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Cari amici, <Turchia
Oggi>
- sito indipendente e che va avanti con le proprie forze -
non se la passa troppo bene. Se potete, dateci una mano.
Intendiamoci, non vi chiediamo denaro. Nemmeno un euro. No,
quello che vi chiediamo è che ci stiate vicini adoperandovi
in giro e spendendo parole buone nei nostri confronti. In
altri termini, trovateci un po' di pubblicità o qualche
sponsorizzazione. Altrimenti saremo costretti a chiudere.
Per andare avanti, infatti, abbiamo bisogno che qualcuno ci
aiuti, quanto basta. Grazie per quello che farete, la
direzione. |
AIUTI
Trenta/quarantamila morti in
Pakistan, forse tre mila in india, più di 1400 in Guatemala.
Terremoti ed alluvioni ormai si trascinano dietro migliaia e
migliaia di vittime. Forse è colpa dell'uomo che sta alterando
l'eco-sistema. Forse no. Quel che conta - davanti a catastrofi così
immani - è che non venga a mancare la solidarietà umana. A parte
gli aiuti economici - che possono essere di vario genere e che
comunque vanno indirizzati ad istituzioni oneste (fino ad oggi si è
visto come giornali e televisioni abbiano fornito la dimostrazione
della loro serietà) è impostante far capire a quanti soffrono in
questo particolare momento che non sono abbandonati. (Turchia
Oggi)
14.10.2005
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VISITA DI
STATO CON CIAMPI
COMUNICATO CONFINDUSTRIA
Confindustria,
Ice ed Abi organizzano una missione imprenditoriale dal 23
al 25 novembre a Istanbul, in occasione della visita
di Stato in Turchia. In considerazione della portata dell'evento e dell'ampia
delegazione imprenditoriale che prenderà parte all'iniziativa,
risulta di fondamentale importanza, anche per garantire
la migliore gestione degli incontri bilaterali previsti con le
aziende turche, il supporto delle Associazioni
perché sollecitino le imprese
italiane interessate ad inviare il prima possibile la scheda di
adesione (allegato in calce) all'Area
Affari Internazionali di Confindustria
s.perillo@confindustria.it /l.travaglini@confindustria.it).
Le adesioni dovranno pervenire al piu' presto. Gli incontri
bilaterali fra imprese italiane econtroparti turche saranno organizzati dall'Ufficio Ice di Istanbul
(istanbul@istanbul.ice.it)
con la collaborazione delle organizzazioni
turche Tusiad e Deik.
- I
settori maggiormente interessati sono i seguenti:
agro-industria e packaging; componentistica auto e macchine
lavorazione metallo; elettronica e sistemi di sicurezza;
ambiente; arredamento; logistica ed engineering;
tessile-abbigliamento cuoio ed accessori; turismo.
Ciascun partecipante dovrà provvedere autonomamente
alla prenotazione dei voli aerei. Per quanto riguarda invece
la sistemazione alberghiera, è possibile usufruire delle
stanze riservate da Confindustria presso alcuni alberghi di
Istanbul (allegato in calce).
A
tali informazioni si aggiunge inoltre che gli imprenditori
italiani in Turchia dovranno rivolgersi esclusivamente al
Direttore dell'Ufficio ICE di Istanbul, Dr. Roberto Luongo (roberto.luongo@istanbul.ice.it),
mentre il funzionario ICE responsabile presso la sede centrale di
Roma e' la Dottoressa Testaguzza (l.testaguzza@ice.it).
(Ambasciata
d'Italia ad Ankara)
14.10.2005
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NUOVA FASE
STORICA
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Per
il premier turco Recep Tayyip Erdogan l'avvio del negoziato di
adesione della Turchia all'UE rappresenta una continuazione
naturale del cammino di Ankara. |
''Con l'avvio del
negoziato di adesione della Turchia all'UE si è giunti al punto iniziale di una nuova fase storica che rappresenta una
continuazione naturale del cammino storico della Turchia. E l'UE ha rafforzato il suo carattere globale''. Lo ha affermato il premier turco
Recep Tayyip Erdogan
dopo l' avvio del negoziato Turchia-UE.
''Il nostro obbiettivo era ed è la piena membership nell' UE. E ciò
è stato pienamente riconosciuto dall'UE, mentre qualcuno chiedeva di inserire la
possibilità di un obbiettivo alternativo, quello del partenariato speciale. Il documento
quadro negoziale è stato formulato accettando le nostre richieste ed
aspettative''.
''La Turchia ha compiuto un gigantesco passo nel suo sviluppo
storico''- ha aggiunto Erdogan sottolineando che ''d'ora in poi il documento quadro concordato
sarà la nostra mappa stradale''.
Il premier turco ha ripetutamente osservato che ''non è vero (come affermano alcuni gruppi nazionalisti turchi,ndr) che
ai fini del processo europeo, il governo avrebbe tradito gli interessi
turchi''. ''Al contrario - ha affermato Erdogan - non siamo stati affatto deboli ed abbiamo mostrato carattere nella
difesa degli interessi nazionali della Turchia ai quali abbiamo dato la massima
priorità''.
''In base all'accordo raggiunto, la Turchia conserverà tutti i suoi diritti nelle organizzazioni internazionali'', ha poi
dichiarato il premier turco con riferimento implicito alla conservazione del diritto di veto in ambito Nato su cui Ankara
si è battuta fino all'ultimo.
''Il successo turco determinerà la durata del processo negoziale. Sappiamo che in questo processo incontreremo diverse
difficoltà ed ostacoli. A questo fine le nostre relazioni bilaterali (con i singoli
Paesi dell'UE, ndr) sono di grande importanza.'', aveva dichiarato lo stesso premier
turco mentre il suo vice-premier Abdullah Gul firmava a Lussemburgo il documento quadro negoziale dando avvio alla
''nuova fase storica'' dei rapporti tra Turchia ed UE. (Ansa)
14.10.2005
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LA
SODDISFAZIONE DI SCHROEDER
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Il
Cancelliere tedesco ha ricordato come l'Unione Europea abbia voluto
mantenere una promessa fatta quarant'anni fa. |
Il Cancelliere
tedesco uscente Gerhard Schroeder ha salutato con soddisfazione
l'avvio del negoziato per l'adesione alla UE della Turchia.
''Con ciò l'Unione Europea mantiene una promessa data alla Turchia
più di 40 anni fa'', ha detto il Cancelliere in una dichiarazione
diffusa a Berlino. A suo avviso, ''una Turchia che mostra come
l'Islam e i valori dell'Illuminismo europeo possano andare d'accordo
significa un guadagno enorme in fatto di stabilità e sicurezza per
l'Europa e non solo per essa''.
''Spetta alla Turchia - ha osservato Schroeder - portare avanti il
processo di riforma al fine di far giungere il negoziato
all'obiettivo dell'ingresso del paese nella UE''. La trattativa, ha
sottolineato il cancelliere, sarà ''lunga e difficile''.
Il Cancelliere, in visita ad Istanbul, ha poi assicurato che -
nonostante la sua uscita dal Governo, la Germania continuerà a
sostenere la Turchia nel suo cammino verso la piena adesione all'UE.
Angela Merkel, che sarà il nuovo Cancelliere, era più favorevole
ad un accordo di partenariato privilegiato piuttosto che un'adesione
piena. Schroeder ha assicurato al premier turco di "prevedere
che il nuovo governo sarà sempre interessato ad avere relazioni di
prima classe con la Turchia". (da
take Ansa)
14.10.2005
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IL PONTE
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Così
vede la Turchia il nostro presidente del Consiglio Silvio Berlusconi
a detta del quale, se non si fossero aperti i negoziati
di adesione, ciò avrebbe significato perdere una occasione unica. |
L'apertura del negoziato di adesione
tra UE e Turchia rappresenta anche ''un'occasione imperdibile'' per creare ''un ponte'' tra
l'UE, l'Occidente e il mondo arabo e musulmano dando via a quel ''dialogo'' che
è ''l'unica possibilità che abbiamo per risolvere un problema che si pone
altrimenti come contrasto e, anzi, come guerra di religione e civilt°''. E' quanto ha osservato il presidente del Consiglio
italiano Silvio Berlusconi.
Il presidente del Consiglio ha ricordato di essersi ''battuto'' con grande forza
affinché iniziasse questo negoziato anche perché è importante ''considerare il momento
dei rapporti tra Occidente e mondo musulmano e arabo''. Sono rapporti, ha detto Berlusconi, segnati anche da ''fatti
tragici originati dall'integralismo e dal fondamentalismo, da chi pretende che questi Stati siano governati attraverso la
sharia, la legge di Dio che diventa legge di Stato''.
E bisogna invece ricordare, ha detto ancora Berlusconi, che la Turchia, un grande Paese di 70 milioni di abitanti,
è ''diventata uno Stato laico'', dove la sharia è stata messa come ''regola di vita privata e religiosa''. La Turchia si
è data una costituzione e leggi laiche che, ha detto ancora il presidente del Consiglio, guardano ai valori e ai principi che
sono alla base del sentire occidentale e che sono contenuti nella Costituzione
europea. Per questi motivi, secondo Berlusconi, l'inizio dei negoziati
di adesione di Ankara all'UE é ''un'occasione imperdibile'' per creare ''un ponte'' tra l'Unione
europea, l'Occidente e il mondo
arabo e musulmano.
E per queste ragioni, ha detto ancora Berlusconi, ''sarebbe stato imperdonabile dire no alla Turchia'', dire no a chi
''spinta da simpatia'' ha fatto ''un'offerta d'amore'' all'Europa. Se l'Europa l'avesse respinta quell'amore si sarebbe
potuto ''cambiare in odio o in qualcosa di molto vicino all'odio'', ha detto ancora il premier. ''Non avremmo potuto prendere una decisione migliore'', ha
detto Berlusconi aggiungendo: ''Questa decisione l'abbiamo presa per noi e per chi
verrà dopo''. (Ansa)
14.10.2005
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BENEFICI
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Secondo
l'Unione degli Industriali Europei una Turchia In Europa non
potrà che portare vantaggi al vecchio continente. |
L'Unione Europea e la Turchia non
potranno che beneficiare di un'ulteriore integrazione economica. E' il commento dell'Unice,
l'Unione degli Industriali Europei, dopo l'accordo dei 25 paesi UE sull'avvio dei
negoziati di adesione con Ankara.
''E' compito del Consiglio europeo decidere se i criteri di Copenaghen sono stati soddisfatti. Se
così sarà, l'Unice è in favore dell'apertura dei negoziati di adesione con la Turchia in
linea con le condizioni e il processo indicato dalla Commissione'', si legge in un comunicato distribuito
dall'Unione Industriali.
