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MA QUALE
ETICA!
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Prendendo
la parola al <Council on Foreign Relations di New York il Primo
Ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha detto che Bruxelles
trascura le regole diplomatiche. |
Il dibattito in corso
sull'avvio dei negoziati di adesione della Turchia all'Unione Europea ''non
è degno di un'etica diplomatica''. A 20 giorni dal fatidico inizio dei colloqui, mentre aumentano le pressioni per un rinvio, il
premier turco Recep Tayyip Erdogan denuncia l'atteggiamento dell'Europa dopo le polemiche relative al riconoscimento di Cipro.
''La Turchia ha rispettato i criteri politici di Copenaghen lavorando giorno e notte - ha detto
Erdogan che ha parlato al Council on Foreign relations a New York - E ora, dopo tutto quello che abbiamo
fatto, si pone ancora la questione (di sapere) se i negoziati di adesione potranno iniziare o
meno''.
''Mettere davanti alla Turchia alcune questioni che non hanno alcuna pertinenza (con l'avvio dei negoziati,
ndr) non
è degno di un'etica diplomatica internazionale - ha rincarato la dose delle
accuse il capo del Governo di Ankara - E' brutto''. Quanto alla questione cipriota, ''noi abbiamo fatto tutto quello che
dovevamo'', ha rivendicato Erdogan, sottolineando come piuttosto la Repubblica
cipriota sia stata ''premiata'' dalla UE, nonostante nell'aprile del 2004 i greco ciprioti avessero votato in massa contro il piano Annan
sulla riunificazione dell'isola.
Il dibattito sull'avvio dei negoziati con Ankara, fissato per il 3 ottobre prossimo, si
è incendiato dopo che il 29 luglio scorso, firmando il protocollo di estensione dell'unione
doganale ai dieci nuovi Paesi membri della UE, la Turchia ha annesso un documento nel quale ha chiarito che quella firma non equivale a un
riconoscimento di Cipro. Una posizione ''inaccettabile'' secondo molti
Paesi europei, in testa la Francia e l'Austria.
Nel tentativo di ricomporre le differenze in seno ai 25 tra chi ritiene che il riconoscimento dell'isola non debba rappresentare
un'ulteriore condizione per l'avvio dei negoziati e chi invece la considera una
pre-condizione, i ministri degli Esteri dell'Unione Europea terranno una riunione straordinaria il prossimo 26 settembre a
Bruxelles. (Adnkronos)
16.09.2005
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DOSSIER INTRECCIATI
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Tra
due settimane Bruxelles dovrà prendere la duplice decisione nei
confronti di Zagabria ed Ankara, se aprire o meno i negoziati di
adesione all'UE. |
Momento delicato nel processo
d'avvicinamento di Turchia e Croazia all'UE: in entrambi i casi, le prossime settimane saranno decisive e, pur seguendo binari
separati, alcuni aspetti dei due processi sono legati l'uno l'altro.
I tempi e le prospettive per l'adesione sono, ovviamente, molto diversi. Nel caso di Ankara tutto continua a ruotare
attorno al 3 ottobre, la data promessa dall'UE ormai tempo fa per il via alle trattative, mentre per Zagabria le speranze di
aprire quanto prima i negoziati di adesione dipendono, di fatto, dalla cattura del generale Ante
Gotovina. Sui due dossier s'innestano però - ed è un elemento fondamentale - visioni e interessi contrastanti tra gli stati
membri dell'UU.
Austria, Germania, GB
- Una posizione senz'altro chiara è per esempio quella espressa
dall'Austria, Paese che dal primo gennaio sarà presidente di turno dell'UE e che non nasconde il
proprio profondo scetticismo nei confronti di un via libera alla Turchia.
Non si contano, d'altra parte, le occasioni in cui Angela Merkel - che domenica potrebbe
vincere le elezioni in Germania - pur dicendosi a favore della Turchia, ha puntualizzato di non
voler andare al di là di una cooperazione privilegiata, accantonando cioé la piena adesione. Idea che piace d'altra
parte anche nella Francia del dopo-referendum contrario alla Costituzione europea.
E a Bruxelles, è l'ex ministro degli Esteri di Vienna, la commissario alle relazioni esterne
Benita Ferrero-Waldner, a ricordare che l'Europa deve ''chiedersi quali siano le proprie
frontiere'', rilevando inoltre che ''non c'è alcuna garanzia sul fatto che i negoziati con la Turchia
porteranno all'integrazione del Paese''.
Ad aver parlato esplicitamente di un nesso stretto Turchia-Croazia è stato comunque il premier austriaco, Wolfgang
Schuessel, che ha definito ''grottesca'' la possibilità di avviare i negoziati con Ankara, lasciando invece fuori dalla
porta Zagabria. Sul futuro della Croazia, Gran Bretagna ed Olanda si pongono su un fronte opposto all' Austria. Londra e
L'Aja ritengono fondamentale la consegna al Tribunale penale internazionale del generale Gotovina. Proprio su questo punto,
la settimana scorsa il Governo croato ha però inaspettatamente avuto una buona notizia, visto che per la prima volta, il
procuratore capo della Corte, Carla Del Ponte, si è mostrata più flessibile circa l'arresto di Gotovina quale condizione
sine qua non per il via libera alle trattative. (da un articolo di Martino Rigacci/Ansa)
16.09.2005
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I NEGOZIATI
NON DEVONO BLOCCARSI
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Il
neo ministro britannico per l'Europa, Douglas Alexander,
convinto della necessità di avviare i negoziati con Ankara. |
''Gli obiettivi storici della
UE sono tre: promuovere la pace, la prosperità e la democrazia.
Perciò è vitale che nel XXI secolo l'Europa si volga sempre più
all'esterno per raggiungere i propri obiettivi, accantonando rivalità interne,
per far fronte ad un mondo in cui sono cambiate le circostanze, con mercati globali e minacce come il terrorismo, che non vengono da
soggetti statali individuabili oltre frontiera''. Lo afferma, in un'intervista con il quotidiano
<Il Sole 24 ore>, Douglas Alexander, neo-ministro britannico per l'Europa e astro emergente del Governo
Blair, parlando di quali dovranno essere gli obiettivi dell'Europa nel
XXI secolo.
Ed in questo ambito, il ministro Alexander sostiene la necessità di avviare i negoziati con la Turchia, spiegando che ''chi
vuole mutamenti significativi nell'atteggiamento della Turchia, potrà
ottenerli durante il processo negoziale. Questo avverrà sotto i riflettori e
creerà la pressione necessaria per mandare avanti le cose''. (Adnkronos)
16.09.2005
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ATENE CRITICA LONDRA
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Per
il portavoce del Governo greco, Giorgos Koumoutsakos, la Gran Bretagna -
che ha presidenza di turno UE - manca di obiettività per quanto riguarda
la Turchia. |
Atene critica la presidenza britannica di turno dell'Unione Europea, affermando che
Londra manca di obiettività sul rifiuto turco di riconoscere Cipro. ''Il principio di
obiettività è fondamentale per il successo dell'esercizio della missione di ogni presidenza
UE - ha detto il portavoce del Governo greco Giorgos Koumoutsakos - è evidente che
nessuna presidenza europea dovrebbe avvantaggiarsi per la proiezione di scelte politiche puramente
nazionali"'. ''Temo - ha aggiunto il portavoce - che gli sviluppi delle ultime 24 ore nelle discussioni a
Bruxelles rendano necessario ripeterlo''.
Le dichiarazioni di Atene giungono dopo un incontro maratona a Bruxelles del Consiglio dei rappresentanti permanenti, nel quale i
diplomatici dell'UE non sono riusciti a trovare un'intesa su una risposta comune alla Turchia, che in luglio ha ribadito di non
riconoscere Cipro, uno dei Paesi membri. Il testo presentato dalla presidenza britannica, favorevole all'adesione turca,
è stato
considerato da Atene e Nicosia il meno accettabile delle tre versioni finora avanzate, riferiscono fonti ben informate. La Grecia ha detto
di temere che la Turchia non rispetti gli impegni dell'unione doganale alla quale ha aderito in luglio. Se Ankara non
aprirà porti e aeroporti a Cipro, Nicosia intende chiedere di sospendere il processo
per i negoziati di adesione della Turchia all'UE. (Adnkronos)
16.09.2005
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IL MONITO DI
CIPRO
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Il
portavoce del Governo, Cypros Chrysostomides ha avvertito
Ankara che potrebbe ricorrere al veto per l'apertura dei
negoziati se questa non riconosce Nicosia. |
Durissimo
monito di Cipro ai partner dell'Unione Europea: le autorità
greco-cipriote hanno infatti minacciato di bloccare l'avvio dei
colloqui tra la stessa Unione e la Turchia per l'ingresso di
quest'ultima, previsti a partire dal 3 ottobre prossimo, a causa
della disputa che divide Nicosia dagli altri 24 Stati membri circa
l'atteggiamento da tenere di fronte al perdurante rifiuto di Ankara
di riconoscere diplomaticamente l'isola come Stato nella sua
interezza. "Se non ci sarà un accordo al riguardo", ha
avvertito Kypros Chrysostomides, portavoce del governo cipriota,
"ciò significa che non esiste accordo neppure sul mandato
comunitario a negoziare con la Turchia, e ciò naturalmente vuol
dire che i negoziati di accesso il 3 ottobre non inizieranno".
(Agi)
16.09.2005
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LA STESSA
LINEA
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Se
L'Unione vincerà le elezioni in Italia nella prossima
primavera, continuerà ad appoggiare la Turchia. Lo ha
sostenuto Gerardo Bianco della Margherita a Zeynep Karahan
Uslu. |
Se l'opposizione vincerà le elezioni
continuerà ad appoggiare la Turchia nell'UE. Sulla questione turca, infatti, la
posizione dell'Unione è di piena "condivisione" a quella dell'attuale
Governo. Lo ha assicurato Gerardo Bianco, parlamentare della Margherita a Zeynep
Karahan Uslu, parlamentare turca tra le più influenti e presidente della
delegazione euro-mediterranea, nel corso di un incontro informale avvenuto nella
sede del Consolato italiano ad Istanbul. A parlare con Kahhan Uslu una
delegazione di parlamentari italiani guidata dal capogruppo alla Commissione Esteri alla Camera, Gustavo Selva e composta da Giovanni Deodato e Vittorio
Tarditi.
"L'attuale posizione della maggioranza è condivisa anche da noi e se
vinceremo e andremo al Governo, non vi potrà che essere un elemento di
continuità". Bianco ha poi fatto presente all'esponente parlamentare di
Ankara che l'Italia è impegnata da 20 anni a sostenere le aspirazioni
europeiste: "Ricordo che quando ero presidente della delegazione italiana
al Consiglio d'Europa operammo affinché il vostro Paese avesse un posto tra gli
europei".
Selva, invece, si è soffermato in particolare sulla presenza dei cristiani in
Turchia, un tempo comunità fiorenti ma oggi assai esigue a causa dei tanti
impedimenti ed ostacoli di carattere normativo che vi sono. "E' evidente
che il vostro ingresso in Europa - ha detto - deve tener presente anche le
radici cristiane e ciò che rappresentano". Il tema della libertà
religiosa cui ha fatto riferimento Selva nel suo intervento "è basilare
della nostra condizione umana". Ciò, ha aggiunto, "non è affatto
oggetto di un negoziato dato che le componenti statuali sono laiche" ma la
Turchia non può ignorarle. Sono poi stati fatti esempi di antichi edifici di
culto ormai di proprietà dello Stato e trasformate in musei dove non è più
possibile celebrare la messa (in Cappadocia vi sono diversi casi).
Zeynep Karahan Uslu ha assicurato ai colleghi italiani impegno e interessamento
anche personale aggiungendo che in Turchia le religioni "sono ben viste e
tollerate. C'è un grande appoggio verso i luoghi di culto delle altre
religioni". Altro argomento affrontato quello (spinoso) del genocidio
armeno. A sollevarlo è stato Bianco. La parlamentare gli ha garantito che
"sul supposto genocidio" la Turchia non ha segreti, che gli
"archivi sono stati aperti tutti e chi vuole può andare a cercare",
che è "stata una tragedia subita da ambedue le parti, armeni e turchi, ed
è uno dei momenti più difficili della storia" ma che "ci sono grandi
differenze tra la verità e quanto viene espresso". La parlamentare,
infine, non ha esitato a rammentare che con l'Armenia c'è un discorso in fieri
ma la medesima disponibilità "non si ravvisa dalla controparte, da Ierevan".
Quanto al tema dei diritti umani Ankara, ha detto, "ha fatto tanto, altro
resta da fare, ma sono dei piccoli dettagli che possono essere superati". (ApCom)
16.09.2005
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LA GENTE VA
TRANQUILLIZZATA
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Lo
ha affermato Romano Prodi a proposito dell'apertura dei negoziati di
adesione della Turchia all'Unione Europea. |
''Il dialogo con la Turchia va
accompagnato da un processo di tranquillizzazione dell'opinione
pubblica europea e di avvicinamento dell'opinione pubblica turca''. Ad affermarlo Romano Prodi,
nei giorni scorsi a Perugia per prendere parte all'Assemblea dell'Onu dei popoli, riferendosi all'ingresso della
Turchia nell'Unione Europea. Il leader dell'Unione ha tra l'altro visitato
gli stand dello <Science Festival>, evento che si è svolto alla Rocca Paolina di
Perugia.
Dopo avere girato per la mostra allestita all'interno della Rocca, Prodi ha acconsentito a cimentarsi nel ''Labirinto della mente''. Un
percorso a quadri gialli e neri, che ha come obiettivo quello di giungere al centro. ''Il centro
è faticoso'', ha affermato Prodi ironizzando una volta raggiunto l'obiettivo. ''Se non abbiamo una
scuola che spinge avanti le attività produttive - ha affermato poi Prodi riferendosi allo sviluppo tecnologico in Italia - gli scienziati
non trovano lavoro e fuggono. Produciamo pochi cervelli e quei pochi li sprechiamo. Dobbiamo rompere questa
catena''. (Adnkronos)
16.09.2005
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ALTOLA',
ANKARA
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La
Turchia trema: con Angela Merkel al potere in Germania l'ipotesi di una semplice
"partnership privilegiata" con l'UE pare sempre più gettonata. Finirebbe
così il sogno europeista di questo Paese? |
Una
"discriminazione inaudita" e una "grande vergogna". È con queste parole che
Hakki Keskin,
docente di scienze politiche ad Amburgo e Presidente della Comunità
turca in Germania, definisce la proposta di una partnership privilegiata tra
la Turchia e l'UE - esprimendo così alla perfezione i sentimenti della
maggioranza dei 2.3 milioni di turchi che vivono in Germania. Ma i circa 600.000
turchi che, avendo acquisito la nazionalità tedesca, avranno il diritto di
votare il prossimo 18 settembre - a differenza di tutti gli altri immigrati
turchi e delle loro famiglie -, non sembrano preoccupare più di tanto Angela
Merkel: gli immigrati continuano a simpatizzare per lo più con l'Spd,
e la diffidenza nei confronti dei turchi fa molta presa nelle cerchie degli
elettori più conservatori. Ma cosa comporterebbe concretamente una "partnership
privilegiata"? La Cdu vuole estendere l'unione doganale con la Turchia
per creare un'effettiva zona di libero scambio, portare avanti il progetto di
una zona di libero scambio euro-mediterranea e agganciare la Turchia alla
politica estera e di sicurezza comune, così come alla politica europea di
difesa e sicurezza. In tal modo la Turchia verrebbe saldamente ancorata all'UE
senza però "sovraccaricare" l'Unione con una piena adesione.
Merkel, Sarkozy e Schüssel: l'asse anti-turco?
Accolta inizialmente con scetticismo, la proposta di una "partnership
privilegiata" raccoglie sempre più consensi nell'UE. Nicolas
Sarkozy, il Ministro francese degli Interni che aspira alla carica di
Presidente, ha espresso riserve sull'ingresso della Turchia, l'Austria
ha auspicato che i negoziati di adesione possano concludersi con una
"partnership". Angela Merkel alla fine di agosto è tornata a rivolgersi ai
capi di governo europei più conservatori invitandoli a dibattere sulla sua
proposta di una partnership privilegiata. In Germania la Cdu
e la Csu
punteranno sui timori dell'opinione pubblica tedesca nei confronti dei
turchi per raccogliere voti. Secondo un sondaggio
del giornale tedesco <Die Welt>, il 60% dei tedeschi è contrario
all'adesione della Turchia. Roland
Koch, il ministro-presidente dell'Assia,
ha invitato di conseguenza i vertici del gruppo ad infiammare i toni della
campagna elettorale. Insistendo con forza su temi quali l'ingresso della
Turchia.
