IL VIAGGIO
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"La
Turchia si sforza di diventare Europa", ha detto il nostro Capo
dello Stato Carlo Azeglio Campi che tra qualche settimana partirà alla
volta di Ankara. Al suo seguito la Confindustria al gran completo.
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Carlo Azeglio Ciampi
ha parlato del suo prossimo viaggio in Turchia previsto a fine
novembre, collegandolo ai due grandi viaggi in Oriente dell'ultimo
anno, in Cina e in India. "Andrò in Turchia tra poche
settimane. Incontrerò un popolo - ha detto - per tanti aspetti
diversi da noi ma che si sforza di diventare Europa perché vede
nella nostra Europa un miraggio e un modello di civiltà".
"Anche in questo viaggio - ha annunciato - mi accompagneranno
molte centinaia di nostri imprenditori animati da una ardita fiducia
nella loro capacità di trovare in quelle terre nuovi spazi per far
crescere le loro imprese. Sono mossi anche da un costruttivo spirito
d'avventura. Noi italiani siamo stati un popolo di esploratori,
siamo stati protagonisti dell'epoca delle scoperte e non lo abbiamo
dimenticato. Le nostre speranze di riconquistare il terreno perduto
sono affidate al loro spirito di iniziativa e ad una politica di Governo che sappia stimolare le necessarie innovazioni per
restituirci adeguata competitività sui mercati mondiali". (Ansa)
03.11.2005
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INACCETTABILI
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La
Turchia, Paese che ha buoni rapporti sia con Israele che con
l'Iran, ha giudicato così le dichiarazioni di Mahmud
Ahmadinejad contro Tel Aviv. |
La
Turchia, Paese musulmano che ha buoni rapporti sia con Israele sia
con l'Iran, ha fatto sapere di giudicare inaccettabili le
dichiarazioni contro lo Stato ebraico fatte dal presidente iraniano
Mahmud Ahmadinejad.
"La Turchia ritiene che i conflitti regionali possano essere
risolti solo con il dialogo e i metodi pacifici", ha detto il
portavoce del ministero degli Esteri ad Ankara, Namik Tan.
"Secondo la Turchia, i rapporti internazionali devono essere
sviluppati in uno spirito di dialogo e di armonia interculturale in
un momento in cui il mondo si trova a fronteggiare il pericolo di
uno scontro di civiltà", ha aggiunto.
"Naturalmente per noi non è possibile accettare simili prese
di posizione", ha proseguito il portavoce facendo allusione a
quanto detto dal presidente iraniano. Parlando davanti ad una
assemblea di studenti del Medio Oriente,Ahmadinejad aveva affermato
che Israele andrebbe cancellata dalla carta geografica. Affermazioni
poi ripetute nonostante le critiche che gli erano state mosse. (Ansa-Reuters-Afp)
03.11.2005
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ANDREOTTI E
LA TURCHIA
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Intervista
di Mattia Bianchi per la rivista <Nuovo Progetto> al senatore a vita
che si è detto prevenuto nei confronti di questo Paese, ma in senso
favorevole. |
Ci interrogavamo in questi giorni sulle
conseguenze di un futuro ingresso nell'Unione Europea della
Turchia, 70 milioni circa di cittadini, per il 99 per cento
musulmani. Un Paese che dal punto di vista dei diritti, delle libertà
di opinione, di religione ha per il momento una situazione diversa
da quella raggiunta in Europa. Un Paese che sta iniziando ad aprirsi
a nuove forme di mercato, alla privatizzazione... Quali valutazioni?
"Personalmente sono un po' prevenuto in senso
favorevole, perché per molti anni mi sono occupato di difesa e ho
lavorato insieme ai turchi. La Turchia fa parte dell'Alleanza
Atlantica ed è stato un elemento determinante nell'equilibrio
attuale: senza la Turchia probabilmente la nostra azione per
scoraggiare l'Unione Sovietica dall'attaccarci non sarebbe stata
sufficiente. Capisco anche le difficoltà legate ad un suo ingresso
nell'UE. Sarebbe stato grave, a questo punto, non iniziare
il negoziato. Un negoziato aperto: non è detto fin da oggi che la
conclusione debba essere una o un'altra, è un negoziato che sarà
comunque lungo. Però penso che, se si lavorerà da una parte e
dall'altra con molto impegno, con molta apertura, potrà
rappresentare una grande svolta positiva per l'umanità. Oggi
abbiamo delle difficoltà nel dialogo con l'Islam, anzi molti lo
impostano in un modo addirittura feroce, di chiusura. Un
atteggiamento del genere si è presentato anche in campo culturale:
Oriana Fallaci, che ha venduto un milione di copie del suo libro -
cosa mai accaduta in Italia - si pone in una posizione di antitesi
assoluta, vede solo i lati negativi dell'islam. C'è anche chi
sul piano internazionale fa una gran confusione, cioè identifica
l'islam con il terrorismo, e questo non è vero.
Ci sono terroristi che non hanno niente a che fare con l'Islam e
ci sono islamici che non hanno niente a che fare con il terrorismo.
Io credo che il negoziato tra l'Unione Europea e la Turchia, se
sarà gestito con molta responsabilità, profondità, investendo
tanti mondi - i giovani, la cultura, gli interessi economici - può
essere per il futuro un forte contributo per migliorare la
situazione dell'umanità. Certamente occorre che anche l'altra
parte si apra. Ad esempio: ad Istanbul non accade, perché la città
ha un carattere quasi internazionale, ma se uno ad Ankara vuole
andare a Messa, credo che solo nella cappella della Nunziatura ne
abbia la possibilità (con una Messa in piedi, sullo stile di quelle
che celebrava Giovanni XXIII, quando era Nunzio apostolico in
Turchia). Questo cammino è stato anticipato dal nostro Governo: la
concessione agli islamici di costruire una Moschea a Roma ha
significato una svolta molto importante. Questo è il cammino che,
se il Signore lo benedirà, sarà poi visto come una svolta notevole
per l'Europa, per la Turchia, e per ciò che più oltre
significherà.
Guardando al nostro Paese, il dibattito politico è già da tempo
concentrato sulle elezioni e sulla contrapposizione tra i due poli.
Nel frattempo nuove povertà, impoverimento dei ceti medi, tematiche
legate all'immigrazione... restano sullo sfondo. Cosa occorre alla
politica italiana per riprendere quota?
"La politica italiana ha bisogno di riprendere dei
programmi di respiro. In fondo nel dopoguerra tutto era a pezzi.
C'è stata una trasformazione, sicuramente oggi non siamo più
sottosviluppati, anche se abbiamo ancora una serie di problemi da un
punto di vista economico. Però ciò che ha spinto il movimento di
crescita della nostra Nazione è stato il senso di collaborazione.
Pur nelle nostre rispettive linee politiche, nelle differenziazioni
c'era la convinzione che l'antagonista fosse un avversario, non
un nemico. Anche il sistema che avevamo, proporzionale, faceva sì
che una serie di forze potessero essere rappresentate; poi facevano
le loro unioni, magari provvisorie, magari parziali, magari rette da
un appoggio esterno che non entrava nel Governo. Poi si è voluta
fare una semplificazione, cioè i due poli, tutto bianco o tutto
nero, ma questo non corrisponde al nostro carattere, non corrisponde
all'Italia che dalla Sicilia alla Valle d'Aosta non è tutta
uguale, non corrisponde alla nostra storia.
Cosa ne è nato? Che all'interno dei due blocchi ci poi sono molte
diversificazioni. Così, non solo i due blocchi non si parlano fra
di loro, ma c'è anche al loro interno quella divisione che tante
volte entra a far parte della cronaca quotidiana... Non esistono
progetti miracolosi. Anche recentemente abbiamo avuto una "doccia
fredda": quello che sembrava l'ideale, il sistema proporzionale
di tipo tedesco (proporzionale con il 5% di base), non ha evitato
che anche la Germania si trovi in difficoltà dopo le recenti
elezioni. Non esistono quindi soluzioni facili. È lo spirito
che conta. Contano i programmi obiettivi, perché le formule poi
sono a servizio dei programmi. Per andare oltre la polemica sulla
menzione o meno delle radici cristiane dell'Europa, io ho detto
"Se noi Unione Europea per un certo numero di anni faremo una
politica tale per cui i poveri saranno meno poveri e i ricchi
saranno meno ricchi, questa sarà l'Europa cristiana". Se si
chiamasse cristiana ma ognuno poi rilevasse condizioni tali per cui
non ci fosse sviluppo, non ci fosse miglioramento sociale? Tutti ci
siamo entusiasmati a suo tempo quando Benedetto Croce disse "non
possiamo non dirci cristiani", ma la cosa importante non è tanto
dirci cristiani, è esserlo. Allora esserlo significa riflettere sul
fatto che tutta la storia del cristianesimo fin dagli inizi è una
storia di poveri che hanno camminato in salita. (Mattia Bianchi/Nuovo
Progetto)
03.11.2005
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L'APPELLO
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Il
presidente della Repubblica di Cipro Nord ha chiesto ad Onu,
Paesi membri del Consiglio di Sicurezza e Stati Uniti di
attivarsi affinché
vengano rilanciati i negoziati per la riunificazione
dell'isola. |
 Il
presidente della Repubblica turca di Cipro Nord (Rtcn), Mehmet Ali
Talat, ha fatto appello all'Onu, ai Paesi membri del Consiglio di
Sicurezza, e agli Usa in particolare, perché sia rilanciato il
negoziato per una riunificazione dell'isola di Cipro, divisa dal
1974 in una parte greca e in una parte turca.
"Le Nazioni Unite ed i Paesi membri che fanno parte del
Consiglio di Sicurezza, hanno il compito di rilanciare il negoziato
per una sistemazione della questione cipriota e gli Usa, in quanto
superpotenza, dovrebbero mobilitarsi a tal fine", ha detto
Talat ad ankara dopo un incontro con il ministro degli Esteri turco
Abdullah Gul. Il presidente della Rtcn è poi partito alla volta di
Washington dove si è visto con il Segretario di
Stato americano Condoleezza Rice su invito di quest'ultima. (da Ansa)
03.11.2005
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UN NUOVO
RAPPORTO
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Grazie
all'intenso appoggio statunitense alla candidatura turca
all'UE, dopo due anni nient'affatto distesi,
Washington ed Ankara sembrano nuovamente vicine. Quale
importanza ha e che ruolo ricopre la nazione anatolica nei
piani dell'amministrazione americana. |
Una volta
avuta la notizia che tutto il Governo attendeva con ansia, ossia il
via libera all'inizio delle negoziazioni ufficiali per
l'ingresso della Turchia in Europa, Namik Tan, portavoce del
Ministro degli Esteri Abdullah Gul, ha caldamente ringraziato il
Segretario di Stato americano per il sostegno ricevuto. Con questo
gesto, la frattura creatasi un paio d'anni or sono può dirsi
totalmente risanata. All'epoca, il voto del Parlamento turco (il 1°
marzo 2003) impedì il dispiegamento di truppe statunitensi sul
territorio nazionale ed i rapporti tra i due Paesi toccarono il
minimo storico. Tuttavia, la visita di Condoleeza Rice, nel febbraio
del 2005, l'incontro di Erdogan con Bush il 7 giugno dello stesso
anno, nella capitale federale degli USA, e, soprattutto, un forte
lavorio diplomatico hanno consentito il rappacificamento.
