Arretrati 

Anno 6° N.34

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UNA GRANDE NAZIONE

Il presidente della Repubblica italiana, Carlo Azeglio Ciampi, ha tracciato un quadro lusinghiero della Turchia nel suo recente viaggio ad Ankara ed Istanbul.

Carlo_Azeglio_Ciampi"La visita di Stato compiuta in Turchia è tra le più significative del mio settennato. La Turchia sta acquisendo un peso crescente sulla scena internazionale, sia sotto il profilo politico che economico; ma è anche una grande nazione mediterranea la cui storia si intreccia, nei secoli, con quella dell'Italia". Così l'intervento del presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi.
"Nel giro di soli quattro anni, attraverso politiche macro-economiche rigorose, condotte con il convinto sostegno del Fondo Monetario Internazionale, la Turchia ha portato a termine un risanamento senza precedenti: nel 2005 il deficit di bilancio è sceso al 3%, il minore dal 1986, l'avanzo primario si è attestato al 6.5%, l'inflazione è giunta al livello più basso in trent'anni, i tassi di interesse si sono ridotti, la spesa per investimenti è aumentata. Il tasso di crescita è stato superiore al 9%, il più alto dell'area Ocse".
 "In questo quadro positivo - ha sottolineato Ciampi - si è recentemente inserito un evento destinato a giocare un ruolo chiave nello sviluppo del Paese: l'apertura, il 3 ottobre scorso, dei negoziati per l'adesione all'Unione europea".
"Sotto il profilo economico, i criteri approvati al Consiglio europeo di Copenhagen, nel 1993, stabiliscono che per essere ammessi nell'Unione i candidati senza eccezioni dispongano di un'economia di mercato pienamente funzionante e siano in grado di competere alla pari nel mercato unico europeo".
"Nonostante i brillanti risultati di questi anni, l'economia turca presenta ancora debolezze strutturali: rimane, in particolare, ancora sostanzialmente duale, caratterizzata da livelli di produttività molto diversi, con un settore manifatturiero e dei servizi efficiente e un settore agricolo che assorbe un terzo della forza lavoro ma contribuisce solo per il 12% al Pil".
"La prospettiva dell'adesione impone scelte difficili non solo alla Turchia, ma anche all'Unione. Conosco bene i timori diffusi in ambito europeo, anche tra l'opinione pubblica: timori per l'ingresso di un Paese con una popolazione di 70 milioni di abitanti e un reddito pro capite pari al 30% della media dell'UE; per le implicazioni sulla ripartizione delle risorse comunitarie, per il possibile afflusso di manodopera a basso costo sul mercato del lavoro che, in molti Paesi europei, ha già elevati tassi di disoccupazione".
"L'ingresso nell'Unione Europea di un Paese musulmano apre nuove occasioni di amicizia e di collaborazione nei rapporti fra le due sponde del Mediterraneo. Questa prospettiva è in grado di trasformare l'economia turca e generare enormi benefici in termini di crescita, investimenti e accesso ai mercati già nel breve periodo. Va tenuto anche conto che l'Unione europea aiuterà la Turchia a portare avanti le riforme strutturali e ad adeguare la legislazione agli standard europei, fornirà assistenza finanziaria e sosterrà lo sviluppo delle regioni più arretrate".
"La responsabilità finale è in primo luogo del popolo e della autorità turche. Per competere nel mercato globale, la Turchia ha bisogno di stabilità finanziaria e di modernizzare il suo sistema produttivo, a prescindere dall'adesione all'Unione europea. Maggiore trasparenza del quadro giuridico e amministrativo, maggiore concorrenza nelle banche, nelle telecomunicazioni, nei trasporti, nell'energia sono nel suo stesso interesse: servono a rendere la Turchia più forte e competitiva".
"L'internazionalizzazione dell'economia è, come è stato per l'Italia, la chiave del suo sviluppo. Il sistema produttivo italiano è in grado di contribuire a questo sviluppo, traendone esso stesso beneficio. In una fase in cui, dopo una lunga stagnazione, appaiono i primi segni di ripresa della nostra economia, la collaborazione economica con la Turchia è un'occasione da non mancare per valorizzare la nostra vocazione internazionale e la nostra competitività".
"L'Italia - ha ricordato Ciampi - è il terzo partner commerciale della Turchia, dopo la Germania e la Russia, con un interscambio che cresce a ritmi del 30% all'anno. In costante crescita anche la collaborazione industriale; lo dimostrano alcuni importanti investimenti effettuati di recente da industrie italiane".
"Siamo partner importanti in settori strategici, come il credito, le telecomunicazioni, i trasporti, la difesa, la meccanica, la farmaceutica, l'agro-alimentare. Prospettive interessanti si aprono in numerosi altri settori: penso al turismo, alla collaborazione in materia di valorizzazione del patrimonio naturale, storico e culturale; penso al coraggioso piano di privatizzazioni avviato dal Governo turco, che offre grandi opportunità per le nostre imprese. Ho più volte ripetuto che per affermarsi nei mercati esteri è necessario muoversi in una logica di sistema. Per questo, come già avvenuto per le visite di Stato in Cina, in India e in Bulgaria, a fianco della delegazione istituzionale è presente anche una imponente delegazione imprenditoriale".
"Gli imprenditori italiani che hanno avuto ed avranno incontri con le loro controparti turche e con le istituzioni - ha proseguito il Capo dello Stato - hanno un giro d'affari di oltre 400 miliardi di dollari l'anno. Molti sono rappresentanti di istituti di credito, perché il capitale segue i buoni progetti".
"Alla Turchia proponiamo un modello di politica industriale. Le imprese italiane grandi, medie e piccole   intendono accrescere la loro presenza in Turchia, non solo per essere maggiormente presenti nel mercato locale, ma anche per aprire, insieme alle imprese turche, mercati terzi".
Ciampi_ad_Istanbul_visita_una_mostra"In questa ottica, guardano con interesse anche ad insediamenti in aree periferiche della Turchia, nel sudest dell'Anatolia, lontane dalle aree tradizionali di insediamento industriale, ma connesse, per ragioni geografiche e culturali, alle regioni circostanti".
"In una di queste zone, Gaziantep, le nostre imprese si sono saldamente insediate, sostenute dalle autorità locali, oltre che dall'Ambasciata. Da basi come queste i nostri imprenditori intendono muoversi, attraverso joint venture, nei mercati nei quali le imprese turche hanno vantaggi comparati e consolidati legami di affari: le repubbliche turcofone dell'Asia Centrale, il Medio Oriente, i Balcani; in prospettiva l'Irak, quando le condizioni di sicurezza lo consentiranno".
"La Turchia è una nazione giovane: oltre il 50% degli abitanti è al di sotto dei vent'anni. Ha davanti a sé un grande futuro: di esso l'Italia intende essere parte. La crescente richiesta di lingua italiana, alla quale gli Istituti italiani di cultura di Ankara e Istanbul hanno risposto organizzando ulteriori corsi, dimostra la volontà di approfondire la conoscenza reciproca, di rafforzare il canale linguistico, essenziale per sviluppare maggiori scambi commerciali, turistici, culturali". (Rai 24 News)
03.12.2005

IL DIALOGO

Come Ankara sia per l'Italia l'elemento strategico nell'avanzamento di questa. Il pranzo offerto da Ahmet Necdet Sezer al nostro Carlo Azeglio Ciampi.

L'incontro_tra_Ciampi_e_SezerL'Italia considera la Turchia "elemento strategico nell'avanzamento del dialogo tra mondo occidentale e mondo islamico, per una rinnovata loro collaborazione nel rispetto delle diversità". Così il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, si è rivolto al presidente turco Ahmet Necdet Sezer, durante il pranzo di Stato offerto dallo stesso Sezer al palazzo presidenziale di Ankara. Ciampi, durante il brindisi, ha sottolineato che "l'amicizia tra l'Italia e la Turchia ha radici profonde" e che il nostro Paese ha "accolto con fiducia l'avvio del processo negoziale di adesione della Turchia alla UE". "I valori e I principi su cui si fonda l'Unione Europea - ha aggiunto - ispirano la comunità d'intenti tra l'Italia e la Turchia innanzitutto nel mediterraneo, componente distintiva delle identità di entrambe le nostre nazioni". Il presidente della Repubblica, che poi si è trasferito a Istanbul, ha ribadito come nel Mediterraneo "la persistenza dell'inaccettabile divario Nord-Sud" solleciti "una concreta, solidale alleanza tra tutte le sue sponde, finalizzata alla crescita economica e civile, al progresso di tutti I popoli e al rispetto dei diritti umani". (Agi)
03.12.2005

ESEMPIO DA IMITARE

"Ritorno - ha detto il Capo dello Stato italiano - da un bellissimo viaggio ".

Il_Capo_dello_Stato_italianoCiampi ribadisce la necessità di una 'iniezione di fiducia' perché il Paese possa reagire alla crisi e cita a modello l'ultima visita di Stato in Turchia. "Ritorno - ha spiegato il presidente - da un bellissimo viaggio in Turchia dove abbiamo ancora una volta constato la fecondità di un modello di visita di Stato con la presenza congiunta del sistema imprenditoriale, industrie e banche, e delle istituzioni".
"Sarebbe bello - ha aggiunto Ciampi - che anche l'industria del cinema trovasse un suo spazio specifico in questo tipo di visite dove l'Italia si presenta ai nostri partner internazionali". Ciampi è convinto che il Paese ce la farà e, conclude, "in particolare per il cinema abbiamo motivo di essere fiduciosi. Anche negli ultimi anni si sono prodotti tanti bei film italiani che hanno meritato successo nel mondo". (ApCom)
03.12.2005

LA COLAZIONE DI LAVORO

E' stata offerta dal premier turco, Recep Tayyip Erdogan, al nostro ministro Claudio Scajola e a 25 tra i maggiori nostri imprenditori, presenti 7 ministri di Ankara.

Il_premier_turco_ErdoganIl fortissimo interesse turco ad approfondire ulteriormente la collaborazione industriale con l'Italia,  unito al desiderio di contribuire all'ottima riuscita della dimensione economica della visita del nostro Capo dello Stato,  Carlo Azeglio Ciampi, ha indotto il Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan a riunire straordinariamente ben sette ministri economici del suo Governo in  un gesto di speciale amicizia nei confronti del nostro Paese, offrendo al ministro Claudio Scajola una colazione di lavoro nella sua residenza ufficiale.
Alla colazione di lavoro sono stati altresì invitati i presidenti di <Confindustria>, <Ice> ed <Abi>, insieme a 25 tra i maggiori nostri imprenditori tra cui il vice presidente di <Piaggio e di <Confindustria, Roberto Colannino, il presidente dell'<Eni>, Roberto Poli, il presidente dell'<Enel>, Piero Gnudi, il presidente di <Cementir> Francesco Caltagirone, l'ammministratore delegato di <Alenia Aeronautica> in rappresentanza della holding <Finmeccanica>, Giovanni Bertolone, l'amministratore delegato di <Fiat>, Sergio Marchionne,  il presidente di <Fincantieri>, Corrado Antonini, l'amministratore delegato dell'omonimo gruppo, Teuco Guzzini, il presidente di <Unicredit> Carlo Salvatori, il vice presidente Paolo Astaldi dell'omonima società, l'amministratore delegato di <Selex communications>, Maurizio Tucci, e la presidente di <Confindustria Marche>, Maria Paola Merloni, del gruppo <Indesit. In tale occasione>, il ministro Scajola era accompagnato dall'amministratore delegato di <Sace>, Giorgio Tellini, dal presidente di <Simest>, Ruggero Manciati, dal direttore generale Promozione e Scambi del <Map>, Vittorio Caprioli, dal direttore generale dell'<Ipi>, Luigi Corbò.
Il_ministro_Tusad_TuzmenLa delegazione italiana guidata dal ministro Scajola ha avuto come controparte il Primo Ministro turco e 7 ministri di particolare attrattiva per gli esponenti delle singole  aziende, quali il ministro dell'Industria, Ali Coskun, con i colleghi dell'Energia e delle Risorse Naturali, Hilmi Guler, delle Finanze, Kemal Unakitan, del Commercio Estero, Kursat Tuzmen, dell'Agricoltura, Mehmet Mehdi Eker, dei Lavori Pubblici e delle Infrastrutture, Faruk Ozak, della Difesa, Vecdi Gonul, quest'ultimo accompagnato dal Sottosegretario per l'Industria della Difesa, Bayar. 
Nel corso del suo caloroso intervento, Erdogan ha preso spunto dai sentimenti di amicizia e gratitudine che nutre nei confronti del Governo italiano per mostrare il suo personale apprezzamento alla missione in parola. Il Primo Ministro turco ha poi passato in rassegna le trasformazioni che hanno migliorato il Paese negli ultimi anni, soffermandosi sulle opportunità offerte agli "amici" imprenditori italiani dall'ambizioso programma di privatizzazioni portato avanti dal suo Governo ed indicando ai nostri imprenditori le opportunità offerte dalla Turchia rispetto ai mercati terzi. 
Da parte sua, ha innanzitutto ricordato il sostegno offerto in tutte le sedi dal Governo italiano alla candidatura di Ankara all'Unione Europea che, a detta del ministro, potrà fornire un contributo decisivo nella costruzione di una grande area geo-economica, caratterizzata da un quadro di stabilità e di valori condivisi. Egli ha poi proseguito ricordando le fruttuose prospettive offerte dalla Turchia per la nostra economia ed ha menzionato l'importanza dell'interconnessione tra le reti energetiche dei nostri Paesi, suggellata dalla trilaterale di Lecce del 4 novembre con gli omologhi turco e greco, nonché dall'inaugurazione a Samsun, lo scorso 17 novembre, del gasdotto <Blue Stream> alla presenza del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, del Primo Ministro turco Erdogan  e del presidente russo Vladimir Putin.
kosgebIpiAl termine della riunione sono iniziati gli incontri bilaterali degli esponenti delle aziende italiane sopraccitate, organizzati da questa Ambasciata in collaborazione con <Confindustria> e <Abi>, con i singoli ministri turchi, mentre il ministro Scajola incontrava in bilaterale il suo omologo, Coskun. Al termini di quest'ultimo incontro, il direttore generale dell'<Ipi> ed direttore dell'omologa istituzione turca, <Kosgeb>, hanno firmato un protocollo finalizzato all'ulteriore sviluppo della collaborazione tra i due enti nelle materie del trasferimento tecnologico e dei parchi industriali. Tali colloqui erano stati preceduti da incontri organizzati, per i soli imprenditori, con il presidente dell'Autorità per le Privatizzazioni e con il presidente della <Tobb>, Unione delle Camere di Commercio e delle Borse. (fonte Ambasciata d'Italia ad Ankara)
03.12.2005

IL MESSAGGIO DI MONTEZEMOLO

Il presidente della <Confindustria> si è augurato che l'Italia diventi sempre più il partner di riferimento della Turchia. "Abbiamo un obiettivo ambizioso".

Luca_Cordero_di_MontezemoloLa compattezza mostrata da imprese, banche e istituzioni nella missione organizzata da <Confindustria>, <Abi> ed <Ice> in Turchia, deve costituire un esempio anche per le forze politiche in vista delle scelte decisive che attendono il Paese.
Scelte che devono essere condivise. Questo in messaggio politico lanciato dal presidente di <Confindustria>, Luca Cordero di Montezemolo, nel corso della missione che ha portato ad Ankara e Istanbul 600 imprenditori italiani e 10 istituti di credito e che ha affiancato la visita di Stato del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Sottolineando come la missione sia un buon esempio del sistema-Italia, Montezemolo si è augurato "che questa compattezza e questa adesione, questa capacità di fare sistema, sia di auspicio anche in funzione delle decisioni importanti, se non fondamentali, per il futuro del nostro Paese. Decisioni che - ha spiegato il leader degli industriali - spero si basino su una forte condivisione di tutte le forze politiche". Le scelte che l'Italia deve affrontare dovranno essere infatti - ha detto Montezemolo - "condivise e importanti".
Una sollecitazione subito raccolta dal ministro delle Attività Produttive Claudio Scajola che, dopo aver sottolineato la valenza gli incontri di alto livello con il premier Recep Tayyip Erdogan e con i ministri economici del suo Governo, non ha esitato ad assicurare che "il sistema-Italia è pronto a fare la propria parte, sia a livello di soggetti privati che di soggetti pubblici" perché il nostro Paese "intende sempre più rappresentare per la Turchia un partner privilegiato". Un concetto, quest'ultimo, espresso anche da Montezemolo, "molto soddisfatto" dell'andamento della missione. "Abbiamo un obiettivo ambizioso - ha detto infatti il numero uno di viale dell'Astronomia -: vogliamo diventare il partner economico di riferimento della Turchia. E' un risultato che possiamo raggiungere ed è una sfida che dobbiamo accettare".
Il_Made_in_Italy_ad_IstanbuDa un punto di vista strettamente industriale Montezemolo si è soffermato sulle opportunità che il mercato turco può offrire alle imprese del Made in Italy, già presenti in modo massiccio nel Paese della Mezzaluna. "Il programma di privatizzazioni che abbiamo avuto modo di approfondire negli incontri ad Ankara - ha detto - rappresenta una straordinaria opportunità che intendiamo cogliere appieno", così come devono essere "rinforzati gli investimenti", insistendo anche affinché Ankara completi "il processo di apertura della sua economia agli investitori internazionali". In questo senso fondamentale, per Montezemolo, è stato nel corso dell'intesa opera di internazionalizzazione del sistema-Italia, l'apporto dato da Presidente della Repubblica Ciampi. Una presenza - ha detto il presidente di Confindustria - "che ci sprona e incoraggia a fare sempre di più e a guardare al futuro con ottimismo". Preciso e puntuale lo stimolo che lo stesso Ciampi ha rivolto alla platea degli imprenditori. Ricordando di aver raccolto attestati di fiducia sui futuri rapporti economici fra Italia e Turchia nel corso di tutti i suoi incontri istituzionali, il presidente della Repubblica ha messo tutti di fronte alle loro responsabilità: "io condivido questa fiducia - ha detto - Dimostrare che è ben riposta è compito di voi imprenditori". Poi, prima di lasciare Istanbul, si è soffermato sulle turbolenze vissute negli ultimi mesi dal mercato bancario italiano. "La presenza delle banche estere in Italia - ha detto - non deve essere sentita come un'invasione, ma come un mutuo arricchimento".
Proprio dal fronte delle banche è arrivata la sicurezza di un sostegno finanziari importante: il sistema bancario italiano ha infatti messo a disposizione linee di credito 2.1 miliardi per le aziende che intendono investire in Turchia, di cui sono il 48% è stato utilizzato. "Ci sono dunque ampi margini per finanziare nuove attività - ha detto il presidente dell'<Abi>, Maurizio Sella - e verremo comunque incontro ad ulteriori necessità delle imprese". Di queste risorse complessive - ha aggiunto - "ben l'82% è erogato senza garanzia Sace, il che è segno della grande fiducia verso la Turchia". (Ansa)
03.12.2005

LA CONVINZIONE DI SCAJOLA

Per il ministro delle Attività produttive ci sono tutte le premesse per un ulteriore rafforzamento del partenariato Italia-Turchia.

