UNA GRANDE
NAZIONE
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Il
presidente della Repubblica italiana, Carlo Azeglio Ciampi, ha
tracciato un quadro lusinghiero della Turchia nel suo recente
viaggio ad Ankara ed Istanbul. |
"La visita di Stato compiuta
in Turchia è tra le più significative del mio
settennato. La Turchia sta acquisendo un peso crescente sulla scena
internazionale, sia sotto il profilo politico che economico; ma è
anche una grande nazione mediterranea la cui storia si intreccia, nei
secoli, con quella dell'Italia". Così l'intervento del
presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi.
"Nel giro di soli quattro anni, attraverso politiche macro-economiche rigorose, condotte con il convinto sostegno del Fondo
Monetario Internazionale, la Turchia ha portato a termine un
risanamento senza precedenti: nel 2005 il deficit di bilancio è sceso
al 3%, il minore dal 1986, l'avanzo primario si è attestato al 6.5%,
l'inflazione è giunta al livello più basso in trent'anni, i tassi di
interesse si sono ridotti, la spesa per investimenti è aumentata. Il
tasso di crescita è stato superiore al 9%, il più alto dell'area
Ocse".
"In questo quadro positivo - ha sottolineato Ciampi - si è
recentemente inserito un evento destinato a giocare un ruolo chiave
nello sviluppo del Paese: l'apertura, il 3 ottobre scorso, dei
negoziati per l'adesione all'Unione europea".
"Sotto il profilo economico, i criteri approvati al Consiglio
europeo di Copenhagen, nel 1993, stabiliscono che per essere ammessi
nell'Unione i candidati senza eccezioni dispongano di un'economia di
mercato pienamente funzionante e siano in grado di competere alla pari
nel mercato unico europeo".
"Nonostante i brillanti risultati di questi anni, l'economia turca
presenta ancora debolezze strutturali: rimane, in particolare, ancora
sostanzialmente duale, caratterizzata da livelli di produttività
molto diversi, con un settore manifatturiero e dei servizi efficiente
e un settore agricolo che assorbe un terzo della forza lavoro ma
contribuisce solo per il 12% al Pil".
"La prospettiva dell'adesione impone scelte difficili non solo
alla Turchia, ma anche all'Unione. Conosco bene i timori diffusi in
ambito europeo, anche tra l'opinione pubblica: timori per l'ingresso
di un Paese con una popolazione di 70 milioni di abitanti e un reddito
pro capite pari al 30% della media dell'UE; per le implicazioni sulla
ripartizione delle risorse comunitarie, per il possibile afflusso di
manodopera a basso costo sul mercato del lavoro che, in molti Paesi
europei, ha già elevati tassi di disoccupazione".
"L'ingresso nell'Unione Europea di un Paese musulmano apre nuove
occasioni di amicizia e di collaborazione nei rapporti fra le due
sponde del Mediterraneo. Questa prospettiva è in grado di trasformare
l'economia turca e generare enormi benefici in termini di crescita,
investimenti e accesso ai mercati già nel breve periodo. Va tenuto
anche conto che l'Unione europea aiuterà la Turchia a portare avanti
le riforme strutturali e ad adeguare la legislazione agli standard
europei, fornirà assistenza finanziaria e sosterrà lo sviluppo delle
regioni più arretrate".
"La responsabilità finale è in primo luogo del popolo e della
autorità turche. Per competere nel mercato globale, la Turchia ha
bisogno di stabilità finanziaria e di modernizzare il suo sistema
produttivo, a prescindere dall'adesione all'Unione europea. Maggiore
trasparenza del quadro giuridico e amministrativo, maggiore
concorrenza nelle banche, nelle telecomunicazioni, nei trasporti,
nell'energia sono nel suo stesso interesse: servono a rendere la
Turchia più forte e competitiva".
"L'internazionalizzazione dell'economia è, come è stato per
l'Italia, la chiave del suo sviluppo. Il sistema produttivo italiano
è in grado di contribuire a questo sviluppo, traendone esso stesso
beneficio. In una fase in cui, dopo una lunga stagnazione, appaiono i
primi segni di ripresa della nostra economia, la collaborazione
economica con la Turchia è un'occasione da non mancare per
valorizzare la nostra vocazione internazionale e la nostra
competitività".
"L'Italia - ha ricordato Ciampi - è il terzo partner commerciale
della Turchia, dopo la Germania e la Russia, con un interscambio che cresce a
ritmi del 30% all'anno. In costante crescita anche la collaborazione
industriale; lo dimostrano alcuni importanti investimenti effettuati
di recente da industrie italiane".
"Siamo partner importanti in settori strategici, come il credito, le
telecomunicazioni, i trasporti, la difesa, la meccanica, la
farmaceutica, l'agro-alimentare. Prospettive interessanti si aprono in
numerosi altri settori: penso al turismo, alla collaborazione in
materia di valorizzazione del patrimonio naturale, storico e
culturale; penso al coraggioso piano di privatizzazioni avviato dal
Governo turco, che offre grandi opportunità per le nostre imprese. Ho
più volte ripetuto che per affermarsi nei mercati esteri è
necessario muoversi in una logica di sistema. Per questo, come già
avvenuto per le visite di Stato in Cina, in India e in Bulgaria, a
fianco della delegazione istituzionale è presente anche una imponente
delegazione imprenditoriale".
"Gli imprenditori italiani che hanno avuto ed avranno incontri con le loro
controparti turche e con le istituzioni - ha proseguito il Capo dello Stato
- hanno un giro d'affari di oltre 400 miliardi di dollari l'anno.
Molti sono rappresentanti di istituti di credito, perché il capitale
segue i buoni progetti".
"Alla Turchia proponiamo un modello di politica industriale. Le
imprese italiane grandi, medie e piccole intendono
accrescere la loro presenza in Turchia, non solo per essere
maggiormente presenti nel mercato locale, ma anche per aprire, insieme
alle imprese turche, mercati terzi".
"In questa ottica, guardano con interesse anche ad insediamenti in
aree periferiche della Turchia, nel sudest dell'Anatolia, lontane
dalle aree tradizionali di insediamento industriale, ma connesse, per
ragioni geografiche e culturali, alle regioni circostanti".
"In una di queste zone, Gaziantep, le nostre imprese si sono
saldamente insediate, sostenute dalle autorità locali, oltre che
dall'Ambasciata. Da basi come queste i nostri imprenditori intendono
muoversi, attraverso joint venture, nei mercati nei quali le imprese
turche hanno vantaggi comparati e consolidati legami di affari: le
repubbliche turcofone dell'Asia Centrale, il Medio Oriente, i Balcani;
in prospettiva l'Irak, quando le condizioni di sicurezza lo
consentiranno".
"La Turchia è una nazione giovane: oltre il 50% degli abitanti è
al di sotto dei vent'anni. Ha davanti a sé un grande futuro: di esso
l'Italia intende essere parte. La crescente richiesta di lingua
italiana, alla quale gli Istituti italiani di cultura di Ankara e
Istanbul hanno risposto organizzando ulteriori corsi, dimostra la
volontà di approfondire la conoscenza reciproca, di rafforzare il
canale linguistico, essenziale per sviluppare maggiori scambi
commerciali, turistici, culturali". (Rai
24 News)
03.12.2005
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IL DIALOGO
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Come
Ankara sia per l'Italia l'elemento strategico nell'avanzamento
di questa. Il pranzo offerto da Ahmet Necdet Sezer al nostro
Carlo Azeglio Ciampi. |
L'Italia
considera la Turchia "elemento strategico nell'avanzamento del
dialogo tra mondo occidentale e mondo islamico, per una rinnovata
loro collaborazione nel rispetto delle diversità". Così il
presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, si è rivolto al
presidente turco Ahmet Necdet Sezer, durante il pranzo di Stato offerto
dallo stesso Sezer al palazzo presidenziale di Ankara. Ciampi,
durante il brindisi, ha sottolineato che "l'amicizia tra
l'Italia e la Turchia ha radici profonde" e che il nostro Paese
ha "accolto con fiducia l'avvio del processo negoziale di
adesione della Turchia alla UE". "I valori e I principi su
cui si fonda l'Unione Europea - ha aggiunto - ispirano la comunità
d'intenti tra l'Italia e la Turchia innanzitutto nel mediterraneo,
componente distintiva delle identità di entrambe le nostre
nazioni". Il presidente della Repubblica, che poi si è
trasferito a Istanbul, ha ribadito come nel Mediterraneo "la
persistenza dell'inaccettabile divario Nord-Sud" solleciti
"una
concreta, solidale alleanza tra tutte le sue sponde, finalizzata
alla crescita economica e civile, al progresso di tutti I popoli e
al rispetto dei diritti umani". (Agi)
03.12.2005
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ESEMPIO DA
IMITARE
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"Ritorno
- ha detto il Capo dello Stato italiano - da un bellissimo
viaggio ".
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Ciampi ribadisce la necessità di una
'iniezione di fiducia' perché il Paese possa reagire alla crisi e cita a
modello l'ultima visita di Stato in Turchia. "Ritorno - ha spiegato il
presidente - da un bellissimo viaggio in Turchia dove abbiamo ancora una volta
constato la fecondità di un modello di visita di Stato con la presenza
congiunta del sistema imprenditoriale, industrie e banche, e delle
istituzioni".
"Sarebbe bello - ha aggiunto Ciampi - che anche l'industria del cinema
trovasse un suo spazio specifico in questo tipo di visite dove l'Italia si
presenta ai nostri partner internazionali". Ciampi è convinto che il Paese
ce la farà e, conclude, "in particolare per il cinema abbiamo motivo di
essere fiduciosi. Anche negli ultimi anni si sono prodotti tanti bei film
italiani che hanno meritato successo nel mondo". (ApCom)
03.12.2005
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LA COLAZIONE DI
LAVORO
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E'
stata offerta dal premier turco, Recep Tayyip Erdogan, al nostro
ministro Claudio Scajola e a 25 tra i maggiori nostri
imprenditori, presenti 7 ministri di Ankara. |
Il fortissimo
interesse turco ad approfondire ulteriormente la collaborazione
industriale con l'Italia, unito
al desiderio di contribuire all'ottima riuscita della dimensione
economica della visita del nostro Capo dello Stato,
Carlo Azeglio Ciampi, ha indotto il Primo Ministro Recep Tayyip
Erdogan a riunire straordinariamente
ben sette ministri economici del suo Governo in
un gesto di speciale amicizia nei confronti del nostro Paese,
offrendo al ministro Claudio Scajola una colazione di lavoro nella sua residenza
ufficiale.
Alla colazione di lavoro sono stati altresì invitati i presidenti di <Confindustria>,
<Ice> ed <Abi>, insieme a 25 tra i maggiori nostri imprenditori
tra cui il vice presidente di <Piaggio e di <Confindustria, Roberto Colannino, il
presidente dell'<Eni>, Roberto Poli, il presidente dell'<Enel>,
Piero Gnudi, il presidente di <Cementir> Francesco Caltagirone, l'ammministratore
delegato di <Alenia
Aeronautica> in rappresentanza della holding <Finmeccanica>,
Giovanni Bertolone,
l'amministratore delegato di <Fiat>, Sergio Marchionne,
il presidente di <Fincantieri>, Corrado Antonini, l'amministratore
delegato
dell'omonimo gruppo, Teuco Guzzini, il presidente di <Unicredit>
Carlo Salvatori, il vice presidente Paolo Astaldi dell'omonima società,
l'amministratore delegato di <Selex communications>, Maurizio Tucci, e la
presidente di <Confindustria Marche>, Maria Paola Merloni, del gruppo
<Indesit. In tale occasione>, il ministro Scajola era accompagnato dall'amministratore
delegato di <Sace>, Giorgio Tellini, dal presidente di <Simest>,
Ruggero Manciati, dal direttore generale Promozione e Scambi del <Map>,
Vittorio Caprioli, dal direttore generale dell'<Ipi>, Luigi Corbò.
La delegazione italiana guidata dal ministro Scajola ha avuto come
controparte il Primo Ministro turco e 7 ministri di particolare attrattiva
per gli esponenti delle singole aziende,
quali il ministro dell'Industria, Ali Coskun, con i colleghi dell'Energia
e delle Risorse Naturali, Hilmi Guler, delle Finanze, Kemal Unakitan, del Commercio
Estero, Kursat Tuzmen, dell'Agricoltura, Mehmet Mehdi Eker, dei Lavori Pubblici e delle
Infrastrutture, Faruk Ozak, della Difesa, Vecdi Gonul, quest'ultimo accompagnato dal
Sottosegretario per l'Industria della Difesa, Bayar.
Nel corso del suo caloroso intervento, Erdogan ha preso spunto dai
sentimenti di amicizia e gratitudine che nutre nei confronti del Governo
italiano per mostrare il suo personale apprezzamento alla missione in
parola. Il Primo Ministro turco ha poi passato in rassegna le
trasformazioni che hanno migliorato il Paese negli ultimi anni,
soffermandosi sulle opportunità offerte agli "amici" imprenditori
italiani dall'ambizioso programma di privatizzazioni portato avanti dal
suo Governo ed indicando ai nostri imprenditori le opportunità offerte
dalla Turchia rispetto ai mercati terzi.
Da parte sua, ha innanzitutto ricordato il sostegno
offerto in tutte le sedi dal Governo italiano alla candidatura di Ankara
all'Unione Europea che, a detta del ministro, potrà fornire un
contributo decisivo nella costruzione di una grande area geo-economica,
caratterizzata da un quadro di stabilità e di valori condivisi. Egli ha
poi proseguito ricordando le fruttuose prospettive offerte dalla Turchia
per la nostra economia ed ha menzionato l'importanza
dell'interconnessione tra le reti energetiche dei nostri Paesi,
suggellata dalla trilaterale di Lecce del 4 novembre con gli omologhi
turco e greco, nonché dall'inaugurazione a Samsun, lo scorso 17
novembre, del gasdotto <Blue Stream> alla presenza del Presidente del
Consiglio Silvio Berlusconi, del Primo Ministro turco Erdogan e del
presidente russo Vladimir Putin.
 Al termine della riunione sono iniziati gli incontri bilaterali degli
esponenti delle aziende italiane sopraccitate, organizzati da questa
Ambasciata in collaborazione con <Confindustria> e <Abi>, con i singoli
ministri turchi, mentre il ministro Scajola incontrava in bilaterale il
suo omologo, Coskun. Al termini di quest'ultimo incontro, il direttore generale dell'<Ipi> ed
direttore dell'omologa istituzione
turca, <Kosgeb>, hanno firmato un protocollo finalizzato all'ulteriore
sviluppo della collaborazione tra i due enti nelle materie del
trasferimento tecnologico e dei parchi industriali. Tali colloqui
erano stati preceduti da incontri organizzati, per i soli imprenditori,
con il presidente dell'Autorità per le Privatizzazioni e con il presidente della
<Tobb>, Unione delle Camere di Commercio e delle Borse.
(fonte Ambasciata d'Italia ad Ankara)
03.12.2005
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IL MESSAGGIO
DI MONTEZEMOLO
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Il
presidente della <Confindustria> si è augurato che
l'Italia diventi sempre più il partner di riferimento della
Turchia. "Abbiamo un obiettivo ambizioso". |
La
compattezza mostrata da imprese, banche e istituzioni nella missione
organizzata da <Confindustria>, <Abi> ed <Ice> in Turchia, deve costituire
un esempio anche per le forze politiche in vista delle scelte
decisive che attendono il Paese.
Scelte che devono essere condivise. Questo in messaggio politico
lanciato dal presidente di <Confindustria>, Luca Cordero di
Montezemolo, nel corso della missione che ha portato ad
Ankara e Istanbul 600 imprenditori italiani e 10 istituti di credito
e che ha affiancato la visita di Stato del presidente della
Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Sottolineando come la missione sia
un buon esempio del sistema-Italia, Montezemolo si è augurato
"che questa compattezza e questa adesione, questa capacità di
fare sistema, sia di auspicio anche in funzione delle decisioni
importanti, se non fondamentali, per il futuro del nostro Paese.
Decisioni che - ha spiegato il leader degli industriali - spero si
basino su una forte condivisione di tutte le forze politiche".
Le scelte che l'Italia deve affrontare dovranno essere infatti - ha
detto Montezemolo - "condivise e importanti".
Una sollecitazione subito raccolta dal ministro delle Attività
Produttive Claudio Scajola che, dopo aver sottolineato la valenza
gli incontri di alto livello con il premier Recep Tayyip Erdogan e
con i ministri economici del suo Governo, non ha esitato ad
assicurare che "il sistema-Italia è pronto a fare la propria
parte, sia a livello di soggetti privati che di soggetti
pubblici" perché il nostro Paese "intende sempre più
rappresentare per la Turchia un partner privilegiato". Un
concetto, quest'ultimo, espresso anche da Montezemolo, "molto
soddisfatto" dell'andamento della missione. "Abbiamo un
obiettivo ambizioso - ha detto infatti il numero uno di viale
dell'Astronomia -: vogliamo diventare il partner economico di
riferimento della Turchia. E' un risultato che possiamo raggiungere
ed è una sfida che dobbiamo accettare".
Da un punto di vista
strettamente industriale Montezemolo si è soffermato sulle
opportunità che il mercato turco può offrire alle imprese del Made
in Italy, già presenti in modo massiccio nel Paese della Mezzaluna.
"Il programma di privatizzazioni che abbiamo avuto modo di
approfondire negli incontri ad Ankara - ha detto - rappresenta una
straordinaria opportunità che intendiamo cogliere appieno",
così come devono essere "rinforzati gli investimenti",
insistendo anche affinché Ankara completi "il processo di
apertura della sua economia agli investitori internazionali".
In questo senso fondamentale, per Montezemolo, è stato nel corso
dell'intesa opera di internazionalizzazione del sistema-Italia,
l'apporto dato da Presidente della Repubblica Ciampi. Una presenza -
ha detto il presidente di Confindustria - "che ci sprona e
incoraggia a fare sempre di più e a guardare al futuro con
ottimismo". Preciso e puntuale lo stimolo che lo stesso Ciampi
ha rivolto alla platea degli imprenditori. Ricordando di aver
raccolto attestati di fiducia sui futuri rapporti economici fra
Italia e Turchia nel corso di tutti i suoi incontri istituzionali,
il presidente della Repubblica ha messo tutti di fronte alle loro
responsabilità: "io condivido questa fiducia - ha detto -
Dimostrare che è ben riposta è compito di voi imprenditori".
Poi, prima di lasciare Istanbul, si è soffermato sulle turbolenze
vissute negli ultimi mesi dal mercato bancario italiano. "La
presenza delle banche estere in Italia - ha detto - non deve essere
sentita come un'invasione, ma come un mutuo
arricchimento".
