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Cari amici, <Turchia
Oggi>
- sito indipendente e che va avanti con le proprie forze -
non se la passa troppo bene. Se potete, dateci una mano.
Intendiamoci, non vi chiediamo denaro. Nemmeno un euro. No,
quello che vi chiediamo è che ci stiate vicini adoperandovi
in giro e spendendo parole buone nei nostri confronti. In
altri termini, trovateci un po' di pubblicità o qualche
sponsorizzazione. Altrimenti saremo costretti a chiudere.
Per andare avanti, infatti, abbiamo bisogno che qualcuno ci
aiuti, quanto basta. Grazie per quello che farete, la
direzione. |
AIUTI
Trenta/quarantamila morti in
Pakistan, forse tre mila in india, più di 1400 in Guatemala.
Terremoti ed alluvioni ormai si trascinano dietro migliaia e
migliaia di vittime. Forse è colpa dell'uomo che sta alterando
l'eco-sistema. Forse no. Quel che conta - davanti a catastrofi così
immani - è che non venga a mancare la solidarietà umana. A parte
gli aiuti economici - che possono essere di vario genere e che
comunque vanno indirizzati ad istituzioni oneste (fino ad oggi si è
visto come giornali e televisioni abbiano fornito la dimostrazione
della loro serietà) è impostante far capire a quanti soffrono in
questo particolare momento che non sono abbandonati. (Turchia
Oggi)
14.10.2005
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VISITA DI
STATO CON CIAMPI
COMUNICATO CONFINDUSTRIA
Confindustria,
Ice ed Abi organizzano una missione imprenditoriale dal 23
al 25 novembre a Istanbul, in occasione della visita
di Stato in Turchia. In considerazione della portata dell'evento e dell'ampia
delegazione imprenditoriale che prenderà parte all'iniziativa,
risulta di fondamentale importanza, anche per garantire
la migliore gestione degli incontri bilaterali previsti con le
aziende turche, il supporto delle Associazioni
perché sollecitino le imprese
italiane interessate ad inviare il prima possibile la scheda di
adesione (allegato in calce) all'Area
Affari Internazionali di Confindustria
s.perillo@confindustria.it /l.travaglini@confindustria.it).
Le adesioni dovranno pervenire al piu' presto. Gli incontri
bilaterali fra imprese italiane econtroparti turche saranno organizzati dall'Ufficio Ice di Istanbul
(istanbul@istanbul.ice.it)
con la collaborazione delle organizzazioni
turche Tusiad e Deik.
- I
settori maggiormente interessati sono i seguenti:
agro-industria e packaging; componentistica auto e macchine
lavorazione metallo; elettronica e sistemi di sicurezza;
ambiente; arredamento; logistica ed engineering;
tessile-abbigliamento cuoio ed accessori; turismo.
Ciascun partecipante dovrà provvedere autonomamente
alla prenotazione dei voli aerei. Per quanto riguarda invece
la sistemazione alberghiera, è possibile usufruire delle
stanze riservate da Confindustria presso alcuni alberghi di
Istanbul (allegato in calce).
A
tali informazioni si aggiunge inoltre che gli imprenditori
italiani in Turchia dovranno rivolgersi esclusivamente al
Direttore dell'Ufficio ICE di Istanbul, Dr. Roberto Luongo (roberto.luongo@istanbul.ice.it),
mentre il funzionario ICE responsabile presso la sede centrale di
Roma e' la Dottoressa Testaguzza (l.testaguzza@ice.it).
(Ambasciata
d'Italia ad Ankara)
14.10.2005
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NUOVA FASE
STORICA
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Per
il premier turco Recep Tayyip Erdogan l'avvio del negoziato di
adesione della Turchia all'UE rappresenta una continuazione
naturale del cammino di Ankara. |
''Con l'avvio del
negoziato di adesione della Turchia all'UE si è giunti al punto iniziale di una nuova fase storica che rappresenta una
continuazione naturale del cammino storico della Turchia. E l'UE ha rafforzato il suo carattere globale''. Lo ha affermato il premier turco
Recep Tayyip Erdogan
dopo l' avvio del negoziato Turchia-UE.
''Il nostro obbiettivo era ed è la piena membership nell' UE. E ciò
è stato pienamente riconosciuto dall'UE, mentre qualcuno chiedeva di inserire la
possibilità di un obbiettivo alternativo, quello del partenariato speciale. Il documento
quadro negoziale è stato formulato accettando le nostre richieste ed
aspettative''.
''La Turchia ha compiuto un gigantesco passo nel suo sviluppo
storico''- ha aggiunto Erdogan sottolineando che ''d'ora in poi il documento quadro concordato
sarà la nostra mappa stradale''.
Il premier turco ha ripetutamente osservato che ''non è vero (come affermano alcuni gruppi nazionalisti turchi,ndr) che
ai fini del processo europeo, il governo avrebbe tradito gli interessi
turchi''. ''Al contrario - ha affermato Erdogan - non siamo stati affatto deboli ed abbiamo mostrato carattere nella
difesa degli interessi nazionali della Turchia ai quali abbiamo dato la massima
priorità''.
''In base all'accordo raggiunto, la Turchia conserverà tutti i suoi diritti nelle organizzazioni internazionali'', ha poi
dichiarato il premier turco con riferimento implicito alla conservazione del diritto di veto in ambito Nato su cui Ankara
si è battuta fino all'ultimo.
''Il successo turco determinerà la durata del processo negoziale. Sappiamo che in questo processo incontreremo diverse
difficoltà ed ostacoli. A questo fine le nostre relazioni bilaterali (con i singoli
Paesi dell'UE, ndr) sono di grande importanza.'', aveva dichiarato lo stesso premier
turco mentre il suo vice-premier Abdullah Gul firmava a Lussemburgo il documento quadro negoziale dando avvio alla
''nuova fase storica'' dei rapporti tra Turchia ed UE. (Ansa)
14.10.2005
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LA
SODDISFAZIONE DI SCHROEDER
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Il
Cancelliere tedesco ha ricordato come l'Unione Europea abbia voluto
mantenere una promessa fatta quarant'anni fa. |
Il Cancelliere
tedesco uscente Gerhard Schroeder ha salutato con soddisfazione
l'avvio del negoziato per l'adesione alla UE della Turchia.
''Con ciò l'Unione Europea mantiene una promessa data alla Turchia
più di 40 anni fa'', ha detto il Cancelliere in una dichiarazione
diffusa a Berlino. A suo avviso, ''una Turchia che mostra come
l'Islam e i valori dell'Illuminismo europeo possano andare d'accordo
significa un guadagno enorme in fatto di stabilità e sicurezza per
l'Europa e non solo per essa''.
''Spetta alla Turchia - ha osservato Schroeder - portare avanti il
processo di riforma al fine di far giungere il negoziato
all'obiettivo dell'ingresso del paese nella UE''. La trattativa, ha
sottolineato il cancelliere, sarà ''lunga e difficile''.
Il Cancelliere, in visita ad Istanbul, ha poi assicurato che -
nonostante la sua uscita dal Governo, la Germania continuerà a
sostenere la Turchia nel suo cammino verso la piena adesione all'UE.
Angela Merkel, che sarà il nuovo Cancelliere, era più favorevole
ad un accordo di partenariato privilegiato piuttosto che un'adesione
piena. Schroeder ha assicurato al premier turco di "prevedere
che il nuovo governo sarà sempre interessato ad avere relazioni di
prima classe con la Turchia". (da
take Ansa)
14.10.2005
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IL PONTE
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Così
vede la Turchia il nostro presidente del Consiglio Silvio Berlusconi
a detta del quale, se non si fossero aperti i negoziati
di adesione, ciò avrebbe significato perdere una occasione unica. |
L'apertura del negoziato di adesione
tra UE e Turchia rappresenta anche ''un'occasione imperdibile'' per creare ''un ponte'' tra
l'UE, l'Occidente e il mondo arabo e musulmano dando via a quel ''dialogo'' che
è ''l'unica possibilità che abbiamo per risolvere un problema che si pone
altrimenti come contrasto e, anzi, come guerra di religione e civilt°''. E' quanto ha osservato il presidente del Consiglio
italiano Silvio Berlusconi.
Il presidente del Consiglio ha ricordato di essersi ''battuto'' con grande forza
affinché iniziasse questo negoziato anche perché è importante ''considerare il momento
dei rapporti tra Occidente e mondo musulmano e arabo''. Sono rapporti, ha detto Berlusconi, segnati anche da ''fatti
tragici originati dall'integralismo e dal fondamentalismo, da chi pretende che questi Stati siano governati attraverso la
sharia, la legge di Dio che diventa legge di Stato''.
E bisogna invece ricordare, ha detto ancora Berlusconi, che la Turchia, un grande Paese di 70 milioni di abitanti,
è ''diventata uno Stato laico'', dove la sharia è stata messa come ''regola di vita privata e religiosa''. La Turchia si
è data una costituzione e leggi laiche che, ha detto ancora il presidente del Consiglio, guardano ai valori e ai principi che
sono alla base del sentire occidentale e che sono contenuti nella Costituzione
europea. Per questi motivi, secondo Berlusconi, l'inizio dei negoziati
di adesione di Ankara all'UE é ''un'occasione imperdibile'' per creare ''un ponte'' tra l'Unione
europea, l'Occidente e il mondo
arabo e musulmano.
E per queste ragioni, ha detto ancora Berlusconi, ''sarebbe stato imperdonabile dire no alla Turchia'', dire no a chi
''spinta da simpatia'' ha fatto ''un'offerta d'amore'' all'Europa. Se l'Europa l'avesse respinta quell'amore si sarebbe
potuto ''cambiare in odio o in qualcosa di molto vicino all'odio'', ha detto ancora il premier. ''Non avremmo potuto prendere una decisione migliore'', ha
detto Berlusconi aggiungendo: ''Questa decisione l'abbiamo presa per noi e per chi
verrà dopo''. (Ansa)
14.10.2005
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BENEFICI
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Secondo
l'Unione degli Industriali Europei una Turchia In Europa non
potrà che portare vantaggi al vecchio continente. |
L'Unione Europea e la Turchia non
potranno che beneficiare di un'ulteriore integrazione economica. E' il commento dell'Unice,
l'Unione degli Industriali Europei, dopo l'accordo dei 25 paesi UE sull'avvio dei
negoziati di adesione con Ankara.
''E' compito del Consiglio europeo decidere se i criteri di Copenaghen sono stati soddisfatti. Se
così sarà, l'Unice è in favore dell'apertura dei negoziati di adesione con la Turchia in
linea con le condizioni e il processo indicato dalla Commissione'', si legge in un comunicato distribuito
dall'Unione Industriali.
''La Turchia è un importante partner economico per l'Unione Europea ed entrambi beneficerebbero di un'ulteriore integrazione
economica'', ha sottolineato il presidente dell'Unice, Ernest-Antoine
Seilliere.(Ansa)
14.10.2005
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DIECI ANNI DI
ESAMI
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Passata
la sbornia di entusiasmo per il via libera dato dall'Europa,
la Turchia dovrà adesso superare tutti i paletti che le sono
stati messi davanti. Non tutti i 25 le sono infatti
favorevoli. |
Mentre la Turchia si gode
ancora la sbornia di entusiasmo per il via libera dato dall' Europa all' avvio dei negoziati di adesione,
già si fa strada la dura realtà di un percorso politico di avvicinamento di
Ankara a Bruxelles, volutamente lungo, e che i Venticinque hanno cosparso di prove e paletti.
Da adesso si aprono 10 anni di esami per la Turchia, tanti se ne è dati l'Unione europea per vagliare i progressi del Paese.
L'accordo di Lussemburgo è certamente ''storico'' ma la maratona negoziale che si trova di fronte la Turchia farebbe le
vene dei polsi a chiunque: anni e anni di verifiche e controlli per un processo che nel gergo comunitario viene chiamato ''Open
ended'', il che significa che non esiste solo un finale, cioè la promozione con la piena
membership, ma anche la possibilità di una bocciatura.
Ankara dovrà anche organizzare un capillare lavoro di lobbing in Europa: tutti i sondaggi indicano che, se presa nel
suo complesso, l'opinione pubblica europea è oggi decisamente contraria all' idea di aprire le porte ad un Paese musulmano di
70 milioni di abitanti. E il prossimo futuro non gioca a favore della Turchia: l'europeista
Primo Ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, di fronte allo stallo delle trattative,
in fondo era sbottato: ''Quanti avversari in Europa!''. Aveva ragione: sono
già oggi diversi i Paesi che guardano con diffidenza all' entrata della Turchia. L'Austria
in primis (il
Paese che ha bloccato il negoziato per oltre 24 ore), i Paesi nordici guidati dalla
Finlandia, la Grecia e naturalmente Cipro. A questi bisogna aggiungere la Germania, dove la Cdu di Angela
Merkel (sarà il prossimo Cancelliere), si è già schierata contro. E la Francia, che con Chirac non ha mai nascosto tutte le sue
perplessità; perplessità che potrebbero trasformarsi in aperta
ostilità se l'attuale potente ministro dell' Interno, Nicolas Sarkozy, si
insedierà all' Eliseo. Guardingo è anche l'approccio dei 10 Paesi nuovi membri dell'
UE.
Ancora una volta i referendum nazionali potranno portare il caos all' interno dell' Unione e forse la disperazione in
Turchia: Francia e Austria infatti hanno da tempo annunciato che sottoporranno l'eventuale entrata di Ankara nell'
UE al giudizio dei cittadini. Se si votasse oggi il risultato sarebbe scontato;
altri Paesi potrebbero seguire l'esempio di Parigi e Vienna.Chiusi i festeggiamenti di Lussemburgo, a mente fredda, ben
si comprende come la strada si presenti nella forma di un percorso ad ostacoli, pieno di trabocchetti e che si snoda in un
territorio prevalentemente ostile.
Il primo ostacolo che la Turchia dovrà rimuovere è la questione cipriota: Ankara sa bene che la
UE non permetterà mai l'entrata nello stesso club di uno Stato che non riconosce
l'altro. Il tema fuoriesce dai confini europei e investe anche la Nato: per quanto la Turchia, paese Nato,
potrà continuare a bloccare le aspirazioni di Cipro a diventare membro dell'
Alleanza? Meno netta è la questione dei diritti umani e delle
libertà religiose. La Turchia ha già dato prova di volontà politica, dando il via ad una serie di riforme garantiste. Ma la
libertà d'informazione, ad esempio, e la tutela delle minoranze religiose,
è ancora ben al di sotto degli standard europei.Si apre quindi, dopo l'accordo di Lussemburgo, un grande
interrogativo, ben rappresentato dalle parole del presidente francese Jacques Chirac: ''La Turchia deve fare tutti gli sforzi
necessari per aderire ai nostri valori e principi. Ci riusciranno? Io non lo so''.
(Ansa)
14.10.2005
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APPOGGIO USA E
RINGRAZIAMENTI
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Il
ministro degli Esteri turco Abdullah Gul ha voluto
espressamente rivolgere al Segretario di Stato Usa,
Condoleezza Rice, la sua riconoscenza per quanto fatto da
Washington. |
Il Governo di Ankara ha caldamente
ringraziato l'amministrazione Usa per il ''chiaro e forte appoggio'' da essa espresso alla Turchia nel duro negoziato con
l'UE a poche ore dall'apertura del negoziato per l'adesione della Turchia
all'UE.
Lo ha reso il portavoce del ministero degli Esteri Namik Tan nel corso di un briefing rivelando che il ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul, ha telefonato al Segretario di Stato americano Condoleezza Rice per ringraziarla della sua
telefonata al premier turco Recep Tayyip Erdogan nel momento più incerto della trattativa
(quando la Rice aveva garantito a Erdogan che l'accordo con l'UE non avrebbe influito
sul potere di veto turco ad accettare nella Nato la Repubblica di Cipro).
''Il ministro Gul ha chiamato al telefono il Segretario di Stato americano e le ha trasmesso il compiacimento ed il
ringraziamento turco per il contributo degli Usa e della stessa
Rice'' - ha affermato Tan aggiungendo che la Rice ha assicurato a Gul che le relazioni Turchia-Usa ''saranno ulteriormente
sviluppate''.
''L'appoggio degli Usa all'avvio dei negoziati Turchia-UE è chiaro, naturale e giusto e noi ne siamo compiaciuti. Gli Usa
sono una superpotenza che ha responsabilità globali e in questa veste appoggia le iniziative che
contribuiscono all'armonia ed alla stabilità nel mondo'' - ha aggiunto Tan confermando che
anche il premier turco Erdogan ha avuto incontri negli ultimi giorni con rappresentanti americani.
Nello stesso briefing il portavoce ha sminuito la portata innovativa del fatto che nel documento negoziale
Turchia-UE si sottolinea la necessità di una verifica della capacità di
assorbimento da parte dell'Unione europea di nuovi membri affermando che tale
capacità di assorbimento ''era già inclusa tra i criteri di Copenaghen''.
Alcuni giornali turchi hanno menzionato quella sottolineatura come un segnale che la Turchia difficilmente
potrà aderire realmente a pieno titolo nell'UE quando il negoziato (che
durerà almeno 10 anni) sarà concluso. (Ansa)
14.10.2005
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ENTUSIASMI E
DUBBI
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Adesso
che Ankara ce l'ha fatta, gli imprenditori si attendono
concreti investimenti. Un colloquio con il vice-presidente
della Tusiad, Aldo Kaslovski. Diplomazia turca poco convinta. |
La Turchia ce l'ha fatta. Ankara ha
ottenuto quello che voleva. Il sospirato negoziato per l'adesione all'UE
è partito senza alcun riferimento a quel ''partenariato speciale'', sostenuto dall'
Austria quasi fino all'ultimo minuto e che costituiva l'incubo di Ankara. Il
Governo turco gongola: il premier Recep Tayyip Erdogan ed il suo vice - e ministro degli
Esteri - Abdullah Gul parlano di ''vittoria storica'' e di ''nuova fase storica'',
anche se non nascondono che il cammino fino alla piena adesione ''sarà lungo (almeno 10 anni,
ndr) e difficile''. Altrettanto euforici sono gli ambienti degli affari che prevedono grandi
flussi di investimenti esteri in Turchia già fin dalla fase negoziale ed una maggiore
stabilità politica ed economica. E, infatti la Borsa di Istanbul
aveva fatto registrare subito nuovi record.
''Ci aspettiamo investimenti esteri da tutto il mondo, non solo dall'Europa, ma anche dall'Asia, ora che il quadro turco
è più certo. Speriamo solo che il negoziato non abbia a subire traumi ed interruzioni deleterie'' - ha dichiarato
all'Ansa il vice-presidente della Tusiad (Confindustria), Aldo Kaslovski.
La soddisfazione è diffusa tra la popolazione anche se non manca chi teme i ''paletti'' (come il riconoscimento di Cipro e
quello del genocidio degli armeni). La soddisfazione si traduce sin d'ora in maggiori consensi verso il
Governo e verso la stessa Unione europea, dopo che i sondaggi delle ultime
settimane avevano registrato un netto ribasso della popolarità dell'UE in Turchia, scesa al 63% (dal 72% dell'anno scorso e da
oltre l'85% degli anni precedenti).
''Erdogan, il suo Governo ed il suo partito ne escono rafforzati. Speriamo che Erdogan faccia buon uso di questo
rafforzamento e dell'appoggio delle organizzazioni non governative senza deviare dall'agenda della modernizzazione,
come talvolta e' avvenuto in passato'' - ha aggiunto lo stesso Kaslovski. Meno entusiasti appaiono i diplomatici turchi che
rilevano un ''irrigidimento del quadro negoziale'' e che quindi prevedono un negoziato ''irto di ostacoli''. A parte i
referendum già annunciati in Francia ed in Olanda che dovranno dire l'ultima parola quando
sarà venuto il tempo tra 10 o 15 anni della effettiva adesione della Turchia, secondo i
diplomatici turchi che hanno visto il documento quadro negoziale approvato ieri con fatica, quest'ultimo prevede alcuni duri
ostacoli posti sul cammino di Ankara. Il primo è un rafforzamento, nel documento quadro, del concetto che l'UE
dovrà verificare nel corso del negoziato la sua effettiva ''capacità di assorbimento'' di un paese che oggi conta oltre
70 milioni di abitanti, che nel 2015 ne avrà almeno 80 milioni e che nel 2020 potrebbe avere persino 100 milioni.
Il secondo ostacolo sta nell'avere posto già nel 2006 un test di verifica per quanto riguarda l'apertura dei porti ed
aeroporti turchi alle navi ed agli aerei greco-ciprioti, oltre ad un impegno di Ankara a riconoscere la Repubblica di Cipro
prima del suo accesso.
In terzo luogo la diplomazia turca non è rimasta del tutto soddisfatta dalla dichiarazione con cui solo la presidenza di
turno britannica (sia pure ''con il consenso del Consiglio europeo'') ha garantito alla Turchia la conservazione del suo
potere di veto nella Nato, usato per impedire l'adesione di Cipro all'Alleanza Atlantica. Ankara avrebbe voluto, infatti,
una dichiarazione solenne del Consiglio europeo ed ha accettato il compromesso solo dopo una rassicurazione del segretario
di stato Usa Condoleezza Rice.
''Non è vero (come affermano alcuni gruppi nazionalisti turchi, ndr) che ai fini del processo europeo, il
Governo avrebbe tradito gli interessi turchi. Al contrario - ha tenuto a
sottolineare Erdogan - non siamo stati affatto deboli ed abbiamo mostrato carattere nella difesa degli interessi nazionali della
Turchia ai quali abbiamo dato la massima priorità''. La stampa ha condiviso in gran parte la soddisfazione
generale.
''Il sogno dell'UE é divenuto realtà'' - ha titolato il quotidiano popolare
<Aksam>. ''Una nuova Europa, una nuova Turchia'' gli ha fatto eco il giornale liberale
<Milliyet> mentre il maggiore quotidiano turco <Hurriyet> (di centro) ha titolato
"Il valzer viennese'' ed ha scritto: ''La Turchia che a due riprese nella storia (nel 1529 e nel 1683, ndr)
è arrivata fino alle porte di Vienna con le armi, entra ora in Europa con la
pace, con il negoziato e con l'Unione''.
Solo il giornale di opposizione <Cumhuriyet> (di sinistra) sottolinea i paletti posti dall'UE nel documento negoziale come
la verifica della sua capacità di assorbimento, la previsione di restrizioni permanenti all'immigrazione turca in Europa e
quelle ai sussidi agricoli ed afferma che queste ''restrizioni'', mai poste dall'UE ad alcun altro paese
candidato, ''equivalgono ad uno status particolare e limitato'', che il
Governo turco afferma di avere evitato.(Lucio Leante/Ansa)
14.10.2005.
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SICUREZZA
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<Pagine
di Difesa> interviene, con un articolo di Andrea Tani, sui
motivi che hanno convinto l'Unione Europea ad aprire i
negoziati di adesione con Ankara. |
L'accordo fra Bruxelles e
Ankara sull'apertura di negoziati per l'ammissione della Turchia
alla Unione Europea costituisce certamente uno dei più rimarchevoli
avvenimenti dell'anno, non solo nello scacchiere mediterraneo.
Verrà forse ricordato nei libri di storia, per una ragione o per l'altra:
perché ha trasformato l'esclusivo club cristiano rappresentato
dal Vecchio Continente in solidificazione in una nuova formazione
geopolitica che si pone come esempio di convivenza e sincretismo
culturale, oppure perché il passo più lungo della gamba che l'Europa
ha tentato in Anatolia ha causato una rovinosa caduta nella quale la
veneranda Unione si è rotta il femore.
Le previsioni sono tutte legittime e vengono espresse in questi
giorni con dovizia di sfaccettature da legioni di maìtre a penser e
leader politici. Al di là del loro grado di attendibilità, un
consueto particolare balza agli occhi: la totale assenza di un
dibattito veramente partecipato dai popoli d'Europa. Le opinioni
pubbliche non seguono e non capiscono. E' anche dubbio che possano
seguire e capire anche in seguito. Con tutti i problemi che si
pongono oggi agli europei, alcuni dei quali li riguardano
direttamente come individui che devono vedersela con le difficoltà
della vita, la circostanza che una lontana e imperscrutabile
burocrazia di Bruxelles abbia posto la questione dell'adesione
turca all'Unione con tale perentoria impellenza riesce di
difficile lettura, anche considerando i pregressi.
A una prima e superficiale lettura, che è poi quella usuale dell'uomo
della strada, la questione potrebbe apparire veramente una
forzatura. L'Unione Europea annovera 400 milioni di cittadini
abbastanza omogenei anche nella loro saggia mansuetudine, che deriva
dall'aver metabolizzato le lezioni di una storia molto agitata. La
Turchia è il cardine di una etnia del tutto differente dal punto di
vista culturale, storico, geopolitico. Tutt'altro che mansueta -
la storia è ancora cosa viva da queste parti - essa comprende 210
milioni di individui, sparpagliati dalla Tracia alla Cina.
La vera autentica
ragione
Si tratta di un energico e prolifico colosso paragonabile alla
grandi tribù planetarie come gli han, gli indù, i persiani, i
germanici in tutte le loro cuginanze. Come si possa incorporare un
simile soggetto in un contesto del tutto differente, che oltretutto
lo ha sempre combattuto senza quartiere fino all'inizio dell'ultimo
secolo, è un arcano. Le ragioni che vengono avanzate a sostegno
della inevitabilità di una decisone sono comprensibili ma fino a un
certo punto e sopratutto non danno il senso della urgenza.
