Arretrati 

Anno 6° N.30

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L'ANALISI

Come l'ex corrispondente di <Le Monde>, Nicole Pope, per venti anni in Turchia, vede il Paese di Erdogan nel quale ha molta fiducia. "Ma non ho fiducia nell'Europa", dichiara.

La_giornalista_Nicole_Pope"Ho fiducia nella Turchia, ma non ho fiducia nell'Europa. Chi può dire come sarà l'UE tra dieci anni, al termine dei negoziati di adesione?". Nicole Pope, che è stata per quasi vent'anni, fino al mese scorso, corrispondente di <Le Monde> dalla Turchia, difende il processo di riforma di Ankara, incompleto ma ormai avviato. Questa terra la conosce bene, tanto da averle dedicato un libro di successo, scritto insieme al marito Hugh Pope (corrispondente del <Wall Street Journal>), "Turkey unveiled". "Non giudicate la Turchia dalle sentenze della sua magistratura iper-conservatrice - ci dice dal suo ufficio di Istanbul - Il Paese è in marcia, e sarà d'esempio anche per i Paesi islamici che si stanno avviando verso la democratizzazione".
Nicole Pope, qual è oggi l'atmosfera in Turchia, dopo l'apertura dei negoziati per l'ingresso nell'Unione europea?
Qui tutti sono consapevoli del fatto che il processo che dovrà portare all'adesione sarà lungo e per nulla facile. Non direi che ci sia eccitazione, direi che c'è la sensazione che ciò che doveva essere fatto è stato fatto. La decisione dell'UE viene vista come naturale, e in Turchia ci sarebbero sorte grandi tensioni se Bruxelles avesse disposto altrimenti.
Cosa sarebbe successo nel caso di un "no" europeo?
Già adesso si nota un calo dell'entusiasmo per il progetto europeo, serpeggia certamente delusione verso gli europei. C'era la sensazione che, specialmente per gli ostacoli posti alla fine dall'Austria, l'Europa stesse perdendo la sua credibilità. Al summit del dicembre 2004 gli europei avevano fatto chiare promesse alla Turchia, e alla fine se le stavano rimangiando. Alcuni avanzavano nuove richieste, cambiavano in extremis le regole del gioco. E così c'è questa sensazione che l'Europa non sia stata del tutto onesta con Ankara. Se la promessa non fosse stata mantenuta, alla fine ne avrebbero beneficiato i nazionalisti e quanti non vogliono le riforme, quanti cioè, nella loro campagna anti-europea, dicevano che le riforme rappresentavano uno sforzo inutile, perché comunque l'Europa non avrebbe mai accettato l'ingresso della Turchia.
C'è il problema armeno e quello turco. I diritti delle donne, il riconoscimento di Cipro, la libertà di espressione. Quali di queste questioni sono più lontane dall'essere risolte in Turchia?

Tutte le questioni potranno essere risolte, in particolare quella armena. I media europei hanno stigmatizzato particolarmente la volontà della Corte turca di vietare, recentemente, una conferenza armena sul suolo turco. Ma chi, come me, vive in Turchia, si accorge che in questa società è in atto una vera battaglia di potere all'interno delle istituzioni. Con settori, come quello della magistratura, che si oppongono strenuamente al cambiamento. E' il potere giudiziario, iper-conservatore, che danneggia l'immagine internazionale della Turchia, con sentenze come quella che ha condannato il poeta Orhan Pamuk, o come quella che ha bloccato la conferenza armena. Ma alla fine quella stessa conferenza ha avuto luogo: ecco ciò che accade in Turchia. Io non ero presente, ma chi era lì mi ha raccontato di una manifestazione incredibile, di qualcosa di mai visto prima in questo Paese: turchi e armeni fianco a fianco, intellettuali che discutono liberamente, in entrambi i gruppi persone commosse fino alle lacrime. Tutti questi temi vengono discussi, e lentamente vediamo dei progressi. I cambiamenti arrivano, ma serve tempo.
Lei è fiduciosa nell'ingresso della Turchia?
Sono fiduciosa, ma non ho fiducia nell'Europa. E' difficile predire cosa sarà l'UE tra dieci anni. Quello che conta è che la Turchia continui nel suo processo, che raggiunga certi standard democratici ed economici. Poi è secondario se tutto ciò la condurrà nell'UE.
Che tipo di Islam è quello turco?
E' un Islam molto moderato. Ovviamente ci sono anche delle frange radicali, ma sono generalmente marginali. I turchi sono piuttosto religiosi, specialmente nelle campagne, ma non sono radicali: sono culturalmente conservatori, ma non in senso "rivoluzionario". In Turchia l'Islam non è un ostacolo al cambiamento.
Crede che l'esempio di queste riforme, l'avvicinamento tra la Turchia e l'Europa, possa aiutare la democratizzazione dei Paesi islamici?

Io non mi trovo a mio agio con una visione che vede i Paesi europei come democratici, e gli altri come non-democratici. Se guardiamo a come sta evolvendo l'Europa, al modo in cui sta chiudendo le sue frontiere, alla durezza con cui tratta gli immigrati, alle leggi antiterrorismo della Gran Bretagna, sono tutte misure antidemocratiche. Quindi bisogna intendersi bene su ciò che è democratico. Ma è importante che l'Europa voglia dare il messaggio che non tratta in maniera diversa i suoi vicini a seconda della loro religione, che non discrimina tra paesi cristiani e musulmani. Credo che l'influenza sui paesi islamici non sarà immediata, ma a lungo termine penso di sì: una Turchia che progredisce benestante e democratica non potrà che dare il buon esempio agli altri paesi musulmani.
Nella sua vita quotidiana, cosa la fa sentire in Europa quando è in Turchia? E quando, invece, percepisce che la Turchia non è ancora un Paese pienamente europeo?

La Turchia è un Paese grandissimo. La nostra vita quotidiana a Istanbul non è molto diversa da quella delle grandi città europee, a partire dal livello dei servizi, dei trasporti pubblici. A Istanbul la vita quotidiana è molto europea, ma nelle campagne la situazione è molto diversa. Ma immagino che nelle campagne siciliane, fino a 30 anni fa, la vita fosse molto diversa rispetto a Roma.
Nell'entroterra turco i diritti delle donne sono particolarmente compressi, e c'è l'uso dei matrimoni combinati...
Sì, è vero, ma anche da quel punto ci sono continui progressi. Persino nelle aree curde, che sono tra le meno sviluppate, nascono associazioni per i diritti delle donne e ci sono manifestazioni contro le violenze dei mariti. La Turchia è una società in pieno movimento. (Nicole Pope con Daniele Castellani Perelli/Café Europa)
21.10.2005

UN PERCORSO LUNGO

Yasebin Taskin, del giornale <Sabah> offre uno spaccato alquanto realistico della Turchia dopo il "sì" dell'UE ai negoziati di adesione.

