAZIONE SODDISFACENTE
Marc_Danzon_direttore_generale_europeo_dell'OMS

Così si è espresso il direttore generale europeo dell'Oms, Marc Danzon, circa le misure prese dal Governo di Ankara per contenere il virus H5N1.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha affermato che la reazione della Turchia all'influenza aviaria è  stata "appropriata e soddisfacente" . ''Siamo soddisfatti sia per il tipo di misure prese dal ministero della Sanità, sia per la possibilità offerta al nostro team di agire liberamente e con trasparenza'', ha dichiarato il direttore generale europeo dell'Oms, Marc Danzon, che si trova in Turchia per valutare i casi di influenza aviaria verificatisi nel Paese e le modalità di trasmissione del virus. (Ansa)
12.01.2006

TEDESCHI SENZA PROBLEMI
Thomas_Cook

Si continua a viaggiare in direzione delle città turche. Cosa pensano i portavoce delle maggiori agenzie, <Tui> e <Thomas Cook>.

I tedeschi continuano a viaggiare in Turchia anche dopo i primi decessi umani a causa dell'influenza aviaria registrati nel Paese. Lo sostengono i tour operator tedeschi, secondo il quali, la psicosi da virus del pollame "non ha causato effetti sulle prenotazioni nel paese anatolico".
Kuzey Esener, portavoce della <Tui>, una delle maggiori agenzia viaggi in Europa, ha spiegato che la compagnia sta seguendo l'evolversi della malattia, ma che finora non ci sono state proteste da parte dei viaggiatori. Anche secondo, Boris Ogursky, portavoce dell'agenzia viaggi <Thomas Cook>, non ci sono state cancellazioni di viaggi in Turchia. Entrambe le aziende offrono diversi pacchetti vacanze nelle coste del sud della Turchia, mete ambite dai vacanzieri tedeschi. (da Ap)
12.01.2006

POLLAME DISTRUTTO
Aviaria_In_Turchia

Il raggio è di 3 chilometri mentre diventa di sette per quei volatili che sono tenuti sotto osservazione.

Dalla sede dell'Ambasciata d'Italia ad Ankara riceviamo questa nota in relazione agli ultimi sviluppi sui casi di aviaria in Turchia. Questi dati però potrebbero non rispondere più alla realtà del momento.

Si riportano di seguito gli ultimi aggiornamenti forniti dalle autorità turche in merito all'influenza aviaria.
I casi di contagio accertato sono attualmente 15 (di cui 4 deceduti) ed i pazienti sembrano rispondere positivamente alle cure.
- Tecnici del Ministero dell'Agricoltura stanno distruggendo gli allevamenti di tipo familiare situati nelle zone infette, mentre non sono stati al momento riscontrati focolai di malattia negli allevamenti di tipo industriale.
- Nel caso di ritrovamento di volatili infetti viene distrutto il pollame in un raggio di 3 km (zone di protezione) e tenuto il restante sotto controllo nel raggio di 7 km (zone di osservazione).
- E' stato proibito il trasporto di ogni tipo di pollame all'interno del Paese ed anche la caccia ai volatili. (fonte Ambasciata d'Italia ad Ankara)
12.01.2006

NESSUN BANDO

Il_ministro_della_Salute_Francesco_Storace

Per il nostro ministro della sanità, Francesco Storace, al momento non ci sono le condizioni per farlo nei confronti della Turchia. "Sarei prudente", ha detto.

La Turchia non è un Paese da mettere al bando, a causa dei recenti casi di contagio umano da influenza aviaria, e limitazioni nella libertà di circolazione verso quel Paese da parte dell'Italia sarebbero eccessive. Lo ha detto questa sera il ministro italiano della Salute, Francesco Storace.
"Non stiamo parlando di un Paese da mettere al bando, sarebbe eccessivo. Al momento non ci sono le condizioni", ha risposto Storace in una conferenza stampa alla domanda se il Governo italiano consiglia ai suoi cittadini di non recarsi in Turchia, oppure si prepara a misure più severe di limitazione della circolazione di persone.
"Al momento è una malattia che colpisce gli animali. Le persone che hanno contratto il virus sono entrate in contatto con animali ... Non c'è il contagio fra uomini, sarei quindi prudente", ha detto il ministro.
Storace ha tenuto una riunione al ministero sulle misure di prevenzione contro l'influenza aviaria, cui ha partecipato anche l'ambasciatore italiano in Turchia, Carlo Marsili.
Il ministero della Salute, ha aggiunto Storace ai giornalisti, stamperà  degli opuscoli informativi destinati a chi ritorna o si reca in Turchia - circa 2.000 persone in entrambe le direzioni ogni giorno.
Nell'opuscolo si inviterà ad evitare il contatto con animali, a non recarsi nei mercati dove vengono venduti pollame o altri animali, e a non mangiare uova o volatili crudi o poco cotti.
Storace ha aggiunto che si è svolto al ministero degli Esteri un incontro tecnico con gli esperti del suo dicastero "per ragionare anche sulla libertà di circolazione verso la Turchia".
"In ogni caso quello che ha fatto la Russia (che ha invitato i suoi cittadini a evitare viaggi in Turchia) non possiamo farlo da soli. Ogni limitazione nel movimento delle persone dovrà essere deciso a livello di (Paesi che aderiscono all'accordo di) Schengen". (Reuters)
12.01.2006


....E NESSUN PERICOLO 
Il_ministro_dell'Agricoltura_Gianni_Alemanno

La rassicurazione del ministro delle Politiche Agricole e Forestali, Gianni Alemanno. La produzione nazionale pienamente autosufficiente.

Tutte le carni avicole in vendita in Italia hanno le etichette che ne attestano l'origine, pertanto ''non c'è nessun pericolo di contagio di origine alimentare per il nostro Paese che, in ogni caso, non importa carni dai luoghi colpiti dal virus dell'influenza aviaria''. Questo il commento del ministro delle Politiche Agricole e Forestali, Gianni Alemanno, dopo le notizie dei morti per contagio in Turchia.
''In Italia sono state prese tutte le norme necessarie per prevenire il contagio e i controlli sulle merci di importazione sono costanti'', ha assicurato il ministro, ricordando in ogni caso che ''il nostro Paese non ha alcun bisogno di importare polli dall'estero, in quanto la produzione nazionale è pienamente autosufficiente con un grado di auto-approvigionamento del 106.2%''.
Ma il dato più importante, secondo Alemanno, rimane quello  della presenza delle etichette su tutti i prodotti ''che forniscono una chiara rintracciabilità della merce in vendita, garantendone quindi la qualità e la sicurezza totali''. (
Ansa)
12.01.2006

              

UN SETTORE CHE VA TUTELATO
Aviaria

Gli effetti psicologici sono dannosi sul mercato quanto la malattia. Un intervento della Coldiretti. Quello che conta è offrire le massime garanzie di sicurezza alimentare.

Occorre assolutamente tutelare dagli effetti psicologici sul mercato un settore che, con oltre 6.000 allevamenti, 80mila addetti tra aziende zootecniche e strutture di trasformazione e commercializzazione e un fatturato complessivo vicino ai quattro miliardi di euro, rappresenta una realtà da primato nell'economia nazionale. E' quanto afferma la Coldiretti dopo le notizie provenienti dalla Turchia dove si è verificato il terzo decesso attribuito al virus dell'aviaria. "La produzione degli allevamenti nazionali - sostiene la Coldiretti - è più che sufficiente a rispondere, nelle quantità, alla domanda dei consumatori nazionali e offre le massime garanzie di sicurezza alimentare, come ripetutamente affermato da autorevoli esponenti del mondo scientifico dai quali sono venute, peraltro, importanti rassicurazioni sull'assoluta assenza di rischi nel consumo di carne di pollo che è normalmente presente sulle tavole dell''85 percento delle famiglie anche per il primato nella convenienza economica".
Il fatto che in Italia non ci sia stata nel 2005 alcuna importazione di pollame o carni derivate dalla Turchia - continua l'analisi della Coldiretti - non deve fare abbassare la guardia nei controlli delle importazioni resi più agevoli dall'entrata in vigore dell'obbligo di etichettatura di origine del pollame. La situazione di allarme che si è creata "deve essere infatti affrontata con misure di garanzia, controllo e trasparenza per i consumatori con l'etichetta di origine obbligatoria, una autorità unica per la gestione dell'emergenza, l'intensificazione dei controlli e delle sanzioni ed adeguati interventi di promozione e valorizzazione che evidenzino la qualità e la sicurezza alimentare delle produzioni italiane". Ma servono anche - continua la Coldiretti - interventi per la sicurezza alimentare che prevedano test di controllo programmati negli allevamenti, il monitoraggio delle specie selvatiche e migratrici e l'estensione dell'obbligo di indicare l'origine della carne a tutti i prodotti derivanti da attività di allevamento senza attendere nuove emergenze. Il consumo domestico della carne di pollo degli italiani è pari - secondo le rilevazioni <Ismea AcNielsen> - a 300mila tonnellate all'anno e ogni famiglia italiana acquista complessivamente - conclude la Coldiretti - 54 chili di carne all'anno (bovina, maiale, pollo) con al primo posto nei consumi la carne bovina con 22 chili, al secondo quella di pollo con un valore medio di 18 kg e all'ultimo quella di maiale. (Agi
12.01.2006

L'OSTACOLO AUSTRIA
Il_ministro_degli_Esteri_austriaco_Ursula_Plassnik

Il fatto che Vienna sia per sei mesi presidente di turno dell'UE potrebbe essere un ostacolo per la Turchia che spera da subito l'apertura dei negoziati.