Carlo_Azeglio_Ciampi_e_Claudio_ScajolaIl ministro delle attività produttive Claudio Scajola è convinto che "vi siano tutte le premesse per un ulteriore rafforzamento del partnernariato" Italia-Turchia, Paesi caratterizzati da una struttura produttiva che ha "nelle piccole e medie imprese l'asse portante". Nel suo intervento al <Business Forum> del Kempiski palace di Istanbul, in particolare il ministro ha ricordato i recenti sviluppi sul piano della collaborazione energetica, "la futura interconnessione dei gasdotti Turchia-Grecia e Grecia-Italia e l'avvio della operatività dei progetto <Blue Stream>. Ma occorre andare oltre, "dando vita con mutuo vantaggio a iniziative e progetti comuni". Il ministro italiano ricorda anche i dati dell'interscambio che nei primi otto mesi del 2005 ha raggiunto gli 8.22 miliardi di dollari e che "legittima l'aspettativa di una cifra record di 13 miliardi per la fine dell'anno". Le aziende italiane, ha osservato Scajola, "hanno saputo e voluto cogliere le nuove opportunità offerte dal rilancio dell'economia turca". E quindi "l'Italia intende sempre più rappresentare un 'partner privilegiato' nei più diversi settori, compresi quello di rilievo strategico quali le tlc, l'energia, la difesa, il settore bancario". Per l'internazionalizzazione, ha detto Scajola, "vi sono ampi spazi per attivare accordi di collaborazione che devono mirare all'espansione di joint venture tra imprese turche e italiane" nei nuovi mercati emergenti dell'area centro-asiatica, così come in quelli della regione medio-orientale e del Golfo". E l'Ice, ha aggiunto il ministro, "dovrà sempre più diventare un soggetto centrale nell'attività di sostegno alla internazionalizzazione delle nostre pmi".(Agi)
03.12.2005

NUOVE INIZIATIVE FIAT IN TURCHIA

Lo ha affermato l'amministratore delegato Sergio Marchionne nel corso del convegno di Istanbul. L'incontro con il gruppo <Koc>.

Sergio_MarchionneConti in linea con le previsioni e nuovi possibili accordi in Turchia. L'amministratore delegato di <Fiat>, Sergio Marchionne, ha indicato da Istanbul le prospettive del gruppo, mentre a Roma i sindacati si sono detti sostanzialmente fiduciosi sulla possibilità di uscire entro il 2006 dallo stato di crisi. In un incontro sul piano industriale con i vertici di Fiat auto (per l'azienda erano presenti Paolo Rebaudengo, responsabile delle relazioni industriali del gruppo e Giorgio Giva, responsabile delle relazioni di <Fiat auto>), <Fiom, <Fim, <Uilm e <Fismic hanno ribadito la necessità di superare la cassa integrazione, chiedendo congiuntamente al Governo un impegno per garantire la mobilità lunga.
Le stesse priorità sono indicate anche dal responsabile auto della <Fim>, Bruno Vitali secondo cui l'obiettivo del confronto e' di trovare ''un accordo quadro che duri il tempo necessario per uscire dalla crisi.
Oggi - ha sottolineato quest'ultimo  - è l'occasione per dire che la crisi Fiat nel 2006 si chiude''. E proprio al futuro guarda l'amministratore delegato Sergio Marchionne che ad Istanbul per la missione italiana guidata dal presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha annunciato possibili nuovi sviluppi del gruppo.
''Abbiamo incontrato il gruppo <Koc>, con cui abbiamo parlato di sviluppo delle nostre attività.
La_Doblò_FiatE abbiamo incontrato anche <Tata> - ha affermato - per eventuali sviluppi in Turchia, sia in termini di prodotto che di componentistica''.
Con il gruppo <Koc Fiat> ha già una joint venture nel Paese per la produzione nello stabilimento di Bursa della <Doblò>.
L'Ad di <Fiat> ha quindi confermato che i conti dell'ultimo trimestre 2005 di Fiat auto saranno ''in linea con le previsioni". (Borse.it)
03.12.2005

I TANTI PARADOSSI

Analizziamo assieme a Stefano Barocci, uno dei più profondi conoscitori del "pianeta Turchia" come si presente questo Paese ora che l'UE dato il via ai negoziati di adesione.

Barocci_StefanoIl tre ottobre 2005 non segna solo la data della riunificazione tedesca ma nella memoria storica dei turchi sarà anche ricordata come la data di inizio dei negoziati di adesione alla UE della Turchia.
Sono stati dedicati tanti  momenti di riflessione a tale marcia di avvicinamento all'Unione ma durante la sua visita di Stato il nostro presidente li ha ben riassunti tutti dicendo che "l'Italia era e rimane al fianco della Turchia in questo complesso processo, e che nel contempo nessuna facilitazione sarà fatta alla stessa". Anzi l'interesse di Ankara sarebbe proprio quello di adempiere ai vincoli dei trattati per conseguire anche la definitiva ed irreversibile modernizzazione del Paese sul modello, perché no, dello sviluppo dell'Italia degli anni '60-'80.  
La partita che si gioca in Turchia è abbastanza semplice da descrivere, ben più difficile risulta azzardare previsioni di medio termine perché qui - più che in Italia, e non è dire poco! - i fattori da tenere in considerazione per comprendere le dinamiche sono a volte celati ed imprevedibili.
Alla prossima scadenza del mandato del presidente Ahmet Necdet Sezer si porrà la questione del successore che può essere, nella tradizione laica e kemalista, un militare o comunque un garante della laicità e indipendenza dello Stato rispetto alle influenze religiose. Oppure la scelta può cadere su un elemento legato alla catena di infiniti partiti turchi che dal dopoguerra in poi hanno riportato l'anima "confessionale" dentro la vita politica turca. 
Ovviamente tutte le altre questioni giocheranno un ruolo, la questione curda sempre al calor rosso, la diatriba con l'Armenia recentemente riaperta da insigni (sic) studiosi, il destino di Cipro che non può rimanere per così dire congelato allo status quo mentre il caffè nelle due parti in cui è divisa ha il medesimo gusto, e via dicendo. Ma la questione presidenziale è, a mio avviso, la "madre di tutte le battaglie". Lo dimostrano anche le dichiarazioni del Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad che hanno recentemente destato l'attenzione dell'opinione pubblica, in realtà un monito o una minaccia rivolti ad una Turchia molto laica, certamente rispetto all'Iran. 
Stavo riflettendo durante la visita del presidente Ciampi con lo studioso di storia dell'Europa orientale Antonello Biagini sulle difficoltà nello spiegare a qualcuno che si avvicina alle problematiche turche perché oggi il partito che si richiama al Padre della Patria ed i suoi quasi poco uniti alleati (a quel Mustafà Kemal nato europeo a Salonicco, europeo di mentalità e che per primo ha indicato una soluzione percorribile di tutti i problemi di quello che per le corti ottocentesche era "il malato d'Europa") siano sostanzialmente contrari all'adesione all'UE, mentre i nipoti e nipotini del fondamentalista Necmettin Erbakan siano tutti più o meno degli europeisti convinti. E' uno dei paradossi, non il solo però!
A voler cercarne un altro eccolo immediatamente: molti Paesi islamici si occidentalizzano o comunque attenuano gli aspetti più esteriori della professione di fede islamica nell'abbigliamento, nell'atteggiamento verso le donne, nei costumi alimentari, nella scelta delle festività, nella lenta accettazione delle religione come fatto privato. Ben inteso questo ultimo passaggio è disconosciuto dall'Islam puro e crudo, ma chi ha visitato gli Emirati Arabi Uniti, la Giordania o la Tunisia sa cosa intendo. In Turchia, che dopo il declino della civiltà araba aveva assunto a sé il califfato, la lenta decadenza ottomana e la rivoluzione kemalista avevano spazzato via tutto quello che era in superficie e, ammettiamolo, anche quello che era posto a tre-quattro millimetri "sotto la cute". 
Ma non le radici! Le convinzioni religiose non si lasciano mettere facilmente da parte e credo che il Ghazi lo avesse ben intuito se ancora nel '36 credeva che i suoi "figli turchi" non meritassero il bipartitismo. Ne sappiamo qualcosa noi italiani: solo a leggere la storia dello Stato della Chiesa per molti versi ci sarebbe da rabbrividire (penso ad es. alle conversioni forzate o all'inquisizione); eppure chi può dire che non siano rimaste radici religiose in un mondo così secolarizzato dopo i conflitti mondiali?
Ora, come ricordavo in un precedente articolo, nel vicino Iran - una repubblica islamica conclamata con divieti ed obblighi formali ben chiari - le ragazze fanno a gara a far scendere lo hejab 'eslami al disotto di ogni possibile limite, misurabile in millimetri ad ogni mio successivo viaggio in quello scomodo vicino della Turchia. Di qua del lago di Urmja e dei contrafforti caucasici dove si parla una lingua turcofona, l'azerì, le ragazze, e non solo nelle zone di montagna, fanno ricomparire il velo che da noi portano solo le monache e che una volta portavano le nostre nonne quando andavano alla messa. 
Sono pagate dai moderati islamici, hanno dei vantaggi pratici? E' tutto possibile ma non voglio negare che il fatto esiste e che ha una sua sostanzialità che va oltre il suo essere paradossale e poter essere parzialmente ricompresso in pratiche mercificatorie. No, il fenomeno esiste, è legato alle antiche radici, soddisfa le paure di cambiamenti radicali e non comprensibili, supera anche il grande afflato di rinascita della Turchia dopo lo sfacelo di Sèvres. "L'Occidente è corruttore dei costumi, l'Europa non ci vuole, noi turchi possiamo farcela da soli e guardare alle repubbliche turcofone ricche e rigonfie di petrolio, siamo il loro sbocco naturale sul Mediterraneo, siamo diversi!!!" Ecco, la sensazione di diversità è il motore primo di questa diffidenza che spinge verso un approdo familiare e avvolgente, la fede nel Dio compassionevole e misericordioso. 
Il recente vertice politico ed economico italo-turco mi ha però fornito un'ulteriore chiave di lettura ed una via di uscita a questa impasse che rende la Turchia un Paese diviso, un Giano bifronte tra modernisti e conservatori.
Assecondare i turchi nella loro aspirazione a diventare completamente europei, convincerli e convincerci che questo è possibile nel rispetto dell'eredità kemalista conservando le proprie convinzioni e pratiche religiose, favorire gli scambi di giovani e studiosi, di imprenditori e ricercatori, di studenti ed insegnanti: questa è a mio avviso la via da percorre per molte ragioni che ci sconsigliano fortemente di abbandonarli. Molti turchi di formazione laica hanno fatto una convinta scelta europea, per loro essere turco nella lealtà kemalista significa essere europeo, non è solo una questione di convenienza dei turchi. Convenienza che i turchi se l'avranno, l'avranno comunque tra non meno di due decenni.
Questa scelta europea dei turchi va accolta perché solo così essi stessi potranno disattivare la mina di un islamismo incontrollabile, spesso opportunista e di facciata, che mette insieme i fondamentalisti con quelli che hanno paura dell'Occidente e con coloro che religiosi non sono affatto ma che intendono cavalcare la tigre.
Il ruolo dell'Italia, che sa presentarsi con una faccia gradita non solo ai suoi tradizionali amici ma spesso anche ai diffidenti (penso alle tante missioni di pace in cui sono impegnati giovani militari italiani), è quello di approfondire questa cultura del rispetto reciproco e del conferimento di fiducia.
Nel convegno economico sono risuonate le richieste  di ampliare le tradizionali aree di collaborazioni industriali dalla zona egea e da quella di Istanbul, verso i nuovi liti della costa del Mar Nero, dell'Anatolia sud-orientale, della regione di Van e di regioni limitrofe ai confini orientali dell'Anatolia. Non solo si creeranno nuovi spazi di azione e si porterà la presenza italiana in quelle remote zone, ma si diffonderà anche in quei luoghi la cultura dell'amicizia e dell'accettazione della diversità come arricchimento, concetto in sé profondamente europeo.
E' già da un certo tempo che missioni istituzionali e pattuglie di imprenditori italiani si recano in queste aree più riposte del paese, una fra tutte la zona industriale di Gaziantep che sta vivendo un vero boom rispetto ai parametri macro-economici che  la descrivevano solo cinque anni fa. 
Le imprese italiane e quelle turche debbono esplorare nuove vie non solo in senso geografico, ma anche in campo tecnologico, integrando i distretti nati o nascituri con le reti universitarie esistente (penso a Unimed, Università del Mediterraneo) e telematiche che attraversano il Mediterraneo e ne connettono le varie sponde. Le regioni Sicilia e Puglia possono giocare un ruolo essenziale in questo ambito, ma anche Trieste (che ha rapporti consolidati con la Turchia) ed Ancona, con il suo Forum delle città dell'Adriatico e dello Ionio. 
In ultimo la collaborazione su paesi terzi, i grandi vicini caucasici e iranici con i quali la Turchia tradizionalmente, nonostante una certa turbolenza di area, ha mantenuto rapporti eccellenti e nei confronti dei quali gode di facilitazioni culturali e linguistiche alla penetrazione commerciale.
Queste linee guida toccate sapientemente dal capo dello Stato nei suoi discorsi ufficiali e riservati, riprese dai vari relatori nei molti momenti di riflessione e confronto, sono stati da anni e con lungimiranza instillati nel patrimonio cognitivo dei politici e degli osservatori dalla attenta analisi del nostro ambasciatore ad Ankara.
La chiave di successo delle relazioni Italia-Turchia si giocano quindi sulla capacità di integrazione dei nostri gruppi economici e finanziari e della "armata" delle Pmi con gli analoghi turchi nel rispetto delle affinità e con l'attenzione per il sano ed economico reciproco vantaggio che si riserva ad un partner maturo e stimato. Esse possono anche dare un contributo a quella politica di integrazione profonda che è più della sola integrazione politica o fattuale. In questa direzione si disegna per l'Italia, se mostrerà perseveranza, un ruolo unico nell'area che può superare quello dei tradizionali competitor europei e prima di tutto quello della onnipresente Germania. (Stefano Barocci)
03.12.2005

  

ORA L'ITALIA GIOCA LA SUA CARTA MIGLIORE

La presenza in Turchia non solo delle nostre industrie più rappresentative ma anche dei piccoli e medi imprenditori si può considerare una strategia vincente.

Blue_Stream_e_i_triunviri_del_petrolioMentre a Bruxelles, pur avendo dato l'ok all'inizio delle trattative, si tentenna sull'entrata della Turchia nell'Unione europea, le industrie italiane già da tempo strizzano l'occhio a questo gigantesco potenziale economico e portano avanti i loro affari.
I politici italiani non sono da meno. Il 17 novembre il primo ministro Berlusconi ha partecipano sul Mar Nero all'inaugurazione del <Blue Stream>, il gasdotto proveniente dalla Russia e sponsorizzato dall'<Eni>. Lo stesso presidente della Repubblica italiana Carlo Azeglio Ciampi, accompagnato dal ministro degli Esteri Gianfranco Fini, ha portato a termine la sua vista di Stato ad Ankara ed Istanbul.
E' stata l'occasione per articoli della stampa locale sulle relazioni italo-turche. <Hurriyet>, sotto un titolo "Italia" a caratteri cubitali, ha pubblicato in prima pagina una grande fotografia di Ciampi ed un articolo scritto dallo stesso presidente italiano, il <Milliyet> ha scritto di "Assedio degli uomini d'affari italiani in Turchia" e si è soffermato sull'incontro di circa 600 imprenditori italiani con circa 1200 aziende turche e sul fatto che l'Istituto italiano per il Commercio estero aveva organizzato per essi circa 2900 appuntamenti bilaterali.
La Turchia, del resto, da tempo si è rivelata ottima meta d'affari per le imprese italiane. Situata in una posizione privilegiata, al centro del nodo strategico che salda l'Europa al Medio Oriente, nell'ultimo decennio ha avuto un processo di evoluzione tale che ha consentito il passaggio da un'economia essenzialmente agricola artigianale, ad una economia industrializzata, integrandosi sempre di più con i Paesi della CEE. Non a caso attualmente lo Stato turco risulta essere il principale partner commerciale dell'Unione Europea. E l'Italia, preceduta solo dalla Germania e dalla Russia, risulta essere partner privilegiato, al terzo posto nell'esportazione verso la Turchia e quarto Paese suo cliente.
Il segreto di questa "intesa" economica è nel fatto che l'Italia e la Turchia presentano una struttura economia simile e nello stesso tempo complementare. In entrambe i Paesi c'è una forte presenza di piccole e medie imprese e i settori di primario interesse sono i medesimi. Il partner italiano offre capitali e tecnologia nel settore tessile e nell'abbigliamento, automobilistico e agricolo, nella pelletteria e nel mobilificio, mentre le imprese turche sono forti nella manodopera specializzata locale e in una capillare conoscenza dei mercati, soprattutto di quelli limitrofi dell'Asia Centrale (repubbliche turcofone, Afganistan e Iraq).
La prima a tentare con successo il gemellaggio economico fu la <Fiat>, quando nel 1968 iniziò la produzione dei suoi autoveicoli attraverso le fabbriche della <Tofas>, fino a diventare attualmente la prima esportatrice turca di automobili (soprattutto con i modelli <Doblò> e <Palio>, la cui produzione è stata trasferita in Turchia dal Brasile).
Ora sono circa 7.180 le aziende italiane già impegnate in Turchia e provengono soprattutto da Lombardia e Veneto. Ma tra le regioni con il maggior numero di aziende che scelgono questo Paese mediterraneo rispetto al resto del mondo, in testa c'è l'Emilia Romagna (9.3% del numero totale di aziende emiliane che commerciano con l'estero).
Del resto, degli otto mulini che la <Barilla> possiede (di cui cinque in Italia) uno è dal 1994 a Bolu, nel nord della Turchia e non solo offre un'enorme quantità di semola di grano duro occorrente a tutto il Gruppo, ma anche la trasforma grazie agli stabilimenti adiacenti - tra cui uno dei sette pastifici <Barilla> nel mondo - e produce e confeziona pasta molto apprezzata dai turchi stessi sotto il marchio <Filiz>, industria turca con cui è gemellata.
Mentre la Lombardia ha puntato l'occhio soprattutto nella zona dell'Egeo (con centro a Smirne), per la sua posizione geografica ideale, con infrastrutture e trasporti efficienti e con uno sbocco strategico sul Mediterraneo, il Veneto ha mire ad Est, nella regione di Gaziantep, crocevia obbligato tra il Medio Oriente, il Caucaso e l'Asia Centrale, oltre ad essere al centro della Regione del Gap (enorme progetto idrico dell'Anatolia del Sud-Est, che comprende il Tigri e l'Eufrate) e della "zona franca" che offre esenzioni fiscali, possibilità di magazzini e terreni a basso prezzo, procedure burocratiche ridotte al minimo ed importazioni in esenzione doganale. Nel settore della trasformazione agro-alimentare, l'Emilia Romagna dimostra sempre più interesse verso la Cilicia, la zona agricola più produttiva dell'Anatolia, anch'essa avvantaggiata dall'essere "zona franca".
La popolazione turca di ogni ceto sociale è fiduciosa verso questa ricerca di manodopera turca e di questi investimenti italiani, nella speranza che aumentino così i posti di lavoro e le possibilità di elevare il proprio standard di vita.
E così, mentre sui canali tv e sui giornali turchi aumenta sempre più la pubblicità di prodotti italiani, fino a pochi anni fa impensabili, la gente comune, che non si può permettere il lusso di marche prestigiose, si accontenta di comprare al bazar abbigliamento, calzature, cosmetici, mobilia e suppellettili per casa e uffici Made in Italy  (vero o falso che sia), perché sicuramente - sono convinti - garanzia di buona qualità. (M.Z/AsiaNews,it)
03.12.2005

LINEE DI CREDITO DELLE BANCHE PER 2.1 MLD DI EURO

Lo ha detto nel suo intervento al <Business Forum Italia-Turchia> il presidente dell'<Abi>, Maurizio Sella. La garanzia <Sace> e la fiducia data alla Turchia.

