Arretrati 

Anno 6° N.31

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IL VIAGGIO

"La Turchia si sforza di diventare Europa", ha detto il nostro Capo dello Stato Carlo Azeglio Campi che tra qualche settimana partirà alla volta di Ankara. Al suo seguito la Confindustria al gran completo.

Carlo_Azeglio_CiampiCarlo Azeglio Ciampi ha parlato del suo prossimo viaggio in Turchia previsto a fine novembre, collegandolo ai due grandi viaggi in Oriente dell'ultimo anno, in Cina e in India. "Andrò in Turchia tra poche settimane. Incontrerò un popolo - ha detto - per tanti aspetti diversi da noi ma che si sforza di diventare Europa perché vede nella nostra Europa un miraggio e un modello di civiltà".
"Anche in questo viaggio - ha annunciato - mi accompagneranno molte centinaia di nostri imprenditori animati da una ardita fiducia nella loro capacità di trovare in quelle terre nuovi spazi per far crescere le loro imprese. Sono mossi anche da un costruttivo spirito d'avventura. Noi italiani siamo stati un popolo di esploratori, siamo stati protagonisti dell'epoca delle scoperte e non lo abbiamo dimenticato. Le nostre speranze di riconquistare il terreno perduto sono affidate al loro spirito di iniziativa e ad una politica di Governo che sappia stimolare le necessarie innovazioni per restituirci adeguata competitività sui mercati mondiali". (Ansa)
03.11.2005

INACCETTABILI

La Turchia, Paese che ha buoni rapporti sia con Israele che con l'Iran, ha giudicato così le dichiarazioni di Mahmud Ahmadinejad contro Tel Aviv.

Mahum_AhmadinejadLa Turchia, Paese musulmano che ha buoni rapporti sia con Israele sia con l'Iran, ha fatto sapere di giudicare inaccettabili le dichiarazioni contro lo Stato ebraico fatte dal presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad.
"La Turchia ritiene che i conflitti regionali possano essere risolti solo con il dialogo e i metodi pacifici", ha detto il portavoce del ministero degli Esteri ad Ankara, Namik Tan.
"Secondo la Turchia, i rapporti internazionali devono essere sviluppati in uno spirito di dialogo e di armonia interculturale in un momento in cui il mondo si trova a fronteggiare il pericolo di uno scontro di civiltà", ha aggiunto.
"Naturalmente per noi non è possibile accettare simili prese di posizione", ha proseguito il portavoce facendo allusione a quanto detto dal presidente iraniano. Parlando davanti ad una assemblea di studenti del Medio Oriente,Ahmadinejad aveva affermato che Israele andrebbe cancellata dalla carta geografica. Affermazioni poi ripetute nonostante le critiche che gli erano state mosse. (Ansa-Reuters-Afp)
03.11.2005

ANDREOTTI E LA TURCHIA

Intervista di Mattia Bianchi per la rivista <Nuovo Progetto> al senatore a vita che si è detto prevenuto nei confronti di questo Paese, ma in senso favorevole.

il_sen._Giulio_AndreottiCi interrogavamo in questi giorni sulle conseguenze di un futuro ingresso nell'Unione Europea della Turchia, 70 milioni circa di cittadini, per il 99 per cento musulmani. Un Paese che dal punto di vista dei diritti, delle libertà di opinione, di religione ha per il momento una situazione diversa da quella raggiunta in Europa. Un Paese che sta iniziando ad aprirsi a nuove forme di mercato, alla privatizzazione... Quali valutazioni?
"Personalmente sono un po' prevenuto in senso favorevole, perché per molti anni mi sono occupato di difesa e ho lavorato insieme ai turchi. La Turchia fa parte dell'Alleanza Atlantica ed è stato un elemento determinante nell'equilibrio attuale: senza la Turchia probabilmente la nostra azione per scoraggiare l'Unione Sovietica dall'attaccarci non sarebbe stata sufficiente. Capisco anche le difficoltà legate ad un suo ingresso nell'UE. Sarebbe stato grave, a questo punto, non iniziare il negoziato. Un negoziato aperto: non è detto fin da oggi che la conclusione debba essere una o un'altra, è un negoziato che sarà comunque lungo. Però penso che, se si lavorerà da una parte e dall'altra con molto impegno, con molta apertura, potrà rappresentare una grande svolta positiva per l'umanità. Oggi abbiamo delle difficoltà nel dialogo con l'Islam, anzi molti lo impostano in un modo addirittura feroce, di chiusura. Un atteggiamento del genere si è presentato anche in campo culturale: Oriana Fallaci, che ha venduto un milione di copie del suo libro - cosa mai accaduta in Italia - si pone in una posizione di antitesi assoluta, vede solo i lati negativi dell'islam. C'è anche chi sul piano internazionale fa una gran confusione, cioè identifica l'islam con il terrorismo, e questo non è vero.
Ci sono terroristi che non hanno niente a che fare con l'Islam e ci sono islamici che non hanno niente a che fare con il terrorismo. Io credo che il negoziato tra l'Unione Europea e la Turchia, se sarà gestito con molta responsabilità, profondità, investendo tanti mondi - i giovani, la cultura, gli interessi economici - può essere per il futuro un forte contributo per migliorare la situazione dell'umanità. Certamente occorre che anche l'altra parte si apra. Ad esempio: ad Istanbul non accade, perché la città ha un carattere quasi internazionale, ma se uno ad Ankara vuole andare a Messa, credo che solo nella cappella della Nunziatura ne abbia la possibilità (con una Messa in piedi, sullo stile di quelle che celebrava Giovanni XXIII, quando era Nunzio apostolico in Turchia). Questo cammino è stato anticipato dal nostro Governo: la concessione agli islamici di costruire una Moschea a Roma ha significato una svolta molto importante. Questo è il cammino che, se il Signore lo benedirà, sarà poi visto come una svolta notevole per l'Europa, per la Turchia, e per ciò che più oltre significherà.
Guardando al nostro Paese, il dibattito politico è già da tempo concentrato sulle elezioni e sulla contrapposizione tra i due poli. Nel frattempo nuove povertà, impoverimento dei ceti medi, tematiche legate all'immigrazione... restano sullo sfondo. Cosa occorre alla politica italiana per riprendere quota?
"La politica italiana ha bisogno di riprendere dei programmi di respiro. In fondo nel dopoguerra tutto era a pezzi. C'è stata una trasformazione, sicuramente oggi non siamo più sottosviluppati, anche se abbiamo ancora una serie di problemi da un punto di vista economico. Però ciò che ha spinto il movimento di crescita della nostra Nazione è stato il senso di collaborazione. Pur nelle nostre rispettive linee politiche, nelle differenziazioni c'era la convinzione che l'antagonista fosse un avversario, non un nemico. Anche il sistema che avevamo, proporzionale, faceva sì che una serie di forze potessero essere rappresentate; poi facevano le loro unioni, magari provvisorie, magari parziali, magari rette da un appoggio esterno che non entrava nel Governo. Poi si è voluta fare una semplificazione, cioè i due poli, tutto bianco o tutto nero, ma questo non corrisponde al nostro carattere, non corrisponde all'Italia che dalla Sicilia alla Valle d'Aosta non è tutta uguale, non corrisponde alla nostra storia.
Cosa ne è nato? Che all'interno dei due blocchi ci poi sono molte diversificazioni. Così, non solo i due blocchi non si parlano fra di loro, ma c'è anche al loro interno quella divisione che tante volte entra a far parte della cronaca quotidiana... Non esistono progetti miracolosi. Anche recentemente abbiamo avuto una "doccia fredda": quello che sembrava l'ideale, il sistema proporzionale di tipo tedesco (proporzionale con il 5% di base), non ha evitato che anche la Germania si trovi in difficoltà dopo le recenti elezioni.  Non esistono quindi soluzioni facili. È lo spirito che conta. Contano i programmi obiettivi, perché le formule poi sono a servizio dei programmi. Per andare oltre la polemica sulla menzione o meno delle radici cristiane dell'Europa, io ho detto "Se noi Unione Europea per un certo numero di anni faremo una politica tale per cui i poveri saranno meno poveri e i ricchi saranno meno ricchi, questa sarà l'Europa cristiana". Se si chiamasse cristiana ma ognuno poi rilevasse condizioni tali per cui non ci fosse sviluppo, non ci fosse miglioramento sociale? Tutti ci siamo entusiasmati a suo tempo quando Benedetto Croce disse "non possiamo non dirci cristiani", ma la cosa importante non è tanto dirci cristiani, è esserlo. Allora esserlo significa riflettere sul fatto che tutta la storia del cristianesimo fin dagli inizi è una storia di poveri che hanno camminato in salita. (Mattia Bianchi/Nuovo Progetto)
03.11.2005

L'APPELLO

Il presidente della Repubblica di Cipro Nord ha chiesto ad Onu, Paesi membri del Consiglio di Sicurezza e Stati Uniti di attivarsi affinché vengano rilanciati i negoziati per la riunificazione dell'isola.

Mehmet_Ali_TalatIl presidente della Repubblica turca di Cipro Nord (Rtcn), Mehmet Ali Talat, ha fatto appello all'Onu, ai Paesi membri del Consiglio di Sicurezza, e agli Usa in particolare, perché sia rilanciato il negoziato per una riunificazione dell'isola di Cipro, divisa dal 1974 in una parte greca e in una parte turca.
"Le Nazioni Unite ed i Paesi membri che fanno parte del Consiglio di Sicurezza, hanno il compito di rilanciare il negoziato per una sistemazione della questione cipriota e gli Usa, in quanto superpotenza, dovrebbero mobilitarsi a tal fine", ha detto Talat ad ankara dopo un incontro con il ministro degli Esteri turco Abdullah Gul. Il presidente della Rtcn è poi partito alla volta di Washington dove si è visto  con il Segretario di Stato americano Condoleezza Rice su invito di quest'ultima. (da Ansa)
03.11.2005

UN NUOVO RAPPORTO

Grazie all'intenso appoggio statunitense alla candidatura turca all'UE, dopo due anni nient'affatto distesi, Washington ed Ankara sembrano nuovamente vicine. Quale importanza ha e che ruolo ricopre la nazione anatolica nei piani dell'amministrazione americana.