Proprio dal fronte delle banche è arrivata la sicurezza di un
sostegno finanziari importante: il sistema bancario italiano ha
infatti messo a disposizione linee di credito 2.1 miliardi per le
aziende che intendono investire in Turchia, di cui sono il 48% è
stato utilizzato. "Ci sono dunque ampi margini per finanziare
nuove attività - ha detto il presidente dell'<Abi>, Maurizio Sella - e
verremo comunque incontro ad ulteriori necessità delle
imprese". Di queste risorse complessive - ha aggiunto -
"ben l'82% è erogato senza garanzia Sace, il che è segno
della grande fiducia verso la Turchia". (Ansa)
03.12.2005
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LA CONVINZIONE
DI SCAJOLA
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Per
il ministro delle Attività produttive ci sono tutte le
premesse per un ulteriore rafforzamento del partenariato Italia-Turchia. |
Il
ministro delle attività produttive Claudio Scajola è convinto che "vi
siano tutte le premesse per un ulteriore rafforzamento del partnernariato"
Italia-Turchia, Paesi caratterizzati da una struttura produttiva che ha
"nelle piccole e medie imprese l'asse portante". Nel suo intervento al
<Business Forum> del Kempiski palace di Istanbul, in particolare il ministro ha ricordato i recenti sviluppi sul
piano della collaborazione energetica, "la futura interconnessione dei
gasdotti Turchia-Grecia e Grecia-Italia e l'avvio della operatività dei
progetto <Blue Stream>. Ma occorre andare oltre, "dando vita con mutuo
vantaggio a iniziative e progetti comuni". Il ministro italiano ricorda
anche i dati dell'interscambio che nei primi otto mesi del 2005 ha raggiunto gli
8.22 miliardi di dollari e che "legittima l'aspettativa di una cifra record
di 13 miliardi per la fine dell'anno". Le aziende italiane, ha osservato Scajola,
"hanno saputo e voluto cogliere le nuove opportunità offerte dal rilancio
dell'economia turca". E quindi "l'Italia intende sempre più
rappresentare un 'partner privilegiato' nei più diversi settori, compresi
quello di rilievo strategico quali le tlc, l'energia, la difesa, il settore
bancario". Per l'internazionalizzazione, ha detto Scajola, "vi sono ampi
spazi per attivare accordi di collaborazione che devono mirare all'espansione di
joint venture tra imprese turche e italiane" nei nuovi mercati emergenti
dell'area centro-asiatica, così come in quelli della regione medio-orientale e
del Golfo". E l'Ice, ha aggiunto il ministro, "dovrà sempre più
diventare un soggetto centrale nell'attività di sostegno alla
internazionalizzazione delle nostre pmi".(Agi)
03.12.2005
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NUOVE INIZIATIVE FIAT IN
TURCHIA
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Lo
ha affermato l'amministratore delegato Sergio Marchionne nel corso
del convegno di Istanbul. L'incontro con il gruppo <Koc>. |
Conti in linea con le previsioni e nuovi
possibili accordi in Turchia. L'amministratore delegato di <Fiat>, Sergio Marchionne, ha indicato da Istanbul le
prospettive del gruppo, mentre a Roma i sindacati si sono detti sostanzialmente
fiduciosi sulla possibilità di uscire entro il 2006 dallo stato di crisi. In un
incontro sul piano industriale con i vertici di Fiat auto (per l'azienda erano
presenti Paolo Rebaudengo, responsabile delle relazioni industriali del gruppo e
Giorgio Giva, responsabile delle relazioni di <Fiat auto>), <Fiom, <Fim,
<Uilm e <Fismic hanno ribadito la necessità di superare la cassa integrazione, chiedendo
congiuntamente al Governo un impegno per garantire la mobilità lunga.
Le stesse priorità sono indicate anche dal responsabile auto della <Fim>, Bruno
Vitali secondo cui l'obiettivo del confronto e' di trovare ''un accordo quadro
che duri il tempo necessario per uscire dalla crisi.
Oggi - ha sottolineato quest'ultimo - è l'occasione per dire che la crisi Fiat nel 2006 si
chiude''. E proprio al futuro guarda l'amministratore delegato Sergio Marchionne
che ad Istanbul per la missione italiana guidata dal presidente della
Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha annunciato possibili nuovi sviluppi del
gruppo.
''Abbiamo incontrato il gruppo <Koc>, con cui abbiamo parlato di sviluppo delle
nostre attività.
E abbiamo incontrato anche <Tata> - ha affermato - per eventuali sviluppi in
Turchia, sia in termini di prodotto che di componentistica''.
Con il gruppo <Koc Fiat> ha già una joint venture nel Paese per la produzione
nello stabilimento di Bursa della <Doblò>.
L'Ad di <Fiat> ha quindi confermato che i conti dell'ultimo trimestre 2005 di Fiat
auto saranno ''in linea con le previsioni". (Borse.it)
03.12.2005
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I TANTI PARADOSSI
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Analizziamo
assieme a Stefano Barocci, uno dei più profondi conoscitori del
"pianeta Turchia" come si presente questo Paese ora
che l'UE dato il via ai negoziati di adesione. |
Il
tre ottobre 2005 non segna solo la data della riunificazione tedesca ma nella
memoria storica dei turchi sarà anche ricordata come la data di inizio dei
negoziati di adesione alla UE della Turchia.
Sono stati dedicati tanti
momenti di riflessione a tale marcia di avvicinamento all'Unione ma
durante la sua visita di Stato il nostro presidente li ha ben riassunti tutti
dicendo che "l'Italia era e rimane al fianco della Turchia in questo
complesso processo, e che nel contempo nessuna facilitazione sarà fatta alla
stessa". Anzi l'interesse di Ankara sarebbe proprio quello di adempiere ai
vincoli dei trattati per conseguire anche la definitiva ed irreversibile
modernizzazione del Paese sul modello, perché no, dello sviluppo dell'Italia
degli anni '60-'80.
La
partita che si gioca in Turchia è abbastanza semplice da descrivere, ben più
difficile risulta azzardare previsioni di medio termine perché qui - più che
in Italia, e non è dire poco! - i fattori da tenere in considerazione per
comprendere le dinamiche sono a volte celati ed imprevedibili.
Alla prossima scadenza del mandato del presidente Ahmet Necdet Sezer si porrà
la questione del successore che può essere, nella tradizione laica e kemalista,
un militare o comunque un garante della laicità e indipendenza dello Stato
rispetto alle influenze religiose. Oppure la scelta può cadere su un elemento
legato alla catena di infiniti partiti turchi che dal dopoguerra in poi hanno
riportato l'anima "confessionale" dentro la vita politica turca.
Ovviamente tutte le altre questioni giocheranno un ruolo, la questione curda
sempre al calor rosso, la diatriba con l'Armenia recentemente riaperta da
insigni (sic) studiosi, il destino di Cipro che non può rimanere per così dire
congelato allo status quo mentre il caffè nelle due parti in cui è divisa ha
il medesimo gusto, e via dicendo. Ma la questione presidenziale è, a mio
avviso, la "madre di tutte le battaglie". Lo dimostrano anche le
dichiarazioni del Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad che hanno recentemente
destato l'attenzione dell'opinione pubblica, in realtà un monito o una
minaccia rivolti ad una Turchia molto laica, certamente rispetto
all'Iran.
Stavo riflettendo durante la visita del presidente Ciampi con lo studioso di
storia dell'Europa orientale Antonello Biagini sulle difficoltà nello
spiegare a qualcuno che si avvicina alle problematiche turche perché oggi il
partito che si richiama al Padre della Patria ed i suoi quasi poco uniti alleati
(a quel Mustafà Kemal nato europeo a Salonicco, europeo di mentalità e che per
primo ha indicato una soluzione percorribile di tutti i problemi di quello che
per le corti ottocentesche era "il malato d'Europa") siano sostanzialmente
contrari all'adesione all'UE, mentre i nipoti e nipotini del fondamentalista
Necmettin Erbakan siano tutti più o meno degli europeisti convinti. E' uno
dei paradossi, non il solo però!
A voler cercarne un altro eccolo immediatamente: molti Paesi islamici si
occidentalizzano o comunque attenuano gli aspetti più esteriori della
professione di fede islamica nell'abbigliamento, nell'atteggiamento verso le
donne, nei costumi alimentari, nella scelta delle festività, nella lenta
accettazione delle religione come fatto privato. Ben inteso questo ultimo
passaggio è disconosciuto dall'Islam puro e crudo, ma chi ha visitato gli
Emirati Arabi Uniti, la Giordania o la Tunisia sa cosa intendo. In Turchia, che
dopo il declino della civiltà araba aveva assunto a sé il califfato, la lenta
decadenza ottomana e la rivoluzione kemalista avevano spazzato via tutto quello
che era in superficie e, ammettiamolo, anche quello che era posto a tre-quattro
millimetri "sotto la cute".
Ma non le radici! Le convinzioni religiose non si lasciano mettere facilmente da
parte e credo che il Ghazi lo avesse ben intuito se ancora nel '36 credeva che
i suoi "figli turchi" non meritassero il bipartitismo. Ne sappiamo qualcosa
noi italiani: solo a leggere la storia dello Stato della Chiesa per molti versi
ci sarebbe da rabbrividire (penso ad es. alle conversioni forzate o
all'inquisizione); eppure chi può dire che non siano rimaste radici religiose
in un mondo così secolarizzato dopo i conflitti mondiali?
Ora, come ricordavo in un precedente articolo, nel vicino Iran - una repubblica
islamica conclamata con divieti ed obblighi formali ben chiari - le ragazze
fanno a gara a far scendere lo hejab 'eslami al disotto di ogni possibile
limite, misurabile in millimetri ad ogni mio successivo viaggio in quello
scomodo vicino della Turchia. Di qua del lago di Urmja e dei contrafforti
caucasici dove si parla una lingua turcofona, l'azerì, le ragazze, e non solo
nelle zone di montagna, fanno ricomparire il velo che da noi portano solo le
monache e che una volta portavano le nostre nonne quando andavano alla
messa.
Sono pagate dai moderati islamici, hanno dei vantaggi pratici? E' tutto
possibile ma non voglio negare che il fatto esiste e che ha una sua sostanzialità
che va oltre il suo essere paradossale e poter essere parzialmente ricompresso
in pratiche mercificatorie. No, il fenomeno esiste, è legato alle antiche
radici, soddisfa le paure di cambiamenti radicali e non comprensibili, supera
anche il grande afflato di rinascita della Turchia dopo lo sfacelo di Sèvres.
"L'Occidente è corruttore dei costumi, l'Europa non ci vuole, noi turchi
possiamo farcela da soli e guardare alle repubbliche turcofone ricche e rigonfie
di petrolio, siamo il loro sbocco naturale sul Mediterraneo, siamo diversi!!!"
Ecco, la sensazione di diversità è il motore primo di questa diffidenza
che spinge verso un approdo familiare e avvolgente, la fede nel Dio
compassionevole e misericordioso.
Il
recente vertice politico ed economico italo-turco mi ha però fornito
un'ulteriore chiave di lettura ed una via di uscita a questa impasse che rende
la Turchia un Paese diviso, un Giano bifronte tra modernisti e conservatori.
Assecondare i turchi nella loro aspirazione a diventare completamente europei,
convincerli e convincerci che questo è possibile nel rispetto dell'eredità
kemalista conservando le proprie convinzioni e pratiche religiose, favorire gli
scambi di giovani e studiosi, di imprenditori e ricercatori, di studenti ed
insegnanti: questa è a mio avviso la via da percorre per molte ragioni che ci
sconsigliano fortemente di abbandonarli. Molti turchi di formazione laica hanno
fatto una convinta scelta europea, per loro essere turco nella lealtà kemalista
significa essere europeo, non è solo una questione di convenienza dei turchi.
Convenienza che i turchi se l'avranno, l'avranno comunque tra non meno di
due decenni.
Questa scelta europea dei turchi va accolta perché solo così essi stessi
potranno disattivare la mina di un islamismo incontrollabile, spesso
opportunista e di facciata, che mette insieme i fondamentalisti con quelli che
hanno paura dell'Occidente e con coloro che religiosi non sono affatto ma che
intendono cavalcare la tigre.
Il ruolo dell'Italia, che sa presentarsi con una faccia gradita non solo ai
suoi tradizionali amici ma spesso anche ai diffidenti (penso alle tante missioni
di pace in cui sono impegnati giovani militari italiani), è quello di
approfondire questa cultura del rispetto reciproco e del conferimento di
fiducia.
Nel convegno economico sono risuonate le richieste
di ampliare le tradizionali aree di collaborazioni industriali dalla zona
egea e da quella di Istanbul, verso i nuovi liti della costa del Mar Nero,
dell'Anatolia sud-orientale, della regione di Van e di regioni limitrofe ai
confini orientali dell'Anatolia. Non solo si creeranno nuovi spazi di azione e
si porterà la presenza italiana in quelle remote zone, ma si diffonderà anche
in quei luoghi la cultura dell'amicizia e dell'accettazione della diversità
come arricchimento, concetto in sé profondamente europeo.
E' già da un certo tempo che missioni istituzionali e pattuglie di
imprenditori italiani si recano in queste aree più riposte del paese, una fra
tutte la zona industriale di Gaziantep che sta vivendo un vero boom rispetto ai
parametri macro-economici che
la descrivevano solo cinque anni fa.
Le imprese italiane e quelle turche debbono esplorare nuove vie non solo in
senso geografico, ma anche in campo tecnologico, integrando i distretti nati o
nascituri con le reti universitarie esistente (penso a Unimed, Università del
Mediterraneo) e telematiche che attraversano il Mediterraneo e ne connettono le
varie sponde. Le regioni Sicilia e Puglia possono giocare un ruolo essenziale in
questo ambito, ma anche Trieste (che ha rapporti consolidati con la Turchia) ed
Ancona, con il suo Forum delle città dell'Adriatico e dello Ionio.
In ultimo la collaborazione su paesi terzi, i grandi vicini caucasici e iranici
con i quali la Turchia tradizionalmente, nonostante una certa turbolenza di
area, ha mantenuto rapporti eccellenti e nei confronti dei quali gode di
facilitazioni culturali e linguistiche alla penetrazione commerciale.
Queste linee guida toccate sapientemente dal capo dello Stato nei suoi discorsi
ufficiali e riservati, riprese dai vari relatori nei molti momenti di
riflessione e confronto, sono stati da anni e con lungimiranza instillati nel
patrimonio cognitivo dei politici e degli osservatori dalla attenta analisi del
nostro ambasciatore ad Ankara.
La chiave di successo delle relazioni Italia-Turchia si giocano quindi sulla
capacità di integrazione dei nostri gruppi economici e finanziari e della
"armata" delle Pmi con gli analoghi turchi nel rispetto delle affinità e
con l'attenzione per il sano ed economico reciproco vantaggio che si riserva
ad un partner maturo e stimato. Esse possono anche dare un contributo a quella
politica di integrazione profonda che è più della sola integrazione politica o
fattuale. In questa direzione si disegna per l'Italia, se mostrerà
perseveranza, un ruolo unico nell'area che può superare quello dei
tradizionali competitor europei e prima di tutto quello della
onnipresente Germania. (Stefano Barocci)
03.12.2005
|
ORA L'ITALIA GIOCA LA
SUA CARTA MIGLIORE
|
La
presenza in Turchia non solo delle nostre industrie più
rappresentative ma anche dei piccoli e medi imprenditori si può
considerare una strategia vincente. |
Mentre a Bruxelles, pur avendo dato l'ok
all'inizio delle trattative, si tentenna sull'entrata della Turchia
nell'Unione europea, le industrie italiane già da tempo strizzano l'occhio
a questo gigantesco potenziale economico e portano avanti i loro affari.
I politici italiani non sono da meno. Il 17 novembre il primo ministro
Berlusconi ha partecipano sul Mar Nero all'inaugurazione del <Blue Stream>, il
gasdotto proveniente dalla Russia e sponsorizzato dall'<Eni>. Lo stesso
presidente della Repubblica italiana Carlo Azeglio Ciampi, accompagnato dal
ministro degli Esteri Gianfranco Fini, ha portato a termine la sua vista di
Stato ad Ankara ed Istanbul.
E' stata l'occasione per articoli della stampa locale sulle relazioni
italo-turche. <Hurriyet>, sotto un titolo "Italia" a caratteri cubitali,
ha pubblicato in prima pagina una grande fotografia di Ciampi ed un articolo scritto
dallo stesso presidente italiano, il <Milliyet> ha scritto di "Assedio degli
uomini d'affari italiani in Turchia" e si è soffermato sull'incontro di circa 600
imprenditori italiani con circa 1200
aziende turche e sul fatto che l'Istituto italiano per il Commercio estero aveva
organizzato
per essi circa 2900 appuntamenti bilaterali.
La Turchia, del resto, da tempo si è rivelata ottima meta d'affari per le
imprese italiane. Situata in una posizione privilegiata, al centro del nodo
strategico che salda l'Europa al Medio Oriente, nell'ultimo decennio ha
avuto un processo di evoluzione tale che ha consentito il passaggio da
un'economia essenzialmente agricola artigianale, ad una economia
industrializzata, integrandosi sempre di più con i Paesi della CEE. Non a caso
attualmente lo Stato turco risulta essere il principale partner commerciale
dell'Unione Europea. E l'Italia, preceduta solo dalla Germania e dalla
Russia, risulta
essere partner privilegiato, al terzo posto nell'esportazione verso la
Turchia e quarto Paese suo cliente.
Il segreto di questa "intesa" economica è nel fatto che l'Italia e
la Turchia presentano una struttura economia simile e nello stesso tempo
complementare. In entrambe i Paesi c'è una forte presenza di piccole e medie
imprese e i settori di primario interesse sono i medesimi. Il partner
italiano offre capitali e tecnologia nel settore tessile e nell'abbigliamento,
automobilistico e agricolo, nella pelletteria e nel mobilificio, mentre le
imprese turche sono forti nella manodopera specializzata locale e in una
capillare conoscenza dei mercati, soprattutto di quelli limitrofi dell'Asia
Centrale (repubbliche turcofone, Afganistan e Iraq).
La prima a tentare con successo il gemellaggio economico fu la <Fiat>, quando
nel 1968 iniziò la produzione dei suoi autoveicoli attraverso le fabbriche
della <Tofas>, fino a diventare attualmente la prima esportatrice turca di
automobili (soprattutto con i modelli <Doblò> e <Palio>, la cui produzione è stata
trasferita in Turchia dal Brasile).
Ora sono circa 7.180 le aziende italiane già impegnate in Turchia e provengono soprattutto da
Lombardia e Veneto. Ma tra le regioni con il maggior numero di aziende che
scelgono questo Paese mediterraneo rispetto al resto del mondo, in testa c'è
l'Emilia Romagna (9.3% del numero totale di aziende emiliane che commerciano
con l'estero).
Del resto, degli otto mulini che la <Barilla> possiede (di cui cinque in Italia)
uno è dal 1994 a Bolu, nel nord della Turchia e non solo offre un'enorme
quantità di semola di grano duro occorrente a tutto il Gruppo, ma anche la
trasforma grazie agli stabilimenti adiacenti - tra cui uno dei sette pastifici
<Barilla> nel mondo - e produce e confeziona pasta molto apprezzata dai turchi
stessi sotto il marchio <Filiz>, industria turca con cui è gemellata.
Mentre la Lombardia ha puntato l'occhio soprattutto nella zona dell'Egeo
(con centro a Smirne), per la sua posizione geografica ideale, con
infrastrutture e trasporti efficienti e con uno sbocco strategico sul
Mediterraneo, il Veneto ha mire ad Est, nella regione di Gaziantep, crocevia
obbligato tra il Medio Oriente, il Caucaso e l'Asia Centrale, oltre ad essere
al centro della Regione del Gap (enorme progetto idrico dell'Anatolia del
Sud-Est, che comprende il Tigri e l'Eufrate) e della "zona franca"
che offre esenzioni fiscali, possibilità di magazzini e terreni a basso prezzo,
procedure burocratiche ridotte al minimo ed importazioni in esenzione doganale.
Nel settore della trasformazione agro-alimentare, l'Emilia Romagna dimostra
sempre più interesse verso la Cilicia, la zona agricola più produttiva
dell'Anatolia, anch'essa avvantaggiata dall'essere "zona
franca".
La popolazione turca di ogni ceto sociale è fiduciosa verso questa ricerca di
manodopera turca e di questi investimenti italiani, nella speranza che aumentino
così i posti di lavoro e le possibilità di elevare il proprio standard di
vita.
E così, mentre sui canali tv e sui giornali turchi aumenta sempre più la
pubblicità di prodotti italiani, fino a pochi anni fa impensabili, la
gente comune, che non si può permettere il lusso di marche prestigiose, si
accontenta di comprare al bazar abbigliamento, calzature, cosmetici, mobilia e
suppellettili per casa e uffici Made in Italy (vero o
falso che sia), perché sicuramente - sono convinti - garanzia di buona qualità.
(M.Z/AsiaNews,it)
03.12.2005
|
LINEE DI CREDITO
DELLE BANCHE PER 2.1 MLD DI EURO
|
Lo
ha detto nel suo intervento al <Business Forum
Italia-Turchia> il presidente dell'<Abi>, Maurizio Sella.
La garanzia <Sace> e la fiducia data alla Turchia. |
 "Ammontano a circa 2.1 miliardi di
euro le linee di credito che le banche italiane hanno messo a disposizione delle
imprese che intendono esportare o realizzare investimenti diretti in Turchia".
