Arretrati 

Anno 6° N.35

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I TRE PRINCIPI

Di pace, libertà e sicurezza nel bacino del Mediterraneo si è parlato in Turchia nel corso di una "due giorni" di lavoro della delegazione parlamentare italiana.

Baldi_MonicaAnkara e Istanbul. Queste le tappe della "due giorni"' di lavoro della delegazione parlamentare italiana in visita in Turchia. Guidata da Monica Baldi, responsabile dell'esecuzione del protocollo parlamentare italo-turco e di cui fanno parte Domenico Borsa, Laura Cima, Giuseppe Fanfani, Nitto Palma e Guglielmo Rositani, la delegazione italiana al suo arrivo ad Ankara è stata ricevuta da una analoga delegazione del Parlamento turco, guidata da Zeynep Karahan Uslu, nella sede della Grande Assemblea Nazionale. Successivamente, prima dell'avvio dei lavori del seminario bilaterale, i parlamentari italiani hanno incontrato presso il Parlamento di Ankara il presidente Bulent Arinc.
Il_presidente_del_Parlamento_turco_Bulent_ArincSul tavolo del confronto i temi legati al negoziato di adesione della Turchia all'UE (avviato ai primi di ottobre scorso), la cooperazione nella lotta all'immigrazione clandestina, ma anche i cambiamenti climatici ed i disastri naturali.
"Dopo la decisione presa dal Consiglio europeo del 3 ottobre scorso - ha dichiarato la Baldi all'agenzia <Universalnews> - accesa è la discussione sull'adesione della Turchia all'UE che intende, con l'attivazione dei negoziati, garantire pace, libertà e sicurezza specie nel Bacino del Mediterraneo. E questo è il tema principale che abbiamo affrontato durante l'incontro con i colleghi turchi. E i risultati sono sicuramente soddisfacenti".
La delegazione italiana, si è poi trasferita ad Istanbul dove è stata ricevuta dal sindaco e dal governatore della metropoli turca sul Bosforo. (Agi)
10.12.2005 

UNA SFIDA GIGANTESCA

Il pensiero di Giovanna Melandri che la parlamentare Ds ha manifestato al <Policy Network> di Bruxelles a proposito di UE e Turchia.

Giovanna_Melandri''Non esiste un'Europa politica, sociale e istituzionale, se non siamo capaci di costruire un'Europa anche culturale''.
E' uno dei messaggi centrali illustrati da Giovanna Melandri, parlamentare dei Ds, alla conferenza organizzata a Bruxelles dal <Policy Network> sul futuro dell'Unione Europea dopo lo battuta d'arresto provocata dai due "no" ai referendum in Francia e Olanda.
''L'ingresso nell'UE della Turchia, stato islamico ma secolarizzato e democratico, è una grande opportunità anche dal punto di vista culturale'', ha proseguito Melandri, spiegando che ''aiuterebbe l'Europa ad esercitare quella forma di soft power che dovrebbe caratterizzarla a livello internazionale''.
L'arrivo del Paese islamico rappresenta una ''sfida gigantesca, più per l'UE che per la Turchia'', ha precisato, osservando che dal punto di vista economico ''con questa struttura di bilancio l'Europa non può permettersi l'ingresso della Turchia. Uno dei temi emersi alla conferenza è stato quindi anche quello di ripensare il budget europeo per renderlo più funzionale alle sfide dell'allargamento''.
Venendo all'importante tema del multi-culturalismo, Melandri ha osservato che ''l'Europa non può identificarsi in una sola cultura: è un processo politico che lega Paesi diversi e incorpora identità multi-culturali e un processo di integrazione multi-culturale''. La cultura europea ''non può essere definita se non come processo. Il processo di unificazione europea è il più grande esperimento di integrazione multi-culturale mai tentato nella storia''. (Ansa)
10.12.2005

IDENTITA'

Patriarcato ecumenico di Costantinopoli e Vaticano d'accordo sull'ingresso di Ankara nell'Unione Europea. Bartolomeo I intervistato da <Rai Uno>.

Il_patriarca_Bartolomeo_I"Il patriarcato ecumenico ed io stesso siamo stati sempre in favore della prospettiva europea del nostro Paese. Crediamo che la Turchia appartenga all'Europa, e questo incontro di religioni e culture non può che portare qualche cosa di buono per ambedue le parti". E' il "via libera" di Bartolomeo I che, intervistato per la trasmissione "A Sua Immagine" di <Rai Uno>, ha sottolineato come già ora esista in molti Paesi europei una forte presenza di musulmani tra i cristiani. "In Europa - ha spiegato - ci sono tanti musulmani: turchi, dall'Africa del nord, dall'Asia. Non dobbiamo avere paura di un'altra religione, un'altra cultura".
Secondo il Patriarca ecumenico, "la Turchia dopo alcune riforme e dopo un cambiamento di mentalità sarà pronta per essere accettata come membro dell'Unione Europea". Bartolomeo I ha ribadito la necessità del dialogo interreligioso per la lotta contro la violenza e il terrorismo.
"Il nostro patriarcato - ha detto - è un pioniere del dialogo con l'Islam. Questo dialogo con l'Islam moderato è molto utile per eliminare pregiudizi del passato, costruire ponti fra di noi, per meglio conoscerci, per aumentare il rispetto reciproco e così allontanare il pericolo del terrorismo, il fanatismo religioso, che e' la specie più esagerata e non accettabile
del fanatismo, perché fanatismo e religione è una contraddizione".
Il_cardinale_KasperIl dialogo teologico tra Chiesa cattolica e Chiesa Ortodossa "è entrato in un nuovo periodo, in una nuova fase piena di speranze". "Adesso - ha spiegato il patriarca ecumenico - abbiamo scelto come soggetto essenziale della nuova fase del nostro dialogo l'ecclesiologia, e nei prossimi anni avremo modo di discutere il problema del primato del vescovo di Roma, che costituisce il più grande ostacolo per l'unita' perfetta tra le due Chiese". Anche il card. Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l'Unità dei Cristiani ha sottolineato che "le Chiese ortodosse ci sono molto vicine dal punto di vista dogmatico, il vero problema è il primato di Pietro". "Abbiamo lo stesso credo, gli stessi sacramenti, lo stesso episcopato - ha aggiunto il porporato - e ciò da' una grande vicinanza. Non vogliamo abbandonare la nostra fede, né gli ortodossi, ma possiamo imparare gli uni dagli altri e così possiamo crescere nella carità e nella verità". (Agi)
10.12.2005 

UNA BUONA NOTIZIA

Il pensiero dello sceicco di Meleviye, Nail Kesova, intervenuto circa il viaggio che il Pontefice Benedetto XVI farà il prossimo anno in Turchia.

Benedetto_XVI"La visita del Papa è una notizia molto buona. Speriamo possa realizzarsi il prima possibile, speriamo di vederlo qui e di accoglierlo". Lo ha dichiarato lo sceicco di Meleviye, Nail Kesova, in un'intervista ad "A Sua Immagine", la rubrica religiosa di <Rai Uno>. "Desideriamo conoscerlo e farci conoscere da lui", ha aggiunto lo sceicco, per il quale "la visita avrebbe dovuto realizzarsi gia' quest'anno". "E' importante - ha spiegato - accettarsi, rispettarsi, capirsi: impareremo a volerci bene. Perché spesso, se non ci conosciamo, diventiamo nemici".
Sulla stessa linea anche l'imam della moschea Sisli di Istanbul, Huseyn Erek, che vede bene la visita del Papa ed anche l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea. "I negoziati - ha affermato - daranno vita ad una nuova armonia tra il popolo turco e quelli europei. Noi crediamo che la Turchia faccia gia' parte dell'Europa, da 400 anni. In questi quattro secoli, abbiamo provato gli stessi sentimenti, condiviso gli stessi punti di vistaÂà siamo uguali. Da diversi decenni, i turchi sono emigrati in Europa per lavorare e si sono integrati nei Paesi ospitanti. Per centinaia di anni, la Turchia ha avuto territori nei confini europei. Ci sentiamo parte dell'Europa". (Agi)
10.12.2005 

...ED IL BENVENUTO

Sicuramente - come ha osservato Nahide Bozkurt, insegnante di Storia dell'Islam -  Benedetto XVI nel suo prossimo viaggio in Turchia sarà molto seguito.

Il_saluto_del_ponteficeBenedetto XVI sarà "più che benvenuto" in Turchia, secondo quanto ha detto a Zenit> una professoressa turca di Storia dell'Islam.
Nahide Bozkurt, che si trova a Roma come professoressa invitata all'Istituto di Studi su Religioni e Culture dell'Università Gregoriana, ha spiegato che per i musulmani turchi il Papa è "un uomo spirituale e santo".
Benedetto XVI ha previsto un viaggio in Turchia per il 2006. Mercoledì 30 novembre, ricorrenza della festa di Sant'Andrea, come è ormai tradizione, una delegazione vaticana si è recata a El Fanar (Istanbul) per celebrare con il Patriarcato Ecumenico la memoria liturgica dell'apostolo.
"Molta gente crede nel Papa. Ha potere spirituale. Se verrà in Turchia sarà molto apprezzato", ha assicurato la Bozkurt.
Nahide Bozkurt è la prima donna ad insegnare Storia dell'Islam in una Facoltà di Teologia della Turchia, mentre a Roma insegna l'Islam a studenti cristiani.
"A Roma mi sento come a casa; non ho affatto la sensazione di stare all'estero, mi trattano con molta familiarità", ha confessato spiegando la sua esperienza di insegnamento in un'Università Pontificia romana.
"Gli alunni che seguono le mie lezioni qui a Roma, tutti cristiani, hanno molta voglia e capacità di imparare e non hanno alcun pregiudizio sull'Islam, e questo mi rende felice", ha aggiunto la Bozkurt, docente presso la Facoltà di Teologia di Ankara.
"Qui si possono incontrare persone di tutte le età e di tutto il mondo che vogliono imparare la Teologia ed approfondire la propria religione, e l'atmosfera è molto positiva; mi meraviglia il sacrificio di tanta gente che dedica anni a conoscere la sua fede, è incredibile", ha osservato.
In Turchia la professoressa illustra l'Islam attraverso la storia ed è esperta del testo coranico. Quando le è stato chiesto se in Turchia le sue studentesse indossano il velo, ha risposto: "Sì, mentre studiano Teologia".
Circa il dialogo tra le religioni, Nahide Bozkurt non ha dubbi: "Siamo tutti umani e tutti, cristiani, musulmani ed altri, dobbiamo conoscerci e dialogare".
"In questo senso mi sembra perfetto ed utile che una delegazione vaticana si trovi ad Istanbul con gli ortodossi. E' un gran bene che in Turchia si incontrino persone di religioni diverse per lavorare per la pace", ha concluso. (Zenit.org)
10.12.2005

ATTACCHI ALLA MINORANZA CRISTIANA

Non c'è pace per i protestanti in Turchia. Tra le tanti azioni riprovevoli, ad Antalya vandali hanno tentato di dare alle fiamme tre finestre del Centro Culturale S. Paolo

Chiesa_ProtestanteNon c'è pace per la minoranza protestante in Turchia. La settimana scorsa nuove vessazioni da parte delle forze dell'ordine e di funzionari della procura, che si sono aggiunte agli atti vandalici, durante i quali è stato appiccato il fuoco ad una chiesa.
Nella città di Samsun, da un pulmino con la targa della polizia sembra che qualcuno abbia filmato i membri di <Agape House> mentre entravano ed uscivano dalla chiesa.
A Selcuk, l'ufficio del pubblico ministero ha convocato due membri della Chiesa Protestante di Efeso per rispondere di alcune accuse "bizzarre" mosse da ignoti.
Ad Antalya, vandali hanno tentato di dare alle fiamme tre finestre del Centro Culturale S.Paolo. E' qui che si riunisce la prima e nuova congregazione ad avere ottenuto dal Governo turco il riconoscimento come "associazione". (Icn-News)
10.12.2005

PER SAN NICOLA NIENTE MESSA MA SPAZIO AL MUFTI

Proprietà del Patriarcato ortodosso, la chiesa è stata trasformata in museo dove non si può celebrare l'Eucaristia. Libero accesso invece per un mufti con la sua associazione Babbo Natale.

