L'ANALISI
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Come
l'ex corrispondente di <Le Monde>, Nicole Pope, per
venti anni in Turchia, vede il Paese di Erdogan nel quale ha
molta fiducia. "Ma non ho fiducia nell'Europa",
dichiara. |
"Ho fiducia nella Turchia, ma non
ho fiducia nell'Europa. Chi può dire come sarà l'UE tra dieci anni,
al termine dei negoziati di adesione?". Nicole Pope, che è stata per
quasi vent'anni, fino al mese scorso, corrispondente di <Le Monde> dalla
Turchia, difende il processo di riforma di Ankara, incompleto ma ormai
avviato. Questa terra la conosce bene, tanto da averle dedicato un libro
di successo, scritto insieme al marito Hugh Pope (corrispondente del <Wall
Street Journal>), "Turkey unveiled". "Non giudicate la Turchia
dalle sentenze della sua magistratura iper-conservatrice - ci dice dal
suo ufficio di Istanbul - Il Paese è in marcia, e sarà d'esempio
anche per i Paesi islamici che si stanno avviando verso la
democratizzazione".
Nicole Pope, qual è oggi
l'atmosfera in Turchia, dopo l'apertura dei negoziati per l'ingresso
nell'Unione europea?
Qui tutti sono consapevoli del fatto che il processo che dovrà
portare all'adesione sarà lungo e per nulla facile. Non direi che ci
sia eccitazione, direi che c'è la sensazione che ciò che doveva essere
fatto è stato fatto. La decisione dell'UE viene vista come naturale, e
in Turchia ci sarebbero sorte grandi tensioni se Bruxelles avesse disposto
altrimenti.
Cosa sarebbe successo nel
caso di un "no" europeo?
Già adesso si nota un calo dell'entusiasmo per il progetto
europeo, serpeggia certamente delusione verso gli europei. C'era la
sensazione che, specialmente per gli ostacoli posti alla fine
dall'Austria, l'Europa stesse perdendo la sua credibilità. Al summit
del dicembre 2004 gli europei avevano fatto chiare promesse alla Turchia,
e alla fine se le stavano rimangiando. Alcuni avanzavano nuove richieste,
cambiavano in extremis le regole del gioco. E così c'è questa
sensazione che l'Europa non sia stata del tutto onesta con Ankara. Se la
promessa non fosse stata mantenuta, alla fine ne avrebbero beneficiato i
nazionalisti e quanti non vogliono le riforme, quanti cioè, nella loro
campagna anti-europea, dicevano che le riforme rappresentavano uno sforzo
inutile, perché comunque l'Europa non avrebbe mai accettato
l'ingresso della Turchia.
C'è il problema armeno e
quello turco. I diritti delle donne, il riconoscimento di Cipro, la libertà
di espressione. Quali di queste questioni sono più lontane dall'essere
risolte in Turchia?
Tutte le questioni
potranno essere risolte, in particolare quella armena. I media europei
hanno stigmatizzato particolarmente la volontà della Corte turca di
vietare, recentemente, una conferenza armena sul suolo turco. Ma chi, come
me, vive in Turchia, si accorge che in questa società è in atto una vera
battaglia di potere all'interno delle istituzioni. Con settori, come
quello della magistratura, che si oppongono strenuamente al cambiamento.
E' il potere giudiziario, iper-conservatore, che danneggia l'immagine
internazionale della Turchia, con sentenze come quella che ha condannato
il poeta Orhan Pamuk, o come quella che ha bloccato la conferenza armena.
Ma alla fine quella stessa conferenza ha avuto luogo: ecco ciò che accade
in Turchia. Io non ero presente, ma chi era lì mi ha raccontato di una
manifestazione incredibile, di qualcosa di mai visto prima in questo Paese: turchi e armeni fianco a fianco, intellettuali che discutono
liberamente, in entrambi i gruppi persone commosse fino alle lacrime.
Tutti questi temi vengono discussi, e lentamente vediamo dei progressi. I
cambiamenti arrivano, ma serve tempo.
Lei è fiduciosa nell'ingresso della
Turchia?
Sono fiduciosa, ma non ho fiducia nell'Europa. E' difficile
predire cosa sarà l'UE tra dieci anni. Quello che conta è che la
Turchia continui nel suo processo, che raggiunga certi standard
democratici ed economici. Poi è secondario se tutto ciò la condurrà
nell'UE.
Che tipo di Islam è quello
turco?
E' un Islam molto moderato. Ovviamente ci sono anche delle
frange radicali, ma sono generalmente marginali. I turchi sono piuttosto
religiosi, specialmente nelle campagne, ma non sono radicali: sono
culturalmente conservatori, ma non in senso "rivoluzionario". In
Turchia l'Islam non è un ostacolo al cambiamento.
Crede che l'esempio di
queste riforme, l'avvicinamento tra la Turchia e l'Europa, possa
aiutare la democratizzazione dei Paesi islamici?
Io non mi trovo a mio
agio con una visione che vede i Paesi europei come democratici, e gli
altri come non-democratici. Se guardiamo a come sta evolvendo l'Europa,
al modo in cui sta chiudendo le sue frontiere, alla durezza con cui tratta
gli immigrati, alle leggi antiterrorismo della Gran Bretagna, sono tutte
misure antidemocratiche. Quindi bisogna intendersi bene su ciò che è
democratico. Ma è importante che l'Europa voglia dare il messaggio che
non tratta in maniera diversa i suoi vicini a seconda della loro
religione, che non discrimina tra paesi cristiani e musulmani. Credo che
l'influenza sui paesi islamici non sarà immediata, ma a lungo termine
penso di sì: una Turchia che progredisce benestante e democratica non
potrà che dare il buon esempio agli altri paesi musulmani.
Nella sua vita quotidiana,
cosa la fa sentire in Europa quando è in Turchia? E quando, invece,
percepisce che la Turchia non è ancora un Paese pienamente europeo?
La Turchia è un Paese
grandissimo. La nostra vita quotidiana a Istanbul non è molto diversa da
quella delle grandi città europee, a partire dal livello dei servizi, dei
trasporti pubblici. A Istanbul la vita quotidiana è molto europea, ma
nelle campagne la situazione è molto diversa. Ma immagino che nelle
campagne siciliane, fino a 30 anni fa, la vita fosse molto diversa
rispetto a Roma.
Nell'entroterra turco i
diritti delle donne sono particolarmente compressi, e c'è l'uso dei
matrimoni combinati...
Sì, è vero, ma anche da quel punto ci sono continui progressi.
Persino nelle aree curde, che sono tra le meno sviluppate, nascono
associazioni per i diritti delle donne e ci sono manifestazioni contro le
violenze dei mariti. La Turchia è una società in pieno movimento. (Nicole
Pope con Daniele Castellani Perelli/Café
Europa)
21.10.2005
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UN PERCORSO LUNGO
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Yasebin
Taskin, del giornale <Sabah> offre uno spaccato alquanto
realistico della Turchia dopo il "sì" dell'UE ai
negoziati di adesione. |
Il 3 ottobre, con la decisione
dell'Unione Europea di aprire i negoziati per l'adesione della Turchia
è cominciato un nuovo periodo per il nostro Paese, ed è iniziato un
momento di transizione di lungo termine durante il quale l'opinione
pubblica europea svolgerà il ruolo fondamentale di osservatore attento.
Il dibattito sulla possibile adesione turca all'UE è iniziato circa
quarantadue anni fa, e questo ne fa un argomento vivo nell'opinione
pubblica del nostro Paese. È stato più volte sottolineato che
l'aspirazione a far parte dell'Unione europea rappresenta per la
Turchia un progetto di modernizzazione e una scelta di civiltà che
coinvolge attivamente il popolo turco il quale, negli ultimi decenni, non
solo ha seguito le linee della politica lungo la traiettoria delle
riforme, ma spesso ha trascinato i politici e il governo verso un futuro
europeo.
Ma se fino a due anni fa i sondaggi segnavano il consenso a favore
dell'adesione turca con percentuali molto alte che arrivavano fino
all'80%, oggi la situazione è molto diversa. La fatica dimostrata dai
negoziati, la loro lunghezza, la difficoltà incontrate da Ankara nelle
diverse tappe di avvicinamento a Bruxelles, la contrarietà manifesta di
molti leader europei verso l'adesione turca e lo scetticismo dimostrato
dall'opinione pubblica dei paesi membri, tutto ciò ha costruito negli
ultimi tempi un ostacolo nella popolarità dei negoziati e ha avuto un
effetto negativo sull'opinione pubblica turca.
A tale proposito vorrei ricordare alcune cifre. Uno dei più recenti
sondaggi svolti su questo tema ha coinvolto 11 mila persone appartenenti a
dieci Paesi europei più la Turchia. Ne risulta un forte calo di pareri
favorevoli all'entrata in Europa di Ankara sia tra i cittadini europei
che tra i turchi. Solo un anno fa, ad esempio, il 73% della popolazione
turca dichiarava di voler entrare a far parte dell'UE, oggi la
percentuale è scesa al 63%. Rilevante poi è il fatto che, nell'arco di
un anno, il consenso all'entrata nella Comunità Europea della Turchia
è calato dal 30% al 22%. Un altro dato da sottolineare: la gran parte
degli europei, il 42%, si è mostrata indecisa nell'esprimere un parere;
le cause di questa indecisione sono varie e fra queste possiamo immaginare
certamente diverse fobie, tra le quali la paura del terrorismo di matrice
islamica, l'islamofobia e l'incertezza economica, proprio come è
accaduto alla Francia e all'Olanda nei confronti della Polonia in
occasione dei referendum sulla Costituzione: allora si parlò
dell'idraulico polacco, domani si potrebbe parlare dell'idraulico
turco...
La percentuale di indecisi potrebbe essere interpretata come un dato
negativo, ma credo che non lo sia, e mi pare invece che si tratti di una
cifra sulla quale iniziare a lavorare, un punto di partenza del quale i
politici e la società civile potranno tener conto nel tentativo di
indirizzare meglio il dibattito pubblico. È chiaro che, in ogni caso, un
ruolo importante sarà giocato da quanto gli europei saranno messi nelle
condizioni di conoscere la Turchia, la sua cultura e la sua società.
Viviamo un momento di delicato avvicinamento tra due civiltà, tra popoli
diversi, sarebbe quindi opportuno introdurre una serie di iniziative che
stimolino e coinvolgano diverse dimensioni della sfera pubblica europea
sulla questione turca, sollecitando delle prese di posizione informate e
competenti. Francia, Germania e Olanda, i Paesi che ospitano le più ampie
comunità europee di emigrati turchi, dimostrano una particolare freddezza
nei confronti della Turchia. In Germania, dove la "questione turca" assume un valore particolare
negli equilibri interni della società civile, il sostegno per
l'adesione della Turchia all'UE è sceso del 15% nell'ultimo anno.
Dopo il Consiglio Europeo del 17 dicembre 2004, in Europa si è alzato una
specie di vento paranoico contro la Turchia e spetta alla diplomazia e
alla politica il compito di ricucire lo strappo tra le popolazioni europea
e la turca.
Allo stesso tempo è vero che i negoziati per l'entrata nell'UE hanno
riacceso in Turchia focolai di discussione intorno a temi insoluti quali
la questione armena, la situazione di Cipro e i diritti dei curdi,
incidendo fortemente sull'idea che l'opinione pubblica del mio Paese
si era fatta dell'adesione europea e facendo scendere i consensi di
quasi venti punti percentuali negli ultimi mesi.
Se guardiamo al panorama politico della Turchia notiamo una situazione
estremamente eterogenea intorno alla questione europea.
Da una parte ci sono forze politiche di destra e frange estremiste, come i
cosiddetti "Lupi grigi", che rifiutano ogni idea di ingresso
nell'Unione Europea e negano ogni riconoscimento al valore di questo
processo; allo stesso tempo il partito conservatore sostiene
l'adesione, così come sono favorevoli i partiti di sinistra e il
partito popolare repubblicano. Leggiamo sui giornali, anche quelli
italiani, che quella compattezza di opinioni a favore dell'entrata della
Turchia in Europa ora non c'è più, forse possiamo rintracciarla in
zone periferiche come i territori dell'Anatolia, ma nelle grandi città
moderne si avvertono un po' di più i dubbi sulla riuscita
dell'integrazione con l'Europea, dubbi che per altro nascono e si
alimentano dei pregiudizi che si avvertono provenire dall'Unione
Europea.
Anche io credo che il percorso che lega l'Unione Europea e la Turchia
sia lungo e difficile, che obbligherà i rappresentanti politici delle due
parti a riflettere meglio su tutte le questioni sin qui affrontate. Prima
di tutto credo che sarà fondamentale, al fine di risollevare le sorti di
questo processo di negoziazione, aprire dei canali di comunicazione tra i
due Paesi, canali di scambio e di informazione tra culture. Canali la cui
costruzione spetta, prima di ogni altra cosa, alla politica. (Yasemin
Taskin-Sabah/Café Europa)
21.10.2005
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REHN, IL DURO
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Il
Commissario UE all'Allargamento ha messo in guardia Ankara:
"Procederemo con molto rigore, pronti a tirare il
freno". |
Nelle trattative per l'ingresso in
Europa delle Turchia la UE procederà con "rigore". Lo ha detto il
Commissario UE all'Allargamento, Olli Rehn, precisando che l'UE è pronta a
"tirare il freno, qualora Ankara venga meno ai suoi impegni". Rehn ha
fatto il punto anche sullo stato delle trattative con gli altri Paesi
candidati ad entrare nella UE. La Bulgaria e la Romania, ha detto, devono
impegnarsi sotto il profilo delle riforme e della lotta alla corruzione.
L'adesione di questi Paesi, ha concluso Rehn, è nelle mano dei Governi di
Sofia e Bucarest. (Radiocor)
21.10.2005
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EUROPA
ACEFALA
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"Lasciatemelo
dire, è difficile immaginare l'UE senza la Turchia":
questa l'affermazione del presidente della Croazia, Stipe Mesic. |
Stipe Mesic, presidente croato
della Repubblica di Croazia, padrone di casa al XII vertice dei
Paesi dell'Europa Centrale, nel suo intervento ha rinnovato la
fiducia nell'Unione Europea e nel progressi che potrà fare il
negoziato di adesione appena aperto per il suo Paese. Poi ha posto
la questione dei confini dell'Europa che, a suo avviso, devono
arrivare fino alla Russia e alla Turchia.
"La questione è - ha detto - come completare il processo di
integrazione. A mio avviso per prima cosa bisogna dire che cosa è
veramente l'Unione Europea e cosa vuole essere. Quindi bisogna
definire una nozione di Europa non solo in termini geografici o
politici. Dobbiamo convenire che i confini dell'Europa non possono
essere definiti da questo o da quel fiume ma piuttosto dall'essenza
dei valori, della tradizione e della cultura europea. Per essere
chiari, posso dire in una battuta che in questo senso l'Europa non
è concepibile senza la Russia e, lasciatemelo dire francamente, è
difficile immaginarla senza la Turchia". (Ansa)
21.10.2005
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STORIA
DELLA
TURCHIA
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In
coincidenza con l'avvio dei negoziati di adesione di Ankara,
l'Università di Pavia ha aperto un nuovo corso che si propone la
lettura della storia di un popolo e di una civiltà con proprie
caratteristiche. |
In coincidenza con l'avvio dei
negoziati per l'adesione della Turchia alla Unione Europea, che il
Presidente del Parlamento Europeo di Strasburgo ha definito " un evento
storico", il Dipartimento di Studi Politici e Sociali e la Facoltà di
Scienze Politiche aprono un nuovo corso di " Storia
della Turchia".
L'intento è quello di offrire agli studenti della laurea triennale
della Facoltà ed eventualmente agli specializzandi della laurea
specialistica ( magistrale ), lo studio del " caso turco ", ovvero
della formazione di uno Stato a vocazione democratica in ambito islamico,
che trova la sua premessa nel modello kemalista di trasformazione
dell'Impero Ottomano in Stato nazionale moderno.
Nel difficile e ancora lungo processo di edificazione dell'Europa,
l'inserimento della Turchia, importante in sé, viene visto come una
svolta cruciale per affrontare la sfida dell'islamismo politico .
Il corso di "Storia della Turchia" si propone la lettura critica della
storia di un popolo e di una civiltà con proprie caratteristiche nel suo
divenire e nel suo confronto-incontro con la civiltà europea fino al
progetto di adesione all'Unione Europea in vista di un cambiamento della
stessa Europa mettendola in grado di " rappresentare una forza influente,
fors'anche la più influente sulla scena globale del secolo in cui
viviamo "( come hanno scritto Ulrich Beck e Anthony Giddens,
nell'appello rivolto ai 25 paesi della UE ).
La docente, professoressa Maria Antonia Di Casola, riceve gli studenti
martedì, ore 15-16 e mercoledì, ore 14-15
. (University.it)
21.10.2005
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PER ORA FERMIAMOCI ALLA TURCHIA
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Intervista a Fabrizio Saccomanni,
vice-presidente della <Bers> "Non bisogna illudere i Paesi del
Mediterraneo o del Medio Oriente sostenendo che basta accettare un certo
tipo di regole democratiche per essere ammessi".
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L'Europa deve dare un segnale
preciso sui limiti del suo allargamento. E quel segnale
dovrebbe essere: "Per ora ci fermiamo alla Turchia".
Le ragioni di un tale passo, secondo Fabrizio Saccomanni, vicepresidente
della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (Bers), sono
diverse e tutte importanti.
Dare una risposta al crescente disorientamento dell'opinione
pubblica continentale e ai malumori emersi con chiarezza con la
bocciatura da parte di Francia e Olanda nei referendum sulla Costituzione
europea. Ma anche, spiega in un'intervista ad <Apcom>, dare finalmente
al Vecchio Continente una politica estera che restituisca certezze anche a
Paesi confinanti con l'UE che, anche se non entreranno nel
"club", potrebbero avvantaggiarsi di una "politica di
vicinato" per
la quale anche la Bers può costituire uno strumento economico importante,
e in alcuni casi, già operativo.
