IL VIAGGIO
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"La
Turchia si sforza di diventare Europa", ha detto il nostro Capo
dello Stato Carlo Azeglio Campi che tra qualche settimana partirà alla
volta di Ankara. Al suo seguito la Confindustria al gran completo.
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Carlo Azeglio Ciampi
ha parlato del suo prossimo viaggio in Turchia previsto a fine
novembre, collegandolo ai due grandi viaggi in Oriente dell'ultimo
anno, in Cina e in India. "Andrò in Turchia tra poche
settimane. Incontrerò un popolo - ha detto - per tanti aspetti
diversi da noi ma che si sforza di diventare Europa perché vede
nella nostra Europa un miraggio e un modello di civiltà".
"Anche in questo viaggio - ha annunciato - mi accompagneranno
molte centinaia di nostri imprenditori animati da una ardita fiducia
nella loro capacità di trovare in quelle terre nuovi spazi per far
crescere le loro imprese. Sono mossi anche da un costruttivo spirito
d'avventura. Noi italiani siamo stati un popolo di esploratori,
siamo stati protagonisti dell'epoca delle scoperte e non lo abbiamo
dimenticato. Le nostre speranze di riconquistare il terreno perduto
sono affidate al loro spirito di iniziativa e ad una politica di Governo che sappia stimolare le necessarie innovazioni per
restituirci adeguata competitività sui mercati mondiali". (Ansa)
03.11.2005
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INACCETTABILI
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La
Turchia, Paese che ha buoni rapporti sia con Israele che con
l'Iran, ha giudicato così le dichiarazioni di Mahmud
Ahmadinejad contro Tel Aviv. |
La
Turchia, Paese musulmano che ha buoni rapporti sia con Israele sia
con l'Iran, ha fatto sapere di giudicare inaccettabili le
dichiarazioni contro lo Stato ebraico fatte dal presidente iraniano
Mahmud Ahmadinejad.
"La Turchia ritiene che i conflitti regionali possano essere
risolti solo con il dialogo e i metodi pacifici", ha detto il
portavoce del ministero degli Esteri ad Ankara, Namik Tan.
"Secondo la Turchia, i rapporti internazionali devono essere
sviluppati in uno spirito di dialogo e di armonia interculturale in
un momento in cui il mondo si trova a fronteggiare il pericolo di
uno scontro di civiltà", ha aggiunto.
"Naturalmente per noi non è possibile accettare simili prese
di posizione", ha proseguito il portavoce facendo allusione a
quanto detto dal presidente iraniano. Parlando davanti ad una
assemblea di studenti del Medio Oriente,Ahmadinejad aveva affermato
che Israele andrebbe cancellata dalla carta geografica. Affermazioni
poi ripetute nonostante le critiche che gli erano state mosse. (Ansa-Reuters-Afp)
03.11.2005
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ANDREOTTI E
LA TURCHIA
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Intervista
di Mattia Bianchi per la rivista <Nuovo Progetto> al senatore a vita
che si è detto prevenuto nei confronti di questo Paese, ma in senso
favorevole. |
Ci interrogavamo in questi giorni sulle
conseguenze di un futuro ingresso nell'Unione Europea della
Turchia, 70 milioni circa di cittadini, per il 99 per cento
musulmani. Un Paese che dal punto di vista dei diritti, delle libertà
di opinione, di religione ha per il momento una situazione diversa
da quella raggiunta in Europa. Un Paese che sta iniziando ad aprirsi
a nuove forme di mercato, alla privatizzazione... Quali valutazioni?
"Personalmente sono un po' prevenuto in senso
favorevole, perché per molti anni mi sono occupato di difesa e ho
lavorato insieme ai turchi. La Turchia fa parte dell'Alleanza
Atlantica ed è stato un elemento determinante nell'equilibrio
attuale: senza la Turchia probabilmente la nostra azione per
scoraggiare l'Unione Sovietica dall'attaccarci non sarebbe stata
sufficiente. Capisco anche le difficoltà legate ad un suo ingresso
nell'UE. Sarebbe stato grave, a questo punto, non iniziare
il negoziato. Un negoziato aperto: non è detto fin da oggi che la
conclusione debba essere una o un'altra, è un negoziato che sarà
comunque lungo. Però penso che, se si lavorerà da una parte e
dall'altra con molto impegno, con molta apertura, potrà
rappresentare una grande svolta positiva per l'umanità. Oggi
abbiamo delle difficoltà nel dialogo con l'Islam, anzi molti lo
impostano in un modo addirittura feroce, di chiusura. Un
atteggiamento del genere si è presentato anche in campo culturale:
Oriana Fallaci, che ha venduto un milione di copie del suo libro -
cosa mai accaduta in Italia - si pone in una posizione di antitesi
assoluta, vede solo i lati negativi dell'islam. C'è anche chi
sul piano internazionale fa una gran confusione, cioè identifica
l'islam con il terrorismo, e questo non è vero.
Ci sono terroristi che non hanno niente a che fare con l'Islam e
ci sono islamici che non hanno niente a che fare con il terrorismo.
Io credo che il negoziato tra l'Unione Europea e la Turchia, se
sarà gestito con molta responsabilità, profondità, investendo
tanti mondi - i giovani, la cultura, gli interessi economici - può
essere per il futuro un forte contributo per migliorare la
situazione dell'umanità. Certamente occorre che anche l'altra
parte si apra. Ad esempio: ad Istanbul non accade, perché la città
ha un carattere quasi internazionale, ma se uno ad Ankara vuole
andare a Messa, credo che solo nella cappella della Nunziatura ne
abbia la possibilità (con una Messa in piedi, sullo stile di quelle
che celebrava Giovanni XXIII, quando era Nunzio apostolico in
Turchia). Questo cammino è stato anticipato dal nostro Governo: la
concessione agli islamici di costruire una Moschea a Roma ha
significato una svolta molto importante. Questo è il cammino che,
se il Signore lo benedirà, sarà poi visto come una svolta notevole
per l'Europa, per la Turchia, e per ciò che più oltre
significherà.
Guardando al nostro Paese, il dibattito politico è già da tempo
concentrato sulle elezioni e sulla contrapposizione tra i due poli.
Nel frattempo nuove povertà, impoverimento dei ceti medi, tematiche
legate all'immigrazione... restano sullo sfondo. Cosa occorre alla
politica italiana per riprendere quota?
"La politica italiana ha bisogno di riprendere dei
programmi di respiro. In fondo nel dopoguerra tutto era a pezzi.
C'è stata una trasformazione, sicuramente oggi non siamo più
sottosviluppati, anche se abbiamo ancora una serie di problemi da un
punto di vista economico. Però ciò che ha spinto il movimento di
crescita della nostra Nazione è stato il senso di collaborazione.
Pur nelle nostre rispettive linee politiche, nelle differenziazioni
c'era la convinzione che l'antagonista fosse un avversario, non
un nemico. Anche il sistema che avevamo, proporzionale, faceva sì
che una serie di forze potessero essere rappresentate; poi facevano
le loro unioni, magari provvisorie, magari parziali, magari rette da
un appoggio esterno che non entrava nel Governo. Poi si è voluta
fare una semplificazione, cioè i due poli, tutto bianco o tutto
nero, ma questo non corrisponde al nostro carattere, non corrisponde
all'Italia che dalla Sicilia alla Valle d'Aosta non è tutta
uguale, non corrisponde alla nostra storia.
Cosa ne è nato? Che all'interno dei due blocchi ci poi sono molte
diversificazioni. Così, non solo i due blocchi non si parlano fra
di loro, ma c'è anche al loro interno quella divisione che tante
volte entra a far parte della cronaca quotidiana... Non esistono
progetti miracolosi. Anche recentemente abbiamo avuto una "doccia
fredda": quello che sembrava l'ideale, il sistema proporzionale
di tipo tedesco (proporzionale con il 5% di base), non ha evitato
che anche la Germania si trovi in difficoltà dopo le recenti
elezioni. Non esistono quindi soluzioni facili. È lo spirito
che conta. Contano i programmi obiettivi, perché le formule poi
sono a servizio dei programmi. Per andare oltre la polemica sulla
menzione o meno delle radici cristiane dell'Europa, io ho detto
"Se noi Unione Europea per un certo numero di anni faremo una
politica tale per cui i poveri saranno meno poveri e i ricchi
saranno meno ricchi, questa sarà l'Europa cristiana". Se si
chiamasse cristiana ma ognuno poi rilevasse condizioni tali per cui
non ci fosse sviluppo, non ci fosse miglioramento sociale? Tutti ci
siamo entusiasmati a suo tempo quando Benedetto Croce disse "non
possiamo non dirci cristiani", ma la cosa importante non è tanto
dirci cristiani, è esserlo. Allora esserlo significa riflettere sul
fatto che tutta la storia del cristianesimo fin dagli inizi è una
storia di poveri che hanno camminato in salita. (Mattia Bianchi/Nuovo
Progetto)
03.11.2005
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L'APPELLO
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Il
presidente della Repubblica di Cipro Nord ha chiesto ad Onu,
Paesi membri del Consiglio di Sicurezza e Stati Uniti di
attivarsi affinché
vengano rilanciati i negoziati per la riunificazione
dell'isola. |
 Il
presidente della Repubblica turca di Cipro Nord (Rtcn), Mehmet Ali
Talat, ha fatto appello all'Onu, ai Paesi membri del Consiglio di
Sicurezza, e agli Usa in particolare, perché sia rilanciato il
negoziato per una riunificazione dell'isola di Cipro, divisa dal
1974 in una parte greca e in una parte turca.
"Le Nazioni Unite ed i Paesi membri che fanno parte del
Consiglio di Sicurezza, hanno il compito di rilanciare il negoziato
per una sistemazione della questione cipriota e gli Usa, in quanto
superpotenza, dovrebbero mobilitarsi a tal fine", ha detto
Talat ad ankara dopo un incontro con il ministro degli Esteri turco
Abdullah Gul. Il presidente della Rtcn è poi partito alla volta di
Washington dove si è visto con il Segretario di
Stato americano Condoleezza Rice su invito di quest'ultima. (da Ansa)
03.11.2005
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UN NUOVO
RAPPORTO
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Grazie
all'intenso appoggio statunitense alla candidatura turca
all'UE, dopo due anni nient'affatto distesi,
Washington ed Ankara sembrano nuovamente vicine. Quale
importanza ha e che ruolo ricopre la nazione anatolica nei
piani dell'amministrazione americana. |
Una volta
avuta la notizia che tutto il Governo attendeva con ansia, ossia il
via libera all'inizio delle negoziazioni ufficiali per
l'ingresso della Turchia in Europa, Namik Tan, portavoce del
Ministro degli Esteri Abdullah Gul, ha caldamente ringraziato il
Segretario di Stato americano per il sostegno ricevuto. Con questo
gesto, la frattura creatasi un paio d'anni or sono può dirsi
totalmente risanata. All'epoca, il voto del Parlamento turco (il 1°
marzo 2003) impedì il dispiegamento di truppe statunitensi sul
territorio nazionale ed i rapporti tra i due Paesi toccarono il
minimo storico. Tuttavia, la visita di Condoleeza Rice, nel febbraio
del 2005, l'incontro di Erdogan con Bush il 7 giugno dello stesso
anno, nella capitale federale degli USA, e, soprattutto, un forte
lavorio diplomatico hanno consentito il rappacificamento.
L'interesse della Casa Bianca per Ankara è ampio e ramificato. A
motivazioni storiche si sommano interessi geopolitici legati agli
attuali scenari internazionali, nonché legami economici e
commerciali, che fondono le dimensioni europea ed asiatica nel Paese
a cavallo tra i due mondi.
La "Sublime
Porta": l'insostituibile accesso al mondo orientale
Come è noto, la
Turchia rappresenta un'eccezione nell'area mediorientale: uno
Stato laico, filo-occidentale, membro della NATO, che adotta
l'alfabeto latino, l'unico nella regione, insieme ad Israele, ad
avere procedure democratiche di selezione del legislativo e
dell'esecutivo. Tuttavia, dopo l'elezione alla fine del 2002 di
Recep Tayyp Erdogan, capo del partito islamico conservatore Akp (Adalet
ve Kalkilnma Partisi, Partito della Giustizia e dello Sviluppo), il
timore di un riavvicinamento di Ankara con i Paesi arabi confinanti
si è acuito. In realtà il Capo del Governo ha puntato sia sul
mantenimento della tradizionale alleanza con l'Occidente (si
ricordi che la Turchia ha ottimi rapporti anche con Tel Aviv), sia
su un nuovo e migliore rapporto con gli Stati limitrofi. A
complicare la situazione è giunto il voto della Grande Assemblea
Nazionale di Ankara del marzo 2003, che ha indispettito non poco il
gigante nordamericano.
Il ruolo strategico che gli Usa attribuiscono alla Turchia è tale
da aver fatto tentare a tutti i costi e con successo, di comporre le
divergenze con la Nazione peninsulare. Nell'ambito della lotta al
terrorismo globale, nella quale i principali Stati accusati di
connivenze con Al Qaeda sono localizzati nell'area mediorientale,
risulta fondamentale avere delle "teste di ponte", Paesi che
mettono a disposizione le proprie infrastrutture, basi, accesso allo
spazio aereo in previsione di attacchi armati. Israele, pur essendo
una formidabile alleata degli Stati Uniti, cerca di mantenersi
estranea, a livello ufficiale, dalle operazioni militari, per non
provocare reazioni ostili da parte degli altri Stati dell'area.
L'Arabia Saudita, altro tradizionale alleato di Washington, dopo
l'11 settembre ha visto le proprie credenziali drasticamente
ridotte ed i rapporti si sono raffreddati sensibilmente. La Casa
Bianca dunque riteneva e ritiene di fondamentale importanza
l'appoggio di Ankara e, due anni dopo lo "schiaffo" del
Parlamento turco, la collaborazione logistica è ripresa. In
particolar modo, dal maggio del 2005, la base militare Nato di
Incirlik, vicino ad Adana, (dove sono conservate ben 90 armi
atomiche tattiche) è stata usata dallo US Army per effettuare una
rotazione importante delle truppe operanti sul territorio iracheno.
Questo ha costituito un grande sollievo per il Governo a stelle e
strisce, in quanto il timore diffuso era che la Turchia potesse
scivolare pericolosamente verso le posizioni dei propri vicini,
Siria in testa. Oltretutto la nascita di una regione autonoma kurda
nel Nord dell'Iraq aveva indispettito non poco il Governo della
penisola anatolica, che era arrivato a minacciare un intervento
armato in caso di problemi.
Non è solo l'aspetto militare ad interessare gli Stati Uniti. Nel
quadro della ridefinizione politico-economica del Medio Oriente,
essi hanno proposto nel febbraio 2004 la "Greater Middle East
Initiative". Questo progetto, di portata epocale, comprendeva
iniziative di carattere economico e politico, tendenti a
liberalizzare i mercati, a democratizzare gli Stati locali, a
portare stabilità politica ed economica in un territorio compreso
tra il Marocco e il Pakistan. Parallelamente a questa iniziativa, si
era formulata l'ipotesi di estendere la copertura della Nato a
tutta la zona citata. Proprio in questa prospettiva appariva
decisivo il ruolo della Turchia, membro dell'organizzazione dal
1952 e possibile modello cui le Nazioni nordafricane e mediorientali
avrebbero potuto riferirsi. Data la sua vicinanza politica
all'Occidente e la contemporanea appartenenza culturale al mondo
islamico, la nazione anatolica si riproponeva ancora una volta nel
suo ruolo storico di intermediario tra Est ed Ovest.
La dimensione economica
Inizialmente, e parallelamente all'iniziativa politica,
l'amministrazione Bush aveva tentato la via dell'integrazione
economica, considerando l'assioma liberista per cui alla
liberalizzazione dei mercati segue una democratizzazione delle
istituzioni. Da principio la Casa Bianca aveva proposto (nel 2002)
la Mepi ("Middle East Partnership Initiative"), un programma volto a
sviluppare il settore privato, ma anche a "dischiudere" il
sistema politico. Il programma "Greater Middle East" ha posto un
accento maggiore sulla dimensione politica, ma non è stato ben
accolto né dai Governi mediorientali né dagli Europei, che
vedevano minacciate le proprie forme di cooperazione (in particolare
il Partenariato Euro-Mediterraneo, Pem, iniziato nel 1995). Si è
dunque tornati, con la nuova "Partnership for Progress and a
Common Future with the Region of the Broader Middle East and North
Africa" (inaugurata al G8 di Sea Island nel giugno del 2004), ad
insistere sull'economia, con la Nazione anatolica sempre in prima
fila nel processo di sviluppo.
