LE
CONDIZIONI
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Nonostante
che con la Turchia siano stati avviati i negoziati di adesione all'UE, Bruxelles non cessa di tallonare Ankara con
ultimatum di vario genere. L'ultimo rapporto della Commissione. |
Tolleranza zero su
tortura, libertà religiosa e controllo sui poteri militari. È quanto la
Commissione UE intende chiedere alla Turchia con un rapporto relativo a
"principi, priorità, condizioni" per la sua adesione. Il documento,
che sarà reso pubblico il 9 novembre, rappresenta lo "screening" di
Bruxelles sui progressi fatti finora da Ankara e detta una sorta di ultimatum al
Paese musulmano. Alcuni degli obiettivi indicati dovranno infatti essere
raggiunti in un periodo massimo di due anni.
Dossier:
Turchia nell'UE
Il documento, i cui contenuti erano stati anticipati dal <Financial Times>,
include circa 150 risultati precisi che la Turchia deve raggiungere a breve o
a medio termine se vuole aderire all'Unione europea verso il 2015. Bruxelles
punta a orientare i negoziati, che saranno a pieno regime solo nel 2006-07, in
modo da agevolare le riforme nel Paese, cercando nel contempo di far aumentare
il livello di approvazione - oggi molto basso - dell'opinione pubblica UE
rispetti a questo nuovo allargamento. Questo aspetto è particolarmente
delicato, se si considera ad esempio che, secondo un <Eurobarometro> di settembre,
solo il 35% degli europei è convinto della scommessa fatta dall'UE con
l'apertura delle trattative sull'adesione.
Commentando l'articolo del quotidiano inglese, la Commissione UE ha chiarito che
non verrà posto alcun ultimatum. Ma al di là di queste precisazioni, Bruxelles
ha detto più volte che i negoziati saranno molto severi, in particolare sui
fronti più delicati, fra i quali proprio l'abolizione della tortura, il
rispetto della religione e la garanzia che i militari saranno sotto il controllo
delle istituzioni civili. Il commissario UE all'allargamento, Olli Rehn, ha di
recente rilevato che le trattative Bruxelles-Ankara saranno all'insegna non solo
della prudenza, ma soprattutto del "rigore più assoluto".
Rehn ha in particolare ricordato che l'UE ha imposto una clausola d'emergenza -
cosa mai fatta finora con altri Paesi candidati - nel caso in cui ci siano, ad
esempio, "gravi violazioni dei diritti umani e civili da parte di
Ankara", fatto che potrebbe portare al blocco dei negoziati. È chiaro
quindi che Bruxelles seguirà con molta attenzione la vicenda dello scrittore
turco Orhan Pamuk, che sarà processato a dicembre solo per avere dichiarato che
"un milione di armeni furono uccisi" all'epoca degli ultimi governi
ottomani.
L'UE ha già chiesto al governo di Ankara di eliminare dal codice penale turco
(già riformato di recente sulla base delle indicazioni europee) quegli articoli
che si prestano ad una criminalizzazione delle opinioni. E d'altra parte, la
settimana scorsa i parlamentari del Partito popolare europeo hanno ribadito ad
Ankara la richiesta del pieno rispetto dei diritti delle minoranze cristiane.
Proprio il tema dell'ingresso della Turchia all'Ue è al centro delle conferenze
che Jean-Marie Le Pen tiene a Cipro in questi giorni, incontri in cui il leader
dell'estrema destra francese espone la propria ferma opposizione all'adesione. A
Nicosia Le Pen ha suscitato la protesta di numerosi gruppi e movimenti
anti-razzisti e anti-fascisti, che si sono mobilitati contro la visita privata
del controverso leader del Fronte Nazionale. Anche il portavoce del Governo,
Kypros Chrisostomides, si è affrettato a rendere noto che "non c'è stato,
né ci sarà alcun incontro" tra esponenti dell'esecutivo cipriota e Le
Pen. (Tiscali.Europa)
10.11.2005
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CALA IL
CONSENSO
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Dieci
per cento in meno tra i turchi favorevoli all'ingresso in
Europa. Una dichiarazione del consigliere stampa
dell'ambasciata turca in Italia, Suha Bacanakgil. |
Dopo il
tormentato avvio, il 3 ottobre scorso, dei negoziati per l'adesione
della Turchia all'Unione Europea, il consenso su tale adesione è
diminuito nell'opinione pubblica di quel Paese da circa il 70% al
60%. Lo ha sottolineato, facendo riferimento a recenti sondaggi
apparsi sulla stampa, il consigliere stampa dell'ambasciata in
Italia Suha Bacanakgil, a margine della ventesima edizione annuale
del club Venezia, coordinamento dei direttori della comunicazione
istituzionale dei governi UE.
Le discussioni interne alla UE sull'opportunità dell'avvio dei
negoziati "hanno avuto questo effetto sulla popolazione della
Turchia", ha sottolineato Bacanakgil. "Non è solo la
Turchia - ha aggiunto - che dovrebbe fare qualche cosa, anche
tramite la sua comunicazione istituzionale, per persuadere la
popolazione sui vantaggi dell'ingresso nella UE, ma dovrebbe farlo
anche l'Europa".
"Noi crediamo che l'UE sia un grande progetto di civiltà -
ha proseguito - ma dall'Unione Europea attendiamo lo stesso
trattamento che hanno gli altri Paesi candidati".
Quanto all'opinione pubblica italiana ed europea sull'ingresso della
Turchia nell'UE, anche in questo campo - ha rilevato ancora il
funzionario - c'è molto da fare: "Sul piano diplomatico stiamo già
lavorando - ha detto - ma credo che da parte governativa si stia
pianificando una campagna di comunicazione, rivolta proprio ai
cittadini europei, su cosa la Turchia oggi effettivamente sia".
"Recentemente ho visto un servizio televisivo - ha concluso -
in cui cinque italiani si esprimevano a favore del nostro ingresso e
altri cinque contro. Ma mi sono chiesto quanti di loro conoscevano
realmente la materia". (Ansa)
10.11.2005
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DIALOGO NON
FACILE
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A
parte incertezze e dubbi, quel che conta è che tra Turchia ed UE il 3
ottobre si sia trovato un accordo. Le spine nel fianco però sono ancora
tante. L'incognita Merkel. |
Il dialogo con Ankara è
tra i più difficili e nel contempo significativi per l'UE. Non è un trattato
di adesione semplice quello che Bruxelles ha dovuto negoziare. In primo luogo
esso è carico di un serie di simbolismi per l'Europa ma soprattutto per la
Turchia; in secondo luogo, l'ingresso della Turchia tra i 25 Stati membri
comporterà inevitabilmente degli oneri oltre che degli onori per l'UE.
Fino ad oggi, gli sforzi di Ankara per conformarsi e non disattendere le
aspettative e le condizioni poste dall'UE sono stati innegabili e
impressionanti.
Sul piano interno, il Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan si è fatto promotore di una campagna di riforme
economiche e politiche che hanno segnato una nuova fase per l'economia turca.
Lo sguardo ad Occidente si è concretizzato sempre più attraverso l'adozione
di politiche economiche che hanno permesso ad Ankara di ridurre drasticamente il
suo tasso di inflazione (8%), fino a quel momento considerato come un problema
cronico dell'economia turca: l'impatto positivo delle nuove politiche
anti-inflazionistiche hanno sostenuto la credibilità di una politica monetaria
oltre che fiscale in linea con le aspettative europee.
La crescita economica turca rappresenta anche il motore per una serie di riforme
strutturali del mercato che possano renderlo più affidabile e, soprattutto, più
attrattivo per le imprese estere; tali riforme dovranno interessare tanto il
sistema fiscale, quanto quello finanziario ma anche la gestione delle finanze
pubbliche. In tal senso, il Governo turco ha agito al fine di garantire una
maggiore efficacia ed efficienza del mercato sostenendo una campagna di
privatizzazione che ha contribuito a ridefinire i confini di competenza di
Ankara nei confronti dei partner europei né comunitari.
Il muro di Olli Rehn
La Turchia è un Paese atipico sulla scena europea. Atipico perché da un lato
è parte della storia dell'Antico continente e viene iscritto tra i Paesi
fondatori della storia europea. Dall'altro, però, possiede una cultura e un
tipicità che non attengono a nessuno degli altri paesi UE. E questa atipicità
in realtà, crea e fa sorgere numerosi dubbi circa la legittimità di una
Turchia europea. L'avvio dei negoziati di adesione è stato determinato dai
progressi e dagli impegni assunti da Ankara su alcune spinose questioni: in
primo luogo quello del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali.
In un Europa a 25 le diversità sono quanto più variegate, e ancora di più lo
sono se si ragiona in termini di globalizzazione, di libertà di movimento
all'interno dei confini comunitari. Non è un caso che il 17 dicembre 2004,
solo all'ultimo momento gli Stati membri abbiano trovato un accordo sulla data
di avvio formale dei negoziati con la Turchia. Segnale questo di un travaglio
che avrebbe ancora dovuto completarsi pienamente.