Babbo_NataleLungo la magnifica costa turchese, su un lembo di terra fertile e calda, che continua a produrre verdure saporite anche in dicembre, si trova una comunissima moderna cittadina turca, Demre, che probabilmente non sarebbe passata alla storia se non fosse stata la sede episcopale di san Nicola, quel Nicola le cui spoglie sono venerate nella cattedrale di Bari, il Babbo Natale che attualmente "vive" a Rovanjemi in Finlandia e che il giorno di Natale si materializza in migliaia di esemplari in tutto il mondo con abito rosso e barba bianca, distribuendo regali ai bambini. Tradizione che si pensa essere nata per il regalo di tre borse di monete d'oro lasciate cadere dal vescovo nei calzini appesi ad asciugare vicino al camino, nella casa di tre ragazze prive di dote, perché non fossero date dal padre alla prostituzione.
La_Chiesa_di_San_Nicola_a_DemreSan_Nicola_di_MyraEd è proprio a Nicola che fu dedicata la chiesa della città, oggi restaurata, le cui origini pare risalgano al IV secolo, quando appunto era vescovo di questa città, l'allora Myra. Trasformata in museo, privata della statua del santo, la chiesa è oggetto di contestazione verso le autorità politiche che non permettono vi si celebri l'Eucaristia, ma danno libero accesso ad un mufti con la sua associazione Babbo Natale.
Eppure la fama taumaturgica del santo, sepolto originariamente in questa chiesa (prima che il corpo fosse trafugato nel 1087 da mercanti di Bari) attirava qui pellegrini e devoti da tutto l'Oriente. I pellegrini che venivano al santuario, dicono le cronache, lasciavano colare dell'olio all'interno della tomba e lo raccoglievano santificato dal contatto con le ossa, portandolo a casa per i malati.
Ora la chiesa (chiamata dai turchi "chiesa di Babbo Natale"), pur essendo di proprietà della chiesa greco ortodossa, è un museo, il sarcofago di San Nicola è vuoto e i numerosi turisti che vogliono visitarlo presso la cappella funeraria possono farlo pagando un biglietto d'ingresso.
Ed è proprio questa chiesa del Vescovo di Myra, noto per la sua generosità e pietà, che oggi è motivo di contesa e di attrito.
Il_sindaco_di_Demre,_Suleyman_TopcuLa statua di Babbo Natale - dono della chiesa russa ortodossa - un San Nicola circondato da bambini, con una bisaccia di regali sulle spalle, posta sul sagrato, dalla scorsa primavera è stata sostituita dal sindaco della città, Suleyman Topcu - assicurando che non si trattava certo di pregiudizio anticristiano - con un variopinto e moderno Babbo Natale.
Da due anni, ormai, inoltre, viene vietata la celebrazione eucaristica all'interno della chiesa durante la festa di san Nicola e anche ieri, nonostante la ripetuta richiesta formale del patriarca Bartolomeo I, la comunità cristiana ortodossa ha dovuto riunirsi per la Messa in una casa privata, mentre nella chiesa-museo il muftì della città organizzava una "preghiera della pace", durante la quale, - il colmo dei colmi - "L'associazione Babbo Natale", associazione locale turca, ha rilasciato l'annuale premio per la pace a Jeannine Gramick, una suora cattolica americana - così definita dal quotidiano nazionale religioso turco Radikal che riporta l'evento dedicandogli ben mezza pagina - perché accanita difensore dei diritti dei gay e delle lesbiche. Tanto che nel suo discorso di ringraziamento questa 63enne suora ha voluto chiedere perdono a nome del papa e dei credenti che non dimostrano rispetto per gli omosessuali.
I cristiani locali attoniti stanno a guardare e si chiedono perplessi cosa lo Stato turco voglia ottenere permettendo gesti così sfrontati e contraddittori. (Mavi Zambak/AsiaNews.it)
10.12.2005

 

ODISSEA DI UNA FAMIGLIA IRANIANA

Una vedova e i suoi tre figli non verranno estradati da Istanbul a Teheran ma saranno accolti con visto provvisorio negli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti hanno trovato una sistemazione d'emergenza per una famiglia iraniana cristiana rimasta bloccata in Turchia dal mese di ottobre, da quando cioè aveva ricevuto l'ordine di rimpatrio in Iran.
La settimana scorsa la vedova Zivar Khademian ed i tre figli, tutti maggiorenni, hanno partecipato a tre giorni di orientamento culturale in vista del trasferimento negli Usa. Il programma è stato organizzato dalla Commissione Internazionale Cattolica per l'Emigrazione in Istanbul. Allo stesso tempo i quattro iraniani hanno ricevuto un documento temporaneo d'ingresso in America, a conferma del nuovo status di rifugiati per la verità già annunciato lo scorso 10 novembre dall'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati in Ankara.
Come abbiamo riportato, i Khademian rischiavano di essere rimpatriati in Iran con la prospettiva di essere processati per apostasia. (Icn-News)
10.12.2005

IL NUOVO AMBASCIATORE

Arrivato ad Ankara Ross Wilson che rappresenterà gli Stati uniti in Turchia. La sua prima dichiarazione: "Sono molto soddisfatto di trovarmi qui".

Ross_Wilson_il_nuovo_ambasciatore_UsaSix months after his predecessor left, the new U.S. ambassador to Turkey, Ross Wilson, arrived in Ankara, pledging to work towards further strengthening relations between the two Nato allies after the tension over Iraq.
"Good evening. I am very pleased to be in Turkey," Wilson said in Turkish upon his arrival at Ankara's Esenboğa Airport late.
He said there were many areas in which Turkey and the United States needed to work together as allies in the coming years, emphasizing that he wanted to further develop ties.
Relations between Turkey and the United States took a nosedive after the U.S. invasion of Iraq in 2003. Turkey refused to allow U.S. troops to be deployed on its soil to open a northern front on Iraq, a decision stunning Washington and raising questions over Turkey's commitment to cooperating with the United States on regional policies.
The U.S. failure to take action against the outlawed Kurdistan Workers' Party (PKK) in northern Iraq has also strained relations, along with what Ankara perceives as U.S. tolerance for Iraqi Kurds expanding political influence in northern Iraq.
Former U.S. Ambassador Eric Edelman, who was present during much of the tense period in relations, left in June and in August was named undersecretary of defense for policy, a key position at the Pentagon as the chief policy advisor to Defense Secretary Donald Rumsfeld.
Chargé d'Affaires Nancy McEldowney, who worked together with Wilson in Baku in the past, arrived in Ankara after Edelman left.
Wilson is expected to present his credentials to President Ahmet Necdet Sezer in the coming days and meet with Prime Minister Recep Tayyip Erdoğan and Foreign Minister Abdullah Gül soon.
He said he was keen on discovering Turkey after his family arrives in the coming weeks.
Wilson was the executive assistant and chief of staff for Deputy Secretary of State Robert B. Zoellick from February to August 2005.
A career officer in the U.S. Foreign Service with the personal rank of minister-counselor, Wilson has worked for nearly 26 years at the Department of State and at American missions abroad. He was nominated U.S. ambassador to Azerbaijan in February 2000 and served in that capacity from 2000-2003. From 1997 to 2000, Wilson was principal deputy to the ambassador-at-large and special advisor to the secretary of state for the newly independent states of the former Soviet Union.
Elsewhere overseas, he has served as U.S. Consul General in Melbourne (1995-97), twice at the U.S. Embassy in Moscow (1980-82 and 1987-90), and at the U.S. Embassy in Prague (1985-87). 
He is the recipient of the President's Meritorious Service Award (2005), Azerbaijan's Order of Honor and numerous State Department awards. His languages are Russian and Czech. 
Ambassador Wilson is married to Margo Squire, who is also a career diplomat with the State Department. They have two sons.(Turkish Daily News)
10.12.2005

NESSUNA DISCRIMINAZIONE

E' quanto ha affermato il premier turco Recep Tayyip Erdogan sui curdi. Per il Primo Ministro, infatti, la popolazione è rappresentata ovunque nel Paese, a cominciare nel Parlamento.

