Arretrati 

Anno 6° N.29

Cari amici, <Turchia Oggi> - sito indipendente e che va avanti con le proprie forze - non se la passa troppo bene. Se potete, dateci una mano. Intendiamoci, non vi chiediamo denaro. Nemmeno un euro. No, quello che vi chiediamo è che ci stiate vicini adoperandovi in giro e spendendo parole buone nei nostri confronti. In altri termini, trovateci un po' di pubblicità o qualche sponsorizzazione. Altrimenti saremo costretti a chiudere. Per andare avanti, infatti, abbiamo bisogno che qualcuno ci aiuti, quanto basta. Grazie per quello che farete, la direzione.

AIUTI

Trenta/quarantamila morti in Pakistan, forse tre mila in india, più di 1400 in Guatemala. Terremoti ed alluvioni ormai si trascinano dietro migliaia e migliaia di vittime. Forse è colpa dell'uomo che sta alterando l'eco-sistema. Forse no. Quel che conta - davanti a catastrofi così immani - è che non venga a mancare la solidarietà umana. A parte gli aiuti economici - che possono essere di vario genere e che comunque vanno indirizzati ad istituzioni oneste (fino ad oggi si è visto come giornali e televisioni abbiano fornito la dimostrazione della loro serietà) è impostante far capire a quanti soffrono in questo particolare momento che non sono abbandonati. (Turchia Oggi)
14.10.2005

VISITA DI STATO CON CIAMPI
COMUNICATO CONFINDUSTRIA

Confindustria,  Ice  ed Abi organizzano una missione imprenditoriale dal 23 al  25  novembre a Istanbul, in occasione della visita di Stato in Turchia. In considerazione della portata dell'evento e dell'ampia delegazione imprenditoriale che prenderà parte all'iniziativa, risulta di fondamentale importanza, anche per  garantire  la migliore gestione degli incontri bilaterali previsti con le aziende turche, il supporto delle Associazioni perché sollecitino le imprese  italiane interessate ad inviare il prima possibile la scheda di adesione (allegato in calce) all'Area    Affari    Internazionali    di Confindustria   s.perillo@confindustria.it /l.travaglini@confindustria.it). Le adesioni dovranno pervenire al piu' presto. Gli incontri bilaterali fra imprese italiane econtroparti turche  saranno  organizzati  dall'Ufficio  Ice  di Istanbul (istanbul@istanbul.ice.it) con la collaborazione  delle  organizzazioni  turche  Tusiad e Deik.

  • I settori maggiormente interessati sono i seguenti: agro-industria e packaging; componentistica auto e macchine lavorazione metallo; elettronica e sistemi di sicurezza; ambiente; arredamento; logistica ed engineering; tessile-abbigliamento cuoio ed accessori; turismo.
    Ciascun partecipante dovrà provvedere autonomamente alla prenotazione dei voli aerei. Per quanto riguarda invece la sistemazione alberghiera, è possibile usufruire delle stanze riservate da Confindustria presso alcuni alberghi di Istanbul (allegato in calce).

A tali informazioni si aggiunge inoltre che gli imprenditori italiani in Turchia dovranno rivolgersi esclusivamente al Direttore dell'Ufficio ICE di Istanbul, Dr. Roberto Luongo (roberto.luongo@istanbul.ice.it), mentre il funzionario ICE responsabile presso la sede centrale di Roma e' la Dottoressa Testaguzza (l.testaguzza@ice.it). (Ambasciata d'Italia ad Ankara)
14.10.2005

NUOVA FASE STORICA

Per il premier turco Recep Tayyip Erdogan l'avvio del negoziato di adesione della Turchia all'UE rappresenta una continuazione naturale del cammino di Ankara.

La_data_storica''Con l'avvio del negoziato di adesione della Turchia all'UE si è giunti al punto iniziale di una nuova fase storica che rappresenta una continuazione naturale del cammino storico della Turchia. E l'UE ha rafforzato il suo carattere globale''. Lo ha affermato il premier turco Recep Tayyip Erdogan dopo l' avvio del negoziato Turchia-UE.
''Il nostro obbiettivo era ed è la piena membership nell' UE. E ciò è stato pienamente riconosciuto dall'UE, mentre qualcuno chiedeva di inserire la possibilità di un obbiettivo alternativo, quello del partenariato speciale. Il documento quadro negoziale è stato formulato accettando le nostre richieste ed aspettative''.
''La Turchia ha compiuto un gigantesco passo nel suo sviluppo storico''- ha aggiunto Erdogan sottolineando che ''d'ora in poi il documento quadro concordato sarà la nostra mappa stradale''.
Il premier turco ha ripetutamente osservato che ''non è vero (come affermano alcuni gruppi nazionalisti turchi,ndr) che ai fini del processo europeo, il governo avrebbe tradito gli interessi turchi''. ''Al contrario - ha affermato Erdogan - non siamo stati affatto deboli ed abbiamo mostrato carattere nella difesa degli interessi nazionali della Turchia ai quali abbiamo dato la massima priorità''.
Il_premier_turco_Recep_Tayyip_Erdogan''In base all'accordo raggiunto, la Turchia conserverà tutti i suoi diritti nelle organizzazioni internazionali'', ha poi dichiarato il premier turco con riferimento implicito alla conservazione del diritto di veto in ambito Nato su cui Ankara si è battuta fino all'ultimo.
''Il successo turco determinerà la durata del processo negoziale. Sappiamo che in questo processo incontreremo diverse difficoltà ed ostacoli. A questo fine le nostre relazioni bilaterali (con i singoli Paesi dell'UE, ndr) sono di grande importanza.'', aveva dichiarato lo stesso premier turco mentre il suo vice-premier Abdullah Gul firmava a Lussemburgo il documento quadro negoziale dando avvio alla ''nuova fase storica'' dei rapporti tra Turchia ed UE. (Ansa)
14.10.2005

LA SODDISFAZIONE DI SCHROEDER

Il Cancelliere tedesco ha ricordato come l'Unione Europea abbia voluto mantenere una promessa fatta quarant'anni fa.

L'abbraccio_Erdogan-SchroederIl Cancelliere tedesco uscente Gerhard Schroeder ha salutato con soddisfazione l'avvio del negoziato per l'adesione alla UE della Turchia.
''Con ciò l'Unione Europea mantiene una promessa data alla Turchia più di 40 anni fa'', ha detto il Cancelliere in una dichiarazione diffusa a Berlino. A suo avviso, ''una Turchia che mostra come l'Islam e i valori dell'Illuminismo europeo possano andare d'accordo significa un guadagno enorme in fatto di stabilità e sicurezza per l'Europa e non solo per essa''.
''Spetta alla Turchia - ha osservato Schroeder - portare avanti il processo di riforma al fine di far giungere il negoziato all'obiettivo dell'ingresso del paese nella UE''. La trattativa, ha sottolineato il cancelliere, sarà ''lunga e difficile''.
Il Cancelliere, in visita ad Istanbul, ha poi assicurato che - nonostante la sua uscita dal Governo, la Germania continuerà a sostenere la Turchia nel suo cammino verso la piena adesione all'UE. Angela Merkel, che sarà il nuovo Cancelliere, era più favorevole ad un accordo di partenariato privilegiato piuttosto che un'adesione piena. Schroeder ha assicurato al premier turco di "prevedere che il nuovo governo sarà sempre interessato ad avere relazioni di prima classe con la Turchia".
(da take Ansa)
14.10.2005

 

DUE PAESI LEGATI DA FORTI VINCOLI ECONOMICI

Quella turca in Germania è la più forte comunità straniera. Numerosi gli imprenditori anatolici che vivono nella Repubblica federale tedesca.

I_giornali_europei_dopo_l'apertura_dei_negoziatiIl legame economico tra la Germania e la Turchia si è rafforzato negli anni grazie alla presenza sul suolo tedesco di circa tre milioni di turchi e curdi. Quella turca è la più importante comunità straniera in Germania. Arrivati nel 1961 come semplici gastarbeiter, lavoratori con permessi di soggiorno temporanei, i turchi dal '70 cominciano a diventare residenti e ad ottenere la nazionalità tedesca.
Oggi in Germania sono numerosi gli imprenditori turchi o di origine turca. Come Hayati Onel, tedesco dal 1989, che ventitre anni fa ha creato una tipografia a Colonia con diciotto dipendenti. Questa è la sua opinione sull'ingresso della Turchia nell'Unione europea: "Per la maggior parte delle 60.000 imprese gestite da turchi in Germania, l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea è molto importante. Le medie imprese turche investiranno in Europa e specialmente in Germania. Così come le società tedesche investiranno in Turchia".
La Germania è il primo partner commerciale della Turchia. Un dato che il cancelliere Schröder ha utilizzato per tentare di convincere l'opinione pubblica tedesca sui vantaggi dell'ingresso della Turchia nell'Unione.
"Da quarant'anni alla Turchia - aveva affermato nel 2003 Schröder - è stato detto da tutti i governi tedeschi che aveva la possibilità di entrare nell'Unione europea. Queste aspettative non devono essere disattese. È nell'interesse geo-politico dell'Europa ed è nell'interesse nazionale della Germania".
Il discorso pronunciato due anni fa dal leader socialdemocratico non è lo stesso tenuto dal cancelliere designato Angela Merkel davanti al suo elettorato nell'ultima campagna elettorale.
"L'Europa non può essere un continente senza frontiere - aveva detto la Merkel -. È per questo che crediamo fermamente che alla Turchia non dovrebbe essere concessa una piena adesione all'unione ma solo un partenariato privilegiato".
La questione dell'ingresso della Turchia ha fatto perdere alla Cdu i voti di almeno cinquecentomila tedeschi di origine turca. E ad Ankara si era brindato dopo il mancato successo elettorale della Merkel. Ora con il suo arrivo alla Cencelleria tutto torna in gioco anche se sarà un socialdemocratico ad andare al ministero degli
Esteri. (EuroNews)
14.10.2005
                     
                                           

IL PONTE

Così vede la Turchia il nostro presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a detta del quale, se non si fossero aperti i negoziati di adesione, ciò avrebbe significato perdere una occasione unica.

Silvio_BerlusconiL'apertura del negoziato di adesione tra UE e Turchia rappresenta anche ''un'occasione imperdibile'' per creare ''un ponte'' tra l'UE, l'Occidente e il mondo arabo e musulmano dando via a quel ''dialogo'' che è ''l'unica possibilità che abbiamo per risolvere un problema che si pone altrimenti come contrasto e, anzi, come guerra di religione e civilt°''. E' quanto ha osservato il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi.
Il presidente del Consiglio ha ricordato di essersi ''battuto'' con grande forza affinché iniziasse questo negoziato anche perché è importante ''considerare il momento dei rapporti tra Occidente e mondo musulmano e arabo''. Sono rapporti, ha detto Berlusconi, segnati anche da ''fatti tragici originati dall'integralismo e dal fondamentalismo, da chi pretende che questi Stati siano governati attraverso la sharia, la legge di Dio che diventa legge di Stato''.
E bisogna invece ricordare, ha detto ancora Berlusconi, che la Turchia, un grande Paese di 70 milioni di abitanti, è ''diventata uno Stato laico'', dove la sharia è stata messa come ''regola di vita privata e religiosa''. La Turchia si è data una costituzione e leggi laiche che, ha detto ancora il presidente del Consiglio, guardano ai valori e ai principi che sono alla base del sentire occidentale e che sono contenuti nella Costituzione europea. Per questi motivi, secondo Berlusconi, l'inizio dei negoziati di adesione di Ankara all'UE é ''un'occasione imperdibile'' per creare ''un ponte'' tra l'Unione europea, l'Occidente e il mondo arabo e musulmano.
E per queste ragioni, ha detto ancora Berlusconi, ''sarebbe stato imperdonabile dire no alla Turchia'', dire no a chi ''spinta da simpatia'' ha fatto ''un'offerta d'amore'' all'Europa. Se l'Europa l'avesse respinta quell'amore si sarebbe potuto ''cambiare in odio o in qualcosa di molto vicino all'odio'', ha detto ancora il premier. ''Non avremmo potuto prendere una decisione migliore'', ha detto Berlusconi aggiungendo: ''Questa decisione l'abbiamo presa per noi e per chi verrà dopo''. (Ansa)
14.10.2005

BENEFICI

Secondo l'Unione degli Industriali Europei una Turchia In Europa non potrà che portare vantaggi al vecchio continente.

Una_data_storicaL'Unione Europea e la Turchia non potranno che beneficiare di un'ulteriore integrazione economica. E' il commento dell'Unice, l'Unione degli Industriali Europei, dopo l'accordo dei 25 paesi UE sull'avvio dei negoziati di adesione con Ankara.
''E' compito del Consiglio europeo decidere se i criteri di Copenaghen sono stati soddisfatti. Se così sarà, l'Unice è in favore dell'apertura dei negoziati di adesione con la Turchia in linea con le condizioni e il processo indicato dalla Commissione'', si legge in un comunicato distribuito dall'Unione Industriali.
''La Turchia è un importante partner economico per l'Unione Europea ed entrambi beneficerebbero di un'ulteriore integrazione economica'', ha sottolineato il presidente dell'Unice, Ernest-Antoine Seilliere.(Ansa)

14.10.2005

 

DIECI ANNI DI ESAMI

Passata la sbornia di entusiasmo per il via libera dato dall'Europa, la Turchia dovrà adesso superare tutti i paletti che le sono stati messi davanti. Non tutti i 25 le sono infatti favorevoli.

Il_cammino_è_duro_ma_Ankara_ce_la_faràMentre la Turchia si gode ancora la sbornia di entusiasmo per il via libera dato dall' Europa all' avvio dei negoziati di adesione, già si fa strada la dura realtà di un percorso politico di avvicinamento di Ankara a Bruxelles, volutamente lungo, e che i Venticinque hanno cosparso di prove e paletti.
Da adesso si aprono 10 anni di esami per la Turchia, tanti se ne è dati l'Unione europea per vagliare i progressi del Paese. 
L'accordo di Lussemburgo è certamente ''storico'' ma la maratona negoziale che si trova di fronte la Turchia farebbe le vene dei polsi a chiunque: anni e anni di verifiche e controlli per un processo che nel gergo comunitario viene chiamato ''Open ended'', il che significa che non esiste solo un finale, cioè la promozione con la piena membership, ma anche la possibilità di una bocciatura.
Ankara dovrà anche organizzare un capillare lavoro di lobbing in Europa: tutti i sondaggi indicano che, se presa nel suo complesso, l'opinione pubblica europea è oggi decisamente contraria all' idea di aprire le porte ad un Paese musulmano di 70 milioni di abitanti. E il prossimo futuro non gioca a favore della Turchia: l'europeista Primo Ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, di fronte allo stallo delle trattative, in fondo era sbottato: ''Quanti avversari in Europa!''. Aveva ragione: sono già oggi diversi i Paesi che guardano con diffidenza all' entrata della Turchia. L'Austria in primis (il Paese che ha bloccato il negoziato per oltre 24 ore), i Paesi nordici guidati dalla Finlandia, la Grecia e naturalmente Cipro. A questi bisogna aggiungere la Germania, dove la Cdu di Angela Merkel (sarà il prossimo Cancelliere), si è già schierata contro. E la Francia, che con Chirac non ha mai nascosto tutte le sue perplessità; perplessità che potrebbero trasformarsi in aperta ostilità se l'attuale potente ministro dell' Interno, Nicolas Sarkozy, si insedierà all' Eliseo. Guardingo è anche l'approccio dei 10 Paesi nuovi membri dell' UE.
Ancora una volta i referendum nazionali potranno portare il caos all' interno dell' Unione e forse la disperazione in Turchia: Francia e Austria infatti hanno da tempo annunciato che sottoporranno l'eventuale entrata di Ankara nell' UE al giudizio dei cittadini. Se si votasse oggi il risultato sarebbe scontato; altri Paesi potrebbero seguire l'esempio di Parigi e Vienna.Chiusi i festeggiamenti di Lussemburgo, a mente fredda, ben si comprende come la strada si presenti nella forma di un percorso ad ostacoli, pieno di trabocchetti e che si snoda in un territorio prevalentemente ostile.
Berlusconi-Chirac,_intesa_per_la_TurchiaIl primo ostacolo che la Turchia dovrà rimuovere è la questione cipriota: Ankara sa bene che la UE non permetterà mai l'entrata nello stesso club di uno Stato che non riconosce l'altro. Il tema fuoriesce dai confini europei e investe anche la Nato: per quanto la Turchia, paese Nato, potrà continuare a bloccare le aspirazioni di Cipro a diventare membro dell' Alleanza? Meno netta è la questione dei diritti umani e delle libertà religiose. La Turchia ha già dato prova di volontà politica, dando il via ad una serie di riforme garantiste. Ma la libertà d'informazione, ad esempio, e la tutela delle minoranze religiose, è ancora ben al di sotto degli standard europei.Si apre quindi, dopo l'accordo di Lussemburgo, un grande interrogativo, ben rappresentato dalle parole del presidente francese Jacques Chirac: ''La Turchia deve fare tutti gli sforzi necessari per aderire ai nostri valori e principi. Ci riusciranno? Io non lo so''. (Ansa)
14.10.2005

 

APPOGGIO USA E RINGRAZIAMENTI

Il ministro degli Esteri turco Abdullah Gul ha voluto espressamente rivolgere al Segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice, la sua riconoscenza per quanto fatto da Washington.

Condoleezza_RiceIl Governo di Ankara ha caldamente ringraziato l'amministrazione Usa per il ''chiaro e forte appoggio'' da essa espresso alla Turchia nel duro negoziato con l'UE  a poche ore dall'apertura del negoziato per l'adesione della Turchia all'UE.
Lo ha reso il portavoce del ministero degli Esteri Namik Tan nel corso di un briefing rivelando che il ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul, ha telefonato al Segretario di Stato americano Condoleezza Rice per ringraziarla della sua telefonata al premier turco Recep Tayyip Erdogan nel momento più incerto della trattativa (quando la Rice aveva garantito a Erdogan che l'accordo con l'UE non avrebbe influito sul potere di veto turco ad accettare nella Nato la Repubblica di Cipro).
''Il ministro Gul ha chiamato al telefono il Segretario di Stato americano e le ha trasmesso il compiacimento ed il ringraziamento turco per il contributo degli Usa e della stessa Rice'' - ha affermato Tan aggiungendo che la Rice ha assicurato a Gul che le relazioni Turchia-Usa ''saranno ulteriormente sviluppate''.
''L'appoggio degli Usa all'avvio dei negoziati Turchia-UE è chiaro, naturale e giusto e noi ne siamo compiaciuti. Gli Usa sono una superpotenza che ha responsabilità globali e in questa veste appoggia le iniziative che contribuiscono all'armonia ed alla stabilità nel mondo'' - ha aggiunto Tan confermando che anche il premier turco Erdogan ha avuto incontri negli ultimi giorni con rappresentanti americani.
Nello stesso briefing il portavoce ha sminuito la portata innovativa del fatto che nel documento negoziale Turchia-UE si sottolinea la necessità di una verifica della capacità di assorbimento da parte dell'Unione europea di nuovi membri affermando che tale capacità di assorbimento ''era già inclusa tra i criteri di Copenaghen''.
Alcuni giornali turchi hanno menzionato quella sottolineatura come un segnale che la Turchia difficilmente 
potrà aderire realmente a pieno titolo nell'UE quando il negoziato (che durerà almeno 10 anni) sarà concluso. (Ansa)
14.10.2005

ENTUSIASMI E DUBBI

Adesso che Ankara ce l'ha fatta, gli imprenditori si attendono concreti investimenti. Un colloquio con il vice-presidente della Tusiad, Aldo Kaslovski. Diplomazia turca poco convinta.

Aldo_Kaslovki_vice_prsidente_della_TusiadLa Turchia ce l'ha fatta. Ankara ha ottenuto quello che voleva. Il sospirato negoziato per l'adesione all'UE è partito senza alcun riferimento a quel ''partenariato speciale'', sostenuto dall' Austria quasi fino all'ultimo minuto e che costituiva l'incubo di Ankara. Il Governo turco gongola: il premier Recep Tayyip Erdogan ed il suo vice - e ministro degli Esteri - Abdullah Gul parlano di ''vittoria storica'' e di ''nuova fase storica'', anche se non nascondono che il cammino fino alla piena adesione ''sarà lungo (almeno 10 anni, ndr) e difficile''. Altrettanto euforici sono gli ambienti degli affari che prevedono grandi flussi di investimenti esteri in Turchia già fin dalla fase negoziale ed una maggiore stabilità politica ed economica. E, infatti la Borsa di Istanbul aveva fatto registrare subito nuovi record.
''Ci aspettiamo investimenti esteri da tutto il mondo, non solo dall'Europa, ma anche dall'Asia, ora che il quadro turco è più certo. Speriamo solo che il negoziato non abbia a subire traumi ed interruzioni deleterie'' - ha dichiarato all'Ansa il vice-presidente della Tusiad (Confindustria), Aldo Kaslovski. 
La soddisfazione è diffusa tra la popolazione anche se non manca chi teme i ''paletti'' (come il riconoscimento di Cipro e quello del genocidio degli armeni). La soddisfazione si traduce sin d'ora in maggiori consensi verso il Governo e verso la stessa Unione europea, dopo che i sondaggi delle ultime settimane avevano registrato un netto ribasso della popolarità dell'UE in Turchia, scesa al 63% (dal 72% dell'anno scorso e da oltre l'85% degli anni precedenti).
''Erdogan, il suo Governo ed il suo partito ne escono rafforzati. Speriamo che Erdogan faccia buon uso di questo rafforzamento e dell'appoggio delle organizzazioni non governative senza deviare dall'agenda della modernizzazione, come talvolta e' avvenuto in passato'' - ha aggiunto lo stesso Kaslovski. Meno entusiasti appaiono i diplomatici turchi che rilevano un ''irrigidimento del quadro negoziale'' e che quindi prevedono un negoziato ''irto di ostacoli''. A parte i referendum già annunciati in Francia ed in Olanda che dovranno dire l'ultima parola quando sarà venuto il tempo tra 10 o 15 anni della effettiva adesione della Turchia, secondo i diplomatici turchi che hanno visto il documento quadro negoziale approvato ieri con fatica, quest'ultimo prevede alcuni duri ostacoli posti sul cammino di Ankara. Il primo è un rafforzamento, nel documento quadro, del concetto che l'UE dovrà verificare nel corso del negoziato la sua effettiva ''capacità di assorbimento'' di un paese che oggi conta oltre 70 milioni di abitanti, che nel 2015 ne avrà almeno 80 milioni e che nel 2020 potrebbe avere persino 100 milioni.
Il secondo ostacolo sta nell'avere posto già nel 2006 un test di verifica per quanto riguarda l'apertura dei porti ed aeroporti turchi alle navi ed agli aerei greco-ciprioti, oltre ad un impegno di Ankara a riconoscere la Repubblica di Cipro prima del suo accesso.
In terzo luogo la diplomazia turca non è rimasta del tutto soddisfatta dalla dichiarazione con cui solo la presidenza di turno britannica (sia pure ''con il consenso del Consiglio europeo'') ha garantito alla Turchia la conservazione del suo potere di veto nella Nato, usato per impedire l'adesione di Cipro all'Alleanza Atlantica. Ankara avrebbe voluto, infatti, una dichiarazione solenne del Consiglio europeo ed ha accettato il compromesso solo dopo una rassicurazione del segretario di stato Usa Condoleezza Rice.
''Non è vero (come affermano alcuni gruppi nazionalisti turchi, ndr) che ai fini del processo europeo, il Governo avrebbe tradito gli interessi turchi. Al contrario - ha tenuto a sottolineare Erdogan - non siamo stati affatto deboli ed abbiamo mostrato carattere nella difesa degli interessi nazionali della Turchia ai quali abbiamo dato la massima priorità''. La stampa ha condiviso in gran parte la soddisfazione generale.
''Il sogno dell'UE é divenuto realtà'' - ha titolato il quotidiano popolare <Aksam>. ''Una nuova Europa, una nuova Turchia'' gli ha fatto eco il giornale liberale <Milliyet> mentre il maggiore quotidiano turco <Hurriyet> (di centro) ha titolato "Il valzer viennese'' ed ha scritto: ''La Turchia che a due riprese nella storia (nel 1529 e nel 1683, ndr) è arrivata fino alle porte di Vienna con le armi, entra ora in Europa con la pace, con il negoziato e con l'Unione''.
Solo il giornale di opposizione <Cumhuriyet> (di sinistra) sottolinea i paletti posti dall'UE nel documento negoziale come la verifica della sua capacità di assorbimento, la previsione di restrizioni permanenti all'immigrazione turca in Europa e quelle ai sussidi agricoli ed afferma che queste ''restrizioni'', mai poste dall'UE ad alcun altro paese candidato, ''equivalgono ad uno status particolare e limitato'', che il Governo turco afferma di avere evitato.(Lucio Leante/Ansa)
14.10.2005.

