Arretrati 

Anno 6° N.26

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MA QUALE ETICA!

Prendendo la parola al <Council on Foreign Relations di New York il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha detto che Bruxelles trascura le regole diplomatiche.

Recep_Tayyip_ErdoganIl dibattito in corso sull'avvio dei negoziati di adesione della Turchia all'Unione Europea ''non è degno di un'etica diplomatica''. A 20 giorni dal fatidico inizio dei colloqui, mentre aumentano le pressioni per un rinvio, il premier turco Recep Tayyip Erdogan denuncia l'atteggiamento dell'Europa dopo le polemiche relative al riconoscimento di Cipro. ''La Turchia ha rispettato i criteri politici di Copenaghen lavorando giorno e notte - ha detto Erdogan che ha parlato al Council on Foreign relations a New York - E ora, dopo tutto quello che abbiamo fatto, si pone ancora la questione (di sapere) se i negoziati di adesione potranno iniziare o meno''.
''Mettere davanti alla Turchia alcune questioni che non hanno alcuna pertinenza (con l'avvio dei negoziati, ndr) non è degno di un'etica diplomatica internazionale - ha rincarato la dose delle 
accuse il capo del Governo di Ankara - E' brutto''. Quanto alla questione cipriota, ''noi abbiamo fatto tutto quello che dovevamo'', ha rivendicato Erdogan, sottolineando come piuttosto la Repubblica cipriota sia stata ''premiata'' dalla UE, nonostante nell'aprile del 2004 i greco ciprioti avessero votato in massa contro il piano Annan sulla riunificazione dell'isola. 
Il dibattito sull'avvio dei negoziati con Ankara, fissato per il 3 ottobre prossimo, si è incendiato dopo che il 29 luglio scorso, firmando il protocollo di estensione dell'unione doganale ai dieci nuovi Paesi membri della UE, la Turchia ha annesso un documento nel quale ha chiarito che quella firma non equivale a un riconoscimento di Cipro. Una posizione ''inaccettabile'' secondo molti Paesi europei, in testa la Francia e l'Austria.
Nel tentativo di ricomporre le differenze in seno ai 25 tra chi ritiene che il riconoscimento dell'isola non debba rappresentare un'ulteriore condizione per l'avvio dei negoziati e chi invece la considera una pre-condizione, i ministri degli Esteri dell'Unione Europea terranno una riunione straordinaria il prossimo 26 settembre a Bruxelles. (Adnkronos)
16.09.2005

DOSSIER INTRECCIATI

Tra due settimane Bruxelles dovrà prendere la duplice decisione nei confronti di Zagabria ed Ankara, se aprire o meno i negoziati di adesione all'UE.

Wolfgang_SchuesselMomento delicato nel processo d'avvicinamento di Turchia e Croazia all'UE: in entrambi i casi, le prossime settimane saranno decisive e, pur seguendo binari separati, alcuni aspetti dei due processi sono legati l'uno l'altro.
I tempi e le prospettive per l'adesione sono, ovviamente, molto diversi. Nel caso di Ankara tutto continua a ruotare attorno al 3 ottobre, la data promessa dall'UE ormai tempo fa per il via alle trattative, mentre per Zagabria le speranze di aprire quanto prima i negoziati di adesione dipendono, di fatto, dalla cattura del generale Ante Gotovina. Sui due dossier s'innestano però - ed è un elemento fondamentale - visioni e interessi contrastanti tra gli stati membri dell'UU.
Austria, Germania, GB -  Una posizione senz'altro chiara è per esempio quella espressa dall'Austria, Paese che dal primo gennaio sarà presidente di turno dell'UE e che non nasconde il proprio profondo scetticismo nei confronti di un via libera alla Turchia.
Non si contano, d'altra parte, le occasioni in cui Angela Merkel - che domenica potrebbe vincere le elezioni in Germania - pur dicendosi a favore della Turchia, ha puntualizzato di non voler andare al di là di una cooperazione privilegiata, accantonando cioé la piena adesione. Idea che piace d'altra parte anche nella Francia del dopo-referendum contrario alla Costituzione europea.
E a Bruxelles, è l'ex ministro degli Esteri di Vienna, la commissario alle relazioni esterne Benita Ferrero-Waldner, a ricordare che l'Europa deve ''chiedersi quali siano le proprie frontiere'', rilevando inoltre che ''non c'è alcuna garanzia sul fatto che i negoziati con la Turchia porteranno all'integrazione del Paese''.
Ad aver parlato esplicitamente di un nesso stretto Turchia-Croazia è stato comunque il premier austriaco, Wolfgang Schuessel, che ha definito ''grottesca'' la possibilità di avviare i negoziati con Ankara, lasciando invece fuori dalla porta Zagabria. Sul futuro della Croazia, Gran Bretagna ed Olanda si pongono su un fronte opposto all' Austria. Londra e L'Aja ritengono fondamentale la consegna al Tribunale penale internazionale del generale Gotovina. Proprio su questo punto, la settimana scorsa il Governo croato ha però inaspettatamente avuto una buona notizia, visto che per la prima volta, il procuratore capo della Corte, Carla Del Ponte, si è mostrata più flessibile circa l'arresto di Gotovina quale condizione sine qua non per il via libera alle trattative. (da un articolo di Martino Rigacci/Ansa)
16.09.2005

IL PRESSING DI STRAW

Il ministro degli Esteri britannico ha messo in guardia dal rischio di lasciare Ankara fuori dall'Europa. Questo mentre il Governo di Nicosia alza la voce.

Jack_StrawLa presidenza britannica lancia un appello a favore dell'ingresso della Turchia in Europa, sullo sfondo di profonde divergenze tra i venticinque. A Londra il ministro degli Esteri britannico Jack Straw ha messo in guardia dal rischio di lasciare Ankara fuori dall'Unione. "La Turchia è un Paese laico a maggioranza musulmana - ha dichiarato il capo della diplomazia britannica - Accogliendo la Turchia nell'Unione Europea dimostreremo che i Paesi occidentali e islamici possono vivere insieme molto bene come partner nel mondo moderno. E' terribile ipotizzare un'alternativa"
Le dichiarazioni di Jack Straw sono giunte mentre Cipro ha alzato la voce. Il Governo greco-cipriota ha chiesto una riunione d'urgenza dei ministri degli Esteri dell'Unione Europea, il 26 settembre, una settimana prima dell'avvio dei negoziati per l'adesione della Turchia. Se la Gran Bretagna ha una linea morbida, la Francia invece esige che la Turchia riconosca il Governo di Cipro. Nicosia reclama inoltre l'apertura di porti e aeroporti turchi alle imprese cipriote. Nonostante l'accordo doganale siglato a fine luglio con i nuovi membri dell'Unione, Ankara continua a sbarrare la strada alle società cipriote.
(EuroNews)
16.09.2005

I NEGOZIATI NON DEVONO BLOCCARSI

Il neo ministro britannico per l'Europa, Douglas Alexander, convinto della necessità di avviare i negoziati con Ankara.

Douglas_Alexander''Gli obiettivi storici della UE sono tre: promuovere la pace, la prosperità e la democrazia. Perciò è vitale che nel XXI secolo l'Europa si volga sempre più all'esterno per raggiungere i propri obiettivi, accantonando rivalità interne, per far fronte ad un mondo in cui sono cambiate le circostanze, con mercati globali e minacce come il terrorismo, che non vengono da 
soggetti statali individuabili oltre frontiera''. Lo afferma, in un'intervista con il quotidiano <Il Sole 24 ore>, Douglas Alexander, neo-ministro britannico per l'Europa e astro emergente del Governo Blair, parlando di quali dovranno essere gli obiettivi dell'Europa nel XXI secolo.
Ed in questo ambito, il ministro Alexander sostiene la necessità di avviare i negoziati con la Turchia, spiegando che ''chi vuole mutamenti significativi nell'atteggiamento della Turchia, potrà ottenerli durante il processo negoziale. Questo avverrà sotto i riflettori e creerà la pressione necessaria per mandare avanti le cose''. (Adnkronos)
16.09.2005

ATENE CRITICA LONDRA

Per il portavoce del Governo greco, Giorgos Koumoutsakos, la Gran Bretagna - che ha presidenza di turno UE - manca di obiettività per quanto riguarda la Turchia.

La_Turchia_e_l'EuropaAtene critica la presidenza britannica di turno dell'Unione Europea, affermando che Londra manca di obiettività sul rifiuto turco di riconoscere Cipro. ''Il principio di obiettività è fondamentale per il successo dell'esercizio della missione di ogni presidenza UE - ha detto il portavoce del Governo greco Giorgos Koumoutsakos - è evidente che nessuna presidenza europea dovrebbe avvantaggiarsi per la proiezione di scelte politiche puramente nazionali"'. ''Temo - ha aggiunto il portavoce - che gli sviluppi delle ultime 24 ore nelle discussioni a Bruxelles rendano necessario ripeterlo''.
Le dichiarazioni di Atene giungono dopo un incontro maratona a Bruxelles del Consiglio dei rappresentanti permanenti, nel quale i diplomatici dell'UE non sono riusciti a trovare un'intesa su una risposta comune alla Turchia, che in luglio ha ribadito di non riconoscere Cipro, uno dei Paesi membri. Il testo presentato dalla presidenza britannica, favorevole all'adesione turca, è stato considerato da Atene e Nicosia il meno accettabile delle tre versioni finora avanzate, riferiscono fonti ben informate. La Grecia ha detto di temere che la Turchia non rispetti gli impegni dell'unione doganale alla quale ha aderito in luglio. Se Ankara non aprirà porti e aeroporti a Cipro, Nicosia intende chiedere di sospendere il processo per i negoziati di adesione della Turchia all'UE. (Adnkronos)
16.09.2005

IL MONITO DI CIPRO

Il portavoce del Governo, Cypros Chrysostomides ha avvertito Ankara che potrebbe ricorrere al veto per l'apertura dei negoziati se questa non riconosce Nicosia.

il_ministro_cipriota_George_LacovouDurissimo monito di Cipro ai partner dell'Unione Europea: le autorità greco-cipriote hanno infatti minacciato di bloccare l'avvio dei colloqui tra la stessa Unione e la Turchia per l'ingresso di quest'ultima, previsti a partire dal 3 ottobre prossimo, a causa della disputa che divide Nicosia dagli altri 24 Stati membri circa l'atteggiamento da tenere di fronte al perdurante rifiuto di Ankara di riconoscere diplomaticamente l'isola come Stato nella sua interezza. "Se non ci sarà un accordo al riguardo", ha avvertito Kypros Chrysostomides, portavoce del governo cipriota, "ciò significa che non esiste accordo neppure sul mandato comunitario a negoziare con la Turchia, e ciò naturalmente vuol dire che i negoziati di accesso il 3 ottobre non inizieranno". (Agi)
16.09.2005


LA STESSA LINEA

Se L'Unione vincerà le elezioni in Italia nella prossima primavera, continuerà ad appoggiare la Turchia. Lo ha sostenuto Gerardo Bianco della Margherita a Zeynep Karahan Uslu.