Ad esempio, si dice che è dal 1959 che Ankara bussa alla porta dell'Europa,
ma si tratta obiettivamente di un problema suo, dovuto forse all'eccessivo
filo-occidentalismo - allora - di una classe dirigente nazionale
che sullo slancio di una imitazione pedissequa del demiurgo
kemalista non si rendeva conto neanche di quello che stava facendo,
del paese che governava. Oppure si cita la contiguità geografica,
ma questa è ancora maggiore per i Paesi del Maghreb. Eppure nessuno
ipotizza una loro integrazione nella UE, anche se forse
presenterebbe difficoltà minori di questa ottomana in fieri.
Ancora, se la Turchia andava bene per la Nato, perché non può
andar bene per la UE? Come se un'alleanza militare mirata a un
nemico comune in un preciso contesto storico possa essere
considerata una chiave di accesso universale per gli apparentamenti
più intimi. Vengono poi ovviamente messi in campo i consueti "rapporti
economici" di Ankara con l'Europa, che nel caso specifico sono
già più che floridi, usufruendo di un grado di integrazione che ha
bisogno di pochi aggiustamenti.
La vera e autentica ragione è quella che viene fuori sempre più
prepotente dopo le retoriche iniziali, e cioè che l'Occidente
tutto, non solo l'Europa, ha il massimo interesse a fare della
Turchia la streptomicina dell'infezione islamica, ma soprattutto
sono consapevoli che se oggi si sbattesse la porta in faccia alla
creatura di Ataturk, che anela ad aderire alla UE per i motivi che
si sanno, si rischierebbe una radicalizzazione dell'etnia
musulmana più forte e determinata. Quella che in passato si è
imposta su tutte le altre e le ha comandate a bacchetta per tre o
quattro secoli. Una Turchia che si rimettesse a capo di un nuovo
Califfato detentore del petrolio saudita e persiano, delle atomiche
pakistane e del retroterra culturale egiziano, con il miliardo di
prolifici seguaci del Profeta, cambierebbe veramente i termini della
equazione strategica del pianeta.
Qualsiasi altra considerazione non può che essere messa da parte di
fronte a questo pericolo e anche alle opportunità offerte dalle
positività insite nell'ancoramento di Ankara al campo
occidentale, che non può esaurirsi alla sola Nato. Ovvero quella
funzione antibiotica testè menzionata. Una Turchia solidamente
inserita nella famiglia occidentale potrebbe rappresentare un
deterrente imbattibile nel prevenire derive radicali dei maggiorenti
musulmani, indicando modalità e convenienze dell'integrazione
nella modernità rappresentata dall'Occidente.
Perché l'UE deve
evitare altri fallimenti
Si tratta quindi di una questione del tutto evidente e del tutto
urgente, che richiede la massima attenzione da parte di tutte le
parti interessante e la massima comprensione di coloro che non ne
percepiranno vantaggi diretti e facilmente percepibili. Ossia le
citate opinioni pubbliche europee, che solo ora stanno prendendo
coscienza che l'Europa non vuol dire solo quote latte e libertà
di movimento, ma anche inevitabili responsabilità strategiche e
pesanti fardelli da sopportare in vista di obiettivi superiori.
Occorrerà vedere se gli europei saranno all'altezza delle une e
degli altri, dato che come è stato osservato a proposito del
problema turco, la questione non è tanto e solo l'idoneità della
Turchia a congiungersi con l'Europa, quanto la preparazione di
quest'ultima ad accoglierla e, più in generale, ad affrontare le
sfide che deve fronteggiare per procedere "steady" sulla rotta
dell'unificazione, per dirla in termini bushiani.
Solo quest'anno l'Unione è andata incontro a due fallimenti
maggiori: sulla costituzione e sul budget. Probabilmente un terzo
fallimento (la spaccatura sull'apertura di negoziati con la
Turchia) sarebbe stato esiziale e quindi l'accordo è da celebrare
anche per questo altro concreto motivo. Come è da salutare per la
riconciliazione greco-turca che sottintende e accompagna, un evento
veramente insperato e imprevedibile fino a pochi anni fa, che è
stato determinante lunedì 3 settembre a Bruxelles per superare l'ostracismo
di Vienna.
D'altra parte, i 10 o 15 anni di negoziati che sono stati decisi
nella stessa occasione sono abbastanza per appianare ogni divergenza
prevedibile e per fare in modo che nessuno di coloro che oggi hanno
deciso sia chiamato a rispondere quando i nodi verranno al pettine.
I 35 dossier che dovranno essere affrontati sono sufficienti per
consentire di colmare tutti i fossati esistenti o la maggior parte
di essi. La formula "open" che è stata decisa per delineare l'esito
dei negoziati è sufficientemente flessibile per rassicurare anche i
più accaniti dubbiosi.
Insomma, con tutte le caute le del caso, sembra proprio che sia
stata operata una buona scelta. Anzi, l'unica possibile, con buona
pace degli etnocentrici europei (e turchi, naturalmente), dei
veterocristiani, dei nostalgici asburgici che tirano la volata a
preoccupati mitteleuropei di ben altra stazza, dei protezionisti a
oltranza e del sempre più irritato uomo della strada, che potrebbe
mandare tutto all'aria se non verrà reso edotto degli autentici
motivi del contendere da coloro che hanno la responsabilità e la
convenienza a farlo e che finora non lo hanno fatto.
Come ha osservato il Financial Times del 5 ottobre, la sfida che i
politici europei devono fronteggiare - non solo sulla Turchia ma
soprattutto su di essa - è quella della educazione e della "consapevolizzazione"
delle opinioni pubbliche sui termini del problema. Nel caso in esame
entrambe non assicurano la certezza del successo ma sicuramente
costituiscono il presupposto necessario perché l'iniziativa non
fallisca alle prime difficoltà. (Andrea
Tani/Pagine di Difesa)
14.10.2005 |
LA NUOVA
CALAMITA
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Secondi
i dati forniti dalla Commissione europea, la Turchia ha
ricevuto in aiuto da Bruxelles negli ultimi dieci anni quasi 1.5 miliardi
di euro. |
Per dire sì all'avvio dei
negoziati di adesione con la Turchia, l'Unione Europea ha mostrato la sua faccia
più rigorosa, ponendo numerosi paletti e rinviando la decisione fino all'ultimo minuto. Una durezza,
però, che è soltanto apparente visto che le istituzioni europee continuano a riversare verso il colosso islamico, ormai
da anni, ingenti quantità di denaro, con donazioni, prestiti, investimenti, oltre agli intensi flussi commerciali.
Secondo i dati forniti dalla Commissione europea, Ankara ha ricevuto da Bruxelles negli ultimi dieci anni quasi
1.5 miliardi di euro - in gran parte vere e proprie donazioni - tramite fondi
di pre-adesione, finanziamenti Meda (specifici per i Paesi mediterranei) e altri aiuti di vari genere.
Alle risorse provenienti direttamente dalle casse comunitarie, si aggiungono poi i cospicui prestiti a tassi
agevolati concessi dalla Banca Europea per gli investimenti: tra il 1995 e il 2004, la Bei ha prestato alle
autorità turche oltre 3.3 miliardi di euro, per il finanziamento in particolare
di progetti infrastrutturali e ambientali, e per la riparazione dei danni provocati dai terremoti.
Un'altra importante voce di entrate per la Turchia è rappresentata dagli investimenti dall'estero: tra il 1993 e il
2003 gli stati membri dell'Unione Europea hanno investito nel Paese oltre 10 miliardi di euro, secondo le stime Eurostat.
A tutto ciò si devono aggiungere i proventi delle esportazioni turche verso l'Unione
Europea che sono in continuo rialzo, al punto che Ankara è diventato ormai il settimo
principale Paese di origine dell'import comunitario, prima di Corea del Sud, India o Canada.
Nel primo semestre del 2005 il volume delle importazioni UE dalla Turchia ha superato i 16 miliardi di euro, con un
incremento dell'11% rispetto ai primi sei mesi del 2004.
Se è vero che l'entità delle esportazioni dei 25 verso la Turchia continua a rimanere
più consistente (19 miliardi di euro nel gannaio-giugno 2005), bisogna
però notare che cresce tuttavia a un ritmo molto limitato, e addirittura diminuisce se
si considerano soltanto i Paesi dell'area euro.(Ansa)
14.10.2005
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I VANTAGGI
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Avviando
il negoziato con la Turchia, l'UE - ha detto la radicale Emma
Bonino - ha dimostrato di essere un partner forte e credibile. |
''Avviando il negoziato con la
Turchia, l'Europa dimostra di essere un partner forte e credibile. Dialogare con Ankara significa mandare un segnale a
20 milioni di musulmani che vivono nei nostri Paesi. L'Europa che non deve trasformarsi in una cittadella cattolica, ma
perseguire con forza il suo progetto politico''. Il leader radicale Emma Bonino, in un'intervista
all'< Unità>, ha parlato dell'avvio della trattativa per l'ingresso della Turchia
nell'Unione Europea.
''Si apre ora - ha precisato la Bonino - un percorso che non sarà né facile,
né scontato. Si e' tuttavia si è finalmente vista una "Europa politica", quella che, assieme a tanti, continuo a
sognare''.
Secondo la radicale, l'avvicinamento della Turchia all'Europa comporterà vantaggi economici. La vicenda turca rappresenta
''una cartina di tornasole - aggiunge - della crisi europea. La paura dei turchi non
è tanto determinata da ragioni culturali, ma dall'aumento della disoccupazione in
Paesi come la Germania
che, come la Francia, l'Austria ed altri, teme l'invasione di manodopera a basso costo''.
''In Europa - prosegue - ci torturiamo sulla questione se l'Islam è compatibile con la democrazia oppure no. Qui, a
pochissima distanza dal nostro mondo, abbiamo riunito centinaia di esponenti del mondo arabo che, con convinzione o con molta
fatica, si esprimono per l'ampliamento degli spazi di democrazia'', conclude Emma Bonino.
(Ansa)
14.10.2005
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IMPORTANZA
STRATEGICA
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Cosa
significa, per il presidente dell'Istituto Affari
Internazionali Stefano Silvestri, avere la Turchia all'interno
del sistema europeo. |
''L'ingresso della Turchia
può essere molto importante dal punto di vista strategico'': lo ha detto Stefano Silvestri, presidente dell'Istituto di Affari
Internazionali, intervenendo alla giornata di studio ''L'Italia e il mare'' organizzata all'Arsenale di Venezia dal Centro Studi
dell'Istituto di Studi Militari Marittimi.
''Credo - ha affermato Silvestri, già Sottosegretario alla Difesa del Governo Dini e attuale consigliere scientifico del
Centro di Alti Studi della Difesa e del Centro Militare di Studi Strategici - che quest'ingresso obblighi l'Europa ad una
consapevolezza strategica, una consapevolezza del suo ruolo di politica estera e di sicurezza''.
''Non credo - ha aggiunto - sia possibile integrare la Turchia senza una dimensione di politica estera europea
abbastanza forte non solo per quel che riguarda i problemi di dimensione
economica''. Per Silvestri, ''l'Europa acquisterebbe con la Turchia una grossa frontiera in Medio Oriente, con il
Caucaso, con l'Asia Centrale: queste sono dimensioni strategiche, oltre che economiche, che non possono essere
ignorate''.
D'altra parte, per l'esperto in materia di difesa, ''l'integrazione della Turchia
comporterà notevoli problemi e non potrà avvenire se la Turchia non
manterrà una dimensione di Stato laico. Si tratta di un Paese che ha
già compiuto importanti passi avanti. Se continuerà il suo sviluppo
economico e lo sviluppo di quella dimensione laica, quindi potenzialmente europea, potrebbe avere un effetto non differente
di forte mutamento sociale che abbiamo avuto in molti Paesi, anche in
Italia''.(Ansa)
14.10.2005
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RAPPORTI
IMMUTATI
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L'apertura
dei negoziati per l'adesione di Ankara all'UE non avrà alcun
impatto con l'Iran. Lo ha assicurato il portavoce del
ministero degli Esteri di Teheran, Hamid Reza Asefi. |
L'apertura dei negoziati per
l'adesione della Turchia all'UE ''non avrà alcun impatto sulle
relazioni'' con l'Iran, che potrebbe vedere esteso fino ai propri confini il territorio dell'Unione, come lo
è già da molti anni quello dei Paesi Nato. Lo ha assicurato il portavoce del ministero degli
Esteri di Teheran, Hamid Reza Asefi.
''Qualsiasi decisione Ankara prenda in politica estera - ha affermato Asefi - continueremo le nostre strette relazioni.
Così, una decisione di aderire all'Unione europea, se e' presa nell'interesse del popolo turco, soddisfa anche noi''.
Un atteggiamento che ha del resto caratterizzato quasi sempre negli ultimi anni le reazioni ufficiali della Repubblica
islamica agli sviluppi del vicino Paese, nonostante gli indirizzi politici divergenti in merito agli affari religiosi.
Turchia e Iran, due giganti del mondo islamico con quasi 70 milioni di abitanti ciascuno, avevano condiviso negli anni '30
del secolo scorso, rispettivamente sotto la guida di Ataturk e del sovrano Reza Shah Pahlavi, lo stesso sogno di una
modernizzazione all'insegna del laicismo. Ma si ritrovano ora da questo punto di vista su due fronti opposti, dopo la rivoluzione
del 1979 che a Teheran ha portato al potere una teocrazia islamica sciita. Motivi di attrito su questo tema non sono
mancati. Risale al 1997 l'espulsione dell'ambasciatore turco in Iran, dopo che le
autorità di Ankara avevano accusato l'ambasciatore iraniano in Turchia di fare propaganda per
l'applicazione della legge islamica nel Paese. Due anni più tardi l'allora
Primo Ministro turco Bulent Ecevit aveva accusato l'Iran di ''tentare di esportare la sua ideologia in
Turchia''. A questo si aggiungono possibili elementi di attrito politico. Primo fra tutti le accuse di ambienti politici e
giornalistici iraniani, riprese ieri in un fondo del quotidiano <Iran
Daily>, di ''promuovere gli interessi di Israele e degli Usa. Tra le iniziative lamentate dal giornale di Teheran, vi
è quella di avere ospitato un incontro tra i ministri degli Esteri del Pakistan e dello Stato ebraico. Ankara, concludeva
l'editoriale, avrebbe fatto meglio ad ''investire i suoi sforzi nel consolidare le relazioni con il mondo musulmano
anziché con l'Europa''.
La cooperazione economica bilaterale, infine, ha subito nell'ultimo anno due duri colpi. Il primo, lo scorso anno, con
l'annullamento da parte di Teheran di una commessa alla società turca
<Tav> per gestire il nuovo aeroporto internazionale "Imam
Khomeini". Il secondo, l'annuncio iraniano che è definitivamente naufragato un controverso contratto con la
compagnia di telefonia mobile <Turkcell> per creare nella Repubblica islamica una rete per 16 milioni di cellulari,
rispetto ai soli sei in uso oggi nel Paese. Entrambe le iniziative economiche avevano incontrato l'opposizione decisa
degli ambienti conservatori iraniani, che l'avevano motivata con ragioni di sicurezza nazionale, citando proprio i legami tra la
Turchia e Israele.
Eppure esistono anche validi motivi strategici che spingono i due vicini a cercare di mantenere buoni rapporti. Forse primo
fra tutti è il comune problema delle minoranze curde, la cui importanza
è cresciuta dopo la caduta del regime di Saddam Hussein in Iraq e il ruolo di primo piano che proprio i curdi
hanno assunto in quel Paese. Il rischio per Ankara e Teheran è che nell'attuale situazione, o addirittura nella temuta
prospettiva di uno smembramento dell'Iraq con la conseguente nascita di uno Stato curdo nel nord, le sirene indipendentiste
possano farsi sentire anche nei due Paesi confinanti.
E' comprensibile dunque che il portavoce iraniano abbia usato gli stessi toni pacati con i quali tre anni fa aveva
commentato la vittoria elettorale del partito islamico destinata a portare alla guida del governo ad Ankara il premier
Recep Tayyp Erdogan. A chi gli chiedeva se questo sviluppo avesse potuto creare un asse musulmano tra la Turchia e l'Iran, Asefi
aveva risposto: ''Non vediamo le elezioni in questioneda questo punto di
vista. Quello che è importante è la stabilità e la sicurezza della
Turchia''. (Ansa).
14.10.2005
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AVVICINAMENTO
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Convegno
di studi presso la <Libera Università degli Studi S.Pio
V> in Roma sul tema: "La Turchia in Europa".
Intervento dell'ambasciatore turco in Italia, Ugur Ziyal. |
Si è svolto presso la
<Libera Università degli Studi S.Pio V> a Roma il convegno di
studi sul tema "La Turchia in Europa>. Dopo i vari saluti -
a cominciare da quello del rettore dell'Ateneo Francesco Leoni e
dell'ambasciatore turco Ugur Ziyal - i lavori sono stati aperti dal
Antonello Biagini, ordinario di storia dell'Europa orientale presso
"La Sapienza>. I lavori si sono articolari in due
sessioni con la partecipazione tra i tanti del portavoce della
Conferenza episcopale di Turchia, Mons. Georges Marovitch, che si è
soffermato sul tema "Il dialogo interreligioso nella Turchia
contemporanea". Di notevole interesse l'analisi del ministro
turco della Cultura, Istemihan Talay. Questo il testo
dell'ambasciatore:
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Contribution
of H.E. Ambassador Uğur
Ziyal
to
the Conference titled "Turkey in Europe"
organized by
Libera
Università degli Studi S. Pio V
Rome,
5 October 2005
Turkey
in Europe: a most appropriate heading. Turks have been in
Europe for more than a millennia. Even before Ottoman times,
the Turks, and if you will allow me to call them so, the
Europeans had met. That meeting had tremendous consequences
for both. That meeting intensified during the Ottoman
centuries. Not only militarily, but economically, socially,
culturally as well. It entered a new phase with the inception
of the Turkish Republic and we hope today has gained new
dimensions. With the decision to start accession negotiations
just two days ago a new path is in front of us. This path will
not be a short one. However the negotiations must be fair and
sustainable, Turkey must be treated in the same way as all
other candidates. Europe must learn more about Turkey. On the
other hand Turkey must fulfill the requirements for joining
the Club. And most importantly Turkey must win the hears and
minds of European citizens. For this we will need help and
meetings like this one will definitely help.
We enter accession negotiations with the understanding that
when the day comes, we shall join the Union as an equal member
with the rights and obligations this entails.
The choice the young Turkish Republic made in the twenties in
favour of the West was a choice between civilizations. Turkey
opted for the modern, the democratic. This preference still
continues today and constitutes the basis of our endeavour to
join the EU. This choice I believe is something Europeans
should cherish.
So, before proceed with our topic "Turkey in Europe"
let me thank the Libera Università degli Studi S. Pio V,
Rector Prof. Francesco Leoni, Prof. Antonella Ercolani, Dr.
Francesco Anghelone, Dr. Antonio Macchia.
Again looking at the impressive list of participants, some old
and some, I hope, new friends, I can say I am in good company.
I thank them all as well.
I simply cannot pass without underlining the happy observation
that Italian-Turkish relations are flourishing in all fields:
political, economic, social, military. We just have to do a
bit more on the cultural and tourism site.
We appreciate deeply the staunch support Italy is giving us in
EU Councils. We hope and expect this to continue.
What I say will be in general terms, rather than
addressing specific issues, since the headings of the
Conference cover almost all aspects and indicate a deep
analysis.
As a starter let me emphasize that every single argument made
against Turkish membership, size, culture, religion, location,
whatever, can be used in favour of Turkish accession as well.
I do not know of any substantial Western institution to which
Turkey does not belong to, or to any in which Turkey is not a
staunch contributor and a valued partner.
The sole exception until now was the EU and the Turks find it
hard to understand why they are viewed so grudgingly.
Europeans can see the need for change in many parts of
the world. They pride their intrinsic power that influenced
peaceful positive change in Eastern Europe and the Balkans,
but they paradoxically see a Turkey that is rapidly
transforming itself with something akin to disquiet. The
underlying causes of this should be identified and the ghosts
that mainly arise from historical considerations and
misconceptions dispelled. I continue to hold the view that as
Turkey progresses and Europe comes to terms with the Turkish
reality and the Turkish contribution is better appreciated,
this negative perception will change. For example some Italian
friends think our legal system is based on Islamic
jurisprudence. This was never the case for the Republic
and today our laws reflect the most modern concepts. And also
let me point out there are only two true and stable democratic
regimes in what is known as the Islamic world. One is Turkey
the other one is the Turkish Republic of Northern Cyprus.
The Turkish contribution will have many aspects:
economic:
dynamism and market size, access to markets,
social and cultural: enrichment and alliance of
cultures, averting a clash of civilizations
democratic: the positive influence of a democratic
state with a population of Islamic faith, working hand
in hand with Europeans,
demographic: the dynamism of a well-educated young
population contributing to the very needs of Europe in the
coming decades, and welcoming an increasing number of
Europeans to Turkey not only as tourists or business
associates, but as people settling in Turkey: yes we have
growing communities of Europeans, British, Germans, Belgians,
Dutch and Scandinavians permanently settled,
strategic:
the impetus we can provide regarding the Black Sea region, the
Caucasus, Central Asia, the Greater Middle East, the
contributions we may together make for the stability,
prosperity and social - democratic development of these
areas and their economic potential,
energy
security:
expected to become more crucial in the coming
years, in short the contribution to the "soft" power
of Europe and combating terrorism or military prowess,
the contributions to the "hard" power Turkey can
make are just a few.
These contributions will help make our world more secure and
more manageable.
Our offer to Europe by asking for membership is to let
us do all this together. Believe me, it will be easier,
especially for us, than doing it alone. This can only be
achieved through full membership because anything less will
not enable Turkey to make its full contribution to the
objectives and values we share. Our geostrategic location and
wide web of relations make it impossible to ascribe to one
common foreign and security policy unless in the comforting
atmosphere of full belonging - that is membership. The Turkish
contribution from within, not from the outside will be greater,
also more beneficial for all.
Certainly Turkey needs Europe, but certainly Europe needs a
prosperous and democratic Turkey. Fulfilling this need we hope
will be the end result of our accession process. It will not
be easy. We are aware of our weaknesses and shortcomings just
as we are aware of all we have to accomplish. Certainly
we have concerns about the process, about its sustainability.
But, as I have just said we have openly made our preference to
undertake this journey with Europe. Now I am glad to be able
to say Europe has expressed the same preference, even though
with quite a few reservations that are strongly reflected in
the Negotiations Framework Document.
Why am I glad? Because for our people we want the best
possible and the best possible also requires that the area
around us attain the best possible as well. By the area around
us I do not mean only the Middle East or the Mediterranean.
For a Turk, the area around us certainly contains the Middle
East, the Mediterranean, but does not end there. The
area around is the Black Sea, the Caucasus, Central Asia,
Russia, the Balkans, but foremost Europe. It is with Europe we
have the greatest intercourse, be it economic, be it political,
be it cultural, be it military, be it social. As our progress
towards full membership in the EU enfolds, all of these
relations will intensify to the benefit of us all.
Turkey will truly be in Europe, and so will Europe
be in Turkey. We are not afraid of 450 million Europeans, so
why should there be concern of 65/70 million Turks.
Let us try to understand and appreciate each other better,
help each other.
This, believe me, is our vision for the "path to
the future".
So let us look to the future: Negotiations are starting. This
in itself is a serious accomplishment that augurs well for the
future. However, we are quite aware of the progress we have to
achieve, the obstacles we have to surmount. We know we have to
reach out to the European public.
But let us not delude ourselves. Europe is undergoing a
transformation just as Turkey is. Globalization is having its
effects and the Europeans just like us have to take the
challenge. How this challenge will be taken, it is another
question. The realities will not change. Competition from the
US, China, India and Russian Federation, not only
economically but in all aspects, energy, social, demographic
will not abate but grow. This is something which we hope
to make our common issue on the path to the future.
The situation is the same for Turkey. We also face these
challenges. We are restructuring our country and ourselves to
meet this challenge. Our economic reforms, carried alongside
our democratic, legal and social reforms whereas being part of
the requirements on the way to the EU, are also primordial
imperatives of this reality.
This process of change and development in Turkey can be called
metamorphosis within. This metamorphosis within encompasses
all aspects of life, in the form of legal reforms including
constitutional changes, reinforcing freedom of thought and
expression, basic human rights, democracy and civilian
authority, cultural and religious rights, eliminating torture
and now ill treatment, retrial based on European Court of
Human rights decision, greater transparency.
Implementation is an ongoing process with education of civil
servants, judiciary, police continuing. A mind-change is
taking hold. Lapses occur but the trends are correct.
Positive criticism is needed but encouragement, is
needed more.
In a parallel vein the economy is also being rejuvenated.
We now have one digit inflation (8%), rapid growth (9%),
greater liberalization and greater foreign direct investment.
