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Cari amici, <Turchia
Oggi>
- sito indipendente e che va avanti con le proprie forze -
non se la passa troppo bene. Se potete, dateci una mano.
Intendiamoci, non vi chiediamo denaro. Nemmeno un euro. No,
quello che vi chiediamo è che ci stiate vicini adoperandovi
in giro e spendendo parole buone nei nostri confronti. In
altri termini, trovateci un po' di pubblicità o qualche
sponsorizzazione. Altrimenti saremo costretti a chiudere.
Per andare avanti, infatti, abbiamo bisogno che qualcuno ci
aiuti, quanto basta. Grazie per quello che farete, la
direzione. |
CI SIAMO
 Poche ore
ancora e sapremo definitivamente che intenzione ha Bruxelles nei
confronti della Turchia. Le premesse, per la verità, non sono delle
migliori nel senso che l'Unione Europea (almeno alcuni dei Paesi che
la compongono) fa di tutto per mettere i bastoni tra le ruote ad
Ankara. Non passa giorno, infatti, che non si alzi qualche voce per
attaccare il Governo Erdogan su questo o su quel problema che - si
sostiene, ma molto arbitrariamente - non
sarebbe stato risolto. Vedi, tanto per citare qualche esempio, la
questione di Cipro, quella dei curdi e da ultimo quella degli armeni.
Insomma si vuole mettere Ankara con le spalle al muro
costringendola, magari, ad abbandonare la partita. Noi ci auguriamo
che la Turchia non cada in questo tranello oltremodo subdolo e che - per dirla
con il ministro degli Esteri britannico (più sotto il flash Agi, ndr)
- suona tanto di "tradimento". Ci auguriamo, in altre
parole, che la Turchia vada avanti per la sua strada. Come risulta
ben chiaro da un articolo scritto dal nostro vice-premier Gianfranco
fini sul <Corriere della Sera>, Ankara ha ottemperato finora a
tutte le condizione imposte dall'UE, sia in tema di risanamento
economico, sia in tema di diritti civili. Ovvio che ci siano ancora
alcuni nodi da risolvere - non si può negarlo - ma siamo
sicuri che questi stessi potranno tranquillamente essere
sciolti con il tempo, una volta che saranno aperti i negoziati di
adesione. Guai se così non fosse. Una Turchia ancora una volta
rimandata agli esami di riparazione - o addirittura bocciata come
alcuni vorrebbero in Francia, Germania ed Austria - significherebbe
perdere un fedele alleato in tema di alleanza atlantica e
anti-terroristica. Eppure la miopia di certi Governi è tale da
rasentare la cecità. Speriamo bene. Di parole, recentemente, ne
sono state tirate fuori tante; anche senza fondamento. Editorialisti di
fama (si fa per dire) hanno voluto dire la loro anche sulla vicenda
dello scrittore Orhan Pamuk gridando ai quattro venti che in Turchia
manca la libertà di espressione. Noi di <Turchia Oggi>
avremmo preferito che il Tribunale di Ankara, o chi per esso, avesse
lasciato perdere evitando di dare risonanza ad un caso che avrebbe
potuto essere risolto diversamente. A guadagnarci, in fondo, è
stato Pamuk - da sempre un bastian contrario - che si è fatto una
ulteriore pubblicità. Come che sia, a questo proposito occorre
rimarcare che, se
quello di contestare un fatto (nello specifico la negazione da parte di Ankara del
genocidio armeno) è per la Turchia un reato, chi lo compie deve rispondere
necessariamente davanti
alla giustizia. In fondo, per altro verso, la stessa cosa è avvenuta in Svizzera. Non
deve forse il leader dei lavoratori turchi, Dogu Perinçek,
rispondere dell'accusa di razzismo per avere negato pubblicamente
detto genocidio? Due pesi e due misure, a quanto pare! (Turchia
Oggi)
01.10.2005
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IL DIKTAT
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Il
Parlamento europeo non fa sconti alla Turchia e pone una serie
di nuovi paletti quali il riconoscimento di Cipro e il rispetto
dei diritti umani. La questione armena. |
Il Parlamento europeo non fa
sconti alla Turchia e chiede atti concreti sul riconoscimento di Cipro e sul rispetto dei diritti umani nel dare il suo
diffidente via libera all'avvio dei negoziati di adesione, previsti per il 3 ottobre. Ma oltre ad inviare un evidente
segnale politico ad Ankara, Strasburgo ha lanciato un avvertimento anche ai
Governi, i cui rappresentanti sono proprio in queste ore impegnati a chiudere il pacchetto per
consentire ai ministri degli Esteri dei 25 di dare il sospirato via libera al tormentato iter negoziale con Ankara.
L'euro-assemblea con 356 voti a favore, 181 contrari e 125 astenuti ha detto
sì ad una risoluzione comune il cui punto forte è che il negoziato
è un processo ''aperto'', che non si traduce necessariamente nell'adesione della Turchia.
Ma il Parlamento europeo è andato più in là del testo messo a punto dai sei gruppi parlamentari principali, chiedendo
che il riconoscimento del genocidio degli armeni, compiuto nel 1915, sia una ''condizione preliminare'' all'adesione
all'UE. Poco prima l'assemblea aveva anche accolto una proposta dei Popolari europei, da tempo divisi fra coloro che, seppur con
cautela, sostengono l'avvio dei negoziati, e le delegazioni, in particolare quella tedesca, che sono decisamente schierate per
l'opzione del partenariato speciale.
L'esito del confronto fra queste due componenti del gruppo guidato da Hans Gert Poettering
è stata la richiesta di un ulteriore rinvio del voto sull'estensione del protocollo
doganale, firmato dalla Turchia a luglio. Con 311 sì, 285 no e 63 astenuti l'aula ha accolto la proposta dei Popolari. Una scelta subito criticata dal Commissario europeo all'Allargamento Olli Rehn, che pure aveva usato
accenti critici nei confronti dei pochi progressi soprattutto in materia di
libertà di espressione. Il voto sulla risoluzione comune ha visto inconsuete alleanze e evidenti spaccature fra i gruppi parlamentari a
dimostrazione che a tre giorni dall'avvio previsto del negoziato i dubbi e le incertezze persistono.
A grandi linee a favore dell'avvio del negoziato, pur con una serie di condizioni e di verifiche, si sono espressi i deputati
del Ppe, del Pse, della Sinistra unita, dei liberaldemocratici.
Tradotto in schieramenti italiani, Forza Italia, Ds, Prc e Pdci, Margherita e Radicali. Contrari gli
euro-scettici, che includono la Lega, e i non iscritti con Alessandra Mussolini e Luca
Romagnoli, ma anche gli eurodeputati dell'Udc Lorenzo Cesa, Armando
Dionisi e Iles Braghetto. Ha votato no anche Mario Mauro di Forza Italia. Fra gli astenuti i Verdi e come annunciato gli
euro-parlamentari di An, ma anche Raffaele Lombardo dell'Udc. Fra le spaccature evidenti quella del gruppo del Liberademocratici, nel quale la delegazione francese dell'Udf si
è dissociata dal voto positivo dato dal resto del gruppo esprimendosi contro la risoluzione. In seguito
i liberal-democratici francesi hanno anche diffuso una dichiarazione nella quale hanno sostenuto esplicitamente
l'inopportunità di aprire i negoziati con la Turchia lunedì prossimo.
La palla è ora nelle mani dei Governi e anche della Turchia, che ha ribadito la sua chiusura ad una opzione
negoziale che non preveda la piena adesione all'Unione europea. Ma anche se il rinvio della ratifica del protocollo
doganale non implica di per sè uno stop al negoziato e seppure la risoluzione comune non sia vincolante, da Strasburgo
è arrivata la conferma che sulla questione Turchia c'è la consapevolezza che in gioco
è una nuova visione dell'Europa. (Ansa)
01.10.2005
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L'IRRITAZIONE
DI GUL
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Intervista
dell'<Aki-Adnkronos International> a Namik Tan, portavoce del
ministro degli Esteri turco. "Siamo frustrati e delusi
dal comportamento dell'Unione Europea. Ci stanno
giocando". |
Dopo giorni di polemiche all'insegna della questione di Cipro,
degli armeni, e adesso il rinvio del Parlamento Europeo, l'atmosfera che si respira ad Ankara
è descritta così da Namik Tan, il portavoce del ministro degli Esteri Abdullah Gul: ''Siamo frustrati e delusi dal
modo in cui la questione dei negoziati viene trattata dall'UE''. Tan
per ora non si sbilancia oltre.
''Valuteremo e parleremo quando avremo visto il testo'', è l'unico commento che Tan, in un'intervista ad
<Aki-Adnkronos International>, è disposto a fare. Si apriranno davvero i negoziati
lunedi'? ''Restiamo ottimisti, ma dobbiamo vedere''.
Altre fonti turche bene informate tuttavia usano parole molto più chiare: ''Il ministro Gul
terrà fermo il suo aereo in aeroporto ad Ankara se non avrà prima visto e analizzato il testo negoziale.
L'UE farebbe bene a non aspettare troppo a fargli avere il testo''. L'irritazione del ministro, del resto, non
è un mistero. ''Se ci vengono imposte clausole particolari - ha dichiarato Gul in
un'intervista apparsa su <Paris Match> - che rivoltano le nostre
coscienza, siamo chiari, non diremo sì a tutto. Ma sarebbe l'ammissione che, dopo quarant'anni, si sta giocando, si inganna il
mondo e si firmano impegni che non valgono niente. L'Europa perderebbe
di credibilità''.
Se nessuno ad Ankara per ovvie ragione vuole esprimersi ufficialmente sul testo fino alla sua approvazione,
trapelano i punti che più irritano la Turchia: quello del riferimento
alla verifica della
capacità di assorbimento da parte dell'UE prima dell'adesione definitiva del Paese; e quello, soprattutto, che chiede
ad Ankara di non ostacolare un eventuale ingresso di Cipro nella Nato.
Il testo, naturalmente, non è così esplicito, si chiede solo di evitare ''il blocco'' di adesioni di ''Stati membri
dell'UE a organizzazioni internazionali'', ma il riferimento è palese per
tutti. ''Per noi e' piuttosto curioso - si sfoga con <Aki> un diplomatico turco - che
l'UE adesso pretenda di pregiudicare anche il nostro comportamento in un'organizzazione che non
è assolutamente organica all'Unione com'è il caso della Nato. E' un approccio del
tutto sbagliato dell'UE''. Una questione particolarmente grave per Ankara, che, secondo indiscrezioni, potrebbe anche spingere (ma il
condizionale e' d'obbligo) Gul a lasciare il suo aereo parcheggiato nella capitale non andando
lunedì a Lussemburgo, anche se ovviamente non è possibile per ora trovare conferme ufficiali.
Quanto all'inserimento della questione dell'assorbimento, voluta dalla Francia, rientra in
realtà nei criteri di Copenaghen (che oltre alla "maturità" democratica ed economica del candidato richiedono
anche quella dell'Unione).
Mai prima d'ora, tuttavia, un simile criterio era stato esplicitato con chiarezza. ''Che bisogno c'era - dicono le
fonti - di evidenziare una cosa che era comunque prevista dai normali meccanismi?'' A quanto si apprende, tuttavia, questo
è un punto che Ankara potrebbe anche "ingoiare", al contrario di quello sulla Nato.
L'impressione che si respira ad Ankara è molto chiara, che l'UE stia cercando continuamente nuovi pretesti per rallentare o frenare il
processo negoziale. ''La questione del riconoscimento del Governo greco-cipriota
è un esempio campale - dice asciutta ad <Aki> Asli Aydintasbas, che dirige l'ufficio di Ankara di
<Sabah>, uno dei due maggiori quotidiani turchi, e ne è tra i
più noti columnist - e se non sono loro si tirano fuori una volta i curdi, un'altra gli
armeni, e via di questo passo''. Un'impressione diffusa con forza dai media,
che seguono ormai in modo spasmodico i Coreper a Bruxelles, quasi fossero incontri di calcio.
Del resto, è sulla bocca di tutti in Turchia una barzelletta secondo cui a romeni e bulgari
l'UE chiede come "esame" d'ingresso il nome dell'aereo che
sganciò la bomba di Hiroshima, ai turchi l'elenco completo delle vittime con i relativi indirizzi.
''Sta diventando uno spettacolo disgustoso - si sfoga una diplomatica turca - la gente sta cominciando a diventare
anti-europea''. Secondo la giornalista Aydintasbas, ''ormai anche (il premier Recep Tayyip n.d.r.) Erdogan sta perdendo interesse
nell'Europa''.
Tan non va troppo lontano, anche se ovviamente è piu' cauto. ''Tutto quel che sta accadendo - dice il portavoce di
Gul - compreso quello che si è visto al Parlamento Europeo ha un solo effetto:
quello di affievolire il nostro entusiasmo per l'UE, mentre adesso sarebbe il momento di tenere vivo anche tra la gente proprio
l'entusiasmo. Noi cerchiamo di farlo, ma diventa ogni giorno più
difficile''. Se gli umori della popolazione dovessero precipitare, ''potrebbe essere in gioco la
sostenibilità del negoziato, il Governo deve rappresentare il popolo'' ammonisce ancora il portavoce.
Particolare irritazione ad Ankara continua a suscitare la questione della
contro-dichiarazione dell'UE sul riconoscimento del Governo
greco-cipriota, che Ankara dovrà riconoscere ''il piu' presto
possibile''.
''E' una dichiarazione assolutamente illogica - dichiara Tan - che non sta
né' in cielo né' in terra. L'UE si e' fatta prendere ostaggio da 600mila persone. Possibile che oltre 400
milioni di persone si facciano bloccare da 600 mila greco-ciprioti? Ecco, se
così è, vuol dire che qualcosa non funziona nell'UE''.
Il timore di fondo è che Nicosia riapra la questione per ognuno di 35 capitoli negoziali, ''hanno visto - commenta amaro un
funzionario del ministero degli Esteri - che la loro strategia funziona, che ottengono tutto pur comportandosi in modo scorretto
(con la bocciatura del piano Onu al referendum dell'aprile dello scorso
anno, n.d.r.). Chiunque al loro posto sfrutterebbe la situazione, ma questo va a detrimento di
tutti''. ''La mia previsione - dice un diplomatico turco - è che i negoziati dureranno davvero poco, qualche mese o un anno al massimo.
Poi il gioco non potrà più reggere''. (Giovanni Del Re/Aki
Adnkronos international)
01.10.2005
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NON ESCLUSO IL
RINVIO
| Anche
se il ministro Abdullah Gul sta facendo ogni sforzo per
scongiurarlo, c'è questa possibilità. Continua la guerra dei
nervi tra la Turchia e L'Unione Europea. |
L'avvio del sospirato negoziato per
l'adesione della Turchia all' Unione europea, previsto per lunedi prossimo 3 ottobre a Lussemburgo, potrebbe essere
rinviato. Ad ammetterlo è stata stasera la stessa Ankara, sfiancata sia dal rinvio stamani a Bruxelles della approvazione
del ''documento-cornice'' per il negoziato (a causa dell' insistenza austriaca
perché vi si menzioni l'alternativa del partenarito speciale, in luogo dello sbocco univoco della piena
membership preteso da Ankara), sia dai 'paletti' posti dal Parlamento europeo di Strasburgo (il riconoscimento di Cipro e
del genocidio degli armeni del 1915-16).
''C'è la concreta possibilità di un rinvio, ma stiamo esercitando ogni sforzo
perché lo si eviti in extremis'' - ha affermato il vice-premier (e ministro degli
Esteri) Abdullah Gul, nel corso di una conferenza stampa improvvisata aggiungendo: ''Ci troviamo di fronte a problemi molto seri,
anche se è rimasto ancora un po' di tempo per una soluzione''.
''Io non andrò a Lussemburgo se non dopo avere visto il documento cornice del negoziato. Non
c'è ragione per andarci senza prima averlo studiato'' - ha spiegato il
vice-premier osservando che il documento, dopo il fallimento della riunione
degli ambasciatori dei 25, ''potrà essere approvato solo nella giornata di
lunedì 3 ottobre durante l'incontro tra i ministri degli Esteri''. Quasi a voler rendere chiaro di voler
evitare la trappola di trovarsi lunedì a Lussemburgo nel vicolo cieco posto da un documento che contenga - come egli ha
detto - ''cose che non possono essere accettate dalla Turchia''.
Quali siano questi ''fattori inaccettabili'' è chiaro, anche se Gul non li ha specificati. Ankara innanzitutto vuole evitare
ogni menzione del partenariato speciale. Essa, in sostanza, sta esercitando un notevole sforzo diplomatico per ottenere che
resti lettera morta, o per lo meno imprecisato, quel ''carattere
aperto'' del negoziato della Turchia, che pure fu l'indicazione dei 25 capi di stato e di governo
dell'UE al vertice di Bruxelles il 17 dicembre scorso. La leadership turca vuole
(anche per ragioni di prestigio e consenso interno) che sia messo per iscritto che il negoziato
avrà un chiaro ed unico sbocco possibile: ''la piena membership della Turchia, senza
alcuna alternativa''. L'Austria, invece, insiste perché a tale carattere aperto
del negoziato sia data una formulazione ''più precisa e concreta'' con la menzione della
possibilità che lo stesso negoziato possa anche sfociare in un partenariato
speciale.
''Dobbiamo essere più precisi'' - ha dichiarato ad un giornale americano il cancelliere austriaco Wolfgang Schussel ricordando
la decisione del vertice UE di dicembre.
''Ma il problema - riferiscono ad Ankara fonti diplomatiche europee- non lo pone solo l'Austria, dove solo il 10% della
popolazione sostiene l'ingresso a pieno titolo della Turchia e dove proprio domenica e' previsto il primo round delle elezioni
regionali''.
''Più copertamente - aggiungono le stesse fonti - lo pongono anche altri
Governi e diverse forze politiche, sia di Governo sia di opposizione nei rispettivi paesi, che sono state
impressionate dai più recenti sondaggi, come l'ultimo dell' <Eurobarometro> che mostra che i favorevoli, sia in Francia, sia
Germania, sono solo il 21% e che in tutti gli altri Paesi europei i contrari sono la maggioranza (in media il 52%)''.
Questa analisi è sembrata confermata oggi in particolare dal premier francese, Dominique de Villepin, che ha anch'egli
ricordato il carattere ''aperto'' del negoziato, auspicandone anche un ''pieno controllo'' da parte dei paesi membri. Il
carattere ''aperto'' del negoziato era stato raccomandato anche dal Parlamento europeo che, pur dando il suo 'ok' alla
partenza, aveva posto ad Ankara le condizioni sia del riconoscimento della Repubblica di Cipro (che Ankara vuole
rinviare a dopo la riunificazione dell'isola divisa in una parte greca ed una turca) sia quello del ''genocidio degli
armeni'' (che Ankara non intende assolutamente concedere).