Recep_Tayyip_Erdogan''I cittadini curdi di Turchia, non hanno problemi differenti da quelli dei cittadini turchi e, quindi non sono discriminati'', ha dichiarato il premier turco RecepTayyip Erdogan citato in prima pagina da diversi giornali turchi.
Alcuni commentatori hanno osservato che in agosto lo stesso premier turco aveva ammesso a Diyarbakir (per la prima volta di un leader turco) l'esistenza in Turchia di una ''questione curda'' (un'espressione in passato addirittura vietata), anche se in quell'occasione Erdogan si riferi' solo al sottosviluppo democratico, economico e sociale della regione sud-orientale turca curdofona, che promise di superare, e non allo status giuridico e politico dei cittadini turchi curdofoni.
''I curdi sono rappresentati in Parlamento. Ci sono curdi tra i massimi uomini d'affari e pubblici amministratori del Paese. Essi non hanno problemi specifici'', ha aggiunto Erdogan ai giornalisti turchi che hanno seguito la sua visita in Australia e Nuova Zelanda.
''Il vero problema turco è il separatismo del Pkk. Il Pkk manipola e sfrutta per i propri scopi separatisti i problemi dei cittadini curdi. La Turchia non deve mostrare alcuna tolleranza per il separatismo'', ha concluso il premier turco che in precedenza aveva affermato che ''tutti i cittadini turchi, al di là delle differenze etniche, sono uniti dalla comune religione musulmana''.
I curdi di Turchia sono circa 12 milioni (17% della popolazione di 70 milioni) ed, in effetti, negli ultimi parlamenti turchi, vi è stata una media del 30 per cento circa di deputati di origine curda sparsi tra i vari partiti. L'ex premier e poi presidente della Turchia Turgut Ozal (che fu Capo dello Stato dal 1986 al 1993, anno della sua morte) era un curdo e curdi sono anche molti importanti uomini d'affari, professionisti e funzionari dello stato di ogni grado.
Tuttavia, l'alta soglia elettorale del 10% ha sempre impedito l'entrata in Parlamento al partito curdo nazionalista (che oggi si chiama Dehap, dopo che con le sue precedenti denominazioni era stato sciolto dalla magistratura per fiancheggiamento del Pkk). Inoltre solo due anni fa, su pressione dell'UE, sono stati permessi corsi di apprendimento della lingua curda e trasmissioni radiotelevisive in lingua curda. La ragione ufficiale del precedente divieto è stata che lo stato turco non poteva ''cedere'' alle richieste sulla lingua curda che venivano portate avanti con la lotta armata dal Pkk di Abdullah Ocalan. 
Quest'ultima ha provocato, insieme alla dura reazione delle forze di sicurezza, in un quindicennio (1984-1999) oltre 30 mila morti (molti dei quali curdi presi tra due fuochi delle opposte pressioni e rappresaglie) e il depauperamento e lo spopolamento di molte aree e villaggi della Turchia sud-orientale, abbandonate dai loro residenti terrorizzati dai ricatti sanguinosi del Pkk contro chi non collaborava e dalle dure rappresaglie dei militari turchi contro i villaggi collaborazionisti.
Ocalan, dal carcere speciale di Imrali, dove sconta un ergastolo ''senza possibilita' di perdono'', ha fatto sapere nei giorni scorsi di avere rinunciato al separatismo e persino alla federazione, aggiungendo di non dirigere dal carcere il suo Pkk-Congra Gel.
Tuttavia, proprio qualche giorno fa, il procuratore che lo aveva interrogato ha  incriminato ''Apo'' per le sue responsabilità di capo effettivo del Pkk, anche nella recente intensa ripresa della sua lotta armata, ricominciata dal 1 maggio 2004 dopo 5 anni di tregua unilaterale dichiarata nel 1999, subito dopo la cattura di Ocalan in Kenya da parte delle forze speciali turche.
Le azioni armate del Pkk, intensificatesi l'estate scorsa, hanno provocato quest'anno circa 300 morti, da una parte e dall'altra, e mirano ad una (improbabile) ''amnistia generale'' 
e ad una (molto improbabile) ''liberazione dello stesso Ocalan.
L'Unione europea, che ha incluso due anni fa il Pkk nella sua lista delle organizzazioni terroristiche, non ha menzionato la ''questione curda'' (né alcuna violazione di diritti dei curdi) nel documento cornice con cui ha dato avvio il 3 ottobre scorso al negoziato di adesione della Turchia. Nel rapporto sui progressi della Turchia pubblicato in dicembre, la Commissione dell'UE si è limitata a chiedere la messa in onda di trasmissioni locali in lingua curda, mentre da due anni, vanno in onda, sulle Radio e Tv statali, solo trasmissioni nazionali.Tutto ciò ha irritato il Pkk che ha minacciato in ottobre di estendere la sua lotta armata anche al territorio europeo. (Lucio Leante/
Ansa)
10.12.2005

OCALAN CI RIPENSA: NIENTE PIU' INDIPENDENZA E FEDERAZIONE PER I CURDI

Il leader dell'insurrezione armata lo ha esplicitamente ammesso - come riferisce il giornale turco <Hurriyet> - al procuratore Mundanya.

Abdullah_OcalanIl leader dell'organizzazione armata curda Abdullah Ocalan ha dichiarato ad un procuratore che lo interrogava di non volere più "né l'indipendenza, né una federazione" e di cercare "una soluzione democratica nella cornice unitaria dello stato turco", negando anche di dirigere dal carcere il Pkk. Lo ha rivelato  in prima pagina il quotidiano turco <Hurriyet>, che cita i legali di Ocalan.
Secondo gli avvocati tali dichiarazioni sarebbero state rese "qualche tempo fa" al procuratore Mudanya nel carcere speciale dell'isola (vicina a Istanbul) di Imrali, dove Ocalan sconta la sentenza all'ergastolo per tradimento e separatismo e per la morte di oltre 35 mila persone durante il quindicennio (1984-1999) di lotta armata del Pkk in Turchia. (Ticin@line.it)
10.12.2005

APERTO IL PROCESSO AD 11 MILITANTI TURCHI DI ESTREMA SINISTRA

I dibattimento si tiene a Bruges in Belgio. Tra gli imputati di estrema sinistra anche Fehriye Erdal, ricercata l'assassinio di un uomo di affari turco.

L'imputata_Fehriye_ErdalAperto il processo contro undici militanti turchi di estrema sinistra, a Bruges in Belgio. I presunti membri del Fronte rivoluzionario di liberazione del popolo, dovranno rispondere di associazione criminale con fini terroristici e detenzione illegale di armi.
Tra gli imputati, tutti residenti in Belgio, anche Fehriye Erdal: la giovane ricercata in Turchia per l'assassinio di un potente uomo d'affari. La donna non era presente in aula: vive in una residenza segreta per motivi di sicurezza da quando Bruxelles ha rifiutato l'estradizione a Ankara. Una decisione che ha teso i rapporti tra i due paesi, presa perchè in Turchia allora era in vigore la pena di morte.
Erdal avrebbe partecipato, secondo l'accusa turca, all'attentato che è costato la vita a Ozdemir Sabanci, uno degli uomini più ricchi del paese, e ad altre due persone a Istanbul nel 95.
La giustizia belga non ha ritenuto di sua competenza investigare sulla vicenda.
La nuova legge antiterrorismo in Belgio ha permesso invece di chiamare in tribunale i militanti del gruppo che sarebbe responsabile di una serie di
attentati. (EuroNews)
10.12.2005

TEORIA EVOLUZIONISTICA: PUNITI DIRETTORE E 4 INSEGNANTI 

La decisione presa dal ministero competente. Il corpo docente avrebbe chiuso, tra l'altro, le finestre della scuola durante la chiamata del muezzin.

La_città_di_MersinUn direttore e quattro insegnanti di una scuola media inferiore di Mersin, in Turchia meridionale, sono stati trasferiti di ufficio e multati con pesantissime trattenute sullo stipendio per avere ''insegnato la teoria evoluzionistica'' e perché avrebbero ''chiuso le finestre durante la chiamata (azan) alla preghiera del muezzin''. Lo ha riferito il quotidiano di sinistra <Cumhuriyet>, precisando che l'accusa ufficiale è stata di avere ''alienato gli studenti dalla religione''.
L'ispezione ministeriale era stata sollecitata in giugno scorso dall'imam della locale moschea vicina alla scuola e si è svolta ascoltando lo stesso imam, i genitori degli allievi ed alcuni abitanti del quartiere che - secondo il giornale - erano stati preventivamente contattati dallo stesso imam.
Nel settembre scorso, gli insegnanti avevano presentato una loro difesa all'Ispettore del ministero dell'Istruzione incaricato del caso, ed in essa avevano sostenuto di non avere mai tenuto ''una lezione in cui si fosse parlato della teoria dell'evoluzione e di avere chiuso le finestre non per non sentire l orazione, ma solo per le necessità dell' insegnamento''.
Il rapporto stilato in conclusione dell'inchiesta ha, però, stabilito che i cinque insegnanti ''hanno dato suggerimenti atti a turbare i sentimenti religiosi degli studenti'' con il 
proposito di ''alienarli dalla religione''. Ed è scattata così la pesante sanzione ministeriale: trasferimento in altra scuola e trattenuta di uno stipendio ogni 30 mesi di anzianità.
Secondo alcuni genitori degli allievi, tutti i cinque insegnanti sarebbero aleviti (una minoranza religiosa musulmana turca molto contrastata dalla maggioranza sunnita per il suo laicismo e modernismo), nonché membri del sindacato di sinistra laica degli insegnanti <Egitim-Sen>, da tempo in lotta contro la politica scolastica del governo di Ankara, formato dal solo partito di radici islamiche sunnite Akp (Giustizia e sviluppo) del premier Recep Tayyip Erdogan. (Ansa)
10.12.2005.

INCRIMINATI CINQUE GIORNALISTI PER COMMENTI SUI MASSACRI ARMENI

I quattro lavorano per il quotidiano di sinistra <Radikal> ed uno per il centrista <Milliyet>. Sono tutto colpevoli di avere insultato gli organi giudiziario dello Stato.

Oran_PamukCinque giornalisti turchi sono stati incriminati per commenti da loro fatti a proposito di una conferenza sui massacri di armeni durante la prima guerra mondiale.
I cinque noti editorialisti rischiano condanne tra i sei mesi e i 12 anni se saranno riconosciuti colpevoli di ''cercare di influenzare il processo giudiziario'' e ''insultare organi giudiziari dello Stato'', hanno riferito oggi i media turchi.
Quattro dei cinque giornalisti sono stati incriminati in base all'articolo 301 del codice penale, lo stesso per cui viene perseguito il famoso scrittore Orhan Pamuk, e che stabilisce che è reato insultare istituzioni dello stato o la ''turchità ''.
L'inizio del processo dei giornalisti è stato fissato per il 7 febbraio prossimo. Quattro di loro lavorano per il giornale liberale <Radikal> e il quinto per il centrista <Milliyet>. Tutti e 
cinque avevano criticato i tentativi di magistrati e avvocati nazionalisti di far proibire a settembre una conferenza in due università di Istanbul dedicata al massacro degli armeni da parte delle forze turche 90 anni fa. Con forte imbarazzo del Governo filo-Unione europea la conferenza era stata bloccata su richiesta della procura, ma il divieto era stato aggirato facendola svolgere in una terza università.
La questione degli armeni è un tema molto sensibile in Turchia, con Ankara che ha sempre negato che le forze ottomane abbiano perpetrato un genocidio ma, sotto le pressioni dell'UE,  ha chiesto agli storici di dibattere il tema.
Lo scrittore Pamuk, famoso per i suoi ''Il mio nome è rosso'' e ''Neve'', ha suscitato grande emozione quando ha detto mesi fa che la Turchia deve affrontare le proprie responsabilità per le uccisioni di armeni.
Il ministro degli Esteri Abdullah Gul si è detto fiducioso che le accuse contro Pamuk verranno fatte cadere. Ma il suo Governo finora non ha ceduto alle pressioni dell'UE per l'abolizione dell'articolo 301. (Ansa-Reuters)

10
.12.2005

L'IDENTITA' PRIMARIA TURCA E' L'ISLAM

Lo ha affermato il premier Recep Tayyip Erdogan durante una sua visita in Nuova Zelanda. Una dichiarazione che ha sollevato molte polemiche.