In the last three years Turkish economy grew 26%. Our
liberalized economy is becoming a part of the international
one. The Turkish economy is more a market economy than some EU
members, modern and dynamic in many aspects. Our Economy
Minister, who is also - EU Chief negotiator, has
pledged to meet Maastricht Criteria within the decade.
As you can see the metamorphosis within is a silent
revolution, a mentality transformation, achieved in a
relatively short time, due to overwhelming support from the
public opinion as well as a gratifying government -
opposition co-operation in Parliament.
We
can also expect a metamorphosis without, a two pronged change
in the EU; the project of enlargement and the socio-cultural
adaptation of the EU public to his process. This, in my view,
as it progresses positively will help Europe in meeting the
challenges posed by globalization, and the challenges posed by
Turkish accession.
Turkey
happens to be in the thick of this metamorphosis without,
strangely, being used as a smoke-screen by some. However, I am
confident that the smoke will dispel because Turkey, in the
final analysis, is an asset for the EU, not a liability. The
cooler heads in Turkey and in Europe will ultimately prevail,
just as they have until now.
I
have followed closely the, let me call it debate, that took
place in Luxembourg two days ago: October 3rd. The
debate on Turkey was not about taking a decision regarding
opening accession negotiations with Turkey. That decision had
already been taken December last. The debate was about the end
result of accession negotiations: which was obvious from the
outset, full membership. But it took the Foreign Ministers a
very long time to say this. And what they said is even in the
most generous evaluation, grudging.
Why
do we see this as such, let me explain: the Turkish
texts are stringent in comparison to past texts. They
also go beyond the Copenhagen Criteria and the principles on
which the EU is based. Absorption capacity of the Union a
subjective concept is now enshrined as a new Copenhagen
criteria. The process is geared to financial considerations of
the Union, with 2014 being mentioned. However, regarding the
texts we have no contention with the Aquis. Our contention is
with issues that are beyond the Aquis. Political demands
that have nothing to do with the accession criteria, Cyprus
being a prime example. If we do not have a solution in Cyprus
it is because the Greek Cypriots at the request of their
leadership said "no" to the plan drawn up by
the UN Secretary General in consultation with all
concerned parties. They are now rewarded by EU membership and
have veto power over everything. The EU is unifying Europe but
paradoxically perpetuating the division on the Island.
Our
friends on the Island and on the mainland must know that
Turkey has the will to solve all issues on their own merits in
the forum they belong, but any attempts for using the
accession process as a backdoor to attain national objectives
will only backfire.
Another
example is "special relationship", something, we
view as a second class seat. Turkey already has this
special relationship. We have a customs union and as regards
ESDP (European Security and Defence Policy) we participate in
all EU led operations save Congo.
The negotiations naturally are open-ended as all negotiations
are. This has been made amply clear. But anything less than
full membership as the objective of or as an alternative
to the negotiation process cannot ever be acceptable.
Turkey must do what is required from it. We expect Europe to
do the same, to keep its promises. We believe that we shall
need mutual solidarity and understanding to sustain a
successful negotiation process.
I must also dwell upon, undiplomatic as it may be, on internal
political expediencies. We all know that in the EU
constitutional referenda Turkish membership was a minor issue.
Polls taken by Eurobarometer, an EU institution, indicated 6%
and 8% in France and Netherlands where the vote was negative.
We all know Turkey suffers from and is also combating
the brand of terrorism that is known in Europe as Islamic,
just as much as Christian Europe. We all know that a
democratic stable Turkey is the antithesis to the clash of
civilizations. We all know that Turkey is not a consumer but a
provider of stability and security in its turbulent area. And
we all know that there is no accession criteria saying that
you cannot neighbor this or that country. But we are hearing
these and resent being made a scapegoat by European
politicians.
One last point. We also know that throughout Europe in general
the support for Turkish accession is in the lower twenties,
the opposition being in the upper. However the significant
number is the undecided. Mid-forties. And this is with all the
negative undertones of today. Who knows, at the end of the
negotiation process, with a Turkey meeting all the required
criteria how will the undecided decide.
If the future path enfolds in such a way making it impossible
for us to attain our preference certainly our intention is to
continue on the path of our choice: democratic development,
economic development, social development transparency, good
governance, the same values and objectives we would
espouse with EU membership.
As you all know Europe is facing challenges, Turkish accession
being one. As many have said Turkey truly is both an
opportunity and a challenge for Europe. The Europe that we all
believe in should be able to raise to the challenge and seize
the opportunity.
Thank you, UgurZiyal ambasciatore di Turchia in
Italia |
Questi
invece gli interventi di Talay e mons. Marovitch
In questi ultimi tempi, la volontà della Turchia di far parte
della Comunità Europea ha dato occasione ai mass media di parlare
spesso di questo grande paese facendone notare i dati positivi o
negativi per la sua immissione, anche con aspre discussioni tra i
favorevoli e î contrari.
Dobbiamo notare che quelli Contrari hanno potuto solo conoscere la
Turchia dai libri o da modi di dire o fatti, spesso non veri, a
dovuti a condizionamenti storici, specialmente a causa dell'
appartenenza alla religione Islamica della maggior parte dei suoi
abitanti.
Le persone che hanno invece avuto la possibilità di vivere in questa
paese, hanno potuto apprezzarne molti valori, sia spirituali che
materiali.
Un esempio per tutti è il Beato Papa Giovanni XXIII, che è stato per
90 anni Delegato Apostolico in Turchia e Amministratore del
Vicariato Apostolico di Istanbul, Malgrado le proteste da parte di
alcuni sacerdoti e fedeli egli ha introdotto la lingua turca nella
liturgia latina, e nel suo "Giornale dell'anima" scriveva nel 1939:
"lo amo i turchi, apprezzo le qualità naturali di questo popolo che
ha pure il suo posto preparato nel cammino della civilizzazione".
Durante i lunghi anni della Sua permanenza ad Istanbul ha potuto
maturare la Sua conoscenza dell'Islam e scoprire le ricchezze
spirituali che si trovano anche in questa religione monoteista. II
Concilio Vaticano II , convocato da Lui, è certamente il frutto
della Sua esperienza in Oriente. La dichiarazione Conciliare "Nostra
Aetate" sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane
esorta tutti a promuovere, assieme ai nostri fratelli musulmani, i
valori morali, la giustizia sociale ,la pace e la libertà.
"La Chiesa guarda anche con stima i Musulmani che adorano l'unico
Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore
dei cielo e della tema, che ha parlato agli uomini. Essi cercano di
sottomettersi con tutto il cuore ai decreti di Dio anche nascosti,
come si è sottomesso anche Abramo, a cui la fede islamica volentieri
si riferisce, Benché essi non riconoscano Gesù come Dio, lo venerano
come profeta; essi onorano la Sua Madre, la Vergine Maria, e
talvolta pure la invocano con devozione. Inoltre attendono il giorno
del giudizio quando Dio retribuirà tutti gli uomini risuscitati.
Cosi pure essi hanno in stima la vita morale e rendono culto a Ilio
soprattutto con la preghiera, le elemosine e il digiuno.
Se, nel corso dei secoli, non pochi dissensi e inimicizie sono sorti
tra Cristiani e Musulmani, il Sacrosanto Concilio esorta tutti a
dimenticare il passato e a esercitare sinceramente la mutua
comprensione, nonché a difendere e promuovere insieme, per tutti gli
uomini, !a giustizia sociale, i valori morali, la pace e la
libertà."
La Turchia infatti è erede di un grande impero con una ricca
civiltà. Le sue frontiere si estendevano all' ovest fino a Vienna.
Per secoli la sua capitale Istanbul (Costantinopoli) é stata fra le
maggiori del continente europeo e luogo d'incontro di diverse razze
e religioni, sapendo farle convivere in pare per molti anni. II
trattato di Parigi del 1 858 nell'articolo 7 riconosceva già la
Turchia come nazione facente parte dell'Europa.
Articolo 7: L'Imperatore d'Austria, l'imperatore di Francia, la
Regina della Gran Bretagna e dell'Inghilterra, il Re di Prussia, il
Re della Sardegna e l'Imperatore della Russia, dichiarano di avere
accettato che l'impero ottomano venga considerato un paese europeo,
che questi usufruisca di tuffi i diritti dei paesi europei e che
faccia parte dei concerto di paesi europei. Ciascuno di questi
monarchi accetta di rispettare l'indipendenza e (Inviolabilità delle
frontiere dello stato ottomano. Inoltre garantiscono che tale
rispetto continuerà. Qualunque comportamento in contrasto con ciò,
verrà considerato un attacco all'interesse di tutti gli altri
Questa sua vocazione di convivialità con le religioni monoteiste è
fondata anche sul Corano ove dice alla Sura della Mensa, 5, 48: "Se
Dio avesse voluto avrebbe fatto di voi una Comunità Unica, ma ciò
non l'ha fatto per provarvi in quel che vi ha dato. Gareggiate
dunque nelle opere buone"-
E' doveroso anche ricordare che nei tempi più recenti, nel periodo
della guerra fredda, la Turchia, come membro della Nato, è stata lo
scudo dell'Europa contro il comunismo ateo. Ebrei e Cristiani di
Turchia siamo tutti convinti che ammessa nella comunità europea, il
nostro amato paese potrà essere un ponte tra l'occidente e i paesi
islamici, un fattore di pace e un arricchimento materiale e
spirituale per tutta l'Europa.
Aiutando la Turchia a raggiungere il livello di benessere degli
altri stati europei, molte persone potranno stabilirsi in futuro in
questo paese spazioso, molto riccio di risorse naturali. Nel futuro
i turchi stessi non avranno più bisogno di emigrare, ma potranno al
contrario accogliere molti lavoratori ed industriali da altri paesi,
come è stato in passato per le comunità dette "levantine" della
Turchia.
Vivendo in contatto con la popolazione turca, si vede infatti come
essa sia formata da persone ospitali che amano il lavoro, (ne
abbiamo esempi anche da coloro che lavorano in Germania, Belgio,
Olanda, Francia e creano industrie e attività in diversi paesi
dell'est europeo e dell'Asia centrale); avendo tante ricchezze
naturali, potrà accogliere facilmente nel futuro molti membri delle
nazioni europee dando loro nuove possibilità di lavoro.
La Turchia, pur essendo un paese laico, è a maggioranza musulmana,
ma essa ha saputo convivere con persone di diverse religioni e ha
conservato molti valori che spesso vediamo si sono perduti nel mondo
occidentale: dal grande rispetto del nome di Dio (il turco non
bestemmia mai, contrariamente a quello che si dice :."`bestemmiare
come un turco ") , al rispetto per i valori familiari (sia verso i
genitori che verso gli anziani o verso gli educatori), al senso del
lavoro, al non essere dedito ai vizi come l'alcool, al pudore nei
programmi televisivi, alla morale e ai valori comuni anche al
cristianesimo, alla tolleranza verso le altre religioni. Infatti,
nell' 800, quando in Europa non si poteva costruire luoghi di culto
per i non cristiani ad Istanbul nella più grande istituzione per
anziani e orfani di nome "Dartlacize" il Sultano aveva costruito una
moschea, una sinagoga e una chiesa affinché tutti i suoi residenti
potessero pregare liberamente e secondo ^la loro propria fede.
Un altro bell'esempio del rispetto dei popolo turco verso gli altri
credenti si pub constatare a Konya (antica lconium) dove ha vissuto,
nelle stesso periodo di San Francesco, un famoso mistico di nome
Meviana Celalettin Rumi. In questa città considerata santa per molti
musulmani, si trova una chiesa cattolica dedicata a San Paolo. Essa
é situata su un viale principale dove si svolgono spesso diverse
manifestazioni di massa. Di tanto in tanto la folla che transita su
questo viale grida degli "slogan" di protesta per varie ragioni. Ma
quando passa dinanzi alla chiesa tutti tacciono in rispetto verso la
casa di Dio per riprendere le proteste dopo averla oltrepassata.
I turchi sanno essere riconoscenti. Alla fine della prima guerra
mondiale l'ultimo Sultano Vahdettin ha fatto erigere un grande
monumento al Papa Benedetto XV nel cortile della Cattedrale latina
di Istanbul in riconoscenza dell'aiuto dato da questo coraggioso
Papa ai prigionieri e feriti dell'esercito turco uscito sconfitto
dalla guerra. Più recentemente, all'affetto manifestato al popolo
turco da Mons. Roncalli (futuro Papa Giovanni XXIII), fanno della
Sua beatificazione, il sindaco di Sisli, Mustafa Sangull, ha dato ii
Suo nome alta strada dove ha abitato per dieci anni ad Istanbul.
Nello stesso tempo, nel grande salone di nome "Ataturk Kultur
Merkezi" il Ministro della Cultura, IstemMan Talay, ha fatto
eseguire dal coro e dall'orchestra dell'Opera di Stato (tutti
musulmani) il "Te Deum" di Marc Antoine Charpentier e "l'Alleluia"
di Haendel facendo venire dall'Italia il famoso Maestro dei Coro,
Fausto Regis, per preparare questa esecuzione in lingua latina.
Inoltre, ha fatto stampare a spesa dei Suo Ministero la vita del
buon Papa Giovanni, amico dei Turchi, in francese, inglese e turco.
Ecco il testo dell'introduzione dei libro che dà un'idea della
ricchezza d'anime dei turchi verso chi li ama e li rispetta
II mondo sente la mancanza di amore ed ha bisogno, più che mai di
pace e fratellanza.
Garantire l'amore e la pace è il miglior modo per far si che I'umanità
conviva, indipendentemente da eventuali differenze di religione,
lingua o razza.
C'è sempre stato bisogno di persone e leader speciali che siano in
grado di raccogliere l'umanità sotto lo scudo dell’amore e del
rispetto. Nel cuore di gente con tali caratteristiche c'è sempre
posta a sufficienza per tutti e queste persone hanno la forza di
abbracciare !'umanità intera. Bisogna conoscere bene tale gente e
far si che anche le future generazioni le conoscano.
Questo libro parta di una di queste persone, cioè di Papa Giovanni
XXIII o Angelo Giuseppe Roncalli, che considerava l'umanità intera
come suoi fratelli ed amici e che aveva dedicato tutta la sua vita
alla causa della pace mondiale.
Prima di diventare Papa, Roncalli era stato per lungo tempo ad
Istanbul come Capo Spirituale della Comunità Cattolica, Era un vero
amico dei Turchi ed un ammiratore di Ataturk I Turchi lo
consideravano uno di loro e la avevano accolto tra .di loro; nella
stessa maniera Roncalli usava dire, io amo i Turchi",.per esprimere
la simpatia che nutriva verso di essi.
L 'amichevole popolo turco non ha dimenticato e non si dimenticherà
mai di Roncalli e terrà spalancata la porta dell'amicizia e
dell'amore, aperta da lui.
Commemoriamo ancora una volta, con sentimenti di amicizia e
rispetto, Angelo Giuseppe Roncaili, Papa Giovanni XXIII e ci
congratuliamo con tutto il mondo della Cristianità per la
beatificazione, avvenuta il 3 Settembre 2000,di questa somma
personalità.lstemihan Talay,
Ministro della Cultura della Repubblica Turca,
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E' un fatto che, attualmente, la situazione giuridica delle
comunità non musulmane, ha ancora alcuni problemi in Turchia, non
tanto come libertà di culto, quanto per il mantenimento dei beni
immobili utili per l'espletamento delle attività religiose. C'è
anche da far notare, purtroppo, che durante il periodo della caduta
dell'impero ottomano alcuni membri delle nostre comunità hanno
collaborato con i nemici e invasori del paese e hanno preso le amni
contro le popolazioni locali. Dopo (istituzione delta Repubblica, si
sono avute, come reazione, delle restrizioni verso di loro ,come il
servizio militare obbligatorio ma senza .possesso di armi. Oggi,
però, questo provvedimento è cambiato al punto che il Patriarca
greco Bartolomeo I e l'armeno Mesrop II hanno potuto prestare i1
loro servizio militare in qualità di ufficiali di riserva.
Attualmente, il non riconoscimento della personalità giuridica delle
nostre Chiese provoca lentamente la confisca dei loro beni immobili;
inoltre esse non possono ricevere eredità o benefici economici per
il mantenimento dei loro luoghi di culto o per le loro istituzioni
di beneficenza. Ultimamente, con la volontà della Turchia di entrare
nella Comunità Europea, si sono promulgate nuove leggi che
aboliscono queste discriminazioni in applicazione dei criteri di
Copenaghen ma la loro attuazione è molto lenta a causa di alcuni
ostacoli burocratici e anche per la cattiva volontà di alcuni
funzionari ultra conservatori che vogliono mantenere lo "statu quo".
Un proverbio turco definisce motto bene questa situazione : " Un
matto butta una pietra in un pozzo profondo e quaranta saggi non
riescono a tirarla fuori ".
Siamo convinti che la firma di un "modus vivendi" fra la Turchia e
la Santa Sede, che intrattengono attualmente delle relazioni
diplomatiche, risolverebbe rapidamente tutti i problemi della Chiesa
cattolica in Turchia, senza ricorsi infiniti ai Tribunali che
rovinano le nostre magre risorse obbligandoci a mendicare presso le
Chiese dell'Occidente per poter sopravvivere,
Infine è da ricordare che la Turchia conserva tutte le memorie
storiche dei primi tempi del cristianesimo, tanto che possiamo dire
che le vere radici dell'Europa e la culla del Cristianesimo sono ad
Antiochia (Sede di S.Pietro, prima di Roma dove i Cristiani, secondo
gli Atti degli Apostoli, hanno ricevuto per la prima volta questo
bel nome), a Tarso (città nativa di S.Paolo),ad Efeso (dove
S.Giovanni si à recato con la Madonna), a Nicea (città del primo
Concilio Ecumenico e dei nostro Credo), nella Cappadocia (luogo ove
sono vissuti ì Padri della Chiesa primitiva). Ancora oggi la casa
della Madonna ad Efeso è un luogo di dialogo e di preghiera visitato
continuamente da moltissimi pellegrini musulmani turchi, quasi più
che dai cristiani. Infatti essi la considerano, come noi, la Madre
più pura e santa dell'umanità e motti danno atte foro figlie il
bellissimo nome di Maria ( MERYEM ) e ai loro figli il santo nome di
Jesú ( ISA ).
Considerando tutto ciò la Conferenza Episcopale di Turchia, della
quale sono il portavoce, e che è da motti anni membro dei CCEE
(Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa) é convinta che non
si dovrebbe isolare la Turchia ed esitare ad accoglierla nel grande
coro dei paesi dell'Europa. 3!t .
Grazie di avermi ascoltato. .
Roma, 5 Ottobre 2005 -
Canonico Georges
Marovitch Portavoce della Conferenza Episcopale di Turchia
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14.10.2005
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IL GRIDO DI
ALLARME
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In
Turchia, nonostante la
libertà di culto, ci sono - come ha spiegato mons. Luigi Padovese -
difficoltà nel
celebrare le messe e nel distribuire l'Eucarestia. I casi
emblematici di Adana e Tarso. |
Nonostante il fatto che
in Turchia ci sia la libertà di culto, i cristiani incontrano alcuni problemi nel celebrare le messe. Lo ha detto il vicario
apostolico in Anatolia mons. Luigi Padovese, che ricopre anche l'incarico di
vice-presidente della Conferenza episcopale turca. Padovese è stato intervistato dalla
<Radio vaticana>.
''La Turchia come terra di antica memoria cristiana - ha detto - presenta una
pluralità di situazioni in rapporto all'Eucaristia. Tanto per dire, al Sud dove abito io, nelle
nostre celebrazioni convergono cristiani non soltanto latini, ma anche armeni, caldei, siro-cattolici ed ortodossi.
C'è di fatto un ecumenismo della vita, che ci tiene tutti assieme intorno
alla realtà di una Chiesa che è ormai una realtà minoritaria. L'Eucaristia diventa per noi l'unico momento significativo di
aggregazione e non soltanto tra cattolici, ma tra cristiani''. Nel Paese, ha osservato il vescovo
''c'è libertà di culto, però ci sono dei problemi pertinenti a situazioni locali:
disgraziatamente - ha raccontato - ho dovuto chiudere cinque giorni fa la chiesa di Adana,
perché il comune di Adana non mette in pratica una legge statale che prevede un congruo spazio
tra il luogo di culto e l'abitato. Attorno alla chiesa di Adana, abbiamo una discoteca, un ristorante e non ci
è possibile celebrare la messa a causa dei rumori. Questo mi ha portato ad
una decisione sofferta, ma d'altra parte una decisione dovuta, proprio perché si interrompa questa catena di promesse che non
trovano poi mai adempimento''
Circa i rapporti con la maggioranza musulmana, mons. Padovese ha osservato: ''Devo dire che io amo la Turchia ed amo il popolo
turco. Vorrei dirlo molto chiaramente, perché questo risponde a quello che sento dentro di me. Ci sono,
però, situazioni che devono essere chiarite. Analogamente a quanto detto per
Adana, c'è la situazione di Tarso. A Tarso esiste una chiesa-museo:
non ci è possibile celebrare l'Eucaristia senza dover chiedere un permesso scritto. Quando arrivano gruppi, improvvisamente, la
cosa riesce estremamente difficile. Credo che da parte della comunità cattolica, ma direi anche da parte della
comunità cristiana occorre far sentire la nostra voce affinché in luoghi
così significativi per noi cristiani ci sia un posto dove poter celebrare l'Eucaristia senza chiedere permessi.
(Ansa)
14.10.2005
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FIGLI DI KEMAL
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Il
3 ottobre 2005 è stato raggiunto l'accordo per l'avvio dei negoziati di
adesione della Turchia all'UE. Il Governo di Ankara ha accettato la bozza
di intesa approvata in precedenza dai 25 Paesi dell'Unione. Un Paese
musulmano di 70 milioni di abitanti si affaccia in Europa. Sembra il punto
d'arrivo di un processo iniziato all'indomani della Prima Guerra
Mondiale e del crollo dell'Impero Ottomano.
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L'eccezione Turchia
La Turchia è un Paese musulmano, ma non è uno Stato islamico. La stragrande
maggioranza della sua popolazione è di fede musulmana (il 99 per cento) ma il
suo ordinamento statale e le fonti del suo diritto (penale e civile) non hanno
nulla a che fare con il Corano. E' un caso unico. La Turchia è cioè uno Stato
laico. L'eccezione turca è frutto dell'opera di uno dei personaggi più
interessanti del Novecento: Mustafa Kemal (1881-1938), detto Atatürk.
La nascita della Turchia moderna
L'Impero Ottomano si sgretola con la Prima Guerra Mondiale. La Turchia,
sconfitta insieme a Germania e Austria, vede il proprio territorio ridotto alle
sole province dell'Anatolia non cedute ai Greci. Ma quando il trattato di
Sèvres (1920) assegna anche Smirne alla Grecia, i Turchi insorgono. Il
trattato, non ratificato dal Parlamento turco, costituirà il bersaglio della
rinascita turca, guidata da Mustafa Kemal, il quale è emerso, nel corso delle
vicende drammatiche della guerra, come figura assolutamente eccezionale per
dirittura morale, chiarezza di obiettivi politici e valore militare. Brillante
ufficiale, aveva percorso rapidamente le tappe della carriera militare. Aveva
partecipato alla rivoluzione dei Giovani Turchi (1908), si era distinto nella
guerra italo-turca per la Libia e nelle operazioni di Gallipoli e del Caucaso.
L'ascesa di Kemal
Nel 1922, ormai con l'appoggio incondizionato delle Forze Armate, Kemal fonda
il Partito del Popolo. Nel frattempo aveva guidato la riscossa armata, liberando
il territorio nazionale. La Russia bolscevica e l'Inghilterra devono fare i
conti ormai con la Turchia di Kemal. E si arriva alla revisione del trattato di
Sèvres, con una lunga trattativa, che terminerà nel 1923 (24 luglio) a
Losanna. La Turchia, riconosciuta come Stato indipendente e sovrano, si assicura
la piena sovranità su Tracia orientale, Costantinopoli, Smirne, Cilicia,
litorale del Mar Nero e province orientali; e una sovranità più limitata sugli
Stretti, che vengono smilitarizzati, mentre la sicurezza militare di Istanbul
viene affidata alla Società delle Nazioni. Le truppe kemaliste entrano nella
capitale. Il 29 ottobre 1924 viene proclamata la Repubblica turca, e s'insedia
il governo repubblicano, sotto la presidenza di Kemal Atatürk.
Il primo Paese musulmano a
divenire Repubblica
Prima costituzione, provvisoria, nel 1921. Il popolo viene proclamato come l'unico
depositario della sovranità; l'Assemblea Nazionale ne è l'interprete. Il
13 ottobre 1923 la capitale viene spostata ad Ankara. La nuova Carta
Costituzionale viene emanata il 20 aprile 1924. Lo Stato assume la forma
repubblicana, la religione ufficiale è quella islamica e la lingua quella
turca. La Repubblica è retta dalla Grande Assemblea Nazionale di Turchia (Kamutay),
la quale elegge tra i suoi componenti il presidente della Repubblica, che rimane
in carica 4 anni ed è rieleggibile.
