I TRE
PRINCIPI
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Di
pace, libertà e sicurezza nel bacino del Mediterraneo si è
parlato in Turchia nel corso di una "due giorni" di lavoro
della delegazione parlamentare italiana. |
Ankara e Istanbul. Queste le tappe della
"due giorni"' di lavoro della delegazione parlamentare italiana in visita in Turchia. Guidata da Monica Baldi,
responsabile dell'esecuzione del protocollo parlamentare italo-turco e di cui fanno parte Domenico Borsa, Laura Cima,
Giuseppe Fanfani, Nitto Palma e Guglielmo Rositani, la delegazione italiana al suo arrivo ad Ankara
è stata ricevuta da una analoga delegazione del Parlamento turco, guidata da
Zeynep Karahan Uslu, nella sede della Grande Assemblea Nazionale. Successivamente, prima dell'avvio dei lavori del
seminario bilaterale, i parlamentari italiani hanno incontrato presso il Parlamento di Ankara il
presidente Bulent Arinc.
Sul tavolo del confronto i temi legati al negoziato di adesione della Turchia all'UE (avviato ai primi di ottobre
scorso), la cooperazione nella lotta all'immigrazione clandestina, ma anche i cambiamenti climatici ed i disastri
naturali.
"Dopo la decisione presa dal Consiglio europeo del 3 ottobre scorso - ha dichiarato la Baldi all'agenzia
<Universalnews> - accesa è la discussione sull'adesione della
Turchia all'UE che intende, con l'attivazione dei negoziati, garantire pace,
libertà e sicurezza specie nel Bacino del Mediterraneo. E questo è il tema principale che abbiamo
affrontato durante l'incontro con i colleghi turchi. E i risultati sono sicuramente soddisfacenti".
La delegazione italiana, si è poi trasferita ad Istanbul dove è stata ricevuta dal sindaco e dal governatore della metropoli turca
sul Bosforo. (Agi)
10.12.2005
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UNA SFIDA
GIGANTESCA
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Il
pensiero di Giovanna Melandri che la parlamentare Ds ha
manifestato al <Policy Network> di Bruxelles a proposito di
UE e Turchia. |
''Non esiste un'Europa politica,
sociale e istituzionale, se non siamo capaci di costruire un'Europa anche culturale''.
E' uno dei messaggi centrali illustrati da Giovanna Melandri, parlamentare dei Ds, alla conferenza organizzata a
Bruxelles dal <Policy Network> sul futuro dell'Unione Europea dopo lo battuta d'arresto provocata dai due
"no" ai referendum
in Francia e Olanda.
''L'ingresso nell'UE della Turchia, stato islamico ma secolarizzato e democratico,
è una grande opportunità anche
dal punto di vista culturale'', ha proseguito Melandri, spiegando che ''aiuterebbe l'Europa ad esercitare quella forma di soft power che dovrebbe caratterizzarla a livello internazionale''.
L'arrivo del Paese islamico rappresenta una ''sfida gigantesca, più per l'UE che per la Turchia'',
ha precisato,
osservando che dal punto di vista economico ''con questa struttura di bilancio l'Europa non
può permettersi l'ingresso
della Turchia. Uno dei temi emersi alla conferenza è stato quindi anche quello di ripensare il budget europeo per renderlo
più funzionale alle sfide dell'allargamento''.
Venendo all'importante tema del multi-culturalismo, Melandri ha osservato che ''l'Europa non
può identificarsi in una sola
cultura: è un processo politico che lega Paesi diversi e incorpora
identità multi-culturali e un processo di integrazione multi-culturale''. La cultura europea ''non
può essere definita se non come processo. Il processo di unificazione europea
è il più grande esperimento di integrazione multi-culturale mai tentato nella
storia''. (Ansa)
10.12.2005
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IDENTITA'
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Patriarcato
ecumenico di Costantinopoli e Vaticano d'accordo sull'ingresso
di Ankara nell'Unione Europea. Bartolomeo I intervistato da
<Rai Uno>. |
"Il patriarcato ecumenico ed io stesso
siamo stati sempre in favore della prospettiva europea del nostro Paese. Crediamo che la Turchia appartenga all'Europa, e
questo incontro di religioni e culture non può che portare qualche cosa di buono per ambedue le parti". E' il "via libera"
di Bartolomeo I che, intervistato per la trasmissione "A Sua Immagine" di
<Rai Uno>, ha sottolineato come già ora esista in
molti Paesi europei una forte presenza di musulmani tra i cristiani. "In Europa - ha spiegato - ci sono tanti musulmani:
turchi, dall'Africa del nord, dall'Asia. Non dobbiamo avere paura di un'altra religione, un'altra cultura".
Secondo il Patriarca ecumenico, "la Turchia dopo alcune riforme e dopo un cambiamento di
mentalità sarà pronta per
essere accettata come membro dell'Unione Europea". Bartolomeo I ha ribadito la
necessità del dialogo
interreligioso per la lotta contro la violenza e il terrorismo.
"Il nostro patriarcato - ha detto - è un pioniere del dialogo con l'Islam. Questo dialogo con l'Islam moderato
è molto utile per eliminare pregiudizi del passato, costruire ponti fra di
noi, per meglio conoscerci, per aumentare il rispetto reciproco e
così allontanare il pericolo del terrorismo, il fanatismo
religioso, che e' la specie più esagerata e non accettabile
del fanatismo, perché fanatismo e religione è una contraddizione".
Il dialogo teologico tra Chiesa cattolica e Chiesa Ortodossa "è entrato in un nuovo periodo, in una nuova fase
piena di speranze". "Adesso - ha spiegato il patriarca ecumenico - abbiamo scelto come soggetto essenziale della nuova
fase del nostro dialogo l'ecclesiologia, e nei prossimi anni avremo modo di discutere il problema del primato del vescovo di
Roma, che costituisce il più grande ostacolo per l'unita' perfetta tra le due Chiese". Anche il card. Walter
Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l'Unità dei Cristiani
ha sottolineato che "le Chiese ortodosse ci sono molto vicine dal punto di vista dogmatico, il vero problema
è il primato di
Pietro". "Abbiamo lo stesso credo, gli stessi sacramenti, lo stesso episcopato - ha aggiunto il porporato - e
ciò da' una
grande vicinanza. Non vogliamo abbandonare la nostra fede, né gli ortodossi, ma possiamo imparare gli uni dagli altri e
così
possiamo crescere nella carità e nella verità". (Agi)
10.12.2005
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UNA BUONA
NOTIZIA
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Il
pensiero dello sceicco di Meleviye, Nail Kesova, intervenuto circa il
viaggio che il Pontefice Benedetto XVI farà il prossimo anno in
Turchia. |
"La visita del Papa
è una notizia molto
buona. Speriamo possa realizzarsi il prima possibile, speriamo di vederlo qui e di accoglierlo". Lo ha dichiarato lo sceicco
di Meleviye, Nail Kesova, in un'intervista ad "A Sua Immagine", la rubrica religiosa di
<Rai Uno>. "Desideriamo conoscerlo e
farci conoscere da lui", ha aggiunto lo sceicco, per il quale "la visita avrebbe dovuto realizzarsi gia' quest'anno". "E'
importante - ha spiegato - accettarsi, rispettarsi, capirsi: impareremo a volerci bene.
Perché spesso, se non ci
conosciamo, diventiamo nemici".
Sulla stessa linea anche l'imam della moschea Sisli di Istanbul, Huseyn Erek, che vede bene la visita del Papa ed
anche l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea. "I negoziati - ha affermato - daranno vita ad una nuova armonia
tra il popolo turco e quelli europei. Noi crediamo che la Turchia faccia gia' parte dell'Europa, da 400 anni. In questi
quattro secoli, abbiamo provato gli stessi sentimenti, condiviso gli stessi punti di vistaÂà siamo uguali. Da diversi
decenni, i turchi sono emigrati in Europa per lavorare e si sono integrati nei Paesi ospitanti. Per centinaia di anni, la
Turchia ha avuto territori nei confini europei. Ci sentiamo parte dell'Europa". (Agi)
10.12.2005
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...ED IL
BENVENUTO
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Sicuramente
- come ha osservato Nahide Bozkurt, insegnante di Storia dell'Islam
- Benedetto XVI nel suo prossimo viaggio in Turchia sarà molto
seguito. |
Benedetto
XVI sarà "più che benvenuto" in Turchia, secondo quanto ha
detto a Zenit> una professoressa turca di Storia dell'Islam.
Nahide Bozkurt, che si trova a Roma come professoressa invitata
all'Istituto
di Studi su Religioni e Culture dell'Università Gregoriana,
ha spiegato che per i musulmani turchi il Papa è "un uomo
spirituale e santo".
Benedetto XVI ha previsto un viaggio in Turchia per il 2006.
Mercoledì 30 novembre, ricorrenza della festa di Sant'Andrea,
come è ormai tradizione, una delegazione vaticana si è recata a El
Fanar (Istanbul) per celebrare con il Patriarcato Ecumenico la
memoria liturgica dell'apostolo.
"Molta gente crede nel Papa. Ha potere spirituale. Se verrà in
Turchia sarà molto apprezzato", ha assicurato la Bozkurt.
Nahide Bozkurt è la prima donna ad insegnare Storia dell'Islam in
una Facoltà di Teologia della Turchia, mentre a Roma insegna
l'Islam a studenti cristiani.
"A Roma mi sento come a casa; non ho affatto la sensazione di
stare all'estero, mi trattano con molta familiarità", ha
confessato spiegando la sua esperienza di insegnamento in
un'Università Pontificia romana.
"Gli alunni che seguono le mie lezioni qui a Roma, tutti
cristiani, hanno molta voglia e capacità di imparare e non hanno
alcun pregiudizio sull'Islam, e questo mi rende felice", ha
aggiunto la Bozkurt, docente presso la Facoltà di Teologia di
Ankara.
"Qui si possono incontrare persone di tutte le età e di tutto il
mondo che vogliono imparare la Teologia ed approfondire la propria
religione, e l'atmosfera è molto positiva; mi meraviglia il
sacrificio di tanta gente che dedica anni a conoscere la sua fede,
è incredibile", ha osservato.
In Turchia la professoressa illustra l'Islam attraverso la storia
ed è esperta del testo coranico. Quando le è stato chiesto se in
Turchia le sue studentesse indossano il velo, ha risposto: "Sì,
mentre studiano Teologia".
Circa il dialogo tra le religioni, Nahide Bozkurt non ha dubbi:
"Siamo tutti umani e tutti, cristiani, musulmani ed altri,
dobbiamo conoscerci e dialogare".
"In questo senso mi sembra perfetto ed utile che una delegazione
vaticana si trovi ad Istanbul con gli ortodossi. E' un gran bene
che in Turchia si incontrino persone di religioni diverse per
lavorare per la pace", ha concluso. (Zenit.org)
10.12.2005
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ATTACCHI ALLA
MINORANZA CRISTIANA
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Non
c'è pace per i protestanti in Turchia. Tra le tanti azioni
riprovevoli, ad Antalya vandali hanno tentato di dare alle
fiamme tre finestre del Centro Culturale S. Paolo |
Non c'è
pace per la minoranza protestante in Turchia. La settimana scorsa
nuove vessazioni da parte delle forze dell'ordine e di funzionari
della procura, che si sono aggiunte agli atti vandalici, durante i
quali è stato appiccato il fuoco ad una chiesa.
Nella città di Samsun, da un pulmino con la targa della polizia
sembra che qualcuno abbia filmato i membri di <Agape House>
mentre entravano ed uscivano dalla chiesa.
A Selcuk, l'ufficio del pubblico ministero ha convocato due membri
della Chiesa Protestante di Efeso per rispondere di alcune accuse
"bizzarre" mosse da ignoti.
Ad Antalya, vandali hanno tentato di dare alle fiamme tre finestre
del Centro Culturale S.Paolo. E' qui che si riunisce la prima e
nuova congregazione ad avere ottenuto dal Governo turco il
riconoscimento come "associazione". (Icn-News)
10.12.2005
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PER SAN NICOLA
NIENTE MESSA MA SPAZIO AL MUFTI
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Proprietà
del Patriarcato ortodosso, la chiesa è stata trasformata in museo dove
non si può celebrare l'Eucaristia. Libero accesso invece per un mufti
con la sua associazione Babbo Natale. |
Lungo la magnifica costa turchese, su
un lembo di terra fertile e calda, che continua a produrre verdure saporite
anche in dicembre, si trova una comunissima moderna cittadina turca, Demre,
che probabilmente non sarebbe passata alla storia se non fosse stata la sede
episcopale di san Nicola, quel Nicola le cui spoglie sono venerate nella
cattedrale di Bari, il Babbo Natale che attualmente "vive" a Rovanjemi in Finlandia e che il giorno di Natale si materializza in migliaia
di esemplari in tutto il mondo con abito rosso e barba bianca, distribuendo
regali ai bambini. Tradizione che si pensa essere nata per il regalo di tre
borse di monete d'oro lasciate cadere dal vescovo nei calzini appesi ad
asciugare vicino al camino, nella casa di tre ragazze prive di dote, perché
non fossero date dal padre alla prostituzione.
 Ed è proprio a Nicola che fu dedicata la chiesa della città, oggi
restaurata, le cui origini pare risalgano al IV secolo, quando appunto era
vescovo di questa città, l'allora Myra. Trasformata in museo, privata
della statua del santo, la chiesa è oggetto di contestazione verso le
autorità politiche che non permettono vi si celebri l'Eucaristia, ma danno
libero accesso ad un mufti con la sua associazione Babbo Natale.
Eppure la fama taumaturgica del santo, sepolto originariamente in questa
chiesa (prima che il corpo fosse trafugato nel 1087 da mercanti di Bari)
attirava qui pellegrini e devoti da tutto l'Oriente. I pellegrini che
venivano al santuario, dicono le cronache, lasciavano colare dell'olio
all'interno della tomba e lo raccoglievano santificato dal contatto con le
ossa, portandolo a casa per i malati.
Ora la chiesa (chiamata dai turchi "chiesa di Babbo Natale"), pur
essendo di proprietà della chiesa greco ortodossa, è un museo, il
sarcofago di San Nicola è vuoto e i numerosi turisti che vogliono visitarlo
presso la cappella funeraria possono farlo pagando un biglietto
d'ingresso.
Ed è proprio questa chiesa del Vescovo di Myra, noto per la sua generosità
e pietà, che oggi è motivo di contesa e di attrito.
La statua di Babbo Natale - dono della chiesa russa ortodossa - un San
Nicola circondato da bambini, con una bisaccia di regali sulle spalle, posta
sul sagrato, dalla scorsa primavera è stata sostituita dal sindaco della
città, Suleyman Topcu - assicurando che non si trattava certo di
pregiudizio anticristiano - con un variopinto e moderno Babbo Natale.
Da due anni, ormai, inoltre, viene vietata la celebrazione eucaristica
all'interno della chiesa durante la festa di san Nicola e anche ieri,
nonostante la ripetuta richiesta formale del patriarca Bartolomeo I, la
comunità cristiana ortodossa ha dovuto riunirsi per la Messa in una casa
privata, mentre nella chiesa-museo il muftì della città organizzava una
"preghiera della pace", durante la quale, - il colmo dei colmi -
"L'associazione Babbo Natale", associazione locale turca, ha
rilasciato l'annuale premio per la pace a Jeannine Gramick, una suora
cattolica americana - così definita dal quotidiano nazionale religioso
turco Radikal che riporta l'evento dedicandogli ben mezza pagina - perché
accanita difensore dei diritti dei gay e delle lesbiche. Tanto che nel suo
discorso di ringraziamento questa 63enne suora ha voluto chiedere perdono a
nome del papa e dei credenti che non dimostrano rispetto per gli
omosessuali.
I cristiani locali attoniti stanno a guardare e si chiedono perplessi cosa
lo Stato turco voglia ottenere permettendo gesti così sfrontati e
contraddittori. (Mavi Zambak/AsiaNews.it)
10.12.2005
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ODISSEA DI UNA
FAMIGLIA IRANIANA
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Una
vedova e i suoi tre figli non verranno estradati da Istanbul a Teheran
ma saranno accolti con visto provvisorio negli Stati Uniti. |
Gli Stati Uniti hanno
trovato una sistemazione d'emergenza per una famiglia iraniana cristiana
rimasta bloccata in Turchia dal mese di ottobre, da quando cioè aveva
ricevuto l'ordine di rimpatrio in Iran.