L'interesse della Casa Bianca per Ankara è ampio e ramificato. A
motivazioni storiche si sommano interessi geopolitici legati agli
attuali scenari internazionali, nonché legami economici e
commerciali, che fondono le dimensioni europea ed asiatica nel Paese
a cavallo tra i due mondi.
La "Sublime
Porta": l'insostituibile accesso al mondo orientale
Come è noto, la
Turchia rappresenta un'eccezione nell'area mediorientale: uno
Stato laico, filo-occidentale, membro della NATO, che adotta
l'alfabeto latino, l'unico nella regione, insieme ad Israele, ad
avere procedure democratiche di selezione del legislativo e
dell'esecutivo. Tuttavia, dopo l'elezione alla fine del 2002 di
Recep Tayyp Erdogan, capo del partito islamico conservatore Akp (Adalet
ve Kalkilnma Partisi, Partito della Giustizia e dello Sviluppo), il
timore di un riavvicinamento di Ankara con i Paesi arabi confinanti
si è acuito. In realtà il Capo del Governo ha puntato sia sul
mantenimento della tradizionale alleanza con l'Occidente (si
ricordi che la Turchia ha ottimi rapporti anche con Tel Aviv), sia
su un nuovo e migliore rapporto con gli Stati limitrofi. A
complicare la situazione è giunto il voto della Grande Assemblea
Nazionale di Ankara del marzo 2003, che ha indispettito non poco il
gigante nordamericano.
Il ruolo strategico che gli Usa attribuiscono alla Turchia è tale
da aver fatto tentare a tutti i costi e con successo, di comporre le
divergenze con la Nazione peninsulare. Nell'ambito della lotta al
terrorismo globale, nella quale i principali Stati accusati di
connivenze con Al Qaeda sono localizzati nell'area mediorientale,
risulta fondamentale avere delle "teste di ponte", Paesi che
mettono a disposizione le proprie infrastrutture, basi, accesso allo
spazio aereo in previsione di attacchi armati. Israele, pur essendo
una formidabile alleata degli Stati Uniti, cerca di mantenersi
estranea, a livello ufficiale, dalle operazioni militari, per non
provocare reazioni ostili da parte degli altri Stati dell'area.
L'Arabia Saudita, altro tradizionale alleato di Washington, dopo
l'11 settembre ha visto le proprie credenziali drasticamente
ridotte ed i rapporti si sono raffreddati sensibilmente. La Casa
Bianca dunque riteneva e ritiene di fondamentale importanza
l'appoggio di Ankara e, due anni dopo lo "schiaffo" del
Parlamento turco, la collaborazione logistica è ripresa. In
particolar modo, dal maggio del 2005, la base militare Nato di
Incirlik, vicino ad Adana, (dove sono conservate ben 90 armi
atomiche tattiche) è stata usata dallo US Army per effettuare una
rotazione importante delle truppe operanti sul territorio iracheno.
Questo ha costituito un grande sollievo per il Governo a stelle e
strisce, in quanto il timore diffuso era che la Turchia potesse
scivolare pericolosamente verso le posizioni dei propri vicini,
Siria in testa. Oltretutto la nascita di una regione autonoma kurda
nel Nord dell'Iraq aveva indispettito non poco il Governo della
penisola anatolica, che era arrivato a minacciare un intervento
armato in caso di problemi.
Non è solo l'aspetto militare ad interessare gli Stati Uniti. Nel
quadro della ridefinizione politico-economica del Medio Oriente,
essi hanno proposto nel febbraio 2004 la "Greater Middle East
Initiative". Questo progetto, di portata epocale, comprendeva
iniziative di carattere economico e politico, tendenti a
liberalizzare i mercati, a democratizzare gli Stati locali, a
portare stabilità politica ed economica in un territorio compreso
tra il Marocco e il Pakistan. Parallelamente a questa iniziativa, si
era formulata l'ipotesi di estendere la copertura della Nato a
tutta la zona citata. Proprio in questa prospettiva appariva
decisivo il ruolo della Turchia, membro dell'organizzazione dal
1952 e possibile modello cui le Nazioni nordafricane e mediorientali
avrebbero potuto riferirsi. Data la sua vicinanza politica
all'Occidente e la contemporanea appartenenza culturale al mondo
islamico, la nazione anatolica si riproponeva ancora una volta nel
suo ruolo storico di intermediario tra Est ed Ovest.
La dimensione economica
Inizialmente, e parallelamente all'iniziativa politica,
l'amministrazione Bush aveva tentato la via dell'integrazione
economica, considerando l'assioma liberista per cui alla
liberalizzazione dei mercati segue una democratizzazione delle
istituzioni. Da principio la Casa Bianca aveva proposto (nel 2002)
la Mepi ("Middle East Partnership Initiative"), un programma volto a
sviluppare il settore privato, ma anche a "dischiudere" il
sistema politico. Il programma "Greater Middle East" ha posto un
accento maggiore sulla dimensione politica, ma non è stato ben
accolto né dai Governi mediorientali né dagli Europei, che
vedevano minacciate le proprie forme di cooperazione (in particolare
il Partenariato Euro-Mediterraneo, Pem, iniziato nel 1995). Si è
dunque tornati, con la nuova "Partnership for Progress and a
Common Future with the Region of the Broader Middle East and North
Africa" (inaugurata al G8 di Sea Island nel giugno del 2004), ad
insistere sull'economia, con la Nazione anatolica sempre in prima
fila nel processo di sviluppo.
Nel 2003, inoltre, gli Usa si sono proposti di creare, entro un
decennio, un'area di libero scambio tra di essi e il Medio Oriente,
la "Middle East Free Trade Area" (Mefta). Il progetto prevede più
fasi e coinvolgerebbe solo gli Stati vicini alla Casa Bianca.
Tutte quelle indicate finora sono, però, progetti ancora da
definire o allo stato embrionale. Tuttavia la Turchia, come singola
entità politica, costituisce già oggi un partner formidabile degli
Stati Uniti. Questi sono il terzo maggior esportatore nel Paese
mediorientale, dopo Germania e Regno Unito. A sua volta Washington
costituisce il settimo più grande acquirente dei prodotti anatolici.
Dal 1990 al 2003, il volume degli scambi complessivo è più che
raddoppiato (da 3.2 miliardi di dollari al 7.2); i dati dimostrano
che il flusso dei beni è nettamente maggiore nella direttrice che
va da Washington ad Ankara. Gli investimenti statunitensi si sono
ampiamente moltiplicati a partire dal 1980, in particolare in un
settore assolutamente fondamentale, quello energetico. Soprattutto
dopo il crollo dell'URSS, è andata acquistando sempre più valore
l'ipotesi di costruire diversi condotti per petrolio e gas dal Caspio al Mediterraneo, attraverso il territorio turco, in modo da
rendere l'economia americana sempre più indipendente
dall'approvvigionamento energetico proveniente dal Golfo Persico.
In particolare l'oleodotto in via di ultimazione che inizia il suo
percorso a Baku, in Azerbaigian, attraversa la Georgia per poi
giungere a Ceyhan, sulle coste meridionali dell'Anatolia,
rappresenta un affare molto proficuo per la superpotenza
statunitense, che frutterà notevoli profitti anche all'economia
di Ankara. Questa struttura consentirà alla compagnia petrolifera
anglo-americana <British Petroleum> di trasportare fino a 1 milione di
barili di greggio al giorno negli Usa ed in Europa senza dover
coinvolgere minimamente la Russia, la quale resterà dunque esclusa
dall'ingente giro di affari.
Dai dati dunque, è possibile rilevare un interessante volume di
scambi e investimenti tra i due Paesi in questione, che identificano
nella Nazione anatolica un importante partner economico con la nazione
a stelle e strisce.
La turchia e l'Europa:
la capitolazione di Vienna e il ruolo statunitense
Il 3 ottobre scorso ha rappresentato una data senza precedenti: sono
ufficialmente iniziati i negoziati per l'ingresso del primo Paese
musulmano nell'Unione Europea, che, tuttavia, avranno termine non
prima di una decina d'anni. L'ultima resistenza all'evento è
stata posta dalla Repubblica austriaca, un'opposizione che
qualcuno ha accostato all'episodio dell'assedio di Vienna nel
1683 da parte delle truppe ottomane, anche se, stavolta, i Turchi
hanno espugnato l'ex capitale asburgica ed hanno messo
definitivamente un piede nel Vecchio Continente.
Ad aiutare Ankara, ed in maniera decisiva, ad entrare nelle
istituzioni comunitarie, ancora una volta è stato l'America a
stelle e strisce, nella persona del Segretario di Stato Condoleeza
Rice. Gli Usa hanno usato tutto il proprio potere negoziale per
vincere la resistenza dello Stato mitteleuropeo, provocando una
reazione di entusiastica gratitudine del Governo peninsulare. Nei
giorni precedenti l'amministrazione nordamericana aveva già
rassicurato Erdogan che l'eventuale accordo con l'UE non avrebbe
inficiato la loro capacità di opporsi all'ingresso dei
greco-ciprioti nella Nato.
L'appoggio statunitense è stato ritenuto, da alcuni, come un
elemento non propriamente positivo per la Nazione anatolica. In
effetti l'establishment della Casa Bianca non ha buoni rapporti
con parte degli Esecutivi europei. Un fattore, invece, favorevole
sia alla causa nordamericana, sia a quella turca, è stata la
vittoria di Angela Merkel in Germania, con un margine così
ristretto di voti da costringerla a formare una Grosse Koalition. In
tal modo Bush ha visto modificato l'atteggiamento del Governo nel
complesso in senso favorevole alla Casa Bianca, mentre la presenza
al Ministero degli Esteri di Berlino del socialdemocratico Walter
Steinmeier, assicura un atteggiamento molto più morbido nei
confronti dell'ingresso della Turchia nell'UE. I cristiano-democratici si erano mostrati contrari ad Ankara, ma il
loro peso politico inferiore alle aspettative ha reso possibile
l'assenso della cancelleria tedesca.