La grande riforma di Kemal
Fondamentale è la legge del 20 maggio 1928, che sanziona la divisione tra
potere religioso e potere politico, nonché l'abrogazione dell'articolo
della Costituzione del 1924 che aveva dichiarato l'Islam come religione
ufficiale dello Stato. La laicità è il criterio fondamentale del nuovo
ordinamento dello Stato. Dal 1923 al 1932 è un susseguirsi di riforme. Kemal
abolisce il califfato e i tribunali religiosi (1924); proibisce il fez e il
turbante (1925); sopprime le confraternite e gli ordini religiosi, confiscando i
loro beni e chiudendo le scuole confessionali, sostituite da scuole laiche
statali (1925); impone l'adozione del calendario gregoriano, troncando ogni
legame con la cronologia islamica (1925); abolisce la poligamia e sancisce l'uguaglianza
uomo-donna (1926); sopprime l'insegnamento dell'arabo (1929); sostituisce la
lingua turca all'arabo nella liturgia, e fa tradurre il Corano in lingua turca
(1932); impone l'adozione del sistema metrico decimale (1932). Nel 1934 si
attribuisce il cognome Atatürk (padre dei Turchi). A rendere più presente il
controllo sulle riforme già attuate, e a promuovere la necessaria formazione
del consenso, vengono istituite nel 1931, in ogni città e in ogni paese, le
Case del Popolo (corsi di lingua turca, e di altre lingue; letteratura e storia;
belle arti e prosa; attività ginniche e sportive; assistenza sociale; scuole
popolari; musei e biblioteche; mostre e attività rurali).
Atatürk si ispira dichiaratamente al positivismo di Auguste Comte (1798-1857).
Secondo Comte la storia dell'umanità procede linearmente dallo stadio
religioso a quello scientifico. La scienza è destinata ad avanzare, la
religione è fatalmente condannata a recedere. La resistenza religiosa alla
scienza è perciò un ostacolo al progresso. Il modello da imitare, per Atatürk,
è la Francia, da cui importa anche il termine "laicismo" (laiklik), fino ad
allora sconosciuto in Turchia.
Il segno di Atatürk
La riforma kemalista è, a giudizio degli studiosi, una delle più importanti
costruzioni politiche della storia. Il Partito Repubblicano del Popolo
egemonizza la scena politica turca a lungo. Il suo predominio è una scorciatoia
verso la modernizzazione e una garanzia sicura contro la rivoluzione sociale di
tipo bolscevico. Il modello della Turchia si avvicina a una oligarchia di tipo
militare: nel corso degli anni il ceto militare rappresenterà una garanzia
contro le tante tentazioni di ritorno al passato.
L'Islam turco resiste nel privato
Bandito dalla sfera pubblica, l'Islam sopravvive negli spazi privati. E'
bene ricordare che la rivoluzione kemalista non istituisce affatto l'ateismo
di Stato. L'Islam è praticato da milioni di fedeli e al suo interno vedono la
luce nuovi movimenti. I più importanti sono le confraternite sufi della
Naqshbandiyya e il movimento riformista Nur ("Luce") fondato da Said Nursi
(1876-1960), che riesce a conservare un proprio ruolo in ambito culturale
attraverso i circoli di lettura delle Epistole della Luce, il libro-guida del
fondatore.
I militari custodi della laicità dello Stato
In Turchia il Consiglio per la Sicurezza Nazionale composto dagli alti vertici
militari, è il custode del laicismo dello Stato e ha il potere
costituzionalmente riconosciuto di interferire pesantemente sul governo civile.
Negli anni della Guerra fredda la pressione sull'Islam si allenta. I generali
credono infatti che l'Islam sia un buon antidoto contro il comunismo. Il colpo
di Stato del 1980 apre la strada a un governo voluto dai generali ma guidato da
una personalità religiosa di ambiente sufi, Turgut Ozal, seguace della
Naqshbandiyya guidata dallo sceicco Topcu.
1995: l'azzardo di Erbakan
Un altro seguace di Topcu, Erbakan, fonda, negli anni Novanta, il partito
religioso Refah ("Benessere"), che nel 1995 vince le elezioni. Erbakan osa
mettere in discussione il kemalismo e ammicca all'Islam oltranzista dei
Fratelli Musulmani egiziani. L'esercito reagisce con il colpo di Stato "soffice"
del 28 febbraio 1997 in cui lo stesso Erbakan è convinto a promulgare nuove
leggi anti-religiose che porteranno alla messa al bando del suo partito Refah.
Con Erdogan non cambia granché
Il 3 novembre 2002 il partito islamico Adalet ve Kalkinma (Akp, "Giustizia e
Sviluppo"), ottiene, con il 34,2 per cento dei voti, la maggioranza assoluta
dei seggi del parlamento. Il suo leader Recep Tayyp Erdogan diventa primo
ministro qualche mese più tardi. Nel programma dell'Akp la shari'a (legge
islamica), è indicata come un orizzonte ideale piuttosto che come insieme di
precetti fissi e immutabili. In questi due anni Erdogan ha dimostrato di essere
un alleato fedele degli Usa e di puntare all'ingresso nell'Unione europea.
Turchia, un modello non esportabile
All'indomani della rivoluzione kemalista, molti Paesi musulmani e arabi
guardarono alla Turchia come a un modello da imitare. E invece la "rivoluzione
laicista" rimarrà un caso isolato. Una situazione simile alla Turchia di
Atatürk si sarebbe potuta determinare in Egitto con Gamal Abdel Nasser,
soprattutto dopo la nazionalizzazione del canale di Suez nel 1956, atto che lo
rese popolare in tutto il mondo arabo.
In realtà, in molti Paesi arabi e musulmani, è mancato un processo di "laicizzazione"
della vita pubblica, ma questo non ha impedito che queste società conoscessero
una secolarizzazione profonda e - per certi versi - devastante. E'
evidente che oggi in Egitto, Iraq, Siria o Algeria non vi è quasi niente
nell'economia, nella politica o nella giurisprudenza che sia conforme alla
shari'a. L'Islam viene, in un certo senso, retrocesso agli aspetti meno
importanti della vita pubblica. Un processo forse inevitabile, ma mai
esplicitato e tanto meno guidato. Ecco allora che, come descritto dallo
scrittore egiziano premio Nobel Nagib Mahfuz, ''il musulmano medio vive una
sorta di sdoppiamento tra una sfera pubblica sempre più 'occidentale' e una
dimensione privata in cui l'Islam occupa ancora un ruolo fondamentale''.
Ottant'anni dopo Atatürk, la Turchia fa ancora storia a
sè. (Antonello Sacchetti/Criticamente)
14.10.2005
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UNA SFIDA
CONTRO IL FANATISMO ISLAMICO
|
Il
premier turco Erdogan ad un convegno ad Antiochia (Hatay) per
favorire l'intesa tra i tre grandi monoteismi semitici
|
Pochi sanno
che, una settimana prima che iniziasse il difficile cammino che
forse nel 2015 porterà la Turchia in Europa, Recep Tayyip Erdogan in persona si era recato a tenere un comizio molto
importante nella decentratissima città di Antiochia (Hatay in
turco) per suggellare con la propria impronta l'apertura di un
meeting delle religioni e delle culture tenutosi in quella città
dal 26 al 29 di settembre. Presente anche il patriarca ortodosso di
Istanbul, Bartolomeo II, il rabbino capo di Antiochia e una nutrita
cerchia di teologi islamici turchi, tutti assolutamente
moderatissimi nelle predicazioni , negli insegnamenti e nelle
interpretazioni del Corano, il convegno è diventato da una parte il
biglietto da visita con cui Erdogan pensa di presentarsi in Europa (
e infatti con molta probabilità si ripeterà ogni anno) e dall'altra
il messaggio che il premier intende mandare a quei larghi strati
della popolazione turca che hanno interpretato la sua vittoria alle
elezioni come un permesso di tornare al passato per ataturkiano
quando l'Islam dava alla Turchia gli stessi problemi che da oggi a
tanti Stati arabi. Avviate con enorme fatica, e dopo un decisivo
intervento degli Stati Uniti su entrambe le parti in lizza, le
lentissime procedure per assimilare la Turchia dentro l'inquieta
Europa dell'euro e degli euro burocrati, varrà ora la pena di
porsi la domanda che aleggia dietro ogni polemica sul ruolo di
Ankara nella UE del dopo 2015: questa scelta ci porterà più o meno
terrorismo islamico? Più o meno humus fondamentalista?
Ebbene, forse apparirà controcorrente con il comune sentire che si
riempie la bocca e le orecchie di guerre di civiltà ( o di "
inciviltà"), ma tutti gli analisti politico-militari sanno
benissimo che l'esercito turco (si badi bene, l'equipaggiatissimo
esercito e non la società civile) sarà in un domani molto vicino e
in parte lo è già oggi l'unica diga credibile al dilagare della
predicazione del fanatismo islamico nel Medio Oriente e di
conseguenza l'unico vero Muro contro il terrorismo della stessa
matrice.
L'esercito turco infatti accetta l'islamismo di Erdogan solo
perché quest'ultimo ha a sua volta accettato di emendarsi dagli
errori di gioventù che lo avevano anche portato in carcere per un
anno a causa dei propri proclami da fanatico musulmano . Erdogan
invece attualmente è l'espressione del sufismo turco, Mevlevi ed
Helevetii Jerrahi sono le tariqe più importanti, e si è dato una
vistosa ripulita dalle idee e dagli amici di un tempo. Ben attento a
evitare di venire in futuro deposto dall'esercito turco che è
oggi la stessa vigile sentinella che fu contro il comunismo ai tempi
della guerra fredda, Erdogan nel proprio discorso di apertura
convegno ha parlato a favore della globalizzazione del mercato ("è
come un torrente in piena, opporsi è stupido, però si possono fare
delle dighe per incanalare l'acqua e non venirne sommersi") e
contro l'odio del diverso che esiste in tante società del Medio
Oriente (io condanno con la stessa fermezza l'antisemitismo e i
suoi frutti di terrore e l'islamofobia con le conseguenze che ciò
porta in Europa"). E anche il Vaticano, pur non accettando di
presenziare ufficialmente al convegno con la persona del Papa o del
segretario di stato, non ha affatto ritenuto di ignorare questa
riunione interreligiosa scomodando l'arcivescovo Pierluigi Celata,
responsabile Vaticano del dialogo interreligioso, a presenziare come
osservatore e come latore di un breve messaggio di Benedetto XVI. (Dimitri
Buffa/L'Opinione.it)
14.10.2005
|
LA
FONDAZIONE MARMARA VISITERA' MARDIN
|
Convegno
di due giorni sul tema "Strategia per lo sviluppo economico delle
donne" nel sud-est dell'Anatolia. |
The Marmara Group Strategic and Social
Research Foundation held a two-day meeting on "Strategies for Economic
Development of Women in Southeastern Anatolia" in cooperation with the
Southeastern Anatolia Project (Gap) Administration and the United Nations
Development Program (Undp).
The meeting was moderated by the Marmara Group Foundation and Human Rights
Platform Chairwoman Müjgan Suver, Professor Yıldız Ecevit, Assistant
Professor Şemsa Özar and Nazik Işık.
The meeting was attended by Gap Administration Chairman Muammer Yaşar
Özgül, Undp representative in Turkey Jakob Simonsen, Marmara Foundation
President Akkan Suver, directors and educators from 30 Multi-Purpose Community
Centers (Çatom), representatives of Turkish NGOs, project coordinators,
academics, parliamentarians and mayors of the region, the Marmara
Foundation's Executive Council and Academic Council members and businessmen.
Mardin Mayor Temel Koçaklar and State Minister for Women and Family Affairs
Nimet Çubukçu made opening speeches during which attendees expressed their
views on creating a roadmap for solving the problems in the region and discussed
how to make successful projects sustainable.
The Marmara Foundation will continue to hold meetings on "Economic Development
and Women's Employment" in other cities including Adana, Gaziantep, and
Şanlıurfa to support women's entrepreneurship. (Turkish
Daily News)
14.10.2005
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IL TRIANGOLO
"NO"
Cipro-Turchia-UE:
cosa direbbe la dea della bellezza
Afrodite, affiorata dalle acque della costa sud-occidentale
dell'isola mediterranea, nel vedere che la sua terra natia è divisa da una
linea che separa i suoi abitanti?
|
Cipro,
piccola isola in una posizione strategica nel Mediterraneo, terra di Afrodite,
storia segnata da tentativi di conquista: da Alessandro Magno a Riccardo Cuor di
Leone, dai templari ai veneziani, dagli ottomani ai britannici. Tanto strategica
- le coste di Turchia, Siria e Libano non sono lontane - che questi ultimi,
quando nel 1959 le concessero l'indipendenza, pensarono bene di conservare due
basi militari. Ma la sua popolazione, composta principalmente da greci e turchi,
non ha pace. Il 15 luglio 1974 il sanguinoso golpe filo-greco sferrato
dall'agonizzante giunta dei colonnelli al potere ad Atene, offrì ad Ankara
l'occasione di invadere militarmente l'isola. Nel 1983 i turco-ciprioti autoproclamarono nella zona occupata, la Repubblica
turca di Cipro del Nord (Rtcn), che ottenne riconoscimento di
Stato sovrano solo da Ankara. Mentre la Turchia non ha ancora riconosciuto la
Repubblica di Cipro.
Cipro-greca entra in Europa
In poco più di vent'anni ci sono stati numerosi tentativi di riunificazione
sotto l'egida dell'Onu, ma tutti poco efficaci. L'ultimo è stato quello
proposto nella primavera del 2004 dal Segretario generale dell'Onu, Kofi Annan,
alla vigilia dell'ingresso in Europa della parte greca dell'isola. Il
cosiddetto piano
Annan prevedeva una federazione cipriota tra due entità
largamente autonome, riunite in una Repubblica di Cipro greco-turca, sul modello
elvetico. Dopo un continuo susseguirsi di accuse e richieste da entrambe le
parti, il 24 aprile 2004 il piano fu sottoposto a referendum popolare. Mentre
nella Repubblica turca di Cipro del nord il 65% della popolazione era favorevole
al "piano Annan", dall'altra parte della Green
Line il 75% della popolazione si dichiarò sfavorevole: il
referendum risultò un fallimento e vide vanificarsi la speranza di abbattere
quello che oggi è l'ultimo muro d'Europa.
Segnali di distensione da parte turca si erano registrati già nell'aprile
2003, quando per la prima volta dopo quasi trent'anni, il governo del nord
aprì le frontiere e oltre 1.000 turco-ciprioti e quasi 600 greco-ciprioti
varcarono la linea verde che divide in due Cipro dal 1974.
Dall' 1 maggio 2004 Cipro la bella è tra i venticinque dell'UE: formalmente
tutta l'isola è entrata nell'Unione, ma la sua parte nord-orientale ha lo
status di "territorio occupato". Conseguenze positive si sono però avute
anche per la parte turca: la Commissione UE ha varato un pacchetto di aiuti e
una serie di provvedimenti volti a facilitare il commercio e lo sviluppo
economico della parte settentrionale dell'isola. Nell'agosto 2004 gli scambi
di merci tra nord e sud di Cipro sono formalmente ripresi, in seguito
all'applicazione della normativa dell'Unione europea. Merci turco-cipriote
possono ora essere legalmente vendute nel sud, e da qui esportate verso paesi
terzi.
E ora dove va?
Il 2005 è stato anno di novità in quanto al processo di riunificazione: all'inizio
dell'anno il Presidente greco-cipriota Tassos
Papadopoulos ha dichiarato di essere pronto a riprendere i
negoziati di pace con la parte turca dell'isola. Segnali positivi arrivano anche
durante le elezioni anticipate di febbraio, con la vittoria, in seno alla Rtcn,
del Partito Repubblicano Turco (Ctp), formazione di sinistra favorevole alla
riunificazione dell'isola e guidata dal premier turco-cipriota uscente Mehmet
Ali Talat. "I risultati della consultazione dimostrano il
chiaro desiderio della comunità turco-cipriota di continuare i preparativi per
la sua piena integrazione nell'Unione Europea", ha dichiarato l'esecutivo
comunitario in un comunicato diffuso a Bruxelles, aggiungendo che gli stessi
risultati dimostrano "che i turco-ciprioti si impegnano per la riunificazione
di Cipro". Ad aprile, rinunciando al mandato di Primo Ministro, Talat giura
come presidente della Repubblica Turca di Cipro Nord, succedendo allo storico
leader nazionalista e intransigente Rauf Denktash, che guidava la Rtcn dal 1976.
Talat è apertamente sostenuto dal premier turco, Recep
Tayyip Erdogan, che in lui vede un leader capace di aiutare
Ankara a risolvere il puzzle cipriota in armonia con l'Unione Europea, specie in
vista del riconoscimento di fatto della Repubblica di Cipro. Posto dall'UE,
quest'ultimo, quale condizione perché il 3 ottobre prossimo si sia dato il
via al negoziato con Ankara per l'adesione della Turchia all'UE.
Il balletto verso il
riconoscimento
Intanto il balletto turco-europeo continua con la richiesta di applicare il
protocollo doganale a tutti i venticinque paesi dell'UE - includendo così
il riconoscimento della Repubblica di Cipro da parte della Turchia. E Cipro
torna alla ribalta delle cronache internazionali. La Turchia sostiene che
riconoscerà Cipro solo quando avverrà la riunificazione, ma l'alto
rappresentante per la politica estera europea, Javier
Solana, risponde che se la Turchia vuole entrare nella "grande
famiglia" europea, ne deve riconoscere tutti i membri.
Se la Turchia riconoscesse la repubblica cipriota, implicitamente
delegittimerebbe il governo del nord: ma allo stesso tempo se l'UE negozia l'ingresso
della Turchia non starebbe forse sostenendo uno stato invasore, oppure
legittimando la Rtcn? La questione è ancora aperta e meriterebbe senz'altro
più attenzione. Dopo il primo passo del 3 ottobre scorso, altro non ci rimane
che augurare ad Afrodite di vedere presto la sua gente unita. (Elvira Corona/Cafèbabel)
14.10.2005
|
"RINASCIMENTO" ECONOMICO
DI UN PAESE
|
Stando
alle stime rilasciate, la Turchia si colloca oggi - con un
prodotto interno lordo pari a 300 miliardi di dollari - tra
i 20 sistemi più floridi al mondo. Tale risultato è tanto
più rilevante in considerazione della forte crisi subita nel
2001 e della difficile congiuntura internazionale nel quale si
è prodotto.
|
 "Rinascimento turco".
Così viene sempre più spesso presentato dagli analisti economici
internazionali il processo di crescita economica in corso in Turchia da oramai
un triennio. Da quando cioè, sulla spinta degli accordi economici con il Fondo
Monetario Internazionale, le autorità di Ankara inauguravano quella fase di
decisa riforma del settore economico che avrebbe permesso al Paese di gettarsi
alle spalle la dura crisi del 2001. Un "rinascimento" che colloca oggi la
Turchia - con un Prodotto Interno Lordo pari a 300 miliardi di dollari - tra
le 20 economie più floride al mondo ed all'avanguardia tra gli stessi Paesi
facenti capo all'Oecd. Non è un caso che banche d'affari internazionali del
calibro di Merryl Lynch e di Morgan Stanley abbiano di recente pubblicato
lusinghieri rapporti sullo stato e sulle prospettive di medio e lungo termine
per l'economia turca.
Rallentamento nella crescita
In questo quadro d'insieme, non
preoccupano dunque i dati sul rallentamento della crescita economica previsto
per il 2005 - dopo l'imponente tasso del 10% circa dell'anno passato.
Secondo recenti stime, infatti, il tasso di crescita previsto per l'anno in
corso si assesterà attorno al 6%. Una contrazione, questa, in larga parte
dovuta alla crescita del prezzo del petrolio ed all'indebolimento del valore
del dollaro che, unitamente all'apprezzamento della valuta turca, hanno
determinato una contrazione tanto della domanda interna, quanto del livello di
esportazioni di prodotti nazionali. "L'economia turca" sottolinea tuttavia
il ministro dell'Economia Ali Babacan "ha una struttura forte, non
paragonabile a nessuna fase della sua storia". Sembra essere proprio questo,
difatti, il maggiore tra i risultati conseguiti dal governo dell'Akp: l'aver
garantito cioè al Paese uno sviluppo economico coerente e sostenibile, prodotto
di avvedute politiche fiscali e di liberalizzazione dei mercati. Uno sviluppo
economico la cui è forza è dimostrata dalla convinzione di Ankara di poter
raggiungere, nel 2006, gli obiettivi posti da Maastricht in termini di rapporto
tra deficit e Pil.
Primo dato rispetto al quale la ricetta dell'Akp sembra aver dato i propri
frutti è di certo quello relativo al tasso di inflazione. Dopo decenni di
inflazione galoppante - a livelli superiori al 70% ancora sul finire degli
anni '90 - la politica economica governativa è riuscita nell'intento di
riportare ed assestare tale valore ad un livello compreso tra il 7 e l'8%. Un
successo, in tal senso, sembra essere stata l'introduzione della "Nuova Lira
Turca" (Ytl), ottenuta dalla eliminazione di 6 zeri dal valore nominale della
stessa. Per quanto, infatti, molti analisti avessero predetto una nuova fase di
espansione inflazionistica, questo rischio - a nove mesi dalla sua
introduzione ed a tre dalla definitiva scomparsa della vecchia moneta - sembra
essere stato definitivamente scongiurato, nonostante la diffusione della Ytl
abbia oramai superato l'80% del totale del circolante. Sulla scia di questi
risultati, dunque, l'esecutivo turco - tanto quanto la Banca Centrale Turca
- non sembra intenzionato ad intervenire con quelle politiche di svalutazione
della moneta che servirebbero da incentivo in primo luogo alle esportazioni -
e che gran parte del mondo industriale turco sembra oggi richiedere.
Ulteriore nota stridente, nel panorama dell'economia turca, deriva infatti
direttamente dai dati relativi al saldo delle partite correnti della bilancia
dei pagamenti: i profitti e le performance delle esportazioni stanno
rallentando, mentre cresce rapidamente il volume delle importazioni di prodotti
di investimento. Secondo i dati forniti dalla Banca Centrale, infatti, nel corso
del primo semestre del 2005, il volume delle importazioni - nominalmente
superiore ai 50 miliardi di dollari - ha fatto registrare un incremento
percentuale di 21 punti, vanificando l'effetto benefico di un aumento delle
esportazioni del 20% - per un valore di circa 34 miliardi di dollari. L'effetto
combinato delle due tendenze è stato dunque un innalzamento del deficit nella
bilancia dei pagamenti del 36%, con un conseguente aumento del deficit nazionale
a circa 13 miliardi di dollari. Stando dunque a tali cifre, ed alle conseguenti
stime degli analisti turchi ed internazionali, il valore del deficit potrebbe
superare, a fine anno, i 20 miliardi di dollari - contro i 15 delle previsioni
governative.
Babacan, tuttavia, ha voluto a tal proposito sottolineare come i Paesi con ampie
economie avviati sulla strada dell'integrazione nella struttura dell'Unione
Europea, si trovino tradizionalmente ad affrontare squilibri nella bilancia dei
pagamenti. Lo stesso ministro per il Commercio Kurzad Tuzmen - che pure, in
passato, non ha mancato di far sentire una voce di dissenso rispetto alla
politica monetaria del governo - ha rimarcato come l'elevato livello di
importazione di beni di produzione non costituisca un danno per l'economia,
nella misura in cui esso segnala un incremento della produzione nazionale
destinata ai mercati esteri. D'altro canto, nello stesso arco di tempo, il
processo di razionalizzazione dell'apparato economico e produttivo turco
avviato dall'Akp, ha prodotto un incremento delle riserve monetarie nazionali
pari a 7 miliardi di dollari. Un incremento che, secondo Babacan, è sufficiente
- se considerato unitamente agli investimenti finanziari attratti dal Paese
grazie agli alti tassi di interesse reale - a finanziare il deficit in
questione.
Se oggi dunque la Turchia può beneficiare di un settore privato così in
crescita da porsi a fattore riequilibrante degli squilibri economici, ciò è
dovuto in gran parte all'azione dell'Akp. Un'azione concentratasi, in
primo luogo, sull'innalzamento dei tassi di produttività di un settore,
quello privato turco, sino ad allora largamente inefficiente. Ed è proprio la
maggiore produttività a costituire, secondo molti analisti internazionali, il
vero segreto degli elevati rendimenti economici nazionali. Come sottolineato
recentemente da Serhan Cevik, di <Morgan Stanley>, "Secondo i nostri
calcoli, il ritmo di crescita tendenziale della produttività del lavoro è
passato da una media del 2.4% degli anni 90 al 6.3% degli ultimi tre anni: è
aumentato così il tasso di crescita potenziale del Paese e si è innalzato un
muro contro le pressioni inflazionistiche". Una maggiore produttività che, va
notato, non ha danneggiato - ma, al contrario, innalzato - lo standard
qualitativo del prodotto turco, che appare oggi in grado di competere con
profitto sui mercati internazionali, di affermare in essi il cd. Made in Turkey
- prendendo in prestito la formula utilizzata dalla recente fiera svoltasi nel
corso dell'estate a Dubai.
I dividendi dell'azione economica dell'attuale esecutivo turco, derivano
poi, in larga misura, dal deciso avvio del processo di apertura dell'economia
ai mercati internazionali e di privatizzazione - preparati e sostenuti dal
notevole snellimento di quelle procedure burocratiche che avevano a lungo
imbrigliato le possibilità di investimento. La Turchia si è così mostrata in
grado di richiamare le attenzioni degli investitori europei ed internazionali,
attirando un livello di investimenti diretti stranieri in larga parte inatteso.
