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Cari amici, <Turchia
Oggi>
- sito indipendente e che va avanti con le proprie forze -
non se la passa troppo bene. Se potete, dateci una mano.
Intendiamoci, non vi chiediamo denaro. Nemmeno un euro. No,
quello che vi chiediamo è che ci stiate vicini adoperandovi
in giro e spendendo parole buone nei nostri confronti. In
altri termini, trovateci un po' di pubblicità o qualche
sponsorizzazione. Altrimenti saremo costretti a chiudere.
Per andare avanti, infatti, abbiamo bisogno che qualcuno ci
aiuti, quanto basta. Grazie per quello che farete, la
direzione. |
CI SIAMO
 Poche ore
ancora e sapremo definitivamente che intenzione ha Bruxelles nei
confronti della Turchia. Le premesse, per la verità, non sono delle
migliori nel senso che l'Unione Europea (almeno alcuni dei Paesi che
la compongono) fa di tutto per mettere i bastoni tra le ruote ad
Ankara. Non passa giorno, infatti, che non si alzi qualche voce per
attaccare il Governo Erdogan su questo o su quel problema che - si
sostiene, ma molto arbitrariamente - non
sarebbe stato risolto. Vedi, tanto per citare qualche esempio, la
questione di Cipro, quella dei curdi e da ultimo quella degli armeni.
Insomma si vuole mettere Ankara con le spalle al muro
costringendola, magari, ad abbandonare la partita. Noi ci auguriamo
che la Turchia non cada in questo tranello oltremodo subdolo e che - per dirla
con il ministro degli Esteri britannico (più sotto il flash Agi, ndr)
- suona tanto di "tradimento". Ci auguriamo, in altre
parole, che la Turchia vada avanti per la sua strada. Come risulta
ben chiaro da un articolo scritto dal nostro vice-premier Gianfranco
fini sul <Corriere della Sera>, Ankara ha ottemperato finora a
tutte le condizione imposte dall'UE, sia in tema di risanamento
economico, sia in tema di diritti civili. Ovvio che ci siano ancora
alcuni nodi da risolvere - non si può negarlo - ma siamo
sicuri che questi stessi potranno tranquillamente essere
sciolti con il tempo, una volta che saranno aperti i negoziati di
adesione. Guai se così non fosse. Una Turchia ancora una volta
rimandata agli esami di riparazione - o addirittura bocciata come
alcuni vorrebbero in Francia, Germania ed Austria - significherebbe
perdere un fedele alleato in tema di alleanza atlantica e
anti-terroristica. Eppure la miopia di certi Governi è tale da
rasentare la cecità. Speriamo bene. Di parole, recentemente, ne
sono state tirate fuori tante; anche senza fondamento. Editorialisti di
fama (si fa per dire) hanno voluto dire la loro anche sulla vicenda
dello scrittore Orhan Pamuk gridando ai quattro venti che in Turchia
manca la libertà di espressione. Noi di <Turchia Oggi>
avremmo preferito che il Tribunale di Ankara, o chi per esso, avesse
lasciato perdere evitando di dare risonanza ad un caso che avrebbe
potuto essere risolto diversamente. A guadagnarci, in fondo, è
stato Pamuk - da sempre un bastian contrario - che si è fatto una
ulteriore pubblicità. Come che sia, a questo proposito occorre
rimarcare che, se
quello di contestare un fatto (nello specifico la negazione da parte di Ankara del
genocidio armeno) è per la Turchia un reato, chi lo compie deve rispondere
necessariamente davanti
alla giustizia. In fondo, per altro verso, la stessa cosa è avvenuta in Svizzera. Non
deve forse il leader dei lavoratori turchi, Dogu Perinçek,
rispondere dell'accusa di razzismo per avere negato pubblicamente
detto genocidio? Due pesi e due misure, a quanto pare! (Turchia
Oggi)
01.10.2005
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IL DIKTAT
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Il
Parlamento europeo non fa sconti alla Turchia e pone una serie
di nuovi paletti quali il riconoscimento di Cipro e il rispetto
dei diritti umani. La questione armena. |
Il Parlamento europeo non fa
sconti alla Turchia e chiede atti concreti sul riconoscimento di Cipro e sul rispetto dei diritti umani nel dare il suo
diffidente via libera all'avvio dei negoziati di adesione, previsti per il 3 ottobre. Ma oltre ad inviare un evidente
segnale politico ad Ankara, Strasburgo ha lanciato un avvertimento anche ai
Governi, i cui rappresentanti sono proprio in queste ore impegnati a chiudere il pacchetto per
consentire ai ministri degli Esteri dei 25 di dare il sospirato via libera al tormentato iter negoziale con Ankara.
L'euro-assemblea con 356 voti a favore, 181 contrari e 125 astenuti ha detto
sì ad una risoluzione comune il cui punto forte è che il negoziato
è un processo ''aperto'', che non si traduce necessariamente nell'adesione della Turchia.
Ma il Parlamento europeo è andato più in là del testo messo a punto dai sei gruppi parlamentari principali, chiedendo
che il riconoscimento del genocidio degli armeni, compiuto nel 1915, sia una ''condizione preliminare'' all'adesione
all'UE. Poco prima l'assemblea aveva anche accolto una proposta dei Popolari europei, da tempo divisi fra coloro che, seppur con
cautela, sostengono l'avvio dei negoziati, e le delegazioni, in particolare quella tedesca, che sono decisamente schierate per
l'opzione del partenariato speciale.
L'esito del confronto fra queste due componenti del gruppo guidato da Hans Gert Poettering
è stata la richiesta di un ulteriore rinvio del voto sull'estensione del protocollo
doganale, firmato dalla Turchia a luglio. Con 311 sì, 285 no e 63 astenuti l'aula ha accolto la proposta dei Popolari. Una scelta subito criticata dal Commissario europeo all'Allargamento Olli Rehn, che pure aveva usato
accenti critici nei confronti dei pochi progressi soprattutto in materia di
libertà di espressione. Il voto sulla risoluzione comune ha visto inconsuete alleanze e evidenti spaccature fra i gruppi parlamentari a
dimostrazione che a tre giorni dall'avvio previsto del negoziato i dubbi e le incertezze persistono.
A grandi linee a favore dell'avvio del negoziato, pur con una serie di condizioni e di verifiche, si sono espressi i deputati
del Ppe, del Pse, della Sinistra unita, dei liberaldemocratici.
Tradotto in schieramenti italiani, Forza Italia, Ds, Prc e Pdci, Margherita e Radicali. Contrari gli
euro-scettici, che includono la Lega, e i non iscritti con Alessandra Mussolini e Luca
Romagnoli, ma anche gli eurodeputati dell'Udc Lorenzo Cesa, Armando
Dionisi e Iles Braghetto. Ha votato no anche Mario Mauro di Forza Italia. Fra gli astenuti i Verdi e come annunciato gli
euro-parlamentari di An, ma anche Raffaele Lombardo dell'Udc. Fra le spaccature evidenti quella del gruppo del Liberademocratici, nel quale la delegazione francese dell'Udf si
è dissociata dal voto positivo dato dal resto del gruppo esprimendosi contro la risoluzione. In seguito
i liberal-democratici francesi hanno anche diffuso una dichiarazione nella quale hanno sostenuto esplicitamente
l'inopportunità di aprire i negoziati con la Turchia lunedì prossimo.
La palla è ora nelle mani dei Governi e anche della Turchia, che ha ribadito la sua chiusura ad una opzione
negoziale che non preveda la piena adesione all'Unione europea. Ma anche se il rinvio della ratifica del protocollo
doganale non implica di per sè uno stop al negoziato e seppure la risoluzione comune non sia vincolante, da Strasburgo
è arrivata la conferma che sulla questione Turchia c'è la consapevolezza che in gioco
è una nuova visione dell'Europa. (Ansa)
01.10.2005
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L'IRRITAZIONE
DI GUL
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Intervista
dell'<Aki-Adnkronos International> a Namik Tan, portavoce del
ministro degli Esteri turco. "Siamo frustrati e delusi
dal comportamento dell'Unione Europea. Ci stanno
giocando". |
Dopo giorni di polemiche all'insegna della questione di Cipro,
degli armeni, e adesso il rinvio del Parlamento Europeo, l'atmosfera che si respira ad Ankara
è descritta così da Namik Tan, il portavoce del ministro degli Esteri Abdullah Gul: ''Siamo frustrati e delusi dal
modo in cui la questione dei negoziati viene trattata dall'UE''. Tan
per ora non si sbilancia oltre.
''Valuteremo e parleremo quando avremo visto il testo'', è l'unico commento che Tan, in un'intervista ad
<Aki-Adnkronos International>, è disposto a fare. Si apriranno davvero i negoziati
lunedi'? ''Restiamo ottimisti, ma dobbiamo vedere''.
Altre fonti turche bene informate tuttavia usano parole molto più chiare: ''Il ministro Gul
terrà fermo il suo aereo in aeroporto ad Ankara se non avrà prima visto e analizzato il testo negoziale.
L'UE farebbe bene a non aspettare troppo a fargli avere il testo''. L'irritazione del ministro, del resto, non
è un mistero. ''Se ci vengono imposte clausole particolari - ha dichiarato Gul in
un'intervista apparsa su <Paris Match> - che rivoltano le nostre
coscienza, siamo chiari, non diremo sì a tutto. Ma sarebbe l'ammissione che, dopo quarant'anni, si sta giocando, si inganna il
mondo e si firmano impegni che non valgono niente. L'Europa perderebbe
di credibilità''.
Se nessuno ad Ankara per ovvie ragione vuole esprimersi ufficialmente sul testo fino alla sua approvazione,
trapelano i punti che più irritano la Turchia: quello del riferimento
alla verifica della
capacità di assorbimento da parte dell'UE prima dell'adesione definitiva del Paese; e quello, soprattutto, che chiede
ad Ankara di non ostacolare un eventuale ingresso di Cipro nella Nato.
Il testo, naturalmente, non è così esplicito, si chiede solo di evitare ''il blocco'' di adesioni di ''Stati membri
dell'UE a organizzazioni internazionali'', ma il riferimento è palese per
tutti. ''Per noi e' piuttosto curioso - si sfoga con <Aki> un diplomatico turco - che
l'UE adesso pretenda di pregiudicare anche il nostro comportamento in un'organizzazione che non
è assolutamente organica all'Unione com'è il caso della Nato. E' un approccio del
tutto sbagliato dell'UE''. Una questione particolarmente grave per Ankara, che, secondo indiscrezioni, potrebbe anche spingere (ma il
condizionale e' d'obbligo) Gul a lasciare il suo aereo parcheggiato nella capitale non andando
lunedì a Lussemburgo, anche se ovviamente non è possibile per ora trovare conferme ufficiali.
Quanto all'inserimento della questione dell'assorbimento, voluta dalla Francia, rientra in
realtà nei criteri di Copenaghen (che oltre alla "maturità" democratica ed economica del candidato richiedono
anche quella dell'Unione).
Mai prima d'ora, tuttavia, un simile criterio era stato esplicitato con chiarezza. ''Che bisogno c'era - dicono le
fonti - di evidenziare una cosa che era comunque prevista dai normali meccanismi?'' A quanto si apprende, tuttavia, questo
è un punto che Ankara potrebbe anche "ingoiare", al contrario di quello sulla Nato.