Paura dell'ignoto
Paura: è questo il principale motivo per respingere l'adesione della Turchia.
Paura del secondo Paese della comunità in termini demografici, paura di
un'influenza spropositata dei turchi all'interno del Parlamento e del
Consiglio europei, paura dello straniero, paura che il nuovo ordine interno
europeo non regga, paura delle reazioni dei cittadini degli attuali Stati
membri. E, non ultima, paura dell'islam.
Il processo di avvicinamento tra l'UE e la Turchia va avanti ormai da oltre
quarant'anni ed è necessario vederlo come un complicato processo di
stabilizzazione. La partnership privilegiata sarebbe una soluzione di
compromesso tra una rottura irreversibile ed una piena adesione: una soluzione
più vantaggiosa nel lungo periodo, secondo i conservatori in Germania. "La
partnership privilegiata può essere realizzata in tempi brevi. E offre alla
Turchia maggiori benefici di un'adesione che viene respinta da molti",
afferma Eberhard
Sinner, esponente della Csu e ministro bavarese per gli affari europei.
Ma la Turchia non ci sta. Ali Babacan, che rappresenta Ankara nei negoziati di
adesione UE, ha respinto risolutamente e a più riprese ogni prospettiva che non
sia l'adesione a tutti gli effetti all'UE. Anche il ministro degli Esteri Abdullah
Gül ha definito la proposta dell'UE "illegittima e immorale". E il
Commissario per l'Allargamento Olli
Rehn? Trova che l'idea della partnership privilegiata sia assolutamente
incomprensibile: "Non ho ancora trovato nessuno che mi abbia saputo dirmi
chiaramente cosa sia". Forse sarà Angela Merkel a farlo dopo il 18 settembre.
E allora il 3 ottobre sarà dietro l'angolo: giorno che, paradossalmente,
segna la Festa nazionale tedesca e... l'apertura ufficiale dei negoziati di
adesione con la Turchia. (Jan Prasil&Tobias Troll/cafébabel.com)
16.09.2005
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UN <SI'>
DECISO DA DORINA BIANCO
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La
parlamentare cattolica ha messo però in evidenza la condizione di
effettiva libertà di cui godono le comunità monastiche in Anatolia. |
Un <sì >deciso alla Turchia in Europa
arriva dalla parlamentare cattolica Dorina Bianchi. "Aiuterebbe questo Paese ad integrarsi agli standard europei, a cominciare dal rispetto dei diritti
umani. Io penso alle donne, in particolare, la cui condizione, stando ai
rapporti dell'europarlamento, la parità uomo-donna deve essere promossa non
solo sul piano giuridico". Bianchi, deputata della Margherita, nei giorni
scorsi si trovava in Turchia, in pellegrinaggio assieme ad un nutrito gruppo di
colleghi, per rendersi conto dello sviluppo del Paese e in particolare rendere
omaggio alle radici cristiane in una terra che nei primi secoli è stata teatro
della predicazione cristiana.
"Un aspetto, questo, che a noi cristiani dovrebbe farci riflettere non poco
poiché in Cappadocia, dove un tempo erano fiorenti le comunità monastiche,
oggi non esistono più cattolici. E la minoranza cattolica nel Paese, stimata
attorno ai 33 mila fedeli, vive una condizione di oggettiva difficoltà. Entrare
in Europa, dunque, per la Turchia, significa anche garantire alle minoranze
religiose una effettiva libertà". Dorina Bianchi ha citato poi un passo della
relazione dell'Europarlamento sul 'nodo turco' in cui i colleghi di Bruxelles
hanno constatato che "la Turchia continua a dare al concetto di Stato laico
un'interpretazione diversa da quella comune nell'UE " mentre "sarebbe
più esatto parlare di controllo statale sulla confessione principale (quella
musulmana) e di discriminazioni contro le altre confessioni". Attualmente
le realtà cattoliche e protestanti non hanno ancora uno status giuridico. (ApCom)
16.09.2005
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L'INVITO DI SEZER
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Il
presidente della Repubblica turca, Ahmet Necdet Sezer, ha sollecitato
il Pontefice Benedetto XVI a recarsi ufficialmente ad Ankara nel 2006 |
L'invito è arrivato. A farlo
ufficialmente è stato il presidente della Repubblica di Turchia, Ahmet
Necdet Sezer, che ha sollecitato il Pontefice, Benedetto XVI, a recarsi
ufficialmente ad Ankara nel 2006. L'annuncio è stato dato dal ministero
degli Esteri.
La Turchia "segue da vicino gli sforzi dispiegati dal Papa Benedetto
XVI (...) per rafforzare il dialogo e la tolleranza tra le religioni",
sottolinea un comunicato.
"In tale contesto il presidente, per contribuire ai sui sforzi miranti
a promuovere il dialogo tra le civiltà (...) ha invitato il Papa Benedetto
XVI per una visita ufficiale nel 2006", precisa il documento
aggiungendo di attendere una risposta dalle autorità vaticane".
Bisogna adesso vedere come si concilia questo invito con quello del
Patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I, che invece vorrebbe il Santo
Padre ad Istanbul alla fine del novembre prossimo per la festa di
Sant'Andrea, e più precisamente tra il 28 ed il 30 (gli stessi giorni,
ventisei anni dopo, della visita di Giovanni Paolo II).
 Recentemente il cardinale Walter
Kasper, presidente del Pontificio
consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani, aveva detto che il Papa
"ha intenzione di recarsi in Turchia" per visitare il Patriarcato ecumenico.
C'è, aveva specificato, l'invito del patriarcato, manca l'autorizzazione del Governo, ma "la stiamo aspettando".
Ebbene, adesso, l'invito è stato formulato.
Da parte di Bartolomeo I, questo
praticamente c'era stato dal giorno dell'elezione dell'attuale Papa.
Per ciò che riguarda più specificatamente il Governo turco, sempre il
ministero degli Esteri ha affermato che "sono in corso lavori sulle date della visita" e che
"la Turchia dà grande importanza alla questione del viaggio di Benedetto XVI".
Il ministero ha anche smentito un'informazione data dal giornale turco <Radikal>,
secondo il quale il Papa avrebbe espresso il desiderio di potersi recare a
pregare, ad Istanbul, in Santa Sofia, oggi moschea, un tempo chiesa cristiana.
In questo stadio, ha precisato, "non è stato deciso alcun particolare della
visita".
Quanto a Benedetto XVI, all'origine del suo desiderio di recarsi dal primo,
anche se solo "in onore" dei patriarchi ortodossi trova la sua ragione nella
sua volontà di far progredire il cammino ecumenico, che ha posto tra gli
impegni fondamentali dell'intero pontificato.
Non ci si nascondono, però, preoccupazioni di sicurezza. La stampa turca la
scorsa settimana aveva molto sottolineato alcune affermazioni dell'allora cardinale Ratzinger
non particolarmente favorevole all'ingresso del Paese nella UE, il che gli è
valso talora una qualifica di "nemico". In Occidente, invece, qualcuno ha già
ricordato che in occasione della visita in Turchia di Giovanni Paolo II ci fu un
uomo, condannato per omicidio, che dall'interno del carcere lo minacciò di
morte. Si chiamava Ali Agca. (fonte in parte Ansa, in parte AsiaNews.it)
16.09.2005
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LA FIDUCIA BEN RIPOSTA
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Dopo
l'ufficialità da parte della massima autorità turca, Bartolomeo
I spera ardentemente che Il Pontefice possa compiere subito il viaggio ad
Istanbul. |
La fiducia del Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo
I, per poter accogliere il Papa in Turchia, è stata ben riposta."Speriamo molto che
la visita sia prossima. Sarebbe una gioia immensa" ha
fatto sapere, aggiungendo che l'arrivo di Benedetto XVI è
"importante sia da un punto di vista ecumenico sia da un punto di vista
statale".
Adesso che il viaggio del Papa è dato per scontato, le due Chiese lavorano per definire il programma nei
dettagli. Stando ad alcune indiscrezioni, il Pontefice potrebbe andare prima ad
Ankara, la capitale politica, poi ad Istanbul, al Phanar, dove ha la residenza
il Patriarcato ecumenico di Costantinopoli. Molte le attese in relazione alla
visita. "Dal punto di vista statale - ha detto il Patriarca Bartolomeo I
facendo riferimento a un'intervista rilasciata l'anno scorso dall'allora
cardinale Ratzinger in cui esprimeva forte contrarietà all'ingresso di Ankara
in Europa - penso che la Turchia aspetti dal nuovo Papa un cambiamento della sua
opinione; adesso il Papa parlerà come Papa e non come cardinale, poiché ha
un'altra visione delle cose, ha altre responsabilità. Naturalmente molte cose
dipendono dal progresso del nostro Paese sulla strada della democratizzazione,
nel rispetto dei diritti delle minoranze". Un cammino "non facile,
come si vede in questi giorni ma dobbiamo essere ottimisti e non cessare di
sperare, pregare e lavorare" ha aggiunto evocando indirettamente
l'incertezza dell'avvio dei negoziati per il 3 ottobre.
Un viaggio per ricucire lo strappo
con Roma
L'unità dei cristiani è il tema che più sta a cuore al Patriarca e sul quale
insiste di più. In questi giorni al Phanar sono arrivati tutti i rappresentanti
ortodossi per capire come procedere nel dialogo con Roma. C'è stata anche una
riunione per coordinare i passi finora compiuti e fare avanzare il cammino
ecumenico. "Speriamo - ha detto il Patriarca Bartolomeo I - di tracciare un
solco importante. A novembre, a Roma, una commissione elaborerà un testo comune
che poi sarà sottoposto alla plenaria del Pontificio Consiglio per l'unità dei
cristiani. Dopo cinque anni di una crisi difficile, ora il dialogo teologico è
ripreso e avremo la possibilità di rivitalizzarlo. Per noi è molto importante.
Abbiamo rapporti bilaterali con luterani, con le Chiese riformate ma il dialogo
più importante è con Roma. Con la Chiesa di Roma sono tante le cose che
abbiamo in comune. Possiamo capirci più facilmente che non col mondo
protestante. Dunque l'esigenza di riconciliazione è sentita".
Ratzinger scriverà una pagina
della storia
"Il nuovo Papa - ha continuato Bartolomeo I - è stato chiamato da Dio a
scrivere una pagina nuova nella storia della sua Chiesa e dell'ecumenismo. Tutti
i segni sono molto positivi e incoraggianti affinch‚ questa pagina sia piena
di successi per la gloria del nome di Dio e per il bene dell'umanità intera che
ha bisogno di capi coraggiosi come lui, e che ha bisogno di direttive che
guidano alla salvezza in un mondo così colpito dal terrorismo e dalla violenza.
Abbiamo bisogno l'uno dell'altro, decisi ad avanzare assieme. Siamo più che
felici che il nuovo Papa abbia detto, all'inizio della sua missione, che abbia
messo il dialogo tra i punti più importanti del pontificato. Oggi aspiriamo
alla riunificazione delle Chiese. Abbiamo bisogno di riunificarci al più
presto".
Il viaggio in Turchia
"Al Phanar è arrivato frattanto padre Brian Farrell in vista del viaggio del
Papa. Speriamo molto - ha concluso il Patriarca - che prossimamente vi sia
questa gradita visita. E' un privilegio per tutti noi. Questa sarà la terza
visita pontificale dopo quella del 1967 di Paolo VI e quella del 1979 di
Giovanni Paolo II, un anno dopo la sua elezione, indice della sua volontà di
promuovere il dialogo ecumenico. Nei 26 anni di pontificato ha fatto moltissimo
per questo. Voglio rendere omaggio alla sua memoria, lui che ci ha voluto fare
dono delle reliquie di San Giovanni Crisostomo e san Gregorio Nazianzo. Ha
iniziato il suo pontificato con un gesto fraterno, la visita, e lo ha concluso
con un gesto magnifico, il dono delle reliquie". (TgCom)
16.09.2005
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CHIESTO L'AIUTO DEL
PONTEFICE
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Nel
corso della recente visita a Colonia del Pontefice le comunità
turco-musulmane si sono rivolti a Benedetto XVI perché favorisca
l'ingresso di Ankara nell'UE. |
Nell'agosto scorso durante l'incontro con il Papa le
comunità turco-musulmane chiesero aiuto a Benedetto XVI affinché il Vaticano accompagnasse il processo
di integrazione della Turchia nell'UE.
Così la conferma arrivata dal cardinale Walter Kasper che Vaticano e
Ankara stanno lavorando al viaggio del Papa a Istanbul, va letta anche alla luce di quell'incontro che
segnò una svolta nei rapporti fra Benedetto XVI e il mondo islamico.
Nell'occasione infatti il presidente dell'Unione turco-islamica dell'Istituto per la religione,
Ridvan Cakir, rivolgendo un discorso di saluto al Pontefice, chiese al Vaticano di favorire l'ingresso della
Turchia nell'UE, il Paese, spiegava infatti Cakir, è un esempio abbastanza unico di stato a maggioranza musulmana dove convivono
culture e religioni differenti.
''La Turchia - disse Cakir - è un esempio degno di nota per l'esperienza di come diverse
religioni e culture possano convivere nell'amicizia. Anche il processo
d'ingresso della Turchia nell'UE rappresenta un'importante occasione da considerare in questo
contesto. Sosteniamo con tutto il cuore il processo di dialogo avviato e portato avanti dal Vaticano. Ci consenta Dio di proseguirlo. Siamo
consapevoli che questo processo potrà dare un contributo importante all'amicizia, alla pace nel mondo e
all'umanità''.
Un appello che certamente non è sfuggito al Pontefice e alla diplomazia vaticana, un modo per avviare su basi costruttive una nuova
fase nei rapporti fra Santa Sede e Governo di Ankara. Del resto è proprio in seguito all'incontro di Colonia che le voci in merito a un
probabile viaggio del Papa a Istanbul crebbero fortemente. L'invito del patriarca ecumenico Bartolomeo I al Pontefice risaliva al
maggio scorso. (Adnkronos)
16.09.2005
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I PARLAMENTARI RIENTRATI DAL
PELLEGRINAGGIO
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Nel
viaggio - guidato da mons. Rino Fisichella - la politica italiana non è
rimasta fuori. Lo sfogo ad istanbul di una signora con il gemello di
Giovanardi che si è lamentata per le pensioni basse. |
Sono rientrati a Roma, dopo cinque giorni
di pellegrinaggio alla scoperta di quel che resta delle radici cristiane della
Turchia, i 38 parlamentari cattolici di Forza Italia, An, Margherita, Udc ed un
diessino. Per cinque giorni hanno ripercorso le tappe della predicazione
dell'Apostolo Paolo, ma dove un tempo c'erano comunità monastiche fiorenti,
hanno trovato solo un esiguo numero di cattolici. Nonostante il il carattere
profondamente laico del Paese e nonostante sia prossimo ad entrare in Europa, i
deputati hanno toccato con mano i risultati di una certa cristianofobia
istituzionale che non permette alla Chiesa cattolica nemmeno di essere
riconosciuta dello Stato come minoranza religiosa. Il tour religioso ogni giorno
si apriva con una messa e terminava in preghiera sotto la guida del Cappellano
di Montecitorio, monsignor Rino Fisichella il quale li ha esortati a difendere
sempre la propria identità cristiana, a testimoniarla sempre, anche al momento
del voto per frenare leggi immorali o ingiuste.
La politica non ha potuto restar fuori dal pellegrinaggio. In pullman, negli
spostamenti tra un luogo e l'altro e a tavola, la sera, nei capannelli dove si
mescolavano deputati di An i colleghi di Forza Italia, con quelli della
Margherita, dell'Udc o al diessino l'argomento che teneva banco è stata
l'incognita della legge elettorale. I deputati della maggioranza assicuravano
agli altri colleghi che "vedrete si farà", ma i tempi sono stretti.
L'imminente campagna elettorale impensierisce trasversalmente. L'incertezza di
fondo su chi vincerà le elezioni, il non avere ancora definito strategie e
modalità di una campagna che si annuncia difficile, persino l'incertezza sul
leader.
L'insoddisfazione che da qualche tempo serpeggia tra gli italiani è stata
avvertita anche ad Istanbul. A farne le spese è stato il gemello di Giovanardi,
Daniele, primario a Modena, uguale come una goccia d'acqua al fratello e
scambiato da una turista per il ministro mentre passeggiava per le strade di
Istanbul. A lui è toccato raccogliere il malcontento della signora che lo ha
fermato lamentandosi per come vanno le cose in Italia, del caro vita e delle
pensioni basse. Cosicché Daniele Giovanardi ha avuto il suo bel daffare nel
convincere la turista dello scambio di persona.