Questo il dato fornito dal presidente dell'<Abi>, Maurizio Sella nel corso del suo
intervento, a Istanbul, al <Business Forum Italia-Turchia>.
"Finora - ha detto Sella - è stato utilizzato solo il 48 per cento. Ci
sono dunque ampi margini per finanziare nuove attività e verremo comunque
incontro ad ulteriori necessità delle imprese". "Di queste risorse
ben l'82 per cento - ha aggiunto il presidente - è erogato senza garanzia <Sace>
il che è segno della grande fiducia verso la Turchia".
Sella ha poi insistito sull'impegno a realizzare iniziative di follow up di
questa missione per dimostrare con fatti concreti "la volontà di
proseguire a fare sistema". (ApCom)
03.12.2005
|
ESTENDERE GLI SCAMBI A NUOVI SETTORI
|
Questo
- lo ha spiegato il presidente dell'Ice, Umberto Vattani - a proposito dell'export-import commerciali con la Turchia. La crescita degli insediamenti
italiani.
|
L'obiettivo dell'Italia non è solo quello
di incrementare gli scambi commerciali con la Turchia ma soprattutto di
estenderli a nuovi settori. Questo è l'auspicio del presidente dell'<Ice>,
Umberto Vattani, nel suo intervento di apertura al <Business forum
Italia-Turchia>, con il quale l'ambasciatore ha salutato il presidente della
Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e la delegazione di imprenditori e ministri
italiani e turchi presenti oggi alla giornata clou della missione italiana in
Turchia.
"Noi non ci proponiamo soltanto di incrementare gli scambi commerciali - ha
detto Vattani - ma soprattutto di estenderli a settori nuovi, individuando anche
nuove aree territoriali di investimento. I nostri imprenditori si stanno
interessando a regioni diverse da quelle più tradizionali del Bosforo e
dell'Egeo".
"Gli insediamenti italiani sono molto cresciuti in Anatolia centrale e
nella Turchia sud-orientale, zone individuate come ideali trampolini di lancio -
ha continuato il presidente dell'Ice - verso le Repubbliche turcofone dell'Asia
centrale e la stessa Russia, così come verso il Medio Oriente". Oltre ai
settore strategici tradizionali come auto, energia, infrastrutture, difesa e
finanza, gli imprenditori italiani "hanno individuato altri settori dal
grande potenziale nei quale investire: dalla information technology, alle
biotecnologie, all'aerospazio, alla logistica, ai trasporti fino all'ambiente e
al turismo".
Il presidente, dopo aver spiegato più in dettaglio l'organizzazione della
missione, ha concluso il suo intervento ringraziando il leader della
Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo e quello dell'<Abi>, Maurizio Sella, le
due associazioni che insieme all'Ice hanno organizzato la missione. "Sono
anche presenti - ha concluso Vattani - i principali esponenti del mondo
industriale turco, il cui desiderio di estendere e rafforzare i rapporti con le
aziende italiane e il loro impegno per raggiungere gli obiettivi fissati,
rappresenta la migliore garanzia di successo di questa straordinaria
missione". (ApCom)
03.12.2005
|
FIRMATO AD ANKARA
L'ACCORDO
TRA L'<IPI> E LA <KOSGEB> TURCA
|
L'obiettivo
- come ha sottolineato il ministro Claudio Scajola - è favorire la
cooperazione nel campo produttivo e del trasferimento
tecnologico, tra distretti, parchi tecnologici e centri servizi
dei due Paesi. Una struttura, quella turca, con una forte
specializzazione nei settori manifatturieri. L'intervento di Luigi
Corbò. |
 Consolidare e intensificare le relazioni
produttive e commerciali tra Italia e Turchia: va in questa direzione il primo e
importante accordo della missione turca, firmato ad Ankara tra l'<Ipi>
(Istituto per la promozione industriale) e <Kosgeb>, l'agenzia governativa turca
per lo sviluppo delle pmi, alla presenza del Primo Ministro turco Recep Tayyip
Erdogan, del
ministro dell'industria Ali Coskun e quello delle Attività produttive Claudio
Scajola.
Obiettivo dell'accordo - si legge in una nota dell'<Ipi> - è favorire la
cooperazione, nel campo produttivo e del trasferimento tecnologico, tra
distretti, parchi tecnologici e centri servizi dei due Paesi. L'intesa è
finalizzata inoltre a creare un'alleanza italiana con i turchi nei paesi
asiatici e nel Medioriente. La firma del protocollo si inserisce nel quadro più
ampio della missione istituzionale italiana in Turchia, alla quale ha partecipato il
presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi e una delegazione di <Confindustria> guidata da Luca Cordero di Montezemolo. "La struttura
produttiva turca basata su grandi e qualificate aziende e su 3 milioni di
piccole e medie imprese con una forte specializzazione nei settori
manifatturieri tradizionali, è complementare a quella italiana - ha spiegato il
direttore dell'<Ipi> Luigi Corbò - Il Governo turco si è rivolto all'<Ipi>,
proprio perché Istituto specializzato nel facilitare la crescita e la
competitività dei sistemi produttivi, e che da diversi anni opera a sostegno di
oltre 30 Paesi". "La collaborazione italiana con la Turchia ci
permetterà di trasferire tecnologie, macchinari e know how in un mercato molto
promettente - ha concluso Corbò - valorizzando le eccellenze italiane nei
settori ad alta tecnologia e le conoscenze che la Turchia sta sviluppando
nell'ambito del sistema universitario e della ricerca. Alla realizzazione del
programma di interventi in Turchia verranno coinvolte le associazioni
imprenditoriali, tra cui, in primo luogo <Confindustria>, e gli istituti
specializzati <Ice> e <Simest>". (Ansa)
03.12.2005
|
INTERSCAMBIO
COMMERCIALE DELLA TURCHIA
|
L'INTERSCAMBIO
COMMERCIALE DELLA TURCHIA
(valori in migliaia di dollari e variazioni percentuali) |
|
ESPORTAZIONI
2004 |
VAR % |
IMPORTAZIONI
2005 |
VAR % |
| 62.773.654 |
32,85 |
97.161.268 |
40,12 |
|
ESPORTAZIONI
(Gen.-Ag. 2005) |
Var %
(Gen.-Ag. 2005/05 |
IMPORTAZIONI
(Gen.-Ag. 2005) |
Var %
(Gen.- 2005/04) |
|
40.565.870 |
17,08 |
64.482.491 |
19,32 |
Composizione
merceologica della bilancia Commerciale della Turchia nel 2004
(valori in migliaia di dollari)
|
Beni esportati |
|
Beni importati |
|
| Tessile-Abbigliamento |
18.239,045 |
Tessili-Abbigliamento |
7.391.497 |
|
Minerali e Metalli |
2.468.654 |
Minerali e Metalli |
14.776.519 |
|
Agricoltura/
Allevamento |
5.946.293 |
Agricoltura/
Allevamento |
15.672.432 |
|
Veicoli a motore |
9.481.332 |
Veicoli a motore |
11.949.375 |
|
Materiali e forniture
industriali |
6.471.416 |
Materiale e
forniture industriali |
18.773.430 |
|
Macchinari |
8.893.552 |
Macchinari |
21.773.398 |
Fonte: elaborazioni Ice Istanbul su
dati locali
L'INTERSCAMBIO
COMMERCIALE DELLA TURCHIA
(valori in migliaia di dollari e variazioni sul periodo corrispondente)
| |
Gennaio-Agosto 2004 |
Gennaio-Agosti 2005 |
Var % |
|
IMPORTAZIONI |
54,040.105 |
64.482.491 |
19,32 % |
|
ESPORTAZIONI |
34.648,263 |
40.565.870 |
17,08% |
di cui:
|
PAESE |
IMPORT |
Var % |
EXPORT |
Var % |
|
GERMANIA |
8.722.863 |
8,27 % |
5.981.494 |
6,84 % |
|
RUSSIA |
8.40.729 |
47,68 % |
1.448.146 |
28,98 % |
|
ITALIA |
4.931.064 |
8,94 % |
3.298.266 |
19,81 % |
|
CINA |
4.110.108 |
52,14 % |
337.917 |
20.76 % |
|
FRANCIA |
3.824.488 |
-8,85 % |
2.484.502 |
5.54 % |
|
STATI UNITI |
3.600.433 |
11,87 % |
3.199.721 |
0,42 % |
|
REGNO UNITO |
3.061.001 |
11,12 % |
3.698.547 |
8,12 % |
|
SVIZZERA |
3.058.0272 |
36,99 % |
308.218 |
6,71 % |
|
COREA DEL NORD |
2.289.754 |
41,40 % |
------ |
------ |
|
SPAGNA |
2.239.819 |
6,41 % |
1.884.496 |
15,93 % |
|
IRAN |
2.004.743 |
63,10 % |
593.342 |
31,69 % |
|
GIAPPONE |
1.961.063 |
15,64 % |
------ |
------ |
|
BELGIO |
1.475.142 |
16,07 % |
849.373 |
16,87 % |
|
PAESI BASSI |
1.294.092 |
12,28 % |
1.614.212 |
20.43 % |
|
ARABIA SAUDITA |
1.280.198 |
72,99 5 |
595.998 |
26,38 % |
Fonte: elaborazioni Ice su dati
Istatistik Enstitusu
L'INTERSCAMBIO
COMMERCIALE DELLA TURCHIA NEL 2004
(valori in migliaia di dollari e variazioni sull'anno precedente)
| IMPORTAZIONI |
69.339.692 |
97.161.268 |
40.12 |
| ESPORTAZIONI |
47.252.836 |
62.773.654 |
32.85 |
di cui:
|
PAESE |
IMPORT |
Var % |
EXPORT |
Var % |
|
GERMANIA |
12.494.182 |
32,17 % |
8.724.901 |
16,57 % |
|
ITALIA |
6.856.916 |
25,32 % |
4.601.949 |
44,12 % |
|
RUSSIA |
9.008.514 |
65,25 % |
1.851.608 |
35,39 5 |
|
FRANCIA |
6.197.610 |
48,83 % |
2.982.312 |
29,97 % |
|
REGNO UNITO |
4.307.693 |
23,08 % |
5.532.963 |
50,76 % |
|
STATI UNITI |
4.690.174 |
34,17 % |
4.827.134 |
28,67 % |
|
SVIZZERA |
3.403.368 |
14,66 % |
559.360 |
22,26 % |
|
CINA |
4.452.136 |
70,56 % |
390.460 |
-22,62 % |
|
IRAN |
1.957.798 |
5,22 % |
803.187 |
50.47 % |
|
OLANDA |
1.906.474 |
15,08 % |
2.130.035 |
39.59 % |
|
SPAGNA |
3.247.661 |
62,08 % |
2.605.683 |
45,61 % |
|
GIAPPONE |
2.677.334 |
38,93 % |
147.373 |
21,14 % |
|
BELGIO |
1.990.565 |
30,65 % |
1.178.269 |
33.05 % |
|
COREA DEL
SUD |
2.570.488 |
95,86 % |
------ |
------ |
Fonte : Elaborazioni Ice su dati Devlet
Istatistik Enstitusu
L'INTERSCAMBIO
COMMERCIALE DELLA TURCHIA CON L'ITALIA
(valori in milioni di dollari)
| |
2002 |
2003 |
2004 |
Gen.-Ag.2005 |
|
IMPORTAZIONI |
4.102 |
5.472 |
6.857 |
4.931 |
|
ESPORTAZIONI |
2.237 |
3.193 |
4.602 |
3.298 |
|
SALDO |
-1.865 |
-2.279 |
-2.255 |
-1.633 |
TURCHIA: INVESTIMENTI
ESTERI NEI PRINCIPALI SETTORI
|
TESSILE
E ABBIGLIAMENTO |
289
ditte |
|
INDUSTRIA CHIMICA |
164
ditte |
|
INDUSTRIA ALIMENTARE |
166
ditte |
|
INDUSTRIA DELLA MECCANICA E MACCHINARI |
123
ditte |
|
INDUSTRIA AUTOMOBILISTICA E SETTORI CORRELATI |
163
ditte |
LE IMPORTAZIONI TOTALI
DELLA TURCHIA NEL 2004
GRADUATORIA PER PRINCIPALI SETTORI E QUOTE DETENUTE DALL'ITALIA
(valori in dollari)
|
CODICI DOGANALI |
DESCRIZIONE |
IMPORTAZIONI |
QUOTA ITALIANA |
|
27 |
Combustibili minerali, oli minerali e prodotti della loro
distillazione; sostanze bituminose; cere minerali |
14.354,295.922 |
1,62 % |
|
84 |
Reattori nucleari, caldaie, macchine, apparecchi e congegni
meccanici; parti di queste macchine o apparecchi |
13.419.449.047 |
15,67 % |
|
87 |
Vetture automobili, trattori, velocipedi, motocicli ed altri
veicoli terrestri, loro parti ed accessori |
10.236.110.097 |
5.74 % |
|
85 |
Macchine,
apparecchi e materiale elettrico e loro parti; apparecchi per la
registrazione o la riproduzione del suono, apparecchi per la
registrazione o la riproduzione delle immagini e del suono per
la televisione, e parti ed accessori di questi apparecchi |
8.353.948.768 |
6,46 % |
|
72 |
Ghisa,
ferro e acciaio |
7.973.455.639 |
2,89 % |
|
39 |
Materie
plastiche e lavori di tali materie |
4.760.582.235 |
7,45 % |
|
71 |
Perle fini
o coltivate, pietre preziose (gemme), pietre semipreziose (fini)
o simili, metalli preziosi, metalli placcati o ricoperti di
metalli preziosi e lavori di queste materie; minuterie di
fantasia; monete |
3.740.441.650 |
2,47 % |
|
29 |
Prodotti
chimici organici |
2.973.706.304 |
6,75 % |
|
30 |
Prodotti farmaceutici |
2.708.760.684 |
7.12 % |
|
52 |
Cotone |
1.972.611.981 |
7,91 % |
|
90 |
Strumenti ed apparecchi di ottica, per fotografia e per
cinematografia, di misura, di controllo o di precisione;
strumenti ed apparecchi medico-chirurgici; parti ed accessori di
questi strumenti o apparecchi |
1.922.561.961 |
8,60 % |
|
48 |
Carta e cartone; lavori di pasta di cellulosa, di carta o di
cartone |
1.525.625.008 |
7,47 % |
|
88 |
Navigazione aerea o spaziale |
1.209.261.568 |
1,75 % |
|
55 |
Fibre sintetiche o artificiali in fiocco |
1.171.626.768 |
10,77 5 |
|
74 |
Rame e lavori di rame |
1.079.690.174 |
2.24 % |
|
40 |
Gomma e lavori in gomma |
1.063.432.440 |
9,26 % |
|
32 |
Estratti per concia o per tinta; tannini e loro derivati;
pigmenti ed altre sostanze coloranti; pitture e vernici;
mastici; inchiostri |
1.025.479.294 |
10,14% |
|
54 |
Filamenti sintetici o artificiali |
1.003.008.304 |
8,28 % |
|
38 |
Prodotti vari delle industrie chmiche |
958.851.505 |
11,21 % |
|
76 |
Alluminio e lavori in allumnio |
958.554.438 |
4,85 % |
(Fonte:
Ufficio Ice di Istanbul)
03.12.2005
|
TREMILA INCONTRI "BUSINESS TO BUSINESS" AL KEMPISKI PALACE
|
Ottocento
imprenditori turchi venuti da ogni parte della Turchia per parlare
di affari con con gli italiani. Sono stati sessanta i settori
interessati. |
A margine del Forum, circa 800
imprenditori provenienti da tutte le aree della Turchia (da Gaziantep, Adana,
Mersin nel Sud-est anatolico, da Ankara, Eskishehir Konya, nel centro del Paese,
da Izmir, Manisa nella zona egea, da Bursa e Kocaeli in Tracia e perfino
da Erzurum, nell'estremo Nord Est del Paese)
hanno potuto realizzare, grazie al lavoro dell'Ufficio <Ice> di Istanbul
in collaborazione con l'Ambasciata e con i Consolati italiani in Turchia,
circa 3000 incontri business to business con aziende italiane omologhe.
Sessanta i settori interessati, da quelli più tradizionali dell'agro-alimentare
e del turismo, del tessile e delle calzature, dei mobili e degli articoli
d'illuminazione, alla meccanica strumentale
(componentistica auto, macchinari per
tessili e abbigliamento), fino
ai settori più innovativi: information technology, protezione ambientale,
energie rinnovabili, sicurezza componentistica elettronica. (fonte Ambasciata
d'Italia ad Ankara)
03.12.2005
|
SECONDA EDIZIONE
DEL FORO DI DIALOGO ITALO-TURCO
|
Organizzato
da <Unicredito> e da <Limes> e svoltosi al Conrad
Hilton di Istanbul, si è articolata su tre workshop differenti. |
 Parallelamente all'evento imprenditoriale
cui ha partecipato il Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, nei giorni 23 e 24 novembre si è svolta
ad Istanbul, presso l'Hotel Conrad, la seconda edizione del <Foro di Dialogo
italo-turco>, organizzato da <Unicredito> e <Limes> per la parte italiana e dal
Centro di Studi Strategici (Sam) del ministero degli Esteri turco. Si
tratta di
un esercizio inaugurato lo scorso novembre a Roma dal ministro degli Esteri
italiano Gianfranco Fini e dal suo omologo turco Abdullah Gul, la cui principale finalità è quella di
mettere in contatto le società civili dei due Paesi, anche nell'ottica di
quanto auspicato dal Consiglio e dalla Commissione Europea per favorire il
processo di adesione della Turchia all'Unione Europea. L'edizione di
quest'anno è stata inaugurata, dopo gli interventi di benvenuto del presidente di
<Unicredito>, Carlo Salvatori, e del presidente della <Koç Holding>,
Mustafa Koç (partner turco di Unicredito), dal Sottosegretario Roberto Antonione e
da Gul, e si è articolata attraverso lo svolgimento di
tre workshop differenti, rispettivamente
sulle
relazioni politiche tra Italia e Turchia, sulle relazioni socio-culturali ed il
ruolo della donna nelle due società nonché sulle relazioni economiche. Gli
interventi di chiusura sono stati ad opera del ministro delle Attività
Produttive Claudio Scajola e del ministro dell'Industria turco Ali Coskun. (fonte Ambasciata
d'Italia ad Ankara)
03.12.2005
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IL VALORE DELLA COMMESSA
PER LA VENDITA DI TETRA
|
E'
pari - come ha sottolineato il Ceo di <Selex Comminication>,
Maurizio Tucci, a trecento milioni di euro. |
Il valore della commessa per la vendita di
<Tetra> in Turchia è pari a 300 milioni di euro. A spiegarlo è il Ceo di
<Selex Communication>, Maurizio Tucci, intervenuto alla prima giornata di incontri
tra aziende italiane turche per la missione imprenditoriale in Turchia,
organizzata da <Confindustria>, <Ice> e <Abi>. "<Selex> partecipa a una gara - ha
sottolineato Tucci - il cui avvio è previsto nel primo trimestre del 2006 per
la fornitura di <Tetra>. Il valore della commessa è di 300 milioni di euro, gli
altri due concorrenti sono <Eads> e <Motorola>". "Noi - ha concluso l'ad -
puntiamo sul fatto che esiste <Selex Turchia> da più di 10 anni e con 120
dipendenti". (ApCom)
03.12.2005
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COME SAPERSI UNIFORMARE AL SISTEMA
E ALLE NORME DELL' UNIONE EUROPEA
|
Concluso
dopo un anno e mezzo di contatti il "gemellaggio"
tra l'Autorità italiana per l'energia elettrica ed il gas e
l'Autorità di regolazione turca alla presenza dei due presidenti,
rispettivamente Alessandro Ortis e Yusuf Gunay. Sviluppo delle
fonti rinnovabili e sicurezza e qualità dei servizi. |
 Con una cerimonia ed un dibattito finali,
si è concluso il ''gemellaggio'' fra l'Autorità per l'energia elettrica
e il gas e l'Autorità di regolazione turca. All'evento svoltosi a Istanbul
hanno partecipato il presidente dell'<Energy Market Regulatory Authority>, Yusuf
Gunay e il presidente dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas,
Alessandro Ortis. L'incarico per il ''gemellaggio'' tra l'Autorità italiana e
l'omologa turca, attivato nel giugno 2004, era stato assegnato all'Autorità
italiana dalla Commissione europea - che lo ha interamente finanziato - a
seguito di una gara internazionale, tenutasi nel 2003. Con il ''gemellaggio'' si
è inteso contribuire al percorso di adeguamento della regolamentazione turca
alle norme del mercato unico europeo dell'energia e agli standard europei di
regolazione, nella prospettiva dell'adesione della Turchia all'Unione europea.