Bloccata una prima volta oltre tre secoli fa alle porte di Vienna, l'avanzata della Turchia verso Occidente potrebbe trovare nuovamente un ostacolo nell'Austria, dal primo gennaio presidente di turno dell'Unione Europea.
A rilevarlo è il <Times>, sottolineando come Vienna, per motivi storici, geografici, politici ed economici, si appresti a giocare un ruolo chiave nella politica dell'allargamento dell'UE nei prossimi sei mesi.
Poco più di trecento anni fa, l'esercito dell'impero degli Asburgo, rafforzato dall'alleato polacco, si oppose vittoriosamente all''avanzata dell'impero Ottomano, sconfiggendo l'armata turca nel corso del sanguinoso assedio di Vienna.
Ironia della sorte, dopo essere stata nel 1683 l'ultimo bastione contro le mire espansionistiche della Turchia, scrive il <Times>, l'Austria si trova adesso a dover gestire, a nome dei 24 partner dell'UE, le ambizioni di Ankara entrare in Europa. Ambizioni che Vienna ha cercato di frustrare fino all'ultimo in autunno, proponendo alla Turchia una partnership privilegiata con l'Unione Europea ed accettando il 3 ottobre di dare il via libera ai negoziati solo se in cambio fossero state aperte le trattative anche con la Croazia.
La posizione di Vienna riflette la ferma opposizione dell'opinione pubblica all'inclusione nei confini europei del Paese musulmano. Il ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul, recentemente ha affermato: "Ci aspettiamo che i negoziati inizino nei primi mesi del 2006". Un auspicio subito raffreddato dalla sua omologa austriaca, Ursula Plassnik: "E' troppo presto per dire se sarà possibile avviare uno o altri capitoli nella prima metà dell'anno".
Mentre Vienna temporeggia sul fronte turco, accelera invece le proprie mosse per attirare piuttosto l'attenzione di Bruxelles sui vicini Balcani. Per il quotidiano britannico, l'Austria giocherà un ruolo fondamentale nell'aprire la strada verso Bruxelles a Bulgaria e Romania, in attesa di ricevere un giudizio positivo sui requisiti fissati per l'accesso, che nella più ottimistica delle ipotesi potrebbe avvenire già nel gennaio 2007.
Allo scopo di prevenire qualsiasi marcia indietro, in particolar modo quella della Francia, Vienna potrebbe ricordare agli alleati europei l'esistenza di un impegno, assunto per la prima volta due anni fa, per il futuro europeo dei Paesi balcanici. (Denaro.it)
12.01.2006

 

600 ANNI DI EUROPEISMO

Il_generale_Hilmi_Ozkok

Il Comandante delle Forze Armate turche, gen. Hilmi Ozkok, ha sottolineato come la Turchia sia entrata nel vecchio continente quando gli ottomani misero piede in Rumelia.

It was an important step forward for the European Union (EU) to keep its promise to start negotiations on 3 October 2005, said Gen. Hilmi Ozkok, Turkey's Chief of General Staff.
"Turks have been European since the time that the Ottomans set foot in Rumelia," said Ozkok, asserting the Turkish contribution to Europe.
"From the time when the Ottomans first set foot in Europe, Turks developed their own European identity, and this dates back nearly 600 years," Ozkok told a magazine titled "Unity," a publication of the Turkish Retired Military Officers' Association.
The Turkish Republic was established under the leadership of Mustafa Kemal Ataturk, and in a very short time, Ozkok said, it brought the entire Turkish nation together under the umbrella of values such as democracy, human rights, secularism and the rule of law that are also championed in the West. "The Contemporary European Values are Turkey's values as well," said the Chief of the General Staff, and Turkey, which is a country with an especially significant geographical position and assimilations of western values, is already European even if it is not an EU member.
The Turkish Armed Forces (Tsk) did not hinder the process of membership, said Gen. Huseyin Kivrikoglu, the Chief of the General Staff, at the time Turkey was granted the nomination for a full-membership to the EU in 1999.
There is no truth about the notion that the TSK and Kemalism are an obstacle to the EU membership of Turkey, Kivrikoglu told Fikret Bila of Milliyet daily newspaper.
Turkey should be able to be a self-respecting, formal and full member country of the EU, highlighted Kivrikoglu.
"The Tsk has never raised an objection to the target of full EU membership. It is wrong to project it as an obstacle. What we have said at certain times, however, was that Turkey should not compromise the unity nation and territory during its membership attempts. Our statements were focused on the sincerity of Europe. The EU should avoid resorting to the use of double standards. That is what I mean by the phrase self-respecting membership. For this reason, the actual problem or hindrance cannot be blamed on the Tsk but the EU approach."
In the meantime, an article titled "The March of Turkish Army towards Europe" appeared in the magazine of Foreign Affairs, by Ersin Aydinli, Ali Ozcan and Dogan Akyaz.
The article focused on the Tsk's positive attitude towards the EU.
"The senior officials of the General Staff know that the EU would provide them with the perfect opportunity of fighting against Islamic fundamentalism and segregationist terrorism. The Tsk would like to observe that the EU process is irreversible and we know that if there is a possibility that the process will does not end in full-membership to the EU, the task of reuniting the country will fall to its responsibility." (Erkan Acar/Zaman)
12.01.2006

GARANZIE DI LIBERTA'

Il_ministro_degli_Esteri_turco_Abdullah_Gul

Il Governo turco continuerà ad insistere sul processo di riforma. Lo ha detto il ministro degli Esteri Abdullah Gul. Il "caso Pamuk".

Il Governo turco continuerà ad insistere sul processo di riforma destinato a garantire la libertà di espressione nel Paese, dopo le recenti critiche dovute al processo in corso contro lo scrittore Orhan Pamuk, accusato di aver insultato il Paese: lo ha affermato il ministro degli Esteri di Ankara, Abdullah Gul.
"Siamo fieri di aver intrapreso le riforme democratiche e non faremo mai niente che possa far tornare indietro il Paese: esiste una Turchia che vogliamo veder nascere, una Turchia libera e democratica dove nessuno venga messo in carcere per le sue opinioni", dichiara Gul alla rete satellitare <Cnn-Turk>, sottolineando come le accuse contro Pamuk abbiano macchiato la reputazione del Paese. "Attendiamo di vedere l'applicazione delle leggi, e se ci sarà bisogno introdurremo degli emendamenti, le leggi non sono intoccabili, tuttavia esprimere delle idee non dà il diritto di insultare", ha continuato Gul. Pamuk è stato incriminato per la dichiarazione rilasciata ad un quotidiano svizzero nella quale affermava che "in queste terre sono stati uccisi 30mila curdi e un milione di armeni e solo io ho il coraggio di parlarne". L'Unione Europea ha chiesto ad Ankara di archiviare il caso e di fare di più per proteggere la libertà di espressione: il processo è stato sospeso il 16 dicembre, subito dopo l'udienza preliminare, e spetterà ora al ministero della Giustizia di Ankara decidere se riprendere il procedimento. (Denaro.it)

12.01.2006

INTERPELLANZA SU BASE RADAR NEL SUD ANATOLICO

L'ha rivolta al Parlamento un deputato del Chp che vuole sapere se Usa e Nato l'abbiano installata sul monte Avanos.

A deputy of Turkey's Republican People's Party (Chp) has tabled a motion in parliament seeking comment from Prime Minister Recep Tayyip Erdogan on media reports that Ankara has given permission for the US or Nato to build a Nato radar installation in southern Turkey.
Fuat Cay, a Chp deputy for the southern province of Hatay, tabled the parliamentary question seeking information on reports that a radar base was to be constructed in the Amanos Mountain of southern Turkey.
In his submission, Cay asked on behalf of which country or institution the work was being conducted for, and whether was the Amanos Mountain installation was for the US or NATO and what threats the construction of the base might cause. (NtvmSnbc)
12.01.2006

IL "VECCHIO" ALI
TORNA LIBERO:
BUONA CONDOTTA

Ali_Agca_mentre_esce_dal_carcere

Il dimezzamento della pena dovuto ad un complesso calcolo tecnico giudiziario. Doveva scontare ancora alcuni anni per l'omicidio Ipekci.

Mehmet Ali Agca, è libero. Giovedì scorso è uscito infatti dal carcere speciale di Kartal, per un complesso calcolo tecnico giudiziario che prende anche in considerazione la sua buona condotta in carcere, ma che sarà completamente chiaro solo nei prossimi giorni, dopo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza. 
Fonti giudiziarie hanno spiegato che la riduzione a 10 anni della condanna all'ergastolo che gli fu comminata nel 2000 in Turchia dopo l'estradizione dall'Italia è dovuta all' applicazione di una legge del 1991. Questa legge prevede che per i crimini di terrorismo commessi prima della entrata in vigore della legge (1991) ci sia la commutazione dell'ergastolo in una pena a dieci anni di carcere.
L'ulteriore riduzione da 10 anni a cinque anni della sua pena è dovuta alla buona condotta, che comporta un dimezzamento della pena.
''Ma non è ancora certo. Dobbiamo aspettare di conoscere le motivazioni con cui il Tribunale ha deciso la sua scarcerazione anticipata'' - hanno precisato le stesse fonti.
Agca era stato condannato da un Tribunale turco all'ergastolo nel 2000 per rapina a mano armata di una banca e per l'omicidio del giornalista turco Abdi Ipekci nel 1979, dopo l'estradizione dall'Italia, dove era stato graziato dopo avere scontato 19 anni per l'attentato al papa Giovanni Paolo II. (da Ansa)
12.01.2006

IL CASO GIRATO ALLA CORTE DI APPELLO
Alì_Agca_mentre_lascia_l'Italia

Il ministro della Giustizia turco, Cemil Cicek, vuole così fugare ogni dubbio circa l'interpretazione giuridica che ha permesso ad Agca di essere scarcerato.

Il caso Ali Agca sarà riesaminato dalla Corte d'Appello della Turchia, dietro richiesta scritta del ministro della Giustizia, Cemil Cicek, secondo il quale "il fatto che Ali Agca sia stato rilasciato non costituisce per lui un diritto riservato". Il Guardasigilli turco, nel definire il caso "estremamente complicato" ha rimesso così in discussione, dopo poche ore, la scarcerazione ell'ex lupo grigio in base ad uno sconto di pena all'interno del quale sono stati calcolati anche gli anni di detenzione in Italia.
Intanto è sceso in campo anche l'ex ministro della Giustizia turco, Hikmet Sami Turk, che nel 2000 si occupò dell'estradizione di Agca in Turchia dopo la grazia ricevuta in Italia. Egli ha definito la liberazione dell'ex terrorista "un errore giudiziario", spiegando che, tenuto conto di tutti i benefici, sarebbe dovuto uscire nel 2012. (Adnkronos)
12.01.2006

 


"SONO FELICE, DAVVERO

Ali_Agca_come_è_oggi

Queste le prime parole di Mehmet Ali Agca appena uscito dal carcere di Kartal (Istanbul). Tra i suoi desideri anche quello di andare a Fatima e dal Pontefice.