Logo_del_giornale_SabahIl 3 ottobre, con la decisione dell'Unione Europea di aprire i negoziati per l'adesione della Turchia è cominciato un nuovo periodo per il nostro Paese, ed è iniziato un momento di transizione di lungo termine durante il quale l'opinione pubblica europea svolgerà il ruolo fondamentale di osservatore attento.
Il dibattito sulla possibile adesione turca all'UE è iniziato circa quarantadue anni fa, e questo ne fa un argomento vivo nell'opinione pubblica del nostro Paese. È stato più volte sottolineato che l'aspirazione a far parte dell'Unione europea rappresenta per la Turchia un progetto di modernizzazione e una scelta di civiltà che coinvolge attivamente il popolo turco il quale, negli ultimi decenni, non solo ha seguito le linee della politica lungo la traiettoria delle riforme, ma spesso ha trascinato i politici e il governo verso un futuro europeo.
Ma se fino a due anni fa i sondaggi segnavano il consenso a favore dell'adesione turca con percentuali molto alte che arrivavano fino all'80%, oggi la situazione è molto diversa. La fatica dimostrata dai negoziati, la loro lunghezza, la difficoltà incontrate da Ankara nelle diverse tappe di avvicinamento a Bruxelles, la contrarietà manifesta di molti leader europei verso l'adesione turca e lo scetticismo dimostrato dall'opinione pubblica dei paesi membri, tutto ciò ha costruito negli ultimi tempi un ostacolo nella popolarità dei negoziati e ha avuto un effetto negativo sull'opinione pubblica turca.
A tale proposito vorrei ricordare alcune cifre. Uno dei più recenti sondaggi svolti su questo tema ha coinvolto 11 mila persone appartenenti a dieci Paesi europei più la Turchia. Ne risulta un forte calo di pareri favorevoli all'entrata in Europa di Ankara sia tra i cittadini europei che tra i turchi. Solo un anno fa, ad esempio, il 73% della popolazione turca dichiarava di voler entrare a far parte dell'UE, oggi la percentuale è scesa al 63%. Rilevante poi è il fatto che, nell'arco di un anno, il consenso all'entrata nella Comunità Europea della Turchia è calato dal 30% al 22%. Un altro dato da sottolineare: la gran parte degli europei, il 42%, si è mostrata indecisa nell'esprimere un parere; le cause di questa indecisione sono varie e fra queste possiamo immaginare certamente diverse fobie, tra le quali la paura del terrorismo di matrice islamica, l'islamofobia e l'incertezza economica, proprio come è accaduto alla Francia e all'Olanda nei confronti della Polonia in occasione dei referendum sulla Costituzione: allora si parlò dell'idraulico polacco, domani si potrebbe parlare dell'idraulico turco...
La percentuale di indecisi potrebbe essere interpretata come un dato negativo, ma credo che non lo sia, e mi pare invece che si tratti di una cifra sulla quale iniziare a lavorare, un punto di partenza del quale i politici e la società civile potranno tener conto nel tentativo di indirizzare meglio il dibattito pubblico. È chiaro che, in ogni caso, un ruolo importante sarà giocato da quanto gli europei saranno messi nelle condizioni di conoscere la Turchia, la sua cultura e la sua società.
Viviamo un momento di delicato avvicinamento tra due civiltà, tra popoli diversi, sarebbe quindi opportuno introdurre una serie di iniziative che stimolino e coinvolgano diverse dimensioni della sfera pubblica europea sulla questione turca, sollecitando delle prese di posizione informate e competenti. Francia, Germania e Olanda, i Paesi che ospitano le più ampie comunità europee di emigrati turchi, dimostrano una particolare freddezza nei confronti della Turchia. In Germania, dove la "questione turca" assume un valore particolare negli equilibri interni della società civile, il sostegno per l'adesione della Turchia all'UE è sceso del 15% nell'ultimo anno.
Dopo il Consiglio Europeo del 17 dicembre 2004, in Europa si è alzato una specie di vento paranoico contro la Turchia e spetta alla diplomazia e alla politica il compito di ricucire lo strappo tra le popolazioni europea e la turca.
Allo stesso tempo è vero che i negoziati per l'entrata nell'UE hanno riacceso in Turchia focolai di discussione intorno a temi insoluti quali la questione armena, la situazione di Cipro e i diritti dei curdi, incidendo fortemente sull'idea che l'opinione pubblica del mio Paese si era fatta dell'adesione europea e facendo scendere i consensi di quasi venti punti percentuali negli ultimi mesi.
Se guardiamo al panorama politico della Turchia notiamo una situazione estremamente eterogenea intorno alla questione europea.
Da una parte ci sono forze politiche di destra e frange estremiste, come i cosiddetti "Lupi grigi", che rifiutano ogni idea di ingresso nell'Unione Europea e negano ogni riconoscimento al valore di questo processo; allo stesso tempo il partito conservatore sostiene l'adesione, così come sono favorevoli i partiti di sinistra e il partito popolare repubblicano. Leggiamo sui giornali, anche quelli italiani, che quella compattezza di opinioni a favore dell'entrata della Turchia in Europa ora non c'è più, forse possiamo rintracciarla in zone periferiche come i territori dell'Anatolia, ma nelle grandi città moderne si avvertono un po' di più i dubbi sulla riuscita dell'integrazione con l'Europea, dubbi che per altro nascono e si alimentano dei pregiudizi che si avvertono provenire dall'Unione Europea.
Anche io credo che il percorso che lega l'Unione Europea e la Turchia sia lungo e difficile, che obbligherà i rappresentanti politici delle due parti a riflettere meglio su tutte le questioni sin qui affrontate. Prima di tutto credo che sarà fondamentale, al fine di risollevare le sorti di questo processo di negoziazione, aprire dei canali di comunicazione tra i due Paesi, canali di scambio e di informazione tra culture. Canali la cui costruzione spetta, prima di ogni altra cosa, alla politica. (Yasemin Taskin-Sabah/Café Europa)
21.10.2005

REHN, IL DURO

Il Commissario UE all'Allargamento ha messo in guardia Ankara: "Procederemo con molto rigore, pronti a tirare il freno".

Il_Commissario_Olli_RehnNelle trattative per l'ingresso in Europa delle Turchia la UE procederà con "rigore". Lo ha detto il Commissario UE all'Allargamento, Olli Rehn, precisando che l'UE è pronta a "tirare il freno, qualora Ankara venga meno ai suoi impegni". Rehn ha fatto il punto anche sullo stato delle trattative con gli altri Paesi candidati ad entrare nella UE. La Bulgaria e la Romania, ha detto, devono impegnarsi sotto il profilo delle riforme e della lotta alla corruzione. L'adesione di questi Paesi, ha concluso Rehn, è nelle mano dei Governi di Sofia e Bucarest. (Radiocor)
21.10.2005

EUROPA ACEFALA

"Lasciatemelo dire, è difficile immaginare l'UE senza la Turchia": questa l'affermazione del presidente della Croazia, Stipe Mesic.

Stipe_MesicStipe Mesic, presidente croato della Repubblica di Croazia, padrone di casa al XII vertice dei Paesi dell'Europa Centrale, nel suo intervento ha rinnovato la fiducia nell'Unione Europea e nel progressi che potrà fare il negoziato di adesione appena aperto per il suo Paese. Poi ha posto la questione dei confini dell'Europa che, a suo avviso, devono arrivare fino alla Russia e alla Turchia.
"La questione è - ha detto - come completare il processo di integrazione. A mio avviso per prima cosa bisogna dire che cosa è veramente l'Unione Europea e cosa vuole essere. Quindi bisogna definire una nozione di Europa non solo in termini geografici o politici. Dobbiamo convenire che i confini dell'Europa non possono essere definiti da questo o da quel fiume ma piuttosto dall'essenza dei valori, della tradizione e della cultura europea. Per essere chiari, posso dire in una battuta che in questo senso l'Europa non è concepibile senza la Russia e, lasciatemelo dire francamente, è difficile immaginarla senza la Turchia". (Ansa)
21.10.2005

STORIA DELLA TURCHIA

In coincidenza con l'avvio dei negoziati di adesione di Ankara, l'Università di Pavia ha aperto un nuovo corso che si propone la lettura della storia di un popolo e di una civiltà con proprie caratteristiche.

Logo_dell'Università_di_PaviaIn coincidenza con l'avvio dei negoziati per l'adesione della Turchia alla Unione Europea, che il Presidente del Parlamento Europeo di Strasburgo ha definito " un evento storico", il Dipartimento di Studi Politici e Sociali e la Facoltà di Scienze Politiche aprono un nuovo corso di " Storia della Turchia".
L'intento è quello di offrire agli studenti della laurea triennale della Facoltà ed eventualmente agli specializzandi della laurea specialistica ( magistrale ), lo studio del " caso turco ", ovvero della formazione di uno Stato a vocazione democratica in ambito islamico, che trova la sua premessa nel modello kemalista di trasformazione dell'Impero Ottomano in Stato nazionale moderno.
Nel difficile e ancora lungo processo di edificazione dell'Europa, l'inserimento della Turchia, importante in sé, viene visto come una svolta cruciale per affrontare la sfida dell'islamismo politico .
Il corso di "Storia della Turchia" si propone la lettura critica della storia di un popolo e di una civiltà con proprie caratteristiche nel suo divenire e nel suo confronto-incontro con la civiltà europea fino al progetto di adesione all'Unione Europea in vista di un cambiamento della stessa Europa mettendola in grado di " rappresentare una forza influente, fors'anche la più influente sulla scena globale del secolo in cui viviamo "( come hanno scritto Ulrich Beck e Anthony Giddens, nell'appello rivolto ai 25 paesi della UE ).
La docente, professoressa Maria Antonia Di Casola, riceve gli studenti martedì, ore 15-16 e mercoledì, ore 14-15 . (University.it)
21.10.2005

 

PER ORA FERMIAMOCI ALLA TURCHIA

Intervista a Fabrizio Saccomanni, vice-presidente della <Bers> "Non bisogna illudere i Paesi del Mediterraneo o del Medio Oriente sostenendo che basta accettare un certo tipo di regole democratiche per essere ammessi".