Il_portavoce_degli_Esteri_turco_Namik_TanUna volta avuta la notizia che tutto il Governo attendeva con ansia, ossia il via libera all'inizio delle negoziazioni ufficiali per l'ingresso della Turchia in Europa, Namik Tan, portavoce del Ministro degli Esteri Abdullah Gul, ha caldamente ringraziato il Segretario di Stato americano per il sostegno ricevuto. Con questo gesto, la frattura creatasi un paio d'anni or sono può dirsi totalmente risanata. All'epoca, il voto del Parlamento turco (il 1° marzo 2003) impedì il dispiegamento di truppe statunitensi sul territorio nazionale ed i rapporti tra i due Paesi toccarono il minimo storico. Tuttavia, la visita di Condoleeza Rice, nel febbraio del 2005, l'incontro di Erdogan con Bush il 7 giugno dello stesso anno, nella capitale federale degli USA, e, soprattutto, un forte lavorio diplomatico hanno consentito il rappacificamento.
L'interesse della Casa Bianca per Ankara è ampio e ramificato. A motivazioni storiche si sommano interessi geopolitici legati agli attuali scenari internazionali, nonché legami economici e commerciali, che fondono le dimensioni europea ed asiatica nel Paese a cavallo tra i due mondi.
La "Sublime Porta": l'insostituibile accesso al mondo orientale

Condoleeza_RiceCome è noto, la Turchia rappresenta un'eccezione nell'area mediorientale: uno Stato laico, filo-occidentale, membro della NATO, che adotta l'alfabeto latino, l'unico nella regione, insieme ad Israele, ad avere procedure democratiche di selezione del legislativo e dell'esecutivo. Tuttavia, dopo l'elezione alla fine del 2002 di Recep Tayyp Erdogan, capo del partito islamico conservatore Akp (Adalet ve Kalkilnma Partisi, Partito della Giustizia e dello Sviluppo), il timore di un riavvicinamento di Ankara con i Paesi arabi confinanti si è acuito. In realtà il Capo del Governo ha puntato sia sul mantenimento della tradizionale alleanza con l'Occidente (si ricordi che la Turchia ha ottimi rapporti anche con Tel Aviv), sia su un nuovo e migliore rapporto con gli Stati limitrofi. A complicare la situazione è giunto il voto della Grande Assemblea Nazionale di Ankara del marzo 2003, che ha indispettito non poco il gigante nordamericano.
Il ruolo strategico che gli Usa attribuiscono alla Turchia è tale da aver fatto tentare a tutti i costi e con successo, di comporre le divergenze con la Nazione peninsulare. Nell'ambito della lotta al terrorismo globale, nella quale i principali Stati accusati di connivenze con Al Qaeda sono localizzati nell'area mediorientale, risulta fondamentale avere delle "teste di ponte", Paesi che mettono a disposizione le proprie infrastrutture, basi, accesso allo spazio aereo in previsione di attacchi armati. Israele, pur essendo una formidabile alleata degli Stati Uniti, cerca di mantenersi estranea, a livello ufficiale, dalle operazioni militari, per non provocare reazioni ostili da parte degli altri Stati dell'area. L'Arabia Saudita, altro tradizionale alleato di Washington, dopo l'11 settembre ha visto le proprie credenziali drasticamente ridotte ed i rapporti si sono raffreddati sensibilmente. La Casa Bianca dunque riteneva e ritiene di fondamentale importanza l'appoggio di Ankara e, due anni dopo lo "schiaffo" del Parlamento turco, la collaborazione logistica è ripresa. In particolar modo, dal maggio del 2005, la base militare Nato di Incirlik, vicino ad Adana, (dove sono conservate ben 90 armi atomiche tattiche) è stata usata dallo US Army per effettuare una rotazione importante delle truppe operanti sul territorio iracheno. Questo ha costituito un grande sollievo per il Governo a stelle e strisce, in quanto il timore diffuso era che la Turchia potesse scivolare pericolosamente verso le posizioni dei propri vicini, Siria in testa. Oltretutto la nascita di una regione autonoma kurda nel Nord dell'Iraq aveva indispettito non poco il Governo della penisola anatolica, che era arrivato a minacciare un intervento armato in caso di problemi.
Non è solo l'aspetto militare ad interessare gli Stati Uniti. Nel quadro della ridefinizione politico-economica del Medio Oriente, essi hanno proposto nel febbraio 2004 la "Greater Middle East Initiative". Questo progetto, di portata epocale, comprendeva iniziative di carattere economico e politico, tendenti a liberalizzare i mercati, a democratizzare gli Stati locali, a portare stabilità politica ed economica in un territorio compreso tra il Marocco e il Pakistan. Parallelamente a questa iniziativa, si era formulata l'ipotesi di estendere la copertura della Nato a tutta la zona citata. Proprio in questa prospettiva appariva decisivo il ruolo della Turchia, membro dell'organizzazione dal 1952 e possibile modello cui le Nazioni nordafricane e mediorientali avrebbero potuto riferirsi. Data la sua vicinanza politica all'Occidente e la contemporanea appartenenza culturale al mondo islamico, la nazione anatolica si riproponeva ancora una volta nel suo ruolo storico di intermediario tra Est ed Ovest.
La dimensione economica

George_W._BushInizialmente, e parallelamente all'iniziativa politica, l'amministrazione Bush aveva tentato la via dell'integrazione economica, considerando l'assioma liberista per cui alla liberalizzazione dei mercati segue una democratizzazione delle istituzioni. Da principio la Casa Bianca aveva proposto (nel 2002) la Mepi ("Middle East Partnership Initiative"), un programma volto a sviluppare il settore privato, ma anche a "dischiudere" il sistema politico. Il programma "Greater Middle East" ha posto un accento maggiore sulla dimensione politica, ma non è stato ben accolto né dai Governi mediorientali né dagli Europei, che vedevano minacciate le proprie forme di cooperazione (in particolare il Partenariato Euro-Mediterraneo, Pem, iniziato nel 1995). Si è dunque tornati, con la nuova "Partnership for Progress and a Common Future with the Region of the Broader Middle East and North Africa" (inaugurata al G8 di Sea Island nel giugno del 2004), ad insistere sull'economia, con la Nazione anatolica sempre in prima fila nel processo di sviluppo.
Nel 2003, inoltre, gli Usa si sono proposti di creare, entro un decennio, un'area di libero scambio tra di essi e il Medio Oriente, la "Middle East Free Trade Area" (Mefta). Il progetto prevede più fasi e coinvolgerebbe solo gli Stati vicini alla Casa Bianca.
Tutte quelle indicate finora sono, però, progetti ancora da definire o allo stato embrionale. Tuttavia la Turchia, come singola entità politica, costituisce già oggi un partner formidabile degli Stati Uniti. Questi sono il terzo maggior esportatore nel Paese mediorientale, dopo Germania e Regno Unito. A sua volta Washington costituisce il settimo più grande acquirente dei prodotti anatolici. Dal 1990 al 2003, il volume degli scambi complessivo è più che raddoppiato (da 3.2 miliardi di dollari al 7.2); i dati dimostrano che il flusso dei beni è nettamente maggiore nella direttrice che va da Washington ad Ankara. Gli investimenti statunitensi si sono ampiamente moltiplicati a partire dal 1980, in particolare in un settore assolutamente fondamentale, quello energetico. Soprattutto dopo il crollo dell'URSS, è andata acquistando sempre più valore l'ipotesi di costruire diversi condotti per petrolio e gas dal Caspio al Mediterraneo, attraverso il territorio turco, in modo da rendere l'economia americana sempre più indipendente dall'approvvigionamento energetico proveniente dal Golfo Persico. In particolare l'oleodotto in via di ultimazione che inizia il suo percorso a Baku, in Azerbaigian, attraversa la Georgia per poi giungere a Ceyhan, sulle coste meridionali dell'Anatolia, rappresenta un affare molto proficuo per la superpotenza statunitense, che frutterà notevoli profitti anche all'economia di Ankara. Questa struttura consentirà alla compagnia petrolifera anglo-americana <British Petroleum> di trasportare fino a 1 milione di barili di greggio al giorno negli Usa ed in Europa senza dover coinvolgere minimamente la Russia, la quale resterà dunque esclusa dall'ingente giro di affari.
Dai dati dunque, è possibile rilevare un interessante volume di scambi e investimenti tra i due Paesi in questione, che identificano nella Nazione anatolica un importante partner economico con la nazione a stelle e strisce.
La turchia e l'Europa: la capitolazione di Vienna e il ruolo statunitense

Il 3 ottobre scorso ha rappresentato una data senza precedenti: sono ufficialmente iniziati i negoziati per l'ingresso del primo Paese musulmano nell'Unione Europea, che, tuttavia, avranno termine non prima di una decina d'anni. L'ultima resistenza all'evento è stata posta dalla Repubblica austriaca, un'opposizione che qualcuno ha accostato all'episodio dell'assedio di Vienna nel 1683 da parte delle truppe ottomane, anche se, stavolta, i Turchi hanno espugnato l'ex capitale asburgica ed hanno messo definitivamente un piede nel Vecchio Continente.
Ad aiutare Ankara, ed in maniera decisiva, ad entrare nelle istituzioni comunitarie, ancora una volta è stato l'America a stelle e strisce, nella persona del Segretario di Stato Condoleeza Rice. Gli Usa hanno usato tutto il proprio potere negoziale per vincere la resistenza dello Stato mitteleuropeo, provocando una reazione di entusiastica gratitudine del Governo peninsulare. Nei giorni precedenti l'amministrazione nordamericana aveva già rassicurato Erdogan che l'eventuale accordo con l'UE non avrebbe inficiato la loro capacità di opporsi all'ingresso dei greco-ciprioti nella Nato.
L'appoggio statunitense è stato ritenuto, da alcuni, come un elemento non propriamente positivo per la Nazione anatolica. In effetti l'establishment della Casa Bianca non ha buoni rapporti con parte degli Esecutivi europei. Un fattore, invece, favorevole sia alla causa nordamericana, sia a quella turca, è stata la vittoria di Angela Merkel in Germania, con un margine così ristretto di voti da costringerla a formare una Grosse Koalition. In tal modo Bush ha visto modificato l'atteggiamento del Governo nel complesso in senso favorevole alla Casa Bianca, mentre la presenza al Ministero degli Esteri di Berlino del socialdemocratico Walter Steinmeier, assicura un atteggiamento molto più morbido nei confronti dell'ingresso della Turchia nell'UE. I cristiano-democratici si erano mostrati contrari ad Ankara, ma il loro peso politico inferiore alle aspettative ha reso possibile l'assenso della cancelleria tedesca.
Nel caso in cui i lunghi negoziati non giungessero a buon fine, lo Stato dell'Anatolia potrebbe costituire un fattore di instabilità nell'area balcanica, perlomeno per una sua probabile opposizione all'ingresso di altri Paesi, ad esempio di quelli appartenenti all'ex Jugoslavia. In tal caso la Turchia resterebbe senz'altro vicina agli Usa, ma sarebbe incapace di influenzare la politica comunitaria. Gli Stati Uniti, invece, sperano che le trattative si concludano positivamente e che si venga a configurare una composizione "britannica"delle istituzioni continentali. Il Regno Unito da tempo propende per un allargamento a tutti i maggiori Paesi dell'area europea e mediterranea, puntando ad una creazione di un'enorme area di libero scambio, e dunque insistendo sul carattere economico piuttosto che su quello politico-sociale. In opposizione a questo modello di evoluzione futura, la Repubblica francese propugna un'Europa magari di dimensioni più ridotte, ma più omogenea da un punto di vista politico, sociale, economico e culturale. E' possibile anche un terzo scenario, che si ricollega all'idealtipo francese. Esso prospetta una Turchia che sposti il proprio peso dall'Atlantico all'Europa stessa, divenendo un importante attore e membro dell'Unione, allentando così i legami con gi "yankees".
Conclusioni