Saccomanni, che per molti anni ha lavorato alla Banca d'Italia come
responsabile dei rapporti internazionali, non nasconde la sua
preoccupazione per un processo di allargamento che, così come è
configurato oggi, si presta a troppi equivoci e incertezze. E si
mostra critico verso atteggiamenti, come quello del Regno Unito, di
apertura verso allargamenti "a oltranza" dell'Unione. Ma segnala allo
stesso tempo i vantaggi che un ingresso della Turchia darebbe nella chiave
di un rafforzamento, non solo economico, dell'Unione.
Perché è preoccupato per l'allargamento a oltranza dell'Europa?
Si è creato nell'opinione pubblica la percezione che l'Europa
sia una creazione senza un fine. Quando la gente si pone il problema su
quali sono i confini dell'Europa tutti trovano molte giustificazioni per
sostenere che è difficile dirlo: non sono geografici, non sono religiosi,
non sono culturali. Poi leggiamo i giornali internazionali, come il
<Financial
Times>, che dice che bisogna assolutamente portare dentro l'Ucraina,
la Bielorussia. Adesso facciamo entrare la Turchia e subito sorge il
problema su quali sono i Paesi di confine. C'è la Georgia ma c'è anche
l'Armenia. E ci sono anche l'Iraq e l'Iran. (Luca Borsari/Virgilio.it)
21.10.2005
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2010:
RITORNO AL FUTURO, GUERRA IN EUROPA
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Lo
scrittore Burak Turna in un suo romanzo ipotizza che la Turchia, per
essersi
vista sbattere la porta dall'UE, si allei con la Russia e con la
Cina e invada il vecchio continente fino a portare le sue armate a
Berlino. la costituzione di un nuovo ordine spostato tutto ad est.
Gli Usa alla finestra. Un grande successo. |
 Sono
già molti gli scrittori di varie nazionalità che hanno immaginato
una Terza guerra mondiale, ma finora nessuno aveva influito sul
dibattito politico come il giovane romanziere turco Burak Turna:
proprio alla vigilia dell'avvio dei negoziati per l'adesione del suo
Paese alla Ue, è uscito con un libro che sembra fatto apposta per
alimentare i già consistenti dubbi degli europei e rendere il
dibattito "Turchia sì, Turchia no" ancora più velenoso.
Eccone, in sintesi, la trama.
Nel 2010 una Unione dominata da Governi fascisti e
xenofobi respinge definitivamente la domanda del Governo di Ankara
di diventarne il 28° membro e in Germania, Francia e Austria si
scatena una specie di caccia al musulmano. Per reazione, la Turchia
si allea con la Russia e - con l'appoggio esterno anche della Cina -
invade l'Europa e la riduce in ginocchio. Gli Stati Uniti - altra
bestia nera dell'autore - stanno a guardare. Sulle rovine della
vecchia UE che voleva restare un "club cristiano" se ne affaccia
una nuova, spostata a Est, e basata sulla riconciliazione tra
l'Islam e il mondo ortodosso.
Il fatto preoccupante non è che un ex giornalista trentenne e
assetato di notorietà si immagini una vicenda del genere, con tanto
di commando turchi che si impadroniscono di Berlino in una specie
di rivincita di Lepanto e Vienna, ma che in due mesi abbia venduto
in Turchia 130.000 copie e si stia avvicinando al vertice della
classifica dei libri più venduti. La <International Herald Tribune> -
che ha dedicato a questa storia un lungo articolo di prima pagina e
ha messo anche in rete ampi stralci del romanzo - racconta che
migliaia di giovani accorrono alle conferenze di Turna nelle
principali città del Paese e che, sollecitati a dire se sono
favorevoli all'ingresso della Turchia nell'Unione, non alzano mai la
mano. In una intervista con il giornale, lo scrittore sostiene di
avere interpretato con questo romanzo lo stato d'animo del popolo
turco, esasperato per le continue richieste di riforme di Bruxelles
e per l'atteggiamento negativo dell'opinione pubblica europea, e di
volere contribuire ad alimentare questi sentimenti affinché il
governo si decida a cambiare politica: la sua proposta è di
limitare i rapporti con l'Unione Europea a un accordo di
partenariato (paradossalmente, la stessa soluzione proposta dalla
turcofoba Austria e cara anche ad Angela Merkel) e di stabilire
invece nuovi legami politici con Mosca, Nuova Dehli e Pechino, cioè
di guardare a Oriente anziché a Occidente. Con l'Europa - sostiene
- esiste una incompatibilità di fondo, suffragata da mille anni di
storia; in sostanza, è persuaso che il "conflitto di civiltà"
esista davvero, e non riguardi solo l'Islam fondamentalista.
Sarebbe, naturalmente, arbitrario esagerare l'impatto politico
dell'opera di Turna: se entusiasma i suoi innumerevoli fan, per ora
lascia il Governo del premier Erdogan del tutto indifferente. Per
ammissione dello stesso autore, lo scenario di un attacco della
Turchia alla UE tra cinque anni è di pura fantasia e al massimo si
arriverà, in caso di rottura dei negoziati, a una deriva anti-europea che indurrà Ankara a cercare altre sponde per la sua
politica estera.
Ma le tesi dello scrittore trovano una indiretta conferma nel
costante declino della percentuale di cittadini turchi favorevoli a
un ingresso nell'Unione: un declino, stando agli ultimi sondaggi,
accentuato dalla atmosfera di crisi che ha accompagnato, lunedì 3
ottobre, la luce verde dell'Europa all'apertura delle trattative. In
altre parole quando Turna dice "I turchi sono un popolo fiero, che
non è disposto a mendicare un posto nella UE", non si inventa
nulla.
Nel successo di questo volume, soprattutto al di fuori di quella élite
politica ed economica che ha puntato tutto sul successo dei
negoziati, c'è un campanello d'allarme per la UE: l'approccio
diffidente e attendista (per non dire ostruzionistico) dell'Europa
verso la trattativa può diventare un boomerang. La Turchia non è né
la Croazia, né la Romania, né la Bulgaria, che all'ingresso
nell'Unione non hanno alternative e perciò sono costrette, per
amore o per forza, a sottostare alle richieste di Bruxelles. Durante
un negoziato con la Turchia programmato su dieci-quindici anni si
rischia invece che le idee di Turna conquistino la maggioranza e di
trasformare un Paese amico in un Paese, se non proprio incline a
farci la guerra, perlomeno ostile. (Livio Caputo/ il
giornale.it)
21.10.2005
|
L'INVITO
|
La
Casa Bianca riceverà il 28 ottobre prossimo il presidente di
Cipro Nord, Mehmet Ali Talat. Il disappunto dei greco-ciprioti
e la soddisfazione di Ankara. |
Il
Segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, ha formalmente
invitato il presidente della Repubblica turca di Cipro Nord, Mehmet
Ali Talat, a Washington per il 28 ottobre prossimo. Lo rendono noto,
con grande evidenza i quotidiani turchi, notando che è la prima
volta che gli Usa compiono un passo formale nei confronti di un
leader della Rtnc che essi non riconoscono formalmente.
Gli stessi giornali riportano il disappunto dei greco-ciprioti per
l'invito e la soddisfazione, invece, di Ankara ed, ovviamente, dello
stesso Talat.
"Ogni passo intrapreso per comprendere ed ascoltare i ciprioti
turchi è molto positivo", ha dichiarato il leeder
turco-cipriota.
_________________
Il ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul, ha affermato ad Ankara
che il Governo turco sta progettando di eliminare, nella loro
totalità, le limitazioni nei confronti di Cipro.
21.10.2005
|
UNA VISITA
IMPORTANTE
|
Ormai
non c'è più nulla che possa ostacolare il viaggio del Pontefice
Benedetto XVI in Turchia. La conferma data dal cardinal Walter Kasper. |
Il Papa "andrà sicuramente in
Turchia il prossimo anno". Ne è convinto il cardinale Walter Kasper,
presidente del Pontificio Consiglio per l'Unità dei Cristiani che, interpellato
da <Apcom>, ha riferito la "forte intenzione" di Benedetto XVI di
compiere la visita in Turchia. "Il Papa desidera fare questo viaggio il
prossimo anno, che è molto vicino - ha affermato il porporato - ci sono
trattative in corso con l'ambasciata turca presso la Santa Sede per definire il
tutto. Ma il Pontefice - ha ribadito - andrà sicuramente in Turchia nel
2006".
Inizialmente, Papa Ratzinger era stato invitato dal Patriarca Bartolomeo I, capo
spirituale degli ortodossi, per la festa di Sant'Andrea il 30 novembre prossimo.
All'invito del leader religioso avrebbe dovuto far seguito un analogo invito
governativo, che tardava ad arrivare, fino a quando Ankara ha invitato
ufficialmente il Papa per il prossimo anno. (ApCom)
21.10.2005
|
ARMENI E
CONTROTENDENZA GIUDIZIARIA
|
Il
Tribunale amministrativo regionale di Ankara ha stabilito che la
conferenza che si doveva tenere il 25 settembre e che era
stata annullata su decisione della 4° Corte amministrativa
era più che legittima. |
The judiciary
has reached a verdict on the controversial Armenian Conference held at Bilgi
University on September 25.
Istanbul Regional Administrative Court has reversed the suspension of execution
decision reached previously by the Istanbul 4th Administrative Court concerning
the "Ottoman Armenians during the Decline of the Empire: Issues of Scientific
Responsibility and Democracy Conference". Objections from Bogazici and Sabanci
Universities submitted to Istanbul 4th Administrative Court concerning its
suspension of execution decision were turned down by the Istanbul Regional
Administrative Court and the parties were notified on 29 September 2005. The
Regional Court read, "Demands for suspension of execution were rejected
unanimously without being examined." (Anadolu News Agency/Zaman)
21.10.2005
|
17 MILIONI $
PAGATI AGLI EREDI
|
A
versarli agli armeni - dopo una decisione di una Corte di giustizia della
California, la <Oyak>, partner della <Axa>. |
French insurance giant Axa has accepted to pay $17
million to the relatives of the Armenians subjected to forced migration by the
Ottoman State in 1915.
When the heirs of the Axa policyholders had filed a class-action, Axa
preferred to settle. This decision has yet to be ratified by the California's
District Court in November.
The world's largest Armenian Diaspora
population lives in California. Though the US does not officially acknowledge
the "genocide", The Axa case is the second such legal action settled through
the American courts. In February, New York Life Insurance Company had accepted
to pay the relatives of the deported Armenians $20 million. The Axa settlement
achieved in California will be administered at France. The French based company
operates in US through its affiliates. Among the Armenians who have filed the
suit there are also Armenians from other parts of the world.
During the forced migration imposed by the Ottoman State, 1.5 million Armenians
are claimed to have been killed. Turkey on the other side indicates 300,000 died
in the bloody strife and under the difficult climate and migration conditions.
One of the lawyers of the group who filed the suit, Mark Geragos said, "The
Axa and New York Life settlements were "important building blocks... [towards]
our ultimate goal, which is for Turkey and the US to officially acknowledge the
genocide".
The Axa group is the world leader in insurance and fund management and figures
among the first 30 firms in Forbes's list of world's largest firms. Axa,
which in 1994 participated in OYAK's capital with 11 percent, now has 50
percent share in Axa-OYAK. OYAK is the Turkish Armed Forces Pension Fund.
Launching its activities in 1961, the fund aims to provide high quality service
and high financial return for its members, who are officers and non-commissioned
officers. OYAK has more that 40 affiliates which include, OYAK Renault, Oyakbank,
Tukas, Eti Marketing and cement factories. The group has lately won the tender
for Erdemir, the iron-steel monopoly, with a bid of $2.77 billion. (Reuters/Zaman)
21.10.2005
|
GENOCIDIO: RIVENDICAZIONI
CONTESTATE
|
La
tesi contenuta in un film dal titolo "Ayak Izleri" (Footprints)
diretto da Vedat Sen e prodotto dalla <B&V Production MED film>. |
A movie named "Ayak İzleri"
(Footprints), aimed at proving the alleged Armenian genocide is without
foundation, is to start filming in two months, the film's producers announced on
Friday.
B&V Production MED film production company owner and film director Vedat
Şen, told a press conference in Istanbul that the film would be based on
historic facts and that it required a great effort.
Noting that the film would be a Turkish and Spanish joint production, Şen
said, "The film would be completed in four or five months once we start
filming. 'Ayak İzleri' will be screened in Turkey next year. Following
Turkey, the film will be screened in various countries as well."
Şen added that the budget of the film would be around $15-20 million. It
will be shot in eastern and central Anatolia.
Turkish and Spanish partners of the production are planning to jointly meet the
costs of the film.
Meanwhile, the Spanish partner of the production, Max Corporation's Leon Hekim,
who is the Turkey representative of the firm, also speaking at the conference,
said the Ottoman Empire always maintained a tolerant attitude towards Armenians
and protected them. Hekim said the movie would help explain historic facts about
the Ottoman Empire and the Armenian community. (Turkish Daily
News)
21.10.2005
|
LA SPERANZA DI
PAMUK
|
Lo
scrittore turco rischia infatti tre anni di carcere per alcune
sue dichiarazioni rilasciate ad un giornale svizzero relative
agli armeni. |
Lo
scrittore turco Orhan Pamuk spera di essere assolto dal Tribunale di
Istanbul davanti al quale dovrà comparire il prossimo 16 dicembre
con l'accusa di avere offeso l'identità turca. Pamuk è stato
rinviato a giudiz perché in occasione di una intervista ha
ricordato il massacro degli armeni da parte dell'Impero ottomano.
"Io non credo che il io caso si concluderò con una
condanna", ha detto Pamuk in una intervista alla <Cnn>.
Lo scrittore ha lanciato poi un avvertimento sugli effetti della sua
vicenda in meito agli sviluppi dei negoziati per l'adesione della
Turchia all'UE. "Non si può certo raggiungere l'Unione Europea
portando gli scrittori in tribunale", ha affermato Pamuk. (da
take Adnkronos)
21.10.2005
|
DOVE
VANNO LE DONNE
|
Nonostante
le tante riforme degli ultimi tempi e nonostante che la Turchia sia stato
tra i primi Paesi al mondo a concedere loro il voto, i diritti sono ancora
pochi. |
La vocazione europea della Turchia si è
tradotta, negli ultimi anni, in una valanga di riforme a favore della democrazia
e dei diritti umani che superano abbondantemente tutte quelle realizzate nei
precedenti ottant'anni. Tuttavia, la riforma legislativa più importante di
tutta la storia turca è datata 1926 quando Atatürk, fondatore della Repubblica
di Turchia, promosse il Codice Civile, copia dell'omologo svedese. Ma,
nonostante tutto ciò, ancora oggi, soprattutto nella parte orientale del Paese,
le donne vivono ancora in uno stato di oppressione più vicino al Medio Evo che
al XXI secolo. Riuscirà la minigonna a sostituirsi allo chador in Turchia?
Difficile ma non improbabile...
In realtà, la legge ufficiale in Turchia stabilisce l'uguaglianza tra i due
sessi e, dall'inizio del secolo scorso, è proibito sottomettere le donne -
secondo quanto stabilito dall'interpretazione più conservatrice dell'Islam
- alla volontà del padre, del marito o dei fratelli. Per "Donne per i
Diritti Umani delle Donne" (probabilmente la più attiva delle organizzazioni
femministe turche, capitanata da Pinar Ilkkaracan) tutto ciò ha costituito una
conquista storica, anche se c'è ancora molto da fare.
All'interno del mondo musulmano, la Turchia costituisce un'eccezione dal
momento che si tratta di uno stato laico, in cui religione e stato sono
separati. Il Corano non fa parte della legge, come in Arabia Saudita, e la
poligamia è proibita, anche se poi viene praticata, di fatto, nei villaggi e
nelle zone rurali. A cavallo tra oriente e occidente, tra Europa e Asia, tra il
mondo musulmano e quello laico.
Illusione ottica?
Camminando per le strade di Istanbul, la metropoli di due continenti e di 8
milioni di persone, i turisti che si aspettano di vedere i simboli classici del
mondo musulmano, si trovano invece di fronte un'altra realtà. Ci sono più
probabilità di vedere ragazze in minigonna vestite con abiti occidentali che
donne con il velo islamico o lo chador, chiaramente di uso minoritario. Allo
stesso modo, a prima vista, la relazione tra donne e uomini non sembra tanto
diversa dalla quotidianità occidentale. Il fatto è che la situazione delle
grandi città non si rispecchia nel resto del Paese. Dove si annidano i problemi
più difficili per il governo turco.
Esiste infatti una notevole differenza tra le donne di Istanbul, per esempio, e
quelle provenienti dalle zone rurali e dai villaggi dell'Est, che ancora
mantengono un atteggiamento di sottomissione. Nella parte orientale del Paese
vige ancora la regola secondo cui la donna è di proprietà degli uomini della
famiglia e, di conseguenza, non gode di nessun diritto.
Detto questo, potrebbe sembrare una pura illusione che, in questo Paese
musulmano in cui la maggior parte del territorio si trova nel continente
asiatico, si riesca in breve tempo a cambiare radicalmente la situazione della
popolazione femminile del Paese.
Cittadine di serie B
Ma per quanto tempo ancora? E' la domanda che sempre più spesso formulano le
organizzazioni in difesa dei diritti delle donne in Turchia. Malgrado
l'immagine di cambiamento che la Turchia cerca di dare, vista la sua volontà
di entrare a far parte dell'Unione Europea, la maggior parte delle donne
turche continuano ad essere cittadine di "serie B" nel loro stesso Paese.
E' idea diffusa che le donne debbano dipendere dalla volontà degli uomini
della famiglia, fatto che le priva di qualsiasi capacità reale di decidere del
proprio destino.
