Arretrati 

Anno 6° N.32

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LE CONDIZIONI

Nonostante che con la Turchia siano stati avviati i negoziati di adesione  all'UE, Bruxelles non cessa di  tallonare Ankara con ultimatum di vario genere. L'ultimo rapporto della Commissione.

La_Commssione_europeaTolleranza zero su tortura, libertà religiosa e controllo sui poteri militari. È quanto la Commissione UE intende chiedere alla Turchia con un rapporto relativo a "principi, priorità, condizioni" per la sua adesione. Il documento, che sarà reso pubblico il 9 novembre, rappresenta lo "screening" di Bruxelles sui progressi fatti finora da Ankara e detta una sorta di ultimatum al Paese musulmano. Alcuni degli obiettivi indicati dovranno infatti essere raggiunti in un periodo massimo di due anni.
Dossier: Turchia nell'UE
Il documento, i cui contenuti erano stati anticipati dal <Financial Times>, include circa 150 risultati precisi che la Turchia deve raggiungere a breve o a medio termine se vuole aderire all'Unione europea verso il 2015. Bruxelles punta a orientare i negoziati, che saranno a pieno regime solo nel 2006-07, in modo da agevolare le riforme nel Paese, cercando nel contempo di far aumentare il livello di approvazione - oggi molto basso - dell'opinione pubblica UE rispetti a questo nuovo allargamento. Questo aspetto è particolarmente delicato, se si considera ad esempio che, secondo un <Eurobarometro> di settembre, solo il 35% degli europei è convinto della scommessa fatta dall'UE con l'apertura delle trattative sull'adesione.
Olli_RehnCommentando l'articolo del quotidiano inglese, la Commissione UE ha chiarito che non verrà posto alcun ultimatum. Ma al di là di queste precisazioni, Bruxelles ha detto più volte che i negoziati saranno molto severi, in particolare sui fronti più delicati, fra i quali proprio l'abolizione della tortura, il rispetto della religione e la garanzia che i militari saranno sotto il controllo delle istituzioni civili. Il commissario UE all'allargamento, Olli Rehn, ha di recente rilevato che le trattative Bruxelles-Ankara saranno all'insegna non solo della prudenza, ma soprattutto del "rigore più assoluto".
Rehn ha in particolare ricordato che l'UE ha imposto una clausola d'emergenza - cosa mai fatta finora con altri Paesi candidati - nel caso in cui ci siano, ad esempio, "gravi violazioni dei diritti umani e civili da parte di Ankara", fatto che potrebbe portare al blocco dei negoziati. È chiaro quindi che Bruxelles seguirà con molta attenzione la vicenda dello scrittore turco Orhan Pamuk, che sarà processato a dicembre solo per avere dichiarato che "un milione di armeni furono uccisi" all'epoca degli ultimi governi ottomani.
L'UE ha già chiesto al governo di Ankara di eliminare dal codice penale turco (già riformato di recente sulla base delle indicazioni europee) quegli articoli che si prestano ad una criminalizzazione delle opinioni. E d'altra parte, la settimana scorsa i parlamentari del Partito popolare europeo hanno ribadito ad Ankara la richiesta del pieno rispetto dei diritti delle minoranze cristiane.
Proprio il tema dell'ingresso della Turchia all'Ue è al centro delle conferenze che Jean-Marie Le Pen tiene a Cipro in questi giorni, incontri in cui il leader dell'estrema destra francese espone la propria ferma opposizione all'adesione. A Nicosia Le Pen ha suscitato la protesta di numerosi gruppi e movimenti anti-razzisti e anti-fascisti, che si sono mobilitati contro la visita privata del controverso leader del Fronte Nazionale. Anche il portavoce del Governo, Kypros Chrisostomides, si è affrettato a rendere noto che "non c'è stato, né ci sarà alcun incontro" tra esponenti dell'esecutivo cipriota e Le Pen. (Tiscali.Europa)
10.11.2005

CALA IL CONSENSO

Dieci per cento in meno tra i turchi favorevoli all'ingresso in Europa. Una dichiarazione del consigliere stampa dell'ambasciata turca in Italia, Suha Bacanakgil.

Suha BacanakgilDopo il tormentato avvio, il 3 ottobre scorso, dei negoziati per l'adesione della Turchia all'Unione Europea, il consenso su tale adesione è diminuito nell'opinione pubblica di quel Paese da circa il 70% al 60%. Lo ha sottolineato, facendo riferimento a recenti sondaggi apparsi sulla stampa, il consigliere stampa dell'ambasciata in Italia Suha Bacanakgil, a margine della ventesima edizione annuale del club Venezia, coordinamento dei direttori della comunicazione istituzionale dei governi UE.
Le discussioni interne alla UE sull'opportunità dell'avvio dei negoziati "hanno avuto questo effetto sulla popolazione della Turchia", ha sottolineato Bacanakgil. "Non è solo la Turchia - ha aggiunto - che dovrebbe fare qualche cosa, anche tramite la sua comunicazione istituzionale, per persuadere la popolazione sui vantaggi dell'ingresso nella UE, ma dovrebbe farlo anche l'Europa".
"Noi crediamo che l'UE sia un grande progetto di civiltà - ha proseguito - ma  dall'Unione Europea attendiamo lo stesso trattamento che hanno gli altri Paesi candidati".
Quanto all'opinione pubblica italiana ed europea sull'ingresso della Turchia nell'UE, anche in questo campo - ha rilevato ancora il funzionario - c'è molto da fare: "Sul piano diplomatico stiamo già lavorando - ha detto - ma credo che da parte governativa si stia pianificando una campagna di comunicazione, rivolta proprio ai cittadini europei, su cosa la Turchia oggi effettivamente sia".
"Recentemente ho visto un servizio televisivo - ha concluso - in cui cinque italiani si esprimevano a favore del nostro ingresso e altri cinque contro. Ma mi sono chiesto quanti di loro conoscevano realmente la materia". (Ansa)
10.11.2005

DIALOGO NON FACILE

A parte incertezze e dubbi, quel che conta è che tra Turchia ed UE il 3 ottobre si sia trovato un accordo. Le spine nel fianco però sono ancora tante. L'incognita Merkel.

Angela_MerkelIl dialogo con Ankara è tra i più difficili e nel contempo significativi per l'UE. Non è un trattato di adesione semplice quello che Bruxelles ha dovuto negoziare. In primo luogo esso è carico di un serie di simbolismi per l'Europa ma soprattutto per la Turchia; in secondo luogo, l'ingresso della Turchia tra i 25 Stati membri comporterà inevitabilmente degli oneri oltre che degli onori per l'UE.
Fino ad oggi, gli sforzi di Ankara per conformarsi e non disattendere le aspettative e le condizioni poste dall'UE sono stati innegabili e impressionanti.
Sul piano interno, il Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan si è fatto promotore di una campagna di riforme economiche e politiche che hanno segnato una nuova fase per l'economia turca. Lo sguardo ad Occidente si è concretizzato sempre più attraverso l'adozione di politiche economiche che hanno permesso ad Ankara di ridurre drasticamente il suo tasso di inflazione (8%), fino a quel momento considerato come un problema cronico dell'economia turca: l'impatto positivo delle nuove politiche anti-inflazionistiche hanno sostenuto la credibilità di una politica monetaria oltre che fiscale in linea con le aspettative europee.
La crescita economica turca rappresenta anche il motore per una serie di riforme strutturali del mercato che possano renderlo più affidabile e, soprattutto, più attrattivo per le imprese estere; tali riforme dovranno interessare tanto il sistema fiscale, quanto quello finanziario ma anche la gestione delle finanze pubbliche. In tal senso, il Governo turco ha agito al fine di garantire una maggiore efficacia ed efficienza del mercato sostenendo una campagna di privatizzazione che ha contribuito a ridefinire i confini di competenza di Ankara nei confronti dei partner europei né comunitari.
Il muro di Olli Rehn