L'impressione che si respira ad Ankara è molto chiara, che l'UE stia cercando continuamente nuovi pretesti per rallentare o frenare il
processo negoziale. ''La questione del riconoscimento del Governo greco-cipriota
è un esempio campale - dice asciutta ad <Aki> Asli Aydintasbas, che dirige l'ufficio di Ankara di
<Sabah>, uno dei due maggiori quotidiani turchi, e ne è tra i
più noti columnist - e se non sono loro si tirano fuori una volta i curdi, un'altra gli
armeni, e via di questo passo''. Un'impressione diffusa con forza dai media,
che seguono ormai in modo spasmodico i Coreper a Bruxelles, quasi fossero incontri di calcio.
Del resto, è sulla bocca di tutti in Turchia una barzelletta secondo cui a romeni e bulgari
l'UE chiede come "esame" d'ingresso il nome dell'aereo che
sganciò la bomba di Hiroshima, ai turchi l'elenco completo delle vittime con i relativi indirizzi.
''Sta diventando uno spettacolo disgustoso - si sfoga una diplomatica turca - la gente sta cominciando a diventare
anti-europea''. Secondo la giornalista Aydintasbas, ''ormai anche (il premier Recep Tayyip n.d.r.) Erdogan sta perdendo interesse
nell'Europa''.
Tan non va troppo lontano, anche se ovviamente è piu' cauto. ''Tutto quel che sta accadendo - dice il portavoce di
Gul - compreso quello che si è visto al Parlamento Europeo ha un solo effetto:
quello di affievolire il nostro entusiasmo per l'UE, mentre adesso sarebbe il momento di tenere vivo anche tra la gente proprio
l'entusiasmo. Noi cerchiamo di farlo, ma diventa ogni giorno più
difficile''. Se gli umori della popolazione dovessero precipitare, ''potrebbe essere in gioco la
sostenibilità del negoziato, il Governo deve rappresentare il popolo'' ammonisce ancora il portavoce.
Particolare irritazione ad Ankara continua a suscitare la questione della
contro-dichiarazione dell'UE sul riconoscimento del Governo
greco-cipriota, che Ankara dovrà riconoscere ''il piu' presto
possibile''.
''E' una dichiarazione assolutamente illogica - dichiara Tan - che non sta
né' in cielo né' in terra. L'UE si e' fatta prendere ostaggio da 600mila persone. Possibile che oltre 400
milioni di persone si facciano bloccare da 600 mila greco-ciprioti? Ecco, se
così è, vuol dire che qualcosa non funziona nell'UE''.
Il timore di fondo è che Nicosia riapra la questione per ognuno di 35 capitoli negoziali, ''hanno visto - commenta amaro un
funzionario del ministero degli Esteri - che la loro strategia funziona, che ottengono tutto pur comportandosi in modo scorretto
(con la bocciatura del piano Onu al referendum dell'aprile dello scorso
anno, n.d.r.). Chiunque al loro posto sfrutterebbe la situazione, ma questo va a detrimento di
tutti''. ''La mia previsione - dice un diplomatico turco - è che i negoziati dureranno davvero poco, qualche mese o un anno al massimo.
Poi il gioco non potrà più reggere''. (Giovanni Del Re/Aki
Adnkronos international)
01.10.2005
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NON ESCLUSO IL
RINVIO
| Anche
se il ministro Abdullah Gul sta facendo ogni sforzo per
scongiurarlo, c'è questa possibilità. Continua la guerra dei
nervi tra la Turchia e L'Unione Europea. |
L'avvio del sospirato negoziato per
l'adesione della Turchia all' Unione europea, previsto per lunedi prossimo 3 ottobre a Lussemburgo, potrebbe essere
rinviato. Ad ammetterlo è stata stasera la stessa Ankara, sfiancata sia dal rinvio stamani a Bruxelles della approvazione
del ''documento-cornice'' per il negoziato (a causa dell' insistenza austriaca
perché vi si menzioni l'alternativa del partenarito speciale, in luogo dello sbocco univoco della piena
membership preteso da Ankara), sia dai 'paletti' posti dal Parlamento europeo di Strasburgo (il riconoscimento di Cipro e
del genocidio degli armeni del 1915-16).
''C'è la concreta possibilità di un rinvio, ma stiamo esercitando ogni sforzo
perché lo si eviti in extremis'' - ha affermato il vice-premier (e ministro degli
Esteri) Abdullah Gul, nel corso di una conferenza stampa improvvisata aggiungendo: ''Ci troviamo di fronte a problemi molto seri,
anche se è rimasto ancora un po' di tempo per una soluzione''.
''Io non andrò a Lussemburgo se non dopo avere visto il documento cornice del negoziato. Non
c'è ragione per andarci senza prima averlo studiato'' - ha spiegato il
vice-premier osservando che il documento, dopo il fallimento della riunione
degli ambasciatori dei 25, ''potrà essere approvato solo nella giornata di
lunedì 3 ottobre durante l'incontro tra i ministri degli Esteri''. Quasi a voler rendere chiaro di voler
evitare la trappola di trovarsi lunedì a Lussemburgo nel vicolo cieco posto da un documento che contenga - come egli ha
detto - ''cose che non possono essere accettate dalla Turchia''.
Quali siano questi ''fattori inaccettabili'' è chiaro, anche se Gul non li ha specificati. Ankara innanzitutto vuole evitare
ogni menzione del partenariato speciale. Essa, in sostanza, sta esercitando un notevole sforzo diplomatico per ottenere che
resti lettera morta, o per lo meno imprecisato, quel ''carattere
aperto'' del negoziato della Turchia, che pure fu l'indicazione dei 25 capi di stato e di governo
dell'UE al vertice di Bruxelles il 17 dicembre scorso. La leadership turca vuole
(anche per ragioni di prestigio e consenso interno) che sia messo per iscritto che il negoziato
avrà un chiaro ed unico sbocco possibile: ''la piena membership della Turchia, senza
alcuna alternativa''. L'Austria, invece, insiste perché a tale carattere aperto
del negoziato sia data una formulazione ''più precisa e concreta'' con la menzione della
possibilità che lo stesso negoziato possa anche sfociare in un partenariato
speciale.
''Dobbiamo essere più precisi'' - ha dichiarato ad un giornale americano il cancelliere austriaco Wolfgang Schussel ricordando
la decisione del vertice UE di dicembre.
''Ma il problema - riferiscono ad Ankara fonti diplomatiche europee- non lo pone solo l'Austria, dove solo il 10% della
popolazione sostiene l'ingresso a pieno titolo della Turchia e dove proprio domenica e' previsto il primo round delle elezioni
regionali''.
''Più copertamente - aggiungono le stesse fonti - lo pongono anche altri
Governi e diverse forze politiche, sia di Governo sia di opposizione nei rispettivi paesi, che sono state
impressionate dai più recenti sondaggi, come l'ultimo dell' <Eurobarometro> che mostra che i favorevoli, sia in Francia, sia
Germania, sono solo il 21% e che in tutti gli altri Paesi europei i contrari sono la maggioranza (in media il 52%)''.
Questa analisi è sembrata confermata oggi in particolare dal premier francese, Dominique de Villepin, che ha anch'egli
ricordato il carattere ''aperto'' del negoziato, auspicandone anche un ''pieno controllo'' da parte dei paesi membri. Il
carattere ''aperto'' del negoziato era stato raccomandato anche dal Parlamento europeo che, pur dando il suo 'ok' alla
partenza, aveva posto ad Ankara le condizioni sia del riconoscimento della Repubblica di Cipro (che Ankara vuole
rinviare a dopo la riunificazione dell'isola divisa in una parte greca ed una turca) sia quello del ''genocidio degli
armeni'' (che Ankara non intende assolutamente concedere).
La guerra dei nervi continuerà dunque almeno fino a domani sera quando si vedranno a cena i 25 ministri degli
Esteri e potrà proseguire anche forse lunedì, a meno che già domani
sera non appaia chiaro che una quadratura del circolo non sia possibile. Ed allora, forse, un rinvio dell'avvio del negoziato
sarà inevitabile. (Lucio Leante/Ansa)
01.10.2005
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OPINIONE
PUBBLICA SEMPRE PIU' SCETTICA
| I
sondaggi in Turchia, amareggiata per il comportamento
dell'Europa, vede buona parte dei cittadini delusi senza più
quell'entusiasmo iniziale per entrare nel club dei
Venticinque. |
Le
trattative per l'adesione della Turchia all'Unione Europea sono irte
di ostacoli, e comunque saranno lunghe. Ma con il tempo che passa,
viene progressivamente meno l'amore dei turchi per l'Unione Europea,
stando ai sondaggi. E c'è anche un altro problema: il nazionalismo
montante, o di ritorno. Che si fonda anche sull'irritazione legata
alle continue richieste dell'Unione Europea in materia di
riconoscimento dei diritti delle minoranze - soprattutto quella curda
-, e poi la questione cipriota, e ancor di più la recente risoluzione
con la quale il Parlamento Europeo ha chiesto il riconoscimento del
genocidio armeno: "Su questo - dice un passante - il Parlamento
europeo non è serio. È fuori questione, la gente non lo accetterà
mai. L'Unione Europea è solo un sogno per i turchi". Ma la
questione del genocidio del 1915, che la Turchia non ha mai voluto
riconoscere come tale, è calda. E il fatto che l'Europarlamento
pretenda l'ammissione di colpa come pre-condizione per i negoziati
d'adesione all'UE suscita risentimento ma anche delusione: "Non
c'è più niente da fare per la Turchia, dovremmo lasciar perdere
tutto quanto", dice una donna, e un altro aggiunge: "che la
Turchia riconosca il genocidio o no, comunque non ci lasceranno mai
entrare nell'Unione Europa. Stanno solo tentando di ottenere il
massimo dalla Turchia, con tutti i pretesti" Dichiarazioni
irritate, deluse, alle quali si accompagnano le sempre più frequenti
manifestazioni dei nazionalisti di destra e di sinistra, una volta
tanto uniti nella difesa della patria turca dalle ingerenze
europee. (EuroNews)
01.10.2005
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NESSUN
ACCORDO A CAUSA DELL'AUSTRIA
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Gli
ambasciatori dei venticinque non sono riusciti a vincere le
resistenze di Vienna che insiste solo per un partenariato
favore di Ankara. |
Gli ambasciatori dei 25 paesi
dell'UE, riuniti a Bruxelles, non sono riusciti a vincere le
resistenze dell'Austria e non hanno trovato, così, un accordo sul
mandato negoziale per l'avvio dei negoziati con la Turchia. Lo
riferiscono fonti diplomatiche, confermando che la riunione del
Consiglio dei ministri degli Esteri dell'UE, prevista lunedì a
Lussemburgo, inizierà già domani sera con una cena. L'Austria è da tempo ferma sulla richiesta di non andare al di là
di un'offerta di partenariato privilegiato alla Turchia.
"Nell'ultimo incontro d l'Austria è rimasta isolata su questa
richiesta, e cioè di portare avanti un'opzione alternativa all'
adesione", hanno precisato fonti diplomatiche europee,
rilevando che Vienna ha nella riunione presentato "alcuni
emendamenti che puntano a prefigurare nel quadro negoziale con
Ankara proprio una specifica opzione alternativa".
"Ma su questo punto gli austriaci sono isolati dagli altri 24 Stati
membri, che si rendono conto come tale quadro negoziale sarebbe
inaccettabile per la Turchia", hanno aggiunto le fonti,
precisando che nella riunione ci sia stato un clima di
"preoccupazione", considerando fra l'altro che lunedì i
Venticinque dovrebbero dare il via alle trattative con Ankara.