Malgrado le riforme introdotte dal Codice Civile all'inizio del secolo scorso,
decenni dopo queste riforme, "le tradizioni e le leggi religiose continuano ad
ordinare il controllo della sessualità delle donne e mantengono l'equilibrio
di potere nelle relazioni tra i sessi", secondo lo studioso Ilkkaracan (1).
Considerato che nella parte orientale si vive in una situazione semi-feudale e
di economia di sussistenza, la realtà delle donne diventa ancora più
difficile.
I numeri della disuguaglianza
Una cosa è la volontà del Governo turco di occidentalizzarsi e di
modernizzarsi, ed un'altra, molto diversa, sono i dati che evidenziano che è
ancora lungo il cammino, prima che questa politica si traduca nella realtà.
Allo stesso modo, bisogna distinguere tra la tendenza riformista nella capitale,
e le condizioni da età della pietra a cui è ancorato il resto del Paese.
Attualmente, la metà delle donne della Turchia orientale sono analfabete,
mentre tra gli uomini solo il 21% non sa né leggere né scrivere. Nell'ovest,
la differenza è minore, ma altrettanto squilibrata: il 20% delle donne contro
il 7% degli uomini. Altro dato da prendere in considerazione: nell'est esiste
ancora un 90% delle donne che lavora per l'economia familiare senza ricevere
alcun tipo di retribuzione. Nell'hinterland delle grandi città turche, la
maternità precoce è frequente e l'uso di anticoncezionali raggiunge appena
il 40% (1). Ancora più eclatante per un Paese in fase di modernizzazione è il
fatto che se provate a chiedere ad una madre quanti figli ha, vi nominerà solo
i figli maschi. Le femmine non contano.
E il corpo della promessa sposa? E' sempre una merce. Così viene ancora vista
la donna nella Turchia orientale, dove ancora vige l'usanza per la quale
l'uomo offre la sua dote prima prima del matrimonio. Questo simboleggia il
controllo dell'uomo sulla donna e sulle sue capacità produttive e
riproduttive. Anche se la poligamia è proibita dalla legge, una donna su dieci
convive con le "altre mogli" di suo marito. Come può succedere una cosa
simile? Gli uomini si sposano secondo la legge con una donna e "secondo la
legge religiosa" con le altre, malgrado il Corano proibisca la
disuguaglianza tra le spose di uno stesso uomo.
Anche la capacità di scegliere è sottomessa ad un regime patriarcale. Solo un
matrimonio su quattro avviene per scelta dei coniugi: per il resto si tratta di
unioni organizzate dalle famiglie. Considerata questa situazione, la Turchia
affronta ora la sfida più difficile per poter stabilire una parità di fatto, e
non solo teorica, tra uomini e donne, se vuole realmente diventare un membro
dell'Unione. Diventando così una vera e propria porta di comunicazione tra
Europa e Asia. Malgrado la situazione non sia tanto facile, tutto sembra
indicare una volontà politica ci sia. Perché il cambiamento non sia solo
un'utopia. (Laura Sali-Traduzione di Chiara Capozio/Cafèbabel)
21.10.2005
|
PUNITO CON
L'ERGASTOLO
UN DELITTO D'ONORE
|
Condannati
due fratelli turchi che avevano ucciso la propria sorella che aveva
partorito un bambino da una relazione senza essere sposata. |
Due fratelli che erano
riusciti ad uccidere la loro sorella in ospedale, dopo averla solo ferita in un
precedente tentativo, perché aveva generato un bambino senza essere sposata,
sono stati condannati all'ergastli ma al minore di essi, che si è confessato
colpevole, la pena è stata ridotta 12 anni per la minore età.
Il fratello maggiore, Irfan Toren, al processo aveva respinto l'accusa di avere
partecipato all'esecuzione materiale dell'omicidio ella sorella, mentre il
fratello minore aveva ammesso le sue responsabilità.
La sentenza è di rilievo proprio perché per la prima volta una Corte turca non
ha creduto, o non ha dato rilievo, alla minore responsabilità del fratello
maggiore, anche perché - in questo genere di processi - è usuale che i
familiari attribuiscano il compito di uccidere ad un minorenne della stessa
famiglia, in maniera da lasciare il crimine d'onore praticamente impunito o
punito molto lievemente.
Guldunya Toren, 22 anni, era ricoverata in ospedale nel febbraio del 2004 dopo
essere stata ferita in un tentativo di assassinio perpetrato dai suoi due
fratelli, ma questi ultimi riuscirono nottetempo a penetrare nell'ospedale e a
finire la sorella.
La ragazza, originaria della provincia orientale di Bitlis, aveva partorito un
bambino, frutto di una relazione con il marito di sua cugina il quale si era
rifiutato di prenderla come "seconda moglie" (con un matrimonio solo
religioso in moschea). Ella era stata perciò inviata ad Istanbul per partorire,
ma, nel frattempo, una "sentenza" emessa dalla solita "assemblea della
famiglia", aveva deciso che la ragazza aveva "sporcato l'onore
familiare" e doveva morire.
In Turchia avvengono ogni anno centinaia di delitti d'onore, talvolta anche ai
danni di ragazze che hanno subito violenza sessuale, soprattutto nella parte
orientale del Paese particolarmente tradizionalista.
La frequenza dei delitti d'onore in Turchia è stata rilevata spesso dall'UE e
dal Parlamento europeo che hanno chiesto ad Ankara di fare applicare con
maggiore rigore le leggi a protezione delle donne. (Ansa)
21.10.2005
|
LE DONNE IMPURE
MERITANO LA MORTE
|
Questo
l'assurdo risultato di un sondaggio condotto dall'Università
<Dicle> di Diyarbakir (città abitata prevalentemente
dai curdi). |
La
maggioranza delle persone nella regione sud-orientale della Turchia,
abitata soprattutto da curdi, crede che le donne "impure"
debbano essere uccise per salvaguardare la reputazione delle
famiglie.
Secondo un sondaggio condotto dall'Università <Dicle< a
Diyarbakir, la città più importante della regione, il 37-4 per
cento degli intervistati (335 uomini e 95 donne) ritiene che debbano
essere uccise le donne che intrattengano una relazione
extraconiugale; il 21.6 per cento pensa che la giusta punizione sia
il taglio dei capelli, del naso o delle orecchie; solo il 16 per
cento sostiene che non debbano essere punite e il 25 per cento è
propensa al semplice ripudio.
La Turchia, richiamata dall'Unione Europea a far rispettare i
diritti delle donne, ha rafforzato le pene contro gli omicidi
d'onore lo scorso anno, per i quali viene comminato dalla legge
persino l'ergastolo. Ma decine di donne ogni anno vengono ancora
uccise, alcune solo per aver parlato con uno sconosciuto (è
accaduto anche per aver richiesto una canzone alla radio). (Agi)
21.10.2005
|
LA PAZIENZA
HA UN
LIMITE: PKK ATTENTO
|
Il
premier turco ha fatto sapere che potrebbero essere compiuti passi
appropriati qualora i terroristi curdi continuino a sconfinare dal Nord
Iraq. |
Il premier turco Tayyip
Erdogan ha affermato che Ankara ''non può pazientare ancora a lungo''
prima di ''compiere i passi apropriati'' riguardo alla presenza del Pkk in campi
situati in territorio iracheno settentrionale, ai confini meridionali della
Turchia, dal momento che da questi campi partono i terroristi curdi che compiono
attacchi letali in Turchia. ''Nessuno ha il diritto di attendersi ancora
pazienza da parte turca, quando ogni giorno funerali di martiri vengono eseguiti
in varie città turche'' ha affermato il premier aggiungendo che ''La Turchia ha
atteso a lungo che misure fossero prese (dai militari Usa in Iraq) contro la
presenza terrorista in Nord Iraq. Noi compiremo i passi appropriati quando ne
sentiremo la necessità al tempo giusto. (Chiara Brusini/Vita.it)
21.10.2005
|
TURCHIA
CONDANNATA DALLA CORTE EUROPEA
|
La
motivazioni: "Trattamenti disumani" ad un detenuto
trovato in seguito suicida in cella. |
La Corte
europea per i diritti dell'uomo ha condannato la Turchia per
''trattamenti disumani'' inflitti a un uomo sospettato di
appartenere ad un'organizzazione illegale. La Corte ha così accolto
l'istanza presentata dal padre della vittima, Burhanettin Akdogdu,
28 anni, che il 12 dicembre del 1992 era stato interrogato nei
locali della Direzione della sicurezza di Ankara, perché sospettato
di appartenere al Movimento rivoluzionario socialista operaio. Il
giorno dopo Akdogdu era stato trovato morto nella sua cella,
impiccato, ma il suicidio era solo una copertura. La Corte ha
condannato la Turchia ''in ragione dei trattamenti inflitti al
figlio del querelante durante la sua prigionia'', accordando alla
famiglia della vittima 9 mila euro di risarcimento per danni morali.
(Andrea Nunziata/Age)
21.10.2005
|
IL SOSTEGNO
DI ERDOGAN IN PAKISTAN
|
Il
Primo Ministro turco nelle zone colpite dal tremendo terremoto che
recentemente ha fatto migliaia di vittime. |
Prime Minister Recep Tayyip Erdoğan
will visit earthquake-hit Pakistan next week in a show of solidarity as a chief
United Nations relief official said the situation in the country was "desperate."
Erdoğan will visit Pakistan and will tour the areas
affected by the 7.6-magnitude earthquake and meet with his Pakistani counterpart,
Shaukat Aziz, the Anatolia news agency said.
Desperately needed supplies were beginning to arrive in the devastated northeast
of Pakistan, but not nearly enough food, clothes or shelter for the 2.5 million
or so people who have been sleeping out in the cold and rain since Saturday had
arrived.
Pakistani troops struggled yesterday to reach remote mountain villages cut off
since the massive weekend earthquake.
U.N. Emergency Relief Coordinator Jan Egeland flew yesterday to the area to see
at first-hand the aftermath of the earthquake. "This is a desperate
situation. As you can see we are making progress in the more populated areas but
it is so hard to reach the others," Egeland said after a helicopter tour of
the disaster zone. (Turkish Daily News)
21.10.2005
|
20.000
CONFEZIONI ANTINFLUENZALI "TAMIFLU"
|
Sono
stati donate alla Turchia dalla casa farmaceutica <Roche>.
Lo ha scritto il giornale <Wall Street Journal". |
La casa farmaceutica svizzera
<Roche> ha donato pacchi di farmaci antinfluenzali Tamiflu a Turchia e Romania. E' quanto
ha scritto nella sua edizione online il quotidiano <Wall Street
Journal>.
La notizia è giunta dopo che i due Governi hanno lamentato la scarsità di scorte
di farmaci per combattere l'influenza aviaria, in vista di una possibile
epidemia, dopo che i test di laboratorio hanno confermato la presenza del virus
mortale H5N1 in uccelli nei due Paesi.
Un portavoce di <Roche> ha detto che il colosso farmaceutico sta regalando 20.000
confezioni di Tamiflu alla Turchia per proteggere i lavoratori che possono
venire in contatto con il pollame infetto, e 2.400 confezioni alla Romania, ha
scritto ancora il giornale.
La <Roche>, che ha annunciato di voler potenziare il più rapidamente possibile la
produzione di Tamiflu, aveva già consegnato tre milioni di confezioni
all'Organizzazione Mondiale della Sanità, ha detto ancora il giornale.
Il Tamiflu è il più efficace farmaco antivirale per la febbre dei polli, ed i
Governi si stanno affrettando a farne scorte nel timore che il virus che ha
fatto oltre 60 vittime in Asia dal 2003 possa trasformarsi diventando più
letale per gli esseri umani. (Reuters)
21.10.2005
|
PANDEMIA SCONGIURATA
|
Soffocato
in Turchia il focolaio del virus H5N1. La dichiarazione di un esperto. |
La
Turchia ha escluso la possibilità di una pandemia di influenza aviaria nel
Paese, sostenendo che il focolaio del virus H5N1 accertato in un allevamento di
volatili sulle coste del Mar Egeo è stato soffocato. Ramazan Uzun, uno degli
esperti del ministero della salute di Ankara, ha detto all'agenzia <Anadolou> che
la rapida reazione delle autorità dopo il primo caso di influenza aviaria ha
per il momento eliminato il rischio. Uzun ha spiegato che il periodo di
incubazione del virus varia tra due e quattro giorni. "E da quando è
apparsa la malattia la scorsa settimana, il periodo di incubazione è terminato.
Se ci fosse stato un contagio sarebbe già comparso". "Al momento non
c'è pericolo né per gli animali né per le persone". (Agi)
21.10.2005
|
I COMPLIMENTI
DI REHN
|
E'
stato apprezzato dal Commissario UE, Olli Rehn, il
comportamento della Turchia e della Romania di fronte
all'emergenza del virus dei polli. |
L'Unione Europea
ha apprezzato il comportamento della Turchia e della Romania di
fronte all'emergenza del virus dei polli. "Le autorità di
entrambi i Paesi hanno gestito la situazione con efficacia e
prontezza", si è complimentato il Commissario UE per
l'Allargamento Olli Rehn, in una conferenza stampa tenuta a Roma.
(da take Ansa)
21.10.2005
|
FORTE
SCOSSA DI
TERREMOTO AL LARGO DI SMIRNE
|
La
magnitudo è stata del 5.7 della scala Richter. Pochi danni.
Trentatrè feriti. |
Una forte scossa di terremoto con una
magnitudo preliminare di 5.7 gradi della scala Richter è stata avvertita nei
giorni scorsi nella città di Smirne (Turchia occidentale). I cittadini si sono riversati nelle
strade in preda al panico, secondo quanto riferisce l'agenzia giornalistica
Anatolia, ma non sono segnalati al momento danni. 33 i feriti.
L'epicentro del sismo è stato localizzato nel Mar Egeo al largo della costa di
Smirne, secondo quanto riferisce l'osservatorio Kandilli di Istanbul. Il sisma
si è poi ripetuto con altre scosse di allestamento.(Ap)
21.10.2005
|
"TURCHIA
CHIAVI IN MANO": LA VOCE
PUNTUALE DI
CONFINDUSTRIA-MARCHE
| Dall'appuntamento
in Ancona è uscita fuori la realtà di un Paese
che recentemente ha visto schiudersi - sia pure appena appena
- l'uscio della porta verso l'Unione Europea. Gli interventi di Roberto
Lorenzon, direttore per la Turchia di <Koc Bank Unicredit>, di Serkan
Unverdi, Business Service Manager, e di Roberto Luongo, direttore dell'Ice
di Istanbul (videotelefono). |
"Turchia chiavi in
mano": poteva Confindustria-Marche mancare ad un appuntamento sulla realtà
di un Paese che ha visto qualche giorno fa schiudersi - con l'apertura dei
negoziati di adesione - la porta per l'ingresso in Europa sia pure tra dieci
anni? No di certo. Ancora una volta Ancona e la regione tutta non si è lasciata
sfuggire l'occasione per mettere a fuoco le problematiche di un discorso su
vasta scala che interessa principalmente i rapporti economico-commerciali tra
l'Italia e la Turchia in tema di mercati. I lavori - grazie anche agli sforzi di
Rita Gaudenzi di Confindustria Marche - hanno toccato vari argomenti.
Determinante l'apporto dato da Roberto Lorenzon (direttore per la Turchia di
<Koc Bank Unicredit> che ha parlato del sistema bancario e finanziario,
della struttura industriale e mondo del lavoro e degli investimenti in Anatolia.
E altresì determinanti quelli sia del Business Service Manager, Serkan Unverdi,
sia di Roberto Luongo, direttore dell'Ice di Istanbul, che è intervenuto
(videotelefono) tra l'altro sulle opportunità e tendenze per i settori di
interesse delle Marche
"Durante tutta la durata dell'incontro è emersa l'evidenza di un
dinamismo fortissimo in atto nell'interscambio Italia-Turchia, ed anche nei
rapporti tra Sistema Marche e mercato Turco, testimoniato dai dati degli ultimi
mesi (export marchigiano quasi raddoppiato nel primo semestre 2005 rispetto
all'anno precedente). E' un mercato di 80 milioni di persone, il 50% sotto i 25
anni di età, che sta sviluppando i nostri modelli di consumo e di accesso al
credito" riferisce Ettore Vichi delegato per l'internazionalizzazione di
Confindustria Marche.
Le affinità tra i due sistemi produttivi (entrambi costituiti per oltre il 90 %
da piccole e medie imprese), l'aspirazione a raggiungere il modello italiano da
parte degli imprenditori turchi, e soprattutto, le complementarietà fra i
settori manifatturieri marchigiani e quelli di attuale maggior sviluppo in
Turchia : queste sono soltanto alcune delle indicazioni incoraggianti emerse nel
corso dell'incontro promosso da Confindustria-Marche nell'ambito del progetto
"Turchia chiavi in mano" per le imprese marchigiane. Presenti molte
aziende marchigiane dei settori meccanica, ingegneria e impiantistica, edilizia,
mobile e semilavorati, abbigliamento e calzature, agro-alimentare.
La composizione dell'export marchigiano riguarda settori tutti di grande
interesse per il mercato turco. Esportiamo verso la Turchia soprattutto beni
strumentali e macchinari, con un interscambio Marche-Turchia più che
raddoppiato negli ultimi 6 anni, ed un incremento dell'export del 44% nel primo
semestre 2005, in prevalenza costituito da macchine ed apparecchi meccanici,
prodotti in metallo, apparecchi elettrici.
Forte in questo momento l'interesse del mercato turco per macchine per la
lavorazione del legno, macchine per la lavorazione dei metalli, macchine per
calzature, macchine agricole, forniture per il settore ambiente, ma anche forte
sviluppo nelle esportazioni di beni intermedi (come mobili e componenti prodotti
chimici, information technology, edilizia, ingegneria).
