UNA GRANDE
NAZIONE
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Il
presidente della Repubblica italiana, Carlo Azeglio Ciampi, ha
tracciato un quadro lusinghiero della Turchia nel suo recente
viaggio ad Ankara ed Istanbul. |
"La visita di Stato compiuta
in Turchia è tra le più significative del mio
settennato. La Turchia sta acquisendo un peso crescente sulla scena
internazionale, sia sotto il profilo politico che economico; ma è
anche una grande nazione mediterranea la cui storia si intreccia, nei
secoli, con quella dell'Italia". Così l'intervento del
presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi.
"Nel giro di soli quattro anni, attraverso politiche macro-economiche rigorose, condotte con il convinto sostegno del Fondo
Monetario Internazionale, la Turchia ha portato a termine un
risanamento senza precedenti: nel 2005 il deficit di bilancio è sceso
al 3%, il minore dal 1986, l'avanzo primario si è attestato al 6.5%,
l'inflazione è giunta al livello più basso in trent'anni, i tassi di
interesse si sono ridotti, la spesa per investimenti è aumentata. Il
tasso di crescita è stato superiore al 9%, il più alto dell'area
Ocse".
"In questo quadro positivo - ha sottolineato Ciampi - si è
recentemente inserito un evento destinato a giocare un ruolo chiave
nello sviluppo del Paese: l'apertura, il 3 ottobre scorso, dei
negoziati per l'adesione all'Unione europea".
"Sotto il profilo economico, i criteri approvati al Consiglio
europeo di Copenhagen, nel 1993, stabiliscono che per essere ammessi
nell'Unione i candidati senza eccezioni dispongano di un'economia di
mercato pienamente funzionante e siano in grado di competere alla pari
nel mercato unico europeo".
"Nonostante i brillanti risultati di questi anni, l'economia turca
presenta ancora debolezze strutturali: rimane, in particolare, ancora
sostanzialmente duale, caratterizzata da livelli di produttività
molto diversi, con un settore manifatturiero e dei servizi efficiente
e un settore agricolo che assorbe un terzo della forza lavoro ma
contribuisce solo per il 12% al Pil".
"La prospettiva dell'adesione impone scelte difficili non solo
alla Turchia, ma anche all'Unione. Conosco bene i timori diffusi in
ambito europeo, anche tra l'opinione pubblica: timori per l'ingresso
di un Paese con una popolazione di 70 milioni di abitanti e un reddito
pro capite pari al 30% della media dell'UE; per le implicazioni sulla
ripartizione delle risorse comunitarie, per il possibile afflusso di
manodopera a basso costo sul mercato del lavoro che, in molti Paesi
europei, ha già elevati tassi di disoccupazione".
"L'ingresso nell'Unione Europea di un Paese musulmano apre nuove
occasioni di amicizia e di collaborazione nei rapporti fra le due
sponde del Mediterraneo. Questa prospettiva è in grado di trasformare
l'economia turca e generare enormi benefici in termini di crescita,
investimenti e accesso ai mercati già nel breve periodo. Va tenuto
anche conto che l'Unione europea aiuterà la Turchia a portare avanti
le riforme strutturali e ad adeguare la legislazione agli standard
europei, fornirà assistenza finanziaria e sosterrà lo sviluppo delle
regioni più arretrate".
"La responsabilità finale è in primo luogo del popolo e della
autorità turche. Per competere nel mercato globale, la Turchia ha
bisogno di stabilità finanziaria e di modernizzare il suo sistema
produttivo, a prescindere dall'adesione all'Unione europea. Maggiore
trasparenza del quadro giuridico e amministrativo, maggiore
concorrenza nelle banche, nelle telecomunicazioni, nei trasporti,
nell'energia sono nel suo stesso interesse: servono a rendere la
Turchia più forte e competitiva".
"L'internazionalizzazione dell'economia è, come è stato per
l'Italia, la chiave del suo sviluppo. Il sistema produttivo italiano
è in grado di contribuire a questo sviluppo, traendone esso stesso
beneficio. In una fase in cui, dopo una lunga stagnazione, appaiono i
primi segni di ripresa della nostra economia, la collaborazione
economica con la Turchia è un'occasione da non mancare per
valorizzare la nostra vocazione internazionale e la nostra
competitività".
"L'Italia - ha ricordato Ciampi - è il terzo partner commerciale
della Turchia, dopo la Germania e la Russia, con un interscambio che cresce a
ritmi del 30% all'anno. In costante crescita anche la collaborazione
industriale; lo dimostrano alcuni importanti investimenti effettuati
di recente da industrie italiane".
"Siamo partner importanti in settori strategici, come il credito, le
telecomunicazioni, i trasporti, la difesa, la meccanica, la
farmaceutica, l'agro-alimentare. Prospettive interessanti si aprono in
numerosi altri settori: penso al turismo, alla collaborazione in
materia di valorizzazione del patrimonio naturale, storico e
culturale; penso al coraggioso piano di privatizzazioni avviato dal
Governo turco, che offre grandi opportunità per le nostre imprese. Ho
più volte ripetuto che per affermarsi nei mercati esteri è
necessario muoversi in una logica di sistema. Per questo, come già
avvenuto per le visite di Stato in Cina, in India e in Bulgaria, a
fianco della delegazione istituzionale è presente anche una imponente
delegazione imprenditoriale".
"Gli imprenditori italiani che hanno avuto ed avranno incontri con le loro
controparti turche e con le istituzioni - ha proseguito il Capo dello Stato
- hanno un giro d'affari di oltre 400 miliardi di dollari l'anno.
Molti sono rappresentanti di istituti di credito, perché il capitale
segue i buoni progetti".
"Alla Turchia proponiamo un modello di politica industriale. Le
imprese italiane grandi, medie e piccole intendono
accrescere la loro presenza in Turchia, non solo per essere
maggiormente presenti nel mercato locale, ma anche per aprire, insieme
alle imprese turche, mercati terzi".
"In questa ottica, guardano con interesse anche ad insediamenti in
aree periferiche della Turchia, nel sudest dell'Anatolia, lontane
dalle aree tradizionali di insediamento industriale, ma connesse, per
ragioni geografiche e culturali, alle regioni circostanti".
"In una di queste zone, Gaziantep, le nostre imprese si sono
saldamente insediate, sostenute dalle autorità locali, oltre che
dall'Ambasciata. Da basi come queste i nostri imprenditori intendono
muoversi, attraverso joint venture, nei mercati nei quali le imprese
turche hanno vantaggi comparati e consolidati legami di affari: le
repubbliche turcofone dell'Asia Centrale, il Medio Oriente, i Balcani;
in prospettiva l'Irak, quando le condizioni di sicurezza lo
consentiranno".
"La Turchia è una nazione giovane: oltre il 50% degli abitanti è
al di sotto dei vent'anni. Ha davanti a sé un grande futuro: di esso
l'Italia intende essere parte. La crescente richiesta di lingua
italiana, alla quale gli Istituti italiani di cultura di Ankara e
Istanbul hanno risposto organizzando ulteriori corsi, dimostra la
volontà di approfondire la conoscenza reciproca, di rafforzare il
canale linguistico, essenziale per sviluppare maggiori scambi
commerciali, turistici, culturali". (Rai
24 News)
03.12.2005
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IL DIALOGO
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Come
Ankara sia per l'Italia l'elemento strategico nell'avanzamento
di questa. Il pranzo offerto da Ahmet Necdet Sezer al nostro
Carlo Azeglio Ciampi. |
L'Italia
considera la Turchia "elemento strategico nell'avanzamento del
dialogo tra mondo occidentale e mondo islamico, per una rinnovata
loro collaborazione nel rispetto delle diversità". Così il
presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, si è rivolto al
presidente turco Ahmet Necdet Sezer, durante il pranzo di Stato offerto
dallo stesso Sezer al palazzo presidenziale di Ankara. Ciampi,
durante il brindisi, ha sottolineato che "l'amicizia tra
l'Italia e la Turchia ha radici profonde" e che il nostro Paese
ha "accolto con fiducia l'avvio del processo negoziale di
adesione della Turchia alla UE". "I valori e I principi su
cui si fonda l'Unione Europea - ha aggiunto - ispirano la comunità
d'intenti tra l'Italia e la Turchia innanzitutto nel mediterraneo,
componente distintiva delle identità di entrambe le nostre
nazioni". Il presidente della Repubblica, che poi si è
trasferito a Istanbul, ha ribadito come nel Mediterraneo "la
persistenza dell'inaccettabile divario Nord-Sud" solleciti
"una
concreta, solidale alleanza tra tutte le sue sponde, finalizzata
alla crescita economica e civile, al progresso di tutti I popoli e
al rispetto dei diritti umani". (Agi)
03.12.2005
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ESEMPIO DA
IMITARE
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"Ritorno
- ha detto il Capo dello Stato italiano - da un bellissimo
viaggio ".