Durante i trascorsi 18 mesi di ''gemellaggio'' con l'Autorità di regolazione
turca, l'Autorità italiana ha effettuato oltre 100 missioni di esperti, per
complessive 500 giornate di lavoro, ed è stata predisposta una serie di
rapporti o documenti contenenti analisi e proposte riguardanti il sistema ed il
mercato turco dell'elettricità e del gas. Tali documenti o rapporti riguardano:
il confronto della regolamentazione turca con le norme e le prassi in vigore
nell'Unione Europea (Benchmark Report); le tariffe elettriche e del gas; le
competenze istituzionali dell'<Emra>; il transito internazionale dell'energia
elettrica; lo sviluppo delle fonti rinnovabili; la sicurezza e qualità dei
servizi; l'apertura dei mercati; il monitoraggio dei mercati; i codici di rete
del gas; le regole del mercato elettrico; la qualità dei servizi e la
protezione dei consumatori. (Asca)
03.12.2005
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LE MIRE DI UNICREDIT
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L'istituto
bancario italiano, dopo la joint venture con il gruppo <Koc>
e l'acquisto della maggioranza di <Yapi Credi>, punta ad un
consolidamento in Turchia. |
L'<Unicredit>, dopo la joint-venure in
Turchia con il gruppo <Koc> e l'acquisto della maggioranza della banca
<Yapi Credi>,
punta ad un consolidamento della sua posizione. Rispondendo all'Ansa - in
occasione del secondo forum italo-turco ad Istanbul - l'amministratore delegato
Alessandro Profumo ha dichiarato che l<'Unicredit> "ha raggiunto un ottimo
posizionamento ed ora il lavoro sarà concentrato soprattutto sull'integrazione
tra <Kocbank> e <Ykb>, per poter sfruttare tutto il potenziale insito in un mercato
con enormi spazi di crescita. In questo senso - ha concluso Profumo - la Turchia
è un tassello fondamentale della nostra strategia di espansione, che dopo
l'operazione <Hvb>, guarda come mercato di riferimento all'Europa". (Ansa)
03.12.2005
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UN ASSE
ITALO-TURCO IMPERNIATO SUL CIS- INTERPORTO DI NOLA
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Multimedia informatica,
<Aerosoft>, <Besana>.
Sono alcune delle imprese campane che sono andate in missione in Turchia con
<Confindustria>. A guidare la delegazione regionale Silvio Sarno, presidente
degli industriali irpini. Numerosi gli incontri bilaterali con
protagoniste le Pmi campane. Aiuti agli imprenditori che vogliono investire nel
Paese della Mezzaluna.
|
 Un mercato in piena espansione, ma non
solo. La Turchia, in prospettiva, è per le Pmi campane una porta d'accesso
verso Paesi dove nessuna azienda italiana, tranne rare eccezioni, è arrivata.
Kazakhstan, Kirghizistan, Turkmenistan, Uzbekistan e Tagikistan. Si tratta di
aree che promettono un tasso di sviluppo vertiginoso, nei prossimi anni. Proprio
per questo la posta in palio è alta.
Ne è consapevole il leader di <Confindustria>, Luca Cordero di Montezemolo, che
con il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha guidato la missione
italiana nella Mezzaluna.
Per favorire l'interscambio tra Europa e Asia, Montezemolo propone un asse
italo-turco imperniato sul Cis-Interporto di Nola.
Se la Turchia vuole costruire un "ponte ideale" con l'Italia per
l'interscambio tra Europa e Asia, è il ragionamento di Montezemolo, lo può
fare solo con l'Interporto di Nola, grazie alla sua logistica integrata e alla
rete dei porti del Sud d'Italia. Gli esiti della missione, dunque, confermano
la bontà della scelta di puntare sulla Turchia come partner commerciale per
l'Italia e per la Campania.
Da questo momento si aprono quindi interessanti opportunità per le nostre
imprese, soprattutto nei settori che hanno preso parte alla missione.
Capeggiate dal leader degli industriali irpini Silvio Sarno, sono sbarcate ad
Ankara, oltre al <Cis-Interporto>, anche aziende come <Besana>, <Multimedia
Informatica>, <Boviar>, <Ilside>, <Pancrazio>, <Basso Fedele &
figli>. I settori
interessati sono dunque aerospaziale, logistica, alimentare, Ict, ingegneria.
Una opportunità in più per le Pmi sono le linee di credito specifiche messe a
disposizione dall'<Abi>, per un valore complessivo di 2.1 miliardi.
La Regione, da parte sua, assicura il proprio supporto attraverso <Sprint>
(Sportello per l'internazionalizzazione) e il raccordo che si sta stringendo
con <Confindustria<.
L'Assessorato regionale alle Attività produttive ha infatti siglato con <Confindustria> Campania l'accordo per l'attivazione di antenne Sprint presso
le sedi territoriali degli industriali.
"Aiuteremo le aziende a fare una ponderata scelta dei partner", promette
l'assessore regionale Andrea Cozzolino. Tra Campania e Turchia, dunque c'è
da attendersi un rafforzamento degli scambi commerciali.
Nel primo semestre del 2005 sono i prodotti in cuoio, con un valore di 16
milioni di euro, la voce principale delle esportazioni campane verso Ankara.
Si tratta del 38 per cento del totale dell'export regionale verso la
Mezzaluna,, che ammonta a 42.4 milioni. Subito dopo i prodotti in cuoio si situa
l'export di apparecchi domestici, pari a 5 milioni (il 12 per cento di quota
sul totale). Nel complesso, l'economia turca attraversa un momento felice, sia
dal punto di vista congiunturale, sia da quello degli investimenti stranieri.
Nel 2002 Ankara ha concluso un accordo con il Fondo Monetario Internazionale che
prevede, a fronte di un prestito pari a 19 miliardi di dollari, un vasto
programma di risanamento economico da attuare attraverso la riduzione del debito
pubblico, il rigore fiscale, la lotta all'inflazione e una serie di riforme
strutturali per il rafforzamento del settore privato, del sistema bancario e per
il miglioramento del clima per gli investimenti.
Secondo gli ultimi dati, l'indice dei prezzi al consumo ha raggiunto l'8.79
per cento su base annua. (denaro.it)
03.12.2005
|
AUTOTRASPORTO: I
PERMESSI VANNO AUMENTATI
|
La
richiesta, fatta al nostro ministro Pietro Lunardi, è stata fatta
dal presidente dell'Associazione turca, Cetin Nuhoglu. Quelli
attuali sono tutti esauriti. |
Un aumento dei permessi bilaterali per
l'autotrasporto rilasciati dal Governo italiano alla Turchia. Questa la
richiesta che arriva dal presidente dell'Associazione turca dei trasportatori,
Cetin Nuhoglu, che ha chiesto al ministro Pietro Lunardi di portare dagli attuali 25.000 all'anno a
40-45.000 i permessi per il trasporto delle merci turche verso l'Italia e
italiane verso la Turchia.
"Si tratta di una condizione necessaria per incrementare l'interscambio se,
come dice Montezemolo, l'Italia punta a diventare il primo partner commerciale
con la Turchia", sottolinea il presidente oggi a Istanbul in occasione
della giornata clou del <Business forum Italia Turchia>.
"Dopo 9-10 mesi - spiega ancora il presidente - i permessi sono tutti
esauriti e alla fine non abbiamo più la possibilità di fare trasporti. Noi
stimiamo che ci servano 40-45.000 licenze".
E' per questo che Nuhoglu giudica grave il rinvio dell'incontro in Italia con il
nostro governo. "L'incontro era previsto a novembre, poi è stato rimandato
a dicembre e poi ancora all'inizio del nuovo anno. Noi pianifichiamo in questa
parte dell'anno sul prossimo anno". Il rinvio per il presidente dunque
nuoce ad uno dei maggiori collanti tra il nostro Paese e la Turchia,
l'interscambio. (ApCom)
03.12.2005
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GRANDE
ENTUSIASMO PER L'ANNUNCIO DI TAGLI FISCALI
|
Investitori
ed imprenditori esteri hanno accolto con favore l'annuncio dato
dal Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan per il nuovo
regime che entrerà in funzione nel 2006. |
Con l'obiettivo di vivificare
ancor più l'andamento congiunturale dell'economia turca e soprattutto
attrarre sempre più gli investitori esteri, il Primo Ministro
RecepTayyip Erdogan ha ufficialmente dichiarato che nel 2006 entrerà
in vigore un nuovo regime fiscale che ridurrà consistentemente il
peso della tassazione sulle imprese. L'imposta sulle società calerà
dal 30 al 20%, mentre in generale la tassazione che grava sugli
investimenti dall'estero scenderà al 28% dall'attuale 37%. Peraltro,
Erdogan ha fatto presente che anche le imposte sulle persone fisiche
caleranno, soprattutto per i redditi più elevati (dal 40% al 35%),
mentre per i percettori di redditi più bassi la percentuale rimarrà
invariata al 15%. "Questi cambiamenti aiuteranno ad attrarre
nuovi investimenti dall'estero" ha dichiarato il Primo Ministro,
a cui gli hanno fatto eco numerosi analisti, economisti ed
imprenditori i quali hanno commentato molto positivamente la decisione
del governo. E' interessante notare che anche il ministro delle
Finanze Kemal Unakitan - che alcune settimane fa aveva anticipato la
decisione- ha evidenziato che le consistenti riduzioni fiscali non
avranno conseguenze sul bilancio statale 2006, poiché i vantaggi
derivanti dall'accelerazione dell'economia e dagli investimenti esteri
saranno nettamente superiori alle possibili minori entrate fiscali.
L'Associazione degli investitori esteri in Turchia, <Yased>, si
è dichiarata oggi molto soddisfatta della decisione governativa e
conferma che il flusso di investimenti dall'estero riceverà una
notevole spinta da questa decisione. (Ice
Istanbul)
03.12.2005
|
INVESTIMENTI
ESTERI DIRETTI: INTROITI RECORD
|
L'audizione
in Parlamento del ministro dell'Economia e capo per la Turchia
presso l'Unione europea, Ali Babacan. Attesi cinque miliardi di euro. |
Nell' ambito di un'audizione in
Parlamento, il ministro dell' Economia e Capo negoziatore per la
Turchia presso la UE Ali Babacan, ha dichiarato che questo sarà un
anno record per gli investimenti diretti esteri in Turchia. Sono
attesi circa 5 miliardi di dollari, contro i 2.,8 del 2004 e gli 1.7
miliardi del 2003. "Ci attendiamo, prudenzialmente, oltre 16
miliardi di dollari nei prossimi tre anni" ha dichiarato Babacan,sottolineando
che l' afflusso di capitali dall' estero è essenziale per lo sviluppo
economico futuro della Turchia. Il dato fornito dal ministro viene
ritenuto dagli analisti locali abbastanza congruo e in linea con le
molteplici opportunità che il mercato locale può offrire, anche in
vista delle ulteriori fasi di privatizzazione. (Ice
Istanbul)
03.12.2005
|
PESA IL DEFICIT DELLE PARTITE
CORRENTI
|
La
cosa più importante che la Turchia oggi può fare per proteggere
la Lira turca, è accrescere le sue riserve di valuta straniera. |
L' appesantimento del deficit delle partite correnti della Bilancia dei
Pagamenti turca (16,35 miliardi di dollari nei primi nove mesi del 2005 contro i
10.6 miliardi di dollari del 2004, cioè +54% nel 2005 rispetto al 2004)
comincia a preoccupare alcuni analisti locali, che considerano l' incremento al
6% del rapporto deficit/Pnl potenzialmente rischioso per il Paese. Il Fmi (Fondo
Monetario Internazionale), peraltro ritiene che il deficit persisterà anche nel
2006, nonostante gli apprezzabili sforzi delle autorità locali. Chiaramente da
un versante l' andamento fortemente espansivo delle importazioni, che anche
quest' anno cresceranno di oltre il 20% è considerato un fattore positivo che
indica l' effervescenza dell' attuale fase congiunturale, dall' altro c' è chi
ritiene che la sostenibilità di un tale deficit non possa né debba essere
indefinita. Inoltre, il forte indebitamento estero della Turchia, denominato in
dollari (245 miliardi), obbliga il Paese ad avere sempre più consistenti
riserve di valuta statunitense per proteggersi da crisi finanziarie interne o
internazionali. "La cosa più importante che la Turchia oggi può fare per
proteggere la Lira turca è accrescere le sue riserve di valuta straniera",
ha dichiarato uno dei più importanti esperti finanziari turchi. I processi di
privatizzazione in atto, l' elevato flusso di investimenti esteri, i proventi
turistici e l' export stanno ora particolarmente aiutando la Turchia. "Noi
crediamo che il deficit delle partite correnti non sia un rischio per il Paese" ha dichiarato
il Sottosegretario al Tesoro,
Ibrahim Canakci, minimizzando il problema e cercando di renderlo più facilmente
accessibile anche al grande pubblico. (Ice Istanbul)
03.12.2005
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CELLULARI IN SALITA
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Una
media di 27 mila abbonamenti al giorno in Turchia che potrebbe
portare il numero totale entro l'anno a quota 42.7 milioni. |
Nel corso del 2005 una media di 27.000
turchi al giorno si è abbonata alla rete mobile del Paese. Un trend in grande
crescita che dovrebbe portare Il numero totale di abbonati entro fine anno a
quota 42.7 milioni, ben 7 milioni in più rispetto al 2004 (+23%).
Negli ultimi tre anni, nonostante il boom di nuovi abbonati alla telefonia
mobile (+19 milioni), è aumentato anche il numero di abbonati alla rete fissa
(59.8 milioni a fine 2005) e ad internet (13.6 milioni di abbonati a luglio
2005) con un'ulteriore crescita prevista di 2.5 milioni di nuovi abbonati negli
ultimi 5 mesi dell'anno (+272%). (Cellular.it)
03.12.2005
|
ECONOMIA IN PILLOLE
|
Promossa
la Turchia dalla Banca Mondiale. Investimenti della <Imperial Tobacco>.
Nuovo ritocco della Banca centrale turca. A quanto ammontano le riserve
valutarie. La situazione economica sotto l'occhio di <Moody's>. Il
nuovo amministratore della <Turk Telekom>.
|
La
Banca Mondiale promuove la Turchia tra i Paesi che hanno raggiunto i progressi
più significativi specialmente nella transizione da un'economia controllata ad una che privilegia nettamente il settore
privato. Il Paese, ha affermato il direttore Andrew Vorkink, ha dimostrato di
poter garantire non solo un nuovo livello di politica sociale ma anche di
sviluppo economico che ha rinnovato la fiducia nel Paese consentendogli di ottenere un innalzamento delle
valutazioni del debito sovrano, un segnale chiave per gli investitori stranieri.
Vorkink ha comunque tenuto a sottolineare che il Governo deve continuare con
decisione nelle riforme in materia sociale, di educazione, sanitaria e far
fronte alle necessità di fasce di popolazione meno abbienti con la creazione di
nuovi posti di lavoro.
__________
La <Imperial Tobacco> ha annunciato che oltre agli
investimenti già in corso in Turchia inizierà prossimamente ad esportare
sigarette prodotte negli stabilimenti di Manisa con un investimento aggiuntivo
di $50 milioni e di ulteriori $7 milioni per il marchio <Davidoff Slim>.
Attualmente lo stabilimento di Manisa produce 7.500 kg di tabacco all'ora e
10.000 sigarette al minuto.
__________
A meno di un mese dal
precedente aggiustamento dei tassi interbancari, la Banca Centrale turca ha effettuato
un nuovo ritocco applicando una riduzione di un quarto di punto, dal 14.00 al
13.75% e dal 18.00 al 17.75% rispettivamente per la ricezione e la cessione dei
depositi.
____________
La Banca Centrale ha
annunciato che nella prima settimana di novembre le riserve valutarie in valuta
estera erano pari a circa $ 42 miliardi.
____________-
L'Agenzia di rating internazionale <Moody's> sta osservando
attentamente gli la situazione economica della Turchia al fine di rivedere il
grado di affidabilità del Paese che attualmente rientra nella categoria B1.
Parallelamente un rappresentante della Morgan Stanley ha annunciato che nuove
risorse umane saranno destinate alla Turchia al fine di sviluppare partnership
strategiche con le banche locali.
______________
A seguito della finalizzazione delle procedure per il passaggio del 55% delle
azioni della <Turk Telekom> al consorzio guidato dalla saudita <Oger
Telecom>, di
cui fa parte anche <Telecom Italia>, è stato presentato il nuovo amministratore
delegato, Paul Doany, che in un'incontro con la stampa locale ha reso noto che
la <Oger> investirà $3.5 miliardi entro i prossimi 6 o 7 anni. La <Oger> conta in
particolare di aumentare la competitività internazionale del gigante turco
delle telecomunicazioni attraverso nuove strategie di marketing e servizio
clienti. (fonte Ambasciata d'Italia ad Ankara)
03.12.2005
|
INDICATORI
MACROECONOMICI
-
Crescita PNL gennaio-marzo 2005: 5.3%
- Valore assoluto PNL $ 70.2 miliardi (agosto 2005)
- Crescita PIL gennaio-marzo 2005: 4.8%
- Inflazione annua (prezzi al
consumo): 7.82% (luglio 2005)
- Interscambio con l'Italia nel periodo
gennaio-agosto 2005: $8.22 miliardi, con $ 4.93 miliardi di esportazioni
italiane verso la Turchia (+ 8.94%) e $3.29 miliardi di importazioni dalla
Turchia (+ 19.81%). (fonte Amb. d'Ita)
03.12.2005
|
LA MISSIONE DI BERSELLI:
TUTTO OK
|
Il
Sottosegretario italiano alla Difesa si è visto ad Ankara con
l'omologo turco Murad Bayar per parlare di velivoli da caccia
(vedo <Eurofighter>) e per creare le premesse di ulteriori
investimenti. |
"Tra Italia e Turchia esistono
eccellenti rapporti; l'Italia è stata ed è fra i maggiori sostenitori di
Ankara nell'ingresso della Turchia nell'UE, e proprio la prospettiva
dell'ingresso in Europa ha spinto la Turchia ad incrementare i rapporti
bilaterali con il nostro Paese a creare le premesse per ulteriori investimenti.
Con un interscambio complessivo di oltre 11 miliardi di dollari, l'Italia
rappresenta oggi il secondo partner commerciale della Turchia dopo la Germania.
Lo sviluppo di una industria nazionale di difesa, basata su tecnologie molto
avanzate, è una delle priorità che il governo turco intende perseguire, perché
ciò oltre che di supporto alle forze armate può rappresentare un fattore di
crescita dell'intero Paese, dando così alla Turchia un'ulteriore opportunità
di integrarsi nel contesto europeo. Per quanto riguarda il settore aereo della
difesa, l'aeronautica militare turca ha già mostrato notevolissimo interesse
nei confronti dell'<Eurofighter>; l'<Alenia Aeronautica>, in qualità di
rappresentante commerciale per la Turchia del consorzio <Eurofighter>, ha già
aperto da circa un anno i propri uffici ad Ankara, allo scopo di favorire
l'esportazione di questo velivolo che già è in servizio nell'Aeronautica
militare italiana". Così ha dichiarato il Sottosegretario alla Difesa
Filippo Berselli, con delega all'Aeronautica ed agli armamenti, nel corso
dell'incontro con il suo omologo turco, Murad Bayar. (Wapa)
03.12.2005
|
GASDOTTO PRONTO
PER LA FINE DEL PROSSIMO ANNO
|
Collegherà
la Turchia alla Grecia. Lo ha dichiarato i consorzio che si è aggiudicato
l'appalto per la costruzione del tratto di attraversamento del Mar di
Marmara.
|
Il gasdotto che collegherà la Turchia alla Grecia dovrebbe essere pronto entro il novembre
dell'anno prossimo. Lo ha dichiarato il consorzio che si è aggiudicato l'appalto
per la costruzione del tratto di attraversamento del Mar di Marmara.