Nel 2003, inoltre, gli Usa si sono proposti di creare, entro un
decennio, un'area di libero scambio tra di essi e il Medio Oriente,
la "Middle East Free Trade Area" (Mefta). Il progetto prevede più
fasi e coinvolgerebbe solo gli Stati vicini alla Casa Bianca.
Tutte quelle indicate finora sono, però, progetti ancora da
definire o allo stato embrionale. Tuttavia la Turchia, come singola
entità politica, costituisce già oggi un partner formidabile degli
Stati Uniti. Questi sono il terzo maggior esportatore nel Paese
mediorientale, dopo Germania e Regno Unito. A sua volta Washington
costituisce il settimo più grande acquirente dei prodotti anatolici.
Dal 1990 al 2003, il volume degli scambi complessivo è più che
raddoppiato (da 3.2 miliardi di dollari al 7.2); i dati dimostrano
che il flusso dei beni è nettamente maggiore nella direttrice che
va da Washington ad Ankara. Gli investimenti statunitensi si sono
ampiamente moltiplicati a partire dal 1980, in particolare in un
settore assolutamente fondamentale, quello energetico. Soprattutto
dopo il crollo dell'URSS, è andata acquistando sempre più valore
l'ipotesi di costruire diversi condotti per petrolio e gas dal Caspio al Mediterraneo, attraverso il territorio turco, in modo da
rendere l'economia americana sempre più indipendente
dall'approvvigionamento energetico proveniente dal Golfo Persico.
In particolare l'oleodotto in via di ultimazione che inizia il suo
percorso a Baku, in Azerbaigian, attraversa la Georgia per poi
giungere a Ceyhan, sulle coste meridionali dell'Anatolia,
rappresenta un affare molto proficuo per la superpotenza
statunitense, che frutterà notevoli profitti anche all'economia
di Ankara. Questa struttura consentirà alla compagnia petrolifera
anglo-americana <British Petroleum> di trasportare fino a 1 milione di
barili di greggio al giorno negli Usa ed in Europa senza dover
coinvolgere minimamente la Russia, la quale resterà dunque esclusa
dall'ingente giro di affari.
Dai dati dunque, è possibile rilevare un interessante volume di
scambi e investimenti tra i due Paesi in questione, che identificano
nella Nazione anatolica un importante partner economico con la nazione
a stelle e strisce.
La turchia e l'Europa:
la capitolazione di Vienna e il ruolo statunitense
Il 3 ottobre scorso ha rappresentato una data senza precedenti: sono
ufficialmente iniziati i negoziati per l'ingresso del primo Paese
musulmano nell'Unione Europea, che, tuttavia, avranno termine non
prima di una decina d'anni. L'ultima resistenza all'evento è
stata posta dalla Repubblica austriaca, un'opposizione che
qualcuno ha accostato all'episodio dell'assedio di Vienna nel
1683 da parte delle truppe ottomane, anche se, stavolta, i Turchi
hanno espugnato l'ex capitale asburgica ed hanno messo
definitivamente un piede nel Vecchio Continente.
Ad aiutare Ankara, ed in maniera decisiva, ad entrare nelle
istituzioni comunitarie, ancora una volta è stato l'America a
stelle e strisce, nella persona del Segretario di Stato Condoleeza
Rice. Gli Usa hanno usato tutto il proprio potere negoziale per
vincere la resistenza dello Stato mitteleuropeo, provocando una
reazione di entusiastica gratitudine del Governo peninsulare. Nei
giorni precedenti l'amministrazione nordamericana aveva già
rassicurato Erdogan che l'eventuale accordo con l'UE non avrebbe
inficiato la loro capacità di opporsi all'ingresso dei
greco-ciprioti nella Nato.
L'appoggio statunitense è stato ritenuto, da alcuni, come un
elemento non propriamente positivo per la Nazione anatolica. In
effetti l'establishment della Casa Bianca non ha buoni rapporti
con parte degli Esecutivi europei. Un fattore, invece, favorevole
sia alla causa nordamericana, sia a quella turca, è stata la
vittoria di Angela Merkel in Germania, con un margine così
ristretto di voti da costringerla a formare una Grosse Koalition. In
tal modo Bush ha visto modificato l'atteggiamento del Governo nel
complesso in senso favorevole alla Casa Bianca, mentre la presenza
al Ministero degli Esteri di Berlino del socialdemocratico Walter
Steinmeier, assicura un atteggiamento molto più morbido nei
confronti dell'ingresso della Turchia nell'UE. I cristiano-democratici si erano mostrati contrari ad Ankara, ma il
loro peso politico inferiore alle aspettative ha reso possibile
l'assenso della cancelleria tedesca.
Nel caso in cui i lunghi negoziati non giungessero a buon fine, lo
Stato dell'Anatolia potrebbe costituire un fattore di instabilità
nell'area balcanica, perlomeno per una sua probabile opposizione
all'ingresso di altri Paesi, ad esempio di quelli appartenenti
all'ex Jugoslavia. In tal caso la Turchia resterebbe senz'altro
vicina agli Usa, ma sarebbe incapace di influenzare la politica
comunitaria. Gli Stati Uniti, invece, sperano che le trattative si
concludano positivamente e che si venga a configurare una
composizione "britannica"delle istituzioni continentali. Il
Regno Unito da tempo propende per un allargamento a tutti i maggiori
Paesi dell'area europea e mediterranea, puntando ad una creazione
di un'enorme area di libero scambio, e dunque insistendo sul
carattere economico piuttosto che su quello politico-sociale. In
opposizione a questo modello di evoluzione futura, la Repubblica
francese propugna un'Europa magari di dimensioni più ridotte, ma
più omogenea da un punto di vista politico, sociale, economico e
culturale. E' possibile anche un terzo scenario, che si ricollega
all'idealtipo francese. Esso prospetta una Turchia che sposti il
proprio peso dall'Atlantico all'Europa stessa, divenendo un
importante attore e membro dell'Unione, allentando così i legami
con gi "yankees".
Conclusioni
Washington ed Ankara sono oggi, dunque, nuovamente molto vicini: la
Casa Bianca vede nella Nazione musulmana un importante alleato,
abile a muoversi su due palcoscenici fondamentali per essa:
l'Unione Europea ed il Medio Oriente. Con un'incredibile
parabola storica, gli eredi del secolare Impero ottomano continuano
a fungere da snodo vitale tra i due mondi, da secoli interagenti e
da secoli configgenti. Gli Usa cercano di dare nuova linfa alla
alleanza decennale con i Turchi, i quali ricambiano, ma strizzano
anche l'occhio all'UE ed ai vicini arabi mentre tentano di
riscoprire le proprie radici culturali e religiose e di proiettarle
nel proprio futuro. Ancora una volta l'Occidente, che ora ha il
volto di Bush, di Blair, della Merkel e di Chirac e l'Oriente di
Abu Mazen, Bashar Al Assad, Ahmadinejad e Abdullah della famiglia
Saud si ritrovano a puntare lo sguardo speranzosi verso la "quarta
penisola d'Europa" che è contemporaneamente uno dei più grandi
Stati mediorientali, la Repubblica turca. (Emanuele
Salè/Equilibri.net)
03.11.2005 |
TALABANI:
SERVE UNA AMNISTIA GENERALE
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Il
presidente irakeno convinto che solo così si potrà risolvere il problema
del Pkk che, se combattuto ad oltranza, andrebbe a rinforzare al Qaeda od
altre organizzazioni. |
Il presidente
iracheno Jalal Talabani ne parla già. Il Governo di
Ankara dotrebbe proclamare una "amnistia
generale" per i ribelli curdi turchi, secondo quanto
dichiarato al quotidiano turco <The New Anatolian>.
"Sarebbe possibile un accordo con il Pkk (il
partito comunista del Kurdistan) se ci fosse un' amnistia
generale in Turchia - ha detto Talabani - E' impossibile
regolare la questione con l'uso della forza".
Talabani ha ripetuto che l'esercito iracheno al momento non è
in grado di combattere i ribelli curdi del PKK che attraversano il
confine con la Turchia. E ancora: "Si combattessimo troppo il PKK,
forse comincerebbero a cooperare con i terroristi in Iraq,
con organizzazioni come al Qaeda, Ansar al-Islam o con
al-Zarqaui e avremmo ancor più problemi".
Il capo di Stato iracheno ha insistito sulla necessità di una
maggiore cooperazione su questo punto fra Baghdad e Ankara. La
scorsa settimana il premier turco Recep Tayyip Erdogan aveva detto
che la Turchia "è al limite della pazienza" e aveva
lanciato un nuovo appello a USA e Iraq perché controllino i ribelli
curdi che attaccano la turchia da basi del Nord Iraq. (Rai
24 News)
03.11.2005
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VIETATE
TRE
LETTERE DELL'ALFABETO CURDO
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Sono
le consonanti Q, la X e la W. La decisione presa da un
Tribunale di Siirt nel sud-est anatolico che si è rifatto ad
una norma voluta da Ataturk. |
Tre
lettere dell'alfabeto minacciano la Turchia. Sono la Q, la X e la W. Da
ieri le tre consonanti sono al bando, dopo che il tribunale di Siirt, nel sud
est dell'Anatolia, ha deciso di sanzionare venti persone che durante le
celebrazioni per il nuovo anno curdo avevano innalzato cartelli
contenenti parole con q, x e w, non contemplate nel turco odierno.
La
multa è di entità contenuta, 75 dollari. Ma la disposizione del
tribunale rischia di avere effetti ora su tutto il Paese, il cui
governo appare invece fortemente orientato a ottenere l'ingresso nell'Unione
europea entro il 2014. Sotto la pressione della UE, Ankara aveva
di recente avviato una lunga serie di riforme abolendo anche il
divieto di insegnare e diffondere il curdo in programmi radio e tv. Tuttavia
molte resistenze, dichiarate o di semplice carattere burocratico,
ritardano la piena applicazione delle riforme.
Lo
dimostra il caso di ieri, dove si è addirittura fatto ricorso a una
legge del 1928 riguardante "l'adozione e l'applicazione delle
lettere turche". Ma la norma fu emessa nel processo di
de-arabizzazione voluto da Ataturk, l'uomo che ha trasformato e laicizzato
la Turchia ottomana, e che volle imporre come primo provvedimento
proprio la modifica dell'alfabeto con il passaggio dai caratteri arabi a
quelli latini. La moderna Turchia sembra basarsi però ancora oggi sulla
nozione di" turchicità", un concetto piuttosto rigido senza
compromessi per le diversità etniche.
Le
tre lettere proibite, X, Q e W, sono infatti normalmente usate nell'alfabeto
curdo, lingua indo-europea, mentre il turco appartiene al ceppo uralo altaico. E
sono ora da considerarsi fuori legge, nonostante compaiano in molti negozi,
società, insegne e avvisi pubblicitari.
La
questione delle 3 lettere è del resto da tempo nel mirino delle
autorità. Nel settembre di due anni fa, il ministero dell'Interno aveva
permesso ai cittadini di origine curda di dare ai propri figli nomi
locali, evitando però le q, le x e le w. "I nostri cittadini -
disse il ministro in una dichiarazione stampa - dovrebbero adoperare appellativi
che si conformino alle loro tradizioni e costumi, in linea con le
regole dell'etica, e che non offendano l'opinione pubblica e vengano
scritti secondo i dettami dell'alfabeto turco". Il provvedimento fu
inviato a tutti i governatori regionali, anche se molte autorità
locali hanno spesso cercato di alleggerire il divieto sui nomi non turchi.
La
tv e la radio di Stato hanno anzi cominciato a trasmettere programmi
in curdo. Molti giovani del sud est tuttavia - diverse inchieste e sondaggi lo
hanno evidenziato - preferiscono i
corsi di inglese e quelli di danza alle lezioni di curdo, che finiscono per
essere quasi deserte. Ora, anche con tre lettere in meno. (Marco
Ansaldo/La
Repubblica)
03.11.2005
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AUTOBOMBA
A SEMDINLI PROVOCA 23 FERITI
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L'attentato
certamente riconducibile al gruppo terroristico curdo del Pkk. |
Sono almeno 23 le persone
ferite dallo scoppio di un'autobomba, avvenuto in piena notte a
Semdinli, cittadina situata vicino a Diyarbakir nella provincia
turca di Hakkari, all'estremità sud-orientale dell'Anatolia, che
confina con l'Iraq e l'Iran.
Il governatorato provinciale in un comunicato precisa che
tra le vittime sono compresi quattro soldati regolari, tre
poliziotti e sedici civili. Ben 67 edifici adiacenti sono rimasti
danneggiati. Il veicolo imbottito di esplosivo era stato
lasciato in sosta accanto al quartier generale della gendarmeria
turca: questo dettaglio, e il fatto che nella zona siano molto
attivi i separatisti curdi, ha fatto subito puntare il dito contro
la guerriglia, e in particolare contro il Pkk: il Partito dei
Lavoratori del Kurdistan già guidato da Abdullah Ocalan, da anni
messo al bando in Turchia.
La violenza nella regione è andata aumentando costantemente,
dopo che il Pkk ha revocato una tregua unilaterale proclamata cinque
anni fa. Dall'84 nel Kurdistan turco si sono registrati circa 37mila
morti a causa del conflitto (Rai 24 News)
03.11.2005
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SEMPRE PIU' DURO
LO SCONTRO ERDOGAN-UNIVERSITA'
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Il
premier turco ha criticato i rettori per il loro appoggio al collega Yucel
Askin arrestato con una accusa di corruzione molto dubbia. |
Il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha
aspramente criticato la decisione dei rettori delle Università turche di
essersi recati a Van per esprimere solidarietà al loro collega Yucel Askin,
arrestato con una accusa di corruzione molo dubbia che - secondo i rettori -
nasconde il proposito del governo di colpire Askin per il suo fermo laicismo.
Tuttavia, nello stesso tempo, il Capo dello Stato, Ahmet Necdet Sezer, ha per la
prima volta quest'anno invitato tutti i rettori universitari turchi, al
ricevimento del 29 ottobre alla presidenza, per la festa della Repubblica turca.
"Cosa fanno i rettori a Van? Prendono partito in una controversia
giudiziaria. la loro decisione è stata pessima", ha affermato Erdogan
mentre il vice-premier Abdullah Gul ha affermato che "i rettori, come tutti
gli altri cittadini, devono rispondere alla magistratura". (Ansa)
03.11.2005
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SICUREZZA
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Approvato
documento dall'Mgk turco anche se non era all'ordine del
giorno. A presiederlo il Capo dello Stato Ahmet Necdet Sezer.
Tolto il riferimento contrario alla possibilità che la Grecia
porti i suoi confini entro le 12 miglia. |
The new National Security Document, which
lists Turkey's security priorities, was approved at a National
Security Council (Mgk) meeting chaired by President Ahmet Necdet Sezer on Monday.
The MGK agreed to inform the government of its approval.
Even though it was not on the official agenda of the meeting, the council
decided to discuss and approve the document. The document was discussed at the
MGK meeting two months ago, but no agreement was reached.
According to reports, certain passages that will make the military's role in
domestic security clearer were attached, while the "casus belli" reference against
the possibility of Greece extending its territorial waters to 12 miles was
retained in the document.
In the section on domestic threats, the council kept fundamentalism, separatism
and the extreme left on the list, while removing the threat posed by the extreme
right.
In a press statement released after the meeting the council noted its support
for the start of Turkey's EU membership talks. The statement also emphasized the
importance of completing the construction of all planned dam projects on all
transborder rivers by 2023. (Turkish Daily News)
03.11.2005
|
H5N1:
ATTEGGIAMENTO PIU' CHE MAI DISTACCATO PER IL VIRUS
|
In
Turchia tutto sembra scorrere come sempre e una parte della
popolazione ritiene che si sia fatto forse un eccessivo
allarmismo. Calo, comunque, nella vendita dei volatili. |
"Ogni
essere vivente assaggerà la morte" parole che si trovano
spesso incise sul portale di ingresso di molti cimiteri turchi.