La_Turchia_e_l'allargamentoL'Europa deve dare un segnale preciso sui limiti del suo allargamento. E quel segnale dovrebbe essere: "Per ora ci fermiamo alla Turchia". Le ragioni di un tale passo, secondo Fabrizio Saccomanni, vicepresidente della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (Bers), sono diverse e tutte importanti.
Dare una risposta al crescente disorientamento dell'opinione pubblica continentale e ai malumori emersi con chiarezza con la bocciatura da parte di Francia e Olanda nei referendum sulla Costituzione europea. Ma anche, spiega in un'intervista ad <Apcom>, dare finalmente al Vecchio Continente una politica estera che restituisca certezze anche a Paesi confinanti con l'UE che, anche se non entreranno nel "club", potrebbero avvantaggiarsi di una "politica di vicinato" per la quale anche la Bers può costituire uno strumento economico importante, e in alcuni casi, già operativo.
Saccomanni, che per molti anni ha lavorato alla Banca d'Italia come responsabile dei rapporti internazionali, non nasconde la sua preoccupazione per un processo di allargamento che, così come è configurato oggi, si presta a troppi equivoci e incertezze. E si mostra critico verso atteggiamenti, come quello del Regno Unito, di apertura verso allargamenti "a oltranza" dell'Unione. Ma segnala allo stesso tempo i vantaggi che un ingresso della Turchia darebbe nella chiave di un rafforzamento, non solo economico, dell'Unione.
Perché è preoccupato per l'allargamento a oltranza dell'Europa?
Si è creato nell'opinione pubblica la percezione che l'Europa sia una creazione senza un fine. Quando la gente si pone il problema su quali sono i confini dell'Europa tutti trovano molte giustificazioni per sostenere che è difficile dirlo: non sono geografici, non sono religiosi, non sono culturali. Poi leggiamo i giornali internazionali, come il <Financial Times>, che dice che bisogna assolutamente portare dentro l'Ucraina, la Bielorussia. Adesso facciamo entrare la Turchia e subito sorge il problema su quali sono i Paesi di confine. C'è la Georgia ma c'è anche l'Armenia. E ci sono anche l'Iraq e l'Iran. (Luca Borsari/Virgilio.it)
21.10.2005

2010: RITORNO AL FUTURO, GUERRA IN EUROPA

Lo scrittore Burak Turna in un suo romanzo ipotizza che la Turchia, per essersi vista sbattere la porta dall'UE, si allei con la Russia e con la Cina e invada il vecchio continente fino a portare le sue armate a Berlino. la costituzione di un nuovo ordine spostato tutto ad est. Gli Usa alla finestra. Un grande successo.

Burak_TurnaUno_dei_romanzi_di_Burak_TurnaSono già molti gli scrittori di varie nazionalità che hanno immaginato una Terza guerra mondiale, ma finora nessuno aveva influito sul dibattito politico come il giovane romanziere turco Burak Turna: proprio alla vigilia dell'avvio dei negoziati per l'adesione del suo Paese alla Ue, è uscito con un libro che sembra fatto apposta per alimentare i già consistenti dubbi degli europei e rendere il dibattito "Turchia sì, Turchia no" ancora più velenoso.
Eccone, in sintesi, la trama.
Nel 2010 una Unione dominata da Governi fascisti e xenofobi respinge definitivamente la domanda del Governo di Ankara di diventarne il 28° membro e in Germania, Francia e Austria si scatena una specie di caccia al musulmano. Per reazione, la Turchia si allea con la Russia e - con l'appoggio esterno anche della Cina - invade l'Europa e la riduce in ginocchio. Gli Stati Uniti - altra bestia nera dell'autore - stanno a guardare. Sulle rovine della vecchia UE che voleva restare un "club cristiano" se ne affaccia una nuova, spostata a Est, e basata sulla riconciliazione tra l'Islam e il mondo ortodosso.
Il fatto preoccupante non è che un ex giornalista trentenne e assetato di notorietà si immagini una vicenda del genere, con tanto di commando turchi che si impadroniscono di Berlino in una specie di rivincita di Lepanto e Vienna, ma che in due mesi abbia venduto in Turchia 130.000 copie e si stia avvicinando al vertice della classifica dei libri più venduti. La <International Herald Tribune> - che ha dedicato a questa storia un lungo articolo di prima pagina e ha messo anche in rete ampi stralci del romanzo - racconta che migliaia di giovani accorrono alle conferenze di Turna nelle principali città del Paese e che, sollecitati a dire se sono favorevoli all'ingresso della Turchia nell'Unione, non alzano mai la mano. In una intervista con il giornale, lo scrittore sostiene di avere interpretato con questo romanzo lo stato d'animo del popolo turco, esasperato per le continue richieste di riforme di Bruxelles e per l'atteggiamento negativo dell'opinione pubblica europea, e di volere contribuire ad alimentare questi sentimenti affinché il governo si decida a cambiare politica: la sua proposta è di limitare i rapporti con l'Unione Europea a un accordo di partenariato (paradossalmente, la stessa soluzione proposta dalla turcofoba Austria e cara anche ad Angela Merkel) e di stabilire invece nuovi legami politici con Mosca, Nuova Dehli e Pechino, cioè di guardare a Oriente anziché a Occidente. Con l'Europa - sostiene - esiste una incompatibilità di fondo, suffragata da mille anni di storia; in sostanza, è persuaso che il "conflitto di civiltà" esista davvero, e non riguardi solo l'Islam fondamentalista.
Sarebbe, naturalmente, arbitrario esagerare l'impatto politico dell'opera di Turna: se entusiasma i suoi innumerevoli fan, per ora lascia il Governo del premier Erdogan del tutto indifferente. Per ammissione dello stesso autore, lo scenario di un attacco della Turchia alla UE tra cinque anni è di pura fantasia e al massimo si arriverà, in caso di rottura dei negoziati, a una deriva anti-europea che indurrà Ankara a cercare altre sponde per la sua politica estera.
Ma le tesi dello scrittore trovano una indiretta conferma nel costante declino della percentuale di cittadini turchi favorevoli a un ingresso nell'Unione: un declino, stando agli ultimi sondaggi, accentuato dalla atmosfera di crisi che ha accompagnato, lunedì 3 ottobre, la luce verde dell'Europa all'apertura delle trattative. In altre parole quando Turna dice "I turchi sono un popolo fiero, che non è disposto a mendicare un posto nella UE", non si inventa nulla.
Nel successo di questo volume, soprattutto al di fuori di quella élite politica ed economica che ha puntato tutto sul successo dei negoziati, c'è un campanello d'allarme per la UE: l'approccio diffidente e attendista (per non dire ostruzionistico) dell'Europa verso la trattativa può diventare un boomerang. La Turchia non è né la Croazia, né la Romania, né la Bulgaria, che all'ingresso nell'Unione non hanno alternative e perciò sono costrette, per amore o per forza, a sottostare alle richieste di Bruxelles. Durante un negoziato con la Turchia programmato su dieci-quindici anni si rischia invece che le idee di Turna conquistino la maggioranza e di trasformare un Paese amico in un Paese, se non proprio incline a farci la guerra, perlomeno ostile. (Livio Caputo/ il giornale.it)
21.10.2005

L'INVITO

La Casa Bianca riceverà il 28 ottobre prossimo il presidente di Cipro Nord, Mehmet Ali Talat. Il disappunto dei greco-ciprioti e la soddisfazione di Ankara.

Mehmet_Ali_TalatIl Segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, ha formalmente invitato il presidente della Repubblica turca di Cipro Nord, Mehmet Ali Talat, a Washington per il 28 ottobre prossimo. Lo rendono noto, con grande evidenza i quotidiani turchi, notando che è la prima volta che gli Usa compiono un passo formale nei confronti di un leader della Rtnc che essi non riconoscono formalmente.
Gli stessi giornali riportano il disappunto dei greco-ciprioti per l'invito e la soddisfazione, invece, di Ankara ed, ovviamente, dello stesso Talat.
"Ogni passo intrapreso per comprendere ed ascoltare i ciprioti turchi è molto positivo", ha dichiarato il leeder turco-cipriota. 
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Il ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul, ha affermato ad Ankara che il Governo turco sta progettando di eliminare, nella loro totalità, le limitazioni nei confronti di Cipro.
21.10.2005

UNA VISITA IMPORTANTE

Ormai non c'è più nulla che possa ostacolare il viaggio del Pontefice Benedetto XVI in Turchia. La conferma data dal cardinal Walter Kasper.

Benedetto_XVIIl Papa "andrà sicuramente in Turchia il prossimo anno". Ne è convinto il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l'Unità dei Cristiani che, interpellato da <Apcom>, ha riferito la "forte intenzione" di Benedetto XVI di compiere la visita in Turchia. "Il Papa desidera fare questo viaggio il prossimo anno, che è molto vicino - ha affermato il porporato - ci sono trattative in corso con l'ambasciata turca presso la Santa Sede per definire il tutto. Ma il Pontefice - ha ribadito - andrà sicuramente in Turchia nel 2006".
Inizialmente, Papa Ratzinger era stato invitato dal Patriarca Bartolomeo I, capo spirituale degli ortodossi, per la festa di Sant'Andrea il 30 novembre prossimo. All'invito del leader religioso avrebbe dovuto far seguito un analogo invito governativo, che tardava ad arrivare, fino a quando Ankara ha invitato ufficialmente il Papa per il prossimo anno. (ApCom)
21.10.2005

ARMENI E CONTROTENDENZA GIUDIZIARIA

Il Tribunale amministrativo regionale di Ankara ha stabilito che la conferenza che si doveva tenere il 25 settembre e che era stata annullata su decisione della 4° Corte amministrativa era più che legittima.