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Ciampi ribadisce la necessità di una
'iniezione di fiducia' perché il Paese possa reagire alla crisi e cita a
modello l'ultima visita di Stato in Turchia. "Ritorno - ha spiegato il
presidente - da un bellissimo viaggio in Turchia dove abbiamo ancora una volta
constato la fecondità di un modello di visita di Stato con la presenza
congiunta del sistema imprenditoriale, industrie e banche, e delle
istituzioni".
"Sarebbe bello - ha aggiunto Ciampi - che anche l'industria del cinema
trovasse un suo spazio specifico in questo tipo di visite dove l'Italia si
presenta ai nostri partner internazionali". Ciampi è convinto che il Paese
ce la farà e, conclude, "in particolare per il cinema abbiamo motivo di
essere fiduciosi. Anche negli ultimi anni si sono prodotti tanti bei film
italiani che hanno meritato successo nel mondo". (ApCom)
03.12.2005
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LA COLAZIONE DI
LAVORO
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E'
stata offerta dal premier turco, Recep Tayyip Erdogan, al nostro
ministro Claudio Scajola e a 25 tra i maggiori nostri
imprenditori, presenti 7 ministri di Ankara. |
Il fortissimo
interesse turco ad approfondire ulteriormente la collaborazione
industriale con l'Italia, unito
al desiderio di contribuire all'ottima riuscita della dimensione
economica della visita del nostro Capo dello Stato,
Carlo Azeglio Ciampi, ha indotto il Primo Ministro Recep Tayyip
Erdogan a riunire straordinariamente
ben sette ministri economici del suo Governo in
un gesto di speciale amicizia nei confronti del nostro Paese,
offrendo al ministro Claudio Scajola una colazione di lavoro nella sua residenza
ufficiale.
Alla colazione di lavoro sono stati altresì invitati i presidenti di <Confindustria>,
<Ice> ed <Abi>, insieme a 25 tra i maggiori nostri imprenditori
tra cui il vice presidente di <Piaggio e di <Confindustria, Roberto Colannino, il
presidente dell'<Eni>, Roberto Poli, il presidente dell'<Enel>,
Piero Gnudi, il presidente di <Cementir> Francesco Caltagirone, l'ammministratore
delegato di <Alenia
Aeronautica> in rappresentanza della holding <Finmeccanica>,
Giovanni Bertolone,
l'amministratore delegato di <Fiat>, Sergio Marchionne,
il presidente di <Fincantieri>, Corrado Antonini, l'amministratore
delegato
dell'omonimo gruppo, Teuco Guzzini, il presidente di <Unicredit>
Carlo Salvatori, il vice presidente Paolo Astaldi dell'omonima società,
l'amministratore delegato di <Selex communications>, Maurizio Tucci, e la
presidente di <Confindustria Marche>, Maria Paola Merloni, del gruppo
<Indesit. In tale occasione>, il ministro Scajola era accompagnato dall'amministratore
delegato di <Sace>, Giorgio Tellini, dal presidente di <Simest>,
Ruggero Manciati, dal direttore generale Promozione e Scambi del <Map>,
Vittorio Caprioli, dal direttore generale dell'<Ipi>, Luigi Corbò.
La delegazione italiana guidata dal ministro Scajola ha avuto come
controparte il Primo Ministro turco e 7 ministri di particolare attrattiva
per gli esponenti delle singole aziende,
quali il ministro dell'Industria, Ali Coskun, con i colleghi dell'Energia
e delle Risorse Naturali, Hilmi Guler, delle Finanze, Kemal Unakitan, del Commercio
Estero, Kursat Tuzmen, dell'Agricoltura, Mehmet Mehdi Eker, dei Lavori Pubblici e delle
Infrastrutture, Faruk Ozak, della Difesa, Vecdi Gonul, quest'ultimo accompagnato dal
Sottosegretario per l'Industria della Difesa, Bayar.
Nel corso del suo caloroso intervento, Erdogan ha preso spunto dai
sentimenti di amicizia e gratitudine che nutre nei confronti del Governo
italiano per mostrare il suo personale apprezzamento alla missione in
parola. Il Primo Ministro turco ha poi passato in rassegna le
trasformazioni che hanno migliorato il Paese negli ultimi anni,
soffermandosi sulle opportunità offerte agli "amici" imprenditori
italiani dall'ambizioso programma di privatizzazioni portato avanti dal
suo Governo ed indicando ai nostri imprenditori le opportunità offerte
dalla Turchia rispetto ai mercati terzi.
Da parte sua, ha innanzitutto ricordato il sostegno
offerto in tutte le sedi dal Governo italiano alla candidatura di Ankara
all'Unione Europea che, a detta del ministro, potrà fornire un
contributo decisivo nella costruzione di una grande area geo-economica,
caratterizzata da un quadro di stabilità e di valori condivisi. Egli ha
poi proseguito ricordando le fruttuose prospettive offerte dalla Turchia
per la nostra economia ed ha menzionato l'importanza
dell'interconnessione tra le reti energetiche dei nostri Paesi,
suggellata dalla trilaterale di Lecce del 4 novembre con gli omologhi
turco e greco, nonché dall'inaugurazione a Samsun, lo scorso 17
novembre, del gasdotto <Blue Stream> alla presenza del Presidente del
Consiglio Silvio Berlusconi, del Primo Ministro turco Erdogan e del
presidente russo Vladimir Putin.
 Al termine della riunione sono iniziati gli incontri bilaterali degli
esponenti delle aziende italiane sopraccitate, organizzati da questa
Ambasciata in collaborazione con <Confindustria> e <Abi>, con i singoli
ministri turchi, mentre il ministro Scajola incontrava in bilaterale il
suo omologo, Coskun. Al termini di quest'ultimo incontro, il direttore generale dell'<Ipi> ed
direttore dell'omologa istituzione
turca, <Kosgeb>, hanno firmato un protocollo finalizzato all'ulteriore
sviluppo della collaborazione tra i due enti nelle materie del
trasferimento tecnologico e dei parchi industriali. Tali colloqui
erano stati preceduti da incontri organizzati, per i soli imprenditori,
con il presidente dell'Autorità per le Privatizzazioni e con il presidente della
<Tobb>, Unione delle Camere di Commercio e delle Borse.
(fonte Ambasciata d'Italia ad Ankara)
03.12.2005
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IL MESSAGGIO
DI MONTEZEMOLO
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Il
presidente della <Confindustria> si è augurato che
l'Italia diventi sempre più il partner di riferimento della
Turchia. "Abbiamo un obiettivo ambizioso". |
La
compattezza mostrata da imprese, banche e istituzioni nella missione
organizzata da <Confindustria>, <Abi> ed <Ice> in Turchia, deve costituire
un esempio anche per le forze politiche in vista delle scelte
decisive che attendono il Paese.
Scelte che devono essere condivise. Questo in messaggio politico
lanciato dal presidente di <Confindustria>, Luca Cordero di
Montezemolo, nel corso della missione che ha portato ad
Ankara e Istanbul 600 imprenditori italiani e 10 istituti di credito
e che ha affiancato la visita di Stato del presidente della
Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Sottolineando come la missione sia
un buon esempio del sistema-Italia, Montezemolo si è augurato
"che questa compattezza e questa adesione, questa capacità di
fare sistema, sia di auspicio anche in funzione delle decisioni
importanti, se non fondamentali, per il futuro del nostro Paese.
Decisioni che - ha spiegato il leader degli industriali - spero si
basino su una forte condivisione di tutte le forze politiche".
Le scelte che l'Italia deve affrontare dovranno essere infatti - ha
detto Montezemolo - "condivise e importanti".
Una sollecitazione subito raccolta dal ministro delle Attività
Produttive Claudio Scajola che, dopo aver sottolineato la valenza
gli incontri di alto livello con il premier Recep Tayyip Erdogan e
con i ministri economici del suo Governo, non ha esitato ad
assicurare che "il sistema-Italia è pronto a fare la propria
parte, sia a livello di soggetti privati che di soggetti
pubblici" perché il nostro Paese "intende sempre più
rappresentare per la Turchia un partner privilegiato". Un
concetto, quest'ultimo, espresso anche da Montezemolo, "molto
soddisfatto" dell'andamento della missione. "Abbiamo un
obiettivo ambizioso - ha detto infatti il numero uno di viale
dell'Astronomia -: vogliamo diventare il partner economico di
riferimento della Turchia. E' un risultato che possiamo raggiungere
ed è una sfida che dobbiamo accettare".