Nel caso in cui i lunghi negoziati non giungessero a buon fine, lo
Stato dell'Anatolia potrebbe costituire un fattore di instabilità
nell'area balcanica, perlomeno per una sua probabile opposizione
all'ingresso di altri Paesi, ad esempio di quelli appartenenti
all'ex Jugoslavia. In tal caso la Turchia resterebbe senz'altro
vicina agli Usa, ma sarebbe incapace di influenzare la politica
comunitaria. Gli Stati Uniti, invece, sperano che le trattative si
concludano positivamente e che si venga a configurare una
composizione "britannica"delle istituzioni continentali. Il
Regno Unito da tempo propende per un allargamento a tutti i maggiori
Paesi dell'area europea e mediterranea, puntando ad una creazione
di un'enorme area di libero scambio, e dunque insistendo sul
carattere economico piuttosto che su quello politico-sociale. In
opposizione a questo modello di evoluzione futura, la Repubblica
francese propugna un'Europa magari di dimensioni più ridotte, ma
più omogenea da un punto di vista politico, sociale, economico e
culturale. E' possibile anche un terzo scenario, che si ricollega
all'idealtipo francese. Esso prospetta una Turchia che sposti il
proprio peso dall'Atlantico all'Europa stessa, divenendo un
importante attore e membro dell'Unione, allentando così i legami
con gi "yankees".
Conclusioni
Washington ed Ankara sono oggi, dunque, nuovamente molto vicini: la
Casa Bianca vede nella Nazione musulmana un importante alleato,
abile a muoversi su due palcoscenici fondamentali per essa:
l'Unione Europea ed il Medio Oriente. Con un'incredibile
parabola storica, gli eredi del secolare Impero ottomano continuano
a fungere da snodo vitale tra i due mondi, da secoli interagenti e
da secoli configgenti. Gli Usa cercano di dare nuova linfa alla
alleanza decennale con i Turchi, i quali ricambiano, ma strizzano
anche l'occhio all'UE ed ai vicini arabi mentre tentano di
riscoprire le proprie radici culturali e religiose e di proiettarle
nel proprio futuro. Ancora una volta l'Occidente, che ora ha il
volto di Bush, di Blair, della Merkel e di Chirac e l'Oriente di
Abu Mazen, Bashar Al Assad, Ahmadinejad e Abdullah della famiglia
Saud si ritrovano a puntare lo sguardo speranzosi verso la "quarta
penisola d'Europa" che è contemporaneamente uno dei più grandi
Stati mediorientali, la Repubblica turca. (Emanuele
Salè/Equilibri.net)
03.11.2005 |
TALABANI:
SERVE UNA AMNISTIA GENERALE
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Il
presidente irakeno convinto che solo così si potrà risolvere il problema
del Pkk che, se combattuto ad oltranza, andrebbe a rinforzare al Qaeda od
altre organizzazioni. |
Il presidente
iracheno Jalal Talabani ne parla già. Il Governo di
Ankara dotrebbe proclamare una "amnistia
generale" per i ribelli curdi turchi, secondo quanto
dichiarato al quotidiano turco <The New Anatolian>.
"Sarebbe possibile un accordo con il Pkk (il
partito comunista del Kurdistan) se ci fosse un' amnistia
generale in Turchia - ha detto Talabani - E' impossibile
regolare la questione con l'uso della forza".
Talabani ha ripetuto che l'esercito iracheno al momento non è
in grado di combattere i ribelli curdi del PKK che attraversano il
confine con la Turchia. E ancora: "Si combattessimo troppo il PKK,
forse comincerebbero a cooperare con i terroristi in Iraq,
con organizzazioni come al Qaeda, Ansar al-Islam o con
al-Zarqaui e avremmo ancor più problemi".
Il capo di Stato iracheno ha insistito sulla necessità di una
maggiore cooperazione su questo punto fra Baghdad e Ankara. La
scorsa settimana il premier turco Recep Tayyip Erdogan aveva detto
che la Turchia "è al limite della pazienza" e aveva
lanciato un nuovo appello a USA e Iraq perché controllino i ribelli
curdi che attaccano la turchia da basi del Nord Iraq. (Rai
24 News)
03.11.2005
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VIETATE
TRE
LETTERE DELL'ALFABETO CURDO
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Sono
le consonanti Q, la X e la W. La decisione presa da un
Tribunale di Siirt nel sud-est anatolico che si è rifatto ad
una norma voluta da Ataturk. |
Tre
lettere dell'alfabeto minacciano la Turchia. Sono la Q, la X e la W. Da
ieri le tre consonanti sono al bando, dopo che il tribunale di Siirt, nel sud
est dell'Anatolia, ha deciso di sanzionare venti persone che durante le
celebrazioni per il nuovo anno curdo avevano innalzato cartelli
contenenti parole con q, x e w, non contemplate nel turco odierno.
La
multa è di entità contenuta, 75 dollari. Ma la disposizione del
tribunale rischia di avere effetti ora su tutto il Paese, il cui
governo appare invece fortemente orientato a ottenere l'ingresso nell'Unione
europea entro il 2014. Sotto la pressione della UE, Ankara aveva
di recente avviato una lunga serie di riforme abolendo anche il
divieto di insegnare e diffondere il curdo in programmi radio e tv. Tuttavia
molte resistenze, dichiarate o di semplice carattere burocratico,
ritardano la piena applicazione delle riforme.
Lo
dimostra il caso di ieri, dove si è addirittura fatto ricorso a una
legge del 1928 riguardante "l'adozione e l'applicazione delle
lettere turche". Ma la norma fu emessa nel processo di
de-arabizzazione voluto da Ataturk, l'uomo che ha trasformato e laicizzato
la Turchia ottomana, e che volle imporre come primo provvedimento
proprio la modifica dell'alfabeto con il passaggio dai caratteri arabi a
quelli latini. La moderna Turchia sembra basarsi però ancora oggi sulla
nozione di" turchicità", un concetto piuttosto rigido senza
compromessi per le diversità etniche.
Le
tre lettere proibite, X, Q e W, sono infatti normalmente usate nell'alfabeto
curdo, lingua indo-europea, mentre il turco appartiene al ceppo uralo altaico. E
sono ora da considerarsi fuori legge, nonostante compaiano in molti negozi,
società, insegne e avvisi pubblicitari.
La
questione delle 3 lettere è del resto da tempo nel mirino delle
autorità. Nel settembre di due anni fa, il ministero dell'Interno aveva
permesso ai cittadini di origine curda di dare ai propri figli nomi
locali, evitando però le q, le x e le w. "I nostri cittadini -
disse il ministro in una dichiarazione stampa - dovrebbero adoperare appellativi
che si conformino alle loro tradizioni e costumi, in linea con le
regole dell'etica, e che non offendano l'opinione pubblica e vengano
scritti secondo i dettami dell'alfabeto turco". Il provvedimento fu
inviato a tutti i governatori regionali, anche se molte autorità
locali hanno spesso cercato di alleggerire il divieto sui nomi non turchi.
La
tv e la radio di Stato hanno anzi cominciato a trasmettere programmi
in curdo. Molti giovani del sud est tuttavia - diverse inchieste e sondaggi lo
hanno evidenziato - preferiscono i
corsi di inglese e quelli di danza alle lezioni di curdo, che finiscono per
essere quasi deserte. Ora, anche con tre lettere in meno. (Marco
Ansaldo/La
Repubblica)
03.11.2005
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AUTOBOMBA
A SEMDINLI PROVOCA 23 FERITI
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L'attentato
certamente riconducibile al gruppo terroristico curdo del Pkk. |
Sono almeno 23 le persone
ferite dallo scoppio di un'autobomba, avvenuto in piena notte a
Semdinli, cittadina situata vicino a Diyarbakir nella provincia
turca di Hakkari, all'estremità sud-orientale dell'Anatolia, che
confina con l'Iraq e l'Iran.
Il governatorato provinciale in un comunicato precisa che
tra le vittime sono compresi quattro soldati regolari, tre
poliziotti e sedici civili. Ben 67 edifici adiacenti sono rimasti
danneggiati. Il veicolo imbottito di esplosivo era stato
lasciato in sosta accanto al quartier generale della gendarmeria
turca: questo dettaglio, e il fatto che nella zona siano molto
attivi i separatisti curdi, ha fatto subito puntare il dito contro
la guerriglia, e in particolare contro il Pkk: il Partito dei
Lavoratori del Kurdistan già guidato da Abdullah Ocalan, da anni
messo al bando in Turchia.
La violenza nella regione è andata aumentando costantemente,
dopo che il Pkk ha revocato una tregua unilaterale proclamata cinque
anni fa. Dall'84 nel Kurdistan turco si sono registrati circa 37mila
morti a causa del conflitto (Rai 24 News)
03.11.2005
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SEMPRE PIU' DURO
LO SCONTRO ERDOGAN-UNIVERSITA'
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Il
premier turco ha criticato i rettori per il loro appoggio al collega Yucel
Askin arrestato con una accusa di corruzione molto dubbia. |
Il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha
aspramente criticato la decisione dei rettori delle Università turche di
essersi recati a Van per esprimere solidarietà al loro collega Yucel Askin,
arrestato con una accusa di corruzione molo dubbia che - secondo i rettori -
nasconde il proposito del governo di colpire Askin per il suo fermo laicismo.
Tuttavia, nello stesso tempo, il Capo dello Stato, Ahmet Necdet Sezer, ha per la
prima volta quest'anno invitato tutti i rettori universitari turchi, al
ricevimento del 29 ottobre alla presidenza, per la festa della Repubblica turca.
"Cosa fanno i rettori a Van? Prendono partito in una controversia
giudiziaria. la loro decisione è stata pessima", ha affermato Erdogan
mentre il vice-premier Abdullah Gul ha affermato che "i rettori, come tutti
gli altri cittadini, devono rispondere alla magistratura". (Ansa)
03.11.2005
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SICUREZZA
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Approvato
documento dall'Mgk turco anche se non era all'ordine del
giorno. A presiederlo il Capo dello Stato Ahmet Necdet Sezer.
Tolto il riferimento contrario alla possibilità che la Grecia
porti i suoi confini entro le 12 miglia. |
The new National Security Document, which
lists Turkey's security priorities, was approved at a National
Security Council (Mgk) meeting chaired by President Ahmet Necdet Sezer on Monday.
The MGK agreed to inform the government of its approval.
Even though it was not on the official agenda of the meeting, the council
decided to discuss and approve the document. The document was discussed at the
MGK meeting two months ago, but no agreement was reached.
According to reports, certain passages that will make the military's role in
domestic security clearer were attached, while the "casus belli" reference against
the possibility of Greece extending its territorial waters to 12 miles was
retained in the document.
In the section on domestic threats, the council kept fundamentalism, separatism
and the extreme left on the list, while removing the threat posed by the extreme
right.