Grecia e Turchia hanno concordato la costruzione del gasdotto - 285 km per un
investimento di 300 milioni di dollari - l'anno scorso nell'ambito
dell'ambizioso progetto di fare arrivare in Europa direttamente dal Medio
Oriente e dai paesi centro-asiatici.
La <Boras>, la società di stato turca che gestisce le condotte, ha indetto gare
distinte per il tratto terrestre e quello marino del gasdotto dopo che una prima
gara era saltata per sospetti di corruzione.
"L'arco dei 12 mesi per il completamento dell'opera è cominciato il 15
novembre. Noi dobbiamo completare questa fase entro il 15 novembre del 2006 - ha
dichiarato un portavoce del consorzio vincente dell'appalto, <Oztas-Peker Is
Partnership>.
In precedenza, era stato detto che si prevede che il gasdotto entrerà in
funzione agli inizi del 2007 con un flusso di 750 milioni di metri cubi di gas
all'anno. Una volta a regime, l'intero gasdotto potrà trasportare fino a 11
miliardi di metri cubi di gas - tre destinati alla Grecia e i restanti otto da
riesportare in Europa occidentale.
Nell'ambito dello stesso progetto rientra anche il costruendo gasdotto tra
Grecia e Italia, prosecuzione di quello greco-turco: il gasdotto di collegamento
tra costa greca e costa italiana - 200 km di lunghezza - sarà costruito da <Poseidon>,
joint venture tra <Edison> e la greca <Depa>, con un investimento di 350
milioni di euro. La <Botas> potrà entrare a farvi parte in un secondo momento. Il
tratto del gasdotto su terra ferma in Grecia sarà costruito dalla <Depa con un
investimento di 660 milioni di euro: i lavori su questo tratto comincerà nel
2007 e finirà nel 2010. (Agi)
03.12.2005
|
LO
SGUARDO DI
ENEL
|
Il
colosso italiano - stando a quanto dichiarato dal suo
presidente Piero Gnudi - è fortemente interessato ad
investire in Turchia. |
L'<Enel>
guarda con interesse all'avvio delle privatizzazioni delle reti di
distribuzione dell'energia elettrica in Turchia. Il presidente Piero
Gnudi, recatosi ad Ankara ed Istanbul insieme al presidente della Repubblica
nonché ad una
folta delegazione di industriali e banchieri italiani per
partecipare al <Business meeting Italia-Turchia>, ha
confermato
l'attenzione con la quale l'<Enel> guarda a questo Paese. "Il
processo di privatizzazione delle reti elettriche dovrebbe partire
nei primi mesi del 2006 - ha detto incontrando i giornalisti e chiarendo
che - il Paese è stato diviso il 21 aree e le prime 6 sono quelle
più importanti, in termini di clientela, a cui stiamo
guardando".
Certamente " è un progetto ancora tutto da
costruire - ha aggiunto Gnudi - e pensiamo di trovare un partner
locale". Il Paese "entrerà nella UE, ha raddoppiato i
consumi negli ultimi dieci anni e si stima un ulteriore raddoppio
nei prossimi dieci anni e con la crescita economica - ha osservato -
cresceranno anche i consumi elettrici". Insomma si tratta di
"un mercato da monitorare", anche in considerazione che l'<Enel>
ha "una potenza di fuoco" di 15 miliardi per gli investimenti
all'estero nei prossimi tre anni. "Abbiamo la capacità finanziaria
per essere una presenza importante in tutta la nuova Europa".
(Agi)
03.12.2005
|
L'OBIETTIVO DI SABANCI
|
"Occorre
- ha detto il presidente della <Tusiad> - formare una
coscienza etica nello Stato inteso come pubblica amministrazione. |
Chairman of the Executive Board of the Turkish Industrialists' and
Businessmen's Association (Tusiad) Ömer Sabancı stated that to form
the ethics consciousness in the state should be the target.
Sabancı delivered a speech at the promotion meeting of the report
entitled "From Ethics in the State to Ethic State: Ethics in Public
Administration" prepared by TÜSİAD and said that establishing ethics
infrastructure in the state was of great importance in increasing society's
confidence in the state, strengthening the belief in the superiority of the law
and maintaining an administration, which is transparent and open to democratic
supervision. He pointed out that the ethics infrastructure was among the most
important elements of the democratic development.
Sabancı said: "Even though there have been remarkable improvements in
democratic standards especially on legal issues in Turkey during the last few
years, the same success was not attained regarding the establishment of a strong
ethics infrastructure. There are some positive developments such as the approval
of the new Turkish Penal Code, the Right to Information Law and Public Personnel
Ethics Board Law, signing the agreements of the Council of Europe and the UN
concerning the struggle against corruption and membership in the European
Council to Fight Corruption. However, since some institutions are not involved
by the Public Personnel Ethics Board Law and the mechanism of sanctions is not
sufficient, no satisfactory legislation has been made."
Sabancı pointed out that according to Oecd, eight basic items of ethics
infrastructure in the state should be implemented in Turkey and said: "Within
this context, a political determination should be displayed, an effective legal
infrastructure should be prepared, efficient transparency mechanisms should be
established, ethic behavior rules should be developed, ethics training and
consciousness should be realized, convenient working conditions should be
presented in the public sector, ethic coordination institutions should be set up
and non-governmental organizations should begin to actively operate. Within this
framework, our call is as follows: Come on. Let 2006 be our target year in order
to reconstruct the confidence in the state, establish an ethics system in all
institutions which receive salaries from the state in return for their services
without excluding any state organs and form an ethics consciousness which will
remove the deterioration in all segments of our society." (The New
Anatolian)
03.12.2005
|
RICHIAMATI I
PICCOLI AEREI
|
La
<Turkish Airlines> ha rispedito in Gran Bretagna i
vettori del tipo RJ 70 e RJ 100 per lavori di revisione. |
Turkish Airlines
(Thy) will send some of its small
planes (Types: RJ70 and RJ 100) back to Britain for repair in November on
grounds of metal wear.
THY will put to rest the fleet of RJ-type airplanes by sending away five
RJ-100 type airplanes, the contract for which becomes invalid in mid-2006.
The company plans to make replacements with the Airbus 319 and Boeing 737-700
for regional flights.
Turkish Airlines discovered in March 2004 some implications of metal erosion
on 11 small-type airplanes. Although Thy tried to overcome the difficulties by
sending back the planes to Britain, and opened the door of cooperation with
British engineers, the company still plans to do away with six airplanes of the
type mentioned above.
Company officials confirmed two RJ 100 type aircrafts as being in active
service, while three of them are going through some maintenance work and will be
returned to service. One of these three planes will be sent back to the British
company in late December, and the rest will be returned in February of 2006. The
two airplanes that are in service will possibly be handed in to the British firm
in the middle of 2006. The RJ type planes, which can easily land on and take off
from short-distance runways, were primarily used for domestic flights to Eastern
and Southeastern parts of Turkey.
Fleet extended: 23 international lines launched
In 2004, Thy agreed to extend its fleet by buying a total of 59 Airbus and
Boeing planes. Now, it is in progress of extending services for domestic as well
as international flights.
The delivery of these planes will begin in December, and THY will add 23
extra locations to its current list of service available abroad.
The expansion of service is designed to cover the countries which European
air-line companies have not provided service for. Currently, Thy is providing
flights to 79 international locations.
Temel Kotil, the General Manager of Thy, said they have been doing everything
possible to keep up with the competition, and the Thy board is working hard to
have healthy and balanced growth on the basis of dynamic income management.
A new slogan, reading "Everyone can fly," was created to make flight
service available for low-income passengers as well. In addition to the slogan,
Kotil said, "We will meet the new demand with new projects and investments.
Our projects were designed to be parallel with the logic of free market. We will
turn to a new page in travel the forthcoming days." THY flies to 28 different
domestic locations, as soon as the new international lines are introduced, this
figure will become 130 lines. (Mustafa Gun/Zaman)
03.12.2005
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BOSH AMPLIA
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Verrà
ingrandito lo stabilimento di Bursa. La produzione dei sistemi
Common Rail passerà da 25 mila a 40 mila pezzi al giorno.
Novantacinque anni di presenza in Turchia. |
La <Sanayi ve
Ticaret A.S>, filiale turca del Gruppo <Bosh>, inizierà a
giorni l'ampliamento dello stabilimento di Bursa. Per realizzare il
potenziamento del sito produttivo, che arriverà a coprire una
superficie di 117.000 mq, sono stati investiti 15.5 milioni di Euro. Lo
stabilimento diventerà operativo nella primavera del 2006 e sarà
destinato alla produzione dei sistemi ad iniezione diesel Common Rail di
terza generazione. Lo stabilimento di Bursa, che conta una forza lavoro
di 3.900 dipendenti, produce componenti per l'iniezione diesel e, in
particolare, sistemi Common Rail e di iniezione ad alta pressione Unit
Injector. La maggior parte dei sistemi prodotti nello stabilimento turco
viene esportata in diversi Paesi del mondo per circa 30 diverse case
automobilistiche. L'ampliamento dello stabilimento di Bursa comporterà
una crescita sensibile della produzione di sistemi Common Rail, che
passerà da una produzione attuale di 25.000 pezzi al giorno, ad una
produzione giornaliera di circa 40.000 sistemi nel 2006.
<Bosh> è presente in Turchia dal 1910 dove produce principalmente
Common Rail. Questo sistema ormai diffuso su praticamente tutte le
vetture a motorizzazione Diesel, ha recentemente raggiunto i 25 milioni
di unità prodotte a partire dall'anno della sua prima
commercializzazione, il 1997. (Motor)
03.12.2005
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SALE IL
PROFITTO TURKCELL
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L'annuncio
dato dal direttore generale della Compagnia, Muzaffer Akpinar.
Gli abbonati saliti del 4.3 per cento. |
<Turkcell>, primo
operatore di telefonia cellulare in Turchia, ha registrato un
aumento del profitto netto pari a 327 milioni di dollari nei primi
nove mesi del 2005. Ne dà notizia l'agenzia di stampa turca <Anadolu>.
I dati sono stati resi noti dal direttore generale della compagnia,
Muzaffer Akpinar, il quale ha sottolineato che gli abbonati sono
saliti del 4.3 per cento. "Il fatturato della nostra azienda ha
registrato un aumento del 20%", ha precisato ancora Akpinar.
03.12.2005
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SWISSPORT
CEDE IL 40% DI HAVAS AL GRUPPO CINER
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La
società International, attiva nei servizi a terra per i trasporti
aerei, non ha fornito indicazioni circa il prezzo pagato. |
<Swissport
International>, società attiva nei servizi a terra per i trasporti
aerei, ha ceduto la sua partecipazione del 40% nella società <Havas>
al gruppo turco <Ciner>. Non sono state date informazioni circa il
prezzo pagato.
Per ragioni strategiche, <Swissport> in futuro si concentrerà nelle
partecipazioni maggioritarie, si legge in una nota. La
collaborazione con l'impresa turca <Havas> risaliva al 1988 e
riguardava le operazioni a terra di 13 aeroporti della Turchia.
<Swissport>, società che faceva parte del gruppo <Swissair>, questa
estate è stata rilevata dal gruppo spagnolo <Ferrovial>. In
precedenza era controllata dalla società d'investimento britannica
<Candover>. (Swisswinfo)
03.12.2005
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INVESTIMENTI
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Passati
da 375 ml di dollari nel 2001 ai 18 mld di quest'anno quelli
relativi al turismo. |
Secondo
i dati della <Tourist Investors Association> in Turchia gli
investimenti nel settore turistico sono passati dai 375 ml di
dollari nel 2001 agli oltre 2 mld di dollari nel 2004. I proventi
generati dal turismo dovrebbero raggiungere quest'anno i 18 mld di
dollari. (denaro.it)
03.12.2005
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UN TREND
POSITIVO
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Mai
così bene il turismo come quest'anno in Turchia (19.207.466
presenze con un amento del 21.73%). Dati positivi per gli
arrivi italiani (370.791 presenze con un amento del 28.90%). |
Gli
ultimi dati relativi agli arrivi in Turchia confermano il trend
positivo del turismo internazionale e in particolare italiano. Nel
2005 ,da gennaio ad ottobre ,gli arrivi internazionali sono stati
19.207.466 (più 21.73%). Ottima è stata l'affluenza di turisti
italiani che negli stessi mesi ha registrato 370.791 arrivi (più 28.90%). Nel solo mese di ottobre gli ingressi internazionali sono
stati 2.107.219 (più 14.38% rispetto allo stesso mese del 2004), di
cui 28.186 dall'Italia, con una percentuale di aumento del 20.25%
rispetto allo stesso periodo del 2004 e quasi raddoppiata rispetto
al 2003. Anche dagli altri paesi europei sono stati registrati
notevoli incrementi turistici verso la Turchia: dalla Svezia 44.773
ingressi (più 62.26%), dalla Danimarca 32.486 (più 60.62%) e dalla
Spagna 16.192 (più 57.54%). Questi risultati rappresentano il
frutto di una offerta diversificata, come sottolinea una nota
stampa, determinata da "turismo culturale, balneare, sportivo,
congressuale e termale, religioso e gastronomico, con un ottimo
rapporto prezzo qualità". (TTgItalia)
03.12.2005
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MOVENPICK HOTELS
AD IZMIR
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E'
un cinque stelle ed aprirà ufficialmente nel 2006. A trenta
miniti dall'aeroporto |
<Mövenpick
Hotels & Resorts> ha appena siglato un contratto con <Viltur
Insaat Ve Turizm A.S.> per rilevare un business hotel a Izmir. Il
cinque stelle aprirà ufficialmente a metà 2006, dopo un accurato
processo di ristrutturazione. Sarà il secondo hotel della catena in
Turchia oltre al <Mövenpick Hotel Istanbul>, che è sotto il
management <Mövenpick> dal 2003. <Mövenpick Hotel Izmir>
è a meno di 30 minuti dall'Izmir Adnan Menderes Airport. Ha 184
camere e suite, un fitness centre e sei meeting room. (TTg
Italia)
03.12.2005
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"LA
TURCHIA SULL'USCIO DELL'EUROPA"
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Una
conferenza sul tema specifico si terrà a Roma martedì prossimo alle 17.15 presso la Fondazione Europea Dragàn, in
Foro Traiano 1/A (Piazza Venezia). La presenza di Grazia Melchionni.
|
Martedì 6 dicembre, a
Roma, avrà luogo la conferenza della prof.ssa Maria Grazia Melchionni (Docente
di Storia e Politica dell'integrazione europea e Storia delle relazioni
internazionali presso l'Università La Sapienza di Roma e la Scuola di
Specializzazione in diritto ed economia delle Comunità europee) dal titolo La
Turchia sull'uscio dell'Unione europea.
L'incontro si inserisce all'interno della prima sessione, "L'Unione europea
oggi. Questioni interne e sfide globali", del corso di Scienze Politiche e
Studi europei organizzato per l'anno accademico 2005/06 dalla Fondazione Europea
Dragàn in collaborazione con la Direzione dell'Ufficio Storico del Ministero
degli Affari Esteri e le Facoltà di Scienze Politiche e Scienze della
Comunicazione dell'Università "La Sapienza".
Nel corso della conferenza la prof.ssa Melchionni, cattedra <Jean Monnet> di
Storia e presidente del <Centro di Eccellenza europeo Jean Monnet - Luigi
Einaudi>,
illustrerà il processo di avvicinamento della Turchia all'Unione europea,
cercando di mettere in luce, oltre alle problematiche e alle prospettive delle
trattative per l'adesione, anche le sfide che si profilano per un ulteriore
sviluppo della Turchia. (www.vita.it)
03.12.2005
|
BEN VENGA
IN EUROPA
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Un
articolo di Yakov M.Rabkin che, partendo da una considerazione sul diritto
o meno da parte delle ragazze di portare il velo, si allarga su altri
temi. Cosa significano laicismo e religiosità.
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L'Islam
e i Musulmani attirano attualmente molta attenzione, per lo più
negativa. Oltre ai dibattiti concernenti il terrorismo, due
questioni hanno occupato l'interesse del pubblico: il diritto
delle donne e delle ragazza musulmane a portare il velo (hijab) e
l'integrazione della Turchia nel seno dell'Unità europea.
Il
pubblico dibattito su questi due temi mette n evidenza una
contraddizione congenita che può spiegarsi solo in termini di islamofobia.
Qualche anno fa, invocare differenze religiose come fattore capace
di frenare l'accessione della Turchia all'Unione europea avrebbe
indisposto la correttezza politica in vigore. L'Europa si vedeva
allora universale, liberale e laica. Non c'era alcun posto per la
religione in un dibattito politico.
Oggi ancora si attribuisce agli imperativi della laicità il divieto
della hijab che ha colpito le Musulmane in parecchi paesi europei.
Il tribunale europeo sui diritti dell'uomo ha confermato la
legalità di tale divieto basando, anch'esso, la sua decisione
sullo scrupolo di proteggere la laicità. Ciò a immediatamente reso
problematica l'utilizzazione dell'abito tradizionale alle suore
che insegnano nelle scuole di stato ma per le quali si cerca di
trovare una scappatoia qualificando il loro abito "uniforme
professionale".
Effettivamente, il problema della hijab è differente da quello del
porto dell'abito da parte delle religiose. Per quelle che
aderiscono a questa interpretazione della legge islamica, mostrare i
capelli in pubblico rappresenta una trasgressione a tale legge in ciò
che concerne il pudore. Ciò spiega il gesto di una studentessa
francese che si è presentata alla scuola pubblica con la testa
interamente rasata. Si tratta di interdizioni religiose di cui molti
Cristiani hanno da un pezzo perso l'abitudine. Non comprendono più
che mangiare durante Ramadan o Yom Kippur non è questione di stile
di vita o di preferenza culturale, ma un divieto inderogabile per
coloro che obbediscono alla legge religiosa.
Perfino il termine "religioso" non si applica che difficilmente
al Giudaismo e all'Islam i quali, d'altronde, hanno molto più
in comune tra di loro che ciascuno d'essi con il Cristianesimo.
Per l'ebreo e per il musulmano che pur essendo medico o
ciabattino, francese o messicano, si considerano membri della umma
(che significa tanto in ebreo che in arabo "la comunità sovra-nazionale dei credenti") la vita ha per fine l'obbedienza
alla volontà di Dio. Tale obbedienza congloba la vita intiera e
tocca sfere così differenti che le abitudini alimentari e la
parola, le relazioni sessuali e le transazioni di banca.
Ciò crea degli equivoci quando, in una lingua occidentale, ci si
riferisce al pudore come a una questione "religiosa".
D'altronde, le lingue ebraica e araba non hanno inventato i
termini "religioso" e "laico" che molto tardi nelle loro
storie rispettive, nel corso del Diciannovesimo secolo e, anche
allora, chiaramente sotto l'influenza della secolarizzazione in
Europa. Precedentemente, coloro tra gli Ebrei e i Musulmani che
trasgredivano le norme rispettive non potevano essere caratterizzati
che come "empi" o "cattivi".
L'introduzione del termine " laico " ha permesso di
evitare l'ignominia, allorché si parlava di un uomo che
s'infischiava della tradizione.
Le espressioni "ebreo laico" o "musulmano laico" non hanno
alcun senso nel seno di queste culture, sebbene "israeliano
laico" e "turco laico" esprimano una realtà identitaria
tipica dello stato moderno, esattamente come lo fanno le espressioni
"messicano laico" o "francese laico".
In Francia, dove sono accolti più musulmani che in qualunque altro
paese dell'Unione europea, le passioni sulla hijab si sono accese
da oltre un decennio.
Nel porre un divieto alla hijab, si invoca egualmente un altro
argomento : la protezione che offre lo stato alle giovani musulmane
contro la coercizione da parte della famiglia. Così, lungi da
restare neutrale, lo stato si arroga il diritto di intervenire
contro ciò che la tradizione considera un obbligo imprescindibile.