Da un punto di vista
strettamente industriale Montezemolo si è soffermato sulle
opportunità che il mercato turco può offrire alle imprese del Made
in Italy, già presenti in modo massiccio nel Paese della Mezzaluna.
"Il programma di privatizzazioni che abbiamo avuto modo di
approfondire negli incontri ad Ankara - ha detto - rappresenta una
straordinaria opportunità che intendiamo cogliere appieno",
così come devono essere "rinforzati gli investimenti",
insistendo anche affinché Ankara completi "il processo di
apertura della sua economia agli investitori internazionali".
In questo senso fondamentale, per Montezemolo, è stato nel corso
dell'intesa opera di internazionalizzazione del sistema-Italia,
l'apporto dato da Presidente della Repubblica Ciampi. Una presenza -
ha detto il presidente di Confindustria - "che ci sprona e
incoraggia a fare sempre di più e a guardare al futuro con
ottimismo". Preciso e puntuale lo stimolo che lo stesso Ciampi
ha rivolto alla platea degli imprenditori. Ricordando di aver
raccolto attestati di fiducia sui futuri rapporti economici fra
Italia e Turchia nel corso di tutti i suoi incontri istituzionali,
il presidente della Repubblica ha messo tutti di fronte alle loro
responsabilità: "io condivido questa fiducia - ha detto -
Dimostrare che è ben riposta è compito di voi imprenditori".
Poi, prima di lasciare Istanbul, si è soffermato sulle turbolenze
vissute negli ultimi mesi dal mercato bancario italiano. "La
presenza delle banche estere in Italia - ha detto - non deve essere
sentita come un'invasione, ma come un mutuo
arricchimento".
Proprio dal fronte delle banche è arrivata la sicurezza di un
sostegno finanziari importante: il sistema bancario italiano ha
infatti messo a disposizione linee di credito 2.1 miliardi per le
aziende che intendono investire in Turchia, di cui sono il 48% è
stato utilizzato. "Ci sono dunque ampi margini per finanziare
nuove attività - ha detto il presidente dell'<Abi>, Maurizio Sella - e
verremo comunque incontro ad ulteriori necessità delle
imprese". Di queste risorse complessive - ha aggiunto -
"ben l'82% è erogato senza garanzia Sace, il che è segno
della grande fiducia verso la Turchia". (Ansa)
03.12.2005
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LA CONVINZIONE
DI SCAJOLA
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Per
il ministro delle Attività produttive ci sono tutte le
premesse per un ulteriore rafforzamento del partenariato Italia-Turchia. |
Il
ministro delle attività produttive Claudio Scajola è convinto che "vi
siano tutte le premesse per un ulteriore rafforzamento del partnernariato"
Italia-Turchia, Paesi caratterizzati da una struttura produttiva che ha
"nelle piccole e medie imprese l'asse portante". Nel suo intervento al
<Business Forum> del Kempiski palace di Istanbul, in particolare il ministro ha ricordato i recenti sviluppi sul
piano della collaborazione energetica, "la futura interconnessione dei
gasdotti Turchia-Grecia e Grecia-Italia e l'avvio della operatività dei
progetto <Blue Stream>. Ma occorre andare oltre, "dando vita con mutuo
vantaggio a iniziative e progetti comuni". Il ministro italiano ricorda
anche i dati dell'interscambio che nei primi otto mesi del 2005 ha raggiunto gli
8.22 miliardi di dollari e che "legittima l'aspettativa di una cifra record
di 13 miliardi per la fine dell'anno". Le aziende italiane, ha osservato Scajola,
"hanno saputo e voluto cogliere le nuove opportunità offerte dal rilancio
dell'economia turca". E quindi "l'Italia intende sempre più
rappresentare un 'partner privilegiato' nei più diversi settori, compresi
quello di rilievo strategico quali le tlc, l'energia, la difesa, il settore
bancario". Per l'internazionalizzazione, ha detto Scajola, "vi sono ampi
spazi per attivare accordi di collaborazione che devono mirare all'espansione di
joint venture tra imprese turche e italiane" nei nuovi mercati emergenti
dell'area centro-asiatica, così come in quelli della regione medio-orientale e
del Golfo". E l'Ice, ha aggiunto il ministro, "dovrà sempre più
diventare un soggetto centrale nell'attività di sostegno alla
internazionalizzazione delle nostre pmi".(Agi)
03.12.2005
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NUOVE INIZIATIVE FIAT IN
TURCHIA
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Lo
ha affermato l'amministratore delegato Sergio Marchionne nel corso
del convegno di Istanbul. L'incontro con il gruppo <Koc>. |
Conti in linea con le previsioni e nuovi
possibili accordi in Turchia. L'amministratore delegato di <Fiat>, Sergio Marchionne, ha indicato da Istanbul le
prospettive del gruppo, mentre a Roma i sindacati si sono detti sostanzialmente
fiduciosi sulla possibilità di uscire entro il 2006 dallo stato di crisi. In un
incontro sul piano industriale con i vertici di Fiat auto (per l'azienda erano
presenti Paolo Rebaudengo, responsabile delle relazioni industriali del gruppo e
Giorgio Giva, responsabile delle relazioni di <Fiat auto>), <Fiom, <Fim,
<Uilm e <Fismic hanno ribadito la necessità di superare la cassa integrazione, chiedendo
congiuntamente al Governo un impegno per garantire la mobilità lunga.
Le stesse priorità sono indicate anche dal responsabile auto della <Fim>, Bruno
Vitali secondo cui l'obiettivo del confronto e' di trovare ''un accordo quadro
che duri il tempo necessario per uscire dalla crisi.
Oggi - ha sottolineato quest'ultimo - è l'occasione per dire che la crisi Fiat nel 2006 si
chiude''. E proprio al futuro guarda l'amministratore delegato Sergio Marchionne
che ad Istanbul per la missione italiana guidata dal presidente della
Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha annunciato possibili nuovi sviluppi del
gruppo.
''Abbiamo incontrato il gruppo <Koc>, con cui abbiamo parlato di sviluppo delle
nostre attività.
E abbiamo incontrato anche <Tata> - ha affermato - per eventuali sviluppi in
Turchia, sia in termini di prodotto che di componentistica''.
Con il gruppo <Koc Fiat> ha già una joint venture nel Paese per la produzione
nello stabilimento di Bursa della <Doblò>.
L'Ad di <Fiat> ha quindi confermato che i conti dell'ultimo trimestre 2005 di Fiat
auto saranno ''in linea con le previsioni". (Borse.it)
03.12.2005
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I TANTI PARADOSSI
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Analizziamo
assieme a Stefano Barocci, uno dei più profondi conoscitori del
"pianeta Turchia" come si presente questo Paese ora
che l'UE dato il via ai negoziati di adesione. |
Il
tre ottobre 2005 non segna solo la data della riunificazione tedesca ma nella
memoria storica dei turchi sarà anche ricordata come la data di inizio dei
negoziati di adesione alla UE della Turchia.
Sono stati dedicati tanti
momenti di riflessione a tale marcia di avvicinamento all'Unione ma
durante la sua visita di Stato il nostro presidente li ha ben riassunti tutti
dicendo che "l'Italia era e rimane al fianco della Turchia in questo
complesso processo, e che nel contempo nessuna facilitazione sarà fatta alla
stessa". Anzi l'interesse di Ankara sarebbe proprio quello di adempiere ai
vincoli dei trattati per conseguire anche la definitiva ed irreversibile
modernizzazione del Paese sul modello, perché no, dello sviluppo dell'Italia
degli anni '60-'80.
La
partita che si gioca in Turchia è abbastanza semplice da descrivere, ben più
difficile risulta azzardare previsioni di medio termine perché qui - più che
in Italia, e non è dire poco! - i fattori da tenere in considerazione per
comprendere le dinamiche sono a volte celati ed imprevedibili.
Alla prossima scadenza del mandato del presidente Ahmet Necdet Sezer si porrà
la questione del successore che può essere, nella tradizione laica e kemalista,
un militare o comunque un garante della laicità e indipendenza dello Stato
rispetto alle influenze religiose. Oppure la scelta può cadere su un elemento
legato alla catena di infiniti partiti turchi che dal dopoguerra in poi hanno
riportato l'anima "confessionale" dentro la vita politica turca.