Da qui a domani sera, quando in Lussemburgo si riuniranno i ministri
degli Esteri dei Venticinque, la presidenza britannica di turno avrà
dei contatti bilaterali con l'Austria - oltre che con alcuni degli
altri Stati membri - proprio al fine di sbloccare la situazione. (ticinonline)
01.10.2005
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IL
"TRADIMENTO"
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In
questi termini ha parlato il ministro degli Esteri britannico,
Jack Straw, qualora Bruxelles non aprisse i negoziati di
adesione per l'ingresso della Turchia in Europa. |
Guai a chiudere
la porta alla Turchia, facendo saltare l'avvio dei negoziati con Ankara sull'adesione all'Unione europea. Il monito
è arrivato dal ministro degli Esteri britannico Jack Straw, che ha sottolineato che l'avvio delle trattative con la
Turchia, in calendario per il 3 ottobre, rappresenta una delle
"più alte priorità della presidenza britannica dell'UE. Durante i lavori
del congresso dei laburisti, a Brighton, ha affermato: "Sarebbe un grande tradimento delle speranze e delle attese del popolo
turco e del programma di riforme del Primo Ministro Recep Tayyip
Erdogan se in questo momento cruciale dovessimo voltare le spalle alla
Turchia". (Agi)
01.10.2005
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....E IL RICATTO
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Il
Parlamento europeo ha votato una mozione che chiede alla
Turchia di riconoscere ufficialmente il genocidio degli armeni. |
Il Parlamento europeo ha votato una
mozione che chiede alla Turchia di riconoscere ufficialmente il genocidio degli
armeni avvenuto sotto il regime ottomano, nel 1945, come pre-condizione per
entrare nell'Unione Europea.
L'Europarlamento ha anche rinviato un voto sull'estensione dell'unione doganale
con l'Unione europea in quello che potrebbe essere un inconveniente dell'ultimo
minuto per i colloqui di accesso con Ankara, che devono iniziare lunedì
prossimo.
La risoluzione approvata, che non è impegnativa, sulla questione armena irriterà
probabilmente la Turchia, che insiste sul fatto che l'uccisione degli armeni non
fu un genocidio sistematico. (Reuters)
01.10.2005
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UNA (BELLA)
GATTA DA PELARE
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La
questione sul genocidio armeno, o presunto tale, durante
l'Impero ottomano è ancora motivo di forti dispute anche
all'interno della stessa Turchia. Una conferenza ostacolata. |
La controversa conferenza sui
massacri degli armeni nell'ultima fase dell'impero ottomano (1915-16), svoltasi
nei giorni scorsi, dopo due cancellazioni, in forma abbreviata e in un clima di tensioni, polemiche e manifestazioni
nazionaliste, potrebbe anche - temono le autorità turche - costare un prezzo politico, sul piano europeo, al
Governo di Ankara. Timore giustificato anche se, quest'ultima volta, il Governo non ha avuto alcuna parte ed ha chiaramente preso le
distanze dalla decisione di un tribunale amministrativo di Istanbul di sospendere la conferenza che
doveva tenersi nell'Università del Bosforo che la aveva organizzata.
Il premier Recep Tayyip Erdogan ha definito, anzi, ''un' intenzionale
provocazione'' la decisione del tribunale dopo cheil vicepremier Abdullah Gul la aveva interpretata come un
colpo degli ''ambienti interni ed internazionali'' che, secondo lui, cospirano contro la piena membership della Turchia
all'UE, un colpo - ha notato Gul - portato, non a caso, a pochi giorni dall'inizio del negoziato di adesione, fissato per il 3 ottobre.
Verosimile o meno che sia la teoria cospiratoria di Erdogan e Gul, che hanno espresso il loro
''rincrescimento'', la
Commissione UE di Bruxelles ha già annunciato che la vicenda sarà menzionata nel prossimo rapporto
UE sulla Turchia. Bruxelles ha parlato non a caso di ''ennesima provocazione''
riferendosi non solo al prossimo processo allo scrittore Orhan Pamuk (imputato per avere dichiarato che nel 1915 furono ''un
milione'' gli armeni uccisi), ma anche al fatto che fu proprio il portavoce ufficiale del
Governo Erdogan, il ministro della Giustizia, Cemil Cicek, a provocare in maggio scorso la prima
cancellazione della conferenza stessa definendo ''traditori'' gli organizzatori ed i partecipanti.
Il ministro-portavoce (di cui Erdogan non ha mai chiesto le dimissioni) creò
così - a giudizio di alcuni Paesi europei- quel ''clima di insicurezza e di
intimidazione'' che indusse gli
organizzatori ad annullare per la prima volta la conferenza. Un clima che da allora si
è alimentato e che ha certamente avuto la sua parte nella decisione del tribunale di Istanbul e che si
è manifestato anche nella manifestazione inscenata da centinaia di nazionalisti che hanno marchiato con l'epiteto,
appunto, di ''traditori'' sia gli studiosi che arrivavano alla conferenza, sia lo stesso
Governo di Erdogan. Quest'ultimo, in cui siede ancora il ministro-portavoce Cicek (che ha messo in
dubbio ieri la ''scientificita''' della conferenza sugli armeni ed è ritenuto da vari ambienti europei e turchi, il regista
dell' intera sgradevole vicenda) finisce con l'apparire
caratterizzato da una forse non calcolata doppiezza, anche se di questa finisce poi col farne le spese.
Secondo questi ambienti, quel clima che proviene da maggio (e non solo dalla recente decisione del tribunale) ha prodotto
le defezioni di eminenti studiosi, ripartiti subito ''spaventati'' da Istanbul, l'abbreviamento della conferenza ad
un solo giorno e, persino, un approfondimento della faglia culturale esistente tra la Turchia laica e liberale (legata alle
libertà di pensiero e di espressione e, quindi, ad un identità nazionale basata
sulla Costituzione turca e su un concetto di cittadinanza di impianto laico e
liberal-democratico) e quella tradizionale, etnico-religiosa (legata ad
un'identità che trova le sue radici in una ''sintesi turco-islamica'' ed in una
continuità perfetta tra impero ottomano e nazione turca).
Il clima di tensione, tuttavia, non ha impedito ad un professore turco che insegna
all'Università tedesca della Ruhr, Fikret Adanir, di affermare apertamente, con coraggio, di
considerare appropriato il termine ''genocidio'' per definire i massacri di armeni del 1915-16.
''Le dimensioni delle deportazioni del 1915-16 vanno molto oltre il concetto di
'uccisioni di massa'. I membri di un'intera nazione, indipendentemente che fossero uomini o donne, vecchi o
bambini, furono deportati e morirono nel viaggio. Le loro proprietà furono confiscate e a coloro che sopravvissero non fu
consentito di ritornare'' - ha ricordato Adanir secondo cui, comunque, un'accettazione non spontanea, ma imposta dall'esterno allo stato turco, del
carattere di genocidio di quei massacri 'non gioverebbe al futuro delle relazioni
turco-armene''.
L'Unione Europea ha chiesto ad Ankara di normalizzare le relazioni con l'Armenia, attualmente inesistenti anche
perché gli armeni vogliono che Ankara riconosca il ''genocidio'' della quasi totalità (1.5 milioni) degli armeni anatolici (cristiani) mentre Ankara, che teme le possibili conseguenze giuridiche
(quelle finanziarie e quelle, meno probabili, territoriali) internazionali di una tale definizione e afferma che in quei
massacri non più di 300-500 mila armeni persero la vita.
Il Parlamento europeo di Strasburgo ha già apertamente definito ''genocidio'' quei massacri e la stessa cosa hanno
fatto altri parlamenti europei. Le vicende della conferenza sospesa e poi svoltasi in un clima non sereno non sembra
destinata a giovare alla causa europea della Turchia. (Lucio Leante/Ankara)
01.10.2005
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L'APERTURA DELLA
GRECIA
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In
una intervista al quotidiano francese <Le Figaro> il Primo
Ministro greco Kosta Karamanlis ha legittimato la richiesta della
Turchia per l'ingresso nell'UE. |
In un'intervista rilasciata al
quotidiano francese <Le Figaro> il Primo Ministro greco Kostas
Karamanlis ha legittimato la richiesta della Turchia per l'ingresso,
come membro a tutti gli effetti, nell'Unione Europea (UE). Il capo del
Governo di Atene ha affermato che "una Turchia europeizzata è
nell'interesse di tutti, della Grecia in particolare". Il premier
ellenico ha sottolineato che non avrebbe senso offrire ad Ankara una
forma di partnership privilegiata, in luogo dei negoziati per
l'ingresso come paese membro a tutti gli effetti, poiché "non
sarebbe giusto né onesto dire adesso che si offre qualcosa di diverso
rispetto a quanto promesso nel 1999".
Le dichiarazioni rilasciate dal premier ellenico a <Le Figaro>
rappresentano il momento culminante di una serie di gesti diplomatici,
compiuti negli ultimi giorni da alti esponenti greci, nel segno
dell'apertura verso gli ex nemici turchi. La buona predisposizione di
Atene verso Ankara era stata garantita dal ministro degli Esteri
ellenico Petros Molyviatis, durante l'incontro riservato avuto col
collega turco Abdullah Gul il 19 settembre a New York, a margine dei
lavori di apertura dell'Assemblea Generale dell'Onu. Frasi
concilianti, volte a garantire il supporto greco alla richiesta turca di
avviare i negoziati con la UE, erano state pronunciate anche da Karolos
Papoulias, presidente della Repubblica ellenica.
Dal punto di vista diplomatico, l'ammissione pubblica di Karamanlis
vale oro per la Turchia. Se l'inizio dei negoziati ha avuto il
beneplacito dalla Grecia, che più di tutti aveva dei motivi per opporsi
alla Turchia nella UE, non sarebbe più giustificabile un'eventuale
obiezione avanzata da altre nazioni europee. Dal momento che il premier
greco afferma di non temere i turchi, l'eventuale opposizione avanzata
da leader europei emergenti e assai agguerriti contro Ankara, quali
Nicolas Sarkozy e Angela Merkel, perde di valore. Senza l'appoggio di
Atene, viene difficile pensare che Parigi e Berlino abbiano convenienza
a continuare una battaglia che, in questo frangente, assumerebbe il tono
di una sfida all'intera civiltà islamica.
La scelta di Karamanlis è meritevole di essere menzionata poiché
rappresenta un vero esempio di realismo politico. La Grecia ha compiuto
una scelta razionale per vari motivi. L'adesione di Ankara alla UE
consente ad Atene di rimuovere per sempre la minaccia di un conflitto
armato nel Mar Egeo, zona ancora contesa. Da ciò scaturiscono grossi
vantaggi economici, poiché il governo greco potrà drasticamente
ridurre le spese per la difesa, che gravano nella misura del 5-6% sul
Pil.
L'apertura ad Ankara, inoltre, fa parte di una precisa strategia
politica e diplomatica di Atene, che ha tutto l'interesse a favorire
lo spostamento del baricentro politico europeo verso il Mediterraneo
orientale. La Grecia, infatti, si sta impegnando per patrocinare
l'ingresso in Europa ai paesi dei Balcani e Mar Nero, primi fra tutti
i paesi a essa più legati: Bulgaria, Romania e Serbia.
L'integrazione europea della Turchia è destinata a produrre
conseguenze importanti per l'intera Europa, non solo per la Grecia.