Business_meeting_Italy_&_TurkeyIl_presidente_dell'Abi_Maurizio_Sella"Ammontano a circa 2.1 miliardi di euro le linee di credito che le banche italiane hanno messo a disposizione delle imprese che intendono esportare o realizzare investimenti diretti in Turchia". Questo il dato fornito dal presidente dell'<Abi>, Maurizio Sella nel corso del suo intervento, a Istanbul, al <Business Forum Italia-Turchia>.
"Finora - ha detto Sella - è stato utilizzato solo il 48 per cento. Ci sono dunque ampi margini per finanziare nuove attività e verremo comunque incontro ad ulteriori necessità delle imprese". "Di queste risorse ben l'82 per cento - ha aggiunto il presidente - è erogato senza garanzia <Sace> il che è segno della grande fiducia verso la Turchia".
Sella ha poi insistito sull'impegno a realizzare iniziative di follow up di questa missione per dimostrare con fatti concreti "la volontà di proseguire a fare sistema". (ApCom)
03.12.2005

 

ESTENDERE GLI SCAMBI A NUOVI SETTORI

Questo - lo ha spiegato il presidente dell'Ice, Umberto Vattani - a proposito dell'export-import commerciali con la Turchia. La crescita degli insediamenti italiani.

Il_presidente_Ici_Umberto_VattaniL'obiettivo dell'Italia non è solo quello di incrementare gli scambi commerciali con la Turchia ma soprattutto di estenderli a nuovi settori. Questo è l'auspicio del presidente dell'<Ice>, Umberto Vattani, nel suo intervento di apertura al <Business forum Italia-Turchia>, con il quale l'ambasciatore ha salutato il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e la delegazione di imprenditori e ministri italiani e turchi presenti oggi alla giornata clou della missione italiana in Turchia.
"Noi non ci proponiamo soltanto di incrementare gli scambi commerciali - ha detto Vattani - ma soprattutto di estenderli a settori nuovi, individuando anche nuove aree territoriali di investimento. I nostri imprenditori si stanno interessando a regioni diverse da quelle più tradizionali del Bosforo e dell'Egeo".
"Gli insediamenti italiani sono molto cresciuti in Anatolia centrale e nella Turchia sud-orientale, zone individuate come ideali trampolini di lancio - ha continuato il presidente dell'Ice - verso le Repubbliche turcofone dell'Asia centrale e la stessa Russia, così come verso il Medio Oriente". Oltre ai settore strategici tradizionali come auto, energia, infrastrutture, difesa e finanza, gli imprenditori italiani "hanno individuato altri settori dal grande potenziale nei quale investire: dalla information technology, alle biotecnologie, all'aerospazio, alla logistica, ai trasporti fino all'ambiente e al turismo".
Il presidente, dopo aver spiegato più in dettaglio l'organizzazione della missione, ha concluso il suo intervento ringraziando il leader della Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo e quello dell'<Abi>, Maurizio Sella, le due associazioni che insieme all'Ice hanno organizzato la missione. "Sono anche presenti - ha concluso Vattani - i principali esponenti del mondo industriale turco, il cui desiderio di estendere e rafforzare i rapporti con le aziende italiane e il loro impegno per raggiungere gli obiettivi fissati, rappresenta la migliore garanzia di successo di questa straordinaria missione". (ApCom)
03.12.2005

FIRMATO AD ANKARA L'ACCORDO
TRA L'<IPI> E LA <KOSGEB> TURCA

L'obiettivo - come ha sottolineato il ministro Claudio Scajola - è favorire la cooperazione nel campo produttivo e del trasferimento tecnologico, tra distretti, parchi tecnologici e centri servizi dei due Paesi. Una struttura, quella turca, con una forte specializzazione nei settori manifatturieri. L'intervento di Luigi Corbò.

Luigi_CorbòIl_ministro_Ali_CoskunConsolidare e intensificare le relazioni produttive e commerciali tra Italia e Turchia: va in questa direzione il primo e importante accordo della missione turca, firmato ad Ankara tra l'<Ipi> (Istituto per la promozione industriale) e <Kosgeb>, l'agenzia governativa turca per lo sviluppo delle pmi, alla presenza del Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan, del ministro dell'industria Ali Coskun e quello delle Attività produttive Claudio Scajola. Obiettivo dell'accordo - si legge in una nota dell'<Ipi> - è favorire la cooperazione, nel campo produttivo e del trasferimento tecnologico, tra distretti, parchi tecnologici e centri servizi dei due Paesi. L'intesa è finalizzata inoltre a creare un'alleanza italiana con i turchi nei paesi asiatici e nel Medioriente. La firma del protocollo si inserisce nel quadro più ampio della missione istituzionale italiana in Turchia, alla quale ha partecipato il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi e una delegazione di <Confindustria> guidata da Luca Cordero di Montezemolo. "La struttura produttiva turca basata su grandi e qualificate aziende e su 3 milioni di piccole e medie imprese con una forte specializzazione nei settori manifatturieri tradizionali, è complementare a quella italiana - ha spiegato il direttore dell'<Ipi> Luigi Corbò - Il Governo turco si è rivolto all'<Ipi>, proprio perché Istituto specializzato nel facilitare la crescita e la competitività dei sistemi produttivi, e che da diversi anni opera a sostegno di oltre 30 Paesi". "La collaborazione italiana con la Turchia ci permetterà di trasferire tecnologie, macchinari e know how in un mercato molto promettente - ha concluso Corbò - valorizzando le eccellenze italiane nei settori ad alta tecnologia e le conoscenze che la Turchia sta sviluppando nell'ambito del sistema universitario e della ricerca. Alla realizzazione del programma di interventi in Turchia verranno coinvolte le associazioni imprenditoriali, tra cui, in primo luogo <Confindustria>, e gli istituti specializzati <Ice> e <Simest>". (Ansa)
03.12.2005

 

INTERSCAMBIO COMMERCIALE DELLA TURCHIA

L'INTERSCAMBIO COMMERCIALE DELLA TURCHIA
(valori in migliaia di dollari e variazioni percentuali)

ESPORTAZIONI
2004

VAR %

IMPORTAZIONI
2005

VAR %

62.773.654 32,85 97.161.268 40,12

ESPORTAZIONI
(Gen.-Ag. 2005)

Var %
(Gen.-Ag. 2005/05

IMPORTAZIONI
(Gen.-Ag. 2005)

Var %
(Gen.- 2005/04)

40.565.870

17,08

64.482.491

19,32

 

Composizione merceologica della bilancia Commerciale della Turchia nel 2004
(valori in migliaia di dollari)

Beni esportati   Beni importati  
Tessile-Abbigliamento

 18.239,045

Tessili-Abbigliamento

7.391.497

Minerali e Metalli

2.468.654

Minerali e Metalli

14.776.519

Agricoltura/
Allevamento

5.946.293

Agricoltura/
Allevamento

15.672.432

Veicoli a motore

9.481.332

Veicoli a motore

11.949.375

Materiali e forniture
industriali

6.471.416

Materiale e
forniture industriali

18.773.430

Macchinari

8.893.552

Macchinari

21.773.398

Fonte: elaborazioni Ice Istanbul su dati locali

L'INTERSCAMBIO COMMERCIALE DELLA TURCHIA
(valori in migliaia di dollari e variazioni sul periodo corrispondente)

  Gennaio-Agosto 2004 Gennaio-Agosti 2005 Var %

IMPORTAZIONI

 54,040.105

64.482.491

19,32 %

ESPORTAZIONI

 34.648,263

40.565.870

17,08%

di cui:

PAESE IMPORT Var % EXPORT Var %

GERMANIA

8.722.863

8,27 %

5.981.494

6,84 %

RUSSIA

8.40.729

47,68 %

1.448.146

28,98 %

ITALIA

4.931.064

8,94 % 

3.298.266

19,81 %

CINA

4.110.108

52,14 %

337.917

20.76 %

FRANCIA

3.824.488

-8,85 %

2.484.502

5.54 %

STATI UNITI

3.600.433

11,87 %

3.199.721

0,42 %

REGNO UNITO

3.061.001

11,12 %

3.698.547

8,12 %

SVIZZERA

3.058.0272

36,99 %

308.218

6,71 %

COREA DEL NORD

2.289.754

41,40 %

------

------

SPAGNA

2.239.819

6,41 %

1.884.496

15,93 %

IRAN

2.004.743

63,10 %

593.342

31,69 %

GIAPPONE

1.961.063

15,64 %

------

------

BELGIO

1.475.142

16,07 %

849.373

16,87 %

PAESI BASSI

1.294.092

12,28 %

1.614.212

20.43 %

ARABIA SAUDITA

1.280.198

72,99 5

595.998

26,38 %

Fonte: elaborazioni Ice su dati Istatistik Enstitusu

L'INTERSCAMBIO COMMERCIALE DELLA TURCHIA NEL 2004
(valori in migliaia di dollari e variazioni sull'anno precedente)

  2003 2004  Var %
IMPORTAZIONI  69.339.692 97.161.268 40.12
ESPORTAZIONI 47.252.836 62.773.654 32.85

di cui:

PAESE IMPORT  Var % EXPORT   Var %
GERMANIA 12.494.182 32,17 % 8.724.901 16,57 %
ITALIA 6.856.916 25,32 % 4.601.949 44,12 %
RUSSIA 9.008.514 65,25 % 1.851.608 35,39 5
FRANCIA 6.197.610 48,83 % 2.982.312 29,97 %
REGNO UNITO 4.307.693 23,08 % 5.532.963 50,76 %
STATI UNITI 4.690.174 34,17 % 4.827.134 28,67 %
SVIZZERA 3.403.368 14,66 % 559.360 22,26 %
CINA 4.452.136 70,56 % 390.460 -22,62 %
IRAN 1.957.798 5,22 % 803.187 50.47 %
OLANDA 1.906.474 15,08 % 2.130.035 39.59 %
SPAGNA 3.247.661 62,08 % 2.605.683 45,61 %
GIAPPONE 2.677.334

38,93 %

147.373

21,14 %

BELGIO

1.990.565

30,65 %

1.178.269

33.05 %

COREA DEL SUD

2.570.488

95,86 %

------

------

Fonte : Elaborazioni Ice su dati Devlet Istatistik Enstitusu

L'INTERSCAMBIO COMMERCIALE DELLA TURCHIA CON L'ITALIA
(valori in milioni di dollari)

 

2002

2003

2004

Gen.-Ag.2005

IMPORTAZIONI

4.102

5.472

6.857

4.931

ESPORTAZIONI

2.237

3.193

4.602

3.298

SALDO

-1.865

-2.279

-2.255

-1.633

 

TURCHIA: INVESTIMENTI ESTERI NEI PRINCIPALI SETTORI

 

IMPRESE ESTERE PRESENTI

TESSILE E ABBIGLIAMENTO

289 ditte

INDUSTRIA CHIMICA

164 ditte

INDUSTRIA ALIMENTARE

166 ditte

INDUSTRIA DELLA MECCANICA E MACCHINARI

123 ditte

INDUSTRIA AUTOMOBILISTICA E SETTORI CORRELATI

163 ditte

 

LE IMPORTAZIONI TOTALI DELLA TURCHIA NEL 2004
GRADUATORIA PER PRINCIPALI SETTORI E QUOTE DETENUTE DALL'ITALIA 
(valori in dollari)

 

CODICI DOGANALI DESCRIZIONE  IMPORTAZIONI QUOTA ITALIANA
27

Combustibili minerali, oli minerali e prodotti della loro distillazione; sostanze bituminose; cere minerali

14.354,295.922 1,62 %
84 Reattori nucleari, caldaie, macchine, apparecchi e congegni meccanici; parti di queste macchine o apparecchi 13.419.449.047 15,67 %
87 Vetture automobili, trattori, velocipedi, motocicli ed altri veicoli terrestri, loro parti ed accessori 10.236.110.097 5.74 %

85

Macchine, apparecchi e materiale elettrico e loro parti; apparecchi per la registrazione o la riproduzione del suono, apparecchi per la registrazione o la riproduzione delle immagini e del suono per la televisione, e parti ed accessori di questi apparecchi

8.353.948.768

6,46 %

72

Ghisa, ferro e acciaio

7.973.455.639

2,89 %

39

Materie plastiche e lavori di tali materie

4.760.582.235

7,45 %

71

Perle fini o coltivate, pietre preziose (gemme), pietre semipreziose (fini) o simili, metalli preziosi, metalli placcati o ricoperti di metalli preziosi e lavori di queste materie; minuterie di fantasia; monete

3.740.441.650

2,47 %

29

Prodotti chimici organici

2.973.706.304

6,75 %

30 Prodotti farmaceutici 2.708.760.684 7.12 %
52 Cotone 1.972.611.981 7,91 %
90   Strumenti ed apparecchi di ottica, per fotografia e per cinematografia, di misura, di controllo o di precisione; strumenti ed apparecchi medico-chirurgici; parti ed accessori di questi strumenti o apparecchi 1.922.561.961 8,60 %
48  Carta e cartone; lavori di pasta di cellulosa, di carta o di cartone 1.525.625.008 7,47 %
88 Navigazione aerea o spaziale 1.209.261.568 1,75 %
55 Fibre sintetiche o artificiali in fiocco 1.171.626.768 10,77 5
74 Rame e lavori di rame 1.079.690.174 2.24 %
40 Gomma e lavori in gomma 1.063.432.440 9,26 %
32 Estratti per concia o per tinta; tannini e loro derivati; pigmenti ed altre sostanze coloranti; pitture e vernici; mastici; inchiostri 1.025.479.294 10,14%
54 Filamenti sintetici o artificiali 1.003.008.304 8,28 %
38 Prodotti vari delle industrie chmiche 958.851.505 11,21 %
76 Alluminio e lavori in allumnio 958.554.438 4,85 %

(Fonte: Ufficio Ice di Istanbul)
03.12.2005

TREMILA INCONTRI "BUSINESS TO BUSINESS" AL KEMPISKI PALACE

Ottocento imprenditori turchi venuti da ogni parte della Turchia per parlare di affari con con gli italiani. Sono stati sessanta i settori interessati.

A margine del Forum, circa 800 imprenditori provenienti da tutte le aree della Turchia (da Gaziantep, Adana, Mersin nel Sud-est anatolico, da Ankara, Eskishehir Konya, nel centro del Paese,  da Izmir, Manisa nella zona egea, da Bursa e Kocaeli in Tracia e perfino da Erzurum, nell'estremo Nord Est del Paese)  hanno potuto realizzare, grazie al lavoro dell'Ufficio <Ice> di Istanbul in collaborazione con l'Ambasciata e con i Consolati italiani in Turchia, circa 3000 incontri business to business con aziende italiane omologhe. Sessanta i settori interessati, da quelli più tradizionali dell'agro-alimentare e del turismo, del tessile e delle calzature, dei mobili e degli articoli d'illuminazione, alla meccanica strumentale  (componentistica auto, macchinari per  tessili e abbigliamento),  fino ai settori più innovativi: information technology, protezione ambientale, energie rinnovabili, sicurezza componentistica elettronica. (fonte Ambasciata d'Italia ad Ankara)
03.12.2005

 

SECONDA EDIZIONE DEL FORO DI DIALOGO ITALO-TURCO

Organizzato da <Unicredito> e da <Limes> e svoltosi al Conrad Hilton di Istanbul, si è articolata su tre workshop differenti.

Il_presidente_di_unicredit_Carlo_SalvatoriMustafa_KocParallelamente all'evento imprenditoriale cui ha partecipato il Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, nei giorni 23 e 24 novembre si è svolta ad Istanbul, presso l'Hotel Conrad, la seconda edizione del <Foro di Dialogo italo-turco>, organizzato da <Unicredito> e <Limes> per la parte italiana e dal Centro di Studi Strategici (Sam) del ministero degli Esteri turco. Si  tratta  di un esercizio inaugurato lo scorso novembre a Roma dal ministro degli Esteri italiano Gianfranco Fini e dal suo omologo  turco Abdullah Gul, la cui principale finalità è quella di mettere in contatto le società civili dei due Paesi, anche nell'ottica di quanto auspicato dal Consiglio e dalla Commissione Europea per favorire il processo di adesione della Turchia all'Unione Europea. L'edizione di quest'anno è stata inaugurata, dopo gli interventi di benvenuto del presidente di <Unicredito>, Carlo Salvatori, e del presidente della <Koç Holding>, Mustafa Koç (partner turco di Unicredito), dal Sottosegretario Roberto Antonione e da Gul, e si è articolata attraverso lo svolgimento di tre workshop differenti, rispettivamente sulle relazioni politiche tra Italia e Turchia, sulle relazioni socio-culturali ed il ruolo della donna nelle due società nonché sulle relazioni economiche. Gli interventi di chiusura sono stati ad opera del ministro delle Attività Produttive Claudio Scajola e del ministro dell'Industria turco Ali Coskun. (fonte Ambasciata d'Italia ad Ankara)
03.12.2005

 

IL VALORE DELLA COMMESSA PER LA VENDITA DI TETRA

E' pari - come ha sottolineato il Ceo di <Selex Comminication>, Maurizio Tucci, a trecento milioni di euro.

Il valore della commessa per la vendita di <Tetra> in Turchia è pari a 300 milioni di euro. A spiegarlo è il Ceo di <Selex Communication>, Maurizio Tucci, intervenuto alla prima giornata di incontri tra aziende italiane turche per la missione imprenditoriale in Turchia, organizzata da <Confindustria>, <Ice> e <Abi>. "<Selex> partecipa a una gara - ha sottolineato Tucci - il cui avvio è previsto nel primo trimestre del 2006 per la fornitura di <Tetra>. Il valore della commessa è di 300 milioni di euro, gli altri due concorrenti sono <Eads> e <Motorola>". "Noi - ha concluso l'ad - puntiamo sul fatto che esiste <Selex Turchia> da più di 10 anni e con 120 dipendenti". (ApCom)
03.12.2005

COME SAPERSI UNIFORMARE AL SISTEMA
E ALLE NORME DELL' UNIONE EUROPEA

Concluso dopo un anno e mezzo di contatti  il "gemellaggio" tra l'Autorità italiana per l'energia elettrica ed il gas e l'Autorità di regolazione turca alla presenza dei due presidenti, rispettivamente Alessandro Ortis e Yusuf Gunay. Sviluppo delle fonti rinnovabili e sicurezza e qualità dei servizi.

Yusuf_GunayAlessandro_OrtisCon una cerimonia ed un dibattito finali, si è concluso il ''gemellaggio'' fra l'Autorità per l'energia elettrica e il gas e l'Autorità di regolazione turca. All'evento svoltosi a Istanbul hanno partecipato il presidente dell'<Energy Market Regulatory Authority>, Yusuf Gunay e il presidente dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas, Alessandro Ortis. L'incarico per il ''gemellaggio'' tra l'Autorità italiana e l'omologa turca, attivato nel giugno 2004, era stato assegnato all'Autorità italiana dalla Commissione europea - che lo ha interamente finanziato - a seguito di una gara internazionale, tenutasi nel 2003. Con il ''gemellaggio'' si è inteso contribuire al percorso di adeguamento della regolamentazione turca alle norme del mercato unico europeo dell'energia e agli standard europei di regolazione, nella prospettiva dell'adesione della Turchia all'Unione europea. Durante i trascorsi 18 mesi di ''gemellaggio'' con l'Autorità di regolazione turca, l'Autorità italiana ha effettuato oltre 100 missioni di esperti, per complessive 500 giornate di lavoro, ed è stata predisposta una serie di rapporti o documenti contenenti analisi e proposte riguardanti il sistema ed il mercato turco dell'elettricità e del gas. Tali documenti o rapporti riguardano: il confronto della regolamentazione turca con le norme e le prassi in vigore nell'Unione Europea (Benchmark Report); le tariffe elettriche e del gas; le competenze istituzionali dell'<Emra>; il transito internazionale dell'energia elettrica; lo sviluppo delle fonti rinnovabili; la sicurezza e qualità dei servizi; l'apertura dei mercati; il monitoraggio dei mercati; i codici di rete del gas; le regole del mercato elettrico; la qualità dei servizi e la protezione dei consumatori. (Asca)
03.12.2005

LE MIRE DI UNICREDIT

L'istituto bancario italiano, dopo la joint venture con il gruppo <Koc> e l'acquisto della maggioranza di <Yapi Credi>, punta ad un consolidamento in Turchia.