Gerardo_BiancoSe l'opposizione vincerà le elezioni continuerà ad appoggiare la Turchia nell'UE. Sulla questione turca, infatti, la posizione dell'Unione è di piena "condivisione" a quella dell'attuale Governo. Lo ha assicurato Gerardo Bianco, parlamentare della Margherita a Zeynep Karahan Uslu, parlamentare turca tra le più influenti e presidente della delegazione euro-mediterranea, nel corso di un incontro informale avvenuto nella sede del Consolato italiano ad Istanbul. A parlare con Kahhan Uslu una delegazione di parlamentari italiani guidata dal capogruppo alla Commissione Esteri alla Camera, Gustavo Selva e composta da Giovanni Deodato e Vittorio Tarditi.
La_parlamentare_turca_Zeynep_Karahan_Uslu"L'attuale posizione della maggioranza è condivisa anche da noi e se vinceremo e andremo al Governo, non vi potrà che essere un elemento di continuità". Bianco ha poi fatto presente all'esponente parlamentare di Ankara che l'Italia è impegnata da 20 anni a sostenere le aspirazioni europeiste: "Ricordo che quando ero presidente della delegazione italiana al Consiglio d'Europa operammo affinché il vostro Paese avesse un posto tra gli europei".
Selva, invece, si è soffermato in particolare sulla presenza dei cristiani in Turchia, un tempo comunità fiorenti ma oggi assai esigue a causa dei tanti impedimenti ed ostacoli di carattere normativo che vi sono. "E' evidente che il vostro ingresso in Europa - ha detto - deve tener presente anche le radici cristiane e ciò che rappresentano". Il tema della libertà religiosa cui ha fatto riferimento Selva nel suo intervento "è basilare della nostra condizione umana". Ciò, ha aggiunto, "non è affatto oggetto di un negoziato dato che le componenti statuali sono laiche" ma la Turchia non può ignorarle. Sono poi stati fatti esempi di antichi edifici di culto ormai di proprietà dello Stato e trasformate in musei dove non è più possibile celebrare la messa (in Cappadocia vi sono diversi casi).
Zeynep Karahan Uslu ha assicurato ai colleghi italiani impegno e interessamento anche personale aggiungendo che in Turchia le religioni "sono ben viste e tollerate. C'è un grande appoggio verso i luoghi di culto delle altre religioni". Altro argomento affrontato quello (spinoso) del genocidio armeno. A sollevarlo è stato Bianco. La parlamentare gli ha garantito che "sul supposto genocidio" la Turchia non ha segreti, che gli "archivi sono stati aperti tutti e chi vuole può andare a cercare", che è "stata una tragedia subita da ambedue le parti, armeni e turchi, ed è uno dei momenti più difficili della storia" ma che "ci sono grandi differenze tra la verità e quanto viene espresso". La parlamentare, infine, non ha esitato a rammentare che con l'Armenia c'è un discorso in fieri ma la medesima disponibilità "non si ravvisa dalla controparte, da Ierevan". Quanto al tema dei diritti umani Ankara, ha detto, "ha fatto tanto, altro resta da fare, ma sono dei piccoli dettagli che possono essere superati". (ApCom)
16.09.2005

LA GENTE VA TRANQUILLIZZATA

Lo ha affermato Romano Prodi a proposito dell'apertura dei negoziati di adesione della Turchia all'Unione Europea.

Romano_Prodi''Il dialogo con la Turchia va accompagnato da un processo di tranquillizzazione dell'opinione 
pubblica europea e di avvicinamento dell'opinione pubblica turca''. Ad affermarlo Romano Prodi, nei giorni scorsi a Perugia per prendere parte all'Assemblea dell'Onu dei popoli, riferendosi all'ingresso della Turchia nell'Unione Europea. Il leader dell'Unione ha tra l'altro visitato  gli stand dello <Science Festival>, evento che si è svolto alla Rocca Paolina di Perugia.
Dopo avere girato per la mostra allestita all'interno della Rocca, Prodi ha acconsentito a cimentarsi nel ''Labirinto della mente''. Un percorso a quadri gialli e neri, che ha come obiettivo quello di giungere al centro. ''Il centro è faticoso'', ha affermato Prodi ironizzando una volta raggiunto l'obiettivo. ''Se non abbiamo una scuola che spinge avanti le attività produttive - ha affermato poi Prodi riferendosi allo sviluppo tecnologico in Italia - gli scienziati non trovano lavoro e fuggono. Produciamo pochi cervelli e quei pochi li sprechiamo. Dobbiamo rompere questa catena''. (Adnkronos)
16.09.2005

ALTOLA', ANKARA

La Turchia trema: con Angela Merkel al potere in Germania l'ipotesi di una semplice "partnership privilegiata" con l'UE pare sempre più gettonata. Finirebbe così il sogno europeista di questo Paese?

Hakki__KeskinUna "discriminazione inaudita" e una "grande vergogna". È con queste parole che Hakki Keskin, docente di scienze politiche ad Amburgo e Presidente della Comunità turca in Germania, definisce la proposta di una partnership privilegiata tra la Turchia e l'UE - esprimendo così alla perfezione i sentimenti della maggioranza dei 2.3 milioni di turchi che vivono in Germania. Ma i circa 600.000 turchi che, avendo acquisito la nazionalità tedesca, avranno il diritto di votare il prossimo 18 settembre - a differenza di tutti gli altri immigrati turchi e delle loro famiglie -, non sembrano preoccupare più di tanto Angela Merkel: gli immigrati continuano a simpatizzare per lo più con l'Spd, e la diffidenza nei confronti dei turchi fa molta presa nelle cerchie degli elettori più conservatori. Ma cosa comporterebbe concretamente una "partnership privilegiata"? La Cdu vuole estendere l'unione doganale con la Turchia per creare un'effettiva zona di libero scambio, portare avanti il progetto di una zona di libero scambio euro-mediterranea e agganciare la Turchia alla politica estera e di sicurezza comune, così come alla politica europea di difesa e sicurezza. In tal modo la Turchia verrebbe saldamente ancorata all'UE senza però "sovraccaricare" l'Unione con una piena adesione.
Merkel, Sarkozy e Schüssel: l'asse anti-turco?
Angela_MerkelAccolta inizialmente con scetticismo, la proposta di una "partnership privilegiata" raccoglie sempre più consensi nell'UE. Nicolas Sarkozy, il Ministro francese degli Interni che aspira alla carica di Presidente, ha espresso riserve sull'ingresso della Turchia, l'Austria ha auspicato che i negoziati di adesione possano concludersi con una "partnership". Angela Merkel alla fine di agosto è tornata a rivolgersi ai capi di governo europei più conservatori invitandoli a dibattere sulla sua proposta di una partnership privilegiata. In Germania la Cdu e la Csu punteranno sui timori dell'opinione pubblica tedesca nei confronti dei turchi per raccogliere voti. Secondo un sondaggio del giornale tedesco <Die Welt>, il 60% dei tedeschi è contrario all'adesione della Turchia. Roland Koch, il ministro-presidente dell'Assia, ha invitato di conseguenza i vertici del gruppo ad infiammare i toni della campagna elettorale. Insistendo con forza su temi quali l'ingresso della Turchia.
Paura dell'ignoto
Paura: è questo il principale motivo per respingere l'adesione della Turchia. Paura del secondo Paese della comunità in termini demografici, paura di un'influenza spropositata dei turchi all'interno del Parlamento e del Consiglio europei, paura dello straniero, paura che il nuovo ordine interno europeo non regga, paura delle reazioni dei cittadini degli attuali Stati membri. E, non ultima, paura dell'islam.
Il processo di avvicinamento tra l'UE e la Turchia va avanti ormai da oltre quarant'anni ed è necessario vederlo come un complicato processo di stabilizzazione. La partnership privilegiata sarebbe una soluzione di compromesso tra una rottura irreversibile ed una piena adesione: una soluzione più vantaggiosa nel lungo periodo, secondo i conservatori in Germania. "La partnership privilegiata può essere realizzata in tempi brevi. E offre alla Turchia maggiori benefici di un'adesione che viene respinta da molti", afferma Eberhard Sinner, esponente della Csu e ministro bavarese per gli affari europei.
Ma la Turchia non ci sta. Ali Babacan, che rappresenta Ankara nei negoziati di adesione UE, ha respinto risolutamente e a più riprese ogni prospettiva che non sia l'adesione a tutti gli effetti all'UE. Anche il ministro degli Esteri Abdullah Gül ha definito la proposta dell'UE "illegittima e immorale". E il Commissario per l'Allargamento Olli Rehn? Trova che l'idea della partnership privilegiata sia assolutamente incomprensibile: "Non ho ancora trovato nessuno che mi abbia saputo dirmi chiaramente cosa sia". Forse sarà Angela Merkel a farlo dopo il 18 settembre. E allora il 3 ottobre sarà dietro l'angolo: giorno che, paradossalmente, segna la Festa nazionale tedesca e... l'apertura ufficiale dei negoziati di adesione con la Turchia. (Jan Prasil&Tobias Troll/
cafébabel.com)
16.09.2005

UN <SI'> DECISO DA DORINA BIANCO

La parlamentare cattolica ha messo però in evidenza la condizione di effettiva libertà di cui godono le comunità monastiche in Anatolia.

Un <sì >deciso alla Turchia in Europa arriva dalla parlamentare cattolica Dorina Bianchi. "Aiuterebbe questo Paese ad integrarsi agli standard europei, a cominciare dal rispetto dei diritti umani. Io penso alle donne, in particolare, la cui condizione, stando ai rapporti dell'europarlamento, la parità uomo-donna deve essere promossa non solo sul piano giuridico". Bianchi, deputata della Margherita, nei giorni scorsi si trovava in Turchia, in pellegrinaggio assieme ad un nutrito gruppo di colleghi, per rendersi conto dello sviluppo del Paese e in particolare rendere omaggio alle radici cristiane in una terra che nei primi secoli è stata teatro della predicazione cristiana.
"Un aspetto, questo, che a noi cristiani dovrebbe farci riflettere non poco poiché in Cappadocia, dove un tempo erano fiorenti le comunità monastiche, oggi non esistono più cattolici. E la minoranza cattolica nel Paese, stimata attorno ai 33 mila fedeli, vive una condizione di oggettiva difficoltà. Entrare in Europa, dunque, per la Turchia, significa anche garantire alle minoranze religiose una effettiva libertà". Dorina Bianchi ha citato poi un passo della relazione dell'Europarlamento sul 'nodo turco' in cui i colleghi di Bruxelles hanno constatato che "la Turchia continua a dare al concetto di Stato laico un'interpretazione diversa da quella comune nell'UE " mentre "sarebbe più esatto parlare di controllo statale sulla confessione principale (quella musulmana) e di discriminazioni contro le altre confessioni". Attualmente le realtà cattoliche e protestanti non hanno ancora uno status giuridico. (ApCom)
16.09.2005

L'INVITO DI SEZER

Il presidente della Repubblica turca, Ahmet Necdet Sezer, ha sollecitato il Pontefice Benedetto XVI a recarsi ufficialmente ad Ankara nel 2006