La guerra dei nervi continuerà dunque almeno fino a domani sera quando si vedranno a cena i 25 ministri degli
Esteri e potrà proseguire anche forse lunedì, a meno che già domani
sera non appaia chiaro che una quadratura del circolo non sia possibile. Ed allora, forse, un rinvio dell'avvio del negoziato
sarà inevitabile. (Lucio Leante/Ansa)
01.10.2005
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OPINIONE
PUBBLICA SEMPRE PIU' SCETTICA
| I
sondaggi in Turchia, amareggiata per il comportamento
dell'Europa, vede buona parte dei cittadini delusi senza più
quell'entusiasmo iniziale per entrare nel club dei
Venticinque. |
Le
trattative per l'adesione della Turchia all'Unione Europea sono irte
di ostacoli, e comunque saranno lunghe. Ma con il tempo che passa,
viene progressivamente meno l'amore dei turchi per l'Unione Europea,
stando ai sondaggi. E c'è anche un altro problema: il nazionalismo
montante, o di ritorno. Che si fonda anche sull'irritazione legata
alle continue richieste dell'Unione Europea in materia di
riconoscimento dei diritti delle minoranze - soprattutto quella curda
-, e poi la questione cipriota, e ancor di più la recente risoluzione
con la quale il Parlamento Europeo ha chiesto il riconoscimento del
genocidio armeno: "Su questo - dice un passante - il Parlamento
europeo non è serio. È fuori questione, la gente non lo accetterà
mai. L'Unione Europea è solo un sogno per i turchi". Ma la
questione del genocidio del 1915, che la Turchia non ha mai voluto
riconoscere come tale, è calda. E il fatto che l'Europarlamento
pretenda l'ammissione di colpa come pre-condizione per i negoziati
d'adesione all'UE suscita risentimento ma anche delusione: "Non
c'è più niente da fare per la Turchia, dovremmo lasciar perdere
tutto quanto", dice una donna, e un altro aggiunge: "che la
Turchia riconosca il genocidio o no, comunque non ci lasceranno mai
entrare nell'Unione Europa. Stanno solo tentando di ottenere il
massimo dalla Turchia, con tutti i pretesti" Dichiarazioni
irritate, deluse, alle quali si accompagnano le sempre più frequenti
manifestazioni dei nazionalisti di destra e di sinistra, una volta
tanto uniti nella difesa della patria turca dalle ingerenze
europee. (EuroNews)
01.10.2005
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NESSUN
ACCORDO A CAUSA DELL'AUSTRIA
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Gli
ambasciatori dei venticinque non sono riusciti a vincere le
resistenze di Vienna che insiste solo per un partenariato
favore di Ankara. |
Gli ambasciatori dei 25 paesi
dell'UE, riuniti a Bruxelles, non sono riusciti a vincere le
resistenze dell'Austria e non hanno trovato, così, un accordo sul
mandato negoziale per l'avvio dei negoziati con la Turchia. Lo
riferiscono fonti diplomatiche, confermando che la riunione del
Consiglio dei ministri degli Esteri dell'UE, prevista lunedì a
Lussemburgo, inizierà già domani sera con una cena. L'Austria è da tempo ferma sulla richiesta di non andare al di là
di un'offerta di partenariato privilegiato alla Turchia.
"Nell'ultimo incontro d l'Austria è rimasta isolata su questa
richiesta, e cioè di portare avanti un'opzione alternativa all'
adesione", hanno precisato fonti diplomatiche europee,
rilevando che Vienna ha nella riunione presentato "alcuni
emendamenti che puntano a prefigurare nel quadro negoziale con
Ankara proprio una specifica opzione alternativa".
"Ma su questo punto gli austriaci sono isolati dagli altri 24 Stati
membri, che si rendono conto come tale quadro negoziale sarebbe
inaccettabile per la Turchia", hanno aggiunto le fonti,
precisando che nella riunione ci sia stato un clima di
"preoccupazione", considerando fra l'altro che lunedì i
Venticinque dovrebbero dare il via alle trattative con Ankara.
Da qui a domani sera, quando in Lussemburgo si riuniranno i ministri
degli Esteri dei Venticinque, la presidenza britannica di turno avrà
dei contatti bilaterali con l'Austria - oltre che con alcuni degli
altri Stati membri - proprio al fine di sbloccare la situazione. (ticinonline)
01.10.2005
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IL
"TRADIMENTO"
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In
questi termini ha parlato il ministro degli Esteri britannico,
Jack Straw, qualora Bruxelles non aprisse i negoziati di
adesione per l'ingresso della Turchia in Europa. |
Guai a chiudere
la porta alla Turchia, facendo saltare l'avvio dei negoziati con Ankara sull'adesione all'Unione europea. Il monito
è arrivato dal ministro degli Esteri britannico Jack Straw, che ha sottolineato che l'avvio delle trattative con la
Turchia, in calendario per il 3 ottobre, rappresenta una delle
"più alte priorità della presidenza britannica dell'UE. Durante i lavori
del congresso dei laburisti, a Brighton, ha affermato: "Sarebbe un grande tradimento delle speranze e delle attese del popolo
turco e del programma di riforme del Primo Ministro Recep Tayyip
Erdogan se in questo momento cruciale dovessimo voltare le spalle alla
Turchia". (Agi)
01.10.2005
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....E IL RICATTO
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Il
Parlamento europeo ha votato una mozione che chiede alla
Turchia di riconoscere ufficialmente il genocidio degli armeni. |
Il Parlamento europeo ha votato una
mozione che chiede alla Turchia di riconoscere ufficialmente il genocidio degli
armeni avvenuto sotto il regime ottomano, nel 1945, come pre-condizione per
entrare nell'Unione Europea.
L'Europarlamento ha anche rinviato un voto sull'estensione dell'unione doganale
con l'Unione europea in quello che potrebbe essere un inconveniente dell'ultimo
minuto per i colloqui di accesso con Ankara, che devono iniziare lunedì
prossimo.
La risoluzione approvata, che non è impegnativa, sulla questione armena irriterà
probabilmente la Turchia, che insiste sul fatto che l'uccisione degli armeni non
fu un genocidio sistematico. (Reuters)
01.10.2005
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UNA (BELLA)
GATTA DA PELARE
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La
questione sul genocidio armeno, o presunto tale, durante
l'Impero ottomano è ancora motivo di forti dispute anche
all'interno della stessa Turchia. Una conferenza ostacolata. |
La controversa conferenza sui
massacri degli armeni nell'ultima fase dell'impero ottomano (1915-16), svoltasi
nei giorni scorsi, dopo due cancellazioni, in forma abbreviata e in un clima di tensioni, polemiche e manifestazioni
nazionaliste, potrebbe anche - temono le autorità turche - costare un prezzo politico, sul piano europeo, al
Governo di Ankara. Timore giustificato anche se, quest'ultima volta, il Governo non ha avuto alcuna parte ed ha chiaramente preso le
distanze dalla decisione di un tribunale amministrativo di Istanbul di sospendere la conferenza che
doveva tenersi nell'Università del Bosforo che la aveva organizzata.
Il premier Recep Tayyip Erdogan ha definito, anzi, ''un' intenzionale
provocazione'' la decisione del tribunale dopo cheil vicepremier Abdullah Gul la aveva interpretata come un
colpo degli ''ambienti interni ed internazionali'' che, secondo lui, cospirano contro la piena membership della Turchia
all'UE, un colpo - ha notato Gul - portato, non a caso, a pochi giorni dall'inizio del negoziato di adesione, fissato per il 3 ottobre.
Verosimile o meno che sia la teoria cospiratoria di Erdogan e Gul, che hanno espresso il loro
''rincrescimento'', la
Commissione UE di Bruxelles ha già annunciato che la vicenda sarà menzionata nel prossimo rapporto
UE sulla Turchia. Bruxelles ha parlato non a caso di ''ennesima provocazione''
riferendosi non solo al prossimo processo allo scrittore Orhan Pamuk (imputato per avere dichiarato che nel 1915 furono ''un
milione'' gli armeni uccisi), ma anche al fatto che fu proprio il portavoce ufficiale del
Governo Erdogan, il ministro della Giustizia, Cemil Cicek, a provocare in maggio scorso la prima
cancellazione della conferenza stessa definendo ''traditori'' gli organizzatori ed i partecipanti.
Il ministro-portavoce (di cui Erdogan non ha mai chiesto le dimissioni) creò
così - a giudizio di alcuni Paesi europei- quel ''clima di insicurezza e di
intimidazione'' che indusse gli
organizzatori ad annullare per la prima volta la conferenza. Un clima che da allora si
è alimentato e che ha certamente avuto la sua parte nella decisione del tribunale di Istanbul e che si
è manifestato anche nella manifestazione inscenata da centinaia di nazionalisti che hanno marchiato con l'epiteto,
appunto, di ''traditori'' sia gli studiosi che arrivavano alla conferenza, sia lo stesso
Governo di Erdogan. Quest'ultimo, in cui siede ancora il ministro-portavoce Cicek (che ha messo in
dubbio ieri la ''scientificita''' della conferenza sugli armeni ed è ritenuto da vari ambienti europei e turchi, il regista
dell' intera sgradevole vicenda) finisce con l'apparire
caratterizzato da una forse non calcolata doppiezza, anche se di questa finisce poi col farne le spese.
Secondo questi ambienti, quel clima che proviene da maggio (e non solo dalla recente decisione del tribunale) ha prodotto
le defezioni di eminenti studiosi, ripartiti subito ''spaventati'' da Istanbul, l'abbreviamento della conferenza ad
un solo giorno e, persino, un approfondimento della faglia culturale esistente tra la Turchia laica e liberale (legata alle
libertà di pensiero e di espressione e, quindi, ad un identità nazionale basata
sulla Costituzione turca e su un concetto di cittadinanza di impianto laico e
liberal-democratico) e quella tradizionale, etnico-religiosa (legata ad
un'identità che trova le sue radici in una ''sintesi turco-islamica'' ed in una
continuità perfetta tra impero ottomano e nazione turca).
Il clima di tensione, tuttavia, non ha impedito ad un professore turco che insegna
all'Università tedesca della Ruhr, Fikret Adanir, di affermare apertamente, con coraggio, di
considerare appropriato il termine ''genocidio'' per definire i massacri di armeni del 1915-16.
''Le dimensioni delle deportazioni del 1915-16 vanno molto oltre il concetto di
'uccisioni di massa'. I membri di un'intera nazione, indipendentemente che fossero uomini o donne, vecchi o
bambini, furono deportati e morirono nel viaggio. Le loro proprietà furono confiscate e a coloro che sopravvissero non fu
consentito di ritornare'' - ha ricordato Adanir secondo cui, comunque, un'accettazione non spontanea, ma imposta dall'esterno allo stato turco, del
carattere di genocidio di quei massacri 'non gioverebbe al futuro delle relazioni
turco-armene''.
L'Unione Europea ha chiesto ad Ankara di normalizzare le relazioni con l'Armenia, attualmente inesistenti anche
perché gli armeni vogliono che Ankara riconosca il ''genocidio'' della quasi totalità (1.5 milioni) degli armeni anatolici (cristiani) mentre Ankara, che teme le possibili conseguenze giuridiche
(quelle finanziarie e quelle, meno probabili, territoriali) internazionali di una tale definizione e afferma che in quei
massacri non più di 300-500 mila armeni persero la vita.
Il Parlamento europeo di Strasburgo ha già apertamente definito ''genocidio'' quei massacri e la stessa cosa hanno
fatto altri parlamenti europei. Le vicende della conferenza sospesa e poi svoltasi in un clima non sereno non sembra
destinata a giovare alla causa europea della Turchia. (Lucio Leante/Ankara)
01.10.2005
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L'APERTURA DELLA
GRECIA
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In
una intervista al quotidiano francese <Le Figaro> il Primo
Ministro greco Kosta Karamanlis ha legittimato la richiesta della
Turchia per l'ingresso nell'UE. |
In un'intervista rilasciata al
quotidiano francese <Le Figaro> il Primo Ministro greco Kostas
Karamanlis ha legittimato la richiesta della Turchia per l'ingresso,
come membro a tutti gli effetti, nell'Unione Europea (UE). Il capo del
Governo di Atene ha affermato che "una Turchia europeizzata è
nell'interesse di tutti, della Grecia in particolare". Il premier
ellenico ha sottolineato che non avrebbe senso offrire ad Ankara una
forma di partnership privilegiata, in luogo dei negoziati per
l'ingresso come paese membro a tutti gli effetti, poiché "non
sarebbe giusto né onesto dire adesso che si offre qualcosa di diverso
rispetto a quanto promesso nel 1999".
Le dichiarazioni rilasciate dal premier ellenico a <Le Figaro>
rappresentano il momento culminante di una serie di gesti diplomatici,
compiuti negli ultimi giorni da alti esponenti greci, nel segno
dell'apertura verso gli ex nemici turchi. La buona predisposizione di
Atene verso Ankara era stata garantita dal ministro degli Esteri
ellenico Petros Molyviatis, durante l'incontro riservato avuto col
collega turco Abdullah Gul il 19 settembre a New York, a margine dei
lavori di apertura dell'Assemblea Generale dell'Onu. Frasi
concilianti, volte a garantire il supporto greco alla richiesta turca di
avviare i negoziati con la UE, erano state pronunciate anche da Karolos
Papoulias, presidente della Repubblica ellenica.
Dal punto di vista diplomatico, l'ammissione pubblica di Karamanlis
vale oro per la Turchia. Se l'inizio dei negoziati ha avuto il
beneplacito dalla Grecia, che più di tutti aveva dei motivi per opporsi
alla Turchia nella UE, non sarebbe più giustificabile un'eventuale
obiezione avanzata da altre nazioni europee. Dal momento che il premier
greco afferma di non temere i turchi, l'eventuale opposizione avanzata
da leader europei emergenti e assai agguerriti contro Ankara, quali
Nicolas Sarkozy e Angela Merkel, perde di valore. Senza l'appoggio di
Atene, viene difficile pensare che Parigi e Berlino abbiano convenienza
a continuare una battaglia che, in questo frangente, assumerebbe il tono
di una sfida all'intera civiltà islamica.
La scelta di Karamanlis è meritevole di essere menzionata poiché
rappresenta un vero esempio di realismo politico. La Grecia ha compiuto
una scelta razionale per vari motivi. L'adesione di Ankara alla UE
consente ad Atene di rimuovere per sempre la minaccia di un conflitto
armato nel Mar Egeo, zona ancora contesa. Da ciò scaturiscono grossi
vantaggi economici, poiché il governo greco potrà drasticamente
ridurre le spese per la difesa, che gravano nella misura del 5-6% sul
Pil.
L'apertura ad Ankara, inoltre, fa parte di una precisa strategia
politica e diplomatica di Atene, che ha tutto l'interesse a favorire
lo spostamento del baricentro politico europeo verso il Mediterraneo
orientale. La Grecia, infatti, si sta impegnando per patrocinare
l'ingresso in Europa ai paesi dei Balcani e Mar Nero, primi fra tutti
i paesi a essa più legati: Bulgaria, Romania e Serbia.
L'integrazione europea della Turchia è destinata a produrre
conseguenze importanti per l'intera Europa, non solo per la Grecia.
Con l'estensione del confine della fino al Bosforo, si ricompone
l'unità del Vecchio Continente, dopo molti secoli di frammentazione.
Da ora in poi si tornerà a parlare di Europa nel senso reale del
termine. Per molti secoli, esattamente da quando cadde Costantinopoli
nel 1453, il continente era stato identificato solo con le sue regioni
occidentali e settentrionali.
L'ingresso della Turchia nella UE comporterà lo spostamento
dell'asse politico europeo verso il Mediterraneo, precisamente verso
la zona orientale del Mare Nostrum, con relativo vantaggio per la
Grecia. Le cancellerie europee e i mezzi di informazione, che per molti
decenni hanno guardato solo a Parigi, Bruxelles e Bonn (adesso Berlino),
dovranno prestare maggiore attenzione ad Atene e Ankara.
Karamanlis, in sostanza, non ha regalato proprio niente alla Turchia. Il
capo del governo di Atene ha favorito l'ingresso di Ankara perché ciò
è conveniente per gli interessi del suo paese. Secondo i decision-maker
greci, Erdogan ha meritato il sostegno poiché rappresenta una buona
occasione per guidare la Turchia verso la modernizzazione, lo sviluppo,
l'armonizzazione verso gli standard europei. Un Turchia
"europeizzata" conviene a tutti, non solo alla Grecia. (Pagine
di Difesa)
01.10.2005
|
PERCHE'
L'INGRESSO
|
Pur
comprendendo le ragioni del collega francese Nicholas Sarkozy,
il ministro degli Esteri italiani Gianfranco Fini ha ribadito
che Ankara deve entrare nell'UE. |
Il ministro degli Esteri
Gianfranco Fini ''capisce l'amico'' Nicholas Sarkozy sulla questione
dell'ingresso della Turchia nell'Unione Europea, ma ribadisce l'importanza dell'ingresso di Ankara nell'Unione per dimostrare come
l'Islam sia compatibile con la democrazia.
''Tra la destra italiana e la destra francese vi è certamente una valutazione diversa
- riconosce il titolare della Farnesina, al termine di un incontro a Parigi con il ministro degli Interni francese
Sarkozy - gli amici francesi ritengono che non siano maturi i tempi per
l'ingresso della Turchia nella UE, anche se il governo francese non si
opporrà all'avvio del negoziato a ottobre''.
''Noi, invece, siamo convinti - ribadisce Fini - che la Turchia nell'Unione serva agli interessi dell'Europa,
perché si tratterebbe di dimostrare con i fatti che è una società a stragrande
maggioranza musulmana e perfettamente compatibile con i valori, gli ideali e le regole della cultura e della
società europea''.
Il ministro degli Esteri è intervenuto a Parigi a un convegno organizzato
dall'Ump sul futuro dell'Europa, concluso dall'ex presidente della Convenzione europea Valery Giscard d'Estaing che ha
ribadito il suo no all'ingresso della Turchia nella UE rilanciando l'ipotesi di una partnership privilegiata.
L'ingresso della Turchia nella UE ''è l'unico punto rilevante su cui la pensiamo diversamente'', ha aggiunto il
titolare della Farnesina, riferendo che durante l'incontro con Sarkozy
si è parlato molto di immigrazione e della ''sfida culturale'' rappresentata dall'integrazione.
''Il multi-culturalismo come sinora lo abbiamo concepito è un modello che comincia ad avere delle crepe'', ha detto Fini, autore
della prefazione del libro intervista del ministro degli Interni
francese dedicato al rapporto tra la religione e la laicità delle istituzioni di prossima pubblicazione in Italia. I due leader della
destra hanno poi parlato anche dell'esito del voto in Germania, sottolineando come l'incertezza del risultato contribuisca ad
aggravare la ''paralisi'' dell'Europa in questa fase. (Adnkronos)
01.10.2005
|
SOLO BENEFICI PER L'EUROPA
|
Così
si è espresso, a proposito della Turchia nell'UE, il Cancelliere
tedesco Gerhard Schroeder intervenendo al Parlamento europeo. |
''Una Turchia economicamente
dinamica e socialmente moderna che concilia l'Islam e valori europei illuminati porterebbe molti benefici in termini di
stabilità e sicurezza a tutti noi''. Lo ha affermato il
Cancelliere tedesco Gerhard Schroeder, nel suo intervento durante un forum radiofonico organizzato al Parlamento europeo a
proposito dell'avvio dei negoziati di adesione con Ankara previsti per il 3 ottobre.
Schoreder, convinto sostenitore dell'ingresso della Turchia nell'Unione europea, ha riconosciuto che con il
Governo Erdogan Ankara ha fatto ''passi avanti enormi e progressi profondi''.
Ciononostante il Cancelliere tedesco ha riconosciuto che la Turchia rappresenta un caso speciale anche per la grandezza del
Paese. Quindi è necessario, ha affermato Schroeder, che i negoziati includano anche misure per proteggere
il mercato del lavoro europeo e le capacita finanziarie dell'UE. (Ansa)
01.10.2005
|
SI' AL DIALOGO
| E
sì anche all'integrazione, ha detto il vice-presidente
dell'Assemblea parlamentare Nato, Lorenzo Forcieri (Ds). |
Il senatore Lorenzo
Forcieri (Ds), vice-presidente dell'Assemblea parlamentare Nato e Presidente
della relativa Delegazione italiana, ha visitato in questi giorni l'Idef, salone aeronautico che ospita una importante
rassegna delle più recenti acquisizioni tecnologiche italiane, europee e turche e che ha luogo nella capitale turca Ankara,
"Questa manifestazione - ha dichiarato Forcieri - si svolge in
un momento davvero peculiare, alla vigilia dell'avvio del negoziati per l'adesione della Turchia nell'Unione europea, che
partiranno il prossimo 3 ottobre. La profonda cooperazione fra Italia e Turchia, che io ho avuto modo di apprezzare in seno
all'Assemblea parlamentare Nato, rafforza l'amicizia fra i nostri Paesi. Non possiamo dimenticare l'importante programma
di riforme che la Turchia ha varato e che l'avvio dei negoziati
consentirà di sottoporre a verifica, soprattutto per quanto concerne la loro concreta attuazione, e a ulteriore
consolidamento. Sono convinto che anche sulla questione di Cipro sarà possibile arrivare alla soluzione
più naturale, quella del riconoscimento. Con la buona volontà di tutte le
parti, e soprattutto se ci sarà un approccio aperto e privo di pregiudiziali, il cammino aperto con il negoziato
porterà ad esiti positivi". Riferendosi specificamente al salone aeronautico, Forcieri ha aggiunto: "La Turchia
è oggi un Paese sostanzialmente europeo, ed un possibile coinvolgimento delle
sue industrie nel programma <Eurofighter> potrebbe rappresentare
un elemento simbolico di grande importanza di una ulteriore e più profonda integrazione europea".