La settimana scorsa la vedova Zivar Khademian ed i tre figli, tutti
maggiorenni, hanno partecipato a tre giorni di orientamento culturale in
vista del trasferimento negli Usa. Il programma è stato organizzato dalla
Commissione Internazionale Cattolica per l'Emigrazione in Istanbul. Allo
stesso tempo i quattro iraniani hanno ricevuto un documento temporaneo
d'ingresso in America, a conferma del nuovo status di rifugiati per
la verità già annunciato lo scorso 10 novembre dall'Alto Commissario delle
Nazioni Unite per i Rifugiati in Ankara.
Come abbiamo riportato, i Khademian rischiavano di essere rimpatriati in
Iran con la prospettiva di essere processati per apostasia. (Icn-News)
10.12.2005
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IL NUOVO
AMBASCIATORE
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Arrivato
ad Ankara Ross Wilson che rappresenterà gli Stati uniti in Turchia. La
sua prima dichiarazione: "Sono molto soddisfatto di trovarmi
qui". |
Six months after his predecessor left, the
new U.S. ambassador to Turkey, Ross Wilson, arrived in Ankara, pledging to work
towards further strengthening relations between the two Nato allies after
the tension over Iraq.
"Good evening. I am very pleased to be in Turkey," Wilson said in Turkish
upon his arrival at Ankara's Esenboğa Airport late.
He said there were many areas in which Turkey and the United States needed to
work together as allies in the coming years, emphasizing that he wanted to
further develop ties.
Relations between Turkey and the United States took a nosedive after the U.S.
invasion of Iraq in 2003. Turkey refused to allow U.S. troops to be deployed on
its soil to open a northern front on Iraq, a decision stunning Washington and
raising questions over Turkey's commitment to cooperating with the United States
on regional policies.
The U.S. failure to take action against the outlawed Kurdistan Workers' Party (PKK)
in northern Iraq has also strained relations, along with what Ankara perceives
as U.S. tolerance for Iraqi Kurds expanding political influence in northern
Iraq.
Former U.S. Ambassador Eric Edelman, who was present during much of the tense
period in relations, left in June and in August was named undersecretary of
defense for policy, a key position at the Pentagon as the chief policy
advisor to Defense Secretary Donald Rumsfeld.
Chargé d'Affaires Nancy McEldowney, who worked together with Wilson in Baku in
the past, arrived in Ankara after Edelman left.
Wilson is expected to present his credentials to President Ahmet Necdet Sezer in
the coming days and meet with Prime Minister Recep Tayyip Erdoğan and
Foreign Minister Abdullah Gül soon.
He said he was keen on discovering Turkey after his family arrives in the coming
weeks.
Wilson was the executive assistant and chief of staff for Deputy Secretary of
State Robert B. Zoellick from February to August 2005.
A career officer in the U.S. Foreign Service with the personal rank of
minister-counselor, Wilson has worked for nearly 26 years at the Department of
State and at American missions abroad. He was nominated U.S. ambassador to
Azerbaijan in February 2000 and served in that capacity from 2000-2003. From
1997 to 2000, Wilson was principal deputy to the ambassador-at-large and special
advisor to the secretary of state for the newly independent states of the former
Soviet Union.
Elsewhere overseas, he has served as U.S. Consul General in Melbourne (1995-97),
twice at the U.S. Embassy in Moscow (1980-82 and 1987-90), and at the U.S. Embassy
in Prague (1985-87).
He is the recipient of the President's Meritorious Service Award (2005),
Azerbaijan's Order of Honor and numerous State Department awards. His languages
are Russian and Czech.
Ambassador Wilson is married to Margo Squire, who is also a career diplomat with
the State Department. They have two sons.(Turkish Daily
News)
10.12.2005
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NESSUNA
DISCRIMINAZIONE
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E'
quanto ha affermato il premier turco Recep Tayyip Erdogan sui curdi. Per il Primo Ministro, infatti, la
popolazione è rappresentata ovunque nel Paese, a cominciare
nel Parlamento. |
''I cittadini curdi di Turchia, non
hanno problemi differenti da quelli dei cittadini turchi e, quindi non sono
discriminati'', ha dichiarato il premier turco RecepTayyip Erdogan citato in prima pagina da diversi giornali
turchi.
Alcuni commentatori hanno osservato che in agosto lo stesso premier turco aveva ammesso a Diyarbakir (per la prima volta di
un leader turco) l'esistenza in Turchia di una ''questione curda'' (un'espressione in passato addirittura vietata), anche
se in quell'occasione Erdogan si riferi' solo al sottosviluppo democratico, economico e sociale della regione sud-orientale
turca curdofona, che promise di superare, e non allo status giuridico e politico dei cittadini turchi curdofoni.
''I curdi sono rappresentati in Parlamento. Ci sono curdi tra i massimi uomini d'affari e
pubblici amministratori del Paese. Essi non hanno problemi specifici'', ha aggiunto Erdogan ai
giornalisti turchi che hanno seguito la sua visita in Australia e Nuova Zelanda.
''Il vero problema turco è il separatismo del Pkk. Il Pkk manipola e sfrutta per i propri scopi separatisti i problemi dei
cittadini curdi. La Turchia non deve mostrare alcuna tolleranza per il
separatismo'', ha concluso il premier turco che in precedenza aveva affermato che ''tutti i cittadini turchi, al di
là delle differenze etniche, sono uniti dalla comune religione musulmana''.
I curdi di Turchia sono circa 12 milioni (17% della popolazione di 70 milioni) ed, in effetti, negli ultimi
parlamenti turchi, vi è stata una media del 30 per cento circa di deputati di origine curda sparsi tra i vari partiti. L'ex
premier e poi presidente della Turchia Turgut Ozal (che fu Capo dello Stato dal 1986 al 1993, anno della sua morte) era un curdo
e curdi sono anche molti importanti uomini d'affari, professionisti e funzionari dello stato di ogni grado.
Tuttavia, l'alta soglia elettorale del 10% ha sempre impedito l'entrata in Parlamento al partito curdo nazionalista (che oggi
si chiama Dehap, dopo che con le sue precedenti denominazioni era stato sciolto dalla magistratura per fiancheggiamento del
Pkk). Inoltre solo due anni fa, su pressione dell'UE, sono stati permessi corsi di apprendimento della lingua curda e
trasmissioni radiotelevisive in lingua curda. La ragione ufficiale del precedente divieto
è stata che lo stato turco non poteva ''cedere'' alle richieste sulla lingua curda che venivano
portate avanti con la lotta armata dal Pkk di Abdullah Ocalan.
Quest'ultima ha provocato, insieme alla dura reazione delle forze di sicurezza, in un quindicennio (1984-1999) oltre 30 mila
morti (molti dei quali curdi presi tra due fuochi delle opposte pressioni e rappresaglie) e il depauperamento e lo spopolamento
di molte aree e villaggi della Turchia sud-orientale, abbandonate dai loro residenti terrorizzati dai ricatti
sanguinosi del Pkk contro chi non collaborava e dalle dure rappresaglie dei militari turchi contro i villaggi
collaborazionisti.
Ocalan, dal carcere speciale di Imrali, dove sconta un ergastolo ''senza possibilita' di perdono'', ha fatto sapere nei
giorni scorsi di avere rinunciato al separatismo e persino alla federazione, aggiungendo di non dirigere dal carcere il suo
Pkk-Congra Gel.
Tuttavia, proprio qualche giorno fa, il procuratore che lo aveva interrogato ha
incriminato ''Apo'' per le sue responsabilità di capo effettivo del Pkk, anche nella recente intensa ripresa della sua
lotta armata, ricominciata dal 1 maggio 2004 dopo 5 anni di tregua unilaterale dichiarata nel 1999, subito dopo la cattura
di Ocalan in Kenya da parte delle forze speciali turche.
Le azioni armate del Pkk, intensificatesi l'estate scorsa, hanno provocato quest'anno circa 300 morti, da una parte e
dall'altra, e mirano ad una (improbabile) ''amnistia generale''
e ad una (molto improbabile) ''liberazione dello stesso Ocalan.
L'Unione europea, che ha incluso due anni fa il Pkk nella sua lista delle organizzazioni
terroristiche, non ha menzionato la ''questione curda'' (né alcuna violazione di diritti dei
curdi) nel documento cornice con cui ha dato avvio il 3 ottobre scorso al negoziato di adesione della Turchia. Nel rapporto sui
progressi della Turchia pubblicato in dicembre, la Commissione dell'UE si è limitata a chiedere la messa in onda di
trasmissioni locali in lingua curda, mentre da due anni, vanno in onda, sulle Radio e Tv statali, solo trasmissioni nazionali.Tutto
ciò ha irritato il Pkk che ha minacciato in ottobre di estendere la sua lotta armata anche al territorio europeo.
(Lucio Leante/Ansa)
10.12.2005
|
OCALAN CI
RIPENSA: NIENTE PIU' INDIPENDENZA E FEDERAZIONE PER I CURDI
|
Il
leader dell'insurrezione armata lo ha esplicitamente ammesso -
come riferisce il giornale turco <Hurriyet> - al
procuratore Mundanya. |
Il leader dell'organizzazione armata curda
Abdullah Ocalan ha dichiarato ad un procuratore che lo interrogava di non volere
più "né l'indipendenza, né una federazione" e di cercare "una
soluzione democratica nella cornice unitaria dello stato turco", negando
anche di dirigere dal carcere il Pkk. Lo ha rivelato in prima pagina il
quotidiano turco <Hurriyet>, che cita i legali di Ocalan.
Secondo gli avvocati tali dichiarazioni sarebbero state rese "qualche tempo
fa" al procuratore Mudanya nel carcere speciale dell'isola (vicina a
Istanbul) di Imrali, dove Ocalan sconta la sentenza all'ergastolo per tradimento
e separatismo e per la morte di oltre 35 mila persone durante il quindicennio
(1984-1999) di lotta armata del Pkk in Turchia. (Ticin@line.it)
10.12.2005
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APERTO
IL
PROCESSO AD 11 MILITANTI TURCHI DI ESTREMA SINISTRA
|
I
dibattimento si tiene a Bruges in Belgio. Tra gli imputati di estrema
sinistra anche Fehriye Erdal, ricercata l'assassinio di un uomo di affari
turco. |
Aperto
il processo contro undici militanti turchi di estrema sinistra, a
Bruges in Belgio. I presunti membri del Fronte rivoluzionario di
liberazione del popolo, dovranno rispondere di associazione
criminale con fini terroristici e detenzione illegale di armi.
Tra gli imputati, tutti residenti in Belgio, anche Fehriye Erdal: la
giovane ricercata in Turchia per l'assassinio di un potente uomo
d'affari. La donna non era presente in aula: vive in una residenza
segreta per motivi di sicurezza da quando Bruxelles ha rifiutato
l'estradizione a Ankara. Una decisione che ha teso i rapporti tra i
due paesi, presa perchè in Turchia allora era in vigore la pena di
morte.
Erdal avrebbe partecipato, secondo l'accusa turca, all'attentato che
è costato la vita a Ozdemir Sabanci, uno degli uomini più ricchi
del paese, e ad altre due persone a Istanbul nel 95.
La giustizia belga non ha ritenuto di sua competenza investigare
sulla vicenda.
La nuova legge antiterrorismo in Belgio ha permesso invece di
chiamare in tribunale i militanti del gruppo che sarebbe
responsabile di una serie di attentati. (EuroNews)
10.12.2005
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TEORIA
EVOLUZIONISTICA: PUNITI DIRETTORE E 4 INSEGNANTI
|
La
decisione presa dal ministero competente. Il corpo docente avrebbe chiuso,
tra l'altro, le finestre della scuola durante la chiamata del muezzin. |
Un direttore e quattro insegnanti di
una scuola media inferiore di Mersin, in Turchia meridionale, sono stati trasferiti di ufficio e multati con pesantissime
trattenute sullo stipendio per avere ''insegnato la teoria
evoluzionistica'' e perché avrebbero ''chiuso le finestre durante la chiamata (azan) alla preghiera del muezzin''. Lo
ha riferito il quotidiano di sinistra <Cumhuriyet>, precisando
che l'accusa ufficiale è stata di avere ''alienato gli studenti dalla
religione''.
L'ispezione ministeriale era stata sollecitata in giugno scorso dall'imam della locale moschea vicina alla scuola e si
è svolta ascoltando lo stesso imam, i genitori degli allievi ed alcuni abitanti del quartiere che - secondo il giornale - erano
stati preventivamente contattati dallo stesso imam.
Nel settembre scorso, gli insegnanti avevano presentato una loro difesa all'Ispettore del ministero dell'Istruzione
incaricato del caso, ed in essa avevano sostenuto di non avere mai tenuto ''una lezione in cui si fosse parlato della teoria
dell'evoluzione e di avere chiuso le finestre non per non sentire l orazione, ma solo per le
necessità dell' insegnamento''.
Il rapporto stilato in conclusione dell'inchiesta ha, però, stabilito che i cinque insegnanti ''hanno dato suggerimenti atti
a turbare i sentimenti religiosi degli studenti'' con il
proposito di ''alienarli dalla religione''. Ed è scattata così la pesante sanzione ministeriale: trasferimento in altra scuola
e trattenuta di uno stipendio ogni 30 mesi di anzianità.
Secondo alcuni genitori degli allievi, tutti i cinque insegnanti sarebbero aleviti (una minoranza religiosa musulmana
turca molto contrastata dalla maggioranza sunnita per il suo laicismo e modernismo),
nonché membri del sindacato di sinistra laica degli insegnanti <Egitim-Sen>, da
tempo in lotta contro la politica scolastica del governo di Ankara, formato dal solo
partito di radici islamiche sunnite Akp (Giustizia e sviluppo) del premier
Recep Tayyip Erdogan. (Ansa)
10.12.2005.
|
INCRIMINATI
CINQUE GIORNALISTI PER COMMENTI SUI MASSACRI ARMENI
| I
quattro
lavorano per il quotidiano di sinistra <Radikal> ed uno
per il centrista <Milliyet>. Sono tutto colpevoli di
avere insultato gli organi giudiziario dello Stato. |
Cinque giornalisti turchi
sono stati incriminati per commenti da loro fatti a proposito di una conferenza sui massacri di armeni durante la prima guerra mondiale.
I cinque noti editorialisti rischiano condanne tra i sei mesi e i 12 anni se saranno riconosciuti colpevoli di ''cercare di
influenzare il processo giudiziario'' e ''insultare organi giudiziari dello Stato'', hanno riferito oggi i media turchi.
Quattro dei cinque giornalisti sono stati incriminati in base all'articolo 301 del codice penale, lo stesso per cui viene
perseguito il famoso scrittore Orhan Pamuk, e che stabilisce che è reato insultare istituzioni dello stato o la ''turchità ''.
L'inizio del processo dei giornalisti è stato fissato per il 7 febbraio prossimo. Quattro di loro lavorano per il giornale
liberale <Radikal> e il quinto per il centrista <Milliyet>. Tutti e
cinque avevano criticato i tentativi di magistrati e avvocati nazionalisti di far proibire a settembre una conferenza in due
università di Istanbul dedicata al massacro degli armeni da parte delle forze turche 90 anni fa. Con forte imbarazzo del
Governo filo-Unione europea la conferenza era stata bloccata su
richiesta della procura, ma il divieto era stato aggirato facendola svolgere in una terza
università.
La questione degli armeni è un tema molto sensibile in Turchia, con Ankara che ha sempre negato che le forze ottomane
abbiano perpetrato un genocidio ma, sotto le pressioni dell'UE,
ha chiesto agli storici di dibattere il tema.
Lo scrittore Pamuk, famoso per i suoi ''Il mio nome è rosso'' e ''Neve'', ha suscitato grande emozione quando ha detto
mesi fa che la Turchia deve affrontare le proprie responsabilità per le uccisioni di armeni.
Il ministro degli Esteri Abdullah Gul si è detto fiducioso che le accuse contro Pamuk verranno fatte cadere. Ma il suo
Governo finora non ha ceduto alle pressioni dell'UE per l'abolizione
dell'articolo 301. (Ansa-Reuters)
10.12.2005
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L'IDENTITA'
PRIMARIA TURCA E' L'ISLAM
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Lo
ha affermato il premier Recep Tayyip Erdogan durante una sua visita in
Nuova Zelanda. Una dichiarazione che ha sollevato molte polemiche. |
''Quello che unisce i cittadini
turchi, al di là delle differenze etniche è la religione islamica''. Lo ha affermato in Nuova Zelanda, dove
si era recato in visita, il premier turco Recep Tayyip Erdogan, secondo quanto
ha riferito la gran parte dei quotidiani turchi.
La dichiarazione del premier acuisce le tensioni già esistenti in Turchia tra i laici (che sostengono la formula
ataturkista di ''una nazione, uno stato, una bandiera'') ed il
Governo formato dal partito di radici islamiche Akp.