Il dinamismo in atto riguarda sia gli aspetti commerciali e distributivi che la
presenza italiana negli investimenti produttivi. Una delle principali banche
Turche è nelle mani italiane (<Unicredito>, già in joint venture
paritaria con il gruppo <Koc Financial Services> ha rilevato in questi
giorni le quote di maggioranza di <Yapi Kredi>, quarta Banca Turca per
importanza, avviata a divenire la seconda).
Dopo l'introduzione di Ettore Vichi ed il saluto di Regione Marche con Mariano
Landi e di <Unioncamere> con Giampaolo Giampaoli l'incontro, promosso da
Confindustria Marche nell'ambito del progetto "Turchia chiavi in mano"
è entrato nel vivo degli interventi, delle domande e delle risposte ai quesiti
delle imprese.
Gli interventi di Luongo insieme ad alcuni Trade Analist Settoriali collegati in
video da Istanbul, hanno permesso di illustrare sia le caratteristiche del
sistema-Paese vantaggiose per le imprese marchigiane, sia i trend di sviluppo di
alcuni settori. La illustrazione di Lorenzon ha toccato invece i temi dei più
recenti sviluppi del sistema bancario e del credito in Turchia, il tema degli
investimenti esteri dell'accesso al credito e dei pagamenti.
Quello di Unverdi, infine, si è focalizzato sulle caratteristiche delle aree
turche più importanti per lo sviluppo delle Piccole Imprese e del sistema
distributivo di molti beni e servizi.
"Il cammino di internazionalizzazione che stiamo avviando verso questo
importante mercato prevede il coinvolgimento della Regione Marche, Sistema
Camerale ed Ice", così a sua volta Gaudenzi che ha illustrato le azioni
mirate che saranno svolte nei prossimi 12 mesi in collaborazione con le
Associazioni Industriali Provinciali.
A questo primo incontro fra esperti del mercato turco e le imprese marchigiane
seguirà l'avvio di azioni di scouting mirato e di ricerca di partner
commerciali e produttivi per gruppi di aziende collegate in base ai settori di
appartenenza. E' poi prevista, nel corso del 2006, la organizzazione di diverse
missioni di gruppi di imprese ed imprenditori marchigiani in Turchia per
incontrare i partner individuati.
Il progetto Turchia per le imprese marchigiane si collega al più ampio
programma di Confindustria nazionale, già impegnata, insieme ad Ice, nella
organizzazione di una importante missione imprenditoriale che avrà luogo il
prossimo 23/25 novembre ad Istanbul, alla presenza del Presidente della
Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che sarà guidata dal Presidente Montezemolo e
che vedrà la partecipazione di numerosi imprenditori marchigiani eccellenti, in
primis la Presidente di Confindustria Marche Maria Paola Merloni, i delegati
Adolfo Guzzini e Marco Montagna, entrambi con incarichi di Confindustria
Nazionale per l'Internazionalizzazione e per le Infrastrutture, oltre ad altri
colleghi marchigiani.
|
Confindustria Marche
Progetto di Internazionalizzazione
"Turchia Chiavi in Mano"
La Turchia è un Paese ogni giorno di più al centro
dell'attenzione del dibattito internazionale e rappresenta ormai una
realtà assolutamente interessante ed un ponte tra l'Europa e l'Asia.
Considerato l'interesse sia per l'esportazione di prodotti italiani che
per l'avvio di investimenti, su proposta della Presidente Merloni,
Confindustria Marche ha inserito tra i progetti di
internazionalizzazione 2005 il
Progetto "Turchia chiavi in mano"
1.
Obiettivi del progetto
Obiettivi del progetto sono
quelli di creare le basi di uno sviluppo imprenditoriale marchigiano nel
territorio turco e di offrire
alle aziende associate tutti gli strumenti necessari perché diventi
un concreto ed efficace mercato di business per la realtà
imprenditoriale della nostra regione.
2.
Imprese e settori
interessati
Il progetto è stato avviato raccogliendo le manifestazioni di
interesse delle imprese
marchigiane. Ad oggi le imprese che hanno risposto sono
in totale 83, di cui Ancona 36, Pesaro 16, Ascoli Piceno 9 e
Macerata 22. Ne stiamo ricevendo ancora.
5 sono le aziende del settore agroalimentare, 12 del settore mobile e
semilavorati, 15 del settore abbigliamento e calzature, 22 della
meccanica, 8 dell'edilizia, 2 della chimica-gomma, 10 dei settori
impiantistica ed elettronica.
Delle 83 imprese circa una ventina hanno già rapporti con la Turchia.
L'interesse delle maggioranza è rivolto allo sviluppo di business, ma
almeno una trentina di aziende hanno interesse anche a valutare
collaborazioni produttive in loco.
3.
Azioni Previste
La fase preliminare ci ha visto impegnati nella raccolta del maggior
numero di informazioni utili sul paese Turchia, sui settori di maggiore
interesse per le imprese marchigiane, e sui soggetti "chiave"
(professionisti, organismi, istituzioni) da utilizzare per un percorso
di presenza in questo mercato. Terminata la fase preliminare, per la
quale è prevista anche una missione esplorativa in loco, tutte le
informazioni raccolte verranno vagliate, elaborate e messe a
disposizione delle imprese.
·
Organizzazione di un
incontro con esperti del mercato Turco
e le imprese marchigiane (ottobre 2005), nel corso del quale saranno
approfondite le caratteristiche del mercato e le opportunità da
cogliere, presentando e discutendo con le aziende i passi successivi;
·
Avvio di percorsi specifici
di scouting mirato e di ricerca di partner commerciali per gruppi di
aziende in base ai settori produttivi di appartenenza;
·
Ricerca partner in Turchia.
Elaborazione completa del progetto, pianificazione e realizzazione delle
attività di ricerca partner per le imprese interessate attraverso
l'individuazione e la selezione dei contatti e la realizzazione di
interviste in loco.
·
Missione ed incontri in
loco. Organizzazione di diverse missioni di gruppi di imprese ed
imprenditori marchigiani in Turchia per incontrare i partner
individuati. Una di queste verrà organizzata in concomitanza con la
presenza del Presidente Ciampi a Novembre 2005 ed in sinergia con la
missione ICE Confindustria;
·
Studio di
fattibilità per la creazione di una base logistico-produttiva
per eventuali insediamenti delle imprese marchigiane in Turchia;
·
Follow up. Verifica dei
risultati del lavoro svolto e organizzazione di azioni di follow up.
Di questo Progetto di Confindustria Marche è stato ufficialmente informato
l'Ambasciatore d'Italia in Turchia Sua Eccellenza Carlo Marsili in
occasione dello specifico incontro con gli imprenditori Marchigiani
avvenuto il 18 giugno scorso a Cagli dove l'Ambasciatore ha ricevuto il
Premio Marchigiani nel Mondo. Erano presenti, il Delegato per
l'Internazionalizzazione di Confindustria Marche Ettore Vichi insieme a
Rita Gaudenzi, responsabile del Coordinamento per
l'Internazionalizzazione di Confindustria Marche. |
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OPPORTUNITA’ IN TURCHIA (ZIP)
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Già
che siamo è utile forse mettere in evidenza una analisi della possibile
copperazione italo-turca nel settore delle infrastrutture realizzata a cura
dell'ambasciata di Italia ad Ankara con il concorso dell'ufficio Ice.
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REPORT SETTORIALE (PDF)
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21.10.2005
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GEMELLAGGIO:
MICCICHE' AD ANKARA
LA STRATEGIA ITALIANA PER IL FUTURO
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Il
nostro ministro ha inaugurato il twinning
comunitario tra Italia e Turchia per lo sviluppo regionale. |
Il ministro
italiano per lo sviluppo e la coesione territoriale, Gianfranco
Miccichè, ha inaugurato ad Ankara, con il vicepremier turco
Abdulatif Sener, il twinning comunitario tra Italia e Turchia
per lo sviluppo regionale (con la collaborazione delle
amministrazioni regionali di Emilia Romagna e Puglia in qualità di
junior partner).
Alla cerimonia inaugurale erano presenti, tra gli altri,
l'ambasciatore d'Italia ad Ankara, Carlo Marsili, il sottosegretario
turco per la pianificazione statale Ahmed Tiktik, il capo
dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione territoriale del Mef
Fabrizio Barca, il project leader Alessandra Nicita, il consigliere
"pre-adesione" Ruggero Tabossi e le delegazioni delle due
parti.
Il gemellaggio, per il quale l'Italia ha vinto una gara in sede UE,
vedrà coinvolto anche il ministero italiano dell'Economia e delle
Finanze e mira a favorire l'adeguamento dell'Amministrazione turca
all'acquis comunitario (l'insieme delle norme dell'UE) nel
settore delle politiche regionali.
"l'Italia aiuterà la Turchia circa l'uso efficiente dei fondi
comunitari ai fini dello sviluppo delle sue regioni", ha
affermato il ministro Miccichè mentre il vicepremier turco Sener ha
affermato che "la Turchia si gioverà dell'esperienza
dell'Italia in questo settore".
Sener ha reso noto che la legge turca di prossima approvazione
stabilirà la fondazione di agenzie di sviluppo in 26 regioni e si
gioverà anche di finanziamenti dell'Unione Europea (per il periodo
2004-2006 di 207 milioni di euro9.
"E' un'importante risultato ed un segno indicativo
dell'attenzione del governo italiano agli interessi nazionali e alle
possibilità aperte dall'UE, il fatto che l'Italia abbia vinto
questa gara per indicare alla Turchia le possibili soluzioni a
problemi di sviluppo regionale. In particolare, questo ci dà la
possibilità di approfondire le già ottime relazioni tra l'Italia e
la Turchia, di cui ho avuto testimonianza nel corso dei miei
incontri ad Ankara", ha affermato all'Ansa, a
conclusione della sua visita, il ministro Miccichè. (Ansa)
21.10.2005
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LAVATRICI
<WHIRLPOOL> MADE IN NAPOLI
SARANNO COMMERCIALIZZATE IN ANATOLIA
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Intesa
siglata con la turca <Vetsel Group>, principale
produttore di Tv color dell'intero continente europeo. Il
fatturato previsto, a seguito dell'accordo cross-sourcing,
è di oltre 100 milioni per i prossimi quattro anni. Lo
stabilimento partenopeo diventerà ancor più
competitivo. |
Lavatrici
Made in Napoli per le famiglie turche. <Whirlpool Europe>, azienda
leader nella produzione e nella commercializzazione di
elettrodomestici, con una importante unità produttiva a via Argine,
nella zona orientale di Napoli, sbarca in Turchia. L'intesa
siglata con la turca <Vestel Group>, consentirà al colosso del
Michigan di distribuire i suoi prodotti, nello specifico le
lavatrici prodotte anche nel capoluogo partenopeo, sul mercato della
Mezzaluna. Il fatturato previsto a seguito dell'accordo è di
oltre 100 milioni per i prossimi quattro anni.
<Whirlpool Europe>, filiale della <Whirlpool corporation>, azienda
leader nella produzione di elettrodomestici, sbarca in Turchia
grazie a un accordo stretto con la <Vestel Group>. L'intesa riguarda
Napoli e la Campania molto da vicino.
<Whirpool Europe>, la cui sede centrale è a Comerio (in provincia di
Varese), impiega 14 mila persone, di cui circa novecento nel solo
stabilimento campano, localizzato a via Argine, nella zona est di
Napoli. Dal capoluogo partenopeo partiranno le lavatrici destinate
al mercato della Mezzaluna.
"Con questo accordo - commenta Giovanni Sgambati, segretario
regionale Uilm - lo stabilimento di Napoli della <Whirpool> diventa
ancora più competitivo. L'anno scorso la produzione è stata di
circa un milione di pezzi: una cifra che sarà quantomeno eguagliata
nell'anno ancora in corso".
A Napoli <Whirlpool> è protagonista tra l'altro dell'accordo
d'area (l'unico del capoluogo regionale) "Genesis", siglato
da ministero del Tesoro e Regione Campania.
L'intesa prevede investimenti per 77 milioni di euro (per
sbloccare la concessione del finanziamento da parte del Cipe sono
scesi in campo con successo nei mesi scorsi i sindacati, il
presidente della Giunta regionale, Antonio Bassolino, e l'assessore
alle Attività produttive, Andrea Cozzolino, destinati al rilancio
industriale della zona orientale di Napoli. Il provvedimento
riguarda nel complesso 1.100 posti di lavoro.
Tornando all'accordo appena siglato, <Vestel>, gruppo turco che è
il principale produttore di Tv color dell'intero continente
europeo, accetta di iniziare la commercializzazione dei prodotti
<Whirlpool> nella Mezzaluna, tra cui appunto le lavatrici prodotte a
Napoli, tramite la propria capillare rete di distribuzione.
A questo punto si aprono prospettive allettanti per lo stabilimento
i
napoletano del colosso Usa.
Per di più, in base a un accordo di cross-sourcing, <Whirlpool> e
<Vestel> inizieranno la commercializzazione reciproca di prodotti con
una particolare attenzione al mercato russo. Claudio Baggiani,
vice-presidente di <Whirlpool Europe> per l'Europa del Sud-Est e i
mercati emergenti, dichiara soddisfatto: "La firma del contratto
con <Vestel> è un altro importante passo avanti verso la
realizzazione della visone di <Whirlpool> 'In ogni casa, ovunque nel
mondo'. Oggi <Whirlpool> - continua Baggiani - ha una
straordinaria opportunità di far crescere la propria presenza in
uno dei maggiori mercati emergenti del mondo, una prospettiva
davvero entusiasmante. La firma del contratto di collaborazione con
<Vestel> - continua il vicepresidente - è importante e
tempestiva: <Vestel> è un leader di mercato ed è da sempre molto
attenta all'innovazione. Sono convinto- conclude Baggiani - che
questa collaborazione ci porterà reciproci vantaggi e importanti
opportunità di crescita sostenibile".
La distribuzione avrà inizio tra gli ultimi mesi del 2005 e i primi
del 2006. <Vestel> sarà il distributore esclusivo di tutti i prodotti
<Whirlpool in Turchia.
Questo permetterà all'azienda, con sede centrale a Comerio, di
crescere e a Vestel, che ha prodotti medio-bassi, di occupare la
fascia medio-alta del mercato.
Tra i prodotti che saranno venduti in Turchia anche i modelli a più
alta tecnologia della casa produttrice: Dream space, le lavatrici e
lavastoviglie sesto senso, il side by side e i prodotti da incasso.
(Giuseppe Carlomagno/Denaro.it)
21.10.2005
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UNA BANCA VERAMENTE
MOLTO FORTE
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La
partnership tra <Unicredit> e <Yapi Kredi Bank> renderà
quest'ultima tra le le più importanti della Turchia. Una dichiarazione di
Alessandro Profumo. |
UniCredit Ceo Alessandro Profumo said that
as a result of a newly established partnership with Koç Group's Yapı Kredi
Bank and his bank, Yapı Kredi will become one of the strongest banks in the
Turkish banking sector.
Speaking during a ceremony held in celebration of Koç Finansal Hizmetler's
purchase of a majority stake in Yapı Kredi, stakeholder Profumo said, "I
see a bright future for Yapı Kredi."
He added that there are a host of great opportunities his bank expects to enjoy
as a result of the partnership with Koç Group, which negotiated with his bank
and convinced them to form Koç Finansal Hizmetler with them, established for
the purchase of a majority stake in Yapı Kredi.
He said: "Koç Group is already big in this sector. As a result of our
partnership, we estimate Yapı Kredi will become one of most powerful banks
in Turkey."
Regarding a question on whether the bank will keep its old "Yapı Kredi"
name, Profumo said they are analyzing different alternatives to secure the
greatest value and ensure future success of the bank. "The answer to the
question regarding the bank's name will take shape following these analyses,"
he said. (Turkish Daily News)
21.10.2005
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UN POTENZIALE
INCREDIBILE DI CRESCITA
|
Il
Pil della Turchia dovrebbe aumentare entro quest'ani di cinque
punti. Si calcola che oltre il 40% della forza lavoro non sia
registrata. |
Se la
Turchia entrasse adesso nell'Unione Europea sarebbe il Paese più
povero, ma si sottovaluterebbe l'incredibile potenziale di
crescita che ha. Infatti, malgrado il deficit della bilancia
commerciale (4.5 per cento) il Pil dovrebbe aumentare di 5 punti
percentuali per la fine del 2005, dopo l'incremento di quasi il 9
per cento del 2004, e l'inflazione rientrare entro l'8 per cento.
La ricchezza prodotta dalla Turchia dovrebbe allinearsi in teoria a
quella bulgara o rumena, due Paesi anch'essi in lista d'attesa
per l'Unione (per l'anno 2007), ma le statistiche ingannano perché
non prendono ancora in considerazione la cosiddetta economia
informale, quella che vale almeno il 35 per cento del Pil ufficiale
turco. Si calcola che oltre il 40 per cento della forza lavoro non
sia registrata, e quindi non contribuisca al bilancio dello stato.
Ma l'economia turca riserva capacità di reazione straordinarie,
come quando la crisi finanziaria e bancaria del 2000-2001 fece
esplodere l'indebitamento e sembrò travolgere il Pil (7 per cento
in un anno) con la svalutazione di ben il 40 per cento della Lira.
Da allora, però, la Turchia ha saputo impostare, senza contraccolpi
sociali, riforme strutturali importanti come il taglio drastico dei
sussidi all'agricoltura che per decenni avevano sostenuto l'economia
clientelare.
Il prossimo passo, dopo la delicata fase della stabilità sotto la
sorveglianza del Fondo monetario, sarà quello della redistribuzione,
cioè provare a colmare l'enorme divario tra ricchi e poveri.