Il Consiglio Europeo, cui siedono i Capi di Stato e di Governo di tutti gli
Stati membri, aveva chiesto ad Ankara di avviare le dovute riforme per adeguare
gli standard turchi a quelli europei, conformandosi criteri di Copenaghen: la
risposta di Erdogan si è concretizzata nella riforma dei codici penale
e militare e nell'abrogazione della pena di morte. Tuttavia, a tal proposito,
lo stesso Parlamento europeo (28 settembre 2005) aveva fatto presente che fino
alla conclusione dei negoziati di adesione, la questione "diritti umani"
sarebbe dovuta diventare oggetto di un attento monitoraggio da parte delle
istituzioni comunitarie, al fine di verificare puntualmente la rispondenza di
Ankara ai termini previsti dai negoziati.
Un'altra questione importante riguardava la conclusione di un Protocollo
addizionale all'Accordo con Ankara rivolto a tutti i dieci nuovi Stati membri,
tra i quali figura anche Cipro. La Turchia ha deciso di allegare a tale
Protocollo una Dichiarazione unilaterale con la quale ha fatto presente che la
firma di tale Protocollo non implicava il riconoscimento della Repubblica di
Cipro. Su tale questione, il Parlamento Europeo, cui aveva fatto eco anche il
Commissario europeo per l'Allargamento Olli Rehn, aveva altresì fatto
presente che il riconoscimento di Cipro era una condizione ineludibile per
l'ingresso in Europa delle Turchia. Lo stesso Commissario aveva
successivamente sottolineato come la Dichiarazione unilaterale turca, pur non
producendo alcun effetto legale sulle obbligazioni turche derivanti dalla
conclusione del Protocollo, doveva quanto prima portare alla normalizzazione
delle relazioni di Ankara e Nicosia.
Ancora, la questione turca non va vista solo in termini politici, ma anche e
soprattutto in termini economici. L'ingresso della Turchia in Europa produrrà
inevitabilmente alcuni effetti sull'economia europea, oltre che su quella
turca. Da un lato essa rappresenta un'opportunità per l'Europa di ricevere
nuovo slancio da un'economia la cui crescita ha dato via alle riforme
strutturali di cui sopra. Dall'altro lato, l'ingresso della Turchia in
Europa si accompagnerà all'ingresso sul mercato europeo di manodopera a cossi
sensibilmente più bassi e soprattutto la revisione dei sistemi di allocamento
delle risorse, oltre che di finanziamento delle casse comunitarie che finora
hanno colorato le pagine dell'integrazione europea. Alcuni dati potrebbero
fornire un quadro più chiaro circa la netta differenza economica tra UE a
venticinque e Turchia: il Pil lordo pro capite europeo è stimato intorno ai
21.100 euro, mentre quello turco intorno ai 6.210; il numero di abitanti che
utilizzano abitualmente internet è di 47/100 in Europa contro i 13/100 in
Turchia. Questi dati mostrano sufficientemente la differenza delle due economie
e della diffusione dei servizi di terza generazione, il che lascia facilmente
intendere che il percorso di adesione di Ankara deve affrontare ancora alcuni
ostacoli grandi e che l'Europa dovrà devolvere molte risorse per un completo
ingresso.
La sfida turca rappresenta, tuttavia, anche una sfida globale all'interno di
un contesto mondiale dominato dalla lotta al terrorismo di matrice islamica:
l'integrazione dell'occidente, dell'UE con un Paese a maggioranza islamica
rappresenta senza dubbio un momento alto della lotta al fondamentalismo
islamico. Per parte europea, la dimostrazione di saper dialogare con Ankara crea
i presupposti per il rafforzamento del ruolo dell'Unione all'interno del
dialogo con i paesi islamici, soprattutto rispetto alla posizione americana.
Il vertice. Oltre
alla questione turca, gli altri "aspetti" di un negoziato complesso
I negoziati di adesione della Turchia in Europa sono stati avviati ufficialmente
in occasione del vertice che si è tenuto il 3 ottobre scorso. Il vertice si è
svolto non senza difficoltà. Sono emerse molte divergenze tra i partner
europei, in parte motivate da un tradizionale ostilità di alcuni ad aprire ad
Ankara, in parte da un gioco di posizioni che hanno trovato la propria
giustificazione nella particolare congiuntura politica europea di quel momento.
La contemporaneità del vertice con la campagna elettorale per le elezioni in
Germania ha fatto sì che, all'interno di un dialogo già abbastanza
complesso, si unissero le diverse strategie politiche dei candidati alla
Cancelleria tedesca, il Cancelliere uscente Gerard Schroeder e la
neo-Cancelliere Angela Merkel. Uno dei principali attori della politica europea,
la Germania, stava decidendo del proprio futuro politico proprio quando la
Turchia si accingeva a negoziare con Bruxelles i termini dell'apertura dei
negoziati di adesione. In tale quadro, in un clima quanto più euroscettico
quale quello che si sta consolidando a seguito dei referendum francesi e danesi,
la questione turca ha sicuramente contribuito ad esasperare i motivi di frattura
e di divergenza.
L'apertura dell'UE non solo ai paesi islamici ma anche a quelli dei Balcani
Occidentali; inoltre, ci si chiede quanto ancora dovrà essere esteso
l'allargamento dell'Unione Europea e quanto rigidi dovranno essere i criteri
di adesione. L'Austria in sede di vertice ha ostacolato fino all'ultimo
l'avvio dei negoziati. La Croazia, infatti, paese al confine con l'Austria
era in attesa di verificare la fattibilità dell'avvio dei negoziati di
adesione con l'UE. Tale decisione era subordinata al parere che Carla Del
Ponte avrebbe dato circa la collaborazione del governo croato riguardo alla
cattura del Generale Ante Gotovina. Il procuratore Del Ponte, confermando
l'impegno di Zagabria per la cattura di Gotovina, ha finalmente permesso di
rimescolare le carte, aprendo finalmente le porte per le negoziazioni dei paesi
balcanici e per la Turchia stessa.
L'adesione turca, tanto auspicata da Gran Bretagna e Italia, ha trovato
d'altronde l'opposizione di quei Paesi timorosi che l'allargamento
contribuisca ad indebolire l'Europa; ma si è anche scontrata con Paesi come
la Germania della Cancelliere Merkel convinti che una piena adesione
rappresentasse solo un ulteriore minaccia per l'economia europea già
indebolita dall'invasioni delle merci asiatiche all'interno del mercato
comunitario.
Ciò che indubbiamente ha avuto un peso non indifferente sulla decisione di
Bruxelles è stata la membership turca alla Nato e la decisione di Washington di
appoggiare la candidatura di Ankara. La membership turca alla Nato è
strettamente collegata alle relazioni di Ankara con Nicosia: la Turchia potrebbe
esercitare il proprio diritto di veto nei confronti dell'adesione di Cipro
all'organizzazione, creando i presupposti per una rottura nell'Unione. La
questione non è stata definitivamente risolta neanche con l'avvio dei
negoziati e con la firma del mandato negoziale: la frase del mandato in cui la
Turchia si impegna a non "impedire" l'accessione di Cipro nella Nato di
fatto non fa altro che invocare l'indipendenza dell'organizzazione nella
scelta sulle modalità e i tempi di adesione dell'isola. Una realtà che ha
così accontentato gli uni e gli altri.
Conclusioni
La situazione attuale è stata ben delineata all'indomani dell'avvio dei
negoziati dal Commissario per l'Allargamento Olli Rehn. In occasione della
visita in Turchia del 7 ottobre, il Commissario ha fatto presente il mutamento
di status di Ankara: da Paese candidato a Paese negoziatore; egli ha altresì
sottolineato che questa situazione richiederà nuove responsabilità e nuove
aspettative da entrambe le parti. Il 20 ottobre u.s. è stato dato avvio allo
screening, un termine che prevede un'analisi al dettaglio di tutte le leggi e
politiche dell'Unione Europea e una loro comparazione con la legislazione
turca. Lo scopo di questo esercizio è proprio quello di verificare in quali
aree si rende tuttora necessario un maggiore sforzo turco nell'allinearsi ai
parametri europei. Indubbiamente questo lavoro, che sarà lungo e farà emergere
ancora molte difficoltà cui porre rimedio, richiederà un deciso sforzo da
parte turca soprattutto nel delicato e sensibile settore dei diritti politici ed
umani, anche attraverso il rafforzamento del dialogo del Governo di Ankara con i
rappresentanti della società civile. L'opinione degli Stati membri nei
confronti dell'adesione turca sarà notevolmente influenzata dall'esito di
questo esercizio di screening e dalla puntuale valutazione dell'impegno turco:
tuttavia, i recenti passi hanno ormai dimostrato che la Turchia non può essere
concepita se non come europea. (Eleonora Faina/Equilibri.net)
10.11.2005
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L'AGENDA
| Il
Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha ripreso i suoi viaggi
itineranti. Tra le tappe importanti le visite in Danimarca, Spagna,
Bahrain e Qatar. |
Turkish Prime Minister Recep Tayyip
Erdogan will have a busy schedule in November, with foreign visits to Germany,
Denmark, Spain, Bahrain and Qatar.
Erdogan's first visit will be to Cologne, Germany on Sunday. Erdogan will attend
to the opening ceremony of the headquarters of the Union of European Turkish
Democrats (Uetd). He is also expected to meet with outgoing German Chancellor
Gerhard Schroeder.