Essa ha già suscitato il commento critico di vari opinionisti laici, tra cui Erdal Shafak del giornale
<Sabah>, il quale osserva che Erdogan alterna dichiarazioni in cui afferma
che ''l'identità primaria'' turca consiste nella cittadinanza costituzionale repubblicana e laica, con dichiarazioni di segno
opposto in cui afferma, invece, che tale identità primaria consisterebbe nella comune fede musulmana (sunnita) dei vari
gruppi etnico-linguistici residenti in Turchia. Lo stesso commentatore osserva, infatti, che gli aleviti (una minoranza
religiosa di ascendenza sciita che costituisce circa il 20% della popolazione turca, molto contrastata dalla maggioranza
sunnita per il suo laicismo modernista) non potrebbero, per esempio, riconoscersi in una comune
identità religiosa.
Il presidente dell'unico grande partito di opposizione presente in Parlamento, il Chp (socialdemocratico e laico),
Deniz Baykal, ha commentato: ''Se i cittadini turchi sono uniti dalla loro religione comune, allora essi formano una
comunità religiosa, non una nazione''. (Ansa)
10.12.2005
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DIVIETO
DELL'ALCOL NEI BAR E NEI RISTORANTI
|
La
decisione, presa dal sindaco di Ankara, Melih Gokcek, ha provocato dure
reazioni negli ambienti laici. La difesa del Primo Ministro e quel che ne pensa il presidente dell'Associazione degli avvocati. |
''Non è per il divieto coranico, ma solo
perché l'alcol puzza''. E' questa la nuova spiegazione
che il sindaco di Ankara, Melih Gokcek, ha addotto per spiegare il divieto dell'alcool nei bar e nei ristoranti appartenenti ai municipi turchi.
''L'odore dell'alcool da' fastidio. E molti cittadini la pensano come me'' - ha dichiarato Gokcek in un'intervista
pubblicata dal giornale <Sabah>, il quale ha ricordato che in passato lo stesso sindaco, un vero antesignano del bando, lo
aveva difeso ''con altre argomentazioni'', e, cioè,
giustificandolo sul piano religioso, dato che per l'islam, bere alcool
è un peccato grave.
La sua dichiarazione è chiaramente intesa a difendere su un piano ''secolare'', e
cioè non religioso, il bando dell'alcool
deciso negli ultimi tempi da molti consigli comunali turchi controllati dal partito di radici islamiche Akp di
Recep Tayyip Erdogan, che esprime anche il Governo centrale di Ankara.
Il bando sta suscitando un'intensificazione delle polemiche da parte dei laici turchi che da tempo sostengono che Erdogan ed
il suo partito, che stanno sostenendo il bando stesso, celino un'''un'agenda segreta intesa a trasformare la Turchia in uno stato
islamico''.
''Le istituzioni pubbliche non devono mai dare il cattivo esempio. Coloro che lo desiderano sono liberi di bere alcool in
casa o nei bar e ristoranti privati. Non è vero, come alcuni
affermano, che ciò significhi ghettizzarli'' - ha affermato in proposito Erdogan la scorsa settimana
- aggiungendo che ''l'80 per
cento degli incidenti stradali è dovuta all'alcol'' ed esponendosi
così alla smentita del giornale <Milliyet>, che, citando statistiche della polizia, ha scritto che
ciò sarebbe
vero ''solo nell'1% dei casi''.
Per la Turchia laica, invece, la libera vendita dell'alcool dovrebbe essere ammessa soprattutto negli esercizi pubblici di
Stato, dato che lo Stato turco è secolare per volontà dello stesso venerato Padre della patria, Kemal Ataturk, egli stesso
un forte bevitore di raki (la bevanda alcolica nazionale all' anice).
''Nessun autorità pubblica ha il diritto di interferire nella vita privata dei cittadini e tanto meno di imporre le
bevande'' - ha affermato alla <Ntv>, Vehdat Ahsen Cosar, il presidente dell'Associazione degli avvocati di Ankara.
''In Turchia, il potere di Governo dell'Akp sta provocando un'islamizzazione strisciante della
società anche perché i
militari (che nel 1997 fecero cadere il Governo dell'islamico radicale Necmettin Erbakan, ndr), hanno ormai poco spazio di
manovra a causa delle pressioni europee che incoraggiano una progressiva riduzione del potere dei militari a vantaggio del
Governo civile'' - ha dichiarato ai media il professore Ali Tekin dell'
Università di
Bilkent.(Ansa)
10.12.2005
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<FITCH> CREDE
NELLA TURCHIA
|
L'agenzia
di valutazione del credito internazionale ha mutato l'<Outlook>
da "stabile" a "positivo". In
miglioramento l'economia del Paese. |
L'
agenzia di valutazione del credito internazionale <Fitch> ha
mutato l' <Outlook> della Turchia da "stabile" a
"positivo", grazie a un miglioramento complessivo dell'
economia del Paese. "La valutazione del credito sovrano della
Turchia continua a migliorare, spinta da una solida crescita
economica,da una stabilità politica e da un maggior controllo del Governo
sul deficit di bilancio e sul debito estero", ha dichiarato
Nick Eisinger, analista capo per la Turchia, facendo presente che
pur nella vulnerabilità a shock esterni, il Paese anatolico sta
compiendo uno sforzo enorme per effettuare quelle riforme
strutturali così importanti per il proprio futuro. Gli ampi
processi di privatizzazione in atto, il consistente flusso di
investimenti dall' estero (8 miliardi a fine 2005), le modifiche
legislative in corso ed i successi in campo macro-economico (vedi,
ad esempio, inflazione all' 8%), sono la piattaforma su cui
costruire ulteriori passi in avanti che sono necessari per
completare pienamente il processo di ristrutturazione economica
della Turchia. Notizie positive, dunque, per la Turchia e per gli
investitori esteri, anche se la cautela espressa su alcuni fattori
strutturali, deve rendere - gli operatori esteri principalmente -
attenti agli sviluppi futuri. (Ice Istanbul)
10.12.2005
|
"LA
TURCHIA SARA' LA NUOVA TIGRE ECONOMICA EUROPEA"
|
Ad
esprimersi così, tanto il Fmi quanto la Banca Mondiale. Secondo i
rappresentanti dei due istituti, una serie disciplina fiscale è alla base
del successo. |
 Turkey is
showered with praises from the International Monetary Fund (IMF) and the World
Bank (WB).
Turkey has the potential to be the tiger economy of Europe, said both the IMF
Representative of Turkey, Hugh Bredenkamp, and the World Bank Country Director
for Turkey, Andrew Vorkink.
According to the two representatives of Turkey, who spoke at the 3rd
International Finance summit, the practices of a serious financial
discipline, instead of the old populist policies of finance, has been the most
essential factor in the recent economic growth.
This is the first time in the past 70 years that serious policies of finance
have been brought to Turkey, said Bredenkamp, while Vorkink voiced his opinion
of a transition from a crisis-stricken community to an affluent society. It is
"perfectly appropriate" to argue Turkey has managed to catch up and
even surpass its rivals, Bredenkamp reckoned, believing Turkey's economy is
experiencing its golden days in the history of the Republic. "Despite what
happens in Turkey's future, the old days of havoc will never be experienced
again. Turkey will be one of the tiger economies." Bredenkamp also
emphasized the independent state of the Central Bank. The current account
deficit that he considers to be the "most vital risk" does not pose a
threat for the time being, Bredenkamp argued, saying the markets bankroll the
deficit.
The Imf representative holding Turk Telekom as a prime example of privatization
drew attention to the increase of interest international banks developed towards
the banking sector following its re-construction. The financial defense system
has been strengthened against shocks that might occur from time to time, said
Bredenkamp, emphasizing the need to implement plans of social security, among
other structural reforms: "None of these reforms are easy to put into
practice at a time when there is no motivation left for surviving a crisis and
when rumors have already begun to spread over the issue of the next elections
that will held two years later."
Vorkink comparing the rate of income growth of Turkey with those of Malaysia and
Korea, two tiger economies of East Asia, specified the rate of per capital
income in the two Asian countries have grown at the pace of five percent for the
last 30 years whereas this rate in Turkey has remained at two percent: "The
per capital income in Turkey was greater in comparison to that in Malaysia and
Korea thirty years ago. If the same rate of growth had been kept persistent, the
rate of per capital income in Turkey would be two and a half times bigger."
Ireland and Spain, the two countries that Vorkink describes as European tigers,
experienced the same course of events, he added and the mobilization of the
financial sector can make Turkey a tiger economy in Europe. "This potential
exists. Turkey can be the tiger economy of Europe in the next decade. The
combination of efforts can free the tiger of Turkey."
Turkey is the country that displayed the most impressive performance among other
growing economies over the last few years. Such an impressive performance will
continue to develop the standards of living and offer new job opportunities. The
Turkish banking sector has made tremendous progress in improving its
technological infrastructure and individual credits, said Vorkink, expressing
his disappointment at the low level of success in the field of insurance. The
amount of credits that private companies are allowed to have is very low
compared to the national income. (Ibrahim Turkmen/Zaman)
10.12.2005 |
6.5 MILIARDI DI EURO IL
BILANCIO
CONSOLIDATO DI ISTANBUL 2006
|
Oltre
il 50% di questo, secondo quanto affermato dal sindaco Kadir Topbas, sarà
dedicato ai trasporti ed in particolare al sistema ferroviario che dagli
attuali 47 chilometri dovrebbe raggiungere i 250 entro il 2012. Una
megalopoli che si affiderà sempre più ai finanziamenti e ai capitali
internazionali. |
Il Sindaco dell'Area
Metropolitana di Istanbul, Kadir Topbas, ha presentato al Consiglio
Comunale il bilancio per l'anno 2006 della Città di Istanbul che sarà pari a
circa 2 miliardi di euro, ma che se venisse considerato il consolidato, quello
cioè che comprende tutte le 24 società controllate dalla vasta municipalità
del Bosforo, salirebbe ad oltre 6.5 miliardi di euro. "Istanbul, in
considerazione della sua posizione geografica, deve essere sempre più al centro
delle connessioni fra Europa ed Asia" ha dichiarato il sindaco Topbas,
facendo presente che oltre il 50% del bilancio (3 miliardi di euro) sarà
dedicato ai trasporti ed in particolare al sistema ferroviario che dagli attuali
47 km dovrebbe raggiungere 250 km nel 2012. Altri punti qualificanti del
Bilancio saranno le infrastrutture, la protezione dai rischi sismici e
l'ambiente "Trasporti, infrastrutture ed ambiente saranno le priorità
della nostra politica verso la città" ha proseguito Topbas, facendo
presente che Istanbul si affiderà in futuro sempre più, soprattutto per le
opere maggiori, ai finanziamenti ed ai capitali internazionali. (Ice
Istanbul)
10.12.2005
|
UNA SOLUZIONE PER IL
TRAFFICO
|
La
sta cercando il Municipio della Grande Istanbul che ha pronti
116 progetti. |
The Greater Istanbul Municipality has
prepared a total of 116 different projects in an effort to solve the city's
transportation problems, the Anatolia news agency reported.
The municipality says it is planning to spend 60 percent of its 2006 budget to
solve the city's transportation problems and has already started the
construction of a 55-kilometer underground railway system that will provide
residents with a comfortable, secure and fast mode of transportation as
well as reduce traffic jams.
Some of the subway projects are about to be completed, while others are slated for
completion in 2007 and 2008. For example, the line that will link Kadıköy
and Kartal, which is 22 kilometers long and will have the capacity to carry
35,000 passengers every hour, will be completed in 2007. Moreover, the Levent to
Ayazağa subway, which will have the capacity to carry 70,000
people an hour, will be completed by the end of 2008.
The Zeytinburnu to Bağcılar and Taksim to Kabataş subways
will come into service as soon as February of next year.
The municipality has chosen four further subway projects for its investment
schedule, the bids of which will eventuate in 2006. The municipality has been
studying a number of projects to eliminate bottlenecks on the highways.
The construction of eight highways has been completed since March 2004, while 32
highways are still under construction. Many junctions and routes are being
improved and will be completed by the end of this year.
The municipality concluded by saying that the construction of a tramline and a
highway in Topkapı City Park will also be completed soon. (Turkish
Daily News)
10.12.2005
|
LA COLPA E' DELLA CINA
| Una
analisi fatta dal ministro per il Commercio Estero turco, Kursad Tuzmen,
in occasione di un convegno tenutosi ad Istanbul sull'export-import tra
piccole e medie imprese. |
In occasione di un
convegno tenutosi ad Istanbul e dedicato alla collaborazione fra piccole e medie
imprese di Cina e Turchia, il ministro di Stato per il Commercio Estero Kursad
Tuzmen ha dichiarato che "circa il 15% del deficit commerciale della
Turchia è provocato dalla Cina". Il deficit commerciale, che nei primi 10
mesi del 2005 ha raggiunto quota 36 miliardi di dollari, è generato per oltre 5
miliardi di dollari dai sempre più penetranti prodotti cinesi, che nell' ultimo
anno sono cresciuti in Turchia di oltre il 53%.
Tuzmen - nell' evidenziare il forte scompenso esistente nelle relazioni
commerciali fra i due Paesi e soprattutto il bassissimo livello dell' export
turco in Cina (solo 470 milioni di dollari nei primi 10 mesi dell' anno in
corso) - ha fatto presente che esistono ancora restrizioni tariffarie e non - da
parte cinese - che ostacolano l' export di manufatti turchi in quel Paese.
"Dobbiamo trovare nuove vie per esportare di più in Cina", ha
proseguito il Ministro, facendo anche presente però che la Turchia - rispetto
alla Cina - sta divenendo sempre più interessante per gli investitori esteri.
Tuzmen ha infine sottolineato il fatto che le imprese turche del comparto
infrastrutture nel 2004 hanno completato progetti - in tutta l' area
euroasiatica - per oltre 30 miliardi di dollari, a dimostrazione di una grande
capacità di penetrazione strategica in tutta l' area. (Ice
Istanbul)
10.12.2005
|
PREDISPOSTO IL MASTER PLAN
DEL SETTORE
FERROVIARIO, PRIORITA' ALL'ASSE OVEST-EST
|
Il
sistema parte da Edirne, ai confini con la Bulgaria, e termina a Kars, ai
confini con la Georgia, passando per Istanbul, Ankara, Sivas ed Erzurum.
Definiti strategici i tratti Ankara-Eskisheir che renderà più agevole i
collegamenti tra la capitale e l'area dell'Egeo e quelli
Eskisheir-Istanbul. L'importanza dell'alta velocità. |
L'<Istanbul Technical University> (Itu) ha predisposto, in questi giorni, il
master Plan dell'intero comparto dei trasporti della Turchia composto da tre
volumi ed oltre 2.000 pagine. Il rapporto dell' Itu evidenzia, in particolare,
l'importanza strategica per il Paese del trasporto ferroviario, un settore
negletto dai precedenti piani dei trasporti, ma ora divenuto essenziale per
rendere ancora più compatibile e fortemente connesso il sistema economico turco
con quello europeo, asiatico e mediorientale. Il master Plan prevede, nello
specifico, che venga al più presto costruito e potenziato l'asse ovest-est
(oltre 1.500 km) che parte da Edirne, ai confini con la Bulgaria, e termina a
Kars, ai confini della Georgia (qui è già prevista la tratta Kars-Tiblisi del
valore di 400 milioni di dollari Usa enfatizzata dai ministri di
Georgia e Turchia), passando per Istanbul, Ankara, Sivas ed Erzurum. Sono stati
peraltro definiti strategici i tratti ferroviari Ankara - Eskisheir, che renderà
più agevole i collegamenti fra la capitale e l'area dell'Egeo (Izmir) ed
Eskishehir - Istanbul . Deve essere precisato che l'Itu ha anche collaborato con
la Tcdd (Ferrovie dello Stato) e la Dlh (Amministrazione dei porti, aeroporti e
ferrovie) per indicare al Governo le priorità operative su cui operare. Nel
rapporto viene sottolineata, inoltre, l'importanza della tratta ad alta velocità
Istanbul-Ankara che dovrebbe consentire velocità superiori ai 250 km/h e
connettere meglio, anche via terra, le due "capitali" del Paese. Per
ulteriori informazioni, contattare l'ufficio Ice di Istanbul, Mailto:istanbul@istanbul.ice.it
, tel. 0090 212 2512951. (Ice Istanbul)
10.12.2005
|
<CEMENTIR>, ECCO
COSA NE PENSA <ABAXBANK>
Gli analisti dell'istituto di credito turco hanno analizzato
la società italiana dopo la
recente espansione internazionale. E monitorando con
attenzione le prossime mosse del gruppo, gli esperti hanno
riconfermato il loro giudizio "market perform" con
un fair value in area 4.5 euro per azione.
|
La società
<Cementir> nasce nel 1951, la società è il quarto produttore di cemento in
Italia con una capacità produttiva complessiva di 7.6 milioni di tonnellate
(4.9 milioni in Italia e 2.7 milioni in Turchia).