La Turchia è un Paese atipico sulla scena europea. Atipico perché da un lato è parte della storia dell'Antico continente e viene iscritto tra i Paesi fondatori della storia europea. Dall'altro, però, possiede una cultura e un tipicità che non attengono a nessuno degli altri paesi UE. E questa atipicità in realtà, crea e fa sorgere numerosi dubbi circa la legittimità di una Turchia europea. L'avvio dei negoziati di adesione è stato determinato dai progressi e dagli impegni assunti da Ankara su alcune spinose questioni: in primo luogo quello del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. In un Europa a 25 le diversità sono quanto più variegate, e ancora di più lo sono se si ragiona in termini di globalizzazione, di libertà di movimento all'interno dei confini comunitari. Non è un caso che il 17 dicembre 2004, solo all'ultimo momento gli Stati membri abbiano trovato un accordo sulla data di avvio formale dei negoziati con la Turchia. Segnale questo di un travaglio che avrebbe ancora dovuto completarsi pienamente.
Il Consiglio Europeo, cui siedono i Capi di Stato e di Governo di tutti gli Stati membri, aveva chiesto ad Ankara di avviare le dovute riforme per adeguare gli standard turchi a quelli europei, conformandosi criteri di Copenaghen: la risposta di Erdogan si è concretizzata nella riforma dei codici penale e militare e nell'abrogazione della pena di morte. Tuttavia, a tal proposito, lo stesso Parlamento europeo (28 settembre 2005) aveva fatto presente che fino alla conclusione dei negoziati di adesione, la questione "diritti umani" sarebbe dovuta diventare oggetto di un attento monitoraggio da parte delle istituzioni comunitarie, al fine di verificare puntualmente la rispondenza di Ankara ai termini previsti dai negoziati.
Un'altra questione importante riguardava la conclusione di un Protocollo addizionale all'Accordo con Ankara rivolto a tutti i dieci nuovi Stati membri, tra i quali figura anche Cipro. La Turchia ha deciso di allegare a tale Protocollo una Dichiarazione unilaterale con la quale ha fatto presente che la firma di tale Protocollo non implicava il riconoscimento della Repubblica di Cipro. Su tale questione, il Parlamento Europeo, cui aveva fatto eco anche il Commissario europeo per l'Allargamento Olli Rehn, aveva altresì fatto presente che il riconoscimento di Cipro era una condizione ineludibile per l'ingresso in Europa delle Turchia. Lo stesso Commissario aveva successivamente sottolineato come la Dichiarazione unilaterale turca, pur non producendo alcun effetto legale sulle obbligazioni turche derivanti dalla conclusione del Protocollo, doveva quanto prima portare alla normalizzazione delle relazioni di Ankara e Nicosia.
Ancora, la questione turca non va vista solo in termini politici, ma anche e soprattutto in termini economici. L'ingresso della Turchia in Europa produrrà inevitabilmente alcuni effetti sull'economia europea, oltre che su quella turca. Da un lato essa rappresenta un'opportunità per l'Europa di ricevere nuovo slancio da un'economia la cui crescita ha dato via alle riforme strutturali di cui sopra. Dall'altro lato, l'ingresso della Turchia in Europa si accompagnerà all'ingresso sul mercato europeo di manodopera a cossi sensibilmente più bassi e soprattutto la revisione dei sistemi di allocamento delle risorse, oltre che di finanziamento delle casse comunitarie che finora hanno colorato le pagine dell'integrazione europea. Alcuni dati potrebbero fornire un quadro più chiaro circa la netta differenza economica tra UE a venticinque e Turchia: il Pil lordo pro capite europeo è stimato intorno ai 21.100 euro, mentre quello turco intorno ai 6.210; il numero di abitanti che utilizzano abitualmente internet è di 47/100 in Europa contro i 13/100 in Turchia. Questi dati mostrano sufficientemente la differenza delle due economie e della diffusione dei servizi di terza generazione, il che lascia facilmente intendere che il percorso di adesione di Ankara deve affrontare ancora alcuni ostacoli grandi e che l'Europa dovrà devolvere molte risorse per un completo ingresso.
La sfida turca rappresenta, tuttavia, anche una sfida globale all'interno di un contesto mondiale dominato dalla lotta al terrorismo di matrice islamica: l'integrazione dell'occidente, dell'UE con un Paese a maggioranza islamica rappresenta senza dubbio un momento alto della lotta al fondamentalismo islamico. Per parte europea, la dimostrazione di saper dialogare con Ankara crea i presupposti per il rafforzamento del ruolo dell'Unione all'interno del dialogo con i paesi islamici, soprattutto rispetto alla posizione americana.
Il vertice. Oltre alla questione turca, gli altri "aspetti" di un negoziato complesso

I negoziati di adesione della Turchia in Europa sono stati avviati ufficialmente in occasione del vertice che si è tenuto il 3 ottobre scorso. Il vertice si è svolto non senza difficoltà. Sono emerse molte divergenze tra i partner europei, in parte motivate da un tradizionale ostilità di alcuni ad aprire ad Ankara, in parte da un gioco di posizioni che hanno trovato la propria giustificazione nella particolare congiuntura politica europea di quel momento. La contemporaneità del vertice con la campagna elettorale per le elezioni in Germania ha fatto sì che, all'interno di un dialogo già abbastanza complesso, si unissero le diverse strategie politiche dei candidati alla Cancelleria tedesca, il Cancelliere uscente Gerard Schroeder e la neo-Cancelliere Angela Merkel. Uno dei principali attori della politica europea, la Germania, stava decidendo del proprio futuro politico proprio quando la Turchia si accingeva a negoziare con Bruxelles i termini dell'apertura dei negoziati di adesione. In tale quadro, in un clima quanto più euroscettico quale quello che si sta consolidando a seguito dei referendum francesi e danesi, la questione turca ha sicuramente contribuito ad esasperare i motivi di frattura e di divergenza.
L'apertura dell'UE non solo ai paesi islamici ma anche a quelli dei Balcani Occidentali; inoltre, ci si chiede quanto ancora dovrà essere esteso l'allargamento dell'Unione Europea e quanto rigidi dovranno essere i criteri di adesione. L'Austria in sede di vertice ha ostacolato fino all'ultimo l'avvio dei negoziati. La Croazia, infatti, paese al confine con l'Austria era in attesa di verificare la fattibilità dell'avvio dei negoziati di adesione con l'UE. Tale decisione era subordinata al parere che Carla Del Ponte avrebbe dato circa la collaborazione del governo croato riguardo alla cattura del Generale Ante Gotovina. Il procuratore Del Ponte, confermando l'impegno di Zagabria per la cattura di Gotovina, ha finalmente permesso di rimescolare le carte, aprendo finalmente le porte per le negoziazioni dei paesi balcanici e per la Turchia stessa.
L'adesione turca, tanto auspicata da Gran Bretagna e Italia, ha trovato d'altronde l'opposizione di quei Paesi timorosi che l'allargamento contribuisca ad indebolire l'Europa; ma si è anche scontrata con Paesi come la Germania della Cancelliere Merkel convinti che una piena adesione rappresentasse solo un ulteriore minaccia per l'economia europea già indebolita dall'invasioni delle merci asiatiche all'interno del mercato comunitario.
Ciò che indubbiamente ha avuto un peso non indifferente sulla decisione di Bruxelles è stata la membership turca alla Nato e la decisione di Washington di appoggiare la candidatura di Ankara. La membership turca alla Nato è strettamente collegata alle relazioni di Ankara con Nicosia: la Turchia potrebbe esercitare il proprio diritto di veto nei confronti dell'adesione di Cipro all'organizzazione, creando i presupposti per una rottura nell'Unione. La questione non è stata definitivamente risolta neanche con l'avvio dei negoziati e con la firma del mandato negoziale: la frase del mandato in cui la Turchia si impegna a non "impedire" l'accessione di Cipro nella Nato di fatto non fa altro che invocare l'indipendenza dell'organizzazione nella scelta sulle modalità e i tempi di adesione dell'isola. Una realtà che ha così accontentato gli uni e gli altri.
Conclusioni

La situazione attuale è stata ben delineata all'indomani dell'avvio dei negoziati dal Commissario per l'Allargamento Olli Rehn. In occasione della visita in Turchia del 7 ottobre, il Commissario ha fatto presente il mutamento di status di Ankara: da Paese candidato a Paese negoziatore; egli ha altresì sottolineato che questa situazione richiederà nuove responsabilità e nuove aspettative da entrambe le parti. Il 20 ottobre u.s. è stato dato avvio allo screening, un termine che prevede un'analisi al dettaglio di tutte le leggi e politiche dell'Unione Europea e una loro comparazione con la legislazione turca. Lo scopo di questo esercizio è proprio quello di verificare in quali aree si rende tuttora necessario un maggiore sforzo turco nell'allinearsi ai parametri europei. Indubbiamente questo lavoro, che sarà lungo e farà emergere ancora molte difficoltà cui porre rimedio, richiederà un deciso sforzo da parte turca soprattutto nel delicato e sensibile settore dei diritti politici ed umani, anche attraverso il rafforzamento del dialogo del Governo di Ankara con i rappresentanti della società civile. L'opinione degli Stati membri nei confronti dell'adesione turca sarà notevolmente influenzata dall'esito di questo esercizio di screening e dalla puntuale valutazione dell'impegno turco: tuttavia, i recenti passi hanno ormai dimostrato che la Turchia non può essere concepita se non come europea. (Eleonora Faina/Equilibri.net)
10.11.2005

L'AGENDA

Il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha ripreso i suoi viaggi itineranti. Tra le tappe importanti le visite in Danimarca, Spagna, Bahrain e Qatar.