Una_immagine_di_Benedetto_XVIL'invito è arrivato. A farlo ufficialmente è stato il presidente della Repubblica di Turchia, Ahmet Necdet Sezer, che ha sollecitato il Pontefice, Benedetto XVI, a recarsi ufficialmente ad Ankara nel 2006. L'annuncio è stato dato dal ministero degli Esteri.
La Turchia "segue da vicino gli sforzi dispiegati dal Papa Benedetto XVI (...) per rafforzare il dialogo e la tolleranza tra le religioni", sottolinea un comunicato.
"In tale contesto il presidente, per contribuire ai sui sforzi miranti a promuovere il dialogo tra le civiltà (...) ha invitato il Papa Benedetto XVI per una visita ufficiale nel 2006", precisa il documento aggiungendo di attendere una risposta dalle autorità vaticane".
Bisogna adesso vedere come si concilia questo invito con quello del Patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I, che invece vorrebbe il Santo Padre ad Istanbul alla fine del novembre prossimo per la festa di Sant'Andrea, e più precisamente tra il 28 ed il 30 (gli stessi giorni, ventisei anni dopo, della visita di Giovanni Paolo II).
Il_card._Walter_KasperSanta_SofiaRecentemente il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani, aveva detto che il Papa "ha intenzione di recarsi in Turchia" per visitare il Patriarcato ecumenico. C'è, aveva specificato, l'invito del patriarcato, manca l'autorizzazione del Governo, ma "la stiamo aspettando". Ebbene, adesso, l'invito è stato formulato.
Da parte di Bartolomeo I, questo praticamente c'era stato dal giorno dell'elezione dell'attuale Papa. Per ciò che riguarda più specificatamente il Governo turco, sempre il ministero degli Esteri ha affermato che "sono in corso lavori sulle date della visita" e che "la Turchia dà grande importanza alla questione del viaggio di Benedetto XVI". Il ministero ha anche smentito un'informazione data dal giornale turco <Radikal>, secondo il quale il Papa avrebbe espresso il desiderio di potersi recare a pregare, ad Istanbul, in Santa Sofia, oggi moschea, un tempo chiesa cristiana. In questo stadio, ha precisato, "non è stato deciso alcun particolare della visita".
Quanto a Benedetto XVI, all'origine del suo desiderio di recarsi dal primo, anche se solo "in onore" dei patriarchi ortodossi trova la sua ragione nella sua volontà di far progredire il cammino ecumenico, che ha posto tra gli impegni fondamentali dell'intero pontificato.
Non ci si nascondono, però, preoccupazioni di sicurezza. La stampa turca la scorsa settimana aveva molto sottolineato  alcune affermazioni dell'allora cardinale Ratzinger non particolarmente favorevole all'ingresso del Paese nella UE, il che gli è valso talora una qualifica di "nemico". In Occidente, invece, qualcuno ha già ricordato che in occasione della visita in Turchia di Giovanni Paolo II ci fu un uomo, condannato per omicidio, che dall'interno del carcere lo minacciò di morte. Si chiamava Ali Agca. (fonte in parte Ansa, in parte AsiaNews.it)
16.09.2005

LA FIDUCIA BEN RIPOSTA

Dopo l'ufficialità da parte della massima autorità turca, Bartolomeo I spera ardentemente che Il Pontefice possa compiere subito il viaggio ad Istanbul. 

Benedetto_XVI_e_Bartolomeo_ILa fiducia del Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, per poter accogliere il Papa in Turchia, è stata ben riposta."Speriamo molto che la visita sia prossima. Sarebbe una gioia immensa" ha fatto sapere, aggiungendo che l'arrivo di Benedetto XVI è "importante sia da un punto di vista ecumenico sia da un punto di vista statale".
Adesso che il viaggio del Papa è dato per scontato, le due Chiese lavorano per definire il programma nei dettagli. Stando ad alcune indiscrezioni, il Pontefice potrebbe andare prima ad Ankara, la capitale politica, poi ad Istanbul, al Phanar, dove ha la residenza il Patriarcato ecumenico di Costantinopoli. Molte le attese in relazione alla visita. "Dal punto di vista statale - ha detto il Patriarca Bartolomeo I facendo riferimento a un'intervista rilasciata l'anno scorso dall'allora cardinale Ratzinger in cui esprimeva forte contrarietà all'ingresso di Ankara in Europa - penso che la Turchia aspetti dal nuovo Papa un cambiamento della sua opinione; adesso il Papa parlerà come Papa e non come cardinale, poiché ha un'altra visione delle cose, ha altre responsabilità. Naturalmente molte cose dipendono dal progresso del nostro Paese sulla strada della democratizzazione, nel rispetto dei diritti delle minoranze". Un cammino "non facile, come si vede in questi giorni ma dobbiamo essere ottimisti e non cessare di sperare, pregare e lavorare" ha aggiunto evocando indirettamente l'incertezza dell'avvio dei negoziati per il 3 ottobre.
Un viaggio per ricucire lo strappo con Roma

L'unità dei cristiani è il tema che più sta a cuore al Patriarca e sul quale insiste di più. In questi giorni al Phanar sono arrivati tutti i rappresentanti ortodossi per capire come procedere nel dialogo con Roma. C'è stata anche una riunione per coordinare i passi finora compiuti e fare avanzare il cammino ecumenico. "Speriamo - ha detto il Patriarca Bartolomeo I - di tracciare un solco importante. A novembre, a Roma, una commissione elaborerà un testo comune che poi sarà sottoposto alla plenaria del Pontificio Consiglio per l'unità dei cristiani. Dopo cinque anni di una crisi difficile, ora il dialogo teologico è ripreso e avremo la possibilità di rivitalizzarlo. Per noi è molto importante. Abbiamo rapporti bilaterali con luterani, con le Chiese riformate ma il dialogo più importante è con Roma. Con la Chiesa di Roma sono tante le cose che abbiamo in comune. Possiamo capirci più facilmente che non col mondo protestante. Dunque l'esigenza di riconciliazione è sentita".
Ratzinger scriverà una pagina della storia

"Il nuovo Papa - ha continuato Bartolomeo I - è stato chiamato da Dio a scrivere una pagina nuova nella storia della sua Chiesa e dell'ecumenismo. Tutti i segni sono molto positivi e incoraggianti affinch‚ questa pagina sia piena di successi per la gloria del nome di Dio e per il bene dell'umanità intera che ha bisogno di capi coraggiosi come lui, e che ha bisogno di direttive che guidano alla salvezza in un mondo così colpito dal terrorismo e dalla violenza. Abbiamo bisogno l'uno dell'altro, decisi ad avanzare assieme. Siamo più che felici che il nuovo Papa abbia detto, all'inizio della sua missione, che abbia messo il dialogo tra i punti più importanti del pontificato. Oggi aspiriamo alla riunificazione delle Chiese. Abbiamo bisogno di riunificarci al più presto".
Il viaggio in Turchia

"Al Phanar è arrivato frattanto padre Brian Farrell in vista del viaggio del Papa. Speriamo molto - ha concluso il Patriarca - che prossimamente vi sia questa gradita visita. E' un privilegio per tutti noi. Questa sarà la terza visita pontificale dopo quella del 1967 di Paolo VI e quella del 1979 di Giovanni Paolo II, un anno dopo la sua elezione, indice della sua volontà di promuovere il dialogo ecumenico. Nei 26 anni di pontificato ha fatto moltissimo per questo. Voglio rendere omaggio alla sua memoria, lui che ci ha voluto fare dono delle reliquie di San Giovanni Crisostomo e san Gregorio Nazianzo. Ha iniziato il suo pontificato con un gesto fraterno, la visita, e lo ha concluso con un gesto magnifico, il dono delle reliquie". (TgCom)
16.09.2005

CHIESTO L'AIUTO DEL PONTEFICE

 

Nel corso della recente visita a Colonia del Pontefice le comunità turco-musulmane si sono rivolti a Benedetto XVI perché favorisca l'ingresso di Ankara nell'UE.

Nell'agosto scorso durante l'incontro con il Papa le comunità turco-musulmane chiesero aiuto a Benedetto XVI affinché il Vaticano accompagnasse il processo di integrazione della Turchia nell'UE.
Così  la conferma arrivata  dal cardinale Walter Kasper che Vaticano e Ankara stanno lavorando al viaggio del Papa a Istanbul, va letta anche alla luce di quell'incontro che segnò una svolta nei rapporti fra Benedetto XVI e il mondo islamico. 
Nell'occasione infatti il presidente dell'Unione turco-islamica dell'Istituto per la religione, Ridvan Cakir, rivolgendo un discorso di saluto al Pontefice, chiese al Vaticano di favorire l'ingresso della Turchia nell'UE, il Paese, spiegava infatti Cakir, è un esempio abbastanza unico di stato a maggioranza musulmana dove convivono culture e religioni differenti. 
''La Turchia - disse Cakir - è un esempio degno di nota per l'esperienza di come diverse religioni e culture possano convivere nell'amicizia. Anche il processo d'ingresso della Turchia nell'UE rappresenta un'importante occasione da considerare in questo contesto. Sosteniamo con tutto il cuore il processo di dialogo avviato e portato avanti dal Vaticano. Ci consenta Dio di proseguirlo. Siamo consapevoli che questo processo potrà dare un contributo importante all'amicizia, alla pace nel mondo e all'umanità''.
Un appello che certamente non è sfuggito al Pontefice e alla diplomazia vaticana, un modo per avviare su basi costruttive una nuova fase nei rapporti fra Santa Sede e Governo di Ankara. Del resto è proprio in seguito all'incontro di Colonia che le voci in merito a un probabile viaggio del Papa a Istanbul crebbero fortemente. L'invito del patriarca ecumenico Bartolomeo I al Pontefice risaliva al maggio scorso. (Adnkronos)
16.09.2005

I PARLAMENTARI RIENTRATI DAL PELLEGRINAGGIO

 

Nel viaggio - guidato da mons. Rino Fisichella - la politica italiana non è rimasta fuori. Lo sfogo ad istanbul di una signora con il  gemello di Giovanardi che si è lamentata per  le pensioni basse.