The judiciary has reached a verdict on the controversial Armenian Conference held at Bilgi University on September 25.
Istanbul Regional Administrative Court has reversed the suspension of execution decision reached previously by the Istanbul 4th Administrative Court concerning the "Ottoman Armenians during the Decline of the Empire: Issues of Scientific Responsibility and Democracy Conference". Objections from Bogazici and Sabanci Universities submitted to Istanbul 4th Administrative Court concerning its suspension of execution decision were turned down by the Istanbul Regional Administrative Court and the parties were notified on 29 September 2005. The Regional Court read, "Demands for suspension of execution were rejected unanimously without being examined." (Anadolu News Agency/Zaman)
21.10.2005

17 MILIONI $ PAGATI AGLI EREDI

A versarli agli armeni - dopo una decisione di una Corte di giustizia della California, la <Oyak>, partner della <Axa>.

AxaFrench insurance giant Axa has accepted to pay $17 million to the relatives of the Armenians subjected to forced migration by the Ottoman State in 1915.
When the heirs of the Axa policyholders had filed a class-action, Axa preferred to settle. This decision has yet to be ratified by the California's District Court in November.
The world's largest Armenian Diaspora population lives in California. Though the US does not officially acknowledge the "genocide", The Axa case is the second such legal action settled through the American courts. In February, New York Life Insurance Company had accepted to pay the relatives of the deported Armenians $20 million. The Axa settlement achieved in California will be administered at France. The French based company operates in US through its affiliates. Among the Armenians who have filed the suit there are also Armenians from other parts of the world.
During the forced migration imposed by the Ottoman State, 1.5 million Armenians are claimed to have been killed. Turkey on the other side indicates 300,000 died in the bloody strife and under the difficult climate and migration conditions. One of the lawyers of the group who filed the suit, Mark Geragos said, "The Axa and New York Life settlements were "important building blocks... [towards] our ultimate goal, which is for Turkey and the US to officially acknowledge the genocide".
The Axa group is the world leader in insurance and fund management and figures among the first 30 firms in Forbes's list of world's largest firms. Axa, which in 1994 participated in OYAK's capital with 11 percent, now has 50 percent share in Axa-OYAK. OYAK is the Turkish Armed Forces Pension Fund. Launching its activities in 1961, the fund aims to provide high quality service and high financial return for its members, who are officers and non-commissioned officers. OYAK has more that 40 affiliates which include, OYAK Renault, Oyakbank, Tukas, Eti Marketing and cement factories. The group has lately won the tender for Erdemir, the iron-steel monopoly, with a bid of $2.77 billion. (Reuters/Zaman)
21.10.2005

GENOCIDIO: RIVENDICAZIONI CONTESTATE

La tesi contenuta in un film dal titolo "Ayak Izleri" (Footprints) diretto da Vedat Sen e prodotto dalla <B&V Production MED film>.

A movie named "Ayak İzleri" (Footprints), aimed at proving the alleged Armenian genocide is without foundation, is to start filming in two months, the film's producers announced on Friday.
B&V Production MED film production company owner and film director Vedat Şen, told a press conference in Istanbul that the film would be based on historic facts and that it required a great effort.
Noting that the film would be a Turkish and Spanish joint production, Şen said, "The film would be completed in four or five months once we start filming. 'Ayak İzleri' will be screened in Turkey next year. Following Turkey, the film will be screened in various countries as well."
Şen added that the budget of the film would be around $15-20 million. It will be shot in eastern and central Anatolia.
Turkish and Spanish partners of the production are planning to jointly meet the costs of the film.
Meanwhile, the Spanish partner of the production, Max Corporation's Leon Hekim, who is the Turkey representative of the firm, also speaking at the conference, said the Ottoman Empire always maintained a tolerant attitude towards Armenians and protected them. Hekim said the movie would help explain historic facts about the Ottoman Empire and the Armenian community. (Turkish Daily News)
21.10.2005

LA SPERANZA DI PAMUK

Lo scrittore turco rischia infatti tre anni di carcere per alcune sue dichiarazioni rilasciate ad un giornale svizzero relative agli armeni.

Orhan_PamukLo scrittore turco Orhan Pamuk spera di essere assolto dal Tribunale di Istanbul davanti al quale dovrà comparire il prossimo 16 dicembre con l'accusa di avere offeso l'identità turca. Pamuk è stato rinviato a giudiz perché in occasione di una intervista ha ricordato il massacro degli armeni da parte dell'Impero ottomano. "Io non credo che il io caso si concluderò con una condanna", ha detto Pamuk in una intervista alla <Cnn>.
Lo scrittore ha lanciato poi un avvertimento sugli effetti della sua vicenda in meito agli sviluppi dei negoziati per l'adesione della Turchia all'UE. "Non si può certo raggiungere l'Unione Europea portando gli scrittori in tribunale", ha affermato Pamuk. (da take Adnkronos)
21.10.2005

 

DOVE VANNO LE DONNE

Nonostante le tante riforme degli ultimi tempi e nonostante che la Turchia sia stato tra i primi Paesi al mondo a concedere loro il voto, i diritti sono ancora pochi.

Dallo_chador_alla_minigonnaLa vocazione europea della Turchia si è tradotta, negli ultimi anni, in una valanga di riforme a favore della democrazia e dei diritti umani che superano abbondantemente tutte quelle realizzate nei precedenti ottant'anni. Tuttavia, la riforma legislativa più importante di tutta la storia turca è datata 1926 quando Atatürk, fondatore della Repubblica di Turchia, promosse il Codice Civile, copia dell'omologo svedese. Ma, nonostante tutto ciò, ancora oggi, soprattutto nella parte orientale del Paese, le donne vivono ancora in uno stato di oppressione più vicino al Medio Evo che al XXI secolo. Riuscirà la minigonna a sostituirsi allo chador in Turchia? Difficile ma non improbabile...
In realtà, la legge ufficiale in Turchia stabilisce l'uguaglianza tra i due sessi e, dall'inizio del secolo scorso, è proibito sottomettere le donne - secondo quanto stabilito dall'interpretazione più conservatrice dell'Islam - alla volontà del padre, del marito o dei fratelli. Per "Donne per i Diritti Umani delle Donne" (probabilmente la più attiva delle organizzazioni femministe turche, capitanata da Pinar Ilkkaracan) tutto ciò ha costituito una conquista storica, anche se c'è ancora molto da fare.
All'interno del mondo musulmano, la Turchia costituisce un'eccezione dal momento che si tratta di uno stato laico, in cui religione e stato sono separati. Il Corano non fa parte della legge, come in Arabia Saudita, e la poligamia è proibita, anche se poi viene praticata, di fatto, nei villaggi e nelle zone rurali. A cavallo tra oriente e occidente, tra Europa e Asia, tra il mondo musulmano e quello laico.
Illusione ottica?

Camminando per le strade di Istanbul, la metropoli di due continenti e di 8 milioni di persone, i turisti che si aspettano di vedere i simboli classici del mondo musulmano, si trovano invece di fronte un'altra realtà. Ci sono più probabilità di vedere ragazze in minigonna vestite con abiti occidentali che donne con il velo islamico o lo chador, chiaramente di uso minoritario. Allo stesso modo, a prima vista, la relazione tra donne e uomini non sembra tanto diversa dalla quotidianità occidentale. Il fatto è che la situazione delle grandi città non si rispecchia nel resto del Paese. Dove si annidano i problemi più difficili per il governo turco.
Esiste infatti una notevole differenza tra le donne di Istanbul, per esempio, e quelle provenienti dalle zone rurali e dai villaggi dell'Est, che ancora mantengono un atteggiamento di sottomissione. Nella parte orientale del Paese vige ancora la regola secondo cui la donna è di proprietà degli uomini della famiglia e, di conseguenza, non gode di nessun diritto.
Detto questo, potrebbe sembrare una pura illusione che, in questo Paese musulmano in cui la maggior parte del territorio si trova nel continente asiatico, si riesca in breve tempo a cambiare radicalmente la situazione della popolazione femminile del Paese.
Cittadine di serie B

Ma per quanto tempo ancora? E' la domanda che sempre più spesso formulano le organizzazioni in difesa dei diritti delle donne in Turchia. Malgrado l'immagine di cambiamento che la Turchia cerca di dare, vista la sua volontà di entrare a far parte dell'Unione Europea, la maggior parte delle donne turche continuano ad essere cittadine di "serie B" nel loro stesso Paese. E' idea diffusa che le donne debbano dipendere dalla volontà degli uomini della famiglia, fatto che le priva di qualsiasi capacità reale di decidere del proprio destino.
Malgrado le riforme introdotte dal Codice Civile all'inizio del secolo scorso, decenni dopo queste riforme, "le tradizioni e le leggi religiose continuano ad ordinare il controllo della sessualità delle donne e mantengono l'equilibrio di potere nelle relazioni tra i sessi", secondo lo studioso Ilkkaracan (1). Considerato che nella parte orientale si vive in una situazione semi-feudale e di economia di sussistenza, la realtà delle donne diventa ancora più difficile.
I numeri della disuguaglianza