Washington ed Ankara sono oggi, dunque, nuovamente molto vicini: la Casa Bianca vede nella Nazione musulmana un importante alleato, abile a muoversi su due palcoscenici fondamentali per essa: l'Unione Europea ed il Medio Oriente. Con un'incredibile parabola storica, gli eredi del secolare Impero ottomano continuano a fungere da snodo vitale tra i due mondi, da secoli interagenti e da secoli configgenti. Gli Usa cercano di dare nuova linfa alla alleanza decennale con i Turchi, i quali ricambiano, ma strizzano anche l'occhio all'UE ed ai vicini arabi mentre tentano di riscoprire le proprie radici culturali e religiose e di proiettarle nel proprio futuro. Ancora una volta l'Occidente, che ora ha il volto di Bush, di Blair, della Merkel e di Chirac e l'Oriente di Abu Mazen, Bashar Al Assad, Ahmadinejad e Abdullah della famiglia Saud si ritrovano a puntare lo sguardo speranzosi verso la "quarta penisola d'Europa" che è contemporaneamente uno dei più grandi Stati mediorientali, la Repubblica turca. (Emanuele Salè/Equilibri.net)
03.11.2005

TALABANI: SERVE UNA AMNISTIA GENERALE

Il presidente irakeno convinto che solo così si potrà risolvere il problema del Pkk che, se combattuto ad oltranza, andrebbe a rinforzare al Qaeda od altre organizzazioni.

Il_presidente_irakeno_Jalal_TalabaniIl presidente iracheno Jalal Talabani ne parla già. Il Governo di Ankara dotrebbe proclamare una "amnistia generale" per i ribelli curdi turchi, secondo quanto dichiarato al quotidiano turco <The New Anatolian>. "Sarebbe possibile un accordo con il Pkk (il partito comunista del Kurdistan) se ci fosse un' amnistia generale in Turchia - ha detto Talabani -  E' impossibile regolare la questione con l'uso della forza".  
Talabani ha ripetuto che l'esercito iracheno al momento non è in grado di combattere i ribelli curdi del PKK che attraversano il confine con la Turchia. E ancora: "Si combattessimo troppo il PKK, forse comincerebbero a cooperare con i terroristi in Iraq, con organizzazioni come al Qaeda, Ansar al-Islam o con al-Zarqaui e avremmo ancor più problemi".
Il capo di Stato iracheno ha insistito sulla necessità di una maggiore cooperazione su questo punto fra Baghdad e Ankara. La scorsa settimana il premier turco Recep Tayyip Erdogan aveva detto che la Turchia "è al limite della pazienza" e aveva lanciato un nuovo appello a USA e Iraq perché controllino i ribelli curdi che attaccano la turchia da basi del Nord Iraq. (Rai 24 News)
03.11.2005

VIETATE TRE LETTERE DELL'ALFABETO CURDO

Sono le consonanti Q, la X e la W. La decisione presa da un Tribunale di Siirt nel sud-est anatolico che si è rifatto ad una norma voluta da Ataturk.

Tre lettere dell'alfabeto minacciano la Turchia. Sono la Q, la X e la W. Da ieri le tre consonanti sono al bando, dopo che il tribunale di Siirt, nel sud est dell'Anatolia, ha deciso di sanzionare venti persone che durante le celebrazioni per il nuovo anno curdo avevano innalzato cartelli contenenti parole con q, x e w, non contemplate nel turco odierno.

La multa è di entità contenuta, 75 dollari. Ma la disposizione del tribunale rischia di avere effetti ora su tutto il Paese, il cui governo appare invece fortemente orientato a ottenere l'ingresso nell'Unione europea entro il 2014. Sotto la pressione della UE, Ankara aveva di recente avviato una lunga serie di riforme abolendo anche il divieto di insegnare e diffondere il curdo in programmi radio e tv. Tuttavia molte resistenze, dichiarate o di semplice carattere burocratico, ritardano la piena applicazione delle riforme.

 Lo dimostra il caso di ieri, dove si è addirittura fatto ricorso a una legge del 1928 riguardante "l'adozione e l'applicazione delle lettere turche". Ma la norma fu emessa nel processo di de-arabizzazione voluto da Ataturk, l'uomo che ha trasformato e laicizzato la Turchia ottomana, e che volle imporre come primo provvedimento proprio la modifica dell'alfabeto con il passaggio dai caratteri arabi a quelli latini. La moderna Turchia sembra basarsi però ancora oggi sulla nozione di" turchicità", un concetto piuttosto rigido senza compromessi per le diversità etniche.

Le tre lettere proibite, X, Q e W, sono infatti normalmente usate nell'alfabeto curdo, lingua indo-europea, mentre il turco appartiene al ceppo uralo altaico. E sono ora da considerarsi fuori legge, nonostante compaiano in molti negozi, società, insegne e avvisi pubblicitari.

La questione delle 3 lettere è del resto da tempo nel mirino delle autorità. Nel settembre di due anni fa, il ministero dell'Interno aveva permesso ai cittadini di origine curda di dare ai propri figli nomi locali, evitando però le q, le x e le w. "I nostri cittadini - disse il ministro in una dichiarazione stampa - dovrebbero adoperare appellativi che si conformino alle loro tradizioni e costumi, in linea con le regole dell'etica, e che non offendano l'opinione pubblica e vengano scritti secondo i dettami dell'alfabeto turco". Il provvedimento fu inviato a tutti i governatori regionali, anche se molte autorità locali hanno spesso cercato di alleggerire il divieto sui nomi non turchi.

 La tv e la radio di Stato hanno anzi cominciato a trasmettere programmi in curdo. Molti giovani del sud est tuttavia - diverse inchieste e sondaggi lo hanno evidenziato - preferiscono  i corsi di inglese e quelli di danza alle lezioni di curdo, che finiscono per essere quasi deserte. Ora, anche con tre lettere in meno. (Marco Ansaldo/La Repubblica)
03.11.2005

 

AUTOBOMBA A SEMDINLI PROVOCA 23 FERITI

L'attentato certamente riconducibile al gruppo terroristico curdo del Pkk.

Sono almeno 23 le persone ferite dallo scoppio di un'autobomba, avvenuto in piena notte a Semdinli, cittadina situata vicino a Diyarbakir nella provincia turca di Hakkari, all'estremità sud-orientale dell'Anatolia, che confina con l'Iraq e l'Iran.
Il governatorato provinciale in un comunicato precisa che tra le vittime sono compresi quattro soldati regolari, tre poliziotti e sedici civili. Ben 67 edifici adiacenti sono rimasti danneggiati. Il veicolo imbottito di esplosivo era stato lasciato in sosta accanto al quartier generale della gendarmeria turca: questo dettaglio, e il fatto che nella zona siano molto attivi i separatisti curdi, ha fatto subito puntare il dito contro la guerriglia, e in particolare contro il Pkk: il Partito dei Lavoratori del Kurdistan già guidato da Abdullah Ocalan, da anni messo al bando in Turchia.
La violenza nella regione è andata aumentando costantemente, dopo che il Pkk ha revocato una tregua unilaterale proclamata cinque anni fa. Dall'84 nel Kurdistan turco si sono registrati circa 37mila morti a causa del conflitto (Rai 24 News)
03.11.2005

 

SEMPRE PIU' DURO LO SCONTRO ERDOGAN-UNIVERSITA'

Il premier turco ha criticato i rettori per il loro appoggio al collega Yucel Askin arrestato con una accusa di corruzione molto dubbia.

Il_premier_turco_Recep_Tayyip_ErdoganIl premier turco Recep Tayyip Erdogan ha aspramente criticato la decisione dei rettori delle Università turche di essersi recati a Van per esprimere solidarietà al loro collega Yucel Askin, arrestato con una accusa di corruzione molo dubbia che - secondo i rettori - nasconde il proposito del governo di colpire Askin per il suo fermo laicismo.
Tuttavia, nello stesso tempo, il Capo dello Stato, Ahmet Necdet Sezer, ha per la prima volta quest'anno invitato tutti i rettori universitari turchi, al ricevimento del 29 ottobre alla presidenza, per la festa della Repubblica turca.
"Cosa fanno i rettori a Van? Prendono partito in una controversia giudiziaria. la loro decisione è stata pessima", ha affermato Erdogan mentre il vice-premier Abdullah Gul ha affermato che "i rettori, come tutti gli altri cittadini, devono rispondere alla magistratura". (Ansa)
03.11.2005

SICUREZZA

Approvato documento dall'Mgk turco anche se non era all'ordine del giorno. A presiederlo il Capo dello Stato Ahmet Necdet Sezer. Tolto il riferimento contrario alla possibilità che la Grecia porti i suoi confini entro le 12 miglia.

La_National_Security_CouncilThe new National Security Document, which lists Turkey's security priorities, was approved at a National Security Council (Mgk) meeting chaired by President Ahmet Necdet Sezer on Monday.
The MGK agreed to inform the government of its approval.
Even though it was not on the official agenda of the meeting, the council decided to discuss and approve the document. The document was discussed at the MGK meeting two months ago, but no agreement was reached.
According to reports, certain passages that will make the military's role in domestic security clearer were attached, while the "casus belli" reference against the possibility of Greece extending its territorial waters to 12 miles was retained in the document.
In the section on domestic threats, the council kept fundamentalism, separatism and the extreme left on the list, while removing the threat posed by the extreme right.
In a press statement released after the meeting the council noted its support for the start of Turkey's EU membership talks. The statement also emphasized the importance of completing the construction of all planned dam projects on all transborder rivers by 2023. (Turkish Daily News)
03.11.2005

H5N1: ATTEGGIAMENTO PIU' CHE MAI DISTACCATO PER IL VIRUS

In Turchia tutto sembra scorrere come sempre e una parte della popolazione ritiene che si sia fatto forse un eccessivo allarmismo.  Calo, comunque, nella vendita dei volatili.