Erdogan_in_GermaniaTurkish Prime Minister Recep Tayyip Erdogan will have a busy schedule in November, with foreign visits to Germany, Denmark, Spain, Bahrain and Qatar.
Erdogan's first visit will be to Cologne, Germany on Sunday. Erdogan will attend to the opening ceremony of the headquarters of the Union of European Turkish Democrats (Uetd). He is also expected to meet with outgoing German Chancellor Gerhard Schroeder.
Erdogan had also wanted to meet the incoming German Chancellor and leader of the Christian Democrats Angela Merkel, but citing ongoing coalition talks and her busy working agenda, Merkel politely turned down the request and suggested a meeting in the near future.
The Turkish prime minister is scheduled to pay a formal visit to Bahrain and Qatar next week on Nov. 12-14. Those visits are expected to be accompanied by a crowded delegation of businessmen.
Another of the premier's important foreign visits will be to Denmark on Nov. 15. Erdogan will attend the 51st annual meeting of the Nato Parliamentary Assembly as the guest of honor and will address the parliamentarians. Armenian President Robert Kocharian was also invited to the meeting, however his refusal bypassed an opportunity for the Turkish and Armenian leaders to come together.
Erdogan will meet with Danish Prime Minister Anders Fogh Rasmussen and convey to him that Turkey expects concrete steps be taken in the fight against the Kurdistan Workers' Party (Pkk), both to its financial and propaganda resources. Pro-Pkk Roj TV continues to broadcast from Denmark, despite Turkey's efforts to ban it.
Another important issue to be discussed between Erdogan and Rasmussen will be a controversial letter by ambassadors of the Organization of the Islamic Conference (Oic) countries to Rasmussen following a series of biased anti-Islamic coverage in the Danish media, which they criticized for stimulating hatred against Muslims. The letter was also signed by the Turkish ambassador in Copenhagen and was criticized by the Danish government and media.
Silvio_BerlusconiOn Nov. 17, Erdogan is scheduled to attend the formal opening of the Blue Stream Project in which Russian President Vladimir Putin and Italian PM Silvio Berlusconi are expected to attend.
During the last week of this month, Erdogan will travel to Spain on Nov. 26-28 within the scope of his joint "Alliance of Civilizations Initiative" Spanish counterpart Jose Luis Rodriguez Zapatero.
Turkey and Spain launched their Alliance of Civilizations with the aim to encourage and foster a global dialogue among the religions. (The New Anatolian)
10.11.2005

APPELLO AI CONNAZIONALI

Il premier turco Erdogan, in visita a Monaco, li ha invitati a sforzarsi di più per integrarsi nella società tedesca.

Erdogan_a_braccetto_con_SchroederIl premier turco, Recep Tayyip Erdogan, ha lanciato un appello ai suoi connazionali a sforzarsi di più per integrarsi nella società tedesca. Erdogan è intervenuto a Colonia all'inaugurazione di una nuova centrale UE dell'Unione dei turchi democratici europei. L'obiettivo dell'organizzazione è di contribuire all'integrazione dei circa 7 milioni di turchi residenti in Europa (2.5 milioni solo in Germania) e di sostenerne la situazione politica ed economica. (Ansa)
10.11.2005

IL MONITO DI SEZER CONTRO OGNI FORMA DI TERRORISMO

Il presidente della Repubblica turca - pur convinto che gli estremismi stiamo fallendo i loro obiettivi - ha richiamato ad un atteggiamento severo e globale.

Il_presidente_turco_Ahmet_Necdet_SezerPresident Ahmet Necdet Sezer called on the international community to take a stance against international terrorism and its supporters, noting that Turkey condemned all terrorism, no matter where it came from.
In his statement for the Ramadan Bayram, Sezer said the common sense and the power and desire to live together of the Turkish nation had and would always ensure the national integrity of Turkey would be preserved. He said those who aimed to benefit from terrorism would never reach their goals and would eventually see the monster they harbored turning against them.
The president said the recent violent street demonstrations and the escalation of terrorism would fail to reach their objectives.
He said all countries should learn from Turkey's experiences, because it had suffered greatly from terrorism in the past.
Sezer also said Anatolia had always been a cradle of tolerance and could provide serious assistance in the efforts to find a sound dialog between civilizations. He said, "The religious tradition in Anatolia is based on freedom, love and compassion and is the product of a millennium of development. It is unfortunate that our religion, which is founded on peace and brotherhood, is being linked by some to terrorism. There is no room for fundamentalism or conflict in Islam."
Sezer said the changing world necessitated nations and countries to change too, and added that he was sure Turkey, with its young and vibrant population, would become one of the most modern countries in the world in the 21st century. (Turkish Daily News)
10.11.2005

L'ATTESA

Il presidente di Cipro Nord, Mehmet Ali Talat, spera che quanto prima il premier britannico Tony Blair lo inviti a Londra per parlare del futuro dell'isola.

Mehmet_Ali_TalatDespite his appreciation of Britain's support of his people and their cause, Turkish Cypriot President Mehmet Ali Talat expressed his expectation of being invited to London by British leader Tony Blair to talk seriously about the issues at hand.
"There are preparations ... Such an invitation will very probably be extended in the beginning of 2006," Talat told reporters in Istanbul where he stopped over on his way back home from the United States.
"Britain is a guarantor country and has a responsibility. Thus, we will have further demands from Britain than we had from the United States," he added, referring to efforts for the easing of international isolation of Turkish Cypriots.
Despite having a pleasant tone concerning the probable invitation from the British prime minister, Talat sounded pessimistic when he touched upon his meeting with United Nations Secretary-General Kofi Annan in New York.
Kofi_AnnanTasso_PapadopoulosTalat said he saw little hope of reviving the stalled Cyprus peace process following talks in New York with Annan. "Mr. Annan is hesitant to re-launch the talks unless the two sides show sincere determination."
The U.N. might consider a new mediation effort only if the European Union forces the Greek Cypriot administration to work for a settlement, Talat emphasized in an apparent reference to Greek Cypriot leader Tassos Papadopoulos' reluctant attitude concerning the issue.
With his country now safely inside the EU, Papadopoulos has less incentive to negotiate than the Turkish Cypriots, who remain isolated by international trade restrictions. But the Turkish Cypriots' "yes" vote in last year's referendum has earned them international praise. While in the United States, Talat also held talks in Washington with U.S. Secretary of State Condoleezza Tice. (Turkish Daily News)
10.11.2005

L'ULTIMO MURO

Sono in molti a ripetere che il 2005 è destinato ad essere l'anno della svolta nell'annosa questione dell'isola di Cipro. L'avvio sofferto del negoziato di adesione della Turchia all'UE viene visto da molti come un elemento di sensibilizzazione nei confronti delle due parti in causa. 