Una cosa è la volontà del Governo turco di occidentalizzarsi e di modernizzarsi, ed un'altra, molto diversa, sono i dati che evidenziano che è ancora lungo il cammino, prima che questa politica si traduca nella realtà. Allo stesso modo, bisogna distinguere tra la tendenza riformista nella capitale, e le condizioni da età della pietra a cui è ancorato il resto del Paese.
Attualmente, la metà delle donne della Turchia orientale sono analfabete, mentre tra gli uomini solo il 21% non sa né leggere né scrivere. Nell'ovest, la differenza è minore, ma altrettanto squilibrata: il 20% delle donne contro il 7% degli uomini. Altro dato da prendere in considerazione: nell'est esiste ancora un 90% delle donne che lavora per l'economia familiare senza ricevere alcun tipo di retribuzione. Nell'hinterland delle grandi città turche, la maternità precoce è frequente e l'uso di anticoncezionali raggiunge appena il 40% (1). Ancora più eclatante per un Paese in fase di modernizzazione è il fatto che se provate a chiedere ad una madre quanti figli ha, vi nominerà solo i figli maschi. Le femmine non contano.
E il corpo della promessa sposa? E' sempre una merce. Così viene ancora vista la donna nella Turchia orientale, dove ancora vige l'usanza per la quale l'uomo offre la sua dote prima prima del matrimonio. Questo simboleggia il controllo dell'uomo sulla donna e sulle sue capacità produttive e riproduttive. Anche se la poligamia è proibita dalla legge, una donna su dieci convive con le "altre mogli" di suo marito. Come può succedere una cosa simile? Gli uomini si sposano secondo la legge con una donna e "secondo la legge religiosa" con le altre, malgrado il Corano proibisca la disuguaglianza tra le spose di uno stesso uomo.
Anche la capacità di scegliere è sottomessa ad un regime patriarcale. Solo un matrimonio su quattro avviene per scelta dei coniugi: per il resto si tratta di unioni organizzate dalle famiglie. Considerata questa situazione, la Turchia affronta ora la sfida più difficile per poter stabilire una parità di fatto, e non solo teorica, tra uomini e donne, se vuole realmente diventare un membro dell'Unione. Diventando così una vera e propria porta di comunicazione tra Europa e Asia. Malgrado la situazione non sia tanto facile, tutto sembra indicare una volontà politica ci sia. Perché il cambiamento non sia solo un'utopia. (Laura Sali-Traduzione di Chiara Capozio/Cafèbabel)
21.10.2005

PUNITO CON L'ERGASTOLO UN DELITTO D'ONORE

Condannati due fratelli turchi che avevano ucciso la propria sorella che aveva partorito un bambino da una relazione senza essere sposata.

Due fratelli che erano riusciti ad uccidere la loro sorella in ospedale, dopo averla solo ferita in un precedente tentativo, perché aveva generato un bambino senza essere sposata, sono stati condannati all'ergastli ma al minore di essi, che si è confessato colpevole, la pena è stata ridotta 12 anni per la minore età.
Il fratello maggiore, Irfan Toren, al processo aveva respinto l'accusa di avere partecipato all'esecuzione materiale dell'omicidio ella sorella, mentre il fratello minore aveva ammesso le sue responsabilità.
La sentenza è di rilievo proprio perché per la prima volta una Corte turca non ha creduto, o non ha dato rilievo, alla minore responsabilità del fratello maggiore, anche perché - in questo genere di processi - è usuale che i familiari attribuiscano il compito di uccidere ad un minorenne della stessa famiglia, in maniera da lasciare il crimine d'onore praticamente impunito o punito molto lievemente.
Guldunya Toren, 22 anni, era ricoverata in ospedale nel febbraio del 2004 dopo essere stata ferita in un tentativo di assassinio perpetrato dai suoi due fratelli, ma questi ultimi riuscirono nottetempo a penetrare nell'ospedale e a finire la sorella.
La ragazza, originaria della provincia orientale di Bitlis, aveva partorito un bambino, frutto di una relazione con il marito di sua cugina il quale si era rifiutato di prenderla come "seconda moglie" (con un matrimonio solo religioso in moschea). Ella era stata perciò inviata ad Istanbul per partorire, ma, nel frattempo, una "sentenza" emessa dalla solita "assemblea della famiglia", aveva deciso che la ragazza aveva "sporcato l'onore familiare" e doveva morire.
In Turchia avvengono ogni anno centinaia di delitti d'onore, talvolta anche ai danni di ragazze che hanno subito violenza sessuale, soprattutto nella parte orientale del Paese particolarmente tradizionalista.
La frequenza dei delitti d'onore in Turchia è stata rilevata spesso dall'UE e dal Parlamento europeo che hanno chiesto ad Ankara di fare applicare con maggiore rigore le leggi a protezione delle donne. (Ansa)
21.10.2005

LE DONNE IMPURE MERITANO LA MORTE

Questo l'assurdo risultato di un sondaggio condotto dall'Università <Dicle> di Diyarbakir (città abitata prevalentemente dai curdi).

La maggioranza delle persone nella regione sud-orientale della Turchia, abitata soprattutto da curdi, crede che le donne "impure" debbano essere uccise per salvaguardare la reputazione delle famiglie.
Secondo un sondaggio condotto dall'Università <Dicle< a Diyarbakir, la città più importante della regione, il 37-4 per cento degli intervistati (335 uomini e 95 donne) ritiene che debbano essere uccise le donne che intrattengano una relazione extraconiugale; il 21.6 per cento pensa che la giusta punizione sia il taglio dei capelli, del naso o delle orecchie; solo il 16 per cento sostiene che non debbano essere punite e il 25 per cento è propensa al semplice ripudio.
La Turchia, richiamata dall'Unione Europea a far rispettare i diritti delle donne, ha rafforzato le pene contro gli omicidi d'onore lo scorso anno, per i quali viene comminato dalla legge persino l'ergastolo. Ma decine di donne ogni anno vengono ancora uccise, alcune solo per aver parlato con uno sconosciuto (è accaduto anche per aver richiesto una canzone alla radio). (Agi)
21.10.2005

LA PAZIENZA HA UN LIMITE: PKK ATTENTO

Il premier turco ha fatto sapere che potrebbero essere compiuti passi appropriati qualora i terroristi curdi continuino a sconfinare dal Nord Iraq.

Il premier turco Tayyip Erdogan ha affermato  che Ankara ''non può pazientare ancora a lungo'' prima di ''compiere i passi apropriati'' riguardo alla presenza del Pkk in campi situati in territorio iracheno settentrionale, ai confini meridionali della Turchia, dal momento che da questi campi partono i terroristi curdi che compiono attacchi letali in Turchia. ''Nessuno ha il diritto di attendersi ancora pazienza da parte turca, quando ogni giorno funerali di martiri vengono eseguiti in varie città turche'' ha affermato il premier aggiungendo che ''La Turchia ha atteso a lungo che misure fossero prese (dai militari Usa in Iraq) contro la presenza terrorista in Nord Iraq. Noi compiremo i passi appropriati quando ne sentiremo la necessità al tempo giusto. (Chiara Brusini/Vita.it)
21.10.2005

TURCHIA CONDANNATA DALLA CORTE EUROPEA

La motivazioni: "Trattamenti disumani" ad un detenuto trovato in seguito suicida in cella.

La Corte europea per i diritti dell'uomo ha condannato la Turchia per ''trattamenti disumani'' inflitti a un uomo sospettato di appartenere ad un'organizzazione illegale. La Corte ha così accolto l'istanza presentata dal padre della vittima, Burhanettin Akdogdu, 28 anni, che il 12 dicembre del 1992 era stato interrogato nei locali della Direzione della sicurezza di Ankara, perché sospettato di appartenere al Movimento rivoluzionario socialista operaio. Il giorno dopo Akdogdu era stato trovato morto nella sua cella, impiccato, ma il suicidio era solo una copertura. La Corte ha condannato la Turchia ''in ragione dei trattamenti inflitti al figlio del querelante durante la sua prigionia'', accordando alla famiglia della vittima 9 mila euro di risarcimento per danni morali. (Andrea Nunziata/Age)
21.10.2005

IL SOSTEGNO DI ERDOGAN IN PAKISTAN

Il Primo Ministro turco nelle zone colpite dal tremendo terremoto che  recentemente ha fatto migliaia di vittime.