Il senatore Forcieri sostiene da tempo la causa dell'integrazione turca nell'Unione
europea e in tale direzione, un anno fa, egli si è fatto promotore della sottoscrizione di un appello che
è stato firmato da 48 membri del Senato, ed e' stato indirizzato al
ministro degli Esteri, Gianfranco Fini.(Agi)
01.10.2005
|
IL PROTOCOLLO DOGANALE
VA' RISPETTATO
| La
minaccia alla Turchia del vice-presidente della Commissione europea,
Jacques Barrot, a proposito di Cipro. Il movimento dei beni. |
Alla Turchia non sarà consentito
di aprire il capitolo riguardante i trasporti ai negoziati per l'adesione all'Unione europea (UE) a meno che non apra prima
porti ed aeroporti al traffico proveniente dalla Repubblica di Cipro. Lo ha detto il vice-presidente della Commissione europea e
commissario ai trasporti, Jacques Barrot, a Cipro per partecipare alla nona edizione della conferenza internazionale
<Maritime Cyprus 2005> in corso nella località di Limassol.
Parlando a margine del simposio durante una conferenza stampa congiunta con il ministro delle
Comunicazioni cipriota Haris Thrasou, Barrot ha tra l'altro affermato: ''Personalmente
ritengo che il capitolo sui trasporti non possa essere aperto finché non
cambierà il comportamento del governo turco''. Barrot ha aggiunto che ''la Turchia deve rispettare in pieno quanto prevede il protocollo doganale firmato con l'UE, ivi compresa la libertà di movimento dei beni'' tra i Paesi membri.
Nonostante di recente Ankara abbia firmato il protocollo doganale, ha anche annunciato formalmente che il riconoscimento
dell'estensione dell'Unione doganale ai 10 Paesi entrati a far
parte dell'UE dal maggio dell'anno scorso non rappresenta un riconoscimento automatico della
Repubblica di Cipro.
L'isola è divisa in due dal 1974 in seguito ad un'invasione militare turca nella parte Nord di Cipro, tuttora occupata da
circa 40.000 soldati di Ankara. La Repubblica di Cipro (nella parte Sud dove vive la comunità greco-cipriota) ha respinto l'anno scorso in un referendum una proposta di riunificazione
sulla base di un piano elaborato dal segretario generale dell'Onu Kofi Annan.
Il persistente rifiuto di Ankara di riconoscere la Repubblica di Cipro, a detta di molti osservatori, rischia di far
"saltare" l'inizio dei negoziati per l'adesione della Turchia all'UE in
programma per il prossimo 3 ottobre. (Ansa)
01.10.2005
|
IL SOGNO
EUROPEO
|
Se
non ora, quando? Questo il tema di un convegno sulla Turchia i
cui lavori si terranno mercoledì 5 ottobre presso
l'Università <Luspio> in Roma. |
All'alba
dei negoziati per l'adesione della Turchia all'Unione Europea (3 ottobre
2005), dopo il riconoscimento ufficiale del governo di Cipro, appare ancora non
certa la prospettiva della Turchia in Europa. Dopo l'ostracismo dichiarato di
Francia, Olanda e Belgio, si diffondono le perplessità circa l'allargamento
al paese della luna crescente, anche
da parte di chi, come la Turchia stessa, ci aveva creduto davvero. Un ingresso
che non si realizzerà comunque prima di dieci anni, un arco temporale in cui
l'entusiasmo di "fare Europa", tra polemiche e ritrattazioni, potrebbe
spegnersi, ma che consentirà anche
i tempi per un adeguamento in termini politici, economici e sociali, un periodo
di avvicinamento e conoscenza reciproca in vista del possibile
"matrimonio"sotto la bandiera dell'UE.
La
Turchia è pronta ad intraprendere
l'avventura europea, o teme di perdere la propria identità? In
che misura i cittadini turchi desiderano far parte della comunità? Come
si gestiranno le differenze culturali e religiose? E le questioni che
maggiormente distanziano la Turchia dal
resto dell'Europa, prime fra tutte le discriminazioni verso le donne e le
limitazioni ai diritti delle minoranze? A questi e altri interrogativi
rispondono - sul tema: "Il sogno europeo della Turchia: se non ora,
quando?" - i relatori del convegno organizzato dalla Luspio (Libera
Università "San Pio V" di Roma), ateneo che da diversi anni affronta il
tema della multiculturalità con un occhio di riguardo ai Paesi dell'Est
europeo e del Medio Oriente.
Intervengono,
tra gli altri:
On.le
Stefano Caldoro - Ministro dell'attuazione programma di governo
Sua
Eccellenza Ugur Ziyal -
Ambasciatore della Repubblica di Turchia in Italia
Mons.
Georges Marovith - Portavoce della Conferenza Episcopale di Turchia
Piero
Marrazzo - Presidente della Regione Lazio
Mons.
Akashed Khaled - Capo segreteria per l'Islam del concilio pontificio
per il dialogo interreligioso
Yasemin
Taskin - Giornalista, corrispondente in Italia del quotidiano turco <Sabah>
La
conferenza si tiene presso l'Aula Magna Luspio - via dlle Sette Chiese n.139 -
Roma
Per
informazioni e conferma partecipazione contattare l'Ufficio Stampa: Amelia
Vescovi 339-3151147 ameliavescovi@libero.it
01.10.2005
|
J'ACCUSE
|
Il
comandante delle Forze di Terra turche, gen. Yasar Buyukanit, ha voluto
rispondere con una aperta denuncia alle critiche di Bruxelles circa le
operazioni anti-terrorismo. |
Land Forces Commander Gen. Yaşar Büyükanıt
yesterday said he regretfully condemned the views expressed in the European
Parliament that characterized the country's fight against terrorism as
"aggressive military operations."
Büyükanıt was delivering a speech at a ceremony marking the opening
of the 2005-2006 school year at the military academy in Ankara.
Büyükanıt said he regarded such expressions as "bells that should
awaken the Turkish Republic."
His remarks came after European and Kurdish speakers from Turkey addressed a
conference in Brussels last week on the much-debated Kurdish issue in Turkey.
Stating that the republic was facing two threats today, Büyükanıt said
one of them was the presence of fundamentalist groups that call for a
caliphate and Shariah rule in the current era, while the second was the
terrorist acts that had been carried out on different platforms in
recent times and were based on ethnic discrimination and targeting the
indivisible integrity of Turkey.
He emphasized that those who attempted to plunge Turkey into an atmosphere of
chaos and conflict were readying their own end.
"I regretfully denounce the way of thinking that considers our fight against
terror to be 'aggressive military operations.' In an era when the entire world
has assumed a stance against terrorism, I see such expressions defining Turkey's
struggle as 'aggressive military operations' as bells that should waken the
Turkish Republic," Büyükanıt was quoted as saying by the Anatolia news
agency.
He made it clear that the republic and its determined protectors would not be an
instrument in the games of those people who attempt to overlap the crimes
and brutalities of the bloodiest terrorist organization in the history of the
Turkish Republic with the highest values of mankind such as freedom and peace.
"The separatist activities supported both inside and outside the country will,
of course, disappear at the hands of the dynamic powers responsible for
protecting the Turkish Republic," he added.
"Our understanding is built on [Turkey's founder] Mustafa Kemal Atatürk's
understanding of nationalism. We will, of course, love our nation and more
clearly we'll hate those who don't love it," he said.
Büyükanıt highlighted that the Constitution was based on citizenship, not
on racism.
"This is the issue that we should explain to those who read the Constitution
but who don't want to comprehend it. Which citizens were provided with
privileges in the Turkish Republic? Or are there attempts to create groups that
foresee racism in the republic?"
Stating that there were people who wanted to see a divided Turkey, Büyükanıt
said, "The strong and dynamic structure of Turkey and our patriotism will be a
slap in the face of those who express such thought." (Turkish
Daily News)
01.10.2005
|
IL MINISTRO
MARTINO IN VISITA UFFICIALE AD ANKARA
|
Il
titolare italiano della Difesa ha preso parte alla inaugurazione dell'<International
Defence Industry Fair> che ha visto la presenza anche di nostre industrie. |
Il
ministro italiano della Difesa Antonio Martino si è recato ad Ankara, in visita
ufficiale su invito del ministro della Difesa della Turchia, Mehmet
Vecdi Gonul. Nel corso della permanenza in Turchia, Martino ha
approfondito con Gonul ''le principali tematiche internazionali di
reciproco interesse ed i rapporti bilaterali nel settore della
difesa''. Il ministro della Difesa, inoltre ha presenziato ad Ankara
alla cerimonia di inaugurazione dell'<International Defence Industry
Fair>, che vede la presenza delle principali aziende che operano nel
settore della difesa''. (Adnkronos)
01.10.2005
|
LA DIGNITA'
DELLA
PERSONA CUORE DELLA VERA CIVILTA'
|
Il
messaggio inviato dal Pontefice Benedetto XVI all'incontro di
Hatay (Antiokya) cui hanno preso parte i leader delle
principali religioni presenti in Turchia. |
Il messaggio inviato da Benedetto
XVI ha dato il tono alla giornata di apertura dei lavori del ''Primo incontro delle
Civiltà di Hatay-Antiochia'' a cui hanno preso parte i leader delle principali religioni presenti in
Turchia e studiosi di vari Paesi, alla presenza di circa 40 ambasciatori in rappresentanza dei rispettivi nazioni.
''La dignità della persona è sempre al cuore stesso di ogni vera civiltà'' - ha ricordato il
Papa nel suo messaggio - letto da monsignor Luigi Celata, segretario del
Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso - invitando i partecipanti ad ''approfondire la determinazione a celebrare,
nel patrimonio spirituale e culturale di ciascuno, quei valori che riconoscono la
centralità della persona e promuovono la comprensione, il rispetto e la pace reciproci''.
''Ciò è particolarmente urgente - si leggeva ancora nel messaggio -
in un'era di globalizzazione, in cui può esserci il pericolo che valori fondamentali umani siano sacrificati nel nome del
progresso o che siano perduti a causa di ideologie secolari
distruttive''.
''Ciò comporta - ha affermato il Papa - di trovare i mezzi e le strutture che assicurino che la vita in tutta la sua ricchezza,
sia rispettata: che tutti abbiano accesso ad una condizione di vita dignitosa; che la sicurezza sia assicurata a tutti; che i
giovani siano formati nella verità e con ideali nobili; che le comunicazioni culturali fioriscano; e che la
libertà religiosa, inclusa quella delle minoranze, sia protetta''.
E in specie su questo ultimo punto della
libertà religiosa si sono concentrati i capi delle religioni non musulmane, minoritarie, in Turchia, intervenuti, dopo la lettura del
messaggio papale, alla tribuna della Conferenza, non tacendo le carenze turche in proposito.
''Non possiamo tacere certe cose. Siamo ancora in attesa di manifestazioni di empatia. Per il dialogo e l'incontro sono
necessari fiducia reciproca e obiettività'', ha affermato il patriarca ecumenico ortodosso di Costantinopoli, Bartolomeos I,
non tacendo che il suo patriarcato ''incontra difficoltà nelle sue
attività, nell'organizzare le visite dei fedeli'' e nel vedere riconosciuto il carattere sacro per gli ortodossi delle
chiese trasformate in moschee. Lo stesso leader ortodosso ha poi affermato di essersi visto negare negli ultimi due anni il
permesso di festeggiare la festa di San Nicola, nei pressi di Mira (Turchia meridionale) dove il Santo visse ed
operò.
Al patriarca ortodosso (a cui Ankara si rifiuta di riconoscere il titolo di ''ecumenico''), ha fatto eco il
''korepiscopos'' della Chiesa cattolica siriana in Turchia, Yusuf Sag, il quale ha affermato, rivolendosi anche ai dignitari
musulmani presenti nell'aula che ''non basta evocare il dialogo a parole e pregare per esso. Occorre anche nelle prediche
invitare i fedeli alla fratellanza verso i credenti in altre fedi, anche se minoritarie in Turchia''.
Il rabbino capo della Comunità ebraica di Turchia, Izak Halavi, ha ricordato che la
cooperazione tra le varie religioni è indispensabile per alleviare i mali del mondo; dalla
mortalità infantile, alla miseria diffusa nel pianeta anche in questo secolo di globalizzazione, mentre il patriarca dei
cristiani armeni in Turchia, Mesrob II, ha affermato tra l'altro che la
città di Antiochia dove convivono pacificamente varie religioni dovrebbe essere un esempio da seguire:
''C'è solo una strada alla pace ed alla fratellanza'', ha affermato il
patriarca.
''Non si può omettere di ricordare - aveva scritto il Papa nel suo messaggio ''di riconciliazione
e di pace'' - che ad Antiochia i seguaci di Gesù Cristo furono per la prima volta
chiamati cristiani, indicando che il messaggio del Vangelo non è confinato ad un singolo popolo, ma attraversa tutti i
confini etnici e culturali''.
Il vescovo cattolico Luigi Padovese e diversi altri capi religiosi intervenuti hanno
sottolineato il particolare significato simbolico storico e culturale di Antiochia, che
ospitò la prima comunità cristiana in Anatolia e dove visse ed
operò a lungo San Paolo e dove da sempre vivono, in perfetta armonia musulmani, cristiani di diverse confessioni, ebrei ed
aleviti, una confessione sincretica di orientamento secolarista, che ad Antiochia sono ben 70 mila, la
metà della popolazione, e che in tutta la Turchia sono oltre 14 milioni (forse anche 20 milioni, come essi affermano).
Gli aleviti di Antiochia hanno protestato vivacemente nei giorni scorsi per la loro esclusione sia dall'organizzazione,
sia dai lavori della conferenza, dove gli organizzatori non hanno trovato nemmeno alcuno spazio per una religione che viene completamente ignorata e disconosciuta dalle
autorità che la ignorano del tutto. Tre aleviti (tra cui una giovane donna) che
avevano cercato di distribuire pacificamente un volantino di protesta in cui si denunciava ''la discriminazione'' sono stati
fermati ieri e portati via dalla polizia prima del discorso del premier
Recep Tayyip Erdogan, il quale ha sottolineato che ''occorre dire di no allo scontro delle
civiltà e delle religioni e sì al dialogo e alla armonia'', ha affermato il premier turco dopo
avere sottolineato che ''il terrorismo non può essere ascritto ad alcuna religione e
perciò non si può parlare dell'esistenza di un terrorismo islamico''.
(Lucio Leante/Ansa)
01.10.2005
|
AFFARI
RELIGIOSI: PIU' AUTONOMIA PER LA DIREZIONE
|
Un
documento in tal senso sottoposto al Gabinetto del Governo dal
ministro di Stato Mehmet Aydin. C'è chi chiede che le nomine
vengano fatte dall'interno. |
State Minister Mehmet Aydın saidthat a bill submitted to the Cabinet was intended to give the
Religious Affairs Directorate a more autonomous structure and changing the head
of the directorate from an appointed to an elected position.
Speaking to Ntv, Aydın said the directorate would still be a state
institution but would be more autonomous in its internal affairs, denying claims
that they were trying to establish a "Vatican" model.
"A more autonomous directorate will look better. I don't want people to say,
'They have appointed a new director.' Let them say the director was elected,
just like the Higher Education Council (Yok) chairman is."
He objected to the Alawite representation in the directorate, arguing, "They
have yet to agree amongst themselves. If you decide to let Alawis be represented
in the institution, you will win the favor of one group while alienating the
rest. Some will criticize the decision as trying to impose state supervision
over their beliefs." (Turkish daily News)
01.10.2005
|
PROBLEMI ED
ELEZIONI: PARLA BAYKAL
|
Il
leader turco del partito di opposizione Chp ha ricordato, tra
l'altro, che esiste una compagnia (la <Offer Group>) che
riceve un trattamento di favore dal Governo in molte offerte
di privatizzazioni. |
Opposition Republican People's Party (Chp)
leader Deniz Baykal saidthat the serious problems the country now
faced showed that the government had to change every four years instead of five,
adding that the Chp would be going into election mode after its
convention in November. Speaking to journalists in Trabzon, Baykal said 2006
would be an election year, claiming that the Chp had become the only hope of the
people.
He also criticized the government's privatization policy, accusing the ruling
Justice and Development Party (Akp) of abusing its power.
He said a company (the Offer Group) was accorded unfair treatment in many
privatization tenders and asked who was responsible for giving Galataport and a
portion of the Turkish Petroleum Refineries Corporation (Tuprqas) to the
Offer Group. "It's clear the prime minister was involved because the prime
minister met with the head of the Offer Group in his office," Baykal claimed.
Baykal said Prime Minister Recep Tayyip Erdoğan blamed the CHP whenever he
(Erdoğan) committed a mistake. (Turkish Daily News)
01.10.2005 |
DALLA
CAPPADOCIA UN GRIDO PER LA PACE
|
Il
sindaco di Nevsehir, Hasan Unver, lo ha fatto suo nel corso di una tre
giorni indetta proprio per mettere in evidenza gli sforzi da fare. |
The three-day International Local
Governments' Peace Conference began in Nevşehir's Cappadocia district,
bringing together nongovernmental organizations and mayors from around the world
to discuss ways they can help in the establishment of peace.
The conference, the result of a cooperative initiative by United Nations
Habitat, the Nevşehir Municipality and the Local Governments' Association,
began with the singing of the Turkish national anthem.
Nevşehir Mayor Hasan Ünver said they were holding the conference because
they had realized local governments were ineffective in efforts to establish
world peace.
"Peace, a mystical word, is hard to realize. We are here to give substance to that
word. Local governments suffer the most from warfare. No one asks us if we want
war. We are here to show the world that local governments have a voice in this
respect," said Ünver.
He said the concept the guests need to ponder was "preventative peace efforts."
He explained the concept as pro-peace initiatives that would be accomplished before
the possibility of war arose.
He called on everyone to hold hands and shout, "We want world peace."
Mayors for Peace Organization European Director Michel Cibot said he was very
happy to be in Nevşehir, calling on all to fight against weapons of mass
destruction.
Mayors from close to 200 countries attended the opening ceremony, with
speeches being translated into English, French, Russian, Arabic, Croatian and
Turkish.
Call for peace from Baghdad:
Baghdad Mayor Hüseyin Muhammed Ali Altahhan, also speaking at the conference,
said no country could talk about its level of development unless its society was
founded on peace, adding: "Baghdad used to be known as the city of love and
peace; however, Saddam Hussein's mismanagement resulted in turning the city into
a ruin."
"I making a call from the city of peace, Baghdad. We will soon live to see a
Baghdad free of terrorists and the results of war," he said.
United Nations Habitat Executive Director Anna Tibaijuka's message was read
by U.N. Turkey representative Nefise Bozoğlu. Tibaijuka said in her message that
war affects civilians and cities the most, describing the conference as a
tremendous opportunity for people from different cultures, religions and races
to tell each other how to live together in peace.
Arab Cities Union Secretary-General Muhammad al Sagar said warfare and
disagreements caused harm to African and Middle Eastern countries the most,
noting that mayors in these countries bore significant responsibility
to broaden the call for peace.
Sagar noted that currently 50 Arab cities were faced with warfare, calling on
NGOs and local governments' unions to help these cities.
"We have had enough war and conflict. Let's utilize our God-given resources
and tell the entire world that we are ready for peace," he said. (Turkish
Daily News)
01.10.2005 |
PROGETTO
CONTRO IL LAVORO MINORILE
|
A
lanciarlo la Turchia (assieme agli Stati Uniti). Ha carattere triennale.
L'obiettivo è coinvolgere 10 mila bambini impiegati nell'agricoltura
nelle zone del sud-est anatolico mandandoli a scuola. |
A three-year project to "Fight
Against Child Labor Through Education in Turkey" was launched at a ceremony
held at the Labor and Social Security Ministry yesterday.
The project aims to reduce the number of working children in Turkey and have
them educated instead. It's a joint initiative by the Turkish Labor and Social
Security Ministry, the Turkish Education Ministry, and the U.S. Labor Department.