Ma, in questo caso, perché proteggere una ragazza dal porto di un
fazzoletto - gesto, dopo tutto, superficiale e reversibile -
piuttosto che proteggere un ragazzo dall'atto ben più profondo e
irreversibile che è la circoncisione? Tanto più che i ragazzi
ebrei si circoncidono all'età di otto giorni quando gli
interessati non sono ancora in grado di esprimersi.
L'adesione della Turchia all'Unione europea fa la prima pagina
dei giornali sia in Turchia che in Europa. Sebbene la Commissione
europea abbia accettato di aprire i negoziati, certi governi
vogliono cambiare le regole del gioco e sottomettere la candidatura
a un referendum popolare. Il problema non è certamente la
dimensione del paese, dal momento che non ci fu un referendum
sull'accettazione della Polonia.
L'intenzione di utilizzare due pesi e due misure non è sfuggita
al capogruppo socialista all'Assemblea nazionale a Parigi: "Non
ci può essere un trattamento di sfavore. La candidatura turca deve
obbedire alle medesime regole che gli allargamenti precedenti".
Ora, è chiaro che lo spettro del turco invasore ha contribuito al
rovescio che ha subito il trattato costituzionale in Francia e
altrove.
Quando ho visitato la Turchia per la prima volta un quarto di secolo
fa, sono stato impressionato da questo Paese profondamente marcato
dal suo fondatore Ataturk. Una società laica e sofisticata, dove la
percentuale di donne nelle scienze era più elevata che negli Stati
Uniti o in Europa occidentale, un paese ancorato nell'era
industriale, alleato militare indefettibile delle potenze
occidentali, la Turchia mi sembrava allora un candidato valido per
relazioni più strette con la Comunità europea. Ma, a
quell'epoca, c'era la Grecia che nuoceva sistematicamente al
riaccostamento del suo alleato della Nato all'Europa. Oggi, la
Turchia dopo aver compiuto dei gesti generosi verso la Grecia e la
sua popolazione, ha disinnescato questo bloccaggio sistematico. Ora,
un altro argomento contro l'adesione della Turchia si fa sentire
nei giornali europei e nei corridoi politici : la paura dell'Islam.
Mentre la Turchia, la cui costituzione e il cui sistema giudiziario
sono ricalcati da modelli europei, sta fomentando una società
pluralista e pluri-culturale, alcuni uomini politici europei
cominciano ad esprimere pregiudizi anti-musulmani e anti-turchi. Se
la Turchia fosse accettata nell'Unione europea, essa diventerebbe
allora il cavallo di Troia che aprirebbe le porte dell'Europa a
una novella "invasione dei barbari", "la fiumana
dell'Islam". In Europa, come altrove, la sinistra può
facilmente ribaltare verso la destra in uno slancio di entusiasmo
nazionalista e xenofobo. È ciò che, in parte, si è verificato in
Francia alla vigilia del referendum del 29 maggio.
In un tale contesto, il tentativo di affermare il carattere
cristiano dell'Europa nella nuova Carta dell'Unione europea
assume un aspetto apertamente islamofobico.
È curioso che si ponga un divieto alla hijab nel nome della laicità
e, allo stesso tempo, si insista sul carattere cristiano dell'UE.
Alcuni vi troverebbero semplicemente un'incoerenza, il desiderio
di salvare capra e cavoli; altri, la manifestazione di
un'ipocrisia, di antichi pregiudizi anti-turchi e anti-islamici.
Altri ancora intravedranno una nuova cortina di ferro dietro la
quale l'Occidente cerca di proteggersi dallo scontro delle civiltà.
Nel preservare il carattere laico della politica europea, si
neutralizzano le forze della xenofobia e dell'intolleranza di cui
ha tanto sofferto il vecchio continente durante il secolo scorso.
Ricordiamo che non è l'Islam, ma le idee europee di nazionalismo
esclusivo, di totalitarismo e di comunismo che hanno portato via
decine di milioni di vite umane con l'assistenza di un progresso
tecnico e scientifico messo al servizio del massacro
industrializzato.
È facile comprendere come il trauma dell'11 settembre abbia
permesso la denigrazione dell'Islam. Ora, giudicare l'Islam a
partire dal comportamento di Oussama ben-Laden e dei Talibani
equivale a giudicare il Cattolicismo a partire dalle azioni di Al
Capone e dei curati pedofili. (Yakov. M. Rabkin/denaro.it)
03.12.2005
|
TURCHIA SI',
TURCHIA NO: LO SFOGO
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Cristina
Catteneo su <La Gazzetta di Sondrio> si sforza di far
capire quali sono i motivi che spingono all'ingresso di questo
Paese nell'Unione Europea. |
Come
in tutti i dibattiti trovare motivazioni pro o contro un'idea può
diventare addirittura un gioco. Ma non si può essere tutti
d'accordo, e mi chiedo se è augurabile che in una discussione non
ci sia almeno un minimo di contraddittorio. Tutte molto giuste le
obiezioni contro un'eventuale adesione della Turchia all'Unione
Europea. Ma... Possibile che nessuno trovi qualche punto a favore?
Dopotutto c'è un detto popolare che dice "il diavolo non è poi
così brutto come lo si descrive". Ora io vorrei ricordare che la
Turchia fa parte da sempre della Nato, e non mi risulta che ci siano
stati particolari problemi in questo senso. Vorrei ricordare anche
che i turchi non sono di etnia araba. L'uso dell'alfabeto arabo
fu abolito da Atatürk, che fece molte altre cose per aiutare la
Turchia ad uscire dallo stato di arretratezza in cui si trovava.
E' vero che è un paese dove la religione musulmana è la più
diffusa, ma molti turchi non sanno nemmeno leggere l'arabo del
loro corano. Quanto all'islam turco chi ha un minimo di conoscenza
in materia sa quanto diverso sia dall'islam praticato nei paesi
arabi. E' infatti molto forte l'influenza sufica.
Inoltre è l'unico Paese mediorientale che abbia relazioni
diplomatiche con Israele, mi chiedo quanti se ne ricordino.
Certo c'è il problema del riconoscimento del genocidio armeno. I
genocidi del ventesimo secolo e non solo sono un argomento che mi
appassiona da sempre, chi mi conosce lo sa. (Ne parlo anche in un
racconto pubblicato dalla Gazzetta:http://www.gazzettadisondrio.it/commenti/e-381.html ). Certo c'è
il problema curdo. La comunità internazionale dovrà vigilare ma
anche aiutare a trovare delle soluzioni.
Omar Pamuk. Alzi la mano chi l'aveva sentito nominare prima del
citato fatto di cronaca. L'ho sentito l'altro giorno in una
intervista alla radio svizzera E' un bravo scrittore, colto,
aperto. Io ho letto solo un suo libro, "The White Castle",
purtroppo non tradotto molto bene in inglese, ma mi riprometto di
leggerne altri. In un'edicola dell'aeroporto di Istanbul
quest'estate ho notato pile di suoi libri, in turco, naturalmente.
Vuol dire che qualcosa si muove.
E' importante cercare di sapere qualcosa di più di quel paese. La
letteratura come sempre aiuta. In questo momento sto
leggendo"L'impossibile Volo" di Louis De Bernieres (Guanda,
2005), di cui raccomando la lettura, così come può essere
interessante leggere di Tariq Ali "The Stone Woman", non ancora
tradotto in italiano.
Il problema degli armeni. Ho letto tanti anni fa "I Quaranta
giorni del Mussa Dagh" di Franz Werfel, più recentemente
"Passage to Ararat" di Michel J. Arlen, e "La Masseria delle
Allodole", di Antonia Arslan. Ho provato solo grande pietà verso
il popolo armeno, non odio verso il popolo turco.
Così come ho sempre provato grande pietà per gli ebrei e non odio
verso il popolo tedesco. Certo i tedeschi hanno fatto un enorme
sforzo per elaborare la tragedia della Shoah, ma nessuno ha mai
pensato di escluderli dall'Europa. Ma c'è voluto molto tempo,
non è stata un'operazione semplice, né indolore. A proposito di
Germania, quanti turchi e curdi vi risiedono? Quanti turchi e curdi
di seconda generazione hanno passaporto tedesco?
Strano come si tenda a ricordare solo i fatti negativi. Ma se non
c'è la gran cassa dei media ad amplificare le brutte notizie
pochi prestano attenzione a quelle positive. Nel luglio 2001 per
esempio il Maestro Muti aveva diretto un concerto a Erevan e il
giorno seguente un altro a Istanbul. Concerti che "volevano
assumere, come già accaduto a Sarajevo, Beirut, Gerusalemme e
Mosca, un significato di pace, distensione tra i popoli, proprio
laddove entrambe sono disattese".
Ora io non dico di far entrare immediatamente la Turchia, ma di
aiutarla a creare le condizioni per cui sarebbe accettabile il suo
ingresso nella UE. Perché se è anche vero che ci possono essere
interessi economici dietro questa iniziativa - ma dove non ce ne
sono - è anche vero che ci devono essere degli interessi
politici. La Turchia si trova in una situazione di estremo interesse
strategico. Anche in passato lo era, prima per il controllo dello
stretto dei Dardanelli, poi durante la guerra fredda ci faceva
comodo averla come alleata, essendo la "nemica" storica della
Russia. Anche lì un po' di ripasso non guasterebbe. Adesso lo è
proprio perché è un paese ponte fra l'Europa cosiddetta
cristiana e l'Asia non solo musulmana. Non solo l'Europa ha
interesse a mettere piede in Turchia. Della Nato ho già detto, ma
chi è stato in Turchia di recente avrà notato il gran numero di
nuove moschee appena costruite. Ora si sa da dove vengono i
finanziamenti per costruire quelle nuove moschee. Allora si vuole
davvero rinunciare ad avere un paese amico in una zona così
importante? Non è meglio avere un atteggiamento di apertura, di
curiosità, di giusto interesse verso un paese che non è
"nemico"?
Io sono stata in Turchia parecchie volte. La prima nel 1965, per
quattro mesi, ad Ankara, con la famiglia di un mio cugino, attaché
militare presso l'ambasciata italiana. Abitavo nella zona
residenziale. Ero troppo giovane per avere delle opinioni. Ricordo
soprattutto la bellezza intatta della Cappadocia coi suoi paesaggi
lunari e le chiese scavate nel tufo, di Efeso, Pergamo e della costa
egea. Gordio, famosa per il Nodo, e il museo ittita di Ankara.
Ricordo le contadine dell'Anatolia, con i loro costumi fiorati.
Allora erano pochissime le donne velate.
Poi alcuni anni fa ho fatto un giro della costa mediterranea. Non mi
ero mai resa conto che ci sono molti più monumenti greci in ottimo
stato in Turchia che in Grecia. La magia di Aspendos, Xantos, Mileto,
Afrodisias, della Licia e di Pamukkale, solo per citare i primi nomi
che mi vengono in mente, le prime immagini che tornano alla memoria.
E poi ancora quattro anni fa una visita approfondita di Istanbul, la
città cosmopolita per eccellenza, con le sue moschee, le sue
sinagoghe, le chiese cristiane, la cisterna romana, l'ippodromo,
la Torre di Galata nel quartiere dei genovesi, gli splendidi
affreschi ispirati ai vangeli apocrifi di San Salvatore in Cora, i
mosaici e lo splendore di Santa Sofia.
Infine quest'anno una breve sosta prima di recarci a visitare l'Uzbekistan.
Ebbene ogni volta abbiamo notato dei progressi, dei miglioramenti.
La gente no, la gente non aveva bisogno di migliorare, la gente è
sempre stata gentile. Dalla donna che ti offre l'acqua di colonia
al limone all'ingresso della moschea allo scugnizzo che sorridente
ti pulisce le scarpe nell'affollatissimo bazar.
Ecco questo mio sfogo vuole essere un invito a riaprire le porte
della vera politica, che dovrebbe essere terreno di incontro e non
di scontro, che dovrebbe sforzarsi di trovare ciò che unisce, che
è molto di più di quanto si crede, piuttosto che ciò che divide.
Vediamo sotto i nostri occhi, tutti i giorni immancabilmente, che
cosa succede quando si chiudono le porte della politica e la parola
passa inevitabilmente allo scontro, alle armi, al terrore. Lo
vogliamo davvero? (Cristina Cattaneo/La
Gazzetta di Sondrio)
03.12.2005
|
I MILITARI
TURCHI NON CI
STANNO: IL LORO COMUNICATO
|
Si
è messo fine a voci e polemiche che li dipingevano come ormai
disposti ad un compromesso con il mondo politico e con il Governo.
Il generale Hilmi Ozkok ha fatto sapere che si ritirerà alla
scadenza del suo mandato da Comandante delle Forze armate. |
I militari turchi non ci stanno.
L'annuncio diffuso dallo Stato maggiore delle Forze Armate turche che l'attuale Capo di Stato Maggiore, generale Hilmi Ozkok, si ritirerà alla scadenza naturale del suo mandato, il
30 agosto 2006, e non intende concorrere per la presidenza della Repubblica nel maggio 2007 mette fine a voci e polemiche che dipingevano i militari turchi come ormai disposti ad un
compromesso con il mondo politico e con il Governo.
La decisione di Ozkok apre la strada dell'ambita carica di ''numero uno'' dei potenti militari turchi all' attuale
comandante delle Forze di terra, il generale Yasar Buyukanit, considerato ''un falco ultralaico'', in una fase di tensioni tra
i militari ed il governo monocolore del partito ''Giustizia e sviluppo'' (Akp) di forti radici islamiche presieduto dallo
stesso premier Recep Tayyip Erdogan.
Lo stesso comunicato dei militari turchi fa cenno alle polemiche degli ultimi mesi suscitate da circoli civili
kemalisti (ultralaici) che attribuivano al generale Ozkok l' intenzione di prorogare di un anno il proprio pensionamento per
sbarrare la strada al generale Buyukanit come una mossa politica di Ozkok per accattivarsi la maggioranza dell'attuale parlamento
turco (per 2/3 in mano all'Akp) e potersi così spianare la strada per la presidenza della Repubblica.
''Egli (Ozkok) ricorda a coloro che hanno espresso critiche ingiuste e infondate insinuazioni che essi stanno danneggiando
le Forze armate turche e fa loro appello ad un maggiore senso di
responsabilità'', afferma lo stesso comunicato.
Il riferimento è anche alle polemiche suscitate dalla decisione di Ozkok di approvare per le
Forze Armate di terra un nuovo ''logo'', da cui è stata soppressa l'immagine del padre
fondatore della Repubblica turca, Kemal Ataturk, il quale affidò ai militari il compito di ''guardiani'' dell'
unità e della laicità della Turchia moderna.
I kemalisti
- I circoli kemalisti (costituiti prevalentemente da alti funzionari, magistrati, ex ambasciatori, militari in
pensione, massoni, partiti di sinistra e gruppi nazionalisti laici) accusano Ozkok di avere un atteggiamento ''morbido'' nei
confronti del Governo filo-islamico e di favorire un ritiro dei militari dal loro tradizionale ruolo politico, secondo i
desideri dell'Unione europea. In questa prospettiva, Ozkok ha acconsentito alla trasformazione del Consiglio di sicurezza
nazionale, ora controllato da un segretario generale civile, in un organismo semplicemente consultivo.
Ciò non è, tuttavia,bastato alla Commissione europea, la quale, anche quest'anno,
nel suo rapporto annuale sulla Turchia, ha rilevato, invece, all'opposto, ''un persistente eccessivo interventismo'' dei
militari turchi nelle questioni civili e politiche.
Nell'ultimo anno i militari turchi hanno fatto sentire la propria voce quando il
Governo ha annunciato progetti sospettati di islamismo come la riforma, poi ritirata, dell' insegnamento
superiore o ha manifestato il proposito di abolire il divieto del velo islamico femminile nelle
Università e negli edifici di Stato.
Oscuro attentato
- I militari turchi, che nel secondo dopoguerra hanno temporaneamente preso il potere tre volte (nel
1960, 1971 e 1980) e nel 1997 provocarono, con uso solo dimostrativo della forza, la caduta del
Governo del premier islamista Necmettin Erbakan, sono stati nelle ultime settimane
oggetto di velati sospetti di avere coperto un agente segreto sospettato di avere organizzato un attentato il 9 novembre
scorso a Semdinli contro la libreria di un ex militante del Pkk, che ha provocato un morto e sei feriti (tra cui il sindaco
locale) ed ha suscitato varie dimostrazioni organizzate dai nazionalisti curdi. A queste manifestazioni sono seguiti vari
scontri con la polizia nell'intera provincia orientale di Hakkari, con un bilancio complessivo di 7 morti e decine di
feriti. Polemiche ha suscitato anche il fatto che a Yuksekova, durante i funerali di due persone rimaste
uccise negli incidenti, un caccia F-16 è passato - ''in volo di routine'', secondo i
militari - a bassa quota sulla cittadina.
Per l'attentato di Semdinli, tre militari della locale gendarmeria (equivalente, in quanto polizia militare, all' Arma
dei carabinieri) sono inquisiti a piede libero dalla magistratura e in particolare uno di essi, ritenuto un agente
dei servizi segreti militari, salvato, con l'uso delle armi dai suoi colleghi, al linciaggio da parte dei manifestanti e che
è stato definito, però, ''un buon soldato'' dal generale Buyukanit.
Quest'ultimo ha affermato di credere, infatti, che l' attentato di Semdinli sia stato opera di elementi del Pkk
(l'organizzazione armata separatista curda). In merito a questa vicenda il
Parlamento turco ha disposto un'inchiesta per accertare le circostanze
dell'attentato nella libreria. E' raro che l'Assemblea nazionale approvi una
inchiesta in cui sono coinvolti militari e agenti di polizia. L'indagine è
passata con i voti della maggioranza di Governo e dei principali partiti di
opposizione.
Presidenza - La smentita da parte di Ozkok delle voci che lo
volevano in corsa per la presidenza porta allo scoperto una parte del dibattito in corso nell' establishment turco intorno a
quella scadenza, che vedrebbe il Capo dello Stato eletto da un Parlamento in scadenza, dove l'Akp potrebbe agevolmente eleggere
un suo candidato. Anche per questo i partiti di opposizione vorrebbero l'anticipo delle elezioni politiche previste per il
novembre successivo. Ozkok sarebbe stato - secondo molti - un presidente di garanzia per un ''compromesso'' tra la Turchia
laica e quella islamica. La sua rinuncia sembra perciò rafforzare le ipotesi di elezioni anticipate, dove entrerebbero
alcuni partiti (probabilmente il Dyp di centro-destra ed il nazionalista Mhp) che alle elezioni precedenti del 2001 non
riuscirono a superare la soglia minima del 10%, obbligando così l'Akp a contrattare con loro il nuovo
Capo dello Stato. (Lucio Leante/Ansa)
03.12.2005
|
LO
YAS ESPELLE UFFICIALI FONDAMENTALISTI
|
L'accusa
da parte del Consiglio militare supremo è quella di tendenze
islamiche. Impossibilità di ricorso. |
Le Forze Armate
turche hanno espulso dai loro ranghi quattro ufficiali e sottufficiali
per "ragioni disciplinari", una dizione che cela l'accusa di
tendenze islamiste. La decisione è stata presa - riferiscono i giornali
- durante l'ultima riunione dello Yas (Consiglio militare supremo) che
ogni sei mesi procede all'espulsione dei quadri militari ritenuti "fondamentalisti
islamici", e che di solito, sono in media una dozzina.
Anche questa volta, come già nelle precedenti purghe effettuate da
quando nel novembre 2002 è al Governo il partito Akp, di forti radici
islamiche, il premier Recep Tayyip Erdogan ed il ministro della Difesa
Vecdi Gonul, hanno controfirmato, come atto costituzionalmente dovuto,
il provvedimento, ma hanno accompagnato la loro firma con riserve
scritte, motivate dal fatto che contro le decisioni dello Yas la
Costituzione esclude ogni possibilità di ricorso da parte degli
espulsi.