''Sono felice, davvero. Del resto me lo aspettavo, perché questi ultimi mesi sapevo che il mio tempo in carcere stava finalmente per terminare''. Sono le prime parole che Mehmet Ali Agca, l'attentatore di Giovanni Paolo II, ha pronunciato appena uscito di prigione. 
''Sono contento  - ha sussurrato - ma non mi meraviglio. Da sei,
sette mesi sapevo di essere prossimo alla scarcerazione. Con il mio avvocato avevamo fatto molte richieste in questo senso''.
''Quella decisiva - ha sottolineato il legale dell'ex lupo grigio, Mustafa Demirbag - era stata inoltrata ad aprile dopo il varo del nuovo codice penale turco, adottato per adeguare le leggi locali a quelle europee in vista della domanda di adesione di Ankara all'Unione''.
''Non ho programmi. Non so nemmeno se mi sposerò. Né penso di entrare in politica'', ha continuato Agca che come primo passo si è dovuto recare al distretto militare di Pendik, poiché non ha svolto il servizio di leva, obbligatorio in Turchia. E successivamente accompagnato dal fratello è partito per Malatya, sua città d'origine, dove lo attendeva la madre malata, ricevuta anni fa anche da Giovanni Paolo 
II. 
"Andrò a Fatima e dal Pontefice a Roma", ha dichiarato al <Corriere della Sera> l'ex lupo grigio esecutore di un attentato ancora irrisolto. L'unico filo conduttore delle tante indagini svolte sembrerebbe essere che si sia trattato di un complotto. Il 22 luglio 1981 Agca venne condannato all'ergastolo e a novembre dello stesso anno la Procura generale affidava al giudice Ilario Martella il supplemento dell'istruttoria sull'attentato per stabilire eventuali complicità. Nell'82 la giornalista americana Clarie Sterling parlò della "pista bulgara" che però venne smentita da Mosca, sostenendo che era  un'invenzione della Cia. Ma l'inchiesta non portò ad alcun risultato.
Si parlò anche di un presunto complice di Agca, Oral Celik, forse fotografato in piazza San Pietro, che sarebbe dovuto intervenire se Agca avesse fallito. Senonché la sentenza del 1986 non riuscì a dimostrare l'esistenza di un complotto per cui furono assolti bulgari e turchi. In seguito furono aperte altre due inchieste che ugualmente si conclusero con la loro archiviazione nel 1988. (Adnkronos)
12.01.2006

IL VATICANO NON SI INTROMETTE
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Questa la precisazione del Segretario di Stato della Santa Sede, card. Angelo Sodano, in merito alla scarcerazione dell'attentatore di Giovanni Paolo II.

''Spetta ai tribunali decidere, il Vaticano non si intromette'' . Prima ancora della dichiarazione ufficiale vaticana sulle voci di scarcerazione imminente di Ali Agca in Turchia, il cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato della Santa Sede, aveva dato la direttiva di marcia sulla imminente liberazione dell'attentatore che aveva mortalmente ferito Giovanni Paolo II il 13 maggio 1981 in Piazza san Pietro. La linea - del resto costante del Vaticano - l'ha riportata una breve intervista  su <Repubblica> nella quale il cardinale Segretario di Stato conferma che il Vaticano non è stato preventivamente informato della scarcerazione e che allo stesso tempo la S. Sede non si occupa direttamente della vicenda. ''Noi ci rimettiamo alle competenze che riguardano altri Stati''. E ancora: ''Non vogliamo entrare nei particolari in questo momento. Per quanto riguarda questo clamoroso delitto la S.Sede si rimette al tribunale competente". (Asca)
12.01.2006

"IL PERDONO NON E' UNA SCELTA MA UNA CONDIZIONE NECESSARIA"
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Questa la dichiarazione del cardinal Ersilio Tonini nell'apprendere la notizia della libertà concessa all'attentatore di Giovanni Paolo II.

''La nostra fraternità va ben oltre i delitti. Penso proprio, per come io l'ho conosciuto, che il Papa ora avrebbe addirittura fatto festa''. Così il cardinale Ersilio Tonini ha commentato l'annuncio della liberazione, per decisione di un tribunale turco, dell' attentatore di Giovanni Paolo II, Mehmet Ali Agca. ''Era andato a trovare Ali Agca in prigione - ha aggiunto - e lo aveva perdonato di cuore, totalmente: quindi, in un certo modo, aveva anticipato questa liberazione''.
''Posso pensare a come Papa Wojtyla avrebbe accolto questa notizia - ha affermato Tonini - e so che lui l'avrebbe vista come una cosa necessaria. Una volta che la giustizia ha agito riconoscendo l'esistenza del delitto, una volta salvaguardate le esigenze di sicurezza dei cittadini, non c'è ragione di perseguire ulteriormente''.
Lo stesso Giovanni Paolo II, inoltre, secondo Tonini, ''aveva quella prontezza d'animo, quella capacità di andare oltre i limiti, precorrendo gli eventi al di là di ogni convenzione, di ogni abitudine storica''. D'altro canto, ha spiegato, ''per noi cristiani il perdono non è una scelta, ma una condizione necessaria''.
Sempre secondo il cardinale, poi, ''guai se dovessimo dire che la Turchia dimostra una minore attenzione ai valori cristiani per il fatto che la religione del Paese è quella islamica: sarebbe davvero un'interpretazione indebita''.
Rievocando infine quel drammatico pomeriggio del 13 maggio 1981, Tonini ha ricordato che ''tutti quanti ci trovammo di fronte all'assurdo, all'impensabile''. ''Da allora - ha aggiunto - abbiamo capito che la miseria umana è infinita. Non avevamo mai immaginato che anche un Papa potesse essere bersaglio della miseria umana: questo invece era possibile, e quell'evento ha fatto capire ancora di più come anche il Pontefice fosse totalmente in gioco''. ''Nessun cristiano, nessun uomo - questo l'insegnamento dell'attentato al Papa secondo Tonini - può ritenere di essere immune di fronte alla miseria umana''. (Ansa)
12.01.2006

IL RISPETTO DI UNA DECISIONE

Vittorio_Messori

Secondo Vittorio Messori, Papa Wojtyla - se ancora in vita - avrebbe accolto la notizia della scarcerazione di Agca con gioia.

Come avrebbe reagito Papa Wojtyla alla notizia della scarcerazione di Ali Agca? ''Domanda ovviamente impossibile'', ha scritto sul <Corriere della Sera> Vittorio Messori che, ''azzardando una risposta'', ha osservato che Giovanni Paolo II ''non solo avrebbe rispettato, ancora una volta, la decisione dei magistrati, ma ne sarebbe stato, sinceramente felice. Felice perché c'era in lui - ha proseguito - una straordinaria fiducia nella vita, perché credeva fino in fondo, da cristiano vero, che cambiare in meglio è possibile, per tutti''. (Adnkronos)
12.01.2006

"PREGO PER LUI"

L'arcivescovo_Stanislao_Dziwisz

L'arcivescovo Stanislao Dziwisz, già segretario personale di Giovanni Paolo II, non ha voluto però commentare la liberazione dell'ex lupo grigio.

''Prego per Ali Agca'' cosi' come ''dal cielo sta pregando per lui anche Papa Giovanni Paolo 
II''. Lo ha detto l'arcivescovo Stanislao Dziwisz, per 27 anni segretario personale di Karol Wojtyla, alla <Radio polacca>, senza peraltro commentare la sua imminente scarcerazione in Turchia.
Un portovace della curia di Cracovia ha spiegato che monsignor Dziwisz in questo modo intende seguire l'esempio del pontefice polacco che perdonò il suo attentatore. In una precedente intervista rilasciata a un settimanale polacco, Dziwisz si è detto convinto che Papa Giovanni Paolo II prega ''dal cielo per Agca''. (Adnkronos)
12.01.2006

IL PONTEFICE "AYATOLLAH"

In questo modo la madre di Agca vedeva Giovanni Paolo II. Il ricordo del giornalista Renzo Magozzo che la incontrò.

La madre di Agca era convinta che il Pontefice fosse una specie di ayatollah che abitava in Italia. E siccome l'unico ayatollah di cui aveva sentito parlare, che conosceva di fama, era Komeini, spesso, per riferirsi al Santo Padre, di cui non riusciva a ripetere il nome, lo chiamava ''quel sant'uomo di Roma, quello come Komeini''. A ricordare questo incontro con la mamma di Ali Agca, avvenuto in Turchia il 19 maggio 1981, pochi giorni dopo l'attentato in piazza san Pietro, è stato il giornalista di <Gente>, Renzo Magosso, al quale la donna dettò una lettera da portare a Papa Wojtyla. (Adnkronos)
12.01.2006

 

IL MISTERO DEL "LUPO GRIGIO"

La storia di un uomo nato a Yesiltepe nella provincia di Malatya 48 anni fa e prescelto per attentare alla vita del Santo Padre.