Erdogan had also wanted to meet the incoming German Chancellor and leader of the
Christian Democrats Angela Merkel, but citing ongoing coalition talks and her
busy working agenda, Merkel politely turned down the request and suggested a
meeting in the near future.
The Turkish prime minister is scheduled to pay a formal visit to Bahrain and
Qatar next week on Nov. 12-14. Those visits are expected to be accompanied by a
crowded delegation of businessmen.
Another of the premier's important foreign visits will be to Denmark on Nov. 15.
Erdogan will attend the 51st annual meeting of the Nato Parliamentary Assembly
as the guest of honor and will address the parliamentarians. Armenian President
Robert Kocharian was also invited to the meeting, however his refusal bypassed
an opportunity for the Turkish and Armenian leaders to come together.
Erdogan will meet with Danish Prime Minister Anders Fogh Rasmussen and convey to
him that Turkey expects concrete steps be taken in the fight against the
Kurdistan Workers' Party (Pkk), both to its financial and propaganda resources.
Pro-Pkk Roj TV continues to broadcast from Denmark, despite Turkey's efforts to
ban it.
Another important issue to be discussed between Erdogan and Rasmussen will be a
controversial letter by ambassadors of the Organization of the Islamic
Conference (Oic) countries to Rasmussen following a series of biased
anti-Islamic coverage in the Danish media, which they criticized for stimulating
hatred against Muslims. The letter was also signed by the Turkish ambassador in
Copenhagen and was criticized by the Danish government and media.
On Nov. 17, Erdogan is scheduled to attend the formal opening of the Blue Stream
Project in which Russian President Vladimir Putin and Italian PM Silvio
Berlusconi are expected to attend.
During the last week of this month, Erdogan will travel to Spain on Nov. 26-28
within the scope of his joint "Alliance of Civilizations Initiative"
Spanish counterpart Jose Luis Rodriguez Zapatero.
Turkey and Spain launched their Alliance of Civilizations with the aim to
encourage and foster a global dialogue among the religions. (The
New Anatolian)
10.11.2005
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APPELLO AI
CONNAZIONALI
|
Il
premier turco Erdogan, in visita a Monaco, li ha invitati a
sforzarsi di più per integrarsi nella società tedesca. |
Il premier turco,
Recep Tayyip Erdogan, ha lanciato un appello ai suoi connazionali a sforzarsi di
più per integrarsi nella società tedesca. Erdogan è intervenuto a Colonia
all'inaugurazione di una nuova centrale UE dell'Unione dei turchi democratici
europei. L'obiettivo dell'organizzazione è di contribuire all'integrazione dei
circa 7 milioni di turchi residenti in Europa (2.5 milioni solo in Germania) e
di sostenerne la situazione politica ed economica. (Ansa)
10.11.2005
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IL MONITO DI SEZER CONTRO OGNI FORMA DI TERRORISMO
|
Il
presidente della Repubblica turca - pur convinto che gli estremismi stiamo
fallendo i loro obiettivi - ha richiamato ad un atteggiamento severo e
globale. |
President Ahmet Necdet Sezer called on the
international community to take a stance against international terrorism and its
supporters, noting that Turkey condemned all terrorism, no matter where it came
from.
In his statement for the Ramadan Bayram, Sezer said the common sense and the
power and desire to live together of the Turkish nation had and would always
ensure the national integrity of Turkey would be preserved. He said those who
aimed to benefit from terrorism would never reach their goals and would
eventually see the monster they harbored turning against them.
The president said the recent violent street demonstrations and the escalation
of terrorism would fail to reach their objectives.
He said all countries should learn from Turkey's experiences, because it had
suffered greatly from terrorism in the past.
Sezer also said Anatolia had always been a cradle of tolerance and could provide
serious assistance in the efforts to find a sound dialog between civilizations.
He said, "The religious tradition in Anatolia is based on freedom, love and
compassion and is the product of a millennium of development. It is unfortunate
that our religion, which is founded on peace and brotherhood, is being linked by
some to terrorism. There is no room for fundamentalism or conflict in Islam."
Sezer said the changing world necessitated nations and countries to change too,
and added that he was sure Turkey, with its young and vibrant population, would
become one of the most modern countries in the world in the 21st century. (Turkish
Daily News)
10.11.2005
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L'ATTESA
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Il
presidente di Cipro Nord, Mehmet Ali Talat, spera che quanto prima il
premier britannico Tony Blair lo inviti a Londra per parlare del futuro
dell'isola. |
Despite his appreciation of Britain's
support of his people and their cause, Turkish Cypriot President Mehmet Ali
Talat expressed his expectation of being invited to London by British leader
Tony Blair to talk seriously about the issues at hand.
"There are preparations ... Such an invitation will very probably be extended
in the beginning of 2006," Talat told reporters in Istanbul where he stopped
over on his way back home from the United States.
"Britain is a guarantor country and has a responsibility. Thus, we will have
further demands from Britain than we had from the United States," he added,
referring to efforts for the easing of international isolation of Turkish
Cypriots.
Despite having a pleasant tone concerning the probable invitation from the
British prime minister, Talat sounded pessimistic when he touched upon his
meeting with United Nations Secretary-General Kofi Annan in New York.
 Talat said he saw little hope of reviving the stalled Cyprus peace process
following talks in New York with Annan. "Mr. Annan is hesitant to re-launch
the talks unless the two sides show sincere determination."
The U.N. might consider a new mediation effort only if the European Union forces
the Greek Cypriot administration to work for a settlement, Talat emphasized in
an apparent reference to Greek Cypriot leader Tassos Papadopoulos' reluctant
attitude concerning the issue.
With his country now safely inside the EU, Papadopoulos has less incentive to
negotiate than the Turkish Cypriots, who remain isolated by international trade
restrictions. But the Turkish Cypriots' "yes" vote in last year's referendum
has earned them international praise. While in the United States, Talat also
held talks in Washington with U.S. Secretary of State Condoleezza Tice. (Turkish
Daily News)
10.11.2005
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L'ULTIMO
MURO
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Sono
in molti a ripetere che il 2005 è destinato ad essere l'anno della
svolta nell'annosa questione dell'isola di Cipro. L'avvio sofferto
del negoziato di adesione della Turchia all'UE viene visto da molti come
un elemento di sensibilizzazione nei confronti delle due parti in
causa. |
 L'avvio ufficiale dei
negoziati per l'accesso della Turchia all'Unione Europea ha rinvigorito la
questione della divisione dell'isola di Cipro. Sono diversi i moniti giunti a
Bruxelles dalla parte greco-cipriota sulla valenza che l'avvio dei negoziati
assume per la questione dell'isola. Il punto dolente di questa nuova fase si
pone immediatamente per l'obbligo che tutti i paesi candidati hanno rispetto
al riconoscimento dei paesi membri dell'Unione. La Grecia insieme alla
"sua" parte dell'isola, fa parte a pieno titolo dell'UE e gode,
quest'ultima, del riconoscimento internazionale. Sin dall'inizio del
negoziato di adesione, il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha voluto chiarire la linea politica di Ankara e
cioè non riconoscere la parte greco-cipriota dell'isola. Già nel luglio
scorso erano sorte delle complicazioni relative all'ultimo passaggio che
Ankara doveva compiere per dare il via ai negoziati, ovvero l'unione doganale
con i nuovi stati membri dell'UE (Cipro compresa). Grande in tal senso è
stato l'impegno della presidenza dell'Unione che ha dichiarato come il detto
accordo non significasse di fatto il riconoscimento del sud dell'isola. Il
ministro degli Esteri britannico Straw si è detto soddisfatto dell'accordo
raggiungo frutto della più fine limatura della bozza poi approvata dal
consiglio europeo. Nell'occasione Blair non ha mancato di rimarcare
l'importanza che la posizione strategica dell'isola ricopre nel controllo e
la lotta al terrorismo internazionale. Un dato, questo, che dovrebbe spronare i
greco-ciprioti e i turco-ciprioti ad una più stretta collaborazione.
La divisione nord-sud dell'isola è da tempo al centro del dibattito
internazionale e il segretario generale dell'ONU in particolare, ha messo a
punto un piano - che prende il nome di "piano Annan" - che ne disciplina
la riunificazione. Ma se da un lato sia i greco-ciprioti che i turco-ciprioti ci
tengono a ribadire il ruolo di primo piano dell'Onu nella soluzione della
vicenda, dall'altro si aspettano un'iniziativa di Bruxelles ma sempre in
ambito internazionale. Intanto sin dall'avvio, sul negoziato di adesione ha
sempre gravato l'ombra, peraltro smentita, del veto che Cipro, in quanto paese
membro dell'UE, poteva esercitare per opporsi all'ingresso della Turchia.