SICUREZZA

 

<Pagine di Difesa> interviene, con un articolo di Andrea Tani, sui motivi che hanno convinto l'Unione Europea ad aprire i negoziati di adesione con Ankara.

L'accordo fra Bruxelles e Ankara sull'apertura di negoziati per l'ammissione della Turchia alla Unione Europea costituisce certamente uno dei più rimarchevoli avvenimenti dell'anno, non solo nello scacchiere mediterraneo. Verrà forse ricordato nei libri di storia, per una ragione o per l'altra: perché ha trasformato l'esclusivo club cristiano rappresentato dal Vecchio Continente in solidificazione in una nuova formazione geopolitica che si pone come esempio di convivenza e sincretismo culturale, oppure perché il passo più lungo della gamba che l'Europa ha tentato in Anatolia ha causato una rovinosa caduta nella quale la veneranda Unione si è rotta il femore.
Le previsioni sono tutte legittime e vengono espresse in questi giorni con dovizia di sfaccettature da legioni di maìtre a penser e leader politici. Al di là del loro grado di attendibilità, un consueto particolare balza agli occhi: la totale assenza di un dibattito veramente partecipato dai popoli d'Europa. Le opinioni pubbliche non seguono e non capiscono. E' anche dubbio che possano seguire e capire anche in seguito. Con tutti i problemi che si pongono oggi agli europei, alcuni dei quali li riguardano direttamente come individui che devono vedersela con le difficoltà della vita, la circostanza che una lontana e imperscrutabile burocrazia di Bruxelles abbia posto la questione dell'adesione turca all'Unione con tale perentoria impellenza riesce di difficile lettura, anche considerando i pregressi.
A una prima e superficiale lettura, che è poi quella usuale dell'uomo della strada, la questione potrebbe apparire veramente una forzatura. L'Unione Europea annovera 400 milioni di cittadini abbastanza omogenei anche nella loro saggia mansuetudine, che deriva dall'aver metabolizzato le lezioni di una storia molto agitata. La Turchia è il cardine di una etnia del tutto differente dal punto di vista culturale, storico, geopolitico. Tutt'altro che mansueta - la storia è ancora cosa viva da queste parti - essa comprende 210 milioni di individui, sparpagliati dalla Tracia alla Cina.
La vera autentica ragione

Si tratta di un energico e prolifico colosso paragonabile alla grandi tribù planetarie come gli han, gli indù, i persiani, i germanici in tutte le loro cuginanze. Come si possa incorporare un simile soggetto in un contesto del tutto differente, che oltretutto lo ha sempre combattuto senza quartiere fino all'inizio dell'ultimo secolo, è un arcano. Le ragioni che vengono avanzate a sostegno della inevitabilità di una decisone sono comprensibili ma fino a un certo punto e sopratutto non danno il senso della urgenza.
Ad esempio, si dice che è dal 1959 che Ankara bussa alla porta dell'Europa, ma si tratta obiettivamente di un problema suo, dovuto forse all'eccessivo filo-occidentalismo - allora - di una classe dirigente nazionale che sullo slancio di una imitazione pedissequa del demiurgo kemalista non si rendeva conto neanche di quello che stava facendo, del paese che governava. Oppure si cita la contiguità geografica, ma questa è ancora maggiore per i Paesi del Maghreb. Eppure nessuno ipotizza una loro integrazione nella UE, anche se forse presenterebbe difficoltà minori di questa ottomana in fieri. Ancora, se la Turchia andava bene per la Nato, perché non può andar bene per la UE? Come se un'alleanza militare mirata a un nemico comune in un preciso contesto storico possa essere considerata una chiave di accesso universale per gli apparentamenti più intimi. Vengono poi ovviamente messi in campo i consueti "rapporti economici" di Ankara con l'Europa, che nel caso specifico sono già più che floridi, usufruendo di un grado di integrazione che ha bisogno di pochi aggiustamenti.
La vera e autentica ragione è quella che viene fuori sempre più prepotente dopo le retoriche iniziali, e cioè che l'Occidente tutto, non solo l'Europa, ha il massimo interesse a fare della Turchia la streptomicina dell'infezione islamica, ma soprattutto sono consapevoli che se oggi si sbattesse la porta in faccia alla creatura di Ataturk, che anela ad aderire alla UE per i motivi che si sanno, si rischierebbe una radicalizzazione dell'etnia musulmana più forte e determinata. Quella che in passato si è imposta su tutte le altre e le ha comandate a bacchetta per tre o quattro secoli. Una Turchia che si rimettesse a capo di un nuovo Califfato detentore del petrolio saudita e persiano, delle atomiche pakistane e del retroterra culturale egiziano, con il miliardo di prolifici seguaci del Profeta, cambierebbe veramente i termini della equazione strategica del pianeta.
Qualsiasi altra considerazione non può che essere messa da parte di fronte a questo pericolo e anche alle opportunità offerte dalle positività insite nell'ancoramento di Ankara al campo occidentale, che non può esaurirsi alla sola Nato. Ovvero quella funzione antibiotica testè menzionata. Una Turchia solidamente inserita nella famiglia occidentale potrebbe rappresentare un deterrente imbattibile nel prevenire derive radicali dei maggiorenti musulmani, indicando modalità e convenienze dell'integrazione nella modernità rappresentata dall'Occidente.
Perché l'UE deve evitare altri fallimenti

Si tratta quindi di una questione del tutto evidente e del tutto urgente, che richiede la massima attenzione da parte di tutte le parti interessante e la massima comprensione di coloro che non ne percepiranno vantaggi diretti e facilmente percepibili. Ossia le citate opinioni pubbliche europee, che solo ora stanno prendendo coscienza che l'Europa non vuol dire solo quote latte e libertà di movimento, ma anche inevitabili responsabilità strategiche e pesanti fardelli da sopportare in vista di obiettivi superiori. Occorrerà vedere se gli europei saranno all'altezza delle une e degli altri, dato che come è stato osservato a proposito del problema turco, la questione non è tanto e solo l'idoneità della Turchia a congiungersi con l'Europa, quanto la preparazione di quest'ultima ad accoglierla e, più in generale, ad affrontare le sfide che deve fronteggiare per procedere "steady" sulla rotta dell'unificazione, per dirla in termini bushiani.
Solo quest'anno l'Unione è andata incontro a due fallimenti maggiori: sulla costituzione e sul budget. Probabilmente un terzo fallimento (la spaccatura sull'apertura di negoziati con la Turchia) sarebbe stato esiziale e quindi l'accordo è da celebrare anche per questo altro concreto motivo. Come è da salutare per la riconciliazione greco-turca che sottintende e accompagna, un evento veramente insperato e imprevedibile fino a pochi anni fa, che è stato determinante lunedì 3 settembre a Bruxelles per superare l'ostracismo di Vienna.
D'altra parte, i 10 o 15 anni di negoziati che sono stati decisi nella stessa occasione sono abbastanza per appianare ogni divergenza prevedibile e per fare in modo che nessuno di coloro che oggi hanno deciso sia chiamato a rispondere quando i nodi verranno al pettine. I 35 dossier che dovranno essere affrontati sono sufficienti per consentire di colmare tutti i fossati esistenti o la maggior parte di essi. La formula "open" che è stata decisa per delineare l'esito dei negoziati è sufficientemente flessibile per rassicurare anche i più accaniti dubbiosi.
Insomma, con tutte le caute le del caso, sembra proprio che sia stata operata una buona scelta. Anzi, l'unica possibile, con buona pace degli etnocentrici europei (e turchi, naturalmente), dei veterocristiani, dei nostalgici asburgici che tirano la volata a preoccupati mitteleuropei di ben altra stazza, dei protezionisti a oltranza e del sempre più irritato uomo della strada, che potrebbe mandare tutto all'aria se non verrà reso edotto degli autentici motivi del contendere da coloro che hanno la responsabilità e la convenienza a farlo e che finora non lo hanno fatto.
Come ha osservato il Financial Times del 5 ottobre, la sfida che i politici europei devono fronteggiare - non solo sulla Turchia ma soprattutto su di essa - è quella della educazione e della "consapevolizzazione" delle opinioni pubbliche sui termini del problema. Nel caso in esame entrambe non assicurano la certezza del successo ma sicuramente costituiscono il presupposto necessario perché l'iniziativa non fallisca alle prime difficoltà. (Andrea Tani/Pagine di Difesa)
14.10.2005

LA NUOVA CALAMITA

Secondi i dati forniti dalla Commissione europea, la Turchia ha ricevuto in aiuto da Bruxelles negli ultimi dieci anni quasi 1.5 miliardi di euro.

Boom_dei_capitali_in_TurchiaPer dire sì all'avvio dei negoziati di adesione con la Turchia, l'Unione Europea ha mostrato la sua faccia più rigorosa, ponendo numerosi paletti e rinviando la decisione fino all'ultimo minuto. Una durezza, però, che è soltanto apparente visto che le istituzioni europee continuano a riversare verso il colosso islamico, ormai da anni, ingenti quantità di denaro, con donazioni, prestiti, investimenti, oltre agli intensi flussi commerciali.
Secondo i dati forniti dalla Commissione europea, Ankara ha ricevuto da Bruxelles negli ultimi dieci anni quasi 1.5 miliardi di euro - in gran parte vere e proprie donazioni - tramite fondi di pre-adesione, finanziamenti Meda (specifici per i Paesi mediterranei) e altri aiuti di vari genere.
Alle risorse provenienti direttamente dalle casse comunitarie, si aggiungono poi i cospicui prestiti a tassi agevolati concessi dalla Banca Europea per gli investimenti: tra il 1995 e il 2004, la Bei ha prestato alle autorità turche oltre 3.3 miliardi di euro, per il finanziamento in particolare di progetti infrastrutturali e ambientali, e per la riparazione dei danni provocati dai terremoti.
Un'altra importante voce di entrate per la Turchia è rappresentata dagli investimenti dall'estero: tra il 1993 e il 2003 gli stati membri dell'Unione Europea hanno investito nel Paese oltre 10 miliardi di euro, secondo le stime Eurostat.
A tutto ciò si devono aggiungere i proventi delle esportazioni turche verso l'Unione Europea che sono in continuo rialzo, al punto che Ankara è diventato ormai il settimo principale Paese di origine dell'import comunitario, prima di Corea del Sud, India o Canada.
Nel primo semestre del 2005 il volume delle importazioni UE dalla Turchia ha superato i 16 miliardi di euro, con un incremento dell'11% rispetto ai primi sei mesi del 2004.
Se è vero che l'entità delle esportazioni dei 25 verso la Turchia continua a rimanere più consistente (19 miliardi di euro nel gannaio-giugno 2005), bisogna però notare che cresce tuttavia a un ritmo molto limitato, e addirittura diminuisce se si considerano soltanto i Paesi dell'area euro.(Ansa)
14.10.2005

I VANTAGGI

Avviando il negoziato con la Turchia, l'UE - ha detto la radicale Emma Bonino - ha dimostrato di essere un partner forte e credibile.

''Avviando il negoziato con la Turchia, l'Europa dimostra di essere un partner forte e credibile. Dialogare con Ankara significa mandare un segnale a 20 milioni di musulmani che vivono nei nostri Paesi. L'Europa che non deve trasformarsi in una cittadella cattolica, ma perseguire con forza il suo progetto politico''. Il leader radicale Emma Bonino, in un'intervista all'< Unità>, ha parlato dell'avvio della trattativa per l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea.
''Si apre ora - ha precisato la Bonino - un percorso che non sarà né facile, né scontato. Si e' tuttavia si è finalmente vista una "Europa politica", quella che, assieme a tanti, continuo a sognare''. 
Secondo la radicale, l'avvicinamento della Turchia all'Europa comporterà vantaggi economici. La vicenda turca rappresenta ''una cartina di tornasole - aggiunge - della crisi europea. La paura dei turchi non è tanto determinata da ragioni culturali, ma dall'aumento della disoccupazione in Paesi come la Germania che, come la Francia, l'Austria ed altri, teme l'invasione di manodopera a basso costo''. 
''In Europa - prosegue - ci torturiamo sulla questione se l'Islam è compatibile con la democrazia oppure no. Qui, a pochissima distanza dal nostro mondo, abbiamo riunito centinaia di esponenti del mondo arabo che, con convinzione o con molta fatica, si esprimono per l'ampliamento degli spazi di democrazia'', conclude Emma Bonino. (Ansa)

14.10.2005

IMPORTANZA STRATEGICA

Cosa significa, per il presidente dell'Istituto Affari Internazionali Stefano Silvestri, avere la Turchia all'interno del sistema europeo.

Stefano_Silvestri''L'ingresso della Turchia può essere molto importante dal punto di vista strategico'': lo ha detto Stefano Silvestri, presidente dell'Istituto di Affari Internazionali, intervenendo alla giornata di studio ''L'Italia e il mare'' organizzata all'Arsenale di Venezia dal Centro Studi dell'Istituto di Studi Militari Marittimi.
''Credo - ha affermato Silvestri, già Sottosegretario alla Difesa del Governo Dini e attuale consigliere scientifico del Centro di Alti Studi della Difesa e del Centro Militare di Studi Strategici - che quest'ingresso obblighi l'Europa ad una consapevolezza strategica, una consapevolezza del suo ruolo di politica estera e di sicurezza''.
''Non credo - ha aggiunto - sia possibile integrare la Turchia senza una dimensione di politica estera europea 
abbastanza forte non solo per quel che riguarda i problemi di dimensione economica''. Per Silvestri, ''l'Europa acquisterebbe con la Turchia una grossa frontiera in Medio Oriente, con il Caucaso, con l'Asia Centrale: queste sono dimensioni strategiche, oltre che economiche, che non possono essere ignorate''.
D'altra parte, per l'esperto in materia di difesa, ''l'integrazione della Turchia comporterà notevoli problemi e non potrà avvenire se la Turchia non manterrà una dimensione di Stato laico. Si tratta di un Paese che ha già compiuto importanti passi avanti. Se continuerà il suo sviluppo economico e lo sviluppo di quella dimensione laica, quindi potenzialmente europea, potrebbe avere un effetto non differente di forte mutamento sociale che abbiamo avuto in molti Paesi, anche in Italia''.(Ansa)
14.10.2005

RAPPORTI IMMUTATI

L'apertura dei negoziati per l'adesione di Ankara all'UE non avrà alcun impatto con l'Iran. Lo ha assicurato il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Hamid Reza Asefi.

Hamid_Reza_AsefiL'apertura dei negoziati per l'adesione della Turchia all'UE ''non avrà alcun impatto sulle relazioni'' con l'Iran, che potrebbe vedere esteso fino ai propri confini il territorio dell'Unione, come lo è già da molti anni quello dei Paesi Nato. Lo ha assicurato il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Hamid Reza Asefi.
''Qualsiasi decisione Ankara prenda in politica estera - ha affermato Asefi - continueremo le nostre strette relazioni. Così, una decisione di aderire all'Unione europea, se e' presa nell'interesse del popolo turco, soddisfa anche noi''.
Un atteggiamento che ha del resto caratterizzato quasi sempre negli ultimi anni le reazioni ufficiali della Repubblica islamica agli sviluppi del vicino Paese, nonostante gli indirizzi politici divergenti in merito agli affari religiosi. Turchia e Iran, due giganti del mondo islamico con quasi 70 milioni di abitanti ciascuno, avevano condiviso negli anni '30 del secolo scorso, rispettivamente sotto la guida di Ataturk e del sovrano Reza Shah Pahlavi, lo stesso sogno di una modernizzazione all'insegna del laicismo. Ma si ritrovano ora da questo punto di vista su due fronti opposti, dopo la rivoluzione del 1979 che a Teheran ha portato al potere una teocrazia islamica sciita. Motivi di attrito su questo tema non sono mancati. Risale al 1997 l'espulsione dell'ambasciatore turco in Iran, dopo che le autorità di Ankara avevano accusato l'ambasciatore iraniano in Turchia di fare propaganda per l'applicazione della legge islamica nel Paese. Due anni più tardi l'allora Primo Ministro turco Bulent Ecevit aveva accusato l'Iran di ''tentare di esportare la sua ideologia in Turchia''. A questo si aggiungono possibili elementi di attrito politico. Primo fra tutti le accuse di ambienti politici e giornalistici iraniani, riprese ieri in un fondo del quotidiano <Iran Daily>, di ''promuovere gli interessi di Israele e degli Usa. Tra le iniziative lamentate dal giornale di Teheran, vi è quella di avere ospitato un incontro tra i ministri degli Esteri del Pakistan e dello Stato ebraico. Ankara, concludeva l'editoriale, avrebbe fatto meglio ad ''investire i suoi sforzi nel consolidare le relazioni con il mondo musulmano anziché con l'Europa''.
La cooperazione economica bilaterale, infine, ha subito nell'ultimo anno due duri colpi. Il primo, lo scorso anno, con l'annullamento da parte di Teheran di una commessa alla società turca <Tav> per gestire il nuovo aeroporto internazionale "Imam Khomeini". Il secondo, l'annuncio iraniano che è definitivamente naufragato un controverso contratto con la compagnia di telefonia mobile <Turkcell> per creare nella Repubblica islamica una rete per 16 milioni di cellulari, rispetto ai soli sei in uso oggi nel Paese. Entrambe le iniziative economiche avevano incontrato l'opposizione decisa degli ambienti conservatori iraniani, che l'avevano motivata con ragioni di sicurezza nazionale, citando proprio i legami tra la Turchia e Israele.
Eppure esistono anche validi motivi strategici che spingono i due vicini a cercare di mantenere buoni rapporti. Forse primo fra tutti è il comune problema delle minoranze curde, la cui importanza è cresciuta dopo la caduta del regime di Saddam Hussein in Iraq e il ruolo di primo piano che proprio i curdi hanno assunto in quel Paese. Il rischio per Ankara e Teheran è che nell'attuale situazione, o addirittura nella temuta prospettiva di uno smembramento dell'Iraq con la conseguente nascita di uno Stato curdo nel nord, le sirene indipendentiste possano farsi sentire anche nei due Paesi confinanti.
E' comprensibile dunque che il portavoce iraniano abbia usato gli stessi toni pacati con i quali tre anni fa aveva commentato la vittoria elettorale del partito islamico destinata a portare alla guida del governo ad Ankara il premier Recep Tayyp Erdogan. A chi gli chiedeva se questo sviluppo avesse potuto creare un asse musulmano tra la Turchia e l'Iran, Asefi aveva risposto: ''Non vediamo le elezioni in questioneda questo punto di vista. Quello che è importante è la stabilità e la sicurezza della Turchia''. (Ansa).
14.10.2005

AVVICINAMENTO

Convegno di studi presso la <Libera Università degli Studi S.Pio V> in Roma sul tema: "La Turchia in Europa". Intervento dell'ambasciatore turco in Italia, Ugur Ziyal.

Si è svolto presso la <Libera Università degli Studi S.Pio V> a Roma il convegno di studi sul tema "La Turchia in Europa>. Dopo i vari saluti - a cominciare da quello del rettore dell'Ateneo Francesco Leoni e dell'ambasciatore turco Ugur Ziyal - i lavori sono stati aperti dal Antonello Biagini, ordinario di storia dell'Europa orientale presso "La Sapienza>. I lavori si sono articolari in due sessioni  con la partecipazione tra i tanti del portavoce della Conferenza episcopale di Turchia, Mons. Georges Marovitch, che si è soffermato sul tema "Il dialogo interreligioso nella Turchia contemporanea". Di notevole interesse l'analisi del ministro turco della Cultura, Istemihan Talay. Questo il testo dell'ambasciatore:

  Ugur_Ziyal

Contribution of H.E. Ambassador Uğur Ziyal 
to
the Conference titled  "Turkey in Europe" organized by 
Libera Università degli Studi S. Pio V
Rome, 5 October 2005