In a press statement released after the meeting the council noted its support
for the start of Turkey's EU membership talks. The statement also emphasized the
importance of completing the construction of all planned dam projects on all
transborder rivers by 2023. (Turkish Daily News)
03.11.2005
|
H5N1:
ATTEGGIAMENTO PIU' CHE MAI DISTACCATO PER IL VIRUS
|
In
Turchia tutto sembra scorrere come sempre e una parte della
popolazione ritiene che si sia fatto forse un eccessivo
allarmismo. Calo, comunque, nella vendita dei volatili. |
"Ogni
essere vivente assaggerà la morte" parole che si trovano
spesso incise sul portale di ingresso di molti cimiteri turchi.
Capita non di rado che l'automobilista o il passeggero di un
mini-bus intrappolato nel caotico traffico delle metropoli turche si
trovi per lunghi minuti a tu per tu con questa frase, a metà tra la
minaccia e la serena constatazione. Presenza nella quotidianità di
un ospite scomodo che in altri contesti culturali sarebbe
interpretata come insopportabile ma che in Turchia sembra essere più
serenamente integrata nell'esperienza quotidiana. Da qui deriva
quell'atteggiamento più distaccato verso la morte che già in
passato aveva attirato l'attenzione di molti viaggiatori europei di
passaggio sui territori ottomani, che spesso avevano fatto un po'
sbrigativamente riferimento al "fatalismo orientale".
Questo distacco può forse aiutare ad interpretare il diverso modo
con cui i turchi hanno reagito alla scoperta della presenza nel
paese del virus <H5N 1> ed anche la loro difficoltà nel comprendere
l'agitazione febbrile registrata in molti paesi europei. Mentre
dall'Europa infatti arrivavano notizie di code alle farmacie, record
di ordinativi e aste in rete per avere confezioni dell'ormai celebre
<Tamiflu>, in Turchia tutto sembrava scorrere come sempre. Le uniche
code visibili erano quelle, tradizionali, davanti ai fornai per
acquistare il pane speciale, ramazan pidesi, immancabile
elemento del pasto, iftar, che segna la rottura del digiuno
quotidiano durante il mese di Ramazan.
All'indomani dell'annuncio dei risultati degli esami del laboratorio
di Londra che hanno confermato la presenza del virus mortale tra i
polli e tacchini dell'allevamento di Manyas, nell'ovest
dell'Anatolia, un rapido giro tra le farmacie di Ankara od Istanbul
permetteva di constatare una situazione tutto sommato nella norma:
ad Ankara i farmacisti registravano solo un lieve aumento delle
richieste del farmaco rispetto alla media stagionale. Ad Istanbul
non di rado i farmacisti mostravano di avere le idee poche chiare
sulla presenza del farmaco in Turchia cavandosela con uno sbrigativo
"Arriverà tra un mese". Il presidente dell'Ordine dei
farmacisti di Ankara ha dichiarato che i depositi cittadini erano
stati svuotati del farmaco in seguito a massicci ordinativi da parte
soprattutto delle ambasciate straniere. Alla domanda di un
giornalista che chiedeva conferma dell'indiscrezione secondo cui
sarebbe stata soprattutto l'ambasciata americana a fare incetta di
Tamiflu, il presidente si è rifiutato di fornire ulteriori
particolari. Dal canto loro, le autorità hanno più volte ribadito
che nel Paese c'erano scorte sufficienti del farmaco mentre la <Roche>
ha inviato 20.000 confezioni.
Girando per le strade, sugli autobus, negli uffici, si aveva la
sensazione che l'appello del ministro dell'Agricoltura, "Non
fatevi prendere dal panico", fosse in qualche modo esagerato
perché la gente non sembrava particolarmente preoccupata dalla
minaccia dell'influenza, tutt'al più liquidava la faccenda con una
frase " Basta non mangiare pollo".
Aumentato il consumo del pesce
Ed effettivamente nelle ultime due settimane le vendite di carne di
pollo e di tacchino hanno subito un calo importante, segno che
qualcosa di anomalo stava accadendo, mentre quelle del pesce
aumentavano sensibilmente. Un calo del 30/40% secondo le
associazioni degli allevatori, fortemente preoccupati che il
settore, da alcuni anni in forte crescita, possa entrare in una
crisi profonda prodotta dalla combinazione tra il rallentamento dei
consumi interni ed il divieto di importazioni dalla Turchia deciso
dall'Unione Europea. Preoccupazioni che hanno spinto il Primo Ministro Erdogan ed il presidente del Parlamento
Bulent Arinc a farsi
fotografare mentre mangiavano dell'insalata di pollo nel ristorante
del Parlamento. Lo stesso ristorante che agli inizi dell'emergenza
aveva eliminato dal menu tutti i piatti di pollo per poi
reintrodurli precipitosamente dopo che la stampa aveva segnalato
l'accaduto.
Proprio la stampa ed i media in generale hanno invece dedicato molto
spazio all'evolvere della crisi. Inizialmente però gli organi di
informazione sono sembrati soprattutto impegnati a stigmatizzare
l'atteggiamento dei contadini dell'area messa in quarantena (10
chilometri quadrati, 28 villaggi), accusati di aver nascosto parte
dei loro animali per sottrarli all'abbattimento. Necessità di
sopravvivenza in condizioni economiche difficili, simbolo della
chiusura della cultura contadina o atavica diffidenza verso
l'autorità, non è dato saperlo. Rimane però il fatto che una
commissione di parlamentari del Chp (Partito Repubblicano del
Popolo) che ha visitato la regione ha ammesso che " là i
contadini non credono all'influenza aviaria". Nelle
perquisizioni a tappeto le autorità sanitarie e la polizia hanno
effettivamente rinvenuto più di 400 animali.
Nei giorni successivi poi i media hanno assunto un atteggiamento più
costruttivo dispensando informazioni sull'atteggiamento da tenere
nel consumare carne di pollo e tacchino ed indicazioni sulle
precauzioni igieniche da osservare.
L'epilogo della crisi si è avuto quando il direttore dei
servizi veterinari del ministero della Sanità ha dichiarato che
"si è concluso il periodo di incubazione dell'infezione
comparsa a Manyas senza che si siano segnalati casi di contagio. Non
ci sono più pericoli né per gli animali né per gli uomini".
Il ministero ha anche annunciato che manterrà la quarantena
nell'area di Manyas fino al 29 ottobre, come da programma ma che la
quarantena non sarà prolungata.
Un ritorno alla normalità certificato anche dagli esperti della UE
che hanno visitato la regione, i registri delle autorità sanitarie
ed alcuni allevamenti dichiarando di averli trovati "come
ospedali".
Preoccupazione solo per il
terremoto
Intanto da giorni ormai sulle prime pagine dei giornali le
fotografie dei polli di Manyas hanno lasciato il posto a quelle
provenienti da Izmir dove da più di una settimana si susseguono
ripetute scosse di terremoto, tra il 5° ed il 6° grado della scala
Richter. Edifici danneggiati, famiglie compostamente accampate lungo
le strade ed anche le dichiarazioni degli esperti che avvertono che
"le scosse potrebbero continuare anche per mesi",
situazioni che fanno parte parte integrante della vita quotidiana
del paese, tradizionalmente costretto a convivere con le apprensioni
ed i dolori, questi si molto concreti, prodotti dalle catastrofi
naturali. Il terremoto è infatti una presenza familiare nella vita
dei turchi, non sono nelle sue manifestazioni più catastrofiche,
l'ultima nel 1997 ha fatto più di 20.000 vittime, ma anche in
quelle minori che si ripetono con regolarità impressionante nei
quattro angoli del paese.
E' proprio questa familiarità con i dolori prodotti dalle
catastrofi naturali, oltrechégli antichi legami storici tra i due Paesi, che sta alla base anche della grande partecipazione che il
Paese ha mostrato per la tragedia che ha colpito
il Pakistan "Noi conosciamo bene questi dolori", titolava
un quotidiano accanto alle foto delle rovine di Muzafferabad. Una
partecipazione che si è concretizzata nell'invio di squadre di
soccorso, tra le prime a raggiungere il Kashmir, e nello
stanziamento di 100 milioni di dollari. (Fabio Salomoni/Osservatorio
sui Balcani)
03.11.2005
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STOP ALLA QUARANTENA
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Lo
ha annunciato la Turchia. Riguarda il villaggio di Kiziksa nel nord-ovest. |
La Turchia ha annunciato
la fine della quarantena imposta nel villaggio di Kiziksa, nel nord-ovest, dove,
all'inizio del mese, è stato individuato il virus dell'influenza aviaria H5n1 e
ha dichiarato che non sono stati riscontrati altri casi di contagio. La
quarantena, lunga tre settimane, è cominciata il 7 ottobre a e nei dintorni d
Kiziksa, dove un focolaio del virus è stato scoperto in un'azienda avicola, e
si è conclusa ufficialmente alle 23 ora locale (ore 22 italiana) del giorno
stabilito. Il
dipartimento dell'Agricoltura locale ha dichiarato in una nota, pubblicata
dall'agenzia <Anatolia>, che non c'è motivo di preoccupazione, ma che
continuerà a tenere sotto controllo l'area e ad esaminare i campioni di sangue
prelevati dagli uccelli del posto. (Più Europa).
03.11.2005
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IL PROBLEMA DEL
VELO
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Le
Nazioni Unite vogliono risolverlo in tre anni. Se ne occuperà
la <Cedaw>, organismo per l'eliminazione di ogni forma
di discriminazione nei confronti delle donne. |
The United
Nations (UN) has brought the ban on wearing headscarves in Turkish universities
to the agenda. The Convention on the Elimination of All Forms of Discrimination
against Women (Cedaw), an association under the UN umbrella, included the
headscarf problem in their report about Turkey.
The report stressed that there is discrimination against female students wearing
headscarves and says the committee is worried about the effect of the ban on
female students. In the recommendation report, the issues of discrimination
against women are listed and a solution on the matter is called for within three
years.
The recently prepared report regarding Turkey also points out the steps taken by
the government towards the removal of the discrimination against women. The
report praises their efforts on the education of women while criticizing the ban
on the scarf. The effect of the ban on students is found to be precarious and
the responsibility of the state to provide women access to every stage of
education was stressed. The report recommended that the state should take the
effect of the ban into consideration and recommended that the problem be sorted
out by the beginning of 2009.