Its target is to reach the 10,000 children who are currently working, some
forced to do so, in itinerant and seasonal agricultural work in Gaziantep,
Sanliurfa, Mardin, Elazig, Agri, and Ankara, and have them sent to school. Some
$6 million has been allocated for the project.
The ceremony was attended by Labor and Social Security Minister Murat
Basesgioglu, Education Minister Huseyin Celik, U.S. Charges d'Affaires to Ankara
Nancy McEldowney, bureaucrats, and other guests.
The joint project will run until Sept. 26, 2008. (The
New Anatolian)
01.10.2005
|
AFFONDA
NAVE DI MIGRANTI
|
Cinque
morti (un turco e 4 siriani) e 26 dispersi. Solo otto i sopravvissuti. |
Cinque morti e 26
dispersi: questo il tragico bilancio dell'affondamento di un peschereccio
carico di migranti clandestini al largo della costa nord dell'isola di Cipro,
riferisce la polizia turco-cipriota. I morti, un turco e 4 siriani, facevano
parte di un gruppo di 37 migranti e due uomini di equipaggio che si trovavano
a bordo del peschereccio affondato dopo essere salpato dalla costa
mediterranea della Turchia diretti a Cipro. Solo 8 i sopravvissuti, tra i
quali il capitano, un siriano di 20 anni residente nel Nord di Cipro, che è
stato arrestato. (Agi)
01.10.2005
|
EPIDEMIA
DI
COLERA: DENUNCIA DI UN MEDICO
|
Secondo
il vice-presidente dell'Unione Medici Turchi, Metin Bakkalci, decine di
persone sarebbero state contagiate nella capitale. |
Ad Ankara è in corso un epidemia di
colera anche se "le autorità lo stanno nascondendo". E secondo quanto
ha affermato l'Unione dei medici turchi, la stessa epidemia potrebbe essere in
altre zone del Paese, come la regione nord-orientale di Agri, di dove da qualche
giorno giungono notizie di migliaia di casi di diarrea che hanno già provocato
due morti.
"Ad Ankara, 120-130 persone sono già state ricoverate in ospedale con
diagnosi di colera" - ha dichiarato il vice-presidente dell'Unione dei
Medici Turchi, Metin Bakkalci. "Tutti sanno che ad Ankara si sta
verificando un'epidemia di colera. Noi medici che lavoriamo presso l'Ospedale
Statale di "Numune" e tutti gli altri colleghi siamo al corrente di
questa realtà, ma il ministro della Sanità, Recep Akdag non ha il coraggio di
renderla pubblica" - ha aggiunto lo stesso Bakkalci.
Il 20 agosto scorso in Turchia nord orientale è stata registrata
"un'epidemia di diarrea", che ha fatto due morti e ha colpito migliaia
di persone. L'epidemia, che ha colpito in particolare la città di Dogubeyazit,
nella provincia di Agri, a partire dal primo agosto, è stata attribuita dalle
autorità locali al "malfunzionamento di un depuratore d'acqua".
IL 19 agosto ci sono stati i primi due morti: un uomo di 27 anni e una donna di
44, secondo quanto ha ammesso il governatore della provincia Yusuf Yavascan in
una conferenza stampa. Dall'inizio dell'epidemia gli ospedali della zona hanno
registrato circa 4700 richieste di cure e attualmente, ha detto il governatore,
una cinquantina di persone con forti diarree è ricoverata in ospedale.
Yavascan ha attribuito la contaminazione al mancato funzionamento del depuratore
che disinfetta con il cloro i depositi di acqua delle condotte idriche della
città, ma - secondo vari osservatori - potrebbe trattarsi anche in questo caso
di colera. (Ticinonline)
01.10.2005
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ABBATTUTO
L'ULTIMO DIAFRAMMA
DEL <BOLU TUNEL> IN ANATOLIA
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Adesso
mancano soltanto 23 chilometri per congiungere Istanbul ad
Ankara attraverso una autostrada realizzata dall'<Astaldi
Spa> in qualità di main contractor. L'intera tratta, che
si arrampica tra le montagne sino a mille metri e che dovrebbe
essere ultimata nel dicembre 2006, sarà percorsa in appena
tre ore e mezza. Le soluzioni adottate. |
|
 Alla presenza del Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan e dell'ambasciatore
italiano in Turchia Carlo Marsili, oltre numerose altre autorità
locali e tutte le maestranze che hanno partecipato ai lavori di
scavo, si è svolta la cerimonia per l'abbattimento dell'ultimo
diaframma della seconda canna del tunnel di Bolu, nella regione
anatolica della Turchia, sulla costruenda autostrada tra Istanbul e
Ankara. La prima canna era
stata completata a fine luglio.
|
 Soltanto
23 km mancano per congiungere le due città, prevista l'apertura
per la fine del prossimo anno, questo permetterà agli utenti di
percorrere l'intera tratta in circa tre ore e mezza e il tunnel in
soli cinque minuti, evitando la strada statale che si arrampica tra
le montagne sino a quota 1000 mt.
e nelle migliori condizioni sono necessari almeno trenta
minuti. Il lavoro è stato realizzato dall'<Astaldi Spa>, in
qualità di main contractor, sotto la sorveglianza della <Yuksel
Proje> (Engineer) per conto del Committente (ministero dei Lavori
Pubblici - Direzione Strade e Autostrade) e su progetto della <Geoconsult>
di Salisburgo, assistita dalla <Studio Lombardi>.
Il tunnel si sviluppa per circa 3.000 m in doppia canna a tre corsie
e con pendenza del 2% e durante la sua costruzione si è resa
necessaria una ripro-gettazione con spostamento dell'imbocco di
monte in seguito al collasso di circa 400 metri verificatosi durante
il tremendo terremoto del 12.11.1999, il cui epicentro è venuto a
trovarsi a poco più di 30 km dal tunnel. Questa deviazione ha reso il tunnel più corto di circa 200
metri, ma pur sempre un'opera considerevole per le numerose
difficoltà tecniche e geologiche del sottosuolo, in continuo
cambiamento nelle fasi di scavo con sezione parziale, applicando il
N.a.t.m. (New Austrian Tunnelling Method), scavando con mezzi
meccanici (escavatori Cat 325 con cartelloni Krupp) per la quasi
totalità della sua lunghezza, soltanto i primi 400 metri a valle si
sono potuti realizzare con volate d'esplosivo per la solidità
della roccia.
Si stanno ultimando ora i getti di rivestimento delle canne e in
questi giorni si è proceduto alla scelta del sub-contrattore per la
messa in opera degli impianti tecnologici previsti (ventilazione,
illuminazione, antincendio, video controllo, ecc.). Anche
all'aperto sono già terminati i lavori per il recupero del viadotto
1, danneggiato dal suddetto terremoto e ora recuperato e riadattato
con nuove tecnologie a sopportare livelli superiori di sforzi
sismici, si stanno ultimando i viadotti tradizionali con travi in
precompresso e quelli in acciaio Corten.
Se non verranno a mancare i finanziamenti del Governo turco,
l'intera opera potrà essere consegnata rispettando il programma
previsto e secondo il contratto la data ultima è fissata per il 15
dicembre 2006. (Ing.
Mario Mancini - Astaldi)
01.10.2005
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ECONOMIA
TURCA: CRESCITA DELL'8.9%
LE PREVISIONI SONO ANCORA MIGLIORI
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La
minore domanda interna dei consumi fa ipotizzare per l'anno in corso un
aumento intorno al 5.5%. La Banca Centrale turca ha fissato l'obiettivo
di inflazione all'8% per fine 2005.La circostanza ha rilevanza
tenendo conto dell'elevata quota di commercio - oltre il 50 per cento -
che la Turchia intrattiene con l'UE. |
E' positivo
il primo impatto con la Turchia. L'aeroporto di Antalya, sulla
costa meridionale del Paese, è moderno ed efficiente, con impiegati
giovani e motivati. La stessa efficienza si nota all'aeroporto di
Istanbul. La Turchia con una superficie pari a circa tre volte
l'Italia, conta 69 milioni di abitanti, un terzo dei quali sono
concentrati presso pochi nuclei urbani ad alta densità abitativa.
La sola Istanbul ne ha 16 milioni distribuiti su un territorio lungo
centoventi km e largo trenta, segnato dal passaggio del Bosforo.
Altre città con elevata densità abitativa sono: Ankara con quattro
milioni, Konia due milioni, Izmir tre milioni, Antalya due milioni,
Adana e Bursa un milione. La corsa dalle campagne verso le città
non si arresta e crea forti tensioni abitative. Nel mese di ottobre
2005, come previsto dal Consiglio di Copenaghen del 2004, partono i
negoziati che dovrebbero portare all'ingresso della Turchia
nell'Unione Europea o rimandare ancora una volta l'avvio di un
processo che, per quanto lungo e laborioso, sarebbe probabilmente
irreversibile. Alcuni ipotizzano di offrire alla Turchia una
"partnership privilegiata", tra questi Angela Merkel, leader Cdu
tedesca.
Le preoccupazioni non riguardano solo la prospettiva di dare libero
accesso in Europa ad una massa enorme di musulmani (i cristiani
rappresentano l'un per cento della popolazione), ma anche le
condizioni precarie dell'economia turca e la persistenza del
problema curdo. E' forte tuttavia il timore che un diniego
all'ingresso nell'UE avrebbe l'effetto di gettare davvero la
nazione nelle braccia dell'Islam. La Turchia fa parte della Nato
dal 1952 e sin dall'inizio, per la sua posizione strategica, è
stato uno dei Paesi cardine dell'alleanza. La stabilità politica
e il rigore nelle politiche macro-economiche degli ultimi anni non
appaiono ancora sufficienti per mettere al riparo la Turchia da
crisi economico-finanziarie. Essa, infatti, rimane esposta sui
mercati finanziari per il notevole debito pubblico, 236 miliardi di
dollari al 31.12.2004, pari al 70% del Pil, caratterizzato da una
quota elevata di debito a breve termine indicizzato e denominato in
valuta estera. Nel 2004 il 41% dello stock del debito era regolato a
tasso fisso, il 40% a tasso variabile e il 19% era denominato o
indicizzato a valute estere; la composizione del debito è tale da
esporre a rischio il Paese nel caso di un indebolimento del cambio e
di rialzo dei tassi di interesse. Il servizio del debito nel 2004 ha
richiesto l'esborso di 31 miliardi di dollari.
La previsione è di 36.6 mld per l'anno in corso e di 40.7 mld per
il 2006; per tale anno si prevedono rimborsi di capitale per 30.7
miliardi di dollari e 10 per pagamenti di interessi. Il ministro
dell'Economia, Ali Babacan, ha confermato la crescente attenzione
per la gestione dell'indebitamento statale. Per il 2005 si prevede
un deficit del bilancio pubblico pari al 7% del Prodotto interno
lordo (Pil). L'economia turca ha registrato nel 2004 una crescita
dell'8.9% del Pil, pari a 336 miliardi di dollari in valore
assoluto. La minore domanda interna di consumi fa prevedere per
l'anno in corso una crescita dell'economia intorno al 5.5%. La
Banca Centrale turca ha fissato l'obiettivo di inflazione all'8%
per fine 2005 e una convergenza verso l'inflazione della zona Euro
entro il 2008, a conclusione del programma triennale concordato con
il Fondo Monetario Internazionale (Fmi). La stessa Banca Centrale ad
inizio giugno 2005 ha ridotto il tasso di sconto dal 18 al 14.25%,
in raccordo con le aspettative di crescita dell'economia e dei
prezzi al consumo. La liquidità presente nel sistema continua ad
essere elevata: a fine 2004 la massa di moneta in circolazione
(aggregato M2) risultava aumentata del 22% ed il credito interno del
21%. La Lira turca si è apprezzata di circa l'otto per cento nel
corso del 2005 rispetto all'euro; la circostanza ha rilevanza
tenendo conto dell'elevata quota di commercio - oltre il 50 per
cento - che la Turchia intrattiene con l'UE.
La minore competitività del cambio ha influenzato negativamente la
domanda estera: dopo un aumento del 33% nel 2004 a 63 miliardi di
dollari, nel 1° quadrimestre 2005 le esportazioni sono crescite del
22% (anno su anno). Il contestuale aumento delle importazioni (+40%
nel 2004 a 97 miliardi di dollari e +24 nel 1° quadr. 2005) ha
determinato un deficit commerciale di 34 miliardi di dollari
nell'anno scorso e di 12 mld nei primi quattro mesi del 2005.
L'aumento del deficit commerciale si è tradotto in un incremento
del deficit di conto corrente (-15 mld di dollari nel 2004 e -8,4
mld nei primi quattro mesi del 2005). Sono previsti fondi in arrivo
da parte del Fmi (4.4 mld di dollari), maggiori flussi di
investimento da estero per 4,4 mld di dollari e crediti da parte di
banche commerciali per 8.5 mld di dollari. Il Fmi ad aprile 2005 ha
approvato in favore della Turchia un piano di aiuti triennale per
circa 10 miliardi di dollari, da erogare in 11 tranche, al
fine di creare le condizioni per una crescita economica sostenuta e
facilitare il processo di convergenza verso i Paesi UE. La Turchia
beneficia di programmi di assistenza finanziaria da parte della UE
attivi dal 1999 che hanno consentito al Paese aiuti per circa 200
milioni di euro l'anno, erogati nella forma di donazioni non
rimborsabili. Essi sostengono progetti per infrastrutture e per la
coesione socio-economica. Anche la Banca Europea degli Investimenti
(Bei) assiste la Turchia, con interventi che coprono il 50 per cento
del costo dei progetti finanziabili, attraverso prestiti individuali
o globali. Obiettivo prioritario è la riduzione del tasso di
disoccupazione che a metà 2004 era pari al 16% nelle aree urbane ed
interessava il 30% della fascia di popolazione più istruita.
Il Governo turco ha rilanciato le privatizzazioni, dopo gli
interventi sul sistema bancario e quello fiscale. Negli ultimi due
anni sono state approvate importanti riforme strutturali quali la
legge quadro sugli investimenti estero diretti; la normativa che
disciplina la creazione di imprese; la riforma del mercato del
lavoro; la legge sul controllo della finanza pubblica; la normativa
sugli appalti pubblici; la liberalizzazione dei mercati elettrico,
del gas, degli alcolici e della telefonia fissa. Dignità,
compostezza e disponibilità al dialogo contraddistinguono un popolo
del quale si enfatizzano le pratiche religiose, anomale per
l'occidente europeo. I Turchi evidenziano con convinzione la
laicità dello Stato e tendono a coniugare modernità e salvaguardia
dei principi di base della nazione che ne consentono la coesione.
Sono sensazioni e sentimenti che si avvertono visitando la Turchia.
Il regista turco Ferzan Ozpetek di recente ha osservato: "Da
quando la religione ha confuso le cose, gli occidentali tendono ad
assimilare i turchi al mondo arabo. Ma il nostro è un Paese molto
avanzato e civile." La maggioranza della popolazione al momento
appare poco interessata alla questione dell'adesione all'UE che,
in ogni caso, richiederebbe un periodo transitorio di dieci anni
almeno. Apprezza però i pagamenti in euro.
Essi, pertanto, non avrebbero dubbi sulla utilità della
circolazione di euro al posto della iper-inflazionata Lira locale.
Dal 1° gennaio 2005 nel Paese circola la nuova Lira turca che ha
visto la scomparsa degli zero milionari; transitoriamente si
utilizza anche la vecchia Lira con l'indicazione "un milione".
Al cambio attuale la nuova Lira vale circa 64 centesimi di euro (1.55 lire turche per un euro). In Turchia una dotazione fissa
accompagna tutte le abitazioni: l'antenna parabolica per la
ricezione del segnale televisivo e l'impianto a pannelli solari
per il riscaldamento dell'acqua, anche nelle zone più disagiate
della Cappadocia. Con il prezzo del petrolio grezzo oltre i sessanta
dollari al barile, la scelta adottata a livello nazionale di
utilizzare energia solare, si traduce in un risparmio di milioni di
dollari. L'agricoltura occupa un posto rilevante nell'economia
turca: contribuisce al 10% del Pil ed impiega il 35% della forza
lavoro. La coltivazione di cotone copre grandi estensioni di terreno
e rifornisce molte fabbriche locali. I prodotti dell'industria
tessile rappresentano la prima voce dell'export. Il comparto
dell'edilizia è un importante volano dell'economia
nell'attuale fase di crescita della Turchia, complice anche
l'impennata dei prezzi delle abitazioni. (Santolo Cannavale/L'Opinione.it)
01.10.2005
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SUMMIT
SULL'INDUSTRIA DELLA DIFESA
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Aperta
ad Ankara e messa a punto dalla <Tuyap Fairs and Exhibitions
Organization Inc.>, vede la presenza di 427 compagnie provenienti da 49
Paesi tra cui l'Italia. |
E' stata inaugurata ad Ankara, dal ministro della Difesa turca Vecni Gonul, la 7/a
edizione della Fiera internazionale dell' industria della difesa, ''Idef 2005''.
Alla fiera erano sono presenti prodotti di 427 industrie della difesa di 49 Paesi con i loro
prodotti più tecnologicamente avanzati. Nel corso della fiera è stato presentato, per la prima volta in Turchia, il caccia ''Typhoon'' prodotto dal consorzio
italo-spagnolo-tedesco-inglese, di cui è capofila in Turchia la parte italiana, rappresentata da <Finmeccanica>, e in particolare da <Alenia
aeronautica>.
Un negoziato sta cominciando tra il consorzio e le Forze armate turche per la vendita a queste ultime di un certo numero
di "Typhoon" per circa 7.5 miliardi di dollari.
La <Finmeccanica> era presente a Idef 2005 con le sue sussidiarie: oltre
all'<Alenia aeronautica>, <Agusta Westland>, <Aermacchi>, <Selex
Telecommunications>, <Selex SistemiIntergrati>, <Selex Sensor< and
<Abs>, <Wass> ed <Oto Melara>. (Ansa)
01.10.2005
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PROSSIMO
(FORSE) UN ACCORDO TRA ALENIA e TAI
| Lo
ha dichiarato il Sottosegretario italiano alla Difesa con
delega agli armamenti, Filippo Boselli, in visita ad Ankara al
salone Idef 2005. |
Il Sottosegretario
italiano alla Difesa con delega agli armamenti, Filippo Berselli, ha
visitato ad Ankara il Salone internazionale delle industrie per la difesa Idef 2005.
Alla manifestazione, che tratta tutte le attività industriali del comparto difesa (aerospaziale, navale e
terrestre), partecipano anche le industrie italiane e quelle aderenti al gruppo
<Finmeccanica>. Nell'occasione, Berselli ha incontrato esponenti politici e vertici militari ed
industriali della Turchia.
"Dopo un lungo periodo di intensi rapporti con l'industria turca - ha dichiarato il
Sottosegretario - l'<Alenia
aeronautica>, capofila dell'industria aerospaziale Italiana del Gruppo
<Finmeccanica>, ha aperto da circa un anno i propri uffici ad Ankara per favorire ed aumentare le
possibilità di stipulare accordi di collaborazione industriale con
società turche nel settore della difesa e dell'Aerospazio".
"L'<Alenia> - ha sottolineato Berselli - prevede un accordo di
collaborazione, particolarmente significativo con la <Turkish Aerospace Industries>
(Tai), uno dei principali operatori della regione".
L'Aeronautica Militare Turca ha dimostrato particolare interesse nei confronti del velivolo da addestramento M311
dell'<Aermacchi>.