Ma, durante il viaggio, si è commentato inevitabilmente anche il caso Fazio.
Non tutti sono propensi a discolparlo e così non tutti hanno voluto firmare la
cartolina di solidarietà che è stata inviata al Governatore venerdì scorso
dalla Cappadocia. Ed infine, altro argomento di conversazione, l'ingresso in
Europa della Turchia; quasi tutti sono orientati favorevolmente al cammino di
riforme che Ankara ha avviato.
Il pellegrinaggio iniziato tra le chiese rupestri in Cappadocia - un tempo piene
di cristiani, oggi nella regione ce ne sono solo 2 e per giunta italiani - si è
concluso con una divertente gita in battello sul Bosforo sul far della sera. E
quando si è ascoltata la voce del muezzin intonare l'ultima preghiera, i
pellegrini parlamentari intonavano il 'Salve Regina' su incipit del vescovo
Fisichella.
"Il cristianesimo in Turchia è ormai un reperto archeologico. Ma la Chiesa
no, non lo può essere, poiché la fede - ha detto - è sempre una presenza di
vita". Ai politici il prelato ha anche letto un passo di una lettera di
Cassiodoro, politico vissuto a cavallo del V secolo, il quale scrivendo agli
amici si raccomandava: il cristiano sia sempre il primo ad osservare le leggi,
ad avere una condotta esemplare perché solo così può determinare un cammino
di credibilità. Al Papa Benedetto XVI hanno scritto una lettera per
assicurargli il proprio impegno politico "da svolgere affinché la fede sia
radicata nella società". (ApCom)
16.09.2005
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40 ANNI FA QUATTRO MESSE,
OGGI APPENA UNA
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Lo
sfogo di un sacerdote, frate cappuccino presso la chiesa di Sant'Antonio
nella trafficata via di Istiklal Caddesi ad Istanbul. Appena 33 mila
cristiani in Turchia. |
Un appello per "una libertà
religiosa" effettiva, affinché "la libertà religiosa non sia solo
un'affermazione formale" è arrivato dai 42 parlamentari italiani che sono
stati recentemente impegnati in un pellegrinaggio in Turchia alla riscoperta delle sue radici
cristiane. Questo Paese - per il 98 per cento musulmano - nei primi secoli non
solo ospitava fiorenti comunità monastiche ma fu teatro della predicazione
degli apostoli. Oggi, al contrario, assiste alla progressiva riduzione della
presenza dei cristiani conteggiabile in circa 33 mila anime.
"Esistono zone in Turchia, soprattutto nella Cappadocia ma anche a Tarso e
ad Antiochia - ha affermato Maurizio Lupi, Forza Italia ed animatore del viaggio,
facendosi portavoce del sentimento dei colleghi - in cui vi non è più
possibile celebrare la messa in antiche chiese trasformate dalle istituzioni
locali in musei. Noi parlamentari vorremmo esercitare un'azione di
sensibilizzazione nei confronti delle autorità istituzionali e parlamentari di
questa nazione".
Lo sfondo dal quale avanza l'appello riguarda i molteplici ostacoli di natura
giuridica cui deve far fronte quotidianamente la Chiesa: ancora non gode di
status giuridico; i missionari continuano ad avere difficoltà nell'ottenere o
nel rinnovo dei visti; le realtà cattoliche non vengono riconosciute 'ente
morale' cosicché ci sono piccole comunità parrocchiali che per amministrare i
propri beni sono obbligate a trasformarsi in Spa; non è ancora possibile aprire
seminari.
I parlamentari - che tra l'altro hanno partecipato ad una messa nella chiesa di
Sant'Antonio, nel cuore di Istanbul - hanno avuto modo di incontrare un frate cappuccino
il quale ha spiegato loro come 40
anni fa venivano celebrate 4 messe al giorno (in lingua italiana) mentre oggi
i
riti sono sporadici, in turco e pressoché deserti. "Abbiamo bisogno del
vostro sostegno", ha implorato padre Antonio affidando loro la speranza di
un futuro meno incerto. L'anno scorso i parlamentari si erano recati in Terra
Santa. Al termine del pellegrinaggio che avevano compiuto sotto la guida del
Cappellano di Montecitorio, monsignor Rino Fisichella, avevano rivolto un
appello ai cattolici italiani a visitare i luoghi della predicazione di Cristo
per far sentire la vicinanza ai cristiani stretti da una parte dal
fondamentalismo e dall'altra dal Muro di Israele. Stavolta, invece, lo hanno
rivolto
alla Turchia, Paese candidato ad entrare nell'UE. (ApCom)
16.09.2005
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PRIMA CHIESE, POI
MOSCHEE
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Come
Santa Sofia, centinaia di templi cristiani furono trasformati in luogo di
culto musulmano dopo la caduta di Costantinopoli. |
Quando, nel 1453, Maometto
II, detto poi "il conquistatore" dopo avere espugnato Costantinopoli,
entrò nella chiesa di Santa Sofia non pensò nemmeno per un'istante di distruggerla.
Si dice, anzi, che rimanesse molto ammirato dalla miracolosa architettura del massimo tempio cristiano
dell'antichità, che risaliva, nella sua forma definitiva, al regno dell'imperatore Giustiniano (VI
secolo). Maometto II volle che quello strabiliante edificio fosse
trasformato in una moschea, e così fu, dopo che le icone dei santi furono coperte con pannelli recanti versetti del corano in
arabo. All'esterno volle che fossero aggiunti ben 4 minareti, che ancora oggi si ergono ai 4 lati dell'edificio, poi
trasformato in museo nel 1935 per volontà del fondatore della repubblica turca, Kemal Ataturk.
Santa Sofia è servita da modello per le splendide moschee erette in seguito ad Istanbul, come la Suleymaniye, edificata
tra il 1550 e 1557 da Sinan, celebre architetto dell'età doro ottomana, e l'imperiale Sultanahmet, nota con il nome di Moschea
Blu, costruita tra il 1609 e 1616 dall'architetto Mehmet.
La stessa sorte di Santa Sofia ebbero la grande maggioranza dei templi cristiani dell'ex Costantinopoli, che veniva chiamata
"la città delle 1000 chiese". Solo qualcuna fu distrutta per far posto a edifici civili o semplicemente lasciata andare in
rovina. La maggior parte fu trasformata per il culto musulmano. (Ansa)
16.09.2005
|
IL RICHIAMO
ALL'UNITA'
| E'
venuto dal comandante in capo delle Forze Armate turche, gen. Hilmi
Ozkok, che ha preso la parola durante la sua recente visita
alla città di Erzurum nell'Anatolia nord-orientale. |
Chief of General Staff Gen. Hilmi Ozkok
called for unity, saying that it is essential to establish strong foundations
and that Turkey would go far on such a basis.
Visiting Erzurum accompanied by other generals, Gen. Ozkok told reporters that
Turkey's problems are the Turkish Armed Forces' (Tsk) problems. "If we base
our society on unity, we will be able to bring Turkey to new heights, leaving it
better for our children," Ozkok said, adding that what Turkey had been
through over the last several months did not concern a specific age group or any
one particular circle.
"I believe that everybody learned their lessons from the recent instances
of violence," Ozkok said. "Such events can only cause harm, not good.
If we have some problems, we can surely find other methods to express our
concerns. Throwing stones at cars, burning offices and houses, harming others'
property, and fighting against the government and security forces is behavior
that no country would be expected to tolerate. What's positive about all this is
that the majority of Turkish society is already aware of this. Those who realize
their mistakes shouldn't repeat them. They are free to voice their concerns and
grievances within the legal structure of the state." (The
New Anatolian)
16.09.2005
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CASO PAMUK:
LE RASSICURAZIONI DEL MINISTRO
|
Abdullah
Gul ha voluto precisare che in Turchia la magistratura è indipendente per
cui nessuno deve dubitare del fatto che nel Paese non ci sia la libertà
di espressione. |
Foreign Minister Abdullah Gül has
asserted that there is freedom of expression in Turkey, in response to rising
criticism of the country concerning the trial of prominent Turkish novelist
Orhan Pamuk, who could end up in prison due to his controversial remarks on the
so-called Armenian genocide.
A prosecutor in Istanbul indicted the 53-year-old Pamuk on grounds that his
remarks published in a Swiss newspaper in February amounted to "public
denigration of the Turkish identity" and has demanded a prison term of between
six months to three years.
The trial, expected to start on Dec. 16, has sparked harsh reactions from the
European public as well as European Union figures and organs as it is regarded
as a step back in Turkey's implementation of human rights reforms.
"There is no decision yet. I would like to announce to the world that there is
freedom of expression in Turkey. People voice their opinions comfortably as long
as they do not promote violence," Gül said late on Wednesday, adding that
reforms along the EU process have provided such a positive environment.
"Courts are independent in Turkey. ... No one should doubt whether people in
Turkey are free to write what they think," he said.
Gül's remarks followed reports on an initiative launched by the European
Parliament to monitor the legal process concerning Pamuk. A proposal to follow
the trial was submitted earlier this week to the EU-Turkey Joint Parliamentary
Committee. Committee Chairman Joost Lagendijk said he would ask European
Parliament President Josep Borrell to set up a separate ad-hoc committee to
observe the trial.
"... and one day before EU ministers were scheduled to discuss Turkey's bid to
join the union, a Turkish public prosecutor charged Pamuk with insulting his
country," an editorial comment in yesterday's Los Angeles Times said,
highlighting the unfortunate timing of the prosecution.
"The timing of Pamuk's prosecution suggests a deliberate attempt by
conservatives within the Turkish government to derail the country's EU
negotiations. It clearly violates the conditions set for Turkey's EU membership,
such as guaranteeing free-speech rights," the editorial, titled "Turkey's
War With History," said.
Another concerned commentary appeared earlier this week in a leading UK business
and political daily.
"It is not just that Turkey must eventually settle this account with history.
There could hardly be anything more basic to EU rules than free speech," the
Financial Times article opined. (Turkish Daily News)
16.09.2005
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GLI USA SPOSANO LA CAUSA
DELLO SCRITTORE
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Indignazione
per la decisione presa in Turchia di mandare sotto processo (16 dicembre
prossimo) Orhan Pamuk, autore dei romanzi "Neve" e "Il mio
nome è Rosso". Gli editoriali dei massimi quotidiani. |
L'America si indigna
per la causa di Orhan Pamuk, l'autore di Neve e Il mio nome
è Rosso messo sotto processo in Turchia per aver osato parlare
del genocidio degli armeni.
Alla vigilia di una nuova tappa di negoziati per l'ammissione nella Ue, i
maggiori quotidiani americani hanno dedicato duri editoriali di protesta contro
la persecuzione di cui è stato fatto oggetto uno dei più applauditi scrittori
turchi dopo che la sezione americana dell'associazione degli scrittori Pen ha
denunciato il caso chiedendo alla Turchia di fare ''immediatamente marcia
indietro''.
Pamuk rischia fino a tre anni di prigione. La sua colpa, secondo la magistratura
del suo Paese: ''Aver pubblicamente denigrato l'identita' turca''.
La frase che ha messo Pamuk nei guai in un'intervista a un giornale svizzero
(''30 mila turchi curdi sono stati uccisi qui, e pure un milione di armeni.
Quasi nessuno ne parla. Provo a farlo io'') appare ''mite per un pubblico
americano, ma ha scatenato una tempesta in Turchia, un Paese in cui la linea del
Governo è che la morte degli armeni furono al conseguenza della guerra, non di
un genocidio, e chi discute pubblicamente la questione lo fa a suo rischio e
pericolo'', ha scritto in un editoriale il <Washington post>.
Il quotidiano della capitale americana critica come ''vergognoso'' il processo
allo scrittore: 'E' esattamente il segnale sbagliato da mandare all'Europa che
discute sulla sua ammissione'', scrive il giornale chiedendo che le accuse
''siano fatte cadere appena possibile'' e facendo del caso Pamuk un simbolo
della battaglia per le libertà di espressione: ''La Turchia ha fatto passi
avanti importanti negli ultimi anni per proteggerla. Le accuse a Pamuk mostrano
quanta strada deve ancora fare''.
Polemico è stato anche il <York Times> ha chiesto al Primo Ministro
turco Recep Tayyip Erdogan di affrontare la questione Pamuk nel suo discorso
questa settimana all'Onu.
''Le accuse contro Pamuk violano gli standard della libertà di espressione,
pre-requisito chiave per l'ammissione della Turchia nella UE'', oltre ad andare
''al cuore del suo lavoro di scrittore'': la questione dell'identità turca -
nota infatti il <New York Times> - è al centro di Il mio nome è Rosso, in
cui Pamuk non lascia mai scordare al lettore la diversità etnica e culturale
del passato della Turchia''.
Il processo a Pamuk è in programma il 16 dicembre: ''Erdogan dovrebbe fermarlo
e il suo governo dovrebbe incoraggiare più libertà di espressione e di
pensiero'', ha scritto il <Los Angeles Times>, quotidiano di
una metropoli che ha una vasta comunità armena, in un editoriale intitolato
''La guerra della Turchia contro la storia'' in cui si afferma che ''un primo
inizio sarebbe quello di abolire le leggi arbitrarie che danno al Governo il
diritto di imprigionare i 'critici' della Turchia e aprire finalmente un
dibattito sulla questione armena''.
Il caso Pamuk ha fatto ''inorridire'' anche la pagina degli editoriali del <Wall
Street Journal> finora sempre in prima linea nell'appoggiare gli
sforzi della Turchia di avvicinarsi all'Europa: ''Privatamente - nota il
quotidiano di Wall Street, diplomatici spiegano che l'incriminazione e' un
tentativo ispirato politicamente a danneggiare le chances della Turchia di
entrare nella Ue: una potente minoranza che raccoglie militari tradizionalisti e
estremisti islamici - vorrebbe sabotare il progresso della nazione verso il
mondo occidentale''. (Nuova agenzia radicale/fonte Ansa)
16.09.2005
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ARRESTATI
38
ADERENTI AL HIZB UT TAHRIR
|
Il
movimento - che fa propaganda per la restaurazione del califfato - aveva
inscenato una manifestazione davanti ad una moschea di Ankara. |
Un gruppo di 38 aderenti al
partito panislamico "Hizb ut Tahrir" - che fa propaganda per la
restaurazione del <califfato> attraverso mezzi non violenti -
è stato arrestato dalla polizia per aver inscenato una dimostrazione davanti alla moschea nel centro di Ankara nella
quale il Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan guidava la preghiera del
venerdì.
Lo riferisce l' agenzia <Anadolu>, precisando che gli integralisti hanno lanciato in aria volantini. Un' altra
manifestazione di "Hizb ut Tahrir", di minor rilevanza, si
è svolta a Istanbul senza alcun incidente. Erdogan ha reso noto di essere stato informato in anticipo
della dimostrazione davanti alla moschea, ma di aver voluto comunque partecipare alla preghiera pubblica: ''Quelli che
vogliono sfruttare le differenze religiose del nostro Paese - ha detto poi a giornalisti - quelli che vogliono creare divisioni
artificiose nel nostro Paese attraverso una propaganda discriminatoria devono sapere che i loro sforzi sono caduchi''.
''Coloro che cercano di rovinare l' immagine legale, secolare e sociale della Turchia sono condannati a scomparire'', ha
concluso il Primo Ministro.
La settimana scorsa, a conclusione di un raduno di circa mille sostenitori di
<Hizb ut Tahrir> ad Istanbul, nei quali erano stati innalzati cartelli con scritte come ''Il califfato o il
martirio'', reparti di polizia antiterrorismo avevano arrestato quattro esponenti del movimento.