Capita non di rado che l'automobilista o il passeggero di un
mini-bus intrappolato nel caotico traffico delle metropoli turche si
trovi per lunghi minuti a tu per tu con questa frase, a metà tra la
minaccia e la serena constatazione. Presenza nella quotidianità di
un ospite scomodo che in altri contesti culturali sarebbe
interpretata come insopportabile ma che in Turchia sembra essere più
serenamente integrata nell'esperienza quotidiana. Da qui deriva
quell'atteggiamento più distaccato verso la morte che già in
passato aveva attirato l'attenzione di molti viaggiatori europei di
passaggio sui territori ottomani, che spesso avevano fatto un po'
sbrigativamente riferimento al "fatalismo orientale".
Questo distacco può forse aiutare ad interpretare il diverso modo
con cui i turchi hanno reagito alla scoperta della presenza nel
paese del virus <H5N 1> ed anche la loro difficoltà nel comprendere
l'agitazione febbrile registrata in molti paesi europei. Mentre
dall'Europa infatti arrivavano notizie di code alle farmacie, record
di ordinativi e aste in rete per avere confezioni dell'ormai celebre
<Tamiflu>, in Turchia tutto sembrava scorrere come sempre. Le uniche
code visibili erano quelle, tradizionali, davanti ai fornai per
acquistare il pane speciale, ramazan pidesi, immancabile
elemento del pasto, iftar, che segna la rottura del digiuno
quotidiano durante il mese di Ramazan.
All'indomani dell'annuncio dei risultati degli esami del laboratorio
di Londra che hanno confermato la presenza del virus mortale tra i
polli e tacchini dell'allevamento di Manyas, nell'ovest
dell'Anatolia, un rapido giro tra le farmacie di Ankara od Istanbul
permetteva di constatare una situazione tutto sommato nella norma:
ad Ankara i farmacisti registravano solo un lieve aumento delle
richieste del farmaco rispetto alla media stagionale. Ad Istanbul
non di rado i farmacisti mostravano di avere le idee poche chiare
sulla presenza del farmaco in Turchia cavandosela con uno sbrigativo
"Arriverà tra un mese". Il presidente dell'Ordine dei
farmacisti di Ankara ha dichiarato che i depositi cittadini erano
stati svuotati del farmaco in seguito a massicci ordinativi da parte
soprattutto delle ambasciate straniere. Alla domanda di un
giornalista che chiedeva conferma dell'indiscrezione secondo cui
sarebbe stata soprattutto l'ambasciata americana a fare incetta di
Tamiflu, il presidente si è rifiutato di fornire ulteriori
particolari. Dal canto loro, le autorità hanno più volte ribadito
che nel Paese c'erano scorte sufficienti del farmaco mentre la <Roche>
ha inviato 20.000 confezioni.
Girando per le strade, sugli autobus, negli uffici, si aveva la
sensazione che l'appello del ministro dell'Agricoltura, "Non
fatevi prendere dal panico", fosse in qualche modo esagerato
perché la gente non sembrava particolarmente preoccupata dalla
minaccia dell'influenza, tutt'al più liquidava la faccenda con una
frase " Basta non mangiare pollo".
Aumentato il consumo del pesce
Ed effettivamente nelle ultime due settimane le vendite di carne di
pollo e di tacchino hanno subito un calo importante, segno che
qualcosa di anomalo stava accadendo, mentre quelle del pesce
aumentavano sensibilmente. Un calo del 30/40% secondo le
associazioni degli allevatori, fortemente preoccupati che il
settore, da alcuni anni in forte crescita, possa entrare in una
crisi profonda prodotta dalla combinazione tra il rallentamento dei
consumi interni ed il divieto di importazioni dalla Turchia deciso
dall'Unione Europea. Preoccupazioni che hanno spinto il Primo Ministro Erdogan ed il presidente del Parlamento
Bulent Arinc a farsi
fotografare mentre mangiavano dell'insalata di pollo nel ristorante
del Parlamento. Lo stesso ristorante che agli inizi dell'emergenza
aveva eliminato dal menu tutti i piatti di pollo per poi
reintrodurli precipitosamente dopo che la stampa aveva segnalato
l'accaduto.
Proprio la stampa ed i media in generale hanno invece dedicato molto
spazio all'evolvere della crisi. Inizialmente però gli organi di
informazione sono sembrati soprattutto impegnati a stigmatizzare
l'atteggiamento dei contadini dell'area messa in quarantena (10
chilometri quadrati, 28 villaggi), accusati di aver nascosto parte
dei loro animali per sottrarli all'abbattimento. Necessità di
sopravvivenza in condizioni economiche difficili, simbolo della
chiusura della cultura contadina o atavica diffidenza verso
l'autorità, non è dato saperlo. Rimane però il fatto che una
commissione di parlamentari del Chp (Partito Repubblicano del
Popolo) che ha visitato la regione ha ammesso che " là i
contadini non credono all'influenza aviaria". Nelle
perquisizioni a tappeto le autorità sanitarie e la polizia hanno
effettivamente rinvenuto più di 400 animali.
Nei giorni successivi poi i media hanno assunto un atteggiamento più
costruttivo dispensando informazioni sull'atteggiamento da tenere
nel consumare carne di pollo e tacchino ed indicazioni sulle
precauzioni igieniche da osservare.
L'epilogo della crisi si è avuto quando il direttore dei
servizi veterinari del ministero della Sanità ha dichiarato che
"si è concluso il periodo di incubazione dell'infezione
comparsa a Manyas senza che si siano segnalati casi di contagio. Non
ci sono più pericoli né per gli animali né per gli uomini".
Il ministero ha anche annunciato che manterrà la quarantena
nell'area di Manyas fino al 29 ottobre, come da programma ma che la
quarantena non sarà prolungata.
Un ritorno alla normalità certificato anche dagli esperti della UE
che hanno visitato la regione, i registri delle autorità sanitarie
ed alcuni allevamenti dichiarando di averli trovati "come
ospedali".
Preoccupazione solo per il
terremoto
Intanto da giorni ormai sulle prime pagine dei giornali le
fotografie dei polli di Manyas hanno lasciato il posto a quelle
provenienti da Izmir dove da più di una settimana si susseguono
ripetute scosse di terremoto, tra il 5° ed il 6° grado della scala
Richter. Edifici danneggiati, famiglie compostamente accampate lungo
le strade ed anche le dichiarazioni degli esperti che avvertono che
"le scosse potrebbero continuare anche per mesi",
situazioni che fanno parte parte integrante della vita quotidiana
del paese, tradizionalmente costretto a convivere con le apprensioni
ed i dolori, questi si molto concreti, prodotti dalle catastrofi
naturali. Il terremoto è infatti una presenza familiare nella vita
dei turchi, non sono nelle sue manifestazioni più catastrofiche,
l'ultima nel 1997 ha fatto più di 20.000 vittime, ma anche in
quelle minori che si ripetono con regolarità impressionante nei
quattro angoli del paese.
E' proprio questa familiarità con i dolori prodotti dalle
catastrofi naturali, oltrechégli antichi legami storici tra i due Paesi, che sta alla base anche della grande partecipazione che il
Paese ha mostrato per la tragedia che ha colpito
il Pakistan "Noi conosciamo bene questi dolori", titolava
un quotidiano accanto alle foto delle rovine di Muzafferabad. Una
partecipazione che si è concretizzata nell'invio di squadre di
soccorso, tra le prime a raggiungere il Kashmir, e nello
stanziamento di 100 milioni di dollari. (Fabio Salomoni/Osservatorio
sui Balcani)
03.11.2005
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STOP ALLA QUARANTENA
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Lo
ha annunciato la Turchia. Riguarda il villaggio di Kiziksa nel nord-ovest. |
La Turchia ha annunciato
la fine della quarantena imposta nel villaggio di Kiziksa, nel nord-ovest, dove,
all'inizio del mese, è stato individuato il virus dell'influenza aviaria H5n1 e
ha dichiarato che non sono stati riscontrati altri casi di contagio. La
quarantena, lunga tre settimane, è cominciata il 7 ottobre a e nei dintorni d
Kiziksa, dove un focolaio del virus è stato scoperto in un'azienda avicola, e
si è conclusa ufficialmente alle 23 ora locale (ore 22 italiana) del giorno
stabilito. Il
dipartimento dell'Agricoltura locale ha dichiarato in una nota, pubblicata
dall'agenzia <Anatolia>, che non c'è motivo di preoccupazione, ma che
continuerà a tenere sotto controllo l'area e ad esaminare i campioni di sangue
prelevati dagli uccelli del posto. (Più Europa).
03.11.2005
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IL PROBLEMA DEL
VELO
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Le
Nazioni Unite vogliono risolverlo in tre anni. Se ne occuperà
la <Cedaw>, organismo per l'eliminazione di ogni forma
di discriminazione nei confronti delle donne. |
The United
Nations (UN) has brought the ban on wearing headscarves in Turkish universities
to the agenda. The Convention on the Elimination of All Forms of Discrimination
against Women (Cedaw), an association under the UN umbrella, included the
headscarf problem in their report about Turkey.
The report stressed that there is discrimination against female students wearing
headscarves and says the committee is worried about the effect of the ban on
female students. In the recommendation report, the issues of discrimination
against women are listed and a solution on the matter is called for within three
years.
The recently prepared report regarding Turkey also points out the steps taken by
the government towards the removal of the discrimination against women. The
report praises their efforts on the education of women while criticizing the ban
on the scarf. The effect of the ban on students is found to be precarious and
the responsibility of the state to provide women access to every stage of
education was stressed. The report recommended that the state should take the
effect of the ban into consideration and recommended that the problem be sorted
out by the beginning of 2009.
The association director, who works as the secretariat of the Cedaw in Turkey,
revealed at a dinner organized by the research committee that the report will be
made public in a symposium in parliament on 23 December. Meanwhile, leftist
parliamentarians attending the dinner say they are opposed to the 33rd and 34th
articles of the report regarding the headscarf issue. (Habib Guler/Zaman)
03.11.2005 |
SEQUESTRO
RECORD (UNA TONN.) DI EROINA AD ISTANBUL
|
E'
avvenuto nel corso di una operazione antidroga della polizia dopo mesi di
indagini. Arrestate nove persone. |
Nel
corso di un'operazione antidroga a Istanbul, seguita a cinque mesi
di indagini e pedinamenti, la polizia turca ha sequestrato una
tonnellata di eroina, per un valore di 15.7 milioni di euro, e
arrestato nove persone. Lo ha reso noto in una conferenza stampa il
capo della Polizia, Cellattin Cerrah. Gli agenti hanno sequestrato
anche danaro contante per 176.000 euro. Il capo della Polizia ha
detto che la droga proveniva dall'Asia, ma non ha indicato il Paese,
ed era destinata in gran parte in Europa. (Agi)
03.11.2005
|
AFFONDA BARCA DI
CLANDESTINI: 7 MORTI
|
E'
avvenuto nei pressi di Karaada al largo della città balneare di
Cesme. |
Sette persone sono
morte quando la loro imbarcazione che li trasportava verso la Grecia ha
fatto naufragio al largo delle coste occidentali della Turchia, ha
riferito l'agenzia stampa <Anatolia>. Alcune guardie costiere
allertate da un segnale di soccorso della nave si sono recate nella zona
del naufragio, situata nei pressi di Karaada, al largo della città
balneare di Cesme, davanti alle coste greche, e hanno potuto salvare
quattro persone, due palestinesi e due mauritani, ha precisato
l'agenzia. I corpi di sette persone la cui nazionalità è ancora
sconosciuta, sono stati ripescati dalle acque e portati sulla
terraferma, secondo l'<Anatolia>. Si ignora il numero delle
persone che si trovavano a bordo dell'imbarcazione al momento del
dramma. (Asca-Afp)
03.11.2005
|
CONCESSO DAL FMI UN
NUOVO PRESTITO: 1.6 MILIARDI DI $
|
Ciò
- nonostante che la Turchia non abbia ancora approvato la riforma sulla
sicurezza sociale - grazie al rigoroso bilancio per il 2006. |
Il Fondo Monetario Internazionale ha accettato di concedere
alla Turchia una nuova tranche di 1.6 miliardi di dollari (su un accordo stand
by di 10), nonostante che Ankara non abbia ancora approvato la riforma della
sicurezza sociale. Lo riferiscono i media turchi citando una conferenza stampa
congiunta tenuta dal ministro dell'Economia turco, Ali Babacan e dal
responsabile del desk Turchia del Fmi, Lorenzo Giorgianni il quale ha preso atto
dell'impegno turco ad approvare la riforma "agli inizi del prossimo
anno".
Giorgianni ha affermato che la decisione è stata resa possibile grazie al
rigoroso bilancio per il 2006 della Turchia e dal fatto che il Governo turco ha
mantenuto il deficit primario al 6.5%.
A luglio scorso, proprio per la mancata approvazione della riforma della
sicurezza sociale, lo stesso Fmi aveva rinviato la concessione di una tranche di
800 milioni di dollari. (Ansa)
03.11.2005
|
CRESCITA DEL 5%
DEL PIL
|
Lo
prevede per la Turchia il ministro delle Finanze, kemal Unakitan.
Il dato riguarda il prossimo anno. L'inflazione prevista. |
Il ministro turco
delle Finanze, Kemal Unakitan, ha presentato al Parlamento il Bilancio
dello Stato per l'anno 2006. L'ambizioso, ma nel contempo ritenuto dagli
analisti realistico, programma prevede per il 2006 una crescita del
Prodotto nazionale lordo (Pnl) del 5% - pari a 380 miliardi di dollari Usa
- in linea con l'attuale andamento dell'economia turca. L'inflazione
prevista dovrebbe tendenzialmente attestarsi intorno al 5% entro la fine
del 2006 (oggi è all'8%). Per quanto attiene le importazioni il ministro
prevede un incremento del 10,6% (115 miliardi di dollari Usa), mentre le
esportazioni dovrebbero crescere del 2% raggiungendo quota 73 miliardi
di dollari. Il deficit della Bilancia Commerciale pertanto dovrebbe
crescere del 30% (42,6 miliardi di dollari) rispetto a quanto previsto
nel 2005 (33 miliardi di dollari). (Ice
Istanbul)
03.11.2005
|
QUANDO L'ISLAM
E' COMPATIBILE CON IL CAPITALISMO
|
Il
seminario nazionale organizzato dalla Confindustria di Modena
ha fatto giustizia su certi "credo" secondo cui in
Turchia un Governo religioso non ne sa nulla di economia. |
Il
seminario nazionale organizzato a Modena dalla Confindustria
sulla Turchia prelude a una massiccia "missione imprenditoriale"
italiana che andrà a Istanbul e Ankara dal 23 al 25 novembre e alla
visita del presidente Carlo Azeglio Ciampi, accompagnato da numerosi
imprenditori. Dopo la Germania, l'Italia è ormai il secondo partner
commerciale mondiale della Turchia: nel 2005 sarà superata la già
impressionante cifra di 8.5 miliardi di euro del 2004, grazie anche
alla crescita generale dell'economia turca, una delle più alte in
Europa.
La Turchia ha cominciato a smentire a partire dagli anni 1980 il
dogma sociologico, che risale alla fine dell'Ottocento e a Max
Weber, secondo cui l'Islam sarebbe incompatibile con il capitalismo.
Non si può infatti sostenere che a favorire la crescita economica
della Turchia sia stato il laicismo garantito dalla Costituzione di
Kemal Atatürk: fino al 1980 l'economia turca rimaneva a livelli di
terzo mondo. Dopo il colpo di Stato del 1980 i generali, pure
custodi del laicismo, si mettono alla ricerca di un uomo politico
capace di rilanciare l'economia e garantire, dopo i torbidi degli
anni 1970, una riconciliazione nazionale. La loro scelta cade su
Turgut Ozal, che diventerà successivamente presidente del Primo
Ministro e presidente della Repubblica nel 1989, prima di morire
stroncato da un attacco di cuore del 1993. Dagli "anni Ozal"
inizia il boom economico turco.