"Il prodotto italiano - ha concluso Berselli - è sempre molto apprezzato all'estero
perché unisce un eccellente qualità ad un costo competitivo". (Agi)
01.10.2005
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STANDARD & POOR'S
PRONTA AD INNALZARE IL RATING
|
L'agenzia
internazionale potrebbe modificare a breve in senso positivo la
valutazione sulla Turchia per il buon andamento congiunturale
dell'economia. |
Nel corso di un'intervista televisiva l'
analista di <Standard & Poor's>, Farouk Soussa, ha fatto presente
che l'agenzia internazionale di rating potrebbe - a breve-
modificare in senso positivo la valutazione sulla Turchia, innalzando
l'attuale rating (BB- Stabile). Le motivazioni sono connesse essenzialmente al
buon andamento congiunturale dell'economia turca, dall'approssimarsi di
ulteriori privatizzazioni, con un conseguente afflusso di capitali esteri e
alle modifiche strutturali in campo economico che il governo di Ankara sta
effettuando negli ultimi anni. Inoltre, il processo di progressivo
avvicinamento all'Europa - secondo Soussa - è un altro segnale positivo che
la Turchia sta inviando agli investitori esteri ed in generale al mondo
finanziario internazionale. Indubbiamente - continua Soussa -il deficit
pubblico (ora al 63,5% del Pnl) rappresenta un forte appesantimento per un
sano decollo dell' economia locale, ma il consistente e continuo nuovo
afflusso di capitali dall' estero - soprattutto in questa fase - è ritenuto
molto positivo: lo stock degli investimenti esteri in Turchia ammonta a circa
30 miliardi di dollari Usa, con un afflusso annuo di un miliardo sino al 2003,
mentre nel 2004 la somma ha raggiunto 2,5 miliardi di dollari e quest' anno il
Ministero delle Finanze - attraverso il proprio ministro Kemal Unakitan - si
attende un afflusso non inferiore ai 5 miliardi di dollari. Soussa ha
sottolineato, infine, che la sua intervista non deve e non vuole avere intenti
speculativi, ma "fornire sono un' indicazione sullo stato attuale ed in
prospettiva dell'economia della Turchia". (Ice
Istanbul)
01.10.2005
|
L'OBIETTIVO DI
FINMECCANICA
|
Come
ha spiegato il direttore generale, Giorgio Zappa, il gruppo punta - oltre
che sugli elicotteri - anche sulle comunicazioni e sui trasporti. |
<Finmeccanica> punta sul mercato
turco. Il gruppo industriale italiano progetta infatti di incrementare i suoi investimenti e di rafforzare le relazioni
con la Turchia nel settore dell'industria di difesa. Lo ha affermato, secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa turca
<Anadolu> Giorgio Zappa, direttore generale del gruppo, nel corso di una conferenza stampa organizzata nell'ambito della
settima edizione della Fiera Internazionale dell'Industria della Difesa (Idef 2005) apertasi questa mattina ad Ankara.
''Il mercato turco della difesa ha una potenzialità di 4-5 milioni di dollari nel medio termine e la Turchia
è uno dei
Paesi più importanti dal punto di vista delle strategie di difesa'', ha detto Zappa citando la gara d'appalto per la
fornitura di elicotteri d'assalto, di cui le forze armate turche intendono dotarsi.
Zappa ha poi aggiunto che <Finmeccanica> prevede di operare in Turchia anche nei settori delle comunicazioni e dei trasporti
(metropolitane e treni ad alta velocita'). (AnsaMed)
01.10.2005
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...E QUELLO DELLE INDUSTRIE SATELLITARI
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C'è
un particolare interesse dopo che Ankara ha fatto sapere di puntare su
questi mezzi di osservazione a scopo di difesa militare. |
Scores of local and international
manufacturers have expressed their intention to bid for a contract that
will eventually build Turkey's first military satellite.
Turkey's government had earmarked an initial $138 million for the country's top
space program and asked local and international manufacturers to respond to a
Request for Information (RfI), which procurement officials often view as an
expression of intention to bid for a contract. But a procurement official
familiar with the program said the eventual cost may exceed $250 million.
As of July 7, according to Turkey's defense procurement office, the
Undersecretariat for the Defense Industry (Ssm), a total of 41 local and foreign
manufacturers responded to the RfI. The deadline to respond to the RfI was Aug.
26.
Foreign manufacturers obtaining the Turkish RfI include the U.S. Orbital
Sciences Corp.; Lockheed Martin Corp.; AeroAstro; and Ball Aerospace &
Technologies Corp.; Italy's Alenia Spazio Spa; France's Alcatel Space; and
Thales Communications France; the European Eads Astrium Ltd.; Japan's Japanese
Aerospace Exploration Agency; Israel's Israel Aircraft Industries' Mbt Space
Division; Ukraine's Yuzhnoye State Design Office; Russia's arms export
powerhouse Rosoboronexport; Britain's Surrey Satellite Technology Ltd.; and
South Korea's Korea Aerospace Research Institute.
Potential local contenders are Tusas Aerospace Inc. and Aselsan, Turkey's
biggest defense firm. German communications giant Siemens' local corporate
entity Siemens Sanayi ve Ticaret A.S. also is a potential bidder.
The RfI describes the program in three components:
-The Satellite: A very high-resolution, electro-optical reconnaissance and
surveillance imaging satellite.
-The System: The Satellite and ground systems.
-The Project: The System, launch and early orbit operational services,
integrated logistics support, technological transfer, localization,
co-development and co-usage of the System and other necessary systems and
services.
The program will be run and administered by the Ssm, and involves the
development of an electro-optical reconnaissance and surveillance satellite
system for the Turkish Air Force's space-based image intelligence architecture,
according to the RfI. Here, the architecture comprises passive and active remote
sensing satellite systems such as electro-optical and Synthetic Aperture Radar (Sar) systems and ground systems.
The program aims to provide modern and effective means of monitoring the land
and littoral waters surrounding Turkey; establish a national database; and
improve industrial capability in space technology with special emphasis on
remote sensing satellites.
The respondents are asked to inform the Ssm governmental authorizations/licenses
and warranty issues; and to propose a master-time schedule.
Under the RfI, the mission requirements include geometric resolution better than
1-meter for panchromatic imagery; scale mapping and digital elevation model;
assuming 4-meter for panchromatic imagery; scale mapping and digital elevation
model; and, assuming 40 percent cloud factor, collecting at least 5,000
effective images a year.
An industry source said all of those companies that have obtained the RfI will
probably bid, but the genuine competition would be limited to a few
manufacturers. "I would say... the real competition will be among the U.S.,
French, German, Israeli and Russian contenders," said the source.
A procurement official familiar with the program said that "the resolution"
will be one of the crucial parameters in gauging bids. "Although the RfI
mentions a resolution of at least 1 meter, the real threshold is that of 50
cm," he said. "And every inch counts. We want the maximum available
resolution."
Turkey's original program for a "national military satellite" had been
scrapped in 2001 when the Ankara government cancelled a contract with Alcatel in
response to a French parliamentary resolution that recognized the deaths of
hundreds of thousands of Armenians as genocide under Ottoman rule.
A defense analyst said that the satellite program was of strategic significance
as the Turkish Armed Forces was gradually changing its "threat concept"
toward asymmetrical threat.
"The satellite program fits well into the Turkish Armed Forces' emerging
threat perception: terrorism," said a London-based Turkey specialist. "It
has gained importance especially in recent wave of terror attacks in Turkey and
abroad.". (Turkish Daily News)
01.10.2005
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ISTANBUL
BOAT SHOW 2005 16-25 DICEMBRE
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L'evento
si colloca nell'ambito dell'Intesa Operativa Ice/Unioncamere Nazionale ed
è organizzato in collaborazione con Sidi - Eurosportello della Camera di
Commercio di Ravenna. Parteciperanno
alla collettiva 13 aziende italiane del settore della nautica da
diporto, su uno spazio espositivo di 180 mq. |
Si
comunica che nell' ambito di Nautica Med 2005, progetto di marketing
internazionale a favore della filiera della nautica da diporto, è
prevista la partecipazione alla fiera Internazionale " Boat
Show " che si svolgerà a Istanbul dal 16 al 25 dicembre 2005.
L'evento si colloca nell' ambito dell' Intesa Operativa Ice/Unioncamere
Nazionale ed è organizzato in collaborazione con Sidi -
Eurosportello, della Camera di Commercio di Ravenna. Parteciperanno
alla collettiva 13 aziende italiane del settore della nautica da
diporto, su uno spazio espositivo di 180 mq. L'ufficio Ice di
Istanbul curerà l'organizzazione in loco, rapporti con Ente
fieristico, promozione dell'evento, brochure ecc. Per informazioni
rivolgersi all' Incaricata dell' iniziativa: Eralda Morreale -
ufficio Ice Bologna (e.mail eralda.morreale.bologna@ice.it -
Tel:(051) 2757600. Fax:(051) 2757627 ). (Ice)
01.10.2005
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INVESTIMENTI:
ANKARA GUARDA A GAZA
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La
Turchia è pronta anche per quanto riguarda il settore
turistico. Saranno impiegati circa seimila palestinesi. Un
Forum delle Camere di Commercio ad Istanbul. |
Turkish
businessmen are getting prepared to make investments in Palestinian (Erez)
Industrial Area in the Gaza Strip after Israel's withdrawal.
The third meeting of Ankara Forum, pioneered by Union of Chambers, which gathers
Palestinian, Israeli and Turkish business representatives, has been held in
Istanbul. Operation of the Erez industrial zone in the Gaza Strip and some
tourism-oriented investments were discussed during the meeting.
Two hundred organizations are expected to be established in the industrial zone,
creating work for 6,000 Palestinians. A memorandum of understanding will be
signed in the coming days.
The Turkish Union of Chambers and Stock Exchanges will invite firms to make
investments in the region. A project will be built up in order to supply
Palestinian firms with funding.
In order to make the project a success, research about corporation possibilities
will be carried out for Palestinian, Turkish and Israeli small- and middle-scale
industrial organizations. A feasibility study will be conducted in order to
export productions in the industrial area to the American market. Part of the
forum was devoted to the discussion of tourism.
To improve the prospects for tourism, training programs will be set out, and
besides governments will be asked to give support to improve tourism
possibilities. (Economy News Desk/Zaman)
01.10.2005
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RIVALUTAZIONE
DELL'URANIO (AD USO PACIFICO)
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La
crisi energetica in questi ultimi tempi ha dato forza al partito delle
centrali nucleari. Stato e progresso nel mercato mondiale. Come si
presenta la Turchia, un Paese fortemente sismico ma che ugualmente avrebbe
bisogno di una energia alternativa come quella dell'atomo. Una
interessante analisi di Stefano Barocci. |
 Negli ultimi
anni il numero dei fornitori di uranio e di servizi di trattamento dell'uranio
si è notevolmente ridotto, grazie anche ad un processo di consolidamento in
ambito internazionale, mentre in un numero crescente di paesi l'energia
nucleare viene percepita di nuovo senza pregiudizi ed emozioni legate al
passato.
L'attuale dilemma energetico, quasi una crisi strisciante, che vede
proiettarsi nell'autunno 2005 il prezzo del barile di petrolio sulla debole
barriera dei 70 dollari, non promette di raggiungere rapidamente un punto di
svolta, lasciando prevedere nel breve e medio termine una rinnovata attenzione
per le centrali elettronucleari, che non mancherebbe di avere anche una positiva
risonanza sulla "compliance"
del protocollo di Kyoto per la salvaguardia dell'ambiente.
Si è sempre dato per scontato che ci sia una notevole disponibilità del
materiale uranio. Quale è veramente la situazione attuale
dell'approvvigionamento di materiale combustibile per centrali nucleari?
L'uranio tra di noi?
Se prendiamo in considerazione un reattore ad
acqua in pressione con una capacità installata di 1400 Mwe dobbiamo contare
annualmente su circa 225 tonnellate di Uranio naturale per predisporre circa 50
elementi freschi di combustibile che vanno a prendere il posto di corrispondenti
barre esauste. L'uranio naturale viene, come è noto, trasformato in Uf6
per il necessario arricchimento, con un lavoro di conversione che viene misurato
in t-U (tonnellate di Uranio). L'arricchimento in U235 viene
misurato in t-Uta (tonnellate da lavoro di separazione) che per il nostro tipico
reattore ammontano a 130 t-Uta.
Le quantità di Uranio naturale e da lavoro di trasformazione così come gli
attuali costi marginali permettono di calcolare i costi generali che, sempre nel
nostro caso, ammonterebbero in media a circa 35 milioni di Euro/anno. Sulla base
di questi valori di riferimento si può valutare in circa 9.5 miliardi di Euro
il valore globale del mercato del combustibile per i reattori di potenza di
concezione occidentale. Se si considera anche la filiera dei reattori di
produzione russa, il cui combustibile viene ancora oggi prodotto in casa, si
raggiunge il valore di 11 miliardi di Euro. Il 40% di questo mercato riguarda
l'uranio, con tendenza in crescita. Questo è giustificato da vari fattori,
tra cui primeggia l'ampia disponibilità in natura di minerali uraniferi,
mentre il plutonio è un elemento transuranico non esistente in natura. Inoltre
l'Uranio è più tossico chimicamente (e comunque non in maniera preoccupante)
che non radio-tossico, la sua gestione non pone problemi gravosi di
radioprotezione, mentre il Plutonio richiede enormi precauzioni anche solo per
la sua manipolazione in cella calda.
Verso la seconda metà degli anni '60 la costruzione di reattori di potenza
fioriva e nasceva il mercato civile del combustibile nucleare. L'euforia per
l'atomo degli anni '70, sospinta anche dalle difficoltà nel mercato
petrolifero dell'autunno 1973 a seguito della crisi mediorientale, hanno
prodotto il primo e sino ad ora l'unico ciclo esplorativo dell'uranio su
scala industriale nel periodo 1970-1985. L'incidente di Three Mile Island-2
(USA) nel 1979 e quello di Chernobyl Rbmk-4 nel 1986 (URSS) poi hanno posto fine
a questo circuito virtuoso (in Italia con la famosa moratoria) che avrebbe
portato in pochi saggi Paesi, non ad una primizia nucleare come in Francia (che
oggi copre il 74% del suo fabbisogno energetico grazie all'atomo), ma ad un
mix equilibrato ed intelligente di nucleare avanzato e sicuro, di lindo gas
metano e di fonti rinnovabili (prevalentemente eolico, ma anche biomasse e
solare). Di conseguenza gli anni '80 furono caratterizzati da una offerta
eccedente di uranio, che sul mercato occidentale ammontava a 44000 tonnellate a
fronte di un fabbisogno reale di 22000 tonnellate. Il mercato conobbe il sistema
degli inventari di materiali fissili ed il prezzo dell'Uranio sul mercato spot
comincio a scendere dal 1979 e tale tendenza si mantenne sino al 1995 I
contratti di fornitura di Uranio a medio a lungo termine in particolare finirono
sotto pressione per via dei bassi prezzi e delle prospettive non entusiasmanti
di ripresa del settore dell'Uranio naturale. Dopo il 1995, praticamente a
livello mondiale, ogni attività di esplorazione venne interrotta.
Se compiamo un salto sino al 2004, un decennio pressappoco, a fronte di una
produzione mondiale di soli 38800 ton di uranio il consumo raggiunge le 66700
ton. Il gap viene colmato con le cosiddette sorgenti secondarie, consistenti in
materiale non irradiato dallo stock di inventario o da materiali riciclati
provenienti da sorgenti civili o militari. Attualmente i grandi produttori di uranio
sono in numero limitatissimo, risulta infatti che nel 2004 il 76% della
produzione mondiale era concentrata nelle mani di cinque imprese con sede in
pochi Paesi. Sempre nel 2004 il Canada, la Namibia, la Nigeria, il Kazachstan e
l'Australia detenevano oltre 82% della quota mondiale di produzione.
Vari segnali dal settore energetico e dalla ricerca geologica concorderebbero
nell'evidenziare il raggiungimento di un livello di grave scarsità. Nel
giudicare però gli effetti di mercato occorre sempre tenere ben distinti i puri
fatti dalle valutazioni soggettive: ai primi appartiene la constatazione che il
saggio di utilizzo delle sorgenti secondarie lentamente converge a zero.
D'altra parte determinate situazioni oggettive (come malfunzionamenti in due
grandi miniere ed in un impianto americano di riconversione oppure la riduzione
di forniture russe all'occidente) pur non avendo influenzato negativamente la
gestione delle centrali nucleari per via di riduzioni più o meno consistenti
nella fornitura di Uranio, hanno però suscitato lo spettro della messa in stand-by
di unità di potenza, con un notevole impatto psicologico sull'opinione
pubblica sopraffatta dall'ansia per la mancanza di continuità nelle forniture
energetiche.

Costo sul mercato spot
dell’Uranio naturale
L'influsso di tali fatti e suggestioni psicologiche ha sostenuto un rialzo
dei prezzi che sono passati da 6.80 Euro/libbra di U3O8
nel punto più basso del 2000-2001 ad oltre 20.80 Euro/libbra alla fine di marzo
del 2005. Il mercato dell'uranio, oltre a registrare gli aumenti di prezzo, si
è trasformato da mercato della domanda in mercato dell'offerta, senza
usufruire, sino ad ora, dei benefici effetti della legge di Say. Considerando le
quantità disponibili, di provenienza mineraria e da sorgenti secondarie, ed il
fabbisogno reale, tenendo costanti tutti gli altri fattori (tra cui l'attuale
diffusione degli elettrogeneratori nucleari) non dovrebbero sorgere problemi di
approvvigionamento sino al 2010. Che però è domani!!
La variabile sulla quale possiamo agire è l'aumento di circa 25000 tonnellate
della produzione mondiale di Uranio. Tenendo presenti altri fattori dinamici
anche questo aumento può servire ad evitare discontinuità nelle forniture solo
se contemporaneamente si utilizzano le sorgenti secondarie ed il combustibile
ricavato dallo smantellamento di armi atomiche russe ed americane. Le prime
tendono però a ridursi anno dopo anno ed il secondo non sembra una via semplice
da percorrere nella situazione politica attuale che non concede spazi per
ulteriori smantellamenti unilaterali o generalizzati.
L'unica via possibile è costituita da un aumento della produzione mediante
intensificazione e modernizzazione dell'esercizio delle miniere disponibili,
con la garanzia di una maggiore produzione sui tempi lunghi. Questo significa
che in tempi ragionevoli numerose miniere di dimensioni piccole e medie, in
allestimento o in progetto, debbono essere portate in attività. Gli
imprenditori debbono ricevere dai Governi un adeguato regime di sgravi fiscali e
la prospettiva di guadagni sicuri per la copertura di rilevanti costi. Queste
due condizioni di investimento sono contemporaneamente verificate se e soltanto se gli Enti pubblici o privati di gestione
dell'energia sono in grado di assicurare contratti di acquisto a medio e lungo
termine con prezzi fissati per lo stesso orizzonte temporale. Un'ulteriore
importante premessa è quella della ripresa degli investimenti nell'attività
esplorativa a tutto raggio.
Risorsa
limitata o combustibile sostenibile? Sebbene oggi sia tecnicamente possibile ridurre il consumo specifico dei
reattori grazie all'aumento della loro efficienza, non è possibile con questo
artifizio prolungare di molto la durata delle barre di combustibile. E' quindi
necessario, se si vogliono sostenere programmi energetici di largo respiro,
procedere a localizzare, estrarre, trattare e nobilitare rilevanti quantità di
roccia uranifera. Qui si pone in merito alla situazione attuale la domanda
fondamentale se l'uranio costituisca una risorsa limitata o un materiale
combustibile sostenibile nel tempo. Specialmente gli oppositori dell'utilizzo
di energia nucleare, tra le varie argomentazioni di repertorio, sostengono che
il tallone di Achille di questa fonte energetica sarebbe costituito dalla
scarsità globale della risorsa. La maggioranza dei più accreditati geologi
sostengono però il contrario. Anzi nell'esplorazione terrestre di risorse
uranifere sono rimaste sino ad ora parecchie "macchie bianche" sulla carta
geografica, alcune in zone che per altri "sintomi geologici" sarebbero
estremamente promettenti: l'Africa centrale, il bacino dell'Amazzonia, le
zone artiche della Russia e l'Antartide. Le proprietà chimiche dell'Uranio
fanno sì che esso sia presente nei depositi delle più svariate formazioni
geologiche e questo garantirebbe l'ampia distribuzione geografica. Sino ad ora
sono noti 14 diversi tipi di depositi di roccia uranifera. I geologi si
aspettano però che le moderne prospezioni con tecniche avanzate possano
ampliare il repertorio dei diversi tipi di deposito. Il metano ed il petrolio
sono il risultato della decomposizione di microrganismi di origine vegetale ed
animale nel corso delle ere geologiche; le quantità di questi materiali sono
però minuscole rispetto al volume delle rocce uranifere distribuite nelle
formazioni geologiche. I geologi poggiano su queste considerazioni la loro
certezza dell'esistenza di altri tipi di formazione geologica recettiva e
quindi di numerosi altri ed equi-distribuiti siti geologici sede di rocce
uranifere.