''La Turchia è un importante partner economico per l'Unione Europea ed entrambi beneficerebbero di un'ulteriore integrazione
economica'', ha sottolineato il presidente dell'Unice, Ernest-Antoine
Seilliere.(Ansa)
14.10.2005
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DIECI ANNI DI
ESAMI
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Passata
la sbornia di entusiasmo per il via libera dato dall'Europa,
la Turchia dovrà adesso superare tutti i paletti che le sono
stati messi davanti. Non tutti i 25 le sono infatti
favorevoli. |
Mentre la Turchia si gode
ancora la sbornia di entusiasmo per il via libera dato dall' Europa all' avvio dei negoziati di adesione,
già si fa strada la dura realtà di un percorso politico di avvicinamento di
Ankara a Bruxelles, volutamente lungo, e che i Venticinque hanno cosparso di prove e paletti.
Da adesso si aprono 10 anni di esami per la Turchia, tanti se ne è dati l'Unione europea per vagliare i progressi del Paese.
L'accordo di Lussemburgo è certamente ''storico'' ma la maratona negoziale che si trova di fronte la Turchia farebbe le
vene dei polsi a chiunque: anni e anni di verifiche e controlli per un processo che nel gergo comunitario viene chiamato ''Open
ended'', il che significa che non esiste solo un finale, cioè la promozione con la piena
membership, ma anche la possibilità di una bocciatura.
Ankara dovrà anche organizzare un capillare lavoro di lobbing in Europa: tutti i sondaggi indicano che, se presa nel
suo complesso, l'opinione pubblica europea è oggi decisamente contraria all' idea di aprire le porte ad un Paese musulmano di
70 milioni di abitanti. E il prossimo futuro non gioca a favore della Turchia: l'europeista
Primo Ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, di fronte allo stallo delle trattative,
in fondo era sbottato: ''Quanti avversari in Europa!''. Aveva ragione: sono
già oggi diversi i Paesi che guardano con diffidenza all' entrata della Turchia. L'Austria
in primis (il
Paese che ha bloccato il negoziato per oltre 24 ore), i Paesi nordici guidati dalla
Finlandia, la Grecia e naturalmente Cipro. A questi bisogna aggiungere la Germania, dove la Cdu di Angela
Merkel (sarà il prossimo Cancelliere), si è già schierata contro. E la Francia, che con Chirac non ha mai nascosto tutte le sue
perplessità; perplessità che potrebbero trasformarsi in aperta
ostilità se l'attuale potente ministro dell' Interno, Nicolas Sarkozy, si
insedierà all' Eliseo. Guardingo è anche l'approccio dei 10 Paesi nuovi membri dell'
UE.
Ancora una volta i referendum nazionali potranno portare il caos all' interno dell' Unione e forse la disperazione in
Turchia: Francia e Austria infatti hanno da tempo annunciato che sottoporranno l'eventuale entrata di Ankara nell'
UE al giudizio dei cittadini. Se si votasse oggi il risultato sarebbe scontato;
altri Paesi potrebbero seguire l'esempio di Parigi e Vienna.Chiusi i festeggiamenti di Lussemburgo, a mente fredda, ben
si comprende come la strada si presenti nella forma di un percorso ad ostacoli, pieno di trabocchetti e che si snoda in un
territorio prevalentemente ostile.
Il primo ostacolo che la Turchia dovrà rimuovere è la questione cipriota: Ankara sa bene che la
UE non permetterà mai l'entrata nello stesso club di uno Stato che non riconosce
l'altro. Il tema fuoriesce dai confini europei e investe anche la Nato: per quanto la Turchia, paese Nato,
potrà continuare a bloccare le aspirazioni di Cipro a diventare membro dell'
Alleanza? Meno netta è la questione dei diritti umani e delle
libertà religiose. La Turchia ha già dato prova di volontà politica, dando il via ad una serie di riforme garantiste. Ma la
libertà d'informazione, ad esempio, e la tutela delle minoranze religiose,
è ancora ben al di sotto degli standard europei.Si apre quindi, dopo l'accordo di Lussemburgo, un grande
interrogativo, ben rappresentato dalle parole del presidente francese Jacques Chirac: ''La Turchia deve fare tutti gli sforzi
necessari per aderire ai nostri valori e principi. Ci riusciranno? Io non lo so''.
(Ansa)
14.10.2005
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APPOGGIO USA E
RINGRAZIAMENTI
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Il
ministro degli Esteri turco Abdullah Gul ha voluto
espressamente rivolgere al Segretario di Stato Usa,
Condoleezza Rice, la sua riconoscenza per quanto fatto da
Washington. |
Il Governo di Ankara ha caldamente
ringraziato l'amministrazione Usa per il ''chiaro e forte appoggio'' da essa espresso alla Turchia nel duro negoziato con
l'UE a poche ore dall'apertura del negoziato per l'adesione della Turchia
all'UE.
Lo ha reso il portavoce del ministero degli Esteri Namik Tan nel corso di un briefing rivelando che il ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul, ha telefonato al Segretario di Stato americano Condoleezza Rice per ringraziarla della sua
telefonata al premier turco Recep Tayyip Erdogan nel momento più incerto della trattativa
(quando la Rice aveva garantito a Erdogan che l'accordo con l'UE non avrebbe influito
sul potere di veto turco ad accettare nella Nato la Repubblica di Cipro).
''Il ministro Gul ha chiamato al telefono il Segretario di Stato americano e le ha trasmesso il compiacimento ed il
ringraziamento turco per il contributo degli Usa e della stessa
Rice'' - ha affermato Tan aggiungendo che la Rice ha assicurato a Gul che le relazioni Turchia-Usa ''saranno ulteriormente
sviluppate''.
''L'appoggio degli Usa all'avvio dei negoziati Turchia-UE è chiaro, naturale e giusto e noi ne siamo compiaciuti. Gli Usa
sono una superpotenza che ha responsabilità globali e in questa veste appoggia le iniziative che
contribuiscono all'armonia ed alla stabilità nel mondo'' - ha aggiunto Tan confermando che
anche il premier turco Erdogan ha avuto incontri negli ultimi giorni con rappresentanti americani.
Nello stesso briefing il portavoce ha sminuito la portata innovativa del fatto che nel documento negoziale
Turchia-UE si sottolinea la necessità di una verifica della capacità di
assorbimento da parte dell'Unione europea di nuovi membri affermando che tale
capacità di assorbimento ''era già inclusa tra i criteri di Copenaghen''.
Alcuni giornali turchi hanno menzionato quella sottolineatura come un segnale che la Turchia difficilmente
potrà aderire realmente a pieno titolo nell'UE quando il negoziato (che
durerà almeno 10 anni) sarà concluso. (Ansa)
14.10.2005
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ENTUSIASMI E
DUBBI
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Adesso
che Ankara ce l'ha fatta, gli imprenditori si attendono
concreti investimenti. Un colloquio con il vice-presidente
della Tusiad, Aldo Kaslovski. Diplomazia turca poco convinta. |
La Turchia ce l'ha fatta. Ankara ha
ottenuto quello che voleva. Il sospirato negoziato per l'adesione all'UE
è partito senza alcun riferimento a quel ''partenariato speciale'', sostenuto dall'
Austria quasi fino all'ultimo minuto e che costituiva l'incubo di Ankara. Il
Governo turco gongola: il premier Recep Tayyip Erdogan ed il suo vice - e ministro degli
Esteri - Abdullah Gul parlano di ''vittoria storica'' e di ''nuova fase storica'',
anche se non nascondono che il cammino fino alla piena adesione ''sarà lungo (almeno 10 anni,
ndr) e difficile''. Altrettanto euforici sono gli ambienti degli affari che prevedono grandi
flussi di investimenti esteri in Turchia già fin dalla fase negoziale ed una maggiore
stabilità politica ed economica. E, infatti la Borsa di Istanbul
aveva fatto registrare subito nuovi record.
''Ci aspettiamo investimenti esteri da tutto il mondo, non solo dall'Europa, ma anche dall'Asia, ora che il quadro turco
è più certo. Speriamo solo che il negoziato non abbia a subire traumi ed interruzioni deleterie'' - ha dichiarato
all'Ansa il vice-presidente della Tusiad (Confindustria), Aldo Kaslovski.
La soddisfazione è diffusa tra la popolazione anche se non manca chi teme i ''paletti'' (come il riconoscimento di Cipro e
quello del genocidio degli armeni). La soddisfazione si traduce sin d'ora in maggiori consensi verso il
Governo e verso la stessa Unione europea, dopo che i sondaggi delle ultime
settimane avevano registrato un netto ribasso della popolarità dell'UE in Turchia, scesa al 63% (dal 72% dell'anno scorso e da
oltre l'85% degli anni precedenti).
''Erdogan, il suo Governo ed il suo partito ne escono rafforzati. Speriamo che Erdogan faccia buon uso di questo
rafforzamento e dell'appoggio delle organizzazioni non governative senza deviare dall'agenda della modernizzazione,
come talvolta e' avvenuto in passato'' - ha aggiunto lo stesso Kaslovski. Meno entusiasti appaiono i diplomatici turchi che
rilevano un ''irrigidimento del quadro negoziale'' e che quindi prevedono un negoziato ''irto di ostacoli''. A parte i
referendum già annunciati in Francia ed in Olanda che dovranno dire l'ultima parola quando
sarà venuto il tempo tra 10 o 15 anni della effettiva adesione della Turchia, secondo i
diplomatici turchi che hanno visto il documento quadro negoziale approvato ieri con fatica, quest'ultimo prevede alcuni duri
ostacoli posti sul cammino di Ankara. Il primo è un rafforzamento, nel documento quadro, del concetto che l'UE
dovrà verificare nel corso del negoziato la sua effettiva ''capacità di assorbimento'' di un paese che oggi conta oltre
70 milioni di abitanti, che nel 2015 ne avrà almeno 80 milioni e che nel 2020 potrebbe avere persino 100 milioni.
Il secondo ostacolo sta nell'avere posto già nel 2006 un test di verifica per quanto riguarda l'apertura dei porti ed
aeroporti turchi alle navi ed agli aerei greco-ciprioti, oltre ad un impegno di Ankara a riconoscere la Repubblica di Cipro
prima del suo accesso.
In terzo luogo la diplomazia turca non è rimasta del tutto soddisfatta dalla dichiarazione con cui solo la presidenza di
turno britannica (sia pure ''con il consenso del Consiglio europeo'') ha garantito alla Turchia la conservazione del suo
potere di veto nella Nato, usato per impedire l'adesione di Cipro all'Alleanza Atlantica. Ankara avrebbe voluto, infatti,
una dichiarazione solenne del Consiglio europeo ed ha accettato il compromesso solo dopo una rassicurazione del segretario
di stato Usa Condoleezza Rice.
''Non è vero (come affermano alcuni gruppi nazionalisti turchi, ndr) che ai fini del processo europeo, il
Governo avrebbe tradito gli interessi turchi. Al contrario - ha tenuto a
sottolineare Erdogan - non siamo stati affatto deboli ed abbiamo mostrato carattere nella difesa degli interessi nazionali della
Turchia ai quali abbiamo dato la massima priorità''. La stampa ha condiviso in gran parte la soddisfazione
generale.