Basti pensare che a Istanbul e nella regione circostante si
concentra oltre il 30 per cento del Pil ed è in questa area che il
reddito pro capite supera di sei volte quello delle province
arretrate, dal Medio Oriente al Caucaso. In Turchia, il risanamento
economico, l'inflazione sotto controllo e i bassi tassi
d'interesse hanno posto le basi del boom di borsa e catalizzato gli
investimenti e i capitali dall'estero.
La Borsa di Istanbul si è inoltre trovata a raccogliere i frutti
della nuova fase storica con l'avvio del negoziato di adesione
all'Unione. Nonostante la bocciatura della Costituzione europea in
occasione dei referendum tenutisi in Francia e Olanda e le
perplessità dei Paesi dell'Unione europea riguardo a nuovi
ingressi, la Turchia continua il suo processo politico di
avvicinamento all'Unione con il pieno adeguamento ai parametri del
Trattato di Maastricht.
A trainare la crescita, sotto la guida da diversi anni di un governo
di islamici moderati, sono soprattutto le riforme infrastrutturali e
l'intenso piano di privatizzazioni. Energia per la borsa che
cresce anche grazie alle ottime performance dei titoli dei comparti
bancario, telecom, edilizio, e soprattutto cementifero per la forte
domanda di nuove abitazioni. (larepubblica.it)
21.10.2005
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UNA ECONOMIA FORMATO
EUROPA
|
La Turchia può vantare una situazione economica migliore rispetto ad
altri Paesi candidati all'adesione. Persino l'arretrata Anatolia
sud-orientale sta
facendo enormi passi in avanti. |
L'economia turca pone a
chi la osserva dall'esterno un enigma: la potenza a metà strada tra Europa ed
Asia ha due volti come nessun altro paese sul vecchio continente. Sul versante
occidentale del paese, una metropoli pulsante che non deve temere paragoni con
Madrid, Lisbona, Atene o Dublino. Su quello orientale invece, le ampie regioni
anatoliche ricordano paesaggi degni della Siria o del Libano.
Ma sono i numeri a trasmettere una realtà positiva. Dopo il 2001, annus
horribilis in termini economici, gli eredi di Atatürk hanno riportato
nuovamente nei ranghi delle migliori matricole, le finanze statali. I tassi
di crescita turchi, che dal 2002 si aggirano tra il 5 e l'8%, fanno
tutt'al più capolino nei sogni dei ministri delle finanze dell'Europa
occidentale. Eppure questo sviluppo poggia su piedi di argilla, perché ottenuto
al caro prezzo di una svalutazione continua della lira. Un sacrificio troppo
elevato secondo alcuni economisti. Il pericolo è che, prima o poi, vengano
posti dei limiti naturali alla crescita economica di un paese in cui quasi il
40% della popolazione dipende ancora direttamente o indirettamente
dall'agricoltura.
Meglio della Romania
Ma la Turchia non deve neppure temere il paragone con alcuni dei nuovi paesi che
aspirano all'adesione. In Romania quasi la metà degli abitanti vive ancora in
campagna, in Turchia ormai solo un quarto, eppure Bucarest potrebbe diventare
membro a pieno titolo fin dal 2007. Il reddito pro capite della Turchia è
salito quest'anno fino a 3.500 dollari. Il reddito medio rumeno non arriva
nemmeno a 2.500 dollari. E ciò non ha portato ad un dibattito particolarmente
acceso sulla maturità dell'adesione dell'ex feudo di Ceaucescu.
Né si è discusso, per la Romania ma anche per la Bulgaria, se le rispettive
economie di mercato fossero realmente esistenti e funzionanti. Condizione questa
di assoluta priorità in base ai parametri di Copenaghen per poter anche solo
ipotizzare un ingresso nell'Unione Europea. Sullo status della Turchia, a
questo riguardo, resistono ancora numerosi punti interrogativi. Eppure "la
Turchia è già un'economia di mercato", ci tiene a ribadire in modo chiaro
e tondo il governo
federale tedesco. Anche i responsabili del mondo economico europeo,
normalmente piuttosto conservatori e rigidi in materia, guardano in maniera
benevola all'ingresso di Ankara. "Dall'adesione della Turchia alla UE,
l'economia può solo trarre profitto perché essa rappresenta un mercato in
crescita ad altissimo potenziale strategico", ha sostenuto Arend
Oetker, numero due dell'autorevole associazione federale degli industriali
tedeschi (Bdi). Ma l'integrazione economica tra Turchia e UE è già una realtà.
Le relazioni economiche con la Germania sono sostanzialmente più intense ad
esempio rispetto alle Repubbliche Baltiche o a Cipro. Così la compagnia aerea
turca è già da anni tra i clienti di Airbus in Europa. Nel settore delle
telecomunicazioni, le ditte francesi sono fortemente rappresentate, il gruppo
tedesco <Siemens> vi ha realizzato persino una sede per dei progetti di sviluppo
dell'elettricità.
Niente stangate da miliardi di euro
per i contribuenti europei
I maggiori timori, legati al rischio che la Turchia rurale divori miliardi in
aiuti strutturali da Bruxelles, se assolutamente legittimi, sono tuttavia
piuttosto passeggeri, al pari dell'attuale strutturazione della politica
comunitaria in materia di aiuti all'agricoltura. A ben vedere si tratta di un
falso problema. Perché appare chiarissimo fin da oggi, che la prossima tornata
di allargamento non potrà esser finanziata sulla base delle regolamentazioni
adoperate finora. Conseguentemente, i vecchi fondi strutturali di sostegno
all'agricoltura non varranno più per i nuovi stati membri. I generosi
contributi europei verranno invece disposti in maniera decisamente diversa. Con
quale soluzione finale, è ancora poco chiaro. Una cosa però appare evidente:
non circolerà più così tanto denaro tra gli stati UE come finora è successo.
E' quasi certo dunque, che l'Anatolia non porterà alcuna stangata per le
tasche dei contribuenti europei.
Semmai la Turchia potrebbe persino esser d'aiuto. La velocissima crescita
economica degli anni scorsi mitigherà le più acute differenze nel paese. A ciò,
si aggiungerà un'altra spinta in avanti a seguito del parere positivo
all'apertura dei negoziati di adesione atteso dal Consiglio Europeo del 17
dicembre. Ulteriori investimenti pari al 3-4% del Pil annuale turco proverranno
infatti da imprese straniere, non appena la UE darà il via libera
all'accettazione delle trattative di adesione. Le trattative si protrarranno
come minimo per un decennio, ma è chiaro già adesso che le condizioni nel sud
dell'Europa miglioreranno sempre più. Non si pone dunque nessun problema
rispetto alle rimanenti questioni economiche della Turchia. In considerazione
soprattutto delle situazioni legate a Romania o Bulgaria, in cui le faccende
finanziarie vengono dibattute solo en passant rispetto alla prospettiva di una
possibile adesione in seno alla UE. La Turchia economicamente appartiene
all'Europa, e già da parecchio tempo. (Sven Prange-traduzione di Ottavio Di
Bella/Cafèbabel)
21.10.2005
|
MERCATI
PIUTTOSTO AGITATI
|
La
causa va ricercata in più fattori, dai probabili rialzi dei tassi di
interesse negli Usa, alla cancellazione dell'offerta della <Turkish
Telekom>, alle notizie sull'influenza aviaria. |
Concerns about
the cancellation of the Turkish Telecom (TT) tender and signals that the US will
continue increase interest rates have affected the markets negatively. The bird
flu virus found in poultry in the northwest of the country also affects the
sales.
The Istanbul Stock Exchange (Ise), which fell to 31,811 points in the second
session closed Thursday at 32,054 points, a 3.21 percent decrease The US dollars
increased to 1.3750 New Turkish Liras (Ytl) and bond interests to 14.8 percent
in the banking market.
Ersoy Erkazanci from Koc Portfolio said the statements of Standard&Poor's
and lack of short term expectations were influential in the stock exchange drops
along with the above factors. The S&P announced the oil prices remaining
high would cause serious imbalances in the Turkish and Pakistani economies.
Reportedly, the State Council will reach a decision about lawsuits filed against
TT's privatization today or next week.
"Sales demands come for other developing markets and Turkish Eurobonds. This
causes increase of sales to foreigners. The sales may continue until 31,000
points," Erkazanci predicts. The bird flu caused decrease in the shares of
white meat sector. Seker Pilic closed the day at Ytl 4.65 by 7.92 point loss and
Banvit Pilic closed the day at YTL 1.65 by 6.78 point loss. The cement companies,
which gained about 150 percent since the beginning of the year due to the
revival in the construction sector and expectations about the Uzan Group's
cement factories, were among the top receding shares on Thursday. Six out of 10
most losing companies were cement companies.
In the foreign exchange market, the start of increases and expectations about
interest increases in the US weakens Ytl. However, there are enough sales at
home to meet the demand of foreign exchange coming from abroad. Turkish Economy
Bank Deputy Chair Umit Leblebici said, "The rate of exchange may be around Ytl
1, 3750-1.3800". (Economy News Desk/Zaman)
21.10.2005
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ACQUACULTURA
|
Si
è chiusa a Cesme (Izmir) la sesta edizione degli <Incontri
euro-mediterranei> per uno sviluppo economico sostenibile
nel Mare Nostrum. Le delegazioni presenti. |
Si è conclusa
la sesta edizione degli <Incontri euro-mediterranei>
sull'innovazione per uno sviluppo economico sostenibile nel
Mediterraneo. L'edizione di quest'anno - organizzata tra gli
altri dalla Camera di Commercio Italiana di Smirne in collaborazione
con il Consolato d'Italia in Smirne - si è svolta, per la prima
volta in Turchia, nella cittadina di Çeşme (a circa 80 km da
Izmir) ed ha avuto per oggetto il tema "Acquacultura". Alla
conferenza hanno partecipato delegazioni provenienti da Italia,
Francia, Grecia, Spagna, Tunisia e Marocco in rappresentanza di
Camere di Commercio, associazioni, centri di ricerca ed aziende del
settore. Per la Turchia hanno partecipato tra gli altri, il governatore,
i presidenti delle Camere di Commercio e Industria di Izmir, docenti
della facoltà di Pesca dell'Università Egea e rappresentanti
dell'<Innovation Relay Center> dell'Egeo. Per l'Italia,
hanno partecipato rappresentanti della Camera di Commercio di Genova
e della Federazione dell'Acquacultura della regione Liguria, nonché
docenti delle Università di Genova e Salerno e rappresentanti di
Unioncamere Liguria. Hanno anche preso parte all'evento funzionari
dell'Unesco, della Fao e della Divisione Pesca della Commissione
Europea. La Conferenza ha messo in luce le enormi potenzialità di
sviluppo del settore dell'acquacultura che sarà destinato, nei
prossimi anni, a soddisfare sempre di più una domanda mondiale di
prodotti ittici in forte crescita. (fonte Ambasciata
d'Italia ad Ankara)
21.10.2005
|
IL RISPETTO DI
MAASTRICHT
|
Le
dichiarazioni in merito del vicepremier turco, Abdullatif
Sener. Il contenimento del deficit a meno del 3% del Pnl
nazionale. |
Il
vice Primo Ministro turco, Abdullatif Şener, ha dichiarato alla
stampa che la Turchia rispetterà i criteri di Maastricht nel 2006
contenendo il deficit a meno del 3% del Pnl e mantenendo il surplus
primario al 6.5% del Pnl. Il Parlamento, oltre a discutere la bozza
di Legge Finanziaria per il 2006, affronterà in questi giorni anche
le fasi finali delle discusse modifiche alla legge sulla sicurezza
sociale. (fonte Amb. d'Ita)
21.10.2005
|
ECONOMIA
SPICCIOLA
|
Aumento
medio dell'export automobilistico. Nuovo ritocco dei tassi
interbancari. |
L'export
automobilistico della Turchia ha registrato un'aumento medio del
23.2% dall'inizio dell'anno fino a metà ottobre, realizzando un
totale di $9.96 miliardi ($8.83 miliardi nello steso periodo del
2004), mentre tale somma raggiunge i $10.7 miliardi su base annua.
L'analisi è stata condotta dall'Unione Esportatori di Uludag (Bursa).
_________________
Dopo oltre tre
mesi dall'ultimo aggiustamento, la Banca Centrale turca ha
effettuato un nuovo ritocco dei tassi interbancari applicando una
riduzione di un quarto di punto, dal 14.25 al 14.00% e dal 18.25 al
18.00% rispettivamente per la ricezione e la cessione dei depositi.
(fonte Amb. d'Ita)
21.10.2005
|
PRIVATIZZAZIONI
|
La
<Cimsa>, cementificio nell'area di Gaziantep, si è
aggiudicata per la somma di $ 175.5 milioni la <Standard
Cement Factory>. La <Cimko Cim ve Beton San> si è
aggiudicato invece il <Bartin Cimento>. |
La <Cimsa>, cementificio
nell'area di Gaziantep, si è aggiudicata per la somma di $ 175.5
milioni la <Standard Cement Factory>, il secondo dei nove
cementifici appartenenti al Gruppo Uzan e messi in vendita dal Fondo
di Risparmio, Assicurazione e Deposito (Tmsf). A seguire lo stesso
Fondo ha concluso anche la vendita del terzo cementificio, il <Bartin
Cimento>, aggiudicato alla <Cimko Cim ve Beton San> per la
somma di $48 milioni. Il cementificio di Lalapasa, il primo ad
essere venduto, era stato acquisito la scorsa settimana
dall'italiana <Cementir SpA> del Gruppo Caltagirone per un
importo di $ 166.5 milioni. (fonte Amb.
d'Ita)
21.10.2005
|
INDICATORI
MACROECONOMICI
-
Crescita Pnl gennaio-marzo 2005: 5.3%
- Valore assoluto Pnl $ 70.2 miliardi (agosto 2005)
- Crescita Pil
gennaio-marzo 2005: 4.8%
- Inflazione
annua (prezzi al consumo): 7.82% (luglio 2005)
- Interscambio con
l'Italia nel periodo gennaio-luglio 2005: $7.21 miliardi,
con $ 4.22 miliardi di esportazioni italiane verso la Turchia (+
6.4%) e $3.00 miliardi di importazioni dalla Turchia (+
21.8%).
|
CRESCIUTI GLI
INVESTIMENTI NEL TURISMO
|
I
proventi generati da questo settore in Turchia dovrebbero raggiungere
entro il 2005 i 18 miliardi di dollari. |
La <Tourist Investors
Association> (Tias) ha comunicato che gli investimenti nel settore turistico
in Turchia sono passati da 375 milioni di dollari nel 2001 a oltre 2 miliardi
nel 2004. I proventi generati dal turismo dovrebbero raggiungere quest' anno i
18 miliardi di dollari, pari a una media di 700 dollari pro-capite, mentre
secondo il presidente della Tias, Nedret Koruyan "l' optimum sarebbe
intorno ai 1.000 dollari". In proposito c' è da segnalare che il processo
di privatizzazione in atto e l' aumentato afflusso di capitali dall' estero
stanno rendendo sempre più ambite le principali aree turistiche della Turchia.
Il presidente della Tias sottolinea inoltre che il futuro degli investimenti è
nelle aree della Turchia più affascinanti dal punto di vista storico e
architettonico, piuttosto che nelle zone classiche del turismo balneare. Ottime
opportunità vengono infine evidenziate per i fornitori di attrezzature e
servizi alberghieri, in considerazione dell' enorme crescita dell' intero
comparto locale. (Ice Istanbul)
21.10.2005
|
SUPERATO OGNI
RECORD
|
I
dati odierni delle presenze turistiche in Turchia nei primi
nove mesi rispetto all'anno scorso. |
The number of foreign tourists in the first nine
months of this year has soared and exceeded the total number of tourists who
came last year.
According to the statistics of Turkish Ministry of Culture and Tourism, 17.1
million tourists came to Turkey in January-September; whereas, 17 million
tourists came during the whole 2004.
The number of tourists who came in
September rose by 17.75 percent in comparison with September 2004 to 2.5 million.
There has been an increase of 20.79 percent in those who came from Organization
for Economic Cooperation and Development (Oecd) countries, 20.45 percent in from
European Union countries and 21.46 percent from Eastern European countries.
The countries that sent most tourists are Germany, Russia and the UK.
The biggest increase in the number of tourists took place in those who came from
Iran with 64.42 percent. The USA follows with 47.41 percent and Sweden with
40.81 percent.
An increase of more than 30 percent was realized in the number of tourists who
came from Greece and France. Tourists from Japan, Canada and South Korea also
increased in number. (Isa Sezen/Zaman)
21.10.2005
|
NEW YORK:
APRE UNO DEI PIU' FAMOSI MARCHI TURCHI
|
Si
tratta della nota gioielleria Gilan che si va a collocare nella 5° avenue
accanto alle vetrine di Louis Vuitton, Chanel, Gucci e Prada. |
Gilan, one of
Turkey's foremost jewelry brands, have opened a store on New York's Fifth Avenue,
where the world's most luxurious brands compete.
Gilan, the first Turkish store on 5th avenue, with its store reflecting Ottoman
style as well, became neighbor to the stores of famous brands such as Louis
Vuitton, Chanel, Gucci and Prada. Gilan Ceo Ferhan Geylan making a speech at a
cocktail party for the opening of the store said, "We come from Turkey and
aim at reaching the top in jewelry in New York, the world's fashion
center."
After finding a suitable place on the prestigious avenue, the company spent
another one and a half years on design and decoration. Geylan reminded that the
area where they opened the store is a special area of conservation and expressed
that the design and decoration of the store in the area where the strictest
rules of New York Municipality are practiced took a long time.
The jewelry, all manufactured in Turkey, is presented to shoppers by a staff of
nine. A necklace and earrings made from diamonds and emeralds are among the most
attractive pieces of the store. Jewels designed and manufactured by Gilan have
so far been used by highly eminent people of the world's high society such as
Drew Barrymore, Christina Aguileria, Aerin Lauder, Rene Rockefeller and Yasmin
Aga Khan. It has also appeared in the magazines guiding the world design trends
such as Vogue, In Style, Robb Report, Architectural Digest and attracted praise.