Secondo il "red book" della Ocse/Nea le riserve in Uranio accertate e
garantite ammontano a 7 milioni di tonnellate. L'Associazione Nucleare
Mondiale (Wna) stima per il 2025 una capacità nucleare installata nel mondo di
440 Gwe ed un fabbisogno di combustibile pari a 82000 tonnellate/anno di
equivalente di Uranio naturale. Con queste cifre si potrebbe soddisfare il
consumo per circa 80 anni. Se si aggiungono le riserve stimate, di cui si è
parlato sopra, si potrebbe arrivare ad oltre 130 anni. Aggiungendo ulteriormente
risorse addizionali convenzionali stimate e le quantità di Uranio contenute nei
fosfati allora il fabbisogno coperto corrisponde a diverse centinaia di anni,
prima di decretare l'abbandono della familiare ed ottimale tecnologia dei
reattori ad acqua leggera a favore di quella con i reattori veloci auto-fertilizzanti.
Tutto questo non considerando la possibilità di estrarre Uranio anche dalle
acque marine ed oceaniche, tecnologia promettente la cui efficienza e fattibilità
sono però ancora tutte da asseverare.
Conclusioni possibili ed
implicazioni della Turchia
Alti prezzi per l'uranio ed
un'estensione della filiera energetica nucleare favoriscono un clima che porta
a nuove esplorazioni, all'apertura di nuove miniere ed al rinnovato
sfruttamento di vecchi siti uraniferi. La prima condizione, come abbiamo detto,
si sta verificando con la risalita dei prezzi dal 1995-96. Per la seconda le
cifre degli organismi internazionali competenti (Iaea e Nea) danno ragione di un
rinnovato boom del nucleare nel mondo: si costruisce in Usa, in India, in
Giappone, in Malesia, in Brasile ecc; ovunque nel mondo siano in atto forte
crescita e sviluppo, vi fa seguito un ricorso più o meno pronunciato alla
filiera nucleare. I recenti sviluppi, ma anche
la tendenza dell'ultimo quarto di secolo, riguardanti l'evoluzione
del mercato degli idrocarburi non fanno altro che spingere a favore del settore
nucleare. In Turchia inoltre la variegata distribuzione degli strati geologici e
la nota composizione della litosfera lasciano presagire che, oltre a quelli già
accertati, altri siti adatti all'estrazione di rocce uranifere possano essere
facilmente reperiti.
La
Turchia ha accumulato notevoli esperienze nel campo del management delle
sorgenti energetiche, ma potrebbe insistere su tre direttrici principali per
ottimizzare il processo di crescita che la interessa:
1)
migliorare la politica dei prezzi dell'energia mettendo maggiormente a
confronto produttori e consumatori, introducendo dove necessario riduzioni e
limitazioni ad una crescita incontrollata dei consumi;
2)
al riguardo dell'economia energetica delle zone rurali (ancora molto
importante per la Turchia, sebbene non più prevalente) dovrebbe migliorare
l'utilizzazione delle sorgenti agricole naturali (legno e rifiuti);
3)
potrebbe iniziare a sviluppare una moderna filiera nucleare che tenga conto
delle specificità turche e naturalmente della natura sismica del territorio
(fattore che comunque non impedisce a diversi paesi con territorio soggetto a
sismi, esempio il Giappone, di operare con impianti nucleari di potenza).
La discussione su una possibile "via nucleare" ai problemi energetici turchi
è stata già avviata dai vertici militari che erano al potere negli anni '80.
Fu sviluppato un piano energetico nucleare e costituita una apposita Divisione
impianti nucleari di potenza. Le Università turche gestiscono diversi reattori
nucleari di ricerca di cui si occupa, nell'ambito della Commissione turca per
l'energia atomica, la Taek, costituita nel 1956. La Taek (www.taek.gov.tr) è
l'Ente nazionale turco preposto agli usi pacifici dell'energia nucleare nel
settore della ricerca, della medicina e delle applicazioni industriali. Ha in
organigramma anche le Direzioni che sovrintendono alle procedure di
radioprotezione, a quelle di fisica sanitaria ed a quelle relative al trasporto
delle sorgenti radioattive. La Taek, i cui compiti ricordano approssimativamente
le funzioni del nostro vecchio Cnen, mantiene stretti rapporti con la Iaea Esso
ha una sede principale nella capitale Ankara in un moderna costruzione sulla
strada per Eskişehir. Opera diverse altre strutture ad Istanbul ed in altre
città turche, spesso in stretta collaborazione con istituti tecnologici
universitari. La Commissione turca per l'energia atomica è il tramite della Taek
con il Ministero turco per l'Energia.
Negli ultimi mesi del 2004 il Governo Erdoğan ha appoggiato l'avvio di
una nuova discussione sulla realizzazione di un impianto nucleare di potenza
denominato Akkuyu Nuclear Power Plant che dovrebbe andare in produzione nel 2008
con 2-4 unità capaci di fornire sino a 3000 Mw. L'impianto, per il quale i
termini per le offerte sono già stati prorogati, verrebbe realizzato sulla
costa mediterranea nei pressi di Gülner. Se il progetto andasse in porto si
potrebbe pensare di avviare un'iniziativa analoga sul Mar Nero.
Il sito di Akkuyu possiede diversi vantaggi: la vicinanza con il mare permette
di trasportare facilmente macchinario pesante ed ingombrante; inoltre l'area
non è densamente popolata, il che costituisce un ulteriore elemento positivo in
caso di incidenti. La zona poi, e questo è l'argomento principe, possiede una
dettagliata analisi degli eventi sismici indietro negli anni e sembra una delle
più stabili della penisola anatolica.
Già negli anni '70 si era parlato di questo progetto ed erano state avviate
procedure di realizzazione di vario tipo. Seguirono poi anni di turbolenze
finanziarie e poi sopravvenne l'evento Chernobyl che ebbe un effetto
"anestetizzante" per tutto il settore nucleare.
Tre consorzi hanno risposto positivamente alle offerte rispettando criteri
severi di selezione, comprendenti anni
di esperienza con impianti di potenza, possesso delle licenze di gestione nel
proprio paese, la realizzazione di due impianti nucleari già operanti, la
designazione di un impianto di riferimento simile ad Akkuyu e la mancanza nei
progetti di riferimento di casi in cui si siano verificati incidenti. Essi sono
la Società Atomic Energy of Canada con le imprese turche Guris e Gama Bayinder,
il Gruppo Mitsubishi-Westinghouse, in collaborazione con le imprese turche Mng e
Enka ed il Gruppo Npi (Framatome e Siemens), in collaborazione con le imprese
turche Simko, Garanti Koza e Sfta.
L'impianto, che doveva essere fornito chiavi in mano, fu poi ricompreso nella
procedura Bot (Build, Operate and Transfer). Esso sarà costituito da unità Pwr
o Bwr comprendenti un'isola nucleare e delle turbine, un sistema di stoccaggio
del combustibile (con capacità per 20 anni di combustibile spento), strutture
di immissione e di uscita del refrigerante e una stazione di conversione
elettrica da 154kV e 380kV. In aggiunta il vincitore dovrà fornire combustibile
per due anni (corrispondenti al periodo di garanzia), con l'opzione di fornire
il combustibile per un totale di sette anni. Durante il biennio di garanzia il
consorzio vincente dovrà fornire parti di ricambio e supervisione
dell'impianto, con l'opzione di farlo anche nei successivi tre anni. Il
vincitore dovrà anche formare il personale dell'impianto e costruire le
strutture ancillari.
Naturalmente esistono molti dubbi riguardo ed intorno al progetto sia a livello
di politici ed analisti del mondo economico, che della opinione pubblica. Gli
attivisti ambientalisti hanno naturalmente iniziato un'intensa campagna che
mostra solo effetti negativi. Recentemente un evento sismico di grado 6.2 della
scala Richter ha colpito Adana, distante 180 chilometri dal sito di Akkuyu. Le
strutture dell'impianto sono progettate per resistere senza danni rilevanti
sino a gradi 6.5 della scala Richter. Che succederebbe se si verificasse un
evento sismico più violento? I moderni reattori, si parla di reattori di terza,
ed in prospettiva, di quarta generazione, presentano dei profili di criticità
che interagiscono in maniera positiva con le più piccole variazioni nella
cinetica neutronica in modo da essere praticamente autospegnenti.
Esiste poi un altro argomento
che, oltre ad avere eco sulle coste egee e su quelle degli Stretti, viene
considerato attentamente anche nelle Cancellerie degli Stati europei: oramai
sanno tutti che se si produce energia nucleare, e quindi si utilizza a scopi
pacifici il potenziale che viene dall'atomo, è anche possibile, a vari
livelli e con diverse intensità, disporre di uranio arricchito e separare
Plutonio ed altri isotopi fissili e ad alta attività. La possibilità di
costruire armi nucleari è qualcosa che spaventa il "Club occidentale" non
senza ragione. Una certa "volatilità" della politica interna turca e la
storia recente con alcuni vicini geografici può destare qualche perplessità. A
maggior ragione l'avvicinamento della Turchia all'Unione e la sua presenza
da anni nel consesso dei Paesi firmatari del Trattato di non proliferazione (Npt)
dovrebbero permetterle di ragionare con ponderazione e con saggezza sui vantaggi
e sugli ulteriori impegni che scaturiscono dal seguire una via nucleare alla
risoluzione delle proprie pressanti esigenze energetiche.
E' quindi certo che nel destino della Turchia, specialmente in quello della
sua crescita economica e del suo costante avvicinamento all'Europa, è
necessariamente ascritto un grande ruolo per una rivalutazione del piano
energetico nazionale e per un ripensamento delle opzioni tra fonti di energia
che tengano anche conto dei protocolli di Kyoto e delle normative ambientali
europee. (Stefano Barocci/Ateneo
italo-tedesco)
01.10.2005
|
OLEODOTTI E
PROGETTI
|
Ne
sarà costruito uno, del costo di 1 mld di dollari ad Ashkelon. Porterà il
petrolio da qui ad Eliat per arrivare poi in India e Cina attraverso altre
soluzioni. |
Oil will flow from Turkey to Ashkelon,
from there to Eilat, to be shipped to India and China.
An oil pipeline will be laid between Israel and Turkey at a cost of $1 billion,
Israeli ÔGlobes' business daily reported.
An Israeli delegation will discuss the project with the Turkish government next
month. Under the initial plan, the pipeline will reach Ashkelon. The oil will
flow from there to Eilat, and will then be shipped to the Far East, mostly India
and China.
The project will provide an alternative to the Suez Canal, which is unable to
handle large ships. The pipeline is expected to make Israel a strategic country
in the Middle East a transit country for huge quantities of oil. The Ministry of
National Infrastructures supports the venture, and sources estimate that the
project could generate huge revenue for the Israeli economy.
The Indian government has announced that it intends to use the pipeline. The
Indian oil minister announced that his government was interested in using the
Ashkelon-Eilat oil pipeline to transport oil from the Mediterranean Sea to the
Red Sea, from where it will be shipped to India in large tankers. Turkey gets
its oil from Cis countries.
The Ministry of National Infrastructures explained that the pipeline would cut
transportation costs for all parties in the deal.
Up until now, this oil has been exported solely to Western countries by way of
Georgia, due to lack of means to transport it to Asian countries.
The first shipment of 600,000 tons of oil will reach Indian oil refining company
Bharat Petroleum Corp. Ltd. (BPCL) in January. The oil will be sent by pipeline
from Azerbaijan to Georgia. From there, it will be shipped via the Suez Canal to
India. (The New Anatolian)
01.10.2005
|
LA SUPER FM
COMPRATA ALL'INCANTO
|
A
farsi avanti è stato un consorzio turco-canadese. La Radio una volta
apparteneva all'<Uzan group>. Era stata messa all'asta per
recuperare il capitale dovuto all'<Imarbank>. |
A consortium of Canadian and Turkish
companies offered $22.8 million in an auction to buy the second
Turkish radio station auctioned off in two days.
The sale of Metro FM, one of seven radio stations that once belonged to the Uzan
Group and was taken over by the Savings Deposit Insurance Fund (Tmsf) in order
to recoup the debts of Imarbank, is subject to regulatory approval.
The Canadian-Turkish consortium, a joint venture between CanWest Media of Canada
and Turkey's Turkcom İletişim and Global companies, offered the
highest bid for Super FM on Wednesday and plans to participate in other upcoming
auctions as well.
CanWest says it has intentions of acquiring up to a 75 percent interest in
the stations if Turkey relaxes foreign ownership rules.
In addition to radio stations, Tmsf will auction off two television
stations and a newspaper of the Uzangroup. (Turkish
Daily News)
01.10.2005
|
DEFICIT COMMERCIALE
|
Secondo
i dati pubblicati dalla Banca Centrale turca, la Bilancia delle Perdite
Correnti nei primi sette mesi di quest'anno è sotto di 15 miliardi di dls. |
Secondo gli ultimi dati
pubblicati dalla Banca Centrale, la Bilancia delle Partite Correnti della
Turchia nei primi sette mesi del 2005 ha riportato un deficit di 15 miliardi di
dls, con un incremento del 40.2% rispetto allo stesso periodo del 2004 (10.7
miliardi di dls). Sempre nello stesso periodo il deficit commerciale è
cresciuto del 36,9% attestandosi a circa 18.157 milioni di dls. In avanzo invece
i servizi, le cui entrate nel periodo gennaio-luglio sono aumentate del 13,9% a
5.994 milioni di dls. Quanto alle due principali voci della parte in conto
capitale della bilancia dei pagamenti, gli investimenti diretti dall'estero,
attestati a 1.313 milioni di dls nei primi sette mesi del 2004, hanno
totalizzato la somma di 2.105 milioni di dls nello stesso periodo del 2005 con
un incremento del 60,3% mentre gli investimenti di portafoglio hanno raggiunto
la somma di 7.832 milioni di dls rispetto ai 3.947 del 2004. (denaro.it)
01.10.2005
|
TASSE SUI
TELEFONINI
|
Sono
penalizzanti, asserisce uno studio della <Gsm
Association>. In Turchia si aggirano sul 44%, ovvero 73
dollari per abbonato. |
I Paesi in via di sviluppo potrebbero
guadagnare miliardi di dollari se diminuissero le tasse che prelevano sui
telefoni cellulari e sulle telecomunicazioni mobili. Lo dice uno studio della
<Gsm Association>, che raggruppa i principali operatori di telefonia
mobile. In alcuni dei Paesi più poveri, le tasse rendono le comunicazioni mobili
estremamente costose e pesano sulla crescita economica, dice lo studio. Se le tasse fossero soppresse, si potrebbero vendere circa 930 milioni di
cellulari in più nei prossimi cinque anni, generando così nei 50 Paesi
sottoposti a studio 45 miliardi di dollari in più di tasse legate ai servizi di
telefonia mobile, assicura Ben Soppitt, responsabile dei mercati emergenti per
la <Gsm Association>.
"Non diciamo ai governi quel che devono fare, gli diciamo semplicemente:
non considerate un telefono portatile come un oggetto di lusso", ha detto
Soppitt.
Una ventina di Paesi in via di sviluppo sui 50 esaminati dallo studio impongono
una tassa di oltre 20 centesimi su ogni dollaro speso in comunicazioni. Con una tassa del 44%, vale a dire una media annuale di 73 dollari per abbonato,
la Turchia ottiene il record del settore, secondo lo studio realizzato da <Deloitte
& Touche<, <Pyramid Research> e <Frontier Economics>. La
Siria, lo Zambia, il Kenya, l'Argentina, il Brasile, l'Ucraina e il Perù
impongono una tassa superiore al 20%. Una tale quantità di imposte rischia di annullare gli sforzi degli operatori di
telefonia mobile per ampliare la base di utenti grazie a telefoni a buon
mercato. La <Gsm Association> ha lanciato un programma in collaborazione
con il produttore statunitense <Motorola> per fabbricare telefonini a meno
di 40 dollari destinati ai Paesi dei mercati emergenti.
Secondo lo studio, l'eliminazione totale delle tasse legate alle comunicazioni
porterebbe il numero di abbonati a 34 milioni da oggi al 2010 in 19 Paesi e
aumenterebbe il traffico di comunicazione vocale del 25%. Un aumento di 10 punti
percentuali del numero di utenti di cellulari darebbe vita a un incremento dello
0,6% del Prodotto interno lordo, secondo la <London Business Scholl>. (Reuters)
01.10.2005
|
BABACAN
A WASHINGTON
|
Il
ministro turco per l'Economia nella capitale degli States per la
conferenza annuale del Fondo Monetario Internazionale, delle Finanze e
della Banca Centrale. |
Una delegazione guidata
dal ministro turco di Stato Ali Babacan e composta da alti funzionari del ministero
del Tesoro, delle Finanze e della Banca Centrale, è a Washington per la
Conferenza annuale del Fondo Monetario Internazionale in corso in questi
giorni. Al termine della Conferenza (probabilmente in ottobre), farà ritorno
in Turchia la missione del Fondo guidata dal Desk Chief Lorenzo Giorgianni che
dovrà concludere la revisione sullo stato di attuazione delle riforme in
vista della concessione delle prime due tranche del credito. Per quel
periodo l'approvazione delle due leggi, quella del Sistema Bancario
e quella sulla Sicurezza Sociale, che tengono in sospeso l'avvio
degli esborsi, potrebbero essere approvate dal Parlamento. Prima di partire
per Washington il ministro Babacan, nel corso di un'întervista,
aveva affermato che a causa dell'aumento del prezzo internazionale
del petrolio il tasso d'inflazione potrebbe aumentare di 1/1.5 punti
percentuali rispetto a quanto stimato in sede di negoziato con il Fondo,
mentre il surplus primario, fissato al 6.5% del Pnl per il triennio 2005-2007,
sarà rispettato se non superato. (fonte Ambasciata
d'Italia ad Ankara)
01.10.2005
|
SCESO
L'INDICE DI FIDUCIA
|
I
dati per i consumatori turchi relativi allo scorso mese di agosto. Si è
andati dall'1.78 punti al 97.5 |
Secondo i dati rilasciati
dalla Banca Centrale turca, l'indice di fiducia dei consumatori nel mese di
agosto è sceso di ulteriori 1.78 punti a 97.5. L'indice, che era a 105.4
punti all'inizio dell'anno sta registrando un trend negativo che
viene imputato dalla Banca Centrale alla percezione da parte dei consumatori
di un deterioramento del proprio potere d'acquisto, delle condizioni
d'acquisto dei beni durevoli e delle aspettative di impiego.
L'indice, che viene calcolato dall'Istituto Centrale di Statistica
e dalla stessa Banca Centrale, si basa su indagini mensili relative alle
tendenze dei consumatori, condotte monitorando
le loro abitudini di spesa e le aspettative soggettive. (Amb.
d'Ita)
01.10.2005
|
LE
NEWS ECONOMICHE
|
Beni
immobili venduti ad investitori stranieri. In aumento il numero dei
turisti (14.6 milioni da gennaio ad agosto). Il tasso di inflazione a
fine anno. Ristrutturazione della Coca Cola turca. I gruppi in corsa per
l'acquisto del 42.12% delle <Erdemir>. |
Il ministro dei Lavori Pubblici, Faruk Ozak, ha reso noto che negli ultimi due
anni 7.620.000 metri quadrati di beni immobili sono stati venduti a
investitori stranieri per un importo pari a circa € 302 milioni. Di questi
solo 71.000 mq erano relativi a immobili commerciali, i restanti essendo stati
venduti direttamente da privati a cittadini stranieri.
_________________
L'Istituto
Centrale di Statistica turco
(Die) ha rilevato che il numero di turisti entrati nel Paese nel mese di
agosto 2005 è ammontato a 2.9 milioni con un aumento del 13.3% rispetto allo
stesso mese dello scorso anno. Il dato gennaio-agosto mostra invece un aumento
percentuale pari al 23.2%, ovvero 14.6 milioni di turisti. La Turchia ha
preventivato entrate derivanti dal turismo pari a $18 miliardi entro la fine
del corrente anno.