''Il sogno dell'UE é divenuto realtà'' - ha titolato il quotidiano popolare
<Aksam>. ''Una nuova Europa, una nuova Turchia'' gli ha fatto eco il giornale liberale
<Milliyet> mentre il maggiore quotidiano turco <Hurriyet> (di centro) ha titolato
"Il valzer viennese'' ed ha scritto: ''La Turchia che a due riprese nella storia (nel 1529 e nel 1683, ndr)
è arrivata fino alle porte di Vienna con le armi, entra ora in Europa con la
pace, con il negoziato e con l'Unione''.
Solo il giornale di opposizione <Cumhuriyet> (di sinistra) sottolinea i paletti posti dall'UE nel documento negoziale come
la verifica della sua capacità di assorbimento, la previsione di restrizioni permanenti all'immigrazione turca in Europa e
quelle ai sussidi agricoli ed afferma che queste ''restrizioni'', mai poste dall'UE ad alcun altro paese
candidato, ''equivalgono ad uno status particolare e limitato'', che il
Governo turco afferma di avere evitato.(Lucio Leante/Ansa)
14.10.2005.
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SICUREZZA
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<Pagine
di Difesa> interviene, con un articolo di Andrea Tani, sui
motivi che hanno convinto l'Unione Europea ad aprire i
negoziati di adesione con Ankara. |
L'accordo fra Bruxelles e
Ankara sull'apertura di negoziati per l'ammissione della Turchia
alla Unione Europea costituisce certamente uno dei più rimarchevoli
avvenimenti dell'anno, non solo nello scacchiere mediterraneo.
Verrà forse ricordato nei libri di storia, per una ragione o per l'altra:
perché ha trasformato l'esclusivo club cristiano rappresentato
dal Vecchio Continente in solidificazione in una nuova formazione
geopolitica che si pone come esempio di convivenza e sincretismo
culturale, oppure perché il passo più lungo della gamba che l'Europa
ha tentato in Anatolia ha causato una rovinosa caduta nella quale la
veneranda Unione si è rotta il femore.
Le previsioni sono tutte legittime e vengono espresse in questi
giorni con dovizia di sfaccettature da legioni di maìtre a penser e
leader politici. Al di là del loro grado di attendibilità, un
consueto particolare balza agli occhi: la totale assenza di un
dibattito veramente partecipato dai popoli d'Europa. Le opinioni
pubbliche non seguono e non capiscono. E' anche dubbio che possano
seguire e capire anche in seguito. Con tutti i problemi che si
pongono oggi agli europei, alcuni dei quali li riguardano
direttamente come individui che devono vedersela con le difficoltà
della vita, la circostanza che una lontana e imperscrutabile
burocrazia di Bruxelles abbia posto la questione dell'adesione
turca all'Unione con tale perentoria impellenza riesce di
difficile lettura, anche considerando i pregressi.
A una prima e superficiale lettura, che è poi quella usuale dell'uomo
della strada, la questione potrebbe apparire veramente una
forzatura. L'Unione Europea annovera 400 milioni di cittadini
abbastanza omogenei anche nella loro saggia mansuetudine, che deriva
dall'aver metabolizzato le lezioni di una storia molto agitata. La
Turchia è il cardine di una etnia del tutto differente dal punto di
vista culturale, storico, geopolitico. Tutt'altro che mansueta -
la storia è ancora cosa viva da queste parti - essa comprende 210
milioni di individui, sparpagliati dalla Tracia alla Cina.
La vera autentica
ragione
Si tratta di un energico e prolifico colosso paragonabile alla
grandi tribù planetarie come gli han, gli indù, i persiani, i
germanici in tutte le loro cuginanze. Come si possa incorporare un
simile soggetto in un contesto del tutto differente, che oltretutto
lo ha sempre combattuto senza quartiere fino all'inizio dell'ultimo
secolo, è un arcano. Le ragioni che vengono avanzate a sostegno
della inevitabilità di una decisone sono comprensibili ma fino a un
certo punto e sopratutto non danno il senso della urgenza.
Ad esempio, si dice che è dal 1959 che Ankara bussa alla porta dell'Europa,
ma si tratta obiettivamente di un problema suo, dovuto forse all'eccessivo
filo-occidentalismo - allora - di una classe dirigente nazionale
che sullo slancio di una imitazione pedissequa del demiurgo
kemalista non si rendeva conto neanche di quello che stava facendo,
del paese che governava. Oppure si cita la contiguità geografica,
ma questa è ancora maggiore per i Paesi del Maghreb. Eppure nessuno
ipotizza una loro integrazione nella UE, anche se forse
presenterebbe difficoltà minori di questa ottomana in fieri.
Ancora, se la Turchia andava bene per la Nato, perché non può
andar bene per la UE? Come se un'alleanza militare mirata a un
nemico comune in un preciso contesto storico possa essere
considerata una chiave di accesso universale per gli apparentamenti
più intimi. Vengono poi ovviamente messi in campo i consueti "rapporti
economici" di Ankara con l'Europa, che nel caso specifico sono
già più che floridi, usufruendo di un grado di integrazione che ha
bisogno di pochi aggiustamenti.
La vera e autentica ragione è quella che viene fuori sempre più
prepotente dopo le retoriche iniziali, e cioè che l'Occidente
tutto, non solo l'Europa, ha il massimo interesse a fare della
Turchia la streptomicina dell'infezione islamica, ma soprattutto
sono consapevoli che se oggi si sbattesse la porta in faccia alla
creatura di Ataturk, che anela ad aderire alla UE per i motivi che
si sanno, si rischierebbe una radicalizzazione dell'etnia
musulmana più forte e determinata. Quella che in passato si è
imposta su tutte le altre e le ha comandate a bacchetta per tre o
quattro secoli. Una Turchia che si rimettesse a capo di un nuovo
Califfato detentore del petrolio saudita e persiano, delle atomiche
pakistane e del retroterra culturale egiziano, con il miliardo di
prolifici seguaci del Profeta, cambierebbe veramente i termini della
equazione strategica del pianeta.
Qualsiasi altra considerazione non può che essere messa da parte di
fronte a questo pericolo e anche alle opportunità offerte dalle
positività insite nell'ancoramento di Ankara al campo
occidentale, che non può esaurirsi alla sola Nato. Ovvero quella
funzione antibiotica testè menzionata. Una Turchia solidamente
inserita nella famiglia occidentale potrebbe rappresentare un
deterrente imbattibile nel prevenire derive radicali dei maggiorenti
musulmani, indicando modalità e convenienze dell'integrazione
nella modernità rappresentata dall'Occidente.
Perché l'UE deve
evitare altri fallimenti
Si tratta quindi di una questione del tutto evidente e del tutto
urgente, che richiede la massima attenzione da parte di tutte le
parti interessante e la massima comprensione di coloro che non ne
percepiranno vantaggi diretti e facilmente percepibili. Ossia le
citate opinioni pubbliche europee, che solo ora stanno prendendo
coscienza che l'Europa non vuol dire solo quote latte e libertà
di movimento, ma anche inevitabili responsabilità strategiche e
pesanti fardelli da sopportare in vista di obiettivi superiori.
Occorrerà vedere se gli europei saranno all'altezza delle une e
degli altri, dato che come è stato osservato a proposito del
problema turco, la questione non è tanto e solo l'idoneità della
Turchia a congiungersi con l'Europa, quanto la preparazione di
quest'ultima ad accoglierla e, più in generale, ad affrontare le
sfide che deve fronteggiare per procedere "steady" sulla rotta
dell'unificazione, per dirla in termini bushiani.
Solo quest'anno l'Unione è andata incontro a due fallimenti
maggiori: sulla costituzione e sul budget. Probabilmente un terzo
fallimento (la spaccatura sull'apertura di negoziati con la
Turchia) sarebbe stato esiziale e quindi l'accordo è da celebrare
anche per questo altro concreto motivo. Come è da salutare per la
riconciliazione greco-turca che sottintende e accompagna, un evento
veramente insperato e imprevedibile fino a pochi anni fa, che è
stato determinante lunedì 3 settembre a Bruxelles per superare l'ostracismo
di Vienna.
D'altra parte, i 10 o 15 anni di negoziati che sono stati decisi
nella stessa occasione sono abbastanza per appianare ogni divergenza
prevedibile e per fare in modo che nessuno di coloro che oggi hanno
deciso sia chiamato a rispondere quando i nodi verranno al pettine.
I 35 dossier che dovranno essere affrontati sono sufficienti per
consentire di colmare tutti i fossati esistenti o la maggior parte
di essi. La formula "open" che è stata decisa per delineare l'esito
dei negoziati è sufficientemente flessibile per rassicurare anche i
più accaniti dubbiosi.
Insomma, con tutte le caute le del caso, sembra proprio che sia
stata operata una buona scelta. Anzi, l'unica possibile, con buona
pace degli etnocentrici europei (e turchi, naturalmente), dei
veterocristiani, dei nostalgici asburgici che tirano la volata a
preoccupati mitteleuropei di ben altra stazza, dei protezionisti a
oltranza e del sempre più irritato uomo della strada, che potrebbe
mandare tutto all'aria se non verrà reso edotto degli autentici
motivi del contendere da coloro che hanno la responsabilità e la
convenienza a farlo e che finora non lo hanno fatto.
Come ha osservato il Financial Times del 5 ottobre, la sfida che i
politici europei devono fronteggiare - non solo sulla Turchia ma
soprattutto su di essa - è quella della educazione e della "consapevolizzazione"
delle opinioni pubbliche sui termini del problema. Nel caso in esame
entrambe non assicurano la certezza del successo ma sicuramente
costituiscono il presupposto necessario perché l'iniziativa non
fallisca alle prime difficoltà. (Andrea
Tani/Pagine di Difesa)
14.10.2005 |
LA NUOVA
CALAMITA
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Secondi
i dati forniti dalla Commissione europea, la Turchia ha
ricevuto in aiuto da Bruxelles negli ultimi dieci anni quasi 1.5 miliardi
di euro. |
Per dire sì all'avvio dei
negoziati di adesione con la Turchia, l'Unione Europea ha mostrato la sua faccia
più rigorosa, ponendo numerosi paletti e rinviando la decisione fino all'ultimo minuto. Una durezza,
però, che è soltanto apparente visto che le istituzioni europee continuano a riversare verso il colosso islamico, ormai
da anni, ingenti quantità di denaro, con donazioni, prestiti, investimenti, oltre agli intensi flussi commerciali.
Secondo i dati forniti dalla Commissione europea, Ankara ha ricevuto da Bruxelles negli ultimi dieci anni quasi
1.5 miliardi di euro - in gran parte vere e proprie donazioni - tramite fondi
di pre-adesione, finanziamenti Meda (specifici per i Paesi mediterranei) e altri aiuti di vari genere.
Alle risorse provenienti direttamente dalle casse comunitarie, si aggiungono poi i cospicui prestiti a tassi
agevolati concessi dalla Banca Europea per gli investimenti: tra il 1995 e il 2004, la Bei ha prestato alle
autorità turche oltre 3.3 miliardi di euro, per il finanziamento in particolare
di progetti infrastrutturali e ambientali, e per la riparazione dei danni provocati dai terremoti.