Quello che si va delineando sembra dunque richiamare sempre più l'intervento
dell'Unione Europea sulla questione. In molti a Bruxelles confidano nel fatto
che, dato il lungo arco temporale in cui avrà luogo il negoziato per
l'accesso di Ankara nell'UE previsto per il 2014, la questione dell'isola
troverà probabilmente una soluzione equilibrata grazie anche al nuovo
protagonismo dell'Europa. Certo è che fino alla vigilia dell'apertura
ufficiale dei negoziati (3 ottobre) erano emerse forti preoccupazioni
sull'effettiva partenza, non tanto per il timore lontano che Cipro potesse
esercitare il suo diritto di veto, quanto per le posizioni più dure
dell'Austria che proponeva invece dell'adesione, un partenariato speciale.
Dopo aver tenuto in scacco gli altri 24 membri del consiglio, Vienna ha dovuto
rinunciare alla cooperazione privilegiata spuntando l'impegno dell'UE ad una
maggiore attenzione sulla capacità di accoglienza dell'Unione. Vale a dire, a
cominciare proprio dalla Turchia, che i paesi candidati saranno accolti solo se
il loro ingresso non contrasterà con i valori dell'Unione e la capacità di
ricezione finanziaria. Il testo così emendato, alla base del processo
negoziale, ha avuto il via libera anche da Cipro.
Una vera svolta all'orizzonte?
La posizione di Turchia e Grecia sono estremamente rigide. Ankara continua a
sostenere la repubblica turca di Cipro del Nord (Rtcn), riconosciuto come stato
sovrano solo dalla Turchia, rivendicando la difesa del nord dalle mire
annessionistiche del sud. A queste posizioni già di per sé ingabbiate, a
luglio ai è aggiunto un incidente diplomatico tra Ankara e Bruxelles che ha
portato il Governo di Erdogan ad approvare un protocollo unilaterale che
minacciava seriamente il decollo dei colloqui di adesione. Nel documento la
Turchia dichiarava che non avrebbe mai riconosciuto la repubblica di Cipro senza
che ci fosse prima un accordo condiviso sulla questione dell'isola e che
avrebbe continuato ad impedire l'ingresso di aerei e navi greco-cipriote nei
suoi porti. L'UE rispondeva minacciando l'avvio del negoziato di adesione ed
Ankara ribatteva accusando Bruxelles di inerzia rispetto allo stallo creatosi in
ambito ONU sulla divisione dell'isola. Ora sono in molti a vedere nell'avvio
(ad ostacoli) del negoziato di adesione una possibilità reale per iniziare un
interscambio commerciale tra i due paesi che possa condurre ad una trattativa più
distesa di quella registrata sinora. Già in passato sono stati raggiunti una
serie di accordi (28) sull'Aegen per ciò che concerne fisco, commercio,
investimenti e turismo. Dal 2001 i rispettivi ministri degli esteri delle due
"repubbliche" stanno lavorando su una soluzione che accontenti entrambe le
parti senza che da ciò trapeli nulla per non alimentare i nazionalismi sempre
allerta in tutta l'isola. Fonti non ufficiali riferiscono di un compromesso
che entrambi i paesi presenterebbero alla corte internazionale di giustizia e
che consenta loro di portare a casa ognuno il proprio successo: la parte greca
esalterebbe l'intervento autorevole della corte internazionale nel dirimere la
questione dell'Aeges e la Turchia il merito dell'accordo raggiunto secondo
le migliori condizioni possibili.
Di fronte all'avvio dei negoziati, il presidente greco Karolos Papoulias, in
visita qualche settimana fa a Cipro, ha affermato che Atene e Nicosia
rafforzeranno il loro affiatamento per trovare una soluzione con Ankara sulla
divisione dell'isola (risalente al 1974). Il presidente greco-cipriota Tassos
Papadopoulos, fatti gli onori di casa, ha auspicato a sua volta il volgere
dell'annosa questione pur rimarcando l'intenzione di non accettare nessun
compromesso lesivo della dignità del popolo greco-cipriota. Tuttavia, almeno
fino ad oggi, resta in salita una vera soluzione del problema. Se da un lato
Cipro sollecita l'assemblea turca a ratificare il protocollo che prevede
l'estensione degli accordi doganali agli altri dieci paesi membri (Cipro
compreso), dall'altro il Governo turco si affretta a puntualizzare che questo
passaggio, reso obbligato dai capitoli europei di adesione, non sottintende
l'accettazione implicita della controparte greco-cipriota. Papadopoulos ha
rilevato come sarebbe un grosso sbaglio legale e procedurale se Ankara inserisse
nel protocollo sulle unioni doganali una dichiarazione unilaterale di non
riconoscimento di Cipro, giacché si verificherebbe l'anomalia che
l'assemblea turca ratifica un testo diverso da quello licenziato dal
parlamento europeo. A cui probabilmente si aggiungerebbe il giudizio perentorio
e negativo della corte europea di giustizia.
Pur con tutti i limiti del caso, nei palazzi si continua comunque a ben sperare
per una soluzione più vicina per l'isola di Cipro. Entusiasmo solo in parte
affievolito dalla dichiarazione del presidente del parlamento europeo Josep
Borrell in cui ha sottolineato che l'Europa si aspetta che i ciprioti
risolvano al loro interno la questione. Le affermazioni dell'autorevole
esponente dell'UE hanno profondamente deluso i greco-ciprioti che invece
contavano proprio nell'avvio dei negoziati per fare pressioni a livello
europeo su Ankara affinché ritiri le sue truppe dall'isola mediterranea. Il
segnale politico europeo, del resto, non si era fatto attendere sin dall'avvio
del negoziato di adesione. La bozza in cui si sono stati formulati i principi da
cui far partire il negoziato con la Turchia, ha subìto una miriade di
aggiustamenti e limature per glissare sul riconoscimento immediato di Cipro da
parte della Turchia. Restano tuttavia una serie di segnali che lasciano
intravedere il 2005 come l'anno decisivo per una piattaforma d'intesa tra le
parti. In tal senso c'è da registrare, oltre alla disponibilità (quantomeno
dichiarata) del presidente greco-cipriota Papadopoulos, anche i segnali positivi
sul fronte turco. Infatti, nella Repubblica turca di Cipro del Nord si sono
tenute a febbraio le elezioni anticipate che hanno portato alla vittoria del
partito repubblicano turco guidato dal premier turco-cipriota uscente Mehmet Ali
Talat.
Tentativi di riunificazione
La formazione politica, da sempre favorevole all'unificazione
dell'isola, trova il sostegno anche del premier turco Erdogan. Divenuto
presidente della Rtcn, succede al nazionalista Rauf Denktash che dal 1976
guidava la Rtcn e che da sempre osteggiava ogni tentativo di pacificazione
sull'isola. L'Unione europea non intende muoversi al di fuori
dell'intervento Onu, di cui i ciprioti hanno già rifiutato una proposta
concreta. Rigettando questa ipotesi, gli sforzi internazionali per un
compromesso soddisfacente, si fanno sempre più complicati. E' vero che
formalmente tutta l'isola di Cipro è entrata a far parte dell'UE, ma il
territorio del nord ha lo status di "territorio occupato". Del resto in poco
più di vent'anni sono stati numerosi i tentativi di riunificazione
dell'isola sempre sotto l'egida dell'Onu. L'ultimo in ordine di tempo è
il "piano Annan" appunto, che prevederebbe la nascita di una federazione
cipriota tra due entità largamente autonome riunite nella repubblica di Cipro
greco-turca - richiamando in parte il modello elvetico -. Ma, come
accennato, mentre la Rtcn ha risposto "si" al referendum indetto per
approvare la proposta del segretario generale dell'ONU, dall'altra parte
della green line, il 75% ha bocciato il piano Annan. Questo piano prevedeva
oltre ad una costituzione federale, una costituzione per ognuno dei due Stati,
una normativa federale e una bandiera per il nuovo stato federale. Nel piano era
pure disciplinato il diritto al ritorno nei territori dei due stati delle
rispettive comunità nonché il permesso per Grecia e Turchia di mantenere una
forza militare sull'isola (seppure numericamente ridotta rispetto al
dispiegamento attuale). Già l'ex segretario generale del Consiglio d'Europa,
Walter Schwimmer, si era espresso in favore della versione finale del piano di
pace; e tuttora la linea politica europea si conferma essere di sostegno ad una
risoluzione della questione cipriota sotto l'egida Onu. Ciò non impedisce
comunque all'UE di dichiararsi pronta a impegnarsi in prima linea per
l'applicazione del piano Annan.
Conclusione
La questione cipriota, sulle cui ceneri cova ancora un forte rancore
nazionalista di vecchia data, appare confusa e delicata allo stesso tempo.
Bruxelles risente probabilmente di una politica estera ancora troppo poco
incisiva e preferisce avallare la gestione ONU piuttosto che farsi promotrice di
una "road map" che ponga fine alla divisione dell'isola di Afrodite.
L'esito del referendum del 24 aprile 2004, che per essere valido doveva
trovare il consenso da entrambe le parti dell'isola, si è rivelato un vero
fallimento vanificando ogni speranza di abbattere quello che oggi è l'ultimo
muro dell'Unione europea. L'avvicendamento politico alla guida della
repubblica turca di Cipro del Nord è per il momento l'unico segnale che
lascia sperare, insieme alla voglia d'Europa della Turchia, in una reale
volontà politica di giungere ad un compromesso tangibile che chiuda
definitivamente la questione dell'isola. (Michele
Campana Rovito/ Equilibri.net)
10.11.2005
|
RINVIATA
LA
VISITA DI KARAMANLIS
|
E'
a tempo indefinito, come riportano i media greci. La decisione
pare sia stata presa dopo alcune affermazioni circolate in
Turchia |
Greek prime minister has canceled a
planned trip to Turkey later in the month, reports Greek media.