In seguito all'acquisto di <Cimentas> (settimo produttore turco di cemento),
avvenuta alla fine del 2001, il gruppo esce dai confini nazionali espandendosi
in Turchia e in alcuni paesi del bacino del Mediterraneo (<Cimentas> è il secondo
esportatore nell'area).
I conti di periodo
<Cementir> ha approvato la relazione trimestrale al 30 settembre 2005 che registra
un fatturato netto consolidato nei primi nove mesi dell'anno di 636,7 milioni
di euro, in crescita del 173.3% rispetto ai 232.9milioni di euro del
corrispondente periodo chiuso al 30 settembre 2004. Da evidenziare anche un
aumento del 120.7% del margine operativo lordo (Ebitda) a quota 142,9 milioni di
euro (64.7 milioni di euro al 30 settembre 2004) e un incremento del 108.2% del
reddito operativo a quota 97.1 milioni di euro (46.5 milioni nel corrispondente
periodo dell'anno 2004). Il fatturato consolidato per tipologia di prodotto è
così suddiviso: 406.8 milioni di euro da vendite di cemento grigio e bianco
(204.9 milioni nei primi nove mesi del 2004), 229.9 milioni di euro da vendite
di calcestruzzo (28 milioni di Euro). La posizione finanziaria netta del gruppo
al 30 settembre 2005 è negativa per 294.8 milioni di euro (329.5 milioni al 30
giugno 2005).
L'analisi di
Abaxbank
Con l'acquisizione appena effettuata in Turchia (l'acquisto dell'impianto
di Edirne per 166 milioni di dollari), <Cementir> si candida ad essere, con
<Italcementi>, una tra le società più esposte nei paesi emergenti. Secondo gli
analisti di <Abaxbank> è un dettaglio non di poco conto se si considera che
questi paesi si caratterizzano per tassi di crescita e di redditività,
nettamente superiori rispetto ai paesi cosiddetti "industrializzati". La
maggiore redditività degli investimenti è data da diversi fattori:
- La minor concorrenza che si subisce
- Costi di manodopera molto più contenuti (la Cina ne è un esempio lampante)
- Costi di manutenzione più bassi, poiché gli impianti sono praticamente
appena costruiti
Questo, secondo <Abaxbank>, ha spinto molti operatori del settore a tentare lo
sbarco nei mercati emergenti ed ora, le società maggiormente esposte in quei
paesi stanno raccogliendo risultati importanti, controbilanciando una scarsa
crescita che si registra, invece, in mercati ormai maturi o saturi. Anche se il
rischio di saturazione c'è anche nei paesi emergenti, gli esperti della banca
d'affari credono che <Cementir> si sia mossa in tempo, grazie specialmente ad un
management che ha portato i risultati delle nuova acquisite ai livelli del
gruppo. Monitorando con attenzione le prossime mosse del gruppo, che potrebbero
impattare positivamente sui conti, gli analisti di <Abaxbank> riconfermano il loro
giudizio market perform con un fair value in area 4,5 euro per azione. (SoldiOnline.it)
10.12.2005
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RELAZIONI
ECCELLENTI
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Turchia
e Marocco sono al meglio degli scambi commerciali che nel 2004 hanno
raggiunto la considerevole cifra di 435 milioni di dollari. |
Le relazioni
commerciali fra il Marocco e la
Turchia, le misure adottate per la promozione di differenti settori
d'attività e le opportunità d'investimento offerte dal Paese
maghrebino. Questi i principali temi trattati dall'ambasciatore del
Marocco in Turchia, Abdellah Zagour, durante il suo intervento ad un
convegno organizzato ad Ankara dalla rivista economica turca <Blacksea
Trend Review> sull'economia e le opportunità d'investimento dei
Paesi del Nord Africa. Zagour ha detto che le relazioni economiche
ed i legami di cooperazione esistenti fra il Marocco e la Turchia
sono eccellenti, prova ne è il volume degli scambi commerciali
bilaterali che ha raggiunto, nel 2004, i 435 milioni di dollari.
Dopo aver presentato i contributi apportati dalla firma
dell'accordo di libero scambio con la Turchia all'economia
nazionale, l'ambasciatore ha spiegato che esiste anche un notevole
scambio di visite e informazioni fra i responsabili politici turchi
e marocchini volte a favorire ed incoraggiare gli investimenti fra i
due Paesi. (denaro.it)
10.12.2005
|
ORA L'ITALIA GIOCA LA
SUA CARTA MIGLIORE
| La
presenza in Turchia non solo delle nostre industrie più
rappresentative ma anche dei piccoli e medi imprenditori si può
considerare una strategia vincente. |
Mentre a
Bruxelles, pur avendo dato l'ok all'inizio delle trattative, si
tentenna sull'entrata della Turchia nell'Unione europea, le
industrie italiane già da tempo strizzano l'occhio a questo
gigantesco potenziale economico e portano avanti i loro affari.
I politici italiani non sono da meno. Il 17 novembre il primo
ministro Berlusconi ha partecipano sul Mar Nero all'inaugurazione
del <Blue Stream>, il gasdotto proveniente dalla Russia e
sponsorizzato dall'<Eni>. Lo stesso presidente della
Repubblica italiana Carlo Azeglio Ciampi, accompagnato dal ministro
degli Esteri Gianfranco Fini, ha portato a termine la sua vista di
Stato ad Ankara ed Istanbul.
E' stata l'occasione per articoli della stampa locale sulle
relazioni italo-turche. <Hurriyet>, sotto un titolo
"Italia" a caratteri cubitali, ha pubblicato in prima
pagina una grande fotografia di Ciampi ed un articolo scritto dallo
stesso presidente italiano, il <Milliyet> ha scritto di
"Assedio degli uomini d'affari italiani in Turchia" e si
è soffermato sull'incontro di circa 600 imprenditori italiani con
circa 1200 aziende turche e sul fatto che l'Istituto italiano per il
Commercio estero aveva organizzato per essi circa 2900 appuntamenti
bilaterali.
La Turchia, del resto, da tempo si è rivelata ottima meta d'affari
per le imprese italiane. Situata in una posizione privilegiata, al
centro del nodo strategico che salda l'Europa al Medio Oriente,
nell'ultimo decennio ha avuto un processo di evoluzione tale che ha
consentito il passaggio da un'economia essenzialmente agricola
artigianale, ad una economia industrializzata, integrandosi sempre
di più con i Paesi della CEE. Non a caso attualmente lo Stato turco
risulta essere il principale partner commerciale dell'Unione
Europea. E l'Italia, preceduta solo dalla Germania e dalla Russia,
risulta essere partner privilegiato, al terzo posto
nell'esportazione verso la Turchia e quarto Paese suo cliente.
Il segreto di questa "intesa" economica è nel fatto che
l'Italia e la Turchia presentano una struttura economia simile e
nello stesso tempo complementare. In entrambe i Paesi c'è una forte
presenza di piccole e medie imprese e i settori di primario
interesse sono i medesimi. Il partner italiano offre capitali e
tecnologia nel settore tessile e nell'abbigliamento, automobilistico
e agricolo, nella pelletteria e nel mobilificio, mentre le imprese
turche sono forti nella manodopera specializzata locale e in una
capillare conoscenza dei mercati, soprattutto di quelli limitrofi
dell'Asia Centrale (repubbliche turcofone, Afganistan e Iraq).
La prima a tentare con successo il gemellaggio economico fu la
<Fiat>, quando nel 1968 iniziò la produzione dei suoi
autoveicoli attraverso le fabbriche della <Tofas>, fino a
diventare attualmente la prima esportatrice turca di automobili
(soprattutto con i modelli <Doblò> e <Palio>, la cui
produzione è stata trasferita in Turchia dal Brasile).
Ora sono circa 7.180 le aziende italiane già impegnate in Turchia e
provengono soprattutto da Lombardia e Veneto. Ma tra le
regioni con il maggior numero di aziende che scelgono questo Paese
mediterraneo rispetto al resto del mondo, in testa c'è l'Emilia
Romagna (9.3% del numero totale di aziende emiliane che commerciano
con l'estero).
Del resto, degli otto mulini che la <Barilla> possiede (di cui
cinque in Italia) uno è dal 1994 a Bolu, nel nord della Turchia e
non solo offre un'enorme quantità di semola di grano duro
occorrente a tutto il Gruppo, ma anche la trasforma grazie agli
stabilimenti adiacenti - tra cui uno dei sette pastifici
<Barilla> nel mondo - e produce e confeziona pasta molto
apprezzata dai turchi stessi sotto il marchio <Filiz>,
industria turca con cui è gemellata.
Mentre la Lombardia ha puntato l'occhio soprattutto nella zona
dell'Egeo (con centro a Smirne), per la sua posizione geografica
ideale, con infrastrutture e trasporti efficienti e con uno sbocco
strategico sul Mediterraneo, il Veneto ha mire ad Est, nella regione
di Gaziantep, crocevia obbligato tra il Medio Oriente, il Caucaso e
l'Asia Centrale, oltre ad essere al centro della Regione del Gap
(enorme progetto idrico dell'Anatolia del Sud-Est, che comprende il
Tigri e l'Eufrate) e della "zona franca" che offre
esenzioni fiscali, possibilità di magazzini e terreni a basso
prezzo, procedure burocratiche ridotte al minimo ed importazioni in
esenzione doganale. Nel settore della trasformazione
agro-alimentare, l'Emilia Romagna dimostra sempre più interesse
verso la Cilicia, la zona agricola più produttiva dell'Anatolia,
anch'essa avvantaggiata dall'essere "zona franca".
La popolazione turca di ogni ceto sociale è fiduciosa verso questa
ricerca di manodopera turca e di questi investimenti italiani, nella
speranza che aumentino così i posti di lavoro e le possibilità di
elevare il proprio standard di vita.
E così, mentre sui canali tv e sui giornali turchi aumenta
sempre più la pubblicità di prodotti italiani, fino a pochi
anni fa impensabili, la gente comune, che non si può
permettere il lusso di marche prestigiose, si accontenta di
comprare al bazar abbigliamento, calzature, cosmetici, mobilia e
suppellettili per casa e uffici Made in Italy
(vero o falso che sia), perché sicuramente - sono convinti -
garanzia di buona qualità. (M.Z/AsiaNews,it)
10.12.2005
|
MESSA A
PUNTO LA PRIMA BANCA TURCO-GRECA
|
Si
chiama <Aegean Business Bank> ed opererà nei due Paesi per decenni
in aperto conflitto per questioni politiche e territoriali. |
Grecia e Turchia iniziano la
collaborazione nel settore bancario: uomini di affari dei duePaesi hanno messo a punto un accordo per dar vita alla prima banca, la
<Aegean Business Bank>, che opererà nei due Paesi per
decenni in aperto conflitto per questioni politiche e territoriali. A riferire la notizia
è l'agenzia di stampa greca <Ana>. La nuova banca inizierà ad operare ad Atene e
Smirne ma sono già previsti dei piani di espansione con l'apertura di sedi ad Ankara ed Istanbul e nei porti di
Salonicco e del Pireo. Entro cinque anni, il nuovo istituto dovrebbe contare 26 filiali con 360 addetti nei due
Paesi.
Dotata di un capitale di 60 milioni di euro, la banca greco-turca dovrebbe diventare operativa immediatamente dopo
l'approvazione dello statuto da parte della banca centrale
greca. (Agi)
10.12.2005
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AGGRESSIVITA'
TESSILE
| L'accordo
commerciale della Turchia con gli Usa non farà che bene ad Ankara la cui
crescita nell'export dovrebbe raggiungere nel 2006 i 3 miliardi di
dollari. |
Il presidente
della influente Associazione degli Esportatori di Abbigliamento di
Istanbul, Suleyman Orakcioglu, ha dichiarato che l'Accordo
commerciale esistente con gli Usa in campo tessile deve
"obbligare" gli esportatori turchi ad operare con più
aggressività su quel mercato. Nel 2006, l'export di abbigliamento e
tessuti verso gli Usa dovrebbe superare i 2 miliardi di dollari Usa,
ma l'ampiezza e la sofisticatezza del mercato statunitense
dovrebbero consentire una crescita dell'export nel 2006 sino a
raggiungere la cifra di 3 miliardi di dollari, un vero e proprio
record per l'export turco. Il presidente Orakcioglu ha, inoltre,
annunciato una serie di iniziative promozionali di rilievo sul
mercato statunitense nel 2006. (Ice
Istanbul)
10.12.2005
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LA MISSIONE
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Ciim-Brasile
e Ciim-Turchia promotori di un viaggio imprenditoriale turca
che ha toccato le maggiori città del Paese sud-americano.
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Ciim-Brasile e
Ciim-Turchia sono stati i promotori della missione imprenditoriale turca
che si è aperta il 3 dicembre e che si chiuderà oggi 10 dicembre in Brasile .
Aldo Kaslowski, vice Presidente della Confederazione, è arrivato accompagnato da una delegazione di Imprenditori Italiani
operanti in Turchia ed in particolare da una rappresentanza del <Tusiad International>, la Confederazione degli Industriali ed
Imprenditori turchi.
L' obiettivo della Confindustria turca è stato quello di
incrementare i rapporti commerciali e l' interscambio tra Turchia
e Brasile e per farlo ha scelto il business network della
Confederazione degli Imprenditori Italiani nel Mondo.
A ricevere la delegazione proveniente della Turchia è stata,dunque,
la Ciim-Brasile guidata da Sandra Papaiz, con l'appoggio
determinante della Falp, la Fondazione Angela e Luigi Papaiz. Dopo
San Paolo la missione si è spostata a Brasilia e a Rio de Janeiro.
In programma incontri di alto livello con <Ciesp>, <Bovespa<,
<Unibanco>
ed in particolare con la Camera di Commercio italo - brasiliana,
con il presidente Edoardo Pollastri, vice presidente Ciim-Brasile. (Aise)
10.12.2005
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USCITA LA
<TOYOTA> N. 500.000
|
Si
tratta del modello <Corolla Verso> prodotta nella
fabbrica di Adapazari il cui obiettivo è molto ambizioso.
Successo anche della <Corolla Sedan> e della <Corolla
Station Wagon>. |
Toyota SA produced its 500,000th
automobile, a Mpv model Corolla Verso, at its 11-year-old factory in Adapazari. Toyota Motors Europe Chairman and
Ceo Shinichi Sasaki said at a ceremony
marking the event that the car represents the long road Toyota SA has
traveled and its commitment to the future.
Sasaki said the Turkish factory, the leading supplier of Toyotas to Europe, will
export 2.2 billion euros worth of automobiles by the end of the year. Major
European markets now include Germany, France, Italy and the UK.
"Toyota Turkey has stimulated some great developments from a production and
financial point of view," said Sasaki.
The Adapazari factory represents a large investment in the Turkish economy for
the Japanese firm, which has invested 730 million euros in the production
project. Investments have totaled 400,000 euros alone since 2000, when the
Toyota factory integrated into the European market. That same year Sabanci
Holding bought a 65 percent stake in the factory, while Toyota still
retains almost full ownership of Toyota Motor Manufacturing Turkey.
Sasaki said the factory has fulfilled 90 percent of its goal to produce 140,000
automobiles this year for export to Europe. Exports account for 93 percent of
the factory's production.
The factory currently produces three Toyota models: the Corolla sedan, the
Corolla station wagon and the Corolla Verso.
Despite the success of the plant and its production, which is now running at 100
percent capacity, Toyota has not announced any plans for immediate expansion.
"At this moment there is no complete plan for expansion, but it is an ongoing issue,"
said a Toyota official. (Turkish Daily News)
10.12.2005
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DELEGAZIONE
DI SINDACI TURCHI IN PUGLIA
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Arriverà
lunedì prossimo. In programma una serie di incontri per
costruire un ulteriore pezzo del progetto di integrazione con
il Paese del premier Erdogan. L'"Osservatorio Itenets".
Come intervenire anche su altre problematiche che non siano
necessariamente quelle economiche-commerciali. |
"Costruire un legame
economico oltre che culturale, con le nostre comunità all'estero,
può essere una forte leva di sviluppo. Può attrarre investimenti
in Puglia e insegnarci come strutturare al meglio i sistemi
formativi e d'impresa in relazione alle esperienze maturate dai
nostri conterranei nei paesi di residenza. Con un occhio al
modello-Irlanda". E' il parere dell'assessore regionale al
lavoro Marco Barbieri, intervenuto a Bari al seminario di
presentazione delle attività dell'Osservatorio regionale sui
processi formativi e lavorativi all'estero nato nell'ambito del
progetto "Itenets".