Un'altra importante voce di entrate per la Turchia è rappresentata dagli investimenti dall'estero: tra il 1993 e il
2003 gli stati membri dell'Unione Europea hanno investito nel Paese oltre 10 miliardi di euro, secondo le stime Eurostat.
A tutto ciò si devono aggiungere i proventi delle esportazioni turche verso l'Unione
Europea che sono in continuo rialzo, al punto che Ankara è diventato ormai il settimo
principale Paese di origine dell'import comunitario, prima di Corea del Sud, India o Canada.
Nel primo semestre del 2005 il volume delle importazioni UE dalla Turchia ha superato i 16 miliardi di euro, con un
incremento dell'11% rispetto ai primi sei mesi del 2004.
Se è vero che l'entità delle esportazioni dei 25 verso la Turchia continua a rimanere
più consistente (19 miliardi di euro nel gannaio-giugno 2005), bisogna
però notare che cresce tuttavia a un ritmo molto limitato, e addirittura diminuisce se
si considerano soltanto i Paesi dell'area euro.(Ansa)
14.10.2005
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I VANTAGGI
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Avviando
il negoziato con la Turchia, l'UE - ha detto la radicale Emma
Bonino - ha dimostrato di essere un partner forte e credibile. |
''Avviando il negoziato con la
Turchia, l'Europa dimostra di essere un partner forte e credibile. Dialogare con Ankara significa mandare un segnale a
20 milioni di musulmani che vivono nei nostri Paesi. L'Europa che non deve trasformarsi in una cittadella cattolica, ma
perseguire con forza il suo progetto politico''. Il leader radicale Emma Bonino, in un'intervista
all'< Unità>, ha parlato dell'avvio della trattativa per l'ingresso della Turchia
nell'Unione Europea.
''Si apre ora - ha precisato la Bonino - un percorso che non sarà né facile,
né scontato. Si e' tuttavia si è finalmente vista una "Europa politica", quella che, assieme a tanti, continuo a
sognare''.
Secondo la radicale, l'avvicinamento della Turchia all'Europa comporterà vantaggi economici. La vicenda turca rappresenta
''una cartina di tornasole - aggiunge - della crisi europea. La paura dei turchi non
è tanto determinata da ragioni culturali, ma dall'aumento della disoccupazione in
Paesi come la Germania
che, come la Francia, l'Austria ed altri, teme l'invasione di manodopera a basso costo''.
''In Europa - prosegue - ci torturiamo sulla questione se l'Islam è compatibile con la democrazia oppure no. Qui, a
pochissima distanza dal nostro mondo, abbiamo riunito centinaia di esponenti del mondo arabo che, con convinzione o con molta
fatica, si esprimono per l'ampliamento degli spazi di democrazia'', conclude Emma Bonino.
(Ansa)
14.10.2005
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IMPORTANZA
STRATEGICA
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Cosa
significa, per il presidente dell'Istituto Affari
Internazionali Stefano Silvestri, avere la Turchia all'interno
del sistema europeo. |
''L'ingresso della Turchia
può essere molto importante dal punto di vista strategico'': lo ha detto Stefano Silvestri, presidente dell'Istituto di Affari
Internazionali, intervenendo alla giornata di studio ''L'Italia e il mare'' organizzata all'Arsenale di Venezia dal Centro Studi
dell'Istituto di Studi Militari Marittimi.
''Credo - ha affermato Silvestri, già Sottosegretario alla Difesa del Governo Dini e attuale consigliere scientifico del
Centro di Alti Studi della Difesa e del Centro Militare di Studi Strategici - che quest'ingresso obblighi l'Europa ad una
consapevolezza strategica, una consapevolezza del suo ruolo di politica estera e di sicurezza''.
''Non credo - ha aggiunto - sia possibile integrare la Turchia senza una dimensione di politica estera europea
abbastanza forte non solo per quel che riguarda i problemi di dimensione
economica''. Per Silvestri, ''l'Europa acquisterebbe con la Turchia una grossa frontiera in Medio Oriente, con il
Caucaso, con l'Asia Centrale: queste sono dimensioni strategiche, oltre che economiche, che non possono essere
ignorate''.
D'altra parte, per l'esperto in materia di difesa, ''l'integrazione della Turchia
comporterà notevoli problemi e non potrà avvenire se la Turchia non
manterrà una dimensione di Stato laico. Si tratta di un Paese che ha
già compiuto importanti passi avanti. Se continuerà il suo sviluppo
economico e lo sviluppo di quella dimensione laica, quindi potenzialmente europea, potrebbe avere un effetto non differente
di forte mutamento sociale che abbiamo avuto in molti Paesi, anche in
Italia''.(Ansa)
14.10.2005
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RAPPORTI
IMMUTATI
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L'apertura
dei negoziati per l'adesione di Ankara all'UE non avrà alcun
impatto con l'Iran. Lo ha assicurato il portavoce del
ministero degli Esteri di Teheran, Hamid Reza Asefi. |
L'apertura dei negoziati per
l'adesione della Turchia all'UE ''non avrà alcun impatto sulle
relazioni'' con l'Iran, che potrebbe vedere esteso fino ai propri confini il territorio dell'Unione, come lo
è già da molti anni quello dei Paesi Nato. Lo ha assicurato il portavoce del ministero degli
Esteri di Teheran, Hamid Reza Asefi.
''Qualsiasi decisione Ankara prenda in politica estera - ha affermato Asefi - continueremo le nostre strette relazioni.
Così, una decisione di aderire all'Unione europea, se e' presa nell'interesse del popolo turco, soddisfa anche noi''.
Un atteggiamento che ha del resto caratterizzato quasi sempre negli ultimi anni le reazioni ufficiali della Repubblica
islamica agli sviluppi del vicino Paese, nonostante gli indirizzi politici divergenti in merito agli affari religiosi.
Turchia e Iran, due giganti del mondo islamico con quasi 70 milioni di abitanti ciascuno, avevano condiviso negli anni '30
del secolo scorso, rispettivamente sotto la guida di Ataturk e del sovrano Reza Shah Pahlavi, lo stesso sogno di una
modernizzazione all'insegna del laicismo. Ma si ritrovano ora da questo punto di vista su due fronti opposti, dopo la rivoluzione
del 1979 che a Teheran ha portato al potere una teocrazia islamica sciita. Motivi di attrito su questo tema non sono
mancati. Risale al 1997 l'espulsione dell'ambasciatore turco in Iran, dopo che le
autorità di Ankara avevano accusato l'ambasciatore iraniano in Turchia di fare propaganda per
l'applicazione della legge islamica nel Paese. Due anni più tardi l'allora
Primo Ministro turco Bulent Ecevit aveva accusato l'Iran di ''tentare di esportare la sua ideologia in
Turchia''. A questo si aggiungono possibili elementi di attrito politico. Primo fra tutti le accuse di ambienti politici e
giornalistici iraniani, riprese ieri in un fondo del quotidiano <Iran
Daily>, di ''promuovere gli interessi di Israele e degli Usa. Tra le iniziative lamentate dal giornale di Teheran, vi
è quella di avere ospitato un incontro tra i ministri degli Esteri del Pakistan e dello Stato ebraico. Ankara, concludeva
l'editoriale, avrebbe fatto meglio ad ''investire i suoi sforzi nel consolidare le relazioni con il mondo musulmano
anziché con l'Europa''.
La cooperazione economica bilaterale, infine, ha subito nell'ultimo anno due duri colpi. Il primo, lo scorso anno, con
l'annullamento da parte di Teheran di una commessa alla società turca
<Tav> per gestire il nuovo aeroporto internazionale "Imam
Khomeini". Il secondo, l'annuncio iraniano che è definitivamente naufragato un controverso contratto con la
compagnia di telefonia mobile <Turkcell> per creare nella Repubblica islamica una rete per 16 milioni di cellulari,
rispetto ai soli sei in uso oggi nel Paese. Entrambe le iniziative economiche avevano incontrato l'opposizione decisa
degli ambienti conservatori iraniani, che l'avevano motivata con ragioni di sicurezza nazionale, citando proprio i legami tra la
Turchia e Israele.
Eppure esistono anche validi motivi strategici che spingono i due vicini a cercare di mantenere buoni rapporti. Forse primo
fra tutti è il comune problema delle minoranze curde, la cui importanza
è cresciuta dopo la caduta del regime di Saddam Hussein in Iraq e il ruolo di primo piano che proprio i curdi
hanno assunto in quel Paese. Il rischio per Ankara e Teheran è che nell'attuale situazione, o addirittura nella temuta
prospettiva di uno smembramento dell'Iraq con la conseguente nascita di uno Stato curdo nel nord, le sirene indipendentiste
possano farsi sentire anche nei due Paesi confinanti.
E' comprensibile dunque che il portavoce iraniano abbia usato gli stessi toni pacati con i quali tre anni fa aveva
commentato la vittoria elettorale del partito islamico destinata a portare alla guida del governo ad Ankara il premier
Recep Tayyp Erdogan. A chi gli chiedeva se questo sviluppo avesse potuto creare un asse musulmano tra la Turchia e l'Iran, Asefi
aveva risposto: ''Non vediamo le elezioni in questioneda questo punto di
vista. Quello che è importante è la stabilità e la sicurezza della
Turchia''. (Ansa).
14.10.2005
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AVVICINAMENTO
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Convegno
di studi presso la <Libera Università degli Studi S.Pio
V> in Roma sul tema: "La Turchia in Europa".
Intervento dell'ambasciatore turco in Italia, Ugur Ziyal. |
Si è svolto presso la
<Libera Università degli Studi S.Pio V> a Roma il convegno di
studi sul tema "La Turchia in Europa>. Dopo i vari saluti -
a cominciare da quello del rettore dell'Ateneo Francesco Leoni e
dell'ambasciatore turco Ugur Ziyal - i lavori sono stati aperti dal
Antonello Biagini, ordinario di storia dell'Europa orientale presso
"La Sapienza>. I lavori si sono articolari in due
sessioni con la partecipazione tra i tanti del portavoce della
Conferenza episcopale di Turchia, Mons. Georges Marovitch, che si è
soffermato sul tema "Il dialogo interreligioso nella Turchia
contemporanea". Di notevole interesse l'analisi del ministro
turco della Cultura, Istemihan Talay. Questo il testo
dell'ambasciatore:
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Contribution
of H.E. Ambassador Uğur
Ziyal
to
the Conference titled "Turkey in Europe"
organized by
Libera
Università degli Studi S. Pio V
Rome,
5 October 2005
Turkey
in Europe: a most appropriate heading. Turks have been in
Europe for more than a millennia. Even before Ottoman times,
the Turks, and if you will allow me to call them so, the
Europeans had met. That meeting had tremendous consequences
for both. That meeting intensified during the Ottoman
centuries. Not only militarily, but economically, socially,
culturally as well. It entered a new phase with the inception
of the Turkish Republic and we hope today has gained new
dimensions. With the decision to start accession negotiations
just two days ago a new path is in front of us. This path will
not be a short one. However the negotiations must be fair and
sustainable, Turkey must be treated in the same way as all
other candidates. Europe must learn more about Turkey. On the
other hand Turkey must fulfill the requirements for joining
the Club. And most importantly Turkey must win the hears and
minds of European citizens. For this we will need help and
meetings like this one will definitely help.