The visit is postponed due to Turkey's 'inflexible' stance on Cyprus and 'counterproductive'
remarks by Turkish officials, says Greek daily.
Following improved bilateral relations between Ankara and Athens, although
Turkish PMs have visited Greece at least 3 times, Karamanlis' visit would be 1st
by a Greek premier since 1959
Greek Prime Minister Costas Karamanlis has canceled a planned trip to Turkey
later in the month, Greek media reports said Saturday.
The visit will not take place in November, but whenever it is deemed
appropriate, state-run <Net Television> quoted government sources as
saying.
The visit was postponed due to Turkey's "inflexible" stance on the
Cyprus dispute and "counterproductive" remarks by Turkish officials,
according to the Kathimerini daily newspaper.
No official date had been set for the visit, but it was expected to take place
by the end of November.
The paper also said that Athens was frustrated with Ankara's treatment of Fener
Greek Orthodox Patriarch Bartholomeos.
Following the improvement of bilateral relations between Turkey and Greece,
although Turkish prime ministers have visited Greece at least three times,
Karamanlis' visit would be the first by a Greek prime minister since 1959.
Turkish Prime Minister Recep Tayyip Erdogan invited Karamanlis to Turkey during
their bilateral talks at Meric this July.
Although Karamanlis' visit was previously set for August, the visit was
postponed at the last minute to after Oct. 3, the date Turkey's European Union
talks officially began. Then Greek Foreign Minister Petros Molyviatis stated
last week that Karamanlis would visit Turkey in the near future.
Now with this unexpected development, the visit was postponed indefinitely. (Ap/The
New Anatolian)
10.11.2005
|
IL GOVERNO
TURCO HA APERTO IL DOSSIER <EUROFIGHTER>
|
Il
supercaccia europeo per il 21% parla italiano grazie ad
<Alenia Aeronautica> (Gruppo Finneccanica). Già dai
primi mesi 2006 potrebbero essere avviate le trattative per
l'acquisto di un numero consistente di velivoli da parte di
Ankara. |
 The
Undersecretariat of Defense Industry (SSM) has taken an interest in
"Eurofighter Typhoon" with a view towards meeting the requirements that the
Department of Turkish Air Force has about new generation warplanes.
The Undersecretariat sent a request for information to Alenia Aeronautica, the
Italian partner in the project. It was deemed interesting that Turkey took
interest in a European manufactured aircraft, when its inventory contains mostly
warplanes such as F-16 and F-4, all made in the United States. The Italian firm
Alenia Aeronautica's Chief Executive Officer Giovanni Bertolone said in his
visit to Ankara in September that the company is ready to exchange full
information with the Undersecretariat. The company took Turkish journalists to
Italy to show them around the Eurofighter Typhoon production plant.
The SSM issued an information appeal on 24 October 2005 to the specified
airplane producers as part of the project that is aimed at providing Turkey with
enough facilities to meet its requirements. Eurofighter Typhoon, a co-project
shared by Britain, Germany, Spain and Italy, was introduced to the Turkish
press. At a news briefing in Rome, Bertelone stated that they have just received
the information appeal from Turkey, adding that their response will be the first
step forward in the corporation between the two countries. The information
appeal has been a promise for the future of Eurofighter Typhoon in Turkey,
argued Bertolone, emphasizing that a development such as this is evidence that
our efforts to collaborate with Turkey have found voice. Bertolone refused to
give details regarding the appeal, on the pretext of it being officially secret,
but said "I would like to let you know that it is a fully detailed document.
It will take us a long time to answer each and every detailed enquiry. The reply
to this document will be given by the mid-January of 2006." The offer that the
Eurofighter Consortium made to Turkey is to be considered as part of "full
membership," said Bertolone, adding that the offer is actually meant to grant
Turkey the rights and authorities that the other four countries are legible to.
Bertelone particularly highlighted the fact that the offer will grant Turkey
full access to the entire range of Eurofighter source codes.
Turkey, a country suitable for
collaboration
The Italian Ceo told reporters
that IdefF 2005 gave him the opportunity to meet many Turkish companies
operating in the defense industry: "It is possible to find industrial
competence at its peak, able to start the co-production of Eurofighter in Turkey."
The collaboration that they have in mind is not to be regarded just to be a set
up for only industrial purposes, highlighted Bertolone. "There are three
different sides to a collaboration of this kind: Political, military and
industrial. We regard Turkey to be fully eligible for collaboration. And the
offer we put forward is aimed to fulfill this potential. Deputy Ministers of
Defense from the four countries came to Turkey to attend the late-September IdefF
fair and offered Turkish politicians the opportunity to consider the proposal
that we put forward. The Eurofighter consortium holds the belief that Turkey
would be the best fifth partner." (Erkan Acar/Zaman)
10.11.2005
|
CONTENZIOSO
IDEOLOGICO
|
Le
recenti affermazioni del presidente iraniano contro lo Stato
di Israele erano anche un indiretto attacco alla Turchia. Una
interessante analisi di Stefano Barocci. |
Le più recenti affermazioni del Presidente iraniano Mahmoud
Ahmadinejad, riprese ampiamente dalla stampa internazionale e così
efficaci nel far nascere una manifestazione quasi bipartisan in
Italia a favore della esistenza dello Stato di Israele, hanno
provocato in Europa reazioni molto differenziate.
Le potenze della troika nucleare, Germania, Francia e Inghilterra,
si sono ben guardate dall'innescare un atteggiamento altrettanto
provocatorio nei confronti di Teheran quanto quello suscitato dalle
tesi, peraltro non nuove, di Ahmadinejad. Almeno due di esse hanno
consistenti contratti governativi ed una miriade di collaborazioni
tra imprese medie e piccole, già da alcuni mesi in forse dacché il
nuovo Presidente ha iniziato a ripensare la rete degli accordi e
delle concessioni agli stati dell'Europa occidentale. Inoltre il
nuovo Presidente iraniano anche quando era sindaco di Teheran ha
sempre esternato, solo che i media internazionali non si curavano
molto di lui che agiva sempre in stretto contatto con i pasdaran,
gli studenti guardiani della rivoluzione, e in sintonia perfetta con
l'establishment che guida la teocrazia islamica.
 Che nelle alte stanze del potere a Teheran sia in atto una lotta o
qualche forma di assestamento e di accomodamento era già noto: il
vecchio Presidente Rafsanjani, che doveva dare l'abbrivio ad una
normalizzazione del Paese, non ha certo perso la tornata elettorale
con piacere, ma anche la fazione dei pur esigui seguaci del
Presidente uscente, il moderato Khatami, risulta scontenta, come
pure quell'ala pragmatico-conservatrice che non si identifica né con
Khamenei (la Guida spirituale), né con Rafsanjani, e che stava
delineandosi come fenomeno interessante tra gli intellettuali e gli
uomini d'affari, che sempre più spostano il baricentro dei loro
negozi nei vicini Emirati.
L'Italia non dipende in maniera decisiva dall'Iran per le forniture
di greggio, né per quelle di gas, ma fornisce all'Iran impianti e
macchinari ed ha consistenti contratti in corso (ad es. Eni e
ANSALDO) per la realizzazione di complessi industriali nel settore
petrolifero. Inoltre dalla cauta apertura di Khatami e dalla
simpatia che il Presidente Rafsanjani nutriva per l'Italia sono nate
concrrete possibilità per piccoli gruppi industriali, consorzi di
ditte e medie imprese del nostro Paese nel settore dei mobili, delle
scarpe, della meccanica, del trattamento delle acque, dell'industria
alimentare, tanto che negli alberghi di Teheran è improbabile non
incontrare nei vari mesi dell'anno, a parte il capodanno
zoroastriano Nowrooz, uomini d'affari ed imprenditori italiani.
Inoltre il clima favorevole, alimentato in Italia ed in Iran dalle
due Ambasciate ha contribuito a sviluppare rapporti nel campo
culturale ed artistico, nell'archeologia, dopo il disastroso
terremoto di Bam, nel settore sportivoe negli scambi universitari.
Gli insulti al Presidente americano, ad Israele ed ai paesi loro
vicini fanno parte di un rituale non scritto della Repubblica
islamica ed almeno sino ad ora, per quello che si può giudicare, non
hanno portato ad azioni concrete. Altra materia è quella del
sostegno attivo che Teheran avrebbe dato, a fini strategici suoi, ai
vari movimenti islamici in Occidente, come nel Medio Oriente:
Hezbollah, Fratelli Musulmani, gli sciiti iracheni, comunità
islamiche in Europa, movimenti curdi in funzione antiturca,
movimenti armeni in funzione antiazera, Hamas, hanno tutti ricevuto
aiuti cospicui nei vari momenti ed a varie condizioni.