Turkey in Europe: a most appropriate heading. Turks have been in Europe for more than a millennia. Even before Ottoman times, the Turks, and if you will allow me to call them so, the Europeans had met. That meeting had tremendous consequences for both. That meeting intensified during the Ottoman centuries. Not only militarily, but economically, socially, culturally as well. It entered a new phase with the inception of the Turkish Republic and we hope today has gained new dimensions. With the decision to start accession negotiations just two days ago a new path is in front of us. This path will not be a short one. However the negotiations must be fair and sustainable, Turkey must be treated in the same way as all other candidates. Europe must learn more about Turkey. On the other hand Turkey must fulfill the requirements for joining the Club. And most importantly Turkey must win the hears and minds of European citizens. For this we will need help and meetings like this one will definitely help.
We enter accession negotiations with the understanding that when the day comes, we shall join the Union as an equal member with the rights and obligations this entails.
The choice the young Turkish Republic made in the twenties in favour of the West was a choice between civilizations. Turkey opted for the modern, the democratic. This preference still continues today and constitutes the basis of our endeavour to join the EU. This choice I believe is something Europeans should cherish.
So, before proceed with our topic "Turkey in Europe" let me thank the Libera Università degli Studi S. Pio V, Rector Prof. Francesco Leoni, Prof. Antonella Ercolani, Dr. Francesco Anghelone, Dr. Antonio Macchia.
Again looking at the impressive list of participants, some old and some, I hope, new friends, I can say I am in good company. I thank them all as well.
I simply cannot pass without underlining the happy observation that Italian-Turkish relations are flourishing in all fields: political, economic, social, military. We just have to do a bit more on the cultural and tourism site.
We appreciate deeply the staunch support Italy is giving us in EU Councils. We hope and expect this to continue.
What I  say will be in general terms, rather than addressing specific issues, since the headings of the Conference cover almost all aspects and indicate a deep analysis. 
As a starter let me emphasize that every single argument made against Turkish membership, size, culture, religion, location, whatever, can be used in favour of Turkish accession as well.
I do not know of any substantial Western institution to which Turkey does not belong to, or to any in which Turkey is not a staunch contributor and  a valued  partner.  The sole exception until now was the EU and the Turks find it hard to  understand why they are viewed so grudgingly. Europeans can see the need for  change in many parts of the world. They pride their intrinsic power that influenced peaceful positive change in Eastern Europe and the Balkans, but they paradoxically see a Turkey that is rapidly transforming itself with something akin to disquiet. The underlying causes of this should be identified and the ghosts that mainly arise from historical considerations and misconceptions dispelled. I continue to hold the view that as Turkey progresses and Europe comes to terms with the Turkish reality and the Turkish contribution is better appreciated, this negative perception will change. For example some Italian friends think our legal system is based on Islamic jurisprudence.  This was never the case for the Republic and today our laws reflect the most modern concepts. And also let me point out there are only two true and stable  democratic regimes in what is known as the Islamic world. One is Turkey the other one is the Turkish Republic of Northern Cyprus.
The Turkish contribution will have many aspects:
economic: dynamism and market size, access to markets,
social and cultural:  enrichment and alliance of cultures,   averting a clash of civilizations
democratic: the positive influence of a democratic state with a population of Islamic faith, working  hand in hand with Europeans,
demographic: the dynamism of a well-educated young population contributing to the very needs of Europe in the coming decades, and welcoming  an increasing number of Europeans to Turkey not only as tourists or business associates, but as people settling in Turkey: yes we have growing communities of Europeans, British, Germans, Belgians, Dutch  and Scandinavians permanently settled, 
strategic: the impetus we can provide regarding the Black Sea region, the Caucasus, Central Asia, the Greater Middle East, the contributions we may together make for the stability, prosperity and social - democratic development of these areas and their economic potential, 
energy  security:   expected to become more crucial in the coming years, in short the contribution to the "soft" power of Europe and combating terrorism or military prowess, the contributions to the "hard" power Turkey can make are just a few.
These contributions will help make our world more secure and more manageable.
Our  offer to Europe by asking for membership is to let us do all this together. Believe me, it will be easier, especially for us, than doing it alone. This can only be achieved through full membership because anything less will not enable Turkey to make its full contribution to the objectives and values we share. Our geostrategic location and wide web of relations make it impossible to ascribe to one common foreign and security policy unless in the comforting atmosphere of full belonging - that is membership. The Turkish contribution from within, not from the outside will be greater, also more beneficial for all.
Certainly Turkey needs Europe, but certainly Europe needs a prosperous and democratic Turkey. Fulfilling this need we hope will be the end result of our accession process. It will not be easy. We are aware of our weaknesses and shortcomings just as  we are aware of all we have to accomplish. Certainly we have concerns about the process, about its sustainability. But, as I have just said we have openly made our preference to undertake this journey with Europe. Now I am glad to be able to say Europe has expressed the same preference, even though with quite a few reservations that are strongly reflected in the Negotiations Framework Document.
Why am I glad?  Because for our people we want the best possible and the best possible also requires that the area around us attain the best possible as well. By the area around us I do not mean only the Middle East or the Mediterranean. For a Turk, the area around us certainly contains the Middle East,  the Mediterranean, but does not end there. The area around is the Black Sea, the Caucasus, Central Asia, Russia, the Balkans, but foremost Europe. It is with Europe we have the greatest intercourse, be it economic, be it political, be it cultural, be it military, be it social. As our progress towards full membership in the EU enfolds, all of these relations  will intensify to the benefit of us all. Turkey will truly be  in Europe,  and so will Europe be in Turkey. We are not afraid of 450 million Europeans, so why should there be concern  of 65/70 million Turks.  Let us try to understand and appreciate each other better, help each other.
This, believe me, is our vision for the  "path to the future". 
So let us look to the future: Negotiations are starting. This in itself is a serious accomplishment that augurs well for the future. However, we are quite aware of the progress we have to achieve, the obstacles we have to surmount. We know we have to reach out to the European public. 
But let us not delude ourselves. Europe is undergoing a transformation just as Turkey is. Globalization is having its effects and the Europeans just like us have to take the challenge. How this challenge will be taken, it is another question. The realities will not change. Competition from the US, China, India and  Russian Federation, not only economically but in all aspects, energy, social, demographic will not abate but grow. This is something  which we hope to make our common issue on the path to the future.
The situation is the same for Turkey. We also face these challenges. We are restructuring our country and ourselves to meet this challenge. Our economic reforms, carried alongside our democratic, legal and social reforms whereas being part of the requirements on the way to the EU, are also primordial imperatives of this reality.
This process of change and development in Turkey can be called metamorphosis within. This metamorphosis within encompasses all aspects of life, in the form of legal reforms including constitutional changes, reinforcing freedom of thought and expression, basic human rights, democracy and civilian authority, cultural and religious rights, eliminating torture and now ill treatment, retrial based on European Court of Human rights decision, greater transparency.
Implementation is an ongoing process with education of civil servants, judiciary, police continuing. A mind-change is taking  hold. Lapses occur but the trends are correct. Positive criticism is needed but  encouragement,  is needed more.
In a parallel vein the economy is also being rejuvenated.  We now have one digit inflation (8%), rapid growth (9%), greater liberalization and greater foreign direct investment. In the last three years Turkish economy grew 26%. Our liberalized economy is becoming a part of the international one. The Turkish economy is more a market economy than some EU members, modern and dynamic in many aspects. Our Economy Minister, who is also  - EU Chief negotiator, has pledged to meet Maastricht Criteria within the decade.
As you can see the metamorphosis within is a silent revolution, a mentality transformation, achieved in a relatively short time, due to overwhelming support from the public opinion as well as a gratifying government - opposition co-operation in Parliament.
We can also expect a metamorphosis without, a two pronged change in the EU; the project of enlargement and the socio-cultural adaptation of the EU public to his process. This, in my view, as it progresses positively will help Europe in meeting the challenges posed by globalization, and the challenges posed by Turkish accession.
Turkey happens to be in the thick of this metamorphosis without, strangely, being used as a smoke-screen by some. However, I am confident that the smoke will dispel because Turkey, in the final analysis, is an asset for the EU, not a liability. The cooler heads in Turkey and in Europe will ultimately prevail, just as they have until now. 
I have followed closely the, let me call it debate, that took place in Luxembourg two days ago: October 3rd. The debate on Turkey was not about taking a decision regarding opening accession negotiations with Turkey. That decision had already been taken December last. The debate was about the end result of accession negotiations: which was obvious from the outset, full membership. But it took the Foreign Ministers a very long time to say this. And what they said is even in the most generous evaluation, grudging. 
Why do we see this as such, let me explain: the Turkish  texts are stringent  in comparison to past texts. They also go beyond the Copenhagen Criteria and the principles on which the EU is based. Absorption capacity of the Union a subjective concept is now enshrined as a new Copenhagen criteria. The process is geared to financial considerations of the Union, with 2014 being mentioned. However, regarding the texts we have no contention with the Aquis. Our contention is with issues that are beyond the Aquis.  Political demands that have nothing to do with the accession criteria, Cyprus being a prime example. If we do not have a solution in Cyprus it is because the Greek Cypriots at the request of their leadership said  "no" to the plan drawn up by the  UN Secretary General in consultation with all concerned parties. They are now rewarded by EU membership and have veto power over everything. The EU is unifying Europe but paradoxically perpetuating the division on the Island. 
Our friends on the Island and on the mainland must know that Turkey has the will to solve all issues on their own merits in the forum they belong, but any attempts for using the accession process as a backdoor to attain national objectives will only backfire.
Another example is "special relationship", something,  we view as a second class seat.  Turkey already has this special relationship. We have a customs union and as regards ESDP (European Security and Defence Policy) we participate in all EU led operations save Congo. 
The negotiations naturally are open-ended as all negotiations are. This has been made amply clear. But anything less than full membership as the objective of  or as an alternative to the negotiation process cannot ever be acceptable.
Turkey must do what is required from it. We expect Europe to do the same, to keep its promises. We believe that we shall need mutual solidarity and understanding to sustain a successful negotiation process.
I must also dwell upon, undiplomatic as it may be, on internal political expediencies. We all know that in the EU constitutional referenda Turkish membership was a minor issue. Polls taken by Eurobarometer, an EU institution, indicated 6% and 8% in France and Netherlands where the vote was negative.  We all know Turkey suffers from and is also combating the brand of terrorism that is known in Europe as Islamic, just as much as Christian Europe. We all know that a democratic stable Turkey is the antithesis to the clash of civilizations. We all know that Turkey is not a consumer but a provider of stability and security in its turbulent area. And we all know that there is no accession criteria saying that you cannot neighbor this or that country. But we are hearing these and resent being made a scapegoat by  European politicians.
One last point. We also know that throughout Europe in general the support for Turkish accession is in the lower twenties, the opposition being in the upper. However the significant number is the undecided. Mid-forties. And this is with all the negative undertones of today. Who knows, at the end of the negotiation process, with a Turkey meeting all the required criteria how will the undecided decide.
If the future path enfolds in such a way making it impossible for us to attain our preference certainly our intention is to continue on the path of our choice: democratic development, economic development, social development transparency, good governance,  the same values and objectives we would espouse with EU membership. 
As you all know Europe is facing challenges, Turkish accession being one. As many have said Turkey truly is both an opportunity and a challenge for Europe. The Europe that we all believe in should be able to raise to the challenge and seize the opportunity.

                                             Thank you, UgurZiyal ambasciatore di Turchia in Italia

Questi invece gli interventi di Talay e mons. Marovitch
 

In questi ultimi tempi, la volontà della Turchia di far parte della Comunità Europea ha dato occasione ai mass media di parlare spesso di questo grande paese facendone notare i dati positivi o negativi per la sua immissione, anche con aspre discussioni tra i favorevoli e î contrari.
Dobbiamo notare che quelli Contrari hanno potuto solo conoscere la Turchia dai libri o da modi di dire o fatti, spesso non veri, a dovuti a condizionamenti storici, specialmente a causa dell' appartenenza alla religione Islamica della maggior parte dei suoi abitanti.
Le persone che hanno invece avuto la possibilità di vivere in questa paese, hanno potuto apprezzarne molti valori, sia spirituali che materiali.
Un esempio per tutti è il Beato Papa Giovanni XXIII, che è stato per 90 anni Delegato Apostolico in Turchia e Amministratore del Vicariato Apostolico di Istanbul, Malgrado le proteste da parte di alcuni sacerdoti e fedeli egli ha introdotto la lingua turca nella liturgia latina, e nel suo "Giornale dell'anima" scriveva nel 1939: "lo amo i turchi, apprezzo le qualità naturali di questo popolo che ha pure il suo posto preparato nel cammino della civilizzazione". Durante i lunghi anni della Sua permanenza ad Istanbul ha potuto maturare la Sua conoscenza dell'Islam e scoprire le ricchezze spirituali che si trovano anche in questa religione monoteista. II Concilio Vaticano II , convocato da Lui, è certamente il frutto della Sua esperienza in Oriente. La dichiarazione Conciliare "Nostra Aetate" sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane esorta tutti a promuovere, assieme ai nostri fratelli musulmani, i valori morali, la giustizia sociale ,la pace e la libertà.
"La Chiesa guarda anche con stima i Musulmani che adorano l'unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore dei cielo e della tema, che ha parlato agli uomini. Essi cercano di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti di Dio anche nascosti, come si è sottomesso anche Abramo, a cui la fede islamica volentieri si riferisce, Benché essi non riconoscano Gesù come Dio, lo venerano come profeta; essi onorano la Sua Madre, la Vergine Maria, e talvolta pure la invocano con devozione. Inoltre attendono il giorno del giudizio quando Dio retribuirà tutti gli uomini risuscitati. Cosi pure essi hanno in stima la vita morale e rendono culto a Ilio soprattutto con la preghiera, le elemosine e il digiuno.
Se, nel corso dei secoli, non pochi dissensi e inimicizie sono sorti tra Cristiani e Musulmani, il Sacrosanto Concilio esorta tutti a dimenticare il passato e a esercitare sinceramente la mutua comprensione, nonché a difendere e promuovere insieme, per tutti gli uomini, !a giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà."

La Turchia infatti è erede di un grande impero con una ricca civiltà. Le sue frontiere si estendevano all' ovest fino a Vienna. Per secoli la sua capitale Istanbul (Costantinopoli) é stata fra le maggiori del continente europeo e luogo d'incontro di diverse razze e religioni, sapendo farle convivere in pare per molti anni. II trattato di Parigi del 1 858 nell'articolo 7 riconosceva già la Turchia come nazione facente parte dell'Europa.

Articolo 7: L'Imperatore d'Austria, l'imperatore di Francia, la Regina della Gran Bretagna e dell'Inghilterra, il Re di Prussia, il Re della Sardegna e l'Imperatore della Russia, dichiarano di avere accettato che l'impero ottomano venga considerato un paese europeo, che questi usufruisca di tuffi i diritti dei paesi europei e che faccia parte dei concerto di paesi europei. Ciascuno di questi monarchi accetta di rispettare l'indipendenza e (Inviolabilità delle frontiere dello stato ottomano. Inoltre garantiscono che tale rispetto continuerà. Qualunque comportamento in contrasto con ciò, verrà considerato un attacco all'interesse di tutti gli altri

Questa sua vocazione di convivialità con le religioni monoteiste è fondata anche sul Corano ove dice alla Sura della Mensa, 5, 48: "Se Dio avesse voluto avrebbe fatto di voi una Comunità Unica, ma ciò non l'ha fatto per provarvi in quel che vi ha dato. Gareggiate dunque nelle opere buone"-
E' doveroso anche ricordare che nei tempi più recenti, nel periodo della guerra fredda, la Turchia, come membro della Nato, è stata lo scudo dell'Europa contro il comunismo ateo. Ebrei e Cristiani di Turchia siamo tutti convinti che ammessa nella comunità europea, il nostro amato paese potrà essere un ponte tra l'occidente e i paesi islamici, un fattore di pace e un arricchimento materiale e spirituale per tutta l'Europa.

Aiutando la Turchia a raggiungere il livello di benessere degli altri stati europei, molte persone potranno stabilirsi in futuro in questo paese spazioso, molto riccio di risorse naturali. Nel futuro i turchi stessi non avranno più bisogno di emigrare, ma potranno al contrario accogliere molti lavoratori ed industriali da altri paesi, come è stato in passato per le comunità dette "levantine" della Turchia.
Vivendo in contatto con la popolazione turca, si vede infatti come essa sia formata da persone ospitali che amano il lavoro, (ne abbiamo esempi anche da coloro che lavorano in Germania, Belgio, Olanda, Francia e creano industrie e attività in diversi paesi dell'est europeo e dell'Asia centrale); avendo tante ricchezze naturali, potrà accogliere facilmente nel futuro molti membri delle nazioni europee dando loro nuove possibilità di lavoro.

La Turchia, pur essendo un paese laico, è a maggioranza musulmana, ma essa ha saputo convivere con persone di diverse religioni e ha conservato molti valori che spesso vediamo si sono perduti nel mondo occidentale: dal grande rispetto del nome di Dio (il turco non bestemmia mai, contrariamente a quello che si dice :."`bestemmiare come un turco ") , al rispetto per i valori familiari (sia verso i genitori che verso gli anziani o verso gli educatori), al senso del lavoro, al non essere dedito ai vizi come l'alcool, al pudore nei programmi televisivi, alla morale e ai valori comuni anche al cristianesimo, alla tolleranza verso le altre religioni. Infatti, nell' 800, quando in Europa non si poteva costruire luoghi di culto per i non cristiani ad Istanbul nella più grande istituzione per anziani e orfani di nome "Dartlacize" il Sultano aveva costruito una moschea, una sinagoga e una chiesa affinché tutti i suoi residenti potessero pregare liberamente e secondo ^la loro propria fede.
Un altro bell'esempio del rispetto dei popolo turco verso gli altri credenti si pub constatare a Konya (antica lconium) dove ha vissuto, nelle stesso periodo di San Francesco, un famoso mistico di nome Meviana Celalettin Rumi. In questa città considerata santa per molti musulmani, si trova una chiesa cattolica dedicata a San Paolo. Essa é situata su un viale principale dove si svolgono spesso diverse manifestazioni di massa. Di tanto in tanto la folla che transita su questo viale grida degli "slogan" di protesta per varie ragioni. Ma quando passa dinanzi alla chiesa tutti tacciono in rispetto verso la casa di Dio per riprendere le proteste dopo averla oltrepassata.

I turchi sanno essere riconoscenti. Alla fine della prima guerra mondiale l'ultimo Sultano Vahdettin ha fatto erigere un grande monumento al Papa Benedetto XV nel cortile della Cattedrale latina di Istanbul in riconoscenza dell'aiuto dato da questo coraggioso Papa ai prigionieri e feriti dell'esercito turco uscito sconfitto dalla guerra. Più recentemente, all'affetto manifestato al popolo turco da Mons. Roncalli (futuro Papa Giovanni XXIII), fanno della Sua beatificazione, il sindaco di Sisli, Mustafa Sangull, ha dato ii Suo nome alta strada dove ha abitato per dieci anni ad Istanbul. Nello stesso tempo, nel grande salone di nome "Ataturk Kultur Merkezi" il Ministro della Cultura, IstemMan Talay, ha fatto eseguire dal coro e dall'orchestra dell'Opera di Stato (tutti musulmani) il "Te Deum" di Marc Antoine Charpentier e "l'Alleluia" di Haendel facendo venire dall'Italia il famoso Maestro dei Coro, Fausto Regis, per preparare questa esecuzione in lingua latina. Inoltre, ha fatto stampare a spesa dei Suo Ministero la vita del buon Papa Giovanni, amico dei Turchi, in francese, inglese e turco. Ecco il testo dell'introduzione dei libro che dà un'idea della ricchezza d'anime dei turchi verso chi li ama e li rispetta
II mondo sente la mancanza di amore ed ha bisogno, più che mai di pace e fratellanza.
Garantire l'amore e la pace è il miglior modo per far si che I'umanità conviva, indipendentemente da eventuali differenze di religione, lingua o razza.
C'è sempre stato bisogno di persone e leader speciali che siano in grado di raccogliere l'umanità sotto lo scudo dell’amore e del rispetto. Nel cuore di gente con tali caratteristiche c'è sempre posta a sufficienza per tutti e queste persone hanno la forza di abbracciare !'umanità intera. Bisogna conoscere bene tale gente e far si che anche le future generazioni le conoscano.
Questo libro parta di una di queste persone, cioè di Papa Giovanni XXIII o Angelo Giuseppe Roncalli, che considerava l'umanità intera come suoi fratelli ed amici e che aveva dedicato tutta la sua vita alla causa della pace mondiale.
Prima di diventare Papa, Roncalli era stato per lungo tempo ad Istanbul come Capo Spirituale della Comunità Cattolica, Era un vero amico dei Turchi ed un ammiratore di Ataturk I Turchi lo consideravano uno di loro e la avevano accolto tra .di loro; nella stessa maniera Roncalli usava dire, io amo i Turchi",.per esprimere la simpatia che nutriva verso di essi.
L 'amichevole popolo turco non ha dimenticato e non si dimenticherà mai di Roncalli e terrà spalancata la porta dell'amicizia e dell'amore, aperta da lui.
Commemoriamo ancora una volta, con sentimenti di amicizia e rispetto, Angelo Giuseppe Roncaili, Papa Giovanni XXIII e ci congratuliamo con tutto il mondo della Cristianità per la beatificazione, avvenuta il 3 Settembre 2000,di questa somma personalità.

lstemihan Talay,
Ministro della Cultura della Repubblica Turca,
 

 

E' un fatto che, attualmente, la situazione giuridica delle comunità non musulmane, ha ancora alcuni problemi in Turchia, non tanto come libertà di culto, quanto per il mantenimento dei beni immobili utili per l'espletamento delle attività religiose. C'è anche da far notare, purtroppo, che durante il periodo della caduta dell'impero ottomano alcuni membri delle nostre comunità hanno collaborato con i nemici e invasori del paese e hanno preso le amni contro le popolazioni locali. Dopo (istituzione delta Repubblica, si sono avute, come reazione, delle restrizioni verso di loro ,come il servizio militare obbligatorio ma senza .possesso di armi. Oggi, però, questo provvedimento è cambiato al punto che il Patriarca greco Bartolomeo I e l'armeno Mesrop II hanno potuto prestare i1 loro servizio militare in qualità di ufficiali di riserva. Attualmente, il non riconoscimento della personalità giuridica delle nostre Chiese provoca lentamente la confisca dei loro beni immobili; inoltre esse non possono ricevere eredità o benefici economici per il mantenimento dei loro luoghi di culto o per le loro istituzioni di beneficenza. Ultimamente, con la volontà della Turchia di entrare nella Comunità Europea, si sono promulgate nuove leggi che aboliscono queste discriminazioni in applicazione dei criteri di Copenaghen ma la loro attuazione è molto lenta a causa di alcuni ostacoli burocratici e anche per la cattiva volontà di alcuni funzionari ultra conservatori che vogliono mantenere lo "statu quo". Un proverbio turco definisce motto bene questa situazione : " Un matto butta una pietra in un pozzo profondo e quaranta saggi non riescono a tirarla fuori ".
Siamo convinti che la firma di un "modus vivendi" fra la Turchia e la Santa Sede, che intrattengono attualmente delle relazioni diplomatiche, risolverebbe rapidamente tutti i problemi della Chiesa cattolica in Turchia, senza ricorsi infiniti ai Tribunali che rovinano le nostre magre risorse obbligandoci a mendicare presso le Chiese dell'Occidente per poter sopravvivere,

Infine è da ricordare che la Turchia conserva tutte le memorie storiche dei primi tempi del cristianesimo, tanto che possiamo dire che le vere radici dell'Europa e la culla del Cristianesimo sono ad Antiochia (Sede di S.Pietro, prima di Roma dove i Cristiani, secondo gli Atti degli Apostoli, hanno ricevuto per la prima volta questo bel nome), a Tarso (città nativa di S.Paolo),ad Efeso (dove S.Giovanni si à recato con la Madonna), a Nicea (città del primo Concilio Ecumenico e dei nostro Credo), nella Cappadocia (luogo ove sono vissuti ì Padri della Chiesa primitiva). Ancora oggi la casa della Madonna ad Efeso è un luogo di dialogo e di preghiera visitato continuamente da moltissimi pellegrini musulmani turchi, quasi più che dai cristiani. Infatti essi la considerano, come noi, la Madre più pura e santa dell'umanità e motti danno atte foro figlie il bellissimo nome di Maria ( MERYEM ) e ai loro figli il santo nome di Jesú ( ISA ).
Considerando tutto ciò la Conferenza Episcopale di Turchia, della quale sono il portavoce, e che è da motti anni membro dei CCEE (Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa) é convinta che non si dovrebbe isolare la Turchia ed esitare ad accoglierla nel grande coro dei paesi dell'Europa. 3!t .
Grazie di avermi ascoltato. .


Roma, 5 Ottobre 2005 -
Canonico Georges Marovitch Portavoce della Conferenza Episcopale di Turchia
 

14.10.2005

 

IL GRIDO DI ALLARME

In Turchia, nonostante la libertà di culto, ci sono  - come ha spiegato mons. Luigi Padovese - difficoltà nel celebrare le messe e nel distribuire l'Eucarestia. I casi emblematici di Adana e Tarso.

La_consacrazione_di_mons._Lugi_PadoveseNonostante il fatto che in Turchia ci sia la libertà di culto, i cristiani incontrano alcuni problemi nel celebrare le messe. Lo ha detto il vicario apostolico in Anatolia mons. Luigi Padovese, che ricopre anche l'incarico di vice-presidente della Conferenza episcopale turca. Padovese è stato intervistato dalla <Radio vaticana>. 
''La Turchia come terra di antica memoria cristiana - ha detto - presenta una pluralità di situazioni in rapporto all'Eucaristia. Tanto per dire, al Sud dove abito io, nelle nostre celebrazioni convergono cristiani non soltanto latini, ma anche armeni, caldei, siro-cattolici ed ortodossi. C'è di fatto un ecumenismo della vita, che ci tiene tutti assieme intorno alla realtà di una Chiesa che è ormai una realtà minoritaria. L'Eucaristia diventa per noi l'unico momento significativo di aggregazione e non soltanto tra cattolici, ma tra cristiani''. Nel Paese, ha osservato il vescovo ''c'è libertà di culto, però ci sono dei problemi pertinenti a situazioni locali: disgraziatamente - ha raccontato - ho dovuto chiudere cinque giorni fa la chiesa di Adana, perché il comune di Adana non mette in pratica una legge statale che prevede un congruo spazio tra il luogo di culto e l'abitato. Attorno alla chiesa di Adana, abbiamo una discoteca, un ristorante e non ci è possibile celebrare la messa a causa dei rumori. Questo mi ha portato ad una decisione sofferta, ma d'altra parte una decisione dovuta, proprio perché si interrompa questa catena di promesse che non trovano poi mai adempimento''
Circa i rapporti con la maggioranza musulmana, mons. Padovese ha osservato: ''Devo dire che io amo la Turchia ed amo il popolo turco. Vorrei dirlo molto chiaramente, perché questo risponde a quello che sento dentro di me. Ci sono, però, situazioni che devono essere chiarite. Analogamente a quanto detto per Adana, c'è la situazione di Tarso. A Tarso esiste una chiesa-museo: non ci è possibile celebrare l'Eucaristia senza dover chiedere un permesso scritto. Quando arrivano gruppi, improvvisamente, la cosa riesce estremamente difficile. Credo che da parte della comunità cattolica, ma direi anche da parte della comunità cristiana occorre far sentire la nostra voce affinché in luoghi così significativi per noi cristiani ci sia un posto dove poter celebrare l'Eucaristia senza chiedere permessi. (Ansa)
14.10.2005

FIGLI DI KEMAL

Il 3 ottobre 2005 è stato raggiunto l'accordo per l'avvio dei negoziati di adesione della Turchia all'UE. Il Governo di Ankara ha accettato la bozza di intesa approvata in precedenza dai 25 Paesi dell'Unione. Un Paese musulmano di 70 milioni di abitanti si affaccia in Europa. Sembra il punto d'arrivo di un processo iniziato all'indomani della Prima Guerra Mondiale e del crollo dell'Impero Ottomano.