''Quello che unisce i cittadini turchi, al di là delle differenze etniche è la religione islamica''. Lo ha affermato in Nuova Zelanda, dove si era recato in visita, il premier turco Recep Tayyip Erdogan, secondo quanto ha riferito  la gran parte dei quotidiani turchi.
La dichiarazione del premier acuisce le tensioni già esistenti in Turchia tra i laici (che sostengono la formula ataturkista di ''una nazione, uno stato, una bandiera'') ed il 
Governo formato dal partito di radici islamiche Akp.
Essa ha già suscitato il commento critico di vari opinionisti laici, tra cui Erdal Shafak del giornale <Sabah>, il quale osserva che Erdogan alterna dichiarazioni in cui afferma che ''l'identità primaria'' turca consiste nella cittadinanza costituzionale repubblicana e laica, con dichiarazioni di segno opposto in cui afferma, invece, che tale identità primaria consisterebbe nella comune fede musulmana (sunnita) dei vari gruppi etnico-linguistici residenti in Turchia. Lo stesso commentatore osserva, infatti, che gli aleviti (una minoranza religiosa di ascendenza sciita che costituisce circa il 20% della popolazione turca, molto contrastata dalla maggioranza sunnita per il suo laicismo modernista) non potrebbero, per esempio, riconoscersi in una comune identità religiosa.
Il presidente dell'unico grande partito di opposizione presente in Parlamento, il Chp (socialdemocratico e laico), Deniz Baykal, ha commentato: ''Se i cittadini turchi sono uniti dalla loro religione comune, allora essi formano una comunità religiosa, non una nazione''. (Ansa)
10.12.2005

DIVIETO DELL'ALCOL NEI BAR E NEI RISTORANTI

La decisione, presa dal sindaco di Ankara, Melih Gokcek, ha provocato dure reazioni negli ambienti laici. La difesa del Primo Ministro e quel che ne pensa il presidente dell'Associazione degli avvocati.

Il_sindaco_di_Ankara,_Melih_Gokcek''Non è per il divieto coranico, ma solo perché l'alcol puzza''. E' questa la nuova spiegazione che il sindaco di Ankara, Melih Gokcek, ha addotto per spiegare il divieto dell'alcool nei bar e nei ristoranti appartenenti ai municipi turchi.
''L'odore dell'alcool da' fastidio. E molti cittadini la pensano come me'' - ha dichiarato Gokcek in un'intervista pubblicata dal giornale <Sabah>, il quale ha ricordato che in passato lo stesso sindaco, un vero antesignano del bando, lo aveva difeso ''con altre argomentazioni'', e, cioè, 
giustificandolo sul piano religioso, dato che per l'islam, bere alcool è un peccato grave.
La sua dichiarazione è chiaramente intesa a difendere su un piano ''secolare'', e cioè non religioso, il bando dell'alcool deciso negli ultimi tempi da molti consigli comunali turchi controllati dal partito di radici islamiche Akp di Recep Tayyip Erdogan, che esprime anche il Governo centrale di Ankara.
Il bando sta suscitando un'intensificazione delle polemiche da parte dei laici turchi che da tempo sostengono che Erdogan ed il suo partito, che stanno sostenendo il bando stesso, celino un'''un'agenda segreta intesa a trasformare la Turchia in uno stato islamico''.
''Le istituzioni pubbliche non devono mai dare il cattivo esempio. Coloro che lo desiderano sono liberi di bere alcool in casa o nei bar e ristoranti privati. Non è vero, come alcuni 
affermano, che ciò significhi ghettizzarli'' - ha affermato in proposito Erdogan la scorsa settimana - aggiungendo che ''l'80 per cento degli incidenti stradali è dovuta all'alcol'' ed esponendosi così alla smentita del giornale <Milliyet>, che, citando statistiche della polizia, ha scritto che ciò sarebbe vero ''solo nell'1% dei casi''.
Per la Turchia laica, invece, la libera vendita dell'alcool dovrebbe essere ammessa soprattutto negli esercizi pubblici di Stato, dato che lo Stato turco è secolare per volontà dello stesso venerato Padre della patria, Kemal Ataturk, egli stesso un forte bevitore di raki (la bevanda alcolica nazionale all' anice). 
''Nessun autorità pubblica ha il diritto di interferire nella vita privata dei cittadini e tanto meno di imporre le bevande'' - ha affermato alla <Ntv>, Vehdat Ahsen Cosar, il presidente dell'Associazione degli avvocati di Ankara.
''In Turchia, il potere di Governo dell'Akp sta provocando un'islamizzazione strisciante della società anche perché i militari (che nel 1997 fecero cadere il Governo dell'islamico radicale Necmettin Erbakan, ndr), hanno ormai poco spazio di manovra a causa delle pressioni europee che incoraggiano una progressiva riduzione del potere dei militari a vantaggio del Governo civile'' - ha dichiarato ai media il professore Ali Tekin dell' Università di Bilkent.(Ansa)
10.12.2005

<FITCH> CREDE NELLA TURCHIA

L'agenzia di valutazione del credito internazionale ha mutato l'<Outlook> da "stabile" a "positivo". In miglioramento l'economia del Paese.

FitchL' agenzia di valutazione del credito internazionale <Fitch> ha mutato l' <Outlook> della Turchia da "stabile" a "positivo", grazie a un miglioramento complessivo dell' economia del Paese. "La valutazione del credito sovrano della Turchia continua a migliorare, spinta da una solida crescita economica,da una stabilità politica e da un maggior controllo del Governo sul deficit di bilancio e sul debito estero", ha dichiarato Nick Eisinger, analista capo per la Turchia, facendo presente che pur nella vulnerabilità a shock esterni, il Paese anatolico sta compiendo uno sforzo enorme per effettuare quelle riforme strutturali così importanti per il proprio futuro. Gli ampi processi di privatizzazione in atto, il consistente flusso di investimenti dall' estero (8 miliardi a fine 2005), le modifiche legislative in corso ed i successi in campo macro-economico (vedi, ad esempio, inflazione all' 8%), sono la piattaforma su cui costruire ulteriori passi in avanti che sono necessari per completare pienamente il processo di ristrutturazione economica della Turchia. Notizie positive, dunque, per la Turchia e per gli investitori esteri, anche se la cautela espressa su alcuni fattori strutturali, deve rendere - gli operatori esteri principalmente - attenti agli sviluppi futuri. (Ice Istanbul)
10.12.2005

 

"LA TURCHIA SARA' LA NUOVA TIGRE ECONOMICA EUROPEA"

Ad esprimersi così, tanto il Fmi quanto la Banca Mondiale. Secondo i rappresentanti dei due istituti, una serie disciplina fiscale è alla base del successo.

Hugh_Bredenkamp_del_FmiAndrew_Vorkink_della_Banca_MondialeTurkey is showered with praises from the International Monetary Fund (IMF) and the World Bank (WB).
Turkey has the potential to be the tiger economy of Europe, said both the IMF Representative of Turkey, Hugh Bredenkamp, and the World Bank Country Director for Turkey, Andrew Vorkink.
According to the two representatives of Turkey, who spoke at the 3rd International Finance summit, the practices of a serious financial discipline, instead of the old populist policies of finance, has been the most essential factor in the recent economic growth.
This is the first time in the past 70 years that serious policies of finance have been brought to Turkey, said Bredenkamp, while Vorkink voiced his opinion of a transition from a crisis-stricken community to an affluent society. It is "perfectly appropriate" to argue Turkey has managed to catch up and even surpass its rivals, Bredenkamp reckoned, believing Turkey's economy is experiencing its golden days in the history of the Republic. "Despite what happens in Turkey's future, the old days of havoc will never be experienced again. Turkey will be one of the tiger economies." Bredenkamp also emphasized the independent state of the Central Bank. The current account deficit that he considers to be the "most vital risk" does not pose a threat for the time being, Bredenkamp argued, saying the markets bankroll the deficit.
The Imf representative holding Turk Telekom as a prime example of privatization drew attention to the increase of interest international banks developed towards the banking sector following its re-construction. The financial defense system has been strengthened against shocks that might occur from time to time, said Bredenkamp, emphasizing the need to implement plans of social security, among other structural reforms: "None of these reforms are easy to put into practice at a time when there is no motivation left for surviving a crisis and when rumors have already begun to spread over the issue of the next elections that will held two years later."
Vorkink comparing the rate of income growth of Turkey with those of Malaysia and Korea, two tiger economies of East Asia, specified the rate of per capital income in the two Asian countries have grown at the pace of five percent for the last 30 years whereas this rate in Turkey has remained at two percent: "The per capital income in Turkey was greater in comparison to that in Malaysia and Korea thirty years ago. If the same rate of growth had been kept persistent, the rate of per capital income in Turkey would be two and a half times bigger."
Ireland and Spain, the two countries that Vorkink describes as European tigers, experienced the same course of events, he added and the mobilization of the financial sector can make Turkey a tiger economy in Europe. "This potential exists. Turkey can be the tiger economy of Europe in the next decade. The combination of efforts can free the tiger of Turkey."
Turkey is the country that displayed the most impressive performance among other growing economies over the last few years. Such an impressive performance will continue to develop the standards of living and offer new job opportunities. The Turkish banking sector has made tremendous progress in improving its technological infrastructure and individual credits, said Vorkink, expressing his disappointment at the low level of success in the field of insurance. The amount of credits that private companies are allowed to have is very low compared to the national income. (Ibrahim Turkmen/Zaman)
10.12.2005

6.5 MILIARDI DI EURO IL BILANCIO
CONSOLIDATO DI ISTANBUL 2006

Oltre il 50% di questo, secondo quanto affermato dal sindaco Kadir Topbas, sarà dedicato ai trasporti ed in particolare al sistema ferroviario che dagli attuali 47 chilometri dovrebbe raggiungere i 250 entro il 2012. Una megalopoli che si affiderà sempre più ai finanziamenti e ai capitali internazionali.

Il_sindaco_di_Istanbul,_Kadir_TopbasIl Sindaco dell'Area Metropolitana di Istanbul, Kadir Topbas, ha presentato al Consiglio Comunale il bilancio per l'anno 2006 della Città di Istanbul che sarà pari a circa 2 miliardi di euro, ma che se venisse considerato il consolidato, quello cioè che comprende tutte le 24 società controllate dalla vasta municipalità del Bosforo, salirebbe ad oltre 6.5 miliardi di euro. "Istanbul, in considerazione della sua posizione geografica, deve essere sempre più al centro delle connessioni fra Europa ed Asia" ha dichiarato il sindaco Topbas, facendo presente che oltre il 50% del bilancio (3 miliardi di euro) sarà dedicato ai trasporti ed in particolare al sistema ferroviario che dagli attuali 47 km dovrebbe raggiungere 250 km nel 2012. Altri punti qualificanti del Bilancio saranno le infrastrutture, la protezione dai rischi sismici e l'ambiente "Trasporti, infrastrutture ed ambiente saranno le priorità della nostra politica verso la città" ha proseguito Topbas, facendo presente che Istanbul si affiderà in futuro sempre più, soprattutto per le opere maggiori, ai finanziamenti ed ai capitali internazionali. (Ice Istanbul)
10.12.2005

UNA SOLUZIONE PER IL TRAFFICO

La sta cercando il Municipio della Grande Istanbul che ha pronti 116 progetti.

The Greater Istanbul Municipality has prepared a total of 116 different projects in an effort to solve the city's transportation problems, the Anatolia news agency reported.
The municipality says it is planning to spend 60 percent of its 2006 budget to solve the city's transportation problems and has already started the construction of a 55-kilometer underground railway system that will provide residents with a comfortable, secure and fast mode of transportation as well as reduce traffic jams. 
Some of the subway projects are about to be completed, while others are slated for completion in 2007 and 2008. For example, the line that will link Kadıköy and Kartal, which is 22 kilometers long and will have the capacity to carry 35,000 passengers every hour, will be completed in 2007. Moreover, the Levent to Ayazağa subway, which will have the capacity to carry 70,000 people an hour, will be completed by the end of 2008.
The Zeytinburnu to Bağcılar and Taksim to Kabataş subways will come into service as soon as February of next year.
The municipality has chosen four further subway projects for its investment schedule, the bids of which will eventuate in 2006. The municipality has been studying a number of projects to eliminate bottlenecks on the highways.
The construction of eight highways has been completed since March 2004, while 32 highways are still under construction. Many junctions and routes are being improved and will be completed by the end of this year.
The municipality concluded by saying that the construction of a tramline and a highway in Topkapı City Park will also be completed soon. (Turkish Daily News)
10.12.2005

LA COLPA E' DELLA CINA

 

Una analisi fatta dal ministro per il Commercio Estero turco, Kursad Tuzmen, in occasione di un convegno tenutosi ad Istanbul sull'export-import tra piccole e medie imprese.