Il buon clima esistente tra Italia ed Iran non andava incrinato, a
mio avviso, esponendosi in difesa di un pur nobile e sacrosanto
principio come quello del diritto fondamentale di Israele ad
esistere: primo perché come detto ci sono già stati attacchi del
genere e non ne mancheranno in futuro, secondo perché la difesa non
era stata richiesta dall'interessato, cioè da Israele, ma
soprattutto perché dietro l'apparato vessatorio vi era, neanche
tanto velatamente celato, un attacco frontale al vicino ed in
qualche modo concorrente islamico, la Turchia post-kemalista del
Presidente Erdoğan, guarda caso anche lui un ex-Sindaco carismatico
e populista di una grande città, Istanbul.
Un paese la Turchia che da anni è soggetto delle attenzioni più
diversificate degli ayatollah: vi hanno fatto confluire risorse
economiche, fatto crescere un movimento islamista che è giunto ad
esprimere, sia pure per un breve tempo, un Presidente filoiraniano,
Necmettin Erbakan, e con il quale i rapporti sono corsi sempre sul
doppio filo della cordialità e della diffidenza. Sunniti i turchi
con la grande epopea laica kemalista, in marcia di avvicinamento
verso una piena adesione all'Unione Europea, orgogliosi di essere
cerniera tra il mondo islamico e centro-asiatico e l'Europa ed il
Mediterraneo, sono attesi, non senza qualche diffidenza al
raggiungimento di ulteriori selettivi obiettivi economici ed
istituzionali, alla risoluzione di questioni spinose (Cipro) ed al
giro di volta della nomina del successore del Presidente Sezer, sino
ad ora garante della laicità fondante del moderno Stato turco.
I loro vicini ed importanti partner iranici (hanno dato molto
respiro alla Turchia negli anni della crescita, 1980-90, e sino
all'ultima crisi finanziaria del 2001), con i quali, come dirò tra
breve, hanno realizzato un'interessante simbiosi economica, hanno
invece imboccato, non senza incidenti di percorso (il sequestro dei
diplomatici americani e la guerra con l'Iraq durata otto anni), la
via di una Repubblica islamica fedele ai precetti del Profeta Ali e
dunque sciita, piuttosto intransigente e dalle velature dogmatiche e
pauperistiche, associandosi a partner interni che, appena
consolidato il potere, hanno subito abbandonato. L'Iran cresce, ma
cresce in modo diverso dalla Turchia, sospinto ovviamente dalle
ampie disponibilità in idrocarburi ed in altre, non trascurabili,
risorse. La Turchia, per contro, cresce dentro un modello di buon
governo (ricordiamo l'ottimo lavoro di Turgut Özal), aggiustando i
parametri dell'acquis communautaire, giocando abilmente con i vicini
ricchi di idrocarburi ed offrendo il suo territorio, non solo i
classici Stretti, per lo sbocco funzionale sul Mediterraneo, dandosi
infrastrutture e regole di comportamento che l'hanno avvicinata nel
correre dei decenni a tutti gli organismi economici e militari
internazionali (NATO, OECD, GATT, ecc). In qualche modo è stata
realizzata una simbiosi utile od una efficace complementarietà. La
Turchia forse poteva assistere l'Iran in epoca di embargo, durante
la guerra Iraq-Iran essa stipulò addirittura due accordi di
collaborazione con i due paesi belligeranti dando prova di una certa
disinvoltura diplomatica. Sino a pochi anni fa molti dei mobili
italiani prodotti dalle parti di Cantù giungevano in Iran facendo
una significativa sosta a Diyarbakir, dove aveva sede la ditta
importatrice!
I malumori già cementati da anni di accuse di sostegno ai movimenti
curdi basati in Iran, si sono acuiti anche in epoca Khatami con i
due bruschi colpi di arresto dei grandi progetti, in cui erano
presenti contractor turchi, della seconda rete cellulare iraniana
IranCell (la prima che sarebbe stata veramente decente, con uno
standard occidentale) e della costruzione dello Imam Khomeini
International Airport (anche questo un progetto innovativo da
affiancare al piccolo ed obsoleto aeroporto di Mehrabad).
I complicati meccanismi, che in definitiva hanno portato
all'elezione di Ahmadinejad, pilotati dall'intreccio di competenze e
di capacità di controllo dei pasdaran, della Guida spirituale e
degli organi di sicurezza non hanno permesso che uno Stato laico per
Costituzione, con la popolazione prevalentemente di fede sunnita e
soprattutto con buoni rapporti con gli Stati Uniti e specialmente
con Israele, potesse in qualche modo giostrare i fili nella
realizzazione di due grandi opere che per loro intrinseca natura
hanno a che vedere con la sicurezza, le comunicazioni telefoniche ed
i trasporti di uomini e merci.
C'è da aggiungere dell'altro, anche se questo attiene al costume e
non costituisce, almeno non al momento, un significativo business;
si sa però quanto siano importanti per i religiosi forma e costume.
Molti iraniani da Täbriz, nel nordovest del paese, raggiungono la
Turchia in automobile per brevi vacanze facilitati anche dal fatto
che comprendono l'azero, lingua turcofona. Altri iraniani, famiglie,
impiegati e professionisti, raggiungono la costa meridionale
dell'Anatolia con voli brevi di massimo due ore e godono di vacanze
che per un Europeo sono normali, ma in quel contesto debbono
assumere l'aspetto di un'eccezionale bonanza: gustarsi una bottiglia
di vino rosso europeo o delle alture di Eskişehir, mangiare del buon
pescato in un ristorante all'occidentale, poter fare il bagno in
abbigliamento da spiaggia con la propria moglie ed i propri bambini
senza sottoporsi alla consuetudine della separazione dei sessi,
passeggiare senza gravi patemi d'animo. Il fenomeno ha assunto, per
vari motivi, una certa consistenza ed infatti quando Teheran parla
di dare impulso al turismo pensa in realtà ad attrarre turisti
turchi ed a trattenere gli iraniani a casa. Tutta la questione dello
hejab 'eslami ha poi prodotto dibattiti dai toni per noi
impensabili, con dottissime disquisizioni ed accese prese di
posizione, facendo leva anche sul crescente fervore islamico degli
anatolici, a cui Teheran non è certo estranea.
Per questo ultimamente le relazioni tra i due paesi non sono "à la
hausse" e Teheran non perde occasione per attaccare i fratelli
turchi. Quello di Ahmadinejad era, a mio parere, un sermone da
decodificare principalmente in questa prospettiva antagonista alla
Turchia; non meritava quindi una reazione per certi aspetti
esagerata, ripeto non per la minaccia in sé, ma per i fini veri che
si prefiggeva. Teheran, che aveva già attaccato con uguale veemenza
Gerusalemme e tornerà a farlo, non ci ha messo neanche un minuto a
far pesare i rapporti economici al riguardo dell'Italia: la reazione
è stata indispettita perché gli iraniani non pensavano minimamente
di investire l'Italia, né seriamente di voler attaccare Israele. Mi
sembra che possa parlarsi in politica estera di una linea
interpretativa che non è stata particolarmente felice e che ha
mostrato in piazza tanti gagliardi difensori dello Stato ebraico -
trattato sino a pochi anni prima come minimo con indifferenza -,
atteggiamento che i partner europei, ancora una volta più avveduti,
si sono ben guardati dall'imitare.
Le solite schermaglie relative alla convocazione degli Ambasciatori
ed alle richieste di ritiro degli stessi sono conosciute sin dai
tempi della diplomazia della Serenissima Repubblica e forse anche da
prima; gli Ambasciatori ricevono istruzioni e le eseguono, ma non
possono, in una valutazione globale e non emotiva, osservare come
negli anni precedenti fosse stato costruito un clima di aperto
dialogo e di fiducia nei confronti dell'Italia che ha facilitato la
conclusione di vantaggiosi contratti. Ricordo che gli iraniani,
ancora quando la questione nucleare veniva gestita dall'Ayatollah
Rowani, ripetutamente chiesero che l'Italia, paese non nucleare per
scelta, si affiancasse alla troika europea nella gestione del
contenzioso con Teheran. Ma Roma disse di no.
Voglio credere, ed i primi colloqui con interlocutori iraniani me lo
lasciano sperare, che ci sia spazio per ricucire perché se è vero
che sui principi fondamentali occorre non transigere, è anche vero
che il capitale umano e la simpatia di cui l'Italia gode nel mondo
costituisce alla fine dei conti e senza retorica un grande
patrimonio, che oculatamente gestito ci ha sempre donato quella
velocità in più che per altri versi ci mancava (pochi capitali e
ancor più scarsi brevetti, dimensioni limitate dei gruppi
industriali e mancanza di gioco di squadra).