Funzionario della Banca Mondiale dal 1971 al 1973, perfettamente
anglofono, economista di fama internazionale, e nello stesso tempo
musulmano sufi inserito secondo le modalità più
tradizionali nell'antica confraternita Naksibendi, Ozal - il primo
capo del Governo della Turchia repubblicana a recarsi in
pellegrinaggio alla Mecca - è la prova vivente che si può essere
insieme un economista di casa negli ambienti dei "poteri forti"
di New York e il pio discepolo di uno shaykh della vecchia
Istanbul, senza avvertire alcuna contraddizione, anzi rivendicando
la matrice coranica di una tecnocrazia dal volto umano.
L'eredità di Ozal - i cui anni di Governo sono spesso celebrati
dall'attuale premier Recep Tayyip Erdogan - vive soprattutto nel
mondo economico islamico. Del boom degli "anni Ozal" hanno
profittato per prime le piccole e medie aziende dell'Anatolia che, a
differenza delle grandi società di Istanbul, sono spesso guidate da
pii musulmani. Se è vero che le grandi compagnie di Istanbul, le più
legate agli interessi stranieri, federate nell'organizzazione
confindustriale Tusiad, sono considerate un pilastro del laicismo,
le cosiddette "tigri dell'Anatolia", le medie imprese della zona
asiatica che hanno gran parte nel boom economico, hanno costituito
nel 1990 una Confindustria alternativa, il Musiad, la cui dirigenza
afferma con vigore che l'islam moderato può diventare fattore di
effettivo progresso economico.
Oggi molte aziende del Musiad sono diventate medio-grandi e uno dei
segreti dei successi italiani in Turchia è la nostra capacità di
trattare con il capitalismo islamico del Musiad e non solo con
quello occidentalizzato del Tudsiad, a cui in gran parte si fermano
le relazioni di americani e giapponesi. Il modello economico turco
è esportabile in quei Paesi arabi, che - petrolio a parte - restano
economicamente primitivi? L'esperienza di Ozal e del Musiad insegna
che la questione è anche religiosa. Un Islam fondamentalista è di
impaccio all'economia; un islam moderato può ispirarla in modi
originali e creativi. (Massimo Introvigne/Il
Giornale.it)
03.11.2005
|
UNA
PARTNERSHIP IN EVOLUZIONE
ITALIA E TURCHIA A <BRACCETTO>
|
Il
recente incontro a viale dell'Astronomia sul tema "La ricerca e
l'alta tecnologia in Turchia> è stata la premessa del viaggio che il
nostro presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi farà ad Ankara
tra non molto. Un Paese avviato verso la modernità più assoluta in
ogni tipo di settore. Il ruolo delle Forze Armate. |
Si è svolto nella sede della Confindustria
a Roma il seminario "La ricerca e l'alta tecnologia in Turchia", che ha
illustrato i rapporti in essere e potenziali fra high-tech italiano e turco e le
prospettive che si delineano. L'incontro, al quale hanno partecipato
l'ambasciatore turco in Italia, Ugur Ziyal , ed una folta schiera di tecnocrati di entrambi i
Paesi, era presieduto da uno degli industriali italiani di maggior successo dei
tempi recenti, l'ingegnere Pasquale Pistorio, presidente onorario di <STMicroelectronics
>(che ha portato ai fasti che si sanno in decenni di appassionata leadership),
oggi vice presidente per l'innovazione e la ricerca dell'Associazione di viale dell'Astronomia.
Le presentazioni e la discussione che sono seguite hanno preso le mosse dalla
illustrazione della situazione economica e industriale della Turchia,
soprattutto per quanto riguarda l'alta tecnologia, e i rapporti in essere e
possibili con realtà italiane, private e governative. Il quadro risultante, che
doveva essere focalizzato su temi specialistici ma si è allargato al contesto
più ampio delle relazioni fra i due Paesi, è stato di eccezionale interesse.
Si sono comprese, al di là di tante analisi politiche (e di gossip più o meno
fondati sull'amicizia fra il presidente del Consiglio italiano Silvio
Berlusconi e il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan, inviti ai matrimoni dei figli, comunanze calcistiche...)
le ragioni del forte appoggio del governo di Roma all'entrata della Turchia
nell'Unione Europea.
Queste ragioni risultano sempre più condivisibili, dopo le perplessità
iniziali dei non informati - ossia della maggioranza - e avranno certamente
conseguenze durature nel quadro della complessa vicenda dei negoziati fra la UE
e il Governo turco, che sono autorizzati da qualche settimana. E' probabile
che Roma diventi il principale sponsor di Ankara nei tortuosi passaggi della
validation comunitaria, ancora più di Londra, che appoggia l'entrata della
Turchia per ragioni geopolitiche generali - e forse per compiacere le strategie
mediorientali ed europee di Washington (oltre che per indebolire Bruxelles più
di quanto non abbia già fatto nel corso dei passati decenni) - ma non può
vantare rapporti diretti con la Repubblica ottomana di importanza paragonabile a
quelli dell'Italia. Anche se a Roma vi dovesse essere una cambio di
maggioranza alle prossime elezioni politiche di primavera, l'appoggio italiano
alla Turchia non dovrebbe mutare, a meno di un appiattimento del futuro Governo
al direttorio franco tedesco.
Italia secondo partner commerciale
E' da considerare che, al di là di simpatie e assonanze, l'Italia è il
secondo partner commerciale di Ankara e quello con più promettenti gradienti di
sviluppo. La prossimità geografica, storica e socio-culturale dei due popoli è
pienamente avvertita in Turchia molto più di quanto non sia da noi e questo non
depone a favore della maturità geopolitica dell'opinione pubblica italiana e
della sua élite. In Turchia l'Italia è ancora estremamente popolare in ogni
settore, dai modelli comportamentali allo stile di vita, alla moda, ai prodotti
industriali, al design, allo sport, alla politica, al difficile equilibrio fra
confessione religiosa e laicità.
Non esiste un problema di difficile inserimento di masse cospicue di immigrati
turchi nel nostro Paese, come avviene in Germania, Olanda, Svizzera, Austria e
Francia. E' assente quella ostilità pregiudiziale delle opinioni pubbliche
che altrove ha condizionato negativamente le varie posizioni governative circa
il via libera ai negoziati per l'ammissione di Ankara alla UE (non perché
siamo meno xenofobi degli altri, ma perché abbiamo pochi turchi). Si tratta di
un argomento che destato e desta risentimenti molto forti nella Penisola anatolica. Una volta tanto l'Italia si trova dalla parte giusta, almeno per i
turchi e i suoi obiettivi interessi.
Oltre 200 aziende italiane sono localizzate in Turchia, fra le quali molti
grandi nomi, come <Fiat>, <Pirelli>, <Eni>, <Magneti Marelli>,
<Tim>, <Indesit>, <Menarini<, <Benetton>, <Generali>,
<Cementir<, <Bialetti>, <Beretta>, <Alenia>, <Agusta>. Altre 300
aziende turche sono di proprietà italiana. Il numero di ambedue le tipologie è
triplicato negli ultimi dieci anni. La situazione economica e finanziaria del
Paese è molto migliorata dopo la crisi del 2001. L'inflazione è "solo"
del 10%, dal 77 % degli anni 90. Il Pnl è cresciuto del 25% negli ultimi tre
anni, e oggi è poco meno di quello della Spagna (e di metà di quello
italiano). Il suo incremento è caratterizzato da tassi "asiatici", 8.5% nel
2004. Le aziende turche sono 1.2 milioni (quelle italiane 4.2 milioni), il
telefoni cellulari sono posseduti dal 54% della popolazione (102% in Italia,
ossia più di un telefonino per abitante), gli internet subscribers sono 10.3
milioni (22.6 gli italiani).
A livello micro-economico la situazione è persino ancora più favorevole. Come
ha detto l'ingegnere Pistorio con molto calore ed entusiasmo, il lavoratore
medio turco ha uno skill poco inferiore a quello del suo collega italiano e
costa un decimo, mentre un ingegnere è professionalmente del tutto equivalente
(spesso è formato all'estero, se non altro come master) e costa la metà. Gli
investimenti esteri nel Paese, in continua ascesa, arriveranno a 43 miliardi di
dollari nel 2005, di gran lunga più che in Italia. La Repubblica anatolica
diventa così la destinazione preferenziale per gli investimenti nell'area del
vicino e Medio Oriente e probabilmente dell'intero bacino mediterraneo se si
esclude la Francia (ma bisognerebbe fare bene i conti). Una delle tante
conseguenze è che il valore della Borsa turca è raddoppiato in poco più di un
anno.
Il commercio complessivo con l'estero
Il commercio con l'estero complessivo è di 115 miliardi di dollari; con
l'Italia è a 7.1 miliardi, il che fa del nostro Paese il secondo partner dopo
la Germania. Il tessuto industriale turco è ampio e diversificato, del tutto
comparabile a quello di un Paese europeo di media grandezza e destinato a
divenire uno dei maggiori dell'area euro-mediterranea. In prospettiva, la
Turchia è destinata ad assumere il ruolo di seconda potenza della UE, dopo la
Germania, e non solo in termini demografici, per i quali sarà a breve il primo
- 72 milioni di abitanti in crescita sostenuta a fronte di 80 milioni di
tedeschi in regressione di natalità. Quest'ultima e anche la precedente (il
superamento a breve medio termine dell'Italia prima e della Francia dopo)
possono essere annoverate fra le ragioni principali della freddezza francese e
tedesca e si aggiungono al peso degli immigrati.
Le prospettive di una cooperazione con l'Italia sono quindi eccellenti. Per
incrementarle ancora, Confindustria sta preparando la sua terza missione in
grande stile all'estero - dopo Cina e India - proprio in Turchia, il 23-25
novembre prossimi. Sarà capitanata anche questa volta dal presidente Carlo
Azeglio Ciampi. La
piena concordanza sul tema fra Quirinale, Palazzo Chigi e viale
dell'Astronomia dovrebbe propiziare un esito della missione ancora più
favorevole delle due manifestazioni predenti. L'iniziativa ha incontrato molto
interesse da parte delle aziende italiane, con 300 prenotazioni fino ad ora.
La questione del potenziamento della Turchia e del ruolo che può giocare
l'Italia non ha solo una valenza economica, ma straordinarie riverberazioni
geopolitiche. In primis, per la posizione strategica del Paese, che ne fa uno
dei pilastri occidentali dell'area euro-mediterranea e in particolare il
principale bastione Nato nei confronti dell' area di instabilità islamica del
Medio Oriente e dell'Asia Centrale. La Turchia fa parte dell'Alleanza
Atlantica da 50 anni e ne condivide tutti gli impegni operativi, i requisiti
tecnici e i protocolli di inter-operabilità. Allo stesso tempo Ankara è il
leader di una etnia che si protende dal Mediterraneo alla Cina e comprende 220
milioni di orgogliosi turcofoni, sui quali sultani, generali a sei stelle (in
Turchia esistevano fino a poco tempo fa) e primi ministri più o meno
democraticamente eletti hanno sempre avuto un'influenza decisiva (come in
Afghanistan, che è nato sotto la tutela kemalista, negli anni 20, anche se
nessuno lo dice, o lo sa).
L'industria della difesa asse portante
Le Forze Armate turche sono poderose, soprattutto perché ancora disposte a
combattere la guerra vera chiamandola col suo nome - e non con pudici gerundi
anglofoni declinanti il suo contrario (peace-keeping, enforcing, mantaining...).
La Marina turca è in crescita e già si trova su livelli quantitativi eguali se
non superiori a quella italiana. L'aviazione dispone di velivoli da
combattimento F-16 prodotti in loco ed esportati, con un grado di quasi completa
autonomia. L'esercito è una formidabile macchina da guerra che schiera
quattro armate e dieci corpi d'armata (quando gli omologhi occidentali, Us
Army compreso, ragionano ormai in termini esclusivi di brigate, tre livelli più
in basso) che mettono in campo 400mila uomini, più 800mila riserve. I soldati
fanno quindici mesi di solida naja in oasi di tranquillità come i confini con
l'Iraq, la Siria, il Caucaso o il Kurdistan, a bordo di 3.300 carri da
battaglia, 4.800 blindati, 1.600 pezzi di artiglieria, 50 elicotteri
d'attacco, 300 da trasporto, eccetera.
Tuttavia, le stesse Forze Armate sono arretrate sul piano tecnologico e hanno
un'estrema necessità di modernizzazione, da conseguirsi, secondo i desiderata
del governo, attraverso una crescente autonomia propositiva, progettuale e
produttiva. Questa passa attraverso l'acquisizione di know-how esterno da
parte di strutture ad hoc che sono state costituite dal Governo di Ankara,
dotate di strutture e fondi e messe in condizione di operare. Più in generale,
l'industria della Difesa è considerata l'asse portante del sistema di
tecnologia avanzata del Paese e il principale polo di sviluppo per una crescita
complessiva del suo sistema produttivo. Il Governo le ha assegnato una missione
precisa in tal senso e i militari si sono messi in marcia con ottomana
determinazione (per esempio mediante le "Fondazioni militari", organismi
castrensi privatizzati che operano con estrema libertà e spregiudicatezza in un
regime di estremo favore finanziario, normativo e fiscale, anche in campo
internazionale).
Per una serie di ragioni storiche e contingenti, il corrispondente comparto
italiano è oggi visto con molto favore per agevolare questa crescita e per
modernizzare le dotazione dei reparti operativi, adeguandoli in particolare agli
ambienti Network-centric moderni. La preferenza è determinata dal patrimonio di
alte tecnologie in possesso del medesimo comparto, che si accompagna
all'assenza di condizionamenti politici di qualsiasi genere da parte del
governo di Roma. L'attuale Governo islamico di Ankara vuole svincolarsi il più
possibile dalla esclusiva dipendenza dalle forniture high-tech americane e
israeliane (molto imbarazzante per gli islamici al potere) che caratterizza il
procurement delle sue Forze Armate. I francesi andrebbero ovviamente ancora
meglio, ma sono troppo invadenti. E poi c'è la questione del velo proibito
nelle scuole e la posizione critica sull'accesso di Ankara alla UE al quale
abbiamo accennato. Pure i tedeschi, una volta ammirati e idolatrati, sono in
disgrazia per la tiepidezza sul tema dell'ammissione, soprattutto oggi che è
diventata cancelliere frau Merkle, dichiaratamente ostile alla Turchia nella UE.
La penetrazione dell'industria militare italiana è da'altra parte molto
consolidata e poggia su solide basi. Il recente importante contratto per
l'acquisizione di dieci velivoli Atr-72 antisommergibili per la Marina turca
(programma Meltem 3) è solo l'ultimo esempio. Le opportunità sono in genere
assai interessanti e diversificate. Il mercato militare turco può essere
considerato quello con il gradiente potenziale di sviluppo più significativo
per l'industria italiana insieme all'India, ma rispetto a questo a svariate
ore di volo in meno e livelli di comprensione culturale in più. Le tre
tipologie di iniziative italiane nel Paese auspicate dall'ingegnere Pistorio
nel simposio di Confindustria (vendere in Turchia, produrre in loco manufatti da
distribuire in Europa e altrove, utilizzare la disseminazione dei turcofoni in
Asia Centrale per penetrare l'Asia) trovano piena applicazione anche nelle
strategie auspicabili da parte dell'industria della Difesa e più in generale
in quella con elevata valenza strategica. (Andrea Tani/Pagine
di Difesa)
03.11.2005
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INVESTIMENTI
RECORD
|
Per
quanto riguarda quelli esteri è stata toccata per la prima
volta in Turchia la cifra di 8 miliardi dollari. La
soddisfazione del presidente della <Yased>, Saban
Erdikler. |
Il
Presidente della <Yased> (l'Associazione degli investitori
esteri in Turchia), Saban Erdikler, ha comunicato che la Turchia a
fine 2005, raggiungerà una cifra record negli investimenti esteri
toccando per la prima volta nella storia quota 8 miliardi di dollari
Usa, quando nel 2004 gli investimenti esteri erano stati in totale 2.7
miliardi di dollari. Il presidente Erdikler ha anche sottolineato
che gli investimenti esteri rappresentano una risorsa fondamentale
per lo sviluppo del paese e che le polemiche su alcuni settori
considerati da una parte dell'opinione pubblica
"strategici" e quindi non cedibili agli stranieri, debbono
considerarsi sterili e superate dai fatti. La < Yased> ha
peraltro comunicato - in un apposito report - che il 72% degli
investitori esteri in Turchia crede che nei prossimi mesi migliorerà
certamente la congiuntura economica ed il clima per operare in loco.