Con l'estensione del confine della fino al Bosforo, si ricompone
l'unità del Vecchio Continente, dopo molti secoli di frammentazione.
Da ora in poi si tornerà a parlare di Europa nel senso reale del
termine. Per molti secoli, esattamente da quando cadde Costantinopoli
nel 1453, il continente era stato identificato solo con le sue regioni
occidentali e settentrionali.
L'ingresso della Turchia nella UE comporterà lo spostamento
dell'asse politico europeo verso il Mediterraneo, precisamente verso
la zona orientale del Mare Nostrum, con relativo vantaggio per la
Grecia. Le cancellerie europee e i mezzi di informazione, che per molti
decenni hanno guardato solo a Parigi, Bruxelles e Bonn (adesso Berlino),
dovranno prestare maggiore attenzione ad Atene e Ankara.
Karamanlis, in sostanza, non ha regalato proprio niente alla Turchia. Il
capo del governo di Atene ha favorito l'ingresso di Ankara perché ciò
è conveniente per gli interessi del suo paese. Secondo i decision-maker
greci, Erdogan ha meritato il sostegno poiché rappresenta una buona
occasione per guidare la Turchia verso la modernizzazione, lo sviluppo,
l'armonizzazione verso gli standard europei. Un Turchia
"europeizzata" conviene a tutti, non solo alla Grecia. (Pagine
di Difesa)
01.10.2005
|
PERCHE'
L'INGRESSO
|
Pur
comprendendo le ragioni del collega francese Nicholas Sarkozy,
il ministro degli Esteri italiani Gianfranco Fini ha ribadito
che Ankara deve entrare nell'UE. |
Il ministro degli Esteri
Gianfranco Fini ''capisce l'amico'' Nicholas Sarkozy sulla questione
dell'ingresso della Turchia nell'Unione Europea, ma ribadisce l'importanza dell'ingresso di Ankara nell'Unione per dimostrare come
l'Islam sia compatibile con la democrazia.
''Tra la destra italiana e la destra francese vi è certamente una valutazione diversa
- riconosce il titolare della Farnesina, al termine di un incontro a Parigi con il ministro degli Interni francese
Sarkozy - gli amici francesi ritengono che non siano maturi i tempi per
l'ingresso della Turchia nella UE, anche se il governo francese non si
opporrà all'avvio del negoziato a ottobre''.
''Noi, invece, siamo convinti - ribadisce Fini - che la Turchia nell'Unione serva agli interessi dell'Europa,
perché si tratterebbe di dimostrare con i fatti che è una società a stragrande
maggioranza musulmana e perfettamente compatibile con i valori, gli ideali e le regole della cultura e della
società europea''.
Il ministro degli Esteri è intervenuto a Parigi a un convegno organizzato
dall'Ump sul futuro dell'Europa, concluso dall'ex presidente della Convenzione europea Valery Giscard d'Estaing che ha
ribadito il suo no all'ingresso della Turchia nella UE rilanciando l'ipotesi di una partnership privilegiata.
L'ingresso della Turchia nella UE ''è l'unico punto rilevante su cui la pensiamo diversamente'', ha aggiunto il
titolare della Farnesina, riferendo che durante l'incontro con Sarkozy
si è parlato molto di immigrazione e della ''sfida culturale'' rappresentata dall'integrazione.
''Il multi-culturalismo come sinora lo abbiamo concepito è un modello che comincia ad avere delle crepe'', ha detto Fini, autore
della prefazione del libro intervista del ministro degli Interni
francese dedicato al rapporto tra la religione e la laicità delle istituzioni di prossima pubblicazione in Italia. I due leader della
destra hanno poi parlato anche dell'esito del voto in Germania, sottolineando come l'incertezza del risultato contribuisca ad
aggravare la ''paralisi'' dell'Europa in questa fase. (Adnkronos)
01.10.2005
|
SOLO BENEFICI PER L'EUROPA
|
Così
si è espresso, a proposito della Turchia nell'UE, il Cancelliere
tedesco Gerhard Schroeder intervenendo al Parlamento europeo. |
''Una Turchia economicamente
dinamica e socialmente moderna che concilia l'Islam e valori europei illuminati porterebbe molti benefici in termini di
stabilità e sicurezza a tutti noi''. Lo ha affermato il
Cancelliere tedesco Gerhard Schroeder, nel suo intervento durante un forum radiofonico organizzato al Parlamento europeo a
proposito dell'avvio dei negoziati di adesione con Ankara previsti per il 3 ottobre.
Schoreder, convinto sostenitore dell'ingresso della Turchia nell'Unione europea, ha riconosciuto che con il
Governo Erdogan Ankara ha fatto ''passi avanti enormi e progressi profondi''.
Ciononostante il Cancelliere tedesco ha riconosciuto che la Turchia rappresenta un caso speciale anche per la grandezza del
Paese. Quindi è necessario, ha affermato Schroeder, che i negoziati includano anche misure per proteggere
il mercato del lavoro europeo e le capacita finanziarie dell'UE. (Ansa)
01.10.2005
|
SI' AL DIALOGO
| E
sì anche all'integrazione, ha detto il vice-presidente
dell'Assemblea parlamentare Nato, Lorenzo Forcieri (Ds). |
Il senatore Lorenzo
Forcieri (Ds), vice-presidente dell'Assemblea parlamentare Nato e Presidente
della relativa Delegazione italiana, ha visitato in questi giorni l'Idef, salone aeronautico che ospita una importante
rassegna delle più recenti acquisizioni tecnologiche italiane, europee e turche e che ha luogo nella capitale turca Ankara,
"Questa manifestazione - ha dichiarato Forcieri - si svolge in
un momento davvero peculiare, alla vigilia dell'avvio del negoziati per l'adesione della Turchia nell'Unione europea, che
partiranno il prossimo 3 ottobre. La profonda cooperazione fra Italia e Turchia, che io ho avuto modo di apprezzare in seno
all'Assemblea parlamentare Nato, rafforza l'amicizia fra i nostri Paesi. Non possiamo dimenticare l'importante programma
di riforme che la Turchia ha varato e che l'avvio dei negoziati
consentirà di sottoporre a verifica, soprattutto per quanto concerne la loro concreta attuazione, e a ulteriore
consolidamento. Sono convinto che anche sulla questione di Cipro sarà possibile arrivare alla soluzione
più naturale, quella del riconoscimento. Con la buona volontà di tutte le
parti, e soprattutto se ci sarà un approccio aperto e privo di pregiudiziali, il cammino aperto con il negoziato
porterà ad esiti positivi". Riferendosi specificamente al salone aeronautico, Forcieri ha aggiunto: "La Turchia
è oggi un Paese sostanzialmente europeo, ed un possibile coinvolgimento delle
sue industrie nel programma <Eurofighter> potrebbe rappresentare
un elemento simbolico di grande importanza di una ulteriore e più profonda integrazione europea".
Il senatore Forcieri sostiene da tempo la causa dell'integrazione turca nell'Unione
europea e in tale direzione, un anno fa, egli si è fatto promotore della sottoscrizione di un appello che
è stato firmato da 48 membri del Senato, ed e' stato indirizzato al
ministro degli Esteri, Gianfranco Fini.(Agi)
01.10.2005
|
IL PROTOCOLLO DOGANALE
VA' RISPETTATO
| La
minaccia alla Turchia del vice-presidente della Commissione europea,
Jacques Barrot, a proposito di Cipro. Il movimento dei beni. |
Alla Turchia non sarà consentito
di aprire il capitolo riguardante i trasporti ai negoziati per l'adesione all'Unione europea (UE) a meno che non apra prima
porti ed aeroporti al traffico proveniente dalla Repubblica di Cipro. Lo ha detto il vice-presidente della Commissione europea e
commissario ai trasporti, Jacques Barrot, a Cipro per partecipare alla nona edizione della conferenza internazionale
<Maritime Cyprus 2005> in corso nella località di Limassol.
Parlando a margine del simposio durante una conferenza stampa congiunta con il ministro delle
Comunicazioni cipriota Haris Thrasou, Barrot ha tra l'altro affermato: ''Personalmente
ritengo che il capitolo sui trasporti non possa essere aperto finché non
cambierà il comportamento del governo turco''. Barrot ha aggiunto che ''la Turchia deve rispettare in pieno quanto prevede il protocollo doganale firmato con l'UE, ivi compresa la libertà di movimento dei beni'' tra i Paesi membri.
Nonostante di recente Ankara abbia firmato il protocollo doganale, ha anche annunciato formalmente che il riconoscimento
dell'estensione dell'Unione doganale ai 10 Paesi entrati a far
parte dell'UE dal maggio dell'anno scorso non rappresenta un riconoscimento automatico della
Repubblica di Cipro.
L'isola è divisa in due dal 1974 in seguito ad un'invasione militare turca nella parte Nord di Cipro, tuttora occupata da
circa 40.000 soldati di Ankara. La Repubblica di Cipro (nella parte Sud dove vive la comunità greco-cipriota) ha respinto l'anno scorso in un referendum una proposta di riunificazione
sulla base di un piano elaborato dal segretario generale dell'Onu Kofi Annan.
Il persistente rifiuto di Ankara di riconoscere la Repubblica di Cipro, a detta di molti osservatori, rischia di far
"saltare" l'inizio dei negoziati per l'adesione della Turchia all'UE in
programma per il prossimo 3 ottobre. (Ansa)
01.10.2005
|
IL SOGNO
EUROPEO
|
Se
non ora, quando? Questo il tema di un convegno sulla Turchia i
cui lavori si terranno mercoledì 5 ottobre presso
l'Università <Luspio> in Roma. |
All'alba
dei negoziati per l'adesione della Turchia all'Unione Europea (3 ottobre
2005), dopo il riconoscimento ufficiale del governo di Cipro, appare ancora non
certa la prospettiva della Turchia in Europa. Dopo l'ostracismo dichiarato di
Francia, Olanda e Belgio, si diffondono le perplessità circa l'allargamento
al paese della luna crescente, anche
da parte di chi, come la Turchia stessa, ci aveva creduto davvero. Un ingresso
che non si realizzerà comunque prima di dieci anni, un arco temporale in cui
l'entusiasmo di "fare Europa", tra polemiche e ritrattazioni, potrebbe
spegnersi, ma che consentirà anche
i tempi per un adeguamento in termini politici, economici e sociali, un periodo
di avvicinamento e conoscenza reciproca in vista del possibile
"matrimonio"sotto la bandiera dell'UE.
La
Turchia è pronta ad intraprendere
l'avventura europea, o teme di perdere la propria identità? In
che misura i cittadini turchi desiderano far parte della comunità? Come
si gestiranno le differenze culturali e religiose? E le questioni che
maggiormente distanziano la Turchia dal
resto dell'Europa, prime fra tutte le discriminazioni verso le donne e le
limitazioni ai diritti delle minoranze? A questi e altri interrogativi
rispondono - sul tema: "Il sogno europeo della Turchia: se non ora,
quando?" - i relatori del convegno organizzato dalla Luspio (Libera
Università "San Pio V" di Roma), ateneo che da diversi anni affronta il
tema della multiculturalità con un occhio di riguardo ai Paesi dell'Est
europeo e del Medio Oriente.
Intervengono,
tra gli altri:
On.le
Stefano Caldoro - Ministro dell'attuazione programma di governo
Sua
Eccellenza Ugur Ziyal -
Ambasciatore della Repubblica di Turchia in Italia
Mons.
Georges Marovith - Portavoce della Conferenza Episcopale di Turchia
Piero
Marrazzo - Presidente della Regione Lazio
Mons.