Il califfato, sistema di Governo islamico che caratterizzava l' impero ottomano, fu abolito in Turchia da Kemal Ata Turk nel
1924. (Ansa)
16.09.2005
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SI AVVICINA
AD ERDOGAN
ARMATO: BLOCCATO IN TEMPO
|
Il
fatto, avvenuto a Kythaya, è stato ricostruito dal procuratore della
Repubblica della zona. Una richiesta avanzata dall'opposizione. |
Avrebbe avuto l'intenzione di
assassinare Recep Tayyip Erdogan un individuo avvicinatosi al premier turco mentre questi era in visi nella
città occidentale di Kutahya: lo ha riferito il locale procuratore della Repubblica, Mehmet Serif Eren, citato dall'agenzia di
stampa <Anadolu>. A detta di Eren, l'uomo ha cominciato a dare in escandescenze mentre tentava di
raggiungere Erdogan: bloccato dagli agenti della scorta, è risultato in possesso di una
pistola carica e pronta all'uso. "La prima impressione", ha osservato il procuratore,
è che l'aggressore puntasse proprio all'omicidio del capo del Governo; si sta adesso indagando,
ha aggiunto, per accertare se "abbia contatti o meno con organizzazioni terroristiche". Stando
però al canale turco del network televisivo <Cnn>, l'arma sarebbe stata priva di normali
proiettili. In giornata il leader dell'opposizione nazionalista Deniz Baykal ha sollecitato la
convocazione del Parlamento in seduta di emergenza per discutere "della crescente tensione e
dell'atmosfera di violenza". (Agi)
16.09.2005
|
RIMESSI
IN
LIBERTA' TRE OSTAGGI TURCHI
|
Appartenenti
alla compagnia <Usluel> erano stati sequestrati in Irak da un
commando appartenente al gruppo terrorista "Katibat al
Foursan". |
Sono stati rimessi in
libertà i tre ostaggi turchi rapiti a metà agosto da un gruppo armato
in Iraq che minacciava di ucciderli. Lo ha annunciato il capo della diplomazia turca Abdullah Gul.
''Sono molto contento che Metin Ceylan, Fatih Yigit e Pasa Saglam siano stati liberati'' ha detto il diplomatico turco
all'agenzia di stampa <Anadolu> a New York, dove si trova per
partecipare al vertice mondiale dell'Onu. Gul ha dichiarato che i tre ostaggi sono stati liberati
e che sono già rientrati in Turchia.
I tre uomini, autisti della compagnia turca <Usluel>, riportavano in Turchia il materiale usato per il rinnovamento
della rete elettrica irachena. La società aveva reso noto di aver smesso da un anno tutte le
attività in Irak.
Secondo un video diffuso dalla rete televisiva qatariota <Al Jazira>, un gruppo armato finora sconosciuto
"Katibat al Foursan" (Brigata dei cavalieri), aveva minacciato di uccidere i tre
uomini che, a suo dire, lavoravano per le forze americane in Irak.
La società <Usluel> aveva deciso di non svolgere più nessuna attività in
Irak subito dopo il rapimento di due suoi ingegneri nell'agosto 2004. Successivamente, i due uomini erano stati
liberati.
Decine di turchi, in maggioranza camionisti, sono stati rapiti da gruppi armati e liberatisolo
dopo che i loro datori di lavoro si erano impegnati a mettere fine alla loro
attività in Iraq. Gli imprenditori turchi sono anch'essi sovente presi
di mira da gruppi di rapitori in Irak. (Ansa-Afp)
16.09.2005
|
MISSIONE
IMPRENDITORIALE ALLO SCOPO
DI RAFFORZARE LA PRESENZA ITALIANA
|
Confindustria
guarda sempre più alla Turchia. L'occasione viene dalla visita che il
presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, farà ad Istanbul dal
23 al 25 novembre. La missione prevede tre momenti tra cui un Forum
istituzionale per la promozione degli investimenti da parte delle nostre
imprese. A chi si devono rivolgere le società interessate. |
 Confindustria va in Turchia. In occasione
della visita del Presidente della Repubblica italiana Carlo Azeglio Ciampi, la
confederazione degli imprenditori italiani sarà a Istanbul dal 23 al 25
novembre prossimo, in una missione organizzata insieme all'Istituto per il
Commercio Estero (Ice) ed Abi, allo scopo di rafforzare ulteriormente la
presenza italiana in Turchia. La missione prevede tre momenti: un Forum
istituzionale presso l'hotel Kempiski con la partecipazione del Presidente Ciampi per la promozione
degli investimenti italiani in Turchia, incontri bilaterali fra imprese italiane
e turche, visite a zone economiche speciali ed aree industriali.
I settori, individuati sulla base delle opportunità più promettenti offerte
dall'economica turca, sono: agro-industria e packaging, componentistica auto e
macchine lavorazione metallo, elettronica e sistemi di sicurezza, ambiente,
arredamento, logistica ed engineering, tessile-abbigliamento, cuoio ed
accessori, turismo.
Le imprese interessate a partecipare agli incontri bilaterali possono richiedere
la scheda di adesione agli uffici dell'Associazione entro il 30 settembre 2005.
In previsione della missione, si è svolto ci sarà un seminario tecnico settoriale a Milano
con esperti turchi di vari settori.
"L'obiettivo - rivela una nota di Confindustria - è quello
di fornire alle imprese partecipanti informazioni dettagliate sul mercato turco,
favorire l'avvio di contatti con controparti turche già prima della partenza e
permettere, in questo modo, di avere incontri più operativi durante la sessione
di business previsti nel corso della missione di novembre".
A disposizione delle imprese italiane interessate è a disposizione la lista
degli esperti turchi partecipanti e la scheda di adesione ai seminari tecnici
settoriali. (News ItaliaPress)
16.09.2005
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LA TURCHIA PER L'ITALIA POTREBBE
ESSERE UNA SORTA DI CINA EUROPEA
|
A
pensarla così il direttore dell'Ice di Istanbul, Roberto Luongo, in quale
ha confermato il trend positivo delle nostre esportazioni verso questo
Paese dove esiste la capacità imprenditoriale di rispondere al mercato.
Un interscambio complessivo di 159.9 miliardi di dollari. I grandi gruppi
che hanno investito in questi anni. |
Gli ultimi dati dell'Istituto di Commercio
Estero a Istanbul confermano il trend positivo delle nostre esportazioni verso
la Turchia. Nella classifica dei principali Paesi fornitori, l'Italia resta
salda al terzo posto con 4.2 miliardi di dollari (+ 6,2 per cento), posizionata
dopo la Russia con 6.8 miliardi (+ 48,8 per cento), secondo posto, e la
Germania, al primo posto, partner storico della Turchia, con 7.1 miliardi di
dollari (+6.7 per cento). L'elenco prosegue con la Cina con 3.4 miliardi di
dollari (+ 51,33). I dati in questione si riferiscono al gennaio-luglio 2005. In
questo spazio di tempo le importazioni della Turchia hanno raggiunto
complessivamente 64 miliardi di dollari (pari ad un aumento del 19 per cento
rispetto all'analogo periodo dello scorso anno mentre le esportazioni a 40.5
miliardi di dollari. I settori principali dell'import riguardano il petrolio e
il gas, seguiti dai beni di investimento (macchinari) e da quelli intermedi
componenti, chimica).
Secondo i numeri dell'Istituto di Statistica turco ed elaborati dall'Ice,
prosegue dunque senza sosta il percorso positivo del commercio italiano in
Turchia. Attualmente sono circa 300 le imprese che hanno deciso di fare
investimenti, ed è un numero che si è realmente triplicato negli ultimi anni a
testimonianza di una tendenza positiva che non è stata soffocata dalla crisi
economica e finanziaria del 2001. "In Turchia esiste la capacità
imprenditoriale di rispondere al mercato. C'è una gran duttilità. La Turchia
per l'Italia potrebbe essere una sorta di 'Cina' europea: il costo del lavoro è
basso (un salario medio si aggira attorno ai 300 euro), le possibilità di
sviluppo sono alte, le tutele normative buone. Qui non c'è bisogno di ricorrere
al socio straniero" ha spiegato Roberto Luongo, direttore dell'Istituto di
Commercio Estero a Istanbul il quale ha sottolineato che investire per produrre
in loco "vuol dire avere di riflesso una posizione privilegiata nelle
esportazioni nei paesi limitrofi quali la Bulgaria, il Kazakhstan,
l'Azerbaigian". L'attenzione dell'imprenditoria italiana nei confronti
della Turchia è segnata anche dalla prossima visita del presidente di
Confindustria, Luca Montezemolo, e del presidente della Repubblica, Carlo Azeglio
Ciampi il prossimo novembre. "La Turchia, tra l'altro, si appresta a
ridurre le tasse sulle società di 2-3 punti per invogliare gli investimenti
stranieri. L'Italia deve saper cogliere quest'opportunità" ha aggiunto
Luongo.
Il mercato turco è in forte crescita e il Paese in vista del cammino verso
Bruxelles è impegnato ad una serie di riforme strutturali che ne stanno
consolidando la stabilità e ampliando le opportunità per gli stranieri. Il
grado di apertura al commercio internazionale è elevato avendo un sistema
produttivo trainato dalle esportazioni. Nel 2004 l'interscambio complessivo ha
raggiunto i 159.9 miliardi di dollari (62.7 miliardi di esportazioni e 97.1
miliardi di importazioni) con un aumento del 37 per cento rispetto all'anno
precedente.
I grandi gruppi italiani che hanno investito in questi anni hanno acquisito una
posizione di rilievo nei settori bancario, dell'auto, delle telecomunicazioni e
degli elettrodomestici. Il programma di privatizzazioni portato avanti da Ankara
include il settore delle raffinerie e proprio domani verrà reso noto chi si è
aggiudicato il 51 per cento delle azioni della raffineria <Tupras>, una delle più
importanti. In corsa, assieme ai colossi <Shell>, <ExxonMobil>, <Texaco>. Anche
l'<Eni>
è in corsa. Secondo il Governo turco il valore complessivo della
privatizzazione si aggira attorno ai 5.3 miliardi di dollari. (ApCom)
16.09.2005
|
TERMINAL DI SMISTAMENTO
|
E'
quello che dovrà diventare, secondo le intenzioni del premier turco Recep
Tayyip Erdogan, il centro di Ceyhan. |
Intervenendo
al 31mo Foro Ambrosetti tenutosi in Italia, il Primo Ministro turco Recep Tayyip
Erdogan ha affermato che la Turchia intende sfruttare la sua strategica
posizione geografica per divenire un ponte tra i bacini di produzione ed i
mercati di destinazione finale degli idrocarburi. Erdogan ha aggiunto che la
Turchia intende fare di Ceyhan un terminal di smistamento di prodotti
energetici: una volta pienamente operativo l'oleodotto Baku-Tiblisi-Ceyhan, un
barile su 16 arriverà sui mercati internazionali attraverso la Turchia ed ha
concluso annunciando che la Turchia conduce ormai da qualche tempo ricerche
sull'energia alternativa e intende costruire tre impianti di energia nucleare
entro il 2015 creando una capacit° di 4.500MW. (fonte Ambasciata
d'Italia ad Ankara)
16.09.2005
|
NOTIZIE
IN BREVE
|
Raggiunto
un accordo per le carte Sim ---Trattative concluse per <Garanti>. |
La <Turkcell> e le
compagnie iraniane del consorzio <Irancell> hanno recentemente raggiunto
un accordo per la distribuzione di carte Sim internazionali. La <Turkcell>,
che è il maggior azionista dell'<Irancell>, ha visto soddisfatte le sue
condizioni in merito alla licenza e ad altri dettagli tecnici che la
contrapponevano alle altre aziende del consorzio.
_____________
Si sono recentemente
concluse le trattative tra la <Capital Corporation>, sussidiaria della
<General Electrics>, ed il Gruppo <Doğus> per la vendita di una
quota azionaria pari al 25.5% del 55.96% del capitale della Garanti Bank
detenuta da quest'ultimo. Il gruppo detiene in tutto il 55.96% della <Garanti>,
uno tra i principali istituti di credito della Turchia il cui valore è stimato
in $6.1miliardi. (Amb. d'Ita)
16.09.2005
|
BOSNIA-ERZEGOVINA: I
PROGETTI PER IL CORRIDOIO 5 C
|
Saranno
presentati ad Ankara, durante la visita del presidente del Consiglio di
Sarajevo, a
due società: la turca <Enca> e l'americana <Bethel Civil
Corporation>. Entrambe sono interessate ai lavori che dovrebbero essere
completati nell'arco di 4-5 anni. La posizione dell'italiana <Lotti
& Associati. La conferenza del 17 novembre. |
Il presidente
del Consiglio dei Ministri di Bosnia Erzegovina, durante una visita ufficiale in
Turchia, ha presentato a due società - la turca <Enka> e l' americana
<Behtel Civil Corporation> - il progetto del <corridoio 5C> e le ha
invitate a Sarajevo per il 17 novembre, data in cui si svolgerà la conferenza
di presentazione, ai potenziali investitori, dell' intero progetto sulla
costruzione del <corridorio 5C>. Il premier ha sottolineato che la
costruzione non deve necessariamente essere finanziata con la formula della
concessione autostradale, ma anche attraverso risorse interne e prestiti
commerciali, con rientro del capitale a 10 -15 anni. Alcune analisi indicano che
la BiH potrà assicurare con risorse interne metà del costo totale (che si
presume si aggiri sui 2.2 miliardi di euro). Sia <Enka> che <Behtel>
sono interessate al corridoio: lo considerano un ottimo progetto e a breve
esprimeranno il loro parere sulle modalità di realizzazione. Comunque le due
società sarebbero pronte a costruire l' intero corridoio nell' arco di 4-5
anni. Si rammenta che la società italiana <Lotti & Associati> ha
vinto la gara per la progettazione del tratto Sarajevo - Mostar, il più
impegnativo in territorio bosniaco per difficoltà di percorso, per la
costruzione di una galleria di svariati chilometri. (Ice
Sarajevo)
16.09.2005
|
IN
CRESCITA IL PRODOTTO INTERNO LORDO
|
Secondo
l'Istituto di Statistica turco registrato nei primi sei mesi di questo anno un
aumento del 4.5%. Se l'obiettivo (5%) del Governo di Ankara non è stato
ancora raggiunto per l'aumento del petrolio, può esserlo a breve tempo.
Una politica di rioccupazione che potrebbe dare i suoi frutti. Andamento
positivo dell'industria (4.3%). |
Lo State
Institute of Statistics (Sis), ha comunicato che il Prodotto Interno
Lordo della Turchia nei primi sei mesi del 2005, è cresciuto del 4.5%.
Il dato - secondo i commentatori e gli analisti locali - mostra che
per ora, l'obiettivo di crescita economica stabilito dal Governo non
è stato centrato, ma le autorità locali - attraverso il vice Primo
Ministro Abdullah Sener - fanno sapere che l'obiettivo di crescita
del 5% è certamente ancora raggiungibile e che l'andamento del
costo del petrolio ha contribuito negativamente ad un ulteriore
miglioramento delle performance economiche turche. Inoltre
Sener ha sottolineato che negli ultimi tre anni il Pil turco è
cresciuto ad una cifra record totale del 24.5%, una percentuale fra
le più alte al mondo. Il vice Primo Ministro ha anche evidenziato
che l'elevato tasso di disoccupazione del Paese è fortemente
contrastato dal Governo attraverso politiche di rioccupazione
(formazione professionale ecc.) che hanno consentito ad oltre mezzo
milione di turchi di reinserirsi nel circuito produttivo. Il settore
che ha maggiormente contribuito alla crescita del Pil è stato
quello delle costruzioni che nel primo semestre dell'anno in corso
è cresciuto del 19.4%. L'industria ha mostrato un andamento
positivo del 4.3%. Il deficit delle partite correnti della bilancia
dei pagamenti ha invece raggiunto nei primi sette mesi dell'anno in
corso, la cifra record di 15 miliardi di dollari. Gli investimenti
dall'estero - sempre nei primi 7 mesi - sono stati pari a 2.6
miliardi di dollari di cui 728 milioni di dollari (28% del totale)
solo in campo immobiliare. (Ice Istanbul)
16.09.2005
|
UNA FIERA (IZMIR)
DA SEMPRE ALL'AVANGUARDIA
|
La
manifestazione, vero e proprio simbolo permanente della città egea, ha
aperto le sue porte per la 74ma volta con una cerimonia <lavish>
alla presenza del ministro dell'Industria ed delle delegazioni di 36
Paesi. |
The Izmir International Fair (IIF), a
permanent symbol of Izmir, opened its gates to visitors for the 74th time
with a lavish ceremony in Lozan Square attended by Trade and Industry Minister
Ali Coskun as well as delegations and ministers from 36 countries.
The Iff is the first and only fair in Turkey to be registered with the Global
Association of the Exhibition Industry (Ufi), and is expected to be a shot in
the arm to the local economy.
This year's honorary guest country at the fair is Tunisia, represented by its
industry minister, its commercial commission and dance groups. A new aspect of
the IIF starting this year is the honorary city concept. Ever year a city will be
designated an honorary city, with this year's honors going to Mardin.
The IIF runs through Sept. 18 with the participation of 61 countries represented
by 1,111 firms, 310 of them being foreign-based. Coskun emphasized the
importance of the fair, saying the Iif was a permanent institution going back to
the establishment of the republic. He said the world has become one global
market, which adds to the significance of the fair.