The association director, who works as the secretariat of the Cedaw in Turkey,
revealed at a dinner organized by the research committee that the report will be
made public in a symposium in parliament on 23 December. Meanwhile, leftist
parliamentarians attending the dinner say they are opposed to the 33rd and 34th
articles of the report regarding the headscarf issue. (Habib Guler/Zaman)
03.11.2005 |
SEQUESTRO
RECORD (UNA TONN.) DI EROINA AD ISTANBUL
|
E'
avvenuto nel corso di una operazione antidroga della polizia dopo mesi di
indagini. Arrestate nove persone. |
Nel
corso di un'operazione antidroga a Istanbul, seguita a cinque mesi
di indagini e pedinamenti, la polizia turca ha sequestrato una
tonnellata di eroina, per un valore di 15.7 milioni di euro, e
arrestato nove persone. Lo ha reso noto in una conferenza stampa il
capo della Polizia, Cellattin Cerrah. Gli agenti hanno sequestrato
anche danaro contante per 176.000 euro. Il capo della Polizia ha
detto che la droga proveniva dall'Asia, ma non ha indicato il Paese,
ed era destinata in gran parte in Europa. (Agi)
03.11.2005
|
AFFONDA BARCA DI
CLANDESTINI: 7 MORTI
|
E'
avvenuto nei pressi di Karaada al largo della città balneare di
Cesme. |
Sette persone sono
morte quando la loro imbarcazione che li trasportava verso la Grecia ha
fatto naufragio al largo delle coste occidentali della Turchia, ha
riferito l'agenzia stampa <Anatolia>. Alcune guardie costiere
allertate da un segnale di soccorso della nave si sono recate nella zona
del naufragio, situata nei pressi di Karaada, al largo della città
balneare di Cesme, davanti alle coste greche, e hanno potuto salvare
quattro persone, due palestinesi e due mauritani, ha precisato
l'agenzia. I corpi di sette persone la cui nazionalità è ancora
sconosciuta, sono stati ripescati dalle acque e portati sulla
terraferma, secondo l'<Anatolia>. Si ignora il numero delle
persone che si trovavano a bordo dell'imbarcazione al momento del
dramma. (Asca-Afp)
03.11.2005
|
CONCESSO DAL FMI UN
NUOVO PRESTITO: 1.6 MILIARDI DI $
|
Ciò
- nonostante che la Turchia non abbia ancora approvato la riforma sulla
sicurezza sociale - grazie al rigoroso bilancio per il 2006. |
Il Fondo Monetario Internazionale ha accettato di concedere
alla Turchia una nuova tranche di 1.6 miliardi di dollari (su un accordo stand
by di 10), nonostante che Ankara non abbia ancora approvato la riforma della
sicurezza sociale. Lo riferiscono i media turchi citando una conferenza stampa
congiunta tenuta dal ministro dell'Economia turco, Ali Babacan e dal
responsabile del desk Turchia del Fmi, Lorenzo Giorgianni il quale ha preso atto
dell'impegno turco ad approvare la riforma "agli inizi del prossimo
anno".
Giorgianni ha affermato che la decisione è stata resa possibile grazie al
rigoroso bilancio per il 2006 della Turchia e dal fatto che il Governo turco ha
mantenuto il deficit primario al 6.5%.
A luglio scorso, proprio per la mancata approvazione della riforma della
sicurezza sociale, lo stesso Fmi aveva rinviato la concessione di una tranche di
800 milioni di dollari. (Ansa)
03.11.2005
|
CRESCITA DEL 5%
DEL PIL
|
Lo
prevede per la Turchia il ministro delle Finanze, kemal Unakitan.
Il dato riguarda il prossimo anno. L'inflazione prevista. |
Il ministro turco
delle Finanze, Kemal Unakitan, ha presentato al Parlamento il Bilancio
dello Stato per l'anno 2006. L'ambizioso, ma nel contempo ritenuto dagli
analisti realistico, programma prevede per il 2006 una crescita del
Prodotto nazionale lordo (Pnl) del 5% - pari a 380 miliardi di dollari Usa
- in linea con l'attuale andamento dell'economia turca. L'inflazione
prevista dovrebbe tendenzialmente attestarsi intorno al 5% entro la fine
del 2006 (oggi è all'8%). Per quanto attiene le importazioni il ministro
prevede un incremento del 10,6% (115 miliardi di dollari Usa), mentre le
esportazioni dovrebbero crescere del 2% raggiungendo quota 73 miliardi
di dollari. Il deficit della Bilancia Commerciale pertanto dovrebbe
crescere del 30% (42,6 miliardi di dollari) rispetto a quanto previsto
nel 2005 (33 miliardi di dollari). (Ice
Istanbul)
03.11.2005
|
QUANDO L'ISLAM
E' COMPATIBILE CON IL CAPITALISMO
|
Il
seminario nazionale organizzato dalla Confindustria di Modena
ha fatto giustizia su certi "credo" secondo cui in
Turchia un Governo religioso non ne sa nulla di economia. |
Il
seminario nazionale organizzato a Modena dalla Confindustria
sulla Turchia prelude a una massiccia "missione imprenditoriale"
italiana che andrà a Istanbul e Ankara dal 23 al 25 novembre e alla
visita del presidente Carlo Azeglio Ciampi, accompagnato da numerosi
imprenditori. Dopo la Germania, l'Italia è ormai il secondo partner
commerciale mondiale della Turchia: nel 2005 sarà superata la già
impressionante cifra di 8.5 miliardi di euro del 2004, grazie anche
alla crescita generale dell'economia turca, una delle più alte in
Europa.
La Turchia ha cominciato a smentire a partire dagli anni 1980 il
dogma sociologico, che risale alla fine dell'Ottocento e a Max
Weber, secondo cui l'Islam sarebbe incompatibile con il capitalismo.
Non si può infatti sostenere che a favorire la crescita economica
della Turchia sia stato il laicismo garantito dalla Costituzione di
Kemal Atatürk: fino al 1980 l'economia turca rimaneva a livelli di
terzo mondo. Dopo il colpo di Stato del 1980 i generali, pure
custodi del laicismo, si mettono alla ricerca di un uomo politico
capace di rilanciare l'economia e garantire, dopo i torbidi degli
anni 1970, una riconciliazione nazionale. La loro scelta cade su
Turgut Ozal, che diventerà successivamente presidente del Primo
Ministro e presidente della Repubblica nel 1989, prima di morire
stroncato da un attacco di cuore del 1993. Dagli "anni Ozal"
inizia il boom economico turco.
Funzionario della Banca Mondiale dal 1971 al 1973, perfettamente
anglofono, economista di fama internazionale, e nello stesso tempo
musulmano sufi inserito secondo le modalità più
tradizionali nell'antica confraternita Naksibendi, Ozal - il primo
capo del Governo della Turchia repubblicana a recarsi in
pellegrinaggio alla Mecca - è la prova vivente che si può essere
insieme un economista di casa negli ambienti dei "poteri forti"
di New York e il pio discepolo di uno shaykh della vecchia
Istanbul, senza avvertire alcuna contraddizione, anzi rivendicando
la matrice coranica di una tecnocrazia dal volto umano.
L'eredità di Ozal - i cui anni di Governo sono spesso celebrati
dall'attuale premier Recep Tayyip Erdogan - vive soprattutto nel
mondo economico islamico. Del boom degli "anni Ozal" hanno
profittato per prime le piccole e medie aziende dell'Anatolia che, a
differenza delle grandi società di Istanbul, sono spesso guidate da
pii musulmani. Se è vero che le grandi compagnie di Istanbul, le più
legate agli interessi stranieri, federate nell'organizzazione
confindustriale Tusiad, sono considerate un pilastro del laicismo,
le cosiddette "tigri dell'Anatolia", le medie imprese della zona
asiatica che hanno gran parte nel boom economico, hanno costituito
nel 1990 una Confindustria alternativa, il Musiad, la cui dirigenza
afferma con vigore che l'islam moderato può diventare fattore di
effettivo progresso economico.
Oggi molte aziende del Musiad sono diventate medio-grandi e uno dei
segreti dei successi italiani in Turchia è la nostra capacità di
trattare con il capitalismo islamico del Musiad e non solo con
quello occidentalizzato del Tudsiad, a cui in gran parte si fermano
le relazioni di americani e giapponesi. Il modello economico turco
è esportabile in quei Paesi arabi, che - petrolio a parte - restano
economicamente primitivi? L'esperienza di Ozal e del Musiad insegna
che la questione è anche religiosa. Un Islam fondamentalista è di
impaccio all'economia; un islam moderato può ispirarla in modi
originali e creativi. (Massimo Introvigne/Il
Giornale.it)
03.11.2005
|
UNA
PARTNERSHIP IN EVOLUZIONE
ITALIA E TURCHIA A <BRACCETTO>
|
Il
recente incontro a viale dell'Astronomia sul tema "La ricerca e
l'alta tecnologia in Turchia> è stata la premessa del viaggio che il
nostro presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi farà ad Ankara
tra non molto. Un Paese avviato verso la modernità più assoluta in
ogni tipo di settore. Il ruolo delle Forze Armate. |
Si è svolto nella sede della Confindustria
a Roma il seminario "La ricerca e l'alta tecnologia in Turchia", che ha
illustrato i rapporti in essere e potenziali fra high-tech italiano e turco e le
prospettive che si delineano. L'incontro, al quale hanno partecipato
l'ambasciatore turco in Italia, Ugur Ziyal , ed una folta schiera di tecnocrati di entrambi i
Paesi, era presieduto da uno degli industriali italiani di maggior successo dei
tempi recenti, l'ingegnere Pasquale Pistorio, presidente onorario di <STMicroelectronics
>(che ha portato ai fasti che si sanno in decenni di appassionata leadership),
oggi vice presidente per l'innovazione e la ricerca dell'Associazione di viale dell'Astronomia.
Le presentazioni e la discussione che sono seguite hanno preso le mosse dalla
illustrazione della situazione economica e industriale della Turchia,
soprattutto per quanto riguarda l'alta tecnologia, e i rapporti in essere e
possibili con realtà italiane, private e governative. Il quadro risultante, che
doveva essere focalizzato su temi specialistici ma si è allargato al contesto
più ampio delle relazioni fra i due Paesi, è stato di eccezionale interesse.
Si sono comprese, al di là di tante analisi politiche (e di gossip più o meno
fondati sull'amicizia fra il presidente del Consiglio italiano Silvio
Berlusconi e il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan, inviti ai matrimoni dei figli, comunanze calcistiche...)
le ragioni del forte appoggio del governo di Roma all'entrata della Turchia
nell'Unione Europea.
Queste ragioni risultano sempre più condivisibili, dopo le perplessità
iniziali dei non informati - ossia della maggioranza - e avranno certamente
conseguenze durature nel quadro della complessa vicenda dei negoziati fra la UE
e il Governo turco, che sono autorizzati da qualche settimana. E' probabile
che Roma diventi il principale sponsor di Ankara nei tortuosi passaggi della
validation comunitaria, ancora più di Londra, che appoggia l'entrata della
Turchia per ragioni geopolitiche generali - e forse per compiacere le strategie
mediorientali ed europee di Washington (oltre che per indebolire Bruxelles più
di quanto non abbia già fatto nel corso dei passati decenni) - ma non può
vantare rapporti diretti con la Repubblica ottomana di importanza paragonabile a
quelli dell'Italia. Anche se a Roma vi dovesse essere una cambio di
maggioranza alle prossime elezioni politiche di primavera, l'appoggio italiano
alla Turchia non dovrebbe mutare, a meno di un appiattimento del futuro Governo
al direttorio franco tedesco.