Akashed Khaled - Capo segreteria per l'Islam del concilio pontificio
per il dialogo interreligioso
Yasemin
Taskin - Giornalista, corrispondente in Italia del quotidiano turco <Sabah>
La
conferenza si tiene presso l'Aula Magna Luspio - via dlle Sette Chiese n.139 -
Roma
Per
informazioni e conferma partecipazione contattare l'Ufficio Stampa: Amelia
Vescovi 339-3151147 ameliavescovi@libero.it
01.10.2005
|
J'ACCUSE
|
Il
comandante delle Forze di Terra turche, gen. Yasar Buyukanit, ha voluto
rispondere con una aperta denuncia alle critiche di Bruxelles circa le
operazioni anti-terrorismo. |
Land Forces Commander Gen. Yaşar Büyükanıt
yesterday said he regretfully condemned the views expressed in the European
Parliament that characterized the country's fight against terrorism as
"aggressive military operations."
Büyükanıt was delivering a speech at a ceremony marking the opening
of the 2005-2006 school year at the military academy in Ankara.
Büyükanıt said he regarded such expressions as "bells that should
awaken the Turkish Republic."
His remarks came after European and Kurdish speakers from Turkey addressed a
conference in Brussels last week on the much-debated Kurdish issue in Turkey.
Stating that the republic was facing two threats today, Büyükanıt said
one of them was the presence of fundamentalist groups that call for a
caliphate and Shariah rule in the current era, while the second was the
terrorist acts that had been carried out on different platforms in
recent times and were based on ethnic discrimination and targeting the
indivisible integrity of Turkey.
He emphasized that those who attempted to plunge Turkey into an atmosphere of
chaos and conflict were readying their own end.
"I regretfully denounce the way of thinking that considers our fight against
terror to be 'aggressive military operations.' In an era when the entire world
has assumed a stance against terrorism, I see such expressions defining Turkey's
struggle as 'aggressive military operations' as bells that should waken the
Turkish Republic," Büyükanıt was quoted as saying by the Anatolia news
agency.
He made it clear that the republic and its determined protectors would not be an
instrument in the games of those people who attempt to overlap the crimes
and brutalities of the bloodiest terrorist organization in the history of the
Turkish Republic with the highest values of mankind such as freedom and peace.
"The separatist activities supported both inside and outside the country will,
of course, disappear at the hands of the dynamic powers responsible for
protecting the Turkish Republic," he added.
"Our understanding is built on [Turkey's founder] Mustafa Kemal Atatürk's
understanding of nationalism. We will, of course, love our nation and more
clearly we'll hate those who don't love it," he said.
Büyükanıt highlighted that the Constitution was based on citizenship, not
on racism.
"This is the issue that we should explain to those who read the Constitution
but who don't want to comprehend it. Which citizens were provided with
privileges in the Turkish Republic? Or are there attempts to create groups that
foresee racism in the republic?"
Stating that there were people who wanted to see a divided Turkey, Büyükanıt
said, "The strong and dynamic structure of Turkey and our patriotism will be a
slap in the face of those who express such thought." (Turkish
Daily News)
01.10.2005
|
IL MINISTRO
MARTINO IN VISITA UFFICIALE AD ANKARA
|
Il
titolare italiano della Difesa ha preso parte alla inaugurazione dell'<International
Defence Industry Fair> che ha visto la presenza anche di nostre industrie. |
Il
ministro italiano della Difesa Antonio Martino si è recato ad Ankara, in visita
ufficiale su invito del ministro della Difesa della Turchia, Mehmet
Vecdi Gonul. Nel corso della permanenza in Turchia, Martino ha
approfondito con Gonul ''le principali tematiche internazionali di
reciproco interesse ed i rapporti bilaterali nel settore della
difesa''. Il ministro della Difesa, inoltre ha presenziato ad Ankara
alla cerimonia di inaugurazione dell'<International Defence Industry
Fair>, che vede la presenza delle principali aziende che operano nel
settore della difesa''. (Adnkronos)
01.10.2005
|
LA DIGNITA'
DELLA
PERSONA CUORE DELLA VERA CIVILTA'
|
Il
messaggio inviato dal Pontefice Benedetto XVI all'incontro di
Hatay (Antiokya) cui hanno preso parte i leader delle
principali religioni presenti in Turchia. |
Il messaggio inviato da Benedetto
XVI ha dato il tono alla giornata di apertura dei lavori del ''Primo incontro delle
Civiltà di Hatay-Antiochia'' a cui hanno preso parte i leader delle principali religioni presenti in
Turchia e studiosi di vari Paesi, alla presenza di circa 40 ambasciatori in rappresentanza dei rispettivi nazioni.
''La dignità della persona è sempre al cuore stesso di ogni vera civiltà'' - ha ricordato il
Papa nel suo messaggio - letto da monsignor Luigi Celata, segretario del
Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso - invitando i partecipanti ad ''approfondire la determinazione a celebrare,
nel patrimonio spirituale e culturale di ciascuno, quei valori che riconoscono la
centralità della persona e promuovono la comprensione, il rispetto e la pace reciproci''.
''Ciò è particolarmente urgente - si leggeva ancora nel messaggio -
in un'era di globalizzazione, in cui può esserci il pericolo che valori fondamentali umani siano sacrificati nel nome del
progresso o che siano perduti a causa di ideologie secolari
distruttive''.
''Ciò comporta - ha affermato il Papa - di trovare i mezzi e le strutture che assicurino che la vita in tutta la sua ricchezza,
sia rispettata: che tutti abbiano accesso ad una condizione di vita dignitosa; che la sicurezza sia assicurata a tutti; che i
giovani siano formati nella verità e con ideali nobili; che le comunicazioni culturali fioriscano; e che la
libertà religiosa, inclusa quella delle minoranze, sia protetta''.
E in specie su questo ultimo punto della
libertà religiosa si sono concentrati i capi delle religioni non musulmane, minoritarie, in Turchia, intervenuti, dopo la lettura del
messaggio papale, alla tribuna della Conferenza, non tacendo le carenze turche in proposito.
''Non possiamo tacere certe cose. Siamo ancora in attesa di manifestazioni di empatia. Per il dialogo e l'incontro sono
necessari fiducia reciproca e obiettività'', ha affermato il patriarca ecumenico ortodosso di Costantinopoli, Bartolomeos I,
non tacendo che il suo patriarcato ''incontra difficoltà nelle sue
attività, nell'organizzare le visite dei fedeli'' e nel vedere riconosciuto il carattere sacro per gli ortodossi delle
chiese trasformate in moschee. Lo stesso leader ortodosso ha poi affermato di essersi visto negare negli ultimi due anni il
permesso di festeggiare la festa di San Nicola, nei pressi di Mira (Turchia meridionale) dove il Santo visse ed
operò.
Al patriarca ortodosso (a cui Ankara si rifiuta di riconoscere il titolo di ''ecumenico''), ha fatto eco il
''korepiscopos'' della Chiesa cattolica siriana in Turchia, Yusuf Sag, il quale ha affermato, rivolendosi anche ai dignitari
musulmani presenti nell'aula che ''non basta evocare il dialogo a parole e pregare per esso. Occorre anche nelle prediche
invitare i fedeli alla fratellanza verso i credenti in altre fedi, anche se minoritarie in Turchia''.
Il rabbino capo della Comunità ebraica di Turchia, Izak Halavi, ha ricordato che la
cooperazione tra le varie religioni è indispensabile per alleviare i mali del mondo; dalla
mortalità infantile, alla miseria diffusa nel pianeta anche in questo secolo di globalizzazione, mentre il patriarca dei
cristiani armeni in Turchia, Mesrob II, ha affermato tra l'altro che la
città di Antiochia dove convivono pacificamente varie religioni dovrebbe essere un esempio da seguire:
''C'è solo una strada alla pace ed alla fratellanza'', ha affermato il
patriarca.
''Non si può omettere di ricordare - aveva scritto il Papa nel suo messaggio ''di riconciliazione
e di pace'' - che ad Antiochia i seguaci di Gesù Cristo furono per la prima volta
chiamati cristiani, indicando che il messaggio del Vangelo non è confinato ad un singolo popolo, ma attraversa tutti i
confini etnici e culturali''.
Il vescovo cattolico Luigi Padovese e diversi altri capi religiosi intervenuti hanno
sottolineato il particolare significato simbolico storico e culturale di Antiochia, che
ospitò la prima comunità cristiana in Anatolia e dove visse ed
operò a lungo San Paolo e dove da sempre vivono, in perfetta armonia musulmani, cristiani di diverse confessioni, ebrei ed
aleviti, una confessione sincretica di orientamento secolarista, che ad Antiochia sono ben 70 mila, la
metà della popolazione, e che in tutta la Turchia sono oltre 14 milioni (forse anche 20 milioni, come essi affermano).
Gli aleviti di Antiochia hanno protestato vivacemente nei giorni scorsi per la loro esclusione sia dall'organizzazione,
sia dai lavori della conferenza, dove gli organizzatori non hanno trovato nemmeno alcuno spazio per una religione che viene completamente ignorata e disconosciuta dalle
autorità che la ignorano del tutto. Tre aleviti (tra cui una giovane donna) che
avevano cercato di distribuire pacificamente un volantino di protesta in cui si denunciava ''la discriminazione'' sono stati
fermati ieri e portati via dalla polizia prima del discorso del premier
Recep Tayyip Erdogan, il quale ha sottolineato che ''occorre dire di no allo scontro delle
civiltà e delle religioni e sì al dialogo e alla armonia'', ha affermato il premier turco dopo
avere sottolineato che ''il terrorismo non può essere ascritto ad alcuna religione e
perciò non si può parlare dell'esistenza di un terrorismo islamico''.
(Lucio Leante/Ansa)
01.10.2005
|
AFFARI
RELIGIOSI: PIU' AUTONOMIA PER LA DIREZIONE
|
Un
documento in tal senso sottoposto al Gabinetto del Governo dal
ministro di Stato Mehmet Aydin. C'è chi chiede che le nomine
vengano fatte dall'interno. |
State Minister Mehmet Aydın saidthat a bill submitted to the Cabinet was intended to give the
Religious Affairs Directorate a more autonomous structure and changing the head
of the directorate from an appointed to an elected position.
Speaking to Ntv, Aydın said the directorate would still be a state
institution but would be more autonomous in its internal affairs, denying claims
that they were trying to establish a "Vatican" model.
"A more autonomous directorate will look better. I don't want people to say,
'They have appointed a new director.' Let them say the director was elected,
just like the Higher Education Council (Yok) chairman is."
He objected to the Alawite representation in the directorate, arguing, "They
have yet to agree amongst themselves. If you decide to let Alawis be represented
in the institution, you will win the favor of one group while alienating the
rest. Some will criticize the decision as trying to impose state supervision
over their beliefs." (Turkish daily News)
01.10.2005
|
PROBLEMI ED
ELEZIONI: PARLA BAYKAL
|
Il
leader turco del partito di opposizione Chp ha ricordato, tra
l'altro, che esiste una compagnia (la <Offer Group>) che
riceve un trattamento di favore dal Governo in molte offerte
di privatizzazioni. |
Opposition Republican People's Party (Chp)
leader Deniz Baykal saidthat the serious problems the country now
faced showed that the government had to change every four years instead of five,
adding that the Chp would be going into election mode after its
convention in November. Speaking to journalists in Trabzon, Baykal said 2006
would be an election year, claiming that the Chp had become the only hope of the
people.