We enter accession negotiations with the understanding that
when the day comes, we shall join the Union as an equal member
with the rights and obligations this entails.
The choice the young Turkish Republic made in the twenties in
favour of the West was a choice between civilizations. Turkey
opted for the modern, the democratic. This preference still
continues today and constitutes the basis of our endeavour to
join the EU. This choice I believe is something Europeans
should cherish.
So, before proceed with our topic "Turkey in Europe"
let me thank the Libera Università degli Studi S. Pio V,
Rector Prof. Francesco Leoni, Prof. Antonella Ercolani, Dr.
Francesco Anghelone, Dr. Antonio Macchia.
Again looking at the impressive list of participants, some old
and some, I hope, new friends, I can say I am in good company.
I thank them all as well.
I simply cannot pass without underlining the happy observation
that Italian-Turkish relations are flourishing in all fields:
political, economic, social, military. We just have to do a
bit more on the cultural and tourism site.
We appreciate deeply the staunch support Italy is giving us in
EU Councils. We hope and expect this to continue.
What I say will be in general terms, rather than
addressing specific issues, since the headings of the
Conference cover almost all aspects and indicate a deep
analysis.
As a starter let me emphasize that every single argument made
against Turkish membership, size, culture, religion, location,
whatever, can be used in favour of Turkish accession as well.
I do not know of any substantial Western institution to which
Turkey does not belong to, or to any in which Turkey is not a
staunch contributor and a valued partner.
The sole exception until now was the EU and the Turks find it
hard to understand why they are viewed so grudgingly.
Europeans can see the need for change in many parts of
the world. They pride their intrinsic power that influenced
peaceful positive change in Eastern Europe and the Balkans,
but they paradoxically see a Turkey that is rapidly
transforming itself with something akin to disquiet. The
underlying causes of this should be identified and the ghosts
that mainly arise from historical considerations and
misconceptions dispelled. I continue to hold the view that as
Turkey progresses and Europe comes to terms with the Turkish
reality and the Turkish contribution is better appreciated,
this negative perception will change. For example some Italian
friends think our legal system is based on Islamic
jurisprudence. This was never the case for the Republic
and today our laws reflect the most modern concepts. And also
let me point out there are only two true and stable democratic
regimes in what is known as the Islamic world. One is Turkey
the other one is the Turkish Republic of Northern Cyprus.
The Turkish contribution will have many aspects:
economic:
dynamism and market size, access to markets,
social and cultural: enrichment and alliance of
cultures, averting a clash of civilizations
democratic: the positive influence of a democratic
state with a population of Islamic faith, working hand
in hand with Europeans,
demographic: the dynamism of a well-educated young
population contributing to the very needs of Europe in the
coming decades, and welcoming an increasing number of
Europeans to Turkey not only as tourists or business
associates, but as people settling in Turkey: yes we have
growing communities of Europeans, British, Germans, Belgians,
Dutch and Scandinavians permanently settled,
strategic:
the impetus we can provide regarding the Black Sea region, the
Caucasus, Central Asia, the Greater Middle East, the
contributions we may together make for the stability,
prosperity and social - democratic development of these
areas and their economic potential,
energy
security:
expected to become more crucial in the coming
years, in short the contribution to the "soft" power
of Europe and combating terrorism or military prowess,
the contributions to the "hard" power Turkey can
make are just a few.
These contributions will help make our world more secure and
more manageable.
Our offer to Europe by asking for membership is to let
us do all this together. Believe me, it will be easier,
especially for us, than doing it alone. This can only be
achieved through full membership because anything less will
not enable Turkey to make its full contribution to the
objectives and values we share. Our geostrategic location and
wide web of relations make it impossible to ascribe to one
common foreign and security policy unless in the comforting
atmosphere of full belonging - that is membership. The Turkish
contribution from within, not from the outside will be greater,
also more beneficial for all.
Certainly Turkey needs Europe, but certainly Europe needs a
prosperous and democratic Turkey. Fulfilling this need we hope
will be the end result of our accession process. It will not
be easy. We are aware of our weaknesses and shortcomings just
as we are aware of all we have to accomplish. Certainly
we have concerns about the process, about its sustainability.
But, as I have just said we have openly made our preference to
undertake this journey with Europe. Now I am glad to be able
to say Europe has expressed the same preference, even though
with quite a few reservations that are strongly reflected in
the Negotiations Framework Document.
Why am I glad? Because for our people we want the best
possible and the best possible also requires that the area
around us attain the best possible as well. By the area around
us I do not mean only the Middle East or the Mediterranean.
For a Turk, the area around us certainly contains the Middle
East, the Mediterranean, but does not end there. The
area around is the Black Sea, the Caucasus, Central Asia,
Russia, the Balkans, but foremost Europe. It is with Europe we
have the greatest intercourse, be it economic, be it political,
be it cultural, be it military, be it social. As our progress
towards full membership in the EU enfolds, all of these
relations will intensify to the benefit of us all.
Turkey will truly be in Europe, and so will Europe
be in Turkey. We are not afraid of 450 million Europeans, so
why should there be concern of 65/70 million Turks.
Let us try to understand and appreciate each other better,
help each other.
This, believe me, is our vision for the "path to
the future".
So let us look to the future: Negotiations are starting. This
in itself is a serious accomplishment that augurs well for the
future. However, we are quite aware of the progress we have to
achieve, the obstacles we have to surmount. We know we have to
reach out to the European public.
But let us not delude ourselves. Europe is undergoing a
transformation just as Turkey is. Globalization is having its
effects and the Europeans just like us have to take the
challenge. How this challenge will be taken, it is another
question. The realities will not change. Competition from the
US, China, India and Russian Federation, not only
economically but in all aspects, energy, social, demographic
will not abate but grow. This is something which we hope
to make our common issue on the path to the future.
The situation is the same for Turkey. We also face these
challenges. We are restructuring our country and ourselves to
meet this challenge. Our economic reforms, carried alongside
our democratic, legal and social reforms whereas being part of
the requirements on the way to the EU, are also primordial
imperatives of this reality.
This process of change and development in Turkey can be called
metamorphosis within. This metamorphosis within encompasses
all aspects of life, in the form of legal reforms including
constitutional changes, reinforcing freedom of thought and
expression, basic human rights, democracy and civilian
authority, cultural and religious rights, eliminating torture
and now ill treatment, retrial based on European Court of
Human rights decision, greater transparency.
Implementation is an ongoing process with education of civil
servants, judiciary, police continuing. A mind-change is
taking hold. Lapses occur but the trends are correct.
Positive criticism is needed but encouragement, is
needed more.
In a parallel vein the economy is also being rejuvenated.
We now have one digit inflation (8%), rapid growth (9%),
greater liberalization and greater foreign direct investment.
In the last three years Turkish economy grew 26%. Our
liberalized economy is becoming a part of the international
one. The Turkish economy is more a market economy than some EU
members, modern and dynamic in many aspects. Our Economy
Minister, who is also - EU Chief negotiator, has
pledged to meet Maastricht Criteria within the decade.
As you can see the metamorphosis within is a silent
revolution, a mentality transformation, achieved in a
relatively short time, due to overwhelming support from the
public opinion as well as a gratifying government -
opposition co-operation in Parliament.
We
can also expect a metamorphosis without, a two pronged change
in the EU; the project of enlargement and the socio-cultural
adaptation of the EU public to his process. This, in my view,
as it progresses positively will help Europe in meeting the
challenges posed by globalization, and the challenges posed by
Turkish accession.
Turkey
happens to be in the thick of this metamorphosis without,
strangely, being used as a smoke-screen by some. However, I am
confident that the smoke will dispel because Turkey, in the
final analysis, is an asset for the EU, not a liability. The
cooler heads in Turkey and in Europe will ultimately prevail,
just as they have until now.
I
have followed closely the, let me call it debate, that took
place in Luxembourg two days ago: October 3rd. The
debate on Turkey was not about taking a decision regarding
opening accession negotiations with Turkey. That decision had
already been taken December last. The debate was about the end
result of accession negotiations: which was obvious from the
outset, full membership. But it took the Foreign Ministers a
very long time to say this. And what they said is even in the
most generous evaluation, grudging.
Why
do we see this as such, let me explain: the Turkish
texts are stringent in comparison to past texts. They
also go beyond the Copenhagen Criteria and the principles on
which the EU is based. Absorption capacity of the Union a
subjective concept is now enshrined as a new Copenhagen
criteria. The process is geared to financial considerations of
the Union, with 2014 being mentioned. However, regarding the
texts we have no contention with the Aquis. Our contention is
with issues that are beyond the Aquis. Political demands
that have nothing to do with the accession criteria, Cyprus
being a prime example. If we do not have a solution in Cyprus
it is because the Greek Cypriots at the request of their
leadership said "no" to the plan drawn up by
the UN Secretary General in consultation with all
concerned parties. They are now rewarded by EU membership and
have veto power over everything. The EU is unifying Europe but
paradoxically perpetuating the division on the Island.
Our
friends on the Island and on the mainland must know that
Turkey has the will to solve all issues on their own merits in
the forum they belong, but any attempts for using the
accession process as a backdoor to attain national objectives
will only backfire.
Another
example is "special relationship", something, we
view as a second class seat. Turkey already has this
special relationship. We have a customs union and as regards
ESDP (European Security and Defence Policy) we participate in
all EU led operations save Congo.
The negotiations naturally are open-ended as all negotiations
are. This has been made amply clear. But anything less than
full membership as the objective of or as an alternative
to the negotiation process cannot ever be acceptable.
Turkey must do what is required from it. We expect Europe to
do the same, to keep its promises. We believe that we shall
need mutual solidarity and understanding to sustain a
successful negotiation process.
I must also dwell upon, undiplomatic as it may be, on internal
political expediencies. We all know that in the EU
constitutional referenda Turkish membership was a minor issue.
Polls taken by Eurobarometer, an EU institution, indicated 6%
and 8% in France and Netherlands where the vote was negative.
We all know Turkey suffers from and is also combating
the brand of terrorism that is known in Europe as Islamic,
just as much as Christian Europe. We all know that a
democratic stable Turkey is the antithesis to the clash of
civilizations. We all know that Turkey is not a consumer but a
provider of stability and security in its turbulent area. And
we all know that there is no accession criteria saying that
you cannot neighbor this or that country. But we are hearing
these and resent being made a scapegoat by European
politicians.
One last point. We also know that throughout Europe in general
the support for Turkish accession is in the lower twenties,
the opposition being in the upper. However the significant
number is the undecided. Mid-forties. And this is with all the
negative undertones of today. Who knows, at the end of the
negotiation process, with a Turkey meeting all the required
criteria how will the undecided decide.
If the future path enfolds in such a way making it impossible
for us to attain our preference certainly our intention is to
continue on the path of our choice: democratic development,
economic development, social development transparency, good
governance, the same values and objectives we would
espouse with EU membership.