L'<Unicredit>, dopo la joint-venure in Turchia con il gruppo <Koc> e l'acquisto della maggioranza della banca <Yapi Credi>, punta ad un consolidamento della sua posizione. Rispondendo all'Ansa - in occasione del secondo forum italo-turco ad Istanbul - l'amministratore delegato Alessandro Profumo ha dichiarato che l<'Unicredit> "ha raggiunto un ottimo posizionamento ed ora il lavoro sarà concentrato soprattutto sull'integrazione tra <Kocbank> e <Ykb>, per poter sfruttare tutto il potenziale insito in un mercato con enormi spazi di crescita. In questo senso - ha concluso Profumo - la Turchia è un tassello fondamentale della nostra strategia di espansione, che dopo l'operazione <Hvb>, guarda come mercato di riferimento all'Europa". (Ansa)
03.12.2005

 

UN ASSE ITALO-TURCO IMPERNIATO SUL CIS- INTERPORTO DI NOLA

Multimedia informatica, <Aerosoft>, <Besana>. Sono alcune delle imprese campane che sono andate in missione in Turchia con <Confindustria>. A guidare la delegazione regionale Silvio Sarno, presidente degli industriali irpini. Numerosi gli incontri bilaterali con protagoniste le Pmi campane. Aiuti agli imprenditori che vogliono investire nel Paese della Mezzaluna.

A_sinistra_nella_foro_Silvio_Sarno_leader_degli_industriali_irpiniCis-Interporto_di_NolaUn mercato in piena espansione, ma non solo. La Turchia, in prospettiva, è per le Pmi campane una porta d'accesso verso Paesi dove nessuna azienda italiana, tranne rare eccezioni, è arrivata. Kazakhstan, Kirghizistan, Turkmenistan, Uzbekistan e Tagikistan. Si tratta di aree che promettono un tasso di sviluppo vertiginoso, nei prossimi anni. Proprio per questo la posta in palio è alta.
Ne è consapevole il leader di <Confindustria>, Luca Cordero di Montezemolo, che con il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha guidato la missione italiana nella Mezzaluna.
Per favorire l'interscambio tra Europa e Asia, Montezemolo propone un asse italo-turco imperniato sul Cis-Interporto di Nola.
Se la Turchia vuole costruire un "ponte ideale" con l'Italia per l'interscambio tra Europa e Asia, è il ragionamento di Montezemolo, lo può fare solo con l'Interporto di Nola, grazie alla sua logistica integrata e alla rete dei porti del Sud d'Italia. Gli esiti della missione, dunque, confermano la bontà della scelta di puntare sulla Turchia come partner commerciale per l'Italia e per la Campania.
Da questo momento si aprono quindi interessanti opportunità per le nostre imprese, soprattutto nei settori che hanno preso parte alla missione.
Capeggiate dal leader degli industriali irpini Silvio Sarno, sono sbarcate ad Ankara, oltre al <Cis-Interporto>, anche aziende come <Besana>, <Multimedia Informatica>, <Boviar>, <Ilside>, <Pancrazio>, <Basso Fedele & figli>. I settori interessati sono dunque aerospaziale, logistica, alimentare, Ict, ingegneria.
Una opportunità in più per le Pmi sono le linee di credito specifiche messe a disposizione dall'<Abi>, per un valore complessivo di 2.1 miliardi.
La Regione, da parte sua, assicura il proprio supporto attraverso <Sprint> (Sportello per l'internazionalizzazione) e il raccordo che si sta stringendo con <Confindustria<.
L'Assessorato regionale alle Attività produttive ha infatti siglato con <Confindustria> Campania l'accordo per l'attivazione di antenne Sprint presso le sedi territoriali degli industriali.
"Aiuteremo le aziende a fare una ponderata scelta dei partner", promette l'assessore regionale Andrea Cozzolino. Tra Campania e Turchia, dunque c'è da attendersi un rafforzamento degli scambi commerciali.
Nel primo semestre del 2005 sono i prodotti in cuoio, con un valore di 16 milioni di euro, la voce principale delle esportazioni campane verso Ankara.
Si tratta del 38 per cento del totale dell'export regionale verso la Mezzaluna,, che ammonta a 42.4 milioni. Subito dopo i prodotti in cuoio si situa l'export di apparecchi domestici, pari a 5 milioni (il 12 per cento di quota sul totale). Nel complesso, l'economia turca attraversa un momento felice, sia dal punto di vista congiunturale, sia da quello degli investimenti stranieri.
Nel 2002 Ankara ha concluso un accordo con il Fondo Monetario Internazionale che prevede, a fronte di un prestito pari a 19 miliardi di dollari, un vasto programma di risanamento economico da attuare attraverso la riduzione del debito pubblico, il rigore fiscale, la lotta all'inflazione e una serie di riforme strutturali per il rafforzamento del settore privato, del sistema bancario e per il miglioramento del clima per gli investimenti.
Secondo gli ultimi dati, l'indice dei prezzi al consumo ha raggiunto l'8.79 per cento su base annua. (denaro.it)
03.12.2005

AUTOTRASPORTO: I PERMESSI VANNO AUMENTATI

La richiesta, fatta al nostro ministro Pietro Lunardi, è stata fatta dal presidente dell'Associazione turca, Cetin Nuhoglu. Quelli attuali sono tutti esauriti.

Pietro_LunardiUn aumento dei permessi bilaterali per l'autotrasporto rilasciati dal Governo italiano alla Turchia. Questa la richiesta che arriva dal presidente dell'Associazione turca dei trasportatori, Cetin Nuhoglu, che ha chiesto al ministro Pietro Lunardi di portare dagli attuali 25.000 all'anno a 40-45.000 i permessi per il trasporto delle merci turche verso l'Italia e italiane verso la Turchia.
"Si tratta di una condizione necessaria per incrementare l'interscambio se, come dice Montezemolo, l'Italia punta a diventare il primo partner commerciale con la Turchia", sottolinea il presidente oggi a Istanbul in occasione della giornata clou del <Business forum Italia Turchia>.
"Dopo 9-10 mesi - spiega ancora il presidente - i permessi sono tutti esauriti e alla fine non abbiamo più la possibilità di fare trasporti. Noi stimiamo che ci servano 40-45.000 licenze".
E' per questo che Nuhoglu giudica grave il rinvio dell'incontro in Italia con il nostro governo. "L'incontro era previsto a novembre, poi è stato rimandato a dicembre e poi ancora all'inizio del nuovo anno. Noi pianifichiamo in questa parte dell'anno sul prossimo anno". Il rinvio per il presidente dunque nuoce ad uno dei maggiori collanti tra il nostro Paese e la Turchia, l'interscambio. (ApCom)
03.12.2005

GRANDE ENTUSIASMO PER L'ANNUNCIO DI TAGLI FISCALI

Investitori ed imprenditori esteri hanno accolto con favore l'annuncio dato dal Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan per il nuovo regime che entrerà in funzione nel 2006.

banconoteCon l'obiettivo di vivificare ancor più l'andamento congiunturale dell'economia turca e soprattutto attrarre sempre più gli investitori esteri, il Primo Ministro RecepTayyip Erdogan ha ufficialmente dichiarato che nel 2006 entrerà in vigore un nuovo regime fiscale che ridurrà consistentemente il peso della tassazione sulle imprese. L'imposta sulle società calerà dal 30 al 20%, mentre in generale la tassazione che grava sugli investimenti dall'estero scenderà al 28% dall'attuale 37%. Peraltro, Erdogan ha fatto presente che anche le imposte sulle persone fisiche caleranno, soprattutto per i redditi più elevati (dal 40% al 35%), mentre per i percettori di redditi più bassi la percentuale rimarrà invariata al 15%. "Questi cambiamenti aiuteranno ad attrarre nuovi investimenti dall'estero" ha dichiarato il Primo Ministro, a cui gli hanno fatto eco numerosi analisti, economisti ed imprenditori i quali hanno commentato molto positivamente la decisione del governo. E' interessante notare che anche il ministro delle Finanze Kemal Unakitan - che alcune settimane fa aveva anticipato la decisione- ha evidenziato che le consistenti riduzioni fiscali non avranno conseguenze sul bilancio statale 2006, poiché i vantaggi derivanti dall'accelerazione dell'economia e dagli investimenti esteri saranno nettamente superiori alle possibili minori entrate fiscali. L'Associazione degli investitori esteri in Turchia, <Yased>, si è dichiarata oggi molto soddisfatta della decisione governativa e conferma che il flusso di investimenti dall'estero riceverà una notevole spinta da questa decisione. (Ice Istanbul)
03.12.2005

INVESTIMENTI ESTERI DIRETTI: INTROITI RECORD

L'audizione in Parlamento del ministro dell'Economia e capo per la Turchia presso l'Unione europea, Ali Babacan. Attesi cinque miliardi di euro.

Nell' ambito di un'audizione in Parlamento, il ministro dell' Economia e Capo negoziatore per la Turchia presso la UE Ali Babacan, ha dichiarato che questo sarà un anno record per gli investimenti diretti esteri in Turchia. Sono attesi circa 5 miliardi di dollari, contro i 2.,8 del 2004 e gli 1.7 miliardi del 2003. "Ci attendiamo, prudenzialmente, oltre 16 miliardi di dollari nei prossimi tre anni" ha dichiarato Babacan,sottolineando che l' afflusso di capitali dall' estero è essenziale per lo sviluppo economico futuro della Turchia. Il dato fornito dal ministro viene ritenuto dagli analisti locali abbastanza congruo e in linea con le molteplici opportunità che il mercato locale può offrire, anche in vista delle ulteriori fasi di privatizzazione. (Ice Istanbul)
03.12.2005

PESA IL DEFICIT DELLE PARTITE CORRENTI

La cosa più importante che la Turchia oggi può fare per proteggere la Lira turca, è accrescere le sue riserve di valuta straniera.

L' appesantimento del deficit delle partite correnti della Bilancia dei Pagamenti turca (16,35 miliardi di dollari nei primi nove mesi del 2005 contro i 10.6 miliardi di dollari del 2004, cioè +54% nel 2005 rispetto al 2004) comincia a preoccupare alcuni analisti locali, che considerano l' incremento al 6% del rapporto deficit/Pnl potenzialmente rischioso per il Paese. Il Fmi (Fondo Monetario Internazionale), peraltro ritiene che il deficit persisterà anche nel 2006, nonostante gli apprezzabili sforzi delle autorità locali. Chiaramente da un versante l' andamento fortemente espansivo delle importazioni, che anche quest' anno cresceranno di oltre il 20% è considerato un fattore positivo che indica l' effervescenza dell' attuale fase congiunturale, dall' altro c' è chi ritiene che la sostenibilità di un tale deficit non possa né debba essere indefinita. Inoltre, il forte indebitamento estero della Turchia, denominato in dollari (245 miliardi), obbliga il Paese ad avere sempre più consistenti riserve di valuta statunitense per proteggersi da crisi finanziarie interne o internazionali. "La cosa più importante che la Turchia oggi può fare per proteggere la Lira turca è accrescere le sue riserve di valuta straniera", ha dichiarato uno dei più importanti esperti finanziari turchi. I processi di privatizzazione in atto, l' elevato flusso di investimenti esteri, i proventi turistici e l' export stanno ora particolarmente aiutando la Turchia. "Noi crediamo che il deficit delle partite correnti non sia un rischio per il Paese" ha dichiarato il Sottosegretario al Tesoro, Ibrahim Canakci, minimizzando il problema e cercando di renderlo più facilmente accessibile anche al grande pubblico. (Ice Istanbul)
03.12.2005

CELLULARI IN SALITA

Una media di 27 mila abbonamenti al giorno in Turchia che potrebbe portare il numero totale entro l'anno a quota 42.7 milioni.

Nel corso del 2005 una media di 27.000 turchi al giorno si è abbonata alla rete mobile del Paese. Un trend in grande crescita che dovrebbe portare Il numero totale di abbonati entro fine anno a quota 42.7 milioni, ben 7 milioni in più rispetto al 2004 (+23%).
Negli ultimi tre anni, nonostante il boom di nuovi abbonati alla telefonia mobile (+19 milioni), è aumentato anche il numero di abbonati alla rete fissa (59.8 milioni a fine 2005) e ad internet (13.6 milioni di abbonati a luglio 2005) con un'ulteriore crescita prevista di 2.5 milioni di nuovi abbonati negli ultimi 5 mesi dell'anno (+272%). (Cellular.it)
03.12.2005


ECONOMIA IN PILLOLE

Promossa la Turchia dalla Banca Mondiale. Investimenti della <Imperial Tobacco>. Nuovo ritocco della Banca centrale turca. A quanto ammontano le riserve valutarie. La situazione economica sotto l'occhio di <Moody's>. Il nuovo amministratore della <Turk Telekom>.

Logo_della_Banca_MondialeLa Banca Mondiale promuove la Turchia tra i Paesi che hanno raggiunto i progressi più significativi specialmente nella transizione da un'economia  controllata ad una che privilegia nettamente il settore privato. Il Paese, ha affermato il direttore Andrew Vorkink, ha dimostrato di poter garantire non solo un nuovo livello di politica sociale ma anche di sviluppo economico che ha rinnovato la fiducia nel Paese  consentendogli di ottenere un innalzamento delle valutazioni del debito sovrano, un segnale chiave per gli investitori stranieri. Vorkink ha comunque tenuto a sottolineare che il Governo deve continuare con decisione nelle riforme in materia sociale, di educazione, sanitaria e far fronte alle necessità di fasce di popolazione meno abbienti con la creazione di nuovi posti di lavoro.
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La <Imperial Tobacco> ha annunciato che oltre agli investimenti già in corso in Turchia inizierà prossimamente ad esportare sigarette prodotte negli stabilimenti di Manisa con un investimento aggiuntivo di $50 milioni e di ulteriori $7 milioni per il marchio <Davidoff Slim>. Attualmente lo stabilimento di Manisa produce 7.500 kg di tabacco all'ora e 10.000 sigarette al minuto.
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A meno di un mese dal precedente aggiustamento dei tassi interbancari, la Banca Centrale turca ha effettuato un nuovo ritocco applicando una riduzione di un quarto di punto, dal 14.00 al 13.75% e dal 18.00 al 17.75% rispettivamente per la ricezione e la cessione dei depositi.
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La Banca Centrale ha annunciato che nella prima settimana di novembre le riserve valutarie in valuta estera erano pari a circa $ 42 miliardi. 
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L'Agenzia di rating internazionale <Moody's> sta osservando attentamente gli la situazione economica della Turchia al fine di rivedere il grado di affidabilità del Paese che attualmente rientra nella categoria B1. Parallelamente un rappresentante della Morgan Stanley ha annunciato che nuove risorse umane saranno destinate alla Turchia al fine di sviluppare partnership strategiche con le banche locali.
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A seguito della finalizzazione delle procedure per il passaggio del 55% delle azioni della <Turk Telekom> al consorzio guidato dalla saudita <Oger Telecom>, di cui fa parte anche <Telecom Italia>, è stato presentato il nuovo amministratore delegato, Paul Doany, che in un'incontro con la stampa locale ha reso noto che la <Oger> investirà $3.5 miliardi entro i prossimi 6 o 7 anni. La <Oger> conta in particolare di aumentare la competitività internazionale del gigante turco delle telecomunicazioni attraverso nuove strategie di marketing e servizio clienti. (fonte Ambasciata d'Italia ad Ankara)
03.12.2005

                        

INDICATORI MACROECONOMICI

- Crescita PNL gennaio-marzo 2005: 5.3%
- Valore assoluto PNL $ 70.2 miliardi (agosto 2005)
- Crescita PIL gennaio-marzo 2005: 4.8% 
- Inflazione  annua (prezzi al consumo): 7.82% (luglio 2005) 
- Interscambio con l'Italia nel periodo gennaio-agosto 2005: $8.22 miliardi, con $ 4.93 miliardi di esportazioni italiane verso la Turchia (+ 8.94%) e $3.29 miliardi di importazioni dalla Turchia (+ 19.81%).  (fonte Amb. d'Ita)
03.12.2005

 

LA MISSIONE DI BERSELLI: TUTTO OK

Il Sottosegretario italiano alla Difesa si è visto ad Ankara con l'omologo turco Murad Bayar per parlare di velivoli da caccia (vedo <Eurofighter>) e per creare le premesse di ulteriori investimenti.

Il_Sottosegretario_Filippo_Berselli"Tra Italia e Turchia esistono eccellenti rapporti; l'Italia è stata ed è fra i maggiori sostenitori di Ankara nell'ingresso della Turchia nell'UE, e proprio la prospettiva dell'ingresso in Europa ha spinto la Turchia ad incrementare i rapporti bilaterali con il nostro Paese a creare le premesse per ulteriori investimenti. Con un interscambio complessivo di oltre 11 miliardi di dollari, l'Italia rappresenta oggi il secondo partner commerciale della Turchia dopo la Germania. Lo sviluppo di una industria nazionale di difesa, basata su tecnologie molto avanzate, è una delle priorità che il governo turco intende perseguire, perché ciò oltre che di supporto alle forze armate può rappresentare un fattore di crescita dell'intero Paese, dando così alla Turchia un'ulteriore opportunità di integrarsi nel contesto europeo. Per quanto riguarda il settore aereo della difesa, l'aeronautica militare turca ha già mostrato notevolissimo interesse nei confronti dell'<Eurofighter>; l'<Alenia Aeronautica>, in qualità di rappresentante commerciale per la Turchia del consorzio <Eurofighter>, ha già aperto da circa un anno i propri uffici ad Ankara, allo scopo di favorire l'esportazione di questo velivolo che già è in servizio nell'Aeronautica militare italiana". Così ha dichiarato il Sottosegretario alla Difesa Filippo Berselli, con delega all'Aeronautica ed agli armamenti, nel corso dell'incontro con il suo omologo turco, Murad Bayar. (Wapa)
03.12.2005

GASDOTTO  PRONTO PER LA FINE DEL PROSSIMO ANNO

Collegherà la Turchia alla Grecia. Lo ha dichiarato i consorzio che si è aggiudicato l'appalto per la costruzione del tratto di attraversamento del Mar di Marmara.