All'incontro hanno partecipato l'assessore regionale al
Mediterraneo, Silvia Godelli, il responsabile dell'ufficio II
della direzione generale per gli italiani all'estero e le
politiche migratorie del ministero degli affari esteri, Francesco
Varriale, la responsabile dell'"Osservatorio Itenets" della Regione
Puglia, Giulia Veneziano, la rappresentante del centro
internazionale di formazione Ilo (<International labour
organization>),
Claudia Callegari.
Era presente, inoltre, una delegazione del centro pubblico di
formazione di Seferihisar, in Turchia, a Bari per il progetto Scuola
amica in collaborazione con la sede regionale <Enaip>. A questo
proposito, Godelli ha annunciato che a partire dal 12 dicembre sarà
in Puglia una delegazione di sindaci proveniente dalla Turchia. In
programma una serie di incontri "per costruire un ulteriore pezzo
del progetto di integrazione con la Turchia, che può essere un
partner privilegiato. "Dobbiamo naturalmente - ha detto Godelli -
anche intervenire su altre problematiche in tema di diritti umani
verso le comunità del Kurdistan, con le quali abbiamo programmi di
cooperazione allo sviluppo".
Oltre al progetto <Itenets>, acronimo di <International training and
employment networks>, al centro dell'incontro di stamani, il
Programma di partenariato territoriale con gli italiani all'estero
(Pptie): iniziative entrambe promosse dal ministero degli Affari Esteri.
L'"Osservatorio Itenets" - è stato detto - ha attivato sportelli
nelle Regioni dell'obiettivo 1 e fornisce un supporto metodologico
e informativo per la connessione e il partenariato tra i territori
italiani e quelli d'emigrazione nei settori della formazione e del
lavoro. "Tanti pugliesi nel mondo hanno acquisito posizioni di
rilievo - ha detto Varriale - e queste collettività rappresentano
un punto di forza. Con l'aiuto del Fondo sociale europeo siamo
partiti circa quattro anni fa: la speranza è le Regioni sappiano
cogliere occasioni di sviluppo".
Nel 2005 è stata avviata un'iniziativa pilota sulla creazione di
una rete con comunità italiane negli Stati Uniti per la definizione
di profili professionali, la costruzione di curriculum formativi di
supporto allo sviluppo della logistica integrata, per favorire
l'internazionalizzazione dei porti e degli interporti pugliesi. "Questa
analisi nel campo della logistica e della portualità - ha detto
Barbieri - può essere un indicatore utile per progettare uno
sviluppo nuovo della Puglia sull'esempio di quanto ha fatto
l'Irlanda con le proprie comunità negli Stati Uniti. Oggi, tra
l'altro, sono presenti esponenti delle nostre comunità pugliesi
all'estero. E' con loro che dobbiamo costruire una rete".
Nell'ambito del Pptie, invece, è stato avviato un progetto pilota
"sulla cooperazione con i paesi del bacino mediterraneo per la
valorizzazione e la competitività del sistema Puglia".
"Il progetto - ha spiegato Callegari - riguarda il Marocco e la
Tunisia e consiste nello stipulare un accordo di partenariato
internazionale con un ente locale. L'obiettivo è un processo di
governance dell'interscambio che esiste tra la Puglia e questi
Paesi di vicinato e che si incrementerà in futuro secondo la
politica dell'Unione europea".
Per l'assessore Godelli, infine, "attraverso i programmi sarà
possibile far interagire i diversi settori della Regione,
supportando le attività di internazionalizzazione del sistema
Puglia con un monitoraggio di dati relativi alle possibilità di
implementazione all'interno di questi Paesi. In secondo luogo, si
tratta di ottimizzare quest'apporto dei pugliesi all'estero per
favorire processi di sviluppo dei Paesi attraverso competenze
professionali, know-how, esperienze e studio di casi che possano
determinare buone prassi". (La
Gazzetta del Mezzogiorno)
10.12.2005
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L'IMMACOLATA FESTEGGIATA
ANCHE AD EFESO
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Nonostante
non siano stati molti i pellegrini a salire sulle pendici del
monte Bulbul ("la collina dell'usignolo") è stato
un giorno privilegiato per i cattolici che da Smirne e dintorni
si sono recati al santuario per celebrare la festività della
Madonna. |
 Per la festa dell'Immacolata non sono
stati molti i pellegrini a salire sulle pendici del Bulbul dag ("la collina
dell'usignolo") sulla quale si trova la "Casa della Beata
Vergine Maria". Vuoi perché ormai l'estate è finita, l'inverno si fa
sentire ed i gruppi stranieri sono sciamati; vuoi perché l'8 dicembre in
Turchia è un qualunque giorno lavorativo; vuoi perché il dogma
dell'Immacolata Concezione non è riconosciuto dai cristiani ortodossi e
protestanti.
Eppure, l'8 dicembre, proprio perché senza folle oceaniche, è stato un giorno
privilegiato per i pochi cattolici che da Smirne e dintorni si sono recati a
questo santuario per celebrare la Messa insieme alla comunità dei cappuccini e
delle suore che ne sono custodi.
"Ancora una volta - ha commentato padre Adriano Franchini, residente a Meryem Ana
Evi (la Casa di Maria) e superiore della Custodia di Turchia, - chi è venuto,
sono sicuro, ne è uscito diverso. Sì, perché la casa di Maria trasmette
consolazione e pace a tutti". Perché è qui, non lontano da
Efeso, che la tradizione vuole sia vissuta e morta la Madre di Gesù. "Maria
non abitava proprio ad Efeso, ma nei dintorni, dove si erano stabilite alcune
sue amiche. La sua casa si trovava in cima ad una montagna... si tratta di una
regione solitaria, abbellita da colline fertili e dolci, con alcune grotte
adattate a casa e radi alberi dal tronco liscio, ombrosi e a forma di piramide.
Solo la casa della Madonna era in pietra; un sentiero dietro la casa si
inerpicava verso la montagna dalla cima rocciosa, da cui era possibile vedere
Efeso e il mare costellato di isole".
E' sulla scorta di queste indicazioni di Anna Katharina Emmerick, una mistica
tedesca del XIX secolo, che un sacerdote lazzarista che insegnava nel collegio
Sacro Cuore di Smirne e due suoi amici si avventurarono sulle alture che
sovrastano le rovine di Efeso, sulla costa egea della Turchia, e il 29 luglio
1891 trovarono, accanto ad una sorgente d'acqua, i resti di una casa, meglio
ancora di una cappella, seminascosta dagli alberi, proprio come indicato dalle
visioni della mistica.
Forse non si arriverà mai a definire l'autenticità di questo santuario nei
cui pressi fin dai tempi antichi i cristiani si recavano in pellegrinaggio tutti
gli anni nell'ottava della festa della Dormizione di Maria (15 agosto) - la
nostra Assunzione - perché ritenuto tomba della "Tutta Santa", è certo
comunque che ogni anno più di un milione di persone vengono a visitare questa
"Casa della Madonna". E fu meta di pellegrinaggio anche di papa Paolo VI e
di Giovanni Paolo II.
Nei documenti ufficiali del Governo turco, questo luogo è menzionato come museo
a tutti gli effetti, ma in realtà i visitatori, qualunque sia la loro
nazionalità, cultura, lingua o religione, nonostante il biglietto d'ingresso
che devono pagare, lo considerano un luogo sacro.
In mezzo al silenzio e al verde, una casa semplice, in mattoni, composta da due
vani identificati come il soggiorno e la camera da letto della Vergine che qui
avrebbe concluso la sua vita terrena. La luce soffusa che entra dalle piccole
finestre è resa ancora più suggestiva dalle innumerevoli candele che
incessantemente illuminano questo piccolo santuario.
Padre Tarcy, cappuccino indiano che è qui presente da quasi una decina d'anni
confida: "Spesso si vedono persone, uomini e donne, giovani e vecchi,
profondamente commossi o addirittura in lacrime e viene loro da chiedere:
"Perché piangi, sei triste?". La risposta è sempre la stessa: "No, non
sono triste, sono profondamente toccato, provo qualcosa di speciale, una pace,
una gioia, una calda accoglienza, una felicità che... vorrei stare qui per
sempre".
E altri aggiungono: "Questo è un posto speciale, un luogo sacro. Sento la
presenza di Maria, nostra Madre; Lei certamente ha vissuto qui".
Forse questi commenti dei molti visitatori, commenti autentici, sinceri, onesti,
veri e amorevoli, sono la più grande prova che Maria, la Madre di Gesù ha
vissuto qui negli ultimi anni della sua vita ed è morta qui, che l'Assunzione
è avvenuta qui, conferma questo frate che stretto nel suo saio appare ancora più
longilineo ed etereo.
"Ci sono due tradizioni relative agli ultimi anni della vita della Madonna:
alcuni dicono che Maria arrivò a Efeso con Giovanni ma poi tornò a Gerusalemme
dove morì. Secondo altri, invece Maria passò gli ultimi anni della sua vita
nella casa che Giovanni costruì per lei sulle colline vicino all'antica
Efeso, vivendo silenziosamente e in preghiera. Io sono convinto che qui continua
a vivere lo spirito di Maria e lo si sente. Chi entra qui viene avvolto da una
pace interiore intensa, siano essi fidanzati, sposati o no, vedovi o divorziati,
uomini o donne, giovani o anziani che dopo molte lotte, fatiche e dolori qui si
sentono accolti e messi a proprio agio possono riposare, come membri di
un'unica famiglia a qualunque religione appartengano".
Ognuno si sente a casa. Se infatti Meryem Ana Evi è luogo di preghiera per i
cattolici che vi abitano tutto l'anno e che ogni mattina vi celebrano la santa
Messa ed è luogo di visita devota per i cristiani della Turchia e di tutte le
nazioni del mondo, i quali pur appartenendo a varie Chiese, hanno qui la
possibilità di celebrare nella propria lingua e tradizione, è meta di
pellegrinaggi anche di musulmani. Nel Corano, infatti, solo una donna è
menzionata circa trenta volte: Maria, la Madre del Profeta Gesù. "Quando le
nostre sorelle e i nostri fratelli musulmani vengono a Meryem Ana Evi - prosegue
padre Tarcy, - non vengono in veste di turisti e di semplici visitatori: essi
vengono per pregare. Forse è l'unico posto al mondo in cui gente delle due
grandi religioni - Islam e Cristianità - possono pregare insieme senza
tensioni.
Arrivano da soli, con la famiglia, in gruppi organizzati, scolaresche e persino
squadre di militari. Secondo una loro usanza legano strisce di stoffa ai
rami degli alberi: è la loro preghiera che innalzano al Cielo per ottenere
grazie particolari o per essere liberati dal Male. E così ulivi e arbusti
rampicanti sono sempre vestiti a festa. E in questi giorni di dicembre saranno
soprattutto loro, i musulmani nostri vicini, a venire a pregare quassù".
"Anche chi non appartiene a nessuna fede religiosa, ma apprezza il valore e il
significato del silenzio, della pace, dell'incontro e della riflessione, si
ferma volentieri al refrigerio dei platini secolari e trova conforto".
Una cosa abitualmente non sfugge e rimane impressa nella mente del pellegrino:
la statua di Maria posta sopra l'altare è senza mani. Quando venne ritrovata,
dopo la guerra d'indipendenza turca del 1922, era così e nessuno ha mai
pensato di farne fabbricare di nuove, forse perché Maria, dopo aver accolto
tutti, invita ad essere le sue mani nel mondo.
Pio XII il 22 luglio 1957 scrisse a mons. Descuffi, allora arcivescovo di
Smirne, elogiandolo per lo zelo dimostrato verso Meryem Ana Evi, "dov'è
tradizione che si conservi il sepolcro di Maria" e la indicò come "un
Centro di culto mariano unico al mondo, dove i credenti cristiani e musulmani di
ogni rito e di ogni nazione possono incontrarsi per venerare la Madre di Gesù e
verificare la verità di queste parole profetiche: "Tutte le generazioni mi
chiameranno beata". (Asianews.it)
10.12.2005
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ALLARME
INFANZIA AD ISTANBUL
|
E'
stato lanciato dal governatore della metropoli. Bambini che
vengono costretti dai genitori a lavorare per le strade. Il
10.5% di questi sarebbe di età compresa tra i 5 e i 9 anni.
Alcuni sarebbero anche ladruncoli. |
Children as young as five are being forced
by their impoverished parents, mostly migrants to Istanbul, to work on the
streets of Turkey's biggest city, according to an official report carried on
Thursday by the Turkish press.
The report by the Istanbul Governor's Office for a parliamentary commission says
10.5 percent of children working the streets are aged between five and nine,
28.5 percent between 10 and 12 and 40.3 percent between 13 and 15.
The study was conducted among 2,655 children from poor families who moved to
Istanbul from other regions, notably the Southeast, which is the poorest part of
the country.
Economic reasons are the primary factor forcing parents to make their children
work on the streets daily, trying to earn a meager wage selling tissues,
flowers, small gadgets and trinkets.
The report did not say how many children are working on the streets of this
metropolis of more than 12 million, but the Ankara office of the International
Labor Organization (ILO) estimated their number at several thousand.
The ILO stressed that the problem is not endemic to Istanbul and deplored
similar practices in other regions, notably in Diyarbakir, the biggest city of
the Southeast, where unemployment runs high.
Turkish law forbids anyone under the age of 15 from working.
Theft primary occupation: According to the report, top among the crimes
perpetrated by street children are theft, fraud and assault. Children committed
905 assaults, 623 car thefts and 547 muggings this year in Istanbul. Among those
interviewed, 20.7 percent said the main reason why they were on the streets was
failure to get along with families, family abuse was cited by 20.6 percent,
while 17.1 percent said they were forced to work on the streets. Split families
and friends are another reason why children live on the streets.
Most juvenile criminals are boys: In 2005, children were involved in 9,501
criminal incidents and 11,717 juveniles were taken into custody as a result.
Nearly 90 percent of juveniles taken into custody were boys.
The report says 84 percent of the children live with at least one of their real
parents. In other words, the parents are mostly aware and even sometimes force
their children to do what they do.
Among children involved in criminal activities, only 4 percent are drug addicts,
the report says. (Turkish Daily News)
10.12.2005
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SEPPELLITO
AD
ANTALYA IL BAMBINO SBRANATO DAI PITBULL IN SVIZZERA
|
Il
padre del piccolo ha chiesto giustizia ma ha detto di non
provare odio nei confronti del padrone dei cani, un italiano
con precedenti penali. |
Il piccolo Suleyman,
il piccolo di sei anni ucciso a Oberglatt da tre pitbull mentre
stava andando all'asilo, è stato seppellito nella Turchia
meridionale, nei pressi di Antalya. Il padre della vittima ha
chiesto che sia fatta giustizia, ma anche detto di non provare odio
nei confronti del proprietario degli animali che hanno sbranato suo
figlio. Intanto, sull'italiano 41enne fermato dalla polizia sono
emersi nel frattempo maggiori dettagli e oggi il <SonntagsBlick>
ha pubblicato in prima pagina la sua foto e rivelato il suo nome.
L'uomo non era già conosciuto unicamente dalle autorità svizzere:
la polizia italiana lo aveva arrestato nel 2002 per reati legati
alla prostituzione.
Il 41enne, che si trova in detenzione preventiva assieme all'amico che lo ospitava a Oberglatt, era finito in manette tre anni fa a Udine. Stando a informazioni del
<SonntagsBlick>, lui e cinque complici avevano attirato nella Penisola delle ragazze provenienti dall'Europa dell'est promettendo loro un lavoro. In
realtà le giovani venivano obbligate a prostituirsi. L'uomo si era poi trasferito in Svizzera dove si era subito fatto notare per i suoi modi giudicati arroganti e per i suoi cani. Nel 2004 aveva ricevuto una multa
perché i pitbull erano stati trovati in giro senza sorveglianza.
Sempre l'anno scorso l'uomo si era rifiutato di pagare l'affitto per un piccolo appartamento in cui viveva a Gockhausen, nei pressi di Zurigo, con l'amica. Recentemente il suo permesso di soggiorno era scaduto, ma l'italiano continuava a risiedere in Svizzera.
Per far in modo che drammi del genere non si ripetano più, l'Uft sta studiando una serie di misure da adottare. Fra le varie idee vi e' quella di una formazione per i padroni di cani, che
sarebbe obbligatoria per animali con peso superiore ai 15 chili. Si sta pure discutendo di un divieto per le razze canine pericolose, ma
"la maggior parte degli esperti ritengono che non sia una misura adeguata per la soluzione del
problema", ha sottolineato
Wyss.