Mons._Rino_FisichellaSono rientrati a Roma, dopo cinque giorni di pellegrinaggio alla scoperta di quel che resta delle radici cristiane della Turchia, i 38 parlamentari cattolici di Forza Italia, An, Margherita, Udc ed un diessino. Per cinque giorni hanno ripercorso le tappe della predicazione dell'Apostolo Paolo, ma dove un tempo c'erano comunità monastiche fiorenti, hanno trovato solo un esiguo numero di cattolici. Nonostante il il carattere profondamente laico del Paese e nonostante sia prossimo ad entrare in Europa, i deputati hanno toccato con mano i risultati di una certa cristianofobia istituzionale che non permette alla Chiesa cattolica nemmeno di essere riconosciuta dello Stato come minoranza religiosa. Il tour religioso ogni giorno si apriva con una messa e terminava in preghiera sotto la guida del Cappellano di Montecitorio, monsignor Rino Fisichella il quale li ha esortati a difendere sempre la propria identità cristiana, a testimoniarla sempre, anche al momento del voto per frenare leggi immorali o ingiuste.
La politica non ha potuto restar fuori dal pellegrinaggio. In pullman, negli spostamenti tra un luogo e l'altro e a tavola, la sera, nei capannelli dove si mescolavano deputati di An i colleghi di Forza Italia, con quelli della Margherita, dell'Udc o al diessino l'argomento che teneva banco è stata l'incognita della legge elettorale. I deputati della maggioranza assicuravano agli altri colleghi che "vedrete si farà", ma i tempi sono stretti. L'imminente campagna elettorale impensierisce trasversalmente. L'incertezza di fondo su chi vincerà le elezioni, il non avere ancora definito strategie e modalità di una campagna che si annuncia difficile, persino l'incertezza sul leader.
L'insoddisfazione che da qualche tempo serpeggia tra gli italiani è stata avvertita anche ad Istanbul. A farne le spese è stato il gemello di Giovanardi, Daniele, primario a Modena, uguale come una goccia d'acqua al fratello e scambiato da una turista per il ministro mentre passeggiava per le strade di Istanbul. A lui è toccato raccogliere il malcontento della signora che lo ha fermato lamentandosi per come vanno le cose in Italia, del caro vita e delle pensioni basse. Cosicché Daniele Giovanardi ha avuto il suo bel daffare nel convincere la turista dello scambio di persona.
Ma, durante il viaggio, si è commentato inevitabilmente anche il caso Fazio. Non tutti sono propensi a discolparlo e così non tutti hanno voluto firmare la cartolina di solidarietà che è stata inviata al Governatore venerdì scorso dalla Cappadocia. Ed infine, altro argomento di conversazione, l'ingresso in Europa della Turchia; quasi tutti sono orientati favorevolmente al cammino di riforme che Ankara ha avviato.
Il pellegrinaggio iniziato tra le chiese rupestri in Cappadocia - un tempo piene di cristiani, oggi nella regione ce ne sono solo 2 e per giunta italiani - si è concluso con una divertente gita in battello sul Bosforo sul far della sera. E quando si è ascoltata la voce del muezzin intonare l'ultima preghiera, i pellegrini parlamentari intonavano il 'Salve Regina' su incipit del vescovo Fisichella.
"Il cristianesimo in Turchia è ormai un reperto archeologico. Ma la Chiesa no, non lo può essere, poiché la fede - ha detto - è sempre una presenza di vita". Ai politici il prelato ha anche letto un passo di una lettera di Cassiodoro, politico vissuto a cavallo del V secolo, il quale scrivendo agli amici si raccomandava: il cristiano sia sempre il primo ad osservare le leggi, ad avere una condotta esemplare perché solo così può determinare un cammino di credibilità. Al Papa Benedetto XVI hanno scritto una lettera per assicurargli il proprio impegno politico "da svolgere affinché la fede sia radicata nella società". (ApCom)
16.09.2005

 

40 ANNI FA QUATTRO MESSE, OGGI APPENA UNA

Lo sfogo di un sacerdote, frate cappuccino presso la chiesa di Sant'Antonio nella trafficata via di Istiklal Caddesi ad Istanbul. Appena 33 mila cristiani in Turchia.

Un appello per "una libertà religiosa" effettiva, affinché "la libertà religiosa non sia solo un'affermazione formale" è arrivato dai 42 parlamentari italiani che sono stati recentemente impegnati in un pellegrinaggio in Turchia alla riscoperta delle sue radici cristiane. Questo Paese - per il 98 per cento musulmano - nei primi secoli non solo ospitava fiorenti comunità monastiche ma fu teatro della predicazione degli apostoli. Oggi, al contrario, assiste alla progressiva riduzione della presenza dei cristiani conteggiabile in circa 33 mila anime.
"Esistono zone in Turchia, soprattutto nella Cappadocia ma anche a Tarso e ad Antiochia -  ha affermato Maurizio Lupi, Forza Italia ed animatore del viaggio, facendosi portavoce del sentimento dei colleghi - in cui vi non è più possibile celebrare la messa in antiche chiese trasformate dalle istituzioni locali in musei. Noi parlamentari vorremmo esercitare un'azione di sensibilizzazione nei confronti delle autorità istituzionali e parlamentari di questa nazione".
Lo sfondo dal quale avanza l'appello riguarda i molteplici ostacoli di natura giuridica cui deve far fronte quotidianamente la Chiesa: ancora non gode di status giuridico; i missionari continuano ad avere difficoltà nell'ottenere o nel rinnovo dei visti; le realtà cattoliche non vengono riconosciute 'ente morale' cosicché ci sono piccole comunità parrocchiali che per amministrare i propri beni sono obbligate a trasformarsi in Spa; non è ancora possibile aprire seminari.
I parlamentari - che tra l'altro hanno partecipato ad una messa nella chiesa di Sant'Antonio, nel cuore di Istanbul - hanno avuto modo di incontrare un frate cappuccino il quale ha spiegato loro come 40 anni fa venivano celebrate 4 messe al giorno (in lingua italiana) mentre oggi  i riti sono sporadici, in turco e pressoché deserti. "Abbiamo bisogno del vostro sostegno", ha implorato padre Antonio affidando loro la speranza di un futuro meno incerto. L'anno scorso i parlamentari si erano recati in Terra Santa. Al termine del pellegrinaggio che avevano compiuto sotto la guida del Cappellano di Montecitorio, monsignor Rino Fisichella, avevano rivolto un appello ai cattolici italiani a visitare i luoghi della predicazione di Cristo per far sentire la vicinanza ai cristiani stretti da una parte dal fondamentalismo e dall'altra dal Muro di Israele. Stavolta, invece, lo hanno rivolto alla Turchia, Paese candidato ad entrare nell'UE. (ApCom)
16.09.2005

 

PRIMA CHIESE, POI MOSCHEE

Come Santa Sofia, centinaia di templi cristiani furono trasformati in luogo di culto musulmano dopo la caduta di Costantinopoli.

Quando, nel 1453, Maometto II, detto poi "il conquistatore" dopo avere espugnato Costantinopoli, entrò nella chiesa di Santa Sofia non pensò nemmeno per un'istante di distruggerla.
Si dice, anzi, che rimanesse molto ammirato dalla miracolosa architettura del massimo tempio cristiano dell'antichità, che risaliva, nella sua forma definitiva, al regno dell'imperatore Giustiniano (VI secolo). Maometto II volle che quello strabiliante edificio fosse trasformato in una moschea, e così fu, dopo che le icone dei santi furono coperte con pannelli recanti versetti del corano in arabo. All'esterno volle che fossero aggiunti ben 4 minareti, che ancora oggi si ergono ai 4 lati dell'edificio, poi trasformato in museo nel 1935 per volontà del fondatore della repubblica turca, Kemal Ataturk.
Santa Sofia è servita da modello per le splendide moschee erette in seguito ad Istanbul, come la Suleymaniye, edificata tra il 1550 e 1557 da Sinan, celebre architetto dell'età doro ottomana, e l'imperiale Sultanahmet, nota con il nome di Moschea Blu, costruita tra il 1609 e 1616 dall'architetto Mehmet.
La stessa sorte di Santa Sofia ebbero la grande maggioranza dei templi cristiani dell'ex Costantinopoli, che veniva chiamata "la città delle 1000 chiese". Solo qualcuna fu distrutta per far posto a edifici civili o semplicemente lasciata andare in rovina. La maggior parte fu trasformata per il culto musulmano. (Ansa)
16.09.2005

IL RICHIAMO ALL'UNITA'

E' venuto dal comandante in capo delle Forze Armate turche, gen. Hilmi Ozkok, che ha preso la parola durante la sua recente visita alla città di Erzurum nell'Anatolia nord-orientale.

Il_generale_Hilmi_OzkokChief of General Staff Gen. Hilmi Ozkok called for unity, saying that it is essential to establish strong foundations and that Turkey would go far on such a basis.
Visiting Erzurum accompanied by other generals, Gen. Ozkok told reporters that Turkey's problems are the Turkish Armed Forces' (Tsk) problems. "If we base our society on unity, we will be able to bring Turkey to new heights, leaving it better for our children," Ozkok said, adding that what Turkey had been through over the last several months did not concern a specific age group or any one particular circle.
"I believe that everybody learned their lessons from the recent instances of violence," Ozkok said. "Such events can only cause harm, not good. If we have some problems, we can surely find other methods to express our concerns. Throwing stones at cars, burning offices and houses, harming others' property, and fighting against the government and security forces is behavior that no country would be expected to tolerate. What's positive about all this is that the majority of Turkish society is already aware of this. Those who realize their mistakes shouldn't repeat them. They are free to voice their concerns and grievances within the legal structure of the state." (The New Anatolian)
16.09.2005

CASO PAMUK: LE RASSICURAZIONI DEL MINISTRO

 

Abdullah Gul ha voluto precisare che in Turchia la magistratura è indipendente per cui nessuno deve dubitare del fatto che nel Paese non ci sia la libertà di espressione.

Abdullah_Gul_ministro_degli_Esteri_turcoForeign Minister Abdullah Gül has asserted that there is freedom of expression in Turkey, in response to rising criticism of the country concerning the trial of prominent Turkish novelist Orhan Pamuk, who could end up in prison due to his controversial remarks on the so-called Armenian genocide.
A prosecutor in Istanbul indicted the 53-year-old Pamuk on grounds that his remarks published in a Swiss newspaper in February amounted to "public denigration of the Turkish identity" and has demanded a prison term of between six months to three years.
The trial, expected to start on Dec. 16, has sparked harsh reactions from the European public as well as European Union figures and organs as it is regarded as a step back in Turkey's implementation of human rights reforms.
"There is no decision yet. I would like to announce to the world that there is freedom of expression in Turkey. People voice their opinions comfortably as long as they do not promote violence," Gül said late on Wednesday, adding that reforms along the EU process have provided such a positive environment.
"Courts are independent in Turkey. ... No one should doubt whether people in Turkey are free to write what they think," he said.
Gül's remarks followed reports on an initiative launched by the European Parliament to monitor the legal process concerning Pamuk. A proposal to follow the trial was submitted earlier this week to the EU-Turkey Joint Parliamentary Committee. Committee Chairman Joost Lagendijk said he would ask European Parliament President Josep Borrell to set up a separate ad-hoc committee to observe the trial.
"... and one day before EU ministers were scheduled to discuss Turkey's bid to join the union, a Turkish public prosecutor charged Pamuk with insulting his country," an editorial comment in yesterday's Los Angeles Times said, highlighting the unfortunate timing of the prosecution.
"The timing of Pamuk's prosecution suggests a deliberate attempt by conservatives within the Turkish government to derail the country's EU negotiations. It clearly violates the conditions set for Turkey's EU membership, such as guaranteeing free-speech rights," the editorial, titled "Turkey's War With History," said.
Another concerned commentary appeared earlier this week in a leading UK business and political daily.
"It is not just that Turkey must eventually settle this account with history. There could hardly be anything more basic to EU rules than free speech," the Financial Times article opined. (Turkish Daily News)
16.09.2005

GLI USA SPOSANO LA CAUSA DELLO SCRITTORE

Indignazione per la decisione presa in Turchia di mandare sotto processo (16 dicembre prossimo) Orhan Pamuk, autore dei romanzi "Neve" e "Il mio nome è Rosso". Gli editoriali dei massimi quotidiani.