__________________
La
Banca Centrale turca ha reso noti i risultati di un'indagine condotta
intervistando esperti e alti dirigenti del settore finanziario. Da
un'analisi dei dati relativi al mese di settembre, ci si aspetta
un tasso d'inflazione a fine anno al 7.11% contro l'8%
preventivato, un deficit della bilancia dei pagamenti pari a $20.7 miliardi,
in aumento rispetto alle previsioni di $20.3 dello scorso mese, ed un
rafforzamento della valuta locale sul dollaro USA da 1.4137 a 1.4051 Ytl.
___________________
L'unità
turca della Coca Cola, posseduta al 45.6% dalla Anadolu Efes Biracilik, ha
ufficialmente informato la Borsa di Istanbul di aver dato mandato alla <Credit
Suisse First> Boston di coordinare le operazioni preliminari per la
ristrutturazione societaria e per avviare un'offerta pubblica iniziale (Ipo)
relativa al 30% di share della società, già preventivata ma sospesa per due
volte lo scorso anno per insufficienza di domanda.
___________________
Dodici
consorzi prenderanno parte alla privatizzazione del 42.12% delle acciaierie
<Erdemir>, una delle vendite più importanti condotta
dall'Amministrazione per le Privatizzazioni nel Paese. Nessuna azienda
italiana risulta tra i partecipanti, tra i quali figurano Arcelor>
(Lussemburgo), il consorzio <Ereğli> (Tuchia), la <Mittal Steel
Company N.N> (Regno Unito), il consorzio <Nlmk-Ioen Joint Stock
Company> (Russia), la <OYAK> (Turchia) e il consorzio
<Nurol-Limak-Özaltın-Alkol-Pazarlama> (Turchia) con la
<Severstal> (Russia). L'asta di gara sarà affettuata il prossimo 4
ottobre. (Amb.
D'Ita)
01.10.2005
|
INDICATORI MACROECONOMICI
Crescita
PNL gennaio-marzo 2005: 5.3%
Valore assoluto PNL $ 70.2 miliardi (agosto 2005)
Crescita PIL gennaio-marzo 2005: 4.8%
Inflazione annua
(prezzi al consumo): 7.82% (luglio 2005)
Interscambio
con l'Italia nel periodo gennaio-luglio 2005: $7.21 miliardi, con $
4.22 miliardi di esportazioni italiane verso la Turchia (+ 6.4%) e $3.00
miliardi di importazioni dalla Turchia (+ 21.8%). (Amb.
d'Ita)
01.10.2005
|
SCUOLA DI
LAPAROSCOPIA
|
Nascerà a
Catania presso la Scuola Superiore dell'Ateneo. Vi collaborerà anche la
Turchia. |
Università e strutture
sanitarie e ospedaliere di Algeria, Egitto, Grecia, Libia, Marocco, Tunisia e
Turchia insieme per far nascere a Catania, presso la Scuola Superiore
dell'Ateneo, il master internazionale in Chirurgia laparoscopica e nuove
tecnologie, con la partecipazione di studenti e docenti provenienti dai Paesi
della sponda sud del Mediterraneo e del Medio Oriente. E' questo il risultato più
importante dell'incontro che si é tenuto ieri mattina nel Palazzo centrale
dell'Università, al quale hanno preso parte, con il rettore Ferdinando Latteri,
i responsabili dell'Area istituzionale e dell'Ufficio relazioni internazionali
dell'Ateneo, insieme con i professori Amar Hammad (Algeri), Cavit Avci (Istambul),
Evanghelos Xynos (Creta), Fadma Abi (Rabat), Aly Faheed Abdon Aly (Cairo),
Farouk Sebai (Tunisi), H.M. Jali (Tripoli), Gianluigi Melotti (Modena). (denaro.it)
01.10.2005
|
DROGA:
ANCORA
SEQUESTRI E ARRESTI
|
36
panetti di eroina del peso di diciassette chili nascosti
nell'auto di due turchi. |
I funzionari della Dogana di
Venezia, in collaborazione con gli uomini del Gruppo operativo antidroga della Guardia di Finanza, hanno sequestrato 36 panetti di
eroina del peso complessivo di 17 chili, nella zona portuale di Venezia. La droga, di provenienza turca ma destinata ad essere immessa
in consumo in Germania, era nascosta all'interno dei parafanghi anteriori e del sedile posteriore di una Bmw 520 a bordo di un traghetto proveniente da Igoumenitza (Grecia).
I proprietari dell'auto, una coppia di turchi da tempo residenti in Germania, sono stati arrestati. L'operazione, che ha interessato
anche l'Autorità giudiziaria italiana e la dogana tedesca, ha permesso di sgominare una ramificata organizzazione criminale dedita
al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. (Adnkronos)
01.10.2005
|
DISTURBI
SESSUALI: LA CAUSA NELLA CATTIVA EDUCAZIONE
|
L'80%
dei problemi delle donne e degli uomini turchi si deve far
risalire all'infanzia. La spiegazione dello psichiatra Cem
Incensu. |
Sexual problems trouble 80 pct of Turkish
men and women due to misinformation on sex learned during childhood
A new study found that poor and inaccurate information on relationships, taught
differently in Turkey along gender lines, causes women to feel frigid towards
their partners while men assume their wives are obliged to have sex with them
whenever they want, reported Turkish daily Aksam.
Psychiatrist Cem Incesu, head of the Sexual Education, Treatment and Research
Association, told Aksam that sexual problems are thought to occur in
approximately 80 percent of Turkish men and women as a result of misguided or
inaccurate sexual information learned during childhood.
While growing up, most Turkish girls are told to stay away from boys. This
coupled with other unhealthy advice tends to make Turkish women's lives a
nightmare where their sexual relationships are concerned. According to Incesu,
80 percent of Turkish women have a feeling of disgust towards their male
partners and they see sex as an obligation, rather than an emotional act based
on love.
"Such mental disorders can be treated in 10 or 12 psychological counseling
sessions," said Incesu. "Disgust about sex isn't seen in Europe, or
just in the form of obsessive cleanness and hygiene. In Turkey, however, women
have developed a sense of frigidity towards their male partners which is based
on the sexual miseducation they got during their childhoods."
Heard it through the grapevine
Since Turkey is a conservative society in terms of love and
relationships, misunderstandings about sexuality taught Turkish girls turn acts
of sexual intimacy for many into something to be feared and avoided. "Parents
give their daughters sexual advice based on scary rumors, or they don't say
anything at all since sex generally isn't freely discussed between parents and
children," Incesu said. "Turkish girls grow up listening to unhealthy
rumors and they get the wrong impression about love and relationships. Thus
Turkish women see sex an obligation to be fulfilled, and they feel a sense of
disgust towards marriage and sexuality."
Incesu said that parents should work to educate their daughters with information
based on facts and realities, not rumors and folk beliefs. (The
New Anatolian)
01.10.2005
|
SALVIAMO
ALLIANOI
|
L'obiettivo
di <Europa Nostra> e di altre forze, come Icomos ed Eaa, per una
campagna di sensibilizzazione del sito archeologico
considerato in pericolo a causa di un bacino di irrigazione
che dovrebbe sorgere nel prossimo novembre accanto alla diga
Yontanli. Il danno delle acque. |
 Europa Nostra, the pan-European federation
for cultural heritage, has joined forces with the International Council on
Monuments and Sites (Icomos) and the European Association of Archaeologists (Eaa)
with the aim of stepping up a campaign to safeguard the significant
archaeological site of Allianoi in İzmir, which is under imminent threat of
flooding by a dam project.
The international body announced the joint campaign in a written statement
released on Monday.
According to the statement, a joint letter co-signed by the presidents of
Europa Nostra, Icomos and the Eaa has been addressed to Turkish minister
for the economy and chief EU negotiator Ali Babacan.
The letter draws urgent attention to the fact that in November of this year an
irrigation basin that will be created by the construction of Yortanlı Dam
on the Ilya River will flood the second century site of ancient Allianoi,
where excavations yielding a wealth of historic and cultural findings are
currently under way.
The letter appeals for immediate action to help save Allianoi by common
agreement among all concerned ministers within the Turkish government.
"We believe that as Turkey prepares for entering into accession talks with the
EU, a courageous political decision to save Allianoi -- which constitutes
Europe's common cultural heritage -- will demonstrate the Turkish
government's firm attachment to widely agreed European standards and to the
safeguard and enhancement of cultural heritage," the letter reads.
Europa Nostra has also launched an online campaign, which can be seen on their
Web site (www.europanostra.org/save_allianoi.html), seeking wider citizen
support for the Allianoi appeal, in addition to the impressive number of 35,000
protest signatures that have already been collected at the site -- 30,000 of
which are Turkish citizens.
According to Turkish and German archaeologists working at the site, Yortanlı
Dam could be relocated to a more suitable site without jeopardizing the
undisputed water needs of the local agricultural sector. It is believed that the
site of Allianoi constitutes a major potential for cultural tourism development
with associated economic returns contributing to sustainable regional
development for the entire region.
Allianoi -- situated at Paşa Thermal Spa, 18 kilometers from Bergama --
was first settled in the late Hellenistic times, but was transformed by a major
building program during the reign of Roman Emperor Hadrian (117-138 A.D.). This
site is the second most important spa center in the Pergamon region and includes
a Roman bath complex preserved to a height of two stories, a courtyard with six
columns, well-preserved floor mosaics and a Roman bridge. (Turkish
Daily News)
01.10.2005
__________________
La denuncia di <Europa
Nostra> per Allianoi in Turchia
2005-08-31
Italia Nostra
Italia Nostra, 31 agosto 2005
La denuncia di Europa
Nostra
Allianoi, Turchia: una piccola città termale romana a rischio di inondazione
per una diga "sbagliata" Italia Nostra esprime tutta la sua solidarietà
all'associazione europea a tutela del patrimonio culturale e ambientale
impegnata nel tentativo di salvare il sito archeologico di Allianoi in Turchia.
Il sito è minacciato dalla costruzione di un sistema di dighe per irrigazione
che produrrà un'inondazione della piccola città termale del II secolo dopo
Cristo. La diga che lo minaccia direttamente potrebbe essere realizzata a breve
distanza e a misura di sicurezza. Europa Nostra afferma che sono già state
raccolte 35 mila firme per salvare Allianoi, di cui trentamila di cittadini
turchi.
A 18 km da Bergama, il complesso termale di Allianoi, costruito probabilmente
per volere
dell'imperatore Adriano, è unico nel suo genere. Case, piscine, cortili
colonnati, una costruzione a due piani intatta, meravigliosi pavimenti a
mosaico, un ponte romano, un sanatorio e numerose costruzioni adibite alla
produzione di vetri e ceramiche. Molte strade della città sono pavimentate e al
suo interno c'è il piccolo tempio per il culto di Demetra: questo il sito -
per gli archeologi di classe A - che rischia
di venire inondato non più tardi di novembre. Italia Nostra Comunicazione
3286195061 (patrimoniosos.it)
01.10.2005
|
FORUM DEL
TURISMO A RIMINI
|
Si
svolgerà dal 27 al 30 novembre e vi prenderanno parte sette
Paesi dell'area mediterranea tra i quali anche la Turchia. |
Sette Paesi med.
(Croazia, Egitto, Giordania, Marocco, Siria, Tunisia, Turchia più
Russia) parteciperanno, dal 27 al 29 novembre alla Fiera di Rimini,
alla quinta edizione del Forum sul Turismo nel Mediterraneo.
L'iniziativa si svolge in contemporanea al Salone internazionale
dell'attrezzatura alberghiera (in programma dal 27 al 30
novembre).
Il forum sul Turismo nel Mediterraneo è organizzato dalla Camera di
commercio di Rimini in collaborazione con il Ministero delle Attività
produttive, l'Istituto nazionale per il commercio con l'Estero,
Rimini Fiera spa ed il Sistema camerale nazionale.
L'evento è un momento di incontro e di affari tra imprenditori
italiani che operano nell'intera filiera turistica ed operatori
stranieri provenienti dall'area del Mediterraneo. (Denaro.it)
01.10.2005
|
LO ZOO DI
IZMIR
|
La
nuova sede, che si estende su 300 mila metri quadrati e che sostituisce
quello costruito nel lontano 1936, dotata di ogni confort. Sarà il
rifugio degli animali (circa duemila) e, perché no, anche dei visitatori.
Una varietà di specie per la gioia soprattutto dei bambini. |
The Greater İzmir Municipality
is set to move its city center zoo -- established in Kültürpark in 1936 on an
18,000-square-meter site -- to a location encompassing 300,000 square
meters amidst eucalyptus and oleaster trees in the town of Sasalı in the Çiğli
district. İzmir Mayor Aziz Kocaoğlu said the search for an
alternative site was finally over and that they were going to build a new
zoo on land owned by the municipality, just two kilometers from İzmir's
famous Bird Paradise.
Animals will be less crowded: The current zoo in Kültürpark is one of
the best zoos in Turkey, Kocaoğlu said, but added: "However, the current
zoo has insufficient space for the animals. The new zoo will house more animals,
and they will all live in larger areas more conducive to their well-being.
In addition, noise from the city center will be much reduced."
The new zoo:
Kocaoğlu said the new zoo would
meet every requirement for visitors with a café and toilet facilities as well
as a seminar and exhibition hall, a walkway enabling visitors to tour the
zoo grounds and a car park facility for 1,000 vehicles. Separate shelters
for pumas, lions and tigers will be in one area of the zoo, while a "tropical
center" will be established to accommodate snakes, alligators, parrots
and a huge aquarium. An "African savanna" will shelter zebras, giraffes and
ostriches.
Bears, wolves and foxes will be in the same shelter but in separate sections.
Vultures, eagles and various hawks will be kept in a "raptor enclosure."
Camels, gazelles, goats and deer will reside in another shelter.
Additionally a children's zoo consisting of horses, rabbits and sheep will also
be built. A 12,250-square-meter pond will be dug in the middle of the zoo where
ducks and pelicans will reside.
Consultations will be conducted with Uludağ University's veterinary
department -- following Parliament approval -- regarding the suitable design of
the shelters for the animals, precautions against potential dangers to visitors, the
moving of the animals, proper training of zoo personnel and new animals to be
acquired.
The new zoo is to be made a member of the European Association of Zoos and
Aquaria. A total of some 2,000 animals, including 30 species of mammal, 22
bird species and 21 species of fish, are currently on display at the Kültürpark
Zoo. (Turkish Daily News)
01.10.2005
|
ALLARME PER
FOCEA
|
Appello
degli archeologi - riuniti a Taranto per la 45ma edizione del convegno
internazionale di studi sulla Magna Grecia - affinché il sito turco
(distretto di Izmir) non venga soffocato dalla espansione edilizia. La
richiesta di un piano di tutela e valorizzazione dell'intero spazio. |
L'assemblea plenaria dei
partecipanti alla 45ma edizione del convegno internazionale di studi sulla Magna
Grecia, svoltasi a Taranto, ha approvato un appello alle autorità della Turchia
perché sia bloccata l'espansione edilizia nell'area dell'antica Focea, i
cui scavi archeologici sono oggetto del convegno.
''La ricerca archeologica dell'antica Focea - scrivono gli studiosi - è oggi gravemente ostacolata
e compromessa dallo sviluppo urbanistico della città moderna, che ha
già reso impraticabile ampia parte dell'insediamento antico e minaccia
gravemente l'intero territorio della città antica''.
Gli studiosi si appellano alle autorità della Turchia ''sia nazionali che locali'',
affinché intervengano e sia al più presto predisposto ''un piano di tutela e valorizzazione
dell'intero spazio interessato all'insediamento dell'antica Focea''. Un piano - si precisa - che
''impedisca ulteriori aggressioni alle aree archeologiche o potenzialmente tali e
garantisca alla scienza storica, ma anche all'equilibrato sviluppo
economico -turistico di Focea, un futuro ricco di maggiori
prospettive''. (Ansa)
____________________
L'Antica Phocaea o Phokaia
(per i Genovesi Focea), attualmente Foça o Eskifoça, si trova all'estrema
propagine Turca verso il Dodecaneso all'interno del golfo di Izmir.
Il nome deriva dall'animale "la foca" simbolo della città, raffigurato
anche sulle monete.
Fu fondata dai colonizzatori di Erythrea e Teos nell'ottavo secolo a.C., faceva
parte un tempo della Federazione Ionica.
Per il suo eccellente porto, Focea si sviluppò rapidamente diventando un
importante porto commerciale. Erano famosi costruttori di navi sia da trasporto
passeggeri (con capacità fino a 500 persone) sia da cargo (di considerevoli
quantità).
Dopo le conquiste Persiane, Romane e Bizantine fu colonia Genovese e le sue
vicissitudini sono state parallele a quelle di Chios fino alla conquista Turca
del 1566.
La sua posizione è stata sempre strategica come punto di rifornimento tra il
Mar Nero e le rotte verso il medio oriente.
L'iniziale insediamento di Focea "vecchia" è l'attuale Eskifoça. La
"Focea nuova" così chiamata dai Genovesi, è ora Yenifoça.
I Focesi erano grandi navigatori e fondarono molte colonie sul Mar Nero,
nell'Ellesponto e nel Mediterraneo occidentale, intorno al VII sec.a.C. Sono
stati i fondatori, tra altri, di Massalia (Marsiglia Francia), Nizza, Tartessus
(vicino a Cadice in Spagna), Ampurias (in Catalogna) Alalia (o Aleria) in
Corsica e Velia in Italia.
La città perse il suo potere dopo l'invasione dei persiani e partecipò alla
Ribellione Ionica (500 al 494 a.C.) con tre navi. Dopo la vittoria mantenne la
sua indipendenza, comunque il danno che i persiani procurò alla città fu così
grande che Focea non riguadagnò mai più la sua magnificenza originale.
Famosa fin dal medioevo per le sue miniere di Allume, seguì fino al XIII
alterne conquiste tra Veneziani e Genovesi fino a quando per difendere le isole
dai turchi, dai Veneziani e dai pirati, l'imperatore di Costantinopoli,
Andronico sollecitò l'intervento sull'isola di Manuele Zaccaria de Castro
della Repubblica Genovese, che ne assunse la Signoria.
Focea è un fiorente porto mercantile, con il suo retroterra ricca di allume,
minerale utilizzato per la concia e la tintura dei tessuti. La qualità del
prodotto era seconda solo a quella di Colonea nel Ponto sulla costa
settentrionale dell'Anatolia.
Il collegamento tra Focea e le altre province Greche era ridotto ad una sottile
striscia lungo il mare che gli Zaccaria difendono per circa cento chilometri,
"non tanto per la fortezza del luogo", scrive con ammirazione il cronista
Greco Pachimero, "quanto per la fama del valore degli Italiani, pronti
d'animo e di braccio ad osare qualunque audacia". Ma a lungo andare pochi
uomini non potevano difendere un così vasto territorio. Così il Signore di
Focea si accontenta di fortificare il proprio castello ed i suoi interessi
commerciali, forte del coraggio di soli 52 cavalieri e 400 fanti.
Focea, a differenza di tutte le altre colonie Genovesi del Levante dell'epoca,
non è un porto di transito, ma punto d'imbarco delle miniere d'allume. Un
manuale di pratica commerciale dell'epoca, valuta il commercio dell'allume
in circa 14 mila cantarti, pari a circa 750 tonnellate, che producevano
all'incirca una rendita di 65 mila lire, una cifra astronomica per quei tempi
(più o meno pari a 800.000 euro di oggi).
Tutte le industrie tessili dell'epoca hanno bisogno di allume per fissare i
colori.
Cronologia
della storia dell'Allume
A differenza di tutte le altre mercanzie, l'allume faceva registrare una vera
e propria sovrapproduzione rispetto all'offerta. Zaccaria è, oltre che un
valido condottiero, un abile industriale. In un momento storico in cui il
commercio è molto più evoluto dell'industria, per guadagnare di più non
bisogna tenere i prezzi alti ma diminuire i costi di produzione e per far ciò
il Zaccaria arruola quasi esclusivamente manodopera locale a basso costo e
riduce il costo del trasporto impegnando proprie navi dal porto di partenza fino
a quelli d'arrivo. Un'altra geniale intuizioni per l'epoca, fu quella di
concentrarsi sull'industria di trasformazione, concludendo una fenomenale
integrazione verticale dal minerale grezzo al prodotto finito in franco
fabbrica. Per sbaragliare la concorrenza dell'allume di Trebisonda, che supera
il suo per qualità, ottiene da Michele Paleologo un "crisobollo" o decreto
che sbarra il passaggio dell'allume attraverso gli stretti del mar Nero. Gli
Zaccaria ora controllano tutto il commercio dell'allume: dall'estrazione al
trasporto alla sua trasformazione e vendita soprattutto nelle Fiandre.