As you all know Europe is facing challenges, Turkish accession
being one. As many have said Turkey truly is both an
opportunity and a challenge for Europe. The Europe that we all
believe in should be able to raise to the challenge and seize
the opportunity.
Thank you, UgurZiyal ambasciatore di Turchia in
Italia |
Questi
invece gli interventi di Talay e mons. Marovitch
In questi ultimi tempi, la volontà della Turchia di far parte
della Comunità Europea ha dato occasione ai mass media di parlare
spesso di questo grande paese facendone notare i dati positivi o
negativi per la sua immissione, anche con aspre discussioni tra i
favorevoli e î contrari.
Dobbiamo notare che quelli Contrari hanno potuto solo conoscere la
Turchia dai libri o da modi di dire o fatti, spesso non veri, a
dovuti a condizionamenti storici, specialmente a causa dell'
appartenenza alla religione Islamica della maggior parte dei suoi
abitanti.
Le persone che hanno invece avuto la possibilità di vivere in questa
paese, hanno potuto apprezzarne molti valori, sia spirituali che
materiali.
Un esempio per tutti è il Beato Papa Giovanni XXIII, che è stato per
90 anni Delegato Apostolico in Turchia e Amministratore del
Vicariato Apostolico di Istanbul, Malgrado le proteste da parte di
alcuni sacerdoti e fedeli egli ha introdotto la lingua turca nella
liturgia latina, e nel suo "Giornale dell'anima" scriveva nel 1939:
"lo amo i turchi, apprezzo le qualità naturali di questo popolo che
ha pure il suo posto preparato nel cammino della civilizzazione".
Durante i lunghi anni della Sua permanenza ad Istanbul ha potuto
maturare la Sua conoscenza dell'Islam e scoprire le ricchezze
spirituali che si trovano anche in questa religione monoteista. II
Concilio Vaticano II , convocato da Lui, è certamente il frutto
della Sua esperienza in Oriente. La dichiarazione Conciliare "Nostra
Aetate" sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane
esorta tutti a promuovere, assieme ai nostri fratelli musulmani, i
valori morali, la giustizia sociale ,la pace e la libertà.
"La Chiesa guarda anche con stima i Musulmani che adorano l'unico
Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore
dei cielo e della tema, che ha parlato agli uomini. Essi cercano di
sottomettersi con tutto il cuore ai decreti di Dio anche nascosti,
come si è sottomesso anche Abramo, a cui la fede islamica volentieri
si riferisce, Benché essi non riconoscano Gesù come Dio, lo venerano
come profeta; essi onorano la Sua Madre, la Vergine Maria, e
talvolta pure la invocano con devozione. Inoltre attendono il giorno
del giudizio quando Dio retribuirà tutti gli uomini risuscitati.
Cosi pure essi hanno in stima la vita morale e rendono culto a Ilio
soprattutto con la preghiera, le elemosine e il digiuno.
Se, nel corso dei secoli, non pochi dissensi e inimicizie sono sorti
tra Cristiani e Musulmani, il Sacrosanto Concilio esorta tutti a
dimenticare il passato e a esercitare sinceramente la mutua
comprensione, nonché a difendere e promuovere insieme, per tutti gli
uomini, !a giustizia sociale, i valori morali, la pace e la
libertà."
La Turchia infatti è erede di un grande impero con una ricca
civiltà. Le sue frontiere si estendevano all' ovest fino a Vienna.
Per secoli la sua capitale Istanbul (Costantinopoli) é stata fra le
maggiori del continente europeo e luogo d'incontro di diverse razze
e religioni, sapendo farle convivere in pare per molti anni. II
trattato di Parigi del 1 858 nell'articolo 7 riconosceva già la
Turchia come nazione facente parte dell'Europa.
Articolo 7: L'Imperatore d'Austria, l'imperatore di Francia, la
Regina della Gran Bretagna e dell'Inghilterra, il Re di Prussia, il
Re della Sardegna e l'Imperatore della Russia, dichiarano di avere
accettato che l'impero ottomano venga considerato un paese europeo,
che questi usufruisca di tuffi i diritti dei paesi europei e che
faccia parte dei concerto di paesi europei. Ciascuno di questi
monarchi accetta di rispettare l'indipendenza e (Inviolabilità delle
frontiere dello stato ottomano. Inoltre garantiscono che tale
rispetto continuerà. Qualunque comportamento in contrasto con ciò,
verrà considerato un attacco all'interesse di tutti gli altri
Questa sua vocazione di convivialità con le religioni monoteiste è
fondata anche sul Corano ove dice alla Sura della Mensa, 5, 48: "Se
Dio avesse voluto avrebbe fatto di voi una Comunità Unica, ma ciò
non l'ha fatto per provarvi in quel che vi ha dato. Gareggiate
dunque nelle opere buone"-
E' doveroso anche ricordare che nei tempi più recenti, nel periodo
della guerra fredda, la Turchia, come membro della Nato, è stata lo
scudo dell'Europa contro il comunismo ateo. Ebrei e Cristiani di
Turchia siamo tutti convinti che ammessa nella comunità europea, il
nostro amato paese potrà essere un ponte tra l'occidente e i paesi
islamici, un fattore di pace e un arricchimento materiale e
spirituale per tutta l'Europa.
Aiutando la Turchia a raggiungere il livello di benessere degli
altri stati europei, molte persone potranno stabilirsi in futuro in
questo paese spazioso, molto riccio di risorse naturali. Nel futuro
i turchi stessi non avranno più bisogno di emigrare, ma potranno al
contrario accogliere molti lavoratori ed industriali da altri paesi,
come è stato in passato per le comunità dette "levantine" della
Turchia.
Vivendo in contatto con la popolazione turca, si vede infatti come
essa sia formata da persone ospitali che amano il lavoro, (ne
abbiamo esempi anche da coloro che lavorano in Germania, Belgio,
Olanda, Francia e creano industrie e attività in diversi paesi
dell'est europeo e dell'Asia centrale); avendo tante ricchezze
naturali, potrà accogliere facilmente nel futuro molti membri delle
nazioni europee dando loro nuove possibilità di lavoro.
La Turchia, pur essendo un paese laico, è a maggioranza musulmana,
ma essa ha saputo convivere con persone di diverse religioni e ha
conservato molti valori che spesso vediamo si sono perduti nel mondo
occidentale: dal grande rispetto del nome di Dio (il turco non
bestemmia mai, contrariamente a quello che si dice :."`bestemmiare
come un turco ") , al rispetto per i valori familiari (sia verso i
genitori che verso gli anziani o verso gli educatori), al senso del
lavoro, al non essere dedito ai vizi come l'alcool, al pudore nei
programmi televisivi, alla morale e ai valori comuni anche al
cristianesimo, alla tolleranza verso le altre religioni. Infatti,
nell' 800, quando in Europa non si poteva costruire luoghi di culto
per i non cristiani ad Istanbul nella più grande istituzione per
anziani e orfani di nome "Dartlacize" il Sultano aveva costruito una
moschea, una sinagoga e una chiesa affinché tutti i suoi residenti
potessero pregare liberamente e secondo ^la loro propria fede.
Un altro bell'esempio del rispetto dei popolo turco verso gli altri
credenti si pub constatare a Konya (antica lconium) dove ha vissuto,
nelle stesso periodo di San Francesco, un famoso mistico di nome
Meviana Celalettin Rumi. In questa città considerata santa per molti
musulmani, si trova una chiesa cattolica dedicata a San Paolo. Essa
é situata su un viale principale dove si svolgono spesso diverse
manifestazioni di massa. Di tanto in tanto la folla che transita su
questo viale grida degli "slogan" di protesta per varie ragioni. Ma
quando passa dinanzi alla chiesa tutti tacciono in rispetto verso la
casa di Dio per riprendere le proteste dopo averla oltrepassata.
I turchi sanno essere riconoscenti. Alla fine della prima guerra
mondiale l'ultimo Sultano Vahdettin ha fatto erigere un grande
monumento al Papa Benedetto XV nel cortile della Cattedrale latina
di Istanbul in riconoscenza dell'aiuto dato da questo coraggioso
Papa ai prigionieri e feriti dell'esercito turco uscito sconfitto
dalla guerra. Più recentemente, all'affetto manifestato al popolo
turco da Mons. Roncalli (futuro Papa Giovanni XXIII), fanno della
Sua beatificazione, il sindaco di Sisli, Mustafa Sangull, ha dato ii
Suo nome alta strada dove ha abitato per dieci anni ad Istanbul.
Nello stesso tempo, nel grande salone di nome "Ataturk Kultur
Merkezi" il Ministro della Cultura, IstemMan Talay, ha fatto
eseguire dal coro e dall'orchestra dell'Opera di Stato (tutti
musulmani) il "Te Deum" di Marc Antoine Charpentier e "l'Alleluia"
di Haendel facendo venire dall'Italia il famoso Maestro dei Coro,
Fausto Regis, per preparare questa esecuzione in lingua latina.
Inoltre, ha fatto stampare a spesa dei Suo Ministero la vita del
buon Papa Giovanni, amico dei Turchi, in francese, inglese e turco.
Ecco il testo dell'introduzione dei libro che dà un'idea della
ricchezza d'anime dei turchi verso chi li ama e li rispetta
II mondo sente la mancanza di amore ed ha bisogno, più che mai di
pace e fratellanza.
Garantire l'amore e la pace è il miglior modo per far si che I'umanità
conviva, indipendentemente da eventuali differenze di religione,
lingua o razza.
C'è sempre stato bisogno di persone e leader speciali che siano in
grado di raccogliere l'umanità sotto lo scudo dell’amore e del
rispetto. Nel cuore di gente con tali caratteristiche c'è sempre
posta a sufficienza per tutti e queste persone hanno la forza di
abbracciare !'umanità intera. Bisogna conoscere bene tale gente e
far si che anche le future generazioni le conoscano.
Questo libro parta di una di queste persone, cioè di Papa Giovanni
XXIII o Angelo Giuseppe Roncalli, che considerava l'umanità intera
come suoi fratelli ed amici e che aveva dedicato tutta la sua vita
alla causa della pace mondiale.
Prima di diventare Papa, Roncalli era stato per lungo tempo ad
Istanbul come Capo Spirituale della Comunità Cattolica, Era un vero
amico dei Turchi ed un ammiratore di Ataturk I Turchi lo
consideravano uno di loro e la avevano accolto tra .di loro; nella
stessa maniera Roncalli usava dire, io amo i Turchi",.per esprimere
la simpatia che nutriva verso di essi.
L 'amichevole popolo turco non ha dimenticato e non si dimenticherà
mai di Roncalli e terrà spalancata la porta dell'amicizia e
dell'amore, aperta da lui.