L'eccezione Turchia
Kemal_AtaturkLa Turchia è un Paese musulmano, ma non è uno Stato islamico. La stragrande maggioranza della sua popolazione è di fede musulmana (il 99 per cento) ma il suo ordinamento statale e le fonti del suo diritto (penale e civile) non hanno nulla a che fare con il Corano. E' un caso unico. La Turchia è cioè uno Stato laico. L'eccezione turca è frutto dell'opera di uno dei personaggi più interessanti del Novecento: Mustafa Kemal (1881-1938), detto Atatürk.
La nascita della Turchia moderna
L'Impero Ottomano si sgretola con la Prima Guerra Mondiale. La Turchia, sconfitta insieme a Germania e Austria, vede il proprio territorio ridotto alle sole province dell'Anatolia non cedute ai Greci. Ma quando il trattato di Sèvres (1920) assegna anche Smirne alla Grecia, i Turchi insorgono. Il trattato, non ratificato dal Parlamento turco, costituirà il bersaglio della rinascita turca, guidata da Mustafa Kemal, il quale è emerso, nel corso delle vicende drammatiche della guerra, come figura assolutamente eccezionale per dirittura morale, chiarezza di obiettivi politici e valore militare. Brillante ufficiale, aveva percorso rapidamente le tappe della carriera militare. Aveva partecipato alla rivoluzione dei Giovani Turchi (1908), si era distinto nella guerra italo-turca per la Libia e nelle operazioni di Gallipoli e del Caucaso.
L'ascesa di Kemal
Mustafa_Kemal_AtaturNel 1922, ormai con l'appoggio incondizionato delle Forze Armate, Kemal fonda il Partito del Popolo. Nel frattempo aveva guidato la riscossa armata, liberando il territorio nazionale. La Russia bolscevica e l'Inghilterra devono fare i conti ormai con la Turchia di Kemal. E si arriva alla revisione del trattato di Sèvres, con una lunga trattativa, che terminerà nel 1923 (24 luglio) a Losanna. La Turchia, riconosciuta come Stato indipendente e sovrano, si assicura la piena sovranità su Tracia orientale, Costantinopoli, Smirne, Cilicia, litorale del Mar Nero e province orientali; e una sovranità più limitata sugli Stretti, che vengono smilitarizzati, mentre la sicurezza militare di Istanbul viene affidata alla Società delle Nazioni. Le truppe kemaliste entrano nella capitale. Il 29 ottobre 1924 viene proclamata la Repubblica turca, e s'insedia il governo repubblicano, sotto la presidenza di Kemal Atatürk.
Il primo Paese musulmano a divenire Repubblica
Prima costituzione, provvisoria, nel 1921. Il popolo viene proclamato come l'unico depositario della sovranità; l'Assemblea Nazionale ne è l'interprete. Il 13 ottobre 1923 la capitale viene spostata ad Ankara. La nuova Carta Costituzionale viene emanata il 20 aprile 1924. Lo Stato assume la forma repubblicana, la religione ufficiale è quella islamica e la lingua quella turca. La Repubblica è retta dalla Grande Assemblea Nazionale di Turchia (Kamutay), la quale elegge tra i suoi componenti il presidente della Repubblica, che rimane in carica 4 anni ed è rieleggibile.
La grande riforma di Kemal
Fondamentale è la legge del 20 maggio 1928, che sanziona la divisione tra potere religioso e potere politico, nonché l'abrogazione dell'articolo della Costituzione del 1924 che aveva dichiarato l'Islam come religione ufficiale dello Stato. La laicità è il criterio fondamentale del nuovo ordinamento dello Stato. Dal 1923 al 1932 è un susseguirsi di riforme. Kemal abolisce il califfato e i tribunali religiosi (1924); proibisce il fez e il turbante (1925); sopprime le confraternite e gli ordini religiosi, confiscando i loro beni e chiudendo le scuole confessionali, sostituite da scuole laiche statali (1925); impone l'adozione del calendario gregoriano, troncando ogni legame con la cronologia islamica (1925); abolisce la poligamia e sancisce l'uguaglianza uomo-donna (1926); sopprime l'insegnamento dell'arabo (1929); sostituisce la lingua turca all'arabo nella liturgia, e fa tradurre il Corano in lingua turca (1932); impone l'adozione del sistema metrico decimale (1932). Nel 1934 si attribuisce il cognome Atatürk (padre dei Turchi). A rendere più presente il controllo sulle riforme già attuate, e a promuovere la necessaria formazione del consenso, vengono istituite nel 1931, in ogni città e in ogni paese, le Case del Popolo (corsi di lingua turca, e di altre lingue; letteratura e storia; belle arti e prosa; attività ginniche e sportive; assistenza sociale; scuole popolari; musei e biblioteche; mostre e attività rurali).
Atatürk si ispira dichiaratamente al positivismo di Auguste Comte (1798-1857). Secondo Comte la storia dell'umanità procede linearmente dallo stadio religioso a quello scientifico. La scienza è destinata ad avanzare, la religione è fatalmente condannata a recedere. La resistenza religiosa alla scienza è perciò un ostacolo al progresso. Il modello da imitare, per Atatürk, è la Francia, da cui importa anche il termine "laicismo" (laiklik), fino ad allora sconosciuto in Turchia.
Il segno di Atatürk
La riforma kemalista è, a giudizio degli studiosi, una delle più importanti costruzioni politiche della storia. Il Partito Repubblicano del Popolo egemonizza la scena politica turca a lungo. Il suo predominio è una scorciatoia verso la modernizzazione e una garanzia sicura contro la rivoluzione sociale di tipo bolscevico. Il modello della Turchia si avvicina a una oligarchia di tipo militare: nel corso degli anni il ceto militare rappresenterà una garanzia contro le tante tentazioni di ritorno al passato.
L'Islam turco resiste nel privato
Bandito dalla sfera pubblica, l'Islam sopravvive negli spazi privati. E' bene ricordare che la rivoluzione kemalista non istituisce affatto l'ateismo di Stato. L'Islam è praticato da milioni di fedeli e al suo interno vedono la luce nuovi movimenti. I più importanti sono le confraternite sufi della Naqshbandiyya e il movimento riformista Nur ("Luce") fondato da Said Nursi (1876-1960), che riesce a conservare un proprio ruolo in ambito culturale attraverso i circoli di lettura delle Epistole della Luce, il libro-guida del fondatore.
I militari custodi della laicità dello Stato
In Turchia il Consiglio per la Sicurezza Nazionale composto dagli alti vertici militari, è il custode del laicismo dello Stato e ha il potere costituzionalmente riconosciuto di interferire pesantemente sul governo civile. Negli anni della Guerra fredda la pressione sull'Islam si allenta. I generali credono infatti che l'Islam sia un buon antidoto contro il comunismo. Il colpo di Stato del 1980 apre la strada a un governo voluto dai generali ma guidato da una personalità religiosa di ambiente sufi, Turgut Ozal, seguace della Naqshbandiyya guidata dallo sceicco Topcu.
1995: l'azzardo di Erbakan
Un altro seguace di Topcu, Erbakan, fonda, negli anni Novanta, il partito religioso Refah ("Benessere"), che nel 1995 vince le elezioni. Erbakan osa mettere in discussione il kemalismo e ammicca all'Islam oltranzista dei Fratelli Musulmani egiziani. L'esercito reagisce con il colpo di Stato "soffice" del 28 febbraio 1997 in cui lo stesso Erbakan è convinto a promulgare nuove leggi anti-religiose che porteranno alla messa al bando del suo partito Refah.
Con Erdogan non cambia granché
Il 3 novembre 2002 il partito islamico Adalet ve Kalkinma (Akp, "Giustizia e Sviluppo"), ottiene, con il 34,2 per cento dei voti, la maggioranza assoluta dei seggi del parlamento. Il suo leader Recep Tayyp Erdogan diventa primo ministro qualche mese più tardi. Nel programma dell'Akp la shari'a (legge islamica), è indicata come un orizzonte ideale piuttosto che come insieme di precetti fissi e immutabili. In questi due anni Erdogan ha dimostrato di essere un alleato fedele degli Usa e di puntare all'ingresso nell'Unione europea.
Turchia, un modello non esportabile
All'indomani della rivoluzione kemalista, molti Paesi musulmani e arabi guardarono alla Turchia come a un modello da imitare. E invece la "rivoluzione laicista" rimarrà un caso isolato. Una situazione simile alla Turchia di Atatürk si sarebbe potuta determinare in Egitto con Gamal Abdel Nasser, soprattutto dopo la nazionalizzazione del canale di Suez nel 1956, atto che lo rese popolare in tutto il mondo arabo.
In realtà, in molti Paesi arabi e musulmani, è mancato un processo di "laicizzazione" della vita pubblica, ma questo non ha impedito che queste società conoscessero una secolarizzazione profonda e - per certi versi - devastante. E' evidente che oggi in Egitto, Iraq, Siria o Algeria non vi è quasi niente nell'economia, nella politica o nella giurisprudenza che sia conforme alla shari'a. L'Islam viene, in un certo senso, retrocesso agli aspetti meno importanti della vita pubblica. Un processo forse inevitabile, ma mai esplicitato e tanto meno guidato. Ecco allora che, come descritto dallo scrittore egiziano premio Nobel Nagib Mahfuz, ''il musulmano medio vive una sorta di sdoppiamento tra una sfera pubblica sempre più 'occidentale' e una dimensione privata in cui l'Islam occupa ancora un ruolo fondamentale''. Ottant'anni dopo Atatürk, la Turchia fa ancora storia a sè. (Antonello Sacchetti/Criticamente)
14.10.2005

UNA SFIDA CONTRO IL FANATISMO ISLAMICO

Il premier turco Erdogan  ad un convegno ad Antiochia (Hatay) per favorire l'intesa tra i tre grandi monoteismi semitici

Pochi sanno che, una settimana prima che iniziasse il difficile cammino che forse nel 2015 porterà la Turchia in Europa, Recep Tayyip Erdogan  in persona si era recato a tenere un comizio molto importante nella decentratissima città di Antiochia (Hatay in turco) per suggellare con la propria impronta l'apertura di un meeting delle religioni e delle culture tenutosi in quella città dal 26 al 29 di settembre. Presente anche il patriarca ortodosso di Istanbul, Bartolomeo II, il rabbino capo di Antiochia e una nutrita cerchia di teologi islamici turchi, tutti assolutamente moderatissimi nelle predicazioni , negli insegnamenti e nelle interpretazioni del Corano, il convegno è diventato da una parte il biglietto da visita con cui Erdogan pensa di presentarsi in Europa ( e infatti con molta probabilità si ripeterà ogni anno) e dall'altra il messaggio che il premier intende mandare a quei larghi strati della popolazione turca che hanno interpretato la sua vittoria alle elezioni come un permesso di tornare al passato per ataturkiano quando l'Islam dava alla Turchia gli stessi problemi che da oggi a tanti Stati arabi. Avviate con enorme fatica, e dopo un decisivo intervento degli Stati Uniti su entrambe le parti in lizza, le lentissime procedure per assimilare la Turchia dentro l'inquieta Europa dell'euro e degli euro burocrati, varrà ora la pena di porsi la domanda che aleggia dietro ogni polemica sul ruolo di Ankara nella UE del dopo 2015: questa scelta ci porterà più o meno terrorismo islamico? Più o meno humus fondamentalista? Ebbene, forse apparirà controcorrente con il comune sentire che si riempie la bocca e le orecchie di guerre di civiltà ( o di " inciviltà"), ma tutti gli analisti politico-militari sanno benissimo che l'esercito turco (si badi bene, l'equipaggiatissimo esercito e non la società civile) sarà in un domani molto vicino e in parte lo è già oggi l'unica diga credibile al dilagare della predicazione del fanatismo islamico nel Medio Oriente e di conseguenza l'unico vero Muro contro il terrorismo della stessa matrice.
L'esercito turco infatti accetta l'islamismo di Erdogan solo perché quest'ultimo ha a sua volta accettato di emendarsi dagli errori di gioventù che lo avevano anche portato in carcere per un anno a causa dei propri proclami da fanatico musulmano . Erdogan invece attualmente è l'espressione del sufismo turco, Mevlevi ed Helevetii Jerrahi sono le tariqe più importanti, e si è dato una vistosa ripulita dalle idee e dagli amici di un tempo. Ben attento a evitare di venire in futuro deposto dall'esercito turco che è oggi la stessa vigile sentinella che fu contro il comunismo ai tempi della guerra fredda, Erdogan nel proprio discorso di apertura convegno ha parlato a favore della globalizzazione del mercato ("è come un torrente in piena, opporsi è stupido, però si possono fare delle dighe per incanalare l'acqua e non venirne sommersi") e contro l'odio del diverso che esiste in tante società del Medio Oriente (io condanno con la stessa fermezza l'antisemitismo e i suoi frutti di terrore e l'islamofobia con le conseguenze che ciò porta in Europa"). E anche il Vaticano, pur non accettando di presenziare ufficialmente al convegno con la persona del Papa o del segretario di stato, non ha affatto ritenuto di ignorare questa riunione interreligiosa scomodando l'arcivescovo Pierluigi Celata, responsabile Vaticano del dialogo interreligioso, a presenziare come osservatore e come latore di un breve messaggio di Benedetto XVI. (Dimitri Buffa/L'Opinione.it)
14.10.2005

LA FONDAZIONE MARMARA VISITERA' MARDIN 

Convegno di due giorni sul tema "Strategia per lo sviluppo economico delle donne" nel sud-est dell'Anatolia.

Un_intervento_al_Marmara_FoundationThe Marmara Group Strategic and Social Research Foundation held a two-day meeting on "Strategies for Economic Development of Women in Southeastern Anatolia" in cooperation with the Southeastern Anatolia Project (Gap) Administration and the United Nations Development Program (Undp).
The meeting was moderated by the Marmara Group Foundation and Human Rights Platform Chairwoman Müjgan Suver, Professor Yıldız Ecevit, Assistant Professor Şemsa Özar and Nazik Işık.
The meeting was attended by Gap Administration Chairman Muammer Yaşar Özgül, Undp representative in Turkey Jakob Simonsen, Marmara Foundation President Akkan Suver, directors and educators from 30 Multi-Purpose Community Centers (Çatom), representatives of Turkish NGOs, project coordinators, academics, parliamentarians and mayors of the region, the Marmara Foundation's Executive Council and Academic Council members and businessmen.
Mardin Mayor Temel Koçaklar and State Minister for Women and Family Affairs Nimet Çubukçu made opening speeches during which attendees expressed their views on creating a roadmap for solving the problems in the region and discussed how to make successful projects sustainable.
The Marmara Foundation will continue to hold meetings on "Economic Development and Women's Employment" in other cities including Adana, Gaziantep, and Şanlıurfa to support women's entrepreneurship. (Turkish Daily News)
14.10.2005

 

IL TRIANGOLO "NO"

Cipro-Turchia-UE:  cosa direbbe la dea della bellezza Afrodite, affiorata dalle acque della costa sud-occidentale dell'isola mediterranea, nel vedere che la sua terra natia è divisa da una linea che separa i suoi abitanti?

L'isola_di_CiproCipro, piccola isola in una posizione strategica nel Mediterraneo, terra di Afrodite, storia segnata da tentativi di conquista: da Alessandro Magno a Riccardo Cuor di Leone, dai templari ai veneziani, dagli ottomani ai britannici. Tanto strategica - le coste di Turchia, Siria e Libano non sono lontane - che questi ultimi, quando nel 1959 le concessero l'indipendenza, pensarono bene di conservare due basi militari. Ma la sua popolazione, composta principalmente da greci e turchi, non ha pace. Il 15 luglio 1974 il sanguinoso golpe filo-greco sferrato dall'agonizzante giunta dei colonnelli al potere ad Atene, offrì ad Ankara l'occasione di invadere militarmente l'isola. Nel 1983 i turco-ciprioti autoproclamarono nella zona occupata, la Repubblica turca di Cipro del Nord (Rtcn), che ottenne riconoscimento di Stato sovrano solo da Ankara. Mentre la Turchia non ha ancora riconosciuto la Repubblica di Cipro.
Cipro-greca entra in Europa
In poco più di vent'anni ci sono stati numerosi tentativi di riunificazione sotto l'egida dell'Onu, ma tutti poco efficaci. L'ultimo è stato quello proposto nella primavera del 2004 dal Segretario generale dell'Onu, Kofi Annan, alla vigilia dell'ingresso in Europa della parte greca dell'isola. Il cosiddetto piano Annan prevedeva una federazione cipriota tra due entità largamente autonome, riunite in una Repubblica di Cipro greco-turca, sul modello elvetico. Dopo un continuo susseguirsi di accuse e richieste da entrambe le parti, il 24 aprile 2004 il piano fu sottoposto a referendum popolare. Mentre nella Repubblica turca di Cipro del nord il 65% della popolazione era favorevole al "piano Annan", dall'altra parte della Green Line il 75% della popolazione si dichiarò sfavorevole: il referendum risultò un fallimento e vide vanificarsi la speranza di abbattere quello che oggi è l'ultimo muro d'Europa.
Segnali di distensione da parte turca si erano registrati già nell'aprile 2003, quando per la prima volta dopo quasi trent'anni, il governo del nord aprì le frontiere e oltre 1.000 turco-ciprioti e quasi 600 greco-ciprioti varcarono la linea verde che divide in due Cipro dal 1974.
Dall' 1 maggio 2004 Cipro la bella è tra i venticinque dell'UE: formalmente tutta l'isola è entrata nell'Unione, ma la sua parte nord-orientale ha lo status di "territorio occupato". Conseguenze positive si sono però avute anche per la parte turca: la Commissione UE ha varato un pacchetto di aiuti e una serie di provvedimenti volti a facilitare il commercio e lo sviluppo economico della parte settentrionale dell'isola. Nell'agosto 2004 gli scambi di merci tra nord e sud di Cipro sono formalmente ripresi, in seguito all'applicazione della normativa dell'Unione europea. Merci turco-cipriote possono ora essere legalmente vendute nel sud, e da qui esportate verso paesi terzi.
E ora dove va?
Il 2005 è stato anno di novità in quanto al processo di riunificazione: all'inizio dell'anno il Presidente greco-cipriota Tassos Papadopoulos ha dichiarato di essere pronto a riprendere i negoziati di pace con la parte turca dell'isola. Segnali positivi arrivano anche durante le elezioni anticipate di febbraio, con la vittoria, in seno alla Rtcn, del Partito Repubblicano Turco (Ctp), formazione di sinistra favorevole alla riunificazione dell'isola e guidata dal premier turco-cipriota uscente Mehmet Ali Talat. "I risultati della consultazione dimostrano il chiaro desiderio della comunità turco-cipriota di continuare i preparativi per la sua piena integrazione nell'Unione Europea", ha dichiarato l'esecutivo comunitario in un comunicato diffuso a Bruxelles, aggiungendo che gli stessi risultati dimostrano "che i turco-ciprioti si impegnano per la riunificazione di Cipro". Ad aprile, rinunciando al mandato di Primo Ministro, Talat giura come presidente della Repubblica Turca di Cipro Nord, succedendo allo storico leader nazionalista e intransigente Rauf Denktash, che guidava la Rtcn dal 1976.
Talat è apertamente sostenuto dal premier turco, Recep Tayyip Erdogan, che in lui vede un leader capace di aiutare Ankara a risolvere il puzzle cipriota in armonia con l'Unione Europea, specie in vista del riconoscimento di fatto della Repubblica di Cipro. Posto dall'UE, quest'ultimo, quale condizione perché il 3 ottobre prossimo si sia dato il via al negoziato con Ankara per l'adesione della Turchia all'UE.
Il balletto verso il riconoscimento
Intanto il balletto turco-europeo continua con la richiesta di applicare il protocollo doganale a tutti i venticinque paesi dell'UE - includendo così il riconoscimento della Repubblica di Cipro da parte della Turchia. E Cipro torna alla ribalta delle cronache internazionali. La Turchia sostiene che riconoscerà Cipro solo quando avverrà la riunificazione, ma l'alto rappresentante per la politica estera europea, Javier Solana, risponde che se la Turchia vuole entrare nella "grande famiglia" europea, ne deve riconoscere tutti i membri.
Se la Turchia riconoscesse la repubblica cipriota, implicitamente delegittimerebbe il governo del nord: ma allo stesso tempo se l'UE negozia l'ingresso della Turchia non starebbe forse sostenendo uno stato invasore, oppure legittimando la Rtcn? La questione è ancora aperta e meriterebbe senz'altro più attenzione. Dopo il primo passo del 3 ottobre scorso, altro non ci rimane che augurare ad Afrodite di vedere presto la sua gente unita. (Elvira Corona/Cafèbabel)
14.10.2005

"RINASCIMENTO" ECONOMICO
DI UN PAESE

Stando alle stime rilasciate, la Turchia si colloca oggi - con un prodotto interno lordo pari a 300 miliardi di dollari - tra i 20 sistemi più floridi al mondo. Tale risultato è tanto più rilevante in considerazione della forte crisi subita nel 2001 e della difficile congiuntura internazionale nel quale si è prodotto. 

Made_in_TurkeyAbdullah_Gul_(a_destra_nella_foto)_assieme_ad_Ali_Babacan"Rinascimento turco". Così viene sempre più spesso presentato dagli analisti economici internazionali il processo di crescita economica in corso in Turchia da oramai un triennio. Da quando cioè, sulla spinta degli accordi economici con il Fondo Monetario Internazionale, le autorità di Ankara inauguravano quella fase di decisa riforma del settore economico che avrebbe permesso al Paese di gettarsi alle spalle la dura crisi del 2001. Un "rinascimento" che colloca oggi la Turchia - con un Prodotto Interno Lordo pari a 300 miliardi di dollari - tra le 20 economie più floride al mondo ed all'avanguardia tra gli stessi Paesi facenti capo all'Oecd. Non è un caso che banche d'affari internazionali del calibro di Merryl Lynch e di Morgan Stanley abbiano di recente pubblicato lusinghieri rapporti sullo stato e sulle prospettive di medio e lungo termine per l'economia turca.
Rallentamento nella crescita
In questo quadro d'insieme, non preoccupano dunque i dati sul rallentamento della crescita economica previsto per il 2005 - dopo l'imponente tasso del 10% circa dell'anno passato. Secondo recenti stime, infatti, il tasso di crescita previsto per l'anno in corso si assesterà attorno al 6%. Una contrazione, questa, in larga parte dovuta alla crescita del prezzo del petrolio ed all'indebolimento del valore del dollaro che, unitamente all'apprezzamento della valuta turca, hanno determinato una contrazione tanto della domanda interna, quanto del livello di esportazioni di prodotti nazionali. "L'economia turca" sottolinea tuttavia il ministro dell'Economia Ali Babacan "ha una struttura forte, non paragonabile a nessuna fase della sua storia". Sembra essere proprio questo, difatti, il maggiore tra i risultati conseguiti dal governo dell'Akp: l'aver garantito cioè al Paese uno sviluppo economico coerente e sostenibile, prodotto di avvedute politiche fiscali e di liberalizzazione dei mercati. Uno sviluppo economico la cui è forza è dimostrata dalla convinzione di Ankara di poter raggiungere, nel 2006, gli obiettivi posti da Maastricht in termini di rapporto tra deficit e Pil.
Primo dato rispetto al quale la ricetta dell'Akp sembra aver dato i propri frutti è di certo quello relativo al tasso di inflazione. Dopo decenni di inflazione galoppante - a livelli superiori al 70% ancora sul finire degli anni '90 - la politica economica governativa è riuscita nell'intento di riportare ed assestare tale valore ad un livello compreso tra il 7 e l'8%. Un successo, in tal senso, sembra essere stata l'introduzione della "Nuova Lira Turca" (Ytl), ottenuta dalla eliminazione di 6 zeri dal valore nominale della stessa. Per quanto, infatti, molti analisti avessero predetto una nuova fase di espansione inflazionistica, questo rischio - a nove mesi dalla sua introduzione ed a tre dalla definitiva scomparsa della vecchia moneta - sembra essere stato definitivamente scongiurato, nonostante la diffusione della Ytl abbia oramai superato l'80% del totale del circolante. Sulla scia di questi risultati, dunque, l'esecutivo turco - tanto quanto la Banca Centrale Turca - non sembra intenzionato ad intervenire con quelle politiche di svalutazione della moneta che servirebbero da incentivo in primo luogo alle esportazioni - e che gran parte del mondo industriale turco sembra oggi richiedere.
Ulteriore nota stridente, nel panorama dell'economia turca, deriva infatti direttamente dai dati relativi al saldo delle partite correnti della bilancia dei pagamenti: i profitti e le performance delle esportazioni stanno rallentando, mentre cresce rapidamente il volume delle importazioni di prodotti di investimento. Secondo i dati forniti dalla Banca Centrale, infatti, nel corso del primo semestre del 2005, il volume delle importazioni - nominalmente superiore ai 50 miliardi di dollari - ha fatto registrare un incremento percentuale di 21 punti, vanificando l'effetto benefico di un aumento delle esportazioni del 20% - per un valore di circa 34 miliardi di dollari. L'effetto combinato delle due tendenze è stato dunque un innalzamento del deficit nella bilancia dei pagamenti del 36%, con un conseguente aumento del deficit nazionale a circa 13 miliardi di dollari. Stando dunque a tali cifre, ed alle conseguenti stime degli analisti turchi ed internazionali, il valore del deficit potrebbe superare, a fine anno, i 20 miliardi di dollari - contro i 15 delle previsioni governative.
Babacan, tuttavia, ha voluto a tal proposito sottolineare come i Paesi con ampie economie avviati sulla strada dell'integrazione nella struttura dell'Unione Europea, si trovino tradizionalmente ad affrontare squilibri nella bilancia dei pagamenti. Lo stesso ministro per il Commercio Kurzad Tuzmen - che pure, in passato, non ha mancato di far sentire una voce di dissenso rispetto alla politica monetaria del governo - ha rimarcato come l'elevato livello di importazione di beni di produzione non costituisca un danno per l'economia, nella misura in cui esso segnala un incremento della produzione nazionale destinata ai mercati esteri. D'altro canto, nello stesso arco di tempo, il processo di razionalizzazione dell'apparato economico e produttivo turco avviato dall'Akp, ha prodotto un incremento delle riserve monetarie nazionali pari a 7 miliardi di dollari. Un incremento che, secondo Babacan, è sufficiente - se considerato unitamente agli investimenti finanziari attratti dal Paese grazie agli alti tassi di interesse reale - a finanziare il deficit in questione.
Se oggi dunque la Turchia può beneficiare di un settore privato così in crescita da porsi a fattore riequilibrante degli squilibri economici, ciò è dovuto in gran parte all'azione dell'Akp. Un'azione concentratasi, in primo luogo, sull'innalzamento dei tassi di produttività di un settore, quello privato turco, sino ad allora largamente inefficiente. Ed è proprio la maggiore produttività a costituire, secondo molti analisti internazionali, il vero segreto degli elevati rendimenti economici nazionali. Come sottolineato recentemente da Serhan Cevik, di <Morgan Stanley>, "Secondo i nostri calcoli, il ritmo di crescita tendenziale della produttività del lavoro è passato da una media del 2.4% degli anni 90 al 6.3% degli ultimi tre anni: è aumentato così il tasso di crescita potenziale del Paese e si è innalzato un muro contro le pressioni inflazionistiche". Una maggiore produttività che, va notato, non ha danneggiato - ma, al contrario, innalzato - lo standard qualitativo del prodotto turco, che appare oggi in grado di competere con profitto sui mercati internazionali, di affermare in essi il cd. Made in Turkey - prendendo in prestito la formula utilizzata dalla recente fiera svoltasi nel corso dell'estate a Dubai.
I dividendi dell'azione economica dell'attuale esecutivo turco, derivano poi, in larga misura, dal deciso avvio del processo di apertura dell'economia ai mercati internazionali e di privatizzazione - preparati e sostenuti dal notevole snellimento di quelle procedure burocratiche che avevano a lungo imbrigliato le possibilità di investimento. La Turchia si è così mostrata in grado di richiamare le attenzioni degli investitori europei ed internazionali, attirando un livello di investimenti diretti stranieri in larga parte inatteso. In tale quadro, i soli ricavi derivanti vendita a privati di compagnie statali ha infatti raggiunto, a tutt'oggi, un valore di poco inferiore al 13 miliardi di dollari - valore superiore a quello cumulato nei decenni precedenti e che, secondo numerose stime, potrebbe superare per fine anno i 15 miliardi.
Prospettive di medio e lungo periodo