Il_ministro_Kursad_TuzmenIn occasione di un convegno tenutosi ad Istanbul e dedicato alla collaborazione fra piccole e medie imprese di Cina e Turchia, il ministro di Stato per il Commercio Estero Kursad Tuzmen ha dichiarato che "circa il 15% del deficit commerciale della Turchia è provocato dalla Cina". Il deficit commerciale, che nei primi 10 mesi del 2005 ha raggiunto quota 36 miliardi di dollari, è generato per oltre 5 miliardi di dollari dai sempre più penetranti prodotti cinesi, che nell' ultimo anno sono cresciuti in Turchia di oltre il 53%.
Tuzmen - nell' evidenziare il forte scompenso esistente nelle relazioni commerciali fra i due Paesi e soprattutto il bassissimo livello dell' export turco in Cina (solo 470 milioni di dollari nei primi 10 mesi dell' anno in corso) - ha fatto presente che esistono ancora restrizioni tariffarie e non - da parte cinese - che ostacolano l' export di manufatti turchi in quel Paese. "Dobbiamo trovare nuove vie per esportare di più in Cina", ha proseguito il Ministro, facendo anche presente però che la Turchia - rispetto alla Cina - sta divenendo sempre più interessante per gli investitori esteri. Tuzmen ha infine sottolineato il fatto che le imprese turche del comparto infrastrutture nel 2004 hanno completato progetti - in tutta l' area euroasiatica - per oltre 30 miliardi di dollari, a dimostrazione di una grande capacità di penetrazione strategica in tutta l' area. (Ice Istanbul)

10.12.2005

PREDISPOSTO IL MASTER PLAN DEL SETTORE
FERROVIARIO, PRIORITA' ALL'ASSE OVEST-EST

Il sistema parte da Edirne, ai confini con la Bulgaria, e termina a Kars, ai confini con la Georgia, passando per Istanbul, Ankara, Sivas ed Erzurum. Definiti strategici i tratti Ankara-Eskisheir che renderà più agevole i collegamenti tra la capitale e l'area dell'Egeo e quelli Eskisheir-Istanbul. L'importanza dell'alta velocità.

Istanbul_Technical_UniversityL'<Istanbul Technical University> (Itu) ha predisposto, in questi giorni, il master Plan dell'intero comparto dei trasporti della Turchia composto da tre volumi ed oltre 2.000 pagine. Il rapporto dell' Itu evidenzia, in particolare, l'importanza strategica per il Paese del trasporto ferroviario, un settore negletto dai precedenti piani dei trasporti, ma ora divenuto essenziale per rendere ancora più compatibile e fortemente connesso il sistema economico turco con quello europeo, asiatico e mediorientale. Il master Plan prevede, nello specifico, che venga al più presto costruito e potenziato l'asse ovest-est (oltre 1.500 km) che parte da Edirne, ai confini con la Bulgaria, e termina a Kars, ai confini della Georgia (qui è già prevista la tratta Kars-Tiblisi del valore di 400 milioni di dollari Usa  enfatizzata dai ministri di Georgia e Turchia), passando per Istanbul, Ankara, Sivas ed Erzurum. Sono stati peraltro definiti strategici i tratti ferroviari Ankara - Eskisheir, che renderà più agevole i collegamenti fra la capitale e l'area dell'Egeo (Izmir) ed Eskishehir - Istanbul . Deve essere precisato che l'Itu ha anche collaborato con la Tcdd (Ferrovie dello Stato) e la Dlh (Amministrazione dei porti, aeroporti e ferrovie) per indicare al Governo le priorità operative su cui operare. Nel rapporto viene sottolineata, inoltre, l'importanza della tratta ad alta velocità Istanbul-Ankara che dovrebbe consentire velocità superiori ai 250 km/h e connettere meglio, anche via terra, le due "capitali" del Paese. Per ulteriori informazioni, contattare l'ufficio Ice di Istanbul, Mailto:istanbul@istanbul.ice.it , tel. 0090 212 2512951. (Ice Istanbul)
10.12.2005

 

<CEMENTIR>, ECCO COSA NE PENSA <ABAXBANK>

Gli analisti dell'istituto di credito turco hanno analizzato la società italiana dopo la recente espansione internazionale. E monitorando con attenzione le prossime mosse del gruppo, gli esperti hanno riconfermato il loro giudizio "market perform" con un fair value in area 4.5 euro per azione.

La società
Cementir<Cementir> nasce nel 1951, la società è il quarto produttore di cemento in Italia con una capacità produttiva complessiva di 7.6 milioni di tonnellate (4.9 milioni in Italia e 2.7 milioni in Turchia).
In seguito all'acquisto di <Cimentas> (settimo produttore turco di cemento), avvenuta alla fine del 2001, il gruppo esce dai confini nazionali espandendosi in Turchia e in alcuni paesi del bacino del Mediterraneo (<Cimentas> è il secondo esportatore nell'area).
I conti di periodo
<Cementir> ha approvato la relazione trimestrale al 30 settembre 2005 che registra un fatturato netto consolidato nei primi nove mesi dell'anno di 636,7 milioni di euro, in crescita del 173.3% rispetto ai 232.9milioni di euro del corrispondente periodo chiuso al 30 settembre 2004. Da evidenziare anche un aumento del 120.7% del margine operativo lordo (Ebitda) a quota 142,9 milioni di euro (64.7 milioni di euro al 30 settembre 2004) e un incremento del 108.2% del reddito operativo a quota 97.1 milioni di euro (46.5 milioni nel corrispondente periodo dell'anno 2004). Il fatturato consolidato per tipologia di prodotto è così suddiviso: 406.8 milioni di euro da vendite di cemento grigio e bianco (204.9 milioni nei primi nove mesi del 2004), 229.9 milioni di euro da vendite di calcestruzzo (28 milioni di Euro). La posizione finanziaria netta del gruppo al 30 settembre 2005 è negativa per 294.8 milioni di euro (329.5 milioni al 30 giugno 2005).
L'analisi di Abaxbank
abaxbank_cementirCon l'acquisizione appena effettuata in Turchia (l'acquisto dell'impianto di Edirne per 166 milioni di dollari), <Cementir> si candida ad essere, con <Italcementi>, una tra le società più esposte nei paesi emergenti. Secondo gli analisti di <Abaxbank> è un dettaglio non di poco conto se si considera che questi paesi si caratterizzano per tassi di crescita e di redditività, nettamente superiori rispetto ai paesi cosiddetti "industrializzati". La maggiore redditività degli investimenti è data da diversi fattori:
- La minor concorrenza che si subisce
- Costi di manodopera molto più contenuti (la Cina ne è un esempio lampante)
- Costi di manutenzione più bassi, poiché gli impianti sono praticamente appena costruiti
Questo, secondo <Abaxbank>, ha spinto molti operatori del settore a tentare lo sbarco nei mercati emergenti ed ora, le società maggiormente esposte in quei paesi stanno raccogliendo risultati importanti, controbilanciando una scarsa crescita che si registra, invece, in mercati ormai maturi o saturi. Anche se il rischio di saturazione c'è anche nei paesi emergenti, gli esperti della banca d'affari credono che <Cementir> si sia mossa in tempo, grazie specialmente ad un management che ha portato i risultati delle nuova acquisite ai livelli del gruppo. Monitorando con attenzione le prossime mosse del gruppo, che potrebbero impattare positivamente sui conti, gli analisti di <Abaxbank> riconfermano il loro giudizio market perform con un fair value in area 4,5 euro per azione. (
SoldiOnline.it)
10.12.2005

RELAZIONI ECCELLENTI

Turchia e Marocco sono al meglio degli scambi commerciali che nel 2004 hanno raggiunto la considerevole cifra di 435 milioni di dollari.

Le relazioni commerciali fra il Marocco e la Turchia, le misure adottate per la promozione di differenti settori d'attività e le opportunità d'investimento offerte dal Paese maghrebino. Questi i principali temi trattati dall'ambasciatore del Marocco in Turchia, Abdellah Zagour, durante il suo intervento ad un convegno organizzato ad Ankara dalla rivista economica turca <Blacksea Trend Review> sull'economia e le opportunità d'investimento dei Paesi del Nord Africa. Zagour ha detto che le relazioni economiche ed i legami di cooperazione esistenti fra il Marocco e la Turchia sono eccellenti, prova ne è il volume degli scambi commerciali bilaterali che ha raggiunto, nel 2004, i 435 milioni di dollari.
Dopo aver presentato i contributi apportati dalla firma dell'accordo di libero scambio con la Turchia all'economia nazionale, l'ambasciatore ha spiegato che esiste anche un notevole scambio di visite e informazioni fra i responsabili politici turchi e marocchini volte a favorire ed incoraggiare gli investimenti fra i due Paesi. (denaro.it)
10.12.2005

ORA L'ITALIA GIOCA LA SUA CARTA MIGLIORE

La presenza in Turchia non solo delle nostre industrie più rappresentative ma anche dei piccoli e medi imprenditori si può considerare una strategia vincente.