H5N1"Ogni essere vivente assaggerà la morte" parole che si trovano spesso incise sul portale di ingresso di molti cimiteri turchi. Capita non di rado che l'automobilista o il passeggero di un mini-bus intrappolato nel caotico traffico delle metropoli turche si trovi per lunghi minuti a tu per tu con questa frase, a metà tra la minaccia e la serena constatazione. Presenza nella quotidianità di un ospite scomodo che in altri contesti culturali sarebbe interpretata come insopportabile ma che in Turchia sembra essere più serenamente integrata nell'esperienza quotidiana. Da qui deriva quell'atteggiamento più distaccato verso la morte che già in passato aveva attirato l'attenzione di molti viaggiatori europei di passaggio sui territori ottomani, che spesso avevano fatto un po' sbrigativamente riferimento al "fatalismo orientale".
Questo distacco può forse aiutare ad interpretare il diverso modo con cui i turchi hanno reagito alla scoperta della presenza nel paese del virus <H5N 1> ed anche la loro difficoltà nel comprendere l'agitazione febbrile registrata in molti paesi europei. Mentre dall'Europa infatti arrivavano notizie di code alle farmacie, record di ordinativi e aste in rete per avere confezioni dell'ormai celebre <Tamiflu>, in Turchia tutto sembrava scorrere come sempre. Le uniche code visibili erano quelle, tradizionali, davanti ai fornai per acquistare il pane speciale, ramazan pidesi, immancabile elemento del pasto, iftar, che segna la rottura del digiuno quotidiano durante il mese di Ramazan.
All'indomani dell'annuncio dei risultati degli esami del laboratorio di Londra che hanno confermato la presenza del virus mortale tra i polli e tacchini dell'allevamento di Manyas, nell'ovest dell'Anatolia, un rapido giro tra le farmacie di Ankara od Istanbul permetteva di constatare una situazione tutto sommato nella norma: ad Ankara i farmacisti registravano solo un lieve aumento delle richieste del farmaco rispetto alla media stagionale. Ad Istanbul non di rado i farmacisti mostravano di avere le idee poche chiare sulla presenza del farmaco in Turchia cavandosela con uno sbrigativo "Arriverà tra un mese". Il presidente dell'Ordine dei farmacisti di Ankara ha dichiarato che i depositi cittadini erano stati svuotati del farmaco in seguito a massicci ordinativi da parte soprattutto delle ambasciate straniere. Alla domanda di un giornalista che chiedeva conferma dell'indiscrezione secondo cui sarebbe stata soprattutto l'ambasciata americana a fare incetta di Tamiflu, il presidente si è rifiutato di fornire ulteriori particolari. Dal canto loro, le autorità hanno più volte ribadito che nel Paese c'erano scorte sufficienti del farmaco mentre la <Roche> ha inviato 20.000 confezioni.
Girando per le strade, sugli autobus, negli uffici, si aveva la sensazione che l'appello del ministro dell'Agricoltura, "Non fatevi prendere dal panico", fosse in qualche modo esagerato perché la gente non sembrava particolarmente preoccupata dalla minaccia dell'influenza, tutt'al più liquidava la faccenda con una frase " Basta non mangiare pollo".
Aumentato il consumo del pesce
Ed effettivamente nelle ultime due settimane le vendite di carne di pollo e di tacchino hanno subito un calo importante, segno che qualcosa di anomalo stava accadendo, mentre quelle del pesce aumentavano sensibilmente. Un calo del 30/40% secondo le associazioni degli allevatori, fortemente preoccupati che il settore, da alcuni anni in forte crescita, possa entrare in una crisi profonda prodotta dalla combinazione tra il rallentamento dei consumi interni ed il divieto di importazioni dalla Turchia deciso dall'Unione Europea. Preoccupazioni che hanno spinto il Primo Ministro Erdogan ed il presidente del Parlamento Bulent Arinc a farsi fotografare mentre mangiavano dell'insalata di pollo nel ristorante del Parlamento. Lo stesso ristorante che agli inizi dell'emergenza aveva eliminato dal menu tutti i piatti di pollo per poi reintrodurli precipitosamente dopo che la stampa aveva segnalato l'accaduto.
Proprio la stampa ed i media in generale hanno invece dedicato molto spazio all'evolvere della crisi. Inizialmente però gli organi di informazione sono sembrati soprattutto impegnati a stigmatizzare l'atteggiamento dei contadini dell'area messa in quarantena (10 chilometri quadrati, 28 villaggi), accusati di aver nascosto parte dei loro animali per sottrarli all'abbattimento. Necessità di sopravvivenza in condizioni economiche difficili, simbolo della chiusura della cultura contadina o atavica diffidenza verso l'autorità, non è dato saperlo. Rimane però il fatto che una commissione di parlamentari del Chp (Partito Repubblicano del Popolo) che ha visitato la regione ha ammesso che " là i contadini non credono all'influenza aviaria". Nelle perquisizioni a tappeto le autorità sanitarie e la polizia hanno effettivamente rinvenuto più di 400 animali.
Nei giorni successivi poi i media hanno assunto un atteggiamento più costruttivo dispensando informazioni sull'atteggiamento da tenere nel consumare carne di pollo e tacchino ed indicazioni sulle precauzioni igieniche da osservare.
L'epilogo della crisi si è avuto  quando il direttore dei servizi veterinari del ministero della Sanità ha dichiarato che "si è concluso il periodo di incubazione dell'infezione comparsa a Manyas senza che si siano segnalati casi di contagio. Non ci sono più pericoli né per gli animali né per gli uomini". Il ministero ha anche annunciato che manterrà la quarantena nell'area di Manyas fino al 29 ottobre, come da programma ma che la quarantena non sarà prolungata.
Un ritorno alla normalità certificato anche dagli esperti della UE che hanno visitato la regione, i registri delle autorità sanitarie ed alcuni allevamenti dichiarando di averli trovati "come ospedali".
Preoccupazione solo per il terremoto
Intanto da giorni ormai sulle prime pagine dei giornali le fotografie dei polli di Manyas hanno lasciato il posto a quelle provenienti da Izmir dove da più di una settimana si susseguono ripetute scosse di terremoto, tra il 5° ed il 6° grado della scala Richter. Edifici danneggiati, famiglie compostamente accampate lungo le strade ed anche le dichiarazioni degli esperti che avvertono che "le scosse potrebbero continuare anche per mesi", situazioni che fanno parte parte integrante della vita quotidiana del paese, tradizionalmente costretto a convivere con le apprensioni ed i dolori, questi si molto concreti, prodotti dalle catastrofi naturali. Il terremoto è infatti una presenza familiare nella vita dei turchi, non sono nelle sue manifestazioni più catastrofiche, l'ultima nel 1997 ha fatto più di 20.000 vittime, ma anche in quelle minori che si ripetono con regolarità impressionante nei quattro angoli del paese.
E' proprio questa familiarità con i dolori prodotti dalle catastrofi naturali, oltrechégli antichi legami storici tra i due Paesi, che sta alla base anche della grande partecipazione che il Paese ha mostrato per la tragedia che ha colpito il Pakistan "Noi conosciamo bene questi dolori", titolava un quotidiano accanto alle foto delle rovine di Muzafferabad. Una partecipazione che si è concretizzata nell'invio di squadre di soccorso, tra le prime a raggiungere il Kashmir, e nello stanziamento di 100 milioni di dollari. (Fabio Salomoni/Osservatorio sui Balcani)
03.11.2005

STOP ALLA QUARANTENA

Lo ha annunciato la Turchia. Riguarda il villaggio di Kiziksa nel nord-ovest.

La Turchia ha annunciato la fine della quarantena imposta nel villaggio di Kiziksa, nel nord-ovest, dove, all'inizio del mese, è stato individuato il virus dell'influenza aviaria H5n1 e ha dichiarato che non sono stati riscontrati altri casi di contagio. La quarantena, lunga tre settimane, è cominciata il 7 ottobre a e nei dintorni d Kiziksa, dove un focolaio del virus è stato scoperto in un'azienda avicola, e si è conclusa ufficialmente alle 23 ora locale (ore 22 italiana) del giorno stabilito. Il dipartimento dell'Agricoltura locale ha dichiarato in una nota, pubblicata dall'agenzia <Anatolia>, che non c'è motivo di preoccupazione, ma che continuerà a tenere sotto controllo l'area e ad esaminare i campioni di sangue prelevati dagli uccelli del posto. (Più Europa).
03.11.2005

IL PROBLEMA DEL VELO

Le Nazioni Unite vogliono risolverlo in tre anni. Se ne occuperà la <Cedaw>, organismo per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne.

Nessuna_discriminazione_per_le_donneThe United Nations (UN) has brought the ban on wearing headscarves in Turkish universities to the agenda. The Convention on the Elimination of All Forms of Discrimination against Women (Cedaw), an association under the UN umbrella, included the headscarf problem in their report about Turkey.
The report stressed that there is discrimination against female students wearing headscarves and says the committee is worried about the effect of the ban on female students. In the recommendation report, the issues of discrimination against women are listed and a solution on the matter is called for within three years.
The recently prepared report regarding Turkey also points out the steps taken by the government towards the removal of the discrimination against women. The report praises their efforts on the education of women while criticizing the ban on the scarf. The effect of the ban on students is found to be precarious and the responsibility of the state to provide women access to every stage of education was stressed. The report recommended that the state should take the effect of the ban into consideration and recommended that the problem be sorted out by the beginning of 2009.
The association director, who works as the secretariat of the Cedaw in Turkey, revealed at a dinner organized by the research committee that the report will be made public in a symposium in parliament on 23 December. Meanwhile, leftist parliamentarians attending the dinner say they are opposed to the 33rd and 34th articles of the report regarding the headscarf issue. (Habib Guler/Zaman)
03.11.2005

SEQUESTRO RECORD (UNA TONN.) DI EROINA AD ISTANBUL

E' avvenuto nel corso di una operazione antidroga della polizia dopo mesi di indagini. Arrestate nove persone.