Pointing out that the fair is a commercial bridge connecting Europe to Asia and
the West to Islam, Coskun said Iff participants would get the chance to set up
new commercial ties with each other. "Thirty-six countries sent delegations,
22 of which sent a ministers or deputy minister. With this opportunity we
will improve our relations. The world is globalized, but globalization also
makes competition more difficult. Fairs play a great role in creating
competitive conditions." (Turkish Daily News)
16.09.2005 |
TUPRAS: L'ENI
NON SFONDA
|
Il
51% della raffineria petrolifera è andato infatti al gruppo
anglo-olandese <Schell> che, in consorzio con la <Koc
Holding>, ha dato scatto matto agli altri 8 pretendenti a
suon di rilanci nel corso di un'asta tenutasi presso la casa di
Sotheby di Istanbul. |
Nulla
di fatto per l'<Eni> (Milano: ENI.MI
- notizie) in
Turchia. Il 51% del capitale sociale del raffinatore turco <Tupras>
è andato al gruppo anglo-olandese <Shell> che in consorzio
con la <Koc Holding< ha dato scacco matto agli altri 8
pretendenti a suon di rilanci nel corso dell'asta tenutasi
presso la casa d'aste di Sotheby a Istanbul e trasmessa in diretta
tv dalla <Ntv< e dalla <Cnn Turkey>. Il prezzo finale
pagato è stato di 4.14 miliardi di dollari contro una base d'asta
decisamente inferiore posta a 1.5 miliardi. Nella fase finale
dell'asta si sono affrontate a colpi di offerte plurimiliardarie il
consorzio <Oil-Calik Energy>, la vincente <Koc-Shell> e
la <Oyak>. Le altre 6 pretendenti erano state eliminate in
precedenza. Proprio all'inizio è uscita di scena l'italiana <Eni>,
che come la joint venture <Pkn Orlen-Zorlu> e
l'ungherese <Mol> aveva presentato offerte tra 2-2.8 miliardi
di dollari. Secondo gli analisti il prezzo pagato - che andrà nelle
casse del Governo turco - è eccessivo visto che l'intera società
capitalizza 3.2 miliardi di dollari circa, rappresentando quasi il
doppio rispetto alla valutazione del mercato in base alla chiusura
del titolo alla vigilia. La società turca rappresenta il 100% della
capacità di raffinazione del Paese, pari a oltre 27 milioni di
tonnellate l'anno. (Finanza.com)
16.09.2005
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IN FORTE
SALITA IL PREZZO DELL'OLIO DI OLIVA
|
La
causa va ricercata nelle avverse condizioni atmosferiche. Le ripercussioni
si fanno avvertire in quasi tutti i Paesi, Turchia compresa. |
The
drought break affecting the world's largest olive oil producer in
Spain has increased olive oil prices. Upon this development, the
olives, which were allocated for pickling, were transferred to
factories to be turned into oil in Turkey. Producers expect that the
price increase will continue.
Olive oil prices have risen by 45 percent in New Turkish Lira (YTL)
terms and by 35 percent in US dollar terms.
The export price of one ton of refined olive oil increased to 3,100
euros, which was 2,900-3,000 euros in early August. For future sales
in January 2006, contracts are being made for 3,250 euros.
Olive oil prices are currently expected to exceed 4,000 euros early
next year and it is anticipated that the drought in Spain will
negatively affect worldwide olive oil production.
Sector experts inform that Spain's harvest of 1.5 million tons was
850,000 tons last year and it is expected to be 600,000 tones in the
up coming season.
Emphasizing that Spain has a good-functioning stock system thanks to
cooperatives, experts say that most of the olive oil supply held in
the stock has to a great extent been consumed, so there will be a
shortage in the olive oil supply.
Spain, which is the world leader in olive oil production is followed
by Italy, Greece and Turkey. To produce one liter of olive oil, it
takes four to five kilograms of olives. Turkey expects a 80-90
thousand ton olive harvest next year. (Zaman)
16.09.2005
|
BANCHE IN BUONA
SALUTE
| Aumento
totale degli asset in Turchia del 36 per cento per un valore
di 253 miliardi di dollari. |
Il settore
bancario in Turchia si é notevolmente rafforzato nel 2004, con un
aumento totale degli asset del 36 per cento, per un valore totale di
253 miliardi di dollari e una crescita del 75 per cento dei profitti
(+4,2 miliardi di dollari) nei primi sei mesi del 2005.
E' quanto emerge dal Rapporto sul "Sistema Bancario turco del
giugno 2005" elaborato dall'Unione delle banche turche. (denaro.it)
16.09.2005
|
LO SCIVOLONE
NELL'INDICE DI SVILUPPO
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Inaspettatamente
la Turchia è passata dall'88mo posto in cui era nel 2004 al
novantaquattresimo andando sotto Paesi come la Giordania e la Tunisia. |
Turkey has dropped to 94th place
among 177 nations on the United Nations Development Program's (Undp) Human
Development Index this year, down from 88th in 2004, falling behind countries
like Jordan and Tunisia, which had been lower in the rankings than Turkey last
year.
The United Nations Development Program presented its 2005 World Human
Development report to heads of state and government one week before they meet in
New York for a crucial U.N. summit to review progress towards the
Millennium Development Goals (MDGs).
The report shows that while there has been substantial overall progress globally,
many individual countries are actually falling further behind. Globally, Norway
tops the Index, while Niger is last.
The report calls for swift and dramatic changes in global aid, trade and
security policies to fulfill the promises made by the international community
when world leaders gathered here to address these problems five years ago.
"The world has the knowledge, resources and technology to end extreme poverty,
but time is running out," said Undp head Kemal Derviþ.
Derviþ also said the MDGs have laid concrete steps for wiping out poverty.
Although there have been some developments in MDGs, progress was lacking in some
areas, the UNDP official said.
Turkey's rank in the Human Development Index, which measures achievements in
terms of life expectancy, educational attainment and adjusted real income, fell
as the country failed to make improvements in these areas, the UNDP said.
"Turkey suffers from the challenges, which some of the most highly visible
globalization 'success stories' -- such as China and India -- have started
to address. It is failing to convert wealth creation and rising incomes into
addressing rapid improvement in areas like life expectancy or literacy levels.
And this keeps Turkey among the countries where there is medium human
development. This year Turkey ranks 94th among 177 countries," a UNDP
statement said.
"Although its rank seems to have fallen from last year's ranking of 88, the
two years' figures are not directly comparable for technical reasons. One of
these reasons is the fact that this year more updated data was used globally in
the calculation of life expectancy; the new assessments of the impact of Hiv/Aids were incorporated in the latest data," the UNDP said.
Although Turkey's overall rank is 94th, the country ranks below that level in
some areas and above in others.
According to the Undp report, life expectancy in Turkey is 68.7 years, which
places Turkey 100 out of 177 countries in this regard. In school enrollment,
Turkey is ranked 111th with only 68 percent of the population enrolled in
schools. Gross domestic product (GDP) per capita is $6,772 dollars, which takes
Turkey to 75th on the list. On poverty, Turkey ranks 19th among 103 developing
countries. On gender empowerment Turkey ranks 76th among 140 countries with a
4.4 percent of parliamentary seats held by women, 30 percent of professional and
technical jobs taken by women and 6 percent of administrative and managerial
posts occupied by women.
The UNDP's composite Human Development Index includes different dimensions of
human development, not only income, as a representation of human well-being.
"In fact, the Human Development Report 2005, in which the index has been
published, argues that development is ultimately 'a process of enlarging
people's choices,' not just raising national incomes," the UNDP statement
said.
Over the last decade, human development has been increasing across most
developing regions, though at variable rates and with the exception of
sub-Saharan Africa. "Amid the overall progress, however, some countries
suffered unprecedented reversals. According to the 2005 Human Development Index,
18 countries with a combined population of 460 million registered lower scores
on the Human Development Index than in 1990. Some 13 of the countries with
reversals are in sub-Saharan Africa and 5 of them in the former Soviet Union,"
the report said.
The report was delivered to world leaders in preparation for the 2005 world
summit, which will be the largest-ever gathering of heads of state and
government. The summit will be assessing progress and recommending further
action toward achieving the MDGs, which originated in the Millennium Declaration,
unanimously adopted by world leaders at the Millennium Summit at the United
Nations in 2000. The MDGs include pledges to halve extreme poverty, reduce
child deaths by two-thirds and achieve universal primary education by 2015.
The report says that under current trends the promises of the Millennium
Declaration will not be kept.
The Undp listed the human development record of the 1990s:
Progress:
- 130 million people lifted out of
extreme poverty- 2 million fewer child deaths a year - 30 million more children
in school - 1.2 billion people gained access to clean water
Downside:
- 2.5 billion still live on less
than $2 a day; poverty reduction slowed in the 1990s - 10 million preventable
child deaths every year - 115 million children still out of school - More than 1 billion
people still have no access to safe water; 2.6 billion lack access to
sanitations. (Turkish Daily News)
16.09.2005
|
LA STAGIONE DEL
VINO
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Preparato
dai siriani che vivono nel distretto di Midyat, ha una grossa domanda sia al suo interno che all'estero. |
Assyrians living in Mardin's Midyat
district have started to prepare their annual vintage wine, for which there
is a huge demand at home and abroad.
The villagers are expecting to produce nearly 20 tons of red wine, with most of
it destined for export.
Family business:
Yusuf Uluýþýk, 55, has been making wine since he was 14 and says that a few
years ago they were producing wine for their own consumption. "I'll make five
tons of wine this year. Last year we produced one ton. We're getting orders
already, and I'll make the wine with my 80-year-old mother Peyruze Uluýþýk.
People love our wine because of its good taste."
Uluýþýk added that it is possible to produce one ton of wine from
one-and-a-half tons of quality grapes while lower quality grapes produce 1 ton
from two-and-half tons of grapes. (Turkish Daily News)
16.09.2005
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SUONERIE:
SCOPPIATO IL BOOM DELLE VENDITE
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Mercato
in forte espansione in Turchia per questo tipo di telefonia. Nel 2006
verranno concesse anche le prime licenze Umts. |
In Turchia è
scoppiato il business delle suonerie e dei loghi per telefonini. A
tre anni dal primo accordo tra <Turkcell< e <Logizmo>,
provider del settore, le vendite di suonerie, loghi e d altri
contenuti per telefonini, hanno raggiunto quota 250 milioni di
dollari nel solo ano 2004.
Il dato è ancor più rilevante se si considera che in Turchia è
altissimo il numero di siti illegali che offrono contenuti
multimediali a basso costo o solo al prezzo di una semplice
iscrizione.
Il mercato è in forte espansione. si è passati infatti da un
operatorre che dal 202 ofriva servizi multimediali ai 195 attuali. E
le aspettative di crescita sono altissime. Mel 2006 anche in Turchia
verranno concesse le prime licenze Umts. (ITnews)
16.09.2005
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ISTRUZIONE?
POCA
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Italia,
Francia, Messico, Repubblica Slovacca e Turchia sono i Paesi che hanno
più del 10% dei giovani tra i 15 e i 19 anni a basso livello. |
In Italia,
Francia, Messico, Repubblica Slovacca e Turchia più del 10% dei
giovani tra 15 e 19 anni hanno un basso livello di istruzione. Gli
stessi non sono ne' attivi nel settore lavorativo ne' frequentano
corsi scolastici, secondo quanto emerge dal rapporto annuale
sull'istruzione dell'Ocse che definisce il dato 'preoccupante' in un
contesto in cui invece non solo si richiede un'alta qualificazione
scolastica iniziale ma anche un aggiornamento costante. (Ansa)
16.09.2005
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IN MOVIMENTO I
ROM DELLA TURCHIA
|
La comunità
mostra segnali
di una sempre maggiore consapevolezza della propria cultura e
dei propri diritti, attraverso la creazione di organizzazioni
e gruppi di interesse. Un movimento che i ricercatori
paragonano a quanto avvenuto in altri Paesi europei negli anni
'70.
|
Ancora non
ha neppure un telefono o un computer, ma la Fondazione Rom di
Sostegno, Cultura, Educazione e Aiuto, appena fondata a Muratli, una
piccola città a circa 100 chilometri ad ovest di Istanbul, è già
aperta e operativa. Ovvero è aperta quando Yasar Atessacan,
presidente della Fondazione, può permettersi di sottrarre del tempo
al lavoro nei campi intorno alla città.
Atessacan e un piccolo gruppo di altri Rom di Muratli hanno
inaugurato la nuova organizzazione due mesi fa, racimolando il
denaro necessario per affittare e rinnovare un piccolo ufficio di
una sola stanza, un ex negozio con vetrina, raccogliendo i
contributi dalle loro scarse entrate. Il quarantanovenne Atessacan,
un uomo nerboruto con baffi sale e pepe, racconta che lui e gli
altri hanno perfino diminuito il fumo, destinando il denaro
risparmiato in sigarette proprio alla loro nuova impresa. Molti
degli uomini Rom della città, incluso Atessacan, guadagnano magri
salari come lavoratori agricoli, stivando le balle di fieno sui
camion.
Benché la Fondazione sia appena nata, Atessacan spera che possa
diventare un riferimento per la difesa dei diritti dei Rom che
vivono a Muratli. "Abbiamo famiglie che a malapena possono
permettersi di mandare i bambini a scuola", dice. "Abbiamo
molti giovani senza lavoro. Abbiamo bisogno di alloggi - spesso
due o tre famiglie si dividono la stessa piccola casa".
Gli operatori delle organizzazioni per i diritti dei Rom in Turchia
dicono che la neonata Fondazione di Muratli è solo un esempio di
una consapevolezza emergente tra la popolazione Rom del Paese. Nel
corso degli ultimi due anni, organizzazioni di difesa legale guidate
da Rom hanno aperto in cinque città turche, mentre altre cinque
sono in corso di fondazione. Dopo decenni vissuti al margine della
società turca, sembra che qualcosa stia cambiando.
"Io penso che qui stia accadendo qualcosa, come nell'Europa
degli anni '70", quando il movimento per i diritti dei Rom
iniziò per la prima volta a svilupparsi", dice il ricercatore
Elin Strand Marsh, che insegna Studi Rom all'Università Bilgi di
Istanbul. "Si ha l'impressione che ora qualcosa potrebbe
prendere l'avvio in Turchia".
Ci sono ufficialmente circa 500.000 Rom in Turchia. Ma gli attivisti
della comunità dicono che questa cifra si basa su un censimento
superato. Essi sostengono che il reale numero di Rom in Turchia si
avvicina ai 2 milioni. Strand Marsh ed altri rimarcano che anche se
i Rom in Turchia non si trovano ad affrontare lo stesso tipo di
pregiudizio, profondamente radicato, che i Rom fronteggiano in altre
parti d'Europa, la discriminazione tuttavia persiste. Leggi che
risalgono agli anni '30 permettono al governo turco di rifiutare la
cittadinanza ad alcuni Rom, e danno alla polizia l'autorità di
sorvegliare "gli zingari che non hanno un lavoro stabile".
Nurcan Kaya, un avvocato del Centro di Ricerca Legale per i Diritti
Umani presso l'Università di Bilgi, dice che i Rom turchi si
trovano a fronteggiare continui problemi nell'accesso
all'istruzione, all'assistenza sanitaria ed agli alloggi. Per
esempio a Edirne - una città della regione della Tracia, nella
Turchia occidentale, che ospita una vasta popolazione Rom - le
scuole nei quartieri a maggioranza Rom vengono trascurate, mentre le
autorità locali permettono ai genitori di studenti non Rom di
trasferire i loro figli in scuole di altri circondari. Ad Istanbul,
nel frattempo, un progetto comunale di edilizia residenziale
costruito pochi anni fa in un quartiere Rom è stato circondato da
un muro alto due metri, che separa gli abitanti dai loro vicini non
Rom. Eppure perfino questo ha costituito un miglioramento rispetto a
molti dei quartieri Rom di Istanbul e di altre città, che sono
spesso pieni di case in rovina e di baracche cadenti, costruite con
materiali trovati in discarica.
Atessacan, di Muratli, dice che la discriminazione verso i Rom
nell'impiego lavorativo è comune nella sua città, i cui campi di
fieno e di girasoli stanno lentamente cedendo il passo alle
fabbriche tessili. "Abbiamo dei giovani che vanno a chiedere
lavoro alle fabbriche e vengono respinti a causa della loro
appartenenza etnica", dice. "Ciò che resta è il lavoro
stagionale, lavorare per un mese e mezzo nell'agricoltura. Non c'è
previdenza sociale con un lavoro simile".