Gilan with the jewelry stores in Istanbul and Ankara also aims at opening stores
in Asian and European leading metropols as a part of its objective to become a
worldwide brand. Stores in Los Angeles, Miami, Hong Kong and Dubai will be
opened in the first place.
The Geylan brothers founded the company in 1993, and opened their first store in
Istanbul where they started to sell the jewels they designed under the brand of
"Gilan". Gilan opened its second store in Ankara and opened the third
in Istanbul in 2000. (Emrah Ulker/Zaman)
21.10.2005
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IL SUCCESSO DELLA
<FIAT DOBLO' CARGO>
|
L'automezzo
- realizzato a Bursa in Turchia - è stato nominato "International
Van of the Year 2006" da una giuria composta da giornalisti
specializzati. |
Il
nuovo <Fiat Doblò Cargo> - realizzato a Bursa in Turchia
- è stato nominato "International Van of
the Year 2006" da una giuria internazionale composta da
giornalisti specializzati nel settore dei veicoli commerciali di 19
Paesi europei. Il riconoscimento, il più prestigioso del settore,
è stato consegnato dal presidente della giuria, Peter Wieman,
a Lorenzo Sistino, responsabile del Brand Veicoli Commerciali Fiat,
in occasione dell' inaugurazione del "The European Road
Transport Show 2005" di Amsterdam.
Il trofeo premia soprattutto le numerose e importanti novità del
nuovo veicolo commerciale Fiat che è stato presentato proprio oggi
in anteprima mondiale al salone olandese: dall' inedito design all'
incremento della portata e del volume di carico, dalle nuove
versioni con passo lungo ai brillanti motori diesel Multijet, oltre
alla particolare versione Natural Power a minimo impatto ambientale.
"Sono da sottolineare - precisa la Casa torinese - le
impressioni positive suscitate dai due propulsori turbodiesel: il
potente 1.0 Multijet da 105 cv e il rivoluzionario 1.3 16v Multijet
da 75 Cv. Proprio quest'ultimo, gioiello dell' inegneria di Fiat
Auto, ha colpito per le sue straordinarie prestazioni in confronto
alla propria compattezza.
E altre novità sono in programma per il prossimo anno, quale ad
esempio l' introduzione di nuovi motori Multijet dotati di
turbocompressore a geometria variabile". <Fiat Doblò Cargo> è
stato prodotto fino ad oggi in circa 310 mila unità.
Alla cerimonia ha partecipato anche Alfredo Altavilla,
amministratore delegato della <Tofas>, la joint venture paritetica fra
<Fiat Auto> e <Koc Holding>, quotata alla Borsa di Istanbul, che produce
il Doblò in Turchia. (Kataweb)
21.10.2005
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COMINCIA A
SCORRERE IL PETROLIO DEL NUOVO OLEODOTTO
|
Il
presidente della Repubblica turca, Ahmet Necdet Sezer, ha incontrato i
leader della Georgia e dell'Azerbaijan a Tbilisi per la cerimonia di
apertura del complesso che unisce Baku a Ceyhan. |
President Ahmet Necdet Sezer joined the leaders
of Georgia and Azerbaijan in Tbilisi yesterday for the ceremonial opening
of the valves on the Georgian section of the Baku-Tbilisi-Ceyhan (Btc pipeline.
The project is primarily a British-backed undertaking that will diversify export
routes from the region and could make Ceyhan one of the most important centers
for the transportation of Caspian and Central Asian energy reserves.
The 1,760-kilometer pipeline will take six months to fill up with 10 million
barrels of oil once the project is finished. Completion is scheduled for the end
of this year and the pipeline will pump more than a million barrels of oil a
day.
The three presidents met in Baku last May to open the Azerbaijan extension
valves.
For the $300-billion Turkish economy, the expected annual $140-200 million that
will come from transit and operating fees will not be a significant source of
revenue. Long-term benefits may come, however, in the form of Turkish investment
in the pipeline. Turkish national oil and gas company Tpao has a 6.5 percent
share in the Btc pipeline.
Ilhan Deneri, media and communications advisor to Botas, the state-owned
pipeline company in charge of the project in Turkey, says that 10,000 jobs will
be created to maintain the line. The terminus at Ceyhan offers security for
supply. "It's a strategic benefit," Deneri said, "because the oil does not
go through the Bosporus, but will be delivered directly to the Mediterranean."
The Kirkuk-Ceyhan pipeline that delivered Iraqi oil to the Turkish port was shut
down during the first Gulf War and remained closed due to United Nations
sanctions applied against Iraq. The pipeline has operated intermittently since
the fall of Saddam Hussein, but has been subject to repeated terrorist attacks.
With plans to cut dependence on Middle East oil, energy reserves in Central Asia
could use the Btc pipeline to reach Western markets. An agreement between
Azerbaijan and Kazakhstan plans to connect Kazakhstan's Kashagan oil fields,
which could produce up to 1.2 million barrels per day, with the BTC pipeline by
2008. (Thomas Grove/Turkish daily
News)
21.10.2005
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APPARTAMENTI
A CINQUE STELLE AD ISTANBUL
|
Il
<Kempiski Astoria> sta costruendo un residence lussuosissimo di cui
ha già venduto il 90% del complesso immobiliare. |
The developer of Istanbul's first
residence project to be managed by a 5-star hotel company has sold 90 percent of
the units some two years ahead of the scheduled completion of the Kempinski
Residences Astoria.
Vedta Aşcı, chairman of real estate development company Astaş,
said they had only sold about 15 percent of the units prior to a mid-September
cocktail party they held at the Çırağan Palace Hotel, also operated
by Kempinski.
"Foreign investors bought units both as residences and as investments, and
Kempinski will handle the leasing of those," said Aşcı.
The $110 million Astoria project will have five floors of shops and what not,
such as six deluxe cinemas. Crane operators are now raising the towers
floor-by-floor in Esentepe, just next to the Finansbank building off the E-5
motorway in the heart of the city. The 108 residence units sell from $465,000 to
$1.5 million, depending on size, and Kempinski will lease an additional 34
long-stay units on the lower floors.
The project will feature world-class luxury flats with all the amenities of a
5-star hotel, except the hotel. Residents will be able to call up room service,
have their parties catered, use the health club and spa, or shoot up to the
rooftop restaurant, which management aims to be the best in Istanbul.
Tracing roots:
The developer is building the new Four Seasons in a grand seaside mansion on
Istanbul's Bosphorus waterfront, but this is the first time he or anyone has
done a residence branding and management deal with a top hotel company in the
city.
"We'd been talking to Kempinski for 15 years and looking at Istanbul," said
Aşcı. "Now we're looking to do two or three others in Istanbul
before starting in on Izmir and Ankara. We want to do a $1.5 billion project
with Kempinski within five years, and are also looking to do an initial public
offering within the same period."
Astaş traces its roots as a family-owned business to a company Vedat and
his brother Kaya Aşcı founded in 1980 when they started trading
textile machinery in Germany. They established their first company in Turkey in
1983, in the same line, which now employs 350 people in 11 locations. In the
1990s the brothers moved into hotel and real estate development. The new venture
for the residence towers has four partners: Vedat and Kaya Aşcı, plus
Vedat's two nephews, Tuncay and Turgay.
While Istanbul has hotels such as the Ritz-Carlton and the Swissotel offering
residences, neither of them offers full hotel services to those units. This will
make all the difference in the new project, according to Vedat Aşcı.
"We're already getting inquiries from people who want us to do similar
projects in their countries, in Ukraine and Russia, in Bulgaria, but we prefer
to build up our business in Turkey before venturing outside," said Aşcı,
who nonetheless was off to Dubai to exchange views with Gulf fund managers
looking for good real estate investments.
So what does he think of the Dubai properties company signing on to invest $5
billion in Istanbul's commercial real estate market?
"Istanbul's capacity to absorb investment is huge, with so much of the city
needing to be renewed," he said. "The more beautiful the city becomes as it
moves into the same league as Paris and New York, the more demand there will be
for world class homes and offices." (Michael Kuser/Turkish Daily
News)
21.10.2005
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SCAVI A
LAODICEA
|
Un
gruppo di archeologi dell'Università di Pamukkale ha
dissotterrato i resti di quello che doveva essere un centro
per la tintura dei vestiti di 1500 anni fa. Ciò dimostra che
il tessile ha svolto un ruolo importante nell'economia della
zona di Denizli dove si troverebbe la città in questione. |
An
archeology team working in the ancient city of Laodicea, located in
the village of the Eskihisar, Denizli, has unearthed a
1,500-year-old cloth-dyeing center.
Head of the excavation team Assistant Professor Celal Simsek
conducted a tour of the area at the end of the summer excavation
season and revealed the details of his team's recent discoveries.
Noting that his excavation team from the Pamukkale University
Department of Archaeology has been working for four years on the
site, Simsek said that they, in total, had worked 119 days on nine
different sites in the ancient village. Simsek explained that
Laodicea was spread out over a 4.5-square-kilometer area and added,
"Our most important find this season has been a 1,500-year-old
dyeing workshop that proves that textiles have played a significant
part in denizli's economy for millennia".
Simsek noted another important find was a kind of haman with a
heating system. he said a total of five marble-lined pools were
found in the haman, which was designed and costructed with very
obvious technical skill. (da servizio Turkish
Daily News)
21.10.2005
|
LE ROVINE DI
TURGUTRIES
|
Collocate
nel sud-est della provincia di Mugla, in Turchia, sono
diventate una attrazione per i moltissimi turisti che vi
accorrono. |
Mayor Ali Server Yazgan of the
southwestern coastal province of Muğla Turgutreis, has stated that 14
shipwrecks off the coast of Yassı Ada (Island), a small coastal island
located between the Turkish mainland and the Greek island of Kos, would be
made available for sightseers after the completion of a project entitled the
"Yassı Island Shipwrecked Ruins Project."
Yazgan told an Anatolia news agency reporter that a rocky underwater cliff,
covering 500-square-meters, was located off the coast of Yassı Island and
that the tip of it reached up to one meter below sea level. Yazgan noted that
the 14 ancient ships, sailing near the island had struck the rock and sunk. He
added that records of these ships were kept in the Bodrum Museum of History.
Yazgan said the municipality had undertaken the project with the aim of making
them easily visible to divers:
Guided tours under the sea:
Yazgan said that the people would be employed on the island to offer their
services to tour groups looking to dive off the coast to view the ancient wrecks.
Professional guides with diving experience and knowledge of the area will be
made available to groups interested in taking a guided tour of the sunken
treasures. The project will help develop the island and offer a unique
experience to those looking to stray off the beaten path for a holiday adventure.
Yazgan stated that the project, which will cost approximately $1 million, would
be complete by next summer as long as it does not encounter any unforeseen
financial difficulties. (Turkish Daily News)
21.10.2005
|
SARA'
RESTAURATO IL MUSEO DI PERGAMO A BERLINO
|
Il
costo previsto è calcolato sui due miliardi di euro. Si
comincerà con la Porta del Mercato di Mileto, un manufatto di
epoca romana risalente a 1800 anni fa. |
Uno dei
musei più famosi della Germania, quello che ospita il maestoso
Altare di Pergamo a Berlino, sarà completamente restaurato nei
prossimi anni nell'ambito ella risistemazione dell'Isola dei Musei
con un costo previsto di due miliardi di euro. Lo ha reso noto il
direttore generale dei musei statali di Berlino, Peter Klaus
Schuster.
Si comincerà con la Porta del Mercato di Mileto, un manufatto di
epoca romana vecchio di 1800 ani, proveniente dalla località oggi
situata in Turchia, che sarà smontata e restaurata nei laboratori
del museo.
La Porta del mercato è una delle attrazioni del museo, che durante
i lavori di restauro resterà comunque aperto. In tutto si prevede
una spesa di 11 milioni di euro fino al 2007, all'interno dei 50
milioni di euro per il restauro del museo di pergamo. Ad esso sarà
aggiunta anche una quarta ala. il Pergamon con con i suoi 800 mila
visitatori all'anno è uno dei più frequentati musei della
Germania.
Restauri sono previsti anche per la Camera di Aleppo nel Museo
d'Arte Islamica, e la porta babilonese di Ishtar con i suoi preziosi
smalti vetrosi del VI secolo avanti cristo.
La parte maggiore dei finanziamenti è coperta dal Governo federale
tedesco.
Il grande altare di Zeus a Pergamo fu eretto tra il 183 e 174 a. C.
Consisteva di un ampio recinto quadrilatero ed era contornato
all'esterno da un colonnato, alto 4 mt., che si protendeva ad U, con
al centro la monumentale scala di accesso.
Questa ampia scala faceva sì che il colonnato fosse posto alla
sommità di un alto basamento, in parte modellato ad alto rilievo,
in parte liscio. Questo tempio, in base agli scavi archeologici
tedeschi compiuti alla fine dell'Ottocento, è stato ricostruito,
nelle parti supersiti, all'interno del Pergamonmuseum di Berlino. (Ansa)
21.10.2005
|
QUANDO
SI HANNO TESORI MA NON SI VALORIZZANO
|
Il
caso della Divrigi Gran Mosque, un complesso di 777 anni fa
costruito tra il 1228 e il 1229 per volontà di Ahmet Shah
capo della tribù dei Mengucekogullari. |
Many
historical works of art and architecture in Turkey are abandoned to
their fate because they are not being restored; however, the 777
year-old Divrigi Grand Mosque, a unique example of Turkish-Islamic
art, needs not to be restored in order to survive.
Professor Dogan Kuban, a valuable Turkish historian of architecture
and an expert of the Divrigi Complex, emphasizes the importance of
the Divrigi Mosque as a cultural transmitter and says that it is
very risky to unconsciously restore this special example of
architecture, which is included in Unesco's World Cultural
Heritage List. Author of the book "Divrigi Mucizesi" (The
Divrigi Miracle) and adviser to the Turkish Ministry of Culture and
Tourism on Divrigi Complex, Professor Kuban calls for Divrigi's
conservation should no longer be based on the classic tender system
and this masterpiece of architecture should immediately be turned
into a museum.
Divrigi Grand Mosque and the hospital within the Divrigi Complex
were constructed at the demand of Ahmet Shah, leader of the
Mengucekogullari tribe, and his wife Turan Melik between 1228 and
1229. It is in the Divrigi township of Sivas city in Turkey.
Ornamental designs on the Divrigi Grand Mosque's main entrance are
unique in the history of art and architecture in the world. The
masterpiece decorated solely by Hurremsah of Ahlat carries almost
the every motif of Turkish-Islamic art. "This man had grown up
with a greatly influenced by cosmopolitan existence. For instance,
you cannot see any figures, specifically three-dimensional figures,
in Islamic art; however, there are human figures in his designs. The
motives carry traces of Turkish mythology, even figures from the
times of Sassanians. This mosque is a summary of Turkish culture and
this man is a genius. A special act is necessary for this special
form of architecture," Kuban emphasizes.
The 777 year-old Mosque and hospital, which had been repaired
several times since the period of Kanuni Sultan Suleyman (Suleiman
the Magnificent) existing for its last years if no precautionary
measures are taken. Meanwhile, some Turkish architects and
historians of art do not welcome the idea of restoring the mosque.
"These doors are ornamented like a lacework, if touched they would
disintegrate," Kuban says. Professor Zeynep Ahunbay of Istanbul
Technical University (Itu) Faculty of Architecture also notes:
"This is a masterpiece and a unique world heritage just like
Suleymaniye and Selimiye Mosques. If you leave it to the hands of
unskilled building contractors, you have to deal with the
conseguences. (Elif Tunca/Zaman)
21.10.2005
|
LA STORIA
DEL VILLAGGIO
|
Un
insegnante in pensione, Suleyman Dogdu, ha aperto nel centro dove vive (Koran)
un museo che racconta i 750 anni del suo paese. Si va da un Corano di 250
anni fa ad un telefono del 1920. Una iniziativa che potrebbe essere di
esempio anche in altre parti dell'Anatolia. |
Süleyman Doğdu, a retired teacher
living in the village of Yatağan, Konya, has opened a museum displaying the
history of his 750-year-old village, the Anatolia news agency reported.
Doğdu said Yatağan was founded by Şeyh Ahmed Mürsel, also known
as Alperen, and that the village has an important place in Konya's history. "I
decided to establish this museum so I could show its important historic assets
to others."
Doğdu said that the village has 60 houses and a population of 250. "I
bought items that villagers were throwing out. Later I restored an old stone
house and turned it into a museum where I displayed everything," he said.
Doğdu said the museum has weapons of war used by Şeyh Ahmed Mürsel
750 years ago.
The museum features an old cloak, milk and butter pots, an interesting device
used to make oil from opium, old doorbells and shoes made from cattle skin.
"We found a 250-year-old container used for storing flour. The container
was made of soil, straw and dung and could keep flour fresh for five years. Now
nobody uses this kind of thing. We also found a wooden water carrier, a loom, an
iron heated by coal, candlesticks, the first battery-phone in the village from
1920 and other items showing the history of our village," he said.