Ovviamente tutte le altre questioni giocheranno un ruolo, la questione curda
sempre al calor rosso, la diatriba con l'Armenia recentemente riaperta da
insigni (sic) studiosi, il destino di Cipro che non può rimanere per così dire
congelato allo status quo mentre il caffè nelle due parti in cui è divisa ha
il medesimo gusto, e via dicendo. Ma la questione presidenziale è, a mio
avviso, la "madre di tutte le battaglie". Lo dimostrano anche le
dichiarazioni del Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad che hanno recentemente
destato l'attenzione dell'opinione pubblica, in realtà un monito o una
minaccia rivolti ad una Turchia molto laica, certamente rispetto
all'Iran.
Stavo riflettendo durante la visita del presidente Ciampi con lo studioso di
storia dell'Europa orientale Antonello Biagini sulle difficoltà nello
spiegare a qualcuno che si avvicina alle problematiche turche perché oggi il
partito che si richiama al Padre della Patria ed i suoi quasi poco uniti alleati
(a quel Mustafà Kemal nato europeo a Salonicco, europeo di mentalità e che per
primo ha indicato una soluzione percorribile di tutti i problemi di quello che
per le corti ottocentesche era "il malato d'Europa") siano sostanzialmente
contrari all'adesione all'UE, mentre i nipoti e nipotini del fondamentalista
Necmettin Erbakan siano tutti più o meno degli europeisti convinti. E' uno
dei paradossi, non il solo però!
A voler cercarne un altro eccolo immediatamente: molti Paesi islamici si
occidentalizzano o comunque attenuano gli aspetti più esteriori della
professione di fede islamica nell'abbigliamento, nell'atteggiamento verso le
donne, nei costumi alimentari, nella scelta delle festività, nella lenta
accettazione delle religione come fatto privato. Ben inteso questo ultimo
passaggio è disconosciuto dall'Islam puro e crudo, ma chi ha visitato gli
Emirati Arabi Uniti, la Giordania o la Tunisia sa cosa intendo. In Turchia, che
dopo il declino della civiltà araba aveva assunto a sé il califfato, la lenta
decadenza ottomana e la rivoluzione kemalista avevano spazzato via tutto quello
che era in superficie e, ammettiamolo, anche quello che era posto a tre-quattro
millimetri "sotto la cute".
Ma non le radici! Le convinzioni religiose non si lasciano mettere facilmente da
parte e credo che il Ghazi lo avesse ben intuito se ancora nel '36 credeva che
i suoi "figli turchi" non meritassero il bipartitismo. Ne sappiamo qualcosa
noi italiani: solo a leggere la storia dello Stato della Chiesa per molti versi
ci sarebbe da rabbrividire (penso ad es. alle conversioni forzate o
all'inquisizione); eppure chi può dire che non siano rimaste radici religiose
in un mondo così secolarizzato dopo i conflitti mondiali?
Ora, come ricordavo in un precedente articolo, nel vicino Iran - una repubblica
islamica conclamata con divieti ed obblighi formali ben chiari - le ragazze
fanno a gara a far scendere lo hejab 'eslami al disotto di ogni possibile
limite, misurabile in millimetri ad ogni mio successivo viaggio in quello
scomodo vicino della Turchia. Di qua del lago di Urmja e dei contrafforti
caucasici dove si parla una lingua turcofona, l'azerì, le ragazze, e non solo
nelle zone di montagna, fanno ricomparire il velo che da noi portano solo le
monache e che una volta portavano le nostre nonne quando andavano alla
messa.
Sono pagate dai moderati islamici, hanno dei vantaggi pratici? E' tutto
possibile ma non voglio negare che il fatto esiste e che ha una sua sostanzialità
che va oltre il suo essere paradossale e poter essere parzialmente ricompresso
in pratiche mercificatorie. No, il fenomeno esiste, è legato alle antiche
radici, soddisfa le paure di cambiamenti radicali e non comprensibili, supera
anche il grande afflato di rinascita della Turchia dopo lo sfacelo di Sèvres.
"L'Occidente è corruttore dei costumi, l'Europa non ci vuole, noi turchi
possiamo farcela da soli e guardare alle repubbliche turcofone ricche e rigonfie
di petrolio, siamo il loro sbocco naturale sul Mediterraneo, siamo diversi!!!"
Ecco, la sensazione di diversità è il motore primo di questa diffidenza
che spinge verso un approdo familiare e avvolgente, la fede nel Dio
compassionevole e misericordioso.
Il
recente vertice politico ed economico italo-turco mi ha però fornito
un'ulteriore chiave di lettura ed una via di uscita a questa impasse che rende
la Turchia un Paese diviso, un Giano bifronte tra modernisti e conservatori.
Assecondare i turchi nella loro aspirazione a diventare completamente europei,
convincerli e convincerci che questo è possibile nel rispetto dell'eredità
kemalista conservando le proprie convinzioni e pratiche religiose, favorire gli
scambi di giovani e studiosi, di imprenditori e ricercatori, di studenti ed
insegnanti: questa è a mio avviso la via da percorre per molte ragioni che ci
sconsigliano fortemente di abbandonarli. Molti turchi di formazione laica hanno
fatto una convinta scelta europea, per loro essere turco nella lealtà kemalista
significa essere europeo, non è solo una questione di convenienza dei turchi.
Convenienza che i turchi se l'avranno, l'avranno comunque tra non meno di
due decenni.
Questa scelta europea dei turchi va accolta perché solo così essi stessi
potranno disattivare la mina di un islamismo incontrollabile, spesso
opportunista e di facciata, che mette insieme i fondamentalisti con quelli che
hanno paura dell'Occidente e con coloro che religiosi non sono affatto ma che
intendono cavalcare la tigre.
Il ruolo dell'Italia, che sa presentarsi con una faccia gradita non solo ai
suoi tradizionali amici ma spesso anche ai diffidenti (penso alle tante missioni
di pace in cui sono impegnati giovani militari italiani), è quello di
approfondire questa cultura del rispetto reciproco e del conferimento di
fiducia.
Nel convegno economico sono risuonate le richieste
di ampliare le tradizionali aree di collaborazioni industriali dalla zona
egea e da quella di Istanbul, verso i nuovi liti della costa del Mar Nero,
dell'Anatolia sud-orientale, della regione di Van e di regioni limitrofe ai
confini orientali dell'Anatolia. Non solo si creeranno nuovi spazi di azione e
si porterà la presenza italiana in quelle remote zone, ma si diffonderà anche
in quei luoghi la cultura dell'amicizia e dell'accettazione della diversità
come arricchimento, concetto in sé profondamente europeo.
E' già da un certo tempo che missioni istituzionali e pattuglie di
imprenditori italiani si recano in queste aree più riposte del paese, una fra
tutte la zona industriale di Gaziantep che sta vivendo un vero boom rispetto ai
parametri macro-economici che
la descrivevano solo cinque anni fa.
Le imprese italiane e quelle turche debbono esplorare nuove vie non solo in
senso geografico, ma anche in campo tecnologico, integrando i distretti nati o
nascituri con le reti universitarie esistente (penso a Unimed, Università del
Mediterraneo) e telematiche che attraversano il Mediterraneo e ne connettono le
varie sponde. Le regioni Sicilia e Puglia possono giocare un ruolo essenziale in
questo ambito, ma anche Trieste (che ha rapporti consolidati con la Turchia) ed
Ancona, con il suo Forum delle città dell'Adriatico e dello Ionio.
In ultimo la collaborazione su paesi terzi, i grandi vicini caucasici e iranici
con i quali la Turchia tradizionalmente, nonostante una certa turbolenza di
area, ha mantenuto rapporti eccellenti e nei confronti dei quali gode di
facilitazioni culturali e linguistiche alla penetrazione commerciale.
Queste linee guida toccate sapientemente dal capo dello Stato nei suoi discorsi
ufficiali e riservati, riprese dai vari relatori nei molti momenti di
riflessione e confronto, sono stati da anni e con lungimiranza instillati nel
patrimonio cognitivo dei politici e degli osservatori dalla attenta analisi del
nostro ambasciatore ad Ankara.
La chiave di successo delle relazioni Italia-Turchia si giocano quindi sulla
capacità di integrazione dei nostri gruppi economici e finanziari e della
"armata" delle Pmi con gli analoghi turchi nel rispetto delle affinità e
con l'attenzione per il sano ed economico reciproco vantaggio che si riserva
ad un partner maturo e stimato. Esse possono anche dare un contributo a quella
politica di integrazione profonda che è più della sola integrazione politica o
fattuale. In questa direzione si disegna per l'Italia, se mostrerà
perseveranza, un ruolo unico nell'area che può superare quello dei
tradizionali competitor europei e prima di tutto quello della
onnipresente Germania. (Stefano Barocci)
03.12.2005
|
ORA L'ITALIA GIOCA LA
SUA CARTA MIGLIORE
|
La
presenza in Turchia non solo delle nostre industrie più
rappresentative ma anche dei piccoli e medi imprenditori si può
considerare una strategia vincente. |
Mentre a Bruxelles, pur avendo dato l'ok
all'inizio delle trattative, si tentenna sull'entrata della Turchia
nell'Unione europea, le industrie italiane già da tempo strizzano l'occhio
a questo gigantesco potenziale economico e portano avanti i loro affari.