Il ruolo che la Costituzione turca affida ai militari turchi è quello
di "guardiani" dell'unità territoriale e della laicità della
Turchia, un Paese dall'ordinamento secolare e membro della Nato, ma di
forte tradizione ed identità musulmana. (Ansa)
03.12.2005
|
L'ANSIA DEL PONTEFICE PER IL VIAGGIO
|
Benedetto
XVI spera di poter essere presente in Turchia l'anno prossimo. Le
rassicurazioni del cardinal Walter Kasper al patriarca Bartolomeo
I. |
"Benedetto XVI spera
con ansia di poter essere presente" in Turchia "l'anno prossimo".
Il cardinale Walter Kasper, capo della delegazione inviata dal pontefice a Istanbul
per la festa di Sant'Andrea Apostolo, rassicura il Patriarca Bartolomeo I della
volontà del Papa di recarsi quanto prima al Fanar in segno di fraternità ed
amicizia col mondo ortodosso. Il Papa non è potuto partire per la mancanza di
un invito ufficiale da parte delle autorità turche. Ufficialmente per
"preparare meglio la visita" anche se non è difficile scorgere una
certa freddezza da parte di Ankara nei confronti del Pontefice nuovo. Ankara,
infatti, non dimentica che quando Ratzinger era cardinale non esitò a
manifestare la propria perplessità per l'ingresso in Europa della Turchia, Paese
a maggioranza musulmana. Nei saluti che Kasper ha pronunciato nella cattedrale
di Istanbul ha affermato che Benedetto XVI il prossimo anno "scambierà"
con Bartolomeo I "un fraterno accordo ed il bacio della pace nel segno del
signore Gesù". (ApCom)
03.12.2005
|
SMANTELLATO
UN
BLOCCO STRADALE A NICOSIA (PARTE TURCA)
|
La
decisione - che riguarda la zona di Ledra Street - presa dal
Governo di Cipro Nord. Adesso si attende che la stessa cosa venga
fatta dai greco-ciprioti. |
In quella che secondo molti
commentatori viene
interpretata più una mossa propagandistica che non una vera e propria iniziativa di distensione politica, le
autorità
turco-cipriote hanno deciso di avviare lo smantellamento di un blocco stradale che da oltre 40 anni taglia in due Ledra
Street, la principale strada commerciale - come via Condotti a Roma o via della Spiga a Milano - che attraversa il centro della
parte vecchia della capitale di Cipro, Nicosia, ultima città della
UE divisa da un muro. Bulldozer e altri veicoli con le insegne militari turche -
la parte Nord di Cipro e della stessa Nicosia sono occupati militarmente dalla Turchia dall'estate 1974 - hanno cominciato
ad abbattere e rimuovere le strutture di un posto d'osservazione sul quale
sventolava la
bandiera della Repubblica Turca di Cipro del Nord (Rtcn), auto-proclamatasi nel 1983 ma riconosciuta soltanto da Ankara e
non dalla comunità internazionale.
Da parte sua, il sindaco greco-cipriota di Nicosia ha dichiarato che il Governo della Repubblica di Cipro (nella parte
Sud "libera" dell'isola) è anch'esso pronto a rimuovere il blocco stradale.
''Speriamo - ha detto - prima di Natale''.
Il blocco stradale a Ledra Street venne posto per la prima volta nel 1958 quando la
comunità' turco-cipriota si auto-escluse
in enclavi per evitare di rimanere coinvolta negli scontri tra i
nazionalisti greco-ciprioti dell'Eoka guidati dal leggendario colonnello Grivas Dighenis che si battevano
già da tempo contro
le truppe della Gran Bretagna, allora potenza coloniale sull' isola di Cipro. L'anno dopo la Gran Bretagna, stanca di vittime
tra i propri militari, ritirò le truppe e nel 1960 Cipro ottenne l'indipendenza.
(Ansa)
03.12.2005
|
SARA'
NUOVAMENTE PROCESSATO IL "CALIFFO DI COLONIA"
|
Una
Corte di Appello ha ritenuto che quello fatto a Metin Kaplan
(condannato all'ergastolo per attività eversiva) era viziato da
una serie di errori procedurali. |
Il "Califfo di
Colonia" potrà essere processato nuovamente. Una Corte d'appello turca ha
ribaltato la condanna all'ergastolo emessa in primo grado contro Metin Kaplan
adducendo errori nella procedura e nelle indagini e ha aperto la strada a un
nuovo dibattimento. Kaplan, estremista islamico turco residente da tempo in
Germania era stato espulso e rimpatriato in Turchia, dove era ricercato per
attività eversiva. Un anno e mezzo fa gli era stato revocato il permesso di
soggiorno in Germania dove dirigeva l'organizzazione "Hilafet Devleti"
(Califfato) il cui obiettivo era il rovesciamento del sistema democratico in
Turchia per sostituirvi un Califfato di ispirazione islamica. Il "Califfo"
è
accusato in Turchia di aver progettato un attentato dinamitardo contro il
mausoleo di Kemal Ataturk, il fondatore della Turchia moderna, il 29 ottobre
1998 ad Ankara. Alla fine del 2001 le autorità tedesche avevano messo
fuorilegge la sua organizzazione, la cui attività era continuata
clandestinamente con la progettazione anche di attentati in Germania. Secondo
gli organi della sicurezza tedesca, Kaplan sarebbe stato in contatto con lo
stesso Osama bin Laden. Il "Califfo di Colonia" ha scontato in Germania una
condanna a quattro anni di carcere per aver lanciato un pubblico appello a
uccidere un suo rivale proclamatosi a sua volta "Califfo". Questi, un giovane
medico turco, era stato assassinato nella sua casa di Berlino l'8 maggio 1997
da tre sicari. I seguaci di Metin Kaplan sarebbero in Germania circa 1.100,
metà dei quali nel solo land della Renania settentrionale-Vestfalia. (Agi)
03.12.2005
|
EUROPARLAMENTO
OSSERVERA' IL PROCESSO A PAMUK
|
Lo
ha reso noto un comunicato del gruppo del Partito Popolare Ppe. |
Una
delegazione del Parlamento europeo osserverà il processo contro lo
scrittore turco Orhan Pamuk che avrà inizio il 16 dicembre. E' quanto
rende noto un comunicato del gruppo del Partito popolare (Ppe)all'Europarlamento.Proprio
al Ppe appartiene l'eurodeputato che guiderà la delegazione, l'olandese
Camiel Eurlieng. Gli altri membri appartengono ai gruppi dei liber-democratici, dei socialisti e della sinistra unitaria.
"osserveremo il procedimento della Corte contro orhan Pamuk - ha
dichiarato Eurlieng - nello stesso modo in cui un'altra delegazione del
Parlamento europeo ha osservato il processo della vincitrice del premio
Sakharov, Leyla Zena, e altri nel 2003 e nel 2004.
Eurlieng ha aggiunto che la delegazione "verificherà l'attuazione
delle riforme costituzionali e valuterà la loro compatibilità con le
norme UE per i diritti umani". (Adnkronos)
03.12.2005
|
LA RISPOSTA ARMENA
|
La
Comunità contesta le dichiarazioni del ministro degli Esteri
turco, Abdullah Gul. |
Le dichiarazioni del ministro degli Esteri
turco Abdullah Gul secondo cui in Armenia non c'è mai stato genocidio sono
"incredibili, immorali, indecenti e vergognose". Il Consiglio per la
Comunità armena di Roma, condanna le "terribili frasi di Gul"
riportate in un'intervista al quotidiano La Repubblica di ieri, indicandole come
un'ulteriore "offesa al popolo armeno, alla memoria di un milione e
cinquecentomila vittime dell'epurazione etnica voluta dai Giovani Turchi nel
1915".
"Ancora un insulto alla storia - scrive la Comunità armena - alle
istituzioni internazionali, ai governi ed alle assemblee parlamentari che in
ogni parte del mondo hanno riconosciuto il genocidio del popolo armeno, a
cominciare dal Parlamento Europeo che solo poche settimane or sono considerò
tale riconoscimento una conditio sine qua non per l'entrata della Turchia
nell'Unione Europea".
Insomma, "un passo indietro rispetto alle prime, timidissime, aperture di
Ankara negli ultimi mesi" e "la testimonianza che dietro una certa
facciata di perbenismo e di modernismo - accusa la comunità armena - le
istituzioni turche nascondono il loro lato peggiore: la sistematica negazione
del crimine commesso che costringe le nuove generazioni turche a diventare loro
malgrado inconsapevoli complici dei carnefici di novanta anni or sono". (ApCom)
03.12.2005
| RIDOTTO
IN
FIN DI VITA DA QUATTRO DONNE PER ONORE
|
La
vittima è un muratore di 37 anni che aveva portato in casa una nuova
concubina, nipote della sua convivente. A sparargli anche la moglie.
|
Un uomo, che aveva portato in casa,
come nuova concubina, una ragazza di 20 anni, nipote della sua convivente (da lui sposata solo in moschea,
perché già coniugato e separato), è stato ridotto in fin di vita da quattro colpi di pistola sparati, in rapida successione e con la
stessa pistola, dalla donna con cui viveva, dalle due sorelle di lei e dalla stessa ragazza. L'episodio - riferito dal giornale
<Hurriyet> con il
titolo ''Primo caso di esecuzione d'onore che abbia per vittima un
uomo'' - è avvenuto a Edremit, un villaggio nei pressi di Belikeshir in Turchia occidentale.
''Aveva macchiato il nostro onore. Meritava di morire'' - ha dichiarato alla polizia la convivente Y.B. di 33 anni, dopo
essere stata fermata con le due sorelle e la nipote.
''Lui aveva portato mia nipote a casa come mia kuma (seconda moglie). Abbiamo protestato, ma lui non voleva darci
ascolto. Abbiamo preso questa decisione insieme e abbiamo sparato tutte e quattro, una per una volta. D' ora in poi, la nostra vita
sarà molto più tranquilla'', ha aggiunto.
La storia era cominciata tre settimane fa quando Kadim Duran, un muratore di 37 anni che
conviveva con Y.B., da lui sposata solo in moschea, avendo già una moglie legale, ha portato in
casa B.A. di 20 anni, figlia di una sua cognata, G.T. di 39 anni.
La madre della ragazza, che abita a Sivas (Turchia orientale), si era allora precipitata ad Edremit
distante oltre 1500 chilometri, insieme con l' altra sua sorella Z.T. di 35 anni,
per riprendersi la figlia. ''Abbiamo trovato mia figlia in casa di mia sorella che era disperata e ci ha raccontato tutto.
Abbiamo valutato insieme il fatto e abbiamo deciso di uccidere Kadim Duran'', ha dichiarato la madre della ragazza.
Il primo colpo è stato sparato dalla convivente. Poi la sorelle maggiore G.T. Poi l'altra sorella di lei, Z.T. ed infine
la ragazza. La pistola è passata da una mano all'altra, secondo un piano meticolosamente preparato. I vicini hanno udito gli
spari ed hanno chiamato la polizia. Duran è stato colpito al petto da tutte e quattro le pallottole ed ora
è in coma in
rianimazione in condizioni disperate.
Successivamente, davanti al magistrato, la sorella maggiore, G.T., si è assunta tutta la
responsabilità del tentativo di
omicidio ed è stata perciò arrestata, mentre le altre tre donne sono state rimesse in
libertà, in attesa degli
accertamenti della polizia scientifica, per appurare quale delle sue versioni sia quella vera.
La vicenda desta scalpore in Turchia, dove di solito dei delitti d'onore sono vittime le donne, ritenute sempre e
comunque le maggiori responsabili, anche quando abbiano subito violenza fisica o psichica o coercizione.
L'esecuzione della ''reproba'' viene decisa di solito nel corso di assemblee familiari. Nella vicenda di Edremit tuttavia
l'assemblea familiare femminile ha deciso, sia pure con una sentenza ingiustificabile, che il maggiore colpevole era senz'
altro lui. (Ansa)
03.12.2005
|
UN OSPEDALE
DOVE SI PARLA ITALIANO
|
La
storia di un bambino nato in una clinica leccese per guarire
la sorella talassemica con cellule staminali la cui selezione
degli embrioni è avvenuta al Memorial Hospital di Istanbul
sotto la direzione del biologo molecolare Francesco Fiorentino. |
È
un bambino paffuto e quieto quello che da due giorni agita le
piccole braccia nella culla di una clinica leccese. Nulla lo
distingue all'apparenza dagli altri neonati. E invece ha una
storia unica, che istintivamente spinge a chi sorride ai piccoli
fuori dal nido a guardarlo in modo speciale. Nato per guarire la
sorella talassemica con le cellule staminali del suo cordone
ombelicale. Concepito su misura, in provetta, con doppia selezione
di embrioni in modo che nascesse non solo sano, senza ereditare
l'alterazione genetica dei genitori, ma anche per fare da donatore
alla primogenita.
È il primo bimbo designer
baby italiano. Le staminali del suo sangue verranno
moltiplicate in coltura e poi utilizzate per il trapianto,
programmato al San Matteo di Pavia. Antonio è nato a Lecce, ma la
selezione degli embrioni è avvenuta, sotto la direzione scientifica
del biologo molecolare Francesco Fiorentino, al Memorial Hospital di
Istanbul, meta di molte coppie di genitori portatori di malattie
genetiche, con figli che hanno ereditato lo stesso difetto e
un'unica possibilità di salvarli: dargli un fratello fonte di
staminali. La tecnica da noi è vietata dalla legge sulla
procreazione medicalmente assistita che tra l'altro preclude le
cure ai non sterili. Per questo chi può tenta l'ultima carta
all'estero. Nella sala d'attesa del centro di diagnosi pre-impianto del Memorial di Istanbul si parla italiano. Antonio G.,
papà felice di Antonio junior, racconta le sue incredibili ultime
48 ore.
Subito dopo il parto, il
cordone ombelicale del piccolo è stato prelevato, infilato
in un contenitore di polistirolo pieno di ghiaccio, e da lui stesso
portato a Pavia. Un aereo lo aspettava in pista. Dopo nemmeno 4 ore
dal lieto evento la preziosa scatoletta era al centro trasfusionale
del San Matteo. "Siamo stati criticati da chi crede che avere figli
per questo scopo equivalga a procurarsi pezzi di ricambio - si sfoga
Antonio senior - Io e mia moglie abbiamo la coscienza a posto. Ci
aspettano altri mesi difficili. È l'inizio di una nuova vita che
spero ci porterà a salvarne un'altra". Marta, 12 anni, la
primogenita con talassemia, una trasfusione al mese, sa cosa
l'aspetta, sa che al fratellino dovrà volere doppiamente bene. Ne
ha altri due, Luca e Flavia, non talassemici ma non compatibili per
una donazione.
La storia ha un risvolto
grottesco. Il bimbo sarebbe dovuto nascere all'ospedale di
Galatina. Ma mentre la mamma Maria era in sala operatoria, in pre-anestesia, la luce se ne è andata e il generatore di riserva non
è entrato in funzione. Antonio senior e il ginecologo si sono
dovuti arrangiare: hanno preso la macchina per portare la donna a
Lecce, in una clinica privata, senza neppure ottenere l'offerta di
un'ambulanza. Verso le 13 di mercoledì la nascita del bimbetto su
misura, tre chili di peso. Il papà ha trovato il tempo di piangere
solo in aereo. Di gioia, ma consapevole di altre sofferenze legate
al futuro di Marta. (Margherita de Bac/ Corriere
della Sera)
03.12.2005
|
HATTUSA: VIA AI
RESTAURI
|
Si
vuole favorire sempre di più l'arrivo dei turisti ai quali
offrire il massimo dell'accoglienza anche dal punto di vista
della ristorazione. |
The restoration
of ramparts in Hattusa, the capital of the Hittite Empire, one of the oldest
Anatolian settling areas, is complete. The restoration process was conducted
according to the original ramparts.
Hattusa will house tourists after an interval of thousands of years. The
appearance of ramparts is very similar to its authentic state.
Excavation efforts in the town of Hattusa, currently known as the district of
Bogazkale in Corum, started in 1906. This town had first been introduced to the
scientific world by French scientist Charles Texier in 1834. It is taking a long
time to pursue the excavation efforts due to (a) lack of financial sources, and
(b) intensive care not to damage historical works. Only five percent of the
antique city has been uncovered so far. The town approximately covers an area of
two kilometers square. The first monument discovered in 1906 is the tablet of
the Kades agreement signed between the Hittite Empire and the Egyptians. This
tablet is regarded to be the first written agreement in world history. The
UNESCO, or United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization, set
it high on the list of "World' Cultural Heritages" in 1986. Celebrations
will be arranged for the 100th anniversary of Hattusa excavations next year to
expose parts of the Hittite ramparts to visitors. Only one percent of the
Hittite ramparts have been excavated in three years. German archaeologist Jurgen
and his Turkish wife Ayse Seheer, who have been carrying out excavation efforts
in Hattusa for the past 11 years, initiated their works to raise the
65-meter-long ramparts in 2002. The ramparts were restored to their original
state through the use of adobe, mixed with straw and soil. The capital city of
the Hittite Empire was razed to the ground due an unknown disaster in 1200 B.C.,
causing the empire to collapse. It is a known fact the ramparts were seven
meters high and six and a half kilometers long before the destruction of the
city. "We have obtained new information about the Hittites while we were
modeling them to their original states," Mrs.Seheer said in relation to the
excavation efforts sponsored by the Japanese JTI company. The Bogazkale Mayor,
Ali Rıza Soysat, said they want to introduce tourists to the monuments left
by the Hittite empire. There are such monumental works of art as grand temples,
walls encircling the city, doors with images of lions on it, doors designed for
service of kings, sanctuaries, and castles, concluded Soysat. (Burcin
Selcuk Dokgoz/Zaman)
03.12.2005
|
FORSE
E' LA
VOLTA BUONA
|
Il
nostro presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha avuto
assicurazioni che Villa Tarabya ad Istanbul sarà restaurata
grazie anche all'apporto dell'iniziativa privata. L'edificio,
realizzato nel 1906 dal grande architetto Raimondo d'Aronco merita
infatti maggior rispetto. Cosa dovrebbe diventare in futuro. |
 Forse questa volta ci siamo, se
non altro perché a parlarne è stato il nostro Capo dello Stato, Carlo
Azeglio Ciampi. Queste le sue testuali parole lette alla fine del
discorso pronunciato al meeting italo-turco presso il Ciragan Kempiski
Palace di Istanbul: "Sono lieto di apprendere che il Dipartimento
della Protezione Civile, le Associazioni organizzatrici del Forum
economico e molte delle imprese italiane qui presenti hanno assicurato
la loro adesione al progetto di restauro di Villa Tarabya, sul Bosforo,
che potrà divenire un punto di riferimento prestigioso per le attività
italiane in Turchia". A rigore una assicurazione fatta ad un
presidente della Repubblica dovrebbe avere un seguito positivo, ma si sa
come spesso vanno a finire certe promesse in Italia. Qui, poi siamo
addirittura in Turchia!
Ad ogni modo noi speriamo che quanto prima l'edificio - realizzato nel
1906 dall'architetto Raimondo d'Aronco ed ora in completo stato di
abbandono -
possa essere restaurato. Per prima cosa bisognerà vedere se nel
frattempo è stato
costituito quel <Comitato per il recupero della villa di cui aveva
già parlato nel luglio scorso il vice-premier e ministro degli Esteri
Gianfranco Fini nel corso della sua visita ad Ankara. Questo, almeno, è
uno dei presupposti fondamentali in quanto detto Comitato si dovrà
occupare, tra l'altro, di avviare lo studio di fattibilità
tecnico-strutturale della costruzione destinata a diventare uno spazio
polifunzionale per la promozione del Made in Italy nonché un
centro di formazione e ricerca per la riduzione del rischio sismico
nell'ambito dei programmi euro-mediterranei di cui il Dipartimento della
Protezione Civile italiana ha la co-presidenza.