In tale quadro, i soli ricavi derivanti vendita a privati di compagnie statali
ha infatti raggiunto, a tutt'oggi, un valore di poco inferiore al 13 miliardi
di dollari - valore superiore a quello cumulato nei decenni precedenti e che,
secondo numerose stime, potrebbe superare per fine anno i 15 miliardi. Prospettive
di medio e lungo periodo
Lungi dall'essersi esaurito, il potenziale turco di attrazione di investimenti
stranieri resta ancora elevato. In primo luogo ciò dipende dalla apertura ai
mercati di settori sino a poco tempo fa completamente sotto il controllo dello
stato, o piuttosto interessati da una solo marginale quota di partecipazione
internazionale - il florido settore bancario, ad esempio, con una presenza
estera pari solo al 10-15%, risulta uno dei segmenti di economia nazionale con
maggior potenziale d'attrazione sulla finanza europea e non. Il trend
favorevole di apertura dell'economia sembra beneficiare tuttavia
principalmente del miglioramento generale delle condizioni per gli investimenti
assicurato dalla spinta riformista del Governo Erdogan. Come sottolineato da
Babacan, "la fiducia [dei mercati internazionali] è la principale ragione del
nostro successo nel corso dell'ultimo triennio. La fiducia della società
turca e del mondo degli affari nel futuro della Turchia è incrementata grazie
alla continuità ed alla trasparenza in politica". In questo senso, lo sforzo
di armonizzare la sfera politica ed economica nazionale con gli standard propri
dell'Unione Europea, sembra aver rappresentato la massima priorità e,
apparentemente, il principale successo dell'esecutivo in carica - senza
peraltro che, stando alle previsioni dei maggiori investitori internazionali, un
eventuale fallimento dell'apertura dei negoziati con l'UE possa tradursi in
una nuova fase di isolamento economico.
La maggiore interazione economica con l'estero appare peraltro logica
conseguenza della politica governativa delle cd. "Nazioni Confinanti e Vicine",
che ha tentato di favorire un più intenso volume di scambi con i Paesi della
ex-Unione Sovietica, così come con quelli arabi del Medio Oriente. Sulla scia
dei migliori rapporti politici con questi ultimi - così come dei maggiori
ostacoli che, dopo il 2001, essi incontrano nei mercati statunitensi ed europei
- la Turchia ha infatti beneficiato di un boom nell'afflusso di capitali
arabi. Qualcosa come 200 compagnie mediorientali hanno infatti iniziato ad
operare nel Paese nel corso dell'anno passato, con un investimento di 42
milioni di dollari, diretto principalmente verso i settori delle
telecomunicazioni, del turismo, delle infrastrutture e della finanza. D'altro
canto, se l'Unione Europea rimane, nel suo complesso, il maggior recipiente
per le esportazioni turche - che, significativamente, da agricole sono
divenute oggi prevalentemente industriali - i Paesi "confinanti e vicini"
assorbono attualmente il 35% delle esportazioni, con un incremento percentuale
di 40 punti nel corso dell'ultimo anno.
Conclusione
La rifondazione dell'economia turca operata sotto la guida dell'Akp, sembra
aver dunque con successo fornito ad essa una vitalità ed una stabilità che da
tempo ormai non la caratterizzavano. Uno sviluppo la cui solidità - fatta di
rigore fiscale ed aumento della produttività, di snellimento delle procedure
burocratiche e di maggiore apertura ai mercati internazionali - permette oggi
di ridimensionare la portata stessa di quegli squilibri - in primo luogo il
deficit di bilancio - che pure sembrano manifestarsi.
Che l'economia stia vivendo una fase di "rinascimento", non deve tuttavia
indurre a pensare che le sfide ancora aperte per Ankara siano meno impegnative
di quelle sino ad oggi affrontate. Squilibri sociali e regionali restano ancora
rilevanti e rischiano di minare le fondamenta stesse della ricetta economica
dell'Akp. Ancora nel 2003, infatti, una porzione della popolazione pari al 28%
rimaneva al di sotto della soglia di povertà. Una percentuale che non sembra
essersi ridimensionata nell'ultimo biennio, nonostante le prestazioni
economiche da record. Resta dunque urgente la necessità - più volte
sottolineata dallo stesso Fondo Monetario Internazionale - di attuare
politiche redistributive del reddito, innalzando il livello contributivo e
varando quel pacchetto di riforme per la sicurezza sociale che da troppo tempo
ormai sono impantanate in parlamento. La disaggregazione dei dati economici,
mostra d'altro canto come la strada da percorrere per innalzare i livelli di
vita delle regioni orientali e sud-orientali dell'Anatolia sia ancora lunga
- una esigenza tanto più pressante a partire dalla consapevolezza che la "questione
curda" ha, nell'aspetto economico, un fattore di primaria importanza.
Lungi dunque dall'essersi concluso, il processo di rinascita dell'economia
turca - completata con successo la fase del risanamento - necessita ancora
di una decisa spinta riformista. Una spinta che, sola, potrà garantire alla
Turchia quei requisiti di base che l'Unione Europea richiede per l'ingresso.
Un riformismo che l'UE, dal canto suo, con il segnale forte dell'apertura
dei negoziati, potrebbe favorire ed accompagnare. (Carlo Frappi/Equilibri.net)
14.10.2005 |
I DUE
SCENARI
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L'inizio
delle trattative tra Bruxelles ed Ankara potrebbe avere un effetto di
rilassamento nella strategia del Governo turco o al contrario imprimere un
rinnovato impulso. |
Dopo
lunghe ed estenuanti trattative, la Turchia ha ottenuto l'approvazione
per iniziare le trattative per l'adesione all'Unione Europea.
Bisogna innanzitutto precisare che il "sì" formale, seppure
molto enfatizzato dai media, rappresenta un primissimo passo verso l'adesione
della Turchia all'Unione Europea. In pratica si tratta dell'ammissione
formale della Turchia ad un lungo tavolo di trattative e di "esami"
(che potrebbe durare 10 anni e oltre), al termine del quale l'Unione
Europea deciderà se accogliere o meno la Turchia.
Come sempre, è importante verificare che agli eventi formali
corrisponda una situazione reale che li giustifica. A questo
riguardo la Turchia sembra a prima vista assai lontana dall'essere
in grado di rispettare i criteri per l'ammissione all'EU; il
rating è ancora di B1/BB- e molti fondamentali macro-econmoici (a
cominciare dal reddito pro-capite) la fanno assomigliare più ad un'economia
emergente che ad un paese dell'Europa occidentale.
Tuttavia su molti fronti i miglioramenti sono stati sensibili: l'inflazione
è stabile all'8% (era al 30% nel 2003 e al 70% nel 2002), la
crescita del PIL è relativamente stabile attorno al 5% e la
disoccupazione è in calo al 9% circa.
Oltre a ciò, il processo di privatizzazione di molti settori dell'economia
progredisce a ritmi serrati (meglio di molte previsioni),
coinvolgendo numerose società europee. In un certo senso quindi, il
processo di "europeizzazione" della Turchia sembra già
cominciato, nel senso di una sempre maggiore presenza di imprese
europee nell'economia del paese.
Il relativo ottimismo sulle prospettive dell'economia turca si
sono concretizzate in una rivalutazione della valuta nazionale sia
contro Euro che contro Usd.

Lira
turca contro Euro e Usd
Volendo vedere la situazione con un occhio più critico però,
rispetto a quando abbiamo cominciato ad occuparci dei Bond in Lire
Turche (febbraio 2005), i miglioramenti sul fronte macro-economico
sembrano essersi fermati, quasi che tutta l'economia sia rimasta
nel "limbo" per sei mesi, attendendo l'esito dei negoziati EU.
A nostro parere è quindi molto importante che questo passo formale
si traduca in un nuovo impulso al miglioramento dei fondamentali
dell'economia, il rischio invece è che le autorità turche vedano
questo "sì" formale dell'EU come un traguardo e non come un
punto di partenza.
In sostanza gli scenari possibili ci sembrano due:
- Scenario positivo: l'inizio delle trattative con l'UE
dà nuovo impulso alle riforme economiche e all'"occidentalizzazione"
dell'economia, consentendo alla Turchia di seguire un percorso
simile a quello di molti paesi Est-Europei (come Polonia, Rep. Ceca,
Ungheria, ecc.).
- Scenario negativo: il passo formale di questa settimana ha
un effetto di "rilassamento" sulle autorità turche, causando un
rallentamento (probabilmente temporaneo) delle spinte riformiste
degli ultimi 24 mesi.
Sarà quindi importante valutare l'operato del Governo di Ankara
nei prossimi mesi; nel medio termine noi restiamo abbastanza
ottimisti, ma valutiamo possibile un periodo di "stanca" di
qualche mese, che potrebbe arrestare i processi virtuosi degli
ultimi due anni, con conseguenze potenzialmente negative (anche se
non catastrofiche) sugli investimenti denominati in Lire turche.(soldionline.it)
14.10.2005
|
CRESCITA DEGLI
INVESTIMENTI ESTERI
|
Sono
oltre 11 mila le imprese estere operanti dal 1954 ad oggi in
Turchia. Nei primi sei mesi di quest'anno, sono state 1381
quelle che hanno avviato una attività supportata da fondi
stranieri. L'Italia è presente con circa 300 capitali
societari pari ad oltre 2.8 miliardi di dollari, cioè il 9.3%
del totale. Il caso <Erdemir> emblematico di una
strategia vincente. |
Secondo
il Sottosegretariato al Tesoro, sono oltre 11.000 le imprese estere
operanti dal 1954 ad oggi in Turchia. Nei primi 6 mesi dell' anno in
corso, sono state 1381 quelle che che hanno avviato un'
attività supportata da un investimento. Lo stock degli
investimenti esteri superava ad agosto di quest' anno la cifra di 30
miliardi di dollari. L' Italia è presente con circa 300
investimenti pari ad oltre 2.8 miliardi di dollari, cioè il 9.3%
del totale. Nei primi otto mesi di quest' anno l' apporto di
capitale estero in Turchia è stato pari a 2.3 miliardi di dollari,
mentre nell' intero 2004 gli investimenti erano stati di 2.7
miliardi di dollari. E' recente la conclusione della privatizzazione della
principale acciaieria del Paese (<Erdemir>), il cui 49.4% delle azioni
è stato venduto al gruppo locale Oyak per 2.9 miliardi di dollari.
La società turca ha battuto importanti concorrenti internazionali
quali: <Alcelor>, <Mittal>, <Nlmk>, <Severstal> ed un' altra impresa locale,
l' <Eregli>.L' <Erdemir> è considerata particolarmente strategica poiché
fornisce laminati in acciaio per l' industria automobilistica, della
difesa e degli elettrodomestici.
L' Italia è il terzo Paese partner
commerciale e il terzo Paese fornitore della Turchia. Deve essere
precisato, in proposito, che la Russia, 2° partner dopo la
Germania, esporta essenzialmente in Turchia gas ed altri
idrocarburi. Il positivo andamento delle relazioni commerciali
bilaterali si può denotare sia dalla crescita delle esportazioni
italiane (+8.9%), che delle importazioni dalla Turchia (19.8%).
(Ice Istanbul)
14.10.2005
|
......E
DELLA PRODUZIONE INDUSTRIALE
|
Aumento
del 4.3% nei primi otto mesi del 2005. Il manifatturiero va molto
bene e così anche il settore energetico. |
La
produzione industriale in Turchia è cresciuta nei primi 8 mesi del 2005
del 4.3% rispetto allo stesso periodo del 2004 (nell' intero 2004 la
produzione industriale era cresciuta del 12,2%). In particolare nel mese
di agosto, secondo l' Istituto Statale di Statistica (Die), la produzione
industriale è aumentata dell' 8.3% rispetto allo stesso mese del 2004. La
crescita dell' intero settore manifatturiero è stata pari all' 8.2%,
mentre il settore energetico è cresciuto del 9.8%. I principali
incrementi percentuali ad agosto -nei singoli sub-settori- sono stati i
seguenti: -Prodotti in metallo (+98,1%); - Mobili ed arredamenti (+58.6%);
-Abbigliamento (+22.3%) ; - Autoveicoli (+19%); - Tessile (+18.6%);
-Alimentari (+16.2%). (Ice Istanbul)
14.10.2005
|
"TURCHIA
CHIAVI IN MANO": LA VOCE
PUNTUALE DI ASSINDUSTRIA-MARCHE
|
Dall'appuntamento
in Ancona è uscita fuori la realtà di un Paese che
giusto qualche giorno fa ha visto schiudersi - sia pure appena appena -
l'uscio della porta verso l'Unione Europea. Gli interventi di Roberto Lorenzon, direttore per la Turchia di <Koc Bank Unicredit>, di Serkan
Unverdi, Business Service Manager, e di Roberto Luongo, direttore dell'Ice
di Istanbul (videotelefono).
|
"Turchia
chiavi in mano": poteva l'Assindustria-Marche mancare ad un appuntamento sulla
realtà di un Paese che ha visto qualche giorno fa schiudersi - con l'apertura
dei negoziati di adesione - la porta per l'ingresso in Europa sia pure tra dieci
anni? No di certo. Ancora una volta Ancona e la regione tutta non si è lasciata
sfuggire l'occasione per mettere a fuoco le problematiche di un discorso su
vasta scala che interessa principalmente i rapporti economico-commerciali tra
l'Italia e la Turchia in tema di mercati. I lavori - grazie anche agli sforzi di
Rita Gaudenzi di Confindustria Marche - hanno toccato vari argomenti.
Determinante l'apporto dato da Roberto Lorenzon (direttore per la Turchia di <Koc
Bank Unicredit> che ha parlato del sistema bancario e finanziario, della
struttura industriale e mondo del lavoro e degli investimenti in Anatolia. E
altresì determinanti quelli sia del Business Service Manager, Serkan Unverdi,
sia di Roberto Luongo, direttore dell'Ice di Istanbul, che è intervenuto
(videotelefono) tra l'altro sulle opportunità e tendenze per i settori di
interesse delle Marche
"Durante tutta la durata dell'incontro è emersa l’evidenza di un dinamismo
fortissimo in atto nell'interscambio Italia-Turchia, ed anche nei rapporti tra
Sistema Marche e mercato Turco, testimoniato dai dati degli ultimi mesi (export
marchigiano quasi raddoppiato nel primo semestre 2005 rispetto all'anno
precedente). E' un mercato di 80 milioni di persone, il 50% sotto i 25 anni di
età, che sta sviluppando i nostri modelli di consumo e di accesso al credito"
riferisce Ettore Vichi delegato per l'internazionalizzazione di Confindustria
Marche.
Le affinità tra i due sistemi produttivi (entrambi costituiti per oltre il 90 %
da piccole e medie imprese), l'aspirazione a raggiungere il modello italiano da
parte degli imprenditori turchi, e soprattutto, le complementarietà fra i
settori manifatturieri marchigiani e quelli di attuale maggior sviluppo in
Turchia : queste sono soltanto alcune delle indicazioni incoraggianti emerse nel
corso dell'incontro promosso da Confindustria Marche nell'ambito del progetto
"Turchia chiavi in mano" per le imprese marchigiane. Presenti molte aziende
marchigiane dei settori meccanica, ingegneria e impiantistica, edilizia, mobile
e semilavorati, abbigliamento e calzature, agro-alimentare.
La composizione dell'export marchigiano riguarda settori tutti di grande
interesse per il mercato turco. Esportiamo verso la Turchia soprattutto beni
strumentali e macchinari, con un interscambio Marche-Turchia più che raddoppiato
negli ultimi 6 anni, ed un incremento dell'export del 44% nel primo semestre
2005, in prevalenza costituito da macchine ed apparecchi meccanici, prodotti in
metallo, apparecchi elettrici.
Forte in questo momento l'interesse del mercato turco per macchine per la
lavorazione del legno, macchine per la lavorazione dei metalli, macchine per
calzature, macchine agricole, forniture per il settore ambiente, ma anche forte
sviluppo nelle esportazioni di beni intermedi (come mobili e componenti prodotti
chimici, information technology, edilizia, ingegneria).
Il dinamismo in atto riguarda sia gli aspetti commerciali e distributivi che la
presenza italiana negli investimenti produttivi. Una delle principali banche
Turche è nelle mani italiane (<Unicredito>, già in joint venture paritaria con
il gruppo <Koc Financial Services> ha rilevato in questi giorni le quote di
maggioranza di <Yapi Kredi>, quarta Banca Turca per importanza, avviata a
divenire la seconda).
Dopo l'introduzione di Ettore Vichi ed il saluto di Regione Marche con Mariano
Landi e di <Unioncamere> con Giampaolo Giampaoli l'incontro, promosso da
Confindustria Marche nell'ambito del progetto "Turchia chiavi in mano" è entrato
nel vivo degli interventi, delle domande e delle risposte ai quesiti delle
imprese.
Gli interventi di Luongo insieme ad alcuni Trade Analist Settoriali collegati in
video da Istanbul, hanno permesso di illustrare sia le caratteristiche del
sistema-Paese vantaggiose per le imprese marchigiane, sia i trend di sviluppo di
alcuni settori. La illustrazione di Lorenzon ha toccato invece i temi dei più
recenti sviluppi del sistema bancario e del credito in Turchia, il tema degli
investimenti esteri dell'accesso al credito e dei pagamenti.
Quello di Unverdi, infine, si è focalizzato sulle caratteristiche delle aree
turche più importanti per lo sviluppo delle Piccole Imprese e del sistema
distributivo di molti beni e servizi.
"Il cammino di internazionalizzazione che stiamo avviando verso questo
importante mercato prevede il coinvolgimento della Regione Marche, Sistema
Camerale ed Ice", così a sua volta Gaudenzi che ha illustrato le azioni mirate
che saranno svolte nei prossimi 12 mesi in collaborazione con le Associazioni
Industriali Provinciali.
A questo primo incontro fra esperti del mercato turco e le imprese marchigiane
seguirà l'avvio di azioni di scouting mirato e di ricerca di partner commerciali
e produttivi per gruppi di aziende collegate in base ai settori di appartenenza.
E' poi prevista, nel corso del 2006, la organizzazione di diverse missioni di
gruppi di imprese ed imprenditori marchigiani in Turchia per incontrare i
partner individuati.
Il progetto Turchia per le imprese marchigiane si collega al più ampio programma
di Confindustria nazionale, già impegnata, insieme ad Ice, nella organizzazione
di una importante missione imprenditoriale che avrà luogo il prossimo 23/25
novembre ad Istanbul, alla presenza del Presidente della Repubblica Carlo
Azeglio Ciampi, che sarà guidata dal Presidente Montezemolo e che vedrà la
partecipazione di numerosi imprenditori marchigiani eccellenti, in primis la
Presidente di Confindustria Marche Maria Paola Merloni, i delegati Adolfo
Guzzini e Marco Montagna, entrambi con incarichi di Confindustria Nazionale per
l'Internazionalizzazione e per le Infrastrutture, oltre ad altri colleghi
marchigiani.
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OPPORTUNITA’ IN TURCHIA (ZIP)
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Già
che siamo è utile forse mettere in evidenza una analisi della possibile
copperazione italo-turca nel settore delle infrastrutture realizzata a cura
dell'ambasciata di Italia ad Ankara con il concorso dell'ufficio Ice.
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REPORT SETTORIALE (PDF)
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14.10.2005
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MODENA NON STA GUARDARE
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Seminario
presso la la sede della Confindustria locale (26 ottobre) sul
tema: "Opportunità di affari tra Italia e Turchia".
Prenderanno parte importanti esponenti del mondo istituzionale
ed imprenditoriale. |
La Turchia, negli ultimi
anni, ha assunto una particolare importanza strategica nello scacchiere
internazionale, offrendo molti vantaggi agli investitori stranieri.
L'interscambio commerciale con la Turchia attraversa infatti una fase di forte
espansione avendo raggiunto gli 8.5 miliardi di Euro nel 2004 e, crescendo
ulteriormente nel primo quadrimestre 2005.
L'Italia rappresenta uno dei principali investitori diretti, grazie alla
presenza sia di grandi società che di numerose piccole imprese, ed è il
secondo partner commerciale della Turchia (preceduta solo dalla Germania).
L'Emilia Romagna, inoltre, è in prima fila tra le regioni italiane che si
affacciano sul mercato turco.
Dal 23 al 25 novembre prossimo, Confindustria, Ice e Abi, al fine di rafforzare
ulteriormente la presenza italiana in Turchia, organizzano una Missione
Imprenditoriale a Istanbul, preparatoria alla visita ufficiale in Turchia del
Presidente della Repubblica prevista a dicembre 2005.
A riguardo, il 26 ottobre 2005, presso la sede di Confindustria Modena, si terrà
un seminario, di risonanza nazionale, dal titolo "Opportunità di affari
tra Italia e Turchia". Obiettivo dell'iniziativa è quello di offrire
informazioni accurate, su base settoriale, alle imprese interessate a
intraprendere rapporti commerciali con la Turchia e/o a partecipare alla
missione.
L'evento vedrà la partecipazione di importanti esponenti del mondo
istituzionale ed imprenditoriale turco e italiano.
Le imprese interessate a partecipare al seminario sono pregate di compilare la
scheda di adesione e di trasmetterla all'Area Internazionalizzazione (Fax 059
448320, e-mail),
entro il 20 ottobre 2005. La partecipazione al seminario è gratuita.
Auditorium Giorgio Fini - Confindustria Modena, Via Bellinzona 27/A - 41100
Modena - ore 10.00. (anso)
14.10.2005
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KEMAL
DERVIS, L'ASSO NELLA MANICA
Ritratto di un leader di nuova generazione che occupa un posto di primo
piano nella realizzazione di una democrazia sociale turca e nell'avventura
europea del suo Paese.
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"Kemal Dervis è uno di
quegli uomini che, con la loro vita e le loro azioni, rappresentano una speranza
concreta per l'Oriente, uno degli ultimi capisaldi per l'Europa del domani".
Un elegante e fervente elogio esposto dallo storico Alexandre Adler a
conclusione di un'arringa a favore della Turchia, che racchiude la sintesi
più che appropriata di un profilo dalle mille sfaccettature. Profilo che rimane
comunque pieno di misteri, di indizi esposti con provocazione e lasciati in
sospeso, impossibili da inquadrare e costellati da numerosi punti interrogativi.
Kemal Dervis, la Turchia e l'Europa che verrà.
Padre turco, madre tedesca
Il suo iter è tuttavia eloquente: cinquantaseienne, padre turco, madre tedesca;
studi di economia tra l'Europa e gli Stati Uniti; ex-vice-presidente della
Banca Mondiale, ex-super-ministro dell'economia (2001-2002).
Ma non basta, poiché ovunque vi sono disseminate evidenti contraddizioni.
Accademico che si confronta con le scappatelle di un figlio dee-jay.
Social-democratico in un partito dalle posizioni palesemente più nazionaliste.
Europeo convinto e convincente, non sarà la sua nazionalità ad imporgli dei
limiti. E gli esempi brulicano ancora. In un uomo sempre fuori dalle regole.
Coscienza globale
Economista in carica e guida fondamentale dei piani strutturali per il Fondo
Monetario Internazionale (FMI) in Turchia, viene accusato di filo-imperialismo.
Grande smentita dalle prime pagine del best-seller di Joseph
Stiglitz, grande critico della globalizzazione, che non esita a mandargli i
suoi ringraziamenti.
Gioventù di ispirazione marxista, in un uomo che crede nelle virtù del mercato
e propone una tassazione internazionale sul capitale per riequilibrare i rischi
in favore del lavoro: "la sintesi tra socialismo e capitalismo ebbe luogo alla
fine del 20° secolo. Il dibattito riguarda ormai la legittimità dell'azione
dello Stato e i livelli d'intervento della potenza pubblica a livello locale,
nazionale, continentale se non globale".
Repubblicano kemalista,
scandalizza il microcosmo dell'establishment di sinistra negando la
non laicità del velo islamico all'università. Ormai, più che un ruolo (all'inizio
del 2004 ha abbandonato tutte ogni responsabilità nel partito), Dervis incarna
un'autorità che alcuni confondono con un potere ben effettivo.
Una personalità irrequieta
Stesso ritornello in un Paese che cerca una via verso l'Europa: durante l'ultima
primavera si parlava di lui come dell'eventuale capo della delegazione
incaricata dei negoziati per l'adesione alla UE. A capo di un think-tank,
scardina e illumina le argomentazioni dei suoi avversari. Durante una conferenza
a Berlino, oppose al furioso mutismo dei leader conservatori tedeschi della Cdu,
la sua visione
di una UE "né cristiana, né zona di libero-scambio, ma aperta e in
contatto col mondo globalizzato di oggi".
Kemal Davis è irrequieto. Indefinibile, delinea e già possiede - forse
troppo presto - il profilo della élite cosmopolita dell'Europa che verrà.