The museum also features more than 500 items like old swords and guns, a
250-year-old hand written Koran, a 250-year-old math's book, 250-year-old
carpets, the first electric radio used in the village as well as a water carrier
and a mill used for pounding wheat. (Turkish
DailyNews)
21.10.2005
|
CINEMA E
FUTURO
|
Una
intervista di Giorgia capoccia con Hulya Uçansu, la storica
direttrice dell'<istanbul International Film Festival"
da 24 anni evento clou dell'agenda artistica e culturale della
Turchia. I segnali positivi non mancano ma i registi devono
far fronte ad una serie di difficoltà. |
 Aprire al mondo le porte della Turchia e
della sua cultura: da quasi tre decenni è questo l'obiettivo della <Istanbul
Foundation for Culture and Arts>. Musica, teatro, arti figurative e tanto cinema:
proprio di cinema, di "Yesilçam" - l'industria cinematografica, che prende
il nome dalla "Cinecittà" di Istanbul, il quartiere degli studi
cinematografici - parliamo con Hulya Uçansu, la storica direttrice dell'<Istanbul International Film
Festival>, da 24 anni evento clou dell'agenda
artistica e culturale del Paese. |
| Qual è lo stato dell'arte
dell'industria cinematografica in Turchia? |
Per tutti gli anni Sessanta,
"Yesilçam" ha avuto un enorme sviluppo, tale da rendere la Turchia uno dei
maggiori produttori di cinema del mondo; nei primi anni Settanta, la produzione
turca viaggiava intorno a una quota di circa 200 film all'anno; alla fine del
decennio, a causa delle mutate condizioni sociali ed economiche e, non per
ultimo, l'effetto della televisione, il numero degli spettatori si è
drasticamente ridotto e la nostra industria ne ha drammaticamente risentito,
giungendo quasi al collasso. Dopo l'intervento militare negli anni Ottanta, del
glorioso passato di "Yesilçam" non c'era quasi più traccia: erano gli anni
in cui registi come Ömer Kavur e Ali Özgentürk davano vita ai loro originalissimi stili e molti giovani registi più inclini verso la produzione
di film astratti e con una maggiore impronta autoriale venivano addirittura
accusati di allontanare il pubblico dalle sale cinematografiche.
Come sta oggi "Yesilçam"?
Attualmente, la nostra produzione è scesa a 15-20 film all'anno. I
segnali positivi non mancano ma i registi turchi devono quotidianamente far
fronte a serie difficoltà, specialmente per quello che riguarda il
finanziamento e la distribuzione delle loro opere, come del resto accade sempre
più spesso anche in Europa. Non manca l'ottimismo: negli ultimi anni, il numero
dei film prodotti in Turchia è cresciuto eppure, nonostante una nuova
generazione di registi pieni di talento la cui produzione riesce a spaziare in
tutti i generi e gli stili, il cinema turco soffre ancora la mancanza di quelle
dinamiche tipiche di una forte cinematografia di stampo industriale.
I nostri registi più affermati, come Nuri Bilge Ceylan (il suo "Uzak /
Distant" ha vinto il Grand Jury Prize a Cannes nel 2003), Zeki Demirkubuz,
Dervis Zaim, Tayfun Pirselimoglu, Semih Kaplanoglu e Ümit Ünal, sono tutti
indipendenti e auto-producono i loro film, opere che troviamo nei più
prestigiosi festival del mondo e che spesso vengono anche premiate. Forse è
troppo presto per dire che da questi film stia nascendo un nuovo modo di fare
cinema per i giovani registi turchi, ma è sicuro che possano essere dei modelli
significativi. Questo tipo di guerrilla filmaking non è però l'unico
modello per chi fa cinema oggi in Turchia: ci sono registi come Sinan Çetin,
Yilmaz Erdogan, Ezel Akay e Ömer Faruk Sorak che hanno a disposizione budget da
più di due milioni di dollari e che realizzano film d'azione e commedie di
stampo hollywoodiano che hanno sempre grandi successi di botteghino. Spesso,
questi registi sono molto attivi come produttori in ambiti alternativi come la
pubblicità o le serie tv.
Uno dei maggiori problemi dell'industria cinematografica turca è che gran parte
dei film prodotti non riescono a trovare finanziamenti adeguati: questo, prima
di tutto, crea l'errata opinione che fare film in Turchia sia un rischio per i
produttori con l'effetto di allontanare i possibili nuovi investitori. Aspetto
ancora più importante, spesso i profitti di questi successi di botteghino non
vengono tanto reinvestiti nell'industria cinematografica quanto in altri campi.
Qual è l'atteggiamento del cinema
turco nei confronti dei grandi temi della storia passata e presente del vostro Paese? Pensiamo a questioni che hanno avuto e hanno tuttora grande rilievo anche
nelle trattative per l'ingresso della Turchia in Europa, come la situazione in
Armenia o a Cipro.
Dopo la Palma d'Oro a Cannes vinta
da Yilmaz Guney con Yol nel 1982, in Turchia non c'è stata una grande
produzione di film "politici": tra questi vale sicuramente la pena ricordare
"Isiklar Sonmesin" di Reis Celik, "Küçük Adam Büyük Ask" di
Handan Ipekçi, "Fotograf" di Kazim Öz, "Filler ve Çimen" di
Dervis Zaimoglu. La speranza è che si riesca in un futuro non troppo lontano a
produrre film capaci di dare una lettura attenta e critica delle questioni
politiche, lontana da qualsiasi condizionamento ideologico. Per quanto riguarda
la questione armena, non posso non ricordare Ararat di Atom Egoyan che, però,
nel film veste i panni di un filmmaker canadese: da entrambe le parti manca
ancora un film che riesca a innescare una discussione vera su questo delicato
tema. Per quanto riguarda Cipro, Dervis Zaim proprio a Venezia nel 2003 ha vinto
l'<Unesco Award> con il suo "Çamur/ Mud"; c'è anche un altro film
attualmente in produzione sullo stesso tema, "Palto" di Kutlug Ataman, senza
dimenticare la ricca produzione a carattere documentario.
In generale, credo che la scena cinematografica turca sia sempre più
interessata alle attuali questioni politiche e culturali e sicuramente la
crescita economica, da un lato, e lo stesso processo di integrazione con
l'Europa, dall'altro, stanno dando una forte spinta a questo interesse.
L'arte e il cinema in particolare
possono essere un valido strumento di comunicazione tra la Turchia e l'Europa?
Assolutamente sì, prima di
tutto attraverso lo scambio dei rispettivi prodotti culturali. Per esempio,
attraverso le opere esposte alla Biennale di Istanbul - attualmente il
principale evento nell'agenda artistica turca - il pubblico ha l'opportunità
di conoscere l'arte europea contemporanea e lo spirito e le poetiche dei suoi
principali esponenti: allo stesso modo, numerose città europee ospitano
esposizioni di artisti turchi promosse dalla Biennale di Istanbul. Anche grazie
alla presenza di più di trecento tra giornalisti, artisti e critici d'arte
provenienti da tutto il mondo, il nostro lifestyle e la nostra cultura
possono arrivare a farsi conoscere in Europa e anche in tante altre parti del
mondo.
Per il cinema, la situazione è simile: grazie alla sua capacità di raggiungere
un vasto pubblico, il cinema riesce ad esercitare un'influenza sul pubblico
ancora maggiore rispetto a qualsiasi altra forma d'arte. Come la cultura
europea, grazie ai film, è sempre più di casa presso il pubblico turco, allo
stesso modo la nostra cultura si sta facendo conoscere in Europa soprattutto
attraverso il cinema.
Come è emerso anche nella tavola rotonda "Balkan Cinema Faced with the Eu"
ospitata dall'Istanbul Film Festival quest'anno, è naturale e in un certo senso
anche inevitabile che un dialogo più attivo con l'Europa e il processo di
integrazione comporteranno un'attitudine quasi eurocentrica nella nostra
regione: l'obiettivo dovrebbe essere concentrarsi su coproduzioni internazionali
che non mettano in secondo piano il clima di sviluppo socioeconomico della
Turchia. Film come "One day in Europe", che guardano ai
possibili conflitti o agli inevitabili ostacoli con un delicato senso
dell'umorismo in un'atmosfera di tolleranza e comprensione tra le diverse
culture, possono essere uno strumento utile anche per i politici.
Indubbiamente, certi tipi di ostacoli saranno inevitabili nel corso del processo
di integrazione: la Turchia è un paese strutturalmente eterogeneo in termini di
etnie, religione e cultura. Una volta che riusciremo a comprenderci
reciprocamente, le barriere formali cadranno e tutte queste differenze che
adesso chiamiamo ostacoli domani saranno i nuovi colori dell'Unione Europea.
Qual è il ruolo del cinema nel
processo di integrazione? In altre parole, il cinema può essere uno strumento
reale di espressione per la cultura turca in Europa, permettendoci di conoscere
la Turchia al di là di qualsiasi stereotipo?
Dal dicembre 2004 l'interesse dell'Europa nei confronti della Turchia e
anche del cinema turco cresce senza sosta: ci sono numerosi festival e
istituzioni culturali che realizzano progetti speciali sul nuovo cinema turco.
Nei film dei giovani registi turchi si raccontano la realtà della società del
nostro paese e i suoi cambiamenti e credo che per i cittadini europei il punto
di vista di questi artisti sia più attendibile che non quello dei politici. La
<Istanbul Foundation for Culture and Arts>, insieme all'<Istanbul International
Film Festival> sta lavorando proprio su questo: nel 2004 abbiamo realizzato un
grandissimo evento a Berlino, chiamato "Simdi/Now" , replicato poi anche a
Bruxelles. Il progetto, oltre ai film, includeva esposizioni, concerti,
spettacoli di danza e performance teatrali. Un altro progetto simile verrà
realizzato il prossimo novembre a Stoccarda e la speranza è quella di riuscire
a realizzarne di nuovi ogni anno. Credo che lo scambio artistico e culturale sia
il modo migliore per cancellare i pregiudizi e superare gli stereotipi,
permettendo di comprenderci in un modo più vero e sincero.
L'establishment culturale turco
come guarda al processo di integrazione?
Con grande ottimismo e fiducia, anche in se stesso: sappiamo che la
strada da percorrere è lunga ma alla fine la Turchia sarà accettata come paese
europeo.
E il pubblico turco come si
rapporta al cinema europeo?
Grazie all'Istanbul Film Festival, che quest'anno compie 24 anni, il
cinema europeo ha trovato grande spazio nel nostro Paese. Questo ha incoraggiato
i distributori a comprare i vostri film e a immetterli nel nostro mercato: negli
ultimi anni abbiamo assistito anche alla crescita di una giovane generazione di
distributori che comprano soprattutto prodotto europei. Tutto questo ci dimostra
che c'è un rapporto "caldo" tra il pubblico turco e il cinema europeo.
Parlando di coproduzioni,
l'ingresso della Turchia in Europa aprirà nuove possibilità al cinema turco?
Sicuramente. Già oggi, grazie alle coproduzioni, in Turchia si
producono opere internazionali di grande livello: questa è una svolta
significativa per il nostro cinema perché queste coproduzioni aiutano ad
emergere film competitivi non soltanto secondo gli standard produttivi
internazionali ma che hanno anche un notevole appeal artistico e qualitativo.
Inoltre, in Turchia possiamo vantare professionalità tecniche e artistiche
molto ricercate in Europa: i produttori europei stanno mostrando infatti un
grande interesse verso la nuova creatività dei nostri autori e la richiesta di
entrare a far parte di progetti turchi è molto forte.(Giorgia
Capoccia/Caffè Europa)
21.10.2005 |
XI BIENNALE
DI ISTANBUL: IN GIRO TRA GLI ARTISTI
|
Dopo
alcune considerazioni generali sulla manifestazione, ecco
una focalizzazione doverosa sulle opere disseminate per Istanbul.
|
Per contraddistinguere le
location di questa Biennale, che ruota intorno al complesso di quartieri
denominato Beyoglu, il gruppo A12 è intervenuto con un bel rosa
shocking, segnalando ogni volta in maniera diversa le facciate o i tragitti da
seguire. E siamo già alla prima metà della partecipazione italiana.
Come si è scritto su <Exibart.onpaper 25>, la pittura è l'assente
notevole. Rappresentata per di più da lavori non entusiasmanti, con Silke
Otto-Knapp e Lukas Duwenhögger. Quest'ultimo a stretto contatto
con i tappeti creati per l'occasione da Paulina Olowska. Interessante
invece l'intervento fra pittura e installazione allestito da Chris Johanson,
artista della West Coast con un celato retroterra graffitista, mentre resta al
100% in ambito street Dan Perjovschi. Assai meno stimolante il
mega-allestimento del gruppo Irwin, con un'infilata ottocentesca di
quadri realizzati in varie tecniche, che miscelano simboli religiosi e politici.
Merita un maggior spazio l'artista di Pristina Jakup Ferri, che ha
scelto di allestire i propri video in varie sedi. Con un'ironia sommessa e a
tratti imbarazzante, ha messo di fronte alla videocamera la sua famiglia per
ringraziare i curatori; ha cercato di inserirsi in una performance vocale di
John Lennon e Yoko Ono; ha presentato il proprio portfolio a visitatori che
magari non erano gli interlocutori appropriati; e infine ha omaggiato il
concettualista croato Mladen Stilinovic parlando un improbabile inglese.
A dominare incontrastata dal punto di vista tematico è indubbiamente la
politica, dalle modalità più dirette e "interventiste" a quelle
maggiormente striscianti e virali. In questo concetto allargato di impegno si
possono inserire anche i video di Phil Collins, che riflette su reality
show e karaoke, in quest'ultimo caso con risultati piuttosto esilaranti. (Un
fascino per le star del mondo musicale condiviso da Jon Mikel Euba, che
però ha un approccio assai più formale.) Oppure le t-shirt pop del gruppo
indonesiano Ruangrupa, dove la barba di Bin Laden si accosta ai capelli
di Einstein.
Il welfare maniacale del Nordeuropa è ossessivamente fotografata dal video di Johanna
Billing, mentre il quasi trentenne norvegese Gardar Eide Einarsson ha
piazzato in cima a un palazzo la scritta luminosa che cita Tony Montana, "The
World Is Yours". Ricordando come finisce "Scarface", l'intento
sarcastico è lapalissiano. Dal sogno americano alla Berlino post-muro, per
l'indagine socio-urbanistica condotta da Axel John Wieder e Jesko
Fezer, concretizzata in un intervento molto composito, costituito da riviste
specializzate in libera consultazione, alcune installazioni e pannelli
descrittivi.
Interessi urbanistici ribaditi anche dall'inchiesta su centro e periferia
condotta da Solmez Shahbazi, dal video e dalle fotografie di Hala
Elkoussy, dall'animazione di Tintin Wulia, nonché dal lavoro psico-geografico del gruppo coreano
Flying City. Mentre si torna agli ex
"satelliti" sovietici nel lavoro di Johanna Billing realizzato a
Zagabria, in quello di Alexander Ugay elaborato nel sud del Kazakistan o
in quello di David Maljkovic, dedicato all'ormai desolato monumento
jugoslavo ai caduti della Seconda guerra mondiale. Risale anch'esso alla
Seconda guerra lo strumento per segnalazioni aeree che Cerith Wyn Evans
ha preso in prestito per lanciare poesie al cielo in codice Morse. Ancora legati
all'immaginario del cinema sovietico i tre video in 16mm girati dai giovani Alexander
Ugay e Roman Maskalev, rispettivamente classe 1978 e 1977.
Accanto al noto video "New York Groove", Daniel Guzman, ha proposto
"Happiness".
Provocatorio, anche valutando la realtà in cui viene presentato, il video a
tratti erotico di Hatice Güleryüz, accompagnato dal libro d'artista
intitolato "Strange Intimacies". Altrettanto forte nell'ambito culturale
turco risulta il video di Wael Shawky, nel quale l'artista recita
ossessivamente sure del Corano in un supermercato. Travagliata la vicenda di Maria
Eichhorn, che per giorni ha dovuto lottare con l'amministrazione locale
per riuscire ad avere il permesso di affissione nella centralissima piazza
Taksim, dove infine sono comparsi annunci a carattere sociale di ogni sorta.
Tutta dedicata a Unabomber, figura che "politica" era certamente,
l'installazione e il dvd di Ola Pehrson.
Assai presente il problema del conflitto israelo-palestinese. A partire dal
centanario Museo di Storia naturale portato a Istanbul da Khalil Rabah
(visto qualche mese fa in Italia, al nuovo Arcos di Benevento), deliziosa
celebrazione dell'albero di ulivo. Yaron Leshem ha presentato una
grande light-box che ritrae un simulacro di villaggio palestinese utilizzato
dall'esercito israeliano per il training, oltre a un video che critica con
grande cognizione di causa il giornalismo di guerra embedded (così come
fa Sean Snyder, anch'egli con fotografie e video). Con una
installazione multimediale, Yochai Avrahami mette a parte i visitatori
dei minibus con funzione di taxi che affollano Israele e Palestina, mentre Smadar
Dreyfus è andato a filmare la spiaggia di Tel Aviv e Ahlam Shibli ha
fotografato il villaggio di beduini 'Arab al-N'aim. E Yael Bartana ha
seguito con la propria camera un gruppo di teenager che hanno inventato un gioco
dal nome eloquente, "l'evacuazione della colonia di Gilad".
In stretto contatto col discorso politico anche molti interventi che hanno
sfruttato appieno l'ambiente cittadino o anche solamente la specifica location
assegnata in Biennale. Dal disponibilissimo Servet Koçigit, che ha
riunito in un appartamento diversi lavori precendenti, da uno scopettone
automatizzato a un frigorifero vuoto che sprofonda nell'impiantito. Un simile
coinvolgimento con gli appartamenti dismessi ha mostrato Nedko Solakov,
con una installazione che passava quasi inosservata -come previsto
dall'artista- per essere surclassata dai mini-nterventi scritti sui muri. Lo
stesso Solakov ha poi ospitato Sarah Ayoub Agha, giovane studentessa
incontrata alla Biennale di Sharjah e che chiaramente colà non ha vita facile
dal punto di vista dei diritti civili.
Come si diceva, il legame con la città non è mancato, grazie anche alle molte
residenze in loco offerte a parecchi degli artisti presso Platform Garanti.
Così Michael Blum ha ricostruito la casa di Safiye Behar, ebrea,
marxista e femminista del primo Novecento che fa tornare alla mente una cinica
battura di Woody Allen. La giovane Pilvi Takala (Helsinki, 1981) ha
girato due video, indagando la realtà dei caffé frequentati dagli uomini
turchi: dapprima portandovi sé stessa e altre tre donne e fimando le reazioni
degli abitué; poi tentando di "switchare" due omonimi dai rispettivi
locali. (A proposito di veri machi, estremamente divertente il video che
presenta l'"Eau d'Ernest", per chi vuole assomigliare in toto al grande
barbudos Hemingway.)