Il_mio_nome_è_Rosso_di_Orhan_PamukL'America si indigna per la causa di Orhan Pamuk, l'autore di Neve e Il mio nome è Rosso messo sotto processo in Turchia per aver osato parlare del genocidio degli armeni.
Alla vigilia di una nuova tappa di negoziati per l'ammissione nella Ue, i maggiori quotidiani americani hanno dedicato duri editoriali di protesta contro la persecuzione di cui è stato fatto oggetto uno dei più applauditi scrittori turchi dopo che la sezione americana dell'associazione degli scrittori Pen ha denunciato il caso chiedendo alla Turchia di fare ''immediatamente marcia indietro''.
Pamuk rischia fino a tre anni di prigione. La sua colpa, secondo la magistratura del suo Paese: ''Aver pubblicamente denigrato l'identita' turca''.
La frase che ha messo Pamuk nei guai in un'intervista a un giornale svizzero (''30 mila turchi curdi sono stati uccisi qui, e pure un milione di armeni. Quasi nessuno ne parla. Provo a farlo io'') appare ''mite per un pubblico americano, ma ha scatenato una tempesta in Turchia, un Paese in cui la linea del Governo è che la morte degli armeni furono al conseguenza della guerra, non di un genocidio, e chi discute pubblicamente la questione lo fa a suo rischio e pericolo'', ha scritto in un editoriale il <Washington post>.
Il quotidiano della capitale americana critica come ''vergognoso'' il processo allo scrittore: 'E' esattamente il segnale sbagliato da mandare all'Europa che discute sulla sua ammissione'', scrive il giornale chiedendo che le accuse ''siano fatte cadere appena possibile'' e facendo del caso Pamuk un simbolo della battaglia per le libertà di espressione: ''La Turchia ha fatto passi avanti importanti negli ultimi anni per proteggerla. Le accuse a Pamuk mostrano quanta strada deve ancora fare''.
Polemico è stato anche il <York Times> ha chiesto al Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan di affrontare la questione Pamuk nel suo discorso questa settimana all'Onu.
''Le accuse contro Pamuk violano gli standard della libertà di espressione, pre-requisito chiave per l'ammissione della Turchia nella UE'', oltre ad andare ''al cuore del suo lavoro di scrittore'': la questione dell'identità turca - nota infatti il <New York Times> - è al centro di Il mio nome è Rosso, in cui Pamuk non lascia mai scordare al lettore la diversità etnica e culturale del passato della Turchia''.
Il processo a Pamuk è in programma il 16 dicembre: ''Erdogan dovrebbe fermarlo e il suo governo dovrebbe incoraggiare più libertà di espressione e di pensiero'', ha scritto il <Los Angeles Times>, quotidiano di una metropoli che ha una vasta comunità armena, in un editoriale intitolato ''La guerra della Turchia contro la storia'' in cui si afferma che ''un primo inizio sarebbe quello di abolire le leggi arbitrarie che danno al Governo il diritto di imprigionare i 'critici' della Turchia e aprire finalmente un dibattito sulla questione armena''.
Il caso Pamuk ha fatto ''inorridire'' anche la pagina degli editoriali del <Wall Street Journal> finora sempre in prima linea nell'appoggiare gli sforzi della Turchia di avvicinarsi all'Europa: ''Privatamente - nota il quotidiano di Wall Street, diplomatici spiegano che l'incriminazione e' un tentativo ispirato politicamente a danneggiare le chances della Turchia di entrare nella Ue: una potente minoranza che raccoglie militari tradizionalisti e estremisti islamici - vorrebbe sabotare il progresso della nazione verso il mondo occidentale''. (Nuova agenzia radicale/fonte Ansa)
16.09.2005

 

ARRESTATI 38 ADERENTI AL HIZB UT TAHRIR

Il movimento - che fa propaganda per la restaurazione del califfato - aveva inscenato una manifestazione davanti ad una moschea di Ankara.

tHizb_Ut_TahrirUn gruppo di 38 aderenti al partito panislamico "Hizb ut Tahrir" - che fa propaganda per la  restaurazione del <califfato> attraverso mezzi non violenti - è stato arrestato dalla polizia per aver inscenato una dimostrazione davanti alla moschea nel centro di Ankara nella quale il Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan guidava la preghiera del venerdì.
Lo riferisce l' agenzia <Anadolu>, precisando che gli integralisti hanno lanciato in aria volantini. Un' altra manifestazione di "Hizb ut Tahrir", di minor rilevanza, si è svolta a Istanbul senza alcun incidente. Erdogan ha reso noto di essere stato informato in anticipo della dimostrazione davanti alla moschea, ma di aver voluto comunque partecipare alla preghiera pubblica: ''Quelli che vogliono sfruttare le differenze religiose del nostro Paese - ha detto poi a giornalisti - quelli che vogliono creare divisioni artificiose nel nostro Paese attraverso una propaganda discriminatoria devono sapere che i loro sforzi sono caduchi''.
''Coloro che cercano di rovinare l' immagine legale, secolare e sociale della Turchia sono condannati a scomparire'', ha concluso il Primo Ministro.
La settimana scorsa, a conclusione di un raduno di circa mille sostenitori di <Hizb ut Tahrir> ad Istanbul, nei quali erano stati innalzati cartelli con scritte come ''Il califfato o il martirio'', reparti di polizia antiterrorismo avevano arrestato quattro esponenti del movimento. 
Il califfato, sistema di Governo islamico che caratterizzava l' impero ottomano, fu abolito in Turchia da Kemal Ata Turk nel 1924. (Ansa)

16.09.2005

 

SI AVVICINA AD ERDOGAN ARMATO: BLOCCATO IN TEMPO

Il fatto, avvenuto a Kythaya, è stato ricostruito dal procuratore della Repubblica della zona. Una richiesta avanzata dall'opposizione.

Il_premier_turco_ErdoganAvrebbe avuto l'intenzione di assassinare Recep Tayyip Erdogan un individuo avvicinatosi al premier turco mentre questi era in visi nella città occidentale di Kutahya: lo ha riferito il locale procuratore della Repubblica, Mehmet Serif Eren, citato dall'agenzia di stampa <Anadolu>. A detta di Eren, l'uomo ha cominciato a dare in escandescenze mentre tentava di raggiungere Erdogan: bloccato dagli agenti della scorta, è risultato in possesso di una pistola carica e pronta all'uso. "La prima impressione", ha osservato il procuratore, è che l'aggressore puntasse proprio all'omicidio del capo del Governo; si sta adesso indagando, ha aggiunto, per accertare se "abbia contatti o meno con organizzazioni terroristiche". Stando però al canale turco del network televisivo <Cnn>, l'arma sarebbe stata priva di normali proiettili. In giornata il leader dell'opposizione nazionalista Deniz Baykal ha sollecitato la convocazione del Parlamento in seduta di emergenza per discutere "della crescente tensione e dell'atmosfera di violenza". (Agi)
16.09.2005 

RIMESSI IN LIBERTA' TRE OSTAGGI TURCHI

Appartenenti alla compagnia <Usluel> erano stati sequestrati in Irak da un commando appartenente al gruppo terrorista "Katibat al Foursan".

Sono stati rimessi in libertà i tre ostaggi turchi rapiti a metà agosto da un gruppo armato 
in Iraq che minacciava di ucciderli. Lo ha annunciato il capo della diplomazia turca Abdullah Gul.
''Sono molto contento che Metin Ceylan, Fatih Yigit e Pasa Saglam siano stati liberati'' ha detto il diplomatico turco all'agenzia di stampa <Anadolu> a New York, dove si trova per 
partecipare al vertice mondiale dell'Onu. Gul ha dichiarato che i tre ostaggi sono stati liberati 
e che sono già rientrati in Turchia.
I tre uomini, autisti della compagnia turca <Usluel>, riportavano in Turchia il materiale usato per il rinnovamento della rete elettrica irachena. La società aveva reso noto di aver smesso da un anno tutte le attività in Irak.
Secondo un video diffuso dalla rete televisiva qatariota <Al Jazira>, un gruppo armato finora sconosciuto "Katibat al Foursan" (Brigata dei cavalieri), aveva minacciato di uccidere i tre 
uomini che, a suo dire, lavoravano per le forze americane in Irak.
La società <Usluel> aveva deciso di non svolgere più nessuna attività in Irak subito dopo il rapimento di due suoi ingegneri nell'agosto 2004. Successivamente, i due uomini erano stati 
liberati.
Decine di turchi, in maggioranza camionisti, sono stati rapiti da gruppi armati e liberatisolo dopo che i loro datori di lavoro si erano impegnati a mettere fine alla loro attività in Iraq. Gli imprenditori turchi sono anch'essi sovente presi di mira da gruppi di rapitori in Irak. (Ansa-Afp)
16.09.2005

MISSIONE IMPRENDITORIALE ALLO SCOPO
DI RAFFORZARE LA PRESENZA ITALIANA

Confindustria guarda sempre più alla Turchia. L'occasione viene dalla visita che il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, farà ad Istanbul dal 23 al 25 novembre. La missione prevede tre momenti tra cui un Forum istituzionale per la promozione degli investimenti da parte delle nostre imprese. A chi si devono rivolgere le società interessate.

Carlo_Azeglio_Ciampi_andrà_in_TurchiaMade_in_ItalyConfindustria va in Turchia. In occasione della visita del Presidente della Repubblica italiana Carlo Azeglio Ciampi, la confederazione degli imprenditori italiani sarà a Istanbul dal 23 al 25 novembre prossimo, in una missione organizzata insieme all'Istituto per il Commercio Estero (Ice) ed Abi, allo scopo di rafforzare ulteriormente la presenza italiana in Turchia. La missione prevede tre momenti: un Forum istituzionale presso l'hotel Kempiski con la partecipazione del Presidente Ciampi per la promozione degli investimenti italiani in Turchia, incontri bilaterali fra imprese italiane e turche, visite a zone economiche speciali ed aree industriali.
I settori, individuati sulla base delle opportunità più promettenti offerte dall'economica turca, sono: agro-industria e packaging, componentistica auto e macchine lavorazione metallo, elettronica e sistemi di sicurezza, ambiente, arredamento, logistica ed engineering, tessile-abbigliamento, cuoio ed accessori, turismo.
Le imprese interessate a partecipare agli incontri bilaterali possono richiedere la scheda di adesione agli uffici dell'Associazione entro il 30 settembre 2005. In previsione della missione, si è svolto ci sarà un seminario tecnico settoriale a Milano con esperti turchi di vari settori.
"L'obiettivo - rivela una nota di Confindustria - è quello di fornire alle imprese partecipanti informazioni dettagliate sul mercato turco, favorire l'avvio di contatti con controparti turche già prima della partenza e permettere, in questo modo, di avere incontri più operativi durante la sessione di business previsti nel corso della missione di novembre".
A disposizione delle imprese italiane interessate è a disposizione la lista degli esperti turchi partecipanti e la scheda di adesione ai seminari tecnici settoriali. (News ItaliaPress)
16.09.2005

 

LA TURCHIA PER L'ITALIA POTREBBE
ESSERE UNA SORTA DI CINA EUROPEA

A pensarla così il direttore dell'Ice di Istanbul, Roberto Luongo, in quale ha confermato il trend positivo delle nostre esportazioni verso questo Paese dove esiste la capacità imprenditoriale di rispondere al mercato. Un interscambio complessivo di 159.9 miliardi di dollari. I grandi gruppi che hanno investito in questi anni.