Non la pensano così il <Blick> e i suoi lettori. Il giornale svizzero-tedesco ha infatti lanciato una petizione indirizzata al consigliere federale Joseph Deiss, responsabile del ministero dell'Economia, in cui si chiede il divieto dei pitbull e di tutti gli incroci con questa razza in Svizzera. Stando al quotidiano, in un giorno 1000 persone hanno aderito all'iniziativa.
<Le Matin Dimanche> ma messo in risalto il fatto che tale proibizione sia
già in vigore dal 1993 in Turchia, paese natale della vittima. Secondo informazioni del
goprnale, la stampa di Istanbul ha riportato la vicenda ma ha evitato di usare un tono accusatore e di fare allusioni agli incidenti a margine dell'incontro di calcio fra la Turchia e la Svizzera. Alcuni lettori del sito del quotidiano
<Hurriyet> non hanno però esitato a collegare i due episodi. La maggior parte degli internauti si
è stupita che i pitbull siano autorizzati in Svizzera quando nel loro
Paese la vendita è vietata. Si tratta della prova, per taluni lettori, che la Turchia
è più avanzata in questo campo della Svizzera, nonostante quest'ultima dia lezioni di
civiltà.(Adnkronos)
10.12.2005
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TURCHIA D'EUROPA, EUROPA
DELLA TURCHIA QUALI LE NOVITA'
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Nelle scorse settimane si è tenuta a Istanbul la fiera del
libro, dedicata alle relazioni con l'Europa. Tra le decine di scrittori,
star mediatiche o autori al debutto. Tra questi anche Nedim Gursel, romanziere e
saggista turco, tradotto anche in Italia. Un'intervista a cura di Fabio
Salomoni di <Osservatorio sui Balcani>.
|
Era il 1982. La prima
fiera del libro di Istanbul ospitò 26 espositori e accolse circa ventimila
visitatori. L'edizione del 2005 che si è tenuta nelle scorse settimane ha visto
l'affluenza di 317.000 persone che hanno visitato gli stand allestiti da 450
espositori ed hanno partecipato alle circa 250 manifestazioni collaterali -
presentazioni, dibattiti, letture - che si sono dipanate nel corso degli otto
giorni della fiera. Un'edizione dedicata alle relazioni con l'Europa "La
Turchia d'Europa/L'Europa della Turchia" con un occhio di riguardo rivolto
ai lettori del futuro. "I bambini devono conoscere libri al di fuori di
quelli usati a scuola. Purtroppo per molti di loro però in Turchia non esiste
questa possibilità. La fiera rappresenta quindi un'opportunità", ha
dichiarato l'organizzatore, Deniz Kavukcuoglu. E nel complesso sono stati più
di 80.000 gli studenti delle scuole elementari e medie che si sono rumorosamente
riversati tra gli stand della fiera.
All'interno del coro di generale entusiasmo che ha accompagnato l'iniziativa non
sono però mancate le voci critiche. "Guardando ai dati relativi
all'affluenza si perde di vista la situazione tragica in cui versa il settore.
Per ogni libro si stampano tra le 500 e le 2000 copie. La stampa mostra di
interessarsi al libro solamente durante questa settimana", ha ricordato
Omer Faruk della casa editrice Ayirinti.
Tra le decine di scrittori, star mediatiche o autori al debutto, presenti alla
fiera anche Nedim Gursel, romanziere e saggista turco che vive da più di
vent'anni a Parigi. Tra le sue opere tradotte in italiano "L'ultimo tramway",
"Il romanzo del Conquistatore" e "Ritorno ai Balcani".
Qual'è il suo rapporto con la
Fiera del Libro?
Io sono una sorta di abbonato di questa fiera del libro per molte ragioni:
in primo luogo perchè il coordinatore della Fiera, Kavukcuoglu, è un vecchio
amico ed è anche un grande piacere rivederlo ogni anno. La cosa più importante
poi è che la fiera rappresenta per uno scrittore turco che vive all'estero
l'occasione per incontrare i suoi lettori. Io vengo regolarmente ogni anno.
Inizialmente mi dispiaceva che la fiera fosse lontana dal centro ma alla fine ci
siamo abituati. Per quanto mi riguarda in questi giorni ho avuto la possibilità
di incontrare i miei lettori per firmare le copie del mio ultimo libro. (Izler
ve Golgeler/Tracce ed Ombre) E' andata molto bene, ho avuto l'occasione per
chiaccherare un pò con loro, di incontrare il mio editore e di bere un
bicchiere di vino anche se siamo nel mese del Ramadan ma il mio editore difende
i principi laici, quindi tutto va bene.
Quali cambiamenti ha notato nel
corso degli anni, nel pubblico e negli espositori della fiera?
Il grande cambiamento rispetto agli anni precedenti è che ora la fiera del
libro si svolge in contemporanea ad una fiera dell'arte, ci sono delle gallerie
d'arte che espongono. Personalmente mi interessa molto vedere cosa succede in
campo artistico in Turchia perchè so che si vive un momento di grande fermento,
la Biennale che ho avuto occasione di visitare ne è un'ottima prova. Anche
l'inaugurazione del museo di arte moderna di Istanbul, c'è grande fermento nel
campo delle arti plastiche.
Anche il settore editoriale è in forte sviluppo, il pubblico può accedere a
molti più libri ma il numero dei lettori non aumenta proporzionalmente, almeno
così si dice qui. In precedenza rimanevo più tempo, per visitare gli stand e
le nuove uscite, quest'anno purtroppo non ho ancora avuto questa opportunità.
Per quanto riguarda i miei lettori ho potuto constatare che, nonostante i miei
libri non siano molto facili da leggere, tra essi vi sono molti giovani e
soprattutto ragazze.
Per usare il titolo di un suo
saggio qual'è il paesaggio letterario della Turchia contemporanea?
E' un paesaggio sempre più vario, che io trovo sempre più ricco ma ho
l'impressione che gli scrittori di cui i media parlano più spesso non siano i
migliori. Il mio editore (Dogan.Ndt) per esempio appartiene al più grande
gruppo media in Turchia e si interessa soprattutto di giovani, c'è un gran
numero di autori giovani che scrivono romanzi e racconti. Nonostante questo ed
il fatto che la casa editrice appartenga ad un grande gruppo, i media non ne
parlano molto, e tra loro ce ne sono di veramente bravi. Per quanto riguarda il
paesaggio letterario turco mi sembra un po' flou, cioè non sembrano affermarsi
delle tendenze dominanti. E' anche vero che io da qualche tempo leggo sempre
meno autori turchi perchè attualmente sono molto interessato ad altro, al
rapporto che lega alcuni artisti con detrminati luoghi geografici.
Trovo però che la poesia continui a rappresentare una parte fondamentale della
nostra letteratura, ed il romanzo certo. Vorrei però fare un'osservazione che
va un pò controcorrente rispetto all'atmosfera di questa fiera: il fenomeno
editoriale di questi ultimi tempi ( Questi pazzi turchi, Ndr) in realtà non
contiene nulla di interessante, solamente molte informazioni, non c'è però
nessuno stile e nessun talento. La gente, i giovani leggono molto questo genere
di opere. Io non credo che il grande battage pubbicitario che li ha imposti sul
mercato spieghi completamente questo fenomeno: il libro parla della guerra di
indipendenza da una prospettiva che io trovo un pò troppo nazionalista.
Corrisponde ad una crescita del nazionalismo nel paese legato anche ai rapporti
con l'Unione Europea. Credo ci sia una relazione tra i due fenomeni ma in ogni
caso nessuno parlerà di questi libri tra due o tre anni.
Dicevamo di giovani autori...
Tuna Kiremitci ad esempio, è già arrivato al suo quarto romanzo, io ho
letto il primo. Credo che lui rappresenti un ottimo esempio di come è possibile
vendere molto scrivendo bene, e questo è molto importante. Io leggo però
ancora molto poesia, anche Nazim Hikmet, sul quale tempo fa ho scritto un saggio
mettendo in evidenza come un poeta marxista contemporaneo possa fare uso della
tradizione.
Nei suoi libri l'Italia è un
soggetto ricorrente. Un racconto di viaggio sui luoghi in cui è ambientato
"Cristo si è fermato ad Eboli" di Carlo Levi e poi nella sua ultima
opera un racconto dedicato al Caravaggio....
Avevo visto il film ispirato al romanzo e ne ero rimasto molto
impressionato. Mi colpiva soprattutto che potessero esistere luoghi e situazioni
del genere in Italia ed ho voluto andare a vederli. Trovo che il romanzo, le
situazioni che descrive, la figura dell'intellettuale urbano illuminista che
viene a contatto con una realtà rurale completamente diversa da quella da cui
proviene siano molto simili ad un classico della letteratura turca moderna,
Yaban (Lo straniero) di Karaosmanoglu.
Per quanto riguarda Caravaggio io mi interesso un pò di pittura. Ho scoperto
però relativamente tardi Caravaggio, me ne ha parlato qualche amico storico
dell'arte. Una sera mi trovavo a Roma, ha cominciato a piovere e mi sono
rifugiato in una chiesa. Lì mi sono trovato davanti ad uno dei suoi quadri, I
pellegrini. In seguito ho letto il romanzo di Fernandez, Un salto nella
disperazione, in cui parlava della vita di Caravaggio, un'esistenza segnata
dalla violenza. Ed è così che ho voluto saperne di più, mi sono interessato
ai suoi quadri. Recentemente a Londra c'è stata una mostra con i suoi ultimi
otto quadri, quelli dipinti nella sua fuga, che ho visitato.
Per questa ragione mi è venuta voglia di scrivere della sua arte ma soprattutto
cercare di comprendere l'itinerario di questo grande pittore, che è stato anche
una sorta di "guardone".
Nei suoi libri, romanzi o saggi, i
Balcani occupano un posto speciale. Ci sono ragioni non sono professionali ma
anche personali che la legano a questa regione, a Sarajevo ed alla Macedonia....
La famiglia di mio padre è
originaria di Skopje. La nonna che mi ha allevato e di cui ho parlato anche in
un racconto aveva otto anni quando sono scoppiate le guerre balcaniche ed è
stata costretta a fuggire in Turchia con la sua famiglia. Io sono quindi un
muhacir (termine di origine coranica, in uso fin dal 1800 per designare i
profughi turchi e/o musulmani riparati in Turchia dai Balcani o dalla Russia
zarista.N.d.r.) per il 50% e yerli (indigeno) al 50%. Ci sono quindi legami
familiari, comunque lontani nel tempo visto che mio padre è nato in Turchia.
Quando poi la Yugoslavia è esplosa, sono stato molto solidale come molti
intellettuali europei, soprattutto con la città di Sarajevo. La città
rappresentava per noi un ideale di convivenza tra i popoli mentre crescevano i
nazionalismi, considerati come un valore ma che in realtà si sono dimostrati un
disastro. Sono andato quindi a Sarajevo durante la guerra e sono stato molto
colpito da quanto ho visto là, era la prima volta che vedevo la guerra. Ne ho
parlato anche in un mio libro tradotto in italiano, Ritorno ai Balcani. Io mi
ero ripromesso di ritornare a Sarajevo una volta finite le ostilità e ci sono
ritornato dopo gli Accordi di Dayton e ho scritto ancora delle cose.
Sono molto legato a questa parte del mondo ed anche alla sua letteratura perchè
lì sono nati grandi scrittori. Sempre nel mio ultimo libro ci sono capitoli
dedicati a due di loro. Uno ad Ivo Andric, nel quale parlo della Bosnia in
generale ma in particolare di Travnik utilizzando come spunto Le cronache di
Travnik.
Un altro capitolo parla poi di Ismail Kadare. L'Albania era l'unico paese della
regione che non avevo ancora visitato. Ci sono andato due anni fa in occasione
di un convegno di scrittori. Ho scritto un racconto Tango a Tirana nel quale
evoco un pò l'opera di Kadare ma anche quello che mi ha raccontato Baskihm
Shumi il cui padre era primo ministro durante il periodo socialista ed è stato
poi "suicidato". Una pagina oscura nella storia dell'Albania che mi è
sembrata interessante e che ho voluto raccontare approfittando del fatto di
avere una testimonianza di prima mano. (Fabio Salomoni/www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/5011/1/51)
10.12.2005
|
DA PICASSO A DUBUFFET
ED...OLTRE
| C'è
tempo fino al 26 marzo per poter vedere alcuni dei capolavori
del grande artista spagnolo esposti al Saki Sabanci Museum ad
Istanbul. 135 opere tra dipinti, disegni e sculture. La
retrospettiva del pittore francese si tiene invece al Pera
Museum. Altre importanti rassegne culturali. |
 Quando si parla di
rinascimento culturale in Turchia, non ci si può non soffermare sugli sforzi
che la città di Istanbul sta facendo per essere alla pari con Parigi, Londra,
Roma e New York. Ne sono una dimostrazione - oltre ai numerosi concerti che
presentano sempre un calendario di prim'ordine - due mostre di eccezionale
rilevanza, una dedicata a Pablo Picasso, l'altra a Jean Dubuffet che, per chi
avesse voglia tra gli italiani di passare magari il capodanno nell'ex capitale
ottomana, potrebbero essere una tappa obbligata per conciliarsi con l'arte fuori
dai propri confini.
L'importanza della rassegna picassiana è tanto più grande se si pensa che le
135 opere - esposte al Museo Sakip Sabanci e in buona parte provenienti dalla
collezione privata dei discendenti dell'artista spagnolo - per lo più non sono
mai stati esposte in rassegne o retrospettive dal 1973 e tanto meno vendute. Un
grazie riconoscente quindi agli eredi di Picasso che hanno prestato fino al 26
marzo prossimo (data di chiusura della manifestazione) i loro tesori - tra i
quali alcune sculture e ceramiche - realizzate nell'arco di cinquant'anni dal
leggendario artista. E un grazie sentito anche alla direttrice del Museo Sabanci,
Nazan Olçer, donna di notevoli qualità organizzative oltre che culturali, che
ha saputo allestire la mostra come pochi altri avrebbero saputo fare. E d'altra
parte i suoi precedenti al Museo dell'Arte Turca ed Islamica di Istanbul nonché
la sua collaborazione con il direttore del Topkapi Museum, Filiz Cagman, nella
preparazione della grande esposizione su i "Turchi" che si è tenuta
nei primi quattro mesi di quest'anno presso la Royal Accademy a Londra, erano un
passaporto più che valido per il successo della mostra. Mostra, peraltro, resa
possibile solo dopo la firma di un accordo tra Sakis Sabanci ed il nipote del
pittore , Bernard Ruiz-Picasso, ed arricchita da quadri provenienti sia dal
Museo Picasso di Barcellona sia da quelli di Parigi e Malaga.
 La mostra al Sakis Sabanci permette di coprire l'intera carriera dell'artista,
dal periodo blu al cubismo passando per il periodo rosa. Come ha scritto
recentemente Elena Pontiggia su <Il Giornale>, Picasso era il condensato
di dieci artista in un solo: questo perché è stato simbolista, espressionista,
primitivista, creatore del cubismo e del 'Ritorno all'ordine', esponente del
surrealismo sia nella forma astratta che in quella visionaria", classicista
e realista, moderno e postmoderno. "Come un grande Pifferaio Magico -
annota la giornalista - ha portato centinaia di pittori a seguire le sue
orme. Quanto a lui, mentre i seguaci si perdevano nell'imitazione, era già
altrove.
Personalmente non tutto è piacevole di Picasso. Alle volte era ripetitivo,
altre assurdamente incomprensibile. Ma forse anche questo era genialità. E poi
come si fa a non rimanere colpiti davanti alle gigantesche madri col bambino, ai
volti di donna (incantevoli i due esposti, uno datato 1903, l'altro 1906), al
quadro dal titolo "Scienza e carità" realizzato nel 1897, al suo
autoritratto del 1899, alla "Siesta" del 1932? Come si fa - ripetiamo
- a non rimanere incantati davanti a due tappezzerie (quasi inedite) che
spiccano in tutta la loro grandiosità quali "Les Demoiselles d'Avignon"
realizzato nel 1958 rifacendosi al celebre quadro del 1907, e "Femmes a'
leur Toilette" eseguito nel 1970? E d'altra parte se c'è ancora nel mondo
qualcuno che è disposto a sborsare milioni di euro o di dollari per una sua
opera (una tela ad olio del periodo cubista dal titolo "Guitarra y
partitura sobre un pedestal" è stata venduta per circa 600 mila euro a
Stoccolma ed disegno su carta dal titolo "Il Nudo Giallo"
è stato aggiudicato per 13,736 milioni di dollari alla Sotheby's di New York)
significa che il mercato rispecchia il valore dell'artista. Quello stesso il cui
animo esce fuori prepotente in un centinaio di lettere scritte dal Maestro
spagnolo che arricchiscono la rassegna del Sakip Sabanci Muzesi.