Ali Agca, nato il 9 gennaio 1958 a Yesiltepe, in Turchia, nella provincia di Malatya, ai confini del Kurdistan, sale all' onore della cronaca per l' attentato al Papa Giovanni Paolo secondo, compiuto il 13 maggio 1981 in piazza San Pietro.
Militante dell' organizzazione terroristica di estrema destra dei lupi grigi, il primo febbraio 1979, Agca aveva ucciso Abdi Ipekci, direttore del quotidiano liberale <Milliyet>. Per questo 
omicidio Agca verrà condannato a morte, pena ridotta poi a dieci anni. Il 25 novembre 1979 però riesce ad evadere dal carcere di massima sicurezza di Kartel Maltepe, aiutato dai suoi 
compagni dei lupi grigi.
Dopo l' evasione Agca minaccia di uccidere il Papa. E' probabile che la minaccia sia stata preconfezionata per eliminare i sospetti di un complotto nella successiva azione terroristica. La motivazione della sentenza di condanna all' ergastolo rileva però che l' attentato "non fu opera di un maniaco, ma venne preparato da un'organizzazione eversiva rimasta nell'ombra". La difesa sostiene invece che Agca aveva agito in piena solitudine, in preda ad una schizofrenia paranoica che gli faceva desiderare di diventare un eroe del mondo mussulmano. Nel 1982, Agca cambia versione, comincia a collaborare e parla di una "pista bulgara" che collegherebbe l'attentato al Papa ai servizi segreti bulgari, che comprendeva anche mafia turca e lupi grigi. Viene individuato anche un presunto complice di Agca, Oral Celik, che sarebbe intervenuto se Agca avesse fallito. La sentenza del 1986 non riesce però a dimostrare l' esistenza del complotto, o almeno la colpevolezza dei bulgari e dei turchi.
Agca non parla però solo di pista bulgara. In un secondo momento parla di ufficiali dei servizi segreti Usa che gli chiesero di chiamare in causa paesi dell'Est europeo quali mandanti, coinvolge Francesco Pazienza il quale in seguito attribuisce invece la nascita della pista bulgara al brigatista rosso Giovanni Senzani, che è stato compagno di carcere di Agca, cerca di cavalcare il collegamento della sua vicenda alla scomparsa di Emanuela Orlandi, lega l'attentato ai misteri del terzo segreto di Fatima, torna di nuovo sulla pista bulgara,alternando dichiarazioni e richieste di perdono ad atteggiamenti profetici in cui sostiene di essere un nuovo Messia, la "reincarnazione di Gesù Cristo". In carcere scrive un libro autobiografico dal titolo "La mia verità".
Negli ultimi anni Agca cambia ancora atteggiamento. Sembra aver perso ogni protagonismo e comincia insistentemente a chiedere la grazia e il permesso di finire di scontare la detenzione nel suo Paese. Dopo le rivelazioni del Papa sul "terzo segreto" di Fatima, Agca dice: ''Sono stato strumento inconsapevole di un disegno misterioso''. Nel giugno 2000 il Presidente della Repubblica Ciampi concede la grazia a Ali Agca, che viene trasferito in Turchia e rinchiuso in un carcere di massima sicurezza per scontare la pena per l' assassinio del giornalista Abdu Ipekci. (Ansa)
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Dall' attentato al Papa del maggio 1981 alla odierna decisione di un tribunale turco di liberarlo, 
ecco una cronologia della vicenda di Ali Agca.
- 13 MAG 1981: in piazza San Pietro, il turco Mehmet Ali' Agca ferisce papa Giovanni Paolo II. Il Papa è ricoverato al Gemelli ed operato. Il 17 maggio, nell' Angelus registrato al Gemelli, il Papa perdona Agca.
- 22 LUG 1981: dopo un processo durato tre giorni i giudici  della corte d'Assise di Roma condannano Agca all'ergastolo. Agca rinuncia a presentare appello contro la sentenza.
- 12 MAR 1982: il consiglio nazionale di sicurezza turco conferma la condanna a morte di Agca per l' uccisione del giornalista Abdi Ipekci. Negli anni successivi, grazie a vari condoni, è commutata in una pena tra gli 8 e i 15 anni.
 -16 AGO 1982: sul <Reader's digest> Claire Sterling sostiene che Agca ha agito su istigazione dei servizi bulgari e sovietici. Nasce così la cosiddetta "pista bulgara".
- 25 NOV 1982: arrestato a Roma il bulgaro Serghiei Ivanov Antonov, funzionario delle linee aeree bulgare <Balkan Air>.
- 22 GIU 1983: scompare a Roma Emanuela Orlandi, figlia di un funzionario vaticano. I sedicenti rapitori chiedono la libertà di Agca e per molto tempo le due vicende sembrano intrecciarsi.
- 27 DIC 1983: in visita a Rebibbia, il Papa incontra Ali Agca e gli rinnova il suo perdono.
- 29 MAR 1986: sentenza del processo per le complicità. La Corte d'Assise condanna a tre anni e due mesi Omar Bagci, a un anno Agca per detenzione di arma e assolve per insufficienza di 
prove i bulgari Antonov, Vassilev, Ayvazov, e i turchi Cerdar Celebi e Oral Celik. La sentenza è sostanzialmente confermata il 19 dicembre 1987 dalla Corte d' Assise d' Appello.
- 20 FEB 1987: il Papa riceve madre e fratello di Ali Agca. Il Papa riceverà di nuovo la madre di Agca il 3 dicembre 1994 e il 15 maggio 1996 e il fratello Adnan Agca il 12 novembre 1997.
- FEB 1987: la madre di Agca presenta domanda di grazia, ma il ministero la respinge. Altra richiesta a settembre, di nuovo respinta. Respinta anche un' istanza per la semilibertà.
- 25 MAG 1989: il Tribunale di sorveglianza di Ancona concede un abbuono di 720 giorni per buona condotta. Nel 1994 ottiene altri 405 giorni, nel 1995 180 giorni, nel 1997 120 giorni.
- 23 SET 1996: Agca presenta di nuovo domanda di grazia o, in subordine, di poter espiare la pena in Turchia.
- 26 FEB 1999: in una lettera, Agca chiede "umilmente" al Papa di intervenire con un "atto di misericordia presso le autorità italiane" perché accolgano la richiesta di grazia o concedano
l' estradizione per il Giubileo del 2000.
- 13 MAG 2000: a Fatima, il Papa parla del "terzo segreto" che può sembrare collegato all'attentato di Agca.
- GIU 2000: il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, nell' anno del Giubileo, concede la grazia al turco, il quale pochi giorni dopo, lascia l' Italia diretto in Turchia. (Ansa).
12.01.2006


QUEL GIORNO A PIAZZA SAN PIETRO

Il_giorno_dell'attentato

Piazza San Pietro venticinque anni fa quando una mano armata di una Browning cal.9 lungo si alzò sopra la folla e premette il grilletto.

Quel giorno di 19 anni fa, il 13 maggio 1981, è un mercoledì e, come ogni mercoledì, c'è udienza generale. Alle 17 il Papa esce in piazza San Pietro a bordo di una camionetta bianca, scoperta. La vettura passa tra due transenne, a passo d'uomo. Giovanni Paolo II, in piedi sulla
camionetta, stringe le mani tese dai fedeli. Una donna gli porge una bambina bionda, il Papa la prende, la bacia e la rende alla donna. Ancora due o tre metri e rimbombano due spari che fanno alzare in volo centinaia di colombi.
Sono le 17 e 19 minuti. Per un istante il Papa resta immobile, poi si accascia, sorretto dal suo segretario e dal cameriere personale, mentre la fascia che gli circonda la vita si tinge di rosso. Agenti e carabinieri si lanciano in direzione degli spari. Viene fermato un uomo e trovata una pistola "Browning".
La camionetta accelera, passa sotto l' Arco delle campane, rientra in Vaticano. Il Papa viene posto in terra su una barella e quindi su un'ambulanza che si dirige verso il policlinico Gemelli. In piazza San Pietro la gente, a parte quelli vicini all'attentatore, si è resa conto dell'accaduto vedendo il Papa accasciarsi sulla camionetta. Bloccato in Piazza San Pietro da una suora e da un giovane carabiniere, l'uomo urla "Io solo, io solo". L'uomo arrestato si chiama Mehmet Ali Agca e il Dea, archivio elettronico dell'<Ansa>, scopre che, quando si preparava il viaggio di Giovanni Paolo II in Turchia, l'aveva minacciato di morte.
Il Papa, intanto, è al Gemelli, dove ci si prepara ad un intervento chirurgico. La <Radio Vaticana> invita la gente a pregare; gli altoparlanti di piazza San Pietro ripetono l'invito. Al Gemelli, il Papa ferito ad una mano ed alla pancia è in sala operatoria. Fino a sera tardi le notizie sull'intervento si accavallano, fino a quando si saprà che "utto è andato bene". La folla ancora raccolta in piazza San Pietro applaude la notizia. (
Ansa)
12.01.2006

PERDONATO DUE VOLTE DA PAPA WOJTYLA

Agca_con_il_Pontefice_Giovanni_Paolo_II

Per gli aspetti giudiziari Giovanni Paolo II si era  affidato alla giustizia italiana nella quale aveva sempre espresso "fiducia".

Giovanni Paolo II aveva personalmente perdonato, e ben due volte, il suo attentatore, ma per gli aspetti giudiziari si era affidato alla giustizia italiana, nella quale ha sempre espresso "fiducia".
Una posizione ribadita anche ogni volta che i familiari dell'attentare, in particolare dopo il quindicesimo anno di detenzione, premevano per il provvedimento di clemenza. Ufficiosamente poi, in molti avevano fatto notare che non giovava al turco il fatto di non aver chiarito i retroscena dell'attentato.
Nel marzo del '99 però la Santa Sede, tramite i canali diplomatici, aveva fatto sapere, rispondendo ad una vecchia richiesta del ministero della Giustizia italiano, di non essere contraria ad un "atto di clemenza" nei confronti di Ali Agca. Attraverso la nunziatura in Italia, le autorità della Santa Sede rispondevano ad una richiesta inviata in precedenza dall'allora ministro della Giustizia, Giovanni Maria Flick, che voleva conoscere la posizione del Vaticano su un eventuale atto di clemenza verso Agca; tra le ipotesi non vi era solo la grazia ma anche un trasferimento dell'attentatore in Turchia, per finire di scontare la pena. Il 13 giugno del 2000 il presidente della Repubblica firmò la grazia per Agca.
E' noto che il Papa perdonò subito il suo attentatore: lo annunciò durante la degenza al Gemelli, subito dopo essere stato ferito dai colpi all'addome. Inoltre è rimasto nella  storia del pontificato l'incontro tra Giovanni Paolo II e il killer turco nel carcere di Rebibbia, il 27 dicembre dell'83. In quell'occasione Papa Wojtyla rinnovò il suo perdono.
Sul fronte giudiziario, però, la Santa Sede ha sempre sottolineato come la competenza sulle indagini, il processo e la sentenza fosse esclusivamente delle autorità italiane. Il Vaticano, ha più volte sottolineato il portavoce Navarro, non ha mai voluto interferire sul terreno della giustizia italiana,anche se a livello ufficioso erano condivise le perplessità della magistratura italiana sulle molte e contradditorie verità raccontate da Agca, prima e durante il processo, a partire dalla famosa "pista bulgara". Basti ricordare che, il 13 novembre del 1997, quando il fratello di Ali Agca, Adnan Agca, si recò in udienza dal Papa per chiedere un aiuto per il proprio congiunto, fu gelato da una battuta del segretario di Giovanni Paolo II, Stanislaw Dziwisz. "Noi abbiamo fatto tutto il possibile - gli disse -. Ma è Ali che ancora non ha detto tutto; e prima deve dire tutta la verità". (Ansa)
12.01.2006

LO SLOGAN DEI LUPI GRIGI

La_Turchia_dei_lupi_grigi

"Il turco non ha altro nemico che il turco". In passato l'organizzazione era stata utilizzata per alcune operazioni clandestine.