Lungi dall'essersi esaurito, il potenziale turco di attrazione di investimenti stranieri resta ancora elevato. In primo luogo ciò dipende dalla apertura ai mercati di settori sino a poco tempo fa completamente sotto il controllo dello stato, o piuttosto interessati da una solo marginale quota di partecipazione internazionale - il florido settore bancario, ad esempio, con una presenza estera pari solo al 10-15%, risulta uno dei segmenti di economia nazionale con maggior potenziale d'attrazione sulla finanza europea e non. Il trend favorevole di apertura dell'economia sembra beneficiare tuttavia principalmente del miglioramento generale delle condizioni per gli investimenti assicurato dalla spinta riformista del Governo Erdogan. Come sottolineato da Babacan, "la fiducia [dei mercati internazionali] è la principale ragione del nostro successo nel corso dell'ultimo triennio. La fiducia della società turca e del mondo degli affari nel futuro della Turchia è incrementata grazie alla continuità ed alla trasparenza in politica". In questo senso, lo sforzo di armonizzare la sfera politica ed economica nazionale con gli standard propri dell'Unione Europea, sembra aver rappresentato la massima priorità e, apparentemente, il principale successo dell'esecutivo in carica - senza peraltro che, stando alle previsioni dei maggiori investitori internazionali, un eventuale fallimento dell'apertura dei negoziati con l'UE possa tradursi in una nuova fase di isolamento economico.
La maggiore interazione economica con l'estero appare peraltro logica conseguenza della politica governativa delle cd. "Nazioni Confinanti e Vicine", che ha tentato di favorire un più intenso volume di scambi con i Paesi della ex-Unione Sovietica, così come con quelli arabi del Medio Oriente. Sulla scia dei migliori rapporti politici con questi ultimi - così come dei maggiori ostacoli che, dopo il 2001, essi incontrano nei mercati statunitensi ed europei - la Turchia ha infatti beneficiato di un boom nell'afflusso di capitali arabi. Qualcosa come 200 compagnie mediorientali hanno infatti iniziato ad operare nel Paese nel corso dell'anno passato, con un investimento di 42 milioni di dollari, diretto principalmente verso i settori delle telecomunicazioni, del turismo, delle infrastrutture e della finanza. D'altro canto, se l'Unione Europea rimane, nel suo complesso, il maggior recipiente per le esportazioni turche - che, significativamente, da agricole sono divenute oggi prevalentemente industriali - i Paesi "confinanti e vicini" assorbono attualmente il 35% delle esportazioni, con un incremento percentuale di 40 punti nel corso dell'ultimo anno.
Conclusione

La rifondazione dell'economia turca operata sotto la guida dell'Akp, sembra aver dunque con successo fornito ad essa una vitalità ed una stabilità che da tempo ormai non la caratterizzavano. Uno sviluppo la cui solidità - fatta di rigore fiscale ed aumento della produttività, di snellimento delle procedure burocratiche e di maggiore apertura ai mercati internazionali - permette oggi di ridimensionare la portata stessa di quegli squilibri - in primo luogo il deficit di bilancio - che pure sembrano manifestarsi.
Che l'economia stia vivendo una fase di "rinascimento", non deve tuttavia indurre a pensare che le sfide ancora aperte per Ankara siano meno impegnative di quelle sino ad oggi affrontate. Squilibri sociali e regionali restano ancora rilevanti e rischiano di minare le fondamenta stesse della ricetta economica dell'Akp. Ancora nel 2003, infatti, una porzione della popolazione pari al 28% rimaneva al di sotto della soglia di povertà. Una percentuale che non sembra essersi ridimensionata nell'ultimo biennio, nonostante le prestazioni economiche da record. Resta dunque urgente la necessità - più volte sottolineata dallo stesso Fondo Monetario Internazionale - di attuare politiche redistributive del reddito, innalzando il livello contributivo e varando quel pacchetto di riforme per la sicurezza sociale che da troppo tempo ormai sono impantanate in parlamento. La disaggregazione dei dati economici, mostra d'altro canto come la strada da percorrere per innalzare i livelli di vita delle regioni orientali e sud-orientali dell'Anatolia sia ancora lunga - una esigenza tanto più pressante a partire dalla consapevolezza che la "questione curda" ha, nell'aspetto economico, un fattore di primaria importanza.
Lungi dunque dall'essersi concluso, il processo di rinascita dell'economia turca - completata con successo la fase del risanamento - necessita ancora di una decisa spinta riformista. Una spinta che, sola, potrà garantire alla Turchia quei requisiti di base che l'Unione Europea richiede per l'ingresso. Un riformismo che l'UE, dal canto suo, con il segnale forte dell'apertura dei negoziati, potrebbe favorire ed accompagnare. (Carlo Frappi/Equilibri.net)
14.10.2005

 I DUE SCENARI

L'inizio delle trattative tra Bruxelles ed Ankara potrebbe avere un effetto di rilassamento nella strategia del Governo turco o al contrario imprimere un rinnovato impulso.

La_strada_è_apertaDopo lunghe ed estenuanti trattative, la Turchia ha ottenuto l'approvazione per iniziare le trattative per l'adesione all'Unione Europea.
Bisogna innanzitutto precisare che il "sì" formale, seppure molto enfatizzato dai media, rappresenta un primissimo passo verso l'adesione della Turchia all'Unione Europea. In pratica si tratta dell'ammissione formale della Turchia ad un lungo tavolo di trattative e di "esami" (che potrebbe durare 10 anni e oltre), al termine del quale l'Unione Europea deciderà se accogliere o meno la Turchia.
Come sempre, è importante verificare che agli eventi formali corrisponda una situazione reale che li giustifica. A questo riguardo la Turchia sembra a prima vista assai lontana dall'essere in grado di rispettare i criteri per l'ammissione all'EU; il rating è ancora di B1/BB- e molti fondamentali macro-econmoici (a cominciare dal reddito pro-capite) la fanno assomigliare più ad un'economia emergente che ad un paese dell'Europa occidentale.
Tuttavia su molti fronti i miglioramenti sono stati sensibili: l'inflazione è stabile all'8% (era al 30% nel 2003 e al 70% nel 2002), la crescita del PIL è relativamente stabile attorno al 5% e la disoccupazione è in calo al 9% circa.
Oltre a ciò, il processo di privatizzazione di molti settori dell'economia progredisce a ritmi serrati (meglio di molte previsioni), coinvolgendo numerose società europee. In un certo senso quindi, il processo di "europeizzazione" della Turchia sembra già cominciato, nel senso di una sempre maggiore presenza di imprese europee nell'economia del paese.
Il relativo ottimismo sulle prospettive dell'economia turca si sono concretizzate in una rivalutazione della valuta nazionale sia contro Euro che contro Usd.

Lira turca contro Euro e Usd 
Lira turca contro Euro e Usd 

Volendo vedere la situazione con un occhio più critico però, rispetto a quando abbiamo cominciato ad occuparci dei Bond in Lire Turche (febbraio 2005), i miglioramenti sul fronte macro-economico sembrano essersi fermati, quasi che tutta l'economia sia rimasta nel "limbo" per sei mesi, attendendo l'esito dei negoziati EU.
A nostro parere è quindi molto importante che questo passo formale si traduca in un nuovo impulso al miglioramento dei fondamentali dell'economia, il rischio invece è che le autorità turche vedano questo "sì" formale dell'EU come un traguardo e non come un punto di partenza.
In sostanza gli scenari possibili ci sembrano due:
- Scenario positivo: l'inizio delle trattative con l'UE dà nuovo impulso alle riforme economiche e all'"occidentalizzazione" dell'economia, consentendo alla Turchia di seguire un percorso simile a quello di molti paesi Est-Europei (come Polonia, Rep. Ceca, Ungheria, ecc.).
- Scenario negativo: il passo formale di questa settimana ha un effetto di "rilassamento" sulle autorità turche, causando un rallentamento (probabilmente temporaneo) delle spinte riformiste degli ultimi 24 mesi.
Sarà quindi importante valutare l'operato del Governo di Ankara nei prossimi mesi; nel medio termine noi restiamo abbastanza ottimisti, ma valutiamo possibile un periodo di "stanca" di qualche mese, che potrebbe arrestare i processi virtuosi degli ultimi due anni, con conseguenze potenzialmente negative (anche se non catastrofiche) sugli investimenti denominati in Lire turche.(
soldionline.it)
14.10.2005

CRESCITA DEGLI INVESTIMENTI ESTERI

Sono oltre 11 mila le imprese estere operanti dal 1954 ad oggi in Turchia. Nei primi sei mesi di quest'anno, sono state 1381 quelle che hanno avviato una attività supportata da fondi stranieri. L'Italia è presente con circa 300 capitali societari pari ad oltre 2.8 miliardi di dollari, cioè il 9.3% del totale. Il caso <Erdemir> emblematico di una strategia vincente.

La_ErdemirSecondo il Sottosegretariato al Tesoro, sono oltre 11.000 le imprese estere operanti dal 1954 ad oggi in Turchia. Nei primi 6 mesi dell' anno in corso, sono state 1381 quelle che che hanno avviato un' attività supportata da un investimento. Lo stock degli investimenti esteri superava ad agosto di quest' anno la cifra di 30 miliardi di dollari. L' Italia è presente con circa 300 investimenti pari ad oltre 2.8 miliardi di dollari, cioè il 9.3% del totale. Nei primi otto mesi di quest' anno l' apporto di capitale estero in Turchia è stato pari a 2.3 miliardi di dollari, mentre nell' intero 2004 gli investimenti erano stati di 2.7 miliardi di dollari. E' recente la conclusione della privatizzazione della principale acciaieria del Paese (<Erdemir>), il cui 49.4% delle azioni è stato venduto al gruppo locale Oyak per 2.9 miliardi di dollari. La società turca ha battuto importanti concorrenti internazionali quali: <Alcelor>, <Mittal>, <Nlmk>, <Severstal> ed un' altra impresa locale, l' <Eregli>.L' <Erdemir> è considerata particolarmente strategica poiché fornisce laminati in acciaio per l' industria automobilistica, della difesa e degli elettrodomestici. 
L' Italia è il terzo Paese partner commerciale e il terzo Paese fornitore della Turchia. Deve essere precisato, in proposito, che la Russia, 2° partner dopo la Germania, esporta essenzialmente in Turchia gas ed altri idrocarburi. Il positivo andamento delle relazioni commerciali bilaterali si può denotare sia dalla crescita delle esportazioni italiane (+8.9%), che delle importazioni dalla Turchia (19.8%). (Ice Istanbul)
14.10.2005

......E DELLA PRODUZIONE INDUSTRIALE

Aumento del 4.3% nei primi otto mesi del 2005. Il manifatturiero va molto bene e così anche il settore energetico.

La produzione industriale in Turchia è cresciuta nei primi 8 mesi del 2005 del 4.3% rispetto allo stesso periodo del 2004 (nell' intero 2004 la produzione industriale era cresciuta del 12,2%). In particolare nel mese di agosto, secondo l' Istituto Statale di Statistica (Die), la produzione industriale è aumentata dell' 8.3% rispetto allo stesso mese del 2004. La crescita dell' intero settore manifatturiero è stata pari all' 8.2%, mentre il settore energetico è cresciuto del 9.8%. I principali incrementi percentuali ad agosto -nei singoli sub-settori- sono stati i seguenti: -Prodotti in metallo (+98,1%); - Mobili ed arredamenti (+58.6%); -Abbigliamento (+22.3%) ; - Autoveicoli (+19%); - Tessile (+18.6%); -Alimentari (+16.2%). (Ice Istanbul)
14.10.2005

"TURCHIA CHIAVI IN MANO": LA VOCE
PUNTUALE DI ASSINDUSTRIA-MARCHE

Dall'appuntamento in Ancona è uscita fuori la realtà di un Paese che giusto qualche giorno fa ha visto schiudersi - sia pure appena appena - l'uscio della porta verso l'Unione Europea. Gli interventi di Roberto Lorenzon, direttore per la Turchia di <Koc Bank Unicredit>, di Serkan Unverdi, Business Service Manager, e di Roberto Luongo, direttore dell'Ice di Istanbul (videotelefono).

Assindustria_marche"Turchia chiavi in mano": poteva l'Assindustria-Marche mancare ad un appuntamento sulla realtà di un Paese che ha visto qualche giorno fa schiudersi - con l'apertura dei negoziati di adesione - la porta per l'ingresso in Europa sia pure tra dieci anni? No di certo. Ancora una volta Ancona e la regione tutta non si è lasciata sfuggire l'occasione per mettere a fuoco le problematiche di un discorso su vasta scala che interessa principalmente i rapporti economico-commerciali tra l'Italia e la Turchia in tema di mercati. I lavori - grazie anche agli sforzi di Rita Gaudenzi di Confindustria Marche - hanno toccato vari argomenti. Determinante l'apporto dato da Roberto Lorenzon (direttore per la Turchia di <Koc Bank Unicredit> che ha parlato del sistema bancario e finanziario, della struttura industriale e mondo del lavoro e degli investimenti in Anatolia. E altresì determinanti quelli sia del Business Service Manager, Serkan Unverdi, sia di Roberto Luongo, direttore dell'Ice di Istanbul, che è intervenuto (videotelefono) tra l'altro sulle opportunità e tendenze per i settori di interesse delle Marche
"Durante tutta la durata dell'incontro è emersa l’evidenza di un dinamismo fortissimo in atto nell'interscambio Italia-Turchia, ed anche nei rapporti tra Sistema Marche e mercato Turco, testimoniato dai dati degli ultimi mesi (export marchigiano quasi raddoppiato nel primo semestre 2005 rispetto all'anno precedente). E' un mercato di 80 milioni di persone, il 50% sotto i 25 anni di età, che sta sviluppando i nostri modelli di consumo e di accesso al credito" riferisce Ettore Vichi delegato per l'internazionalizzazione di Confindustria Marche.
Le affinità tra i due sistemi produttivi (entrambi costituiti per oltre il 90 % da piccole e medie imprese), l'aspirazione a raggiungere il modello italiano da parte degli imprenditori turchi, e soprattutto, le complementarietà fra i settori manifatturieri marchigiani e quelli di attuale maggior sviluppo in Turchia : queste sono soltanto alcune delle indicazioni incoraggianti emerse nel corso dell'incontro promosso da Confindustria Marche nell'ambito del progetto "Turchia chiavi in mano" per le imprese marchigiane. Presenti molte aziende marchigiane dei settori meccanica, ingegneria e impiantistica, edilizia, mobile e semilavorati, abbigliamento e calzature, agro-alimentare.
La composizione dell'export marchigiano riguarda settori tutti di grande interesse per il mercato turco. Esportiamo verso la Turchia soprattutto beni strumentali e macchinari, con un interscambio Marche-Turchia più che raddoppiato negli ultimi 6 anni, ed un incremento dell'export del 44% nel primo semestre 2005, in prevalenza costituito da macchine ed apparecchi meccanici, prodotti in metallo, apparecchi elettrici.
Forte in questo momento l'interesse del mercato turco per macchine per la lavorazione del legno, macchine per la lavorazione dei metalli, macchine per calzature, macchine agricole, forniture per il settore ambiente, ma anche forte sviluppo nelle esportazioni di beni intermedi (come mobili e componenti prodotti chimici, information technology, edilizia, ingegneria).
Il dinamismo in atto riguarda sia gli aspetti commerciali e distributivi che la presenza italiana negli investimenti produttivi. Una delle principali banche Turche è nelle mani italiane (<Unicredito>, già in joint venture paritaria con il gruppo <Koc Financial Services> ha rilevato in questi giorni le quote di maggioranza di <Yapi Kredi>, quarta Banca Turca per importanza, avviata a divenire la seconda).
Dopo l'introduzione di Ettore Vichi ed il saluto di Regione Marche con Mariano Landi e di <Unioncamere> con Giampaolo Giampaoli l'incontro, promosso da Confindustria Marche nell'ambito del progetto "Turchia chiavi in mano" è entrato nel vivo degli interventi, delle domande e delle risposte ai quesiti delle imprese.
Gli interventi di Luongo insieme ad alcuni Trade Analist Settoriali collegati in video da Istanbul, hanno permesso di illustrare sia le caratteristiche del sistema-Paese vantaggiose per le imprese marchigiane, sia i trend di sviluppo di alcuni settori. La illustrazione di Lorenzon ha toccato invece i temi dei più recenti sviluppi del sistema bancario e del credito in Turchia, il tema degli investimenti esteri dell'accesso al credito e dei pagamenti.
Quello di Unverdi, infine, si è focalizzato sulle caratteristiche delle aree turche più importanti per lo sviluppo delle Piccole Imprese e del sistema distributivo di molti beni e servizi.
"Il cammino di internazionalizzazione che stiamo avviando verso questo importante mercato prevede il coinvolgimento della Regione Marche, Sistema Camerale ed Ice", così a sua volta Gaudenzi che ha illustrato le azioni mirate che saranno svolte nei prossimi 12 mesi in collaborazione con le Associazioni Industriali Provinciali.
A questo primo incontro fra esperti del mercato turco e le imprese marchigiane seguirà l'avvio di azioni di scouting mirato e di ricerca di partner commerciali e produttivi per gruppi di aziende collegate in base ai settori di appartenenza. E' poi prevista, nel corso del 2006, la organizzazione di diverse missioni di gruppi di imprese ed imprenditori marchigiani in Turchia per incontrare i partner individuati.
Il progetto Turchia per le imprese marchigiane si collega al più ampio programma di Confindustria nazionale, già impegnata, insieme ad Ice, nella organizzazione di una importante missione imprenditoriale che avrà luogo il prossimo 23/25 novembre ad Istanbul, alla presenza del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che sarà guidata dal Presidente Montezemolo e che vedrà la partecipazione di numerosi imprenditori marchigiani eccellenti, in primis la Presidente di Confindustria Marche Maria Paola Merloni, i delegati Adolfo Guzzini e Marco Montagna, entrambi con incarichi di Confindustria Nazionale per l'Internazionalizzazione e per le Infrastrutture, oltre ad altri colleghi marchigiani.
 

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OPPORTUNITA’ IN TURCHIA (ZIP)
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Già che siamo è utile forse mettere in evidenza una analisi della possibile copperazione italo-turca nel settore delle infrastrutture realizzata a cura dell'ambasciata di Italia ad Ankara con il concorso dell'ufficio Ice.

REPORT SETTORIALE (PDF)
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14.10.2005

MODENA NON STA GUARDARE

 

Seminario presso la la sede della Confindustria locale (26 ottobre) sul tema: "Opportunità di affari tra Italia e Turchia". Prenderanno parte importanti esponenti del mondo istituzionale ed imprenditoriale.

Confindustria_ModenaLa Turchia, negli ultimi anni, ha assunto una particolare importanza strategica nello scacchiere internazionale, offrendo molti vantaggi agli investitori stranieri. L'interscambio commerciale con la Turchia attraversa infatti una fase di forte espansione avendo raggiunto gli 8.5 miliardi di Euro nel 2004 e, crescendo ulteriormente nel primo quadrimestre 2005.
L'Italia rappresenta uno dei principali investitori diretti, grazie alla presenza sia di grandi società che di numerose piccole imprese, ed è il secondo partner commerciale della Turchia (preceduta solo dalla Germania). L'Emilia Romagna, inoltre, è in prima fila tra le regioni italiane che si affacciano sul mercato turco.
Dal 23 al 25 novembre prossimo, Confindustria, Ice e Abi, al fine di rafforzare ulteriormente la presenza italiana in Turchia, organizzano una Missione Imprenditoriale a Istanbul, preparatoria alla visita ufficiale in Turchia del Presidente della Repubblica prevista a dicembre 2005.
A riguardo, il 26 ottobre 2005, presso la sede di Confindustria Modena, si terrà un seminario, di risonanza nazionale, dal titolo "Opportunità di affari tra Italia e Turchia". Obiettivo dell'iniziativa è quello di offrire informazioni accurate, su base settoriale, alle imprese interessate a intraprendere rapporti commerciali con la Turchia e/o a partecipare alla missione.
L'evento vedrà la partecipazione di importanti esponenti del mondo istituzionale ed imprenditoriale turco e italiano.
Le imprese interessate a partecipare al seminario sono pregate di compilare la scheda di adesione e di trasmetterla all'Area Internazionalizzazione (Fax 059 448320, e-mail), entro il 20 ottobre 2005. La partecipazione al seminario è gratuita.
Auditorium Giorgio Fini - Confindustria Modena, Via Bellinzona 27/A - 41100 Modena - ore 10.00. (anso)
14.10.2005

 

KEMAL DERVIS, L'ASSO NELLA MANICA

Ritratto di un leader di nuova generazione che occupa un posto di primo piano nella realizzazione di una democrazia sociale turca e nell'avventura europea del suo Paese. 

Kemal_Dervis"Kemal Dervis è uno di quegli uomini che, con la loro vita e le loro azioni, rappresentano una speranza concreta per l'Oriente, uno degli ultimi capisaldi per l'Europa del domani". Un elegante e fervente elogio esposto dallo storico Alexandre Adler a conclusione di un'arringa a favore della Turchia, che racchiude la sintesi più che appropriata di un profilo dalle mille sfaccettature. Profilo che rimane comunque pieno di misteri, di indizi esposti con provocazione e lasciati in sospeso, impossibili da inquadrare e costellati da numerosi punti interrogativi. Kemal Dervis, la Turchia e l'Europa che verrà.
Padre turco, madre tedesca
Il suo iter è tuttavia eloquente: cinquantaseienne, padre turco, madre tedesca; studi di economia tra l'Europa e gli Stati Uniti; ex-vice-presidente della Banca Mondiale, ex-super-ministro dell'economia (2001-2002).
Ma non basta, poiché ovunque vi sono disseminate evidenti contraddizioni. Accademico che si confronta con le scappatelle di un figlio dee-jay. Social-democratico in un partito dalle posizioni palesemente più nazionaliste. Europeo convinto e convincente, non sarà la sua nazionalità ad imporgli dei limiti. E gli esempi brulicano ancora. In un uomo sempre fuori dalle regole.
Coscienza globale
Economista in carica e guida fondamentale dei piani strutturali per il Fondo Monetario Internazionale (FMI) in Turchia, viene accusato di filo-imperialismo. Grande smentita dalle prime pagine del best-seller di Joseph Stiglitz, grande critico della globalizzazione, che non esita a mandargli i suoi ringraziamenti.
Gioventù di ispirazione marxista, in un uomo che crede nelle virtù del mercato e propone una tassazione internazionale sul capitale per riequilibrare i rischi in favore del lavoro: "la sintesi tra socialismo e capitalismo ebbe luogo alla fine del 20° secolo. Il dibattito riguarda ormai la legittimità dell'azione dello Stato e i livelli d'intervento della potenza pubblica a livello locale, nazionale, continentale se non globale".
Repubblicano kemalista, scandalizza il microcosmo dell'establishment di sinistra negando la non laicità del velo islamico all'università. Ormai, più che un ruolo (all'inizio del 2004 ha abbandonato tutte ogni responsabilità nel partito), Dervis incarna un'autorità che alcuni confondono con un potere ben effettivo.
Una personalità irrequieta
Stesso ritornello in un Paese che cerca una via verso l'Europa: durante l'ultima primavera si parlava di lui come dell'eventuale capo della delegazione incaricata dei negoziati per l'adesione alla UE.  A capo di un think-tank, scardina e illumina le argomentazioni dei suoi avversari. Durante una conferenza a Berlino, oppose al furioso mutismo dei leader conservatori tedeschi della Cdu, la sua visione di una UE "né cristiana, né zona di libero-scambio, ma aperta e in contatto col mondo globalizzato di oggi".
Kemal Davis è irrequieto. Indefinibile, delinea e già possiede - forse troppo presto - il profilo della élite cosmopolita dell'Europa che verrà. Diverrà dunque il salvatore della sinistra turca?  O forse, come tutti sperano, l'ultimo baluardo, uno dei leader di una forza di sinistra trans-europea da qui al 2014? (François Skvor- tradizione di Laetitia Brandolin/Cafébabel)
14.10.2005

NOCCIOLINE: UNA RACCOLTA ECCEZIONALE

Ben 445 milioni di dollari i proventi della Turchia ottenuti quest'anno dal raccolto. Un incremento del 15% rispetto al 2004 che va oltre le migliori aspettative.