Il 49% invece non ritiene che l'avvio dei negoziati per l'ingresso
nell'UE possa influenzare positivamente l'effettuazione o meno di un
investimento in Turchia. (Ice Istanbul)
03.11.2005
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ENERGIA
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Crescenti
investimenti in un settore che, ora più che mai in Turchia, ha
una domanda pari a 90 Mtep e che nel 2020 sarà di 230 Mtep
(+160%). Intervento del ministro Hilmi Guler. |
L'ulteriore
sviluppo economico della Turchia passerà attraverso investimenti
crescenti nel campo energetico. Questo è quanto emerso nel corso di
un intervento del ministro dell'Energia e Risorse, Naturali Hilmi
Guler, al Consiglio dei Ministri dei giorni scorsi. Il ministro
Guler, ha fatto presente che a livello mondiale la domanda di
energia crescerà del 40% sino al 2020 e del 60% sino al 2030
(raggiungendo rispettivamente 14.000 e 16.000 Mtep). L'attuale
domanda energetica della Turchia è pari a 90 Mtep e sarà di 230
Mtep circa nel 2020 (+160%). Gli investimenti turchi in campo
energetico - del valore di svariati miliardi di dollari Usa - si
concentreranno, nei prossimi anni, soprattutto nell'utilizzo del gas
naturale e del carbone, ma resta aperta l'opzione nucleare, che, pur
costosa e complessa, ridurrebbe fortemente la dipendenza dall'estero
e quella delle energie rinnovabili su cui il governo turco crede
possano concentrarsi una parte rilevante degli stanziamenti pubblici
a favore della ricerca. (Ice Istanbul)
03.11.2005
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SI CERCA UN'INTESA PER
UN VOLO ISTANBUL-TRIESTE
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Logistica
e trasporti, mobili e componenti per l'arredo, meccanica e beni
strumentali: questi gli altri temi di un incontro che si è svolto ad Ankara nella
sede della nostra ambasciata tra una delegazione della Regione del Friuli
Venezia Giulia e una controparte turca. I vantaggi per gli interscambi
economici. |
 Logistica e trasporti,
mobili e componenti per l'arredo, meccanica e beni strumentali: questi, a fianco
di una azione diplomatica propulsiva per l'avvio del volo diretto Istanbul-Ronchi dei legionari, i temi al centro dell'incontro svoltosi nei
giorni scorsi all'Ambasciata d'Italia della capitale della Turchia e che ha
visto impegnati l'assessore regionale agli Affari internazionali, Antonio Paoletti, l''ambasciatore d'Italia Carlo Marsili e le due delegazioni
economico-istituzionali del Friuli Venezia Giulia e turca. L'iniziativa si è
inserita nel progetto regionale "Friuli Venezia Giulia-Turchia: un ponte
per l'Europa", coordinato dall'Ente camerale giuliano quale capofila del
sistema regionale della Camera di Commercio.
La delegazione guidata dall'assessore Iacop, ha incontrato alla presenza di
Marsili il presidente internazionale della Confindustria turca, Aldo Kaslowski,
il presidente della <Deik> (Consiglio per le relazioni economiche
internazionali) Zeneyp Bodur, assieme ai vertici dell'Ice e della Camera di
Commercio italiana in Turchia.
"La Turchia nel 2006 - ha sottolineato l'assessore - avrà un ruolo
importante dal punto di vista economico-commerciale e culturale per il Friuli
Venezia Giulia. Da una parte si punterà allo sviluppo dell'interscambio
commerciale tra la regione e la Turchia, dall'altro sarà realizzata a Palmanova
la mostra "I turchi in Europa" e il Paese sarà ospite dell'edizione
2006 del <Mitelfest>. Ma le relazioni tra Istanbul e Trieste trovano
solide basi anche negli oltre 200 mila camion che transitano attraverso il porto
del capoluogo giuliano".
"La logistica regionale - ha evidenziato il presidente camerale Paoletti -
con la sua rete di servizi costituisce un'ottima opportunità per l'ingresso
ella Turchia in Europa. Affinché ciò avvenga risulta fondamentale la
realizzazione del volo diretto tra Istanbul e ronchi dei legionari, sostenuto
dall'Ambasciata d'Italia in Turchia e dall'Ambasciata di Turchia a Roma,, dalle
atorità regionali e camerali della Regione e da alcuni imprenditori che già
operano nei due Paesi. L'attivazione della linea aerea - è stato sostenuto da
Iacop nel corso dell'incontro - sarebbe anche a supporto del trasferimento dei
camionisti turchi che giornalmente arrivano a Trieste attraverso l'aeroporto di
Lubiana nonché funzionale all'incremento dei flussi turistici".
In proposito dal presidente della camera dell'Industria turca Kavi Husamettin è
stata fornita una particolare disponibilità a sostegno di questa realizzazione.
Husamettin ha garantito la sua azione diretta sia nei confronti dei cinque
vettori privati esistenti in Tuchia, sia presso la compagnia di bandiera <Turkish
Airlines>.
La delegazione regionale - che tra l'altro si è vista con il presidente della
camera di Commercio turca, Murat Yalcintas - ha illustrato agli imprenditori
turchi finalità del progetto e la reale consistenza e le opportunità di
possibili collaborazioni fornite dai settori della logistica, del legno e
arredo, dei trasporti e della meccanica.
Il presidente dell'Associazione dei produttori turchi di arredi per ufficio,
Adem Yilmaz, ha auspicato una collaborazione nella produzione del settore per
riuscire ad arginare la rande concorrenza proveniente dalla Cina. Ma
collaborazioni sono state auspicate anche dal presidente turco dei produttori di
cucine e forniture e manufatti per il bagno, Ali Aycenk, nonché dai
rappresentanti delle associazioni dei trasportatori, degli operatori dei
traffici marittimi <ro.ro> e della logistica in genere. (Adnkronos)
03.11.2005
|
ISTANBUL
PACKAGING: UNA FIERA DI INDUBBIO RICHIAMO
|
Alla
manifestazione 2005 - che si terrà dal 9 al 13 novembre e che
è sponsorizzata dalle Associazioni turche dei produttori di
macchine e materiali per l'imballaggio - sarà presente anche
l'Ice. |
L'Ufficio Ice
di Istanbul sarà presente all'undicesima edizione della Fiera
<Istanbul Packaging 2005> che si terrà dal 9 al 13 novembre.
Sponsorizzata dalle Associazioni turche dei produttori di macchine e
materiali per l'imballaggio, la manifestazione è dedicata alle
macchine per il confezionamento e l'imballaggio, etichettatrici,
macchine per la lavorazione del cartone, macchine per il converting,
macchine per la produzione di imballaggi, attrezzature e materiali
per imballaggio. Lo stand dell'Ice ospiterà 12 aziende italiane (<Bortolini
Kemo>, <Collograf>, <Cosmopack>, <Pozzipack>,
<Tcm>, <Zecchetti>, <E. Calvi>, <Euroimpianti
S.p.A.>, <G. Mondini S.p.A>, <Grassi Srl, Irac Srl>, <Tecnicam
Srl>) e l'<Ucima>, l'Associazione Industriale di Categoria che
rappresenta i costruttori italiani di macchine automatiche per il
confezionamento e l'imballaggio. Per ulteriori informazioni sul
Punto Italia, rivolgersi a: istanbul@istanbul.ice.it
. (fonte Ambasciata d'Italia ad Ankara)
03.11.2005
|
DOBLO' 2006
|
Il
nuovo modello della <Fiat> presentato in Turchia
dall'amministratore delegato della <Tofas>, Alfredo
Altavilla. Sarà disponibile al prezzo di 17.430 Lire turche. |
L'amministratore
delegato della <Tofaş>, Alfredo Altavilla, ha presentato
alla stampa la <Fiat Doblo 2006>. Il nuovo modello della già
nota <Doblo>, che con i miglioramenti apportati al modello
attualmente sul mercato, sia dal punto di vista delle specifiche
tecniche che del design interno ed esterno, si è aggiudicata il
Premio Furgone dell'anno la scorsa settimana ad Amsterdam, sarà
disponibile in Turchia al prezzo di Ytl 17.430. La <Tofaş>,
che finora ha venduto 5.500 esemplari nel Paese, conta di esportare
80.000 unità entro fine anno ma è allo stesso tempo impegnata a
diversificare la propria produzione in particolare puntando sulla
<Fiat Cargo Maxi>, quasi totalmente progettata in Turchia. Si
tratterebbe del primo veicolo commerciale la cui proprietà
intellettuale è turca, ha affermato Altavilla nel corso
dell'incontro con la stampa locale, il quale ha proseguito
affermando che la Società intende ora destinare gran parte della
propria produzione al mercato locale piuttosto che all'export.
(fonte Amb. d'Ita)
03.11.2005
|
ATTIVITA'
DELLE 2FREE ZONES"
|
Registrato
in Turchia un aumento pari al 6.3% nei primi nove mesi di
quest'anno |
Le
"free zones" della Turchia hanno registrato
in media un aumento delle loro attività pari al 6.3% nei
primi nove mesi dell'anno rispetto allo stesso periodo del 2004 e
offrono ottime prospettive di crescita nei prossimi anni. In termini
di volume d'affari, contrariamente al passato, la Zona Franca
dell'Egeo ($2.7 mld) è stata superata da quella di Istanbul
dedicata al solo settore del pellame ($4.8 mld) mentre si è
posizionata terza quella dell'Aeroporto Atatürk di Istanbul ($2.5
mld) e a parimerito quelle di Tracia e Mersin ($1.6 mld). La maggior
parte degli affari è stata conclusa con paesi dell'UE e dell'Ocse
per un valore di $6.3 miliardi, pari al 37.1% del totale,
mentre quasi la metà della produzione è stata destinata al mercato
interno (47%). Le aziende rilevate nelle "free zones" a
settembre 2005 ammontano a 3.944, di cui 635 con partecipazione
straniera. (fonte Amb.
d'Ita)
03.11.2005
|
NIENTE
FIRMA
|
La
delegazione turca guidata dal ministro Hilmi Guler non l'ha
apposta allo specifico Trattato della Comunità sud-orientale
dell'Unione Europea. |
La
delegazione turca guidata dal ministro per l'Energia Hilmi Güler,
è rientrata dalla missione in Grecia senza aver firmato il Trattato
sull'Energia della Comunità sud-orientale dell'Unione Europea.
Il Trattato impegna i paesi firmatari a far propri i regolamenti
dell'Unione Europea volti a creare un mercato pan-Europeo per
l'elettricità ed il gas. La liberalizzazione di questi mercati
dovrebbe essere completata
entro il 2008 per le società ed entro il 2015 per i
consumatori. La Turchia, che "ha attivamente partecipato e
contribuito significativamente ai lavori", come ha tenuto a
precisare il ministro Güler, intende far parte dell'iniziativa ma
il mercato dell'energia nel Paese richiede ancora molti
investimenti per sfruttare al meglio le proprie risorse naturali e
garantirsi una miglior posizione dal punto di vista negoziale per
trovare poi un punto di convergenza tra gli interessi nazionali e i
desideri dell'Unione Europea. Il Commissario dell'UE per
l'Energia, Andris Piebalgs, da parte sua, ha motivato il ritardo
dell'adesione della Turchia con il bisogno di "fornire maggiori
chiarimenti al
fine di evitare incomprensioni" specialmente per quanto concerne i
regolamenti dell'Unione Europea in materia ambientale. (fonte Amb.
d'Ita)
03.11.2005
|
PER IL CORSO
DI ITALIANO UN VERO E PROPRIO <BOOM > DI ISCRIZIONI
|
Trecentocinquanta
richieste a Gaziantep per 90 posti disponibili. Una iniziativa
sviluppatasi dopo la visita del vice-ministro alle Attività
produttive con delega al Commercio Estero, Adolfo Urso. |
Boom
di richieste (350 per 90 posti disponibili) il primo giorno di
iscrizioni al corso di lingua italiana a Gaziantep, nel sudest della
Turchia. L'iniziativa, avviata dalla Camera di Commercio di
Gaziantep e dall'Istituto Italiano di Cultura di Ankara, si è
sviluppata a seguito della visita nella regione del vice-ministro
alle Attività produttive con delega al Commercio Estero Adolfo Urso
e dal conseguente aumento dell'interesse sia per l'Italia che per
la collaborazione con le imprese italiane. Nejad Kocer, Presidente
della Camera di Commercio di Gaziantep ha affermato che gli studenti
della regione fino a
poco tempo fa puntavano alla conoscenza dell'inglese ma ora è
aumentata la richiesta di lingue meno conosciute e tra queste
l'italiano è in testa. La Turchia, ha proseguito, è in una fase
importante di crescita e la nostra zona, ponte tra oriente e
occidente, è tra le più ricche del paese, con rapporti aziendali a
livello internazionale, nel settore tessile, del turismo e delle
automobili, tra queste la collaborazione con l'Italia è sempre
stata di prestigio. (fonte Amb. d'Ita)
03.11.2005
|
STRATEGIA
AEREA
|
Le
linee turche spenderanno nel prossimo decennio tra i 12 ed i 15
miliardi di dollari per l'acquisto di vettori commerciali. Il
numero dei velivoli dovrebbe arrivare a 280 unità. Una
performance che supererà in media quella di altri Paesi
europei. |
La
<Boeing> prevede che nel prossimo
decennio le linee aeree turche spenderanno tra $12 e $15 miliardi
per l'acquisto di aerei commerciali, stimando il numero dei
velivoli fino a 280 unità. In base a quanto affermato dal vice-presidente
per il marketing della <Boeing>, Randy Baseler, la
forte performance economica della Turchia supererà infatti
in media quella di altri Paesi europei e con un traffico passeggeri
che cresce del 6% all'anno la domanda di velivoli commerciali
dovrebbe raddoppiare entro il 2015. (fonte Amb.
d'Ita)
03.11.2005
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SETTORE
BANCARIO
|
Approvato
senza apportare modifiche il testo di legge sulla riforma. |
Il
Parlamento turco ha approvato il testo di Legge sulla riforma del
settore bancario senza apportare nessuna modifica ai tre articoli su
cui il presidente della Repubblica Ahmet Necdet Sezer aveva posto il
veto. Gli articoli riguardavano in particolare il reclutamento del
personale da impiegare nel Fondo di Assicurazione dei Depositi e dei
Risparmi e dall'Agenzia di Supervisione del Regolamento bancario,
nonché il trasferimento di fondi pensionistici dalle banche private
all'Autorità per la Sicurezza Sociale. L'approvazione del testo
rientra tra le riforme strutturali previste dagli accordi con il
Fondo Monetario Internazionale. (fonte Amb.
d'Ita)
03.11.2005
|
CEMENTIFICI
|
Conclusa
la vendita del complesso <Van> aggiudicato alla
<Limak Kurtalan Cimento> e di un'altra fabbrica a Gaziantep
passata alla <Sanko Pazarlama>. |
Il
Fondo di Assicurazione dei Depositi e dei Risparmi (Tmsf) ha
concluso la vendita di altri due cementifici del <Gruppo Uzan>,
si tratta del cementificio <Van> che è stato aggiudicato alla
<Limak Kurtalan Cimento> per $54.25 milioni e del cementificio
Gaziantep che è stato acquisito dalla <Sanko Pazarlama>, del
<Gruppo Sanko>, per la somma di $128 milioni (quasi
triplicando il valore di vendita iniziale di $47 milioni). Si tratta
della seconda acquisizione da parte del <Gruppo Sanko> che,
attraverso la <Cimko Cim ve Beton San> la scorsa settimana
si era aggiudicato la <Bartin Cimento> per la somma di
$48 milioni. (fonte Amb.
d'Ita)
03.11.2005
|
NOTIZIE IN
BREVE
|
Aumentano
le riserve valutarie. Progetto di sostegno sociale ai
dipendenti di aziende. <Is Bank> incrementerà la
concessione dei crediti. Approvata la vendita del 55% delle
azioni della <Turk Telekom>. |
La
Banca Centrale turca ha annunciato che a fine ottobre le riserve
valutarie in valuta estera sono aumentate di $11 milioni, per un
totale di $44.2 miliardi.