Cipro_UEIl_muro_di_CiproL'avvio ufficiale dei negoziati per l'accesso della Turchia all'Unione Europea ha rinvigorito la questione della divisione dell'isola di Cipro. Sono diversi i moniti giunti a Bruxelles dalla parte greco-cipriota sulla valenza che l'avvio dei negoziati assume per la questione dell'isola. Il punto dolente di questa nuova fase si pone immediatamente per l'obbligo che tutti i paesi candidati hanno rispetto al riconoscimento dei paesi membri dell'Unione. La Grecia insieme alla "sua" parte dell'isola, fa parte a pieno titolo dell'UE e gode, quest'ultima, del riconoscimento internazionale. Sin dall'inizio del negoziato di adesione, il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha voluto chiarire la linea politica di Ankara e cioè non riconoscere la parte greco-cipriota dell'isola. Già nel luglio scorso erano sorte delle complicazioni relative all'ultimo passaggio che Ankara doveva compiere per dare il via ai negoziati, ovvero l'unione doganale con i nuovi stati membri dell'UE (Cipro compresa). Grande in tal senso è stato l'impegno della presidenza dell'Unione che ha dichiarato come il detto accordo non significasse di fatto il riconoscimento del sud dell'isola. Il ministro degli Esteri britannico Straw si è detto soddisfatto dell'accordo raggiungo frutto della più fine limatura della bozza poi approvata dal consiglio europeo. Nell'occasione Blair non ha mancato di rimarcare l'importanza che la posizione strategica dell'isola ricopre nel controllo e la lotta al terrorismo internazionale. Un dato, questo, che dovrebbe spronare i greco-ciprioti e i turco-ciprioti ad una più stretta collaborazione.
La divisione nord-sud dell'isola è da tempo al centro del dibattito internazionale e il segretario generale dell'ONU in particolare, ha messo a punto un piano - che prende il nome di "piano Annan" - che ne disciplina la riunificazione. Ma se da un lato sia i greco-ciprioti che i turco-ciprioti ci tengono a ribadire il ruolo di primo piano dell'Onu nella soluzione della vicenda, dall'altro si aspettano un'iniziativa di Bruxelles ma sempre in ambito internazionale. Intanto sin dall'avvio, sul negoziato di adesione ha sempre gravato l'ombra, peraltro smentita, del veto che Cipro, in quanto paese membro dell'UE, poteva esercitare per opporsi all'ingresso della Turchia. Quello che si va delineando sembra dunque richiamare sempre più l'intervento dell'Unione Europea sulla questione. In molti a Bruxelles confidano nel fatto che, dato il lungo arco temporale in cui avrà luogo il negoziato per l'accesso di Ankara nell'UE previsto per il 2014, la questione dell'isola troverà probabilmente una soluzione equilibrata grazie anche al nuovo protagonismo dell'Europa. Certo è che fino alla vigilia dell'apertura ufficiale dei negoziati (3 ottobre) erano emerse forti preoccupazioni sull'effettiva partenza, non tanto per il timore lontano che Cipro potesse esercitare il suo diritto di veto, quanto per le posizioni più dure dell'Austria che proponeva invece dell'adesione, un partenariato speciale. Dopo aver tenuto in scacco gli altri 24 membri del consiglio, Vienna ha dovuto rinunciare alla cooperazione privilegiata spuntando l'impegno dell'UE ad una maggiore attenzione sulla capacità di accoglienza dell'Unione. Vale a dire, a cominciare proprio dalla Turchia, che i paesi candidati saranno accolti solo se il loro ingresso non contrasterà con i valori dell'Unione e la capacità di ricezione finanziaria. Il testo così emendato, alla base del processo negoziale, ha avuto il via libera anche da Cipro.
Una vera svolta all'orizzonte?
La posizione di Turchia e Grecia sono estremamente rigide. Ankara continua a sostenere la repubblica turca di Cipro del Nord (Rtcn), riconosciuto come stato sovrano solo dalla Turchia, rivendicando la difesa del nord dalle mire annessionistiche del sud. A queste posizioni già di per sé ingabbiate, a luglio ai è aggiunto un incidente diplomatico tra Ankara e Bruxelles che ha portato il Governo di Erdogan ad approvare un protocollo unilaterale che minacciava seriamente il decollo dei colloqui di adesione. Nel documento la Turchia dichiarava che non avrebbe mai riconosciuto la repubblica di Cipro senza che ci fosse prima un accordo condiviso sulla questione dell'isola e che avrebbe continuato ad impedire l'ingresso di aerei e navi greco-cipriote nei suoi porti. L'UE rispondeva minacciando l'avvio del negoziato di adesione ed Ankara ribatteva accusando Bruxelles di inerzia rispetto allo stallo creatosi in ambito ONU sulla divisione dell'isola. Ora sono in molti a vedere nell'avvio (ad ostacoli) del negoziato di adesione una possibilità reale per iniziare un interscambio commerciale tra i due paesi che possa condurre ad una trattativa più distesa di quella registrata sinora. Già in passato sono stati raggiunti una serie di accordi (28) sull'Aegen per ciò che concerne fisco, commercio, investimenti e turismo. Dal 2001 i rispettivi ministri degli esteri delle due "repubbliche" stanno lavorando su una soluzione che accontenti entrambe le parti senza che da ciò trapeli nulla per non alimentare i nazionalismi sempre allerta in tutta l'isola. Fonti non ufficiali riferiscono di un compromesso che entrambi i paesi presenterebbero alla corte internazionale di giustizia e che consenta loro di portare a casa ognuno il proprio successo: la parte greca esalterebbe l'intervento autorevole della corte internazionale nel dirimere la questione dell'Aeges e la Turchia il merito dell'accordo raggiunto secondo le migliori condizioni possibili.
Di fronte all'avvio dei negoziati, il presidente greco Karolos Papoulias, in visita qualche settimana fa a Cipro, ha affermato che Atene e Nicosia rafforzeranno il loro affiatamento per trovare una soluzione con Ankara sulla divisione dell'isola (risalente al 1974). Il presidente greco-cipriota Tassos Papadopoulos, fatti gli onori di casa, ha auspicato a sua volta il volgere dell'annosa questione pur rimarcando l'intenzione di non accettare nessun compromesso lesivo della dignità del popolo greco-cipriota. Tuttavia, almeno fino ad oggi, resta in salita una vera soluzione del problema. Se da un lato Cipro sollecita l'assemblea turca a ratificare il protocollo che prevede l'estensione degli accordi doganali agli altri dieci paesi membri (Cipro compreso), dall'altro il Governo turco si affretta a puntualizzare che questo passaggio, reso obbligato dai capitoli europei di adesione, non sottintende l'accettazione implicita della controparte greco-cipriota. Papadopoulos ha rilevato come sarebbe un grosso sbaglio legale e procedurale se Ankara inserisse nel protocollo sulle unioni doganali una dichiarazione unilaterale di non riconoscimento di Cipro, giacché si verificherebbe l'anomalia che l'assemblea turca ratifica un testo diverso da quello licenziato dal parlamento europeo. A cui probabilmente si aggiungerebbe il giudizio perentorio e negativo della corte europea di giustizia.
Pur con tutti i limiti del caso, nei palazzi si continua comunque a ben sperare per una soluzione più vicina per l'isola di Cipro. Entusiasmo solo in parte affievolito dalla dichiarazione del presidente del parlamento europeo Josep Borrell in cui ha sottolineato che l'Europa si aspetta che i ciprioti risolvano al loro interno la questione. Le affermazioni dell'autorevole esponente dell'UE hanno profondamente deluso i greco-ciprioti che invece contavano proprio nell'avvio dei negoziati per fare pressioni a livello europeo su Ankara affinché ritiri le sue truppe dall'isola mediterranea. Il segnale politico europeo, del resto, non si era fatto attendere sin dall'avvio del negoziato di adesione. La bozza in cui si sono stati formulati i principi da cui far partire il negoziato con la Turchia, ha subìto una miriade di aggiustamenti e limature per glissare sul riconoscimento immediato di Cipro da parte della Turchia. Restano tuttavia una serie di segnali che lasciano intravedere il 2005 come l'anno decisivo per una piattaforma d'intesa tra le parti. In tal senso c'è da registrare, oltre alla disponibilità (quantomeno dichiarata) del presidente greco-cipriota Papadopoulos, anche i segnali positivi sul fronte turco. Infatti, nella Repubblica turca di Cipro del Nord si sono tenute a febbraio le elezioni anticipate che hanno portato alla vittoria del partito repubblicano turco guidato dal premier turco-cipriota uscente Mehmet Ali Talat.
Tentativi di riunificazione
La formazione politica, da sempre favorevole all'unificazione dell'isola, trova il sostegno anche del premier turco Erdogan. Divenuto presidente della Rtcn, succede al nazionalista Rauf Denktash che dal 1976 guidava la Rtcn e che da sempre osteggiava ogni tentativo di pacificazione sull'isola. L'Unione europea non intende muoversi al di fuori dell'intervento Onu, di cui i ciprioti hanno già rifiutato una proposta concreta. Rigettando questa ipotesi, gli sforzi internazionali per un compromesso soddisfacente, si fanno sempre più complicati. E' vero che formalmente tutta l'isola di Cipro è entrata a far parte dell'UE, ma il territorio del nord ha lo status di "territorio occupato". Del resto in poco più di vent'anni sono stati numerosi i tentativi di riunificazione dell'isola sempre sotto l'egida dell'Onu. L'ultimo in ordine di tempo è il "piano Annan" appunto, che prevederebbe la nascita di una federazione cipriota tra due entità largamente autonome riunite nella repubblica di Cipro greco-turca - richiamando in parte il modello elvetico -. Ma, come accennato, mentre la Rtcn ha risposto "si" al referendum indetto per approvare la proposta del segretario generale dell'ONU, dall'altra parte della green line, il 75% ha bocciato il piano Annan. Questo piano prevedeva oltre ad una costituzione federale, una costituzione per ognuno dei due Stati, una normativa federale e una bandiera per il nuovo stato federale. Nel piano era pure disciplinato il diritto al ritorno nei territori dei due stati delle rispettive comunità nonché il permesso per Grecia e Turchia di mantenere una forza militare sull'isola (seppure numericamente ridotta rispetto al dispiegamento attuale). Già l'ex segretario generale del Consiglio d'Europa, Walter Schwimmer, si era espresso in favore della versione finale del piano di pace; e tuttora la linea politica europea si conferma essere di sostegno ad una risoluzione della questione cipriota sotto l'egida Onu. Ciò non impedisce comunque all'UE di dichiararsi pronta a impegnarsi in prima linea per l'applicazione del piano Annan.
Conclusione
La questione cipriota, sulle cui ceneri cova ancora un forte rancore nazionalista di vecchia data, appare confusa e delicata allo stesso tempo. Bruxelles risente probabilmente di una politica estera ancora troppo poco incisiva e preferisce avallare la gestione ONU piuttosto che farsi promotrice di una "road map" che ponga fine alla divisione dell'isola di Afrodite. L'esito del referendum del 24 aprile 2004, che per essere valido doveva trovare il consenso da entrambe le parti dell'isola, si è rivelato un vero fallimento vanificando ogni speranza di abbattere quello che oggi è l'ultimo muro dell'Unione europea. L'avvicendamento politico alla guida della repubblica turca di Cipro del Nord è per il momento l'unico segnale che lascia sperare, insieme alla voglia d'Europa della Turchia, in una reale volontà politica di giungere ad un compromesso tangibile che chiuda definitivamente la questione dell'isola. (Michele Campana Rovito/ Equilibri.net)
10.11.2005