Ma forse gli amici iraniani dell'Italia avvertiti dalla loro
sensibilità, così lontani per certi versi dal nostro modo di vivere
eppure così contigui nella cultura millenaria, sono in grado di
riguardare questi eccessi come parte del bagaglio di cromosomi
latini che gli italici interlocutori posseggono inequivocabilmente! (Stefano
Barocci/Ateneo
italo-tedesco)
10.11.2005
|
SCONTRI IN
FRANCIA: I MOTIVI PER ERDOGAN
|
Secondo
il Primo ministro turco vanno ricercati nel bando del velo islamico nelle
scuole pubbliche. Di qui, a suo dire, lo scoppio della violenza. |
Il Primo
Ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, ha messo in collegamento il bando al velo
islamico nelle scuole pubbliche francesi con le violenze che stanno sconvolgendo
i sobborghi delle città francesi. In una intervista rilasciata al quotidiano
turco <Milliyet>, Erdogan ha affermato che ''il processo iniziato nelle
scuole francesi'' è una delle spiegazioni per la violenza che ha portato alla
distruzione di migliaia di veicoli, vandalismi contro edifici scolastici e
attacchi alle stazioni di polizia. Erdogan, esponente politico turco che militò
nel Partito di Salvezza Islamico, ora illegale, fu tenuto in prigione per 4 mesi
nel 1999 con l'accusa di incitamento all'odio religioso, ha affermato che la
legge che mette al bando l'hijab nelle scuole ha contribuito a far crescere il
senso di esclusione degli immigrati e ha ''provocato'' la violenza. ''Abbiamo
sempre difeso l'alleanza delle civiltà (tra mondo islamico e Occidente) e
dimostrare come l'accesso della Turchia nell'Unione europea è importante in
questo senso. Ma alcuni non vogliono capire, soprattutto i francesi'', ha
continuato Erdogan. (Asca-Afp)
10.11.2005
|
22 ANNI DI
CARCERE PER AVERE IMBRATTATO UN BUSTO
| L'immagine
però era quella del padre della patria turca, Mustafa Kemal
Ataturk. |
A
Turkish court sentenced a man to 22 years and six
months gaol for tipping oil paint on busts of the country's
founding father, Mustafa Kemal Ataturk
Murat Vural was given a three year gaol term for each attack, with
the sentence being increased by 50 percent for being carried out in
a public area. This increased the sentence to four and a half years
for each of the five incidents, giving a total of 22 and a half
years.
In his defence, Vural said that his lack of love and his being
unemployed had prompted his actions. (NtvmSnbc)
10.11.2005
|
AIUTI PER IL PAKISTAN
|
Gli
aeroplani Nato ne hanno trasportati per circa 450 tonnellate (di vario genere)
partendo dalla base turca di Incirlik. "Un'operazione
esemplare". |
Gli aeroplani Nato
hanno trasportato circa 450 tonnellate di aiuti Unchr in Pakistan.
Gli aiuti sono patiti da una base militare del Sud della Turchia.
Lo rende noto l'agenzia Onu dei rifugiati. Il ponte aereo tra la
base di Incirlik, nel sud della Turchia, e Islamabad è stato
un'''operazione esemplare'' per aiutare le vittime del terremoto, ha
detto Gesche Karrenbrock. ''E' oggi al suo decimo giorno. Di circa
860 tonnellate di aiuti che dovevamo trasportare... circa 450
tonnellte sono arrivati'', ha detto. ''La velocità è essenziale in
una situazione come questa... come ci dicono oggi i nostri colleghi
in Pakistan e le autorità pakistane il freddo sta arrivando e se
non portiamo adesso materiali per i ripari e beni non alimentari e
altri aiuti urgenti sulle zone montuose potremmo perdere la
battaglia''.(Piu' Europa).
10.11.2005
|
HACKERS RUSSI
|
Presa
di mira la Turchia soprattutto per quanto riguarda l'<Internet
Banking> e le transazioni. Elusi i sistemi di sicurezza. Incredibili
scoperte. |
Fraud on the
Internet has created a new dimension in banking transactions; Turkish Security
took the issue in hand and came up with some striking results. Police discovered
the source of systematic virtual attacks and launched a series of operations.
According to Turkish police, the incidents of fraud stem from Internet users who
connect from Russia.
Internet banking fraud is increasing day by day and is mostly associated to
online shopping with credit cards. Around the world, money stolen over the
Internet amounts to $2.4 billion. In recent years, Turkish Internet users have
become the main target of these hackers. A total of 58,208 credit card holders
in Turkey last year were cheated out of $11.7 million of their money. The amount
of money withdrawn by using lost or stolen credit cards reached $4.116 million,
while $1.348 million was removed directly from Internet bank accounts of users.
The Turkish Security Smuggling and Organized Crimes Directorate discovered the
source of the crime and concluded that the perpetrators are connecting online
from Russia. After Turkish hacker Atilla E. spread Internet viruses Zotob and Mytob to 116 countries, he was arrested by Turkish police; however, more
recently credit card and internet bank users were subject to thefts by Internet
hackers. The Directorate preparing a report about the case and asks Internet
users to be extremely careful. According to this report, the hacker contacts its
online victim and says that he has commercial relations with some Turkish
individuals or institutions and that if they cooperate by providing banking
information they will be paid a sum of money by these individuals or institutes;
they claim to be attempting to avoid the commerce taxes in Russia that are
extremely high, and asks for the mediation of the Internet user to avoid paying
these high taxes for transferring the funds.
At a meeting, interbanking Card Center officials came together with Security and
briefed bankers about the measures that should be taken against hackers and/or
"networks" duplicating credit cards. A project will be launched in 2006 to
help combat this problem.
Users are also warned that they should regularly check bank statements, update
antivirus software, load security patches, have different passwords for each
bank account, use Internet sites for transactions that use secure addresses such
as the "https:" indivcator. (Sedat Gunec/Zaman)
10.11.2005
|
L'AVIARIA E
IL SUO IMPATTO ECONOMICO
|
Ad
un mese dall'arrivo del virus tra i polli in una zona circoscritta della
Turchia, le preoccupazioni sono tante anche perché ancora il vaccino non
è pronto. Ripercussioni. |
It
has now been one month since the fatal strain of avian flu was detected in birds
of Eastern Europe and Turkey, a flu that has so far killed 70 people in Asia.
Fearing an epidemic across the continent, the EU banned the import of live birds
and poultry meat from a number of countries. Although the authorities
quarantined the infected regions and culled flocks of birds in an attempt to
halt the proliferation of the virus, the major risk is the mutation of the
lethal strain into a human pandemic.
Because standard flu vaccines cannot shield against the new virus, a pandemic
would have direct medical consequences and indirect costs of loss of
productivity and commercial disruption around the world.
Unfortunately, there is not enough data to project direct costs of such a global
pandemic, but it is possible to estimate its possible economic costs in Turkey.
The economic consequences of bird flu are negligible, as long as there is no
pandemic. The arrival of bird flu led to a sudden drop in the consumption of
chicken and other birds, bringing down the market capitalization of Turkish
poultry firms by over 30 percent in a week.
This was damaging to the industry, but negligible from a macro point of view,
according to Morgan Stanley economist Serhan Cevik, reporting from London.
The sector's value-added to the Turkish economy is about 0.5 percent of GDP; and
the country's meat and livestock (including poultry) exports account for a mere
0.05 percent of total exports.
"Hence, even if we exclude substitution effects and assume a complete
destruction of the country's poultry sector, the loss of income could be no more
than $2.5 billion in the next twelve-month period," said Cevik.
Other sectors:
Tourism and hospitality sectors also would suffer from a human pandemic.
The economic impact of a contagious disease is not just limited to domestic
consumption and exports of a particular product and could spread to other
sectors. In addition to the meat industry, for example, Turkey's growing tourism
sector is vulnerable to an influenza pandemic.
The number of tourist arrivals increased by 24 percent year-on-year to 17.1
million in the first nine months of this year, following a 134.7 percent surge
in the previous five years. As a result, Turkey's tourism earnings, increasing
by 205.4 percent from $5.2 billion in 1999 to $15.9 billion last year, will
probably exceed $18 billion this year, making a significant contribution to the
economy and, particularly, to employment growth.
"Of course, the outbreak of a deadly virus would hit the burgeoning industry
and have far more devastating effects compared to the pain of poultry farmers,"
said Cevik. "However, this is simply an extrapolation of the worst-case
scenario, not a likely outcome at this stage."
Threat of pandemic influenza:
The 1918 outbreak of Spanish influenza epidemic, which first appeared as a bird
flu virus, caused an estimated 40-50 million deaths around the globe. Even
though global monitoring capabilities and advances in medical science have come
a long way since then, no one can still be sure when the next pandemic will
occur, how fast it will proliferate, and what kind of health and economic
effects it will have.
For example, epidemiologists estimate that the 1918 virus had a mortality rate
of about 2.5 percent, much less than 60 percent for the H5N1 virus. However,
earlier episodes (and even the initial cases of the new virus) do not
necessarily represent a point of reference to what would happen if today's avian
flu undergoes an antigenic mutation into a virus, capable of human-to-human
transmission, against which humans have no biological immunity.
Based on conservative assumptions, the World Health Organization predicts that a
medium-level pandemic could transmit the disease to about 25-30 percent of the
world's population and have a minimum fatality range of between 2 million and
7.4 million people.
Such a disaster would no doubt have massive economic costs, but especially
devastate the social and economic fabric of developing countries with limited
administrative and economic capabilities to deal with the outbreak of a
contagious disease. (Turkish Daily News)
10.11.2005
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MORTI QUATTRO VOLATILI
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Il
decesso, probabilmente da attribuire all'H5N1, nel villaggio di Furunlu
(Smirne). |
Quattro volatili da
cortile sono morti nella Turchia occidentale, i veterinari sospettano che la
causa del decesso possa essere il ceppo H5N1 del virus dell'influenza aviaria.