Commemoriamo ancora una volta, con sentimenti di amicizia e
rispetto, Angelo Giuseppe Roncaili, Papa Giovanni XXIII e ci
congratuliamo con tutto il mondo della Cristianità per la
beatificazione, avvenuta il 3 Settembre 2000,di questa somma
personalità.lstemihan Talay,
Ministro della Cultura della Repubblica Turca,
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E' un fatto che, attualmente, la situazione giuridica delle
comunità non musulmane, ha ancora alcuni problemi in Turchia, non
tanto come libertà di culto, quanto per il mantenimento dei beni
immobili utili per l'espletamento delle attività religiose. C'è
anche da far notare, purtroppo, che durante il periodo della caduta
dell'impero ottomano alcuni membri delle nostre comunità hanno
collaborato con i nemici e invasori del paese e hanno preso le amni
contro le popolazioni locali. Dopo (istituzione delta Repubblica, si
sono avute, come reazione, delle restrizioni verso di loro ,come il
servizio militare obbligatorio ma senza .possesso di armi. Oggi,
però, questo provvedimento è cambiato al punto che il Patriarca
greco Bartolomeo I e l'armeno Mesrop II hanno potuto prestare i1
loro servizio militare in qualità di ufficiali di riserva.
Attualmente, il non riconoscimento della personalità giuridica delle
nostre Chiese provoca lentamente la confisca dei loro beni immobili;
inoltre esse non possono ricevere eredità o benefici economici per
il mantenimento dei loro luoghi di culto o per le loro istituzioni
di beneficenza. Ultimamente, con la volontà della Turchia di entrare
nella Comunità Europea, si sono promulgate nuove leggi che
aboliscono queste discriminazioni in applicazione dei criteri di
Copenaghen ma la loro attuazione è molto lenta a causa di alcuni
ostacoli burocratici e anche per la cattiva volontà di alcuni
funzionari ultra conservatori che vogliono mantenere lo "statu quo".
Un proverbio turco definisce motto bene questa situazione : " Un
matto butta una pietra in un pozzo profondo e quaranta saggi non
riescono a tirarla fuori ".
Siamo convinti che la firma di un "modus vivendi" fra la Turchia e
la Santa Sede, che intrattengono attualmente delle relazioni
diplomatiche, risolverebbe rapidamente tutti i problemi della Chiesa
cattolica in Turchia, senza ricorsi infiniti ai Tribunali che
rovinano le nostre magre risorse obbligandoci a mendicare presso le
Chiese dell'Occidente per poter sopravvivere,
Infine è da ricordare che la Turchia conserva tutte le memorie
storiche dei primi tempi del cristianesimo, tanto che possiamo dire
che le vere radici dell'Europa e la culla del Cristianesimo sono ad
Antiochia (Sede di S.Pietro, prima di Roma dove i Cristiani, secondo
gli Atti degli Apostoli, hanno ricevuto per la prima volta questo
bel nome), a Tarso (città nativa di S.Paolo),ad Efeso (dove
S.Giovanni si à recato con la Madonna), a Nicea (città del primo
Concilio Ecumenico e dei nostro Credo), nella Cappadocia (luogo ove
sono vissuti ì Padri della Chiesa primitiva). Ancora oggi la casa
della Madonna ad Efeso è un luogo di dialogo e di preghiera visitato
continuamente da moltissimi pellegrini musulmani turchi, quasi più
che dai cristiani. Infatti essi la considerano, come noi, la Madre
più pura e santa dell'umanità e motti danno atte foro figlie il
bellissimo nome di Maria ( MERYEM ) e ai loro figli il santo nome di
Jesú ( ISA ).
Considerando tutto ciò la Conferenza Episcopale di Turchia, della
quale sono il portavoce, e che è da motti anni membro dei CCEE
(Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa) é convinta che non
si dovrebbe isolare la Turchia ed esitare ad accoglierla nel grande
coro dei paesi dell'Europa. 3!t .
Grazie di avermi ascoltato. .
Roma, 5 Ottobre 2005 -
Canonico Georges
Marovitch Portavoce della Conferenza Episcopale di Turchia
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14.10.2005
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IL GRIDO DI
ALLARME
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In
Turchia, nonostante la
libertà di culto, ci sono - come ha spiegato mons. Luigi Padovese -
difficoltà nel
celebrare le messe e nel distribuire l'Eucarestia. I casi
emblematici di Adana e Tarso. |
Nonostante il fatto che
in Turchia ci sia la libertà di culto, i cristiani incontrano alcuni problemi nel celebrare le messe. Lo ha detto il vicario
apostolico in Anatolia mons. Luigi Padovese, che ricopre anche l'incarico di
vice-presidente della Conferenza episcopale turca. Padovese è stato intervistato dalla
<Radio vaticana>.
''La Turchia come terra di antica memoria cristiana - ha detto - presenta una
pluralità di situazioni in rapporto all'Eucaristia. Tanto per dire, al Sud dove abito io, nelle
nostre celebrazioni convergono cristiani non soltanto latini, ma anche armeni, caldei, siro-cattolici ed ortodossi.
C'è di fatto un ecumenismo della vita, che ci tiene tutti assieme intorno
alla realtà di una Chiesa che è ormai una realtà minoritaria. L'Eucaristia diventa per noi l'unico momento significativo di
aggregazione e non soltanto tra cattolici, ma tra cristiani''. Nel Paese, ha osservato il vescovo
''c'è libertà di culto, però ci sono dei problemi pertinenti a situazioni locali:
disgraziatamente - ha raccontato - ho dovuto chiudere cinque giorni fa la chiesa di Adana,
perché il comune di Adana non mette in pratica una legge statale che prevede un congruo spazio
tra il luogo di culto e l'abitato. Attorno alla chiesa di Adana, abbiamo una discoteca, un ristorante e non ci
è possibile celebrare la messa a causa dei rumori. Questo mi ha portato ad
una decisione sofferta, ma d'altra parte una decisione dovuta, proprio perché si interrompa questa catena di promesse che non
trovano poi mai adempimento''
Circa i rapporti con la maggioranza musulmana, mons. Padovese ha osservato: ''Devo dire che io amo la Turchia ed amo il popolo
turco. Vorrei dirlo molto chiaramente, perché questo risponde a quello che sento dentro di me. Ci sono,
però, situazioni che devono essere chiarite. Analogamente a quanto detto per
Adana, c'è la situazione di Tarso. A Tarso esiste una chiesa-museo:
non ci è possibile celebrare l'Eucaristia senza dover chiedere un permesso scritto. Quando arrivano gruppi, improvvisamente, la
cosa riesce estremamente difficile. Credo che da parte della comunità cattolica, ma direi anche da parte della
comunità cristiana occorre far sentire la nostra voce affinché in luoghi
così significativi per noi cristiani ci sia un posto dove poter celebrare l'Eucaristia senza chiedere permessi.
(Ansa)
14.10.2005
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FIGLI DI KEMAL
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Il
3 ottobre 2005 è stato raggiunto l'accordo per l'avvio dei negoziati di
adesione della Turchia all'UE. Il Governo di Ankara ha accettato la bozza
di intesa approvata in precedenza dai 25 Paesi dell'Unione. Un Paese
musulmano di 70 milioni di abitanti si affaccia in Europa. Sembra il punto
d'arrivo di un processo iniziato all'indomani della Prima Guerra
Mondiale e del crollo dell'Impero Ottomano.
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L'eccezione Turchia
La Turchia è un Paese musulmano, ma non è uno Stato islamico. La stragrande
maggioranza della sua popolazione è di fede musulmana (il 99 per cento) ma il
suo ordinamento statale e le fonti del suo diritto (penale e civile) non hanno
nulla a che fare con il Corano. E' un caso unico. La Turchia è cioè uno Stato
laico. L'eccezione turca è frutto dell'opera di uno dei personaggi più
interessanti del Novecento: Mustafa Kemal (1881-1938), detto Atatürk.
La nascita della Turchia moderna
L'Impero Ottomano si sgretola con la Prima Guerra Mondiale. La Turchia,
sconfitta insieme a Germania e Austria, vede il proprio territorio ridotto alle
sole province dell'Anatolia non cedute ai Greci. Ma quando il trattato di
Sèvres (1920) assegna anche Smirne alla Grecia, i Turchi insorgono. Il
trattato, non ratificato dal Parlamento turco, costituirà il bersaglio della
rinascita turca, guidata da Mustafa Kemal, il quale è emerso, nel corso delle
vicende drammatiche della guerra, come figura assolutamente eccezionale per
dirittura morale, chiarezza di obiettivi politici e valore militare. Brillante
ufficiale, aveva percorso rapidamente le tappe della carriera militare. Aveva
partecipato alla rivoluzione dei Giovani Turchi (1908), si era distinto nella
guerra italo-turca per la Libia e nelle operazioni di Gallipoli e del Caucaso.
L'ascesa di Kemal
Nel 1922, ormai con l'appoggio incondizionato delle Forze Armate, Kemal fonda
il Partito del Popolo. Nel frattempo aveva guidato la riscossa armata, liberando
il territorio nazionale. La Russia bolscevica e l'Inghilterra devono fare i
conti ormai con la Turchia di Kemal. E si arriva alla revisione del trattato di
Sèvres, con una lunga trattativa, che terminerà nel 1923 (24 luglio) a
Losanna. La Turchia, riconosciuta come Stato indipendente e sovrano, si assicura
la piena sovranità su Tracia orientale, Costantinopoli, Smirne, Cilicia,
litorale del Mar Nero e province orientali; e una sovranità più limitata sugli
Stretti, che vengono smilitarizzati, mentre la sicurezza militare di Istanbul
viene affidata alla Società delle Nazioni. Le truppe kemaliste entrano nella
capitale. Il 29 ottobre 1924 viene proclamata la Repubblica turca, e s'insedia
il governo repubblicano, sotto la presidenza di Kemal Atatürk.
Il primo Paese musulmano a
divenire Repubblica
Prima costituzione, provvisoria, nel 1921. Il popolo viene proclamato come l'unico
depositario della sovranità; l'Assemblea Nazionale ne è l'interprete. Il
13 ottobre 1923 la capitale viene spostata ad Ankara. La nuova Carta
Costituzionale viene emanata il 20 aprile 1924. Lo Stato assume la forma
repubblicana, la religione ufficiale è quella islamica e la lingua quella
turca. La Repubblica è retta dalla Grande Assemblea Nazionale di Turchia (Kamutay),
la quale elegge tra i suoi componenti il presidente della Repubblica, che rimane
in carica 4 anni ed è rieleggibile.
La grande riforma di Kemal
Fondamentale è la legge del 20 maggio 1928, che sanziona la divisione tra
potere religioso e potere politico, nonché l'abrogazione dell'articolo
della Costituzione del 1924 che aveva dichiarato l'Islam come religione
ufficiale dello Stato. La laicità è il criterio fondamentale del nuovo
ordinamento dello Stato. Dal 1923 al 1932 è un susseguirsi di riforme. Kemal
abolisce il califfato e i tribunali religiosi (1924); proibisce il fez e il
turbante (1925); sopprime le confraternite e gli ordini religiosi, confiscando i
loro beni e chiudendo le scuole confessionali, sostituite da scuole laiche
statali (1925); impone l'adozione del calendario gregoriano, troncando ogni
legame con la cronologia islamica (1925); abolisce la poligamia e sancisce l'uguaglianza
uomo-donna (1926); sopprime l'insegnamento dell'arabo (1929); sostituisce la
lingua turca all'arabo nella liturgia, e fa tradurre il Corano in lingua turca
(1932); impone l'adozione del sistema metrico decimale (1932). Nel 1934 si
attribuisce il cognome Atatürk (padre dei Turchi). A rendere più presente il
controllo sulle riforme già attuate, e a promuovere la necessaria formazione
del consenso, vengono istituite nel 1931, in ogni città e in ogni paese, le
Case del Popolo (corsi di lingua turca, e di altre lingue; letteratura e storia;
belle arti e prosa; attività ginniche e sportive; assistenza sociale; scuole
popolari; musei e biblioteche; mostre e attività rurali).