RINVIATA LA VISITA DI KARAMANLIS

E' a tempo indefinito, come riportano i media greci. La decisione pare sia stata presa dopo alcune affermazioni circolate in Turchia

Costas_KaramanlisGreek prime minister has canceled a planned trip to Turkey later in the month, reports Greek media.
The visit is postponed due to Turkey's 'inflexible' stance on Cyprus and 'counterproductive' remarks by Turkish officials, says Greek daily.
Following improved bilateral relations between Ankara and Athens, although Turkish PMs have visited Greece at least 3 times, Karamanlis' visit would be 1st by a Greek premier since 1959
Greek Prime Minister Costas Karamanlis has canceled a planned trip to Turkey later in the month, Greek media reports said Saturday.
The visit will not take place in November, but whenever it is deemed appropriate, state-run <Net Television> quoted government sources as saying.
The visit was postponed due to Turkey's "inflexible" stance on the Cyprus dispute and "counterproductive" remarks by Turkish officials, according to the Kathimerini daily newspaper.
No official date had been set for the visit, but it was expected to take place by the end of November.
The paper also said that Athens was frustrated with Ankara's treatment of Fener Greek Orthodox Patriarch Bartholomeos.
Following the improvement of bilateral relations between Turkey and Greece, although Turkish prime ministers have visited Greece at least three times, Karamanlis' visit would be the first by a Greek prime minister since 1959.
Turkish Prime Minister Recep Tayyip Erdogan invited Karamanlis to Turkey during their bilateral talks at Meric this July.
Although Karamanlis' visit was previously set for August, the visit was postponed at the last minute to after Oct. 3, the date Turkey's European Union talks officially began. Then Greek Foreign Minister Petros Molyviatis stated last week that Karamanlis would visit Turkey in the near future.
Now with this unexpected development, the visit was postponed indefinitely. (Ap/The New Anatolian)
10.11.2005

IL GOVERNO TURCO HA APERTO IL DOSSIER <EUROFIGHTER>

Il supercaccia europeo per il 21% parla italiano grazie ad <Alenia Aeronautica> (Gruppo Finneccanica). Già dai primi mesi 2006 potrebbero essere avviate le trattative per l'acquisto di un numero consistente di velivoli da parte di Ankara.

EurofighterAlenia_AeronauticaThe Undersecretariat of Defense Industry (SSM) has taken an interest in "Eurofighter Typhoon" with a view towards meeting the requirements that the Department of Turkish Air Force has about new generation warplanes.
The Undersecretariat sent a request for information to Alenia Aeronautica, the Italian partner in the project. It was deemed interesting that Turkey took interest in a European manufactured aircraft, when its inventory contains mostly warplanes such as F-16 and F-4, all made in the United States. The Italian firm Alenia Aeronautica's Chief Executive Officer Giovanni Bertolone said in his visit to Ankara in September that the company is ready to exchange full information with the Undersecretariat. The company took Turkish journalists to Italy to show them around the Eurofighter Typhoon production plant.
The SSM issued an information appeal on 24 October 2005 to the specified airplane producers as part of the project that is aimed at providing Turkey with enough facilities to meet its requirements. Eurofighter Typhoon, a co-project shared by Britain, Germany, Spain and Italy, was introduced to the Turkish press. At a news briefing in Rome, Bertelone stated that they have just received the information appeal from Turkey, adding that their response will be the first step forward in the corporation between the two countries. The information appeal has been a promise for the future of Eurofighter Typhoon in Turkey, argued Bertolone, emphasizing that a development such as this is evidence that our efforts to collaborate with Turkey have found voice. Bertolone refused to give details regarding the appeal, on the pretext of it being officially secret, but said "I would like to let you know that it is a fully detailed document. It will take us a long time to answer each and every detailed enquiry. The reply to this document will be given by the mid-January of 2006." The offer that the Eurofighter Consortium made to Turkey is to be considered as part of "full membership," said Bertolone, adding that the offer is actually meant to grant Turkey the rights and authorities that the other four countries are legible to. Bertelone particularly highlighted the fact that the offer will grant Turkey full access to the entire range of Eurofighter source codes.
Turkey, a country suitable for collaboration
The Italian Ceo told reporters that IdefF 2005 gave him the opportunity to meet many Turkish companies operating in the defense industry: "It is possible to find industrial competence at its peak, able to start the co-production of Eurofighter in Turkey."
The collaboration that they have in mind is not to be regarded just to be a set up for only industrial purposes, highlighted Bertolone. "There are three different sides to a collaboration of this kind: Political, military and industrial. We regard Turkey to be fully eligible for collaboration. And the offer we put forward is aimed to fulfill this potential. Deputy Ministers of Defense from the four countries came to Turkey to attend the late-September IdefF fair and offered Turkish politicians the opportunity to consider the proposal that we put forward. The Eurofighter consortium holds the belief that Turkey would be the best fifth partner." (Erkan Acar/Zaman)
10.11.2005

CONTENZIOSO IDEOLOGICO

Le recenti affermazioni del presidente iraniano contro lo Stato di Israele erano anche un indiretto attacco alla Turchia. Una interessante analisi di Stefano Barocci.