Nel corso di un'operazione antidroga a Istanbul, seguita a cinque mesi di indagini e pedinamenti, la polizia turca ha sequestrato una tonnellata di eroina, per un valore di 15.7 milioni di euro, e arrestato nove persone. Lo ha reso noto in una conferenza stampa il capo della Polizia, Cellattin Cerrah. Gli agenti hanno sequestrato anche danaro contante per 176.000 euro. Il capo della Polizia ha detto che la droga proveniva dall'Asia, ma non ha indicato il Paese, ed era destinata in gran parte in Europa. (Agi)
03.11.2005

AFFONDA BARCA DI CLANDESTINI: 7 MORTI

E' avvenuto nei pressi di Karaada al largo della città balneare di Cesme.

Sette persone sono morte quando la loro imbarcazione che li trasportava verso la Grecia ha fatto naufragio al largo delle coste occidentali della Turchia, ha riferito l'agenzia stampa <Anatolia>. Alcune guardie costiere allertate da un segnale di soccorso della nave si sono recate nella zona del naufragio, situata nei pressi di Karaada, al largo della città balneare di Cesme, davanti alle coste greche, e hanno potuto salvare quattro persone, due palestinesi e due mauritani, ha precisato l'agenzia. I corpi di sette persone la cui nazionalità è ancora sconosciuta, sono stati ripescati dalle acque e portati sulla terraferma, secondo l'<Anatolia>. Si ignora il numero delle persone che si trovavano a bordo dell'imbarcazione al momento del dramma. (Asca-Afp)
03.11.2005

CONCESSO DAL FMI UN NUOVO PRESTITO: 1.6 MILIARDI DI $

Ciò - nonostante che la Turchia non abbia ancora approvato la riforma sulla sicurezza sociale - grazie al rigoroso bilancio per il 2006.

Il_ministro_turco_Ali_Babacan_sembra_contento_per_il_nuovo_prestito_FmiIl Fondo Monetario Internazionale ha accettato di concedere alla Turchia una nuova tranche di 1.6 miliardi di dollari (su un accordo stand by di 10), nonostante che Ankara non abbia ancora approvato la riforma della sicurezza sociale. Lo riferiscono i media turchi citando una conferenza stampa congiunta tenuta dal ministro dell'Economia turco, Ali Babacan e dal responsabile del desk Turchia del Fmi, Lorenzo Giorgianni il quale ha preso atto dell'impegno turco ad approvare la riforma "agli inizi del prossimo anno".
Giorgianni ha affermato che la decisione è stata resa possibile grazie al rigoroso bilancio per il 2006 della Turchia e dal fatto che il Governo turco ha mantenuto il deficit primario al 6.5%.
A luglio scorso, proprio per la mancata approvazione della riforma della sicurezza sociale, lo stesso Fmi aveva rinviato la concessione di una tranche di 800 milioni di dollari. (Ansa)
03.11.2005

CRESCITA DEL 5% DEL PIL

Lo prevede per la Turchia il ministro delle Finanze, kemal Unakitan. Il dato riguarda il prossimo anno. L'inflazione prevista.

Il ministro turco delle Finanze, Kemal Unakitan, ha presentato al Parlamento il Bilancio dello Stato per l'anno 2006. L'ambizioso, ma nel contempo ritenuto dagli analisti realistico, programma prevede per il 2006 una crescita del Prodotto nazionale lordo (Pnl) del 5% - pari a 380 miliardi di dollari Usa - in linea con l'attuale andamento dell'economia turca. L'inflazione prevista dovrebbe tendenzialmente attestarsi intorno al 5% entro la fine del 2006 (oggi è all'8%). Per quanto attiene le importazioni il ministro  prevede un incremento del 10,6% (115 miliardi di dollari Usa), mentre le esportazioni dovrebbero crescere del 2% raggiungendo quota 73 miliardi di dollari. Il deficit della Bilancia Commerciale pertanto dovrebbe crescere del 30% (42,6 miliardi di dollari) rispetto a quanto previsto nel 2005 (33 miliardi di dollari). (Ice Istanbul)
03.11.2005

QUANDO L'ISLAM E' COMPATIBILE CON IL CAPITALISMO

Il seminario nazionale organizzato dalla Confindustria di Modena ha fatto giustizia su certi "credo" secondo cui in Turchia un Governo religioso non ne sa nulla di economia.

Confindustria_ModenaIl seminario nazionale  organizzato a Modena dalla Confindustria sulla Turchia prelude a una massiccia "missione imprenditoriale" italiana che andrà a Istanbul e Ankara dal 23 al 25 novembre e alla visita del presidente Carlo Azeglio Ciampi, accompagnato da numerosi imprenditori. Dopo la Germania, l'Italia è ormai il secondo partner commerciale mondiale della Turchia: nel 2005 sarà superata la già impressionante cifra di 8.5 miliardi di euro del 2004, grazie anche alla crescita generale dell'economia turca, una delle più alte in Europa.
La Turchia ha cominciato a smentire a partire dagli anni 1980 il dogma sociologico, che risale alla fine dell'Ottocento e a Max Weber, secondo cui l'Islam sarebbe incompatibile con il capitalismo. Non si può infatti sostenere che a favorire la crescita economica della Turchia sia stato il laicismo garantito dalla Costituzione di Kemal Atatürk: fino al 1980 l'economia turca rimaneva a livelli di terzo mondo. Dopo il colpo di Stato del 1980 i generali, pure custodi del laicismo, si mettono alla ricerca di un uomo politico capace di rilanciare l'economia e garantire, dopo i torbidi degli anni 1970, una riconciliazione nazionale. La loro scelta cade su Turgut Ozal, che diventerà successivamente presidente del Primo Ministro e presidente della Repubblica nel 1989, prima di morire stroncato da un attacco di cuore del 1993. Dagli "anni Ozal" inizia il boom economico turco.
Turgut_OzalFunzionario della Banca Mondiale dal 1971 al 1973, perfettamente anglofono, economista di fama internazionale, e nello stesso tempo musulmano sufi inserito secondo le modalità più tradizionali nell'antica confraternita Naksibendi, Ozal - il primo capo del Governo della Turchia repubblicana a recarsi in pellegrinaggio alla Mecca - è la prova vivente che si può essere insieme un economista di casa negli ambienti dei "poteri forti" di New York e il pio discepolo di uno shaykh della vecchia Istanbul, senza avvertire alcuna contraddizione, anzi rivendicando la matrice coranica di una tecnocrazia dal volto umano.
L'eredità di Ozal - i cui anni di Governo sono spesso celebrati dall'attuale premier Recep Tayyip Erdogan - vive soprattutto nel mondo economico islamico. Del boom degli "anni Ozal" hanno profittato per prime le piccole e medie aziende dell'Anatolia che, a differenza delle grandi società di Istanbul, sono spesso guidate da pii musulmani. Se è vero che le grandi compagnie di Istanbul, le più legate agli interessi stranieri, federate nell'organizzazione confindustriale Tusiad, sono considerate un pilastro del laicismo, le cosiddette "tigri dell'Anatolia", le medie imprese della zona asiatica che hanno gran parte nel boom economico, hanno costituito nel 1990 una Confindustria alternativa, il Musiad, la cui dirigenza afferma con vigore che l'islam moderato può diventare fattore di effettivo progresso economico.
Oggi molte aziende del Musiad sono diventate medio-grandi e uno dei segreti dei successi italiani in Turchia è la nostra capacità di trattare con il capitalismo islamico del Musiad e non solo con quello occidentalizzato del Tudsiad, a cui in gran parte si fermano le relazioni di americani e giapponesi. Il modello economico turco è esportabile in quei Paesi arabi, che - petrolio a parte - restano economicamente primitivi? L'esperienza di Ozal e del Musiad insegna che la questione è anche religiosa. Un Islam fondamentalista è di impaccio all'economia; un islam moderato può ispirarla in modi originali e creativi. (Massimo Introvigne/Il Giornale.it)
03.11.2005

UNA PARTNERSHIP IN EVOLUZIONE
ITALIA E TURCHIA A <BRACCETTO>

Il recente incontro a viale dell'Astronomia sul tema "La ricerca e l'alta tecnologia in Turchia> è stata la premessa del viaggio che il nostro presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi farà ad Ankara tra non molto. Un Paese avviato verso la modernità più assoluta in ogni tipo di settore. Il ruolo delle Forze Armate.

 

Ugur_ZiyalSi è svolto nella sede della Confindustria a Roma il seminario "La ricerca e l'alta tecnologia in Turchia", che ha illustrato i rapporti in essere e potenziali fra high-tech italiano e turco e le prospettive che si delineano. L'incontro, al quale hanno partecipato l'ambasciatore turco in Italia, Ugur Ziyal , ed una folta schiera di tecnocrati di entrambi i Paesi, era presieduto da uno degli industriali italiani di maggior successo dei tempi recenti, l'ingegnere Pasquale Pistorio, presidente onorario di <STMicroelectronics >(che ha portato ai fasti che si sanno in decenni di appassionata leadership), oggi vice presidente per l'innovazione e la ricerca dell'Associazione di viale dell'Astronomia.
Le presentazioni e la discussione che sono seguite hanno preso le mosse dalla illustrazione della situazione economica e industriale della Turchia, soprattutto per quanto riguarda l'alta tecnologia, e i rapporti in essere e possibili con realtà italiane, private e governative. Il quadro risultante, che doveva essere focalizzato su temi specialistici ma si è allargato al contesto più ampio delle relazioni fra i due Paesi, è stato di eccezionale interesse. Si sono comprese, al di là di tante analisi politiche (e di gossip più o meno fondati sull'amicizia fra il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi e il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan, inviti ai matrimoni dei figli, comunanze calcistiche...) le ragioni del forte appoggio del governo di Roma all'entrata della Turchia nell'Unione Europea.
Queste ragioni risultano sempre più condivisibili, dopo le perplessità iniziali dei non informati - ossia della maggioranza - e avranno certamente conseguenze durature nel quadro della complessa vicenda dei negoziati fra la UE e il Governo turco, che sono autorizzati da qualche settimana. E' probabile che Roma diventi il principale sponsor di Ankara nei tortuosi passaggi della validation comunitaria, ancora più di Londra, che appoggia l'entrata della Turchia per ragioni geopolitiche generali - e forse per compiacere le strategie mediorientali ed europee di Washington (oltre che per indebolire Bruxelles più di quanto non abbia già fatto nel corso dei passati decenni) - ma non può vantare rapporti diretti con la Repubblica ottomana di importanza paragonabile a quelli dell'Italia. Anche se a Roma vi dovesse essere una cambio di maggioranza alle prossime elezioni politiche di primavera, l'appoggio italiano alla Turchia non dovrebbe mutare, a meno di un appiattimento del futuro Governo al direttorio franco tedesco.
Italia secondo partner commerciale