Anche se l'apparire di queste nuove organizzazioni Rom rappresenta
un importante cambiamento, gli operatori nel campo dei diritti dei
Rom avvertono che i gruppi si trovano di fronte ostacoli
significativi. "Le necessità sono tante. Anche se si
organizzano, non sanno come si gestisce una Ong [organizzazione non
governativa], come raccogliere fondi", dice Ana Oprisan, una
coordinatrice di progetto per l'organizzazione turca di aiuti
International Blue Crescent, che sta lavorando con la comunità Rom.
"C'è un bisogno concreto di costruire le capacità".
Un nuovo progetto, un programma di formazione sui diritti umani a
Edirne, mira a colmare le attuali lacune. Il programma -
sviluppato congiuntamente dall'ONG turca Helsinki Citizens' Assembly,
dalla Università Bilgi e dal Centro Europeo per i Diritti dei Rom,
di Budapest, - offrirà dei corsi nei quartieri sui concetti base
dei diritti umani. Anche Edcinkay, una locale organizzazione per i
diritti dei Rom, che esiste da un anno, parteciperà al progetto.
"Negli ultimi anni si è visto in generale un progresso per
quanto riguarda i diritti della minoranze in Turchia. Abbiamo potuto
vedere immensi progressi in termini di diritti e in termini di
discussione, ma i Rom non sono stati parte di questo
progresso", dice Sinan Gokcen della Helsinki Citizens' Assembly.
"[I Rom] non hanno rappresentanti che li difendano in questo
Paese", aggiunge. Erdinc Cekic, presidente di Edcinkay, dice
che questo è precisamente il motivo per cui la sua organizzazione
è stata fondata. "Sappiamo che il problema degli zingari è in
corso di discussione [nell'Unione Europea, di cui la Turchia spera
di diventare membro], perciò sappiamo che è un tema
importante", ha detto Cekic, un piccolo imprenditore che si
occupava anche di politica a livello municipale prima di impegnarsi
in Edcinkay.
Cekic è cresciuto in uno dei quartieri Rom di Edirne, ma
dell'identità familiare a casa non si parlava mai. I suoi genitori
proibirono perfino di parlare romanes in casa. "La ragione per
cui ho sentito l'esigenza di riaffermare la mia identità è stata
politica", ha detto Cekic, che ha la corporatura di un orso e
la faccia di un bambino, durante un'intervista nell'ufficio di
Edcinkay a Edirne. "I politici sono sempre venuti nei quartieri
zingari a fare promesse che poi non mantenevano, parlando con noi in
modo umiliante, usando un linguaggio che non avrebbero mai usato
altrove. Questo mi ha spinto a lavorare per la mia comunità".
Il gruppo di Cekic è sempre stato impegnato. Ha ospitato un
simposio sui Rom all'inizio di maggio e ha incominciato a prendere
contatti con politici locali e altre ONG turche. Cekic dice che
l'organizzazione ha anche incominciato a dare borse di studio a
giovani studenti promettenti.
"Uno degli scopi principali della nostra fondazione è quello
di formare, di avere 10 zingari avvocati, 10 zingari dottori, 10
zingari giudici", dice. "Allora riusciremo a cambiare
quello che la gente pensa. Allora avremo successo... La prima cosa
che c'è da fare è cancellare tutti i pregiudizi che la gente ha
quando sente la parola 'zingaro'". (Ygal Schleifer-Eusasiat/Osservatoriobalcani/Org/artiche/articheview/4593/1/51/)
16.09.2005
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TRANSITI TRA
SPAZIO E TEMPO
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Il
6 ottobre prossimo si aprirà presso il Centro Trevi a Bolzano
il progetto "Verso nuove culture" questa volta
dedicato alla Turchia. Una storia da raccontare e da studiare.
|
Si
aprirà con un omaggio floreale il prossimo evento del progetto
"Verso nuove culture", dedicato questa volta alla Turchia: in
occasione dell'inaugurazione i presenti riceveranno un bulbo di
tulipano, per ricordare che proprio da questo paese arrivò in
Europa il fiore che per gli orientali è il simbolo della
dichiarazione d'amore, tutt'ora amatissimo dai turchi.
L'appuntamento
con "Transiti tra spazio e tempo: Turchia" è per giovedì 6
ottobre 2005 alle ore 18.00 al Centro Trevi di via Cappuccini 28 a
Bolzano. La manifestazione, organizzata dall'Ufficio Cultura
dell'Assessorato alla Cultura italiana della Provincia di Bolzano,
proseguirà fino al 16 ottobre con orario 10.00-18.00, giovedì
10.00-20.00.
La
Turchia vanta una storia antichissima, in cui la presenza turca
rappresenta solo la parentesi più recente, che conta "appena"
qualche secolo.
E'
in Anatolia, a Çatalhöyük,
che sono stati ritrovati i più antichi resti di insediamenti di
carattere urbano.
E
poi gli Ittiti, gli Assiri, i Greci in Asia Minore (e l'epica
decennale lotta attorno alla città di Troia cantata da Omero, forse
"turco" anche lui, della città di Izmir, l'antica Smirne).
Leggendari
personaggi come re Mida, Creso di Lidia,
Alessandro Magno. Poi l'ellenismo, l'arrivo dei romani e
Bisanzio che diviene Costantinopoli, capitale dell'Impero Romano
d'Oriente.
Nel
1453 questa grande città passerà agli Ottomani ed il loro impero
durerà tra luci ed ombre sino alla Prima guerra mondiale.
Per
avvicinare i visitatori a questo paese orientale ed insieme europeo,
ponte tra culture, è stato pensato un itinerario per immagini a
cura di Gianclaudio Macchiarella, Università Ca' Foscari di
Venezia, intitolato "Un Oriente più vicino" che attraverso
testi, foto e riproduzioni indagherà i rapporti artistici e
culturali tra Turchia, Italia ed Europa. Una postazione multimediale
riprenderà ampliandoli con maggiori informazioni i temi affrontati
nelle tre sezioni in cui si articola l'itinerario.
D'alto
livello gli incontri di approfondimento che permetteranno di gettare
uno sguardo sulla lunga e complessa storia di questa area geografica
e l'ascolto guidato dedicato alla musica sufi.
Il
titolo "Transiti tra spazio e tempo. Turchia" suggerisce la
contiguità con lo spazio centroasiatico,
protagonista assieme al Pakistan della manifestazione
precedente, tenutasi nei primi mesi dell'anno.
Una
scelta d'obbligo quella della Turchia, in vista di un suo
possibile ingresso nell'UE, e in considerazione che il 2005 è
stato proclamato anno del Mediterraneo.
"Verso
nuove culture" è curato dal prof. Mario Nordio dell'Università
di Venezia Ca' Foscari e ha ricevuto sin dagli esordi il
patrocinio della Commissione Europea.
Iniziativa
d'ampio respiro, vuole far conoscere i popoli "altri"
attraverso le loro espressioni culturali e artistiche in primo
luogo, presentando in particolare quanto di comune hanno con la
nostra civiltà, nella convinzione che la conoscenza sia il primo
passo verso la comprensione e l'accettazione.
Alle
manifestazioni organizzate nell'ambito del progetto hanno
finora partecipato artisti, esperti ed accademici di 12 nazionalità.
Info:
Ufficio
cultura, tel. 0471 411230 oppure Marina Mascher 347 0173171
versonuoveculture@provincia.bz.i
www.provincia.bz.it/cultura/versonuoveculture
Provincia
Autonoma di Bolzano-Aldo Adige - Ripartizione Cultura Italiana,
Ufficio Cultura Via del Ronco 2 - 39100 Bolzano
Dott.ssa Laura Kob, tel. 0471-411236, e e-mail: laura.kpb@provincia.bz.it
- Ufficio cultura, tel. 0471-411230
Contatto per i media: Marina Mascher tel. 347-0173171
16.09.2005
|
TURCHIA,
ANIMA MIA
|
Il ministero
della Cultura e del Turismo turco ha indetto un bando di gara
concernente la strategia di promozione e di marketing (campagna
pubblicitaria 2006) per la nuova stagione turistica. I documenti necessari
e a chi devono essere indirizzati. Il 14 ottobre i termini di scadenza. |
Le
Ministère de la Culture et du Tourisme organise un appel d'offres concernant
la stratégie de promotion et de marketing destinée à être utilisée à l'étranger
dans les campagnes de promotion qui seront organisées au cours de l'année
2006.
Le document relatif aux Principes Techniques et Administratifs, le document
relatif à la Stratégie ainsi que la répartition du budget publicitaire de
l'année 2006 dans les différents pays peuvent être obtenus auprès des
Conseillers ou des Attachés du Ministère de la Culture et du Tourisme de la République
de Turquie à l'étranger.
Pour la France: Bureau de la Culture et de l'Information, Ambassade de Turquie
102, Avenue des Champs Elysées 75008 Paris;
Pour l'Espagne : Consejeria de Informacion de la Embajada de Turquia Pza.
De España, Torre de Madrid. 13-3 Madrid ;
Pour la Belgique: Conseiller de l'Information près l'Ambassade de Turquie
4, Rue Montoyer 1000 Bruxelles;
Pour l'Italie:
Ambasciata di Turchia Ufficio Cultura e Informazioni, 56 Piazza della
Repubblica, 00185 Roma.
Les soumissions
doivent être remises le 14 octobre 2005 au plus tard au Bureau de la Publicité,
auprès de la Direction Générale de la Promotion, près le Ministère de la
Culture et du Tourisme (Kültür ve Turizm Bakanlιğι, Tanιtma
Genel Müdürlüğü, Reklam Şubesi), Ismet Inönü Bulvarι No5
Kat 8 Bahçelievler/ANKARA).
Ces soumissions
peuvent également être déposées individuellement, le 14 octobre 2005 au plus
tard en vertu des délais d'acheminement postaux nécessaires pour la Turquie,
auprès des Conseillers ou des Attachés du Ministère à l'étranger.
Un
exemplaire complet de la soumission devra également être envoyé à l'adresse
du Conseiller chargé de la Culture et de la Promotion auprès de l'Ambassade
de Turquie à Paris
Bureau
de la Culture et de l'Information, Ambassade de Turquie
102, Avenue des Champs Elysées 75008 - Paris
Les soumission déposées le 14 octobre après la fin de la joirnée de
travail ne seront pas prises en compte.
16.09.2005
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MEVLANA E I DERVISCI
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Come
documentarsi leggendo un articolo di Paolo Rumiz. Una
preghiera durata cinque ore, fino all'alba. "Questo non
è Islam, è qualcosa di assai più antico", dice un
professore dell'università di Konya. Lontananze dimenticate
verso il Caucaso e l'Eufrate.
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Un flauto solitario, un
catafalco verde, folle incantate che entrano in silenzio, si
sparpagliano sui tappeti, si appartano a pregare. Sembra non ci sia
nient'altro nel santuario. Nemmeno le altre tombe in penombra, più
piccole, con sopra i turbanti dei venerabili che dormono sul fianco
destro, il viso rivolto alla Mecca. Null'altro conta per quegli
uomini e quelle donne che mormorano in piedi, con le mani aperte,
come per prendere acqua a una fonte, come gli antichi cristiani. Non
parlano con Allah ma con quella tomba verde. La cripta di Rumi,
detto Mevlana, massimo poeta dell'Islam e inventore dei dervisci
rotanti, i cercatori dell'estasi. Tra Lui e i fedeli, nessun imam.
Solo l'energia dello spirito.
E' come un faro il santuario di Mevlana, col suo tetto verde
smeraldo piantato in mezzo all'altopiano anatolico, un tronco di
cono simile a una gonna plissettata. E' venerdì, tuonano gli
altoparlanti della moschea strapiena, nella piazza accanto, ma
quella moschea è un altro mondo. Konya è la città più islamica
della Turchia, e l'Islam duro non ama né le tombe né le danze dei
dervisci. Nulla dev'esserci al di fuori di Allah. La massa
genuflessa in moschea è disturbata da quel luogo santo fuori
ordinanza. Di cosa ha paura? E io, se cerco davvero i cristiani
d'Oriente, che ci faccio, in un ventoso e rovente venerdì di
preghiera, in questo labirinto di minareti urlanti?
Tutto è cominciato per caso, due anni fa, in una piccola "tekke"
(luogo di preghiera) di Istanbul, frequentata da mistici Sufi legati
a Mevlana. Per entrarci, avevo ottenuto un viatico da Gabriel Mandel
Khan, un affascinante turco-afghano padrone di dieci lingue, grande
padre in Italia di un'importante confraternita Sufi, gli Halveti.
Quando bussai, Ibrahim Baba, un vecchio veneratissimo, m'accolse
come un figlio e disse: "Il nostro nome viene da Halva, ritiro,
perché il nostro sceicco, il capo prescelto, deve ritirarsi per 40
giorni in una stanza senza finestre, con solo un buco per ricevere
il cibo". E mi fece sedere alla turca a un tavolo rotondo, a
due passi dai maggiorenti della santa congrega.
Si mangiò in silenzio, c'erano trecento persone accovacciate sui
tappeti in diverse sale. Gente nobile, composta. Neanche l'ombra del
fanatismo di altre consorterie, come i Rufai che si bucano con gli
spilloni. Ebbi cibo salato, latte acido, un dolce al miele detto
Lokum. Dopo un'ora, lo sceicco ruppe il silenzio e parlò. "Noi
non c'entriamo con le masse che si prostrano per conformismo. Non
facciamo proseliti. Vogliamo solo svezzare la nostra anima,
all'interno di un gruppo". Ci siamo, pensai. Ecco tutti i segni
di una venerabile, esclusiva consorteria della fede.
"L'orefice batte col suo martelletto, a ogni colpo ripete il
nome di Dio. Il derviscio ruota e a ogni giro si perde in Dio. Il
suo cappello di panno è una pietra tombale: ruotando, muore. Sente
il sapore dell'altro mondo, il Nur, l'energia luminosa visibile da
tutte le creature. Poi torna tra i vivi, e allora ogni suo atto è
una celebrazione di Lui". Il capo parlò ancora: "se
ragioniamo soltanto, il nostro sarà solo un rullaggio senza
decollo. Il volo vero comincia quando si abbandona la mente. Dio è
indefinibile, si raggiunge solo col cuore. Per esempio - mi disse
con un lampo di sfida - lei provi a definire il profumo della
rosa".
Tacque, aspettando la risposta. Nella "Tekke" non volava
una mosca. Tutti si aspettavano che convenissi che la rosa era
indefinibile. Ma l'occidentale che era in me osò provarci. Dissi:
"Erba bagnata di rugiada, latte, vaniglia, scorza di pesca,
pelle di donna". Mi accorsi che l'intreprete esitava a
tradurre. Quando lo fece, tutti si guardarono. Capii che la risposta
era letta come una sfida. Così ammorbidii: "Certo, non sarà
il vero profumo della rosa. Ma il fatto di averci provato è
anch'esso una forma di preghiera". Nella confraternita passò
un'onda di sollievo. Ero uscito indenne dalla prova.
Così fui ammesso alla preghiera, che durò cinque ore, fino a notte
fonda. Ero l'unico cristiano presente. Cominciò con uomini
schierati in file diagonali, rivolti alla Mecca. L'angolo tra quella
direzione e l'asse della moschea diceva forse che l'edificio era
stato una chiesa. Partì un flauto, poi un canto, un ritmo nomade,
regolare come un metronomo, costruito attorno a una nota unica di
fondo. Lo guidava un cieco dalla voce purissima, che restava sospesa
nell'aria come un grido nel deserto. Quel cieco cantava come se
Qualcuno abitasse in lui.
A intervalli, dopo una pausa di silenzio, i trecento precipitavano
sui tappeti per la genuflessione, con un rumore di tuono. Poi una
voce solitaria lanciava un richiamo, un ordine secco, e tutti si
rialzavano. Se chiudevi gli occhi, sentivi la carovana sotto le
stelle, l'eterno ciclo dell'andare, accamparsi e ripartire.
Attaccarono i tamburi, e la preghiera mi portò lontano, nelle
steppe dell'Asia centrale. Poi la marcia accelerò, divenne respiro,
affanno, orgasmo. I trecento ondeggiavano come alghe nel mare. Il
confine tra eros e adorazione s'era rotto, come nel Cantico dei
cantici. S'erano rotti anche i confini tra fedi.
Dietro ai Sufi vidi gli Apostoli, e dietro agli Apostoli, Abramo.