Italia secondo partner commerciale
E' da considerare che, al di là di simpatie e assonanze, l'Italia è il
secondo partner commerciale di Ankara e quello con più promettenti gradienti di
sviluppo. La prossimità geografica, storica e socio-culturale dei due popoli è
pienamente avvertita in Turchia molto più di quanto non sia da noi e questo non
depone a favore della maturità geopolitica dell'opinione pubblica italiana e
della sua élite. In Turchia l'Italia è ancora estremamente popolare in ogni
settore, dai modelli comportamentali allo stile di vita, alla moda, ai prodotti
industriali, al design, allo sport, alla politica, al difficile equilibrio fra
confessione religiosa e laicità.
Non esiste un problema di difficile inserimento di masse cospicue di immigrati
turchi nel nostro Paese, come avviene in Germania, Olanda, Svizzera, Austria e
Francia. E' assente quella ostilità pregiudiziale delle opinioni pubbliche
che altrove ha condizionato negativamente le varie posizioni governative circa
il via libera ai negoziati per l'ammissione di Ankara alla UE (non perché
siamo meno xenofobi degli altri, ma perché abbiamo pochi turchi). Si tratta di
un argomento che destato e desta risentimenti molto forti nella Penisola anatolica. Una volta tanto l'Italia si trova dalla parte giusta, almeno per i
turchi e i suoi obiettivi interessi.
Oltre 200 aziende italiane sono localizzate in Turchia, fra le quali molti
grandi nomi, come <Fiat>, <Pirelli>, <Eni>, <Magneti Marelli>,
<Tim>, <Indesit>, <Menarini<, <Benetton>, <Generali>,
<Cementir<, <Bialetti>, <Beretta>, <Alenia>, <Agusta>. Altre 300
aziende turche sono di proprietà italiana. Il numero di ambedue le tipologie è
triplicato negli ultimi dieci anni. La situazione economica e finanziaria del
Paese è molto migliorata dopo la crisi del 2001. L'inflazione è "solo"
del 10%, dal 77 % degli anni 90. Il Pnl è cresciuto del 25% negli ultimi tre
anni, e oggi è poco meno di quello della Spagna (e di metà di quello
italiano). Il suo incremento è caratterizzato da tassi "asiatici", 8.5% nel
2004. Le aziende turche sono 1.2 milioni (quelle italiane 4.2 milioni), il
telefoni cellulari sono posseduti dal 54% della popolazione (102% in Italia,
ossia più di un telefonino per abitante), gli internet subscribers sono 10.3
milioni (22.6 gli italiani).
A livello micro-economico la situazione è persino ancora più favorevole. Come
ha detto l'ingegnere Pistorio con molto calore ed entusiasmo, il lavoratore
medio turco ha uno skill poco inferiore a quello del suo collega italiano e
costa un decimo, mentre un ingegnere è professionalmente del tutto equivalente
(spesso è formato all'estero, se non altro come master) e costa la metà. Gli
investimenti esteri nel Paese, in continua ascesa, arriveranno a 43 miliardi di
dollari nel 2005, di gran lunga più che in Italia. La Repubblica anatolica
diventa così la destinazione preferenziale per gli investimenti nell'area del
vicino e Medio Oriente e probabilmente dell'intero bacino mediterraneo se si
esclude la Francia (ma bisognerebbe fare bene i conti). Una delle tante
conseguenze è che il valore della Borsa turca è raddoppiato in poco più di un
anno.
Il commercio complessivo con l'estero
Il commercio con l'estero complessivo è di 115 miliardi di dollari; con
l'Italia è a 7.1 miliardi, il che fa del nostro Paese il secondo partner dopo
la Germania. Il tessuto industriale turco è ampio e diversificato, del tutto
comparabile a quello di un Paese europeo di media grandezza e destinato a
divenire uno dei maggiori dell'area euro-mediterranea. In prospettiva, la
Turchia è destinata ad assumere il ruolo di seconda potenza della UE, dopo la
Germania, e non solo in termini demografici, per i quali sarà a breve il primo
- 72 milioni di abitanti in crescita sostenuta a fronte di 80 milioni di
tedeschi in regressione di natalità. Quest'ultima e anche la precedente (il
superamento a breve medio termine dell'Italia prima e della Francia dopo)
possono essere annoverate fra le ragioni principali della freddezza francese e
tedesca e si aggiungono al peso degli immigrati.
Le prospettive di una cooperazione con l'Italia sono quindi eccellenti. Per
incrementarle ancora, Confindustria sta preparando la sua terza missione in
grande stile all'estero - dopo Cina e India - proprio in Turchia, il 23-25
novembre prossimi. Sarà capitanata anche questa volta dal presidente Carlo
Azeglio Ciampi. La
piena concordanza sul tema fra Quirinale, Palazzo Chigi e viale
dell'Astronomia dovrebbe propiziare un esito della missione ancora più
favorevole delle due manifestazioni predenti. L'iniziativa ha incontrato molto
interesse da parte delle aziende italiane, con 300 prenotazioni fino ad ora.
La questione del potenziamento della Turchia e del ruolo che può giocare
l'Italia non ha solo una valenza economica, ma straordinarie riverberazioni
geopolitiche. In primis, per la posizione strategica del Paese, che ne fa uno
dei pilastri occidentali dell'area euro-mediterranea e in particolare il
principale bastione Nato nei confronti dell' area di instabilità islamica del
Medio Oriente e dell'Asia Centrale. La Turchia fa parte dell'Alleanza
Atlantica da 50 anni e ne condivide tutti gli impegni operativi, i requisiti
tecnici e i protocolli di inter-operabilità. Allo stesso tempo Ankara è il
leader di una etnia che si protende dal Mediterraneo alla Cina e comprende 220
milioni di orgogliosi turcofoni, sui quali sultani, generali a sei stelle (in
Turchia esistevano fino a poco tempo fa) e primi ministri più o meno
democraticamente eletti hanno sempre avuto un'influenza decisiva (come in
Afghanistan, che è nato sotto la tutela kemalista, negli anni 20, anche se
nessuno lo dice, o lo sa).
L'industria della difesa asse portante
Le Forze Armate turche sono poderose, soprattutto perché ancora disposte a
combattere la guerra vera chiamandola col suo nome - e non con pudici gerundi
anglofoni declinanti il suo contrario (peace-keeping, enforcing, mantaining...).
La Marina turca è in crescita e già si trova su livelli quantitativi eguali se
non superiori a quella italiana. L'aviazione dispone di velivoli da
combattimento F-16 prodotti in loco ed esportati, con un grado di quasi completa
autonomia. L'esercito è una formidabile macchina da guerra che schiera
quattro armate e dieci corpi d'armata (quando gli omologhi occidentali, Us
Army compreso, ragionano ormai in termini esclusivi di brigate, tre livelli più
in basso) che mettono in campo 400mila uomini, più 800mila riserve. I soldati
fanno quindici mesi di solida naja in oasi di tranquillità come i confini con
l'Iraq, la Siria, il Caucaso o il Kurdistan, a bordo di 3.300 carri da
battaglia, 4.800 blindati, 1.600 pezzi di artiglieria, 50 elicotteri
d'attacco, 300 da trasporto, eccetera.
Tuttavia, le stesse Forze Armate sono arretrate sul piano tecnologico e hanno
un'estrema necessità di modernizzazione, da conseguirsi, secondo i desiderata
del governo, attraverso una crescente autonomia propositiva, progettuale e
produttiva. Questa passa attraverso l'acquisizione di know-how esterno da
parte di strutture ad hoc che sono state costituite dal Governo di Ankara,
dotate di strutture e fondi e messe in condizione di operare. Più in generale,
l'industria della Difesa è considerata l'asse portante del sistema di
tecnologia avanzata del Paese e il principale polo di sviluppo per una crescita
complessiva del suo sistema produttivo. Il Governo le ha assegnato una missione
precisa in tal senso e i militari si sono messi in marcia con ottomana
determinazione (per esempio mediante le "Fondazioni militari", organismi
castrensi privatizzati che operano con estrema libertà e spregiudicatezza in un
regime di estremo favore finanziario, normativo e fiscale, anche in campo
internazionale).
Per una serie di ragioni storiche e contingenti, il corrispondente comparto
italiano è oggi visto con molto favore per agevolare questa crescita e per
modernizzare le dotazione dei reparti operativi, adeguandoli in particolare agli
ambienti Network-centric moderni. La preferenza è determinata dal patrimonio di
alte tecnologie in possesso del medesimo comparto, che si accompagna
all'assenza di condizionamenti politici di qualsiasi genere da parte del
governo di Roma. L'attuale Governo islamico di Ankara vuole svincolarsi il più
possibile dalla esclusiva dipendenza dalle forniture high-tech americane e
israeliane (molto imbarazzante per gli islamici al potere) che caratterizza il
procurement delle sue Forze Armate. I francesi andrebbero ovviamente ancora
meglio, ma sono troppo invadenti. E poi c'è la questione del velo proibito
nelle scuole e la posizione critica sull'accesso di Ankara alla UE al quale
abbiamo accennato. Pure i tedeschi, una volta ammirati e idolatrati, sono in
disgrazia per la tiepidezza sul tema dell'ammissione, soprattutto oggi che è
diventata cancelliere frau Merkle, dichiaratamente ostile alla Turchia nella UE.
La penetrazione dell'industria militare italiana è da'altra parte molto
consolidata e poggia su solide basi. Il recente importante contratto per
l'acquisizione di dieci velivoli Atr-72 antisommergibili per la Marina turca
(programma Meltem 3) è solo l'ultimo esempio. Le opportunità sono in genere
assai interessanti e diversificate. Il mercato militare turco può essere
considerato quello con il gradiente potenziale di sviluppo più significativo
per l'industria italiana insieme all'India, ma rispetto a questo a svariate
ore di volo in meno e livelli di comprensione culturale in più. Le tre
tipologie di iniziative italiane nel Paese auspicate dall'ingegnere Pistorio
nel simposio di Confindustria (vendere in Turchia, produrre in loco manufatti da
distribuire in Europa e altrove, utilizzare la disseminazione dei turcofoni in
Asia Centrale per penetrare l'Asia) trovano piena applicazione anche nelle
strategie auspicabili da parte dell'industria della Difesa e più in generale
in quella con elevata valenza strategica. (Andrea Tani/Pagine
di Difesa)
03.11.2005
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INVESTIMENTI
RECORD
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Per
quanto riguarda quelli esteri è stata toccata per la prima
volta in Turchia la cifra di 8 miliardi dollari. La
soddisfazione del presidente della <Yased>, Saban
Erdikler. |
Il
Presidente della <Yased> (l'Associazione degli investitori
esteri in Turchia), Saban Erdikler, ha comunicato che la Turchia a
fine 2005, raggiungerà una cifra record negli investimenti esteri
toccando per la prima volta nella storia quota 8 miliardi di dollari
Usa, quando nel 2004 gli investimenti esteri erano stati in totale 2.7
miliardi di dollari. Il presidente Erdikler ha anche sottolineato
che gli investimenti esteri rappresentano una risorsa fondamentale
per lo sviluppo del paese e che le polemiche su alcuni settori
considerati da una parte dell'opinione pubblica
"strategici" e quindi non cedibili agli stranieri, debbono
considerarsi sterili e superate dai fatti. La < Yased> ha
peraltro comunicato - in un apposito report - che il 72% degli
investitori esteri in Turchia crede che nei prossimi mesi migliorerà
certamente la congiuntura economica ed il clima per operare in loco.