L' andamento della raccolta di nocciole è stato ottimo in questa stagione. La Turchia - principale produttore ed esportatore mondiale - otterrà proventi per oltre 445 milioni di dollari, con un incremento di oltre il 15% rispetto alla stagione 2004 (47.828 tonnellate esportate di cui l' 86.5% verso l' UE). Il prezzo export al quintale delle nocciole è stato di 885 dollari, con un incremento del 35,5% rispetto allo scorso anno. (Ice Istanbul)
14.10.2005

SUCCESSO DELLA MISSIONE RIMINESE

I rappresentanti della Camera di Commercio della città romagnola, ai quali si sono aggregati i delegati di 7 aziende locali, hanno avuto due intere giornate - nella loro trasferta ad Istanbul - non solo per incontrarsi con gli omologhi turchi ma per dedicarsi al business con incontri di operatori locali one to one. La quinta edizione del Forum sul Turismo nel Mediterraneo.

Camera_di_Commercio_di_riminiIstanbul_di_notteSi è conclusa nei giorni scorsi, con grande soddisfazione per gli esiti riscontrati, la missione economica in Turchia, ad Istanbul, organizzata dalla Camera di Commercio di Rimini in collaborazione con Ice Roma (Istituto Nazionale per il Commercio con l'Estero); iniziativa peraltro che rientrava nell'ambito del Forum sul Turismo nel Mediterraneo - la cui quinta edizione si svolgerà dal 27 al 29 novembre 2005 presso la Nuova Fiera di Rimini - e che ha visto la Turchia, fin dal 2000, fra le Nazioni più attive che hanno partecipato a tutte le passate edizioni.
Alla missione hanno preso parte Maurizio Temeroli, Segretario Generale della Camera di Commercio di Rimini, Marina Garoia, responsabile della Promozione e Internazionalizzazione delle Imprese della Camera di Commercio di Rimini, e Laura Testaguzza in rappresentanza di Ice Roma.
I rappresentanti della Camera di Commercio di Rimini, a margine degli incontri economici fra imprese, hanno incontrato la Camera di Commercio di Istanbul, la quinta al mondo per numero di imprese iscritte - oltre 350mila - stringendo rapporti anche con la Camera di Commercio di Antalya, quarta città industriale di un Paese, la Turchia, che nel 2004 ha avuto una crescita del 9% del Pil (come la Cina) e vanta il 60% della popolazione con meno di 30 anni.
Durante proficui momenti istituzionali, i delegati riminesi hanno potuto incontrare: il direttore dell'ufficio Ice di Istanbul,  Roberto Luongo; il Console Generale d'Italia in Turchia,  Luciano Pezzotti; il vice presidente della Turob,  Alì Erdìm, la più importante Associazione Nazionale di Albergatori della Nazione.
I rappresentanti della Camera di Commercio di Rimini hanno accompagnato in questa missione 7 aziende riminesi che hanno avuto a disposizione due intere giornate dedicate al business con incontri di operatori locali "one to one"; e hanno promosso direttamente la conoscenza delle altre imprese della filiera turistico-ricettiva italiana che per motivi tecnici, non avevano potuto partecipare alla missione.
L'Ice di Istanbul, per l'occasione, aveva selezionato oltre 40 imprese turche interessate ai business meeting con quelle italiane: diverse imprese locali, venute a conoscenza di una manifestazione come il <Sia> di Rimini, hanno prontamente aderito all'evento di novembre, interessati a partecipare sia come espositori che come visitatori.
La Camera di Commercio di Rimini, dato l'esito più che soddisfacente della missione, annuncia che ampio spazio verrà dato in futuro ad iniziative di questo tipo, che toccheranno anche gli altri Paesi del Mediterraneo che sono partner sia del Forum sul Turismo nel Mediterraneo che dell'Associazione Intermediterranea per il turismo. (Romagnaoggi.it)
14.10.2005

 

LE FORZE ARMATE TURCHE GUARDANO
PER LA DIFESA SEMPRE PIU' ALL'ITALIA

Il progetto di riforma, volto a ridurre ulteriormente il numero dei soldati (oggi 515 mila, di cui 380 mila coscritti), vede  le industrie del nostro Paese - come <Alenia Aeronautica>, <Finmeccanica> e <Fincantieri> - tra le più richieste grazie anche ai buoni rapporti Berlusconi-Erdogan. Entro il 2010 la spesa in ricerca e sviluppo dovrà crescere attorno al 2% del Pil nazionale.

Forze_Armate_turcheNonostante gli strascichi della recente crisi economica e il monitoraggio del fondo monetario internazionale, la Turchia è tra i Paesi che più investono nella Difesa, acquistando principalmente all'estero i sistemi per le proprie forze armate. La spesa per armamenti viene considerata come uno stimolo per l'economia, in particolare per l'industria ad alta tecnologia, da realizzare attraverso la creazione di partnership con le principali società aerospaziali e della difesa internazionali e pacchetti di trasferimento di tecnologia.
La Turchia, che oggi produce localmente solo il 25% degli equipaggiamenti militari, vuole salire rapidamente al 50%, mentre entro il 2010 la spesa in ricerca e sviluppo dovrà crescere al 2% del Pil. La scelta dei fornitori avviene non solo sulla base dei meriti operativi dei rispettivi prodotti, ma anche dei rapporti politici tra i rispettivi governi.
E oggi è decisiva la linea politica che ciascun potenziale venditore sta adottando nei confronti della richiesta turca di ammissione all'Unione Europea.
Stati Uniti, Gran Bretagna e Italia, che sostengono le ragioni di Ankara, sono in vantaggio, la Germania è costretta a inseguire, mentre la Francia oggi è in chiara difficoltà. Tanto più visto che la Turchia ha molte alternative quando si tratta di acquistare equipaggiamenti militari: non è certo comune per un Paese islamico comprare tecnologie e armamenti in Israele (anche la collaborazione tra le rispettive Forze Armate è molto stretta, in chiave anti siriana-iraniana) oppure rivolgersi a ditte della lontana Corea del Sud.
Dopo qualche anno di magra dovuto alla stretta finanziaria le Forze Armate turche tornano oggi a comprare, mentre è stato avviato un progetto di riforma volto a ridurre ulteriormente il numero dei soldati, oggi 515.000, di cui oltre 380.000 coscritti, per favorire un incremento della qualità e la modernizzazione dei sistemi d'arma. Il bilancio Difesa del 2005 ammonta a 11 miliardi di lire turche, con un aumento di quasi il 10% sul 2004 e i fondi per l'investimento sono pari a circa 3-4 miliardi di dollari all'anno.
In questo contesto le industrie aerospaziali e della Difesa italiane, grazie al sostegno politico (e agli ottimi rapporti personali tra Silvio Berlusconi e Recep Tayip Erdogan), alle buone relazioni tra le rispettive forze armate e alla disponibilità italiana a collaborare con le industrie locali ancora recentemente hanno ottenuto significativi successi (10 aerei antisommergibili <Alenia Aeronautica> ATR-72 Asw) e ora sono coinvolte in diverse gare. <Finmeccanica> e <Fincantieri> sono in corso per forniture di elicotteri da trasporto e da combattimento, di velivoli da addestramento a getto, di aerei da combattimento, di artiglierie navali, di corvette e pattugliatori, di satelliti per comunicazioni e osservazioni, di sistemi per la difesa antimissile, per la sicurezza interna e la sorveglianza costiera. <Finmeccanica> stima che il mercato turco aggredibile valga complessivamente 4-5 miliardi di dollari. A questi si deve aggiungere il potenziale nel settore navale (<Fincantieri>) e in quello dei treni ad alta velocità e delle metropolitane.
<Finmeccanica> si appresta ad aprire entro fine anno un proprio ufficio di rappresentanza ad Ankara, ampliando l'attuale presenza delle controllate <Alenia Aeronautica> e <Agusta Westland>. E se le gare in corso avranno un esito positivo per i prodotti italiani è prevista la costituzione di joint venture, ma anche l'acquisizione di partecipazioni o della totalità del capitale in alcune industrie turche. (Andrea Nativi/Il Giornale.it)
14.10.2005

TAGLIATI I TASSI DI INTERESSE

Quello overnight di prestito è stato portato al 18%, mentre quello di indebitamento al 14%.

La Banca Centrale turca ha tagliato i tassi di interessi i tassi di interesse di 25 punti portando il tasso overnight di prestito al 18%, mentre quello di indebitamento al 14%. La mossa era attesa dal mercato e segna la ripresa della fase di cauto allentamento di politica monearia dopo una pausa durata tre mesi a causa della forte domanda interna e dagli alti prezzi petroliferi. A pesare è stato indubbiamente anche l'annuncio dell'inizio del quadro negoziale che Bruxelles potrebbe portare nei prossimi dieci anni la Turchia a entrare nell'UE. (Adnkronos/Marketwatch)
14.10.2005

GIGANTI IN COMPETIZIONE PER <TELSIM>

Sono stati annunciati i nomi delle aziende che prenderanno parte alla gara per l'acquisto della società, seconda compagnia telefonica in Turchia.

TelsimThe firms to take participate in the tender to be held for the sale of Telsim, Turkey's second largest mobile phone operator, which is to be sold with a starting price of $2.8 billion, have been announced.
The Savings Deposit Insurance Fund (Tmsf) announced that 15 firms filed an application to pre-qualify for the tender to be held on 13 December 2005. Among the firms that pre-qualified for the Telsim tender are three Turkish firms: Koc, Sabanci and Dogan holdings. The foreign firms that pre-qualified include six firms with Arab capital and giants such as British Vodafone and Russian Sistema. The greatest interest for the tender came from Dubai with three groups. Kuwait is represented with two groups. France, Norway, the US, Germany and Egypt had each one group interested in Telsim. The pre-qualified participants must file their fiscal offer to the tender commission in a sealed envelope by December 5, these offer envelopes will be opened on December 13. A short list is constituted after the opening of the closed bid envelops, after which time the auction will take place. In case the Tmsf decides to continue the tender with an open auction, the auctioning session will take place on December 15. Telsim is Turkey's second largest Gsm operator with 8.6 million subscribers.
135 Firms Interested in the Cement Factories
In the meantime 135 firms have filed an application for the nine cement factories which are among the Uzan Group assets to be put up for sale by the TMSF. According to a TMSF announcement, as of September 30, which was the deadline for the submission of administrative documents, 135 domestic and foreign firms have submitted their administrative and fiscal envelops for the tender to be held between October 10 and October 20.
For Lalapasa Cement Factory 18 firms, for Bartin Cement Factory 13 firms, for Standard Cement Firm 22 firms, for Ladik Cement Factory 16 firms, for Gaziantep Cement Factory 14 firms, for Sanliurfa Cement Factory 18 firms, for Ergani Cement Factory 13 firms, for Van Cement Factory 14 firms and for Trabzon Cement Factory 7 firms have filed an application.
In the Telsim sale, 15 firms have filed an application; the starting price is $2.8 billion.
Sabanci Holding
Vodafone (Britain)
Sistema (Russia)
Dogan Holding
Emaar (Dubai)
Baker Communications Fund II (USA)
Mobile Telecommunication Corp. (Kuwait)
Otto (Germany)
France Telecom (France)
National Mobile Telecommunications KSC (Kuwait)
Etisalat (Dubai)
Orascom (Egypt)
Telenor Mobil C. (Norway)
Eksioglu-Algurair Investment LLC (Dubai)
Koc Holding (Zaman)
14.10.2005

<TELEFONICA>

Offerti dalla società spagnola 20 miliardi di dollari per la <Royal Dutch>.

The Spanish phone giant Telefonica gave 20 billion Euros for a stake in the Royal Dutch telecom company Kpn.
The Wall Street Journal reported that this is the largest proposal made in the European telecom sector since 2000. KPN authorities made no comment about the issue. The talks about the merger restarted last April. Telefonic had previously offered this proposal to Kpn five years ago, when at the last minute the talks had stopped ended due to some Telefonica members' objections for political reasons. (Economy News Desk/Zaman)
14.10.2005


<OYAK> VINCE L'OFFERTA PER <ERDEMIR>

Messi sul piatto 2.7 miliardi di dollari. La società acquistata è la più grande azienda siderurgica della Turchia. Una dichiarazione di Coskun Ulusoy.

Il_direttore_della_Erdemir,_Cokun_UlusoyFollowing a privatization tender for the state-run petroleum refinery Tupras, another privatization tender for Turkey's largest iron and steel manufacturer, Eregli Iron and Steel Company, Erdemir, has been completed. The highest bid in the bloc sale of 46.12 percent of Erdemir came from Ordu Yardimlasma Kurumu (Oyak) with $2.770 billion.
Erdemir's value, as a whole, was determined at six billion dollars after a price for 46.12 percent of shares was achieved during bidding.
Oyak Director General Coskun Ulusoy had said earlier that they were determined to purchase either one of Tupras, Erdemir or Turk Telekom (TT).
In the written round of the final negotiations, in which none of the bidders were eliminated, the highest offer was $2.1 billion. First Nurol-Limak-Ozaltin-Alkol Pazarlama-Severstal Joint Enterprise Group and later British Mittal Steel Company were eliminated following a second written round.
The auction round started at $2.65. Luxembourg-based steel company Arcelor, Russian NLMK Open Joint Stock Company and lastly the Eregli Joint Group withdrew from the tender during the following rounds.
Oyak, therefore, won the Erdemir tender.
The full market price of Erdemir, whose paid-in-capital is 487.872 million new Turkish liras (Ytl), is around YTL 4.39 billion.
The market value of Erdemir's 46.12 percent on the stock exchange is YTL 2.03 billion ($1.5 billion). When calculated upon the highest offer, the total value of Erdemir is equal to six billion dollars.
OYAK welcomes both domestic and international partnerships Ulusoy said, and it would abide by the terms of the tender regarding employment.
Turkish Union of Chambers and Commodity Exchanges (Tobb) President Rifat Hisarciklioglu, who headed the Joint Enterprise Group that participated in the bidding, said they were happy that Erdemir will remain in the hands of domestic capital.
Former General Director of Erdemir Kerim Dervisoglu also expressed satisfaction that Erdemir, a strategic producer, remained in the country. Dervisoglu added that Erdemir has developed into a company that can not be managed in its current state and a new structuring process should be started.
The tender for Erdemir, in which the offers were submitted on a cash payment principle, has technically ended. The tender commission will apply for the approval of the Competition Board and will submit the tender result to the Privatization Administration for a final decision.
On the other side, the Turkish Metal Union and the Karadeniz Eregli Chamber of Industry and Commerce filed lawsuits to the administrational courts with a motion for a stay in order to annul the tender and prevent the bloc sale of Erdemir.
Erdemir has 9 subsidiaries, 4 companies and 15,278 employees
Eliminated in the bidding, British Mittal Steel said they believe in the potential of the Turkish economy and its steel industry. A statement by the company expressed its hopes to participate in the Turkish market should a new opportunity appear in the future. The statement also noted that the privatization process was transparent and that the Turkish government deserved praise regarding the management of the Erdemir tender. We believe we offered the most appropriate price, Mittal Steel maintained. (Ercan Baysal/Zaman)
14.10.2005

L'INTERESSE DI <ITALCEMENTI> PER <RUMELI>

Il gruppo pronto a partecipare ad un'asta che apre la privatizzazione degli impianti produttivi della società turca. Dieci quelli messi in vendita.

Il gruppo <Italcementi> (Milano: IT.MI - notizie) è pronto a partecipare all'asta che si terrà entro questa settimana in Turchia e che apre la privatizzazione degli impianti produttivi <Rumeli>. In particolare l'interesse del gruppo di Calusco d'Adda é rivolto verso cinque stabilimenti "del valore - come ha spiegato l'amministratore delegato Carlo Pesenti - di circa 100-120 milioni l'uno".
Pesenti, che ha parlato a margine del convegno "Quali manager per la società della conoscenza" promosso da Rso ha precisato che: "dei 10 stabilimenti messi in vendita noi siamo interessati a 5, tre di dimensioni più ridotte e due grandi".(Ansa)
14.10.2005

 

IL GRUPPO CEMENTIR DI CALTAGIRONE ACQUISTA AD EDIRNE

L'impresa italiana cresce ancora in Turchia. Una operazione che ha il valore di 166.5 di milioni di dollari. Lo stabilimento potrebbe registrare vendite per 700 mila tonnellate di cemento.

CimentasIl <Gruppo Cementir> cresce ancora in Turchia. La società guidata da Francesco Caltagirone jr., attraverso la controllata <Cimentas> si è aggiudicata l'asta internazionale per l'acquisizione dello stabilimento di Edirne che si trova nella parte europea della Turchia ai confini con la Bulgaria e la Grecia.
L'operazione, si legge in una nota, ha un valore di 166.5 milioni di dollari e si inquadra nel processo di internazionalizzazione che la <Cementir> sta portando avanti dal 2001 e che ha visto fino ad ora impegnati per acquisizioni all'estero oltre 800 milioni di euro.
Si prevede che nel 2005 lo stabilimento di Edirne possa registrare vendite per 700.000 tonnellate di cemento con un margine operativo lordo stimato di circa 20 milioni di dollari.
L'operazione è soggetta al via libera dell'Autorità Antitrust che dovrebbe esprimere il proprio parere entro 60 giorni.
L'asta per la cessione dello stabilimento di Edirne, uno dei più moderni della Turchia, rientra nell'ambito della procedura di dismissione dei siti produttivi del <Gruppo Uzan>.
La <Cementir>, ricorda la nota, è già presente in Turchia dal 2001 con la società controllata <Cimentas> che, con questa nuova acquisizione, avrà una capacità produttiva complessiva di circa 4 milioni di tonnellate annue. (ApCom)
14.10.2005

 

AUMENTA IL DEFICIT DELLA BILANCIA COMMERCIALE

I dati parlano di 26.5% nei primi otto mesi dell'anno in corso rispetto allo stesso periodo del 2004 raggiungendo quota 28.5 miliardi di dollari.

Il deficit commerciale della Turchia nei primi 8 mesi dell' anno in corso è cresciuto del 26.5% rispetto allo stesso periodo del 2004, raggiungendo quota 28.5 miliardi di dollari. I Paesi che stanno maggiormente contribuendo a questo deficit sono: Russia, Cina, Svizzera, Germania, Corea del Sud, Giappone, Italia, Iran, Ucraina e Francia. Il deficit con la Russia ha raggiunto quota 6.6 miliardi di dollari, per via essenzialmente delle esportazioni russe di gas naturale verso la Turchia. L' incremento più consistente del deficit è con la Cina (3.8 miliardi di dollari), che in pochi mesi ha aumentato le sue esportazioni di oltre il 50% rispetto allo stesso periodo del 2004 (principalmente prodotti tessili, ma anche macchinari). Molto rilevante anche il deficit con la Svizzera (2.7 miliardi di dollari), peraltro appesantito da una limitata corrente di esportazioni verso quel paese, e con la Germania (primo partner commerciale e primo paese fornitore della Turchia), con 2.7 miliardi di dollari. L' Italia è settima in questa classifica con un saldo attivo di 1,6 miliardi di dollari, in leggera flessione rispetto allo stesso periodo del 2004 soprattutto per l' ottimo andamento delle esportazioni turche verso l' Italia (+19%). Bisogna evidenziare in proposito che il buon andamento degli investimenti italiani in Turchia (2.8 miliardi di dollari, circa il 10% dello stock totale turco è di provenienza nazionale) pone in luce il fatto che un sempre più ampio flusso di esportazioni Made in Turkey verso l' Italia, è di derivazione di imprese nazionali installatesi permanentemente in questo Paese. (Ice Istanbul)
14.10.2005

UN TURISMO CHE TIRA, MAI COME ADESSO

Il numero dei visitatori in Turchia - stando al dato dell'Istituto Nazionale di Statistica - ha visto una crescita nelle presenze del 23.2% nei primi otto mesi di quest'anno rispetto al 2004.

Turisti_in_TurchiaL'Istituto Nazionale di Statistica turco (Die), ha comunicato che il numero dei visitatori esteri nei primi 8 mesi del 2005 è cresciuto del 23.2% rispetto allo stesso periodo del 2004 raggiungendo quota 14.6 milioni. Nello specifico, i tre mesi estivi hanno fatto registrare un incremento medio delle presenze del 21% con un picco a luglio del 27.2%. Le autorità turistiche locali ritengono che al termine dell'anno in corso, i turisti esteri in visita nel paese supereranno quota 20 milioni. I proventi derivanti dal turismo dovrebbero raggiungere i 18 miliardi di dollari Usa. Dai dati emerge con chiarezza che l'intero comparto connesso al turismo, dalle attrezzature, ai mobili ed alle forniture in generale, è particolarmente ricettivo ai prodotti delle imprese italiane interessate ad operare su questo mercato. Inoltre di particolare rilievo potrebbero risultare gli investimenti diretti di imprese nazionali tesi ad acquisire strutture turistiche ed alberghiere in Turchia. (Ice Istanbul)
14.10.2005

 

45° SALONE NAUTICO INTERNAZIONALE DI GENOVA

L'appuntamento vede la presenza delle più attrezzate marine della Turchia che si trovano lungo la costa sud dell'Egeo e il Mediterraneo. L'originale design delle golette.

Una_veduta_del_Salone_nautico_di_GenovaLa Turchia partecipa alla 45ˆ edizione del Salone Nautico Internazionale di Genova che si è aperto alla Fiera di Genova e che chiuderà domenica prossima. 
L'appuntamento internazionale è l'occasione per gli operatori del settore e il vasto pubblico di scoprire le nuove tendenze e le novità dell'offerta turistica Turca. Nel 2005 da gennaio ad agosto gli arrivi internazionali sono stati 14.596.909 (+23.58%). Ottimo è stato il flusso di turisti italiani che negli stessi mesi ha registrato 296.396 arrivi (+33.81%). Nel solo mese di agosto gli ingressi internazionali sono stati 2.859.642 (+14.72% rispetto allo stesso mese del 2004), di cui 83.907 dall'Italia, con una percentuale di aumento del 30.12% rispetto allo stesso periodo del 2004 e quasi raddoppiata rispetto al 2003. Da gennaio ad agosto 2005 le mete più ambite si confermano Antalya con 4.875.501 di turisti (il 33.40% del totale), Istanbul con 3.175.665 (il 21.76%) e Mugla con 2.013.024 (il 13.79%) raggiunte preferibilmente via aerea e a seguire via mare.
Il ministero della Cultura e del Turismo Turco cura in modo particolare il settore turistico nautico investendo in strutture sicure e sufficienti per ospitare la consistente fetta del traffico internazionale. Notevoli sono i miglioramenti nella quantità e la qualità delle marine, delle cuccette, dei posti letto e di tutti gli elementi che rendono confortevole e piacevole praticare lo yachting in Turchia.
La costa turca si articola lungo 8.333 chilometri che si affacciano sul Mar Mediterraneo, Mar Egeo, Mar di Marmara e Mar Nero.
Negli ultimi anni la domanda di "crociere blu" lungo le coste della Turchia si è enormemente sviluppata e molteplici sono gli sforzi per soddisfare, con un'offerta ad alto livello qualitativo, le richieste sempre più numerose. La Turchia offre agli amanti del mare un panorama unico. Le coste Turche, prevalentemente verdeggianti, rocciose e frastagliate, ricche di baie e tranquille calette, sono molto spesso adiacenti a luoghi di grande interesse archeologico e si prestano amabilmente alla navigazione da diporto. 
Le più attrezzate marine della Turchia si trovano lungo la costa sud dell'Egeo e la costa del Mediterraneo a Izmir, Cesme, Kusadasi, Bodrum, Ayvalik, Mersin, Datca, Bozburun, Marmaris, Gocek, Fethiye, Kalkan, Kas, Finike, Kemer and Antalya. Queste marine offrono tutti i tipi di servizi per gli yacht e sono facilmente collegate con gli aeroporti di Antalya, Bodrum, Dalaman, Izmir e Istanbul.
L'originale design delle golette rende il Viaggio Blu molto rilassante e confortevole. Il numero dei passeggeri dipende dalla tipologia e dalla capacità dell'imbarcazione che va di solito da 8 a 12 persone, usufruendo di cabine singole o doppie con servizi privati, pasti a bordo, ecc. Le agenzie di viaggio possono organizzare charter e fissare gli itinerari per gruppi o singoli passeggeri. Le golette possono raggiungere piccole insenature e porti naturali in un'atmosfera a completo contatto con la natura, con scenari sempre in continua mutazione.