Blue_Stream_e_i_triunviri_del_petrolioMentre a Bruxelles, pur avendo dato l'ok all'inizio delle trattative, si tentenna sull'entrata della Turchia nell'Unione europea, le industrie italiane già da tempo strizzano l'occhio a questo gigantesco potenziale economico e portano avanti i loro affari.
I politici italiani non sono da meno. Il 17 novembre il primo ministro Berlusconi ha partecipano sul Mar Nero all'inaugurazione del <Blue Stream>, il gasdotto proveniente dalla Russia e sponsorizzato dall'<Eni>. Lo stesso presidente della Repubblica italiana Carlo Azeglio Ciampi, accompagnato dal ministro degli Esteri Gianfranco Fini, ha portato a termine la sua vista di Stato ad Ankara ed Istanbul.
E' stata l'occasione per articoli della stampa locale sulle relazioni italo-turche. <Hurriyet>, sotto un titolo "Italia" a caratteri cubitali, ha pubblicato in prima pagina una grande fotografia di Ciampi ed un articolo scritto dallo stesso presidente italiano, il <Milliyet> ha scritto di "Assedio degli uomini d'affari italiani in Turchia" e si è soffermato sull'incontro di circa 600 imprenditori italiani con circa 1200 aziende turche e sul fatto che l'Istituto italiano per il Commercio estero aveva organizzato per essi circa 2900 appuntamenti bilaterali.
La Turchia, del resto, da tempo si è rivelata ottima meta d'affari per le imprese italiane. Situata in una posizione privilegiata, al centro del nodo strategico che salda l'Europa al Medio Oriente, nell'ultimo decennio ha avuto un processo di evoluzione tale che ha consentito il passaggio da un'economia essenzialmente agricola artigianale, ad una economia industrializzata, integrandosi sempre di più con i Paesi della CEE. Non a caso attualmente lo Stato turco risulta essere il principale partner commerciale dell'Unione Europea. E l'Italia, preceduta solo dalla Germania e dalla Russia, risulta essere partner privilegiato, al terzo posto nell'esportazione verso la Turchia e quarto Paese suo cliente.
Il segreto di questa "intesa" economica è nel fatto che l'Italia e la Turchia presentano una struttura economia simile e nello stesso tempo complementare. In entrambe i Paesi c'è una forte presenza di piccole e medie imprese e i settori di primario interesse sono i medesimi. Il partner italiano offre capitali e tecnologia nel settore tessile e nell'abbigliamento, automobilistico e agricolo, nella pelletteria e nel mobilificio, mentre le imprese turche sono forti nella manodopera specializzata locale e in una capillare conoscenza dei mercati, soprattutto di quelli limitrofi dell'Asia Centrale (repubbliche turcofone, Afganistan e Iraq).
La prima a tentare con successo il gemellaggio economico fu la <Fiat>, quando nel 1968 iniziò la produzione dei suoi autoveicoli attraverso le fabbriche della <Tofas>, fino a diventare attualmente la prima esportatrice turca di automobili (soprattutto con i modelli <Doblò> e <Palio>, la cui produzione è stata trasferita in Turchia dal Brasile).
Ora sono circa 7.180 le aziende italiane già impegnate in Turchia e provengono soprattutto da Lombardia e Veneto. Ma tra le regioni con il maggior numero di aziende che scelgono questo Paese mediterraneo rispetto al resto del mondo, in testa c'è l'Emilia Romagna (9.3% del numero totale di aziende emiliane che commerciano con l'estero).
Del resto, degli otto mulini che la <Barilla> possiede (di cui cinque in Italia) uno è dal 1994 a Bolu, nel nord della Turchia e non solo offre un'enorme quantità di semola di grano duro occorrente a tutto il Gruppo, ma anche la trasforma grazie agli stabilimenti adiacenti - tra cui uno dei sette pastifici <Barilla> nel mondo - e produce e confeziona pasta molto apprezzata dai turchi stessi sotto il marchio <Filiz>, industria turca con cui è gemellata.
Mentre la Lombardia ha puntato l'occhio soprattutto nella zona dell'Egeo (con centro a Smirne), per la sua posizione geografica ideale, con infrastrutture e trasporti efficienti e con uno sbocco strategico sul Mediterraneo, il Veneto ha mire ad Est, nella regione di Gaziantep, crocevia obbligato tra il Medio Oriente, il Caucaso e l'Asia Centrale, oltre ad essere al centro della Regione del Gap (enorme progetto idrico dell'Anatolia del Sud-Est, che comprende il Tigri e l'Eufrate) e della "zona franca" che offre esenzioni fiscali, possibilità di magazzini e terreni a basso prezzo, procedure burocratiche ridotte al minimo ed importazioni in esenzione doganale. Nel settore della trasformazione agro-alimentare, l'Emilia Romagna dimostra sempre più interesse verso la Cilicia, la zona agricola più produttiva dell'Anatolia, anch'essa avvantaggiata dall'essere "zona franca".
La popolazione turca di ogni ceto sociale è fiduciosa verso questa ricerca di manodopera turca e di questi investimenti italiani, nella speranza che aumentino così i posti di lavoro e le possibilità di elevare il proprio standard di vita.
E così, mentre sui canali tv e sui giornali turchi aumenta sempre più la pubblicità di prodotti italiani, fino a pochi anni fa impensabili, la gente comune, che non si può permettere il lusso di marche prestigiose, si accontenta di comprare al bazar abbigliamento, calzature, cosmetici, mobilia e suppellettili per casa e uffici Made in Italy  (vero o falso che sia), perché sicuramente - sono convinti - garanzia di buona qualità. (M.Z/AsiaNews,it)
10.12.2005

MESSA A PUNTO LA PRIMA BANCA TURCO-GRECA

Si chiama <Aegean Business Bank> ed opererà nei due Paesi per decenni in aperto conflitto per questioni politiche e territoriali.

Grecia e Turchia iniziano la collaborazione nel settore bancario: uomini di affari dei duePaesi hanno messo a punto un accordo per dar vita alla prima banca, la <Aegean Business Bank>, che opererà nei due Paesi per decenni in aperto conflitto per questioni politiche e territoriali. A riferire la notizia è l'agenzia di stampa greca <Ana>. La nuova banca inizierà ad operare ad Atene e Smirne ma sono già previsti dei piani di espansione con l'apertura di sedi ad Ankara ed Istanbul e nei porti di Salonicco e del Pireo. Entro cinque anni, il nuovo istituto dovrebbe contare 26 filiali con 360 addetti nei due Paesi.
Dotata di un capitale di 60 milioni di euro, la banca greco-turca dovrebbe diventare operativa immediatamente dopo l'approvazione dello statuto da parte della banca centrale
greca. (Agi
10.12.2005

AGGRESSIVITA' TESSILE

L'accordo commerciale della Turchia con gli Usa non farà che bene ad Ankara la cui crescita nell'export dovrebbe raggiungere nel 2006 i 3 miliardi di dollari.

Suleyman_OrakciogluIl presidente della influente Associazione degli Esportatori di Abbigliamento di Istanbul, Suleyman Orakcioglu, ha dichiarato che l'Accordo commerciale esistente con gli Usa in campo tessile deve "obbligare" gli esportatori turchi ad operare con più aggressività su quel mercato. Nel 2006, l'export di abbigliamento e tessuti verso gli Usa dovrebbe superare i 2 miliardi di dollari Usa, ma l'ampiezza e la sofisticatezza del mercato statunitense dovrebbero consentire una crescita dell'export nel 2006 sino a raggiungere la cifra di 3 miliardi di dollari, un vero e proprio record per l'export turco. Il presidente Orakcioglu ha, inoltre, annunciato una serie di iniziative promozionali di rilievo sul mercato statunitense nel 2006. (Ice Istanbul)
10.12.2005

LA MISSIONE 

Ciim-Brasile e Ciim-Turchia promotori di un viaggio imprenditoriale turca che ha toccato le maggiori città del Paese sud-americano.

Aldo_KaslowskiCiim-Brasile e Ciim-Turchia sono stati i promotori della missione imprenditoriale turca che si è aperta il 3 dicembre e che si chiuderà oggi 10 dicembre in Brasile .
Aldo Kaslowski, vice Presidente della Confederazione, è arrivato accompagnato da una delegazione di Imprenditori Italiani operanti in Turchia ed in particolare da una rappresentanza del <Tusiad International>, la Confederazione degli Industriali ed Imprenditori turchi.
L' obiettivo della Confindustria turca è stato quello di incrementare i rapporti commerciali e l' interscambio tra Turchia e Brasile e per farlo ha scelto il business network della Confederazione degli Imprenditori Italiani nel Mondo.
A ricevere la delegazione proveniente della Turchia è stata,dunque, la Ciim-Brasile guidata da Sandra Papaiz, con l'appoggio determinante della Falp, la Fondazione Angela e Luigi Papaiz. Dopo San Paolo la missione si è spostata a Brasilia e a Rio de Janeiro.
In programma incontri di alto livello con <Ciesp>, <Bovespa<, <Unibanco> ed in particolare con la Camera di Commercio italo - brasiliana, con il presidente Edoardo Pollastri, vice presidente Ciim-Brasile. (Aise)
10.12.2005

USCITA LA <TOYOTA> N. 500.000

Si tratta del modello <Corolla Verso> prodotta nella fabbrica di Adapazari il cui obiettivo è molto ambizioso. Successo anche della <Corolla Sedan> e della <Corolla Station Wagon>.

La_500.000_ToyotaToyota SA produced its 500,000th automobile, a Mpv model Corolla Verso, at its 11-year-old factory in Adapazari. Toyota Motors Europe Chairman and Ceo Shinichi Sasaki said at a ceremony marking the event that the car represents the long road Toyota SA has traveled and its commitment to the future.
Sasaki said the Turkish factory, the leading supplier of Toyotas to Europe, will export 2.2 billion euros worth of automobiles by the end of the year. Major European markets now include Germany, France, Italy and the UK.
"Toyota Turkey has stimulated some great developments from a production and financial point of view," said Sasaki.
The Adapazari factory represents a large investment in the Turkish economy for the Japanese firm, which has invested 730 million euros in the production project. Investments have totaled 400,000 euros alone since 2000, when the Toyota factory integrated into the European market. That same year Sabanci Holding bought a 65 percent stake in the factory, while Toyota still retains almost full ownership of Toyota Motor Manufacturing Turkey.
Sasaki said the factory has fulfilled 90 percent of its goal to produce 140,000 automobiles this year for export to Europe. Exports account for 93 percent of the factory's production.
The factory currently produces three Toyota models: the Corolla sedan, the Corolla station wagon and the Corolla Verso.
Despite the success of the plant and its production, which is now running at 100 percent capacity, Toyota has not announced any plans for immediate expansion.
"At this moment there is no complete plan for expansion, but it is an ongoing issue," said a Toyota official. (Turkish Daily News)
10.12.2005

DELEGAZIONE DI SINDACI TURCHI IN PUGLIA

Arriverà lunedì prossimo. In programma una serie di incontri per costruire un ulteriore pezzo del progetto di integrazione con il Paese del premier Erdogan. L'"Osservatorio Itenets". Come intervenire anche su altre problematiche che non siano necessariamente quelle economiche-commerciali.