Pasquale_PistorioE' da considerare che, al di là di simpatie e assonanze, l'Italia è il secondo partner commerciale di Ankara e quello con più promettenti gradienti di sviluppo. La prossimità geografica, storica e socio-culturale dei due popoli è pienamente avvertita in Turchia molto più di quanto non sia da noi e questo non depone a favore della maturità geopolitica dell'opinione pubblica italiana e della sua élite. In Turchia l'Italia è ancora estremamente popolare in ogni settore, dai modelli comportamentali allo stile di vita, alla moda, ai prodotti industriali, al design, allo sport, alla politica, al difficile equilibrio fra confessione religiosa e laicità.
Non esiste un problema di difficile inserimento di masse cospicue di immigrati turchi nel nostro Paese, come avviene in Germania, Olanda, Svizzera, Austria e Francia. E' assente quella ostilità pregiudiziale delle opinioni pubbliche che altrove ha condizionato negativamente le varie posizioni governative circa il via libera ai negoziati per l'ammissione di Ankara alla UE (non perché siamo meno xenofobi degli altri, ma perché abbiamo pochi turchi). Si tratta di un argomento che destato e desta risentimenti molto forti nella Penisola anatolica. Una volta tanto l'Italia si trova dalla parte giusta, almeno per i turchi e i suoi obiettivi interessi.
Oltre 200 aziende italiane sono localizzate in Turchia, fra le quali molti grandi nomi, come <Fiat>, <Pirelli>, <Eni>, <Magneti Marelli>, <Tim>, <Indesit>, <Menarini<, <Benetton>, <Generali>, <Cementir<, <Bialetti>, <Beretta>, <Alenia>, <Agusta>. Altre 300 aziende turche sono di proprietà italiana. Il numero di ambedue le tipologie è triplicato negli ultimi dieci anni. La situazione economica e finanziaria del Paese è molto migliorata dopo la crisi del 2001. L'inflazione è "solo" del 10%, dal 77 % degli anni 90. Il Pnl è cresciuto del 25% negli ultimi tre anni, e oggi è poco meno di quello della Spagna (e di metà di quello italiano). Il suo incremento è caratterizzato da tassi "asiatici", 8.5% nel 2004. Le aziende turche sono 1.2 milioni (quelle italiane 4.2 milioni), il telefoni cellulari sono posseduti dal 54% della popolazione (102% in Italia, ossia più di un telefonino per abitante), gli internet subscribers sono 10.3 milioni (22.6 gli italiani).
A livello micro-economico la situazione è persino ancora più favorevole. Come ha detto l'ingegnere Pistorio con molto calore ed entusiasmo, il lavoratore medio turco ha uno skill poco inferiore a quello del suo collega italiano e costa un decimo, mentre un ingegnere è professionalmente del tutto equivalente (spesso è formato all'estero, se non altro come master) e costa la metà. Gli investimenti esteri nel Paese, in continua ascesa, arriveranno a 43 miliardi di dollari nel 2005, di gran lunga più che in Italia. La Repubblica anatolica diventa così la destinazione preferenziale per gli investimenti nell'area del vicino e Medio Oriente e probabilmente dell'intero bacino mediterraneo se si esclude la Francia (ma bisognerebbe fare bene i conti). Una delle tante conseguenze è che il valore della Borsa turca è raddoppiato in poco più di un anno.
Il commercio complessivo con l'estero

Il commercio con l'estero complessivo è di 115 miliardi di dollari; con l'Italia è a 7.1 miliardi, il che fa del nostro Paese il secondo partner dopo la Germania. Il tessuto industriale turco è ampio e diversificato, del tutto comparabile a quello di un Paese europeo di media grandezza e destinato a divenire uno dei maggiori dell'area euro-mediterranea. In prospettiva, la Turchia è destinata ad assumere il ruolo di seconda potenza della UE, dopo la Germania, e non solo in termini demografici, per i quali sarà a breve il primo - 72 milioni di abitanti in crescita sostenuta a fronte di 80 milioni di tedeschi in regressione di natalità. Quest'ultima e anche la precedente (il superamento a breve medio termine dell'Italia prima e della Francia dopo) possono essere annoverate fra le ragioni principali della freddezza francese e tedesca e si aggiungono al peso degli immigrati.
Le prospettive di una cooperazione con l'Italia sono quindi eccellenti. Per incrementarle ancora, Confindustria sta preparando la sua terza missione in grande stile all'estero - dopo Cina e India - proprio in Turchia, il 23-25 novembre prossimi. Sarà capitanata anche questa volta dal presidente Carlo Azeglio Ciampi. La piena concordanza sul tema fra Quirinale, Palazzo Chigi e viale dell'Astronomia dovrebbe propiziare un esito della missione ancora più favorevole delle due manifestazioni predenti. L'iniziativa ha incontrato molto interesse da parte delle aziende italiane, con 300 prenotazioni fino ad ora.
La questione del potenziamento della Turchia e del ruolo che può giocare l'Italia non ha solo una valenza economica, ma straordinarie riverberazioni geopolitiche. In primis, per la posizione strategica del Paese, che ne fa uno dei pilastri occidentali dell'area euro-mediterranea e in particolare il principale bastione Nato nei confronti dell' area di instabilità islamica del Medio Oriente e dell'Asia Centrale. La Turchia fa parte dell'Alleanza Atlantica da 50 anni e ne condivide tutti gli impegni operativi, i requisiti tecnici e i protocolli di inter-operabilità. Allo stesso tempo Ankara è il leader di una etnia che si protende dal Mediterraneo alla Cina e comprende 220 milioni di orgogliosi turcofoni, sui quali sultani, generali a sei stelle (in Turchia esistevano fino a poco tempo fa) e primi ministri più o meno democraticamente eletti hanno sempre avuto un'influenza decisiva (come in Afghanistan, che è nato sotto la tutela kemalista, negli anni 20, anche se nessuno lo dice, o lo sa).
L'industria della difesa asse portante

Le Forze Armate turche sono poderose, soprattutto perché ancora disposte a combattere la guerra vera chiamandola col suo nome - e non con pudici gerundi anglofoni declinanti il suo contrario (peace-keeping, enforcing, mantaining...). La Marina turca è in crescita e già si trova su livelli quantitativi eguali se non superiori a quella italiana. L'aviazione dispone di velivoli da combattimento F-16 prodotti in loco ed esportati, con un grado di quasi completa autonomia. L'esercito è una formidabile macchina da guerra che schiera quattro armate e dieci corpi d'armata (quando gli omologhi occidentali, Us Army compreso, ragionano ormai in termini esclusivi di brigate, tre livelli più in basso) che mettono in campo 400mila uomini, più 800mila riserve. I soldati fanno quindici mesi di solida naja in oasi di tranquillità come i confini con l'Iraq, la Siria, il Caucaso o il Kurdistan, a bordo di 3.300 carri da battaglia, 4.800 blindati, 1.600 pezzi di artiglieria, 50 elicotteri d'attacco, 300 da trasporto, eccetera.
Tuttavia, le stesse Forze Armate sono arretrate sul piano tecnologico e hanno un'estrema necessità di modernizzazione, da conseguirsi, secondo i desiderata del governo, attraverso una crescente autonomia propositiva, progettuale e produttiva. Questa passa attraverso l'acquisizione di know-how esterno da parte di strutture ad hoc che sono state costituite dal Governo di Ankara, dotate di strutture e fondi e messe in condizione di operare. Più in generale, l'industria della Difesa è considerata l'asse portante del sistema di tecnologia avanzata del Paese e il principale polo di sviluppo per una crescita complessiva del suo sistema produttivo. Il Governo le ha assegnato una missione precisa in tal senso e i militari si sono messi in marcia con ottomana determinazione (per esempio mediante le "Fondazioni militari", organismi castrensi privatizzati che operano con estrema libertà e spregiudicatezza in un regime di estremo favore finanziario, normativo e fiscale, anche in campo internazionale).
Per una serie di ragioni storiche e contingenti, il corrispondente comparto italiano è oggi visto con molto favore per agevolare questa crescita e per modernizzare le dotazione dei reparti operativi, adeguandoli in particolare agli ambienti Network-centric moderni. La preferenza è determinata dal patrimonio di alte tecnologie in possesso del medesimo comparto, che si accompagna all'assenza di condizionamenti politici di qualsiasi genere da parte del governo di Roma. L'attuale Governo islamico di Ankara vuole svincolarsi il più possibile dalla esclusiva dipendenza dalle forniture high-tech americane e israeliane (molto imbarazzante per gli islamici al potere) che caratterizza il procurement delle sue Forze Armate. I francesi andrebbero ovviamente ancora meglio, ma sono troppo invadenti. E poi c'è la questione del velo proibito nelle scuole e la posizione critica sull'accesso di Ankara alla UE al quale abbiamo accennato. Pure i tedeschi, una volta ammirati e idolatrati, sono in disgrazia per la tiepidezza sul tema dell'ammissione, soprattutto oggi che è diventata cancelliere frau Merkle, dichiaratamente ostile alla Turchia nella UE.
La penetrazione dell'industria militare italiana è da'altra parte molto consolidata e poggia su solide basi. Il recente importante contratto per l'acquisizione di dieci velivoli Atr-72 antisommergibili per la Marina turca (programma Meltem 3) è solo l'ultimo esempio. Le opportunità sono in genere assai interessanti e diversificate. Il mercato militare turco può essere considerato quello con il gradiente potenziale di sviluppo più significativo per l'industria italiana insieme all'India, ma rispetto a questo a svariate ore di volo in meno e livelli di comprensione culturale in più. Le tre tipologie di iniziative italiane nel Paese auspicate dall'ingegnere Pistorio nel simposio di Confindustria (vendere in Turchia, produrre in loco manufatti da distribuire in Europa e altrove, utilizzare la disseminazione dei turcofoni in Asia Centrale per penetrare l'Asia) trovano piena applicazione anche nelle strategie auspicabili da parte dell'industria della Difesa e più in generale in quella con elevata valenza strategica. (Andrea Tani/Pagine di Difesa)
03.11.2005

INVESTIMENTI RECORD

Per quanto riguarda quelli esteri è stata toccata per la prima volta in Turchia la cifra di 8 miliardi dollari. La soddisfazione del presidente della <Yased>, Saban Erdikler.