A quanto avevamo scritto in precedenza, i membri fondatori del Comitato
- i cui lavori saranno coordinati dal Capo dell'Ufficio Economico e
Commerciale dell'Ambasciata di Italia ad Ankara, Andrea Canepari - sono
il vice-presidente della <Simest>, Paola Piccinini Tosato, il
vice-capo Dipartimento della Protezione Civile, Vincenzo Spaziante, il
direttore del Centro Europeo di formazione e ricerca in ingegneria
sismica di Pavia, Michele Calvi, il presidente della Camera di Commercio
italiana in Turchia, Alberto Moggi.
03.12.2005
|
UN SITO
ABBANDONATO
|
Si
tratta del "Nido dell'aquila", soprannome dato al castello di
Zengibar nel distretto di Bozkir (Konya). Si trova sul picco del monte
Taurus a 1.750 metri di altezza. Ora si trova in condizioni disastrose
anche per colpa dei "cercatori d'oro" che negli ultimi 50 anni
hanno divelto con la dinamite ogni parte del complesso pensando di trovare
tesori nascosti. |
Ancient Zengibar Castle in Konya's Bozkır district is waiting to
be revived with tourism.
Professor Mustafa Şahin of Uludağ University told
the Anatolia news agency: "The physical condition of the historic Zengibar
fortification, which used to surround the ancient city of Isaura,
is terrible. The walls of the castle bear evidence of one of the most barbaric
examples of treasure-hunting in the last 50 years."
"Located at the peak of Mt. Taurus at 1,750 meters,
Zengibar Castle resembles an eagle's aerie. People spread rumors that
there was gold in the basement of the castle, so treasure-hunters blew holes in
its walls with dynamite. Most of the walls, however, are still in
good condition, surviving up until the present day. They are just
awaiting restoration," Şahin said.
According to Şahin, the castle was used by
the Hittites, Persians and Romans. "We must restore this castle. The
Culture and Tourism Ministry doesn't have the budget for that, but we could
put pressure on businessmen and get them to help protect this amazing
fortification," hesaid. (Turkish Daily News)
03.12.2005
|
LO SPIRITO DI UNA CITTA'
|
Il
presidente del Parlamento turco ha aperto a Mardin, ai confini con la
Siria, una mostra del famoso artista Izmet Yedikardes e dal titolo proprio
"Mardin: la porta della civiltà". Uno dei centri culturali più
attuali, non solo pieno di iniziative ma dove l'intolleranza e la mancanza
di rispetto sono considerati fuori legge. |
Bulent Arinc, speaker of the Turkish parliament,
opened a photography exhibition named "Mardin: Door of Civilizations" of
famous artist, Ismet Yedikardes.
Arinc, after touring the exhibition in detail pointed at Mardin setting a
good example in culture, science, civilization, art, and people living together
in harmony. "This picture sets a good example to the world. The world should
come together in the model of Mardin," he told.
The Yedikardes' exhibition opened at the assembly's hall of fame was also
attended by Nihat Eli, Justice and Development Party Mardin deputy, Mardin
Governor Temel Kocaklar, and Mardin Mayor Metin Pamukcu.
Arinc said Yedikardes has made a contribution to art and culture, noting that
he plans to carry the exhibition catalogue to the countries that he visits; he
also confirmed that he would be extremely pleased to see the artist's works at
the United Nations center in New York, as well as in the capital, Washington.
"Mardin is one of the cultural centers of the world. It has always been one
of the best examples of culture, science, civilization, and living together in
harmony. We have to maintain our values. We should introduce Mardin to the rest
of the world."
"Mardin is a future project," Erli said, "The city of Mardin is a place
dominated by tolerance, respect, unity and people respect for other people,
their temples and even their style of clothing. Turkey and the whole world need
this spirit".
The first visitors to the exhibition were Indonesian guests visiting Arinc. (Zaman)
03.12.2005
|
VOLANDO
SOPRA....
V
|
La
trasposizione teatrale del romanzo di Ken Kesey "Qualcuno volò sul
nido del cuculo", dopo il successo ottenuto recentemente ad Ankara,
sarà allestita ad Istanbul grazie alla Compagnia dell'Opera e di Ballo,
Idobale. Il libretto scritto da Ilhan Yazar. Musiche di Ilteris Sun. |
The Istanbul State Opera and Ballet (Idobale) is staging "The Cuckoo"
in the wake of a successful run of the same piece in Ankara.
The performance is a two-act dance and drama. The concept and choreography
for the play is the work of Ihsan Bengier. Ilham Yazar wrote the libretto and
the music was composed by Ilteris Sun.
When Ken Kesey's first novel "One Flew over the Cuckoo's Nest" was
first published in the U.S. in 1962, the book was received very positively by
critics and was hailed as the best piece of literature to come out of America in
that decade. The film of the same name won Oscars in five categories.
"The Cuckoo" has been brought to Idobale's 2005-2006 repertoire
with Behcet Malikler in charge of set design, Gizem Betil on costumes and Ahmet
Defne in charge of lighting design.
Experienced artists along with a number of young artists will perform, with
the leading roles played by Erdal Ugurlu, Haldun Yedican, Alkis Peker, Kerem
Kuraner, Barlas Kobaner, Tayfun Savlioglu, Oktay Aksoy, Sibel Surel, Cigdem
Erkaya, Ahmet Eroglu and Tatiana Egeli.
Catch the show on Saturday at 3:30 p.m. (premiere), Nov. 22 at 8:00 p.m.
(gala) and Dec. 14 at 8:00 p.m. (The New Anatolian)
03.12.2005
|
DA PICASSO A
DUBUFFET ED...OLTRE
|
C'è
tempo fino al 26 marzo per poter vedere alcuni dei capolavori
del grande artista spagnolo esposti al Saki Sabanci Museum ad
Istanbul. 135 opere tra dipinti, disegni e sculture. La
retrospettiva del pittore francese si tiene invece al Pera
Museum. Altre importanti rassegne culturali. |
 Quando si parla di
rinascimento culturale in Turchia, non ci si può non soffermare
sugli sforzi che la città di Istanbul sta facendo per essere alla
pari con Parigi, Londra, Roma e New York. Ne sono una dimostrazione
- oltre ai numerosi concerti che presentano sempre un calendario di
prim'ordine - due mostre di eccezionale rilevanza, una dedicata a
Pablo Picasso, l'altra a Jean Dubuffet che, per chi avesse voglia
tra gli italiani di passare magari il capodanno nell'ex capitale
ottomana, potrebbero essere una tappa obbligata per conciliarsi con
l'arte fuori dai propri confini.
L'importanza della rassegna picassiana è tanto più grande se si
pensa che le 135 opere - esposte al Museo Sakip Sabanci e in buona
parte
provenienti dalla collezione privata dei discendenti dell'artista
spagnolo - per lo più non sono mai stati esposte in rassegne o
retrospettive dal 1973 e tanto meno vendute. Un grazie riconoscente
quindi agli eredi di Picasso che hanno prestato fino al 26 marzo
prossimo (data di chiusura della manifestazione) i loro tesori - tra
i quali alcune sculture e ceramiche - realizzate nell'arco di
cinquant'anni dal leggendario artista. E un grazie sentito anche
alla direttrice del Museo Sabanci, Nazan Olçer, donna di notevoli
qualità organizzative oltre che culturali, che ha saputo allestire
la mostra come pochi altri avrebbero saputo fare. E d'altra parte i
suoi precedenti al Museo dell'Arte Turca ed Islamica di Istanbul
nonché la sua collaborazione con il direttore del Topkapi Museum,
Filiz Cagman, nella preparazione della grande esposizione su i
"Turchi" che si è tenuta nei primi quattro mesi di
quest'anno presso la Royal Accademy a Londra, erano un passaporto
più che valido per il successo della mostra. Mostra, peraltro, resa
possibile solo dopo la firma di un accordo tra Sakis Sabanci ed il
nipote del pittore , Bernard Ruiz-Picasso, ed arricchita da quadri
provenienti sia dal Museo Picasso di Barcellona sia da quelli di
Parigi e Malaga.
 La mostra al Sakis Sabanci permette di coprire l'intera carriera
dell'artista, dal periodo blu al cubismo passando per il periodo
rosa. Come ha scritto recentemente Elena Pontiggia su <Il
Giornale>, Picasso era il condensato di dieci artista in un solo:
questo perché è stato simbolista, espressionista, primitivista,
creatore del cubismo e del 'Ritorno all'ordine', esponente del
surrealismo sia nella forma astratta che in quella visionaria",
classicista e realista, moderno e postmoderno. "Come un grande
Pifferaio Magico - annota la giornalista - ha portato
centinaia di pittori a seguire le sue orme. Quanto a lui, mentre i
seguaci si perdevano nell'imitazione, era già altrove.
Personalmente non tutto è piacevole di Picasso. Alle volte era
ripetitivo, altre assurdamente incomprensibile. Ma forse anche
questo era genialità. E poi come si fa a non rimanere colpiti
davanti alle gigantesche madri col bambino, ai volti di donna
(incantevoli i due esposti, uno datato 1903, l'altro 1906), al
quadro dal titolo "Scienza e carità" realizzato nel 1897,
al suo autoritratto del 1899, alla "Siesta" del 1932? Come
si fa - ripetiamo - a non rimanere incantati davanti a due tappezzerie (quasi
inedite) che spiccano in tutta la loro grandiosità quali "Les
Demoiselles d'Avignon" realizzato nel 1958 rifacendosi al
celebre quadro del 1907, e "Femmes a' leur Toilette"
eseguito nel 1970? E d'altra parte se c'è ancora nel mondo qualcuno che è disposto
a sborsare milioni di euro o di dollari per una sua opera (una tela
ad olio del periodo cubista dal titolo "Guitarra y partitura
sobre un pedestal" è stata venduta per circa 600 mila euro a
Stoccolma ed disegno su carta dal titolo "Il Nudo
Giallo" è stato aggiudicato per 13,736 milioni di dollari alla
Sotheby's di New York) significa che il mercato rispecchia il valore
dell'artista. Quello stesso il cui animo esce fuori prepotente in un
centinaio di lettere scritte dal Maestro spagnolo che arricchiscono
la rassegna del Sakip Sabanci Muzesi.
____________________
 Si diceva di Jean Dubuffet. Di questo artista francese, nato a le
Havre nel 1901 e morto a Parigi nel 1985, la rassegna - curata dalla
<Suna and Inan Kiraç Foundation> ed allestita presso il Pera
Museum - ci mostra un elenco di dipinti e disegni che altro
non sono se non una esplorazione continua e quasi sublimale di un
modo di cogliere gli aspetti più reconditi della vita sociale,
nelle sue debolezze, nelle sue miserie fisiche e mentali. Debuffet
è stato anche lui un grande. Istanbul non fa altro che
rendergli il giusto
tributo che gli spetta. Le sale di esposizione sono appena due, al
quarto piano. Un occasione allora - prima di uscire per scendere a
piedi e visitare altre tre mostre di notevole interesse (Portraits
from the Empire", "Kutaya Tiles and Ceramics", "Anatolian
Weights and Measures") testimonianza della magnificenza
dell'Impero sotto i sultani. (Veronica
Incagliati)
03.12.2005
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QUATTRO
CHIACCHIERE CON ROMALI PERIHAN, LA TURCA ROMANA
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Incontro
nella hall di un albergo di Taksim con una delle attrici predilette di
Federico Fellini. Il matrimonio a 17 anni con il fratello di Soraya ed il
titolo di principessa. L'amicizia con Claudio Villa e i rapporti
affettuosi con Grace Kelly. Come svolge adesso la sua vita in Turchia ed
il grande amore per l'Italia. |
La telefonata arriva
che ho già la mano sul pomo della porta, pronto per uscire. Alcuni amici turchi
mi aspettano nella hall dell'albergo dove sono sceso. Dobbiamo fare il punto sui
risultati del meeting economico di Istanbul al quale ha preso parte anche il
nostro presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi
"Sono Romali Perihan. Si ricorda di me, ci siamo visti ieri sera".
Ho un attimo di defaillance.
"Ieri sera?". Oddio, ma chi
è? Decisamente sono confuso, ma è appena
un attimo.
"Sì, ricordo. In cosa posso esserle utile?". Ed intanto mi passa
davanti - in un rapidissimo flash-back - quello che ha rappresentato questa
donna tanti anni fa, in Italia. La chiamavano la "romana turca".
Assomigliava alla Lollobrigida, con quel pizzico di esotismo orientale che
mancava invece alla nostra Gina nazionale. Molto bella, era apparsa in numerosi
film. Alcuni di cassetta a fianco di Nando Buzzanca, di Jean Pierre Cassel e
Klaud Kinsky. Altri, impegnati. Era la coccola di Federico Fellini. Il grande
regista l'aveva voluta come co-protagonistra nel film "Satyricon".
Faceva parte anche lei della "dolce vita". Villa sull'Appia Antica,
notti spumeggianti in via Veneto, fotografie sui rotocalchi.
 La vedo ancora
abbracciata alla vita di Claudio Villa in sella ad una poderosa <Bmv>.
Chissà se era stato prima che un paparazzo l'avesse ripresa a fianco di Grace
Kelly, a Montecarlo? Prima, certamente. L'interprete di "Caccia al
ladro" non era ancora principessa ma lo sarebbe diventata tra non molto.
Romali Perihan lo era già. A soli 17 anni anni, infatti, aveva sposato in
Persia il fratello di Soraya. Un matrimonio durato alcuni anni, poi andato in
fumo. Avrebbe conservato il titolo, ad ogni modo.
"Vorrei vederla. Possiamo incontrarci?"
Romali Perihan ha una voce decisa, autoritaria. Le spiego che forse, il giorno
dopo, potrei.
"Vede, adesso sono impegnato".
 Ma non c'è niente da fare. Mi strappa un appuntamento, di lì a qualche ora.
Tra un impegno ed un altro. E' puntualissima, anzi arriva con qualche minuto di
anticipo. Devo riconoscere che è sempre affascinante, e questo spiega perché
ancora oggi abbia un grande seguito in Turchia dopo si è trasferita alcuni anni
fa. Non fa più cinema, ma canta e collabora ad una rubrica per un giornale di
Istanbul, <Ulkemiz>. Svolge anche attività culturali, fa parte dei Lions,
dipinge e - come mi
spiega nel corso di una sorta di intervista - è anche presidentessa di una
istituzione che raccoglie scrittori e poeti del Paese. Dal proprio autista si è
fatta portare una montagna di fotografie. Vuole che le guardi ed intanto me le
descrive. Quello che era quando le erano state scattate, che cosa lei avesse
rappresentato allora per i registi italiani. Sì, era veramente una donna
stupenda. Mi racconta come Fellini l'avesse chiamata nel 1990 per farla
protagonista nel film "La voce della luna". Aveva rifiutato in quanto
nel frattempo si era sposata in Turchia con un ingegnere del posto.
"Lo amavo, come avrei potuto tornare in Italia? Posso però dire che
Federico insistette parecchio. Voleva a tutti i costi che gli spedissi una mia
foto per ricordargli come ero fatta. Quando più tardi, appena uscito
sugli schermi, vidi il film, riconobbi un po' le mie fattezze nel volto della
protagonista. Di lì a poco Fellini sarebbe morto. Ero presente anche io ai
funerali. Prima di ripartire per la Turchia non mancai di fare un salto in via
degli Scipioni, alla Trattoria Toscana. Era il punto di ritrovo del regista che
amava raccogliere quella che rappresentava per lui la cosiddetta intellighentia
culturale del mondo romano. Quanti ricordi! Ma anche quanta malinconia!".
Le chiedo se pensa di trasferirsi nuovamente a Roma. Mi ha appena detto,
infatti, che non ha più legami avendo divorziato dal marito.
"Chissà? Penso comunque di sì. Mi vogliono tutti bene".
Romali Perihan tiene a precisare che nel nostro Paese era considerata per le sue
doti artistiche e non per il corpo. Scorrono le foto. In una è con il cantante
Peppino di Capri, in un'altra è insieme a Tino Scotti, in un'altra ancora è a
fianco di Michele Placido. E poi ci sono quelle con Omer Sharif, con Rossana
schiaffino, con la Loren. Montagne di foto. Vorrebbe che le guardassi tutte. Ma
il tempo incalza. Una serie di telefonate sul cellulare mi reclamano dove dovrei
già essere.
"Signora, adesso devo andare. Purtroppo il lavoro.....".Ci
ripromettiamo di vederci ancora, quando tornerò ad Istanbul. Mi fa vedere,
sempre in foto, il suo appartamento a Bebek, una zona esclusiva sul Bosforo. E' una casa
decisamente elegante e piene di belle cose. Si intravede anche un quadro di
Novella Parigini.
"Eravamo amiche", tiene a sottolineare.
Me ne vado. "Adieu, Perihan". (Pi.In)
03.12.2005
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UNA SERATA
TURCA TRA AMICI, BALLI E ...TANTA MUSICA
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Ritrovarsi
insieme, italiani e turchi, davanti ad buona cena ed alzare
continuamente il calice per brindare. "Scerefe!" |
 Una serata turca.
Chiamiamola così. Un modo come un altro per ritrovarsi insieme,
italiani e turchi, davanti ad una buona cena mentre si ascolta
musica anatolica e del Mar nero. Anfitrioni Latife e Sami, due
splendidi amici, dei quali non si finirà mai di lodarne le
qualità. Si balla, si canta e si mangia. Naturalmente alla turca.
La compagnia è allegra, sincera. C'è anche Orhan, appena arrivato
da Kemer (Antalya) per rivedere ad Istanbul sua cugina. E' stato per
moltissimi anni in Belgio ma ora è ritornato in patria. Uno
"straniero in patria". E' simpatico, ancora molto
fiammingo ma le caratteristiche turche si palpano con mano. Le note
di un kanun riempiono di dolce malinconia l'atmosfera. Poi ha la
meglio il tamburo e tutto diventa un frenetico stordimento. Si
alzano i calici e si brinda: "Scerefe!".
03.12.2005
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ALMANACCO
FIFA
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Caso
diplomatico tra la Turchia e la Federazione internazionale per una
questione legata alla lingua curda.
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Caso diplomatico fra la Turchia e Fifa la
che ha indicato il curdo come lingua ufficiale del Paese: i turchi vogliono
corretto l'errore.
Il problema è sorto con la pubblicazione del nuovo almanacco della Fifa, che
nella scheda sul paese ha segnalato la lingua curda fra gli idiomi ufficiali. I
dirigenti di Ankara sottolineano che ciò non è previsto dalla costituzione del
Paese e sostengono che la correzione dell'errore sia 'una questione vitale per
l'unita' nazionale'. (Ansa)
03.12.2005
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INCHIESTA
SPORTIVA
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Ha
preso il via l'inchiesta disciplinare della Fifa sugli
incidenti durante lo spareggio mondiale tra Svizzera e
Turchia. Il risultato si saprà solo nel 2006.
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Ha preso il
via l'inchiesta disciplinare della Fifa sugli incidenti durante lo
spareggio mondiale fra Turchia-Svizzera. E' la più grossa inchiesta
disciplinare nella storia della Fifa e riguarderà gli scontri
avvenuti nel sottopassaggio, che hanno coinvolto giocatori,
dirigenti e accompagnatori. "Abbiamo cominciato ascoltando più di
20 persone, fra cui i due allenatori, giocatori, dirigenti e staff
tecnico di entrambe le squadre", ha detto un portavoce della Fifa.
Tra le auzioni le audizioni
quella del Ct Fatih Terim, il vice Mehmet Ozdilek e dei giocatori
Alpay Ozalan, Emre Belozoglu, Raphael Wicky, Stephan Meyer e
Benjamin Huggel, tutti in campo quando scoppiò la rissa
al termine dell'incontro di spareggio per i Mondiali di Germania
2006. "I risultati di questa indagine determineranno
se si dovrà procedere con azioni individuali contro queste persone
o se prima dovranno essere raccolte altre informazioni - spiega
un comunicato la Fifa - Visti i gravissimi incidenti
verificatisi (alla fine della partita valida per le qualificazioni
ai Mondiali), la Fifa ha deciso di condurre un'indagine molto
rigorosa per determinare l`esatta natura delle infrazioni, i
responsabili e infliggere appropriate sanzioni". Il
risultato delle indagini e le sanzioni che la Fifa deciderà di
applicare per il caso saranno rese note solo nel 2006.
03.12.2005
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