Elenco degli espositori con i quali la Turchia è presente alla 45^ edizione del Salone Nautico Internazionale di Genova: 

Nome

 

Web

E-mail

Salmakis Turizm ve Neta A.S

 

www.salmakis.com.tr

 

 salmakis@superonline.com

TÜM-TOUR YACHTING-BROKERAGE-SHIPYARD

 

www.tumtour.com.tr

www.turkeyyachts.com

www.guletforsale.com

info@tumtour.com.tr

EGE YAT A.Ş.

www.aegeanyacht.com

 brokerage@aegeanyacht.com

 

MARTI MARINA

 

www.martimarina.com

marina@marti.com.tr

MARMARIS YACHT MARINA

 

www.yachtmarin.com

 

info@yachtmarin.com

nazli.arslan@yachtmarin.com

PARK KEMER MARINA

 

www.kemermarina.com

parkmarina@kemermarina.com

AGANTUR YATÇILIK SANAYİ VE TİCARET A.Ş.

 

www.agantur.com.tr

www.agantur.com

agantur@agantur.com.tr

Yeşil Marmaris Turizm ve Yat İşletmeciliği  

 

www.yesilmarmaris.com

info@yesilmarmaris.com

EAST MED

 

www.east-med.com

hasan@east-med.com

hasank@hasank.com

ECESARAY MARINA & RESORT FETHIYE

 

     Per informazioni:

Ufficio Cultura e Informazioni - AMBASCIATA DI TURCHIA
Ufficio Stampa - Close to Media
Sara Giuliani, Silvia Guaschino
02.70006237
sara.giuliani@closetomedia.it; media.relation@closetomedia.it

Capacità divisa in Regioni

 DISPONIBILI+IN COSTRUZIONE CAPACITA' 2003                                  

 

CAPACITA'

Yacht Ports + Docking Places

In Fisher's Huts

Tot.

Docking Capacities 

Fisher's Hut Capacity

Totale

I (BODRUM - KAS)

2777

225

3002

9500

500

10000

II (ÇESME - BODRUM)

1109

325

1434

4200

500

4700

III (ENEZ - ÇESME)

450

305

755

1000

500

1500

IV (KA? - GAZIPASA)

1115

-

1115

2000

-

2000

V (DOGU AKDENIZ)

-

215

215

600

250

850

VI (MARMARA)

15

220

235

600

250

850

VII (KARADENIZ)

-

135

135

250

900

1150

VIII (ISTANBUL)

1990

45

2035

3000

45 3045

 

TOTALE 

7456

1470 

8926

21150

2945

24095

 Per informazioni:
Ufficio Cultura e Informazioni - AMBASCIATA DI TURCHIA
Ufficio Stampa - Close to Media
Sara Giuliani, Silvia Guaschino
02.70006237
sara.giuliani@closetomedia.it; media.relation@closetomedia.it

 

Elenco delle Marine registrate dal Ministero della Cultura e del Turismo della Turchia

Yacht Ports with Tourism Administration Certificate

 

Capacity

City

Type

Port Name

On shore

On sea

Antalya

Secondary Yacht Port

Setur Antalya Marina

169

290

Antalya/Kaleiçi

Docking Place for Yachts

Kaleiçi Yacht Port

90

-

Antalya/Kemer

Secondary Yacht Port

Akdeniz Kemer Marina

150

150

Aydın/Kuşadası

Main Yacht Port

Setur Kuşadası Yacht Port

310

-

Balıkesir/Ayvalık

Yacht Slipway Facility Çekek Yeri

Ayvalık Yacht Slipway Facility

-

140

Balıkesir/Ayvalık

Secondary Yacht Port

Ayvalık Marina

100

-

İstanbul/Ataköy

Secondary Yacht Port

AtaköyYacht Port

700

40

İstanbul/Fenerbahçe

Secondary Yacht Port

Amiral Fahri Korutürk
Yacht Port

558

-

İzmir/Çeşme

Secondary Yacht Harbour

Altınyunus Yacht Port

90

60

Kocaeli/Gebze

Yacht Slipway Facility

Atabay Turizm Yacht Slipway Facility

-

60

Muğla/Göcek

Docking Place for Yachts

Club Marina

121

-

Muğla/Marmaris

Yacht Slipway Facilit

Albatros Yacht Slipway Facility

40

48

Muğla/Marmaris

Docking Places for Yachts

Kumlubükü Yacht Club

10

-

Muğla/Marmaris

Principal Yacht Port

Marmaris Yacht Port

676

122

Muğla/Marmaris

Yacht Slipway Facility

Sun Marina Yacht Slipway Facility

-

100

 

Yacht Ports with Tourism Investment Certificate

 

Capacity

City

Type

Port Name

On sea

On shore

MUGLA/Bodrum

Pr

Bodrum Yalikavak Yacht Port

336

100

MUGLA/Bodrum

Secondary Yacht Port

Kalkedon Marina

200

200

MUGLA/Bodrum

Secondary Yacht Port

Karada Marina Bodrum

144

50

MUGLA/Datca

Secondary Yacht Port

Meersea Kormen Yacht Port

246

56

MUGLA/Gocek

Docking Place for Yachts

Il-tur Tourism and Yachting Administration JSC

80

-

MUGLA/Marmaris

Yacht Slipway Facility

Marmarin Yacht Slipway Facility

-

200

MUGLA/Marmaris

Secondary Yacht Port

Marti Marina and Yachting Administration JSC

301

70

MUGLA/Marmaris

Yacht Slipway Facility

Yacht Slipway Facility

-

100

MUGLA/Turgutreis

Secondary Yacht Port

Alacatur Tourist Facilities Yacht Port

40

12

MUGLA/Turgutreis

Principal Yacht Port

Turgutreis Yacht Port

455

100

 Lo stand della Turchia è in
PIAZZALE MARINA 2 - MONDOINVELA - stand: M4-M5-M10-M11
Per informazioni:
Ufficio Cultura e Informazioni - AMBASCIATA DI TURCHIA
Ufficio Stampa - Close to Media
Sara Giuliani, Silvia Guaschino
02.70006237
sara.giuliani@closetomedia.it; media.relation@closetomedia.it
14.10.2005

PEGASUS AIRLINES

La compagnia di bandiera turca  - che opera nel mondo da 15 anni ma che si è aggiunta al gruppo di società che operano nei cieli della Turchia offrendo voli interni dal prossimo 1 novembre - adotterà una gamma differenziata di prezzi. Appartiene alla famiglia Sabanci. Rotte da Istanbul per Adana, Ankara, Antalya, Trabzon e Van.

PegasusA new player has been added to the group of airline companies that are competing for customers for domestic flights in Turkey. Pegasus Airlines, which has been operating charter flights around the world for 15 years, will begin to operate scheduled flights from Istanbul to Adana, Ankara, Antalya, Trabzon and Van as of Nov. 1, 2005.
Pegasus has 14 aircraft, 12 of which are Boeing 737-800s and two of which Boeing 737-400s, and will operate domestic flights from Sabiha Gökçen Airport in Istanbul. The airline company will implement a differential price policy for domestic flights like in Europe and America and passengers who book earlier will be able to buy their ticket for YTL 55. Bus services will depart from 4. Levent and Kozyatağı for Pegasus passengers, who won't need to pay parking fees at the airport as a result of this service.
Pegasus Airlines, which is owned by the Sabancı family and is affiliated to Esas Holding, has made an investment of 4 million euros for domestic flights. The airline company held a press conference yesterday at the Swissotel in Istanbul to launch its new service. Pegasus Airlines chairman of the board Ali Sabancı said: "New companies will join the aviation sector, and some will have to leave the sector. The companies that attach importance to safety and manage their costs well will gain passengers and in turn market share. Our goal is to be one of these companies."
Pegasus Airlines General Manager Sertaç Haybat said their goal was 60 million euros in revenue for domestic flights by 2006. (Turkish Daily News)
14.10.2005

 

MACROSTRUTTURA SOLIDA

Lo ha affermato, a proposito della Turchia, il direttore della Banca Mondiale.

Il Direttore della Banca Mondiale in Turchia, Andrew Vorkink, riferendosi ai negoziati di adesione della Turchia all'UE, ha affermato che l'economia del Paese cresce a ritmi di tre - quattro volte superiori a quelli europei e che il settore privato si sta dimostrando sempre piu' dinamico, sostenuto da un Governo sempre più democratico. La macrostruttura della Turchia, ha aggiunto, è solida e lo sarà ancora di più quando tra dieci anni finiranno i negoziati. (fonte Ambasciata d'Italia ad Ankara)
14.10.2005

SIGARETTE

Iniziata la produzione delle <West Brand> nello stabilimento di Manisa da parte della <Imperial Tobacco Plc>.

Il Gruppo <Imperial Tobacco Plc> ha recentemente iniziato la produzione delle sigarette <West Brand> nello stabilimento di Manisa. Il Gruppo, quarto al mondo per volume di produzione, che oltre alle sigarette delle marche Davidoff e Maxim produce e commercializza una serie di prodotti di tabaccheria tra cui filtri e carta  per , ha investito $7.4 milioni per il summenzionato stabilimento. (Amb. d'Ita)
14.10.2005

 

 

ASSOCIAZIONE TURCO-RUSSA

Si costituirà dal prossimo novembre. L'obiettivo, favorire ed incrementare le relazioni economiche tra Mosca ed Ankara.

Il prossimo novembre si costituirà ad Istanbul l'Associazione Turco-Russa per il commercio volta a favorire ed incrementare le relazioni economiche tra i rispettivi Paesi. Promotori dell'iniziativa, oltre alla sezione Commerciale del Consolato russo in Turchia, la turca <Odider> (Associazione dei distributori di gas per auto) e la <Zorlu Holding>, che hanno entrambe già  in corso investimenti in Russia. Il Presidente dell'Associazione, Tarik Kandemir, Presidente della <Odider>, nel dichiarare che nel 2004 l'interscambio tra Turchia e Russia ha raggiunto la somma di $10.8 miliardi e che le stime per fine 2005 si attestano sui $15 miliardi, ha aggiunto che l'Associazione dovrebbe trasformarsi in Camera di Commercio in un prossimo futuro. (Amb. d'Italia)
14.10.2005

 

DUBAI BANK

L'istituto di credito - come ha spiegato l'amministratore delegato Ziad Makkawi - intende effettuare investimenti in Turchia.

L'Amministratore Delegato della Banca di Dubai, Ziad Makkawi, ha annunciato che la sua Banca intende effettuare investimenti in Turchia affermando che i settori immobiliare, delle privatizzazioni e del turismo offrono attualmente delle ottime opportunità. Makkawi ha inoltre sottolineato che la strategica posizione geografica del Paese, la stabilità economica ed il contenimento dell'inflazione contribuiscono ad attirare l'interesse degli investitori stranieri ed ha concluso dicendo che per la <Dubai Bank> la Turchia è il primo Paese di destinazione di futuri investimenti. La <Dubai Bank> è stata fondata nel 2002 ed è divenuta in breve tempo uno dei principali istituti finanziari degli Emirati Arabi. (Amb.d'Ita)
14.10.2005

 

ACCORDO PER INVESTIMENTI

E' stato firmato tra la <Dubai International Properties> ed il Comune di Istanbul nel corso di una solenne cerimonia. Un impegno che continuerà nel 2006.

La <Dubai International Properties>, il grande gruppo immobiliare degli Emirati Arabi Uniti, ha concluso un accordo che prevede investimenti per cinque miliardi di dollari (4.1 miliardi di euro) in una serie di grandi progetti a Istanbul, che spaziano dal settore alberghiero a quello dei trasporti e dell'energia.
L'accordo tra la <Dubai International Properties> ed il Comune di Istanbul è stato firmato nella città del Bosforo nel corso di una solenne cerimonia alla quale hanno partecipato il primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, ex sindaco di Istanbul, e il principe ereditario di Dubai, Mohammad bin Rashed al-Maktoum.
Erdogan ha commentato che l'accordo costituisce il primo investimento diretto straniero in Turchia dopo la decisione dell'Unione Europea di avviare le trattative per l'ammissione del Paese.
"D'ora in poi - ha detto il capo di Governo turco - importanti investimenti arriveranno nel nostro Paese sia dai Paesi del Golfo sia da quelli dell'UE. Il nostro impegno continua e il 2006 sarà un anno migliore".
Erdogan si era recato in visita negli Emirati Arabi Uniti alla fine di settembre. (Agi)
14.10.2005

 

VENDITA MEDIA

Si tratta, in particolare, della <Kral Tv> e <Kral Radio> (del <Gruppo Uzan>) nonché di <Star Tv>.

Il Fondo di Risparmio, Assicurazione e Deposito turco (Tmsf) ha recentemente lanciato una serie di tender, alcuni dei quali si concluderanno entro la prima metà di ottobre, per la vendita di beni del settore dei media, in particolare, la <Kral Tv> e la <Kral Radio> (del <Gruppo Uzan>), la <Star Tv>, un quotidiano e sei stazioni radio. Tali vendite serviranno a far fronte a debiti contratti con il Tesoro e gli importi già concordati variano tra i 306.5 milioni (<Star Tv>) e i $ 4.35 miliardi (<Rock Fm>). La maggior parte dei partecipanti è di nazionalità turca, tra questi il <Gruppo Dogan> che si è aggiudicato la <Star Tv>. Gli analisti interpretano positivamente tale atteggiamento che riflette un generale clima di ottimismo sulle future prospettive di crescita della Turchia e del settore pubblicitario e dell'informazione in particolare. (Amb. d'Ita)
14.10.2005

PRIVATIZZAZIONI

La soddisfazione del ministro delle Finanze turco, Kemal Unakitan. Il Governo turco intenzionato a proseguire nella vendita di beni dello Stato.

Il ministro turco delle Finanze, Kemal Unakitan, rivolgendosi ai partecipanti al Forum Internazionale sulla Finanza Islamica, recentemente svoltosi a Istanbul, ha affermato che il processo di privatizzazioni in Turchia sta procedendo con ottimi risultati e che il Governo è determinato a proseguire con le vendite di altri beni dello Stato che per caratteristiche economiche meglio si addicono ad una gestione di tipo privatistica. Il ministro ha sottolineato come dall'inizio dell'anno in corso le privatizzazioni abbiano attirato l'interesse di numerosi investitori stranieri e consentito finora allo Stato di incassare $ 15 miliardi, con una previsione di introiti a fine anno stimata a $ 20 miliardi. (Amb. d'Ita)
14.10.2005

INDICATORI MACROECONOMICI

- Crescita PNL gennaio-marzo 2005: 5.3%
- Valore assoluto PNL $ 70.2 miliardi (agosto 2005)
- Crescita PIL gennaio-marzo 2005: 4.8% 
- Inflazione  annua (prezzi al consumo): 7.82% (luglio 2005) 
- Interscambio con l'Italia nel periodo gennaio-luglio 2005: $7.21 miliardi, con $ 4.22 miliardi di esportazioni italiane verso la Turchia (+ 6.4%) e $3.00 miliardi di importazioni dalla Turchia (+ 21.8%). (Amb. d'Ita)
14.10.2005

          

BULGARIA-TURCHIA: PROGETTI DI COOPERAZIONE

Riguarda il settore trans-frontaliero per una somma di 5 milioni di euro. I fondi utilizzati per il miglioramento delle infrastrutture legate tra l'altro al sistema dei trasporti.

Aperto_un_nuovo_ingresso_tra_Bulgaria_e_TurchiaNella sessione di martedì 4 ottobre scorso, il Comitato per l' Integrazione Europea presieduto dal Primo ministro bulgaro Sergei Stanishev, nell'ambito del programma "Phare" per l' anno in corso, ha approvato dei progetti inerenti la cooperazione transfrontaliera della Bulgaria con Grecia (20 milioni di Euro), Romania (8 milioni) e Turchia (5 milioni), per un ammontare complessivo di 33 milioni di Euro. Il ruolo finanziario della Bulgaria consiste nel co-finanziamento dei progetti tramite una partecipazione a titolo d' investimento che, nel caso in specie, ammonta a 4.05 milioni di Euro per i progetti verso la Grecia, a 2.05 milioni per i progetti verso la Romania e a 950.000 Euro per quelli verso la Turchia. I fondi saranno utilizzati per il miglioramento delle infrastrutture legate al sistema dei trasporti, per la lotta alla disoccupazione e per l' implementazione delle politiche sociali con particolare riguardo all' educazione scolastica. Anche la protezione dell' ambiente e la promozione delle attività economiche e del decentramento nelle relazioni transfrontaliere, (attraverso un fondo comune per il finanziamento di piccoli progetti "People-to-People") sono da segnalare come settori che beneficeranno delle sopraccitate provvidenze. I progetti mirano principalmente a potenziare la coesione economica e sociale tra Paesi confinanti, a rafforzarne le relazioni politiche e culturali, e a implementare la stabilità e la sicurezza dell' area. (Ice Sofia)
14.10.2005

IMAM TURCO RESPINTO DA CENTRO ISLAMICO IN SVIZZERA

La decisione presa dal Dipartimento federale di giustizia e polizia per le posizioni radicali del soggetto in questione.

Il_giornalista_Hani_RamadanA causa delle posizioni radicali del suo direttore, Hani Ramadan, il Centro islamico di Ginevra non potrà assumere un imam proveniente dalla Turchia: vi è infatti il rischio che il nuovo venuto non si integri a sufficienza. 
Lo ha deciso il servizio dei ricorsi del Dipartimento federale di giustizia e polizia (Dfgp), che ha sconfessato il cantone di Ginevra dando ragione all'Ufficio federale della migrazione (Ufm).
L'autorità federale era stata chiamata in causa visto che il religioso non è cittadino dell'Unione Europea. L'allora Ufficio federale dell'immigrazione, dell'integrazione e dell'emigrazione si era rifiutato di accordare al religioso e al suo aiutante senegalese il permesso di lavoro nel 2004. Quale motivazione aveva indicato l'islam radicale professato dal direttore del centro. Hani Ramadan aveva presentato ricorso, bocciato dal Dipartimento diretto da Christoph Blocher, ha indicato all'agenzia elevetica <Ats> il portavoce dell'Ufm Dominique Boillat, confermando una notizia riportata dal domenicale di Zurigo <'NZZ am Sonntag>'.
L'Ufm ha preso atto della decisione ma ''non ha ancora avuto il tempo di studiarla nel dettaglio'', ha precisato Boillat. Secondo il portavoce, è ancora troppo presto per dire se essa farà giurisprudenza, perlomeno nell'ambito di questi casi abbastanza rari.  (Adnkronos)
14.10.2005

ACCUSE A MINISTRO: POCO RISPETTO PER LA BARBA DEL PROFETA

Il titolare del dicastero della Cultura e del Turismo sorpreso dai giornalisti nell'aeroporto Ataturk in procinto a partire alla volta del Dubai con la sacra reliquia "Sakai i-Serif". La giustificazione.

Il ministro della Cultura e del Turismo turco, Attila Koc, è sotto il fuoco delle polemiche per avere ordinato che gli fosse portata all' aeroporto Ataturk di Istanbul, una sacra reliquia islamica, la Sakal i-Serif, cioé una ampolla, contenente alcuni peli di barba del profeta Maometto, che, normalmente, viene visitata dai fedeli in una sala museo della moschea di Eyup di Istanbul.
Secondo il giornale <Cumhuriyet>, il ministro avrebbe avuto l'intenzione di portare in gran segreto la reliquia allo sceicco di Dubai che lo aveva chiesto al premier turco Recep Tayyip Erdogan, ma i giornalisti presenti all'aeroporto avrebbero scoperto il movimento e ciò avrebbe indotto il ministro a rinunciare al suo progetto ed a rispedire indietro la reliquia.
Il ministro si è difeso affermando che alcuni funzionari gli ''hanno portato la reliquia'' che lui ha così potuto ''ispezionare'' in aeroporto per verificarne lo stato, dopo di che gli stessi funzionari ''l'hanno riportata indietro''.
Ma le giustificazioni del ministro non sono bastate a placare le polemiche dato che il suo comportamento viene considerato in tutti i casi irriguardoso ai limiti della blasfemia da tutti i commentatori dei quotidiani turchi che osservano che ''Koc è la prima persona nella storia che abbia avuto una tale irrispettosa pretesa''.
L'opinionista Ilhan Selchuk, del giornale di opposizione <Cumhuriyet>, ha scritto che lo sceicco di Dubai, Rashid el Mahtum, avrebbe chiesto ad Erdogan, come favore personale, di potere vedere la reliquia. Il premier - secondo lo stesso giornale - avrebbe ordinato al ministro Koc di portargliela in gran segreto a Dubai, ma i giornalisti all'aeroporto, dove era contemporaneamente presente anche lo stesso Erdogan, avrebbero fatto fallire il ''piano segreto''. (Ansa)
14.10.2005

CONDANNATO GIORNALISTA DI ORIGINE ARMENA

Si chiama Hrant Dink e scrive per la rivista <Agos>. L'accusa: "Offesa alla identità turca".

Il giornalista di origine armena, ma di cittadinanza turca, Hrant Dink, è stato condannato a sei mesi di reclusione, con la condizionale, da un tribunale turco in base ad una legge che punisce ''le offese all'identità turca'' per alcuni articoli sulla sua rivista bilingue turco-armena <Agos> sulla memoria del ''genocidio degli armeni'' del 1915-16.
Il giornalista ha già annunciato che ricorrerà in Cassazione ed alla Corte europea dei diritti umani contro la sentenza che ripropone il problema della persistenza nel codice penale turco di norme che criminalizzano le opinioni, come avviene nel caso dello scrittore turco Orhan Pamuk che sarà processato nei prossimi mesi solo per avere dichiarato che ''un milione di armeni furono uccisi'' all'epoca degli ultimi governi ottomani.
Nel caso di Dink la Corte ha ritenuto offensiva per la identità turca una frase scritta dallo stesso giornalista in cui egli invitava gli armeni a dimenticare il passato dato che la loro inimicizia verso i turchi avrebbe - secondo Dink - ''un effetto velenoso nel vostro sangue''.
Secondo una giornalista della stessa <Agos>, Karin Karakash, la Corte avrebbe ''male interpretato e decontestualizzato la frase'' come se Dink avesse voluto dire che il sangue turco è veleno.
Il giornalista è già sotto un altro processo, con la medesima accusa, per avere criticato come ''discriminatorie'' sia la strofa dell'inno nazionale turco in cui si dice ''sorridi alla mia eroica razza'' e il giuramento che gli studenti sono chiamati a fare ogni giorno: ''Felice è colui che si dice turco''.
La Turchia ha cominciato il suo negoziato di adesione all'Unione europea il 3 ottobre scorso e l'UE ha già chiesto al Governo di Ankara, sulla base dei processi a Pamuk e a Dink, di eliminare dal codice penale turco (già riformato di recente sulla falsariga delle indicazioni dell'UE) quegli articoli che si prestano ad una criminalizzazione delle opinioni.(Ansa)
14.10.2005

NON SARA' CHIUSA L'ASSOCIAZIONE "KAOS"

La decisione presa dal procuratore di Ankara in disaccordo con il suo vice. Un comunicato.

 Non sarà chiusa, come aveva chiesto il vice-governatore di Ankara, l'associazione "Kaos", che raggruppa gli omosessuali di sesso maschile e femminile della capitale turca. Lo hanno comunicato i membri della stessa associazione riferendo quanto essi affermano di avere appreso dalla Procura di Ankara.
Il vice-governatore di Ankara aveva chiesto per l'associazione "Kaos" l'applicazione di una norma che proibisce le associazioni ''contrarie alla legge ed alla morale'', ma il procuratore di Ankara, Kursat Kayral, non ha ritenuto di doverla applicare al caso in specie, secondo quanto afferma l'associazione "Kaos" in un un comunicato nel quale si definisce la decisione ''un passo avanti nell'abolizione delle discriminazioni contro gli omosessuali''.
A differenza degli altri Paesi musulmani, in Turchia l'omosessualità non è mai stata un reato, ma è circondata da una diffusa riprovazione sociale con l'eccezione dei quartieri europei di Istanbul, dove esistono vari luoghi di ritrovo riservati agli omosessuali, senza che ciò susciti scandalo. (Ansa)
14.10.2005

GIA' REVOCATA LA TREGUA DAL PKK

Critiche all'Unione Europea per avere ignorato le rivendicazioni dei curdi all'apertura dei negoziati di adesione per l'adesione di Ankara nell'UE.