Saban_ErdiklerIl Presidente della <Yased> (l'Associazione degli investitori esteri in Turchia), Saban Erdikler, ha comunicato che la Turchia a fine 2005, raggiungerà una cifra record negli investimenti esteri toccando per la prima volta nella storia quota 8 miliardi di dollari Usa, quando nel 2004 gli investimenti esteri erano stati in totale 2.7 miliardi di dollari. Il presidente Erdikler ha anche sottolineato che gli investimenti esteri rappresentano una risorsa fondamentale per lo sviluppo del paese e che le polemiche su alcuni settori considerati da una parte dell'opinione pubblica "strategici" e quindi non cedibili agli stranieri, debbono considerarsi sterili e superate dai fatti. La < Yased> ha peraltro comunicato - in un apposito report - che il 72% degli investitori esteri in Turchia crede che nei prossimi mesi migliorerà certamente la congiuntura economica ed il clima per operare in loco. Il 49% invece non ritiene che l'avvio dei negoziati per l'ingresso nell'UE possa influenzare positivamente l'effettuazione o meno di un investimento in Turchia. (Ice Istanbul)
03.11.2005

ENERGIA

Crescenti investimenti in un  settore che, ora più che mai in Turchia, ha una domanda pari a 90 Mtep e che nel 2020 sarà di 230 Mtep (+160%). Intervento del ministro Hilmi Guler.

Il_ministro_Hilmi_GulerL'ulteriore sviluppo economico della Turchia passerà attraverso investimenti crescenti nel campo energetico. Questo è quanto emerso nel corso di un intervento del ministro dell'Energia e Risorse, Naturali Hilmi Guler, al Consiglio dei Ministri dei giorni scorsi. Il ministro Guler, ha fatto presente che a livello mondiale la domanda di energia crescerà del 40% sino al 2020 e del 60% sino al 2030 (raggiungendo rispettivamente 14.000 e 16.000 Mtep). L'attuale domanda energetica della Turchia è pari a 90 Mtep e sarà di 230 Mtep circa nel 2020 (+160%). Gli investimenti turchi in campo energetico - del valore di svariati miliardi di dollari Usa - si concentreranno, nei prossimi anni, soprattutto nell'utilizzo del gas naturale e del carbone, ma resta aperta l'opzione nucleare, che, pur costosa e complessa, ridurrebbe fortemente la dipendenza dall'estero e quella delle energie rinnovabili su cui il governo turco crede possano concentrarsi una parte rilevante degli stanziamenti pubblici a favore della ricerca. (Ice Istanbul)
03.11.2005

SI CERCA UN'INTESA PER UN VOLO ISTANBUL-TRIESTE

Logistica e trasporti, mobili e componenti per l'arredo, meccanica e beni strumentali: questi gli altri temi di un incontro che si è svolto ad Ankara nella sede della nostra ambasciata tra una delegazione della Regione del Friuli Venezia Giulia e una controparte turca. I vantaggi per gli interscambi economici.

L'assessore_Antonio_PaolettiAldo_KaslowskiLogistica e trasporti, mobili e componenti per l'arredo, meccanica e beni strumentali: questi, a fianco di una azione diplomatica propulsiva per l'avvio del volo diretto Istanbul-Ronchi dei legionari, i temi al centro dell'incontro svoltosi nei giorni scorsi all'Ambasciata d'Italia della capitale della Turchia e che ha visto impegnati l'assessore regionale agli Affari internazionali, Antonio Paoletti, l''ambasciatore d'Italia Carlo Marsili e le due delegazioni economico-istituzionali del Friuli Venezia Giulia e turca. L'iniziativa si è inserita nel progetto regionale "Friuli Venezia Giulia-Turchia: un ponte per l'Europa", coordinato dall'Ente camerale giuliano quale capofila del sistema regionale della Camera di Commercio.
La delegazione guidata dall'assessore Iacop, ha incontrato alla presenza di Marsili il presidente internazionale della Confindustria turca, Aldo Kaslowski, il presidente della <Deik> (Consiglio per le relazioni economiche internazionali) Zeneyp Bodur, assieme ai vertici dell'Ice e della Camera di Commercio italiana in Turchia.
"La Turchia nel 2006 - ha sottolineato l'assessore - avrà un ruolo importante dal punto di vista economico-commerciale e culturale per il Friuli Venezia Giulia. Da una parte si punterà allo sviluppo dell'interscambio commerciale tra la regione e la Turchia, dall'altro sarà realizzata a Palmanova la mostra "I turchi in Europa" e il Paese sarà ospite dell'edizione 2006 del <Mitelfest>. Ma le relazioni tra Istanbul e Trieste trovano solide basi anche negli oltre 200 mila camion che transitano attraverso il porto del capoluogo giuliano".
"La logistica regionale - ha evidenziato il presidente camerale Paoletti - con la sua rete di servizi costituisce un'ottima opportunità per l'ingresso ella Turchia in Europa. Affinché ciò avvenga risulta fondamentale la realizzazione del volo diretto tra Istanbul e ronchi dei legionari, sostenuto dall'Ambasciata d'Italia in Turchia e dall'Ambasciata di Turchia a Roma,, dalle atorità regionali e camerali della Regione e da alcuni imprenditori che già operano nei due Paesi. L'attivazione della linea aerea - è stato sostenuto da Iacop nel corso dell'incontro - sarebbe anche a supporto del trasferimento dei camionisti turchi che giornalmente arrivano a Trieste attraverso l'aeroporto di Lubiana nonché funzionale all'incremento dei flussi turistici".
In proposito dal presidente della camera dell'Industria turca Kavi Husamettin è stata fornita una particolare disponibilità a sostegno di questa realizzazione. Husamettin ha garantito la sua azione diretta sia nei confronti dei cinque vettori privati esistenti in Tuchia, sia presso la compagnia di bandiera <Turkish Airlines>.
La delegazione regionale - che tra l'altro si è vista con il presidente della camera di Commercio turca, Murat Yalcintas - ha illustrato agli imprenditori turchi finalità del progetto e la reale consistenza e le opportunità di possibili collaborazioni fornite dai settori della logistica, del legno  e arredo, dei trasporti e della meccanica.
Il presidente dell'Associazione dei produttori turchi di arredi per ufficio, Adem Yilmaz, ha auspicato una collaborazione nella produzione del settore per riuscire ad arginare la rande concorrenza proveniente dalla Cina. Ma collaborazioni sono state auspicate anche dal presidente turco dei produttori di cucine e forniture e manufatti per il bagno, Ali Aycenk, nonché dai rappresentanti delle associazioni dei trasportatori, degli operatori dei traffici marittimi <ro.ro> e della logistica in genere. (Adnkronos)
03.11.2005

ISTANBUL PACKAGING: UNA FIERA DI INDUBBIO RICHIAMO

Alla manifestazione 2005 - che si terrà dal 9 al 13 novembre e che è sponsorizzata dalle Associazioni turche dei produttori di macchine e materiali per l'imballaggio - sarà presente anche l'Ice.

Istanbul_PackagingL'Ufficio Ice di Istanbul sarà presente all'undicesima edizione della Fiera <Istanbul Packaging 2005> che si terrà dal 9 al 13 novembre. Sponsorizzata dalle Associazioni turche dei produttori di macchine e materiali per l'imballaggio, la manifestazione è dedicata alle macchine per il confezionamento e l'imballaggio, etichettatrici, macchine per la lavorazione del cartone, macchine per il converting, macchine per la produzione di imballaggi, attrezzature e materiali per imballaggio. Lo stand dell'Ice ospiterà 12 aziende italiane (<Bortolini Kemo>, <Collograf>, <Cosmopack>, <Pozzipack>, <Tcm>, <Zecchetti>, <E. Calvi>, <Euroimpianti S.p.A.>, <G. Mondini S.p.A>, <Grassi Srl, Irac Srl>, <Tecnicam Srl>) e l'<Ucima>, l'Associazione Industriale di Categoria che rappresenta i costruttori italiani di macchine automatiche per il confezionamento e l'imballaggio. Per ulteriori informazioni sul Punto Italia, rivolgersi a: istanbul@istanbul.ice.it . (fonte Ambasciata d'Italia ad Ankara)
03.11.2005

DOBLO' 2006

Il nuovo modello della <Fiat> presentato in Turchia dall'amministratore delegato della <Tofas>, Alfredo Altavilla. Sarà disponibile al prezzo di 17.430 Lire turche.

fiat_dobloL'amministratore delegato della <Tofaş>, Alfredo Altavilla, ha presentato alla stampa la <Fiat Doblo 2006>. Il nuovo modello della già nota <Doblo>, che con i miglioramenti apportati al modello attualmente sul mercato, sia dal punto di vista delle specifiche tecniche che del design interno ed esterno, si è aggiudicata il Premio Furgone dell'anno la scorsa settimana ad Amsterdam, sarà disponibile in Turchia al prezzo di Ytl 17.430. La <Tofaş>, che finora ha venduto 5.500 esemplari nel Paese, conta di esportare 80.000 unità entro fine anno ma è allo stesso tempo impegnata a diversificare la propria produzione in particolare puntando sulla <Fiat Cargo Maxi>, quasi totalmente progettata in Turchia. Si tratterebbe del primo veicolo commerciale la cui proprietà intellettuale è turca, ha affermato Altavilla nel corso dell'incontro con la stampa locale, il quale ha proseguito affermando che la Società intende ora destinare gran parte della propria produzione al mercato locale piuttosto che all'export. (fonte Amb. d'Ita)
03.11.2005

ATTIVITA' DELLE 2FREE ZONES"

Registrato in Turchia un aumento pari al 6.3% nei primi nove mesi di quest'anno

 Le "free zones" della Turchia hanno registrato  in media un aumento delle loro attività pari al 6.3% nei primi nove mesi dell'anno rispetto allo stesso periodo del 2004 e offrono ottime prospettive di crescita nei prossimi anni. In termini di volume d'affari, contrariamente al passato, la Zona Franca dell'Egeo ($2.7 mld) è stata superata da quella di Istanbul dedicata al solo settore del pellame ($4.8 mld) mentre si è posizionata terza quella dell'Aeroporto Atatürk di Istanbul ($2.5 mld) e a parimerito quelle di Tracia e Mersin ($1.6 mld). La maggior parte degli affari è stata conclusa con paesi dell'UE e dell'Ocse  per un valore di $6.3 miliardi, pari al 37.1% del totale, mentre quasi la metà della produzione è stata destinata al mercato interno (47%). Le aziende rilevate nelle "free zones" a settembre 2005 ammontano a 3.944, di cui 635 con partecipazione straniera. (fonte Amb. d'Ita)
03.11.2005

 

NIENTE FIRMA

La delegazione turca guidata dal ministro Hilmi Guler non l'ha apposta allo specifico Trattato della  Comunità sud-orientale dell'Unione Europea.