Dissi questa mia impressione a uno degli Halveti, e questi rispose
che avrei dovuto andare in Anatolia, perché quella era la sorgente
di tutto: della fede dei cristiani e dell'Islam. Lì era nato il
pensiero di Mevlana e quello dei Padri della Chiesa. Citò Giovanni
Crisostomo e Basilio di Cesarea. Poi, quando gli diedi il biglietto
da visita, s'illuminò: "amico, nel suo nome c'è già la
chiave del suo viaggio. Rumi, come il nostro maestro che da
cinquecento anni ci indica la strada. E Paolo, il santo che diffuse
il cristianesimo tra i pagani. Tutti e due sono venuti da lontano, e
hanno espresso il meglio di sé a Konya. Qui in Turchia".
Quella notte, in un alberghetto sul Bosforo, mi buttai a leggere
tutto quello che avevo sui Sufi. Scoprii che si erano innestati
sulla mistica cristiana al suo apogeo, riequilibrando poi col calore
dell'estasi la freddezza dogmatica, l'algoritmo dell'Islam. Rumi
aveva portato al massimo il loro linguaggio poetico. Capii perché i
Sufi erano odiati dall'Islam ortodosso e perché la Chiesa, nei
secoli bui, aveva messo al rogo i mistici del cristianesimo.
Così eccomi a Konya, in una sera di rondini, col flauto di Mevlana
che gioca col vento anatolico, propone all'anima lontananze
dimenticate verso il Caucaso e l'Eufrate. "Ascolta il flauto di
canna quante cose narra e come triste lamenta la sua separazione; da
quando sono stato strappato dal canneto il dolce mio suono fa gemere
uomini e donne". Ritorna quanto mi disse un frate a Bari,
accanto alla tomba di San Nicola: la fede come nostalgia, il santo
che stabilisce con l'uomo un rapporto senza intermediari, il corpo
come strumento rivoluzionario di preghiera.
Donne scalze pregano ansimando rauche sui tappeti, portano alla
sincronia invocazione e respiro, arretrano senza voltarsi, le mani
aperte ai lati delle orecchie. "Serve a cacciare i demoni"
sorride Abdullah, un professore dell'università di Konya.
"Questo non è Islam, è qualcosa di assai più antico".
Intanto villaggi interi arrivano dalle montagne solo per vedere
quella tomba verde, li senti dall'odore di naftalina, dai vestiti
presi dall'armadio per l'occasione.
E' tutto così lampante: gli imam tollerano questa devozione
popolare solo perché attira turisti.
Altrimenti la spazzerebbero via. Non posso ammettere che Konya sia
quella tomba, nient'altro che quella tomba. Il vento leva turbini di
polvere, danza in cerchio come i dervisci. Sento che il viaggio si
avvicina al suo centro affascinante e terribile. L'Anatolia senza più
cristiani. La terra di Basilio, Paolo, Crisostomo e di tanti altri
santi, oggi solo una culla vuota. (Paolo Rumiz/Repubblica.it)
16.09.2005
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IL GRAN BAZAAR
A NEW YORK
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Una
stupenda manifestazione promossa dall'American Business Forum
e dalla Grande Municipalità di Istanbul nella zona della
terza Avenue. |
The American Business Forum in Turkey and
the Greater Istanbul Municipality promoted Turkey on New York's 3rd Avenue through
a "Grand Bazaar in New York" exhibit which Turkish products were
featured.
Turks took part in the annual 3rd Avenue Festival, organized for 30 years
by the Manhattan Chamber of Commerce. The lively festival attracts nearly a
million visitors every year.
Many Turkish businesses displayed products that included souvenirs, carpets
and traditional Turkish foods. Promotional videos were shown and DVDs and
brochures about Turkey were handed out.
Attendees showed great interest in Turkish bakery goods and pastries, with a
stand offering such items selling out in two hours.
'Welcome to Istanbul':
American Business Forum in Turkey project manager Sueda Sönmez said they worked
closely with the Manhattan Chamber of Commerce to present a scaled-down
Grand Bazaar to New Yorkers. "The Greater Istanbul Municipality lent us a lot
of support. We distributed 2,500 promotional DVDs on Istanbul and hung
banners saying 'Welcome to Istanbul.' We're going to make this a bigger
project in the coming years and try to get more Turkish firms to
participate."
Intercollegiate Students Union President Özgür Madak added: "Our message for
Turkish firms is: Don't hesitate to participate in the festival. We're
promoting Turkey and sending tourists to our country." (Turkish
Daily News)
16.09.2005
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L'UD (LIUTO) ALLA
CONQUISTA DEL MONDO
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Uno
degli strumenti più musicali e più importanti tra i turchi si sta trasformando in un'opera di arte moderna.
Il
nome deriva da "el-oud". E' molto difficile sia da
suonare che da fabbricare.
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One of the most
beautiful-sounding instruments for centuries, the ud (lute) is
turning into a modern work of art in the hands of talented lute
masters.
Turkish lutes have been making the rounds worldwide, from the United
States to Greece and from Germany to Saudi Arabia. This special
instrument, whose name is derived from "el-oud" -- meaning Mediterranean
aloe, or star cactus in Arabic -- is among the most
important instruments of classical Turkish music. In fact, the lute
is one of the hardest instruments to craft and play; Turkey is a
primary lute-making country and Turkish lutes are in demand
across the globe.
You can find the best
by playing it:
Speaking to an Anatolia news agency reporter, lute master Metin
Kesici said he has been creating lutes for 20 years, starting right
after he retired. Kesici said lute crafting is very difficult
and that the lute master should be very careful when working on the
body of the instrument. He said the features of a good lute depend
on who you ask, "but you can find the best simply by playing it. I
play all my lutes and try to find the best-sounding ones before I
sell them. A lute not approved by me is never delivered. Some say
there's no longer any interest in classical Turkish music. But
the number of orders we receive shows otherwise."
Kesici said there is increasing demand for lutes from abroad as well
as domestically "I have presented many lutes to students who
couldn't afford one. We export our lutes to the United States,
Greece, Germany and Saudi Arabia. At first, Turkish expats demanded
lutes, but now people who realize that Turkish lutes are the
best are also asking for them. We send out only the best-made
lutes. When you're doing your job as well as possible, people take
notice."
'Ud' in Turkish, lute
in English:
The el-oud is translated into Turkish as "ud." Europeans
came across the instrument between the 11th and 13th centuries
during the Crusades and brought it back to the European continent.
The French called the instrument "luth," the British
"lute," the Germans "laute," the Italians
"liuto" and the Spanish "alaud."
Comprising five main parts, the lute is generally made from mahogany,
walnut, African padauk, maple, plum or olive wood. One important
detail factoring in the sound quality of the lute is its plectrum,
which is made from male eagle feathers. Like all classical Turkish
music instruments, the lute is handmade. Even today, lute masters
are training their sons as new masters. Another other interesting
thing about lute making is that the lute takes the name of its
master.
There are many lute makers in the world, but Turkish lute masters
are without peer. Maintenance and protection of the lute is
demanding; the body of the lute shouldn't come in contact with wet
cloths, soap, alcohol or chemicals, and the instrument should be
kept flat in a closet with exposure to a little bit of light. (Turkish
Daily News)
16.09.2005
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TUR ABDIN:
DOVE I CRISTIANI SONO QUASI ESTINTI
Sul Monte Athos dei siro ortodossi, un favoloso
altopiano
ai confini dell'Iraq. "Qui non è come ad Istanbul".
Diyarbakir, la città nera, e le sue mura metafisiche. |
Dalla Cappadocia fino a Gerusalemme non
puoi sbagliare, la strada è una. Discesa verso Tarso, la città di Paolo, curva
a 90 gradi in fondo al Mediterraneo e poi giù su Antakya, l'Antiochia dove i
cristiani si dettero il nome e il marchio di fabbrica. Ma il destino si mette di
traverso. La mattina della partenza col bus, Enrico, il pio gigante trentino, mi
chiede un favore. "Devo mandare un regalo a un monaco di Tur Abdin".
Tur Abdin, il favoloso Altopiano degli adoratori ai confini dell'Iraq, il Monte
Athos dei siro-ortodossi. I più lontani, i più sfortunati della costellazione
cristiana d'Oriente. Quattro gatti dimenticati dalle convenzioni internazionali,
gente che dalla storia ha preso solo bastonate. Guardo la carta: tra andata e
ritorno, 1500 chilometri in più. Una follia.
Quando poi Enrico mi mostra, con un sorriso angelico, uno scatolone cubico di
mezzo metro di lato con dentro un maxi-modellino in pietra di chiesa rupestre,
resto senza parole. L'impresa è pazzesca. Ma il gigante alpino approfitta del
mio sbigottimento per dirmi, come illuminato dalla provvidenza: "Pensa,
proprio oggi un camionista parte dal Diyarbakir, e può portarti con sé. Poi ti
troverà un altro mezzo per continuare. Non è magnifico?". Diavolo d'un
cristiano, fa di me ciò che vuole. Sa già in partenza che il fascino della
meta mi farà dire di sì. E difatti dico di sì. A mezzogiorno, con la lucida
consapevolezza di essere un matto, mi imbarco con bisaccia, zaino e chiesa
rupestre sul camion di Suleyman. Un turco doc, con baffoni e rosario appeso al
cruscotto. Sullo sfondo il vulcano innevato di Kayseri, l'ex Cesarea, un cono più
grande del Fuji Yama.
Il paesaggio diventa mongolico. Pietre dappertutto, come un bombardamento di
meteoriti. Sull'asfalto, buche come crateri, pali della luce nel nulla. Ogni
tanto, pastori, poi brutti villaggi senza centro, minareti fatti in serie. Mi
avvicino alle terre di Abramo - l'alto Eufrate - ma il vuoto della cristianità
è totale. Dove sto andando? Mi sento un astronomo in cerca di una nebulosa
perduta, uno zoologo pazzo che insegue una specie estinta. Ma quel nome, Tur
Abdin, bellissimo, mi attira come una stella polare. Gli ultimi cristiani
autoctoni della Turchia abitano lì. Figli e nipoti dei pochi sopravvissuti alle
stragi dell'inizio Novecento. Mi accorgo che il modellino viaggiante s'è
trasformato nel segno di una chiesa nomade, figlia di spazi carovanieri, rimasta
senza terra.
Nemmeno una donna in giro. L'unica la intravvedo a un lavaggio rapido. Un
fantasma. Il marito l'ha sigillata nella macchina prima di farla entrare negli
spazzoloni insaponati. Occhi a terra, imbacuccata come un uovo di pasqua, mentre
lui fuma beato col benzinaio. Mi accorgo che Suleyman mi sorride divertito. E'
come se dicesse: "da noi si fa così". Poi chiede con l'occhio astuto:
"Do you like turks?", ti piacciono i turchi?
Ovviamente le locande sulla strada - cucine incluse - sono un universo maschile.
Ma è lì che collaudi una qualità unica dei turchi, quella di interpretare i
bisogni del forestiero. Anche nella taverna più sperduta, scattano come soldati
e ti servono da re. I turchi sono un popolo marziale, dolce e volonteroso
insieme. Una sera di qualche anno fa a Edirne, sulla mitica strada di Istanbul
in bicicletta con Altan ed Emilio Rigatti, dovendoci alzare prima dell'alba,
avvertimmo che l'indomani la colazione non sarebbe stata necessaria.
Al mattino, invece, trovammo una tavola splendidamente imbandita solo per noi,
con accanto le bici ripulite. E un cameriere nella penombra si godeva la nostra
felicità come se quella fosse da sola un premio sufficiente.
La cosa più difficile è capire come un popolo così straordinario possa aver
compiuto dei pogrom. E' un discorso un po' ozioso, perché vale, in fondo, per
qualsiasi popolo, italiani inclusi. Vale per tedeschi, russi, giapponesi. Nella
guerra di Bosnia ho imparato che spesso la dolcezza dei popoli è direttamente
proporzionale al loro furore aggressivo, capace di accendersi in un attimo. La
propaganda fa più presa sulle anime semplici. Sono quelle che si spaventano
prima, e prima trasformano la paura in violenza difensiva. E anche in Turchia il
massacro dei cristiani parte tutto dalla propaganda.
Quei massacri c'entrano poco con l'Islam. Con l'impero ottomano la coabitazione
col cristianesimo era stata buona. I cristiani erano, con gli ebrei, l'ossatura
intellettuale ed economica della Turchia. Armeni, siriaci e greci erano nazioni
dentro l'impero, ciascuna con la sua struttura giudiziaria e religiosa
riconosciuta. Il rapporto con il Sultano era esclusivamente fiscale e militare.
Ma proprio per questo, dalla vigilia della Grande Guerra, greci, siriaci e
armeni vengono improvvisamente percepiti come traditori, quinte colonne dello
straniero. Elementi di metastasi nel Grande Malato d'Europa.
I cristiani avevano anche un altro problema. Erano ricchi. In quanto
"infedeli" pagavano più tasse degli altri, tasse così alte che un
greco o un armeno poteva solo emigrare o far soldi. E' ovvio che, nell'ora del
sangue, una simile élite economica possa diventare oggetto di preda. Più
difficile è capire come la pressione sui cristiani sia proseguita anche dopo il
sangue, nella stagione del kemalismo, il regime più laico della nebulosa
islamica mondiale. "Per il turco - mi avevano detto a Istanbul - andare in
moschea non è solo un'attestazione di fede. E' prima un'affermazione di
turchitudine. Significa: non sono greco, armeno o altro. Non sono un nemico
interno del Paese". E' il blocco mentale di una nazione ancora giovane, che
impaurita dalle sue diversità.
L'Eufrate, la sua acqua verde, nevi lontane, le prime kefiah, il Grande Oriente
che si avvicina. Poi Diyarbakir, la città nera, le sue mura metafisiche con
dietro un cielo di temporale verde e grigio topo. Suleyman contratta con un
furgone la continuazione del mio viaggio, riparte. E' l'ora della preghiera,
davanti alle moschee c'è sempre gente. Sembra un'adunata militare. I turchi
sono un popolo militare: è qualcosa che sta scritto nella cultura e nel
paesaggio. L'Anatolia, in fondo, sfornava grandi soldati già prima dell'arrivo
dei turchi: se Bisanzio resse alle invasioni mille anni più a lungo di Roma, fu
perché questi contadini-guerrieri discendenti degli Ittiti fornirono uno scudo
umano formidabile.
Qui cominciano le terre della paura, abitato da curdi ed estremismo islamico. La
polizia è ovunque, le strade sono pattugliate da soldati. Non far nomi è una
prudenza necessaria. Quasi tutti, in questo viaggio in Turchia, mi hanno chiesto
di non essere nominati. "Avrei la vita più facile se mi dichiarassi
ateo" mi dice un giovane cristiano. "Qui non è Istanbul: appena una
comunità si estingue, sbucano i geometri del comune e la chiesa diventa
moschea. Intellettuali e ulema gridano contro le chiese, e i turchi ci cascano.
Non ci sono quasi più cristiani, ma la radio li terrorizza con la favola del
nemico interno".
La situazione stava migliorando, poi è arrivata la guerra di Bush in Iraq, e al
conformismo kemalista s'è sommata la sciagura dell'Islam integralista.
Risultato: se non sei musulmano non ce la fai, ti converti per sopravvivere.
Talvolta le famiglie si spaccano. Un vecchio armeno è passato all'Islam e,
poiché il figlio si rifiutava di compiere lo stesso passo, lo ha minacciato
fisicamente e poi diseredato. Per evitare ritorsioni, le botteghe dei cristiani
preferiscono chiudere il venerdì.
"Ormai basta respirare per essere accusati di proselitismo. E la
conversione, si sa, è alto tradimento". Chiedo: come mai non si sanno
queste cose in Europa? "Semplice, la Turchia è un Paese Nato. E poi voi
europei vi limitate a Istanbul, non avete idea di cosa succede nell'Anatolia
profonda. Qui è durissimo essere cristiani". (Paolo Ruiz/Repubblica.it)
16.09.2005
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15° JAZZ FESTIVAL
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Si
svolgerà dal 5 al 15 ottobre prossimo presso l'Istanbul Hagia Irene Museum.
Un programma decisamente magnifico che include la presenza di Patricia
Barber, del Dave Holland Quintet e del Tord Gustavsen Trio. Non mancherà
neppure il 70enne Abdullah Ibrahim. |
Akbank Jazz
Festival celebrates its 15th year with a magnificent program.
The festival, which will be held during October 5-15, will entertain many
world-wide famous jazz singers including Patricia Barber, Dave Holland Quintet
and Tord Gustavsen Trio.
The festival will be inaugurated by Patricia Barber in a concert at the Istanbul
Hagia Irene Museum on October 6th.
The festival, arranged by the Pozitif organization, will gather jazz men and
women representing many different colors and tones of jazz. One of the most
important guests in the festival alongside Patricia Barber are the Abdullah
Ibrahim Trio.