Diverrà dunque il salvatore della sinistra turca? O forse, come tutti
sperano, l'ultimo baluardo, uno dei leader di una forza di sinistra
trans-europea da qui al 2014? (François Skvor- tradizione di
Laetitia Brandolin/Cafébabel)
14.10.2005
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NOCCIOLINE: UNA
RACCOLTA ECCEZIONALE
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Ben
445 milioni di dollari i proventi della Turchia ottenuti
quest'anno dal raccolto. Un incremento del 15% rispetto al
2004 che va oltre le migliori aspettative. |
L'
andamento della raccolta di nocciole è stato ottimo in questa
stagione. La Turchia - principale produttore ed esportatore mondiale
-
otterrà proventi per oltre 445 milioni di dollari, con un
incremento di oltre il 15% rispetto alla stagione 2004 (47.828
tonnellate esportate di cui l' 86.5% verso l' UE). Il prezzo export
al quintale delle nocciole è stato di 885 dollari, con un
incremento del 35,5% rispetto allo scorso anno. (Ice
Istanbul)
14.10.2005
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SUCCESSO
DELLA MISSIONE RIMINESE
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I
rappresentanti della Camera di Commercio della città romagnola, ai quali
si sono aggregati i delegati di 7 aziende locali, hanno avuto due intere
giornate - nella loro trasferta ad Istanbul - non solo per incontrarsi con
gli omologhi turchi ma per dedicarsi al business con incontri di operatori
locali one to one. La quinta edizione del Forum sul Turismo
nel Mediterraneo. |
 Si è conclusa nei giorni scorsi, con
grande soddisfazione per gli esiti riscontrati, la missione economica in
Turchia, ad Istanbul, organizzata dalla Camera di Commercio di Rimini in
collaborazione con Ice Roma (Istituto Nazionale per il Commercio con l'Estero);
iniziativa peraltro che rientrava nell'ambito del Forum sul Turismo nel
Mediterraneo - la cui quinta edizione si svolgerà dal 27 al 29 novembre 2005
presso la Nuova Fiera di Rimini - e che ha visto la Turchia, fin dal 2000, fra
le Nazioni più attive che hanno partecipato a tutte le passate edizioni.
Alla missione hanno preso parte Maurizio Temeroli, Segretario Generale della
Camera di Commercio di Rimini, Marina Garoia, responsabile della Promozione e
Internazionalizzazione delle Imprese della Camera di Commercio di Rimini, e
Laura Testaguzza in rappresentanza di Ice Roma.
I rappresentanti della Camera di Commercio di Rimini, a margine degli incontri
economici fra imprese, hanno incontrato la Camera di Commercio di Istanbul, la
quinta al mondo per numero di imprese iscritte - oltre 350mila - stringendo
rapporti anche con la Camera di Commercio di Antalya, quarta città industriale
di un Paese, la Turchia, che nel 2004 ha avuto una crescita del 9% del Pil (come
la Cina) e vanta il 60% della popolazione con meno di 30 anni.
Durante proficui momenti istituzionali, i delegati riminesi hanno potuto
incontrare: il direttore dell'ufficio Ice di Istanbul, Roberto Luongo;
il Console Generale d'Italia in Turchia, Luciano Pezzotti; il vice
presidente della Turob, Alì Erdìm, la più importante Associazione
Nazionale di Albergatori della Nazione.
I rappresentanti della Camera di Commercio di Rimini hanno accompagnato in
questa missione 7 aziende riminesi che hanno avuto a disposizione due intere
giornate dedicate al business con incontri di operatori locali "one to
one"; e hanno promosso direttamente la conoscenza delle altre imprese della
filiera turistico-ricettiva italiana che per motivi tecnici, non avevano potuto
partecipare alla missione.
L'Ice di Istanbul, per l'occasione, aveva selezionato oltre 40 imprese
turche interessate ai business meeting con quelle italiane: diverse imprese
locali, venute a conoscenza di una manifestazione come il <Sia> di Rimini,
hanno prontamente aderito all'evento di novembre, interessati a partecipare
sia come espositori che come visitatori.
La Camera di Commercio di Rimini, dato l'esito più che soddisfacente della
missione, annuncia che ampio spazio verrà dato in futuro ad iniziative di
questo tipo, che toccheranno anche gli altri Paesi del Mediterraneo che sono
partner sia del Forum sul Turismo nel Mediterraneo che dell'Associazione
Intermediterranea per il turismo. (Romagnaoggi.it)
14.10.2005
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LE FORZE ARMATE TURCHE
GUARDANO
PER LA DIFESA SEMPRE PIU' ALL'ITALIA
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Il
progetto di riforma, volto a ridurre ulteriormente il numero dei soldati
(oggi 515 mila, di cui 380 mila coscritti), vede le industrie del
nostro Paese - come <Alenia Aeronautica>, <Finmeccanica> e
<Fincantieri> - tra le più richieste grazie anche ai buoni rapporti
Berlusconi-Erdogan. Entro il 2010 la spesa in ricerca e sviluppo dovrà
crescere attorno al 2% del Pil nazionale. |
Nonostante gli
strascichi della recente crisi economica e il monitoraggio del fondo
monetario internazionale, la Turchia è tra i Paesi che più
investono nella Difesa, acquistando principalmente all'estero i
sistemi per le proprie forze armate. La spesa per armamenti viene
considerata come uno stimolo per l'economia, in particolare per
l'industria ad alta tecnologia, da realizzare attraverso la
creazione di partnership con le principali società aerospaziali e
della difesa internazionali e pacchetti di trasferimento di
tecnologia.
La Turchia, che oggi produce localmente solo il 25% degli
equipaggiamenti militari, vuole salire rapidamente al 50%, mentre
entro il 2010 la spesa in ricerca e sviluppo dovrà crescere al 2%
del Pil. La scelta dei fornitori avviene non solo sulla base dei
meriti operativi dei rispettivi prodotti, ma anche dei rapporti
politici tra i rispettivi governi.
E oggi è decisiva la linea politica che ciascun potenziale
venditore sta adottando nei confronti della richiesta turca di
ammissione all'Unione Europea.
Stati Uniti, Gran Bretagna e Italia, che sostengono le ragioni di
Ankara, sono in vantaggio, la Germania è costretta a inseguire,
mentre la Francia oggi è in chiara difficoltà. Tanto più visto
che la Turchia ha molte alternative quando si tratta di acquistare
equipaggiamenti militari: non è certo comune per un Paese islamico
comprare tecnologie e armamenti in Israele (anche la collaborazione
tra le rispettive Forze Armate è molto stretta, in chiave anti siriana-iraniana) oppure rivolgersi a ditte della lontana Corea del
Sud.
Dopo qualche anno di magra dovuto alla stretta finanziaria le Forze
Armate turche tornano oggi a comprare, mentre è stato avviato un
progetto di riforma volto a ridurre ulteriormente il numero dei
soldati, oggi 515.000, di cui oltre 380.000 coscritti, per favorire
un incremento della qualità e la modernizzazione dei sistemi
d'arma. Il bilancio Difesa del 2005 ammonta a 11 miliardi di lire
turche, con un aumento di quasi il 10% sul 2004 e i fondi per
l'investimento sono pari a circa 3-4 miliardi di dollari all'anno.
In questo contesto le industrie aerospaziali e della Difesa
italiane, grazie al sostegno politico (e agli ottimi rapporti
personali tra Silvio Berlusconi e Recep Tayip Erdogan), alle buone
relazioni tra le rispettive forze armate e alla disponibilità
italiana a collaborare con le industrie locali ancora recentemente
hanno ottenuto significativi successi (10 aerei antisommergibili
<Alenia Aeronautica> ATR-72 Asw) e ora sono coinvolte in diverse gare.
<Finmeccanica> e <Fincantieri> sono in corso per forniture di elicotteri
da trasporto e da combattimento, di velivoli da addestramento a
getto, di aerei da combattimento, di artiglierie navali, di corvette
e pattugliatori, di satelliti per comunicazioni e osservazioni, di
sistemi per la difesa antimissile, per la sicurezza interna e la
sorveglianza costiera. <Finmeccanica> stima che il mercato turco
aggredibile valga complessivamente 4-5 miliardi di dollari. A questi
si deve aggiungere il potenziale nel settore navale (<Fincantieri>) e
in quello dei treni ad alta velocità e delle metropolitane.
<Finmeccanica> si appresta ad aprire entro fine anno un proprio
ufficio di rappresentanza ad Ankara, ampliando l'attuale presenza
delle controllate <Alenia Aeronautica> e <Agusta Westland>. E se le gare
in corso avranno un esito positivo per i prodotti italiani è
prevista la costituzione di joint venture, ma anche l'acquisizione
di partecipazioni o della totalità del capitale in alcune industrie
turche. (Andrea Nativi/Il
Giornale.it)
14.10.2005
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TAGLIATI
I TASSI DI INTERESSE
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Quello
overnight di prestito è stato portato al 18%, mentre quello
di indebitamento al 14%. |
La
Banca Centrale turca ha tagliato i tassi di interessi i tassi di
interesse di 25 punti portando il tasso overnight di prestito
al 18%, mentre quello di indebitamento al 14%. La mossa era attesa
dal mercato e segna la ripresa della fase di cauto allentamento di
politica monearia dopo una pausa durata tre mesi a causa della forte
domanda interna e dagli alti prezzi petroliferi. A pesare è stato
indubbiamente anche l'annuncio dell'inizio del quadro negoziale che
Bruxelles potrebbe portare nei prossimi dieci anni la Turchia a
entrare nell'UE. (Adnkronos/Marketwatch)
14.10.2005
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GIGANTI IN
COMPETIZIONE PER <TELSIM>
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Sono
stati annunciati i nomi delle aziende che prenderanno parte
alla gara per l'acquisto della società, seconda compagnia
telefonica in Turchia. |
The firms to
take participate in the tender to be held for the sale of Telsim, Turkey's
second largest mobile phone operator, which is to be sold with a starting price
of $2.8 billion, have been announced.
The Savings Deposit Insurance Fund (Tmsf) announced that 15 firms filed an
application to pre-qualify for the tender to be held on 13 December 2005. Among
the firms that pre-qualified for the Telsim tender are three Turkish firms: Koc,
Sabanci and Dogan holdings. The foreign firms that pre-qualified include six
firms with Arab capital and giants such as British Vodafone and Russian Sistema.
The greatest interest for the tender came from Dubai with three groups. Kuwait
is represented with two groups. France, Norway, the US, Germany and Egypt had
each one group interested in Telsim. The pre-qualified participants must file
their fiscal offer to the tender commission in a sealed envelope by December 5,
these offer envelopes will be opened on December 13. A short list is constituted
after the opening of the closed bid envelops, after which time the auction will
take place. In case the Tmsf decides to continue the tender with an open auction,
the auctioning session will take place on December 15. Telsim is Turkey's
second largest Gsm operator with 8.6 million subscribers.
135 Firms Interested in the Cement Factories
In the meantime 135 firms have filed an application for the nine cement
factories which are among the Uzan Group assets to be put up for sale by the
TMSF. According to a TMSF announcement, as of September 30, which was the
deadline for the submission of administrative documents, 135 domestic and
foreign firms have submitted their administrative and fiscal envelops for the
tender to be held between October 10 and October 20.
For Lalapasa Cement Factory 18 firms, for Bartin Cement Factory 13 firms, for
Standard Cement Firm 22 firms, for Ladik Cement Factory 16 firms, for Gaziantep
Cement Factory 14 firms, for Sanliurfa Cement Factory 18 firms, for Ergani
Cement Factory 13 firms, for Van Cement Factory 14 firms and for Trabzon Cement
Factory 7 firms have filed an application.
In the Telsim sale, 15 firms have filed an application; the starting price is
$2.8 billion.
Sabanci Holding
Vodafone (Britain)
Sistema (Russia)
Dogan Holding
Emaar (Dubai)
Baker Communications Fund II (USA)
Mobile Telecommunication Corp. (Kuwait)
Otto (Germany)
France Telecom (France)
National Mobile Telecommunications KSC (Kuwait)
Etisalat (Dubai)
Orascom (Egypt)
Telenor Mobil C. (Norway)
Eksioglu-Algurair Investment LLC (Dubai)
Koc Holding (Zaman)
14.10.2005
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<TELEFONICA>
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Offerti
dalla società spagnola 20 miliardi di dollari per la <Royal Dutch>. |
The Spanish
phone giant Telefonica gave 20 billion Euros for a stake in the Royal Dutch
telecom company Kpn.
The Wall Street Journal reported that this is the largest proposal made in the
European telecom sector since 2000. KPN authorities made no comment about the
issue. The talks about the merger restarted last April. Telefonic had previously
offered this proposal to Kpn five years ago, when at the last minute the talks
had stopped ended due to some Telefonica members' objections for political
reasons. (Economy News Desk/Zaman)
14.10.2005
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<OYAK> VINCE
L'OFFERTA PER <ERDEMIR>
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Messi sul piatto
2.7 miliardi di dollari. La società acquistata è la più grande azienda
siderurgica della Turchia. Una dichiarazione di Coskun Ulusoy. |
Following a
privatization tender for the state-run petroleum refinery Tupras, another
privatization tender for Turkey's largest iron and steel manufacturer, Eregli
Iron and Steel Company, Erdemir, has been completed. The highest bid in the bloc
sale of 46.12 percent of Erdemir came from Ordu Yardimlasma Kurumu (Oyak) with
$2.770 billion.
Erdemir's value, as a whole, was determined at six billion dollars after a
price for 46.12 percent of shares was achieved during bidding.
Oyak Director General Coskun Ulusoy had said earlier that they were determined
to purchase either one of Tupras, Erdemir or Turk Telekom (TT).
In the written round of the final negotiations, in which none of the bidders
were eliminated, the highest offer was $2.1 billion. First
Nurol-Limak-Ozaltin-Alkol Pazarlama-Severstal Joint Enterprise Group and later
British Mittal Steel Company were eliminated following a second written round.
The auction round started at $2.65. Luxembourg-based steel company Arcelor,
Russian NLMK Open Joint Stock Company and lastly the Eregli Joint Group withdrew
from the tender during the following rounds.
Oyak, therefore, won the Erdemir tender.
The full market price of Erdemir, whose paid-in-capital is 487.872 million new
Turkish liras (Ytl), is around YTL 4.39 billion.
The market value of Erdemir's 46.12 percent on the stock exchange is YTL 2.03
billion ($1.5 billion). When calculated upon the highest offer, the total value
of Erdemir is equal to six billion dollars.
OYAK welcomes both domestic and international partnerships Ulusoy said, and it
would abide by the terms of the tender regarding employment.
Turkish Union of Chambers and Commodity Exchanges (Tobb) President Rifat
Hisarciklioglu, who headed the Joint Enterprise Group that participated in the
bidding, said they were happy that Erdemir will remain in the hands of domestic
capital.
Former General Director of Erdemir Kerim Dervisoglu also expressed satisfaction
that Erdemir, a strategic producer, remained in the country. Dervisoglu added
that Erdemir has developed into a company that can not be managed in its current
state and a new structuring process should be started.
The tender for Erdemir, in which the offers were submitted on a cash payment
principle, has technically ended. The tender commission will apply for the
approval of the Competition Board and will submit the tender result to the
Privatization Administration for a final decision.
On the other side, the Turkish Metal Union and the Karadeniz Eregli Chamber of
Industry and Commerce filed lawsuits to the administrational courts with a
motion for a stay in order to annul the tender and prevent the bloc sale of
Erdemir.
Erdemir has 9 subsidiaries, 4 companies and 15,278 employees
Eliminated in the bidding, British Mittal Steel said they believe in the
potential of the Turkish economy and its steel industry. A statement by the
company expressed its hopes to participate in the Turkish market should a new
opportunity appear in the future. The statement also noted that the
privatization process was transparent and that the Turkish government deserved
praise regarding the management of the Erdemir tender. We believe we offered the
most appropriate price, Mittal Steel maintained. (Ercan Baysal/Zaman)
14.10.2005
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L'INTERESSE DI
<ITALCEMENTI> PER <RUMELI>
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Il
gruppo pronto a partecipare ad un'asta che apre la
privatizzazione degli impianti produttivi della società
turca. Dieci quelli messi in vendita. |
Il
gruppo <Italcementi> (Milano: IT.MI
- notizie) è
pronto a partecipare all'asta che si terrà entro questa settimana in
Turchia e che apre la privatizzazione degli impianti produttivi <Rumeli>. In particolare l'interesse del gruppo di Calusco d'Adda é
rivolto verso cinque stabilimenti "del valore - come ha
spiegato l'amministratore delegato Carlo Pesenti - di circa 100-120
milioni l'uno".
Pesenti, che ha parlato a margine del convegno "Quali manager per la
società della conoscenza" promosso da Rso ha precisato che:
"dei 10 stabilimenti messi in vendita noi siamo interessati a
5, tre di dimensioni più ridotte e due grandi".(Ansa)
14.10.2005
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IL GRUPPO CEMENTIR DI
CALTAGIRONE ACQUISTA AD EDIRNE
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L'impresa
italiana cresce ancora in Turchia. Una operazione che ha il valore di 166.5 di
milioni di dollari. Lo stabilimento potrebbe registrare vendite per 700
mila tonnellate di cemento. |
Il <Gruppo Cementir> cresce ancora
in Turchia. La società guidata da Francesco Caltagirone jr., attraverso la
controllata <Cimentas> si è aggiudicata l'asta internazionale per
l'acquisizione dello stabilimento di Edirne che si trova nella parte europea
della Turchia ai confini con la Bulgaria e la Grecia.
L'operazione, si legge in una nota, ha un valore di 166.5 milioni di dollari e
si inquadra nel processo di internazionalizzazione che la <Cementir> sta
portando avanti dal 2001 e che ha visto fino ad ora impegnati per acquisizioni
all'estero oltre 800 milioni di euro.
Si prevede che nel 2005 lo stabilimento di Edirne possa registrare vendite per
700.000 tonnellate di cemento con un margine operativo lordo stimato di circa 20
milioni di dollari.
L'operazione è soggetta al via libera dell'Autorità Antitrust che dovrebbe
esprimere il proprio parere entro 60 giorni.
L'asta per la cessione dello stabilimento di Edirne, uno dei più moderni della
Turchia, rientra nell'ambito della procedura di dismissione dei siti produttivi
del <Gruppo Uzan>.
La <Cementir>, ricorda la nota, è già presente in Turchia dal 2001 con
la società controllata <Cimentas> che, con questa nuova acquisizione, avrà
una capacità produttiva complessiva di circa 4 milioni di tonnellate annue. (ApCom)
14.10.2005
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AUMENTA IL DEFICIT DELLA
BILANCIA COMMERCIALE
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I
dati parlano di 26.5% nei primi otto mesi dell'anno in corso rispetto allo
stesso periodo del 2004 raggiungendo quota 28.5 miliardi di dollari. |
Il deficit commerciale
della Turchia nei primi 8 mesi dell' anno in corso è cresciuto del 26.5%
rispetto allo stesso periodo del 2004, raggiungendo quota 28.5 miliardi di
dollari. I Paesi che stanno maggiormente contribuendo a questo deficit sono:
Russia, Cina, Svizzera, Germania, Corea del Sud, Giappone, Italia, Iran, Ucraina
e Francia. Il deficit con la Russia ha raggiunto quota 6.6 miliardi di dollari,
per via essenzialmente delle esportazioni russe di gas naturale verso la
Turchia. L' incremento più consistente del deficit è con la Cina (3.8 miliardi
di dollari), che in pochi mesi ha aumentato le sue esportazioni di oltre il 50%
rispetto allo stesso periodo del 2004 (principalmente prodotti tessili, ma anche
macchinari). Molto rilevante anche il deficit con la Svizzera (2.7 miliardi di
dollari), peraltro appesantito da una limitata corrente di esportazioni verso
quel paese, e con la Germania (primo partner commerciale e primo paese fornitore
della Turchia), con 2.7 miliardi di dollari. L' Italia è settima in questa
classifica con un saldo attivo di 1,6 miliardi di dollari, in leggera flessione
rispetto allo stesso periodo del 2004 soprattutto per l' ottimo andamento delle
esportazioni turche verso l' Italia (+19%). Bisogna evidenziare in proposito che
il buon andamento degli investimenti italiani in Turchia (2.8 miliardi di
dollari, circa il 10% dello stock totale turco è di provenienza nazionale) pone
in luce il fatto che un sempre più ampio flusso di esportazioni Made in
Turkey verso l' Italia, è di derivazione di imprese nazionali installatesi
permanentemente in questo Paese. (Ice Istanbul)
14.10.2005
|
UN TURISMO CHE TIRA, MAI
COME ADESSO
|
Il
numero dei visitatori in Turchia - stando al dato
dell'Istituto Nazionale di Statistica - ha visto una crescita
nelle presenze del 23.2% nei primi otto mesi di quest'anno
rispetto al 2004. |
L'Istituto
Nazionale di Statistica turco (Die), ha comunicato che il numero dei
visitatori esteri nei primi 8 mesi del 2005 è cresciuto del 23.2%
rispetto allo stesso periodo del 2004 raggiungendo quota 14.6
milioni. Nello specifico, i tre mesi estivi hanno fatto registrare
un incremento medio delle presenze del 21% con un picco a luglio del
27.2%. Le autorità turistiche locali ritengono che al termine
dell'anno in corso, i turisti esteri in visita nel paese supereranno
quota 20 milioni. I proventi derivanti dal turismo dovrebbero
raggiungere i 18 miliardi di dollari Usa. Dai dati emerge con
chiarezza che l'intero comparto connesso al turismo, dalle
attrezzature, ai mobili ed alle forniture in generale, è
particolarmente ricettivo ai prodotti delle imprese italiane
interessate ad operare su questo mercato. Inoltre di particolare
rilievo potrebbero risultare gli investimenti diretti di imprese
nazionali tesi ad acquisire strutture turistiche ed alberghiere in
Turchia. (Ice Istanbul)
14.10.2005
|
45°
SALONE NAUTICO INTERNAZIONALE DI GENOVA
|
L'appuntamento
vede la presenza delle più attrezzate marine della Turchia che si trovano
lungo la costa sud dell'Egeo e il Mediterraneo. L'originale
design delle golette. |
La
Turchia partecipa alla 45ˆ edizione del Salone Nautico Internazionale di Genova
che si è aperto alla Fiera di Genova e che chiuderà domenica
prossima.
L'appuntamento internazionale è l'occasione per gli operatori
del settore e il vasto pubblico di scoprire le nuove tendenze e le novità
dell'offerta turistica Turca. Nel 2005 da gennaio ad agosto gli arrivi
internazionali sono stati 14.596.909 (+23.58%). Ottimo è stato il flusso di
turisti italiani che negli stessi mesi ha registrato 296.396
arrivi (+33.81%). Nel solo mese di agosto gli ingressi internazionali sono
stati 2.859.642 (+14.72% rispetto allo stesso mese del 2004), di cui 83.907
dall'Italia, con una percentuale di aumento del 30.12% rispetto allo
stesso periodo del 2004 e quasi raddoppiata rispetto al 2003. Da gennaio ad
agosto 2005 le mete più ambite si confermano Antalya con 4.875.501 di turisti
(il 33.40% del totale), Istanbul con 3.175.665
(il 21.76%) e Mugla con 2.013.024 (il 13.79%) raggiunte preferibilmente via
aerea e a seguire via mare.
Il ministero della Cultura e del Turismo
Turco cura in modo particolare il settore turistico nautico investendo in
strutture sicure e sufficienti per ospitare la consistente fetta del traffico
internazionale. Notevoli sono i miglioramenti nella quantità e la
qualità delle marine, delle cuccette, dei posti letto e di tutti gli elementi
che rendono confortevole e piacevole praticare lo yachting in Turchia.
La
costa turca si articola lungo 8.333 chilometri che si affacciano sul Mar
Mediterraneo, Mar Egeo, Mar di Marmara e Mar Nero.
Negli ultimi anni la domanda di "crociere blu" lungo le coste della Turchia
si è enormemente sviluppata e molteplici sono gli sforzi per soddisfare, con un'offerta
ad alto livello qualitativo, le richieste sempre più numerose. La Turchia offre
agli amanti del mare un panorama unico. Le coste Turche, prevalentemente
verdeggianti, rocciose e frastagliate, ricche di baie e tranquille calette, sono
molto spesso adiacenti a luoghi di grande interesse archeologico e si prestano
amabilmente alla navigazione da diporto.
Le
più attrezzate marine della Turchia si trovano lungo la costa sud dell'Egeo e
la costa del Mediterraneo a Izmir, Cesme, Kusadasi, Bodrum, Ayvalik, Mersin,
Datca, Bozburun, Marmaris, Gocek, Fethiye, Kalkan, Kas, Finike, Kemer and
Antalya. Queste marine offrono tutti i tipi di servizi
per gli yacht e sono facilmente collegate con gli aeroporti di Antalya, Bodrum,
Dalaman, Izmir e Istanbul.
L'originale design delle golette rende il Viaggio Blu molto rilassante
e confortevole. Il numero dei passeggeri dipende dalla tipologia e dalla
capacità dell'imbarcazione che va di solito da 8 a 12 persone, usufruendo di
cabine singole o doppie con servizi privati, pasti a bordo, ecc. Le agenzie di
viaggio possono organizzare charter e fissare gli itinerari per gruppi o singoli
passeggeri. Le golette possono raggiungere piccole insenature e porti naturali
in un'atmosfera a completo contatto con la natura, con scenari sempre in
continua mutazione.