Mar_di_MarmaraIl gasdotto che collegherà la Turchia alla Grecia dovrebbe essere pronto entro il novembre dell'anno prossimo. Lo ha dichiarato il consorzio che si è aggiudicato l'appalto per la costruzione del tratto di attraversamento del Mar di Marmara.
Grecia e Turchia hanno concordato la costruzione del gasdotto - 285 km per un investimento di 300 milioni di dollari - l'anno scorso nell'ambito dell'ambizioso progetto di fare arrivare in Europa direttamente dal Medio Oriente e dai paesi centro-asiatici.
La <Boras>, la società di stato turca che gestisce le condotte, ha indetto gare distinte per il tratto terrestre e quello marino del gasdotto dopo che una prima gara era saltata per sospetti di corruzione.
"L'arco dei 12 mesi per il completamento dell'opera è cominciato il 15 novembre. Noi dobbiamo completare questa fase entro il 15 novembre del 2006 - ha dichiarato un portavoce del consorzio vincente dell'appalto, <Oztas-Peker Is Partnership>.
In precedenza, era stato detto che si prevede che il gasdotto entrerà in funzione agli inizi del 2007 con un flusso di 750 milioni di metri cubi di gas all'anno. Una volta a regime, l'intero gasdotto potrà trasportare fino a 11 miliardi di metri cubi di gas - tre destinati alla Grecia e i restanti otto da riesportare in Europa occidentale.
Nell'ambito dello stesso progetto rientra anche il costruendo gasdotto tra Grecia e Italia, prosecuzione di quello greco-turco: il gasdotto di collegamento tra costa greca e costa italiana - 200 km di lunghezza - sarà costruito da <Poseidon>, joint venture tra <Edison> e la greca <Depa>, con un investimento di 350 milioni di euro. La <Botas> potrà entrare a farvi parte in un secondo momento. Il tratto del gasdotto su terra ferma in Grecia sarà costruito dalla <Depa con un investimento di 660 milioni di euro: i lavori su questo tratto comincerà nel 2007 e finirà nel 2010. (Agi)
03.12.2005

LO SGUARDO DI ENEL

Il colosso italiano - stando a quanto dichiarato dal suo presidente Piero Gnudi - è fortemente interessato ad investire in Turchia.

Piero_GnudiL'<Enel> guarda con interesse all'avvio delle privatizzazioni delle reti di distribuzione dell'energia elettrica in Turchia. Il presidente Piero Gnudi, recatosi ad Ankara ed Istanbul insieme al presidente della Repubblica nonché ad una folta delegazione di industriali e banchieri italiani per partecipare al <Business meeting Italia-Turchia>, ha confermato l'attenzione con la quale l'<Enel> guarda a questo Paese. "Il processo di privatizzazione delle reti elettriche dovrebbe partire nei primi mesi del 2006 - ha detto incontrando i giornalisti e chiarendo che - il Paese è stato diviso il 21 aree e le prime 6 sono quelle più importanti, in termini di clientela, a cui stiamo guardando".
Certamente " è un progetto ancora tutto da costruire - ha aggiunto Gnudi - e pensiamo di trovare un partner locale". Il Paese "entrerà nella UE, ha raddoppiato i consumi negli ultimi dieci anni e si stima un ulteriore raddoppio nei prossimi dieci anni e con la crescita economica - ha osservato - cresceranno anche i consumi elettrici". Insomma si tratta di "un mercato da monitorare", anche in considerazione che l'<Enel> ha "una potenza di fuoco" di 15 miliardi per gli investimenti all'estero nei prossimi tre anni. "Abbiamo la capacità finanziaria per essere una presenza importante in tutta la nuova Europa".  (Agi)
03.12.2005

L'OBIETTIVO DI SABANCI

"Occorre - ha detto il presidente della <Tusiad>  - formare una coscienza etica nello Stato inteso come pubblica amministrazione.

Omer_SabanciChairman of the Executive Board of the Turkish Industrialists' and Businessmen's Association (Tusiad) Ömer Sabancı stated that to form the ethics consciousness in the state should be the target.
Sabancı delivered a speech at the promotion meeting of the report entitled "From Ethics in the State to Ethic State: Ethics in Public Administration" prepared by TÜSİAD and said that establishing ethics infrastructure in the state was of great importance in increasing society's confidence in the state, strengthening the belief in the superiority of the law and maintaining an administration, which is transparent and open to democratic supervision. He pointed out that the ethics infrastructure was among the most important elements of the democratic development.
Sabancı said: "Even though there have been remarkable improvements in democratic standards especially on legal issues in Turkey during the last few years, the same success was not attained regarding the establishment of a strong ethics infrastructure. There are some positive developments such as the approval of the new Turkish Penal Code, the Right to Information Law and Public Personnel Ethics Board Law, signing the agreements of the Council of Europe and the UN concerning the struggle against corruption and membership in the European Council to Fight Corruption. However, since some institutions are not involved by the Public Personnel Ethics Board Law and the mechanism of sanctions is not sufficient, no satisfactory legislation has been made."
Sabancı pointed out that according to Oecd, eight basic items of ethics infrastructure in the state should be implemented in Turkey and said: "Within this context, a political determination should be displayed, an effective legal infrastructure should be prepared, efficient transparency mechanisms should be established, ethic behavior rules should be developed, ethics training and consciousness should be realized, convenient working conditions should be presented in the public sector, ethic coordination institutions should be set up and non-governmental organizations should begin to actively operate. Within this framework, our call is as follows: Come on. Let 2006 be our target year in order to reconstruct the confidence in the state, establish an ethics system in all institutions which receive salaries from the state in return for their services without excluding any state organs and form an ethics consciousness which will remove the deterioration in all segments of our society." (The New Anatolian)
03.12.2005

RICHIAMATI I PICCOLI AEREI

La <Turkish Airlines> ha rispedito in Gran Bretagna i vettori del tipo RJ 70 e RJ 100 per lavori di revisione.

Turkish_AirlinesTurkish Airlines (Thy) will send some of its small planes (Types: RJ70 and RJ 100) back to Britain for repair in November on grounds of metal wear.
THY will put to rest the fleet of RJ-type airplanes by sending away five RJ-100 type airplanes, the contract for which becomes invalid in mid-2006.
The company plans to make replacements with the Airbus 319 and Boeing 737-700 for regional flights.
Turkish Airlines discovered in March 2004 some implications of metal erosion on 11 small-type airplanes. Although Thy tried to overcome the difficulties by sending back the planes to Britain, and opened the door of cooperation with British engineers, the company still plans to do away with six airplanes of the type mentioned above.
Company officials confirmed two RJ 100 type aircrafts as being in active service, while three of them are going through some maintenance work and will be returned to service. One of these three planes will be sent back to the British company in late December, and the rest will be returned in February of 2006. The two airplanes that are in service will possibly be handed in to the British firm in the middle of 2006. The RJ type planes, which can easily land on and take off from short-distance runways, were primarily used for domestic flights to Eastern and Southeastern parts of Turkey.
Fleet extended: 23 international lines launched
In 2004, Thy agreed to extend its fleet by buying a total of 59 Airbus and Boeing planes. Now, it is in progress of extending services for domestic as well as international flights.
The delivery of these planes will begin in December, and THY will add 23 extra locations to its current list of service available abroad.
The expansion of service is designed to cover the countries which European air-line companies have not provided service for. Currently, Thy is providing flights to 79 international locations.
Temel Kotil, the General Manager of Thy, said they have been doing everything possible to keep up with the competition, and the Thy board is working hard to have healthy and balanced growth on the basis of dynamic income management.
A new slogan, reading "Everyone can fly," was created to make flight service available for low-income passengers as well. In addition to the slogan, Kotil said, "We will meet the new demand with new projects and investments. Our projects were designed to be parallel with the logic of free market. We will turn to a new page in travel the forthcoming days." THY flies to 28 different domestic locations, as soon as the new international lines are introduced, this figure will become 130 lines. (Mustafa Gun/Zaman)
03.12.2005

BOSH AMPLIA

Verrà ingrandito lo stabilimento di Bursa. La produzione dei sistemi Common Rail passerà da 25 mila a 40 mila pezzi al giorno. Novantacinque anni di presenza in Turchia.

Sanay_ve_Ticaret_A.S_del_Gruppo_BoshLa <Sanayi ve Ticaret A.S>, filiale turca del Gruppo <Bosh>, inizierà a giorni l'ampliamento dello stabilimento di Bursa. Per realizzare il potenziamento del sito produttivo, che arriverà a coprire una superficie di 117.000 mq, sono stati investiti 15.5 milioni di Euro. Lo stabilimento diventerà operativo nella primavera del 2006 e sarà destinato alla produzione dei sistemi ad iniezione diesel Common Rail di terza generazione. Lo stabilimento di Bursa, che conta una forza lavoro di 3.900 dipendenti, produce componenti per l'iniezione diesel e, in particolare, sistemi Common Rail e di iniezione ad alta pressione Unit Injector. La maggior parte dei sistemi prodotti nello stabilimento turco viene esportata in diversi Paesi del mondo per circa 30 diverse case automobilistiche. L'ampliamento dello stabilimento di Bursa comporterà una crescita sensibile della produzione di sistemi Common Rail, che passerà da una produzione attuale di 25.000 pezzi al giorno, ad una produzione giornaliera di circa 40.000 sistemi nel 2006.
<Bosh> è presente in Turchia dal 1910 dove produce principalmente Common Rail. Questo sistema ormai diffuso su praticamente tutte le vetture a motorizzazione Diesel, ha recentemente raggiunto i 25 milioni di unità prodotte a partire dall'anno della sua prima commercializzazione, il 1997. (Motor)
03.12.2005

SALE IL PROFITTO TURKCELL

L'annuncio dato dal direttore generale della Compagnia, Muzaffer Akpinar. Gli abbonati saliti del 4.3 per cento.

<Turkcell>, primo operatore di telefonia cellulare in Turchia, ha registrato un aumento del profitto netto pari a 327 milioni di dollari nei primi nove mesi del 2005. Ne dà notizia l'agenzia di stampa turca <Anadolu>. I dati sono stati resi noti dal direttore generale della compagnia, Muzaffer Akpinar, il quale ha sottolineato che gli abbonati sono saliti del 4.3 per cento. "Il fatturato della nostra azienda ha registrato un aumento del 20%", ha precisato ancora Akpinar.
03.12.2005

SWISSPORT CEDE IL 40% DI HAVAS AL GRUPPO CINER

La società International, attiva nei servizi a terra per i trasporti aerei, non ha fornito indicazioni circa il prezzo pagato.

Havas<Swissport International>, società attiva nei servizi a terra per i trasporti aerei, ha ceduto la sua partecipazione del 40% nella società <Havas> al gruppo turco <Ciner>. Non sono state date informazioni circa il prezzo pagato.
Per ragioni strategiche, <Swissport> in futuro si concentrerà nelle partecipazioni maggioritarie, si legge in una nota. La collaborazione con l'impresa turca <Havas> risaliva al 1988 e riguardava le operazioni a terra di 13 aeroporti della Turchia.
<Swissport>, società che faceva parte del gruppo <Swissair>, questa estate è stata rilevata dal gruppo spagnolo <Ferrovial>. In precedenza era controllata dalla società d'investimento britannica <Candover>. (Swisswinfo)
03.12.2005

INVESTIMENTI

Passati da 375 ml di dollari nel 2001 ai 18 mld di quest'anno quelli relativi al turismo.

Secondo i dati della <Tourist Investors Association> in Turchia gli investimenti nel settore turistico sono passati dai 375 ml di dollari nel 2001 agli oltre 2 mld di dollari nel 2004. I proventi generati dal turismo dovrebbero raggiungere quest'anno i 18 mld di dollari. (denaro.it)
03.12.2005

UN TREND POSITIVO

Mai così bene il turismo come quest'anno in Turchia (19.207.466 presenze con un amento del 21.73%). Dati positivi per gli arrivi italiani (370.791 presenze con un amento del 28.90%).

Gli ultimi dati relativi agli arrivi in Turchia confermano il trend positivo del turismo internazionale e in particolare italiano. Nel 2005 ,da gennaio ad ottobre ,gli arrivi internazionali sono stati 19.207.466 (più 21.73%). Ottima è stata l'affluenza di turisti italiani che negli stessi mesi ha registrato 370.791 arrivi (più 28.90%). Nel solo mese di ottobre gli ingressi internazionali sono stati 2.107.219 (più 14.38% rispetto allo stesso mese del 2004), di cui 28.186 dall'Italia, con una percentuale di aumento del 20.25% rispetto allo stesso periodo del 2004 e quasi raddoppiata rispetto al 2003. Anche dagli altri paesi europei sono stati registrati notevoli incrementi turistici verso la Turchia: dalla Svezia 44.773 ingressi (più 62.26%), dalla Danimarca 32.486 (più 60.62%) e dalla Spagna 16.192 (più 57.54%). Questi risultati rappresentano il frutto di una offerta diversificata, come sottolinea una nota stampa, determinata da "turismo culturale, balneare, sportivo, congressuale e termale, religioso e gastronomico, con un ottimo rapporto prezzo qualità". (TTgItalia)
03.12.2005

MOVENPICK HOTELS AD IZMIR

E' un cinque stelle ed aprirà ufficialmente nel 2006. A trenta miniti dall'aeroporto

<Mövenpick Hotels & Resorts> ha appena siglato un contratto con <Viltur Insaat Ve Turizm A.S.> per rilevare un business hotel a Izmir. Il cinque stelle aprirà ufficialmente a metà 2006, dopo un accurato processo di ristrutturazione. Sarà il secondo hotel della catena in Turchia oltre al <Mövenpick Hotel Istanbul>, che è sotto il management <Mövenpick> dal 2003. <Mövenpick Hotel Izmir> è a meno di 30 minuti dall'Izmir Adnan Menderes Airport. Ha 184 camere e suite, un fitness centre e sei meeting room. (TTg Italia)
03.12.2005

"LA TURCHIA SULL'USCIO DELL'EUROPA"

Una conferenza sul tema specifico si terrà a Roma martedì prossimo alle 17.15 presso la Fondazione Europea Dragàn, in Foro Traiano 1/A (Piazza Venezia). La presenza di Grazia Melchionni.

Maria_Grazia_MelchionniMartedì 6 dicembre, a Roma, avrà luogo la conferenza della prof.ssa Maria Grazia Melchionni (Docente di Storia e Politica dell'integrazione europea e Storia delle relazioni internazionali presso l'Università La Sapienza di Roma e la Scuola di Specializzazione in diritto ed economia delle Comunità europee) dal titolo La Turchia sull'uscio dell'Unione europea.
L'incontro si inserisce all'interno della prima sessione, "L'Unione europea oggi. Questioni interne e sfide globali", del corso di Scienze Politiche e Studi europei organizzato per l'anno accademico 2005/06 dalla Fondazione Europea Dragàn in collaborazione con la Direzione dell'Ufficio Storico del Ministero degli Affari Esteri e le Facoltà di Scienze Politiche e Scienze della Comunicazione dell'Università "La Sapienza".
Nel corso della conferenza la prof.ssa Melchionni, cattedra <Jean Monnet> di Storia e presidente del <Centro di Eccellenza europeo Jean Monnet - Luigi Einaudi>, illustrerà il processo di avvicinamento della Turchia all'Unione europea, cercando di mettere in luce, oltre alle problematiche e alle prospettive delle trattative per l'adesione, anche le sfide che si profilano per un ulteriore sviluppo della Turchia. (www.vita.it)
03.12.2005

 

BEN VENGA IN EUROPA

Un articolo di Yakov M.Rabkin che, partendo da una considerazione sul diritto o meno da parte delle ragazze di portare il velo, si allarga su altri temi. Cosa significano laicismo e religiosità.

Yakov_M._RabkinL'Islam e i Musulmani attirano attualmente molta attenzione, per lo più negativa. Oltre ai dibattiti concernenti il terrorismo, due questioni hanno occupato l'interesse del pubblico: il diritto delle donne e delle ragazza musulmane a portare il velo (hijab) e l'integrazione della Turchia nel seno dell'Unità europea. Un_esempio_di_hijabIl pubblico dibattito su questi due temi mette n evidenza una contraddizione congenita che può spiegarsi solo in termini di islamofobia.
Qualche anno fa, invocare differenze religiose come fattore capace di frenare l'accessione della Turchia all'Unione europea avrebbe indisposto la correttezza politica in vigore. L'Europa si vedeva allora universale, liberale e laica. Non c'era alcun posto per la religione in un dibattito politico.
Oggi ancora si attribuisce agli imperativi della laicità il divieto della hijab che ha colpito le Musulmane in parecchi paesi europei. Il tribunale europeo sui diritti dell'uomo ha confermato la legalità di tale divieto basando, anch'esso, la sua decisione sullo scrupolo di proteggere la laicità. Ciò a immediatamente reso problematica l'utilizzazione dell'abito tradizionale alle suore che insegnano nelle scuole di stato ma per le quali si cerca di trovare una scappatoia qualificando il loro abito "uniforme professionale".
Effettivamente, il problema della hijab è differente da quello del porto dell'abito da parte delle religiose. Per quelle che aderiscono a questa interpretazione della legge islamica, mostrare i capelli in pubblico rappresenta una trasgressione a tale legge in ciò che concerne il pudore. Ciò spiega il gesto di una studentessa francese che si è presentata alla scuola pubblica con la testa interamente rasata. Si tratta di interdizioni religiose di cui molti Cristiani hanno da un pezzo perso l'abitudine. Non comprendono più che mangiare durante Ramadan o Yom Kippur non è questione di stile di vita o di preferenza culturale, ma un divieto inderogabile per coloro che obbediscono alla legge religiosa.
Perfino il termine "religioso" non si applica che difficilmente al Giudaismo e all'Islam i quali, d'altronde, hanno molto più in comune tra di loro che ciascuno d'essi con il Cristianesimo. Per l'ebreo e per il musulmano che pur essendo medico o ciabattino, francese o messicano, si considerano membri della umma (che significa tanto in ebreo che in arabo "la comunità sovra-nazionale dei credenti") la vita ha per fine l'obbedienza alla volontà di Dio. Tale obbedienza congloba la vita intiera e tocca sfere così differenti che le abitudini alimentari e la parola, le relazioni sessuali e le transazioni di banca.
Ciò crea degli equivoci quando, in una lingua occidentale, ci si riferisce al pudore come a una questione "religiosa". D'altronde, le lingue ebraica e araba non hanno inventato i termini "religioso" e "laico" che molto tardi nelle loro storie rispettive, nel corso del Diciannovesimo secolo e, anche allora, chiaramente sotto l'influenza della secolarizzazione in Europa. Precedentemente, coloro tra gli Ebrei e i Musulmani che trasgredivano le norme rispettive non potevano essere caratterizzati che come "empi" o "cattivi".
L'introduzione del termine " laico " ha permesso di evitare l'ignominia, allorché si parlava di un uomo che s'infischiava della tradizione.
Le espressioni "ebreo laico" o "musulmano laico" non hanno alcun senso nel seno di queste culture, sebbene "israeliano laico" e "turco laico" esprimano una realtà identitaria tipica dello stato moderno, esattamente come lo fanno le espressioni "messicano laico" o "francese laico".
In Francia, dove sono accolti più musulmani che in qualunque altro paese dell'Unione europea, le passioni sulla hijab si sono accese da oltre un decennio.
Nel porre un divieto alla hijab, si invoca egualmente un altro argomento : la protezione che offre lo stato alle giovani musulmane contro la coercizione da parte della famiglia. Così, lungi da restare neutrale, lo stato si arroga il diritto di intervenire contro ciò che la tradizione considera un obbligo imprescindibile. Ma, in questo caso, perché proteggere una ragazza dal porto di un fazzoletto - gesto, dopo tutto, superficiale e reversibile - piuttosto che proteggere un ragazzo dall'atto ben più profondo e irreversibile che è la circoncisione? Tanto più che i ragazzi ebrei si circoncidono all'età di otto giorni quando gli interessati non sono ancora in grado di esprimersi.
L'adesione della Turchia all'Unione europea fa la prima pagina dei giornali sia in Turchia che in Europa. Sebbene la Commissione europea abbia accettato di aprire i negoziati, certi governi vogliono cambiare le regole del gioco e sottomettere la candidatura a un referendum popolare. Il problema non è certamente la dimensione del paese, dal momento che non ci fu un referendum sull'accettazione della Polonia.
L'intenzione di utilizzare due pesi e due misure non è sfuggita al capogruppo socialista all'Assemblea nazionale a Parigi: "Non ci può essere un trattamento di sfavore. La candidatura turca deve obbedire alle medesime regole che gli allargamenti precedenti". Ora, è chiaro che lo spettro del turco invasore ha contribuito al rovescio che ha subito il trattato costituzionale in Francia e altrove.
Quando ho visitato la Turchia per la prima volta un quarto di secolo fa, sono stato impressionato da questo Paese profondamente marcato dal suo fondatore Ataturk. Una società laica e sofisticata, dove la percentuale di donne nelle scienze era più elevata che negli Stati Uniti o in Europa occidentale, un paese ancorato nell'era industriale, alleato militare indefettibile delle potenze occidentali, la Turchia mi sembrava allora un candidato valido per relazioni più strette con la Comunità europea. Ma, a quell'epoca, c'era la Grecia che nuoceva sistematicamente al riaccostamento del suo alleato della Nato all'Europa. Oggi, la Turchia dopo aver compiuto dei gesti generosi verso la Grecia e la sua popolazione, ha disinnescato questo bloccaggio sistematico. Ora, un altro argomento contro l'adesione della Turchia si fa sentire nei giornali europei e nei corridoi politici : la paura dell'Islam. Mentre la Turchia, la cui costituzione e il cui sistema giudiziario sono ricalcati da modelli europei, sta fomentando una società pluralista e pluri-culturale, alcuni uomini politici europei cominciano ad esprimere pregiudizi anti-musulmani e anti-turchi. Se la Turchia fosse accettata nell'Unione europea, essa diventerebbe allora il cavallo di Troia che aprirebbe le porte dell'Europa a una novella "invasione dei barbari", "la fiumana dell'Islam". In Europa, come altrove, la sinistra può facilmente ribaltare verso la destra in uno slancio di entusiasmo nazionalista e xenofobo. È ciò che, in parte, si è verificato in Francia alla vigilia del referendum del 29 maggio.
In un tale contesto, il tentativo di affermare il carattere cristiano dell'Europa nella nuova Carta dell'Unione europea assume un aspetto apertamente islamofobico.
È curioso che si ponga un divieto alla hijab nel nome della laicità e, allo stesso tempo, si insista sul carattere cristiano dell'UE. Alcuni vi troverebbero semplicemente un'incoerenza, il desiderio di salvare capra e cavoli; altri, la manifestazione di un'ipocrisia, di antichi pregiudizi anti-turchi e anti-islamici. Altri ancora intravedranno una nuova cortina di ferro dietro la quale l'Occidente cerca di proteggersi dallo scontro delle civiltà.
Nel preservare il carattere laico della politica europea, si neutralizzano le forze della xenofobia e dell'intolleranza di cui ha tanto sofferto il vecchio continente durante il secolo scorso.
Ricordiamo che non è l'Islam, ma le idee europee di nazionalismo esclusivo, di totalitarismo e di comunismo che hanno portato via decine di milioni di vite umane con l'assistenza di un progresso tecnico e scientifico messo al servizio del massacro industrializzato.
È facile comprendere come il trauma dell'11 settembre abbia permesso la denigrazione dell'Islam. Ora, giudicare l'Islam a partire dal comportamento di Oussama ben-Laden e dei Talibani equivale a giudicare il Cattolicismo a partire dalle azioni di Al Capone e dei curati pedofili. (Yakov. M. Rabkin/denaro.it)
03.12.2005