Un'immagine_del_presidente_iranianoLe più recenti affermazioni del Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, riprese ampiamente dalla stampa internazionale e così efficaci nel far nascere una manifestazione quasi bipartisan in Italia a favore della esistenza dello Stato di Israele, hanno provocato in Europa reazioni molto differenziate.
Le potenze della troika nucleare, Germania, Francia e Inghilterra, si sono ben guardate dall'innescare un atteggiamento altrettanto provocatorio nei confronti di Teheran quanto quello suscitato dalle tesi, peraltro non nuove, di Ahmadinejad. Almeno due di esse hanno consistenti contratti governativi ed una miriade di collaborazioni tra imprese medie e piccole, già da alcuni mesi in forse dacché il nuovo Presidente ha iniziato a ripensare la rete degli accordi e delle concessioni agli stati dell'Europa occidentale. Inoltre il nuovo Presidente iraniano anche quando era sindaco di Teheran ha sempre esternato, solo che i media internazionali non si curavano molto di lui che agiva sempre in stretto contatto con i pasdaran, gli studenti guardiani della rivoluzione, e in sintonia perfetta con l'establishment che guida la teocrazia islamica.
KhatamiRafsanjaniChe nelle alte stanze del potere a Teheran sia in atto una lotta o qualche forma di assestamento e di accomodamento era già noto: il vecchio Presidente Rafsanjani, che doveva dare l'abbrivio ad una normalizzazione del Paese, non ha certo perso la tornata elettorale con piacere, ma anche la fazione dei pur esigui seguaci del Presidente uscente, il moderato Khatami, risulta scontenta, come pure quell'ala pragmatico-conservatrice che non si identifica né con Khamenei (la Guida spirituale), né con Rafsanjani, e che stava delineandosi come fenomeno interessante tra gli intellettuali e gli uomini d'affari, che sempre più spostano il baricentro dei loro negozi nei vicini Emirati.
L'Italia non dipende in maniera decisiva dall'Iran per le forniture di greggio, né per quelle di gas, ma fornisce all'Iran impianti e macchinari ed ha consistenti contratti in corso (ad es. Eni e ANSALDO) per la realizzazione di complessi industriali nel settore petrolifero. Inoltre dalla cauta apertura di Khatami e dalla simpatia che il Presidente Rafsanjani nutriva per l'Italia sono nate concrrete possibilità per piccoli gruppi industriali, consorzi di ditte e medie imprese del nostro Paese nel settore dei mobili, delle scarpe, della meccanica, del trattamento delle acque, dell'industria alimentare, tanto che negli alberghi di Teheran è improbabile non incontrare nei vari mesi dell'anno, a parte il capodanno zoroastriano Nowrooz, uomini d'affari ed imprenditori italiani. Inoltre il clima favorevole, alimentato in Italia ed in Iran dalle due Ambasciate ha contribuito a sviluppare rapporti nel campo culturale ed artistico, nell'archeologia, dopo il disastroso terremoto di Bam, nel settore sportivoe negli scambi universitari.
Gli insulti al Presidente americano, ad Israele ed ai paesi loro vicini fanno parte di un rituale non scritto della Repubblica islamica ed almeno sino ad ora, per quello che si può giudicare, non hanno portato ad azioni concrete. Altra materia è quella del sostegno attivo che Teheran avrebbe dato, a fini strategici suoi, ai vari movimenti islamici in Occidente, come nel Medio Oriente: Hezbollah, Fratelli Musulmani, gli sciiti iracheni, comunità islamiche in Europa, movimenti curdi in funzione antiturca, movimenti armeni in funzione antiazera, Hamas, hanno tutti ricevuto aiuti cospicui nei vari momenti ed a varie condizioni.
Il buon clima esistente tra Italia ed Iran non andava incrinato, a mio avviso, esponendosi in difesa di un pur nobile e sacrosanto principio come quello del diritto fondamentale di Israele ad esistere: primo perché come detto ci sono già stati attacchi del genere e non ne mancheranno in futuro, secondo perché la difesa non era stata richiesta dall'interessato, cioè da Israele, ma soprattutto perché dietro l'apparato vessatorio vi era, neanche tanto velatamente celato, un attacco frontale al vicino ed in qualche modo concorrente islamico, la Turchia post-kemalista del Presidente Erdoğan, guarda caso anche lui un ex-Sindaco carismatico e populista di una grande città, Istanbul.
Un paese la Turchia che da anni è soggetto delle attenzioni più diversificate degli ayatollah: vi hanno fatto confluire risorse economiche, fatto crescere un movimento islamista che è giunto ad esprimere, sia pure per un breve tempo, un Presidente filoiraniano, Necmettin Erbakan, e con il quale i rapporti sono corsi sempre sul doppio filo della cordialità e della diffidenza. Sunniti i turchi con la grande epopea laica kemalista, in marcia di avvicinamento verso una piena adesione all'Unione Europea, orgogliosi di essere cerniera tra il mondo islamico e centro-asiatico e l'Europa ed il Mediterraneo, sono attesi, non senza qualche diffidenza al raggiungimento di ulteriori selettivi obiettivi economici ed istituzionali, alla risoluzione di questioni spinose (Cipro) ed al giro di volta della nomina del successore del Presidente Sezer, sino ad ora garante della laicità fondante del moderno Stato turco.
I loro vicini ed importanti partner iranici (hanno dato molto respiro alla Turchia negli anni della crescita, 1980-90, e sino all'ultima crisi finanziaria del 2001), con i quali, come dirò tra breve, hanno realizzato un'interessante simbiosi economica, hanno invece imboccato, non senza incidenti di percorso (il sequestro dei diplomatici americani e la guerra con l'Iraq durata otto anni), la via di una Repubblica islamica fedele ai precetti del Profeta Ali e dunque sciita, piuttosto intransigente e dalle velature dogmatiche e pauperistiche, associandosi a partner interni che, appena consolidato il potere, hanno subito abbandonato. L'Iran cresce, ma cresce in modo diverso dalla Turchia, sospinto ovviamente dalle ampie disponibilità in idrocarburi ed in altre, non trascurabili, risorse. La Turchia, per contro, cresce dentro un modello di buon governo (ricordiamo l'ottimo lavoro di Turgut Özal), aggiustando i parametri dell'acquis communautaire, giocando abilmente con i vicini ricchi di idrocarburi ed offrendo il suo territorio, non solo i classici Stretti, per lo sbocco funzionale sul Mediterraneo, dandosi infrastrutture e regole di comportamento che l'hanno avvicinata nel correre dei decenni a tutti gli organismi economici e militari internazionali (NATO, OECD, GATT, ecc). In qualche modo è stata realizzata una simbiosi utile od una efficace complementarietà. La Turchia forse poteva assistere l'Iran in epoca di embargo, durante la guerra Iraq-Iran essa stipulò addirittura due accordi di collaborazione con i due paesi belligeranti dando prova di una certa disinvoltura diplomatica. Sino a pochi anni fa molti dei mobili italiani prodotti dalle parti di Cantù giungevano in Iran facendo una significativa sosta a Diyarbakir, dove aveva sede la ditta importatrice!
I malumori già cementati da anni di accuse di sostegno ai movimenti curdi basati in Iran, si sono acuiti anche in epoca Khatami con i due bruschi colpi di arresto dei grandi progetti, in cui erano presenti contractor turchi, della seconda rete cellulare iraniana IranCell (la prima che sarebbe stata veramente decente, con uno standard occidentale) e della costruzione dello Imam Khomeini International Airport (anche questo un progetto innovativo da affiancare al piccolo ed obsoleto aeroporto di Mehrabad).
I complicati meccanismi, che in definitiva hanno portato all'elezione di Ahmadinejad, pilotati dall'intreccio di competenze e di capacità di controllo dei pasdaran, della Guida spirituale e degli organi di sicurezza non hanno permesso che uno Stato laico per Costituzione, con la popolazione prevalentemente di fede sunnita e soprattutto con buoni rapporti con gli Stati Uniti e specialmente con Israele, potesse in qualche modo giostrare i fili nella realizzazione di due grandi opere che per loro intrinseca natura hanno a che vedere con la sicurezza, le comunicazioni telefoniche ed i trasporti di uomini e merci.
C'è da aggiungere dell'altro, anche se questo attiene al costume e non costituisce, almeno non al momento, un significativo business; si sa però quanto siano importanti per i religiosi forma e costume. Molti iraniani da Täbriz, nel nordovest del paese, raggiungono la Turchia in automobile per brevi vacanze facilitati anche dal fatto che comprendono l'azero, lingua turcofona. Altri iraniani, famiglie, impiegati e professionisti, raggiungono la costa meridionale dell'Anatolia con voli brevi di massimo due ore e godono di vacanze che per un Europeo sono normali, ma in quel contesto debbono assumere l'aspetto di un'eccezionale bonanza: gustarsi una bottiglia di vino rosso europeo o delle alture di Eskişehir, mangiare del buon pescato in un ristorante all'occidentale, poter fare il bagno in abbigliamento da spiaggia con la propria moglie ed i propri bambini senza sottoporsi alla consuetudine della separazione dei sessi, passeggiare senza gravi patemi d'animo. Il fenomeno ha assunto, per vari motivi, una certa consistenza ed infatti quando Teheran parla di dare impulso al turismo pensa in realtà ad attrarre turisti turchi ed a trattenere gli iraniani a casa. Tutta la questione dello hejab 'eslami ha poi prodotto dibattiti dai toni per noi impensabili, con dottissime disquisizioni ed accese prese di posizione, facendo leva anche sul crescente fervore islamico degli anatolici, a cui Teheran non è certo estranea.
Per questo ultimamente le relazioni tra i due paesi non sono "à la hausse" e Teheran non perde occasione per attaccare i fratelli turchi. Quello di Ahmadinejad era, a mio parere, un sermone da decodificare principalmente in questa prospettiva antagonista alla Turchia; non meritava quindi una reazione per certi aspetti esagerata, ripeto non per la minaccia in sé, ma per i fini veri che si prefiggeva. Teheran, che aveva già attaccato con uguale veemenza Gerusalemme e tornerà a farlo, non ci ha messo neanche un minuto a far pesare i rapporti economici al riguardo dell'Italia: la reazione è stata indispettita perché gli iraniani non pensavano minimamente di investire l'Italia, né seriamente di voler attaccare Israele. Mi sembra che possa parlarsi in politica estera di una linea interpretativa che non è stata particolarmente felice e che ha mostrato in piazza tanti gagliardi difensori dello Stato ebraico - trattato sino a pochi anni prima come minimo con indifferenza -, atteggiamento che i partner europei, ancora una volta più avveduti, si sono ben guardati dall'imitare.
Le solite schermaglie relative alla convocazione degli Ambasciatori ed alle richieste di ritiro degli stessi sono conosciute sin dai tempi della diplomazia della Serenissima Repubblica e forse anche da prima; gli Ambasciatori ricevono istruzioni e le eseguono, ma non possono, in una valutazione globale e non emotiva, osservare come negli anni precedenti fosse stato costruito un clima di aperto dialogo e di fiducia nei confronti dell'Italia che ha facilitato la conclusione di vantaggiosi contratti. Ricordo che gli iraniani, ancora quando la questione nucleare veniva gestita dall'Ayatollah Rowani, ripetutamente chiesero che l'Italia, paese non nucleare per scelta, si affiancasse alla troika europea nella gestione del contenzioso con Teheran. Ma Roma disse di no.
Voglio credere, ed i primi colloqui con interlocutori iraniani me lo lasciano sperare, che ci sia spazio per ricucire perché se è vero che sui principi fondamentali occorre non transigere, è anche vero che il capitale umano e la simpatia di cui l'Italia gode nel mondo costituisce alla fine dei conti e senza retorica un grande patrimonio, che oculatamente gestito ci ha sempre donato quella velocità in più che per altri versi ci mancava (pochi capitali e ancor più scarsi brevetti, dimensioni limitate dei gruppi industriali e mancanza di gioco di squadra).
Ma forse gli amici iraniani dell'Italia avvertiti dalla loro sensibilità, così lontani per certi versi dal nostro modo di vivere eppure così contigui nella cultura millenaria, sono in grado di riguardare questi eccessi come parte del bagaglio di cromosomi latini che gli italici interlocutori posseggono inequivocabilmente! (Stefano Barocci/Ateneo italo-tedesco)
10.11.2005

 

SCONTRI IN FRANCIA: I MOTIVI PER ERDOGAN

Secondo il Primo ministro turco vanno ricercati nel bando del velo islamico nelle scuole pubbliche. Di qui, a suo dire, lo scoppio della violenza.