He also criticized the government's privatization policy, accusing the ruling
Justice and Development Party (Akp) of abusing its power.
He said a company (the Offer Group) was accorded unfair treatment in many
privatization tenders and asked who was responsible for giving Galataport and a
portion of the Turkish Petroleum Refineries Corporation (Tuprqas) to the
Offer Group. "It's clear the prime minister was involved because the prime
minister met with the head of the Offer Group in his office," Baykal claimed.
Baykal said Prime Minister Recep Tayyip Erdoğan blamed the CHP whenever he
(Erdoğan) committed a mistake. (Turkish Daily News)
01.10.2005 |
DALLA
CAPPADOCIA UN GRIDO PER LA PACE
|
Il
sindaco di Nevsehir, Hasan Unver, lo ha fatto suo nel corso di una tre
giorni indetta proprio per mettere in evidenza gli sforzi da fare. |
The three-day International Local
Governments' Peace Conference began in Nevşehir's Cappadocia district,
bringing together nongovernmental organizations and mayors from around the world
to discuss ways they can help in the establishment of peace.
The conference, the result of a cooperative initiative by United Nations
Habitat, the Nevşehir Municipality and the Local Governments' Association,
began with the singing of the Turkish national anthem.
Nevşehir Mayor Hasan Ünver said they were holding the conference because
they had realized local governments were ineffective in efforts to establish
world peace.
"Peace, a mystical word, is hard to realize. We are here to give substance to that
word. Local governments suffer the most from warfare. No one asks us if we want
war. We are here to show the world that local governments have a voice in this
respect," said Ünver.
He said the concept the guests need to ponder was "preventative peace efforts."
He explained the concept as pro-peace initiatives that would be accomplished before
the possibility of war arose.
He called on everyone to hold hands and shout, "We want world peace."
Mayors for Peace Organization European Director Michel Cibot said he was very
happy to be in Nevşehir, calling on all to fight against weapons of mass
destruction.
Mayors from close to 200 countries attended the opening ceremony, with
speeches being translated into English, French, Russian, Arabic, Croatian and
Turkish.
Call for peace from Baghdad:
Baghdad Mayor Hüseyin Muhammed Ali Altahhan, also speaking at the conference,
said no country could talk about its level of development unless its society was
founded on peace, adding: "Baghdad used to be known as the city of love and
peace; however, Saddam Hussein's mismanagement resulted in turning the city into
a ruin."
"I making a call from the city of peace, Baghdad. We will soon live to see a
Baghdad free of terrorists and the results of war," he said.
United Nations Habitat Executive Director Anna Tibaijuka's message was read
by U.N. Turkey representative Nefise Bozoğlu. Tibaijuka said in her message that
war affects civilians and cities the most, describing the conference as a
tremendous opportunity for people from different cultures, religions and races
to tell each other how to live together in peace.
Arab Cities Union Secretary-General Muhammad al Sagar said warfare and
disagreements caused harm to African and Middle Eastern countries the most,
noting that mayors in these countries bore significant responsibility
to broaden the call for peace.
Sagar noted that currently 50 Arab cities were faced with warfare, calling on
NGOs and local governments' unions to help these cities.
"We have had enough war and conflict. Let's utilize our God-given resources
and tell the entire world that we are ready for peace," he said. (Turkish
Daily News)
01.10.2005 |
PROGETTO
CONTRO IL LAVORO MINORILE
|
A
lanciarlo la Turchia (assieme agli Stati Uniti). Ha carattere triennale.
L'obiettivo è coinvolgere 10 mila bambini impiegati nell'agricoltura
nelle zone del sud-est anatolico mandandoli a scuola. |
A three-year project to "Fight
Against Child Labor Through Education in Turkey" was launched at a ceremony
held at the Labor and Social Security Ministry yesterday.
The project aims to reduce the number of working children in Turkey and have
them educated instead. It's a joint initiative by the Turkish Labor and Social
Security Ministry, the Turkish Education Ministry, and the U.S. Labor Department.
Its target is to reach the 10,000 children who are currently working, some
forced to do so, in itinerant and seasonal agricultural work in Gaziantep,
Sanliurfa, Mardin, Elazig, Agri, and Ankara, and have them sent to school. Some
$6 million has been allocated for the project.
The ceremony was attended by Labor and Social Security Minister Murat
Basesgioglu, Education Minister Huseyin Celik, U.S. Charges d'Affaires to Ankara
Nancy McEldowney, bureaucrats, and other guests.
The joint project will run until Sept. 26, 2008. (The
New Anatolian)
01.10.2005
|
AFFONDA
NAVE DI MIGRANTI
|
Cinque
morti (un turco e 4 siriani) e 26 dispersi. Solo otto i sopravvissuti. |
Cinque morti e 26
dispersi: questo il tragico bilancio dell'affondamento di un peschereccio
carico di migranti clandestini al largo della costa nord dell'isola di Cipro,
riferisce la polizia turco-cipriota. I morti, un turco e 4 siriani, facevano
parte di un gruppo di 37 migranti e due uomini di equipaggio che si trovavano
a bordo del peschereccio affondato dopo essere salpato dalla costa
mediterranea della Turchia diretti a Cipro. Solo 8 i sopravvissuti, tra i
quali il capitano, un siriano di 20 anni residente nel Nord di Cipro, che è
stato arrestato. (Agi)
01.10.2005
|
EPIDEMIA
DI
COLERA: DENUNCIA DI UN MEDICO
|
Secondo
il vice-presidente dell'Unione Medici Turchi, Metin Bakkalci, decine di
persone sarebbero state contagiate nella capitale. |
Ad Ankara è in corso un epidemia di
colera anche se "le autorità lo stanno nascondendo". E secondo quanto
ha affermato l'Unione dei medici turchi, la stessa epidemia potrebbe essere in
altre zone del Paese, come la regione nord-orientale di Agri, di dove da qualche
giorno giungono notizie di migliaia di casi di diarrea che hanno già provocato
due morti.
"Ad Ankara, 120-130 persone sono già state ricoverate in ospedale con
diagnosi di colera" - ha dichiarato il vice-presidente dell'Unione dei
Medici Turchi, Metin Bakkalci. "Tutti sanno che ad Ankara si sta
verificando un'epidemia di colera. Noi medici che lavoriamo presso l'Ospedale
Statale di "Numune" e tutti gli altri colleghi siamo al corrente di
questa realtà, ma il ministro della Sanità, Recep Akdag non ha il coraggio di
renderla pubblica" - ha aggiunto lo stesso Bakkalci.
Il 20 agosto scorso in Turchia nord orientale è stata registrata
"un'epidemia di diarrea", che ha fatto due morti e ha colpito migliaia
di persone. L'epidemia, che ha colpito in particolare la città di Dogubeyazit,
nella provincia di Agri, a partire dal primo agosto, è stata attribuita dalle
autorità locali al "malfunzionamento di un depuratore d'acqua".
IL 19 agosto ci sono stati i primi due morti: un uomo di 27 anni e una donna di
44, secondo quanto ha ammesso il governatore della provincia Yusuf Yavascan in
una conferenza stampa. Dall'inizio dell'epidemia gli ospedali della zona hanno
registrato circa 4700 richieste di cure e attualmente, ha detto il governatore,
una cinquantina di persone con forti diarree è ricoverata in ospedale.
Yavascan ha attribuito la contaminazione al mancato funzionamento del depuratore
che disinfetta con il cloro i depositi di acqua delle condotte idriche della
città, ma - secondo vari osservatori - potrebbe trattarsi anche in questo caso
di colera. (Ticinonline)
01.10.2005
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ABBATTUTO
L'ULTIMO DIAFRAMMA
DEL <BOLU TUNEL> IN ANATOLIA
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Adesso
mancano soltanto 23 chilometri per congiungere Istanbul ad
Ankara attraverso una autostrada realizzata dall'<Astaldi
Spa> in qualità di main contractor. L'intera tratta, che
si arrampica tra le montagne sino a mille metri e che dovrebbe
essere ultimata nel dicembre 2006, sarà percorsa in appena
tre ore e mezza. Le soluzioni adottate. |
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 Alla presenza del Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan e dell'ambasciatore
italiano in Turchia Carlo Marsili, oltre numerose altre autorità
locali e tutte le maestranze che hanno partecipato ai lavori di
scavo, si è svolta la cerimonia per l'abbattimento dell'ultimo
diaframma della seconda canna del tunnel di Bolu, nella regione
anatolica della Turchia, sulla costruenda autostrada tra Istanbul e
Ankara. La prima canna era
stata completata a fine luglio.
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 Soltanto
23 km mancano per congiungere le due città, prevista l'apertura
per la fine del prossimo anno, questo permetterà agli utenti di
percorrere l'intera tratta in circa tre ore e mezza e il tunnel in
soli cinque minuti, evitando la strada statale che si arrampica tra
le montagne sino a quota 1000 mt.
e nelle migliori condizioni sono necessari almeno trenta
minuti. Il lavoro è stato realizzato dall'<Astaldi Spa>, in
qualità di main contractor, sotto la sorveglianza della <Yuksel
Proje> (Engineer) per conto del Committente (ministero dei Lavori
Pubblici - Direzione Strade e Autostrade) e su progetto della <Geoconsult>
di Salisburgo, assistita dalla <Studio Lombardi>.
Il tunnel si sviluppa per circa 3.000 m in doppia canna a tre corsie
e con pendenza del 2% e durante la sua costruzione si è resa
necessaria una ripro-gettazione con spostamento dell'imbocco di
monte in seguito al collasso di circa 400 metri verificatosi durante
il tremendo terremoto del 12.11.1999, il cui epicentro è venuto a
trovarsi a poco più di 30 km dal tunnel. Questa deviazione ha reso il tunnel più corto di circa 200
metri, ma pur sempre un'opera considerevole per le numerose
difficoltà tecniche e geologiche del sottosuolo, in continuo
cambiamento nelle fasi di scavo con sezione parziale, applicando il
N.a.t.m. (New Austrian Tunnelling Method), scavando con mezzi
meccanici (escavatori Cat 325 con cartelloni Krupp) per la quasi
totalità della sua lunghezza, soltanto i primi 400 metri a valle si
sono potuti realizzare con volate d'esplosivo per la solidità
della roccia.
Si stanno ultimando ora i getti di rivestimento delle canne e in
questi giorni si è proceduto alla scelta del sub-contrattore per la
messa in opera degli impianti tecnologici previsti (ventilazione,
illuminazione, antincendio, video controllo, ecc.). Anche
all'aperto sono già terminati i lavori per il recupero del viadotto
1, danneggiato dal suddetto terremoto e ora recuperato e riadattato
con nuove tecnologie a sopportare livelli superiori di sforzi
sismici, si stanno ultimando i viadotti tradizionali con travi in
precompresso e quelli in acciaio Corten.
Se non verranno a mancare i finanziamenti del Governo turco,
l'intera opera potrà essere consegnata rispettando il programma
previsto e secondo il contratto la data ultima è fissata per il 15
dicembre 2006. (Ing.