Il 49% invece non ritiene che l'avvio dei negoziati per l'ingresso
nell'UE possa influenzare positivamente l'effettuazione o meno di un
investimento in Turchia. (Ice Istanbul)
03.11.2005
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ENERGIA
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Crescenti
investimenti in un settore che, ora più che mai in Turchia, ha
una domanda pari a 90 Mtep e che nel 2020 sarà di 230 Mtep
(+160%). Intervento del ministro Hilmi Guler. |
L'ulteriore
sviluppo economico della Turchia passerà attraverso investimenti
crescenti nel campo energetico. Questo è quanto emerso nel corso di
un intervento del ministro dell'Energia e Risorse, Naturali Hilmi
Guler, al Consiglio dei Ministri dei giorni scorsi. Il ministro
Guler, ha fatto presente che a livello mondiale la domanda di
energia crescerà del 40% sino al 2020 e del 60% sino al 2030
(raggiungendo rispettivamente 14.000 e 16.000 Mtep). L'attuale
domanda energetica della Turchia è pari a 90 Mtep e sarà di 230
Mtep circa nel 2020 (+160%). Gli investimenti turchi in campo
energetico - del valore di svariati miliardi di dollari Usa - si
concentreranno, nei prossimi anni, soprattutto nell'utilizzo del gas
naturale e del carbone, ma resta aperta l'opzione nucleare, che, pur
costosa e complessa, ridurrebbe fortemente la dipendenza dall'estero
e quella delle energie rinnovabili su cui il governo turco crede
possano concentrarsi una parte rilevante degli stanziamenti pubblici
a favore della ricerca. (Ice Istanbul)
03.11.2005
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SI CERCA UN'INTESA PER
UN VOLO ISTANBUL-TRIESTE
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Logistica
e trasporti, mobili e componenti per l'arredo, meccanica e beni
strumentali: questi gli altri temi di un incontro che si è svolto ad Ankara nella
sede della nostra ambasciata tra una delegazione della Regione del Friuli
Venezia Giulia e una controparte turca. I vantaggi per gli interscambi
economici. |
 Logistica e trasporti,
mobili e componenti per l'arredo, meccanica e beni strumentali: questi, a fianco
di una azione diplomatica propulsiva per l'avvio del volo diretto Istanbul-Ronchi dei legionari, i temi al centro dell'incontro svoltosi nei
giorni scorsi all'Ambasciata d'Italia della capitale della Turchia e che ha
visto impegnati l'assessore regionale agli Affari internazionali, Antonio Paoletti, l''ambasciatore d'Italia Carlo Marsili e le due delegazioni
economico-istituzionali del Friuli Venezia Giulia e turca. L'iniziativa si è
inserita nel progetto regionale "Friuli Venezia Giulia-Turchia: un ponte
per l'Europa", coordinato dall'Ente camerale giuliano quale capofila del
sistema regionale della Camera di Commercio.
La delegazione guidata dall'assessore Iacop, ha incontrato alla presenza di
Marsili il presidente internazionale della Confindustria turca, Aldo Kaslowski,
il presidente della <Deik> (Consiglio per le relazioni economiche
internazionali) Zeneyp Bodur, assieme ai vertici dell'Ice e della Camera di
Commercio italiana in Turchia.
"La Turchia nel 2006 - ha sottolineato l'assessore - avrà un ruolo
importante dal punto di vista economico-commerciale e culturale per il Friuli
Venezia Giulia. Da una parte si punterà allo sviluppo dell'interscambio
commerciale tra la regione e la Turchia, dall'altro sarà realizzata a Palmanova
la mostra "I turchi in Europa" e il Paese sarà ospite dell'edizione
2006 del <Mitelfest>. Ma le relazioni tra Istanbul e Trieste trovano
solide basi anche negli oltre 200 mila camion che transitano attraverso il porto
del capoluogo giuliano".
"La logistica regionale - ha evidenziato il presidente camerale Paoletti -
con la sua rete di servizi costituisce un'ottima opportunità per l'ingresso
ella Turchia in Europa. Affinché ciò avvenga risulta fondamentale la
realizzazione del volo diretto tra Istanbul e ronchi dei legionari, sostenuto
dall'Ambasciata d'Italia in Turchia e dall'Ambasciata di Turchia a Roma,, dalle
atorità regionali e camerali della Regione e da alcuni imprenditori che già
operano nei due Paesi. L'attivazione della linea aerea - è stato sostenuto da
Iacop nel corso dell'incontro - sarebbe anche a supporto del trasferimento dei
camionisti turchi che giornalmente arrivano a Trieste attraverso l'aeroporto di
Lubiana nonché funzionale all'incremento dei flussi turistici".
In proposito dal presidente della camera dell'Industria turca Kavi Husamettin è
stata fornita una particolare disponibilità a sostegno di questa realizzazione.
Husamettin ha garantito la sua azione diretta sia nei confronti dei cinque
vettori privati esistenti in Tuchia, sia presso la compagnia di bandiera <Turkish
Airlines>.
La delegazione regionale - che tra l'altro si è vista con il presidente della
camera di Commercio turca, Murat Yalcintas - ha illustrato agli imprenditori
turchi finalità del progetto e la reale consistenza e le opportunità di
possibili collaborazioni fornite dai settori della logistica, del legno e
arredo, dei trasporti e della meccanica.
Il presidente dell'Associazione dei produttori turchi di arredi per ufficio,
Adem Yilmaz, ha auspicato una collaborazione nella produzione del settore per
riuscire ad arginare la rande concorrenza proveniente dalla Cina. Ma
collaborazioni sono state auspicate anche dal presidente turco dei produttori di
cucine e forniture e manufatti per il bagno, Ali Aycenk, nonché dai
rappresentanti delle associazioni dei trasportatori, degli operatori dei
traffici marittimi <ro.ro> e della logistica in genere. (Adnkronos)
03.11.2005
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ISTANBUL
PACKAGING: UNA FIERA DI INDUBBIO RICHIAMO
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Alla
manifestazione 2005 - che si terrà dal 9 al 13 novembre e che
è sponsorizzata dalle Associazioni turche dei produttori di
macchine e materiali per l'imballaggio - sarà presente anche
l'Ice. |
L'Ufficio Ice
di Istanbul sarà presente all'undicesima edizione della Fiera
<Istanbul Packaging 2005> che si terrà dal 9 al 13 novembre.
Sponsorizzata dalle Associazioni turche dei produttori di macchine e
materiali per l'imballaggio, la manifestazione è dedicata alle
macchine per il confezionamento e l'imballaggio, etichettatrici,
macchine per la lavorazione del cartone, macchine per il converting,
macchine per la produzione di imballaggi, attrezzature e materiali
per imballaggio. Lo stand dell'Ice ospiterà 12 aziende italiane (<Bortolini
Kemo>, <Collograf>, <Cosmopack>, <Pozzipack>,
<Tcm>, <Zecchetti>, <E. Calvi>, <Euroimpianti
S.p.A.>, <G. Mondini S.p.A>, <Grassi Srl, Irac Srl>, <Tecnicam
Srl>) e l'<Ucima>, l'Associazione Industriale di Categoria che
rappresenta i costruttori italiani di macchine automatiche per il
confezionamento e l'imballaggio. Per ulteriori informazioni sul
Punto Italia, rivolgersi a: istanbul@istanbul.ice.it
. (fonte Ambasciata d'Italia ad Ankara)
03.11.2005
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DOBLO' 2006
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Il
nuovo modello della <Fiat> presentato in Turchia
dall'amministratore delegato della <Tofas>, Alfredo
Altavilla. Sarà disponibile al prezzo di 17.430 Lire turche. |
L'amministratore
delegato della <Tofaş>, Alfredo Altavilla, ha presentato
alla stampa la <Fiat Doblo 2006>. Il nuovo modello della già
nota <Doblo>, che con i miglioramenti apportati al modello
attualmente sul mercato, sia dal punto di vista delle specifiche
tecniche che del design interno ed esterno, si è aggiudicata il
Premio Furgone dell'anno la scorsa settimana ad Amsterdam, sarà
disponibile in Turchia al prezzo di Ytl 17.430. La <Tofaş>,
che finora ha venduto 5.500 esemplari nel Paese, conta di esportare
80.000 unità entro fine anno ma è allo stesso tempo impegnata a
diversificare la propria produzione in particolare puntando sulla
<Fiat Cargo Maxi>, quasi totalmente progettata in Turchia. Si
tratterebbe del primo veicolo commerciale la cui proprietà
intellettuale è turca, ha affermato Altavilla nel corso
dell'incontro con la stampa locale, il quale ha proseguito
affermando che la Società intende ora destinare gran parte della
propria produzione al mercato locale piuttosto che all'export.
(fonte Amb. d'Ita)
03.11.2005
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ATTIVITA'
DELLE 2FREE ZONES"
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Registrato
in Turchia un aumento pari al 6.3% nei primi nove mesi di
quest'anno |
Le
"free zones" della Turchia hanno registrato
in media un aumento delle loro attività pari al 6.3% nei
primi nove mesi dell'anno rispetto allo stesso periodo del 2004 e
offrono ottime prospettive di crescita nei prossimi anni. In termini
di volume d'affari, contrariamente al passato, la Zona Franca
dell'Egeo ($2.7 mld) è stata superata da quella di Istanbul
dedicata al solo settore del pellame ($4.8 mld) mentre si è
posizionata terza quella dell'Aeroporto Atatürk di Istanbul ($2.5
mld) e a parimerito quelle di Tracia e Mersin ($1.6 mld). La maggior
parte degli affari è stata conclusa con paesi dell'UE e dell'Ocse
per un valore di $6.3 miliardi, pari al 37.1% del totale,
mentre quasi la metà della produzione è stata destinata al mercato
interno (47%). Le aziende rilevate nelle "free zones" a
settembre 2005 ammontano a 3.944, di cui 635 con partecipazione
straniera. (fonte Amb.
d'Ita)
03.11.2005
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NIENTE
FIRMA
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La
delegazione turca guidata dal ministro Hilmi Guler non l'ha
apposta allo specifico Trattato della Comunità sud-orientale
dell'Unione Europea. |
La
delegazione turca guidata dal ministro per l'Energia Hilmi Güler,
è rientrata dalla missione in Grecia senza aver firmato il Trattato
sull'Energia della Comunità sud-orientale dell'Unione Europea.