Il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) ha revocato la tregua contro lo Stato turco e ha criticato l'Unione Europea per aver ignorato le rivendicazioni dei curdi-turchi nell'aprire i negoziati per l'ingresso della Turchia nella comunità. Il Pkk aveva dichiarato una cessate-il-fuoco unilaterale fino al 3 ottobre, il giorno in cui dovevano iniziati i negoziati tra Ankara e Bruxelles. Ciò per consentire al Governo turco di inserire la questione dei diritti della minoranza curda nel quadro del processo di integrazione con l'UE. Senonché la tregua non è stata rispettata dall'esercito turco e gli scontri armati nella regione sud-orientale, dove i curdi sono concentrati, sono continuati. (Agi)
14.10.2005

MINIBUS SU UNA MINA: SETTE FERITI

E' avvenuto nel sud-est anatolico, e più precisamente vicino alla città di Muradiye (Van). Uccisi cinque soldati vicino a Tunceli.

Un minibus è finito su una mina, piazzata probabilmente dai ribelli curdi, nel sud-est della Turchia: sette persone, ha riferito l'agenzia di stampa Anatolia, sono rimaste ferite,
L'esplosione è avvenuta vicino alla città di Muradiye, nella provincia di Van, vicino al confine con l'Iran. Il minibus stava trasportando passeggeri da un villaggio all'altro.
Un cessate-il-fuoco unilaterale dei ribelli, iniziato il 20 agosto, è terminato il 3 ottobre. Oltre 37mila persone sono state uccise in Turchia dal 1984, quando i guerriglieri del Pkk (partito dei lavoratori del Kurdistan) hanno cominciato la lotta armata per l'indipendenza del sudest della Turchia.
In uno scontro tra militari turchi e ribelli curdi, in un villaggio vicino a Tunceli, nella zona orientale della Turchia, cinque soldati sono rimasti uccisi. (Ap)
14.10.2005

 

SGOMINATA BANDA DI TRAFFICANTI DI CLANDESTINI

Erano tutti curdi del sud-est anatolico. Le vittime dovevano pagare anche 7.800 euro.

La polizia britannica ha annunciato di avere smantellato la più grande rete di trafficanti d'immigrati clandestini nel Paese. L'operazione, chiamata in codice "Bluesky" e in corso da due ani, ha portato a dieci arresti a Londra e nel Linconshire. Alle indagini ha collaborato la polizia in Italia, Francia, Olanda, Belgio e Danimarca, ha reso noto Scotland Yard.
Gli organizzatori del traffico sono tutti curdi turchi. Secondo la <Bbc>, il gruppo avrebbe fatto entrare illegalmente in Gran Bretagna decine di migliaia di persone negli ultimi anni. I clandestini, provenienti dalla regione curda della Turchia, arrivavano a gruppi di una ventina di persone nascosti in auto, camion e velivoli. Il viaggio durava mesi e veniva seguito da membri della gang in diversi Paesi europei, che provvedevano a nascondere i clandestini in case sicure. Per arrivare in Gran Bretagna, dove venivano impiegati in lavori sottopagati in nero, gli immigrati pagavano tra le 300 e 5000 sterline (circa tra i 4.400 e i 7.800 euro). (
Adnkronos)
14.10.2005

GUERRA AL VIRUS DELL'INFLUENZA AVIARIA

Dopo la scoperta di un focolaio di infezione in Turchia, nella zona di Manyas, le autorità hanno preso tutti i provvedimenti sanitari. Bruxelles ha vietato comunque l'importazione di carni di volatili fino al 30 aprile prossimo.

Misure_di_precauzione_in_TurchiaLa Turchia lotta per confinare l'influenza aviaria al focolaio rilevato domenica scorsa in una fattoria della zona di Manyas (regione egea nord-occidentale), ma ciononostante, per precauzione, l'UE ha vietato le importazioni dalla Turchia di ''pollame vivo e a piume'' fino al 30 aprile 2006. Il Comitato europeo dei capi dei servizi veterinari ha accettato la proposta della Commissione europea di proroga del divieto. 
Le autorità sanitarie turche hanno assicurato che si procederà a una selezione ed eliminazione dei polli che durerà tre settimane e che ciò dovrebbe scongiurare il rischio di una espansione dell'epidemia di tipo asiatico.
Nella zona del focolaio sono già stati eliminate diverse migliaia di polli e tacchini e intorno ad essa è stata 
stabilita una zona di quarantena di 3 chilometri.
Nel frattempo è stata accertata la presenza a Manyas proprio dal virus 'H5', e cioé il più letale tra quelli che provocano la cosidetta influenza dei polli. Lo ha affermato il capo dell' Istituto per i controlli e le ricerche veterinarie di Izmir, Necdet Akkoca, dopo avere analizzato 6 esemplari (di cui uno solo in vita) inviati da Manyas.
Lo stesso Akkoca ha affermato che il genere di virus riscontrato negli esemplari esaminati ''è altamente patogeno'' e che sono in corso test sulla sua mortalità anche in coordinamento con il laboratorio di riferimento dell'UEin Gran Bretagna, al quale verranno inviati alcuni esemplari.
Il divieto dell'UE di importare il pollame turco è stato annunciato a Bruxelles dal portavoce della Commissione europea, Philip Tod, aggiungendo che la decisione dovrà essere confermata entro dieci giorni dal Comitato dei capi veterinari dei 25 Stati membri UE. Akkoca ha anche osservato che ''la Turchia ha lo svantaggio di trovarsi sulla rotta degli uccelli migratori.
Tacchini_uccisiLa_migrazione_delle_anatre''Le misure precauzionali continuano ad essere applicate ma non c'è un' epidemia in corso'' hanno dichiarato le autorità veterinarie turche invitando la popolazione alla calma e ripetendo per televisione che mangiare la carne di pollo e tacchino in Turchia non e' pericoloso, dato che il contagio si prende con il contatto diretto con i volatili.
''Al momento la situazione non è tale da causare alcun pericolo per i cittadini'', ha detto Resul Celik, il responsabile sanitario che ha diretto le operazioni di bonifica nella zona vicina a Manyas dove sorge la fattoria in cui sono stati registrati i primi casi di influenza aviaria in Turchia.
''La Turchia ha lo svantaggio di trovarsi sulla rotta degli uccelli migratori e questo la espone a maggiori pericoli di contaminazione'' - ha affermato Akkoca, aggiungendo però che anche gli aerei e gli uomini, oltre ai polli, possono essere un veicolo del virus. (Ansa)
14.10.2005

 

IN MOSTRA A KAMAL L'AMICIZIA TURCO-NIPPONICA

Oltre al Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan e al principe giapponese Tomohito Mikasa , circa trecento turisti figli del Sol Levante hanno preso parte all'apertura dell'Istituto Archeologico di Kirsehir costruito dai giapponesi. Una cerimonia di grande solennità.

Il_principe_giapponese_in_visita_in_TurchiaIl_principe_giapponese_Tomohito_Mikasa_e_il_premier_turco_Recep_ErdoganBeside Turkish Prime Minister Recep Tayyip Erdogan and Japanese Prince Tomohito Mikasa, about 300 Japanese tourists attended the opening ceremony of the Archeology Institute built by the Japanese in the Kaman town of Kirsehir.
Turkish State Minister Besir Atalay, Transportation Minister Binali Yildirim, Energy and Natural Resources Minister Hilmi Guler and Minister of Public Works and Settlement Mehdi Eker also attended the ceremony.
The opening ceremony also witnessed the signature of the construction protocol for the Archeology Museum. Prince Mikasa, making the opening speech of the institution, said bilateral relations have begun in 1986 and continued successfully so far. Japan declared the year of 2003 as the year of Turks, Mikasa recalled, this was a sign of love that both countries felt for each other. Ruins of four cultures were found until the Bronze Age during the excavations held since 1985. Japanese Prince announced that traces exhibited in Kirsehir Museum will be transferred to the Archeology Museum and the traces will be announced to the world public interest and be exhibited all over the world.
The Kaman excavations should not be considered as an ordinary work held by the Japanese only, he said, the excavations had an international dimension and Japanese people believe the friendship between Turkey and Japan will be eternal.
Turkish Prime Ministe,r who took the spotlight after the Japanese Prince, said Anatolia, the host of many civilizations during the ages, has the attribution to inspire many beauties as well.
Kaman, in general, will enlighten many scientific researches in the world, "This region is a candidate to be an international science center. We will also initiate efforts on the issue. We thank the Turkish friend Prince Mikasa, who made Turkey gain such a value. We sincerely believe that he is a real friend of Turkey. The most significant sign of this is the Turkish flag on his thumb. We will never forget this," said Erdogan. (Yavuz Sahin/Zaman)
14.10.2005

 

VALLE DI IHLARA: COME POTERSI TRASFORMARE IN UN TREKKING CENTER

Il governatore turco di Aksaroym Huseyin Avni Cos, ha spiegato ai giornalisti di avere un progetto circa gli undici chilometri che racchiudono il territorio.

IhlaraA project aimed at developing 11 kilometers of the famous Ihlara Valley into the most enjoyable trekking route in Turkey is about to be launched, the governor of Aksaray told reporters.
The valley, located 40 kilometers east of Aksaray, is a deep, narrow river gorge bisected by the Melendiz River and extending for 14 kilometers.
Aksaray Governor Hüseyin Avni Coş told the Anatolia news agency that the Governor's Office was cooperating with several organizations on the project.
Noting that 3 kilometers of the canyon were already in use as a trekking route that takes half a day to travel, Coş said, "We are cooperating with the Culture and Tourism Ministry to initiate a project that will transform the entire valley into a trekking path."
Commenting on the tourism potential foreseen with the undertaking, Coş said, "We also want to provide visitors with a campsite in Ihlara, a project supported by Culture and Tourism Minister Atilla Koç," said Coş.
Valley elevator:
The governor said they were also working on another project that involves installing an elevator in the valley but noted that they had encountered numerous difficulties because of the area's protected status. "Permission must be secured from various institutions to even put a nail in the valley. The Supreme Board for the Protection of Cultural and Natural Assets is about to approve the project; however, the Organization for the Protection of Habitats objects to it. We have asked the provincial director of culture and tourism to follow up on the progress of our requests. I hope this project will come to fruition after the necessary permits are obtained."
The Ihlara Valley was formed after rocks in the area cracked and collapsed as a result of eruptions from Mt. Hasandağ. The Melendiz River wound its way through these cracks, eroding the valley bed and helping form the canyon. The valley's 100 to 120-meter-high walls attract many visitors every year.
A total of 105 churches carved into the rocks in the early years of Christianity are among the precious historical assets in the valley. (Turkish Daily News)
14.10.2005

 

MEVLANA CELALEDDIN-RUMI: CELEBRATO IL 798 ANNIVERSARIO

La cerimonia ha avuto come suo punto saliente l'esibizione dell'artista Gulcin Anil.

La_festa_di_RumiMevlana Celaleddin-i Rumi was commemorated with various activities on his 798th birthday anniversary. Many guests participated in the commemoration ceremony held at the Konya Rixos Hotel.The ceremony was inaugurated with the art exhibition of artist Gulcin Anil whose main theme was "Mysterious World behind Holy Whirl". There were many whirling dervish figures in the exhibition, in which a documentary film about Mevlevi tradition was shown. In addition, students from Selcuk University State Conservatory gave a recital of Turkish Sufi music. Due to Rumi's birth anniversary, visitors flocked to the Rumi Museum. Foreign and native visitors showed a lot of interest in the Sema shows and watch the shows enthusiastically. Rumi was born in the Belh city of Horasan (today's Afghanistan) on 30 September 1207. Rumi first went to Hedjaz with his father Bahaaddin Veled and then settled in Konya. Rumi died on 17 December 1273. (Unal Livaneli/Zaman)
14.10.2005

OZPETEK IN PRIMA LINEA 

"Roma incontra Istanbul", ovvero il cinema come strumento di dialogo e ponte fra le culture. Il regista de "Le fate ignoranti" e de "Il bagno turco" simbolo dell'integrazione tra Italia e Turchia.

Il_regista_Ferzan_OzpetekIl cinema come strumento di dialogo e ponte fra le culture. E' il messaggio che il <MedFilm>, unico festival internazionale competitivo dedicato al tema dei diritti umani, è tornato a sottolineare in occasione della prevista apertura dei negoziati per l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea. A ribadire la valenza simbolica dell'evento, organizzato alla Casa del Cinema con il titolo "Roma incontra Istanbul", la concomitanza con la giornata in cui il traffico della Capitale andava in tilt per la prima esercitazione antiterroristica. "Crediamo nell'arte come strumento di conoscenza tra i popoli - ha spiegato Ginella Vocca, presidente del <MedFilm>, che ha promosso l'iniziativa insieme a festival Eurovisioni, ambasciata turca, rappresentanza della Commissione Europea in Italia e Comune di Roma -  Il terrore si alimenta con la paura dell'ignoto e la disinformazione. Il cinema può invece scardinare schemi comunicativi e stereotipi diffusi dai media. E' un modo diverso e più diretto per entrare in contatto con le culture degli altri paesi".
A sottolinare il messaggio dell'incontro anche la presenza di Ferzan Ozpetek. Il regista de "Le fate ignoranti", simbolo dell'integrazione fra Italia e Turchia, ha così riassunto il suo rapporto con i due Paesi: "Sono nato nella Capitale dell'Impero Romano d'Oriente e vivo in quella dell'Impero Romano d'Occidente. Due città che fra loro hanno tantissimi punti in comune: dai sette colli su cui entrambe sorgono - ha scherzato - al giallorosso della maglia di Roma e Galatasaray". Trasferitosi in Italia all'età di 17 anni, il regista ha poi parlato del suo amore per la Capitale: "Fin dal mio arrivo ho sviluppato con Roma un rapporto fortissimo. Non riesco a distaccarmene neanche ora che sto ricevendo tante proposte dagli Stati Uniti. I miei film mi riportano sempre qui". "Il cinema può contribuire sostanzialmente al dialogo fra le culture - ha poi aggiunto -. Nel suo piccolo, lo ha dimostrato anche il mio "Bagno turco". Dopo l'uscita del film, il ministero del turismo turco mi ha ringraziato ufficialmente per aver contribuito ad una percezione positiva del nostro Paese all'estero". Sempre alla Casa del Cinema, Ozpetek introdurrà questa sera proprio "Il bagno turco", terzo di quattro film a lui dedicati, che affiancheranno in cartellone una serie di corti turchi inediti per l'Italia.
"Roma incontra Istanbul" si inserisce in un più ampio programma di eventi in favore del dialogo fra Italia e Turchia, avviata lo scorso giugno. L'obiettivo sarà nuovamente ribadito dal prossimo festival Eurovisioni, in programma a Roma dal 23 al 26 ottobre, e poi dagli appuntamenti itineranti del <MedFilmfestival>. Ospite d'onore la Turchia, l'XI edizione della manifestazione aprirà i battenti a Roma a novembre, per poi replicare con due rassegne sul cinema italiano ad Istanbul e Ankara e la vetrina "Da Damasco a Rabat", una retrospettiva che da ottobre e dicembre porterà i nostri classici, sottotitolati in arabo, in sei capitali del Mediterraneo, tra cui Beirut e Tripoli. Nell'ambito dello stesso programma, a fine novembre si svolgerà inoltre ad Algeri una settimana del cinema italiano. All'incontro hanno inoltre partecipato Gianni Borgna, Assessore alle Politiche Culturali del Comune di Roma, una delegazione dell'ambasciata turca in Italia, il presidente dell'Istituto Luce Andrea Piersanti e Pier Virgilio Dastoli, Direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione europea. (Diego Giuliani/Cinematografo.it)
14.10.2005

 

ITTITI LE GRANDI CIVILTA' ANATOLICHE

Si è svolto a Bolzano il primo degli incontri di approfondimento di "Transiti tra spazio e tempo: Turchia", l'iniziativa organizzata dall'Ufficio Cultura dell'Assessorato provinciale alla Cultura italiana al <Centro Trevi> di via Cappuccini 28.

Civiltà_ittitaQuella che si è svolta al <Centro Trevi> di Bolzano è stata una conversazione con il pubblico alla scoperta degli aspetti della millenaria storia della Turchia, Paese orientale ed insieme europeo, che si articolerà attorno a diverse tematiche.
"Ittiti ed altri nell'antichità", con Frederick Mario Fales (Università di Udine), ha trattato le grandi civiltà anatoliche e mesopotamiche del periodo antico, i loro scambi culturali e commerciali, le loro tensioni, il loro contributo alla formazione delle società, delle economie e delle tecniche. In "La Turchia ottomana: vocazione imperiale e confini nazionali", Vera Costantini (Università Ca' Foscari di Venezia) ha affrontato alcuni temi storiografici relativi alla gestione politica, militare e amministrativa dei Balcani e del vicino Oriente in epoca ottomana. In particolare, è stata trattata l'evoluzione storica che ha condotto allo sgretolamento del potere imperiale e alla formazione di nazioni indipendenti.
L'iniziativa "Transiti tra spazio e tempo: Turchia" proseguirà fino al 16 ottobre, anche attraverso un itinerario per immagini, con orario 10-18, giovedì 10-20. L'ingresso a tutti gli appuntamenti è libero. Tutti i giorni sono in programma viste guidate in lingua italiana alle 15, 16 e 17. Per scuole, gruppi e per visite guidate in lingua tedesca è possibile prenotarsi allo 0471 300980 oppure 347 0173171. (pf/Provincia Autonoma di Bolzano)
14.10.2005

CINEMA TURCO

Sarà alla sua insegna che l'edizione degli incontri internazionali  si aprirà a Firenze, al Teatro Alfieri, dal 18 al 24 ottobre con un omaggio al regista francese Agnes Varda. La manifestazione è promossa dal Laboratorio immagine donna. Si celebrerà anche il 30mo della distribuzione tedesca <Basis>.

teatroSarà all'insegna del cinema turco con un omaggio ad Agnes Varda la serata d'inaugurazione della l27/a edizione di Incontri internazionali di cinema e donne che si svolgeranno a Firenze.
Al cinema Alfieri dal 18 al 24 ottobre. Seguirà una corsa di sei giorni con film tedeschi, inglesi, americani, malesi, sloveni, turchi, danesi, iraniani, palestinesi, tedeschi, indiani, francesi, di Singapore e italiani. Edizione straordinaria anche per il Sigillo della Pace che quest'anno sarà conferito in Palazzo Vecchio alla celebre regista francese Agnes Varda per l'intera sua opera. La manifestazione, promossa dal Laboratorio immagine donna, celebrerà anche il 30/o compleanno della distribuzione tedesca <Basis>, pioniera del nuovo cinema tedesco e punto di riferimento delle grandi autrici del nord, con mostra di manifesti, proiezioni e immancabile torta. (Toscana Tv)
14.10.2005

 

FANTASIE DA "MILLE E UNA NOTTE"

A Krems - città del Nord-austriaco - splendida mostra sulle donne dal titolo "Harem, segreti dell'Oriente" all'epoca del sultanato turco. I quadri, provenienti da pinacoteche e collezioni private di vari Paesi, riflettono le fantasie maschili del 1800 circa i misteriosi ed affascinanti dormitori femminili.

Le_odalische_di_Jean-Baptiste_IngresLascivious, sensual and submissive; the women in "Harem, secret of the Orient," on display at an exhibition in the northern Austrian city of Krems, are above all, reflections of 19th-century Western male fantasies.
The 80 paintings of French, Italian, Austrian, Hungarian and British artists of the so-called "orientalist" school offer glimpses of the pleasures of the harem, where the wives, mistresses and female relatives of well-to-do Muslims lived.
But these are works of imagination by definition, as the harem was part of the household off-limits to males who were not castrated. Eunuchs and slave girls usually served the women.
The paintings pass from sensual fairies of the "Thousand and one nights" -- which was also evoked by Mozart in his "The Abduction from the Seraglio" -- to the somber faces of North African slave markets.
The female nudes of Jean-Leon Gerome's "Moorish bath" flank scenes of North African Arab life depicted in the paintings of Eugene Delacroix's "Woman from Algiers" or the "Odalisque" of Jean-Baptiste Ingres.
Odalisques were the Christian slaves of the harem, at the bottom of the social ladder, hoping to become concubines to the sultan but usually not serving him but rather his wives and mistresses as personal chambermaids.
Tayfun Begin, the Istanbul-born director of the Fine Arts museum of Krems, 60 kilometers (40 miles) northwest of Vienna, said 1,200 women and girls vied for the favors of the Ottoman Sultan in the harem of his palace of Topkapı in the 17th and 18th centuries.
Plenty of intrigue:
Begin said the palace had its own hierarchy, code of conduct as well as plenty of intrigue in what was a veritable city of 40,000 inhabitants where the sultan's mother held order.
The women were guarded by up to 800 eunuchs, men who were sexually mutilated and generally black slaves.
While the harem was seen in western imagination as a place of romance, the reality was different, according to people who lived there.
"The harem must have been a place of passionate love in the beginning, but in reality it was a false institution, devoid of all sensuality," wrote the Hungarian princess May Torok, who lived in the harem of Cairo in the beginning of the 20th century as a wife of the last Turkish viceroy of Egypt.
Turkish historians have meanwhile presented the harem as a "school" for women, where the most intelligent concubines could even aspire to become the mother of a future sultan.
Besides the paintings, the exhibition also features a series of photographs of mundane-looking women, taken around 1860 by the Shah of Iran in his harem in Tehran.
The exhibition "Harem, Geheimnis des Orients" in Kunsthalle Krems will be on view until Nov. 13. (Tukish Daily News)
14.10.2005

PICASSO AD ISTANBUL

Una retrospettiva sul grande pittore spagnolo (135 opere) si aprirà il 24 novembre presso il museo Sabanci dell'omonima università per chiudersi il 26 marzo prossimo. I giornalisti dovranno rispettare regole ferree imposte da luoghi di provenienza (Parigi e Barcellona), in particolare per quanto riguarda i diritti di sfruttamento e di copyright.

Pablo_PicassoPer la prima volta saranno esposte in pubblico venti tele inedite di Pablo Picasso, provenienti dalla collezione privata della famiglia dell'artista spagnolo. 
L'evento sarà ospitato in Turchia, al Museo Sakip Sabanchi di Istanbul dal prossimo 21 novembre. La mostra proporrà 135 opere di Picasso, di cui una ventina di quadri, relativi a differenti periodi, che Picasso volle che fossero custoditi nella sua collezione privata e che fino ad oggi non sono stati mai né venduti, né esposti in rassegne o retrospettive.
Le tele inedite provengono dalla collezione della famiglia di Picasso, la stessa che presterà al museo di Istanbul altri quadri, sculture, e ceramiche realizzate nell'arco di più di cinquant'anni da Pablo Picasso. La realizzazione della mostra, che resterà' aperta fino al 26 marzo 2006, è stata possibile grazie alla firma di un accordo tra il museo Sakis Sabanci e il nipote dell'artista Bernard Ruiz-Picasso.
A completare la mostra ci saranno anche opere provenienti dai Museo Picasso di Barcellona, Parigi e Malaga, che permetteranno di coprire l'intera carriera dell'artista, dal periodo blu al cubismo passando per il periodo rosa. Ad arricchire la rassegna artistica dedicata a Pablo Picasso ci saranno anche un centinaio di lettere inedite del maestro spagnolo e decine di fotografie scattate da illustri fotoreporter. (Adnkronos)
14.10.2005

MORTO IL POETA E SCRITTORE ATTILA ILHAN

Aveva 80 anni. Si era distinto per la tenace difesa dei valori storici nazionali di fronte all'avanzata dell'Occidente.

Attila Ilhan, poeta e scrittore turco che si era distinto per la tenace difesa dei valori storici nazionali di fronte all'avanzata dell'Occidente, è morto la notte scorsa nella sua abitazione a Istanbul. Aveva 80 anni e fino a alcuni mesi fa teneva una rubrica sul quotidiano <Cumhuriyet>, di sinistra, ma con connotazioni nazionaliste. Le sue prime poesie, pubblicate nel 1948, quando era ancora studente universitario, gli valsero una grande popolarità. Aveva scritto anche diversi romanzi e curato la sceneggiatura di film e lavori per la tv. (Agi)
14.10.2005

MONDIALI 2006: TURCHIA AI PLAYOFF

Ha battuto l'Albania per 1-0. La rete del successo è stata segnata da Tumer al 57'.

La Turchia si è qualificata per i playoff grazie alla vittoria per 1-0 in Albania. La rete del successo è stata segnata da Tumer al 57'. Inutili le vittorie di Grecia e Danimarca. Gli ellenici hanno vinto contro la Georgia (1-0) con un gol di Papadopoulos al 17'. I danesi hanno avuto la meglio in Kazakhistan (2-1) con le reti di Gravgaard al 46' e Tomasson al 48`. Per i padroni di casa gol di Kuchma all'86' e espulso Avdeyev all'88' per doppia ammonizione. (Yahoo)
14.10.2005

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