____________________
 Si diceva di Jean Dubuffet. Di questo artista francese, nato a le Havre nel 1901
e morto a Parigi nel 1985, la rassegna - curata dalla <Suna and Inan Kiraç
Foundation> ed allestita presso il Pera Museum - ci mostra un elenco di
dipinti e disegni che altro non sono se non una esplorazione continua e quasi
sublimale di un modo di cogliere gli aspetti più reconditi della vita sociale,
nelle sue debolezze, nelle sue miserie fisiche e mentali. Debuffet è stato
anche lui un grande. Istanbul non fa altro che rendergli il giusto tributo
che gli spetta. Le sale di esposizione sono appena due, al quarto piano. Un
occasione allora - prima di uscire per scendere a piedi e visitare altre tre
mostre di notevole interesse (Portraits from the Empire", "Kutaya
Tiles and Ceramics", "Anatolian Weights and Measures")
testimonianza della magnificenza dell'Impero sotto i sultani. (Veronica
Incagliati)
10.12.2005
|
QUATTRO
CHIACCHIERE CON ROMALI PERIHAN, LA TURCA ROMANA
| Incontro
nella hall di un albergo di Taksim con una delle attrici
predilette di Federico Fellini. Il matrimonio a 17 anni con il
fratello di Soraya ed il titolo di principessa. L'amicizia con
Claudio Villa e i rapporti affettuosi con Grace Kelly. Come
svolge adesso la sua vita in Turchia ed il grande amore per
l'Italia. |
La telefonata arriva che
ho già la mano sul pomo della porta, pronto per uscire. Alcuni amici turchi mi
aspettano nella hall dell'albergo dove sono sceso. Dobbiamo fare il punto sui
risultati del meeting economico di Istanbul al quale ha preso parte anche il
nostro presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi
"Sono Romali Perihan. Si ricorda di me, ci siamo visti ieri sera".
Ho un attimo di defaillance.
"Ieri sera?". Oddio, ma chi è? Decisamente sono confuso, ma è appena
un attimo.
"Sì, ricordo. In cosa posso esserle utile?". Ed intanto mi passa
davanti - in un rapidissimo flash-back - quello che ha rappresentato
questa donna tanti anni fa, in Italia. La chiamavano la "romana
turca". Assomigliava alla Lollobrigida, con quel pizzico di esotismo
orientale che mancava invece alla nostra Gina nazionale. Molto bella, era
apparsa in numerosi film. Alcuni di cassetta a fianco di Nando Buzzanca, di Jean
Pierre Cassel e Klaud Kinsky. Altri, impegnati. Era la coccola di Federico
Fellini. Il grande regista l'aveva voluta come co-protagonistra nel film
"Satyricon". Faceva parte anche lei della "dolce vita".
Villa sull'Appia Antica, notti spumeggianti in via Veneto, fotografie sui
rotocalchi.
 La vedo ancora abbracciata alla vita di Claudio Villa in sella ad una poderosa
<Bmv>. Chissà se era stato prima che un paparazzo l'avesse ripresa a
fianco di Grace Kelly, a Montecarlo? Prima, certamente. L'interprete di
"Caccia al ladro" non era ancora principessa ma lo sarebbe diventata
tra non molto. Romali Perihan lo era già. A soli 17 anni anni, infatti, aveva
sposato in Persia il fratello di Soraya. Un matrimonio durato alcuni anni, poi
andato in fumo. Avrebbe conservato il titolo, ad ogni modo.
"Vorrei vederla. Possiamo incontrarci?"
Romali Perihan ha una voce decisa, autoritaria. Le spiego che forse, il giorno
dopo, potrei.
"Vede, adesso sono impegnato".
 Ma non c'è niente da fare. Mi strappa un appuntamento, di lì a qualche ora.
Tra un impegno ed un altro. E' puntualissima, anzi arriva con qualche minuto di
anticipo. Devo riconoscere che è sempre affascinante, e questo spiega perché
ancora oggi abbia un grande seguito in Turchia dopo si è trasferita alcuni anni
fa. Non fa più cinema, ma canta e collabora ad una rubrica per un giornale di
Istanbul, <Ulkemiz>. Svolge anche attività culturali, fa parte dei Lions,
dipinge e - come mi spiega nel corso di una sorta di intervista - è anche
presidentessa di una istituzione che raccoglie scrittori e poeti del Paese. Dal
proprio autista si è fatta portare una montagna di fotografie. Vuole che le
guardi ed intanto me le descrive. Quello che era quando le erano state scattate,
che cosa lei avesse rappresentato allora per i registi italiani. Sì, era
veramente una donna stupenda. Mi racconta come Fellini l'avesse chiamata nel
1990 per farla protagonista nel film "La voce della luna". Aveva
rifiutato in quanto nel frattempo si era sposata in Turchia con un ingegnere del
posto.
"Lo amavo, come avrei potuto tornare in Italia? Posso però dire che
Federico insistette parecchio. Voleva a tutti i costi che gli spedissi una mia
foto per ricordargli come ero fatta. Quando più tardi, appena uscito sugli
schermi, vidi il film, riconobbi un po' le mie fattezze nel volto della
protagonista. Di lì a poco Fellini sarebbe morto. Ero presente anche io ai
funerali. Prima di ripartire per la Turchia non mancai di fare un salto in via
degli Scipioni, alla Trattoria Toscana. Era il punto di ritrovo del regista che
amava raccogliere quella che rappresentava per lui la cosiddetta intellighentia
culturale del mondo romano. Quanti ricordi! Ma anche quanta malinconia!".
Le chiedo se pensa di trasferirsi nuovamente a Roma. Mi ha appena detto,
infatti, che non ha più legami avendo divorziato dal marito.
"Chissà? Penso comunque di sì. Mi vogliono tutti bene".
Romali Perihan tiene a precisare che nel nostro Paese era considerata per le sue
doti artistiche e non per il corpo. Scorrono le foto. In una è con il cantante
Peppino di Capri, in un'altra è insieme a Tino Scotti, in un'altra ancora è a
fianco di Michele Placido. E poi ci sono quelle con Omer Sharif, con Rossana
schiaffino, con la Loren. Montagne di foto. Vorrebbe che le guardassi tutte. Ma
il tempo incalza. Una serie di telefonate sul cellulare mi reclamano dove dovrei
già essere.
"Signora, adesso devo andare. Purtroppo il lavoro.....".Ci
ripromettiamo di vederci ancora, quando tornerò ad Istanbul. Mi fa vedere,
sempre in foto, il suo appartamento a Bebek, una zona esclusiva sul Bosforo. E'
una casa decisamente elegante e piene di belle cose. Si intravede anche un
quadro di Novella Parigini.
"Eravamo amiche", tiene a sottolineare.
Me ne vado. "Adieu, Perihan". (Pi.In)
10.12.2005
|
UNA SERATA
TURCA TRA AMICI, BALLI E ...TANTA MUSICA
| Ritrovarsi
insieme, italiani e turchi, davanti ad buona cena ed alzare
continuamente il calice per brindare. "Scerefe!" |
 Una serata turca.
Chiamiamola così. Un modo come un altro per ritrovarsi insieme, italiani e
turchi, davanti ad una buona cena mentre si ascolta musica anatolica e del Mar
nero. Anfitrioni Latife e Sami, due splendidi amici, dei quali non si finirà
mai di lodarne le qualità. Si balla, si canta e si mangia. Naturalmente alla
turca. La compagnia è allegra, sincera. C'è anche Orhan, appena arrivato da
Kemer (Antalya) per rivedere ad Istanbul sua cugina. E' stato per moltissimi
anni in Belgio ma ora è ritornato in patria. Uno "straniero in
patria". E' simpatico, ancora molto fiammingo ma le caratteristiche turche
si palpano con mano. Le note di un kanun riempiono di dolce malinconia
l'atmosfera. Poi ha la meglio il tamburo e tutto diventa un frenetico
stordimento. Si alzano i calici e si brinda: "Scerefe!".
10.12.2005
|
IL MUSEO
MICKIEWICZ
|
Il
poeta polacco, che morì di colera nella zona di Tarlabasi
in Turchia (26 novembre 1855), ha ora ufficialmente un luogo
dove sono raccolte le sue memorie. Una cerimonia suggestiva
alla presenza di personalità diplomatiche e culturali.
L'artista si era trasferito a Costantinopoli per mettersi in
contatto con molti suoi compatrioti esuli che si volevano
arruolare per combattere la Russia nella guerra di Crimea. |
 The
Adam Mickiewicz (1798-1855) House Museum was opened in Tarlabasi,
Istanbul to mark the 150th annuversary of the famous Polish poet's
death.
A ceremony held at the buildin on Tatli Badem Caddesi where the poet
spent his last days was attended by Polish Culture and National
Heritage Minister Kazimierz Michal Ujazdowski, Warsaw Museum of
Literature Director Janusz Odnowaz Pieniazek, Polish Ambassador to
Ankara Grzegorz Michalski and Polish Consul General Marcin Wilczek.
Also present from the Turkish side was Istanbul Governor Muammer
Guler and Cultural Entities and Museums general Directorate
head Orhan Duzgun representing the Turkish culture minister, who
couldn't be at the opening due to an acident. Duzgun said that
Culture Minister Atilla Koç had telephoned to send his best wishes.
The museum has recently been renovated through the joint efforts of
the Mickiewicz Museum of Literature in Warsaw and the Turkish
government. The museum is under the patronage of the Museum of
Turkish and Muslim Art.
Speaking at the opening, Polish Culture Minister Ujazdowki
ex-plained Mickiewicz's importance in the literature and history of
Poland and thanked Governor Guler, saying, "We sjhall nor
forget what you have done for us and to preserve the memory and
heritage of Mickiewicz. this museum in another step to devolep the
relations between our countries."
"This important keepsake for us, so your hearts may be in peace,"
Guler said in reply. "Our relation with Poland in snot limited
to the poet, but there are also our valutable citizens living in
polonezkoy. Mickiewica is an eminent figure who lived and died in
this land and we commemorate him with respect as the Poles do."
Warsaw Mueum Director Pieniazek also emphasized that the renovations
and opening of the museum house is the result of matchless
co.operation between the Polish and Turkish states. The curret
exhibit is the same that was prepared and displayed by the Wassaw
Museum of Literature in 1984.
On display at the museum is an ehibition of documents, photographs,
and manuscripts divided into periods of the poet's life, includind
his life in Russia, France and Istanbul which is regarded as the
start of his journey back to Polish, Turkish and English. There is
also a symbolic grave of Mickiewicz, as the poet's body rested here
for a month.
the renowned poet, writer, political acrivist and visionary Adam
Mickewicz was born in 1798 in Newogrodek in Lithuania.
Throughout his life this revolutionary poet of international fame
struggled for the indipendence of poland. Mostly working as a
professor in Paris, he cooperated with Polish revolutionaires and
established links among Polish expatriates around the world. His
poetry was the breackthrough of Romanticism in Poland. Mickewicz
came to Istabul in September 1855 aiming to strengthen the
solidarity among Polish expatriates living here and to encourage
Polish soldiers to fight on the Ottomans' side in the Crimean War
against Russia, as Russia's defeat would revive hope for Poland's
independence. During his stay in the city he visited the sick living
in Kurtulus. It is assumed that there he contracted cholera. he died
in his home in Tarlabasi on Nov. 26, 1855.
Following the opening of the museum, a ceremony was organized at St.
Antoine Church. Mickiewicz's poems were read in Turkish by students
from the Polish Language and Literature Department of
AnkaraUniversity's Languahe History and geography Faculty. Later,
Bilkent University Music Facultaty students gave a concert of
Mickiewicz's poems recited over music by Polish composers. Finally
the Polish organist Wiktor Lyjak performed works by Johann Sebastian
Bach, Jozef Furmanik and Felik Borowski. (The
New Anatolian)
10.12.2005
|
"ARA PACIS"
PER DUE PAESI
|
Pochi
sanno che ad Ankara c'è un tesoro romano, il Tempio di
Augusto, che nemmeno Roma può vantare. Nelle sue colonne
scolpito il testamento del primo imperatore. Un articolo di
Antonello Migliore per saperne di più. I fondi per il
restauro del monumento. |
Few people know that
Ankara keeps one of the most precious treasures of Roman antiquitt, something
that not even today's Rome can boast of. Above a mosque on the citadel of the
Turkish capital, rises the Temple of Augustus, a mausoleum simlar to that of the
Ara pacis in Rome, but which has one more funfamental characteristic.
Intact on its columns is the well-known spitual testament of the Emperor
Augustus.
The res gestae Divu Augusti, as these inscriptions were called in Latin, are not
only a compendium of the famous Roman Emperor's deeds, but are also of
fundamental importance because they describe the institutional transformation of
the Roman Republic into an Empire. Today we would call it a political manifesto.
Augustus wanted copies of his program to be "hung up" (or engraved) in
all the temples of the Roman world.
While the Romanoriginal was lost centuries ago, the unique authentic copy that
has reached us is this one in Ankara. "It is a priceless treasure, unique
in the world, unfortunately left forgotten for too long - says the Italian
Ambassador to Turkey, Carlo Marsili, who is personally engaged helping restore
the Temple -. It was in a state of abandonment even ehen I was here at the
begining of my career, twnenty years ago, and when I returned as Ambassador, I
found it in the same condition. A wrongdoing to our hostory and a huge pity.
That's why I wanted the restoration of the Temple to be a priority of the
cultural collaboration between our two contries".
The mausoleum, constructed in 25 B.C. in the acropolis of Ancyra (ancient
Ankara), risked becoming a ruin. "Since 2004, the Embassy has been
coordinating technical meetings between experts from Italian and Turkish
universities in order to restore and the preserve the Temple" adds Marsili.
And the cultural value of this iniziative is so great that even Italian
President's programme has inclused a brief stop at Augstus' Temples, symbol of
the historical link which unites this country to Roman traditions. In view of
the Ambassador's enthusiam, we ask him if this non going to be one of the usual
projects which remain on paper and never get done: "I am putting my trust
in thi: the joint work group gas operated well, the restoration planned by the
University of Trieste and Middle East Technical University of Ankara is serious
and I am sure that the financial resources for the restorations will be raised
soon". (Antonello Migliore/ Turkish Daily
News)
10.12.2005
|
SCOPERTI CINQUE
SARCOFAGI ELLENISTICI
|
Il
ritrovamento durante la costruzione della nuova strada
Selcuk-Kusadasi non molto lontano dalla zona di Efeso. La
tomba dove era stata sepolta una giovane donna. Bloccati i
lavori dell'arteria. |
Cinque sarcofagi, probabilmente
risalenti al periodo ellenistico (III secolo a.C.), sono stati
scoperti durante la costruzione della nuova strada Selcuk-Kusadasi (lungo il mar Egeo) molto frequentata dai
turisti di estate.
Lo annunciano i giornali turchi aggiungendo che uno dei sarcofagi, aperto dagli archeologi del museo di Selcuk, subito
sopraggiunti sul posto, conteneva le ossa di una ragazza (che saranno presto esposte al museo di Efeso), uno specchio ed altri oggetti sepolti con lei e che uno dei sarcofaghi era
già stato
saccheggiato da ignoti tombaroli.
La scoperta ha fatto già sorgere un conflitto tra l'impresa di costruzione che vuole continuare i lavori delle strada e le
autorità locali, sostenute dagli archeologi, che vogliono,
invece, che l'intera area, dove i sarcofagi ritrovati fanno ritenere sede di un antico insediamento, sia sottoposta a scavi
per farlo emergere. Il sindaco di Selcuk, Vefa Ugur, ha perciò ordinato che per il momento i sarcofaghi rimangono dove sono
sotto sorveglianza in attesa che il ministero del turismo e della cultura decida in merito.
L'impresa di costruzioni stradali ha fatto sapere che chiederà risarcimento per il ritardo e per le maggiori spese
nel caso si decida di far deviare, a causa del ritrovamento, il tracciato stradale.
(Ansa)
10.12.2005
|
RISCHIO
ESTINZIONE
|
Secondo
l'Associazione per la natura lo sono gli uccelli che vivono
nella zona di Hasankeyf, nel sud-est anatolico, a causa del
progetto della diga di Ilisu. La coordinatrice, Esra Basak, ad
ogni modo ha assicurato che verrà fatto ogni sforzo per
proteggere la specie dei volatili. |
 The Nature
Association say birds in Hasankeyf, a southeastern Turkish town, face the danger
of extinction due to the Ilisu Dam Project and therefore, an investigation has
been launched.
Esra Basak, coordinator of the association, said Wednesday they will exert every
effort to keep the species alive and to not leave the archaic city under.