"Il turco non ha altro nemico che il turco": è questo lo slogan dei lupi grigi, il gruppo turco di estrema destra di cui faceva parte Mehmet Ali Agca, l'attentatore di Giovanni Paolo II. In passato l'organizzazione nazionalista è stata utilizzata per operazioni clandestine contro i comunisti turchi e i curdi. I suoi membri sono chiamati in Turchia Idealisti (Ulkuculer) e le loro azioni si concentrano soprattutto nei campus universitari, che tradizionalmente costituiscono il luogo privilegiato per il reclutamento delle organizzazione giovanile di partito.
L'organizzazione, che in alcuni quartieri di Istanbul gestisce moschee e organizzazioni commerciali, è legata all'Mhp, il Partito d'Azione nazionale, rappresentato in Parlamento dal 1999. Da una costola del movimento è sorto il gruppo ultranazionalista Nizami Alem (L'ordine dell'universo), attivo nel fornire aiuti agli indipendentisti ceceni e legato alle organizzazioni fondamentaliste libanesi. (Agi)
12.01.2006

 

PERICOLO PER LA SUA VITA

L'ex giudice istruttore Ferdinando Imposimato teme che ad Agca possa capitare qualcosa essendo, a suo dire, depositario di molte verità.

"Ora la vita di Ali Agca è gravemente in pericolo": a lanciare l'allarme è Ferdinando Imposimato, giudice istruttore del Tribunale di Roma dal 1970 al 1986, che nel corso della sua attività giudiziaria ha "incrociato" l'inchiesta sull'attentato a Giovanni Paolo II. 
"Sono convinto che la vita di Ali Agca, adesso che è in libertà, sarà in grave pericolo perché egli è depositario di molte verità sul complotto ordito contro Giovanni Paolo II e anche sul sequestro di Emanuela Orlandi, che è stato la continuazione del complotto contro il Papa". (da Ansa)
12.01.2006

"NON PERDIAMOLO DI VISTA"

Un altro magistrato (Ilario Martella), già titolare dell'istruttoria sulla "Bulgarian connection", convinto che l'ex lupo grigio corra seri pericoli.

Ali Agca ''corre un serio pericolo''. Anche a distanza di anni, per l'attentatore di Giovanni Paolo II, ''aver chiamato in causa altre persone per quell'atto criminale'' costituisce motivo di altissimo rischio. Ne è convinto Ilario Martella, il giudice al quale fu affidata nel 1981 l'istruttoria sulle eventuali complicità del lupo grigio. Molti comportamenti "stravaganti" di Ali Agca, e la sua tendenza a ''mischiare le carte'', secondo l'ex giudice istruttore,sono riconducibili proprio al fatto di doversi difendere da chi potrebbe aver interesse ad eliminarlo. ''Già a suo tempo - ha affermato  Martella all'<Adnkronos> - rimarcai come Ali Agca avesse cambiato totalmente atteggiamento di fronte ai giudici. Ed uno dei motivi che poteva averlo indotto ad attuare questo comportamento poteva essere radicato nel timore che una volta uscito dal carcere e tirato in causa i suoi complici, avrebbe corso un serio pericolo. Sono convinto che questo pericolo lo corra tuttora''. 
Quanto alla posizione di Agca, ha osservato Ilario Martella, fino ad ora l'ex terrorista turco ''ha fatto ammissioni molto importanti. Intendo riferirmi a quelle che hanno trovato riscontro effettivo nelle acquisizioni dell' attività istruttoria. La sua personalità è quella di una persona piena di contraddizioni e molto abile nel cambiare le carte in tavola''.
Attenzione, ora che è libero, avverte il giudice Martella, ''a stare molto attenti a quello che sarà il suo atteggiamento, ciò in considerazione della sua formazione mentale. Potrebbe aggiungere confusione a confusione e tentare di confondere le idee. Teniamo in conto ciò che è stato acquisito nelle inchieste - haribadito l'ex titolare dell'inchiesta sull'attentato a Giovanni Paolo II - dai viaggi in Bulgaria agli spostamenti in Austria, in Svizzera e i collegamenti con i Lupi grigi''. (Adnkronos)
12.01.2006

IL DOSSIER MITROKHIN

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Tra i documenti, anche quello relativo ad un misterioso furto subito dall'ex giudice istruttore Rosario Priore nel 1994 a Berlino.

La commissione parlamentare di inchiesta sul <dossier Mitrokhin> ha acquisito dal ministero dell'Interno il fascicolo su Oral Celik, uno dei complici di Ali Agca nell'attentato a Karol Wojtyla, del quale si è sempre sospettato fosse presente in piazza San Pietro il 13 maggio '81. Numerosi i documenti depositati relativi alla figura dell'ex lupo grigio che nel 2002 ha pubblicato un libro di memorie contenente sibilline allusioni sui mandanti dell'attentato contro il Pontefice polacco.
Tra i documenti, anche quello che riguarda il misterioso furto subito dall'ex giudice istruttore Rosario Priore nel 1994 a Berlino, dove si era recato per acquisire dalle autorità tedesche le carte della <Stasi>, il servizio segreto della Germania est. A Priore venne sottratta in albergo una valigetta contenente importante documentazione e la stessa venne fatta ritrovare, alleggerita, qualche tempo dopo.
E' stato inoltre acquisito un rapporto della <Drug Enforcement Administration>, servizio antidroga del ministero della Giustizia Usa, sulla <Kintex>, la società bulgara che trafficava in armi e droga che si intrecciò con le inchieste sull'attenatto al Papa più di una volta. La <Kintex> aveva la sua base operativa all'Hotel Vitosha di Sofia, crocevia anche per i lupi grigi turchi e dell'organizzazione Carlos per la resistenza palestinese. (Adnkronos)
12.01.2006

LE MILLE VERITA' IN COMMISSIONE

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A detta del presidente della Mitrokhin, Enzo Fragalà, è comprovato che Ali Agca fosse stato un agente dei servizi segreti di Mosca. Le prove.

"La liberazione di Ali' Agca, ex-agente del Kgb infiltrato nei lupi grigi, giunge proprio nel momento in cui la Commissione Mitrokhin sta ultimando i suoi lavori che hanno portato a raccogliere tutte le prove sulla catena di comando e complicità che utilizzò il killer turco per attentare alla vita del Pontefice. Una catena di comando che faceva capo non tanto al Kgb quanto, piuttosto, al Gru, il Servizio segreto militare sovietico, così come accertato anche dal giudice francese Jean Luis Bruguiere''.
Lo ha affermato Enzo Fragala (An), componente la Commissione Mitrokhin.
''In questo senso gli accertamenti di Bruguiere e quelli della Commissione Mitrokhin convergono nella stessa direzione. Sono stati necessari anni di complessi accertamenti e rogatorie da parte dell'organismo parlamentare ma è oramai chiarissimo come si svolsero effettivamente i fatti: Agca, i documenti raccolti dalla Commissione in questo senso non lasciano piu' spazio a dubbi, fu addestrato - ha detto Fragalà - dal colonnello del Kgb Vladimir Kuzichkin, viceconsole dell'ambasciata sovietica a Teheran ed il cui nome compare nella scheda n. 83 del dossier Mitrokhin intestata a Sergei Sokolov, il falso borsista che seguiva Aldo Moro prima del sequestro''. ''Sokolov, peraltro, fu il successore di Kuzichkin nella catena di comando a Roma e ne occupò lo stesso appartamento tanto che il Sismi li segnalò come facenti parte della stessa rete. 
L'hotel_Vitosha_a_SofiaNon solo: Agca fu ospite a Sofia dell'albergo di Stato Vitosha nei tre mesi precedenti l'attentato e lì, dove ricevette tutte le informazioni e l'addestramento, incontrò anche il generale Terziev, capo di Antonov che poi egli stesso chiamerà in causa. Poco prima dell'attentato Agca, nel suo girovagare in tutta Europa rimase tre giorni a Palermo - ha aggiunto Fragalà - in una pensione che si trovava nei pressi della sede dell'Associazione Italia-Urss e della redazione del quotidiano comunista <L'Ora>''.
''Infine la Commissione Mitrokhin ha accertato che Antonov, il giorno dell'attentato al Papa era effettivamente in piazza San Pietro. Ce ne è insomma abbastanza per dire che la storia giudiziaria dell'attentato del secolo, compiuto da Ali Agca su preciso mandato dei sovietici, va riscritta completamente proprio - ha sottolineato Fragalà - alla luce dei nuovi, sconvolgenti scenari emersi grazie al lavoro della Commissione Mitrokhin''.
''Soprattutto, ce ne è abbastanza per dire che vi furono pesanti depistaggi dei quali qualcuno dovrà rispondere e che furono anche fatte scelte politiche di una gravità assoluta - ha accusato Fragalà - come quella di consentire che Agca venisse minacciato direttamente nella sua cella da sedicenti giudici bulgari grazie all'ammissione di una rogatoria per diffamazione e calunnia''.
''Una cosa tanto abnorme quanto folle quella di permettere a due agenti dei Servizi segreti bulgari, perché tali erano, secondo i servizi segreti italiani, Jordan Ormankov e Stefan Petkov, di introdursi nella cella di Agca che, da quel momento, smise di collaborare e ritrattò completamente le sue ammissioni'', ha concluso Fragalà.(Ansa)
12.01.2006

E ORA PARLIAMO DI ORAL CELIK

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L'uomo dal quale Ali Agca prendeva ordini e che avrebbe fatto parte del complotto per uccidere Giovanno Paolo II, è scomparso da tempo.