Silvia_Godelli"Costruire un legame economico oltre che culturale, con le nostre comunità all'estero, può essere una forte leva di sviluppo. Può attrarre investimenti in Puglia e insegnarci come strutturare al meglio i sistemi formativi e d'impresa in relazione alle esperienze maturate dai nostri conterranei nei paesi di residenza. Con un occhio al modello-Irlanda". E' il parere dell'assessore regionale al lavoro Marco Barbieri, intervenuto a Bari al seminario di presentazione delle attività dell'Osservatorio regionale sui processi formativi e lavorativi all'estero nato nell'ambito del progetto "Itenets".
All'incontro hanno partecipato l'assessore regionale al Mediterraneo, Silvia Godelli, il responsabile dell'ufficio II della direzione generale per gli italiani all'estero e le politiche migratorie del ministero degli affari esteri, Francesco Varriale, la responsabile dell'"Osservatorio Itenets" della Regione Puglia, Giulia Veneziano, la rappresentante del centro internazionale di formazione Ilo (<International labour organization>), Claudia Callegari.
Era presente, inoltre, una delegazione del centro pubblico di formazione di Seferihisar, in Turchia, a Bari per il progetto Scuola amica in collaborazione con la sede regionale <Enaip>. A questo proposito, Godelli ha annunciato che a partire dal 12 dicembre sarà in Puglia una delegazione di sindaci proveniente dalla Turchia. In programma una serie di incontri "per costruire un ulteriore pezzo del progetto di integrazione con la Turchia, che può essere un partner privilegiato. "Dobbiamo naturalmente - ha detto Godelli - anche intervenire su altre problematiche in tema di diritti umani verso le comunità del Kurdistan, con le quali abbiamo programmi di cooperazione allo sviluppo".
Oltre al progetto <Itenets>, acronimo di <International training and employment networks>, al centro dell'incontro di stamani, il Programma di partenariato territoriale con gli italiani all'estero (Pptie): iniziative entrambe promosse dal ministero degli Affari Esteri.
L'"Osservatorio Itenets" - è stato detto - ha attivato sportelli nelle Regioni dell'obiettivo 1 e fornisce un supporto metodologico e informativo per la connessione e il partenariato tra i territori italiani e quelli d'emigrazione nei settori della formazione e del lavoro. "Tanti pugliesi nel mondo hanno acquisito posizioni di rilievo - ha detto Varriale - e queste collettività rappresentano un punto di forza. Con l'aiuto del Fondo sociale europeo siamo partiti circa quattro anni fa: la speranza è le Regioni sappiano cogliere occasioni di sviluppo".
Nel 2005 è stata avviata un'iniziativa pilota sulla creazione di una rete con comunità italiane negli Stati Uniti per la definizione di profili professionali, la costruzione di curriculum formativi di supporto allo sviluppo della logistica integrata, per favorire l'internazionalizzazione dei porti e degli interporti pugliesi. "Questa analisi nel campo della logistica e della portualità - ha detto Barbieri - può essere un indicatore utile per progettare uno sviluppo nuovo della Puglia sull'esempio di quanto ha fatto l'Irlanda con le proprie comunità negli Stati Uniti. Oggi, tra l'altro, sono presenti esponenti delle nostre comunità pugliesi all'estero. E' con loro che dobbiamo costruire una rete".
Nell'ambito del Pptie, invece, è stato avviato un progetto pilota "sulla cooperazione con i paesi del bacino mediterraneo per la valorizzazione e la competitività del sistema Puglia".
"Il progetto - ha spiegato Callegari - riguarda il Marocco e la Tunisia e consiste nello stipulare un accordo di partenariato internazionale con un ente locale. L'obiettivo è un processo di governance dell'interscambio che esiste tra la Puglia e questi Paesi di vicinato e che si incrementerà in futuro secondo la politica dell'Unione europea".
Per l'assessore Godelli, infine, "attraverso i programmi sarà possibile far interagire i diversi settori della Regione, supportando le attività di internazionalizzazione del sistema Puglia con un monitoraggio di dati relativi alle possibilità di implementazione all'interno di questi Paesi. In secondo luogo, si tratta di ottimizzare quest'apporto dei pugliesi all'estero per favorire processi di sviluppo dei Paesi attraverso competenze professionali, know-how, esperienze e studio di casi che possano determinare buone prassi". (La Gazzetta del Mezzogiorno)
10.12.2005

 

L'IMMACOLATA FESTEGGIATA ANCHE AD EFESO

Nonostante non siano stati molti i pellegrini a salire sulle pendici del monte Bulbul ("la collina dell'usignolo") è stato un giorno privilegiato per i cattolici che da Smirne e dintorni si sono recati al santuario per celebrare la festività della Madonna.

La_casa_della_Vergine_ad_efesoMeriem_Ana_evi_sul_monte_BulbulPer la festa dell'Immacolata non sono stati molti i pellegrini a salire sulle pendici del Bulbul dag ("la collina dell'usignolo") sulla quale si trova la "Casa della Beata Vergine Maria". Vuoi perché ormai l'estate è finita, l'inverno si fa sentire ed i gruppi stranieri sono sciamati; vuoi perché l'8 dicembre in Turchia è un qualunque giorno lavorativo; vuoi perché il dogma dell'Immacolata Concezione non è riconosciuto dai cristiani ortodossi e protestanti.
Eppure, l'8 dicembre, proprio perché senza folle oceaniche, è stato un giorno privilegiato per i pochi cattolici che da Smirne e dintorni si sono recati a questo santuario per celebrare la Messa insieme alla comunità dei cappuccini e delle suore che ne sono custodi.
"Ancora una volta - ha commentato padre Adriano Franchini, residente a Meryem Ana Evi (la Casa di Maria) e superiore della Custodia di Turchia, - chi è venuto, sono sicuro, ne è uscito diverso. Sì, perché la casa di Maria trasmette consolazione e pace a tutti".   Perché è qui, non lontano da Efeso, che la tradizione vuole sia vissuta e morta la Madre di Gesù. "Maria non abitava proprio ad Efeso, ma nei dintorni, dove si erano stabilite alcune sue amiche. La sua casa si trovava in cima ad una montagna... si tratta di una regione solitaria, abbellita da colline fertili e dolci, con alcune grotte adattate a casa e radi alberi dal tronco liscio, ombrosi e a forma di piramide. Solo la casa della Madonna era in pietra; un sentiero dietro la casa si inerpicava verso la montagna dalla cima rocciosa, da cui era possibile vedere Efeso e il mare costellato di isole".
E' sulla scorta di queste indicazioni di Anna Katharina Emmerick, una mistica tedesca del XIX secolo, che un sacerdote lazzarista che insegnava nel collegio Sacro Cuore di Smirne e due suoi amici si avventurarono sulle alture che sovrastano le rovine di Efeso, sulla costa egea della Turchia, e il 29 luglio 1891 trovarono, accanto ad una sorgente d'acqua, i resti di una casa, meglio ancora di una cappella, seminascosta dagli alberi, proprio come indicato dalle visioni della mistica.
Particolare_della_casa_della_Vergine_MariaForse non si arriverà mai a definire l'autenticità di questo santuario nei cui pressi fin dai tempi antichi i cristiani si recavano in pellegrinaggio tutti gli anni nell'ottava della festa della Dormizione di Maria (15 agosto) - la nostra Assunzione - perché ritenuto tomba della "Tutta Santa", è certo comunque che ogni anno più di un milione di persone vengono a visitare questa "Casa della Madonna". E fu meta di pellegrinaggio anche di papa Paolo VI e di Giovanni Paolo II.
Nei documenti ufficiali del Governo turco, questo luogo è menzionato come museo a tutti gli effetti, ma in realtà i visitatori, qualunque sia la loro nazionalità, cultura, lingua o religione, nonostante il biglietto d'ingresso che devono pagare, lo considerano un luogo sacro.
In mezzo al silenzio e al verde, una casa semplice, in mattoni, composta da due vani identificati come il soggiorno e la camera da letto della Vergine che qui avrebbe concluso la sua vita terrena. La luce soffusa che entra dalle piccole finestre è resa ancora più suggestiva dalle innumerevoli candele che incessantemente illuminano questo piccolo santuario.
Padre Tarcy, cappuccino indiano che è qui presente da quasi una decina d'anni confida: "Spesso si vedono persone, uomini e donne, giovani e vecchi, profondamente commossi o addirittura in lacrime e viene loro da chiedere: "Perché piangi, sei triste?". La risposta è sempre la stessa: "No, non sono triste, sono profondamente toccato, provo qualcosa di speciale, una pace, una gioia, una calda accoglienza, una felicità che... vorrei stare qui per sempre".
E altri aggiungono: "Questo è un posto speciale, un luogo sacro. Sento la presenza di Maria, nostra Madre; Lei certamente ha vissuto qui".
Forse questi commenti dei molti visitatori, commenti autentici, sinceri, onesti, veri e amorevoli, sono la più grande prova che Maria, la Madre di Gesù ha vissuto qui negli ultimi anni della sua vita ed è morta qui, che l'Assunzione è avvenuta qui, conferma questo frate che stretto nel suo saio appare ancora più longilineo ed etereo.
"Ci sono due tradizioni relative agli ultimi anni della vita della Madonna: alcuni dicono che Maria arrivò a Efeso con Giovanni ma poi tornò a Gerusalemme dove morì. Secondo altri, invece Maria passò gli ultimi anni della sua vita nella casa che Giovanni costruì per lei sulle colline vicino all'antica Efeso, vivendo silenziosamente e in preghiera. Io sono convinto che qui continua a vivere lo spirito di Maria e lo si sente. Chi entra qui viene avvolto da una pace interiore intensa, siano essi fidanzati, sposati o no, vedovi o divorziati, uomini o donne, giovani o anziani che dopo molte lotte, fatiche e dolori qui si sentono accolti e messi a proprio agio possono riposare, come membri di un'unica famiglia a qualunque religione appartengano".
Ognuno si sente a casa. Se infatti Meryem Ana Evi è luogo di preghiera per i cattolici che vi abitano tutto l'anno e che ogni mattina vi celebrano la santa Messa ed è luogo di visita devota per i cristiani della Turchia e di tutte le nazioni del mondo, i quali pur appartenendo a varie Chiese, hanno qui la possibilità di celebrare nella propria lingua e tradizione, è meta di pellegrinaggi anche di musulmani. Nel Corano, infatti, solo una donna è menzionata circa trenta volte: Maria, la Madre del Profeta Gesù. "Quando le nostre sorelle e i nostri fratelli musulmani vengono a Meryem Ana Evi - prosegue padre Tarcy, -  non vengono in veste di turisti e di semplici visitatori: essi vengono per pregare. Forse è l'unico posto al mondo in cui gente delle due grandi religioni - Islam e Cristianità - possono pregare insieme senza tensioni.
Arrivano da soli, con la famiglia, in gruppi organizzati, scolaresche e persino squadre di militari.  Secondo una loro usanza legano strisce di stoffa ai rami degli alberi: è la loro preghiera che innalzano al Cielo per ottenere grazie particolari o per essere liberati dal Male. E così ulivi e arbusti rampicanti sono sempre vestiti a festa. E in questi giorni di dicembre saranno soprattutto loro, i musulmani nostri vicini, a venire a pregare quassù".
"Anche chi non appartiene a nessuna fede religiosa, ma apprezza il valore e il significato del silenzio, della pace, dell'incontro e della riflessione, si ferma volentieri al refrigerio dei platini secolari e trova conforto".
Una cosa abitualmente non sfugge e rimane impressa nella mente del pellegrino: la statua di Maria posta sopra l'altare è senza mani. Quando venne ritrovata, dopo la guerra d'indipendenza turca del 1922, era così e nessuno ha mai pensato di farne fabbricare di nuove, forse perché Maria, dopo aver accolto tutti, invita ad essere le sue mani nel mondo.
Pio XII il 22 luglio 1957 scrisse a mons. Descuffi, allora arcivescovo di Smirne, elogiandolo per lo zelo dimostrato verso Meryem Ana Evi, "dov'è tradizione che si conservi il sepolcro di Maria" e la indicò come "un Centro di culto mariano unico al mondo, dove i credenti cristiani e musulmani di ogni rito e di ogni nazione possono incontrarsi per venerare la Madre di Gesù e verificare la verità di queste parole profetiche: "Tutte le generazioni mi chiameranno beata". (Asianews.it)
10.12.2005

 

ALLARME INFANZIA AD ISTANBUL

E' stato lanciato dal governatore della metropoli. Bambini che vengono costretti dai genitori a lavorare per le strade. Il 10.5% di questi sarebbe di età compresa tra i 5 e i 9 anni. Alcuni sarebbero anche ladruncoli.