Il ministero dell'agricoltura ha inviato una squadra di esperti nel villaggio di
Furunlu, nella provincia di Smirne, sulla costa dell'Egeo. Campioni di sangue
sono già stati prelevati. (Agr)
10.11.2005
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INTERO
PAESE SI
"TASSA" PER SALVARE LISA E DELIA
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Gli
abitanti di Uzzano, in Toscana, hanno raccolto i 30 mila euro necessari
per eseguire all'estero l'impianto di embrioni selezionati. Cure in
Turchia per dare un fratello sano alle gemelline talassemiche: guariranno
con le staminali. |
Uzzano è un paese di
cinquemila anime. Provincia di Pistoia, ma cuore della Valdinievole, con Pescia
e Montecatini. Un paese dove la gente si conosce e che un paio di anni fa aveva
accolto con amicizia quella giovane coppia che arrivava dalla città più
vicina. Stefano D'Errico, 37 anni, fotografo pubblicista e sua moglie Giulia
Zuccaro, 28, parrucchiera, erano in attesa del lieto evento. Erano nate due
gemelline Lisa e Delia il 24 agosto del 2004. E la favola era continuata fino a
quando il pallore sul volto delle piccole era diventato troppo intenso,
rivelatore di una malattia purtroppo seria, la talassemia major, la forma
peggiore di anemia mediterranea.
La storia aveva preso il verso sbagliato. Papà e mamma soffrivano quanto e più
delle bambine quando, una volta ogni due settimane, le portavano all'ospedale
per le trasfusioni. C'era una sola speranza, il trapianto di midollo. Ma tutto
andava nel verso peggiore, non si trovava il donatore adatto. Serviva un
fratellino, ma come si faceva, si rischiava un altro figlio talassemico. Il
referendum, il quorum non raggiunto era stata la mazzata finale. Servivano
soldi, tanti soldi per andare all'estero a fare quello che in Italia era ormai
vietato.
Soldi che che la giovane coppia con le due bambine a carico non aveva, ma che
sono arrivati, piovuti dal cielo di Uzzano e della Valdinievole. Già, perchè
l'intero paese e i comuni vicini si sono autotassati per consentire a Stefano
e a Giulia di dare una speranza di vita sana a Lisa e Delia, le gemelline.
Trentamila euro raccolti per iniziativa di tutto il paese. Salvadanai nei negozi
e nelle farmacie. Cene di beneficenza nei ristoranti e persino in piazza.
Sindaci, amministratori e dipendenti comunali che si sono autotassati. Da giugno
a ottobre erano bigliettoni che volavano nelle casse di famiglia. Un sito (www.lisadelia.it)
raccontava passo passo la tragedia e la speranza della famiglia D'Errico. Poi
il viaggio in Turchia, al memorial Hospital di Istanbul. L'impianto dei due
embrioni dei quattro selezionati e concepiti in vitro. L'attesa, fino a pochi
giorni fa quando l'ecografia ha confermato che uno dei due ha attecchito:
diventerà il bambino della speranza, il figlio di una comunità che l'ha
voluto fortemente quanto i suoi giovani genitori.
"La generosità dei nostri concittadini è inarrestabile - racconta papà
Stefano, emozionato dalla bella notizia che ha solo 48 ore - vogliono continuare
a raccogliere soldi anche se non ce n'è più bisogno: la cifra a cui siamo
arrivati ci ha permesso di fare l'intervento e ci consente di andare fino in
fondo senza bisogno che mia moglie lavori. Perché questi mesi sono a rischio.
Non ci possiamo permettere di perdere il figlio. Poi ci sarà il trapianto delle
staminali. Dove? A Pavia, probabilmente. Ma dovrà passare del tempo le bambine
sono ancora troppo piccole".
Piccole, ma già conoscono il dolore. "E' una pena accompagnarle alle
trasfusioni. Loro piangono, ma di nascosto piangiamo anche io e mio marito",
racconta mamma Giulia, finalmente risollevata. "Certo passerà del tempo prima
di vederle sane - continua - tra poco dovranno iniziare la terapia per eliminare
il ferro accumulato nel sangue dalle trasfusioni. Saranno collegate a un
apparecchio 12 ore al giorno per cinque giorni a settimana. Una tortura.
Speriamo vada tutto bene. Speriamo che la rotta si inverta. Da quando si sono
sbagliati e mi hanno detto che io non ero portatrice sana di talassemia...Meglio
non pensarci. Meglio ricordare tutti quelli che ancora non si stancano di
aiutarci, a partire dall'associazione "il mondo dei gemelli" che ci ha
dato una bella lezione: ci ha insegnato a chiedere aiuto". (Associazione
LucaCosconi)
10.11.2005
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TURCHIA: UE
PRONTA A RICONOSCERE
LO STATUS DI ECONOMIA DI MERCATO
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E'
questa una delle principali conclusioni dell'ultimo rapporto
della Commissione. Una crescita rimasta robusta rispetto
all'analisi condotta da Bruxelles nel 2004, grazie ad una
politica al tempo stesso "rigorosa e prudente".
Miglioramenti nella gestione trasparente dei conti pubblici e
nei controlli del settore bancario. |
La Turchia
può essere considerata "un'economia di mercato pienamente
funzionante": è questa, secondo quanto riferiscono all'Ansa
fonti diplomatiche, una delle principali conclusioni dell'ultimo
rapporto della Commissione europea sullo stato di preparazione di
Ankara per l'adesione all'Unione europea.
La crescita economica in Turchia è rimasta robusta rispetto
all'analisi condotta da Bruxelles nel 2004, e grazie ad una politica
economica allo stesso tempo "rigorosa e prudente" il
consolidamento fiscale è andato avanti mentre l'inflazione continua
a diminuire, hanno spiegato le fonti.
La Commissione europea, il cui parere è determinante per definire
la strada per la piena adesione di Ankara all'UE, elogia anche i
miglioramenti nella gestione trasparente dei conti pubblici e nei
controlli del settore bancario, indicando come chiara conseguenza di
un clima economico più disciplinato, la crescita record degli
investimenti diretti provenienti dall'estero.
Accanto a questo elementi positivo, le fonti spiegano che nel
rapporto che è stato pubblicato mercoledì 9 novembre, l'esecutivo
di Bruxelles raccomanda di tenere sotto controllo il recente aumento
del deficit e di portare avanti le riforme per promuovere
ulteriormente le privatizzazioni, la correzione degli squilibri del
mercato del lavoro e la riduzione dell'incidenza dell'economia
sommersa. (Ansa)
10.11.2005
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ITALIA 3° PARTNER
COMMERCIALE CON LA TURCHIA
| Gli
ultimi dati statistici vedono prima la Germania seguita dalla Russia (in
ragione delle sue esportazioni di gas naturale). Crescita nell'export come
nell'import. |
L'Italia è il terzo partner
commerciale ed il terzo Paese fornitore della Turchia. Questo risulta dai dati
statistici pubblicati dall'Istituto turco di statistica e qui dati in
allegato. La Russia risulta secondo partner dopo la Germania, in ragione delle
sue esportazione di gas naturale. Il positivo andamento delle relazioni
commerciali bilaterali italo-turche si può notare sia dalla crescita
dell'export nazionale +11.1% , sia delle esportazioni turche verso l'Italia +21.5%. Il saldo è attivo per l'Italia per
1.6 miliardi di dollari USA.
____________________
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L'INTERSCAMBIO
(valori in migliaia di dollari e variazioni sul periodo corrispondente)
|
|
Gennaio
- Settembre 2004
|
Gennaio
- Settembre
2005
|
Var%
|
| IMPORTAZIONI |
|
85.078.420
|
20,83%
|
ESPORTAZIONI
|
44.987.616
|
52.937.467
|
17,67%
|
di
cui :
PAESE
|
IMPORTAZIONI
(Gen.-Sett.
2005)
|
Var%
|
ESPORTAZIONI
(Gen.-Sett.
2005)
|
Var%
|
|
GERMANIA
|
9.916.855
|
9,24%
|
6.845.905
|
7,42%
|
|
RUSSIA
|
9.079.411
|
44,63%
|
1.692.590
|
29,78%
|
|
ITALIA
|
5.525.511
|
11,11%
|
3.892.848
|
21,53%
|
|
CINA |
4.790.872
|
52,60%
|
414.068
|
37,04%
|
|
FRANCIA
|
4.341.825
|
-7,32%
|
2.807.241
|
5,27%
|
|
STATI
UNITI
|
4.098.660
|
12,87%
|
3.667.707
|
-0,21%
|
|
SVIZZERA
|
3.380.096
|
33,22%
|
372.871
|
13,15%
|
|
REGNO
UNITO
|
3.456.840
|
9,94%
|
4.210.907
|
8,18%
|
|
COREA
DEL SUD
|
2.579.024
|
39,83%
|
-
|
-
|
|
SPAGNA
|
2.561.833
|
8,06%
|
| |
|