È intervenuto a spezzare la routine della commerciale Istiklal caddesi Halil
Altindere, inscenando e filmando azioni assolutamente fuori contesto, come
una coppia di businessmen che si danno alla break dance o un'altra coppia che
elegge la strada a ring per un allenamento di boxe. Allo stesso modo, Ahmet
Ogüt (nato nel 1981) ha camuffato due automibili private -senza che gli
ignari proprietari ne sapessero nulla- da taxi o macchina della polizia.
Piuttosto insapore la serie di fotografie stampate al laser su carta da Gardar
Eide Einarsson, i cui soggetti sono angoli anonimi della capitale. Mentre ha
dell'incredibile la conoscenza della metropoli che ha acquisito Erik
Göngrich, sostanziata in mostra da una complessa installazione, in
particolare con una spassosa cartina-wall painting. Al capo opposto Sener
Ozmen, che nella sua una guida della città confessa di aver cominciato a
scrivere senza esserci mai stato!
Frutto di una residenza nell'antica Costantinopoli anche il film di Mario
Rizzi, intitolato "Murat and Ismail"; e per restare in ambito quasi
italiano, il giovane di Lugano Luca Frei ha lavorato in collaborazione
con alcuni street artist, realizzando un intervento composito e labirintico
composto appunto da graffiti, tavole specchianti e muri in cartongesso,
disponendo in 3D il libro d'artista dell'Oda Projesi. Tornando ai
lavori legati strettamente alla capitale turca, Hüseyin Alptekin ha
rimodellato la gigantesca quadriga che veneziana non è, provenendo
originariamente dall'Ippodromo di Sultanahmet, da dove fu trafugata nel 1204
dai Crociati. (È andata peggio per il tentativo di Serkan Ozkaya di
portare una copia del David a Istanbul: si è autodistrutta durante
l'allestimento...) E per venire agli interventi sul corpo della città, Pawel
Althamer ha proiettato una Luna su un cartellone pubblicitario posto in cima
al decano Pera Marmara Hotel; Otto Berchem ha fatto rinascere
l'alfabeto proto-graffitista degli Hobo, poveri migranti statunitensi a
cavallo fra XIX e XX secolo; e Karl-Heinz Klopf ha reso protagonisti
alcuni scalini della zona di Beyoglu con spot da cinematografo.
Se fossero consentite un paio di scelte su tutte: l'installazione di Pavel
Büchler, che ha disseminato il sottotetto di un edificio del quartiere di
Galata con altoparlanti d'antan che diffondevano citazioni dal "Castello"
di Kafka; e quella di Y.Z. Kami, che ripercorre la realtà di Konya in
connessione col misticismo sufi.
Per concludere, la città dove era meglio pubblicizzata la Biennale di Istanbul
è stata Copenhagen. Grazie a Superflex e a Jens Haaning, che
hanno tappezzato i muri danesi con mille cartelloni. (Marco Enrico Giacomelli/Exibart.com)
IX International Istanbul Biennial
A cura di Charles Esche e Vasif Kortun
Varie sedi - Orario: da martedì a domenica 11-19. Antrepo n. 5 il giovedì fino
alle 22 - Ingresso: pass 25 YTL, intero 15 YTL, ridotto 7 YTL
Info: www.iksv.org/bienal
-
Gratuito col pass. Disponibili altre pubblicazioni realizzate per
l'occasione
21.10.2005
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AD OSTUNI
ITALIA-TURCHIA UNDER 19
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Le
due Nazionali di calcio giocheranno mercoledì 14 dicembre alle h.14,30. |
 L'ufficialità è arrivata nei giorni
scorsi. Le Nazionali di calcio Under 19 di Italia e Turchia giocheranno in amichevole
nello Stadio Comunale di Ostuni, in provincia di Brindisi, mercoledì 14
dicembre alle ore 14,30. Dopo la gara di mercoledì scorso a Lecce con la
Moldova un'altra rappresentativa nazionale giungerà in Puglia.
Una lettera firmata dal vice-presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio,
Giancarlo Abete, ha informato il sindaco di Ostuni, Domenico Tanzarella e
l'assessore allo Sport, Antonio Indiano, che la prestigiosa gara
internazionale si sarebbe giocata nella Città Bianca.
La Nazionale Under 19, guidata da Paolo Berrettini, sarà impegnata dal 16
ottobre in Irlanda del Nord alla prima fase delle qualificazioni ai campionati
europei di categoria.
"E' la prima volta che una rappresentativa nazionale viene ad Ostuni", spiega
con soddisfazione Tanzarella. "La scelta non è
stata casuale, ma ha premiato una città come la nostra che sta ponendo
particolare attenzione allo sport giovanile con il Torneo di Calcio Primavera
che si svolge nel mese di maggio". Proprio in quell'occasione il Commissario
Tecnico della Nazionale Under 19, Paolo Berrettini era stato ad Ostuni invitato
dall'organizzazione del torneo a visionare i migliori giovani calciatori
italiani presenti per il secondo anno consecutivo con Milan,
Juventus, Lecce, Bari, Palermo, Messina, Salernitana e Taranto.
Di qui l'idea di giocare nella cittadina pugliese una gara amichevole della squadra azzurra
guidata dal tecnico toscano. Il 22 settembre scorso alcuni tecnico del "Club
Italia" della Figc insieme allo stesso Ber-rettini visionarono la
struttura esprimendo parere favorevole per la disputa della gara.
L'amministrazione comunale ha poi dato l'appoggio logistico
offrendo alla federazione l'ospitalità delle due squadre ed il trasporto
interno tra le strutture ospitanti ed i campi di allena-mento.
L'amichevole sarà trasmessa in diretta dalle Telecamere di <Raisport Sat> e sarà
visibile in tutto il mondo. "Una gara che ha una duplice valenza", ammette
Indiano. "Da un lato il prestigio della Nazionale azzurra per la prima volta nella nostra
città, dall'altro la
promozione turistica del nostro territorio con l'obiettivo di incrementare le
presenze anche in perio-di diversi da quelli estivi". (Brindisium.net)
21.10.2005
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MOTOMONDIALE
| Domenica
si correrà ad Istanbul la penultima tappa del campionato. Il favorito è
ancora Valentino Rossi. Un impianto meraviglioso - vicino all'aeroporto di
Sabiha Cokcen - che ha già dimostrato le sue qualità nel Gran
Premio di Formula 1. Tribune da 30 e 50 mila posti. Parcheggi per 12 mila
auto. |
 Lasciata l'Australia, il circus del
motomondiale si avvicina all'Europa per la penultima tappa di campionato che
si disputerà a Istanbul, Turchia domenica 23. Si tratta di una pista nuova per
il motomondiale costruita per ospitare lo sport motoristico ai massimi livelli:
la Formula 1 ha corso qui il 21 agosto mentre domenica prossima sarà il turno
della MotoGP.
Un evento atteso, desiderato, su cui ha investito molto la Camera di Commercio
della città, proprietaria dell'impianto.
Nella città che impazzisce per il calcio, famosa in tutto il mondo per le sue
squadre Besiktas, Galatasaray e Fenerbahçe, l''impianto più bello è destinato
allo sport motoristico. Costruito nel 2004, l'Istanbul Park è un impianto all'avanguardia. La
pista, insieme alle infrastrutture, è costata alla città più di 200 milioni
di dollari, circa il doppio del progetto iniziale.
Per il loro gioiello, gli organizzatori del Gran Premio di Turchia si sono
affidati all'esperienza di Hermann Tilke, ideatore delle piste di Sepang,
Bahrain e Shangai.
La fase di progettazione è durata un anno, la realizzazione due. L'ubicazione
attuale è stata scelta per la vicinanza dell'impianto alla rete viaria. Il
circuito sorge infatti nella parte asiatica, lungo l''autostrada che congiunge
Istanbul ad Ankara, vicino all'aeroporto internazionale Sabiha Gokcen, uno dei
due aeroporti della capitale turca. Inoltre, l'area scelta si prestava bene
perché particolarmente ondulata.
Lavorando su ampi spazi, l'architetto tedesco ha potuto dare sfogo al suo
ingegno. Ne è venuta fuori una pista da 5.333 metri con 14 curve. La 1 e la 2
ricordano la Esse Senna di San Paolo, la 9 la Spoon Curve di Suzuka, la curva 11
l'' Eau Rouge di Spa. La pista è tutta un saliscendi da brividi, soprattutto la
prima svolta a sinistra in discesa 250 metri dopo il via. Ci sono anche due
salite: lung! a e ripida la prima, che parte alla seconda curva, secca la
seconda, a metà tracciato. È un circuito piuttosto veloce, nonostante il
rettilineo più lungo sia di soli 720 metri.
Box e paddock sono enormi. Imponenti le 2 torri Vip (7 piani ciascuna) e le
tribune: la principale con 30.000 posti, le altre per ulteriori 50 mila. I
parcheggi possono ospitare 12.000 auto e, per facilitare gli spostamenti, sono
stati costruiti 4 sottopassi e 3 ponti.
Per i piloti del motomondiale questa è una pista nuova. Questo anno due sono
state le piste completamente nuove, foglio bianco per piloti, team e tecnici:
Shangai in Cina e Istanbul in Turchia. Laguna Seca invece, sconosciuta alla
maggior parte dei piloti, ha rappresentato un ritorno del motomondiale negli
Stati Uniti dopo dieci anni di assenza.
I piloti del team Movistar Honda guardano con curiosità e interesse alla pista
turca.
Sete Gibernau:
"L'Istanbul Park è una pista nuova per tutti, ho visto il tracciato in
televisione, mi sembra interessante ma dovremo aspettare il primo giorno di
prove per avere un'idea più precisa. Non avendo dati di riferimento, partiamo
tutti da zero. Sarà importante cercare di capire quanto prima la pista per
interpretarla al meglio."
MARCO MELANDRI: "Sono contento di correre In Turchia perché è un circuito
nuovo. Questo anno è già successo a Shangai. Quella cinese era una pista che
nessuno di noi conosceva. Mi sono trovato subito bene e ho fatto una bella gara.
In televisione il tracciato turco sembra bello. In chiave campionato il GP della
Turchia, penultima tappa della stagione, è molto importante. Attualmente sono a
pari punti con Nicky Hayden. Il secondo posto in campionato che all'inizio
della stagione sembrava un sogno adesso è un obiettivo. Vorrei riuscire a
conquistare il titolo di vice campione del mondo, sarebbe una grande soddisfazione e il modo migliore per ringraziare Fausto Gresini che ha creduto in
me, la Honda e la HRC."
La pista
Circuito Lunghezza:
5.333 m. Larghezza: da 14 a 21,5 m. Numero curve: 14, 6 a destra, 8 a sinistra
Rettilinei: 4, il più lungo di 720 m ( 655,5 m quello d'' arrivo)
Pendenza max: 8,145%
Senso: antiorario
Spettatori
Tribuna principale: 30.000 Altre tribune: 50.000 Tribune naturali: 50.000
Parcheggi: 12.000 posti
Area
Superficie totale: 2.215.000 mq
La progettazione:
120 specialisti lavorano nello studio di Hermann Tilke, 50 di questi hanno
lavorato al progetto del circuito di Istanbul. Dai 3 ai sei tecnici hanno
seguito sul posto la realizzazione.
Costruito nel 2004 e modificato nel 2005, la fase di progettazione è durata un
anno, due quella di realizzazione. nel rush finale sono stati impegnati ben
1.500 operai suddivisi in 2 turni da 10 ore e mezzo ciascuno. (Motocorse.com)
21.10.2005
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UN TRACCIATO DIVERTENTE
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Valentino
Rossi intenzionato a raccogliere nella pista di Istanbul la 13ma vittoria. |
Valentino Rossi in Turchia va alla caccia
del record di vittorie stagionali: "Sembra un tracciato divertente".
Il pluricampione mondiale della MotoGP potrebbe superare le 11 vittorie ottenute
finora, salendo fino a un massimo di 13 nel caso in cui vincesse gli ultimi due
appuntamenti iridati. La pista di Istanbul è nuova per tutti i piloti del
motomondiale: "Dopo l`Australia siamo un po' stanchi, ma è sempre bello
visitare un Paese e un tracciato nuovo - afferma Valentino Rossi - Per
molti piloti sarà una bella opportunità per stare davanti a tutti". (yahoosport)
21.10.2005
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LE SPERANZE DI SHINICHI
ITOH
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Il
corridore giapponese, su Honda, sostituisce l'infortunato Loris
Capirossi. |
Risale a questa
foto l'ultima volta in cui Shinichi Itoh ha fatto la sua comparsa nella classe
regina: eravamo al Gran Premio d'Australia (combinazione appena passato) del
2002, e il pilota giapponese fu chiamato dalla <Bridgestone> a sviluppare
le coperture in sella alla vecchia Honda NSR 500 del team di Erv Kanemoto, dove
affiancò Jurgen Vd Goorbergh. Come sapete attualmente "Itoh-san" è
relegato in seconda fila nel ruolo di tester Ducati, ma nello scorso week-end ha
riassaporato il successo.
Itoh ha infatti conquistato il titolo della All Japan Superbike, tra l'altro ai
comandi proprio di una Honda (equipaggiata Bridgestone, ovviamente), e a
coronamento di un periodo felice è stata confermata la sua presenza a Istanbul
per sostituire l'infortunato Loris Capirossi, come vi avevamo anticipato ieri.
Non crediamo che da lui i vertici di Borgo Panigale si aspettino dei miracoli,
riponendo le proprie speranze ancora su Carlos Checa, soprattutto alla luce
dell'ottimo podio conquistato a Phillip Island.
"Ci dispiace moltissimo che Loris non potrà essere con noi questo
week-end", ha dichiarato il direttore sportivo Livio Suppo. "Allo
stesso tempo tuttavia diamo un caloroso benvenuto a Itoh che prenderà il suo
posto. Shinichi ha fatto un gran lavoro per lo sviluppo dei nostri pneumatici
durante la stagione e sarà bello vedere, per la prima volta in MotoGP, un
pilota giapponese in sella ad una Ducati. Sarà anche un'occasione per testare
con Itoh i pneumatici su questo nuovo circuito".
In ogni caso una bella chance quindi, che funzionerà come una calamita per
attirare l'attenzione generale degli addetti ai lavori. Può essere vista come
un premio al notevole contributo offerto lontano dalla ribalta durante questo
2005: "Per me è un grande onore poter correre per la Ducati in
Turchia", afferma Itoh. "So che non sarà facile, ma farò del
mio meglio e non vedo l'ora di correre. Posso fortunatamente contare su una
buona esperienza in sella alla Desmosedici, avendo effettuato un buon numero di
collaudi con questa moto". (Jacopo Rubino/Eacingworld.it)
21.10.2005
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....E QUELLE DI MARCO MELANDRI
| "Sono
contento di correre in Turchia perché è uno scenario tutto nuovo". |
Se Carlos Checa
non lo avesse bruciato sul traguardo di Phillip Island nella volata per il terzo
posto, a quest'ora Marco Melandri si sarebbe ripreso la piazza d'onore nella
classifica della MotoGP. Tre punti in meno che hanno fatto la differenza, perchè
il ravennate si presenterà sul nuovissimo circuito di Istanbul a pari merito in
graduatoria con Nicky Hayden, a quota 170 lunghezze. Alla luce della situazione
attuale, delle loro ottime prestazioni recenti, della scarsa incisività di
Colin Edwards, dei guai di Max Biaggi e del forfait obbligato di Loris
Capirossi, sembrano proprio i due giovanissimi alfieri della Honda a contendersi
la medaglia d'argento di questa stagione, dietro solamente all'inarrivabile
Valentino Rossi.
Si va così nella terza new-entry del calendario (contiamo quindi anche Laguna
Seca, tornata nel Motomondiale dopo undici anni), e per Marco il rapporto con i
circuiti inediti nel 2005 è stato diametralmente opposto; velocissimo e
concreto a Shanghai, dove sotto il diluvio ha conquistato una bella terza
posizione ai danni del compagno di squadra Sete Gibernau, affannato, arrabbiato
e sfortunato negli Stati Uniti, tappa conclusasi già al primo giro con la
caduta causata dal contatto con Alex Barros.
Ovviamente il portacolori di casa Gresini spera di seguire la scia cinese, e gli
indizi della cabala, o le coincidenze, potrebbero portarci dritti dritti a
questa conclusione: i tracciati sono nuovi di zecca, entrambi progettati
dall'architetto tedesco Herman Tilke (che ha pensato soprattutto alla Formula 1,
che a Istanbul ha fatto tappa ad agosto), tutto sommato con tratti somatici
affini. A buon intenditor poche parole.
"Sono contento di correre in Turchia perché è uno scenario tutto
nuovo, come quest'anno è già successo a Shanghai", racconta Melandri.
"Quella cinese era una pista che nessuno di noi conosceva, ma mi sono
trovato subito bene e ho fatto una bella gara. In televisione il tracciato turco
sembra bello, e sembra prospettarsi un week-end molto importante in chiave
campionato, visto che attualmente sono a pari punti con Nicky Hayden".
E quale è l'obiettivo finale? Oramai nascondersi non è più possibile: "Il
secondo posto in campionato che all'inizio della stagione sembrava un sogno
adesso è un punto d'arrivo. Vorrei riuscire a conquistare il titolo di
vicecampione del mondo, sarebbe una grande soddisfazione e il modo migliore per
ringraziare Fausto Gresini che ha creduto in me, insieme alla Honda e alla HRC".
Le ultime due, tuttavia, confidano pure in Nicky Hayden. (Jacopo Rubino/Racinfworld.it)
21.10.2005
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