Che fine ha fatto Oral Celik, l'ex lupo grigio dell'attentato al Papa, la pedina più importante del complotto per uccidere Giovanni Paolo II? Mentre Ali Agca è appena uscito dal carcere dopo venticinque anni, dell'uomo che è stato suo complice non si sa più nulla. Non lo sente da tempo neanche il suo avvocato italiano, Michele Gentiloni. ''Avevamo contatti ricorrenti, e una volta che mi recai in Turchia per altre ragioni, andai a trovarlo'', ha affermato  all' <Adnkronos>. ''Si faceva vivo con me di tanto intanto. Ma non ho avuto più sue notizie'', ha assicurato il penalista. Celik avrebbe interrotto anche le frequentazioni con la famiglia. Forse una decisione di defilarsi, la sua, dovuta a problemi con la giustizia del suo Paese. ''Da alcune fonti bene informate ho saputo - ha spiegato Ferdinando Imposimato, ex giudice istruttore dell'inchiesta per l'attentato al Papa - che conduceva una vita da emarginato. Sembra che da qualche anno avesse cominciato ad offrire le sue memorie a giornali stranieri in cambio di cifre da capogiro dicendo che avrebbe potuto ricostruire tutta la storia dell'attentato indicandone i mandanti''. 
''Oral Celik era con molta probabilità in piazza San Pietro il 13 maggio '81 - ha affermato all' <Adnkronos> Rosario Priore, ex giudice istruttore dell'attentato al Papa - Comunque è a conoscenza delle modalità di esecuzione dell'attentato. Potrebbe sapere, e in tal senso si è espresso nei numerosi interrogatori cui è stato sottoposto, anche chi sono coloro che hanno richiesto i servizi dei lupi grigi''.
''Se sparisse, considerata la diffusa moria tra coloro che sapevano e la sua posizione di rilievo nell'organizzazione - ha aggiunto Priore- potrebbe determinarsi un danno irreparabile per qualsiasi speranza di ricostruire i fatti. Certo, Oral Celik ha scritto un libro, "Sirri sirrim, il mistero dei misteri", dove indica nomi e circostanze relative al mandato. Ma quest'opera, su cui allo stato è difficile esprimere un giudizio, non ha trovato diffusione in Europa, e quindi non ha generato né dibattiti politici né iniziative giudiziarie''. 
La scorsa estate, sul giornale <Zaman>, vicino al Governo di Ankara, un ex rappresentante del partito di destra "National Unity" dichiarò l'ntenzione di voler dar vita ad una nuova formazione reclutando tra le sue file anche Celik. A parte questo, le notizie apparse sulla stampa turca sul lupo grigio, che peraltro riguardano vicende di criminalità, datano indietro nel tempo.
Il 28 maggio del 1999, Celik fu assolto per mancanza di prove al processo per l'omicidio del giornalista Abdi Ipecki, direttore del quotidiano <Milliyet>, avvenuto nel '79, e per il quale fu invece condannato Ali Agca. Nel novembre dello stesso anno fu comunque arrestato per un tentato stupro ai danni di una cittadina russa, Svetlana Gromola.
Nel maggio del 2000, Celik si trovò coinvolto ad Ankara in un'inchiesta su un caso di minacce di stampo mafioso nei confronti di alcuni uomini d'affari. L'ex lupo grigio - riferiva l'agenzia <Anadolu> - era stato fermato insieme ad altre tre persone dopo che due uomini d'affari avevano denunciato di essere stati minacciati da alcune persone, fra le quali un parente di Celik, Omer Taner Celik, per non aver pagato in tempo un assegno destinato all'acquisto di maglieria ad Istanbul. Dopo poche ore, il rilascio su cauzione. Oral Celik potrebbe essersi esclissato per diverse ragioni. ''Non solo per l'attentato al Papa - ha notato l'avvocato Gentiloni - ma anche per questioni che ruotano intorno al mondo della malavita in Turchia, al quale e' sempre rimasto legato''.
Nel 2002, l'ex esponente dell'organizzazione e già legato al partito di estrema destra Mhp, l'unico che probabilmente, secondo i giudici italiani, ebbe contatti anche con gli ''appaltatori'' dell'attentato a Wojtyla, pubblicò un libro dal titolo "Mistero dei misteri".
''Farò i nomi dei mandanti dell'attentato'', annunciava. ''Dopo ventidue anni ho deciso: in questo libro rivelerò chi ha fatto sparare al Papa, chi ha organizzato l'attentato e perché, in nome di quale ideologia. Inoltre, racconterò come mai, in seguito, sono stati coinvolti certi apparati e gruppi di potere''. Scrisse inoltre che i responsabili dell'attentato al Papa ed i mandanti andavano ricercati tra i servizi segreti italiani e francesi, e pure all'interno del Vaticano.
Condannato dalla Corte d'Assise il 29 marzo 1986 insieme ad Ali Agca e Omar Bagci, il lupo-grigio Celik fu successivamente prosciolto, uscendo indenne dal processo sull'attentato di piazza San Pietro. E' l'ultimo testimone, oltre Ali Agca, del complotto per l'attentato al Papa polacco. Nessun componente dei lupi grigi, che ebbe un ruolo nell'attentato di piazza San Pietrodel 13 maggio '81, è sopravvissuto a quella vicenda.
Bekir_CelenkIl capo della mafia di destra era considerato Abdullah Catli: morì nel 1997 in un misterioso incidente stradale a Susurluk insieme ad un generale, aprendo il filone dello scandalo mafia-politica, cioè della collusione fra estremisti di destra, crimine organizzato, servizi deviati e forze politiche. Abusur Ugurlu, il leader assoluto della mafia turca, lasciò la pelle in una prigione turca all'inizio degli anni Ottanta dopo essere stato rapito da un commando militare a Sofia. Il suo braccio destro, Bekir Celenk, morì anch'egli in circostanze misteriose, in un carcere di Ankara. Ma nel 1981 Celenk era ancora molto potente. Aveva, secondo alcune ricostruzioni, fatto fuggire Agca, per ordine di Ugurlu, dal carcere di Istanbul dove era stato rinchiuso per l'omicidio di Ipekci e gli aveva dato rifugio in Bulgaria. Bekir Celenk era la connessione tra la mafia turca e la Bulgaria comunista nello scambio armi contro droga attraverso la famosa società <Kintex>. Il <Mit>, il servizio di sicurezza turco, sapeva che poco prima dell'attentato al Papa, Agca, Oral Celik e Abdullah Catli compirono una rapina in una banca di Vienna. Questa ricostruzione, che accredita la cosiddetta "pista bulgara" per l'attentato a karol Wojtyla, i servizi segreti turchi la inserirono in un rapporto del 1982, trasmesso alle autorità in relazione all'uccisione del giornalista Abdi Ipekci e successivamente fatto uscire sulla stampa di Istanbul.
Dopo il 13 maggio '81, Celik trovò rifugio in Francia ricevendo dai servizi d'oltralpe i documenti necessari per rimanere indisturbato a Parigi. Interrogato per rogatoria dal giudice istruttore Rosario Priore nel 1993, rivelò il nome del suo "protettore", un certo Philippe Laval, il poliziotto che gli avrebbe procurato in quindici giorni una carta di identità di rifugiato politico sotto il falso nome di Bedri Attes, militante del Pkk. 
Il motivo dello strano comportamento dei servizi francesi nei confronti di Oral Celik sarà rivelato nel 1997, quando Kutler Savas, presidente della commissione di inchiesta sull' "incidente" di Sursuluk nel quale morì Abdullah Catli, rere noto un rapporto del servizio segreto turco. Celik, insieme ad altre figure celebri della criminalità turca, era stato reclutato dopo il colpo militare di Stato del 1980 per mettere a segno azioni contro l'Armata di Liberazione dell'Armenia , l'<Asala>, alcune delle quali vennero compiute in Francia per conto del <Mit> tra il 1983 ed il 1984. (Adnkronos)
12.01.2006

L'ETERNA SPERANZA DEGLI ORLANDI

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A giugno saranno 23 anni che la ragazza è scomparsa. Intervista della mamma al quotidiano <Il Messaggero>.

''A giugno saranno 23 anni ma per noi la speranza si riaccende. Come quando Papa Wojtyla incontrò Ali Agca in carcere. Speriamo che ci siano presto buone notizie''. Lo afferma al <Messaggero> Maria Orlandi, la mamma della quindicenne Emanuela scomparsa misteriosamente il 19 giugno del 1983, commentando la notizia della liberazione imminente di Ali Agca che, ricorda la signora, ''disse che avrebbe fatto qualcosa sul caso di Emanuela una volta trasferito in Turchia per scontare la pena. Ora che sta per uscire sentiamo che la verità verrà fuori. Per noi Emanuela è viva. Mio marito non c'è più ma noi tutti l'aspettiamo come il primo giorno''. (Adnkronos)
12.01.2006

 

ALESSANDRETTA
E MERSINA,
OPERAZIONE "STELLA"

Luigi_Ferraro

Il  valore del comandante Luigi Ferraro, medaglia d'oro al valor militare e combattente d'assalto della marina Militare italiana inviato nel 1943 in Turchia con l'incarico di compiere azioni di sabotaggio contro mercantili nemici. Una scuola di sommozzatori senza eguali.

 

E' deceduto  il comandante Luigi Ferraro, medaglia d'oro al valor militare e combattente dei mezzi d'assalto della Marina militare. Nato a Quarto dei Mille (Genova) nel 1914, partito volontario per il fronte nella seconda guerra mondiale, fu assegnato al 20° reggimento artiglieria e passò poi al "Milmart", la milizia d'artiglieria della Marina, per la quale nel 1942 ebbe il comando di una batteria costiera antinave.
Nel 1943 fu inviato in Turchia con l'incarico di compiere azioni di sabotaggio contro i mercantili nemici. Dopo l'armistizio dell'8 settembre, decise di schierarsi con i "Repubblichini' di Salo". Ma nel dopoguerra, per conto della ministero della Marina, operò al recupero di navi affondate e nel 1952 organizzò a Genova una scuola per sommozzatori civili, svolgendo anche corsi per il Viminale. (Ansa)