Head of the association Guven Eken, said, "One of four bird species is in
danger due to the dam construction," drawing attention that if the dam is
built, six rare bird species will become extinct.
The Association will carry out operations to cancel or revise the construction
of Ilisu Dam, Eken said, adding that they plan to open a new branch in the
town.Many rare bird species live in Hasakeyf such as the Ceryle Rudis, Gyps
Fulvus, the Falco Vespertinus, and Emberiza. (Medemi Akbas/Zaman)
10.12.2005
|
LOTTA ALLA
POVERTA' NEL MONDO
| Una
mostra si è svolta recentemente nella capitale turca. Numerosi
gli artisti premiati tra cui l'ascolano Arnaldo Marcolini. Presidente
di giuria è stato l'artista Gianni Ottaviani. L'uscita di un catalogo. |
E' nata dalla collaborazione di eccelse menti
artistiche la mostra dal titolo "Lotta alla povertà nel mondo", la
Biennale Internazionale d'Arte che si è aperta recentemente ad Ankara.
Dopo un lungo lavoro di selezione dei circa 800 artisti provenienti da ben 32
nazioni, la nutrita giuria, composta da grandi nomi legati al mondo dell'arte
(Gianni Ottaviani, artista, Presidente, Italia; Pietro Diana, artista, Italia;
Dincer Erimez, artista, Turchia; Selva Balkan Marsili, esperta d'arte, Turchia;
Giorgio Seveso,critico d'arte,Italia), è riuscita a conferire l'ambito
premio.
"Inizialmente avevo accolto la mia nomina a Presidente della Giuria di
questa particolare Biennale Internazionale - ha affermato l'artista
Gianni Ottaviani- con una certa curiosità. Le profonde motivazioni
umanitarie della stessa mi hanno via via coinvolto sempre di più in una
collaborazione con l'organizzazione che è andata avanti per circa 8 mesi. Al
termine di questo impegno sono stato felicemente sorpreso e ricompensato dalla
massiccia partecipazione di artisti di molte nazioni".
Sono state individuate due sezioni in concorso. Questi i nomi dei vincitori: per
la sezione A riguardante le opere sul tema della Povertà nel Mondo la vittoria
è andata ex-aequo a cinque artisti finalisti: Maria Everson Alves , Brasile;
Nursen Dinc, Turchia; Arnaldo Marcolini, Italia di Ascoli Piceno; Massimo Piazza
, Italia; Sehnaz Yalcin Wells ,Turchia.
Sono state individuate due sezioni in concorso. Questi i nomi dei
vincitori: per la riguardante le opere sul tema della Povertà nel Mondo la
vittoria è andata ex-aequo a cinque artisti finalisti: , Brasile; , Turchia; ,
Italia di Ascoli Piceno; , Italia; ,Turchia.
Per la sezione B opere a tema libero sono stati considerati
ex-aequo e premiati 15 artisti: Kazi Sayed Ahmed, Banglades; Gianluigi Bellei,
Italia; Patrizia Comand, Italia; Peter Cunliffe, Inghilterra; Pesent Dogan,
Turchia; Reiko Kondo, Giappone; Mykhailo Krashyk, Ucraina; Schovanec Ladislav,
Francia; Lyubomir Naydenov, Bulgaria; Lorenzo Pietrogrande, Italia; Telemach
Pilitsidis, Polonia; Antonio Pizzolante, Italia; Giuseppe Riccetti, Italia;
Sevil Saygi, Turchia; Yiannis Vouros, Yunanistan.
La valutazione artistica delle opere da parte della giuria, ha tenuto conto
anche delle caratteristiche umanitarie dell'evento, che consistono nel versare
i premi in denaro all'Associazione Alba di Milano per la scolarizzazione di
cinque bambini di Lubumbashi nel Congo.
All'inaugurazione della mostra, erano presenti, oltre agli artisti e ai
giurati anche il Primo Ministro Turco Recep Tayyip Erdogan e l'ambasciatore Italiano Carlo
Marsili, marchigiano di Cupramontana. Durante la cerimonia è stato presentato il
catalogo edito dal ministero della Cultura turca che è stato consegnato a tutti
gli artisti partecipanti. (Eleonora Camaioni/IlQuotidiano.it)
10.12.2005
|
SIRIA,
META PREFERITA
| I
turchi guardano con favore al confinante Paese che offre siti
di incomparabile bellezza di un grandissimo interesse
storico. |
As the winter
sets in, a large increase in inter-faith and culture tourism takes place. Syria
is the country mostly preferred by Turkish citizens for such tourist attraction
spots.
Every week, 30 buses and two planes full of people go on spiritual tours from
Turkey to Syria, the land of prophets; that of Prophet Mohammed's companions,
Muslim scholars and empires.
Twelve bus companies organizing daily tours from the border gates of Kilis
Oncupinar and Hatay Cilvegozu also hold two-day tours on weekends which focus on
inter-faith tourism.
The Surat Tourism Travel Agency prepares package programs such as
"Spiritual Tour to Syria" with the focus on guidance services.
The company's Marketing Director Ozer Akpinar said Tuesday they aim at
transporting five different groups to Syria weekly. "We observed the lack
of a guided service in the tourist industry thus far. We aim to fill this void
and give a cultural service to our people by enabling them to travel through the
history of two thousand years ago, in the surroundings where prophets preached,
just as Prophet Muhammad's companions." There is a big interest between Turkey
and Syria for faith tourism, Akpinar pointed. "Thanks to our special tours
for businessmen, our people are going on spiritual tours to historical places
and they get to know Syria closely, while searching for mutual business
opportunities at the same time."
What's in Syria?
The town of Busra, where the Prophet Mohammed visited on a trade trip when
he was 12 years old and where he was told of a prophecy by Buhayra the Monk, is
the same as it was 14 centuries ago.
The Mosque of Omar is among the first mosques of Islamic history to be opened
for visits. The Umayyah Mosque, one of the first temples in history, is also
among the most popular places visited. The mosque includes the grave of the
Prophet Yahya, the living quarters of Prophet Hud and Prophet Khidr, as well as
the sanctuary where Imam Ghazali wrote his book "Ihya Ulum al-Din" and the
tomb where Imam Hussein's head is kept.
The Ahlul Bayt cemetry in the vicinity includes the shrines of Salahaddin Eyyubi,
the powerful Muslim commander, of Bilal A-Habashi and Jafari Tayyar, the Prophet
Mohammed's companions and of Zaynab bint hazrat Ali, the Prophet's granddaughter.
The Hamidiye Bazaar built in the latest period of the Ottoman Empire; Damascus
Station, one of the important stations of the Hijaz railway; Suleymaniye Mosque,
the tomb of Vahdettin, the last Ottoman Emperor and that of Muhyiddin Ibn Arabi
are among the additional key sites.
(Tuncet Cetinkaya/Zaman)
10.12.2005
|
MUSICA DEI
CIELI, MUSICA SUFI
|
Concerto
a Milano del compositore Ludovico Einaudi e del turco Mercan
Dede. Una danzatrice volteggerà sul ritmo dei dervisci
rotanti. Una triade della quale farà parte anche Moni Ovadia. |
Sarà un incontro alchemico tra pianoforte, beat elettronici e tradizione sufi, il concerto
studiato dal compositore Ludovico Einaudi e dal turco Mercan Dede per la nona edizione della rassegna
"La musica dei cieli", organizzata dalla Provincia di Milano con la collaborazione del
Servizio Parola, Liturgia, Dialogo dell'Arcidiocesi di Milano.
Il festival, che si tiene dall'11 al 23 dicembre nelle chiese della provincia di Milano,
è stato presentato
allo spazio Oberdan dall'assessora alle culture e integrazione della Provincia di Milano Daniela Benelli, dall'organizzatore
Titti Santini, da Don Luigi Garbini, Incaricato diocesano per i concerti nelle chiese, e dallo stesso Ludovico Einaudi. ''La
Musica dei Cieli non vuole essere solo spettacolo, ma - ha detto Benelli - un momento di incontro con altre culture e altri modi
di intendere la spiritualità, un messaggio di tolleranza e
integrazione''. Rispetto allo scorso anno, ha aggiunto Benelli, ''è aumentato il numero dei Comuni partecipanti, da 22 a 29,
anche grazie all'aumento del 40% del budget da parte della
Provincia''.
Nella scelta del cast, ''sono stati privilegiati - ha spiegato Santini - progetti che cercano il dialogo con le altre
religioni e vengono da altre culture, e sono stati stimolati, nel loro lavoro di ricerca, anche gli artisti italiani, come
Einaudi, cui abbiamo chiesto di incontrarsi con il sufi elettronico''. ''Non avevo mai avuto a che fare con la cultura
sufi e ora - ha raccontato Einaudi - sto lavorando su un libro di melodie per i cerimoniali sufi, che
farà da base al progetto
con Dede, un musicista turco che rielabora con l'elettronica la
musica tradizionale''. ''L' evento 'elettro-sufi' - ha aggiunto il pianista -
sarà accompagnato da una danzatrice che,
volteggiando, imiterà i mitici dervisci rotanti''. Lo
spettacolo debutterà a Bari il 14 dicembre, sarà rodato a Roma il 15 e poi
parteciperà a diversi appuntamenti nell'ambito
della "Musica dei cieli" (16 dicembre a Paderno Dugnano,
Santuario dell'Annunciazione; 17 a S. Maria della Scala in S. Fedele, Milano; il 18 a Morimondo, Abbazia S. Maria).
Tra gli altri appuntamenti, il concerto "Sacro Sud" del napoletano Enzo Avitabile, il gospel
al femminile dell'ensemble <New Spirit>, i dodici cantori del Coro del Patriarcato Russo
<Peresvet>, il gospel venato di r'n'b' dei <Take 6> e quello
suonato con la slide guitar dei <Campbell Brothers>, le iraniane
Rozaneh, i tre percussionisti brasiliani Uakti, la compagnia <La
Paranza>, il celebre pianista greco Vassilis Tsabropoulos. E
siccome ''il pericolo di trasformare le identità etniche e religiose in blocchi monolitici e contrapposti - ha detto Don
Garbini - non risparmia nessuno'', una superba triade, composta da Moni Ovadia, dal palestinese Faisal Taher e dal serbo-croato
Aleksandar Sasha Karlic, si unirà per dar voce alle musiche delle tre religioni monoteiste: musulmana, cristiana ed ebraica,
in un concerto intitolato, non a caso, "Canti per la pace" (doppio appuntamento il 18 dicembre: alle 16 a Cologno
Monzese, nella chiesa di San Maurizio al Lambro; alle 21 a Pero nella
chiesa dei Ss Filippo e Giacomo). (Ansa)
10.12.2005
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SPERANDO
NELL'OSCAR
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Il
film "Gonul Yarasi" (Loverlorn) ha già vinto un
premio come miglior lungometraggio al <Queens International
Film Festival> di New York> ma adesso aspira al massimo
riconoscimento Usa. Per la Turchia sarebbe motivo di orgoglio,
viste le sue aspirazioni ad entrare in Europa e le qualità
professionali del regista come degli attori e dei musicisti. |
As Turkey heads determinedly towards
accession to the European Union, its steps are sometimes sure-footed, but more
often than not, awkward. Bordering the Balkans and the Middle East, stuck
between Europe and a historical blend of Muslim-Ottoman-Anatolian cultures,
Turkey has been trying to find its place in the world order for as long as it's
been on the map.
This sense of quest to find its right place often leads to some serious
blundering. The desperate need to show that we're not losers but that we
actually do some good stuff which could easily compete in the world market
often backfires. It's not uncommon for national triumphs of international
standards to get lost once they decide to leave this country.
Turkey has been producing world-class musicians, filmmakers, actors, artists and
writers for some time now. And they're not the exceptions any more. But if you're
a Turk, following the journeys of these people in the international arena, you
move from frustration to pride and back to frustration again. Take Orhan Pamuk,
for example, one of the few Turkish literary treasures whose work has been
translated into many other languages. His international fame did nothing but
turn him into a subject of destructive and ignorant polemics.
Winner in Queens, winner in media:
So it's hard not to follow with apprehension the modest international success of
last year's Turkish box office hit, veteran director Yavuz Turgul's "Gönül
Yarası" (Lovelorn), and the distant scent of an Oscar nomination for
Best Foreign Language Film. Turkish art-cinema had proved itself globally a few
years back with Nuri Bilge Ceylan's powerful film "Uzak" (Distant), with
plenty of awards won at prestigious film festivals, from the Cannes Film
Festival to the Chicago and San Sebastian international film festivals. Now it
might actually be time for commercial cinema to visit international fame and
success.
Less than two weeks ago, "Gönül Yarası" won the greatest award, Best
Feature, at the Queens International Film Festival in New York. In its third
year, the festival has come to be known as a hip showcasing event for
prestigious and creative independent films and international Academy Award
entries. Turkey's "Gönül Yarası" was included in the program as one
of the official 2006 entries for Best Foreign Language Film, to be qualified for
the 78th Annual Academy Awards.
While the media briefly mentioned the award in its news, the sensationalist
media preferred focusing on the film's relation to the Oscars, mostly
inaccurately. One story went on about how the Academy members cried throughout
the film, as if all 6,000 Academy members were at the screening. Another
was ahead of the Academy, announcing that the film was nominated for the Oscars.
When it comes to arts and culture stories, you can get away with bad journalism,
fabrication and simple irresponsibility. With no further hype, the Oscar stories
of "Gönül Yarası" were soon replaced by the juicy stories of a
new kiss-and-tell book about a Turkish pop singer.
Come Jan. 31, when the actual Academy Award nominations are announced, if "Gönül
Yarası" becomes one of the foreign language film nominees, we expect some
real fun from the Turkish media. The actors, director, producers and the whole
film crew will not simply be qualified artists of international standard but
national heroes against the rest of the world. Now that our national team's
World Cup chances are gone and months remain until the Eurovision Song Contest,
we urgently need brand-new heroes. Our media, definitely, won't need to wait for
the Oscars ceremony in March to announce who the winner. is. (Emrah Guler/Turkish
Daily News)
10.12.2005
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COLPIRE DI
TESTA PUO' FAR MALE.....ALLA TESTA
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La
scoperta - che interessa soprattutto i giocatori di calcio -
fatta da alcuni ricercatori turchi dell'Università
tecnologica del Medio Oriente di Ankara. |
Che
colpire il pallone di testa faccia mala, ormai lo sanno anche... i
calciatori, i più colpiti da perdite di memoria, abbassamento delle
capacità mentali e difficoltà di comprendonio.
Diverse ricerche, condotte negli scorsi anni negli Stati Uniti e tra
i calciatori della serie A olandese, avrebbero infatti dimostrato
che i forti colpitori di testa presentano una minore attenzione e
una diminuzione della memoria verbale e visuale. I disturbi -simili
a quelli dei pugili, ma molto lievi - sarebbero però di breve
durata.
Una nuova ricerca però mette sul chi vive gli "arieti"
del pallone: una squadra di ricercatori turchi dell'Università
tecnologica del Medio Oriente ad Ankara ha evidenziato che i danni
più pericolosi per chi colpisce di testa riguarderebbero il collo.
I rischi del mestiere - Hanno sottoposto 30 giocatori
dilettanti a una risonanza magnetica cercando di misurare la
flessibilità e la forza del collo. È emerso che i giocatori hanno
colli meno flessibili, più "gioco" e danni ai dischi
della colonna cervicale e una maggior compressione del midollo
spinale. Tutte degenerazioni che si trovano soltanto in pazienti più
anziani. Non provocano particolari dolori, ma potrebbero portare -
se non tenute sotto controllo - a guai peggiori. I medici, per
questo, consigliano esercizi correttivi e una migliore coordinazione
nel colpire di testa: eviterebbe lesioni più gravi al collo. (focus.it)
10.12.2005
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SQUALIFICA
PER DUE ANNI
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Tanto
è stato inflitto al tri-campione olimpionico turco Halil
Mutlu, 32 anni, trovato positivo al nandrone. |
La Federazione internazionale pesi ha sospeso il
tricampione olimpico Halil Mutlu perche` positivo al nandrolone.
Mutlu, 32 anni, era risultato positivo per steroidi anabolizzanti ai
campionati europei di Sofia dello scorso maggio ma aveva negato di
avere assunto consapevolmente la sostanza. Agli Europei l`atleta
aveva conquistato tre medaglie d`oro nella categoria di meno di 62
kg. Nella categoria di meno di 56 kg `La piccola dinamo` , come e`
soprannominato Mutlu, alto appena 150 cm, aveva vinto medaglie d`oro
ad Atlanta (1996), Sydney (2000) e Atene (2004). (Yahoo
Italia)
10.12.2005
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