Il Primo Ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, ha messo in collegamento il bando al velo islamico nelle scuole pubbliche francesi con le violenze che stanno sconvolgendo i sobborghi delle città francesi. In una intervista rilasciata al quotidiano turco <Milliyet>, Erdogan ha affermato che ''il processo iniziato nelle scuole francesi'' è una delle spiegazioni per la violenza che ha portato alla distruzione di migliaia di veicoli, vandalismi contro edifici scolastici e attacchi alle stazioni di polizia. Erdogan, esponente politico turco che militò nel Partito di Salvezza Islamico, ora illegale, fu tenuto in prigione per 4 mesi nel 1999 con l'accusa di incitamento all'odio religioso, ha affermato che la legge che mette al bando l'hijab nelle scuole ha contribuito a far crescere il senso di esclusione degli immigrati e ha ''provocato'' la violenza. ''Abbiamo sempre difeso l'alleanza delle civiltà (tra mondo islamico e Occidente) e dimostrare come l'accesso della Turchia nell'Unione europea è importante in questo senso. Ma alcuni non vogliono capire, soprattutto i francesi'', ha continuato Erdogan. (Asca-Afp)
10.11.2005

 

22 ANNI DI CARCERE PER AVERE IMBRATTATO UN BUSTO

L'immagine però era quella del padre della patria turca, Mustafa Kemal Ataturk.


A Turkish court  sentenced a man to 22 years and six months gaol for tipping oil paint on busts of the country's founding father, Mustafa Kemal Ataturk
Murat Vural was given a three year gaol term for each attack, with the sentence being increased by 50 percent for being carried out in a public area. This increased the sentence to four and a half years for each of the five incidents, giving a total of 22 and a half years.
In his defence, Vural said that his lack of love and his being unemployed had prompted his actions. (NtvmSnbc)
10.11.2005

AIUTI PER IL PAKISTAN

Gli aeroplani Nato ne hanno trasportati per circa 450 tonnellate (di vario genere) partendo dalla base turca di Incirlik. "Un'operazione esemplare".

Gli aeroplani Nato hanno trasportato circa 450 tonnellate di aiuti Unchr in Pakistan. Gli aiuti sono patiti da una base militare del Sud della Turchia.
Lo rende noto l'agenzia Onu dei rifugiati. Il ponte aereo tra la base di Incirlik, nel sud della Turchia, e Islamabad è stato un'''operazione esemplare'' per aiutare le vittime del terremoto, ha detto Gesche Karrenbrock. ''E' oggi al suo decimo giorno. Di circa 860 tonnellate di aiuti che dovevamo trasportare... circa 450 tonnellte sono arrivati'', ha detto. ''La velocità è essenziale in una situazione come questa... come ci dicono oggi i nostri colleghi in Pakistan e le autorità pakistane il freddo sta arrivando e se non portiamo adesso materiali per i ripari e beni non alimentari e altri aiuti urgenti sulle zone montuose potremmo perdere la battaglia''.(Piu' Europa).
10.11.2005

 

HACKERS RUSSI

Presa di mira la Turchia soprattutto per quanto riguarda l'<Internet Banking> e le transazioni. Elusi i sistemi di sicurezza. Incredibili scoperte.

Hackers_russiFraud on the Internet has created a new dimension in banking transactions; Turkish Security took the issue in hand and came up with some striking results. Police discovered the source of systematic virtual attacks and launched a series of operations. According to Turkish police, the incidents of fraud stem from Internet users who connect from Russia.
Internet banking fraud is increasing day by day and is mostly associated to online shopping with credit cards. Around the world, money stolen over the Internet amounts to $2.4 billion. In recent years, Turkish Internet users have become the main target of these hackers. A total of 58,208 credit card holders in Turkey last year were cheated out of $11.7 million of their money. The amount of money withdrawn by using lost or stolen credit cards reached $4.116 million, while $1.348 million was removed directly from Internet bank accounts of users.
Hackers_virusThe Turkish Security Smuggling and Organized Crimes Directorate discovered the source of the crime and concluded that the perpetrators are connecting online from Russia. After Turkish hacker Atilla E. spread Internet viruses Zotob and Mytob to 116 countries, he was arrested by Turkish police; however, more recently credit card and internet bank users were subject to thefts by Internet hackers. The Directorate preparing a report about the case and asks Internet users to be extremely careful. According to this report, the hacker contacts its online victim and says that he has commercial relations with some Turkish individuals or institutions and that if they cooperate by providing banking information they will be paid a sum of money by these individuals or institutes; they claim to be attempting to avoid the commerce taxes in Russia that are extremely high, and asks for the mediation of the Internet user to avoid paying these high taxes for transferring the funds.
At a meeting, interbanking Card Center officials came together with Security and briefed bankers about the measures that should be taken against hackers and/or "networks" duplicating credit cards. A project will be launched in 2006 to help combat this problem.
Users are also warned that they should regularly check bank statements, update antivirus software, load security patches, have different passwords for each bank account, use Internet sites for transactions that use secure addresses such as the "https:" indivcator. (Sedat Gunec/Zaman)
10.11.2005

L'AVIARIA E IL SUO  IMPATTO ECONOMICO

Ad un mese dall'arrivo del virus tra i polli in una zona circoscritta della Turchia, le preoccupazioni sono tante anche perché ancora il vaccino non è pronto. Ripercussioni.

Aviaria_ed_impatto_economicoIt has now been one month since the fatal strain of avian flu was detected in birds of Eastern Europe and Turkey, a flu that has so far killed 70 people in Asia.
Fearing an epidemic across the continent, the EU banned the import of live birds and poultry meat from a number of countries. Although the authorities quarantined the infected regions and culled flocks of birds in an attempt to halt the proliferation of the virus, the major risk is the mutation of the lethal strain into a human pandemic.
Because standard flu vaccines cannot shield against the new virus, a pandemic would have direct medical consequences and indirect costs of loss of productivity and commercial disruption around the world.
Volatili_colpiti_da_H5N1Unfortunately, there is not enough data to project direct costs of such a global pandemic, but it is possible to estimate its possible economic costs in Turkey.
The economic consequences of bird flu are negligible, as long as there is no pandemic. The arrival of bird flu led to a sudden drop in the consumption of chicken and other birds, bringing down the market capitalization of Turkish poultry firms by over 30 percent in a week.
This was damaging to the industry, but negligible from a macro point of view, according to Morgan Stanley economist Serhan Cevik, reporting from London.
The sector's value-added to the Turkish economy is about 0.5 percent of GDP; and the country's meat and livestock (including poultry) exports account for a mere 0.05 percent of total exports.
"Hence, even if we exclude substitution effects and assume a complete destruction of the country's poultry sector, the loss of income could be no more than $2.5 billion in the next twelve-month period," said Cevik.
Other sectors:

Tourism and hospitality sectors also would suffer from a human pandemic.
The economic impact of a contagious disease is not just limited to domestic consumption and exports of a particular product and could spread to other sectors. In addition to the meat industry, for example, Turkey's growing tourism sector is vulnerable to an influenza pandemic.
The number of tourist arrivals increased by 24 percent year-on-year to 17.1 million in the first nine months of this year, following a 134.7 percent surge in the previous five years. As a result, Turkey's tourism earnings, increasing by 205.4 percent from $5.2 billion in 1999 to $15.9 billion last year, will probably exceed $18 billion this year, making a significant contribution to the economy and, particularly, to employment growth.
"Of course, the outbreak of a deadly virus would hit the burgeoning industry and have far more devastating effects compared to the pain of poultry farmers," said Cevik. "However, this is simply an extrapolation of the worst-case scenario, not a likely outcome at this stage."
Threat of pandemic influenza:

The 1918 outbreak of Spanish influenza epidemic, which first appeared as a bird flu virus, caused an estimated 40-50 million deaths around the globe. Even though global monitoring capabilities and advances in medical science have come a long way since then, no one can still be sure when the next pandemic will occur, how fast it will proliferate, and what kind of health and economic effects it will have.
For example, epidemiologists estimate that the 1918 virus had a mortality rate of about 2.5 percent, much less than 60 percent for the H5N1 virus. However, earlier episodes (and even the initial cases of the new virus) do not necessarily represent a point of reference to what would happen if today's avian flu undergoes an antigenic mutation into a virus, capable of human-to-human transmission, against which humans have no biological immunity.
Based on conservative assumptions, the World Health Organization predicts that a medium-level pandemic could transmit the disease to about 25-30 percent of the world's population and have a minimum fatality range of between 2 million and 7.4 million people.
Such a disaster would no doubt have massive economic costs, but especially devastate the social and economic fabric of developing countries with limited administrative and economic capabilities to deal with the outbreak of a contagious disease. (Turkish Daily News)
10.11.2005

 

MORTI QUATTRO VOLATILI

Il decesso, probabilmente da attribuire all'H5N1, nel villaggio di Furunlu (Smirne).