Interno_della_piscina_di_Valdagno_base_delle_esercitazioni_del_gruppo_GammaGli attacchi contro i porti di Alessandretta e Mersina in Turchia, sono, da vari punti di vista, un perfetto esempio della caratteristica guerra "dei poveri" condotta così brillantemente dagli uomini della "X MAS". I requisiti erano semplici: ingegnosità, armi piccole e coraggio.
Da informazioni pervenute dalla Turchia fu rilevato che questo paese neutrale stava fornendo del cromo, materiale questo d'importanza bellica, all'Inghilterra. Fu quindi deciso d'interferire con questo traffico marittimo utilizzando un uomo "gamma". Considerando le caratteristiche geografiche del porto di Alessandretta, dove i piroscafi dovevano ancorare in rada a circa due o tremila metri dalla sponda, si pensò che un nuotatore potesse facilmente trasportare dei bauletti esplosivi fino alle navi.
L'uomo gamma selezionato per quest'operazione fu il sottotenente Luigi Ferraro, noto nuotatore e graduato dell'Accademia dell'educazione fisica, originario di Tripoli ed appartenente alla Milmart (1). Senza dare nell'occhio, Ferraro fu mandato in Turchia sotto falsa copertura diplomatica con alcune valigie piene di mine per assumere la carica di funzionario presso il consolato Italiano di Alessandretta.
Il console, Marchese Ignazio di San Felice, non era al corrente della missione, ma Ferraro ottenne la necessaria collaborazione da parte di un altro impiegato consolare, Giovanni Roccardi, che in realtà era un tenente dei servizi segreti della Marina. Dopo il suo arrivo in giugno, Ferraro si aggiustò alla vita del posto riuscendo anche a convincere il personale consolare straniero che egli non sapesse nuotare.
La notte del 30 giugno, la calma vita di questa città di 12.000 abitanti in gran parte arabi era nel procinto di cambiare. Dopo aver raggiunto la spiaggia in compagnia del Roccardi, Ferraro indossò la tuta di gomma, le pinne e la maschera con il respiratore e nuotò 2,300 metri fino a raggiungere il piroscafo greco "Orion " (2) di 4,798 tonnellate che era nel corso di essere caricato di cromo. I bauletti esplosivi (3) usati nell'attacco erano stati modificati per essere innescati dal movimento della nave. Una settimana dopo, quando la nave era carica, questi lasciò il Golfo di Alessandretta per poi essere affondata in mare da un esplosione che fu attribuita ad un siluro.
La_FernplantAvendo ricevuto informazioni che il piroscafo "Kaituna2 di 4,907 tonnellate era alla rada in Mersina, Roccardi e Ferraro partirono, senza essere notati, la sera del 9 luglio per ragioniere questo porto non troppo lontano. Il "Kaituna" (4) lasciò la rada il 19 ed una delle due mine istallate dal Ferraro espose costringendo le autorità Inglesi ad arenare la nave sulle non distanti spiagge cipriote. Qui, la seconda mina fu scoperta; ma era troppo tardi. Di nuovo in Alessandretta, il "Sicilian Prince" di 5,000 tonnellate fu salvato da un'ispezione subacquea, così come la motonave norvegese "Fernplant" (5) di 5,274 tonnellate (6). Dato che tutti i bauletti esplosivi erano stati utilizzati, Ferraro convenientemente contrasse la malaria e fu rimpatriato dopo aver affonda varie tonnellate di naviglio nemico.
Il tonnellaggio delle navi riferito da J.V. Borghese nel suo libro "Xa Flottiglia MAS" non è lo stesso di quello pubblicato dai Lloyds di Londra ed usato da Roger Jordan nel libro "The World's Merchant Fleet - 1939". Va anche detto che le navi menzionate da Borghese non sono elencate tra quelle affondate, ma non è possibile stabilire se è un errore di stampa o se le navi furono semplicemente danneggiate. (Cristiano D'Adamo/www.regiamarina.net)
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1) Milizia Marittima
2) Costruita nel 1909 dalla C. Connel & Co. Ltd, questa nave era precedentemente nota come il "Glenshiel" (1922) e "Highland Prince" (1936). Apparteneva alla compagnia di navigazione greca <Polychronis Lyras>. La stazza lorda era di 7,727 tonnellate.
3) Questa mina quasi sferica conteneva 12 Kg. d'esplosivo nepulit ed era innescata dal movimento della nave che azionava un'elichetta che, alla velocità di 5 nodi, rilasciava l'innesco
4) Il "Kaituna", costruita nel 1938 nei cantieri <Eriksberg Mekaniske> di Ghothenburg in Svezia aveva una stazza lorda di 9,165 tons ed apparteneva alla compagnia di navigazione <New Zealand Shipping Company>.
5) Costruita nel 1939 da i cantieri <B&W>, e con stazza lorda di 8,000 tonnellate.
6)  Borghese, nel libro "Decima Flottiglia MAS" erroneamente asserisce che questa nave fosse stata affondata.
12.01.2006

LA "MAGGIORANZA"
SILENZIOSA
DEI NON-FUMATORI

In_prima_fila_il_Capo_dello_Stato_mentre_alle_sue_spalle_sonoil_Primo_Ministro_Erdogan_e_il_presidente_del_Parlamento_Arinc

Il Capo dello Stato turco, Ahmet Necdet Sezer, il Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan, il presidente del Parlamento Bulent Arinc e buona parte del Gabinetto di Ankara sono tra i leader che fanno a meno delle sigarette.

While "smokes like a Turk" is a common saying, the current Turkish leadership disproves any such implication. Although there are numerous ministers and deputies who have never smoked, a considerable number of them have quit.
The top of the state hierarchy President Ahmet Necdet Sezer, Parliament Speaker Bülent Arınç and Prime Minister Recep Tayyip Erdoğan are non-smokers. Only three ministers out of the 23-member Cabinet smoke.
According to the Anatolia news agency, Erdoğan is very sensitive when it comes to cigarette smoke, trying to persuade smokers to kick the habit. Erdoğan reportedly warned some of his bodyguards that they smelled of smoke.
The deputy prime ministers, Abdullah Gül, Abdüllatif Şener and Mehmet Ali Şahin, don't smoke, either. State Minister Beşir Atalay and Tourism and Culture Minister Atilla Koç smoke cigars, while Transportation Minister Binali Yıldırım smokes cigarettes, but only when offered.
Republican People's Party (Chp) leader Deniz Baykal, who is very health conscience and constantly exercises, doesn't smoke. Social Democrat People's Party (Shp) leader Murat Karayalçın used to smoke but doesn't anymore.
Motherland Party (Anatavan) leader Erkan Mumcu, True Path Party (Dyp) leader Mehmet Ağar, Akp parliamentary group deputy leader Eyüp Fatsa, CHP group deputy leader Haluk Koç, Anatavan group deputy leaders Süleyman Sarıbaş and Ömer Abuşoğlu are the top politicians who smoke.
Deputy Prime Minister Abdüllatif Şener quit only five months ago after many years of smoking. The story behind his decision to quit is interesting.
One day he went for a picnic with his family. He forgot his cigarettes at home. No one around him smoked, so until he returned home at 5:00 p.m. he couldn't smoke. Once at home, he told himself, "If I didn't smoke for so many hours, I don't have to from now on." (Turkish Daily News)
12.01.2006

SEQUESTRATO UN QUINTALE DI EROINA NASCOSTA IN UN TIR

Il quantitativo, scoperto a Trieste grazie al fiuto di un cane antidroga della Guardia di Finanza, proveniva dalla Turchia.

Un' operazione basata su dati statistici, elaborati incrociando analisi contenute in un' apposita banca dati che segnala i carichi ''a rischio'' transitanti per il Porto di Trieste: si è basato principalmente su questo lavoro ''a tavolino'' il sequestro di un quintale di eroina sbarcato a Trieste su un Tir proveniente dalla Turchia, e all' arresto del proprietario del mezzo.
Come ha spiegato ai cronisti il sostituto procuratore antimafia di Trieste, Pietro Montrone, ''sono stati esaminati gli "indici sintomatici di rischio" su un traffico di 2-3.000 automezzi che passano dal Porto ogni settimana. Questo monitoraggio viene segnalato alla Guardia di Finanza, che in base alle proprie informazioni effettua ulteriori scremature fino a giungere ai controlli veri e propri - ha sottolineato il magistrato - che danno esiti come quello odierno''.
Il proprietario del mezzo, un cittadino turco senza precedenti penali nel nostro Paese, era passato più volte con il proprio Tir dallo scalo triestino, e aveva libera circolazione in Europa. Le indagini proseguono per capire se la destinazione ufficiale del carico, la Germania, fosse anche l' approdo della droga, e quali siano i terminali dell' organizzazione criminale transnazionale che gestisce il traffico.
Il sequestro rappresenta uno dei più ingenti avvenuti nel Porto triestino da un anno e mezzo a questa parte: nel 2005, infatti, il totale dell' eroina scoperta nel capoluogo giuliano era stato di 25 chilogrammi, mentre nel 2004 erano stati trovati più carichi come quello odierno. L'eroina, confezionata in 190 pani, era stata nascosta in un' intercapedine del rimorchio del camion, che ufficialmente trasportava sodio, e foderata con carta stagnola e carta carbone, per sfuggire agli ''scanner'' in dotazione all' Agenzia delle Dogane. La traccia dell' eroina non è sfuggita invece al cane antidroga della Finanza, che ha portato gli agenti a ''smontare'' letteralmente il rimorchio, scoprendo il carico, che una volta immesso nel mercato avrebbe potuto fruttare fino a 50 milioni al dettaglio. (Ansa)
12.01.2006

 

GAS: ANKARA ACCELERA SUGLI IMPIANTI
  STRATEGIA DI DIVERSIFICAZIONE SUBITO

Il_ministro_dell'Energia_Hilmi_Guler

La Turchia - che velocizzerà i lavori di costruzione nell'ambito dello stoccaggio - sta correndo ai ripari all'indomani della crisi dovuta alla disputa tra Kiev e Mosca e questo nonostante che non si sia verificato alcun calo significativo nella pressione delle esportazioni russe verso l'Anatolia. I progetti del ministro dell'Energia, Hilmi Guler.

GazpromLa Turchia velocizzerà i lavori per la costruzione di nuovi impianti per lo stoccaggio del gas naturale.
All'indomani della crisi del gas dovuta alla disputa tra Kiev e Mosca, anche la Turchia, Paese presieduto da Recep Tayyip Erdogan, corre ai ripari e nonostante non si sia verificato nessun calo significativo nella pressione delle esportazioni russe verso la Turchia e sia giunta la notizia della ripresa dei negoziati, il ministro dell'Energia Hilmi Guler ha annunciato i prossimi progetti del Paese.
Entro giugno, a tutela dell'autonomia energetica, per avviare una strategia di diversificazione saranno ultimati alcuni impianti con una capacità totale di 1.6 miliardi di metri cubi di gas nella zona occidentale della Turchia. Inoltre Guler ha dichiarato che al più presto sarà avviato il progetto per la costruzione di una struttura sotterranea per lo stoccaggio di cinque miliardi dimetri cubi di gas costruita sotto uno dei laghi salati del Paese. La Turchia è uno dei maggiori clienti della Russia per le importazioni di gas, e acquista il 65 per cento delle sue riserve da <Gazprom>. Ankara dipende dalle esportazioni di gas russo attraverso due gasdotti. Il primo, il condotto occidentale con una capacità di 14 miliardi di metri cubi di gas, attraversa l'Ucraina, la Moldova, la Romania e la Bulgaria e sarebbe quello maggiormente a rischio.
Il secondo è il cosiddetto "Blue Stream" che al suo massimo livello trasporterà 16 miliardi di metri cubi di gas ma non è ancora completamente attivo."La questione tra Russia e Ucraina non ha ancora fatto sentire i suoi effetti negativi lungo la conduttura balcanica (il gasdotto occidentale)", dichiara in un comunicato la <Botas>,aggiungendo che per escludere il verificarsi di riduzioni, la Turchia ha acquistato in precedenza una grande quantità di gas per mantenere le riserve ai massimi livelli. "Al momento transitano attraverso il gasdotto circa 36-38 milioni di metri cubi di gas giornalmente", quota vicina ai 42 milioni previsti dal contratto.
Il gasdotto Baltico fornisce il gas principalmente ai consumatori privati e alle centrali elettriche della Turchia del nord. Secondo gli esperti i tagli effettuati da <Gazprom> porteranno a una riduzione delle forniture. "Dopo che la Russia ha chiuso i rubinetti verso l'Ucraina, la Moldova, la Romania e la Bulgaria inizieranno a fare scorte e la quantità di gas che arriverà in Turchia sarà sempre di meno", ha dichiarato al <Turkish Daily News> l'ex direttore generale della <Botas>, Gokhan Bildaci. (Ansamed/Denaro.it)
12.01.2006

PROGETTO GASDOTTO "NABUCCO"

Non rappresenterà per nulla un'alternativa alle forniture di gas russo.