Lo Zaccaria aveva invece il problema opposto a Scio, dove il mastice veniva
prodotto in monopolio naturale. Li il problema era a vendere a prezzi più
elevati possibili. Perciò non si mettevano in commercio che non più di 43
tonnellate di mastice l'anno. Ogni tonnellata costava 400 lire genovine. Nel
quattrocento il prezzo veniva fissato dai Giustiniani in 45 lire il quintale e
se il raccolto era in sovrapproduzione l'eccedenza veniva bruciata per evitare
che il prezzo salisse.
Poiché gli affari a Focea erano mal condotti da Tedisio, Benedetto I
destituisce il nipote e nomina suo fiduciario il genovese Andreolo Cattaneo
della Volta, che manda a sua volta il nipote Domenico a prendere possesso
dell'isola. Proprio in una delle sue assenze di Benedetto dall'Asia Minore
che la flotta veneziana capitanata da Ruggero Morosini rade al suolo Focea
(1296), tanto che Andreolo Cattaneo Volta amministratore per conto dei Zaccaria
fu costretto a trasferire la popolazione nell'insediamento fortificato di
Focea Nuova intorno al castello che aveva fatto costruire nel XIII secolo.
Focea resta Genovese fino al 1334 quando i porti tornano in mano Greca.
I Giustiniani armati dal doge De Murta riconquistano il porto il 6 settembre
1346 riconquistano Focea Vecchia, ed il 20 dello stesso mese Focea Nuova con un
corpo di spedizione comandato da Pietro Recanelli Giustiniani.
Focea era infeudata alla Maona, ma in realtà era governata dai Gattilusi di
Lesbo.
Focea Nuova ebbe diversi governatori: Pietro Recanelli (1364-1391), Raffaello
Paterio (1391-1395), Tommaso Paterio (1395-1405), Giovanni Adorno (1405-1424),
Percivalle Pallavicini (1425-1427), Enrico Giustiniani-Longo (20/9/1427 - 1437),
Francesco Drapperio (1437-1447) ed infine l'ultimo governatore Paride
Giustiniani- Longo figlio di Enrico dal 1447 al 1455 anno della conquista Turca.
Il dominio dura fino al 1435 quando i giannizzeri di Amurat II la riconquistano
definitivamente. A quel tempo era governata da Paride Giustiniani, che gli si
consegna spontaneamente. Questo non impedì il saccheggio del porto, la
profanazione delle Chiese e la messa in schiavitù di buona parte della
popolazione.
Oggi Focea "nuova" è diventata Iskifoça ed è un villaggio di vacanze
moderno molto animato, situato su due baie profonde. Piacevoli alberghi, spiagge
limpide e ristoranti accoglienti, ne hanno fatto un luogo di vacanze molto
attraente, sede anche di un "Club Mediterranée".
A Foça anche un interessante riserva naturale marina , la "Specially
Protected Area", che tutela gli ultimi gruppi di Foche monaca nel Mediterraneo
con un pò di fortuna è ancora possibile vederle sulla "costa delle
sirene".
Focea "vecchia" ora Yanifoça, poco più a nord è meno mondana anche se
anch'essa è dotata di buone attrezzature turistiche. (www.yenifoca.com)
01.10.2005 |
NEGLIGENZA
NELLA CURA DEI PALAZZI STORICI
| Specifiche
accuse sono state mosse alla Fondazione storica che si occupa della gestione
degli immobili dal 1995, per 49 anni. |
The History
Foundation is being accused of abandoning the historical buildings, which it
took over control of in 1995 for 49 years, to decay.
The buildings where the palace artists served during the Ottoman era are said to
be about to collapse because of neglect.
Other allegations have surfaced about the Foundation as the buildings, including
the transformer stations that provide electricity to museums in Topkapi Palace,
are dangerous for both life and property security
Topkapi Palace Museum Director Professor Ilber Ortayli, who harshly criticizes
the History Foundation, says, "This is an occupation," pointing out
that the buildings that are being used for weddings and cocktail parties and
that no restoration works have been carried out for the past 10 years.
The Istanbul Culture and Tourism Directorate would like the control of the
historic buildings to be taken over by the Palace.
One of the roofs collapsed in February because it was in such bad disrepair said
the Director, terming the Foundation's existence there as an "occupation".
Istanbul Culture and Tourism Director Ahmet Emre Bilgili said the management of
the historic buildings should immediately be transferred to Topkapi Palace.
According to Ministry of Culture Undersecretary Mustafa Isen, the historical
buildings are the heart of Istanbul and he defends that they will solve the
problem.
The Ministry is trying to save the buildings Isen says, giving the example that
Istanbul City Museum will be established in cooperation with the Ministry of
Culture, History Foundation and the Istanbul Metropolitan Municipality.
History Foundation President Orhan Silier emphasizes the determination of the
Foundation on not to quit control of the buildings until 2044.
The History Foundation settled in the former Darphane (Mint) buildings with the
approval of the term's President Suleyman Demirel, the Ministry of Culture, the
Treasury and the Istanbul Governorship 10 years ago on the condition of holding
Habitat exhibitions and establishing the "Istanbul City Museum".
The Committee of Preservation opposed this transfer and said the city museum can
only be established by Ministry of Culture.
Upon this, the Ministry of Culture took the foundation to court in order to get
the historical buildings back. However, the ministry lost this case in 2002.
Ortayli relates the situation to the inexperience of the lawyers. The Darphane
buildings are within Topkapi Palace. Topkapi Palace Museum Director considers it
a "mistake" that the buildings' having been given to History
Foundation, of which he himself is one of the founders.
There were previously "Hunerveran" workshops he adds, and palace
storerooms in the buildings known as Darphane today.
"It is not suitable for establishing a city museum. This belongs to this
museum. And no works have been undertaken here for the last ten years."
Ortayli, also points out that they need countless rooms in the Topkapi Palace in
order to make halls of exhibition, for conferences and the library, states that
many works cannot be exhibited due to the lack of rooms. (Habibe Demircan/Zaman)
01.10.2005
|
SHOWCASE TURKEY
|
Passerella
dello stilista turco Bora Aksun che ha esposto gli ultimi suoi disegni alla
<London Fashion Week>. Una collezione - primavera/estate 2006 - dai
colori più variegati dove il profumo d'oriente si è sapientemente
amalgamato con la praticità occidentale dai toni pur sempre morbidi ed
eleganti.
|
Turkish fashion designer Bora Aksu showed
off his latest designs on the catwalk at the ongoing London Fashion Week on
Wednesday.
Aksu introduced his 2006 spring/summer collection at the British Fashion
Council (BFC) tent on the grounds of the Natural History Museum, said the
Anatolia news agency.
Aksu told reporters after the show that he found inspiration
for his new collection during a holiday at Lake Bafa in Turkey's Aegean
region, where he relaxed before creating designs for the new season. Aksu
said the influence of his vacation experience could be seen in his creations'
colors.
Aksu said he reflected the colors of pebbles he gathered from the lake
while incorporating an element of comfort in his designs. He said the
fabrics he used indicated characteristics of Turkish culture.
His collection comprises various colors from umber to shades of green and blue.
Aksu prefers wool fabrics, and the collection concentrates mainly on dresses and
skirts decorated with beads and crochet work. Large leather bags and handmade
saddlebags give a novel touch to the collection as well.
Hundreds of designers and fashion journalists attended the fashion show,
which was also viewed by many world-famous fashion photographers. The
models sashayed to music performed by Burhan Öçal and his orchestra.
Aksu said the collection, when put together with Turkish music, had a
totally Turkish flair. (Turkish Daily News)
01.10.2005
|
ASSE VELTRONI-OZPETEK
|
Il
sindaco di Roma ed il noto regista turco insieme lunedì 3 ottobre
nell'ambito del <MedFilmfestival> per l'ingresso di Ankara
nell'Unione Europea. Il programma dell'incontro, al quale prenderà
l'ambasciatore turco in Italia Ugur Ziyal ed il primo cittadino di Istanbul
Kadir Topbas. Il ricevimento nella sede diplomatica di via Palestro. |
 Ferzan
Ozpetek e Walter Veltroni avvicinano Italia e Turchia. L'acclamato regista
de La
finestra di fronte e il Sindaco di Roma interverranno il 3
ottobre alla Casa del Cinema, ad una giornata interamente dedicata allo
scambio culturale tra i due paesi. L'evento, organizzato da ambasciata turca,
<MEDFilmfestival> ed Eurovisioni, si propone di sottolineare
simbolicamente l'importanza del dialogo interculturale, in occasione
dell'apertura dei negoziati per l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea.
Il programma dell'incontro, a cui parteciperanno anche il sindaco di Istanbul
Kadir Topbas e l'ambasciatore turco in Italia Ugur Ziyal, prevede una rassegna
di documentari e cortometraggi turchi e un omaggio a Ozpetek. In suo onore
saranno proiettati a partire dalle 18.30 Il
bagno turco, Harem
Suare e Le
fate ignoranti. In rappresentanza dell'Italia, parteciperanno tra gli
altri Gaetano Blandini, Direttore Generale per il Cinema, Carlo Fuscagni,
Presidente di Cinecittà Holding e Gabriele Testi, Direttore Generale del
Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale. Il programma di
eventi in favore del dialogo tra Italia e Turchia, avviato lo scorso giugno
con l'organizzazione a Istanbul ed Ankara di due rassegne su cinema classico e
contemporaneo, proseguirà a ottobre nell'ambito del XIX Festival Eurovisioni
e poi a novembre con la prossima edizione del <MEDFilmfestival>.
Henry Ingberg e Ginella Vocca, presidenti delle due manifestazioni, saranno
presenti all'incontro, che si concluderà con una cena di gala, offerta
dall'Ambasciata Turca. (Adnkronos/Cinematografo.it)
01.10.2005
|
"L'IMPERO
DEI LUPI: MINACCE DAI <LUPI GRIGI>
|
In
circolazione in tutta Italia il film di Chris Nahon girato in Cappadocia.
Tra gli attori anche l'italiana Laura Morante. |
E' in visione da ieri,
venerdì 30 settembre, nelle sale di tutta Italia distribuito da Medusa in 250 copie "L'Impero dei
Lupi" di Chris Nahon. Nel cast del film, tratto dal best seller omonimo di Jean
Christophe Grange, oltre a Jean Reno, Arly Jover, Jocelyn Quivrin anche l'attrice italiana Laura Morante nel ruolo di Mathilde, una psichiatra.
Il regista Nahon a Roma insieme a Jean Reno per presentare il film ha rivelato che durante la lavorazione in
Turchia ha avuto minacce da parte del Lupi grigi (il gruppo nazionalista turco che
è al centro del romanzo di Grange) che volevano imporre una modifica della sceneggiatura.
''La Cappadocia - ha spiegato Nahon - è la culla di certi gruppi radicali come i Lupi Grigi
. Così abbiamo avuto tentativi di modificare la sceneggiatura e minacce a me e la mia
famiglia. Cose non serie però e forse comprensibili perché la Turchia
è una giovane democrazia che non vuole essere criticata. Noi comunque non volevamo offendere nessuno''.
Oltre alle minacce, difficoltà alla produzione nel rilascio dei permessi per
girare:''In certe zone della Turchia abbiamo avuto problemi - ha detto Nahon-, ma poi le cose dopo qualche
discussione si sono chiarite. Insomma non abbiamo trovato un gatto morto nel frigorifero con la sceneggiatura modificata
dentro''.(Ansa)
01.10.2005
|
15th
ISTANBUL ART FAIR
|
Neoartgallery
in collaborazione con One Gallery Rome presente alla manifestazione che
si aprirà il prossimo 8 ottobre per chiudersi il giorno 16. |
Neoartgallery
,in collaborazione con One Gallery Rome, partecipa alla Quindicesima edizione
della Fiera Internazionale dell'Arte di Istanbul che si svolgerà dall'8 al 16
ottobre.
Verranno proposti all'attenzione del pubblico turco ed internazionale, 10
artisti Italiani di grande impatto visivo:
Alba Amoruso, Leonardo Caboni, Massimo Campi, Fabio Massimo Caruso, Luigi
Cervone, Massimo Franchi, Ettore Frani, Marco Filippetti, Pasquale
"Nero" Galante, Giuseppe Linardi.
Parteciperà,con un suo stand,anche
Fatih Mika, uno dei migliori incisori turchi che, da tempo, ha stabilito la
sua residenza in Italia. Alla Fiera
,che si sviluppa su circa 12.000 mq sono attesi oltre 300.000 visitatori.
Parteciperanno gallerie ed Associazioni
Turche,Italiane,Macedoni,Francesi,Tedesche per un totale di 118 Espositori.
Accluso alla presente scheda tecnica della Fiera.
| |
ARTIST
2005
15th İstanbul Art Fair |
| Venue |
Tüyap Fair, Convention and
Congress Center, Beylikdüzü |
| Hall |
6-7-8-9 |
| Duration |
October 8-16, 2005 |
| Deadline for Exhibitors |
|
| Visiting Hours |
October 8-9-15-16, 2005
(10.30-20.00)
October 10-11-12-13-14 2005 (10.30-19.00) |
| Frequency |
Annual |
| Products |
| Galleries:
Paintings, Sculptures and Ceramic |
| Associations: Paintings, Sculptures, Video Art, Photo and
Collection of Associations |
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| Sqm (2004) |
11.688 |
| Exhibitors (2004) |
118 |
| Countries (2004) |
France, Germany, Italy,
Macedonia, Turkey |
| Attendees(2004) |
300.000
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01.10.2005
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NOSTALGIA
DEL PASSATO
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L'avere
rivisto un film come "Topkapi" ci ha fatto tornare indietro
nel tempo quando ancora Istanbul conservava quel fascino
misterioso che tanto aveva colpito Pierre Loti.
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Se
mai vi capita di vedere qualche film, anni <quaranta> o <cinquanta>
- di quelli per intenderci che hanno come sfondo Roma ed il suo cupolone - di
sicuro sarete pervasi da un po' di nostalgia specie se adesso siete parecchio in
là con l'età. Che bei ricordi! Le carrozzelle con il vetturino alla Aldo Fabrizi,
le strade senza macchine, i filobus, le borgate veraci ed i primi palazzi
alveare che spuntavano in mezzo alla campagna. E sì, era tutto diverso. E
quanto aveva ragione Renato Rascel quando cantava "Quanto sei bella
Roma". Il tempo però è quello che è, scorre veloce e non ha certo
compassione delle malinconie. Eppure qualche giorno fa una vecchia pellicola di
Jules Dassin, "Topkapi", trasmessa su un canale televisivo, ci ha
fatto proprio questo effetto: ci ha reso malinconici. E dire che il film non era
stato girato a Roma ma ad Istanbul, quarantuno anni fa. All'epoca, alquanto
giovani, avevamo già visitato almeno una volta la città che contava, pensate,
poco meno di un milione e mezzo di abitanti. Oggi supera i 16 milioni. L'avere
rivisto "Topkapi" (interpreti Melina Mercouri, Peter Ustinov,
Maximilian Schell, Robert Morley e Akim Tamiroff) è stato come rivedere una
città sparita, con le sue case di legno quasi patetiche, gli orsi che ballavano
per le strade, le giostre appena fuori dell'ex palazzo imperiale, le sgangherate
auto americane, i venditori di ciambelle e di spremute di arancia, quelli di
mandorle fresche e, perché no, anche le lunghe esposizioni delle pelli di volpe
sui banchetti volanti. Tutto questo ormai non c'è più. Istanbul è diventata
una megalopoli che si estende a dismisura da una parte e dall'altra del Bosforo,
fatta di grattacieli, di cemento-vetro, di grandi arterie, di macchine veloci,
di mille etnie. E' sempre bellissima ed affascinante, ma non si respira più
quel clima incantevole ed anche misterioso che tanto aveva colpito Pierre Lori.
01.10.2005
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PESARO,
TRA CRONACA E POESIA
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Come
un noto avvocato ha saputo ricostruire gli ultimi giorni del dominio
pontificio nella città marchigiana.
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"Che
z'azzecca", direbbe il solito di Pietro. E già, che z'azzeccha? Pesaro con
la Turchia non ha proprio nulla a che fare. Ma se - ritrovandoci in mano un
libretto dal titolo "La liberazione di Pesaro del 1860" - vogliamo
scrivervi due righe, una ragione in fondo c'è. E ci pare anche fondata.
Essendoci venuta infatti l'idea di un gemellaggio tra questa città marchigiana
ed una che si affaccia sul Mediterraneo turco, ecco l'occasione per far
conoscere anche ai discendenti di Mehmet il Conquistare un po' della nostra
storia. E poi, scusate. Non è forse Ugo Morganti l'autore (assieme a
Giovanna Cangiotti) delle 45 paginette che formano il delizioso testo? Per chi
non lo sapesse, Morganti - noto avvocato del foro pisaurense - è stato un caro
amico di infanzia con il quale abbiamo trascorso in gioventù i giorni più
belli tra ozii e zingarate. Quanto basta.
Curato
dalle <Edizioni Nobili> e sotto l'egida del <Rotary Club Pesaro
Distretto 2090>, il libro non vuole avere alcuna pretesa
filosofico-crociana. Si legge tutto di un fiato ma proprio per questo è
apprezzabile, sia per la scorrevolezza dello scritto sia per quell'acume
cronachistico che avrebbe potuto fare di Morganti un bravo giornalista solo che
il ragazzo di tanti anni fa avesse trascurato di seguire gli insegnamenti di
Cicerone. L'autore nella sua prefazione sottolinea che il libro è statoa una
fatica di "nessuna pretesa, fatto in poche serate a quattro mani", con
l'unico obiettivo di "raccontare l'evento sicuramente più traumatico che
sotto il profilo politico la città (di Pesaro, ndr) ebbe a subire dopo molti
secoli" di dominazione pontificia. Ebbene, questo è già sufficiente. Noi
non vogliamo aggiungere altro. Rimandiamo i nostri amici di <Turchia Oggi>
ad una piacevole lettura.
01.10.2005
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EUROPEO 2012: UN TRIS DI
FAVORITE
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Sono
Italia, Ungheria-Croazia e Turchia. Escluse Grecia e Polonia-Ucraina. |
Italia, Ungheria-Croazia e
Turchia sono le candidate forti per ospitare l'Europeo di calcio 2012. Lo si è
capito da una dichiarazione fatta dal direttore generale dell'Uefa,
Lars-Christer Olsson e riportata dal quotidiano francese <l'Equipe>.
L'impressione p che la pre-selezione riguarderà la terna di cui sopra.
Sarebbero escluse di conseguenza Grecia e Polonia-Ucraina. "Il numero dei
candidati - ha spiegato Olsson - sarà portato a due o tre il giorno 8 novembre
nella riunione di Malta".
01.10.2005
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LITE
ALPAY-COLONIA
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Il
difensore del Club tedesco vuole giocare con la Nazionale turca nelle due
partite per la classificazione mondiale nonostante che finora abbia sempre
detto di avere problemi fisici. |
Ozalan
Alpay e Colonia ai ferri corti: tutta colpa della nazionale turca che ha
convocato il difensore dell'ex Aston Villa nonostante il parere contrario del
suo allenatore Uwe Rapolder.
Arrivato quest'estate in Bundesliga, finora Alpay ha giocato due sole partite
con la maglia del Colonia a causa di continui problemi fisici. Ma quando ha
ricevuto la chiamata dalla sua nazionale, per l'amichevole con la Germania e la
partita di qualificazione mondiale contro l'Albania, il giocatore non ha esitato
a garantire la sua piena disponibilità. E risultato inutile il tentativo di
farlo dissuadere da parte del suo allenatore Rapolder nel corso di un burrascoso
faccia faccia.
Eloquente il commento del suo difensore al termine dell'incontro: "Se sto
bene posso partire, e poiché sto bene, partirò". Ma il club di Bundesliga
ha intenzione di intervenire presso la Federcalcio turca sottolineando come di
fatto Apay in questa stagione non abbia mai visto il campo perché sempre
infortunato. (Ansa)
01.10.2005
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