Elenco
degli espositori con i quali la Turchia è presente alla 45^ edizione del Salone
Nautico Internazionale di Genova:
Per
informazioni:
Ufficio
Cultura e Informazioni - AMBASCIATA DI TURCHIA
Ufficio Stampa - Close to Media
Sara Giuliani, Silvia Guaschino
02.70006237
sara.giuliani@closetomedia.it;
media.relation@closetomedia.it
Capacità
divisa in Regioni
|
DISPONIBILI+IN
COSTRUZIONE |
CAPACITA'
2003 |
|
|
CAPACITA'
|
Yacht
Ports + Docking Places
|
In
Fisher's Huts
|
Tot.
|
Docking
Capacities
|
Fisher's
Hut Capacity
|
Totale
|
|
I
(BODRUM - KAS)
|
2777
|
225
|
3002
|
9500
|
500
|
10000
|
|
II
(ÇESME - BODRUM)
|
1109
|
325
|
1434
|
4200
|
500
|
4700
|
|
III
(ENEZ - ÇESME)
|
450
|
305
|
755
|
1000
|
500
|
1500
|
|
IV
(KA? - GAZIPASA)
|
1115
|
-
|
1115
|
2000
|
-
|
2000
|
|
V
(DOGU AKDENIZ)
|
-
|
215
|
215
|
600
|
250
|
850
|
|
VI
(MARMARA)
|
15
|
220
|
235
|
600
|
250
|
850
|
|
VII
(KARADENIZ)
|
-
|
135
|
135
|
250
|
900
|
1150
|
|
VIII
(ISTANBUL)
|
1990
|
45
|
2035
|
3000
|
45
3045
|
|
|
TOTALE
|
7456
|
1470
|
8926
|
21150
|
2945
|
24095
|
Per
informazioni:
Ufficio Cultura e Informazioni - AMBASCIATA DI TURCHIA
Ufficio Stampa - Close to Media
Sara Giuliani, Silvia Guaschino
02.70006237
sara.giuliani@closetomedia.it;
media.relation@closetomedia.it
Elenco
delle Marine registrate dal Ministero della Cultura e del Turismo della Turchia
|
Yacht
Ports with Tourism Administration Certificate
|
|
|
Capacity
|
|
City
|
Type
|
Port
Name
|
On
shore
|
On
sea
|
|
Antalya
|
Secondary
Yacht Port
|
Setur
Antalya Marina
|
169
|
290
|
|
Antalya/Kaleiçi
|
Docking
Place for Yachts
|
Kaleiçi Yacht Port
|
90
|
-
|
|
Antalya/Kemer
|
Secondary
Yacht Port
|
Akdeniz
Kemer Marina
|
150
|
150
|
|
Aydın/Kuşadası
|
Main
Yacht Port
|
Setur Kuşadası Yacht Port
|
310
|
-
|
|
Balıkesir/Ayvalık
|
Yacht
Slipway Facility Çekek Yeri
|
Ayvalık
Yacht Slipway Facility
|
-
|
140
|
|
Balıkesir/Ayvalık
|
Secondary
Yacht Port
|
Ayvalık Marina
|
100
|
-
|
|
İstanbul/Ataköy
|
Secondary
Yacht Port
|
AtaköyYacht Port
|
700
|
40
|
|
İstanbul/Fenerbahçe
|
Secondary
Yacht Port
|
Amiral Fahri Korutürk
Yacht Port
|
558
|
-
|
|
İzmir/Çeşme
|
Secondary
Yacht Harbour
|
Altınyunus
Yacht Port
|
90
|
60
|
|
Kocaeli/Gebze
|
Yacht
Slipway Facility
|
Atabay
Turizm Yacht Slipway Facility
|
-
|
60
|
|
Muğla/Göcek
|
Docking
Place for Yachts
|
Club
Marina
|
121
|
-
|
|
Muğla/Marmaris
|
Yacht
Slipway Facilit
|
Albatros Yacht
Slipway Facility
|
40
|
48
|
|
Muğla/Marmaris
|
Docking
Places for Yachts
|
Kumlubükü
Yacht Club
|
10
|
-
|
|
Muğla/Marmaris
|
Principal
Yacht Port
|
Marmaris Yacht Port
|
676
|
122
|
|
Muğla/Marmaris
|
Yacht
Slipway Facility
|
Sun Marina Yacht
Slipway Facility
|
-
|
100
|
|
Yacht
Ports with Tourism Investment Certificate
|
|
|
Capacity
|
|
City
|
Type
|
Port
Name
|
On
sea
|
On
shore
|
|
MUGLA/Bodrum
|
Pr
|
Bodrum
Yalikavak Yacht Port
|
336
|
100
|
|
MUGLA/Bodrum
|
Secondary
Yacht Port
|
Kalkedon
Marina
|
200
|
200
|
|
MUGLA/Bodrum
|
Secondary
Yacht Port
|
Karada
Marina Bodrum
|
144
|
50
|
|
MUGLA/Datca
|
Secondary
Yacht Port
|
Meersea
Kormen Yacht Port
|
246
|
56
|
|
MUGLA/Gocek
|
Docking
Place for Yachts
|
Il-tur
Tourism and Yachting Administration JSC
|
80
|
-
|
|
MUGLA/Marmaris
|
Yacht
Slipway Facility
|
Marmarin
Yacht Slipway Facility
|
-
|
200
|
|
MUGLA/Marmaris
|
Secondary
Yacht Port
|
Marti
Marina and Yachting Administration JSC
|
301
|
70
|
|
MUGLA/Marmaris
|
Yacht
Slipway Facility
|
Yacht
Slipway Facility
|
-
|
100
|
|
MUGLA/Turgutreis
|
Secondary
Yacht Port
|
Alacatur
Tourist Facilities Yacht Port
|
40
|
12
|
|
MUGLA/Turgutreis
|
Principal
Yacht Port
|
Turgutreis
Yacht Port
|
455
|
100
|
Lo
stand della Turchia è in
PIAZZALE MARINA 2 - MONDOINVELA -
stand: M4-M5-M10-M11
Per
informazioni:
Ufficio
Cultura e Informazioni - AMBASCIATA DI TURCHIA
Ufficio Stampa - Close to Media
Sara Giuliani, Silvia Guaschino
02.70006237
sara.giuliani@closetomedia.it;
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14.10.2005
|
PEGASUS
AIRLINES
|
La
compagnia di bandiera turca - che opera nel mondo
da 15 anni ma che si è aggiunta al gruppo di società che
operano nei cieli della Turchia offrendo voli interni dal
prossimo 1 novembre - adotterà una gamma differenziata di
prezzi. Appartiene alla famiglia Sabanci. Rotte da Istanbul
per Adana, Ankara, Antalya, Trabzon e Van. |
A new player has been added to the group
of airline companies that are competing for customers for domestic flights in
Turkey. Pegasus Airlines, which has been operating charter flights around the
world for 15 years, will begin to operate scheduled flights from Istanbul to
Adana, Ankara, Antalya, Trabzon and Van as of Nov. 1, 2005.
Pegasus has 14 aircraft, 12 of which are Boeing 737-800s and two of which Boeing
737-400s, and will operate domestic flights from Sabiha Gökçen Airport in
Istanbul. The airline company will implement a differential price policy for
domestic flights like in Europe and America and passengers who book earlier will
be able to buy their ticket for YTL 55. Bus services will depart from 4. Levent
and Kozyatağı for Pegasus passengers, who won't need to pay parking
fees at the airport as a result of this service.
Pegasus Airlines, which is owned by the Sabancı family and is affiliated to
Esas Holding, has made an investment of 4 million euros for domestic
flights. The airline company held a press conference yesterday at the Swissotel
in Istanbul to launch its new service. Pegasus Airlines chairman of the
board Ali Sabancı said: "New companies will join the aviation sector,
and some will have to leave the sector. The companies that attach importance
to safety and manage their costs well will gain passengers and in turn
market share. Our goal is to be one of these companies."
Pegasus Airlines General Manager Sertaç Haybat said their goal was 60 million
euros in revenue for domestic flights by 2006. (Turkish
Daily News)
14.10.2005
|
MACROSTRUTTURA
SOLIDA
|
Lo
ha affermato, a proposito della Turchia, il direttore della
Banca Mondiale. |
Il
Direttore della Banca Mondiale in Turchia, Andrew Vorkink, riferendosi ai
negoziati di adesione della Turchia all'UE, ha affermato che l'economia del
Paese cresce a ritmi di tre - quattro volte superiori a quelli europei e che il
settore privato si sta dimostrando sempre piu' dinamico, sostenuto da un
Governo sempre più democratico. La macrostruttura della Turchia, ha aggiunto,
è solida e lo sarà ancora di più quando tra dieci anni finiranno i negoziati.
(fonte Ambasciata d'Italia ad Ankara)
14.10.2005
|
SIGARETTE
|
Iniziata
la produzione delle <West Brand> nello stabilimento di Manisa da
parte della <Imperial Tobacco Plc>. |
Il
Gruppo <Imperial Tobacco Plc> ha recentemente iniziato la
produzione delle sigarette <West Brand> nello stabilimento di
Manisa. Il Gruppo, quarto al mondo per volume di produzione, che
oltre alle sigarette delle marche Davidoff e Maxim produce e
commercializza una serie di prodotti di tabaccheria tra cui filtri e
carta per , ha
investito $7.4 milioni per il summenzionato stabilimento. (Amb.
d'Ita)
14.10.2005
|
ASSOCIAZIONE TURCO-RUSSA
|
Si
costituirà dal prossimo novembre. L'obiettivo, favorire ed incrementare
le relazioni economiche tra Mosca ed Ankara. |
Il prossimo novembre si costituirà ad
Istanbul l'Associazione Turco-Russa per il commercio volta a favorire ed
incrementare le relazioni economiche tra i rispettivi Paesi. Promotori
dell'iniziativa, oltre alla sezione Commerciale del Consolato russo in
Turchia, la turca <Odider> (Associazione dei distributori di gas per auto)
e la <Zorlu Holding>, che hanno entrambe già
in corso investimenti in Russia. Il Presidente dell'Associazione, Tarik
Kandemir, Presidente della <Odider>, nel dichiarare che nel 2004
l'interscambio tra Turchia e Russia ha raggiunto la somma di $10.8 miliardi e
che le stime per fine 2005 si attestano sui $15 miliardi, ha aggiunto che
l'Associazione dovrebbe trasformarsi in Camera di Commercio in un prossimo
futuro. (Amb. d'Italia)
14.10.2005
|
DUBAI
BANK
|
L'istituto
di credito - come ha spiegato l'amministratore delegato Ziad Makkawi -
intende effettuare investimenti in Turchia. |
L'Amministratore
Delegato della Banca di Dubai, Ziad Makkawi, ha annunciato che la sua Banca
intende effettuare investimenti in Turchia affermando che i settori immobiliare,
delle privatizzazioni e del turismo offrono attualmente delle ottime
opportunità. Makkawi ha inoltre sottolineato che la strategica posizione
geografica del Paese, la stabilità economica ed il contenimento dell'inflazione
contribuiscono ad attirare l'interesse degli investitori stranieri ed ha
concluso dicendo che per la <Dubai Bank> la Turchia è il primo Paese di
destinazione di futuri investimenti. La <Dubai Bank> è stata fondata nel
2002 ed è divenuta in breve tempo uno dei principali istituti finanziari degli
Emirati Arabi. (Amb.d'Ita)
14.10.2005
|
ACCORDO
PER INVESTIMENTI
|
E'
stato firmato tra la <Dubai International Properties> ed il Comune
di Istanbul nel corso di una solenne cerimonia. Un impegno che continuerà
nel 2006. |
La <Dubai
International Properties>, il grande gruppo immobiliare degli Emirati Arabi Uniti,
ha concluso un accordo che prevede investimenti per cinque miliardi di dollari
(4.1 miliardi di euro) in una serie di grandi progetti a Istanbul, che spaziano
dal settore alberghiero a quello dei trasporti e dell'energia.
L'accordo tra la <Dubai International Properties> ed il Comune di Istanbul
è stato firmato nella città del Bosforo nel corso di una solenne cerimonia
alla quale hanno partecipato il primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, ex
sindaco di Istanbul, e il principe ereditario di Dubai, Mohammad bin Rashed
al-Maktoum.
Erdogan ha commentato che l'accordo costituisce il primo investimento diretto
straniero in Turchia dopo la decisione dell'Unione Europea di avviare le
trattative per l'ammissione del Paese.
"D'ora in poi - ha detto il capo di Governo turco - importanti investimenti
arriveranno nel nostro Paese sia dai Paesi del Golfo sia da quelli dell'UE. Il
nostro impegno continua e il 2006 sarà un anno migliore".
Erdogan si era recato in visita negli Emirati Arabi Uniti alla fine di
settembre. (Agi)
14.10.2005
|
VENDITA
MEDIA
|
Si
tratta, in particolare, della <Kral Tv> e <Kral Radio> (del
<Gruppo Uzan>) nonché di <Star Tv>. |
Il
Fondo di Risparmio, Assicurazione e Deposito turco (Tmsf) ha recentemente
lanciato una serie di tender, alcuni dei quali si concluderanno entro la
prima metà di ottobre, per la vendita di beni del settore dei media, in
particolare, la <Kral Tv> e la <Kral Radio> (del <Gruppo Uzan>),
la <Star Tv>, un quotidiano e sei stazioni radio. Tali vendite serviranno
a far fronte a debiti contratti con il Tesoro e gli importi già concordati
variano tra i 306.5 milioni (<Star Tv>) e i $ 4.35 miliardi (<Rock
Fm>). La maggior parte dei partecipanti è di nazionalità turca, tra questi
il <Gruppo Dogan> che si è aggiudicato la <Star Tv>. Gli analisti
interpretano positivamente tale atteggiamento che riflette un generale clima di
ottimismo sulle future prospettive di crescita della Turchia e del settore
pubblicitario e dell'informazione in particolare. (Amb.
d'Ita)
14.10.2005
PRIVATIZZAZIONI
|
La
soddisfazione del ministro delle Finanze turco, Kemal Unakitan. Il Governo
turco intenzionato a proseguire nella vendita di beni dello Stato. |
Il
ministro turco delle Finanze, Kemal Unakitan, rivolgendosi ai partecipanti al
Forum Internazionale sulla Finanza Islamica, recentemente svoltosi a Istanbul,
ha affermato che il processo di privatizzazioni in Turchia sta procedendo con
ottimi risultati e che il Governo è determinato a proseguire con le vendite di
altri beni dello Stato che per caratteristiche economiche meglio si addicono ad
una gestione di tipo privatistica. Il ministro ha sottolineato come dall'inizio
dell'anno in corso le privatizzazioni abbiano attirato l'interesse di
numerosi investitori stranieri e consentito finora allo Stato di incassare $ 15
miliardi, con una previsione di introiti a fine anno stimata a $ 20 miliardi. (Amb.
d'Ita)
14.10.2005
INDICATORI
MACROECONOMICI
- Crescita PNL gennaio-marzo 2005: 5.3%
- Valore assoluto PNL $ 70.2 miliardi (agosto 2005)
- Crescita PIL gennaio-marzo 2005: 4.8%
- Inflazione annua (prezzi al
consumo): 7.82% (luglio 2005)
- Interscambio con l'Italia nel periodo
gennaio-luglio 2005: $7.21 miliardi, con $ 4.22 miliardi di esportazioni
italiane verso la Turchia (+ 6.4%) e $3.00 miliardi di importazioni dalla
Turchia (+ 21.8%). (Amb. d'Ita)
14.10.2005
|
BULGARIA-TURCHIA: PROGETTI DI
COOPERAZIONE
|
Riguarda
il settore trans-frontaliero per una somma di 5 milioni di euro. I fondi
utilizzati per il miglioramento delle infrastrutture legate tra l'altro al
sistema dei trasporti. |
Nella sessione di
martedì 4 ottobre
scorso, il Comitato per l' Integrazione Europea presieduto dal Primo ministro
bulgaro Sergei Stanishev, nell'ambito del programma "Phare" per l' anno in corso,
ha approvato dei progetti inerenti la cooperazione transfrontaliera della
Bulgaria con Grecia (20 milioni di Euro), Romania (8 milioni) e Turchia (5
milioni), per un ammontare complessivo di 33 milioni di Euro. Il ruolo
finanziario della Bulgaria consiste nel co-finanziamento dei progetti tramite
una partecipazione a titolo d' investimento che, nel caso in specie, ammonta a 4.05 milioni di Euro per i progetti verso la Grecia, a
2.05 milioni per i
progetti verso la Romania e a 950.000 Euro per quelli verso la Turchia. I fondi
saranno utilizzati per il miglioramento delle infrastrutture legate al sistema
dei trasporti, per la lotta alla disoccupazione e per l' implementazione delle
politiche sociali con particolare riguardo all' educazione scolastica. Anche la
protezione dell' ambiente e la promozione delle attività economiche e del
decentramento nelle relazioni transfrontaliere, (attraverso un fondo comune per
il finanziamento di piccoli progetti "People-to-People") sono da segnalare come
settori che beneficeranno delle sopraccitate provvidenze. I progetti mirano
principalmente a potenziare la coesione economica e sociale tra Paesi
confinanti, a rafforzarne le relazioni politiche e culturali, e a implementare
la stabilità e la sicurezza dell' area. (Ice Sofia)
14.10.2005
|
IMAM
TURCO RESPINTO DA
CENTRO ISLAMICO IN SVIZZERA
|
La
decisione presa dal Dipartimento federale di giustizia e polizia per le
posizioni radicali del soggetto in questione. |
A causa delle posizioni radicali del suo direttore, Hani Ramadan, il Centro islamico di
Ginevra non potrà assumere un imam proveniente dalla Turchia: vi è infatti il rischio che il nuovo venuto non si integri a sufficienza.
Lo ha deciso il servizio dei ricorsi del Dipartimento federale di giustizia e polizia (Dfgp), che ha sconfessato il cantone di Ginevra
dando ragione all'Ufficio federale della migrazione (Ufm).
L'autorità federale era stata chiamata in causa visto che il religioso non è cittadino dell'Unione
Europea. L'allora Ufficio federale dell'immigrazione, dell'integrazione e dell'emigrazione si
era rifiutato di accordare al religioso e al suo aiutante senegalese il permesso di lavoro nel 2004. Quale motivazione aveva indicato
l'islam radicale professato dal direttore del centro. Hani Ramadan aveva presentato ricorso, bocciato dal
Dipartimento diretto da Christoph Blocher, ha indicato all'agenzia elevetica
<Ats> il portavoce dell'Ufm Dominique Boillat, confermando una notizia riportata
dal domenicale di Zurigo <'NZZ am Sonntag>'.
L'Ufm ha preso atto della decisione ma ''non ha ancora avuto il tempo di studiarla nel dettaglio'', ha precisato Boillat. Secondo il
portavoce, è ancora troppo presto per dire se essa farà giurisprudenza, perlomeno nell'ambito di questi casi abbastanza rari.
(Adnkronos)
14.10.2005
|
ACCUSE A
MINISTRO: POCO
RISPETTO PER LA BARBA DEL PROFETA
|
Il
titolare del dicastero della Cultura e del Turismo sorpreso dai
giornalisti nell'aeroporto Ataturk in procinto a partire alla volta del
Dubai con la sacra reliquia "Sakai i-Serif". La giustificazione. |
Il ministro della Cultura e del
Turismo turco, Attila Koc, è sotto il fuoco delle polemiche per avere ordinato che gli fosse portata all' aeroporto Ataturk di
Istanbul, una sacra reliquia islamica, la Sakal i-Serif, cioé una ampolla, contenente alcuni peli di barba del profeta
Maometto, che, normalmente, viene visitata dai fedeli in una sala museo della moschea di Eyup di Istanbul.
Secondo il giornale <Cumhuriyet>, il ministro avrebbe avuto l'intenzione di portare in gran segreto la reliquia allo sceicco
di Dubai che lo aveva chiesto al premier turco Recep Tayyip Erdogan, ma i giornalisti presenti all'aeroporto avrebbero scoperto il
movimento e ciò avrebbe indotto il ministro a rinunciare al suo progetto ed a rispedire indietro la reliquia.
Il ministro si è difeso affermando che alcuni funzionari gli ''hanno portato la reliquia'' che lui ha
così potuto ''ispezionare'' in aeroporto per verificarne lo stato, dopo di che gli stessi funzionari ''l'hanno riportata indietro''.
Ma le giustificazioni del ministro non sono bastate a placare le polemiche dato che il suo comportamento viene considerato in
tutti i casi irriguardoso ai limiti della blasfemia da tutti i commentatori dei quotidiani turchi che osservano che
''Koc è la prima persona nella storia che abbia avuto una tale irrispettosa
pretesa''.
L'opinionista Ilhan Selchuk, del giornale di opposizione <Cumhuriyet>,
ha scritto che lo sceicco di Dubai, Rashid el Mahtum, avrebbe chiesto ad Erdogan, come favore personale,
di potere vedere la reliquia. Il premier - secondo lo stesso giornale - avrebbe ordinato al ministro Koc di portargliela in
gran segreto a Dubai, ma i giornalisti all'aeroporto, dove era contemporaneamente presente anche lo stesso Erdogan, avrebbero
fatto fallire il ''piano segreto''. (Ansa)
14.10.2005
|
CONDANNATO
GIORNALISTA
DI ORIGINE ARMENA
|
Si
chiama Hrant Dink e scrive per la rivista <Agos>. L'accusa:
"Offesa alla identità turca". |
Il giornalista di origine armena, ma
di cittadinanza turca, Hrant Dink, è stato condannato a sei mesi di reclusione, con la condizionale, da un tribunale turco
in base ad una legge che punisce ''le offese all'identità turca'' per alcuni articoli sulla sua rivista bilingue
turco-armena <Agos> sulla memoria del ''genocidio degli armeni'' del 1915-16.
Il giornalista ha già annunciato che ricorrerà in Cassazione ed alla Corte europea dei diritti umani contro la
sentenza che ripropone il problema della persistenza nel codice penale turco di norme che criminalizzano le opinioni, come
avviene nel caso dello scrittore turco Orhan Pamuk che sarà processato nei prossimi mesi solo per avere dichiarato che ''un
milione di armeni furono uccisi'' all'epoca degli ultimi governi ottomani.
Nel caso di Dink la Corte ha ritenuto offensiva per la identità turca una frase scritta dallo stesso giornalista in
cui egli invitava gli armeni a dimenticare il passato dato che la loro inimicizia verso i turchi avrebbe - secondo
Dink - ''un effetto velenoso nel vostro sangue''.
Secondo una giornalista della stessa <Agos>, Karin Karakash, la Corte avrebbe ''male interpretato e
decontestualizzato la frase'' come se Dink avesse voluto dire che il sangue turco
è veleno.
Il giornalista è già sotto un altro processo, con la medesima accusa, per avere criticato come
''discriminatorie'' sia la strofa dell'inno nazionale turco in cui si dice ''sorridi
alla mia eroica razza'' e il giuramento che gli studenti sono chiamati a fare ogni giorno: ''Felice
è colui che si dice turco''.
La Turchia ha cominciato il suo negoziato di adesione all'Unione europea il 3 ottobre scorso e
l'UE ha già chiesto al Governo di Ankara, sulla base dei processi a Pamuk e a Dink, di
eliminare dal codice penale turco (già riformato di recente sulla falsariga delle indicazioni
dell'UE) quegli articoli che si prestano ad una criminalizzazione delle opinioni.(Ansa)
14.10.2005
|
NON SARA'
CHIUSA L'ASSOCIAZIONE "KAOS"
|
La
decisione presa dal procuratore di Ankara in disaccordo con il suo vice.
Un comunicato. |
Non sarà chiusa, come aveva
chiesto il vice-governatore di Ankara, l'associazione "Kaos", che
raggruppa gli omosessuali di sesso maschile e femminile della capitale turca. Lo hanno comunicato i membri della stessa
associazione riferendo quanto essi affermano di avere appreso dalla Procura di Ankara.
Il vice-governatore di Ankara aveva chiesto per l'associazione "Kaos" l'applicazione di una norma che proibisce le associazioni
''contrarie alla legge ed alla morale'', ma il procuratore di Ankara, Kursat Kayral, non ha ritenuto di doverla applicare al
caso in specie, secondo quanto afferma l'associazione "Kaos" in un
un comunicato nel quale si definisce la decisione ''un passo avanti nell'abolizione delle discriminazioni contro gli
omosessuali''.
A differenza degli altri Paesi musulmani, in Turchia l'omosessualità non è mai stata un reato, ma
è circondata da una diffusa riprovazione sociale con l'eccezione dei quartieri
europei di Istanbul, dove esistono vari luoghi di ritrovo riservati agli omosessuali, senza che
ciò susciti scandalo. (Ansa)
14.10.2005
|
GIA' REVOCATA LA
TREGUA DAL PKK
|
Critiche
all'Unione Europea per avere ignorato le rivendicazioni dei curdi
all'apertura dei negoziati di adesione per l'adesione di Ankara nell'UE. |
Il
Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) ha revocato la tregua
contro lo Stato turco e ha criticato l'Unione Europea per aver
ignorato le rivendicazioni dei curdi-turchi nell'aprire i negoziati
per l'ingresso della Turchia nella comunità. Il Pkk aveva
dichiarato una cessate-il-fuoco unilaterale fino al 3 ottobre, il
giorno in cui dovevano iniziati i negoziati tra Ankara e Bruxelles.