Il_direttore_dell'Ice_Roberto_LuongoGli ultimi dati dell'Istituto di Commercio Estero a Istanbul confermano il trend positivo delle nostre esportazioni verso la Turchia. Nella classifica dei principali Paesi fornitori, l'Italia resta salda al terzo posto con 4.2 miliardi di dollari (+ 6,2 per cento), posizionata dopo la Russia con 6.8 miliardi (+ 48,8 per cento), secondo posto, e la Germania, al primo posto, partner storico della Turchia, con 7.1 miliardi di dollari (+6.7 per cento). L'elenco prosegue con la Cina con 3.4 miliardi di dollari (+ 51,33). I dati in questione si riferiscono al gennaio-luglio 2005. In questo spazio di tempo le importazioni della Turchia hanno raggiunto complessivamente 64 miliardi di dollari (pari ad un aumento del 19 per cento rispetto all'analogo periodo dello scorso anno mentre le esportazioni a 40.5 miliardi di dollari. I settori principali dell'import riguardano il petrolio e il gas, seguiti dai beni di investimento (macchinari) e da quelli intermedi componenti, chimica).
Secondo i numeri dell'Istituto di Statistica turco ed elaborati dall'Ice, prosegue dunque senza sosta il percorso positivo del commercio italiano in Turchia. Attualmente sono circa 300 le imprese che hanno deciso di fare investimenti, ed è un numero che si è realmente triplicato negli ultimi anni a testimonianza di una tendenza positiva che non è stata soffocata dalla crisi economica e finanziaria del 2001. "In Turchia esiste la capacità imprenditoriale di rispondere al mercato. C'è una gran duttilità. La Turchia per l'Italia potrebbe essere una sorta di 'Cina' europea: il costo del lavoro è basso (un salario medio si aggira attorno ai 300 euro), le possibilità di sviluppo sono alte, le tutele normative buone. Qui non c'è bisogno di ricorrere al socio straniero" ha spiegato Roberto Luongo, direttore dell'Istituto di Commercio Estero a Istanbul il quale ha sottolineato che investire per produrre in loco "vuol dire avere di riflesso una posizione privilegiata nelle esportazioni nei paesi limitrofi quali la Bulgaria, il Kazakhstan, l'Azerbaigian". L'attenzione dell'imprenditoria italiana nei confronti della Turchia è segnata anche dalla prossima visita del presidente di Confindustria, Luca Montezemolo, e del presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi il prossimo novembre. "La Turchia, tra l'altro, si appresta a ridurre le tasse sulle società di 2-3 punti per invogliare gli investimenti stranieri. L'Italia deve saper cogliere quest'opportunità" ha aggiunto Luongo.
Il mercato turco è in forte crescita e il Paese in vista del cammino verso Bruxelles è impegnato ad una serie di riforme strutturali che ne stanno consolidando la stabilità e ampliando le opportunità per gli stranieri. Il grado di apertura al commercio internazionale è elevato avendo un sistema produttivo trainato dalle esportazioni. Nel 2004 l'interscambio complessivo ha raggiunto i 159.9 miliardi di dollari (62.7 miliardi di esportazioni e 97.1 miliardi di importazioni) con un aumento del 37 per cento rispetto all'anno precedente.
I grandi gruppi italiani che hanno investito in questi anni hanno acquisito una posizione di rilievo nei settori bancario, dell'auto, delle telecomunicazioni e degli elettrodomestici. Il programma di privatizzazioni portato avanti da Ankara include il settore delle raffinerie e proprio domani verrà reso noto chi si è aggiudicato il 51 per cento delle azioni della raffineria <Tupras>, una delle più importanti. In corsa, assieme ai colossi <Shell>, <ExxonMobil>, <Texaco>. Anche l'<Eni> è in corsa. Secondo il Governo turco il valore complessivo della privatizzazione si aggira attorno ai 5.3 miliardi di dollari. (ApCom)
16.09.2005

 

TERMINAL DI SMISTAMENTO

E' quello che dovrà diventare, secondo le intenzioni del premier turco Recep Tayyip Erdogan, il centro di Ceyhan.

Intervenendo al 31mo Foro Ambrosetti tenutosi in Italia, il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha affermato che la Turchia intende sfruttare la sua strategica posizione geografica per divenire un ponte tra i bacini di produzione ed i mercati di destinazione finale degli idrocarburi. Erdogan ha aggiunto che la Turchia intende fare di Ceyhan un terminal di smistamento di prodotti energetici: una volta pienamente operativo l'oleodotto Baku-Tiblisi-Ceyhan, un barile su 16 arriverà sui mercati internazionali attraverso la Turchia ed ha concluso annunciando che la Turchia conduce ormai da qualche tempo ricerche sull'energia alternativa e intende costruire tre impianti di energia nucleare entro il 2015 creando una capacit° di 4.500MW. (fonte Ambasciata d'Italia ad Ankara)
16.09.2005

 

NOTIZIE IN BREVE

Raggiunto un accordo per le carte Sim ---Trattative concluse per <Garanti>.

La <Turkcell> e le compagnie iraniane del consorzio <Irancell> hanno recentemente raggiunto un accordo per la distribuzione di carte Sim internazionali. La <Turkcell>, che è il maggior azionista dell'<Irancell>, ha visto soddisfatte le sue condizioni in merito alla licenza e ad altri dettagli tecnici che la contrapponevano alle altre aziende del consorzio.
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Si sono recentemente concluse le trattative tra la <Capital Corporation>, sussidiaria della <General Electrics>, ed il Gruppo <Doğus> per la vendita di una quota azionaria pari al 25.5% del 55.96% del capitale della Garanti Bank detenuta da quest'ultimo. Il gruppo detiene in tutto il 55.96% della <Garanti>, uno tra i principali istituti di credito della Turchia il cui valore è stimato in $6.1miliardi. (Amb. d'Ita)
16.09.2005

BOSNIA-ERZEGOVINA: I PROGETTI PER IL CORRIDOIO 5 C

Saranno presentati ad Ankara, durante la visita del presidente del Consiglio di Sarajevo, a due società: la turca <Enca> e l'americana <Bethel Civil Corporation>.  Entrambe sono interessate ai lavori che dovrebbero essere completati nell'arco di 4-5 anni. La posizione dell'italiana <Lotti & Associati. La conferenza del 17 novembre.

Il_corridoio_5Il presidente del Consiglio dei Ministri di Bosnia Erzegovina, durante una visita ufficiale in Turchia, ha presentato a due società - la turca <Enka> e l' americana <Behtel Civil Corporation> - il progetto del <corridoio 5C> e le ha invitate a Sarajevo per il 17 novembre, data in cui si svolgerà la conferenza di presentazione, ai potenziali investitori, dell' intero progetto sulla costruzione del <corridorio 5C>. Il premier ha sottolineato che la costruzione non deve necessariamente essere finanziata con la formula della concessione autostradale, ma anche attraverso risorse interne e prestiti commerciali, con rientro del capitale a 10 -15 anni. Alcune analisi indicano che la BiH potrà assicurare con risorse interne metà del costo totale (che si presume si aggiri sui 2.2 miliardi di euro). Sia <Enka> che <Behtel> sono interessate al corridoio: lo considerano un ottimo progetto e a breve esprimeranno il loro parere sulle modalità di realizzazione. Comunque le due società sarebbero pronte a costruire l' intero corridoio nell' arco di 4-5 anni. Si rammenta che la società italiana <Lotti & Associati> ha vinto la gara per la progettazione del tratto Sarajevo - Mostar, il più impegnativo in territorio bosniaco per difficoltà di percorso, per la costruzione di una galleria di svariati chilometri. (Ice Sarajevo)
16.09.2005

IN CRESCITA IL PRODOTTO INTERNO LORDO

Secondo l'Istituto di Statistica turco registrato nei primi sei mesi di questo anno un aumento del 4.5%. Se l'obiettivo (5%) del Governo di Ankara non è stato ancora raggiunto per l'aumento del petrolio, può esserlo a breve tempo. Una politica di rioccupazione che potrebbe dare i suoi frutti. Andamento positivo dell'industria (4.3%).

Boom_delle_costruzioni_in_TurchiaLo State Institute of Statistics (Sis), ha comunicato che il Prodotto Interno Lordo della Turchia nei primi sei mesi del 2005, è cresciuto del 4.5%. Il dato - secondo i commentatori e gli analisti locali - mostra che per ora, l'obiettivo di crescita economica stabilito dal Governo non è stato centrato, ma le autorità locali - attraverso il vice Primo Ministro Abdullah Sener - fanno sapere che l'obiettivo di crescita del 5% è certamente ancora raggiungibile e che l'andamento del costo del petrolio ha contribuito negativamente ad un ulteriore miglioramento delle performance economiche turche. Inoltre Sener ha sottolineato che negli ultimi tre anni il Pil turco è cresciuto ad una cifra record totale del 24.5%, una percentuale fra le più alte al mondo. Il vice Primo Ministro ha anche evidenziato che l'elevato tasso di disoccupazione del Paese è fortemente contrastato dal Governo attraverso politiche di rioccupazione (formazione professionale ecc.) che hanno consentito ad oltre mezzo milione di turchi di reinserirsi nel circuito produttivo. Il settore che ha maggiormente contribuito alla crescita del Pil è stato quello delle costruzioni che nel primo semestre dell'anno in corso è cresciuto del 19.4%. L'industria ha mostrato un andamento positivo del 4.3%. Il deficit delle partite correnti della bilancia dei pagamenti ha invece raggiunto nei primi sette mesi dell'anno in corso, la cifra record di 15 miliardi di dollari. Gli investimenti dall'estero - sempre nei primi 7 mesi - sono stati pari a 2.6 miliardi di dollari di cui 728 milioni di dollari (28% del totale) solo in campo immobiliare. (Ice Istanbul)
16.09.2005

UNA FIERA (IZMIR) DA SEMPRE ALL'AVANGUARDIA

La manifestazione, vero e proprio simbolo permanente della città egea, ha aperto le sue porte per la 74ma volta con una cerimonia <lavish> alla presenza del ministro dell'Industria ed delle delegazioni di 36 Paesi.