TURCHIA SI', TURCHIA NO: LO SFOGO

Cristina Catteneo su <La Gazzetta di Sondrio> si sforza di far capire quali sono i motivi che spingono all'ingresso di questo Paese nell'Unione Europea.

gazzetta_sondrioCome in tutti i dibattiti trovare motivazioni pro o contro un'idea può diventare addirittura un gioco. Ma non si può essere tutti d'accordo, e mi chiedo se è augurabile che in una discussione non ci sia almeno un minimo di contraddittorio. Tutte molto giuste le obiezioni contro un'eventuale adesione della Turchia all'Unione Europea. Ma... Possibile che nessuno trovi qualche punto a favore? Dopotutto c'è un detto popolare che dice "il diavolo non è poi così brutto come lo si descrive". Ora io vorrei ricordare che la Turchia fa parte da sempre della Nato, e non mi risulta che ci siano stati particolari problemi in questo senso. Vorrei ricordare anche che i turchi non sono di etnia araba. L'uso dell'alfabeto arabo fu abolito da Atatürk, che fece molte altre cose per aiutare la Turchia ad uscire dallo stato di arretratezza in cui si trovava. E' vero che è un paese dove la religione musulmana è la più diffusa, ma molti turchi non sanno nemmeno leggere l'arabo del loro corano. Quanto all'islam turco chi ha un minimo di conoscenza in materia sa quanto diverso sia dall'islam praticato nei paesi arabi. E' infatti molto forte l'influenza sufica.
Inoltre è l'unico Paese mediorientale che abbia relazioni diplomatiche con Israele, mi chiedo quanti se ne ricordino.
Certo c'è il problema del riconoscimento del genocidio armeno. I genocidi del ventesimo secolo e non solo sono un argomento che mi appassiona da sempre, chi mi conosce lo sa. (Ne parlo anche in un racconto pubblicato dalla Gazzetta:http://www.gazzettadisondrio.it/commenti/e-381.html ). Certo c'è il problema curdo. La comunità internazionale dovrà vigilare ma anche aiutare a trovare delle soluzioni.
Omar Pamuk. Alzi la mano chi l'aveva sentito nominare prima del citato fatto di cronaca. L'ho sentito l'altro giorno in una intervista alla radio svizzera E' un bravo scrittore, colto, aperto. Io ho letto solo un suo libro, "The White Castle", purtroppo non tradotto molto bene in inglese, ma mi riprometto di leggerne altri. In un'edicola dell'aeroporto di Istanbul quest'estate ho notato pile di suoi libri, in turco, naturalmente. Vuol dire che qualcosa si muove.
E' importante cercare di sapere qualcosa di più di quel paese. La letteratura come sempre aiuta. In questo momento sto leggendo"L'impossibile Volo" di Louis De Bernieres (Guanda, 2005), di cui raccomando la lettura, così come può essere interessante leggere di Tariq Ali "The Stone Woman", non ancora tradotto in italiano.
Il problema degli armeni. Ho letto tanti anni fa "I Quaranta giorni del Mussa Dagh" di Franz Werfel, più recentemente "Passage to Ararat" di Michel J. Arlen, e "La Masseria delle Allodole", di Antonia Arslan. Ho provato solo grande pietà verso il popolo armeno, non odio verso il popolo turco.
Così come ho sempre provato grande pietà per gli ebrei e non odio verso il popolo tedesco. Certo i tedeschi hanno fatto un enorme sforzo per elaborare la tragedia della Shoah, ma nessuno ha mai pensato di escluderli dall'Europa. Ma c'è voluto molto tempo, non è stata un'operazione semplice, né indolore. A proposito di Germania, quanti turchi e curdi vi risiedono? Quanti turchi e curdi di seconda generazione hanno passaporto tedesco?
Concerto_di_Riccardo_MutiStrano come si tenda a ricordare solo i fatti negativi. Ma se non c'è la gran cassa dei media ad amplificare le brutte notizie pochi prestano attenzione a quelle positive. Nel luglio 2001 per esempio il Maestro Muti aveva diretto un concerto a Erevan e il giorno seguente un altro a Istanbul. Concerti che "volevano assumere, come già accaduto a Sarajevo, Beirut, Gerusalemme e Mosca, un significato di pace, distensione tra i popoli, proprio laddove entrambe sono disattese".
Ora io non dico di far entrare immediatamente la Turchia, ma di aiutarla a creare le condizioni per cui sarebbe accettabile il suo ingresso nella UE. Perché se è anche vero che ci possono essere interessi economici dietro questa iniziativa - ma dove non ce ne sono - è anche vero che ci devono essere degli interessi politici. La Turchia si trova in una situazione di estremo interesse strategico. Anche in passato lo era, prima per il controllo dello stretto dei Dardanelli, poi durante la guerra fredda ci faceva comodo averla come alleata, essendo la "nemica" storica della Russia. Anche lì un po' di ripasso non guasterebbe. Adesso lo è proprio perché è un paese ponte fra l'Europa cosiddetta cristiana e l'Asia non solo musulmana. Non solo l'Europa ha interesse a mettere piede in Turchia. Della Nato ho già detto, ma chi è stato in Turchia di recente avrà notato il gran numero di nuove moschee appena costruite. Ora si sa da dove vengono i finanziamenti per costruire quelle nuove moschee. Allora si vuole davvero rinunciare ad avere un paese amico in una zona così importante? Non è meglio avere un atteggiamento di apertura, di curiosità, di giusto interesse verso un paese che non è "nemico"?
Io sono stata in Turchia parecchie volte. La prima nel 1965, per quattro mesi, ad Ankara, con la famiglia di un mio cugino, attaché militare presso l'ambasciata italiana. Abitavo nella zona residenziale. Ero troppo giovane per avere delle opinioni. Ricordo soprattutto la bellezza intatta della Cappadocia coi suoi paesaggi lunari e le chiese scavate nel tufo, di Efeso, Pergamo e della costa egea. Gordio, famosa per il Nodo, e il museo ittita di Ankara. Ricordo le contadine dell'Anatolia, con i loro costumi fiorati. Allora erano pochissime le donne velate.
Poi alcuni anni fa ho fatto un giro della costa mediterranea. Non mi ero mai resa conto che ci sono molti più monumenti greci in ottimo stato in Turchia che in Grecia. La magia di Aspendos, Xantos, Mileto, Afrodisias, della Licia e di Pamukkale, solo per citare i primi nomi che mi vengono in mente, le prime immagini che tornano alla memoria.
E poi ancora quattro anni fa una visita approfondita di Istanbul, la città cosmopolita per eccellenza, con le sue moschee, le sue sinagoghe, le chiese cristiane, la cisterna romana, l'ippodromo, la Torre di Galata nel quartiere dei genovesi, gli splendidi affreschi ispirati ai vangeli apocrifi di San Salvatore in Cora, i mosaici e lo splendore di Santa Sofia.
Infine quest'anno una breve sosta prima di recarci a visitare l'Uzbekistan. Ebbene ogni volta abbiamo notato dei progressi, dei miglioramenti. La gente no, la gente non aveva bisogno di migliorare, la gente è sempre stata gentile. Dalla donna che ti offre l'acqua di colonia al limone all'ingresso della moschea allo scugnizzo che sorridente ti pulisce le scarpe nell'affollatissimo bazar.
Ecco questo mio sfogo vuole essere un invito a riaprire le porte della vera politica, che dovrebbe essere terreno di incontro e non di scontro, che dovrebbe sforzarsi di trovare ciò che unisce, che è molto di più di quanto si crede, piuttosto che ciò che divide. Vediamo sotto i nostri occhi, tutti i giorni immancabilmente, che cosa succede quando si chiudono le porte della politica e la parola passa inevitabilmente allo scontro, alle armi, al terrore. Lo vogliamo davvero? (Cristina Cattaneo/La Gazzetta di Sondrio)
03.12.2005

I MILITARI TURCHI NON CI STANNO: IL LORO COMUNICATO

Si è messo fine a voci e polemiche che li dipingevano come ormai disposti ad un compromesso con il mondo politico e con il Governo. Il generale Hilmi Ozkok ha fatto sapere che si ritirerà alla scadenza del suo mandato da Comandante delle Forze armate.

Il_generale_Hilmi_OzkokI militari turchi non ci stanno. L'annuncio diffuso dallo Stato maggiore delle Forze Armate turche che l'attuale Capo di Stato Maggiore, generale Hilmi Ozkok, si ritirerà alla scadenza naturale del suo mandato, il 30 agosto 2006, e non intende concorrere per la presidenza della Repubblica nel maggio 2007 mette fine a voci e polemiche che dipingevano i militari turchi come ormai disposti ad un compromesso con il mondo politico e con il Governo.
La decisione di Ozkok apre la strada dell'ambita carica di ''numero uno'' dei potenti militari turchi all' attuale comandante delle Forze di terra, il generale Yasar Buyukanit, considerato ''un falco ultralaico'', in una fase di tensioni tra i militari ed il governo monocolore del partito ''Giustizia e sviluppo'' (Akp) di forti radici islamiche presieduto dallo stesso premier Recep Tayyip Erdogan.
Lo stesso comunicato dei militari turchi fa cenno alle polemiche degli ultimi mesi suscitate da circoli civili kemalisti (ultralaici) che attribuivano al generale Ozkok l' intenzione di prorogare di un anno il proprio pensionamento per sbarrare la strada al generale Buyukanit come una mossa politica di Ozkok per accattivarsi la maggioranza dell'attuale parlamento turco (per 2/3 in mano all'Akp) e potersi così spianare la strada per la presidenza della Repubblica.
''Egli (Ozkok) ricorda a coloro che hanno espresso critiche ingiuste e infondate insinuazioni che essi stanno danneggiando le Forze armate turche e fa loro appello ad un maggiore senso di 
responsabilità'', afferma lo stesso comunicato.
Il riferimento è anche alle polemiche suscitate dalla decisione di Ozkok di approvare per le Forze Armate di terra un nuovo ''logo'', da cui è stata soppressa l'immagine del padre fondatore della Repubblica turca, Kemal Ataturk, il quale affidò ai militari il compito di ''guardiani'' dell' unità e della laicità della Turchia moderna.
I kemalisti -  I circoli kemalisti (costituiti prevalentemente da alti funzionari, magistrati, ex ambasciatori, militari in pensione, massoni, partiti di sinistra e gruppi nazionalisti laici) accusano Ozkok di avere un atteggiamento ''morbido'' nei confronti del Governo filo-islamico e di favorire un ritiro dei militari dal loro tradizionale ruolo politico, secondo i desideri dell'Unione europea. In questa prospettiva, Ozkok ha acconsentito alla trasformazione del Consiglio di sicurezza nazionale, ora controllato da un segretario generale civile, in un organismo semplicemente consultivo. Ciò non è, tuttavia,bastato alla Commissione europea, la quale, anche quest'anno, nel suo rapporto annuale sulla Turchia, ha rilevato, invece, all'opposto, ''un persistente eccessivo interventismo'' dei militari turchi nelle questioni civili e politiche.
Nell'ultimo anno i militari turchi hanno fatto sentire la propria voce quando il Governo ha annunciato progetti sospettati di islamismo come la riforma, poi ritirata, dell' insegnamento 
superiore o ha manifestato il proposito di abolire il divieto del velo islamico femminile nelle Università e negli edifici di Stato.
Oscuro attentato - I militari turchi, che nel secondo dopoguerra hanno temporaneamente preso il potere tre volte (nel 1960, 1971 e 1980) e nel 1997 provocarono, con uso solo dimostrativo della forza, la caduta del Governo del premier islamista Necmettin Erbakan, sono stati nelle ultime settimane oggetto di velati sospetti di avere coperto un agente segreto sospettato di avere organizzato un attentato il 9 novembre scorso a Semdinli contro la libreria di un ex militante del Pkk, che ha provocato un morto e sei feriti (tra cui il sindaco 
locale) ed ha suscitato varie dimostrazioni organizzate dai nazionalisti curdi. A queste manifestazioni sono seguiti vari scontri con la polizia nell'intera provincia orientale di Hakkari, con un bilancio complessivo di 7 morti e decine di feriti. Polemiche ha suscitato anche il fatto che  a Yuksekova, durante i funerali di due persone rimaste uccise negli incidenti, un caccia F-16 è passato - ''in volo di routine'', secondo i militari - a bassa quota sulla cittadina.
Per l'attentato di Semdinli, tre militari della locale gendarmeria (equivalente, in quanto polizia militare, all' Arma dei carabinieri) sono inquisiti a piede libero dalla magistratura e in particolare uno di essi, ritenuto un agente dei servizi segreti militari, salvato, con l'uso delle armi dai suoi colleghi, al linciaggio da parte dei manifestanti e che è stato definito, però, ''un buon soldato'' dal generale Buyukanit.
Quest'ultimo ha affermato di credere, infatti, che l' attentato di Semdinli sia stato opera di elementi del Pkk (l'organizzazione armata separatista curda). In merito a questa vicenda il Parlamento turco ha disposto un'inchiesta per accertare le circostanze dell'attentato nella libreria. E' raro che l'Assemblea nazionale approvi una inchiesta in cui sono coinvolti militari e agenti di polizia. L'indagine è passata con i voti della maggioranza di Governo e dei principali partiti di opposizione.
Presidenza - La smentita da parte di Ozkok delle voci che lo volevano in corsa per la presidenza porta allo scoperto una parte del dibattito in corso nell' establishment turco intorno a quella scadenza, che vedrebbe il Capo dello Stato eletto da un Parlamento in scadenza, dove l'Akp potrebbe agevolmente eleggere un suo candidato. Anche per questo i partiti di opposizione vorrebbero l'anticipo delle elezioni politiche previste per il novembre successivo. Ozkok sarebbe stato - secondo molti - un presidente di garanzia per un ''compromesso'' tra la Turchia laica e quella islamica. La sua rinuncia sembra perciò rafforzare le ipotesi di elezioni anticipate, dove entrerebbero alcuni partiti (probabilmente il Dyp di centro-destra ed il nazionalista Mhp) che alle elezioni precedenti del 2001 non riuscirono a superare la soglia minima del 10%, obbligando così l'Akp a contrattare con loro il nuovo Capo dello Stato. (Lucio Leante/Ansa)
03.12.2005

LO YAS ESPELLE UFFICIALI FONDAMENTALISTI

L'accusa da parte del Consiglio militare supremo è quella di tendenze islamiche. Impossibilità di ricorso.

Le Forze Armate turche hanno espulso dai loro ranghi quattro ufficiali e sottufficiali per "ragioni disciplinari", una dizione che cela l'accusa di tendenze islamiste. La decisione è stata presa - riferiscono i giornali - durante l'ultima riunione dello Yas (Consiglio militare supremo) che ogni sei mesi procede all'espulsione dei quadri militari ritenuti "fondamentalisti islamici", e che di solito, sono in media una dozzina.
Anche questa volta, come già nelle precedenti purghe effettuate da quando nel novembre 2002 è al Governo il partito Akp, di forti radici islamiche, il premier Recep Tayyip Erdogan ed il ministro della Difesa Vecdi Gonul, hanno controfirmato, come atto costituzionalmente dovuto, il provvedimento, ma hanno accompagnato la loro firma con riserve scritte, motivate dal fatto che contro le decisioni dello Yas la Costituzione esclude ogni possibilità di ricorso da parte degli espulsi.
Il ruolo che la Costituzione turca affida ai militari turchi è quello di "guardiani" dell'unità territoriale e della laicità della Turchia, un Paese dall'ordinamento secolare e membro della Nato, ma di forte tradizione ed identità musulmana. (Ansa)
03.12.2005

 

L'ANSIA DEL PONTEFICE PER IL VIAGGIO

Benedetto XVI spera di poter essere presente in Turchia l'anno prossimo. Le rassicurazioni del cardinal Walter Kasper al patriarca Bartolomeo I.