I politici italiani non sono da meno. Il 17 novembre il primo ministro
Berlusconi ha partecipano sul Mar Nero all'inaugurazione del <Blue Stream>, il
gasdotto proveniente dalla Russia e sponsorizzato dall'<Eni>. Lo stesso
presidente della Repubblica italiana Carlo Azeglio Ciampi, accompagnato dal
ministro degli Esteri Gianfranco Fini, ha portato a termine la sua vista di
Stato ad Ankara ed Istanbul.
E' stata l'occasione per articoli della stampa locale sulle relazioni
italo-turche. <Hurriyet>, sotto un titolo "Italia" a caratteri cubitali,
ha pubblicato in prima pagina una grande fotografia di Ciampi ed un articolo scritto
dallo stesso presidente italiano, il <Milliyet> ha scritto di "Assedio degli
uomini d'affari italiani in Turchia" e si è soffermato sull'incontro di circa 600
imprenditori italiani con circa 1200
aziende turche e sul fatto che l'Istituto italiano per il Commercio estero aveva
organizzato
per essi circa 2900 appuntamenti bilaterali.
La Turchia, del resto, da tempo si è rivelata ottima meta d'affari per le
imprese italiane. Situata in una posizione privilegiata, al centro del nodo
strategico che salda l'Europa al Medio Oriente, nell'ultimo decennio ha
avuto un processo di evoluzione tale che ha consentito il passaggio da
un'economia essenzialmente agricola artigianale, ad una economia
industrializzata, integrandosi sempre di più con i Paesi della CEE. Non a caso
attualmente lo Stato turco risulta essere il principale partner commerciale
dell'Unione Europea. E l'Italia, preceduta solo dalla Germania e dalla
Russia, risulta
essere partner privilegiato, al terzo posto nell'esportazione verso la
Turchia e quarto Paese suo cliente.
Il segreto di questa "intesa" economica è nel fatto che l'Italia e
la Turchia presentano una struttura economia simile e nello stesso tempo
complementare. In entrambe i Paesi c'è una forte presenza di piccole e medie
imprese e i settori di primario interesse sono i medesimi. Il partner
italiano offre capitali e tecnologia nel settore tessile e nell'abbigliamento,
automobilistico e agricolo, nella pelletteria e nel mobilificio, mentre le
imprese turche sono forti nella manodopera specializzata locale e in una
capillare conoscenza dei mercati, soprattutto di quelli limitrofi dell'Asia
Centrale (repubbliche turcofone, Afganistan e Iraq).
La prima a tentare con successo il gemellaggio economico fu la <Fiat>, quando
nel 1968 iniziò la produzione dei suoi autoveicoli attraverso le fabbriche
della <Tofas>, fino a diventare attualmente la prima esportatrice turca di
automobili (soprattutto con i modelli <Doblò> e <Palio>, la cui produzione è stata
trasferita in Turchia dal Brasile).
Ora sono circa 7.180 le aziende italiane già impegnate in Turchia e provengono soprattutto da
Lombardia e Veneto. Ma tra le regioni con il maggior numero di aziende che
scelgono questo Paese mediterraneo rispetto al resto del mondo, in testa c'è
l'Emilia Romagna (9.3% del numero totale di aziende emiliane che commerciano
con l'estero).
Del resto, degli otto mulini che la <Barilla> possiede (di cui cinque in Italia)
uno è dal 1994 a Bolu, nel nord della Turchia e non solo offre un'enorme
quantità di semola di grano duro occorrente a tutto il Gruppo, ma anche la
trasforma grazie agli stabilimenti adiacenti - tra cui uno dei sette pastifici
<Barilla> nel mondo - e produce e confeziona pasta molto apprezzata dai turchi
stessi sotto il marchio <Filiz>, industria turca con cui è gemellata.
Mentre la Lombardia ha puntato l'occhio soprattutto nella zona dell'Egeo
(con centro a Smirne), per la sua posizione geografica ideale, con
infrastrutture e trasporti efficienti e con uno sbocco strategico sul
Mediterraneo, il Veneto ha mire ad Est, nella regione di Gaziantep, crocevia
obbligato tra il Medio Oriente, il Caucaso e l'Asia Centrale, oltre ad essere
al centro della Regione del Gap (enorme progetto idrico dell'Anatolia del
Sud-Est, che comprende il Tigri e l'Eufrate) e della "zona franca"
che offre esenzioni fiscali, possibilità di magazzini e terreni a basso prezzo,
procedure burocratiche ridotte al minimo ed importazioni in esenzione doganale.
Nel settore della trasformazione agro-alimentare, l'Emilia Romagna dimostra
sempre più interesse verso la Cilicia, la zona agricola più produttiva
dell'Anatolia, anch'essa avvantaggiata dall'essere "zona
franca".
La popolazione turca di ogni ceto sociale è fiduciosa verso questa ricerca di
manodopera turca e di questi investimenti italiani, nella speranza che aumentino
così i posti di lavoro e le possibilità di elevare il proprio standard di
vita.
E così, mentre sui canali tv e sui giornali turchi aumenta sempre più la
pubblicità di prodotti italiani, fino a pochi anni fa impensabili, la
gente comune, che non si può permettere il lusso di marche prestigiose, si
accontenta di comprare al bazar abbigliamento, calzature, cosmetici, mobilia e
suppellettili per casa e uffici Made in Italy (vero o
falso che sia), perché sicuramente - sono convinti - garanzia di buona qualità.
(M.Z/AsiaNews,it)
03.12.2005
|
LINEE DI CREDITO
DELLE BANCHE PER 2.1 MLD DI EURO
|
Lo
ha detto nel suo intervento al <Business Forum
Italia-Turchia> il presidente dell'<Abi>, Maurizio Sella.
La garanzia <Sace> e la fiducia data alla Turchia. |
 "Ammontano a circa 2.1 miliardi di
euro le linee di credito che le banche italiane hanno messo a disposizione delle
imprese che intendono esportare o realizzare investimenti diretti in Turchia".
Questo il dato fornito dal presidente dell'<Abi>, Maurizio Sella nel corso del suo
intervento, a Istanbul, al <Business Forum Italia-Turchia>.
"Finora - ha detto Sella - è stato utilizzato solo il 48 per cento. Ci
sono dunque ampi margini per finanziare nuove attività e verremo comunque
incontro ad ulteriori necessità delle imprese". "Di queste risorse
ben l'82 per cento - ha aggiunto il presidente - è erogato senza garanzia <Sace>
il che è segno della grande fiducia verso la Turchia".
Sella ha poi insistito sull'impegno a realizzare iniziative di follow up di
questa missione per dimostrare con fatti concreti "la volontà di
proseguire a fare sistema". (ApCom)
03.12.2005
|
ESTENDERE GLI SCAMBI A NUOVI SETTORI
|
Questo
- lo ha spiegato il presidente dell'Ice, Umberto Vattani - a proposito dell'export-import commerciali con la Turchia. La crescita degli insediamenti
italiani.
|
L'obiettivo dell'Italia non è solo quello
di incrementare gli scambi commerciali con la Turchia ma soprattutto di
estenderli a nuovi settori. Questo è l'auspicio del presidente dell'<Ice>,
Umberto Vattani, nel suo intervento di apertura al <Business forum
Italia-Turchia>, con il quale l'ambasciatore ha salutato il presidente della
Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e la delegazione di imprenditori e ministri
italiani e turchi presenti oggi alla giornata clou della missione italiana in
Turchia.
"Noi non ci proponiamo soltanto di incrementare gli scambi commerciali - ha
detto Vattani - ma soprattutto di estenderli a settori nuovi, individuando anche
nuove aree territoriali di investimento. I nostri imprenditori si stanno
interessando a regioni diverse da quelle più tradizionali del Bosforo e
dell'Egeo".
"Gli insediamenti italiani sono molto cresciuti in Anatolia centrale e
nella Turchia sud-orientale, zone individuate come ideali trampolini di lancio -
ha continuato il presidente dell'Ice - verso le Repubbliche turcofone dell'Asia
centrale e la stessa Russia, così come verso il Medio Oriente". Oltre ai
settore strategici tradizionali come auto, energia, infrastrutture, difesa e
finanza, gli imprenditori italiani "hanno individuato altri settori dal
grande potenziale nei quale investire: dalla information technology, alle
biotecnologie, all'aerospazio, alla logistica, ai trasporti fino all'ambiente e
al turismo".