________________
La
Banca Mondiale, con un credito pari a
€ 360 milioni, finanzierà
la seconda fase del progetto di sostegno sociale ai
dipendenti le cui aziende, dopo la privatizzazione, riducano il
proprio personale (Privatization Social Support Project).
L'Amministrazione per le Privatizzazioni sarà responsabile della
gestione del prestito con cui farà fronte alle spese di
liquidazione per fine lavoro, fornirà
consulenza ai lavoratori in cerca di nuova occupazione e
monitorerà l'impatto sociale del progetto. Questa seconda fase è
stata elaborata per dare continuità al programma di assistenza alla
forza lavoro attiva nel Paese impegnato in importanti
privatizzazioni di beni dello Stato.
________________
Con
l'intento di sviluppare la propria attività in settori
economicamente produttivi, la <Iş Bank> incrementerà la
concessione di crediti alle aziende operanti nel settore
dell'agricoltura biologica. L'annuncio è stato fatto a Isparta
(Turchia meridionale) nel corso di una riunione indetta a
conclusione di una missione di valutazione delle potenzialità
economiche offerte dalla regione e da cui proviene lo 0,3% del
totale dei depositi nella <Iş Bank>. Isparta, la cui
popolazione ammonta allo 0.8% del totale a fine 2004 ha registrato
una superficie arabile totale di 260.052 ettari ed una produzione
annua di 11.238
tonnellate di prodotti organici.
_________________
Il Consiglio di Stato turco ha approvato la vendita del 55% delle
azioni della <Turk Telekom> al consorzio guidato dalla saudita
<Oger Telecom>, di cui fa parte anche <Telecom Italia>.
Il ricorso contro la vendita della quota di maggioranza
dell'operatore turco era stato presentato dal sindacato dei
lavoratori del settore delle telecomunicazioni (<Haber
İş>) che
contestava l'approvazione della vendita da parte dell'Autorità
per la Competizione, definendo l'operatore nazionale un bene
strategico dello Stato (attualmente il 13mo operatore mondiale con
19 milioni di abbonati) e manifestava il timore di perdita di lavoro
dei suoi dipendenti. La <Oger>, che si è aggiudicata la gara
con $6.55 miliardi, dovrà quindi versare una prima tranche pari a
$1.3 miliardi e definire il resto del pagamento in cinque rate.
(fonte Amb. d'Ita)
03.11.2005
|
INDICATORI
MACROECONOMICI
-
Crescita Pnl gennaio-marzo 2005: 5.3%
- Valore assoluto Pnl $ 70.2 miliardi (agosto 2005)
- Crescita Pil
gennaio-marzo 2005: 4.8%
- Inflazione
annua (prezzi al consumo): 7.82% (luglio 2005)
- Interscambio con
l'Italia nel periodo gennaio-agosto 2005: $8.22 miliardi,
con $ 4.93 miliardi di esportazioni italiane verso la Turchia (+
8.94%) e $3.29 miliardi di importazioni dalla Turchia (+ 19.81%).
(fonte Amb. d'Ita)
03.11.2005
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INTESA
A TRE
SUL TRASPORTO DEL GAS
|
Sarà
firmata a Lecce da Italia e Grecia per allargarsi
poi alla Turchia. Nel corso dell'incontro verrà presentato il
progetto <Igi>. |
Nella
giornata di domani, 4
novembre a Lecce verrà firmato un accordo intergovernativo
Grecia-Italia per l'interconnessione delle reti di trasporto del gas
naturale dei due Paesi. L'intesa si allargherà alla Turchia con la
sottoscrizione di una dichiarazione di collaborazione trilaterale in
campo energetico. Alla cerimonia parteciperanno per l'Italia il ministro
delle attività produttive, Claudio Scajola, per la Grecia il ministro
dello sviluppo, Dimistri Sioufas, e per la Turchia il ministro dell'Energia
e delle Risorse naturali, Hilmi Guler. In seguito all'incontro
trilaterale verrà presentato alla stampa il Progetto <Igi>
che prevede la realizzazione di un gasdotto di collegamento tra la
rete italiana e la rete greca e turca. Questa infrastruttura, che è
stata inserita dalla UE in uno dei 5 assi prioritari di sviluppo del
sistema energetico trans-europeo, avrà una capacità di trasporto
pari a 8 miliardi di metri cubi all'anno e potrà entrare in
esercizio a partire dal 2010 consentendo di importare il gas
proveniente dall'area del Caspio (Azerbaijgian e Iran) dove si
concentrano il 20% delle riserve mondiali. Alla conferenza stampa
parteciperanno Umberto Quadrino, presidente e amministratore
delegato di <Edison>, Raphael Moissis, presidente e
amministratore delegato di <Depa> (compagnia di Stato greca
del gas) e Riza Ciftci, direttore generale di <Botas>
(compagnia di Stato turca del gas), che rappresentano le società
che stanno sviluppando il progetto. (Agi)
03.11.2005
|
BUS:
UN'INDUSTRIA CHE RENDE
|
La
Turchia ne produce 15 mila, poco meno della metà di quelli
che escono dalle fabbriche dell'Unione Europea (35 mila). Ma
nel 2008 il divario sarà ancor più ridotto. |
Turkey has
become a center for significant bus and mini van manufacturing. About 15,000
buses and midi buses are manufactured annually in eight factories established in
Turkey, while European Union (EU) countries manufacture 35,000 buses and midi
busses in total each year.
The high labor costs in Union countries lead to manufacturers attempting to seek
a remedy in Turkey, where labor costs are considerably lower. Buses and midi
buses manufactured in Turkey marked Busworld, the largest bus exhibition in
Europe, organized in the city of Kortrijk in Belgium.
Turkish companies Temsa, Otokar and Anadolu Isuzu participated in biannual bus
exhibition along with world giants like Mercedes-Benz, Man and Iveco-Irisbus (Otoyol).
The number of Turkish companies attending the exhibition was 10, including glass
manufacturer Trakya Cam, upholstery manufacturer Epengle and air conditioning
system manufacturer Safkar. Temsa Ceo Mehmet Buldurgan said, "Forty or fifty
out of every 100 buses in Europe in 2008 will be manufactured in Turkey."
Irisbus Vice Chairman Franco Miniero noted that France and Belgium ordered 60
Proway midi buses before they were promoted in Europe. These midi buses will be
manufactured at the Otoyol facilities in the Adapazari province of Turkey and
will be marketed to Europe under the brand, Proway. Miniero indicating that
vehicles manufactured in Turkey have been introduced to the European market for
the first time this year said that one out of every four vehicles carrying
passengers in Europe was an Irisbus Iveco, and thanks to manufacturing in Turkey,
Irisbus Iveco will grow even more in Europe, he added.
Mercedes-Benz, a prominent bus manufacturer in Turkey, operates in Hosdere,
Istanbul. The German company, which exports to 70 countries around the world,
manufactures 0 403, Intouro, Tuorismo, and Travego model buses. Man, another
German company, also manufactures about 300,000 Fortuna model buses in Ankara
annually. Bmc mainly manufactures city buses in Izmir, while Temsa in the Adana
province of Turkey focuses mainly on exports with the philosophy of
manufacturing in line with customers' preferences by developing different
motors. The company, which used to operate under license to Mitsubishi, has
developed its own brand and opened to European market.
While Otokar and Otoyol manufacture midi buses in Adapazari, Anadolu Isuzu
manufactures in Gebze in the Kocaeli province of Turkey. Karsan established in
Turkey's Bursa province, on the other hand, manufactures larger minibuses. The
largest bus markets in the EU are the UK, Belgium, Spain, France, Germany, and
the Netherlands. Turkey exported about 5,000 buses and midi buses to Europe in
2004. (Memduh Taslicali/Zaman)
03.11.2005
|
ELETTRONICA:
DOVE SI POSANO GLI OCCHI
|
Il
crescente interesse della clientela turca, specialmente
quella giovane, verso i cellulari è la riprova che il mercato
è ancora dinamico. Grossi investimenti da parte della
compagnia <20:20>. |
Leading international
companies of the electronic sector turn their eyes to Turkey since
the Turkish people, especially the youth, take great interest in
technology products.
Following the launch of a 2,500 square meters store by EP, one of
the worldwide electronic giants of German origin, the cell phone
distributor 20:20, a subsidiary to the British Caudwell Group, has
started to take necessary steps to make Istanbul an area
headquarters.
The company suggests the Turkish cell phone market has not saturated
yet despite the $15 billion series of investments that have been
made so far. The 20:20's officials will make the first debut in the
market through such applications as virtual operators.
Turkey still needs to undergo a transformation in order to get the
virtual operators started. This will presumably take two years,
predicts Jonathan Rees, the Global Sales Directory of 20:20. The
concept of virtual operator is meant to indicate the service of a
trademark that large companies provide the way they prefer, based on
the contract that they sign with an officially-registered Gsm
operator. Companies do not need to make extra investments for the
system to work out. The virtual operator offers companies the
opportunity to use the infrastructure of a Gsm operator and an
economical way to make telephone contacts with its employees.
This system has been widely used in Europe, which has 10 virtual
operators in Germany and 13 in France. Turkey has a great deal of
excellent potential to offer virtual operators for the increasing
need, said Rees. They launched an office within the structure of Mep
Communications, he further said, and the latest designs of cell
phones will be on the market with the services that will be provided.
Eighty percent of the European public use mobile phones, 50 percent
of Turks on the other hand own a cell phone, said Rees, drawing an
analogy between Turkey's potential and the state in which Britain
was five years ago. "We will launch the 8th area office in
Turkey soon. We will particularly use our experience that we gained
in Britain when dealing with retail sales in Turkey. Gsm companies
will increase their share of the market by 30 percent as a
consequence of the official fight against the illicit telephone
companies."
According to the Mep Communications General Manager Ali Agan, Turkey
has come a long way to attract foreign investment into the country
as a direct result of economic improvement of the last three years
that was achieved through single-party government.
The Company in question has plans on expansion in Iran, Iraq and
Syria as well as in currently independent nations which were once
part of the Russian rule. (Mehmet Sakin/Zaman)
03.11.2005
|
ISTANBUL: UNA
TORRE ALTA 300 METRI
|
La
costruzione - che avrà un carattere polifunzionale e il cui
costo si aggirerà sul mezzo miliardo di dollari -
comprenderà spazi per uffici, un albergo di lusso,
appartamenti residenziali e negozi. |
The
complex, will include office space, a luxury hotel, serviced and
residential apartments, and a shopping boulevard.
The scheme, made public Monday, is a joint project between the
Istanbul Metropolitan Municipality and investor Dubai International
Properties, which recently announced it planned to invest $5.0
billion in Turkey.
Istanbul mayor Kadil Topbas described the Dubai International
Properties and the Istanbul Metropolitan Municipality have unveiled
plans to build a multi-use tower complex in Turkey's commercial
city of Istanbul. The project, to be called Dubai Towers - Istanbul,
is at a cost of $ 500 million, and marks the first project within
the $5 billion joint investment venture announced between the two
parties.
The Mayor of Metropolitan Istanbul, Mr. Kadil Topbas said that the
complex, to be known as Dubai Towers Istanbul, would bring great
advantages to the city.
"Our municipality holds a great deal of real estate portfolio,"
Topbas said. "It wouldn't be hard to estimate the benefits to be
gained from the real estate investment partnership enterprise of the
Istanbul Metropolitan Municipality. Istanbul Metropolitan
Municipality is going to develop its co-operation with Dubai
International Properties step by step. In fact, today, Dubai
International Properties confirms once more their will to make an
investment of about $5.0 billion in our country in the years to
come."
Speaking at the launch of the project, Mohammed Al Gergawi, the
Executive Chairman of Dubai Holding said that Dubai Towers Istanbul
represented one of the largest Dubai Holding projects
internationally. "Our selection of Turkey for such a project
reflects our trust in the growth potential of the Turkish economy,
and its position as a strategic international hub for business,
trade and tourism," he said.
The complex, which will be located in the Levent district of Sisli,
will include Class A Office space, a luxury hotel, serviced and
residential apartments, and a shopping boulevard. (NtvmSnbc)
03.11.2005
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PREMIATA
L'ACCOGLIENZA DEL "PREVER"
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Una
delegazione di studenti e professori ospite del Centro
turistico di Antalya per il raduno degli istituti alberghieri
d'Europa. |
Una delegazione di studenti e
professori è stata ospite in Turchia al Centro turistico di Antalya
per il raduno degli Istituti alberghieri d'Europa.
Gli studenti dei vari istituti si sono cimentati in una serie di
prove di cucina, ricevimento e sala.
E proprio una ragazza dell'istituto "Prever" ha
conquistato il terzo posto in "hotellerie". È Valentina
Branca di Torre Pellice. "Abbiamo affrontato delle prove di
gruppo, insieme a studenti di altre scuole, simulando situazioni che
si potrebbero creare in un albergo - racconta Valentina della 5ª
A, che dopo la maturità vorrebbe viaggiare e fare esperienze
all'estero anche se non scarta l'idea di iscriversi all'Università
-. L'uso della lingue (francese e inglese) ha costituito un
ulteriore scoglio da superare, ma dopo l'iniziale titubanza abbiamo
preso confidenza ed è andata bene". Con lei in Turchia anche
il preside Rinaldo Merlone, il prof. Dario Delciotto (che si occupa
proprio di sala e ricevimento), le studentesse Lorena Actis Danna,
che si è cimentata nelle prove di cucina, e Desirée Baffa (sala). "Valentina
è stata molto brava - dice Delciotto -. La difficoltà
maggiore stava proprio nell'"entrare" nella simulazione. A
scuola prepariamo i ragazzi proprio con questo genere di prove".
La visita in Turchia è stata un momento culturale importante per
tutti. Contestualmente si è tenuto l'incontro tra i membri
dell'Associazione presidi degli istituti alberghieri. (Eco
del Ghisone)
03.11.2005
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POPOLAZIONE
SEMPRE IN CRESCITA
Il RITMO PERO' E' MOLTO PIU' LENTO
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I
dati sulla Turchia forniti da <Eurostat>,
l'ufficio demografico dell'Unione Europea. Un aumento
dell'1.29% nel 2004 quando nel 1990 era stato del 2.24% e nel
2003 dell'1.54%. Questo dovrebbe dare un po' di serenità a
Bruxelles preoccupata di inglobare un Paese i cui cittadini a
breve potrebbero superare quelli della Germania. |
La popolazione della Turchia è cresciuta
del 1.29% nel 2004: un dato che potrebbe creare allarme tra chi si oppone
all'allargamento dell'UE verso Ankara, citando i pericoli per l'Unione di
assimilare un Paese così grosso, la cui popolazione supererà a breve quella
della Germania. Ma le cifre pubblicate da <Eurostat>, ufficio
statistico dell'UE, indicano anche che l'aumento demografico turco è in netta
diminuzione: il tasso di crescita annuale era del 2.24% del 1980 e del 1.54% nel
2003.
I dati <Eurostat> confermano anche la tendenza alla de-popolazione delle tre
Repubbliche baltiche. Il primato dell'UE spetta alla Lituania, dove la
popolazione è diminuita dello 0.6%, seguita da Lettonia (-0.55%) ed Estonia (-0.3%). Ma la tendenza demografica è negativa anche in Polonia
(-0.04%) e
Ungheria (-0.19%), e - tra i Paesi candidati - in Bulgaria (-0.52%) e Romania
(-0.24%).
Negli altri Paesi dell'allargamento, il saldo è positivo: Repubblica Ceca e
Slovacchia registrano entrambe una crescita dello 0.09%, mentre in Slovenia
l'aumento è stato dello 0.06%. Anche in Croazia - che al pari della Turchia ha
da poco aperto i negoziati di adesione con l'UE - la popolazione è in crescita,
dello 0,05%. Nel complesso la popolazione dell'UE a 25 nel 2004 è cresciuta
dello 0.05%.