Benedetto_XVI"Benedetto XVI spera con ansia di poter essere presente" in Turchia "l'anno prossimo". Il cardinale Walter Kasper, capo della delegazione inviata dal pontefice a Istanbul per la festa di Sant'Andrea Apostolo, rassicura il Patriarca Bartolomeo I della volontà del Papa di recarsi quanto prima al Fanar in segno di fraternità ed amicizia col mondo ortodosso. Il Papa non è potuto partire per la mancanza di un invito ufficiale da parte delle autorità turche. Ufficialmente per "preparare meglio la visita" anche se non è difficile scorgere una certa freddezza da parte di Ankara nei confronti del Pontefice nuovo. Ankara, infatti, non dimentica che quando Ratzinger era cardinale non esitò a manifestare la propria perplessità per l'ingresso in Europa della Turchia, Paese a maggioranza musulmana. Nei saluti che Kasper ha pronunciato nella cattedrale di Istanbul ha affermato che Benedetto XVI il prossimo anno "scambierà" con Bartolomeo I "un fraterno accordo ed il bacio della pace nel segno del signore Gesù". (ApCom)
03.12.2005

SMANTELLATO UN BLOCCO STRADALE A NICOSIA (PARTE TURCA)

La decisione - che riguarda la zona di Ledra Street - presa dal Governo di Cipro Nord. Adesso si attende che la stessa cosa venga fatta dai greco-ciprioti.

Ledra_Street_a_NicosiaIn quella che secondo molti commentatori viene interpretata più una mossa propagandistica che non una vera e propria iniziativa di distensione politica, le autorità turco-cipriote hanno deciso di avviare lo smantellamento di un blocco stradale che da oltre 40 anni taglia in due Ledra Street, la principale strada commerciale - come via Condotti a Roma o via della Spiga a Milano - che attraversa il centro della parte vecchia della capitale di Cipro, Nicosia, ultima città della UE divisa da un muro. Bulldozer e altri veicoli con le insegne militari turche - 
la parte Nord di Cipro e della stessa Nicosia sono occupati militarmente dalla Turchia dall'estate 1974 - hanno cominciato ad abbattere e rimuovere le strutture di un posto d'osservazione sul quale  sventolava la bandiera della Repubblica Turca di Cipro del Nord (Rtcn), auto-proclamatasi nel 1983 ma riconosciuta soltanto da Ankara e non dalla comunità internazionale.
Da parte sua, il sindaco greco-cipriota di Nicosia ha dichiarato che il Governo della Repubblica di Cipro (nella parte Sud "libera" dell'isola) è anch'esso pronto a rimuovere il blocco stradale. ''Speriamo - ha detto - prima di Natale''.
Il blocco stradale a Ledra Street venne posto per la prima volta nel 1958 quando la comunità' turco-cipriota si auto-escluse in enclavi per evitare di rimanere coinvolta negli scontri tra i 
nazionalisti greco-ciprioti dell'Eoka guidati dal leggendario colonnello Grivas Dighenis che si battevano già da tempo contro le truppe della Gran Bretagna, allora potenza coloniale sull' isola di Cipro. L'anno dopo la Gran Bretagna, stanca di vittime tra i propri militari, ritirò le truppe e nel 1960 Cipro ottenne l'indipendenza. (Ansa)
03.12.2005

SARA' NUOVAMENTE PROCESSATO IL "CALIFFO DI COLONIA"

Una Corte di Appello ha ritenuto che quello fatto a Metin Kaplan (condannato all'ergastolo per attività eversiva) era viziato da una serie di errori procedurali.

Il_Califfo_di_Colonia_Metin_KaplanIl "Califfo di Colonia" potrà essere processato nuovamente. Una Corte d'appello turca ha ribaltato la condanna all'ergastolo emessa in primo grado contro Metin Kaplan adducendo errori nella procedura e nelle indagini e ha aperto la strada a un nuovo dibattimento. Kaplan, estremista islamico turco residente da tempo in Germania era stato espulso e rimpatriato in Turchia, dove era ricercato per attività eversiva. Un anno e mezzo fa gli era stato revocato il permesso di soggiorno in Germania dove dirigeva l'organizzazione "Hilafet Devleti" (Califfato) il cui obiettivo era il rovesciamento del sistema democratico in Turchia per sostituirvi un Califfato di ispirazione islamica. Il "Califfo" è accusato in Turchia di aver progettato un attentato dinamitardo contro il mausoleo di Kemal Ataturk, il fondatore della Turchia moderna, il 29 ottobre 1998 ad Ankara. Alla fine del 2001 le autorità tedesche avevano messo fuorilegge la sua organizzazione, la cui attività era continuata clandestinamente con la progettazione anche di attentati in Germania. Secondo gli organi della sicurezza tedesca, Kaplan sarebbe stato in contatto con lo stesso Osama bin Laden. Il "Califfo di Colonia" ha scontato in Germania una condanna a quattro anni di carcere per aver lanciato un pubblico appello a uccidere un suo rivale proclamatosi a sua volta "Califfo". Questi, un giovane medico turco, era stato assassinato nella sua casa di Berlino l'8 maggio 1997 da tre sicari. I seguaci di Metin Kaplan sarebbero in Germania circa 1.100, metà dei quali nel solo land della Renania settentrionale-Vestfalia. (Agi)
03.12.2005

EUROPARLAMENTO OSSERVERA' IL PROCESSO A PAMUK

Lo ha reso noto un comunicato del gruppo del Partito Popolare Ppe.

Orhan_PamukUna delegazione del Parlamento europeo osserverà il processo contro lo scrittore turco Orhan Pamuk che avrà inizio il 16 dicembre. E' quanto rende noto un comunicato del gruppo del Partito popolare (Ppe)all'Europarlamento.Proprio al Ppe appartiene l'eurodeputato che guiderà la delegazione, l'olandese Camiel Eurlieng. Gli altri membri appartengono ai gruppi dei liber-democratici, dei socialisti e della sinistra unitaria.
"osserveremo il procedimento della Corte contro orhan Pamuk - ha dichiarato Eurlieng - nello stesso modo in cui un'altra delegazione del Parlamento europeo ha osservato il processo della vincitrice del premio Sakharov, Leyla Zena, e altri nel 2003 e nel 2004.
Eurlieng ha aggiunto che la delegazione "verificherà l'attuazione delle riforme costituzionali e valuterà la loro compatibilità con le norme UE per i diritti umani". (
Adnkronos)
03.12.2005

LA RISPOSTA ARMENA

La Comunità contesta le dichiarazioni del ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul.

Le dichiarazioni del ministro degli Esteri turco Abdullah Gul secondo cui in Armenia non c'è mai stato genocidio sono "incredibili, immorali, indecenti e vergognose". Il Consiglio per la Comunità armena di Roma, condanna le "terribili frasi di Gul" riportate in un'intervista al quotidiano La Repubblica di ieri, indicandole come un'ulteriore "offesa al popolo armeno, alla memoria di un milione e cinquecentomila vittime dell'epurazione etnica voluta dai Giovani Turchi nel 1915".
"Ancora un insulto alla storia - scrive la Comunità armena - alle istituzioni internazionali, ai governi ed alle assemblee parlamentari che in ogni parte del mondo hanno riconosciuto il genocidio del popolo armeno, a cominciare dal Parlamento Europeo che solo poche settimane or sono considerò tale riconoscimento una conditio sine qua non per l'entrata della Turchia nell'Unione Europea".
Insomma, "un passo indietro rispetto alle prime, timidissime, aperture di Ankara negli ultimi mesi" e "la testimonianza che dietro una certa facciata di perbenismo e di modernismo - accusa la comunità armena - le istituzioni turche nascondono il loro lato peggiore: la sistematica negazione del crimine commesso che costringe le nuove generazioni turche a diventare loro malgrado inconsapevoli complici dei carnefici di novanta anni or sono". (ApCom)
03.12.2005

RIDOTTO IN FIN DI VITA DA QUATTRO DONNE PER ONORE

La vittima è un muratore di 37 anni che aveva portato in casa una nuova concubina, nipote della sua convivente. A sparargli anche la moglie.

Un uomo, che aveva portato in casa, come nuova concubina, una ragazza di 20 anni, nipote della sua convivente (da lui sposata solo in moschea, perché già coniugato e separato), è stato ridotto in fin di vita da quattro colpi di pistola sparati, in rapida successione e con la stessa pistola, dalla donna con cui viveva, dalle due sorelle di lei e dalla stessa ragazza. L'episodio - riferito dal giornale <Hurriyet> con il titolo ''Primo caso di esecuzione d'onore che abbia per vittima un uomo'' - è avvenuto a Edremit, un villaggio nei pressi di Belikeshir in Turchia occidentale.
''Aveva macchiato il nostro onore. Meritava di morire'' - ha dichiarato alla polizia la convivente Y.B. di 33 anni, dopo essere stata fermata con le due sorelle e la nipote.
''Lui aveva portato mia nipote a casa come mia kuma (seconda moglie). Abbiamo protestato, ma lui non voleva darci ascolto. Abbiamo preso questa decisione insieme e abbiamo sparato tutte e quattro, una per una volta. D' ora in poi, la nostra vita sarà molto più tranquilla'', ha aggiunto. 
La storia era cominciata tre settimane fa quando Kadim Duran, un muratore di 37 anni che conviveva con Y.B., da lui sposata solo in moschea, avendo già una moglie legale, ha portato in casa B.A. di 20 anni, figlia di una sua cognata, G.T. di 39 anni. 
La madre della ragazza, che abita a Sivas (Turchia orientale), si era allora precipitata ad Edremit distante oltre 1500 chilometri, insieme con l' altra sua sorella Z.T. di 35 anni, per riprendersi la figlia. ''Abbiamo trovato mia figlia in casa di mia sorella che era disperata e ci ha raccontato tutto. Abbiamo valutato insieme il fatto e abbiamo deciso di uccidere Kadim Duran'', ha dichiarato la madre della ragazza.
Il primo colpo è stato sparato dalla convivente. Poi la sorelle maggiore G.T. Poi l'altra sorella di lei, Z.T. ed infine la ragazza. La pistola è passata da una mano all'altra, secondo un piano meticolosamente preparato. I vicini hanno udito gli spari ed hanno chiamato la polizia. Duran è stato colpito al petto da tutte e quattro le pallottole ed ora è in coma in rianimazione in condizioni disperate. 
Successivamente, davanti al magistrato, la sorella maggiore, G.T., si è assunta tutta la responsabilità del tentativo di omicidio ed è stata perciò arrestata, mentre le altre tre donne sono state rimesse in libertà, in attesa degli accertamenti della polizia scientifica, per appurare quale delle sue versioni sia quella vera.
La vicenda desta scalpore in Turchia, dove di solito dei delitti d'onore sono vittime le donne, ritenute sempre e comunque le maggiori responsabili, anche quando abbiano subito violenza fisica o psichica o coercizione. 
L'esecuzione della ''reproba'' viene decisa di solito nel corso di assemblee familiari. Nella vicenda di Edremit tuttavia l'assemblea familiare femminile ha deciso, sia pure con una sentenza ingiustificabile, che il maggiore colpevole era senz' altro lui. (Ansa)
03.12.2005

UN OSPEDALE DOVE SI PARLA ITALIANO

La storia di un bambino nato in una clinica leccese per guarire la sorella talassemica con cellule staminali la cui selezione degli embrioni è avvenuta al Memorial Hospital di Istanbul sotto la direzione del biologo molecolare Francesco Fiorentino.

Memorial_Hospital_di_IstanbulÈ un bambino paffuto e quieto quello che da due giorni agita le piccole braccia nella culla di una clinica leccese. Nulla lo distingue all'apparenza dagli altri neonati. E invece ha una storia unica, che istintivamente spinge a chi sorride ai piccoli fuori dal nido a guardarlo in modo speciale. Nato per guarire la sorella talassemica con le cellule staminali del suo cordone ombelicale. Concepito su misura, in provetta, con doppia selezione di embrioni in modo che nascesse non solo sano, senza ereditare l'alterazione genetica dei genitori, ma anche per fare da donatore alla primogenita.
È il primo bimbo designer baby italiano. Le staminali del suo sangue verranno moltiplicate in coltura e poi utilizzate per il trapianto, programmato al San Matteo di Pavia. Antonio è nato a Lecce, ma la selezione degli embrioni è avvenuta, sotto la direzione scientifica del biologo molecolare Francesco Fiorentino, al Memorial Hospital di Istanbul, meta di molte coppie di genitori portatori di malattie genetiche, con figli che hanno ereditato lo stesso difetto e un'unica possibilità di salvarli: dargli un fratello fonte di staminali. La tecnica da noi è vietata dalla legge sulla procreazione medicalmente assistita che tra l'altro preclude le cure ai non sterili. Per questo chi può tenta l'ultima carta all'estero. Nella sala d'attesa del centro di diagnosi pre-impianto del Memorial di Istanbul si parla italiano. Antonio G., papà felice di Antonio junior, racconta le sue incredibili ultime 48 ore.
Subito dopo il parto, il cordone ombelicale del piccolo è stato prelevato, infilato in un contenitore di polistirolo pieno di ghiaccio, e da lui stesso portato a Pavia. Un aereo lo aspettava in pista. Dopo nemmeno 4 ore dal lieto evento la preziosa scatoletta era al centro trasfusionale del San Matteo. "Siamo stati criticati da chi crede che avere figli per questo scopo equivalga a procurarsi pezzi di ricambio - si sfoga Antonio senior - Io e mia moglie abbiamo la coscienza a posto. Ci aspettano altri mesi difficili. È l'inizio di una nuova vita che spero ci porterà a salvarne un'altra". Marta, 12 anni, la primogenita con talassemia, una trasfusione al mese, sa cosa l'aspetta, sa che al fratellino dovrà volere doppiamente bene. Ne ha altri due, Luca e Flavia, non talassemici ma non compatibili per una donazione.
La storia ha un risvolto grottesco. Il bimbo sarebbe dovuto nascere all'ospedale di Galatina. Ma mentre la mamma Maria era in sala operatoria, in pre-anestesia, la luce se ne è andata e il generatore di riserva non è entrato in funzione. Antonio senior e il ginecologo si sono dovuti arrangiare: hanno preso la macchina per portare la donna a Lecce, in una clinica privata, senza neppure ottenere l'offerta di un'ambulanza. Verso le 13 di mercoledì la nascita del bimbetto su misura, tre chili di peso. Il papà ha trovato il tempo di piangere solo in aereo. Di gioia, ma consapevole di altre sofferenze legate al futuro di Marta. (Margherita de Bac/ Corriere della Sera)
03.12.2005

HATTUSA: VIA AI RESTAURI

Si vuole favorire sempre di più l'arrivo dei turisti ai quali offrire il massimo dell'accoglienza anche dal punto di vista della ristorazione.

HattusaThe restoration of ramparts in Hattusa, the capital of the Hittite Empire, one of the oldest Anatolian settling areas, is complete. The restoration process was conducted according to the original ramparts.
Hattusa will house tourists after an interval of thousands of years. The appearance of ramparts is very similar to its authentic state.
Excavation efforts in the town of Hattusa, currently known as the district of Bogazkale in Corum, started in 1906. This town had first been introduced to the scientific world by French scientist Charles Texier in 1834. It is taking a long time to pursue the excavation efforts due to (a) lack of financial sources, and (b) intensive care not to damage historical works. Only five percent of the antique city has been uncovered so far. The town approximately covers an area of two kilometers square. The first monument discovered in 1906 is the tablet of the Kades agreement signed between the Hittite Empire and the Egyptians. This tablet is regarded to be the first written agreement in world history. The UNESCO, or United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization, set it high on the list of "World' Cultural Heritages" in 1986. Celebrations will be arranged for the 100th anniversary of Hattusa excavations next year to expose parts of the Hittite ramparts to visitors. Only one percent of the Hittite ramparts have been excavated in three years. German archaeologist Jurgen and his Turkish wife Ayse Seheer, who have been carrying out excavation efforts in Hattusa for the past 11 years, initiated their works to raise the 65-meter-long ramparts in 2002. The ramparts were restored to their original state through the use of adobe, mixed with straw and soil. The capital city of the Hittite Empire was razed to the ground due an unknown disaster in 1200 B.C., causing the empire to collapse. It is a known fact the ramparts were seven meters high and six and a half kilometers long before the destruction of the city. "We have obtained new information about the Hittites while we were modeling them to their original states," Mrs.Seheer said in relation to the excavation efforts sponsored by the Japanese JTI company. The Bogazkale Mayor, Ali Rıza Soysat, said they want to introduce tourists to the monuments left by the Hittite empire. There are such monumental works of art as grand temples, walls encircling the city, doors with images of lions on it, doors designed for service of kings, sanctuaries, and castles, concluded Soysat. (Burcin Selcuk Dokgoz/Zaman)
03.12.2005

FORSE E' LA VOLTA BUONA

Il nostro presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha avuto assicurazioni che Villa Tarabya ad Istanbul sarà restaurata grazie anche all'apporto dell'iniziativa privata. L'edificio, realizzato nel 1906 dal grande architetto Raimondo d'Aronco merita infatti maggior rispetto. Cosa dovrebbe diventare in futuro.

Un_particolare_dello_sato_di_abbandono_dell'ex_ambasciata_d'ItaliaIl_Ciragan_Palace_dove_si_è_tenuto_il_meetingForse questa volta ci siamo, se non altro perché a parlarne è stato il nostro Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi. Queste le sue testuali parole lette alla fine del discorso pronunciato al meeting italo-turco presso il Ciragan Kempiski Palace di Istanbul: "Sono lieto di apprendere che il Dipartimento della Protezione Civile, le Associazioni organizzatrici del Forum economico e molte delle imprese italiane qui presenti hanno assicurato la loro adesione al progetto di restauro di Villa Tarabya, sul Bosforo, che potrà divenire un punto di riferimento prestigioso per le attività italiane in Turchia". A rigore una assicurazione fatta ad un presidente della Repubblica dovrebbe avere un seguito positivo, ma si sa come spesso vanno a finire certe promesse in Italia. Qui, poi siamo addirittura in Turchia!
Ad ogni modo noi speriamo che quanto prima l'edificio - realizzato nel 1906 dall'architetto Raimondo d'Aronco ed ora in completo stato di abbandono - possa essere restaurato. Per prima cosa bisognerà vedere se nel frattempo è stato costituito quel <Comitato per il recupero della villa di cui aveva già parlato nel luglio scorso il vice-premier e ministro degli Esteri Gianfranco Fini nel corso della sua visita ad Ankara. Questo, almeno, è uno dei presupposti fondamentali in quanto detto Comitato si dovrà occupare, tra l'altro, di avviare lo studio di fattibilità tecnico-strutturale della costruzione destinata a diventare uno spazio polifunzionale per la promozione del Made in Italy nonché un centro di formazione e ricerca per la riduzione del rischio sismico nell'ambito dei programmi euro-mediterranei di cui il Dipartimento della Protezione Civile italiana ha la co-presidenza.
A quanto avevamo scritto in precedenza, i membri fondatori del Comitato - i cui lavori saranno coordinati dal Capo dell'Ufficio Economico e Commerciale dell'Ambasciata di Italia ad Ankara, Andrea Canepari - sono il vice-presidente della <Simest>, Paola Piccinini Tosato, il vice-capo Dipartimento della Protezione Civile, Vincenzo Spaziante, il direttore del Centro Europeo di formazione e ricerca in ingegneria sismica di Pavia, Michele Calvi, il presidente della Camera di Commercio italiana in Turchia, Alberto Moggi.
03.12.2005

UN SITO ABBANDONATO

Si tratta del "Nido dell'aquila", soprannome dato al castello di Zengibar nel distretto di Bozkir (Konya). Si trova sul picco del monte Taurus a 1.750 metri di altezza. Ora si trova in condizioni disastrose anche per colpa dei "cercatori d'oro" che negli ultimi 50 anni hanno divelto con la dinamite ogni parte del complesso pensando di trovare tesori nascosti. 