Atatürk si ispira dichiaratamente al positivismo di Auguste Comte (1798-1857).
Secondo Comte la storia dell'umanità procede linearmente dallo stadio
religioso a quello scientifico. La scienza è destinata ad avanzare, la
religione è fatalmente condannata a recedere. La resistenza religiosa alla
scienza è perciò un ostacolo al progresso. Il modello da imitare, per Atatürk,
è la Francia, da cui importa anche il termine "laicismo" (laiklik), fino ad
allora sconosciuto in Turchia.
Il segno di Atatürk
La riforma kemalista è, a giudizio degli studiosi, una delle più importanti
costruzioni politiche della storia. Il Partito Repubblicano del Popolo
egemonizza la scena politica turca a lungo. Il suo predominio è una scorciatoia
verso la modernizzazione e una garanzia sicura contro la rivoluzione sociale di
tipo bolscevico. Il modello della Turchia si avvicina a una oligarchia di tipo
militare: nel corso degli anni il ceto militare rappresenterà una garanzia
contro le tante tentazioni di ritorno al passato.
L'Islam turco resiste nel privato
Bandito dalla sfera pubblica, l'Islam sopravvive negli spazi privati. E'
bene ricordare che la rivoluzione kemalista non istituisce affatto l'ateismo
di Stato. L'Islam è praticato da milioni di fedeli e al suo interno vedono la
luce nuovi movimenti. I più importanti sono le confraternite sufi della
Naqshbandiyya e il movimento riformista Nur ("Luce") fondato da Said Nursi
(1876-1960), che riesce a conservare un proprio ruolo in ambito culturale
attraverso i circoli di lettura delle Epistole della Luce, il libro-guida del
fondatore.
I militari custodi della laicità dello Stato
In Turchia il Consiglio per la Sicurezza Nazionale composto dagli alti vertici
militari, è il custode del laicismo dello Stato e ha il potere
costituzionalmente riconosciuto di interferire pesantemente sul governo civile.
Negli anni della Guerra fredda la pressione sull'Islam si allenta. I generali
credono infatti che l'Islam sia un buon antidoto contro il comunismo. Il colpo
di Stato del 1980 apre la strada a un governo voluto dai generali ma guidato da
una personalità religiosa di ambiente sufi, Turgut Ozal, seguace della
Naqshbandiyya guidata dallo sceicco Topcu.
1995: l'azzardo di Erbakan
Un altro seguace di Topcu, Erbakan, fonda, negli anni Novanta, il partito
religioso Refah ("Benessere"), che nel 1995 vince le elezioni. Erbakan osa
mettere in discussione il kemalismo e ammicca all'Islam oltranzista dei
Fratelli Musulmani egiziani. L'esercito reagisce con il colpo di Stato "soffice"
del 28 febbraio 1997 in cui lo stesso Erbakan è convinto a promulgare nuove
leggi anti-religiose che porteranno alla messa al bando del suo partito Refah.
Con Erdogan non cambia granché
Il 3 novembre 2002 il partito islamico Adalet ve Kalkinma (Akp, "Giustizia e
Sviluppo"), ottiene, con il 34,2 per cento dei voti, la maggioranza assoluta
dei seggi del parlamento. Il suo leader Recep Tayyp Erdogan diventa primo
ministro qualche mese più tardi. Nel programma dell'Akp la shari'a (legge
islamica), è indicata come un orizzonte ideale piuttosto che come insieme di
precetti fissi e immutabili. In questi due anni Erdogan ha dimostrato di essere
un alleato fedele degli Usa e di puntare all'ingresso nell'Unione europea.
Turchia, un modello non esportabile
All'indomani della rivoluzione kemalista, molti Paesi musulmani e arabi
guardarono alla Turchia come a un modello da imitare. E invece la "rivoluzione
laicista" rimarrà un caso isolato. Una situazione simile alla Turchia di
Atatürk si sarebbe potuta determinare in Egitto con Gamal Abdel Nasser,
soprattutto dopo la nazionalizzazione del canale di Suez nel 1956, atto che lo
rese popolare in tutto il mondo arabo.
In realtà, in molti Paesi arabi e musulmani, è mancato un processo di "laicizzazione"
della vita pubblica, ma questo non ha impedito che queste società conoscessero
una secolarizzazione profonda e - per certi versi - devastante. E'
evidente che oggi in Egitto, Iraq, Siria o Algeria non vi è quasi niente
nell'economia, nella politica o nella giurisprudenza che sia conforme alla
shari'a. L'Islam viene, in un certo senso, retrocesso agli aspetti meno
importanti della vita pubblica. Un processo forse inevitabile, ma mai
esplicitato e tanto meno guidato. Ecco allora che, come descritto dallo
scrittore egiziano premio Nobel Nagib Mahfuz, ''il musulmano medio vive una
sorta di sdoppiamento tra una sfera pubblica sempre più 'occidentale' e una
dimensione privata in cui l'Islam occupa ancora un ruolo fondamentale''.
Ottant'anni dopo Atatürk, la Turchia fa ancora storia a
sè. (Antonello Sacchetti/Criticamente)
14.10.2005
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UNA SFIDA
CONTRO IL FANATISMO ISLAMICO
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Il
premier turco Erdogan ad un convegno ad Antiochia (Hatay) per
favorire l'intesa tra i tre grandi monoteismi semitici
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Pochi sanno
che, una settimana prima che iniziasse il difficile cammino che
forse nel 2015 porterà la Turchia in Europa, Recep Tayyip Erdogan in persona si era recato a tenere un comizio molto
importante nella decentratissima città di Antiochia (Hatay in
turco) per suggellare con la propria impronta l'apertura di un
meeting delle religioni e delle culture tenutosi in quella città
dal 26 al 29 di settembre. Presente anche il patriarca ortodosso di
Istanbul, Bartolomeo II, il rabbino capo di Antiochia e una nutrita
cerchia di teologi islamici turchi, tutti assolutamente
moderatissimi nelle predicazioni , negli insegnamenti e nelle
interpretazioni del Corano, il convegno è diventato da una parte il
biglietto da visita con cui Erdogan pensa di presentarsi in Europa (
e infatti con molta probabilità si ripeterà ogni anno) e dall'altra
il messaggio che il premier intende mandare a quei larghi strati
della popolazione turca che hanno interpretato la sua vittoria alle
elezioni come un permesso di tornare al passato per ataturkiano
quando l'Islam dava alla Turchia gli stessi problemi che da oggi a
tanti Stati arabi. Avviate con enorme fatica, e dopo un decisivo
intervento degli Stati Uniti su entrambe le parti in lizza, le
lentissime procedure per assimilare la Turchia dentro l'inquieta
Europa dell'euro e degli euro burocrati, varrà ora la pena di
porsi la domanda che aleggia dietro ogni polemica sul ruolo di
Ankara nella UE del dopo 2015: questa scelta ci porterà più o meno
terrorismo islamico? Più o meno humus fondamentalista?
Ebbene, forse apparirà controcorrente con il comune sentire che si
riempie la bocca e le orecchie di guerre di civiltà ( o di "
inciviltà"), ma tutti gli analisti politico-militari sanno
benissimo che l'esercito turco (si badi bene, l'equipaggiatissimo
esercito e non la società civile) sarà in un domani molto vicino e
in parte lo è già oggi l'unica diga credibile al dilagare della
predicazione del fanatismo islamico nel Medio Oriente e di
conseguenza l'unico vero Muro contro il terrorismo della stessa
matrice.
L'esercito turco infatti accetta l'islamismo di Erdogan solo
perché quest'ultimo ha a sua volta accettato di emendarsi dagli
errori di gioventù che lo avevano anche portato in carcere per un
anno a causa dei propri proclami da fanatico musulmano . Erdogan
invece attualmente è l'espressione del sufismo turco, Mevlevi ed
Helevetii Jerrahi sono le tariqe più importanti, e si è dato una
vistosa ripulita dalle idee e dagli amici di un tempo. Ben attento a
evitare di venire in futuro deposto dall'esercito turco che è
oggi la stessa vigile sentinella che fu contro il comunismo ai tempi
della guerra fredda, Erdogan nel proprio discorso di apertura
convegno ha parlato a favore della globalizzazione del mercato ("è
come un torrente in piena, opporsi è stupido, però si possono fare
delle dighe per incanalare l'acqua e non venirne sommersi") e
contro l'odio del diverso che esiste in tante società del Medio
Oriente (io condanno con la stessa fermezza l'antisemitismo e i
suoi frutti di terrore e l'islamofobia con le conseguenze che ciò
porta in Europa"). E anche il Vaticano, pur non accettando di
presenziare ufficialmente al convegno con la persona del Papa o del
segretario di stato, non ha affatto ritenuto di ignorare questa
riunione interreligiosa scomodando l'arcivescovo Pierluigi Celata,
responsabile Vaticano del dialogo interreligioso, a presenziare come
osservatore e come latore di un breve messaggio di Benedetto XVI. (Dimitri
Buffa/L'Opinione.it)
14.10.2005
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LA
FONDAZIONE MARMARA VISITERA' MARDIN
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Convegno
di due giorni sul tema "Strategia per lo sviluppo economico delle
donne" nel sud-est dell'Anatolia. |
The Marmara Group Strategic and Social
Research Foundation held a two-day meeting on "Strategies for Economic
Development of Women in Southeastern Anatolia" in cooperation with the
Southeastern Anatolia Project (Gap) Administration and the United Nations
Development Program (Undp).
The meeting was moderated by the Marmara Group Foundation and Human Rights
Platform Chairwoman Müjgan Suver, Professor Yıldız Ecevit, Assistant
Professor Şemsa Özar and Nazik Işık.
The meeting was attended by Gap Administration Chairman Muammer Yaşar
Özgül, Undp representative in Turkey Jakob Simonsen, Marmara Foundation
President Akkan Suver, directors and educators from 30 Multi-Purpose Community
Centers (Çatom), representatives of Turkish NGOs, project coordinators,
academics, parliamentarians and mayors of the region, the Marmara
Foundation's Executive Council and Academic Council members and businessmen.
Mardin Mayor Temel Koçaklar and State Minister for Women and Family Affairs
Nimet Çubukçu made opening speeches during which attendees expressed their
views on creating a roadmap for solving the problems in the region and discussed
how to make successful projects sustainable.
The Marmara Foundation will continue to hold meetings on "Economic Development
and Women's Employment" in other cities including Adana, Gaziantep, and
Şanlıurfa to support women's entrepreneurship. (Turkish
Daily News)
14.10.2005
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