Mario Mancini - Astaldi)
01.10.2005
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ECONOMIA
TURCA: CRESCITA DELL'8.9%
LE PREVISIONI SONO ANCORA MIGLIORI
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La
minore domanda interna dei consumi fa ipotizzare per l'anno in corso un
aumento intorno al 5.5%. La Banca Centrale turca ha fissato l'obiettivo
di inflazione all'8% per fine 2005.La circostanza ha rilevanza
tenendo conto dell'elevata quota di commercio - oltre il 50 per cento -
che la Turchia intrattiene con l'UE. |
E' positivo
il primo impatto con la Turchia. L'aeroporto di Antalya, sulla
costa meridionale del Paese, è moderno ed efficiente, con impiegati
giovani e motivati. La stessa efficienza si nota all'aeroporto di
Istanbul. La Turchia con una superficie pari a circa tre volte
l'Italia, conta 69 milioni di abitanti, un terzo dei quali sono
concentrati presso pochi nuclei urbani ad alta densità abitativa.
La sola Istanbul ne ha 16 milioni distribuiti su un territorio lungo
centoventi km e largo trenta, segnato dal passaggio del Bosforo.
Altre città con elevata densità abitativa sono: Ankara con quattro
milioni, Konia due milioni, Izmir tre milioni, Antalya due milioni,
Adana e Bursa un milione. La corsa dalle campagne verso le città
non si arresta e crea forti tensioni abitative. Nel mese di ottobre
2005, come previsto dal Consiglio di Copenaghen del 2004, partono i
negoziati che dovrebbero portare all'ingresso della Turchia
nell'Unione Europea o rimandare ancora una volta l'avvio di un
processo che, per quanto lungo e laborioso, sarebbe probabilmente
irreversibile. Alcuni ipotizzano di offrire alla Turchia una
"partnership privilegiata", tra questi Angela Merkel, leader Cdu
tedesca.
Le preoccupazioni non riguardano solo la prospettiva di dare libero
accesso in Europa ad una massa enorme di musulmani (i cristiani
rappresentano l'un per cento della popolazione), ma anche le
condizioni precarie dell'economia turca e la persistenza del
problema curdo. E' forte tuttavia il timore che un diniego
all'ingresso nell'UE avrebbe l'effetto di gettare davvero la
nazione nelle braccia dell'Islam. La Turchia fa parte della Nato
dal 1952 e sin dall'inizio, per la sua posizione strategica, è
stato uno dei Paesi cardine dell'alleanza. La stabilità politica
e il rigore nelle politiche macro-economiche degli ultimi anni non
appaiono ancora sufficienti per mettere al riparo la Turchia da
crisi economico-finanziarie. Essa, infatti, rimane esposta sui
mercati finanziari per il notevole debito pubblico, 236 miliardi di
dollari al 31.12.2004, pari al 70% del Pil, caratterizzato da una
quota elevata di debito a breve termine indicizzato e denominato in
valuta estera. Nel 2004 il 41% dello stock del debito era regolato a
tasso fisso, il 40% a tasso variabile e il 19% era denominato o
indicizzato a valute estere; la composizione del debito è tale da
esporre a rischio il Paese nel caso di un indebolimento del cambio e
di rialzo dei tassi di interesse. Il servizio del debito nel 2004 ha
richiesto l'esborso di 31 miliardi di dollari.
La previsione è di 36.6 mld per l'anno in corso e di 40.7 mld per
il 2006; per tale anno si prevedono rimborsi di capitale per 30.7
miliardi di dollari e 10 per pagamenti di interessi. Il ministro
dell'Economia, Ali Babacan, ha confermato la crescente attenzione
per la gestione dell'indebitamento statale. Per il 2005 si prevede
un deficit del bilancio pubblico pari al 7% del Prodotto interno
lordo (Pil). L'economia turca ha registrato nel 2004 una crescita
dell'8.9% del Pil, pari a 336 miliardi di dollari in valore
assoluto. La minore domanda interna di consumi fa prevedere per
l'anno in corso una crescita dell'economia intorno al 5.5%. La
Banca Centrale turca ha fissato l'obiettivo di inflazione all'8%
per fine 2005 e una convergenza verso l'inflazione della zona Euro
entro il 2008, a conclusione del programma triennale concordato con
il Fondo Monetario Internazionale (Fmi). La stessa Banca Centrale ad
inizio giugno 2005 ha ridotto il tasso di sconto dal 18 al 14.25%,
in raccordo con le aspettative di crescita dell'economia e dei
prezzi al consumo. La liquidità presente nel sistema continua ad
essere elevata: a fine 2004 la massa di moneta in circolazione
(aggregato M2) risultava aumentata del 22% ed il credito interno del
21%. La Lira turca si è apprezzata di circa l'otto per cento nel
corso del 2005 rispetto all'euro; la circostanza ha rilevanza
tenendo conto dell'elevata quota di commercio - oltre il 50 per
cento - che la Turchia intrattiene con l'UE.
La minore competitività del cambio ha influenzato negativamente la
domanda estera: dopo un aumento del 33% nel 2004 a 63 miliardi di
dollari, nel 1° quadrimestre 2005 le esportazioni sono crescite del
22% (anno su anno). Il contestuale aumento delle importazioni (+40%
nel 2004 a 97 miliardi di dollari e +24 nel 1° quadr. 2005) ha
determinato un deficit commerciale di 34 miliardi di dollari
nell'anno scorso e di 12 mld nei primi quattro mesi del 2005.
L'aumento del deficit commerciale si è tradotto in un incremento
del deficit di conto corrente (-15 mld di dollari nel 2004 e -8,4
mld nei primi quattro mesi del 2005). Sono previsti fondi in arrivo
da parte del Fmi (4.4 mld di dollari), maggiori flussi di
investimento da estero per 4,4 mld di dollari e crediti da parte di
banche commerciali per 8.5 mld di dollari. Il Fmi ad aprile 2005 ha
approvato in favore della Turchia un piano di aiuti triennale per
circa 10 miliardi di dollari, da erogare in 11 tranche, al
fine di creare le condizioni per una crescita economica sostenuta e
facilitare il processo di convergenza verso i Paesi UE. La Turchia
beneficia di programmi di assistenza finanziaria da parte della UE
attivi dal 1999 che hanno consentito al Paese aiuti per circa 200
milioni di euro l'anno, erogati nella forma di donazioni non
rimborsabili. Essi sostengono progetti per infrastrutture e per la
coesione socio-economica. Anche la Banca Europea degli Investimenti
(Bei) assiste la Turchia, con interventi che coprono il 50 per cento
del costo dei progetti finanziabili, attraverso prestiti individuali
o globali. Obiettivo prioritario è la riduzione del tasso di
disoccupazione che a metà 2004 era pari al 16% nelle aree urbane ed
interessava il 30% della fascia di popolazione più istruita.
Il Governo turco ha rilanciato le privatizzazioni, dopo gli
interventi sul sistema bancario e quello fiscale. Negli ultimi due
anni sono state approvate importanti riforme strutturali quali la
legge quadro sugli investimenti estero diretti; la normativa che
disciplina la creazione di imprese; la riforma del mercato del
lavoro; la legge sul controllo della finanza pubblica; la normativa
sugli appalti pubblici; la liberalizzazione dei mercati elettrico,
del gas, degli alcolici e della telefonia fissa. Dignità,
compostezza e disponibilità al dialogo contraddistinguono un popolo
del quale si enfatizzano le pratiche religiose, anomale per
l'occidente europeo. I Turchi evidenziano con convinzione la
laicità dello Stato e tendono a coniugare modernità e salvaguardia
dei principi di base della nazione che ne consentono la coesione.
Sono sensazioni e sentimenti che si avvertono visitando la Turchia.
Il regista turco Ferzan Ozpetek di recente ha osservato: "Da
quando la religione ha confuso le cose, gli occidentali tendono ad
assimilare i turchi al mondo arabo. Ma il nostro è un Paese molto
avanzato e civile." La maggioranza della popolazione al momento
appare poco interessata alla questione dell'adesione all'UE che,
in ogni caso, richiederebbe un periodo transitorio di dieci anni
almeno. Apprezza però i pagamenti in euro.
Essi, pertanto, non avrebbero dubbi sulla utilità della
circolazione di euro al posto della iper-inflazionata Lira locale.
Dal 1° gennaio 2005 nel Paese circola la nuova Lira turca che ha
visto la scomparsa degli zero milionari; transitoriamente si
utilizza anche la vecchia Lira con l'indicazione "un milione".
Al cambio attuale la nuova Lira vale circa 64 centesimi di euro (1.55 lire turche per un euro). In Turchia una dotazione fissa
accompagna tutte le abitazioni: l'antenna parabolica per la
ricezione del segnale televisivo e l'impianto a pannelli solari
per il riscaldamento dell'acqua, anche nelle zone più disagiate
della Cappadocia. Con il prezzo del petrolio grezzo oltre i sessanta
dollari al barile, la scelta adottata a livello nazionale di
utilizzare energia solare, si traduce in un risparmio di milioni di
dollari. L'agricoltura occupa un posto rilevante nell'economia
turca: contribuisce al 10% del Pil ed impiega il 35% della forza
lavoro. La coltivazione di cotone copre grandi estensioni di terreno
e rifornisce molte fabbriche locali. I prodotti dell'industria
tessile rappresentano la prima voce dell'export. Il comparto
dell'edilizia è un importante volano dell'economia
nell'attuale fase di crescita della Turchia, complice anche
l'impennata dei prezzi delle abitazioni. (Santolo Cannavale/L'Opinione.it)
01.10.2005
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SUMMIT
SULL'INDUSTRIA DELLA DIFESA
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Aperta
ad Ankara e messa a punto dalla <Tuyap Fairs and Exhibitions
Organization Inc.>, vede la presenza di 427 compagnie provenienti da 49
Paesi tra cui l'Italia. |
E' stata inaugurata ad Ankara, dal ministro della Difesa turca Vecni Gonul, la 7/a
edizione della Fiera internazionale dell' industria della difesa, ''Idef 2005''.
Alla fiera erano sono presenti prodotti di 427 industrie della difesa di 49 Paesi con i loro
prodotti più tecnologicamente avanzati. Nel corso della fiera è stato presentato, per la prima volta in Turchia, il caccia ''Typhoon'' prodotto dal consorzio
italo-spagnolo-tedesco-inglese, di cui è capofila in Turchia la parte italiana, rappresentata da <Finmeccanica>, e in particolare da <Alenia
aeronautica>.
Un negoziato sta cominciando tra il consorzio e le Forze armate turche per la vendita a queste ultime di un certo numero
di "Typhoon" per circa 7.5 miliardi di dollari.
La <Finmeccanica> era presente a Idef 2005 con le sue sussidiarie: oltre
all'<Alenia aeronautica>, <Agusta Westland>, <Aermacchi>, <Selex
Telecommunications>, <Selex SistemiIntergrati>, <Selex Sensor< and
<Abs>, <Wass> ed <Oto Melara>. (Ansa)
01.10.2005
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PROSSIMO
(FORSE) UN ACCORDO TRA ALENIA e TAI
| Lo
ha dichiarato il Sottosegretario italiano alla Difesa con
delega agli armamenti, Filippo Boselli, in visita ad Ankara al
salone Idef 2005. |
Il Sottosegretario
italiano alla Difesa con delega agli armamenti, Filippo Berselli, ha
visitato ad Ankara il Salone internazionale delle industrie per la difesa Idef 2005.
Alla manifestazione, che tratta tutte le attività industriali del comparto difesa (aerospaziale, navale e
terrestre), partecipano anche le industrie italiane e quelle aderenti al gruppo
<Finmeccanica>. Nell'occasione, Berselli ha incontrato esponenti politici e vertici militari ed
industriali della Turchia.