Quattro volatili da cortile sono morti nella Turchia occidentale, i veterinari sospettano che la causa del decesso possa essere il ceppo H5N1 del virus dell'influenza aviaria. Il ministero dell'agricoltura ha inviato una squadra di esperti nel villaggio di Furunlu, nella provincia di Smirne, sulla costa dell'Egeo. Campioni di sangue sono già stati prelevati. (Agr)
10.11.2005

INTERO PAESE SI "TASSA" PER SALVARE LISA E DELIA

Gli abitanti di Uzzano, in Toscana, hanno raccolto i 30 mila euro necessari per eseguire all'estero l'impianto di embrioni selezionati. Cure in Turchia per dare un fratello sano alle gemelline talassemiche: guariranno con le staminali.

Lisa_DeliaUzzano è un paese di cinquemila anime. Provincia di Pistoia, ma cuore della Valdinievole, con Pescia e Montecatini. Un paese dove la gente si conosce e che un paio di anni fa aveva accolto con amicizia quella giovane coppia che arrivava dalla città più vicina. Stefano D'Errico, 37 anni, fotografo pubblicista e sua moglie Giulia Zuccaro, 28, parrucchiera, erano in attesa del lieto evento. Erano nate due gemelline Lisa e Delia il 24 agosto del 2004. E la favola era continuata fino a quando il pallore sul volto delle piccole era diventato troppo intenso, rivelatore di una malattia purtroppo seria, la talassemia major, la forma peggiore di anemia mediterranea.
La storia aveva preso il verso sbagliato. Papà e mamma soffrivano quanto e più delle bambine quando, una volta ogni due settimane, le portavano all'ospedale per le trasfusioni. C'era una sola speranza, il trapianto di midollo. Ma tutto andava nel verso peggiore, non si trovava il donatore adatto. Serviva un fratellino, ma come si faceva, si rischiava un altro figlio talassemico. Il referendum, il quorum non raggiunto era stata la mazzata finale. Servivano soldi, tanti soldi per andare all'estero a fare quello che in Italia era ormai vietato.
Soldi che che la giovane coppia con le due bambine a carico non aveva, ma che sono arrivati, piovuti dal cielo di Uzzano e della Valdinievole. Già, perchè l'intero paese e i comuni vicini si sono autotassati per consentire a Stefano e a Giulia di dare una speranza di vita sana a Lisa e Delia, le gemelline. Trentamila euro raccolti per iniziativa di tutto il paese. Salvadanai nei negozi e nelle farmacie. Cene di beneficenza nei ristoranti e persino in piazza. Sindaci, amministratori e dipendenti comunali che si sono autotassati. Da giugno a ottobre erano bigliettoni che volavano nelle casse di famiglia. Un sito (www.lisadelia.it) raccontava passo passo la tragedia e la speranza della famiglia D'Errico. Poi il viaggio in Turchia, al memorial Hospital di Istanbul. L'impianto dei due embrioni dei quattro selezionati e concepiti in vitro. L'attesa, fino a pochi giorni fa quando l'ecografia ha confermato che uno dei due ha attecchito: diventerà il bambino della speranza, il figlio di una comunità che l'ha voluto fortemente quanto i suoi giovani genitori.
"La generosità dei nostri concittadini è inarrestabile - racconta papà Stefano, emozionato dalla bella notizia che ha solo 48 ore - vogliono continuare a raccogliere soldi anche se non ce n'è più bisogno: la cifra a cui siamo arrivati ci ha permesso di fare l'intervento e ci consente di andare fino in fondo senza bisogno che mia moglie lavori. Perché questi mesi sono a rischio. Non ci possiamo permettere di perdere il figlio. Poi ci sarà il trapianto delle staminali. Dove? A Pavia, probabilmente. Ma dovrà passare del tempo le bambine sono ancora troppo piccole".
Piccole, ma già conoscono il dolore. "E' una pena accompagnarle alle trasfusioni. Loro piangono, ma di nascosto piangiamo anche io e mio marito", racconta mamma Giulia, finalmente risollevata. "Certo passerà del tempo prima di vederle sane - continua - tra poco dovranno iniziare la terapia per eliminare il ferro accumulato nel sangue dalle trasfusioni. Saranno collegate a un apparecchio 12 ore al giorno per cinque giorni a settimana. Una tortura. Speriamo vada tutto bene. Speriamo che la rotta si inverta. Da quando si sono sbagliati e mi hanno detto che io non ero portatrice sana di talassemia...Meglio non pensarci. Meglio ricordare tutti quelli che ancora non si stancano di aiutarci, a partire dall'associazione "il mondo dei gemelli" che ci ha dato una bella lezione: ci ha insegnato a chiedere aiuto". (Associazione LucaCosconi)
10.11.2005

 

TURCHIA: UE PRONTA A RICONOSCERE
LO STATUS DI ECONOMIA DI MERCATO

E' questa una delle principali conclusioni dell'ultimo rapporto della Commissione. Una crescita rimasta robusta rispetto all'analisi condotta da Bruxelles nel 2004, grazie ad una politica al tempo stesso "rigorosa e prudente". Miglioramenti nella gestione trasparente dei conti pubblici e nei controlli del settore bancario.

L'economia_turca_più_che_mai_floridaLa Turchia può essere considerata "un'economia di mercato pienamente funzionante": è questa, secondo quanto riferiscono all'Ansa fonti diplomatiche, una delle principali conclusioni dell'ultimo rapporto della Commissione europea sullo stato di preparazione di Ankara per l'adesione all'Unione europea.
La crescita economica in Turchia è rimasta robusta rispetto all'analisi condotta da Bruxelles nel 2004, e grazie ad una politica economica allo stesso tempo "rigorosa e prudente" il consolidamento fiscale è andato avanti mentre l'inflazione continua a diminuire, hanno spiegato le fonti.
La Commissione europea, il cui parere è determinante per definire la strada per la piena adesione di Ankara all'UE, elogia anche i miglioramenti nella gestione trasparente dei conti pubblici e nei controlli del settore bancario, indicando come chiara conseguenza di un clima economico più disciplinato, la crescita record degli investimenti diretti provenienti dall'estero.
Accanto a questo elementi positivo, le fonti spiegano che nel rapporto che è stato pubblicato mercoledì 9 novembre, l'esecutivo di Bruxelles raccomanda di tenere sotto controllo il recente aumento del deficit e di portare avanti le riforme per promuovere ulteriormente le privatizzazioni, la correzione degli squilibri del mercato del lavoro e la riduzione dell'incidenza dell'economia sommersa. (Ansa)
10.11.2005

 

ITALIA 3° PARTNER COMMERCIALE CON LA TURCHIA

Gli ultimi dati statistici vedono prima la Germania seguita dalla Russia (in ragione delle sue esportazioni di gas naturale). Crescita nell'export come nell'import.

L'Italia è il terzo partner commerciale ed il terzo Paese fornitore della Turchia. Questo risulta dai dati statistici pubblicati dall'Istituto turco di statistica e qui dati in allegato. La Russia risulta secondo partner dopo la Germania, in ragione delle sue esportazione di gas naturale. Il positivo andamento delle relazioni commerciali bilaterali italo-turche si può notare sia dalla crescita dell'export nazionale +11.1% , sia delle esportazioni turche verso l'Italia +21.5%. Il saldo è attivo per l'Italia per 1.6 miliardi di dollari USA. 
____________________
 

L'INTERSCAMBIO 

                (valori in migliaia di dollari e variazioni sul periodo corrispondente)

                                                                      

Gennaio - Settembre 2004

Gennaio - Settembre

2005

Var% 

 

IMPORTAZIONI  

85.078.420

 

20,83%

ESPORTAZIONI 

 

44.987.616

52.937.467

 

17,67%

di cui : 

PAESE

IMPORTAZIONI

(Gen.-Sett. 2005)

Var%

 

ESPORTAZIONI

(Gen.-Sett. 2005)

Var%

 

GERMANIA

 

   9.916.855 

9,24%

  6.845.905 

7,42%

RUSSIA 

 

   9.079.411 

44,63%

  1.692.590 

29,78%

ITALIA

 

   5.525.511 

11,11%

  3.892.848 

21,53%

CINA

   4.790.872 

52,60%

     414.068 

37,04%

FRANCIA

 

   4.341.825 

-7,32%

  2.807.241 

5,27%

STATI UNITI

 

   4.098.660 

12,87%

  3.667.707 

-0,21%

SVIZZERA

 

   3.380.096 

33,22%

     372.871 

13,15%

REGNO UNITO

 

   3.456.840 

9,94%

  4.210.907 

8,18%

COREA DEL SUD

 

   2.579.024 

39,83%

             -   

-

SPAGNA

 

   2.561.833 

8,06%