The Trio including the 70-year-old Abdullah Ibrahim, one of the most important
jazz pianists, Belden Bullock and George A. Gray. They will sing African
melodies for jazz fans in Istanbul.
Another important guest of the festival is Dave Holland, nominated as a
candidate for the Grammy Awards and had chosen as musician of the year by Jazz
writers in 2000.
Dave Holland has worked with many unforgettable names from Miles Davis to Herbie
Hancock and from Betty Carter to Cassandra Wilson and still continues to be one
of the most productive and admirable names of the jazz music.
Norwegian pianist Tord Gustavsen who is one of the representatives of the new
generation will bring the Scandinavian folk music melodies to Istanbul.
Tord Gustavsen has given many concerts in the famous jazz clubs around the world
and will perform in the Cemal Resit Rey concert hall. Gustavsen presents a
striking and melancholic musical journey extending to Sinatra standards of the
50s as well as gospel, pop, flamenco and baroque.
Another guest who's attracting much attention is the composer Henry Threadgill,
who will bring his off-the-wall project Zooid for what promises to be an
innovative night of music.
Other highlights of the festival are performances at the Babylon club by the
mesmerizing Chicago Underground Quartet and the organic future jazz of the
magnificent Flanger.
Jazz everywhere
The festival will this year be hosted in: Aya Irini Museum, Cemal Resit Rey (CRR)
Concert Room, Yeni Meslek Performance Center and Akbank Culture and Arts Center.
Also, there will be at least one performance everyday in Babylon, with local and
foreign acts including: Free Key, Trio Soweto Kinch, Ilhan Ersahin, Tuna Otenel,
Senol Yildirim and Aydin Esen. (Culture & Arts
News/Zaman)
16.09.2005
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GERMANIA 2006
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La
televisione commerciale turca <Atv> ha firmato l'accordo
con la <Infront Sport & Media> per la trasmissione
in esclusiva sul territorio anatolico delle 64 partite della
prossima edizione della <Fifa World Cup>.
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La televisione commerciale turca
<Atv> ha
firmato l'accordo con la <Infront Sports & Media>, per la trasmissione in
esclusiva sul territorio turco delle 64 partite della prossima edizione della
<Fifa World Cup> di Germania 2006. La <Atv> si è assicurata anche i diritti radio
degli incontri, anche se questi ultimi non in esclusiva. E' la prima volta che
l'emittente turca (di proprietà della <Ciner Group>) è "partner" della
Coppa del mondo di calcio. L'interesse delle emittenti e degli spender
pubblicitari in Turchia per i campionati del mondo di calcio, è legato
all'ultima prestazione della nazionale di calcio turca, arrivata terza
nell'ultima edizione di Giappone/Corea 2002. (SportEconomy.it)
16.09.2005
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MILAN, CI
PENSA KAKA'
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Il
brasiliano apre le marcature con il Fenerbahce e poi nel finale tira fuori
dai guai i rossoneri dopo il pareggio di Alex su rigore. La rete del 2-1
del trequartista è un capolavoro, poi Sheva chiude i conti. |
Kakà. Immenso
Kakà. Il brasiliano prende per mano il Milan e decide di battere il
Fenerbahçe. Finisce 3-1, risultato bugiardo, ma indicativo di come
la classe possa superare anche gli ostacoli più intricati. Ricardo
segna nel primo tempo, Alex pareggia su rigore nella ripresa e
quando sembra che il vento di Istanbul debba spazzare l'aria del
Milan, Kakà si inventa un capolavoro assoluto regalando tre punti
preziosi al Milan. La rete di Shevchenko è la ciliegina sulla
torta.
Batte il tamburo di Istanbul. Proviene dalla nutrita Curva nord di
San Siro. Martellante come le immagini sul tabellone che
ripropongono fatali fotogrammi di una finale gettata nel Bosforo.
Carlo Ancelotti li sente bene, ma guarda avanti. Punta diritto a
Parigi coinvolgendo nella mischia Bobo Vieri che vuole togliersi
molti sassolini dalle scarpe. Gilardino in panchina non è una
bocciatura, ma logico turnover. In difesa non c'è Stam; il
centrocampo, rispetto al Siena, Gattuso lo divide con Pirlo e il
confermatissimo Ambrosini. Christoph Daum, tecnico del Fenerbahçe,
che avrebbe preferito affrontare il Milan più in là, oltre a
parlare tedesco e turco disquisisce in brasiliano. Ecco quindi,
Fabio Luciano, Marco Aurelio e Alex. Nomi e piedi buoni, come quelli
di Appiah e del redivivo Anelka. Solisti di una formazione che
affronta i rossoneri spavaldamente.
Ma la voglia del Milan è pari a quella di Vieri, a cui bastano poco
più di sessanta secondi per lanciare segnali forti. Peccato che non
riesca ad agganciare sottomisura. Subito dopo tocca a Sheva e ancora
a Bobo, due accelerazioni che imprimono al gioco del Milan il ritmo
giusto. Gioca la squadra turca, ma non trova spazi necessari per la
fuga. La vera spina nel fianco è Toncay, sulla fascia di Cafu detta
tempi e suggerimenti, spesso con buoni risultati, anche se per Dida
i danni sono limitati. Soprattutto da un Maldini che governa la nave
a testa alta. Proprio da una sortita del capitano nasce il gol
rossonero, ricamato da Pirlo e gestito con la consueta semplicità
da Kakà che trova l'angolo giusto dai 21 metri.
Il vantaggio obbliga il Fenerbahçe ad alzare il tono della sua
gara, con il risultato di stizzire la retroguardia milanista,
rischiando però le ripartenze del Milan che potrebbe raddoppiare
lungo l'asse Kakà-Cafu-Sheva. Così ci deve pensare Dida a spazzare
in angolo una botta di Alex deviata da Nesta e ad alzare la voce
perché gli spazi regalati ai turchi sono fin troppo eccessivi.
Soprattutto quando Appiah ha l'occasione di esaltare la parte
asiatica di Istanbul. Ma la sensazione è che il Milan non voglia
alzare troppo il tiro, quasi misurando le energie utili ad
affrontare con più concentrazione la ripresa. In realtà, i
rossoneri sono pervasi da un torpore che il Fenerbahçe metabolizza
subito. Anelka che si invola come una gazzella, tagliando in due la
difesa di casa, scagliando a lato un pericoloso diagonale, è più
che un allarme. Tra l'altro i turchi perdono dopo soli otto minuti,
senza traumi eccessivi, l'uomo d'ordine Appiah (contrattura), che
Daum rimpiazza con Aslan. E' il possesso palla dei gialloneri a
spegnere le lampadine del Milan che si concede a sprazzi, che esalta
la bravura di Volkan, abile a deviare un quasi gol di Sheva. Serata
poco brillante per l'ucraino, che si porta dietro tutta la squadra
alle prese con un'involuzione disarmante in ogni reparto. Nasce
così il pareggio di Alex su rigore, concesso per una ringhiosa
spallata di Gattuso su Anelka. Servisse a qualcosa la rete turca. La
partita la prende il mano il Fenerbahçe, che pressa alla caccia
dell'impresa.
Tutti chiamano Gilardino, invece Ancelotti opta per una doppia
sostituzione togliendo Pirlo e Gattuso per Serginho e Vogel,
ignorando l'urlo della platea. L'ex bomber del Parma da lì a poco
prende il posto di Vieri disperso nella nebbia, ma il furore non
basta per mettere a posto le cose. Sorprende semmai l'imbarazzante
Vogel, capace, nello spazio di pochi minuti, di mettere due volte il
Fenerbahçe nella condizione di segnare. Ma sono partite strane, che
all'improvviso puoi cambiare. Da solo. Da oggi il Milan ha un leader
assoluto: Kakà. (Gaetano de Stefano/La
Gazzetta dello Sport)
16.09.2005
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NIENTE
DA FARE
PER IL TRENTINO TRAVAGLIA
| A
vincere il rally della Turchia è stato il francese Jean
Joseph Simon con Renault Clio 1600. Nella classifica generale
comunque l'italiano mantiene il comando. |
Il pilota
trentino Renato Travaglia ha chiuso al quarto posto il 34/o Fiat
Rally, settima prova dell'Europeo disputata in Turchia e vinta dal
francese Jean Joseph Simon ((Renault Clio) davanti a Giandomenico
Basso, pilota ufficiale Fiat al volante della Punto Super 1600.
Nella classifica generale dell' Europeo Travaglia mantiene la prima
posizione (p.40) davanti a Basso (p.29). Protagonista nella prima
giornata di gara di una foratura il trentino ha recuperato oggi una
posizione grazie al potenziale della Renault Clio Super 1600
mantenendo cosìun vantaggio di undici punti sul rivale veneto con
ancora due gare da disputare - Elpa in Grecia ed Antibes sulla Costa
Azzurra - per un totale di ventio punti da assegnare.
"I minuti persi sabato per la foratura, sono stati determinanti
- commenta il trentino -. oggi abbiamo gareggiato con l'intento di
conquistare punti importanti e ci siamo riusciti. Al Fiat Rally
vince una Renault, ma non è la nostra. Siamo contenti per la casa
francese e per Joseph Simon. Una vittoria meritata e punti tolti
agli avversari. Un quarto posto e undici punti di distacco con Basso
a due gare dalla fine del campionato. Siamo sempre in vetta al
campionato continentale. Andiamo in Grecia con l'intenzione di
incassare punti pesanti. Siamo una squadra privata, che lotta contro
uno spiegamento di forze incredibile, quali Fiat e Renault
ufficiali".
Basso ha ottenuto il miglior tempo in tutte le sei prove speciali.
Si comincia con la speciale di Tekedag di 20,610 chilometri. Basso,
Joseph e Travaglia, mentre a Efe di 20,790 chilometri, c'è ancora
il pilota della Fiat. Dietro, Baldacci e Travaglia in gran rimonta.
Quindi la dodicesima speciale di gara, Guzelbahce con i suoi 16,420
chilometri. Basso, Baldacci e "Renauto". Si passa a "Catalca",
super prova di 23,500 chilometri. Travaglia chiude al quarto posto
preceduto da Basso, Baldacci e Joseph. La quattordicesima prova è
la ripetizione di Guzelbahce. Basso, Joseph, Baldacci e l'equipaggio
Travaglia - Zanella al volante della Clio Super 1600. L'ultimo
tratto cronometrato è ancora Catalca. Sempre Basso, seguito dal
martinicano di Renault Sport e da Travaglia. Baldacci fora proprio
sull'ultima prova ed il secondo posto passa a Basso. La classifica
finale del rally Joseph Simon (Renault Clio Super 1600), Basso (Fiat
Punto Super 1600) a 17", Baldacci (Fiat Punto Super 1600) a
1'37"7, Travaglia (Renault Clio Super 1600) a 4'01"3,
Cukurova (Renault Clio Super 1600) a 5'46"3.
La classifica del Campionato Europeo: Travaglia punti 40, Basso 29,
Joseph Simon 21, Holowczyc e Princen 10. (EuropeoRally.it)
16.09.2005
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ALL'INSEGUIMENTO
DELLA MASERATI
| La
serie Fia-Gt approda in Turchia per l'ottavo round della
stagione. la pista di Istanbul rappresenta per tutti una
grossa novità. |
La
serie Fia-Gt approda in Turchia per l'ottavo round della stagione,
la pista di Istanbul rappresenta per tutti una grossa novità, e
come già dimostrato con il G.P. di F1 il tracciato è parecchio
selettivo e decisamente interessante.
Il tracciato però non è l'unica novità di questo primo
appuntamento extra-europeo per la serie, il formato di gara
"ridotto" a due ore potrebbe essere una sorpresa per molti, ma
non solo, alcuni volti nuovi faranno il loro debutto a Istanbul,
assieme a qualche "vecchio amico" del GT internazionale che
ritorna in pista.
Le premesse per una grande gara ci sono tutte e a discapito della
durata "ridotta" lo spettacolo dovrebbe essere superlativo.
La prima e più importante sorpresa rappresenta l'arrivo di
Ruberti nel team Konrad, a favore di questo team giocano moltissimi
fattori, innanzitutto l'esperienza e la velocità di Paolo
potrebbero rivelarsi fondamentali nell'assettare la supercar
americana per la pista turca, c'è poi da considerare il
"salto" prestazionale fatto dalla Saleen con la nuova
aerodinamica e la possibilità di sfruttare meglio il potenziale
della S7 che spesso ha sofferto di problemi di affidabilità sulle
gare più lunghe, infine il team Konrad dovrebbe trovare giovamento
anche dalla poca zavorra che dovrà portarsi appresso.
Parlare di possibilità di vittoria ci sembra esagerato per una
vettura che fino a un mese fa sembrava spacciata, ma con un po' di
fortuna il team tedesco potrebbe portare a casa un risultato
inaspettato.
Quelle di Konrad saranno le uniche due Saleen in gara, il Gnm e il Ram
non si presenteranno al via della corsa turca.
Sempre in GT1 c'è da segnalare il ritorno del team MenX con Pergl
e Kox, sulla 550 nera già vittoriosa a Silverstone nella Lmes, il
team Ceco ha buone possibilità di ben figurare, Kox è senza dubbio
un maestro nella guida delle Gt e Robert ha dimostrato di non essere
poi così lento rispetto al suo compagno di squadra e un piazzamento
nei primi sei non sembra poi così impossibile.
Gli unici due team che schierano tre piloti sono il Glpk con la
Corvette e il Russian Age con la 550, questa soluzione potrebbe
rivelarsi decisamente compromettente nel caso la strategia dei team
si basasse su una tattica di due soste ai box.
Solitamente le GT1 riescono a compiere circa di un ora di gara con
un pieno il consumo viene influenzato in gran parte dal tipo di
pista, se quindi i due team sopraccitati decidessero di compiere tre
soste la loro gara sarebbe compromessa da subito, in caso contrario
è lecito aspettarsi ottime prestazioni anche da loro, se la
Corvette dovesse schierare solo Kumpen e Hezemans e in casa Rar
Fomenko decidesse di starsene "in panchina" la corsa potrebbe
vedere due vetture in più in lotta per il podio.
Le due ore di gara potrebbero avvantaggiare anche le Ferrari del Gpc
che schiera quattro piloti tutti abbastanza veloci che potrebbero
trarre giovamento dal nuovo formato di gara.
Infine c'è il debutto di Artam sulla Mc12 Jmb, il Turco conosce
già la pista, ma non ha mai guidato una GT, inoltre come dimostrano
le sue prestazioni in Gp2 il suo compagno di team Peter dovrebbe
essere molto più veloce.
Passando alla lotta per il campionato la situazione è la seguente:
Wendlinger-Bertolini 57 +100kg
Gardel 49 +30Kg
Scheider-Bartels (+50kg), Babini-Biagi 46 (+90Kg)
Il duo italo-austriaco della Jmb potrebbe dare un duro colpo alle
speranze di vittoria in campionato di Gardel e compagnia, inoltre la
Maserati N°15 ha già dimostrato di poter ottenere ottime
prestazioni anche con il gravoso peso dei 100kg di zavorra.
Per gli inseguitori si profila così un finale di stagione
decisamente stressante, in particolare per Biagi e Babini che con la
vittoria ottenuta in Germania dovranno "appesantire" la loro
Mc12 di 90kg.
Anche in questo caso però il nuovo formato di gara potrebbe
rivelarsi decisivo per l'andamento della gara, Bartels potrebbe
trovarsi in difficoltà a reggere il ritmo di gente come i nostri
tre piloti di casa, e in particolare Biagi potrebbe sfruttare al
meglio le sue esperienze formalistiche in una gara così corta.
Resta infine da vedere come si comporterà il team Larbre, se a
Oschersleben c'era la "scusa" di una zavorra molto
penalizzante e di una scelta di gomme tutt'altro che competitiva
ora non si può più sbagliare, in caso contrario le speranze di
vedere la Ferrari 550 vincente nel suo ultimo anno da protagonista
saranno vanificate.
In GT2 rivedremo Lambertini e Lemeret al volante della 360 Modena
con la speranza di vedere ancora a podio la berlinetta di Maranello
prima dell'arrivo della 430 GT2.
Il podio però è anche l'obiettivo di Moccia-Busnelli che ad
Oschersleben sono stati fermati dalla sfortuna.
Vonka e Casadei invece cercheranno la rivincita nei confronti dei
Ried terzi in Germania e "vincitori" della gara degli umani, il
GruppeM come noto ormai fa una gara a parte. (Francesco Maggi/Racingworld.it)
16.09.2005
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