Ciò per consentire al Governo turco di inserire la questione dei diritti della
minoranza curda nel quadro del processo di integrazione con l'UE.
Senonché
la tregua non è stata rispettata dall'esercito turco e gli scontri
armati nella regione sud-orientale, dove i curdi sono concentrati,
sono continuati. (Agi)
14.10.2005
|
MINIBUS SU
UNA MINA: SETTE FERITI
|
E'
avvenuto nel sud-est anatolico, e più precisamente vicino alla città di
Muradiye (Van). Uccisi cinque soldati vicino a Tunceli. |
Un minibus è finito su una mina, piazzata
probabilmente dai ribelli curdi, nel sud-est della Turchia: sette persone, ha
riferito l'agenzia di stampa Anatolia, sono rimaste ferite,
L'esplosione è avvenuta vicino alla città di Muradiye, nella provincia di Van,
vicino al confine con l'Iran. Il minibus stava trasportando passeggeri da un
villaggio all'altro.
Un cessate-il-fuoco unilaterale dei ribelli, iniziato il 20 agosto, è terminato
il 3 ottobre. Oltre 37mila persone sono state uccise in Turchia dal 1984, quando
i guerriglieri del Pkk (partito dei lavoratori del Kurdistan) hanno cominciato
la lotta armata per l'indipendenza del sudest della Turchia.
In uno scontro tra militari turchi e ribelli curdi, in un villaggio vicino a
Tunceli, nella zona orientale della Turchia, cinque soldati sono rimasti uccisi.
(Ap)
14.10.2005
|
SGOMINATA
BANDA DI TRAFFICANTI DI CLANDESTINI
| Erano
tutti curdi del sud-est anatolico. Le vittime dovevano pagare anche 7.800
euro. |
La polizia britannica ha
annunciato di avere smantellato la più grande rete di trafficanti d'immigrati
clandestini nel Paese. L'operazione, chiamata in codice "Bluesky" e in
corso da due ani, ha portato a dieci arresti a Londra e nel Linconshire. Alle
indagini ha collaborato la polizia in Italia, Francia, Olanda, Belgio e
Danimarca, ha reso noto Scotland Yard.
Gli organizzatori del traffico sono tutti curdi turchi. Secondo la <Bbc>,
il gruppo avrebbe fatto entrare illegalmente in Gran Bretagna decine di migliaia
di persone negli ultimi anni. I clandestini, provenienti dalla regione curda
della Turchia, arrivavano a gruppi di una ventina di persone nascosti in auto,
camion e velivoli. Il viaggio durava mesi e veniva seguito da membri della gang
in diversi Paesi europei, che provvedevano a nascondere i clandestini in case
sicure. Per arrivare in Gran Bretagna, dove venivano impiegati in lavori
sottopagati in nero, gli immigrati pagavano tra le 300 e 5000 sterline (circa
tra i 4.400 e i 7.800 euro). (Adnkronos)
14.10.2005
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GUERRA
AL VIRUS
DELL'INFLUENZA AVIARIA
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Dopo
la scoperta di un focolaio di infezione in Turchia, nella zona di Manyas,
le autorità hanno preso tutti i provvedimenti sanitari. Bruxelles ha
vietato comunque l'importazione di carni di volatili fino al 30 aprile
prossimo. |
La Turchia lotta per
confinare l'influenza aviaria al focolaio rilevato domenica scorsa in una
fattoria della zona di Manyas (regione egea nord-occidentale), ma ciononostante,
per precauzione, l'UE ha vietato le importazioni dalla Turchia di ''pollame vivo
e a piume'' fino al 30 aprile 2006. Il Comitato europeo dei capi dei servizi
veterinari ha accettato la proposta della Commissione europea di proroga del
divieto.
Le autorità sanitarie turche hanno assicurato che si procederà a una selezione
ed eliminazione dei polli che durerà tre settimane e che ciò dovrebbe
scongiurare il rischio di una espansione dell'epidemia di tipo asiatico.
Nella zona del focolaio sono già stati eliminate diverse migliaia di polli e
tacchini e intorno ad essa è stata
stabilita una zona di quarantena di 3 chilometri.
Nel frattempo è stata accertata la presenza a Manyas proprio dal virus 'H5', e
cioé il più letale tra quelli che provocano la cosidetta influenza dei polli.
Lo ha affermato il capo dell' Istituto per i controlli e le ricerche veterinarie
di Izmir, Necdet Akkoca, dopo avere analizzato 6 esemplari (di cui uno solo in
vita) inviati da Manyas.
Lo stesso Akkoca ha affermato che il genere di virus riscontrato negli esemplari
esaminati ''è altamente patogeno'' e che sono in corso test sulla sua
mortalità anche in coordinamento con il laboratorio di riferimento dell'UEin
Gran Bretagna, al quale verranno inviati alcuni esemplari.
Il divieto dell'UE di importare il pollame turco è stato annunciato a Bruxelles
dal portavoce della Commissione europea, Philip Tod, aggiungendo che la
decisione dovrà essere confermata entro dieci giorni dal Comitato dei capi
veterinari dei 25 Stati membri UE. Akkoca ha anche osservato che ''la Turchia ha
lo svantaggio di trovarsi sulla rotta degli uccelli migratori.
 ''Le misure precauzionali continuano ad essere applicate ma non c'è un'
epidemia in corso'' hanno dichiarato le autorità veterinarie turche invitando
la popolazione alla calma e ripetendo per televisione che mangiare la carne di
pollo e tacchino in Turchia non e' pericoloso, dato che il contagio si prende
con il contatto diretto con i volatili.
''Al momento la situazione non è tale da causare alcun pericolo per i
cittadini'', ha detto Resul Celik, il responsabile sanitario che ha diretto le
operazioni di bonifica nella zona vicina a Manyas dove sorge la fattoria in cui
sono stati registrati i primi casi di influenza aviaria in Turchia.
''La Turchia ha lo svantaggio di trovarsi sulla rotta degli uccelli migratori e
questo la espone a maggiori pericoli di contaminazione'' - ha affermato Akkoca,
aggiungendo però che anche gli aerei e gli uomini, oltre ai polli, possono
essere un veicolo del virus. (Ansa)
14.10.2005
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IN MOSTRA A
KAMAL L'AMICIZIA TURCO-NIPPONICA
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Oltre
al Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan e al principe
giapponese Tomohito Mikasa , circa trecento turisti figli del
Sol Levante hanno preso parte all'apertura dell'Istituto Archeologico di Kirsehir costruito dai giapponesi. Una
cerimonia di grande solennità. |
 Beside Turkish
Prime Minister Recep Tayyip Erdogan and Japanese Prince Tomohito Mikasa, about
300 Japanese tourists attended the opening ceremony of the Archeology Institute
built by the Japanese in the Kaman town of Kirsehir.
Turkish State Minister Besir Atalay, Transportation Minister Binali Yildirim,
Energy and Natural Resources Minister Hilmi Guler and Minister of Public Works
and Settlement Mehdi Eker also attended the ceremony.
The opening ceremony also witnessed the signature of the construction protocol
for the Archeology Museum. Prince Mikasa, making the opening speech of the
institution, said bilateral relations have begun in 1986 and continued
successfully so far. Japan declared the year of 2003 as the year of Turks,
Mikasa recalled, this was a sign of love that both countries felt for each other.
Ruins of four cultures were found until the Bronze Age during the excavations
held since 1985. Japanese Prince announced that traces exhibited in Kirsehir
Museum will be transferred to the Archeology Museum and the traces will be
announced to the world public interest and be exhibited all over the world.
The Kaman excavations should not be considered as an ordinary work held by the
Japanese only, he said, the excavations had an international dimension and
Japanese people believe the friendship between Turkey and Japan will be eternal.
Turkish Prime Ministe,r who took the spotlight after the Japanese Prince, said
Anatolia, the host of many civilizations during the ages, has the attribution to
inspire many beauties as well.
Kaman, in general, will enlighten many scientific researches in the world,
"This region is a candidate to be an international science center. We will
also initiate efforts on the issue. We thank the Turkish friend Prince Mikasa,
who made Turkey gain such a value. We sincerely believe that he is a real friend
of Turkey. The most significant sign of this is the Turkish flag on his thumb.
We will never forget this," said Erdogan. (Yavuz
Sahin/Zaman)
14.10.2005
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VALLE DI IHLARA:
COME POTERSI TRASFORMARE IN UN TREKKING CENTER
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Il
governatore turco di Aksaroym Huseyin Avni Cos, ha spiegato ai
giornalisti di avere un progetto circa gli undici chilometri
che racchiudono il territorio. |
A project aimed at developing 11
kilometers of the famous Ihlara Valley into the most enjoyable trekking route in
Turkey is about to be launched, the governor of Aksaray told reporters.
The valley, located 40 kilometers east of Aksaray, is a deep, narrow river gorge
bisected by the Melendiz River and extending for 14 kilometers.
Aksaray Governor Hüseyin Avni Coş told the Anatolia news agency that the
Governor's Office was cooperating with several organizations on the
project.
Noting that 3 kilometers of the canyon were already in use as a
trekking route that takes half a day to travel, Coş said, "We are
cooperating with the Culture and Tourism Ministry to initiate a project
that will transform the entire valley into a trekking path."
Commenting on the tourism potential foreseen with the undertaking, Coş said,
"We also want to provide visitors with a campsite in Ihlara, a project
supported by Culture and Tourism Minister Atilla Koç," said Coş.
Valley elevator:
The governor said they were also working on another project that involves
installing an elevator in the valley but noted that they had encountered
numerous difficulties because of the area's protected status. "Permission
must be secured from various institutions to even put a nail in the valley.
The Supreme Board for the Protection of Cultural and Natural Assets is about to
approve the project; however, the Organization for the Protection of
Habitats objects to it. We have asked the provincial director of culture
and tourism to follow up on the progress of our requests. I hope this
project will come to fruition after the necessary permits are obtained."
The Ihlara Valley was formed after rocks in the area cracked and collapsed as a
result of eruptions from Mt. Hasandağ. The Melendiz River wound
its way through these cracks, eroding the valley bed and helping form the
canyon. The valley's 100 to 120-meter-high walls attract many visitors every
year.
A total of 105 churches carved into the rocks in the early years of Christianity
are among the precious historical assets in the valley. (Turkish
Daily News)
14.10.2005
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MEVLANA
CELALEDDIN-RUMI: CELEBRATO IL 798 ANNIVERSARIO
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La
cerimonia ha avuto come suo punto saliente l'esibizione
dell'artista Gulcin Anil. |
Mevlana
Celaleddin-i Rumi was commemorated with various activities on his 798th birthday
anniversary. Many guests participated in the commemoration ceremony held at the
Konya Rixos Hotel.The ceremony was inaugurated with the art exhibition of artist
Gulcin Anil whose main theme was "Mysterious World behind Holy Whirl". There
were many whirling dervish figures in the exhibition, in which a documentary
film about Mevlevi tradition was shown. In addition, students from Selcuk
University State Conservatory gave a recital of Turkish Sufi music. Due to Rumi's
birth anniversary, visitors flocked to the Rumi Museum. Foreign and native
visitors showed a lot of interest in the Sema shows and watch the shows
enthusiastically. Rumi was born in the Belh city of Horasan (today's
Afghanistan) on 30 September 1207. Rumi first went to Hedjaz with his father
Bahaaddin Veled and then settled in Konya. Rumi died on 17 December 1273. (Unal
Livaneli/Zaman)
14.10.2005
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OZPETEK IN
PRIMA LINEA
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"Roma
incontra Istanbul", ovvero il cinema come strumento di
dialogo e ponte fra le culture. Il regista de "Le fate
ignoranti" e de "Il bagno turco" simbolo
dell'integrazione tra Italia e Turchia. |
Il cinema come
strumento di dialogo e ponte fra le culture. E' il messaggio che il
<MedFilm>, unico festival internazionale competitivo dedicato al tema
dei diritti umani, è tornato a sottolineare in occasione della
prevista apertura dei negoziati per l'ingresso della Turchia
nell'Unione Europea. A ribadire la valenza simbolica dell'evento,
organizzato alla Casa del Cinema con il titolo "Roma incontra
Istanbul", la concomitanza con la giornata in cui il traffico
della Capitale andava in tilt per la prima esercitazione
antiterroristica. "Crediamo nell'arte come strumento di
conoscenza tra i popoli - ha spiegato Ginella Vocca, presidente del
<MedFilm>, che ha promosso l'iniziativa insieme a festival
Eurovisioni, ambasciata turca, rappresentanza della Commissione
Europea in Italia e Comune di Roma - Il terrore si alimenta con la
paura dell'ignoto e la disinformazione. Il cinema può invece
scardinare schemi comunicativi e stereotipi diffusi dai media. E' un
modo diverso e più diretto per entrare in contatto con le culture
degli altri paesi".
A sottolinare il messaggio dell'incontro anche la presenza di
Ferzan
Ozpetek. Il regista de "Le
fate ignoranti", simbolo dell'integrazione fra Italia e
Turchia, ha così riassunto il suo rapporto con i due Paesi:
"Sono nato nella Capitale dell'Impero Romano d'Oriente e vivo
in quella dell'Impero Romano d'Occidente. Due città che fra loro
hanno tantissimi punti in comune: dai sette colli su cui entrambe
sorgono - ha scherzato - al giallorosso della maglia di Roma e
Galatasaray". Trasferitosi in Italia all'età di 17 anni, il
regista ha poi parlato del suo amore per la Capitale: "Fin dal
mio arrivo ho sviluppato con Roma un rapporto fortissimo. Non riesco
a distaccarmene neanche ora che sto ricevendo tante proposte dagli
Stati Uniti. I miei film mi riportano sempre qui". "Il
cinema può contribuire sostanzialmente al dialogo fra le culture -
ha poi aggiunto -. Nel suo piccolo, lo ha dimostrato anche il mio
"Bagno turco". Dopo l'uscita del film, il ministero del turismo
turco mi ha ringraziato ufficialmente per aver contribuito ad una
percezione positiva del nostro Paese all'estero". Sempre alla
Casa del Cinema, Ozpetek introdurrà questa sera proprio "Il
bagno turco", terzo di quattro film a lui dedicati, che
affiancheranno in cartellone una serie di corti turchi inediti per
l'Italia.
"Roma incontra Istanbul" si inserisce in un più ampio
programma di eventi in favore del dialogo fra Italia e Turchia,
avviata lo scorso giugno. L'obiettivo sarà nuovamente ribadito dal
prossimo festival Eurovisioni, in programma a Roma dal 23 al 26
ottobre, e poi dagli appuntamenti itineranti del <MedFilmfestival>.
Ospite d'onore la Turchia, l'XI edizione della manifestazione aprirà
i battenti a Roma a novembre, per poi replicare con due rassegne sul
cinema italiano ad Istanbul e Ankara e la vetrina "Da Damasco a
Rabat", una retrospettiva che da ottobre e dicembre porterà i
nostri classici, sottotitolati in arabo, in sei capitali del
Mediterraneo, tra cui Beirut e Tripoli. Nell'ambito dello stesso
programma, a fine novembre si svolgerà inoltre ad Algeri una
settimana del cinema italiano. All'incontro hanno inoltre
partecipato Gianni Borgna, Assessore alle Politiche Culturali del
Comune di Roma, una delegazione dell'ambasciata turca in Italia, il
presidente dell'Istituto Luce Andrea Piersanti e Pier Virgilio
Dastoli, Direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione
europea. (Diego Giuliani/Cinematografo.it)
14.10.2005
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ITTITI LE
GRANDI CIVILTA' ANATOLICHE
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Si
è svolto a Bolzano il primo degli incontri di approfondimento di
"Transiti tra spazio e tempo: Turchia", l'iniziativa organizzata
dall'Ufficio Cultura dell'Assessorato provinciale alla Cultura
italiana al <Centro Trevi> di via Cappuccini 28. |
Quella che si
è svolta al <Centro Trevi> di Bolzano è stata una
conversazione con il pubblico alla scoperta degli aspetti della
millenaria storia della Turchia, Paese orientale ed insieme europeo,
che si articolerà attorno a diverse tematiche.
"Ittiti ed altri nell'antichità", con Frederick
Mario Fales (Università di Udine), ha trattato le grandi
civiltà anatoliche e mesopotamiche del periodo antico, i loro
scambi culturali e commerciali, le loro tensioni, il loro
contributo alla formazione delle società, delle economie e
delle tecniche. In "La Turchia ottomana: vocazione imperiale e
confini nazionali", Vera Costantini (Università Ca' Foscari
di Venezia) ha affrontato alcuni temi storiografici relativi alla
gestione politica, militare e amministrativa dei Balcani e del
vicino Oriente in epoca ottomana. In particolare, è stata trattata
l'evoluzione storica che ha condotto allo sgretolamento del potere
imperiale e alla formazione di nazioni indipendenti.
L'iniziativa "Transiti tra spazio e tempo: Turchia"
proseguirà fino al 16 ottobre, anche attraverso un itinerario per
immagini, con orario 10-18, giovedì 10-20. L'ingresso a tutti gli
appuntamenti è libero. Tutti i giorni sono in programma viste
guidate in lingua italiana alle 15, 16 e 17. Per scuole, gruppi
e per visite guidate in lingua tedesca è possibile prenotarsi allo
0471 300980 oppure 347 0173171. (pf/Provincia
Autonoma di Bolzano)
14.10.2005
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CINEMA TURCO
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Sarà
alla sua insegna che l'edizione degli incontri internazionali si
aprirà a Firenze, al Teatro Alfieri, dal 18 al 24 ottobre con un
omaggio al regista francese Agnes Varda. La manifestazione è promossa dal
Laboratorio immagine donna. Si celebrerà anche il 30mo della
distribuzione tedesca <Basis>. |
Sarà
all'insegna del cinema turco con un omaggio ad Agnes Varda la serata
d'inaugurazione della l27/a edizione di Incontri internazionali di
cinema e donne che si svolgeranno a Firenze.
Al cinema Alfieri dal 18 al 24 ottobre. Seguirà una corsa di
sei giorni con film tedeschi, inglesi, americani, malesi, sloveni,
turchi, danesi, iraniani, palestinesi, tedeschi, indiani, francesi,
di Singapore e italiani. Edizione straordinaria anche per il Sigillo
della Pace che quest'anno sarà conferito in Palazzo Vecchio alla
celebre regista francese Agnes Varda per l'intera sua opera. La
manifestazione, promossa dal Laboratorio immagine donna, celebrerà
anche il 30/o compleanno della distribuzione tedesca <Basis>, pioniera
del nuovo cinema tedesco e punto di riferimento delle grandi autrici
del nord, con mostra di manifesti, proiezioni e immancabile torta. (Toscana
Tv)
14.10.2005
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FANTASIE DA
"MILLE E UNA NOTTE"
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A
Krems - città del Nord-austriaco - splendida mostra sulle donne
dal titolo "Harem, segreti dell'Oriente" all'epoca
del sultanato turco. I quadri, provenienti da pinacoteche e
collezioni private di vari Paesi, riflettono le fantasie
maschili del 1800 circa i misteriosi ed affascinanti dormitori
femminili. |
Lascivious, sensual and submissive; the
women in "Harem, secret of the Orient," on display at an exhibition in
the northern Austrian city of Krems, are above all, reflections of 19th-century
Western male fantasies.
The 80 paintings of French, Italian, Austrian, Hungarian and British artists of
the so-called "orientalist" school offer glimpses of the pleasures of
the harem, where the wives, mistresses and female relatives of well-to-do
Muslims lived.
But these are works of imagination by definition, as the harem was part of the
household off-limits to males who were not castrated. Eunuchs and slave girls
usually served the women.
The paintings pass from sensual fairies of the "Thousand and one nights"
-- which was also evoked by Mozart in his "The Abduction from the Seraglio"
-- to the somber faces of North African slave markets.
The female nudes of Jean-Leon Gerome's "Moorish bath" flank scenes of
North African Arab life depicted in the paintings of Eugene Delacroix's
"Woman from Algiers" or the "Odalisque" of Jean-Baptiste
Ingres.
Odalisques were the Christian slaves of the harem, at the bottom of the social
ladder, hoping to become concubines to the sultan but usually not serving him
but rather his wives and mistresses as personal chambermaids.
Tayfun Begin, the Istanbul-born director of the Fine Arts museum of Krems, 60
kilometers (40 miles) northwest of Vienna, said 1,200 women and girls vied for
the favors of the Ottoman Sultan in the harem of his palace of Topkapı in
the 17th and 18th centuries.
Plenty of intrigue:
Begin said the palace had its own hierarchy, code of conduct as well as plenty
of intrigue in what was a veritable city of 40,000 inhabitants where the sultan's
mother held order.
The women were guarded by up to 800 eunuchs, men who were sexually mutilated and
generally black slaves.
While the harem was seen in western imagination as a place of romance, the
reality was different, according to people who lived there.
"The harem must have been a place of passionate love in the beginning, but
in reality it was a false institution, devoid of all sensuality," wrote the
Hungarian princess May Torok, who lived in the harem of Cairo in the beginning
of the 20th century as a wife of the last Turkish viceroy of Egypt.
Turkish historians have meanwhile presented the harem as a "school"
for women, where the most intelligent concubines could even aspire to become the
mother of a future sultan.
Besides the paintings, the exhibition also features a series of photographs of
mundane-looking women, taken around 1860 by the Shah of Iran in his harem in
Tehran.
The exhibition "Harem, Geheimnis des Orients" in Kunsthalle Krems will
be on view until Nov. 13. (Tukish Daily News)
14.10.2005
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PICASSO AD
ISTANBUL
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Una
retrospettiva sul grande pittore spagnolo (135 opere) si aprirà il 24
novembre presso il museo Sabanci dell'omonima università per chiudersi il
26 marzo prossimo. I giornalisti dovranno rispettare regole ferree imposte
da luoghi di provenienza (Parigi e Barcellona), in particolare per quanto
riguarda i diritti di sfruttamento e di copyright. |
Per la prima volta saranno esposte in pubblico venti tele inedite di Pablo Picasso, provenienti
dalla collezione privata della famiglia dell'artista spagnolo.
L'evento sarà ospitato in Turchia, al Museo Sakip Sabanchi di Istanbul dal
prossimo 21 novembre. La mostra proporrà 135 opere di Picasso, di cui una ventina di quadri, relativi a differenti periodi,
che Picasso volle che fossero custoditi nella sua collezione privata e che fino ad oggi non sono stati mai
né venduti, né esposti in rassegne o retrospettive.
Le tele inedite provengono dalla collezione della famiglia di Picasso, la stessa che
presterà al museo di Istanbul altri quadri, sculture, e ceramiche realizzate nell'arco di
più di cinquant'anni da Pablo Picasso. La realizzazione della mostra, che
resterà' aperta fino al 26 marzo 2006, è stata possibile grazie alla firma di un accordo
tra il museo Sakis Sabanci e il nipote dell'artista Bernard Ruiz-Picasso.
A completare la mostra ci saranno anche opere provenienti dai Museo Picasso di Barcellona, Parigi e Malaga, che permetteranno di
coprire l'intera carriera dell'artista, dal periodo blu al cubismo passando per il periodo rosa. Ad arricchire la rassegna artistica
dedicata a Pablo Picasso ci saranno anche un centinaio di lettere inedite del maestro spagnolo e decine di fotografie scattate da
illustri fotoreporter. (Adnkronos)
14.10.2005
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MORTO
IL POETA E SCRITTORE ATTILA ILHAN
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Aveva
80 anni. Si era distinto per la tenace difesa dei valori storici nazionali
di fronte all'avanzata dell'Occidente. |
Attila
Ilhan, poeta e scrittore turco che si era distinto per la tenace difesa dei
valori storici nazionali di fronte all'avanzata dell'Occidente, è morto la
notte scorsa nella sua abitazione a Istanbul. Aveva 80 anni e fino a alcuni mesi
fa teneva una rubrica sul quotidiano <Cumhuriyet>, di sinistra, ma con
connotazioni nazionaliste. Le sue prime poesie, pubblicate nel 1948, quando era
ancora studente universitario, gli valsero una grande popolarità. Aveva scritto
anche diversi romanzi e curato la sceneggiatura di film e lavori per la tv. (Agi)
14.10.2005
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MONDIALI 2006: TURCHIA
AI PLAYOFF
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Ha
battuto l'Albania per 1-0. La rete del successo è stata segnata da Tumer
al 57'. |
La Turchia si è
qualificata per i playoff grazie alla vittoria per 1-0 in Albania. La rete del
successo è stata segnata da Tumer al 57'. Inutili le vittorie di Grecia e
Danimarca. Gli ellenici hanno vinto contro la Georgia (1-0) con un gol di
Papadopoulos al 17'. I danesi hanno avuto la meglio in Kazakhistan (2-1) con le
reti di Gravgaard al 46' e Tomasson al 48`. Per i padroni di casa gol di Kuchma
all'86' e espulso Avdeyev all'88' per doppia ammonizione. (Yahoo)
14.10.2005
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