"Dopo un lungo periodo di intensi rapporti con l'industria turca - ha dichiarato il
Sottosegretario - l'<Alenia
aeronautica>, capofila dell'industria aerospaziale Italiana del Gruppo
<Finmeccanica>, ha aperto da circa un anno i propri uffici ad Ankara per favorire ed aumentare le
possibilità di stipulare accordi di collaborazione industriale con
società turche nel settore della difesa e dell'Aerospazio".
"L'<Alenia> - ha sottolineato Berselli - prevede un accordo di
collaborazione, particolarmente significativo con la <Turkish Aerospace Industries>
(Tai), uno dei principali operatori della regione".
L'Aeronautica Militare Turca ha dimostrato particolare interesse nei confronti del velivolo da addestramento M311
dell'<Aermacchi>.
"Il prodotto italiano - ha concluso Berselli - è sempre molto apprezzato all'estero
perché unisce un eccellente qualità ad un costo competitivo". (Agi)
01.10.2005
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STANDARD & POOR'S
PRONTA AD INNALZARE IL RATING
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L'agenzia
internazionale potrebbe modificare a breve in senso positivo la
valutazione sulla Turchia per il buon andamento congiunturale
dell'economia. |
Nel corso di un'intervista televisiva l'
analista di <Standard & Poor's>, Farouk Soussa, ha fatto presente
che l'agenzia internazionale di rating potrebbe - a breve-
modificare in senso positivo la valutazione sulla Turchia, innalzando
l'attuale rating (BB- Stabile). Le motivazioni sono connesse essenzialmente al
buon andamento congiunturale dell'economia turca, dall'approssimarsi di
ulteriori privatizzazioni, con un conseguente afflusso di capitali esteri e
alle modifiche strutturali in campo economico che il governo di Ankara sta
effettuando negli ultimi anni. Inoltre, il processo di progressivo
avvicinamento all'Europa - secondo Soussa - è un altro segnale positivo che
la Turchia sta inviando agli investitori esteri ed in generale al mondo
finanziario internazionale. Indubbiamente - continua Soussa -il deficit
pubblico (ora al 63,5% del Pnl) rappresenta un forte appesantimento per un
sano decollo dell' economia locale, ma il consistente e continuo nuovo
afflusso di capitali dall' estero - soprattutto in questa fase - è ritenuto
molto positivo: lo stock degli investimenti esteri in Turchia ammonta a circa
30 miliardi di dollari Usa, con un afflusso annuo di un miliardo sino al 2003,
mentre nel 2004 la somma ha raggiunto 2,5 miliardi di dollari e quest' anno il
Ministero delle Finanze - attraverso il proprio ministro Kemal Unakitan - si
attende un afflusso non inferiore ai 5 miliardi di dollari. Soussa ha
sottolineato, infine, che la sua intervista non deve e non vuole avere intenti
speculativi, ma "fornire sono un' indicazione sullo stato attuale ed in
prospettiva dell'economia della Turchia". (Ice
Istanbul)
01.10.2005
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L'OBIETTIVO DI
FINMECCANICA
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Come
ha spiegato il direttore generale, Giorgio Zappa, il gruppo punta - oltre
che sugli elicotteri - anche sulle comunicazioni e sui trasporti. |
<Finmeccanica> punta sul mercato
turco. Il gruppo industriale italiano progetta infatti di incrementare i suoi investimenti e di rafforzare le relazioni
con la Turchia nel settore dell'industria di difesa. Lo ha affermato, secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa turca
<Anadolu> Giorgio Zappa, direttore generale del gruppo, nel corso di una conferenza stampa organizzata nell'ambito della
settima edizione della Fiera Internazionale dell'Industria della Difesa (Idef 2005) apertasi questa mattina ad Ankara.
''Il mercato turco della difesa ha una potenzialità di 4-5 milioni di dollari nel medio termine e la Turchia
è uno dei
Paesi più importanti dal punto di vista delle strategie di difesa'', ha detto Zappa citando la gara d'appalto per la
fornitura di elicotteri d'assalto, di cui le forze armate turche intendono dotarsi.
Zappa ha poi aggiunto che <Finmeccanica> prevede di operare in Turchia anche nei settori delle comunicazioni e dei trasporti
(metropolitane e treni ad alta velocita'). (AnsaMed)
01.10.2005
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...E QUELLO DELLE INDUSTRIE SATELLITARI
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C'è
un particolare interesse dopo che Ankara ha fatto sapere di puntare su
questi mezzi di osservazione a scopo di difesa militare. |
Scores of local and international
manufacturers have expressed their intention to bid for a contract that
will eventually build Turkey's first military satellite.
Turkey's government had earmarked an initial $138 million for the country's top
space program and asked local and international manufacturers to respond to a
Request for Information (RfI), which procurement officials often view as an
expression of intention to bid for a contract. But a procurement official
familiar with the program said the eventual cost may exceed $250 million.
As of July 7, according to Turkey's defense procurement office, the
Undersecretariat for the Defense Industry (Ssm), a total of 41 local and foreign
manufacturers responded to the RfI. The deadline to respond to the RfI was Aug.
26.
Foreign manufacturers obtaining the Turkish RfI include the U.S. Orbital
Sciences Corp.; Lockheed Martin Corp.; AeroAstro; and Ball Aerospace &
Technologies Corp.; Italy's Alenia Spazio Spa; France's Alcatel Space; and
Thales Communications France; the European Eads Astrium Ltd.; Japan's Japanese
Aerospace Exploration Agency; Israel's Israel Aircraft Industries' Mbt Space
Division; Ukraine's Yuzhnoye State Design Office; Russia's arms export
powerhouse Rosoboronexport; Britain's Surrey Satellite Technology Ltd.; and
South Korea's Korea Aerospace Research Institute.
Potential local contenders are Tusas Aerospace Inc. and Aselsan, Turkey's
biggest defense firm. German communications giant Siemens' local corporate
entity Siemens Sanayi ve Ticaret A.S. also is a potential bidder.
The RfI describes the program in three components:
-The Satellite: A very high-resolution, electro-optical reconnaissance and
surveillance imaging satellite.
-The System: The Satellite and ground systems.
-The Project: The System, launch and early orbit operational services,
integrated logistics support, technological transfer, localization,
co-development and co-usage of the System and other necessary systems and
services.
The program will be run and administered by the Ssm, and involves the
development of an electro-optical reconnaissance and surveillance satellite
system for the Turkish Air Force's space-based image intelligence architecture,
according to the RfI. Here, the architecture comprises passive and active remote
sensing satellite systems such as electro-optical and Synthetic Aperture Radar (Sar) systems and ground systems.
The program aims to provide modern and effective means of monitoring the land
and littoral waters surrounding Turkey; establish a national database; and
improve industrial capability in space technology with special emphasis on
remote sensing satellites.
The respondents are asked to inform the Ssm governmental authorizations/licenses
and warranty issues; and to propose a master-time schedule.
Under the RfI, the mission requirements include geometric resolution better than
1-meter for panchromatic imagery; scale mapping and digital elevation model;
assuming 4-meter for panchromatic imagery; scale mapping and digital elevation
model; and, assuming 40 percent cloud factor, collecting at least 5,000
effective images a year.
An industry source said all of those companies that have obtained the RfI will
probably bid, but the genuine competition would be limited to a few
manufacturers. "I would say... the real competition will be among the U.S.,
French, German, Israeli and Russian contenders," said the source.
A procurement official familiar with the program said that "the resolution"
will be one of the crucial parameters in gauging bids. "Although the RfI
mentions a resolution of at least 1 meter, the real threshold is that of 50
cm," he said. "And every inch counts. We want the maximum available
resolution."
Turkey's original program for a "national military satellite" had been
scrapped in 2001 when the Ankara government cancelled a contract with Alcatel in
response to a French parliamentary resolution that recognized the deaths of
hundreds of thousands of Armenians as genocide under Ottoman rule.
A defense analyst said that the satellite program was of strategic significance
as the Turkish Armed Forces was gradually changing its "threat concept"
toward asymmetrical threat.
"The satellite program fits well into the Turkish Armed Forces' emerging
threat perception: terrorism," said a London-based Turkey specialist. "It
has gained importance especially in recent wave of terror attacks in Turkey and
abroad.". (Turkish Daily News)
01.10.2005
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ISTANBUL
BOAT SHOW 2005 16-25 DICEMBRE
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L'evento
si colloca nell'ambito dell'Intesa Operativa Ice/Unioncamere Nazionale ed
è organizzato in collaborazione con Sidi - Eurosportello della Camera di
Commercio di Ravenna. Parteciperanno
alla collettiva 13 aziende italiane del settore della nautica da
diporto, su uno spazio espositivo di 180 mq. |
Si
comunica che nell' ambito di Nautica Med 2005, progetto di marketing
internazionale a favore della filiera della nautica da diporto, è
prevista la partecipazione alla fiera Internazionale " Boat
Show " che si svolgerà a Istanbul dal 16 al 25 dicembre 2005.
L'evento si colloca nell' ambito dell' Intesa Operativa Ice/Unioncamere
Nazionale ed è organizzato in collaborazione con Sidi -
Eurosportello, della Camera di Commercio di Ravenna. Parteciperanno
alla collettiva 13 aziende italiane del settore della nautica da
diporto, su uno spazio espositivo di 180 mq. L'ufficio Ice di
Istanbul curerà l'organizzazione in loco, rapporti con Ente
fieristico, promozione dell'evento, brochure ecc. Per informazioni
rivolgersi all' Incaricata dell' iniziativa: Eralda Morreale -
ufficio Ice Bologna (e.mail eralda.morreale.bologna@ice.it -
Tel:(051) 2757600. Fax:(051) 2757627 ). (Ice)
01.10.2005
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INVESTIMENTI:
ANKARA GUARDA A GAZA
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La
Turchia è pronta anche per quanto riguarda il settore
turistico. Saranno impiegati circa seimila palestinesi. Un
Forum delle Camere di Commercio ad Istanbul. |
Turkish
businessmen are getting prepared to make investments in Palestinian (Erez)
Industrial Area in the Gaza Strip after Israel's withdrawal.
The third meeting of Ankara Forum, pioneered by Union of Chambers, which gathers
Palestinian, Israeli and Turkish business representatives, has been held in
Istanbul. Operation of the Erez industrial zone in the Gaza Strip and some
tourism-oriented investments were discussed during the meeting.
Two hundred organizations are expected to be established in the industrial zone,
creating work for 6,000 Palestinians. A memorandum of understanding will be
signed in the coming days.
The Turkish Union of Chambers and Stock Exchanges will invite firms to make
investments in the region. A project will be built up in order to supply
Palestinian firms with funding.
In order to make the project a success, research about corporation possibilities
will be carried out for Palestinian, Turkish and Israeli small- and middle-scale
industrial organizations. A feasibility study will be conducted in order to
export productions in the industrial area to the American market. Part of the
forum was devoted to the discussion of tourism.
To improve the prospects for tourism, training programs will be set out, and
besides governments will be asked to give support to improve tourism
possibilities. (Economy News Desk/Zaman)
01.10.2005
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RIVALUTAZIONE
DELL'URANIO (AD USO PACIFICO)
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La
crisi energetica in questi ultimi tempi ha dato forza al partito delle
centrali nucleari. Stato e progresso nel mercato mondiale. Come si
presenta la Turchia, un Paese fortemente sismico ma che ugualmente avrebbe
bisogno di una energia alternativa come quella dell'atomo. Una
interessante analisi di Stefano Barocci. |
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