Il presidente, dopo aver spiegato più in dettaglio l'organizzazione della
missione, ha concluso il suo intervento ringraziando il leader della
Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo e quello dell'<Abi>, Maurizio Sella, le
due associazioni che insieme all'Ice hanno organizzato la missione. "Sono
anche presenti - ha concluso Vattani - i principali esponenti del mondo
industriale turco, il cui desiderio di estendere e rafforzare i rapporti con le
aziende italiane e il loro impegno per raggiungere gli obiettivi fissati,
rappresenta la migliore garanzia di successo di questa straordinaria
missione". (ApCom)
03.12.2005
|
FIRMATO AD ANKARA
L'ACCORDO
TRA L'<IPI> E LA <KOSGEB> TURCA
|
L'obiettivo
- come ha sottolineato il ministro Claudio Scajola - è favorire la
cooperazione nel campo produttivo e del trasferimento
tecnologico, tra distretti, parchi tecnologici e centri servizi
dei due Paesi. Una struttura, quella turca, con una forte
specializzazione nei settori manifatturieri. L'intervento di Luigi
Corbò. |
 Consolidare e intensificare le relazioni
produttive e commerciali tra Italia e Turchia: va in questa direzione il primo e
importante accordo della missione turca, firmato ad Ankara tra l'<Ipi>
(Istituto per la promozione industriale) e <Kosgeb>, l'agenzia governativa turca
per lo sviluppo delle pmi, alla presenza del Primo Ministro turco Recep Tayyip
Erdogan, del
ministro dell'industria Ali Coskun e quello delle Attività produttive Claudio
Scajola.
Obiettivo dell'accordo - si legge in una nota dell'<Ipi> - è favorire la
cooperazione, nel campo produttivo e del trasferimento tecnologico, tra
distretti, parchi tecnologici e centri servizi dei due Paesi. L'intesa è
finalizzata inoltre a creare un'alleanza italiana con i turchi nei paesi
asiatici e nel Medioriente. La firma del protocollo si inserisce nel quadro più
ampio della missione istituzionale italiana in Turchia, alla quale ha partecipato il
presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi e una delegazione di <Confindustria> guidata da Luca Cordero di Montezemolo. "La struttura
produttiva turca basata su grandi e qualificate aziende e su 3 milioni di
piccole e medie imprese con una forte specializzazione nei settori
manifatturieri tradizionali, è complementare a quella italiana - ha spiegato il
direttore dell'<Ipi> Luigi Corbò - Il Governo turco si è rivolto all'<Ipi>,
proprio perché Istituto specializzato nel facilitare la crescita e la
competitività dei sistemi produttivi, e che da diversi anni opera a sostegno di
oltre 30 Paesi". "La collaborazione italiana con la Turchia ci
permetterà di trasferire tecnologie, macchinari e know how in un mercato molto
promettente - ha concluso Corbò - valorizzando le eccellenze italiane nei
settori ad alta tecnologia e le conoscenze che la Turchia sta sviluppando
nell'ambito del sistema universitario e della ricerca. Alla realizzazione del
programma di interventi in Turchia verranno coinvolte le associazioni
imprenditoriali, tra cui, in primo luogo <Confindustria>, e gli istituti
specializzati <Ice> e <Simest>". (Ansa)
03.12.2005
|
INTERSCAMBIO
COMMERCIALE DELLA TURCHIA
|
L'INTERSCAMBIO
COMMERCIALE DELLA TURCHIA
(valori in migliaia di dollari e variazioni percentuali) |
|
ESPORTAZIONI
2004 |
VAR % |
IMPORTAZIONI
2005 |
VAR % |
| 62.773.654 |
32,85 |
97.161.268 |
40,12 |
|
ESPORTAZIONI
(Gen.-Ag. 2005) |
Var %
(Gen.-Ag. 2005/05 |
IMPORTAZIONI
(Gen.-Ag. 2005) |
Var %
(Gen.- 2005/04) |
|
40.565.870 |
17,08 |
64.482.491 |
19,32 |
Composizione
merceologica della bilancia Commerciale della Turchia nel 2004
(valori in migliaia di dollari)
|
Beni esportati |
|
Beni importati |
|
| Tessile-Abbigliamento |
18.239,045 |
Tessili-Abbigliamento |
7.391.497 |
|
Minerali e Metalli |
2.468.654 |
Minerali e Metalli |
14.776.519 |
|
Agricoltura/
Allevamento |
5.946.293 |
Agricoltura/
Allevamento |
15.672.432 |
|
Veicoli a motore |
9.481.332 |
Veicoli a motore |
11.949.375 |
|
Materiali e forniture
industriali |
6.471.416 |
Materiale e
forniture industriali |
18.773.430 |
|
Macchinari |
8.893.552 |
Macchinari |
21.773.398 |
Fonte: elaborazioni Ice Istanbul su
dati locali
L'INTERSCAMBIO
COMMERCIALE DELLA TURCHIA
(valori in migliaia di dollari e variazioni sul periodo corrispondente)
| |
Gennaio-Agosto 2004 |
Gennaio-Agosti 2005 |
Var % |
|
IMPORTAZIONI |
54,040.105 |
64.482.491 |
19,32 % |
|
ESPORTAZIONI |
34.648,263 |
40.565.870 |
17,08% |
di cui:
|
PAESE |
IMPORT |
Var % |
EXPORT |
Var % |
|
GERMANIA |
8.722.863 |
8,27 % |
5.981.494 |
6,84 % |
|
RUSSIA |
8.40.729 |
47,68 % |
1.448.146 |
28,98 % |
|
ITALIA |
4.931.064 |
8,94 % |
3.298.266 |
19,81 % |
|
CINA |
4.110.108 |
52,14 % |
337.917 |
20.76 % |
|
FRANCIA |
3.824.488 |
-8,85 % |
2.484.502 |
5.54 % |
|
STATI UNITI |
3.600.433 |
11,87 % |
3.199.721 |
0,42 % |
|
REGNO UNITO |
3.061.001 |
11,12 % |
3.698.547 |
8,12 % |
|
SVIZZERA |
3.058.0272 |
36,99 % |
308.218 |
6,71 % |
|
COREA DEL NORD |
2.289.754 |
41,40 % |
------ |
------ |
|
SPAGNA |
2.239.819 |
6,41 % |
1.884.496 |
15,93 % |
|
IRAN |
2.004.743 |
63,10 % |
593.342 |
31,69 % |
|
GIAPPONE |
1.961.063 |
15,64 % |
------ |
------ |
|
BELGIO |
1.475.142 |
16,07 % |
849.373 |
16,87 % |
|
PAESI BASSI |
1.294.092 |
12,28 % |
1.614.212 |
20.43 % |
|
ARABIA SAUDITA |
1.280.198 |
72,99 5 |
595.998 |
26,38 % |
Fonte: elaborazioni Ice su dati
Istatistik Enstitusu
L'INTERSCAMBIO
COMMERCIALE DELLA TURCHIA NEL 2004
(valori in migliaia di dollari e variazioni sull'anno precedente)
| IMPORTAZIONI |
69.339.692 |
97.161.268 |
40.12 |
| ESPORTAZIONI |
47.252.836 |
62.773.654 |
32.85 |
di cui:
|
PAESE |
IMPORT |
Var % |
EXPORT |
Var % |
|
GERMANIA |
12.494.182 |
32,17 % |
8.724.901 |
16,57 % |
|
ITALIA |
6.856.916 |
25,32 % |
4.601.949 |
44,12 % |
|
RUSSIA |
9.008.514 |
65,25 % |
1.851.608 |
35,39 5 |
|
FRANCIA |
6.197.610 |
48,83 % |
2.982.312 |
29,97 % |
|
REGNO UNITO |
4.307.693 |
23,08 % |
5.532.963 |
50,76 % |
|
STATI UNITI |
4.690.174 |
34,17 % |
4.827.134 |
28,67 % |
|
SVIZZERA |
3.403.368 |
14,66 % |
559.360 |
22,26 % |
|
CINA |
4.452.136 |
70,56 % |
390.460 |
-22,62 % |
|
IRAN |
1.957.798 |
5,22 % |
803.187 |
50.47 % |
|
OLANDA |
1.906.474 |
15,08 % |
2.130.035 |
39.59 % |
|
SPAGNA |
3.247.661 |
62,08 % |
2.605.683 |
45,61 % |
|
GIAPPONE |
2.677.334 |
38,93 % |
147.373 |
21,14 % |
|
BELGIO |
1.990.565 |
30,65 % |
1.178.269 |
33.05 % |
|
COREA DEL
SUD |
2.570.488 |
95,86 % |
------ |
------ |
Fonte : Elaborazioni Ice su dati Devlet
Istatistik Enstitusu
L'INTERSCAMBIO
COMMERCIALE DELLA TURCHIA CON L'ITALIA
(valori in milioni di dollari)
| |
2002 |
2003 |
2004 |
Gen.-Ag.2005 |
|
IMPORTAZIONI |
4.102 |
5.472 |
6.857 |
4.931 |
|
ESPORTAZIONI |
2.237 |
3.193 |
4.602 |
3.298 |
|
SALDO |
-1.865 |
-2.279 |
-2.255 |
-1.633 |
TURCHIA: INVESTIMENTI
ESTERI NEI PRINCIPALI SETTORI
|
TESSILE
E ABBIGLIAMENTO |
289
ditte |
|
INDUSTRIA CHIMICA |
164
ditte |
|
INDUSTRIA ALIMENTARE |
166
ditte |
|
INDUSTRIA DELLA MECCANICA E MACCHINARI |
123
ditte |
|
INDUSTRIA AUTOMOBILISTICA E SETTORI CORRELATI |
163
ditte |
LE IMPORTAZIONI TOTALI
DELLA TURCHIA NEL 2004
GRADUATORIA PER PRINCIPALI SETTORI E QUOTE DETENUTE DALL'ITALIA
(valori in dollari)
|
CODICI DOGANALI |
DESCRIZIONE |
IMPORTAZIONI |
QUOTA ITALIANA |
|
27 |
Combustibili minerali, oli minerali e prodotti della loro
distillazione; sostanze bituminose; cere minerali |