Izmir_International_FairThe Izmir International Fair (IIF), a permanent symbol of Izmir, opened its gates to visitors for the 74th time with a lavish ceremony in Lozan Square attended by Trade and Industry Minister Ali Coskun as well as delegations and ministers from 36 countries.
The Iff is the first and only fair in Turkey to be registered with the Global Association of the Exhibition Industry (Ufi), and is expected to be a shot in the arm to the local economy.
This year's honorary guest country at the fair is Tunisia, represented by its industry minister, its commercial commission and dance groups. A new aspect of the IIF starting this year is the honorary city concept. Ever year a city will be designated an honorary city, with this year's honors going to Mardin.
The IIF runs through Sept. 18 with the participation of 61 countries represented by 1,111 firms, 310 of them being foreign-based. Coskun emphasized the importance of the fair, saying the Iif was a permanent institution going back to the establishment of the republic. He said the world has become one global market, which adds to the significance of the fair.
Pointing out that the fair is a commercial bridge connecting Europe to Asia and the West to Islam, Coskun said Iff participants would get the chance to set up new commercial ties with each other. "Thirty-six countries sent delegations, 22 of which sent a ministers or deputy minister. With this opportunity we will improve our relations. The world is globalized, but globalization also makes competition more difficult. Fairs play a great role in creating competitive conditions." (Turkish Daily News)
16.09.2005

TUPRAS: L'ENI NON SFONDA

Il 51% della raffineria petrolifera è andato infatti al gruppo anglo-olandese <Schell> che, in consorzio con la <Koc Holding>, ha dato scatto matto agli altri 8 pretendenti a suon di rilanci nel corso di un'asta tenutasi presso la casa di Sotheby di Istanbul.

Koc_brinda_alla_vittoria_per_TuprasNulla di fatto per l'<Eni> (Milano: ENI.MI - notizie) in Turchia. Il 51% del capitale sociale del raffinatore turco <Tupras> è andato al gruppo anglo-olandese <Shell> che in consorzio con la <Koc Holding< ha dato scacco matto agli altri 8 pretendenti a suon di rilanci nel corso dell'asta tenutasi  presso la casa d'aste di Sotheby a Istanbul e trasmessa in diretta tv dalla <Ntv< e dalla <Cnn Turkey>. Il prezzo finale pagato è stato di 4.14 miliardi di dollari contro una base d'asta decisamente inferiore posta a 1.5 miliardi. Nella fase finale dell'asta si sono affrontate a colpi di offerte plurimiliardarie il consorzio <Oil-Calik Energy>, la vincente <Koc-Shell> e la <Oyak>. Le altre 6 pretendenti erano state eliminate in precedenza. Proprio all'inizio è uscita di scena l'italiana <Eni>, che come la joint venture <Pkn Orlen-Zorlu> e l'ungherese <Mol> aveva presentato offerte tra 2-2.8 miliardi di dollari. Secondo gli analisti il prezzo pagato - che andrà nelle casse del Governo turco - è eccessivo visto che l'intera società capitalizza 3.2 miliardi di dollari circa, rappresentando quasi il doppio rispetto alla valutazione del mercato in base alla chiusura del titolo alla vigilia. La società turca rappresenta il 100% della capacità di raffinazione del Paese, pari a oltre 27 milioni di tonnellate l'anno. (Finanza.com)
16.09.2005

IN FORTE SALITA IL PREZZO DELL'OLIO DI OLIVA

La causa va ricercata nelle avverse condizioni atmosferiche. Le ripercussioni si fanno avvertire in quasi tutti i Paesi, Turchia compresa.

Il_sapore_dell'olioThe drought break affecting the world's largest olive oil producer in Spain has increased olive oil prices. Upon this development, the olives, which were allocated for pickling, were transferred to factories to be turned into oil in Turkey. Producers expect that the price increase will continue.
Olive oil prices have risen by 45 percent in New Turkish Lira (YTL) terms and by 35 percent in US dollar terms.
The export price of one ton of refined olive oil increased to 3,100 euros, which was 2,900-3,000 euros in early August. For future sales in January 2006, contracts are being made for 3,250 euros.
Olive oil prices are currently expected to exceed 4,000 euros early next year and it is anticipated that the drought in Spain will negatively affect worldwide olive oil production.
Sector experts inform that Spain's harvest of 1.5 million tons was 850,000 tons last year and it is expected to be 600,000 tones in the up coming season.
Emphasizing that Spain has a good-functioning stock system thanks to cooperatives, experts say that most of the olive oil supply held in the stock has to a great extent been consumed, so there will be a shortage in the olive oil supply.
Spain, which is the world leader in olive oil production is followed by Italy, Greece and Turkey. To produce one liter of olive oil, it takes four to five kilograms of olives. Turkey expects a 80-90 thousand ton olive harvest next year. (Zaman)
16.09.2005

BANCHE IN BUONA SALUTE

Aumento totale degli asset in Turchia del 36 per cento per un valore di 253 miliardi di dollari.

Il settore bancario in Turchia si é notevolmente rafforzato nel 2004, con un aumento totale degli asset del 36 per cento, per un valore totale di 253 miliardi di dollari e una crescita del 75 per cento dei profitti (+4,2 miliardi di dollari) nei primi sei mesi del 2005.
E' quanto emerge dal Rapporto sul "Sistema Bancario turco del giugno 2005" elaborato dall'Unione delle banche turche. (denaro.it)
16.09.2005

 

LO SCIVOLONE NELL'INDICE DI SVILUPPO

Inaspettatamente la Turchia è passata dall'88mo posto in cui era nel 2004 al novantaquattresimo andando sotto Paesi come la Giordania e la Tunisia.

United_Nations_Development_Program's_(Undp)Turkey has dropped to 94th place among 177 nations on the United Nations Development Program's (Undp) Human Development Index this year, down from 88th in 2004, falling behind countries like Jordan and Tunisia, which had been lower in the rankings than Turkey last year.
The United Nations Development Program presented its 2005 World Human Development report to heads of state and government one week before they meet in New York for a crucial U.N. summit to review progress towards the Millennium Development Goals (MDGs).
The report shows that while there has been substantial overall progress globally, many individual countries are actually falling further behind. Globally, Norway tops the Index, while Niger is last.
The report calls for swift and dramatic changes in global aid, trade and security policies to fulfill the promises made by the international community when world leaders gathered here to address these problems five years ago. "The world has the knowledge, resources and technology to end extreme poverty, but time is running out," said Undp head Kemal Derviþ.
Derviþ also said the MDGs have laid concrete steps for wiping out poverty. Although there have been some developments in MDGs, progress was lacking in some areas, the UNDP official said.
L'indice_degli_investimentiTurkey's rank in the Human Development Index, which measures achievements in terms of life expectancy, educational attainment and adjusted real income, fell as the country failed to make improvements in these areas, the UNDP said.
"Turkey suffers from the challenges, which some of the most highly visible globalization 'success stories' -- such as China and India -- have started to address. It is failing to convert wealth creation and rising incomes into addressing rapid improvement in areas like life expectancy or literacy levels. And this keeps Turkey among the countries where there is medium human development. This year Turkey ranks 94th among 177 countries," a UNDP statement said.
"Although its rank seems to have fallen from last year's ranking of 88, the two years' figures are not directly comparable for technical reasons. One of these reasons is the fact that this year more updated data was used globally in the calculation of life expectancy; the new assessments of the impact of Hiv/Aids were incorporated in the latest data," the UNDP said.
Although Turkey's overall rank is 94th, the country ranks below that level in some areas and above in others.
According to the Undp report, life expectancy in Turkey is 68.7 years, which places Turkey 100 out of 177 countries in this regard. In school enrollment, Turkey is ranked 111th with only 68 percent of the population enrolled in schools. Gross domestic product (GDP) per capita is $6,772 dollars, which takes Turkey to 75th on the list. On poverty, Turkey ranks 19th among 103 developing countries. On gender empowerment Turkey ranks 76th among 140 countries with a 4.4 percent of parliamentary seats held by women, 30 percent of professional and technical jobs taken by women and 6 percent of administrative and managerial posts occupied by women.
The UNDP's composite Human Development Index includes different dimensions of human development, not only income, as a representation of human well-being. "In fact, the Human Development Report 2005, in which the index has been published, argues that development is ultimately 'a process of enlarging people's choices,' not just raising national incomes," the UNDP statement said.
Over the last decade, human development has been increasing across most developing regions, though at variable rates and with the exception of sub-Saharan Africa. "Amid the overall progress, however, some countries suffered unprecedented reversals. According to the 2005 Human Development Index, 18 countries with a combined population of 460 million registered lower scores on the Human Development Index than in 1990. Some 13 of the countries with reversals are in sub-Saharan Africa and 5 of them in the former Soviet Union," the report said.
The report was delivered to world leaders in preparation for the 2005 world summit, which will be the largest-ever gathering of heads of state and government. The summit will be assessing progress and recommending further action toward achieving the MDGs, which originated in the Millennium Declaration, unanimously adopted by world leaders at the Millennium Summit at the United Nations in 2000. The MDGs include pledges to halve extreme poverty, reduce child deaths by two-thirds and achieve universal primary education by 2015.
The report says that under current trends the promises of the Millennium Declaration will not be kept.
The Undp listed the human development record of the 1990s:
Progress: - 130 million people lifted out of extreme poverty- 2 million fewer child deaths a year - 30 million more children in school - 1.2 billion people gained access to clean water
Downside: - 2.5 billion still live on less than $2 a day; poverty reduction slowed in the 1990s - 10 million preventable child deaths every year - 115 million children still out of school - More than 1 billion people still have no access to safe water; 2.6 billion lack access to sanitations. (Turkish Daily News)
16.09.2005

LA STAGIONE DEL VINO

Preparato dai siriani che vivono nel distretto di Midyat, ha una grossa domanda sia al suo interno che all'estero.

Assyrians living in Mardin's Midyat district have started to prepare their annual vintage wine, for which there is a huge demand at home and abroad.
The villagers are expecting to produce nearly 20 tons of red wine, with most of it destined for export.
Family business:
Yusuf Uluýþýk, 55, has been making wine since he was 14 and says that a few years ago they were producing wine for their own consumption. "I'll make five tons of wine this year. Last year we produced one ton. We're getting orders already, and I'll make the wine with my 80-year-old mother Peyruze Uluýþýk. People love our wine because of its good taste." 
Uluýþýk added that it is possible to produce one ton of wine from one-and-a-half tons of quality grapes while lower quality grapes produce 1 ton from two-and-half tons of grapes. (Turkish Daily News)
16.09.2005

SUONERIE: SCOPPIATO IL BOOM DELLE VENDITE

Mercato in forte espansione in Turchia per questo tipo di telefonia. Nel 2006 verranno concesse anche le prime licenze Umts.