Il_castello_di_ZengibarAncient Zengibar Castle in Konya's Bozkır district is waiting to be revived with tourism.
Professor Mustafa Şahin of Uludağ University told the Anatolia news agency: "The physical condition of the historic Zengibar fortification, which used to surround the ancient city of Isaura, is terrible. The walls of the castle bear evidence of one of the most barbaric examples of treasure-hunting in the last 50 years."
"Located at the peak of Mt. Taurus at 1,750 meters, Zengibar Castle resembles an eagle's aerie. People spread rumors that there was gold in the basement of the castle, so treasure-hunters blew holes in its walls with dynamite. Most of the walls, however, are still in good condition, surviving up until the present day. They are just awaiting restoration," Şahin said.
According to Şahin, the castle was used by the Hittites, Persians and Romans. "We must restore this castle. The Culture and Tourism Ministry doesn't have the budget for that, but we could put pressure on businessmen and get them to help protect this amazing fortification," hesaid. (Turkish Daily News)
03.12.2005

LO SPIRITO DI UNA CITTA'

Il presidente del Parlamento turco ha aperto a Mardin, ai confini con la Siria, una mostra del famoso artista Izmet Yedikardes e dal titolo proprio "Mardin: la porta della civiltà". Uno dei centri culturali più attuali, non solo pieno di iniziative ma dove l'intolleranza e la mancanza di rispetto sono considerati fuori legge.

Bulent Arinc, speaker of the Turkish parliament, opened a photography exhibition named "Mardin: Door of Civilizations" of famous artist, Ismet Yedikardes.
Arinc, after touring the exhibition in detail pointed at Mardin setting a good example in culture, science, civilization, art, and people living together in harmony. "This picture sets a good example to the world. The world should come together in the model of Mardin," he told.
The Yedikardes' exhibition opened at the assembly's hall of fame was also attended by Nihat Eli, Justice and Development Party Mardin deputy, Mardin Governor Temel Kocaklar, and Mardin Mayor Metin Pamukcu.
Arinc said Yedikardes has made a contribution to art and culture, noting that he plans to carry the exhibition catalogue to the countries that he visits; he also confirmed that he would be extremely pleased to see the artist's works at the United Nations center in New York, as well as in the capital, Washington.
"Mardin is one of the cultural centers of the world. It has always been one of the best examples of culture, science, civilization, and living together in harmony. We have to maintain our values. We should introduce Mardin to the rest of the world."
"Mardin is a future project," Erli said, "The city of Mardin is a place dominated by tolerance, respect, unity and people respect for other people, their temples and even their style of clothing. Turkey and the whole world need this spirit".
The first visitors to the exhibition were Indonesian guests visiting Arinc. (Zaman)
03.12.2005

VOLANDO SOPRA....
V

La trasposizione teatrale del romanzo di Ken Kesey "Qualcuno volò sul nido del cuculo", dopo il successo ottenuto recentemente ad Ankara, sarà allestita ad Istanbul grazie alla Compagnia dell'Opera e di Ballo, Idobale. Il libretto scritto da Ilhan Yazar. Musiche di Ilteris Sun.

IdobaleThe Istanbul State Opera and Ballet (Idobale) is staging "The Cuckoo" in the wake of a successful run of the same piece in Ankara.
The performance is a two-act dance and drama. The concept and choreography for the play is the work of Ihsan Bengier. Ilham Yazar wrote the libretto and the music was composed by Ilteris Sun.
When Ken Kesey's first novel "One Flew over the Cuckoo's Nest" was first published in the U.S. in 1962, the book was received very positively by critics and was hailed as the best piece of literature to come out of America in that decade. The film of the same name won Oscars in five categories.
"The Cuckoo" has been brought to Idobale's 2005-2006 repertoire with Behcet Malikler in charge of set design, Gizem Betil on costumes and Ahmet Defne in charge of lighting design.
Experienced artists along with a number of young artists will perform, with the leading roles played by Erdal Ugurlu, Haldun Yedican, Alkis Peker, Kerem Kuraner, Barlas Kobaner, Tayfun Savlioglu, Oktay Aksoy, Sibel Surel, Cigdem Erkaya, Ahmet Eroglu and Tatiana Egeli.
Catch the show on Saturday at 3:30 p.m. (premiere), Nov. 22 at 8:00 p.m. (gala) and Dec. 14 at 8:00 p.m. (The New Anatolian)
03.12.2005

DA PICASSO A DUBUFFET ED...OLTRE

C'è tempo fino al 26 marzo per poter vedere alcuni dei capolavori del grande artista spagnolo esposti al Saki Sabanci Museum ad Istanbul. 135 opere tra dipinti, disegni e sculture. La retrospettiva del pittore francese si tiene invece al Pera Museum. Altre importanti rassegne culturali.

Picasso_Les_Demoiselles_d'Avigno_1958Picasso_Mother_and_child_1921Quando si parla di rinascimento culturale in Turchia, non ci si può non soffermare sugli sforzi che la città di Istanbul sta facendo per essere alla pari con Parigi, Londra, Roma e New York. Ne sono una dimostrazione - oltre ai numerosi concerti che presentano sempre un calendario di prim'ordine - due mostre di eccezionale rilevanza, una dedicata a Pablo Picasso, l'altra a Jean Dubuffet che, per chi avesse voglia tra gli italiani di passare magari il capodanno nell'ex capitale ottomana, potrebbero essere una tappa obbligata per conciliarsi con l'arte fuori dai propri confini.
L'importanza della rassegna picassiana è tanto più grande se si pensa che le 135 opere - esposte al Museo Sakip Sabanci e in buona parte provenienti dalla collezione privata dei discendenti dell'artista spagnolo - per lo più non sono mai stati esposte in rassegne o retrospettive dal 1973 e tanto meno vendute. Un grazie riconoscente quindi agli eredi di Picasso che hanno prestato fino al 26 marzo prossimo (data di chiusura della manifestazione) i loro tesori - tra i quali alcune sculture e ceramiche - realizzate nell'arco di cinquant'anni dal leggendario artista. E un grazie sentito anche alla direttrice del Museo Sabanci, Nazan Olçer, donna di notevoli qualità organizzative oltre che culturali, che ha saputo allestire la mostra come pochi altri avrebbero saputo fare. E d'altra parte i suoi precedenti al Museo dell'Arte Turca ed Islamica di Istanbul nonché la sua collaborazione con il direttore del Topkapi Museum, Filiz Cagman, nella preparazione della grande esposizione su i "Turchi" che si è tenuta nei primi quattro mesi di quest'anno presso la Royal Accademy a Londra, erano un passaporto più che valido per il successo della mostra. Mostra, peraltro, resa possibile solo dopo la firma di un accordo tra Sakis Sabanci ed il nipote del pittore , Bernard Ruiz-Picasso, ed arricchita da quadri provenienti sia dal Museo Picasso di Barcellona sia da quelli di Parigi e Malaga. 
Picasso_Science_and_Charity_1897Picasso_Siesta_1932La mostra al Sakis Sabanci permette di coprire l'intera carriera dell'artista, dal periodo blu al cubismo passando per il periodo rosa. Come ha scritto recentemente Elena Pontiggia su <Il Giornale>, Picasso era il condensato di dieci artista in un solo: questo perché è stato simbolista, espressionista, primitivista, creatore del cubismo e del 'Ritorno all'ordine', esponente del surrealismo sia nella forma astratta che in quella visionaria", classicista e realista, moderno e postmoderno. "Come un grande Pifferaio Magico - annota  la giornalista - ha portato centinaia di pittori a seguire le sue orme. Quanto a lui, mentre i seguaci si perdevano nell'imitazione, era già altrove.
Personalmente non tutto è piacevole di Picasso. Alle volte era ripetitivo, altre assurdamente incomprensibile. Ma forse anche questo era genialità. E poi come si fa a non rimanere colpiti davanti alle gigantesche madri col bambino, ai volti di donna (incantevoli i due esposti, uno datato 1903, l'altro 1906), al quadro dal titolo "Scienza e carità" realizzato nel 1897, al suo autoritratto del 1899, alla "Siesta" del 1932? Come si fa - ripetiamo - a non rimanere incantati davanti a due tappezzerie (quasi inedite) che spiccano in tutta la loro grandiosità quali "Les Demoiselles d'Avignon" realizzato nel 1958 rifacendosi al celebre quadro del 1907, e "Femmes a' leur Toilette" eseguito nel 1970? E d'altra parte se c'è ancora nel mondo qualcuno che è disposto a sborsare milioni di euro o di dollari per una sua opera (una tela ad olio del periodo cubista dal titolo "Guitarra y partitura sobre un pedestal" è stata venduta per circa 600 mila euro a Stoccolma ed disegno su carta   dal titolo "Il Nudo Giallo" è stato aggiudicato per 13,736 milioni di dollari alla Sotheby's di New York) significa che il mercato rispecchia il valore dell'artista. Quello stesso il cui animo esce fuori prepotente in un centinaio di lettere scritte dal Maestro spagnolo che arricchiscono la rassegna del Sakip Sabanci Muzesi.
____________________
Jean_DubuffetKuthaya_Tiles_and_ceramicsSi diceva di Jean Dubuffet. Di questo artista francese, nato a le Havre nel 1901 e morto a Parigi nel 1985, la rassegna - curata dalla <Suna and Inan Kiraç Foundation> ed allestita presso il Pera Museum - ci mostra un elenco  di dipinti e disegni che altro non sono se non una esplorazione continua e quasi sublimale di un modo di cogliere gli aspetti più reconditi della vita sociale, nelle sue debolezze, nelle sue miserie fisiche e mentali. Debuffet è stato anche lui un grande. Istanbul  non fa altro che rendergli il giusto tributo che gli spetta. Le sale di esposizione sono appena due, al quarto piano. Un occasione allora - prima di uscire per scendere a piedi e visitare altre tre mostre di notevole interesse (Portraits from the Empire", "Kutaya Tiles and Ceramics", "Anatolian Weights and Measures") testimonianza della magnificenza dell'Impero sotto i sultani. (Veronica Incagliati)
03.12.2005

 

QUATTRO CHIACCHIERE CON ROMALI PERIHAN, LA  TURCA ROMANA

Incontro nella hall di un albergo di Taksim con una delle attrici predilette di Federico Fellini. Il matrimonio a 17 anni con il fratello di Soraya ed il titolo di principessa. L'amicizia con Claudio Villa e i rapporti affettuosi con Grace Kelly. Come svolge adesso la sua vita in Turchia ed il grande amore per l'Italia.

Romali_PerihanLa telefonata arriva che ho già la mano sul pomo della porta, pronto per uscire. Alcuni amici turchi mi aspettano nella hall dell'albergo dove sono sceso. Dobbiamo fare il punto sui risultati del meeting economico di Istanbul al quale ha preso parte anche il nostro presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi
"Sono Romali Perihan. Si ricorda di me, ci siamo visti ieri sera".
Ho un attimo di defaillance.
"Ieri sera?". Oddio, ma chi è? Decisamente sono confuso, ma è appena un attimo. 
"Sì, ricordo. In cosa posso esserle utile?". Ed intanto mi passa davanti - in un rapidissimo flash-back - quello che ha rappresentato questa donna tanti anni fa, in Italia. La chiamavano la "romana turca". Assomigliava alla Lollobrigida, con quel pizzico di esotismo orientale che mancava invece alla nostra Gina nazionale. Molto bella, era apparsa in numerosi film. Alcuni di cassetta a fianco di Nando Buzzanca, di Jean Pierre Cassel e Klaud Kinsky. Altri, impegnati. Era la coccola di Federico Fellini. Il grande regista l'aveva voluta  come co-protagonistra nel film "Satyricon". Faceva parte anche lei della "dolce vita". Villa sull'Appia Antica, notti spumeggianti in via Veneto, fotografie sui rotocalchi.
Perihan_VillaPerihan_KellyLa vedo ancora abbracciata alla vita di Claudio Villa in sella ad una poderosa <Bmv>. Chissà se era stato prima che un paparazzo l'avesse ripresa a fianco di Grace Kelly, a Montecarlo? Prima, certamente. L'interprete di "Caccia al ladro" non era ancora principessa ma lo sarebbe diventata tra non molto. Romali Perihan lo era già. A soli 17 anni anni, infatti, aveva sposato in Persia il fratello di Soraya. Un matrimonio durato alcuni anni, poi andato in fumo. Avrebbe conservato il titolo, ad ogni modo.
"Vorrei vederla. Possiamo incontrarci?"
Romali Perihan ha una voce decisa, autoritaria. Le spiego che forse, il giorno dopo, potrei.
"Vede, adesso sono impegnato".
Perihan_FelliniMa non c'è niente da fare. Mi strappa un appuntamento, di lì a qualche ora. Tra un impegno ed un altro. E' puntualissima, anzi arriva con qualche minuto di anticipo. Devo riconoscere che è sempre affascinante, e questo spiega perché ancora oggi abbia un grande seguito in Turchia dopo si è trasferita alcuni anni fa. Non fa più cinema, ma canta e collabora ad una rubrica per un giornale di Istanbul, <Ulkemiz>. Svolge anche attività culturali, fa parte dei Lions, dipinge e - come mi spiega nel corso di una sorta di intervista - è anche presidentessa di una istituzione che raccoglie scrittori e poeti del Paese. Dal proprio autista si è fatta portare una montagna di fotografie. Vuole che le guardi ed intanto me le descrive. Quello che era quando le erano state scattate, che cosa lei avesse rappresentato allora per i registi italiani. Sì, era veramente una donna stupenda. Mi racconta come Fellini l'avesse chiamata nel 1990 per farla protagonista nel film "La voce della luna". Aveva rifiutato in quanto nel frattempo si era sposata in Turchia con un ingegnere del posto.
"Lo amavo, come avrei potuto tornare in Italia? Posso però dire che Federico insistette parecchio. Voleva a tutti i costi che gli spedissi una mia foto per ricordargli come ero fatta. Quando più tardi, appena uscito sugli schermi, vidi il film, riconobbi un po' le mie fattezze nel volto della protagonista. Di lì a poco Fellini sarebbe morto. Ero presente anche io ai funerali. Prima di ripartire per la Turchia non mancai di fare un salto in via degli Scipioni, alla Trattoria Toscana. Era il punto di ritrovo del regista che amava raccogliere quella che rappresentava per lui la cosiddetta intellighentia culturale del mondo romano. Quanti ricordi! Ma anche quanta malinconia!".
Le chiedo se pensa di trasferirsi nuovamente a Roma. Mi ha appena detto, infatti, che non ha più legami avendo divorziato dal marito.
"Chissà? Penso comunque di sì. Mi vogliono tutti bene".
Romali Perihan tiene a precisare che nel nostro Paese era considerata per le sue doti artistiche e non per il corpo. Scorrono le foto. In una è con il cantante Peppino di Capri, in un'altra è insieme a Tino Scotti, in un'altra ancora è a fianco di Michele Placido. E poi ci sono quelle con Omer Sharif, con Rossana schiaffino, con la Loren. Montagne di foto. Vorrebbe che le guardassi tutte. Ma il tempo incalza. Una serie di telefonate sul cellulare mi reclamano dove dovrei già essere.
"Signora, adesso devo andare. Purtroppo il lavoro.....".Ci ripromettiamo di vederci ancora, quando tornerò ad Istanbul. Mi fa vedere, sempre in foto, il suo appartamento a Bebek, una zona esclusiva sul Bosforo. E' una casa decisamente elegante e piene di belle cose. Si intravede anche un quadro di Novella Parigini.
"Eravamo amiche", tiene a sottolineare.
Me ne vado. "Adieu, Perihan". (Pi.In)
03.12.2005

UNA SERATA TURCA TRA AMICI, BALLI E ...TANTA MUSICA

Ritrovarsi insieme, italiani e turchi, davanti ad buona cena ed alzare continuamente il calice per brindare. "Scerefe!"

serata_turcaserata_turcaUna serata turca. Chiamiamola così. Un modo come un altro per ritrovarsi insieme, italiani e turchi, davanti ad una buona cena mentre si ascolta musica anatolica e del Mar nero. Anfitrioni Latife e Sami, due splendidi amici, dei quali non si finirà mai di lodarne le qualità. Si balla, si canta e si mangia. Naturalmente alla turca. La compagnia è allegra, sincera. C'è anche Orhan, appena arrivato da Kemer (Antalya) per rivedere ad Istanbul sua cugina. E' stato per moltissimi anni in Belgio ma ora è ritornato in patria. Uno "straniero in patria". E' simpatico, ancora molto fiammingo ma le caratteristiche turche si palpano con mano. Le note di un kanun riempiono di dolce malinconia l'atmosfera. Poi ha la meglio il tamburo e tutto diventa un frenetico stordimento. Si alzano i calici e si brinda: "Scerefe!".
03.12.2005

 

ALMANACCO FIFA

Caso diplomatico tra la Turchia e la Federazione internazionale per una questione legata alla lingua curda.

Il_logo_della_FifaCaso diplomatico fra la Turchia e Fifa la che ha indicato il curdo come lingua ufficiale del Paese: i turchi vogliono corretto l'errore.
Il problema è sorto con la pubblicazione del nuovo almanacco della Fifa, che nella scheda sul paese ha segnalato la lingua curda fra gli idiomi ufficiali. I dirigenti di Ankara sottolineano che ciò non è previsto dalla costituzione del Paese e sostengono che la correzione dell'errore sia 'una questione vitale per l'unita' nazionale'. (Ansa)
03.12.2005

INCHIESTA SPORTIVA

Ha preso il via l'inchiesta disciplinare della Fifa sugli incidenti durante lo spareggio mondiale tra Svizzera e Turchia. Il risultato si saprà solo nel 2006.

Inchiesta_FifaHa preso il via l'inchiesta disciplinare della Fifa sugli incidenti durante lo spareggio mondiale fra Turchia-Svizzera. E' la più grossa inchiesta disciplinare nella storia della Fifa e riguarderà gli scontri avvenuti nel sottopassaggio, che hanno coinvolto giocatori, dirigenti e accompagnatori. "Abbiamo cominciato ascoltando più di 20 persone, fra cui i due allenatori, giocatori, dirigenti e staff tecnico di entrambe le squadre", ha detto un portavoce della Fifa.
Tra le auzioni le audizioni quella del Ct Fatih Terim, il vice Mehmet Ozdilek e dei giocatori Alpay Ozalan, Emre Belozoglu, Raphael Wicky, Stephan Meyer e Benjamin Huggel,  tutti in campo quando scoppiò la rissa al termine dell'incontro di spareggio per i Mondiali di Germania 2006. "I risultati di questa indagine determineranno se si dovrà procedere con azioni individuali contro queste persone o se prima dovranno essere raccolte altre informazioni - spiega un comunicato la Fifa - Visti i gravissimi incidenti verificatisi (alla fine della partita valida per le qualificazioni ai Mondiali), la Fifa ha deciso di condurre un'indagine molto rigorosa per determinare l`esatta natura delle infrazioni, i responsabili e infliggere appropriate sanzioni". Il risultato delle indagini e le sanzioni che la Fifa deciderà di applicare per il caso saranno rese note solo nel 2006.
03.12.2005

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