14.354,295.922 |
1,62 % |
|
84 |
Reattori nucleari, caldaie, macchine, apparecchi e congegni
meccanici; parti di queste macchine o apparecchi |
13.419.449.047 |
15,67 % |
|
87 |
Vetture automobili, trattori, velocipedi, motocicli ed altri
veicoli terrestri, loro parti ed accessori |
10.236.110.097 |
5.74 % |
|
85 |
Macchine,
apparecchi e materiale elettrico e loro parti; apparecchi per la
registrazione o la riproduzione del suono, apparecchi per la
registrazione o la riproduzione delle immagini e del suono per
la televisione, e parti ed accessori di questi apparecchi |
8.353.948.768 |
6,46 % |
|
72 |
Ghisa,
ferro e acciaio |
7.973.455.639 |
2,89 % |
|
39 |
Materie
plastiche e lavori di tali materie |
4.760.582.235 |
7,45 % |
|
71 |
Perle fini
o coltivate, pietre preziose (gemme), pietre semipreziose (fini)
o simili, metalli preziosi, metalli placcati o ricoperti di
metalli preziosi e lavori di queste materie; minuterie di
fantasia; monete |
3.740.441.650 |
2,47 % |
|
29 |
Prodotti
chimici organici |
2.973.706.304 |
6,75 % |
|
30 |
Prodotti farmaceutici |
2.708.760.684 |
7.12 % |
|
52 |
Cotone |
1.972.611.981 |
7,91 % |
|
90 |
Strumenti ed apparecchi di ottica, per fotografia e per
cinematografia, di misura, di controllo o di precisione;
strumenti ed apparecchi medico-chirurgici; parti ed accessori di
questi strumenti o apparecchi |
1.922.561.961 |
8,60 % |
|
48 |
Carta e cartone; lavori di pasta di cellulosa, di carta o di
cartone |
1.525.625.008 |
7,47 % |
|
88 |
Navigazione aerea o spaziale |
1.209.261.568 |
1,75 % |
|
55 |
Fibre sintetiche o artificiali in fiocco |
1.171.626.768 |
10,77 5 |
|
74 |
Rame e lavori di rame |
1.079.690.174 |
2.24 % |
|
40 |
Gomma e lavori in gomma |
1.063.432.440 |
9,26 % |
|
32 |
Estratti per concia o per tinta; tannini e loro derivati;
pigmenti ed altre sostanze coloranti; pitture e vernici;
mastici; inchiostri |
1.025.479.294 |
10,14% |
|
54 |
Filamenti sintetici o artificiali |
1.003.008.304 |
8,28 % |
|
38 |
Prodotti vari delle industrie chmiche |
958.851.505 |
11,21 % |
|
76 |
Alluminio e lavori in allumnio |
958.554.438 |
4,85 % |
(Fonte:
Ufficio Ice di Istanbul)
03.12.2005
|
TREMILA INCONTRI "BUSINESS TO BUSINESS" AL KEMPISKI PALACE
|
Ottocento
imprenditori turchi venuti da ogni parte della Turchia per parlare
di affari con con gli italiani. Sono stati sessanta i settori
interessati. |
A margine del Forum, circa 800
imprenditori provenienti da tutte le aree della Turchia (da Gaziantep, Adana,
Mersin nel Sud-est anatolico, da Ankara, Eskishehir Konya, nel centro del Paese,
da Izmir, Manisa nella zona egea, da Bursa e Kocaeli in Tracia e perfino
da Erzurum, nell'estremo Nord Est del Paese)
hanno potuto realizzare, grazie al lavoro dell'Ufficio <Ice> di Istanbul
in collaborazione con l'Ambasciata e con i Consolati italiani in Turchia,
circa 3000 incontri business to business con aziende italiane omologhe.
Sessanta i settori interessati, da quelli più tradizionali dell'agro-alimentare
e del turismo, del tessile e delle calzature, dei mobili e degli articoli
d'illuminazione, alla meccanica strumentale
(componentistica auto, macchinari per
tessili e abbigliamento), fino
ai settori più innovativi: information technology, protezione ambientale,
energie rinnovabili, sicurezza componentistica elettronica. (fonte Ambasciata
d'Italia ad Ankara)
03.12.2005
|
SECONDA EDIZIONE
DEL FORO DI DIALOGO ITALO-TURCO
|
Organizzato
da <Unicredito> e da <Limes> e svoltosi al Conrad
Hilton di Istanbul, si è articolata su tre workshop differenti. |
 Parallelamente all'evento imprenditoriale
cui ha partecipato il Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, nei giorni 23 e 24 novembre si è svolta
ad Istanbul, presso l'Hotel Conrad, la seconda edizione del <Foro di Dialogo
italo-turco>, organizzato da <Unicredito> e <Limes> per la parte italiana e dal
Centro di Studi Strategici (Sam) del ministero degli Esteri turco. Si
tratta di
un esercizio inaugurato lo scorso novembre a Roma dal ministro degli Esteri
italiano Gianfranco Fini e dal suo omologo turco Abdullah Gul, la cui principale finalità è quella di
mettere in contatto le società civili dei due Paesi, anche nell'ottica di
quanto auspicato dal Consiglio e dalla Commissione Europea per favorire il
processo di adesione della Turchia all'Unione Europea. L'edizione di
quest'anno è stata inaugurata, dopo gli interventi di benvenuto del presidente di
<Unicredito>, Carlo Salvatori, e del presidente della <Koç Holding>,
Mustafa Koç (partner turco di Unicredito), dal Sottosegretario Roberto Antonione e
da Gul, e si è articolata attraverso lo svolgimento di
tre workshop differenti, rispettivamente
sulle
relazioni politiche tra Italia e Turchia, sulle relazioni socio-culturali ed il
ruolo della donna nelle due società nonché sulle relazioni economiche. Gli
interventi di chiusura sono stati ad opera del ministro delle Attività
Produttive Claudio Scajola e del ministro dell'Industria turco Ali Coskun. (fonte Ambasciata
d'Italia ad Ankara)
03.12.2005
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IL VALORE DELLA COMMESSA
PER LA VENDITA DI TETRA
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E'
pari - come ha sottolineato il Ceo di <Selex Comminication>,
Maurizio Tucci, a trecento milioni di euro. |
Il valore della commessa per la vendita di
<Tetra> in Turchia è pari a 300 milioni di euro. A spiegarlo è il Ceo di
<Selex Communication>, Maurizio Tucci, intervenuto alla prima giornata di incontri
tra aziende italiane turche per la missione imprenditoriale in Turchia,
organizzata da <Confindustria>, <Ice> e <Abi>. "<Selex> partecipa a una gara - ha
sottolineato Tucci - il cui avvio è previsto nel primo trimestre del 2006 per
la fornitura di <Tetra>. Il valore della commessa è di 300 milioni di euro, gli
altri due concorrenti sono <Eads> e <Motorola>". "Noi - ha concluso l'ad -
puntiamo sul fatto che esiste <Selex Turchia> da più di 10 anni e con 120
dipendenti". (ApCom)
03.12.2005
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COME SAPERSI UNIFORMARE AL SISTEMA
E ALLE NORME DELL' UNIONE EUROPEA
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Concluso
dopo un anno e mezzo di contatti il "gemellaggio"
tra l'Autorità italiana per l'energia elettrica ed il gas e
l'Autorità di regolazione turca alla presenza dei due presidenti,
rispettivamente Alessandro Ortis e Yusuf Gunay. Sviluppo delle
fonti rinnovabili e sicurezza e qualità dei servizi. |
 Con una cerimonia ed un dibattito finali,
si è concluso il ''gemellaggio'' fra l'Autorità per l'energia elettrica
e il gas e l'Autorità di regolazione turca. All'evento svoltosi a Istanbul
hanno partecipato il presidente dell'<Energy Market Regulatory Authority>, Yusuf
Gunay e il presidente dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas,
Alessandro Ortis. L'incarico per il ''gemellaggio'' tra l'Autorità italiana e
l'omologa turca, attivato nel giugno 2004, era stato assegnato all'Autorità
italiana dalla Commissione europea - che lo ha interamente finanziato - a
seguito di una gara internazionale, tenutasi nel 2003. Con il ''gemellaggio'' si
è inteso contribuire al percorso di adeguamento della regolamentazione turca
alle norme del mercato unico europeo dell'energia e agli standard europei di
regolazione, nella prospettiva dell'adesione della Turchia all'Unione europea.