Accattonaggio_minorileChildren as young as five are being forced by their impoverished parents, mostly migrants to Istanbul, to work on the streets of Turkey's biggest city, according to an official report carried on Thursday by the Turkish press.
The report by the Istanbul Governor's Office for a parliamentary commission says 10.5 percent of children working the streets are aged between five and nine, 28.5 percent between 10 and 12 and 40.3 percent between 13 and 15.
The study was conducted among 2,655 children from poor families who moved to Istanbul from other regions, notably the Southeast, which is the poorest part of the country.
Economic reasons are the primary factor forcing parents to make their children work on the streets daily, trying to earn a meager wage selling tissues, flowers, small gadgets and trinkets.
The report did not say how many children are working on the streets of this metropolis of more than 12 million, but the Ankara office of the International Labor Organization (ILO) estimated their number at several thousand.
The ILO stressed that the problem is not endemic to Istanbul and deplored similar practices in other regions, notably in Diyarbakir, the biggest city of the Southeast, where unemployment runs high.
Turkish law forbids anyone under the age of 15 from working.
Theft primary occupation: According to the report, top among the crimes perpetrated by street children are theft, fraud and assault. Children committed 905 assaults, 623 car thefts and 547 muggings this year in Istanbul. Among those interviewed, 20.7 percent said the main reason why they were on the streets was failure to get along with families, family abuse was cited by 20.6 percent, while 17.1 percent said they were forced to work on the streets. Split families and friends are another reason why children live on the streets.
Most juvenile criminals are boys: In 2005, children were involved in 9,501 criminal incidents and 11,717 juveniles were taken into custody as a result. Nearly 90 percent of juveniles taken into custody were boys.
The report says 84 percent of the children live with at least one of their real parents. In other words, the parents are mostly aware and even sometimes force their children to do what they do.
Among children involved in criminal activities, only 4 percent are drug addicts, the report says. (Turkish Daily News)
10.12.2005

SEPPELLITO AD ANTALYA IL BAMBINO SBRANATO DAI PITBULL IN SVIZZERA

Il padre del piccolo ha chiesto giustizia ma ha detto di non provare odio nei confronti del padrone dei cani, un italiano con precedenti penali.

I_pittbulIl piccolo Suleyman, il piccolo di sei anni ucciso a Oberglatt da tre pitbull mentre stava andando all'asilo, è stato seppellito nella Turchia meridionale, nei pressi di Antalya. Il padre della vittima ha chiesto che sia fatta giustizia, ma anche detto di non provare odio nei confronti del proprietario degli animali che hanno sbranato suo figlio. Intanto, sull'italiano 41enne fermato dalla polizia sono emersi nel frattempo maggiori dettagli e oggi il <SonntagsBlick> ha pubblicato in prima pagina la sua foto e rivelato il suo nome. L'uomo non era già conosciuto unicamente dalle autorità svizzere: la polizia italiana lo aveva arrestato nel 2002 per reati legati alla prostituzione. 
Il 41enne, che si trova in detenzione preventiva assieme all'amico che lo ospitava a Oberglatt, era finito in manette tre anni fa a Udine. Stando a informazioni del <SonntagsBlick>, lui e cinque complici avevano attirato nella Penisola delle ragazze provenienti dall'Europa dell'est promettendo loro un lavoro. In realtà le giovani venivano obbligate a prostituirsi. L'uomo si era poi trasferito in Svizzera dove si era subito fatto notare per i suoi modi giudicati arroganti e per i suoi cani. Nel 2004 aveva ricevuto una multa perché i pitbull erano stati trovati in giro senza sorveglianza.
Sempre l'anno scorso l'uomo si era rifiutato di pagare l'affitto per un piccolo appartamento in cui viveva a Gockhausen, nei pressi di Zurigo, con l'amica. Recentemente il suo permesso di soggiorno era scaduto, ma l'italiano continuava a risiedere in Svizzera.
Per far in modo che drammi del genere non si ripetano più, l'Uft sta studiando una serie di misure da adottare. Fra le varie idee vi e' quella di una formazione per i padroni di cani, che sarebbe obbligatoria per animali con peso superiore ai 15 chili. Si sta pure discutendo di un divieto per le razze canine pericolose, ma "la maggior parte degli esperti ritengono che non sia una misura adeguata per la soluzione del problema", ha sottolineato 
Wyss.
Non la pensano così il <Blick> e i suoi lettori. Il giornale svizzero-tedesco ha infatti lanciato una petizione indirizzata al consigliere federale Joseph Deiss, responsabile del ministero dell'Economia, in cui si chiede il divieto dei pitbull e di tutti gli incroci con questa razza in Svizzera. Stando al quotidiano, in un giorno 1000 persone hanno aderito all'iniziativa.
<Le Matin Dimanche> ma messo in risalto il fatto che tale proibizione sia già in vigore dal 1993 in Turchia, paese natale della vittima. Secondo informazioni del goprnale, la stampa di Istanbul ha riportato la vicenda ma ha evitato di usare un tono accusatore e di fare allusioni agli incidenti a margine dell'incontro di calcio fra la Turchia e la Svizzera. Alcuni lettori del sito del quotidiano <Hurriyet> non hanno però esitato a collegare i due episodi. La maggior parte degli internauti si è stupita che i pitbull siano autorizzati in Svizzera quando nel loro Paese la vendita è vietata. Si tratta della prova, per taluni lettori, che la Turchia è più avanzata in questo campo della Svizzera, nonostante quest'ultima dia lezioni di civiltà.(Adnkronos)
10.12.2005

TURCHIA D'EUROPA, EUROPA DELLA TURCHIA QUALI LE NOVITA'

Nelle scorse settimane si è tenuta a Istanbul la fiera del libro, dedicata alle relazioni con l'Europa. Tra le decine di scrittori, star mediatiche o autori al debutto. Tra questi anche Nedim Gursel, romanziere e saggista turco, tradotto anche in Italia. Un'intervista a cura di Fabio Salomoni di <Osservatorio sui Balcani>.

Nemin_GurselEra il 1982. La prima fiera del libro di Istanbul ospitò 26 espositori e accolse circa ventimila visitatori. L'edizione del 2005 che si è tenuta nelle scorse settimane ha visto l'affluenza di 317.000 persone che hanno visitato gli stand allestiti da 450 espositori ed hanno partecipato alle circa 250 manifestazioni collaterali - presentazioni, dibattiti, letture - che si sono dipanate nel corso degli otto giorni della fiera. Un'edizione dedicata alle relazioni con l'Europa "La Turchia d'Europa/L'Europa della Turchia" con un occhio di riguardo rivolto ai lettori del futuro. "I bambini devono conoscere libri al di fuori di quelli usati a scuola. Purtroppo per molti di loro però in Turchia non esiste questa possibilità. La fiera rappresenta quindi un'opportunità", ha dichiarato l'organizzatore, Deniz Kavukcuoglu. E nel complesso sono stati più di 80.000 gli studenti delle scuole elementari e medie che si sono rumorosamente riversati tra gli stand della fiera.
All'interno del coro di generale entusiasmo che ha accompagnato l'iniziativa non sono però mancate le voci critiche. "Guardando ai dati relativi all'affluenza si perde di vista la situazione tragica in cui versa il settore. Per ogni libro si stampano tra le 500 e le 2000 copie. La stampa mostra di interessarsi al libro solamente durante questa settimana", ha ricordato Omer Faruk della casa editrice Ayirinti.
Tra le decine di scrittori, star mediatiche o autori al debutto, presenti alla fiera anche Nedim Gursel, romanziere e saggista turco che vive da più di vent'anni a Parigi. Tra le sue opere tradotte in italiano "L'ultimo tramway", "Il romanzo del Conquistatore" e "Ritorno ai Balcani".
Qual'è il suo rapporto con la Fiera del Libro?
Io sono una sorta di abbonato di questa fiera del libro per molte ragioni: in primo luogo perchè il coordinatore della Fiera, Kavukcuoglu, è un vecchio amico ed è anche un grande piacere rivederlo ogni anno. La cosa più importante poi è che la fiera rappresenta per uno scrittore turco che vive all'estero l'occasione per incontrare i suoi lettori. Io vengo regolarmente ogni anno. Inizialmente mi dispiaceva che la fiera fosse lontana dal centro ma alla fine ci siamo abituati. Per quanto mi riguarda in questi giorni ho avuto la possibilità di incontrare i miei lettori per firmare le copie del mio ultimo libro. (Izler ve Golgeler/Tracce ed Ombre) E' andata molto bene, ho avuto l'occasione per chiaccherare un pò con loro, di incontrare il mio editore e di bere un bicchiere di vino anche se siamo nel mese del Ramadan ma il mio editore difende i principi laici, quindi tutto va bene.
Quali cambiamenti ha notato nel corso degli anni, nel pubblico e negli espositori della fiera?
Il grande cambiamento rispetto agli anni precedenti è che ora la fiera del libro si svolge in contemporanea ad una fiera dell'arte, ci sono delle gallerie d'arte che espongono. Personalmente mi interessa molto vedere cosa succede in campo artistico in Turchia perchè so che si vive un momento di grande fermento, la Biennale che ho avuto occasione di visitare ne è un'ottima prova. Anche l'inaugurazione del museo di arte moderna di Istanbul, c'è grande fermento nel campo delle arti plastiche.
Anche il settore editoriale è in forte sviluppo, il pubblico può accedere a molti più libri ma il numero dei lettori non aumenta proporzionalmente, almeno così si dice qui. In precedenza rimanevo più tempo, per visitare gli stand e le nuove uscite, quest'anno purtroppo non ho ancora avuto questa opportunità. Per quanto riguarda i miei lettori ho potuto constatare che, nonostante i miei libri non siano molto facili da leggere, tra essi vi sono molti giovani e soprattutto ragazze.
Per usare il titolo di un suo saggio qual'è il paesaggio letterario della Turchia contemporanea?
E' un paesaggio sempre più vario, che io trovo sempre più ricco ma ho l'impressione che gli scrittori di cui i media parlano più spesso non siano i migliori. Il mio editore (Dogan.Ndt) per esempio appartiene al più grande gruppo media in Turchia e si interessa soprattutto di giovani, c'è un gran numero di autori giovani che scrivono romanzi e racconti. Nonostante questo ed il fatto che la casa editrice appartenga ad un grande gruppo, i media non ne parlano molto, e tra loro ce ne sono di veramente bravi. Per quanto riguarda il paesaggio letterario turco mi sembra un po' flou, cioè non sembrano affermarsi delle tendenze dominanti. E' anche vero che io da qualche tempo leggo sempre meno autori turchi perchè attualmente sono molto interessato ad altro, al rapporto che lega alcuni artisti con detrminati luoghi geografici.
Trovo però che la poesia continui a rappresentare una parte fondamentale della nostra letteratura, ed il romanzo certo. Vorrei però fare un'osservazione che va un pò controcorrente rispetto all'atmosfera di questa fiera: il fenomeno editoriale di questi ultimi tempi ( Questi pazzi turchi, Ndr) in realtà non contiene nulla di interessante, solamente molte informazioni, non c'è però nessuno stile e nessun talento. La gente, i giovani leggono molto questo genere