La delegazione turca guidata dal ministro per l'Energia Hilmi Güler, è rientrata dalla missione in Grecia senza aver firmato il Trattato sull'Energia della Comunità sud-orientale dell'Unione Europea. Il Trattato impegna i paesi firmatari a far propri i regolamenti dell'Unione Europea volti a creare un mercato pan-Europeo per l'elettricità ed il gas. La liberalizzazione di questi mercati dovrebbe essere completata  entro il 2008 per le società ed entro il 2015 per i consumatori. La Turchia, che "ha attivamente partecipato e contribuito significativamente ai lavori", come ha tenuto a precisare il ministro Güler, intende far parte dell'iniziativa ma il mercato dell'energia nel Paese richiede ancora molti investimenti per sfruttare al meglio le proprie risorse naturali e garantirsi una miglior posizione dal punto di vista negoziale per trovare poi un punto di convergenza tra gli interessi nazionali e i desideri dell'Unione Europea. Il Commissario dell'UE per l'Energia, Andris Piebalgs, da parte sua, ha motivato il ritardo dell'adesione della Turchia con il bisogno di "fornire maggiori chiarimenti  al fine di evitare incomprensioni" specialmente per quanto concerne i regolamenti dell'Unione Europea in materia ambientale. (fonte Amb. d'Ita)
03.11.2005

PER IL CORSO DI ITALIANO UN VERO E PROPRIO <BOOM > DI ISCRIZIONI

Trecentocinquanta richieste a Gaziantep per 90 posti disponibili. Una iniziativa sviluppatasi dopo la visita del vice-ministro alle Attività produttive con delega al Commercio Estero, Adolfo Urso.

GaziantepBoom di richieste (350 per 90 posti disponibili) il primo giorno di iscrizioni al corso di lingua italiana a Gaziantep, nel sudest della Turchia. L'iniziativa, avviata dalla Camera di Commercio di Gaziantep e dall'Istituto Italiano di Cultura di Ankara, si è sviluppata a seguito della visita nella regione del vice-ministro alle Attività produttive con delega al Commercio Estero Adolfo Urso e dal conseguente aumento dell'interesse sia per l'Italia che per la collaborazione con le imprese italiane. Nejad Kocer, Presidente della Camera di Commercio di Gaziantep ha affermato che gli studenti della  regione fino a poco tempo fa puntavano alla conoscenza dell'inglese ma ora è aumentata la richiesta di lingue meno conosciute e tra queste l'italiano è in testa. La Turchia, ha proseguito, è in una fase importante di crescita e la nostra zona, ponte tra oriente e occidente, è tra le più ricche del paese, con rapporti aziendali a livello internazionale, nel settore tessile, del turismo e delle automobili, tra queste la collaborazione con l'Italia è sempre stata di prestigio. (fonte Amb. d'Ita)
03.11.2005

STRATEGIA AEREA

Le linee turche spenderanno nel prossimo decennio tra i 12 ed i 15 miliardi di dollari per l'acquisto di vettori commerciali. Il numero dei velivoli dovrebbe arrivare a 280 unità. Una performance che supererà in media quella di altri Paesi europei.

La <Boeing> prevede che nel prossimo decennio le linee aeree turche spenderanno tra $12 e $15 miliardi per l'acquisto di aerei commerciali, stimando il numero dei velivoli fino a 280 unità. In base a quanto affermato dal vice-presidente per il marketing della <Boeing>, Randy Baseler, la forte performance economica della Turchia supererà infatti in media quella di altri Paesi europei e con un traffico passeggeri che cresce del 6% all'anno la domanda di velivoli commerciali dovrebbe raddoppiare entro il 2015. (fonte Amb. d'Ita)
03.11.2005

SETTORE BANCARIO

Approvato senza apportare modifiche il testo di legge sulla riforma.

Il Parlamento turco ha approvato il testo di Legge sulla riforma del settore bancario senza apportare nessuna modifica ai tre articoli su cui il presidente della Repubblica Ahmet Necdet Sezer aveva posto il veto. Gli articoli riguardavano in particolare il reclutamento del personale da impiegare nel Fondo di Assicurazione dei Depositi e dei Risparmi e dall'Agenzia di Supervisione del Regolamento bancario, nonché il trasferimento di fondi pensionistici dalle banche private all'Autorità per la Sicurezza Sociale. L'approvazione del testo rientra tra le riforme strutturali previste dagli accordi con il Fondo Monetario Internazionale. (fonte Amb. d'Ita)
03.11.2005

 

 

CEMENTIFICI

Conclusa la vendita del complesso <Van> aggiudicato alla <Limak Kurtalan Cimento> e di un'altra fabbrica a Gaziantep passata alla <Sanko Pazarlama>.

Il Fondo di Assicurazione dei Depositi e dei Risparmi (Tmsf) ha concluso la vendita di altri due cementifici del <Gruppo Uzan>, si tratta del cementificio <Van> che è stato aggiudicato alla <Limak Kurtalan Cimento> per $54.25 milioni e del cementificio Gaziantep che è stato acquisito dalla <Sanko Pazarlama>, del <Gruppo Sanko>, per la somma di $128 milioni (quasi triplicando il valore di vendita iniziale di $47 milioni). Si tratta della seconda acquisizione da parte del <Gruppo Sanko> che, attraverso la <Cimko Cim ve Beton San> la scorsa settimana  si era aggiudicato la <Bartin Cimento> per la somma di $48 milioni.  (fonte Amb. d'Ita)
03.11.2005

NOTIZIE IN BREVE

Aumentano le riserve valutarie. Progetto di sostegno sociale ai dipendenti di aziende. <Is Bank> incrementerà la concessione dei crediti. Approvata la vendita del 55% delle azioni della <Turk Telekom>.

La Banca Centrale turca ha annunciato che a fine ottobre le riserve valutarie in valuta estera sono aumentate di $11 milioni, per un totale di $44.2 miliardi. 
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La Banca Mondiale, con un credito pari a  € 360 milioni, finanzierà  la seconda fase del progetto di sostegno sociale ai dipendenti le cui aziende, dopo la privatizzazione, riducano il proprio personale (Privatization Social Support Project). L'Amministrazione per le Privatizzazioni sarà responsabile della gestione del prestito con cui farà fronte alle spese di liquidazione per fine lavoro, fornirà  consulenza ai lavoratori in cerca di nuova occupazione e monitorerà l'impatto sociale del progetto. Questa seconda fase è stata elaborata per dare continuità al programma di assistenza alla forza lavoro attiva nel Paese impegnato in importanti privatizzazioni di beni dello Stato.
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Con l'intento di sviluppare la propria attività in settori economicamente produttivi, la <Iş Bank> incrementerà la concessione di crediti alle aziende operanti nel settore dell'agricoltura biologica. L'annuncio è stato fatto a Isparta (Turchia meridionale) nel corso di una riunione indetta a conclusione di una missione di valutazione delle potenzialità economiche offerte dalla regione e da cui proviene lo 0,3% del totale dei depositi nella <Iş Bank>. Isparta, la cui popolazione ammonta allo 0.8% del totale a fine 2004 ha registrato una superficie arabile totale di 260.052 ettari ed una produzione annua  di 11.238 tonnellate di prodotti organici.
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Il Consiglio di Stato turco ha approvato la vendita del 55% delle azioni della <Turk Telekom> al consorzio guidato dalla saudita <Oger Telecom>, di cui fa parte anche <Telecom Italia>. Il ricorso contro la vendita della quota di maggioranza dell'operatore turco era stato presentato dal sindacato dei lavoratori del settore delle telecomunicazioni (<Haber İş
>) che contestava l'approvazione della vendita da parte dell'Autorità per la Competizione, definendo l'operatore nazionale un bene strategico dello Stato (attualmente il 13mo operatore mondiale con 19 milioni di abbonati) e manifestava il timore di perdita di lavoro dei suoi dipendenti. La <Oger>, che si è aggiudicata la gara con $6.55 miliardi, dovrà quindi versare una prima tranche pari a $1.3 miliardi e definire il resto del pagamento in cinque rate. (fonte Amb. d'Ita)
03.11.2005

 

 

INDICATORI MACROECONOMICI

- Crescita Pnl gennaio-marzo 2005: 5.3%
- Valore assoluto Pnl $ 70.2 miliardi (agosto 2005)
- Crescita Pil gennaio-marzo 2005: 4.8% 
- Inflazione  annua (prezzi al consumo): 7.82% (luglio 2005) 
- Interscambio con l'Italia nel periodo gennaio-agosto 2005: $8.22 miliardi, con $ 4.93 miliardi di esportazioni italiane verso la Turchia (+ 8.94%) e $3.29 miliardi di importazioni dalla Turchia (+ 19.81%). (fonte Amb. d'Ita)
03.11.2005

             

INTESA A TRE SUL TRASPORTO DEL GAS

Sarà firmata a Lecce da Italia e Grecia per allargarsi poi alla Turchia. Nel corso dell'incontro verrà presentato il progetto <Igi>.

Claudio_ScajolaNella giornata di domani, 4 novembre a Lecce verrà firmato un accordo intergovernativo Grecia-Italia per l'interconnessione delle reti di trasporto del gas naturale dei due Paesi. L'intesa si allargherà alla Turchia con la sottoscrizione di una dichiarazione di collaborazione trilaterale in campo energetico. Alla cerimonia parteciperanno per l'Italia il ministro delle attività produttive, Claudio Scajola, per la Grecia il ministro dello sviluppo, Dimistri Sioufas, e per la Turchia il ministro dell'Energia e delle Risorse naturali, Hilmi Guler. In seguito all'incontro trilaterale verrà presentato alla stampa il Progetto <Igi> che prevede la realizzazione di un gasdotto di collegamento tra la rete italiana e la rete greca e turca. Questa infrastruttura, che è stata inserita dalla UE in uno dei 5 assi prioritari di sviluppo del sistema energetico trans-europeo, avrà una capacità di trasporto pari a 8 miliardi di metri cubi all'anno e potrà entrare in esercizio a partire dal 2010 consentendo di importare il gas proveniente dall'area del Caspio (Azerbaijgian e Iran) dove si concentrano il 20% delle riserve mondiali. Alla conferenza stampa parteciperanno Umberto Quadrino, presidente e amministratore delegato di <Edison>, Raphael Moissis, presidente e amministratore delegato di <Depa> (compagnia di Stato greca del gas) e Riza Ciftci, direttore generale di <Botas> (compagnia di Stato turca del gas), che rappresentano le società che stanno sviluppando il progetto. (Agi)
03.11.2005