Andris Piegbalgs, commissario europeo, intervistato sul progetto di gasdotto "Nabucco" che attraverserà la Turchia, ha dichiarato che il progetto non rappresenterà un'alternativa alle forniture di gas russo, a proposito della recente controversia russo ucraina, ma contribuirà a diversificare l'approvvigionamento del gas dell'UE. (Ice Bruxelles)
12.01.2006

 

ANKARA-RABAT: VIA AL LIBERO SCAMBIO
E UNA NUOVA SINERGIA TRA OPERATORI
Il_premier_marocchino_Driss_Jettou

L'accordo, firmato nell'aprile 2004, è entrato in vigore agli inizi del nuovo anno. I prodotti industriali di origine marocchina beneficeranno di una esenzione da tutti i dazi doganali mentre per i prodotti turchi è previsto uno smantellamento tariffario progressivo entro un periodo di dieci anni. 

L'accordo di libero scambio, firmato fra il Marocco e la Turchia nell'aprile 2004, è entrato in vigore agli inizi del nuovo anno.
Firmato ad Ankara dal premier marocchino, Driss Jettou, e dal suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, l'accordo prevede la creazione di una zona di libero scambio industriale con un trattamento asimmetrico a favore del Marocco.
I prodotti industriali d'origine marocchina beneficeranno, infatti, fin dall'inizio dell'entrata in vigore dell'accordo di un'esenzione da tutti i dazi doganali, mentre per i prodotti turchi, invece, é previsto uno smantellamento tariffario progressivo entro un periodo di dieci anni. Risultato di varie negoziazioni portate avanti dal 1998, l'accordo è volto ad incrementare gli scambi commerciali bilaterali e ad instaurare una nuova sinergia fra gli operatori economici dei due Paesi, gettando le basi di una nuova e fruttuosa cooperazione.
Se, infatti, la Turchia offre delle nuove opportunità per il Marocco per accedere ai mercati europei, da parte sua il Marocco rappresenta la porta d'accesso per la Turchia verso i mercati dell'Africa settentrionale. Gli scambi commerciali fra Marocco e Turchia hanno registrato un notevole aumento negli ultimi vent'anni anni, passando da circa 97 milioni di dollari nel 1985 ad oltre 270 milioni nel 2003, ma rimangono modesti se si considerano le potenzialità dei due paesi. (Ansamed/Denaro.it)
12.01.2006

BOND TURCHI, UN'ATTRATTIVA PER GLI AMERICANI

Le caratteristiche principali: rendita del 7,125 % e scadenza triennale.

The Turkish Treasury has realized its first foreign indebting of 2006.
With a 7,125 percent income, a $1.5 billion sale of bonds for a 30-year maturity term was made.
A $6 billion demand was received in bonds from 18 countries. A total of 210 investors bought Turkish bonds. The percentage distribution of sales is recorded as 37 percent to the United States, 34 percent to Turkey, and 29 percent to Europe. The lowest interest rate was 6,875 percent. (Economy News Desk/Zaman)
12.01.2006

STUDI DI RICERCA AVANZATA

Centro_Studi_di_ricerca_avanzata

Chiamati anche "parchi", vedono la Turchia all'avanguardia in questo settore. Finora ne sono stati aperti diciassette di cui sei sono ben avviati e conosciuti. Al loro interno operano società con un giro di affari consolidato. Una scheda informativa preparata dal <Trade Analyst> dell'Ambasciata di Italia ad Ankara.

In Turchia operano già da alcuni anni dei centri di sviluppo tecnologico, <Technopark>, dove le aziende svolgono principalmente studi di ricerca e sviluppo nei settori delle telecomunicazioni, della difesa, dei sistemi di informazione, dell'elettronica, etc. Finora sono stati aperti 17 "parchi" nel Paese, ma solo sei di questi sono ben avviati e conosciuti ed al loro interno operano società con un giro d'affari consolidato ma nonostante ciò la ricerca di partner e di collaborazioni con aziende straniere è fortemente auspicata. A tale fine si riporta una breve scheda informativa preparata dal <Trade Analyst> di questa Ambasciata su alcuni dei predetti centri nonché i rispettivi contatti e siti web, per coloro che fossero interessati e volessero prendere contatti direttamente con le direzioni.
Metu-Technopark
The studies for the first science and research park of Turkey, Metu (Middle East Technical University)-Technopolis, started by the end of 1980s. At first, best practices all around the world for instance the ones in Usa and in United Kingdom, were closely examined.
Together with the support of these studies, Metu-Smido Technology Development Centre was established with the cooperation of Smido (Small and Medium Size Industry Development Organisation) in 1991 under the main target of establishing incubation centres for the development of technology. The successful results, achieved from Metu-Smido, have promoted studies in establishing a science park in Metu. In 1996, the feasibility study, conducted by an international consortium with the cooperation of World Bank and Ttgv (Turkish Technology Development Foundation), clearly stated Metu as the hypercorrect choice for the foundation of a science park in Ankara with the advantages of its research power, its potential in cooperation with industry and its location.
With the foundation of Metu-Halici Software House and Metu Twins buildings in 1998, a closed area of 12.000
m2 was put into complete services by the end of 2000. The Law of Technology Development Regions was approved in 2001. With this Law the establishment of science and research parks with the Universities as initiators within the country has been promoted, and a number of improvements, foremost tax exemptions, were performed. The development of Metu-Technopolis has continued rapidly and has now reached a total closed area of about 55.000 m2
There are 152 companies working in Metu, in the software sector (51%), electronics (13%), defence (22%) and other (14%). 
General Manager: Mr. Uğur Yüksel
Address: Teknopark A.Ş. 
Odtu İkizleri  Odtu-Teknokent 06531 Ankara
Tel:                   +90 312 2106400
Fax:                  +90 312 2106403     
Web:                  www.metutech.metu.edu.tr
Bilkent-Cyberpark
Ankara Cyberpark is a science and technology park, which is established jointly by Bilkent University  and its affiliate Bilkent Holding, which has many companies with software development and R&D functions. Ankara Cyberpark Inc., which was founded in 2001 and announced as Technology Development Zone in 2002, proved that it is the fastest growing technopark in Turkey, due to the non- bureaucratic process, with 161 technology-based tenant companies and approximately 1000 R&D personnel. 
Cyberpark also has a technology incubator within Cyberplaza building that supports startups and new entrepreneurs/graduates in developing their innovative R&D projects into marketable products. Space technology is regarded as a critical technology in Turkey as well as in the world. Aware of this reality, Ankara Cyberpark aims to be a concentration center for the companies which are or are planning to be active in space and related technologies. Bilkent University has allocated a land of 55.8 hectares in the west side of the campus area for Ankara Cyberpark. It is planned to build over 200.000 m2 of closed space including office spaces, industrial and storage areas within the Cyberpark.   
General Manager: Mr.Mustafa Atilla
Address:             Cyberpar. Cyberplaza Block B, Floor 1
Bilkent 06800 Ankara       
Tel:                    +90 312 2650040
Fax:                   +90 312 2650048
Web:                   www.cyberpark.com.tr
Hacettepe-Teknopark
The company, undertaking the management of Hacettepe University Technology Development Zone has been established as joint-stock company. The capital undertaken by the managing company is YTL 300.000 and, with the start of investments, will be increased, according to the financial requirements, until it reaches the least essential equity capital. The share holders and capital structure of managing company being established are as follows: Hacettepe University:56%, Hacettepe Hospital Foundation:10%, Hacettepe Education and Research Services Foundation:10%, Hacettepe University Engineering Faculty Foundation:10%, Hacettepe Science Center Association:10%, Ankara University:0.02% and GAMA Inc.: 0.02%.
Technology development zone being in Southwest part and 14 km far away from Ankara city center has been established within the borders of Hacettepe University, Beytepe Campus. The campus borders in north with Ankara-Eskisehir road; in east with Bilkent University; in west with Beysukent-Ümitkoy settlement area; and in south with Lodumlu village. Technology development zone consists of two parts with total surface area of 2,122,792 m2. One is situated in the south of the campus, enclosed in Hacettepe Education and Research complex, with a surface area of 1,045,344 m2, next to Lodumlu village. The other is situated in west-northwest of the campus, with a surface area of 1,077,448 m2, next to a residential area.
Hacettepe aims to pull companies like the Turkish Oyak (Turkey's Armed Forces Pension Fund), whose activities goes from the defense industry to banking, financing and industrial activities (lately the also won a tender to buy 46.12% share of the iron steel company Erdemir). Furthermore, it is thought that Oyak will be closely interested in the zone, and will support the technopark with its financial means especially in its defense activities. Military related big companies, like Mkek, Tai, Aselsan, Havelsan, Roketsan, Mikes, Thomson-Tekfen, Marconi, Fmc-Nurol, having high technologies, can be included with their development activities in Hacettepe technology development zone.
At its first stage, Hacettepe University Technology Development Zone is planned to serve in total 250 companies working in different sectors, at present 23 of them are working. The estimated companies that are going to join Hacettepe University Technology Development Zone will be around 50 (20%)multinational companies, around 125 (50%) national companies (including foreign joint-venture), and around 75 (30%) new enterprises. As far as the size of the companies is concerned, there will be 10 big size plots of land bigger than 10,000 m2 (4% of the total), 30 (12%) middle size plots (land area of around 5000 m2 ) and 60 (24%) small size plots (land area of around 1000 m2), while it is estimated that there will be also around 150 (60%) offices for the enterprises within the zone. 
General Manager: Mr.İlyas Yılmazyıldız
Address:        &nb