Il_premier_turco_ErdoganPrime Minister Recep Tayyip Erdoğan will visit earthquake-hit Pakistan next week in a show of solidarity as a chief United Nations relief official said the situation in the country was "desperate."
Erdoğan will visit Pakistan and will tour the areas affected by the 7.6-magnitude earthquake and meet with his Pakistani counterpart, Shaukat Aziz, the Anatolia news agency said.
Desperately needed supplies were beginning to arrive in the devastated northeast of Pakistan, but not nearly enough food, clothes or shelter for the 2.5 million or so people who have been sleeping out in the cold and rain since Saturday had arrived.
Pakistani troops struggled yesterday to reach remote mountain villages cut off since the massive weekend earthquake.
U.N. Emergency Relief Coordinator Jan Egeland flew yesterday to the area to see at first-hand the aftermath of the earthquake. "This is a desperate situation. As you can see we are making progress in the more populated areas but it is so hard to reach the others," Egeland said after a helicopter tour of the disaster zone. (Turkish Daily News)
21.10.2005

20.000 CONFEZIONI ANTINFLUENZALI "TAMIFLU"

Sono stati donate alla Turchia dalla casa farmaceutica <Roche>. Lo ha scritto il giornale <Wall Street Journal".

Vaccino_antinfluenza_aviariaLa casa farmaceutica svizzera <Roche> ha donato pacchi di farmaci antinfluenzali Tamiflu a Turchia e Romania. E' quanto ha scritto nella sua edizione online il quotidiano <Wall Street Journal>.
La notizia è giunta dopo che i due Governi hanno lamentato la scarsità di scorte di farmaci per combattere l'influenza aviaria, in vista di una possibile epidemia, dopo che i test di laboratorio hanno confermato la presenza del virus mortale H5N1 in uccelli nei due Paesi.
Un portavoce di <Roche> ha detto che il colosso farmaceutico sta regalando 20.000 confezioni di Tamiflu alla Turchia per proteggere i lavoratori che possono venire in contatto con il pollame infetto, e 2.400 confezioni alla Romania, ha scritto ancora il giornale.
La <Roche>, che ha annunciato di voler potenziare il più rapidamente possibile la produzione di Tamiflu, aveva già consegnato tre milioni di confezioni all'Organizzazione Mondiale della Sanità, ha detto ancora il giornale.
Il Tamiflu è il più efficace farmaco antivirale per la febbre dei polli, ed i Governi si stanno affrettando a farne scorte nel timore che il virus che ha fatto oltre 60 vittime in Asia dal 2003 possa trasformarsi diventando più letale per gli esseri umani. (Reuters)
21.10.2005

PANDEMIA SCONGIURATA

Soffocato in Turchia il focolaio del virus H5N1. La dichiarazione di un esperto.

Il_premier_turco_mentre_mangia_una_insalata_di_polloLa Turchia ha escluso la possibilità di una pandemia di influenza aviaria nel Paese, sostenendo che il focolaio del virus H5N1 accertato in un allevamento di volatili sulle coste del Mar Egeo è stato soffocato. Ramazan Uzun, uno degli esperti del ministero della salute di Ankara, ha detto all'agenzia <Anadolou> che la rapida reazione delle autorità dopo il primo caso di influenza aviaria ha per il momento eliminato il rischio. Uzun ha spiegato che il periodo di incubazione del virus varia tra due e quattro giorni. "E da quando è apparsa la malattia la scorsa settimana, il periodo di incubazione è terminato. Se ci fosse stato un contagio sarebbe già comparso". "Al momento non c'è pericolo né per gli animali né per le persone". (Agi)
21.10.2005

I COMPLIMENTI DI REHN

E' stato apprezzato dal Commissario UE, Olli Rehn, il comportamento della Turchia e della Romania di fronte all'emergenza del virus dei polli.

Olli_RehnL'Unione Europea ha apprezzato il comportamento della Turchia e della Romania di fronte all'emergenza del virus dei polli. "Le autorità di entrambi i Paesi hanno gestito la situazione con efficacia e prontezza", si è complimentato il Commissario UE per l'Allargamento Olli Rehn, in una conferenza stampa tenuta a Roma. (da take Ansa)
21.10.2005

FORTE SCOSSA DI TERREMOTO AL LARGO DI SMIRNE

La magnitudo è stata del 5.7 della scala Richter. Pochi danni. Trentatrè feriti.

Una forte scossa di terremoto con una magnitudo preliminare di 5.7 gradi della scala Richter è stata avvertita nei giorni scorsi nella città di Smirne (Turchia occidentale). I cittadini si sono riversati nelle strade in preda al panico, secondo quanto riferisce l'agenzia giornalistica Anatolia, ma non sono segnalati al momento danni. 33 i feriti. 
L'epicentro del sismo è stato localizzato nel Mar Egeo al largo della costa di Smirne, secondo quanto riferisce l'osservatorio Kandilli di Istanbul. Il sisma si è poi ripetuto con altre scosse di allestamento.(Ap)
21.10.2005

"TURCHIA CHIAVI IN MANO": LA VOCE
PUNTUALE DI CONFINDUSTRIA-MARCHE

Dall'appuntamento in Ancona è uscita fuori la realtà di un Paese che recentemente ha visto schiudersi - sia pure appena appena - l'uscio della porta verso l'Unione Europea. Gli interventi di Roberto Lorenzon, direttore per la Turchia di <Koc Bank Unicredit>, di Serkan Unverdi, Business Service Manager, e di Roberto Luongo, direttore dell'Ice di Istanbul (videotelefono).

Confindustria_Marche"Turchia chiavi in mano": poteva Confindustria-Marche mancare ad un appuntamento sulla realtà di un Paese che ha visto qualche giorno fa schiudersi - con l'apertura dei negoziati di adesione - la porta per l'ingresso in Europa sia pure tra dieci anni? No di certo. Ancora una volta Ancona e la regione tutta non si è lasciata sfuggire l'occasione per mettere a fuoco le problematiche di un discorso su vasta scala che interessa principalmente i rapporti economico-commerciali tra l'Italia e la Turchia in tema di mercati. I lavori - grazie anche agli sforzi di Rita Gaudenzi di Confindustria Marche - hanno toccato vari argomenti. Determinante l'apporto dato da Roberto Lorenzon (direttore per la Turchia di <Koc Bank Unicredit> che ha parlato del sistema bancario e finanziario, della struttura industriale e mondo del lavoro e degli investimenti in Anatolia. E altresì determinanti quelli sia del Business Service Manager, Serkan Unverdi, sia di Roberto Luongo, direttore dell'Ice di Istanbul, che è intervenuto (videotelefono) tra l'altro sulle opportunità e tendenze per i settori di interesse delle Marche
"Durante tutta la durata dell'incontro è emersa l'evidenza di un dinamismo fortissimo in atto nell'interscambio Italia-Turchia, ed anche nei rapporti tra Sistema Marche e mercato Turco, testimoniato dai dati degli ultimi mesi (export marchigiano quasi raddoppiato nel primo semestre 2005 rispetto all'anno precedente). E' un mercato di 80 milioni di persone, il 50% sotto i 25 anni di età, che sta sviluppando i nostri modelli di consumo e di accesso al credito" riferisce Ettore Vichi delegato per l'internazionalizzazione di Confindustria Marche.
Le affinità tra i due sistemi produttivi (entrambi costituiti per oltre il 90 % da piccole e medie imprese), l'aspirazione a raggiungere il modello italiano da parte degli imprenditori turchi, e soprattutto, le complementarietà fra i settori manifatturieri marchigiani e quelli di attuale maggior sviluppo in Turchia : queste sono soltanto alcune delle indicazioni incoraggianti emerse nel corso dell'incontro promosso da Confindustria-Marche nell'ambito del progetto "Turchia chiavi in mano" per le imprese marchigiane. Presenti molte aziende marchigiane dei settori meccanica, ingegneria e impiantistica, edilizia, mobile e semilavorati, abbigliamento e calzature, agro-alimentare.
La composizione dell'export marchigiano riguarda settori tutti di grande interesse per il mercato turco. Esportiamo verso la Turchia soprattutto beni strumentali e macchinari, con un interscambio Marche-Turchia più che raddoppiato negli ultimi 6 anni, ed un incremento dell'export del 44% nel primo semestre 2005, in prevalenza costituito da macchine ed apparecchi meccanici, prodotti in metallo, apparecchi elettrici.
Forte in questo momento l'interesse del mercato turco per macchine per la lavorazione del legno, macchine per la lavorazione dei metalli, macchine per calzature, macchine agricole, forniture per il settore ambiente, ma anche forte sviluppo nelle esportazioni di beni intermedi (come mobili e componenti prodotti chimici, information technology, edilizia, ingegneria).
Il dinamismo in atto riguarda sia gli aspetti commerciali e distributivi che la presenza italiana negli investimenti produttivi. Una delle principali banche Turche è nelle mani italiane (<Unicredito>, già in joint venture paritaria con il gruppo <Koc Financial Services> ha rilevato in questi giorni le quote di maggioranza di <Yapi Kredi>, quarta Banca Turca per importanza, avviata a divenire la seconda).
Dopo l'introduzione di Ettore Vichi ed il saluto di Regione Marche con Mariano Landi e di <Unioncamere> con Giampaolo Giampaoli l'incontro, promosso da Confindustria Marche nell'ambito del progetto "Turchia chiavi in mano" è entrato nel vivo degli interventi, delle domande e delle risposte ai quesiti delle imprese.
Gli interventi di Luongo insieme ad alcuni Trade Analist Settoriali collegati in video da Istanbul, hanno permesso di illustrare sia le caratteristiche del sistema-Paese vantaggiose per le imprese marchigiane, sia i trend di sviluppo di alcuni settori. La illustrazione di Lorenzon ha toccato invece i temi dei più recenti sviluppi del sistema bancario e del credito in Turchia, il tema degli investimenti esteri dell'accesso al credito e dei pagamenti.
Quello di Unverdi, infine, si è focalizzato sulle caratteristiche delle aree turche più importanti per lo sviluppo delle Piccole Imprese e del sistema distributivo di molti beni e servizi.
"Il cammino di internazionalizzazione che stiamo avviando verso questo importante mercato prevede il coinvolgimento della Regione Marche, Sistema Camerale ed Ice", così a sua volta Gaudenzi che ha illustrato le azioni mirate che saranno svolte nei prossimi 12 mesi in collaborazione con le Associazioni Industriali Provinciali.
A questo primo incontro fra esperti del mercato turco e le imprese marchigiane seguirà l'avvio di azioni di scouting mirato e di ricerca di partner commerciali e produttivi per gruppi di aziende collegate in base ai settori di appartenenza. E' poi prevista, nel corso del 2006, la organizzazione di diverse missioni di gruppi di imprese ed imprenditori marchigiani in Turchia per incontrare i partner individuati.
Il progetto Turchia per le imprese marchigiane si collega al più ampio programma di Confindustria nazionale, già impegnata, insieme ad Ice, nella organizzazione di una importante missione imprenditoriale che avrà luogo il prossimo 23/25 novembre ad Istanbul, alla presenza del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che sarà guidata dal Presidente Montezemolo e che vedrà la partecipazione di numerosi imprenditori marchigiani eccellenti, in primis la Presidente di Confindustria Marche Maria Paola Merloni, i delegati Adolfo Guzzini e Marco Montagna, entrambi con incarichi di Confindustria Nazionale per l'Internazionalizzazione e per le Infrastrutture, oltre ad altri colleghi marchigiani.