Il Trattato impegna i paesi firmatari a far propri i regolamenti
dell'Unione Europea volti a creare un mercato pan-Europeo per
l'elettricità ed il gas. La liberalizzazione di questi mercati
dovrebbe essere completata
entro il 2008 per le società ed entro il 2015 per i
consumatori. La Turchia, che "ha attivamente partecipato e
contribuito significativamente ai lavori", come ha tenuto a
precisare il ministro Güler, intende far parte dell'iniziativa ma
il mercato dell'energia nel Paese richiede ancora molti
investimenti per sfruttare al meglio le proprie risorse naturali e
garantirsi una miglior posizione dal punto di vista negoziale per
trovare poi un punto di convergenza tra gli interessi nazionali e i
desideri dell'Unione Europea. Il Commissario dell'UE per
l'Energia, Andris Piebalgs, da parte sua, ha motivato il ritardo
dell'adesione della Turchia con il bisogno di "fornire maggiori
chiarimenti al
fine di evitare incomprensioni" specialmente per quanto concerne i
regolamenti dell'Unione Europea in materia ambientale. (fonte Amb.
d'Ita)
03.11.2005
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PER IL CORSO
DI ITALIANO UN VERO E PROPRIO <BOOM > DI ISCRIZIONI
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Trecentocinquanta
richieste a Gaziantep per 90 posti disponibili. Una iniziativa
sviluppatasi dopo la visita del vice-ministro alle Attività
produttive con delega al Commercio Estero, Adolfo Urso. |
Boom
di richieste (350 per 90 posti disponibili) il primo giorno di
iscrizioni al corso di lingua italiana a Gaziantep, nel sudest della
Turchia. L'iniziativa, avviata dalla Camera di Commercio di
Gaziantep e dall'Istituto Italiano di Cultura di Ankara, si è
sviluppata a seguito della visita nella regione del vice-ministro
alle Attività produttive con delega al Commercio Estero Adolfo Urso
e dal conseguente aumento dell'interesse sia per l'Italia che per
la collaborazione con le imprese italiane. Nejad Kocer, Presidente
della Camera di Commercio di Gaziantep ha affermato che gli studenti
della regione fino a
poco tempo fa puntavano alla conoscenza dell'inglese ma ora è
aumentata la richiesta di lingue meno conosciute e tra queste
l'italiano è in testa. La Turchia, ha proseguito, è in una fase
importante di crescita e la nostra zona, ponte tra oriente e
occidente, è tra le più ricche del paese, con rapporti aziendali a
livello internazionale, nel settore tessile, del turismo e delle
automobili, tra queste la collaborazione con l'Italia è sempre
stata di prestigio. (fonte Amb. d'Ita)
03.11.2005
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STRATEGIA
AEREA
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Le
linee turche spenderanno nel prossimo decennio tra i 12 ed i 15
miliardi di dollari per l'acquisto di vettori commerciali. Il
numero dei velivoli dovrebbe arrivare a 280 unità. Una
performance che supererà in media quella di altri Paesi
europei. |
La
<Boeing> prevede che nel prossimo
decennio le linee aeree turche spenderanno tra $12 e $15 miliardi
per l'acquisto di aerei commerciali, stimando il numero dei
velivoli fino a 280 unità. In base a quanto affermato dal vice-presidente
per il marketing della <Boeing>, Randy Baseler, la
forte performance economica della Turchia supererà infatti
in media quella di altri Paesi europei e con un traffico passeggeri
che cresce del 6% all'anno la domanda di velivoli commerciali
dovrebbe raddoppiare entro il 2015. (fonte Amb.
d'Ita)
03.11.2005
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SETTORE
BANCARIO
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Approvato
senza apportare modifiche il testo di legge sulla riforma. |
Il
Parlamento turco ha approvato il testo di Legge sulla riforma del
settore bancario senza apportare nessuna modifica ai tre articoli su
cui il presidente della Repubblica Ahmet Necdet Sezer aveva posto il
veto. Gli articoli riguardavano in particolare il reclutamento del
personale da impiegare nel Fondo di Assicurazione dei Depositi e dei
Risparmi e dall'Agenzia di Supervisione del Regolamento bancario,
nonché il trasferimento di fondi pensionistici dalle banche private
all'Autorità per la Sicurezza Sociale. L'approvazione del testo
rientra tra le riforme strutturali previste dagli accordi con il
Fondo Monetario Internazionale. (fonte Amb.
d'Ita)
03.11.2005
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CEMENTIFICI
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Conclusa
la vendita del complesso <Van> aggiudicato alla
<Limak Kurtalan Cimento> e di un'altra fabbrica a Gaziantep
passata alla <Sanko Pazarlama>. |
Il
Fondo di Assicurazione dei Depositi e dei Risparmi (Tmsf) ha
concluso la vendita di altri due cementifici del <Gruppo Uzan>,
si tratta del cementificio <Van> che è stato aggiudicato alla
<Limak Kurtalan Cimento> per $54.25 milioni e del cementificio
Gaziantep che è stato acquisito dalla <Sanko Pazarlama>, del
<Gruppo Sanko>, per la somma di $128 milioni (quasi
triplicando il valore di vendita iniziale di $47 milioni). Si tratta
della seconda acquisizione da parte del <Gruppo Sanko> che,
attraverso la <Cimko Cim ve Beton San> la scorsa settimana
si era aggiudicato la <Bartin Cimento> per la somma di
$48 milioni. (fonte Amb.
d'Ita)
03.11.2005
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NOTIZIE IN
BREVE
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Aumentano
le riserve valutarie. Progetto di sostegno sociale ai
dipendenti di aziende. <Is Bank> incrementerà la
concessione dei crediti. Approvata la vendita del 55% delle
azioni della <Turk Telekom>. |
La
Banca Centrale turca ha annunciato che a fine ottobre le riserve
valutarie in valuta estera sono aumentate di $11 milioni, per un
totale di $44.2 miliardi.
________________
La
Banca Mondiale, con un credito pari a
€ 360 milioni, finanzierà
la seconda fase del progetto di sostegno sociale ai
dipendenti le cui aziende, dopo la privatizzazione, riducano il
proprio personale (Privatization Social Support Project).
L'Amministrazione per le Privatizzazioni sarà responsabile della
gestione del prestito con cui farà fronte alle spese di
liquidazione per fine lavoro, fornirà
consulenza ai lavoratori in cerca di nuova occupazione e
monitorerà l'impatto sociale del progetto. Questa seconda fase è
stata elaborata per dare continuità al programma di assistenza alla
forza lavoro attiva nel Paese impegnato in importanti
privatizzazioni di beni dello Stato.
________________
Con
l'intento di sviluppare la propria attività in settori
economicamente produttivi, la <Iş Bank> incrementerà la
concessione di crediti alle aziende operanti nel settore
dell'agricoltura biologica. L'annuncio è stato fatto a Isparta
(Turchia meridionale) nel corso di una riunione indetta a
conclusione di una missione di valutazione delle potenzialità
economiche offerte dalla regione e da cui proviene lo 0,3% del
totale dei depositi nella <Iş Bank>. Isparta, la cui
popolazione ammonta allo 0.8% del totale a fine 2004 ha registrato
una superficie arabile totale di 260.052 ettari ed una produzione
annua di 11.238
tonnellate di prodotti organici.
_________________
Il Consiglio di Stato turco ha approvato la vendita del 55% delle
azioni della <Turk Telekom> al consorzio guidato dalla saudita
<Oger Telecom>, di cui fa parte anche <Telecom Italia>.
Il ricorso contro la vendita della quota di maggioranza
dell'operatore turco era stato presentato dal sindacato dei
lavoratori del settore delle telecomunicazioni (<Haber
İş>) che
contestava l'approvazione della vendita da parte dell'Autorità
per la Competizione, definendo l'operatore nazionale un bene
strategico dello Stato (attualmente il 13mo operatore mondiale con
19 milioni di abbonati) e manifestava il timore di perdita di lavoro
dei suoi dipendenti. La <Oger>, che si è aggiudicata la gara
con $6.55 miliardi, dovrà quindi versare una prima tranche pari a
$1.3 miliardi e definire il resto del pagamento in cinque rate.
(fonte Amb. d'Ita)
03.11.2005
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INDICATORI
MACROECONOMICI
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Crescita Pnl gennaio-marzo 2005: 5.3%
- Valore assoluto Pnl $ 70.2 miliardi (agosto 2005)
- Crescita Pil
gennaio-marzo 2005: 4.8%
- Inflazione
annua (prezzi al consumo): 7.82% (luglio 2005)
- Interscambio con
l'Italia nel periodo gennaio-agosto 2005: $8.22 miliardi,
con $ 4.93 miliardi di esportazioni italiane verso la Turchia (+
8.94%) e $3.29 miliardi di importazioni dalla Turchia (+ 19.81%).
(fonte Amb. d'Ita)
03.11.2005
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INTESA
A TRE
SUL TRASPORTO DEL GAS
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Sarà
firmata a Lecce da Italia e Grecia per allargarsi
poi alla Turchia. Nel corso dell'incontro verrà presentato il
progetto <Igi>. |
Nella
giornata di domani, 4
novembre a Lecce verrà firmato un accordo intergovernativo
Grecia-Italia per l'interconnessione delle reti di trasporto del gas
naturale dei due Paesi. L'intesa si allargherà alla Turchia con la
sottoscrizione di una dichiarazione di collaborazione trilaterale in
campo energetico. Alla cerimonia parteciperanno per l'Italia il ministro
delle attività produttive, Claudio Scajola, per la Grecia il ministro
dello sviluppo, Dimistri Sioufas, e per la Turchia il ministro dell'Energia
e delle Risorse naturali, Hilmi Guler. In seguito all'incontro
trilaterale verrà presentato alla stampa il Progetto <Igi>
che prevede la realizzazione di un gasdotto di collegamento tra la
rete italiana e la rete greca e turca. Questa infrastruttura, che è
stata inserita dalla UE in uno dei 5 assi prioritari di sviluppo del
sistema energetico trans-europeo, avrà una capacità di trasporto
pari a 8 miliardi di metri cubi all'anno e potrà entrare in
esercizio a partire dal 2010 consentendo di importare il gas
proveniente dall'area del Caspio (Azerbaijgian e Iran) dove si
concentrano il 20% delle riserve mondiali. Alla conferenza stampa
parteciperanno Umberto Quadrino, presidente e amministratore
delegato di <Edison>, Raphael Moissis, presidente e
amministratore delegato di <Depa> (compagnia di Stato greca
del gas) e Riza Ciftci, direttore generale di <Botas>
(compagnia di Stato turca del gas), che rappresentano le società
che stanno sviluppando il progetto. (Agi)
03.11.2005
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