<Eurostat> ha elaborato anche altre statistiche. Lituania, Lettonia, Estonia e
Polonia, per esempio, sono tra i pochi Stati membri UE che hanno registrato un
saldo negativo tra emigranti e immigrati (rispettivamente -2.8%,-0.5%,-0.2% e -0.2%). Mentre il tasso di natalità è stato particolarmente basso in Slovenia
(1.22), Repubblica Ceca e Polonia (1.23), Lettonia (1.24) e la Slovacchia (1.25). Nell'UE a 25 il tasso è stato
dell'1.50 mentre in Italia del 1.33. In
Turchia, infine, un tasso di gran lunga superiore alla norma europea: 2.20. (ApCom)
03.11.2005
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5° SETTIMANA DELLA
LINGUA ITALIANA AD ANKARA
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Ben
novemila gli studenti che seguono i corsi in Turchia. La conferenza del
professor Gianni Vattimo sul tema "Nichilismo ed emancipazione". |
Con una
conferenza dell'ex parlamentare europeo, Gianni Vattimo, è stata inaugurata nei
giorni scorso - alla presenza dell'ambasciatore italiano Carlo Marsili e del
Sottosegretario alla cultura della Turchia Mustafa Isen - la V settimana della
lingua italiana nel mondo, organizzata dal locale Istituto Italiano per la
Cultura.
Nell'occasione, l'ambasciatore Marsili ha ricordato che sono circa 9 mila gli
studenti che frequentano i corsi di lingua italiana degli Istituti Italiani di
Cultura in Turchia ed ha annunciato che il libro di Vattimo, "Dialogo con
Nietzsche" (uscito i Italia nel 2000), sarà pubblicato in Turchia con il
contributo del ministro degli Esteri.
Assisteva alla conferenza del professor Vattimo, dal titolo "Nichilismo ed
emancipazione", un nutrito pubblico di studenti e docenti universitari.
"Il fondamentalismo del presidente George Bush è identico a quello di al
Qaeda. La globalizzazione agisce con gli stessi metodi del terrorismo. Sogno
un'Europa che non sia né con Bush, né con al Qaeda", sono state le frasi
di Vattimo che più hanno colpito l'uditorio, durante il dibattito seguito alla
conferenza. (Ansa)
03.11.2005
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<PREMIO PER
LA PACE>: CONSEGNATO AD ORHAN PAMUK
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Il
controverso scrittore turco lo ha ricevuto dagli editori
tedeschi. E' il secondo autore di questo Paese a vincere il
premio dopo Yasar Kemal. |
Controversial
Turkish novelist Orhan Pamuk has been awarded the German publisher's 56th Peace
Prize. Pamuk received the prize from Dieter Schormann, director of the
Association of German Publishers, at St. Paul Church in Frankfurt on Sunday, at
a ceremony where he said it was a great honor for him to win this award.
In his speech at the ceremony, Pamuk said having an interest in political issues
was a natural element of being a novelist, adding that a novelist's expression
of his/her political opinions did not mean supporting a certain party or side.
Schormann also expressed his satisfaction for the major award of the German book
world to be granted to Pamuk. Praising Pamuk for handling today's politically
hot issues, Schormann stressed this was the reason why Pamuk won this year's
prize. Pamuk became the second Turkish novelist who won the Peace Prize by the
German book industry after Yasar Kemal. Past recipients of the peace prize
include Hermann Hesse, Jürgen Habermas and Susan Sontag. (Cihan News Agency-
Anadolu News Agency/Zaman)
03.11.2005
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YASMINE
GHATA: "LA NOTTE DEI CALLIGRAFI"
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La
scrittrice francese fa parlare in prima persona Rikkat Kunt, stimata
docente presso l'Università di Istanbul, a ritroso
dal giorno della sua morte avvenuta il 26 aprile 1986. Il rapporto con il
figlio e la scoperta di un orribile segreto. Una vita dedicata interamente
ad un'arte mistica. |
Il 26
aprile 1986 si spegne Rikkat Kunt, stimata professoressa di
calligrafia presso l'Università di Istanbul. La sua morte è
"dolce come la punta della canna che intinge le fibre nel
calamaio, più rapida dell'inchiostro bevuto dalla carta"; la
sua voce d'oltretomba ripercorre una lunga vita dedicata a
un'arte mistica. Sullo sfondo, i profondi mutamenti culturali di
una Turchia sospesa tra Oriente e Occidente.
Il libro
Rikkat Kunt racconta la sua vita, a ritroso dal giorno
della propria morte. Dalla giovinezza accanto agli ultimi grandi
calligrafi dell'Impero ottomano, alla riforma di Ataturk (che,
nella sua opera di laicizzazione, vieta l'uso della lingua araba e
della sua calligrafia), al primo infelice matrimonio con un
dentista, incarnazione della più ottusa razionalità, cui si
contrappone la sensuale e profonda spiritualità della donna,
libera, intelligente, coraggiosa. Rikkat lascia il marito nella
religiosissima Konya e se ne torna con il figlio a Istanbul, dove ha
vinto un posto di insegnante di calligrafia all'Accademia di Belle
Arti. Qui conversa con i calligrafi morti che le suggeriscono
preziose ricette di inchiostri, dialoga con le statuette di
alabastro dei dervisci danzanti sul suo tavolo, getta ponti di segni
lievi e impeccabili tra l'umano e il divino, in un incessante
dialogo cosmico intessuto dalle sue calligrafie. Anche il secondo
marito, un albanese mistificatore e ipocrita, lascia ben poco alla
donna. Il figlio che ha da lui le viene sottratto quando l'uomo
l'abbandona. Ma, nella grande vecchia casa in riva al Bosforo,
Rikkat continua a intrecciare le preziose trame, confrontandosi con
generazioni di studenti cui tramanda il suo sapere. Molti anni dopo,
rivede il figlio a Parigi. I due parlano e si raccontano, visitano
insieme le scritture custodite al Louvre e si lasciano con
l'intesa che il ragazzo torni a Istanbul, per rivedere la casa
della sua infanzia. Il ritorno e la scoperta di un orribile segreto
costituiscono per Rikkat il disegno compiuto che le consente di
mettere in ordine i suoi calamai ed inchiostri e di riconciliarsi
prima della morte. Yasmine Ghata narra, con una lingua fluida,
sinuosa ed elegante, la storia della vita di Rikkat Kunt
intrecciandola con quella della Turchia e delle sue più profonde
radici culturali. L'elogio dell'arte della calligrafia, centrale
nella cultura islamica (che vieta la riproduzione delle figure
umane), suggerisce all'istante un accesso al divino attraverso la
bellezza e la gioia anziché la jihad e il martirio: il piacere
della mano che impugna il calamo e gli odori inebrianti di
inchiostri antichissimi scongiurano la lama del folle di dio o il
fumo del tritolo dei kamikaze.
"Emozionati, ritroviamo la serenità e grandezza d'animo che
emanano dalle Memorie di Adriano. " <L'Express>
Autore
Yasmine Ghata è nata in Francia nel 1975. Ha studiato
storia dell'arte alla Sorbona e all'École du Louvre,
specializzandosi in arte islamica. (Universiti.it)
03.11.2005
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LA
TRASFORMAZIONE
|
Il
progetto per fare della storica stazione di Haydarpasa -
costruita nel 1909 dopo l'accordo tra il sultano Abdulhamid II
e la <Deutsche Bank> - un hotel ed un centro
culturale. L'edificio fu per molti anni anche il terminal per
il leggendario treno "Orient-Express". |
A proposal has been on the books for some
time for the Haydarpasa Train Station to be converted into a touristic area.
There are resemblances between this and the Galataport project just across the
Bosphorus Straits in Karakoy. In fact, one could even talk about the two
projects being twins. At Haydarpasa, however, circumstances are rather different
because it is a train terminal for passenger and cargo trains, as well as local
commuter trains, going to Anatolia.
Haydarpasa Train Station was built in 1909 as a result of an agreement between
Ottoman Sultan Abdulhamid II's government and German Deutsche Bank, brought in
to deal with financing in 1898. German engineers designed whatever had to be
built in order to create the train station. The place itself has been used as a
backdrop for many films. Many of our readers will have taken a ferry across
from the European side and trodden the steps up to the building itself, a large
train station that reminds one of some of those we departed from in Western
Europe.
The train station, with an enclosed area of 3,836 square meters, was also the
home of the first railroad director; his son still remembers with fondness the
time he lived there in this turn-of-the-19th-century building. This is where
anyone continuing on to the Orient on the Orient Express would start out from
after having crossed the Bosphorus Straits from the European side of Istanbul to
the Asian side. You may remember novelist Agatha Christie's famous book
"Murder on the Orient Express" and how she stayed at the Pera Palas Hotel in
Istanbul's Tepebasi district, although there's no reason to believe that she
crossed the straits and continued on in spite of her husband conducting
archaeological excavations in the Middle East. Yes, she did visit the
excavations but we don't know whether she went by train.
Haydarpasa Train Station project:
The project envisions 1.3 million square meters of space and is supposed to cost
something like $5 billion; it would include a world trade center and luxury
hotels based on the build-operate-transfer model. Comparisons have been made
with New York's Manhattan district. But in order for it to be accomplished,
Haydarpasa, currently belonging to the Treasury, has to be turned over to the
State Railroads by means of the Finance Ministry. Then the State Railroads has a
year in which to do whatever is necessary to make the project work.
The seaside of 340,000 square meters will be developed, and it seems we're
talking about as much as $5 billion for the conversion. But a conversion to what?
A yacht harbor, a yacht club, fairgrounds, congress center, hotels, shopping
centers, offices, housing, parks and even parking areas with a sports field as
well as a museum.
This massive project envisions a 49-year operate contract such as was offered
for Galataport. But as it is quite a different area, its historic and cultural
wealth is going to be protected.
The object is to lure tourism to the Asian shore since only an estimated 3
percent of Istanbul tourists go there. The loading and unloading of trucks at
the port, including internationally bound TIR trucks, will significantly lessen.
A light rail system will help with the integration of the area and another
aspect of the project will be to promote better transportation to Sabiha Gokcen
Airport, which will then become more active and provide jobs for many people.
Galataport in trouble:
Galataport consists of buildings from Dolmabahce Palace to the Golden Horn. The
project ran into trouble when people began to question how an Israeli
businessman partnered up with Turks to win a huge and profitably sweet contract.
Perhaps they aren't really talking a lot about the Israeli partner in the
newspapers, but this certainly stirred the pot some more. It went as far as
Parliament and only on Monday was there a definite decision by the State
Planning Organization (Dpt) that the project dossier was not complete.
The payment plan was apparently not very satisfactory since the projected 3.5
billion euros of total payments to the state was widely spread. The first three
years would have had the state receive only 875,000 euros. During the first 10 years
the total payments would be 29.4 million euros and the rest was to be spread out
over the full 49 years of operation. Is the Haydarpasa project to have a similar
spread?
The project is so extensive that it will include the tearing down of nearby
apartments in order to open up the areas to be developed. Galataport doesn't
have the same problem since the district in which it is to be built really
doesn't have a residential area. Haydarpasa does. But turning Haydarpasa Train
Station into a five-star hotel isn't the same because the people who live in
this area will have to find new jobs -- trains will no longer run out of the
station as of 2009 so the people who have spent their lives working around the
trains will be out of work.
Unfortunately, the area around Haydarpasa is subject to speculation, with prices
going up on anticipation of how it will change with this project. Local
residents have actively hit the streets to protest but it doesn't seem that they
will have any effect other than to postpone the project.
Istanbul's Metropolitan Mayor Kadir Topbas is determined to make Istanbul a city
that is worthy of being named the European Cultural City of 2010 even though his
popularity is falling, according to the most recent poll taken. It seems that
his real interest is in creating cultural centers. Just how does this go down
with the Justice and Development Party (Akp), his political party? They were
elected on a populist platform in which such issues as water, sewage,
garbage, etc., were of top importance, not fancy cultural centers to which only
the elite would go. Does this mean that the AKP might be voted out in the
next municipal election? Mustafa Sarigul, the current mayor of Sisli, keeps
gaining in voter strength, also according to the most recent poll. (Niki Gamm/Turkish
Daily News)
03.11.2005
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RETROSPETTIVA
DI BUFFET AL PERA MUSEUM
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Una
folla di visitatori per vedere le opere del grande pittore
francese. La mostra resterà aperta fino al giorni 8 gennaio
2006. |
The Suna and İnan Kıraç
Foundation's Pera Museum, which opened in June and has received more than 35,000
visitors in four months, opens two international exhibitions today: Jean
Dubuffet's "Printings and Paintings, 1944-1984" and "Reverse Painting on
Glass All Around the World." The exhibitions will run through Jan. 8, 2006.
Dubuffet is regarded as a leader who brought new life to contemporary art by
using unusual materials such as sand, gravel, pulp, dried grass,
flowers and glue. He is one of the creators of the Art Brut (Raw Art) concept in
the 20th century. Dubuffet's 74 works include three lithographic and serigraphic
printings, one sculpture and 10 oil paintings. It will all be exhibited with the collaboration
of the Paris Dubuffet Foundation and the French Cultural Center.
Reverse painting on glass is a unique technique that has been applied since
ancient times, in which the artist applies paint to the back of a clear piece of
glass to create an image seen from the front of the glass. When artwork is
created on canvas or wood, it is painted from the same angle and direction where
it will ultimately be viewed upon completion. However, in the case of a reverse
painting, the painting side and viewing side of the artwork are diametrically
opposed to one another.
Nearly 200 international examples of this technique will be exhibited for the
first time at the Pera Museum. Besides works from Europe, Asia, Africa and the
United States, visitors will be able to see examples of Anatolian and Islamic
reverse paintings.
Other exhibitions that are running concurrently at the Suna and Inan Kıraç
Foundation Pera Museum are "Anatolian Weights and Measures," "Kütahya
Tiles and Ceramics" and "Portraits from the Empire."
The exhibitions are free to the pubblic:
About Jean Dubuffet:
Jean Dubuffet was born in 1901 in France. He was in his forties when he
dedicated himself to painting. He had his first show in 1944 and in the same
year he also created his first lithographs. His paintings were inspired by
graffiti and featured figures composed of such materials as sand, glass and
gravel. They made unique impressions when transferred to drawings and
lithographs. Dubuffet held his first Art Brut exhibition in 1949. He continued
to explore the sense of texture in his work, adding such materials as plastic
and papier-mâché. The 1950s proved to be a tremendously fertile period for
lithography. He kept challenging the medium by adding materials of every kind to
create texture and experimenting with color combinations of the same image,
sometimes adding various liquids to the printing surface. Dubuffet died in 1985
in Paris. (Turkish daily News)
03.11.2005
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INTROITI TURISTICI
|
Sono
quelli che promettono gli scavi di Daskyleion - una antica
città risalente al 447 a.C e tornata alla luce da poco
- che si
trova vicino al villaggio di Ergili. Reperti e strutture di
grande valore, come testimoniano le dichiarazioni
dell'archeologo Tomris Bakir. |
Excavations in the ancient city of
Daskyleion, located near Ergili Village in Bandırma, have revealed
significant historic structures and facts about the city.
Head of the excavation team, Professor Tomris Bakır, told an Anatolia news
agency reporter that the foundation of a palace built by Artabazos, satrap
(governor) of Daskyleion in 447 B.C., was discovered during the excavations. Bakır
said the site was currently the only ancient Persian city in the world where
excavations are under way.
An ancient Zoroastrian temple was also discovered in the city. Bakır added
that the two historic buildings unearthed appear to be completely unique in the
world and said they intend to continue the excavations.
Noting that the ruins, thought to belong to the foundation of the palace, were
1.75 meters wide, Bakır said it might take years to unearth the entire
foundation. She added that the team had dug up two plates made of jasper
and numerous reliefs depicting mermaids that are thought to have been used
to decorate the palace walls.
Meanwhile, in the area containing the Zoroastrian temple, the team discovered
places where daily ceremonies were thought to have been held and floors
that were paved with stones. Bakır said, "I believe this site, home
of the earliest known Zoroastrian temple, will be of particular interest to
tourists and history buffs and will help to launch faith tourism in the
area."
Bakır said they have also discovered ruins of the foundation of the palace
archives where seals that were used to protect the secrecy of ancient
correspondence were kept.