Durante i trascorsi 18 mesi di ''gemellaggio'' con l'Autorità di regolazione
turca, l'Autorità italiana ha effettuato oltre 100 missioni di esperti, per
complessive 500 giornate di lavoro, ed è stata predisposta una serie di
rapporti o documenti contenenti analisi e proposte riguardanti il sistema ed il
mercato turco dell'elettricità e del gas. Tali documenti o rapporti riguardano:
il confronto della regolamentazione turca con le norme e le prassi in vigore
nell'Unione Europea (Benchmark Report); le tariffe elettriche e del gas; le
competenze istituzionali dell'<Emra>; il transito internazionale dell'energia
elettrica; lo sviluppo delle fonti rinnovabili; la sicurezza e qualità dei
servizi; l'apertura dei mercati; il monitoraggio dei mercati; i codici di rete
del gas; le regole del mercato elettrico; la qualità dei servizi e la
protezione dei consumatori. (Asca)
03.12.2005
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LE MIRE DI UNICREDIT
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L'istituto
bancario italiano, dopo la joint venture con il gruppo <Koc>
e l'acquisto della maggioranza di <Yapi Credi>, punta ad un
consolidamento in Turchia. |
L'<Unicredit>, dopo la joint-venure in
Turchia con il gruppo <Koc> e l'acquisto della maggioranza della banca
<Yapi Credi>,
punta ad un consolidamento della sua posizione. Rispondendo all'Ansa - in
occasione del secondo forum italo-turco ad Istanbul - l'amministratore delegato
Alessandro Profumo ha dichiarato che l<'Unicredit> "ha raggiunto un ottimo
posizionamento ed ora il lavoro sarà concentrato soprattutto sull'integrazione
tra <Kocbank> e <Ykb>, per poter sfruttare tutto il potenziale insito in un mercato
con enormi spazi di crescita. In questo senso - ha concluso Profumo - la Turchia
è un tassello fondamentale della nostra strategia di espansione, che dopo
l'operazione <Hvb>, guarda come mercato di riferimento all'Europa". (Ansa)
03.12.2005
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UN ASSE
ITALO-TURCO IMPERNIATO SUL CIS- INTERPORTO DI NOLA
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Multimedia informatica,
<Aerosoft>, <Besana>.
Sono alcune delle imprese campane che sono andate in missione in Turchia con
<Confindustria>. A guidare la delegazione regionale Silvio Sarno, presidente
degli industriali irpini. Numerosi gli incontri bilaterali con
protagoniste le Pmi campane. Aiuti agli imprenditori che vogliono investire nel
Paese della Mezzaluna.
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 Un mercato in piena espansione, ma non
solo. La Turchia, in prospettiva, è per le Pmi campane una porta d'accesso
verso Paesi dove nessuna azienda italiana, tranne rare eccezioni, è arrivata.
Kazakhstan, Kirghizistan, Turkmenistan, Uzbekistan e Tagikistan. Si tratta di
aree che promettono un tasso di sviluppo vertiginoso, nei prossimi anni. Proprio
per questo la posta in palio è alta.
Ne è consapevole il leader di <Confindustria>, Luca Cordero di Montezemolo, che
con il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha guidato la missione
italiana nella Mezzaluna.
Per favorire l'interscambio tra Europa e Asia, Montezemolo propone un asse
italo-turco imperniato sul Cis-Interporto di Nola.
Se la Turchia vuole costruire un "ponte ideale" con l'Italia per
l'interscambio tra Europa e Asia, è il ragionamento di Montezemolo, lo può
fare solo con l'Interporto di Nola, grazie alla sua logistica integrata e alla
rete dei porti del Sud d'Italia. Gli esiti della missione, dunque, confermano
la bontà della scelta di puntare sulla Turchia come partner commerciale per
l'Italia e per la Campania.
Da questo momento si aprono quindi interessanti opportunità per le nostre
imprese, soprattutto nei settori che hanno preso parte alla missione.
Capeggiate dal leader degli industriali irpini Silvio Sarno, sono sbarcate ad
Ankara, oltre al <Cis-Interporto>, anche aziende come <Besana>, <Multimedia
Informatica>, <Boviar>, <Ilside>, <Pancrazio>, <Basso Fedele &
figli>. I settori
interessati sono dunque aerospaziale, logistica, alimentare, Ict, ingegneria.
Una opportunità in più per le Pmi sono le linee di credito specifiche messe a
disposizione dall'<Abi>, per un valore complessivo di 2.1 miliardi.
La Regione, da parte sua, assicura il proprio supporto attraverso <Sprint>
(Sportello per l'internazionalizzazione) e il raccordo che si sta stringendo
con <Confindustria<.
L'Assessorato regionale alle Attività produttive ha infatti siglato con <Confindustria> Campania l'accordo per l'attivazione di antenne Sprint presso
le sedi territoriali degli industriali.
"Aiuteremo le aziende a fare una ponderata scelta dei partner", promette
l'assessore regionale Andrea Cozzolino. Tra Campania e Turchia, dunque c'è
da attendersi un rafforzamento degli scambi commerciali.
Nel primo semestre del 2005 sono i prodotti in cuoio, con un valore di 16
milioni di euro, la voce principale delle esportazioni campane verso Ankara.
Si tratta del 38 per cento del totale dell'export regionale verso la
Mezzaluna,, che ammonta a 42.4 milioni. Subito dopo i prodotti in cuoio si situa
l'export di apparecchi domestici, pari a 5 milioni (il 12 per cento di quota
sul totale). Nel complesso, l'economia turca attraversa un momento felice, sia
dal punto di vista congiunturale, sia da quello degli investimenti stranieri.
Nel 2002 Ankara ha concluso un accordo con il Fondo Monetario Internazionale che
prevede, a fronte di un prestito pari a 19 miliardi di dollari, un vasto
programma di risanamento economico da attuare attraverso la riduzione del debito
pubblico, il rigore fiscale, la lotta all'inflazione e una serie di riforme
strutturali per il rafforzamento del settore privato, del sistema bancario e per
il miglioramento del clima per gli investimenti.
Secondo gli ultimi dati, l'indice dei prezzi al consumo ha raggiunto l'8.79
per cento su base annua. (denaro.it)
03.12.2005
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AUTOTRASPORTO: I
PERMESSI VANNO AUMENTATI
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La
richiesta, fatta al nostro ministro Pietro Lunardi, è stata fatta
dal presidente dell'Associazione turca, Cetin Nuhoglu. Quelli
attuali sono tutti esauriti. |
Un aumento dei permessi bilaterali per
l'autotrasporto rilasciati dal Governo italiano alla Turchia. Questa la
richiesta che arriva dal presidente dell'Associazione turca dei trasportatori,
Cetin Nuhoglu, che ha chiesto al ministro Pietro Lunardi di portare dagli attuali 25.000 all'anno a
40-45.000 i permessi per il trasporto delle merci turche verso l'Italia e
italiane verso la Turchia.
"Si tratta di una condizione necessaria per incrementare l'interscambio se,
come dice Montezemolo, l'Italia punta a diventare il |
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