Confindustria Marche

Progetto di Internazionalizzazione

 

"Turchia Chiavi in Mano"

La Turchia è un Paese ogni giorno di più al centro dell'attenzione del dibattito internazionale e rappresenta ormai una realtà assolutamente interessante ed un ponte tra l'Europa e l'Asia.
Considerato l'interesse sia per l'esportazione di prodotti italiani che per l'avvio di investimenti, su proposta della Presidente Merloni, Confindustria Marche ha inserito tra i progetti di internazionalizzazione 2005 il Progetto "Turchia chiavi in mano"
1.      Obiettivi del progetto
Obiettivi del progetto sono quelli di creare le basi di uno sviluppo imprenditoriale marchigiano nel territorio turco e di offrire alle aziende associate tutti gli strumenti necessari perché diventi un concreto ed efficace mercato di business per la realtà imprenditoriale della nostra regione.
2.      Imprese e settori interessati
Il progetto è stato avviato raccogliendo le manifestazioni di interesse delle imprese marchigiane. Ad oggi le imprese che hanno risposto sono in totale 83, di cui Ancona 36, Pesaro 16, Ascoli Piceno 9 e Macerata 22. Ne stiamo ricevendo ancora.
5 sono le aziende del settore agroalimentare, 12 del settore mobile e semilavorati, 15 del settore abbigliamento e calzature, 22 della meccanica, 8 dell'edilizia, 2 della chimica-gomma, 10 dei settori impiantistica ed elettronica.
Delle 83 imprese circa una ventina hanno già rapporti con la Turchia. L'interesse delle maggioranza è rivolto allo sviluppo di business, ma almeno una trentina di aziende hanno interesse anche a valutare collaborazioni produttive in loco.
3.      Azioni Previste
La fase preliminare ci ha visto impegnati nella raccolta del maggior numero di informazioni utili sul paese Turchia, sui settori di maggiore interesse per le imprese marchigiane, e sui soggetti "chiave" (professionisti, organismi, istituzioni) da utilizzare per un percorso di presenza in questo mercato. Terminata la fase preliminare, per la quale è prevista anche una missione esplorativa in loco, tutte le informazioni raccolte verranno vagliate, elaborate e messe a disposizione delle imprese.
·        Organizzazione di un incontro con esperti del mercato Turco e le imprese marchigiane (ottobre 2005), nel corso del quale saranno approfondite le caratteristiche del mercato e le opportunità da cogliere, presentando e discutendo con le aziende i passi successivi;
·        Avvio di percorsi specifici di scouting mirato e di ricerca di partner commerciali per gruppi di aziende in base ai settori produttivi di appartenenza;
·        Ricerca partner in Turchia. Elaborazione completa del progetto, pianificazione e realizzazione delle attività di ricerca partner per le imprese interessate attraverso l'individuazione e la selezione dei contatti e la realizzazione di interviste in loco.
·        Missione ed incontri in loco. Organizzazione di diverse missioni di gruppi di imprese ed imprenditori marchigiani in Turchia per incontrare i partner individuati. Una di queste verrà organizzata in concomitanza con la presenza del Presidente Ciampi a Novembre 2005 ed in sinergia con la missione ICE Confindustria;
·        Studio di  fattibilità per la creazione di una base logistico-produttiva per eventuali insediamenti delle imprese marchigiane in Turchia; 
·        Follow up. Verifica dei risultati del lavoro svolto e organizzazione di azioni di follow up.
Di questo Progetto di Confindustria Marche è stato ufficialmente informato l'Ambasciatore d'Italia in Turchia Sua Eccellenza Carlo Marsili in occasione dello specifico incontro con gli imprenditori Marchigiani avvenuto il 18 giugno scorso a Cagli dove l'Ambasciatore ha ricevuto il Premio Marchigiani nel Mondo. Erano presenti, il Delegato per l'Internazionalizzazione di Confindustria Marche Ettore Vichi insieme a Rita Gaudenzi, responsabile del Coordinamento per l'Internazionalizzazione di Confindustria Marche.

 

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Già che siamo è utile forse mettere in evidenza una analisi della possibile copperazione italo-turca nel settore delle infrastrutture realizzata a cura dell'ambasciata di Italia ad Ankara con il concorso dell'ufficio Ice.

REPORT SETTORIALE (PDF)
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21.10.2005

GEMELLAGGIO: MICCICHE'  AD ANKARA
LA STRATEGIA ITALIANA PER IL FUTURO

Il nostro ministro ha inaugurato il twinning comunitario tra Italia e Turchia per lo sviluppo regionale.

Gianfranco_MiccichèIl ministro italiano per lo sviluppo e la coesione territoriale, Gianfranco Miccichè, ha inaugurato ad Ankara, con il vicepremier turco Abdulatif Sener, il twinning comunitario tra Italia e Turchia per lo sviluppo regionale (con la collaborazione delle amministrazioni regionali di Emilia Romagna e Puglia in qualità di junior partner).
Alla cerimonia inaugurale erano presenti, tra gli altri, l'ambasciatore d'Italia ad Ankara, Carlo Marsili, il sottosegretario turco per la pianificazione statale Ahmed Tiktik, il capo dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione territoriale del Mef Fabrizio Barca, il project leader Alessandra Nicita, il consigliere "pre-adesione" Ruggero Tabossi e le delegazioni delle due parti.
Il gemellaggio, per il quale l'Italia ha vinto una gara in sede UE, vedrà coinvolto anche il ministero italiano dell'Economia e delle Finanze e mira a favorire l'adeguamento dell'Amministrazione turca all'acquis comunitario (l'insieme delle norme dell'UE) nel settore delle politiche regionali.
"l'Italia aiuterà la Turchia circa l'uso efficiente dei fondi comunitari ai fini dello sviluppo delle sue regioni", ha affermato il ministro Miccichè mentre il vicepremier turco Sener ha affermato che "la Turchia si gioverà dell'esperienza dell'Italia in questo settore".
Sener ha reso noto che la legge turca di prossima approvazione stabilirà la fondazione di agenzie di sviluppo in 26 regioni e si gioverà anche di finanziamenti dell'Unione Europea (per il periodo 2004-2006 di 207 milioni di euro9.
"E' un'importante risultato ed un segno indicativo dell'attenzione del governo italiano agli interessi nazionali e alle possibilità aperte dall'UE, il fatto che l'Italia abbia vinto questa gara per indicare alla Turchia le possibili soluzioni a problemi di sviluppo regionale. In particolare, questo ci dà la possibilità di approfondire le già ottime relazioni tra l'Italia e la Turchia, di cui ho avuto testimonianza nel corso dei miei incontri ad Ankara", ha affermato all'Ansa, a conclusione della sua visita, il ministro Miccichè. (Ansa)
21.10.2005

LAVATRICI  <WHIRLPOOL> MADE IN NAPOLI
SARANNO COMMERCIALIZZATE IN ANATOLIA

Intesa siglata con la turca <Vetsel Group>, principale produttore di Tv color dell'intero continente europeo. Il fatturato previsto, a seguito dell'accordo cross-sourcing, è di oltre 100 milioni per i prossimi quattro anni. Lo stabilimento partenopeo diventerà ancor più competitivo. 