Bakır stated that these findings were the result of a 12-week excavation
effort this year. The items unearthed in the ancient city are being displayed in
Bandırma Archaeology Museum. (Turkish Daily News)
03.11.2005
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GOCEK VAL
BENE UNA VISITA
|
Il
piccolo centro marinaro, che si trova a cavallo tra Dalaman e
Fethiye, sempre più attrattiva per i turisti sia per la
bellezza delle acque incontaminate sia per la rigogliosa
natura del suo hinterland che offre tutto quello che si può
desiderare anche dal punto di vista archeologico-culturale. |
The town of Göcek in Muğla province's
Fethiye district has become a magnet for yachting and diving tourists, reported
the Anatolia news agency.
Göcek Mayor Recep Şatır said Göcek is a place where people can live
year round. "For the last few years Göcek has been the starting point of the
Blue Cruise because it is 29 minutes away from Dalaman Airport. Or you can
arrive by yacht."
Şatır said nearly 1,500 yachts have anchored in Göcek over the last
four years. "Our town has become a magnet for yachting and diving tourism as
sea lovers want to capture the beauty of the sea."
15,000 visitors:
The mayor said Göcek's many gulfs, coves and bays were visited by 15,000
tourists in one month alone during the past summer season. "There are hundreds
of places to explore on the coast of Göcek, and every single one of them
has its own mystery and beauty. People visiting Göcek fall in love with its
nature, and they want to visit every year. You can forget all your worries when
you have a Blue Cruise in Gocek.". (Turkish Daily
News)
03.11.2005
|
"CROSSING IN THE
BRIDGE"
|
E'
ultimo film del regista turco-tedesco Fatih Akin, già autore dell'opera
"La sposa turca" con la quale vinse lo scorso anno a Berlino
l'Orso d'oro. La pellicola si apre con una suggestiva visione del Golden
Horn, uno dei due ponti che collegano la parte europea a quella asiatica
della città di Istanbul e che è il punto di incontro tra Oriente ed
Occidente. |
Ultimo
film del regista tedesco Fatih Akin, nato ad Amburgo, ma di origini
turche, vincitore lo scorso anno dell'Orso d'Oro al Festival del
Cinema di Berlino (un premio che da diciotto anni non andava a un
film tedesco) con "La sposa turca", anche premiato come miglior film
europeo dell'anno.
"Crossign the Bridge" è un caleidoscopico ritratto della metropoli
turca e dei suoi diciotto milioni di abitanti. E una dichiarazione
d'amore del regista alla città dove da bambino trascorreva le
vacanze estive e dove terminano tutti i suoi film, dei quali questa
manifestazione include una retrospettiva completa.
Proprio nel luogo dove avveniva l'ultimo incontro di Cahit e Sibel,
gli amanti de "La sposa turca", al Grand Hotel de Londres di Istanbul,
fanno base il regista e il musicista berlinese Alexander Hacke (bassista
del celebre gruppo Einstürzende Neubauten) per esplorare la città
attraverso la sua innovativa scena musicale, dove interagiscono oggi
artisti appartenenti a generazioni e generi musicali solo a prima
vista così distanti.
Il film inizia con una suggestiva immagine del Golden Horn, il ponte
sullo stretto del Bosforo, simbolo della città di Istanbul come
punto d'incontro fra Oriente e Occidente. Un incontro che affonda
le sue radici nella storia millenaria di una città dove si sono
susseguite e mescolate la civiltà greca (che nell'800 a.C. fondò
la città col nome di Bisanzio), poi quella romana, che la ribattezzò
Costantinopoli, quella bizantina, poi ancora quella islamica, con la
quale prese il nome di Istanbul e divenne capitale dell'impero
ottomano. Infine la storia della Turchia del XX secolo, attraversata
da processi di modernizzazione e occidentalizzazione che proprio
nella musica sono leggibili in tutte le sue contraddizioni e sintesi
creative, si pensi alla proibizione della musica ottomana, con le
sue influenze arabe e indiane, negli anni Trenta e Quaranta,
proibizioni da cui nacque il popolare genere "arabesque", alla
base di gran parte dell'evoluzione dei tanti stili musicali, sia
popolari che "alternativi", che sono documentati in questo film.
I primi musicisti che incontriamo sono Baba Zula, uno dei gruppi che
con la sua "psychobelly dance music" meglio esprime la sintesi
di tradizione e futuro di Istanbul, e che si esibiscono su una barca
sulle acque del Bosforo, a sottolineare il proprio collocarsi sul
confine che separa la parte "europea" da quella "asiatica"
della città e la fluiditàstessa dei confini fra "Oriente" e
"Occidente".
Il quartiere Beyoglu
Nel quartiere Beyoglu, dove si trovano i club più alternativi, si
assiste alle esibizioni di Mercan Dede, virtuoso del ney,
tradizionale flauto di bambù, rinomata star internazionale che
unisce tradizione sufi e ritmi techno. O ancora il gruppo
<Orient Expression>, due DJ, un virtuoso del saz, tipico strumento a corde, e
un sassofonista americano che fondono melodie anatoliche e lounge-jazz. Il quartiere Kadiköy, nella parte orientale della città,
è il regno della scena hip hop, con gruppi come <Ceza> ('multa'
in turco), caratterizzata da testi fortemente politicizzati. Assieme
al clarinettista rom Selim Sesler (già autore di parte delle
musiche di "La sposa turca" assieme ad Hacke) ci si trasferisce nel
vicino villaggio di Kesan, abitanto per due terzi da rom, dove
assistiamo ad un "fasil", una tipica session musicale in un caffè
dove l'improvvisazione musicale è accompagnata da grandi bevute.
Sempre a Kesan assistiamo ad una tipica festa di matrimonio, poi si
torna a Istanbul, nel quartiere rom di Tarlabase. La cupola di un
hamam deserto del diciottesimo secolo è la suggestiva ambientazione
della struggente esibizione della cantante curda Aynur (una musica
soggetta a una proibizione particolarmente severa durante il regime
militare degli anni Ottanta, poi permessa a partire dai primi anni
Novanta). Al rock con influenze grunge di Duman, influenzato da un
lungo soggiorno a Seattle del cantante del gruppo, e a quello con
commistioni più orientali di Erkin Koray, il primo "rocker"
turco negli anni Sessanta, che racconta delle sue iniziali difficoltà,
fa da contrappunto la tradizione "arabesque" di Ohran Gencebay,
star popolare del cinema turco degli anni Sessanta e autore di
dischi che hanno venduto milioni di copie, o ottantaseienne Müzeyyen
Senar, "grande dame" della vita mondana che negli anni Trenta
animava il "quartiere francese" della città, e frequentava
l'artefice della moderna Turchia, il celebre Ataturk. O ancora
Sezen Aksu, dagli anni Settanta considerata "la voce" di
Istanbul e adorata da ogni strato sociale e generazione di turchi,
in patria come in Germania. Il viaggio termina con un altro brano di
Baba Zula sulle acque del Bosforo, interpretato assieme a Brenna
MacCrimmon, cantante canadese che ha dato in questi ultimi anni un
contributo fondamentale alla riscoperta della musica tradizionale
turca.
Il film, già uscito nelle sale sia in Germania che in Turchia, nato
dalla collaborazione fra un emigrato di "seconda generazione" di
Amburgo e un "autentico" berlinese, è una delle migliori
dimostrazioni di quanto il cinema e la cultura possano contribuire
al dialogo non solo tra comunità di immigrati e paese ospite, ma
anche fra diverse nazioni, allontanando il tanto paventato spettro
dello "scontro di civiltà".
Baba Zula
Baba Zula, uno dei protagonisti del film "Crossing
the Bridge". The Sound of Istanbul di Fatih Akin, è uno dei gruppi
di Istanbul che meglio sa esprimere in musica la sintesi di Oriente
e Occidente, tradizione e futuro di questa città. Nella loro musica da psicodanza del ventre si fondono la memoria e i
suoni del rock psichedelico degli anni Sessanta, una voce femminile
e melodie da "Mille e una notte", elettronica e strumentazione
tradizionale turca.
Fondati nel 1996 da Murat Ertel , Levent Akman e Emre Onel, il
gruppo si è sempre caratterizzato per una "formazione aperta"
alla collaborazione con musicisti e artisti appartenenti a diversi
campi. Fra i tanti il clarinettista turco di origini rom Salim
Sesler, Tuncel Kurtiz e Ahmet Uourlu, entrambi oltre che musicisti
celebri star del cinema turco, la quasi novantenne Semiha Berksoy,
prima cantante dell'opera di Istanbul e rinomata pittrice, le cui
opere sono state recentemente esposte alla Biennale di Venezia. I
rapporti con il cinema e il teatro sono peraltro una costante del
lavoro di Baba Zula, che ha realizzato diverse colonne sonore per
film e spettacoli teatrali.
Le collaborazioni per cui sono più noti in Europa sono tuttavia
quelle con musicisti "occidentali", come il celebre mago del
<dub
Mad Professor>, londinese di origini giamaicane, che ha prodotto i
loro due ultimi dischi "PsychoBelly Dance Music" e l'appena
uscito "Belly Double". O altri due rinomati musicisti giamaicani
come Sly Dunbar e Robbie Shakespeare, entrambi presenti sul loro
ultimo disco, con il quale la fusione creativa di ritmi e sonorità
reggae e tradizione orientale si è ulteriormente spinta in avanti,
facendo coniare per loro l'etichetta di "oriental dub". Ad un
suono "progressivo" e al tempo stesso "viscerale" si
accompagnano spesso dei testi politicamente espliciti, tanto che ben
5 canzoni del loro ultimo disco sono state proibite dalla radio e
dalla televisione nazionale turca, fra le quali 'galiba hamileyim
(penso di essere incinta)' e 'özgür ruh (free spirit)'. Il
loro impegno sociale è anche testimoniato dall'esser stato scelto
come gruppo di apertura per il concerto di Manu Chao all"Efen
Pilsen Summer Festival", una manifestazione che porta ogni anno ad
Istanbul, di fronte a decine di migliaia di spettatori alcune star
occidentali (Moby, Chemical Brothers) assieme ad artisti locali. Una
delle ultime collaborazioni, nata durante la realizzazione del film
"Crossing the Bridge", è quella con Alexander Hacke, bassista
dei berlinesi Einstürzende Neubauten, che ha suonato anch'egli
nel loro ultimo disco. Il rapporto fra Baba Zula e la Germania è
peraltro molto forte. Sono stati spesso paragonati ai mitici
"Can", gli inventori del Krautrock che nei primi anni Sessanta
mescolavano rock e avanguardia e diverse influenze musicali etniche,
frutto della collaborazione con musicisti di diverse nazionalità.
Il canale televisivo franco-tedesco <Arte> ha inoltre invitato Baba
Zula lo scorso anno per una speciale trasmissione dedicata alla
nuova scena musicale di Istanbul, ancora prima che il film di Fatih
Akin li rendesse ancora più popolari.
Il concerto all' Hiroshima Mon Amour, dove Baba
Zula ha suonato assieme ad Alexander Hacke, è lstata a prima occasione di
vederli dal vivo in Italia, in uno spettacolo appositamente
studiato, nel quale non sono mancati le "psicodanzatrici del
ventre" che animano i loro show, e che è unico e di
forte impatto sonoro e visivo. (www.uds.it)
03.11.2005
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UNA BELLA
PROPOSTA
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Riproposto
dall'emittente <Sky> il film di Fatih Akin, "La sposa turca>
con Birol Unel. |
A proposito di
Fatih Akin, bisogna dare atto all'emittente <Sky> di voler
riproporre il film <La spossa turca>. E' la storia di Sibel
(attrice Birol Unel),
una ragazza turca che vive in Germania, e che si sente doppiamente
emarginata, sia per le sue origini non occidentali sia perché non
accetta di sottomettersi alla devota e conservatrice famiglia
musulmana. Per sfuggire alla sua condizione convince uno sbandato a
sposarla. La coppia ha tutte le carte in regola per poter vivere
felicemente ma il destino ha riservato altri progetti... Con
l'aiuto di atmosfere melodrammatiche, Fatih ci apre le porte su un
mondo del tutto sconosciuto.
(Sky Cinema Autore, 21.30 - Film '04, 123')
Regia di Akin Fatih, con Birol Unel, Sibel Kekilli. Germania/Turchia
2004, drammatico. (Televisione-Lo
spettacolo.it)
03.11.2005
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DONNE
D'ORIENTE, DONNE D'EUROPA
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Tavola
rotonda al Teatro Rifredi di Firenze per approfondire il tema della
condizione femminile. La partecipazione di Serra Yilmaz e di Nazli Eray. |
Dopo lo straordinario
successo ottenuto soprattutto tra il pubblico femminile italiano e turco dello
spettacolo "L'ultimo harem" di Angelo Savelli, si aprirà sabato 5 novembre alle
ore 16.00 (Teatro Rifredi di Firenze via V. Emanuele 303a) una tavola rotonda sul tema "Donne d'oriente, donne d'Europa" per
approfondire ulteriormente un tema che si sta sempre più imponendo come
cruciale per gli sviluppi futuri dell'allargamento e dell'integrazione
europea: la condizione femminile.
Sarà l'occasione per far dialogare liberamente donne turche ed italiane -
artiste, intellettuali, politiche, imprenditrici - intorno ad un dibattito che
solo apparentemente vede contrapporsi oriente ed occidente, uomo e donna,
passato e presente, ma che in realtà concerne tout court il progresso del
genere umano.
La tavola rotonda sarà un'occasione per conoscere da vicino tre delle signore
che Angelo Savelli ha direttamente o indirettamente coinvolto nella felice
realizzazione del suo "Harem": l'attrice turca di fama internazionale
Serra Yilmaz, attrice cult dei film di Ferzan Ozpetek; la sorprendente e
modernissima scrittrice di Ankara Nazli Eray, autrice della parte contemporanea
dello spettacolo, tradotta in molte lingue ma non ancora in italiano; e la
studiosa turca nazionalizzata in Italia Aise Saracgil autrice di un sorprendente
saggio "Il maschio camaleonte." sui rapporto uomo/donna nella Turchia di
ieri e di oggi.
Nel corso della tavola rotonda verrà letto uno degli ultimi racconti inediti di
Nazli Eray.
03.11.2005
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VARATO
IL
CALENDARIO DI F1 DEL 2006
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Il
via con il Gran Premio del Bahrain il 12 marzo. Ad Istanbul si
correrà il 27 agosto. |
Il Consiglio Mondiale degli Sport
Automobilistici si è riunito a Roma dove ha preso alcune decisioni in
vista della stagione 2006.
In questa occasione è stato rilasciato il calendario del campionato 2006 di
Formula 1, calendario che conterrà ancora 19 manche e che inizierà con il Gran
Premio del Bahrain il 12 marzo.
| Calendario 2006 :
12/03/2006 : Sakhir
- Bahrain
19/03/2006 : Sepang
- Malesia
02/04/2006 : Melbourne
- Australia
23/04/2006 : Imola
- San-Marino
07/05/2006 : Nurburgring
- Europa
14/05/2006 : Barcellona - Spagna
28/05/2006 : Monaco
- Monaco
11/06/2006 : Silverstone
- Gran-Bretagna
25/06/2006 : Montréal
- Canada
02/07/2006 : Indianapolis
- Stati-Uniti
16/07/2006 : Magny-Cours
- Francia
30/07/2006 : Hockenheim
- Germania
06/08/2006 : Hungaroring
- Ungheria
27/08/2006 : Istanbul - Turchia
10/09/2006 : Monza
- Italia
17/09/2006 : Spa-Francorchamps
- Belgio
01/10/2006 : Suzuka
- Giappone
08/10/2006 : Shanghai
- Cina
22/10/2006 : Interlagos
- Brasile (Formula 1)
03.11.2005 |
COOPERATIVA ERBE
AROMATICHE
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Messi
in mostra negli appositi spazi, in concomitanza con il Motomondiale di
Istanbul, i prodotti delle imprese piemontesi. |
In concomitanza
del Motomondiale che ha visto trionfare ad Istanbul Marco Melandri, 17 imprese piemontesi,
tra cui la <Cooperativa erbe aromatiche> di Pancalieri, hanno messo in mostra i
propri prodotti negli spazi assegnati all'interno dell'area <Vip> del
circuito. Tale iniziativa, sostenuta dalla Regione con i fondi Docup
e denominata "Piemonte corre", si prefigge di promuovere il sistema
produttivo regionale sui mercati esteri usando gli appuntamenti del
Motomondiale. (l'eco del ghisone online)
03.11.2005
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