Suonerie_per_cellulariIn Turchia è scoppiato il business delle suonerie e dei loghi per telefonini. A tre anni dal primo accordo tra <Turkcell< e <Logizmo>, provider del settore, le vendite di suonerie, loghi e d altri contenuti per telefonini, hanno raggiunto quota 250 milioni di dollari nel solo ano 2004.
Il dato è ancor più rilevante se si considera che in Turchia è altissimo il numero di siti illegali che offrono contenuti multimediali a basso costo o solo al prezzo di una semplice iscrizione.
Il mercato è in forte espansione. si è passati infatti da un operatorre che dal 202 ofriva servizi multimediali ai 195 attuali. E le aspettative di crescita sono altissime. Mel 2006 anche in Turchia verranno concesse le prime licenze Umts. (ITnews)
16.09.2005

ISTRUZIONE? POCA

Italia, Francia, Messico, Repubblica Slovacca e Turchia sono i Paesi che hanno più del 10% dei giovani tra i 15 e i 19 anni a basso livello.

bassi_livelli_di_istruzioneIn Italia, Francia, Messico, Repubblica Slovacca e Turchia più del 10% dei giovani tra 15 e 19 anni hanno un basso livello di istruzione. Gli stessi non sono ne' attivi nel settore lavorativo ne' frequentano corsi scolastici, secondo quanto emerge dal rapporto annuale sull'istruzione dell'Ocse che definisce il dato 'preoccupante' in un contesto in cui invece non solo si richiede un'alta qualificazione scolastica iniziale ma anche un aggiornamento costante. (Ansa)
16.09.2005

 

IN MOVIMENTO I ROM DELLA TURCHIA

La comunità mostra segnali di una sempre maggiore consapevolezza della propria cultura e dei propri diritti, attraverso la creazione di organizzazioni e gruppi di interesse. Un movimento che i ricercatori paragonano a quanto avvenuto in altri Paesi europei negli anni '70.

Il_movimento_dei_Rom_in_Europa_e_in_AsiaAncora non ha neppure un telefono o un computer, ma la Fondazione Rom di Sostegno, Cultura, Educazione e Aiuto, appena fondata a Muratli, una piccola città a circa 100 chilometri ad ovest di Istanbul, è già aperta e operativa. Ovvero è aperta quando Yasar Atessacan, presidente della Fondazione, può permettersi di sottrarre del tempo al lavoro nei campi intorno alla città.
Atessacan e un piccolo gruppo di altri Rom di Muratli hanno inaugurato la nuova organizzazione due mesi fa, racimolando il denaro necessario per affittare e rinnovare un piccolo ufficio di una sola stanza, un ex negozio con vetrina, raccogliendo i contributi dalle loro scarse entrate. Il quarantanovenne Atessacan, un uomo nerboruto con baffi sale e pepe, racconta che lui e gli altri hanno perfino diminuito il fumo, destinando il denaro risparmiato in sigarette proprio alla loro nuova impresa. Molti degli uomini Rom della città, incluso Atessacan, guadagnano magri salari come lavoratori agricoli, stivando le balle di fieno sui camion.
Benché la Fondazione sia appena nata, Atessacan spera che possa diventare un riferimento per la difesa dei diritti dei Rom che vivono a Muratli. "Abbiamo famiglie che a malapena possono permettersi di mandare i bambini a scuola", dice. "Abbiamo molti giovani senza lavoro. Abbiamo bisogno di alloggi - spesso due o tre famiglie si dividono la stessa piccola casa".
Gli operatori delle organizzazioni per i diritti dei Rom in Turchia dicono che la neonata Fondazione di Muratli è solo un esempio di una consapevolezza emergente tra la popolazione Rom del Paese. Nel corso degli ultimi due anni, organizzazioni di difesa legale guidate da Rom hanno aperto in cinque città turche, mentre altre cinque sono in corso di fondazione. Dopo decenni vissuti al margine della società turca, sembra che qualcosa stia cambiando.
"Io penso che qui stia accadendo qualcosa, come nell'Europa degli anni '70", quando il movimento per i diritti dei Rom iniziò per la prima volta a svilupparsi", dice il ricercatore Elin Strand Marsh, che insegna Studi Rom all'Università Bilgi di Istanbul. "Si ha l'impressione che ora qualcosa potrebbe prendere l'avvio in Turchia".
Ci sono ufficialmente circa 500.000 Rom in Turchia. Ma gli attivisti della comunità dicono che questa cifra si basa su un censimento superato. Essi sostengono che il reale numero di Rom in Turchia si avvicina ai 2 milioni. Strand Marsh ed altri rimarcano che anche se i Rom in Turchia non si trovano ad affrontare lo stesso tipo di pregiudizio, profondamente radicato, che i Rom fronteggiano in altre parti d'Europa, la discriminazione tuttavia persiste. Leggi che risalgono agli anni '30 permettono al governo turco di rifiutare la cittadinanza ad alcuni Rom, e danno alla polizia l'autorità di sorvegliare "gli zingari che non hanno un lavoro stabile".
Nurcan Kaya, un avvocato del Centro di Ricerca Legale per i Diritti Umani presso l'Università di Bilgi, dice che i Rom turchi si trovano a fronteggiare continui problemi nell'accesso all'istruzione, all'assistenza sanitaria ed agli alloggi. Per esempio a Edirne - una città della regione della Tracia, nella Turchia occidentale, che ospita una vasta popolazione Rom - le scuole nei quartieri a maggioranza Rom vengono trascurate, mentre le autorità locali permettono ai genitori di studenti non Rom di trasferire i loro figli in scuole di altri circondari. Ad Istanbul, nel frattempo, un progetto comunale di edilizia residenziale costruito pochi anni fa in un quartiere Rom è stato circondato da un muro alto due metri, che separa gli abitanti dai loro vicini non Rom. Eppure perfino questo ha costituito un miglioramento rispetto a molti dei quartieri Rom di Istanbul e di altre città, che sono spesso pieni di case in rovina e di baracche cadenti, costruite con materiali trovati in discarica.
Atessacan, di Muratli, dice che la discriminazione verso i Rom nell'impiego lavorativo è comune nella sua città, i cui campi di fieno e di girasoli stanno lentamente cedendo il passo alle fabbriche tessili. "Abbiamo dei giovani che vanno a chiedere lavoro alle fabbriche e vengono respinti a causa della loro appartenenza etnica", dice. "Ciò che resta è il lavoro stagionale, lavorare per un mese e mezzo nell'agricoltura. Non c'è previdenza sociale con un lavoro simile".
Anche se l'apparire di queste nuove organizzazioni Rom rappresenta un importante cambiamento, gli operatori nel campo dei diritti dei Rom avvertono che i gruppi si trovano di fronte ostacoli significativi. "Le necessità sono tante. Anche se si organizzano, non sanno come si gestisce una Ong [organizzazione non governativa], come raccogliere fondi", dice Ana Oprisan, una coordinatrice di progetto per l'organizzazione turca di aiuti International Blue Crescent, che sta lavorando con la comunità Rom. "C'è un bisogno concreto di costruire le capacità".
Un nuovo progetto, un programma di formazione sui diritti umani a Edirne, mira a colmare le attuali lacune. Il programma - sviluppato congiuntamente dall'ONG turca Helsinki Citizens' Assembly, dalla Università Bilgi e dal Centro Europeo per i Diritti dei Rom, di Budapest, - offrirà dei corsi nei quartieri sui concetti base dei diritti umani. Anche Edcinkay, una locale organizzazione per i diritti dei Rom, che esiste da un anno, parteciperà al progetto.
"Negli ultimi anni si è visto in generale un progresso per quanto riguarda i diritti della minoranze in Turchia. Abbiamo potuto vedere immensi progressi in termini di diritti e in termini di discussione, ma i Rom non sono stati parte di questo progresso", dice Sinan Gokcen della Helsinki Citizens' Assembly.
"[I Rom] non hanno rappresentanti che li difendano in questo Paese", aggiunge. Erdinc Cekic, presidente di Edcinkay, dice che questo è precisamente il motivo per cui la sua organizzazione è stata fondata. "Sappiamo che il problema degli zingari è in corso di discussione [nell'Unione Europea, di cui la Turchia spera di diventare membro], perciò sappiamo che è un tema importante", ha detto Cekic, un piccolo imprenditore che si occupava anche di politica a livello municipale prima di impegnarsi in Edcinkay.
Cekic è cresciuto in uno dei quartieri Rom di Edirne, ma dell'identità familiare a casa non si parlava mai. I suoi genitori proibirono perfino di parlare romanes in casa. "La ragione per cui ho sentito l'esigenza di riaffermare la mia identità è stata politica", ha detto Cekic, che ha la corporatura di un orso e la faccia di un bambino, durante un'intervista nell'ufficio di Edcinkay a Edirne. "I politici sono sempre venuti nei quartieri zingari a fare promesse che poi non mantenevano, parlando con noi in modo umiliante, usando un linguaggio che non avrebbero mai usato altrove. Questo mi ha spinto a lavorare per la mia comunità".
Il gruppo di Cekic è sempre stato impegnato. Ha ospitato un simposio sui Rom all'inizio di maggio e ha incominciato a prendere contatti con politici locali e altre ONG turche. Cekic dice che l'organizzazione ha anche incominciato a dare borse di studio a giovani studenti promettenti.
"Uno degli scopi principali della nostra fondazione è quello di formare, di avere 10 zingari avvocati, 10 zingari dottori, 10 zingari giudici", dice. "Allora riusciremo a cambiare quello che la gente pensa. Allora avremo successo... La prima cosa che c'è da fare è cancellare tutti i pregiudizi che la gente ha quando sente la parola 'zingaro'". (Ygal Schleifer-Eusasiat/Osservatoriobalcani/Org/artiche/articheview/4593/1/51/)
16.09.2005

TRANSITI TRA SPAZIO E TEMPO

Il 6 ottobre prossimo si aprirà presso il Centro Trevi a Bolzano il progetto "Verso nuove culture" questa volta dedicato alla Turchia. Una storia da raccontare e da studiare.

Transiti_tra_spazio_e_tempoSi aprirà con un omaggio floreale il prossimo evento del progetto "Verso nuove culture", dedicato questa volta alla Turchia: in occasione dell'inaugurazione i presenti riceveranno un bulbo di tulipano, per ricordare che proprio da questo paese arrivò in Europa il fiore che per gli orientali è il simbolo della dichiarazione d'amore, tutt'ora amatissimo dai turchi.

L'appuntamento con "Transiti tra spazio e tempo: Turchia" è per giovedì 6 ottobre 2005 alle ore 18.00 al Centro Trevi di via Cappuccini 28 a Bolzano. La manifestazione, organizzata dall'Ufficio Cultura dell'Assessorato alla Cultura italiana della Provincia di Bolzano, proseguirà fino al 16 ottobre con orario 10.00-18.00, giovedì 10.00-20.00.

La Turchia vanta una storia antichissima, in cui la presenza turca rappresenta solo la parentesi più recente, che conta "appena" qualche secolo.

E' in Anatolia, a Çatalhöyük, che sono stati ritrovati i più antichi resti di insediamenti di carattere urbano.

E poi gli Ittiti, gli Assiri, i Greci in Asia Minore (e l'epica decennale lotta attorno alla città di Troia cantata da Omero, forse "turco" anche lui