Lavatrici_WhirlpoolLavatrici Made in Napoli per le famiglie turche. <Whirlpool Europe>, azienda leader nella produzione e nella commercializzazione di elettrodomestici, con una importante unità produttiva a via Argine, nella zona orientale di Napoli, sbarca in Turchia. L'intesa siglata con la turca <Vestel Group>, consentirà al colosso del Michigan di distribuire i suoi prodotti, nello specifico le lavatrici prodotte anche nel capoluogo partenopeo, sul mercato della Mezzaluna. Il fatturato previsto a seguito dell'accordo è di oltre 100 milioni per i prossimi quattro anni.
<Whirlpool Europe>, filiale della <Whirlpool corporation>, azienda leader nella produzione di elettrodomestici, sbarca in Turchia grazie a un accordo stretto con la <Vestel Group>. L'intesa riguarda Napoli e la Campania molto da vicino.
<Whirpool Europe>, la cui sede centrale è a Comerio (in provincia di Varese), impiega 14 mila persone, di cui circa novecento nel solo stabilimento campano, localizzato a via Argine, nella zona est di Napoli. Dal capoluogo partenopeo partiranno le lavatrici destinate al mercato della Mezzaluna.
"Con questo accordo - commenta Giovanni Sgambati, segretario regionale Uilm - lo stabilimento di Napoli della <Whirpool> diventa ancora più competitivo. L'anno scorso la produzione è stata di circa un milione di pezzi: una cifra che sarà quantomeno eguagliata nell'anno ancora in corso".
A Napoli <Whirlpool> è protagonista tra l'altro dell'accordo d'area (l'unico del capoluogo regionale) "Genesis", siglato da ministero del Tesoro e Regione Campania.
L'intesa prevede investimenti per 77 milioni di euro (per sbloccare la concessione del finanziamento da parte del Cipe sono scesi in campo con successo nei mesi scorsi i sindacati, il presidente della Giunta regionale, Antonio Bassolino, e l'assessore alle Attività produttive, Andrea Cozzolino, destinati al rilancio industriale della zona orientale di Napoli. Il provvedimento riguarda nel complesso 1.100 posti di lavoro.
Tornando all'accordo appena siglato, <Vestel>, gruppo turco che è il principale produttore di Tv color dell'intero continente europeo, accetta di iniziare la commercializzazione dei prodotti <Whirlpool> nella Mezzaluna, tra cui appunto le lavatrici prodotte a Napoli, tramite la propria capillare rete di distribuzione.
A questo punto si aprono prospettive allettanti per lo stabilimento i napoletano del colosso Usa.
Per di più, in base a un accordo di cross-sourcing, <Whirlpool> e <Vestel> inizieranno la commercializzazione reciproca di prodotti con una particolare attenzione al mercato russo. Claudio Baggiani, vice-presidente di <Whirlpool Europe> per l'Europa del Sud-Est e i mercati emergenti, dichiara soddisfatto: "La firma del contratto con <Vestel> è un altro importante passo avanti verso la realizzazione della visone di <Whirlpool> 'In ogni casa, ovunque nel mondo'. Oggi <Whirlpool> - continua Baggiani - ha una straordinaria opportunità di far crescere la propria presenza in uno dei maggiori mercati emergenti del mondo, una prospettiva davvero entusiasmante. La firma del contratto di collaborazione con <Vestel> - continua il vicepresidente - è importante e tempestiva: <Vestel> è un leader di mercato ed è da sempre molto attenta all'innovazione. Sono convinto- conclude Baggiani - che questa collaborazione ci porterà reciproci vantaggi e importanti opportunità di crescita sostenibile".
La distribuzione avrà inizio tra gli ultimi mesi del 2005 e i primi del 2006. <Vestel> sarà il distributore esclusivo di tutti i prodotti <Whirlpool in Turchia.
Questo permetterà all'azienda, con sede centrale a Comerio, di crescere e a Vestel, che ha prodotti medio-bassi, di occupare la fascia medio-alta del mercato.
Tra i prodotti che saranno venduti in Turchia anche i modelli a più alta tecnologia della casa produttrice: Dream space, le lavatrici e lavastoviglie sesto senso, il side by side e i prodotti da incasso. (Giuseppe Carlomagno/Denaro.it)
21.10.2005
 

UNA BANCA VERAMENTE MOLTO FORTE

La partnership tra <Unicredit> e <Yapi Kredi Bank> renderà quest'ultima tra le le più importanti della Turchia. Una dichiarazione di Alessandro Profumo.

Alessandro_ProfumoUniCredit Ceo Alessandro Profumo said that as a result of a newly established partnership with Koç Group's Yapı Kredi Bank and his bank, Yapı Kredi will become one of the strongest banks in the Turkish banking sector.
Speaking during a ceremony held in celebration of Koç Finansal Hizmetler's purchase of a majority stake in Yapı Kredi, stakeholder Profumo said, "I see a bright future for Yapı Kredi."
He added that there are a host of great opportunities his bank expects to enjoy as a result of the partnership with Koç Group, which negotiated with his bank and convinced them to form Koç Finansal Hizmetler with them, established for the purchase of a majority stake in Yapı Kredi.
He said: "Koç Group is already big in this sector. As a result of our partnership, we estimate Yapı Kredi will become one of most powerful banks in Turkey."
Regarding a question on whether the bank will keep its old "Yapı Kredi" name, Profumo said they are analyzing different alternatives to secure the greatest value and ensure future success of the bank. "The answer to the question regarding the bank's name will take shape following these analyses," he said. (Turkish Daily News)
21.10.2005

UN POTENZIALE INCREDIBILE DI CRESCITA

Il Pil della Turchia dovrebbe aumentare entro quest'ani di cinque punti. Si calcola che oltre il 40% della forza lavoro non sia registrata.

Se la Turchia entrasse adesso nell'Unione Europea sarebbe il Paese più povero, ma si sottovaluterebbe l'incredibile potenziale di crescita che ha. Infatti, malgrado il deficit della bilancia commerciale (4.5 per cento) il Pil dovrebbe aumentare di 5 punti percentuali per la fine del 2005, dopo l'incremento di quasi il 9 per cento del 2004, e l'inflazione rientrare entro l'8 per cento.
La ricchezza prodotta dalla Turchia dovrebbe allinearsi in teoria a quella bulgara o rumena, due Paesi anch'essi in lista d'attesa per l'Unione (per l'anno 2007), ma le statistiche ingannano perché non prendono ancora in considerazione la cosiddetta economia informale, quella che vale almeno il 35 per cento del Pil ufficiale turco. Si calcola che oltre il 40 per cento della forza lavoro non sia registrata, e quindi non contribuisca al bilancio dello stato.
Ma l'economia turca riserva capacità di reazione straordinarie, come quando la crisi finanziaria e bancaria del 2000-2001 fece esplodere l'indebitamento e sembrò travolgere il Pil (7 per cento in un anno) con la svalutazione di ben il 40 per cento della Lira. Da allora, però, la Turchia ha saputo impostare, senza contraccolpi sociali, riforme strutturali importanti come il taglio drastico dei sussidi all'agricoltura che per decenni avevano sostenuto l'economia clientelare.
Il prossimo passo, dopo la delicata fase della stabilità sotto la sorveglianza del Fondo monetario, sarà quello della redistribuzione, cioè provare a colmare l'enorme divario tra ricchi e poveri. Basti pensare che a Istanbul e nella regione circostante si concentra oltre il 30 per cento del Pil ed è in questa area che il reddito pro capite supera di sei volte quello delle province arretrate, dal Medio Oriente al Caucaso. In Turchia, il risanamento economico, l'inflazione sotto controllo e i bassi tassi d'interesse hanno posto le basi del boom di borsa e catalizzato gli investimenti e i capitali dall'estero.
La Borsa di Istanbul si è inoltre trovata a raccogliere i frutti della nuova fase storica con l'avvio del negoziato di adesione all'Unione. Nonostante la bocciatura della Costituzione europea in occasione dei referendum tenutisi in Francia e Olanda e le perplessit